Delibera n. 63 del 21 aprile 2008
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Delibera n. 63 del 21 aprile 2008
Anno 2008 Deliberazione n. 63 Pos. Rag. n. COMUNE DI FORLI’ CONSIGLIO COMUNALE nc Seduta del 21 Aprile 2008 In sessione ordinaria di prima convocazione del giorno 21 Aprile 2008 alle ore 15:30 in seduta pubblica. Convocato con appositi inviti, il Consiglio Comunale si è riunito oggi nella Sala Consiliare con l’intervento dei Consiglieri qui appresso indicati come risulta dall’appello fatto dal Segretario. N. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Cognome e nome Consiglieri APRIGLIANO FRANCESCO AVELLONE ANDREA BACCARINI ROMANO BIONDI LAURO BONAVITA OTTAVIO BONGIORNO VINCENZO BRIGANTI MAURO BURNACCI VANDA CAMORANI VALERIA CASADEI GARDINI FRANCESCO CASTAGNOLI ALESSANDRO ERRANI MARCO FARNETI PAOLO FRANCIA FABRIZIO GASPERONI ROBERTO GENTILINI TATIANA GIUNCHI FLAVIO GUERRINI PIO GUGNONI GABRIELE MANCINI ENRICA MANUCCI CRISTIAN Pr. As. X X X X X X X X X X X X X X X X X X X X N. 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 Cognome e nome Consiglieri MARABINI GIULIO MASINI NADIA MATTEUCCI LEO MILANESI LEA MINGHINI LUCIANO MONTANARI MASSIMO MORGAGNI DIANA NERVEGNA ANTONIO PERELLI FILIBERTO RAGAZZINI PAOLO RONCHI ALESSANDRO SAMORI’ PIETRO SANSAVINI LUIGI SBARAGLI ERIO TAMPELLINI RICCARDO TAPPARI DANIELE TAVOLETTI GIOVANNI MARIO TERRACCIANO UGO VALENTINI MARCO ZAMBIANCHI LUCA Pr. X As. X X X X X X X X X X X X X X X X X X X X TOTALE PRESENTI: 24 TOTALE ASSENTI: 17 Partecipa il Segretario Generale VENTRELLA ANTONIO. Scrutatori i Sigg. Consiglieri FARNETI PAOLO, MONTANARI MASSIMO, TAMPELLINI RICCARDO. Partecipano alla seduta gli Assessori Sigg.ri CAPACCI PALMIRO - GALASSI ELVIO - ZANETTI LIVIANA - BERTOZZI LORETTA - BUFFADINI LODOVICO - CASTRUCCI EVANGELISTA ZELLI GABRIELE - - -. Partecipa, altresì, in qualità di invitata permanente la Sig.ra Lizeta Zabsonre, Vice Presidente della Consulta dei Cittadini Stranieri. Essendo legale il numero degli intervenuti, il Presidente MINGHINI LUCIANO pone in discussione il seguente argomento: OGGETTO n. 47 PIANO ENERGETICO AMBIENTALE COMUNALE - APPROVAZIONE. 2 In merito era stato distribuito a ciascun Consigliere il partito di deliberazione di seguito riportato. Ai sensi dell’art. 97 del T.U. approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, si fa esplicito riferimento al resoconto verbale che sarà riportato a parte dalla ditta appaltatrice del servizio di trascrizione dei dibattiti delle sedute consiliari, nel quale sono riportati in maniera dettagliata gli interventi succedutisi. L’Assessore alle politiche ambientali, Capacci, illustra l’argomento in trattazione concernente l’approvazione del Piano energetico ambientale comunale. Successivamente si svolge un ampio dibattito nel corso del quale chiedono ed ottengono la parola i Cons. Gugnoni del Gruppo consiliare U.D.C., Ronchi del Gruppo consiliare V., Francia, Montanari e Sansavini del Gruppo consiliare P.D., Gasperoni del Gruppo consiliare G.d.L., Baccarini e Sbaragli del Gruppo consiliare V.F., Biondi del Gruppo consiliare P.R.I. e Tavoletti del Gruppo consiliare R.R.P.. Replica a tutti i Consiglieri intervenuti l’Ass. Capacci. In sede di dichiarazione di voto i Cons. Nervegna, Ronchi e Gasperoni preannunciano il voto contrario rispettivamente dei Gruppi consiliari F.I., V. e G.d.L.. Nel corso del dibattito entrano i Cons. Milanesi, Manucci, Terracciano, Gentilini, Sansavini, Tappari, Zambianchi, Burnacci, Perelli, Nervegna, Biondi, Bongiorno e il Sindaco: Presenti n. 37. Entrano, anche, gli Ass. Bucci e Bertaccini e il Presidente della Consulta dei cittadini stranieri, Sig. Raies, ed esce il vice Sindaco, Castrucci. Dopo di che; 3 IL CONSIGLIO COMUNALE Premesso che, con deliberazione consiliare n. 1 del 22 gennaio 2007, esecutiva, veniva adottato il Piano energetico ambientale comunale (PEAC) del Comune di Forlì; Atteso: - che il suddetto piano, unitamente agli elaborati che ne costituiscono parte integrante e sostanziale, è stato depositato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge presso il Servizio pianificazione e programmazione del territorio Unità pianificazione ambientale, a libera visione del pubblico, per la durata di 60 gg. interi e consecutivi a decorrere dal 13 aprile 2007; - - che dell'avvenuto deposito è stata data pubblicità: - mediante pubblicazione all'Albo Pretorio dal 13 aprile al 13 giugno 2007; - mediante pubblicazione presso gli organi di stampa locale; che il Piano energetico ambientale comunale è stato inoltre trasmesso alle Circoscrizioni per acquisizione del parere di competenza; - che nel periodo di osservazione di 60 giorni è pervenuta n. 1 osservazioni e precisamente: - Associazione Clan – Destino O.n.l.u.s. in data 13 giugno 2007 (P.G. 37734/07); - che i Consigli di Circoscrizione, ad esclusione della Circoscrizione n. 1, hanno provveduto ad esprimere parere con osservazioni, e precisamente: - Circoscrizione n. 2 (parere espresso nella seduta del 25 giugno 2007), - Circoscrizione n. 3 (parere espresso nella seduta del 10 maggio 2007), - Circoscrizione n. 4 (parere espresso nella seduta del 26 giugno 2007), - Circoscrizione n. 5 (parere espresso nella seduta del 17 maggio 2007); 4 - che le osservazioni sono state dettagliatamente elencate ed esposte nello specifico elaborato sottoforma di allegato D; - che tali osservazioni sono state analizzate e controdedotte nel corso della seduta della Conferenza di Servizi del 12 ottobre 2007 presenti l’Unità pianificazione ambientale e AGESS in qualità di incaricato dal Comune di Forlì a redigere il PEAC; Visto il parere favorevole ai sensi dell'art. 49, comma 1, del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267: - di regolarità tecnica, rilasciato dal Responsabile dell’Unità pianificazione ambientale e dal Dirigente del Servizio pianificazione e programmazione del Territorio / Area pianificazione e sviluppo del territorio, in data 06/02/2008; Visto, altresì: - la sottoscrizione del Direttore d’Area in data 10/03/2008, ai sensi dell’art. 19, comma 4, lett. h), del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi; - il parere positivo di conformità dell’azione amministrativa di cui al presente atto alla legge, allo statuto, ai regolamenti, espresso dal Segretario generale in data 11/03/2008; Con voti favorevoli n. 21, contrari n. 13 (Biondi del Gruppo consiliare P.R.I.; Ronchi del Gruppo consiliare V; Gasperoni e Milanesi del Gruppo consiliare G.d.L.; Burnacci, Farneti, Giunchi, Nervegna, Perelli e Zambianchi del Gruppo consiliare F.I.; Baccarini e Sbaragli del Gruppo consiliare V.F. e Bongiono del Gruppo consiliare A.N.), astenuti n. 3 (Tavoletti del Gruppo consiliare R.R.P.; Gugnoni e Terracciano del Gruppo consiliare U.D.C.), espressi con procedimento elettronico dai n. 37 Consiglieri presenti e n. 34 votanti; DELIBERA 5 1. di controdedurre alle osservazioni espresse per il Piano energetico ambientale comunale (PEAC) secondo quanto dettagliatamente riportato nello specifico elaborato sottoforma di allegato D, per costituirne parte integrale e sostanziale; 2. di approvare il Piano energetico ambientale comunale (PEAC) adottato con deliberazione consiliare n. 1 del 22 gennaio 2007, composto dai seguenti elaborati, allegati alla presente deliberazione per costituirne parte integrante e sostanziale: a) Piano energetico ambientale comunale – versione estesa (allegato A); b) Piano energetico ambientale comunale – versione sintetica (allegato B); c) Valutazione ambientale strategica (VAS) del PEAC (allegato C); d) Relazione alle osservazioni e controdeduzioni (allegato D); 3. di incaricare il Servizio pianificazione e programmazione del territorio – Unità pianificazione ambientale, ad avvenuta esecutività della presente deliberazione, di comunicarne l’approvazione alla Regione Emilia – Romagna trasmettendo altresì la stessa ed i relativi elaborati in copia a Provincia di Forlì – Cesena, AUSL – Forlì, e a pubblicarla sul sito Internet del Comune. ********************** Fatto, letto e sottoscritto IL PRESIDENTE IL SEGRETARIO GENERALE ___________________ _______________________ Copia della presente deliberazione è stata pubblicata all’Albo Pretorio il giorno 6 maggio 2008 e vi resterà affissa per la durata di gg.15. LA RESPONSABILE UNITA’ GIUNTA E CONSIGLIO Forlì, 6 maggio 2008 _________________________ La presente deliberazione: è divenuta esecutiva ai sensi dell’art. 134, comma 3, del D.Lgs. 18/8/2000, n. 267. è stata dichiarata immediatamente eseguibile ai sensi dell’art. 134, comma 4, del D.Lgs. 18/8/2000, n. 267. LA RESPONSABILE UNITA’ GIUNTA E CONSIGLIO Forlì, 16 maggio 2008 ____________________________ Comune di Forlì Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio Unità Pianificazione Ambientale Piano Energetico Ambientale Comunale Allegato A Realizzato da: Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena in collaborazione con: ARPA Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna Sezione Prov.le Forlì-Cesena ENEA Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente Centro Ricerche Casaccia, Roma INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura Sezione Prov.le Forlì-Cesena COMUNE DI FORLI’ Piano Energetico Ambientale Comunale Comune di Forlì ASSESSORE ALLA QUALITA’ SINDACO DIRETTORE AREA AMBIENTALE-PIANO PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL ENERGETICO-SERVIZI A RETE- TERRITORIO AGENZIA DI AMBITO TERRITORIALE-PROTEZIONE CIVILE P.I. Palmiro Capacci On.Prof.ssa. Nadia Masini Arch. Massimo Valdinoci DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO Dott. Ercole Canestrini UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTALE Dott.ssa Francesca Bacchiocchi Geom. Elena Balzani Redatta da: AGESS ADOZIONE APPROVAZIONE DELIBERA DI C.C. DELIBERA DI C.C. N. 1 del 22 gennaio 2007 N. 63 del 21 aprlile 2008 SOMMARIO CAPITOLO 1 PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE .......................................... 1 1.1 PREMESSA: PERCHE’ E’ NECESSARIO UN PIANO ENERGETICO ? .................................1 1.2 INTRODUZIONE.......................................................................................................................1 1.2.1 Obiettivi e struttura del Piano Energetico .........................................................................1 1.2.2 Sintesi del Piano Energetico............................................................................................4 1.2.3 Metodologia adottata ......................................................................................................5 1.3 L’AGESS E I SUOI RAPPORTI CON IL TERRITORIO ........................................................7 FASE 1: Ricerca, acquisizione ed elaborazione dei dati rilevanti sotto il profilo Energetico-Ambientale ..................................................................................................... 10 CAPITOLO 2 PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO................................................................... 11 2.1 CONTESTO NORMATIVO INTERNAZIONALE ED EUROPEO..........................................11 2.1.1 Libro Bianco, Una Politica Energetica per l’Unione Europea (1995)..............................11 2.1.2 Il Protocollo di Kyoto (1997) ...................................................................................11 2.1.3 Direttiva 2001/77/CE.....................................................................................................11 2.1.1 Direttiva 2002/91/CE.....................................................................................................12 2.1.2 Direttiva 2003/87/CE.....................................................................................................12 2.2 NORMATIVA NAZIONALE ...................................................................................................13 2.2.1 Piano Energetico Nazionale ...........................................................................................13 2.2.2 Legge n.9 del 9/01/1991 ................................................................................................14 2.2.3 Legge n.10 del 09/01/1991.............................................................................................15 2.2.3 D.P.R. n. 412 del 26/08/1993 .........................................................................................16 2.2.1 Decreto Lgs.. n.387 del 29/12/2003 ...............................................................................16 2.2.2 Legge n.316 del 30/12/2004...........................................................................................17 2.3 NORMATIVA REGIONALE ...................................................................................................18 2.3.1 Legge regionale n.26 del 23/12/2004 (recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE)18 CAPITOLO 3 QUADRO TERRITORIALE E SOCIO-ECONOMICO ................................................ 19 3.1 QUADRO TERRITORIALE..................................................................................................19 3.2 QUADRO RETE DEI TRASPORTI ......................................................................................22 3.3 QUADRO DEMOGRAFICO ..................................................................................................25 3.4 QUADRO MACRO-ECONOMICO........................................................................................30 CAPITOLO 4 QUADRO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLI’ ................................................ 40 4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE ...............................................................................40 4.1.1 Peso delle diverse fonti energetiche ...............................................................................44 4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE ......................................................................................46 4.2.1 Dinamica dei consumi energetici da combustibili gassosi e liquidi.................................46 4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE...................................................................................52 4.3.1 Produzione da fonti primarie..........................................................................................52 4.3.2 Consumi elettrici ...........................................................................................................55 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE ..................................................59 4.4.1 Settore Civile.................................................................................................................59 4.4.2 Settore Trasporti ............................................................................................................63 4.4.3 Settore Terziario ............................................................................................................64 4.4.4 Settore Industria............................................................................................................66 4.4.5 Settori Industria e Terziario a confronto.........................................................................68 4.4.4 Settore Agricoltura .......................................................................................................71 4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’ ..................................................74 4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL .......................................80 4.6.1 Consumi energetici per combustibile e pro-capite ..........................................................80 4.6.2 Previsione dei consumi e delle produzioni energetiche (Business as usual) ..................82 CAPITOLO 5 SISTEMA ENERGETICO E AMBIENTE ..................................................................... 85 5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’..................................................................85 5.2 PREVISIONI AL 2012 E CONFRONTO CON GLI OBIETTIVI DEL PROTOCOLLO DI KYOTO ..........................................................................................................................................91 FASE 2: Individuazione delle linee strategiche volte alla scelta di possibili azioni sul territorio ............................................................................................................................ 92 CAPITOLO 6 LINEE STRATEGICHE DI INTERVENTO .................................................................. 93 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO- AMBIENTALE ..................93 6.1.1 Il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi .......94 6.1.2 Lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento ...........94 6.1.3 L’iniziativa “Laboratorio Casa facile”............................................................................95 6.1.4 La rete di monitoraggio della qualità dell’aria ................................................................95 6.1.5 L’accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005)......................96 6.1.6 Contratti di quartiere II, programma di sperimentazione.................................................98 6.1.7 Programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.)...............................................................98 6.1.8 Programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali” .....98 6.1.9 Il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura..............................99 6.1.10 La campagna Calore Pulito del Comune di Forlì ......................................................99 6.1.11 Interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi ................................100 6.1.12 Conclusioni e scenari .................................................................................................100 6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO .................................................................103 6.2.1 Linee strategiche generali ............................................................................................103 6.2.2 Studio delle possibili azioni a livello urbanistico, edilizio e impiantistico in relazione al punto 2) 105 6.3 SETTORE TRASPORTI.........................................................................................................111 6.4 SETTORE INDUSTRIA .........................................................................................................112 6.5 SETTORE AGRICOLTURA ..................................................................................................112 FASE 3: Concertazione e definizione delle linee di intervento volte ad attuare le linee strategiche individuate .................................................................................................... 114 CAPITOLO 7 LINEE DI INTERVENTO ............................................................................................. 115 7.1 QUADRO SINOTTICO DEI POSSIBILI INTERVENTI.......................................................115 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE-TERZIARIO)..........116 7.2.1 Azioni previste per le diverse aree tipiche del territorio comunale................................116 7.2.2 Attuazione degli obiettivi: i casi studio ........................................................................122 7.3 SCHEDE PIANO D’AZIONE.................................................................................................131 7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE).........................................................................................................................131 7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici ..............136 7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi aggiornamenti)..................................................................................142 7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano ......................146 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio ..........................................................................................153 7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale ..........167 7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica ..................................................174 7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde ....................................................................181 7.3.9 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata ...........................................189 7.4 VALUTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E TERRITORIALE DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ ..................................................................................196 FASE 4: Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale ............................... 197 APPENDICE A QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ............................................................ 203 A.1 QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE ...................................................................203 A.2 QUADRO NORMATIVO EUROPEO ...................................................................................204 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE...............................................................................207 A.4 QUADRO NORMATIVO REGIONALE ...............................................................................218 APPENDICE B SINTESI DEI PRINCIPALI DOCUMENTI DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE220 B.1 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DI SVILUPPO 2005-2009......................220 B.2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO 1999/2003 ...................224 B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE ......................................229 B.4 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO AMBIENTALE DELLA .....................233 PROVINCIA DI FORLI’-CESENA.............................................................................................233 B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO ..................235 B.6 SCHEDA INFORMATIVA: 6° PROGRAMMA PLURIENNALE DI ATTUAZIONE DELLA VARIANTE GENERALE AL P.R.G. e 1° AGGIORNAMENTO ED INTEGRAZIONI..............239 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale CAPITOLO 1 PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE 1.1 PREMESSA: PERCHE’ E’ NECESSARIO UN PIANO ENERGETICO ? La stesura di un ‘Piano Energetico Comunale’ è prevista dalla L. 10/91, art. 5, comma 5: “I piani regolatori generali di cui alla legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni e integrazioni, dei comuni con popolazione superiore a cinquantamila abitanti, devono prevedere uno specifico piano a livello comunale relativo all’ uso delle fonti rinnovabili di energia”. Inoltre la L.R. n° 26 del 23/12/2004 della Regione Emilia-Romagna, all’art. 4, comma 1, recita: “I Comuni approvano programmi e attuano progetti per la qualificazione energetica del sistema urbano, con particolare riferimento alla promozione dell’uso razionale dell’energia, del risparmio energetico negli edifici, allo sviluppo degli impianti di produzione e distribuzione dell’energia derivante da fonti rinnovabili ed assimilate e di altri interventi e servizi di interesse pubblico volti a sopperire alla domanda di energia utile degli insediamenti urbani, comprese le reti di teleriscaldamento e l’illuminazione pubblica, anche nell’ambito dei programmi di riqualificazione urbana previsti dalla legislazione vigente”. A queste ragioni di carattere normativo, si aggiungono però motivazioni più sostanziali, derivanti soprattutto dagli impegni che l’Italia ha sottoscritto in sede internazionale per conseguire obiettivi di riduzione o contenimento delle emissioni climalteranti (in particolare la CO2), obiettivi che sinteticamente comportano la riduzione dei consumi di carburanti e combustibili fossili tramite il miglioramento dell’efficienza nelle attività di produzione, distribuzione e consumo dell’energia; la sostituzione dei combustibili ad alto potenziale inquinante nonché un più sostanziale ricorso alle fonti rinnovabili di energia. Quindi il comma 5 dell’art. 5 della L. 10/91 e il comma 1 dell’art. 4 della L.R. 26/04, pur nei loro limiti, offrono al Comune un’occasione unica per integrare il fattore energia nelle scelte di qualificazione e di miglioramento dell’ambiente urbano e della qualità della vita. Tutto ciò iniziando ad utilizzare spazi e strumenti di cui il Comune già oggi dispone quali, ad esempio, il Piano Regolatore Generale, il Regolamento edilizio, il Piano Generale del Traffico Urbano, gli strumenti di gestione e programmazione in materia di rifiuti. 1.2 INTRODUZIONE 1.2.1 Obiettivi e struttura del Piano Energetico La finalità del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì è quella di fornire alla Pubblica Amministrazione gli strumenti necessari a migliorare il quadro energetico-ambientale del territorio. Il PEAC analizza gli aspetti significativi del sistema territoriale, socio-economico ed energetico del Comune di Forlì, individuando le possibilità di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, dell’uso razionale dell’energia e di valorizzazione del territorio. Il presente Piano si sviluppa secondo le direttive definite nel Piano Energetico Regionale dell’Emilia Romagna (PER) e in quello Provinciale di cui persegue gli stessi obiettivi, orientando e promuovendo la riduzione dei consumi energetici, nonché l’aumento di efficienza energetica della domanda come priorità strategica. Inoltre favorisce e promuove l’uso delle fonti rinnovabili, la loro integrazione con le attività produttive economiche ed urbane. 1 CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE Il PEAC deve considerarsi lo strumento principale di indirizzo e proposta comunale in materia di energia, che dovrà essere recepito ed integrato in modo trasversale rispetto agli altri piani territoriali e di settore (trasporti, industria, edilizia, scuole, ospedali, rifiuti, ecc.), dai quali trae indicazioni relative alla domanda e fornisce indirizzi coerenti sull'offerta di energia. Il Piano Energetico considera una programmazione fino al 2012, riferimento temporale assunto dalla Unione Europea come termine di attuazione dei programmi comunitari a breve e medio termine nel settore energetico. Tenuto conto della rapida evoluzione in atto, il Piano Energetico deve essere uno strumento "dinamico", capace cioè di adattarsi alle variazioni dello sviluppo sociale, economico e tecnologico che potrebbero verificarsi nel corso della programmazione prevista. Oltre alla razionalizzazione energetica, il PEAC, riprendendo e condividendo gli obiettivi di indirizzo del PER, ha come finalità generale il contenimento dei fenomeni di inquinamento ambientale nel territorio con particolare riferimento agli impegni assunti dal nostro paese rispetto al Protocollo di Kyoto del Dicembre 1997, relativo ai cambiamenti climatici derivanti dalle emissioni di gas effetto serra e in riferimento ai successivi provvedimenti della Unione Europea. Tali obiettivi comportano un’attenta valutazione degli andamenti dei consumi energetici e delle relative emissioni di gas climalteranti, legati agli andamenti dell’economia locale. Le finalità del Piano sono state raggiunte attraverso un processo costituito dalle seguenti fasi: 1. Ricerca, acquisizione ed elaborazione dei dati rilevanti sotto il profilo energeticoambientale Questa fase, volta anche alla creazione di una banca dati, si esplicita nelle seguenti azioni: Ricerca delle fonti di emissione dei dati e relative statistiche: quadro territoriale e socio economico del Comune con stime e valutazioni sul Valore Aggiunto, consumi e produzione di energia elettrica, termica, combustibili. Emissioni e pozzi di gas ad effetto serra. Acquisizione dei dati di interesse per la predisposizione sia della fotografia dello stato energetico ambientale attuale, sia dei possibili scenari al 2012; Individuazione, elaborazione e parzializzazione dei dati per i settori di interesse del Piano: Residenziale, Trasporti, Industria, Servizi, Agricoltura; individuazione di alcuni indicatori specifici per settore, tra cui l’intensità del Valore Aggiunto Individuazione e valutazione degli altri piani comunali programmatici: PRG, PUT, rapporto sulla qualità dell’aria, etc. 2. Individuazione delle linee strategiche volte alla scelta di possibili azioni sul territorio Sono brevemente illustrate le azioni già in atto nel Comune di Forlì, aventi una valenza energetico-ambientale in senso lato, quale punto di partenza per prospettare poi una serie di linee strategiche incentrate sulla riduzione dei consumi e delle emissioni; viene poi approfondito lo studio dell’applicazione al settore dell’edilizia. Le linee strategiche sono suddivise per settore e talvolta sono intersettoriali. 3. Concertazione e definizione delle linee di intervento volte ad attuare le linee strategiche individuate Dopo la presentazione di un generale quadro sinottico modello delle possibili azioni, viene ripreso lo studio dell’applicazione concreta delle proposte al settore dell’edilizia: le generiche azioni previste nella Fase 2 vengono contestualizzate ai diversi ambiti tipici del territorio comunale e poi vengono proposti alcuni casi studio di applicazione con relative grandezze di interesse. 2 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Infine, tra tutte le linee strategiche individuate, sono state scelte, sulla base dell’importanza e dell’urgenza, nove azioni che si intende perseguire prioritariamente e che sono dunque state approfondite nelle relative schede progettuali. Tali schede contengono: Una descrizione degli interventi progettati; Una individuazione dei mezzi da prevedere: accordi volontari, accordi di programma, strumenti finanziari, etc. Valutazione numerica degli obiettivi raggiungibili (in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni). 4. Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale Per ognuna delle nove schede sono stati individuati alcuni indicatori ( in media 4 per ogni azione), la frequenza di aggiornamento di tali indicatori e l’ente o gli enti preposti all’osservazione di tali indicatori. Le strategie di intervento, in relazione agli impegni di Kyoto e al Piano Nazionale di Attuazione del Protocollo stesso, si articolano in due periodi temporali: Anni 2005-2008: Stabilizzazione delle emissioni di CO2. Anni 2009-2012: -X %, riduzione delle emissioni di CO2 rispetto al 2005. Il valore di X sarà stabilito dalla Pubblica Amministrazione locale. La stabilizzazione delle emissioni sarà conseguita attraverso cambiamenti comportamentali. La riduzione (-X %) sarà conseguita attraverso l’innovazione e i cambiamenti comportamentali. Per quanto riguarda l’aspetto energetico, il Piano si pone i seguenti obiettivi generali: stabilizzare i consumi energetici rispetto al 2004 (consumi concentrati in particolare nei settori Civile-Terziario e Trasporti); incentivare e promuovere l’uso di fonti rinnovabili e assimilate. 3 CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE 1.2.2 Sintesi del Piano Energetico 4 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 1.2.3 Metodologia adottata Esistono direttive utili a delineare lo scenario energetico del Comune? A tal proposito la normativa non definisce i contenuti e i titoli del Piano, lasciando ampi margini di scelta alle amministrazioni. L’amministrazione comunale di Forlì ha affidato ad Agess Soc. Cons. a r.l. l’incarico di redigere il Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì. L’elaborazione del Piano, impostata come un processo partecipato, in cui l’elaborazione e la stesura del documento è stata intervallata da periodiche riunioni tra Agess e i riferimenti comunali, nonché con gli stakeholders del territorio, è stata strutturata nel seguente modo: condivisione, interna all’amministrazione comunale, dell’impostazione del PEAC predisposizione del documento di piano confronto con gli stakeholders del territorio edizione finale del documento In particolare, sulla scia di quanto intrapreso in altri Piani Energetici Comunali ed anche in alcuni documenti programmatici del Comune di Forlì, si è riconosciuto che una efficace politica di pianificazione energetica non possa essere portata avanti dal os lo Comune, essendovi una molteplicità di soggetti che, nel proprio agire quotidiano, interferisce col raggiungimento degli obiettivi del Piano. Tali soggetti sono stati quindi partner del percorso intrapreso. Con essi sono stati condivisi gli obiettivi strategici di lunga durata e si è definito il “Piano di Azione” ovvero le ultime due fasi del Piano Energetico, aventi un taglio maggiormente operativo. Con una progettazione partecipata i soggetti economici e sociali, gli abitanti, le associazioni, etc. diventano a tutti gli effetti co-produttori delle politiche urbane. Essi cioè, pur son responsabilità e poteri differenti, vengono coinvolti nell’analisi e nel trattamento dei problemi che li riguardano; le loro risorse (di progettualità, di conoscenza, di elazione), r vanno ad integrare quelle tradizionalmente a disposizione dell’Ente Locale. In altre parole viene riconosciuto il loro ruolo di soggetti pubblici, dal momento in cui divengono parte di contesti di decisione allargati e si fanno carico (per quanto è nelle possibilità di ognuno), di problemi collettivi e del concorso alla loro soluzione. Il nuovo ruolo dei soggetti presenti nel territorio, in quanto partner e co-produttori di politiche di interesse pubblico, trova riconoscimento e formalizzazione nella stipula di Protocolli di Intesa con l’Ente Locale. In questi accordi viene affermata la convergenza sul fine (risparmio energetico e contenimento delle emissioni) come base per la definizione di accordi operativi e impegni reciproci da attuarsi secondo formule cooperative. Per realizzare il percorso partecipativo sono stati promossi alcuni incontri con i principali soggetti pubblici e privati ritenuti strategici rispetto agli obiettivi programmati dal Comune, nonché portatori di interesse (stakeholders), per individuare tutte le cooperazioni possibili per massimizzare gli effetti dell’azione. Ogni incontro ha funzionato come un piccolo laboratorio di analisi e definizione delle azioni del Piano; è stato anticipato da una esplorazione del campo problematico condotta in interazione con i soggetti rilevanti in ogni ambito; in seguito ha dato luogo alla produzione di schede conoscitive elaborate dai soggetti coinvolti, per l’avvio di progetti volti al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni e per la valorizzazione e l’integrazione nel Piano di quanto già esistente o programmato. Le linee strategiche individuate prioritariamente e su cui è stato sviluppato il processo partecipato sono state: 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE) 2. Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici; 3. Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi aggiornamenti) 5 CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE 4. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio 5. Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano 6. Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata Ai soggetti invitati al tavolo di consultazione è stata in prima istanza illustrato il lavoro effettuato nelle prime due fasi del Piano Energetico, ovvero il quadro conoscitivo con le proiezioni al 2012, nonché le sopra riportate linee strategiche, come punto di partenza per le successive analisi, discussione e formulazione di proposte. In particolare i partecipanti hanno avuto la possibilità di riflettere ed elaborare nelle successive settimane tutte le proposte e osservazioni che ritenessero opportune, le quali sono poi state raccolte da Agess, esaminate e metabolizzate nella elaborazione delle ultime due fasi del Piano. In particolare sono stati invitati: Assessorati/Uffici del Comune: Ambiente, Mobilità, Pianificazione, Edilizia, Edific i Pubblici. Le principali associazioni ambientaliste rappresentate nel territorio; I sindacati; Associazioni di consumatori e cittadini; Azienda sanitaria locale; Azienda per la Mobilità; Numerose associazioni di categoria (artigiani, agricoltori, commercianti, servizi, imprese edili) e di piccole e medie imprese; Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente; Azienda Casa dell’Emilia Romagna; Aziende multiutilities per i servizi acqua, luce, gas, rifiuti, elettricità; Ordini e collegi professionali (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali) La redazione del Piano Energetico Ambientale Comunale ha manifestato notevoli difficoltà di compilazione, in quanto, per assicurare la sua completa intelligibilità e confrontabilità, dovrebbe rispondere a criteri di uniformità e contare su dati completi e standardizzati, come in realtà non è, a causa dell’insufficienza o dell’assenza di rilevazioni uniformi, e dalla difficoltà a reperire dati sufficientemente disaggregati od attendibili. Infatti, le principali difficoltà hanno riguardato: il ritardo e talvolta l’inerzia con cui i dati energetici sono stati resi disponibili; la scarsa disaggregazione che è stata fatta di questi dati a livello territoriale oltre che settoriale; l’elevata frammentarietà dei dati, raccolti con criteri di classificazione che differiscono da ente ad ente, che ha portato spesso ad avere dati completamente diversi per uno stesso fenomeno energetico; l’accesso ad alcuni dati, soprattutto se appartenenti ad enti o aziende private, poco propense a divulgare propri dati senza averne un ritorno economico. In particolare dati di consumo di energia elettrica poichè in seguito alla liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas, si sono affacciate sul mercato una miriade di società distributrici. Le difficoltà non si limitano tuttavia solo ai dati: si estendono anche alla conversione del contributo energetico delle diverse fonti in una misura comune e facilmente confrontabile, così da rendere uniforme e facilmente interpretabile il contenuto del bilancio stesso. 6 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Nella predisposizione del Bilancio Energetico occorre distinguere tra fonti energetiche primarie, vettori ed usi finali. Le fonti primarie sono costituite dai materiali (combustibili fossili, solidi, liquidi e gassosi, biomassa, ecc.) o da sorgenti fisiche (radiazione solare, vento, acqua, ecc.) che possono essere convertiti in energia utilizzabile dagli utenti finali (elettrodomestici, motori, riscaldamento, ecc.); la forma energetica di trasporto della potenzialità di utilizzo dalla fonte primaria all’uso finale viene considerata invece un “vettore” (ad esempio l’elettricità, ma anche il metano se utilizzato direttamente ecc.). Per aggregare i dati quantitativi delle varie fonti energetiche si fa ricorso ad una operazione di conversione, attraverso la quale le unità di misura delle varie fonti energetiche sono sostituite con una unità comune, che permette la loro aggregazione a livello globale. Le unità più comunemente utilizzate per elaborare bilanci energetici sono: la caloria (o i suoi multipli, in particolare la teracaloria), la tonnellata equivalente di carbone (tec) e la tonnellata equivalente di petrolio (tep). L’unità scelta nel Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì è la tonnellata equivalente di petrolio. Essa si può definire come una unità standardizzata assimilabile al contenuto energetico di una tonnellata di petrolio (10.000 kcal). Utilizzando la definizione di tep, si ha: kcal 1 tep 1.000 kg 10.000 10 7 kcal 10 7 4,1868 kJ 41,868 GJ kg ove 1 cal 4,1868 J corrisponde alla conversione in unita SI della caloria. La trasformazione delle diverse fonti di energia in calore viene inoltre effettuata partendo dai poteri calorifici inferiori e cioè dalle quantità di energia estraibile sotto forma di calore da una unità fisica del combustibile considerato. In genere il potere calorifico si misura in kcal/kg per i solidi e i liquidi, mentre per i gas si esprime con kcal/m3. 1.3 L’AGESS E I SUOI RAPPORTI CON IL TERRITORIO L’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena (AGESS), società consortile senza fini di lucro, si è costituita nel 2001, grazie ad un finanziamento del progetto comunitario SAVE, finalizzato alla creazione di agenzie energetiche locali nell’ambito della UE. La funzione di tali agenzie è di promuovere e coordinare azioni, progetti e collaborazioni tra i “portatori di interesse” per diffondere una più capillare conoscenza e sensibilità nel settore delle fonti di energia rinnovabile, del risparmio energetico e dell’uso razionale dell’energia. Partner europei dell’Agenzia durante il triennio del finanziamento comunitario (concluso a luglio 2005) sono stati “Energie Agentur” provinciale di Mostviertel (Austria) e Agenzia regionale della regione di Beskydy (Repubblica Slovacca). AGESS, inoltre, è membro della Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche Locali italiane (Re.N.A.E.L.) e della Rete delle Agenzie Europee “European Federation of Regional Energy and Environment Agencies” (F.E.D.A.R.E.N.E.). Al 01/01/2006 i soci di AGESS sono: Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena, Amministrazione Comunale di Forlì, HERA S.p.A., Romagna Acque S.p.A., ATR-Agenzia per la mobilità, Sogliano Ambiente, Associazione Piccole e medie Industrie (API), Confederazione Nazionale per l’Artigianato (CNA Forlì-Cesena). 7 CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE Quota percentuale SOCI Amministrazione Prov.le FC 44.89% HERA SpA 21.44% Comune di Forlì 9.40% ROMAGNA ACQUE SpA 7.15% ATR 7.15% SOGLIANO AMBIENTE 7.15% API - Cesena 1.57% CNA 1.25% Le attività dell’Agenzia si possono brevemente riassumere in: Promozione e diffusione di informazioni su: risparmio energetico, fonti rinnovabili, normativa, incentivi economici, tramite il numero verde, lo sportello utenti e il sito web Organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento per tecnici e professionisti Servizi di consulenza agli enti, alle aziende e ai singoli utenti Organizzazione di conferenze, seminari e workshop e produzione di materiale divulgativo Sviluppo di progetti europei attraverso partnership internazionali Attività finanziate da programmi nazionali e regionali Redazione di Piani Energetici Ambientali territoriali Diagnosi energetica degli edifici (come da Dlgs 192/05) Campagna Calore Pulito - verifica dell’efficienza energetica degli impianti termici Progetti di educazione ambientale per le scuole L’Agenzia si prefigge anzitutto di essere supporto tecnico ai soci ed in particolare agli Enti pubblici. Per essi può coordinare e svolgere operativamente una serie di obblighi che gli stessi per legge sono tenuti ad espletare nel settore. Inoltre l’Agenzia offre i suoi servizi anche alle imprese, alle associazioni, ai singoli cittadini. L’Agenzia collabora, oltre che con i suoi soci, con enti e aziende a livello locale e nazionale, tra cui: ARPA sez. Forlì-Cesena, ASTER, AUSL Forlì, Camera di Commercio - CISE , ENEA, ISES Italia (International Solar Energy Society), Istituto Nazionale di Bioarchitettura, sez. Forlì - Cesena, Osservatorio Agroambientale di Forlì-Cesena, Regione Emilia-Romagna, Università degli Studi di Bologna, WWF. In particolare, nella progettazione e realizzazione del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì, Agess si è avvalsa della collaborazione e del supporto tecnico-scientifico, a vario titolo, dei seguenti enti: 8 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale STAKEHOLDERS PUBBLICI STAKEHOLDERS PRIVATI -HERA -ENEL Distribuz. E.R. -ASS.INDUSTRIALI di FC -P.M.I. - COMUNE di FORLI’ - PROVINCIA di FC - C.C.I.A.A. di FC SUPPORTO TECNICO STAKEHOLDERS SOCIALI - ENEA - ARPA - BIOARCHITETTURA - ASS. CONSUMATORI 9 FASE 1 Ricerca, acquisizione ed elaborazione dei dati rilevanti sotto il profilo Energetico-Ambientale 10 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale CAPITOLO 2 PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO 2.1 CONTESTO NORMATIVO INTERNAZIONALE ED EUROPEO 2.1.1 Libro Bianco, Una Politica Energetica per l’Unione Europea (1995) Gli obiettivi verso cui dovranno convergere le politiche comunitaria e nazionali sono state già identificate in questo documento, nel quale l'Unione Europea ha definito tre obiettivi fondamentali per la propria politica energetica: migliorare la competitività; aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti anche tramite la diversificazione; assicurare la protezione dell’ambiente. 2.1.2 Il Protocollo di Kyoto (1997) Il documento, siglato nel Dicembre 1997, rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione Quadro. Esso impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione (Est europeo) a ridurre globalmente del 5,2 %, nel 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, le proprie emissioni di gas-serra, responsabili del riscaldamento globale in atto. Questi impegni, giuridicamente vincolanti, avrebbero prodotto una inversione storica della tendenza ascendente delle emissioni che detti paesi hanno da circa 150 anni. Il Protocollo di Kyoto è stato aperto alla firma il 16 marzo 1998. Con lo sganciamento degli Stati Uniti d’America, l’obiettivo si è ridotto al 3,8%. Per raggiungerlo, la via maestra indicata dal Protocollo era la riduzione delle emissioni dei settori industriale, energetico e dei trasporti. Nel corso del negoziato hanno assunto un ruolo rilevante i tagli ottenibili attraverso il meno costoso ricorso alla forestazione e ai cosiddetti meccanismi flessibili: Il clean development mechanism consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta con progetti di collaborazione nei paesi in via di sviluppo; La joint implementation consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando i “diritti di emissione” risultanti dai progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro paese industrializzato; L’emission trading prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati possono scambiare le emissioni per raggiungere gli obiettivi previsti. 2.1.3 Direttiva 2001/77/CE La presente direttiva mira a promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro comunitario in materia. Le fonti energetiche rinnovabili contribuiscono alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile, possono creare occupazione locale, avere un positivo impatto sulla coesione sociale, contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e permettere un più rapido conseguimento degli obiettivi di Kyoto. Gli stati membri adottano misure atte a promuovere l’aumento del consumo di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili perseguendo gli obiettivi indicativi nazionali per il 2010 riportati in apposita tabella, che prevedono una quota del 22,1% di elettricità prodotta da F.E.R. sul consumo totale della Comunità. Gli obiettivi indicativi nazionali saranno rimodulati ogni 2 anni e 11 CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO compatibili con gli impegni nazionali assunti nell'ambito degli impegni sui cambiamenti climatici sottoscritti dalla Comunità ai sensi del protocollo di Kyoto. Per l’Italia l’obiettivo indicativo nazionale è pari al 25 % di elettricità da F.E.R. rispetto al consumo interno lordo. Viene introdotta anche la necessità di rilasciare opportune garanzie di origine per l’elettricità da F.E.R. La Direttiva prevede la pubblicazione con cadenza quinquennale e biennale da parte degli Stati membri di diverse relazioni concernenti l’aggiornamento per i successivi 10 anni degli obiettivi indicativi nazionali, analisi del raggiungimento di tali obiettivi, valutazioni sull’attuale quadro legislativo e regolamentare e una relazione di sintesi sull’attuazione della presente direttiva. 2.1.1 Direttiva 2002/91/CE L'obiettivo della presente direttiva è promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi. Le disposizioni in essa contenute riguardano: a) il quadro generale di una metodologia per il calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici; b) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione; c) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici esistenti di grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni; d) la certificazione energetica degli edifici; e) l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d'aria negli edifici, nonché una perizia del complesso degli impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni. 2.1.2 Direttiva 2003/87/CE La presente direttiva istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra nella Comunità Europea, al fine di promuovere la riduzione di dette emissioni secondo criteri di validità in termini di costi e di efficienza economica. Il sistema può essere sintetizzato nei seguenti elementi: 1. Il campo di applicazione della direttiva è esteso alle attività ed ai gas elencati nell’allegato I della direttiva; in particolare alle emissioni di anidride carbonica provenienti da attività di combustione energetica, produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, lavorazione prodotti minerari, produzione di pasta per carta e cartoni. 2. La direttiva prevede un duplice obbligo per gli impianti da essa regolati: la necessità per operare di possedere un permesso all’emissione in atmosfera di gas serra; l’obbligo di rendere alla fine dell’anno un numero di quote d’emissione pari alle emissioni di gas serra rilasciate durante l’anno. 3. Il permesso all’emissione di gas serra viene rilasciato dalle autorità competenti previa verifica da parte delle stesse della capacità dell’operatore dell’impianto di monitorare nel tempo le proprie emissioni di gas serra. 4. Le quote d’emissioni vengono rilasciate dalle autorità competenti all’operatore di ciascun impianto regolato dalla direttiva sulla base di un piano di allocazione nazionale; ogni quota dà diritto al rilascio di una tonnellata di biossido di carbonio equivalente. 5. Il piano di allocazione nazionale viene redatto in conformità ai criteri previsti dall’allegato III della direttiva stessa; questi ultimi includono coerenza con gli obiettivi di riduzione nazionale, con le previsioni di crescita delle emissioni e con i principi di tutela della concorrenza; il piano di 12 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale allocazione prevede l’assegnazione di quote a livello d’impi anto per periodi di tempo predeterminati. 6. Le quote possono essere vendute o acquistate; tali transazioni possono vedere la partecipazione sia degli operatori degli impianti coperti dalla direttiva, sia di soggetti terzi (es. intermediari, organizzazioni non governative, singoli cittadini); il trasferimento di quote viene registrato nell’ambito di un registro nazionale. 7. La resa delle quote d’emissione è effettuata annualmente dagli operatori degli impianti in numero pari alle emissioni reali degli impianti stessi. 8. Le emissioni reali utilizzate nell’ambito della resa delle quote da parte degli operatori sono il risultato del monitoraggio effettuato dall’operatore stesso e certificato da un soggetto et rzo accreditato dalle autorità competenti. 9. La mancata resa di una quota d’emissione prevede una sanzione pecuniaria di 40 euro nel periodo 2005-2007 e di 100 euro nei periodo successivi; le emissioni oggetto di sanzione non sono esonerate dall’obbligo di resa di quote. 2.2 NORMATIVA NAZIONALE 2.2.1 Piano Energetico Nazionale Il principale documento di politica energetica nazio nale, cui fare riferimento, ed in cui si definiscono obiettivi e priorità della politica energetica in Italia, è il Piano Energetico Nazionale. Il Piano Energetico Nazionale (PEN) del 10 agosto 1988, si è ispirato ai criteri di: promozione dell’uso razionale dell’energia e del risparmio energetico; adozione di norme per gli autoproduttori; sviluppo progressivo di fonti di energia rinnovabile. Il P.E.N. aveva fissato l’obiettivo al 2000 di aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili del 44%, con una ripartizione interna di questo mercato suddiviso in 300 MW di energia eolica, 75 MW di energia solare fotovoltaica e l'adozione da parte di tutte le Regioni di Piani d’Azione per l’utilizzo e la promozione di energie rinnovabili sul proprio territorio. L’ultimo aggiornamento, approvato dal Consiglio dei Ministri nell’agosto del 1988, pur rimanendo valido nell’individuazione di obiettivi prioritari (competitività del sistema produttivo, diversificazione delle fonti e delle provenienze geopolitiche, sviluppo delle risorse nazionali, protezione dell’ambiente e della salute dell’uomo e risparmio energetico) è un documento ormai datato, anche perché si riferisce ad un quadro istituzionale e di mercato che nel frattempo ha subito notevoli mutamenti, anche per effetto della crescente importanza e influenza di una comune politica energetica a livello europeo. Come punto di partenza della politica energetica e della creazione del Mercato Interno dell’Energia, la Commissione europea, infatti, pone la liberalizzazione dei mercati energetici, l’introduzione della concorrenza, in particolare nel settore dell’energia elettrica e del gas, la promozione dell’utilizzo delle energie rinnovabili, ma soprattutto la realizzazione di un sistema di reti energetiche integrato ed adeguato non solo all’interno degli Stati membri, ma anche tra l’Europa e le principali aree terze fornitrici di energia. Alla base di questo processo 'Italia l ha recepito la Direttiva europea sul mercato interno dell’elettricità del 19 dicembre 1996 e la Direttiva europea sul mercato interno del gas, del dicembre 13 CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO 1998, rispettivamente con il Decreto Legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e con il Decreto Legislativo 23 maggio 2000, n. 164. Infine, accanto alla sicurezza degli approvvigionamenti, uno dei principali obiettivi della politica energetica europea è il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, attraverso la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al livello del 1990 tra il 2008 ed il 2012. Il recente processo di decentramento delle funzioni e competenze amministrative, attuato in molti settori dalla riforma Bassanini, ha cambiato il coinvolgimento e il ruolo delle Regioni e degli Enti Locali anche in campo energetico. 2.2.2 Legge n.9 del 9/01/1991 Norme per l'attuazione del nuovo Piano Energetico Nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali", ha introdotto l'aspetto significativo della parziale liberalizzazione della produzione dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate, che per diventare operativa doveva solo essere comunicata. La produzione da fonti convenzionali, invece, rimaneva vincolata all'autorizzazione da parte del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato (MICA). L'art. 20, modificando la Legge 6 dicembre 1962, n. 1643, consentiva alle imprese di produrre energia elettrica per autoconsumo o per la cessione all'ENEL. L'impresa autoproduttrice, se costituita in forma societaria, poteva produrre anche per uso delle società controllate o della società controllante. Questo principio riduceva solo in parte il monopolio dell'ENEL, perché vincolava la cessione delle eccedenze energetiche all'ENEL stessa. Tali eccedenze vengono ritirate a un prezzo definito dal Comitato Interministeriale dei Prezzi (CIP) e calcolato in base al criterio dei costi evitati, cioè i costi che l'ENEL avrebbe dovuto sostenere per produrre in proprio l'energia elettrica acquistata. In questo modo si è cercato di fornire benefici economici a quei soggetti che, senza ridurre la propria capacità produttiva, adottavano tecnologie che riducevano i consumi energetici. L'art. 22 ha introdotto incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti di energia rinnovabili o assimilate e in particolare da impianti combinati di energia e calore. I prezzi relativi alla cessione, alla produzione per conto dell'ENEL, al vettoriamento ed i parametri relativi allo scambio venivano fissati dal Comitato Interministeriale Prezzi (CIP), il quale si preoccupava di assicurare prezzi e parametri incentivanti. Gli impianti con potenza non superiore ai 20 kW "vengono esclusi dal pagamento dell'imposta e dalla categoria di officina elettrica, in caso di funzionamento in servizio separato rispetto alla rete pubblica". Con l’ormai famoso provvedimento n. 6 del 1992, detto anche "CIP 6", il Comitato Interministeriale Prezzi aveva fissato il termine per la concessione degli incentivi in 8 anni dall'entrata in funzione dell'impianto; allo scadere di questo periodo il prezzo di cessione rientrava nei criteri del costo evitato. Sempre nello stesso provvedimento il CIP aveva stabilito la condizione di efficienza energetica per l'assimilabilità alle fonti rinnovabili, calcolata con un indice energetico che premiava le soluzioni a più alto rendimento elettrico. Il provvedimento in questione è stato, di fatto, ritirato nel 1996. Solo gli impianti che hanno concluso un contratto preliminare con l’ENEL entro il 31 dicembre 1996 stanno ricevendo il pagamento stabilito dal provvedimento; nessun altro impianto o progetto può beneficiare di queste tariffe. La Legge 9/91 dedica, inoltre, l'art. 23 alla circolazione dell'energia elettrica prodotta da impianti che usano fonti rinnovabili e assimilate: "All'interno di consorzi e società consortili fra imprese e 14 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale fra dette imprese, consorzi per le aree e i nuclei di sviluppo industriale …. aziende speciali degli enti locali e a società concessionarie di pubblici servizi dagli stessi assunti, l'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e assimilate può circolare liberamente. Qualora il calore prodotto in cogenerazione sia ceduto a reti pubbliche di riscaldamento, le relative convenzioni devono essere stipulate sulla base di una convenzione tipo approvata dal Ministero dell'Industria e i prezzi massimi del calore prodotto in cogenerazione sono determinati dal CIP, tenendo conto dei costi del combustibile, del tipo e delle caratteristiche delle utenze". 2.2.3 Legge n.10 del 09/01/1991 La Legge 10, "Norme per l'attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia", che sostituisce la Legge 308/86, nel Titolo I reca norme in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti di energia. L’art. 4 prescrive l’emanazione di tutta una serie di norme attuative e sulle tipologie tecnicocostruttive in merito all’edilizia, all’impiantistica in genere e per i trasporti. Alcune di queste norme non sono mai state emanate. In particolare, il comma 7 dell’art. 4 è rimasto inapplicato. Esso prevedeva l’emanazione di norme idonee a rendere apprezzabile il conseguimento dell’obiettivo dell’uso razionale dell’energia e dell’utilizzo delle fonti rinnovabili nei criteri di aggiudicazione delle gare di appalto economicamente rilevanti per la fornitura di beni e sevizi per conto della pubblica amministrazione, degli enti territoriali e delle relative aziende, degli istituti di previdenza e assicurazione. L'art. 5 prescrive alle Regioni ed alle Province autonome la predisposizione di piani energetici regionali relativi all'uso di fonti rinnovabili di energia, precisandone i contenuti di massima. Lo stesso articolo prescrive che i piani regolatori generali dei comuni con popolazione superiore a cinquantamila abitanti prevedano uno specifico piano a livello comunale relativo alle fonti rinnovabili di energia. Con gli artt. 8, 10 e 13 viene delegato alle Regioni e alle Province autonome il sostegno contributivo in conto capitale per l’utilizzo delle fonti rinnovabili in edilizia e in agricoltura, per il contenimento dei consumi energetici nei settori industriale, artigianale e terziario. L’art. 19 introduce la figura professionale del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia per i soggetti che operano nei settori industriali, civile, terziario e dei trasporti (Energy Manager). Il Titolo II fornisce norme per il contenimento del consumo di energia negli edifici. A tal fine gli edifici pubblici e privati devono essere progettati e messi in opera in modo tale da contenere al massimo i consumi di energia termica ed elettrica in relazione al progresso tecnologico. Nell'art. 26, in deroga agli articoli 1120 e 1136 del codice civile, si introduce il principio della decisione a maggioranza nell'assemblea di condominio per le innovazioni relative all'adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato. Sempre allo stesso articolo si stabilisce che gli impianti di riscaldamento al servizio di edifici di nuova costruzione devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire l'adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per ogni singola unità immobiliare. Un ruolo prioritario per la 15 CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO diffusione delle fonti rinnovabili di energia o assimilate è affidato alla Pubblica Amministrazione, poiché è tenuta a soddisfare il fabbisogno energetico degli edifici di cui è proprietaria ricorrendo alle fonti menzionate, salvo impedimenti di natura tecnica o economica. L' art. 30 relativo alla certificazione energetica degli edifici, in mancanza dei decreti applicativi che il M.I.C.A., Ministero dei Lavori Pubblici e l'ENEA avrebbero dovuto emanare, è rimasto inapplicato. Il certificato energetico in caso di compravendita e locazione dovrebbe essere comunque portato a conoscenza dell'acquirente o del locatario dell'intero immobile o della singola unità immobiliare. L'attestato relativo alla certificazione energetica ha una validità temporanea di cinque anni. L’art.31 introduce la figura del terzo responsabile durante l’esercizio degli impianti e introduce altresì l’obbligo per le Province e Comuni con più di 40.000 abitanti ad effettuare controlli e verificando l’osservanza delle norme relative al rendimento di combustione degli impianti termici. L’attuazione della Legge 10/91 è condizionata dall’emanazione da una miriade di decreti, non sempre effettuata. 2.2.3 D.P.R. n. 412 del 26/08/1993 Uno dei più significativi decreti attuativi della Legge 10/91 è forse il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 "Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell'articolo 4/IV della Legge 9 gennaio 1991, n. 10", che è stato poi modificato ed integrato dal D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 551 "Regolamento recante modifiche al Decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, in materia di progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti termici degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia", che ha introdotto norme precise sui rendimenti degli impianti termici nonché sulle modalità di controllo e verifica da parte delle Province e dei Comuni. In particolare il suddetto decreto ha: suddiviso il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei “gradi giorno” comunali e indipendentemente dall’ubicazione geografica; stabilito per ogni zona climatica la durata giornaliera di attivazione e il periodo annuale di accensione degli impianti di riscaldamento; classificato gli edifici in otto categorie a seconda della destinazione d'uso e stabilito per ogni categoria di edifici la temperatura massima interna consentita; ha inoltre stabilito che gli impianti termici nuovi o ristrutturati debbono garantire un rendimento stagionale medio che va calcolato in base alla potenza termica del generatore; definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda; previsto una periodica e annuale manutenzione degli impianti termici. 2.2.1 Decreto Lgs.. n.387 del 29/12/2003 Tale decreto recepisce la direttiva Europea 2001/77/CE per la promozione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Un quadro normativo destinato a diventare il punto di riferimento per consentire all’Italia di procedere verso uno sviluppo concreto della produzione di energia da fonti rinnovabili. I principali punti sono i seguenti: 16 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 1. Aggiornamento del decreto interministeriale Industria Ambiente del novembre 1999 che definiva l’obbligo di produrre almeno il 2% di elettricità con fonti rinnovabili nel 2002 con impianti entrati in funzione dopo il 1 aprile 1999. La nuova legge incrementa l’obbligo dello 0,35% all’anno a partire dal 2004. 2. Gli impianti da fonte rinnovabile con potenza fino a 20 kW possono essere connessi alla rete con modalità di scambio sul posto dell’energia elettrica; sarà possibile realizzare quindi il “Net Metering” anche per l’eolico di piccola taglia come avviene già per il fotovoltaico. 3. Introduzione di un meccanismo di incentivazione in conto energia per il fotovoltaico, come già avviene in Germania. Tale sistema finanzia l’energia elettrica prodotta e immessa in rete con una tariffa incentivante e non più l’investimento iniziale. 4. Incentivi anche per la produzione elettrica da solare termodinamico. 5. La semplificazione delle procedure autorizzative con l’introduzione di un procedimento unico che, in tempi certi, esprima l’autorizzazione con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni competenti. 6. L’introduzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili. 7. Una migliore definizione delle fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle rinnovabili. Vengono esplicitamente escluse le fonti assimilate e i beni prodotti o sostanze derivanti da processi il cui scopo primario sia la produzione di vettori energetici o di energia. L’articolo 17 prevede l’inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili (beneficia di tale regime anche la parte non biodegradabile dei rifiuti). Per l’effettiva attuazione di questa legge quadro è necessaria l’emanazione di una serie di circa venti decreti attuativi, previsti dal decreto medesimo. 2.2.2 Legge n.316 del 30/12/2004 La presente norma prevede l’applicazione della Direttiva 2003/87/CE in materia di scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità europea. L’articolo 1 contiene disposizioni inerenti l’autorizzazione ad emettere gas serra: art.1 Ai fini del rilascio dell’autorizzazione ad emettere gas ad effetto serra, i gestori degli impianti rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, in esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto presentano, all’autorità nazionale competente di cui all’art. 3, comma 1, apposita domanda di autorizzazione. L’articolo 2 contiene disposizioni inerenti la raccolta delle informazioni per l’assegnazione delle quote di emissioni di cui all’articolo 11 della direttiva 2003/87/CE: art.2 I gestori degli impianti rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, in esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, comunicano all’autorità nazionale competente le informazioni necessarie ai fini dell’assegnazione delle quote di emissione per il periodo 2005-2007. Le specifiche relative al formato e alle modalità per la trasmissione delle suddette informazioni, nonché le specificazioni sui dati richiesti, sono definite, entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, mediante decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Ministro delle Attività Produttive. L’articolo 2 bis contiene disposizioni inerenti alle sanzioni: art.2 bis Il gestore che omette di presentare la domanda di autorizzazione di cui all’articolo 1 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa. Il gestore che fornisce informazioni false relativamente a quanto richiesto dall’articolo 5 della direttiva 2003/87/CE, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in eccesso 17 CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO alle quantità cui avrebbe avuto diritto in caso di dichiarazione veritiera. Il gestore che omette di comunicare all’autorità nazionale competente le informazioni di cui all’articolo 2 o fornisce informazioni false, salvo che il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 10 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in difformità alle prescrizioni del presente decreto. 2.3 NORMATIVA REGIONALE 2.3.1 Legge regionale n.26 del 23/12/2004 (recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE) La presente norma, recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE, disciplina la programmazione energetica territoriale e contiene inoltre altre disposizioni in materia di energia. Con questa disposizione la giunta punta a qualificare il sistema elettrico ed energetico per raggiungere l’autosufficienza elettrica della Regione al 2010. Per raggiungere il pareggio del bilancio elettrico ed insieme mantenere fede agli impegni assunti a Kyoto, la legge regionale prevede azioni su tre livelli diversi. 1. Si intende innanzitutto portare a conclusione il processo, già avviato, di conversione di tutte le vecchie centrali ad olio combustibile (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e a ciclo combinato da realizzare con le migliori tecnologie, secondo quanto indicato dalle direttive europee. 2. Si punta poi su un aumento della produzione elettrica con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biomasse). 3. La legge stabilisce una nuova possibilità di intervento, prevedendo per la prima volta che, per ogni nuovo insediamento urbanistico, vi siano scelte progettuali di uso razionale di energia e dotazioni di fonti rinnovabili. La nuova legge prevede incentivi a favore della bioarchitettura: sottotetti che potranno essere recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri, purché adeguatamente coibentati; contatori singoli obbligatori negli impianti di riscaldamento centralizzati; sistemi solari obbligatori in tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. Verranno, inoltre, introdotti: nuovi standard di rendimento energetico degli edifici, che dovranno essere recepiti dai regolamenti edilizi comunali; certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici; obblighi per i Comuni e le Province di prevedere per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di urbanizzazione, le nuove reti energetiche di teleriscaldamento e la cogenerazione. In questo modo entro il 2010 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica si ridurrebbero dalle attuali 13,2 milioni di tonnellate (comprensive di 7 milioni di tonnellate imputabili alle importazioni) a 11,2 milioni di tonnellate. Per il settore residenziale, cha attualmente in Emilia Romagna consuma 2.700.000 tep l’anno, il Piano punta ad un risparmio pari a 330.000 tep al 2010. Tale obiettivo, se raggiunto permetterà di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 700.000 tonnellate. 18 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale CAPITOLO 3 QUADRO TERRITORIALE E SOCIO-ECONOMICO 3.1 QUADRO TERRITORIALE Il Comune di Forlì fa parte della Provincia di Forlì-Cesena ed è caratterizzato dai seguenti confini: Nord: comuni di Faenza, Russi e Ravenna. Est: comuni di Ravenna, Bertinoro, Meldola e Predappio. Sud: comuni di Bertinoro, Meldola e Predappio. Ovest: comuni di Castrocaro Terme e Terra del Sole. Le coordinate geografiche del centro della Città (meridiano di Roma) sono le seguenti: Latitudine: 44 13’ Longitudine: 12 02’ La Figura 1 rappresenta il territorio del Comune di Forlì; sono evidenziati i confini e le aree urbanizzate. Il territorio comunale è diviso in cinque circoscrizioni: Circoscrizione 1, comprende i quartieri: Cotogni, Ravaldino, San Biagio, Schiavonia, San Pietro. Circoscrizione 2, comprende i quartieri: Cava, Romiti, San Varano, Villagrappa, Villanova, Villa Rovere. Circoscrizione 3, comprende i quartieri: Foro Boario, Barisano, Durazzanino, Malmissole, Ospedaletto, Poggio, Pieve Acquedotto, Roncadello, San Giorgio, Branzolino, San Tomè, San Martino in Villafranca, Villafranca, San Benedetto. Circoscrizione 4, comprende i quartieri: Bagnolo, Carpinello-Villa Rotta-Castellaccio, Caserma-Casemurate-Pievequinta, Coriano, Musicisti-Grandi Italiani, San Leonardo, Villa Selva-Forniolo, Bussecchio, Ronco, Spazzoli-Campo di Marte-Benefattori. Circoscrizione 5, comprende i quartieri: Ravaldino-Cà Ossi, Resistenza, VecchiazzanoMassa-Ladino, Carpena, Grisignano-Collina, Magliano, Ravaldino in Monte, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada. La superficie del Comune è di 228,19 km2, l’altitudine minima è di 11 metri, l’altitudine massima è di 32 metri e la densità della popolazione è di 487 abitanti per km2 (vedi Tabella 1). La superficie urbanizzata costituisce il 13,26% della superficie totale (vedi Tabella 2). 19 3.1 QUADRO TERRITORIALE Figura 1-Territorio del Comune di Forlì Fonte: Servizio Informativo Territoriale Locale (SITL) del Comune di Forlì 20 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Tabella 1 - Confronto della superficie, altitudine e densità di popolazione del Comune di Forlì e della Provincia di Forlì – Cesena. Anno 2004 Comune di Forlì Provincia di Forlì - Cesena Superficie (km2) 228,19 2376,81 Altitudine minima (m) 11 0 32 Altitudine massima (m) Densità popolazione (abitanti/km2) 1.407 487 152 Fonte: Provincia di Forlì-Cesena, Ricerche e Studi Tabella 2-Comune di Forlì: superficie urbanizzata. Anno 2000 Comune di Forlì Provincia di Forlì - Cesena 3025 9393 Superficie totale (Ha) 22819 237680 Sup. urbanizzata / Sup. totale (%) 13,26 3,95 Superficie urbanizzata (Ha) Fonte: Provincia di Forlì-Cesena, Ricerche e Studi 21 3.1 QUADRO TERRITORIALE 3.2 QUADRO RETE DEI TRASPORTI Figura 2: Comune di Forlì, infrastrutture. Scala 1:120.000 Legenda Strade extraurbane (499 Km) Strade urbane (407 Km) Autostrada A14 (17 Km) Aeroporto Ferrovia (12 Km) Fonte: Servizio Informativo Territoriale Locale (SITL) del Comune di Forlì’ Il Comune di Forlì presenta una buona dotazione infrastrutturale, con un forte sviluppo della rete stradale. Nel 2003 il numero complessivo di veicoli circolanti nel Comune era di 92.460 unità. Di queste 70.652 erano autovetture, 7.834 autoveicoli per il trasporto merci, 9.094 motoveicoli. Il numero di veicoli per abitante residente in quell’anno era pari a 0,83, di poco 22 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale superiore a quello della Regione Emilia Romagna che era a pari a 0,81. Il rapporto autovetture per abitante del Comune era pari a 0,63 contro lo 0,61 della Regione Emilia Romagna. Il territorio del Comune di Forlì è attraversato dall’autostrada A/14 che collega Bologna a Taranto. Questo tratto autostradale è posto in una posizione strategica all’interno del sistema viario regionale e costituisce uno degli accessi alla struttura portuale ravennate. Nella successiva tabella 3 è riportato il movimento dei veicoli al casello di Forlì Tabella 3: Comune di Forlì – Transiti al casello di Forlì dell'autostrada Bologna-Taranto Anno VEICOLI ENTRATI/USCITI Leggeri Pesanti TOTALE 2004* 4.962.096 1.660.625 6.622.721 2003 4.527460 1.523.510 6.050.970 2002 4.337.660 1.452.335 5.789.995 2001 4.172.680 1.386.635 5.559.315 1996 3.497.430 1.080.035 4.577.465 (*) Dati a novembre 2004 Fonte: Elaborazione Ufficio Studi CCIAA Forlì-Cesena su dati di Società Autostrade S.p.a. Il traffico veicolare transitato dal casello autostradale di Forlì è passato da 4.577.465 veicoli del 1996 ai 6.050.970 veicoli del 2003, con un incremento, nel periodo preso in considerazione, del 32,2 % circa. Nel periodo considerato si osserva un incremento complessivo dei veicoli in transito di 1.473.505, di cui 1.030.030 dovuto a veicoli leggeri e 443.475 a veicoli pesanti. Si riscontra dai dati che l’incremento percentuale maggiore si è verificato nella categoria dei veicoli pesanti(collegata al trasporto di merci e materiali: vedere Tabella 3). Confrontando, per l’anno 2004, i livelli di transito dei veicoli al casello di Forlì con quelli relativi all’anno 2003 si riscontra, sulla base dei dati censiti sino al mese di novembre 2004, un incremento del 9,6% per i veicoli leggeri e del 9,0% per quelli pesanti. Inoltre dal raffronto dei dati del movimento di veicoli che sono transitati nei caselli della Provincia di Forlì-Cesena si ha che il casello forlivese ha assorbito il 36,5% del movimento autostradale della provincia. Nell’ambito del territorio comunale è presente l’aeroporto civile “L. Ridolfi” che è uno dei quattro scali commerciali della Regione Emilia-Romagna. Lo scalo forlivese è caratterizzato da un movimento passeggeri che è prevalentemente attivato dal turismo. Nella successiva tabella 4 si riporta il movimento commerciale dell’aeroporto. Tabella 4: Movimento commerciale (arrivi e partenze) nell'aeroporto di Forlì (a) 2001 2002 2003 Linea 694 1.209 2.922 Aeromobili Charter 726 731 667 Totale 1.420 1.940 3.589 Passeggeri (b) Linea Charter Totale 38.660 30.359 69.019 113.153 32.027 145.180 316.892 29.753 346.645 2004 8.650 1.298 9.948 719.830 79.301 799.131 Linea 782 221 594 Charter 1.635 1.622 1.050 1.007 Totale 1.635 2.404 1.271 1.601 (a) Esclusa l’attività didattica del Polo Aeronautico (b) Escluso i passeggeri transitati direttamente: 970 nel 2001; 3165 nel 2002; 2584 nel 2003; 8988 nel 2004. Fonte: S.e.a.f. S.p.A Merce 23 3.1 QUADRO TERRITORIALE Elaborazione: Ufficio Studi – CCIAA Forlì-Cesena Il traffico aeroportuale di Forlì si è molto intensificato negli ultimi anni. La tabella mostra i sensibili aumenti riscontrati nei movimenti passeggeri, dal 2001 al 2004. Lo sviluppo dell’aeroporto è avvenuto grazie all’incremento di voli passeggeri soprattutto low-cost, con collegamenti a varie città europee. Fra voli di linea e charters, nel 2004 si sono registrati 9.948 tra arrivi e partenze di aeromobili rispetto ai 3.589 del 2003 (+177.2%) e ai 1.940 del 2002 (+85%). La movimentazione dei passeggeri del 2004 ha sfiorato le 800.000 unità rispetto alle 346.645 del 2003 (+ 130.5%) e alle 145.180 del 2002 (+ 138.76%) . Per l’anno 2004 si deve sottolineare il ruolo determinante svolto dalla chiusura dell’aeroporto G.Marconi di Bologna, dal 3 Maggio al 2 Luglio, per consentire l’allargamento delle piste. Almeno il 70% del traffico bolognese è stato dirottato verso l’aeroporto L.Ridolfi, influenzando notevolmente il traffico. Se si considera l’andamento del traffico dello scalo forlivese, senza tener conto del bimestre Maggio-Giugno per avere un quadro omogeneo, emerge comunque una situazione di crescita. 24 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 3.3 QUADRO DEMOGRAFICO La popolazione residente nel Comune al 31 Dicembre 2004 è di 111.158 abitanti (vedi Tabella 5). Dall’analisi della dinamica demografica del Comune relativa agli anni 1990-2004, vedi successiva tabella 4 e grafico 1, emergono due periodi con tendenza inversa: 1990-2000: questo primo periodo è caratterizzato da un decremento demografico pressoché costante; in particolare confrontando i dati del 1990 con quelli del 2000 emerge un calo dell’ 1,76%. La Provincia per lo stesso periodo vede invece un incremento dell’ 1,97%, il che potrebbe essere sintomo di un fenomeno di trasferimento della popolazione dal Comune alla Provincia. 2001-2004: questo secondo periodo è caratterizzato da un robusto incremento demografico. Se confrontiamo i dati del 2001 con quelli del 2004 emerge infatti una crescita del 2,55%. La Provincia per il periodo in esame presenta un incremento del 3,30%. Tabella 5-Confronto popolazione residente. Anni 1990-2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena 1990 109.755 349.750 1991 109.425 348.523 1992 109.258 350.746 1993 108.871 350.836 1994 108.488 351.054 1995 108.017 351.235 1996 107.827 353.059 1997 107.461 351.606 1998 107.279 352.452 1999 107.475 354.474 2000 107.827 356.629 2001 108.396 359.391 2002 109.104 362.218 2003 110.209 366.504 2004 111.158 371.272 Fonte: Comune di Forlì e Provincia di Forlì-Cesena; Camera di Commercio per gli anni 1990-1991 e 2004. 25 3.2 QUADRO DEMOGRAFICO Grafico 1 Comune di Forlì: popolazione residente (1990-2004) 112.000 111.000 110.000 109.000 e tn e d is e re n o iza lo p o P 108.000 107.000 106.000 105.000 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 Anno Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì Il numero medio di componenti per famiglia nel Comune relativamente al periodo 1991-2004, risulta in costante decremento; si passa infatti da un valore massimo di 2,66 nel 1991 fino ad un valore minimo di 2,37 nel 2004, che in termini percentuali significa un calo del 10,89%. Il numero di famiglie è invece aumentato di 4.140 unità nel periodo 1998/2003, con un incremento del 9,68%. Per la Provincia l’andamento del numero medio di componenti per famiglia è del tutto analogo, salvo mantenersi sempre superiore di circa 11 punti percentuali rispetto a quello del Comune. Il numero di famiglie ni Provincia vede nel periodo 1998/2003 un più consistente incremento, pari a 15.311 unità corrispondenti a +11,31% (Vedere successiva tabella 6 e grafico 2). Tabella 6 Famiglie e numero medio di componenti per famiglia: confronto Comune-Provincia Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Anno Famiglie Media componenti Famiglie Media componenti 1990 43.265 2,54 129.610 2,70 1991 41.133 2,66 124.493 2,80 1992 41.921 2,61 128.765 2,72 1993 42.142 2,58 129.758 2,70 1994 42.221 2,57 130.837 2,68 1995 42.397 2,55 131.851 2,66 1996 42.534 2,54 133.068 2,65 1997 42.755 2,51 134.312 2,62 1998 42.751 2,51 135.415 2,60 1999 43.159 2,49 137.283 2,58 2000 43.372 2,49 139.133 2,56 2001 44.425 2,44 142.114 2,53 2002 45.237 2,41 142.743 2,54 2003 46.186 2,39 147.945 2,48 2004 46.891 2,37 150.726 2,46 Fonte: Elaborazione Agess su dati di Comune, Provincia e Camera di Commercio di Forlì-Cesena 26 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 2 -Numero medio di componenti per famiglia in Comune ed in Provincia 3,00 2,90 2,80 2,80 2,72 2,70 2,68 2,66 2,65 2,70 2,70 2,60 V a lo rem e d io 2,50 2,62 2,60 2,58 2,56 2,66 2,61 2,58 2,57 2,55 2,54 2,51 2,51 2,49 2,49 2,54 2,40 2,53 2,54 2,48 2,46 2,44 2,30 2,41 2,39 2,37 2,20 2,10 2 04 2 03 2 02 2 01 2 0 1 9 1 98 1 97 1 96 1 95 1 94 1 93 1 92 1 91 1 90 2,00 Anno Comune Provincia Fonte: elaborazione Agess su dati di Comune, Provincia e Camera di Commercio. L’andamento nel tempo dell’indice di struttura della popolazione attiva1 nel Comune di Forlì è analogo a quello della Provincia, come è evidenziato nel successivo grafico 3. Nel periodo 1995-2002 l’indice è aumentato mediamente di circa 1,18 punti per anno nel Comune e di 1,28 punti per anno in Provincia. Nell’anno 2003 si nota una flessione per il valore comunale (108,4) che conferma, salvo un lieve incremento, il dato relativo all’anno 2002. Il dato provinciale conferma invece il trend di crescita pressoché costante. 1 L’indice di struttura della po polazione attiva è definito co me il rapporto tra la popolazi one compresa negli intervalli (40-64) anni e (15-39) anni, moltiplicato per cento: Indice di Struttura = [Pop(40-64)] / [Pop(15-39)] * 100 Il suddetto indice mostra il g rado di invecchiamento della p opolazione attiva: tanto più b asso è l’indice tanto più giov ane è la popolazione in età lavorativa. In una popo lazione stazionaria o crescent e [Pop(40-64) < Pop(15 -39)] il valore è inferiore al 100% mentre in una popolazione tendenzialmente e fortemente decrescente [Pop(40-64) > Pop(15-39)] il rapporto supera il 100%. 27 3.2 QUADRO DEMOGRAFICO Grafico 3: Andamento nel tempo dell'Indice di Struttura 115 110 105 100,3 101,4 102,5 104,0 106,0 105,0 101,4 95 94,0 94,9 108,2 108,4 109,6 105,4 100 a ru tu rtS id ec id n I 107,2 96,2 97,5 102,6 103,4 99,6 98,5 90 85 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anni Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati della Camera di Commercio di Forlì-Cesena. Per quanto riguarda la popolazione residente per circoscrizione (vedere successiva tabella 7 e grafico 4) si evince che la maggior parte di questa risiede nelle circoscrizioni 4 e 5 (la somma delle due porta al 54% della popolazione totale del Comune di Forlì). Le altre tre circoscrizioni sono quasi equivalenti in termini di popolazione residente e rappresentano il 46% del totale degli abitanti. Tabella 7-Comune di Forlì: popolazione residente per circoscrizione (al 31/12/2004) Circoscrizione Abitanti Abitanti ( % sul totale) 1 17.312 15,5 2 12.596 11,3 3 21.029 18,9 4 31.504 28,3 5 29.054 26,1 Totale 111.495 100,0 Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì. 28 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 4-Comune di Forlì: popolazione residente per circoscrizione, anno 2003 Circ.1 15,5% Circ.5 26,1% Circ.2 11,3% Circ.3 18,9% Circ.4 28,3% Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì. 29 3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO 3.4 QUADRO MACRO-ECONOMICO 3.4.1 Imprese, addetti, occupazione Tabella 8-Comune di Forlì: numero di imprese e di addetti per settore al 31 Dicembre 2004 Fonte: elaborazione Camera di Commercio di Forlì su dati di Registro imprese - banca dati stock view. Al dicembre 2004 nel Comune di Forlì risultavano attive 11.445 imprese2 di cui 3.860 a carattere artigianale. Nello stesso anno il numero di unità locali3 era pari a 13.250. Gli addetti erano pari a 33.375. In media risultavano 2,9 addetti per impresa. Il maggior numero di imprese si registravano nel settore del commercio (25,3%), seguito dal settore agrico lo (17,0%) e dalle attività manifatturiere (14,3%) (ved. Tab.8). Il confronto con l’equivalente quadro provinciale (Tab.9) indica un’incidenza del totale delle imprese comunali rispetto a quelle provinciali pari al 28,2%. La quota delle imprese artigiane della Provincia rispetto al totale è pari a circa un terzo, come per il Comune. Il numero medio di addetti per impresa è pari a 2,6, inferiore a quello comunale. Al contrario del Comune nella Provincia il maggior numero di imprese è collocato nel settore agricolo (23%), seguìto dal commercio (22,6%) e dalle costruzioni (14,3%). 2 “Per impresa si intende l’organizzazione di una attività economica esercitata con carattere professionale al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi. Le imprese possono essere unilocalizzate, costituite cioè da una sola unità locale o plurilocalizzate, costituite da due o più unità locali delle quali una coincidente con la sede dell’impresa. “Le imprese plurilocalizzate in più provincie sono conteggiate una sola volta ed attribuite alla provincia nella quale l’iniziativa imprenditoriale ha sede legale. 3 “Per unità locale si intende l’impianto situato in un dato luogo e variante denominato in cui viene effettuata la produzione o la distribuzione di beni o la prestazione di servizi” (ISTAT). 30 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Tabella 9-Provincia di Forlì-Cesena: numero di imprese e di addetti per settore al 31 dicembre 2004 Fonte: elaborazione Camera di Commercio di Forlì su dati di Registro imprese - banca dati stock view. Il successivo grafico 5 illustra la dinamica del numero di nuove imprese iscritte e cessate al Registro Imprese dall’anno 2000 all’anno 2004 nel Comune di Forlì. Il saldo tra imprese iscritte e imprese cessate nel quinquennio risulta positivo e precisamente pari a +608 unità. In realtà, da un esame più attento dei dati si rileva che gran parte delle nuove imprese iscritte al Registro sono il risultato di scorpori o trasformazioni di imprese esistenti. Analizzando i dati riferiti all’anno 2002 si è rilevato che poco più della metà delle nuove imprese iscritte corrispondeva a vere nuove imprese (51,2%) mentre il restante 48,8% era rappresentato da scorpori o trasformazioni. Nel grafico 6 è riportata la dinamica delle imprese iscritte e cessate tra il 2000 e il 2004 nella Provincia. Anche in questo caso il saldo è positivo (+1.884 unità), ma va tenuto conto di quanto detto sopra riguardo al Comune. 31 3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO Grafico 5 – Comune di Forlì: dinamica del numero di imprese iscritte e cessate (anni 2000-2004) 1000 956 916 950 900 879 886 875 850 800 817 eserpm Io rem uN 750 794 782 759 752 700 650 600 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Imprese iscritte Imprese cessate Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio. Grafico 6 – Provincia di Forlì-Cesena: dinamica del numero di imprese iscritte e cessate (anni 2000- 2004) 3.400 3.170 3.200 3.000 2.957 2.980 2.653 2.660 3.050 2.970 2.800 eserpm Io rem uN 2.600 2.758 2.679 2.400 2.493 2.200 2.000 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Imprese iscritte Imprese cessate Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio. L’occupazione nel Comune di Forlì nel 2004, come si evince dalla successiva Tabella 10, ha registrato 33.375 addetti, 1.375 in meno rispetto all’anno precedente, con un decremento del 4,1%. 32 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Dal 2001 inoltre il numero degli addetti si è ridotto di 4.796 unità, corrispondenti in percentuale ad una contrazione del 12,6%. La performance peggiore è stata quella dell’Industria che, negli anni citati ha perso 2.438 addetti, ossia il 15,0% del totale del settore al 2001 ed il 50,8% dell’intera contrazione occupazionale del territorio comunale. Una leggera flessione ha riguardato anche l’Agricoltura. Da notare che il settore Terziario non si è sottratto a questo trend negativo iniziato nel 2001, perdendo circa 2.123 addetti, pari all’ 10,9% dell’occupazione del comparto al 2001. Tabella 10-Comune di Forlì: numero di addetti per settore (anni 1995-2004) Addetti Settore 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 200 239 229 2.041 1.678 1.642 1.549 2.169 2.022 1.93 Agricoltura* 239 229 2.041 1.678 1.642 1.549 2.169 2.022 1.93 C - Estrazione di minerali 49 38 37 38 32 26 29 29 32 D - Attività manufatturiere 10.564 11.121 11.052 10.805 10.570 11.085 12.290 11.933 10.1 547 523 488 492 340 409 287 459 62 F - Costruzioni 2.788 3.101 3.166 2.849 2.818 3.176 3.583 3.467 3.38 Industria 13.948 14.783 14.743 14.184 13.760 14.696 16.189 15.888 14.1 G - Comm. ingr. e dett, rip. beni pers. e per la casa 8.028 8.236 8.197 7.793 7.202 7.324 8.042 7.609 7.45 H - Alberghi e ristoranti 1.089 1.028 1.332 1.275 1.181 935 2.502 2.492 2.48 I - Trasporti, magazzinaggio e comunicazione 1.722 1.703 1.797 1.895 1.457 1.476 1.790 1.665 1.41 J - Intermediazione monetaria e finanziaria 1.433 1.462 1.440 1.414 1.439 1.254 1.335 1.117 1.06 K - Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca 2.730 2.808 3.664 3.618 3.548 3.047 3.571 3.584 3.46 M - Istruzione 70 76 70 72 69 83 85 89 81 N - Sanità e altri servizi sociali 785 806 865 884 933 987 1.162 1.164 1.17 A - Agricoltura, caccia e silvicoltura B - Pesca, piscicoltura e servizi connessi E - Prod. e distr. Energia elettrica, gas e acqua L - Pubblica amministrazione O - Altri servizi pubblici, sociali e personali 1.303 1.320 1.322 1.279 1.104 1.054 1.045 1.023 98 Terziario 17.160 17.439 18.687 18.230 16.933 16.160 19.532 18.743 18.1 948 607 505 479 443 537 281 281 54 32.295 33.058 35.976 34.571 32.778 32.942 38.171 36.934 34.7 X - Imprese non classificate Totale * I dati relativi al 1996 non sono attendibili in quanto l'obbligo di iscrizione al registro delle imprese è entrato in vigore nel 1997 Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio di Forlì. Il settore che conta il maggior numero di addetti è il Terziario con 17.409 unità, pari al 52,2% del totale, seguìto dall’Industria con 13.751 addetti (41,2%) e dall’Agricoltura con 1.837 unità (5,5%). La situazione occupazionale della Provincia (Tab.11) presenta aspetti non dissimili da quelli comunali: l’occupazione, tra il 2001 e il 2004 è diminuita del 10,4%. L’industria ha perso occupati nella stessa misura (10,4%), così come il Terziario (9,9%), mentre l’Agricoltura ha perso il 13,5% degli addetti. Complessivamente il Comune ha perso in percentuale più addetti della Provincia e le perdite occupazionali del settore industriale del Comune rappresentano oltre il 45% della contrazione degli addetti di quel settore in tutta la Provincia. 33 3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO Tabella 11-Provincia di Forlì –Cesena: numero di addetti per settore (anni 1995-2004) Addetti Settore A - Agricoltura, caccia e silvicoltura 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 1.586 1.598 11.638 9.791 10.121 8.091 11.365 10.840 98 107 118 130 128 172 182 176 1.684 1.705 11.756 9.921 10.249 8.263 11.547 11.016 C - Estrazione di minerali 165 165 164 164 156 131 129 123 D - Attività manufatturiere 32.915 34.404 34.150 33.031 32.632 33.138 38.645 37.796 879 984 996 997 929 1.130 794 1.137 F - Costruzioni 10.143 10.340 10.453 9.780 9.431 10.014 11.555 10.949 Industria 44.102 45.893 45.763 43.972 43.148 44.413 51.123 50.005 G - Comm. ingr. e dett, rip. beni pers. e per la casa 24.516 24.588 25.799 24.595 22.830 22.027 24.532 23.576 H - Alberghi e ristoranti 4.888 4.896 5.225 5.065 5.022 4.223 6.356 6.234 I - Trasporti, magazzinaggio e comunicazione 5.292 5.464 5.526 5.534 5.034 4.711 5.601 5.368 J - Intermediazione monetaria e finanziaria 3.430 3.338 3.247 3.214 3.381 2.917 3.450 2.907 K - Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca 5.878 6.206 7.148 7.135 7.267 7.116 8.276 8.874 7 7 B - Pesca, piscicoltura e servizi connessi Agricoltura E - Prod. e distr. Energia elettrica, gas e acqua L - Pubblica amministrazione 145 162 192 195 198 232 241 241 N - Sanità e altri servizi sociali 1.364 1.477 1.730 1.780 1.969 2.033 2.297 1.939 O - Altri servizi pubblici, sociali e personali 3.896 3.946 4.071 3.928 3.601 3.472 3.871 3.762 Terziario 49.409 50.077 52.938 51.446 49.302 46.731 54.631 52.908 X - Imprese non classificate 1.739 1.346 1.166 1.071 971 983 762 754 Totale 96.934 99.021 111.623 106.410 103.670 100.390 118.063 114.683 M - Istruzione * I dati relativi al 1996 non sono attendibili in quanto l'obbligo di iscrizione al registro delle imprese è entrato in vigore nel 1997 Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio di Forlì Grafico 7- Comune e Provincia: addetti per settore (anni 2000-2004) 45.789 49.205 51.085 47.051 50.05 51.123 46.731 4.413 50.000 54.631 60.000 52.908 70.000 40.000 Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio di Forlì 34 378 792 2004 N C S e rv In d 13.751 2003 17.409 1.837 A g r N C 18.123 S e rv 14.148 In d A g r 545 1.097 9.984 10.520 2002 Comune di Forlì 1.934 754 281 N C 18.743 S e rv 15.88 2001 In d A g r 281 N C 19.532 S e rv 2.02 1.016 2000 In d 16.189 762 2.169 A g r 537 N C 16.160 S e rv 14.696 A g r 0 In d 10.000 983 20.000 1.549 itedao rem u N 8.263 1.147 30.000 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 3.4.2 Il Valore Aggiunto4 Il Valore Aggiunto, secondo la definizione del Sistema europeo dei conti (SEC 95), è l'aggregato che consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali. È la risultante della differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive ed il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive). Il Valore Aggiunto può essere calcolato ai prezzi di base o ai prezzi di mercato. Nel primo caso il saldo tra la produzione e i consumi intermedi avviene valutando la produzione ai prezzi di base, cioè al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti; il secondo caso invece corrisponde al valore aggiunto ai prezzi di base aumentato delle imposte sui prodotti, Iva esclusa e al netto dei contributi ai prodotti. Nelle successive tabelle 12, 13 e 14 è riportato, per il periodo 1995 – 2003, il Valore Aggiunto dei singoli rami di attività economica e il Valore Aggiunto pro-capite della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Forlì-Cesena e del Comune di Forlì. Esaminando i dati riportati nelle singole tabelle si ricava che il Valore Aggiunto totale, rispetto all’anno base 1995, è aumentato del 39% per la Regione, del 42% per la Provincia e del 45% per il Comune. Il successivo Grafico 8, nel quale si riporta il confronto tra il Valore Aggiunto pro-capite della Regione, della Provincia e del Comune, mostra come, a partire dal 1996, il Valore Aggiunto procapite del Comune sia sempre superiore a quello della Regione e della Provincia. 4 I dati di Valore Aggiunto, raggruppati per macro-settori e pro-capite, della Provincia e della Regione, sono stati presi dal sito dell’Istituto Tagliacarne che li ha calcolati ai prezzi di base. I valori sono poi espressi ai valori correnti dei singoli anni, quindi le variazioni annue incorporano anche l’effetto della variazione dei prezzi. I corrispondenti dati a livello di C omune furono elaborati dallo stesso Tagliacarne solo per l’a nno 2001, sulla base di una ri chiesta una-tantum da parte di UnionCamere. Dunque, nell’impossibilità di poter disporre di tali dati a livello comunale per la serie storica degli anni di nostro int eresse, si è adottata, come approssimazione di calcolo per il Comune, la redistribuzione dei dati provinciali di V.A. dei tre macro-settori in oggetto sulla base del numero di addetti per ogni macrosettore, desunto dal Registro Imprese della Camera di Comm ercio. Si è in tal modo stim ato il V.A. totale per il Comu ne di Forlì e di conseguenza il V.A. pro-capite. La procedura di calcolo approssimato, indicata dal Censis, utilizza la seguente formula: V . A.c V .A.c ,i V . A. p,i i ove: i add c ,i add p ,i V.A.c = stima del valore aggiunto comunale; V.A.c,i = stima del valore aggiunto comunale del settore i-esimo; V.A. p,i = valore aggiunto provinciale del settore i-esimo; add c,i = numero addetti comunali del settore i-esimo; add p,i = numero addetti provinciali del settore i-esimo. Si noti che tali risultati son o al lordo dei servizi di inte rmediazione finanziaria (Sifim), perché questi ultimi non so no facilmente stimabili per il Comune. Di conseguenza, per avere omogeneità nel confronto con Provincia e Regione, anche i V.A. pro-capite riferiti a queste ultime, riportati al netto Sifim, sono stati ricalcolati al lordo Sifim. Per questo si vedranno in altr i documenti e pubblicazioni dati sottostimati rispetto a qu elli qui riportati, dal momento che di solito i “pro -capite” vengono riportati al netto Sifim. Si evidenzia che comunque nel presente lavoro, più dei valor i assoluti, è di interesse la possibilità di potere vedere g li andamenti negli anni delle grandezze in oggetto e poter fare confronti tra la situazione del Comune e quella della Provincia. Lo stesso Istituto G. Tagliacarne sta effettuando una stima più dettagliata dei V.A. per i comuni d’Italia, lavoro che sarà pronto non prima della fine dell’anno corrente. I dati sono riportati, come da fonte, con una divisione in settori corrispondenti a tre macrobranche (Agricoltura, Industria, Servizi) e pro capite. 35 3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO Tabella 12-Valore Aggiunto per settore e pro-capite della Regione Emilia-Romagna (anni 1995-2003) 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 Agricoltura Industria Servizi Totale Popolazione Pro capite (Euro) 2002 2.917 26.316 46.985 76.218 3.135 27.458 51.067 81.659 2.892 27.896 53.177 83.965 3.023 29.225 54.637 86.886 3.086 29.713 56.427 89.225 3.353 31.429 60.350 95.132 3.514 32.969 63.105 99.588 3.404 33.448 65.920 102.772 3.924.952 3.939.330 3.947.148 3.959.924 3.981.323 4.008.841 4.037.095 4.059.416 19.419 20.729 21.272 21.941 22.411 23.730 24.668 25.317 Valori in milioni di Euro correnti, tranne il Pro-Capite, espresso in Euro Dati V.A.: Istituto TagliaCarne. Tutti i dati di V.A. sono al lordo dei servizi di intermediazione finanziaria Dati Popolazione: sito Regione Emilia Romagna, statistica self-service Fonte: elaborazione Agess dalle fonti citate in tabella Tabella 13-Valore Aggiunto per settore e pro-capite della Provincia di Forlì-Cesena (anni 1995-2003) 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 320 343 314 303 387 393 412 395 Agricoltura 1.748 1.846 1.872 2.021 2.063 2.143 2.277 2.287 Industria 4.198 4.609 4.724 4.904 5.026 5.301 5.319 5.958 Servizi 6.266 6.798 6.910 7.227 7.475 7.837 8.008 8.640 Totale 351.235 353.059 351.606 352.452 354.474 356.629 359.391 362.218 Popolazione ProCapite 17.839 19.253 19.651 20.505 21.087 21.974 22.282 23.854 (Euro)* 2003 399 2.252 6.271 8.923 366.504 24.345 Valori in milioni di Euro correnti, tranne il Pro-Capite, espresso in Euro Dati V.A.: Istituto TagliaCarne. Tutti i dati di V.A. sono al lordo dei servizi di intermediazione finanziaria (Sifim) Dati popolazione: Popolazione a fine anno, desunta dal sito della Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess dalle fonti citate in tabella Tabella 14-Valore Aggiunto per settore e pro-capite del Comune di Forlì (anni 1995-2003) 1995 1996 1997 Agricoltura 45 46 54 Industria 553 595 603 Servizi 1.458 1.605 1.667 Totale 2.056 2.246 2.325 Popolazione 108.017 107.827 107.461 ProCapite (Euro)* 19.035 20.825 21.636 Valori in milioni di Euro correnti, tranne il Pro-Capite, espresso in Euro 1998 51 652 1.738 2.441 107.279 22.751 1999 62 658 1.726 2.446 107.475 22.756 Dati V.A.: elaborazione Agess su dati a livello di Provincia riproporzionati in base al numero di addetti per settore. Tutti i Dati Popolazione: Popolazione a fine anno, desunta dal sito del Comune di Forlì tranne per il dato 2004: Camera di Com Numero di addetti per settore: Registro Imprese della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Forlì-Cese Fonte: elaborazione Agess dalle fonti citate in tabella 36 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale ] Grafico 8-Confronto del Valore Aggiunto pro-capite del Comune di Forlì, della Provincia e della Regione 35.000 30.000 25.000 20.000 15.000 10.000 etn atib a /o ruE [etip ac-o rp .A .V 5.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Comune di Forlì Anno Provincia di Forlì-Cesena Regione Emilia Romagna Fonte: elaborazione Agess su dati di Istituto Tagliacarne, Camera di Commercio di Forlì, Provincia, Regione e Comune Nel successivo grafico 9 viene messo in evidenza, rispettivamente per la Provincia e il Comune, l’andamento, nel periodo 1995-2003, del Valore Aggiunto per singolo ramo di attività. Dal confronto fra i Valori Aggiunti riferiti ai singoli rami di attività della Provincia e del Comune, si rileva come sia rimarchevole il peso dell’Agricoltura a livello provinciale rispetto all’analogo settore del Comune, nonostante tali dati siano il frutto di stime basate sul numero di addetti desunto dal Registro Imprese e quindi contengano una certa aleatorietà. Inoltre si evidenzia il forte impatto che ha il es ttore Servizi nello sviluppo economico della Provincia e del Comune. Il suddetto settore è aumentato, nel periodo 1995-2003, rispettivamente del 49,4% circa per la Provincia e del 52,6% per il Comune. Il settore industriale ha segnato, nel periodo 1995-2002 sia per la Provincia che per il Comune, un costante aumento del Valore Aggiunto; per l’anno 2003 è stato registrato sia a livello provinciale che comunale un decremento del Valore Aggiunto del settore che in termini percentuali, rispetto ai valori del 2002, è pari al 9,8% per la Provincia e al 9,3% per il Comune. 37 3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO Grafico 9-Comune e Provincia: dinamica del Valore Aggiunto per settore 8000 5026 4904 4724 4609 4198 5000 5301 6000 5319 5958 6271 7000 2252 2287 1999 2000 2001 2002 1998 Comune di Forlì 73 2225 399 1997 677 1996 A g r In d S erv 2111 727 A g r In d S erv 73 721 A g r In d S erv 1902 709 A g r In d S erv 1833 77 412 393 74 658 A g r In d S erv 1726 62 395 2277 2143 2063 387 2021 1738 652 A g r In d S erv 1667 603 A g r In d S erv 1605 51 303 1872 314 343 46 595 A g r In d S erv 1995 54 1748 320 A g r In d S erv 0 1458 1000 45 2000 1846 3000 553 ]€ n lm [.A V 4000 2003 Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Istituto Tagliacarne e Camera di Commercio di Forlì. Nei successivi grafici 10 e 11 è evidenziata, con riferimento alla Provincia e al Comune, la composizione percentuale del Valore Aggiunto nell’anno 2003. In entrambi i grafici si rileva, come già segnalato, il forte peso del ramo Servizi alla composizione del Valore Aggiunto sia provinciale che comunale; inoltre si evidenzia, nel grafico 11, il peso relativamente basso che ha l’Agricoltura nel concorrere alla formazione del Valore Aggiunto del Comune di Forlì. Grafico 10-Provincia di Forlì-Cesena: Valore aggiunto per settore, Anno 2003 4% 25% 71% Agricoltura Industria Fonte: dati forniti dall’Istituto Tagliacarne 38 Servizi Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 11-Comune di Forlì: Valore Aggiunto per settore, Anno 2003 2% 23% 75% Agricoltura Industria Servizi Fonti: elaborazione Agess su dati di Istituto G. Tagliacarne e Camera di Commercio di Forlì 39 4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE CAPITOLO 4 QUADRO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLI’ 4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE I consumi finali complessivi (comprendenti i settori Agricoltura, Industria, Trasporti, Terziario, Civile) di energia del Comune di Forlì nel 2004 sono stati pari a 320.141 tonnellate equivalenti di petrolio. Il 38% circa dei consumi totali è rappresentato dal consumo di energia elettrica ed il restante 62% dal consumo di energia termica. I combustibili gassosi coprono la quota maggiore dei consumi termici con il 57,6% del totale, mentre i prodotti petroliferi rappresentano il restante 42,4%. La produzione di energia in ambito comunale si è limitata a 4.770 tep di energia elettrica. Il Comune dipende in pratica totalmente dall’energia prodotta al di fuori del territorio comunale, producendo solo l’1,5% dell’energia utilizzata. L’elettricità da termovalorizzazione rifiuti da sola copre il 79,3% del totale della produzione elettrica (vedere successiva Tabella 15). 40 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Tabella 15. Bilancio energetico del Comune (anno 2004) Anno 2004 [tep] 5 Totale Consumo energia elettrica 122.397 Totale Consumo energia termica 197.744 di cui: prodotti petroliferi 83.811 combustibili gassosi 113.933 Totale Consumi 320.141 Totale Produzione energia elettrica 4.770 di cui: Termovalorizzatore Hera 2.032 Termovalorizzatore Mengozzi 1.753 Turboespansore Hera 795 Idroelettrico 178 Fotovoltaico 14 Totale Produzione energia termica 0 Totale Produzione 4.770 Bilancio [tep] -315.370 Bilancio [%] - 98,51% Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera s.p.a., Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive, SOEMS s.r.l., Fase Engineering s.r.l. 5 Importante: i consumi (e le produzioni) finali di energia fanno riferi mento ai vettori energetici fi nali (benzina, gasolio, elettr icità, etc.) generalmente misurati in tonnellate o Megawattora. Essi vanno però poi espressi in consumi (e risparmi) di fonti primarie (tenendo così conto della catena di trasformazione) in modo da poter sommare organicamente le tonnellate equivalenti di petrolio (tep) delle varie fonti. La conversione da tonnellate di combustibile a tonnellate equivalenti di petrolio è effettuata secondo la seguente formula: E mc cp dove: E = consumo energetico [tep/anno] m= massa del prodotto combustibile consumata nell’anno [tonn/anno] c = potere calorifico inferiore del prodotto combustibile [GJ/tonn] cp = potere calorifico inferiore del petrolio, convenzionalmente fissato in 41,8 GJ/tep La conversione da MWh elettric i a tonnellate equivalenti di petrolio deve tenere conto dei rendimenti medi di trasformaz ione in centrale termoelettrica, per poter risalire al combustibile primario utilizzato per produrre quella quantità di energia elettrica. Si utilizzano i seguenti fattori: Elettricità fornita in alta e media tensione 1MWh = 0,23 tep fornita in bassa tensione 1MWh = 0,25 tep Si ritiene utile aggiungere ch e invece l’equivalenza pura, a meno di rendimenti, cioè in termini di resa energetica all’utenza finale, è la seguente: 1MWh = 0,086 tep. 41 4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE Tabella 16: Comune di Forlì: consumi finali di energia (1995-2004) Consumi elettrici Consumi elettrici Consumi termici6 Anno [MWh] [tep] [tep] Consumi totali [tep] 1995 349.075 84.731 175.956 260.687 1996 351.936 85.502 183.263 268.765 1997 354.485 86.209 177.431 263.640 1998 368.253 89.632 184.766 274.398 1999 391.569 95.251 188.038 283.289 2000 410.473 103.396 177.567 280.963 2001 432.295 100.627 179.950 280.577 2002 450.046 109.460 182.270 291.731 2003 477.540 116.248 202.512 318.760 2004 502.724 122.397 197.744 320.141 Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. Nel decennio 1995-2004 i consumi finali di energia di Forlì sono passati da 260.687 tep a 320.141 tep, con un incremento del 22,8 %. L’andamento di tali consumi nel periodo citato è stato altalenante. Dopo una crescita nel 1996, si è registrato un calo nel 1997, ripetutosi nel 2000 e nel 2001 dopo due anni di crescita. Gli ultimi tre anni hanno segnato una crescita del 14,1 %. Nel decennio storico considerato i consumi elettrici sono passati dal 84.731 tep a 122.397 tep, con un incremento del 44,4 %, mentre i consumi termici, passati da 175.956 tep a 197.744 tep, hanno segnato un crescita più contenuta, pari al 12,4%. 6 I consumi di energia non elettrica, ovvero i “consumi termici”, sono stati così stimati: Trasporti urbani ed extraurbani: utilizzando i dati forniti d alla Regione si sono calcolati i trend dei consumi di carburante fin o al 2003. Il 2004 è stato stimato in base al trend degli anni precedenti. Per GPL e metano, il dato provinciale, unico disponibile, è stato riproporzionato sulla base della popolazione comunale. Industria (da MICA): sulla base dei valori forniti dal MICA, su base regionale e provinciale, si sono calcolati i trend dei carburanti consumati. Utilizzando i valori regionali, si è riproporzionato il valore a livello comunale. I valori dei consumi di metano sono derivati dal foglio “addetti”. Sulla base del trend dei consumi si è estrapolato il valore per gli anni precedenti al 1995 Agricoltura (UMA): si sono raccolti i quantitativi di carburante forniti dall’UMA. I quantitativi sono a livello provinciale. Per la ripartizione a livello comunale si è utilizzata la percentuale di superficie agricola utile del comune rispetto a quella della Provincia. Poiché tale superficie varia negli anni si è anche cercato di stimare la variazione percentuale negli anni, ma la mancanza di dati porta ad un trend che appare in esager ata flessione. Pertanto si sono se mplicemente mediate le percentuali degli anni disponibili e si è utilizzato lo stesso fatt ore per tutti gli anni per i quali non era disponibile un dato. Riscaldamento (da MICA-HERA): si sono raccolti da fonti di verse i dati di consumi di car burante ad uso civile. Per il gasolio e il GPL si è applicato lo stesso procedimento utilizzato per l’olio combustibile industriale. Per il metano, partendo dal dato distrettuale fornito da HERA, si è giunti al dato comunale riproporzionando in base al numero di utenze. Per stimare i valori 1993-1994 e 2003-2004 si sono utilizzati i trend degli anni per i quali il dato era disponibile. 42 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 12. Comune di Forlì: dinamica dei consumi finali di energia (1995-2004) 340.000 318.760 320.000 320.141 300.000 283.289 280.577 274.398 280.000 291.731 268.765 260.000 280.963 263.640 C o n s u m ifn a li[te p ] 260.687 240.000 220.000 200.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. Grafico 13-Comune di Forlì: confronto dinamiche consumi elettrici e termici (1995-2004)7 250.000 63,5% 200.000 67,5% 68,2% 67,3% 67,3% 66,4% 63,2% 150.000 35,9% 37,5% 36,5% 38,2% ]p e t[im u s n o C 33,6% 100.000 32,5% 31,8% 32,7% 32,7% 36,8% 61,8% 64,1% 62,5% 50.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Consumi elettrici Consumi termici Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. Si può osservare dal grafico 13 come i consumi elettrici siano caratterizzati da una dinamica più marcata a causa del continuo aumento della penetrazione elettrica nel settore energetico a spese degli altri vettori, in atto da diversi anni (fenomeno tipico dei paesi industrializzati). Nel 1995 i consumi elettrici erano un 32,5% del totale, mentre nel 2004 sono diventati un 38,2 %, cioè hanno avuto una crescita di 5,7 punti percentuali, a scapito delle altre forme di energia. 7 Il grafico riporta gli andamenti nel decennio storico dei valori assoluti di consumo elettrico e termico, mentre le percentuali indicano anno per anno il peso del consumo elettrico o termico sul consumo totale di quell’anno. 43 4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE Tabella 17-Comune di Forlì: dinamica dei consumi finali di energia per settore[tep] Anno Settore 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Agricoltura 4.885 9.166 7.646 8.277 8.741 10.839 10.472 12.094 12.286 12.137 Industria 52.659 52.685 51.413 55.791 56.457 59.437 54.228 58.734 60.453 63.251 Trasporti 65.338 64.179 64.836 67.103 68.020 67.711 66.493 68.565 71.189 71.801 Terziario 46.292 46.741 49.312 50.641 54.593 54.330 56.904 61.712 71.102 72.908 Civile 91.513 95.994 90.431 92.585 95.478 88.646 92.481 90.626 103.730 100.04 Totale (tep) 260.687 268.765 263.640 274.397 283.289 280.963 280.577 291.731 318.760 320.14 Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. Nel 2004 il settore più energivoro del Comune risultava il Civile con oltre 100.000 tep consumati, seguito dal Terziario con quasi 73.000 tep e dai Trasporti con quasi 72.000 tep. L’Industria era solo quarta con 63.251 tep consumati. Dieci anni prima, nel 1995, il Civile era sempre il settore che registrava i consumi maggiori, ma il Terziario era soltanto il quarto settore, preceduto da Trasporti e Industria. In dieci anni il Terziario ha aumentato i propri consumi di oltre il 57%. 4.1.1 Peso delle diverse fonti energetiche Tabella 18. Comune di Forlì: peso delle diverse fonti sui consumi energetici finali (1996-2004) Anno Consumo [tep] 1996 2004 Prodotti petroliferi [tep] 90.537 83.811 Combustibili gassosi [tep] 92.726 113.933 Energia elettrica [tep] 85.502 122.397 Totale 268.765 320.141 Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. Oltre alla crescita dei consumi di energia elettrica, nel decennio considerato, va sottolineato l’ampliarsi della forbice fra consumi di combustibili gassosi e consumi di prodotti petroliferi. 44 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 14. Comune di Forlì: peso delle diverse fonti energetiche sui consumi finali (1996-2004) 140.000 38,2% 35,6% 120.000 100.000 33,7% 34,5% 31,8% 26,2% 80.000 60.000 ]p e t[o c ie g rn o m u s n o C 40.000 20.000 0 1996 2004 Anno Prodotti petroliferi Combustibili gassosi Energia elettrica Fonte: elaborazione Agess ed Arpa su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. Relativamente al peso delle diverse fonti energetiche sui consumi finali, notiamo che dal 1996 al 2004 i combustibili gassosi sono cresciuti del 1,1 %, raggiungendo il 35,6 % del totale, i prodotti petroliferi sono scesi del 7,5 %, passando dal 33,7 % al 26,2 % del totale. In notevole crescita (+6,4 %) l’energia elettrica che rappresenta ora il 38,2 % dei consumi finali complessivi, cioè in termini di combustibili primari è la fonte energetica che ha assunto il ruolo preminente, mentre nel 1996 era quella che occupava la percentuale più bassa. Confrontando la ripartizione dei consumi globali per fonti del Comune e della Provincia, si evince come per la Provincia lo “scavalcamento” della fonte elettrica rispetto ai combustibili fossili nei consumi finali fosse avvenuto già prima del 1996. ]p e t[o c ie g rn e o m u s n o C Grafico 15. Provincia di Forlì-Cesena: peso delle diverse fonti energetiche sui consumi finali (1996-2004) 500.000 450.000 400.000 350.000 300.000 250.000 200.000 150.000 100.000 50.000 0 40,6% 35,1% 34,4 % 32,5% 28,5% 1996 30,9% 2004 Anno Prodotti petroliferi Combustibili gassosi Energia elettrica Fonte: elaborazione Agess ed Arpa su dati di GRTN, Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. 45 4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE 4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE Tabella 19: Bilancio termico del Comune di Forlì (Anno 2004) Fonte Energetica Anno 2004 [tep] Termovalorizzatore8 - Totale Produzione - Consumo prodotti petroliferi 83.811 Consumo combustibili gassosi 113.933 Totale Domanda 197.744 Bilancio [tep] - 197.744 Bilancio [%] - 100 % Nota: per "termica" si intende ogni forma di energia, esclusa quella elettrica Fonti: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio combustibile, gpl. 4.2.1 Dinamica dei consumi energetici da combustibili gassosi e liquidi Tabella 20. Comune di Forlì: dinamica dei consumi di combustibile per fonte [tep] Anno Metano Gasolio Benzina GPL Olio combustibile Totale 1995 86.721 22.642 36.683 15.504 14.406 175.956 1996 92.726 26.014 36.946 14.447 13.130 183.263 1997 89.377 25.846 36.849 13.749 11.609 177.431 1998 95.561 26.842 37.418 12.508 12.437 184.765 1999 99.136 29.766 36.739 12.322 10.076 188.039 2000 93.885 32.145 34.417 7.774 9.347 177.567 2001 98.852 34.432 32.396 6.609 7.662 179.950 2002 97.871 38.452 32.031 6.962 6.955 182.270 2003 116.051 42.837 31.249 7.707 4.668 202.512 2004 113.933 42.171 31.507 5.939 4.194 197.744 Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio combustibile, gpl. Dall’esame più dettagliato dei consumi termici del Comune, oltre quanto già evidenziato in precedenza, emergono interessanti indicazioni sugli andamenti delle varie fonti energetiche. 8 Il Termovalorizzatore Hera dà luogo ad una produzione di energia Termica sotto forma di acqua calda di cui sono riportati i valori annui in MWh a pag. 50. Tuttavia, dal momento che tale produzione è imputabile ad una quota di vapore che ha già prodotto energia elettrica in turbina, nel risalire dai MWh all’energia primaria (tep) si è considerata in prima approssimazione solo l’energia elettrica, per non conteggiare due volte il combustibile risparmiato. Per questo motivo ed anche per il fatto che tale energia termica non esce dagli impianti ma soddisfa usi interni, la produzione termica del termovalorizzatore compare solo in MWh, mentre è nulla in termini di fonti primarie (tep). 46 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Innanzi tutto si può constatare (Tabella 20 e Grafico 16) che il consumo di metano è passato da 86.721 tep del 1995 a 113.933 tep del 2004, corrispondente ad un incremento percentuale del 31,4% e quello del gasolio ha segnato una crescita dell’86,2%. Il consumo di benzina invece è sceso del 14,1%, quello del GPL del 61,7% ed infine quello dell’olio combustibile del 70,9%. Vale la pena sottolineare che nel 2004 i consumi energetici termici sono diminuiti rispetto all’anno precedente del 2,3% e a tale diminuzione hanno contribuito tutte le fonti energetiche eccetto la benzina. Grafico 16. Comune di Forlì: dinamica dei consumi di combustibile per fonte 130.000 120.000 110.000 100.000 90.000 80.000 70.000 ]pet[om usnpC 60.000 50.000 40.000 30.000 20.000 10.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Metano Gasolio Benzina GPL Olio combustibile Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio combustibile, gpl. Nei dieci anni considerati, per quanto riguarda la Provincia di Forlì-Cesena (Tabella 21 e Grafico 17) i consumi di metano sono cresciuti di quasi 22.000 tep e quelli di gasolio sono più che raddoppiati. In diminuzione risultano i consumi di benzina (-8,1%) e di olio combustibile (-70,2%). 47 4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE Tabella 21 Provincia di Forlì-Cesena: dinamica dei consumi di combustibile per fonte [tep] Anno Metano Gasolio Benzina GPL Olio Combustibile Totale 1995 298.573 70.578 109.675 53.977 46.844 579.647 1996 310.884 103.150 112.438 51.874 42.993 621.338 1997 302.599 97.370 112.812 50.678 37.985 601.444 1998 325.616 95.406 115.950 50.461 40.860 628.293 1999 345.607 100.132 115.008 48.433 33.233 642.413 2000 346.682 110.378 110.645 30.925 31.086 629.716 2001 347.290 137.560 105.017 36.944 25.402 652.213 2002 283.435 142.824 102.154 40.224 23.089 591.727 2003 328.319 149.385 100.004 35.477 15.524 628.709 2004 320.502 147.011 100.793 33.387 13.947 615.641 Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio combustibile, gpl. Grafico 17 Provincia di Forlì-Cesena: dinamica dei consumi di combustibile per fonte 400.000 350.000 300.000 250.000 ]p e t[om u sn oC 200.000 150.000 100.000 50.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Metano Gasolio Benzina GPL Olio combustibile Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio combustibile, gpl. 48 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Tabella 22. Comune di Forlì: dinamica dei consumi termici per settore (tep) Anno Settore 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Agricoltura - 4.398 3.084 3.276 3.337 3.445 4.355 5.287 5.106 4.984 Industria 23.472 24.144 23.668 27.831 26.078 24.166 21.830 23.647 24.383 25.484 Trasporti 65.338 64.179 64.836 67.103 68.020 67.711 66.493 68.565 71.189 71.801 Terziario 20.915 19.919 21.461 20.773 22.651 21.384 23.564 22.888 28.513 26.733 Civile 66.231 70.623 64.382 65.782 67.953 60.861 63.709 61.884 73.320 68.742 175.956 183.263 177.431 184.765 188.039 177.567 179.950 182.270 202.512 197.744 Totale Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio. Per quanto riguarda i consumi termici per settore emerge che nel 2004 i Trasporti sono il settore più energivoro, con 71.801 tep consumate, pari al 36,3% del totale, seguiti dal Civile con 68.742 tep, corrispondenti al 34,8%. Molto distanziati seguono l’Industria con il 12,9%, il Terziario con il 13,5%, l’Agricoltura con 2,5%. Circa gli andamenti temporali dei consumi si nota che, a partire dal 1996-97, quelli dei Trasporti sono sempre in crescita, eccetto una breve pausa nel biennio 2000-2001. Complessivamente i Trasporti hanno segnato nel decennio un +9,9%. In crescita anche i consumi del settore Civile (+3,8%), anche se con un andamento ondulatorio, legato alla stagionalità dei consumi, che però hanno registrato una flessione marcata nel 2004 rispetto all’anno precedente (-6,2%). I consumi dell’Industria crescono nel decennio dell’8,6%, quelli del Terziario del 27,8%. Pressoché stabili risultano i consumi dell’Agricoltura. Grafico 18. Comune di Forlì: consumi termici per settore [tep] 80.000 70.000 60.000 50.000 C o n s u m [te p ] 40.000 30.000 20.000 10.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Trasporti Civile Industria Terziario Agricoltura Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio. 49 4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE Grafico 19. Comune di Forlì: peso dei singoli settori sui consumi termici (anno 2004) 2,5% 13,5% 36,3% 12,9% 34,8% Trasporti Civile Industria Terziario Agricoltura Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio. Grafico 20. Provincia di Forlì-Cesena: peso dei diversi settori sui consumi termici (anno 2004) 5,7% 13,3% 35,9% 10,9% 34,1% Trasporti Civile Industria Terziario Agricoltura Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio. 50 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 21. Confronto fra i consumi termici pro-capite del Comune e della Provincia 2,00 1,90 1,81 1,76 1,80 1,70 1,78 etip ac-o rpou snoC ]etn atib a /p et[ 1,77 1,75 1,71 1,67 1,65 1,63 1,72 1,66 1,78 1,72 1,70 1,60 1,84 1,81 1,65 1,65 1,63 1,66 1,50 1,40 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio. Dal confronto tra Comune e Provincia circa il peso percentuale dei singoli settori sui consumi termici (vedere Grafici 19 e 20) emerge che l’Industria nel primo pesa due punti percentuali in più che nella Provincia, mentre l’Agricoltura ha un peso più che doppio nella Provincia rispetto al Comune. Gli altri settori presentano differenze di lieve entità. I consumi termici pro-capite del Comune (Grafico 21) sono passati da 1,63 tep/abitante del 1995 a 1,78 tep/abitante nel 2004; quelli della Provincia, dopo essere saliti fino ad un massimo di 1,81 tep/abitante nel 1999 e nel 2001, sono tornati nel 2002 ai valori del 1995, attestandosi infine nel 2004 ad un valore di 1,66 tep/abitante, inferiore a quello del Comune. 51 4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE 4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE Tabella 23. Bilancio elettrico del Comune di Forlì (Anno 2004) Fonte energetica Anno 2004 [MWh] Termovalorizz. Hera 8.833 Termovalorizz. Mengozzi 7.621 Turboespansore Hera 3.456 Idroelettrico 710 Fotovoltaico 55 Biomasse - Totale Produzione 20.675 Totale Domanda 502.724 Bilancio [MWh] - 482.049 Bilancio [%] - 95,9% Fonte: elaborazione Agess su dati Soems s.r.l., Fase Engineering s.r.l., Enel Distribuzione, Hera S.p.A.. I consumi elettrici totali del Comune di Forlì nel 2004 hanno toccato i 502.724 MWh, a fronte di una produzione di 20.675 MWh. Il bilancio elettrico indica una dipendenza del Comune da produzione esterna al territorio, pari al 95,9%, ovvero in Comune si produce poco più del 4% dell’energia elettrica consumata. 4.3.1 Produzione da fonti primarie Il Comune di Forlì vede una produzione locale di energia elettrica proveniente in misura maggiore da fonti assimilate alle rinnovabili e in misura minore anche da fonti rinnovabili propriamente dette9. Tra le prime sono annoverati i due impianti di termovalorizzazione rifiuti, rispettivamente di proprietà delle Società Hera s.p.a. e Mengozzi s.r.l. e l’impianto di turboespansione di Hera s.p.a. Nella successiva tabella 24 è riportato l’andamento temporale, per il periodo 2000–2004, della produzione elettrica da termovalorizzazione dei rifiuti. Tabella 24-Produzione di energia da termovalorizzazione rifiuti Energia prodotta da Termovalorizzazione rifiuti Hera S.p.A. Anno Mengozzi s.r.l. Energia Elettr. [MWh] Energia Term. [MWh] Energia Elettr. [MWh] 2000* 39 3.900 - 2001 8.984 9.007 - 2002** 13.483 16.418 6.780 2003 10.866 16.120 11.214 2004 8.833 7.736 7.621 * Anno di costruzione e primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Hera S.p.A. ** Anno di costruzione e di primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Mengozzi s.r.l. Fonte: Hera S.p.A. e Mengozzi s.r.l. 9 In accordo con le recentissime modifiche introdotte allo status di fonte energetica rinnovabile dalla Legge Finanziaria 2007 (commi 1117-1120), allo scopo di riallineare l’Italia alle direttive europee (Direttiva 2001/77 CE, art. 2), sono considerate come fonti rinnovabili: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomassa, gas di discarica (gas residuati da processi di depurazione e biogas). Inoltre biomassa è la parte biodegradabile dei rifiuti e residui da agricoltura, silvicoltura, industrie connesse e la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani. Inoltre, nell’elettricità prodotta da rinnovabili, rientra anche la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili nelle centrali ibride che utilizzano anche fonti energetiche convenzionali. 52 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Per quanto riguarda il turboespansore, esso recupera il salto di pressione del gas metano in distribuzione alla città dal metanodotto Snam. Delle tre cabine di riduzione e misura (REMI) presenti sul territorio comunale, la cabina REMI di Roncadello è dotata di un impianto di Turboespansione che consente di recuperare l’ energia di pressione del metano sotto forma di energia elettrica. Infatti il gas metano in arrivo dalla rete Snam, in luogo delle classiche valvole di laminazione per ridurre la pressione dai circa 45 bar del metanodotto ai circa 5 bar di distribuzione nella rete cittadina, viene fatto espandere in apposito turboespansore collegato ad alternatore. Si osserva che gli impianti di termovalorizzazione e di turboespansione non hanno come priorità la produzione di energia, ma rispettivamente lo smaltimento dei rifiuti e la riduzione di pressione del metano per la rete cittadina. Quindi, pur sfruttando dei cascami di energia altrimenti dispersa, hanno anche un consumo di energia sotto forma di combustibile e di elettricità, che nei vari bilanci del presente lavoro sono compresi sempre nella voce “Consumi”. Nella successiva tabella 25 è riportato l’andamento temporale, per il periodo 1998–2004, della produzione di energia elettrica riversata in rete dall’impianto di turboespansione. Tabella 25-Produzione di energia da turboespansore Anno Energia Elettr. [Mwh] 1998* 0 1999 1.035 2000 2.832 2001 3.012 2002 2.885 2003 3.555 2004 3.456 *L'impianto entra in funzione nel Dicembre 1998 Fonte: Hera S.p.A. Il funzionamento del Turboespansore è molto discontinuo, essendo subordinato alla richiesta di metano per uso interno alla città: di conseguenza esso funziona quando buona parte degli impianti di riscaldamento sono in funzione, vale a dire nel periodo Ottobre-Aprile, in orario diurno. Passando alle fonti energetiche rinnovabili propriamente dette, sul territorio comunale risulta operante l’impianto idroelettrico di Villa Romiti che può essere annoverato tra le fonti energetiche rinnovabili. L’impianto, recentemente restaurato, esiste da prima del 1900 ed è stato la prima unità di potenza elettrica della città di Forlì. Nella successiva tabella 27 è mostrato l’andamento temporale, per il periodo 1994–2004, della produzione idroelettrica comunale. 53 4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE Tabella 26-Comune di Forlì: Energia elettrica prodotta da fonte idroelettrica Anno Energia Elettrica [kWh] En. Primaria risparmiata [tep] 1994 536.220 134 1995 618.183 155 1996 768.321 192 1997 685.692 171 1998 569.885 142 1999 587.511 147 2000 436.923 109 2001 594.207 149 2002 701.046 175 2003 555.120 139 2004 710.370 178 Fonte: elaborazione Agess su dati SOEMS s.r.l. Inoltre nel Comune di Forlì risultano censiti al 2004 impianti fotovoltaici per una potenza installata complessiva di circa 44 kW, che danno luogo ad una produzione complessiva annua stimata in circa 55 MWh, corrispondenti ad un risparmio di combustibili fossili pari a circa 14 tep. Tale produzione è stata stimata moltiplicando la potenza installata per il fattore 1250 kWh/anno per kW di potenza installata (da Norme UNI per la latitudine di Forlì). In allegato al Piano si inserisce una tabella indicante la produzione di energia da fonti rinnovabili e non rinnovabili, anno 2006 (Allegato A al piano). 54 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 4.3.2 Consumi elettrici Grafico 22. Comune di Forlì: consumi elettrici totali (1995-2004) 550.000 502.724 477.540 500.000 450.046 450.000 425.853 413.777 391.569 400.000 349.075 351.936 ]h W M [im u s n o C 350.000 368.253 354.485 383.806 355.919 300.000 250.000 200.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna10. L’andamento dei consumi elettrici comunali nel decennio 1995-2004 presenta una crescita costante e pressoché lineare che si è concretizzata in un aumento percentuale del 44%. Per quanto riguarda i consumi elettrici per settore, risulta al primo posto il Terziario, che nel 2004 rappresenta il 36,7% dei consumi totali, seguìto dall’Industria con il 32,7% e dal settore Civile con il 24,9%. Più distanziata risulta l’Agricoltura con il 5,7%. Nel corso del decennio citato il Terziario ha aumentato i propri consumi di energia elettrica dell’82%, l’Industria del 29.4% e il Civile del 23,8%. E’ interessante notare che mentre gli andamenti dei settori Civile e Terziario mostrano una crescita dei consumi elettrici pressoché costante nel decennio, l’Industria registra invece una riduzione del 5% dal 1995 al 1997, recuperando abbondantemente negli anni successivi. Rispetto ai consumi elettrici della Provincia di Forlì-Cesena, quelli del Comune di Forlì rappresentavano nel 2003 il 28,5%. Nel 2000 invece rappresentavano il 26%. Dal 2000 al 2003 i consumi elettrici della Provincia sono cresciuti del 13,6%, quelli del Comune del 24,3%. Per quanto riguarda i settori, nel 2003 al primo posto nei consumi di energia elettrica della Provincia risultava l’Industria con il 32% dei consumi totali, seguita a ridosso dal Terziario con il 31,9%, dal Civile con il 23,7% e dall’Agricoltura con il 12,2%. 10 I dati forniti da Enel Distribuzione relativamente ai consumi elettrici del Comune di Forlì negli anni 2000 e 2001 soffrono di una sottostima (linea tratteggiata). Infatti, in seguito alla liberalizzazione del mercato elettrico avvenuta nel 2000, diversi utenti soprattutto nei settori Industria e Agricoltura, si sono rivolti ad altre società distributrici. Inoltre in quei due anni Enel Distribuzione, che ci ha fornito i dati relativi ai consumi elettrici del Comune, non è riuscita a conteggiare la quota di energia venduta entro il Comune dagli altri distributori. Invece dal 2002 in avanti Enel Distribuzione comprende nelle sue letture dei consumi anche l’energia venduta entro il Comune da altre società. Disponendo della quota di energia elettrica acquisita dal libero mercato nel triennio 2002-2004 si è dunque eseguita una interpolazione lineare a ritroso per gli anni 2000 e 2001, stimando in tal modo il totale dell’energia elettrica erogata in territorio comunale in tale biennio. 55 4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE A livello comunale, come visto, le prime due posizioni sono invertite, risultando il Terziario il settore più energivoro. Occorre sottolineare che, al contrario di quanto accaduto a livello comunale, i consumi di energia elettrica dell’Industria provinciale, tra il 2001 e il 2002 sono diminuiti del 9,2%. Tabella 27-Comune di Forlì: consumi elettrici [MWh] per settore (1995-2004) Anno Settore 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Agricoltura 19.539 19.071 18.251 20.003 21.614 29.577 24.467 27.227 28.722 28.613 Industria 126.899 124.093 120.629 121.568 132.084 153.352 140.861 152.554 156.826 164.205 Terziario 101.509 107.288 111.406 119.470 127.769 131.787 133.360 155.294 170.354 184.702 Civile 101.128 101.484 104.199 107.212 110.102 111.137 115.089 114.971 121.638 125.204 Totale 349.075 351.936 354.485 368.253 391.569 425.853 413.777 450.046 477.540 502.724 Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna. Tabella 28-Provincia di Forlì-Cesena: consumi elettrici [MWh] per settore (1995-2004) Anno Settore 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004** Agricoltura 117.100 124.600 133.900 145.000 131.300 129.500 205.200 205.400 216.663 Industria 538.900 463.900 494.900 515.300 561.200 585.100 531.600 535.700 547.000 Terziario 379.900 360.800 383.800 404.600 420.300 443.600 482.600 534.200 555.173 Civile 351.500 333.400 345.800 353.100 358.400 372.500 372.000 397.200 407.719 Totale 1.387.400 1.282.700 1.358.400 1.418.000 1.471.200 1.530.700 1.591.400 1.672.500 1.726.555 Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN per il periodo 1995-2003; **dati di Enel Distribuzione per l’anno 2004. Grafico 23-Comune di Forlì: consumi elettrici per settore (1995-2004) 200.000 180.000 160.000 140.000 120.000 C o n su m o [M W h ] 100.000 80.000 60.000 40.000 20.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Anno Industria Terziario Civile Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna 56 Agricoltura 2004 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 24- Provincia di Forlì-Cesena: consumi elettrici per settore (1995-2004) 700.000 600.000 500.000 400.000 C o n s u m o [M W h ] 300.000 200.000 100.000 0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004** Anno Industria Terziario Civile Agricoltura Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN per il periodo 1995-2003; **dati di Enel Distribuzione per l’anno 2004. Grafico 25- Comune di Forlì: peso dei diversi settori sui consumi elettrici (anno 2004) 6% 25% 33% 36% Agricoltura Industria Terziario Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna. 57 Civile 4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE Grafico 26- Provincia di Forlì-Cesena: peso dei diversi settori sui consumi elettrici (anno 2004) 13% 24% 31% 32% Agricoltura Industria Terziario Civile Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione. Grafico 27. Consumi elettrici pro-capite: confronto Comune-Provincia 5,00 4,56 4,50 4,26 4,13 3,93 4,00 3,85 4,65 4,39 4,52 4,00 4,33 3,65 4,12 3,95 3,82 3,50 e tip ac -o rp im u sn oC ]e tn a tib a /hW M [ 3,00 3,64 3,26 3,43 3,30 2,50 2,00 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, GRTN per i consumi elettrici e Comune di Forlì , Provincia di Forlì-Cesena, Camera di Commercio per i dati relativi al numero di residenti. I consumi elettrici pro-capite del Comune della Provincia nel corso del periodo storico 1996-2004 sono passati rispettivamente da 3,26 MWh/abitante a 4,52 MWh/ abitante e da 3,93 MWh/abitante a 4,65 MWh/abitante. L’indice dei consumi pro-capite del Comune si sta progressivamente avvicinando a quello della Provincia. 58 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE 4.4.1 Settore Civile Grafico 28-Consumi energetici totali per metro quadro, settore Civile: confronto Comune-Provincia 220,0 200,0 184,5 175,6 180,0 160,0 168,0 169,2 154,2 170,9 158,2 162,0 167,4 153,1 159,2 159,7 150,5 140,0 ]qm /hW K [im usnoC 179,5 177,5 175,8 169,1 145,3 120,0 100,0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, GRTN, Regione Emilia Romagna, Hera, Ministero delle Attività Produttive per i consumi energetici; Comune di Forlì per i dati sulle superfici. Nel settore Civile i consumi energetici totali del Comune per unità di superficie, espressi in kWh/(mq anno) sono cresciuti notevolmente a partire dal 2002, data in cui hanno superato i corrispondenti consumi della Provincia (Grafico 28). Anche i consumi elettrici del Comune per unità di superficie (Grafico 28), a partire dal 1999, risultano maggiori di quelli della Provincia e continuano a crescere ad un tasso superiore. 59 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE Grafico 29- Consumi elettrici per metro quadro, settore Civile: confronto Comune-Provincia 25 24 22,8 22,5 23 21,5 22 20,6 21 19,5 20 ]q m /hW K [im u sn o C 21,4 21,6 2003 2004 20,8 20,4 20,5 1999 2000 20,4 20,0 19 18 20,5 20,3 21,3 20,8 19,4 18,8 17 16 1996 1997 1998 2001 2002 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna e GRTN per i consumi; Comune di Forlì per i dati sulle superfici. Grafico 30- Consumi termici11 per metro quadro, settore Civile: confronto Comune-Provincia 180 170 160 163,9 155,4 154,1 149,5 150 140 157,1 156,6 155,4 148,7 145,2 152,1 146,9 142,4 137,8 142,0 138,3 132,9 ]q m /h W K [im u s n o C 138,8 130 129,0 132,3 124,9 120 110 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Regione Emilia Romagna, Hera, Ministero delle Attività Produttive per i consumi;Comune di Forlì per i dati sulle superfici. 11 I consumi termici, espressi in tep, vengono convertiti in kWh tramite l’equivalenza pura che prevede: 1MWh = 0,086 tep ovvero 1 tep = 11,6 MWh. Infatti in questo caso non ci sono rendimenti di conversione da considerare e l’u.d.m. comunemente utilizzata per i consumi per metro quadro è il kWh/m2 60 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale I consumi termici del settore Civile nel Comune sono scesi, rispetto al totale dei consumi termici comunali, dal 37,6 % del 1995 al 34,8% del 2004, mentre nello stesso periodo per la Provincia sono scesi dal 39,0% al 34,1% (Grafico 29). Al contrario il peso dei consumi elettrici del settore Civile sul totale dei consumi elettrici del Comune è sceso più che nella Provincia, rispettivamente dal 28,8% al 24,9% e dal 25,3% al 23,6% (Grafico 30). ]% [ic im re tim u sn o C 34,8 34,1 36,2 35,1 34,0 3,2 35,4 37,0 34,3 35,6 36,1 36,1 35,6 36,4 36,3 36, 38,5 38, 37,6 50,0 45,0 40,0 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 39,0 Grafico 31- Incidenza dei consumi termici del settore Civile sui consumi termici totali del Comune e della Provincia. 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna. Grafico 32- Incidenza dei consumi elettrici del settore Civile sui consumi elettrici totali del Comune e della Provincia. 24,9 23,6 2002 23 ,7 2001 25 , 25, 23 ,4 1999 2 7 ,8 1998 2 4 ,3 24,9 1997 2 6,1 25 , 1996 25,0 2 4 , 2 6 ,0 2 8 ,1 2 9 ,1 25 ,3 28 , 30,0 2 9 ,4 35,0 20,0 15,0 ]% [ic irte leim u snoC 10,0 5,0 0,0 2000 2003 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN e Enel Distribuzione. 61 2004 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE I consumi termici per il settore Civile in Comune (Cap. 4.2.1) hanno avuto, nel tempo, il seguente andamento: 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Consumi Termici 66.231 70.623 64.382 65.782 67.953 60.861 63.709 61.884 73.320 68.742 [tep] L’analisi degli ultimi anni mette in evidenza un aumento significativo dei consumi nel 2003; in tale anno la crescita rispetto al precedente è del +18,4%. Una variazione così significativa può essere meglio compresa riportando l’andamento della temperatura media invernale registrato nel Comune di Forlì, nel periodo interessato. Gli andamenti delle temperature riportati nei grafici 31 e 32 si basano su dati registrati dai sistemi di rilevamento di ARPA. La temperatura media è definita come la media delle temperature registrate nella 24 ore con frequenza oraria. Il calcolo è stato eseguito considerando i quattro mesi più freddi (novembre-febbraio) per l'inverno e i quattro mesi più caldi (maggio-settembre) per il periodo estivo. Grafico 33- Comune di Forlì: temperature medie invernali 11,00 9,96 10,00 9,00 8,35 8,00 T e m p ra tu [°C ] 7,00 6,83 6,46 6,00 5,84 5,00 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Arpa su propri dati Si può notare come la temperatura sia sicuramente una variabile in grado di influenzare l’andamento dei consumi; gli anni 2001, 2003 e 2004, cui corrisponde una temperatura media invernale più bassa, sono caratterizzati da consumi termici civili maggiori imputabili ad un maggiore riscaldamento domestico. Lo stesso tipo di analisi può essere seguita per evidenziare la relazione che intercorre tra i consumi elettrici e la temperatura media estiva. Si mostra di seguito l’andamento dei consumi elettrici nel settore Civile in Comune (da Tabella 26). 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Consumi Elettrici 101.128 101.484 104.199 107.212 110.102 111.137 115.089 114.971 121.638 125.204 [MWh] 62 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale L’anno 2003 mostra un sensibile aumento dei consumi elettrici (+5.7%) rispetto all’anno 2002, confermato dal valore riscontrato nell’anno 2004. L’andamento della temperatura media estiva aiuta l’interpretazione di tale dato. Grafico 34- Comune di Forlì: temperature medie estive 30,00 28,00 26,05 26,00 23,99 24,00 23,31 23,56 T e m p ra tu [°C ] 22,00 20,00 19,59 18,00 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Arpa su propri dati L’anno 2003 presenta un picco di temperatura nel periodo estivo; ciò, come visto, si traduce in un aumento dei consumi elettrici che può essere attribuito all’utilizzo diffuso di elettrodomestici per il condizionamento dell’aria. 4.4.2 Settore Trasporti Grafico 35- Consumi termici, settore Trasporti: confronto Comune-Provincia 250.000 225.000 200.000 198.448 175.000 211.340 202.105 199.094 213.649 208.413 219.361 210.147 213.125 221.247 150.000 125.000 100.000 65.338 ]p e t[ic im re tim u sn o C 50.000 68.020 64.836 75.000 64.179 67.103 71.189 66.493 67.711 68.565 71.801 25.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Provincia di Forlì-Cesena Comune di Forlì Fonte: elaborazione Agess ed Arpa su dati di Regione, Provincia e Comune. 63 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE ]% [ic im retim u snoC 3 6 , 3 5 ,9 3 2 , 3 5 ,2 3 4 ,9 3 7 ,6 3 6 ,0 3 7 ,0 3 8 ,1 3 ,9 3 2 ,9 3 ,2 3 6 ,2 3 6 , 3 6 ,5 3 ,6 3 5 ,0 3 1 ,9 3 4 , 50,0 45,0 40,0 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 3 7 ,1 Grafico 36- Incidenza dei consumi termici del settore Trasporti sui consumi termici totali di Comune e Provincia 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna. 4.4.3 Settore Terziario Grafico 37- Incidenza dei consumi termici del settore Terziario sui consumi termici totali del Comune e della Provincia. 10,0 13,5 13,3 14,1 13,7 13,7 12,6 12,3 12,0 12,5 12,0 12,0 1,2 10,9 12,2 12,1 10,9 10,3 12,0 1,9 12,3 14,0 13,1 16,0 8,0 6,0 ]% [icm re tim u sn o C 4,0 2,0 0,0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna. 64 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 38- Incidenza dei consumi elettrici del settore Terziario sui consumi elettrici totali del Comune e della Provincia. 3 5 ,7 3 1 ,9 3 2 , 2 8 ,6 2 9 ,0 3 0 ,3 2 8 ,5 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 3 0 ,9 3 1 ,4 3 2 , 2 8 ,3 1997 3 2 ,6 2 8 ,1 1996 3 0 ,5 30,0 3 2 ,4 2 7 ,4 3 4 ,5 40,0 3 6 ,7 50,0 20,0 ]% [ic irte leim u sn o C 10,0 0,0 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN e Enel Distribuzione. Il settore Terziario ha fortemente incrementato i propri consumi energetici nell’ultimo decennio: ciò vale sia per i consumi termici, sia ancor più per quelli elettrici. Il peso dei consumi termici del settore rispetto al totale dei consumi termici comunali (Grafico 37) è passato dall’11,9% del 1995 al 13,5% del 2004, mentre quello dei consumi elettrici (Grafico 36)dal 30,5% del 1996 al 36,7% del 2004. Un andamento non molto dissimile ha caratterizzato gli omologhi consumi energetici del settore a livello provinciale. o tedarep icm re tim u sn o C ]o teda /p e t[ Grafico 39- Consumi termici per addetto del Comune e della Provincia, settore Terziario. 1,70 1,60 1,50 1,40 1,30 1,20 1,10 1,00 0,90 0,80 1,57 1,49 1,54 1,45 1,38 1,50 1,26 1,22 1,16 1,15 1,34 1,32 1,22 1,14 1,15 1,48 1,22 1,21 1,14 1,22 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e Camera di Commercio. 65 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE Grafico 40- Consumi elettrici per addetto del Comune e della Provincia, settore Terziario. 13,0 11,3 12,0 10,5 11,0 10,0 o te d a re p ic rte lim u s n o C ]o te d a /h W M [ 9,0 8,0 7,0 6,0 5,0 9,1 9,0 8,1 8,2 7,6 10,6 9,4 7,5 6,8 8,3 8,2 7,5 6,8 6,6 6,2 6,0 4,0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione e CCIA di Forlì. I consumi elettrici per addetto dal 1996 al 2004 sono cresciuti di oltre il 71% nel Terziario del Comune e di oltre il 48% nel Terziario della Provincia (Grafico 38). 4.4.4 Settore Industria ]% [ic im retim usnoC 12 ,9 1 0 ,9 1 2 ,0 10 ,5 12 , 12 ,1 12,3 13 ,0 13,6 14 ,1 1 5 ,2 1 3 ,9 15,1 1 4,0 13, 13,9 13,2 1 3 , 14,3 20,0 18,0 16,0 14,0 12,0 10,0 8,0 6,0 4,0 2,0 0,0 15 ,9 Grafico 41- Incidenza dei consumi termici del settore Industria sui consumi termici totali del Comune e della Provincia. 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna. 66 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 42- Incidenza dei consumi elettrici del settore Industria sui consumi elettrici totali del Comune e della Provincia. 2001 32,7 31,7 2000 32,8 32,0 1999 3,9 3,4 38,2 38,1 36,3 34,0 1998 36,0 1997 3,7 3,0 36,4 36,2 34,0 35,3 40,0 38, 50,0 2002 2003 2004 30,0 ]% [ic rte lim u s n o C 20,0 10,0 0,0 1996 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN e Enel Distribuzione. Il confronto Comune–Provincia sui consumi elettrici nel settore Industria (Grafico 42) comporta alcune considerazioni: in Provincia l’anno 2000 mostra una netta inversione di tendenza rispetto a quanto registratosi nel corso del triennio precedente. Il dato è confermato per l’anno 2001. Al contrario, nell’anno 2002, in linea con quanto verificatosi a livello nazionale ed internazionale, c’è stato un marcato rallentamento dei consumi; nel Comune l’andamento dei consumi segue quello provinciale ma con minori variazioni per il periodo 1997-2001. Si sottolinea invece la stabilizzazione dei consumi nell’anno 2002 in contrasto con il dato provinciale: ciò si spiega con il maggiore peso dell’Industria nel territorio extra-comunale. Grafico 43- Consumi termici per addetto del Comune e della Provincia, settore Industria. 3,00 2,27 2,50 1,88 1,88 2,27 2,00 1,84 2,00 1,57 1,96 o tedarep icm re tim u sn o C ]o teda /p e t[ 1,50 1,85 1,68 1,63 1,49 1,72 1,90 1,64 1,61 1,35 1,00 1,44 1,41 1,46 0,50 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e Camera di Commercio. 67 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE Grafico 44. Consumi elettrici per addetto del Comune e della Provincia, settore Industria. 14,0 12,6 13,0 12,0 11,9 11,7 11,4 11,3 11,0 10,6 10,1 ]o te d a /h W M [ o te d a re p ic rte lim u s n o C 11,9 11,9 11,1 10,0 10,4 9,0 8,0 11,4 9,6 9,6 8,7 8,6 8,4 8,2 1996 1997 7,0 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione e Camera di Commercio di Forlì-Cesena. 4.4.5 Settori Industria e Terziario a confronto E’ interessante il confronto diretto tra le dinamiche dei consumi dei settori Industria e Terziario, che evidenzia come il decennio esaminato nel Piano Energetico sia testimone, per la realtà locale, del superamento dell’Industria ad opera del Terziario dal punto di vista dei consumi. Tale caratteristico fenomeno, per l’aspetto economico si è invece verificato più indietro nel tempo: le Tabelle 13 e 14 evidenziano come già nel 1995 sia a livello provinciale che a livello comunale il Valore Aggiunto del settore Terziario fosse di gran lunga superiore a quello del settore Industria (rispettivamente di un fattore 2,4 per la Provincia e di un fattore 3,3 per il Comune). Per i consumi energetici totali (Graf. 45) e per i consumi termici (Graf. 47) il Terziario supera l’Industria nel 2001, mentre per i consumi elettrici l’anno del superamento è il 2002 (Graf. 46). Infatti nel decennio 1995-2004 i consumi energetici totali dell’Industria aumentano del 20,1%, mentre quelli del Terziario aumentano del 57,4%. I consumi elettrici registrano in modo ancor più marcato il fenomeno: l’Industria aumenta i consumi del 29% mentre il Terziario dell’82%. Infine i consumi termici aumentano per l’Industria del 9% e per il Terziario del 28%. Naturalmente tali fenomeni non seguono semplicemente gli andamenti economici dei relativi settori, ma sono influenzati anche da altri fattori, quali ad esempio evoluzione tecnica o strategie di risparmio energetico messe in atto nel settore, evoluzione della produzione verso tipologie meno energivore, etc. 68 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 45- Comune di Forlì: consumi energetici totali dei settori Industria e Terziario a confronto 100.000 60.453 58.734 61.712 54.28 56.903 59.437 54.30 56.457 54.593 5.792 50.642 51.413 49.312 52.685 46.741 50.000 46.292 60.000 52.659 70.000 63.251 71.102 80.000 72.909 90.000 40.000 ]p e t[ic g re n im u s n o C 30.000 20.000 10.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Industria Terziario Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione, Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio di Forlì-Cesena. Grafico 46- Comune di Forlì: consumi elettrici dei settori Industria e Terziario a confronto 1997 1998 1999 2000 164.205 156.826 140.861 13.360 131.787 121.568 19.470 107.28 101.509 120.629 11.406 ]h W M [ic rte lm u s n o C 100.000 124.093 126.89 150.000 132.084 127.769 153.352 152.54 15.294 170.354 184.702 200.000 50.000 0 1995 1996 2001 2002 Anno Industria Terziario Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione. 69 2003 2004 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE Grafico 47- Comune di Forlì: consumi termici dei settori Industria e Terziario a confronto 20.000 25.484 26.73 24.383 23.647 2.88 21.830 23.563 21.383 24.16 26.078 2.651 20.74 23.68 21.460 19.919 20.915 24.14 23.472 27.831 30.000 28.513 40.000 ]p e t[icm re tim u s n o C 10.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Industria Terziario Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio di Forlì-Cesena. Grafico 48-Comune di Forlì, consumi energetici totali per addetto dei settori Industria e Terziario 5,50 4,60 5,00 4,50 4,27 3,93 3,78 3,56 4,00 4,04 4,10 3,49 3,70 3,35 4,19 3,50 3,92 ]o te d a /p e t[ 3,00 2,00 o te d are p .g re n im u s n o C 3,22 2,50 2,70 2,68 2,64 3,36 3,29 2,91 2,78 1,50 1,00 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Industria Terziario Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione, Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio di Forlì-Cesena. 70 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 4.4.4 Settore Agricoltura L’importanza del settore Agricoltura in Comune, sia a livello economico come Valore Aggiunto (percentuale di circa il 2% nel 2003), sia a livello di consumi (2,5% nel 2004) è la più bassa tra i settori considerati. L’incidenza dei consumi termici del settore sul totale si mantiene praticamente costante nel decennio, sia per il Comune che per la Provincia (Graf. 49), mentre per i consumi elettrici, accanto alla sostanziale stazionarietà per il Comune, la Provincia registra nel decennio un incremento di circa 4 punti percentuali. Grafico 49- - Incidenza dei consumi termici del settore Agricoltura sui consumi termici totali del Comune e della Provincia. 8,0 4 ,7 5 ,1 6,0 3 ,9 1,9 1999 2000 2 ,5 1,8 1998 2,5 1,8 1,7 2,0 2,4 2,4 2 ,9 3 ,7 3 ,6 4,0 ]% [ic im retim usnoC 3 ,7 5,0 3,0 5 ,7 5 ,8 6 ,3 7,0 2003 2004 1,0 0,0 1996 1997 2001 2002 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna. 71 4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE ]% [ic irte leim u snoC 1 2 ,5 1 2 ,3 1 0 ,2 9 , 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 5 ,7 6 ,0 6 ,0 5 , 5 ,4 5 ,1 1996 5 ,9 6 ,9 8 ,5 8 ,9 9 ,7 8 ,4 5 ,4 16,0 14,0 12,0 10,0 8,0 6,0 4,0 2,0 0,0 1 2 ,9 Grafico 50- Incidenza dei consumi elettrici del settore Agricoltura sui consumi elettrici totali del Comune e della Provincia. 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN e Enel Distribuzione. Grafico 51- Consumi termici per addetto del Comune e della Provincia, settore Agricoltura. 4,50 4,00 3,41 3,50 2,96 3,00 2,50 ]o te d a /p e t[ 2,00 3,54 2,68 2,31 1,86 1,50 1,00 o te d a re p icm re tim u s n o C 2,35 3,45 1,95 2,03 2,22 2,01 1998 1999 2000 2001 2,61 2,64 2,71 2002 2003 2004 1,51 0,50 1997 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e Camera di Commercio. 72 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 52- Consumi elettrici per addetto del Comune e della Provincia, settore Agricoltura. 23,0 21,7 21,0 19,1 18,6 19,5 19,0 17,0 14,1 13,5 15,0 ]o teda /hW M [ 13,0 10,6 11,0 9,0 o tedarep ic irte leim u sn o C 15,9 11,3 15,6 14,9 13,5 13,2 11,9 11,2 8,9 7,0 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN, Enel Distribuzione e CCIA di Forlì. Il grafico considera il periodo 1997-2004 in quanto l'obbligo ad iscriversi al registro delle imprese è avvenuto nell'anno 1997. 73 4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’ 4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’ Il grado di efficienza energetica di un paese, così come di un sistema urbano, può essere valutato tramite l’Intensità Energetica del Valore Aggiunto (Intensità Energetica), definita dal rapporto tra l’energia totale consumata dal sistema e il suo Valore Aggiunto (V.A). Oltre all’Intensità Energetica è possibile, considerando i soli consumi termici o elettrici, calcolare l’Intensità Termica e l’Intensità Elettrica12. Questi rapporti sono generalmente espressi in tep o MWh per milione di euro e più sono bassi, tanto maggiore sarà l’efficienza energetica del sistema esaminato. Per il calcolo delle singole intensità energetiche sono stati utilizzati i dati relativi ai consumi termici ed elettrici complessivi del Comune e della Provincia illustrati nei precedenti capitoli 4.1 – 4.2 e 4.3 e del Valore Aggiunto illustrati nel precedente paragrafo 3.4.2. Grafico 53- Dinamica dell’Intensità Energetica (En. Totale): confronto Comune-Provincia (1996-2003) ]€ n lm 150,0 138,3 140,0 129,7 130,2 130,0 129,6 123,5 125,4 120,0 110,0 110,8 119,7 113,4 112,4 113,6 115,8 107,4 100,0 103,9 107,1 100,3 /p e t[a c ite g rn E à tis n e tI 90,0 80,0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio, Enel Distribuzione per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A. L’Intensità Energetica del Comune di Forlì nel 2003 era pari a 107,1 tep/mln euro. Nello stesso anno l’intensità energetica della Provincia di Forlì-Cesena risultava superiore e precisamente pari a 113,6 tep/mln euro. Nel periodo 1996-2003 le Intensità Energetica sia del Comune che della Provincia risultano sostanzialmente in leggero calo; la pend enza della retta interpolante l’andamento provinciale è più pronunciata, tanto che l’Intensità Energetica del Comune sta raggiungendo, in valore assoluto, quella provinciale. 12 Intensità _ Energetica Consumi _ energ. V . A. _ totale Intensità _ Termica Consumi _ termici V . A. _ totale Intensità_Elettrica Consumi_elettrici V.A._totale 74 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Il Comune registra, nel periodo storico in esame, un calo pari a -10,5%, corrispondente ad una variazione annua media pari a -1,5%, mentre la Provincia registra un calo pari a -17,9%, corrispondente ad una variazione annua media di -2,5%. Vale la pena sottolineare che nel 2003 si registra un’impennata nella crescita dell’Intensità Energetica del Comune ed un incremento più contenuto di quella provinciale (Grafico 53). Se si esaminano separatamente le Intensità Termica ed Elettrica, si può vedere (Grafici 54 e 55) come la diminuzione dell’Intensità Termica sia decisamente più marcata rispetto all’Intensità Energetica totale, sia per il Comune che per la Provincia (anche in questo caso i valori tendono ad avvicinarsi), sintomo questo di un miglioramento nell’efficienza d’uso dei combustibili, ovvero semplicemente di un trend meno sostenuto nell’aumento dei consumi termici rispetto a quelli elettrici. L’Intensità Termica rileva le medesime oscillazioni negli anni dell’Intensità Energetica. Molto più negativo risulta il quadro offerto dalle dinamiche delle Intensità Elettriche che rivelano una sostanziale stazionarietà, con preoccupanti segnali di crescita nel biennio 2002-03, sintomo della necessità di migliorare l’efficienza dei consumi elettrici, sia per la Provincia che per il Comune, i cui valori restano comunque più bassi di quelli provinciali. Grafico 54- Dinamica dell’Intensità Termica: confronto Comune-Provincia (1995-2003) 100 95 91,4 87,0 90 86,9 85,9 85 80 80,4 81,4 81,6 75 76,3 75,7 76,9 68,5 ac im reTà tisn e tn I ]o ru E id in o ilm /p e t[ 70 65 67,9 68,1 66,6 60 70,5 62,6 55 50 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e Camera di Commercio per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A. 75 4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’ Grafico 55- - Dinamica dell’Intensità Elettrica: confronto Comune-Provincia (1995-2003) 220 210 204,1 200 185,6 190 188,0 189,7 187,7 191,2 184,2 187,4 180 ac irte lE à tisn e tn I ]o ru eid in o ilm /hW M [ 170 160 150 160,1 156,7 152,5 162,8 150,9 160,5 153,2 154,7 2001 2002 140 1996 1997 1998 1999 2000 2003 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione per i dati relativi ai consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A. L’indicatore dell’Intensità Energetica può essere utilmente applicato ai singoli settori del sistema economico al fine di verificarne il grado di efficienza energetica. A tale proposito occorre conoscere i dati relativi al Valore Aggiunto prodotto in ogni settore. Le stime di V.A. del Comune di Forlì, effettuate su dati di origine dell’Istituto Tagliacarne, come da tabella 14, paragrafo 3.4.2, risultano suddivise in tre macro-settori: Agricoltura, Industria e Servizi (Terziario). Dal momento che le fonti relative ai consumi (elettrici e termici) prevedono un maggiore dettaglio di suddivisione settoriale e sono anche eterogenee rispetto alle fonti del V.A., risulta impossibile stimare in modo completo l’andamento delle Intensità Energetiche per singoli settori o macro-settori di attività. Le uniche stime che non “perdono significato”, a fronte di tale eterogeneità nelle fonti dei dati, sono quelle relative all’ Intensità Elettrica dei tre macro-settori sopra citati, mentre per i consumi termici (combustibili) il problema principale si configura nella difficoltà di ripartire nei vari settori di attività economica i consumi che genericamente affluiscono alla voce Trasporti ( ma che contribuiscono evidentemente anche al V.A. degli altri settori economici). Fatta tale necessaria premessa, si è scelto in prima istanza di utilizzare i valori di consumo energetico settoriale in rapporto ai dati di V.A. complessivo: è questo il metodo impiegato anche da ENEA nel suo rapporto su Energia e Ambiente, in assenza dei dati di V.A. di settore. Evidentemente le Intensità Energetiche settoriali13 così calcolate risulteranno, per i vari settori in uno stesso anno, proporzionali ai consumi energetici settoriali dell’anno, mentre nel decennio storico il confronto diventa interessante, perché variano i consumi, ma varia anche il V.A. 13 I .E.i Consumi _ energ.i V . A. _ totale ove: I.E.i : Intensità Energetica del settore i-simo comunale; Consumi_ energ.i: Consumi energetici del settore i-simo comunale; V.A._totale: Valore Aggiunto totale del Comune di Forlì 76 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale complessivo: in altre parole, per come sono state calcolate le I.E. settoriali, è interessante osservare e confrontare i loro andamenti nel tempo più che confrontarne i valori in uno stesso anno. Il risultato complessivo in valori assoluti (tep/milioni di euro) è riportato nella tabella seguente. Tabella 29– Comune di Forlì: Intensità energetica settoriale del V.A. totale, in tep per milione di €. Agricoltura Industria Trasporti Terziario* Civile Totale (tep) 1996 4,1 23,5 28,6 20,8 42,7 119,7 1997 3,3 22,1 27,9 21,2 38,9 113,4 1998 3,4 22,9 27,5 20,7 37,9 112,4 1999 3,6 23,1 27,8 22,3 39,0 115,8 2000 4,1 22,7 25,9 20,8 33,9 107,4 2001 3,9 20,1 24,6 21,1 34,3 103,9 2002 4,2 20,2 23,6 21,2 31,1 100,3 2003 4,1 20,3 23,9 23,9 34,9 107,1 Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio, Enel Distribuzione per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A. I valori di Intensità Energetica settoriale risultano complessivamente abbastanza stazionari nel periodo 1996-2003. L’Agricoltura, che nel 1996 assorbiva il 3,4 % dei consumi energetici totali del Comune, nel 2003 ne assorbe il 3,9 % ed ha mantenuto invariata la sua Intensità Energetica. L’Industria ha ridotto la propria quota sui consumi energetici totali, passando dal 19,6% del 1996 al 19,0% del 2003 ed ha nel contempo diminuito fortemente la propria Intensità Energetica ( da 23,5 a 20,3 tep/mln euro). Anche il settore Civile ha ridotto in percentuale i propri consumi rispetto a quelli totali comunali, passando dal 35,7% del 1996 al 32,5% del 2003. Nello stesso periodo l’Intensità Energetica del settore, si è ridotta sostanzialmente, passando da 42,7 a 34,9 tep/mln di euro. Il settore Terziario ha invece aumentato la propria quota di consumi di circa 5 punti percentuali (dal 17,4% nel 1996 al 22,3% nel 2003), ed ha visto contemporaneamente crescere la propria Intensità Energetica, passata nel 2003 a 23,9 tep/mln di euro, rispetto ai 20,8 tep/mln di euro del 1996. Infine i Trasporti, i cui consumi sul totale sono scesi dal 23,9% al 22,3% nell’arco di tempo considerato, hanno drasticamente ridotto l’Intensità Energetica, passata da 28,6 a 23,9 tep/mln di euro. L’andamento temporale delle Intensità Energetiche risulta più evidente se queste vengono espresse come numeri indice, con base 100 per l’anno1996, così come riportato nel grafico seguente. Come si può vedere ne risulta un trend caratterizzato da una leggera decrescita in tutti i settori, tranne che per Agricoltura e Terziario, che risulterebbero i settori con maggiori necessità di intervento. 77 4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’ Grafico 56- Comune di Forlì, Intensità Energetica settoriale del V.A., numeri indice )0 120,0 110,0 100,0 90,0 80,0 0 1 e c id n :6 9 (Iire m u N 70,0 60,0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Anno Agricoltura Industria Trasporti Terziario Civile Totale Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio, Enel Distribuzione per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A. Si riportano infine le dinamiche delle Intensità Elettriche14 per i tre settori di Agricoltura, Industria e Terziario. L’andamento più o meno oscillatorio coinvolge tutti e tre i macro-settori economici, con un trend di aumento nel periodo storico 1996-2003 pari a +10,9% per l’Industria e a +14,5% per il Terziario, a testimonianza di un sensibile peggioramento nell’efficienza dei consumi elettrici dei due settori. Solo l’Agricoltura, a fronte di oscillazioni di notevole ampiezza, testimonia un leggero miglioramento (–5,3%). Consumi _ elettr. 14 I .Elettr.i i V . A. i ove: I.Elettr.i : Intensità Elettrica del settore i-simo comunale; Consumi_ elettr.i: Consumi elettrici del settore i-simo comunale; V.A.i: Valore Aggiunto del settore i-simo comunale 78 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 57- Comune di Forlì: dinamica delle Intensità Elettriche settoriali (1995-2003) 450,0 413,5 375,5 391,7 348,7 335,3 350,0 402,0 391,0 400,0 316,5 300,0 250,0 216,3 209,9 231,6 208,7 200,0 66,9 66,8 68,8 74,0 71,9 70,1 73,6 76,6 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 200,0 186,5 200,8 195,3 In te s ià lrc a o [M W h /m ln d iE u ro ] 150,0 100,0 50,0 0,0 Anno Agricoltura Industria Terziario Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN ed Enel Distribuzione per i dati relativi ai consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A. Gli andamenti illustrati degli indicatori di Intensità Energetica conducono alla improrogabile necessità di cambiamenti sostanziali nel modello della mobilità territoriale di persone e merci, nel modello di organizzazione dei servizi e nei modelli di consumo e stile di vita delle famiglie, con particolare riguardo ai consumi di energia elettrica. 79 4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL 4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL 4.6.1 Consumi energetici per combustibile e pro-capite Tabella 30-Comune di Forlì: Dinamica dei consumi energetici per combustibile [tep] e per abitante Olio En. Consumi Anno Metano Gasolio Benzina GPL Cons. pro-capite comb. Elettrica tot. 1995 86.721 22.642 36.683 15.504 14.406 84.731 260.687 2,41 1996 92.726 26.014 36.946 14.447 13.130 85.502 268.765 2,49 1997 89.377 25.846 36.849 13.749 11.609 86.209 263.640 2,45 1998 95.561 26.842 37.418 12.508 12.437 89.632 274.397 2,56 1999 99.136 29.766 36.739 12.322 10.076 95.251 283.289 2,64 2000 93.885 32.145 34.417 7.774 9.347 103.396 280.963 2,61 2001 98.852 34.432 32.396 6.609 7.662 100.627 280.577 2,59 2002 97.871 38.452 32.031 6.962 6.955 109.460 291.731 2,67 2003 116.051 42.837 31.249 7.707 4.668 116.248 318.760 2,89 2004 113.933 42.171 31.507 5.939 4.194 122.397 320.141 2,88 Fonte: elaborazione Agess su dati di di Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive per i consumi di combustibili; Enel Distribuzione per i consumi di energia elettrica; Comune e Camera di Commercio per i dati sulla popolazione residente. Tabella 31- Provincia di Forlì-Cesena: Dinamica dei consumi energetici per combustibile [tep] e per abitante Anno Metano Gasolio Benzina GPL Olio Combustibile En. Elettrica Consumi tot. 1995 298.573 70.578 109.675 53.977 46.844 - - - 1996 310.884 103.150 112.438 51.874 42.993 336.072 957.410 2,71 1997 302.599 97.370 112.812 50.678 37.985 311.397 912.841 2,60 1998 325.616 95.406 115.950 50.461 40.860 329.702 957.995 2,72 1999 345.607 100.132 115.008 48.433 33.233 344.194 986.607 2,78 2000 346.682 110.378 110.645 30.925 31.086 356.576 986.292 2,77 2001 347.290 137.560 105.017 36.944 25.402 370.973 1.023.186 2,85 2002 283.435 142.824 102.154 40.224 23.089 387.218 978.945 2,70 2003 328.319 149.385 100.004 35.477 15.524 407.411 1.036.120 2,83 2004 320.502 147.011 100.793 33.387 13.947 420.699 1.036.339 2,79 Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive per i consumi di combustibili; GRTN ed Enel Distribuzione per i consumi di energia elettrica; Provincia e Camera di Commercio per i dati sulla popolazione residente. 80 Cons. pro-cap Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 58-Confronto fra i consumi energetici totali pro-capite del Comune e della Provincia. 3,25 3,00 2,78 2,71 2,72 2,75 2,77 2,83 2,64 2,56 2,49 2,88 2,70 2,60 2,50 ic iteg ren eim u snoC ]etn atib a /p et[ 2,89 2,85 2,79 2,67 2,61 2,59 2,45 2,41 2,25 2,00 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione, Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna, Provincia, Comune e Camera di Commercio. Tabella 32-Comune di Forlì: bilancio energetico per il decennio 1995-2004. Grandezze in [tep] Prod. En. Cons. En Cons. En. Prod. En. Elettr. Bilancio totale Term. elettr. Term. Anno Bilancio tot. % (a) (b) © (d) e = (a+b)-(c+d) f = e/(c+d)*100 1995 155 - 84.731 175.956 -260.532 -99,94 1996 192 - 85.502 183.263 -268.573 -99,93 1997 171 - 86.209 177.431 -263.468 -99,93 1998 142 - 89.632 184.765 -274.255 -99,95 1999 385 - 95.251 188.039 -282.904 -99,86 2000 770 - 103.396 177.567 -280.194 -99,73 2001 2.908 - 100.627 179.950 -277.670 -98,96 2002 5.507 - 109.460 182.270 -286.224 -98,11 2003 6.048 - 116.248 202.512 -312.712 -98,10 2004 4.770 - 122.397 197.744 -315.370 -98,51 Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera s.p.a., Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive, SOEMS s.r.l., Fase Engineering s.r.l., Mengozzi s.r.l. 81 4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL 4.6.2 Previsione dei consumi e delle produzioni energetiche (Business As Usual) Tabella 33- Comune di Forlì: bilancio energetico al 2004 e previsione al 2012 Anno 2004 [tep] Totale Consumo energia elettrica 122.397 Anno 2012 [tep] 153.513 Aumento consumi di energia elettrica del nuovo termovalorizzat. Mengozzi rispetto all'attuale 257 Totale Consumo energia termica di cui: 197.744 219.441 prodotti petroliferi 83.811 85.962 combustibili gassosi 113.933 132.902 Aumento consumi di gas del nuovo termovalorizzatore Hera rispetto all'attuale 578 Totale Consumi 320.141 372.954 Totale Produzione energia elettrica 4.770 17.936 di cui: Termovalorizzatore Hera 2.032 13.438 1.753 3.190 795 920 Idroelettrico 178 292 Fotovoltaico 14 96 Totale Produzione energia termica 0 0 Totale Produzione 4.770 17.936 Bilancio [tep] - 315.370 - 355.018 Bilancio [%] - 98,51% - 95,19% Termovalorizzatore Mengozzi Turboespansore Hera Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera s.p.a., Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive, SOEMS s.r.l., Fase Engineering s.r.l., Mengozzi s.r.l. Note Metodologiche: La previsione b.a.u. (business as usual) per i consumi è stata calcolata per il 2012 sulla retta di interpolazione lineare dei valori del decennio storico 1995-2004. In più rispetto ad una situazione b.a.u. si sono considerati alcuni interventi già in qualche modo pianificati o ritenuti molto probabili ed aventi un effetto soprattutto sul versante della produzione. Per il nuovo Termovalorizzatore di ambito di Hera S.p.A. da 120.000 tonn. di RSU/anno, già approvato dalle autorità competenti, ma la cui ultimazione e messa in marcia è prevista al 2008, si sono considerati sia l’aumento dei consumi di gas metano rispetto all’impianto attuale che verrà sostituito, sia i nuovi dati di produzione di energia elettrica da progetti di Hera. Rispetto ai consumi di metano dell’attuale impianto, stimati in 250.000 m3/anno, (ma già ricompresi nel dato globale di consumo da letture complessive dei consumi del settore Industria) si sono aggiunti 700.000 m3 di metano, corrispondenti a circa 580 tep. Infatti, da dati di progetto di Hera, si evince che il consumo del nuovo Termovalorizzatore sarà pari a circa 950.000 mc di metano/anno, di cui 250.000 già ricompresi nella stima per interpolazione lineare dei consumi complessivi. Per la produzione di energia elettrica si è considerata l’energia prodotta dalla turbina a vapore a condensazione inserita a valle del processo di combustione. La potenza installata di 11,2 MW consentirà di produrre 75.500 MWh/anno di cui solo 58.400 MWh (corrispondenti a circa 13.400 82 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale tep) verranno immessi in rete, mentre la differenza è assorbita per usi interni all’impianto e dunque non compare nel presente bilancio. Per il Termovalorizzatore Mengozzi si è considerato l’ampliamento (autorizzato: è in corso la procedura di AIA) dell’impianto da 16.000 a 32.000 tonn/anno di rifiuti sanitari. Si sono dunque utilizzate le stime fornite dalla ditta Mengozzi riguardo l’aumento sia della produzione di energia elettrica (si utilizzeranno le stesse turbine attualmente in funzione), sia del consumo di energia elettrica pari a circa il 10% del consumo dell’anno 2002. Per i consumi di combustibili non è previsto invece un aumento. La voce “Idroelettrico” vede un aumento nel 2012 dovuto al progetto di installare una nuova turbina di maggior potenza su un salto di circa 8 metri del fiume Montone in località Villa Rovere, in corrispondenza della derivazione del canale che serve anche l’attuale turbina. Dunque come da suggerimento della ditta proprietaria delle due turbine si è considerata una produzione pari al 50% dell’attuale turbina (che verrà parzializzata) più la produzione stimata annua della nuova turbina da circa 350 kWp. La voce “Fotovoltaico” vede per il 2004 una potenza installata di 44 kWp che moltiplicata per il fattore 1.250 kWh/anno (da norme Uni per la nostra latitudine) fornisce l’energia mediamente prodotta in un anno (55 MWh corrispondenti a circa 14 tep/anno) . Alla voce “Fotovoltaico”, per il b.a.u. al 2012, è stata aggiunta una potenza di 263 kWp (equivalente aa una produzione di 82 tep/anno) dichiarata complessivamente dai singoli progettisti nel bando per il fotovoltaico del 2004, considerando che al 2012 vengano realizzate tutte e solo le opere ivi elencate. Questo porterebbe ad una potenza installata totale pari a 307 kWp (per una risparmio annuo medio di 96 tep). Tale ipotesi scaturisce dalla notevole entità delle opere previste in tale bando e dall’impossibilità di fare altre stime ragionevoli. A seguito della realizzazione di 9 impianti su edifici di proprietà comunale, entrati in funzione nel Marzo 2006 con il vecchio programma di incentivazione in conto capitale (“Programma 10.000 tetti fotovoltaici”), la potenza effettivamente installata e censita nel Comune di Forlì nel 2005 è passata a 125 kW (piena operatività da Marzo 2006). Da notare che la potenza censita vede quasi esclusivamente impianti installati su edifici di proprietà pubblica o al limite di qualche grossa azienda (Comune, Provincia, Hera S.p.A.). Tuttavia, sulla base del nuovo sistema di incentivazione in Conto Energia, entrato in funzione nel Settembre 2005 ed in base alle graduatorie pubblicate dal GRTN sugli impianti ammessi a beneficiare degli incentivi per i due periodi utili del 2005, si ritiene ragionevole potere aggiornare le stime al 2012 secondo quanto illustrato dalla seguente tabella. I ragionamenti fatti per pervenire a questi numeri sono riportati nella Scheda n° 7 del Piano d’Azione. Si noti come la potenza installata veda al 2012 un incremento di un fattore pari a quasi 60 rispetto ai valori del 2004 e allo stesso modo aumenta l’energia potenzialmente prodotta: complessivamente essa è pari a quasi 3.200 MWh (circa 800 tep). E’ evidente come l’energia fotovoltaica, dati gli ancora elevatissimi costi di produzione, segua inevitabilmente gli incentivi di volta in volta concessi in suo favore, che nel caso del Conto Energia la rendono una interessante forma di investimento economico a lungo termine. Le graduatorie indicano anche come, a fianco di un notevole di numero di impianti di dimensioni medio-grandi, la maggior parte siano impianti di piccole dimensioni, atti a soddisfare esigenze domestiche di cittadini privati. La taglia media per gli impianti di potenza inferiore ai 50 kW si attesta sui 13 kWp. 83 4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL Tabella 34 – Comune di Forlì: situazione e previsioni della potenza fotovoltaica installata [kW] Potenza installata Anno 2004 Anno 2005 Anno 2012 (stime) 44 125 1.419 Ulteriore potenza già incentivata dal Conto Energia, ma non ancora installata al 31/12/05 1.294 Stima ulteriore potenza che sarà installata col Conto Energia Totale 1.138 44 1.419 84 2.557 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale CAPITOLO 5 SISTEMA ENERGETICO E AMBIENTE 5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’15 Negli ultimi anni le emissioni di gas climalteranti del Comune di Forlì sono passate da 657.299 tonnellate di CO2 equivalente del 1995 a 746.142 tonnellate di CO2 equivalente del 2004, con un incremento di 88.843 tonnellate, pari al 13,5%. Nel 2004 si è registrata una lieve flessione delle emissioni, dopo tre anni di crescita robusta. Il settore Trasporti è il maggiore responsabile delle emissioni con il 47,4% del totale, seguito dal Civile con il 24,0%. Più distanziati risultano il Terziario e l’Industria, con rispettivamente l’8,7% e l’8,6% del totale. Da notare il contributo emissivo della Termovalorizzazione dei Rifiuti, pari al 6,8%. Nel corso del decennio in esame il settore che ha registrato il maggior incremento è stato quello della Termovalorizzazione dei Rifiuti con +29,7%, seguito dal Terziario con +26,7% e dai Trasporti con +19,3%. Soltanto l’Industria ha diminuito le proprie emissioni (-6,1%). 15 L’elaborazione del Bilancio delle emissioni ha visto come fase iniziale la scelta degli inquinanti da considerare. Si è tenuto conto delle difficoltà relative alla stima di molti inquinanti considerati in un inventario locale. Inoltre, dando seguito alle indicazioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) contenute nella pubblicazione “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories” , si è attribuita una elevata priorità all’effetto dei gas serra “diretti”. Il Bilancio elaborato considera dunque le emissioni dovute ai gas serra “diretti” (CO2, CH4, N2O). Il contributo dei singoli gas attualmente presenti in atmosfera in termini di effetto serra può essere sintetizzato nel fattore GWP, acronimo di Global Warming Potential (Potenziale di Riscaldamento Globale). Questo valore rappresenta il rapporto fra il riscaldamento globale causato in un determinato periodo di tempo (di solito 100 anni, nel qual caso ci si riferisce al GWP100) da una particolare sostanza ed il riscaldamento provocato dal biossido di carbonio nella stessa quantità. Così, definendo il GWP della CO2 pari ad 1, il metano ha GWP pari a 21. Gas Diossido di Carbonio (CO2) Metano (CH4) Protossido di Azoto (N2O) GWP100 1 21 310 Il calcolo delle emissioni di gas serra ha considerato tutte le emissioni relative a tutte e sole le attività svolte all’interno del territorio comunale; si è così compilato un bilancio ispirato ad un criterio geografico. 85 5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’ Tabella 35: Comune di Forlì: emissioni di CO2 equivalente per settore16 [tonn] Comune di Forlì - Emissioni di CO2 equivalente per settore SETTORE 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Agricoltura e Zootecnia 27.436 29.226 25.181 24.991 25.177 25.575 28.261 32.571 32.339 33.177 Industria 68.460 68.948 66.492 77.129 70.897 65.878 58.675 62.388 62.152 64.302 Trasporti 296.400 294.323 300.916 313.053 320.879 324.683 325.227 334.982 346.013 353.538 Terziario 51.325 48.822 52.750 50.688 55.415 52.040 57.244 55.806 69.607 64.956 Civile (riscaldamento + acque reflue) 174.452 184.997 170.110 172.353 178.107 160.016 166.735 162.924 191.155 179.300 Termovalorizzazione rifiuti 39.225 Totale [tonn] 41.289 43.462 45.186 45.521 34.827 40.957 54.569 53.027 50.869 657.299 667.605 658.911 683.399 695.997 663.019 677.100 703.240 754.294 746.142 N.B. Il valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico è stimato in 5.500 tonn di CO2 Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Grafico 59: Comune di Forlì: emissioni di CO2 equivalente per settore [tonn] 400.000 350.000 300.000 250.000 C O 2e q u iv .[to n .] 200.000 150.000 100.000 50.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Trasporti Civile Industria Terziario Termovalorizz. rifiuti Agricoltura e zootecnia Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. 16 Note metodologiche: Acque reflue (CO2): sulla base dei valori di emissione provinciale, si sono calcolati i valori comunali riproporzionando in base alla popolazione. - Riscaldamento (CO2): sulla base dei valori energetici dei carburanti ad uso civile si sono stimati i valori di CO2 equivalente. Per la disaggregazione su pubblico e terziario il valore totale è stato riproporzionato utilizzando le percentuali fornite da HERA per il distretto di Forlì. Per stimare la percentuale del terziario si è utilizzato il trend degli anni per i quali il dato era disponibile - Agricoltura (CO2): sulla base del valore energetico dei carburanti ad uso agricolo si è calcolato il totale di CO2 equivalente emesso dai carburanti utilizzati. Per gli anni precedenti al 1996 si è stimato il valore totale sulla base del trend degli anni successivi. - 86 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 60: Comune di Forlì: emissioni totali di CO2 equivalente [tonn] 780.000 754.294 760.000 740.000 746.142 720.000 C O 2 eq u iv.[to n] 703.240 695.997 700.000 683.399 667.605 680.000 677.100 660.000 640.000 663.019 658.911 657.299 620.000 600.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Grafico 61- Provincia di Forlì-Cesena: emissioni totali di CO2 equivalente [tonn] 2.450.000 2.383.333 2.400.000 2.346.696 2.350.000 2.318.220 2.275.327 2.300.000 2.330.686 2.236.156 2.294.637 2.250.000 2.260.844 2.200.000 2.197.527 ]no t[.v iu q e2O C 2.150.000 2.100.000 2.050.000 2.097.001 2.000.000 1.950.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. 87 5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’ Tabella 36- Comune di Forlì: dinamica delle emissioni per combustibile [tonn. di CO2 eq.] Olio Anno Metano Gasolio Benzina Gpl Totale Comb. 1995 208.352 143.285 147.025 46.862 46.427 591.950 1996 222.693 143.335 148.146 42.712 43.510 600.396 1997 214.719 145.562 149.403 37.764 41.614 589.061 1998 229.484 151.913 152.668 40.456 38.185 612.706 1999 238.073 165.760 150.674 32.776 37.690 624.973 2000 225.726 177.677 143.642 30.574 25.006 602.625 2001 237.634 188.461 138.354 24.922 21.626 610.996 2002 235.239 204.776 137.472 22.623 22.248 622.357 2003 278.476 221.507 135.311 15.185 23.958 674.437 2004 273.576 222.580 137.940 13.583 19.402 667.082 Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Grafico 62-- Comune di Forlì: dinamica delle emissioni per combustibile (1995-2004) 300.000 275.000 250.000 225.000 200.000 175.000 150.000 125.000 ].q e 2 O C id n o t[in o s im E 100.000 75.000 50.000 25.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Metano Gasolio Benzina Olio combustibile Gpl Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. 88 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Grafico 63: Comune di Forlì: emissioni di CO2 equivalente per settore, anno 2004 4% 7% 9% 47% 9% 24% Trasporti Civile Industria Terziario Termoval. Rifiuti Agricoltura Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Grafico 64: Comune di Forlì, variazioni % delle emissioni di CO2 equivalente per settore (1995-2004) 35,0 +29,7 +26,6 25,0 +19,3 +20,9 +13,5 15,0 % en o iza iraV 5,0 +2,8 -5,0 -6,1 -15,0 Settori Trasporti Termoval. rifiuti Civile Agricoltura Industria Totale Terziario Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. 89 5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’ Grafico 65: Emissioni CO2 equivalente pro-capite, confronto Comune-Provincia tan te] 8,00 7,50 7,00 6,33 6,50 6,54 6,46 6,25 6,84 6,63 6,43 6,71 6,45 5,97 6,37 6,00 6,09 6,19 6,13 1996 1997 6,48 6,15 6,25 6,24 2000 2001 2002 6,40 6,28 E m isio n ip ro -cap ite[to n n /ab i 5,50 5,00 4,50 4,00 1995 1998 1999 2003 2004 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Grafico 66: Comune di Forlì, emissione di CO2 equivalente del settore Trasporti 450.000 400.000 334.982 324.683 350.000 313.053 346.013 294.323 300.000 O C ]no t[.v i2u q e 353.538 320.879 296.400 325.227 300.916 250.000 200.000 150.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. 90 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 5.2 PREVISIONI AL 2012 PROTOCOLLO DI KYOTO E CONFR ONTO CON GLI OBIETTIVI DEL Tabella 37-Comune di Forlì, Emissioni di CO2 equiv. [tonn] a confronto con gli obiettivi del Protocollo di Kyoto Δ% fissato per Settori 1990 2004 2012 Δ% 1990-2004 Δ% 1990-2012 Italia Agricoltura 25.123 33.177 25.125 + 32% 0% - Industria 70.990 64.302 59.260 - 9% - 17% - Trasporti 259.076 353.538 402.753 + 36% + 55% - Terziario 40.030 64.956 77.083 + 62% + 93% - Civile 176.421 179.300 171.798 + 2% - 3% - Rifiuti 32.277 50.869 113.245 + 58% + 251% - CO2 sinks* -5.500 -5.500 -6.100 0% +11% - Totale [tonn] 598.416 740.642 843.165 +24% +41% - 6,5% * valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Hera, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. N.B.: I dati riportati nella tabella soprastante prendono in esame unicamente le emissioni valutate col criterio geografico e i valori per gli anni 1990 e 2012 sono calcolati sulla retta di interpolazione lineare del decennio storico 1995-2004, senza considerare al 2012 i nuovi progetti in cantiere ad eccezione dei nuovi termovalorizzatori di Hera S.p.A. e di Mengozzi s.r.l. (già approvati dalle competenti autorità) e in base ad una stima della capacità assorbente del verde, secondo i criteri riportati nella Scheda sul Verde. 91 FASE 2 Individuazione delle linee strategiche volte alla scelta di possibili azioni sul territorio 92 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale CAPITOLO 6 LINEE STRATEGICHE DI INTERVENTO 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO- AMBIENTALE Sono brevemente illustrate le azioni già in atto nel Comune di Forlì, aventi una valenza energeticoambientale in senso lato, quale punto di partenza per prospettare poi una serie di linee strategiche incentrate sulla riduzione dei consumi e delle emissioni; sarà poi approfondito lo studio di alcuni casi concreti di applicazione al settore dell’edilizia. La programmazione urbanistica della città di Forlì è rafforzata da una serie di elementi che testimoniano l’attenzione dell’Amministrazione Comunale da anni dedicata ai temi della qualità urbana ed ecosistemica ed a quella dell’accessibilità urbana e dei luoghi confinati. Sono indicatori di questa sensibilità le azioni finalizzate alla tutela della salute e salvaguardia dell’ambiente dagli inquinamenti, la promozione di iniziative volte all’uso corretto delle risorse climatiche ed energetiche, gli accordi e i programmi sperimentali attivati e di seguito individuati: 1. il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi; 2. lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento; 3. l’iniziativa “Laboratorio Casa facile”; 4. la rete di monitoraggio della qualità dell’aria; 5. l’Accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005); 6. il Programma di Sperimentazione Contratti di Quartiere II; 7. i programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.); 8. il programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”; 9. il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura. 10. la campagna “Calore Pulito” in collaborazione con Agess 11. gli interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi 93 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE 6.1.1 Il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi E’ stato approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 23 aprile 2001 con deliberazione n° 52 in adesione ed in recepimento del DGR 16.01.2001 n° 21, “Requisiti volontari per le opere edilizie. Modifica e integrazione dei requisiti raccomandati di cui all’allegato B del vigente Regolamento edilizio tipo della Regione Emilia Romagna”. Con questo strumento il Comune di Forlì definisce i requisiti di qualità di cui un’opera edilizia deve disporre per accedere alla riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria prevista dalla Delibera di Consiglio Comunale N° 72 del 02/05/2000. Sono incentivate le costruzioni con caratteristiche bioclimatiche, ecologiche o, comunque, realizzate con tecnologie alternative e non inquinanti e gli interventi di edilizia residenziale dotati di impianto termico ad energia solare o ad altro sistema di analogo risparmio energetico. Il regolamento precisa le caratteristiche minime di cui devono essere dotati gli edifici per garantire il conseguimento di minime condizioni di qualità ecosistemica utili a consentire risparmi nell’uso delle risorse. I requisiti di qualità bioecologica sono individuati in base ai seguenti criteri: salute: correttezza nella scelta dei materiali da costruzione, accorgimenti progettuali specifici per la qualità sanitaria degli ambienti; qualità della vita: scelte relative alla protezione degli abitanti dagli impatti esterni e per il miglioramento del confort abitativo; risparmio energetico: riduzione dei consumi energetici per fefetto di scelte inerenti l’architettura, le tecnologie, i materiali e gli impianti; risparmio di risorse: accorgimenti per la riduzione degli sprechi di risorse. 6.1.2 Lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento Il Programma di Riqualificazione Urbana dell’area in oggetto (1999 – 2002) è stata condotta secondo pratiche di progettazione partecipata che hanno individuato i criteri e gli indirizzi volti ad ottenere una buona qualità costruttiva, adeguando gli interventi previsti a principi di sostenibilità sociale, ambientale e di biocompatibilità. Le indicazioni prodotte dai laboratori di progettazione partecipata (10 laboratori nel periodo settembre 2000 – febbraio 2001) sono state recepite e precisate nelle norme per la qualità bioecologica dell’intervento che individuano diversi livelli di performance per le due aree: a) area con funzioni residenziali e terziarie (per la quale sono prescritti livelli di sostenibilità e indirizzati livelli minimi di biocompatibilità); b) area a parco con funzione pubblica (per la quale sono prescritti livelli di sostenibilità e biocompatibilità, prevedendo un minimo adeguamento del già costruito). Per quanto riguarda il tema delle risorse climatiche ed energetiche sono indicati precisi interventi tra i quali: la realizzazione della rete di teleriscaldamento a servizio dell’area e la prescrizione, per i fabbricati, di caratteristiche di isolamento tali da non superare il 70% dai limiti imposti dalla Legge 10/91 e successivi decreti attuativi; tali requisiti sono da ottenere tramite l’utilizzo di materiali traspiranti, esenti da radioattività, chimicamente inerti. 94 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 6.1.3 L’iniziativa “Laboratorio Casa facile” Il “Laboratorio Casa Facile” è una iniziativa avviata dall’Amministrazione di Forlì nel 2003 in occasione dell’anno europeo delle persone con disabilità. Il progetto è inserito nel programma “Abitare e salute”, ricerca condotta dal Comune di Forlì in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità su condizione abitativa e percezione della salute e che ha attivato, a partire dal 2001, indagini, convegni internazionali, predisposizione di criteri per la definizione di parametri di igienicità, sicurezza e accessibilità degli ambienti domestici. Il laboratorio, avviato e condotto attraverso metodologia di progettazione partecipata, ha consentito la realizzazione di un prototipo di ambiente domestico pensato in base alle esigenze dell’utente finale, in tutte le fasi di età (bambino, adulto, anziano), con particolare riferimento alle persone diversamente abili. Il prototipo di “Casa Facile”, ideato secondo metodiche di progettazione partecipata è stato realizzato in scala 1:1 all’interno della Fiera con materiali bio-compatibili ed ecosostenibili in occasione di TECNABILE “UN PIENO DI VITA” ed inaugurato il 10/10/2003. Nella realizzazione del prototipo sono state applicate le indicazioni del “regolamento per la qualità bioecologica degli interventi” e, se da un lato è posta attenzione ad accessibilità degli spazi da parte di tutti, dall’altro particolare risalto è dato alla realizzazione di ambienti sani, costruiti con materiali non tossici, attenti alla salute dei cittadini, nel concetto del risparmio delle risorse per considerare l’intervento sostenibile. L’iniziativa ha portato alla costituzione di un Comitato permanente id Gestione del “LABORATORIO CASA FACILE” (Delibera di Giunta n° 25 del 11/11/2003). Il Comitato ha lo scopo fondamentale di favorire la diffusione del concetto che il raggiungimento del benessere del cittadino si può ottenere solo se la pianificazione della città e del territorio, la progettazione dei luoghi di vita, di là dal rivestire una funzione esclusivamente tecnica e politica, diventano un processo culturale mirante a ricucire il rapporto sociale e affettivo degli abitanti e del loro habitat. Il “comitato di gestione di casa facile” ha pertanto avviato, in conformità con quanto emerso dall’incontro del 17 dicembre 2004, in accordo con la circoscrizione 2, quartiere Cava, i laboratori di coinvolgimento dei cittadini per la realizzazione degli alloggi E.R.P. di Via Alferello. 6.1.4 La rete di monitoraggio della qualità dell’aria Nella città di Forlì il rilevamento della qualità dell’aria è iniziato nel 1991; negli anni 1993-1994 si sono svolte campagne di misura preliminare nelle aree urbane di Forlì con l’obiettivo di ottenere indicazioni di massima sui livelli di concentrazione degli inquinanti convenzionali. Le informazioni ottenute sono state di supporto per la progettazione della rete di monitoraggio che è stata collaudata nel marzo del 1996 e che comprende, nel territorio di Forlì, tre centraline fisse. I dati rilevati nelle stazioni della rete di monitoraggio della qualità dell’aria fluiscono ogni due ore automaticamente, via modem, al Centro Elaborazione Dati presso la sede ARPA di Forlì. Giornalmente l’attività di validazione prevede il controllo dei dati relativi al giorno precedente (ore 1.00-24.00), la redazione di un bollettino giornaliero di qualità dell’aria in cui, per ogni stazione, sono riportati i valori degli inquinanti rilevati ed in funzione di questi il giudizio di qualità. Gli intervalli di valori, che determinano i giudizi, sono stati definiti da un accordo fra i componenti del gruppo di lavoro regionale “Qualità dell’aria”. Gli intervalli relativi al PM10 sono stati definiti dalla Sezione Provinciale di Forlì-Cesena prendendo in considerazione la nuova normativa europea e la legge regionale in materia della Lombardia. Se per un inquinante non sono stati rilevati almeno il 75% dei dati nel corso della giornata il dato risulta non disponibile (n.d.). 95 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE Le rilevazioni di monitoraggio della qualità dell’aria hanno confermato nell’ultimo anno il trend degli inquinamenti convenzionali (CO, SOx e piombo), per i quali quasi mai è stato superato il livello di attenzione e la con temporanea insorgenza di nuovi inquinanti che derivano, principalmente, dal traffico veicolare e che costituisce, ogg,i il fattore maggiormente responsabile dell’inquinamento delle aree urbane e delle emissioni di alcuni gas serra. In particolare, i dati relativi al PM10, rilevati nella città di Forlì, nel 2003 hanno evidenziato il superamento in 55 giorni della soglia limite di 50mg/m3. 6.1.5 L’accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005) L’Amministrazione di Forlì ha avviato da anni politiche di mobilità sostenibile evidenziate anche attraverso la proposta di “Accordo di Programma per la mobilità sostenibile” tra Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì - Cesena e Comuni di Forlì e Cesena, in recepimento e coerenza con l’Accordo per la Qualità dell’Aria del 15/07/2002. In particolare, il Comune di Forlì provvede con regolarità dal 31.01.2000 all’elaborazione del Rapporto sulla Qualità dell’Aria ai sensi del D.M. 21 aprile 1999, n. 163 e all’attuazione del relativo “Programma delle Misure di Prevenzione” con diverse azioni sul territorio, relative alla mobilità pubblica e privata, ad incentivi sull’uso di fonti alternative, a potenziamento e integrazione delle operazioni di monitoraggio, alla messa in atto di iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini. Tali azioni sono recepite negli indirizzi del Piano Urbano del Traffico approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 81 il 27 giugno 2005. Obiettivi specifici mirano ad incentivare la mobilità ciclabile, ad individuare politiche di riduzione di quella privata e l’introduzione di specifiche norme che vietino la circolazione dei mezzi inquinanti, ad aumentare, altresì, la sensibilità alle problematiche connesse all’inquinamento acustico e dell’aria, in quanto le attività di controllo avviate negli ultimi anni evidenziano un inquinamento diffuso con valori che indicano la presenza nell’area urbana di una miscela di inquinanti, i cui effetti integrati, anche se non sono ancora del tutto quantificabili, destano preoccupazione. Le strategie possibili sono precisate in tre grandi gruppi: 1. riqualificazione dei veicoli circolanti 2. aumento dell’offerta della mobilità alternativa 3. incremento del costo percepito della mobilità privata. 1. Riqualificazione dei veicoli circolanti I veicoli immatricolati nel comune di Forlì al 31/12/2000 ammontavano complessivamente a 88.409. Le auto catalizzate rappresentavano circa la metà del parco veicolare, mentre i diesel ammontano a circa un 10 %; le auto a GPL e metano rappresentano poco più del 5 %. Considerando il trend medio nel rinnovo del parco auto è ragionevole supporre che una completa eliminazione dei veicoli non catalizzati non potrà avvenire prima di 6-8 anni; risulta, pertanto, opportuno intervenire per accelerare il processo di rinnovo orientandolo verso le auto meno inquinanti. In tale ottica il Comune di Forlì ha aderito al Progetto Metano per la trasformazione a GPL o metano delle auto non catalizzate immatricolate ‘88-’95. Il Comune di Forlì, nel corso del 2002, ha inoltre introdotto l’obbligo del bollino blu per i veicoli accedenti in centro storico, integrando il precedente obbligo di controllo delle emissioni degli autoveicoli in vigore dal 2001 per tutti i residenti. 96 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 2. Aumento dell’offerta di mobilità alternativa L’offerta di mobilità alternativa è un termine generico, che si riferisce a tutte le modalità di spostamenti differenti dall’auto privata utilizzata a titolo personale. Il grado di appetibilità dell’autobus, misurato sugli utenti che non usano il mezzo pubblico con una certa regolarità (utilizzo sistematico o alternativo a quello sistematico), ha evidenziato come un 69,6% non lo usi mai e un 39,9% lo usi qualche volta o raramente. 3. Incremento del costo percepito dell’auto I vantaggi connessi con l’utilizzo dell’autovettura privata restano sempre nettamente superiori a qualunque offerta di trasporto alternativo: il grado di libertà sugli orari di partenza, la gestione degli imprevisti, il maggiore livello di servizio offerto dall’auto privata, rispetto a qualunque mezzo alternativo, sono talmente evidenti che non potranno mai essere compensati, in assenza di politiche complementari che monetizzino il danno ambientale connesso con l’utilizzo del veicolo motorizzato tradizionale. Tali circostanze diventano ancora più evidenti, se si osserva come gli utenti automobilistici tendano sistematicamente a sottostimare i costi dello spostamento in autovettura e a sovrastimare i costi degli spostamenti su mezzi alternativi. Questo è essenzialmente dovuto ai numerosi costi-ombra insiti nell’utilizzo dell’autovettura quali l’ammortamento, la manutenzione chilometrica, l’assicurazione che non vengono percepiti come costo effettivo dello spostamento, ma come una spesa fissa indipendente dal numero di Km percorsi; gli unici costi effettivamente percepiti nello spostamento in autovettura sono il consumo di carburante e la tariffa sulla sosta, in quanto spesi al momento dell’effettuazione dello spostamento. Se analizziamo i risultati dell’indagine demoscopica effettuata nel quadro conoscitivo osserviamo, riguardo al costo della sosta, alcuni dati particolarmente interessanti, in particolare, malgrado tutte le apparenze, l’utente non trova difficoltoso trovare un parcheggio una volta giunto a destinazione. Infatti il 61,4 % dei forlivesi afferma che è poco o per niente difficoltoso trovare un parcheggio presso il luogo di destinazione, contro un 38,4% che afferma il contrario. Il quadro cambia in misura modesta per chi si reca in Centro Storico, in quanto il 75,9 % di chi lavora o studia in centro storico trova da parcheggiare gratuitamente o in spazi riservati o su strada. Da tali considerazioni diventa, pertanto, evidente come l’obiettivo di incrementare il rapporto domanda-offerta di mobilità alternativa debba necessariamente portare ad un incremento del costo percepito dello spostamento in auto, costo che potrà essere equiparato ad una monetizzazione del danno ambientale connesso alla scelta-necessità di effettuare uno spostamento maggiormente inquinante. Ad un aumento, però, del costo dello spostamento in autovettura, si dovrà, di contro, registrare una diminuzione superiore del costo dello spostamento per le persone che sceglieranno una modalità di trasporto alternativa (autobus di linea, car pooling, taxi collettivo, car sharing, bicicletta), in modo che risulti chiaro all’utente che la politica perseguita dall’Amministrazione Comunale non è quella di aumentare gli introiti, bensì quella di diminuire gli inquinamenti ambientali. L’idea alla base non è quella di reprimere la mobilità privata su autovettura, per alcuni necessità inderogabile, ma di attribuirne un costo chiaramente intelligibile, che renda nel contempo sostenibile ed appetibile una politica di mobilità alternativa eco-compatibile. Le modalità con le quali può essere introdotto un costo percepito nella mobilità privata in autovetture sono essenzialmente due: Road pricing o tariffazione nell’utilizzo di una determinata infrastruttura viaria; Park pricing o sosta a pagamento. 97 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE Le azioni introdotte dovranno trovare un tangibile riscontro nell’agevolazione delle modalità ecocompatibili. È importante che l’utente “virtuoso” percepisca direttamente la volontà dell’Amministrazione di agevolarlo e, viceversa, non sia dato credito alla percezione insita negli utenti inquinanti di individuare una volontà meramente persecutoria dell’auto privata, concepito come sistema vessatorio. 6.1.6 Contratti di quartiere II, programma di sperimentazione Il progetto relativo al “Contratti di Quartiere II” su Del. G.R. 21 luglio 2003 n.1425- L. 8 febbraio 2001 n. 21, denominato “connessione fra la prima espansione urbana e la città storica”, introduce un programma complesso di interventi con l’obiettivo di incrementare la funzionalità complessiva dell’ambito territoriale prescelto, accrescerne la dotazione di servizi, del verde pubblico e delle opere infrastrutturali, ricomponendo il tessuto insediativo dell’ambito prescelto e migliorando l’integrazione delle diverse parti della città coinvolte nel “Contratto di Quartiere”. Il programma di sperimentazione affronta quali temi prioritari di intervento quello della ecosostenibilità e della qualità fruitiva. 6.1.7 Programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.) A dicembre 2003 l’Amministrazione ha approvato il 6° Programma Pluriennale di attuazione del PRG, strumento che rappresenta il punto di riferimento per la programmazione territoriale delle previsioni contenute nel PRG. La politica che si vuole attuare é finalizzata alla promozione di una cultura basata sul concetto di qualità, attraverso l’applicazione di alcuni requisiti contenuti all’interno del “regolamento per la promozione della qualità bio-ecologica degli interventi”, strumento approvato dal Consigli Comunale nella seduta del 23 aprile 2001 con deliberazione n. 52. Il Piano Regolatore Generale prevede 5.964 alloggi complessivi, di cui 1.592 sono di edilizia economica residenziale o da convenzionare con l’Amministrazione comunale per soddisfare il bisogno abitativo primario; per questi alloggi é obbligatorio il rispetto dei requisit i, riferiti al risparmio delle risorse energetiche ed idriche contenuti nel regolamento sopra citato. 6.1.8 Programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali” Il Progetto ha l’obiettivo di “ Rafforzare le relazioni territoriali fr a i poli transportistici del Triangolo romagnolo Forlì – Cesena - Ravenna, al fine di cogliere pienamente le opportunità offerte dall’incrocio fra l’asse infrastrutturale est-ovest parallelo alla via Emilia, quello del corridoio adriatico e quello nord- sud Venezia - Orte”. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Dipartimento per il coordinamento dello sviluppo del territorio, per le politiche del personale e gli affari generali, Direzione generale per le trasformazioni territoriali, ha promosso due programmi sperimentali rispettivamente denominati: “ Progetto pilota – Complessità territoriali “, in favore del centro-nord; “ Progetto pilota – Aree sottoutilizzate “, in favore del mezzogiorno e delle isole. I due programmi rappresentano gli strumenti più recenti messi in campo dall’Amministrazione centrale alla luce delle esperienze di programmazione integrata e complessa maturate negli ultimi dieci anni (dai PRU ai PRUSST e ai Programmi di recupero urbano, da Urban a Urban Italia e Urban II fino al programma innovativo Porti e Stazioni) ed in adesione strategica agli obiettivi prefigurati dallo SDEC (Schema di Sviluppo Spaziale del Territorio Europeo) e della nuova stagione programmatoria dell’Unione (2007-2013). 98 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale In particolare l’obiettivo che il MIT si prefigge di perseguire con entrambi i Progetti pilota, é quello di sostenere la ricerca e la sperimentazione di modelli d’intervento capaci di coniugare lo sviluppo locale con il rafforzamento del sistema urbano policentrico, attraverso la sinergia tra grandi reti infrastrutturali e sistemi territoriali ( o reti di città). Ciò in relazione a un contesto programmatico che vede il territorio italiano, a seguito degli accordi sanciti in sede europea, interessato dall’attraversamento dei tre Corridoi transeuropei 1, 5 e 8 e candidato alla localizzazione di approdi delle autostrade del mare tirrenica e adriatica. In funzione di questo obiettivo, entrambi i Progetti Pilota prevedono il finanziamento di studi di fattibilità e progettazioni di interventi materiali e immateriali per la sperimentazione e la realizzazione di “Idee-programma”, finalizzate a ricercare soluzioni innovative ed esemplari rispetto all’opzione strategica sopra enunciata ed a costituire un patrimonio di “buone pratiche” comunicabili, replicabili ed implementabili. La finalità é quella di creare condizioni di qualità nell’accessibilità del territorio denominato “triangolo romagnolo”, creando una piattaforma della logistica che abbia come obiettivo la razionalizzazione e la messa a sistema dei trasporti sia di persone sia di merci; tutto questo per ridurre l’inquinamento dell’ambiente attraverso la diminuzione dei flussi di traffico su gomma. 6.1.9 Il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura Questo protocollo di intesa (siglato il 20 marzo 2001, rep. gen. n. 25464), evidenzia ulteriormente la volontà della Amministrazione di Forlì di attuare lo sviluppo urbano assicurando agli interventi qualità ecosistemica e bioecologica. La promozione dei temi di utilizzo corretto delle risorse non rinnovabili, della messa in atto di sistemi per il risparmio e per l’applicazione di accorgimenti progettuali e tecnologie legate alle fonti rinnovabili assumono particolare rilevanza all’interno dell’accordo; la Delibera di Consiglio che approva il Protocollo evidenzia come quello della sostenibilità sia un tema oramai storicizzato per la città di Forlì. 6.1.10 La campagna Calore Pulito del Comune di Forlì Calore Pulito è la campagna di sensibilizzazione per il controllo degli impianti termici negli edifici promossa dalla Provincia di Forlì-Cesena e dal Comune di Forlì. I dati relativi al territorio comunale di Forlì indicano che la percentuale di CO2 equivalente immessa in atmosfera da impianti di riscaldamento (per il settore Civile, anno 2004) incide sul totale delle emissioni locali per un 22%. Ai sensi del DPR 412/93 (e sue modifiche DPR 551/99) le Province ed i Comuni sono tenuti a verificare l’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento negli edifici allo scopo di: - diminuire le emissioni in atmosfera di gas tossici altamente inquinanti - contenere i consumi di energia. Il compito di verifica è di competenza dell’Amministrazione Provinciale in tutti i Comuni con popolazione non superiore a 40.000 abitanti e di competenza del Comune stesso nei casi in cui la popolazione superi i 40.000 abitanti. La Regione Emilia-Romagna svolge una funzione di coordinamento dei compiti attribuiti agli Enti locali per l’attuazione dei citati DPR; con la Deliberazione della Giunta Regionale 387/02, la Regione Emilia Romagna ha definito le prime disposizioni in materia di contenimento dei consumi negli edifici. La Provincia di Forlì-Cesena ed il Comune di Forlì hanno recepito la Delibera Regio nale, assumendo il “Bollino Calore Pulito” e affidando la gestione della campagna e delle verifiche ad AGESS - Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena. 99 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE La campagna ha lo scopo di sensibilizzare ed informare la popolazione: - sull’utilità delle verifiche dal punto di vista ambientale, del risparmio energetico ed economico e della sicurezza; - sulle procedure da seguire per essere in regola con il proprio impianto; - sugli accorgimenti che ciascun cittadino può mettere in atto per contribuire, senza sacrifici, a migliorare la qualità dell’aria e a contenere i consumi. Il bollino è entrato in vigore nei Comuni della Provincia (ad eccezione di Cesena) a partire da maggio 2003. Questo contrassegno adesivo, di colore giallo per la Provincia e di colore verde per il Comune, certifica l’efficienza energetica dell’impianto termico e viene applicato sull’Allegato H (rapporto tecnico di controllo) che il manutentore provvede a compilare al momento della manutenzione. Il bollino va applicato sull’Allegato H ogni 2 anni, in occasione dell’anno in cui viene effettuata la prova del rendimento di combustione dell’impianto. 6.1.11 Interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi Il Piano Regolatore Generale introduce oltre alle classiche “zone “ di PRG la disciplina delle tutele e compatibilità ambientali, che con la propria serie di perimetrazioni e prescrizioni costituisce un secondo livello di lettura del territorio (tutela fluviale, idrogeologica, paesaggistica, delle potenzialità archeologiche, compensazioni idrauliche, .....). Le principali politiche e azioni del Piano per la creazione e la qualificazione delle aree verdi sono: completamento e potenziamento del Parco urbano con una sua estensione finale pari a mq. 464.209; realizzazione del parco territoriale del Bidente, concepito come sistema territoriale (con estensione di circa 6 km.) di aree protette e di aree attrezzate per attività compatibili con la tutela e riqualificazione ambientale; qualificazione e potenziamento dell’offerta di verde attrezzato, attraverso una previsione articolata di parchi, giardini e spazi attrezzati per il gioco e lo sport (superficie prevista pari a mq. 1.825.923) all’interno degli ambiti di trasformazione e delle zone di nuovo insediamento; differenziazione del territorio rurale in ambiti che, sulla base del diverso regime normativo, svolgono il ruolo di protezione ambientale articolato in base alle relazioni con il contesto urbanizzato; previsione di fasce di ambientazione al fine della mitigazione degli impatti delle infrastrutture sul territorio circostante e sull’ambiente pari a mq. 292.524. 6.1.12 Conclusioni e scenari Le strategie e le azioni individuate nelle scelte programmatiche del Comune di Forlì determinano possibili scenari al 2014 che evidenziano benefici di tipo diretto ed indiretto. I benefici diretti più facilmente stimabili riguardano scelte relative alla messa in atto delle azioni di riduzione degli sprechi e di utilizzo consapevole delle risorse, meglio individuate nel “regolamento bioecologico” e in parte applicate nel Programma di Riqualificazione 1 Foro Boario e nei 1.592 alloggi da convenzionare (6°p.p.a). Sono ipotizzabili riduzioni del 20-30% nei consumi per gli edifici che verranno costruiti secondo tale regolamento. La riduzione nelle emissioni di CO2 all’interno dell’area urbana, derivanti da specifiche scelte in ordine alla mobilità e alla qualificazione/ampliamento del sistema del verde, sono quantificabili a seguito di precise azioni di monitoraggio. 100 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale l benefici indiretti vanno nell’ordine della salute, del miglioramento della qualità della vita e, attraverso il risparmio energetico, della riduzione dell’impatto ambientale. 101 6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE Vengono di seguito prospettate le previsioni in metri quadrati di superficie della Variante Generale al PRG: tali dati saranno utilizzati per le successive elaborazioni e stime numeriche sulle possibilità offerte dalle varie azioni su scala comunale17. Tabella 38-Previsioni Variante Generale al P.R.G. capacità insediativa residenziale 5.964 alloggix120mq= 715.680mq 1999-2005 2006-2007 mq mq 450.360 2008-2009 mq 584925 2010-2012 mq 2012-2014 mq 715.680 completamento PRG precedente 1.300 alloggix120 mq=156.000mq 109.200 recupero edilizio 1.035 alloggix120mq=124.200mq 24.720 65.640 124.200 incremento capacità PRG 3.629 alloggix120 mq=435.480mq 316.440 363.285 435.480 capacità insediativa delle attività economiche produttive 1.245.552mq 563.724 787.924 1.012.124 1.122.612 1.245.552 capacità insediativa delle attività terziarie 750.186mq 260.784 386.640 512.496 638.352 750.186 156.000 - sistema ambientale oltre 2.582.656 mq >2582656 parco urbano 464.209 mq parco territoriale del Bidente verde attrezzato 1.825.923 mq fasce di mitigazione 292.524 mq sistema della mobilità incremento viabilità 72,7 km piste ciclabili al 2014 136.418 ml Fonte: Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Sez. Prov.le di Forlì-Cesena 17 Nota:le variabili e i fattori che incidono sullo scenario sopra riportato sono numerose, intrecciate e imprevedibili, da rendere poco attendibile qualsiasi ipotesi di attuazione : la previsione riportata in questa tabella è stata fatta in base alla attuazione del PRG precedente (PRG 1988), e alle previsioni dell’andamento demografico che accompagna la Variante Generale al PRG vigente. 102 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO 6.2.1 Linee strategiche generali Come delineato nei paragrafi precedenti, attualmente nel Comune di Forlì i settori Civile e Terziario sono rispettivamente al primo ed al secondo posto quanto a consumi energetici totali: il Civile in particolare è al primo posto per i consumi termici, mentre il Terziario per i consumi di energia elettrica. Inoltre, come delineato nel capitolo sulle “Intensità Energetiche”, tali due settori risultano i più inefficienti, ma al tempo stesso presentano i margini di intervento più agevolmente praticabili. Le linee strategiche che si potrebbero perseguire per stabilizzare i consumi e migliorare anche la situazione a livello emissivo sono: 1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente allacciati a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, secondo le più recenti tecnologie a partire dalle zone industriali e dai nuovi insediamenti urbani, commerciali e sportivi, partendo progettualmente dalle necessità di energia termica, come previsto dal Piano Energetico Regionale. Queste iniziative consentirebbero una significativa riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico in ambito urbano da un lato, grazie al miglioramento dell’efficienza di un unico impianto funzionante in continuo, al posto di migliaia di piccole caldaie funzionanti in regime perennemente transitorio. Inoltre, senza ulteriore uso di combustibile, si potrebbe produrre energia elettrica. La micro-cogenerazione diffusa da metano è infatti annoverata tra le strategie vincenti a livello immediato per risolvere i problemi di produzione energetica a livello mondiale. 2. Attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico e alla certificazione energetica nell’edilizia, recepita in Italia dal Dlgs n.192 del 19 agosto 2005, per le costruzioni i cui progetti di realizzazione siano successivi al 10 Ottobre 2005 (il decreto è in attesa di ulteri ori decreti attuativi a partire da Febbraio 2006 che specificheranno meglio criteri e aspetti tecnici). Per l’edilizia di nuova costruzione e per le ristrutturazioni, è imposta una riduzione dei consumi per la climatizzazione invernale rispetto a quelli attualmente rilevati come consumi medi, passando dai circa 130 kWh/m2 anno, che è il consumo energetico medio attuale, a circa 70-80 kWh/m2anno (dato medio: in realtà il requisito varia a seconda del rapporto Superficie/Volume dell’edificio e a seconda della zona climatica). 3. A seguito di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, con eliminazione degli sprechi, pensare all’applicazione delle fonti rinnovabili di energia come il solare termico e il solare fotovoltaico all’edilizia pubblica, ai supermercati, ai grandi edifici del Terziario, ove possono avere anche un positivo riscontro a livello di immagine. Interventi immediati su edifici e impianti sportivi quali la Piscina Comunale che potrebbero ricavare ingenti risparmi energetici, in virtù delle notevoli superfici esposte e degli ingenti fabbisogni di acqua calda. 4. Estendere lo strumento del Green Public Procurement, o Acquisti Verdi, in via di adozione da parte del Comune di Forlì, all’acquisto dei materiali utilizzati per la costruzione degli edifici pubblici inserendo un “Capitolato speciale degli appalti”. Il Comune di Forlì ha aderito al Manifesto sugli Acquisti Verdi il 9 Agosto 2005. 5. Prevedere corsi di formazione per progettisti, ditte, installatori sull’efficienza energetica e sulle risorse rinnovabili per l’edilizia, in collaborazione con Agess, Ises Italia, Ambiente 103 6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO Italia, ma soprattutto favorire scambi di progettisti e di costruttori con le regioni in cui il nuovo modo di costruire sta diventando cultura consolidata, come l’Alto Adige, al fine di poter creare anche nella nostra regione una cultura diffusa del progettare e del costruire in modo energeticamente efficiente. 6. Stante l’installazione e l’uso sempre più massicci dei condi zionatori d’aria (forti consumatori di energia elettrica), promuovere, sia nelle nuove costruzioni sia nelle esistenti, interventi passivi, di miglioramento delle caratteristiche degli edifici, come la costruzione di cappotti termici, al fine di aumentare l’inerzia termica delle pareti e conseguire vantaggi sia per la stagione invernale che per quella estiva, con una spesa “una-tantum” e senza ulteriori consumi né spese negli anni; ove necessario e praticabile prevedere in sostituzione dei condizionatori, interventi di raffrescamento, meno energivori. 7. Nell’ottica di eliminare le quantità di rifiuti organici attualmente avviate all’incenerimento o alla discarica e rendere più efficiente la raccolta differenziata del rifiuto organico, che costituisce oltre il 30% dei rifiuti urbani, incentivare l’uso di compostori domestici per rifiuti organici a tutti i cittadini, gli enti, le aziende che dispongano di una seppur minima area verde, in grado di assorbirne il percolato (giardini, cortili, aree verdi condominiali). Questo piccolo cambiamento nelle abitudini potrebbe portare ad una significativa riduzione delle emissioni per lo smaltimento del rifiuto organico, nonché dei consumi e delle emissioni necessarie per il loro trasporto dai luoghi di produzione ai luoghi di smaltimento. Il rifiuto organico, pur rappresentando il 30% dei RSU, non gode dei contributi per il riciclo che sostengono l’attività dei consorzi di altri materiali. Inoltre avviandolo in discarica produce percolato e biogas (gas serra) con pesanti conseguenze ambientali. Tra i numerosi vantaggi del compostaggio, che è una scelta obbligata per perseguire gli obiettivi del Decreto Ronchi in materia di Raccolta Differenziata, c'è il contributo diretto alla riduzione dei gas serra responsabili dei mutamenti climatici. Infatti, la materia organica presente nel terreno permette di trattenere al suolo il carbonio evitando che venga disperso in atmosfera. Secondo uno studio dell'Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali "basta uno 0,14% di materia organica in più nei terreni per trattenere al suolo una quantità di carbonio pari alle emissioni italiane in un anno". Si evidenzia al proposito la campagna in atto da parte dell’associazione ambientalista“Fare Verde” e patrocinata dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. 8. In collaborazione con i principali supermercati che spesso controllano la filiera di produzione di alcuni prodotti su cui appongono il proprio marchio, attivare progetti pilota e studiare meccanismi di incentivo di vendita di prodotti alla spina, ovvero senza imballaggio, che viene portato da casa dal cliente. Si potrebbe pensare di selezionare per ogni prodotto uno o due produttori significativi e sui loro prodotti applicare questo metodo di vendita, che consenta anche un risparmio al consumatore. 9. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 10. Campagne di informazione e sensibilizzazione, anche nelle scuole, volte ad educare la cittadinanza alla riduzione degli sprechi e ad un uso razionale dell’energia e della materia. 104 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 11. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario: sviluppo del “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini. Il progetto, elaborato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con ATR, consentirebbe una razionalizzazione della distribuzione merci in ambito urbano e l’utilizzo per il trasporto in città di mezzi a basse emissioni, contribuendo ad un miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano, ma anche ad una riduzione dei consumi e delle emissioni di gas serra. 12. Stimolare un miglioramento dell’efficienza elettrica nel settore Terziario mediante accordi con le Associazioni di Categoria. 13. Aumentare quantitativamente e qualitativamente il verde urbano il quale può fungere come pozzo, oltre che delle classiche miscele di inquinanti gassosi pericolosi per la salute, anche dei gas ad effetto serra. Si auspica quindi, come previsto da Piano Regolatore Generale la nascita di nuove aree verdi, parchi urbani e piantumazione nelle fasce marginali lungo le strade di vegetazione. In particolare sarebbe auspicabile l’utilizzo di specie a rapida crescita e quindi molto efficienti nell’assorbimento della CO2, che siano contemporaneamente valide sotto il profilo della riduzione degli altri inquinanti pericolosi. A tal riguardo si potrebbe fare riferimento ai progetti previsti in collaborazione con esperti botanici per l’area di Coriano dal Progetto CRITECO. 14. Realizzazione di un Piano per l’Illuminazione Pubblica Comunale, in applicazione della Legge Regionale n°19 del 29/09/03 denominata “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”. L’adozione di un tale piano consentirebbe, oltre che una riduzione dell’inquinamento luminoso, una lunga serie di vantaggi di natura economica, vantaggi per la sicurezza stradale, per gli equilibri ecologici delle aree naturali, etc. In particolare dal punto di vista energetico, con il miglioramento dell’efficienza dei corpi illuminanti, il controllo del flusso luminoso, la razionalizzazione dell’illuminazione, lo spegnimento dopo le ore 23 o 24 di tutte le insegne pubblicitarie e/o vetrine di non indispensabile uso notturno, si favorirebbe notevolmente il risparmio di energia elettrica nel Terziario che è il settore più energivoro. Senza dimenticare il risparmio energetico conseguente ad una diminuzione degli interventi di manutenzione. 15. Individuazione dei parametri di misurazione dell’efficienza e la qualità del sistema di Teleriscaldamento in corso di realizzazione da parte di Hera s.p.a., a servizio della città. 16. Utilizzo della fitodepurazione per la depurazione delle acque per i piccoli depuratori a servizio di utenze non allacciate, che accanto al mancato utilizzo di sostanze chimiche consentirebbe anche risparmi di tipo energetico negli impianti di depurazione. 6.2.2 Studio delle possibili azioni a livello urbanistico, edilizio e impiantistico in relazione al punto 2) Le possibili azioni, volte a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità (uso razionale delle risorse) e di bio compatibilità (livello del benessere), sono rapportate alle caratteristiche formali e tipologiche, funzionali degli edifici in relazione ai fattori climatici ed ambientali del sito. Le azioni proponibili si differenziano, nel settore residenziale, nei confronti delle categorie dell’esistente e del nuovo impianto; per quanto riguarda il terziario si concentrano sulle diverse funzioni: uffici, scuole, ospedali, negozi, alberghi, istituti bancari, etc. 105 6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO Le azioni da mettere in atto sono di tipo culturale (pubblicazioni, convegni, corsi informativi…) e di tipo prestazionale (tecnologie e sistemi). Quest’ultime azioni saranno valutate a seguito di una analisi energetico-ambientale dei luoghi tipici del territorio comunale. A. Analisi energetico-ambientale dei luoghi Il Comune è caratterizzato da aree di forte inurbamento, a concentrazione differenziata nelle fasce collinare e pianeggiante. Per operare una corretta analisi dei luoghi, strumento fondamentale per sostenere le azioni possibili in campo energetico ed ambientale, si individuano zone a destinazione prevalentemente residenziale, con eventuale presenza di attività produttive di tipo terziario, per caratteri omogenei quali: centro storico, ambiti urbanizzati della città contemporanea, zone di espansione, zone a destinazione produttiva con presenza di quota residenziale, ambiti rurali. L’analisi dei luoghi, per completezza di indagine, dovrebbe abbracciare tutti gli aspetti sociali, economici ed ambientali. Di fatto, il presente studio, riguardando la scala più prettamente edilizia affronta la ricerca nell’ambito dei fattori climatici (agenti fisici) propri della scala di intervento. I fattori ambientali (aria, acque superficiali e sotterranee, suolo e sottosuolo, ambiente naturale ed ecosistemi, paesaggio, aspetti storici e tipologici) meritano un alto livello di attenzione, in quanto comunque interagiscono con i requisiti legati alla salvaguardia dell’ambiente: tuttavia sono più propriamente componenti di studio di impatto ambientale, eventualmente soggetti a normative urbanistiche vigenti. I fattori climatici (clima igrotermico e precipitazioni, disponibilità di fonti energetiche rinnovabili, disponibilità di luce naturale, clima acustico, campi elettromagnetici) sono direttamente influenzati dagli aspetti relativi alla forma urbana, alla topografia, dalle relazioni con l’acqua, con la vegetazione e le proprietà termofisiche del terreno. Risulta pertanto fondamentale, tenendo conto delle fasce climatiche comunali, individuare gli elementi che all’interno delle diverse zone a destinazione prevalentemente residenziale possono potenzialmente influenzare la formazione di un microclima caratteristico e di conseguenza condizionare le azioni di tipo energetico-ambientale. A.1 Centro Storico La forma urbana è caratterizzata da prevalenza di edifici a schiera e a blocchi con presenza di corti interne, ad alta densità. Le altezze dei fabbricati a 2, 3, 4 piani risultano mediamente nell’ordine dei 10 mt. I rapporti tra gli edifici comportano generalmente un limitato accesso alla luce, al sole, all’aria. Il tessuto urbano è caratterizzato da strade di ridotta larghezza ad andamento curvilineo racchiuse tra pareti continue. La trama viaria è contrassegnata da slarghi e piazze, sulle quali preferibilmente si assestano costruzioni a funzione terziaria e pubblica. Il livello di impermeabilizzazione del terreno è elevato. Gli edifici del centro storico sono strutturalmente connotati da muri di elevato spessore in laterizio, sasso, montati, in alcuni casi, col sistema “a sacco”, le aperture sono limitate, gli impalcati in legno, latero–legno, latero–cemento non risultano generalmente coibentati, né insonorizzati acusticamente. Le altezze interne sono elevate rispetto alla superficie calpestabile, gli spazi di collegamento sono ampi, le aerazioni trasversali scarse, i pavimenti dei piani terra risultano spesso a diretto contatto col terreno. È l’influenza che la forma produce principalmente sul soleggiamento, ma anche sul vento, sull’umidità e sulla capacità di accumulare calore che caratterizza condizioni climatiche locali particolarmente estreme, quali, per esempio, climi secchi, con temperature alte ed oscillanti, con scarsa ventosità e tassi di inquinamento elevati che contribuiscono a determinare l’effetto serra. Anche gli aspetti più propriamente topografici, possono influenzare in maniera diretta il microclima: assumono particolare importanza gli orientamenti e le collocazioni altimetriche. 106 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Nei centri storici, l’impermeabilizzazione del suolo con asfalti o pavimentazioni impedisce alle proprietà termofisiche del terreno di incidere positivamente sul microclima; la vegetazione, in quanto spesso limitata alle corti interne, ha scarsa efficacia sul raffrescamento passivo estivo, aumenta la schermatura nei confronti del vento e limitando lgi scambi, contribuisce all’innalzamento del tasso di umidità relativa. A.2 Ambiti urbanizzati della città contemporanea La forma urbana è caratterizzata dalla presenza di edifici singoli di tipo mono e bi-familiare, case a schiera fino a 2 piani fuori terra, palazzine a più unità immobiliari generalmente contenute entro i 5 piani abitabili; la presenza di giardini privati qualifica tali aree a media densità. Le altezze dei fabbricati sono di norma entro i 10 mt. I rapporti tra gli edifici consentono generalmente l’accesso a luce, sole, aria. Il tessuto urbano è caratterizzato da strade rettilinee, di media larghezza delimitate da corti e spazi verdi di pertinenza dei fabbricati. La trama viaria è contrassegnata da incroci e piazzole di sosta. Le costruzioni hanno, nella maggioranza dei casi, funzione residenziale; il terziario commerciale è presente in prevalenza ai piani terra di edifici pluri-unità. Il livello di impermeabilizzazione del terreno è limitato alla viabilità, alle aree di sosta, ai percorsi privati. Gli edifici in tali ambiti sono strutturalmente connotati da telai verticali in cemento armato, murature portanti o di tamponamento a medio spessore in laterizio. Gli elementi orizzontali sono in maggioranza in latero-cemento, le coibentazioni e le insonorizzazioni acustiche risultano limitate agli edifici costruiti o ristrutturati negli ultimi 10 anni. Le aperture sono abbastanza ampie, le altezze interne sono adeguate alla superficie calpestabile, gli spazi di collegamento sono limitati, le aerazioni trasversali risultano condizionate da orientamento, dimensionamento e distribuzione degli spazi abitativi o di lavoro. Le condizioni microclimatiche che si determinano in relazione alla forma urbana sono favorite, in questo caso, dalla possibilità di sfruttare soleggiamento e distribuzione del vento all’interno del tessuto urbano. Tra gli aspetti topografici che possono influenzare in maniera diretta il microclima, assumono particolare importanza la pendenza e l’orientamento del terreno, l’altitudine e le eventuali ostruzioni esterne nei diversi orientamenti. Negli ambiti edificati negli ultimi 50 anni il suolo impermeabilizzato con asfalti o pavimentazioni risulta generalmente inferiore-equivalente a quello coperto di vegetazione consentendo alle proprietà termofisiche del terreno di produrre variazioni microclimatiche anche considerevoli con effetti sulla temperatura e sulla qualità dell’aria, nonché sulla quantità di radiazione solare diretta ricevuta dal suolo o dalle altre superfici. La presenza di alberi a foglia caduca permette un contenimento della radiazione nella stagione calda e la possibilità di ottenere guadagni solari nella stagione fredda. A.3 Zone di espansione Sono aree di completamento o di nuova lottizzazione, in parte ancora inedificate, comunque da riorganizzare, dal punto di vista ambientale e funzionale, anche con interventi integrati di tipo infrastrutturale ed edilizio. Le potenzialità edificatorie previste, per tali zone, dagli strumenti urbanistici vigenti, indicano in genere la realizzazione di una forma urbana a media densità, caratterizzata da edifici in linea multipiano, raramente edifici a torre, con particolare attenzione all’uso del suolo. L’edificazione esistente e di nuovo impianto, dovendo tenere conto di distanze ed indici di visuale libera precisi è in grado di consentire, con una progettazione sostenibile, l’accesso a luce, sole, aria. Il tessuto urbano, caratterizzabile da infrastrutture di nuovo impianto, può contribuire a qualificare la sostenibilità energetica ambientale di tali aree. Gli aspetti topografici, le relazioni con il verde e le proprietà termofisiche del suolo sono elementi di analisi e valutazione progettuali per le interferenze che possono avere sul microclima. 107 6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO A.4 Zone a destinazione produttiva con presenza di quota residenziale Le aree destinate alle attività economiche sono riservate essenzialmente alle attività di produzione e commercializzazione di beni e servizi, di deposito, magazzinaggio e vendita di beni e alle attività direzionali e di servizio all’impresa e alla persona. Gli strumenti urbanistici prevedono di norma quote limitate di residenziale destinate ad abitazioni per custodi e di servizio. La forma urbana caratteristica di tali zone si connota per la presenza di immobili a forma compatta, per la maggior parte prefabbricati (capannoni) ad alta-media densità edificatoria, con altezze contenute entro i 10 metri. I fabbricati risultano generalmente privi di aperture finestrate di apprezzabile entità lungo le facciate, essendo di norma le stesse previste sulle coperture o attraverso le aperture di servizio. L’accesso a luce, sole, aria risulta generalmente compromesso, non sempre ottimizzabile, per la particolare tipologia. Il tessuto urbano è caratterizzato da strade larghe, incroci, infrastrutture di connessione, nonché grandi superfici di sosta. Il livello di impermeabilizzazione del terreno è in queste aree di notevole entità. Tali elementi contribuiscono a condizionare un microclima secco con temperature alte, estremamente variabili e alto tasso di inquinamento. Gli aspetti topografici sono elementi di analisi e valutazione progettuali per le interferenze che possono avere sul microclima L’alta impermeabilizzazione del suolo, principalmente con asfalti, impedisce alle proprietà termofisiche del terreno di incidere positivamente sul microclima, in quanto gli scambi termici tra suolo impermeabilizzato e atmosfera si riflettono su traspirazione, umidità dell’aria, quantità di radiazione solare diretta, dinamica dei venti e qualità dell’aria. La vegetazione, in particolare alberi ad alto fusto, si assesta preferibilmente lungo le strade, con conseguente scarsa efficacia sul raffrescamento passivo estivo. A.5 Ambiti rurali Nelle zone che comprendono il territorio rurale e le aree destinate ad attività agricole, l’edificazione è limitata agli immobili per residenza con caratteristiche legate alla conduzione dei fondi e per residenza monofamiliare con tipologia a edificio isolato (villa). La presenza di immobili per la lavorazione dei prodotti agricoli o zootecnici talvolta interferisce con destinazioni più prettamente a carattere abitativo. Generalmente la densità è bassa, le altezze dei fabbricati sono contenute entro gli 8 metri. Risulta oltremodo agevolato l’accesso a luce, sole, aria. La struttura viaria è caratterizzata da strade di media larghezza. Il livello di impermeabilizzazione del terreno è basso, generalmente limitato alla viabilità e parzialmente ai percorsi privati. Gli edifici a destinazione residenziale in tali ambiti sono strutturalmente connotati da murature portanti a medio spessore in laterizio, gli interventi in cemento armato risultano esigui, se rapportati alla totalità degli immobili. Gli elementi orizzontali sono in maggioranza in latero-cemento, le coibentazioni e gli interventi atti a migliorare la qualità energetica risultano riferiti agli edifici costruiti o ristrutturati negli ultimi 10 anni. Le aperture hanno dimensioni contenute, le altezze interne sono adeguate alla superficie calpestabile, gli spazi di collegamento sono limitati, le aerazioni trasversali risultano condizionate da orientamento, dimensionamento e distribuzione degli spazi abitativi Le condizioni microclimatiche che si determinano in relazione alla forma sono oltremodo favorite dalla possibilità di sfruttare soleggiamento e distribuzione del vento. Gli aspetti topografici, quali l’altitudine, la pendenza e l’orientamento del terreno assumono particolare importanza e possono influenzare in maniera diretta e consistente il microclima. 108 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale A seconda che i terreni siano nudi, coltivati, ricoperti di vegetazione o rocciosi si producono variazioni microclimatiche considerevoli, con effetti sulla temperatura dell’aria, su quella radiante e sull’evaporazione–traspirazione, nonché sull’umidità e sulla qualità dell’aria, sulla quantità di radiazione solare diretta e sulla dinamica dei venti. La presenza di vegetazione produce il fenomeno di evaporazione–traspirazione favorendo il raffrescamento passivo nella stagione calda. In presenza di boschi si rileva la formazione di brezze notturne e mattutine simili a quelle delle zone costiere. Gli alberi a foglia caduca permettono un contenimento della radiazione nella stagione calda e la possibilità di ottenere guadagni solari nella stagione fredda. I sempreverdi possono assumere la funzione di barriera dei venti freddi invernali, modificandone la direzione. B . Azioni per la sostenibilità energetico - ambientale Le azioni individuate, strettamente connesse all’analisi dei luoghi, si pongono come obiettivo la riduzione dei consumi energetici, il risparmio e l’utilizzo consapevole delle risorse; definiscono inoltre accorgimenti progettuali per la salubrità dell’aria e la qualità ambientale degli spazi interni ed esterni. Il risparmio energetico monitorabile, a seguito delle azioni proposte, può portare nei prossimi 10 anni ad un risparmio quantificabile nell’ordine del 50% rispetto ai consumi oggi accertati. Non è possibile, invece prevedere il vantaggio nei confronti della salute inteso come miglioramento del benessere abitativo. Sono di seguito illustrate tutte le possibili azioni tipiche per interventi di bioedilizia, che saranno poi studiate e contestualizzate ai vari luoghi tipici sopra analizzati. Dal punto di vista urbanistico: previsione di centrale di quartiere per produzione acqua calda uso idrotermico e rete di quartiere per la distribuzione; realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque meteoriche; calcolo delle potenze elettriche impegnate nei nuovi interventi atto a limitare il posizionamento di nuove cabine di trasformazione e distribuzione, per non indurre sprechi, limitare gli impatti e contenere i livelli di esposizione al campo elettrico ed elettromagnetico degli utenti; predisposizione di lotti che tengano conto dell’orientamento; uso di corpi illuminanti a basso consumo; realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque grigie; predisposizione di aree verdi per consentire l’equilibrio igrotermico delle aree, progettazione della vegetazione per migliorare il microclima, uso, ove possibile, di acqua dinamizzata (fontane funzionanti con pompe solari). Nel caso di ampliamento o nuova costruzione: controllo dell’orientamento e riorganizzazione funzionale del fabbricato, se compatibile, al fine di ottimizzare l’apporto di luce e calore; aumento della massa termica dei setti murari esterni; predisposizione spazi di transizione esterno-interno per il pre-raffrescamento dell’aria (porticati, balconi); uso sistemi di ventilazione passiva per coperture. Dal punto di vista edilizio: sostituzione di vetri singoli con doppi vetri; isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91); isolamento dei solai; uso di vetri selettivi*; 109 6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91); isolamento dei piani terra; uso, ove possibile, di rampicanti per ridurre l’assorbimento estivo e le dispersioni invernali, predisposizione di coperture verdi nei fabbricati ad uso produttivo e di giardini pensili a servizio del terziario e del residenziale. Dal punto di vista impiantistico, nel caso di interventi parziali : installazione di caldaie ad alta efficienza; installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario; integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti); installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua *; installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica*; installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi erogatori *; uso di lampade a basso consumo; installazione elettrodomestici di cat. A; installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione o teleriscaldamento. Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità d’uso degli elementi erogatori; preferire installazione sistema di irraggiamento a bassa temperatura (pavimento, parete, battiscopa); sensori di luminosità naturale; in situazioni di tipo condominiale, a riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma dell’impianto di riscaldamento per la contabilizzazione dei consumi; predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque bianche; predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque meteoriche; installazione refrigeratori ad acqua; gli edifici o gruppi di edifici potranno utilizzare il calore di recupero dei gruppi di produzione dell’acqua refrigerata per la produzione di acqua calda sanitaria; in tal caso, occorre predisporre locali comuni*; sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse)*; impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di al voro o area funzionalmente individuata **; installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso sistema di ventilazione meccanica **. * azione estensibile al terziario ** azione limitata al terziario 110 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 6.3 SETTORE TRASPORTI Si ricorda come il settore Trasporti sia responsabile da solo nell’anno 2004 del 47% delle emissioni di CO2 equivalente, cioè quasi la metà delle emissioni localizzate in territorio comunale e come sarà destinato ad aumentare la propria quota, sia in relazione al suo “trend naturale”, sia in relazione agli inevitabili “incrementi a gradino” conseguenti a gran parte delle opere in cantiere nel Comune di Forlì, come da Piano Generale di Sviluppo. Si auspica una completa realizzazione dei progetti previsti dal Piano generale del Traffico Urbano, che tra i vari vantaggi comportano anche una riduzione delle emissioni di gas serra, sottolineando le seguenti “linee strategiche” per migliorare la situazione del settore. 1. Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva e del Polo Logistico di via Gordini, come previsto dai piani programmatici del Comune di Forlì. Ciò consentirà una significativa razionalizzazione del trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle emissioni del settore Trasporti. 2. Incentivare ulteriormente la conversione a metano o ad altri carburanti ecologici, puntando anche all’eliminazione delle auto non catalizzate, come previsto dal Nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (Progetto Metano e Progetto I.C.B.I.), ovvero incentivare le auto che consumano meno e che sono più efficienti. 3. Allargamento delle Zone a Traffico Limitato nel senso di una progressiva pedonalizzazione del centro storico, con incentivazione dello scambio auto-bicicletta o auto-mezzi alternativi nei parcheggi per chi proviene da fuori città, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano. 4. Rendere più appetibili l’uso della bicicletta e del mezzo pubblico per gli spostamenti lavoro/studio, rendendo da un lato più efficiente e sicuro il sistema di piste ciclabili con razionalizzazione e collegamento dei vari tratti esistenti, come già previsto dai numerosi ed imponenti progetti di piste ciclabili in corso o in studio; dall’altro potenziare le linee del trasporto pubblico al fine di aumentarne l’utenza come previsto dal nuovo Piano del Trasporto Pubblico. 5. Sviluppare progetti di car-sharing e car-pooling con veicoli elettrici, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano. 6. Come indicato dal “Libro Verde sull’efficienza energetica” dell’Unione Europea (22/06/2005), promozione dell’utilizzo e della vendita di pneumatici efficienti e pensare a sistemi che inducano le stazioni di servizio a informare ed assistere meglio i conducenti nel controllo degli pneumatici. Infatti come si legge sullo stesso documento: “La resistenza al rotolamento degli pneumatici rappresenta fino al 20% del consumo complessivo di un veicolo. Uno pneumatico efficiente è in grado di ridurre del 5% tale consumo e la vendita di tali prodotti potrebbe essere promossa non soltanto sui veicoli nuovi, ma anche in occasione della sostituzione degli pneumatici….Secondo le stime il 45-70% dei veicoli circolano con almeno uno pneumatico con una pressione troppo bassa, il che comporta un sovraconsumo pari al 4% circa..” 7. Promozione di modi di guidare più ecologici, che d’altra parte sono anche più sicuri, come previsto sempre dal “Libro Verde sull’Efficienza energetica”. 8. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario: 111 6.3 SETTORE TRASPORTI - 6.4 SETTORE INDUSTRIA – 6.5 SETTORE AGRICOLTURA sviluppo del già citato “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini. 9. Incentivazione per la sostituzione dei mezzi pubblici (compresi i taxi) alimentati a gasolio e a benzina con mezzi a trazione elettrica o a metano ovvero conversione all’utilizzo di biocombustibili, o veicoli ibridi, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano. Monitoraggio del loro funzionamento ed eventuali progetti sperimentali in collaborazione con Università e Centri di Ricerca. 6.4 SETTORE INDUSTRIA Il settore Industria in territorio comunale non è particolarmente energivoro se paragonato agli altri settori. 1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente allacciati a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, secondo le più recenti tecnologie , partendo progettualmente dalle necessità di energia termica, come previsto dal Piano Energetico Regionale. Senza ulteriore uso di combustibile, si potrebbe produrre energia elettrica. La cogenerazione diffusa da metano è infatti annoverata tra le strategie vincenti ed economicamente praticabili a livello immediato per risolvere i problemi di produzione energetica a livello mondiale. 2. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 6.5 SETTORE AGRICOLTURA Anche se il settore Agricoltura si configura come il meno energivoro e il meno emissivo quanto a gas ad effetto serra, si possono tuttavia delineare alcune strategie volte ad un miglioramento del comparto. 1. Utilizzo di tecnologie innovative ed eco-compatibili (come da Piano Generale di Sviluppo 2005-2009) e promozione dei metodi di Agricoltura Biologica e Biodinamica in grado di consentire da un lato un minor numero di trattamenti, con conseguente minor impiego di energia e minori emissioni, dall’altro un miglior riutilizzo, in loco, di materia organica con minor produzione di rifiuto e quindi minori emissioni di gas serra. 2. Prevedere recuperi tramite pel lettizzazioni, combustioni a ini f termici o microcogenerazione, possibilmente in seno alle stesse aziende agricole, falegnamerie, etc. produttrici, delle biomasse da potature di frutteti, pulizie di boschi, lavori agricoli in genere, scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 3. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti 112 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 113 FASE 3 Concertazione e definizione delle linee di intervento volte ad attuare le linee strategiche individuate 114 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale CAPITOLO 7 LINEE DI INTERVENTO 7.1 QUADRO SINOTTICO DEI POSSIBILI INTERVENTI Viene presentato di seguito un quadro sinottico con l’intento di fornire una sistematizzazione di possibili interventi per la riduzione delle emissioni di CO2 equivalente al 2012 nel Comune di Forlì. Gli interventi possono rientrare nell'ambito di strumenti di pianificazione specifici del Comune, oppure di accordi volontari tra Comune e vari soggetti economici. Per ciascun settore di intervento poi è stata operata una suddivisione tra le azioni che sono rivolte al risparmio energetico e quelle per la produzione di energia. Si tratta di uno schema che può servire a chiarire meglio el strategie del Comune. 115 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) 7.2 LINEE DI INTERVENTO TERZIARIO) NEL SE TTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE- 7.2.1 Azioni previste per le diverse aree tipiche del territorio comunale Nel paragrafo 6.2.2 è stata effettuata l’analisi delle aree tipiche del territorio comunale e l’individuazione di una serie generica di azioni per la sostenibilità energetico-ambientale previste dai canoni della bioedilizia. Le generiche azioni così individuate sono ora contestualizzate ai diversi ambiti tipici del Comune di Forlì e i sottoparagrafi B1, B2, B3, B4, B5 si riferiscono agli ambiti analizzati ai sottoparagrafi A1, A2, A3, A4, A5 del paragrafo 6.2.2. B1 Azioni Centro Storico Le azioni da mettere in atto all’interno delle aree del centro storico sono di livello più propriamente edilizio ed impiantistico, compatibilmente con eventuali probabili vincoli tipologici ed architettonici. Dal punto di vista edilizio: sostituzione di vetri singoli con doppi vetri; isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91); isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91); isolamento dei piani terra; uso, ove possibile, di rampicanti per ridurre l’assorbimento estivo e le dispersioni invernali. Dal punto di vista impiantistico, nel caso di interventi parziali : installazione di caldaie ad alta efficienza; installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico – sanitario; integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti); installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua *; installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica*; installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi erogatori *; uso di lampade a basso consumo; installazione elettrodomestici di cat. A. Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti: dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità d’uso degli elementi erogatori; preferire installazione sistema di irraggiamento a bassa temperatura (pavimento, parete, battiscopa); sensori di luminosità naturale; impianti di illuminazione sezionati per ogni postazione di lavoro o area funzionalmente individuata **; installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso sistema di ventilazione meccanica **. * azione estensibile al terziario **azione limitata al terziario 116 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale B.2 Azioni ambiti urbanizzati della città contemporanea Le azioni da mettere in atto all’interno di tali aree sono di livello edilizio ed impiantistico. Si prevedono azioni minime per quanto riguarda la vegetazione e la ri-permeabilizzazione del suolo compatibilmente con eventuali probabili vincoli di tipo urbanistico ed edilizio. Dal punto di vista edilizio: sostituzione di vetri singoli con doppi vetri; isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91); isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91); isolamento dei solai; predisposizione di interventi di nuovo impianto e/o sostituzione della vegetazione al fine di ridurre gli apporti solari estivi indesiderati, senza impedire il soleggiamento invernale. Nel caso di ampliamento o nuova costruzione: controllo dell’orientamento e riorganizzazione funzionale del fabbricato, se compatibile, al fine di ottimizzare l’apporto di luce e calore; aumento della massa termica dei setti murari esterni; predisposizione spazi di transizione esterno-interno per il pre-raffrescamento dell’aria (porticati, balconi); uso sistemi di ventilazione passiva per coperture. Dal punto di vista impiantistico : installazione di caldaie ad alta efficienza; installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico – sanitario; integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti); installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione o teleriscaldamento; installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua *; installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica; installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi erogatori *; uso di lampade a basso consumo; installazione elettrodomestici di cat. A. Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti: preferire sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete, a battiscopa) compatibilmente con le caratteristiche tipologiche del fabbricato in situazioni di tipo condominiale, a riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma dell’impianto di riscaldamento per la contabilizzazione dei consumi predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque bianche dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità d’uso degli elementi erogatori* sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse) * sensori di luminosità naturale* impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di al voro o area funzionalmente individuata * 117 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso sistema di ventilazione meccanica ** * azione estensibile al terziario ** azione limitata al terziario B.3 Azioni zone di espansione Le azioni da mettere in atto all’interno di tali aree sono di livello urbanistico, edilizio ed impiantistico. Si prevedono azioni mirate alla sistemazione del verde e particolare attenzione a mantenere una buona permeabilizzazione del suolo compatibilmente con le destinazioni dell’area. Dal punto di vista urbanistico: previsione di centrale di quartiere per produzione acqua calda ad uso idrotermico e rete di quartiere per la distribuzione; realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque meteoriche; calcolo delle potenze elettriche impegnate nei nuovi interventi atto a limitare il posizionamento di nuove cabine di trasformazione e distribuzione, per non indurre sprechi, limitare gli impatti e contenere i livelli di esposizione al campo elettrico ed elettromagnetico degli utenti; predisposizione di lotti che tengano conto dell’orientamento; uso di corpi illuminanti a basso consumo. Dal punto di vista edilizio: controllo dell’orientamento e organizzazione funzionale del fabbricato al fine di ottimizzare l’apporto di luce e calore; predisposizione di sistemi atti a garantire la ventilazione incrociata della unità immobiliare (riscontro), al fine di facilitare il raffrescamento naturale e la diminuzione della percentuale di umidità presente nel periodo estivo, senza impedire la protezione dai venti invernali (finestre con aperture regolabili, captazione di aria preraffrescata da porticati, balconi); uso sistemi di ventilazione passiva per coperture; predisposizione di interventi di nuovo impianto e/o sostituzione della vegetazione al fine di ridurre gli apporti solari estivi indesiderati, senza impedire il soleggiamento invernale. Dal punto di vista impiantistico : installazione di caldaie ad alta efficienza (qualora non fosse previsto il teleriscaldamento); in situazioni di tipo condominiale, a riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma per la contabilizzazione dei consumi; installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario; integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti); installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione e teleriscaldamento (qualora non fosse già previsto); preferire sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete, a battiscopa); predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque meteoriche; dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità d’uso degli elementi erogatori*; installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua *; 118 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi erogatori *; sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse) *; sensori di luminosità naturale*; impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di lavoro o area funzionalmente individuata *; uso di lampade a basso consumo*; installazione elettrodomestici di cat. A; installazione refrigeratori ad acqua; gli edifici o gruppi di edifici potranno utilizzare il calore di recupero dei gruppi di produzione dell’acqua refrigerata per la produzione di acqua calda sanitaria: in tal caso, occorre predisporre locali comuni. * Gli impianti di ricambio forzato d’aria vanno dotati di recuperatore di calore* installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso sistema di ventilazione meccanica **. * azione estensibile al terziario **azione limitata al terziario B.4 Azioni zone a destinazione produttiva con presenza di quota residenziale Le azioni da mettere in atto all’interno di tali aree sono di livello urbanistico, edilizio ed impiantistico. Si prevedono azioni mirate alla sistemazione del verde e particolare attenzione a mantenere o migliorare la permeabilità del suolo compatibilmente con le destinazioni e gli usi delle aree. Dal punto di vista urbanistico: previsione di centrale di quartiere per produzione acqua calda ad uso idrotermico e rete di quartiere per la distribuzione; realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque meteoriche; realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque grigie; calcolo delle potenze elettriche impegnate nei nuovi interventi atto a limitare il posizionamento di nuove cabine di trasformazione e distribuzione, per non indurre sprechi, limitare gli impatti e contenere i livelli di esposizione al campo elettrico ed elettromagnetico degli utenti; predisposizione di lotti che tengano conto dell’orientamento; predisposizione di aree verdi per consentire l’equilibrio igrotermico delle aree, progettazione della vegetazione per migliorare il microclima ed uso, ove possibile, di acqua dinamizzata (fontane funzionanti con pompe solari); uso di corpi illuminanti a basso consumo. Dal punto di vista edilizio: controllo dell’orientamento e organizzazione funzionale del fabbricato al fine di ottimizzare l’apporto di luce e calore; uso di vetri selettivi*; predisposizione di sistemi atti a garantire la ventilazione incrociata della unità immobiliare ad uso residenziale (riscontro), al fine di facilitare il raffrescamento naturale e la diminuzione della percentuale di umidità presente nel periodo estivo, senza impedire la protezione dai venti invernali (finestre con aperture regolabili, captazione di aria pre-raffrescata da porticati e balconi) 119 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) uso sistemi di ventilazione passiva per coperture in corrispondenza delle unità residenziali e terziarie; predisposizione di coperture verdi nei fabbricati ad uso produttivo e di giardini pensili a servizio del terziario e della residenza; Dal punto di vista impiantistico : installazione di caldaie ad alta efficienza (qualora non fosse previsto il teleriscaldamento); in situazioni di teleriscaldamento o riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma per la contabilizzazione dei consumi; installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario; installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione e teleriscaldamento (qualora non fosse già previsto); preferire, nelle unità residenziali, sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete, a battiscopa) compatibilmente con le caratteristiche tipologiche del fabbricato; predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque meteoriche; dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità d’uso degli elementi erogatori*; installazione di cassette di scarico dei wc con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua *; installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica*; installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi erogatori *; sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse) *; sensori di luminosità naturale*; impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di al voro o area funzionalmente individuata *; uso di lampade a basso consumo*; installazione elettrodomestici di cat. A; installazione refrigeratori ad acqua; gli edifici o gruppi di edifici potranno utilizzare il calore di recupero dei gruppi di produzione dell’acqua refrigerata per la produzione di acqua calda sanitaria, in tal caso, occorre predisporre locali dedicati*; gli impianti di ricambio forzato d’aria vanno dotati di recuperatore di calore*; installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso sistema di ventilazione meccanica **. * azione estensibile al terziario ** azione limitata al terziario B.5 Azioni ambiti rurali Le azioni da mettere in atto ono s di livello più propriamente edilizio ed impiantistico, compatibilmente con eventuali probabili vincoli tipologici ed architettonici. Dal punto di vista edilizio, per interventi di risanamento o ristrutturazione: sostituzione di vetri singoli con doppi vetri; isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91); isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91); 120 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale isolamento dei piani terra; cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua. Dal punto di vista edilizio, per interventi di ampliamento, nuova costruzione: controllo dell’orientamento e riorganizzazione funzionale del fabbricato, se compatibile, al fine di ottimizzare l’apporto di luce e calore; aumento della massa termica dei setti murari esterni; predisposizione di spazi di transizione esterno- interno per il pre- raffrescamento dell’aria (porticati, balconi); uso sistemi di ventilazione passiva per coperture. Dal punto di vista impiantistico, nel caso di interventi parziali : installazione di caldaie ad alta efficienza installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti); installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua; installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica; installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi erogatori; uso di lampade a basso consumo; installazione elettrodomestici di cat. A. Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti: sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete, a battiscopa) compatibilmente con le caratteristiche tipologiche del fabbricato; predisposizione rete duale; dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità d’uso degli elementi erogatori; sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse); sensori di luminosità naturale; impianti di illuminazione sezionati per ogni ambiente funzionalmente individuato. 121 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) 7.2.2 Attuazione degli obiettivi: i casi studio Gli interventi progettuali analizzati nei seguenti casi studio mirano a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità (uso razionale delle risorse) e di bio compatibilità (livello del benessere). Inoltre sono rapportati alle caratteristiche formali e tipologiche, funzionali degli edifici in relazione all’analisi del sito. I requisiti sono ottenuti tramite l’utilizzo di materiali traspiranti, esenti da radioattività naturali, chimicamente inerti, rispondenti alle caratteristiche indicate nei seguenti riferimenti normativi : D.M. 2 aprile 1998, in vigore dal 5 maggio 2000, nonché nelle direttive CEE e Circolari in merito a presenza ed emissione di SOV CFC e fibre, in particolare: Circ 25/11/91, n.23 Min. Sanità “usi delle fibre di vetro isolanti- problematiche igienico- sanitarie. Istruzioni per il corretto impiego” S.O.G.U.n. 298, 20/12/91; Circ. 22/6/83, n.57 del Min. San.: Usi della formaldeide- rischi connessi alle possibili modalità di impiego; Presenza e LMS (Livello Minimo di Sicurezza) di SOV e CFC (D.M. 28/01/92, Dir. CEE 67/548, procedure EPA, Circ. n. 57 del 22/06/83 e segg. C.S. Min. Sanità; UNI 10522 “prodotti di fibre minerali per isolamento termico e acustico. Fibre, feltri, pannelli e coppelle. Determinazione del contenuto di sostanze volatili”. Caso Studio 1: edificio in centro storico Si tratta di casa monofamiliare del tipo a schiera a due piani più mansarda abitabile, la zona giorno è posta a piano terra , il piano primo e la mansarda sono destinati a zona notte. L’immobile risulta costruito agli inizi del 1900, nell’anno 1951 è stato parzialmente ristrutturato. Non vi sono vincoli architettonici. L’edificio non è dotato di cantina né di autorimessa. Il volume lordo è di 560 mc, la superficie riscaldata è di 180 mq. La struttura è in mattoni pieni con muri a sacco, il solaio del piano terra è appoggiato sopra un vespaio, i solai del primo piano e del sottotetto sono in travi varese e tavelloni, la copertura è realizzata in latero- legno a due falde, inclinata di 30°, gli infissi esterni in legno hanno vetri singoli (k = 5,2 W/(mq * K)). Il vano ingresso non è riscaldato, l’impianto di riscaldamento autonomo è del tipo a circolazione naturale con tubature a vista. La caldaia è stata sostituita nel 1979, è monotermica a gas metano con pompa di ricircolo, l’efficienza media risulta inferiore all’80%. L’acqua sanitaria è riscaldata con scambiatore di calore in inverno e con resistenza elettrica in estate. La domanda di energia per il riscaldamento è di 242 kWh/(mq * anno) compreso il consumo di sei mesi invernali di acqua sanitaria. L’edificio è abitato da quattro persone. Interventi edilizi: demolizione e ricostruzione della copertura con struttura in legno ventilata e coibentata (k = 0,3 W/(mq * K)); coibentazione delle pareti esterne che si affacciano sul cortile retrostante con pannelli isolanti e secondo intonaco (k = 0,3-0,35 W/(mq * K)); sostituzione degli infissi esterni con l’applicazione di doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K)); coibentazione del pavimento del piano terra (k = 0,4 W/(mq * K)); piantumazione di rampicante su graticcio ancorato alla parete, in corrispondenza della corte interna, con orientamento sud, sud- ovest. Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile: sostituzione della caldaia con caldaia bitermica a condensazione, sostituzione dell’impianto di riscaldamento con impianto a battiscopa integrato con pannelli radianti a parete. L’impianto avrà un’alta efficienza energetica riconducibile al 90%; 122 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale installazione di impianto solare termico con bollitore da 300 litri posizionato vicino alla caldaia; tipologia utilizzata: acqua sanitaria in ingresso nel bollitore con scambiatore collegato al solare, elettrovalvola a tre vie per deviare, in inverno, l’acqua “tiepida” in caldaia. La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile (metano) quantificabile al 60%. Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici: Il consumo di acqua potabile all’anno è mediamente di 300 mc. Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono: applicazione di limitatori di portata nei rubinetti; sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico; installazione nel cortile di cisterna per la raccolta delle acque piovane, destinata a irrigazione del giardino e lavaggio delle parti pavimentate; Con l’esecuzione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 30% di acqua potabile. Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica: Gli interventi di isolamento e ventilazione delle strutture, la riorganizzazione esterna della vegetazione contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini degli abitanti, consentono adeguato raffrescamento nei mesi estivi; non si prevede pertanto, allo stato attuale, l’installazione di impianto di condizionamento. Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo. La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno 540 kWh. Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh Per ridurre i consumi elettrici si prevede: installazione di lavastoviglie di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh; installazione di lavatrice di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh; installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh; sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze più frequentate; la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati ENEA). Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici, a parità di impiego, si risparmiano, nell’arco di un anno, 960 kWh. Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi. Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15 € rispetto al prodotto tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (Australia, Inghilterra, Francia e Germania ). Caso studio 2: edificio in ambito urbanizzato della città contemporanea Si tratta di palazzina pluri-familiare, con gestione condominiale, a tre piani fuori terra. Il piano terra è destinata a servizi, cantine ed autorimesse. I piani primo e secondo sono destinati a residenza, per un numero totale di 6 unità immobiliari. L’edificio ha orientamento nord sud, 2 appartamenti hanno 123 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) locali di soggiorno posti a nord, nord-est, con situazione pertanto penalizzata per quanto riguarda riscaldamento, raffrescamento e apporti di luce naturale. L’immobile è stato costruito nel 1972. Il volume lordo è di 2.300 mc, la superficie riscaldata misura 480 mq. La struttura è in cemento armato tamponata in laterizio, i solai intermedi e di copertura sono realizzati in latero – cemento. La copertura, a due falde con pendenza di 28°, ha manto in tegole di cemento. A copertura degli impianti è posto massetto cementizio con strato insonorizzante, gli infissi esterni in alluminio hanno vetri singoli (k = 5,2 W/(mq * K)). Il piano terra non è riscaldato. L’ impianto di riscaldamento autonomo è realizzato con caldaie bitermiche rapide a gas metano riconducibili a epoche diverse, l’efficienza media risulta dell’80%. La domanda di energia per il riscaldamento è di 150 kWh/(mq * anno) e per l’acqua sanitaria è di 35 kWh/(mq * anno). Sono attualmente residenti nell’edificio 18 persone. Interventi edilizi: coibentazione del sottotetto (k = 0,3 W/(mq * K)) tramite gettata leggera di materiale coibente in tutto il piano (anche nelle parti più basse); coibentazione delle pareti esterne (cappotto ventilato) con pannelli isolanti e secondo intonaco (k = 0,3 - 0,35 W/(mq * K)); sostituzione degli infissi esterni con finestre dotate di aperture regolabili per garantire il controllo della ventilazione, cui sono applicati doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K)); coibentazione del soffitto dei locali posti a piano terra con pannelli isolanti (k = 0,35 W/(mq * K)); creazione rete duale per adduzione acque meteoriche agli scarichi WC. Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile: sostituzione delle caldaie bitermiche murali con impianto centralizzato a metano, con contacalorie e termoregolatore in ogni appartamento, per avere non solo la stessa autonomia gestionale sui consumi e sulle prestazioni, ma per migliorare l’efficienza energetica . installazione di impianto solare termico indipendente per ogni appartamento con bollitore da 300 litri posizionato nel sottotetto e collegato a 6 mq di pannelli posizionati nella falda a sud; tipologia consigliata: acqua sanitaria istantanea nel bollitore da 300 litri che ha funzione di volano termico, scambiatore collegato al riscaldamento e scambiatore collegato al solare. La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile (metano), quantificabile al 65% Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici: Il consumo di acqua potabile all’anno è mediamente 1600 mc. Il condominio utilizza per irrigare il giardino e per usi comuni vari mediamente 200 mc/anno di acqua potabile. Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono: applicazione di limitatori di portata nei rubinetti. sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico, installazione nel cortile di cisterna per la raccolta delle acque meteoriche per fabbisogni comuni, scarichi WC (n.12). Nel caso di esaurimento entra in rete acqua potabile. rimessa in pristino di pozzo esistente per irrigazione giardino. Con l’applicazione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 50% di acqua potabile. Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica: Gli interventi di isolamento delle strutture, la riorganizzazione esterna della vegetazione contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini degli abitanti, 124 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale consentono sufficiente raffrescamento nei mesi estivi; si prevede pertanto, allo stato attuale, l’installazione di impianto di condizionamento, limitatamente alle unità abitative maggiormente penalizzate per orientamento (n.2). Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo. La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh. La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno 540 kWh. Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh. Per ridurre i consumi elettrici si prevedono: installazione di lavastoviglie di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh; installazione di lavatrice di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh; installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh; sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze più frequentate; la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati ENEA); applicazioni di sensori di presenza nei locali comuni. Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici a parità di impiego si risparmiano, nell’arco di un anno, 960 kWh. Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi. Per le unità abitative ove si prevede l’installazione di impianti di condizionamento, la macchina, di cat. A, è posizionata in maniera da garantire una buona qualità del clima acustico agli utenti dell’edificio, particolarmente distante, pertanto, dai locali di riposo. Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15 € rispetto al prodotto tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (Australia, Inghilterra, Francia e Germania). Caso studio 3: edificio in zona di espansione Si tratta di edificio con tipologia a schiera composto da sei unità immobiliari a due piani fuori terra a funzione abitativa, il piano seminterrato è destinato ai servizi: cantine e autorimesse. I locali nel sottotetto non sono abitabili. Ogni unità è dotata di giardino privato e portico in corrispondenza dei locali di soggiorno, l’orientamento è lungo l’asse sud-ovest nord-est. L’ anno di costruzione è il 1989. Il volume lordo è di 3.200 mc, la superficie riscaldata è di 900 mq. La struttura è in cemento armato tamponata con laterizio, i solai intermedi e il tetto, a due falde, inclinato di 33°, sono in latero-cemento, nei piani a copertura degli impianti è posto massetto cementizio con strato insonorizzante, gli infissi sono dotati di vetri doppi (k= 1,6 W/(mq * K)), I piani seminterrato e sottotetto non sono dotati di riscaldamento. L’ impianto di riscaldamento è autonomo con caldaie bitermiche rapide a gas metano con efficienza dell’80% per le caldaie originali, mentre per le tre caldaie, successivamente installate nel 1999, l’efficienza è del 90%. La domanda di energia per il riscaldamento è di 160 kWh/(mq*anno), per l’acqua sanitaria è di 35 kWh/(mq * a). L’immobile è stabilmente abitato da 20 persone (3-4 ogni unità immobiliare). Interventi edilizi: ulteriore coibentazione del sottotetto (k = 0,3 W/(mq * K)) tramite gettata leggera di materiale coibente in tutto il sottotetto (anche nelle parti più basse); 125 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) coibentazione del soffitto dei locali posti a piano terra con pannelli isolanti (k = 0,35 W/(mq * K)); interventi di piantumazione con sostituzione di alberi sempreverdi con specie a foglia caduca, in modo da garantire il soleggiamento invernale; installazione, in giardino di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con collegamenti agli scarichi meteorici e all’acquedotto (per garantire fornitura idrica nel caso di indisponibilità temporanea); predisposizione di sistema di captazione di aria pre-raffrescata dal portico tramite bocchette regolabili atte a garantire minimi riscontri d’aria all’interno delle abitazioni. Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile: sostituzione delle caldaie bitermiche murali del 1989 con caldaie a condensazione ad alta efficienza; installazione di impianto solare termico indipendente per ogni appartamento con bollitore da 300 litri posizionato nel sottotetto e collegato a 4 mq di pannelli posizionati nella falda a sudovest; tipologia consigliata: acqua sanitaria istantanea nel bollitore da 300 litri che ha funzione di volano termico, scambiatore collegato al riscaldamento e scambiatore collegato al solare. La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile (metano), quantificabile al 30-50%. Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici: Il consumo di acqua potabile all’anno per unità immobiliare è mediamente 350 mc. Ogni unità utilizza per irrigare il giardino e per usi vari di servizio lavaggio auto, pavimentazione esterna….) mediamente 100 mc/anno di acqua potabile. Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono: applicazione di limitatori di portata nei rubinetti; sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico; collegamento a cisterna per la raccolta delle acque meteoriche per fabbisogni legati a irrigazione e servizi. Con l’applicazione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 50% di acqua potabile. Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica: Gli interventi di isolamento delle strutture, la riorganizzazione esterna della vegetazione, i sistemi per potenziare i riscontri d’aria contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini degli abitanti, consentono sufficiente raffrescamento nei mesi estivi; non si prevede pertanto, allo stato attuale, l’installazione di impianti di condizionamento. Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo. La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno 540 kWh. Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kW/h Per ridurre i consumi elettrici si prevedono: installazione di lavastoviglie di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh; installazione di lavatrice di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh; installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh; 126 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze più frequentate; la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati ENEA); applicazioni di sensori di presenza nei locali di servizio; installazione di n.1 lampada solare ogni giardino. Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici a parità di impiego si risparmiano, nell’arco di un anno, 960 kWh. Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi. Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15 € rispetto al prodotto tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (Australia, Inghilterra, Francia e Germania ). Caso studio 4: edificio in zona produttiva Si tratta di edificio a due piani ad uso uffici di 180 mq al servizio di attività artigianale posta in capannone adiacente di 600 mq di superficie. La costruzione del complesso risale al 1981. La superficie destinata agli uffici è interamente riscaldata, quella destinata ad attività produttiva è parzialmente climatizzata con termoventilatori. La struttura ha telaio piano e verticale in cemento armato, in parte è tamponata in laterizio, in parte con elementi prefabbricati, i solai sono in laterocemento con massetto cementizio e strato insonorizzante a copertura degli impianti. La copertura è piana, con manto impermeabilizzante, gli infissi sono in alluminio a vetro singolo (k = 5,2 W/(mq *K)). L’Impianto di riscaldamento autonomo è a gasolio con resa inferiore all’80%. L’acqua sanitaria è riscaldata dall’impianto di riscaldamento. La domanda di energia per il riscaldamento è di 210 kWh/(mq * anno), per la zona uffici. Negli uffici lavorano stabilmente 3 impiegati e l’attività artigianale impiega 5 addetti. Interventi edilizi: ristrutturazione della copertura piana della palazzina destinata ad uffici con coibentazione e posa del sistema “tetto verde” (k = 0,2 W/(mq * K)); coibentazione delle pareti esterne con pannelli isolanti e secondo intonaco (k = 0,3-0,35 W/(mq * K)); installazione di nuovi infissi in alluminio (dotati di aperture regolabili per garantire il controllo della ventilazione naturale) a taglio termico e doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K)); coibentazione del pavimento uffici del piano terra (k = 0,4 W/(mq*K)); interventi di piantumazione con permeabilizzazione degli spazi esterni non strettamente connessi alle attività di scarico e carico merci; installazione, nella corte, di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con collegamenti agli scarichi meteorici e all’acquedotto (per garantire fornitura idrica nel caso di indisponibilità temporanea). Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile: sostituzione della caldaia con caldaia ad alta efficienza a gas metano, sostituzione dell’impianto di riscaldamento con impianto a battiscopa integrato con pannelli radianti per gli uffici. Nel capannone si prevede l’installazione di pannelli e pedane radianti nei luoghi di lavoro; 127 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) installazione di impianto solare termico con bollitore da 500 litri posizionato vicino alla caldaia; tipologia consigliata: acqua sanitaria in ingresso nel bollitore da 500 litri con scambiatore collegato al solare, elettrovalvola a tre vie per deviare, in inverno, l’acqua “tiepida” in caldaia. La sommatoria degli interventi porterebbe ad una riduzione della domanda di combustibile fossile, quantificabile al 60% Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici: La ditta consuma mediamente 3.700 mc all’anno di acqua potabile Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono: applicazione di limitatori di portata nei rubinetti; sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico; collegamento a cisterna per la raccolta delle acque meteoriche, già convogliate in un unico pozzetto in modo da essere utilizzata per la nuova cabina di verniciatura, per i servizi igienici, per il fabbisogno di irrigazione del verde e altri usi compatibili. Con l’esecuzione di tutti gli interventi elencati è possibile un risparmio dell’ 80% di acqua potabile. Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica: Gli interventi di isolamento delle strutture, l’installazione del sistema “tetto verde”, la riorganizzazione esterna della vegetazione contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna. Si prevede la sostituzione progressiva degli utilizzatori elettrici da classe G a classe A e la sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo. Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh. Per ridurre i consumi elettrici si prevede: installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh; Sostituzione dell’illuminazione delle stanze uffici con luci diffuse a basso consumo energetico e illuminazione puntuale sulle scrivanie; applicazioni di sensori di presenza nei locali di servizio; per il capannone sostituzione della illuminazione con lampade ad alta efficienza per garantire una illuminazione generale minima sufficiente e lampade puntuali con sensore di presenza nei posti di lavoro. Con la sostituzione delle lampadine, l’installazione di sensori di presenza, il distacco notturno dei computers, degli apparecchi radiofonici e televisivi si ottiene un ulteriore risparmio del 50% sui consumi. Ad ogni sostituzione di macchine utensili è opportuno acquistare quelle a maggiore efficienza elettrica. Caso studio 5: edificio in ambito agricolo Si tratta di edificio isolato monofamiliare a due piani fuori terra. Il piano terra è destinato in parte ad abitazione, in parte a servizi quali autorimessa, ripostigli, magazzini, il piano primo ha funzione abitativa. I locali nel sottotetto non sono abitabili. L’edificio è dotato di giardino privato e portico in corrispondenza dei locali di soggiorno, l’orientamento è lungo l’asse sud-est nord-ovest l’ anno di costruzione è il 1933, ed è stato parzialmente ristrutturato nel 1975. Il volume lordo è di 1.220 mc, la superficie riscaldata è di 180 mq. La struttura è in mattoni pieni , parzialmente in sasso, il solaio del piano terra è appoggiato su vespaio, il solaio dei piani primo e sottotetto sono realizzati in travi varese e tavelloni, gli infissi 128 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale esterni sono in legno a vetro singolo (k = 5,2 W/(mq * K)), cantina e autorimessa e locali vari non sono riscaldati, il tetto a due falde è inclinato di 30°, è coperto in cotto. L’impianto di riscaldamento, installato nel 1983, è autonomo in rame e i termosifoni sono in ghisa con tubatura a vista nella parte alta del piano terra. L’attuale caldaia è bitermica a gas GPL, l’efficienza media risulta dell’80%. La domanda di energia per il riscaldamento è di 295 kWh/(mq * anno). L’immobile è stabilmente abitato da 5 persone. Interventi edilizi: Demolizione e ricostruzione del tetto con struttura in legno ventilata e coibentata (k = 0,3 W/(mq * K)); Coibentazione delle pareti esterne con pannelli isolanti e secondo intonaco (k = 0,3-0,35 W/(mq * K)); Sostituzione delle finestre con nuovi infissi in legno dotati di aperture regolabili per garantire il controllo della ventilazione naturale, con doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K)); Coibentazione del pavimento del piano terra nella parte abitata (k = 0,4 W/(mq * K)); Predisposizione di sistema di captazione di aria preraffrescata dal portico tramite bocchette regolabili atte a garantire minimi riscontri d’aria all’interno dell’abitazione; Interventi di piantumazione con sostituzione di alberi sempreverdi con specie a foglia caduca, in modo da garantire il soleggiamento invernale; Installazione, in giardino di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con collegamenti agli scarichi meteorici e all’acquedotto (per garantire fornitura idrica nel caso di indisponibilità temporanea). Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile: installazione di impianto solare termico con bollitore da 300 litri posizionato vicino alla caldaia; tipologia consigliata: acqua sanitaria in ingresso nel bollitore da 300 litri con scambiatore collegato al solare, elettrovalvola a tre vie per deviare, in inverno, l’acqua calda in caldaia. Sono prese in considerazione due ipotesi: a) Sostituzione della caldaia con caldaia a condensazione ad elevato rendimento riconducibile al 90%; b) Installazione di impianto “combi”. Si tratta di un grande deposito di acqua di riscaldamento e sanitaria coibentato che gestisce tutto l’impianto termico dell’edificio, utilizando tutto il calore proveniente da termo camini, cucine economiche ad acqua, pannelli solari e solo quando l’energia termica (calore) risulta insufficiente richiama in funzione la caldaia a GPL; tale sistema è di possibile applicazione in quanto il locale tecnico è ampio e nella zona c’e grande disponibilità di biomassa (legname). La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile, GPL, quantificabile al 60%, nel caso di installazione del sistema di riscaldamento. Nell’ipotesi B si può arrivare alla riduzione della domanda di combustibili fossili fino al 100%. Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici: Il consumo di acqua potabile all’anno è mediamente 460 mc. L’unità utilizzata per irrigare il giardino e per usi vari di servizio (lavaggio auto, pavimentazione esterna….) utilizza mediamente 200 mc/anno di acqua potabile. Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevede: applicazione di limitatori di portata nei rubinetti; sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico; 129 7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO) collegamento a cisterna per la raccolta delle acque meteoriche per fabbisogni legati a irrigazione e servizi; rimessa in pristino di pozzo esistente per irrigazione giardino e orto. Con l’applicazione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 50% di acqua potabile. Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica: L’ambito in cui è posta la costruzione, gli interventi di isolamento e ventilazione delle strutture, il nuovo tipo di infissi, la riorganizzazione esterna della vegetazione contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini degli abitanti, consentono sufficiente raffrescamento nei mesi estivi; non si prevede pertanto, allo stato attuale, l’installazione di impianto di condizionamento. Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo. La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh. La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno 540 kWh. Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh. Per ridurre i consumi elettrici si prevedono: installazione di lavastoviglie di classe A: a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh; installazione di lavatrice di classe A: a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh; installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh; sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze più frequentate: la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati ENEA); applicazioni di sensori di presenza nei locali di servizio; installazione di n.1 lampada solare ogni giardino. Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici a parità di impiego si risparmiano, nell’arco di un anno, 960 kWh. Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi. Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15€ rispetto al prodotto tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (in particolare Australia, Inghilterra, Francia e Germania ). 130 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 7.3 SCHEDE PIANO D’AZIONE Tra le linee strategiche individuate sono state scelte, sulla base dell’importanza e dell’urgenza nove azioni che si intende perseguire prioritariamente, e che sono dunque state approfondite nelle relative schede progettuali. Per le rimanenti verrà eventualmente preparata in seguito una unica scheda riassuntiva/valutativa per poter giungere alla realizzazione degli obiettivi del piano. 7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE) Tale decreto disciplina i criteri per la certificazione energetica e la metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici. Per quest’ultimo aspetto in particolare si attendono decreti specifici del Presidente della Repubblica, che verranno emessi entro 180 giorni dall’entrata in vigore dell’attuale delibera (8/10/2005). Un aspetto nuovo introdotto dal decreto è la volontà di adottare una valutazione complessiva della prestazione energetica degli edifici, che preveda, accanto alla stima convenzionale dei consumi per la climatizzazione invernale, anche i consumi per la climatizzazione estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria, la ventilazione e l’illuminazione. Inoltre, a partire dall’ 08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2 sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica, intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi. L’attestato di certificazione energetica, obbligatorio in caso di compravendita o di locazione di singole unità immobiliari, avrà una validità di dieci anni. In attesa dei decreti attuativi, sono previste norme attuative e disposizioni transitorie riguardanti la prestazione energetica degli edifici (con tabelle riportanti i valori massimi di trasmittanza e di consumo/m2anno per il riscaldamento invernale in relazione alla zona climatica e al rapporto Superficie/Volume dell’edificio). La realtà locale vede invece molti edifici esistenti caratterizzati da consumi termici troppo alti, sia a causa delle dispersioni di calore per trasmissione attraverso le pareti, i tetti, il pavimento e le finestre, sia per le perdite di calore per ventilazione attraverso le fessure dell’involucro. Le azioni rivolte al miglioramento dell’aspetto energetico dell’edificio sono quindi prevalentemente legate alla riduzione di tale dispersioni, tramite l’isolamento termico delle strutture e grazie ad aperture finestrate più resistenti al passaggio del calore. Un rinnovo delle facciate e un isolamento delle coperture dell’edificio comporta una riduzione della trasmittanza delle strutture (riducendo il flusso di calore che le attraversa) ed una minimizzazione delle perdite dovute alla ventilazione (grazie a serramenti a maggior tenuta). E’ dunque importante che l’involucro edilizio degli edifici sia in un buono stato di conservazione e livello di isolamento termico, per ridurre le ricadute ambientali locali durante i mesi invernali e le emissioni inquinanti dovute agli apparecchi di climatizzazione estiva. Per preparare il terreno ai nuovi requisiti di legge che andranno ad incidere notevolmente sul modo di costruire e di vendere gli edifici di nuova costruzione ed in relazione alle criticità individuate nella Fase 1 del Piano Energetico nel settore edilizio, si ritiene necessario impostare un’azione di diagnosi energetica di edifici opportunamente selezionati in base ai criteri costruttivi adottati, in modo da caratterizzarne i consumi energetici e i punti critici di dispersione in relazione ai criteri scelti. 131 7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici … DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO L’intervento si articolerà nelle seguente fasi: 1. Selezione di un campione rappresentativo degli edifici presenti nel territorio comunale, in base ad alcuni elementi discriminanti così individuati: Edifici ante o post Legge 10/91; Edifici con o senza cappotto termico; Edifici che hanno subito int erventi finalizzati al risparmio energetico (ristrutturazioni, tamponature, sostituzione dei serramenti, etc.) Impianto termico autonomo o centralizzato. 2. Reperimento dei dati generali dell’edificio quali denominazione, zona, contesto territoriale, tipologia edilizia, inerzia della struttura, anno di costruzione, volume lordo riscaldato, altezza media dell’edificio, superficie totale riscaldata, superficie disperdente, tipologia sistemi di riscaldamento e di condizionamento. 3. Contabilizzazione dei consumi energetici per la climatizzazione invernale ed estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione sulla base delle bollette energetiche degli ultimi 24 mesi. 4. Incrocio dei dati effettivi di consumo su base annua con i valori delle volumetrie e delle superfici utili riscaldate, per stimare le caratteristiche di consumo su metro quadro all’anno e i vari requisiti di prestazione energetica che saranno specificati nei decreti attuativi del D.Lgs. 192/05. 5. Analisi delle dispersioni termiche dell’edificio tramite termocamera ai raggi infrarossi. Si potranno in tal modo individuare i punti critici dell’edificio sui quali è opportuno agire con interventi mirati finalizzati all’eliminazione delle dispersioni energetiche. Inoltre si potrà stilare per ogni categoria di edifici individuata con i criteri specificati una scala di valutazione, e attribuire ad ogni edificio una valutazione in relazione agli standard medi raggiunti dalla sua classe di appartenenza; 6. Realizzazione di interventi mirati (tamponature, realizzazione di cappotti termici, sostituzione di serramenti, infissi, vetri) nei punti dell’edificio caratterizzati da maggiori dispersioni termiche. Tali interventi potranno essere finanziati ricorrendo a meccanismi di finanziamento tramite terzi ( meccanismo delle ESCO: Energy Service COmpanies). Si prevede inoltre la stipula di un accordo fra il Comune e la Provincia per sovvenzionare i privati a realizzare gli interventi sugli edifici di proprietà. Altro strumento che si intende utilizzare sono gli accordi con le banche per concedere finanziamenti a condizioni agevolate. 7. Pianificazione di una successiva analisi energetica dell’edificio per verificare e quantificare quali risultati si siano raggiunti in termini di risparmio energetico. 8. Favorire inoltre accordi finalizzati allo scambio di conoscenze, progettisti, costruttori e installatori con le regioni come l’Alto Adige, avente una cultura consolidata nell’ambito delle prestazioni energetiche degli edifici e la prima esperienza italiana nell’ambito della certificazione energetica (certificazione “Casa Clima”). 132 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale In tal senso il Comune e la Provincia potranno incentivare gli ordini degli Ingegneri e degli Architetti e le associazioni dei costruttori locali ad acquisire lo stato dell’arte del modo di costruire adottato in tale regione, attraverso opportuni corsi ed abilitazioni. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI Gli strumenti di seguito individuati si pongono come incentivo e sussidio finanziario ai privati cittadini per poter realizzare gli interventi di riqualificazione energetica negli edifici di loro proprietà: 1. Stipula di un accordo di programma tra il Comune e la Provincia per concedere sovvenzioni ai privati che realizzino tali interventi. 2. Ricorso a meccanismi di finanziamenti tramite terzi (meccanismo delle ESCO: Energy Service COmpanies). 3. Saranno infine stipulati accordi con le banche per concedere prestiti a condizioni agevolate. Inoltre allo scopo di diffondere sul territorio le conoscenze relative allo stato dell’arte delle costruzioni energeticamente efficienti e facilitare le incombenze relative ai processi di certificazione energetica imposti dal DLgs 192/05 ( e succ. integrazioni e modifiche): 4. Accordi di Programma tra il Comune di Forlì, la Provincia di Forlì-Cesena, la Provincia di Bolzano, comuni dell’Alto Adige e rispettivi Ordini degli Ingegneri e degli Architetti per favorire lo scambio di conoscenze, maestranze e professionalità nell’ambito delle costruzione energeticamente efficienti e dei processi di certificazione energetica. OBIETTIVI DELL’AZIONE Gli obiettivi della diagnosi energetica degli edifici possono essere così riassunti: 1. Dal momento che i nei regolamenti edilizi locali i comuni devono introdurre per legge disposizioni che incentivino economicamente la progettazione e la costruzione di edifici energeticamente efficienti, il primo obiettivo dell’azione è individuare la tipologia costruttiva che garantisca la miglior performance energetica tra gli edifici esistenti, grazie al confronto tra edifici appartenenti alla stessa “categoria” ed al confronto tra le varie categorie. I risultati dell’analisi saranno necessari per definire i nuovi standard costruttivi che l’ente locale dovrà richiedere, affinché le nuove costruzioni abbiano un consumo energetico rispondente alla nuova normativa (inferiore a 80 kWh/m2 anno18). 2. Come secondo obiettivo una analisi di questo genere consentirebbe di creare in seno al comune di Forlì una base di dati, le competenze e la strumentazione necessari per le operazioni di certificazione energetica degli edifici che entro Ottobre 2006 diventeranno un obbligo di legge. 3. Il terzo obiettivo punta ad una riqualificazione, dal punto di vista energetico, del contesto edilizio comunale esistente, con interventi mirati e di conseguenza con spese più contenute rispetto ad una ristrutturazione completa. Gli interventi potranno avere luogo sugli edifici 18 Valore stabilito dal D. Lgs. 192/05 per la sola climatizzazione invernale di un edificio con rapporto S/V medio, riferito alla zona climatica D (Comune di Forlì). 133 7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici … che sono stati oggetto di diagnosi energetica. Come esempio si potrebbero portare gli antichi palazzi del centro storico o le case coloniche di campagna: sicuramente riveleranno criticità nelle aperture finestrate (vetri singoli) o nei serramenti non a tenuta, ma molto probabilmente il notevole spessore dei muri perimetrali e la conseguente inerzia termica non renderanno necessario alcun intervento di isolamento termico degli stessi. COSTI E BENEFICI ATTESI I benefici attesi in termini di risparmio energetico e di emissioni di gas serra evitate sono conseguenti da un lato al nuovo modo di costruire (dal 2006) per rispettare i nuovi requisiti di legge e dall’altro lato derivano dalla realizzazione degli interventi suggeriti dalle procedure di analisi energetica pianificate. Sono state effettuate stime numeriche sui potenziali di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni, per la sola climatizzazione invernale, sul complesso degli edifici del territorio comunale. Le ipotesi di lavoro sono state le seguenti: 1. Per gli edifici di nuova costruzione, la cui realizzazione è prevista dal Piano Regolatore Generale comunale negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata una riduzione dei consumi specifici annuali per la sola climatizzazione invernale (kWh/m2 anno) pari al 40% rispetto agli attuali 129 kWh/m2 anno (stimati come dato medio comunale per l’anno 2004), in modo da poter essere perfettamente in linea con i requisiti stabiliti dal D.Lgs.192/05. 2. Per gli interventi di ristrutturazione sugli edifici esistenti la cui realizzazione è prevista dal PRG negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata una percentuale di riduzione dei consumi più ridotta e pari al 30% rispetto al dato medio comunale stimato per il 2004 (129 kWh/m2 anno). 3. Per gli interventi mirati di risparmio energetico sull’edilizia esistente, conseguenti alle procedure di diagnosi diffusa sul territorio tramite contabilizzazione dei consumi ed utilizzo della termografia, si è ipotizzato di poter intervenire da qui al 2012 sul 30% del patrimonio edilizio e di poter realizzare interventi per una riduzione dei consumi pari al 30% rispetto al dato medio comunale del 2004. Il potenziale di risparmio è stimato per confronto con una situazione “Business as usual” cioè tale da mantenere lo stesso consumo specifico medio dell’anno 2004 su tutti gli edifici, nuovi ed esistenti19. In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 29.500 MWh/anno per la climatizzazione invernale del complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal Piano Regolatore Generale; per gli interventi mirati conseguenti ad interventi di diagnosi energetica sul patrimonio edilizio esistente il risparmio previsto è di circa 63.700 MWh/anno. Sommando i due benefici si ottiene un potenziale di risparmio pari a 93.200 MWh/anno ovvero 8.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 8,4 % del consumo dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale nell’anno 2004. 19 Si rileva che nel decennio storico in esame (1995-2004) i consumi termici specifici annui (cioè consumi per metro quadrato anno) sono rimasti pressoché costanti e dunque in una ipotesi di consumi “business as usual”, al 2012 si avrebbero gli stessi consumi specifici del 2004. 134 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Per quanto riguarda le emissioni evitate, esse sono state stimate dai consumi evitati considerando per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto). Quindi partendo dai dati energetici, con gli stessi fattori di emissione utilizzati nel Piano Energetico, sono state stimate le emissioni di CO2, di Protossido di Azoto e di Metano e quindi di CO2 equivalenti. In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 6.000 tonn. di CO2 equivalente all’anno per la climatizzazione invernale del complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal PRG con l’applicazione del D.Lgs. 192/05; per gli interventi mirati conseguenti ad interventi di diagnosi energetica sul patrimonio edilizio esistente, il risparmio previsto è di 13.100 tonn. di CO2 equivalente all’anno. Le emissioni totali risparmiate ammonterebbero a 19.100 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari all’ 8,2 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale nell’anno 2004. 135 7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici 7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici Per l’utilizzo dell’energia solare a scopo termico si deve osservare che l’Italia offre condizioni meteorologiche favorevoli. Infatti i valori di insolazione annua compresi tra 1.200 e 1.750 kWh/m2 anno sarebbero nella maggior parte dei casi sufficienti per coprire il fabbisogno annuo pro-capite di calore per acqua calda sanitaria nel settore residenziale. Ciononostante il mercato italiano del solare termico appare stagnante se paragonato con quello di altri paesi europei come Austria, Danimarca, Germania e Grecia. La superficie di collettori installata al 2003 in Italia era pari a circa 4 m2 ogni 1.000 abitanti, in confronto ad una media europea di 19 m2 ogni 1.000 abitanti. Dopo il fallimento della prima espansione del mercato negli anni ottanta, che marchiò la tecnologia del solare termico con un’immagine negativa purtroppo ancora percepibile, ora è ancor più importante presentare all’utenza le tecnologie del solare termico come innovative e con prodotti sul mercato affidabili e giunti a piena maturità, tali da consentire investimenti iniziali più contenuti ed un recupero economico dell’investimento in tempi più brevi rispetto ad altre tecnologie concorrenti, quali il solare fotovoltaico. A seconda della tipologia di impianto e soprattutto a seconda del consumo annuo di acqua calda sanitaria, il tempo di ritorno dell’investimento può variare tra i 5 e i 10 anni, con risparmi annui per la produzione di acqua calda sanitaria variabili tra il 60% e l’80% a seconda che si vada ad integrare una caldaia a metano o uno scaldabagno elettrico. Gli impianti solari termici, oltre che per la produzione di ACS, possono trovare impiego anche nel riscaldamento dell’acqua delle piscine e nel riscaldamento/raffrescamento degli ambienti. In particolare per il riscaldamento ambienti si utilizzano impianti combinati per il riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, anche se l’irraggiamento disponibile durante la stagione di riscaldamento è molto inferiore che in estate. L’uso di impianti combinati è raccomandato nel caso in cui siano state realizzate altre misure per il risparmio energetico (es. adeguata coibentazione termica) e si preveda un sistema di riscaldamento a bassa temperatura ( a pavimento o a parete di ultima generazione). Un impianto combinato porta ad un risparmio variabile tra il 20% e il 40% sui consumi totali di energia termica annua per riscaldamento acqua e ambienti. A livello nazionale esistono diversi tipi di incentivo nei confronti del solare termico: Il bando ”Solare termico”, emanato il 21/12/01 dal Ministero dell’Ambiente per incentivare l’installazione di impianti solari termici a bassa temperatura da parte di enti pubblici ed aziende distributrici di gas prevede contributi finanziari fino al 30% del costo d’investimento (IVA esclusa). Anche per i soggetti che non possono beneficiare di tale bando esistono forme di incentivi a livello nazionale, valide per gli impianti a fonti rinnovabili in generale: aliquota IVA del 10% sulla realizzazione dell’impianto e detrazione Irpef del 41% sulle spese documentate e fatturate. Sulla scia di quanto già intrapreso da diverse comunità locali a livello europeo e nazionale, capofila fra tutte i comuni di Barcellona e di Carugate (Mi), si ritiene necessario anche da parte del Comune di Forlì intraprendere a livello locale la via degli incentivi e della leva istituzionale per diffondere in maniera massiccia questa tecnologia matura e votata al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni. 136 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO L’intervento prevederà le seguenti azioni, non necessariamente in successione: 1. Studio dei Regolamenti Edilizi italiani più significativi che prevedono incentivi o norme relativi all’installazione del solare termico negli edifici e conseguente elaborazione di una bozza di regolamento calata sulla realtà geografica locale: la richiesta dei requisiti sarà calibrata sui dati di insolazio ne tipici del Comune di Forlì e i requisiti di integrazione architettonica terranno conto delle linee architettoniche locali. I parametri dovranno essere, a parità di insolazione, più stringenti rispetto a quelli fissati in iniziative pregresse da altri enti locali, in relazione alla costante evoluzione degli impianti in termini sia di prestazioni che di riduzioni dei costi. 2. Prevedere corsi di formazione per progettisti, imprese di costruzioni edili ed installatori sull’integrazione degli impianti solari termici negli edifici. Favorire inoltre accordi finalizzati allo scambio di progettisti, costruttori e di installatori con le regioni in cui tale tecnologia è affermata, come l’Alto Adige, al fine di poter creare anche nella nostra realtà locale una cultura diffusa del progettare e del costruire impianti solari secondo lo stato dell’arte. E’ importante coinvolgere anche il settore edilizio e superare la tradizionale distinzione tra l’aspetto strutturale dell’edificio e quello impiantistico, in termini sia di tempi sia di ruoli. Infatti per costruire edifici nuovi che per legge dovranno essere dotati di collettori solari per il riscaldamento sia dell’acqua calda sanitaria che degli ambienti, è necessario che il progetto della struttura dell’edificio preveda già nella fase iniziale l’impianto solare ed idonei sistemi di riscaldamento degli ambienti a bassa temperatura. La progettazione impiantistica e quella strutturale dovranno nascere e procedere di pari passo, dialogando tra loro. Questo nuova caratteristica del modo di costruire è resa peraltro necessaria anche dai requisiti fissati dal D.Lgs 192/05. 3. Studio della fattibilità e delle modalità operative di una società ESCO (Energy Service COmpany) in seno al Comune di Forlì. La ESCO sarebbe finalizzata a fornire finanziamenti ai privati per la realizzazione di impianti solari termici retrofit su edifici esistenti, recuperando il finanziamento dal risparmio energetico in bolletta, per un certo numero di anni. Ovvero il privato, oggetto del finanziamento, non sostiene alcun costo per l’impianto, ma continua per un periodo prefissato a pagare le stesse bollette energetiche anche dopo l’intervento che consente una riduzione dei consumi: la ESCO percepisce, per il periodo di tempo prefissato, la differenza tra l’effettivo ammontare delle bollette prima e dopo l’intervento. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 1. Accordi di Programma tra il Comune di Forlì, la Provincia di Forlì-Cesena, la Provincia di Bolzano, comuni dell’Alto Adige e rispettivi Ordini degli Ingegneri e degli Architetti al fine di favorire lo scambio di conoscenze, maestranze e professionalità nell’ambito della costruzione di impianti solari per gli edifici, secondo lo stato dell’arte. 2. Creazione di una E.S.C.O. in seno al Comune di Forlì come strumento finanziario per i privati che vogliano installare impianti solari retrofit su edifici esistenti (ma anche per interventi comunque finalizzati al risparmio energetico). 137 7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici OBIETTIVI DELL’AZIONE Gli obiettivi della presente azione sono sintetizzabili in questo modo: 1. Elaborazione di un nuovo Regolamento Edilizio comunale che preveda l’integrazione del solare termico negli edifici. Si potrebbe prevedere l’obbligo dell’installazione di impianti solari termici negli edifici di nuova costruzione, seguendo principi di integrazione a basso impatto tra collettori solari ed edificio. I pannelli dovranno essere preferibilmente adagiati sulle falde del tetto e possibilmente integrati in esse (il rendimento varia in modo poco apprezzabile rispetto all’orientamento ottimale e può essere compensato con una spesa irrisoria aumentando lievemente la superficie captante). Si dovranno scegliere, nei limiti del possibile, le falde meno esposte alla vista e cercare di inserire i pannelli nell’architettura dell’edificio fin dal suo progetto iniziale, in modo da ottenere una ottimizzazione in termini di efficienza, di spesa e di risultato estetico. E’ importante notare che si può ottenere una considerevole riduzione del costo attraverso l’integrazione negli edifici, considerando la tecnologia come materiale da costruzione o componente architettonico da inserire negli involucri esterni delle strutture edilizie. Con un approccio del genere si è stimato un abbattimento dei costi fino al 50-60% rispetto ad un impianto retrofit. Si dovrebbe inoltre fissare una percentuale minima di copertura del fabbisogno energetico su base annua, per esempio pari al 50%, con copertura totale del fabbisogno per acqua calda sanitaria nel periodo in cui l’impianto di riscaldamento è spento. (ved. Norme per la riduzione dell’impatto estetico degli impianti solari termici della Provincia Autonoma di Trento e Regolamento Edilizio di Carugate). Accanto a disposizioni di natura legalmente vincolante per gli edifici di nuova costruzione, si potrebbero prevedere incentivi comunali per l’installazione di impianti solari termici negli edifici oggetto di ristrutturazioni. Tali incentivi potrebbero essere forniti mediante il meccanismo delle ESCO (Energy Service COmpanies). Si potrebbe anche prevedere una detrazione sull’imposta comunale sugli immobili (ICI) concessa direttamente dal comune per le abitazioni in cui viene installato un impianto solare termico. 2. Riduzione dei consumi energetici e delle emissioni del settore edilizio, come da priorità indicate dal Piano Energetico Ambientale Comunale. L’installazione di impianti solari termici, insieme alle misure per il contenimento dei consumi di energia primaria degli edifici secondo i requisiti indicati dal D.Lgs. 192/05 (Scheda n° 1) potrebbe portare ad una considerevole riduzione dei consumi di energia da fonti fossili. Segue una stima dei benefici previsti a livello comunale. 138 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale COSTI E BENEFICI ATTESI Per impianti solari atti alla produzione di sola ACS a circolazione forzata (più adatti ad un inserimento integrato nell’edificio, con minimizzazione dell’impatto estetico) il mercato offre impianti a prezzi attorno agli 800-1.000 €/m2 di superficie dei collettori, comprensivi di installazione e messa in opera. Un impianto di 5 m2 di superficie dei collettori, atto alla produzione di acqua calda sanitaria per una famiglia di 4 persone, ai valori di insolazione tipici dell’Italia del centro-nord, costa tra i 4.000 e i 5.000 €. Per la produzione combinata di ACS e riscaldamento ambienti, il mercato offre oggi impianti solari combinati a prezzi variabili tra i 750 e i 1.000 €/m2 di superficie dei collettori, comprensivi di installazione e messa in opera. Mediamente quindi un impianto di 10 m2 di superficie dei collettori, atto al riscaldamento di una casa unifamiliare di circa 100 m2 abitata da 4 persone, determina costi d’investimento compresi tra i 7.500 e i 10.000 €. Si riporta a seguire una valutazione dei risparmi energetici e di emissioni ottenibili con impianti solari termici per la produzione di sola ACS in relazione a tre possibili soluzioni: a) Sostituzione dello scaldabagno elettrico con un sistema integrato solare/gas; b) Integrazione del sistema gas preesistente con impianto solare; c) Integrazione del sistema elettrico con impianto solare Valutazione dei risparmi energetici Partendo da un dato statistico quale il consumo medio in Italia di acqua calda sanitaria pro-capite al giorno, pari a circa 50 litri/giorno, alla temperatura di 45°C ed ipotizzando una temperatura dell’acqua proveniente dall’acquedotto pari a 15°C si può calcolare la quantità di energia termica per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria. Ne risulta un fabbisogno di 1.500 kcal procapite al giorno, equivalenti a 1,74 kWh termici. a) Per produrre con uno scaldabagno elettrico 1,74 kWh termici sono necessari circa 1,94 kWh elettrici, avendo supposto l’efficienza di conversione dello scaldabagno elettrico pari al 90%. Tuttavia per produrre 1kWh elettrico vengono consumati dal parco centrali italiane circa 2,54 kWh sotto forma di energia primaria (rendimento medio del 39%). Considerata la doppia trasformazione si ottiene che per produrre l’acqua calda necessaria giornalmente per soddisfare il fabbisogno pro-capite sono necessari 2,54 * 1,94 = 4,92 kWh di energia primaria. Passando dallo scaldabagno elettrico (soluzione meno efficiente) alla caldaia a gas integrata da collettori solari (soluzione più efficiente) il consumo energetico pro-capite passa da 4,92 kWh a 0,87 kWh, che tradotto in percentuale equivale ad un risparmio dell’82% del consumo energetico, a parità di servizio reso. b) Per produrre acqua calda sanitaria con una caldaia a gas si ha un’unica trasformazione, con rendimento che si aggira attorno all’80-85%. Supposto un rendimento pari all’80%, per produrre 1,74 kWh sono necessari 2,18 kWh di energia primaria. Integrando la caldaia a gas si passa ad un consumo di 0,87 kWh, cioè si risparmia in percentuale il 60% dell’energia, a parità di servizio reso. c) Nell’integrazione dello scaldabagno elettrico con l’impianto solare si passa da un consumo di 4,92 kWh a 1,97 kWh, cioè ad un risparmio percentuale del 60%, a parità di servizio reso. 139 7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici Valutazione delle emissioni evitate a) Nel caso di scaldabagno elettrico, a partire da un fabbisogno pro-capite giornaliero di energia elettrica per produrre ACS pari a 1,94 kWh elettrici si consideri che in Italia la produzione di 1 kWh elettrico è responsabile mediamente dell’emissione di 0,51 kg di CO2, uno dei principali gas ad effetto serra. Ne risulta dunque una emissione giornaliera pro-capite pari a 1,94 * 0,51 = 0,99 kg di CO2. b) Nel caso di caldaia a metano, la combustione dà luogo alla emissione di 0,25 kg di CO2 per ogni kWh termico prodotto: quindi in sostanza l’emissione procapite giornaliera ammonta a 1,74 * 0,25 = 0,43 kg di CO2. Poiché utilizzando un impianto solare abbinato alla caldaia a gas si ha un risparmio del 60% sul combustibile rispetto alla sola caldaia a gas, l’emissione procapite giornaliera ammonterebbe (caso b) a: 0,4*0,43 = 0,17 kg di CO2, ovvero si avrebbe una riduzione delle emissioni pari al 60%. Sostituendo invece lo scaldabagno elettrico col sistema ibrido solare-gas (caso a) si passerebbe da 0,99 kg di CO2 a 0,17 kg di CO2, con un risparmio dell’80%. Infine nell’ipotesi di mantenere lo scaldabagno elettrico, ma integrandolo con l’impianto solare si avrebbe una emissione procapite giornaliera di 0,31 di CO2, con un risparmio dell’70%. Stime dei benefici attesi a livello comunale Si riporta infine una stima complessiva del risparmio energetico e di emissioni a livello di comune. Le ipotesi di lavoro sono state le seguenti: 4. Per tutti gli edifici di nuova costruzione, la cui realizzazione è prevista dal Piano Regolatore Generale comunale negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata l’installazione di impianti combinati per la produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento ambienti. Si è quindi considerata una riduzione dei consumi specifici annuali (kWh/m2 anno) di energia termica pari al 30% rispetto agli attuali 145 kWh/m2 anno (stimati come dato medio comunale di consumo per climatizzazione invernale e produzione di ACS per l’anno 2004). 5. Per gli interventi di ristrutturazione sugli edifici esistenti la cui realizzazione è prevista dal PRG negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata l’installazione di impianti solari sul 50% degli interventi. Si è ipotizzato che il 70% degli impianti installati sia del tipo per la sola produzione di ACS, mentre il restante 30% siano impianti combinati per la produzione di ACS e riscaldamento ambienti. La riduzione dei consumi annuali di energia termica è stata valutata come al punto 1 per gli impianti combinati. Per gli impianti per al sola produzione di ACS, partendo dal consumo medio pro-capite di ACS giornaliero (ipotesi di cui sopra) e considerando il numero medio di componenti per famiglia pari a 2,37 unità nell’anno 2004, si è stimato il fabbisogno complessivo di ACS; su questo si è calcolato un risparmio medio del 60%. 6. Per gli impianti solari installati volontariamente dal 2006 al 2012 sull’edilizia esistente a prescindere dalle ristrutturazioni previste dal PRG si è ipotizzato che essi vengano installati sul 20% del patrimonio edilizio esistente. La ripartizione ipotizzata vede sempre un 70% di impianti per la sola produzione di ACS e un 30% di impianti combinati. Le ipotesi di lavoro successive sono le stesse di cui ai punti 1 e 2. 140 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Il potenziale di risparmio è stimato per confronto con una situazione “Business as usual” cioè tale da mantenere lo stesso consumo specifico medio annuo per climatizzazione invernale e produzione di ACS dell’anno 2004 su tutti gli edifici, nuovi ed esistenti20. In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 32.000 MWh/anno di energia termica sul complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal Piano Regolatore Generale; per gli interventi sul patrimonio edilizio esistente il risparmio previsto è di circa 121.000 MWh/anno. Sommando i due benefici si ottiene un potenziale di risparmio pari a 153.000 MWh/anno ovvero 13.200 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari a circa il 14 % del consumo dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale e l’ACS nell’anno 2004. Per quanto riguarda le emissioni evitate, esse sono state stimate dai consumi evitati considerando per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto). Quindi partendo dai dati energetici, con gli stessi fattori di emissione utilizzati nel Piano energetico, sono state stimate le emissioni di CO2, di Protossido di Azoto e di Metano e quindi di CO2 equivalenti. In tal modo si è stimato di poter risparmiare 6.600 tonn. di CO2 equivalente all’anno per il complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal PRG; per gli interventi sul patrimonio edilizio esistente il risparmio previsto è di 24.800 tonn. di CO2 equivalente all’anno. Le emissioni totali risparmiate ammonterebbero a 31.400 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari a circa il 14 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme nell’anno 2004. 20 Si rileva che nel decennio storico in esame (1995-2004) i consumi termici specifici annui (cioè consumi per metro quadrato anno) sono rimasti pressoché costanti e dunque in una ipotesi di consumi “business as usual”, al 2012 si avrebbero gli stessi consumi specifici del 2004. 141 7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici… 7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi aggiornamenti) Il Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 1993 denominato “Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia” è il decreto attuativo della legge n.10 del 1991. E’ stato poi aggiornato dal DPR 551/99 e recepito in regione con la Delibera 387/02. Queste norme , fra le altre cose hanno : definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda; previsto periodica manutenzione degli impianti termici; previsto periodiche verifiche dello stato di esercizio e manutenzione degli impianti termici. A seguito delle convenzioni stipulate con il Comune di Forlì, AGESS ha organizzato e organizza tutt’ora (dal 16/06/03 fino al 15/06/07 come da convenzione) la gestione del DPR 412/93 e la sua applicazione sul territorio comunale, attraverso le seguenti attività: 1. Ricevimento da parte delle ditte di manutenzione dei rapporti di controllo tecnico (Allegato H e H bis del DPR 412) relativi all’impianto termico. In caso di “prescrizione” segnalata nel rapporto di controllo, AGESS ha impostato una procedura che prevede l’invio di una raccomandata all’utente (con copia al proprio manutentore) richiedendo l’adeguamento urgente dell’impianto termico alla normativa vigente quantificando un termine di scadenza e segnalando che nel frattempo è vietato l’utilizzo dell’impianto termico. Le raccomandate sono gestite tramite data-base informatico e archivio cartaceo. 2. A seguito di un’anomalia segnalata in un Allegato come “prescrizione”, la procedura di gestione sviluppata segue l’anomalia fino a che essa non è stata risolta: nella raccomandata menzionata sopra si dà infatti all’utente un termine di scadenza tecnicamente realizzabile per la messa in regola dell’impianto; scaduto tale termine si contatta direttamente il cliente e/o il suo manutentore per verificare la situazione dell’impianto in esame. 3. Organizzazione delle verifiche degli impianti termici sul territorio. A settembre 2004 sono iniziate le verifiche, dando priorità a quegli impianti che presentavano anomalie evidenziate durante l’intervento di manutenzione. 4. Utilizzo e ottimizzazione del software voluto dalla Regione Emilia-Romagna e sviluppato dal Comune di Rimini per la gestione del catasto impianti termici presenti sul territorio. Il data-base è stato suddiviso in due distinti archivi: uno relativo al comune di Forlì e l’altro relativo al restante territorio provinciale. Al fine di ottimizzare il software si è deciso di distinguere un catasto utenze ed un catasto impianti, dove il catasto utenze è il catasto originario costituito dalla utenze gas di Hera, mentre il catasto impianti termici viene progressivamente alimentato dall’inserimento dati dei rapporti di controllo. 142 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO 1. Prosecuzione delle attività in corso da parte di Agess che ha portato ai seguenti risultati per l’anno solare 2005: Numero totale impianti termici in territorio comunale: 34.000 di cui: 30.000 con potenza nominale minore di 35 kW 4.000 con potenza nominale maggiore di 35 kW; Numero di verifiche eseguite: 1.272 (circa 100 verifiche/mese); Numero di Allegati H ricevuti: circa 16.000; Verifiche con esito negativo: 23 (corrispondenti a circa il 2% del totale effettuato); Anomalie più frequentemente riscontrate da rapporto di controllo tecnico (all. H): a) Apertura ventilazione insufficiente (circa il 70% del totale); b) Rifiuto analisi fumi e rendimento di combustione (circa il 20% del totale); c) Mancanza porta REI 120 (circa il 5% del totale); d) Rifiuto bollino calore pulito (circa il 3% del totale); e) Tiraggio insufficiente (circa l’ 1% del totale); f) Monossido di carbonio superiore al limite (circa l’ 1% del totale). 2. Incremento del numero di verifiche effettuate mensilmente. La Deliberazione della Giunta Regionale 387/02 richiede infatti per gli Enti Locali, con riferimento al biennio 2002-2003, il controllo di almeno il 15 % degli impianti termici presenti nel territorio di competenza. Considerando circa 34.000 impianti nel Comune di Forlì il n° teorico di verifiche in un biennio richiesto dalla Regione ammonta a circa 5.100; pertanto si dovrebbe teoricamente organizzare un numero di verifiche pari a circa 212 al mese. Considerando che un verificatore può eseguire mediamente circa 100 verifiche al mese, occorrerebbero due verificatori impegnati a tempo pieno. 3. Studio di incentivi per il rinnovo del parco caldaie con caldaie a gas ad alta efficienza come le caldaie a condensazione o a biomasse (queste ultime soprattutto per utenze isolate attualmente funzionanti a GPL). 4. Studio della possibilità di creare un supporto istituzionale alla figura del verificatore. 5. Analizzare con gli Enti Locali una procedura per gestire le eventuali sanzioni da inoltrare agli utenti inadempienti agli obblighi di legge. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 1. Finanziamenti agevolati per la sostituzione di caldaie obsolete con impianti ad alta efficienza. 2. Accordi con le Associazioni di Categoria per tariffe agevolate di assistenza/manutenzione caldaie per le classi sociali più deboli. 143 7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici… OBIETTIVI DELL’AZIONE 1. 2. 3. 4. Soddisfare i requisiti legislativi ed in particolare la Delibera Regionale Migliorare ulteriormente la sicurezza degli impianti termici Riqualificazione del parco caldaie comunale Riduzione dei consumi e delle emissioni del settore Civile e Terziario. COSTI E BENEFICI ATTESI I benefici attesi dall’azione descritta nella presente scheda sono di due tipi: 1. Qualitativo, cioè mirante alla tutela della salute e dell’incolumità delle persone e delle cose, grazie ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza degli impianti termici. 2. Quantitativo, cioè mirante al contenimento dei consumi di energia degli edifici e delle conseguenti emissioni in termini di gas ad effetto serra. Le stime effettuate nella Deliberazione della Giunta Regionale 387/02 (attuazione del DPR 412/93 e successive integrazioni) prevedono un risparmio energetico conseguente all’ adozione delle migliori tecnologie e migliori pratiche di gestione degli impianti termici (progettazione, installazione, esercizio, manutenzione e controllo degli stessi). A livello di Regione tale risparmio sarebbe dell’ordine di 140.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno conseguibili nell’arco di 10 anni. Da questo valore si è stimato il valore di risparmio ottenibile a livello comunale su base annua nell’arco di 8 anni, nel periodo 2005-2012, riproporzionando la cifra in base al numero di impianti presenti in Comune soggetti alle procedure di controllo (30.000 impianti di potenza inferiore ai 35 kW) rispetto al totale degli impianti presenti in Regione, pari a 1.348.995. Se ne deduce un risparmio energetico annuo stimato in circa 28.800 MWh corrispondenti a circa 2.500 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 2,61 % dei consumi totali dei settori Civile e Terziario nell’anno 2004. Il risparmio in termini di emissioni di gas ad effetto serra è stimato pari a circa 5.900 tonn. di CO2 equivalenti, corrispondenti al 2,56 % delle emissioni complessive da combustibili dei settori Civile e Terziario nell’anno 2004. Viene infine valutato il risparmio conseguibile in seguito all’adozione di caldaie a condensazione a seguito di incentivi comunali: 1. Si suppone che nel patrimonio edilizio esistente si proceda ad una sostituzione di caldaie aventi un rendimento medio η = 88 % con caldaie a condensazione di rendimento ipotizzato η = 99 %. Si ipotizza che nel periodo 2006-2012 tale sostituzione possa avere luogo sul 5% degli impianti termici presenti in territorio comunale, ritenute in prima approssimazione responsabili del 5% dei consumi dei settori Civile e Terziario. Il risparmio ottenibile ipotizzando di sostituire caldaie che comunque sono già a metano è stimato in 530 tep/anno corrispondenti in termini di emissioni a 1.200 tonn. di CO2 equivalente /anno 144 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 2. Per quanto riguarda i nuovi edifici previsti da PRG, si è ipotizzato che sull’80% di essi si installino caldaie a condensazione (η = 99 %) e si è valutato il risparmio rispetto al rendimento medio di una moderna caldaia a metano reperibile sul mercato pari a η = 92 %. Il risparmio ottenibile è in tal modo stimato in 410 tep/anno, corrispondenti in termini di emissioni a 980 tonn. di CO2 equivalente/anno. Complessivamente gli interventi sulle caldaie, stimolati da incentivi comunali potrebbero portare ad un risparmio annuale pari a 940 tonnellate di petrolio equivalenti, ovvero ad una riduzione annuale delle emissioni pari a 2.200 tonnellate di CO2 equivalente. Tali risultati corrisponderebbero a quasi l’1% dei consumi e delle emissioni imputabili a riscaldamento e produzione di ACS nel 2004. 145 7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano 7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano Su questi temi il Piano Energetico Comunale recepisce integralmente gli indirizzi e le azioni proposte dal Piano Generale del Traffico Urbano, dai relativi Piani Particolareggiati e dal Piano del Trasporto Pubblico. Il Piano Generale del Traffico Urbano è stato introdotto nella Legislazione Nazionale con l’art. 36 del Nuovo Codice della Strada del 1992. Si configura come un piano programma il cui aggiornamento biennale impone un monitoraggio costante dei risultati ottenuti nonché la continua valutazione/revisione degli interventi proposti da cui derivare eventuali aggiornamenti. Gli obiettivi che il PGTU si prefigge sono: Il miglioramento delle condizioni della circolazione; Il miglioramento della sicurezza stradale; La riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico; Il risparmio energetico. La Legge Ragionale 15/94 ne amplifica gli obiettivi sottolineando l’importanza di favorire l’uso del mezzo pubblico ed incrementare l’efficienza del trasporto pubblico locale (TPL). Tra le leggi e gli accordi che influenzano gli indirizzi e le strategie del PGTU in corso di approvazione si ricordano: 1. Il DM 60/02 che fissa la soglia limite di 50 mg/m3 per le PM10; 2. Il DPCM 14.711/97 che fissa i limiti per l’inquinamento acustico; 3. Il terzo accordo per la qualità dell’aria del Settembre 2004 per la gestione dell’emergenza da PM 10 e per il progressivo allineamento ai valori fissati dal DM 60/02; 4. Il DM del Marzo 98 “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”che istituisce per imprese ed enti locali con più di 300 dipendenti la figura del Mobility Manager col compito della definizione degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti al fine di organizzare e razionalizzare la mobilità, riducendo l’uso del mezzo privato individuale e limitando la congestione da traffico. Inoltre tale decreto incentiva forme organizzate di uso collettivo ottimale delle autovetture (car-pooling) e forme di multiproprietà delle autovetture destinate ad essere utilizzate da più persone (car-sharing); 5. Il D.Lgs. 422/97 che consente agli enti locali l’impiego di autovetture in sostituzione degli autobus (taxi collettivo). 146 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Le strategie efficaci dal punto di vista energetico-ambientale previste dal PGTU possono essere come di seguito sintetizzate: Riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo l’utilizzo della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di mobilità ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi collettivo. In particolare è prevista la realizzazione di una notevole estensione ed infittimento della rete ciclabile con il collegamento dei tratti esistenti, anche nelle aree più decentrate del comune; la realizzazione di strumenti che evitino il pericoloso conflitto della circolazione ciclabile con quella veicolare; la realizzazione di corsie preferenziali per il trasporto pubblico nelle zone in cui questo è maggiormente rallentato dalla congestione del traffico; la realizzazione di parcheggi periferici di interscambio con autobus e mezzi a basso inquinamento. A fronte della rosa di interventi prospettati si ritiene credibile una riduzione nell’uso dell’auto privata per gli spostamenti di lavoro/studio pari al 12 % passando dal 65 % di persone che usa l’automobile privata oggi ad un 52,9%. Riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso di carburanti meno inquinanti o di veicoli ad emissioni ridotte o nulle eliminando nel periodo di attuazione del piano (2 anni) il 90 % delle auto non catalizzate in circolazione e raddoppiando la percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici. In particolare si intende facilitare l’utilizzo dei biocarburanti come il biodiesel (in sostituzione del gasolio), il bioetanolo (in sostituzione della benzina) e di carburanti puliti come il gasolio bianco sia nelle flotte di autobus circolanti, sia nei mezzi privati. Ampliamento delle zone pedonali e/o zone a traffico limitato con un obiettivo minimo non inferiore al: 1. 10% del territorio urbano entro il periodo di attuazione del Piano Energetico Ambientale (2012); 2. 2% dell’urbanizzato nel periodo di validità del PGTU. Già con l’obiettivo del 2% sarebbe incluso tutto il centro storico ed inoltre le strade residenziali a 30 km/h individuate nella delibera comunale 416/04. Fluidificazione della circolazione nelle intersezioni maggiormente congestionate al fine di ridurre la concentrazione d’immissione degli agenti inquinanti. Predisposizione di un Piano del Trasporto Pubblico, in collaborazione con ATR, che prevede un potenziamento delle linee con l’obiettivo di aumentare il numero di utenti, servire maggiormente l’autostazione, creare nuovi collegamenti, tutelare le aree urbane con mezzi a minore impatto ambientale. Realizzazione di un centro distribuzione merci in ambito urbano (CDU) denominato “Transit Point” per la distribuzione delle merci in ambito urbano con mezzi a basse emissioni inquinanti. Tale centro sorgerà in via Gordini nei pressi del casello autostradale, dove già esiste il Centro Logistico. L’obiettivo sarà per i negozi e le attività convenzionate su richiesta, di stoccare le merci in arrivo prevalentemente dall’autostrada e organizzare/ottimizzare la distribuzione in ambito urbano presso i vari punti vendita. Questa modalità di distribuzione, ottimizzata ed a basse 147 7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano emissioni, sarà agevolata a scapito delle forme tradizionali. Il centro logistico sarà dotato di una flotta di mezzi a limitato impatto ambientale (inizialmente 4 mezzi ed a regime circa 25 mezzi) equipaggiati con GPS e gestiti da una centrale operativa. Si ritiene che tale forma di distribuzione, ottimizzata a livello di gestione ed effettuata con veicoli a basso impatto ambientale, possa portare ad una riduzione delle emissioni non soltanto a livello locale di area urbana, ma anche a livello globale (emissioni di gas ad effetto serra). Altra strategia non direttamente contemplata dal PGTU ma prevista come grande infrastruttura a servizio sovracomunale e che sorge nel Comune di Forlì è: Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva che fungerà da supporto ai grandi centri intermodali della Regione. Esso consentirà una significativa razionalizzazione del trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle emissioni del settore Trasporti. Tale riduzione tuttavia avverrà a livello di sistema paese e forse anche a livello di regione: localmente invece il traffico e le emissioni di gas climalteranti aumenterebbero come osservato dallo “Screening ambientale” sul Polo Produttivo di Villa Selva, commissionato da Querzoli s.c.r.l e Ferretti S.p.A allo Studio Associato Preger dell’Ing. Neri. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 1. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera, Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato. In particolare l’azione “Potenziare la rete di mezzi pubblici e prevedere l’utilizzo di quelli a basso impatto” prevede come interventi: Attivare un coordinamento dei Mobility Manager delle ditte insediate per incentivare le modalità di trasporto collettivo (car pooling e car sharing) al fine di decongestionare il traffico. Creare un sito web per sensibilizzare aziende e privati e raccogliere richieste per l’utilizzo di servizi di noleggio mezzi e delle mobilità collettiva. Promuovere la graduale sostituzione dei mezzi pubblici con mezzi eco-compatibili fino all’obiettivo del 50%. 2. Incentivazione all’uso di carburanti meno inquinanti o di veicoli ad emissioni ridotte o nulle (veicoli elettrici, a batterie e/o celle FV, veicoli ad idrogeno); 3. Incentivazione alla sostituzione di motoveicoli inquinanti; 4. Incentivi all’uso di biocarburanti e carburanti puliti, soprattutto quelli sostitutivi del diesel (biodiesel e diesel bianco); 5. Agevolare, tramite finanziamenti, l’adozione di dispositivi che riducano le emissioni di particolato da parte dei motori diesel con carburante tradizionale; 6. Disincentivare l’uso dei mezzi diesel con combustibile tradizionale tramite un uso restrittivo dei permessi; 7. Accordo di Programma con ATR per predisporre un Piano per il Trasporto Pubblico, come sopra citato. 8. Accordi con i distributori di metano e GPL per favorire l’uso di tali carburanti; 9. Continuare i provvedimenti di erogazione di contributi per l’acquisto di biciclette elettriche a pedalata assistita; 10. Convenzioni con Associazioni di Categoria che tutelino e controllino che esegue i controlli per l’ottenimento del bollino blu; 148 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 11. Incentivi finanziari per le attività di car-sharing; 12. Accordo di programma tra il Comune e associazioni di commercianti e trasportatori per il funzionamento del CDU; 13. Accordo di programma tra Comune, ATR e aziende interessate per offrire ai propri dipendenti tariffe agevolate nell’uso del mezzo pubblico per gli spostamenti casa-lavoro. OBIETTIVI DELL’AZIONE Gli obiettivi che il Piano Energetico Ambientale vede nelle iniziative citate sono così sintetizzabili: La riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra ovvero dell’inquinamento a livello globale: si osserva che le azioni selezionate e sopra descritte nascono con l’obiettivo principale di ridurre gli inquinamenti acustico e atmosferico nell’area urbana. In particolare si perseguono gli obiettivi indicati nei decreti legislativi ambientali vigenti, interessanti sia l’attività di riduzione degli agenti inquinanti sia il loro monitoraggio nel tempo. Non sempre gli interventi volti a ridurre l’inquinamento atmosferico urbano hanno come risultato una parallela riduzione delle emissioni di gas serra. A tale proposito si potrebbero citare: 1. il previsto rinnovo del parco veicolare non catalizzato con mezzi catalizzati: il catalizzatore di per sé limita in modo efficace le emissioni di monossido di carbonio, di idrocarburi incombusti e di ossidi di azoto, ma non quelle di anidride carbonica, che al limite vengono invece leggermente aumentate. Non per questo tuttavia il Piano Energetico disincentiverebbe tale intervento. 2. Le Zone a Traffico limitato e il nuovo Sistema Tangenziale di Forlì, con l’Asse di Arroccamento e il potenziamento della via Cervese, hanno indiscutibili vantaggi a diversi livelli quali la qualità dell’aria nell’area urbana, il miglioramento dello scorrimento veicolare, soprattutto quello di attraversamento sovracomunale, il miglioramento della sicurezza in ambito urbano. Tuttavia non è possibile ascrivere a questi interventi un miglioramento dal punto di vista di una significativa riduzione dei consumi o delle emissioni di gas climalteranti, che al limite sono soltanto spostate di qualche chilometro e rimangono all’interno del territorio comunale. Anzi, volendo essere precisi è indiscutibile che ogni intervento di potenziamento si porta dietro un corrispondente incremento dei flussi di traffico e conseguenti emissioni. Il risparmio energetico conseguente a: 1. l’utilizzo di biocarburanti; 2. il controllo periodico dell’efficienza dei motori a combustione; 3. la razionalizzazione dell’uso dei mezzi di trasporto e delle sedi stradali ottenibile mediante il potenziamento del trasporto collettivo ed organizzato e della bicicletta, la riduzione dei percorsi, la fluidificazione del traffico; l’ampliamento delle ZTL. 149 7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano COSTI E BENEFICI ATTESI Sono state effettuate alcune stime relativamente ai potenziali di risparmio energetico e di emissioni conseguibili a seguito di alcuni degli interventi proposti. 1. In primo luogo si è partiti dall’ipotesi secondo cui nel PGTU si ritiene credibile una riduzione nell’utilizzo dell’auto privata per spostamenti di lavoro/studio del 12% a favore della bicicletta, del mezzo pubblico e di altre modalità ecocompatibili, passando dall’attuale 64,9% al 52,9%. Si sono utilizzate le seguenti ipotesi di lavoro: Si è partiti dalle quantità di carburanti vendute in territorio comunale negli anni 1993-2004, come da dati utilizzati per la prima parte del Piano Energetico e si è stimata con trend lineare (business as usual) il consumo complessivo al 2012. Si è ipotizzato che di tale consumo complessivo di carburanti siano responsabili per il 75% autovetture private. Infatti dalla composizione media del parco veicolare della regione Emilia-Romagna nell’anno 2004 (dato A.C.I.) si rileva che le autovetture sono il 75% di tutti i veicoli. Per semplicità si è considerato che tale percentuale coincida anche con la percentuale dei consumi delle autovetture rispetto al consumo complessivo di tutti gli autoveicoli in Comune. Infine si è ipotizzato che per gli spostamenti casa-lavoro di tali autovetture private sia utilizzato il 60% del combustibile totale da esse consumato. Utilizzando il fattore del 12% per la percentuale di riduzione, si è stimato un risparmio pari a circa 4.100 tonnellate equivalenti di petrolio l’anno rispetto ad una situazione di b.a.u. nel 2012. La percentuale di risparmio corrisponde a circa il 5,4 % dei consumi totali di combustibili al 2012. Poi si è stimato, con gli opportuni fattori di emissione, il risparmio nelle emissioni di gas ad effetto serra, pari a circa 12.700 tonn. di CO2 equivalente, corrispondenti a circa il 5,4 % delle emissioni totali del 2012. 2. Poi si è stimato lo scenario ottenibile a fronte del previsto raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici (ipotizzando un raddoppio dei carburanti ecologici di uso comune: metano e GPL). Si è anche formulata l’ipotesi aggiuntiva (non contemplata dal PGTU) di poter raggiungere un utilizzo di biocarburanti (quali etanolo e biodiesel) pari al 5% del totale dei consumi nel 2012. Si sono utilizzate le seguenti ipotesi di lavoro: Si è partiti dal dato di fabbisogno complessivo di energia nel settore Trasporti al 2012, stimato con interpolazione lineare sui dati storici; A fronte del raddoppio della quantità di energia fornita da metano e GPL e a fronte di un utilizzo di biocarburanti pari al 5% dei consumi complessivi, si sono considerate corrispondenti riduzioni nell’uso di gasolio e benzina verde, con ripartizione tra gasolio e benzina rispecchiante la situazione attuale. A livello di consumi, la quantità di energia da fornire rimane invariata rispetto alla situazione di b.a.u., ma con il 5% di biocarburanti si ha una riduzione nella dipendenza dai combustibili fossili quantificabile in circa 3.800 tep. Il risparmio a livello delle emissioni appare consistente e derivante da: Raddoppio delle quote di consumo di GPL e metano a scapito di benzina e gasolio: si osserva che i fattori emissivi a livello di gas serra vedono, a parità di energia 150 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale prodotta, al primo posto il gasolio, al secondo la benzina, al terzo il GPL ed infine il metano. Si è considerata nulla l’emissione dei biocombustibili (biodiesel, bioetanolo, etc.) dal momento che essi nel loro ciclo di vita hanno assorbito la stessa quantità di anidride carbonica che poi riemettono all’atto della combustione a fini energetici. Dunque il bilancio della CO2 è in pareggio per tali combustibili. In questo modo si è stimato che, a fronte di tali interventi, nel 2012 i consumi di combustibili rimarrebbero invariati rispetto a quelli computati per il 2004. Però si avrebbe un risparmio sulle emissioni di 15.100 tonn. di CO2 equivalenti, corrispondente al 6,4 % delle emissioni totali del settore stimate con criterio b.a.u. per il 2012. 3. In seguito si è valutato il vantaggio in termini di emissioni di gas serra conseguente al progetto di realizzare la completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì e di quello di Hera S.p.A. Tale progetto sarebbe supportato dalla contemporanea realizzazione di una stazione di rifornimento specificamente attrezzata per autobus, la quale oltre a servire i mezzi di ATR, del Comune e di Hera, sarebbe aperta anche ai privati cittadini per il rifornimento dei propri veicoli a metano. Per quanto concerne il parco autobus di ATR, costituito da 40 autobus a gasolio che verrebbero interamente convertiti a metano, si è utilizzato lo studio commissionato dal Comune di Forlì all’Ing. Manghi di Reggio Emilia. Secondo la scansione temporale prevista dallo studio (ed ipotizzando di partire con il progetto nel 2007), nel 2012, cioè al sesto anno, si avrebbe la metanizzazione di 30 dei 40 autobus previsti. Considerando una percorrenza media annua per autobus pari a 46.800 km, si avrebbe un chilometraggio totale pari a 1.404.000 km. In termini di emissioni di gas serra (CO2 e CH4) si avrebbe un risparmio dello 0,88%, equivalente ad un risparmio annuo di circa 22 tonn. di CO2 equivalente21. Per quanto concerne i mezzi del Comune, con una percorrenza annua complessiva di 559.524 km, si è ipotizzato in prima approssimazione che la metà siano dotati di motore a benzina e l’altra metà siano a gasolio. Dal momento che il vantaggio in termini di emissioni di gas serra per gli autoveicoli passando da gasolio a metano è irrisorio, si è calcolato soltanto il risparmio derivante dalla conversione dei mezzi a benzina, responsabili in prima approssimazione della metà del chilometraggio complessivo, ovvero di 279.762 km. Data l’eterogeneità del parco mezzi comunali si è ipotizzato per i calcoli che siano autovetture di media cilindrata (circa 1.6 litri) e si sono calcolati, come da tabelle dell’Ing. Manghi, i risparmi ottenibili, pari a circa 14 tonn. di CO2 equivalente/anno. 4. Infine si sono valutati i benefici ottenibili in seguito alla realizzazione del centro distribuzione merci in ambito urbano (CDU), in base al “Progetto preliminare per l’inserimento di una piattaforma di distribuzione urbana delle merci nel Comune di Forlì” il cui studio di fattibilità è stato realizzato da “TRT Trasporti e Territorio s.r.l.” 21 Mentre per gli altri inquinanti il vantaggio ambientale del metano rispetto al gasolio è rilevante, con riduzioni, a parità di km percorsi, dell’ordine del 98% per gli ossidi di azoto, del 46% per il monossido di carbonio, del 97% per le PM10, dell’85% per gli idrocarburi non metanici, per la CO2 il vantaggio è molto più contenuto. Infatti se da un lato a parità di combustibile utilizzato (contenuto energetico) la combustione del metano per autotrazione veicolare da luogo ad una consistente riduzione delle emissioni di gas serra, dell’ordine del 15-30%, tuttavia un’auto a metano ha consumi energetici dell’ordine del 40% superiori rispetto ad una di corrispondente potenza alimentata a gasolio. Conseguentemente, valutando la situazione a parità di km percorsi si rileva che il vantaggio del metano rispetto al gasolio è molto ridotto: nel caso degli autobus dello studio considerato non raggiunge l’1% e per alcune autovetture è addirittura inesistente (Fonte: “Guida al risparmio di carburante ed alle emissioni di CO2” realizzata dai Ministeri delle Attività Produttive, dell’Ambiente e delle Infrastrutture e dei Trasporti in attuazione del DPR 17/02). 151 7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano Tralasciando i benefici di tipo finanziario, fortemente dipendenti dai volumi di traffico che potrebbero essere gestiti dal CDU, i benefici di tipo pubblico e sociale sono riconducibili da un lato alla diminuzione dei mezzi in circolazione, dall’altro all’utilizzo di veicoli alimentati a metano e dunque con emissioni inquinanti molto ridotte rispetto ai tradizionali mezzi a gasolio. I benefici pubblici e sociali sono presenti sempre, anche con una taglia minima di progetto, mentre per avere benefici finanziari è necessario superare un soglia minima nella taglia del progetto. Sono state effettuate valutazioni sui risparmi ottenibili nell’ipotesi di un dimensionamento del servizio in grado di soddisfare il 100% della domanda di mercato potenziale attuale, inclusa la filiera del fresco. Infatti nonostante il progetto sarà realizzato per gradi, in stadi successivi, si ritiene plausibile una sua completa operatività al 2012. In base alla tabella 4.8 dello studio citato, i mezzi in circolazione per la distribuzione merci in ambito urbano, prevalentemente mezzi leggeri (massa complessiva a pieno carico inferiore ai 35 quintali) passerebbero da 167 veicoli/giorno (dato minimo, in una ipotesi di lavoro cautelativa) a 65 veicoli/giorno22. Si avrebbe dunque una riduzione del numero di veicoli necessari superiore al 60%. Il tempo totale di consegna al giorno passerebbe da 242 ore a 191 ore, con una riduzione dei tempi pari al 21%. Infine la distanza totale percorsa giornalmente passerebbe da 2.721 km a 1.793 km, con una riduzione pari al 34%. Poiché si utilizzerebbero veicoli tipo Iveco Daily 35 con portata utile di circa 1.000-1.200 kg, alimentati a metano23 si avrebbe un risparmio in termini di emissioni di CO2 pari a circa 78 tonn./anno. Il vantaggio computato deriva dal risparmio in termini di percorrenza chilometrica annua, considerando gli stessi mezzi in entrambe le situazioni e sulla base di 285 giorni di operatività annui. 22 Si noti che il numero di 65 veicoli eq./giorno, stante una media giornaliera di circa 2 giri per veicolo, corrisponderebbe ad una flotta di veicoli necessari pari a circa 32-33 unità. 23 Poiché l’alimentazione a metano, rispetto a quella a gasolio, per veicolo analogo come detto non da benefici rilevanti in termini di riduzione di gas serra, si sono considerate le emissioni dichiarate su veicoli simili a quelli citati, alimentati a gasolio, pari a 296 gr CO2/km. 152 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio Il Teleriscaldamento è un sistema di riscaldamento a distanza di un quartiere o di una città che utilizza il calore prodotto da varie unità di potenza dislocate nel territorio e che possono essere: centrali termiche, unità cogenerative, pompe di calore o sorgenti geotermiche. Il calore viene distribuito agli edifici tramite una rete di tubazioni ad alta coibenza in cui fluisce l'acqua calda e tubazioni di ritorno per l’acqua fredda. Le caldaie condominiali vengono sostituite da scambiatori di calore allacciati alla rete di teleriscaldamento. In particolare una rete di teleriscaldamento si rivela conveniente quando esistono utenze consistenti e vicine tra loro, come nel caso di una realtà urbana-industriale ed esiste la possibilità di sfruttare cadute di calore localmente presenti, come nel caso del Comune di Forlì per il termovalorizzatore di Hera o le sorgenti fredde (acque reflue del depuratore e acque di falda) per alimentare pompe di calore. Inoltre se la rete necessita di ulteriori unità di potenza, la soluzione migliore consiste nel realizzare unità cogenerative a gas. Infatti, unendo in un unico impianto la produzione di energia elettrica e la produzione di calore, la cogenerazione sfrutta in modo ottimale l'energia primaria dei combustibili: la frazione di energia a temperatura più alta viene convertita in energia pregiata (elettrica) e quella a temperatura più bassa, invece di essere dispersa nell'ambiente come calore di scarto, viene resa disponibile per applicazioni termiche appropriate. A livello normativo il Teleriscaldamento viene attualmente promosso da direttive Europee e corrispondenti leggi nazionali e regionali. In particolare viene espressamente citato nelle seguenti: Decisione 2002/358/CE Adozione del Protocollo di Kyoto – Riduzione dei Gas Serra. Direttiva 2004/8/CE Promozione della Cogenerazione – Recupero di energia termica. Legge Regionale 23 dicembre 2004, n. 26 Attuazione Piano Energetico Regionale dell’Emilia Romagna – Promozione allo sviluppo di reti Teleriscaldamento, impianti di Cogenerazione e Pompe di Calore. 153 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Lo sviluppo del teleriscaldamento nel territorio del Comune di Forlì è stato promosso con la variante generale al PRG approvata con deliberazione della Giunta Provinciale n. 6819/28 del 28/01/2003. Il Consiglio Comunale di Forlì, con deliberazione n.71 del 27/04/2004 ha approvato l’accordo Quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A. per la “realizzazio ne di interventi per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con particolare riferimento alle reti di teleriscaldamento”. L’accordo tra le parti è stato poi stipulato il 18 Novembre 2004. Il Consiglio Comunale di Forlì, successivamente con deliberazione n. 50 del 13 marzo 2006 ha approvato “l’Accordo attuativo dell’accordo quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A.”, definendo il programma di interventi per lo sviluppo della rete del Teleriscaldamento. Le aree in cui esistono le con dizioni tecnico-economiche per realizzare un mpianto i di teleriscaldamento con centrali cogenerative ad alto rendimento sono: Aree industriali dismesse oggetto di riqualificazione e zone limitrofe; Foro Boario; Polo Tecnologico Aeronautico; Polo Trasportuale (Pieve Acquedotto); Termovalorizzatore; Campus Universitario (ex Ospedale Morgagni); Polo Ospedaliero Vecchiazzano (verrà esaminata una possibile espansione). Area interessata dallo sviluppo della rete di teleriscaldamento: 154 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Principali dati di Progetto Volumetria Potenziale:………………………………………………………………….6,270 Mln mc Volumetria Allacciabile (2005-2015)………………………………………………......4,390 Mln mc Appartamenti Equivalenti all. (300 mc cad.) …………………………………………………..14.600 (corrispondenti a circa il 30% delle unità abitative presenti in territorio comunale) Potenza Termica Allacciabile…………………………………………………………….131.000 kW Potenza Termica di punta………………………………………………………………….86.000 kW Energia Termica Erogata Annua……………………………………………………….131.000 MWh Rete di distribuzione primaria……………………………………………………………….28.500 m Rete di distribuzione secondaria…………………………………………………………….90.000 m Tabella 39-Principali unità di potenza del sistema di teleriscaldamento Ore funz. Potenza Termica Energia Termica (h/anno) (MWt) (MWht/anno) Termovalorizzatore 1.500 20 30.000 Pompa di Calore e Cogeneratore 3.000 20 60.000 Serbatoi di Stoccaggio Acqua Calda 3.000 15 Integrazione 55 90.000 3.000 6 18.000 Centrali Cogenerative 2.000 5 10.000 Centrali Termiche 650 20 13.000 86 131.000 Dettaglio Poli di Produzione Energetica Polo 1 – Zona Nord Totale Polo 2 – Zona Sud Pompa di Calore e Cogeneratore Centrali dislocate sul territorio Totale Fonte: Hera S.p.A. 155 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. L’intervento prevederà le seguenti azioni in successione: 1. Realizzazione, nel triennio 2005-2008 delle prime isole di Teleriscaldamento, individuate come di seguito: a) Zona Campus Universitario b) Zona Foro Boario c) Zone WTE – Fiera Volumetria Allacciata Appartamenti Equivalenti (300 mc cad.) Potenza Termica Allacciata 1,600 Milioni di metri cubi 5.300 47.800 kW 2. Connessione in rete delle prime isole di Teleriscaldamento e sviluppo della rete secondo i dati del progetto di massima sopra illustrato. 3. Verifica della percentuale di diffusione/penetrazione nel tempo e relative calcoli di riduzione dei consumi e delle emissioni di gas ad effetto serra. Sarà necessaria una collaborazione con Hera per il monitoraggio annuale dei consumi di combustibile e per effettuare confronti con i consumi storici degli impianti di riscaldamento/raffrescamento autonomi effettuati negli ultimi anni per gli edifici esistenti; per gli edifici nuovi sarà effettuato un calcolo di simulazio ne dei consumi con riscaldamento tradizionale per confrontarlo con i consumi effettivi realizzati con l’allacciamento al teleriscaldamento, onde poter effettuare un confronto. Per monitorare le emissioni inoltre saranno effettuate misure con cadenza semestrale sulle unità di potenza del sistema di teleriscaldamento, come già avviene in altre città per impianti simili. Per tutti gli aspetti citati si rimanda comunque ad un futuro accordo di monitoraggio da stipularsi tra Hera, Comune di Forlì e Agess. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 1. Come sopra ricordato, il Consiglio Comunale di Forlì, con deliberazione n.71 del 27/04/2004 ha approvato l’accordo Quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A. per la “realizzazione di interventi per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con particolare riferimento alle reti di teleriscaldamento”. L’accordo tra le parti è stato poi stipulato il 18 Novembre 2004. 2. Come sopra ricordato, il Consiglio Comunale di Forlì, con deliberazione n. 50 del 13 marzo 2006 ha approvato “l’Accordo attuativo dell’accordo quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A.”, definendo il programma di interventi per lo svilupp o della rete del Teleriscaldamento 2. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera, Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato. In particolare l’obiettivo “Razionalizzazione dei consumi energetici” pone tra le azioni: “Prevedere il teleriscaldamento”. 156 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 3. Come sopra descritto si prevede la stipula di un accordo di monitoraggio tra Hera, Comune di Forlì e Agess ed eventualmente altre società/enti portatrici di interessi, quali ad esempio Associazioni di Consumatori. OBIETTIVI DELL’AZIONE Gli obiettivi della presente azione sono sintetizzabili in questo modo: 1. Realizzare un considerevole risparmio nei consumi di combustibile per il riscaldamento nei settore Civile-Residenziale, Industriale ed anche una conseguente autoproduzione di energia elettrica in cogenerazione. 2. Ridurre le emissioni sia di gas ad effetto serra, sia degli inquinanti più pericolosi in ambito urbano quali PM 10, ossidi di Azoto e monossido di carbonio, contribuendo in tal modo ad un sensibile miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano. 3. Contribuire strategicamente ad una maggiore autosufficienza energetica del Comune, che attingendo a fonti energetiche rinnovabili (sorgenti fredde di calore) o comunque gratuite (calore di scarto del Termovalorizzatore) ed utilizzando anche per le unità che bruciano metano tecnologie ad alto rendimento, realizza una maggiore autosufficienza energetica. 4. Aumentare la sicurezza degli impianti termici. Gli edifici allacciati al sistema di teleriscaldamento saranno raggiunti unicamente da tubazioni di acqua ad una temperatura massima di 90°C per la mandata e tubazioni di ritorno a temperatura massima di 60°C. Quindi, per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, ogni unità abitativa o produttiva sarà dotata unicamente di uno scambiatore di calore acqua-acqua (oppure anche senza scambiatore di calore, con allacciamento diretto alla rete secondaria) con dispositivo contacalorie in luogo delle tradizionali centrali termiche a combustione e di eventuali (ancor più energivori ed inquinanti) boiler elettrici. Si eliminano quindi totalmente i possibili rischi di scoppi ed incendi e gli oneri di manutenzione dovuti alla presenza di caldaie e boiler entro le mura domestiche. 5. Razionalizzazione del riscaldamento domestico: rispetto a situazioni di riscaldamento centralizzato non dotate di dispositivi di regolazione e contabilizzazione autonoma, si ottiene la comodità di regolazione ed utilizzo tipiche di una caldaia autonoma. Il sistema di regolazione individuale permette all’utente di regolare la durata e la temperatura dell’impianto d’utenza secondo le proprie esigenze, in modo semplice e affidabile con cronotermostati e valvole di zona. Inoltre l’impianto verrà realizzato secondo le più recenti tecnologie, in modo da poter avere una temperatura di ritorno dalla singola unità anche relativamente bassa, tale da consentire senza problemi l’adozione di m i pianti di riscaldamento a bassa temperatura (ad irraggiamento) ed anche l’integrazione con altri sistemi di riscaldamento a fonti rinnovabili, quali i pannelli solari termici. 6. Consentire un efficiente recupero di calore dal nuovo termovalorizzatore di ambito in corso di realizzazione da parte di Hera S.p.A. Tale impianto, la cui opportunità d’essere non viene esaminata e discussa nell’ambito del presente lavoro (in quanto esso risulta già approvato dalle autorità competenti), nasce con l’unico obiettivo di smaltire rifiuti solidi urbani di Forlì e Provincia: il recupero energetico 157 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. nasce a valle di questa esigenza, con l’obiettivo di recuperare calore di processo, attingendo ad una fonte di energia gratuita, altrimenti sprecata. Tuttavia proprio la progettazione contemporanea dell’impianto e dei dispositivi a valle per il recupero energetico, consentirà di ottimizzare gli interventi con notevoli risparmi, rispetto ad interventi di tipo retrofit, quali quelli realizzati nel corso dell’ultimo decennio sull’ inceneritore attualmente esistente, (che risale alla metà degli anni 70). 7. Contribuire ad una produzione delocalizzata e diffusa sul territorio di energia elettrica, secondo le più recenti direttive, tramite tecnologie ad altissimo rendimento quale la cogenerazione a metano da impianti di taglia medio-piccola. A titolo esemplificativo si confrontano una produzione convenzionale separata di elettricità e calore e un sistema di cogenerazione per produrre le stesse quantità di energia elettrica (35 unità) e termica (50 unità): Produzione convenzionale separata da centrale elettrica a ciclo combinato con rendimento η = 49% e caldaia convenzionale con rendimento pari al 90%: sono necessarie 127 unità di energia primaria con un rendimento omplessivo: c 35 50 67% 127 Il sistema di cogenerazione impiega soltanto 100 unità di energia primaria per produrre contemporanemanete gli stessi quantitativi di energia elettrica e termica, con un rendimento pari a: 35 50 85% 100 Il risparmio ottenibile con la cogenerazione, valutato comunque rispetto a sistemi ad alta efficienza quali i cicli combinati, si attesta dunque attorno al 21%: 127 100 r 21% 127 Nonostante la cogenerazione sia una delle tecnologie più consolidate e promettenti nell’immediato per affrontare le sfide del risparmio energetico e della riduzione dell’effetto serra, si noti come l’Italia nel 1998 aveva una produzione elettrica da cogenerazione pari al 17,8 % dell’energia elettrica totalmente prodotta (Dati Eurostat). E’ facile comprendere dunque il potenziale di risparmio insito nell’applicazione su larga scala di questa tecnologia. Inoltre nel progetto in esame due delle unità di produzione sono costituite da motori endotermici alternativi a metano (ciclo Otto) che producono in cogenerazione calore ed elettricità: l’energia elettrica viene parzialmente utilizzata per azionare pompe di calore che consentono, tramite cicli termodinamici inversi, di trasferire altro calore da una sorgente a temperatura più bassa (acqua dal depuratore in zona nord e acqua di falda in zona sud) ad una temperatura più alta, con coefficiente di effetto utile (COP: Coefficient Of Performance) molto elevato, tipicamente dell’ordine del 300%. Il COP per una pompa di calore è definito dal rapporto tra l’energia elettrica spesa in ingresso L ed il calore utile generato Q1 (posto che il calore a bassa temperatura della sorgente fredda è disponibile gratuitamente): Q COP 1 300% circa L Si valuta il rendimento complessivo di un impianto di cogenerazione come quello sopra considerato, nel caso venga accoppiato ad una pompa di calore che trasformi il 90% 158 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale dell’energia elettrica in uscita ( 35 * 0,9 31 unità) in calore Q1 con un COP pari a 300%, mentre le restanti 35 31 4 unità di energia elettrica vengono cedute in rete. 4 31 * 3 50 Il rendimento complessivo risulterebbe pari a: 147% . 100 8. Possibilità di realizzare, per alcune isole del sistema di eleriscaldamento, t il teleraffrescamento (ad isola) in estate, contribuendo in tal modo a diminuire ulteriormente in modo significativo i consumi di energia elettrica per il condizionamento estivo, nonché l’utilizzo di fluidi frigorigeni aventi un elevato potenziale di riscaldamento globale. Il raffrescamento verrebbe realizzato con macchine frigorifere ad assorbimento, alimentate con il calore prodotto dagli impianti di teleriscaldamento ed utilizzanti come fluido operatore acqua refrigerata. Esiste inoltre la possibilità che utenti singoli possano allacciarsi alla rete nel periodo estivo con proprie macchine frigorifere ad assorbimento, con ulteriori risparmi di energia elettrica rispetto all’uso dei classici condizionatori. Si osservi che il raffrescamento, a differenza del condizionamento, non comporta variazioni del grado igrometrico dell’aria, né tantomeno il suo passaggio attraverso macchine e condutture, potenziale causa di trasmissione di virus e batteri, ma lavo ra sul principio dell’irraggiamento, come il riscaldamento a bassa temperatura. Ne consegue una maggior salubrità dell’aria. Inoltre, rispetto al classico condizionamento con impianti autonomi, nel caso di rete di teleraffrescamento si avrebbero eliminazione dei costi di acquisto e manutenzione delle macchine per il condizionamento autonomo. 9. Vantaggio economico per l’utente che paga direttamente il servizio (energia termica prelevata dalla rete) e non il combustibile: tenuto conto dei costi di gestione sensibilmente minori che una sottocentrale di scambio termico richiede rispetto alla centrale termica sostituita (estrema semplicità impiantistica; nessuna necessità del conduttore; assenza di canna fumaria, etc.) il costo finale del calore da teleriscaldamento risulta ovunque inferiore a quello di qualunque altro vettore energetico commerciale oggi disponibile sul mercato. 10. Maggiore continuità e robustezza del servizio Calore, essendo la rete alimentata da più poli di produzione, essendoci poche macchine in funzione (rispetto a diverse migliaia di caldaie tradizionali) costantemente seguite da personale specializzato ed essendo previsto un servizio di pronto intervento 24 ore su 24, festivi compresi, con copertura fino al punto di consegna del calore. COSTI E BENEFICI ATTESI Le valutazioni riportate di seguito si riferiscono ai risparmi in termini combustibile, di energia elettrica e di emissioni a progetto ultimato (anno previsto 2015) secondo le indicazioni dell’attuale progetto di massima realizzato da Hera S.p.A. Dunque non sono valutati: i risparmi conseguenti ad eventuali ulteriori possibili espansioni della rete; i risparmi di energia elettrica derivanti dalla possibilità di realizzare isole servite dal teleraffrescamento; la possibilità che utenti singoli possano allacciarsi alla rete nel periodo estivo con proprie macchine frigorifere ad assorbimento, con ulteriori risparmi di energia elettrica. 159 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. Valutazione dei risparmi di combustibile Nella tabella seguente vengono illustrati i consumi nella situazione attuale e a progetto ultimato, espressi sia in metri cubi standard di metano, sia in tonnellate equivalenti di petrolio. Si è ipotizzato che il teleriscaldamento vada a servire 14.600 appartamenti equivalenti e che l’energia termica così risparmiata, pari a 131.000 MWh/anno, vada a sostituire centrali termiche a metano con un rendimento medio dell’80%. Si ottiene in tal modo un consumo evitato pari a circa 14.000 tep, mentre stimando i consumi annui delle varie unità di potenza del sistema Teleriscaldamento (escluso il Termovalorizzatore, la cui fonte, per i motivi suddetti, viene considerata gratuita) si ottiene un consumo pari a circa 7.900 tep. Il risparmio così ottenuto, pari a circa 6.000 tep/anno, corrisponde al 43% del consumo attuale per quegli stessi appartamenti equivalenti. Tabella 40 – Valutazioni di risparmio energetico TEP Gas Metano (t. equivalenti di petrolio) (Smc CH4) Caldaie Domestiche 14.002 17.075.000 Totale Situazione Attuale 14.002 17.075.000 Pompa di Calore e Cogeneratore 20 MWt 3.643 4.443.000 Pompa di Calore e Cogeneratore 6 MWt 1.189 1.450.000 Centrali Cogenerative 5 MWt 1.845 2.250.000 Centrali Termiche 20 MWt 1.235 1.506.000 Totale di Progetto 7.912 9.649.000 Differenza Assoluta - 6.090 - 7.426.000 Variazione % - 43% - 43% Valutazione di Bilancio Energetico Situazione Attuale Situazione di Progetto Fonte: Hera S.p.A. Valutazione delle emissioni evitate Il bilancio delle emissioni con confronto tra la situazione attuale e la situazione di progetto è stato effettuato con le medesime ipotesi di lavoro del bilancio energetico, con gli opportuni fattori di emissione. Si noti in particolare che a fronte di un risparmio sulle emissioni di anidride carbonica di circa 13.700 tonn/anno, pari al 43% dell’attuale emissione, per gli altri inquinanti, più temibili per la qualità dell’aria in ambito urbano, si ottengono risparmi ancor più consistenti, pari al 77% per il CO, all’ 84% per gli ossidi di azoto e all’85% per le PM10. Infatti, mentre il risparmio in termini di CO2 rispecchia esattamente quello in termini di combustibile, per gli altri inquinanti deriva, oltre che dalla maggiore efficienza del sistema di teleriscaldamento, da un migliore funzionamento delle unità di potenza che lavoreranno a regimi molto più costanti rispetto ai continui transitori delle caldaie domestiche e con un controllo delle emissioni puntuale e di conseguenza molto più efficace. 160 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Infatti i camini di poche centrali con efficienti depuratori dei fumi, sostituiranno le canne fumarie delle singole abitazioni, nelle quali sarebbe impensabile potere attuare lo stessa depurazione e lo stesso controllo delle emissioni attuabile su pochi impianti di taglia molto più grande, con l’impiego ridotto di personale. 161 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. Tabella 41-Valutazioni delle emissioni evitate NOx CO PM10 CO2 (t/anno) (t/anno) (t/anno) (t/anno) Caldaie Domestiche 29,5 14,7 3,95 31.827 Totale Situazione Attuale 29,5 14,7 3,95 31.827 Pompa di Calore e Cogeneratore 20 MWt 1,1 1,1 0,14 8.330 Pompa di Calore e Cogeneratore 6 MWt 0,4 0,4 0,05 2.718 Centrali Cogenerative 5 MWt 0,6 0,6 0,07 4.218 Centrali Termiche 20 MWt 2,6 1,3 0,35 2.808 Totale di Progetto 4,6 3,3 0,61 18.074 Differenza Assoluta - 24,9 - 11,4 - 3,34 - 13.753 Variazione % - 84% - 77% - 85% - 43% Valutazione Emissioni in Atmosfera Situazione Attuale Situazione di Progetto Fonte: Hera S.p.A. Valutazioni a livello di Comune Volendo fare valutazioni sull’effetto del progetto a livello di consumi ed emissioni totali in territorio comunale, è necessario considerare che i bilanci e le emissioni sopra illustrati con relative percentuali di risparmio prendono in esame soltanto i 14.600 appartamenti equivalenti che saranno allacciati al Teleriscaldamento. Essi costituiscono circa il 30% delle circa 47.700 unità abitative in territorio comunale (n° stimato per l’anno 2004). Inoltre i consumi e le emissioni di CO2 per energia termica del settore Civile (quello maggiormente interessato al progetto) costituiscono (sempre nell’anno 2004) rispettivamente il 35% e il 23% dei corrispettivi valori globali a livello di Comune. Per valutare l’effetto del sistema teleriscaldamento, è opportuno osservare che l’iter procedurale di autorizzazione per il nuovo termovalorizzatore di ambito di Hera, sito in territorio comunale, è praticamente concluso e quindi il bilancio ipotetico delle emissioni di CO2 equivalente al 2005, risulterebbe, localmente: 162 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Comune di Forlì - Emissioni di CO2 equivalente per settore [tonn]: scenario “business as usual” SETTORE 2004 200524 200525 33.177 25.125 25.125 Agricoltura e Zootecnia 64.302 62.992 62.992 Industria 353.538 357.038 357.038 Trasporti 64.956 65.293 65.293 Terziario 179.300 173.269 173.269 Civile 50.869 52.197 113.245 Termovalorizzazione rifiuti Totale [tonn] 746.142 735.914 796.962 Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio, regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Nella tabella si può effettuare il confronto tra la situazione attuale (anno 2004) delle emissioni di CO2 equivalente misurata nel 2004, la situazione realistica stimata per il 2005 con criterio b.a.u. e la situazione potenziale al 2005 (cioè come da emissioni massime autorizzate per i nuovi termovalorizzatori). Per il settore Termovalorizzazione Rifiuti si è considerata la sostituzione dell’attuale inceneritore di Hera da 60.000 tonn di rifiuto/anno autorizzate con l’impianto previsto da 120.000 tonn di rifiuto/anno autorizzate; per quanto concerne il termovalorizzatore di Mengozzi adibito a rifiuti speciali ospedalieri, si è parimenti considerato il raddoppio della quantità di rifiuto autorizzata, passando da 16.000 a 32.000 tonn. di rifiuto/anno autorizzate; per tutti gli altri settori si sono stimate le emissioni al 2005 con interpolazione lineare sui dati storici 1993-2004. Questo a prescindere dal fatto che nel progetto di Hera il nuovo termovalorizzatore sarà ultimato soltanto nel 2008, anno in cui sostituirà a tutti gli effetti l’attuale termovalorizzatore. In pratica per il nuovo termovalorizzatore di Hera si è considerata una produzione di 505 kg di CO2 equivalente per ogni tonnellata di rifiuto incenerito (dati Hera S.p.A., al netto del carbonio da biomasse) e quindi moltiplicando per la capacità annua autorizzata di 120.000 tonn. di rifiuto si ottiene 60.600 tonn. di CO2 equivalente annue. Le emissioni dell’impianto esistente si aggirano (con una emissione specifica di 561 Kg di CO2 equivalente per ogni tonnellata di rifiuto incenerito) attorno alle 28.000 tonn. di CO2 equivalente annue per uno smaltimento effettivo che si aggira attorno alle 50.000 tonn. di rifiuto/anno. Per il nuovo termovalorizzatore di Mengozzi sono stati considerati gli stessi fattori di emissione utilizzati per l’attuale impianto: quindi, dato il raddoppio di capacità di smaltimento annua autorizzata, si ha un corrispondente raddoppio della CO2 equivalente emessa. Il dato del 2004 vede uno smalt imento di 15.940 tonnellate di rifiuto per una emissione di circa 26.200 tonn. di CO2 equivalente, mentre considerando uno smaltimento pari a 32.000 tonn. di rifiuto, si otterrebbero circa 52.600 tonn. di CO2 equivalente. In tabella sono riportati i risultati complessivi del settore Termovalorizzazione Rifiuti. E’ necessario sottolineare che in prima analisi è stato illustrato un bilancio locale della CO2 mentre un bilancio della CO2 a livello globale (ovvero secondo un criterio di responsabilità sociale) dovrebbe prendere in esame le emissioni risparmiate per smaltire (come avviene attualmente) in discarica le quantità di rifiuto, che saranno invece smaltite tramite termovalorizzazione, nel nuovo impianto di ambito. In altre parole si dovrebbero “scontare” al Comune di Forlì le emissioni dovute alla distruzione di rifiuti provenienti dal comprensorio extra-comunale e fare la stessa operazione per omogeneità per l’impianto di Mengozzi, che smaltisce rifiuti ospedalieri provenienti da tutta Italia. 24 25 Situazione reale al 2005 con gli attuali inceneritori come attualmente in funzione. Situazione potenziale al 2005 con nuovo termovalorizzatore di Hera, già approvato ed ampliamento termovalorizzatore Mengozzi, attualmente sottoposto a procedura AIA. 163 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. Secondo tale logica, anche per l’energia elettrica consumata dal Comune di Forlì andrebbero attribuiti gli oneri di emissione di gas serra al Comune stesso: infatti, anche se le emissioni non ricadono direttamente sul territorio comunale, in quanto trattasi di energia pressoché totalmente importata, la responsabilità di tali emissioni ricade sul Comune. Parimenti, per le produzioni di energia elettrica presenti sul territorio comunale, ove questa energia venisse esportata, si dovrebbero scontare le corrispondenti emissioni, la cui responsabilità sociale ricadrebbe sui consumatori. Considerando ora nella successiva tabella il Progetto del sistema di teleriscaldamento di Hera S.p.A. e considerandolo ultimato nel 2015, vediamo come sarà la situazione a livello di emissioni nel 2015, sempre a confronto con le situazioni di cui sopra. Comune di Forlì - Emissioni di CO2 equivalente per settore [tonn] SETTORE 2004 200526 2015 Agricoltura e Zootecnia 33.177 25.125 25.126 Industria 64.302 62.992 57.661 Trasporti 353.538 357.038 422.346 Terziario 64.956 65.293 82.135 Civile 179.300 173.269 171.167 Termovalorizzazione rifiuti 50.869 113.245 113.245 Sistema teleriscaldamento Emissioni evitate su 14.600 caldaie domestiche equivalenti Emissioni da pompe di calore, unità cogenerative e termiche Totale [tonn] -31.827 18.074 746.142 796.962 857.927 Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio, regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Dal momento che una delle principali unità di potenza del Sistema di teleriscaldamento sarà proprio il termovalorizzatore di Hera S.p.A. con 30.000 MWh termici/anno forniti, riportiamo a seguire l’effetto migliorativo del progetto teleriscaldamento, rispetto alla situazione potenziale del 2005, a livello di emissioni in territorio comunale: Comune di Forlì – Effetto locale del progetto Teleriscaldamento sulle emissioni di CO2 equivalente Effetto del Teleriscaldamento tonn. CO2 equiv./anno Emissioni tot. in Comune, anno 2005** 796.962 Emissioni da pompe di calore, unità cogenerative e termiche 18.074 Emissioni risparmiate su 14.600 caldaie equivalenti -31.827 Effetto complessivo del Progetto al 2015 -13.753 Variazione percentuale delle emissioni -1,73% Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio, regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. 26 Situazione potenziale al 2005 con nuovo termovalorizzatore di Hera, già approvato ed ampliamento termovalorizzatore Mengozzi, attualmente sottoposto a procedura AIA. 164 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Si osservi come il sistema di teleriscaldamento migliori sensibilmente a livello ambientale la situazione potenziale conseguente al progetto del nuovo Term ovalorizzatore: anche solo computandone gli effetti a livello del Comune di Forlì si ha una riduzione delle emissioni complessive dell’ 1,73% rispetto ai valori del 2005. Si osservi nelle tabelle a seguire il miglioramento determinato dal punto di vista della autosufficienza energetica del Comune di Forlì dal Termovalorizzatore con annesso sistema di Teleriscaldamento (anno 2015). Comune di Forlì – Previsioni di bilancio elettrico [MWh] Fonte energetica Anno 2004 [MWh] Anno 2015 [MWh] Termovalorizzatore Hera 8.833 58.425 Termovalorizzatore Mengozzi 7.621 13.871 3.456 4.000 Idroelettrico 710 1.167 Fotovoltaico 55 384 Biomasse - - Progetto Teleriscaldamento: unità cogenerative - 9.200 Totale Produzione 20.675 87.047 Totale Domanda 502.724 683.074 Bilancio [MWh] - 482.049 - 596.027 Bilancio [%] - 95,9% - 87,3% Turboespansore Hera Si può osservare come a fronte di notevoli miglioramenti (ma dalla modesta ricaduta a livello di Comune) stimati sul versante della produzione da fotovoltaico e idroelettrico (nuova turbina di Villa Rovere), i maggiori contributi derivino dalla turbina a vapore del nuovo termovalorizzatore Hera funzionante in continuo, dal potenziamento del termovalorizzatore di Mengozzi anch’esso funzionante in continuo e dalle varie unità cogenerative del sistema di teleriscaldamento, funzionanti per 2000-3000 ore/anno. Nonostante il considerevole aumento dei consumi elettrici del Comune nell’arco degli 11 anni, con un incremento pari al 36%, si registra, grazie ai nuovi interventi, un miglioramento percentuale a livello di bilancio tra energia prodotta ed energia totalmente consumata di quasi 9 punti percentuali. Il progetto teleriscaldamento contribuisce a tale risultato con 9.200 MWh elettrici prodotti, rappresentanti circa il 10% della produzione elettrica in territorio comunale nell’anno 2015. 165 7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A…. Comune di Forlì- Previsioni del consumo di combustibili fossili [tep]: scenario b.a.u. Settore Anno 2004 Anno 2015 Agricoltura 4.984 7.504 Industria 25.484 25.02427 Trasporti 71.801 79.148 Terziario 26.733 34.788 Civile 68.742 67.822 Consumo evitato su 14.600 caldaie domestiche equivalenti - -14.002 Unità cogenerative e termiche - 7.912 Totale 197.744 208.196 Sistema teleriscaldamento Fonti: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive. La tabella soprastante illustra le stime di bilancio dei consumi di combustibili (energia termica), ottenute con interpolazione lineare sui dati storici nei vari settori. Per il sistema teleriscaldamento si sono considerati sia i consumi evitati su 14.600 caldaie domestiche equivalenti, sia i consumi di metano necessari al funzionamento delle centrali termiche e cogenerative (dati Hera S.p.A.). Escludendo il sistema di teleriscaldamento, si passerebbe dai 197.744 tep del 2004 ai 214.286 tep del 2015 con un aumento percentuale pari a circa l’8%. Grazie al sistema teleriscaldamento l’aumento stimato dei consumi nel decennio è più contenuto e percentualmente pari a circa il 5 %. Si può quindi concludere che il progetto comporta un risparmio in termini di consumi complessivi di combustibili in Comune pari al 3% rispetto alla situazione del 2004. Comune di Forlì-Previsioni di produzione energia termica [MWh] Fonte Energetica Anno 2004 Anno 2015 Termovalorizzatore 7.736 30.000 - 60.000 - 18.000 Centrali cogenerative sparse - 10.000 Caldaie sparse - 13.000 Totale Produzione 7.736 131.000 Pompa di calore e cogeneratore (Zona Nord) Pompa di calore e cogeneratore (Zona Sud) Fonte dati: Hera S.p.A. Si osservi come il sistema Teleriscaldamento dia i maggiori benefici sul versante della produzione di energia termica portando la produzione a livello comunale dai 7.736 MWht del 2004, prodotti dal recupero nell’attuale impianto di termovalorizzazione ai 131.000 MWht, con un aumento percentuale pari a circa il 1.600 %. 27 Il dato comprende, oltre ad una interpolazione lineare, anche il sovraconsumo di metano del nuovo Termovalorizzatore di ambito di Hera S.p.A. 166 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale Il Comune di Forlì, nell’ambito delle azioni finalizzate al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà, sia perché molti di essi rivelano criticità e vetustità su cui si rendono necessari interventi, sia per dare un buon esempio alla cittadinanza in merito all’applicazione delle migliori pratiche disponibili nell’ambito dell’edilizia, in ottemperanza al D.Lgs 192/05. Si ricorda che, per quanto riguarda l’energia elettrica, il settore Civile è responsabile in territorio comunale, con 125.200 MWhe assorbiti, del 25% dei consumi elettrici complessivi dell’anno 2004; per quanto concerne invece i combustibili lo stesso settore è responsabile, con 68.700 tep utilizzati, del 35% dei consumi termici complessivi dello stesso anno. Si osservi d’altra parte che, oltre al Civile, anche il settore Terziario, responsabile del 13% dei consumi elettrici e del 36% dei consumi di combustibile, contribuisce in notevole misura ai consumi riconducibili all’ambito dell’edilizia. Dunque si può senza dubbio asserire che almeno un terzo dei consumi elettrici e almeno il 70% dei consumi di combustibile, sia imputabile al comparto dell’edilizia, residenziale, pubblica o terziaria che sia. Ovviamente il complesso degli edifici pubblici di proprietà comunale rappresenta una percentuale di consumi molto piccola rispetto al totale del comparto, ma importante per i motivi suddetti. Tali considerazioni vanno viste alla luce del notevole potenziale di miglioramento oggi praticabile nel settore dell’edilizia e del relativo quadro normativo nazionale, di cui si riportano brevemente i capisaldi: Il bando ”Solare termico”, emanato il 21/12/01 dal Ministero dell’Ambiente per incentivare l’installazione di impianti solari termici a bassa temperatura da parte di enti pubblici ed aziende distributrici di gas prevede contributi finanziari fino al 30% del costo d’investimento (IVA esclusa); Anche per i soggetti che non possono beneficiare di tale bando esistono forme di incentivi a livello nazionale, valide per gli impianti a fonti rinnovabili in generale: aliquota IVA del 10% sulla realizzazione dell’impianto e detrazione Irpef del 41% (Finanziaria 2006) sulle spese documentate e fatturate; Il Decreto Ministeriale “Conto Energia” del 28/07/05, ampliato ed integrato dal DM 15/02/06, incentiva per 20 anni l’energia prodotta tramite conversione fotovoltaica. L’incentivo si applica all’energia prodotta da impianti di potenza compresa tra 1kW e 1.000 kW, distinti in tre classi di potenza (fino a 20 kW, da 20 kW a 50 kW e sopra i 50 kW). Le tariffe incentivanti variano da 0,445 €/kWh a 0,49 €/kWh a seconda della classe di potenza e per la classe da 1 a 20 kW anche in relazione alla modalità scelta per la destinazione dell’energia prodotta: scambio sul posto oppure cessione in rete; Il Decreto Legislativo 192 del 19/08/05 disciplina i criteri per la certificazione energetica e la metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici. Inoltre, a partire dall’08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2 sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica, intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi. 167 7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI Gli interventi da attuarsi negli edifici pubblici, finalizzati al rinnovamento delle strutture, degli impianti e al risparmio energetico, saranno di varia natura: 1. Diagnosi energetica degli edifici con all’ausilio della termocamera e successive azioni correttive che potranno essere puntuali o di natura più estesa ove sia prevista una ristrutturazione dell’edificio: le attività saranno effettuate secondo le procedure descritte nella scheda n° 1. Il Comune ha già commissionato nel 2006 una prima operazione di diagnosi energetica coinvolgente alcuni suoi edifici: sono stati individuati in prima analisi 30 edifici comunali significativi, di cui 4 asili nido, 8 scuole elementari, 8 scuole medie, 5 palestre, la Piscina comunale, il Palazzo comunale con l’ex Provincia ed il Tribunale. Su di essi sono stati effettuati: una contabilizzazio ne del fabbisogno energetico sulla base delle bollette dell’energia elettrica e del gas degli ultimi anni; una analisi termografica per individuare le criticità, cioè i punti in cui si ha la maggior concentrazione di dispersioni termiche verso l’esterno; una serie di interventi puntuali nei punti critici individuati per migliorare le caratteristiche energetiche; pianificazione di una successiva analisi energetica per verificare e quantificare i risultati raggiunti grazie agli interventi messi in campo. Inoltre, qualora gli edifici in oggetto siano stati recentemente oggetto di ristrutturazioni od interventi parziali, come ad esempio la sostituzione di vetri, serramenti o infissi, si potrà verificare e quantificare il miglioramento prodotto rispetto alla situazione preesistente. 2. Installazione di impianti solari termici secondo i criteri e le modalità citati nella scheda n° 2. Il Comune intende avviare entro breve termine la realizzazione di 7 impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria installati sulle coperture di 4 palestre e di 3 asili nido. L’operazione, già in corso, è stata avviata in tempi rapidi, onde poter partecipare al Bando “Solare Termico” del Ministero dell’Ambiente (in scadenza), per ottenere una sovvenzione fino al 30% delle spese sostenute (IVA esclusa). 3. Attività di installazione di impianti solari fotovoltaici: il Comune di Forlì negli ultimi anni ha realizzato numerosi interventi su coperture di edifici di sua proprietà (soprattutto scuole elementari e medie) usufruendo degli incentivi in conto capitale previsti dal “Programma 10.000 Tetti Fotovoltaici” avviato con DM del 16/03/01. Dal momento che buona parte di questi impianti sono entrati in funzione da pochi mesi e non risultavano nei bilanci precedentemente elaborati, si riporta di seguito un prospetto degli impianti attualmente in funzione28 con rispettive potenze installate. A fronte del notevole impegno profuso in tale settore, al momento il Comune non ha in previsione di realizzare ulteriori impianti, nonostante le interessanti opportunità, anche economiche, offerte dal Decreto “Conto Energia”. 4. Azione di riqualificazione energetica della Piscina Comunale tramite il ricorso a 4 azioni riguardi gli impianti tecnologici asserviti alla struttura: Centrali termiche: intervento sul riscaldamento dell’acqua di vasca Uso razionale dell’acqua Recupero di energia termica Integrazione con energia solare (solare termico) 28 Gli impianti dal n°1 al n°6 sono stati realizzati nel 2002, mentre gli impianti dal n° 7 al n° 15 sono entrati in funzione nel Marzo 2006. 168 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale a) Centrali termiche Attualmente la struttura è servita da centrali termiche alimentate a metano che, pur mantenute in ottimo stato di manutenzione, comportano ingenti consumi energetici ed elevati costi di esercizio se paragonate alle tecnologie prese in co nsiderazione nell’intervento in esame. Questo, infatti, si basa sull’introduzione di pompe di calore di nuova concezione, che, utilizzando refrigeranti appartenenti alla famiglia delle miscele geotropiche ad elevatissimo coefficiente di performance (COP = 5,5 a +7°C e COP = 3,6 a -5°C), consentiranno un considerevole risparmio rispetto al consumo che attualmente la struttura sostiene per il riscaldamento dell’acqua delle piscine. b) Uso razionale dell’acqua. E’ risaputo che oggi l’acqua è ritenuta uno dei beni più preziosi del pianeta: questo concetto ispiratore ha spinto a sviluppare una serie d’interventi in grado di ridurre notevolmente i consumi idrici, passando dagli attuali 51.400 mc/anno a circa 20.100 mc/anno. Quanto sopra rappresenta sicuramente un importante traguardo del progetto. I dati di risparmio, anche economico, sono considerevoli. c) Recupero di energia termica. Dall’analisi di funzionamento delle attuali centrali termiche, nonché dal monitoraggio dell’andamento delle temperature dei fluidi, è stato identificato dove e come intervenire con azioni correttive/migliorative (ad esempio coibentazione delle condutture) al fine di ottenere l’ottimizzazione dei processi termodinamici, facendo sì che il bilancio energetico risultante mostri chiaramente che nulla di migliorabile sia stato tralasciato. D) Integrazione con energia solare per il riscaldamento della acqua calda sanitaria. L’impiego del solare termico per la produzione di ACS potrebbe apportare un rilevante contributo all’intervento di risparmio energetico. Infatti un impianto a pannelli termici, consentirebbe, per buona parte dell’anno, la disattivazione completa di ogni generatore termico con enormi vantaggi energetici ed economici. Durante i periodi più sfavorevoli dell’anno, la produzione di energia termica da fonte solare sarà integrata dagli impianti a pompe di calore. OBIETTIVI DELL’AZIONE Gli obiettivi della presente azione possono essere riassunti come di seguito: 1. 2. 3. 4. 5. Fornire alla cittadinanza esempi di buone pratiche applicate ad edifici di proprietà comunale; Provvedere al necessario miglioramento e rinnovamento di tali edifici; Risparmio energetico e contenimento delle emissioni; Salvaguardia e protezione dell’ambiente; Valorizzazione dell’ambiente urbano, dei centri storici e residenziali. 169 7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale COSTI E BENEFICI ATTESI Vengono di seguito valutati i benefici in termini energetico-ambientali conseguibili attraverso i principali interventi appena messi in atto o previsti nell’immediato futuro dal Comune di Forlì. In primo luogo si valutano gli effetti complessivi dell’installazione dei 15 impianti fotovoltaici elencati nella seguente tabella con le relative potenze installate. In base al fattore di producibilità annua indicato per il Comune di Forlì29, si stima una produzione di energia elettrica pari a circa 116.250 kWh/anno, con un risparmio pari a circa 29 tep di energia primaria ed una mancata emissione di 72 tonnellate di CO2/anno. Tabella 42-Impianti FV su edifici comunali Impianto Potenza install. [kWp] 1 Scuola media Zangheri 3 2 Scuola media Maroncelli 3 3 Scuola media Croce 3 4 Scuola media Orceoli 3 5 Scuola media Palmezzano 3 6 Scuola media Mercuriale 3 7 Scuola elementare Tempesta 10 8 Scuola elementare Squadrani 10 9 Scuola elementare Rivalti (Ronco) 10 10 Scuola elementare Rivalta 10 11 Scuola materna Querzoli 10 12 Scuola elementare Melozzo 10 13 Scuola elem. Matteotti 8 14 Scuola elem. Bersani 10 15 Canile Comunale 3 Totale Marzo 2006 93 Fonte: Comune di Forlì Viene ora presa in esame la prevista installazione di sette impianti solari termici su asili e palestre di proprietà comunale, di cui sono riportati i dettagli relativi alle superfici captanti, nonché all’energia termica prodotta e utilizzata e alle quantità di metano risparmiato. 29 1.250 kWh/anno per kW di potenza installata (da Norme UNI per la latitudine di Forlì). 170 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Il progetto è partito dal fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria ed è stata considerata la quota di energia prodotta che viene effettivamente utilizzata: in altre parole quando nei mesi più caldi le potenzialità produttive sono maggiori del fabbisogno, il surplus energetico non è stato conteggiato. Ipotizzando di produrre le stesse quantità di acqua calda tramite caldaie a metano, si è stimato il combustibile risparmiato grazie agli impianti solari. Si è considerato un rendimento medio dei generatori ai limiti inferiori, pari all’80% ed un potere calorifico inferiore per il metano pari a 34,425 MJ/Nmc30. In tal modo si ottiene un risparmio quantificabile in 24.500 Nmc di metano, corrispondente a circa 20 tep31. In termini di emissioni il risparmio sarebbe di circa 48 tonnellate di CO2/anno32. Tabella 43-Impianti solari previsti su edifici comunali Impianto Superificie totale [mq] Energia solare prodotta e utilizzata [kWh] Quantità di metano risparmiato [Nmc] 1 Asili nido Pimpa, Cucciolo, Kamillo Kromo 36 27.425 3.585 2 Scuola materna Betulla 30 22.884 2.991 3 Asilo nido Le Farfalle 30 24.607 3.217 4 Palestra Ronco 20 20.336 2.658 5 Palestra San Martino 20 17.103 2.236 6 Polisportiva Monti (Cava) 30 26.516 3.466 7 Polisportiva San Martino 60 48.552 6.347 226 187.422 24.500 Totale Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari Infine vengono esaminati i vantaggi derivanti dal progetto di massima che è stato approntato per una riqualificazione energetico-ambientale della Piscina Comunale. La sinergia e l’interdipendenza delle soluzioni impiantistiche adottate è tale per cui difficilmente si può attribuire ad ogni singola soluzione una quota ben precisa del risparmio globale. Vengono quindi illustrati e confrontati i consumi complessivi di metano, acqua ed energia elettrica prima e dopo l’intervento, con i relativi costi di approvvigionamento e le emissioni di anidride carbonica, nonché un quadro riepilogativo finale. Per quanto riguarda i consumi di metano (ved. Tab. 44), si passerebbe da un consumo annuo pari a circa 265.900 Nmc ad un consumo pari a 35.400 Nmc con un risparmio di combustibile di quasi l’87%. A livello di emissioni si risparmierebbero 448 tonn. di CO2/anno, mentre il risparmio economico sarebbe quantificabile in circa 147.500 euro. Q dove V è il volume di metano, Q l’energia termica prodotta e utilizzata, PCI il potere calorifico PCI * inferiore del metano e è il rendimento del generatore di calore. 30 V 31 La conversione utilizzata per il metano è la seguente: 1000 Nmc = 0,82 tep. Si sono prima trasformati i Nmc di metano in GJ utilizzando il potere calorifico del metano, pari a 34,74 MJ/Nmc; poi si è utilizzato il fattore di emissione per la CO2 prodotta da impianti di riscaldamento a metano, pari a 56 kg/GJ. 32 171 7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale Tali risultati deriveranno in misura preponderante dall’impiego delle pompe di calore in sostituzione delle caldaie a metano: le pompe di calore non utilizzano infatti combustibile, ma energia elettrica e calore a bassa temperatura, quest’ultimo prelevabile, con COP (coefficient of performance) pari a circa 5, sia dall’acqua di scarico a 26°C della piscina, sia dall’aria esterna. In secondo luogo il metano impiegato per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria diminuirà grazie ad almeno due interventi: il recupero di una quota di acqua a 26° C dallo scarico dell’acqua di vasca e l’utilizzo di un impianto solare termico in grado di garantire una copertura su base annua pari a circa il 70% del fabbisogno residuo di energia termica. L’unico impiego del metano che non subirà variazioni di rilievo sarà quello relativo al riscaldamento ambienti, che costituirà il 68% del metano totalmente consumato dalla struttura ad intervento effettuato. Tabella 44 – Prog. Piscina: consumi, emissioni e costi di approvvigionamento su base annua per il metano Metano Consumo [Nmc] 33 Emissioni [tonn. di CO2] Situaz. Attuale Post intervento Bilancio 265.897,00 35.432,00 -230.465,00 517,29 68,93 -448,36 Costo unitario [€/Nmc] Spesa totale [€] 0,64 170.174,08 22.676,48 -147.497,60 Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari I consumi di acqua (ved. Tab. 45) su base annua passeranno dagli attuali circa 51.400 mc a circa 20.100 mc con una diminuzione percentuale pari al 61%. Il risparmio economico si aggirerà sui 44.500 euro/anno. Questi risultati saranno raggiunti grazie ad un impianto di recupero dell’acqua di vasca tramite processi fisico-chimici ( filtrazione e trattamento con raggi UVA). Tabella 45 – Prog. Piscina: consumi, emissioni e costi di approvvigionamento su base annua per l’acqua Acqua Consumo [mc] Situaz. Attuale Post intervento Bilancio 51.384,00 20.093,00 -31.291,00 Costo unitario [€/mc] Spesa totale [€] 1,42 72.965,28 28.532,06 -44.433,22 Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari I consumi di energia elettrica (ved. Tab. 46) saranno gli unici ad aumentare per effetto dell’utilizzo della tecnologia delle pompe di calore: agli attuali 1.076 MWh annui si aggiungeranno circa 187 MWh/anno, con un aumento delle emissioni di CO2 pari a 115 tonn. e un aumento della spesa di circa 22.500 euro. Saranno comunque valutati ulteriori interventi di risparmio sull’illuminazione, per ridurre i consumi; ad ogni modo il sovraconsumo elettrico risulterà già ampiamente bilanciato dal risparmio nel consumo di metano, come evidenziato dal quadro riassuntivo (tab. 47). 33 Si è utilizzata la stessa conversione descritta in nota 29. 172 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Tabella 46 – Prog. Piscina: consumi, emissioni e costi di approvvigionamento su base annua per l’e. elettrica Energia elettrica Consumo [kWh] 34 Emissioni [tonn. di CO2] Situaz. Attuale Post intervento Bilancio 1.075.640,00 1.262.840,00 +187.200,00 663,67 779,17 +115,50 Costo unitario [€/kWh] Spesa totale [€] 0,12 129.076,80 151.540,80 +22.464,00 Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari Complessivamente (ved. Tab. 47), uniformando e sommando i consumi di metano e di energia elettrica, si ottiene un risparmio di energia primaria su base annua di circa 142 tep, pari a circa il 29% dei consumi attuali ed una corrispondente riduzione delle emissioni di circa 333 tonn. di CO2 pari a circa il 28% delle attuali emissioni35. Del risparmio idrico si è già detto in precedenza, mentre il risparmio economico globale, riferito agli approvvigionamenti di energia ed acqua, sarebbe di circa 169.500 euro/anno, pari ad oltre il 45% delle attuali spese. Tabella 47- Quadro riassuntivo dell’intervento Situaz. Attuale Post intervento Bilancio Consumi complessivi di energia primaria36 [tep] 486,95 344,76 -142,18 Consumi di acqua [mc] 51.384,00 20.093,00 -31.291,00 Emissioni di CO2 [tonn] 1.180,96 848,10 -332,85 Spesa totale [€] 372.216,16 202.749,34 -169.466,82 Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari 34 Le emissioni in termini di CO2 sono valutate secondo il fattore 617 kg/MWh, dato GRTN 2003 in base alla composizione del parco elettrico nazionale. 35 Si noti che nelle valutazioni di risparmio sulla piscina comunale è stato effettuato un bilancio globale, che tiene conto anche delle emissioni fuori ambito comunale causate dalla produzione di energia elettrica necessaria al fabbisogno dell’impianto. 36 Sono raggruppati in una unica voce in termini di energia primaria i consumi di metano e quelli di energia elettrica, con le seguenti conversioni: 1000 Nmc di metano = 0,82 tep e 1 MWhe= 0,25 tep. 173 7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia… 7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica Dai dati rilevati per il territorio comunale si evince che per i consumi di energia elettrica il settore più energivoro è il Terziario (responsabile del 36% dei consumi), seguito dall’Industria (33%) e dal settore Civile (25%). Si può quindi asserire che circa il 60% dell’energia elettrica finisca in qualche modo nell’edilizia, sia cioè utilizzata in ambito residenziale, in uffici e aree commerciali. Buona parte di questa energia è destinata alla climatizzazione dei locali (condizionamento estivo), altra voce importante di spesa energetica è rappresentata dagli elettrodomestici ed apparati elettrici ed elettronici come tv, radio, computer ecc; anche i sistemi frigo hanno una considerevole necessità di energia, mentre l'illuminazione rappresenta una quota più piccola dei consumi elettrici. Ipotizzando una abitazione tipo sprovvista di condizionatore, ma dotata di boiler elettrico, si è rilevato che del 100% di energia elettrica consumata, mediamente un 20% serve per alimentare il boiler elettrico, un 18% serve per alimentare il frigorifero (che funziona in continuo), un 15% per l'illuminazione, un 13% per la lavatrice, un 11% per il televisore, un 4% per la lavastoviglie, un altro 4% per il forno elettrico ed infine un 15% per alimentare elettrodomestici ed utensili vari. Se si ipotizza di utilizzare anche un sistema di condizionamento classico con un uso di circa 5 ore/giorno per 3 mesi l’anno, si avrà un sovraconsumo di un ulteriore 30-40%. I consumi di energia elettrica nel settore dell’edilizia sono spesso riducibili senza costosi interventi di ristrutturazione dell’edificio e degli impianti di servizio. Ci si riferisce sostanzialmente ad un “fisiologico” rinnovamento del parco elettrodomestici e dei sistemi di illuminazione all’interno degli edifici domestici e del settore Terziario. Tale rinnovamento dovrà essere stimolato nella direzione di macchine e dispositivi ad alta efficienza, oggi facilmente reperibili sul mercato e confrontabili senza difficoltà grazie all’etichettatura energetica. Infatti l’Unione Europea con al direttiva 75/92 CE ha introdotto la necessità di applicare un’etichetta energetica ai principali elettrodomestici e nel 1994 è stata emanata la prima direttiva specifica. Si è poi avuto il recepimento da parte dei paesi membri e in Italia nel 1998 è stato introdotto l’obbligo dell’etichettatura energetica per frigoriferi e congelatori; da maggio 1999 è stata introdotta l’etichetta per le lavatrici; da Giugno 2000 per le lavastoviglie; da Luglio 2002 per le lampade ad uso domestico e da Luglio 2003 infine sono state introdotte le etichette per i forni elettrici e i condizionatori. Per quanto riguarda le apparecchiature per ufficio i primi passi si sono avuti nel 1993 negli Stati Uniti con l’adozione dell’etichetta “Energy Star” che contraddistingue con il proprio logo (stella a cinque punte) apparecchi con ridotto consumo energetico. Nel 2001 in seguito ad un accordo tra Commissione Europea e l’ Agenzia Statunitense per la Tutela dell’Ambiente (EPA) è stato approvato anche dal Parlamento Europeo il programma comunitario “Energy Star”. Attualmente possono essere etichettati computer, monitor, stampanti, scanner e dispositivi multifunzione. Infatti tali apparecchiature rappresentano una quota significativa dei consumi elettrici nei settori domestico e terziario. Il logo in questo caso è volontario e non prevede una scala di efficienza degli apparecchi ma soltanto la loro rispondenza alle specifiche tecniche ed energetiche definite per ogni tipologia di prodotto. 174 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Si tratta di una azione volontaria ed in un certo senso “fisiologica” in quanto si ritiene che da oggi al 2012 buona parte degli elettrodomestici e delle lampadine saranno sostituiti in territorio comunale, dato che la vita media dei principali elettrodomestici varia dai 15 anni per un frigorifero, ai 14 per una lavatrice, ai 10 per una lavastoviglie, ai 5 anni per le lampadine ad incandescenza (supponendo un utilizzo per 2000 ore/anno), ai 4 anni per un computer (obsolescenza tecnologica). Inoltre gli incentivi concessi dal Decreto “Conto Energia” del 28/07/05 (aggiornato con DM del 06/02/06) per la produzione di energia fotovoltaica rendono economicamente interessante l’installazione di impianti fotovoltaici da parte di singoli cittadini e aziende. Tuttavia sarebbero opportune alcune azioni a sostegno ed indirizzo di questo rinnovo: Campagne di informazione per una scelta intelligente e per li corretto utilizzo degli elettrodomestici. E’ opportuno stimolare i cittadini verso l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, di migliore qualità, più lunga durata e con maggiori certificazioni possibili riguardo la riduzione nell’uso di sostanze chimiche pericolose e riguardo la riciclabilità. Per il risparmio è necessario indirizzare verso elettrodomestici di classe A o superiori, in quanto il maggior costo iniziale viene rapidamente recuperato e i potenziali di risparmio a livello globale sono grandissimi: basti pensare che mediamente in un anno un elettrodomestico di classe A consuma la metà o meno di uno equivalente di classe G ed i nuovi di classe A++ consumano circa la metà di quelli di classe A. Per quanto concerne la qualità sarebbe auspicabile che l’elettrodomestico, dati gli ormai ridotti m argini per un ulteriore miglioramento dell’efficienza, avesse una vita il più lunga possibile, perché l’energia per la costruzione e lo smaltimento rappresenta una quota rilevante dell’energia consumata durante il ciclo di vita. Inoltre enormi potenziali di risparmio sono raggiungibili con un comportamento più responsabile: basti pensare che spesso è sufficiente lavare a bassa temperatura ed un lavaggio a 40°C utilizza meno della metà di energia di uno a 90°C. Il fatto poi di ottimizzare i lavaggi attendendo di avere a disposizione una quantità di indumenti da lavare sufficiente a riempire il cestello, è solo un altro esempio di comportamento che dovrebbe divenire la norma. Altro esempio è costituito dalla buona pratica di non lasciare gli apparecchi elettronici in stand-by per periodi più lunghi di qualche minuto. Si è rilevato infatti (ved. Tabella allegata) che per un televisore in un anno il consumo di energia utilizzando la funzione stand-by (assorbimento 12W) per 24 ore al giorno per 365 giorni è quasi uguale a quello per il normale utilizzo (assorbimento 100W), stimato in 3,5 ore al giorno per 365 giorni; per un videoregistratore o un hi-fi il consumo invece è addirittura il doppio. Incentivi alla rottamazione degli elettrodomestici più obsoleti. E’necessario d’altro canto effettuare anche il più possibile il riciclaggio di materiale elettrico ed elettronico. Infatti, dati i ritmi vertiginosi di crescita e la pericolosità di tali rifiuti, a causa della presenza di metalli pesanti, il problema dello smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche è sempre più gravoso, tanto che è stato affrontato dal DLgs 151 del Luglio 2005 “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti”. Il Comune dovrebbe richiedere nel prossimo Regolamento Edilizio soluzioni progettuali semplici ma ad elevato potenziale di risparmio per tutti i unovi edifici e per le ristrutturazioni importanti. In primo luogo si dovrebbe prevedere di evitare il più possibile 175 7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia… di scaldare l’acqua sanitaria con boiler elettrici: si è già detto di questo nella scheda sul solare termico. In secondo luogo si dovrebbe prevedere l’obbligo di scegliere per le lavatrici modelli con doppio ingresso per acqua calda ed acqua fredda, attualmente prodotte in Italia ad un prezzo di 15 euro circa superiore, ma destinate solo al mercato estero. Anche le lavastoviglie andrebbero allacciate all’acqua calda. Il potenziale di risparmio è notevole se si pensa che per 1kWh di energia termica conferito all’acqua è necessario circa 1,1 kWh di energia elettrica (supponendo un rendimento nel riscaldamento dell’acqua del 90%) e per ottenere tale energia elettrica sono mediamente necessari 2,85 kWh di energia primaria (rendimento medio del parco centrali italiane pari al 39%). Considerando di scaldare l’acqua con una caldaia a gas con rendimento del 95%, tenendo conto delle perdite, si dovrebbe invece utilizzare al massimo 1,1 kWh di metano. Se poi si dispone di un impianto solare termico per i mesi da Maggio a Settembre in cui la copertura del fabbisogno di ACS è pressoché totale, non si spenderebbe nulla per scaldare l’acqua per lavatrice e lavastoviglie, al pari di tutta l’altra acqua sanitaria. Inoltre anche gli interventi id coibentazione sull’involucro edilizio, sistemi di raffrescamento passivo o di riscaldamento/raffrescamento con pompe di calore, ove questo possa essere possibile (case di campagna con terreno circostante disponibile come sorgente fredda) porterebbero ad una irduzione considerevole dei consumi elettrici per il condizionamento estivo. Il Comune potrebbe stipulare tramite l’Agenzia per l’Energia accordi con i venditori di elettrodomestici, con i progettisti, gli architetti, gli installatori per consigliare i clienti ed indirizzarli verso la scelta delle migliori tecnologie e l’adozione dei migliori comportamenti in termini di utilizzo e disposizione degli stessi. In questo modo il mercato, già positivamente influenzato da meccanismi quali l’etichetta energetica e gli accordi volontari tra costruttori per migliorare l’efficienza degli elettrodomestici, sarebbe ulteriormente spinto a migliorare la qualità e l’efficienza dei propri prodotti. Inoltre sarebbe molto utile che dagli stessi canali il Comune potesse acquisire informazioni sulle vendite dei nuovi modelli, l’età effettiva dei modelli sostituiti e la vita media dei vari modelli. Un'altra azione di informazione, divulgazione e facilitazione che il Comune già svolge a servizio dei cittadini è quella riguardante gli aspetti tecnologici e normativi sugli impianti solari fotovoltaici. Tali impianti infatti sono destinati ad un considerevole margine di miglioramento sia sotto l’aspetto del rendimento che sotto quello economico, grazie ad un “fisiologico” abbassamento nel tempo del costo delle materie prime impiegate per la loro costruzione. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 1. Incentivi finanziari del Comune alla rottamazione degli elettrodomestici più obsoleti: gli incentivi saranno erogati solo a favore di elettrodomestici ad elevata efficienza ed aventi elevati standard in termini ecologico-ambientali. 2. Accordo tra il Comune, la Provincia, Hera, Agess per affrontare in maniera efficace il problema dello smaltimento e del riciclaggio di materiale elettrico ed elettronico (vedere D.Lgs. 151 del Luglio 2005); 3. Accordo tra Comune, Provincia, Agess, commercianti di elettrodomestici, progettisti, architetti, installatori, per consigliare (dopo avere seguito opportuni corsi formativi predisposti per l’occasione) i clienti nella scelta delle migliori tecnologie e l’adozione dei migliori comportamenti intermini di utilizzo e disposizione finale degli stessi. 176 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 4. Accordo tra Comune, progettisti, installatori, fornitori di pannelli e componentistica FV per fissare prezzi soglia nel settore fotovoltaico. 5. Riduzione degli oneri urbanistici per edifici che nascono con impianto solare fotovoltaico integrato abbinato ad altre soluzioni volte al risparmio di energia elettrica. COSTI E BENEFICI ATTESI Come si è detto i benefici attesi in termini di risparmio di energia elettrica sono il risultato congiunto della sinergia di più azioni, sia nel rinnovo degli elettrodomestici, sia di quelle finalizzate al risparmio per il riscaldamento invernale, che rappresentano la quota più significativa e che si ripercuotono indirettamente in un risparmio di energia elettrica. Inoltre a ciò si aggiunge la possibilità dell’autoproduzione da fonte fotovoltaica di energia che tipicamente, data la sua natura, viene in parte autoconsumata ed in parte viene immessa in rete, contribuendo ad un risparmio nella produzione da fonte convenzionale. 1. Vengono di seguito valutati i risultati ottenibili a livello di una famiglia media con il rinnovo degli elettrodomestici, dell’impianto di illuminazione unitamente ad un comportamento più responsabile nell’uso dell’energia. Si riporta una tabella (Fonte Enea) con i consumi medi annui attuali per una famiglia italiana; nella stessa tabella i consumi minimi ottenibili con apparecchi ad alta efficienza ed il corrispondente risparmio annuo quantificato supponendo un costo medio complessivo del kWh pari a 0,28 €: Tabella 48- Consumi medi dei più comuni elettrodomestici Consumi massimi Consumi minimi (apparecchi tradizionali) (apparecchi ad alta efficienza) (kWh/anno) (kWh/anno) risparmio circa: Frigorifero 560 320 € 65 Congelatore 520 300 € 60 Illuminazione 420 84 € 90 Lavatrice 570 360 € 55 Lavastoviglie 672 504 € 45 Forno elettrico 156 78 € 20 Forno Microonde 0 39 -- Televisore funzionamento 130 130 -- Televisore stand-by 105 0 € 30 55 55 -- 110 0 € 30 Computer 160 120 € 10 Computer stand-by 100 0 € 30 Hi-Fi funzionamento 20 20 -- Hi-Fi stand-by 60 0 € 15 Altri apparecchi 423 265 € 45 TOTALE 4061 2275 € 495 !! Elettrodomestico Videoregistratore funzionamento Videoregistratore stand-by Fonte: Enea 177 OGNI anno 7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia… Come si evince dalla tabella precedente la sostituzione degli elettrodomestici con elettrodomestici equivalenti, ma ad alta efficienza, congiuntamente alla buona pratica di non lasciare gli apparecchi in tensione (stand-by) potrebbe far passare da un consumo annuo che si aggira attorno ai 4.000 kWh37 ad un consumo di circa 2.300 kWh, con un risparmio energetico di ben il 44%, che monetizzato equivale ad un risparmio sulla bolletta di quasi 500 euro all’anno. Si noti il costo della pratica dello stand-by: sommandone i contributi per televisore, videoregistratore, computer ed impianto hi-fi (apparecchi comunemente presenti nelle abitazioni forlivesi, almeno uno per ogni tipologia, ma spesso più d’uno) si ha un consumo annuo di 375 kWh (9,2% dell’energia elettrica totalmente consumata) equivalenti a circa 105 Euro. Come si può notare, alla voce illuminazione è stata considerata la sostituzione di tutte le lampadine ad incandescenza con lampadine fluorescenti, capaci di portare ad un risparmio dell’80% di energia elettrica. Per valutare a livello di Comune il risultato complessivo di queste buone pratiche è necessario applicare opportuni fattori riduttivi rispetto ad una percentuale di riduzione del 44% (dal caso più sfavorevole ad un ottimo comportamento) applicabile al settore Civile e ad una frazione assunta pari al 50% per il Terziario. Infatti è necessario tenere conto, in un orizzonte temporale dal 2006 al 2012, della vita media dei vari elettrodomestici (verranno sostituiti circa la metà di frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie), del fatto che il processo di rinnovamento degli elettrodomestici con altri efficienti è già iniziato in molte abitazioni, come anche l’adozione di alcune buone pratiche. Calcolata dalla tabella dell’Enea la percentuale di risparmio massima per ogni apparecchiatura alimentata elettricamente (senza considerare ne boiler elettrici né condizionatori, ma giungendo comunque ad un consumo totale annuo di 4.000 kWh che rappresenta la famiglia media italiana) si sono applicati opportuni fattori correttivi per ogni apparecchiatura che tenessero conto sia della vita media degli elettrodomestici, sia di quanto sia diffusa l’abitudine di lasciare gli elettrodomestici in stand-by (si è stimato un 70% dei casi): ricalcolati con tali percentuali i valori medi di consumo e facendone il totale si è quantificato un risparmio complessivo del 21% (vedere successiva tabella). Tale percentuale di risparmio è stata applicata ai consumi elettrici del 2012, stimati con metodo b.a.u.: integralmente per il settore Civile e al 50% per il Terziario. Si è quantificato in tal modo di poter giungere nel 2012 ad un risparmio di circa 56.600 MWh annui, ovvero circa 14.100 tep, corrispondenti alla mancata emissione di circa 34.900 tonn di CO2. 37 Il consumo riportato è un consumo medio annuo di energia elettrica per una famiglia italiana e differisce sensibilmente da quello rilevabile come dato medio nel Comune di Forlì, pari a circa 2.670 kWh/anno (ottenuto dal rapporto riferito al 2004 tra i 125.204 MWh consumati dal settore Civile e il numero di famiglie, pari a 46.891). Tale discrepanza potrebbe essere imputabile sia ad una effettiva maggior virtuosità del Comune di Forlì rispetto alla media nazionale, oppure più probabilmente a diverse ipotesi e dati di lavoro. La tabella in effetti non viene utilizzata in termini di valori assoluti, ma solo per ricavarne percentuali ragionevoli di risparmio da applicare poi al caso comunale. 178 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Tabella 49-Percentuali di risparmio e consumi medi a livello di Comune Elettrodomestico Risparmio percentuale massimo (da consumi massimi a consumi minimi) Risparmio percentuale mediamente ottenibile per famiglia a livello di Comune Consumi medi per famiglia a livello di Comune Frigorifero 43% 17% 464 Congelatore 42% 17% 432 Illuminazione 80% 32% 286 Lavatrice 37% 16% 480 Lavastoviglie 25% 15% 571 Forno elettrico 50% 20% 125 Forno Microonde - - 39 Televisore funzionamento 0% 0% 130 Televisore stand-by 100% 70% 32 Videoregistratore funzionamento 0% 0% 55 Videoregistratore stand-by 100% 70% 33 Computer 25% 13% 140 Computer stand-by 100% 70% 30 Hi-Fi funzionamento 0% 0% 20 Hi-Fi stand-by 100% 70% 18 Altri apparecchi 37% 19% 344 TOTALE 44% 21% 3.198 Elaborazione Agess su Tabella Enea 2. Si valutano infine i risultati in termini di produzione di energia da fonte rinnovabile dovuti alla diffusione degli impianti fotovoltaici, fortemente stimolata dagli incentivi del Decreto Conto Energia (DM 28/07/2005 e successive integrazioni e modifiche). Tali incentivi si applicano al momento (vedi DM 06/02/06) fino ad una potenza installata cumulativa a livello nazionale di 500 MWp da realizzare entro il 2012 ( essendo incentivati 85 MW di nuova potenza installata per ogni anno a partire dal 2006). Tuttavia il meccanismo di incentivazione, partito nel Settembre 2005 senza tetti massimi annuali, ha raccolto, nei due periodi a disposizione per tale anno, un elevatissimo numero di richieste. Gli impianti ammessi, come da graduatorie stilate dal GRTN per i due “trimestri” utili del 2005, raggiungono una potenza complessiva a livello nazionale pari a circa 266 MW, mentre a livello del Comune di Forlì la potenza ammessa agli incentivi si attesta sul 179 7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia… valore di 1.294 kW. Da questi dati si evincono due osservazioni importanti: da un lato il fatto che più della metà della potenza installabile per cui lo Stato ha messo a disposizione gli incentivi (500 MW) è stata già “assegnata”; dall’altro il fatto che il Comune di Forlì ha una potenza ammessa agli incentivi pari allo 0,49 % di quella nazionale. Nella ragionevole ipotesi che Forlì mantenga una analoga percentuale per gli anni a seguire e nella cautelativa ipotesi che il tetto massimo di potenza incentivabile (di 500 MW) non subisca ulteriori incrementi (si auspica che il tetto massimo, già quintuplicato rispetto al valore originario di 100 MW, venga ulteriormente innalzato), si può ritenere che al 2012 il Comune di Forlì avrà installato una potenza fotovoltaica aggiuntiva di ulteriori 1.138 kW. In totale la potenza che si prevede sarà incentivata in territorio comunale al 2012 sarà quindi pari a 1.294 + 1.138 = 2.432 kW. Dal momento che, al ritmo di 85 MW ammessi ogni anno, nel giro di soli tre anni (fine 2008) si esaurirebbero i 234 MW residui, si può senz’altro ipotizzare che tali impianti al 2012 risulteranno non soltanto ammessi agli incentivi, ma saranno anche già realizzati e produttivi. La produzione media annua per il Comune di Forlì si attesterebbe sui 3.000 MWh, corrispondenti ad una mancata emissione di circa 1.900 tonn. di CO2. 180 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde Il verde in città riveste una grande importanza in quanto offre una larga serie di opportunità di miglioramento ambientale e di vita sociale, ma affinché la vegetazione nell’ecosistema urbano possa svolgere al meglio il suo ruolo deve essere integrata nell’insieme degli obiettivi della pianificazione urbanistica. Il verde urbano assolve infatti una serie di importanti funzioni: 1. mitigazione del clima urbano 2. miglioramento del bilancio energetico 3. miglioramento della filtrazione e purificazione dell’aria dalle polveri e dagli inquinanti 4. fissazione dell’anidride carbonica 5. bonifica dei terreni inquinati 6. mitigazione/attenuazione dei rumori 7. riduzione delle acque di deflusso 8. benefici estetici, sociali, psicologici La presenza di vegetazione migliora il microclima urbano e mitiga l’inquinamento atmosferico in genere: la massa fogliare delle piante trasforma l’acqua assorbita dalle radici in vapore acqueo rinfrescando e umidificando l’atmosfera, assorbe le polveri, i fumi ed i gas e riduce il rumore. La temperatura dell’aria in città è di norma sempre superiore a quella della campagna o all’ambiente circostante ( fenomeno dell’isola di calore urbana). Per rimuovere la cappa di aria calda è necessario creare ventilazione o correnti d’aria in grado di portare aria fresca dalla periferia al centro o che si rinfreschi l’aria urbana. Aree verdi disposte dalla periferia verso il centro della città, alberature in doppio filare o tipo parco o forestazione urbana, possono creare un differenziale di temperatura che apporta ventilazione e raffrescamento dell’aria. Lo stesso principio di ombreggiamento induce a comprendere l’effetto di raffrescamento cui si aggiungono la ventilazione e la filtrazione umida attraverso l’evapotraspirazione. L’evapotraspirazione è un processo endotermico che sottrae energia all’ambiente circostante, determinando un abbassamento della temperatura in prossimità delle piante nelle ore di maggior insolazione e un aumento dell’umidità atmosferica. Quindi i fenomeni di ombreggiamento e di evapotraspirazione effettuati sugli edifici da piante arboree collocate nelle immediate adiacenze, determinano un minore utilizzo degli impianti di condizionamento (estivo, ma anche invernale, grazie all’effetto di protezione dai venti) producendo un risparmio energetico, oltre che una sensazione di benessere. La filtrazione e purificazione dell’aria dalle polveri e dagli inquinanti è un altro fenomeno abbinato alla ventilazione e al ricambio d’aria nell’area urbana. L’azione delle piante nei confronti degli inquinanti gassosi (CO2, NO, CO, SO2, O3) si può sviluppare attraverso tre distinti meccanismi a livello delle foglie e in generale dei diversi tessuti vegetali: i composti vengono assorbiti a livello superficiale e resi inattivi; i composti sono immagazzinati nei tessuti cellulari e di conseguenza inattivati; i composti sono metabolizzati ed utilizzati dalle piante. Non soltanto gli inquinanti gassosi, ma anche i metalli pesanti, il particolato atmosferico e le cosiddette PM10 ( o polveri inalabili) che costituiscono il principale problema per l’aria urbana, vengono efficacemente intercettati in vari modi dalle piante. L’azione filtrante è legata a numerosi parametri, ma in generale si può asserire che i risultati migliori si ottengono utilizzando piante con numerosi rami, fogliame abbondante e ruvido, ma anche la presenza di peluria, di cere e di superfici bagnate migliorano l’efficienza della raccolta. Anche l’anidride carbonica, presente specialmente nelle aree urbane, può essere parzialmente sottratta dall’atmosfera ad opera delle piante. Gli alberi al utilizzano durante il processo di 181 7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde fotosintesi, accumulando il carbonio in eccesso sotto forma di biomassa fogliare e legnosa. Inoltre, se adeguatamente disposte in relazione agli edifici, le piante esercitano un’efficace azione di ombreggiamento nei mesi estivi e di protezione dai venti freddi durante la stagione invernale, permettendo di ottenere un risparmio energetico quantificabile come mancate emissioni di CO2. Chiaramente, durante il loro ciclo vitale, pur in quantità molto minori, le piante cedono piccole quantità di anidride carbonica all’ambiente attraverso la respirazione e la decomposizione delle foglie. Il bilancio tra l’assorbimento e le emissioni rimane comunque di gran lunga positivo. Va infine ricordato che quando la pianta termina il suo ciclo vitale, l’anidride carbonica fissata e con essa gli inquinanti fissati sono destinati a tornare all’ambiente: tuttavia esistono tecnologie in grado di trattenere e separare nuovamente gli inquinanti. Le piante possono svolgere un ruolo fondamentale anche nella bonifica dei terreni inquinati: infatti la presenza di inquinanti organici o inorganici in elevate concentrazioni nei suoli di aree urbane e periurbane rappresenta uno dei problemi ambientali più attuali. Anche l’inquinamento del suolo dovuto all’accumulo di metalli come conseguenza delle attività umane è in drammatico e continuo aumento. La fitorimediazione, ossia l’impiego delle piante ai fini di bonifica dei suoli, è una tecnica alternativa molto efficace, priva di effetti collaterali e molto più economica delle tecniche tradizionali di tipo meccanico o chimico-fisico, le quali, oltre ad essere estremamente onerose, presentano un alto impatto ambientale ed una efficacia talvolta discutibile. La mitigazione dei rumori effettuata dalle piante sotto forma delle cosiddette “barriere verdi” è una altra possibilità di efficiente e sinergico utilizzo del verde: lungo le strade intensamente trafficate o per proteggere ambiti residenziali, le barriere verdi proteggono dal rumore, dalle vibrazioni o da attività moleste. A questa funzione le barriere verdi aggiungono la funzione di barriera di protezione visiva ed inserimento ambientale. La riduzione delle acque di deflusso è molto importante in ambito urbano poiché la prevalenza di superfici impermeabili non consente alcun assorbimento di acqua da parte del terreno ed in caso di forti precipitazioni si verificano allagamenti, sovraccarico della rete fognaria, danni e disagi di varia natura. La funzione positiva delle piante si esplica in due modi: i rami e le foglie intercettano l’acqua piovana che, dopo uno stoccaggio temporaneo, in parte evapora, in parte viene assorbita dalle piante e la maggior parte raggiunge il suolo ma con minore intensità. Le radici, sviluppandosi e assorbendo l’acqua, migliorano la struttura del suolo e ne riducono il compattamento, favorendo l’infiltrazione e l’assorbimento in modo più graduale e riducendo anche i flussi d’acqua superficiali. Infine la presenza del verde in città è fondamentale non solo per il miglioramento della qualità ambientale, ma anche per gli effetti positivi che determina sul benessere psico-fisico della popolazione, effetti che sono stati oggetto di indagini molto più recenti rispetto agli effetti già descritti, ma non meno positive nei risultati. 182 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO L’utilizzo di specie opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta trovando una importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti. Nell’area urbana di Forlì è possibile individuare dove sarebbe opportuno realizzare aree a verde e progettarle in modo da massimizzare la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, con particolare riferimento alle aree di Coriano e Villa Selva interessate dalla costruzione dei nuovi termovalorizzatori (termovalorizzatore di RSU di Hera S.p.A. e incremento della capacità di smaltimento del termovalorizzatore di Mengozzi s.r.l.), nonché da un ulteriore sviluppo della zona industriale ( Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata Querzoli-Ferretti) e del sistema infrastrutturale. In questa ottica si inserisce l’idea del Comune di Forlì di affidare un incarico per un progetto di ricerca. Lo studio prevederà ipotesi di lavoro differenziate e la raffigurazione di diversi scenari riguardanti la relazione tra la qualità dell’aria e il sistema del verde. In particolare si svilupperanno due scenari a diversa “intensità” di benefici per la qualità dell’aria: un primo scenario denominato “mitigazione” che prevede il rientro dei parametri di qualità dell’aria all’interno dei valori fissati dal DM 02/04/2002 n.60, mentre il secondo scenario, definito “miglioramento”, che prevede un’ulteriore riduzione del 20% rispetto ai predetti limiti. In dettaglio le attività previste consisteranno in: 1. Analisi preliminare ed acquisizione dagli enti preposti dei dati vegetazionali, podologici, territoriali, climatici, antropici ed ambientali del territorio. 2. Acquisizione dei dati di concentrazione degli inquinanti forniti dagli enti preposti e/o calcolati dai modelli ambientali di diffusione prodotti in precedenti studi e loro trasformazione per l’implementazione nei modelli di simulazione. 3. Analisi ed implementazione dei modelli di simulazione necessari per il calcolo della crescita della vegetazione. 4. Analisi ed implementazione dei modelli di simulazione necessari per il calcolo della quantità dei principali inquinanti atmosferici per i quali esistono riferimenti scientifici (NO2, SO2, PM10; O3) riguardo la loro effettiva rimozione da parte della vegetazione. 5. Individuazione delle aree potenziali per la realizzazione del sistema del verde. 6. Scelta e descrizione delle specie idonee per la mitigazione e/o il miglioramento della qualità dell’aria nelle zone di studio. 7. Calcolo dei benefici in termini di rimozione degli inquinanti (NO2, SO2, PM10; O3) derivanti dalle diverse ipotesi di sistemazione del verde per differenti livelli di intensità (mitigazione e miglioramento). A seguito di tale studio sono previste le seguenti azioni: 8. Realizzazione pratica di nuove aree verdi cercando di perseg uire lo scenario di “miglioramento” prospettato dallo studio, nei limiti delle possibilità consentite dal vigente Piano Regolatore e da una opportuna valutazione del rapporto costi-benefici. 183 7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde 9. Attività di manutenzione delle aree verdi realizzate con eventuali operazioni di irrigazione, concimazioni, zappature, ripuliture, sostituzione delle fallanze. Le attività saranno intense nei primi anni di vita delle piantumazioni per ridursi nel tempo via via che le piante cresceranno e si rafforzeranno. Si auspica che le specie scelte per gli interventi di piantumazione, oltre ad essere valide sotto il profilo del miglioramento della qualità dell’aria e ad essere il più possibile autoctone e ben integrabili nel contesto locale, non siano eccessivamente delicate e non necessitino di eccessive cure e interventi. Infatti le stesse attività di manutenzione comportano un dispendio energetico ed economico non indifferente, accompagnato inevitabilmente da ulteriori impatti sulla matrice aria, che riducono i benefici apportati dalla presenza del verde. 10. Potenziamento e perfezionamento, anche sulla base dei risultati dello studio citato, dei requisiti in termini quantitativi e qualitativi di verde pubblico e privato negli interventi di nuova edificazione, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia. L’attuale Regolamento del Verde Pubblico e Privato stabilisce (Allegato A) dei requisiti in termini di copertura arborea e di numero di piante ad alto fusto e cespugli negli ambiti di trasformazione e nuovo insediamento per il verde pubblico, mentre per il verde privato urbano (Allegato D) sancisce solo alcune prescrizioni riguardo la scelta delle essenze e il numero minimo di piante nella superficie destinata a verde. Si ritiene dunque possibile ed utile, una volta recepiti i risultati dello studio, intervenire sul Regolamento in oggetto al fine di migliorare le “prestazioni” del verde (pubblico e privato) in ambito urbano, anche in considerazione dei notevoli benefici in termini di risparmio energetico che una opportuna progettazione del verde può arrecare. Si ricorda che il Decreto Lgs. 192/05 impone già dall’anno in corso il rispetto di requisiti molto stringenti per quanto concerne i consumi degli edifici nuovi o soggetti a ristrutturazioni importanti e la strategia del verde si profila come una ulteriore possibilità per rientrare nei parametri richiesti, con costi relativamente contenuti e con una serie di sinergici effetti positivi, come già illustrato. Sarà dunque necessario ed opportuno intervenire anche sul Regolamento Edilizio Comunale, onde meglio progettare e disporre il verde in relazione all’edificato negli interventi di nuova edificazione, restauro, etc. e sul Piano Regolatore onde eventualmente aumentare il rapporto tra la superficie verde e quella edificata nei nuovi insediamenti previsti. ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 2. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà (?) stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera, Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato. In particolare l’azione “Inserimento di filtri verdi” prevede i seguenti interventi : Nei piani attuativi prevedere una riqualificazione urbanistica del verde esistente attraverso la realizzazione di rimboschimenti e piantumazioni; Promuovere all’interno dei procedimenti di A.I.A. e V.I.A. al prescrizione di realizzare filtri verdi; Redazione del nuovo Piano di Sviluppo rurale 2007-2013; Realizzazione di un Progetto di Potenziamento del sistema verde per il miglioramento della qualità ambientale del territorio. 184 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 3. Accordi tra il Comune e le imprese edili, progettisti ed architetti per una progettazione degli spazi urbani con una massiccia e ben studiata presenza di verde pubblico in ogni nuova urbanizzazione, evitando il più possibile inutili impermeabilizzazioni e cementificazioni del suolo ( ricorrendo ad esempio ai pavimenti verdi), che garantiscono un migliore drenaggio delle acque superficiali ed un minor grado di riverbero delle superfici. COSTI E BENEFICI ATTESI Viene presentata di seguito una sintesi di alcuni dati tratti dalla letteratura riguardo i benefici che il verde in ambito urbano può arrecare; a seguire una tabella riportante l’estensione del verde comunale attuale e al 2012, con relative stime delle capacità assorbenti di anidride carbonica, onde poter dare una idea delle possibilità (e dei limiti) di una strategia del verde. Isole di calore urbane. Secondo alcuni studi (Bacci e Morabito) in estate il fenomeno si verifica per il 70% della giornata; durante la notte e al mattino si osserva la maggior differenza di temperatura fra il centro e la periferia, che spesso arriva a circa 2°C. In un parco la temperatura può essere più bassa di 1-3 °C rispetto all’esterno e la sua influenza si estende per centinaia di metri oltre i confini del parco stesso (Chandler, 1965; Herrington et al.,1972; Oke, 1989). Risparmio energetico. Una opportuna quantità e qualità di verde adeguatamente disposto attorno agli edifici (e quindi in misura notevole il “Verde privato urbano”) può consentire un risparmio energetico su base annua che per una residenza trifamiliare (500 mq) può variare fra il 10% e il 38% a seconda delle condizioni climatiche, dell’età dell’edificio, della sua disposizione, etc. (American Forest, 1999). Un albero di grandi dimensioni può produrre un effetto di raffreddamento sull’ambiente circostante pari a quello prodotto da 10 condizionatori (ciascuno capace di condizionare una stanza di 30 metri quadrati) funzionanti 24 ore al giorno (USDA Forest Service Pamphlet #FS 363). Un parco urbano di 12,5 ettari con piante di 30 anni di età può consentire un risparmio complessivo pari ad oltre 60.000 kWh/anno che raddoppiano al 50° anno di età della pianta (Università di Firenze). Ciò equivale ad un risparmio energetico quantificabile in 4,8 MWh/anno per ettaro con piante di 30 anni. Riduzione degli inquinanti atmosferici. Un albero di grandi dimensioni è in grado di rimuovere dall’atmosfera in un anno circa 2,5 kg di inquinanti (Nowak, 1995). Gli alberi e i cespugli di una città come Chicago rimuovono ogni anno dall’atmosfera circa 650 tonnellate di inquinanti (Nowak, 2002). Fissazione dell’anidride carbonica. Una utilitaria produce per ogni chilometro percorso una quantità di anidride carbonica compresa fra 130 e 140 g. Una auto di media cilindrata si attesta sui 200-230 g. Un albero maturo può assorbire anidride carbonica ad un ritmo di circa 25 kg/anno. Cioè un albero maturo riesce ad assorbire in un anno l’anidride carbonica emessa da una utilitaria in appena 178 chilometri. Supponendo una percorrenza annua di circa 15.000 km, sarebbero necessari 84 alberi maturi per assorbire nel corso dell’anno le emissioni dell’utilitaria. 185 7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde Benefici estetici, sociali, psicologici E’ stato dimostrato che pazienti ricoverati in ospedale in stanze con finestre affacciate su aree verdi hanno periodi di convalescenza più brevi rispetto ad altri con patologie simili ma ricoverati in stanze senza tale vista (University of Illinois). In uffici circondati da spazi verdi gli impiegati sono più produttivi e meno assenteisti; si trascorre più tempo nel fare acquisti e si compra di più se i negozi sono posti lungo viali alberati (Michigan State University). Infine per fare una valutazione su scala comunale si è tentato di stimare in primo luogo la capacità di fissare la CO2, il principale gas ad effetto serra, da parte del verde presente attualmente in territorio comunale; in secondo luogo si è stimata la capacità del verde previsto dal 6° p.p.a. della Variante Generale del PRG , nonché dagli interventi di mitigazione conseguenti a progetti di espansione industriale o realizzazione di infrastrutture o estensione di parchi, successivi all’elaborazione del PRG. Si sono così poste a confronto la situazione attuale con quella potenziale al 2012 (orizzonte temporale del Piano Energetico), senza considerare però gli interventi prospettati dalla presente scheda. Naturalmente una stima della capacità assorbente di CO2 dovrebbe prendere in considerazione numerose variabili, desumibili da un censimento puntuale della situazione e della tipologia e dell’età del verde e da modelli di simulazione della crescita delle piante. Si tratta di un lavoro complesso che sarà affrontato nel successivo studio che il Comune ha intenzione di realizzare ed anche in quel caso si tratterà di calcoli ed elaborazioni con un certo margine di approssimazione ed aleatorietà. In questa prima fase si sono assunte diverse ipotesi semplificative: Per le zone verdi si sono considerate le capacità assorbenti dei suoli e di fissazione da parte delle piante eventualmente presenti su di essi. Si sono così assunti opportuni fattori di assorbimento(kg di CO2 annualmente assorbiti per ettaro), desunti dal “Manuale dei fattori di emissione nazionali ANPA-CTN-ACE 2002” rispettivamente per i suoli (suolo agricolo, suolo di foresta, dato medio) e per le coperture arboree (è presente un unico fattore, per le foreste). Per i suoli incolti o coltivati non si è considerato un ulteriore contributo da parte della vegetazione presente, dal momento che spesso il periodo di ritorno nell’ambiente della CO2 assorbita è inferiore all’anno solare; per i boschi, oltre al suolo, si è utilizzato per la copertura un fattore ridotto pari al 70% del fattore tabulato nel manuale per le foreste (circa 3.800 kg per ha all’anno); per il verde urbano, oltre al suolo, un fattore pari al 40% rispetto al valore tabulato per le foreste; per gli interventi di mitigazione con una certa densità di piantumazione si è assunto oltre al suolo, un fattore pari al 60%. Per i nuovi interventi previsti si è effettuato un bilancio tra la capacità assorbente del terreno, agricolo o incolto occupato dall’intervento e la capacità assorbente dopo l’intervento con relativa piantumazione. Naturalmente la superficie sottratta ai campi (la superficie sottratta è sempre stata considerata S.A.U.) è quasi sempre molto superiore rispetto a quella che poi viene valorizzata come verde di mitigazione: così la capacità assorbente dei nuovo verde pubblico e previsto dal PRG risulta da un bilancio tra la superficie complessivamente sottratta a S.A.U. (gran parte della quale cementificata o edificata) e quella porzione destinata a verde, opportunamente piantumata. Il bilancio è comunque positivo dato che il rapporto tra assorbimento da parte della copertura arborea e assorbimento dei suoli è molto grande, potendo arrivare a 10. In questo senso nella colonna relativa al 2012 compare lo stesso contributo da parte della S.A.U. perché la quota persa è conteggiata in negativo nei nuovi interventi. 186 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale Il verde privato urbano attualmente esistente non essendo censito se non in misura minima nei dati disponibili, ha un ruolo molto esiguo nelle stime condotte, mentre nella realtà esplica sicuramente la sua azione, al pari del verde pubblico. Nemmeno il verde urbano che sarà realizzato col nuovo PRG è conteggiato, perché non è dato conoscere l’utilizzo che i privati faranno della quota del proprio lotto non edificata. Tabella 50-Stima degli assorbimenti di CO2 nel territorio del Comune di Forlì (CO2 sinks) Anno 2005 Anno 2012 Area considerata Superficie CO2 assorbita Superficie CO2 assorbita [ha] [tonn] [ha] [tonn] Boschi 371 1.165 371 1.165 Superficie Agricola Utile 14.095 3.774 14.095 3.774 Verde urbano esistente 295 558 295 558 Nuovo verde urbano da PRG 216 207 Area verde di mitigazione Hera 8 21 Area verde di mitigazione Mengozzi 2 6 Area verde di mitigazione Querzoli-Ferretti 4 5 Parco fluviale Montone 12 30 Ripristino naturalistico Ladino 3 1 Verde di mitigazione tangenziale est ed asse di arroccamento 31 43 15.038 5.810 TOTALE 14.761 5.497 Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì Si può notare che a fronte di una situazione a livello di emissioni in territorio comunale pari a circa 750.000 tonn. di CO2 equivalenti (dato 2004), un assorbimento stimato nell’ordine delle 5.500 tonn. di CO2 rappresenta una percentuale pari allo 0,7% e l’esiguo miglioramento previsto al 2012 va confrontato con un situazione a livello di emissioni che secondo gli andamenti attuali, in assenza di interventi significativi, sarà pari a circa 840.000 tonn.: in tal caso la percentuale di assorbimento rispetto alle emissioni si manterrebbe allo 0,7%. Tuttavia è necessario ricordare come da studi effettuati dall’Università di Firenze emerga come la quantità di emissioni di anidride carbonica evitata grazie al risparmio energetico dovuto alla presenza di alberi superi in maniera significativa la quantità di anidride carbonica direttamente fissata dalle piante. In via cautelativa, assumendo uguali le due quantità, si può ritenere che la riduzione delle emissioni di CO2 sia doppia rispetto ai valori riportati in tabella, attestandosi dunque per il 2005 a circa 11.000 tonn e per il 2012 a circa 11.00 tonn. 187 7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde Il contributo passerebbe in tal caso da uno 0,7% ad un 1,4%, quota che non è affatto trascurabile, considerata al confronto con i contributi che potrebbero arrecare altri grossi progetti di risparmio energetico previsti nel Comune di Forlì e che sono stati analizzati nelle precedenti schede. Anche dal punto di vista economico un progetto di interventi sul verde si rivela molto più economico rispetto ad altri macroprogetti che prevedono un intenso impiego di tecnologia e risorse. 188 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 7.3.9 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata La recente introduzione di leggi regionali che regolamentano l’illuminazione esterna pubblica e privata spinge i comuni a dotarsi di piani di illuminazione che definiscano dei criteri omogenei di illuminazione del territorio. In particolare, con la L.R. n.19 del 29/09/2003 “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”, la Regione Emilia-Romagna promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti. La successiva Delibera della Giunta Regionale n° 2263 del 2005 emana direttive e specifiche indicazioni applicative, tecniche e procedurali finalizzate, in particolare, alla riduzione del consumo energetico. Tali direttive, ai sensi della Legge Regionale n. 19 del 2003: Indicano i criteri sulla base dei quali le Province e i Comuni definiscono l’estensione delle zone di protezione dell’inquinamento luminoso nell’intorno degli osservatori; Definiscono le modalità di redazione e progettazione di tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblica e privata; Definiscono gli impianti di illuminazione per i quali è concessa deroga. In sostanza, nelle suddette direttive vengono dettate opportune indicazioni e requisiti da soddisfare sia per gli impianti esistenti, se situati in zone di protezione dall’inquinamento luminoso (art.3), sia per tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati. Nel primo caso l’adeguamento deve avvenire entro un arco temporale di 5 anni dalla data di approvazione della Delibera . Il primo problema alla base di tali disposizioni legislative è il fenomeno dell’inquinamento luminoso, nato praticamente a seguito dell’invenzione della lampada elettrica ad incandescenza nel 1879. Il problema si manifesta già nei primi anni del 1900 quando gli osservatori costruiti nelle grandi città cominciarono a risentire pesantemente dell’emissione luminosa artificiale. Negli anni 1950-1960, quando anche i luoghi più distanti dagli agglomerati urbani, in posti montagnosi o desertici, cominciarono ad essere soggetti all’inquinamento luminoso, esplose la drammaticità del problema e fu emessa la prima ordinanza dalla città di Flagstaff (Arizona). In Italia i primi interventi si ebbero nel 1997 con la Legge Regionale n° 22 della Regione Veneto “Norme per la Prevenzione dell’inquinamento luminoso”: successivamente, nel giro di pochi anni, seguirono numerose altre regioni italiane tra cui, appunto nel 2003, l’Emilia-Romagna. Gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso sono molteplici e di tipo: 1) Scientifico e culturale. Al danno e alle difficoltà create al mondo scientifico che si è visto costretto ad inviare un telescopio in orbita attorno alla Terra (con una spesa che avrebbe consentito di costruire un centinaio di osservatori a Terra), si aggiungono i disagi per gli astrofili che devono cercare cieli bui a notevoli distanze dalla propria abitazione. Inoltre, perdendo il contatto diretto con il cielo, l’uomo moderno si è impoverito rispetto alle culture millenarie degli antichi popoli orientali. Basti pensare al fatto che gran parte degli scolari vedono le costellazioni solo sui libri di scuola e che gli abitanti delle grandi metropoli non hanno mai visto una stella. Si ricorda inoltre che l’UNESCO nella Dichiarazione Universale dei Diritti delle Generazioni Future, ha incluso il diritto ad un cielo puro. 2) Artistico. In molte città negli ultimi decenni sono stati installati impianti di illuminazione del tutto irrazionali, spesso rivolti verso il cielo, che deturpano i centri storici e le zone artistiche. 3) Ecologico. L’illuminazione notturna ha sicuramente un effetto negativo sull’ecosistema circostante le cui flora e fauna vedono alterarsi il ciclo naturale notte-giorno. Inoltre l’illuminazione artificiale contribuisce senza dubbio al riscaldamento globale e al fenomeno dello smog fotochimico, con produzione di ozono ad opera della luce che scompone le molecole presenti nei gas inquinanti. 189 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata 4) Fisico e Psicologico. La troppa luce e la sua diffusione nelle ore notturne destinate al riposo provoca vari disturbi tra cui l’alterazione di cicli circadiani e la diminuzione nella produzione di melatonina. 5) Sicurezza. Accanto ai regolamenti CEI e UNI che stabiliscono soltanto limiti minimi di illuminazione per la sicurezza stradale, non si deve dimenticare la pericolosità dei fenomeni di abbagliamento per chi è alla guida di veicoli a proposito dei quali esiste una norma UNI che prescrive limiti per l’indice di abbagliamento molesto “G”, attualmente non rispettati. Il secondo problema, direttamente collegato al primo, è lo spreco di energia conseguente ad un uso improprio dell’illuminazione pubblica e privata, che comporta anche una ulteriore inutile emissione di gas inquinanti. Secondo dati Enel nel 1997 i consumi per l’illuminazione pubblica nazionale si attestavano sui 4,8 TWh/anno, cui si dovrebbe aggiungere un ulteriore 30% per l’illuminazione esterna privata di qualunque tipo: ne risultano 6,2 TWh/anno complessivamente spesi per l’illuminazione esterna. Tuttavia, per vari motivi, un 30-35% di questa enorme quantità di energia, vale a dire circa 2,2 TWh, viene inviata direttamente verso il cielo, producendo peraltro 1.300.000 tonn. di CO2, immesse in atmosfera. Inoltre il restante quantitativo è spesso eccessivo od inutile rispetto alle reali necessità. Da qui e pensando di aggiornare tali dati al 2005, con un incremento medio annuo dei consumi pari al 5%, conseguono notevoli potenziali di risparmio energetico e nelle emissioni. In particolare dal punto di vista energetico, con il miglioramento dell’efficienza dei corpi illuminanti, il controllo del flusso luminoso, la razionalizzazione dell’illuminazione, lo spegnimento dopo le ore 23 o 24 di tutte le insegne pubblicitarie e/o vetrine di non indispensabile uso notturno, si favorirebbe notevolmente il risparmio di energia elettrica nel Terziario che è il settore più energivoro. Senza dimenticare il risparmio energetico conseguente ad una diminuzione degli interventi di manutenzione. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Il Comune di Forlì, secondo quanto indicato dall’Art. 4 della L.R. 19/03 intitolato “Funzioni dei Comuni”, intende38: 1. Adeguare il regolamento urbanistico edilizio (RUE) alle disposizioni della L.R. 19/03 e predisporre un abaco in cui siano indicate, zona per zona, le tipologie dei sistemi e dei singoli corpi illuminanti ammessi tra cui i progettisti e gli installatori potranno scegliere quale installare. Ai fini di tale adeguamento, come indicato dalla Direttiva 2263 del 2005, il Comune: Predispone un censimento degli impianti esistenti e sulla base dello stato dell’impianto, ne pianifica la sostituzione in conformità alla presente direttiva; Predispone una pianificazione e programmazione degli interventi ai sensi dell’Art. 23 della L.R. 20/00 anche in unzione f dei risparmi energetici, economici e manutentivi conseguibili, perseguendo la funzionalità, la razionalità e l’economicità dei sistemi ed assicurando innanzi tutto la salvaguardia della salute, la sicurezza dei cittadini e la tutela degli aspetti paesaggistico-ambientali. 2. Dare ampia diffusione a tutti i soggetti interessati delle nuove disposizioni per la realizzazione degli impianti di illuminazione pubblica e privata; 38 Tra i compiti del Comune non viene citato come da Delibera Regionale il punto riguardante la predisposizione di un censimento degli impianti esistenti e la pianificazione di un eventuale sviluppo dell’illuminazione per le zone di protezione di cui all’Art. 3 della Direttiva. Infatti in territorio comunale non esistono osservatori astronomici e l’unico sito della Rete Natura 2000 presente (Selva di Ladino), non è soggetto ad illuminazione di pertinenza comunale (ma provinciale). 190 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 3. Individuare, anche con la collaborazione dei soggetti gestori, gli apparecchi di illuminazione responsabili di abbagliamento e come tali pericolosi per la viabilità, da adeguare alla presente legge; 4. Elencare le fonti di illuminazione che in ragione delle particolari specificità possono derogare dalle disposizioni della L.R. 19/03, fra cui rientrano in particolare i fari costieri, gli impianti di illuminazione di carceri, caserme e aeroporti; 5. Svolgere le funzioni di vigilanza sulla corretta applicazione della legge. Il Comune intende, per quanto concerne l’illuminazione pubblica, dotarsi di un Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC), quale strumento di Pianificazione e Regolamentazione che ottemperi non soltanto ai requisiti della L.R. 19/03, ma anche a tutte le eventuali normative vigenti nazionali e regionali (Nuovo codice della strada D.Lgs. n°285 del 30/04/92, norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale Leggi n° 9 e 10 del 1991, norme tecniche europee e nazionali tipo CEI, DIN e UNI). Il PRIC consente di avere una visione globale dell’illuminazione pubblica presente e passata e mediante una pianificazione del territorio che va dalla definizione della tipologia di interventi (strutturali, estetici, etc.) alla pianificazione degli investimenti, coordina e delinea li futuro dell’illuminazione del territorio. Il PRIC prevede le seguenti azioni/capitoli in successione: 1) Inquadramento territoriale e caratteristiche generali del territorio 1.1 Inquadramento territoriale. Raccolta di dati riguardanti: geografia, confini e centri abitati, principali caratteristiche morfologiche e ambientali, popolazione e statistiche, attività produttive, commerciali, etc. Tali dati vengono utilizzati per rilevare gli aspetti che possono influenzare o avere influenzato le scelte in termini di illuminazione. 1.2 Cenni storici. Ambientazione ed evoluzione storica del Comune con particolare riferimento agli ultimi secoli nei quali si è sviluppato il concetto di illuminazione. 1.3 Evoluzione storica dell’illuminazione sul territorio. Ricerca storica sull’evoluzione territoriale dell’illuminazione anche mediante fotografie e documenti d’epoca e identificazione di eventuali caratterizzazioni storiche dell’illuminazione del territorio oggetto di studio. 1.4 Individuazione di aree omogenee: aree agricole, residenziali, verdi, industriali e artigianali, parchi e zone di salvaguardia ambientale, centri storici e cittadini ed aree pedonali e di possibile aggregazione, impianti sportivi. 1.5 Situazioni critiche: definizione delle esigenze e analisi delle criticità. Esigenze: 1. Illuminazione complessa, gradevole o gestita; 2. Sicurezza stradale, pedonale; 3. Gestione affollamenti notturni Criticità: stazioni ferroviarie, sottopassi, svincoli etc, parchi pubblici, impianti sportivi, piazze e luoghi di aggregazione e intrattenimento: cinema, palasport, piscine, etc., edifici per l’ordine pubblico, militari, edifici speciali quali ospedali, scuole locali notturni, etc. 2) L’illuminazione del territorio: censimento e stato di fatto: 2.1 Stato dell’illuminazione esistente e compatibilità con la L.R. 19/03 e successive integrazioni. I rilievi avvengono nel seguente modo: 1. Rilievo dell’ubicazione e delle caratteristiche dei centri luminosi; 2. Rilievo dello stato dei centri luminosi, dei conduttori e delle infrastrutture; 3. Verifica della conformità con la L.R. 19/03 2.2 Stato dei quadri elettrici e compatibilità con le normative vigenti in materia 2.3 Schede tecniche impianti elettrici 191 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata 2.4 Rilievi illuminotecnici: identificazione degli impianti a maggiori criticità per ciascuna tipologia (classificazione, applicazione, etc.) e verifica dei parametri illuminotecnici con luxmetro o luminanzometro. 2.5 Evidenze storiche, culturali ed artistiche: identificazione di tutti gli edifici di un certo valore artistico, storico ed architettonico che spiccano nel tessuto cittadino. Si avrà come risultato del punto 2) una serie di elaborati grafici per lo stato di fatto: a) Aree omogenee. Suddivisione del territorio in aree omogenee anche in base alle indicazioni del PRG b) Stato di fatto: sorgenti luminose Mappatura distribuzione tipologia di sorgenti luminose c) Stato di fatto: Apparecchi d’illuminazione Mappatura distribuzione delle tipologie di apparecchi d) Stato di fatto: supporti esistenti Mappatura distribuzione delle tipologie di supporti e) Stato di fatto: evidenze Mappatura delle “evidenze” del territorio 3) Linee guida per la classificazione del territorio: 3.1 Classificazione illuminotecnica del tracciato viario. Relazione tecnica sulla classificazione del tracciato viario secondo norme UNI 10439. 3.2 Classificazione del resto del territorio. Identificazione e classificazione delle principali aree sensibili classificate secondo EN13201: piste ciclabili, incroci, rotatorie, aree pedonali, piazze, etc. 3.3 Flussi di traffico Linee guida per una corretta de-classificazione permanente o notturna Rilievo dei flussi di traffico orari 4) Linee guida per gli impianti di illuminazione: 4.1 Linee guida L.R. 19/03 ( e successive integrazioni) e requisiti illuminotecnici minimi: Linee guida per una corretta applicazione della L.R. 19/03 Linee guida per la progettazione illuminotecnica per applicazioni omogenee Requisiti illuminotecnici minimi per i futuri impianti di illuminazione 4.2 Caratteristiche e contenuti dei progetti illuminotecnici 4.3 Linee guida per il controllo e la verifica dei progetti illuminotecnici: Requisiti di un progetto illuminotecnica Strumenti e linee guida per il controllo e la verifica dei progetti illuminotecnica e delle installazioni da parte dell’ufficio tecnico comunale 5) Soluzione pianificazione: adeguamento 5.1 Evidenze storiche culturali ed artistiche: linee guida d’intervento 5.2 Verifica impianti pubblici ad elevato impatto ambientale 5.3 Verifica impianti pubblici ad elevati consumi energetici 5.4 Verifica impianti privati non conformi con la L.R. 19/03 5.5 Aree protette ed adeguamento dell’esistente 5.6 Priorità: sicuramente per gli impianti che assommano più delle seguenti caratteristiche precedentemente individuate ed in particolare: 1) Impianti elettrici e quadri elettrici obsoleti o con rischi per la sicurezza; 2) Impianti non conformi alla L.R. 19/03 da adeguare in quanto in fascia protetta o perché realizzati dopo il 2000; 3) Impianti sui quali è possibile ridurre la potenza installata; 192 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale 4) 5) 6) 7) Impianti molto invasivi e fortemente inquinanti; Eliminazione dello spegnimento alternato dei punti luce; Impianti obsoleti: cavi aerei, sostituire i sostegni; Impianti migliorabili dal punto di vista estetico e di impatto illuminotecnica 6) Soluzione integrata di riassetto illuminotecnico del territorio identificando: tipi di apparecchi da installare; sorgenti luminose; tipi di posa ed impianti con specifici riferimenti ad esempi progettuali; costruttivi ed impiantistici per integrare i servizi logicamente e fisicamente integrabili (gestione funzionale, manutenzione, etc.) nel comparto illuminazione. Si avrà come risultato del punto una serie di elaborati grafici per la Pianificazione: a) Classificazione delle strade e del territorio: rete viaria comunale; b) Adeguamento: sorgenti luminose. Identificazione delle tipologie di adeguamento delle sorgenti luminose da utilizzarsi sul territorio; c) Adeguamento: apparecchi di illuminazione e supporti. Identificazione delle tipologie di adeguamento degli apparecchi e dei supporti da utilizzarsi sul territorio 7) Pianificazione: valutazioni economiche 7.1 Piano di Energy-Saving: stesura di una previsione di ristrutturazione corredata di bilancio energetico-economico e identificazione delle opportunità tecnologiche che favoriscono una illuminazione a basso impatto ambientale e a maggiore risparmio; 7.2 Stima economica dei costi di manutenzione, adeguamento e gestione. Previsioni di spesa e priorità. 7.3 Valutazione tecnico/economica dei benefici dell’esecuzione di interventi di manutenzione e di recupero programmati. 8) Pianificazione: intervento 8.1 Definizione di un piano di adeguamento degli impianti pubblici a medio o lungo termine (se non sussiste l’obbligo di legge di immediato adeguamento del territorio), con l’indicazione degli investimenti secondo le priorità definite dal Comune. 8.2 Definizione dei piani di manutenzione degli impianti. 9) Documenti accessori Strumenti accessori al piano per agevolarne l’applicazione da parte del Comune; Strumento di consultazione multimediale. Infine il Comune di Forlì intende avviare un’opera di modernizzazione degli impianti semaforici attualmente equipaggiati con lampade ad incandescenza tramite l’utilizzo di lampade a LED (Ligth Emitting Diode): tale soluzione consentirebbe una lunga serie di vantaggi, dal miglioramento della sicurezza stradale, al risparmio energetico ed economico (consumi e manutenzione molto più ridotti), alla possibilità di riparare gli elementi danneggiati, all’assenza negli elementi illuminanti di mercurio o altre sostanze gravemente inquinanti). Attualmente in territorio comunale esiste un unico impianto sperimentale equipaggiato con lampade a LED (incrocio tra v.le Roma, via Gramsci e via Campo di Marte) equipaggiato con 97 lampade a LED. L’Amministrazione Comunale ha già richiesto preventivi per la trasformazione di tutti gli impianti del territorio. 193 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI 1. Accordo tra il Comune e l’ente gestore della Pubblica Illuminazione (Hera Luce S.r.l.) per procedere al rinnovamento del parco di illuminazione pubblico e al suo ulteriore sviluppo in ottemperanza ai requisiti della L.R. 19/03 ( e succ. aggiornamenti). 2. Accordo del Comune con progettisti illuminotecnici, elettricisti e fornitori/costruttori locali di apparecchi di illuminazione: l’accordo consentirà ai cittadini, alle aziende e a tutti gli edifici in senso lato che adegueranno alle nuove norme la propria illuminazione privata esistente (su cui non esistono obblighi di legge), di acquistare il progetto, la componentistica ed il lavoro a prezzi considerevolmente ridotti se si rivolgeranno a coloro che hanno aderito all’accordo. 3. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera, Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato. In particolare l’obiettivo “Razionalizzazione dei consumi energetici” prevede come azione: “Assicurare, nella progettazione e manutenzione dell’impiantistica illuminotecnica, il rispetto dei principi di risparmio, riduzione dell’inquinamento luminoso, sicurezza stradale e dei cittadini stabiliti dalla L.R. 19/03 (e succ. integrazioni e modifiche).” OBIETTIVI Gli obiettivi della presente azione possono essere riassunti come di seguito: 6. Limitazione dell’inquinamento luminoso e ottico; 7. Risparmio energetico e programmazione economica; 8. Eliminazione delle situazioni critiche e pericolose; 9. Adeguamento alle normative elettrotecniche ed illuminotecniche vigenti; 10. Salvaguardia e protezione dell’ambiente; 11. Sicurezza del traffico, delle persone e del territorio; 12. Valorizzazione dell’ambiente urbano, dei centri storici e residenziali; 13. Miglioramento della viabilità. COSTI E BENEFICI ATTESI Come delineato nei paragrafi precedenti, la L.R. 19/03 (e successiva Delibera Regionale) e il redigendo Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC) prendono in considerazione una molteplicità di aspetti che vanno ben oltre la semplice sostituzione delle attuali lampade al mercurio per la Pubblica Illuminazione con lampade al sodio ad alta pressione. Sicuramente questo è uno degli interventi prescritti dalla L.R. 19/03 per gli impianti nuovi ed il Comune di Forlì, in collaborazione con l’ente gestore della pubblica illuminazione (HeraLuce), per i nuovi impianti già da tempo opera secondo le prescrizioni della L.R 19/03. Inoltre, andando anche oltre i requisiti di legge, il Comune ha in previsione già dal 2006 di iniziare la progressiva sostituzione di tutti i punti luce esistenti al mercurio con lampade al sodio ad alta pressione caratterizzate da una elevatissima efficienza luminosa (circa 130 lumen/Watt), una vita 194 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale media pressochè doppia rispetto alle lampade al Mercurio ed una accettabile resa cromatica (Ra = 20 e Temperatura di colore circa 2.500 K). Sono riportati di seguito alcuni dati riguardanti la situazio ne degli impianti per la pubblica illuminazione del Comune di Forlì. Tabella 51 – Illuminazione pubblica nel Comune di Forlì: tipi di lampade e consumo annuo Lampade tipo Hg Lampade tipo Sap Altre Totale lampade Consumo annuo illuminazione pubblica [kWh] 31/12/2004 6.809 10.324 730 17.863 7.976.185 31/12/2005 6.785 10.622 730 18.137 7.823.550 Delta -24 298 0 274 -152.635 Fonte: Hera Luce S.r.l. Si può notare come al 31/12/2005 la Pubblica Illuminazione del Comune di Forlì conti 18.137 punti luce, responsabili di un consumo di circa 7,8 MWh/anno. Di essi gran parte sono costituiti da lampade al sodio ad alta pressione (circa il 59%), mentre 6.785 sono ancora del tipo al mercurio (circa il 37%) ed infine 274 lampade sono di vario tipo (1,5%). Si osservi il risparmio energetico dell’anno 2005 rispetto al 2004 nonostante l’aumento dei punti luce, dovuto sia alla ottimizzazione dei riduttori di potenza già presenti negli impianti, sia ad un aumento percentuale delle lampade al sodio ad alta pressione rispetto a quelle al mercurio. Si è considerato di giungere al 2012 ad una sostituzione completa delle lampade al mercurio del parco lampade attuale, con lampade al sodio ad alta pressione, senza considerare la naturale espansione del parco di illuminazione pubblica che seguirà di pari passo tutti gli interventi pianificati dal PRG, le grandi infrastrutture ed espansioni industriali previste. Per stimare il risparmio conseguibile, si è ipotizzato in modo semplificativo di procedere ad una sostituzione di tutte e sole le lampade al mercurio esistenti con lampade al sodio ad alta pressione, in modo da assicurare lo stesso flusso luminoso. Si è quindi considerata, da dati presenti in letteratura, una efficienza media delle lampade al mercurio pari a 56 lm/W ed una efficienza media per le lampade al sodio ad alta pressione pari a 132 lm/W. In tal modo, ipotizzando di voler ottenere lo stesso flusso luminoso, si è ottenuto un consumo medio annuo per lampada al mercurio pari a 651 kWh ed un consumo medio annuo per lampada al sodio ad alta pressione pari a 276 kWh. Ad intervento di sostituzione ultimato, si otterrebbe pertanto un consumo medio annuo per l’illuminazione pubblica pari a 5.283 MWh, con un risparmio di ben 2.541 MWh/anno (risparmio percentuale pari al 32,5%). Tale risparmio di energia elettrica corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 1.568 tonn. di CO2/anno39. Vengono poi valutati di seguito i vantaggi conseguibili con la conversone a LED di tutti gli impianti semaforici siti in territorio comunale. Essendo costituite da più sorgenti luminose, tecnologia ad Elementi Illuminanti Indipendenti (EII), anziché da un solo filamento, i LED continuano a funzionare regolarmente anche con un elemento danneggiato. Ciò consente di ridurre gli interventi di manutenzione e la riparazione della lampada in caso di guasto. La luce prodotta con la tecnologia del LED è monocromatica, in qualsiasi colore la si desideri: questo consente di avere una luce più intensa, armoniosa e brillante di quella delle lampade a 39 Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla composizione del parco elettrico nazionale. 195 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata filamento incandescente, visibile a grande distanza. Il singolo led ha una durata media di 100.000 ore e di conseguenza le lampade utilizzate hanno una vita media di 10 anni e sono garantite dalla società produttrice per 6 anni: per questi motivi i costi di manutenzione sono notevolmente ridotti. Il disco nero sul quale sono posizionati i singoli led copre completamente la parabola riflettente della lanterna semaforica, eliminando il pericoloso "effetto phantom” (quello strano gioco di luce causato dal riflesso dei raggi solari che qualche volta non permette agli automobilisti di vedere bene la luce accesa del semaforo). In caso di guasto è possibile intervenire riparando la lampada anziché sostituirla. Le lampade utilizzate sono perfettamente intercambiabili con le tradizionali lampade ad incandescenza. La possibilità di funzionamento anche a bassissima tensione e in corrente continua consente di avere impianti a batteria alimentati da pannelli solari del tutto ecologici e a costo zero. L'impossibilità di fulminarsi, mantenendo sempre "vivo" il segnale luminoso, aumenta la sicurezza. Tabella 52-Illuminazione semaforica nel Comune di Forlì: tipi di lampade e consumo annuo Lampade ad incandescenza Lampade a LED Altre Totale lampade Consumo annuo semafori [kWh] 31/12/2004 1.484 0 0 1.484 260.107 31/12/2005 1.283 97 0 1.380 229.138 + 97 0 - 104 - 30.969 Differenza - 201 2005-2004 Fonte: Hera Luce S.r.l. Volendo valutare il risparmio energetico conseguibile al 2012 mediante la semaforizzazione a LED di tutto il territorio comunale, anche questa volta nell’ipotesi semplificativa di mantenere l’attuale parco semaforico (nonostante le poderose espansioni previste per il Comune da tutti i documenti di programmazione territoriale), si è ragionato come di seguito. In base ai dati di consumo rilevati dopo la conversione a LED di un intero impianto semaforico sito nel comune di Ravenna, dati che indicano un risparmio energetico medio pari al 75% e tenendo conto che attualmente già 97 lampade delle complessive 1.380 nel Comune di Forlì sono a LED, si è ricavato un consumo medio annuo per lampada semaforica ad incandescenza pari a 175,28 kWh ed un consumo medio annuo per lampada ai LED pari a 43,82 kWh: a sostituzione completata si avrebbe un consumo annuo pari a 60.472 kWh/anno, con un risparmio annuo rispetto alla situazione attuale di 168.666 kWh/anno (risparmio percentuale pari al 73,6 %). Tale risparmio di energia elettrica corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 104 tonn. di CO2/anno40. Complessivamente gli interventi valutati sull’illuminazione pubblica e sugli impianti semaforici porterebbero ad un risparmio energetico per il Comune di Forlì pari a circa 2.700 MWh/anno, ovvero circa 680 tep/anno, con una mancata emissione di quasi 1.700 tonn. di CO2/anno. 7.4 VALUTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E TERRITORIALE DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Si consulti l’omonimo documento allegato. 40 Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla composizione del parco elettrico nazionale. 196 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale FASE 4 Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale 197 Fase 4: Programmazione delle attività di monitoraggio Azione di Piano 1. 2. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici Indicatori Frequenza monitoraggio Ente preposto Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti 1) numero e volumetria nuovi edifici costruiti ed edifici oggetto di ristrutturazioni importanti; 2) numero e volumetria di tali edifici che ottemperano ai requisiti del DLgs 192/05. Annuale Ufficio Urbanistica o Ufficio PRG Edifici esistenti 3) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica 4) numero e volumetria edifici su cui seguono interventi migliorativi, con relative percentuali di miglioramento (kWh/mq anno per climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento). Annuale AGESS Annuale Ufficio Urbanistica o Ufficio PRG Annuale AGESS Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti 1) numero e tipologia (nuovo o in ristrutturazione) edifici su cui viene installato un impianto solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI); 2) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS); percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti COMBI). Edifici esistenti 3) numero edifici su cui viene installato un impianto solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI); 4) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti per ACS); percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti COMBI). 198 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano 3. Indicatori Attività di controllo impianti termici 1) numero di verifiche eseguite mensilmente e relativo esito; 2) numero di Allegati H ricevuti. Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi aggiornamenti) Rinnovo parco caldaie esistenti 3) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero complessivo di impianti termici in territorio comunale Edifici nuovi o ristrutturazioni importanti 4) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero complessivo di nuovi impianti termici 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano Frequenza Ente preposto monitoraggio Annuale AGESS Annuale AGESS Annuale Ufficio Urbanistica o Ufficio PRG 1) estensione zone pedonali e ZTL in mq e percentuale rispetto alla superficie urbanizzata 2) lunghezza in km dei nuovi percorsi ciclabili realizzati annualmente; 3) numero di aziende ed enti locali che istituiscono la figura del Mobility Manager Annuale 4) numero di nuove linee di trasporto pubblico urbano ed extra-urbano istituite o potenziate; Annuale 5) numero di autoveicoli e furgon i immatricolati con alimenta zione a metano/GPL e percentuale rispetto al numero di immatricolazioni complessive delle stesse categorie. 6) numero di autoveicoli esistenti convertiti a metano o GPL e confronto col parco circolante 7) parco veicoli di Hera, ATR e Comune: numero e tipo di mezzi convertiti a metano Annuale 8) litri di biocombustibili (biodiesel, bioetanolo) venduti in territorio comunale e percentuale rispetto alle vendite complessive di combustibili Annuale 199 Ufficio Pianificazione Mobilità del Comune ATR e Uff. Pianificazione Mobilità Camera di Commercio, Ufficio Pianificazione Mobilità, Hera, ATR UTF Fase 4: Programmazione delle attività di monitoraggio Azione di Piano 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio Indicatori 1) potenza termica [kW], volumetria [Mmc] e n° di unità abitative allacciate annualmente; 2) consumi di energia termica primaria di alcuni edifici campione allacciati e confronto con i consumi storici di combustibile per gli impianti autonomi preesistenti; ovvero, per edifici che nascono insieme al Teleriscaldamento: confronto con simulazione consumi da impianti autonomi. 3) emissione dei principali inquinanti dalle unità di potenza del sistema Frequenza monitoraggio Ente preposto Annuale Hera, Comune di Forlì, AGESS Semestrale Arpa Annuale AGESS, Comune di Forlì 1) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica; 2) n° e volumetria degli edifici su cui vengono realizzati interventi migliorativi finalizzati al 6. 3) Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale 4) 5) 6) risparmio energetico, con rela tive percentuali di migliorame nto (kWh/mq anno per climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento); consumi idrici ed energetici (elettricità e metano) per utente della Piscina Comunale dopo l’intervento programmato e confronto con i consumi annui precedenti all’intervento. n° e tipologia (nuovo o esi stente) di edifici su cui vien e installato un impianto solar e termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI); percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS); percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti COMBI); energia elettrica annualmente prodotta dagli impianti FV asserviti agli edifici di proprietà comunale 200 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano Indicatori Frequenza monitoraggio Ente preposto 1) n° e tipologia di elettrodomestici di classe A o superiore venduti in territorio comunale e 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica percentuale rispetto al totale degli elettrodomestici venduti della medesima tipologia; 2) età effettiva dei modelli sostituiti e vita media dei vari modelli; 3) n° di lavatrici e lavastoviglie con l’ingresso per l’acqua calda venduti in territorio comunale OPPURE 4) Implementazione nel R.E. di disposizioni riguardanti l’efficienza degli elettrodomestici e della illuminazione 5) n° di impianti FV installati in territorio comunale con relativa potenza installata e confronto Annuale Annuale con la situazione nazionale 8. Interventi sul sistema del verde AGESS/Comun e /INBAR tramite accordi con i negozi di elettrodomestic i del Comune AGESS su dati GRTN Uff. Verde Pubblico/Serviz 1) realizzazione ed estensione [ha] degli interventi specifici a se guito dello progetto in elaborazione sul verde di Forlì (nell’ambito del progetto CRITECO); io Ambiente in 2) valutazioni sulle potenzialità di assorbimento della CO 2, dei principali inquinanti e del Una tantum collaborazione risparmio energetico conseguibile (anno 2012) con il soggetto incaricato dello studio 3) Computo o eventualmente stima annuale delle superfici totalm ente destinate a verde pubblico e privato in territor io comunale, con, event ualmente, indicazioni sul tipo di uso/coltura. 201 Annuale Ufficio Verde Pubblico/Serviz io Ambiente Fase 4: Programmazione delle attività di monitoraggio Azione di Piano Indicatori Frequenza monitoraggio Ente preposto 1) Adozione di un P.R.I.C. (Piano Regolatore per l’Ill uminazione Comunale) da parte del Una tantum Comune (anno 2012) 9. Interventi sull’illuminazione pubblica e privata 2) n° di lampade esistenti al Mer curio sostituite con equivalenti al Sodio Alta Pressione, ovvero n° di punti luce esistenti adeguati alle disposizioni della L.R. 19/03 ( e successive integrazioni). 3) n° di lampade semaforiche convertite a LED. 202 Annuale Servizio Viabilità del Comune Servizio Viabilità del Comune in collaborazione con Hera Luce S.r.l. Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – APPENDICE A QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO A.1 QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE A.1.1 CONFERENZA SUL CLIMA DI TORONTO (1988) La Conferenza sul clima di Toronto si poneva come obiettivo principale la riduzione delle emissioni dei gas serra del 20% entro il 2005 e del 50% entro il 2050. A.1.2 RISOLUZIONE DI LUSSEMBURGO (1990) La Risoluzione di Lussemburgo impegna i Paesi dell’unione Europea a stabilizzare entro il 2000 le emissioni di CO2 al livello del 1990. A.1.3 CONFERENZA DI RIO DE JANEIRO (1992) La Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro nel Giugno 1992 ha prodotto i seguenti documenti: la Dichiarazione di Rio (27 principi sui diritti e doveri dei popoli in merito allo sviluppo sostenibile); la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici e l’Agenda 21. A.1.4 DICHIARAZIONE DI RIO (1992) Fra i principi cardine affermati dalla Dichiarazione di Rio si trova la tutela ambientale; in particolare si afferma che al fine di pervenire ad uno sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente costituirà parte integrante del processo di sviluppo e non potrà essere considerata separatamente da questo. A.1.5 AGENDA 21 (1992) L’Agenda 21 è un documento di intenti e obiettivi programmatici su ambiente, economia e società; è stato sottoscritto da oltre 170 Paesi di tutto il mondo durante la conferenza di Rio de Janeiro del 1992. Tale documento conta 40 capitoli suddivisi in 4 sezioni: dimensioni economiche e sociali, conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo, rafforzamento del ruolo delle forze sociali e strumenti di attuazione. Inoltre riconosce un ruolo decisivo alle comunità locali nell’attuare politiche di sviluppo sostenibile. A.1.6 CONVENZIONE QUADRO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI (1992) La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici non vincola giuridicamente i 166 paesi firmatari ad alcun impegno formale se non a quello di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera ad un livello tale che escluda qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. A.1.7 PROTOCOLLO DI KYOTO (1997) Il documento, siglato nel Dicembre 1997, rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione Quadro. Esso impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione (Est europeo) a ridurre globalmente del 5,2 %, nel 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, le proprie emissioni di gas-serra, responsabili del riscaldamento globale in atto. Questi impegni, giuridicamente vincolanti, avrebbero prodotto una inversione storica della tendenza ascendente delle emissioni che detti paesi hanno da circa 150 anni. Il Protocollo di Kyoto è stato aperto alla firma il 16 marzo 1998. Con lo sganciamento degli Stati Uniti d’America, l’obiettivo si è ridotto al 3,8%. Per raggiungerlo, la via maestra indicata dal Protocollo era la riduzione delle emissioni dei settori industriale, energetico e dei trasporti. 203 A1 QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE Nel corso del negoziato hanno assunto un ruolo rilevante i tagli ottenibili attraverso il meno costoso ricorso alla forestazione e ai cosiddetti meccanismi flessibili: Il clean development mechanism consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta con progetti di collaborazione nei paesi in via di sviluppo; La joint implementation consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando i “diritti di emissione” risultanti dai progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro paese industrializzato; L’emission trading prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati possono scambiare le emissioni per raggiungere gli obiettivi previsti. A.1.8 VII CONFERENZA DELLE PARTI (MARRAKECH 2001) A Marrakech circa 170 Paesi hanno finalmente trovato un accordo sulle regole da applicare per mettere in pratica il Protocollo di Kyoto contro i cambiamenti climatici. Nel lungo e complicato cammino negoziale, si sono però persi per strada gli Stati Uniti d’America e sono stati ammorbiditi gli impegni “salva-clima” dei Paesi. L’intesa permetterà comunque di fare in modo che il protocollo diventi un trattato internazionale legalmente vincolante entro il 2003. A.1.9 ENTRATA IN VIGORE DEL PROTOCOLLO DI KYOTO (2005) La ratifica della Russia nell'ottobre 2004 ha segnato la svolta, facendo salire a 127 i paesi firmatari, responsabili del 61,6 % delle emissioni mondiali di anidride carbonica . Si sono così raggiunte le condizioni affinchè il protocollo potesse entrare in vigore: ratifica di almeno 55 Parti della Convenzione, tra le quali i paesi sviluppati le cui emissioni totali di biossido di carbonio rappresentano almeno il 55 % della quantità totale emessa nel 1990 da questo gruppo di paesi. A.2 QUADRO NORMATIVO EUROPEO A.2.1 CARTA EUROPEA DELL’ENERGIA (1991) I negoziati concernenti questa carta sono stati avviati a Bruxelles nel luglio del 1991 e sono terminati con la firma di un documento conclusivo a L'Aia il 17 dicembre 1991. I 51 firmatari della Carta europea dell'energia si sono impegnati a perseguire gli obiettivi e rispettare i principi della carta nonché ad attuare la loro cooperazione nel quadro di un accordo di base giuridicamente vincolante, diventato il trattato sulla Carta dell'energia, destinato a promuovere la cooperazione industriale est-ovest prevedendo garanzie giuridiche in materia di investimenti, transito e commercio. A.2.2 TRATTATO SULLA CARTA DELL’ENERGIA (1994) Il trattato sulla Carta dell'energia e il protocollo sull'efficienza energetica e sugli aspetti ambientali correlati sono stati firmati il 17 dicembre 1994 a Lisbona da tutti i firmatari della Carta del 1991, ad eccezione degli Stati Uniti e del Canada. Le Comunità europee e i loro Stati membri sono firmatari del trattato e del protocollo. Il trattato sulla Carta dell'energia e il protocollo della Carta dell'energia sull'efficienza energetica e sugli aspetti ambientali correlati sono approvati con la presente decisione a nome della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), della Comunità europea (CE) e della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). La decisione precisa le modalità per stabilire la posizione che la Comunità europea può essere tenuta a prendere nell'ambito della Conferenza della Carta dell'energia e anche la posizione da prendere a nome della CECA e di Euratom. Il trattato ha come obiettivo l'istituzione di un quadro giuridico per promuovere una cooperazione a lungo termine nel settore dell'energia, basata sui principi enunciati nella Carta europea dell'energia. 204 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Le disposizioni più importanti del trattato concernono la tutela degli investimenti, lo scambio di materiali e prodotti energetici, il transito e la soluzione delle controversie. A.2.3 LIBRO BIANCO, UNA POLITICA ENERGETICA PER L’UNIONE EUROPEA (1995) Con tale documento, l'Unione Europea ha definito tre obiettivi fondamentali per la propria politica energetica: migliorare la competitività; aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti anche tramite la diversificazione; assicurare la protezione dell’ambiente. A.2.4 DIRETTIVA 96/92/CE La presente direttiva stabilisce norme comuni per la generazione, la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica. Essa definisce le norme organizzative e di funzionamento del settore dell’energia elettrica, l’accesso al mercato, i criteri e le procedure da applicarsi nei bandi di gara e nel rilascio delle autorizzazioni nonché della gestione delle reti. A.2.5 LIBRO BIANCO, ENERGIA PER IL FUTURO: LE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI (1997) Con il Libro bianco “energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili” la Commissione propone, per il 2010, un obiettivo indicativo globale del 12% per il contributo delle fonti energetiche rinnovabili al consumo interno lordo di energia dell’Unione Europea. Nel 1997 la quota delle fonti energetiche rinnovabili è inferiore al 6%. Il documento della Commissione Europea sottolinea i positivi risvolti economici ed ambientali che ne deriverebbero, soprattutto in termini occupazionali. Esso è comunque un obiettivo politico e non uno strumento giuridicamente vincolante. Al fine di promuovere il decollo delle fonti rinnovabili di energia la Commissione propone una campagna d’azione basata su quattro azioni chiave: sistemi fotovoltaici, centrali eoliche, impianti a biomassa e integrazione in cento comunità A.2.6 DIRETTIVA 98/30/CE La presente direttiva stabilisce norme comuni per il trasporto, la distribuzione, la fornitura e lo stoccaggio di gas naturale. Essa definisce le norme relative all'organizzazione e al funzionamento del settore del gas naturale, compreso il gas naturale liquefatto (LNG), l'accesso al mercato, le modalità di gestione dei sistemi nonché i criteri e le procedure applicabili in materia di rilascio di autorizzazioni per il trasporto, la distribuzione, la fornitura e lo stoccaggio di gas naturale. A.2.7 DIRETTIVA 2001/77/CE La presente direttiva mira a promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro comunitario in materia. Le fonti energetiche rinnovabili contr ibuiscono alla protezione dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile, possono creare occupazione locale, avere un positivo impatto sulla coesione sociale, contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e permettere un più rapido conseguimento degli obiettivi di Kyoto. Gli stati membri adottano misure atte a promuovere l’aumento del consumo di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili perseguendo gli obiettivi indicativi nazionali per il 2010 riportati in apposita tabella, che prevedono una quota del 22,1% di elettricità prodotta da F.E.R. sul consumo totale della Comunità. Gli obiettivi indicativi nazionali saranno rimodulati ogni 2 anni e compatibili con gli impegni nazionali assunti nell'ambito degli impegni sui cambiamenti climatici sottoscritti dalla Comunità ai sensi del protocollo di Kyoto. 205 A2 QUADRO NORMATIVO EUROPEO Per l’Italia l’obiettivo indicativo nazionale è pari al 25 % di elettricità da F.E.R. rispetto al consumo interno lordo. Viene introdotta anche la necessità di rilasciare opportune garanzie di origine per l’elettricità da F.E.R. La Direttiva prevede la pubblicazione con cadenza quinquennale e biennale da parte degli Stati membri di diverse relazioni concernenti l’aggiornamento per i successivi 10 anni degli obiettivi indicativi nazionali, analisi del raggiungimento di tali obiettivi, valutazioni sull’attuale quadro legislativo e regolamentare e una relazione di sintesi sull’attuazione della presente direttiva. A.2.8 DIRETTIVA 2002/91/CE L'obiettivo della presente direttiva è promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi. Le disposizioni in essa contenute riguardano: a) il quadro generale di una metodologia per il calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici; b) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione; c) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici esistenti di grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni; d) la certificazione energetica degli edifici; e) l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d'aria negli edifici, nonché una perizia del complesso degli impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni. A.2.9 DIRETTIVA 2003/87/CE (DIRETTIVA EMISSION TRADING) La presente direttiva istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra nella Comunità Europea, al fine di promuovere la riduzione di dette emissioni secondo criteri di validità in termini di costi e di efficienza economica. Il sistema può essere sintetizzato nei seguenti elementi: 1. Il campo di applicazione della direttiva è esteso alle attività ed ai gas elencati nell’allegato I della direttiva; in particolare alle emissioni di anidride carbonica provenienti da attività di combustione energetica, produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, lavorazione prodotti minerari, produzione di pasta per carta e cartoni. 2. La direttiva prevede un duplice obbligo per gli impianti da essa regolati: la necessità per operare di possedere un permesso all’emissione in atmosfera di gas serra; l’obbligo di rendere alla fine dell’anno un numero di quote d’emissione pari alle emissioni di gas serra rilasciate durante l’anno. 3. Il permesso all’emissione di gas serra viene rilasciato dalle autorità competenti previa verifica da parte delle stesse della capacità dell’operatore dell’impianto di monitorare nel tempo le proprie emissioni di gas serra. 4. Le quote d’emissioni vengono rilasciate dalle autorità competenti all’operatore di ciascun impianto regolato dalla direttiva sulla base di un piano di allocazione nazionale; ogni quota dà diritto al rilascio di una tonnellata di biossido di carbonio equivalente. 5. Il piano di allocazione nazionale viene redatto in conformità ai criteri previsti dall’allegato III della direttiva stessa; questi ultimi includono coerenza con gli obiettivi di riduzione nazionale, con le previsioni di crescita delle emissioni e con i principi di tutela della concorrenza; il piano di allocazione prevede l’assegnazione di quote a livello d’impi anto per periodi di tempo predeterminati. 6. Le quote possono essere vendute o acquistate; tali transazioni possono vedere la partecipazione sia degli operatori degli impianti coperti dalla direttiva, sia di soggetti terzi (es. intermediari, organizzazioni non governative, singoli cittadini); il trasferimento di quote viene registrato nell’ambito di un registro nazionale. 206 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – 7. La resa delle quote d’emissione è effettuata annualmente dagli operatori degli impianti in numero pari alle emissioni reali degli impianti stessi. 8. Le emissioni reali utilizzate nell’ambito della resa delle quote da parte degli operatori sono il risultato del monitoraggio effettuato dall’operatore stesso e certificato da un soggetto et rzo accreditato dalle autorità competenti. 9. La mancata resa di una quota d’emissione prevede una sanzione pecuniaria di 40 euro nel periodo 2005-2007 e di 100 euro nei periodo successivi; le emissioni oggetto di sanzione non sono esonerate dall’obbligo di resa di quote. A.2.10 DIRETTIVA 2003/54/CE Questa direttiva è relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica e abroga la direttiva 96/92/CE. La presente direttiva stabilisce norme comuni per la generazione, la trasmissione, la distribuzione e la fornitura dell’energia elettrica. Essa definisce le norme organizzative e di funzionamento del settore dell’energia elettrica, l’accesso al mercato, i criteri e le procedure da applicarsi nei bandi di gara e nel rilascio delle autorizzazioni nonché nella gestione dei sistemi. A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE A.3.1 PIANO ENERGETICO NAZIONALE del 1988 Il documento propone alcune linee strategiche in politica energetica. “Scopo della politica energetica è assicurare al Paese la disponibilità di energia nella quantità e qualità necessaria, vale a dire nel rispetto dell’ambiente e in condizioni di competitività dei prezzi finali in relazione alla concorrenza internazionale, assicurando per quanto possibile la stabilità dei prezzi”. A.3.2 LEGGE n. 9 del 9/1/1991 La legge n.9 del 1991 contiene norme per l'attuazione del nuovo Piano Energetico Nazionale, in particolare si occupa sia di aspetti istituzionali che di centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e contiene inoltre alcune disposizioni fiscali. Sono presenti norme regolamentari in materia di procedure per le concessioni o le varianti di concessione di derivazione d'acqua per la produzione di energia elettrica, nonchè, sentito il Ministro della Sanità, in materia di procedure per l'autorizzazione alla costruzione di elettrodotti. A.3.3 LEGGE n.10 del 9/1/1991 La legge n10 del 1991 contiene norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. Ai fini di migliorare i processi di trasformazione dell’energia, di ridurre i consumi di energia e di migliorare le condizioni di compatibilità ambientale nell’utilizzo dell’energia a parità di servizio reso e di qualità della vita, le norme del presente titolo favoriscono ed incentivano, in accordo con la politica energetica della Comunità Economica Europea, l’uso razionale dell’energia, il contenimento dei consumi di energia nella produzione e nell’utilizzo di manufatti, l’utilizzazione delle fonti rinnovabili di energia, la riduzione dei consumi specifici di energia nei processi produttivi, una più rapida sostituzione degli impianti in particolare nei settori a più elevata intensità energetica, anche attraverso il coordinamento tra le fasi di ricerca applicata, di sviluppo e di produzione industriale. 207 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE A.3.4 D.M. del 25 SETTEMBRE 1992 – CONVENZIONE TIPO Il Ministero per l’Industria, il Commercio e l’Artigianato M ( ICA), visto quanto stabilito dall’articolo 22, comma 4, della legga n.9 del 1991, dispone che la cessione, lo scambio, il vettoriamento e la produzione per conto dell’Enel dell’energia elettrica prodotta dagli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabili o assimilate, vengano regolati da una convenzione tipo. A.3.5 CIP 6 del 1992 Il provvedimento n.6 del 1992 del Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) stabilisce i prezzi relativi alla cessione, al vettoriamento e alla produzione per conto dell’Enel e i parametri relativi allo scambio dell’energia elettrica prodotta da impianti utilizzanti fonti rinnovabili o assimilate assicurando prezzi e parametri incentivanti. L’incentivazione è finalizzata al recupero accelerato del capitale investito, calcolato attraverso parametri diversi per ogni specifica tipologia di impianto, in modo da favorire le tecnologie ecocompatibili o non ancora in grado di essere prodotte a prezzi di mercato. Il criterio utilizzato per la determinazione dei prezzi di cessione è quello del costo evitato dall’Enel, a sua volta composto da costi di impianto, di esercizio, di manutenzione, spese generali e costo del combustibile. Il prezzo di cessione includeva, per i primi otto anni di esercizio, un’ulteriore componente, la cosiddetta componente incentivante, correlata ai maggiori costi derivanti dalla tecnologia impiegata nelle diverse tipologie di impianti (ad es. idroelettrici, eolici, geotermici). Il provvedimento si è dimostrato uno strumento di forte promozione di produzione di energia elettrica dalle fonti individuate. In pochi anni si è passati da una situazione di scarsa considerazione per le rinnovabili e per i recuperi da processi finalizzati alla produzione elettrica, ad una normativa incentivante e puntuale negli aggiornamenti temporali. Il provvedimento in questione è stato, di fatto, ritirato nel 1996. Solo gli impianti che hanno concluso un contratto preliminare con l’Enel entro il 31.12.96 ricevono il pagamento stabilito dal provvedimento; nessun altro impianto o progetto può beneficiare di queste tariffe. A.3.6 DPR n. 412 del 26/08/1993 Il Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 26/08/1993 denominato “Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia” è il decreto attuativo della legge n.10 del 1991. In particolare si riferisce all’ art. 4. E’ stato poi aggiornato dal DPR 551/99. Questo decreto offre molti spazi all’applicazione di una politica energetica su scala comunale (comuni con oltre 40.000 abitanti); in particolare ha: suddiviso il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei “gradi giorno41” comunali e indipendentemente dall’ubicazione geografica; stabilito per ogni zona climatica la durata giornaliera di attivazione e il periodo annuale di accensione degli impianti di riscaldamento; classificato gli edifici in otto categorie a seconda della destinazione d'uso e stabilito per ogni categoria di edifici la temperatura massima interna consentita; ha inoltre stabilito che gli impianti termici nuovi o ristrutturati debbono garantire un rendimento stagionale medio che va calcolato in base alla potenza termica del generatore; definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda; previsto una periodica e annuale manutenzione degli impianti termici. 41 Per "gradi-giorno" di una località, si intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, convenzionalmente fissata a 20 °C, e la temperatura media esterna giornaliera; l'unità di misura utilizzata è il grado-giorno (GG). 208 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – A.3.7 PIANO NAZIONALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE del 28/12/1993 Per dare attuazione all'Agenda 21 il Ministero dell'Ambiente ha definito il "Piano nazionale per lo sviluppo sostenibile", che è stato approvato dal CIPE il 28 dicembre 1993. Il presente documento propone un piano d'azione per realizzare uno sviluppo compatibile con la salvaguardia dell'ambiente. Gli obiettivi finali sono rappresentati da: Risparmio energetico; Contenimento delle emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti e gas ad effetto serra. Il Piano prevede azioni nei settori produttivi quali l'industria, l'agricoltura ed il turismo, nella infrastrutture di base (energia e trasporti) e nel settore dei rifiuti, problema terminale nei processi di produzione e consumo nelle economie più ricche. Si tratta del primo documento italiano sull'ambiente che ha un carattere interministeriale. A.3.8 DECRETO Lgs. n. 625 del 25/11/1996 Il presente decreto costituisce l’attuazione della direttiva 94/22/CE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, la ricerca, la coltivazione e lo stoccaggio di idrocarburi nell’intero territorio nazionale (nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana). A.3.10 DECRETO Lgs. n. 22 del 05/02/1997 – DECRETO RONCHI Il presente decreto costituisce l’attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Il presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi, fatte salve disposizioni specifiche particolari o complementari, conformi ai principi del presente decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate categorie di rifiuti. Recependo le direttive europee (Germania, Austria, Danimarca, Olanda e Svezia) vuole introdurre entro il 2003 il 35% di raccolta differenziata e avviare il 30% di recupero energetico dai rifiuti; rimodulazione dei sistemi di produzione e distribuzione merci per la riduzione dei rifiuti. A.3.11 DELIBERA CIPE del 3/12/97 Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha individuato le linee guida per mantenere fede agli impegni assunti nel Dicembre 1997 a Kyoto: riduzione del 6,5% dei gas serra rispetto ai livelli del 1990, stimata in circa 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente rispetto allo scenario tendenziale al 2010. Le ilnee guida individuano sei azioni prioritarie che porteranno a raggiungere l’obiettivo finale previsto per il 2008-2012, e gli obiettivi intermedi previsti per il 2003-2006. Elenchiamo di seguito le sei azioni: obiettivo 1: Aumento di efficienza del sistema elettrico; azione 1: Gli impianti a bassa efficienza potranno essere riautorizzati solo se adotteranno tecnologie a basso impatto ambientale. Un apporto significativo in termini di efficienza verrà conferito dal processo di liberalizzazione del mercato elettrico. obiettivo 2: riduzione dei consumi energetici nel settore trasporti. azione 2: biocarburanti, controllo del traffico urbano, sostituzione del parco autoveicolare, aumento del trasporto di massa e merci su vie ferrate, dotazione di autoveicoli elettrici per la pubblica amministrazione e le aziende di trasporto pubblico. obiettivo 3: produzione di energia da fonti rinnovabili; azione 3: le fonti energetiche rinnovabili dovranno puntare soprattutto sull’eolico, le biomasse e il solare termico. obiettivo 4: riduzione dei consumi energetici nei settori: industriale, abitativo e terziario; 209 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE azione 4: aumento della penetrazione di gas naturale negli usi civili e industriali; promozione di accordi volontari per l’efficienza energetica nelle produzioni industriali; risparmio energetico da consumi elettrici e termici. obiettivo 5: riduzione delle emissioni nei settori: industria chimica, zootecnia e gestione rifiuti. azione 5: miglioramento tecnologico e risparmio energetico nell’industria chimica, la zootecnia e la gestione dei rifiuti. obiettivo 6: assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dalle foreste; azione 6: recupero boschivo di vaste aree degradate o abbandonate, soprattutto nella dorsale appenninica. A.3.9 LEGGE n. 449 del 27/12/1997 La presente legge contiene disposizioni tributarie concernenti interventi di recupero del patrimonio edilizio. Ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, si detrae dall'imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 41 per cento delle spese sostenute sino ad un importo massimo delle stesse di lire 150 milioni ed effettivamente rimaste a carico, per al realizzazione degli interventi di cui alle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457, sulle parti comuni di edificio residenziale di cui all'articolo 1117, n. 1), del codice civile, nonché per la realizzazione degli interventi di cui alle lettere b), c) e d) dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute e sulle loro pertinenze. Tra le spese sostenute sono comprese quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all'esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legge 5 marzo 1990, n. 46, per quanto riguarda gli impianti elettrici, e delle norme UNI-CIG, di cui alla legge 6 dicembre 1971, n. 1083, per gli impianti a metano. La stessa detrazione, con le medesime condizioni e i medesimi limiti, spetta per gli interventi relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali anche a proprietà comune, alla eliminazione delle barriere architettoniche, alla realizzazione di opere finalizzate alla cablatura degli edifici, al contenimento dell'inquinamento acustico, al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia, nonché all'adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali. A.3.12 D. Lgs. n. 112 del 31/03/1998 (LEGGE BASSANINI) Il presente decreto prevede il conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali. Sono attribuite agli enti locali, in conformità a quanto disposto dalle norme sul principio di adeguatezza, le funzioni amministrative in materia di controllo sul risparmio energetico e l'uso razionale dell'energia e le altre funzioni che siano previste dalla legislazione regionale. Sono attribuite in particolare alle province, nell'ambito delle linee di indirizzo e di coordinamento previste dai piani energetici regionali, le seguenti funzioni: 1. la redazione e l'adozione dei programmi di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico; 2. l'autorizzazione alla installazione ed all'esercizio degli impianti di produzione di energia; 3. il controllo sul rendimento energetico degli impianti termici. A.3.13 D. Lgs. n. 79 del 16/03/1999 (DECRETO BERSANI) Il decreto Bersani recepisce le direttiva 96/92/CE, che disciplina la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e la riforma del sistema elettrico nazionale In particolare gli articoli 1, 11 e 12 toccano aspetti di rilevante importanza. 210 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Art.1 Liberalizzazione e trasparenza societaria Le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica sono libere nel rispetto degli obblighi di servizio pubblico. Le attività di trasmissione e dispacciamento sono riservate allo Stato ed attribuite in concessione al gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN). L'attività di distribuzione dell'energia elettrica e' svolta in regime di concessione rilasciata dal Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato. In altre parole è prevista la separazione dell’Enel in almeno cinque società separate che si occuperanno, rispettivamente di: 1. produzione di energia elettrica; 2. produzione di energia elettrica e vendita ai “clienti vincolati”; 3. vendita ai clienti “idonei”; 4. esercizio dei diritti di proprietà della rete di trasmissione nazionale e connesse attività di manutenzione e sviluppo; 5. dismissione definitiva delle centrali nucleari. Il decreto prevede inoltre che entro il 2003, nessun soggetto potrà produrre o importare la metà dell’energia elettrica totale prodotta o importata in Italia. A tal fine l’Enel dovrà cedere almeno 15.000 MW della propria capacità produttiva. Il Decreto Bersani suddivide gli utenti elettrici in due categorie: il “cliente idoneo” ed il “cliente vincolato”. Il cliente vincolato è l’utente finale che è legittimato a stipulare contratti di fornitura di energia esclusivamente con il distributore che esercita il servizio nell’area territoriale in cui detto cliente è localizzato. Il cliente idoneo è la persona fisica o giuridica che ha la capacità di stipulare contratti di fornitura con qualsiasi produttore, distributore o grossista sia in Italia che all’estero. In ossequio al principio di gradualità di attuazione delle misure di liberalizzazione del mercato dell’energia, più volte sancito dalla normativa comunitaria, hanno diritto alla qualifica di cliente idoneo: 1. Dal 19/02/99ogni cliente finale che nel 1998 abbia consumato più di 30 GWh; 2. Dal 01/01/00 ogni cliente finale che nel 1999 avrà consumato più di 20 GWh; 3. Dal 01/01/02: ogni cliente finale che nel 2001 avrà consumato più di 9 GWh; A seguito di successive modifiche ed integrazioni del Decreto medesimo si è ulteriormente esteso il diritto alla qualifica di cliente idoneo: 4. Dal 01/07/04 ogni cliente finale non domestico; 5. Dal 01/07/07 ogni cliente finale. Art.11 Energia elettrica da fonti rinnovabili Il Decreto Bersani ha fissato, all’art. 11, nuovi meccanismi di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, basati su regole di mercato e quindi più confacenti al contesto di liberalizzazione. Per il passaggio da un sistema d’incentivazione diretta ad uno di incentivazione indiretta e market oriented, il Decreto ha previsto (comma 1, 2 e 3 dell’art. 11) la promozione della nuova produzione verde post CIP 6 attraverso l’istituzione di un mercato dei Certificati Verdi. A quest’ultimo devono rapportarsi i produttori ed importatori di energia da fonti convenzionali per rispettare, a partire dal 2002, l’obbligo di immissione nel sistema elettrico nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili in misura pari al 2% dell’energia da fonte non rinnovabile immessa in rete l’anno precedente. Tale percentuale si applica alla quota eccedente i 100 MWh. Art.12 Concessioni idroelettriche La richiesta di rinnovo delle concessioni idroelettriche è subordinata alla presentazione di un programma di aumento dell'energia prodotta o della potenza installata, nonchè un programma di miglioramento e risanamento ambientale del bacino idrografico di pertinenza. A.3.14 DECRETO MINISTERIALE del 11/11/1999 Il presente decreto contiene direttive per l’attuazione delle norme in materia di energia elettrica da fonti rinnovabili di cui all’articolo 11 del “Decreto Bersani” e in particolare le direttive per 211 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE disciplinare l’obbligo di immissione nel sistema elettrico nazionale di energia da fonti rinnovabili. Di particolare importanza sono gli articoli 1, 4 e 5-6 che disciplinano rispettivamente il campo d’azione del presente decreto, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili e i certificati verdi. Art.1 Campo di applicazione Il presente decreto adotta le direttive per l'attuazione di quanto disposto dall’art. 11 del Decreto Bersani. Con successivo decreto sono definiti gli incrementi della percentuale obbligatoria di energia da fonti rinnovabili, per gli anni successivi al 2002. Art.4 Impianti alimentati da fonti rinnovabili L'energia da fonti rinnovabili da immettere nel sistema elettrico nazionale per far fronte all’ obbligo della quota del 2%, può essere prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili entrati in esercizio, a seguito di nuova costruzione, potenziamento, rifacimento, o riattivazione, in data successiva al 1° aprile 1999, anche destinati, in tutto o in parte, all'autoproduzione. L’obbligo del 2% può essere rispettato anche importando, in tutto o in parte, elettricità prodotta da impianti entrati in esercizio dalla medesima data, ma ubicati in paesi esteri, purchè tali paesi adottino analoghi strumenti di promozione ed incentivazione delle F.E.R. Art.5-6 Certificati Verdi La produzione di energia elettrica degli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per i primi otto anni di esercizio, alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili, denominata "Certificato Verde". Il certificato verde, di valore pari o multiplo di 100 MWh, è emesso dal gestore della rete, su comunicazione del produttore, relativamente alla produzione da fonte rinnovabile dell'anno precedente o anche, su richiesta, relativamente alla producibilità attesa degli impianti nell’anno in corso o in quello successivo. In ogni caso i certificati verdi hanno valore solo per l’anno cui si riferiscono. I certificati verdi sono oggetto di libero mercato tra i soggetti detentori degli stessi e i produttori ed importatori soggetti all’obbligo. Inoltre il Gestore del Mercato organizza una sede, non esclusiva, per la contrattazione dei certificati verdi. Infine all’Art. 9 si stabilisce che il Gestore della Rete emetta a proprio favore e collochi sul mercato certificati verdi a fronte dell’energia elettrica prodotta da impianti CIP 6 entrati in esercizio dopo il 1° Aprile 1999. Il prezzo di riferimento è calcolato come differenza tra il costo medio dell’energia CIP 6 acquistata dal GRTN e il ricavo derivante dalla cessione della stessa energia. A.3.15 DPR n.551 del 21/12/1999 Il decreto in oggetto contiene un regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, in materia di progettazione, installazione, esercizio e manutenzione degli impianti termici degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia. In relazione alla progettazione degli impianti le novità introdotte appaiono marginali; la più importante appare l’obbligo di dotare gli impianti termici, al servizio di edifici la cui concessione edilizia è stata rilasciata dopo il 30 Giugno 2000, di siste mi di termoregolazione e di contabilizzazione del consumo energetico per ogni singola unità immobiliare. Più sostanziali sono invece le modifiche alle norme sull’esercizio e la manutenzio ne degli impianti, soprattutto in riferimento alla responsabilità e alle competenze sia dei responsabili degli impianti termici che degli installatori e dei manutentori. Inoltre diventerà importante l’azione di coordinamento regionale, prevista dal DPR n.551 e tesa all’adozione di strumenti di raccordo per un’azione coordinata fra i diversi Enti preposti alla vigilanza sugli impianti termici. A.3.16 DELIBERA CIPE n.126 del 06/08/1999 Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), nella riunione del 6 agosto, ha approvato il "Libro Bianco per la valorizzazione energetica delle fonti rinnovabili" realizzato dall'ENEA. Si tratta del primo documento approvato in attuazione della delibera 19 novembre 1998 dallo stesso CIPE, che prevedeva che il Ministro dell'Industria, d'intesa con i Ministri dell'Ambiente, delle 212 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Politiche Agricole, dei Lavori Pubblici, delle Finanze e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, sentita la Conferenza Unificata, sottoponesse il documento all’approvazione del CIPE stesso. Il Libro bianco diventa così ufficialmente un documento di indirizzo del governo in materia di politica energetica del Paese nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, anche in relazione alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla progressiva introduzione delle rinnovabili nel mercato. Il Libro bianco individua obiettivi, strategie e progetti necessari per ottenere le riduzio ni di emissioni di gas serra previste dalla delibera CIPE sugli impegni del post-Kyoto ed attribuisce all'ENEA numerosi e rilevanti compiti e funzioni. La realizzazione degli obiettivi del Libro bianco viene demandata alla Commissione del CIPE per lo sviluppo sostenibile. Il documento prevede al 2008-2012, incrementi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari a circa 6,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) ed incrementi di produzione di energia termica pari a circa 2 Mtep. Il totale delle emissioni di CO2 risparmiata è valutato complessivamente in circa 24 milioni di tonnellate. A.3.17 DECRETO Lgs. n. 164 del 23/05/2000 (DECRETO LETTA) Il decreto in questione prevede l’attuazione della direttiva n. 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144. Fra gli articolo di maggior rilievo si riportano gli articoli 1, 3, 4, e il 30. art.1 Liberalizzazione del mercato interno del gas naturale Nei limiti delle disposizioni del presente decreto le attività di importazione, esportazione, trasporto e dispacciamento, distribuzione e vendita di gas naturale, in qualunque sua forma e comunque utilizzato, sono libere. Resta in vigore la disciplina vigente per le attività di coltivazione e di stoccaggio di gas naturale, salvo quanto disposto dal presente decreto. art.3 Norme per l'attività di importazione L'attività di importazione di gas naturale prodotto in Paesi non appartenenti all'Unione europea è soggetta ad autorizzazione del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, rilasciata in base a criteri obiettivi e non discriminatori pubblicati ai sensi dell'articolo 29. art. 4 Disposizioni per l'incremento delle riserve nazionali di gas L'attività di prospezione geofisica condotta da parte dei ittolari di permessi di ricerca o di concessioni di coltivazione per idrocarburi, sia ai fini della ricerca tecnologica applicata che ai fini della ricerca e della coltivazione di riserve di idrocarburi, è libera. art.30 Dichiarazione di pubblica utilità delle infrastrutture del sistema gas Le opere necessarie per l'importazione, il trasporto, lo stoccaggio di gas naturale, e per i terminali di GNL42, compresi gli impianti di rigassificazione, con esclusione di quelle da realizzare nelle zone di demanio marittimo e nelle zone indicate nell'articolo 55 del Codice della navigazione, sono dichiarate, con provvedimento del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato o, per gasdotti di distribuzione, della competente Autorità della regione interessata, ed a seguito dell'approvazione del relativo progetto, di pubblica utilità, nonché urgenti e indifferibili agli effetti della legge 25 giugno 1865, n. 2359, e successive modifiche e integrazioni. A.3.18 DECRETI INTERMINISTERIALI INDUSTRIA AMBIENTE del 24/04/2001 (DECRETI GEMELLI SULL’EFFICIENZA ENERGETICA) Le riforme del mercato dell'energia in attuazione delle Direttive Europee 96/92/CE e 98/30/CE per la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas, prima con il Decreto Bersani, poi con il Decreto Letta, non si limitano al recepimento delle direttive, ma disciplinano gli interi settori sviluppando inoltre strumenti di aumento dell’efficienza energetica anche nell'ambito degli usi finali di energia. 42 GNL: Gas Naturale Liquefatto 213 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE I due succitati Decreti Legislativi, infatti, prevedono misure di incremento dell’efficienza energetica negli usi finali di energia secondo obiettivi che devono essere perseguiti dalle imprese di distribuzione e che sono quantificati congiuntamente dai Ministeri Industria e Ambiente, sentita la Conferenza unificata Stato Regioni. Il 24 Aprile 2001 vengono emanati due Decreti Ministeriali: Individuazione degli obiettivi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali ai sensi dell'art.9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n,79 - Energia Elettrica; Individuazione degli obiettivi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di cui all'art.16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164 - Gas Naturale. che fissano obiettivi nazionali di efficienza energetica, risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili per il settore dell’Energia Elettrica e per il settore del Gas Naturale, in coerenza con gli obiettivi del protocollo di Kyoto. I due decreti, detti anche Decreti Gemelli, da una parte individuano gli obiettivi quantitativi di risparmio energetico da conseguire a livello nazionale in ogni anno dal 2002 al 2006 e gettano le basi per la costruzione di un sistema di titoli di efficienza energetica di valore pari alla riduzione certificata di consumi; dall’altra parte impegnano le Regioni e le Province autonome a determinare, con provvedimenti di programmazione regionale, i rispettivi obiettivi di risparmio energetico, di sviluppo delle fonti rinnovabili e le relative modalità di raggiungimento, provvedendo con risorse aggiuntive rispetto alle risorse provenienti dalle tariffe dell’EE e del gas, articolate con il metodo del "Price Cap". I titoli di efficienza energetica, in seguito denominati “Certificati bianchi”, vengono emessi dalla AEEG a favore dei distributori o delle società operanti nel settore dei servizi energetici con un valore pari alla riduzione dei consumi certificata per quell’anno. In modo del tutto simile ai certificati verdi, istituiti dal decreto Bersani, sono oggetto di libera contrattazione tra i detentori e i soggetti sottoposti alle disposizioni dei rispettivi decreti. I Decreti Gemelli rivoluzionano il sistema degli incentivi fino ad allora seguito e consistente nel concedere contributi direttamente agli utilizzatori finali dell’energia. Con il nuovo sistema i progetti di risparmio energetico sono realizzati tramite: azioni dirette delle imprese di distribuzione; società controllate dalle medesime imprese di distribuzione; società terze operanti nel settore dei servizi energetici, comprese le imprese artigiane e loro forme consortili. A.3.19 LEGGE n. 120 del 01/06/2002 Con questa legge l’Italia ratifica il Protocollo di Kyoto (1997) alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In attesa e in preparazione delle decisioni e delle norme che saranno adottate dall’Unione europea in attuazione del Protocollo di Kyoto, la legge illustra anche il “Piano di azione Nazio nale per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e l’aumento del loro assorbimento” successivamente approvato con delibera CIPE il 20/12/2002. A.3.20 DELIBERA CIPE del 20/12/2002 E’ la “revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra (Legge 120/2002)", che approva il Piano di azione Nazionale per la riduzione ai sensi dell’art. 2 della legge 120/2002 e i livelli massimi di emissione assegnati ai singoli settori per il periodo 2008-2012, questi ultimi calcolati come media delle emissioni annuali del periodo di cui alla tabella 8 allegata alla deliberazione, sono stabiliti sulla base dello scenario di riferimento, ovvero sulla base dei risultati conseguibili con le misure già individuate al 30 giugno 2002. Con tale strumento il Ministero dell’Ambiente intende pianificare il percorso che consentir à all’Italia di rispettare entro il 2008-2012 gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra del 214 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – 6,5% rispetto al 1990 come previsto dal protocollo di Kyoto. E’ prevista una valutazione delle emissioni di CO2 nello scenario tendenziale e l’indicazione del quantitativo di emissioni in eccesso rispetto all’obiettivo assegnato. I tagli necessari, stimati in 93 Milioni di tonnellate di CO2 equivalente saranno raggiunti attraverso tre settori di intervento: Attuazione delle misure di contenimento nell’industria energetica; Interventi nel settore agricolo e forestale; Ulteriori misure nei settori trasporti, civile e terziario. Viene poi individuato, a fronte dell’adozione di tali misure, lo scenario di riferimento al 2010, con una riduzione delle emissioni pari a 51,6 Mt di CO2 con un gap residuo rispetto agli obiettivi di Kyoto pari a 41 Mt di CO2. A.3.21 DECRETO Lgs. N.387 del 29/12/2003 E’ una legge quadro che recepisce la direttiva Europea 2001/77/CE per la promozione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Un quadro normativo destinato a diventare il punto di riferimento per consentire all’Italia di procedere verso uno sviluppo concreto della produzione di energia da fonti rinnovabili. I principali punti sono i seguenti: 1. Aggiornamento del decreto interministeriale Industria Ambiente dell’11/11/99 che definiva l’obbligo di produrre almeno il 2% di elettricità con fonti rinnovabili nel 2002 con impianti entrati in funzione dopo il 1° Aprile 1999. La nuova legge incrementa l’obbligo dello 0,35% all’anno a partire dal 2004. 2. Gli impianti da fonte rinnovabile con potenza fino a 20 kW possono essere connessi alla rete con modalità di scambio sul posto dell’energia elettrica; sarà possibile realizzare quindi il “Net Metering” anche per l’eolico di piccola taglia come avviene già per il fotovoltaico. 3. Introduzione di un meccanismo di incentivazione in conto energia per il fotovoltaico, come già avviene in Germania. Tale sistema finanzia l’energia elettrica prodotta e immessa in rete con una tariffa incentivante e non più l’investimento iniziale. 4. Incentivi anche per la produzione elettrica da solare termodinamico. 5. La semplificazione delle procedure autorizzative con l’introduzione di un procedimento unico che, in tempi certi, esprima l’autorizzazione con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni competenti. 6. L’introduzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili. 7. Una migliore definizione delle fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle rinnovabili. Vengono esplicitamente escluse le fonti assimilate e i beni prodotti o sostanze derivanti da processi il cui scopo primario sia la produzione di vettori energetici o di energia. L’articolo 17 prevede l’inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili (beneficia di tale regime anche la parte non biodegradabile dei rifiuti). Per l’effettiva attuazione di questa legge quadro è necessaria l’emanazione di una serie di circa venti decreti attuativi, previsti dal decreto medesimo. A.3.22 LEGGE n. 316 DEL 30/12/2004 La presente norma, legge di conversione del decreto-legge n° 273 del 12/11/03, prevede “Disposizioni urgenti per l’applicazione della direttiva 2003/87/CE (EMISSION TRADING) in materia di scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità Europea”, in attesa della legge di recepimento. Art.1 Ai fini del rilascio dell’autorizzazione ad emettere gas ad effetto serra, i gestori degli impianti rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, presentano al Ministero dell’Ambiente (autorità nazionale competente fino al recepimento della direttiva comunitaria) apposita domanda di autorizzazione, contenente descrizione dell’impianto e sue 215 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE attività, tecnologia utilizzata, materie prime secondarie suscettibili di produrre emissioni, le fonti di emissioni di gas dell’impianto, le misure previste per controllare e comunicare le emissioni. Art.2 I gestori degli impianti rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, comunicano entro il 30 Dicembre 2004 all’autorità nazionale competente le informazioni necessarie ai fini dell’assegnazione delle quote di emissione per il periodo 2005-2007. Art.2 bis Il gestore che omette di presentare la domanda di autorizzazione di cui all’articolo 1 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa. Il gestore che fornisce informazioni false relativamente a quanto richiesto dall’articolo 5 della direttiva 2003/87/CE, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in eccesso alle quantità cui avrebbe avuto diritto in caso di dichiarazione veritiera. Il gestore che omette di comunicare all’autorità nazionale competente le informazioni di cui all’articolo 2 o fornisce informazioni false, salvo che il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 10 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in difformità alle prescrizioni del presente decreto. Art. 3 Come Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di emissioni (PNA) vale per il periodo 2005-2007 il Piano predisposto ai sensi della Direttiva 2003/87/CE dai Ministeri Ambiente e Attività Produttive ed inviato alla Commissione Europea il 15/07/04, fatte salve le modifiche che la Commissione dovesse richiedere in sede di approvazione. In effetti tale Piano, rifiutato dalla Commissione Europea in quanto incompleto, è stato poi rivisto e perfezionato. A.3.23 DECRETO Lgs. n. 128 del 30/05/05 Il Decreto attua la Direttiva 2003/30/CE relativa alla promozione dell’uso dei biocarburanti nei trasporti. La nuova norma impone a società petrolifere e distributori di soddisfare la domanda di benzina e nafta da trasporto con biocarburante (puro o miscelato) in una percentuale minima pari all’1% entro l’anno in corso e al 2,5% entro il 2010, obiettivi al di sotto del target fissato dall’Unione Europea che prevede di sostituire entro il 2005 il 2 % dei consumi totali di benzina e gasolio da autotrazione con biocarburanti, per poi salire al 5,75 % entro il 2010. Inoltre possono essere immesse al consumo nella rete di distribuzione solo miscele diesel-biodiesel con contenuto di biodiesel inferiore o uguale al 5 %. Se la percentuale di biodiesel supera il 5 %, la miscela può essere avviata al consumo solo presso utenti extra-rete e usata solo in veicoli omologati. I biocarburanti considerati tali dal decreto sono: bioetanolo, biodiesel, biogas carburante, biometanolo, biodimetiletere, bio-Etbe, bio-Mtbe, biocarburanti sintetici, bioidrogeno, olio vegetale puro. A.3.24 DECRETO MINISTERIALE del 28/07/05 (CONTO ENERGIA) Il Decreto, denominato “Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare” è stato emanato in attuazione dell’Art. 7 del Dlgs. 387/2003. L’incentivazione per la produzione elettrica da fotovoltaico viene erogata per 20 anni su tutta la produzione degli impianti di taglia compresa fra 1 kW e 1.000 kW di potenza, entrati in esercizio dopo il 30/09/05. La domanda per poter beneficiare della tariffa incentivante può essere inoltrata al soggetto attuatore, in seguito individuato nel GRTN, da persone fisiche e giuridiche, compresi i soggetti pubblici e i condomini di edifici. Le tariffe per kWh sono definite in base alla taglia dell’impianto; per gli impianti la cui domanda perviene dal 2007, la tariffa decrescerà del 2%. Tariffe incentivanti degli impianti FV per 20 anni (domande 2005-2006) Potenza da 1 a 20 kW: 0,445 €/kWh Potenza da 20 a 50 kW: 0,460 €/kWh Potenza da 50 a 1.000 kW: 0,490 €/kWh (valore massimo della tariffa soggetto a gara) 216 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Il decreto non considera alcun tipo di incentivo per il FV integrato negli edifici, quindi gli impianti potranno anche essere installati a terra. Il conto energia italiano è un sistema di incentivazione ibrido perché l’energia elettrica prodotta dall’impianto beneficia della tariffa incentivante sia se autoconsumata, sia se immessa nella rete locale (quando la produzione eccede il consumo delle proprie utenze). In particolare per gli impianti di potenza inferiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha un ulteriore beneficio sui normali consumi: l’elettricità da FV autoconsumata dall’utenza e/o ceduta alla rete locale, sarà scontata dalle bollette successive (mediamente 0,15-0,18 €/kWh); invece per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha il risparmio per l’energia autoconsumata ed in più la vendita diretta delle eccedenze alla rete locale, come da delibera n° 34 dell’AEEG. Il Decreto prevede anche tariffe incentivanti ridotte del 30% se il soggetto beneficia della detrazione fiscale Irpef del 36% (IVA inclusa, poi divenuto 41% con la Finanziaria 2006) e l’incompatibilità sia con incentivi pubblici in conto capitale superiori al 20% del costo di investimento, sia col sistema dei certificati verdi. Le tariffe incentivanti sono riconosciute sino ad una potenza cumulativa di tutti gli impianti pari a 100 MW: 60 MW per gli impianti fino a 50 kWp e 40 MW per gli impianti da 50 kWp a 1.000 kWp. Il Decreto stabilisce anche un obiettivo nazionale di potenza cumulata da installare pari a 300 MW al 2015. I costi di incentivazione saranno coperti con un prelievo sulle tariffe elettriche di tutti i consumatori (componente tariffaria A3). A.3.25 DECRETO Lgs. n. 192 DEL 19/08/05 (RENDIMENTO E CERTIFICAZIONE ENERGETICA NELL’EDILIZIA) Il decreto recepisce la direttiva europea 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia. Il 27/07/05 (pochi giorni prima) era stato emanato, dopo 14 anni, il decreto attuativo dei commi 1 e 2 dell’articolo 4 della Legge 10/91, il quale aveva suscitato perplessità per i contenuti non in linea con gli indirizzi comunitari. Il decreto 192, entrato in vigore il 08/10/05, riallinea l’Italia con l’Europa, anche se si limita a definire gli aspetti generali, demandando la trattazione degli aspetti operativi ad una serie di decreti attuativi specifici previsti entro 120-180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso. Il recepimento della direttiva europea, prevede la disciplina delle seguenti tematiche: 1. la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici; 2. l’applicazione di requisiti minimi per le prestazioni energetiche degli edifici; 3. i criteri per la certificazione energetica; 4. le ispezioni periodiche degli impianti di climatizzazione; 5. i criteri per garantire la qualificazione e l’indipendenza dei soggetti incaricati di svolgere la certificazione energetica; 6. attività informativa, di formazione professionale per l’uso razionale dell’energia, nonché la raccolta di informazioni e monitoraggio delle esperienze sul territorio nazionale. Il decreto si applica integralmente agli edifici di nuova costruzione e in caso di ristrutturazione completa di edifici di superficie utile superiore a 1.000 m2; si applica anche, con il rispetto di specifici parametri e livelli prestazionali, in tutti gli altri casi di ristrutturazione di edifici, nell’installazione e nella sostituzione del generatore di calore indipendentemente dalle dimensioni degli edifici e dall’entità delle ristrutturazioni. Sono esclusi i fabbricati industriali, artigianali, agricoli non residenziali e quelli protetti dal codice dei beni culturali, nonché i piccoli fabbricati isolati. Un aspetto nuovo introdotto dal decreto è la volontà di adottare una valutazione complessiva della prestazione energetica degli edifici, che preveda, accanto alla stima convenzionale dei consumi per la climatizzazione invernale, anche i consumi per la climatizzazione estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria, la ventilazione e l’illuminazione. 217 A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE Inoltre, a partire dall’ 08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2 sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica, intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi. L’attestato di certificazione energetica, obbligatorio in caso di compravendita o di locazione di singole unità immobiliari, avrà una validità di dieci anni. In attesa dei decreti attuativi sono previste norme attuative e disposizioni transitorie riportate negli allegati C ed L riguardanti rispettivamente la prestazione energetica degli edifici e l’esercizio, manutenzione ed ispezione degli impianti termici. A.4 QUADRO NORMATIVO REGIONALE A.4.2 LEGGE REGIONALE n.19 del 29/09/2003 La Regione con la presente legge, denominata “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”, promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti nonché la tutela dell’attività di ricerca e divulgazio ne scientifica degli osservatori astronomici. Per tali finalità si considera inquinamento luminoso ogni forma di irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e se orientata al di sopra della linea dell’orizzonte. A.4.1 LEGGE REGIONALE n.26 del 23/12/2004 La presente norma disciplina la programmazione energetica territoriale, contiene inoltre altre disposizioni in materia di energia. Con questa disposizione la giunta punta a qualificare il sistema elettrico ed energetico per raggiungere l’autosufficienza elettrica della Regione al 2010. Per raggiungere il pareggio del bilancio elettrico ed insieme mantenere fede agli impegni assunti a Kyoto, la legge regionale prevede azioni su tre livelli diversi. 1. Si intende innanzitutto portare a conclusione il processo, già avviato, di conversione di tutte le vecchie centrali ad olio combustibile (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e a ciclo combinato da realizzare con le migliori tecnologie, secondo quanto indicato dalle direttive europee. 2. Si punta poi su un aumento della produzione elettrica con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biomasse). 3. La legge stabilisce una nuova possibilità di intervento, prevedendo per la prima volta che, per ogni nuovo insediamento urbanistico, vi siano scelte progettuali di uso razionale di energia e dotazioni di fonti rinnovabili. La nuova legge prevede incentivi a favore della bioarchitettura: sottotetti che potranno essere recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri, purché adeguatamente coibentati; contatori singoli obbligatori negli impianti di riscaldamento centralizzati; sistemi solari obbligatori in tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. Verranno, inoltre, introdotti: nuovi standard di rendimento energetico degli edifici, che dovranno essere recepiti dai regolamenti edilizi comunali; certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici; obblighi per i Comuni e le Province di prevedere per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di urbanizzazione, le nuove reti energetiche di teleriscaldamento e la cogenerazione. In questo modo entro il 2010 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica si ridurrebbero dalle attuali 13,2 milioni di tonnellate (comprensive di 7 milioni di tonnellate imputabili alle importazioni) a 11,2 milioni di tonnellate. Per il settore residenziale, cha attualmente in Emilia Romagna consuma 2.700.000 tep l’anno, il Piano punta ad un risparmio pari a 330.000 tep al 2010. Tale obiettivo, se raggiunto permetterà di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 700.000 tonnellate. 218 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – 219 B1 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO GENERALE DI SVILUPPO APPENDICE B SINTESI DEI PRINCIPALI DOCUMENTI DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE 1. 2. 3. 4. 5. 6. Piano Generale di Sviluppo 2005-2009 Bilancio Sociale di mandato 1999-2003 Piano Energetico Regionale Piano Energetico Ambientale della Provincia di Forlì-Cesena Piano Generale del Traffico Urbano 2005 Piano Regolatore Generale B.1 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DI SVILUPPO 2005-2009 1. Titolo documento: Piano Generale di Sviluppo 2005-2009 2. Organo proponente: Comune di Forlì. A cura della Direzione Operativa – Unità Controllo Strategico 3. Data di pubblicazione: approvato con deliberazione consiliare n. 168 del 22 Dicembre 2004 4. Periodo di applicazione: anni 2005-2009 5. Cornici finanziarie: non presenti 6. Aree o soggetti interessati: il Piano Generale di Sviluppo è un documento di programmazione pluriennale che ha la funzione di individuare le politiche di intervento e le strategie da adottare per il raggiungimento degli obiettivi della amministrazione del prossimo quinquennio. Il programma si articola in 5 programmi articolati in 35 progetti, cui corrispondono 153 azioni strategiche. Si evidenziano in seguito le azioni del Piano che più interessano lo sviluppo del Piano Energetico Ambientale Comunale. 7. Azioni o deleghe previste dal documento: - il Programma n. 2 “La qualità del sapere, della formazione e della cultura” vede tra gli obiettivi, la riqualificazione dell’edilizia scolastica: 1. Edilizia scolastica: riqualificazione e sviluppo. a) completa realizzazione dei criteri di sicurezza antincendio, b) rinnovo infissi e vetraggi di sicurezza, c) sostituzione coperture in eternit, d) adeguamento antisismico secondo la nuova normativa, e) completamento programma di rinnovo servizi igienici, f) completamento rinnovo impianti termici, g) miglioramento condizioni ambientali acustiche. Alla luce di una aggiornata valutazione del fabbisogno e conseguente ipanificazione si dovrà, inoltre, provvedere al potenziamento di alcune sedi scolastiche: l’ampliamento della Scuola Materna Romiti, della Scuola Materna di Via Piave, della Scuola Materna di Villafranca (già definite); approfondimenti dovranno essere svolti per la necessità di mpliamento a Scuola Elementare Saffi e del totale rinnovo strutturale dell’edificio della Scuola Media B. Croce. Periodo di attuazione: 2005 – 2009. 220 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – - il Programma n. 3 “La qualità dello sviluppo economico” prospetta maggiore competitività del sistema produttivo, con una qualificazione del sistema infrastrutturale, un potenziamento ulteriore dei servizi, della rete logistica e un impegno particolare verso il “marketing territoriale”: 1. Miglioramento della mobilità e valorizzazione del territorio. Rafforzare il territorio, già ricco di capacità imprenditoriali, creando nuove opportunità ed intercettando nuove traiettorie di sviluppo: - attraverso il rapido completamento di grandi infrastrutture viarie (sistema tangenziale che consentirà di razionalizzare anche il trasporto funzionale per attività economiche) tra porto di Ravenna, aeroporto di Forlì, con particolare attenzione al centro logistico per l'autotrasporto di Pieveacquedotto supportato dal Transit Point, che consiste nell'inserimento di una piattaforma di distribuzione urbana delle merci; attraverso la previsione di una ulteriore zona produttiva a Nord e a Sud dell'Autostrada, per garantire la competitività sovracomunale. Particolare attenzione dovrà essere data alle azioni di valorizzazione di tutte le aziende che costituiscono il cosiddetto Polo della nautica. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Le principali opere infrastrutturali previste per i prossimi anni riguardano: 2. Sistema tangenziale. Inizio dei lavori del II Lotto della Tangenziale Est (da v.le Spazzoli a S.Martino in St.con galleria sotto l'aeroporto). Per il III e IV lotto della Tangenziale Est (da S. Martino a S.Varano) sono stati redatti e validati i progetti e inviati all'Anas per l'inserimento nel suo piano degli Investimenti. Inizio dei lavori del I e II lotto per il completamento dell'Asse di Arroccamento. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: ANAS 3. Strada Provinciale 2 "Cervese". Per dar corso ai lavori di allargamento ed adeguamento della Cervese, compresa la pista ciclabile e la messa in sicurezza dei centri abitati, verrà garantita ampia collaborazione all'Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena. Periodo di attuazione: 2005 - 2008 Enti coinvolti: Provincia di Forlì-Cesena 4. Variante alla S.S. 9 "Emilia bis". Nell'ambito degli accordi del PRUSST (Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio) si procederà alla redazione dello Studio di Impatto Ambientale e del progetto definitivo del tratto dalla Tangenziale Est di Forlì alla E45 Cesena. Periodo di attuazione: 2005 - 2006 Enti coinvolti: ANAS-Provincia-Comuni di Forlimpopoli, Cesena, Bertinoro 5. Collegamento Villa Selva - A14. Nell'ambito degli accordi del PRUSST si procederà con la redazione dello Studio di Impatto Ambientale e dei progetti preliminare, definitivo ed esecutivo. Periodo di attuazione: 2005 - 2008 6. Scalo Merci interregionale di Villa Selva. Avvio dei lavori del nuovo Scalo Merci interregionale di Villa Selva. Progetto che funge da supporto ai grandi centri intermodali regionali quale struttura operativa autonoma di gestione della domanda merci e specifica vocazione ferroviaria. Tale scalo ha una valenza strategica in quanto permette di smettere i quattro scali esistenti (Rimini, S. Arcangelo, Cesena e Forlì) ristrutturando quindi l'offerta dei servizi sia in termini quantitativi che qualitativi. A tale scopo occorre definire un quadro di azioni politiche, economiche, tecniche e progettuali, capaci di fare convergere sul nuovo centro interessi degli operatori e, quindi, garantire il successo dell'iniziativa. Periodo di attuazione: 2005 - 2008 221 B1 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO GENERALE DI SVILUPPO Enti coinvolti: FS 7. Sviluppo e potenziamento del trasporto pubblico. Potenziamento del trasporto pubblico, attraverso la creazio ne di corsie preferenziali, parcheggi scambiatori per autobus, utilizzo dei mezzi pubblici non inquinanti in un quadro di forte coordinamento programmatico Comune-ATR- e-Bus e nel contesto progettuale di riorganizzazione organica dell'assetto viario urbano ed extra-urbano. Nella previsione della nuova mobilità urbana, contenuta nello studio del prossimo Piano Urbano del Traffico, viene valutata l'esigenza di un riassetto funzionale delle linee urbane del Trasporto Pubblico, al fine di attuare una miglior politica della mobilità sostenibile con incentivazione all'utilizzo dell'autobus a scapito del mezzo privato. L'Agenzia Atr, in stretta relazione con gli uffici tecnici comunali, sta varando un nuovo Piano delle Linee di trasporto, con studi, soluzioni e proposte da porre all'approvazione dell'Amministrazione Comunale. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: ATR - e-BUS 8. Sviluppo dell'Aeroporto L.Ridolfi. Lo sviluppo dell'aeroporto vavenuto grazie all'incremento di voli passeggeri soprattutto low-cost, con collegamenti a varie città europee, accresce le possibilità di ulteriore sviluppo economico e culturale sia della città che dei territori limitrofi. Tale sviluppo, che sarà soggetto ad un maggiore incremento, deve essere seguito da un preciso piano di fattibilità economica ed urbanistica, tenendo conto che la sua ubicazione è inserita ai margini della città e necessita di un monitoraggio di tipo ambientale e di sicurezza in modo costante. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: S.E.A.F. - S.A.B. - il Programma n. 4 “La qualità ambientale” affronta, tra gli altri, il tema Mobilità sostenibile, Piano energetico e Tutela ambiente. 1. Area Pedonale (A.P.) e Zona a Traffico Limitato (Z.T.L.) La diminuzione del traffico nel centro storico deve rappresentare un sostegno alla rete commerciale, imprenditoriale ed alle forme commerciali specializzate (quali le botteghe storiche). Il coinvolgimento delle forze sociali ed economiche, sia in fase di progettazione che di esecuzione di interventi programmati, permetterà di compiere scelte condivise di ampliamento progressivo delle aree riqualificate sotto il profilo ambientale ed urbanistico (isola pedonale, zona a traffico limitato e sistema di trasporto ecocompatibile e funzionale). Periodo di attuazione: 2005 – 2009 2. Nuova Mobilità. Il nuovo PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano) dovrà avere come base la coniugazione di temi di ampia rilevanza quale l'ambiente e lo sviluppo. Per costruire un programma che attui una nuova idea della mobilit à, occorre attivare un percorso partecipato, in cui si possano porre questioni quali il dimensionamento dell'isola pedonale e della viabilità, lo sviluppo delle piste ciclabili con il completamento e il collegamento di quelle esistenti, comprendendo il potenziamento del trasporto pubblico e incentivare l'utilizzo di mezzi privati non inquinanti. Un ruolo importante dovrà essere svolto dal "Mobility Manager" quale figura professionale (obbligatoria per le aziende o gli enti pubblici con più di 300 dipendenti o con complessivi 800 dipendenti) che ha il compito di realizzare studi e approfondimenti volti alla stesura di Piani sugli spostamenti dei dipendenti, ottimizzando loro i percorsi casa-lavoro anche attraverso politiche di CarPooling (auto privata a disposizione di più persone) o Car-Sharing (“auto condivisa”, che può essere messa a disposizione dalla P.A. o da ATR per un utilizzo da parte di più persone). Periodo di attuazione: 2005 – 2009. 222 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Enti coinvolti: A.T.R. 3. Piano Energetico Comunale (PEC). Il PEC ha lo scopo di fornire gli strumenti di governo necessari all'attuazione delle strategie di intervento atte a migliorare il quadro energetico- ambientale del territorio. E' lo strumento principale di indirizzo e proposta in materia di energia, inoltre riprende e condivide gli obiettivi di indirizzo del Piano Energetico Provinciale e di quello Regionale, che hanno come finalità il contenimento dell'inquinamento e dell'incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili. In virtù di quanto premesso è indispensabile favorire la scelta di fonti rinnovabili per l'energia e la bioarchitettura, attraverso un sistema fiscale premiante, assecondando inoltre politiche di investimento che privilegino sistemi produttivi a minor impatto ambientale. All'interno del PEC trova una sua collocazione anche il tema del teleriscaldamento, promosso con la Variante generale al PRG e oggetto di un accordo quadro con HERA, già approvato dal Consiglio Comunale. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: AGESS – HERA 4. Potenziamento della raccolta differenziata e del compostaggio. Piena valorizzazione delle Sot (Società Operative Territoriali). Hera dovrà migliorare e qualificare il sistema dei servizi (pulizia della città, tempi di fornitura di acqua, gas, luce ecc.) mettendo al centro della propria mission il rapporto con i cittadini, valorizzando le relazioni con gli Enti locali, assumendo come impegno la certificazione ambientale (EMAS) ed etica (bilancio sociale), attraverso l'attivazione di tavoli di confronto tesi ad evitare situazioni di monopolio. Forte impegno sulla questione ambientale e potenziamento della raccolta differenziata (obiettivo: passare dal 23% attuale al 50%) e del compostaggio introducendo ove è possibile, all'interno di un piano complessivo provinciale, incentivi-sgravi sulle tariffe che dimensioni correttamente l'insieme delle forme di smaltimento (discariche e inceneritori). Adeguamento dell'inceneritore, rimarcando l'impegno per assicurare l'autosufficienza del territorio provinciale nello smaltimento dei rifiuti urbani per la costante azione di monitoraggio ambientale. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: HERA 5. Bilancio Ambientale. Per dare concreta attuazione ad "Agenda 21 Locale" è necessario stilare il "Bilancio Ambientale Comunale". Tale strumento associa le conoscenza della dimensione ambientale alla valutazione degli effetti sul territorio e sull'ambiente delle politiche di sviluppo e delle azioni di politica ambientale. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: ARPA, AUSL, HERA, Prov., Aut. di Bacino, Cons.Rom.Centr., ATR, e-BUS, ROMAGNA ACQUE, AGESS - il Programma n. 5 “La qualità del welfare municipale e comunitario” promuove politiche innovative a favore della popolazione anziana e individua nuovi modelli di intervento per la riqualificazione urbana: 1. Potenziamento e qualificazione del sistema di servizi ed interventi a favore della domiciliarità degli anziani. Tra più obiettivi figura: C) Qualificare l'intervento di erogazione assegno di cura alle famiglie che assistono a domicilio anziani non autosufficienti attraverso rafforzamento del sostegno e tutoraggio al familiare che assiste e collegamento diretto alla rete di servizi, fra cui: monte di ore di assistenza domiciliare utilizzabile fino a 4 ore giornaliero (per sollievo settimanale) e fino a 16 ore mensili; operatore a sostegno della domiciliarità; servizi di prossimità (spesa a domicilio, consegna pasti a domicilio anche nella fascia serale, interventi di sostegno domiciliare anche nella 223 B2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO fascia serale...) D) Ampliare l'offerta alloggi con servizi di appoggio realizzati attraverso i programmi di Edilizia Residenziale Pubblica e tramite promozione di iniziative di programmazione urbanistica partecipata. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: Regione (finanziamenti) ; collegato con il Progetto "Le politiche abitative" (vedi punti 2 e 3) 2. Qualificazione ed ampliamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e di alloggi in affitto a canone agevolato. Il programma pluriennale di attuazione (PPA) prevede che nell'ambito dell'edilizia residenziale di nuova previsione sia presente complessivamente una quota di E.R.P. e convenzionata non inferiore al 40% del fabbisogno primario. Il programma prevede un'ampia espansione dell'E.R.P.. A seguito della partecipazione al Bando Regionale "Programma sperimentale di edilizia residenziale denominata 20.000 abitazioni in affitto" il Comune ha ottenuto ulteriori finanziamenti per avviare la costruzione di alloggi per anziani, disabili e coppie di giovani e per il recupero ad uso abitativo e sociale di strutture a Pieve Acquedotto, Carpinello e Forniolo. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 Enti coinvolti: Regione 3. Contratti di Quartiere II. I Contratti di Quartiere II hanno come obiettivo quello di proseguire l'opera di recupero e di riqualificazione urbana di una parte del centro storico e della prima espansione urbana iniziata con i P.re.U. (Piani di Recupero Urbani) e i P.R.U. (Piani di riqualificazione Urbana). L'Amministrazione è in attesa degli esiti della valutazione da parte di una commissione mista (Ministero-Regione) per l'assegnazione di fondi per la costruzione di alloggi in Piazza del Carmine. Periodo di attuazione: 2005 - 2009 B.2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO 1999/2003 1. Titolo del documento: BILANCIO SOCIALE di mandato 1999/2003 2. Organo proponente: Comune di Forlì Coordinamento e gestione del progetto a cura della Direzione Operativa del Comune 3. Data di pubblicazione: Aprile 2004 4. Periodo di applicazione: anni 1999-2003 5. Cornici finanziarie: si evidenziano in seguito le spese di Bilancio del Comune nei settori che più interessano lo sviluppo del Piano Energetico Ambientale Comunale. 224 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Area Territorio e Ambiente Area Sistema Produttivo Locale Area Viabilità e Mobilità 225 B2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO 6. Aree o soggetti interessati L’elaborazione del primo Bilancio Sociale di fine mandato (periodo 1999/2003) realizzato nel Comune di Forlì è in linea con la necessità delle Amministrazioni locali di predisporre nuovi strumenti informativi che ‘raccontino’ ai cittadini l’azione complessiva realizzata durante i cinque anni di legislatura. Tale necessità si riconduce all’approvazione della legge 241/90 che ha sancito il diritto del cittadino ad essere informato sullo stato del proprio procedimento amministrativo. Il documento in esame va oltre la semplice rendicontazione dell’azione realizzata dall’ente durante i cinque anni della legislatura, instaurando un confronto con i rappresentanti degli interessi diffusi presenti nella cittadinanza (stakeholder). Questo processo di coinvolgimento permette, da un lato, di superare l’autoreferenzialità a cui può essere soggetto un documento predisposto unilateralmente dall’amministrazione comunale, dall’altro, di cogliere in anticipo le priorità avvertite e i bisogni emergenti nel contesto comunale. Si evidenziano in seguito le azioni del Bilancio che più interessano lo sviluppo del Piano Energetico Ambientale Comunale. 7. Azioni o deleghe previste dal documento: per ogni macro-area di attività comunale interessata, vengono elencati sinteticamente i programmi attuati. Area Territorio e Ambiente 1. Approvazione del nuovo Piano Regolatore Generale (PRG-Variante Generale) ed elaborazione del relativo Piano Pluriennale di Attuazione (PPA), quali strumenti di definizione delle modalità di sviluppo futuro dell’assetto della città e del territorio. Particolare attenzione, in tali documenti, hanno ricevuto: il rafforzamento delle identità locali e di sistema, gli ambiti di riorganizzazione delle ‘grandi funzioni urbane’, l’elaborazione dei progetti di risanamento e riqualificazione ambientale da definire entro un quadro di sostenibilità accertato, l’elaborazione di un sistema di mobilità visto quale mezzo di accessibilità territoriale ed urbana, il dimensionamento abitativo, la riqualificazione delle aree considerate ‘complesse’, il sistema di perequazione immobiliare, il recupero urbano ed edilizio, lo sviluppo di aree verdi e dei servizi, l’offerta insediativa per la attività economiche ed infine i metodi di attuazione del programma stesso. 2. Attivazione graduale della fase di riqualificazione delle aree ‘complesse’ (aree dismesse o dismettibili) identificate nel PRG, in particolare, delle aree “ex Orsi Mangelli”, “ex Bartoletti”, “Sistema Ferroviario –Via Pandolfa”, “Ex Eridania” e “Cantina Sociale”; tenuto conto che l’arco temporale degli interventi è di lungo periodo. 3. Riqualificazione del centro storico: approfondimento delle problematiche attraverso uno studio mirato, che colleghi progettualmente gli elementi che ne hanno già anticipato la riqualificazione, tra i quali la conclusione della progettazione e degli accordi finanziari per la realizzazione del “Campus Universitario”, la riqualificazione di “Piazza delle Erbe” e del mercato coperto, il restauro del complesso “San Domenico” e la nuova sistemazione del complesso dei palazzi utilizzati quali ‘contenitori’ del sistema artistico e bibliotecario. 4. Sviluppo del “Parco Urbano Franco Agosto” e realizzazione di un progetto per la valorizzazione ambientale del “Parco fluviale di Magliano”. 5. Incentivazione di una cultura di efficienza ambientale nelle imprese attraverso servizi di prevenzione e controllo (certificazione di qualità ambientale, erogazione di incentivi per l’acquisto di veicoli a ridotto impatto ambientale). 6. Miglioramento della conoscenza della qualità ambientale del territorio, finalizzata a coniugare la tutela ambientale con lo sviluppo sociale ed economico, in una logica di ‘sviluppo sostenibile’ (agenda 21 locale). 226 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – 7. Controllo e conservazione della salubrità dell’igiene urbana (con riferimento all’inquinamento veicolare, acustico ed elettromagnetico), da realizzare attraverso una politica di sensibilizzazione della cittadinanza mediante un rigoroso e periodico controllo dei gas di scarico della propria autovettura (BOLLINO BLU), ed individuazione delle aree concrete di rischio e/o disagio per le popolazioni, nonché lo sviluppo del piano di risanamento della qualità delle acque superficiali (rete fognaria e sistemi depurativi per una diminuzione dell’impatto ambientale (olfattivo), e realizzazione del potenziamento dell’attività di informazione ed educazione ambientale rivolte agli alunni delle scuole. 8. Rafforzamento delle attività igienico- sanitarie della popolazione animale e attivazione a pieno regime del Canile comprensoriale. 9. Applicazione dei criteri introdotti nel precedente mandato sullo smaltimento rifiuti, contenimento della quantità dei rifiuti prodotti e incremento della raccolta differenziata, sia dal punto di vista degli strumenti che della sensibilizzazione, e attuando un riadeguamento e trattamento dei rifiuti speciali pericolosi attraverso l’utilizzo integrato (pubblico-privato) della piattaforma del HERA (ex CIS) e l’adeguamento degli impianti di incenerimento con relativo rafforzamento dei controlli, nonché il completamento degli interventi di bonifica e messa in sicurezza dell’ex discarica di Ladino. Area Sistema Produttivo Locale 1. Rilancio dell’Aeroporto “Luigi Ridolfi”, necessario per impartire concreta operatività alla struttura aeroportuale ritenuta strategica per il territorio e il suo sistema produttivo, partendo dall’atto bilaterale di impegno firmato nel settembre 1997 dal Comune di Forlì con la Società SAB S.p.A. (società di gestione dell’ Aeroporto di Bologna). 2. Realizzazione “Polo Tecnologico Aeronautico”, essenziale per realizzare una maggiore sinergia delle attività didattiche e di ricerca relative alla formazione ed addestramento degli allievi delle Scuole di volo, dell’Istituto Tecnico Aeronautico e della Facoltà di Ingegneria, presenti nel territorio forlivese. 3. Supporto alla creazione di nuove imprese ed alla valorizzazione di quelle esistenti, al fine di rendere il sistema economico del territorio più competitivo e più solido. Sul fronte amministrativo si è operato attivando lo Sportello Unico per le Imprese (SPUN), organizzato nella logica di semplificare ed eliminare la frammentarietà degli adempimenti richiesti all’imprenditore e l’incertezza relativa ai tempi di risposta delle Pubbliche Amministrazioni. 4. Modernizzazione e qualificazione rete commerciale per consentire lo sviluppo equilibrato delle varie tipologie distributive. A tal fine, gli obiettivi stabiliti nel programma iniziale prevedevano: la promozione del centro storico cittadino come principale polo commerciale di riferimento (in particolare del commercio specializzato e di qualità); la riorganizzazione della presenza dei mercati e delle fiere (valorizzazione della specializzazione); la realizzazione, in area decentrata, di un Centro commerciale dotato di galleria ed Ipermercato (con livello di attrazione sovracomunale), la riorganizzazione logistica e funzionale del Mercato Alimentare di P.za Cavour secondo una filosofia che tende ad abbinare alla vendita la possibilità di consumo sul posto (Markt-Halle); la tutela delle botteghe storiche. 5. Supporto all’innovazione e all’incremento di competitività del sistema agroalimentare forlivese, sia nella fase produttiva (azioni a sostegno della “agricoltura di qualità”), che nella fase distributiva all’ingrosso (Mercato Agricolo Alimentare all’Ingrosso). 6. Qualificazione del comparto produttivo avicunicolo romagnolo, attivando, all’interno del “Centro per le contrattazioni”, il Centro informativo telematico strutturato secondo il modello del Market Information System americano, e realizzando il “Centro nazionale di servizi all’impresa (Cen.S.I.A.)”. 227 B2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO 7. Supporto allo sviluppo di una politica locale del lavoro e della formazione, supportando la realizzazione di attività di tirocinio formativo e di formazione considerati strumenti per agevolare le scelte professionali e favorire la transizione al lavoro di diverse categorie di utenti (giovani in formazione scolastica, universitaria o professionale, appartenenti alle fasce deboli, inoccupati, disoccupati, lavoratori in mobilità), nonché una attività di ‘formazione continua’ rivolta a tutta la cittadinanza. Area Viabilità e Mobilità Nella seguente scheda di rendicontazione sono indicate le attività che restano ancora da attuare e quelle realizzate, relativamente all’attività svolta dall’Amministrazione comunale, durante il mandato: 1. LE ATTIVITÁ INNOVATIVE - VIABILITÁ E MOBILITÁ – PER UNA FORLÍ CITTÁ REGIONALE A. IL SISTEMA REGIONALE Agganciare Forlì al sistema infraregionale e sovraregionale, mediante un grande disegno che coinvolga l’Aeroporto di Forlì, il Porto di Ravenna, lo Scalo Merci Ferroviario di Forlì, i collegamenti con Roma e la Toscana, il riordino della viabilità forlivese – romagnola. B. IL SISTEMA TANGENZIALE Avviare la realizzazione del “Sistema Tangenziale” con il seguente ordine di priorità: 1° lotto della “Tangenziale Est”, raddoppio e completamento dell’”Asse di Arroccamento” con un nuovo svincolo per Via Monte S. Michele (con la apertura del sottopasso di P.le S. Chiara, diverrà una alternativa all’ingresso nel centro rispetto a Via Ravegnana), collegamento fra Forlì e Cesena attraverso la “Via Emilia bis”, Tangenziale Ovest. C. I COLLEGAMENTI VIARI DI VALLATA Elaborare soluzioni per altre necessità urgenti di collegamento fra la città e le vallate del comprensorio: tracciato alternativo per la strada statale 9 Ter del Rabbi, adeguamento della sede della SS 310 del Bidente, adeguamento della SS 67 Tosco - Romagnola fino a Rocca S. Casciano e definizione del progetto di collegamento con Firenze e Livorno, dare avvio ai lavori di adeguamento della SS Cervese fra Forlì e Casemurate con un adeguato collegamento alla E 45, verso il Porto di Ravenna e verso Cesena. D. IL TRASPORTO PUBBLICO Migliorare il servizio di trasporto pubblico dell’ATR: per quanto riguarda estensione delle linee di trasporto, la frequenza delle corse, con percorsi più lineari e veloci, nuovi mezzi più accoglienti e a minor impatto ambientale, nuovi servizi anche in collaborazione col privato; migliorare i collegamenti extraurbani, prioritariamente con Forlimpopoli, Meldola, Predappio e Castrocaro Terme e Terra del Sole. E. I PARCHEGGI Progettare e realizzare una nuova politica dei parcheggi, indirizzando la funzione di quelli esistenti nel Centro Storico a favore dei Cittadini residenti e dei Cittadini utenti, mediante il sistema della “tariffazione della sosta”, e realizzando nuovi “parcheggi di corona” gratuiti; restituire all’uso civico (incontro e scambi culturali e commerciali fra le persone) piazze del Centro Storico ridotte ad “autorimesse a cielo aperto” (P.zza del Duomo, P.zza Ordelaffi, P.zza Cavour). F. LA SICUREZZA STRADALE Predisporre azioni volte a ‘mettere in sicurezza’ i punti più pericolosi per la circolazione stradale, sull’esempio di numerose città d’Europa, con opportune tecniche di moderazione del traffico. 228 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – G. LE PISTE CICLABILI Estendere e rendere più sicuro il sistema delle piste ciclabili, realizzando nuove ciclopiste anche sui marciapiedi e in tutte le situazioni che lo permettano. 2. LE ATTIVITÁ DI MANTENIMENTO E MESSA IN SICUREZZA ‘VIABILITÀ E MOBILITÀ - LA STRUTTURA PORTANTE DELLA CITTÀ L’obiettivo perseguito nell’ambito di questa direttrice di lavoro è stato quello di realizzare le necessarie attività di manutenzione e messa in sicurezza del patrimonio esistente al fine di mantenerlo nel tempo funzionale all’espletamento dei servizi a cui è adibito. B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE 1. Titolo documento: Piano Energetico Regionale (P.E.R.) 2. Organo proponente: Regione Emilia-Romagna – Assessorato alle Attività produttive, Sviluppo Economico, Piano Telematico. 3. Data di pubblicazione: approvato con deliberazione della Giunta Regionale n.2679 del 23 Dicembre 2002 pubblicato il 16 Gennaio 2003 4. Periodo di applicazione: anni 2002 – 2010 5. Cornici finanziarie: la tabella seguente indica il quadro finanziario e la ripartizione degli oneri relativamente al triennio 2003-2005 Obiettivi Finanziamenti 2003-2005 (mln di Euro) RER Stato Altri Totale 1. Misure a favore della mobilità sostenibile locale 1.1. Rinnovo del parco degli autobus del trasporto pubblico locale con veicoli a ridotte emissioni inquinanti 1.2. Post–trattamento del gas di scarico ed impiego di carburanti alternati nelle flotte di autobus circolanti per la riduzione delle emissioni in atmosfera 1.3. Iniziative progettuali di miglioramento del traffico urbano compreso lo sviluppo di sistemi di trasporto rapido di massa nelle città capoluogo di provincia 1.4. Rinnovo, potenziamento del materiale rotabile ferroviario per il trasporto passeggeri di competenza regionale 1.5.Ripotenziamento della mobilità ciclistica 1.6. Interventi strategici infrastrutturali e tecnologici per la mobilità sostenibile e intermodalità in aree urbane: - Realizzazione e gestione integrata di sistemi innovativi per la mobilità collettiva, l’interscambio, il monitoraggio, la 229 109.00 69.00 153.00 331.00 25.00 --- 50.00 75.00 1.00 1.00 2.00 4.00 40.00 --- 15.00 55.00 15.00 --- 30.00 45.00 3.00 3.00 6.00 12.00 B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE regolazione e il controllo del traffico e lo sviluppo dei Piani Urbani della Mobilità - Adeguamento della distribuzione commerciale nei centri urbani con mezzi a basso impatto ambientale, transit point, sistemi di egovernment - Realizzazione di stazioni di rifornimento di carburanti alternativi e di ricarica per veicoli elettrici 2. Misure a favore dell’uso razionale dell’energia nei processi produttivi 2.1. Programmi per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico 2.2. Programmi per la riqualificazione energetica dei sistemi urbani con particolare riferimento alla promozione dell’uso razionale dell’energia, delle fonti rinnovabili, degli impianti di produzione distribuita, delle reti di distribuzione di energia 2.3.Progetto “impianti termici” 2.4. Programmi per la promozione di tecniche bioclimatiche, ecologiche, demotiche 3. Misure a favore dell’uso razionale dell’energia nei processi produttivi 3.1.Investimenti di riduzione dei consumi di energia e di adozione di combustibili a minor impatto ambientale 3.2.Produzione, recupero, trasporto di energia derivante da cogenerazione 4. Promozione e sviluppo di servizi 5. Promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili 5.1.Solare termico 5.2.Fotovoltaico 5.3.Biomasse 5.4.Energia eolica 6. Misure a favore dell’uso razionale dell’energia nel sistema agro-forestale 7. Reti di distribuzione di energia in aree non servite TOTALE 25.00 65.00 50.00 140.00 29.00 72.00 240.00 341.00 8.00 3.00 36.00 47.00 16.00 66.00 188.00 270.00 2.00 2.00 6.00 10.00 3.00 1.00 10.00 14.00 24.00 6.00 86.00 116.00 12.00 6.00 42.00 60.00 12.00 6.00 --2.00 44.00 16.00 56.00 24.00 32.00 3.00 6.00 22.00 1.00 17.00 3.00 6.00 8.00 --- 134.00 20.00 6.00 100.00 8.00 183.00 26.00 18.00 130.00 9.00 10.00 2.00 16.00 28.00 10.00 220.00 22.00 190.00 90.00 735.00 122.00 1145.00 6. Aree o soggetti interessati: La regione formula, attraverso il P.E.R., il quadro degli obiettivi e degli indirizzi della politica energetica regionale, attua programmi di intervento di dimensione regionale nonché progetti di interesse regionale, contribuisce al finanziamento dei piani e progetti elaborati dagli Enti locali nell’ambito delle rispettive competenze. Spetta ai Comuni, in forma singola o associata, e alle Province formulare ed attuare piani e progetti per la qualificazione energetica del sistema urbano e provinciale. 7. Azioni o deleghe previste dal documento Il contributo dell’ Emilia Romagna agli obiettivi di Kyoto comporta la riduzione di 1.6 milioni di tonnellate di CO2 entro il periodo 2010-2012 rispetto alle emissioni registrate nel 1990. Il P.E.R. dell’Emilia Romagna assume quindi come paradigma dei suoi obiettivi la piena attuazione del contributo regionale di riduzione di emissioni di CO2 equivalenti riferito a tutti i settori dei consumi energetici. 230 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – In questo stesso paradigma di obiettivi il P.E.R. colloca lo scenario evolutivo indicato per uno sviluppo sostenibile del sistema elettrico regionale. Nello sviluppo regionale gli usi elettrici assumeranno un ruolo sempre più importante. Secondo lo scenario evolutivo delineato dal Piano, al 2010 la richiesta elettrica regionale sarà compresa nel range 30-32 TWh. Se la situazione relativa alla produzione elettrica non subirà cambiamenti, il deficit regionale supererà il 60%. Un tale squilibrio di produzione e soprattutto di potenza disponibile rappresenterebbe un elemento di debolezza per il sistema regionale; lo scenario evolutivo indicato nel P.E.R. fissa quindi l’obiettivo della autosufficienza regionale nella produzione rispetto ai consumi. Lo stesso Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN) da corso ad una previsione rispetto alla richiesta elettrica della regione al 2010, di una domanda di potenza di base dell’ordine di 5800 MW al 2010. Con un deficit qui ndi, rispetto alla potenza che risulterà dalla riconversione in corso da impianti alimentati da olio combustibile in impianti alimentati a metano con le nuove tecnologie del ciclo combinato tra i 2300 e 2000 MW. Il P.E.R. assume quindi questo sviluppo della potenza di base stimata necessaria al 2010, come livello massimo richiesto e collocato in un profilo del sistema elettrico regionale proposto per il 2010 coerente con i sopraindicati obiettivi regionali per Kyoto. Conseguentemente lo scenario e gli obiettivi del Piano puntano su una notevole valorizzazione delle fonti rinnovabili (vedi tab 1 e 2) per raggiungere una potenza totale insediata al 2010 di circa 7800 MW. Tabella 1 : Bilancio elettrico regionale (TWh) al 2000 e scenario al 2010 2000 2010 Produzione di cui: - idroelettrico - eolico + fotovoltaico - biomasse - cogenerazione (autoprod) - termoelettrica 12.6 32.0 1.2 0.08 1.5 9.9 1.4 0.1 1.3 5.0 24.1 Richiesta 24.4 32.0 Deficit 48% 0 231 B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE Emissioni di CO2 (Mton) 2000 - biomasse - cogenerazione (autoprod.) - termoelettrica tradizionale 0.02 0.4 5.7 Totale 6.1 Emissioni corrispondenti all’import di energia per coprire la richiesta regionale 7 Totale emissioni corrispondenti alla richiesta regionale 13.1 2010 11.2 Tabella 2 : Bilancio regionale in potenza (MW) 2000 2010 Impianti: - idroelettrico 600 620 - eolici + fotovoltaici 3 20 - biomasse 50 350 - cogenerazione 400 1000 - termoelettrici tradizionali 3500 ------ ciclo combinato a gas -----5800 Si può stimare che i consumi elettrici regionali, al 2000, riferiti alle attuali condizioni di produzione elettrica, a livello regionale e nazionale, attribuendo anche all’import la sua quota emissiva, comportino un livello di emissioni totali di 13.1 Mton. Il sistema termoelettrico trasformato sulla base del presente P.E.R., basato su impianti di cogenerazione e a ciclo combinato a gas ad alta efficienza e su un forte sviluppo delle fonti rinnovabili, comporterebbe un totale di emissioni di CO2 pari a circa 11.2 milioni di tonnellate nella ipotesi di scenario di cui alla tabella 1 e alla tabella 2, corrispondente all’obiettivo di autosufficienza elettrica. Confrontando la situazione 2000-2010, risulta : - il raddoppio dell’apporto in energia delle fonti rinnovabili - più che il raddoppio dell’apporto della cogenerazione - la sostituzione del parco termoelettrico a bassa efficienza da 3500 MW con un nuovo parco a gas a ciclo combinato da 5800 MW - l’autosufficienza elettrica della regione - la riduzione delle emissioni di CO2 pari a 2.0 Mton. 232 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – B.4 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO AMBIENTALE DELLA PROVINCIA DI FORLI’-CESENA 1. Titolo documento: Piano Energetico Ambientale della Provincia di Forlì – Cesena (PEAP) 2. Organo proponente: Provincia di Forlì - Cesena Settore Ambiente e Difesa del Suolo – Servizio Gestione Risorse – Ufficio Energia 3. Data di pubblicazione: 4. Periodo di applicazione: 2000 - 2010 5. Cornici finanziarie: non presenti 6. Aree o soggetti interessati: L’obiettivo del PEAP è, in sintesi, di stabilizzare le emissioni di CO2 del 2010 ai valori dell’anno 2001, pari a 2.287.678 tonnellate, a fronte di una crescita tendenziale degli usi finali di energia di circa il 20% nella ipotesi di maggior sviluppo (PIL + 2% annuo). Ciò comporta una riduzione di circa un milione di tonnellate di CO2, rispetto ai circa 3.216.000 previsti per la fine del decennio. Si tratta di un obiettivo ambizioso che richiede un ampia gamma di interventi che investono tutti i settori, e numerosi attori fra cui in particolare i comuni ed i singoli cittadini. La Provincia ha inoltre individuato ulteriori possibili interventi che, qualora interamente realizzati, potrebbero portare la riduzione delle emissioni di CO2 al 2010 a 1,5 milioni di tonnellate all’anno. Tabella 23 -Bilancio ambientale provinciale relativo al 2001 e scenario al 2010 Anno 2001 Anno 2010 CO2 [ton] CO2 [ton] Civile 678.367 928.200 Terziario 183.126 257.299 Pubblico 26.080 38.755 Agricoltura 228.969 333.174 Spandimenti 195.176 195.176 Industria 170.616 265.501 Trasporti 714.491 1.066.003 Rifiuti 90.853 132.484 Totale 2.287.678 3.216.592 Settore N.B Le emissioni di CO2 al 2010 sono stimate ipotizzando un incremento medio annuo del 4% (dal 2000), esclusi gli spandimenti 233 B.4 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO PROVINCIALE Con l’attuazione del programma previsto dal PEAP la Provincia ha intenzione di raggiungere i seguenti risultati: 1. la produzione di energia elettrica della Provincia passerà dagli attuali 0,075 TWh, pari al 5% circa della domanda (1,47 TWh) a 2,005 TWh nel 2010, a totale copertura della domanda. La Provincia si prefigge l’obiettivo dunque, a quella data, di essere completamente autosufficiente nella soddisfazione della domanda elettrica del proprio territorio. Con questo risultato la produzione di energia elettrica della Provincia passerebbe dall’attuale 0,6 % al 6,26 % dei consumi elettrici della Regione; 2. la produzione di energia elettrica deriverà per il 28,2 % da fonti rinnovabili e l’aumento del contributo delle fonti rinnovabili dovrà fare particolare riferimento alle risorse disponibili nel territorio provinciale. Particolare attenzione verrà posta all’attuazione di interventi tesi ad incrementare l’utilizzo del solare e delle biomasse; 3. un forte incremento delle politiche di risparmio e di uso razionale dell’energia; 4. la conferma del ruolo della piccola e media bi e tri-cogenerazione a gas metano soprattutto nel comparto industriale; 5. l’attuazione di strumenti finanziari e di ESCO; 6. contribuire alla definizione di piani per la mobilità sostenibile di passeggeri e merci . Tabella 22- Bilancio elettrico provinciale relativo all’anno 2000 e gli scenari al 2010 Fonte Energetica Idroelettrico Anno 2000 Anno 2010-Scenario A Anno 2010-Scenario B Produzione [TWh] Produzione [TWh] Produzione [TWh] 0,041 0,054 0,054 Eolico - 0,061 0,061 Fotovoltaico - 0,0091 0,0182 Biomasse - 0,004 0,32 0,034 0,196 0,196 - - 1,16 Totale produzione Provincia 0,075 0,2401 2,005 Totale produzione Regione 12,6 32 32 Rapporto Provincia/Regione 0,6% 0,75% 6,26% Termovalorizzazione rifiuti Cogenerazione Scenario A: produzione elettrica provinciale al 2010 pari al 0,75% di quella regionale Scenario B: produzione elettrica provinciale al 2010 pari al 6,26% di quella regionale 7. Azioni o deleghe previste dal documento: Il PEAP della Provincia di Forlì-Cesena sarà attuato con il coinvolgimento dei principali portatori di interesse a livello provinciale, attraverso la promozione di una serie di misure di intervento e azioni che costituiscono gli strumenti del piano e che possono essere schematizzati come segue: Programmi specifici di attuazione in via prioritaria relativi ai settori: uso razionale dell’energia, sfruttamento dell’energia solare termica e fotovoltaica, ricorso alle biomasse e agli scarti agricoli ed agroindustriali, ecc.; Programmazione concordata fra Provincia e comuni per una edilizia con applicazione di tecniche spiccate di bioarchitettura e per piani di mobilità dei cittadini e merci che abbiano una maggiore sostenibilità e possano trovare anche sinergie economiche otre che ambientali; 234 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Accordi di programma tra soggetti pubblici e privati per la promozione di interventi energetici nel territorio; Accordi volontari tra amministrazione e settore produttivo per il miglioramento qualitativo a fini energetici dell’assetto territoriale; Promozione di ESCO locali che portino risorse economiche e tecniche per la realizzazione del piano d’azione ed in grado di fornire i vari servizi energetici con particolare riguardo alle fonti rinnovabili ed all’uso razionale dell’energia nel settore residenziale e dei servizi; Sportello Unico Ambientale, Mobility Manager, Energy Manager; Interventi finanziari pubblici e privati. B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO 1. Titolo documento: Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U. 2005) 2. Organo proponente: Comune di Forlì – Area Pianificazione e Sviluppo Territoriale Ambientale ed Economico 3. Data di pubblicazione: Gennaio 2005 4. Periodo di applicazione: 2005 – 2006 (soggetto ad aggiornamento biennale) 5. Cornici finanziarie: non presenti 6. Aree o soggetti interessati Il Piano del traffico, dopo la fase dedicata alle analisi conoscitive, deve consolidare il sistema degli obiettivi e delineare le strategie proposte per la sua realizzazione. Gli obiettivi del PUT (o PGTU) sono: • il miglioramento delle condizioni della circolazione da intendersi non solo per le autovetture ma “anche l’utenza debole nonché la sosta veicolare”; • la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico con particolare riferimento al raggiungimento degli obiettivi indicati nei decreti legislativi ambientali vigenti e interessante sia l’attività di riduzione degli agenti inquinanti sia il monitoraggio nel tempo dei medesimi; • il risparmio energetico mirante alla razionalizzazione dell’uso dei mezzi di trasporto e delle sedi stradali ottenibile mediante l’utilizzo di mezzi collettivi, la riduzione dei percorsi, la fluidificazione del traffico e il controllo periodico dell’efficienza dei motori a combustione. • il miglioramento della sicurezza stradale intesa come riduzione degli incidenti stradali per tutte gli utenti (e quindi anche pedoni, ciclisti e persone anziane e/o con limitate capacità motorie) tramite interventi di adeguamento infrastrutturale nonché di regolazione e controllo del traffico; 7. Azioni o deleghe previste dal documento Il PGTU è il primo livello di progettazione del piano urbano del traffico; l’applicazione degli interventi previsti nel presente documento diventerà possibile solo quando verranno predisposte anche tutte le procedure necessarie per passare dal livello di pianificazione al livello di progetto esecutivo. Si analizzano in seguito obiettivi e strategie di ogni settore affrontato nel piano. LA MOBILITÀ SOSTENIBILE 235 B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO Il problema dell’inquinamento atmosferico e acustico delle aree urbane dovuto al traffico veicolare è un’emergenza sanitaria improcrastinabile. Gli interventi di riduzione della circolazione, blocco totale e targhe alterne, rappresentano esperimenti e interventi di emergenza che devono inquadrarsi in una strategia più ampia che miri a modificare sostanzialmente le modalità di accesso alle aree urbane. Il 28 settembre 2004 è stato sottoscritto il 3° accordo di programma sulla qualità dell’aria per la gestione dell’emergenza da PM10 e per il progressivo allineamento ai valori fissati dalla UE di cui al DM 02/04/2002 n. 60 tra Regione Emilia Romagna, le Province della regione e i Comuni superiori a 50.000 abitanti. Tale accordo individua il complesso delle misure da applicare per il risanamento della qualità dell’aria ed in particolare per la riduzione del PM10 del territorio comunale. Tale accordo ha previsto provvedimenti di limitazione della circolazione privata in precise aree per i veicoli ad accensione comandata e ad accensione spontanea pre Euro nonché dei ciclomotori e dei motocicli a due tempi pre Euro. Tuttavia tali interventi, se offrono qualche effetto sulla riduzione del traffico ben poco fanno rispetto alla riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico. Questi problemi sono assunti come punto di partenza di ogni intervento proposto nel PGTU. Gli obiettivi delle azioni di piano possono essere così sintetizzati: - Ridurre le auto circolanti - Proteggere dal traffico le zone più sensibili; - Ridurre l’utilizzo dei mezzi più inquinanti; - Aumentare l’utilizzo di mezzi ecocompatibili. Il PGTU raggruppa le strategie possibili in quattro grandi gruppi: 1.Costo percepito della mobilità privata. Tutte le politiche di diversione modale devono poter utilizzare in forma integrata incentivi e disincentivi. Per spingere verso modalità maggiormente ecompatibili non basta una maggiore offerta, ma è necessaria anche una politica che incrementi il valore dei costi percepiti dall’utente in modo tale da monetizzare il danno ambientale prodotto nell’utilizzo dell’auto privata. Le modalità con le quali può essere introdotto un costo percepito nella mobilità privata in autovetture sono essenzialmente due: 1. Road pricing 2. Park pricing 2.Tutela delle zone più sensibili Migliorare le condizioni di vivibilità sia del centro storico che delle zone residenziali attualmente soffocate dal traffico veicolare costituisce uno dei fini ultimi degli interventi a sostegno della mobilità sostenibile. Attualmente risulta attuata un’area pedonale estesa alla sola piazza Saffi e alle strade su di esse convergenti quali : • Via delle Torri • Via Allegretti • Piazzetta della Misura • Via Guerrazzi • Le parti terminali di via Diaz Garibaldi. Nel 3° accordo di programma sulla qualità dell’aria al punto h degli impegni presi dai sottoscrittori è previsto il progressivo incremento delle zone pedonali e/o delle ZTL con un obiettivo minimo non inferiore al 10% del territorio urbano (l’attuale estensione della ZTL di Forlì rapresenta circa il 0,5% del territorio urbanizzato). Il PGTU attualmente vigente prevede l’estensione dei provvedimenti di limitazione del traffico alle piazze Ordelaffi, Duomo e Cavour. 236 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – L’obiettivo posto alla base del PGTU è pertanto quello di: • Attuare gli interventi previsti nel PGTU vigente inquadrandoli come interventi anticipatori dello strumento in corso di approvazione; • Realizzare zone a ZTL per un’estensione pari ad almeno il 2% dell’urbanizzato nel periodo di validità del Piano. Le aree che potranno essere poste a ZTL saranno il centro storico e le strade residenziali delle zone 30 km/h individuate nella delibera comunale di approvazione della classificazione delle strade n. 416 del 8 giugno 2004. 3.Aumento dell’offerta della mobilità alternativa Il Comune di Forlì ha investito risorse nel potenziamento dell’offerta di trasporto di pubblico e della rete ciclabile. L’incremento di utenza è stato percentualmente considerevole ma insufficiente a contrastare efficacemente il predominio dell’auto privata. Occorre integrare tali politiche con l’offerta di alternative che permettano di raccogliere differenti quote di utenza. Esse sono: Car pooling Car sharing Taxi collettivi 4.Riqualificazione dei veicoli circolanti La completa risoluzione di tale problema potrà trovare risposta solo tramite la legislazione nazionale; è possibile attuare però una serie di interventi atti a limitare drasticamente il fenomeno. Le strategie da porre in atto per una politica di riqualificazione del parco veicolare dovranno essere: Incentivazione, nel breve periodo, all’uso di carburanti meno inquinanti (metano, GPL) [il “progetto metano” deliberato dal Consiglio Comunale il 7 Aprile 2003 incentiva l’utilizzo del metano per l’autotrazione]; Incentivazione alla sostituzione dei motoveicoli non ecologici [il Comune con deliberazione del 23/11/2004 ha approvato un progetto di incentivazione all’acquisto di biciclette a pedalata assistita]; Incremento dei controlli sulle emissioni dei veicoli; Agevolazioni alla diffusione ed utilizzo, nel medio periodo, di veicoli ad emissione ridotte o nulle (veicoli elettrici a batterie o celle fotovoltaiche, veicoli ad idrogeno, etc). LA SICUREZZA Il problema della riduzione degli incidenti rappresenta la priorità del PGTU. Il suo superamento deve poter contare, oltre che su specifiche misure di regolazione ed interventi di ridisegno delle strade, su una profonda modifica dei comportamenti di tutti i cittadini L’obiettivo del piano è la notevole riduzione degli incidenti soprattutto: Sulla viabilità locale con particolare riguardo laddove coinvolgono utenza debole e le strade di attraversamento dei quartieri; Sulla viabilità primaria con particolare attenzione sulle intersezioni maggiormente incidentate. Gli interventi proposti si dividono in due grandi categorie: • Separazione dei flussi e protezione dell’utenza debole su gli assi di penetrazione e di attraversamento; • Limitazione delle velocità e dei comportamenti intrinsecamente pericolosi, attraverso politiche di moderazione del traffico. 237 B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO LA MOBILITÀ CICLABILE La sensibilità verso la mobilità ciclabile è aumentata enormemente negli ultimi 10 anni; in realtà urbane come Forlì l’utilizzo della bicicletta deve poter esser considerato alternativo all’auto. Per ottenere questo obiettivo occorre individuare una rete ciclabile facilmente intelleggibile ed eliminare tutti i punti esistenti di conflittualità con i mezzi meccanizzati. Obiettivo del PGTU è quello di consolidare l’attuale uso della bicicletta, che ricordiamo rappresenta il 30,5% degli spostamenti diretti in centro storico per lavoro e il 10,5% degli spostamenti nelle altre direzioni e di espanderlo ulteriormente. Vengono pertanto individuate tre strategie : o Completamento delle piste ciclabili esistenti o Realizzazione di nuove piste tramite attuazione dei comparti edilizi previsti in PRG o Realizzazione di percorsi ciclabili IL TRASPORTO PUBBLICO Il Trasporto Pubblico costituisce una delle alternative primarie all’utilizzo della autovettura. Occorre porre in atto tutte le strategie necessarie atte ad un suo potenziamento al fine di renderlo effettivamente concorrenziale e competitivo rispetto all’auto privata. L’obiettivo del PGTU è quello di incrementare ulteriormente l’attuale quota di spostamenti effettuati sui mezzi pubblici, “catturando” utenti dal trasporto privato. E’ possibile individuare una strategia per il TPL sostenuta anche da azioni e misure di governo del traffico privato che riguardano: lo spazio e cioè la possibilità di conferire al TPL una parte dello spazio stradale (soprattutto nelle aree che ospitano i principali poli di attrazione della mobilità), attualmente occupato dalle automobili; ed il tempo, ovvero la possibilità di: • ridurre i tempi di percorrenza del TPL per incrementarne la velocità commerciale e garantire tempi di viaggio competitivi con quelli dell’automobile; • garantire la “certezza” dei tempi di viaggio per incrementare i livelli di affidabilità e regolarità del servizio. LA SOSTA La Tariffazione della sosta in centro storico attuato con il precedente PGTU ha risolto molte delle criticità esistenti. Il problema si è spostato nelle aree adiacenti dove si sono concentrate molte delle problematiche di parcheggio. Gli obiettivi posti alla base del PGTU per quanto riguarda la sosta sono: • Pervenire ad un equilibrio della domanda offerta di sosta di sosta nel centro storico e nelle aree limitrofe del 80 % senza che questo porti ad aumentare la domanda di sosta nelle aree subito esterne; • Favorire la migrazione alle modalità alternative all’auto privata tramite un aumento del costo percepito nello spostamento con auto privata. Constata la congestione dell’area centrale sia in termine di offerta di sosta ma anche di capacità della rete di adduzione e soprattutto in funzione dell’obbiettivo di risanamento ambientale posto alla base del PGTU è indispensabile procedere ad un graduale allontanamento della sosta lunga dal centro storico. Si rit iene di poter allocare la sosta di lungo periodo in nuovi parcheggi posti esternamente ai viali inducendo l’utenza a recarsi in centro o a piedi o in bicicletta. Nel lungo periodo si individua la localizzazione di parcheggi scambiatori più esterni già previsti in PRG e che andranno attrezzati per facilitare l’interscambio con le altre modalità. 238 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – LA MOBILITA’ VEICOLARE Di fronte all’emergenza del problema traffico veicolare il PGTU individua il seguente ordine non casuale di priorità: 1. eliminare tutte le cause di possibili incidenti; 2. contenere gli inquinamenti acustici e atmosferici; 3. ridurre i fenomeni di congestione. La strategia utilizzata nel Piano, per ottenere gli obiettivi di cui sopra, è la gerarchizzazione della rete stradale intesa come l’applicazione concreta di tutti gli interventi normativi e infrastrutturali atti a realizzarla. A tale scopo con delibera n. 416 del 8 Giugno 2004 la giunta Comunale ha approvato la classificazione delle strade nelle quali sono individuate: gli assi primari di attraversamento (assi adibiti al transito urbano dei flussi che hanno entrambi i terminali dello spostamento esterni al comune); la viabilità di penetrazione (adibita alla mobilità di scambio tra il territorio extraurbano e il centro urbano); la strada interquartiere; le strade di quartiere; le strade residenziali o zone 30 km/h a priorità pedonale. Ciò che adesso occorre è porre mano ad una pianificazione ed attuazione degli interventi necessari per rendere effettiva la classificazione stradale approvata. Tale obiettivo non potrà avvenire nel periodo di validità del PGTU pertanto l’obiettivo è quello di attuare la classificazione delle strade entro il suo periodo di validità (2 anni) su tutti gli assi della viabilità primaria caratterizzati da forte incidentalità e nell’attuazione delle zone 30 km/h in tutti i quartieri residenziali più critici. LA MOBILITA’ DELLE MERCI Il tema della mobilità delle merci sta assumendo una dimensione che le Amministrazioni locali non possono più permettersi di trascurare soprattutto in considerazione delle ricadute ambientali e congestione che esso produce. Lo studio sulla logistica urbana è stato effettuato dalla TRT su incarico affidato dal Comune di Forlì nel settembre 2004. Tale studio affronta il problema specifico della realizzazione di un CDU (centro di distribuzione urbana delle merci) nella prospettiva di poter attivare, eventualmente in fasi successive, altre attività più sofisticate che connotino il CDU come piattaforma logistica a servizio della città. L’obiettivo è pertanto la realizzazione di un CDU che miri ad ottimizzare la distribuzione delle merci in accesso al centro urbano riducendo le esternalità negative. B.6 SCHEDA INFORMATIVA: 6° ATTUAZIONE DELLA VARIANTE AGGIORNAMENTO ED INTEGRAZIONI PRO GRAMMA PLURIENNALE GENE RALE AL P.R.G. e 1. Titolo documento: 6° Programma Pluriennale di Attuazione della Variante Generale al P.R.G. e 1° Aggiornamento ed integrazioni 2. Organo proponente: Comune di Forlì - Area Pianificazione e Sviluppo Territoriale, Ambientale ed Economico – Unità Programmazione Territoriale 239 DI ° 1 B.6 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO REGOLATORE GENERALE 3. Data di pubblicazione: Il Piano Regolatore Generale del Comune di Forlì (Variante Generale) è stato approvato dalla Giunta Provinciale di Forlì – Cesena con delibera n° 6819/28 del 28 Gennaio 2003. Il Programma Pluriennale di Attuazione della Variante Generale al P.R.G. è stato redatto nell’ ottobre 2003. Il 1° Aggiornamento ed integrazioni al 6° P.P.A. è stato approvato con delibera consiliare n° 13 del 31/01/2005. 4. Periodo di applicazione: 2003 – 2007 5. Cornici finanziarie: non presenti 6. Aree o soggetti interessati : l’obiettivo fondamentale del P.P.A., è costituito dalla programmazione economica e temporale degli interventi infrastrutturali necessari a garantire la funzionalità e la qualità degli interventi urbanistico – edilizi previsti. Il meccanismo attuativo degli Ambiti di Trasformazione (AC Aree Complesse di Riqualificazione Urbana – ADU Ambiti di Ricomposizione e Ridisegno Urbano – ADF Ambiti di Ricomposizione e Ridisegno Urbanistico nelle Frazioni – PI Progetti Integrati di Riqualificazione dei “Vuoti Urbani”), delle Zone speciali di Organizzazione delle Polarità Territoriali (PA Polo di Pieveacquedotto – PT Polo Tecnologico Aeronautico – H Polo Ospedaliero di Vecchiazzano) e delle Zone di nuovo Insediamento (ZNI), prevede che nell’ambito di tali interventi complessi siano realizzate, contestualmente agli interventi edilizi, tutte le opere di urbanizzazione (anche di carattere generale) già definite in sede di Variante Generale al P.R.G. attraverso schede di assetto urbanistico. Stesso meccanismo è previsto per alcune delle seguenti sottozone (D3.2 Zone di Nuovo Insediamento – DA.2 Attività di Nuovo Impianto – T4 Zone Terziarie di Espansione di Nuova Previsione) pur in assenza di schede di assetto urbanistico. Per quanto riguarda il quadro degli altri interventi pubblici, non compresi negli ambiti di cui sopra, si fa riferimento all’Elenco delle Opere Pubbliche previste dalla Variante Generale al P.R.G. ed al Programma Triennale dei Lavori Pubblici (2004 – 2005 – 2006) quali elementi costitutivi del presente P.P.A. Altro compito determinante che il P.P.A. deve assolvere è quello di rispondere alle disposizioni contenute al 5° comma dell’art. 12 delle N.T.A. della Variante Generale. Infatti in tale articolo è previsto che l’attuazione degli interventi di E.R.P. e di edilizia abitativa convenzionata in misura non inferiore al minimo del 40% (previsto dalla Legge n.167/1962) del fabbisogno abitativo considerato dalla Variante Generale al P.R.G. può avvenire: - nell’ambito delle zone A e B; - in ciascun Ambito di Trasformazione e Zona di Nuovo Insediamento, in misura non inferiore al 20% della capacità insediativa prevista per ciascun ambito e zona, salvo i casi in cui, co n deliberazione del Consiglio Comunale da assumere in sede di approvazione della convenzione relativa al progetto unitario o al piano attuativo relativi alle suddette zone, tale percentuale venga ridotta od esclusa per un singolo comparto o zona, sulla base delle scelte di programmazione di cui all’art.11. 7. Azioni o deleghe previste dal documento 240 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – OPERE PUBBLICHE COMUNALI Le opere pubbliche previste dalla Variante Generale, urbanisticamente possono essere suddivise in tre gruppi: 1) quelle che risultano essere pienamente conformi alle previsioni del P.R.G. PREVIGENTE ma, nella maggior parte dei casi, con il relativo vincolo urbanistico a contenuto espropriativo decaduto per decorrenza del termine quinquennale stabilito dall’art. 2 Legge 19 novembre 1968 n. 1187 ; 2) quelle che non sono pienamente conformi alle previsioni contenute nel P.R.G. PREVIGENTE, anche se, per la maggior parte di esse le difformità sono di scarsa entità e comunque, anche per queste ultime, si ripropone, nella maggior parte dei casi, il problema della decadenza del vincolo urbanistico per decorrenza del termine quinquennale per quelle parti di opere che sono invece conformi alle previsioni del P.R.G. PREVIGENTE ; 3) quelle che non risultano essere conformi al P.R.G. PREVIGENTE, in quanto non previste specificatamente dallo strumento urbanistico, anche se si riferiscono ad infrastrutture esistenti. E’ quindi necessario che la VARIANTE GENERALE al P.R.G. contemporaneamente contempli: 1) la reiterazione dei vincoli urbanistici per quelle opere pubbliche che sono totalmente o parzialmente conformi alle previsioni dello strumento urbanistico previgente; 2) l’introduzione delle parti di opere pubbliche non specificatamente previste dallo strumento urbanistico previgente; 3) l’introduzione delle nuove opere pubbliche non specificatamente previste dallo strumento urbanistico previgente; INFRASTRUTTURE VIARIE Quello della mobilità rappresenta certamente il tema su cui gli strumenti urbanistici del Comune di Forlì hanno compiuto il massimo sforzo di definizione complessiva, in un quadro infrastrutturale proiettato in un orizzonte temporale di medio – lungo termine. L’obbiettivo generale del sistema della mobilità è stato quello di concorrere a creare le condizioni per un deciso salto di qualità nell’accessibilità territoriale di Forlì, puntando in particolare: - sull’integrazione delle diverse modalità di trasporto (auto privata, autocorriere e ferrovia per le persone, ferrovia ed autotrasporto su gomma per le merci, aereo per le persone e le merci); - sul forte miglioramento dei collegamenti esterni al centro urbano (con il sistema autostradale, con la grande viabilità, con le vallate e la viabilità locale); - sul forte miglioramento delle relazioni interne all’area urbana centrale, qualificando la mobilità urbana come quella di una città ad elevata esigenza di integrazione delle funzioni. Per quanto riguarda il Sistema Tangenziale, il cui schema riprende nelle sue linee generali quello del P.R.G. del 1988, si è puntato in particolare ad un forte potenziamento dei collegamenti esterni al centro urbano (con il sistema autostradale, con la grande viabilità, con le vallate e la viabilità locale) e ad un altrettanto forte miglioramento delle relazioni interne all’area urbana centrale, qualificando la mobilità urbana come quella di una città ad elevata esigenza di integrazione delle funzioni. Le proposte sono sintetizzabili come segue: - completamento del tratto nord della Tangenziale (Asse di Arroccamento) con realizzazione di nuovi svincoli in corrispondenza delle principali direttrici di connessione urbana, potenziamento del tratto esistente e nuova soluzione della connessione con la via Emilia Ovest in direzione Faenza, attraverso lo scavalcamento, a sud, dell’abitato di Villanova; - individuazione del tracciato della via Emilia bis, così come concordato con l’Amministrazione Provinciale, che partendo dalla connessione al Ronco con l’Asse di Arroccamento, scavalca il fiume Bidente, proseguendo a nord della ferrovia fino al confine con Forlimpopoli; - definizione del tracciato della tangenziale Est in località Bussecchio, con eliminazione della deviazione verso Ovest all’altezza dell’aeroporto e realizzazione di un tracciato pressochè rettilineo che sottopassa la pista aeroportuale e prosegue in direzione sud-ovest come variante alla S.S. 9 Ter in direzione Predappio; 241 B.6 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO REGOLATORE GENERALE - definizione del tracciato dei tratti sud ed ovest della tangenziale che rappresentano la chiusura ad anello del Sistema Tangenziale intorno alla città, attraverso un tracciato che da San Varano si connette con l’asse di arroccamento in località Villanova e mediante il superamento dell’abitato di Vecchiazzano attraverso un tratto in galleria artificiale, al fine di evitare un impatto ambientale inaccettabile e garantire all’abitato di Vecchiazzano un migliore rapporto funzionale con il resto della città e con il polo ospedaliero “Pierantoni” per mezzo dell’organizzazione di una nuova soluzione viabilistica (svincolo) di accesso al polo stesso; - definizione di un tracciato di variante alla S.S. 9 Ter ad est di San Martino in Strada e San Lorenzo in Noceto sul versante di minore impatto ambientale e paesaggistico, tale da potersi collegare in territorio di Predappio al tracciato stradale della variante in corsi di realizzazione. - Nella delibera di Consiglio Comunale n. 189 del 20/07/1998 (approvazione della bozza dello Schema Direttore), è richiamata la possibilità di una anticipazione, nella fase di elaborazione del nuovo P.R.G., del processo attuativo, attraverso Varianti specifiche, nel rispetto del quadro progettuale dello stesso Schema Direttore. 242 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – ALLEGATO A Produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, anno 2006 Energia elettrica netta in rete Idroelettrico Turbina Villa Romiti Biomasse Termovalorizzatore Hera Fotovoltaico Impianti pre-conto energia (19 impianti) Impianti conto energia (12 impianti) Energia termica Potenza installata [Kwtp] [Mwht/anno] Energia primaria risparmiata Tep/anno Potenza installata [Kwep] 160 [Mwhe/anno] 3264 8162 140,5 176 40 267,6 334 77 710 163 1740 6027 Produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili, anno 2006 Energia elettrica netta in rete Potenza [Mwhe/anno] installata [Kwep] Termovalorizzatore 2.176 5.442 Hera Termovalorizzatore 1.714 11.214 Mengozzi Turboespansore 1.500 2.828 Hera IPER – FIERA via 950 352 punte di ferro CENTRO 598 306 LOGISTICO via Antico acquedotto CENTRO – FIERA 298 300 via Maestri del lavoro Energia termica Potenza [Mwht/anno] installata [Kwtp] 1.160 4.018 9.334 1.212 5.920 899 430 437 243 2488,61 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Comune di Forlì Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio Unità Pianificazione Ambientale Piano Energetico Ambientale Comunale Sintesi Allegato B Realizzato da: Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena in collaborazione con: ARPA Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna Sezione Prov.le Forlì-Cesena ENEA Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente Centro Ricerche Casaccia, Roma INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura Sezione Prov.le Forlì-Cesena 1 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – COMUNE DI FORLI’ Piano Energetico Ambientale Comunale Sintesi Comune di Forlì ASSESSORE ALLA QUALITA’ SINDACO DIRETTORE AREA AMBIENTALE-PIANO PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL ENERGETICO-SERVIZI A RETE- TERRITORIO AGENZIA DI AMBITO TERRITORIALE-PROTEZIONE CIVILE P.I. Palmiro Capacci On.Prof.ssa. Nadia Masini Arch. Massimo Valdinoci DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO Dott. Ercole Canestrini UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTALE Dott.ssa Francesca Bacchiocchi Geom. Elena Balzani Redatta da: AGESS ADOZIONE APPROVAZIONE DELIBERA DI C.C. DELIBERA DI C.C. N. 1 del 22 gennaio 2007 N. 63 del 21 aprile 2008 2 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Sintesi Fase 1 e Fase 2 del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì Il Piano Energetico Ambientale intende fornire alla Pubblica Amministrazione gli strumenti necessari a migliorare il quadro energetico-ambientale del territorio, attraverso una analisi dei sistemi territoriale, socioeconomico ed energetico-ambientale del Comune di Forlì. Tutto questo sulla scia del Piano Energetico Regionale, con particolare riferimento agli obiettivi assunti dall’Italia con il protocollo di Kyoto (1997), di cui vengono ripresi i riferimenti temporali (programmazione fino al 2012). Per elaborare il Piano Energetico Agess si avvale della collaborazione scientifica di: Enea Casaccia (Roma), Arpa (sez. di Forlì-Cesena), Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Istituto Nazionale di Bioarchitettura (sez. di Forlì), Enel Distribuzione Emilia-Romagna, Hera s.p.a., Comune di Forlì. Viene illustrato in prima analisi l’inquadramento territoriale del Comune di Forlì, in relazione al territorio della Provincia, come base per tutte le successive analisi numeriche con confronto Comune-Provincia. Il successivo quadro demografico, di cui si riporta un grafico, fornisce alcuni interessanti parametri di valutazione, dai quali emerge come la popolazione del Comune, in costante calo dal 1990 al 1999, subisca poi un deciso incremento, anche esso costante, fino al 2004. Dinamica della popolazione residente in Comune (1990-2004) 115.000 110.000 105.000 P o p o lazio n eresid en te 100.000 95.000 90.000 1990 1992 1994 1996 1998 2000 2002 2004 Anno I dati storici sulla popolazione sono poi stati utilizzati in elaborazioni successive per stimare quei dati e parametri che non esistendo a livello di dettaglio comunale, potevano solo essere ricostruiti a partire dai corrispondenti provinciali o regionali, sulla base di alcuni parametri, come per esempio la popolazione residente. Dalle successive analisi emerge anche l’aumento del numero di famiglie per lo stesso periodo 1990-2004, con un corrispondente calo del numero medio di componenti per famiglia ed infine il processo di invecchiamento in atto nella popolazione del Comune. Successivamente sono riportate le istantanee al 2004 del numero di imprese e degli addetti per settore economico in Comune ed in Provincia e poi la dinamica negli ultimi anni delle iscrizioni- cancellazioni dal Registro Imprese. In generale si osserva una suddivisione del sistema economico, a livello del numero di addetti, con in testa il Terziario (52%) seguito dall’Industria (41%) e dall’Agricoltura (5%). L’analisi è stata poi effettuata per tutti gli studi a seguire sul decennio 1995-2004 (talvolta leggermente ristretto, in caso di carenza di dati sugli anni limite). 3 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Nel decennio si è registrato in Comune un decremento dell’occupazione del 12%, maggiormente sentito nel settore Industria. Lo studio si è poi focalizzato sulla stima del Valore Aggiunto del Comune di Forlì, suddiviso per macrosettore economico (Agricoltura, Industria, Servizi), in quanto non risultava esistere al momento nessuno studio economico che si spingesse nel dettaglio comunale, con dati per il decennio 1995-2004. Il dato di Valore Aggiunto risulta di fondamentale importanza per le successive elaborazioni sull’Intensità Energetica. I dati a livello regionale e provinciale invece sono stati oggetto di studio dell’Istituto G. Tagliacarne di Roma, dal quale sono stati tratti. ] Dinamiche del Valore Aggiunto pro-capite a confronto (Comune-Provincia- Regione) 35.000 30.000 25.000 20.000 15.000 10.000 V .A p ro -c a p ite [E u ro /a b ita n e 5.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Anno Comune di Forlì Provincia di Forlì-Cesena Regione Emilia Romagna Il grafico sopra riportato evidenzia nel decennio la dinamica del valore Aggiunto pro Capite a confronto per Comune, Provincia e Regione. Si evince la superiorità mantenuta ed anzi accentuata nel tempo del Comune rispetto a Provincia e Regione. Anche il V.A. totale migliora nel decennio ed in particolare del 39% per la Regione, del 42% per la Provincia e del 45% per il Comune. Ripartizione del valore Aggiunto per settore in Comune (anno 2004) 2% 23% 75% Agricoltura Industria Servizi Il diagramma a torta di cui sopra evidenzia come i vari macro-settori economici contribuiscano al Valore Aggiunto totale del Comune. Nel quarto capitolo iniziano i bilanci energetici, presentando una raccolta complessiva di tutti i dati di consumo sia di energia elettrica che di combustibili (energia termica) ed anche tutti i dati di produzione di energia in territorio comunale. 4 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Come nei successivi capitoli, viene effettuato dapprima un bilancio al 2004 (Produzione-Consumi) e poi una serie di elaborazioni che evidenziano la dinamica nel decennio delle grandezze studiate, oppure riparametrizzazioni delle stesse sulla base della popolazione (grandezze pro-capite) o sulla base di altri dati ( come le superfici nette abitate). Bilancio energetico del Comune (anno 2004) Anno 2004 [tep] Totale Consumo energia elettrica 122.397 Totale Consumo energia termica di cui: prodotti petroliferi 197.744 83.811 combustibili gassosi 113.933 Totale Consumi 320.141 Totale Produzione energia elettrica di cui: Termovalorizzatore Hera 3.976 2.032 Termovalorizzatore Mengozzi 1.753 idroelettrico 178 fotovoltaico 14 Totale Produzione energia termica 0 Totale Produzione 3.976 Bilancio [tep] Bilancio [%] - 316.165 - 98,76% I consumi finali di energia del Comune, al 2004, in termini di fonti primarie, sono stimati pari 320.141 tonnellate di petrolio equivalente, di cui il 38% è rappresentato da energia elettrica, il 26% dal consumo di prodotti petroliferi ed il 35% da combustibili gassosi (gas metano). L’esigua produzione, stimata pari a 3.976 tep è in grado di coprire appena l’1,24% del fabbisogno totale, mentre la restante parte è importata. Pertanto il Comune si configura come un perfetto consumatore di energia e quindi le strategie di intervento sono focalizzate soprattutto sulla riduzione dei consumi attraverso l’efficienza energetica della domanda e lo stimolo verso nuove forme di produzione distribuite sul territorio (da realizzarsi secondo le migliori tecnologie possibili, sotto il profilo dell’efficienza energetico-ambientale). La raccolta, l’elaborazione e la stima dei numerosi dati di consumo energetico è stata eseguita con il fondamentale contributo di Arpa, attingendo, a seconda dei settori, a molteplici fonti: Società autostrade, Regione E.R., Ministero delle Attività Produttive, Unione Macchine Agricole, Hera. Per i dati relativi ai consumi elettrici il lavoro è stato completato grazie alle letture delle banche dati, commissionate ad Enel Distribuzione E.R. La ricerca delle fonti energetiche sul territorio e dei relativi dati di produzione annui è stata opera altrettanto laboriosa e viene tutt’ora portata avanti da Agess in quanto periodicamente appare sulla scena qualche nuovo impianto. Tra gli impianti attualmente esistenti si citano la turbine di recupero energetico dei due Termovalorizzatori, la turbina idroelettrica di Villa Romiti, il Turboespansore di Hera e qualche impianto fotovoltaico. Sono state esaminate poi separatamente le forme di energia elettrica e termica, con relativi bilanci, studio della dinamica nel decennio 1995-2004 ed ulteriori disanime per settori economici. Le dinamiche nel decennio, a parte alcune oscillazioni più o meno accentuate rivelano un aumento continuo della richiesta di energia, sia elettrica che termica, come riportato nel grafico seguente per i consumi totali di energia. 5 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Dinamica dei consumi finali totali di energia in Comune (1995-2004) 340.000 318.760 320.000 320.141 300.000 283.289 291.731 268.765 260.000 C onsum ifinali[tep] 280.577 274.398 280.000 280.963 263.640 260.687 240.000 220.000 200.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Sono illustrati di seguito i due bilanci separati relativi a produzione e consumo di energia elettrica e di energia termica, per cui valgono sostanzialmente gli stessi commenti a proposito del bilancio globale. Bilancio elettrico del Comune (anno 2004) Fonte energetica Anno 2004 [MWh] Idroelettrico 710 Fotovoltaico 55 Biomasse - Termovalorizzazione rifiuti 16.454 di cui: Termovalorizz. Hera 8.833 Termovalorizz. Mengozzi Totale Produzione 7.621 17.219 Totale Domanda 502.724 Bilancio [MWh] - 485.505 Bilancio [%] - 96,6% Bilancio termico del Comune (anno 2004) Fonte Energetica Anno 2004 [tep] Termovalorizzatore - Totale Produzione - Consumo prodotti petroliferi 83.811 Consumo combustibili gassosi 113.933 Totale Domanda 197.744 Bilancio [tep] - 197.744 Bilancio [%] - 100 % Nota: per "termica" si intende ogni forma di energia, esclusa quella elettrica Dallo studio dei consumi per singolo settore economico emerge che per quanto concerne i consumi di combustibili nel 2004 il settore economico più critico è il settore Trasporti con 71.801 tonnellate equivalenti di petrolio consumate (36% del Totale), seguito dal settore Civile con 68.742 tep (35% del Totale). Molto distanziati seguono Industria (13%), Terziario (13%) e Agricoltura (3%). Per quanto riguarda invece i consumi di energia elettrica nel 2004 al primo posto troviamo il Terziario (37% del totale), seguito dall’Industria (33%) e dal Civile (25%). Distanziata l’Agricoltura (6%). 6 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – In seguito si sono rapportati i dati relativi ai consumi energetici, termici ed elettrici con i dati di Valore Aggiunto, onde stimare le Intensità Energetiche, cioè parametri in grado di valutare il grado di efficienza energetica del Comune o dei singoli settori economici (più bassa l’I.E. e maggiore l’efficienza energetica). Infatti a prescindere dal valore assoluto dei consumi e dalle criticità individuate (settori più energivori in valore assoluto) è necessario considerare oltre al consumo del settore, anche quanta ricchezza esso produce. Dagli studi delle Intensità energetiche per settore emerge che nel 2003 il settore più inefficiente è il settore Civile (34,9 tep/mln di Euro), seguito dai settori Terziario e Trasporti (entrambi con 23,9 tep/mln di Euro) e dall’Industria (20,9 tep/mln di Euro); l’Agricoltura è ultima (4,1 tep/mln di Euro). Infine, con il contributo di Arpa, si sono valutate le emissioni locali (criterio geografico) nel Comune di Forlì dei gas ad effetto serra diretti (CO2, CH4, N2O), riconducibili, in base allo specifico potenziale di riscaldamento globale (GWP), a tonnellate di CO2 equivalente. Emissioni di CO2 equivalente per settore in Comune 400.000 350.000 300.000 250.000 C O 2equiv.[tonn.] 200.000 150.000 100.000 50.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Anno Trasporti Civile Industria Terziario Termovalorizz. rifiuti Agricoltura e zootecnia Nel decennio in esame le emissioni di gas climalteranti in Comune hanno subito un incremento di ben il 15%, raggiungendo nel 2004 quota 738.134 tonn. di CO2 equivalente. Il settore Trasporti è di gran lunga il maggiore responsabile delle emissioni locali con una quota pari al 47% del totale, seguito dal Civile con il 24%. Il Terziario e l’Industria sono responsabili di una quota pari a circa il 9%, mentre la Termovalorizzazione rifiuti è responsabile unicamente del 7% e l’Agricoltura del 4%. Dopo ulteriori approfondimenti sulle emissioni per singolo combustibile, pro capite e settoriali, si è estrapolato uno scenario al 2012 delle emissioni locali di gas climalteranti. Emissioni di CO2 equiv. [tonn] a confronto con gli obiettivi del protocollo di Kyoto Settori 1990 2004 2012 Δ% 1990-2004 Δ% 1990-2012 Δ% fissato per Italia Agricoltura 24.159 33.177 34.768 +37% +44% - Industria 70.990 64.302 59.260 -9% -17% - Trasporti 243.855 345.530 397.368 +42% +63% - Terziario 38.829 64.956 74.770 +67% +93% - Civile 164.616 179.300 159.548 +9% -3% - Rifiuti 32.277 50.869 42.950 +58% +33% - CO2 sinks* -4.052 -4.052 -8.104 0% +100% - Totale [tonn] 570.673 734.082 760.560 +29% +33% - 6,5% *Pozzi di assorbimento di CO2 dovuti a verde pubblico e campi coltivati 7 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Si osservino nella soprastante tabella i consumi stimati al 2012 sulla base di una ipotesi “business as usual” cioè con interpolazione lineare sul decennio storico, tranne un ragionevole raddoppio previsto per le aree verdi che fungono da pozzi di CO2. Si osservi che dal 1990 al 2004 si è verificato un aumento delle emissioni locali di ben il 29% a fronte della necessità di diminuire. Al 2012, a fronte di un impegno per l’Italia a diminuire le emissioni del 6,5% rispetto al 1990, con i trend attuali si arriverebbe ad un aumento del 33%. Tutto il presente studio nell’ambito limitato delle emissioni locali, mentre sarebbe necessario per il confronto con Kyoto, trattandosi di emissioni aventi un effetto globale, effettuare un bilancio globale delle emissioni climalteranti, cioè aggiungendo le emissioni dovute alla produzione di elettricità che il Comune importa, ovvero scontando le emissioni per l’incenerimento dei rifiuti provenienti da fuori ambito comunale. Dopo la fase di analisi ed elaborazione dei dati energetico–ambientali si è passati ad un primo studio delle possibili linee strategiche da percorrere per migliorare il quadro attuale. Si sono dunque anzitutto raccolte quelle che sono le azioni già in atto nel Comune con una valenza positiva in merito, con una stima, ove possibile, degli effetti che potrebbero avere sul quadro energetico-ambientale. Esse sono: 1. l’accordo quadro con Hera per la realizzazione di interventi e misure per il risparmio energetico compresa la realizzazione di reti di teleriscaldamento; 2. il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi (riduzione dei consumi per gli edifici costruiti secondo tali criteri pari al 20-30%) 3. lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento; 4. l’iniziativa “Laboratorio Casa facile”; 5. la rete di monitoraggio della qualità dell’aria; 6. l’Accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005); 7. il Programma di Sperimentazione Contratti di Quartiere II; 8. i programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.); 9. il programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”; 10. il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura. 11. la campagna “Calore Pulito” in collaborazione con Agess 12. gli interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi 13. l’adesione al “Manifesto sugli acquisti verdi” della Provincia di Forlì-Cesena E’ stato quindi valutato il Progetto Teleriscaldamento in base ai dati forniti da Hera incrociati con i dati energetico-ambientali storici. Considerando che l’iter procedurale di autorizzazione per il nuovo termovalorizzatore di ambito di Hera, in territorio comunale è praticamente concluso, si sono considerate al 2005 anche le emissioni cui darebbe luogo il nuovo impianto, anche se esso non sarà ultimato prima del 2008. D’altra parte esso costituirà una delle principali unità di potenza del sistema Teleriscaldamento. A partire dalla nuova situazione potenziale, in cui tutti le altre emissioni sono stimate con criterio “business as usual”, si è stimato quale potrà essere l’effetto del Progetto Teleriscaldamento, a realizzazione ultimata (prevista per il 2015): 8 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Effetto locale del Progetto Teleriscaldamento sulle emissioni di CO2 equivalente Effetto del Teleriscaldamento tonn. CO2 equiv./anno Emissioni tot. in Comune, anno 2005 749.367 Emissioni da pompe di calore, unità cogenerative e termiche Emissioni risparmiate su 14.600 caldaie equivalenti 18.074 -31.827 Effetto complessivo del Progetto al 2015 -13.753 Percentuale di incremento delle emissioni -2 Si noti il notevole miglioramento (riduzione delle emissioni del 2% sul totale) sul quadro energetico potenziale al 2005 introdotto dal Sistema Teleriscaldamento. Ulteriori miglioramenti ne derivano sul versante energetico con un miglioramento del bilancio elettrico nel 2015 di ben 7 punti percentuali rispetto alla situazione attuale, come mostrato a seguire: Previsioni di bilancio elettrico con il Progetto Teleriscaldamento Fonte energetica Anno 2004 Anno 2015 Idroelettrico 710 1.167 Fotovoltaico 55 384 Biomasse - - Termovalorizzazione rifiuti 16.454 69.639 di cui: Termovalorizz. Hera 8.833 58.425 7.621 11.214 unità cogenerative - 9.200 Totale Produzione 17.219 71.190 Totale Domanda del Comune 502.724 681.955 Bilancio [MWh] -485.505 -610.764 Bilancio [%] -96,6 -89,6 Termovalorizz. Mengozzi Progetto Teleriscaldamento: Infine si sono elaborate le Linee strategiche previste specificamente dal Piano energetico per i singoli settori economici e che possono così essere riassunte: Settore Civile e Terziario 1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente allacciati a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento 2. Attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico e alla certificazione energetica nell’edilizia, recepita in Italia dal Dlgs n.192 del 19 agosto 2005. Per l’edilizia di nuova costruzione e per le ristrutturazioni, è imposta una riduzione dei consumi di circa il 50% rispetto a quelli attualmente rilevati come consumi medi (passando dai circa 160 kWh/m2anno, che è il consumo energetico medio attuale, a circa 70-80 kWh/m2 anno). 3. A seguito di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, con eliminazione degli sprechi, pensare all’applicazione delle fonti rinnovabili di energia come il solare termico e il solare fotovoltaico all’edilizia pubblica, ai supermercati, ai grandi edifici del Terziario, ove possono avere anche un positivo riscontro a livello di immagine. 9 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – 4. Estendere lo strumento del Green Public Procurement, o Acquisti Verdi, in via di adozione da parte del Comune di Forlì, all’acquisto dei materiali utilizzati per la costruzione degli edifici pubblici. 5. Prevedere i classici corsi di formazione per progettisti, ditte, installatori sull’efficienza energetica e sulle risorse rinnovabili per l’edilizia, in collaborazione con Agess, Ises Italia, Ambiente Italia, ma soprattutto organizzare scambi di progettisti e di costruttori con le regioni in cui il nuovo modo di costruire sta diventando cultura consolidata, come l’Alto Adige. 6. Stante l’installazione e l’uso sempre più massicci dei condizionatori d’aria (voraci di energia elettrica), indirizzare piuttosto sia nelle nuove costruzioni sia nelle esistenti, verso interventi passivi, cioè di miglioramento delle caratteristiche degli edifici, come la costruzione di cappotti termici. 7. Prevedere massicce campagne di informazione riguardo il miglioramento degli stili alimentari della popolazione verso una alimentazione più equilibrata, basata soprattutto sul consumo, specialmente in estate, di verdure e frutta che possono portare ad una migliore sopportazione di condizioni meteotermofisiche estreme, quali la calura afosa estiva, senza la necessità dell’uso di condizionatori. 8. Nell’ottica di eliminare le quantità di rifiuti organici attualmente avviate all’incenerimento o alla discarica e rendere più efficiente la raccolta differenziata del rifiuto organico, che costituisce oltre il 30% dei rifiuti urbani, incentivare l’uso di compostori domestici per rifiuti organici a tutti i cittadini, gli enti, le aziende che dispongano in una seppur minima area verde. 9. Attivare progetti pilota o studiare meccanismi di incentivo, in collaborazione con i principali supermercati che spesso controllano la filiera di produzione di alcuni prodotti su cui appongono il proprio marchio, di vendita di prodotti alla spina, ovvero senza imballaggio, che viene portato da casa dal cliente. 10. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 11. Campagne di informazione e sensibilizzazione, anche nelle scuole, volte ad educare la cittadinanza alla riduzione degli sprechi, ad un uso razionale dell’energia e della materia. 12. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario: sviluppo del “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini. Il progetto, elaborato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con ATR, consentirebbe una razionalizzazione della distribuzione merci in ambito urbano e l’utilizzo per il trasporto in città di mezzi a basse emissioni, contribuendo ad un miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano, ma anche ad una riduzione dei consumi e delle emissioni di gas serra. 13. Stimolare un miglioramento dell’efficienza elettrica nel settore Terziario mediante accordi con le Associazioni di Categoria. 14. Utilizzo della fitodepurazione per la depurazione delle acque per i piccoli depuratori a servizio di utenze non allacciate, che accanto al mancato utilizzo di sostanze chimiche consentirebbe anche risparmi di tipo energetico negli impianti di depurazione. 15. Aumentare quantitativamente e qualitativamente il verde urbano il quale può fungere come pozzo, oltre che delle classiche miscele di inquinanti gassosi pericolosi per la salute, anche dei gas ad effetto serra. 10 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – 16. Realizzazione di un Piano per l’Illuminazione Pubblica Comunale, in applicazione della Legge Regionale n.19 del 29/09/03 denominata “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”. L’adozione di un tale piano consentirebbe, dal punto di vista energetico, con il miglioramento dell’efficienza dei corpi illuminanti, il controllo del flusso luminoso, la razionalizzazione dell’illuminazione, lo spegnimento dopo le ore 23 o 24 di tutte le insegne pubblicitarie e/o vetrine di non indispensabile uso notturno, un consistente risparmio di energia elettrica nel Terziario che è il settore più energivoro. 17. Individuazione dei parametri di misurazione sull’efficienza e la qualità del sistema di Teleriscaldamento in corso di realizzazione da parte di Hera s.p.a. a servizio della città. Settore Trasporti 1. Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva e del Polo Logistico di via Gordini, come previsto dai piani programmatici del Comune di Forlì. Ciò consentirà una significativa razionalizzazione del trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle emissioni del settore Trasporti. 2. Incentivare ulteriormente la conversione a metano o ad altri carburanti ecologici, puntando anche all’eliminazione delle auto non catalizzate, come previsto dal Nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (Progetto Metano e Progetto I.C.B.I.), ovvero incentivare le auto che consumano meno e che sono più efficienti. 3. Allargamento delle Zone a Traffico Limitato nel senso di una progressiva pedonalizzazione del centro storico, con incentivazione dello scambio auto-bicicletta o auto-mezzi alternativi nei parcheggi per chi proviene da fuori città, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano. 4. Rendere più appetibili l’uso della bicicletta e del mezzo pubblico per gli spostamenti lavoro/studio, rendendo da un lato più efficiente e sicuro il sistema di piste ciclabili con razionalizzazione e collegamento dei vari tratti esistenti, come già previsto dai numerosi ed imponenti progetti di piste ciclabili in corso o in studio; dall’altro potenziare le linee del trasporto pubblico al fine di aumentarne l’utenza come previsto dal nuovo Piano del Trasporto Pubblico. 5. Sviluppare progetti di car-sharing Generale del Traffico Urbano. e car-pooling con veicoli elettrici, come previsto dal Piano 6. Come indicato dal “Libro Verde sull’efficienza energetica” dell’Unione Europea (22/06/2005), promozione dell’utilizzo e della vendita di pneumatici efficienti e pensare a sistemi che inducano le stazioni di servizio a informare ed assistere meglio i conducenti nel controllo degli pneumatici. Infatti come si legge sullo stesso documento: “La resistenza al rotolamento degli pneumatici rappresenta fino al 20% del consumo complessivo di un veicolo. Uno pneumatico efficiente è in grado di ridurre del 5% tale consumo 7. Promozione di modi di guidare più ecologici, che d’altra parte sono anche più sicuri, come previsto sempre dal “Libro Verde sull’Efficienza energetica”. 8. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario: sviluppo del già citato “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini. 9. Incentivazione per la sostituzione dei mezzi pubblici (compresi i taxi) alimentati a gasolio e a benzina con mezzi a trazione elettrica o a metano ovvero conversione all’utilizzo di biocombustibili, o veicoli ibridi, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano. Monitoraggio del loro funzionamento ed eventuali progetti sperimentali in collaborazione con Università e Centri di Ricerca. 11 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Settore Industria 1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente allacciati a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento. 2. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. Settore Agricoltura 1. Utilizzo di tecnologie innovative ed eco-compatibili (come da Piano Generale di Sviluppo 20052009) e promozione dei metodi di Agricoltura Biologica e Biodinamica in grado di consentire da un lato un minor numero di trattamenti, con conseguente minor impiego di energia e minori emissioni, dall’altro un miglior riutilizzo, in loco, di materia organica con minor produzione di rifiuto e quindi minori emissioni di gas serra. 2. Prevedere recuperi tramite pellettizzazioni, combustioni a fini termici o microcogenerazione, possibilmente in seno alle stesse aziende agricole, falegnamerie, etc. produttrici, delle biomasse da potature di frutteti, pulizie di boschi, lavori agricoli in genere, scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 3. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali. 12 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Sintesi Fase 3 del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì Tra le linee strategiche individuate sono state scelte, sulla base dell’importanza e dell’urgenza, nove azioni che si intende perseguire prioritariamente e che sono dunque state approfondite nelle relative schede progettuali. Si evidenzia che le schede, con relative proposte di intervento e valutazioni numeriche, si basano sulla situazione legislativa di fine 2005-inizio 2006, periodo in cui sono state elaborate. E’ ben noto che la situazione legislativa in materia è in rapido mutamento e si può asserire che in generale i requisiti e gli obblighi richiesti in materia di efficienza energetica in corso di elaborazione, saranno più stringenti, le agevolazioni fiscali maggiori e conseguentemente cresceranno i potenziali di risparmio energetico che ne potranno derivare, anche su scala locale. ELENCO DELLE NOVE AZIONI N.1 : Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia) N. 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici N.3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici (DPR 412 e successivi aggiornamenti) N. 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano N.5 : Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio N. 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale N.7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica N. 8: Interventi sul sistema del verde N. 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata 13 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 1 Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia) Tale decreto disciplina i criteri per la certificazione energetica e la metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici: tuttavia si attendono decreti specifici del Presidente della Repubblica 1. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO L’intervento si articolerà nelle seguente fasi: 1. Selezione di un campione rappresentativo degli edifici presenti nel territorio comunale, in base ad alcuni elementi discriminanti: edifici ante o post Legge 10/91; edifici con o senza cappotto termico; edifici che hanno subito interventi finalizzati al risparmio energetico (ristrutturazioni, tamponature, sostituzione dei serramenti, etc.); impianto termico autonomo o centralizzato. 2. Reperimento dei dati generali dell’edificio. 3. Contabilizzazione dei consumi energetici per la climatizzazione invernale ed estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione sulla base delle bollette energetiche degli ultimi 24 mesi. 4. Incrocio dei dati effettivi di consumo su base annua con i valori delle volumetrie e delle superfici utili riscaldate, per stimare le caratteristiche di consumo su metro quadro all’anno e i vari requisiti di prestazione energetica che saranno specificati nei decreti attuativi del D.Lgs. 192/05. 5. Analisi delle dispersioni termiche dell’edificio tramite termocamera ai raggi infrarossi. Si potranno in tal modo individuare i punti critici dell’edificio sui quali è opportuno agire con interventi mirati finalizzati all’eliminazione delle dispersioni energetiche. Inoltre si potrà stilare, per ogni categoria di edifici individuata, una scala di valutazione e attribuire ad ogni edificio una valutazione in relazione agli standard medi raggiunti dalla sua classe di appartenenza; 6. Realizzazione di interventi mirati (tamponature, realizzazione di cappotti termici, sostituzione di serramenti, infissi, vetri) nei punti dell’edificio caratterizzati da maggiori dispersioni termiche. 7. Pianificazione di una successiva analisi energetica dell’edificio per verificare e quantificare quali risultati si siano raggiunti in termini di risparmio energetico. COSTI E BENEFICI ATTESI I benefici attesi in termini di risparmio energetico e di emissioni di gas serra evitate sono conseguenze da un lato del nuovo modo di costruire (dal 2006) per rispettare i nuovi requisiti di legge e dall’altro lato derivano dalla realizzazione degli interventi suggeriti dalla presente scheda per le procedure di analisi energetica sugli edifici esistenti. Sono state effettuate stime numeriche sui potenziali di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni, per la sola climatizzazione invernale (secondo quanto stabilito dalla prima formulazione del 192/05) sul complesso degli edifici del territorio comunale. Tali stime sono basate sulle costruzioni previste dal PRG comunale e su opportune ipotesi per le percentuali di riduzione dei consumi e per il numero di edifici su cui si interviene. Per quanto riguarda i consumi, si è stimato di poter risparmiare circa 93.200 MWh/anno ovvero 8.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 8,4 % del consumo dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale nell’anno 2004. Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, si è stimato di poter risparmiare circa 19.100 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari all’ 8,2 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale nell’anno 2004. 1 Ad oggi (Novembre 2006) il D.Lgs. 192/05, oltre a non essere stato definito dall’emanazione dei previsti DPR, (che avrebbero dovuto contenere da un lato le metodologie di calcolo e i requisiti minimi finalizzati al contenimento dei consumi e dall’altro le linee guida nazionali per la certificazione energetica) è stato oggetto di ulteriori modifiche: attualmente è in esame uno schema di decreto legislativo recante “Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs. 192”. Le modificazioni introdotte consentono di recepire meglio le normative UE e di innalzare notevolmente l’efficienza energetica degli edifici favorendo anche l’utilizzo di fonti rinnovabili. 14 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 2 Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici Per l’utilizzo dell’energia solare a scopo termico si deve osservare che, a seconda della tipologia di impianto e soprattutto a seconda del consumo annuo di acqua calda sanitaria, il tempo di ritorno dell’investimento può variare tra i 5 e i 10 anni, con risparmi annui per la produzione di acqua calda sanitaria variabili tra il 60% e l’80% a seconda che si vada ad integrare una caldaia a metano o uno scaldabagno elettrico. Un impianto combinato porta ad un risparmio variabile tra il 20% e il 40% sui consumi totali di energia termica annua per riscaldamento acqua e ambienti. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO L’intervento prevederà le seguenti azioni, non necessariamente in successione: 1. Studio dei Regolamenti Edilizi italiani più significativi che prevedono incentivi o norme relativi all’installazione del solare termico negli edifici e conseguente elaborazione di una bozza di regolamento calata sulla realtà geografica locale: la richiesta dei requisiti sarà calibrata sui dati di insolazione tipici del Comune di Forlì e i requisiti di integrazione architettonica terranno conto delle linee architettoniche locali. 2. Prevedere corsi di formazione per progettisti, imprese di costruzioni edili ed installatori sull’integrazione degli impianti solari termici negli edifici. La progettazione impiantistica e quella strutturale dovranno nascere e procedere di pari passo, dialogando tra loro. Questo nuova caratteristica del modo di costruire è resa peraltro necessaria anche dai requisiti fissati dal D.Lgs 192/05. 3. Studio della fattibilità e delle modalità operative di una società ESCO (Energy Service COmpany) in seno al Comune di Forlì. La ESCO sarebbe finalizzata a fornire finanziamenti ai privati per la realizzazione di impianti solari termici retrofit su edifici esistenti, recuperando il finanziamento dal risparmio energetico in bolletta, per un certo numero di anni. COSTI E BENEFICI ATTESI Si riporta una stima complessiva del risparmio energetico e di emissioni a livello di comune. Sono state utilizzate le previsioni di costruzioni e ristrutturazioni ricavabili dal Piano Regolatore Generale comunale per gli anni dal 2006 al 2012 e si è ragionato in termini di ragionevoli percentuali di intervento (in base a probabili norme contenute nel prossimo Regolamento Edilizio comunale), ipotizzando una certa percentuale di impianti per la sola produzione di acqua calda sanitaria ed un’altra di impianti combinati. Inoltre, sempre grazie alla via degli incentivi si è ipotizzato che vengano realizzati impianti su una quota pari al 20% dell’edilizia esistente, non soggetta a ristrutturazioni programmate. Il potenziale di risparmio è stimato per confronto con una situazione “Business as usual” cioè tale da mantenere lo stesso consumo specifico medio annuo per climatizzazione invernale e produzione di ACS dell’anno 2004 su tutti gli edifici, nuovi ed esistenti2. In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 153.000 MWh/anno ovvero 13.200 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari a circa il 14 % del consumo dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale e l’ACS nell’anno 2004. Per quanto riguarda le emissioni evitate, esse sono state stimate dai consumi evitati considerando per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto). In tal modo si è stimato di poter risparmiare 31.400 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari a circa il 14 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme nell’anno 2004. 2 Si rileva che nel decennio storico in esame (1995-2004) i consumi termici specifici annui (cioè consumi per metro quadrato anno) sono rimasti pressoché costanti e dunque in una ipotesi di consumi “business as usual”, al 2012 si avrebbero gli stessi consumi specifici del 2004. 15 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 3 Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi aggiornamenti) Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 412 del 1993 denominato “Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia” è il decreto attuativo della legge n.10 del 1991. E’ stato poi aggiornato dal DPR 551/99 e recepito in regione con la Delibera 387/02. A seguito delle convenzioni stipulate con il Comune di Forlì, AGESS ha organizzato e organizza tutt’ora (dal 16/06/03 fino al 15/06/07 come da convenzione) la gestione del DPR 412/93 e la sua applicazione sul territorio comunale. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO 1. Prosecuzione delle attività in corso da parte di Agess. 2. Incremento del numero di verifiche effettuate mensilmente. 3. Studio di incentivi per il rinnovo del parco caldaie con caldaie a gas ad alta efficienza come le caldaie a condensazione o a biomasse (queste ultime soprattutto per utenze isolate attualmente funzionanti a GPL). 4. Studio della possibilità di creare un supporto istituzionale alla figura del verificatore. 5. Analizzare con gli Enti Locali una procedura per gestire le eventuali sanzioni da inoltrare agli utenti inadempienti agli obblighi di legge. COSTI E BENEFICI ATTESI I benefici attesi sono di due tipi: 1. Qualitativo, cioè mirante alla tutela della salute e dell’incolumità delle persone e delle cose, grazie ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza degli impianti termici. 2. Quantitativo, cioè mirante al contenimento dei consumi di energia degli edifici e delle conseguenti emissioni in termini di gas ad effetto serra. Le stime effettuate nella Deliberazione della Giunta Regionale 387/02 (attuazione del DPR 412/93 e successive integrazioni) prevedono un risparmio energetico conseguente all’ adozione delle migliori tecnologie e migliori pratiche di gestione degli impianti termici. Da questo valore si è stimato il valore di risparmio ottenibile a livello comunale su base annua nell’arco di 8 anni, nel periodo 20052012, riproporzionando la cifra in base al numero di impianti presenti in Comune soggetti alle procedure di controllo (30.000 impianti di potenza inferiore ai 35 kW) rispetto al totale degli impianti presenti in Regione, pari a 1.348.995. Se ne deduce un risparmio energetico annuo stimato in circa 28.800 MWh corrispondenti a circa 2.500 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 2,61 % dei consumi totali dei settori Civile e Terziario nell’anno 2004. Il risparmio in termini di emissioni di gas ad effetto serra è stimato pari a circa 5.900 tonn. di CO2 equivalenti, corrispondenti al 2,56 % delle emissioni complessive da combustibili dei settori Civile e Terziario nell’anno 2004. Viene infine valutato, con opportune ipotesi (semplificative), il risparmio conseguibile in seguito all’adozione di caldaie a condensazione a seguito di incentivi comunali. Complessivamente gli interventi sulle caldaie, stimolati da incentivi comunali potrebbero portare ad un risparmio annuale pari a 940 tonnellate di petrolio equivalenti, ovvero ad una riduzione annuale delle emissioni pari a 2.200 tonnellate di CO2 equivalente. Tali risultati corrisponderebbero a quasi l’1% dei consumi e delle emissioni imputabili a riscaldamento e produzione di ACS nel 2004. 16 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 4 Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano Su questi temi il Piano Energetico Comunale recepisce integralmente gli indirizzi e le azioni proposte dal Piano Generale del Traffico Urbano, dai relativi Piani Particolareggiati e dal Piano del Trasporto Pubblico. Gli obiettivi che il PGTU si prefigge sono: Il miglioramento delle condizioni della circolazione; Il miglioramento della sicurezza stradale; La riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico; Il risparmio energetico. La Legge Ragionale 15/94 ne amplifica gli obiettivi sottolineando l’importanza di favorire l’uso del mezzo pubblico ed incrementare l’efficienza del trasporto pubblico locale (TPL). DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Le strategie efficaci dal punto di vista energetico-ambientale previste dal PGTU possono essere come di seguito sintetizzate: Riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo l’utilizzo della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di mobilità ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi collettivo. A fronte della rosa di interventi prospettati si ritiene credibile una riduzione nell’uso dell’auto privata per gli spostamenti di lavoro/studio pari al 12 % passando dal 65 % di persone che usa l’automobile privata oggi ad un 52,9%. Riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso di carburanti meno inquinanti o di veicoli ad emissioni ridotte o nulle eliminando nel periodo di attuazione del piano (2 anni) il 90 % delle auto non catalizzate in circolazione e raddoppiando la percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici. In particolare si intende facilitare l’utilizzo dei biocarburanti come il biodiesel (in sostituzione del gasolio), il bioetanolo (in sostituzione della benzina) e di carburanti puliti come il gasolio bianco sia nelle flotte di autobus circolanti, sia nei mezzi privati. Ampliamento delle zone pedonali e/o zone a traffico limitato con un obiettivo minimo non inferiore al: 1. 10% del territorio urbano entro il periodo di attuazione del Piano Energetico Ambientale (2012); 2. 2% dell’urbanizzato nel periodo di validità del PGTU. Fluidificazione della circolazione nelle intersezioni maggiormente congestionate al fine di ridurre la concentrazione d’immissione degli agenti inquinanti. Predisposizione di un Piano del Trasporto Pubblico, in collaborazione con ATR, che prevede un potenziamento delle linee. Realizzazione di un centro distribuzione merci in ambito urbano (CDU) denominato “Transit Point” per la distribuzione delle merci in ambito urbano con mezzi a basse emissioni inquinanti. Altra strategia non direttamente contemplata dal PGTU ma prevista come grande infrastruttura a servizio sovracomunale e che sorge nel Comune di Forlì è: Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva che fungerà da supporto ai grandi centri intermodali della Regione. Esso consentirà una significativa razionalizzazione del trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle emissioni del settore Trasporti. COSTI E BENEFICI ATTESI Sono state effettuate alcune stime relativamente ai potenziali di risparmio energetico e di emissioni conseguibili a seguito di alcuni degli interventi proposti. 1. In primo luogo si è partiti dall’ipotesi secondo cui nel PGTU si ritiene credibile una riduzione nell’utilizzo dell’auto privata per spostamenti di lavoro/studio del 12% a favore della bicicletta, del mezzo pubblico e di altre modalità ecocompatibili, passando dall’attuale 64,9% al 52,9%. Si sono utilizzate diverse ipotesi di lavoro, desunte per buona parte da dati disponibili: si è stimato un risparmio pari a circa 4.100 tonnellate equivalenti di petrolio l’anno rispetto ad una situazione di b.a.u. nel 2012. 17 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – La percentuale di risparmio corrisponde a circa il 5,4 % dei consumi totali di combustibili al 2012. Poi si è stimato, con gli opportuni fattori di emissione, il risparmio nelle emissioni di gas ad effetto serra, pari a circa 12.700 tonn. di CO2 equivalente, corrispondenti a circa il 5,4 % delle emissioni totali del 2012. 2. Poi si è stimato lo scenario ottenibile a fronte del previsto raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici (ipotizzando un raddoppio dei carburanti ecologici di uso comune: metano e GPL). Si è anche formulata l’ipotesi aggiuntiva (non contemplata dal PGTU) di poter raggiungere un utilizzo di biocarburanti (quali etanolo e biodiesel) pari al 5% del totale dei consumi nel 2012. A livello di consumi, la quantità di energia da fornire rimane invariata rispetto alla situazione di b.a.u., ma con il 5% di biocarburanti si ha una riduzione nella dipendenza dai combustibili fossili quantificabile in circa 3.800 tep. Si è stimato che, a fronte di tali interventi, nel 2012 i consumi di combustibili rimarrebbero invariati rispetto a quelli computati per il 2004. Però si avrebbe un risparmio sulle emissioni di 15.100 tonn. di CO2 equivalenti, corrispondente al 6,4 % delle emissioni totali del settore stimate con criterio b.a.u. per il 2012. In seguito si è valutato il vantaggio in termini di emissioni di gas serra conseguente al progetto di realizzare la completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì e di quello di Hera S.p.A. 18 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 5 Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio Il Teleriscaldamento è un sistema di riscaldamento a distanza di un quartiere o di una città che utilizza il calore prodotto da varie unità di potenza dislocate nel territorio e che possono essere: centrali termiche, unità cogenerative, pompe di calore o sorgenti geotermiche. Il calore viene distribuito agli edifici tramite una rete di tubazioni ad alta coibenza in cui fluisce l'acqua calda e tubazioni di ritorno per l’acqua fredda. Le caldaie condominiali vengono sostituite da scambiatori di calore allacciati alla rete di teleriscaldamento. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Lo sviluppo del teleriscaldamento nel territorio del Comune di Forlì è stato promosso con la variante generale al PRG approvata con deliberazione della Giunta Provinciale n. 6819/28 del 28/01/2003. Il Consiglio Comunale di Forlì, successivamente con deliberazione n. 50 del 13 marzo 2006 ha approvato “l’Accordo attuativo dell’accordo quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A.”, definendo il programma di interventi per lo sviluppo della rete del Teleriscaldamento. L’intervento prevederà le seguenti azioni in successione: 1. Realizzazione, nel triennio 2005-2008 delle prime isole di Teleriscaldamento, individuate come di seguito: a) Zona Campus Universitario b) Zona Foro Boario c) Zone WTE – Fiera Volumetria Allacciata 1,600 Milioni di metri cubi Appartamenti Equivalenti (300 mc cad.) 5.300 Potenza Termica Allacciata 47.800 kW 2. Connessione in rete delle prime isole di Teleriscaldamento e sviluppo della rete secondo i dati del progetto di massima. 3. Verifica della percentuale di diffusione/penetrazione nel tempo e relative calcoli di riduzione dei consumi e delle emissioni di gas ad effetto serra. Sarà necessaria una collaborazione con Hera per il monitoraggio annuale dei consumi di combustibile e per effettuare confronti con i consumi storici degli impianti di riscaldamento/raffrescamento autonomi effettuati negli ultimi anni per gli edifici esistenti; per gli edifici nuovi sarà effettuato un calcolo di simulazione dei consumi con riscaldamento tradizionale per confrontarlo con i consumi effettivi realizzati con l’allacciamento al teleriscaldamento, onde poter effettuare un confronto. Per monitorare le emissioni inoltre saranno effettuate misure con cadenza semestrale sulle unità di potenza del sistema di teleriscaldamento, come già avviene in altre città per impianti simili. Per tutti gli aspetti citati si rimanda comunque ad un futuro accordo di monitoraggio da stipularsi tra Hera, Comune di Forlì e Agess. COSTI E BENEFICI ATTESI Le valutazioni riportate di seguito si riferiscono ai risparmi in termini combustibile, di energia elettrica e di emissioni a progetto ultimato (anno previsto 2015) secondo le indicazioni dell’attuale progetto di massima realizzato da Hera S.p.A. Valutazioni a livello di Comune Volendo fare valutazioni sull’effetto del progetto a livello di consumi ed emissioni totali in territorio comunale, è necessario considerare che i bilanci e le emissioni sopra illustrati con relative percentuali di risparmio prendono in esame soltanto i 14.600 appartamenti equivalenti che saranno allacciati al Teleriscaldamento. Essi costituiscono circa il 30% delle circa 47.700 unità abitative in territorio comunale (n° stimato per l’anno 2004). Inoltre i consumi e le emissioni di CO2 per energia termica del settore Civile 19 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – (quello maggiormente interessato al progetto) costituiscono (sempre nell’anno 2004) rispettivamente il 35% e il 23% dei corrispettivi valori globali a livello di Comune. Per valutare l’effetto del sistema teleriscaldamento, è opportuno osservare che l’iter procedurale di autorizzazione per il nuovo termovalorizzatore di ambito di Hera, sito in territorio comunale, è praticamente concluso e quindi il bilancio ipotetico delle emissioni di CO2 equivalente al 2005 comprenderebbe anche le emissioni del costruendo termovalorizzatore. Dal momento che una delle principali unità di potenza del Sistema di teleriscaldamento sarà proprio il termovalorizzatore di Hera S.p.A. con 30.000 MWh termici/anno forniti, riportiamo a seguire l’effetto migliorativo del progetto teleriscaldamento, rispetto alla situazione potenziale del 2005, a livello di emissioni in territorio comunale: Comune di Forlì – Effetto locale del progetto Teleriscaldamento sulle emissioni di CO2 equivalente tonn. CO2 Effetto del Teleriscaldamento equiv./anno Emissioni tot. in Comune, anno 20053 796.962 Emissioni da pompe di calore, unità cogenerative e termiche Emissioni risparmiate su 14.600 caldaie equivalenti Effetto complessivo del Progetto al 2015 -31.827 Variazione percentuale delle emissioni -1,73% 18.074 -13.753 Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio, regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat. Si osservi come il sistema di teleriscaldamento migliori sensibilmente a livello ambientale la situazione potenziale conseguente al progetto del nuovo Termovalorizzatore: anche solo computandone gli effetti a livello del Comune di Forlì si ha una riduzione delle emissioni complessive dell’ 1,73% rispetto ai valori del 2005. Il progetto teleriscaldamento contribuirà alla produzione di 9.200 MWh elettrici, rappresentanti circa il 10% della produzione elettrica in territorio comunale nell’anno 2015. Si può quindi concludere che il progetto comporta un risparmio in termini di consumi complessivi di combustibili in Comune pari al 3% rispetto alla situazione del 2004. 3 Situazione potenziale al 2005 con nuovo termovalorizzatore di Hera, anche se non realizzato, già approvato ed ampliamento termovalorizzatore Mengozzi, attualmente sottoposto a procedura AIA. 20 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 6 Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale Il Comune di Forlì, nell’ambito delle azioni finalizzate al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà. Si ricorda che, per quanto riguarda l’energia elettrica, il settore Civile è responsabile in territorio comunale, con 125.200 MWhe assorbiti, del 25% dei consumi elettrici complessivi dell’anno 2004; per quanto concerne invece i combustibili lo stesso settore è responsabile, con 68.700 tep utilizzati, del 35% dei consumi termici complessivi dello stesso anno. DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI Gli interventi da attuarsi negli edifici pubblici, finalizzati al rinnovamento delle strutture, degli impianti e al risparmio energetico, saranno di varia natura: 1. Diagnosi energetica degli edifici con all’ausilio della termocamera e successive azioni correttive che potranno essere puntuali o di natura più estesa ove sia prevista una ristrutturazione dell’edificio: le attività saranno effettuate secondo le procedure descritte nella scheda n° 1. Il Comune ha già commissionato nel 2006 una prima operazione di diagnosi energetica coinvolgente alcuni suoi edifici: sono stati individuati in prima analisi 30 edifici comunali significativi, di cui 4 asili nido, 8 scuole elementari, 8 scuole medie, 5 palestre, la Piscina comunale, il Palazzo comunale con l’ex Provincia ed il Tribunale. 2. Installazione di impianti solari termici secondo i criteri e le modalità citati nella scheda n° 2. Il Comune intende avviare entro breve termine la realizzazione di 7 impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria installati sulle coperture di 4 palestre e di 3 asili nido. L’operazione, già in corso, è stata avviata in tempi rapidi, onde poter partecipare al Bando “Solare Termico” del Ministero dell’Ambiente (in scadenza), per ottenere una sovvenzione fino al 30% delle spese sostenute (IVA esclusa). 3. Azione di riqualificazione energetica della Piscina Comunale tramite il ricorso a 4 azioni riguardi gli impianti tecnologici asserviti alla struttura: Centrali termiche: intervento sul riscaldamento dell’acqua di vasca tramite l’utilizzo di pompe di calore di nuova concezione. Uso razionale dell’acqua che viene parzialmente riciclata tramite processi di filtrazione, depurazione, sterilizzazione Recupero dell’energia termica contenuta sia nell’acqua in uscita dalle vasche sia nell’aria viziata espulsa dalla struttura congiunta ad azioni di coibentazione degli impianti esistenti. Integrazione con energia solare (impianti solari termici) COSTI E BENEFICI ATTESI Vengono di seguito valutati i benefici in termini energetico-ambientali conseguibili attraverso i principali interventi (installazione di sette impianti solari termici su asili e palestre di proprietà comunale, riqualificazione energetico-ambientale della Piscina Comunale.) appena messi in atto o previsti nell’immediato futuro dal Comune di Forlì. Complessivamente uniformando e sommando i consumi di metano e di energia elettrica, si ottiene un risparmio di energia primaria su base annua di circa 142 tep, pari a circa il 29% dei consumi attuali ed una corrispondente riduzione delle emissioni di circa 333 tonn. di CO2 pari a circa il 28% delle attuali emissioni4. I consumi di acqua (piscina comunale) su base annua passeranno dagli attuali circa 51.400 mc a circa 20.100 mc con una diminuzione percentuale pari al 61%. Il risparmio economico si aggirerà sui 44.500 euro/anno. Questi risultati saranno raggiunti grazie ad un impianto di recupero dell’acqua di vasca tramite processi fisico-chimici ( filtrazione e trattamento con raggi UVA),mentre il risparmio economico globale, riferito agli approvvigionamenti di energia ed acqua, sarebbe di circa 169.500 euro/anno, pari ad oltre il 45% delle attuali spese. 4 Si noti che nelle valutazioni di risparmio sulla piscina comunale è stato effettuato un bilancio globale, che tiene conto anche delle emissioni fuori ambito comunale causate dalla produzione di energia elettrica necessaria al fabbisogno dell’impianto. 21 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 7 Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica I consumi di energia elettrica nel settore dell’edilizia sono spesso riducibili senza costosi interventi di ristrutturazione dell’edificio e degli impianti di servizio. Ci si riferisce sostanzialmente ad un “fisiologico” rinnovamento del parco elettrodomestici e dei sistemi di illuminazione all’interno degli edifici domestici e del settore Terziario. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Si tratta di una azione volontaria ed in un certo senso “fisiologica” in quanto si ritiene che da oggi al 2012 buona parte degli elettrodomestici e delle lampadine saranno sostituiti in territorio comunale, dato che la vita media dei principali elettrodomestici varia dai 15 anni per un frigorifero, ai 14 per una lavatrice, ai 10 per una lavastoviglie, ai 5 anni per le lampadine ad incandescenza (supponendo un utilizzo per 2000 ore/anno), ai 4 anni per un computer (obsolescenza tecnologica). Tuttavia sarebbero opportune alcune azioni a sostegno ed indirizzo di questo rinnovo: Campagne di informazione per una scelta intelligente e per il corretto utilizzo degli elettrodomestici. E’ opportuno stimolare i cittadini verso l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, di migliore qualità, più lunga durata e con maggiori certificazioni possibili riguardo la riduzione nell’uso di sostanze chimiche pericolose e riguardo la riciclabilità. Inoltre enormi potenziali di risparmio sono raggiungibili con un comportamento più responsabile. Incentivi alla rottamazione degli elettrodomestici più obsoleti. E’necessario d’altro canto effettuare anche il più possibile il riciclaggio di materiale elettrico ed elettronico. Infatti, dati i ritmi vertiginosi di crescita e la pericolosità di tali rifiuti, a causa della presenza di metalli pesanti, il problema dello smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche è sempre più gravoso, tanto che è stato affrontato dal DLgs 151 del Luglio 2005 “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE”. Il Comune potrebbe richiedere nel prossimo Regolamento Edilizio soluzioni progettuali semplici ma ad elevato potenziale di risparmio per tutti i nuovi edifici e per le ristrutturazioni importanti. In primo luogo si dovrebbe prevedere di evitare il più possibile di scaldare l’acqua sanitaria con boiler elettrici: si è già detto di questo nella scheda sul solare termico. In secondo luogo si dovrebbe prevedere l’obbligo di scegliere per le lavatrici modelli con doppio ingresso per acqua calda ed acqua fredda, attualmente prodotte in Italia ad un prezzo di 15 euro circa superiore, ma destinate solo al mercato estero. Anche le lavastoviglie andrebbero allacciate all’acqua calda. Il potenziale di risparmio è notevole. Inoltre anche gli interventi di coibentazione sull’involucro edilizio, sistemi di raffrescamento passivo o di riscaldamento/raffrescamento con pompe di calore, ove questo possa essere possibile (case di campagna con terreno circostante disponibile come sorgente fredda) porterebbero ad una riduzione considerevole dei consumi elettrici per il condizionamento estivo. Il Comune potrebbe stipulare tramite l’Agenzia per l’Energia accordi con i venditori di elettrodomestici, con i progettisti, gli architetti, gli installatori per indirizzare i clienti verso la scelta delle migliori tecnologie e l’adozione dei migliori comportamenti in termini di utilizzo degli stessi. Un'altra azione di informazione, divulgazione e facilitazione che il Comune già svolge a servizio dei cittadini è quella riguardante gli aspetti tecnologici e normativi sugli impianti solari fotovoltaici. COSTI E BENEFICI ATTESI Come si è detto i benefici attesi in termini di risparmio di energia elettrica sono il risultato congiunto della sinergia di più azioni, sia nel rinnovo degli elettrodomestici, sia di quelle finalizzate al risparmio per il riscaldamento invernale, che rappresentano la quota più significativa e che si ripercuotono indirettamente in un risparmio di energia elettrica. Inoltre a ciò si aggiunge la possibilità dell’autoproduzione da fonte fotovoltaica di energia che tipicamente, data la sua natura, viene in parte autoconsumata ed in parte viene immessa in rete, contribuendo ad un risparmio nella produzione da fonte convenzionale. 22 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 8 Interventi sul sistema del verde La presenza di vegetazione migliora il microclima urbano e mitiga l’inquinamento atmosferico in genere: la massa fogliare delle piante trasforma l’acqua assorbita dalle radici in vapore acqueo rinfrescando e umidificando l’atmosfera, assorbe le polveri, i fumi ed i gas e riduce il rumore. Infine la presenza del verde in città è fondamentale non solo per il miglioramento della qualità ambientale, ma anche per gli effetti positivi che determina sul benessere psico-fisico della popolazione, effetti che sono stati oggetto di indagini molto più recenti rispetto agli effetti già descritti, ma non meno positive nei risultati. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO L’utilizzo di specie opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta trovando una importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti. Nell’area urbana di Forlì è possibile individuare dove sarebbe opportuno realizzare aree a verde e progettarle in modo da massimizzare la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, con particolare riferimento alle aree di Coriano e Villa Selva interessate dalla costruzione dei nuovi termovalorizzatori, nonché da un ulteriore sviluppo della zona industriale ( Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata Querzoli-Ferretti) e del sistema infrastrutturale. In questa ottica si inserisce l’idea del Comune di Forlì di affidare un incarico per un progetto di ricerca. Lo studio prevederà ipotesi di lavoro differenziate e la raffigurazione di diversi scenari riguardanti la relazione tra la qualità dell’aria e il sistema del verde. In particolare si svilupperanno due scenari a diversa “intensità” di benefici per la qualità dell’aria. A seguito di tale studio sono previste le seguenti azioni: Realizzazione pratica di nuove aree verdi cercando di perseguire lo scenario di “miglioramento” prospettato dallo studio, nei limiti delle possibilità consentite dal vigente Piano Regolatore e da una opportuna valutazione del rapporto costi-benefici. Attività di manutenzione delle aree verdi realizzate con eventuali operazioni di irrigazione, concimazioni, ripuliture. Potenziamento e perfezionamento, anche sulla base dei risultati dello studio citato, dei requisiti in termini quantitativi e qualitativi di verde pubblico e privato negli interventi di nuova edificazione, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia. Sarà dunque opportuno intervenire anche sul Regolamento Edilizio Comunale, onde meglio progettare e disporre il verde in relazione all’edificato negli interventi di nuova edificazione, restauro, etc. e sul Piano Regolatore onde eventualmente aumentare il rapporto tra la superficie verde e quella edificata nei nuovi insediamenti previsti. COSTI E BENEFICI ATTESI Sono numerosi i dati disponibili in letteratura riguardo i benefici che il verde in ambito urbano può arrecare e che vanno ben oltre il semplice assorbimento di anidride carbonica. Per fare una valutazione su scala comunale si è tentato di stimare in primo luogo, in modo molto approssimato, la capacità di fissare la CO2, il principale gas ad effetto serra, da parte del verde presente attualmente in territorio comunale; in secondo luogo si è stimata la capacità del verde previsto dal 6° p.p.a. della Variante Generale del PRG , nonché dagli interventi di mitigazione conseguenti a progetti di espansione industriale o realizzazione di infrastrutture o estensione di parchi, successivi all’elaborazione del PRG. Si sono così poste a confronto la situazione attuale con quella potenziale al 2012 (orizzonte temporale del Piano Energetico), senza considerare però gli interventi prospettati dalla presente scheda. Si può notare che a fronte di una situazione a livello di emissioni in territorio comunale pari a circa 750.000 tonn. di CO2 equivalenti (dato 2004), un assorbimento stimato nell’ordine delle 5.500 tonn. di CO2 rappresenta una percentuale pari allo 0,7% e l’esiguo miglioramento previsto al 2012 (assorbimento stimato in 5.800 tonn.) va confrontato con un situazione a livello di emissioni che secondo gli andamenti attuali, in 23 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – assenza di interventi significativi, sarà pari a circa 840.000 tonn.: in tal caso la percentuale di assorbimento rispetto alle emissioni si manterrebbe allo 0,7%. Tuttavia è necessario ricordare come da studi effettuati dall’Università di Firenze emerga come la quantità di emissioni di anidride carbonica evitata grazie al risparmio energetico dovuto alla presenza di alberi superi in maniera significativa la quantità di anidride carbonica direttamente fissata dalle piante. In via cautelativa, assumendo uguali le due quantità, si può ritenere che la riduzione delle emissioni di CO2 sia doppia rispetto ai valori riportati in tabella, attestandosi dunque per il 2005 a circa 11.000 tonn e per il 2012 a circa 11.600 tonn. Il contributo passerebbe in tal caso da uno 0,7% ad un 1,4%. Anche dal punto di vista economico un progetto di interventi sul verde si rivela molto più economico rispetto ad altri macroprogetti che prevedono un intenso impiego di tecnologia e risorse. 24 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Scheda 9 Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata La recente introduzione di leggi regionali che regolamentano l’illuminazione esterna pubblica e privata spinge i comuni a dotarsi di piani di illuminazione che definiscano dei criteri omogenei di illuminazione del territorio. In particolare, con la L.R. n.19 del 29/09/2003 “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”, la Regione Emilia-Romagna promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti. La successiva Delibera della Giunta Regionale n° 2263 del 2005 emana direttive e specifiche indicazioni applicative, tecniche e procedurali finalizzate, in particolare, alla riduzione del consumo energetico. In sostanza, nelle suddette direttive vengono dettate opportune indicazioni e requisiti da soddisfare sia per gli impianti esistenti, se situati in zone di protezione dall’inquinamento luminoso (art.3), sia per tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati.. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO Il Comune di Forlì, secondo quanto indicato dall’Art. 4 della L.R. 19/03 intitolato “Funzioni dei Comuni”, intende5: 1. Adeguare il regolamento urbanistico edilizio (RUE) alle disposizioni della L.R. 19/03 e predisporre un abaco in cui siano indicate, zona per zona, le tipologie dei sistemi e dei singoli corpi illuminanti ammessi tra cui i progettisti e gli installatori potranno scegliere quale installare. Ai fini di tale adeguamento, come indicato dalla Direttiva 2263 del 2005, il Comune: Predispone un censimento degli impianti esistenti e sulla base dello stato dell’impianto, ne pianifica la sostituzione in conformità alla presente direttiva; Predispone una pianificazione e programmazione degli interventi ai sensi dell’Art. 23 della L.R. 20/00 anche in funzione dei risparmi energetici, economici e manutentivi conseguibili. 2. Dare ampia diffusione a tutti i soggetti interessati delle nuove disposizioni per la realizzazione degli impianti di illuminazione pubblica e privata; 3. Individuare, anche con la collaborazione dei soggetti gestori, gli apparecchi di illuminazione responsabili di abbagliamento e come tali pericolosi per la viabilità, da adeguare alla presente legge; 4. Elencare le fonti di illuminazione che in ragione delle particolari specificità possono derogare dalle disposizioni della L.R. 19/03, fra cui rientrano in particolare i fari costieri, gli impianti di illuminazione di carceri, caserme e aeroporti; 5. Svolgere le funzioni di vigilanza sulla corretta applicazione della legge. Il Comune intende, per quanto concerne l’illuminazione pubblica, dotarsi di un Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC), quale strumento di Pianificazione e Regolamentazione che ottemperi non soltanto ai requisiti della L.R. 19/03, ma anche a tutte le eventuali normative vigenti nazionali e regionali (Nuovo codice della strada D.Lgs. n°285 del 30/04/92, norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale Leggi n° 9 e 10 del 1991, norme tecniche europee e nazionali tipo CEI, DIN e UNI). Infine il Comune di Forlì intende avviare un’opera di modernizzazione degli impianti semaforici attualmente equipaggiati con lampade ad incandescenza tramite l’utilizzo di lampade a LED (Ligth Emitting Diode): tale soluzione consentirebbe una lunga serie di vantaggi, dal miglioramento della sicurezza stradale, al risparmio energetico ed economico (consumi e manutenzione molto più ridotti), alla possibilità di riparare gli elementi danneggiati, all’assenza negli elementi illuminanti di mercurio o altre sostanze gravemente inquinanti). L’Amministrazione Comunale ha già richiesto preventivi per la trasformazione di tutti gli impianti del territorio. 5 Tra i compiti del Comune non viene citato come da Delibera Regionale il punto riguardante la predisposizione di un censimento degli impianti esistenti e la pianificazione di un eventuale sviluppo dell’illuminazione per le zone di protezione di cui all’Art. 3 della Direttiva. Infatti in territorio comunale non esistono osservatori astronomici e l’unico sito della Rete Natura 2000 presente (Selva di Ladino), non è soggetto ad illuminazione di pertinenza comunale (ma provinciale). 25 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – COSTI E BENEFICI ATTESI Come delineato nei paragrafi precedenti, la L.R. 19/03 (e successiva Delibera Regionale) e il redigendo Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC) prendono in considerazione una molteplicità di aspetti che vanno ben oltre la semplice sostituzione delle attuali lampade al mercurio per la Pubblica Illuminazione con lampade al sodio ad alta pressione. Sicuramente questo è uno degli interventi prescritti dalla L.R. 19/03 per gli impianti nuovi ed il Comune di Forlì, in collaborazione con l’ente gestore della pubblica illuminazione (HeraLuce), per i nuovi impianti già da tempo opera secondo le prescrizioni della L.R 19/03. Inoltre, andando anche oltre i requisiti di legge, il Comune ha in previsione già dal 2006 di iniziare la progressiva sostituzione di tutti i punti luce esistenti al mercurio con lampade al sodio ad alta pressione caratterizzate da una elevatissima efficienza luminosa (circa 130 lumen/Watt), una vita media pressochè doppia rispetto alle lampade al Mercurio ed una accettabile resa cromatica (Ra = 20 e Temperatura di colore circa 2.500 K). Si è considerato di giungere al 2012 ad una sostituzione completa delle lampade al mercurio del parco lampade attuale, con lampade al sodio ad alta pressione, senza considerare la naturale espansione del parco di illuminazione pubblica che seguirà di pari passo tutti gli interventi pianificati dal PRG, le grandi infrastrutture ed espansioni industriali previste. Per stimare il risparmio conseguibile, si è ipotizzato in modo semplificativo di procedere ad una sostituzione di tutte e sole le lampade al mercurio esistenti con lampade al sodio ad alta pressione, in modo da assicurare lo stesso flusso luminoso. Si è quindi considerata, da dati presenti in letteratura, una efficienza media delle lampade al mercurio pari a 56 lm/W ed una efficienza media per le lampade al sodio ad alta pressione pari a 132 lm/W. In tal modo, ipotizzando di voler ottenere lo stesso flusso luminoso, si è ottenuto un consumo medio annuo per lampada al mercurio pari a 651 kWh ed un consumo medio annuo per lampada al sodio ad alta pressione pari a 276 kWh. Ad intervento di sostituzione ultimato, si otterrebbe pertanto un consumo medio annuo per l’illuminazione pubblica pari a 5.283 MWh, con un risparmio di ben 2.541 MWh/anno (risparmio percentuale pari al 32,5%). Tale risparmio di energia elettrica corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 1.568 tonn. di CO2/anno6. Vengono poi valutati di seguito i vantaggi conseguibili con la conversone a LED di tutti gli impianti semaforici siti in territorio comunale. Valutando il risparmio energetico conseguibile al 2012 mediante la semaforizzazione a LED di tutto il territorio comunale, si osserva che a sostituzione completata si avrebbe un risparmio annuo rispetto alla situazione attuale di 168.666 kWh/anno (risparmio percentuale pari al 73,6 %). Tale risparmio di energia elettrica corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 104 tonn. di CO2/anno7. Complessivamente gli interventi valutati sull’illuminazione pubblica e sugli impianti semaforici porterebbero ad un risparmio energetico per il Comune di Forlì pari a circa 2.700 MWh/anno. 6 Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla composizione del parco elettrico nazionale. 7 Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla composizione del parco elettrico nazionale. 26 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Fase 4 Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale 27 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 Indicatori Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti 1) numero e volumetria nuovi edifici costruiti ed edifici oggetto di ristrutturazioni importanti; 2) numero e volumetria di tali edifici che ottemperano ai requisiti del DLgs 192/05. Edifici esistenti 3) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica 4) numero e volumetria edifici su cui seguono interventi migliorativi, con relative percentuali di miglioramento (kWh/mq anno per climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento). 2. Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti 1) numero e tipologia (nuovo o in ristrutturazione) edifici su cui viene installato un impianto solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI); 2) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS); percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti COMBI). Edifici esistenti 3) numero edifici su cui viene installato un impianto solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI); 4) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti per ACS); percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti COMBI). Frequenza monitoraggio Ente preposto Annuale Ufficio Urbanistica o Ufficio PRG Annuale AGESS Annuale Ufficio Urbanistica o Ufficio PRG Annuale AGESS 28 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano Indicatori Attività di controllo impianti termici 1) numero di verifiche eseguite mensilmente e relativo esito; 2) numero di Allegati H ricevuti. 3. Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi aggiornamenti) Rinnovo parco caldaie esistenti 3) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero complessivo di impianti termici in territorio comunale Edifici nuovi o ristrutturazioni importanti 4) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero complessivo di nuovi impianti termici Frequenza monitoraggio Ente preposto Annuale AGESS Annuale AGESS Annuale Ufficio Urbanistica o Ufficio PRG 1) estensione zone pedonali e ZTL in mq e percentuale rispetto alla superficie urbanizzata 2) lunghezza in km dei nuovi percorsi ciclabili realizzati annualmente; 3) numero di aziende ed enti locali che istituiscono la figura del Mobility Manager Annuale 4) numero di nuove linee di trasporto pubblico urbano ed extra-urbano istituite o potenziate; Annuale Ufficio Pianificazione Mobilità del Comune ATR e Uff. Pianificazione Mobilità 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano 5) numero di autoveicoli e furgon i immatricolati c on alimentazione a metano/GPL e percentuale rispetto al numero di immatricolazioni complessive delle stesse categorie. 6) numero di autoveicoli esistenti convertiti a metano o GPL e confronto col parco circolante 7) parco veicoli di Hera, ATR e Comune: numero e tipo di mezzi convertiti a metano 8) litri di biocombustibili (biodiesel, bioetanolo) venduti in territorio comunale e percentuale rispetto alle vendite complessive di combustibili Annuale Annuale Camera di Commercio, Ufficio Pianificazione Mobilità, Hera, ATR UTF 29 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e monitoraggio Indicatori 1) potenza termica [kW], volumetria [Mmc] e n° di unità abitative allacciate annualmente; 2) consumi di energia termica primaria di alcuni edifici campione allacciati e confronto con i consumi storici di combustibile per gli impianti autonomi preesistenti; ovvero, per edifici che nascono insieme al Teleriscaldamento: confronto con simulazione consumi da impianti autonomi. 3) emissione dei principali inquinanti dalle unità di potenza del sistema Frequenza monitoraggio Ente preposto Annuale Hera, Comune di Forlì, AGESS Semestrale Arpa Annuale AGESS, Comune di Forlì 1) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica; 2) n° e volumetria degli edifici su cui vengono realizzati interventi migliorativi finalizzati al 6. Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale 3) 4) 5) 6) risparmio energetico, con rela tive percentuali di migli oramento (kWh/mq anno per climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento); consumi idrici ed energetici (elettricità e metano) per utente della Piscina Comunale dopo l’intervento programmato e confronto con i consumi annui precedenti all’intervento. n° e tipologia (nuovo o esisten te) di edifici su cui viene in stallato un impianto solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI); percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS); percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di ener gia termica (impianti COMBI); energia elettrica annualmente prodotta dagli impianti FV asserviti agli edifici di proprietà comunale 30 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano Indicatori Frequenza monitoraggio 1) n° e tipologia di elettrodomestici di classe A o superiore venduti in territorio comunale e 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica percentuale rispetto al totale degli elettrodomestici venduti della medesima tipologia; 2) età effettiva dei modelli sostituiti e vita media dei vari modelli; 3) n° di lavatrici e lavastoviglie con l’ingresso per l’acqua calda venduti in territorio comunale OPPURE 4) Implementazione nel R.E. di disposizioni riguardanti l’efficienza degli elettrodomestici e della illuminazione 5) n° di impianti FV installati in territorio comunale con relativa potenza installata e confronto Annuale Annuale con la situazione nazionale 1) realizzazione ed estensione [ha] degli interventi specifici a seguit o dello progetto in elaborazione sul verde di Forlì (nell’ambito del progetto CRITECO); 2) valutazioni sulle potenzialità di assorbimento della CO 2, dei principali inquinanti e del risparmio energetico conseguibile Una tantum (anno 2012) 8. Interventi sul sistema del verde 3) Computo o eventualmente stima annuale delle superfici totalm ente destinate a verde pubblico e privato in terri torio comunale, con, eventualmente, indicazioni sul tipo di uso/coltura. Annuale Ente preposto AGESS/Comune /INBAR tramite accordi con i negozi di elettrodomestici del Comune AGESS su dati GRTN Uff. Verde Pubblico/Servizi o Ambiente in collaborazione con il soggetto incaricato dello studio Ufficio Verde Pubblico/Servizi o Ambiente 31 Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale – Azione di Piano Indicatori 1) Adozione di un P.R.I.C. (Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale) da parte del Comune Frequenza monitoraggio Ente preposto Una tantum (anno 2012) Servizio Viabilità del Comune 9. Interventi sull’illuminazione pubblica e privata 2) n° di lampade esistenti al Mer curio sostituite con equivalenti al Sodio Alta Pressione, ovvero n° di punti luce esistenti adeguati alle disposizioni della L.R. 19/03 ( e successive integrazioni). 3) n° di lampade semaforiche convertite a LED. Annuale Servizio Viabilità del Comune in collaborazione con Hera Luce S.r.l. 32 Comune di Forlì Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio Unità Pianificazione Ambientale Piano Energetico Ambientale Valutazione Ambientale Strategica Allegato C Realizzato da: Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena in collaborazione con: ARPA Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna Sezione Prov.le Forlì-Cesena ENEA Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente Centro Ricerche Casaccia, Roma INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura Sezione Prov.le Forlì-Ces COMUNE DI FORLI’ Valutazione Ambientale Strategica del Piano Energetico Ambientale Comunale Comune di Forlì ASSESSORE ALLA QUALITA’ SINDACO DIRETTORE AREA AMBIENTALE-PIANO PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL ENERGETICO-SERVIZI A RETE- TERRITORIO AGENZIA DI AMBITO TERRITORIALE-PROTEZIONE CIVILE P.I. Palmiro Capacci On.Prof.ssa. Nadia Masini Arch. Massimo Valdinoci DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO Dott. Ercole Canestrini UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTA LE Dott.ssa Francesca Bacchiocchi Geom. Elena Balzani Redatta da: In collaborazione con: AGESS Ing. Milena Lungherini Ing. Simona Savini ADOZIONE APPROVAZIONE DELIBERA DI C.C. DELIBERA DI C.C. N. 1 del 22 gennaio 2007 N. 63 del 21 aprile 2008 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ INDICE 1. Premessa 2. La valutazione ambientale strategica: criteri e contenuti 2.1 Riferimenti normativi 2.2 Approcci metodologici 2.3 La VALSAT del PEAC 3. L’analisi ambientale e territoriale 3.1 Consumi energetici 3.2 Intensità energetica 3.3 Emissioni di gas di serra 3.4 Emissioni di NO2 3.5 Emissioni di PM10 3.6 Emissioni di COV 3.7 Emissioni di SOx 3.8 Emissioni di CO 3.9 Fonti rinnovabili 4. La valutazione di coerenza del PEAC del Comune di Forlì 4.1 Principali riferimenti programmatici e pianificatori in materia energetica 4.2. La costruzione degli scenari di riferimento 4.3 L’articolazione degli obiettivi generali e specifici del PEAC 4.4 Analisi di coerenza esterna ed interna del PEAC 5. La stima degli effetti ambientali e territoriali del Piano 5.1 Consumi energetici 5.2 Intensità energetica 5.3 Emissioni di gas di serra 5.4 Emissioni di NO2 5.5 Emissioni di COV 5.6 Emissioni di PM10 5.7 Emissioni di SOx 5.8 Emissioni di CO 5.9 Fonti rinnovabili 5.10 Quadro di sintesi 6. Il processo di partecipazione/negoziazione/consultazione e le modalita’ di comunicazione/informazione 7. Conclusioni Allegato I- Dettaglio dei calcoli delle emissioni degli inquinanti NOx, PM10, COVNM, SOx, CO; 1 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 1. PREMESSA La presente Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S) si propone l’esame delle scelte individuate dal P.E.A.C- Piano Energetico Ambientale Comunale- elaborato da AGESS, valutando il loro effetto ambientale ed il loro concorso verso una politica di sviluppo sostenibile per l’energia. Si tratta di una fase di lavoro interna e strettamente integrata all’impostazione e redazione del documento di piano: l’elaborazione della V.A.S. è stata redatta infatti in stretto rapporto di collaborazione con il Comune di Forlì – Servizio Ambiente e con AGESS. La struttura della presente VAS risponde alle indicazioni della Direttiva 42/2001/CE e della L.R. 20/2000 oltre che ai principi esposti nelle linee guida predisposte nel corso degli ultimi anni a livello nazionale ed internazionale. In particolare la metodologia adottata per la sua elaborazione è descritta dettagliatamente nel capitolo 2. Tale metodologia presuppone la definizione dello stato ambientale iniziale (capitolo3) attraverso la scelta di un set di indicatori ambientali significativi, influenzabili dalle scelte di piano e che meritano quindi un particolare impegno valutativo. Gli indicatori utilizzati rappresentano in parte quelli già elaborati per l’elaborazione del Bilancio energetico, capitolo del PEAC (consumi energetici, intensità energetica ed emissioni di gas di serra, fonti energetiche rinnovabili) ed in parte comprendono la valutazione dei possibili impatti sulla matrice ambientale maggiormente coinvolta ossia l’aria (emissioni di NOx, PM10, COVNM, SOx, CO). La V.A.S prevede una valutazione “qualitativa” della compatibilità del Piano con gli obiettivi di sostenibilità (capitolo 4) a sua volta suddivisa in tre passaggi successivi: 1 definizione degli obiettivi di sostenibilità ambientale in materia di energia e uso razionale delle risorse; 2 definizione di obiettivi e politiche-azioni del PEAC; 3 verifica della coerenza esterna ed interna. A tali analisi segue poi una valutazione “quantitativa” (capitolo 5) ossia una stima degli effetti ambientali e territoriali del Piano costruita sui medesimi indicatori utilizzati nella descrizione dello stato ambientale attuale, elaborati quindi in maniera “previsionale” sulla base dello scenario B.A.U. (tendenziale) e dello scenario obiettivo (comprendente le azioni prioritarie individuate del PEAC). 2 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 2. LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA: CRITERI E CONTENUTI La valutazione strategica, al di là della sua denominazione tecnica, ha un contenuto molto semplice: si tratta di capire quali risultati avranno sul territorio le scelte di pianificazione, capire quali modifiche introdurranno nell’ambiente e nella sua vivibilità prima di prendere una decisione; si tratta insomma di immaginare cosa produrranno nel lungo periodo le decisioni che si prendono oggi e di verificare quindi se esse risultino davvero sostenibili. E preso coscienza di questi aspetti, ritornare sulle scelte di pianificazione per capire se esistono soluzioni alternative che producano impatti minori. La Valutazione Ambientale Strategica viene definita, nel Manuale per la Valutazione Ambientale dei Piani di Sviluppo Regionale e dei Programmi dei Fondi strutturali dell'U.E, come quel “processo sistematico inteso a valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte -politiche, piani o iniziative nell'ambito di programmai fini di garantire che tali conseguenze siano incluse a tutti gli effetti e affrontate in modo adeguato fin dalle prime fasi del processo decisionale, sullo stesso piano delle considerazioni di ordine economico e sociale”. L’affermarsi della sostenibilità come modello da seguire al fine di salvaguardare l’ecosistema e le risorse naturali ha dimostrato negli anni l’inadeguatezza degli strumenti tradizionalmente utilizzati per indirizzare le politiche e gli interventi ambientali. Lo stesso Rapporto Brundtland ha suggerito il ricorso ad un diversificato sistema di strumenti da affiancare agli interventi di tipo normativo. Si sono così moltiplicati i rapporti sullo stato dell’ambiente; si è intensificato, nel definire le misure di intervento in settori non specificamente ambientali, ma suscettibili di interagire con l’ambiente e le risorse naturali, il ricorso a metodi tecnici ed economici, quali l’uso di indicatori di vario genere, il ricorso ad attività di monitoraggio, l’analisi preventiva dei costi e dei benefici, l’EMAS, ecc…. Gran parte di questi strumenti peraltro esistevano già nella pratica economica e ci si è limitati a diffonderne e a generalizzarne l’applicazione. Questo si può dire in linea di principio anche per la valutazione ambientale: nata per la valutazione dell’impatto di singoli progetti viene successivamente fatta oggetto di un’indagine volta a verificarne l’utilizzabilità per la valutazione degli strumenti di programmazione. Ad indurre l’opportunità di estendere la VIA a politiche, piani e programmi fu essenzialmente l’intrinseco limite di questo istituto e cioè la limitatezza del suo ambito d’azione, dovuta all’incapacità di agire sugli effetti cumulativi, sinergici e indiretti delle attività progettuali. È evidente che la VIA, la cui applicazione è volta a specifici progetti, non è sufficiente a perseguire da sola l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, in quanto priva di quella dimensione sistematica e globale necessaria affinché la protezione dell’ambiente sia realizzata in termini di sostenibilità. Infatti, non è possibile verificare che l’impiego delle risorse sia razionale in termini di sostenibilità, o meglio non è possibile integrare gli obiettivi di tutela ambientale con gli altri obiettivi politici, economici e sociali se l’area di azione di questo strumento è limitata a decisioni di dimensione tanto specifica come quella di un singolo progetto. In questi casi, gli effetti di singole opere non possono essere pienamente valutati ovvero la loro valutazione perde parte del suo significato in quanto la decisione che effettivamente interagisce con l’ambiente e che è satura di conseguenze nei suoi confronti non è la decisione soggetta a VIA, ma è una decisione che, essendo presa ad un livello differente, normalmente più elevato, risulta in un certo senso intoccabile dalla VIA. Di conseguenza, l’attenzione si focalizza su una forma diversa di VIA, a carattere strategico, che uniformandosi ai principi e alla filosofia di fondo della VIA (informazione, partecipazione, consultazione) e sfruttandone l’esperienza pratica acquisita, riesca allo stesso tempo ad adattarli ad uno strumento più elastico, capace di inserirsi nella fase più complessa della programmazione, a monte del processo decisionale che vede nella approvazione di una singola opera il momento conclusivo, in considerazione del fatto che è a questo livello che vengono prese le decisioni suscettibili di influenzare la situazione ambientale. 3 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Concludendo, la VAS nasce sulla base di due fenomeni correlati: da un lato, l’affermarsi della sostenibilità come principio guida da perseguire, conseguenza della maggiore attenzione nei confronti del problema della tutela ambientale, che si traduce nella ricerca di strumenti finalizzati ad incrementare la considerazione delle questioni ambientali nelle scelte di politica di più vario livello (da quello internazionale a quello locale); dall’altro, il successo dello strumento della VIA, successo limitato però alla sua sola dimensione che è quella progettuale, e la conseguente presa di coscienza della sua inadeguatezza relativamente a decisioni di carattere strategico. 2.1 Riferimenti normativi La direttiva europea 2001/42/CE concernente “la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente naturale”, cosiddetta direttiva VAS, entrata in vigore il 21 luglio 2001, rappresenta un importante passo avanti nel contesto del diritto ambientale europeo. A livello nazionale la direttiva 2001/42 non è stata tuttora recepita, mentre il quadro normativo di recepimento a livello regionale rivela che solo in alcune regioni sono state emanate disposizioni riguardanti l’applicazione della procedura di valutazione ambientale strategica con riferimento alla direttiva comunitaria. La direttiva comunitaria 2001/42/CE si pone come obiettivo quello di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e individua nella valutazione ambientale strategica lo strumento per l’integrazione delle considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. In tal modo garantisce che gli effetti ambientali derivanti dall’attuazione di determinati piani e programmi, siano presi in considerazione e valutati durante la loro elaborazione e prima della loro adozione. La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) si delinea quindi come un processo sistematico inteso a valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte – politiche, piani o iniziative nell’ambito di programmi nazionali, regionali e locali - in modo che queste siano incluse e affrontate, alla pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi (strategiche) del processo decisionale. In altre parole, la VAS assolve al compito di verificare la coerenza delle proposte programmatiche e pianificatorie con gli obiettivi di sostenibilità, sia valutando il grado di integrazione del principio di sviluppo sostenibile al suo interno, sia verificandone il complessivo impatto ambientale, ovvero la diretta incidenza sulla qualità dell’ambiente. L’elaborazione delle procedure individuate nella Direttiva 2001/42/CE rappresenta uno strumento di supporto sia per il proponente che per il decisore per la formazione degli indirizzi e delle scelte di pianificazione fornendo opzioni alternative rispetto al raggiungimento di un obiettivo mediante la determinazione dei possibili impatti delle azioni prospettate. La VAS diventa per il Piano-Programma elemento allo stesso tempo costruttivo, valutativo, gestionale e di monitoraggio. Quest’ultima funzione di monitoraggio rappresenta uno degli aspetti innovativi introdotti dalla direttiva, finalizzato a controllare e contrastare gli effetti negativi imprevisti derivanti dall’attuazione di un piano o programma e adottare misure correttive al processo in atto. Tra le altre novità introdotte dalla Direttiva si segnala il criterio ampio di partecipazione, tutela degli interessi legittimi e trasparenza nel processo decisionale che si attua attraverso il coinvolgimento e la consultazione in tutte le fasi del processo di valutazione delle autorità “che, per le loro specifiche competenze ambientali, possano essere interessate agli effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione dei piani e dei programmi” e del pubblico che in qualche modo risulta interessato dall’iter decisionale. Sono ancora poche le Regioni ad avere specifiche norme in materia di VAS. Nel 2000 la Regione Emilia-Romagna ha (in parte) anticipato la direttiva europea sulla VAS con la L.R. 20/2000 “Disciplina generale sulla tutela e uso del territorio”. La legge regionale stabilisce che le previsioni dei piani si 4 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ informano ad obiettivi di sostenibilità e nel procedimento di piano gli enti procedenti provvedono ad una valutazione preventiva della sostenibilità territoriale e ambientale (Valsat) degli effetti derivanti dai piano stessi. I risultati della Valsat entrano come limiti e condizioni per l’attuazione, indirizzi normativi e disposizioni attuative nella disciplina del piano. La L.R. 20/2000 opera definendo obiettivi, contenuti e procedure innovative. Stabilisce in particolare che le previsioni dei piani territoriali ed urbanistici si informano a criteri/obiettivi di sostenibilità definiti dalla legge stessa e, nell'ambito del procedimento di elaborazione ed approvazione del piano, gli enti procedenti provvedono alla preventiva valutazione della sostenibilità territoriale ed ambientale degli effetti derivanti dalla attuazione delle scelte strategiche e strutturali dei piani stessi. La legge assume inoltre tra i principi generali della pianificazione anche la necessità di garantire la coerenza tra le caratteristiche, lo stato del territorio e le destinazioni e gli interventi di trasformazione previsti, verificandone nel tempo adeguatezza ed efficacia delle scelte operate (monitoraggio e bilancio). Inoltre è introdotto l'obbligo per gli strumenti di pianificazione di esplicitare le motivazioni poste a fondamento delle scelte strategiche operate. La procedura di Valsat è dunque orientata a soddisfare entrambe queste disposizioni in quanto fornisce elementi conoscitivi e valutativi per la formulazione delle decisioni del piano e consente di documentare le ragioni poste a fondamento delle scelte operate, e rappresenta lo strumento di garanzia di coerenza delle stesse con lo stato del territorio e dell'ambiente. Un ulteriore elemento che rafforza la procedura di Valsat è la disposizione che alla evidenziazione degli impatti negativi delle scelte operate deve fare seguito la indicazione di misure idonee alla loro mitigazione intesa come azioni/decisioni idonee a impedirli, ridurli o compensarli. Gli esiti di tali valutazioni costituiscono parte integrante del piano (e dunque la Valsat è un elemento costitutivo del piano). 2.2 Approcci metodologici La VAS costituisce lo strumento che consente di promuovere la sostenibilità nel contesto delle decisioni programmatiche strategiche, sfruttando l’esperienza acquisita grazie alla pratica della VIA e superandone i limiti. L’individuazione dei lineamenti distintivi della VAS e la sua definizione possono derivare dalla preventiva identificazione di questi limiti. La VIA si inserisce nel processo decisionale una volta che le decisioni strategiche sono state prese e non può considerare che un numero ristretto di alternative, visto che il suo raggio d’azione è limitato da una decisione adottata a monte. Accanto a questo limite intrinseco della VIA, bisogna segnalare che la tipologia di impatti che la VIA può considerare è limitata ai soli effetti diretti. Restano fuori dall’ambito di applicazione della VIA: gli impatti cumulativi, che si producono a causa del sovrapporsi di più progetti distinti; gli impatti che costituiscono l’effetto della sinergia fra diversi progetti. In questi casi non è sufficiente fare la somma degli effetti prodotti da ciascun progetto, in quanto gli effetti prodotti dall’uno e quelli prodotti dagli altri non si limitano a sommarsi, ma interagiscono fra loro e possono moltiplicarsi; gli impatti di dimensione regionale o globale (e.g. biodiversità e GHG); gli impatti indotti o secondari, che si producono come conseguenza secondaria dell’attività oggetto di un progetto; gli impatti che non sono causati da un’attività progettuale. In questo contesto il ruolo positivo della VAS è dato dal fatto che essa introduce e rappresenta un valore aggiunto relativamente alla performance del processo decisionale. Fornisce infatti un contributo aggiuntivo a quello che può offrire la VIA rispetto alla realizzazione di un progetto. E’ utile sottolineare fin da ora che si tratta di un valore aggiunto che rafforza la VIA, la integra e la perfeziona, ma in nessun caso la sostituisce. 5 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Più controversa è invece la definizione dei lineamenti distintivi della VAS rispetto alla VIA. In particolare, sotto il profilo metodologico, se da un lato si afferma che le metodologie utilizzate per la VAS possono attingere agli strumenti messi a punto per la VIA, dall’altro si riconosce che, per quanto esistano principi comuni fra i due strumenti, per la VAS si richiedono nuove e specifiche metodologie. Questa situazione di incertezza concettuale e metodologica relativamente alla VAS, oltre che dimostrare la necessità di elaborare una metodologia che si adatti alle sue specifiche caratteristiche ed esigenze, si traduce anche nella difficoltà della dottrina di elaborare una definizione di VAS che sia univoca, che ne colga tutti gli aspetti essenziali e che mantenga la sua validità nonostante i mutamenti ai quali può andare sottoposta la sua struttura logica. Nell’ambito della UE, è stato redatto un manuale che traccia un percorso utile per quelle amministrazioni regionali o locali che intendono programmare strategicamente nell’ottica della sostenibilità (“Manuale per la valutazione ambientale dei Piani di sviluppo regionale e dei Programmi dei Fondi Strutturali dell’UE”); esiste poi anche una bozza antecedente alle disposizioni UE messa a punto dall’ANPA e dal Ministero dell’Ambiente a testimonianza del crescente interesse che ricopre la materia (“Linee guida per la Valutazione Ambientale Strategica, Fondi Strutturali 2000-2006”, maggio 1999). Proprio secondo queste linee guida vengono definite le sei fasi della VAS (tabella 1) che si articolano in tre momenti temporali, ossia una valutazione ex-ante, una valutazione intermedia ed una valutazione ex-post. La valutazione ex-ante comporta la descrizione quantificata della situazione ambientale attuale, l’indicazione degli obiettivi a breve e medio termine e la valutazione dell’impatto prevedibile della strategia e degli interventi sulla situazione ambientale. Questo primo tipo di valutazione precede e accompagna la definizione del piano di cui fa parte e verifica la qualità dell’esecuzione e del monitoraggio. La valutazione ex ante comporta: la descrizione quantificata della situazione ambientale attuale; l’indicazione degli obiettivi a breve e medio termine, tenuto conto dei piani di gestione dell’ambiente definiti e decisi a livello nazionale, regionale o locale, delle risorse finanziarie messe a disposizione e dei principali risultati del periodo di programmazione precedente; la valutazione dell’impatto prevedibile della strategia e degli interventi sulla situazione ambientale. La valutazione intermedia prende in considerazione i primi risultati degli interventi e verifica la correttezza della gestione e le qualità del monitoraggio. La valutazione ex-post è destinata ad illustrare l’impiego delle risorse , l’efficacia e l’efficienza degli interventi e del loro impatto, e la coerenza con la valutazione ex-ante. Verte sui successi e gli insuccessi registrati nel corso dell’attuazione, nonché sulle realizzazioni e sui risultati, compresa la loro prevedibile durata. Al fine di tenere conto delle sinergie positive fra le priorità di sviluppo economico e ambiente, come pure per assicurare che la dimensione ambientale sia debitamente considerata, erano state introdotte anche per la gestione dei fondi 1994/99 disposizioni riguardanti la valutazione preliminare dell’impatto ambientale di piani e programmi regionali. Tabella 1 – Articolazione della VAS secondo le Linee guida per la VAS, Fondi Strutturali 2000-2006 FASE DELLA VAS 1. Valutazione della situazione ambientale – elaborazione di dati di riferimento 2. Obiettivi, finalità e priorità DESCRIZIONE Individuare e presentare informazioni sullo stato dell’ambiente e delle risorse naturali di una Regione, e sulle interazioni positive e negative tra tali contesti e i principali settori di sviluppo destinati ad essere finanziati a titolo dei Fondi strutturali Individuare obiettivi, finalità e priorità in materia di ambiente e sviluppo 6 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3. Bozza di proposta di sviluppo (piano/programma) e individuazione delle alternative 4. Valutazione ambientale della bozza di proposta 5. Indicatori in campo ambientale 6. Integrazione dei risultati della valutazione nella decisione definitiva in merito ai piani e ai programmi - sostenibile che gli Stati membri e le Regioni dovrebbero conseguire grazie a piani e programmi di sviluppo finanziati a titolo dei Fondi strutturali Garantire che gli obiettivi e le priorità ambientali siano integrati a pieno titolo nel progetto (piano/programma) e individuazione di piano o programma che definisce gli obiettivi e le priorità di sviluppo per le Regioni delle alternative assistite, i tipi di iniziative suscettibili di ricevere contributi, le principali alternative ai fini di conseguire gli obiettivi di sviluppo della Regione in questione e un piano finanziario Valutare le implicazioni, dal punto di vista ambientale, delle priorità di sviluppo previste di proposta da piani o programmi, e il grado di integrazione delle problematiche ambientali nei rispettivi obiettivi, priorità, finalità e indicatori. Analizzare in quale misura la strategia definita nel documento agevoli o ostacoli lo sviluppo sostenibile della Regione in questione. Esaminare la bozza di documento nei termini della sua conformità alle politiche e alla legislazione regionale, nazionale e comunitaria in campo ambientale Individuare indicatori ambientali e di sviluppo sostenibile intesi a quantificare e semplificare le informazioni in modo da agevolare, sia da parte dei responsabili delle decisioni che da parte del pubblico, la comprensione delle interazioni tra l’ambiente e i problemi chiave del settore. Tali indicatori dovranno essere quantificati per contribuire a individuare e a spiegare i mutamenti nel tempo Contribuire allo sviluppo della versione definitiva del piano o programma, tenendo conto nella decisione definitiva in merito ai piani dei risultati della valutazione Vanno infine ricordati due elementi di metodo largamente condivisi nella dottrina e nella prassi: la VAS è un processo a supporto dell’attività di pianificazione, e non uno strumento di verifica a posteriori delle scelte di pianificazione; la VAS ha ancora un carattere sperimentale, riconosciuto sia dalla direttiva europea (2001/42/CE), sia dalle leggi di settore (in Europa o nelle regioni italiane). Ne deriva una evidente flessibilità metodologica per la VAS (a differenza, ad esempio, della VIA dei singoli progetti), che però non deve pregiudicare il risultato da conseguire: quello di assicurare una effettiva considerazione degli effetti ambientali delle scelte di programmazione e di pianificazione, prima che queste vengano tradotte in forma di interventi. 2.3 La VAS del PEAC del Comune di Forlì La metodologia seguita deriva dalle diverse esperienze realizzate in Emilia-Romagna, che hanno portato a codificare una procedura di VALSAT che risponde alle indicazioni della L.R. 20/2000 e che accoglie quelli che sono i principi (Dir. 42/2001/CE), oltre che i principi esposti nelle linee guida predisposte nel corso degli ultimi anni a livello nazionale ed internazionale. Dalla lettura combinata di diversi dispositivi della L.R. 20/2000 risulta che la valutazione di sostenibilità dei piani non si limita solo all'accertamento preventivo (ex ante) della sostenibilità delle scelte di pianificazione e alla indicazione di interventi di mitigazione (anche opzione zero), ma è riferita all'intero processo di pianificazione che prevede quindi anche il monitoraggio dell'attuazione dei piani nonché la redazione di bilanci periodici per la revisione e aggiornamento degli stessi piani. Vi è, quindi, una valutazione intermedia riferita alla gestione a attuazione del Piano. La valutazione ex-post costituisce inoltre un bilancio necessario dei piani territoriali ed urbanistici che ci si accinge a rinnovare o a variare, per una valutazione della efficienza e condivisione degli obiettivi della efficacia delle azioni previste e per la verifica di coerenza con la valutazione preventiva. La Valsat del PAE del Comune di Forlì è stata articolata in due momenti principali: 7 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 1) la valutazione di compatibilità con gli obiettivi di sostenibilità (fase qualitativa); 2) la valutazione degli effetti del piano (fase quantitativa). La fase qualitativa del processo di valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale del PEAC è stata a sua volta suddivisa in tre passaggi successivi: a. definizione degli obiettivi di sostenibilità ambientale in materia di energia e uso razionale delle risorse; b. definizione di obiettivi e politiche-azioni del PEAC; c. verifica della coerenza esterna ed interna. L’obiettivo è quello di verificare le interazioni e le congruenze tra obiettivi di Piano e obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale per, eventualmente, fornire considerazioni e suggerimenti per eliminare e/o mitigare le interazioni e gli effetti negativi. Si tratta quindi di una fase di lavoro interna e strettamente integrata all’impostazione e redazione del documento preliminare. La fase quantitativa è invece volta a misurare gli effetti/impatti associati alle azioni previste dal Piano e si basa su dati, certi o stimati, organizzati sotto forma di indicatori. In particolare, si utilizza la generazione di scenari descritti attraverso indicatori prestazionali per valutare gli effetti del piano. Criterio di valutazione è la “distanza dai target” per definire il contributo delle singole azioni di Piano al raggiungimento degli obiettivi. Schema per la valutazione degli effetti di piano attraverso la descrizione degli scenari con indicatori prestazionali (tratto da: VAS PER Emilia-Romagna) 8 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3. L’ANALISI AMBIENTALE E TERRITORIALE La descrizione dello “stato ambientale iniziale”, ovvero ciò che sono il territorio e le risorse naturali nel momento in cui si redige il Piano, è strutturata attraverso una serie di indicatori ambientali nel loro stato di riferimento attuale e storico, che possono essere influenzati dalle scelte di piano. Soprattutto si è cercato di evidenziare i fattori critici che attualmente sono rilevabili nel contesto locale (e di area vasta) e che meritano particolare impegno valutativo. A tale paragrafo segue infatti la valutazione ambientale preventiva delle prestazioni del piano, che cerca sia di anticipare gli scenari evolutivi sia di misurare le prestazioni attraverso indicatori di controllo. Di seguito sono pertanto individuati e quantificati i principali indicatori per descrivere lo stato ambientale attuale e le matrici ambientali potenzialmente impattate dal sistema energetico locale (produzione, trasformazione, distribuzione e consumo finale dell’energia). Gli indicatori utilizzati rappresentano in parte quelli già elaborati per l’elaborazione del Bilancio energetico, capitolo del PEAC (consumi energetici, intensità energetica ed emissioni di gas di serra, fonti energetiche rinnovabili) ed in parte comprendono la valutazione dei possibili impatti sulla matrice ambientale maggiormente coinvolta, l’aria, poiché non è possibile affrontare un discorso sugli effetti climatici delle emissioni trascurando quelli sulla qualità dell’aria (emissioni di NOx, PM10, COVNM, SOx, CO). In particolare, per ciascun indicatore sono state analizzate le seguenti grandezze: 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) consumi energetici: serie storica dei consumi energetici totali, elettrici, termici, e dinamiche per settore; intensità energetica: serie storica dell’intensità energetica totale, elettrica e termica; emissioni di gas di serra: serie storica delle emissioni di CO2 eq totali, per settore e per combustibile; emissioni di NOx: emissioni di NOx stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva; emissioni di PM10: emissioni di PM10 stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva; emissioni di COVNM: emissioni di COVNM stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva; emissioni di SOx: emissioni di SOx stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva; emissioni di CO: emissioni di CO stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva; fonti rinnovabili: produzione locale di energia, quota da fonti rinnovabili e copertura del consumo Per quanto riguarda gli indicatori elaborati nell’ambito del Piano energetico, si rimanda a tale documento la specifica delle fonti dati utilizzate nonché delle metodologie adottate per il calcolo dei dati. La valutazione delle emissioni atmosferiche nel territorio di Forlì deriva invece dall’inventario realizzato da ARPA Sezione Provinciale Forlì-Cesena per il piano di risanamento della qualità dell’aria della Provincia di Forlì-Cesena, relativo all’anno 2003 ed opportunamente ritagliato sull’area di interesse ed integrato dagli inquinanti ad effetto serra. L’inventario è stato redatto secondo la seguente metodologia: per le aziende con una esplicita dichiarazione delle emissioni in atmosfera ai sensi del DPR 203/88, si sono utilizzati i valori massimi autorizzati, ridotti al 60% (per le polveri e i COV) o al 70% (per l’NO2 e l’SO2); gli inceneritori sono stati inseriti in questo gruppo in quanto titolari di una dichiarazione delle emissioni in atmosfera. Quindi nella voce “Combustioni industriali” sono presenti anche i settori “Processi industriali”, “Uso solventi” e “Trattamento rifiuti”; 9 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ per il settore traffico si sono utilizzati i flussi misurati sulle principali strade del comune di Forlì e dell’autostrada e il software EMIT (associato al modello ADMS) per calcolare le emissioni in base al parco macchine circolante nel 2003; per tutti gli altri settori si sono utilizzati i fattori di emissione del manuale delle emissioni di ANPA. L’inventario permette di quantificare, con dettaglio comunale, gli inquinanti emessi dalle seguenti fonti: centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale combustioni industriali processi industriali produzione e distribuzione di combustibili uso solventi X X X X / / trasporti stradali altre sorgenti mobili smaltimento e trattamento rifiuti Agricoltura Natura ........................ X X X X X 3.1 Consumi energetici Nel 2004 i consumi finali di energia nel Comune di Forlì ammontano a 320.141 tep, con un incremento del 22,8% dal 1995. Nel decennio 1995-2004 la dinamica dei consumi vede un trend oscillante, ma sostanzialmente in aumento: dopo una crescita nel 1996, si è registrato un calo nel 1997, ripetutosi nel 2000 e nel 2001 dopo due anni di crescita; gli ultimi tre anni hanno segnato una crescita del 14,1%. Nel decennio storico considerato i consumi elettrici sono passati dal 84.731 tep a 122.397 tep, con un incremento del 44,4%, mentre i consumi termici1, passati da 175.956 tep a 197.744 tep, hanno segnato un crescita più contenuta, pari al 12,4%. Nel 2004 il settore più energivoro del Comune risulta il civile con oltre 100.000 tep consumati, seguito dal terziario con quasi 73.000 tep e dai trasporti con circa 72.000 tep; l’industria è solo quarta con 63.251 tep. Dieci anni prima, nel 1995, il civile era sempre il settore che registrava i consumi maggiori, ma il terziario si collocava al quarto posto, preceduto da trasporti e industria. In dieci anni il terziario ha aumentato i propri. Il civile in particolare è al primo posto per i consumi termici, mentre il terziario per i consumi di energia elettrica. Inoltre, come mostreranno gli indicatori di intensità energetica, tali settori risultano i più inefficienti, ma al tempo stesso presentano i margini di intervento più agevolmente praticabili, tant’è che le linee strategiche perseguibili dal Piano per stabilizzare i consumi e migliorare anche la situazione a livello emissivo vedono in questi due settori ambiti privilegiati. Consumi finali di energia 1 Anno Consumi elettrici [MWh] Consumi elettrici [tep] Consumi termici [tep] Consumi totali [tep] 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 349.075 351.936 354.485 368.253 391.569 410.473 432.295 450.046 477.540 502.724 84.731 85.502 86.209 89.632 95.251 103.396 100.627 109.460 116.248 122.397 175.956 183.263 177.431 184.766 188.038 177.567 179.950 182.270 202.512 197.744 260.687 268.765 263.640 274.398 283.289 280.963 280.577 291.731 318.760 320.141 I consumi termici comprendono i consumi per il riscaldamento e quelli derivanti dall’autotrazione, sia stradale che non stradale. 10 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Dinamica dei consumi finali di energia 350.000 300.000 250.000 consum i(tep) 200.000 150.000 100.000 50.000 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Consumi elettrici Consumi termici Si può osservare come i consumi elettrici siano caratterizzati da una dinamica più marcata a causa del continuo aumento della penetrazione elettrica nel settore energetico a spese degli altri vettori, in atto da diversi anni. Nel 1995 i consumi elettrici rappresentavano il 32,5% del totale, mentre nel 2004 sono diventati un 38,2 %, cioè hanno avuto una crescita di 5,7 punti percentuali, a scapito delle altre forme di energia. Consumi finali di energia per settore (valori espressi in tep) 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Trasporti 65.338 64.179 64.836 67.103 68.020 67.711 66.493 68.565 71.189 71.801 Civile 91.513 95.994 90.431 92.585 95.478 88.646 92.481 90.626 103.730 100.043 Industria 52.659 52.685 51.413 55.791 56.457 59.437 54.228 58.734 60.453 63.251 Terziario 46.292 46.741 49.312 50.641 54.593 54.330 56.904 61.712 71.102 72.908 Agricoltura 4.885 9.166 7.646 8.277 8.741 10.839 10.472 12.094 12.286 12.137 260.687 268.765 263.640 274.397 283.289 280.963 280.577 291.731 318.760 320.141 Totale Dinamica dei consumi finali di energia per settore 110.000 100.000 90.000 80.000 70.000 consum i(tep) 60.000 50.000 40.000 30.000 20.000 10.000 0 1995 1996 Trasporti 1997 1998 Civile 1999 2000 Industria 2001 2002 Terziario 2003 2004 Agricoltura 11 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Nel 2004 il settore più energivoro del Comune risulta il Civile con oltre 100.000 tep consumati, seguito dal Terziario con quasi 73.000 tep e dai Trasporti con quasi 72.000 tep. L’Industria era solo quarta con 63.251 tep consumati. Dieci anni prima, nel 1995, il Civile era sempre il settore che registrava i consumi maggiori, ma il Terziario era soltanto il quarto settore, preceduto da Trasporti e Industria. In dieci anni il Terziario ha aumentato i propri consumi di oltre il 57%. 3.2 Intensità energetica L’Intensità Energetica del Valore Aggiunto (Questi rapporti sono generalmente espressi in tep o MWh per milione di euro e più sono bassi, tanto maggiore sarà l’efficienza energetica del sistema esaminato) misura il grado di efficienza energetica di un territorio ed è definita dal rapporto tra l’energia totale consumata dal sistema e il suo Valore Aggiunto (V.A). Il Valore Aggiunto è l'aggregato che consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali e si calcola come risultante della differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita nei diversi rami di attività produttive ed il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive)2. L’Intensità Energetica è generalmente espressa in tep o MWh per milione di euro e tanto più è bassa, tanto maggiore sarà l’efficienza energetica del sistema esaminato. Dinamica dell’Intensità Energetica totale: confronto Comune-Provincia 100 91,4 90 87 86,9 85,9 80,4 81,4 80 70 68,5 81,6 76,3 75,7 76,9 60 67,3 66,6 2000 2001 50 te p /m lne u ro 70,5 68,1 62,6 40 30 20 10 0 1996 1997 1998 Comune di Forlì 1999 2002 2003 Provincia di Forlì-Cesena L’Intensità Energetica del Comune di Forlì nel 2003 è pari a 107,1 tep/mln euro, inferiore al valore medio provinciale (113,6 tep/mln euro). Nel periodo 1996-2003 entrambe le curve di Intensità Energetica risultano sostanzialmente in leggero calo; tuttavia, la pendenza della retta interpolante l’andamento provinciale è più pronunciata, tanto che l’Intensità Energetica del Comune sta raggiungendo, in valore assoluto, quella della Provincia. Si evidenzia una tendenza nel 2003, rispetto all’anno precedente, alla crescita dell’Intensità Energetica comunale ed un incremento più contenuto di quella provinciale. 2 Il Valore Aggiunto può essere calcolato ai prezzi di base o ai prezzi di mercato. Nel primo caso il saldo tra la produzione e i consumi intermedi avviene valutando la produzione ai prezzi di base, cioè al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti; il secondo caso invece corrisponde al valore aggiunto ai prezzi di base aumentato delle imposte sui prodotti, Iva esclusa e al netto dei contributi ai prodotti. Il Bilancio energetico del PEAC del Comune di Forlì ha utilizzato il Valore Aggiunto ai prezzi di base per macro settori di attività economica così come calcolato dall’Istituto Tagliacarne. 12 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Esaminando separatamente l’Intensità Termica ed Elettrica, si può vedere come la diminuzione dell’Intensità Termica sia decisamente più marcata rispetto all’Intensità Energetica totale, sia per il Comune che per la Provincia (anche in questo caso i valori tendono ad avvicinarsi), sintomo di un miglioramento nell’efficienza d’uso dei combustibili, ovvero semplicemente di un trend meno sostenuto nell’aumento dei consumi termici rispetto a quelli elettrici. Più negativa risulta la dinamica dell’Intensità Elettrica, che rivela una sostanziale stazionarietà con preoccupanti segnali di crescita nel biennio 2002-2003, sintomo della necessità di migliorare l’efficienza dei consumi elettrici, sia per la Provincia che per il Comune, i cui valori sono più bassi di quelli provinciali. Dinamica dell’Intensità Termica: confronto Comune-Provincia 160 138,3 140 129,7 130,2 129,6 123,5 125,4 110,8 113,6 120 100 119,7 113,4 112,4 115,8 107,4 103,9 2000 2001 tep/m lneuro 80 100,3 107,1 60 40 20 0 1996 1997 1998 1999 Comune di Forlì 2002 2003 Provincia di Forlì-Cesena Dinamica dell’Intensità Elettrica: confronto Comune-Provincia 250 204,1 200 tep/m nleuro 150 156,7 185,6 188 152,5 150,9 1997 1998 189,7 160,1 187,7 162,8 191,2 184,2 187,4 153,2 154,7 160,5 2001 2002 2003 100 50 0 1996 Comune di Forlì 1999 2000 Provincia di Forlì-Cesena L’indicatore dell’Intensità Energetica può essere utilmente applicato ai singoli macro-settori del sistema economico (agricoltura, industria, servizi) al fine di verificarne il grado di efficienza energetica. 13 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Intensità energetica settoriale del V.A. totale (espressa in tep per milione di €) 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Agricoltura 4,1 3,3 3,4 3,6 4,1 3,9 4,2 4,1 Industria 23,5 22,1 22,9 23,1 22,7 20,1 20,2 20,3 Trasporti 28,6 27,9 27,5 27,8 25,9 24,6 23,6 23,9 Terziario* 20,8 21,2 20,7 22,3 20,8 21,1 21,2 23,9 Civile 42,7 38,9 37,9 39,0 33,9 34,3 31,1 34,9 Totale 119,7 113,4 112,4 115,8 107,4 103,9 100,3 107,1 Nel periodo 1996-2003 il Civile, ed in misura minore l’Industria ed i Trasporti vedono una progressiva riduzione dell’Intensità Energetica. Nel periodo in esame, invece, il settore Terziario, i cui consumi sono notevolmente aumentati, registra contemporaneamente un’Intensità Energetica in crescita. Stazionaria infine l’Agricoltura. 3.3 Emissioni di gas di serra Le emissioni totali di gas di serra sono aumentate dell’11,9% (in valore assoluto 88.843 t) dal 1995 al 2004, anno in cui si stimano essere pari a 746.142 t. È il settore dei trasporti quello che contribuisce in misura preponderante alle emissioni climalteranti: nel 2004 con 353.538 t rappresenta il 47,4% del totale di CO2 eq. emessa. Segue il settore civile (24,0%) e, in misura meno rilevante, il terziario (8,7%), l’industria (8,6%), la termovalorizzazione dei rifiuti (6,8%) ed infine l’agricoltura e la zootecnia (4,4%). Si evidenzia come, durante il decennio monitorato, non si inverta praticamente mai l’ordine sopra enunciato in merito ai settori contribuenti; va tuttavia evidenziato il fatto che il settore dei trasporti vede un elevato incremento delle emissioni (+57.138 t in 10 anni) mentre i settori terziario e civile misurano un aumento più modesto (+13.6316 t e +4.848 t rispettivamente). L’industria, al contrario, vede un trend negativo (-4.158 t). Nel corso del decennio in esame il settore che ha registrato il maggior incremento è stato quello della termovalorizzazione dei rifiuti con +29,7. Emissioni complessive di CO2 equivalente 780.000 754.294 760.000 740.000 746.142 720.000 703.240 CO2equivalente(tonnellate) 700.000 695.997 683.399 680.000 667.605 677.100 660.000 657.299 663.019 658.911 640.000 620.000 600.000 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 14 2003 2004 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Emissioni di CO2 equivalente per settore [valori espressi in tonnellate] SETTORE 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Agricoltura e Zoot. 27.436 29.226 25.181 24.991 25.177 25.575 28.261 32.571 32.339 33.177 Industria 68.460 68.948 66.492 77.129 70.897 65.878 58.675 62.388 62.152 64.302 Trasporti 296.400 294.323 300.916 313.053 320.879 324.683 325.227 334.982 346.013 353.538 Terziario 51.325 48.822 Civile 174.452 184.997 170.110 172.353 178.107 160.016 166.735 162.924 191.155 179.300 Termoval. rifiuti 39.225 41.289 Totale 657.299 667.605 658.911 683.399 695.997 663.019 677.100 703.240 754.294 746.142 52.750 43.462 50.688 55.415 45.186 45.521 52.040 34.827 57.244 40.957 55.806 54.569 69.607 53.027 64.956 50.869 (*) riscaldamento + acque reflue N.B. Il valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico è stimato in 5.500 tonn di CO2 . Emissioni di CO2 equivalente per settore 400.000 350.000 300.000 250.000 CO2equivalente(tonnelate) 200.000 150.000 100.000 50.000 0 1995 1996 Trasporti Civile 1997 Industria 1998 1999 Terziario 2000 2001 2002 Termovalorizzazione rifiuti 2003 2004 Agricoltura e Zootecnia Dinamica delle emissioni per combustibile 800.000 700.000 600.000 500.000 400.000 C O 2equivalente(tonnelate) 300.000 200.000 100.000 0 1995 1996 Metano 1997 1998 Gasolio 1999 2000 Benzina 2001 2002 Olio Comb. 15 2003 2004 Gpl VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3.4 Emissioni di NOx La principale fonte di emissioni in atmosfera, come si può notare leggendo anche gli indicatori riportati ai paragrafi 3.4, 3.6, 3.7 e 3.8, è costituita dal traffico veicolare, seguito dalle attività produttive. In particolare, i trasporti stradali sono i maggiori responsabili delle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili non metanici (COVNM). Gli ossidi di zolfo (SOx) presentano valori piuttosto contenuti, dovuto al sempre più diffuso impiego di combustibili a basso tenore di zolfo nei processi industriali. fonti emissive emissioni di NOx nel 2003 (tonnellate) centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 174 combustioni industriali 527 processi industriali produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali altre sorgenti mobili 2.989 229 trattamento rifiuti agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura asfalto totale 3.5 3.919 Emissioni PM10 fonti emissive emissioni di PM10 nel 2003 (tonnellate) centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale combustioni industriali 26 processi industriali 87 produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali altre sorgenti mobili 148 trattamento rifiuti 36 agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura 74 asfalto totale 371 16 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3.6 Emissioni COVNM fonti emissive emissioni di COVNM nel 2003 (tonnellate) centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale combustioni industriali 24 processi industriali 967 produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali altre sorgenti mobili 1.247 trattamento rifiuti 64 agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura 1 asfalto totale 3.7 2.303 Emissioni SOx fonti emissive emissioni di SOx nel 2003 (tonnellate) centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale combustioni industriali 12 processi industriali 193 produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali altre sorgenti mobili 20 trattamento rifiuti 3 agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura asfalto totale 3.8 228 Emissioni CO fonti emissive emissioni di CO nel 2003 (tonnellate) centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 180 combustioni industriali 75 processi industriali produzione, distribuzione combustibili 17 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ uso solventi trasporti stradali 8.619 altre sorgenti mobili 221 trattamento rifiuti agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura asfalto 1 totale 9.096 Emissioni di CO - anno 2003 Emissioni di NOx - anno 2003 2% 2% 1% riscaldamento terziario e residenziale 6% 4% riscaldamento terziario e residenziale 13% combustioni industriali combustioni industriali trasporti stradali trasporti stradali altre sorgenti mobili altre sorgenti mobili 77% 95% Emissioni di PM10 - anno 2003 Emissioni di SOx - anno 2003 9% 1% 5% riscaldamento terziario e residenziale riscaldamento terziario e residenziale 7% 20% combustioni industriali 24% combustioni industriali trasporti stradali trasporti stradali 10% altre sorgenti mobili altre sorgenti mobili 85% 39% agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) Emissioni di COVNM - anno 2003 0% 3% riscaldamento terziario e residenziale 1% 42% combustioni industriali trasporti stradali altre sorgenti mobili 54% agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) 3.9 Fonti rinnovabili Il 38% circa dei consumi totali è rappresentato dal consumo di energia elettrica ed il restante 62% dal consumo di energia termica. I combustibili gassosi coprono la quota maggiore dei consumi termici con il 57,6% del totale, mentre i prodotti petroliferi rappresentano il restante 42,4%. La produzione locale di 18 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ energia è limitata a 4.770 tep di energia elettrica, pari all’1,5% del consumo interno. Tale produzione, peraltro, è coperta quasi per l’80% dal termovalorizzatore. Bilancio energetico del Comune (valori espressi in tep, anno 2004) Totale Consumo energia elettrica 122.397 Totale Consumo energia termica 197.744 di cui: prodotti petroliferi 83.811 combustibili gassosi 113.933 Totale Consumi 320.141 Totale Produzione energia elettrica 4.770 di cui: Termovalorizzatore Hera 2.032 Termovalorizzatore Mengozzi 1.753 Turboespansore Hera 795 Idroelettrico 178 Fotovoltaico 14 Totale Produzione energia termica 0 Totale Produzione 4.770 Bilancio [tep] -315.370 Bilancio [%] - 98,51% Energia prodotta da Termovalorizzazione rifiuti Anno Hera S.p.A. Mengozzi s.r.l. Energia Elettrica [MWh] Energia Termica [MWh] Energia Elettrica [MWh] 2000* 39 3.900 - 2001 8.984 9.007 - 2002** 13.483 16.418 6.780 2003 10.866 16.120 11.214 2004 8.833 7.736 7.621 * Anno di costruzione e primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Hera S.p.A. ** Anno di costruzione e di primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Mengozzi s.r.l. Per l’approvvigionamento di prodotti petroliferi e gas (energia “termica”) Forlì dipende dalle importazioni dall’esterno, mentre la situazione dell’energia elettrica presenta alcune lievi diversificazioni. L’energia elettrica immessa da ENEL nel territorio comunale è anch’essa costituita da una quota preponderante proveniente dall’esterno e da una piccola quota di produzione “locale”, derivante cioè da trasformazioni che avvengono all’interno dell’ambito comunale. A fronte di un consumo elettrico pari a 477.540 Mwh, l’approvvigionamento locale copre il 4% circa. Il Comune di Forlì vede una produzione locale di energia elettrica proveniente in misura maggiore da fonti assimilate alle rinnovabili ed in misura minore da fonti rinnovabili propriamente dette. Tra le prime sono annoverati i due impianti di termovalorizzazione rifiuti, rispettivamente di proprietà delle Società Hera s.p.a. e Mengozzi s.r.l. e l’impianto di turboespansione di Hera s.p.a. 19 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Da osservare che gli impianti di termovalorizzazione e di turboespansione non hanno come priorità la produzione di energia, ma rispettivamente lo smaltimento dei rifiuti e la riduzione di pressione del metano per la rete cittadina. Quindi, pur sfruttando dei cascami di energia altrimenti dispersa, hanno anche un consumo di energia sotto forma di combustibile e di elettricità, che nei vari bilanci elaborati dal PEAC sono contabilizzati fra i consumi. In merito alle fonti energetiche rinnovabili propriamente dette, sul territorio comunale risulta operante l’impianto idroelettrico di Villa Romiti. L’impianto, recentemente restaurato, esiste da prima del 1900 ed è stato la prima unità di potenza elettrica della città di Forlì. Inoltre nel Comune di Forlì risultano operanti impianti fotovoltaici che danno luogo ad una produzione complessiva annua stimata in circa 55 MWh, corrispondenti ad un risparmio di combustibili fossili pari a circa 14 tep. 20 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 4. LA VALUTAZIONE DI COERENZA DEL PEAC DEL COMUNE DI FORLÌ Il livello di coerenza con gli strumenti di pianificazione e/o programmazione preesistenti, di pari o di diverso livello, con le norme e i riferimenti anche internazionali in materia di pianificazione e di sostenibilità è un criterio strategico che indirizza un piano verso la sostenibilità. Alla VAS compete quindi stabilire la coerenza generale del piano o programma e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale. L’illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi rappresenta infatti uno degli elementi imprescindibili della valutazione ambientale, contenuti nella direttiva CE/42/2001 sulla VAS. La verifica della coerenza del piano avviene mediante l'analisi di coerenza esterna, ovvero con gli obiettivi e contenuti degli altri piani e programmi, e interna, ovvero tra obiettivi specifici e azioni del piano o programma. Nei paragrafi successivi si sono quindi riportati e analizzati i principali riferimenti programmatici, legislativi e di pianificazione sia a livello internazionale che a livello locale strettamente correlati con la tematica energetica. 4.1 Principali riferimenti programmatici e pianificatori in materia energetica 4.1.1 Riferimenti internazionali In riferimento ai principi generali da cui dipendono le scelte di Piano è necessario premettere che la politica energetica ha il compito di garantire la sicurezza, la flessibilità e la continuità degli approvvigionamenti di energia in qualità commisurata ai reali fabbisogni e in condizioni di sviluppo sostenibile. Le politiche energetiche dovrebbero perseguire infatti due finalità: soddisfare i bisogni energetici (riducendo le possibilità di deficit produzione-consumi) rispettare i criteri dello sviluppo sostenibile attraverso obiettivi generali di seguito esplicitati ENERGIA E EFFETTO SERRA PROMUOVERE MODI DI CONSUMO E PRODUZIONE DELL’ENERGIA SOSTENIBILI PER GLI EQUILIBRI DEL PIANETA OBIETTIVI GENERALI A - Minimizzare uso fonti fossili B - Ridurre o eliminare costi ed effetti ambientali OBIETTIVI SPECIFICI / TARGET A.1 Aumento dell’utilizzo di fonti rinnovabili in sostituzione delle fonti fossili. A.2 Miglioramento dell’efficienza nel consumo energetico. A.3 Contenimento e/o riduzione dei consumi energetici. B.1 Riduzione delle emissioni climalteranti, associate al bilancio energetico locale. B.2 Riduzione di impatti locali. B.3 Sviluppo di nuove imprese e posti di lavoro mirati alla sostenibilità del settore. 21 RIFERIMENTI CONSOLIDATI PER LA DETERMINAZIONE DEI TARGET E LA VALUTAZIONE DELLE AZIONI In coerenza con gli impegni europei (Libro Bianco ‘96) e nazionali (Libro Bianco ‘99 approvato con il CIPE 6 agosto 1999) che hanno stabilito come obiettivo da raggiungere entro 2010, il raddoppio del contributo delle fonti rinnovabili al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale (a livello nazionale, incluso idroelettrico, la produzione di energia da fonti rinnovabili era nel 1996 di 12 Mtep, nel 2010 dovrà diventare circa 24 Mtep). In coerenza con gli impegni nazionali ed europei che hanno stabilito (nel 1999) la quota del 6,5 % di riduzione entro il 2008-2012, con riferimento ai livelli registrati nel 1990. VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ C - Adeguare o innovare le politiche pubbliche C.1 Attuazione di interventi locali (Piani Energetici, azioni di promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica,...). Con riferimento a obblighi previsti dalla Legge 10/91 che impone a tutte le regioni e ai comuni >50.000 ab. di predisporre un piano; al DPR 412/93 che impone a province obblighi di controllo impianti e in attuazione a Leggi e piani regionali e al D.lgs 112/98. Indubbiamente il riferimento più importante per le politiche energetiche è rappresentato dal Protocollo di Kyoto (il primo e finora unico strumento attuativo della Convenzione Quadro su Cambiamenti Climatici approvata a New York nel 1992) per la riduzione delle emissioni dei cosiddetti gas serra: anidride carbonica, gas metano, protossido di azoto, esafloruro di zolfo, idrofluorocarburi e perfluorocarburi. Il documento, siglato nel Dicembre 1997, impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione (Est europeo) a ridurre globalmente del 5,2%, nel 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, le proprie emissioni di gas-serra, responsabili del riscaldamento globale in atto. Per raggiungerlo, la via maestra indicata dal Protocollo era la riduzione delle emissioni dei settori industriale, energetico e dei trasporti. Nel corso del negoziato hanno assunto un ruolo rilevante i tagli ottenibili attraverso il meno costoso ricorso alla forestazione e ai cosiddetti meccanismi flessibili3. L’unione Europea ha approvato definitivamente il Protocollo di Kyoto con decisione del Consiglio del 25 Aprile 2002. Tale impegno è quantificato nella misura dell’8% rispetto alle emissioni del 1990. La ratifica dell’Italia del Protocollo di Kyoto avviene con la Legge n.120 del 01/06/2002 che stabilisce l’impegno dell’Italia di riduzione dei gas serra nella misura del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990. 4.1.2 Riferimenti Europei Altro riferimento importante generale è rappresentato dal “Manuale per la valutazione ambientale dei piani di sviluppo regionale e dei programmi dei fondi strutturali dell’unione europea (1998)”. I criteri di sostenibilità rispetto ai quali valutare la “coerenza” del PEAC fanno riferimento a: DIECI CRITERI CHIAVE PER DESCRIZIONE LA SOSTENIBILITÀ RIDURRE AL MINIMO L’IMPIEGO DELLE RISORSE ENERGETICHE NON RINNOVABILI IMPIEGO DELLE RISORSE RINNOVABILI NEI LIMITI DELLA CAPACITÀ DI RIGENERAZIONE USO E GESTIONE CORRETTA, L’impiego di risorse non rinnovabili, quali combustibili fossili, giacimenti di minerali e conglomerati riduce le riserve disponibili per le generazioni future. Un principio chiave dello sviluppo sostenibile afferma che tali risorse non rinnovabili debbono essere utilizzate con saggezza e con parsimonia, ad un ritmo che non limiti le opportunità delle generazioni future. Ciò vale anche per fattori i nsostituibili – geologici, ecologici o del paesaggio – che contribuiscono alla produ ttività, alla biodiversità, alle conoscenza scientifiche e alla cultura Per quanto riguarda l’impiego di risorse rinnovabili nelle attività di produzione primarie, qu ali la silvicoltura, la pesca e l’agricoltura, ciascun sistema è in grado di sostenere un carico massimo oltre il quale la risorsa si inizia a degradare. Quando si utilizza l’atmosfera, i fiumi e gli estuari come “depositi” di rifiuti, li si tratta anch’essi alla stregua di risorse rinnovabili, in quanto ci si affida alla loro capacità spontanea di autorigenerazione. Se si approfitta eccessivamente di tale capacità, si ha un degrado a lungo termine della risorsa. L’obiettivo deve pertanto consistere nell’impiego delle risorse rinnovabili allo stesso ritmo (o possibilmente ad un ritmo inferiore) a quello della loro capacità di rigenerazione spontanea, in modo da conservare o anche aumentare le riserve di tali risorse per le generazioni future. In molte situazioni, è possibile utilizzare sostanze meno pericolose dal punto di vista ambientale, ed evitare 3 Ci si riferisce a: clean development mechanism: consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta con progetti di collaborazione nei paesi in via di sviluppo; - joint implementation: consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando i “diritti di emissione” risultanti dai progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro paese industrializzato; - emission trading: prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati possono scambiare le emissioni per raggiungere gli obiettivi previsti. - 22 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE, DELLE SOSTANZE E DEI RIFIUTI PERICOLOSI/INQUINANTI CONSERVARE E MIGLIORARE LO STATO DELLA FAUNA E FLORA SELAVTICHE, DEGLI HABITAT E DEI PAESAGGI CONSERVARE E MIGLIORARE LA QUALITÀ DEI SUOLI E DELLE RISORSE IDRICHE CONSERVARE E MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLE RISORSE STORICHE E CULTURALI CONSERVARE E MIGLIROARE LA QUALITÀ DELL’AMBIENTE LOCALE PROTEZIONE DELL’ATMOSFERA (RISCALDAMENTO DEL GLOBO) SENSIBILIZZARE MAGGIORMENTE ALLE PROBLEMATICHE AMBIENTALI, SVILUPPARE L’ISTRUZIONE E LA FORMAZIONE IN CAMPO AMBIENTALE PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI CHE COMPORTANO UNO SVILUPPO SOSTENIBILE o ridurre la produzione di rifiuti, ed in particolare dei rifiuti pericolosi. Un approccio sostenibile consisterà nell’impiegare i fattori produttivi meno pericolosi dal punto di vista ambientale e nel ridurre al minimo la produzione di rifiuti adottando sistemi efficaci di progettazione di processi, gestione dei rifiuti e controllo dell’inquinamento. In questo caso, il principio fondamentale consiste nel conservare e migliorare le riserve e le qualità delle risorse del patrimonio naturale, a vantaggio delle generazioni presenti e future. Queste risorse naturali comprendono la flora e la faun a, le caratteristiche geologiche e geomorfologiche, le belle zze e le opportunità ricreative naturali. Il patrimonio naturale pertanto comprende la configurazione geografica, gli habitat, la fauna e la flora e il paesaggio, la combinazione e le interrelazioni tra tali fattori e la fruibilità di tale risorse. Vi sono anche stretti legami con il patrimonio culturale (cfr. criterio chiave n. 6). Il suolo e le acque sono risorse naturali rinnovabili essenziali per la salute e la ricchezza dell’umanità, e che possono essere seriamente minacciate a causa di attività estrattive, dell’erosione o dell’inquinamento. Il principio chiave consiste pertanto nel proteggere la quantità e qualità delle risorse esistenti e nel migliorare quelle che sono già degradate. Le risorse storiche e culturali sono risorse limitate che, una volta distrutte o danneggiate, non possono essere sostituite. In quanto risorse non rinnovabili, i principi dello sviluppo sostenibile richiedono che siano conservati gli elementi, i siti o le zone rare rappresentativi di un particolare periodo o tipologia, o che contribuiscono in modo particolare alle tradizioni e alla cultura di una data area. Si può trattare, tra l’altro, di edifici di valore storico e culturale, di altre strutture o monumenti di ogni epoca, di reperti archeologici nel sottosuolo, di architettura di esterni (paesaggi, parchi e giardini) e di strutture che contribuiscono alla vita culturale di una comunità (teatri, ecc.). Gli stili di vita, i costumi e le lingue tradizionali costituiscono anch’essi una risorsa storica e culturale che è opportuno conservare. Nel contesto del presente dibattito, la qualità di un ambiente locale può essere definita dalla qualità dell’aria, dal rumore ambiente, dalla gradevolezza visiva e generale. La qualità dell’ambiente locale è importantissima per le aree residenziali e per i luoghi destinati ad attività ricreative o di lavoro. La qualità dell’ambiente locale può cambiare rapidamente a seguito di cambiamenti del traffico, delle attività industriali, di attività edilizie o estrattive, della costruzione di nuovi edifici e infrastrutture e da aumenti generali del livello di attivi tà, ad esempio da parte di v isitatori. È inoltre possibile migliorare sostanzialmente un ambiente locale degradato con l’introduzione di nuovi sviluppi. Una delle principali forze trainanti dell’emergere di uno sviluppo sostenibile è consistita nei dati che dimostrano l’esistenza di prob lemi globali e regionali causa ti dalle emissioni nell’atmosfera. Le connessioni tra emissioni derivanti dalla combustione, piogge acide e acidificazione dei suoli e delle acque, come pure tra clorofluorocarburi (Cfc), distruzione dello strato di ozono ed effetti sulla salute umana sono stati individuati negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta. Successivamente è stato individuato il nesso tra anidride carbonica e altri gas di serra e cambiamenti climatici. Si tratta di impatti a lungo termine e pervasivi, che costituiscono una grave minaccia per le generazioni future. Il coinvolgimento di tutte le istanze economiche ai fini di conseguire u no sviluppo sostenibile è un elemento fondamentale dei principi istituiti a Rio (Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo, 1992). La consapevolezza dei problemi e delle opzioni disponibili è d’importanza decisiva: l’informazione, l’istruzione e la formazione in materia di g estione ambientale costituiscono elementi fondamentali ai fini di uno sviluppo sostenibile. Li si può realizzare con la diffusione dei risultati della ricerca, l’integrazione dei programmi a mbientali nella formazione pro fessionale, nelle scuole, nell’istruzione superiore e per gli adulti, e tramite lo sviluppo di reti nell’ambito di settori e raggruppamenti economici. È importante anche l’accesso alle informazioni sull’ambiente a partire dalle abitazioni e nei luoghi ricreativi. La dichiarazione di Rio (Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo, 1992) afferma che il coinvolgimento del pubblico e delle parti interessate nelle decisioni relative agli interessi comuni è un cardine dello sviluppo sostenibile. Il principale meccanismo a tal fine è la pubblica consultazione in fase di controllo dello sviluppo, e in particolare il coinvolgimento di terzi nella valutazione ambientale. Oltre a ciò, lo sviluppo sostenibile prevede un più ampio coinvolgimento del pubblico nella formulazione e messa in opera delle proposte di sviluppo, di modo che possa emergere un maggiore senso di appartenenza e di condivisione delle responsabilità. A conferma di tali principi nel Libro bianco, una politica energetica per l’unione europea (1997) si sancisce come la politica energetica europea si debba fondare su tre pilastri fondamentali: la competitività complessiva; la sicurezza dell’approvvigionamento; la protezione ambientale. Su quest’ultimo obiettivo, aspetto di fondamentale importanza è il raggiungimento degli obiettivi concordati di emissioni di gas serra e di inquinanti atmosferici. Il Sesto Programma d'Azione dell'Unione Europea Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002, pubblicato sulla G.U.C.E. L 242 del 10/09/2002, è il documento che 23 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ delinea gli scenari per lo sviluppo delle politiche ambientali dei Paesi membri nel prossimo decennio. I suoi obiettivi sono: riduzione dei gas serra del 20-40% entro il 2020 attraverso razionalizzazione, ricorso al rinnovabile, conversione al gas naturale della produzione di elettricità da carbone o da prodotti petroliferi. In riferimento alla cogenerazione l’obiettivo e di raggiungere il 18% dell’approvvigionamento elettrico entro il 2010. Nel settore dell’industria è previsto un aumento dell’efficienza energetica pari all’1% annuo; verifica che il consumo di risorse, rinnovabili e non, non superino la capacità di carico dell’ambiente; indurre le leggi di mercato a “lavorare per l’ambiente” attraverso eco-tasse ed incentivi; integrazione delle politiche ambientali nelle altre politiche settoriali ed intersettoriali; promuovere la collaborazione con il mondo imprenditoriale, sia per il monitoraggio sia incoraggiando programmi come l’European Eco-Efficiency Iniziative per una migliore comprensione, specie tra le piccole e medie industrie, degli effetti positivi dei principi di efficienza ambientale; informazione dei cittadini e promozione di conseguenti modifiche comportamentali; pianificazione e gestione del territorio in modo più ecologico tramite il miglioramento dell’applicazione della direttiva di VIA e la corretta e capillare introduzione della VAS; potenziamento della ricerca su tecnologie e materiali innovativi; rispetto degli standard applicativi ai veicoli e alle fonti fisse di inquinamento; inserimento di considerazioni di efficienza nella politica integrata dei prodotti, nei programmi di etichettatura ecologica e nelle politiche degli “approvvigionamenti verdi”; reimmissione della maggior parte dei rifiuti nel ciclo economico, soprattutto attraverso il riciclaggio o restituzione all’ambiente in forma utile (p.es. compostaggio) o perlomeno non nociva; ci si propone di ridurre, rispetto ai livelli del 2000, la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento finale, del 20%, entro il 2019 e del 50% entro il 2050. Il già citato Libro bianco dell’Unione Europea (1997) stabilisce l’importanza strategica della disponibilità di energia accessibile, affidabile e pulita. La Commissione Europea propone la fissazione per il 2010 di un obiettivo del 12% per il contributo delle fonti energetiche rinnovabili al consumo interno lordo di energia dell’Unione Europea e quindi un raddoppio della quota da fonti energetiche rinnovabili che nel 1997 è inferiore al 6%. Esso è comunque un obiettivo politico e non uno strumento giuridicamente vincolante. Al fine di promuovere il decollo delle fonti rinnovabili di energia la Commissione propone una campagna d’azione basata in particolare su alcuni sistemi chiave: sistemi fotovoltaici, centrali eoliche, impianti a biomassa, centrali idroelettriche, produzione geotermica, rifiuti e biogas. La Commissione europea ha iniziato a definire le misure volte a soddisfare l’ulteriore obiettivo di sostituire nel settore dei trasporti, entro il 2020 il 20% del combustibile tradizionale con combustibile alternativo. 4.1.3 Riferimenti Nazionali Uno dei riferimenti più importanti a livello italiano Libro Bianco per la valorizzazione energetica delle fonti rinnovabili realizzato dall'ENEA ed approvato nel 1999 dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). Esso rappresenta un documento di indirizzo del governo in materia di politica energetica del Paese nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, anche in relazione alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla progressiva introduzione delle rinnovabili nel mercato. Il Libro bianco individua obiettivi, strategie e progetti necessari per ottenere le riduzioni di emissioni di gas serra previste dalla delibera CIPE sugli impegni del post-Kyoto. Il documento prevede al 2008-2012, incrementi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari a circa 6,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) ed incrementi di produzione di energia termica pari a circa 2 Mtep. Il totale delle emissioni di CO2 risparmiata è 24 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ valutato complessivamente in circa 24 milioni di tonnellate. Particolare importanza viene attribuito agli “accordi volontari” quali strumenti per conseguire gli obiettivi prefissati attraverso il coinvolgimento dei vari soggetti interessati. Al fine di reperire risorse aggiuntive il Libro Bianco prevede l’inserimento di uno specifico asse dedicato alle fonti rinnovabili nella programmazione 2000-2006 dei Fondi Strutturali dell’Unione Europea. L’obiettivo che l’Italia si è proposta in sede comunitaria è ambizioso: le fonti rinnovabili rappresentano il 16% e devono arrivare al 25%. Successivamente viene approvata la Delibera CIPE del 20/12/2002 che costituisce la “revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra (Legge 120/2002)" ed approva in particolare la Strategia di azione Ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia. Con tale strumento il Ministero dell’Ambiente intende pianificare il percorso che consentirà all’Italia di rispettare entro il 2008-2012 gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990 come previsto dal protocollo di Kyoto. I principali obiettivi in tema di cambiamenti climatici sono riassunti nella tabella seguente: 25 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 4.1.4 Riferimenti regionali La Regione Emilia-Romagna ha approvato l’Agenda 21 regionale (Piano d’azione Ambientale per un futuro sostenibile, approvato dalla Giunta Regionale con Deliberazione n.1322 del 3 Luglio 2001). Il Piano prevede per il settore energetico azioni lungo 4 assi d’interventi individuati dal VI Programma d’azione Comunitario, ovvero: 1. misure specifiche per aumentare l’efficienza energetica, il risparmio energetico, l’uso più consistente delle energie e delle materie prime rinnovabili e la riduzione dei gas climalteranti diversi dalla CO2, ad esempio mediante dispositivi specifici, accordi ambientali con i settori industriali, applicazione di tecnologie avanzate; 2. integrazione degli obiettivi relativi al cambiamento climatico nelle politiche settoriali della Regione e degli Enti pubblici quali i trasporti, l’energia, l’industria, l’agricoltura in base ad obiettivi specifici e sviluppando indicatori adeguati: le modifiche strutturali del settore dei trasporti, la promozione del passaggio alla ferrovia, alle vie navigabili e al trasporto pubblico sono fattori di importanza capitale in questo contesto; in campo energetico va promossa l’ulteriore conversione della produzione di elettricità verso fonti a minore emissione di CO2; tale conversione dovrebbe sempre più orientarsi verso le forme di energia rinnovabili; in campo agricolo, va perseguita la diminuzione delle emissioni di azoto e metano e lo sviluppo di tecniche che potenzino i “bacini di assorbimento del carbonio” in agricoltura e silvicoltura; il settore industriale deve puntare ad una maggiore efficienza energetica; 3. il potenziamento della ricerca su tecnologie e materiali innovativi; 4. la migliore informazione ai cittadini ed alle imprese in materie di cambiamento climatico. Tale piano è stato aggiornato a Novembre 2004 attraverso il Piano d’azione Ambientale 2004-2006. Il quadro di indirizzi richiamato rimane comunque la cornice di riferimento per l’intero Piano regionale 20042006 all’interno del quale individuare priorità di azione, specifici obiettivi da raggiungere, soggetti e modalità di attuazione, da parte di tutti i settori coinvolti nella promozione dello sviluppo sostenibile e della qualità ambientale, a fronte del quadro di risorse finanziarie ad oggi disponibili ed in prospettiva nel triennio. Per i dettagli sui contenuti del Piano Energetico regionale si rimanda al successivo paragrafo 4.1.5.1. 4.1.5 Principali riferimenti legislativi Gli obiettivi delineati nei capitoli precedenti sono in parte stati tradotti in riferimenti legislativi che dalle Direttive Europee sono stai poi recepiti dalla normativa nazionale e regionale in materia. Tra i provvedimenti più importanti si ricordano: a) Direttiva 96/62/CEE abrogata dalla successiva Direttiva 2003/54/CE: stabilisce norme comuni per la generazione, la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica attraverso la liberalizzazione del mercato e uso efficiente dell’energia elettrica. Tale direttiva è stata recepita in Italia attraverso il cosiddetto Decreto Bersani (D.Lgs. n. 79 del 16/03/99). Oltre a disciplinare le regole per le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica, il Decreto Bersani ha fissato i nuovi meccanismi di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, basati su regole di mercato e quindi più confacenti al contesto di liberalizzazione in particolare attraverso l’istituzione di un mercato dei Certificati Verdi. A quest’ultimo devono rapportarsi i produttori ed importatori di energia da fonti convenzionali per rispettare, a partire dal 2002, l’obbligo di immissione 26 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ nel sistema elettrico nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili in misura pari al 2% dell’energia da fonte non rinnovabile immessa in rete l’anno precedente. Tale percentuale si applica alla quota eccedente i 100 MWh. A tale decreto è seguito il D.M. 11/11/1999 che contiene direttive per l’attuazione delle norme in materia di energia elettrica da fonti rinnovabili”. In particolare l'energia da fonti rinnovabili da immettere nel sistema elettrico nazionale per far fronte all’obbligo della quota del 2%, può essere prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili entrati in esercizio, a seguito di nuova costruzione, potenziamento, rifacimento, o riattivazione, in data successiva al 1° aprile 1999, anche destinati, in tutto o in parte, all'autoproduzione. L’obbligo del 2% può essere rispettato anche importando, in tutto o in parte, elettricità prodotta da impianti entrati in esercizio dalla medesima data, ma ubicati in paesi esteri, purché tali paesi adottino analoghi strumenti di promozione ed incentivazione delle F.E.R. La produzione di energia elettrica degli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per i primi otto anni di esercizio, alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili, denominata Certificato Verde emesso dal gestore della rete, su comunicazione del produttore. b) Direttiva 98/30/CEE: stabilisce norme comuni per il trasporto, la distribuzione, la fornitura e lo stoccaggio di gas naturale attraverso la liberalizzazione del mercato del gas naturale. Tale direttiva è stata recepita in Italia attraverso il cosiddetto Decreto Letta (D.Lgs. n.164 del 23/05/2000). Le riforme del mercato dell'energia in attuazione delle Direttive Europee 96/92/CE e 98/30/CE non si limitano al recepimento delle direttive, ma disciplinano gli interi settori sviluppando inoltre strumenti di aumento dell’efficienza energetica anche nell'ambito degli usi finali di energia. Il 24 Aprile 2001 vengono emanati due Decreti Ministeriali: Individuazione degli obiettivi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali ai sensi dell'art.9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n,79 - Energia Elettrica; Individuazione degli obiettivi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di cui all'art.16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164 - Gas Naturale. che fissano obiettivi nazionali di efficienza energetica, risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili per il settore dell’Energia Elettrica e per il settore del Gas Naturale, in coerenza con gli obiettivi del protocollo di Kyoto. I due decreti, detti anche Decreti Gemelli, individuano gli obiettivi quantitativi di risparmio energetico da conseguire a livello nazionale in ogni anno dal 2002 al 2006 e gettano le basi per la costruzione di un sistema di titoli di efficienza energetica denominati Certificati Bianchi di valore pari alla riduzione certificata di consumi certificata per quell’anno. I Decreti Gemelli rivoluzionano il sistema degli incentivi fino ad allora seguito e consistente nel concedere contributi direttamente agli utilizzatori finali dell’energia. c) Direttiva 2001/77/CEE: mira a promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro comunitario in materia. Gli stati membri adottano misure atte a promuovere l’aumento del consumo di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili perseguendo gli obiettivi indicativi nazionali per il 2010 che prevedono una quota del 22,1% di elettricità prodotta da F.E.R. sul consumo totale della Comunità. Per l’Italia l’obiettivo indicativo nazionale è pari al 25 % di elettricità da F.E.R. rispetto al consumo interno lordo. Tale direttiva è recepita in Italia dal D.Lgs. 387 del 29/12/2003. Oltre agli obiettivi suddetti si stabilisce: un incremento dell’obbligo di produrre elettricità da fonti rinnovabili dello 0,35% all’anno a partire dal 2004; la possibilità di connessione alla rete degli impianti da fonte rinnovabile con potenza fino a 20 kw con modalità di scambio sul posto dell’energia elettrica; sarà possibile realizzare quindi il “Net Metering” anche per l’eolico di piccola taglia come avviene già per il fotovoltaico; 27 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ l’introduzione di un meccanismo di incentivazione in conto energia per il fotovoltaico.. Tale sistema finanzia l’energia elettrica prodotta e immessa in rete con una tariffa incentivante e non più l’investimento iniziale; una serie di incentivi anche per la produzione elettrica da solare termodinamico; l’introduzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili; una migliore definizione delle fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle rinnovabili. Vengono esplicitamente escluse le fonti assimilate e i beni prodotti o sostanze derivanti da processi il cui scopo primario sia la produzione di vettori energetici o di energia. L’articolo 17 prevede l’inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili (beneficia di tale regime anche la parte non biodegradabile dei rifiuti). In attuazione dell’art.7 del Dlgs. 387/2003 è stato emanato il D.M. del 28/07/05 denominato “Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare” (conto energia). Il conto energia italiano è un sistema di incentivazione ibrido perché l’energia elettrica prodotta dall’impianto beneficia della tariffa incentivante sia se autoconsumata, sia se immessa nella rete locale (quando la produzione eccede il consumo delle proprie utenze). In particolare per gli impianti di potenza inferiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha un ulteriore beneficio sui normali consumi: l’elettricità da FV autoconsumata dall’utenza e/o ceduta alla rete locale, sarà scontata dalle bollette successive; invece per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha il risparmio per l’energia autoconsumata ed in più la vendita diretta delle eccedenze alla rete locale d) Direttiva 2002/91/CE: mira a promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi. Tale Direttiva è stata recepita in Italia attraverso il D.Lgs n.192 del 19/08/2005 “Rendimento e certificazione energetica nell’edilizia” Il recepimento della direttiva europea, prevede la disciplina delle seguenti tematiche: 1. la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici; 2. l’applicazione di requisiti minimi per le prestazioni energetiche degli edifici; 3. i criteri per la certificazione energetica; 4. le ispezioni periodiche degli impianti di climatizzazione; 5. i criteri per garantire la qualificazione e l’indipendenza dei soggetti incaricati di svolgere la certificazione energetica; 6. attività informativa, di formazione professionale per l’uso razionale dell’energia, nonché la raccolta di informazioni e monitoraggio delle esperienze sul territorio nazionale. Il decreto si applica integralmente agli edifici di nuova costruzione e in caso di ristrutturazione completa di edifici di superficie utile superiore a 1.000 m2; si applica anche, con il rispetto di specifici parametri e livelli prestazionali, in tutti gli altri casi di ristrutturazione di edifici, nell’installazione e nella sostituzione del generatore di calore indipendentemente dalle dimensioni degli edifici e dall’entità delle ristrutturazioni. Sono esclusi i fabbricati industriali, artigianali, agricoli non residenziali e quelli protetti dal codice dei beni culturali, nonché i piccoli fabbricati isolati. Un aspetto nuovo introdotto dal decreto è la volontà di adottare una valutazione complessiva della prestazione energetica degli edifici, che preveda, accanto alla stima convenzionale dei consumi per la climatizzazione invernale, anche i consumi per la climatizzazione estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria, la ventilazione e l’illuminazione. Inoltre, a partire dall’ 08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2 sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica di durata decennale, intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi. 28 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ e) Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 26/08/1993 “Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia”: è il decreto attuativo della legge n.10 del 1991. E’ stato successivamente aggiornato dal D.P.R. 551/99. Questo decreto offre molti spazi all’applicazione di una politica energetica su scala comunale (comuni con oltre 40.000 abitanti). In particolare ha: 1. suddiviso il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei “gradi giorno” comunali e indipendentemente dall’ubicazione geografica; 2. stabilito per ogni zona climatica la durata giornaliera di attivazione e il periodo annuale di accensione degli impianti di riscaldamento; 3. classificato gli edifici in otto categorie a seconda della destinazione d'uso e stabilito per ogni categoria di edifici la temperatura massima interna consentita; ha inoltre stabilito che gli impianti termici nuovi o ristrutturati debbono garantire un rendimento stagionale medio che va calcolato in base alla potenza termica del generatore; 4. definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda; 5. previsto una periodica e annuale manutenzione degli impianti termici. La più importante novità introdotta dal successivo D.P.R. 551/99 appare l’obbligo di dotare gli impianti termici, al servizio di edifici la cui concessione edilizia è stata rilasciata dopo il 30 giugno 2000, di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del consumo energetico per ogni singola unità immobiliare. f) In attuazione della Direttiva 2003/30/CE relativa alla promozione dell’uso dei biocarburanti nei trasporti, è stato emanato in Italia il D.Lgs. n.128 del 30/05/05. La nuova norma impone a società petrolifere e distributori di soddisfare la domanda di benzina e nafta da trasporto con biocarburante (puro o miscelato) in una percentuale minima pari all’1% entro l’anno in corso e al 2,5% entro il 2010, obiettivi al di sotto del target fissato dall’Unione Europea che prevede di sostituire entro il 2005 il 2% dei consumi totali di benzina e gasolio da autotrazione con biocarburanti, per poi salire al 5,75% entro il 2010. Inoltre possono essere immesse al consumo nella rete di distribuzione solo miscele diesel-biodiesel con contenuto di biodiesel inferiore o uguale al 5%. Se la percentuale di biodiesel supera il 5%, la miscela può essere avviata al consumo solo presso utenti extra-rete e usata solo in veicoli omologati. I biocarburanti considerati tali dal decreto sono: bioetanolo, biodiesel, biogas carburante, biometanolo, biodimetiletere, bio-Etbe, bio-Mtbe, biocarburanti sintetici, bioidrogeno, olio vegetale puro. A livello regionale il riferimento più importante è rappresentato dalla L.R. n.26 del 23/12/2004 “Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia” La presente norma disciplina la programmazione energetica territoriale e contiene inoltre altre disposizioni in materia di energia. Con questa disposizione la giunta punta a qualificare il sistema elettrico ed energetico per raggiungere l’autosufficienza elettrica della Regione al 2010. Per raggiungere il pareggio del bilancio elettrico ed insieme mantenere fede agli impegni assunti a Kyoto, la legge regionale prevede azioni su tre livelli diversi: 1. Si intende innanzitutto portare a conclusione il processo, già avviato, di conversione di tutte le vecchie centrali ad olio combustibile (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e a ciclo combinato da realizzare con le migliori tecnologie, secondo quanto indicato dalle direttive europee. 2. Si punta poi su un aumento della produzione elettrica con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biomasse). 3. La legge stabilisce una nuova possibilità di intervento, prevedendo per la prima volta che, per ogni nuovo insediamento urbanistico, vi siano scelte progettuali di uso razionale di energia e dotazioni di fonti rinnovabili. La nuova legge prevede incentivi a favore della bioarchitettura: sottotetti che 29 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ potranno essere recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri, purché adeguatamente coibentati; contatori singoli obbligatori negli impianti di riscaldamento centralizzati; sistemi solari obbligatori in tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. Verranno, inoltre, introdotti: nuovi standard di rendimento energetico degli edifici, che dovranno essere recepiti dai regolamenti edilizi comunali; certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici; obblighi per i Comuni e le Province di prevedere per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di urbanizzazione, le nuove reti energetiche di teleriscaldamento e la cogenerazione. In questo modo entro il 2010 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica si ridurrebbero dalle attuali 13,2 milioni di tonnellate (comprensive di 7 milioni di tonnellate imputabili alle importazioni) a 11,2 milioni di tonnellate. Per il settore residenziale, cha attualmente in Emilia Romagna consuma 2.700.000 tep l’anno, il Piano punta ad un risparmio pari a 330.000 tep al 2010. Tale obiettivo, se raggiunto permetterà di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 700.000 tonnellate. 4.1.5. I principali strumenti di pianificazione in materia di energia 4.1.5.1 Piano Energetico Regionale Il Piano Energetico Regionale (PER), in fase di approvazione, si pone come obiettivo “una situazione al 2010 di tendenziale equilibrio del bilancio elettrico regionale ma offrendo il contributo per il raggiungimento dei più importanti obiettivi di sostenibilità energetica posti all’Italia a livello internazionale, per la quota parte spettante all’Emilia-Romagna”. Lo scenario evolutivo indicato nel P.E.R. fissa quindi l’obiettivo della autosufficienza regionale nella produzione rispetto ai consumi puntando in particolare su una notevole valorizzazione delle fonti rinnovabili secondo la seguente previsione: Bilancio elettrico regionale (TWh) al 2000 e scenario al 2010 2000 2010 Produzione di cui: - idroelettrico - eolico + fotovoltaico - biomasse - cogenerazione (autoprod) - termoelettrica 12.6 32.0 1.2 0.08 1.5 9.9 1.4 0.1 1.3 5.0 24.1 Richiesta 24.4 32.0 Deficit 48% 0 Il P.E.R. dell’Emilia Romagna assume comunque paradigma dei suoi obiettivi la piena attuazione del contributo regionale di riduzione di emissioni di CO2 equivalenti riferito a tutti i settori dei consumi energetici rispetto ai livelli del 1990. Il Piano non si propone d’imporre una gestione prescrittiva della tematica energetica ma di farne uno strumento flessibile tramite cui contribuire alla tutela degli interessi diffusi e dell’ambiente in piena conformità con gli indirizzi comunitari di politica energetica. In particolare è prevista l’integrazione delle scelte energetiche strategiche con quelle di pianificazione territoriale, sia a livello urbanistico e di Piano dei Trasporto, sia a livello di modelli di sviluppo economico. Le finalità della politica energetica aventi il ruolo di sotto-obiettivi. funzionali al raggiungimento del fine generale sono: 1. promuovere il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia anche attraverso le azioni di assistenza, consulenza ed informazione, nonché lo sviluppo di servizi rivolti agli utenti finali dell’energia; 2. favorire lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili ed assimilate; 30 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3. assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, territoriale e di sicurezza dei processi di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione ed uso finale dell’energia, anche attraverso l’adozione di misure volte ad accelerare l’adeguamento e la sostituzione degli impianti esistenti; 4. promuovere i fattori di competitività regionale contribuendo ad elevare la sicurezza, l’affidabilità e la continuità degli approvvigionamenti di energia, assicurando la distribuzione equilibrata delle infrastrutture nel territorio, diffondendo l’innovazione tecnologica, organizzativa e finanziaria nella realizzazione dei progetti energetici d’interesse pubblico, garantendo l’efficienza, qualità, fruibilità e diffusione dei servizi in condizioni di concorrenza, economicità e redditività; 5. favorire il miglioramento delle prestazioni dei sistemi energetici, con riguardo alle diverse fasi di programmazione, progettazione, esecuzione, esercizio, manutenzione e controllo di impianti, edifici, manufatti, in conformità alla normativa tecnica di settore, anche attraverso la diffusione di sistemi di qualità aziendale e la istituzione di un sistema di accreditamento degli operatori preposti alla attuazione degli interventi assistiti da contributo pubblico; 6. assicurare la tutela degli utenti e dei consumatori; 7. contribuire a conseguire gli obiettivi nazionali di limitazione dei gas ad effetto serra posti dal protocollo di Kyoto. In particolare in relazione all’obiettivo “Risparmio energetico ed uso razionale dell’energia e fonti rinnovabili” sono individuati quattro principali direttrici: 1. la riqualificazione del sistema di mobilità; 2. la qualità energetica del sistema urbano; 3. lo sviluppo dell’uso razionale dell’energia nel settore produttivo; 4. la riqualificazione dei sistemi e delle infrastrutture energetiche territoriali. La Regione intende promuovere attività di programmazione negoziata per la realizzazione di programmi integrati di intervento per la qualificazione dei sistemi energetici relativi a specifiche aree territoriali attraverso accordi volontari, contratti di servizio con aziende fornitrici di servizi di pubblica utilità ecc… Tra le tipologie progettuali di maggiore interesse e più correlate alla tematica energetica si hanno: Settore civile: il contenimento dei consumi di energia, il miglioramento dell’efficienza energetica, la diffusione della micro-cogenerazione e l’utilizzo delle fonti rinnovabili nella climatizzazione ed illuminazione degli ambienti e nella produzione di energia ed acqua calda sanitaria negli edifici; contenimento delle perdite dalle reti di distribuzione; attuazione dei programmi nazionali per la diffusione di caldaie, elettrodomestici e lampade ad alta efficienza; programmi di formazione ed orientamento; diagnosi e misure energetiche; certificazioni energetiche ed ambientali, ecc. Settore della produzione di energia: miglioramento dell’efficienza e della compatibilità ambientale nei processi di produzione, trasporto, trasformazione e distribuzione dell’energia; produzione combinata di energia elettrica e calore (cogenerazione). Settore industriale: riduzione dei consumi specifici (per unità di output prodotto) e diffusione dell’autoproduzione combinata di energia elettrica o meccanica e calore; a. Realizzazione di reti di teleriscaldamento; b. Diffusione delle fonti rinnovabili di energia; c. Sviluppo ed applicazione delle tecnologie innovative per la cattura e l’isolamento dei gas serra; d. Gestione razionale ed orientata a favorire la riduzione della produzione di rifiuti ed a incrementare il riutilizzo, il riciclo ed il recupero delle materie prime e/o dell’energia; e. Recupero energetico: introduzione di sistemi e componenti per la valorizzazione energetica, il riutilizzo ed il riciclaggio di scarti e materiali residuati dal processo produttivo. Tra questi sono considerati ad elevata priorità i seguenti tipi di progetto: 31 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ - Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico; Razionalizzazione energetica della pubblica amministrazione; Riqualificazione energetica del sistema edilizio urbano; Programmi integrati d’area per la diffusione delle fonti rinnovabili; Realizzazione di reti di teleriscaldamento, anche integrate con impianti di cogenerazione; Riduzione delle perdite di metano nelle reti di distribuzione; Applicazioni del solare termico nei comuni costieri, del fotovoltaico e dell’eolico; Interventi di modifica del processo produttivo finalizzati al risparmio energetico, all’utilizzo delle fonti rinnovabili ed alla valorizzazione di altre fonti di energia e di materiali di scarto; Installazione di componenti ad alta efficienza elettrica; Diffusione della cogenerazione in impianti industriali che utilizzino combustibili a basso impatto ambientale; Attivazione di sistemi e servizi per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti. Gli obiettivi del piano possono essere riassunti in alcuni indici prestazionali La tabella seguente dettaglia gli obiettivi di valorizzazione delle fonti rinnovabili, risparmio energetico e uso razionale dell’energia, con le connesse riduzioni delle emissioni di CO2 e gli investimenti previsti: 32 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 4.1.5.2 Piano di Gestione di qualità dell’aria della Provincia di Forlì-Cesena: Quadro conoscitivo e Documento Preliminare Nell’ambito dell’elaborazione del Piano di Gestione della Qualità dell’aria della Provincia di ForlìCesena è stato recentemente approvato il Quadro Conoscitivo e il Documento Preliminare del Piano sottoposto alla Conferenza di Pianificazione. La zonizzazione del territorio provinciale in base ad una valutazione preliminare della qualità dell’aria proposta dalla Regione è stata fatta dall’Amministrazione provinciale di Forlì-Cesena con D.G.P. n.41602/2004. Il Comune di Forlì fa parte della Zona A4 ed è compresa all’interno dell’agglomero R115 In particolare per gli agglomerati oltre ai piani e programmi di risanamento6, comunque previsti per la zona A, occorre predisporre piani di azione a breve termine7. Sulla base delle valutazione emerse nel Piano gli inquinanti per cui sono registrati superamenti o rischi di superamento sono: PM108 , NO29 ( biossido di azoto) , NOx10 (ossidi di azoto), O311 (Ozono) . Vengono quindi individuate dal Piano delle azioni (che costituiscono il Piano di Gestione della Qualità dell’aria) da attuare per il conseguimento degli obiettivi generali che prevedono la riduzione all’emissione dei seguenti inquinanti12 in atmosfera (e ponendo contestualmente attenzione a diminuire la quantità complessiva di CO2 anidride carbonica emessa dal territorio) per: PM10, NO2/NOx, COV (composti organici volativi) in quanto precursori insieme agli ossidi di azoto dell’inquinante secondario (Ozono) in modo tale da garantire il rispetto dei valori limite di qualità dell’aria stabiliti dalle norme all’anno di riferimento 2010, agendo una riduzione sui settori responsabili delle emissioni presenti sul territorio della Provincia di Forlì-Cesena. In particolare sono individuati riduzioni per i seguenti settori di emissione : 1. Riscaldamento = settore combustione–non industriale; 4 Zona A: territorio dove c’è il rischio di superamento del valore limite e/o delle soglie di allarme. In questo caso è necessario predisporre i piani e programmi di risanamento; 5 Agglomerato: porzione di zona A dove è particolarmente elevato il rischio di superamento del valore limite e/o delle soglie di allarme. 6 Piano di Risanamento per zona A= programmazione a medio e lungo termine (5 anni) di interventi strutturali per la riduzione delle emissioni inquinanti con il compito di raggiungere gli obiettivi di qualità dell’aria. 7 Piano d’azione per agglomerati: variante più incisiva della programmazione contenuta nel piano di risanamento a cui si aggiunge una restrizione delle attività emissive in alcuni momenti dell’anno con il compito di ridurre o eliminare quegli episodi critici su cui le azioni a medio e lungo termine non riescono ad incidere tempestivamente. 8 PM10 particolato fine: la norma (D.M. n. 60/2002) prevede due tipologie di limiti per la protezione della salute umana: media giornaliera da non superare più di 35 giorni per anno (valore max: 50 µg/m3) media annuale (valore max: 40 µg/m3) 9 NO2 biossido di azoto: la norma (D.M. n. 60/2002) prevede due tipologie di limiti per la protezione della salute umana: media oraria da non superare più di 18 volte per anno (valore max al 2005: 250 µg/m3) media annuale (valore max al 2005: 50 µg/m3) 10 NOX ossidi di azoto: la norma (D.M. n. 60/2002) prevede una tipologia di limite per la protezione della vegetazione: media annuale (valore max dal 2001: 30 µg/m3) 11 O3 ozono: la recente norma (D.Lgs n. 183/2004) introduce importanti novità per la tipologia dei limiti definiti ora valori bersaglio: valore bersaglio per la protezione della salute umana – (120 µg/m3); valore bersaglio per la protezione della vegetazione - AOT 40 (18.000 (µg/m3) h ). 12 L’ozono O3 non è stato successivamente trattato in quanto inquinante secondario e i modelli di simulazione utilizzati per il piano di risanamento della Qualità dell’Aria non lo riescono a trattare. L’ozono non viene immesso direttamente ma si produce a seguito di reazione fitochimiche favorite dalla radiazione solare in presenza di inquinanti primari quali ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (COV).Anche la CO2 non viene specificatamente trattata in quanto le normative in tema di qualità dell’aria e piani di tutela e risanamento non prevedono obiettivi specifici di raggiungimento per la CO2. Anche per la CO2, così come per l’ozono, si può comunque ipotizzare una riduzione delle concentrazioni conseguente l’ottimizzazione dei processi di combustione, l’incentivazione all’uso di fonti di energia rinnovabili e la promozione di politiche di risparmio energetico; tutte azioni previste e che concorrono al risanamento della qualità dell’aria in generale. 33 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 2. Aziende = settore combustione–industria, settore processi produttivi,settore uso di solventi, incenerimento rifiuti; 3. Traffico = settore trasporti stradali; 4. Agricoltura = settore agricoltura; In particolare per ogni singolo settore vengono esplicitati come esplicitato nella seguente tabella: gli obiettivi di riduzione all’anno 2010 senza l’introduzione di azioni aggiuntive. Tale scenario è costruito sulla base delle norme e dei provvedimenti già vigenti aventi rilievo in materia di inquinamento atmosferico e della prevista evoluzione dei vari settori emissivi (denominato scenario 2010SA), gli ulteriori obiettivi di riduzione con l’introduzione delle azioni di Piano (denominato scenario 2010CA), Obiettivi Scenario 2010SA Settore Obiettivo Consumi Obiettivo Emissioni Obiettivi Scenario 2010CA Obiettivo Consumi Obiettivo Emissioni una riduzione del consumo per abitante del 10% rispetto al valore attuale (maggiore efficienza delle caldaie e a migliori tecniche Riscaldamentoedilizie) Riduzione proporzionale settore combustione–non Ridistribuzione della alla riduzione dei consumi industriale popolazione in base alle per PM10, NO2 e COV aree urbanizzate in progetto e alle previsioni di aumento della popolazione in accordo a quanto previsto dagli studi della Regione Ulteriore riduzione del Riduzione proporzionale consumo per abitante del alla riduzione dei consumi 5 % rispetto allo per PM10, NO2 e COV. scenario 2010SA una riduzione delle emissioni del 7% medio Incremento della per tutti gli inquinanti produttività mediante emessi da ogni singola l’insediamento delle attività produttiva in nuove aziende nelle zone seguito all’impiego delle di progetto migliore tecniche disponibili (MTD o BAT), Ulteriore Riduzione del 18% la quantità emessa di NO2, PTS, PM10 e COV da ogni singola attività produttiva rispetto a quanto emesso nello scenario 2010SA Aziende settore combustione– industria settore processi produttivi settore uso di solventi Nello scenario all’anno 2010SA è stato valutato l’incremento di potenzialità di entrambi i termodistruttori secondo quanto previsto nei relativi documenti di VIA. Aziende Settore incenerimento rifiuti Traffico Settoretrasporti stradali Aumento della consistenza del parco macchine del 5%. Tale aumento è stato applicato ai flussi anche di veicoli assegnati ai tratti della rete stradale incremento del traffico autostradale (A14) con aumento dei flussi di mezzi leggeri e pesanti rispettivamente del 22% e del 21% Svecchiamento del parco macchino e relativo adeguamento dei fattori di emissione 34 Non sono indicati ulteriori obiettivi di riduzione delle emissioni rispetto allo scenario dell’anno di riferimento 2010 senza azioni (2010SA). una riduzione del 10% di tutti i flussi di veicoli assegnati ai tratti della rete stradale (rispetto allo scenarioSA) escludendo l’A14 che si suppone comunque in crescita Riduzione del 10% delle percorrenze medie delle varie classi di veicoli che compongono il parco macchine della provincia rispetto allo scenario attuale VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Agricoltura Nessuna variazione ridurre del 10% la quantità di emissioni di PM10 e COV attribuite al comparto zootecnico rispetto a quanto emesso nello scenario (2010SA). Nessuna variazione Per il conseguimento di tali obiettivi vengono previste una serie di azioni che hanno sostanzialmente un carattere strutturale dal momento che si ritiene necessario adottare un approccio forte nei confronti della qualità dell’aria, che agisca sulle cause dell’inquinamento al fine di ridurle. In particolare, in coerenza con quanto indicato all’art. 2 comma 2 dell’Accordo di Programma sulla Qualità dell’Aria – Aggiornamento 2005-2006 “ Per la gestione dell’emergenza da PM10 e per il progressivo allineamento ai valori fissati dalla UE di cui al D.M. 02/04/2002 n. 60”, sottoscritto il 3 ottobre 2005 dalla Regione Emilia Romagna, le Province e i Comuni con più di 50.000 abitanti, le azioni di risanamento sono individuate all’interno delle seguenti tipologie: a) Mobilità sostenibile ossia azioni per favorire la diversione modale dal mezzo privato verso altre forme di spostamento ambientalmente sostenibili, azioni per ridurre le capacità emissive del parco veicolare, azioni per incentivare l’utilizzo e l’offerta del trasporto pubblico; b) Edilizia sostenibile: azioni per giungere alla definizione di prescrizioni, indirizzi e direttive che permettano di guidare l’espansione insediativa verso la sostenibilità nei confronti della risorsa atmosferica (in particolare diminuzione dei consumi energetici per il riscaldamento); c) Attività produttive e aziende di servizi: azioni che agiscono sulla quantità e qualità degli inquinanti emessi dagli impianti produttivi; d) Logistica delle merci: azioni di tipo gestionale ed organizzativo che contribuiscono a diminuire l’impatto ambientale negativo legato al trasporto delle merci: e) Informazione: azioni per fornire le informazioni relative alla qualità dell’aria, per sensibilizzare l’opinione pubblica e per generare un cambiamento nelle abitudini della popolazione; f) Formazione: azioni per l’aggiornamento e la formazione dei tecnici degli enti pubblici e privati. Le azioni ritenute più efficaci per raggiungere gli obiettivi di riduzione stabiliti nei settori maggiormente emissivi sono riassunte nella tabella seguente: Settore Azione Soggetti coinvolti Ambito applicazione Tempi di attuazione Inquinanti Efficacia Mobilità – trasporti stradali Riduzione dell’influenza della quota più vecchia ed inquinante del parco veicolare attraverso: - Riduzione del numero dei veicoli circolanti, in primis i vecchi veicoli alimentati a gasolio, poi i vecchi a benzina (se non è possibile convertirli a metano o GPL), ; - Incentivi per la rottamazione e la conversione a carburanti puliti; - Progressivo divieto di circolazione dei veicoli ad accensione comandata e ad accensione spontanea pre Euro, dei ciclomotori e dei motocicli a due tempi pre Euro, nonché il divieto di circolazione nei centri urbani dei veicoli commerciali Comuni, Provincia Comuni Zona A breve-medio termine PM10, PTS, CO, NOx ma anche benzene e COV riduzione del 30 % degli inquinanti 35 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Mobilità – trasporti stradali Mobilità – trasporti stradali Mobilità – trasporti stradali Mobilità – trasporti stradali Mobilità – trasporti stradali ad accensione spontanea Euro 1, anche se provvisti di bollino blu Riduzione del traffico veicolare nei centri storici attraverso: - Previsione per i centri storici dell’ingresso solamente per veicoli dei residenti, tutti gli altri almeno con due passeggeri per auto (almeno per tre giorni a settimana nella fascia oraria 8/20), contemporanea estensione delle zone pedonali e delle ZTL; - Controllo degli accessi alla zone a traffico limitato per tipologia di veicoli; - Estensione/creazione di zone pedonali: obiettivo 10% territorio urbano -Sosta dei motocicli a pagamento; Aumento della tariffa della sosta; Introduzione di parcheggi scambiatori con una implementazione dei trasporti pubblici dalle tre uscite dei caselli autostradali, legati al trasporto di persone per le aree industriali, commerciali ed i centri storici principali con orario almeno 8 – 20 (da associare ad adeguata politica della sosta nei centri abitati) Gestione della mobilità casalavoro attraverso: - Campagne di informazione e questionari per le aziende al fine di verificare la possibilità di trasporti pubblici mirati alle esigenze particolari; - Diffusione delle azioni di mobility management aziendale, di singola area industriale per aziende di piccole dimensioni; - Previsione dell’obbligo per il gestore delle aree ecologicamente attrezzate di svolgere il ruolo di mobility manager ed energy manager; - Istituzione del “mobility manager di area” a sostegno. Incentivazione delle possibilità di telelavoro per diminuire la richiesta di mobilità. Potenziamento della mobilità ciclistica attraverso: - Sviluppo delle le reti ciclabili, studiando le nuove infrastrutture viarie non solo per i veicoli a motore - Predisposizione del Piano Provinciale delle Piste Ciclabili Esso si può articolare in due fasi: individuazione della rete dei percorsi da realizzare e approfondimento della fattibilità dei percorsi individuati. Comuni Centri storici dei Comuni Zona A Breve termine PM10, PTS, CO, benzene, NOx, COV Riduzione del 25 % degli inquinanti emessi nel centro storico Comune, Provincia Agglomerato medio termine NOx, PM10, Benzene Efficacia: riduzione del 10 -20 % degli inquinanti Comuni, Provincia, Aziende/Enti al DM 27/03/1998 Zona A breve termine NOx, PM10, Benzene riduzione del 5-10 % degli inquinanti Enti pubblici, Aziende Territorio provinciale medio termine NOx, PM10, Benzene riduzione del 5 % degli inquinanti Comuni, Provincia Comuni della zona A medio termine NOx, PM10, Benzene riduzione del 5 % degli inquinanti 36 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Istituzione degli Uffici Biciclette presso i Comuni. Tutte le misure legate alla Mobilità – riduzione del traffico devono essere controllate con Comuni trasporti puntualità dalle polizie stradali municipali. Accordi volontari con le associazioni di categoria per la Comuni, Logistica sostituzione dei veicoli Associazioni di delle merci commerciali leggeri più obsoleti, categoria, –trasporti attraverso incentivi economici e Provincia stradali permessi per l’accesso nei centri storici altrimenti negati Per le aziende esistenti, attraverso accordi volontari, giungere ad una riduzione del 25% dei limiti di emissione di materiale particellare PTS, ossidi di azoto NOx e composti Attività organici volatili COV (DPR Provincia, Produttive 203/88): successivamente ARPA, -settore iniziare campagne di Aziende aziende campionamento delle polveri da parte di ARPA, all’interno degli accordi, pagate dalle aziende per verificare il rispetto dei nuovi limiti. Tali limiti saranno vincolati entro 2 anni. Per le aziende di nuovo insediamento nella Zona A definizione di criteri restrittivi di autorizzazione alle emissioni in Attività Provincia, Produttive atmosfera delle attività ARPA, -settore produttive che prevedano limiti Aziende aziende alle emissioni più bassi e valutazioni sui flussi di massa complessivi per materiale particellare e ossidi di azoto Attività Campagne di informazione per Produttive la riduzione dei veicoli agricoli -Settore circolanti sulle strade e per la Comuni altre sostituzione dei veicoli più sorgenti vecchi ed inquinanti. mobili Accordi volontari per giungere ad una riduzione delle emissioni di polveri dovute agli allevamenti zootecnici preceduti da campagne di campionamento Provincia, Attività Produttive delle polveri da parte di ARPA o associazioni di altro ente specializzato per categoria degli -Settore allevatori agricoltura verificare la reale consistenza delle emissioni e verificare i fattori di emissione utilizzati nell’inventario del Quadro Conoscitivo Edilizia sostenibileSettore Combustio ne non industriale Previsione di un consumo massimo per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni di metratura superiore a 100 mq, pari a 90 kwh/mq*anno Centro storico e aree urbane dei Comuni della Zona A breve-medio termine PM10, PTS, CO, NOx, COV Riduzione del 25 % del PM10 e PTS nel centro storico e 10% per gli altri inquinanti Zona A sorgenti puntuali e aree industriali esistenti nella Zona A Medio termine PM10, PTS, NOx riduzione del 10 % del PM10 Zona A Breve termine PM10, PTS, NOx riduzione del 10 % del PM10 Comuni della zona A breve termine PM10, PTS riduzione del 10 % degli inquinanti Territorio provinciale breve termine PM10, PTS Comuni, Provincia Territorio provinciale 37 lungo termine NOx, PM10, PTS riduzione del 10 % degli inquinanti (la misura è efficace anche per la riduzione delle emissioni di gas serra). VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ In materia di edilizia sostenibile (settore riscaldamento), strettamente correlate con gli obiettivi del PEAC, oltre le azioni sopra descritte sono previste: Limitazione all’utilizzo di alcuni combustibili per impianti termici civili ed incentivi per la conversione a metano o g.p.l. Miglioramento dell’efficienza energetica del riscaldamento civile attraverso: a) Promozione dell’adeguamento degli impianti termici secondo quanto previsto dalla DGR 387/2003 nonché delle fonti rinnovabili - impianti solari termici e fotovoltaici b) Incentivi per l’installazione di caldaie a basse emissioni; c) Estensione rete metanizzazione nel territorio non ancora servito. Vincoli alla pianificazione urbanistica per contenere inquinamento atmosferico e limitare la popolazione esposta attraverso: a) Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale. Coerenza degli strumenti di pianificazione comunale e di settore con VALSAT del PTCP; b) Previsione di indirizzi urbanistici ai Comuni per l’elaborazione della VALSAT (Valutazione di Sostenibilità Ambientale Territoriale) dei PSC al fine di contenere l’inquinamento atmosferico; c) Previsione di requisiti degli insediamenti in materia di qualità dell’aria / riduzione della popolazione esposta ad elevate concentrazioni degli inquinanti; d) Previsione di requisiti di sostenibilità degli insediamenti / criteri per l’identificazione degli ambiti di urbanizzazione/controllo dello sviluppo residenziale ed aumento dell’efficienza del sistema dei trasporti mediante una pianificazione integrata ai diversi livelli di competenza amministrativa. Vincoli alla pianificazione urbanistica per favorire il risparmio energetico attraverso: a) Ambito provinciale – Promozione aggiornamento dei PSC con indicazioni per favorire le fonti energetiche rinnovabili ed il risparmio energetico; b) Centri abitati – Requisiti di sostenibilità degli insediamenti / criteri di bioarchitettura nella progettazione per minimizzare le emissioni. 4.5.1.3. Bozza del Piano energetico-ambientale della Provincia di Forli-Cesena Al termine del 2003 la Provincia di Forlì-Cesena ha concluso la predisposizione del proprio Piano Energetico Ambientale Provinciale (P.E.A.P.) secondo quanto previsto dalla previdente normativa in materia ed in particolare della L.R.3/99. Tale Piano tuttavia nel 2004 non aveva ancora avviato le fasi formali del procedimento approvativi ed ad oggi risulta ancora in versione non definitiva e costituisce allegato al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Si ritiene comunque opportuno descriverne i contenuti principali. Il progetto di P.E.A.P. condividendo gli indirizzi e le strategie assunte per l’elaborazione del Piano Energetico Regionale si propone i seguenti obiettivi: 1. Passaggio da 0,6% a 6,1% della produzione di energia elettrica nell’ambito regionale al fine di: raggiungere l’autosufficienza energetica per quanto riguarda la produzione di elettricità con preferenza all’utilizzo di risorse locali e con l’applicazione di tecnologie che usino risorse rinnovabili; valorizzazione delle fonti rinnovabili di energia (solare fotovoltaico per cui si prevede anche una progettazione integrata con altre tecnologie, eolico, idroelettrico). E’ previsto che la produzione di energia elettrica deriverà per il 28,2 % da fonti rinnovabili sviluppo della cogenerazione e della microcogenerazione in particolare con utilizzo di impianti di piccola potenza; 2. Per quanto riguarda l’energia termica: impianti solari termici; 38 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3. 4. 5. 6. 7. uso della parte termica derivata dalla cogenerazione; uso di biomasse per la microcogenerazione anche con l’attuazione di piani di rimboschimento o di aree verdi da utilizzare come corridoi biologici e per l’utilizzo sia energetico che di fitodepurazione. Uso razionale dell’energia nei diversi settori, con particolare attenzione al settore residenziale e civile. Piani di recupero ed utilizzo delle acque piovane e di acque grigie per usi specifici. Attuazione di piani integrati per la logistica e il traffico. Contenimento dei fenomeni di inquinamento ambientale nel territorio stabilizzando almeno le emissioni di CO2 al 201013 ai valori dell’anno 2001 a fronte di una crescita tendenziale degli usi finali di energia di circa il 20% nell’ipotesi di maggior sviluppo (PIL + 2% annuo)14. Attuazione di strumenti finanziari e di ESCO. Per il raggiungimento degli obiettivi di autosufficienza energetica è prevista una produzione elettrica pari a 1,961 TWh con il seguente contributo suddiviso per fonte energetica da utilizzare: Le azioni proposte sono dettate dalla volontà di utilizzare e valorizzare in primo luogo le risorse rinnovabili disponibili sul territorio provinciale tra cui: - Biomasse: la valorizzazione energetica delle biomasse locali riveste per la Provincia un interesse primario, per motivi di ordine strutturale, quali l’elevata produzione di scarti organici del territorio. Nella Provincia si producono circa 1.500.000 ton/anno di scarti organici derivati dalla zootecnia, agricoltura agroindustria e silvicoltura. La selezione di aree per la valorizzazione energetica della biomassa è effettuata nell’ambito degli istituti normativi preposti che prevedono un processo concertativo fra le amministrazioni e gli enti di controllo competenti sul territorio. - Il solare termico e fotovoltaico costituisce, dopo la biomassa, la risorsa energetica rinnovabile più significativa presente sul territorio. A questo proposito la Provincia ha individuato nel settore turistico e della piccola media impresa l’elemento di propulsione della domanda. 13 Se si dovesse ripartire equamente tra le regioni italiane l’impegno nazionale di riduzione delle emissioni del 6,5% rispetto alle Emissioni del 1990, per l’Emilia Romagna ciò comporterebbe la riduzione di 1,6 milioni di tonnellate di CO2 rispetto alle emissioni di 24,8 Mton registrate nel 1990. In realtà, alla luce della crescita delle emissioni previste al 2010 la riduzione delle emissioni per la Regione dovrebbe essere pari a 5,3-9,7 milioni di tonnellate. Allo stato attuale dunque, supponendo di ripartire equamente tra le province dell’Emilia Romagna l’obiettivo di riduzione del 6,5% delle emissioni di gas serra, per la Provincia di Forlì-Cesena ciò comporterebbe una riduzione di 794.462 (708.502+89.960) tonnellate di CO2 equivalente rispetto al 1.384.000 tonnellate del 1990. In assenza di azioni di contenimento le emissioni di CO2 al 2010 supererebbero 3 milioni di tonnellate e la riduzione, nel rispetto di Kyoto, ammonterebbe a circa 1,6 Mton. Si tratta di un obiettivo oggettivamente difficile da raggiungere. Piu’ realisticamente la Provincia ritiene di poter perseguire l’obiettivo di stabilizzare le emissioni di gas climalteranti del 2010 ai livelli del 2001. Anche in questo caso occorrerà ridurre di oltre un milione di tonnellate/anno la quantità di emissione di CO2 equivalente. 14 La Regione Emilia-Romagna nel PER ha formulato due ipotesi di consumi finali di energia legati a due scenari di crescita del P.I.L.: crescita bassa (1,5% media anno) e crescita alta (2% media anno). La Provincia di Forlì-Cesena ha fatto proprie le ipotesi di sviluppo dell’economia formulate dalla Regione Emilia-Romagna. Le emissioni della CO2 al 2010 sono state stimate secondo diverse ipotesi: Ipotizzando una crescita medio annuo del 4% (dal 2000) ad esclusione degli spandimenti. Ipotizzando uno scenario tendenziale (business as usual b.a.u) Ipotizzando una crescita del 2,3% in media con la Regione Emilia-Romagna 39 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ - Sfruttamento della cogenerazione e microcogenerazione: in particolare in aree industriali ed in aree ecologicamente attrezzate. Si intende, a questo proposito, diffondere la cogenerazione di piccola-media taglia, dell’ordine di alcuni MW specialmente in zone particolarmente predisposte come le aree attrezzate per piccole e medie imprese o distretti o quartieri. Per tali aree l’amministrazione intende promuovere e diffondere la cogenerazione di piccola –media taglia, dell’ordine di alcuni MW. Per quanto riguarda l’obiettivo di uso razionale dell’energia nei diversi settori, si sottolinea che tale obiettivo sarà perseguito con particolare attenzione al settore residenziale e civile. Questa scelta deriva sia dalle caratteristiche di omogeneità della domanda nel settore sia dell’alta incidenza di utenze pubbliche su cui l'amministrazione può intervenire direttamente con interventi dimostrativi e/o sperimentali. Le aree a maggiore vocazione per il risparmio energetico nel settore residenziale saranno scelte tra le zone a maggiore densità abitativa e verranno enfatizzate le regole per le nuove costruzioni. L’efficienza energetica verrà perseguita essenzialmente nel settore residenziale con particolare riferimento agli edifici costruiti negli anni 50, 60 e 70 ma anche nel settore industriale ove siano presenti condizioni di criticità dal punto di vista ambientale ed elevati consumi specifici dovuti alle tipologie produttive. Per quanto riguarda l’edilizia residenziale e il terziario, in relazione alle linee strategiche individuate nel Piano regionale ed assunte come riferimento operativo per contribuire al progetto di sviluppo sostenibile, si prevede di potere diminuire fortemente il consumo elettrico nel residenziale; l’utilizzo massiccio di lampade a basso consumo e l’utilizzo di elettrodomestici classe A porta a dei risparmi di oltre il 55 % . Gli interventi presi in esame per la riduzione del fattore energetico ai valori di legge riguarderanno anche il miglioramento dell’isolamento termico dell’involucro edilizio, il rinnovamento dell’attuale parco caldaie da riscaldamento con sistemi ad alto rendimento, l’utilizzo di sistemi di termoregolazione distribuita negli ambienti, la manutenzione programmata degli impianti prevista dal D.P.R. 412/93. È inoltre previsto sempre in ambito edilizio lo sviluppo della microcogenerazione con l’obiettivo di rendere il più possibile autonomi, dal punto di vista energetico, le diverse aree di intervento al fine di limitare le dispersioni causate dai trasporti di energia a distanza. Vanno individuati, per unità di intervento, impianti centralizzati per la produzione di acqua calda per usi termici e sanitari, ottenuta mediante gruppi termici ad alto rendimento funzionanti a gas metano e va incentivata l’installazione in copertura di pannelli solari autonomi termici e fotovoltaici. Per quanto riguarda invece gli obiettivi nel settore trasporti, Il PEAP prevede l’incentivazione di: Piani Urbani del Traffico (PUT) resi obbligatori per i Comuni con più di 30.000 abitanti che hanno l’intento di migliorare la circolazione e la sicurezza stradale, ridurre i consumi energetici e le emissioni acustiche e di gas inquinanti; i progetti pilota di razionalizzazione della mobilità urbana che utilizzino mezzi di trasporto pubblici, possibilmente elettrici, e veicoli a due ruote; l’istituzione del “Mobility Manager”, responsabile della mobilità aziendale per ottimizzare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti; l’uso multiplo delle autovetture: (taxi collettivi, car sharing, car pooling); la razionalizzazione dei trasporti urbani ed extraurbani con l’introduzione del servizio a chiamata; campagne informative ai cittadini per promuovere comportamenti virtuosi che possano ridurre significativamente i consumi e di conseguenza le emissioni in atmosfera; l’utilizzo di carburanti alternativi anche con riferimento specifico ai biocarburanti quali il biodiesel, che avrebbero anche effetti indotti sulla economia agricola e di trasformazione. 40 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 4.2. La costruzione degli scenari di riferimento Al fine dell’individuazione di azioni efficaci al raggiungimento degli obiettivi assunti dal PEAC e per poterne valutare la compatibilità rispetto ai riferimenti programmatici e di pianificazione sopra analizzati, è necessario poter “prevedere” all’orizzonte temporale stabilito dal Piano il possibile trend dei consumi e delle emissioni. A tal fine nel PEAC il sistema energetico è stato analizzato nella sua evoluzione storica per il periodo 1995-2004 considerandolo sia dal lato dell’offerta, sia dal lato “domanda” ed in relazione alle condizioni socio-economiche del territorio comunale. È stato quindi ricostruito l’insieme degli elementi che hanno portato a determinare il livello e le modalità attuali di consumo per soddisfare un certo fabbisogno, permettendo così di definire il cosiddetto scenario attuale riferito all’anno 2004. Il dettaglio di questa analisi ha portato alla disaggregazione dei consumi per settore di attività (residenziale, terziario, attività produttive e trasporti) e per vettore energetico utilizzato (energia elettrica, gas naturale, benzina, ecc.). Le analisi svolte sul sistema energetico sono state accompagnate da analoghe analisi sull’evoluzione delle emissioni dei gas di serra ad esso associate. Dalla ricostruzione del quadro conoscitivo attuale è stato poi ricostruito lo “scenario” di evoluzione futura prendendo come orizzonte temporale il 2012 assunto dalla stessa U.E. come termine di attuazione dei programmi comunitari a breve e medio termine nel settore energetico. In particolare è stato considerato lo scenario “tendenziale” (definito b.a.u ossia business as usual) che presuppone che non siano messe in atto particolari azioni con la specifica finalità di cambiare le dinamiche energetiche, ma che l’evoluzione del sistema avvenga secondo meccanismi standard. Nell’ambito del presente PEAC dai dati di consumo e di emissioni relativi al decennio 1995-2004 è stata ricavata la retta interpolante da cui si è derivato il dato relativo al 2012. Tale ricostruzione risulta essere “semplificata” e calcolata con presupposti differenti: lo scenario emissivo è stato ricavato dai trend delle emissioni dei singoli settori mentre lo scenario dei consumi è stato ricavato dal trend complessivo per i consumi elettrici e dal trend dei consumi termici per combustibile; in alcuni passaggi invece, come nelle valutazioni sul TLR., i consumi futuri sono stati stimati con interpolazione per settori di attività. È da sottolineare inoltre che nella ricostruzione dello scenario b.a.u. non si è tenuto conto di alcuni cambiamenti in atto nelle dinamiche socio-economiche ed energetiche nonché a livello tecnologico e che fanno comunque parte di un ipotesi di tipo tendenziale. A titolo di esempio nello scenario tendenziale non sono stati esplicitamente considerati l’ipotesi di evoluzione della struttura urbana sulla base di quanto previsto in base agli strumenti pianificatori in atto, le previsioni di crescita della popolazione15, la stima dei consumi energetici pro-capite16, l’evoluzione degli scenari relativi al traffico e di composizione del parco macchine17. Tale semplificazioni hanno di conseguenza comportato anche l’implicita assunzione dell’invarianza dei fattori di emissione in particolare per la componente traffico18. 15 Si veda quanto previsto nello lo studio elaborato da parte della Regione Emilia-Romagna “Le previsioni demografiche per le Province della Regione Emilia-Romagna: un supporto della pianificazione dei servizi pubblici locali” (Febbraio 2005, Regione Emilia Romagna Assessorato Agricoltura Ambiente e sviluppo sostenibile Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua). 16 Ad esempio come più avanti analizzato, nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria, è previsto nello scenario tendenziale al 2010 una riduzione del consumo per abitante del 10% rispetto al val ore attuale per il settore riscaldamento per la maggior efficienza delle caldaie e le migliori tecniche edilizie. 17 Sempre nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria è stato ipotizzato nello scenario tendenziale un aumento della consistenza del parco macchine del 5%. Tale aumento è stato applicato ai flussi anche di veicoli assegnati ai tratti della rete stradale. Contemporaneamente nello scenario emissivo è stato considerato uno “svecchiamento” del parco macchine e relativo adeguamento dei fattori di emissione. 18 Per quanto riguarda l’evoluzione dei fattori di emissioni dovute alla componente traffico si rimanda allo studio “Le emissioni atmosferiche da trasporto stradale in Italia dal 1990 al 2000” r. de Laurentis, P.Picini, S.Saija-APAT 2003 (in corso di stampa). 41 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ L’assunzione della sola ipotesi tendenziale non risponde inoltre a quanto previsto negli strumenti sovraordinati in materia. Il Piano energetico regionale infatti, e di seguito anche il Piano Provinciale (per quanto contenuto nella versione ad oggi disponibile ancora in “bozza”) ha formulato infatti due ipotesi di consumi finali di energia: trend alti consumi: per il futuro s’ipotizza una crescita alta del prodotto interno lordo (ad un tasso medio annuo del 2%), dei consumi energetici complessivi (ad un tasso medio annuo del 2,3%) ed una crescita spontanea del sistema energetico (quindi in assenza di un piano); trend bassi consumi: per il futuro s’ipotizza una crescita bassa del prodotto interno lordo (ad un tasso medio annuo del 1,5%, molto più realistico dal punto di vista economico), dei consumi energetici complessivi (ad un tasso medio annuo del 0,9%) ed una crescita spontanea del sistema energetico (quindi in assenza di un piano). Fatte tali premesse e considerando quindi i “limiti” degli scenari delineati, le tendenze a livello di consumi si confermano anche nello scenario di riferimento avendo ipotizzato un’ipotesi di crescita tendenziale business as usual (b.a.u) ricavata interpolando i dati relativi al decennio 1995-2004. I consumi elettrici subiscono al 2012 un ulteriore incremento del 25% rispetto al 2004, mentre i consumi termici aumentano nello stesso periodo del 6,5%. Bilancio energetico al 2004 e previsione al 2012 Totale Consumo energia elettrica Anno 2004 [tep] Anno 2012 BAU tep] 122.397 153.513 Aumento consumi di energia elettrica del nuovo termovalorizzat. Mengozzi rispetto all'attuale 257 Totale Consumo energia termica 197.744 219.441 di cui: prodotti petroliferi 83.811 85.962 combustibili gassosi 113.933 132.902 Aumento consumi di gas del nuovo termovalorizzatore Hera rispetto all'attuale Totale Consumi 578 320.141 372.954 Totale Produzione energia elettrica 4.770 17.936 di cui: Termovalorizz. Hera 2.032 13.438 Termovalorizz. Mengozzi 1.753 3.190 Turboespansore Hera 795 920 Idroelettrico 178 292 Fotovoltaico 14 96 0 0 4.770 17.936 Bilancio [tep] - 315.370 - 355.018 Bilancio [%] - 98,51% - 95,19% Totale Produzione energia termica Totale Produzione A livello emissivo la tabella seguente evidenzia l’ipotesi di crescita tendenziale delle emissioni nei diversi settori. In tale scenario si è inclusa l’ipotesi di potenziamento di entrambi i termovalorizzatori. Si può notare come tali progetti causino un notevole incremento delle emissioni. Al 2012 il settore dei rifiuti si 42 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ configura infatti come il terzo settore più emissivo dopo trasporti e civile registrando comunque la crescita percentuale più elevata. Comune di Forlì, Emissioni di CO2 equiv. [tonn] a confronto con gli obiettivi del Protocollo di Kyoto Settori 1990 2004 2012 Δ% 1990-2004 Δ% 1990-2012 Δ% fissato per Italia Agricoltura 25.123 33.177 25.125 + 32% 0% - Industria 70.990 64.302 59.260 - 9% -17% - Trasporti 259.076 353.538 402.753 + 36% + 55% - Terziario 40.030 64.956 77.083 + 62% + 93% - Civile 176.421 179.300 171.798 + 2% - 3% - Rifiuti 32.277 50.869 113.245 + 58% +251% - CO2 sinks* -5.500 -5.500 -6.100 0% +11% - Totale [tonn] 598.416 740.642 843.165 + 24% +41% - 6,5% * valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico 4.3 L’articolazione degli obiettivi generali e specifici del PEAC Come risulta dal quadro delineato a livello programmatico nei capitoli precedenti, in particolare a livello nazionale si assiste allo sviluppo di una nuova politica di decentramento agli Enti Locali, con una ridefinizione di ruoli e funzioni anche in campo energetico. Anche il Comune si può quindi inserire nella programmazione e pianificazione del settore energetico in un’ottica di sostenibilità, cercando di mettere a punto delle azioni e degli strumenti idonei allo scopo coinvolgendo, nello stesso tempo, sia soggetti pubblici che privati. D’altra parte una corretta politica in materia energetica non può prescindere dalla specificità del contesto locale e deve essere impostata, come già sottolineato, sulla base dai dati di crescita e di evoluzione sia dei consumi che delle emissioni. Alla luce quindi delle analisi suddette l’obiettivo che si è posto il PEAC è quello di: stabilizzare le emissioni rispetto al 2004; stabilizzare i consumi energetici rispetto al 2004 concentrati in particolare nel settore civile-terziario e dei trasporti; incentivare e promuovere l’uso di fonti rinnovabili e assimilate; Tali obiettivi risultano “contenuti” in quanto la logica del Comune è stata quella di individuare uno “scenario” di riduzione anche se “minimo” comunque attuabile. Le azioni conseguenti al raggiungimento di tali obiettivi sono infatti individuate non solo in ragione dell’importanza e dell’urgenza ma anche e soprattutto della fattibilità operativa a livello comunale, considerando inoltre i settori più critici in particolare civile-terziario e dei trasporti. Occorre anche puntualizzare che essendo la scelta del potenziamento degli inceneritori già prevista da altri strumenti di pianificazione (vedi Piano dei Rifiuti e Piano di gestione della Qualità dell’aria-Documento Preliminare), il Piano Energetico Comunale non ha potuto che “assumerlo” in uno scenario tendenziale. La forte crescita delle emissioni in tale settore, sul quale il Piano Energetico Comunale non può comunque incidere, chiaramente “condiziona” qualsiasi azione messa in campo dal Comune nell’ottica di riduzione delle emissioni. Considerato comunque che non si sono ancora conclusi nè i processi dei sopra citati strumenti di pianificazione, nè i procedimenti di approvazione del potenziamento dei due inceneritori nell’area di Coriano, il PEAC potrà essere oggetto di aggiornamento nella prevista fase di monitoraggio del 43 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Piano. D’altra parte occorre anche sottolineare che politiche più “spinte” a livello energetico per essere efficaci devono muovere da logiche di scala più ampia che vanno da quella provinciale/regionale a quella nazionale. È chiaro quindi che in assenza di un quadro Provinciale e Regionale compiutamente approvato in materia (il Piano Energetico Regionale e Provinciale non hanno ancora concluso il loro iter amministrativo), in grado di delineare obiettivi integrati e sinergici a livello di area vasta e individuare il contributo di ogni Comune al raggiungimento degli obiettivi stessi, l’Amministrazione può in maniera prioritaria agire sul “lato domanda” incentivando quindi politiche per la riduzione dei consumi e di conseguenza delle emissioni. Come dettagliatamente descritto nel PEAC sono già in atto nel Comune di Forlì alcune azioni, aventi una valenza energetico-ambientale in senso lato, quale punto di partenza per prospettare poi una serie di linee strategiche incentrate sulla riduzione dei consumi e delle emissioni: 1. il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi; 2. lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento; 3. l’iniziativa “Laboratorio Casa facile”; 4. la rete di monitoraggio della qualità dell’aria; 5. l’Accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005); 6. il Programma di Sperimentazione Contratti di Quartiere II; 7. i programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.); 8. il programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”; 9. il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura. 10. la campagna “Calore Pulito” in collaborazione con Agess; 11. gli interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi Il Comune ha quindi individuato linee strategiche (dettagliatamente descritte nel PEAC e a cui si rimanda) suddivise nei diversi settori che possano orientare l’evoluzione del sistema energetico verso criteri di maggior sostenibilità. E’ evidente che il potenziale di riduzione dei consumi e delle conseguenti emissioni derivante dall’attuazione di tutte le linee strategiche individuate descrive una situazione limite che deve però confrontarsi con l’effettiva possibilità a realizzare quanto teoricamente possibile. Tra lo scenario tendenziale (vedi paragrafo precedente 4.2) e lo scenario potenziale si possono quindi definire numerosi scenari, ognuno dei quali corrispondente a diversi livelli di impegno. Nell’ambito del presente PEAC si sono quindi individuate le linee di intervento prioritarie ossia le “azioni attuabili” riguardanti in particolare il settore civile e dei trasporti e che rappresentano quindi un primo livello operativo nell’orizzonte temporale del piano. È chiaro che compito del Comune è quello di riuscire comunque ad attivare nel futuro più prossimo anche le rimanenti politiche individuate nelle linee strategiche identificando in particolare gli strumenti di attuazione ed i soggetti coinvolgibili nel processo di pianificazione nonché definendo accordi con i suddetti soggetti al fine di stabilire gli impegni di attuazione di procedure, azioni, strumenti, ecc. volti alla realizzazione degli obiettivi strategici. Si riassumono di seguito le linee di intervento approfondite nell’ambito del presente PEAC (dettagliatamente descritte nel PEAC a cui si rimanda) 1. Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 in attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE; 2. Promozione della diffusione impianti solari termici negli edifici; 3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93); 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano del traffico urbano; 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. 6. Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale. 44 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 7. 8. 9. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica. Interventi sul sistema del verde. Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata. 4.4 Analisi di coerenza esterna ed interna del PEAC L’analisi di coerenza successivamente esposta definisce “qualitativamente" la rispondenza degli obiettivi rispetto ai piani e programmi in materia, nonché la compatibilità delle azioni individuate per il raggiungimento degli obiettivi stessi. Tali valutazioni vengono condotte premettendo alcuni “limiti” presenti all’interno del PEAC. Innanzitutto l’adozione nel calcolo delle emissioni di gas serra del cosiddetto “criterio geografico” che considera unicamente le emissioni relative alle attività che si svolgono all’interno dei confini territoriali. Il calcolo delle emissioni prodotte da un certo territorio tuttavia può essere eseguito non solo prendendo in considerazione quelle effettivamente generate all’interno dei suoi confini territoriali, ma anche quelle che avvengono all’esterno di tale area purché riconducibili alle attività che si svolgono nel territorio di partenza. In tal caso al principio geografico viene sostituito un principio di responsabilità. Generalmente maggiore è la dimensione dell’area che si prende in considerazione, più simili sono i risultati a cui si perviene con le diverse metodologie. Nel caso invece di ambiti comunali, in particolare nel caso di realtà come quella di Forlì quasi totalmente dipendente dal punto di vista degli approvvigionamenti elettrici, con il criterio “geografico” si trascurano alcuni apporti emissivi “consistenti” generati comunque in ambito comunale come quelli dovuti ai consumi elettrici. In tal caso con il criterio geografico si ha una visione solo “parziale” della “responsabilità” del Comune sullo stato delle emissioni di gas serra in un contesto di area vasta. Si è inoltre già sottolineata (vedi paragrafo 4.2) la semplificazione adottata con l’assunzione dell’ipotesi di crescita tendenziale dei consumi e delle emissioni valutato sulla base delle rette di interpolazione dei dati 1995-2004 . Il dato che si ottiene al 2012, a cui si sottraggono i “benefici” attesi in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni di ogni linea di intervento individuata, definisce quindi uno “scenario “obiettivo” che solo indicativamente permette di valutare quanto le azioni siano efficaci al raggiungimento degli obiettivi stessi. D’altra parte nell’individuazione dello “scenario obiettivo”, ogni azione è semplicemente sommata senza considerarne gli effetti sinergici, di sovrapposizione e/o di conflitto (si cita ad esempio il caso del progetto del teleriscaldamento e la possibile contemporanea l’installazione del solare termico) o comunque i limiti “economici” che possono esserci nell’attivazione simultanea di una o più delle azioni suddette. Inoltre anche la caratterizzazione di ciascuna azione sconta talvolta assunti di base non sempre riconducibili a dati comunque validati e condivisi19; spesso le ipotesi assunte (ad esempio di utilizzo e/o installazione di impianti tecnologici più efficienti e/o meno impattanti) riguardano un unico scenario possibile non considerando ad esempio un range di valori variabili a seconda del verificarsi di diverse condizioni al contorno. Ciò premesso, si può affermare che gli obiettivi stabiliti dal PEAC risultano coerenti con gli obiettivi generali di sostenibilità più da un punto di vista qualitativo che da un punto di vista quantitativo. In primo luogo, considerate infatti le premesse e i “limiti” che stanno alla base della scelta degli obiettivi, come già esposto nei capitoli precedenti, non si può non sottolineare la “distanza” tra l’obiettivo di stabilizzazione delle emissioni rispetto a quanto previsto nel Protocollo di Kyoto, recentemente sottoscritto dall’Italia e a cui la stessa Regione Emilia-Romagna ha aderito attraverso il Piano energetico Regionale. In quest’ultimo Piano (e nel Piano Energetico Provinciale anche se in versione di “bozza”) altro obiettivo cardine è rappresentato 19 Ci si riferisce in particolare alle ipotesi assunte nell’azione 4 riguardante gli interventi sulla mobilità in merito ad esempio al raddoppio nell’utilizzo di metano o GPL, alla possibilità di impiego di biocarburanti per una quota pari al 5%, all’attribuzione per gli spostamenti casa-lavoro delle autovetture private di un utilizzo del 60% del combustibile totale da esse consumato. 45 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ dal raggiungimento dell’autosufficienza elettrica (nel senso della riduzione del deficit produzione-consumi) in particolare attraverso il ricorso a fonti rinnovabili e/o assimilate. Il Piano Energetico Regionale incentiva la diffusione di impianti cogenerativi affiancati ad impianti alimentati da fonti rinnovabili e l’impegno dell’Italia in tal senso è il raggiungimento al 2010 della quota del 25% di energia elettrica derivata da fonti rinnovabili. La produzione locale di energia elettrica prevista dal PEAC nelle linee di intervento individuate (escluso quindi quanto contenuto nello scenario tendenziale) è attribuibile al progetto del teleriscaldamento in cui, oltre al termovalorizzatore, sono previsti ulteriori poli di produzione che utilizzano “fonti rinnovabili” ossia impianti a pompe di calore (che sfruttano l’energia termica a bassa temperatura dell’acqua di scarico del depuratore nonché quella dell’acquedotto civile) affiancati ed alimentati da cogeneratori. Nello scenario tendenziale con le azioni messe in campo la quota di produzione elettrica da fonti rinnovabili copre circa il 15% del fabbisogno elettrico contro circa il 4% nella situazione attuale. Dal lato della produzione di energia termica il peso maggiore è rappresentato dallo stesso progetto del teleriscaldamento a cui si affianca la previsione di un maggiore sfruttamento e incentivazione all’uso del solare termico (sui dati di dettaglio sull’utilizzo di fonti rinnovabili si rimanda al paragrafo 5.9) Occorre comunque sottolineare che nel nuovo contesto di mercato liberalizzato, esistono alcune condizioni affinché gli stessi operatori energetici nel futuro investano in operazioni di recupero delle fonti rinnovabili piuttosto che di controllo della domanda, lasciando al Comune i compiti di investire nei settori che il mercato ritiene al momento meno appetibili, di diventare soggetto di promozione ed incentivazione e di mettere a punto tutti gli strumenti di semplificazione amministrativa atti a facilitare lo sviluppo degli interventi di sostenibilità energetica (quali ad esempio, come indicato nelle linee strategiche del piano, la diffusione di impianti di micro-cogenerazione). Prioritario diventa quindi realizzare una più puntuale e generale ricognizione sulle risorse disponibili a livello territoriale in particolare sul lato offerta di fonti energetiche rinnovabili direttamente impiegabili (ad esempio la possibilità di sfruttare biomasse). È comunque da sottolineare in generale che l’efficacia delle azioni deve essere legata ad una valutazione più puntuale della fattibilità economica dell’intervento, nonché i tipi di accordi da implementare per la loro attivazione. Tale aspetto risulta prioritario infatti se si considera che molte azioni di risparmio sono scarsamente gestibili dalla pubblica amministrazione attraverso gli strumenti di cui normalmente dispone, ma vanno piuttosto promosse tramite campagne di informazione agli utenti ed ai venditori ed attraverso ad esempio l’incentivazione all’acquisto di prodotti efficienti. Si tratta perciò di azioni che presentano una certa complessità nella loro attivazione e richiedono, in particolare, uno sforzo congiunto da parte di più soggetti e, in definitiva, un forte coinvolgimento dell’utenza. È quindi necessario definire accordi tra i vari soggetti che, in modo diverso, concorrono alla determinazione dei fattori alla base delle scelte di tipo energetico. In questo modo si vogliono porre le condizioni affinché si creino dei meccanismi autonomi e sostenibili che conducano il sistema energetico comunale verso standard di efficienza più elevati. In tal senso si inquadra in particolare l’azione relativa agli interventi sugli edifici di proprietà comunale, che rappresentano un settore di rilievo nel quale è necessario concentrare gli sforzi per l’efficientizzazione energetica. Le azioni che il Comune attua sul proprio patrimonio hanno un doppio obiettivo: oltre ad apportare benefici diretti per quanto riguarda il risparmio energetico, sono da considerarsi come azioni dimostrative che agiscono come stimolo ed esempio per il settore privato. La corretta ed efficiente gestione energetica del patrimonio immobiliare della Pubblica Amministrazione e degli Enti Locali costituisce un elemento determinante e al contempo critico per lo sviluppo di politiche energetiche più ampie e diffuse. Infatti, oltre agli immediati benefici economici derivanti da una gestione orientata al risparmio ed alla maggiore efficienza, l’atteggiamento innovativo della Pubblica Amministrazione sulle problematiche energetiche e nei confronti dell’imprenditoria locale è determinante per favorire un processo complessivo di qualificazione energetica del territorio. 46 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 5. LA STIMA DEGLI EFFETTI AMBIENTALI E TERRITORIALI DEL PIANO Per ciascuna delle 9 azioni sulle quali il PEAC concentra la propria attenzione in riferimento al brevemedio periodo è stata predisposta una scheda in cui sono analizzati gli aspetti tecnici ed operativi di implementazione, oltre ad una valutazione dei benefici attesi in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas di serra emesse in atmosfera, elaborate sempre secondo un criterio geografico. Come già richiamato nei capitoli precedenti, tali linee di intervento prevedono: 1. Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 in attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE; 2. Promozione della diffusione impianti solari termici negli edifici; 3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93); 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano del traffico urbano; 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. 6. Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale. 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica. 8. Interventi sul sistema del verde. 9. Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata. In sintesi, i contenuti: 1. Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 in attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE Riguarda l’applicazione del D.Lgs n.192 del 19/08/2005, che prevede la certificazione energetica degli edifici al fine della riduzione dei consumi energetici e di conseguenza delle emissioni negli edifici. L’azione in particolare è stata valutata per: gli edifici residenziali e terziari di nuova previsione come previsto dal PRG; il patrimonio edilizio esistente al fine di una sua riqualificazione (si è stimato l’intervento sul 30% degli edifici) 2. Promozione della diffusione impianti solari termici negli edifici Al fine della riduzione dei consumi energetici e delle emissioni del settore edilizio attraverso il ricorso a fonti energetiche rinnovabili, uno degli obiettivi del Comune è quello di incentivare l’uso del solare termico negli edifici attraverso sia disposizioni vincolanti (quali l’elaborazione di un nuovo Regolamento Edilizio comunale che preveda l’integrazione del solare termico negli edifici), che attraverso incentivi comunali per gli edifici oggetto di ristrutturazione, forniti ad esempio mediante il meccanismo delle ESCO (Energy Service COmpanies) e prevedendo corsi di formazione per progettisti, imprese di costruzione edili ed installatori sull’integrazione degli impianti solari negli edifici. L’azione in particolare è stato valutata per: gli edifici residenziali e terziario di nuova previsione come previsto dal PRG attraverso l’ipotesi di installazione di impianti combinati ACS e riscaldamento; il patrimonio edilizio comunale esistente (si è stimato l’intervento su un 20% degli edifici) in cui si suppone che nel 70% dei casi si applichi solo l’impianto per ACS e nel rimanente 30% dei casi l’impianto di tipo combinato. 47 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93) Tale azione ha l’obiettivo del contenimento dei consumi dovuti all’attività di controllo svolta ai sensi del D.P.R. 412/93. Al fine inoltre della riqualificazione del parco caldaie comunali è prevista inoltre lo studio di incentivi per il rinnovo del parco caldaie con caldaie a gas ad alta efficienza come le caldaie a condensazione o a biomasse (queste ultime soprattutto per utenze isolate attualmente funzionanti a GPL). In quest’ultimo caso l’azione in particolare è stato valutata per: gli edifici residenziali e terziario di nuova previsione come previsto dal PRG (è previsto che l’80% di tali edifici possa installare caldaie a condensazione); il contesto edilizio comunale esistente (si è stimato l’intervento su un 5% degli edifici). 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano del traffico urbano; In attuazione di quanto previsto nel PGTU all’interno di tale azione sono stati valutati quelle azioni che comportano benefici in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni dei gas serra. All’interno del PGTU infatti l’obiettivo principale riguarda la riduzione di inquinamenti acustico e atmosferico nell’area urbana e non sempre gli interventi volti a ridurre l’inquinamento atmosferico urbano hanno come risultato una parallela riduzione delle emissioni di gas serra. Nell’ambito del PEAC sono state recepite le seguenti azioni: riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo l’utilizzo della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di mobilità ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi collettivo: è stata prevista una riduzione del 12% degli spostamenti sistematici casa/lavoro auto privata; riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso di carburanti ecologici o di veicoli ad emissioni ridotte: in particolare si è stimato un uso di carburanti ecologici pari al 5% del totale dei consumi. E’ inoltre previsto il raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici quali metano e GLP a scapito dell’utilizzo del gasolio e benzina; completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì e di quello di Hera S.p.A.. 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. La rete di Teleriscaldamento si rivela conveniente quando esistono utenze consistenti e vicine tra loro, come nel caso di una realtà urbana-industriale, e qualora esista la possibilità di sfruttare cadute di calore localmente presenti (come il termovalorizzatore di Hera) o le sorgenti fredde per alimentare pompe di calore (acque reflue del depuratore). Unendo in un unico impianto la produzione di energia elettrica e la produzione di calore, la cogenerazione sfrutta in modo ottimale l'energia primaria dei combustibili: la frazione di energia a temperatura più alta viene convertita in energia pregiata (elettrica) e quella a temperatura più bassa, invece di essere dispersa nell'ambiente come calore di scarto, viene resa disponibile per applicazioni termiche appropriate. Nel Comune di Forlì l’intervento prevede le seguenti azioni in successione: 1. realizzazione, nel triennio 2005-2008 delle prime isole di Teleriscaldamento: a) zona Campus Universitario b) zona Foro Boario c) zone WTE – Fiera 2. connessione in rete delle prime isole di Teleriscaldamento e sviluppo della rete; 3. verifica della percentuale di diffusione/penetrazione nel tempo e relative calcoli di riduzione dei consumi e delle emissioni di gas ad effetto serra. 48 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 6. - Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale Il Comune di Forlì, nell’ambito delle azioni finalizzate al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà, sia perché molti di essi rivelano criticità e vetustità su cui si rendono necessari interventi, sia per dare un buon esempio alla cittadinanza in merito all’applicazione delle migliori pratiche disponibili nell’ambito dell’edilizia, in ottemperanza al D.Lgs 192/05. Almeno un terzo dei consumi elettrici e almeno il 70% dei consumi di combustibile, è infatti imputabile al comparto dell’edilizia, sia essa residenziale, pubblica o terziaria. Ovviamente il complesso degli edifici pubblici di proprietà comunale rappresenta una percentuale di consumi molto piccola rispetto al totale del comparto, ma importante per i suddetti motivi. Fra interventi da attuarsi negli edifici pubblici si ricordano: - diagnosi energetica degli edifici: sono stati individuati in prima analisi 30 edifici comunali significativi, di cui 4 nidi, 8 scuole elementari, 8 scuole medie, 5 palestre, la Piscina comunale, il Palazzo comunale con l’ex Provincia ed il Tribunale. Su di essi saranno effettuati: una contabilizzazione del fabbisogno energetico sulla base delle bollette dell’energia elettrica e del gas degli ultimi anni; una analisi termografica per individuare le criticità, cioè i punti in cui si ha la maggior concentrazione di dispersioni termiche verso l’esterno; una serie di interventi puntuali nei punti critici individuati per migliorare le caratteristiche energetiche; pianificazione di una successiva analisi energetica per verificare e quantificare i risultati raggiunti grazie agli interventi messi in campo. Inoltre, qualora gli edifici in oggetto siano stati recentemente oggetto di ristrutturazioni od interventi parziali, come ad esempio la sostituzione di vetri, serramenti o infissi, si potrà verificare e quantificare il miglioramento prodotto rispetto alla situazione preesistente; installazione di impianti solari termici secondo i criteri e le modalità citati nella scheda n° 2. Il Comune intende avviare entro breve termine la realizzazione di 7 impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria installati sulle coperture di 4 palestre e di 3 asili nido. L’operazione già in corso, è stata avviata in tempi rapidi, onde poter partecipare al Bando “Solare Termico” del Ministero dell’Ambiente, per ottenere una sovvenzione fino al 30% delle spese sostenute (IVA esclusa), - prosecuzione dell’attività di installazione di impianti solari fotovoltaici; - azione di riqualificazione energetica della Piscina comunale tramite il ricorso ad una soluzione integrata nell’uso di fonti rinnovabili: solare termico, pompe di calore e solare fotovoltaico. 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica Si tratta di una azione volontaria ed in un certo senso “fisiologica” in quanto si ritiene che da oggi al 2012 buona parte degli elettrodomestici e delle lampadine saranno sostituiti in territorio comunale, Inoltre gli incentivi concessi dal Decreto “Conto Energia” del 28/07/05 (aggiornato con DM del 06/02/06) per la produzione di energia fotovoltaica rendono economicamente interessante l’installazione di impianti fotovoltaici da parte di singoli cittadini e aziende. 8. Interventi sul sistema del verde L’utilizzo di specie opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta trovando una importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti. Nell’area urbana di Forlì è possibile individuare dove sarebbe opportuno realizzare aree a verde e progettarle in modo da massimizzare la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, con particolare riferimento alle aree di Coriano e Villa Selva interessate dalla costruzione dei nuovi 49 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ termovalorizzatori (termovalorizzatore di RSU di Hera S.p.A. e incremento della capacità di smaltimento del termovalorizzatore di Mengozzi s.r.l.), nonché da un ulteriore sviluppo della zona industriale (Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata Querzoli-Ferretti) e del sistema infrastrutturale. In questa ottica si inserisce l’idea del Comune di Forlì di affidare un incarico per un progetto di ricerca capace di prefigurare due diversi scenari riguardanti la relazione tra la qualità dell’aria e il sistema del verde: un primo scenario denominato “mitigazione” che prevede il rientro dei parametri di qualità dell’aria all’interno dei valori fissati dal DM 02/04/2002 n.60, mentre il secondo scenario definito “miglioramento” che prevede un’ulteriore riduzione del 20% rispetto ai predetti limiti. 9. Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata La recente L.R. n.19 del 29/09/2003 “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico” promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti Attraverso tale azione si intende adeguare il Regolamento urbanistico edilizio (RUE) comunale alle disposizioni della L.R. 19/03 e predisporre un abaco in cui siano indicate, zona per zona, le tipologie dei sistemi e dei singoli corpi illuminanti ammessi tra cui i progettisti e gli installatori potranno scegliere quale installare. Infine il Comune di Forlì intende avviare un’opera di modernizzazione degli impianti semaforici attualmente equipaggiati con lampade ad incandescenza tramite l’utilizzo di lampade a LED (Ligth Emitting Diode): tale soluzione consentirebbe una lunga serie di vantaggi, dal miglioramento della sicurezza stradale, al risparmio energetico ed economico (consumi e manutenzione molto più ridotti), alla possibilità di riparare gli elementi danneggiati, all’assenza negli elementi illuminanti di mercurio o altre sostanze gravemente inquinanti). Si precisa che le azioni 6 (interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale) e 8 (interventi sul sistema del verde) non sono state contabilizzate nei seguenti calcoli di risparmio in termini di energia e di emissioni in quanto: - l’azione 6 è già implicitamente compresa nelle azioni 1 e 2; - l’azione 8 necessita di una quantificazione specifica che potrà derivare dallo studio che sarà appositamente commissionato. La valutazione degli effetti ambientali indotti dal Piano è stata costruita sui medesimi indicatori utilizzati nella descrizione dello stato ambientale attuale, elaborati quindi in maniera “previsionale” sulla base dello scenario B.A.U. (tendenziale) e dello scenario obiettivo (comprendente le 9 azioni prioritarie del PEAC). Come già illustrato al capitolo 4.2 gli scenari sono riferiti al 2012. Gli indicatori utilizzati, quindi, illustrano la situazione a tale data, ad eccezione degli indicatori relativi alle emissioni di inquinanti in atmosfera (NOx, PM10, COVNM, SOx, CO) che, poiché non elaborati specificatamente per il PEAC, ma per il Piano di risanamento della qualità dell’aria della Provincia di Forlì-Cesena, sono riferiti al 2010. Gli scenari b.a.u. sono Bozza del Piano di risanamento della qualità aria) Si precisa infine che in merito all’azione 4.3 (“metanizzazione dei mezzi ATR, del Comune e di Hera”) non ci si è occupati in questa sede del calcolo delle emissioni degli inquinanti atmosferici citati poiché già durante la redazione del presente documento erano in corso studi specifici, ad oggi però non completi. Dai risultati provvisori, tuttavia, non sembrano emergere valori particolarmente incisivi sui risparmi complessivi. 50 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 5.1. Consumi di energia CONSUMI TOTALI (tep) ANNO 2004 320.141 ANNO 2012 SCENARIO B.A.U. 372.954 ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO 323.226 RISPARMIO ENERGETICO (tep annui risparmiati nel 2012) AZIONI DI PIANO edifici nuovi (50%) 1. Performance energetica degli edifici per la definizione edifici esistenti (30%) di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 totale 2. Diffusione impianti solari termici negli edifici 3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93) 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano urbano del traffico 2.539 5.491 8.030 edifici nuovi o in ristrutturazione 2.761 edifici esistenti 10.430 totale 13.190 sostituzione caldaie in edifici nuovi 414 sostituzione caldaie in edifici esistenti 525 controllo caldaie 2491 totale 3.430 riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro 4.148 raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecol. (metano e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti metanizzazione dei mezzi ATR, del Comune e di Hera invariato invariato totale 4.148 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera 6.090 7. Interventi volontari di risparmio energetico rinnovo degli elettrodomestici, nell’edilizia tramite il ricorso dell’impianto di illuminazione alle migliori pratiche in totale termini di utilizzo dell’energia elettrica 14.163 9.Interventi sull’Illuminazione interventi su illuminazione pubblica pubblica 51 635 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ interventi su illuminazione semaforica 42 totale 677 SCENARIO OBIETTIVO (Risparmio tot.annuo) 49.728 (*) La valutazione dei benefici per il teleriscaldamento sono valutati rispetto allo scenario 2015 ossia a progetto concluso. I consumi riferiti allo scenario obiettivo risultano pari a 323.226 tep. Si può notare pertanto come tali consumi si attestino circa sui valori del 2004. L’obiettivo del presente PEAC risulta essere quello delle stabilizzazioni dei consumi al 2012 ai valori del 2004. In base ai calcoli eseguiti per l’indicatore 5.1 si ottiene un valore di consumo al 2004 inferiore rispetto al valore al 2012 (scenario obiettivo) di circa 2.800 tep. Occorre considerare, come già sottolineato nel paragrafo 4.4 “analisi di coerenza esterna ed interna”, le semplificazioni adottate per il calcolo dei risparmi dovuti alle diverse azioni individuate dal Comune: la differenza tra i dati al 2004 e al 2012 (scenario obiettivo) risulta circa dell’1% rispetto ai consumi totali e quindi si può assumere ragionevolmente che tale differenza rientri nell'errore che tali semplificazioni comportano. 5.2 Intensità energetica INTENSITA’ENERGETICA (tep/MlnE) ANNO 2004 ANNO 2012 SCENARIO B.A.U. ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO 104,2 (V.A. al 2004 pari a 3.073) 94,4 (V.A. al 2012 stimato pari a 3.952) 81,8 (V.A. al 2012 stimato pari a 3.952) Il valore b.a.u. dell’intensità energetica è stato ricavato dividendo il valore b.a.u dei consumi per il valore b.a.u del valore aggiunto, non disponendo di ulteriori elementi per una migliore definizione dell’indicatore. Si tratta quindi di valori puramente indicativi. Nello scenario senza azioni, quindi, l’intensità energetica passa dal valore di 104,2 (tep/MlnE) nel 2004 a 94,4 (tep/MlnE) nel 2012. È quindi previsto un aumento dell’efficienza energetica anche senza azioni. È interessante però notare come nel caso dello scenario obiettivo l’intensità energetica essendo pari a 81,7 diminuisce dell’13,5% rispetto allo scenario b.a.u.. 5.3 Emissioni di gas di serra A causa della scelta di calcolare le emissioni con metodo di tipo geografico, le valutazioni successive non considerano le emissioni dovute ai consumi elettrici che, data la mancanza nel Comune di Forlì di centrali elettriche, non avvengono all’interno del Comune stesso. Per lo stesso criterio non sono state considerate le emissioni dovute a discariche in quanto non presenti nel Comune, né scontate le emissioni dovute ai termovalorizzatori imputate totalmente al Comune ma che bruciano anche rifiuti di provenienza extracomunale. Le emissioni di gas di serra sono state calcolate al netto dell’assorbimento svolto dalla biomassa legnosa e vegetale (stimata considerando sia la quota attribuibile al verde pubblico che la quota attribuibile ai terreni agricoli). 52 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Il potenziale di risparmio di CO2 equivalente conseguente all’azione 7 (interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica ), pari a 34.900 tonnellate/anno, e all’azione 9 (Interventi sull’illuminazione pubblica), pari a 1.572 tonnellate/anno non sono state conteggiato nel risparmio totale dello scenario obiettivo, in quanto nel PEAC le emissioni sono state calcolate secondo il “criterio geografico” e non secondo il “criterio di responsabilità sociale”. Le emissioni dovute ai consumi elettrici non sono quindi imputate al Comune di Forlì in quanto non sono presenti nel territorio comunale centrali elettriche. È evidente, in questo caso, che la metodologia di calcolo penalizza fortemente il risultato finale: basti pensare che ad un risparmio energetico pari al 30% del totale ed imputabile alle azioni 7 e 9 (in realtà il 28% del risparmio energetico totale è detenuto dalla sola azione 7) non è contabilizzato alcun risparmio in termini di CO2. EMISSIONI TOTALI (CO2 eq) ANNO 2004 740.642 ANNO 2012 SCENARIO B.A.U. 843.165 ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO 742.804 CO2 EQ. EVITATA (tonn annue risparmiate nel 2012) AZIONI DI PIANO 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 2. Diffusione impianti solari termici negli edifici 3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93) 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano urbano del traffico edifici nuovi (50%) 6.043 edifici esistenti (30%) 13.068 totale 19.111 edifici nuovi o in ristrutturazione edifici esistenti totale sostituzione caldaie in edifici nuovi sostituzione caldaie in edifici esistenti controllo caldaie totale riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecol. (metano e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti metanizzazione dei mezzi ATR, del Comune e di Hera totale 6.570 24.823 31.394 985 1.249 5.928 8.162 12.767 15.138 36,68 27.941 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. 13.753 SCENARIO OBIETTIVO (Risparmio tot.annuo) 100.361 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia 34.900 rinnovo degli elettrodomestici, dell’impianto di illuminazione totale 53 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 9. Illuminazione pubblica interventi su illuminazione pubblica 1568 interventi su illuminazione semaforica 104 1.672 totale Scenario obiettivo al 2012 100 ioni 90 80 azione 9 70 azione 7 60 azione 5 50 azione 4 azione 3 40 incidenzapercentualedeleaz azione 2 30 azione 1 20 10 0 contributoal risparmio energetico contributoal risparmio GHG Scenario obiettivo al 2012 16000 35000 14000 30000 12000 25000 10000 8000 15000 6000 10000 4000 5000 2000 0 0 azione 1 azione 2 azione 3 azione 4 azione 5 azione 7 azione 9 energia risparmiata CO2 eq risparmiata 54 tonnelateC O 2eq tep 20000 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Consumi energetici: lo scenari o obiettivo Contributo al risparmio energe tico 380000 370000 1% 360000 16% 29% 350000 ktep 340000 330000 27% 320000 12% 8% 310000 7% 300000 290000 anno 2004 anno 2012 scenario BAU azione 1 azione 2 azione 3 azione 5 azione 7 azione 9 azione 4 consumi energetici Emissioni di GHG: lo scenario obiettivo 890.000 Contributo al risparmio di GHG 14% 840.000 19% tonnelateCO 2eq 790.000 28% 740.000 31% 8% 690.000 640.000 anno 2004 anno 2012 scenario BAU azione 1 azione 2 azione 4 azione 5 emissioni di CO2 eq 55 azione 3 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Le emissioni previste nello scenario obiettivo, che contabilizzano pertanto i risparmi conseguenti agli interventi di Piano, sono pari a 742.804 tonnellate di CO2 eq. Confrontando tale valore con la quanto riportato nel capitolo 3.3 (Indicatore Emissioni di gas serra) si può notare come tali emissioni si attestino sui valori circa uguali a quelli del 2004. Come sottolineato per l’indicatore 5.1, l’obiettivo del presente PEAC risulta essere quello delle stabilizzazioni delle emissioni al 2012 ai valori del 2004. In base ai calcoli eseguiti per l’indicatore 5.3 si ottiene un valore di emissione al 2004 inferiore rispetto al valore al 2012 (scenario obiettivo) di circa 2.100 t/anno. Occorre considerare, come sottolineato nel paragrafo 4.4 “analisi di coerenza esterna ed interna”, le semplificazioni adottate per il calcolo dei risparmi dovuti alle diverse azioni individuate dal Comune: la differenza tra i dati al 2004 e al 2012 (scenario obiettivo) risulta circa dell’0,3% rispetto alle emissioni totali e quindi si può assumere ragionevolmente che tale differenza rientri nell'errore che tali semplificazioni comportano. Dai grafici precedenti, si può rilevare come il contributo al risparmio energetico è dato per il 28,5% dall’azione 7 e per il 26,5% dall’azione 2; seguono, le azioni 1, 5, 4 e 3 con quote rispettivamente del 16,1%, 12,2%, 8,3% e 6,9%. In relazione al risparmio di emissioni di gas di serra, non essendo contabilizzata l’azione 7, che assorbirebbe una quota pari ad oltre il 25%, l’azione 2 è quella che restituisce il maggior contributo (31,3%); seguono le azioni 4, 1, 5 e 2 con quote rispettivamente del 27,8%, 19,0, 13,7% e 8,1%. 5.4 Emissioni di NOx Come già specificato per le emissioni di gas serra, anche le emissioni evitate per la diminuzione dei consumi elettrici riferiti all’azione 7 e 9 non sono contabilizzate nei risparmi totali dello scenario obiettivo in quanto nel PEAC le emissioni sono state calcolate con “criterio geografico” e non con il “criterio di responsabilità sociale”. Si precisa inoltre che in merito alle emissioni di NOx, PM10 e CO sono riportati a titolo puramente informativo anche i risparmi ottenibili mediante l’azione 7 (“Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica”) e l’azione 9 (Interventi su illuminazione pubblica e privata) nonostante, per le ragioni suddette, non siano contabilizzati nei risparmi totali. Tali valori sono stati calcolati mediante i fattori specifici di emissione utilizzati da Hera nel calcolo delle emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica ed evitate con la messa in funzione del termovalorizzatore. fonti emissive emissioni di NOx al 2010 (tonnellate) scenario b.a.u. centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 154 combustioni industriali 541 processi industriali produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali altre sorgenti mobili 2.320 229 trattamento rifiuti 56 scenario obiettivo VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura asfalto totale 3.244 NOx evitate (t/anno risparmiate nel 2012) AZIONI DI PIANO 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 edifici nuovi (50%) 4,98 edifici esistenti (30%) totale edifici nuovi o in ristrutturazione 2. Diffusione impianti solari termici edifici esistenti negli edifici totale sostituzione caldaie in edifici nuovi 3. Prosecuzione della attività di sostituzione caldaie in edifici controllo degli impianti termici esistenti svolta da Agess (DPR 412/93) controllo caldaie totale riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro raddoppio della percentuale di 4. Mobilità: incentivi, polo utilizzo dei carburanti ecol. (metano logistico, piano urbano del traffico e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti totale 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. SCENARIO OBIETTIVO Risparmio totale 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica 9. Interventi su illuminazione pubblica 3.091,7 10,77 15,75 5,42 20,47 25,89 0,81 1,03 4,88 6,72 47 32 79 24,9 152.26 rinnovo degli elettrodomestici, dell’impianto di illuminazione 41,5 Interventi su illuminazione pubblica 1,86 Interventi su illuminazione semaforica totale 0,12 1,97 5.5 Emissioni di PM10 fonti emissive emissioni di PM10 al 2010 (tonnellate) scenario b.a.u. centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 23 57 scenario obiettivo VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ combustioni industriali 94 processi industriali produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali 81 altre sorgenti mobili 36 trattamento rifiuti agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) 74 natura asfalto totale 308 PM10 evitate (t/anno risparmiate nel 2012) AZIONI DI PIANO 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 272,7 edifici nuovi (50%) edifici esistenti (30%) 0,71 1,54 totale 2,25 edifici nuovi o in ristrutturazione 2. Diffusione impianti solari termici edifici esistenti negli edifici totale sostituzione caldaie in edifici nuovi 3. Prosecuzione della attività di sostituzione caldaie in edifici controllo degli impianti termici esistenti svolta da Agess (DPR 412/93) controllo caldaie totale riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro raddoppio della percentuale di 4. Mobilità: incentivi, polo utilizzo dei carburanti ecol. (metano logistico, piano mobilità e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti totale 0,77 2,92 3,69 0,12 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. 3,34 SCENARIO OBIETTIVO Risparmio totale 35,27 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica 9. Interventi su illuminazione pubblica 0,15 0,72 0,99 7 18 25 rinnovo degli elettrodomestici, dell’impianto di illuminazione totale 1,4 Interventi su illuminazione pubblica 0,06 Interventi su illuminazione semaforica totale 58 0,06 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 5.6 Emissioni di COVNM emissioni di COVNM al 2010 (tonnellate) fonti emissive scenario b.a.u. scenario obiettivo centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 21 combustioni industriali 534 processi industriali produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali 497 altre sorgenti mobili 64 trattamento rifiuti agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) 1 natura asfalto totale 1.117 COVNM evitate (t/anno risparmiate nel 2012) AZIONI DI PIANO 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 882,7 edifici nuovi (50%) edifici esistenti (30%) 0,53 1,21 totale 1,74 edifici nuovi o in ristrutturazione 2. Diffusione impianti solari termici edifici esistenti negli edifici totale sostituzione caldaie in edifici nuovi 3. Prosecuzione della attività di sostituzione caldaie in edifici controllo degli impianti termici esistenti svolta da Agess (DPR 412/93) controllo caldaie totale riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro raddoppio della percentuale di 4. Mobilità: incentivi, polo utilizzo dei carburanti ecol. (metano logistico, piano mobilità e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti totale 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. SCENARIO OBIETTIVO Risparmio totale 0,58 2,18 2,76 0,09 0,11 0,56 0,76 83 146 229 234,26 59 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 5.7 Emissioni di SOx emissioni di SOx al 2010 (tonnellate) fonti emissive scenario b.a.u. scenario obiettivo centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 10 combustioni industriali 211 processi industriali produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali 22 altre sorgenti mobili 3 trattamento rifiuti agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura asfalto totale 246 SOx evitate (t/anno risparmiate nel 2012) AZIONI DI PIANO 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 240,11 edifici nuovi (50%) edifici esistenti (30%) 0,09 0,20 totale 0,29 edifici nuovi o in ristrutturazione 2. Diffusione impianti solari termici edifici esistenti negli edifici totale sostituzione caldaie in edifici nuovi 3. Prosecuzione della attività di sostituzione caldaie in edifici controllo degli impianti termici esistenti svolta da Agess (DPR 412/93) controllo caldaie totale riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro raddoppio della percentuale di 4. Mobilità: incentivi, polo utilizzo dei carburanti ecol. (metano logistico, piano mobilità e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti totale 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. SCENARIO OBIETTIVO Risparmio totale 0.10 0,39 0,49 0,01 0,02 0,08 0,11 1 4 5 5,89 60 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 5.8 Emissioni di CO emissioni di CO al 2010 (tonnellate) fonti emissive scenario b.a.u. scenario obiettivo centrali di produzione energetica riscaldamento terziario e residenziale 156 combustioni industriali 76 processi industriali produzione, distribuzione combustibili uso solventi trasporti stradali 4.054 altre sorgenti mobili 221 trattamento rifiuti agricoltura (allevamenti e fertilizzanti) natura asfalto 1 totale 4.508 CO evitate (t/anno risparmiate nel 2012) AZIONI DI PIANO 1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al D.Lgs. 192/2005 edifici nuovi (50%) edifici esistenti (30%) 2,66 5,73 totale 8,39 edifici nuovi o in ristrutturazione 2. Diffusione impianti solari termici edifici esistenti negli edifici totale sostituzione caldaie in edifici nuovi 3. Prosecuzione della attività di sostituzione caldaie in edifici controllo degli impianti termici esistenti svolta da Agess (DPR 412/93) controllo caldaie totale riduzione del 12% uso autovettura privata per spostamenti casa-lavoro raddoppio della percentuale di 4. Mobilità: incentivi, polo utilizzo dei carburanti ecol. (metano logistico, piano urbano del traffico e GPL) + incremento del 5% dei biocarburanti totale 5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. SCENARIO OBIETTIVO Risparmio totale 7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica 2.937,9 2,88 10,89 13,77 0,43 0,55 2,6 3,58 520 1.013 1.533 11,4 1.570,14 rinnovo degli elettrodomestici, dell’impianto di illuminazione totale 61 7,3 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 9. Interventi su illuminazione pubblica 5.9 Interventi su illuminazione pubblica 0,32 Interventi su illuminazione semaforica 0,02 totale 0,34 Fonti rinnovabili e assimilate Bilancio energetico del Comune (valori espressi in MWh, anno 2004 e 2012) Totale Consumo energia elettrica 2004 stato attuale 509.987 2012 scenario b.a.u. 639.637,5 - 1.120 2.293.830,4 2.545.515,6 972.207,6 997.159,2 1.321.622,8 1.541.663,2 Aumento consumi di energia elettrica del nuovo termovalorizzat. Mengozzi rispetto all'attuale Totale Consumo energia termica di cui: prodotti petroliferi combustibili gassosi Aumento consumi di gas del nuovo termovalorizzatore Hera rispetto all'attuale Totale Consumi 2012 scenario obiettivo 577.970 2.137.381 6.704,8 2.803.817,4 3.185.153,1 2.715.351 Totale Produzione energia elettrica 20.675 77.847 89.859 di cui: Termovalorizz. Hera 8.833 58.425 58.425 Termovalorizz. Mengozzi 7.621 13.871 13.871 Turboespansore Hera 3.456 4.000 4.000 Idroelettrico 710 1.167 1.167 Fotovoltaico 55 384 3.196 - - 9.200 7.736* 7.736* 271.009 Pompe cogenerative e centrali termiche Totale Produzione energia termica di cui: Teleriscaldamento - Solare termico 118.000** - - 153.009 Totale Produzione 28.411 85.583 360.868 Totale produzione FER 28.411 85.583 360.868 Bilancio elettrico [tep] -489.312 -561.790,5 -488.111 Bilancio elettrico [%] -95,9% -87,8% -84,5% Bilancio termico [tep] -2.286.094,4 -2.537.779,6 -1.866.372 Bilancio termico [%] -99,67% -99,70% -87,3% 62 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Bilancio complessivo [tep] -2.775.406 -3.099.570 -2.354.483 Bilancio complessivo [%] -98,97% -97,34% -86,71% * Tali quantitativi provengono dal Termovalorizzatore di Hera. ** La quota di energia termica assimilata alle fonti rinnovabili e assimilabili prodotta dal termovalorizzatore di Hera è pari a 118.000 MWh/anno rispetto ai 131.000 MWh/anno termici prodotti in quanto 13.000 MWh/anno provengono da centrali termiche. La produzione locale di energia da fonti rinnovabili, ad oggi pari a 28.411 MWh vede nello scenario obiettivo un incremento fino a 360.868 MWh (corrispondente alla produzione locale al netto dell’energia prodotta dalle pompe cogenerative e dalle centrali termiche). Tale risultato produrrebbe una copertura del fabbisogno interno di circa il 13%, risultato notevolmente superiore alla situazione attuale (1%) ed anche tendenziale (2,7%). Valutando il bilancio elettrico e termico separatamente si può notare come nello scenario di Piano il fabbisogno dell’una e dell’altra tipologia energetica sia soddisfatto secondo quote pressoché uguali, mentre la situazione al 2004 ed al 2012 secondo lo scenario b.a.u. evidenzia una dipendenza dall’esterno pressoché totale nel caso dell’energia termica e migliore invece nel caso dell’energia elettrica (pari al 96% al 2004 e all’88% nello scenario 2012 b.a.u.) 5.10 Quadro di sintesi consumi (tep) CO2 eq (t) N0x (t) PM10 (t) CO (t) SOx (t) COVNM (t) ANNO 2004 320.141 740.642 3.919 371 9.096 228 2.303 ANNO 2012 SCENARIO B.A.U. 372.954 843.165 3.244 308 4.508 246 1.117 ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO 323.226 742.804 3.091,7 272,7 2.937,9 240,1 882,7 2012 b.a.u. - 2004 14,16 12,16 -20,81 -20,45 -101,77 7,32 -106,18 2012 obiettivo - 2004 0,95 0,29 -26,76 -36,05 -209,61 5,04 -160,90 2012 obiettivo – 2012 b.a.u. -15,38 -13,51 -4,93 -12,94 -53,44 -2,46 -26,54 - - 2.967 269 4.138 245 944 (%) ANNO 2010 SCENARIO OBIETTIVO PPRQA (valori scala comunale) 63 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Emissioni e scenari a confronto 10.000 9.000 8.000 7.000 6.000 tonnelate 5.000 4.000 3.000 2.000 1.000 0 N0x 2004 PM10 2012 scenario b.a.u. CO SOx 2012 scenario obiettivo COVNM 2010 scenario PRQA L’azione 4 riferita alla mobilità è determinante per la riduzione, in proporzioni variabili, di tutti gli inquinanti considerati. Complessivamente, le azioni considerate incidono più marcatamente sulla riduzione di CO. Per questo inquinante si deve però rilevare come già lo scenario tendenziale comporti una riduzione decisamente rilevante, pari a quasi il 50%. Anche i composti organici volatili sono inquinanti piuttosto sensibili alle azioni di piano. Per ossidi di azoto e polveri sottili si registrano, seppur più modesti, contributi rispettivamente del 26% e del 37% (confronto fra lo scenario obiettivo e lo stato attuale). Non rilevante è il contributo per gli ossidi di zolfo. 64 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 6. IL PROCESSO DI PARTECIPAZIONE/NEGOZIAZIONE/CONSULTAZIONE MODALITA’ DI COMUNICAZIONE/INFORMAZIONE E LE L’efficacia dei piani e degli strumenti di pianificazione, siano essi generali che settoriali, sono spesso legati al governo dei processi ossia ai rapporti tra la molteplicità di soggetti pubblici e privati che concorrono alla definizione in concreto dell’attuazione delle azioni. L’ente pubblico deve essere quindi in grado di creare, assieme a tutti questi soggetti, una rete, fondata sulla condivisione delle prospettive e delle scelte operate, una pratica quotidiana che consenta di coordinare tempi e modalità di attuazione degli interventi, risorse pubbliche e private impiegate, ecc.. Diversi termini quali paternariato, concertazione, partecipazione, negoziazione, accordi, intese, definiscono processi decisionali dove la Pubblica Amministrazione, attraverso un ruolo di stimolo, sollecitazione, regia e coordinamento, cerca di “includere” i diversi attori interessati alla scelta da prendere. Tale processo talvolta è incoraggiato (o addirittura prescritto) dalla legge. La stessa L.R. 20/2000 “Disciplina generale sulla tutela l’uso del territorio” sancisce tale principio prevedendo all’art. 8 la partecipazione dei cittadini alla pianificazione, la concertazione con le associazioni economiche e sociali, adeguate forme di pubblicità e consultazione in ordine ai contenuti degli strumenti di pianificazione. L’art.13 prevede il metodo della “concertazione istituzionale” attraverso conferenze e accordi di pianificazione che permettono la condivisione “a monte” degli obiettivi stabiliti dai piani e programmi. Ciò premesso, nell’ambito dell’elaborazione del PEAC, il passaggio dalla prefigurazione teorica di scenari futuri alla effettiva attuazione delle azioni necessarie a realizzarli è questione cruciale, considerando inoltre che molte delle linee di intervento hanno carattere “volontario” e in tal caso i soggetti economici e sociali, gli abitanti, le associazioni, ecc.. diventano a tutti gli effetti co-produttori delle politiche urbane. L’Amministrazione di Forlì ha deciso la formazione di un tavolo di lavoro “politico” per la progettazione partecipata e la condivisione degli obiettivi al quale partecipano tutti coloro che possono figurare come “stakeholders” del PEAC. Il tavolo di lavoro ha avviato, ma ad oggi non ha ancora concluso, tutte le necessarie fasi di confronto e consultazione da cui potranno emergere ulteriori elementi di definizione delle azioni individuate dal Comune per il Piano Energetico. È previsto inoltre che il lavoro del “tavolo” politico debba essere affiancato e seguito da un’adeguata azione di informazione e divulgazione ai cittadini. E’ emerso infatti in più occasioni come gli impedimenti maggiori all’attuazione delle azioni non dipendano solo dall’eventuale difficoltà economica dei soggetti a sostenere ad esempio gli adeguamenti tecnologici necessari: spesso il limite è dato piuttosto dalla mancanza di informazione e di sensibilità complessiva al tema, come pure dal perdurare di un approccio burocratico e settoriale al problema del risparmio energetico. Anche per affrontare questo passaggio decisivo l'Amministrazione avvierà a breve termine il percorso di Agenda 21, che costituirà un ambito privilegiato per l’informazione, la promozione e la sensibilizzazione in merito alle tematiche ambientale e sociali e, nello specifico, energetiche. 65 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 7. CONCLUSIONI Obiettivo del presente lavoro è stato quello di verificare le interazioni e le congruenze tra obiettivi di Piano e obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale per, eventualmente, fornire considerazioni e suggerimenti per eliminare e/o mitigare le interazioni e gli effetti negativi. Si tratta quindi di una fase di lavoro interna e strettamente integrata all’impostazione e redazione del documento di piano. Gli esiti di tale fase hanno permesso di apportare delle modifiche e di guidare l’elaborazione del documento preliminare durante parte del percorso di stesura. I risultati emersi dalla Valsat hanno infatti contribuito ad evidenziare nodi critici sia di tipo informativo che strutturale. Dovrebbero sfociare in una costante osservazione dei processi nonché ad elaborare programmi d’azione finalizzati a monitorare, intervenire e sanare i rischi ed i punti di debolezza rilevati. L’indagine da avviare dovrebbe essere quindi costante e produrre risultati periodici. I dati così ottenuti, andranno ad alimentare il sistema informativo comunale finalizzato alla costruzione dello scenario evolutivo del sistema energetico locale e della qualità dell’ambiente, con particolare riferimento alle emissioni ad effetto serra, a partire dall’acquisizione, memorizzazione, elaborazione ed integrazione dei dati fondamentali derivanti dai progetti in realizzazione per effetto del piano energetico. Le analisi svolte per il bilancio energetico comunale hanno costituito il punto di partenza per la costruzione degli scenari futuri. Il passaggio agli scenari dovrebbe considerare le condizioni che possono determinare cambiamenti, sia sul lato della domanda che sul lato dell’offerta di energia. Nel presente piano tali condizioni trovano la propria origine soprattutto a livello di tecnologie, trascurando quello dei diversi fattori socioeconomici, che stanno alla base anche delle scelte di tipo energetico. L’obiettivo temporale a cui ci si è riferiti è stato ragionevolmente riferito al 2012, assunto dalla stessa U.E. come termine di attuazione dei programmi comunitari a breve e medio termine nel settore energetico. In funzione del peso che le diverse condizioni possono avere sul sistema energetico, sono state individuate alcune ipotesi di evoluzione del sistema stesso. La prima ipotesi si traduce nella costruzione dello scenario tendenziale, che presuppone non vengano messe in atto particolari azioni con la specifica finalità di cambiare le dinamiche energetiche, se non quelle già implementate alla data di redazione del Piano; si assume quindi che l’evoluzione del sistema avvenga secondo meccanismi standard. Ciò non toglie, ovviamente, che anche questi meccanismi possano portare ad un beneficio in termini energetici. Per la costruzione di questo scenario, dai dati di consumo e di emissioni relativi al decennio 1995-2004 è stata ricavata la retta interpolante da cui il dato relativo al 2012. Tale ricostruzione comporta una semplificazione laddove non tiene conto dei cambiamenti in atto nelle dinamiche socio-economiche nonché a livello tecnologico e che fanno comunque parte di un ipotesi tendenziale. L’ipotesi tendenziale non è innestata sulle dinamiche evolutive della struttura urbana, ovvero in relazione alle previsioni di crescita della popolazione20, alla stima dei consumi energetici pro-capite21, all’evoluzione degli scenari relativi al traffico e di 20 Si veda quanto previsto nello lo studio elaborato da parte della Regione Emilia-Romagna “Le previsioni demografiche per le Province della Regione Emilia-Romagna: un supporto della pianificazione dei servizi pubblici locali” (Febbraio 2005, Regione Emilia Romagna Assessorato Agricoltura Ambiente e sviluppo sostenibile Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua) 21 Ad esempio come più avanti analizzato, nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria, è previsto nello scenario tendenziale al 2010 una riduzione del consumo per abitante del 10% rispetto al valore attuale per il settore riscaldamento per la maggior efficienza delle caldaie e le migliori tecniche edilizie. 66 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ composizione del parco macchine22 ecc…A ciò si aggiunge il fatto che, mentre lo scenario emissivo è stato ricavato dai trend delle emissioni dei singoli settori (e questo comporta tra l’altro un’implicita assunzione dell’invarianza anche dei fattori di emissione per i singoli settori), lo scenario dei consumi è stato ricavato dal trend complessivo sia dei consumi elettrici che termici (a differenza anche del percorso seguito nello scenario attuale dove dai dati di consumo per ogni singolo settore sono stati poi ricavati i dati di emissione). Secondo invece l’ipotesi di implementazione del Piano, è stato costruito lo scenario obiettivo, che si avrebbe qualora si attuassero le 8 azioni prioritarie selezionate ed approfondite nelle apposite schede del PEAC. L’introduzione di particolari azioni e strumenti, con lo specifico scopo di portare ad una riduzione dei consumi e delle emissioni, costituisce quindi la base dello scenario obiettivo. Manca tuttavia uno scenario potenziale, che consideri il potenziale tecnico di efficientizzazione raggiungibile. Lo scenario potenziale, perciò, è uno scenario realisticamente praticabile ma non può avere una collocazione alle date suddette. E’ utile inoltre ricordare che le azioni e gli strumenti discussi non sempre sono traducibili in cambi di quantità o modalità di consumo energetico. In effetti ci sono azioni fondamentali che non hanno un immediato impatto ma che sono propedeutiche per altre azioni. Oppure per alcune azioni non esistono elementi sufficienti per consentire una loro traduzione “affidabile” in termini numerici. Ciò premesso, è evidente che le analisi quantitative svolte non hanno la pretesa di completezza, ma si riferiscono solo a ciò che è possibile trattare numericamente e, soprattutto, danno indicazioni sulle grandezze energetiche in gioco e sulla possibilità di gestirle. Va tuttavia evidenziato come le azioni selezionate nello “scenario obiettivo” abbiano inevitabilmente margini più o meno ampi di sovrapposizione, che per difficoltà oggettive di valutazione e non sono stati calcolati; i potenziali di risparmio complessivo sono pertanto affetti da una sovrastima. D’altra parte, neppure le eventuali sinergie fra azioni sono state computate. Le analisi svolte sul sistema energetico sono state accompagnate da analoghe analisi sull’evoluzione delle emissioni dei gas di serra ad esso associate. Le emissioni sono interpretate mediante l’equivalente di anidride carbonica, che considera il contributo aggregato, mediante opportuni coefficienti, dei singoli gas di serra. Per il calcolo delle emissioni conseguenti all’utilizzo delle fonti energetiche, ci si è basati sull’analisi globale di queste ultime, prendendo in considerazione tutti i passi tecnologici che, direttamente o indirettamente, si inseriscono nel ciclo di vita di un vettore energetico. Attraverso questa analisi si è voluto ricostruire l’evoluzione delle emissioni dei gas di serra e valutare quale sarà la loro evoluzione futura a seguito degli interventi proposti. In analogia con quanto stabilito dal protocollo di Kyoto, si vuole inoltre valutare quale sia stata e quale sarà la variazione delle stesse. In aggiunta alle emissioni di gas serra, la Valsat ha elaborato, per ciascun scenario, i dati relativi alle emissioni degli altri principali inquinanti atmosferici, quali CO, SOx, COVNM, PM10 e NOx. È infatti evidente che, se da un lato la valutazione delle emissioni di gas di serra definisce il contributo locale ai cambiamenti climatici globali, la definizione dei meccanismi di emissione degli altri inquinanti è propedeutica a considerazioni sulla qualità dell’aria, alla scala locale e di area vasta. 22 Sempre nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria è stato ipotizzato nello scenario tendenziale un aumento della consistenza del parco macchine del 5%. Tale aumento è stato applicato ai flussi anche di veicoli assegnati ai tratti della rete stradale. Contemporaneamente nello scenario emissivo è stato co nsiderato uno “svecchiamento” del parco macchine e relativo adeguamento dei fattori di emissione. 67 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Occorre precisare che l’adozione nel calcolo delle emissioni di gas serra del “criterio geografico” contabilizza le sole emissioni relative alle attività che si svolgono all’interno dei confini territoriali, per cui trascura alcuni apporti emissivi “consistenti” generati comunque in ambito comunale, come quelli imputabili ai consumi elettrici. In altre parole, con il criterio geografico si ha una visione solo parziale della “responsabilità” del Comune sullo stato delle emissioni, differenza che diventa sempre più trascurabile tanto maggiore è la dimensione dell’area che si prende in considerazione. La costruzione della Valsat, al pari del PEAC stesso, sconta di fatto un limite intrinseco, ovvero quello di rappresentare valutazioni ad una scala locale che, oltre a comportare notevoli difficoltà di reperimento dati e disaggregazione degli stessi, non presenta una precisa definizione delle condizioni al contorno: infatti, pur essendo ad oggi approvato il piano energetico regionale manca di fatto una programmazione energetica provinciale, che rappresenta la principale scala di riferimento della pianificazione comunale. Il nuovo contesto di mercato “liberalizzato” presenta indubbiamente condizioni favorevoli affinché gli stessi operatori energetici investano in operazioni di recupero delle fonti rinnovabili piuttosto che di controllo della domanda, lasciando al Comune il compito di investire nei settori che il mercato ritiene al momento meno appetibili, nonché di diventare soggetto di promozione ed incentivazione e di mettere a punto tutti gli strumenti di semplificazione amministrativa atti a facilitare lo sviluppo degli interventi di sostenibilità energetica. Tuttavia non è trascurabile la difficoltà che si riscontra nel reperimento di dati completi ed affidabili sui quali costruire indicatori prestazionali e di efficienza. Alla scala locale, inoltre è spesso difficile recuperare informazioni adeguatamente disaggregate ed in tal modo si deve spesso ricorrere a proiezioni top-down calibrate sulla base di parametri di controllo quali popolazione, addetti, auto immatricolate, ecc…, e non sempre tali proxy producono risultati affidabili. A ciò si aggiunge il fatto che la costruzione degli scenari di piano, ed in particolare dello scenario tendenziale (b.a.u.) si basa su una estrema semplificazione dei trend. Il raggiungimento dell’obiettivo di stabilizzare le emissioni al 2004, seppur modesto, è tuttavia un obiettivo realistico e raggiungibile mediante l’implementazione delle 8 azioni esplicitate nel Piano. Si auspica tuttavia una più approfondita individuazione delle leve sulle quali l’Amministrazione può agire, in particolare, specialmente per la realizzazione dei suddetti risparmi energetici devono essere definite linee guida basate sulla creazione di strumenti di diversa natura. Il principio guida, da un punto di vista tecnico, che regola le azioni di efficienza energetica, si basa sul principio delle migliori tecniche e tecnologie disponibili. Si propone di integrare gli obiettivi di sostenibilità energetica all’interno di altri strumenti di programmazione o regolamentazione ci cui l’Amministrazione Comunale già dispone. Ci si pone come obiettivo l’integrazione nel regolamento edilizio, nelle norme autorizzative di attività produttive e nel piano urbano del traffico di elementi che considerino il fattore energia come indicatore di qualità nelle scelte strategiche di sviluppo territoriale ed urbanistico. Si evidenzia tuttavia che molte azioni di risparmio sono scarsamente gestibili dalla pubblica amministrazione attraverso gli strumenti di cui normalmente dispone, ma vanno piuttosto promosse tramite campagne di informazione agli utenti ed ai venditori ed attraverso l’incentivazione all’acquisto di prodotti efficienti (o alla rottamazione di quelli inefficienti). Si tratta perciò di azioni che presentano una certa complessità nella loro attivazione e richiedono, in particolare, uno sforzo congiunto da parte di più soggetti e, in definitiva, un forte coinvolgimento dell’utenza Si invita alla creazione di accordi tra i vari soggetti che, in modo diverso, concorrono alla determinazione dei fattori alla base delle scelte di tipo energetico. In questo modo si vogliono porre le condizioni affinché si creino dei meccanismi autonomi e sostenibili che conducano il sistema energetico comunale verso standard di efficienza più elevati. Si da enfasi agli interventi sugli edifici di proprietà comunale, che rappresentano un settore di rilievo nel quale è necessario concentrare gli sforzi per l’efficientizzazione 68 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ energetica. Le azioni che il Comune attua sul proprio patrimonio hanno un doppio obiettivo: oltre ad apportare benefici diretti per quanto riguarda il risparmio energetico, sono da considerarsi come azioni dimostrative che agiscono come stimolo per il settore privato. Come in ogni atto di pianificazione, anche in questo caso il passaggio dalla prefigurazione teorica di scenari futuri alla effettiva attuazione delle azioni necessarie a realizzarli è questione cruciale; essa richiede determinazione e volontà politica ma anche la capacità di produrre cooperazione tra soggetti eterogenei e quella di mobilitare risorse (nel senso più ampio del termine) che aiutino a superare innovativamente gli ostacoli ed i conflitti che sempre le politiche urbane integrate incontrano sul proprio percorso. Anche per affrontare questo passaggio decisivo l'Amministrazione avvierà a breve termine il percorso di Agenda 21, che costituirà un ambito privilegiato per l’informazione, la promozione e la sensibilizzazione in merito alle tematiche ambientale e sociali e, nello specifico, energetiche. Analizzando infine gli aspetti più propriamente “quantitativi” del Piano, l’elaborazione degli indicatori selezionati e la loro proiezione al 2012, mostrano innanzitutto come i consumi riferiti allo scenario obiettivo si attestino su valori leggermente inferiori a quelli stimati per il 2003. Anche le emissioni previste nello scenario obiettivo perseguono un obiettivo di stabilizzazione, riferito in questo caso ai valori del 2004. Complessivamente, le azioni considerate incidono più marcatamente sulla riduzione di CO. Per questo inquinante si deve però rilevare come già lo scenario tendenziale comporti una riduzione decisamente rilevante, pari a quasi il 50%. Anche i composti organici volatili sono inquinanti piuttosto sensibili alle azioni di piano. Per ossidi di azoto e polveri sottili si registrano, seppur più modesti, contributi rispettivamente del 26% e del 37% (confronto fra lo scenario obiettivo e lo stato attuale). Non rilevante è il contributo per gli ossidi di zolfo. La produzione locale di energia da fonti rinnovabili, ad oggi pari a 28.411 MWh vede nello scenario obiettivo un incremento fino a 360.868 MWh(corrispondente alla produzione locale al netto dell’energia prodotta dalle pompe cogenerative e dalle centrali termiche). Tale risultato produrrebbe una copertura del fabbisogno interno di circa il 13%, risultato notevolmente superiore alla situazione attuale (1%) ed anche tendenziale (2,7%). Valutando il bilancio elettrico e termico separatamente si può notare come nello scenario di Piano il fabbisogno dell’una e dell’altra tipologia energetica sia soddisfatto secondo quote pressoché uguali, mentre la situazione al 2004 ed al 2012 secondo lo scenario b.a.u. evidenzia una dipendenza dall’esterno pressoché totale nel caso dell’energia termica e migliore invece nel caso dell’energia elettrica (pari al 96% al 2004 e all’88% nello scenario 2012 b.a.u.) L’azione 4 riferita alla mobilità è determinante per la riduzione, in proporzioni variabili, di tutti gli inquinanti considerati. 69 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ ALLEGATO I DETTAGLIO DEI CALCOLI DELLE EMISSIONI DEGLI INQUINANTI NOX, PM10, COVNM, SOX, CO 70 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Nell’ambito dell’elaborazione della presente VAS sono stati individuati un set di indicatori ambientali significativi in quanto influenzabili dalle scelte di piano e che meritano quindi un particolare impegno valutativo. Gli indicatori utilizzati rappresentano in parte quelli già elaborati per l’elaborazione del Bilancio energetico, capitolo del PEAC (consumi energetici, intensità energetica ed emissioni di gas di serra, fonti energetiche rinnovabili) ed in parte comprendono la valutazione dei possibili impatti sulla matrice ambientale maggiormente coinvolta, l’aria, poiché non è possibile affrontare un discorso sugli effetti climatici delle emissioni trascurando quelli sulla qualità dell’aria (emissioni di NOx, PM10, COVNM, SOx, CO). A tal fine si è reso necessario, nell’ambito della presente VAS, integrare le schede di approfondimento delle azioni elaborate dal PEAC individuando, oltre alle riduzioni previste per le emissioni di gas serra, anche i benefici attesi in termini di riduzione delle emissioni degli altri inquinanti dell’aria (NOx, PM10, COVNM, SOx, CO) al fine di quantificare, a partire dallo scenario BAU (tendenziale), lo scenario obiettivo (ottenuto dalla “somma” dei benefici attesi relativi alle azioni del Piano) per ognuno degli indicatori suddetti (vedi in particolare capitolo 5). È necessario premettere che per poter avere dei dati confrontabili con quelli calcolati nell’ambito del presente PEAC, è stato necessario partire dalle stesse premesse, nonché assumere le stesse semplificazioni utilizzate per il calcolo dei benefici attesi in termini di riduzioni dei consumi da cui poi sono stati ricavati, applicando opportuni fattori di emissione, le riduzioni in termini di gas serra. Relativamente alla scelta dei fattori di emissione per gli inquinanti (NOx, PM10, COVNM, SOx),, si è di solito utilizzato, la stessa fonte dei fattori di emissione usati nel PEAC per il calcolo dei gas serra (CO2, CH4, N2O). Nel caso di mancanza di alcuni dati o se presenti dati più aggiornati si è provveduto ad integrare gli stessi attraverso l’utilizzo di ulteriori fonti. I calcoli degli indicatori per gli inquinanti (NOx, PM10, COVNM, SOx), eseguiti nell’ambito della presente VAS si riferiscono alle seguenti azioni: 1. Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE; 2. Diffusione impianti solari termici negli edifici; 3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93); 4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano urbano del traffico Non sono invece stati fatti ulteriori approfondimenti, per le motivazioni di seguito esposte relativamente a: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. (azione 5): Hera ha fornito uno studio relativo ai benefici attesi dal progetto del Teleriscaldamento in cui sono già stati calcolati i benefici attesi in termini di riduzione sia dei gas serra che degli altri inquinanti selezionati. Si rimanda quindi alla relativa scheda di approfondimento elaborata nel PEAC; Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica (azione 7) e Interventi sulla illuminazione pubblica (azione 9): si tratta di riduzioni in termini di consumi elettrici. Il calcolo delle emissioni di gas serra è stato eseguito considerando le attività che si svolgono all’interno del Comune applicando quindi il “criterio geografico”.L’elettricità consumata all’interno del Comune viene quasi interamente importata e quindi le relative emissioni sia di gas serra che degli altri inquinanti atmosferici non sono conteggiate nell’ambito del presente PEAC. 71 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Si sottolinea che per l’azione 1, 2, 3 le premesse per il calcolo delle riduzioni dei gas serra risultano essere le medesime (vedi i dettagli nelle relative schede di approfondimento del PEAC) ossia “le emissioni evitate” sono state stimate dai consumi evitati considerando per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto). I fattori di emissioni per i gas serra sono stati tratti dal Manuale ANPA CTN – ACE e sono relativi al codice SNAP97 020202 ossia “Combustione non industriale - Impianti residenziali - Caldaie con potenza termica < 50 MW”. Anche per gli altri inquinanti si è quindi utilizzata la stessa fonte esplicitata nella tabella seguente: fatt. emis. metano risc. (g/GJ)** CO 2 55459 CH 4 3 N2O 3 CO 25 SOx 0,83 NOx 47 NMVOC 5 PM10*** 6,7 **APAT 020202 – Combustione non industriale- Impianti residenziali-Caldaie con potenza termica < 50 MW (In APAT non vi sono d ati nel database per impianti residenziali con caldaie a metano di potenza > 50 MW) ***Il dato PM10 si ritrova nel Manuale dei fattori di Emissione APAT (fonte EPA) Si riportano di seguito i risultati ottenuti Azione 1 - Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE. CO [tonn/anno] SOx [tonn/anno] NOx [tonn/anno] NMVOC [tonn/anno] PM10 [tonn/anno] Interventi previsti su Edifici Nuovi RISPARMIO IN GJ/anno 106.033 Interventi previsti su Edifici esistenti RISPARMIO IN GJ/anno 229.285 2,65 0,09 4,98 0,53 0,71 5,73 0,19 10,78 1,15 1,54 Azione 2 - Diffusione impianti solari termici negli edifici; . CO [tonn/anno] SOx [tonn/anno] NOx [tonn/anno] Interventi previsti su Edifici Nuovi Interventi previsti su Edifici esistenti RISPARMIO IN GJ/anno RISPARMIO IN GJ/anno 115.284 435.548 2,88 0,10 5,42 10,98 0,39 20,47 72 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ 0,58 0,77 NMVOC [tonn/anno] PM10 [tonn/anno] 2,18 2,92 Azione 3 - Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93); Controlli (DPR 412/93) RISPARMIO IN GJ/anno 104.013 CO [tonn/anno] SOx [tonn/anno] NOx [tonn/anno] NMVOC [tonn/anno] PM10 [tonn/anno] Edifici Nuovi (utilizzo caldaie a condensazione) RISPARMIO IN GJ/anno Edifici esistenti (utilizzo caldaie a condensazione) RISPARMIO IN GJ/anno 17288 21922 0,43 0,01 0,81 0,09 0,12 0,55 0,02 1,03 0,11 0,15 2,6 0,08 4,88 0,56 0,72 Azione 4 - Mobilità: incentivi, polo logistico, piano mobilità; Tale azione è suddivisa in tre parti: a) Riduzione del 12% degli spostamenti casa-lavoro nell’uso dell’autovettura privata; b) Raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici (metano e GPL) e incremento del 5% dei biocarburanti; c) Metanizzazione dei mezzi ATR, HERA e del Comune: (per tale parte non si sono eseguiti approfondimenti nell’ambito della VAS in quanto sono in fase di elaborazione (ma non ancora conclusi) studi specifici relativamente ai benefici attesi in termine di riduzione delle emissioni di inquinanti). Si espongono di seguiti i passaggi eseguiti Punto a) Riduzione del 12% degli spostamenti casa-lavoro nell’uso dell’autovettura privata Al 2004 il consumo di carburante risulta pari a 71.801 tep e così suddiviso tra i diversi carburanti (come calcolata nel PEAC) Benzina SP 43,75% Gasolio 45,83% GPL 5,77% Metano 4,64% Al 2012 è stato stimato (rif. tabella successiva- scenario 2012 b.a.u.) un consumo complessivo di carburante pari a 76.806 tep. In tal caso, nel PEAC si è assunta l’ipotesi di considerare la composizione dei carburanti invariata rispetto al 2004 (quindi si applicano le percentuali sopra riportate). Nel caso di riduzione del 12% degli spostamenti casa-lavoro (rif. tabella successiva- scenario 2012 con interventi) il consumo complessivo di carburante è pari a 72.659 tep con una riduzione quindi di 4.148 tep. Nella VAS tale riduzione è stata applicata ai diversi carburanti proporzionalmente alla loro incidenza percentuale sulla composizione dei carburanti sopra riportata.23 23 Per il calcolo delle emissioni di gas serra si è invece utilizzato un fattore emissivo medio al 2004 ricavato come tonnellate totali di CO2 equivalente dovuto al trasporto su strada diviso totale in GJ dei consumi di combustibile per trasporto su strada. 73 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Avendo come riferimento il consumo di combustibile, è necessario utilizzare i fattori di emissione espressi come g/kg (escluso per il metano espresso come g/GJ). Per il passaggio da GJ a kg sono stati utilizzati i seguenti dati relativi al “potere calorifero inferiore” dei diversi carburanti come riportato nella seguente tabella. Densità (kg/l) Potere calorifico inferiore (MJ/kg) Benzina trasporti Benzina agricoltura 0,734 0,714 43,96 43,96 Gasolio trasporti Gasolio riscaldamento Olio combustibile Gas di Petrolio Liquefatto 0,833 0,835 0,923 0,565 42,71 42,71 41,03 46,05 Potere calorifico inferiore ((MJ/m3) 34,74 Combustibile liquido Combustibile gassoso Gas naturale Sulla base di quanto esposto si ottengono i seguenti risultati Scenario attuale (anno 2004) Scenario futuro 2012 (b.a.u.) Scenario futuro 2012 (con interventi) 1.313.120 31.414 29.870.798 1.404.649 33.604 31.952.888 1.328.798 31.789 30.227.432 1.375.641 32.910 1.471.528 35.204 1.392.066 33.303 32.208.885 34.453.946 32.593.433 173.160 4.143 3.760.271 185.230 4.431 4.022.373 175.228 4.192 3.805.165 139.370 149.085 141.034 3.334 3.567 3.374 71.801 76.806 72.659 BenzSP GJ TEP Kg 43,75% Gasolio GJ TEP 45,83% Kg GPL GJ TEP Kg 5,77% Metano GJ TEP TEP TOT 4,64% I fattori di emissione sono stati ricavati dalle seguenti fonti: Per benzina SP, gasolio e GPL si è fatto riferimento a “Le emissioni atmosferiche da trasporto stradale in Italia dal 1990 al 2000 - R. De Lauretis, R. Liburdi, P.Picini S.Saija - APAT 2003” (in corso di stampa) a differenza di quanto utilizzato nell’ambito del PEAC che ha fatto riferimento a “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories”. La fonte scelta è più aggiornata: i calcoli sono basati su COPERT III (riferiti all’anno 2000) in base alla scelta di velocita' medie, percorrenze, alla composizione del parco circolanti in Italia, consumi e altri parametri necessari all'inizializzazione di COPERT. Sono quindi ricavati i fattori di emissione per consumo di combustibile (g/kg) in Italia assumendo il codice SNAP97 070103 ossia “Consumo su strada-percorso urbano-Autovettura”. 74 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Per metano si è fatto continuato a fare riferimento a “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories” in quanto nello studio suddetto il metano non è preso in considerazione. (Per il metano manca comunque il dato relativo al PM10) fatt. emiss. CO2 CH4 N 2O CO SOx NOx NMVOC PM10 Benzina SP (g/kg) Gasolio (g/kg) GPL (g/kg) Metano (g/MJ) 3109,531 3,095 3137,493 0,108 2994,691 1,415 56,10 0,29 0,335 272,162 0,125 11,828 41,537 0,383 0,323 13,031 0,566 11,358 3,198 3,295 0,195 116,167 0,000 17,466 22,063 0,589 NR 0,12 0,21 0,02 - Si sono quindi ottenuti i seguenti risultati: 75 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ Scenario attuale (anno 2004) (t/anno) Scenario futuro 2012 (b.a.u.)-A (t/anno) Scenario futuro 2012 (con interventi)-B (t/anno) Risparmio atteso (A-B) (t/anno) CO 29.870.798 8.130 31.952.888 8.696 30.227.432 8.227 470 SOx 4 4 4 0 BenzSP Kg 353 378 358 20 1.241 1.327 1.256 72 11 12 12 1 Kg CO SOx NOx NMVOC PM10 GPL 32.208.885 420 18 366 103 106 34.453.946 449 20 391 110 114 32.593.433 425 18 370 104 107 24 1 21 6 6 Kg CO SOx NOx NMVOC PM10 Metano 3.760.271 437 0 66 83 2 4.022.373 467 0 70 89 2 3.805.165 442 0 66 84 2 25 0 4 5 0 GJ CO SOx NOx NMVOC PM10 139.370 17 149.085 18 141.034 17 1 29 3 31 3 30 3 2 1 NOx NMVOC PM10 Gasolio Sommando i contributi relativi ai risparmi attesi per ogni indicatore si ottiene la seguente tabella finale Risparmio atteso (t/anno) CO SOx NOx NMVOC PM10 520 1 47 83 7 Punto b) Raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici (metano e GPL) e incremento del 5% dei biocarburanti I dati e la metodologia per ricavare i dati relativi al valore al 2004 e al 2012 risultano essere i medesimi rispetto a quanto descritto al punto a). Per la stima dello “scenario al 2012 con interventi” nel PEAC vengono considerate le seguenti ipotesi: 76 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ - risparmio di combustibili fossili ma nel complesso si utilizza la stessa q.tà di energia (la somma della quantità dei carburanti rimane quindi pari a 76.806 tep come nello scenario tendenziale); raddoppio della quantità di energia fornita da metano e GPL, l’utilizzo di biocarburanti pari al 5% dei consumi complessivi considerando corrispondenti riduzioni nell’uso di gasolio e benzina verde, con ripartizione tra gasolio e benzina proporzionalmente alla loro incidenza percentuale sui consumi totali. Utilizzando i valori di potere calorifero e dei fattori di emissioni come al punto a ) si sono ottenuti i seguenti risultati. Si sottolinea che non sono stati trovati in letteratura valutazioni affidabili relativamente ai fattori di emissione dei biocarburanti che quindi sono stati trascurati dal calcolo delle emissioni. Scenario attuale (anno 2004) Scenario futuro 2012 (b.a.u.) Scenario futuro 2012 (con interventi) 1.313.120 1.404.649 1.184.260 BenzSP GJ TEP 31.414 33.604 28.332 Kg 29.870.798 31.952.888 26.939.494 GJ TEP kg 1.375.641 32.910 32.208.885 1.471.528 35.204 34.453.946 1.240.646 29.681 29.048.137 GJ TEP Kg 173.160 4.143 3.760.271 185.230 4.431 4.022.373 346.321 8.285 7.520.541 139.370 3.334 149.085 3.567 278.740 6.668 76.806 160.525 3.840 76.806 Gasolio GPL Metano GJ TEP Biocarburanti GJ TEP TEP TOT 71.801 Scenario attuale (anno 2004) (t/anno) Scenario futuro 2012 (b.a.u.)-A (t/anno) Scenario futuro 2012 (con interventi)B (t/anno) Risparmio atteso (A-B) (t/anno) BenzSP Kg 29.870.798 31.952.888 26.939.494 CO 8.130 8.696 7.332 1364 SOx 4 4 3 1 NOx NMVOC PM10 Gasolio Kg CO 353 378 319 59 1.241 1.327 1.119 208 11 12 10 2 32.208.885 420 34.453.946 449 29.048.137 379 70 77 VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ SOx NOx NMVOC PM10 GPL 18 366 103 106 20 391 110 114 16 330 93 96 3 61 17 18 Kg CO SOx NOx NMVOC PM10 Metano 3.760.271 437 0 66 83 2 4.022.373 467 0 70 89 2 7.520.541 874 0 131 166 4 -406 0 -61 -77 -2 GJ CO SOx NOx NMVOC PM10 139.370 17 149.085 18 278.740 33 -16 29 3 31 3 59 6 -27 -3 Risparmio atteso (t/anno) CO SOx NOx NMVOC PM10 1013 4 32 146 18 78 Comune di Forlì Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio Unità Pianificazione Ambientale Relazione osservazioni e controdeduzioni del Piano Energetico Ambientale Allegato D Realizzato da: Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena in collaborazione con: ARPA Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna Sezione Prov.le Forlì-Cesena ENEA Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente Centro Ricerche Casaccia, Roma INBAR Istituto Nazionale di Bioarchitettura Sezione Prov.le Forlì-Ces Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni COMUNE DI FORLI’ Relazioni controdeduzioni sulle osservazioni pervenute sul Piano energetico ambientale comunale Comune di Forlì ASSESSORE ALLA QUALITA’ SINDACO DIRETTORE AREA AMBIENTALE-PIANO PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL ENERGETICO-SERVIZI A RETE- TERRITORIO AGENZIA DI AMBITO TERRITORIALE-PROTEZIONE CIVILE P.I. Palmiro Capacci On.Prof.ssa. Nadia Masini Arch. Massimo Valdinoci DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO Dott. Ercole Canestrini UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTALE Dott.ssa Francesca Bacchiocchi Geom. Elena Balzani In collaborazione con: AGESS ADOZIONE APPROVAZIONE DELIBERA DI C.C. DELIBERA DI C.C. N. 1 del 22 gennaio 2007 N. 63 del 21 aprile 2008 Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni Osservazione n° Intestatario/i 1 Circoscrizione 5 1. Avviare una campagna capillare di informazione sul territorio anche attraverso l’agenzia AGESS e l’utilizzo delle sedi di quartiere; 2. coinvolgimento di tutti gli ordini professionali sulle novità del D.lgs. 192/2005 e successive modificazioni; 3. costituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale che tenga monitorata l’attuazione del piano. Controdeduzioni 1. Accolta: nel corso del 2008 l’AGESS ha in programma eventi pubblici a livello comunale e provinciale sui temi energetici. Il Comune nel corso del 2008 ha in programma di organizzare degli eventi che dovranno sensibilizzare la popolazione sull’importanza di un consumo razionale delle risorse energetiche. 2. Accolta: Agess nel corso del 2008 proseguirà con i corsi già effettuati nel 2007 sulla “normativa e diagnosi energetica”e per la certificazione energetica degli edifici. 3. Accolta: l’amministrazione ha già in essere 1 gruppo tecnico per la realizzazione delle reti del teleriscaldamento (TLR), si è creato un gruppo tecnico intersettoriale per gli aspetti energetici legati al regolamento urbanistico edilizio (RUE) Inoltre è stato istituito un gruppo sul bilancio ambientale, che dovrà rendicontare sui vari aspetti legati alle politiche ambientali, tra cui le politiche energetiche. E’ in previsione la costituzione di gruppi di lavoro tecnici interni all’Amministrazione in particolare sui seguenti aspetti: a. mobilità b. edilizia pubblica /edifici comunali c. edilizia privata Osservazione n° Intestatario/i 2 ° Circoscrizione 2 1. Si chiede all’amministrazione comunale di attivare delle politiche ambientali in termini di più informazione ai cittadini sul risparmio energetico e sui relativi incentivi, oltre ad applicare tale risparmio nelle strutture comunali. Controdeduzioni 1. Accolta: si controdeduce come per i punti 1. e 2. della circoscrizione 5. Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni Osservazione n° Intestatario/i 3 ° Circoscrizione 4 1. il piano non considera interventi mirati al risparmio energetico nel settore industriale, che pure assorbe il 20% dell’energia usata nel territorio comunale. Tali interventi andrebbero studiati di concerto con le Aziende locali e proposti; ciò può essere fatto, ad esempio, affiancando ciascuna industria da parte di AGESS , in modo da produrre concordati specifici suggerimenti di risparmio, industria per industria; 2. non sembrano necessarie ulteriori fasi di studio come proposto nel piano per alcune azioni, che rischierebbero di ritardare le azioni previste e già immediatamente realizzabili; 3. sollecitare le proposte del piano in azioni prese a carico dall’amministrazione comunale attraverso relative delibere (vari esempi); 4. piantumare subito a Bagnolo gli alberi previsti a compensazione della costruzione degli inceneritori; 5. l’amministrazione attivi uno sportello di assistenza per chi intendesse farsi carico di interventi volti al risparmio energetico privato, avvalendosi dei finanziamenti previsti dalla finanziaria 2006; 6. l’amministrazione comunale potrebbe stringere un accordo con le banche locali, in modo da rendere possibili finanziamenti a tasso zero ai privati, in quanto la stessa amministrazione pagherebbe gli interessi (in tal caso il privato titolare del prestito risponderebbe comunque alla quota capitale). Controdeduzioni 1. Non accolta: pur incidendo per circa il 20% per quanto riguarda il consumo energetico, analizzando il trend degli ultimi 10 anni per il settore industriale, questo risulta in calo a differenza di altri settori che hanno notevolmente incrementato i loro consumi. Il settore industriale pertanto non risulta essere strategico, le azioni correttive sono state pensate per i settori maggiormente energivori. Si ritiene impraticabile la possibilità di affiancare AGESS alle realtà industriali del territorio, in quanto le industrie hanno spesso dei consulenti propri in campo energetico. Una proposta alternativa potrebbe essere quella di chiedere alle aziende, tramite le associazioni di categoria, di conoscere le azioni che mettono in campo per il risparmio energetico; 2. non accolta: fasi di studio e pilota sono fondamentali per la corretta attuazione dei provvedimenti; 3. accolta: gli esempi riportati ed in particolare l’adeguamento del RUE dal punto di vista delle prestazioni energetiche è un percorso già intrapreso dall’amministrazione comunale; 4. parzialmente accolta: le nuove piantumazioni dovranno essere pensate secondo criteri e specie di piante che rispondono ai requisiti di massimizzare la rimozioni degli inquinanti. I risultati dello studio commissionato dal comune di Forlì hanno già permesso di intervenire ed è stato approvato il progetto definitivo per la piantumazione di circa 19 ettari di terreno a Coriano e a Villa selva; 5. accolta: AGESS ha tra le sue funzioni quella di sportello informativo per gli incentivi in campo energetico; 6. parzialmente accolta: non sembra praticabile l’accordo tra amministrazione comunale e banche locali. AGESS ha comunque raccolto un elenco di istituti di credito che hanno ventilato la possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per investimenti sulle fonti energetiche rinnovabili. Inoltre anche Legambiente Emilia Romagna e Federazione Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia –Romagna, hanno sottoscritto un Accordo Regionale finalizzato alla diffusione degli impianti per la produzione energetica da fonti rinnovabili. Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni Osservazione n° Intestatario/i 4 P.G. n° 37734/07 Associazione Clan - Destino Molte delle osservazioni del clandestino sono in realtà delle considerazioni alle quali non sempre è possibile rispondere con accoglimento o meno, non essendo appunto proposte puntuali. Si è cercato comunque di sintetizzare per punti le considerazioni fatte, cercando di rispondere nel modo più esauriente possibile. 1. Le analisi del Piano non contengono nessun riferimento al picco di produzione del petrolio ed all’aumento dei costi dei combustibili fossili (petrolio, ma anche gas naturali) che è possibile prevedere nei prossimi anni, quindi non contiene tutti gli interventi spontanei che converrebbe già mettere in atto senza nessun incentivo comunale o nazionale. L’aumento dei prezzi porterà sicuramente ad una maggiore attenzione ai consumi, con gli effetti positivi del risparmio su questo settore. 2. Tale Piano non prevede sul territorio un soggetto che possa promuovere realmente il risparmio energetico. L’AGESS, agenzia che avrebbe questo compito, ha composizione sociale che di fatto gielo rende quantomeno difficoltoso (il 44% circa è costituito dalla Provincia di Forlì –Cesena, il 22% da Hera, il 7% da Romagna Acque, il 1,2% da CNA, etc…). Per conto, invece, gli iscritti della CNA, ed in particolare quelli dell’unione installatori(elettricisti,idraulici, ecc..) avrebbero tutto l’interesse alla promozione di corsi di formazione e pubblicità sul risparmio energetico, per un motivo molto semplice e logico: sul nostro territorio non abbiamo né petrolio né gas naturale, quindi ogni euro risparmiato in combustibili si può investire sul lavoro locale. 3. Che interesse avrebbe Hera nel far risparmiare ai cittadini gas metano per il riscaldamento dal momento che è la stessa società che gestisce il servizio di erogazione e vendita di questo prodotto e che, quindi, guadagna a seconda dei metri cubi venduti? Hera, inoltre, promuove solo il teleriscaldamento tramite grossi impianti; tipologia di teleriscaldamento che è, tra l’altro, molto impattante a livello ambientale e molto meno vantaggioso in termini economici e di dispersione del calore, rispetto a impianti più piccoli e dedicati a singoli agglomerati di case e condomini. 4. Non è accettabile, a giudizio della scrivente associazione, che gli impianti di produzione elettrica alimentati a rifiuti (vale a dire gli inceneritori) siano parificaticome accade nella bozza del P.E.A.C.- agli impianti di produzione di energie da fonti rinnovabili. Ciò è possibile, in effetti, soltanto in virtù dell’indebita parificazione attuata- in contrasto con la Direttiva 2001/77 CE – dalla legislazione italiana (incentivando per di più con il meccanismo del CIP 6 la produzione di elettricità dall’incenerimento dei rifiuti). Un corretto approccio life cycle alla materia energetica, invece, o almeno una valutazione dell’energy embodied, non può sottacere il fatto che la combustione dei rifiuti con recupero energetico per produzione di elettricità, permette il recupero soltanto di una parte del potere calorifico contenuto nei rifiuti. Il rendimento elettrico dei migliori inceneritori di RSU si aggira infatti intorno al 25% del potere calorico dei rifiuti bruciati. 5. Ci chiediamo come leggere l’incremento di produzione elettrica previsto nel P.E.A.C. da parte del “termovalorizzatore”.Nella tabella di previsione di bilancio energetico la produzione di energia elettrica prodotta dall’inceneritore passa dal valore di 8.833 MWh del 2004 al valore di 58.425 MWh del 2015 con un incremento di oltre 600% nella produzione. Questo a fronte di un aumento di rifiuti combusti, nello stesso periodo, pari al 200%. Anche supponendo una maggiore efficienza del nuovo impianto di incenerimento nel produrre elettricità questa non si può tradurre in creazione di energia dal nulla. In virtù di ciò nascono due ipotesi: o nel P.E.A.C. viene sovrastimata la produzione di energia elettrica legata all’inceneritore oppure è previsto di incenerire molto più RSU Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni rispetto a quanto autorizzato. Quest’ultima ipotesi ci porterebbe a stimare la capacità dell’inceneritore in oltre 3000.000 tonnellate/anno. 6. Per alcuni materiali, inoltre, il potere calorifico rappresenta solo una minima parte dell’energia spesa per produrre il materiale stesso (energy embodied): è ad esempio il caso delle plastiche, il cui potere calorico rappresenta circa ¼ dell’energia spesa nella produzione (circa 2 kg di petrolio per ogni kg di plastica prodotta). La loro combustione per produrre elettricità consente quindi di recuperare soltanto circa il 5% dell’energia spesa nella produzione. Se quindi l’incenerimento dei rifiuti con produzione di energia elettrica rappresenta un vantaggio energetico rispetto allo smaltimento in discarica, è evidente cheanche dal punto i vista energetico –il destino preferibile per molti dei materiali destinati all’incenerimento e la cui produzione richiede elevati input energetici (plastiche, carte e cartoni, ecc…) è senz’altro il riciclaggio e il successo riutilizzo, o ancora meglio come nel caso della maggior parte degli imballaggi- la non “produzione”. D’altronde, le prospettive indicate nella bozza del P.E.A.C. sono in netto contrasto con quanto previsto dalla normativa statale vigente (D.Lgs 22/1997) relativamente alla raccolta differenziata. Il P.E.A.C. ipotizza infatti di destinare a “termovalorizzatore” (cioè incenerimento con produzione di elettricità) più del 50% degli RSU. Nulla dice, poi il Piano in merito ai rifiuti speciali (la cui quantità complessiva può essere stimata pari a circa il doppio di quella degli RSU), al loro potenziale energetico, alle possibili di riciclaggio/reimpiego. Va infine sottolineato che i costi specifici medi degli investimenti necessari per la “termovalorizzazione” dei rifiuti sono tra i più elevati in assoluto, rispetto alle opzioni possibili in materia di sviluppo delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico. Inoltre gli inceneritori, creano strutturalmente rigidità nel sistema di smaltimento dei rifiutistante l’obbligo di un’alimentazione continua- ostacolando al contempo i programmi di miglioramento della raccolta differenziata, quando addirittura non obbligano all’importazione di rifiuti da altre regioni. Anche ai fini di un’ottimale allocazione delle risorse, appare perciò quanto mai opportuno evitare che finanziamenti pubblici vengano destinati a questo settore. Diversamente, è alto il rischio che l’industria della combustione e “termovalorizazione” dei rifiuti- molto più organizzata ed aggressiva, almeno in Italia, di altro comparti- finisca per drenare la maggior parte dei contributi disponibili, prosciugando di fatto (con rese energetiche oltre tutto assai modeste) risorse che potrebbero e dovrebbero essere destinate prioritariamente alle “vere” fonti rinnovabili, i cui settori produttivi verrebbero così condannati ad una ancor maggiore debolezza, con evidenti riflessi negativi sulla futura competitività nel mercato nazionale ed internazionale. 7. L’85 % degli usi finali del settore domestico in Italia riguarda calore a bassa temperatura- il 65,8% nel commercio e servizi- essenzialmente per il riscaldamento di ambienti e produzione di acqua calda, mentre in questo settore continua ad essere rilevante la percentuale di tali usi soddisfatta mediante l’impiego di elettricità: un autentico “scandalo termodinamico”. E’ più evidente l’opportunità di incentivare massicciamente l’impiego di fonti rinnovabili (tipicamente il solare termico) per questi usi. E’ inoltre il caso di sottolineare l’importanza, largamente sottovalutata rispetto a quanto accadeva ad esempio nei primi anni ’80, di campagne di educazione al consumo energetico responsabile, rivolte alla generalità dei cittadini e /o settori specifici della popolazione. Si ritiene che un’educazione alla responsabilità in campo energetico, supportata dall’utilizzo di tutti gli strumenti di comunicazione disponibili, debba necessariamente incentrarsi sugli effetti ambientali connessi ai consumi di energia, sia per quanto concerne le conseguenze a livello locale (quanto benzene e quante PM10 vengono emessi da un’auto e da un motorino e quante emissioni- con i relativi costi sanitaripossono essere risparmiate sostituendo questi mezzi con quelli pubblici, la bici o le proprie gambe?), sia per quelle “globali” (quante tonn. di CO2 si risparmiano adottando massicciamente le lampadine ad alta efficienza? E quanti eventi catastrofici si possono attribuire ai cambiamenti climatici prodotti dall’accumulo di CO2 nell’atmosfera?). I comportamenti responsabili in campo energetico dovrebbero quindi essere strettamente correlati alle responsabilità ambientali in senso generale. A tale scopo, va ad esempio ricordato che viene normalmente ignorato il consumo di elettricità connesso agli Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni elettrodomestici ed alle apparecchiature in stand by. Stime attendibili e prudenti fanno ammontare ad almeno 4.300 GWh/anno- a livello nazionale- i consumi legati a questa modalità d’utilizzo di televisori, videoregistratori, impianti stereo, PC e relativo schermo, ecc. Energia che è quindi destinata a puro spreco. Nell’ottica di una politica energetica ad ampio raggio, non incentrata soltanto sul versante dei consumi di elettricità, va tuttavia ribadita l’importanza di programmi di riqualificazione energetica-meglio se integrati in programmi complessivi di ristr utturazione/riqualificazione edilizia ed urbanistica - degli ingenti patrimoni edilizi pubblici, di proprietà del Comune, degli Enti locali e di altre entità pubbliche i quali casi ancora scontano la dipendenza da impianti obsoleti per la produzione di calore a bassa temperatura. Proprio questi patrimoni edilizi si prestano meglio di altri all’impiego su larga scala di tecnologie avanzate e al alta efficienza (cogenerazione di piccola e media scala, ecc..) il che tra l’altro contribuirebbe in modo significativo alla crescita di un tessuto di imprese e tecnici esperti e tecnologicamente all’avanguardia nel settore. 8. Va comunque sottolineato che – anche limitandosi al settore elettrico - le potenzialità offerte dal risparmio energetico e dall’uso razionale dell’energia sono di entità tale da superare verosimilmente quelle di ogni altro possibile intervento. Su scala nazionale, ad esempio, l’ANPA (cfr. il rapporto ”La risorsa Efficienza”, Doc 11/1999) stima un risparmio potenziale netto pari a 153TWh, pari al 46% rispetto ai 335TWh di consumo complessivo previsti dall’Enel per il 2010. Di questi 153 TWh, il 43% (cioè il 66 TWH) si potrebbe ottenere entro il 2010 ed il 56% (85TWh) entro il 2015. Ciò, beninteso, a condizione di adottare azioni adeguate sul lato della domanda di energia, anziché soltanto sul lato dell’offerta. Detto in altri termini, una politica energetica per il settore elettrico orientata a privilegiare gli interventi sul lato della domanda, potrebbe condurre al risultato di attestare i consumi di elettricità nel 2010 ad un livello poco superiore a quello raggiunto nel 2001. 9. Appare preoccupante il quadro delle emissioni di CO2 stimate. In particolare l’incidenza dei termovalorizzatori passa dal 5% dell’emissione globale del Comune di Forlì nel 1990 a più del 13% del 2012 diventando la terza fonte di emissione, a livello comunale, di CO2. La bozza del P.E.A.C. non trae però le dovute conseguenze da tutto ciò, laddove la scrivente associazione ritiene invece che questo dovrebbe essere uno dei principali terreni sui quali misurare l’efficienza e la lungimiranza di una politica energetica. Si osserva, altresì, che l’obbiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, stabilito dal Protocollo di Kyoto per l’italia nel 6,5% entro il 2008/2012 (rispetto al 1990), non soltanto è contraddetto dall’andamento reale delle emissioni di CO2 registrati nel nostro Paese(aumentate del 6,3% nel 1998 rispetto al 1990), ma è anche assai lontano dai valori auspicati nel più recente (2001) rapporto dell’IPCC, che stima necessaria riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra tra il 60 e l’80% rispetto ai valori del 1990. 10. In aggiunta a quanto detto sopra relativamente agli interventi di risparmio energetico e realizzazione del complesso degli usi energetici in tutti i settori (produttivi, domestici, ecc.), è il caso di ricordare come anche la bozza del PEAC riconosce il peso assai rilevante del settore dei trasporti complessivi di energia e nelle conseguenti emissioni. Si ritiene perciò che la politica energetica debba necessariamente affrontare anche questi aspetti, rispetto ai quali andrebbe svolta un’azione coordinata di promozione delle modalità di trasporto a basso impatto ambientale (ferrovie, cabotaggio marittimo merci, linee di trasporto marittimo passeggeri costiere, metropolitane leggere, biciclette, ecc.), per le quali la sinergia tra i diversi strumenti di intervento – piani, programmi, interventi finanziari e normativi, ecc. – a disposizione dell’Amministrazione regionale e degli enti locali è senz’altro indispensabile e decisiva. Si segnalano, a tale proposito, le grandi potenzialità offerte da una politica urbanistica e territoriale lungimirante, che ad esempio eviti lo “sgranamento” insediativi dei centri abitati e delle zone produttive lungo gli assi viari e ne favorisca al contrario la “compattazione”, orientata in primo luogo all’ottimizzazione del riuso di aree dimesse già urbanizzate ed infrastrutturate. Si otterrebbe in tal modo il duplice risultato di ridurre o eliminare l’ulteriore consumo di suolo agricolo e/o naturale per nuovi insediamenti, riducendo il volume complessivo degli spostamenti e le diseconomie – anche Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni energetiche – legate all’intasamento della rete viaria. Accanto a ciò andrebbero favorite le forme di uso collettivo dei mezzi di trasporto privati, nonché le tecnologie e le esperienze organizzative (teleconferenze, telelavoro, ecc) in grado di evitare quote rilevanti di spostamento. E’ altresì fondamentale una politica sostenibile dei trasporti – in particolare – per ciò che concerne il trasporto delle merci, che consenta un’ effettiva imputazione delle “esternalità” legate all’impatto ambientale dei trasporti su gomma. 11. Anche nell’ottica di un approccio ai temi della mobilità, coerente con gli obiettivi di sostenibilità energetica ed ambientale sopra descrittti, appare pertanto necessaria una profonda revisione delle decisioni assunte e delle strategie in atto, soprattutto per quanto concerne le infrastrutture viarie e la destinazione delle relative risorse finanziarie. L’aeroporto di Forlì non viene preso in specifica considerazione dal P.E.A.C. Il crescente numero di voli in partenza dal Ridolfi porta già ora alla produzione di una significativa fetta della CO2 emessa dai trasporti nella zona del Comune di Forlì. Dal 2001 ad oggi l’incremento del traffico aereo è stato, in percentuale, maggiore del 1200%. Troviamo una notevole contraddizione interna fra la necessità del contenimento di emissioni di CO2 e i forti investimenti erogati dall’ ente Comune di Forlì a coprire le perdite di bilancio di questo aeroporto costruito oramai al centro della città. Senza l’adeguamento di tutti i regolamenti comunali alle linee strategiche il piano rimane, pur con tutti i suoi limiti, un libro dei sogni. Siccome non vi sono piani di realizzazione sembra essere più la volontà di far rimanere il progetto sulla carta che la volontà di darne realizzazione in tempi brevi, appunto perché non si parla di risorse, tempi, e una graduatoria di punti da cui partire per la loro attuazione. Controdeduzioni 1. L’affermazione è senz’altro vera ma non dobbiamo dimenticare che il PEAC si pone come piano strategico nel medio periodo, orientando le scelte dei prossimi cinque anni. Il meccanismo evidenziato dallo scrivente è indubbiamente vero e le ripercussioni del continuo aumento del prezzo del petrolio si faranno sentire e incideranno sempre di più nei comportamenti di ognuno di noi, c’è però da dire che probabilmente questi cambiamenti saranno valutabili in un periodo di tempo più lungo rispetto a quello che si pone il PEAC. E’ infatti poco realistico che nei prossimi quattro o cinque anni le persone usino meno l’autovettura privata rispetto a quanto la usano oggi perché la benzina costa troppo. 2. Si ritiene che AGESS possa essere un soggetto in grado di promuovere il risparmio energetico. Lo dimostrano i vari corsi e convegni che AGESS ha organizzato e/o coordinato nel nostro territorio, spesso anche in collaborazione con la stessa CNA, che lo scrivente individua come soggetto idoneo alla promozione del risparmio energetico. Inoltre proprio CNA, in una lettera inviata all’Amministrazione ritiene che il ruolo propositivo e di facilitatore culturale di AGESS debba essere potenziato, proprio per accrescere la sua capacità di interagire con le professionalità e imprenditorialità esistenti sul piano locale, mirando a creare i presupposti affinché si affermi un “polo provinciale” delle tecnologie sostenibili dal punto di vista ambientale. 3. La rete di Teleriscaldamento si rivela conveniente quando esistono utenze consistenti e vicine tra loro, come nel caso di una realtà urbana-industriale, e qualora esista la possibilità di sfruttare cadute di calore localmente presenti o le sorgenti fredde per alimentare pompe di calore. Inoltre si ritiene che il sistema di teleriscaldamento, è in grado di garantire un migliore funzionamento delle unità di potenza che lavorano a regimi molto più costanti rispetto ai continui transitori delle caldaie domestiche e con un controllo delle emissioni puntuale e di conseguenza molto più efficace. Infatti i camini di poche centrali con efficienti depuratori dei fumi, sostituiranno le canne fumarie delle singole abitazioni, nelle quali sarebbe impensabile potere attuare la stessa depurazione e lo stesso controllo delle emissioni attuabile su pochi impianti di taglia molto più grande. Si ritiene inoltre sottolineare che la presenza della rete di TLR non impedisce a questa Amministrazione di promuovere Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni impianti di cogenerazione di piccola taglia. Nella zone in cui non vi sono le prerogative per l’allacciamento alla rete del TLR, l’Amministrazione sta predisponendo una revisione del RUE in cui si chiede che gli edifici nuovi ad uso residenziale di tipo condominiale con più di 4 unità abitative si dotino obbligatoriamente di impianti di riscaldamento centralizzati. Inoltre gli atti di indirizzo regionale prevedono che gli impianti di micro – cogenerazione possano essere sostitutivi di sistemi di produzione di energia termica ed elettrica da FER e di allacciamenti alle reti di TLR nel caso vi siano impedimenti di ordine tecnico. 4. La Finanziaria 2007, commi 1117 –1120, ha allineato l’Italia alla Comunità Europea introducendo nuove disposizioni per cui la termovalorizzazione ai fini energetici dei rifiuti non degradabili non gode più delle incentivazioni statali. Pur facendo presente che al momento della stesura del PEAC tale norma non era stata ancora inserita, nel documento del PEAC (paragrafo 4.3.1) le fonti rinnovabili propriamente dette sono state considerate separatamente da i due impianti di termovalorizzazione e dall’impianto di turboespensione che sono state considerate come fonti assimilate alla rinnovabili, definizione che in base al D.Lgs. 387/2003 e alla legge 10 del 1991 era da ritenersi allora corretta. Si ritiene che tale imprecisione sia comunque più di forma che di sostanza in quanto nel documento i due tipi di fonti sono sempre stati valutati separatamente non ingenerando pertanto confusione con un’attribuzione indebita alle FER propriamente dette. Inoltre il paragrafo 4.3.1. è stato implementato con la produzione di energia distinta tra fonti rinnovabili e non rinnovabili (dati forniti da AGESS) al 2006. 5. I dati riportati per il 2004 sono i dati progettuali di HERA sulla base degli effettivi rifiuti bruciati nel 2004 (39.000 tonn realmente bruciati a fronte dei 60.000 di targa), pertanto 8.833 MWh è la produzione di energia elettrica effettivamente prodotta sulla base delle ore di funzionamento nell’anno 2004. Nel 2003 ad esempio sono stati prodotti 10.866 MWh di energia elettrica a fornte di circa 47000 tonn effettivamente bruciate. Il dato indicato per il 2015 è invece un dato ipotizzato considerato su 120.000 tonn di rifiuti considerato con un funzionamento in continuo. Pertanto non è possibile fare una proporzione o un confronto tra un dato reale basato sulle reali ore di funzionamento e un dato di “targa” che si basa sulle potenzialità dell’impianto. 6. Occorre puntualizzare che essendo la scelta del potenziamento degli inceneritori già prevista da altri strumenti di pianificazione (vedi Piano Provinciale dei Rifiuti e Piano di risanamento provinciale della Qualità dell’aria di ambito appunto provinciale), il Piano Energetico Comunale non ha potuto che “assumerlo” in uno scenario tendenziale. La forte crescita delle emissioni in tale settore, sul quale il Piano Energetico Comunale non può comunque incidere, chiaramente “condiziona” qualsiasi azione messa in campo dal Comune nell’ottica di riduzione delle emissioni. Inoltre è necessario fare una valutazione di carattere generale che vale sia per i termovalorizzatori, sia per le grandi infrastrutture per il trasporto su gomma (vedi punto 10) sia per l’aeroporto di Forli’ (vedi punto 11). Nella stesura del PEAC è stato adottato per il calcolo delle emissioni del gas serra, il cosiddetto “criterio geografico che considera unicamente le emissioni relative alle attività che si svolgono all’interno dei confini territoriali. Il calcolo delle emissioni prodotte da un certo territorio tuttavia può essere eseguito non solo prendendo in considerazione quelle effettivamente generate all’interno dei suoi confini territoriali, ma anche quelle che avvengono all’esterno di tale area purché riconducibili alle attività che si svolgono nel territorio di partenza. In tal caso al principio geografico viene sostituito un principio di responsabilità. Generalmente maggiore è la dimensione dell’area che si prende in considerazione, più simili sono i risultati a cui si perviene con le diverse metodologie. Nel caso invece di ambiti comunali, in particolare nel caso di realtà come quella di Forlì, si dovrebbe considerare anche il criterio di responsabilità sociale, così ad esempio un bilancio della CO2 a livello globale dovrebbe prendere in esame le emissioni risparmiate per smaltire (come avviene attualmente) in discarica le quantità di rifiuto, che saranno invece smaltite tramite termovalorizzazione, nel nuovo impianto di ambito. In altre parole si dovrebbero “scontare” al Comune di Forlì le emissioni dovute alla distruzione di rifiuti provenienti dal comprensorio extra-comunale e fare la stessa operazione per omogeneità per l’impianto di Mengozzi, che smaltisce rifiuti ospedalieri provenienti da tutta Italia. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda il tratto autostradale che attraversa la città di Forlì, Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni ma che trasporta merci e mezzi provenienti da tutta Italia e per l’aeroporto che, con i suoi circa 800.000 passeggeri l’anno (anno 2004) non è servizio della sola città di Forlì ma coinvolge un ambito territoriale molto più vasto. 7. Per quanto riguarda l’incentivazione massiccia del solare termico la scheda n.2 del PEAC intende andare proprio in questa direzione. Se infatti le normative di settore sono tutte orientate all’utilizzo delle FER propriamente dette (in particolare solare e fotovoltaico) per coprire almeno il 50% del fabbisogno del di ACS negli edifici nuovi per nuove costruzioni e ristrutturazioni integrali (con proposta di recepire tale norma nella revisione del RUE), molto si può fare per il patrimonio edilizio esistente, soprattutto con campagne di sensibilizzazione, informazione ed incentivi. Il PEAC punta ad un 20% di istallazioni sull’intero patrimonio edilizio esistente a Forlì. Tale percentuale potrebbe essere ulteriormente incrementata mettendo in campo incentivi “tangibili” per i cittadini. Anche per quanto riguarda il patrimonio edilizio comunale, il Comune intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà, sia perché molti di essi rivelano criticità e vetustità su cui si rendono necessari interventi, sia per dare un buon esempio alla cittadinanza in merito all’applicazione delle migliori pratiche disponibili nell’ambito dell’edilizia. Ovviamente il complesso degli edifici pubblici di proprietà comunale rappresenta una percentuale di consumi molto piccola rispetto al totale del comparto, ma importante per i suddetti motivi. 8. L’azione 7 del PEAC è orientata proprio nell’ottica indicata dallo scrivente. E’ infatti l’azione tra quelle messe in campo, che incide maggiormente per quanto riguarda il risparmio energetico (circa 14.000 tep risparmiati al 2015). Tale azione necessita di essere supportata da campagne informative capillari. Il Comune di Forlì aderisce da 2 anni alla manifestazione CATERPILLAR orientata proprio alla sensibilizzazione della cittadinanza al risparmio energetico in cui si ribadisce l’importanza di spegnere sempre tutti gli apparecchi elettrici in stand-by quando non utilizzati. 9. Si rimanda alla risposta del punto 6. 10. Si rimanda alla risposta del punto 6. Inoltre si intende precisare che in attuazione di quanto previsto nel PGTU all’interno di tale azione sono stati valutati quelle azioni che comportano benefici in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni dei gas serra. All’interno del PGTU infatti l’obiettivo principale riguarda la riduzione di inquinamenti acustico e atmosferico nell’area urbana e non sempre gli interventi volti a ridurre l’inquinamento atmosferico urbano hanno come risultato una parallela riduzione delle emissioni di gas serra. Nell’ambito del PEAC sono state recepite le seguenti azioni: riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo l’utilizzo della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di mobilità ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi collettivo: è stata prevista una riduzione del 12% degli spostamenti sistematici casa/lavoro auto privata; riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso di carburanti ecologici o di veicoli ad emissioni ridotte: in particolare si è stimato un uso di carburanti ecologici pari al 5% del totale dei consumi. E’ inoltre previsto il raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici quali metano e GLP a scapito dell’utilizzo del gasolio e benzina; completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì e di quello di Hera S.p.A.. 11. Si rimanda alla risposta del punto 6.