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RC Prodotti Motori a 2 tempi a combustione interna Produzione e fornitura di cilindri non conformi Claudio e Fabio Rimediotti Introduzione di A. Furrer Ancora una volta i nostri giovani soci danno la loro partecipazione al Notiziario. L’articolo che Claudio e Fabio Rimediotti presentano è di notevole interesse, trattando un caso di prodotto difettoso, in un sinistro di Responsabilità Civile Prodotti. L’espletamento dell’incarico ricevuto dalla Compagnia di Assicurazioni è stato eseguito con piena conoscenza della polizza e con verifiche dettagliate atte a portare al dovuto giusto risarcimento assicurativo. Un grazie quindi a Claudio e Fabio e che queste pubblicazioni siano di sprone ad altri giovani e meno giovani colleghi per esporre casi di una certa importanza. co) e con la zona dove si trova la miscela (luci di lavaggio) precompressa all'inizio. Tali luci sono a due livelli diversi e precisamente più in alto verso la testa le luci di scarico, leggermente più in basso quelle di lavaggio avendo la maggior parte della loro altezza in comune. IL MOTORE A DUE TEMPI PRINCIPIO E FUNZIONAMENTO Il motore a due tempi differisce da quello a quattro tempi nel completare tutte le fasi del ciclo in due coppie, ovvero “compressione – aspirazione” ed “espansione – scarico”. Il motore a due tempi ha una struttura meccanica molto semplice e per questa sua caratteristica è possibile una realizzazione molto ridotta nelle dimensioni. Ad ogni ciclo, il pistone deve trovarsi nella posizione iniziale di partenza e quindi per la 1a fase deve essere passato dal Punto Morto Superiore (PMS) al Punto Morto Inferiore (PMI) mentre, per la 2a fase, dal PMI al PMS. Durante questi due tempi si deve compiere un ciclo intero ossia devono verificarsi quattro fasi. Il cilindro del motore a due tempi si presenta senza valvole comandate; vi sono invece sulla superficie laterale e nella parte inferiore del cilindro, due aperture, denominate luci, opposte le une alle altre; sono in comunicazione con le tubazioni di scarico (luci di scari- L'aspirazione può avvenire in tre modi: attraverso la valvola lamellare, la valvola a disco rotante o il piston port. Corsa discendente espansione, compressione della miscela nel carter, scarico, lavaggio. Il pistone dopo aver percorso un piccolo tratto discendente copre, con il suo lembo inferiore, la luce di aspirazione ed essendo il carter del motore chiuso, inizia la compressione della miscela, mentre i gas combusti nel cilindro si espandono. La chiusura della luce di aspirazione, ovverosia della comunicazione tra carter e carburatore, avviene quindi con un ritardo del tutto paragonabile a quello con cui si chiudono le 31 valvole di aspirazione in un motore a quattro tempi. Tale ritardo è definito dalla lunghezza della luce di aspirazione che assume valori limitati per evitare il ritorno nei condotti di aspirazione della miscela precedentemente aspirata. Verso la fine della corsa discendente, il pistone, mentre continua a comprimere nel carter la miscela, scopre dapprima le luci si scarico, per cui i gas combusti, che si trovano ad una pressione superiore a quella dell'ambiente esterno, fluiscono naturalmente attraverso tali luci con elevata velocità, portando la pressione interna ad una valore circa pari a quello dell'ambiente esterno. Con un lieve ritardo rispetto all'inizio dello scoprimento delle luci di scarico, il pistone, continuando il suo moto discendente, scopre le luci di lavaggio per cui la miscela precompressa nel carter fluisce, attraverso queste, nel cilindro, completa lo scarico dei prodotti combusti spingendoli verso le luci di scarico (lavaggio) e riempie il cilindro. Il pistone frattanto è passato dal punto PMS al PMI e l'albero motore ha compito mezzo giro (1º tempo). pistone giunge al PMS e continua anche oltre per effetto dell'inerzia della corrente provocata inizialmente. Qualche istante prima che il pistone giunga al PMS, scocca tra gli elettrodi della candela una scintilla che provoca la repentina combustione della miscela (scoppio) chiudendo il ciclo. Il pistone è così passato dal PMI al PMS e l'albero motore ha compiuto mezzo giro (2° tempo). Corsa ascendente (compressione, aspirazione miscela nel carter). Il pistone, dopo aver compiuto un piccolo tratto di corsa, copre con il suo bordo superiore le luci di lavaggio e di scarico ed inizia la fase di compressione della miscela. Contemporaneamente, per effetto del suo moto ascensionale e del conseguente aumento di volume nel carter, determina in questo una depressione, cosicché, nell'istante in cui il lembo inferiore del pistone scopre la luce di aspirazione, esiste fra l'ambiente esterno e il carter una differenza di pressione tale da provocare un richiamo di aria attraverso il carburatore, dando così luogo alla formazione della miscela che affluisce sino a che il Rappresentazione di un motore a due tempi Il diagramma delle pressioni è riportato nella figura che segue; supponiamo la corsa discendente del pistone, immaginando di iniziare nell'istante in cui il pistone si trova al PMS e i gas si trovano alla massima pressione (circa 36-40 kg/cm2) in seguito allo scoppio. 32 Ciclo di un motore a due tempi Nel diagramma sottostante invece sono evidenziate le pressioni durante il ciclo di un motore a due tempi; la prima parte (più scura) rappresenta il lavoro passivo mentre l’altra (più chiara) il lavoro utile. Si evidenzia che il lavoro di aspirazione fa parte del lavoro speso per la compressione della miscela nella camera del manovellismo. La numerazione riportata sul sottostante diagramma corrisponde a quella del diagramma del ciclo a due tempi: in sostanza il punto 3 corrisponde all’accensione in entrambi i diagrammi e così tutti gli altri. Diagramma delle pressioni di un motore a due tempi 33 solo perché la lamelle sono sottoposte ad uno stress non indifferente ma per avere differenze di rigidità. Il loro spessore e quindi la loro rigidità determina differenze di comportamento non indifferenti. L’ASPIRAZIONE La valvola lamellare, in gergo chiamata anche "pacco lamellare", regola l'immissione di gas freschi nella camera di manovella e/o combustione di un motore a due tempi. Nel momento il cui il pistone conclude la sua fase di risalita e la candela fa incendiare i gas, il pistone comincia a scendere, la depressione in camera di manovella cessa, quindi la valvola si chiude e mentre il pistone continua a scendere si alza la pressione nella camera di manovella, tale pressione farà in modo che, quando il pistone aprirà le luci, i gas freschi spingano via i gas combusti. Se la valvola non ci fosse i gas uscirebbero dal collettore di aspirazione e non si creerebbe quella pressione che permette il lavaggio della camera di combustione. Ecco che devono aprirsi e chiudersi ad ogni ciclo così che se un normale motore a due tempi raggiunge gli 8000 giri al minuto le lamelle compiono circa 130 oscillazioni al secondo. La valvola lamellare è sostanzialmente un supporto generalmente plastico; il materiale di costruzione delle lamelle è importante non DESCRIZIONE DEL PRODOTTO DIFETTOSO – DESCRIZIONE DEI DIFETTI RISCONTRATI Vengono commissionati 20.000 cilindri per motori a due tempi; la destinazione è per motoslitte consegnate nel territorio austriaco e nord europeo ma anche esportate nel mercato USA e Canada. Vengono prodotti 200 pezzi al giorno. Ogni cilindro è realizzato su progetto del cliente e viene realizzato al costo di € 35,21 ciascuno: la fornitura totale è pertanto di € 704.200,00. Trattasi di cilindri con trattamento superficiale in Nicasil, ovvero sono realizzati mediante una composizione di Nichel (Ni), Silice (Si) e Estratto del progetto – in giallo la quota oggetto del sinistro 34 Carbonio (C). I difetti riscontrati furono due, ovvero: nel tempo si verificheranno certamente fenomeni di rottura a fatica. • porosità sull’aspirazione; • dimensione tra flangia di aspirazione e traversino aspirazione (quota 326); ciò implica interferenza tra il cilindro e le lamelle dell’aspirazione. Il secondo difetto è decisamente più importante poiché l’interferenza tra le lamelle dell’aspirazione ed il cilindro determina la rottura della valvola stessa o nel peggiore dei casi questa rimane incastrata e pertanto sempre “aperta” anche quando il pilota chiude la manopola del gas!!! In sostanza la motoslitta diventa ingestibile mettendo in serio pericolo Per quanto concerne il primo difetto non si hanno “difetti funzionali”, ma è evidente che Sezione aspirazione con in evidenza l’interferenza del pacco lamellare 35 Rottura dei condotti di aspirazione la vita del guidatore. È evidente che la rottura della valvola comporta che la miscela combustibile non è più regolata ma diviene “continua” determinando la perdita di controllo della motoslitta sulla quale è montato il motore col cilindro difettoso. Il difetto è rilevabile solamente a motore assemblato, a meno di un controllo pezzo/pezzo in fase preliminare. I cilindri difettosi furono complessivamente 8.500 dei 20.000 commissionati. Gli 8.500 cilindri difettosi erano già stati assemblati e posizionati su motoslitte che si trovavano in Europa e precisamente in Austria e Finlandia; altri cilindri erano destinati in USA e Canada. I cilindri possono essere ripristinati mediante Particolari delle rotture dei condotti di aspirazione 36 asportazione meccanica delle parti in eccesso (lavorazione meccanica di fresatura); inoltre, poiché il difetto fu riscontrato in corso d’opera, fu eliminato del tutto per i successivi cilin- dri, apportando modifica della cassa d’anima di aspirazione nella fusione. Per alcuni cilindri in condizioni non troppo compromessi, e già assemblati, il problema Materiale in eccesso dopo la fusione, dovuti a cassa d’anima mal dimensionata 37 Particolare del materiale in eccesso dell’interferenza fu risolto applicando una distanziale tra il cilindro e la valvola di aspirazione (in celeste); correggendo così la quota dimensionale. Furono eseguite specifiche prove di laboratorio e misurazioni con appositi calibri; i risultati Applicazione di uno spessore per ripristinare la quota di progetto (in celeste) 38 confermarono i difetti già descritti e per alcuni cilindri risultò antieconomico qualsiasi intervento di ripristino. I risultati delle prove di laboratorio, per un cilindro particolarmente compromesso furono i seguenti: Risultati delle prove di laboratorio – significativa la figura in alto a destra inserito in altro bene (sia questo mobile o immobile). APPLICAZIONE POLIZZA RC PRODOTTI, LEGGI E NORME. Ma cosa s’intende per prodotto difettoso? Il concetto fondamentale è che ogni prodotto industriale in commercio deve poter essere utilizzato in condizioni di sicurezza. Ne segue che “un prodotto è difettoso non offre la sicurezza per cui è stato realizzato e destinato” e pertanto presenta vizi tali che lo ren- Innanzitutto si devono definire i due seguenti concetti: • Produttore: colui che realizza il prodotto finito o qualunque soggetto che apponga il proprio nome o marchio sul prodotto. • Prodotto: ogni bene mobile, anche se 39 dono inidoneo all’uso consentito. Questo concetto è ovviamente rivolto a tutelare e proteggere il consumatore nella sua integrità fisica e nei suoi beni. bricazione, ma dovrà anche rispondere dei danni conseguenti a difetti nell’utilizzo del prodotto da parte dell’utente finale. La responsabilità del produttore per danni causati da prodotto difettoso è giuridicamente diversa se si tratta di danni a cose o danni alle persone; nel seguente schema sono scisse, ovvero: Per il produttore questo concetto è decisamente pesante: difatti non dovrà solamente rispondere dei danni dovuti “tradizionalmente” per difetti in fase di progettazione o fab- 40 Al fine di limitare al minimo la possibilità di immettere in commercio un prodotto difettoso, fu disposto uno strumento di controllo fondamentale: le Norme ISO ed i Sistemi Qualità. L’adozione e l’applicazione di detti metodi non necessariamente comportano “l’eliminazione di ogni difetto” ma comportano che il produttore attui tutti i controlli ed i metodi possibili per cercare di ridurli e, qualora ve ne fossero, siano individuati prima che il prodotto venga immesso sul mercato. realizza il prodotto con apposite attività; il produttore deve avere forma giuridica di impresa, che sia società o ditta individuale, poiché il prodotto realizzato deve essere il risultato di una attività professionale continua e non occasionale. Viene considerato produttore anche chi appone il proprio nome o marchio sul prodotto. Il D.P.R. con l’art. 8 definisce che la prova del danno, del difetto del prodotto e del nesso causale tra difetto e danno, spetta al danneggiato. Al produttore spetta invece provare che è esclusa la sua responsabilità. Nel caso di pluralità di responsabili l’art. 9 stabilisce che tutti sono obbligati in solido al risarcimento. In questo caso, il danneggiato può scegliere il debitore da cui farsi risarcire per intero (ai sensi degli articoli 1292 e 1296 del Codice Civile) il quale poi farà azione di regresso (prevista dall’art. 1299 del Codice Civile) contro gli altri nella misura stabilita. Solitamente queste norme dispongono: • identificazione di Norme di Sicurezza applicabili per ogni singolo prodotto; • analisi delle istruzioni e delle avvertenze per l’utilizzatore, realizzazione di manuali d’uso per limitare interpretazioni non corrette nell’uso del prodotto da parte del consumatore; • prove specifiche per verificarne la “sicurezza”; • predisposizione di metodi e piani di rintracciabilità per facilitare il richiamo del prodotto; • predisposizione di piani di emergenza per intervenire rapidamente. Esiste un legame tra la responsabilità civile del produttore per danni cagionati da prodotti difettosi (responsabilità disciplinata dal D.P.R. n° 224 del 1988) e le Norme per la certificazione di Qualità aziendale (ad esempio UNI EN ISO 9001:2000) che certificano i processi e pertanto dovrebbero indirettamente garantire la “qualità” del prodotto erogato dall’azienda. All’art. 13 viene stabilito che il diritto al risarcimento è prescritto in tre anni dal giorno in cui il danneggiato ha avuto conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del responsabile; anche il Codice Civile, con l’articolo 2934 e seguenti, tratta la prescrizione che rappresenta difatti il termine in cui il danneggiato può iniziare presso l’Autorità Giudiziaria la causa di risarcimento, dal momento in cui si è verificato l’evento lesivo. Trascorso detto arco temporale si estingue il diritto al risarcimento. Il D.P.R. 224 del 1988 disciplina appunto la responsabilità del produttore per danni da prodotti difettosi: già l’articolo 1 del D.P.R. sancisce il concetto che “il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto”. Come già definito, il “produttore” è colui che Infine, con l’art. 14 il D.P.R. 224 del 1988 definisce la decadenza dello stesso diritto che si estingue alla scadenza di dieci anni dal giorno in cui il produttore ha messo in circolazione il prodotto difettoso. Come per la prescrizione, il Codice Civile tratta la decadenza (articolo 2964 e seguen41 ti) che rappresenta appunto il termine durante il quale ogni specifico prodotto, al momento della sua messa in circolazione, è soggetto alle norme del D.P.R. 224 del 1988 sulla responsabilità civile per danno da prodotti difettosi. tutela della salute e della sicurezza delle persone. L’adozione di un Sistema Qualità dovrebbe rispondere all’articolo 8 del D.P.R. n° 224 del 1988 e cioè che “è sufficiente dimostrare che, tenuto conto delle circostanze, è probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto è stato messo in circolazione”; se il Sistema è ben congeniato ed i controlli sono mirati e vengono eseguiti regolarmente, la “probabilità” che il prodotto venga “messo in circolazione” dovrebbe essere decisamente ridotta. Un valido supporto al fine di limitare il verificarsi di immettere sul mercato prodotti difettosi è l’adozione di una norma tecnica come la UNI EN ISO 9001:2000. La Direttiva Comunitaria n° 374 del 1985 ed il D.P.R. n° 224 del 1988 di recepimento stabiliscono che il produttore non è responsabile del danno causato da un suo prodotto difettoso se prova che il difetto non esisteva al momento in cui fu “messo in circolazione” (concetto “è probabile che il difetto non esistesse quando……”). Con l’adozione del Sistema Qualità si ha inoltre un strumento fondamentale per la “rintracciabilità” di tutti i prodotti; si pensi ad un caso di pluralità di responsabili, in tal caso la rintracciabilità diviene un elemento fondamentale e la norma UNI EN ISO 9001:2001 impone questo requisito. La norma UNI EN ISO 9001:2000 attualmente in vigore può essere un valido strumento di supporto; tale norma disciplina i requisiti minimi di una struttura (che sia azienda di produzione o società di servizi) per “certificare” i processi da un Ente Terzo con l’obiettivo di minimizzare la probabilità di produrre prodotti difettosi. È importante il concetto di “rendere minimo” e non di “annullare” la possibilità di produrre prodotti difettosi: in sostanza essere in possesso di una certificazione non significa che i prodotti saranno tutti conformi ma “dovrebbe” garantire che la struttura ha studiato ed attuato tutti i possibili metodi di verifica e controllo prima che il prodotto venga “messo sul mercato” con difformità. L’adozione di una certificazione secondo la norma UNI EN ISO 9001:2001 può essere anche aspetto negativo per quelle aziende che lo adottano e non lo applicano, ritenendolo solamente motivo di “immagine”. Supponiamo che un’azienda dotata di Sistema Qualità certificato venga condannata ad un risarcimento per danni causati da un suo prodotto difettoso e venga dimostrato che detto Sistema non sia stato applicato in conformità alle procedure; in tale circostanza sussiste una “negligenza” e/o “colpa grave” del produttore che era ben consapevole di tutte le azione che doveva intraprendere per limitare la produzione di prodotti difettosi. Estremizzando, se il prodotto difettoso provoca danni a persone (nel peggiore delle ipotesi anche con la morte), sussistono i requisiti per richiamare l’articolo 589 (omicidio colpo- Nessun prodotto è a “rischio zero” e pertanto ogni realtà produttiva deve individuare il rischio potenziale e fornire all’utente finale ogni strumento per evitare possibili rischi. Nasce il concetto di “rischio minimo accettabile” per garantire un elevato livello di 42 • attenta analisi delle istruzioni e delle avvertenze all’utilizzatore, realizzazione di manuali d’uso con riportati anche come “non va” utilizzato il prodotto; • predisposizione di appropriati mezzi di rintracciabilità per facilitare le azioni di recall del prodotto; • istituzione di piani di emergenza per intervenire su prodotti che si rilevino difettosi e di conseguenza insicuri; so) e l’articolo 590 (lesioni personali colpose) del Codice Penale. I principali disposti della Norma UNI EN ISO 9001:2002 in supporto al D.P.R. n° 224 del 1988, sono i seguenti: • l’identificazione di norme di sicurezza applicabili al singolo prodotti; • l’esecuzione di prove di valutazione del progetto, rivolte proprio alla sicurezza; Pertanto, un produttore potrà meglio dimostrare la “non difettosità” del suo prodotto se potrà esibire in sede di giudizio registrazioni di collaudo, rapporti di verifiche, azione preventive attuate ad impedire il verificarsi di un difetto. banco, con motore assemblati. Gli interventi furono due distinti: presso il cliente in Canada e Finlandia furono eseguiti interventi costruttivi ed il difetto fu risolto applicando uno spessore sull’aspirazione correggendo così la quota dimensionale. Presso il produttore furono ripristinati i cilindri ancora non assemblati con asportazione meccanica delle parti in eccesso. Per entrambe le procedure furono predisposti calibri di controllo e lavorazione meccanica di fresatura. ACCERTAMENTI E LIQUIDAZIONE Per il sinistro in esame furono eseguiti specifici accertamenti dai quali furono riscontrate le “non conformità” rispetto al progetto ed al contratto di fornitura; durante le operazioni iniziali di fornitura, in fase di campionatura, il difetto non fu riscontrato. Il difetto è stato rilevato durante le prove al Il difetto fu eliminato definitivamente modificando la cassa d’anima nella zona dell’aspirazione. Una porzione dei cilindri fu ritirata dal mercato, l’altra invece fu recuperata con operazioni di rettifica come esposto. 43 La richiesta fu da due fronti, ovvero la seguente: Richiesta del Cliente Cilindri non recuperati Costi per operazioni di smontaggio, rimontaggio dei motori e relative modifiche Costi per interventi eseguiti in Canada costituiti da smontaggio motori, modifiche, collaudi e rimontaggio € 40.794,55 € 61.022,27 486.102,82 € 384.286,00 Richieste del produttore Cilindri ricostruiti e spese di ritiro Personale in trasferta estera e relativi costi Totale € 61.321,00 € 22.595,00 83.816,00 569.918,82 ANALISI DELLA POLIZZA Trattasi di una polizza All Risks composta da più sezioni, ovvero: Sezione I Sezione II Sezione III Sezione IV Sezione V Danni Danni da interruzione di attività Guasti macchine R.C.T. – R.C.O. R.C. Prodotti La Sezione V – R.C. Prodotti, interessata nel sinistro, è assicurata con massimale pari ad € 2.582.290,00 sottolimitato ad € 154.930,00 per sinistro ed anno assicu- rativo su danni patrimoniali; la Sezione è ulteriormente suddivisa come riportato nella sottostante tabella: Sezione 1 2 Limite di indennizzo Franchigia € 26.000,00 € 104.000,00 € 2.600,00 € 154.930,00 € 10.330,00 3 Descrizione Responsabilità Civile Prodotti Spese di ritiro prodotti Spese di rimpiazzo Danni patrimoniali Inoltre, la polizza era in coassicurazione diretta: la delegataria aveva una quota del 50%, La polizza copre i danni in tutto il mondo, ad esclusione dell’U.S.A. e del Canada!!! 44 La Sezione 2 fu impegnata poiché fu accertato e provato che il prodotto poteva cagionare danni a terzi. seguita da una Compagnia A col 40% ed una Compagnia B col 10%. La sezione maggiormente interessata risultò la 3 – Danni patrimoniali – in quanto garantiva specificatamente i danni a prodotti finiti e semilavorati che saranno poi stati utilizzati come componenti fisicamente inscindibili rispetto al prodotto finale (in questo caso slitte); la sezione garantisce le spese sostenute al fine di rendere il prodotto “finale” utilizzabile e sicuro come da specifiche di progetto. La Sezione 3 risultò quella maggiormente impegnata: garantisce i danni immateriali puri, non conseguenti al danno materiale e diretto. In questa Sezione in sostanza risultavano garantiti tutti i costi necessari e sostenuti al fine di eliminare i difetti riscontrati su quei prodotti inutilizzabili. Furono necessari specifici accertamenti con un attenta analisi dei costi tenendo conto del numero dei motori già montati sulle motoslitte e degli interventi da eseguire al di fuori delle linee di produzione standard, già impiantate. L’analisi di costo per ogni singolo motore risultò la seguente: LIQUIDAZIONE DEL SINISTRO La Sezione 1 non risultò operante poiché non esisteva che si fossero verificati danni materiali e diretti a cose e/o persone. Descrizione intervento Smontaggio e parziale scomposizione motore Lavorazione di fresatura, rettifica e controllo di ogni cilindro Rimontaggio e collaudo di ogni cilindro Costo € 11,40 € 7,60 € 17,10 € 36,10 verità poi i cilindri già prodotti furono smontati e ripristinati (la stima fu eseguita considerando il costo minore di produzione). Il danno fu pertanto stimato considerando: Il costo di produzione di ogni cilindro era di € 35,21 e pertanto risultò antieconomico eseguire il ripristino e furono considerati come danno la fornitura di nuovi cilindri; in n° 8.500 cilindri nuovi a 35,21 €/cadauno a seguito di quanto espoto, fu esposta l’ipotesi di far eseguire il ripristino da un “terzista”, considerato l’elevato numero di pezzi e soprattutto il massimale assicurato non suffi- € 299.285,00 ciente a coprire l’intera spesa; fu individuato un terzista disposto ad eseguire l’intervento con un risparmio di circa il 40%. 45 La stima pertanto divenne: Danno accertato Risparmi del 40% (terzisti) Totale Massimo risarcimento € 299.285,00 € 119.714,00 € 179.571,00 € 154.930,00 A questo punto fu eseguita un’analisi di costo per le spese di ritiro, solo per l’Europa e non per il Canada. Il risultato fu che tale onere incideva per il 2,1% del costo per eseguire i ripristini (pari ad € 36,21); inoltre doveva essere considerato che il prodotto doveva essere sia ritirato che riportato al cliente. In sostanza il danno fu il seguente: n° 8.500 cilindri a 35,21 €/cadauno incidenza 2,1% per spese di ritiro due viaggi (ritiro e riconsegna al cliente) € 299.285,00 € 6.284,96 € 12.569,92 Il risarcimento risultò quindi: Descrizione Spese di ritiro Danno patrimoniale Danno € 12.569,92 € 154.930,00 Franchigia € 2.600,00 € 10.330,00 TOTALE Risarcimenti € 9.969,92 € 144.600,00 € 154.569,92 L’applicazione del Contratto si conclude con il riparto in regime di coassicurazione diretta, ovvero: Compagnia Delegataria Compagnia A Compagnia B Tornano Quota 50% 40% 10% 100% Importi 77.284,96 61.827,97 15.456,99 154.569,92 “stop” sul mercato e ritiro per evitare danni alle persone, conoscenze nel settore. Per quanto già esposto, un sinistro da R.C. Prodotti può avere conseguenze devastanti per un’azienda che potrebbero anche portare al fallimento ed alla definitiva cessazione dell’attività. Claudio e Fabio Rimediotti (introduzione di Arturo Furrer) Tutto sommato il risarcimento si ridimensionò notevolmente durante le operazioni di perizia, supportati molto anche dai limiti di indennizzo e dalle esclusioni contrattuali. Per sinistri di questa tipologia sono necessari verifiche approfondite con specifiche indagini sulle cause del sinistro, fattiva collaborazione tra cliente/produttore/perito, tempestivo 46