Monrio Asty Digital

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Monrio Asty Digital
http://www.audiocostruzioni.com/r_s/ampli/amplificatori-2/monrio-asty-versione-2009/monrio-astymod-2009.htm
Schede e recensioni
Monrio Asty Digital
Integrato 70 watt mod. 2009
Un vero made in italy quasi artigianale !!!
Di cosa si
tratta
Produttore
Caratteristiche
Amplificatore integrato
Monrio Ita
70 watt entrata anche USB
L'importanza di iscrivervi alla
newsletter
Audiocostruzioni.com di Sbisa' Giovanni e c snc Via Grosoli 6 41012 Carpi MO - tel. 059.685054 [email protected] e
punto vendita Monrio disponibile tutta la gamma chiedere
Caratteristiche
Specifications
Power
output
70
watts,
8
ohm
Frequency
response
20Hz
‐
50
kHz
Signal
to
Noise
Ratio
90dB
Ananlogue
output
Analogue
inputs
1
x
RCA
socket
1
x
3.5mm
socket
on
front
panel
5
x
RCA
socket
USB
Audio
files
supported
Rear
panel
socket
Internet
radio
(WMA,
MP3
Streams,
MMS)
Playlists
(M3U,
PLS)
MP3,
AAC
(up
to
320
kbps,
CBR/VBR)
Apple
Lossless
(from
iPod)
Windows
Media–formatted
content
(up
to
320
kbps)
WAV,
FLAC,
OGG
Vorbis
Supply
Voltage
100‐120V
or
220V
to
240V,
50/60
Dimensions
438(w)
x
84(h)
x
365(d)
Weight
10
Kg.
Descrizione
Il sig Gazzola proprietario di Monrio e profondo conoscitore del mondo dell'alta fedeltà ha costruito
davvero un ampli molto interessante , costo molto contenuto rispetto alla costruzione e al suono e
sopratutto un vero prodotto costruito interamente in Italia , con macchine a controllo e lavorato da
officine italiane . L'assemblaggio avviene all'interno della ditta Monrio con piccoli lotti di produzione ,
insomma un prodotto semi artigianale dalle prestazioni davvero notevoli.
Comodissima l'entrata
USB collegabile a qualsiasi pc e con una ottima conversione.
Dal sito ufficiale_
L’Asty Digital è il primo apparecchio Monrio della serie "NTIM" - "new technology integrated
amplifier".
E’ un amplificatore Integrato nella classe dei 70 watt per canale con ingressi e uscite digitali e
analogiche in grado di accettare tutti i dispositivi “audio” dell’ultima generazione oltre alle tradizionali
apparecchiature quali CD Player, sintonizzatori, giradischi (serve un pre-phono esterno) etc. Con
l’Asty Digital è possibile ascoltare musica dal CD Player, dalla rete e dal vostro iPod tascabile. E’ in
pratica un amplificatore integrato, una stazione per iPod e un convertitore Digitale/Analogico per la
conversione di files digitali dalla rete, il tutto supportato dalla eccezionale qualità musicale delle
elettroniche Monrio.
Lo stadio di potenza dell’Asty Digital deriva direttamente dall’amplificatore integrato Asty ultima
generazione con la sua super collaudata filosofia progettuale che tanto ha contribuito ad affermare la
superiore qualità audio dei prodotti Monrio. L’aggiunta della funzione digitale e grazie alla sua
versatilità d’uso, l’Asty Digital si presenta come uno dei primi integrati nella sua categoria.
L’Asty Digital permette la copertura globale delle sorgenti audio.
Dalle tradizionali sorgenti analogiche ai più recenti - e in grandissima fase di espansione - file audio
presenti in rete nei formati MP3, Windows Media, AAC, Apple Lossless (dal vostro iPod),
FLAC e WAV.
L’Asty Digital deve essere preso in considerazione da tutti coloro che intendono migliorare le loro
sorgenti audio digitali “computer-based” portandole ad un livello qualitativo Hi-End. L’Asty Digital è
stato progettato per il modo di ascoltare odierno. Grazie al suo DAC Crystal 24bit/192kHz
incorporato, fa si che iRadio e file compressi MP3 assumano nuovo sapore.
Dispone di 7 ingressi in totale più il loop di Tape. Dei sette ingressi, cinque sono analogici basati su
pin RCA per la connessione di CD player, Registratori, Sintonizzatori e preamplificatori phono mentre
uno è basato su connettore jack 3,5 mm per la connessione di docking station o MP3 portatili.
L’ingresso digitale, basato su porta USB, serve per la connessione al computer.
La peculiarità più importante dell’integrato Asty è il suo DAC incorporato nel circuito di
preamplificazione. Si tratta di un convertitore della Crystal di ultima generazione da 24bit/192kHz.
Il convertitore impiegato garantisce prestazioni soniche paragonabili ad un CD player di categoria hi-
end.
L’Asty Digital dispone inoltre di un ingresso “DIRECT” che bypassa lo stadio d’ingresso permettendo
di utilizzarlo come amplificatore surround (o principale) per i canali posteriori (o anteriori) in un
sistema Home Theater. Basta prelevare i segnali “pre out” del ricevitore o del processore e inserire –
tramite il pulsante posto sul pannello frontale – la funzione “DIRECT” per convertire l’integrato dallo
stato di linea a quello di “Direct”.
L’Asty Digital rappresenta la migliore soluzione per che desidera aggiungere un personal Computer al
proprio sistema audio domestico.
Scheda fotografica
Vediamo dietro
Da notare l'entrata USB sulla sinistra
Vediamo dentro
Telecomando
Imballo
Links
www.monrio.it
Come suona
Delicatissimo e molto musicale un prodotto che consiglio moltissimo.
La recensione di Cristiano
APPUNTI e NOTE D’ASCOLTO
MONRIO Asty Digital
Amplificatore integrato a stato solido
Torno con piacere e soddisfazione a parlare di Monrio, in particolare del nuovissimo integrato Asty
Digital che, a quanto è dato a sapere dal Costruttore, si tratta del primo apparecchio di nuova
generazione Monrio denominata "NTIM", acronimo che significa: "new technology integrated
amplifier".
In effetti, la nuova veste estetica hi-tech dell’apparecchio, veramente molto ben curata e
sicuramente figlia di uno studio ergonomico (per la sicurezza, la disposizione, l'usabilità, il comfort,
la gradevolezza e l’immediata comprensibilità dei comandi presenti) è l’immediato biglietto da visita
per l’interazione con le nuove tecnologie software in ambito musicale.
Procediamo comunque con ordine: l’Asty è un amplificatore integrato la
cui potenza d’uscita dichiarata è ora pari a 70 watt per canale sui canonici
8 ohm (se non ricordo male, la versione precedente era dichiarata per
55W/ch @8ohm), provvisto di ingressi sia digitali che analogici, in grado
dunque di accettare quei dispositivi audio-digitali dell’ultima generazione
ideati per l’ascolto della cosiddetta “musica liquida”, oltre che alle
tradizionali sorgenti ad “alto livello” (CD Player, sintonizzatori, etc).
Infatti, se sul retro dell’apparecchio compare un ingresso USB (giustamente, direi! Ritengo che su
frontale tale connettore non avrebbe esteticamente convinto, oltre a fornire una sensazione di
tecnologia informatica di troppo…..), sul frontale spicca, pur con discrezione, un ingresso mini-jack
denominato “aux” per lettori mp3 – iPod. Or bene, il nuovo Asty Digital non è più soltanto un
amplificatore integrato analogico, ma anche una stazione per iPod e, pertanto ed inoltre, un
convertitore D/A per files digitali di grande ed attualissima versatilità, accettando di fatto i formati
MP3, Windows Media, AAC, Apple Lossless (dall’iPod), Flac e WAV. Wow! J
Sul frontale, costituito dalla consueta, spessa e molto ben rifinita lastra d’alluminio satinata che con
orgoglio il Costruttore sottolinea essere lavorata in Italia così come progettazione e costruzione
dell’intero apparecchio, scompaiono i comuni selettori, interruttori e potenziometri a manopola: in
loro vece, è presente ora sul lato destro sia un grande display VFD multifunzione per un
interfacciamento completo con l’integrato, sia a sinistra l’ordinata ed ergonomica disposizione dei
tasti metallici di selezione degli ingressi, della regolazione del volume, del mute e del già citato
ingresso digitale. Ai lati inferiori, equidistanti, completano la dotazione frontale dell’Asty il tasto di
stand-by e quello di selezione del funzionamento “direct”, di cui vi parlerò in seguito.
Al centro, in una finestrella circolare svasata, spicca il bellissimo logo Monrio.
Personalmente, ritengo tale look al contempo spiazzante ma senz’altro ricercato e probabilmente
seminale nel suo segmento merceologico e commerciale; spiazzante appunto, perché più consono
normalmente ad un tuner o ad un cd-player di classe, eppure proprio per tale motivo indovinato,
discreto, pulito e lineare, certamente inseribile nei più svariati ambienti domestici, potendo donare
loro un pizzico di raffinatezza tecnologica.
Sul retro, a partire da destra, è presente l’immancabile presa IEC con fusibile integrato; sopra di
essa è posto l’interruttore di accensione che, come di consueto in tale posizione, potrebbe essere
raggiungibile con qualche difficoltà nel caso di inserimento dell’Asty al livello intermedio di un
raccolto tavolino a più piani per elettroniche audio.
I quattro pregevoli binding-post per la connessione con i diffusori appaiono di ottima qualità, in grado
di accettare svariate terminazioni e, soprattutto, ben distanziati al fine di agevolare anche quei
collegamenti da parte di cavi di potenza di grosse dimensioni e/o terminati da robuste forcelle
metalliche.
Più a sinistra sono invece posizionati i vari ingressi sbilanciati RCA, fra cui il loop del Tape e
l’ingresso “direct”, oltre il quale spicca la porta USB per la connessione ad un computer.
In definitiva, l’Asty Digital dispone ora di ben sette ingressi complessivi, di cui 5 analogici, una porta
USB posteriore ed un connettore jack 3,5 mm anteriore per la connessione anche di docking station
oltre che di lettori MP3 portatili.
Tutte le funzioni dell’integrato sono ovviamente gestibili anche dal consueto, sottilissimo e
leggerissimo telecomando, in grado di comandare anche un cd-player Monrio.
Dieci piccole viti a brugola bloccano il pesante e spesso coperchio metallico, appositamente
sagomato anche per la chiusura laterale dello chassis, celando il solito, appagante, circuito assai ben
studiato e realizzato con componenti di comprovata qualità. Gli ingressi sono gestiti da robusti relé
Zettler AZ832, a valle dei quali si sviluppa da un lato il circuito di preamplificazione, che ritengo sia
basato anche su di una coppia di validi NE5532, oltre al Burr Brown PGA2311 deputato alla
regolazione digitale con notevole accuratezza del controllo di volume. A fianco del pre, si sviluppa
l’interfaccia USB (Burr Brown PCM2707) + connettore USB “B” e lo stadio di conversione D/A,
dall’ingegnerizzazione molto spinta e basata su tecnologia SMD dei componenti passivi e su di un
DAC di Crystal 24bit/192kHz di ultima generazione per la gestione degli ingressi digitali.
Una batteria di quattro grossi condensatori di filtro (10000 uF cad.) suddivide di fatto le sezioni
circuitali d’ingresso dallo stadio finale di potenza, opportunamente distanziandole al fine di
scongiurare interferenze e garantire al contempo una lodevole silenziosità d’esercizio da parte
dell’Asty; spiccano all’uopo le due coppie di Sanken C3519, capaci di erogare ciascuno ben 15
ampere e 130W massimi di dissipazione, fissati su di un contenuto dissipatore di calore, solidale però
alla base dello chassis metallico dell’integrato. Robusto appare infine anche lo stadio di
alimentazione, composto da un bellissimo toroidale Magnetica mod.5098 che, con i suoi tre secondari
(di cui due doppi per l’erogazione di 15+15 e 30+30 Vac) vanta un dimensionamento di ben 231VA.
E’ presente anche un secondo piccolo trasformatore incapsulato in case plastico ed opportunamente
filtrato a monte; esso è unicamente demandato per le funzioni di “slow-start” e per la funzione di
“stand-by”.
L’ascolto
Facendo spazio sul tavolino a più ripiani Norstone Belden, il bellissimo integrato italiano è stato
collegato al mio consueto impianto, costituito da un cd-player Krell KPS30i, coadiuvato anche dalle
unità D/A esterne Audio Note DAC2, Audio Alchemy DDE v1.0 (con alimentazione totalmente
ridisegnata) e le fide Sonus Faber Electa Amator.
Fermo restando l’italico cavo digitale Megaride per la connessione fra Krell e dac esterni, per le
connessioni mi sono avvalso di cavi Proel Ultimate, Sommercable Stratos reference, Monster Cable
1000i e Van Den Hul Thunderline, optando infine per gli ultimi due citati sia in configurazione d’uso
dell’Asty come integrato che come solo finale di potenza (già, ma ne riparlerò più avanti). Le SF
sono state pilotate in bi-wiring utilizzando cavi Analog Research Silver Raincoat per le vie superiori e
YYW Premium per quelle inferiori.
Ho iniziato la sessione d’ascolto critica, che ho approntato quasi immediatamente in considerazione
del fatto che l’integrato era già stato posto sotto una certa “torchiatura” presso l’atelier
Audiocostruzioni di via Grosoli in Carpi (MO), basandomi su alcune registrazioni capaci negli ultimi
tempi di calamitare la mia personale attenzione.
In particolare, si tratta nel primo, pirotecnico e poliedrico album della folk-band inglese Bellowhead
(non tenendo conto di un primo EP del 2004), intitolato “Burlesque” e prodotto nel 2006: ci si trova
letteralmente catapultati in uno scoppiettante caleidoscopio di musica tradizionale inglese, spinto fra
echi di music-hall, leggiadra cacofonia, recupero delle tradizioni e delle radici popolari verso nuove
frontiere del folk inglese, perché intriso di una rinnovata qualità ed originalità compositiva come da
tempo non se ne sentiva più in tale ambito. Gli 11 elementi della band, facendo uso prevalentemente
di strumenti tradizionali (cito a caso e rigorosamente in lingua inglese, di maggior effetto: fiddle,
tambourine, sousaphone, slide whistle, frying pan, glockenspiel, ecc), inanellano 13 brani
caratterizzati sempre da grande brio, gioiosità e ritmo, con un’arditezza degli arrangiamenti che ne
evidenzia costantemente la grande maestria esecutiva.
L’album, caratterizzato da una buona registrazione, permette l’ascolto di strumenti acustici altrimenti
assai difficilmente riscontrabili, proponendo al contempo un tessuto sonoro variegato e reso spesso
complesso dalla contemporanea esecuzione di undici differenti strumenti musicali, oltre ovviamente al
canto.
La resa degli ottoni, sovente ostica per prodotti non marcatamente hi-end, è davvero molto buona,
graffiante all’occorrenza e possente negli attacchi, soprattutto quando supportati dalla tuba e dal
sousaphone. La gamma medio-alta ed acuta è resa con notevole estensione e buona presenza, pur
nell’ambito di una timbrica scevra da indurimenti e invero armonicamente ricca, come da grande
tradizione Monrio. La ricostruzione della scena acustica è attendibile, certamente più raccolta rispetto
a quanto offerto nel mio ambiente d’ascolto ad esempio da un sistema d’amplificazione quale è la
mia attuale accoppiata all-USA Audio Research – Lazarus, comunque equamente distribuita sui tre
assi prospettici virtuali. Anche la dinamica, in assoluto mai deficitaria, non compete ad alti livelli
d’ascolto con amplificazioni di rango economico nettamente superiore, eppure sempre
abbondantemente sufficiente per un ascolto di genuina soddisfazione anche a lungo termine. Con una
pignoleria che in genere potrei riservare soltanto a prodotti di livello economico ben superiore,
riscontro una lieve opacità armonica nella fondamentale gamma media.
Per l’audiofilo incallito e soprattutto per l’appassionato alle prime armi, tale affermazione potrebbe
essere fuorviante e fraintesa: in effetti, interponendo un pre ibrido Audio Research LS2B fra la
sorgente (di cui ho sfruttando pertanto entrambe le uscite disponibili, RCA e XLR) e l’ingresso
“direct”, avendo l’ovvia accortezza di livellarne la pressione sonora con l’ingresso “CD” (che, di fatto,
bypassa lo stadio d’ingresso) e ponendoli a confronto diretto, ho potuto constatare con oggettiva
chiarezza l’evidente maggiore qualità del preamplificatore americano. Facendo un paragone, è come
se in una splendida e freddissima mattina di sole, un vento di tramontana nel pieno dell’inverno
padano spazzasse via quel velo di foschia determinato da tassi altissimi di umidità relativa, lasciando
l’orizzonte così terso e limpido da poter addirittura distinguere, da circa 25 km in linea d’aria, gli
agglomerati urbani sui colli morenici mantovani del Garda, altrimenti resi quasi indistinguibili gli uni
dagli altri.
In altri termini, se l’Asty non fosse stato progettato con tale versatilità d’uso, probabilmente non mi
sarei nemmeno accorto della minor trasparenza complessiva dell’integrato, nonostante non sia più un
appassionato di primo pelo. Che si tratti di adattamento ed assuefazione psicoacustica al
“nuovo”suono, o del mio udito per nulla infallibile? L’aspetto realmente encomiabile da cogliere,
semmai, è un altro: la sezione finale dell’Asty si conferma ancora una volta così elevata da non aver
mai sfigurato ne al confronto (quasi) diretto con i miei finali di potenza a stato solido abituali, sia
che si trattasse del Lazarus HA-1 in classe A che dell’immarcescibile Sonus faber Amator Power.
Oltre a ciò, non ho notato particolari differenze sulla resa dell’immagine acustica e sull’estensione in
frequenza, anche perché nel caso degli 11 componenti i Bellowhead, così come delle orchestre
sinfoniche chiamate ad eseguire Telemann o Beethoven (Brilliant Classics) il mio ambiente d’ascolto
comunque ne circoscrive inesorabilmente le dimensioni del palcoscenico e non riesce tantomeno a
digerire i 20-25 Hz indistorti a 100 dB(A) di pressione sonora. Per tali sensazioni, fortunatamente,
esistono gli auditorium ed i concerti dal vivo….
Per completezza d’informazioni, torno sull’ingresso “direct” offerto dall’Asty che, oltre a “bypassare”
lo stadio preamplificatore, può trasformare l’integrato in un: “ […omissis….] amplificatore surround (o
principale) per i canali posteriori (o anteriori) in un sistema Home Theater. Basta prelevare i segnali
“pre out” del ricevitore o del processore e inserire – tramite il pulsante posto sul pannello frontale –
la funzione “DIRECT” per convertire l’integrato dallo stato di linea a quello di “Direct”…. [omissis….]”.
Un’altra conferma delle ottime doti interpretative dell’integrato giungono dalla ricostruzione
prospettica ed, in particolare, dall’articolazione ed intelligibilità dei vari piani sonori, che sovente
ricerco attraverso incisioni jazz particolarmente curate, centellinate fra la discografia degli scandinavi
E.S.T. o dal Keith Jarrett Trio (su tutti, gli eccellenti “Standard Vol.1” e “Vol.2”): ecco che,
nuovamente, la scena si estende talvolta oltre il limite fisico imposto dai due diffusori, per
l’occasione ruotati verso l’interno sino a far collimare i centri d’emissione di qualche decimetro
anteriormente alla posizione d’ascolto, disegnando comunque una linea orizzontale ampia e godibile
ed un palcoscenico spesso credibile (appunto con piccoli ensemble jazzistici).
I vari piani sonori appaiono discretamente focalizzati, percepibili senza particolari sforzi di
concentrazione, la musica incede in maniera naturale con un senso di affaticamento pressoché
assente anche dopo lunghe sedute d’ascolto. Rispetto alla coppia ARC-Lazarus, lo sfondo scenico
risulta appena più sfumato, con i contorni degli strumenti meno precisi ma, ripeto, una tale
prestazione complessiva porrebbe in seria difficoltà qualsiasi altro concorrente diretto o di costo
anche superiore, anche se a tecnologia valvolare.
Per la valutazione della gamma bassa, mi sono avvalso delle consuete tracce musicali a cui da tempo
mi affido, fra cui alcuni passaggi del celebre Musst Musst di Nusrat Fateh Ali Khan, le sintetiche
sonorità dei Chroma Key sino al calore brasileiro del progetto Fourth World da parte del grande
percussionista Airto Moreira: l’Asty Digital sa riproporre con fermezza tanto l’incedere del basso
elettrico nei suoi toni più gravi, quanto i colpi percussivi più profondi e cupi della grancassa, nel
rispetto di un corretto decadimento armonico che appare sempre scevro da sottolineature e code
sonore altrimenti inesistenti nelle informazioni binarie contenute fra le tracce musicali del cd.
I 70W dichiarati si fanno sentire ed apprezzare, quando l’Asty viene sollecitato verso alti volumi
d’ascolto: spremuto oltre le sue possibilità (ma si toccano notevoli pressioni sonore indistorte, prima
di raggiungere tali limiti) si evidenzia come prevedibile una certa compressione del medio, che perde
lucentezza e intelligibilità.
Conclusioni
Ritengo l’Asty Digital un amplificatore assolutamente centrato nel suo ambito merceologico e nel dato
momento storico: curato nella costruzione e nella veste estetica sino a lambire, come detto,
un’eleganza discreta ed in bilico fra hi-tech e tradizione, versatile ed attuale sebbene privo soltanto
di un’uscita cuffia (non ho potuto utilizzare la mia amata Denon AH-D5000, peccato), contraddistinto
da una capacità di discernimento musicale davvero buona in assoluto, ritengo potrebbe sortire esiti
inaspettati con le sorgenti digitali dello stesso brand e magari una valida coppia di bei diffusori
italiani (chissà perché, mi sovviene la linea Constellation di Chario).
Nonostante sia stato progettato per un interfacciamento via usb con i PC, ne riterrei l’uso in tale
ambito sicuramente riduttivo se non meramente alternativo durante lo svolgimento di altre attività; il
nuovo Asty propone una qualità complessiva per certi aspetti inedita nella sua categoria di
appartenenza, tant’è che potrebbe rappresentare, a mio modesto parere, già una soluzione definitiva
a medio termine tanto per il neofita quanto per l’utente già svezzato al mondo hi-fi ancorché non
ancora accecato dai grandi sistemi di riproduzione audio.
A meno che, fra qualche anno, Monrio non ci riservi un ulteriore e superiore progetto: da un marchio
di cui ho sempre ammirato la discrezione commerciale a fronte di una costante e conclamata qualità
di tutti i suoi prodotti, uno “sgambetto” del genere non sarebbe poi così difficilmente pronosticabile.
PS:
l’intera sezione digitale merita comunque un discorso a parte ed un supplemento d’indagine: mi
sembrerebbe riduttivo disquisire soltanto di i-pod, quando si potrebbe invece utilizzare l’Asty per il
godimento delle migliori stazioni radio on-line!
Ergo, rimanete “sintonizzati”.
Buoni ascolti e sensazioni.
Cristiano
Le foto di Cristiano
Se vi interessa acquistarlo
Audiocostruzioni.com di Sbisa' Giovanni e c snc
Via Grosoli 6
- 41012 Carpi MO - tel.
059.685054 [email protected]
e punto vendita Monrio disponibile tutta la gamma
chiedere
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