Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un`epoca tecnologica
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Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un`epoca tecnologica
Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica LIVIA CADEI, DOMENICO SIMEONE Abstract: The article looks into the transformations accompanying the transition to parenthood. Becoming mothers and fathers needs a re-definition of the personal existential project both for the single person and for the couple. The coming and the diffusion of the obstetric ultrasound as well as the tendency to blog on the internet to tell the personal experience of the pregnancy and of the expectation have significantly influenced the traditional ways in which the parents’ couple live the fantasies, the worries, the hopes, the emotions that lead to the taking of the role and of the functions as parents. The article goes deeply into “the new spaces of educational relationship” opened by the usage of those instruments, so that they can be homed with intelligence to become spaces of thought and of project, generative opportunities supporting the birth of new mothers and new fathers. Riassunto: L’articolo indaga le trasformazioni che accompagnano la transizione alla genitorialità. Diventare madri e padri richiede una ridefinizione del proprio progetto esistenziale individuale e di coppia. L’avvento e la diffusione dell’ecografia ostetrica così come pure la recente tendenza all’impiego di blog per narrare la propria esperienza della gravidanza e dell’attesa hanno inciso significativamente sulle modalità tradizionali con cui la coppia genitoriale vive le fantasie, le preoccupazioni, le speranze, le emozioni che conducono all’assunzione del ruolo e delle funzioni genitoriali. L’articolo approfondisce i “nuovi spazi di relazione educativa” che l’impiego di questi strumenti dischiude affinché possano essere abitati con intelligenza per diventare spazi di pensiero e di progetto, occasioni generative che favoriscono la nascita di nuove madri e di nuovi padri. Parole chiave: gravidanza, genitorialità, narrazione, ecografia ostetrica, blog. “Far nascere un bambino non è sufficiente, occorre anche metterlo al mondo”. (Cyrulnik, 2009) Nascere genitori: una rivoluzione silenziosa Il concepimento e la gravidanza avviano nella coppia una rivoluzione silenziosa. La nascita costituisce un grandioso processo di evoluzione e siPERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 131 gnificazione umana che realizza un progetto affettivo. Le trasformazioni fisiche, psicologiche e relazionali legate alla gravidanza rappresentano anche una preziosa occasione per ridefinire il progetto esistenziale della coppia. La transizione alla genitorialità richiede una disponibilità al cambiamento e una trasformazione dei propri ruoli e compiti in grado di assecondare quel processo che, mentre prepara la nascita del figlio, crea le condizioni perché possano nascere anche un padre e una madre (Dal Verme, Mantovani, 2005, 79-96). «La progressiva metamorfosi della coppia coniugale in coppia genitoriale, la redistribuzione dei compiti e delle funzioni che avvengono nel passaggio da uomo/donna a padre/madre, le responsabilità educative che concorrono a ridefinire le geometrie intra e interfamiliari impongono una rinnovata considerazione dell’evento-nascita, come a sua volta gravido di potenzialità simboliche, noetiche, affettive e relazionali che attendono di essere portate alla luce» (Musi, 2007, 15). Al tempo stesso, questa esperienza rappresenta un momento “critico” per la vita della coppia. Quando un equilibrio viene rimesso in discussione ed è richiesto un cambiamento profondo si affronta una crisi. Siamo soliti dare a questo termine una connotazione negativa, ma non necessariamente è così, la crisi è anche un momento fecondo, un momento che apre al nuovo. La transizione alla genitorialità mette in luce le qualità relazionali della coppia genitoriale, manifesta i suoi punti di forza e di debolezza, in tal senso la crisi di transizione si fa “epifania delle relazioni familiari” (Scabini, Cigoli, 2000, 60-64). La gravidanza costituisce allora una profonda crisi maturativa, è un punto di svolta irreversibile nel ciclo vitale della coppia. «La nascita di un figlio costringe alla maturità; è un avvenimento speciale che fa crescere, perché un uomo e una donna avvertono la responsabilità alla quale vanno incontro. […] Si fa strada il bisogno di scelte esistenziali per capire dove dirigersi, quali compiti assumere e con chi, come confrontarsi nel difficile compito di essere genitori» (Tromellini, 2001, 16). La nascita di un figlio chiede alla coppia di trovare nuovi equilibri affettivi e relazionali. Prima ancora di essere concepito e di nascere il bambino esiste nell’immaginario dei suoi genitori come un desiderio, che solo successivamente si fa progetto. Il duplice significato del termine “concepimento” ci svela come ci si riferisca non solo al momento dell’incontro tra lo spermatozoo e la cellula uovo, ma anche al momento in cui si crea uno spazio nella mente e nel cuore dei genitori perché il bambino possa essere pensato (“concepito”). «La nascita è dunque un evento (il “lieto evento”, dice il linguaggio corrente) che ha i caratteri della naturalità, ma è al cuore di una complessità. La coppia è investita di nuovi ruoli e di nuovi compiti legati EDUCATION SCIENCES & SOCIETY 132 Livia Cadei, Domenico Simeone al “far posto”, non solo fisicamente (nel ventre della madre), ma soprattutto emotivamente, al nuovo venuto: la vita di sempre non sarà mai più la stessa» (Iori, 2006, 29-30). Sia l’uomo sia la donna vivono questo periodo come una fase di profonda ristrutturazione psicologica, nella quale si confrontano con la loro storia personale, con i sentimenti e le fantasie verso il figlio che sta per nascere, con l’immagine di sé, con il proprio ruolo che cambia. Sono vissuti che devono essere reciprocamente integrati. «L’attesa del primo figlio induce la coppia a una verifica del precedente rapporto e porta a una ristrutturazione sia su un livello reale che su un livello fantasmatico allo scopo di includere il terzo. L’esito di questa ristrutturazione sarà facilitato innanzitutto dall’elaborazione individuale di ognuno dei membri della coppia relativamente alla propria storia passata e presente e sarà al tempo stesso influenzato dalla fase che la coppia attraversa al momento del concepimento» (Pola, 1995, 12). Diventare genitori è un’importante opportunità per modificare la propria identità e per incrementare la qualità delle relazioni. È un’avventura della coppia, attraverso la quale essa può trasformarsi e può crescere. All’interno del rapporto affettivo che lega un uomo a una donna, la genitorialità è la realizzazione della propria facoltà di oltrepassare i confini individuali nel dono di sé all’altro. Dono che trasforma ed espande la vita. Trasforma in quanto chi fa diventare genitori non è il figlio, ma la relazione coniugale, espande poiché amplia l’esistenza a partire dall’accoglienza dell’altro, quale prerequisito per un pro-creare, che rifiuta la via del possesso e della strumentalizzazione (Musi, 2007, 147-148). Non sempre la coppia possiede tutte le risorse necessarie per affrontare autonomamente questo cammino. Oggi manca una rete informale di sostegno che possa accompagnare questa esperienza. È necessario ricostruire reti relazionali che facciano sentire meno soli i giovani nel momento in cui si preparano a diventare padri e madri. La cultura contemporanea tende alla medicalizzazione del periodo della gestazione. Nei corsi di preparazione al parto (forse sarebbe meglio parlare di corsi di preparazione alla nascita, indicando in questo modo il momento del parto non come un momento conclusivo, quanto piuttosto come una tappa intermedia di un più ampio processo di transizione alla genitorialità) vengono fornite utilissime informazioni igienico-sanitarie, sulla fisiologia della gravidanza e del parto, qualche volta accompagnate da informazioni PERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 133 sugli aspetti psicologici implicati nella gravidanza; molto raramente si assiste ad un accompagnamento pedagogico al puerperio, ad una formazione alla relazione genitoriale col neonato e alla rinnovata relazione di coppia dopo la nascita del figlio (Iori, 2001, 182-186). Inoltre dobbiamo considerare che l’esperienza della genitorialità non è riconducibile ad una “pedagogia del privato”, al contrario, una vita che nasce non riguarda soltanto i genitori che la “mettono al mondo”, ma coinvolge anche la rete relazionale che la sostiene e la società nel suo complesso che la accoglie. Diventare genitori significa assumere una responsabilità anche nei confronti della società; una responsabilità che è sottolineata anche dall’articolo 30 della Costituzione nel quale si chiede ai genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Sotto l’aspetto pedagogico ed educativo il ruolo si arricchisce anche di una funzione genitoriale, cioè di una responsabilità educativa che si qualifica per il compito di cura. Attraverso l’esercizio della propria funzione genitoriale, padre e madre mirano a “far nascere continuamente”, a “far venire alla luce in modo permanente” la piena umanità del figlio. In questi termini, la genitorialità non è circoscrivibile all’atto fisico della procreazione (generare) né ad un complesso di diritti/doveri sanciti dall’autorità pubblica. Acquista invece le caratteristiche, squisitamente educative, di un intenzionale processo di accompagnamento/sostegno/cura del nuovo nato nel suo affacciarsi e affermarsi nel mondo (Pati, 2008, 117). Le traiettorie familiari, percorsi che si dipanano tra stabilità e cambiamento, sono attraversate da diversi e possibili momenti di transizione. Il passaggio da una condizione data a una condizione nuova comporta una quota di incertezza, di ambiguità e di rischio, che si concretizzano in una complessa articolazione di processi relazionali nella coppia. La nascita di un figlio rappresenta certamente un momento cruciale nella vita di un genitore che è chiamato ad un impegno di ristrutturazione della propria identità, un riadattamento all’interno della relazione di coppia ed una riconfigurazione dei rapporti con le famiglie di origine. L’esperienza di divenire madri e padri «si candida ad essere una delle esperienze più significative nella vita adulta» (Manfredi, 2008, 98), un’esperienza privilegiata di responsabilità. Pertanto, gli studi psicologici non esitano a rappresentare la genitorialità come «un evento critico in termini di trasformazione del Sé» (Scarzello, 2007, 57), un attacco alla identità personale (Bucci, Solano, Donati, San Martini, 2005). In questo senso, la gravidanza e la nascita di EDUCATION SCIENCES & SOCIETY 134 Livia Cadei, Domenico Simeone un bambino sono situazioni formidabili di crisi esistenziale. Si tratta di un periodo di vita che provoca sia per l’uomo sia per la donna una mutazione identitaria. La parentalità può definirsi come insieme di rimaneggiamenti psichici, affettivi e relazionali che conducono gli adulti a divenire genitori. È ben vero che nel pensiero ingenuo il desiderio riproduttivo è rappresentato come aspirazione universale e normale, parte dell’ordine naturale della vita, sebbene non si riesca a dedurre che cosa si intenda per “naturale” e “normale” (Imbasciati, Dabrassi, Cena, 2007, 169). Anche in letteratura si riscontra un impiego intercambiabile dei termini generatività e genitorialità, che invece fanno riferimento a processi complessi. Con il termine generatività si indica il processo che comporta l’atto del generare: «rimanda quindi alla creazione di qualcosa, al superamento del narcisismo individuale a favore di un qualcosa d’altro, cui l’individuo può anche sacrificarsi. […] Concretamente, nella vita di ognuno, generatività rimanda alla gravidanza, alla gestazione, alla procreazione, al voler “fare un figlio”. […] L’atto del generare e il desiderio ad esso sotteso si colloca in una doppia temporalità, quella lineare dell’ordine delle generazioni e quella circolare del ciclo nascita-vita-morte. […]. La genitorialità richiama invece i processi interiori del “prendersi cura di”, del curare e dell’accudimento del bambino. […] La genitorialità è espressione del progetto di fare figli, del voler diventare genitori: progetto condiviso dalla coppia, della quale spesso esprime l’identità o l’esistenza stessa […]. Con la nascita del bimbo il progetto di generatività può concretizzarsi e consentire una piena realizzazione del progetto di genitorialità, attraverso quella serie di modificazioni relazionali, familiari prima solo potenzialmente inferite, che possono essere sperimentate ora fattivamente» (Ibidem). In genere, i due processi di generatività e genitorialità sono imbricati l’uno nell’altro, in quanto comunemente la generatività evolve verso la genitorialità, o viceversa è il progetto di genitorialità che stimola alla generatività l’individuo e la coppia: ciò spiega l’uso interscambiabile dei due termini. Può essere però che, per complesse vicissitudini interiori, intrapsichiche, interpersonali o anche sociali, la generatività non sia sostenuta o non evolva verso la genitorialità (Ibidem, 172-173). La nascita, allora, sebbene si contraddistingua come evento determinato che produce una cesura nelle storie individuali, non si presta ad essere un evento descrittivo, ma piuttosto processuale. Si attiva nel tempo della nascita un complesso rapporto tra un “prima” e un “dopo”, tra il passato verso il presente e l’avvenire. PERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 135 L’ecografia ostetrica nel processo di transizione alla genitorialità Nel tempo delle trasformazioni che accompagnano la coppia in attesa, un ruolo importante assumono anche le pratiche e, più in generale, le politiche della salute pubblica. Sempre più, ai giorni nostri, i futuri genitori si confrontano e devono confrontarsi con i progressi della scienza medica che indubbiamente modificano il processo di elaborazione del legame tra genitori e figli e che possono renderlo complesso. In questo quadro, l’ecografia ostetrica ha prodotto una vera e propria rivoluzione nell’attesa di un bambino, non solo in merito alla possibilità di sorvegliare, da un punto di vista medico, il benessere del nascituro, ma anche riguardo al formarsi dell’esperienza genitoriale. Oggi, strumenti molto precisi permettono di aprire una finestra sullo sviluppo del feto a cui, da tempo, sono riconosciute precise capacità sensoriali e competenze psicologiche che gli consentono di ricevere stimolazioni, elaborarle e dare risposte (Milani Comparetti, 1981). Diversi studi hanno dimostrato come il feto, già a partire dalla ventesima settimana, sia in grado di manifestare competenze neurofisiologiche e sia dotato di un apparato psicologico complesso (Righetti, Sette, 2000). Così, se è indubbio che l’impiego dell’ecografia ostetrica concorre a far progredire l’indagine diagnostica medica, di non scarso interesse sono anche le conseguenze dell’impatto di tale strumento nei processi di parentalità, vale a dire sull’insieme delle riorganizzazioni psichiche ed affettive che permettono agli adulti di diventare genitori, quindi di rispondere ai bisogni dei loro bambini. Prima di essere un bambino reale e concreto, che si potrà vedere e tenere tra le proprie braccia, il feto sollecita il mondo dell’immaginario e delle fantasie. Prima, cioè, dell’esame ecografico, “la madre non si rappresenta il bambino che porta in grembo come un feto definito in base ad uno stadio embriogenetico ben preciso, ma costruisce su di lui una serie di “fantasie”, con le quali si identifica, teme per lui e per sé, si sente capace di accudirlo e ricambiata dal suo amore” (Fava Vizziello, Righetti, Cristiani, 2000, 170). L’immagine ecografica, mostrando il nascituro, permette il passaggio dal bambino immaginario, fantastico, al bambino reale. «L’ecografia ostetrica si inserisce nel vissuto materno (e di coppia) non come una “interruzione volontaria di fantasmi”, ma come una sorta di “corto-circuitazione momentanea” attorno ad alcuni aspetti del bambino-feto che lasciano spazio a una riorganizzazione della fantasmatizzazione sul bambino» (Ibidem, 180). EDUCATION SCIENCES & SOCIETY 136 Livia Cadei, Domenico Simeone L’ecografia ha un ruolo facilitante nella costruzione di quella catena relazionale dinamica che coinvolge la gestante/madre, il suo partner/padre e il feto/figlio da cui nascerà la famiglia. Di fronte allo schermo dell’ecografo le «fantasie materne (e della coppia) si trovano confrontate con un’immagine reale che si muove su due registri, uno visivo (l’immagine sullo schermo con caratteristiche fisiche ben definite) e uno verbale, simbolico (le parole dell’ecografista che sono un modo diverso di parlare del bambino)» (Fava Vizziello, Righetti, Cristiani, 2000, 170). L’ecografia, quindi, assume un’importanza non solo dal punto di vista medico-sanitario, ma anche da un punto di vista relazionale e al tempo stesso «modella il vissuto e la percezione della donna e del compagno preparandoli al loro futuro genitoriale» (Fabbri, Casadei, Piermarocchi, Righetti, 2005). Nella generalità dei casi, lo stato di gravidanza predispone la donna incinta a tre momenti principali della sorveglianza ecografica: il primo all’inizio della gestazione; il secondo a metà percorso (ecografia morfologica); il terzo nell’ultimo trimestre. La donna è sottoposta all’ecografia alla dodicesima settimana: la sua potenza rivelatrice è estrema e l’immagine che si profila sullo schermo è investita di un forte valore emotivo. Sullo schermo è la più fruibile delle immagini ed è spesso quella che si conserverà nell’album della nascita. Fino a quel momento la gravidanza è nascosta, o meglio è il segreto della madre e della coppia. Queste immagini instaurano, che si sia pronti o no, un ordine nuovo: quello del riconoscimento di un terzo che si impone. Sullo schermo, i movimenti fetali, il rumore del battito cardiaco e le immagini in chiaro scuro introducono la realtà nell’universo immaginario dei futuri genitori e in particolare in quello della madre. Anche per il padre si tratta di un’immagine di grande importanza che spesso suscita l’emergere del sentimento della paternità. In un secondo momento, le immagini ecografiche saranno meno leggibili e l’ecografista si troverà necessariamente a svolgere un ruolo di commentatore, il “paroliere del feto”, il suo rappresentante: «Le parole dell’ecografista vengono ad assumere grande importanza non solo ai fini sanitari, ma anche, e soprattutto, per l’importanza di quella sorta di “narrazione” che mette a confronto chi guarda con chi viene guardato» (Fava Vizziello, Righetti, Cristiani, 2000, 179). La terza ecografia dell’ultimo trimestre non è più carica dell’emozione della scoperta. La gravidanza è ora visibile, condivisa da tutti. È il momento del comparazione tra il bambino dell’immaginazione e quello della realtà. Questo confronto si compie intorno al sesso del nascituro (maschio PERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 137 o femmina è questa la domanda che si pone durante il corso di tutta la gravidanza). L’interrogativo struttura tutte le rappresentazioni dei genitori e sottende il loro progetto di bambino. L’ecografia, ma anche tutta la tecnologia al sevizio dell’investigazione fetale, ha trasformato radicalmente l’attesa del bambino. Essa sollecita il confronto tra il bambino immaginario e il bambino reale, «rende sfuocati i confini del “fuori” e del “dentro”: il feto diventa visibile e esposto allo sguardo» (Rajon, 2007, 8). La sua presenza reale rende difficile parlare di lui in termine di feto. Egli diventa il “bambino” e i suoi futuri genitori divengono “genitori”. Di fronte a questo manifestarsi del bambino attraverso l’immagine ecografica, allora, occorre chiedersi quale sia l’impatto sui processi della genitorialità. In altri termini, si tratta di immagini che favoriscono un processo dinamico oppure, al contrario, l’accesso al piano del reale frena l’immaginazione e il nuovo dato oggettivo si inserisce nell’elaborazione mentale e psicologica formulata precedentemente? (Fava Vizziello, Righetti, Cristiani, 2000, 178). Si tratta di uno strumento d’aiuto alla coppia nella transizione alla genitorialità? Facilita le interazioni precoci o le pone in pericolo, in particolare nel caso della scoperta di malformazioni del feto? In questione non è un’opposizione sbrigativa ai progressi delle scienze, piuttosto gli interrogativi posti orientano a riflettere in merito a quegli elementi che possono avvantaggiare oppure intralciare il dinamismo dei processi di elaborazione della genitorialità. In questa prospettiva, Michel Soulé si domanda se l’ecografia non possa essere un elemento “perturbante” (Soulé, 2000, 357-361). La questione di fondo, con il ricorso all’ecografia ostetrica, attiene al grado di conciliazione tra le ragioni della medicina ed il desiderio parentale. Con l’ecografia, che rivela la presenza del bambino alla madre e al padre, si insinua altresì il rischio del fantasma di intrusione, per l’una e di rimaneggiamento della nuova triangolazione, per l’altro. L’immagine, allora, ha una forte valenza nell’elaborazione del processo di identità genitoriale ed assume senso attraverso le parole dell’ecografista che autorizza o contrasta tale dinamica. Senza un accurato accompagnamento, i futuri genitori potrebbero rimanere ancorati ad immagini che, piuttosto che favorire l’immaginazione, inibiscono la capacità di generare i pensieri. Certo, la presenza di un terzo soggetto nel percorso della gestazione, qualificato come professionista, può ingenerare un progressivo atteggiamento di passività da parte della gestante. Il ruolo delicato, in questo caso dell’ecografista, ma in generale di tutti i professionisti che accompagnano EDUCATION SCIENCES & SOCIETY 138 Livia Cadei, Domenico Simeone la coppia in attesa, è quello di sapere offrire risposte agli interrogativi dei futuri genitori. Il commento delle immagini deve interpretare la domanda esplicita che attiene alla richiesta di informazione, ma pure quella più profonda che rimanda al bisogno di ricevere sostegno nella transizione verso il posizionamento come attori responsabili all’interno del percorso di genitorialità. In questo senso, l’ecografia è indubbiamente uno strumento che “interferisce” con l’elaborazione delle rappresentazioni genitoriali. Fava Vizziello e collaboratori ipotizzano che l’esperienza dell’ecografia solleciti una riorganizzazione dell’immaginario materno. L’ecografia ostetrica, secondo gli autori citati, influisce positivamente sull’immagine che la donna ha di sé come madre e le permette di dare maggiore concretezza all’esperienza della gravidanza. «Questo pre-incontro è un luogo in cui l’immaginario e il reale coesistono e si intersecano in un gioco illusorio dove è possibile riconoscere la prima immagine del proprio bambino e fantasticare sul suo avvenire» (Fava Vizziello, Righetti, Cristiani, 2000, 180). Inoltre, l’esperienza dell’ecografia apre un varco nella stretta e segreta relazione madre-feto nella quale può inserirsi il futuro padre che può così dare una sorta di “prova anticipatoria” del suo coinvolgimento nei compiti genitoriali. Di per sé tuttavia, essa non ha il potere né di interrompere né di dare avvio all’identità dei genitori. Con l’aiuto dell’ecografista le immagini sullo schermo si prestano a favorire le rappresentazioni, le proiezioni, l’anticipazione quali indicatori di coinvolgimento nel processo di costruzione della parentalità e della relazione con il nascituro. L’ecografia diventa così una sorta di schermo sul quale i genitori possono proiettare le fantasie, i dubbi e le speranze che danno forma e animano le ombre dell’immagine ecografica e al tempo stesso mobilitano emozioni e vissuti che mettono “a nudo” non solo il bambino che cresce nel grembo materno, ma anche gli adulti che lo guardano e che si preparano a diventare genitori. Narrazioni in rete Tra le pratiche correnti adottate da futuri o neo genitori frequente è l’impiego dello strumento della scrittura. Attraverso lo scritto trovano risposta i bisogni di salvaguardare la memoria degli accadimenti, di riuscire a mantenere un ricordo delle piccole cose speciali e di poter ritornare sull’esperienza (Francis, 2006). Di fronte all’evento della nascita, le persone rivelano l’esigenza di fissare una “temporalità in movimento” e di rintraccia- PERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 139 re un cambiamento nel flusso degli eventi quotidiani; d’altra parte, «mentre si vive non accade nulla. Le scene cambiano, le persone entrano ed escono, questo è tutto. Non ci sono inizi, i giorni si aggiungono ai giorni senza capo né coda, è un’addizione interminabile e monotona […]. Ma tutto cambia quando raccontate la vita» (Staime, 2004, 6-7). La narrazione della propria esperienza di attesa, nelle diverse forme con cui si può manifestare, incide sulla ridefinizione di sé e l’interpretazione del senso di quanto narrato (De Villers, 1996). Nella ridefinizione di sé come genitore, il soggetto occupa una funzione centrale, al tempo stesso soggetto narratore e oggetto di conoscenza. La narrazione degli eventi della propria storia favorisce un ritorno alla coscienza per il soggetto, che può attivare processi di interpretazione profondi. Il momento riflessivo del narratore sull’enunciato è filtrato dal prisma del linguaggio. La parola, quale ordinatore logico, ma anche veicolo di significati, rende accessibile il racconto di vita. Inoltre, la parola evoca un destinatario (sia immaginario sia reale) il cui ruolo è determinante per l’attribuzione di significati. Il futuro genitore che narra, infatti, indirizzando il proprio messaggio ad un altro, è reso consapevole della distanza esistente tra ciò che egli è e la rappresentazione di sé narrata. La coincidenza imprecisa tra il racconto di sé e se stesso, mobilita il soggetto verso la ricerca del senso del messaggio. Ciò significa che padre e madre sono posizionati oltre il proprio enunciato. Il racconto quindi, si connota come qualcosa di più di una successione ordinata di idee e di fatti. Nella narrazione il soggetto parlante mette in relazione gli elementi narrativi, recupera le loro istanze, riscontra la loro eventuale ridondanza e intravede una direzione di senso, un progetto o per lo meno un enigma sufficientemente stimolante per orientarlo verso una nuova ipotesi progettuale. Al desiderio di rintracciare le linee che connettono episodi densi di significato per le persone, quali il tempo dell’attesa e le prime fasi di vita del proprio bambino, i genitori corrispondono con tempi e modalità originali. Tra queste, ai nostri giorni si assiste alla diffusione dei diari in rete. Nel “luogo” della rete, i generi letterari dell’autobiografia, del diario intimo, dell’epistolario, che hanno avuto nella tradizione uno spazio, un tempo ed uno stile definiti, assumono una nuova forma e, al tempo stesso, riconfigurano le possibilità concrete che le persone hanno di relazionarsi e di scambiarsi significati. Attraverso queste nuove pratiche di scrittura dei testi, i genitori individuano spazi di condivisione delle esperienze della vita personale, che possono abbandonare la sfera privata e realizzare una forma di comunicazione diffusa e immediata. EDUCATION SCIENCES & SOCIETY 140 Livia Cadei, Domenico Simeone Sebbene nell’arco temporale di un decennio, il fenomeno abbia conosciuto una rapida espansione, «non è facile definire cosa sia un blog. È infatti un sistema complesso che sfugge a classificazioni troppo rigide e va oltre le tecnologie da cui ha origine. Il termine blog di per sé non significa nulla. Esso è frutto della contrazione delle parole inglesi web e log: web, che significa “ragnatela”, sta per la Rete stessa, e log, che significa “diario” o anche “giornale di bordo”. La traduzione italiana di blog dunque potrebbe essere “diario in Rete”» (Spadaro, 2005, 235). Il diario online, rende pubbliche riflessioni di carattere personale. Al blog si consegnano riflessioni e idee; «centrato com’è sulla registrazione quotidiana di eventi immagini e pensieri, ha il proprio terreno di vita nell’osservazione delle cose ordinarie, negli eventi e nelle riflessioni dell’esistenza che si fa giorno per giorno» (Ibidem). Il blog, quindi, sembra corrispondere all’esigenza di offrire una fotografia di una realtà in continua evoluzione, cioè in grado di superare i limiti della pagina “statica”, nella quale i contenuti depositati restano immutati nel tempo. Come il diario, il blog permette di salvaguardare la memoria, ma la duttilità del format digitale con la possibilità di memorizzare testi, fotografie, voci e filmati si presta a divenire un deposito affascinante. Tuttavia, alla possibilità di disporre di un contenitore più versatile, che permetta anche la fruizione del materiale dilazionata in tempi diversi, non corrisponde una precisa garanzia sul suo impiego futuro. Infatti, «i contenuti che (il blog) protegge sono depositati fisicamente in un server collocato in qualche parte indefinibile nel mondo» (Di Fraia, 2007, 81), di cui sono sconosciute le clausole di custodia. In questo senso, allora, sebbene tra gli intenti dichiarati in alcuni blog vi sia quello di “lasciare una traccia della propria esperienza” – come dice una mamma blogger – “non voler dimenticare momenti ed episodi” per “lasciare (al proprio bambino) un ricordo”, così da immaginare conversazioni future, è più probabile riconoscere il vantaggio della fruizione dello scritto nel tempo presente, come occasione per “scrivere quello che si vive” e, attraverso questa testualità frammentata, rintracciare la propria identità e confrontarsi con le identità degli altri. Infatti, il blog si avvale delle risorse della rete, di questa recupera la necessità, ma pure la possibilità dello scambio e del coinvolgimento relazionale nel passaggio delle informazioni. Dichiara un papà, nel proprio blog: «Ma perché scriviamo, fotografiamo e pubblichiamo? Io rispondo per me. Io faccio tutto questo perché per me è un modo di comunicare (la parola ha una radice che significa proprio “messa in comune”) ed è un modo che mi permette di avere scambi con persone al di fuori della portata fisica della PERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 141 mia persona. Paterpuer è un modo per cercare scambio e confronto con altri esseri umani. Essere papà mi ha cambiato la vita in meglio, di fronte a tanta gioia non riesco a tenere tutto dentro, sono fatto così, debbo condividere. Leggere blog genitoriali mi aiuta a capire quante cose ho in comune con gli altri, le esperienze degli altri mi aiutano a capire meglio le mie stesse vicende. Leggendo gli altri prendo spunti e suggestioni per essere utile»1. Nel blog la dimensione relazionale è rilevante, poiché le informazioni non sono solamente trasmesse, ma condivise, messe a disposizione in contesti di relazioni. Anche se virtuali, si stabiliscono rapporti sulla base di scritti che rimangono aperti ed interattivi e, quindi, predisposti a raccogliere un’opinione o una risposta. La possibilità che taluni ravvisano è quella “di tenere aggiornati parenti e amici” e di organizzare uno spazio nel quale la moltiplicazione dei destinatari arricchisce la conversazione. Tuttavia, rispetto ad altre forme di comunicazione in rete, con il blog l’autore esercita un ruolo di rilievo: «è il blogger stesso che gestisce i contenuti e che organizza le discussioni» (Friso, 2009, 71). Nel blog «più che un repertorio di materiali si trova una identità» (Bruni, 2009, 45), un’espressione ed una presentazione originali del modo personale di “abitare la rete”. In questo senso, per taluni autori il blog non si qualifica come semplice strumento ma piuttosto, rivelerebbe qualcosa circa il pensiero del suo autore. Il blog non è neutro (Di Fraia, 2007, 83). La modalità e lo stile scelti dall’autore attribuiscono un certo ritmo alla testualità del blog. Allora, il processo attraverso cui le parole sono impiegate potrebbe interagire con il procedere dei pensieri (Mortesen, Walker, 2002, 253). Se gli studiosi sono concordi nel rintracciare uno stretto legame tra blog ed identità dell’autore (Di Fraia, 2007, 98)2, tale rapporto rivela una potenzialità dell’impiego del blog. Strumento di registrazione di una scrittura frammentata, il blog può rappresentare un processore dei pensieri. In un ambiente flessibile e aperto in cui i pensieri si depositano, ma pure si costruiscono diventa allora interessante esplorare i significati della propria esperienza di attesa e della nascita. Conclusioni Le rappresentazioni mentali e i processi affettivi avviati dalle ecografie ostetriche e dalle narrazioni condivise nei blog, seppur in modi e forme diverse, offrono nuove opportunità per accompagnare il processo di transizione alla genitorialità. Non sappiamo, al momento, se lo ostacolino o lo EDUCATION SCIENCES & SOCIETY 142 Livia Cadei, Domenico Simeone facilitino, ma senz’altro aprono nuovi spazi relazionali che vanno abitati con intelligenza (pedagogica) affinché possano diventare spazi di pensiero e di progetto, occasioni generative che favoriscano la nascita di nuove madri e nuovi padri. La consapevolezza del proprio ruolo di padre e di madre non può prescindere da una riflessione su se stessi, sulle proprie emozioni, sui propri progetti di vita. «La nascita è la più profonda esperienza umana del rinnovamento e insieme della continuità, della speranza progettante e dell’irreversibilità» (Iori, 2006, 43). Si tratta di “esistere nascendo”, cioè di dar corso a quelle molteplici nascite che permettono la realizzazione di una pienezza inedita. In questa prospettiva maieutica l’esperienza della nascita, della maternità e della paternità, non è solo un evento circoscritto, quanto piuttosto un elemento paradigmatico dell’esperienza di liberazione rigenerante del soggetto. «E-sistere significa sporgersi e uscire da un grembo, appunto giungere alla nascita. L’esistenza è trascendenza patita, agita, incontrata, corrisposta» (Mancini, 2007, 227). Presentazione dell’Autore: Livia Cadei è ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Macerata, dove è docente di Pedagogia della Famiglia e Pedagogia interculturale sul tema della ricerca nell’ambito delle relazioni familiari ha pubblicato il volume Pedagogia della famiglia e modelli di ricerca, Macerata, EUM, 2008. Domenico Simeone è docente di Pedagogia generale presso la Facoltà di Scienze della formazione e dirige il Centro Studi sulle relazioni educative familiari istituito presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione e della formazione dell’Università degli Studi di Macerata. Fa parte del Consiglio direttivo del Ce.S.Pe.F. (Centro Studi Pedagogici sulla Vita Matrimoniale e Familiare). Dirige la rivista Consultori Familiari Oggi, fa parte del comitato di direzione della rivista La Famiglia. Sul tema delle relazioni educative familiari ha recentemente pubblicato il volume Educare in Famiglia. Indicazioni pedagogiche per lo sviluppo dell’empowerment familiare, Brescia, La Scuola, 2008. Note 1 Paterpuer Impressioni di un padre in divenire, in Internet, URL: http://paterpuer.blogspot.com/. 2 «Ciascun blog diviene la materializzazione testuale di una persona, la sua “manifestazione identitaria” in rete; il suo point of presence stabile e sempre riconoscitive – un’“identità appunto”», cfr. Di Fraia (2007, 98). PERSONA E SOCIETÀ Diventare genitori. Fantasie e narrazioni in un’epoca tecnologica 143 Bibliografia Bruni, F. (2009), Blog e didattica. Una risorsa del web 2.0 per il processi di insegnamento, Macerata, E.U.M. Bucci, F., Solano, L., Donati, V., San Martini, P. (2005), «Regolazione affettiva e salute in gravidanza e nel puerperio: effetti di un intervento di scrittura in 39 gestanti primipare», Infanzia e Adolescenza, IV, n. 2, 114-127. Cyrulnik, B. (2009), Autobiografia di uno spaventapasseri. Strategie per superare un trauma, Milano, Cortina. Dal Verme, S., Mantovani, S. (2005), «Transizione alla genitorialità», in P.L. Righetti, D. Casadei, (a cura di), Sostegno psicologico in gravidanza, Roma, Edizioni Scientifiche Ma.Gi, 79-96. De Villers, G. (1996), «L’approche biographique au carrefour de la formation, de la recherche et de l’intervention. Le récit de vie comme approche de rechercheformation», in D. Desmarais, J.M. 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