Sud Africa 2010
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n.8 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza - Anno 37 - N. 8 Ottobre 2009 - Mensile Ottobre 2009 Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori Azzurri qualificati Verso Sud Africa 2010 Speciale Polizza Convenzione Fondiaria-SAI / Aic per calciatori e calciatrici dilettanti Stagione sportiva 2009/10 ottobre 2009 L’Intervista: Marco Di Vaio attaccante del Bologna Calcio Femminile: Interessante novità a Siena Speciale: Polizza per calciatori/trici dilettanti La mia famiglia, l’ho ereditata. Da te. Un testamento a favore di Ai.Bi. significa lasciare un segno di te nel futuro dei bambini abbandonati. Un gesto molto semplice ma concreto, che potrà contribuire a dare loro la speranza di essere accolti da una famiglia. Per maggiori informazioni, richiedi la Guida ai lasciti testamentari. [email protected] www.aibi.it/lasciti Tel 02 988221 Per richiedere la Guida compila il seguente coupon e invialo in busta chiusa a: Ai.Bi. Amici dei Bambini - Casella Postale 77 20077 Melegnano (MI) oppure via fax al 02 98232611 Nome Cognome Via Citta Cap Tel n Provincia email INFORMATIVA SULLA PRIVACY – Ai sensi dell’art. 13, d.lgs 196/2003 Con riferimento al D.Lgs. 196/2003 in materia di privacy, La informiamo che i Suoi dati sono utilizzati, in modo lecito e secondo correttezza, per lo svolgimento delle attività legate al rapporto con Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini, nonché per l’invio di informazioni sulle attività e gli eventi svolti dall’Associazione. Ai sensi dell’art. 7 del D. Lgs. 196/2003 Lei ha diritto in qualsiasi momento di ottenere, a cura del Titolare, informazioni sul trattamento dei Suoi dati (sulle sue modalità e finalità e sulla logica ad esso applicata) nonché l’aggiornamento, la rettifica, l’integrazione dei dati, etc. I suoi dati potranno essere comunicati alle organizzazioni o associazioni collegate ad Amici dei Bambini, nonché a società esterne per le attività di spedizione strettamente necessarie. Il Titolare del trattamento è Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini c.p. 77 – 20077 Melegnano (MI) fax 02 98232611 - e-mail [email protected]. Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini dal 1986 lotta contro l’emergenza abbandono, per garantire ad ogni bambino il diritto di essere figlio. www.aibi.it editoriale di Sergio Campana Lippi difende il gruppo Blatter: no al Salary Cap Intervistato come di consueto in campo subito dopo la partita Italia-Cipro, Marcello Lippi stavolta è andato giù di brutto: il bersaglio è stato il pubblico di Parma, o quella minoranza che comunque si era fatta sentire insultando i nostri giocatori e invocandone altri (Cassano in testa e poi Totti) che il Commissario Tecnico si ostina a non convocare. «È una vergogna - ha detto Lippi visibilmente adirato - che non ci sia rispetto per questi giocatori che sono campioni del mondo e che comunque danno tutto in campo. Ricordiamoci che dopo la partita con l’Irlanda ho schierato undici nuovi giocatori e quindi non si può pretendere subito coesione e gioco corale. Ripeto, è una vergogna che si urli nei loro confronti un “andate a lavorare” che è offensivo e denigratorio». Subito i critici si sono scatenati nei confronti del Commissario Tecnico e occorre dire che la maggioranza, forse memore di attacchi di Lippi contro la stampa, l’ha censurato. Si sostiene che il pubblico va rispettato, che è libero di manifestare il proprio dissenso nei confronti dei giocatori se la loro prestazione non è apprezzabile, insomma che il pubblico può gridare e urlare purché il suo comportamento sia contenuto in termini civili. E ciò è avvenuto a Parma. L’impressione è che Lippi, che non è uno sprovveduto, sapesse benissimo che il suo sfogo avrebbe provocato certe reazioni, ma sapesse altrettanto bene che doveva farlo per difendere i giocatori. Lippi ha vinto un mondiale e quindi le sue capacità sono fuori discussione, ma lui è convinto soprattutto che certi successi sono dovuti, ancora più che alle doti tecniche, alla solidità del gruppo. Con l’esternazione di Parma, di sicuro ha guadagnato dai propri giocatori ancor più stima e credibilità; e ha messo un altro mattone nella costruzione del gruppo. Lippi ha condotto la squadra al titolo mondiale, ha guadagnato la qualificazione a Sud Africa 2010 con anticipo e senza sconfitte, e quindi appare molto sicuro di sé e incurante delle critiche. Tanto sa bene che la sua intoccabilità dipenderà dal cammino della nostra Nazionale al prossimo mondiale. Ora sta sperimentando il tormentone delle esclusioni dall’attuale gruppo (Cassano, Totti, Nesta, Amauri), ma Lippi ha le idee chiare. Ha in mente, sopra ogni cosa, il gruppo e la convocazione di qualche nuovo giocatore dipenderà, più che da prestazioni positive, dalle sue attitudini ad inserirsi, appunto, nel gruppo. Tutti i suoi predecessori (da Bearzot a Zoff, da Vicini a Maldini, da Sacchi a Trapattoni) hanno dovuto sopportare le stesse pressioni da parte della stampa sull’opportunità di convocare questo o quel giocatore (Beccalossi è stato il Cassano ante litteram) e tutti hanno dimostrato di seguire le proprie convinzioni. Lippi sul punto sembra essere il più determinato di tutti e certamente le sue scelte non saranno condizionate dalle indicazioni di giornalisti o dall’opinione pubblica. Ora il campionato, che è ancora agli inizi, offrirà a Lippi le certezze e gli toglierà qualche dubbio. Ma sarà lui e solo lui a decidere. Il presidente della Fifa, Blatter, ha concesso un’intervista che analizza il calcio a 360 gradi. L’inizio del discorso riguarda il prossimo Mondiale del 2010, che secondo Blatter sarà di alto livello, favorito anche dalle condizioni climatiche (si giocherà in altura) nettamente migliori di quelle di Germania 2006, caratterizzate da un caldo opprimente. Alla domanda se stavolta sarà lui a consegnare la coppa ai campioni del mondo (a Berlino si notò la sua misteriosa, ma non troppo, assenza) il presidente della Fifa ha assicurato che in Africa è di casa e che sarà lui a premiare i vincitori. Interrogato sull’opportunità di ammettere di diritto alla fase finale del Mondiale i campioni uscenti, Blatter ha detto di no: si continua così, anche i campioni devono guadagnarsi il posto. Gli è stato poi chiesto quali siano le sue valutazioni sull’esperimento dei cinque arbitri (due dietro le porte), caldeggiato da Platini e qui Blatter si è dichiarato possibilista, in attesa di esaminare i primi risultati, escludendo peraltro che oltre all’arbitro, qualcuno degli assistenti possa entrare in campo. Altro argomento, l’inserimento della tecnologia nel calcio, moviola in testa. Qui Blatter ha espresso netta chiusura, pur ammettendo che si può sperimentare il sistema adottato dal tennis e l’introduzione del pallone col chip. A proposito di questo è stato chiesto al presidente della Fifa se è a conoscenza dei sensori sulle porte sperimentati a Udine. La risposta è stata scoraggiante: mai visto un progetto presentato dall’Italia, al Board lo stanno ancora aspettando. Sulla crisi economica del calcio, Blatter ha assicurato che il grande calcio è forte, soprattutto perché le televisioni pagano; semmai soffre il calcio minore, che ha entrate molto meno consistenti. Interrogato sul comportamento dei grandi padroni dei club (Berlusconi, Moratti, Abramovic), il presidente della Fifa è categorico: «Finalmente si sono accorti degli sprechi e ora invocano il Salary Cap. Ma il Salary Cap no; non si può intervenire in un sistema di mercato, di domanda e di offerta. La soluzione è un’altra». E qui Blatter tira fuori uno dei suoi progetti preferiti, il suo cavallo di battaglia: l’ormai famoso 6+5 (sei italiani e cinque stranieri in campo), che fa crescere i giocatori, normalizza il mercato e tutela le rappresentative nazionali. Egli sa benissimo che l’Unione Europea si oppone, ma assicura che la posizione della Commissione può essere superata dal Parlamento Europeo che la pensa diversamente. Insomma Blatter è più vivo che mai e dimostra che il potere non l’ha logorato. Tanto è vero che afferma: «Non ho finito la mia missione nel calcio, ho bisogno di altro tempo, spero che il congresso nel 2011 ne prenda atto». 3 NASCE AriSLA CRESCE LA SPERANZA Chi siamo L’Agenzia di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica promuove e finanzia attività di ricerca scientifica sulla SLA. AriSLA nasce dalla comune volontà di Fondazione Cariplo, Fondazione Telethon, Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport ed AISLA. Per le sue caratteristiche e finalità AriSLA rappresenta una realtà unica in Italia ed in Europa e si candida a divenire punto di riferimento per la comunità scientifica impegnata nella sfida contro la SLA. Il nostro obiettivo Obiettivo principale di AriSLA è quello di offrire ai malati speranze di cura e migliori aspettative e condizioni di vita. Il nostro impegno quotidiano per un futuro senza SLA può diventare una prospettiva concreta con il sostegno di chi condivide con noi il raggiungimento di questa meta. Grazie al prezioso contributo di tutti possiamo concorrere al finanziamento dei migliori progetti di ricerca. Come aiutarci Donare ad AriSLA è semplicissimo e lo si può fare attraverso una pluralità di strumenti: • attraverso il tuo 5x1000 (nel modulo della dichiarazione firma nello spazio dedicato a Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e inserisci il codice fiscale di AriSLA: 97511040152) • con donazione on line (PayPal) • con bonifico bancario (Iban: IT71 E033 5901 6001 0000 0005 190) • con donazione continuativa (Domiciliazione bancaria o postale) Per saperne di più entra nel nostro sito www.arisla.org e troverai tutte le informazioni necessarie, oppure telefona al nostro numero 02 58012354. Come operiamo La nostra priorità è quella di operare affinché la ricerca finanziata sia di eccellenza, con risultati che abbiano ricadute concrete per i malati di SLA ed i loro familiari, anche attraverso la creazione di un network di scienziati, nazionali ed internazionali, che metta in sinergia le migliori risorse del settore. Per un futuro senza SLA AriSLA – Agenzia di Ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica Via Camaldoli, 64 – 20138 Milano, Tel. 02 58012354 C. F. 97511040152, Iban IT71 E033 5901 6001 0000 0005 190 www.arisla.org Sommario Sommario l’intervista di Pino Lazzaro editoriale di Sergio Campana Lippi difende il gruppo. Blatter: no al Salary Cap 3 attività aic di Nicola Bosio 11 primo piano di Barnaba Ungaro Il C.T. Francesco Rocca: “Un sogno spezzato” 12 l’inchiesta di Barnaba Ungaro Giovani? Niente di nuovo sotto il sole… Bologna gli sta regalando emozioni che da tempo non provava: Marco Di Vaio si racconta tra una città che trova bellissima ed uno stile di vita, quello dei bolognesi, che gradisce per quella “normalità” che lo fa sentire rispettato come persona. E a Bologna si trova pure per la prima volta a portare al braccio la fascia di capitano; quasi un esordio a 33 anni, dopo una carriera più che importante. n.8 Ottobre 2009 14 Calcio e legge di Stefano Sartori Denuncia penale e violazione clausola compromissoria 16 6 ilCalciatore segreteria di Umberto Calcagno Convenzione Aic/Fondiaria-Sai 18 Calcio femminile di Pino Lazzaro A Siena qualcosa si muove? 20 Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori foto redazione e amministrazione tel fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Gianfranco Serioli Stefano Sartori Stefano Fontana Barnaba Ungaro Mario Dall’Angelo Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it [email protected] Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972 Lega Pro di Pino Lazzaro Carmine Cerchia: “L’Aic è un punto di riferimento” 22 segreteria di Diego Murari In viaggio con Diego/10 24 come stai? di Pino Lazzaro Stefano Cusin 26 ha scritto per noi di Alessandro Comi Roberto Cretaz: “La regola dei giovani penalizza la Serie D” 28 internet di Stefano Fontana Oddo e Rosina: chi viene e chi va 31 tempo libero Speciale Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana Member of direttore direttore responsabile condirettore redazione Finito di stampare il 31-10-2009 34 Pubblichiamo questo mese, come inserto da staccare e conservare, il testo della Polizza per la stagione sportiva 2009/10 nato dalla convenzione tra Aic e Fondiaria-Sai riservata ai calciatori e alle calciatrici dilettanti. Maggiori dettagli nel commento di Umberto Calcagno alle pagine 18 e 19 della rivista. 5 l’intervista di Pino Lazzaro Marco Di Vaio, attaccante del Bologna “I calciatori? Una categoria che sta Privilegio e passione Riconosce che di squadre ne ha cambiate fin troppe e che comunque adesso Bologna gli sta regalando emozioni che da tempo non provava, che trova la stessa città bellissima, che pure gli piace lo stile di vita dei bolognesi, anche in quel loro modo di rapportarsi con loro, con i calciatori: certo appassionati ma il tutto si concentra in gran parte giusto sulla domenica, che quando è fuori dal campo gli capita di sentirsi proprio rispettato come persona. La gradisce proprio quella “normalità” che in quell’ambiente ha modo di vivere. Marco Di Vaio lì a Bologna si trova pure per la prima volta a portare al braccio la fascia di capitano; quasi un esordio a 33 anni, dopo una carriera più che importante. Grandi squadre, la Nazionale, esperienze all’estero e un racconto questo suo in cui ha modo di soffermarsi su cosa abbia significato e cosa ancora voglia dire per lui fare il calciatore, avere insomma questo privilegio, soprattutto perché, come sottolinea, lui in fondo pensa d’averci messo di suo “solo” la passione. Naturalmente non è così, o non unicamente così, ma anche questo può servire a provare a leggere come lui abbia attraversato questi suoi anni di calcio. Certamente con orgoglio (nemmeno poi sbandierato) ma pure con qualche rimpianto per un carattere che dice non l’ha poi aiutato più di tanto, spingendolo fin troppo, ancora e ancora, a mettersi in discussione. Come dire insomma che un po’ più di sfrontatezza gli sarebbe stata utile, sì. Buona lettura. “Penso che questo mio legame col calcio sia partito dalla passione che mio padre ha sempre avuto per il pallone e così per quel che ricordo mi pare d’aver iniziato da subito, in casa e sottocasa, avevo cinque anni e mezzo quando sono entrato nella mia prima società, la Storta; c’è ancora lì a Roma, sempre settore giovanile mentre mi pare che abbiano adesso anche una squadra di amatori. Poco lontano da casa, dieci minuti e lì ci sono stato sino a dieci anni finché non mi videro quelli della Lazio. S’andò a giocare un torneo all’Acquacetosa, era sette contro sette, una delle partite era proprio contro la Lazio e lì c’erano anche Felice Pulici che era il responsabile del settore giovanile e Patarca, l’allenatore degli esordienti, lo ricordo proprio come un maestro: sono stati loro due a portarmi alla Lazio. Era la squadra di mio padre, era pure la mia, lui mi portava allo stadio a vedere la Lazio e dopo essere passato con loro avevamo anche la tessera per le partite; l’anno prima c’era stata la possibilità di passare alla Roma, mio padre aveva preferito rifiutare. Passare alla Lazio ha voluto anche dire andare mol- 6 to più lontano per gli allenamenti, in pratica dall’altra parte di Roma, una settantina di chilometri tra andata e ritorno. Non lontano da casa mia vivevano altri miei compagni, così le famiglie si erano organizzate e ci portavano a turno. Finché erano due volte la settimana non era poi così pesante ma crescendo diventarono tre e poi ancora di più, praticamente quasi tutti i giorni, è stata mia madre quella che più insomma ricordo come “tassista”. Con la scuola sono comunque andato avanti, ho il diploma di ragioniere ma nemmeno ricordo con che voto sono uscito; comunque sia ho preso poca roba, sono arrivato sino in fondo soprattutto per i miei ed è una cosa questa di cui mi pento, avrei potuto fare meglio a scuola ma al solito si capiscono dopo le cose”. “Quando ritorno a quei miei anni di settore giovanile li vedo come il periodo più bello della mia vita, io ero uno proprio innamorato del calcio, ore e ore a giocare, non mi stancavo mai. Sì, lì alla Lazio mi hanno trattato proprio bene, stavano attenti anche a come s’andava a scuola, ricordo che c’è stato un periodo alle medie in cui non facevo bene e così mi hanno fermato due settimane, niente pallone, dovevo mostrare di recuperare, li volevano vedere i risultati. In effetti non si può sapere se quel che crescono diventerà un campione o no, uno che riesce ad arrivare o no; hanno una responsabilità non da poco, hanno in mano il futuro di una persona. Per me è stato uno spartiacque l’esordio in serie A che ho fatto con la Lazio contro il Padova, avevo 18 anni. È stato lì che ho capito di aver fatto un passo importante, che insomma potevo proprio farcela: del resto era proprio il calciatore quel che volevo fare, era quello il sogno, non necessariamente legato alla categoria, alla serie A per dire, era fare giusto il calciatore quel che mi immaginavo e fantasticavo. Per quel che riguarda il distacco dalla compagnia, dal non fare le cose che i miei amici facevano, non mi pare d’aver fatto poi fatica. È stato a 16 anni che per la prima volta è stata un po’ dura, la mia prima ragazza, lì ho un po’ sofferto. Ero comunque già con la Primavera, per me il calcio stava in ogni caso diventando un po’ diverso l’intervista crescendo” Marco di Vaio con la maglia “storica” appositamente riprodotta per celebrare i cento anni del Bologna. Da quest’anno è diventato il capitano dei felsinei. 7 l’intervista da prima, capitava anche di allenarsi con quelli della prima squadra, ero ormai “formato” in un certo modo. Come detto sentivo della sofferenza i fine settimana ma devo dire che restava sempre la domenica mattina il momento più atteso, quello della partita, non era il sabato. Così penso d’essere stato uno “serio” ma senza per questo costringermi a fare delle scelte, sentendo per dire che mi privavo di qualcosa: la volontà era quella di fare il calciatore, di andare a giocare, non mi sono mai trovato a dover decidere se fare una cosa o l’altra, era insomma sempre il pallone quel che importava di più. Chi più degli altri posso ricordare qui per quei miei anni con la Lazio è il nostro mister della Primavera, Mimmo Caso, ci sono stato assieme per tre anni, sono stati anche anni buoni, abbiamo fatto bene. Per noi era proprio un papà e mi sento ancora con lui”. “Sarà l’età che ho, sarà così che in campo per dire ho meno ansia di prima e così le leggo magari diversamente da prima le situazioni, ma a me pare che come categoria in generale noi si stia crescendo, per me pure tra noi calciatori c’è più rispetto di prima, si sta così via via completando una crescita. E questo per me dipende dal fatto che sono ormai parecchi tra i calciatori quelli che sono cresciuti con le televisioni in campo, quindi con la consapevolezza per chi gioca che sei scrutato in ogni istante, che sei sotto gli occhi di tutti, che avere un comportamento esemplare è un passaggio in più, che la tua professionalità può essere sempre messa in discussione, che ci devi stare attento. Sono cose queste che 8 di tanto in tanto circolano anche nello spogliatoio, capita di commentare tra noi un determinato episodio, ci si ragiona e il tutto te lo riporti poi sul campo. Sì, io penso che noi calciatori dovremmo e potremmo fare di più lì sul campo, prendere a volte delle posizioni nette, cercare comunque sempre di far passare quello che è il messaggio del calcio. Penso al razzismo per esempio: il calcio non è né bianco né nero, il calcio è un qualcosa che unisce e non che separa, il tutto vale soprattutto proprio per noi calciatori. A chi ha idee come quelle, io gli farei fare un anno dentro a un gruppo, dentro a uno spogliatoio; credo che capirebbe molte più cose, gli sarebbe proprio utile: quando sei in campo e hai bisogno dei compagni, hai giusto bisogno di loro, che c’entra il colore della pelle?” “Per me non c’è un limite preciso dove nasce o finisce lo “spogliatoio”, credo che dipenda molto da come ti alleni, da come ti poni sul campo. È vero, si parla sempre di gruppo, sempre di lì si deve passare ma in questo specifico a me pare che sia sempre e comunque fondamentale il messaggio che sa dare l’allenatore, la coerenza tra quel che dice e quel che fa, penso che è proprio lì che tanto possa poi formarsi. Il gruppo per me ha bisogno di un leader esterno, di una guida esterna, è lui che può portare la squadra a un certo dato di partenza, a una unione d’intenti, al fatto che ci si riconosce intanto su quel che l’allenatore propone: è lui il garante di un equilibrio che sempre ci deve essere in una squadra”. “Sì, sono il capitano, lo sono da questa scorsa estate ed è la prima volta nella mia carriera che porto la fascia. Prima qui il capitano era Terzi, ora lui è andato via; è stato proprio lui a dirmi che gli sarebbe piaciuto che fossi stato io a continuare al suo posto. Sono andato dai compagni, ho chiesto se era una cosa questa che poteva andare bene al gruppo e la risposta che ho avuto ha fatto sì che me la prendessi questa responsabilità. D’accordo, adesso ho la fascia, sono dunque riconosciuto come il capitano ma è vero che ce ne sono sempre tanti di capitani. Dipende Sopra e a fianco due momenti della carriera di Di Vaio: con la maglia del Parma (contrastato da Ciro Ferrara) e con quella della Juventus (contro il Milan di Maldini) l’intervista sempre come ci si pone, gli interessi del gruppo che vengono prima dei propri, anche come ci si allena, la professionalità che si ha, i valori che ciascuno può dare agli altri”. “Per quel che riguarda il lavoro sul campo, come porsi negli allenamenti, su come le fai le cose, per me è stata importante l’esperienza alla Juventus, è stato lì che qualcosa mi è scattato dentro. E a farmi capire il valore del lavoro è stata soprattutto la forza nell’applicazione che mi dimostravano proprio i giocatori più grandi, quelli più importanti. Lì, tutti i giorni, il rispetto che avevano e hanno della loro professione: così ho potuto capire quel che serve per giocare o no. Come capitano non sono uno che sta zitto, solo che cerco sempre coerenza tra le parole e i comportamenti, altrimenti si perde in credibilità. Con i giovani penso di poter dire che sono uno che ha con loro un buon rapporto; non posso certo dimenticare che anch’io ero come loro, diciamo esuberante, che a certe cose proprio non ci facevo caso, che è sulla propria pelle che si imparano le cose e che pure loro le impareranno. Credo anche che sia giusto si possa essere per dire sbadati a 18 anni, quel che conta è che siano seri e abbiano voglia di fare bene. Da loro ci si attende molto ed è giusto dunque trattarli come gli al- tri, riproporre cose del passato tipo il portare le borse è un qualcosa che non ha senso per la strada che è stata fatta in questi anni”. “Sono convinto anch’io che come si suol dire la parte migliore del calcio sia rappresentata dai calciatori. Sono loro che vanno in campo, che danno il cosiddetto spettacolo e tutto l’esterno che c’è attorno al campo non è detto né fatto dai calciatori. Possiamo fare bene o male, ma sul campo ci siamo noi, cosa questa che non accade invece nella gestione del calcio. Vedi nella stessa Lega, sono altri i protagonisti, non ci sono calciatori e così anche il percorso che è stato preso, quello del business, non è stato scelto da noi. Secondo me invece la presenza dei calciatori sarebbe fondamentale proprio per capire cos’è anche il calcio, come lo viviamo noi da dentro. Se ne parla ma davvero sono cose che non si sanno. Ecco perché pensando agli allenamenti e alle partite vedo nei calciatori la parte migliore; le tante chiacchiere che ci sono poi possono essere giuste o sbagliate, ma non sono quelle dei veri protagonisti. Dai, i bambini si innamorano dei calciatori, non dei commentatori. Ecco perché per tanti di noi tutto quel che è fuori dal campo è un qualcosa spesso da evitare e personalmente quel che proprio non mi piacciono sono i toni che vengono usati, l’approccio insomma che si ha verso il pallone”. “È vero, di squadre ne ho cambiate tante ma non l’ho mai fatto con in testa l’idea dei soldi, cambiare per prendere comunque di più, in fondo posso dire che nei miei anni i guadagni sono rimasti sostanzialmente simili, non sono mai insomma cambiati poi tanto. Spesso a spingermi è stata invece la voglia di “fuggire”, pensando che andando via da una situazione avrei potuto magari trovare un posto migliore. Quel che invece mi si sono riproposti sono stati in fondo gli stessi problemi di prima, solo con facce diverse. A volte sono stato io a forzare le cose, altre sono venute da sole e con l’esperienza che ho fatto capisco che degli trasferimenti avrei potuto evitarli. Adesso mi rendo conto che stare di più invece in una stessa squadra ti dà la possibilità di misurare meglio la situazione, conoscere di più l’ambiente e le persone, sapere anche chi ti può per davvero o meno dare una mano”. “Credo proprio che avrei potuto fare ancora di più col calcio. Quando sono arrivato al top rappresentato per me dalla Juventus non ero ancora maturo per un salto del genere; avevo sì 26 anni ma ho sofferto, specie il primo anno. Quel che credo mi abbia limitato è stato il fatto che non sono mai stato, come dire, uno sfrontato, sempre vedevo gli altri come avessero qualcosa più di me. È una parte questa del mio carattere che non mi ha tanto aiutato; vedevo negli altri una convinzione e una si- 9 l’intervista curezza nei propri mezzi che a me è mancata. Sì, potevo far meglio e questo mio continuamente mettermi in discussione è stato insomma un limite, del resto così siamo fatti. No, se penso al dopo non mi vedo come allenatore, mi piacerebbe piuttosto stare con i bambini, insegnar loro qualcosa, aiutarli. Non insomma a livello di professionisti, dove contano così tanto gli interessi personali. Per quel che ho detto prima non credo d’essere portato come carattere a poter determinare la strada per 25 teste. Il calcio mi piace sempre tanto, mi rendo conto che adesso lo guardo con occhi anche diversi, vedo magari di più ma non mi piace e non mi è mai piaciuto entrare in questioni tecniche. Quel che continua soprattutto a piacermi è lo spirito del gioco, questo sì”. “Le partite continuo a sentirle per bene, è la domenica mattina che il tutto si muove. Comincio a immaginare le sensazioni e ci arrivo piano piano, non sono di quelli che sanno per dire scherzare e fare battute fin 5’ prima di cominciare. Sul cam- po riesco a isolarmi, la vivo molto sul piano personale la partita, io e i compagni, non faccio più di tanto caso all’esterno. L’espulsione che ho preso adesso a Genova contro la Sampdoria è la terza che ho in carriera; la prima da giovanissimo, la seconda quand’ero al Genoa: entrambe me le meritavo, questa invece a mio modo di vedere no. Mi rendo conto certo che per loro, per gli arbitri, non è certo facile, hanno davanti intanto noi 22 in campo, poi le panchine, la gente che giudica eccetera. Anche nel loro caso ci sono i caratteri diversi, c’è chi tiene più o meno le pressioni e da questo dipende anche il loro di comportamento. Chi le subisce di più può essere così più nervoso ed è insomma la stessa storia in fondo di un calciatore. Quel che in assoluto più a me dà fastidio è la prepotenza che a volte hanno nel rapportarsi con i calciatori”. “Ai più giovani? Mah, ognuno ha il suo percorso, il suo carattere. L’unica cosa che mi sentirei di dire è allora di riflettere su quanto sia importante l’allenamento, il lavoro giornaliero, la costruzione di sé stessi. A 18 anni non si è magari ancora pronti ma già a 19 si può essere più forti e più pronti di prima. L’idea di fare bene ogni giorno ti può così portare a un livello più importante, magari anche in serie A, il poterti togliere delle soddisfazioni davvero grandi. Allora direi loro di far presto a capire il significato di allenarsi. Certo che mi sento e sono un privilegiato, non ho nessun dubbio, lo sono alla grande tanto è vero che quel che penso d’aver messo soprattutto di mio è stata la passione”. Nei suoi 15 anni di carriera ha avuto modo di indossare le maglie di ben dieci società diverse, vincendo una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con il Parma e uno scudetto e ancora una Supercoppa italiana con la Juventus. La scheda Classe 1976, Marco Di Vaio è nato a Roma e le sue “misure” sull’Almanacco Panini sono m. 1,79x77 kg. Cresciuto nel settore giovanile della Lazio ha esordito in prima squadra (con gol) esattamente il 20 novembre del 1994 contro il Padova. Quella partita finì 5 a 1 per la Lazio, Marco entrò al 68’ al posto di Casiraghi e andò in gol al 77’; in panchina c’era Zeman. Sono 14 le sue presenze (due gol) con la Nazionale maggiore e l’esordio, con Trapattoni quale c.t., l’ha fatto a Piacenza nel settembre del 2001 nella gara amichevole contro il Marocco vinta dai nostri per 1 a 0 (gol di Tommasi), facendo poi parte del gruppo azzurro impegnato in Portogallo all’Europeo 2004. È sposato con Malisa e ha due figlie, Sara e Sofia. Stagione Squadra Cat. P. 7 G. 2009-10 Bologna A 2008-09 Bologna A 38 24 2 2007-08 Genoa A 22 3 2006-07 (gen) Genoa B 22 9 2006-07 Monaco A 14 3 2005-06 (gen) Monaco A 15 5 2005-06 Valencia A 5 0 2004-05 Valencia A 30 11 2003-04 Juventus A 29 11 2002-03 Juventus A 26 7 2001-02 Parma A 33 20 2000-01 Parma A 27 15 1999-00 Parma A 23 1998-99 Salernitana A 30 10 6 1997-98 Salernitana B 36 21 1996-97 Bari B 27 3 1995-96 (nov) Verona B 7 1 1995-96 Lazio A 0 0 1994-95 Lazio A 8 3 1993-94 Lazio A 0 0 attività aic Avvenimenti Incontri Calendario 16 ven Web Editor’s Meeting Si è svolto nella sede della Fifpro a Hoofddorp, il 15 e 16 ottobre scorso, il web editor’s meeting nel corso del quale è stato presentato il nuovo sito internet della federazione mondiale dei sindacati dei calciatori. Nell’occasione è stata presentata anche l’edizione 2009 del Fifpro World XI Player Awards la cui serata di premiazione si terrà a Zurigo il prossimo dicembre. Presente per l’Aic il responsabile dell’Ufficio Stampa Nicola Bosio. 16 ven Mercato “fuori lista” Serie B Si comunica che i calciatori Pedotti (Crotone), Mandorlini (Gallipoli), Balestri (Mantova), Baù e Mazzocco (Padova), Fusco - Peccarisi e Fragiello (Salernitana), Perrulli (Vicenza), attualmente “fuori lista” e tesserati per società di Serie B hanno - sin d’ora - la possibilità di tessersi per altre squadre in qualsiasi momento della stagione sportiva 14 lun FIFPro World XI Player Awards 2009 Inviate segreteria Aic a tutti i rappresentanti di squadra le schede di votazione con cui la FIFPro (la federazione mondiale dei sindacati dei calciatori) celebra l’edizione 2009 del FIFPro World XI Player Awards il premio che viene assegnato annualmente agli “11 calciatori migliori” dell’annata sportiva. È importante sottolineare che saranno gli oltre 45.000 calciatori associati di più di quaranta sindacati a scegliere i “top players” del 2009 e che nelle precedenti quattro edizioni ben dieci giocatori che militavano nel campionato italiano hanno fatto parte della lista finale dei più votati (Buffon, Cannavaro, Nesta, Zambrotta, Maldini, Pirlo e gli “stranieri” Shevchenko, Cafù, Thuram e Kakà). Il Galà di premiazione si svolgerà a Zurigo il prossimo dicembre e incoronerà il successore di Cristiano Ronaldo, vincitore assoluto della passata stagione. Cambio di indirizzo Commissione Accordi Economici Si segnala che la Commissione Accordi Economici (CAE) ha traslocato i propri uffici da Via Po a Piazzale Flaminio, 9 - 00198 Roma - e che pertanto i ricorsi dovranno essere inviati al nuovo indirizzo. Ricordiamo inoltre che, per richiedere ogni informazione utile, in particolare sul calendario delle riunioni e l’esito delle vertenze, la Segreteria della CAE (Sig. Ciuffa) è a disposizione al seguente numero telefonico, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 12.00: 335/6329113. Il 16 novembre prossimo a Milano Workshop internazionale Peak Performance Lunedì 16 novembre 2009 a Milano all’Hotel Michelangelo (Via Scarlatti, 33 - Zona Stazione Centrale), inizio ore 10:30, si terrà un importante Workshop internazionale intitolato “Peak performance – neurofeedback e Biofeedback: le nuove frontiere dell’empowerment nell’azienda e nello sport”. L’iniziativa è promossa dalla società Mind Room International in partnership con l’Associazione Italiana Calciatori e Confidustria Vicenza. Patrocinano l’evento l’Associazione Italiana Direttori Personale e l’Associazione Italiana preparatori atletici calcio. Il convegno si incentra sugli importanti benefici che l’applicazione delle neuroscienze è in grado portare nella ricerca della peak performance sia nei contesti aziendali sia in quelli sportivi. A tal fine saranno esaminate con particolare attenzione le moderne metodologie del Neurofeedback e del Biofeedback. Porteranno la loro testimonianza alcuni tra i massimi esperti di livello internazionale del settore. Nel corso dell’incontro verrà anche illustrata la metodologia “Mind Room” che negli ultimi tempi sta riscontrando un particolare interesse - nell’impresa e nello sport - per favorire nelle persone la possibilità di accrescere le loro performance nel contesto di un innovativo percorso di promozione del benessere. Il Workshop è rivolto agli psicologi dello sport e del lavoro, ai responsabili delle risorse umane delle aziende, ai medici dello sport, ai preparatori atletici e a tutti coloro che sono alla ricerca di sistemi per elevare le prestazioni e le capacità personali a beneficio dei singoli e dei contesti nei quali operano. 11 primo piano di Barnaba Ungaro Il Mondiale Under 20 in Egitto Il C.T. Francesco Negli ottavi di finale, l’exploit: un secco 3 a 1 alla Spagna, una delle favorite, e gli azzurrini di Francesco Rocca cominciano a sognare. Nei quarti, contro l’Ungheria, l’incubo: sotto di un gol su calcio di rigore dopo appena due minuti, poi emozioni a non finire e tre espulsioni. Soprattutto, però, un risultato che non perdona: i magiari vincono 3 a 2 ai supplementari, al 90’ la situazione era in parità, 1 a 1. Il mondiale Under 20 egiziano è uno spaccato dei pregi e difetti di chi è poco più che maggiorenne. La carica che trasforma tutti in campioncini quando il vento soffia in poppa, l’impulsività cieca che invece imperversa nei momenti di difficoltà. Francesco Rocca, il Commissario Tecnico azzurro che da sempre sceglie prima gli uomini e poi i giocatori, a caldo non concede attenuanti ai suoi: “Sono molto arrabbiato con loro, occasioni così non ricapitano”. Questo si legge nei quotidiani dopo l’eliminazione. Ed a distanza di alcune settimane, qual è la sua considerazione? “È peggiorata”. Così, senza mezzi termini, come sin dal primo “Un sogno momento Rocca ci ha abituati. Pane al pane e vino al vino. “È peggiorata perché nonostante siano passati un po’ di giorni ci rimango ancora male. Non elimini la Spagna come siamo riusciti a fare per poi perdere in quel modo. Avevamo fatto allenamenti durissimi, eravamo in crescita, avrei immaginato un finale diverso”. Il nocciolo sta lì, nel black out di “quella partita”, come la definisce lo stesso Commissario Tecnico. Ma dovuto a che cosa? “Superficialità. Non puoi incassare un rigore dopo due minuti, non si può rimanere in otto perché ci si attacca ai pantaloncini degli avversari. Qui c’è un discorso di responsabilità da fare. Ad ognuno il suo, ed i ragazzi non possono commettere certi errori. Educatissimi, d’accordo, ma è nella mentalità che non tornano i conti. E certi treni passano solo una volta; l’ho ricordato prima di tutto ai miei giocatori”. Anche a distanza di tempo, Rocca non ammorbidisce la sua valutazione post mondiale. “Siamo stati baciati dalla popolarità per qualche giorno, poi basta”. Ecco spiegato il concetto di occasioni che non si ripetono. Perché il rischio è che per molti ragazzi adesso si apra una carriera nell’anonimato. Il C.T. lo aveva sottolineato al momento di ritornare in Italia. I quarti di finale, quindi, non vanno giù, all’ex terzino della Roma, da quasi trent’anni sulle panchine azzurre. Per il modo con cui è arrivata la sconfitta contro l’Ungheria. Però, l’attaccamento ai suoi ragazzi emerge quando sente parlare di una Nazionale di seconde scelte. Chissà, forse con chi invece è rimasto in Italia si sarebbe potuto andare più avanti… “Non ho mai accampato scuse” – chiude Rocca – “i giocatori che sono venuti con me erano i migliori. Ab- primo piano Rocca: spezzato” Ottorino Giugni, capo delegazione “Giovani bravi. Serve più coraggio a lanciarli” In queste immagini alcuni momenti della partita persa dall’Italia contro l’Ungheria ai quarti di finale. Sopra, il difensore Marco Calderoni (Piacenza), a fianco Michelangelo Albertazzi (Milan) e a sinistra Mattia Mustacchio (Ancona). biamo fatto allenamenti durissimi, lo ripeto. Alcuni ragazzi sono scappati dal campo durante le varie convocazioni, altri magari non ce li hanno mandati. Quelli che invece c’erano è perché lo volevano, quindi per me erano la miglior Under 20 che potessi portare al mondiale”. E se un nuovo treno passasse nuovamente anche per loro, il primo ad esserne felice, ne siamo convinti, sarebbe proprio Rocca. L’esperienza, in fin dei conti, serve per il futuro, no? Quando si parla del mondiale Under 20, la prima cosa che viene in mente all’avvocato Fiduciario Aic Ottorino Giugni, consigliere federale e capo delegazione in Egitto, “è come la FIFA possa organizzare questa manifestazione quando i vari campionati nazionali siano già cominciati. Avete visto? Mancavano alcuni giocatori che ormai gravitano nelle prime squadre, e senza che vi fosse un obbligo specifico di rispondere alla convocazione. Francamente, non lo capisco”. Degli azzurrini presenti, però, va rimarcato l’ottimo comportamento. “Educati e rispettosi” – sottolinea Giugni – “disciplinati, sempre pronti ad ascoltare. Tutti bravi ragazzi, senza dubbio. L’intera spedizione, comunque, ha affrontato nel migliore dei modi il mondiale egiziano. Il C.T. Rocca è un gran lavoratore, lo sappiamo, così come tutto lo staff federale, persone sempre pronte a dare il loro contributo”. Peccato per quel quarto di finale con l’Ungheria… Dopo l’impresa contro la Spagna. “Eh sì, croce e delizia dello stesso risvolto. I ragazzi si erano visti definire dalla stampa “seconde scelte”, viste le assenze di cui, ripeto, non riesco a dare una spiegazione logica, e probabilmente per una reazione d’orgoglio hanno trovato la forza e la capacità per battere una delle favorite, la Spagna. Poi, contro l’Ungheria, è subentrato quel pizzico di ingenuità, che a catena ha coinvolto un po’ tutta la squadra. Davvero un peccato, perché i ragazzi non mi sono assolutamente dispiaciuti. Anzi, tra loro c’è chi veramente ha un futuro davanti”. Ingenuità contro l’Ungheria. Solo quella? Oppure anche superficialità? “No, solo ingenuità. È mancata l’esperienza nel momento cruciale. D’altra parte molti di questi ragazzi si ritrovano come in una sorta di limbo: fuori età per la categoria Primavera, ma non ancora inseriti da protagonisti nelle prime squadre. Molti, in sostanza, sono in attesa di una collocazione, di una loro dimensione, ed è davvero un peccato. Sapete cosa mi viene in mente, ancora? Ai tanti calciatori stranieri che ci sono in Italia, arrivati e già messi in campo”. Sarebbe più opportuno dare maggior fiducia ai ragazzi di casa nostra? Più coraggio nel lanciarli? “Beh, mi sembra il minimo”. Qui a fianco, il capo delegazione Ottorino Giugni, consigliere federale e Fiduciario Aic, in tribuna con il Commissario Tecnico Francesco Rocca. Sopra, la formazione scesa in campo contro l’Ungheria. 13 l’inchiesta di Barnaba Ungaro Analisi dei trasferimenti in Serie A Giovani? Niente di nuovo sotto il sole… Sono 17 i calciatori, lo scorso anno Under 21 militanti in Serie B, passati in estate a clubs di Serie A: questo il bilancio dopo la chiusura al 31 agosto della campagna trasferimenti. Considerando anche i giovani delle società promosse nella massima categoria e poi confermati (una mezza dozzina, il barese Ranocchia ed il parmense Mariga su tutti, tanto per dare un’idea), in pratica si viaggia ad una media di un giocatore nato nel 1987 ed anni successivi approdato in Serie A. Troppo poco? Forse sì, tenendo presente la regola che in Serie B non include gli Under 21 nelle rose a numero limitato. Una disposizione, questa, nata per contenere i costi e per rendere la cadetteria una rampa di lancio verso il grande calcio, ma che evidentemente deve ancora sortire gli effetti sperati. Sui 52 giocatori trasferiti in estate dalla Serie B alla Serie A, solo 17 erano Under 21, in pratica 1 su 3; molti i giocatori rientrati alla base dopo un prestito oppure una comproprietà (Poli della Sampdoria, ad esempio), ed altrettanto cospicuo il numero di calciatori controllati da società di Serie A e “promossi” a maturare nella massima divisione. Davvero pochi, quindi, i giovani cresciuti effettivamente nei clubs di Serie B che in estate hanno compiuto il grande salto. C’è molto da lavorare, quindi, nei vivai della Serie B, anche se non manca qualche bagliore di speranza. Per intanto, però, in Serie A si continua a puntare sui giovani stranieri. Tra loro, sono 16 quelli nati dal 1987 in poi arrivati in Italia quest’anno, 10 solo delle classi 1988 e 1989. Aggiungendo i 5 calciatori non italiani della stessa età saliti dalla B alla A, il conteggio è presto fatto: su com- 14 plessivi 33 calciatori Under 21 del 2008-2009 trasferiti in Serie A, troviamo 21 stranieri e 12 italiani. In sostanza, due su tre non sono cresciuti nei settori giovanili di casa nostra: se si reputa che le prospettive di chi viene dall’estero siano più vantaggiose anche delle possibili difficoltà di ambientamento ed adattamento, c’è senza dubbio da riflettere. Capitolo giocatori passati dalla Lega Pro alla Serie A. Qui c’è un dato incoraggiante: sugli 11 trasferimenti complessivi, 8 riguardano calciatori nati dopo il 1987, di cui 2 stranieri. Stessa tendenza anche per i neo tesseramenti dalla Lega Nazionale Dilettanti: sono 3, tutti Under 21, di cui 1 non italiano. La A guarda ancora ai giovani delle Leghe inferiori, anche se sembrano davvero lontani i tempi di un certo Moreno Torricelli, balzato senza passaggi intermedi dai dilettanti all’Olimpo del grande calcio. Sui settori giovanili italiani, quindi, si può costruire ancora molto. In quelli di Serie A la qualità è generalmente in aumento, e molti tra gli addetti ai lavori lo riconoscono, come avevamo già scritto in occasione del Torneo di Viareggio; sui vivai delle altre categorie si può e si deve migliorare, soprattutto nella qualità e nel coraggio di lanciare effettivamente i nostri giovani. Spetterà poi alla massima categoria, a sua volta, “rischiare” con più convinzione nel made in Italy. A tale conclusione si giunge dall’analisi del calciomercato estivo 2009, con una precisazione doverosa: le comparazioni numeriche con i calciatori stranieri non vogliono assolutamente discriminare i giocatori cresciuti all’estero, ma semplicemente dimostrare come anche in Italia sarebbe importante recuperare la giusta attenzione verso i giovani nostrani. La stessa che invece si mantiene con i calciatori formati al di fuori dei nostri settori giovanili. A tal guardo, ci viene in mente la battuta di Sebastian Giovinco, classe 1987, dopo essere subentrato al brasiliano Diego in Lazio-Juventus: “Ho un solo difetto, sono italiano. Se fossi straniero giocherei di più”. Poche parole per condensare una tendenza esterofila che si è manifestata anche nell’ultima campagna trasferimenti. In chiusura, un dato significativo: sono ben 11 i calciatori italiani tornati in estate in Serie A dopo l’esperienza all’estero. Una riscoperta del made in Italy di… importazione. l’inchiesta Acquisti Serie A calciomercato estivo 2009 ATALANTA Provenienti dalla Serie B MADONNA Nicola 1986 (c) (Albinoleffe) RADOVANOVIC Ivan 1988 (c) (Pisa) Serbia Provenienti dalla Prima Divisione TIBONI Christian 1988 (a) (Verona) Stranieri provenienti dall’estero CRNCIC Leon 1990 (a) (Nk Alumini) Slovenia LAYUN Miguel Arturo 1988 (c) (Veracruz) Messico BARI Provenienti dalla Serie B ALLEGRETTI Riccardo 1978 (c) (Triestina) ALVAREZ Edgar 1980 (c) (Pisa) Honduras ANTONELLI Filippo 1978 (c) (Triestina) BONUCCI Leonardo 1987(d) (Pisa) GRECO Giuseppe 1983(a) (Pisa) KOMAN Vladimir 1989 (c) (Avellino) Ucraina MEGGIORINI Riccardo 1985 (a) (Cittadella) PADELLI Daniele 1985(p) (Avellino) SFORZINI Ferdinando 1984 (a) (Avellino) VISCONTI Armando 1989(a) (Avellino) Provenienti dalla Serie D LAMBERTI Ilario 1988 (p) (Sapri) BOLOGNA Provenienti dalla Serie B VIVIANO Emiliano 1985 (p) (Brescia) Provenienti dalla Seconda Divisione SPITONI Filippo 1984 (p) (Andria) Provenienti dall’estero GIMENEZ Henry 1986 (a) (River Plate M.) Uruguay SANTOS Rafael 1984 (d) (Atletico Paranaense) Brasile CAGLIARI Provenienti dalla Serie B MARZORATTI Lino 1986 (d) (Empoli) Provenienti dalla Prima Divisione COTZA Enrico 1988 (c) (Foligno) Provenienti dall’estero BRKLJACA Mario 1985 (c) (Hajduk Spalato) Croazia LARRIVEY Joaquin 1984 (a) (Velez Sarsfield) Argentina NENE’ Miguel 1983 (a) (Nacional Madeira) Brasile CATANIA Provenienti dalla Serie B AUGUSTYN Blazej 1988 (d) (Rimini) Polonia BELLUSCI Giuseppe 1989 (d) (Ascoli) MARCHESE Giovanni 1984 (d) (Salernitana) RICCHIUTI Adrian 1978 (c) (Rimini) Argentina PESCE Simone 1982 (c) (Ascoli) Provenienti dalla Seconda Divisione MORETTI Federico 1988 (c) (Varese) Provenienti dall’estero ANDUJAR Mariano 1983 (p) (Estudiantes) Argentina BARRIENTOS Pablo 1985 (c) (San Lornzo) Argentina SPOLLI Nicolàs 1983 (d) (Newell’s Old Boys) Argentina CHIEVO Provenienti dalla Serie B GASPARETTO Mirco 1980 (a) (Pisa) GRANOCHE Pablo 1983 (a) (Triestina) Uruguay IORI Manuel 1982 (c) (Cittadella) PICCOLO Felice 1983 (d) (Empoli) Provenienti dalla Prima Divisione DE PAULA Marcos 1983 (c) (Foligno) Brasile Qui sotto, tre giovani arrivati quest’anno in Serie A: Salvatore Sirigu (dall’Ancona al Palermo), Leonardo Bonucci (dal Pisa al Bari) e Christian Tiboni (dal Verona all’Atalanta). FIORENTINA Provenienti dalla Serie B DI TACCHIO Francesco 1990 (c) (Ascoli) Provenienti dalla Prima Divisione ARATI Matteo 1990 (c) (Reggiana) Stranieri provenienti dall’estero SAVIO Nsereko 1989 (c) (West Ham) Germania GENOA Provenienti dalla Serie B FATIC Ivan 1988 (d) (Salernitana) Montenegro Provenienti dalla Prima Divisione RUSSO Danilo 1987 (p) (Pergocrema) Stranieri provenienti dall’estero FIGUEROA Lucho 1981 (a) (Boca Juniors) Argentina PALACIO Rodrigo 1982 (a) (Boca Juniors) Argentina TOMOVIC Nenad 1987 (d) (Stella Rossa) Serbia ZAPATER Alberto 1985 (c) (Saragozza) Spagna INTER Stranieri provenienti dall’estero ARNAUTOVIC Marko 1989 (a) (Twente) Austria ETO’O Samuel 1981 (a) (Barcellona) Camerun LUCIO Da Silva 1978 (d) (Bayern Monaco) Brasile QUARESMA Andrade 1983 (c) (Chelsea) Portogallo SNEIJDER Wesley 1984 (c) (Real Madrid) Olanda SUAZO Davd 1979 (a) (Benfica) Honduras JUVENTUS Stranieri provenienti dall’estero CACERES Martin 1987 (d) (Barcellona) Uruguay DIEGO Ribas 1985 (c) (Werder Brema) Brasile KIREV Mario 1989 (p) (Grasshoppers) Bulgaria LAZIO Provenienti dalla Serie B ARTIPOLI Ivan 1986 (d) (Modena) BARONIO Roberto 1977 (c) (Brescia) BONETTO Riccardo 1979 (d) (Livorno) Stranieri provenienti dall’estero ELISEU Pereira 1983 (c) (Malaga) Portogallo SCALONI Lionel 1978 (d) (Maiorca) Argentina LIVORNO Provenienti dalla Serie B LUCARELLI Cristiano 1975 (a) (Parma) MORO Davide 1982 (c) (Empoli) RAIMONDI Cristian 1981 (c) (Vicenza) Provenienti dalla Prima Divisione DINIZ Marcus 1987 (d) (Crotone) Brasile Provenienti dalla Seconda Divisione DIONISI Federico 1987 (a) (Olimpia Celano) Stranieri provenienti dall’estero MOZART Junior 1979 (c) (Palmeiras) Brasile MILAN Provenienti dalla Serie B ZIGONI Gianmarco 1991 (a) (Treviso) Stranieri provenienti dall’estero HUNTELAAR Klaas 1983 (a) (Real Madrid) Olanda ONYEWU Oguchi 1982 (d) (Standard Liegi) Usa THIAGO SILVA 1984 (d) (Fluminense) Brasile NAPOLI Provenienti dalla Serie B RULLO Erminio 1984 (d) (Triestina) Stranieri provenienti dall’estero HOFFER Erwin 1987 (a) (Rapid Vienna) Austria PALERMO Provenienti dalla Serie B SIRIGU Salvatore 1987 (p) (Ancona) Provenienti dalla Prima Divisione BRICHETTO Giacomo 1983 (p) (Novara) Stranieri provenienti dall’estero BERTOLO Nicolas 1986 (c) (Banfield) Argentina GOIAN Dorin 1980 (d) (Steaua Bucarest) Romania MELINTE Cristian 1988 (d) (Dinam Bucarest) Romania PASTORE Javier 1989 (c) (Huracan) Argentina PARMA Provenienti dalla Serie B BIABIANY Jonathan 1988 (a) (Modena) Francia CORDOVA Nicolas 1979 (c) (Grosseto) Cile LANZAFAME Davide 1987 (a) (Bari) Provenienti dal Campionato Nazionale Dilettanti RUSSO Stefano 1989 (p) (Brindisi) Provenienti dai Dilettanti TRAORE Mohamed 1991 (d) (Dorando Pietri Carpi) Guinea Stranieri provenienti dall’estero BOJINOV Valeri 1986 (a) (Manchester City) Bulgaria FONTANELLO Pablo 1984 (d) (Tigre) Argentina ROMA Provenienti dalla Serie B ANDREOLLI Marco 1986 (d) (Sassuolo) GRECO Leandro 1986 (c) (Pisa) OKAKA Stefano 1989 (a) (Brescia) GUBERTI Stefano 1984 (c) (Bari) Stranieri provenienti dall’estero FATY Ricardo 1986 (c) (Nantes) Francia LOBONT Bogdan 1978 (p) (Dinamo Bucarest) Romania SAMPDORIA Provenienti dalla Serie B FOTI Salvatore 1988 (a) (Treviso) GUARDALBEN Matteo 1974 (p) (Treviso) POLI Andrea 1989 (c) (Sassuolo) POZZI Nicola 1986 (a) (Empoli) ROSSI Marco 1987 (d) (Parma) SIENA Provenienti dalla Serie B GAROFALO Agostino 1984 (d) (Grosseto) GENEVIER Gael 1982 (c) (Pisa) Francia PEGOLO Gianluca 1981 (p) (Parma) REGINALDO Ferreira 1983 (a) (Parma) Brasile ROSI Aleandro 1987 (c) (Livorno) Provenienti dalla Seconda Divisione JAAKKOLA Anssi 1987 (p) (Colligiana) Finlandia Stranieri provenienti dall’estero JAJALO Mate 1988 (c) (Slaven Belupo) Croazia UDINESE Provenienti dalla Serie B LODI Francesco 1984 (c) (Empoli) Stranieri provenienti dall’estero ALEMAO Tofolo 1989 (a) (Santos) Brasile CUADRADO Guillerme 1988 (d) (Ind. Medellin) Colombia KITOKO Ritchie 1988 (c) (Albacete) Belgio ROMERO Jaime 1990 (c) (Albacete) Spagna ROMO Rafael 1990 (p) (Llaneros) Venezuela Tabella riassuntiva provenienze SQUADRA Atalanta Bari Bologna Cagliari Catania Chievo Fiorentina Genoa Inter Juventus Lazio Livorno Milan Napoli Palermo Parma Roma Sampdoria Siena Udinese Totale PROVENIENTI SERIE A PROVENIENTI SERIE B PROVENIENTI 1^ E 2^ DIV. PROVENIENTI DILETTANTI ITALIANI PROVENIENTI DALL’ESTERO STRANIERI PROVENIENTI DALL’ESTERO 6 6 6 2 2 3 5 5 2 1 3 6 3 4 2 6 4 4 6 3 79 2 10 1 1 5 4 1 1 0 0 3 3 1 1 1 3 4 5 5 1 52 1 0 1 1 1 1 1 1 0 0 0 2 0 0 1 0 0 0 1 0 11 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2 0 0 0 0 3 0 1 0 0 0 0 0 1 0 2 1 1 2 1 0 1 1 0 0 0 11 2 0 2 3 3 0 1 4 6 3 2 1 3 1 4 2 2 0 1 5 45 N.B. Nei calcoli delle tabelle riportate, sono considerati i trasferimenti a qualsiasi titolo (compresi quindi anche i prestiti e rientro dai prestiti e le comproprietà) di giocatori che abbiano di fatto “cambiato maglia”. 15 calcio e legge di Stefano Sartori Questo mese parliamo di… Denuncia penale e viol clausola compromi La Commissione Disciplinare Nazionale, con comunicato ufficiale n° 8 del 14 luglio 2009, ha emesso una decisione che qualifica molto chiaramente il rapporto tra la materia penale e la clausola compromissoria. Il caso nasce da una decisione della Commissione Disciplinare Territoriale del C.R. Sardegna con la quale un calciatore, deferito per aver presentato denuncia-querela nei confronti di altro tesserato in assenza di autorizzazione da parte del Consiglio Federale e quindi in violazione della clausola compromissoria, viene prosciolto. La decisione della C.D.T. si basava sull’interpretazione del rapporto tra l’ordinamento statuale e quello sportivo così come regolato dalla Legge n° 280/2003, nella quale benché si “riconosca e favorisca l’autonomia dell’ordinamento sportivo” si afferma altresì che l’autonomia è limitata e che nei casi in cui la giurisdizione sportiva sia insufficiente ad esaurire “le aspettative legittime del soggetto titolare del diritto leso”, si debba lasciare campo libero a quella ordinaria. Pertanto, la materia penale deve essere sottratta alla giurisdizione sportiva e devoluta esclusivamente a quella dello Stato, e quindi l’art. 30 dello Statuto Federale deve, sempre in ambito penale, intendersi inapplicabile. Fin qui la C.D.T., ed è proprio sull’esplicazione di questo concetto e sul conseguente proscioglimento del calciatore che interviene l’impugnazione della Procura Federale, basata in particolare sulla differenza tra l’ipotesi in cui il tesserato presenti all’A.G.O. una denuncia per un reato perseguibile d’ufficio e quella in 16 cui venga presentata una denunciaquerela per reati perseguibili solo per impulso di parte. In questo caso, sussiste indubbiamente l’obbligo di richiedere l’autorizzazione prevista dall’art. 30 dello Statuto Federale, obbligo che non lede il diritto della persona offesa dal reato, che peraltro ha 3 mesi di tempo per proporre querela e quindi, nel frattempo, di chiedere l’autorizzazione da parte del Consiglio Federale. E proprio sulla base di queste considerazioni la Commissione Disciplinare Nazionale ha accolto l’appello proposto dalla Procura Federale, argomentando che l’esistenza della clausola compromissoria non impedisce al in alcun modo al tesserato l’esercizio dei propri diritti costituzionalmente garantiti. Inoltre, non è ravvisabile un contrasto tra l’autonomia dell’ordinamento sportivo e la giurisdizione ordinaria, dal momento che, come sostenuto dalla Procura, il calciatore tesserato leso da un fatto commesso da altro tesserato e perseguibile con denuncia-querela, ha tutto il tempo di richiedere l’autorizzazione prescritta ai sensi dell’art. 30 dello Statuto FIGC, essendo di tre mesi dal fatto il termine, prescritto a pena di decadenza dalla legge, entro cui va presentata la denuncia all’A.G.O. Pertanto, prescindere da tale principio e quindi agire in violazione della clausola compromissoria giustifica il deferimento iniziale e da ciò consegue la riforma del provvedimento di proscioglimento preso inizialmente dal C.D.T. e quindi l’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 15 del Codice di Giustizia Sportiva e pari a sei mesi di squalifica. Articolo 10 Accordo Collettivo Ancora sulla r del calci Due successive delibere del Collegio Arbitrale Lega Pro/AIC hanno ulteriormente definito i confini di applicabilità dell’art. 10 dell’Accordo Collettivo in vigore: “In ogni caso il calciatore ha diritto a partecipare agli allenamenti e alla preparazione precampionato con la prima squadra”. Nel primo caso, C.U. 19/07.02.09, un calciatore della società U.S. Itala San Marco chiedeva la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni sostenendo di aver risposto alla convocazione d’inizio stagione presentandosi regolarmente per la disputa degli allenamenti, mentre la società affermava esattamente il contrario aggiungendo inoltre che il proprio tesserato non si era presentato nemmeno alle visite mediche. In sostanza, come ribadito in udienza, la società affermava di aver rifiutato la presenza del calciatore agli allenamenti in quanto sprovvisto di idonea certificazione di idoneità agonistica. Come si può notare, siamo nel ben noto e delicato ambito costituito dal rapporto convocazione per la preparazione precampionato/certificato di idoneità all’attività agonistica. Ora, il Collegio ha accertato quanto segue: a)la società non ha mai inviato una formale intimazione a presentarsi per le calcio e legge olazione missoria reintegrazione iatore visite mediche al calciatore contestandogli solo di ”non aver mai cercato di contattare la scrivente società per sottoporsi agli esami di laboratorio, accertamenti strumentali e visita specialistica per l’ottenimento del certificato di idoneità sportivo agonistico professionistico”; b)il calciatore ha prodotto un certificato di idoneità rilasciato da una struttura privata, non contestato dal club nella sua provenienza ed attendibilità, ma soltanto in quanto non aderente alla normativa federale; c)benché la certificazione prodotta dal calciatore non fosse completa e quindi autorizzasse la società a non far partecipare il medesimo ai primi allenamenti precampionato, è da considerare decisivo il fatto che l’ U.S. Itala San Marco non ha però mai espressamente convocato il calciatore presso strutture idonee al rilascio della corretta certificazione di idoneità, soprattutto mancando di predisporre una corretta convocazione nella lettera con cui ha contestato la validità certificazione inviata dal calciatore. In definitiva, è in ciò sta l’aspetto essenziale della vicenda, se il Collegio ha ritenuto il comportamento del calciatore corretto ed in buona fede, non altrettanto può essere definito quello del club che, al contrario e come molte altre società in passato, ha utilizzato strumentalmente l’obbligo di sottoporre il calciatore alle visite mediche per tentare di ostacolare e ritardare a tempo indeterminato la sua inclusione della cosiddetta “rosa” di prima squadra. Il ricorso è stato quindi accolto. Nel secondo simile caso, C.U. 2/11.09.09, un calciatore della U.S. Cremonese ha ugualmente chiedeva la reintegrazione e il risarcimento dei danni, esponendo la seguente vicenda: a)non essendo stato convocato per il ritiro, inviava formale telegramma con richiesta di reintegrazione; b) “via telefono”, la segretaria della società gli comunicava che avrebbe ricevuto un fax di convocazione per il giorno successivo ma, una volta presentatosi nel luogo convenuto, veniva ricevuto dal responsabile del settore giovanile solo quando la comitiva era già partita; c)in ogni caso, riceveva conferma che non avrebbe partecipato all’attività della c.d. “rosa” ma sarebbe stato soggetto ad una preparazione ad personam. L’U.S. Cremonese replicava che il calciatore, evidentemente impazzito (n.d.a.), non si era presentato all’ora comunicata dalla segretaria della società né alle visite mediche e, di conseguenza, chiedeva che fosse accertato l’inadempimento del calciatore e che venisse irrogata la sanzione consistente nella riduzione dei compensi. Ora, il Collegio, accertato che risultavano provate documentalmente il luogo e l’ora di convocazione del calciatore e che la squadra era invece partita parecchie ore prima e che, soprattutto, nei giorni precedenti aveva fatto svolgere le rituali visite mediche a tutti i tesserati ma all’insaputa del calciatore, ha conseguentemente accolto la richiesta di reintegrazione condannando la società al risarcimento dei danni. 17 segreteria di Umberto Calcagno Polizza contro gli infortuni e caso Morte. Capitale massimo assicurabile € 500.000. Franchigia al 3% fino ad € 250.000 Convenzione Aic/Fondiaria per calciatori e calciatrici d Nuovo accordo stipulato per la stagione sportiva 2009/2010 L’attività sportiva dilettantistica ha subìto negli ultimi tempi grandi trasformazioni; le modifiche regolamentari intervenute in materia di Accordi Economici e Rimborsi Spese hanno di fatto accompagnato la progressiva crescita dei settori dell’Interregionale, della serie A Calcio a 5 e della serie A Calcio Femminile. Questa piccola rivoluzione ha in parte inciso sulla mentalità dei tesserati di queste categorie d’eccellenza del mondo dilettantistico, facendo nascere in loro esigenze di carattere assicurativo molto simili a quelle dei calciatori professionisti. Indubbiamente in questi anni anche la normale attività di allenamento si è tendenzialmente uniformata verso l’alto e sempre più la cadenza delle sedute settimanali ed i metodi di preparazione fisica sono somiglianti a quelli svolti a livello professionale; si assottigliando sempre più i margini tecnici tra questi due settori, nonostante restino molto marcate le differenze di tutele in caso di infortunio. Infatti, in forza delle previsioni contenute negli Accordi Collettivi, le società professionistiche sono tenute al rimborso delle “spese di assistenza sanitaria e farmaceutica, degli eventuali interventi chirurgici e quelle di degenza in Istituti ospedalieri o in Case di cura, per quanto non sia coperto dalle prestazioni del servizio sanitario nazionale” e, per questo, le polizze che riguardano i calciatori professionisti normalmente non contengono tali previsioni di indennizzo (così anche la nostra Polizza Convenzione in atto con Generali e Fondiaria-SAI). Per quanto concerne il mondo di- 18 lettantistico, invece, le N.O.I.F. non contengono alcuna simile previsione e tutte le bozze di modifica proposte dall’A.i.c. in tal senso non hanno in oggi trovato ancora riscontro. Abbiamo anche in atto una specifica trattativa con la Lega Nazionale Dilettati finalizzata ad alcune modifiche nel testo di polizza Convenzione in vigore con CARIGE ASS.NI (obbligatoria ex art. 45 N.O.I.F.): le nostre proposte, attualmente al vaglio della compagnia, riguardano in particolare: la modifica dell’Art. 42 “Spese di cura pre-post intervento chirurgico”: il limite al rimborso oggi fissato in Euro 2.000,00 è a nostro avviso penalizzante, considerato che tali importi sono corrisposti solo “in caso di intervento chirurgico conseguente ad infortuni indennizzabili ai sensi di Polizza”. Queste somme sono probabilmente inadeguate anche se rapportate alle categorie inferiori del dilettantismo, soprattutto in relazione al limite imposto “per le spese relative a trattamenti fisioterapici” (fissato in Euro 500,00 per sinistro, con franchigia fissa ed assoluta di Euro 100,00 sul totale). L’innalzamento di questi rimborsi potrebbe inizialmente riguardare le sole società appartenenti alle categorie superiori; la possibile creazione di una nuova e diversa sezione di polizza operante per le “prime categorie” dilettantistiche finalizzata, come detto, all’innalzamento di alcuni parametri di indennizzo (tabella lesioni inclusa). In attesa dei futuri sviluppi, indubbiamente le spese che si sostengono per gli interventi chirurgici e le successive riabilitazioni, pesano spesso in modo preponderante sulle finanze dei tes- serati dilettanti che, lo rammentiamo, possono al massimo percepire una somma lorda stagionale pari ad Euro 25.800. Per questi motivi consigliano ai nostri associati di assicurarsi anche privatamente contro il rischio di infortuni che possano limitare o impedire non solo lo svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica, ma anche e soprattutto la normale attività lavorativa; in quest’ottica abbiamo cercato di rintracciare sul mercato le condizioni contrattuali ritenute necessarie per una garanzia completa e soprattutto complementare rispetto a quella contenuta nella polizza obbligatoria sopra menzionata. Nello specifico abbiamo condiviso questo nuovo progetto insieme a FONDIARIA-SAI, compagnia da sempre impegnata nel settore e da due anni partner nella polizza A.i.c. per calciatori professionisti; un risultato molto importante, ottenuto anche grazie al lavoro svolto dal broker AON S.p.A., nostro consulente professionale. Riportiamo qui di seguito i punti salienti del prodotto predisposto per darvi un’idea della bontà dell’iniziativa: Invalidità permanente e caso morte La nostra polizza ad adesione individuale, che tutti i calciatori e le calciatrici dilettanti potranno autonomamente sottoscrivere in applicazione alla Convenzione che l’AIC ha predisposto per loro, ha un impianto normativo che comprende un ottimo sistema di indennizzo operante 24 ore su 24, con Tabella INAIL e la possibilità di assicurarsi fino ad una somma pari a 500.000 Euro (importi uguali per I.P. e caso Morte), abbinabile ad una diaria da ricovero fino a segreteria - SAI ilettanti 100 Euro giornaliere ed un rimborso spese mediche fino a 15.000 Euro. Quest’ultima condizione rende molto competitiva la nostra polizza, considerato poi che fino ad 250.000 Euro la franchigia rimane fissata al 3%! Le altre caratteristiche principali di questa Convenzione sono: • Tassi lordi annui per attività professionale senza lavoro manuale: Morte 0,60 per mille; Invalidità Permanente 1,70 per mille; Indennità da Ricovero Ospedaliero 0,35 per Euro; Rimborso Spese di Cura 1,2%. • Tassi lordi annui per attività professionale con lavoro manuale: Morte 0,95 per mille; Invalidità Permanente 2,13 per mille; Indennità da Ricovero Ospedaliero 0,50 per Euro; Rimborso Spese di Cura 1,9%; • somme assicurabili: Morte da 50.000 a 500.000 Euro; Invalidità Permanente 50.000 a 500.000 Euro; Indennità da Ricovero Ospedaliero fino ad un max di Euro 100; Rimborso Spese di Cura fino ad un max di Euro 15.000,00; • franchigia del 3% fino a 250.000 Euro di somma assicurata, 7% oltre (tali franchigie non verranno applicate in caso di I.P. accertata superiore al 25% della totale).; • copertura dei rischi derivanti dalla pratica dell’attività sportiva del calcio e calcetto purchè effettuata a livello dilettantistico (con esclusione quindi della pratica del calcio esercitato professionalmente) nonché di quelli derivanti dallo svolgimento di attività professionali ed extraprofessionali e del tempo libero; • invalidità permanente parziale da infortunio valutata in base alle Tabelle INAIL con percentuale di danno da liquidare sull’intera somma garantita; • possibilità di rateizzazione del premio. Per sottoscrivere la polizza sarà suf- ALCUNE IPOTESI DI COPERTURA ATTIVITÀ PROFESSIONALE SENZA LAVORO MANUALE Garanzie Somma Somma Somma assicurata assicurata assicurata assicurata assicurata ficiente collegarsi al nostro sito internet www.assocalciatori.it e, dopo essere entrati nell’area Convenzioni, cliccare su Polizza Fondiaria-SAI per calciatori dilettanti; in seguito apparirà una schermata riproducente l’articolo esplicativo della polizza con, in fondo, la possibilità di scaricare il testo di polizza ed il modulo di adesione. Una volta compilato, tale formulario calcolerà automaticamente il premio da versare per le coperture opzionate e basterà stamparlo ed inviarlo debitamente sottoscritto a mezzo fax all’Agenzia Fondiaria-SAI di Milano, unitamente a copia del bonifico attestante l’avvenuto pagamento del premio. L’assicurazione ha effetto dalle ore 24 del giorno di pagamento del premio. In alternativa, per la sottoscrizione, è comunque possibile contattare direttamente l’agenzia competente ai riferimenti di seguito evidenziati: Agenzia Generale Milano “DUOMO” piazza Castello, 9 - 20121 Milano tel. +39 02 58327147 fax +39 02 58325049 e-mail: [email protected] Contestualmente alla firma di adesione per l’emissione del contratto d’assicurazione, vi verrà richiesta la compilazione di questionari anamnestici: dichiarazioni inesatte o eventuali reticenze contenute in questi documenti possono comportare la non indennizzabilità dei danni. Ricordiamo infine che in caso di Sinistro il tesserato deve darne avviso scritto all’Agenzia alla quale è assegnata la Polizza, oppure alla Società, utilizzando il modulo scaricabile sul nostro sito, entro quindici giorni dall’Infortunio, o dal momento in cui l’assicurato od i beneficiari ne abbiano avuto la possibilità. L’inadempimento di tale obbligo può comportare la perdita totale o parziale del diritto all’Indennizzo. Per chi volesse ottenere subito tutte le informazioni in merito alla nuova polizza sarà anche possibile telefonare alla Segreteria Aic (0444/233233 Avv. Umberto Calcagno). 19 femminile Tanta curiosità attorno ad una novità interessante A Siena qualcosa si Promozione in A2, entusiasmo e curiosità. Nuove strade, nuovi stadi, nuove squadre, anche importanti. Voglia di misurarsi. Comunque, come sempre, con una montagna di problemi a cui dare risposta: sì, qui si parla di calcio giocato dalle ragazze naturalmente. Dunque precarietà, mancanza di prospettive, praticamente clandestine: la normalità. Stavolta però c’è una novità interessante, un legame concreto con la “vera” società di calcio professionistico della città. Tramite i buoni uffici del comune sponsor, ecco un inizio di collaborazione diretta: strada interessante e stimolante. La città è Siena, bellissima. Protagonisti della storia sono il Siena Calcio femminile, l’A.C. Siena e il Monte dei Paschi. Sì, varrà la pena di seguirla. Diciamo che è una stagione questa targata 2009/2010 che per le ragazze del Siena si presenta come minimo impegnativa. Certo sul campo (e in società) per via della storica promozione in A2, ma anche per il fatto che giocoforza si trovano ad avere addosso un bel po’ di pressione per questo “esperimento” che andranno appunto a sperimentare: il legame concreto con la locale società di calcio maschile, il Siena insomma. Già la vigilia del campionato ha visto un bel po’ di “prime volte”: una per tutte la presentazione della squadra che stavolta è stata fatta assieme ai maschi. Un’altra prima volta è stata l’esordio in campionato, potendo scendere in campo (letterale) sul prato dell’Artemio Franchi, lo stadio dei maschi insomma, con una presenza di pubblico (sulle 800 persone) che inevitabilmente si è rivelata pure questa una prima volta. Serie A maschile ferma per gli impegni della Nazionale contro Irlanda e Cipro e dunque Siena-Sezze è andata in scena in uno stadio “vero”. Hanno perso 3 a 1, potevano insomma fare meglio e dicono sia stata soprattutto l’emozione a mettersi di mezzo. Gambe pesanti, anzi di piombo e rammarico non solo per la sconfitta ma anche per una piccola occasione perduta visto che in fondo era quello un “evento” che significava qualcosa di più dei soliti tre punti. Comunque sia hanno come si suol dire tutta la stagione davanti; da una parte come detto la scoperta di un nuovo campionato, dall’altra la verifica di quel che potrà significare la “vicinanza” della società professionistica maschile. Anche da quelle parti il calcio femminile è passato tra fusioni varie e l’attuale società (l’unica femminile della Figc senese) è nata nel 2003. Testimone di un po’ tutta la storia è Elena Nardi, la nostra rappresentante Aic della squadra. Ecco cosa ci ha raccontato: “Intanto la partita col Sezze io l’ho vista dalla postazione televisiva, ho fatto il commento tecnico, sono infatti infortunata e ne avrò ancora per un po’ di settimane. Sì, è andata male ma la partita è stata comunque buona, credo che come potenziale potremo fare bene. 20 Sopra, la capitana Valentina Fambrini. In basso, un’immagine della gara tra il Siena e il Sezze giocata all’Artemio Franchi e, a destra, il presidente Giacomo Rossi. Tanta emozione e tanta foga: stavamo spingendo per pareggiare, tutte avanti e ci hanno fatto il terzo gol su contropiede. Già a me in tribuna stampa tremavano le gambe, chissà loro sul campo. Qui siamo una società giovane, anche gli stessi dirigenti lo sono. In questi anni siamo molto cresciuti, c’è un bel settore giovanile, tra tutte le tesserate sono un’ottantina e ora c’è pure questa novità del legame col calcio maschile: noi ragazze siamo contente e anche un po’ preoccupate a dir la verità, speriamo di far bene. La squadra è stata rinforzata ma del campionato si sa poco, è tutta una novità. Di allenamenti ne facciamo tre la settimana, a Cerchiaia, è una zona di Siena, il campo è in sintetico. Ci alleniamo di sera, cominciamo per le 20 e il salto di livello lo vedremo anche dalle stesse trasferte: andremo due volte in Sardegna e una in Sicilia. Quel che posso dire è che mi auguro che vengano in tanti a vederci, ce n’è tanto di pregiudizio nei nostri confronti, intendo verso le ragazze che giocano a calcio, prima di giudicare femminile muove? meglio venire a vedere le partite. Vorrei vedere se anche alle ragazzine fossero date le stesse opportunità con il calcio dei maschi, non solo per dire pallavolo o danza. Questa di Siena è magari un’isola felice, stiamo crescendo e a poco a poco anche l’attenzione verso di noi sta arrivando. Qui in Italia siamo comunque discriminate; dicono che ci mancano i risultati importanti che possono smuovere le cose ma cosa è cambiato dopo una prestigiosa vittoria come l’Europeo Under 19? Nei giornali vedo al lunedì le cronache anche della Terza categoria maschile, noi se va bene ci entriamo al mercoledì: è il pregiudizio l’ostacolo più grosso”. Col Presidente Giacomo Rossi Un’idea da portare avanti “Gli accordi di questa stagione sono il frutto di un lavoro che è iniziato parecchio tempo fa, prima con l’amministrazione comunale e poi con l’istituto del Monte dei Paschi che è presente praticamente in tutte le realtà sportive della città. Di discorsi a favore del calcio femminile ne potrei fare molti, basterebbe credo il solo tema delle pari opportunità, con in più che nel 2015 Siena si presenta come capitale europea della cultura e non è anche questo un fatto di cultura? Grazie così all’interessamento della Montepaschi siamo arrivati a un accordo che prevede: stesso materiale sportivo dell’Ac Siena (prima squadra e settore giovanile); il poter fare riferimento allo stesso studio medico-fisioterapico; una collaborazione tecnica che prevede pure incontri tra i vari tecnici”. “In futuro? Io credo che una strada da percorrere dovrebbe essere quella d’arrivare a società professionistiche maschili che aprano nei loro settori giovanili pure alle ragazzine, ma non fermarsi a una o due come adesso. No, penso proprio a squadre femminili che facciano parte integrante della società maschile, nel nostro caso proprio dell’Ac Siena insomma. Una strada che va incentivata, tipo con l’esenzione della quota d’iscrizione a un campionato giovanile maschile se una società nel proprio settore giovanile ha una formazione di ragazzine. Per noi la partita contro il Sezze ci è costata ben 1500 euro, con in più 20 giorni di lavoro e tanto impegno anche sul piano della comunicazione. Uno sforzo per cui non siamo attrezzati, non ne ho proprio la struttura, la società professionistica certo che ce l’ha. C’è proprio tanto da fare. A me pare proprio una cosa incredibile: in tutta Europa c’è una crescita esponenziale del calcio femminile, solo qui in Italia tutto è fermo. E la responsabilità è della Federazione che non investe, fa quel che fa perché è obbligata ma non c’è nessuna progettualità. In un momento poi in cui il calcio maschile mostra una certa saturazione con società che si fondono e tanti ragazzi che smettono l’attività. Ce ne sarebbero tantissime di ragazzine che vorrebbero/potrebbero giocare ma non ci sono strutture, non ci sono professionalità adatte, non ci sono investimenti e progetti, non c’è una prospettiva. Il tutto potrebbe pure dare alle stesse società la possibilità di poter offrire alle ragazze anche dei trattamenti diversi e anche questo sarebbe un ulteriore incentivo”. pianeta Lega Pro di Pino Lazzaro Rappresentante Aic del Südtirol Carmine Cerchia: “L’Aic è un punto “Vengo da una famiglia in cui il calcio è stata ed è una grande passione. Anche mia madre ha giocato, ha fatto anche la serie A, a quel tempo c’era una squadra lì ad Avellino che faceva appunto la A, si chiamava Borrelli Arredamenti; giocava da centrocampista, anch’io gioco lì in mezzo. Anche mio padre ha giocato, lui è arrivato alla D di allora, ha poi cominciato ad allenare, è con lui che ho iniziato alla scuola calcio ad Avellino. Io sono nato a Monteforte Irpino, appena fuori Avellino, giusto un paio di chilometri; ho fatto parte del settore giovanile prima del Napoli, poi dell’Avellino e ho cominciato a farmi le ossa andando a giocare prima in Promozione ad Ariano Irpino e poi in Eccellenza a Montefalcione e a Nola dove abbiamo vinto la Coppa Italia Dilettanti: è stato da Nola che sono poi arrivato a giocare in C2 col Sant’Anastasia. Con la scuola sono andato avanti, me la sono sempre cavata abbastanza bene, mai un debito e mi sono diplomato perito informatico. Il pallone non mi ha mai creato problemi alle superiori; loro sono poi però arrivati più avanti, mi sono iscritto a Scienze Motorie a Napoli, ho anche fatto la metà degli esami e mi spiace ora come ora di non poter continuare, magari potrò riprendere se tornerò a giocare non troppo lontano da Bolzano ma ora come ora devo lasciar stare”. “Il motivo per cui a suo tempo sono passato al Sant’Anastasia, la mia prima squadra professionistica, sta nel fatto che facevo parte di una rappresentativa di giovani ragazzi che era stata messa assieme da un tecnico di Avellino, esperto di settore giovanile; la fortuna ha voluto che facessimo un’amichevole proprio contro il Sant’Anastasia. Il loro allenatore era Silva; mi vide e nonostante la società fosse in difficoltà per questioni di bilancio, fece in modo che potessi andar lì da loro, intanto ad allenarmi: dopo un paio di mesi mi tesserarono e cominciai così a giocare. È stato lì insomma che ho capito che ci avrei potuto stare anch’io, ho saputo tener duro e il mio carattere s’era comunque rinforzato anche perché avevo dovuto reagire, a suo tempo, avevo 18 anni, a una batosta grande quale la scomparsa di mia madre: alla voglia che naturalmente c’è sempre stata si aggiungeva la consapevolezza che vedevo che in campo riuscivo a trovare spazio. Sì, sinora ho giocato sempre e solo in serie C e la possibilità di andare in serie B l’ho sfiorata nei playoff che a suo tempo col Benevento facemmo contro il Crotone. Andò male e ricordo che poi sempre l’allenatore Silva, che mi conosceva e mi apprezzava, mi avrebbe voluto portare con sé ad Ascoli ma rimasi legato contrattualmente al Benevento e così andarono le cose. Può darsi che sia troppo per me, non so, già comunque stare in un contesto quale la serie C di adesso, implica avere sempre parecchia ambizione altrimenti si rischia di perdere anche quel che si ha. Agli inizi non è che potessi definirmi il top come professionista ma ho fatto presto a capire che se volevo starci dovevo starmi attento. Ora sono così uno serio, come si dice, magari anche troppo visto quanto rigoroso sia anche nell’alimentazione, nel prepararmi per bene per gli allenamenti, anche per come sempre li faccio”. A fianco, una formazione del Sudtirol Alto Adige di questa stagione. Sotto, Carmine Cerchia, nato a Monteforte Irpino (Av) nell’aprile del 1980. È cresciuto calcisticamente nel vivaio del Napoli. pianeta Lega Pro di riferimento” “Dopo tanti anni di centro-sud, è la prima volta che sono al nord e una delle molle che mi ha fatto decidere è la voglia di conoscere un girone che non avevo mai fatto. Quando mi è stata presentata questa opportunità, mi sono informato, sono venuto a sapere che questa è una società seria e ambiziosa e ci sono venuto volentieri. Del resto i cosiddetti sacrifici li si devono fare e poi venivo da annate tormentate, con società in difficoltà. No, il freddo non è che mi preoccupi; a parte che la stessa Avellino non è che abbia una temperatura tipo Maldive, ho giocato anche a Teramo e pure lì d’inverno non si scherza. Comunque sia sinora la stagione è stata molto bella e si sta proprio bene”. “Faccio il rappresentante di squadra soprattutto per il buon rapporto che negli anni ho potuto avere con Umberto Calcagno, lui che fa l’avvocato e lavora per l’Associazione Calciatori. Di mio ho sempre cercato di stare attento alle situazioni, di capirle; così come ho sempre cercato di informarmi e certo te ne insegna tante di cose l’Associazione che è stata così un mio punto di riferimento. Poi è arrivata la conoscenza diretta di Umberto che ha seguito sia il fallimento del Benevento, una storia tuttora aperta, che quell’altro che ho sperimentato a Teramo”. “Qui l’obiettivo della società è di fare un campionato d’alta classifica; siamo un gruppo complessivamente giovane ma sto vedendo della buona qualità, con un mix di giusta esperienza e tante motivazioni da parte dei giovani. Tornando al ruolo di rappresentante di squadra, devo dire che maggiori difficoltà nel “presentare” l’Aic l’ho avuta in effetti lo scorso anno a Man- fredonia, lì ero anche il capitano, anche se poi alla fine quasi tutti decisero di iscriversi. Qui invece mi sono reso conto che sono stati loro, i giovani, a venire da me a chiedere: l’Associazione insomma è conosciuta e poi c’è sempre qualche “anziano” che dice e spiega. Come detto qui su a Bolzano mi trovo bene e l’unica pecca, se così vogliamo chiamarla, è quella dei terreni di gioco, c’è la necessità di salvaguardarli e non sempre sono così disponibili”. “Per quel che riguarda il pubblico è chiaro che giocare al sud è un’altra cosa. Ancora non abbiamo affrontato squadre di piazze cosiddette calde, penso qui in questo nostro girone allo Spezia, ma negli stadi che vedo adesso non c’è né l’affluenza, né il calore del sud, anche se devo dire che pure giù il tutto sta scemando rispetto a prima. Le partite comunque le sento sempre tanto; a volte mi capita di rilassarmi un po’ ma sempre cerco di rientrare nella tensione, per me è meglio viverlo così il campo”. “Quando ero giovane io, ero uno dei pochi in squadra, adesso è l’inverso. Uno così alla mia età, a 29 anni, quasi passa per vecchio ma certo io non mi sento tale dentro e anche questo continuo rapporto con i giovani serve appunto per stare sempre ben svegli. Con loro credo di avere un buon rapporto anche perché sono uno aperto al dialogo e non ho il difetto di essere permaloso. Con gli arbitri qualche volta m’è capitato in passato di perdere un po’ la testa, sono così stato espulso e sicuramente ero io quello che avevo torto. Poi con gli anni e l’esperienza uno migliora: sono diventato più tranquillo in campo e pure portando la fascia di capitano La scheda Stagione Squadra Cat. P. G. 2009-10 Alto Adige C2 A 6 0 2008-09 Manfredonia C2 C 29 2 2007-08 Teramo C2 B 24 1 2006-07 (gen) Nocerina C2 C 14 0 2006-07 Cavese C1 B 1 0 2005-06 (gen) Cisco Roma C2 C 11 0 2005-06 Cavese C2 B 12 0 2004-05 Benevento C1 B 24 0 2003-04 Benevento C1 B 24 1 2002-03 Benevento C1 B 13 0 2001-02 Sant'Anastasia C2 C 17 1 2000-01 Avellino C1 B 0 0 ho sempre cercato di instaurare un buon rapporto, una cosa questa che certamente aiuta nella gestione della partita, sia da parte dei calciatori ma anche dalla parte dell’arbitro. Al dopo ci sto pensando ma nemmeno poi tanto, soprattutto perché il pensare al dopo calcio è un qualcosa che inevitabilmente mi porta dentro dell’ansia e questo è comunque un qualcosa di non positivo, meglio insomma non “distrarsi” con questo tipo di pensieri. Dell’università ti ho detto, la laurea in Scienze Motorie non è insomma un sogno ma un obiettivo: ora come ora però, qui da Bolzano, non è proponibile”. 23 segreteria di Diego Murari Uno per tutti, tutti per Unico1 In viaggio con Diego/10 Nuova puntata di questa nostra rubrica dedicata e pure affidata a Diego Murari. Della storia di Diego abbiamo avuto modo di scrivere più volte qui sul Calciatore, come pure della sua straordinaria volontà, del suo essere insomma agonista pur nella malattia che lo ha colpito, anche pensando “a tutti coloro che saranno in futuro costretti a confrontarsi con la mia stessa patologia”. Uno spazio questo che possa magari anche stimolare delle iniziative che aiutino a veicolare ancor più il marchio “Unico 1”. Ciao ragazzi straordinari. Anche in questo mese appena trascorso ho avuto la fortuna e l’onore di avervi sempre vicino. Eccomi qui, pronto a raccontarvi le emozioni che grazie a voi ho potuto vivere e soprattutto quel che ho tentato di trasmettere a tante persone un po’ meno fortunate. Anche in questo periodo infatti mi sono spesso ritrovato in quel solito lettino, in quel solito reparto e in quel solito ospedale. Ma non importa, più mi sento triste o più forte sento il dolore, la fatica, le terapie, più mi sento vicino a voi. Leggo i vostri messaggi ogni mattina, ascolto la vostra voce al telefono o sogno i momenti che mi regalate accogliendomi ai vostri allenamenti o alle vostre partite. Ed è tutto questo che mi regala il sorriso: siete voi la differenza, la forza, il coraggio, la fede. E io sono semplicemente un ragazzo fortunato, perché mi sono ammalato e così ho capito quanto sia meraviglioso vivere, quanti momenti unici e stupendi non riusciamo a vedere, quante volte non ci rendiamo conto di quante persone meravigliose abbiamo a fianco, quanto sia speciale e preziosa la nostra famiglia, i figli, i genitori. E tutto questo fa parte di una sola e piccola parola: la vita. Ed è proprio questa parola che in questi soliti lettini, nei soliti reparti, nei soliti ospedali, diventa la più importante e preziosa. Cerchiamo di capire 24 quanto è bello svegliarsi, andare al lavoro o allenarsi; sedersi a tavola con la famiglia, ascoltando ogni voce o ogni profumo di caffè, accompagnare il figlio a scuola o ritrovarsi tutti insieme al campo ad allenarsi. Grazie a voi io ho capito tutto questo e grazie a voi sto regalando gioia e forza a tantissime persone che come me non sanno più per quanto tempo possono ancora sperare di non perdere per sempre quella splendida piccola parola di nome “vita”. Credetemi meravigliosi marinai, il vostro esempio è per noi tutti il sorriso di svegliarsi domani, di guardarvi in televisione, di leggervi sui giornali. In questa parte del mondo dove viviamo noi non ci sono più vittorie, né sconfitte. Non c’è più la fatica del lavoro o dell’allenamento e nemmeno ci sono più i profumi del sudore, del campo o del caffè. Per tanti, in questa parte del mondo, non c’è neanche più il tempo di rivedere il giorno dopo. Grazie perché grazie al vostro cuore noi viviamo giorni di emozioni e gioie in un solo giorno di vita. Col Team Hockey Cortina Vi racconto ora una mia giornata un po’ diversa, comunque densa di felicità, che ho trascorso con i miei vecchietti (mamma e papà) in quel meraviglioso posto di nome Cortina d’Ampezzo, con la possibilità di avvicinarmi a uno sport a me in parte sconosciuto: l’hockey. Ho infatti avuto la fortuna di conoscere il grande capitano della Nazionale e dell’Hockey Cortina, Giorgio De Bettin che mi ha invitato a raggiungerlo. Pochi giorni dopo, appena mi sono sentito un po’ meglio, ho raccolto i miei 50 kg e con i miei vecchietti ho raggiunto la meta in tarda mattinata. Giorgio ci stava aspettando, mi ha fatto salire in auto con lui e ci siamo avviati verso lo stadio del ghiaccio. Mentre guidava, lo guardavo e lo ascoltavo; mi chiedevo come fosse possibile che in un fisico così possente e sicuro di sé si nascondesse in realtà un grande cuore, sempre attento e pronto ai miei disagi o alle mie paure. Arrivammo prima nella sede del team: mi presentò il presidente e la sua preziosa signora. Dopo 5 minuti avevo già le lacrime per le emozioni: ho capito che davanti a me avevo delle persone rare, pronte subito a mettermi a mio agio. Sandro ed Elisabetta (presidente e signora) mi coccolarono come fossi uno di loro: ho passato una fantastica mattina, non dimenticherò mai quei sorrisi e quella voglia di vita che mi trasmettevano. Il pomeriggio Per chi vuole saperne di più (con grande sforzo per me, non più abituato a simili faticate) siamo andati allo “stadio”: non avevo mai visto uno spettacolo simile (né avevo mai patito così tanto freddo). Entrarono in pista subito un sacco di splendidi bambini, tutti in tuta da hockey; dal centro del campo poi, con giochi di luci e suoni, venne chiamato a gran voce ogni singolo giocatore che entrava sui pattini tra gli applausi e l’esultanza di moltissimi tifosi. Qualche minuto prima li avevo conosciuti nello spogliatoio e, credetemi, sono veramente dei giganti buoni. Mi fecero sedere con loro finché si stavano vestendo con le loro impressionanti protezioni e divise. Ciò che mi colpì fu la loro sensibilità nel farmi sentire uno di loro; la maggior parte dei giocatori arriva dall’estero e io perciò (tra le lacrime di emozione) non ci capivo proprio nulla di ciò che mi dicevano. Per fortuna il grande capitano De Bettin mi traduceva ogni parola e assieme ad Andrea Moser, altro campione di vita e di sport, mi stringevano a loro come un fratello più piccolo. Alla fine della presentazione chiamarono anche me al centro del campo e accompagnato da un grandissimo applauso e da un nodo alla gola, mi ritrovai a parlare al microfono. Con onore e orgoglio ringraziai il Team Hockey Cortina di avermi fatto il loro partner ufficiale come Unico 1; tra vere e semplici lacrime dissi di aver vissuto una meravigliosa avventura. Grazie Hockey Cortina di essere tutti prodi marinai speciali. Dal mio cuore. Con la Triestina Infine ancora qualche riga per ringraziare la Triestina Calcio per avermi invitato nel loro ritiro alla vigilia della partita a Vicenza. Di questi momenti di vita ringrazio dal cuore Michael Agazzi che mi ha organizzato una mattinata densa di emozioni e di sorrisi assieme alla squadra. Quando arrivai infatti nel loro hotel, Michael mi attendeva e mi fece accomodare al meglio in una sala, prendendosi cura di me. Poco dopo arrivò il capitano, Nicola Princivalli; già io (tanto per cambiare) avevo gli occhi che lacrimavano come un bambino. Poi arrivarono tutti gli altri ragazzi e si sedettero ascoltando con vero interesse la mia favola, del mio triste e fortunato viaggio in questo mare in tempesta che da qualche tempo accompagna ogni mio risveglio. Mi donarono una maglia, una promessa, una speranza di vita. Mi donarono la Triestina nel cuore. Grazie Michael, grazie a Nicola e a tutti quei compagni straordinari. Un grazie anche a Marco Cernaz, team manager della Triestina, per la sua preziosa presenza e infine complimenti al Presidente diventato da pochi giorni splendido papà. Ora purtroppo devo buttare l’ancora perché per l’ennesima volta mi devo stendere in quel solito lettino per la mia solita terapia. In queste ultime righe, di questo mio viaggiare in un oceano di sofferenze, pianti e medicine, ricordo con tanta gioia nel cuore che posso sempre contare nel mio stupendo equipaggio. Già a partire dal ponte di comando dove in ogni momento di difficoltà o di tristezza trovo sempre l’Associazione Italiana Calciatori, guidata con cuore e coraggio dal presidente signor Sergio, dal vicecomandante Gianni. E poi ci siete voi splendidi marinai. Ci siete voi che in ogni partita mi regalate le emozioni più grandi, mi mandate una maglia, un gol, una parata. Mi donate la gioia di parlare di voi a tutti i bambini che incontro in questo pietoso e disperato mare di sogni per- www.unico1.it www.unico1.it è già in linea da qualche tempo e racconta la sua storia, la sua vicenda, contiene una ricca galleria fotografica, la rassegna stampa con ritagli di articoli sul suo caso e una pagina da cui si può spedire una e-mail. Anche un breve messaggio di solidarietà è importante per Diego che non smette mai di insistere sul fatto che chi lo sostiene, in qualunque modo, lo aiuta a restare attaccato alla vita. Qualche tempo fa, in un’intervista pubblicata su questa rivista, Diego ci preannunciò la sua intenzione di avviare un’iniziativa di solidarietà a favore dell’infanzia. Il nome era già pronto: Unico1, con riferimento al tradizionale numero di maglia del portiere. Ora l’iniziativa si è concretizzata in una fondazione Onlus grazie all’aiuto di diversi calciatori, e di altri sportivi, ed è stata lanciata una linea di abbigliamento sportivo col marchio Unico1, il ricavato della cui vendita sarà utilizzato per finanziare la Onlus. duti. E allora quando vi vedo, vi sento, vi ascolto, io ringrazio il mio Dio per avermi dato la fortuna di conoscere il vostro grande cuore, di Numeri 1. Vi prego, non mollate voi o mollo anch’io. P.S. Un grande abbraccio a Fabio Grosso e ringrazio tutti i nuovi arrivati, che ogni mese si aggiungono a questo stupendo equipaggio; telefonandomi, o con gli sms che ogni giorno mi arrivano. Grazie di aver capito, grazie a tutti di aver capito che la vita è sempre meravigliosa. Ciao Roby, ciao Francesco, Sergio, Fabio, ciao “vecio”. Il mio numero è 339.1082481, chiamatemi o scrivetemi: mi regalerete un semplice ma grande sorriso. 25 l’incontro Come stai? Stefano Cusin, allenatore Di anni ne ha 41, nessuna parentela con Nello Cusin, a suo tempo portiere tra gli altri di Bologna e Brescia. I suoi sono originari di Castiglion Fiorentino (Arezzo), è nato in Canada ed è stato in Francia, dove è cresciuto, che ha cominciato col calcio, era una mezzapunta. Ha poi giocato in Svizzera, nei Caraibi e come allenatore ha iniziato in Francia, col Roanne, poco lontano da Lione; negli anni ha messo assieme esperienze importanti in Camerun, nel Benin e in Congo. Nel 2007/2008 è col Botev Plovdiv nella serie A bulgara mentre lo sorso campionato è arrivato lo squillo dello scudetto vinto nella Premiere League libica con l’Al Ittihad di Tripoli, la squadra di proprietà della famiglia Gheddafi. Una sorta di giramondo insomma questo Stefano Cusin che abbiamo contattato, tra l’altro in un momento per lui proprio particolare. Sentiamolo. “Sì, la vittoria dello scudetto in Libia mi ha permesso di raggiungere un traguardo a cui miravo: diventare un allenatore diciamo così internazionale e pure vincente e anche questo conta. Avevo da tempo un sogno e credo proprio, grazie allo scudetto vinto in Libia, che ora ci siano davvero le probabilità per realizzarlo. Peccato che non possa, giusto per correttezza, ancora rivelare il nome della Nazionale (importante) con cui ho già firmato un pre-contratto. L’ho fatto col loro ministro dello sport, lì 26 stanno cambiando la dirigenza della Federazione e una volta nominato il nuovo presidente, diciamo che la notizia dovrebbe essere ufficiale. Questo mio è un pre-accordo che scade per fine ottobre, in ogni caso non manca molto”. Ci pare giusto assecondare la richieste di Cusin (l’abbiamo sentito verso metà ottobre e magari torneremo su questa storia nel prossimo numero del Calciatore) e andiamo avanti: come mai non è comunque rimasto a Tripoli dopo aver vinto lo scudetto? “Per come sono fatto, per quello che è il mio approccio alle cose, quel che più conta non è tanto vincere, quanto continuare ad avere motivazioni. Una di queste motivazioni è quella sempre di migliorarsi, di fare qualcosa in più e questa condizione secondo me a Tripoli non ci sarebbe stata. E’ stata certo un’esperienza importante, mi sono confrontato con una realtà in cui c’è grande passione popolare ma quel che avrei avuto davanti sarebbe stato unicamente un gestire la situazione. Sono e mi sento ancora giovane, non sono i soldi quel che adesso sto cercando. Sì, avrei potuto starci, nessun problema di soldi, me ne avrebbero dati così tanti da poter di certo sistemare anche la mia famiglia, ma per me c’è ancora altro nella vita, ci sono anche i rapporti tra le persone e così, se mai dovesse capitare di tornare da quelle parti per la Coppa d’Africa del 2014, ecco che mi piacerebbe essere accolto come un amico, non come un mercenario”. “In effetti mi sento un cittadino del mondo e proprio per le esperienze che ho fatto posso dire che come calcio noi in Italia si è davvero molto avanti. E dovunque io sia stato ho sempre avvertito verso il nostro Paese rispetto e ammirazione, con l’eccezione della Francia, lì invece ci giudicano poco affidabili, dei furbacchioni, capaci di tutto pur di arrivare al risultato. Altrove invece, e parlo per esempio dei paesi dell’Asia che ho visitato e dell’Africa, siamo molto ammirati, con quest’Italia che ha questo suo fascino legato sì all’arte ma con l’idea che quando noi italiani ci mettiamo d’impegno a fare una cosa, ecco che siamo dei “campioni del mondo” ed è così per la moda, la Ferrari, il calcio eccetera. Nel Qatar per esempio hanno messo su adesso una New Town e così hanno pensato bene di ricostruire Venezia, tanto per dire quanto attirano le nostre cose”. “Nel nostro modo di fare calcio qui da noi ci si abitua a una grande disciplina, che so, l’andare a letto presto, stare attenti a tavola, tutti zitti e concentrati prima della partita. Ma girando per il mondo vedi che le cose cambiano, non c’è insomma una sola verità, come non c’è solo un modo per fare spogliatoio. Ricordo con la nazionale giovanile del Camerun, tutti lì tra musica e ballo già nel bus che ci stava portando allo stadio, partita importante: approcci che non impediscono poi grandi prestazioni, anzi. Devo dire che ogni volta che torno in Italia vedo quanto sia diversa qui la vita... l’ho sempre nel cuore l’Italia ma credo che farei fatica ora come ora a fare l’allenatore qui, girando il mondo sono diventato più democratico, più tollerante, anche più aperto e non è così che funzionano le cose qui adesso. Proposte ne avrei anche avute ma dietro non c’era un progetto, società di Seconda divisione e un sacco di giovani: partire per provare a salvarsi e un allenatore parafulmine che se a dicembre le cose non vanno bene si fa presto a esonerare”. “Me la cavo benissimo col francese, direi quasi meglio dell’italiano visto che lì ci sono cresciuto; bene anche l’inglese e adesso pure in arabo qualcosa riesco a dirla. Tornando all’Africa, sono le nazionali della Costa Ovest quelle più forti, lì sì ci sono talenti straordinari, favoriti da delle capacità fisiche effettivamente superiori. Il problema sono le federazioni che non sanno offrire condizioni favorevoli perché questi talenti possano crescere ed esprimersi; ecco perché praticamente tutti, penso per esempio a Eto’o che è arrivato in Spagna che aveva 14 anni, sono dovuti venire in Europa molto giovani per riuscire ad affermarsi. Come strut- ture sono molto carenti e su questo punto anche noi qui in Italia siamo comunque indietro. Va bene gli stadi, che in tanta parte d’Europa, specialmente al nord, sono davvero un’altra cosa, ma direi in generale anche per gli stessi spazi dedicati alla pratica sportiva. In Francia per esempio i comuni allestiscono strutture libere in cui poter praticare tennis, basket, altro ancora. Ci sono così maggiori opportunità, il tutto è insomma più democratico e tornando all’Africa quel che manca di base è la distribuzione delle risorse”. “Una cosa la vorrei dire ai calciatori italiani, visto che in parecchi faranno poi gli allenatori. Sforzarsi di imparare una o più lingue straniere. Dal punto di vista calcistico, di quel che si può vedere qui da noi sul campo, siamo come detto molto avanti e il tutto può diventare una grande opportunità. Sforzandosi così di imparare qualche lingua, almeno l’inglese, e aprendosi a quelle che sono le realtà e le culture di altri posti, ecco che potrebbero fare veramente bene in giro per il mondo”. Sotto, alcune immagini della carriera di Stefano Cusin, sulle panchine della squadra polacca del Botev Plovdiv e con quella libica del Al Ittihad Tripoli con la quale ha vinto lo scudetto. La scheda Stefano Cusin nasce in Canada il 28 ottobre 1968. Ancora giovanissimo si trasferisce con la famiglia in Francia, dove inizia a tirare i primi calci nel settore giovanile del Tolone, di cui ne effettua tutta la trafila, per approdare in Svizzera e giocarsi i primi campionati importanti con Servette in serie A e Caruge in serie B. Si trasferisce ai Caraibi, per restare qualche stagione a disposizione del San Marten, quindi il ritorno in Francia e concludere la carriera di calciatore in serie B con il Roanne. Agli inizi degli anni novanta, mette su famiglia ad Arezzo e comincia ad allenare squadre giovanili, ripartendo proprio dal Roanne in Francia e poi anche in Italia. Ecco la sua carriera: Stagione Squadra Nazione Ruolo 1994/95 A.S. Roanne Francia Settore giovanile 1995/96 A.S. Roanne Francia Settore giovanile 1996/97 Arezzo Italia Settore giovanile 1997/98 Arezzo Italia Settore giovanile 1998/99 Fiorentina Italia Osservatore 1999/00 Arezzo Italia Settore giovanile 2000/01 Arezzo Italia Settore giovanile 2001/02 Arezzo Italia Settore giovanile 2002/03 Montevarchi Italia Settore giovanile 2003/04 Team Cameroon Cameroon Allenatore Under 20 2004/05 Acada Sports Cameroon Direttore Tecnico 2005/06 Acada Sports Cameroon Direttore Tecnico 2006/07 Congo Federation Congo Direttore Tecnico Under 21 2007/08 Botev Plovdiv Bulgaria Allenatore 1ª squadra 2008/09 Al Ittihad Tripoli Libia Allenatore 1ª squadra 27 ha scritto per noi di Alessandro Comi Roberto Cretaz, centrocampista del Carpi “La regola dei giovani penalizza la Serie D” Nel suo piccolo Roberto Cretaz detiene un “record”: negli ultimi tre anni ha conquistato tre promozioni consecutive con tre squadre differenti, vincendo il campionato di serie D con Canavese, Alessandria e Pro Belvedere, un vero e proprio “portafortuna” se consideriamo anche la promozione ottenuta con la Biellese nella stagione ‘96-‘97. Roberto Cretaz è nato ad Aosta il 15 maggio del 1977. Centrocampista dalle lunghe leve (è alto ben 185 centimetri per un peso di 75 chili) si può considerare un interditore di centrocampo di peso e quantità, e qualche volta anche finalizzatore con un buon fiuto del gol, grazie ad inserimenti mirati sfruttando molto le sue potenzialità fisiche. In carriera ha giocato per Biellese (DC2), Monza (B), Novara e Pro Vercelli (C2), Brescello (C1), Pro Sesto (C2), 4 stagioni alla Cossatese (D), Cuneo (C2), Canavese, Alessandria, Pro Belvedere ed ora Carpi (D). Si dice in giro che le squadre ti cercano perché dove vai tu si vince: 3 promozioni di fila fanno di te un vero portafortuna. Qual è il segreto? “Che dire, ultimamente mi è andata molto bene, non è da tutti vincere tre campionati di seguito in serie D con 3 squadre diverse. Evidentemente ho fatto delle scelte giuste e ho trovato ambienti, squadre e società ideali per poter raggiungere il massimo obiettivo. Tenendo presente che in passato ho vinto anche con la Biellese e sono ar- rivato vicino ad altre 2 promozioni con la Cossatese (2 secondi posti) e con il Cuneo (persi playoff per salire in C1), non posso proprio lamentarmi delle mie scelte societarie. Vista la tua propensione alla vittoria nei campionati dilettanti, prediligi questa categoria a quella professionistica? “Diciamo che da una parte preferisco rimanere protagonista in serie D piuttosto che girare e giocare poco, come mi è capitato in passato in serie C, in secondo luogo ho anche altri interessi che mi legano alla mia terra, come un’attività che gestisco con i miei familiari a Pont-S.Martin in Val D’Aosta e la mia dolce compagna Federica con cui sono sposato. Quale la vittoria che più ti è rimasta più nel cuore? E quale il rammarico? “Delle promozioni, quella che più mi ha dato soddisfazione è stata quelle nella stagione 1996-1997 a Biella con la Biellese, un anno indimenticabile dove vincemmo il campionato imbattuti e fummo anche Campioni d’Italia dilettanti, con la conquista della poule scudetto di tutte le vincenti dei vari gironi di serie D. Il mio rammarico più grande invece è stato dopo il passaggio dalla Biellese (C2) al Monza in serie B (in prestito via Milan, fui pagato 400 milioni per il cartellino e mi fecero 5 anni di contratto): feci un bel campionato con 15 presenze nel girone di ritorno (ero al mio debutto tra i cadetti) ma sfortuna volle che l’anno successivo, in piena rampa di lancio per la mia carriera, mi infortunai seriamente con conseguenti tre operazioni e successive complicazioni dovute a un recupero non facile”. Qui a fianco, Roberto Cretaz con la maglia dell’Alessandria e con quella attuale del Carpi. Il centrocampista valdostano ha giocato anche con Biellese, Monza, Novara, Pro Vercelli, Brescello, Pro Sesto, Cossatese, Cuneo, Canavese e Pro Belvedere. 28 Da ormai navigato giocatore del campionato Dilettanti, che lacune hai notato in questa categoria? “Sicuramente ho notato un abbassamento del livello qualitativo, ci sono più difficoltà a esprimere un bel gioco dovute soprattutto alle regole sui giovani: 5 giovani sono veramente tanti da far giocare obbligatoriamente. Secondo me è una politica troppo a discapito dell’esperienza e di quei giocatori che possono esprimere un bel calcio, così costretti ad emigrare in categorie ancora inferiori. La molta inesperienza in serie D abbassa così la qualità e inoltre mancano sempre più punti di riferimento per i giovani in campo e nelle squadre. Cosa vedi nel tuo futuro, oltre magari un ulteriore vittoria con il Carpi? “Per adesso spero di vincere ancora: Carpi è un’ottima società e un’ottima squadra con le carte in regola per provare a centrare l’obiettivo promozione, anche se so benissimo che non è facile ripetersi. In un futuro prossimo mi piacerebbe fare o il direttore sportivo o il procuratore”. amarcord La partita che non dimentico Mi ritorni in mente… Giorgio Bianchi (Cremonese) “Anch’io ricordo in particolare una partita che è già entrata in questa rubrica, la stessa ricordata tempo fa da Bertoni, era lui il nostro capitano allora alla Cremonese. È la partita della finale di ritorno dei playoff, nel 2004, contro il Südtirol, l’Alto Adige insomma. Da loro avevamo vinto 2 a 1 e lo stesso risultato l’abbiamo ottenuto poi in casa ma non è stato certo facile come magari potrebbe sembrare, abbiamo sofferto parecchio quel giorno. Anch’io ho fatto bene quel giorno, era importante, davanti avevamo la prospettiva della C1. La parata che posso qui ricordare è stata quella dopo 10’, poteva cambiare la partita ma sul colpo di testa del loro trequartista, quello bravo, adesso non mi ricordo il nome, sono quasi arrivato sul sette e l’ho deviata in calcio d’angolo. Alla fine, dopo il nostro 2 a 0, mancavano 5’ alla fine e dovevano farcene tre di gol; non dico che mi sia distratto ma insomma ho avuto tempo di guardarmi anche un po’ attorno, posso rivedere la soddisfazione e la gioia della gente e ricordo benissimo, l’avevo proprio davanti a me, il pianto di Bertoni che ancora mancavano 5’, quello stesso pianto che lui ha in effetti ricordato qui sul Calciatore. Confermo quel che ha detto lui, fu un anno molto duro, al di là di come finì. La società allora non era forte come lo è adesso e nonostante per tutta la stagione fossimo sempre davanti in classifica, primi o secondi, ci fu una ininterrotta sequenza di scontri con la società. Fu lì che riuscimmo almeno a creare tra noi un grande gruppo, è stato proprio quell’anno che ho toccato con mano e ho per davvero capito quanto sia effettivamente importante il cosiddetto gruppo”. William Pianu (Gallipoli) “Dai, lascia che te ne dica due. La prima è quando col Treviso siamo andati a vincere a Palermo. Eravamo in serie B, loro quell’anno sono poi saliti in serie A, avevano Guidolin allenatore, il nostro era Buffoni. Pareva alla vigi- lia che non ci potesse essere partita, noi tra l’altro neo promossi dalla C1, stadio pieno. Invece vincemmo con una grandissima prestazione; ricordo che loro lì davanti avevano quello che poi è diventato un campione del mondo, Luca Toni e in mezzo al campo c’era Corini, non so se mi spiego. Da Treviso erano arrivati quel giorno alla Favorita anche una decina di nostri tifosi, il gruppo storico, che ebbe anche modo di salutare una ex bandiera del Treviso, Bortoluzzi, era lui il secondo di Guidolin. La seconda è quando col Bari, sempre in B, andammo a vincere a Lec- ce, avevano Zeman come allenatore, Maran per noi. Erano un bel po’ di anni che quel cosiddetto derby del sud non si disputava e anche quella fu una grandissima soddisfazione”. Luca Rossettini (Siena) “Certamente l’esordio in serie A che ho fatto qui col Siena contro il Milan, io poi che del Milan sono sempre stato un tifoso. Quella partita capitò dopo una sosta; nella gara prima, contro la Roma, s’era fatto male Bertotto e io ero arrivato dal Padova (C1) al Siena giusto prima la partita con la Roma. Subito l’allenatore aveva cominciato a provarmi come terzino destro, a dir la verità nemmeno ce n’erano altri: non che avessi la sicurezza che avrei giocato io ma insomma anche a me pareva parecchio probabile. E così andò, dalla mia parte avevo Gourcuff e Seedorf, era quello un posticipo, si giocava di sera: già di mio le sento per bene le partite, quella cento volte di più. L’ho fatta tutta, ho spinto proprio poco lungo quella fascia ma come difensore adattato sulla fascia ho anche avuto poi una buona valutazione. Ricordo che in attesa di quella partita ero arrivato alla conclusione che era inutile esasperare più di tanto l’attesa; ero in effetti arrivato a una di quelle prime volte che uno sogna per tutta la vita, tanto valeva cercare di viverla bene, di godermela insomma. Pensa che rischiammo anche di vincere, loro pareggiarono al 94’”. 29 internet di Mario Dall’Angelo I link utili In ricordo di Andrea Fortunato I grandi progressi della scienza medica e della medicina sportiva in particolare non devono mai far calare la guardia riguardo l’insorgenza di patologie negli atleti. La diagnosi precoce è sempre il modo migliore di affrontarle. Su questa linea si pone l’Associazione Onlus “Fioravante Polito”, che come apprendiamo dal sito internet «è nata per uno scopo ben preciso, quello di rendere obbligatorio per tutte le discipline e a tutte le età, soprattutto per i bambini, i controlli ematologici completi da fare prima di essere iscritti alle diverse squadre sportive. Questi esami devono comprendere: emocromo, reticolociti, sideremia, transferrina insatura, indice di saturazione della transferrina, ferritina, LDH, dosaggio eritropoietina, elettroforesi proteica, transaminasi, gamma-GT, fosfatasi alcalina, azotemia, creatininemia, uricemia, elettroliti, urine». Anche il profano di medicina si rende conto che i controlli sostenuti dalla Onlus sono decisamente completi a livello di visita sportiva, pur essendo effettuabili con i semplici prelievi di sangue e urine. La “Fioravante Polito”, inoltre punta a creare nell’ambiente dello sport una vera e propria cultura della prevenzione. Sempre sul web leggiamo che «l’Associazione “Fioravante Polito” farà tutto il possibile per diffondere notizie e informazioni sulle patologie che possono colpire gli atleti di tutti gli sport affinché ci siano più controlli, più completi e assidui, per rimediare in tempo ad eventuali malattie, fino ad arrivare all’introduzione di una legge per l’esame dei valori ematici obbligatori dai 6 ai 18 anni, occorrenti per il rilascio della certificazione medica per i praticanti sportivi agonistici e non». La Onlus è stata creata nel 2006 e ha ottenuto il patrocinio di Federcalcio, Aic, Lega professionisti e Lega dilet- 30 tanti. Ha un sito contattabile all’indirizzo www.asfioravantepolito.it. Sulla home page, nella grafica della testata, compare una bella foto di Andrea For- tunato, l’indimenticato difensore di fascia scomparso nell’aprile del 1995 a soli 24 anni. La scelta non è casuale: cliccando il collegamento che porta il nome del giocatore della Juventus nella colonna di destra, si entra nella sezione dedicata al “Premio Andrea Fortunato – Lo Sport è vita”. La prima edizione ha visto la premiazione il 26 gennaio 2009 a Civitavecchia, a bordo della nave MSC Fantasia. Premiato il ct della Nazionale, Marcello Lippi, per i grandi risultati conseguiti in carriera. Già in questa sezione si può notare che il sito è decisamente orientato secondo le tendenze più aggiornate di condivisione di contenuti e di social networking. Infatti, le foto non sono ospitate dal sito ma da Flickr, uno dei più noti portali dedicati alla condivisione di immagini. Mentre i filmati linkati sono su Youtube, il più celebre luogo virtuale per la messa in rete di video. Ma l’apetto più interessante è la presenza del logo di Facebook. Cliccandolo si viene trasferiti sul sito del noto sito di social networking e più precisamente sulla pagina della biblioteca dell’Associazione. La Onlus, infatti, non ha dedicato solo un premio a Fortunato, ma anche una biblioteca, una delle rare in Italia ad esclusiva tematica sportiva. La presentazione della “Biblioteca e museo del calcio Andrea Fortunato” si svolse a Napoli, l’8 gennaio 2007, a bordo della nave Musica, della flotta MSC Crociere. Il comitato bibliotecario è composto da personaggi decisamente competenti: il presidente è Antonio Ghirelli, affiancato in qualità di sostenitori da Giuseppe Iannicelli, Gigi Maifredi, Eugenio Bersellini, Giacomo Gattuso, Flavio Falzetti, Massimiliano Castellani, Salvatore Gagliano, Stefano Tacconi, Fabrizio Ravanelli, Vincenzo Leccese e Daniele Balli. Al momento in cui scriviamo, la biblioteca contiene 303 libri, i cui elenco è consultabile cliccando il link “libri in biblioteca”. Il sito, tra l’altro ospita delle interviste esclusive ad autorevoli personaggi e osservatori del mondo dello sport, come Edio Costantini, presidente della Fondazione “Giovanni Paolo II per lo sport”. Oppure Gianpaolo Ormezzano, il notissimo giornalista e scrittore, che conclude il suo intervento con un’importante considerazione sulla costituzione della biblioteca intitolata a Fortunato: «In un paese civile questa sarebbe notizia da prima pagina di un giornale sportivo». Sono presenti sul sito anche interviste a calciatori, come quelle a Raffaele Palladino e Cristiano Doni. Nella pagina che si apre cliccando sul collegamento “donatori”, si legge un elenco decisamente importante, con i nomi di singoli, di istituzioni dello sport e società calcistiche di altissimo livello. Nella pagina dei contatti, si trovano tutti gli indirizzi e i numeri per chiamare la sede, che si trova a S.Maria di Castellabate, in provincia di Salerno, e per offrire un eventuale contributo. internet di Stefano Fontana Calciatori in rete Oddo e Rosina: chi viene e chi va www.massimooddo.com Sito ufficiale per Massimo Oddo, terzino destro in forze al Milan, campione del Mondo nel 2006 con la Nazionale di Lippi. Giocatore capace di fondere ottime doti tecniche a superbe prestazioni atletiche, Oddo è ovunque rispettato e ben voluto per il suo carattere solare e per l’assoluta lealtà e corret- tezza sempre dimostrata in campo. Vediamo ora alcuni cenni biografici tratti dall’apposita sezione del sito. Oddo nasce a Città Sant’Angelo e ha iniziato a giocare come professionista nel Fiorenzuola in Serie C1, per poi giocare negli anni successivi, sempre nella stessa serie, nel Monza, nel Prato e nel Lecco. Ha esordito in Serie B con il Monza, con il Verona gioca i sui primi due campionati in Serie A, ma è con la Lazio dove ha avuto modo di porsi all’attenzione del maggior pubblico ed esordire in Nazionale il 21 agosto 2002 nella partita persa per 1-0 contro la Slovenia. Nel gennaio 2007 è acquistato dal Milan. Nell’agosto del 2008 passa in prestito con diritto di riscatto alla squadra tedesca del Bayern Monaco, dove già militava il suo compagno di Nazionale Luca Toni. Successivamente rientra nelle fila del Milan. Lo spazio internet di Massimo Oddo è ricco di informazioni e materiale fotografico, il tutto confezionato con mae- stria e proposto in una gradevole veste grafica. La navigazione tra i vari menù del sito è veloce ed intuitiva, grazie ad una ben congeniata struttura “a pioggia”. Tra le sezioni che meritano particolare attenzione citiamo quella dedicata alle news, aggiornate con frequenza regolare ed utili per conoscere tutte le novità su Oddo, sull’andamento del Milan e sulla nazionale italiana. La gallery del sito è molto nutrita, ricca di scatti di Massimo in azione sul campo da gioco. Una menzione particolare per lo spazio “fuori dal campo”, un profondo e dettagliato sguardo sull’uomo indissolubilmente legato al calciatore che costituisce la persona di Massimo Oddo. Questa dicotomia trova la sua massima espressione nell’associazione Massimo Oddo Onlus, nata con l’intento di portare aiuto ai più deboli e già concretizzatasi in molteplici iniziative benefiche. www.alessandrorosina.it Alessandro Rosina è un attaccante italiano in forze allo Zenit San Pietroburgo. Attaccante, trequartista di indubbio talento, Alessandro Rosina è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Parma sin dall’età di nove anni. Nato a Belvedere Marittimo in provincia di Cosenza, Rosina si allena e gioca con costanza e dedizione a tal punto che il suo nome fa presto ad essere inserito sui taccuini di diversi osservatori di club blasonati, tra i quali la Juventus. La società bianconera crede fortemente in Alessandro, ma il papà preferisce, come già citato, cedere alle lusinghe del Parma. È il 16 febbraio del 2003 quando Prandelli, all’ 84 di un Parma-Juventus (terminato 1-2), lo lancia per la prima volta nella mischia inserendolo al posto del giapponese Nakata. Rosina si segnala subito per vivacità e intraprendenza. Successivamente, nel mese di maggio, in occasione della gara interna contro il Piacenza, Alessandro gioca 45 minuti da applausi. Entrato in campo dal primo minuto del secondo tempo, confeziona due assist spettacolari e trascina i gialloblù in una insperata rimonta (dallo 0-2 al 3-2). Prandelli lo rimanda in campo da titolare all’ultima di campionato, ed è ancora un successo: 0-2 per il Parma ad Empoli. Rosina chiude al meglio questa sua prima stagione tra i professionisti, segnalandosi come uno dei giovani più promettenti del campionato italiano di serie A. Questi dati sono tratti direttamente dalla sezione biografica del sito internet di Alessandro Rosina, fonte di informazioni e materiale foto/video sull’attaccante italiano particolarmente preziosa e comoda da consultare. La pagina ufficiale del trequartista cosentino contiene molto altro: i patiti delle statistiche, ad esempio, troveranno pane per i loro denti, mentre i tifosi hanno a disposizione un vivace forum ove scambiare le proprie opinioni. La grafica del sito è lineare e gradevole, giocata sui colori sociali dello Zenit San Pietroburgo (ovvero azzurro tenue e bianco). La galleria fotografica del sito è realizzata con cura e ricca di scatti, mentre la colonna destra dell’homepage ospita una serie di simpatici gadget come sfondi da scaricare per il desktop. Non manca la possibilità di scrivere una mail annullando di fatto la distanza tra tifoso e giocatore. 31 sfogliando di Nicola Bosio frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie” Alle volte il calcio p diverte di più Marcello Lippi C.T. Nazionale “Ma cos’è questa crisi…” La crisi economica sta rinsavendo il mondo del calcio, riportandolo coi piedi per terra e rendendolo più sano. La crisi economica ha fatto emergere la volontà di tanti dirigenti, la quasi totalità, di ridimensionare questo giocattolo. Ridimensionare significa non buttare via, non spendere cifre esagerate per andare a comprare determinati giocatori e dover, di conseguenza, dare loro un ingaggio adeguato, per poi adeguare quelli degli altri che non vogliono essere da meno. È questo che poi fa lievitare i costi. Ho litigato con allenatori. Succede. Anche con giornalisti. Ma finisce il giorno stesso: ognuno difende le sue convinzioni, ci si manda a quel paese e l’indomani si prende un caffè assieme. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) Abbassare i costi è diventata una esigenza vitale. L’unica via di uscita è rappresentata dalla cessione dei giocatori più appetibili sul mercato e dalla capacità di reinvestire sul vivaio. Salvatore Campilongo (Empoli) Il calcio non è un business, i presidenti di certo non ci fanno molti soldi. Negli anni i debiti si accumulano finché diventa inevitabile sacrificare i pezzi migliori. Alessandro Nesta (Milan) Fuo- 32 ri dall’Italia non mi sono mai vergognato di essere italiano, mi sono vergognato in Italia. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) In Italia esiste troppa pressione e chi può si dirige verso campionati dove si vive meglio il calcio durante la settimana. Daniele Galloppa (Parma) Preferisco il calcio inglese a quello italiano. Meno pressioni, più lavoro, e stadi migliori. Quelli italiani sono vecchi, con barriere e tanta polizia. Qui c’e’ più rispetto per il tecnico e i giocatori. In Italia sei costantemente sotto esame. Carlo Ancelotti (Chelsea) Il calcio tedesco è molto più fisico e atletico: sono fenomeni tutta grinta. Però in un anno io non ho mai fatto un allenamento tattico. Cristian Zaccardo (Parma) Il calcio italiano sta peggiorando e se avessimo avuto l’organizzazione degli Europei ci sarebbe stata almeno l’occasione per migliorare gli stadi. Ma il nostro calcio ha ancora delle qualità e dobbiamo invogliare la gente a continuare a seguirlo. Alessandro Nesta (Milan) Mi sono venuti presto i capelli bianchi: vuol dire che sono nato per fare l’allenatore. Giuseppe Papadopulo (Bologna) L’allenatore deve togliersi al più presto possibile i panni del calciatore. Le sensazioni che ti regala il campo sono completamente diverse da quelli che provi gestendo il gruppo. Salvatore Campilongo (Empoli) Un allenatore è sempre sotto pressione, perché per il ruolo che ricopre tutti vogliono dimostrare che non ha ragione. Leonardo (Milan) I giovani vanno aiutati. Se metti loro pressione puoi ritardarne la crescita. Claudio Ranieri (Roma) Noi siamo l’unica nazione al mondo che ha quattro quotidiani sportivi, per non parlare poi dello spazio che quelli politici danno al calcio. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) Se c’è allegria, anche il rendimento in campo ne risente. Ronaldinho (Milan) Quando sei abituato a giocare per vincere, se te la giochi solo un po’, il rendimento scade. Gianluigi Buffon (Ju- ventus) Le vittorie aiutano. Angelo Palombo (Sampdoria) Le grandi delusioni professionali aiutano a maturare. Salvatore Campilongo (Empoli) Dalle batoste si riparte più forti. Andrea Pirlo (Milan) Con tutti rispetto per i soldi, nella vita ci sono cose impagabili. Gianluigi Buffon Esteban Cambiasso centrocampista dell’Inter “Razzismo, che fare? (1)” Sui cori razzisti non spetta ai giocatori prendere certe decisioni. Possiamo sì andarcene dal campo, ma poi bisognerebbe fare i conti con le possibili conseguenze in materia di ordine pubblico. Se in un derby ci sono 80 mila persone e tu te ne vai, fuori potrebbero esserci grossi problemi. (Juventus) Uno stipendio si decide, si alza o si riduce di comune accordo con la società. Andrea Pirlo (Milan) Un grande calciatore deve essere prima di tutto un uomo vero. Coraggioso, tutto d’un pezzo. Mathieu Flamini (Milan) Il calciatore è come il marito cornuto: è l’ultimo a sapere. Gianluigi Buffon (Juventus) Io penso a fare bene il mio lavoro, e il mio lavoro è fare gol. Il calcio per me è la sfogliando parlato del calcio giocato vita, è tutto. Alexandre Pato (Milan) Il gol è un attimo: quando cambi idea o ti fermi a pensare, non segni più. Leonardo (Milan) Il calcio è un gioco fisico, non si può prescindere dal contatto, dal duello. Io personalmente paragono un bel takle a un assist o, addirittura, ad un gol. Ma- Cesare Prandelli allenatore della Fiorentina “Razzismo che fare? (2)” Quando sento certi cori provo imbarazzo ad essere lì. Vorrei che un giorno, dopo un coro razzista o offensivo, i giocatori smettessero di giocare e la partita finisse lì. Non possiamo svegliarci solo quando muore qualcuno. Altrimenti diventiamo tutti complici. Piangere dopo non serve a nessuno. Piangere dopo non cambia niente. thieu Flamini (Milan) Il calcio ha la memoria corta: ieri non conta, conta solo quello che accade oggi. Samuel Eto’o (Inter) Penso che un calciatore moderno debba avere un repertorio vasto e completo e debba essere più decisivo possibile. Mathieu Flamini (Milan) Ti alleni e lavori, sudi tutta la settimana e poi gioca chi merita. Se sto bene posso giocarmela con tutti, ma se segno il merito è di tutti i miei compagni. Vincenzo Iaquinta (Juventus) Quando si perde la colpa non è solo di un reparto, ma dell’insieme. Emiliano Moretti (Genoa) Non si può imputare ad un solo reparto una sconfitta. Ormai nel calcio di oggi non si può ragionare a compartimenti stagni. Luciano Zauri (Sampdoria) Gli schemi a volte mortificano le caratteristiche dei giocatori. Salvatore Campilongo (Empoli) Dire no è come dire sì. Devi farlo, se hai un ruolo che ti obbliga a scegliere. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) Di sicuro non temo i confronti: nel calcio non si può avere paura di nulla. Samuel Eto’o (Inter) Lasciare qualcuno in panchina è spiacevole, non difficile. Ecco perché gli allenatori chiedono l’allargamento delle panchine: per coinvolgere più giocatori possibile. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) Quando il morale è alto non si deve stare tranquilli, perché poi quando cadi ti fai male. Gestiamo con intelligenza i momenti positivi, perché poi arriveranno quelli negativi. Ciro Ferrara (Juventus) Quando inizi un lavoro, devi avere la pazienza di saper gestire i momenti negativi. Il calcio è anche fatto di brutte partite e di sconfitte, ma io preferisco sempre pensare alle cose positive. Walter Zenga (Palermo) Quando si perde una partita è un bene che si torni a giocare dopo tre giorni. Emiliano Moretti (Genoa) Quando si gioca ogni tre giorni, cambiare è necessario. Gian Piero Gasperini (Genoa) Aver giocato a calcio a certi livelli aiuta a capire: non il fatto tecnico, ma le dinamiche psicologiche. Quel che succede quando si vince o si perde. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) Solo il campo stabilisce se è vero quello che è scritto sulla carta. Ciro Ferrara (Juventus) I giornalisti scrivono troppe cattiverie. Comunque quando mi danno per morto mi portano fortuna. Alessandro Nesta (Milan) Come in tutte le categorie, anche tra gli opinionisti c’è il buono e il cattivo. Sicuramente non sono tutti preparati. C’è parecchio di buono, ma anche parecchio di cattivo. Marcello Lippi (C.T. Nazionale) Il pallone in area avversaria non ci arriva per conto suo. Walter Zenga (Palermo) Da allenatore non mi va che si parli di un solo giocatore per spiegare cosa non va. Walter Zenga (Palermo) I complimenti sinceramente fanno piacere, ma non danno punti in classifica. Massimiliano Allegri (Cagliari) In Italia per toglierti un’etichetta di dosso deve accadere l’apocalisse. Di fatto uno è marchiato a vita. Antonio Cassano (Sampdoria) A volte nel calcio basta un episodio per cambiare indirizzo alla partita. Luciano Zauri (Sampdoria) Andare in svantaggio non significa perdere. Puoi andare sotto e poi vincere. Julio Cesar Leon (Torino) Ciro Ferrara allenatore della Juventus “Ai mie tempi…” Una volta esisteva un rapporto diverso tra stampa e calciatore, tra calciatore e tifoso. C’erano meno soldi, meno tv, meno interessi. Il problema non è il progresso, ma tutto questo ha fatto perdere la giusta dimensione. Ci sono ragazzi che dopo la prima in serie A chiedono ingaggi stratosferici e c’è chi li vuole subito in Nazionale. Ai miei tempi ne dovevi fare di partite per arrivarci. 33 tempo libero musica libreria Laruffa Editore Un carcere nel pallone di Francesco Ceniti – 220 pagine - € 15,00 Nel carcere milanese di Opera nasce nel 2003 una squadra di calcio formata interamente da detenuti. Il gruppo si dà un assetto professionale, con tanto di allenatore dal passato calcistico di un certo rilievo e si iscrive a un torneo ufficiale della FIGC, seppure al gradino più basso, la Terza categoria. Della vicenda arriva ad occuparsene anche la televisione, seguendo il cammino del Free Opera attraverso l’innovativa trasmissione Sfide. La compagine dei detenuti vince il campionato ed è promossa in Seconda categoria. Con loro si allena un giornalista appassionato di calcio, dalla grande sensibilità umana e sociale. Quasi ogni giorno entra ed esce dal carcere, ne respira angosce e speranze. Si chiama Francesco Ceniti. È l’autore del libro che vanta la prefazione di Candido Cannavò. Un libro che verte sulle grandi potenzialità dello sport come mezzo efficace per il reinserimento sociale dei detenuti, come occasione per rinforzare l’autostima di chi è caduto nel girone dei reietti, come possibilità di riscatto per chi ha voglia di rifarsi una vita. Edizioni Piemme Tutta colpa di Paolo Rossi di Beppe Di Corrado – 222 pagine - €14,50 Sono le 23.47 del 9 luglio 2006. Berlino. Fabio Cannavaro alza la coppa del mondo. L’Italia vince con dietro un Paese sconvolto dall’inchiesta sul pallone truccato, sulle partite addomesticate, sugli arbitri telecomandati. Dovrebbe essere una vittoria meravigliosa, ma l’euforia collettiva dura poco, c’è nell’aria una strana sensazione, traducibile in un pensiero: «Però nel 1982 fu più bello». Eccoci qua: Paolo Rossi, Bruno Conti, Dino Zoff, Enzo Bearzot. La retorica degli eroi scoloriti. Il ricordo, la malinconia, la nostalgia. Il peggiore dei mali del calcio: credere che ieri sia sempre meglio di oggi, illudendosi che il passato sia senza macchia e quindi più degno di essere ricordato. Contro la tentazione di lasciarsi andare alla nostalgia, basta andare indietro nel tempo e constatare, senza falsi pudori, che Moggi e Calciopoli sono figli di atteggiamenti che affondano le radici negli anni ’70 e che si sono diffusi nei decenni successivi. Questo libro è una storia personale, e forse anche collettiva. Aneddoti, curiosità, numeri, personaggi. È il racconto di quasi trent’anni di football moderno, a colori e in diretta. È un viaggio nel cuore del pallone e dei suoi protagonisti, un tuffo nei suoi segreti e nelle sue passioni. Per chi non smette di credere che il fascino del calcio non tramonterà mai. Rizzoli Editore Ultimo stadio di Michele Monina – 247 pagine - €17,00 112 pagine – €25,00 “Ultimo stadio” affronta il mondo degli ultra del calcio partendo dai due fatti di cronaca del 2007 che hanno riempito le prime pagine dei giornali: l’omicidio dell’ispettore Filippo Raciti a Catania e l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri da parte di un poliziotto in un autogrill vicino ad Arezzo. Senza mai abbandonare la cronaca, ma con uno stile da new journalism che utilizza abilmente gli strumenti della fiction, Monina ci presenta il mondo del tifo organizzato raccontando la curva dal punto di vista di chi la anima, senza filtri e senza giudizi, mescolando interviste a scene vissute. 34 Muse The Resistance Registrato in Italia (con un’orchestra di 40 elementi) lo scorso anno e prodotto dalla stessa band, è uscito l’11 settembre (data non casuale) “The Resistance”, quinto album dei Muse, band inglese capitanata da Matt Bellamy. Il trio di Teignmouth (paesino nel Devonshire dove sono nati), ha scelto la pace del Lago di Como per concepire il nuovo lavoro, ispirato dalla musica classica di Chopin, dal saggio di Nicholas Taleb “Il cigno nero”, dal penultimo G20 di Londra, dalla resistenza underground del libro “1984” di George Orwell e dall’erba del mitico stadio di Wembley. “The Resistance” celebra in qualche modo i 10 anni di attività dei Muse (il primo album, Showbiz, vide la luce nel 1999 anche se la band è attiva da 17 anni), ed è totalmente diverso da quanto era stato fin qui pubblicato: 11 brani che si smarcano dalla formula degli ultimi successi, influenzati dall’r&b contemporaneo, con una prima parte orecchiabile ed una seconda che ha una svolta decisa verso la musica classica. Chitarre taglienti messe un po’ da parte, più spazio al basso, pianoforte “pulito” a discapito delle tastiere “synth” e Matt Bellamy un po’ meno “acuto” rispetto al passato. Un esperimento ben riuscito da parte di un gruppo che certamente rimane tra i più interessanti del filone “rock” odierno, che è riuscito a mettere d’accordo rapper e metallari, che continua a rinnovarsi e che non ha ceduto alla tentazione di commercializzarsi. C LE P OLLEZIO CARODTENTIS NA SPEC SIME IALI