Delibera n. 63 del 21 aprile 2008

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Delibera n. 63 del 21 aprile 2008
Anno 2008
Deliberazione n. 63
Pos. Rag. n.
COMUNE DI FORLI’
CONSIGLIO COMUNALE
nc
Seduta del 21 Aprile 2008
In sessione ordinaria di prima convocazione del giorno 21 Aprile 2008 alle ore 15:30
in seduta pubblica.
Convocato con appositi inviti, il Consiglio Comunale si è riunito oggi nella Sala Consiliare
con l’intervento dei Consiglieri qui appresso indicati come risulta dall’appello fatto dal Segretario.
N.
1
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Cognome e nome Consiglieri
APRIGLIANO FRANCESCO
AVELLONE ANDREA
BACCARINI ROMANO
BIONDI LAURO
BONAVITA OTTAVIO
BONGIORNO VINCENZO
BRIGANTI MAURO
BURNACCI VANDA
CAMORANI VALERIA
CASADEI GARDINI FRANCESCO
CASTAGNOLI ALESSANDRO
ERRANI MARCO
FARNETI PAOLO
FRANCIA FABRIZIO
GASPERONI ROBERTO
GENTILINI TATIANA
GIUNCHI FLAVIO
GUERRINI PIO
GUGNONI GABRIELE
MANCINI ENRICA
MANUCCI CRISTIAN
Pr.
As.
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N.
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41
Cognome e nome Consiglieri
MARABINI GIULIO
MASINI NADIA
MATTEUCCI LEO
MILANESI LEA
MINGHINI LUCIANO
MONTANARI MASSIMO
MORGAGNI DIANA
NERVEGNA ANTONIO
PERELLI FILIBERTO
RAGAZZINI PAOLO
RONCHI ALESSANDRO
SAMORI’ PIETRO
SANSAVINI LUIGI
SBARAGLI ERIO
TAMPELLINI RICCARDO
TAPPARI DANIELE
TAVOLETTI GIOVANNI MARIO
TERRACCIANO UGO
VALENTINI MARCO
ZAMBIANCHI LUCA
Pr.
X
As.
X
X
X
X
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X
X
TOTALE PRESENTI: 24
TOTALE ASSENTI: 17
Partecipa il Segretario Generale VENTRELLA ANTONIO.
Scrutatori i Sigg. Consiglieri FARNETI PAOLO, MONTANARI MASSIMO, TAMPELLINI
RICCARDO.
Partecipano alla seduta gli Assessori Sigg.ri CAPACCI PALMIRO - GALASSI ELVIO - ZANETTI
LIVIANA - BERTOZZI LORETTA - BUFFADINI LODOVICO - CASTRUCCI EVANGELISTA ZELLI GABRIELE - - -.
Partecipa, altresì, in qualità di invitata permanente la Sig.ra Lizeta Zabsonre, Vice Presidente della
Consulta dei Cittadini Stranieri.
Essendo legale il numero degli intervenuti, il Presidente MINGHINI LUCIANO pone in discussione
il seguente argomento:
OGGETTO n. 47
PIANO ENERGETICO AMBIENTALE COMUNALE - APPROVAZIONE.
2
In merito era stato distribuito a ciascun Consigliere il partito di
deliberazione di seguito riportato.
Ai sensi dell’art. 97 del T.U. approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267,
si fa esplicito riferimento al resoconto verbale che sarà riportato a parte dalla
ditta appaltatrice del servizio di trascrizione dei dibattiti delle sedute consiliari,
nel quale sono riportati in maniera dettagliata gli interventi succedutisi.
L’Assessore alle politiche ambientali, Capacci, illustra l’argomento in
trattazione concernente l’approvazione del Piano energetico ambientale
comunale.
Successivamente si svolge un ampio dibattito nel corso del quale chiedono
ed ottengono la parola i Cons. Gugnoni del Gruppo consiliare U.D.C., Ronchi del
Gruppo consiliare V., Francia, Montanari e Sansavini del Gruppo consiliare P.D.,
Gasperoni del Gruppo consiliare G.d.L., Baccarini e Sbaragli del Gruppo
consiliare V.F., Biondi del Gruppo consiliare P.R.I. e Tavoletti del Gruppo
consiliare R.R.P..
Replica a tutti i Consiglieri intervenuti l’Ass. Capacci.
In sede di dichiarazione di voto i Cons. Nervegna, Ronchi e Gasperoni
preannunciano il voto contrario rispettivamente dei Gruppi consiliari F.I., V. e
G.d.L..
Nel corso del dibattito entrano i Cons. Milanesi, Manucci, Terracciano,
Gentilini, Sansavini, Tappari, Zambianchi, Burnacci, Perelli, Nervegna, Biondi,
Bongiorno e il Sindaco: Presenti n. 37.
Entrano, anche, gli Ass. Bucci e Bertaccini e il Presidente della Consulta
dei cittadini stranieri, Sig. Raies, ed esce il vice Sindaco, Castrucci.
Dopo di che;
3
IL CONSIGLIO COMUNALE
Premesso che, con deliberazione consiliare n. 1 del 22 gennaio 2007,
esecutiva, veniva adottato il Piano energetico ambientale comunale (PEAC) del
Comune di Forlì;
Atteso:
-
che il suddetto piano, unitamente agli elaborati che ne costituiscono parte
integrante e sostanziale, è stato depositato ai sensi delle vigenti disposizioni
di legge presso il Servizio pianificazione e programmazione del territorio Unità pianificazione ambientale, a libera visione del pubblico, per la durata di
60 gg. interi e consecutivi a decorrere dal 13 aprile 2007;
-
-
che dell'avvenuto deposito è stata data pubblicità:
-
mediante pubblicazione all'Albo Pretorio dal 13 aprile al 13 giugno 2007;
-
mediante pubblicazione presso gli organi di stampa locale;
che il Piano energetico ambientale comunale è stato inoltre trasmesso alle
Circoscrizioni per acquisizione del parere di competenza;
-
che nel periodo di osservazione di 60 giorni è pervenuta n. 1 osservazioni e
precisamente:
-
Associazione Clan – Destino O.n.l.u.s. in data 13 giugno 2007 (P.G.
37734/07);
-
che i Consigli di Circoscrizione, ad esclusione della Circoscrizione n. 1,
hanno provveduto ad esprimere parere con osservazioni, e precisamente:
-
Circoscrizione n. 2 (parere espresso nella seduta del 25 giugno 2007),
-
Circoscrizione n. 3 (parere espresso nella seduta del 10 maggio 2007),
-
Circoscrizione n. 4 (parere espresso nella seduta del 26 giugno 2007),
-
Circoscrizione n. 5 (parere espresso nella seduta del 17 maggio 2007);
4
-
che le osservazioni sono state dettagliatamente elencate ed esposte nello
specifico elaborato sottoforma di allegato D;
-
che tali osservazioni sono state analizzate e controdedotte nel corso della
seduta della Conferenza di Servizi del 12 ottobre 2007 presenti l’Unità
pianificazione ambientale e AGESS in qualità di incaricato dal Comune
di Forlì a redigere il PEAC;
Visto il parere favorevole ai sensi dell'art. 49, comma 1, del Decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267:
-
di regolarità tecnica, rilasciato dal Responsabile dell’Unità pianificazione
ambientale e dal Dirigente del Servizio pianificazione e programmazione del
Territorio / Area pianificazione e sviluppo del territorio, in data 06/02/2008;
Visto, altresì:
-
la sottoscrizione del Direttore d’Area in data 10/03/2008, ai sensi dell’art. 19,
comma 4, lett. h), del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi;
-
il parere positivo di conformità dell’azione amministrativa di cui al presente
atto alla legge, allo statuto, ai regolamenti, espresso dal Segretario generale in
data 11/03/2008;
Con voti favorevoli n. 21, contrari n. 13 (Biondi del Gruppo consiliare
P.R.I.; Ronchi del Gruppo consiliare V; Gasperoni e Milanesi del Gruppo
consiliare G.d.L.; Burnacci, Farneti, Giunchi, Nervegna, Perelli e Zambianchi del
Gruppo consiliare F.I.; Baccarini e Sbaragli del Gruppo consiliare V.F. e
Bongiono del Gruppo consiliare A.N.), astenuti n. 3 (Tavoletti del Gruppo
consiliare R.R.P.; Gugnoni e Terracciano del Gruppo consiliare U.D.C.), espressi
con procedimento elettronico dai n. 37 Consiglieri presenti e n. 34 votanti;
DELIBERA
5
1. di controdedurre alle osservazioni espresse per il Piano energetico ambientale
comunale (PEAC) secondo quanto dettagliatamente riportato nello specifico
elaborato sottoforma di allegato D, per costituirne parte integrale e sostanziale;
2. di approvare il Piano energetico ambientale comunale (PEAC) adottato con
deliberazione consiliare
n. 1 del 22 gennaio 2007, composto dai seguenti
elaborati, allegati alla presente deliberazione per costituirne parte integrante e
sostanziale:
a) Piano energetico ambientale comunale – versione estesa (allegato A);
b) Piano energetico ambientale comunale – versione sintetica (allegato B);
c) Valutazione ambientale strategica (VAS) del PEAC (allegato C);
d) Relazione alle osservazioni e controdeduzioni (allegato D);
3. di incaricare il Servizio pianificazione e programmazione del territorio – Unità
pianificazione ambientale, ad avvenuta esecutività della presente deliberazione,
di comunicarne l’approvazione alla Regione Emilia – Romagna trasmettendo
altresì la stessa ed i relativi elaborati in copia a Provincia di Forlì – Cesena,
AUSL – Forlì, e a pubblicarla sul sito Internet del Comune.
**********************
Fatto, letto e sottoscritto
IL PRESIDENTE
IL SEGRETARIO GENERALE
___________________
_______________________
Copia della presente deliberazione è stata pubblicata all’Albo Pretorio il giorno 6 maggio
2008 e vi resterà affissa per la durata di gg.15.
LA RESPONSABILE UNITA’ GIUNTA E CONSIGLIO
Forlì, 6 maggio 2008
_________________________
La presente deliberazione:
è divenuta esecutiva ai sensi dell’art. 134, comma 3, del D.Lgs. 18/8/2000, n. 267.
è stata dichiarata immediatamente eseguibile ai sensi dell’art. 134, comma 4, del D.Lgs.
18/8/2000, n. 267.
LA RESPONSABILE UNITA’ GIUNTA E CONSIGLIO
Forlì, 16 maggio 2008
____________________________
Comune di Forlì
Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio
Unità Pianificazione Ambientale
Piano Energetico Ambientale Comunale
Allegato A
Realizzato da:
Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena
in collaborazione con:
ARPA
Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna
Sezione Prov.le Forlì-Cesena
ENEA
Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente
Centro Ricerche Casaccia, Roma
INBAR
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Sezione Prov.le Forlì-Cesena
COMUNE DI FORLI’
Piano Energetico Ambientale Comunale
Comune di Forlì
ASSESSORE ALLA QUALITA’
SINDACO
DIRETTORE AREA
AMBIENTALE-PIANO
PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL
ENERGETICO-SERVIZI A RETE-
TERRITORIO
AGENZIA DI AMBITO
TERRITORIALE-PROTEZIONE
CIVILE
P.I. Palmiro Capacci
On.Prof.ssa. Nadia Masini
Arch. Massimo Valdinoci
DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO
Dott. Ercole Canestrini
UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTALE
Dott.ssa Francesca Bacchiocchi
Geom. Elena Balzani
Redatta da:
AGESS
ADOZIONE
APPROVAZIONE
DELIBERA DI C.C.
DELIBERA DI C.C.
N. 1 del 22 gennaio 2007
N. 63 del 21 aprlile 2008
SOMMARIO
CAPITOLO 1
PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE .......................................... 1
1.1 PREMESSA: PERCHE’ E’ NECESSARIO UN PIANO ENERGETICO ? .................................1
1.2 INTRODUZIONE.......................................................................................................................1
1.2.1 Obiettivi e struttura del Piano Energetico .........................................................................1
1.2.2 Sintesi del Piano Energetico............................................................................................4
1.2.3 Metodologia adottata ......................................................................................................5
1.3 L’AGESS E I SUOI RAPPORTI CON IL TERRITORIO ........................................................7
FASE 1: Ricerca, acquisizione ed elaborazione dei dati rilevanti sotto il profilo
Energetico-Ambientale ..................................................................................................... 10
CAPITOLO 2
PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO................................................................... 11
2.1 CONTESTO NORMATIVO INTERNAZIONALE ED EUROPEO..........................................11
2.1.1 Libro Bianco, Una Politica Energetica per l’Unione Europea (1995)..............................11
2.1.2
Il Protocollo di Kyoto (1997) ...................................................................................11
2.1.3 Direttiva 2001/77/CE.....................................................................................................11
2.1.1 Direttiva 2002/91/CE.....................................................................................................12
2.1.2 Direttiva 2003/87/CE.....................................................................................................12
2.2 NORMATIVA NAZIONALE ...................................................................................................13
2.2.1 Piano Energetico Nazionale ...........................................................................................13
2.2.2 Legge n.9 del 9/01/1991 ................................................................................................14
2.2.3 Legge n.10 del 09/01/1991.............................................................................................15
2.2.3 D.P.R. n. 412 del 26/08/1993 .........................................................................................16
2.2.1 Decreto Lgs.. n.387 del 29/12/2003 ...............................................................................16
2.2.2 Legge n.316 del 30/12/2004...........................................................................................17
2.3 NORMATIVA REGIONALE ...................................................................................................18
2.3.1 Legge regionale n.26 del 23/12/2004 (recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE)18
CAPITOLO 3
QUADRO TERRITORIALE E SOCIO-ECONOMICO ................................................ 19
3.1 QUADRO TERRITORIALE..................................................................................................19
3.2 QUADRO RETE DEI TRASPORTI ......................................................................................22
3.3 QUADRO DEMOGRAFICO ..................................................................................................25
3.4 QUADRO MACRO-ECONOMICO........................................................................................30
CAPITOLO 4
QUADRO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLI’ ................................................ 40
4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE ...............................................................................40
4.1.1 Peso delle diverse fonti energetiche ...............................................................................44
4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE ......................................................................................46
4.2.1 Dinamica dei consumi energetici da combustibili gassosi e liquidi.................................46
4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE...................................................................................52
4.3.1 Produzione da fonti primarie..........................................................................................52
4.3.2 Consumi elettrici ...........................................................................................................55
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE ..................................................59
4.4.1 Settore Civile.................................................................................................................59
4.4.2 Settore Trasporti ............................................................................................................63
4.4.3 Settore Terziario ............................................................................................................64
4.4.4 Settore Industria............................................................................................................66
4.4.5 Settori Industria e Terziario a confronto.........................................................................68
4.4.4 Settore Agricoltura .......................................................................................................71
4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’ ..................................................74
4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL .......................................80
4.6.1 Consumi energetici per combustibile e pro-capite ..........................................................80
4.6.2 Previsione dei consumi e delle produzioni energetiche (Business as usual) ..................82
CAPITOLO 5
SISTEMA ENERGETICO E AMBIENTE ..................................................................... 85
5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’..................................................................85
5.2 PREVISIONI AL 2012 E CONFRONTO CON GLI OBIETTIVI DEL PROTOCOLLO DI
KYOTO ..........................................................................................................................................91
FASE 2: Individuazione delle linee strategiche volte alla scelta di possibili azioni sul
territorio ............................................................................................................................ 92
CAPITOLO 6
LINEE STRATEGICHE DI INTERVENTO .................................................................. 93
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO- AMBIENTALE ..................93
6.1.1 Il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi .......94
6.1.2 Lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario –
via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento ...........94
6.1.3 L’iniziativa “Laboratorio Casa facile”............................................................................95
6.1.4 La rete di monitoraggio della qualità dell’aria ................................................................95
6.1.5 L’accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005)......................96
6.1.6 Contratti di quartiere II, programma di sperimentazione.................................................98
6.1.7 Programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.)...............................................................98
6.1.8
Programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali” .....98
6.1.9
Il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura..............................99
6.1.10
La campagna Calore Pulito del Comune di Forlì ......................................................99
6.1.11
Interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi ................................100
6.1.12 Conclusioni e scenari .................................................................................................100
6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO .................................................................103
6.2.1 Linee strategiche generali ............................................................................................103
6.2.2 Studio delle possibili azioni a livello urbanistico, edilizio e impiantistico in relazione al
punto 2) 105
6.3 SETTORE TRASPORTI.........................................................................................................111
6.4 SETTORE INDUSTRIA .........................................................................................................112
6.5 SETTORE AGRICOLTURA ..................................................................................................112
FASE 3: Concertazione e definizione delle linee di intervento volte ad attuare le linee
strategiche individuate .................................................................................................... 114
CAPITOLO 7
LINEE DI INTERVENTO ............................................................................................. 115
7.1 QUADRO SINOTTICO DEI POSSIBILI INTERVENTI.......................................................115
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE-TERZIARIO)..........116
7.2.1 Azioni previste per le diverse aree tipiche del territorio comunale................................116
7.2.2 Attuazione degli obiettivi: i casi studio ........................................................................122
7.3 SCHEDE PIANO D’AZIONE.................................................................................................131
7.3.1
Scheda 1: Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard
costruttivi in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 (attuazione della Direttiva Europea
2002/91/CE).........................................................................................................................131
7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici ..............136
7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess
(DPR 412 e successivi aggiornamenti)..................................................................................142
7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano ......................146
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì:
programmazione e monitoraggio ..........................................................................................153
7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale ..........167
7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle
migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica ..................................................174
7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde ....................................................................181
7.3.9 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata ...........................................189
7.4 VALUTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E TERRITORIALE DEL PIANO
ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ ..................................................................................196
FASE 4: Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo stato di
attuazione degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale ............................... 197
APPENDICE A
QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ............................................................ 203
A.1 QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE ...................................................................203
A.2 QUADRO NORMATIVO EUROPEO ...................................................................................204
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE...............................................................................207
A.4 QUADRO NORMATIVO REGIONALE ...............................................................................218
APPENDICE B
SINTESI DEI PRINCIPALI DOCUMENTI DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE220
B.1 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DI SVILUPPO 2005-2009......................220
B.2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO 1999/2003 ...................224
B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE ......................................229
B.4 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO AMBIENTALE DELLA .....................233
PROVINCIA DI FORLI’-CESENA.............................................................................................233
B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO ..................235
B.6 SCHEDA INFORMATIVA: 6° PROGRAMMA PLURIENNALE DI ATTUAZIONE DELLA
VARIANTE GENERALE AL P.R.G. e 1° AGGIORNAMENTO ED INTEGRAZIONI..............239
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
CAPITOLO 1
PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO AMBIENTALE
1.1 PREMESSA: PERCHE’ E’ NECESSARIO UN PIANO ENERGETICO ?
La stesura di un ‘Piano Energetico Comunale’ è prevista dalla L. 10/91, art. 5, comma 5: “I piani
regolatori generali di cui alla legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modificazioni e
integrazioni, dei comuni con popolazione superiore a cinquantamila abitanti, devono prevedere
uno specifico piano a livello comunale relativo all’ uso delle fonti rinnovabili di energia”.
Inoltre la L.R. n° 26 del 23/12/2004 della Regione Emilia-Romagna, all’art. 4, comma 1, recita:
“I Comuni approvano programmi e attuano progetti per la qualificazione energetica del sistema
urbano, con particolare riferimento alla promozione dell’uso razionale dell’energia, del risparmio
energetico negli edifici, allo sviluppo degli impianti di produzione e distribuzione dell’energia
derivante da fonti rinnovabili ed assimilate e di altri interventi e servizi di interesse pubblico volti a
sopperire alla domanda di energia utile degli insediamenti urbani, comprese le reti di
teleriscaldamento e l’illuminazione pubblica, anche nell’ambito dei programmi di riqualificazione
urbana previsti dalla legislazione vigente”.
A queste ragioni di carattere normativo, si aggiungono però motivazioni più sostanziali, derivanti
soprattutto dagli impegni che l’Italia ha sottoscritto in sede internazionale per conseguire obiettivi
di riduzione o contenimento delle emissioni climalteranti (in particolare la CO2), obiettivi che
sinteticamente comportano la riduzione dei consumi di carburanti e combustibili fossili tramite il
miglioramento dell’efficienza nelle attività di produzione, distribuzione e consumo dell’energia; la
sostituzione dei combustibili ad alto potenziale inquinante nonché un più sostanziale ricorso alle
fonti rinnovabili di energia.
Quindi il comma 5 dell’art. 5 della L. 10/91 e il comma 1 dell’art. 4 della L.R. 26/04, pur nei loro
limiti, offrono al Comune un’occasione unica per integrare il fattore energia nelle scelte di
qualificazione e di miglioramento dell’ambiente urbano e della qualità della vita. Tutto ciò
iniziando ad utilizzare spazi e strumenti di cui il Comune già oggi dispone quali, ad esempio, il
Piano Regolatore Generale, il Regolamento edilizio, il Piano Generale del Traffico Urbano, gli
strumenti di gestione e programmazione in materia di rifiuti.
1.2 INTRODUZIONE
1.2.1 Obiettivi e struttura del Piano Energetico
La finalità del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì è quella di fornire alla Pubblica
Amministrazione gli strumenti necessari a migliorare il quadro energetico-ambientale del territorio.
Il PEAC analizza gli aspetti significativi del sistema territoriale, socio-economico ed energetico del
Comune di Forlì, individuando le possibilità di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, dell’uso
razionale dell’energia e di valorizzazione del territorio.
Il presente Piano si sviluppa secondo le direttive definite nel Piano Energetico Regionale
dell’Emilia Romagna (PER) e in quello Provinciale di cui persegue gli stessi obiettivi, orientando e
promuovendo la riduzione dei consumi energetici, nonché l’aumento di efficienza energetica della
domanda come priorità strategica. Inoltre favorisce e promuove l’uso delle fonti rinnovabili, la loro
integrazione con le attività produttive economiche ed urbane.
1
CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE
Il PEAC deve considerarsi lo strumento principale di indirizzo e proposta comunale in materia di
energia, che dovrà essere recepito ed integrato in modo trasversale rispetto agli altri piani
territoriali e di settore (trasporti, industria, edilizia, scuole, ospedali, rifiuti, ecc.), dai quali trae
indicazioni relative alla domanda e fornisce indirizzi coerenti sull'offerta di energia.
Il Piano Energetico considera una programmazione fino al 2012, riferimento temporale assunto
dalla Unione Europea come termine di attuazione dei programmi comunitari a breve e medio
termine nel settore energetico.
Tenuto conto della rapida evoluzione in atto, il Piano Energetico deve essere uno strumento
"dinamico", capace cioè di adattarsi alle variazioni dello sviluppo sociale, economico e tecnologico
che potrebbero verificarsi nel corso della programmazione prevista.
Oltre alla razionalizzazione energetica, il PEAC, riprendendo e condividendo gli obiettivi di
indirizzo del PER, ha come finalità generale il contenimento dei fenomeni di inquinamento
ambientale nel territorio con particolare riferimento agli impegni assunti dal nostro paese rispetto al
Protocollo di Kyoto del Dicembre 1997, relativo ai cambiamenti climatici derivanti dalle emissioni
di gas effetto serra e in riferimento ai successivi provvedimenti della Unione Europea.
Tali obiettivi comportano un’attenta valutazione degli andamenti dei consumi energetici e delle
relative emissioni di gas climalteranti, legati agli andamenti dell’economia locale.
Le finalità del Piano sono state raggiunte attraverso un processo costituito dalle seguenti fasi:
1. Ricerca, acquisizione ed elaborazione dei dati rilevanti sotto il profilo energeticoambientale
Questa fase, volta anche alla creazione di una banca dati, si esplicita nelle seguenti azioni:
Ricerca delle fonti di emissione dei dati e relative statistiche: quadro territoriale e
socio economico del Comune con stime e valutazioni sul Valore Aggiunto, consumi
e produzione di energia elettrica, termica, combustibili. Emissioni e pozzi di gas ad
effetto serra.
Acquisizione dei dati di interesse per la predisposizione sia della fotografia dello
stato energetico ambientale attuale, sia dei possibili scenari al 2012;
Individuazione, elaborazione e parzializzazione dei dati per i settori di interesse del
Piano: Residenziale, Trasporti, Industria, Servizi, Agricoltura; individuazione di
alcuni indicatori specifici per settore, tra cui l’intensità del Valore Aggiunto
Individuazione e valutazione degli altri piani comunali programmatici: PRG, PUT,
rapporto sulla qualità dell’aria, etc.
2. Individuazione delle linee strategiche volte alla scelta di possibili azioni sul territorio
Sono brevemente illustrate le azioni già in atto nel Comune di Forlì, aventi una valenza
energetico-ambientale in senso lato, quale punto di partenza per prospettare poi una serie di
linee strategiche incentrate sulla riduzione dei consumi e delle emissioni; viene poi
approfondito lo studio dell’applicazione al settore dell’edilizia.
Le linee strategiche sono suddivise per settore e talvolta sono intersettoriali.
3. Concertazione e definizione delle linee di intervento volte ad attuare le linee strategiche
individuate
Dopo la presentazione di un generale quadro sinottico modello delle possibili azioni, viene
ripreso lo studio dell’applicazione concreta delle proposte al settore dell’edilizia: le
generiche azioni previste nella Fase 2 vengono contestualizzate ai diversi ambiti tipici del
territorio comunale e poi vengono proposti alcuni casi studio di applicazione con relative
grandezze di interesse.
2
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Infine, tra tutte le linee strategiche individuate, sono state scelte, sulla base dell’importanza e
dell’urgenza, nove azioni che si intende perseguire prioritariamente e che sono dunque state
approfondite nelle relative schede progettuali. Tali schede contengono:
Una descrizione degli interventi progettati;
Una individuazione dei mezzi da prevedere: accordi volontari, accordi di
programma, strumenti finanziari, etc.
Valutazione numerica degli obiettivi raggiungibili (in termini di riduzione dei
consumi e delle emissioni).
4. Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo stato di attuazione
degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale
Per ognuna delle nove schede sono stati individuati alcuni indicatori ( in media 4 per ogni
azione), la frequenza di aggiornamento di tali indicatori e l’ente o gli enti preposti
all’osservazione di tali indicatori.
Le strategie di intervento, in relazione agli impegni di Kyoto e al Piano Nazionale di Attuazione del
Protocollo stesso, si articolano in due periodi temporali:
Anni 2005-2008: Stabilizzazione delle emissioni di CO2.
Anni 2009-2012: -X %, riduzione delle emissioni di CO2 rispetto al 2005.
Il valore di X sarà stabilito dalla Pubblica Amministrazione locale.
La stabilizzazione delle emissioni sarà conseguita attraverso cambiamenti comportamentali.
La riduzione (-X %) sarà conseguita attraverso l’innovazione e i cambiamenti comportamentali.
Per quanto riguarda l’aspetto energetico, il Piano si pone i seguenti obiettivi generali:
stabilizzare i consumi energetici rispetto al 2004 (consumi concentrati in particolare nei
settori Civile-Terziario e Trasporti);
incentivare e promuovere l’uso di fonti rinnovabili e assimilate.
3
CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE
1.2.2 Sintesi del Piano Energetico
4
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
1.2.3 Metodologia adottata
Esistono direttive utili a delineare lo scenario energetico del Comune? A tal proposito la normativa
non definisce i contenuti e i titoli del Piano, lasciando ampi margini di scelta alle amministrazioni.
L’amministrazione comunale di Forlì ha affidato ad Agess Soc. Cons. a r.l. l’incarico di redigere il
Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì.
L’elaborazione del Piano, impostata come un processo partecipato, in cui l’elaborazione e la stesura
del documento è stata intervallata da periodiche riunioni tra Agess e i riferimenti comunali, nonché
con gli stakeholders del territorio, è stata strutturata nel seguente modo:
condivisione, interna all’amministrazione comunale, dell’impostazione del PEAC
predisposizione del documento di piano
confronto con gli stakeholders del territorio
edizione finale del documento
In particolare, sulla scia di quanto intrapreso in altri Piani Energetici Comunali ed anche in alcuni
documenti programmatici del Comune di Forlì, si è riconosciuto che una efficace politica di
pianificazione energetica non possa essere portata avanti dal os lo Comune, essendovi una
molteplicità di soggetti che, nel proprio agire quotidiano, interferisce col raggiungimento degli
obiettivi del Piano. Tali soggetti sono stati quindi partner del percorso intrapreso. Con essi sono
stati condivisi gli obiettivi strategici di lunga durata e si è definito il “Piano di Azione” ovvero le
ultime due fasi del Piano Energetico, aventi un taglio maggiormente operativo.
Con una progettazione partecipata i soggetti economici e sociali, gli abitanti, le associazioni, etc.
diventano a tutti gli effetti co-produttori delle politiche urbane. Essi cioè, pur son responsabilità e
poteri differenti, vengono coinvolti nell’analisi e nel trattamento dei problemi che li riguardano; le
loro risorse (di progettualità, di conoscenza, di elazione),
r
vanno ad integrare quelle
tradizionalmente a disposizione dell’Ente Locale. In altre parole viene riconosciuto il loro ruolo di
soggetti pubblici, dal momento in cui divengono parte di contesti di decisione allargati e si fanno
carico (per quanto è nelle possibilità di ognuno), di problemi collettivi e del concorso alla loro
soluzione. Il nuovo ruolo dei soggetti presenti nel territorio, in quanto partner e co-produttori di
politiche di interesse pubblico, trova riconoscimento e formalizzazione nella stipula di Protocolli di
Intesa con l’Ente Locale. In questi accordi viene affermata la convergenza sul fine (risparmio
energetico e contenimento delle emissioni) come base per la definizione di accordi operativi e
impegni reciproci da attuarsi secondo formule cooperative.
Per realizzare il percorso partecipativo sono stati promossi alcuni incontri con i principali soggetti
pubblici e privati ritenuti strategici rispetto agli obiettivi programmati dal Comune, nonché portatori
di interesse (stakeholders), per individuare tutte le cooperazioni possibili per massimizzare gli
effetti dell’azione. Ogni incontro ha funzionato come un piccolo laboratorio di analisi e definizione
delle azioni del Piano; è stato anticipato da una esplorazione del campo problematico condotta in
interazione con i soggetti rilevanti in ogni ambito; in seguito ha dato luogo alla produzione di
schede conoscitive elaborate dai soggetti coinvolti, per l’avvio di progetti volti al risparmio
energetico e alla riduzione delle emissioni e per la valorizzazione e l’integrazione nel Piano di
quanto già esistente o programmato. Le linee strategiche individuate prioritariamente e su cui è
stato sviluppato il processo partecipato sono state:
1. Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in
relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE)
2. Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici;
3. Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e
successivi aggiornamenti)
5
CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE
4. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e
monitoraggio
5. Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
6. Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
Ai soggetti invitati al tavolo di consultazione è stata in prima istanza illustrato il lavoro effettuato
nelle prime due fasi del Piano Energetico, ovvero il quadro conoscitivo con le proiezioni al 2012,
nonché le sopra riportate linee strategiche, come punto di partenza per le successive analisi,
discussione e formulazione di proposte. In particolare i partecipanti hanno avuto la possibilità di
riflettere ed elaborare nelle successive settimane tutte le proposte e osservazioni che ritenessero
opportune, le quali sono poi state raccolte da Agess, esaminate e metabolizzate nella elaborazione
delle ultime due fasi del Piano.
In particolare sono stati invitati:
Assessorati/Uffici del Comune: Ambiente, Mobilità, Pianificazione, Edilizia, Edific i
Pubblici.
Le principali associazioni ambientaliste rappresentate nel territorio;
I sindacati;
Associazioni di consumatori e cittadini;
Azienda sanitaria locale;
Azienda per la Mobilità;
Numerose associazioni di categoria (artigiani, agricoltori, commercianti, servizi, imprese
edili) e di piccole e medie imprese;
Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente;
Azienda Casa dell’Emilia Romagna;
Aziende multiutilities per i servizi acqua, luce, gas, rifiuti, elettricità;
Ordini e collegi professionali (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali)
La redazione del Piano Energetico Ambientale Comunale ha manifestato notevoli difficoltà di
compilazione, in quanto, per assicurare la sua completa intelligibilità e confrontabilità, dovrebbe
rispondere a criteri di uniformità e contare su dati completi e standardizzati, come in realtà non è, a
causa dell’insufficienza o dell’assenza di rilevazioni uniformi, e dalla difficoltà a reperire dati
sufficientemente disaggregati od attendibili.
Infatti, le principali difficoltà hanno riguardato:
il ritardo e talvolta l’inerzia con cui i dati energetici sono stati resi disponibili;
la scarsa disaggregazione che è stata fatta di questi dati a livello territoriale oltre che settoriale;
l’elevata frammentarietà dei dati, raccolti con criteri di classificazione che differiscono da ente ad
ente, che ha portato spesso ad avere dati completamente diversi per uno stesso fenomeno
energetico;
l’accesso ad alcuni dati, soprattutto se appartenenti ad enti o aziende private, poco propense a
divulgare propri dati senza averne un ritorno economico. In particolare dati di consumo di energia
elettrica poichè in seguito alla liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas, si sono
affacciate sul mercato una miriade di società distributrici.
Le difficoltà non si limitano tuttavia solo ai dati: si estendono anche alla conversione del contributo
energetico delle diverse fonti in una misura comune e facilmente confrontabile, così da rendere
uniforme e facilmente interpretabile il contenuto del bilancio stesso.
6
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Nella predisposizione del Bilancio Energetico occorre distinguere tra fonti energetiche primarie,
vettori ed usi finali. Le fonti primarie sono costituite dai materiali (combustibili fossili, solidi,
liquidi e gassosi, biomassa, ecc.) o da sorgenti fisiche (radiazione solare, vento, acqua, ecc.) che
possono essere convertiti in energia utilizzabile dagli utenti finali (elettrodomestici, motori,
riscaldamento, ecc.); la forma energetica di trasporto della potenzialità di utilizzo dalla fonte
primaria all’uso finale viene considerata invece un “vettore” (ad esempio l’elettricità, ma anche il
metano se utilizzato direttamente ecc.).
Per aggregare i dati quantitativi delle varie fonti energetiche si fa ricorso ad una operazione di
conversione, attraverso la quale le unità di misura delle varie fonti energetiche sono sostituite con
una unità comune, che permette la loro aggregazione a livello globale. Le unità più comunemente
utilizzate per elaborare bilanci energetici sono: la caloria (o i suoi multipli, in particolare la
teracaloria), la tonnellata equivalente di carbone (tec) e la tonnellata equivalente di petrolio (tep).
L’unità scelta nel Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì è la tonnellata equivalente di
petrolio. Essa si può definire come una unità standardizzata assimilabile al contenuto energetico di
una tonnellata di petrolio (10.000 kcal).
Utilizzando la definizione di tep, si ha:
kcal
1 tep  1.000 kg  10.000
 10 7 kcal  10 7  4,1868 kJ  41,868 GJ
kg
ove 1 cal  4,1868 J corrisponde alla conversione in unita SI della caloria.
La trasformazione delle diverse fonti di energia in calore viene inoltre effettuata partendo dai poteri
calorifici inferiori e cioè dalle quantità di energia estraibile sotto forma di calore da una unità fisica
del combustibile considerato.
In genere il potere calorifico si misura in kcal/kg per i solidi e i liquidi, mentre per i gas si esprime
con kcal/m3.
1.3
L’AGESS E I SUOI RAPPORTI CON IL TERRITORIO
L’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena (AGESS), società
consortile senza fini di lucro, si è costituita nel 2001, grazie ad un finanziamento del progetto
comunitario SAVE, finalizzato alla creazione di agenzie energetiche locali nell’ambito della UE.
La funzione di tali agenzie è di promuovere e coordinare azioni, progetti e collaborazioni tra i
“portatori di interesse” per diffondere una più capillare conoscenza e sensibilità nel settore delle
fonti di energia rinnovabile, del risparmio energetico e dell’uso razionale dell’energia.
Partner europei dell’Agenzia durante il triennio del finanziamento comunitario (concluso a luglio
2005) sono stati “Energie Agentur” provinciale di Mostviertel (Austria) e Agenzia regionale della
regione di Beskydy (Repubblica Slovacca).
AGESS, inoltre, è membro della Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche Locali italiane
(Re.N.A.E.L.) e della Rete delle Agenzie Europee “European Federation of Regional Energy and
Environment Agencies” (F.E.D.A.R.E.N.E.).
Al 01/01/2006 i soci di AGESS sono: Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena,
Amministrazione Comunale di Forlì, HERA S.p.A., Romagna Acque S.p.A., ATR-Agenzia per la
mobilità, Sogliano Ambiente, Associazione Piccole e medie Industrie (API), Confederazione
Nazionale per l’Artigianato (CNA Forlì-Cesena).
7
CAPITOLO. 1: PREFAZIONE AL PIANO ENERGETICO-AMBIENTALE
Quota
percentuale
SOCI
Amministrazione Prov.le FC
44.89%
HERA SpA
21.44%
Comune di Forlì
9.40%
ROMAGNA ACQUE SpA
7.15%
ATR
7.15%
SOGLIANO AMBIENTE
7.15%
API - Cesena
1.57%
CNA
1.25%
Le attività dell’Agenzia si possono brevemente riassumere in:
Promozione e diffusione di informazioni su: risparmio energetico, fonti rinnovabili,
normativa, incentivi economici, tramite il numero verde, lo sportello utenti e il sito web
Organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento per tecnici e professionisti
Servizi di consulenza agli enti, alle aziende e ai singoli utenti
Organizzazione di conferenze, seminari e workshop e produzione di materiale divulgativo
Sviluppo di progetti europei attraverso partnership internazionali
Attività finanziate da programmi nazionali e regionali
Redazione di Piani Energetici Ambientali territoriali
Diagnosi energetica degli edifici (come da Dlgs 192/05)
Campagna Calore Pulito - verifica dell’efficienza energetica degli impianti termici
Progetti di educazione ambientale per le scuole
L’Agenzia si prefigge anzitutto di essere supporto tecnico ai soci ed in particolare agli Enti pubblici.
Per essi può coordinare e svolgere operativamente una serie di obblighi che gli stessi per legge sono
tenuti ad espletare nel settore. Inoltre l’Agenzia offre i suoi servizi anche alle imprese, alle
associazioni, ai singoli cittadini.
L’Agenzia collabora, oltre che con i suoi soci, con enti e aziende a livello locale e nazionale, tra cui:
ARPA sez. Forlì-Cesena, ASTER, AUSL Forlì, Camera di Commercio - CISE , ENEA, ISES Italia
(International Solar Energy Society), Istituto Nazionale di Bioarchitettura, sez. Forlì - Cesena,
Osservatorio Agroambientale di Forlì-Cesena, Regione Emilia-Romagna, Università degli Studi di
Bologna, WWF.
In particolare, nella progettazione e realizzazione del Piano Energetico Ambientale del Comune di
Forlì, Agess si è avvalsa della collaborazione e del supporto tecnico-scientifico, a vario titolo, dei
seguenti enti:
8
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
STAKEHOLDERS PUBBLICI
STAKEHOLDERS PRIVATI
-HERA
-ENEL Distribuz. E.R.
-ASS.INDUSTRIALI di FC
-P.M.I.
- COMUNE di FORLI’
- PROVINCIA di FC
- C.C.I.A.A. di FC
SUPPORTO TECNICO
STAKEHOLDERS
SOCIALI
- ENEA
- ARPA
- BIOARCHITETTURA
- ASS. CONSUMATORI
9
FASE 1
Ricerca, acquisizione ed elaborazione dei dati rilevanti sotto il
profilo Energetico-Ambientale
10
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
CAPITOLO 2
PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO
2.1 CONTESTO NORMATIVO INTERNAZIONALE ED EUROPEO
2.1.1 Libro Bianco, Una Politica Energetica per l’Unione Europea (1995)
Gli obiettivi verso cui dovranno convergere le politiche comunitaria e nazionali sono state già
identificate in questo documento, nel quale l'Unione Europea ha definito tre obiettivi fondamentali
per la propria politica energetica:
 migliorare la competitività;
 aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti anche tramite la diversificazione;
 assicurare la protezione dell’ambiente.
2.1.2 Il Protocollo di Kyoto (1997)
Il documento, siglato nel Dicembre 1997, rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione
Quadro. Esso impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione (Est europeo) a
ridurre globalmente del 5,2 %, nel 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, le proprie emissioni di
gas-serra, responsabili del riscaldamento globale in atto.
Questi impegni, giuridicamente vincolanti, avrebbero prodotto una inversione storica della tendenza
ascendente delle emissioni che detti paesi hanno da circa 150 anni. Il Protocollo di Kyoto è stato
aperto alla firma il 16 marzo 1998. Con lo sganciamento degli Stati Uniti d’America, l’obiettivo si
è ridotto al 3,8%. Per raggiungerlo, la via maestra indicata dal Protocollo era la riduzione delle
emissioni dei settori industriale, energetico e dei trasporti.
Nel corso del negoziato hanno assunto un ruolo rilevante i tagli ottenibili attraverso il meno costoso
ricorso alla forestazione e ai cosiddetti meccanismi flessibili:
 Il clean development mechanism consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta
con progetti di collaborazione nei paesi in via di sviluppo;
 La joint implementation consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando
i “diritti di emissione” risultanti dai progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro
paese industrializzato;
 L’emission trading prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati
possono scambiare le emissioni per raggiungere gli obiettivi previsti.
2.1.3 Direttiva 2001/77/CE
La presente direttiva mira a promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili
alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro
comunitario in materia.
Le fonti energetiche rinnovabili contribuiscono alla protezione
dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile, possono creare occupazione locale, avere un positivo
impatto sulla coesione sociale, contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e permettere un
più rapido conseguimento degli obiettivi di Kyoto.
Gli stati membri adottano misure atte a promuovere l’aumento del consumo di elettricità prodotta da
fonti energetiche rinnovabili perseguendo gli obiettivi indicativi nazionali per il 2010 riportati in
apposita tabella, che prevedono una quota del 22,1% di elettricità prodotta da F.E.R. sul consumo
totale della Comunità. Gli obiettivi indicativi nazionali saranno rimodulati ogni 2 anni e
11
CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO
compatibili con gli impegni nazionali assunti nell'ambito degli impegni sui cambiamenti climatici
sottoscritti dalla Comunità ai sensi del protocollo di Kyoto.
Per l’Italia l’obiettivo indicativo nazionale è pari al 25 % di elettricità da F.E.R. rispetto al
consumo interno lordo. Viene introdotta anche la necessità di rilasciare opportune garanzie di
origine per l’elettricità da F.E.R.
La Direttiva prevede la pubblicazione con cadenza quinquennale e biennale da parte degli Stati
membri di diverse relazioni concernenti l’aggiornamento per i successivi 10 anni degli obiettivi
indicativi nazionali, analisi del raggiungimento di tali obiettivi, valutazioni sull’attuale quadro
legislativo e regolamentare e una relazione di sintesi sull’attuazione della presente direttiva.
2.1.1 Direttiva 2002/91/CE
L'obiettivo della presente direttiva è promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli
edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle
prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi.
Le disposizioni in essa contenute riguardano:
a) il quadro generale di una metodologia per il calcolo del rendimento energetico integrato degli
edifici;
b) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici di nuova
costruzione;
c) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici esistenti di
grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni;
d) la certificazione energetica degli edifici;
e) l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d'aria negli edifici, nonché
una perizia del complesso degli impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni.
2.1.2 Direttiva 2003/87/CE
La presente direttiva istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra
nella Comunità Europea, al fine di promuovere la riduzione di dette emissioni secondo criteri di
validità in termini di costi e di efficienza economica. Il sistema può essere sintetizzato nei seguenti
elementi:
1. Il campo di applicazione della direttiva è esteso alle attività ed ai gas elencati nell’allegato I della
direttiva; in particolare alle emissioni di anidride carbonica provenienti da attività di combustione
energetica, produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, lavorazione prodotti minerari,
produzione di pasta per carta e cartoni.
2. La direttiva prevede un duplice obbligo per gli impianti da essa regolati: la necessità per operare
di possedere un permesso all’emissione in atmosfera di gas serra; l’obbligo di rendere alla fine
dell’anno un numero di quote d’emissione pari alle emissioni di gas serra rilasciate durante l’anno.
3. Il permesso all’emissione di gas serra viene rilasciato dalle autorità competenti previa verifica da
parte delle stesse della capacità dell’operatore dell’impianto di monitorare nel tempo le proprie
emissioni di gas serra.
4. Le quote d’emissioni vengono rilasciate dalle autorità competenti all’operatore di ciascun
impianto regolato dalla direttiva sulla base di un piano di allocazione nazionale; ogni quota dà
diritto al rilascio di una tonnellata di biossido di carbonio equivalente.
5. Il piano di allocazione nazionale viene redatto in conformità ai criteri previsti dall’allegato III
della direttiva stessa; questi ultimi includono coerenza con gli obiettivi di riduzione nazionale, con
le previsioni di crescita delle emissioni e con i principi di tutela della concorrenza; il piano di
12
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
allocazione prevede l’assegnazione di quote a livello d’impi
anto per periodi di tempo
predeterminati.
6. Le quote possono essere vendute o acquistate; tali transazioni possono vedere la partecipazione
sia degli operatori degli impianti coperti dalla direttiva, sia di soggetti terzi (es. intermediari,
organizzazioni non governative, singoli cittadini); il trasferimento di quote viene registrato
nell’ambito di un registro nazionale.
7. La resa delle quote d’emissione è effettuata annualmente dagli operatori degli impianti in numero
pari alle emissioni reali degli impianti stessi.
8. Le emissioni reali utilizzate nell’ambito della resa delle quote da parte degli operatori sono il
risultato del monitoraggio effettuato dall’operatore stesso e certificato da un soggetto et rzo
accreditato dalle autorità competenti.
9. La mancata resa di una quota d’emissione prevede una sanzione pecuniaria di 40 euro nel periodo
2005-2007 e di 100 euro nei periodo successivi; le emissioni oggetto di sanzione non sono
esonerate dall’obbligo di resa di quote.
2.2 NORMATIVA NAZIONALE
2.2.1 Piano Energetico Nazionale
Il principale documento di politica energetica nazio nale, cui fare riferimento, ed in cui si
definiscono obiettivi e priorità della politica energetica in Italia, è il Piano Energetico Nazionale.
Il Piano Energetico Nazionale (PEN) del 10 agosto 1988, si è ispirato ai criteri di:



promozione dell’uso razionale dell’energia e del risparmio energetico;
adozione di norme per gli autoproduttori;
sviluppo progressivo di fonti di energia rinnovabile.
Il P.E.N. aveva fissato l’obiettivo al 2000 di aumentare la produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili del 44%, con una ripartizione interna di questo mercato suddiviso in 300 MW di energia
eolica, 75 MW di energia solare fotovoltaica e l'adozione da parte di tutte le Regioni di Piani
d’Azione per l’utilizzo e la promozione di energie rinnovabili sul proprio territorio.
L’ultimo aggiornamento, approvato dal Consiglio dei Ministri nell’agosto del 1988, pur rimanendo
valido nell’individuazione di obiettivi prioritari (competitività del sistema produttivo,
diversificazione delle fonti e delle provenienze geopolitiche, sviluppo delle risorse nazionali,
protezione dell’ambiente e della salute dell’uomo e risparmio energetico) è un documento ormai
datato, anche perché si riferisce ad un quadro istituzionale e di mercato che nel frattempo ha subito
notevoli mutamenti, anche per effetto della crescente importanza e influenza di una comune politica
energetica a livello europeo.
Come punto di partenza della politica energetica e della creazione del Mercato Interno dell’Energia,
la Commissione europea, infatti, pone la liberalizzazione dei mercati energetici, l’introduzione
della concorrenza, in particolare nel settore dell’energia elettrica e del gas, la promozione
dell’utilizzo delle energie rinnovabili, ma soprattutto la realizzazione di un sistema di reti
energetiche integrato ed adeguato non solo all’interno degli Stati membri, ma anche tra l’Europa e
le principali aree terze fornitrici di energia.
Alla base di questo processo 'Italia
l
ha recepito la Direttiva europea sul mercato interno
dell’elettricità del 19 dicembre 1996 e la Direttiva europea sul mercato interno del gas, del dicembre
13
CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO
1998, rispettivamente con il Decreto Legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e con il Decreto Legislativo
23 maggio 2000, n. 164.
Infine, accanto alla sicurezza degli approvvigionamenti, uno dei principali obiettivi della politica
energetica europea è il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, attraverso la riduzione delle
emissioni di gas a effetto serra al livello del 1990 tra il 2008 ed il 2012.
Il recente processo di decentramento delle funzioni e competenze amministrative, attuato in molti
settori dalla riforma Bassanini, ha cambiato il coinvolgimento e il ruolo delle Regioni e degli Enti
Locali anche in campo energetico.
2.2.2 Legge n.9 del 9/01/1991
Norme per l'attuazione del nuovo Piano Energetico Nazionale: aspetti istituzionali, centrali
idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali", ha
introdotto l'aspetto significativo della parziale liberalizzazione della produzione dell'energia
elettrica da fonti rinnovabili e assimilate, che per diventare operativa doveva solo essere
comunicata. La produzione da fonti convenzionali, invece, rimaneva vincolata all'autorizzazione da
parte del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato (MICA).
L'art. 20, modificando la Legge 6 dicembre 1962, n. 1643, consentiva alle imprese di produrre
energia elettrica per autoconsumo o per la cessione all'ENEL. L'impresa autoproduttrice, se
costituita in forma societaria, poteva produrre anche per uso delle società controllate o della società
controllante. Questo principio riduceva solo in parte il monopolio dell'ENEL, perché vincolava la
cessione delle eccedenze energetiche all'ENEL stessa. Tali eccedenze vengono ritirate a un prezzo
definito dal Comitato Interministeriale dei Prezzi (CIP) e calcolato in base al criterio dei costi
evitati, cioè i costi che l'ENEL avrebbe dovuto sostenere per produrre in proprio l'energia elettrica
acquistata. In questo modo si è cercato di fornire benefici economici a quei soggetti che, senza
ridurre la propria capacità produttiva, adottavano tecnologie che riducevano i consumi energetici.
L'art. 22 ha introdotto incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti di energia rinnovabili o
assimilate e in particolare da impianti combinati di energia e calore. I prezzi relativi alla cessione,
alla produzione per conto dell'ENEL, al vettoriamento ed i parametri relativi allo scambio venivano
fissati dal Comitato Interministeriale Prezzi (CIP), il quale si preoccupava di assicurare prezzi e
parametri incentivanti. Gli impianti con potenza non superiore ai 20 kW "vengono esclusi dal
pagamento dell'imposta e dalla categoria di officina elettrica, in caso di funzionamento in servizio
separato rispetto alla rete pubblica".
Con l’ormai famoso provvedimento n. 6 del 1992, detto anche "CIP 6", il Comitato
Interministeriale Prezzi aveva fissato il termine per la concessione degli incentivi in 8 anni
dall'entrata in funzione dell'impianto; allo scadere di questo periodo il prezzo di cessione rientrava
nei criteri del costo evitato. Sempre nello stesso provvedimento il CIP aveva stabilito la condizione
di efficienza energetica per l'assimilabilità alle fonti rinnovabili, calcolata con un indice energetico
che premiava le soluzioni a più alto rendimento elettrico. Il provvedimento in questione è stato, di
fatto, ritirato nel 1996. Solo gli impianti che hanno concluso un contratto preliminare con l’ENEL
entro il 31 dicembre 1996 stanno ricevendo il pagamento stabilito dal provvedimento; nessun altro
impianto o progetto può beneficiare di queste tariffe.
La Legge 9/91 dedica, inoltre, l'art. 23 alla circolazione dell'energia elettrica prodotta da impianti
che usano fonti rinnovabili e assimilate: "All'interno di consorzi e società consortili fra imprese e
14
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
fra dette imprese, consorzi per le aree e i nuclei di sviluppo industriale …. aziende speciali degli
enti locali e a società concessionarie di pubblici servizi dagli stessi assunti, l'energia elettrica
prodotta da fonti rinnovabili e assimilate può circolare liberamente. Qualora il calore prodotto in
cogenerazione sia ceduto a reti pubbliche di riscaldamento, le relative convenzioni devono essere
stipulate sulla base di una convenzione tipo approvata dal Ministero dell'Industria e i prezzi
massimi del calore prodotto in cogenerazione sono determinati dal CIP, tenendo conto dei costi del
combustibile, del tipo e delle caratteristiche delle utenze".
2.2.3 Legge n.10 del 09/01/1991
La Legge 10, "Norme per l'attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale
dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia", che sostituisce
la Legge 308/86, nel Titolo I reca norme in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio
energetico e di sviluppo delle fonti di energia.
L’art. 4 prescrive l’emanazione di tutta una serie di norme attuative e sulle tipologie tecnicocostruttive in merito all’edilizia, all’impiantistica in genere e per i trasporti. Alcune di queste
norme non sono mai state emanate.
In particolare, il comma 7 dell’art. 4 è rimasto inapplicato. Esso prevedeva l’emanazione di norme
idonee a rendere apprezzabile il conseguimento dell’obiettivo dell’uso razionale dell’energia e
dell’utilizzo delle fonti rinnovabili nei criteri di aggiudicazione delle gare di appalto
economicamente rilevanti per la fornitura di beni e sevizi per conto della pubblica amministrazione,
degli enti territoriali e delle relative aziende, degli istituti di previdenza e assicurazione.
L'art. 5 prescrive alle Regioni ed alle Province autonome la predisposizione di piani energetici
regionali relativi all'uso di fonti rinnovabili di energia, precisandone i contenuti di massima.
Lo stesso articolo prescrive che i piani regolatori generali dei comuni con popolazione superiore a
cinquantamila abitanti prevedano uno specifico piano a livello comunale relativo alle fonti
rinnovabili di energia.
Con gli artt. 8, 10 e 13 viene delegato alle Regioni e alle Province autonome il sostegno
contributivo in conto capitale per l’utilizzo delle fonti rinnovabili in edilizia e in agricoltura, per il
contenimento dei consumi energetici nei settori industriale, artigianale e terziario.
L’art. 19 introduce la figura professionale del responsabile per la conservazione e l’uso razionale
dell’energia per i soggetti che operano nei settori industriali, civile, terziario e dei trasporti (Energy
Manager).
Il Titolo II fornisce norme per il contenimento del consumo di energia negli edifici. A tal fine gli
edifici pubblici e privati devono essere progettati e messi in opera in modo tale da contenere al
massimo i consumi di energia termica ed elettrica in relazione al progresso tecnologico.
Nell'art. 26, in deroga agli articoli 1120 e 1136 del codice civile, si introduce il principio della
decisione a maggioranza nell'assemblea di condominio per le innovazioni relative all'adozione di
sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri
di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato. Sempre allo stesso articolo si
stabilisce che gli impianti di riscaldamento al servizio di edifici di nuova costruzione devono essere
progettati e realizzati in modo tale da consentire l'adozione di sistemi di termoregolazione e di
contabilizzazione del calore per ogni singola unità immobiliare. Un ruolo prioritario per la
15
CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO
diffusione delle fonti rinnovabili di energia o assimilate è affidato alla Pubblica Amministrazione,
poiché è tenuta a soddisfare il fabbisogno energetico degli edifici di cui è proprietaria ricorrendo
alle fonti menzionate, salvo impedimenti di natura tecnica o economica.
L' art. 30 relativo alla certificazione energetica degli edifici, in mancanza dei decreti applicativi che
il M.I.C.A., Ministero dei Lavori Pubblici e l'ENEA avrebbero dovuto emanare, è rimasto
inapplicato. Il certificato energetico in caso di compravendita e locazione dovrebbe essere
comunque portato a conoscenza dell'acquirente o del locatario dell'intero immobile o della singola
unità immobiliare. L'attestato relativo alla certificazione energetica ha una validità temporanea di
cinque anni.
L’art.31 introduce la figura del terzo responsabile durante l’esercizio degli impianti e introduce
altresì l’obbligo per le Province e Comuni con più di 40.000 abitanti ad effettuare controlli e
verificando l’osservanza delle norme relative al rendimento di combustione degli impianti termici.
L’attuazione della Legge 10/91 è condizionata dall’emanazione da una miriade di decreti, non
sempre effettuata.
2.2.3 D.P.R. n. 412 del 26/08/1993
Uno dei più significativi decreti attuativi della Legge 10/91 è forse il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412
"Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione
degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione
dell'articolo 4/IV della Legge 9 gennaio 1991, n. 10", che è stato poi modificato ed integrato dal
D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 551 "Regolamento recante modifiche al Decreto del Presidente della
Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, in materia di progettazione, installazione, esercizio e
manutenzione degli impianti termici degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia",
che ha introdotto norme precise sui rendimenti degli impianti termici nonché sulle modalità di
controllo e verifica da parte delle Province e dei Comuni.
In particolare il suddetto decreto ha:





suddiviso il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei “gradi giorno”
comunali e indipendentemente dall’ubicazione geografica;
stabilito per ogni zona climatica la durata giornaliera di attivazione e il periodo annuale di
accensione degli impianti di riscaldamento;
classificato gli edifici in otto categorie a seconda della destinazione d'uso e stabilito per ogni
categoria di edifici la temperatura massima interna consentita; ha inoltre stabilito che gli
impianti termici nuovi o ristrutturati debbono garantire un rendimento stagionale medio che
va calcolato in base alla potenza termica del generatore;
definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda;
previsto una periodica e annuale manutenzione degli impianti termici.
2.2.1 Decreto Lgs.. n.387 del 29/12/2003
Tale decreto recepisce la direttiva Europea 2001/77/CE per la promozione della produzione di
energia elettrica da fonti rinnovabili. Un quadro normativo destinato a diventare il punto di
riferimento per consentire all’Italia di procedere verso uno sviluppo concreto della produzione di
energia da fonti rinnovabili. I principali punti sono i seguenti:
16
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
1. Aggiornamento del decreto interministeriale Industria Ambiente del novembre 1999 che definiva
l’obbligo di produrre almeno il 2% di elettricità con fonti rinnovabili nel 2002 con impianti entrati
in funzione dopo il 1 aprile 1999. La nuova legge incrementa l’obbligo dello 0,35% all’anno a
partire dal 2004.
2. Gli impianti da fonte rinnovabile con potenza fino a 20 kW possono essere connessi alla rete con
modalità di scambio sul posto dell’energia elettrica; sarà possibile realizzare quindi il “Net
Metering” anche per l’eolico di piccola taglia come avviene già per il fotovoltaico.
3. Introduzione di un meccanismo di incentivazione in conto energia per il fotovoltaico, come già
avviene in Germania. Tale sistema finanzia l’energia elettrica prodotta e immessa in rete con una
tariffa incentivante e non più l’investimento iniziale.
4. Incentivi anche per la produzione elettrica da solare termodinamico.
5. La semplificazione delle procedure autorizzative con l’introduzione di un procedimento unico
che, in tempi certi, esprima l’autorizzazione con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni
competenti.
6. L’introduzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
7. Una migliore definizione delle fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle
rinnovabili. Vengono esplicitamente escluse le fonti assimilate e i beni prodotti o sostanze derivanti
da processi il cui scopo primario sia la produzione di vettori energetici o di energia. L’articolo 17
prevede l’inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato
alle fonti rinnovabili (beneficia di tale regime anche la parte non biodegradabile dei rifiuti).
Per l’effettiva attuazione di questa legge quadro è necessaria l’emanazione di una serie di circa
venti decreti attuativi, previsti dal decreto medesimo.
2.2.2 Legge n.316 del 30/12/2004
La presente norma prevede l’applicazione della Direttiva 2003/87/CE in materia di scambio di
quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità europea.
L’articolo 1 contiene disposizioni inerenti l’autorizzazione ad emettere gas serra:
art.1 Ai fini del rilascio dell’autorizzazione ad emettere gas ad effetto serra, i gestori degli impianti
rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, in esercizio
alla data di entrata in vigore del presente decreto presentano, all’autorità nazionale competente di
cui all’art. 3, comma 1, apposita domanda di autorizzazione.
L’articolo 2 contiene disposizioni inerenti la raccolta delle informazioni per l’assegnazione delle
quote di emissioni di cui all’articolo 11 della direttiva 2003/87/CE:
art.2 I gestori degli impianti rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della
direttiva 2003/87/CE, in esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, comunicano
all’autorità nazionale competente le informazioni necessarie ai fini dell’assegnazione delle quote di
emissione per il periodo 2005-2007. Le specifiche relative al formato e alle modalità per la
trasmissione delle suddette informazioni, nonché le specificazioni sui dati richiesti, sono definite,
entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, mediante decreto del Ministro
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Ministro delle Attività Produttive.
L’articolo 2 bis contiene disposizioni inerenti alle sanzioni:
art.2 bis Il gestore che omette di presentare la domanda di autorizzazione di cui all’articolo 1 è
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di
carbonio equivalente emessa. Il gestore che fornisce informazioni false relativamente a quanto
richiesto dall’articolo 5 della direttiva 2003/87/CE, è punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in eccesso
17
CAPITOLO. 2: PRINCIPALI NORME DI RIFERIMENTO
alle quantità cui avrebbe avuto diritto in caso di dichiarazione veritiera. Il gestore che omette di
comunicare all’autorità nazionale competente le informazioni di cui all’articolo 2 o fornisce
informazioni false, salvo che il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria pari a 10 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in
difformità alle prescrizioni del presente decreto.
2.3 NORMATIVA REGIONALE
2.3.1 Legge regionale n.26 del 23/12/2004 (recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE)
La presente norma, recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE, disciplina la programmazione
energetica territoriale e contiene inoltre altre disposizioni in materia di energia. Con questa
disposizione la giunta punta a qualificare il sistema elettrico ed energetico per raggiungere
l’autosufficienza elettrica della Regione al 2010. Per raggiungere il pareggio del bilancio elettrico
ed insieme mantenere fede agli impegni assunti a Kyoto, la legge regionale prevede azioni su tre
livelli diversi.
1. Si intende innanzitutto portare a conclusione il processo, già avviato, di conversione di tutte le
vecchie centrali ad olio combustibile (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e
a ciclo combinato da realizzare con le migliori tecnologie, secondo quanto indicato dalle direttive
europee.
2. Si punta poi su un aumento della produzione elettrica con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico,
fotovoltaico e biomasse).
3. La legge stabilisce una nuova possibilità di intervento, prevedendo per la prima volta che, per
ogni nuovo insediamento urbanistico, vi siano scelte progettuali di uso razionale di energia e
dotazioni di fonti rinnovabili. La nuova legge prevede incentivi a favore della bioarchitettura:
sottotetti che potranno essere recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri, purché adeguatamente
coibentati; contatori singoli obbligatori negli impianti di riscaldamento centralizzati; sistemi solari
obbligatori in tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. Verranno, inoltre, introdotti:
nuovi standard di rendimento energetico degli edifici, che dovranno essere recepiti dai regolamenti
edilizi comunali; certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici; obblighi per i Comuni e le
Province di prevedere per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di
urbanizzazione, le nuove reti energetiche di teleriscaldamento e la cogenerazione.
In questo modo entro il 2010 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica si ridurrebbero
dalle attuali 13,2 milioni di tonnellate (comprensive di 7 milioni di tonnellate imputabili alle
importazioni) a 11,2 milioni di tonnellate.
Per il settore residenziale, cha attualmente in Emilia Romagna consuma 2.700.000 tep l’anno, il
Piano punta ad un risparmio pari a 330.000 tep al 2010. Tale obiettivo, se raggiunto permetterà di
ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 700.000 tonnellate.
18
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
CAPITOLO 3
QUADRO TERRITORIALE E SOCIO-ECONOMICO
3.1 QUADRO TERRITORIALE
Il Comune di Forlì fa parte della Provincia di Forlì-Cesena ed è caratterizzato dai seguenti confini:
Nord: comuni di Faenza, Russi e Ravenna.
Est: comuni di Ravenna, Bertinoro, Meldola e Predappio.
Sud: comuni di Bertinoro, Meldola e Predappio.
Ovest: comuni di Castrocaro Terme e Terra del Sole.
Le coordinate geografiche del centro della Città (meridiano di Roma) sono le seguenti:
Latitudine: 44 13’
Longitudine: 12 02’
La Figura 1 rappresenta il territorio del Comune di Forlì; sono evidenziati i confini e le aree
urbanizzate.
Il territorio comunale è diviso in cinque circoscrizioni:
Circoscrizione 1, comprende i quartieri: Cotogni, Ravaldino, San Biagio, Schiavonia, San
Pietro.
Circoscrizione 2, comprende i quartieri: Cava, Romiti, San Varano, Villagrappa, Villanova,
Villa Rovere.
Circoscrizione 3, comprende i quartieri: Foro Boario, Barisano, Durazzanino, Malmissole,
Ospedaletto, Poggio, Pieve Acquedotto, Roncadello, San Giorgio, Branzolino, San Tomè,
San Martino in Villafranca, Villafranca, San Benedetto.
Circoscrizione 4, comprende i quartieri: Bagnolo, Carpinello-Villa Rotta-Castellaccio,
Caserma-Casemurate-Pievequinta, Coriano, Musicisti-Grandi Italiani, San Leonardo, Villa
Selva-Forniolo, Bussecchio, Ronco, Spazzoli-Campo di Marte-Benefattori.
Circoscrizione 5, comprende i quartieri: Ravaldino-Cà Ossi, Resistenza, VecchiazzanoMassa-Ladino, Carpena, Grisignano-Collina, Magliano, Ravaldino in Monte, San Lorenzo
in Noceto, San Martino in Strada.
La superficie del Comune è di 228,19 km2, l’altitudine minima è di 11 metri, l’altitudine massima è
di 32 metri e la densità della popolazione è di 487 abitanti per km2 (vedi Tabella 1).
La superficie urbanizzata costituisce il 13,26% della superficie totale (vedi Tabella 2).
19
3.1 QUADRO TERRITORIALE
Figura 1-Territorio del Comune di Forlì
Fonte: Servizio Informativo Territoriale Locale (SITL) del Comune di Forlì
20
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Tabella 1 - Confronto della superficie, altitudine e densità di popolazione del Comune di Forlì e
della Provincia di Forlì – Cesena. Anno 2004
Comune di Forlì
Provincia di Forlì - Cesena
Superficie (km2)
228,19
2376,81
Altitudine minima (m)
11
0
32
Altitudine massima (m)
Densità popolazione
(abitanti/km2)
1.407
487
152
Fonte: Provincia di Forlì-Cesena, Ricerche e Studi
Tabella 2-Comune di Forlì: superficie urbanizzata. Anno 2000
Comune di Forlì
Provincia di Forlì - Cesena
3025
9393
Superficie totale (Ha)
22819
237680
Sup. urbanizzata / Sup. totale (%)
13,26
3,95
Superficie urbanizzata (Ha)
Fonte: Provincia di Forlì-Cesena, Ricerche e Studi
21
3.1 QUADRO TERRITORIALE
3.2 QUADRO RETE DEI TRASPORTI
Figura 2: Comune di Forlì, infrastrutture. Scala 1:120.000
Legenda
Strade extraurbane (499 Km)
Strade urbane (407 Km)
Autostrada A14 (17 Km)
Aeroporto
Ferrovia (12 Km)
Fonte: Servizio Informativo Territoriale Locale (SITL) del Comune di Forlì’
Il Comune di Forlì presenta una buona dotazione infrastrutturale, con un forte sviluppo della
rete stradale. Nel 2003 il numero complessivo di veicoli circolanti nel Comune era di 92.460
unità. Di queste 70.652 erano autovetture, 7.834 autoveicoli per il trasporto merci, 9.094
motoveicoli. Il numero di veicoli per abitante residente in quell’anno era pari a 0,83, di poco
22
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
superiore a quello della Regione Emilia Romagna che era a pari a 0,81. Il rapporto
autovetture per abitante del Comune era pari a 0,63 contro lo 0,61 della Regione Emilia
Romagna.
Il territorio del Comune di Forlì è attraversato dall’autostrada A/14 che collega Bologna a
Taranto. Questo tratto autostradale è posto in una posizione strategica all’interno del sistema
viario regionale e costituisce uno degli accessi alla struttura portuale ravennate. Nella
successiva tabella 3 è riportato il movimento dei veicoli al casello di Forlì
Tabella 3: Comune di Forlì – Transiti al casello di Forlì dell'autostrada Bologna-Taranto
Anno
VEICOLI ENTRATI/USCITI
Leggeri
Pesanti
TOTALE
2004*
4.962.096 1.660.625 6.622.721
2003
4.527460
1.523.510 6.050.970
2002
4.337.660 1.452.335 5.789.995
2001
4.172.680 1.386.635 5.559.315
1996
3.497.430 1.080.035 4.577.465
(*) Dati a novembre 2004
Fonte: Elaborazione Ufficio Studi CCIAA Forlì-Cesena su dati di Società Autostrade S.p.a.
Il traffico veicolare transitato dal casello autostradale di Forlì è passato da 4.577.465 veicoli
del 1996 ai 6.050.970 veicoli del 2003, con un incremento, nel periodo preso in
considerazione, del 32,2 % circa. Nel periodo considerato si osserva un incremento
complessivo dei veicoli in transito di 1.473.505, di cui 1.030.030 dovuto a veicoli leggeri e
443.475 a veicoli pesanti. Si riscontra dai dati che l’incremento percentuale maggiore si è
verificato nella categoria dei veicoli pesanti(collegata al trasporto di merci e materiali: vedere
Tabella 3).
Confrontando, per l’anno 2004, i livelli di transito dei veicoli al casello di Forlì con quelli
relativi all’anno 2003 si riscontra, sulla base dei dati censiti sino al mese di novembre 2004,
un incremento del 9,6% per i veicoli leggeri e del 9,0% per quelli pesanti. Inoltre dal
raffronto dei dati del movimento di veicoli che sono transitati nei caselli della Provincia di
Forlì-Cesena si ha che il casello forlivese ha assorbito il 36,5% del movimento autostradale
della provincia.
Nell’ambito del territorio comunale è presente l’aeroporto civile “L. Ridolfi” che è uno dei
quattro scali commerciali della Regione Emilia-Romagna. Lo scalo forlivese è caratterizzato
da un movimento passeggeri che è prevalentemente attivato dal turismo. Nella successiva
tabella 4 si riporta il movimento commerciale dell’aeroporto.
Tabella 4: Movimento commerciale (arrivi e partenze) nell'aeroporto di Forlì (a)
2001
2002
2003
Linea
694
1.209
2.922
Aeromobili
Charter
726
731
667
Totale
1.420
1.940
3.589
Passeggeri (b)
Linea
Charter
Totale
38.660
30.359
69.019
113.153
32.027
145.180
316.892
29.753
346.645
2004
8.650
1.298
9.948
719.830
79.301
799.131
Linea
782
221
594
Charter
1.635
1.622
1.050
1.007
Totale
1.635
2.404
1.271
1.601
(a) Esclusa l’attività didattica del Polo Aeronautico
(b) Escluso i passeggeri transitati direttamente: 970 nel 2001; 3165 nel 2002; 2584 nel 2003; 8988 nel 2004.
Fonte: S.e.a.f. S.p.A
Merce
23
3.1 QUADRO TERRITORIALE
Elaborazione: Ufficio Studi – CCIAA Forlì-Cesena
Il traffico aeroportuale di Forlì si è molto intensificato negli ultimi anni. La tabella mostra i sensibili
aumenti riscontrati nei movimenti passeggeri, dal 2001 al 2004. Lo sviluppo dell’aeroporto è
avvenuto grazie all’incremento di voli passeggeri soprattutto low-cost, con collegamenti a varie
città europee. Fra voli di linea e charters, nel 2004 si sono registrati 9.948 tra arrivi e partenze di
aeromobili rispetto ai 3.589 del 2003 (+177.2%) e ai 1.940 del 2002 (+85%). La movimentazione
dei passeggeri del 2004 ha sfiorato le 800.000 unità rispetto alle 346.645 del 2003 (+ 130.5%) e alle
145.180 del 2002 (+ 138.76%) .
Per l’anno 2004 si deve sottolineare il ruolo determinante svolto dalla chiusura dell’aeroporto
G.Marconi di Bologna, dal 3 Maggio al 2 Luglio, per consentire l’allargamento delle piste. Almeno
il 70% del traffico bolognese è stato dirottato verso l’aeroporto L.Ridolfi, influenzando
notevolmente il traffico. Se si considera l’andamento del traffico dello scalo forlivese, senza tener
conto del bimestre Maggio-Giugno per avere un quadro omogeneo, emerge comunque una
situazione di crescita.
24
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
3.3 QUADRO DEMOGRAFICO
La popolazione residente nel Comune al 31 Dicembre 2004 è di 111.158 abitanti (vedi Tabella 5).
Dall’analisi della dinamica demografica del Comune relativa agli anni 1990-2004, vedi successiva
tabella 4 e grafico 1, emergono due periodi con tendenza inversa:
1990-2000: questo primo periodo è caratterizzato da un decremento demografico pressoché
costante; in particolare confrontando i dati del 1990 con quelli del 2000 emerge un calo
dell’ 1,76%. La Provincia per lo stesso periodo vede invece un incremento dell’ 1,97%, il che
potrebbe essere sintomo di un fenomeno di trasferimento della popolazione dal Comune alla
Provincia.
2001-2004: questo secondo periodo è caratterizzato da un robusto incremento demografico.
Se confrontiamo i dati del 2001 con quelli del 2004 emerge infatti una crescita del 2,55%.
La Provincia per il periodo in esame presenta un incremento del 3,30%.
Tabella 5-Confronto popolazione residente. Anni 1990-2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
1990
109.755
349.750
1991
109.425
348.523
1992
109.258
350.746
1993
108.871
350.836
1994
108.488
351.054
1995
108.017
351.235
1996
107.827
353.059
1997
107.461
351.606
1998
107.279
352.452
1999
107.475
354.474
2000
107.827
356.629
2001
108.396
359.391
2002
109.104
362.218
2003
110.209
366.504
2004
111.158
371.272
Fonte: Comune di Forlì e Provincia di Forlì-Cesena; Camera di Commercio per gli anni 1990-1991 e 2004.
25
3.2 QUADRO DEMOGRAFICO
Grafico 1 Comune di Forlì: popolazione residente (1990-2004)
112.000
111.000
110.000
109.000
e
tn
e
d
is
e
re
n
o
iza
lo
p
o
P
108.000
107.000
106.000
105.000
1990
1992
1994
1996
1998
2000
2002
2004
Anno
Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì
Il numero medio di componenti per famiglia nel Comune relativamente al periodo 1991-2004,
risulta in costante decremento; si passa infatti da un valore massimo di 2,66 nel 1991 fino ad un
valore minimo di 2,37 nel 2004, che in termini percentuali significa un calo del 10,89%.
Il numero di famiglie è invece aumentato di 4.140 unità nel periodo 1998/2003, con un incremento
del 9,68%. Per la Provincia l’andamento del numero medio di componenti per famiglia è del tutto
analogo, salvo mantenersi sempre superiore di circa 11 punti percentuali rispetto a quello del
Comune.
Il numero di famiglie ni Provincia vede nel periodo 1998/2003 un più consistente
incremento, pari a 15.311 unità corrispondenti a +11,31% (Vedere successiva tabella 6 e grafico 2).
Tabella 6 Famiglie e numero medio di componenti per famiglia: confronto Comune-Provincia
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Anno
Famiglie
Media componenti
Famiglie
Media componenti
1990
43.265
2,54
129.610
2,70
1991
41.133
2,66
124.493
2,80
1992
41.921
2,61
128.765
2,72
1993
42.142
2,58
129.758
2,70
1994
42.221
2,57
130.837
2,68
1995
42.397
2,55
131.851
2,66
1996
42.534
2,54
133.068
2,65
1997
42.755
2,51
134.312
2,62
1998
42.751
2,51
135.415
2,60
1999
43.159
2,49
137.283
2,58
2000
43.372
2,49
139.133
2,56
2001
44.425
2,44
142.114
2,53
2002
45.237
2,41
142.743
2,54
2003
46.186
2,39
147.945
2,48
2004
46.891
2,37
150.726
2,46
Fonte: Elaborazione Agess su dati di Comune, Provincia e Camera di Commercio di Forlì-Cesena
26
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 2 -Numero medio di componenti per famiglia in Comune ed in Provincia
3,00
2,90
2,80
2,80
2,72 2,70
2,68 2,66
2,65
2,70
2,70
2,60
V
a
lo
rem
e
d
io
2,50
2,62 2,60
2,58 2,56
2,66
2,61 2,58
2,57 2,55
2,54 2,51
2,51 2,49 2,49
2,54
2,40
2,53 2,54
2,48 2,46
2,44
2,30
2,41 2,39
2,37
2,20
2,10
2
04
2
03
2
02
2
01
2
0
1
9
1
98
1
97
1
96
1
95
1
94
1
93
1
92
1
91
1
90
2,00
Anno
Comune
Provincia
Fonte: elaborazione Agess su dati di Comune, Provincia e Camera di Commercio.
L’andamento nel tempo dell’indice di struttura della popolazione attiva1 nel Comune di Forlì è
analogo a quello della Provincia, come è evidenziato nel successivo grafico 3.
Nel periodo 1995-2002 l’indice è aumentato mediamente di circa 1,18 punti per anno nel Comune e
di 1,28 punti per anno in Provincia. Nell’anno 2003 si nota una flessione per il valore comunale
(108,4) che conferma, salvo un lieve incremento, il dato relativo all’anno 2002.
Il dato provinciale conferma invece il trend di crescita pressoché costante.
1
L’indice di struttura della po polazione attiva è definito co me il rapporto tra la popolazi one compresa negli intervalli (40-64) anni e (15-39) anni,
moltiplicato per cento: Indice di Struttura = [Pop(40-64)] / [Pop(15-39)] * 100
Il suddetto indice mostra il g rado di invecchiamento della p opolazione attiva: tanto più b asso è l’indice tanto più giov ane è la popolazione in età
lavorativa. In una popo lazione stazionaria o crescent e [Pop(40-64) < Pop(15 -39)] il valore è inferiore al 100% mentre in una popolazione
tendenzialmente e fortemente decrescente [Pop(40-64) > Pop(15-39)] il rapporto supera il 100%.
27
3.2 QUADRO DEMOGRAFICO
Grafico 3: Andamento nel tempo dell'Indice di Struttura
115
110
105
100,3
101,4
102,5
104,0
106,0
105,0
101,4
95
94,0
94,9
108,2
108,4
109,6
105,4
100
a
ru
tu
rtS
id
ec
id
n
I
107,2
96,2
97,5
102,6
103,4
99,6
98,5
90
85
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anni
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati della Camera di Commercio di Forlì-Cesena.
Per quanto riguarda la popolazione residente per circoscrizione (vedere successiva tabella 7 e
grafico 4) si evince che la maggior parte di questa risiede nelle circoscrizioni 4 e 5 (la somma delle
due porta al 54% della popolazione totale del Comune di Forlì). Le altre tre circoscrizioni sono
quasi equivalenti in termini di popolazione residente e rappresentano il 46% del totale degli abitanti.
Tabella 7-Comune di Forlì: popolazione residente per circoscrizione (al 31/12/2004)
Circoscrizione
Abitanti
Abitanti ( % sul totale)
1
17.312
15,5
2
12.596
11,3
3
21.029
18,9
4
31.504
28,3
5
29.054
26,1
Totale
111.495
100,0
Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì.
28
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 4-Comune di Forlì: popolazione residente per circoscrizione, anno 2003
Circ.1 15,5%
Circ.5 26,1%
Circ.2 11,3%
Circ.3 18,9%
Circ.4 28,3%
Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì.
29
3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO
3.4 QUADRO MACRO-ECONOMICO
3.4.1 Imprese, addetti, occupazione
Tabella 8-Comune di Forlì: numero di imprese e di addetti per settore al 31 Dicembre 2004
Fonte: elaborazione Camera di Commercio di Forlì su dati di Registro imprese - banca dati stock view.
Al dicembre 2004 nel Comune di Forlì risultavano attive 11.445 imprese2 di cui 3.860 a carattere
artigianale. Nello stesso anno il numero di unità locali3 era pari a 13.250. Gli addetti erano pari a
33.375. In media risultavano 2,9 addetti per impresa. Il maggior numero di imprese si registravano
nel settore del commercio (25,3%), seguito dal settore agrico lo (17,0%) e dalle attività
manifatturiere (14,3%) (ved. Tab.8).
Il confronto con l’equivalente quadro provinciale (Tab.9) indica un’incidenza del totale delle
imprese comunali rispetto a quelle provinciali pari al 28,2%. La quota delle imprese artigiane della
Provincia rispetto al totale è pari a circa un terzo, come per il Comune.
Il numero medio di addetti per impresa è pari a 2,6, inferiore a quello comunale. Al contrario del
Comune nella Provincia il maggior numero di imprese è collocato nel settore agricolo (23%),
seguìto dal commercio (22,6%) e dalle costruzioni (14,3%).
2
“Per impresa si intende l’organizzazione di una attività economica esercitata con carattere professionale al fine della produzione e dello scambio di
beni e servizi. Le imprese possono essere unilocalizzate, costituite cioè da una sola unità locale o plurilocalizzate, costituite da due o più unità locali
delle quali una coincidente con la sede dell’impresa. “Le imprese plurilocalizzate in più provincie sono conteggiate una sola volta ed attribuite alla
provincia nella quale l’iniziativa imprenditoriale ha sede legale.
3
“Per unità locale si intende l’impianto situato in un dato luogo e variante denominato in cui viene effettuata la produzione o la distribuzione di beni o
la prestazione di servizi” (ISTAT).
30
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Tabella 9-Provincia di Forlì-Cesena: numero di imprese e di addetti per settore al 31 dicembre 2004
Fonte: elaborazione Camera di Commercio di Forlì su dati di Registro imprese - banca dati stock view.
Il successivo grafico 5 illustra la dinamica del numero di nuove imprese iscritte e cessate al Registro
Imprese dall’anno 2000 all’anno 2004 nel Comune di Forlì.
Il saldo tra imprese iscritte e imprese cessate nel quinquennio risulta positivo e precisamente pari a
+608 unità. In realtà, da un esame più attento dei dati si rileva che gran parte delle nuove imprese
iscritte al Registro sono il risultato di scorpori o trasformazioni di imprese esistenti. Analizzando i
dati riferiti all’anno 2002 si è rilevato che poco più della metà delle nuove imprese iscritte
corrispondeva a vere nuove imprese (51,2%) mentre il restante 48,8% era rappresentato da scorpori
o trasformazioni. Nel grafico 6 è riportata la dinamica delle imprese iscritte e cessate tra il 2000 e il
2004 nella Provincia. Anche in questo caso il saldo è positivo (+1.884 unità), ma va tenuto conto di
quanto detto sopra riguardo al Comune.
31
3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO
Grafico 5 – Comune di Forlì: dinamica del numero di imprese iscritte e cessate (anni 2000-2004)
1000
956
916
950
900
879
886
875
850
800
817
eserpm
Io
rem
uN
750
794
782
759
752
700
650
600
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Imprese iscritte
Imprese cessate
Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio.
Grafico 6 – Provincia di Forlì-Cesena: dinamica del numero di imprese iscritte e cessate (anni 2000- 2004)
3.400
3.170
3.200
3.000
2.957
2.980
2.653
2.660
3.050
2.970
2.800
eserpm
Io
rem
uN
2.600
2.758
2.679
2.400
2.493
2.200
2.000
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Imprese iscritte
Imprese cessate
Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio.
L’occupazione nel Comune di Forlì nel 2004, come si evince dalla successiva Tabella 10, ha
registrato 33.375 addetti, 1.375 in meno rispetto all’anno precedente, con un decremento del 4,1%.
32
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Dal 2001 inoltre il numero degli addetti si è ridotto di 4.796 unità, corrispondenti in percentuale ad
una contrazione del 12,6%.
La performance peggiore è stata quella dell’Industria che, negli anni citati ha perso 2.438 addetti,
ossia il 15,0% del totale del settore al 2001 ed il 50,8% dell’intera contrazione occupazionale del
territorio comunale. Una leggera flessione ha riguardato anche l’Agricoltura. Da notare che il
settore Terziario non si è sottratto a questo trend negativo iniziato nel 2001, perdendo circa 2.123
addetti, pari all’ 10,9% dell’occupazione del comparto al 2001.
Tabella 10-Comune di Forlì: numero di addetti per settore (anni 1995-2004)
Addetti
Settore
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
200
239
229
2.041
1.678
1.642
1.549
2.169
2.022
1.93
Agricoltura*
239
229
2.041
1.678
1.642
1.549
2.169
2.022
1.93
C - Estrazione di minerali
49
38
37
38
32
26
29
29
32
D - Attività manufatturiere
10.564
11.121
11.052
10.805
10.570
11.085
12.290
11.933
10.1
547
523
488
492
340
409
287
459
62
F - Costruzioni
2.788
3.101
3.166
2.849
2.818
3.176
3.583
3.467
3.38
Industria
13.948
14.783
14.743
14.184
13.760
14.696
16.189
15.888
14.1
G - Comm. ingr. e dett, rip. beni pers. e per la casa
8.028
8.236
8.197
7.793
7.202
7.324
8.042
7.609
7.45
H - Alberghi e ristoranti
1.089
1.028
1.332
1.275
1.181
935
2.502
2.492
2.48
I - Trasporti, magazzinaggio e comunicazione
1.722
1.703
1.797
1.895
1.457
1.476
1.790
1.665
1.41
J - Intermediazione monetaria e finanziaria
1.433
1.462
1.440
1.414
1.439
1.254
1.335
1.117
1.06
K - Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca
2.730
2.808
3.664
3.618
3.548
3.047
3.571
3.584
3.46
M - Istruzione
70
76
70
72
69
83
85
89
81
N - Sanità e altri servizi sociali
785
806
865
884
933
987
1.162
1.164
1.17
A - Agricoltura, caccia e silvicoltura
B - Pesca, piscicoltura e servizi connessi
E - Prod. e distr. Energia elettrica, gas e acqua
L - Pubblica amministrazione
O - Altri servizi pubblici, sociali e personali
1.303
1.320
1.322
1.279
1.104
1.054
1.045
1.023
98
Terziario
17.160
17.439
18.687
18.230
16.933
16.160
19.532
18.743
18.1
948
607
505
479
443
537
281
281
54
32.295
33.058
35.976
34.571
32.778
32.942
38.171
36.934
34.7
X - Imprese non classificate
Totale
* I dati relativi al 1996 non sono attendibili in quanto l'obbligo di iscrizione al registro delle imprese è entrato in vigore nel 1997
Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio di Forlì.
Il settore che conta il maggior numero di addetti è il Terziario con 17.409 unità, pari al 52,2% del
totale, seguìto dall’Industria con 13.751 addetti (41,2%) e dall’Agricoltura con 1.837 unità (5,5%).
La situazione occupazionale della Provincia (Tab.11) presenta aspetti non dissimili da quelli
comunali: l’occupazione, tra il 2001 e il 2004 è diminuita del 10,4%. L’industria ha perso occupati
nella stessa misura (10,4%), così come il Terziario (9,9%), mentre l’Agricoltura ha perso il 13,5%
degli addetti.
Complessivamente il Comune ha perso in percentuale più addetti della Provincia e le perdite
occupazionali del settore industriale del Comune rappresentano oltre il 45% della contrazione degli
addetti di quel settore in tutta la Provincia.
33
3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO
Tabella 11-Provincia di Forlì –Cesena: numero di addetti per settore (anni 1995-2004)
Addetti
Settore
A - Agricoltura, caccia e silvicoltura
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
1.586
1.598
11.638
9.791
10.121
8.091
11.365
10.840
98
107
118
130
128
172
182
176
1.684
1.705
11.756
9.921
10.249
8.263
11.547
11.016
C - Estrazione di minerali
165
165
164
164
156
131
129
123
D - Attività manufatturiere
32.915
34.404
34.150
33.031
32.632
33.138
38.645
37.796
879
984
996
997
929
1.130
794
1.137
F - Costruzioni
10.143
10.340
10.453
9.780
9.431
10.014
11.555
10.949
Industria
44.102
45.893
45.763
43.972
43.148
44.413
51.123
50.005
G - Comm. ingr. e dett, rip. beni pers. e per la casa
24.516
24.588
25.799
24.595
22.830
22.027
24.532
23.576
H - Alberghi e ristoranti
4.888
4.896
5.225
5.065
5.022
4.223
6.356
6.234
I - Trasporti, magazzinaggio e comunicazione
5.292
5.464
5.526
5.534
5.034
4.711
5.601
5.368
J - Intermediazione monetaria e finanziaria
3.430
3.338
3.247
3.214
3.381
2.917
3.450
2.907
K - Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca
5.878
6.206
7.148
7.135
7.267
7.116
8.276
8.874
7
7
B - Pesca, piscicoltura e servizi connessi
Agricoltura
E - Prod. e distr. Energia elettrica, gas e acqua
L - Pubblica amministrazione
145
162
192
195
198
232
241
241
N - Sanità e altri servizi sociali
1.364
1.477
1.730
1.780
1.969
2.033
2.297
1.939
O - Altri servizi pubblici, sociali e personali
3.896
3.946
4.071
3.928
3.601
3.472
3.871
3.762
Terziario
49.409
50.077
52.938
51.446
49.302
46.731
54.631
52.908
X - Imprese non classificate
1.739
1.346
1.166
1.071
971
983
762
754
Totale
96.934
99.021
111.623
106.410
103.670
100.390
118.063
114.683
M - Istruzione
* I dati relativi al 1996 non sono attendibili in quanto l'obbligo di iscrizione al registro delle imprese è entrato in vigore nel 1997
Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio di Forlì
Grafico 7- Comune e Provincia: addetti per settore (anni 2000-2004)
45.789
49.205
51.085
47.051
50.05
51.123
46.731
4.413
50.000
54.631
60.000
52.908
70.000
40.000
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Camera di Commercio di Forlì
34
378
792
2004
N
C
S
e
rv
In
d
13.751
2003
17.409
1.837
A
g
r
N
C
18.123
S
e
rv
14.148
In
d
A
g
r
545
1.097
9.984
10.520
2002
Comune di Forlì
1.934
754
281
N
C
18.743
S
e
rv
15.88
2001
In
d
A
g
r
281
N
C
19.532
S
e
rv
2.02
1.016
2000
In
d
16.189
762
2.169
A
g
r
537
N
C
16.160
S
e
rv
14.696
A
g
r
0
In
d
10.000
983
20.000
1.549
itedao
rem
u
N
8.263
1.147
30.000
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
3.4.2 Il Valore Aggiunto4
Il Valore Aggiunto, secondo la definizione del Sistema europeo dei conti (SEC 95), è l'aggregato
che consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi
messi a disposizione della comunità per impieghi finali. È la risultante della differenza tra il valore
della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive ed il valore dei beni e
servizi intermedi dalle stesse consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da
altre unità produttive).
Il Valore Aggiunto può essere calcolato ai prezzi di base o ai prezzi di mercato. Nel primo caso il
saldo tra la produzione e i consumi intermedi avviene valutando la produzione ai prezzi di base,
cioè al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti; il secondo caso invece
corrisponde al valore aggiunto ai prezzi di base aumentato delle imposte sui prodotti, Iva esclusa e
al netto dei contributi ai prodotti.
Nelle successive tabelle 12, 13 e 14 è riportato, per il periodo 1995 – 2003, il Valore Aggiunto dei
singoli rami di attività economica e il Valore Aggiunto pro-capite della Regione Emilia-Romagna,
della Provincia di Forlì-Cesena e del Comune di Forlì. Esaminando i dati riportati nelle singole
tabelle si ricava che il Valore Aggiunto totale, rispetto all’anno base 1995, è aumentato del 39%
per la Regione, del 42% per la Provincia e del 45% per il Comune.
Il successivo Grafico 8, nel quale si riporta il confronto tra il Valore Aggiunto pro-capite della
Regione, della Provincia e del Comune, mostra come, a partire dal 1996, il Valore Aggiunto procapite del Comune sia sempre superiore a quello della Regione e della Provincia.
4
I dati di Valore Aggiunto, raggruppati per macro-settori e pro-capite, della Provincia e della Regione, sono stati presi dal sito dell’Istituto Tagliacarne
che li ha calcolati ai prezzi di base.
I valori sono poi espressi ai valori correnti dei singoli anni, quindi le variazioni annue incorporano anche l’effetto della variazione dei prezzi.
I corrispondenti dati a livello di C omune furono elaborati dallo stesso Tagliacarne solo per l’a nno 2001, sulla base di una ri chiesta una-tantum da
parte di UnionCamere.
Dunque, nell’impossibilità di poter disporre di tali dati a livello comunale per la serie storica degli anni di nostro int eresse, si è adottata, come
approssimazione di calcolo per il Comune, la redistribuzione dei dati provinciali di V.A. dei tre macro-settori in oggetto sulla base del numero di
addetti per ogni macrosettore, desunto dal Registro Imprese della Camera di Comm ercio. Si è in tal modo stim ato il V.A. totale per il Comu ne di
Forlì e di conseguenza il V.A. pro-capite.
La procedura di calcolo approssimato, indicata dal Censis, utilizza la seguente formula:
V . A.c   V .A.c ,i   V . A. p,i 
i
ove:
i
add c ,i
add p ,i
V.A.c = stima del valore aggiunto comunale;
V.A.c,i = stima del valore aggiunto comunale del settore i-esimo;
V.A. p,i = valore aggiunto provinciale del settore i-esimo;
add c,i = numero addetti comunali del settore i-esimo;
add p,i = numero addetti provinciali del settore i-esimo.
Si noti che tali risultati son o al lordo dei servizi di inte rmediazione finanziaria (Sifim), perché questi ultimi non so no facilmente stimabili per il
Comune. Di conseguenza, per avere omogeneità nel confronto con Provincia e Regione, anche i V.A. pro-capite riferiti a queste ultime, riportati al
netto Sifim, sono stati ricalcolati al lordo Sifim.
Per questo si vedranno in altr i documenti e pubblicazioni dati sottostimati rispetto a qu elli qui riportati, dal momento che di solito i “pro -capite”
vengono riportati al netto Sifim.
Si evidenzia che comunque nel presente lavoro, più dei valor i assoluti, è di interesse la possibilità di potere vedere g li andamenti negli anni delle
grandezze in oggetto e poter fare confronti tra la situazione del Comune e quella della Provincia.
Lo stesso Istituto G. Tagliacarne sta effettuando una stima più dettagliata dei V.A. per i comuni d’Italia, lavoro che sarà pronto non prima della fine
dell’anno corrente. I dati sono riportati, come da fonte, con una divisione in settori corrispondenti a tre macrobranche (Agricoltura, Industria, Servizi)
e pro capite.
35
3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO
Tabella 12-Valore Aggiunto per settore e pro-capite della Regione Emilia-Romagna (anni 1995-2003)
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
Agricoltura
Industria
Servizi
Totale
Popolazione
Pro capite
(Euro)
2002
2.917
26.316
46.985
76.218
3.135
27.458
51.067
81.659
2.892
27.896
53.177
83.965
3.023
29.225
54.637
86.886
3.086
29.713
56.427
89.225
3.353
31.429
60.350
95.132
3.514
32.969
63.105
99.588
3.404
33.448
65.920
102.772
3.924.952
3.939.330
3.947.148
3.959.924
3.981.323
4.008.841
4.037.095
4.059.416
19.419
20.729
21.272
21.941
22.411
23.730
24.668
25.317
Valori in milioni di Euro correnti, tranne il Pro-Capite, espresso in Euro
Dati V.A.: Istituto TagliaCarne. Tutti i dati di V.A. sono al lordo dei servizi di intermediazione finanziaria
Dati Popolazione: sito Regione Emilia Romagna, statistica self-service
Fonte: elaborazione Agess dalle fonti citate in tabella
Tabella 13-Valore Aggiunto per settore e pro-capite della Provincia di Forlì-Cesena (anni 1995-2003)
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
320
343
314
303
387
393
412
395
Agricoltura
1.748
1.846
1.872
2.021
2.063
2.143
2.277
2.287
Industria
4.198
4.609
4.724
4.904
5.026
5.301
5.319
5.958
Servizi
6.266
6.798
6.910
7.227
7.475
7.837
8.008
8.640
Totale
351.235
353.059
351.606
352.452
354.474
356.629
359.391
362.218
Popolazione
ProCapite
17.839
19.253
19.651
20.505
21.087
21.974
22.282
23.854
(Euro)*
2003
399
2.252
6.271
8.923
366.504
24.345
Valori in milioni di Euro correnti, tranne il Pro-Capite, espresso in Euro
Dati V.A.: Istituto TagliaCarne. Tutti i dati di V.A. sono al lordo dei servizi di intermediazione finanziaria (Sifim)
Dati popolazione: Popolazione a fine anno, desunta dal sito della Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess dalle fonti citate in tabella
Tabella 14-Valore Aggiunto per settore e pro-capite del Comune di Forlì (anni 1995-2003)
1995
1996
1997
Agricoltura
45
46
54
Industria
553
595
603
Servizi
1.458
1.605
1.667
Totale
2.056
2.246
2.325
Popolazione
108.017
107.827
107.461
ProCapite (Euro)*
19.035
20.825
21.636
Valori in milioni di Euro correnti, tranne il Pro-Capite, espresso in Euro
1998
51
652
1.738
2.441
107.279
22.751
1999
62
658
1.726
2.446
107.475
22.756
Dati V.A.: elaborazione Agess su dati a livello di Provincia riproporzionati in base al numero di addetti per settore.
Tutti i
Dati Popolazione: Popolazione a fine anno, desunta dal sito del Comune di Forlì tranne per il dato 2004: Camera di Com
Numero di addetti per settore: Registro Imprese della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Forlì-Cese
Fonte: elaborazione Agess dalle fonti citate in tabella
36
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
]
Grafico 8-Confronto del Valore Aggiunto pro-capite del Comune di Forlì, della Provincia e della Regione
35.000
30.000
25.000
20.000
15.000
10.000
etn
atib
a
/o
ruE
[etip
ac-o
rp
.A
.V
5.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003
Comune di Forlì
Anno
Provincia di Forlì-Cesena
Regione Emilia Romagna
Fonte: elaborazione Agess su dati di Istituto Tagliacarne, Camera di Commercio di Forlì, Provincia, Regione e
Comune
Nel successivo grafico 9 viene messo in evidenza, rispettivamente per la Provincia e il Comune,
l’andamento, nel periodo 1995-2003, del Valore Aggiunto per singolo ramo di attività.
Dal confronto fra i Valori Aggiunti riferiti ai singoli rami di attività della Provincia e del Comune,
si rileva come sia rimarchevole il peso dell’Agricoltura a livello provinciale rispetto all’analogo
settore del Comune, nonostante tali dati siano il frutto di stime basate sul numero di addetti desunto
dal Registro Imprese e quindi contengano una certa aleatorietà.
Inoltre si evidenzia il forte impatto che ha il es ttore Servizi nello sviluppo economico della
Provincia e del Comune. Il suddetto settore è aumentato, nel periodo 1995-2003, rispettivamente del
49,4% circa per la Provincia e del 52,6% per il Comune.
Il settore industriale ha segnato, nel periodo 1995-2002 sia per la Provincia che per il Comune, un
costante aumento del Valore Aggiunto; per l’anno 2003 è stato registrato sia a livello provinciale
che comunale un decremento del Valore Aggiunto del settore che in termini percentuali, rispetto ai
valori del 2002, è pari al 9,8% per la Provincia e al 9,3% per il Comune.
37
3.3 QUADRO MACRO-ECONOMICO
Grafico 9-Comune e Provincia: dinamica del Valore Aggiunto per settore
8000
5026
4904
4724
4609
4198
5000
5301
6000
5319
5958
6271
7000
2252
2287
1999
2000
2001
2002
1998
Comune di Forlì
73
2225
399
1997
677
1996
A
g
r
In
d
S
erv
2111
727
A
g
r
In
d
S
erv
73
721
A
g
r
In
d
S
erv
1902
709
A
g
r
In
d
S
erv
1833
77
412
393
74
658
A
g
r
In
d
S
erv
1726
62
395
2277
2143
2063
387
2021
1738
652
A
g
r
In
d
S
erv
1667
603
A
g
r
In
d
S
erv
1605
51
303
1872
314
343
46
595
A
g
r
In
d
S
erv
1995
54
1748
320
A
g
r
In
d
S
erv
0
1458
1000
45
2000
1846
3000
553
]€
n
lm
[.A
V
4000
2003
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Istituto Tagliacarne e Camera di Commercio di Forlì.
Nei successivi grafici 10 e 11 è evidenziata, con riferimento alla Provincia e al Comune, la
composizione percentuale del Valore Aggiunto nell’anno 2003. In entrambi i grafici si rileva, come
già segnalato, il forte peso del ramo Servizi alla composizione del Valore Aggiunto sia provinciale
che comunale; inoltre si evidenzia, nel grafico 11, il peso relativamente basso che ha l’Agricoltura
nel concorrere alla formazione del Valore Aggiunto del Comune di Forlì.
Grafico 10-Provincia di Forlì-Cesena: Valore aggiunto per settore, Anno 2003
4%
25%
71%
Agricoltura
Industria
Fonte: dati forniti dall’Istituto Tagliacarne
38
Servizi
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 11-Comune di Forlì: Valore Aggiunto per settore, Anno 2003
2%
23%
75%
Agricoltura
Industria
Servizi
Fonti: elaborazione Agess su dati di Istituto G. Tagliacarne e Camera di Commercio di Forlì
39
4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE
CAPITOLO 4
QUADRO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLI’
4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE
I consumi finali complessivi (comprendenti i settori Agricoltura, Industria, Trasporti, Terziario,
Civile) di energia del Comune di Forlì nel 2004 sono stati pari a 320.141 tonnellate equivalenti di
petrolio.
Il 38% circa dei consumi totali è rappresentato dal consumo di energia elettrica ed il restante 62%
dal consumo di energia termica. I combustibili gassosi coprono la quota maggiore dei consumi
termici con il 57,6% del totale, mentre i prodotti petroliferi rappresentano il restante 42,4%.
La produzione di energia in ambito comunale si è limitata a 4.770 tep di energia elettrica.
Il Comune dipende in pratica totalmente dall’energia prodotta al di fuori del territorio comunale,
producendo solo l’1,5% dell’energia utilizzata.
L’elettricità da termovalorizzazione rifiuti da sola copre il 79,3% del totale della produzione
elettrica (vedere successiva Tabella 15).
40
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Tabella 15. Bilancio energetico del Comune (anno 2004)
Anno 2004 [tep] 5
Totale Consumo energia elettrica
122.397
Totale Consumo energia termica
197.744
di cui:
prodotti petroliferi
83.811
combustibili gassosi
113.933
Totale Consumi
320.141
Totale Produzione energia elettrica
4.770
di cui: Termovalorizzatore Hera
2.032
Termovalorizzatore Mengozzi
1.753
Turboespansore Hera
795
Idroelettrico
178
Fotovoltaico
14
Totale Produzione energia termica
0
Totale Produzione
4.770
Bilancio [tep]
-315.370
Bilancio [%]
- 98,51%
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera s.p.a., Regione Emilia Romagna,
Ministero delle Attività Produttive, SOEMS s.r.l., Fase Engineering s.r.l.
5
Importante: i consumi (e le produzioni) finali di energia fanno riferi mento ai vettori energetici fi nali (benzina, gasolio, elettr icità, etc.)
generalmente misurati in tonnellate o Megawattora. Essi vanno però poi espressi in consumi (e risparmi) di fonti primarie (tenendo così conto della
catena di trasformazione) in modo da poter sommare organicamente le tonnellate equivalenti di petrolio (tep) delle varie fonti.
La conversione da tonnellate di combustibile a tonnellate equivalenti di petrolio è effettuata secondo la seguente formula:
E
mc
cp
dove: E = consumo energetico [tep/anno]
m= massa del prodotto combustibile consumata nell’anno [tonn/anno]
c = potere calorifico inferiore del prodotto combustibile [GJ/tonn]
cp = potere calorifico inferiore del petrolio, convenzionalmente fissato in 41,8 GJ/tep
La conversione da MWh elettric i a tonnellate equivalenti di petrolio deve tenere conto dei rendimenti medi di trasformaz ione in centrale
termoelettrica, per poter risalire al combustibile primario utilizzato per produrre quella quantità di energia elettrica. Si utilizzano i seguenti fattori:
Elettricità
fornita in alta e media tensione
1MWh = 0,23 tep
fornita in bassa tensione
1MWh = 0,25 tep
Si ritiene utile aggiungere ch e invece l’equivalenza pura, a meno di rendimenti, cioè in termini di resa energetica all’utenza finale, è la seguente:
1MWh = 0,086 tep.
41
4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE
Tabella 16: Comune di Forlì: consumi finali di energia (1995-2004)
Consumi elettrici
Consumi elettrici
Consumi termici6
Anno
[MWh]
[tep]
[tep]
Consumi totali [tep]
1995
349.075
84.731
175.956
260.687
1996
351.936
85.502
183.263
268.765
1997
354.485
86.209
177.431
263.640
1998
368.253
89.632
184.766
274.398
1999
391.569
95.251
188.038
283.289
2000
410.473
103.396
177.567
280.963
2001
432.295
100.627
179.950
280.577
2002
450.046
109.460
182.270
291.731
2003
477.540
116.248
202.512
318.760
2004
502.724
122.397
197.744
320.141
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero
delle Attività Produttive.
Nel decennio 1995-2004 i consumi finali di energia di Forlì sono passati da 260.687 tep a 320.141
tep, con un incremento del 22,8 %. L’andamento di tali consumi nel periodo citato è stato
altalenante. Dopo una crescita nel 1996, si è registrato un calo nel 1997, ripetutosi nel 2000 e nel
2001 dopo due anni di crescita. Gli ultimi tre anni hanno segnato una crescita del 14,1 %.
Nel decennio storico considerato i consumi elettrici sono passati dal 84.731 tep a 122.397 tep, con
un incremento del 44,4 %, mentre i consumi termici, passati da 175.956 tep a 197.744 tep, hanno
segnato un crescita più contenuta, pari al 12,4%.
6
I consumi di energia non elettrica, ovvero i “consumi termici”, sono stati così stimati:
 Trasporti urbani ed extraurbani: utilizzando i dati forniti d alla Regione si sono calcolati i trend dei consumi di carburante fin o al 2003. Il
2004 è stato stimato in base al trend degli anni precedenti. Per GPL e metano, il dato provinciale, unico disponibile, è stato riproporzionato sulla
base della popolazione comunale.
 Industria (da MICA): sulla base dei valori forniti dal MICA, su base regionale e provinciale, si sono calcolati i trend dei carburanti consumati.
Utilizzando i valori regionali, si è riproporzionato il valore a livello comunale. I valori dei consumi di metano sono derivati dal foglio “addetti”.
Sulla base del trend dei consumi si è estrapolato il valore per gli anni precedenti al 1995
 Agricoltura (UMA): si sono raccolti i quantitativi di carburante forniti dall’UMA. I quantitativi sono a livello provinciale. Per la ripartizione a
livello comunale si è utilizzata la percentuale di superficie agricola utile del comune rispetto a quella della Provincia. Poiché tale superficie varia
negli anni si è anche cercato di stimare la variazione percentuale negli anni, ma la mancanza di dati porta ad un trend che appare in esager ata
flessione. Pertanto si sono se mplicemente mediate le percentuali degli anni disponibili e si è utilizzato lo stesso fatt ore per tutti gli anni per i
quali non era disponibile un dato.
Riscaldamento (da MICA-HERA): si sono raccolti da fonti di verse i dati di consumi di car burante ad uso civile. Per il gasolio e il GPL si è
applicato lo stesso procedimento utilizzato per l’olio combustibile industriale. Per il metano, partendo dal dato distrettuale fornito da HERA, si è
giunti al dato comunale riproporzionando in base al numero di utenze. Per stimare i valori 1993-1994 e 2003-2004 si sono utilizzati i trend degli
anni per i quali il dato era disponibile.
42
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 12. Comune di Forlì: dinamica dei consumi finali di energia (1995-2004)
340.000
318.760
320.000
320.141
300.000
283.289
280.577
274.398
280.000
291.731
268.765
260.000
280.963
263.640
C
o
n
s
u
m
ifn
a
li[te
p
]
260.687
240.000
220.000
200.000
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero
delle Attività Produttive.
Grafico 13-Comune di Forlì: confronto dinamiche consumi elettrici e termici (1995-2004)7
250.000
63,5%
200.000
67,5%
68,2% 67,3%
67,3%
66,4%
63,2%
150.000
35,9%
37,5%
36,5%
38,2%
]p
e
t[im
u
s
n
o
C
33,6%
100.000 32,5% 31,8% 32,7% 32,7%
36,8%
61,8%
64,1% 62,5%
50.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Consumi elettrici
Consumi termici
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero
delle Attività Produttive.
Si può osservare dal grafico 13 come i consumi elettrici siano caratterizzati da una dinamica più
marcata a causa del continuo aumento della penetrazione elettrica nel settore energetico a spese
degli altri vettori, in atto da diversi anni (fenomeno tipico dei paesi industrializzati).
Nel 1995 i consumi elettrici erano un 32,5% del totale, mentre nel 2004 sono diventati un 38,2 %,
cioè hanno avuto una crescita di 5,7 punti percentuali, a scapito delle altre forme di energia.
7
Il grafico riporta gli andamenti nel decennio storico dei valori assoluti di consumo elettrico e termico, mentre le
percentuali indicano anno per anno il peso del consumo elettrico o termico sul consumo totale di quell’anno.
43
4.1 BILANCIO ENERGETICO COMUNALE
Tabella 17-Comune di Forlì: dinamica dei consumi finali di energia per settore[tep]
Anno
Settore
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Agricoltura
4.885
9.166
7.646
8.277
8.741
10.839
10.472
12.094
12.286
12.137
Industria
52.659
52.685
51.413
55.791
56.457
59.437
54.228
58.734
60.453
63.251
Trasporti
65.338
64.179
64.836
67.103
68.020
67.711
66.493
68.565
71.189
71.801
Terziario
46.292
46.741
49.312
50.641
54.593
54.330
56.904
61.712
71.102
72.908
Civile
91.513
95.994
90.431
92.585
95.478
88.646
92.481
90.626
103.730
100.04
Totale (tep)
260.687
268.765
263.640
274.397
283.289
280.963
280.577
291.731
318.760
320.14
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero
delle Attività Produttive.
Nel 2004 il settore più energivoro del Comune risultava il Civile con oltre 100.000 tep consumati,
seguito dal Terziario con quasi 73.000 tep e dai Trasporti con quasi 72.000 tep. L’Industria era solo
quarta con 63.251 tep consumati. Dieci anni prima, nel 1995, il Civile era sempre il settore che
registrava i consumi maggiori, ma il Terziario era soltanto il quarto settore, preceduto da Trasporti e
Industria. In dieci anni il Terziario ha aumentato i propri consumi di oltre il 57%.
4.1.1 Peso delle diverse fonti energetiche
Tabella 18. Comune di Forlì: peso delle diverse fonti sui consumi energetici finali (1996-2004)
Anno
Consumo [tep]
1996
2004
Prodotti petroliferi [tep]
90.537
83.811
Combustibili gassosi [tep]
92.726
113.933
Energia elettrica [tep]
85.502
122.397
Totale
268.765
320.141
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero
delle Attività Produttive.
Oltre alla crescita dei consumi di energia elettrica, nel decennio considerato, va sottolineato
l’ampliarsi della forbice fra consumi di combustibili gassosi e consumi di prodotti petroliferi.
44
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 14. Comune di Forlì: peso delle diverse fonti energetiche sui consumi finali (1996-2004)
140.000
38,2%
35,6%
120.000
100.000
33,7% 34,5%
31,8%
26,2%
80.000
60.000
]p
e
t[o
c
ie
g
rn
o
m
u
s
n
o
C
40.000
20.000
0
1996
2004
Anno
Prodotti petroliferi
Combustibili gassosi
Energia elettrica
Fonte: elaborazione Agess ed Arpa su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia Romagna,
Ministero delle Attività Produttive.
Relativamente al peso delle diverse fonti energetiche sui consumi finali, notiamo che dal 1996 al
2004 i combustibili gassosi sono cresciuti del 1,1 %, raggiungendo il 35,6 % del totale, i prodotti
petroliferi sono scesi del 7,5 %, passando dal 33,7 % al 26,2 % del totale.
In notevole crescita (+6,4 %) l’energia elettrica che rappresenta ora il 38,2 % dei consumi finali
complessivi, cioè in termini di combustibili primari è la fonte energetica che ha assunto il ruolo
preminente, mentre nel 1996 era quella che occupava la percentuale più bassa.
Confrontando la ripartizione dei consumi globali per fonti del Comune e della Provincia, si evince
come per la Provincia lo “scavalcamento” della fonte elettrica rispetto ai combustibili fossili nei
consumi finali fosse avvenuto già prima del 1996.
]p
e
t[o
c
ie
g
rn
e
o
m
u
s
n
o
C
Grafico 15. Provincia di Forlì-Cesena: peso delle diverse fonti energetiche sui consumi finali (1996-2004)
500.000
450.000
400.000
350.000
300.000
250.000
200.000
150.000
100.000
50.000
0
40,6%
35,1%
34,4 %
32,5%
28,5%
1996
30,9%
2004
Anno
Prodotti petroliferi
Combustibili gassosi
Energia elettrica
Fonte: elaborazione Agess ed Arpa su dati di GRTN, Enel Distribuzione Bologna, Hera, Regione Emilia
Romagna, Ministero delle Attività Produttive.
45
4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE
4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE
Tabella 19: Bilancio termico del Comune di Forlì (Anno 2004)
Fonte Energetica
Anno 2004 [tep]
Termovalorizzatore8
-
Totale Produzione
-
Consumo prodotti petroliferi
83.811
Consumo combustibili gassosi
113.933
Totale Domanda
197.744
Bilancio [tep]
- 197.744
Bilancio [%]
- 100 %
Nota: per "termica" si intende ogni forma di energia, esclusa quella elettrica
Fonti: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi
di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio
combustibile, gpl.
4.2.1 Dinamica dei consumi energetici da combustibili gassosi e liquidi
Tabella 20. Comune di Forlì: dinamica dei consumi di combustibile per fonte [tep]
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
GPL
Olio combustibile
Totale
1995
86.721
22.642
36.683
15.504
14.406
175.956
1996
92.726
26.014
36.946
14.447
13.130
183.263
1997
89.377
25.846
36.849
13.749
11.609
177.431
1998
95.561
26.842
37.418
12.508
12.437
184.765
1999
99.136
29.766
36.739
12.322
10.076
188.039
2000
93.885
32.145
34.417
7.774
9.347
177.567
2001
98.852
34.432
32.396
6.609
7.662
179.950
2002
97.871
38.452
32.031
6.962
6.955
182.270
2003
116.051
42.837
31.249
7.707
4.668
202.512
2004
113.933
42.171
31.507
5.939
4.194
197.744
Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi
metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio
combustibile, gpl.
Dall’esame più dettagliato dei consumi termici del Comune, oltre quanto già evidenziato in
precedenza, emergono interessanti indicazioni sugli andamenti delle varie fonti energetiche.
8
Il Termovalorizzatore Hera dà luogo ad una produzione di energia Termica sotto forma di acqua calda di cui sono
riportati i valori annui in MWh a pag. 50. Tuttavia, dal momento che tale produzione è imputabile ad una quota di
vapore che ha già prodotto energia elettrica in turbina, nel risalire dai MWh all’energia primaria (tep) si è considerata in
prima approssimazione solo l’energia elettrica, per non conteggiare due volte il combustibile risparmiato.
Per questo motivo ed anche per il fatto che tale energia termica non esce dagli impianti ma soddisfa usi interni, la
produzione termica del termovalorizzatore compare solo in MWh, mentre è nulla in termini di fonti primarie (tep).
46
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Innanzi tutto si può constatare (Tabella 20 e Grafico 16) che il consumo di metano è passato da
86.721 tep del 1995 a 113.933 tep del 2004, corrispondente ad un incremento percentuale del 31,4%
e quello del gasolio ha segnato una crescita dell’86,2%. Il consumo di benzina invece è sceso del
14,1%, quello del GPL del 61,7% ed infine quello dell’olio combustibile del 70,9%.
Vale la pena sottolineare che nel 2004 i consumi energetici termici sono diminuiti rispetto all’anno
precedente del 2,3% e a tale diminuzione hanno contribuito tutte le fonti energetiche eccetto la
benzina.
Grafico 16. Comune di Forlì: dinamica dei consumi di combustibile per fonte
130.000
120.000
110.000
100.000
90.000
80.000
70.000
]pet[om
usnpC
60.000
50.000
40.000
30.000
20.000
10.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
GPL
Olio combustibile
Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi
di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio
combustibile, gpl.
Nei dieci anni considerati, per quanto riguarda la Provincia di Forlì-Cesena (Tabella 21 e Grafico
17) i consumi di metano sono cresciuti di quasi 22.000 tep e quelli di gasolio sono più che
raddoppiati.
In diminuzione risultano i consumi di benzina (-8,1%) e di olio combustibile (-70,2%).
47
4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE
Tabella 21 Provincia di Forlì-Cesena: dinamica dei consumi di combustibile per fonte [tep]
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
GPL
Olio Combustibile
Totale
1995
298.573
70.578
109.675
53.977
46.844
579.647
1996
310.884
103.150
112.438
51.874
42.993
621.338
1997
302.599
97.370
112.812
50.678
37.985
601.444
1998
325.616
95.406
115.950
50.461
40.860
628.293
1999
345.607
100.132
115.008
48.433
33.233
642.413
2000
346.682
110.378
110.645
30.925
31.086
629.716
2001
347.290
137.560
105.017
36.944
25.402
652.213
2002
283.435
142.824
102.154
40.224
23.089
591.727
2003
328.319
149.385
100.004
35.477
15.524
628.709
2004
320.502
147.011
100.793
33.387
13.947
615.641
Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi
di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio
combustibile, gpl.
Grafico 17 Provincia di Forlì-Cesena: dinamica dei consumi di combustibile per fonte
400.000
350.000
300.000
250.000
]p
e
t[om
u
sn
oC
200.000
150.000
100.000
50.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
GPL
Olio combustibile
Fonte: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera e Regione Emilia Romagna (settore Trasporti) per i consumi
di metano; Ministero delle Attività Produttive e Regione Emilia Romagna per i consumi di benzina, gasolio, olio
combustibile, gpl.
48
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Tabella 22. Comune di Forlì: dinamica dei consumi termici per settore (tep)
Anno
Settore
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Agricoltura
-
4.398
3.084
3.276
3.337
3.445
4.355
5.287
5.106
4.984
Industria
23.472
24.144
23.668
27.831
26.078
24.166
21.830
23.647
24.383
25.484
Trasporti
65.338
64.179
64.836
67.103
68.020
67.711
66.493
68.565
71.189
71.801
Terziario
20.915
19.919
21.461
20.773
22.651
21.384
23.564
22.888
28.513
26.733
Civile
66.231
70.623
64.382
65.782
67.953
60.861
63.709
61.884
73.320
68.742
175.956 183.263 177.431 184.765 188.039 177.567 179.950 182.270 202.512 197.744
Totale
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio.
Per quanto riguarda i consumi termici per settore emerge che nel 2004 i Trasporti sono il settore più
energivoro, con 71.801 tep consumate, pari al 36,3% del totale, seguiti dal Civile con 68.742 tep,
corrispondenti al 34,8%. Molto distanziati seguono l’Industria con il 12,9%, il Terziario con il
13,5%, l’Agricoltura con 2,5%.
Circa gli andamenti temporali dei consumi si nota che, a partire dal 1996-97, quelli dei Trasporti
sono sempre in crescita, eccetto una breve pausa nel biennio 2000-2001. Complessivamente i
Trasporti hanno segnato nel decennio un +9,9%.
In crescita anche i consumi del settore Civile (+3,8%), anche se con un andamento ondulatorio,
legato alla stagionalità dei consumi, che però hanno registrato una flessione marcata nel 2004
rispetto all’anno precedente (-6,2%).
I consumi dell’Industria crescono nel decennio dell’8,6%, quelli del Terziario del 27,8%.
Pressoché stabili risultano i consumi dell’Agricoltura.
Grafico 18. Comune di Forlì: consumi termici per settore [tep]
80.000
70.000
60.000
50.000
C
o
n
s
u
m
[te
p
]
40.000
30.000
20.000
10.000
0
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Trasporti
Civile
Industria
Terziario
Agricoltura
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio.
49
4.2 BILANCIO TERMICO COMUNALE
Grafico 19. Comune di Forlì: peso dei singoli settori sui consumi termici (anno 2004)
2,5%
13,5%
36,3%
12,9%
34,8%
Trasporti
Civile
Industria
Terziario
Agricoltura
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio.
Grafico 20. Provincia di Forlì-Cesena: peso dei diversi settori sui consumi termici (anno 2004)
5,7%
13,3%
35,9%
10,9%
34,1%
Trasporti
Civile
Industria
Terziario
Agricoltura
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio.
50
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 21. Confronto fra i consumi termici pro-capite del Comune e della Provincia
2,00
1,90
1,81
1,76
1,80
1,70
1,78
etip
ac-o
rpou
snoC
]etn
atib
a
/p
et[
1,77
1,75
1,71
1,67
1,65
1,63
1,72
1,66
1,78
1,72
1,70
1,60
1,84
1,81
1,65
1,65
1,63
1,66
1,50
1,40
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio.
Dal confronto tra Comune e Provincia circa il peso percentuale dei singoli settori sui consumi
termici (vedere Grafici 19 e 20) emerge che l’Industria nel primo pesa due punti percentuali in più
che nella Provincia, mentre l’Agricoltura ha un peso più che doppio nella Provincia rispetto al
Comune. Gli altri settori presentano differenze di lieve entità.
I consumi termici pro-capite del Comune (Grafico 21) sono passati da 1,63 tep/abitante del 1995 a
1,78 tep/abitante nel 2004; quelli della Provincia, dopo essere saliti fino ad un massimo di 1,81
tep/abitante nel 1999 e nel 2001, sono tornati nel 2002 ai valori del 1995, attestandosi infine nel
2004 ad un valore di 1,66 tep/abitante, inferiore a quello del Comune.
51
4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE
4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE
Tabella 23. Bilancio elettrico del Comune di Forlì (Anno 2004)
Fonte energetica
Anno 2004 [MWh]
Termovalorizz. Hera
8.833
Termovalorizz. Mengozzi
7.621
Turboespansore Hera
3.456
Idroelettrico
710
Fotovoltaico
55
Biomasse
-
Totale Produzione
20.675
Totale Domanda
502.724
Bilancio [MWh]
- 482.049
Bilancio [%]
- 95,9%
Fonte: elaborazione Agess su dati Soems s.r.l., Fase Engineering s.r.l., Enel Distribuzione, Hera S.p.A..
I consumi elettrici totali del Comune di Forlì nel 2004 hanno toccato i 502.724 MWh, a fronte di
una produzione di 20.675 MWh. Il bilancio elettrico indica una dipendenza del Comune da
produzione esterna al territorio, pari al 95,9%, ovvero in Comune si produce poco più del 4%
dell’energia elettrica consumata.
4.3.1 Produzione da fonti primarie
Il Comune di Forlì vede una produzione locale di energia elettrica proveniente in misura maggiore
da fonti assimilate alle rinnovabili e in misura minore anche da fonti rinnovabili propriamente
dette9. Tra le prime sono annoverati i due impianti di termovalorizzazione rifiuti, rispettivamente di
proprietà delle Società Hera s.p.a. e Mengozzi s.r.l. e l’impianto di turboespansione di Hera s.p.a.
Nella successiva tabella 24 è riportato l’andamento temporale, per il periodo 2000–2004, della
produzione elettrica da termovalorizzazione dei rifiuti.
Tabella 24-Produzione di energia da termovalorizzazione rifiuti
Energia prodotta da Termovalorizzazione rifiuti
Hera S.p.A.
Anno
Mengozzi s.r.l.
Energia Elettr. [MWh]
Energia Term. [MWh]
Energia Elettr. [MWh]
2000*
39
3.900
-
2001
8.984
9.007
-
2002**
13.483
16.418
6.780
2003
10.866
16.120
11.214
2004
8.833
7.736
7.621
* Anno di costruzione e primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Hera S.p.A.
** Anno di costruzione e di primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Mengozzi
s.r.l.
Fonte: Hera S.p.A. e Mengozzi s.r.l.
9
In accordo con le recentissime modifiche introdotte allo status di fonte energetica rinnovabile dalla Legge Finanziaria 2007 (commi 1117-1120), allo
scopo di riallineare l’Italia alle direttive europee (Direttiva 2001/77 CE, art. 2), sono considerate come fonti rinnovabili: le fonti energetiche
rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomassa, gas di discarica (gas residuati da processi di
depurazione e biogas). Inoltre biomassa è la parte biodegradabile dei rifiuti e residui da agricoltura, silvicoltura, industrie connesse e la parte
biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani. Inoltre, nell’elettricità prodotta da rinnovabili, rientra anche la quota di elettricità prodotta da fonti
rinnovabili nelle centrali ibride che utilizzano anche fonti energetiche convenzionali.
52
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Per quanto riguarda il turboespansore, esso recupera il salto di pressione del gas metano in
distribuzione alla città dal metanodotto Snam. Delle tre cabine di riduzione e misura (REMI)
presenti sul territorio comunale, la cabina REMI di Roncadello è dotata di un impianto di
Turboespansione che consente di recuperare l’ energia di pressione del metano sotto forma di
energia elettrica.
Infatti il gas metano in arrivo dalla rete Snam, in luogo delle classiche valvole di laminazione per
ridurre la pressione dai circa 45 bar del metanodotto ai circa 5 bar di distribuzione nella rete
cittadina, viene fatto espandere in apposito turboespansore collegato ad alternatore.
Si osserva che gli impianti di termovalorizzazione e di turboespansione non hanno come priorità la
produzione di energia, ma rispettivamente lo smaltimento dei rifiuti e la riduzione di pressione del
metano per la rete cittadina. Quindi, pur sfruttando dei cascami di energia altrimenti dispersa,
hanno anche un consumo di energia sotto forma di combustibile e di elettricità, che nei vari bilanci
del presente lavoro sono compresi sempre nella voce “Consumi”.
Nella successiva tabella 25 è riportato l’andamento temporale, per il periodo 1998–2004, della
produzione di energia elettrica riversata in rete dall’impianto di turboespansione.
Tabella 25-Produzione di energia da turboespansore
Anno
Energia Elettr. [Mwh]
1998*
0
1999
1.035
2000
2.832
2001
3.012
2002
2.885
2003
3.555
2004
3.456
*L'impianto entra in funzione nel Dicembre 1998
Fonte: Hera S.p.A.
Il funzionamento del Turboespansore è molto discontinuo, essendo subordinato alla richiesta di
metano per uso interno alla città: di conseguenza esso funziona quando buona parte degli impianti
di riscaldamento sono in funzione, vale a dire nel periodo Ottobre-Aprile, in orario diurno.
Passando alle fonti energetiche rinnovabili propriamente dette, sul territorio comunale risulta
operante l’impianto idroelettrico di Villa Romiti che può essere annoverato tra le fonti energetiche
rinnovabili. L’impianto, recentemente restaurato, esiste da prima del 1900 ed è stato la prima unità
di potenza elettrica della città di Forlì.
Nella successiva tabella 27 è mostrato l’andamento
temporale, per il periodo 1994–2004, della produzione idroelettrica comunale.
53
4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE
Tabella 26-Comune di Forlì: Energia elettrica prodotta da fonte idroelettrica
Anno
Energia Elettrica [kWh]
En. Primaria risparmiata [tep]
1994
536.220
134
1995
618.183
155
1996
768.321
192
1997
685.692
171
1998
569.885
142
1999
587.511
147
2000
436.923
109
2001
594.207
149
2002
701.046
175
2003
555.120
139
2004
710.370
178
Fonte: elaborazione Agess su dati SOEMS s.r.l.
Inoltre nel Comune di Forlì risultano censiti al 2004 impianti fotovoltaici per una potenza installata
complessiva di circa 44 kW, che danno luogo ad una produzione complessiva annua stimata in
circa 55 MWh, corrispondenti ad un risparmio di combustibili fossili pari a circa 14 tep. Tale
produzione è stata stimata moltiplicando la potenza installata per il fattore 1250 kWh/anno per kW
di potenza installata (da Norme UNI per la latitudine di Forlì).
In allegato al Piano si inserisce una tabella indicante la produzione di energia da fonti rinnovabili
e non rinnovabili, anno 2006 (Allegato A al piano).
54
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
4.3.2 Consumi elettrici
Grafico 22. Comune di Forlì: consumi elettrici totali (1995-2004)
550.000
502.724
477.540
500.000
450.046
450.000
425.853 413.777
391.569
400.000
349.075 351.936
]h
W
M
[im
u
s
n
o
C
350.000
368.253
354.485
383.806
355.919
300.000
250.000
200.000
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna10.
L’andamento dei consumi elettrici comunali nel decennio 1995-2004 presenta una crescita costante
e pressoché lineare che si è concretizzata in un aumento percentuale del 44%.
Per quanto riguarda i consumi elettrici per settore, risulta al primo posto il Terziario, che nel 2004
rappresenta il 36,7% dei consumi totali, seguìto dall’Industria con il 32,7% e dal settore Civile con
il 24,9%. Più distanziata risulta l’Agricoltura con il 5,7%. Nel corso del decennio citato il Terziario
ha aumentato i propri consumi di energia elettrica dell’82%, l’Industria del 29.4% e il Civile del
23,8%.
E’ interessante notare che mentre gli andamenti dei settori Civile e Terziario mostrano una crescita
dei consumi elettrici pressoché costante nel decennio, l’Industria registra invece una riduzione del
5% dal 1995 al 1997, recuperando abbondantemente negli anni successivi.
Rispetto ai consumi elettrici della Provincia di Forlì-Cesena, quelli del Comune di Forlì
rappresentavano nel 2003 il 28,5%. Nel 2000 invece rappresentavano il 26%.
Dal 2000 al 2003 i consumi elettrici della Provincia sono cresciuti del 13,6%, quelli del Comune
del 24,3%.
Per quanto riguarda i settori, nel 2003 al primo posto nei consumi di energia elettrica della
Provincia risultava l’Industria con il 32% dei consumi totali, seguita a ridosso dal Terziario con il
31,9%, dal Civile con il 23,7% e dall’Agricoltura con il 12,2%.
10
I dati forniti da Enel Distribuzione relativamente ai consumi elettrici del Comune di Forlì negli anni 2000 e 2001
soffrono di una sottostima (linea tratteggiata).
Infatti, in seguito alla liberalizzazione del mercato elettrico avvenuta nel 2000, diversi utenti soprattutto nei settori
Industria e Agricoltura, si sono rivolti ad altre società distributrici. Inoltre in quei due anni Enel Distribuzione, che ci
ha fornito i dati relativi ai consumi elettrici del Comune, non è riuscita a conteggiare la quota di energia venduta entro il
Comune dagli altri distributori. Invece dal 2002 in avanti Enel Distribuzione comprende nelle sue letture dei consumi
anche l’energia venduta entro il Comune da altre società.
Disponendo della quota di energia elettrica acquisita dal libero mercato nel triennio 2002-2004 si è dunque eseguita una
interpolazione lineare a ritroso per gli anni 2000 e 2001, stimando in tal modo il totale dell’energia elettrica erogata in
territorio comunale in tale biennio.
55
4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE
A livello comunale, come visto, le prime due posizioni sono invertite, risultando il Terziario il
settore più energivoro.
Occorre sottolineare che, al contrario di quanto accaduto a livello comunale, i consumi di energia
elettrica dell’Industria provinciale, tra il 2001 e il 2002 sono diminuiti del 9,2%.
Tabella 27-Comune di Forlì: consumi elettrici [MWh] per settore (1995-2004)
Anno
Settore
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Agricoltura
19.539
19.071
18.251
20.003
21.614
29.577
24.467
27.227
28.722
28.613
Industria
126.899
124.093
120.629
121.568
132.084
153.352
140.861
152.554
156.826
164.205
Terziario
101.509
107.288
111.406
119.470
127.769
131.787
133.360
155.294
170.354
184.702
Civile
101.128
101.484
104.199
107.212
110.102
111.137
115.089
114.971
121.638
125.204
Totale
349.075
351.936
354.485
368.253
391.569
425.853
413.777
450.046
477.540
502.724
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna.
Tabella 28-Provincia di Forlì-Cesena: consumi elettrici [MWh] per settore (1995-2004)
Anno
Settore
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004**
Agricoltura
117.100
124.600
133.900
145.000
131.300
129.500
205.200
205.400
216.663
Industria
538.900
463.900
494.900
515.300
561.200
585.100
531.600
535.700
547.000
Terziario
379.900
360.800
383.800
404.600
420.300
443.600
482.600
534.200
555.173
Civile
351.500
333.400
345.800
353.100
358.400
372.500
372.000
397.200
407.719
Totale
1.387.400
1.282.700
1.358.400
1.418.000
1.471.200
1.530.700
1.591.400
1.672.500
1.726.555
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN per il periodo 1995-2003; **dati di Enel Distribuzione per l’anno
2004.
Grafico 23-Comune di Forlì: consumi elettrici per settore (1995-2004)
200.000
180.000
160.000
140.000
120.000
C
o
n
su
m
o
[M
W
h
]
100.000
80.000
60.000
40.000
20.000
0
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Anno
Industria
Terziario
Civile
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna
56
Agricoltura
2004
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 24- Provincia di Forlì-Cesena: consumi elettrici per settore (1995-2004)
700.000
600.000
500.000
400.000
C
o
n
s
u
m
o
[M
W
h
]
300.000
200.000
100.000
0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004**
Anno
Industria
Terziario
Civile
Agricoltura
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN per il periodo 1995-2003; **dati di Enel Distribuzione per l’anno
2004.
Grafico 25- Comune di Forlì: peso dei diversi settori sui consumi elettrici (anno 2004)
6%
25%
33%
36%
Agricoltura
Industria
Terziario
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna.
57
Civile
4.3 BILANCIO ELETTRICO COMUNALE
Grafico 26- Provincia di Forlì-Cesena: peso dei diversi settori sui consumi elettrici (anno 2004)
13%
24%
31%
32%
Agricoltura
Industria
Terziario
Civile
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione.
Grafico 27. Consumi elettrici pro-capite: confronto Comune-Provincia
5,00
4,56
4,50
4,26
4,13
3,93
4,00
3,85
4,65
4,39
4,52
4,00
4,33
3,65
4,12
3,95
3,82
3,50
e
tip
ac
-o
rp
im
u
sn
oC
]e
tn
a
tib
a
/hW
M
[
3,00
3,64
3,26
3,43
3,30
2,50
2,00
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, GRTN per i consumi elettrici e Comune di
Forlì , Provincia di Forlì-Cesena, Camera di Commercio per i dati relativi al numero di residenti.
I consumi elettrici pro-capite del Comune della Provincia nel corso del periodo storico 1996-2004
sono passati rispettivamente da 3,26 MWh/abitante a 4,52 MWh/ abitante e da 3,93 MWh/abitante a
4,65 MWh/abitante. L’indice dei consumi pro-capite del Comune si sta progressivamente
avvicinando a quello della Provincia.
58
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
4.4.1 Settore Civile
Grafico 28-Consumi energetici totali per metro quadro, settore Civile: confronto Comune-Provincia
220,0
200,0
184,5
175,6
180,0
160,0
168,0
169,2
154,2
170,9
158,2
162,0
167,4
153,1
159,2
159,7
150,5
140,0
]qm
/hW
K
[im
usnoC
179,5
177,5
175,8
169,1
145,3
120,0
100,0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, GRTN, Regione Emilia Romagna, Hera,
Ministero delle Attività Produttive per i consumi energetici; Comune di Forlì per i dati sulle superfici.
Nel settore Civile i consumi energetici totali del Comune per unità di superficie, espressi in
kWh/(mq anno) sono cresciuti notevolmente a partire dal 2002, data in cui hanno superato i
corrispondenti consumi della Provincia (Grafico 28).
Anche i consumi elettrici del Comune per unità di superficie (Grafico 28), a partire dal 1999,
risultano maggiori di quelli della Provincia e continuano a crescere ad un tasso superiore.
59
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
Grafico 29- Consumi elettrici per metro quadro, settore Civile: confronto Comune-Provincia
25
24
22,8
22,5
23
21,5
22
20,6
21
19,5
20
]q
m
/hW
K
[im
u
sn
o
C
21,4
21,6
2003
2004
20,8
20,4
20,5
1999
2000
20,4
20,0
19
18
20,5
20,3
21,3
20,8
19,4
18,8
17
16
1996
1997
1998
2001
2002
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna e GRTN per i consumi; Comune di Forlì per i
dati sulle superfici.
Grafico 30- Consumi termici11 per metro quadro, settore Civile: confronto Comune-Provincia
180
170
160
163,9
155,4
154,1
149,5
150
140
157,1
156,6
155,4
148,7
145,2
152,1
146,9
142,4
137,8
142,0
138,3
132,9
]q
m
/h
W
K
[im
u
s
n
o
C
138,8
130
129,0
132,3
124,9
120
110
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Regione Emilia Romagna, Hera, Ministero delle Attività Produttive per i
consumi;Comune di Forlì per i dati sulle superfici.
11
I consumi termici, espressi in tep, vengono convertiti in kWh tramite l’equivalenza pura che prevede: 1MWh = 0,086
tep ovvero 1 tep = 11,6 MWh. Infatti in questo caso non ci sono rendimenti di conversione da considerare e l’u.d.m.
comunemente utilizzata per i consumi per metro quadro è il kWh/m2
60
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
I consumi termici del settore Civile nel Comune sono scesi, rispetto al totale dei consumi termici
comunali, dal 37,6 % del 1995 al 34,8% del 2004, mentre nello stesso periodo per la Provincia sono
scesi dal 39,0% al 34,1% (Grafico 29).
Al contrario il peso dei consumi elettrici del settore Civile sul totale dei consumi elettrici del
Comune è sceso più che nella Provincia, rispettivamente dal 28,8% al 24,9% e dal 25,3% al 23,6%
(Grafico 30).
]%
[ic
im
re
tim
u
sn
o
C
34,8
34,1
36,2
35,1
34,0
3,2
35,4
37,0
34,3
35,6
36,1
36,1
35,6
36,4
36,3
36,
38,5
38,
37,6
50,0
45,0
40,0
35,0
30,0
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
39,0
Grafico 31- Incidenza dei consumi termici del settore Civile sui consumi termici totali del Comune e della
Provincia.
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna.
Grafico 32- Incidenza dei consumi elettrici del settore Civile sui consumi elettrici totali del Comune e della
Provincia.
24,9
23,6
2002
23
,7
2001
25
,
25,
23
,4
1999
2
7
,8
1998
2
4
,3
24,9
1997
2
6,1
25
,
1996
25,0
2
4
,
2
6
,0
2
8
,1
2
9
,1
25
,3
28
,
30,0
2
9
,4
35,0
20,0
15,0
]%
[ic
irte
leim
u
snoC
10,0
5,0
0,0
2000
2003
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN e Enel Distribuzione.
61
2004
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
I consumi termici per il settore Civile in Comune (Cap. 4.2.1) hanno avuto, nel tempo, il seguente
andamento:
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Consumi
Termici 66.231 70.623 64.382 65.782 67.953 60.861 63.709 61.884 73.320 68.742
[tep]
L’analisi degli ultimi anni mette in evidenza un aumento significativo dei consumi nel 2003; in tale
anno la crescita rispetto al precedente è del +18,4%. Una variazione così significativa può essere
meglio compresa riportando l’andamento della temperatura media invernale registrato nel Comune
di Forlì, nel periodo interessato.
Gli andamenti delle temperature riportati nei grafici 31 e 32 si basano su dati registrati dai sistemi di
rilevamento di ARPA. La temperatura media è definita come la media delle temperature registrate
nella 24 ore con frequenza oraria. Il calcolo è stato eseguito considerando i quattro mesi più freddi
(novembre-febbraio) per l'inverno e i quattro mesi più caldi (maggio-settembre) per il periodo
estivo.
Grafico 33- Comune di Forlì: temperature medie invernali
11,00
9,96
10,00
9,00
8,35
8,00
T
e
m
p
ra
tu
[°C
]
7,00
6,83
6,46
6,00
5,84
5,00
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Fonte: elaborazione Arpa su propri dati
Si può notare come la temperatura sia sicuramente una variabile in grado di influenzare
l’andamento dei consumi; gli anni 2001, 2003 e 2004, cui corrisponde una temperatura media
invernale più bassa, sono caratterizzati da consumi termici civili maggiori imputabili ad un
maggiore riscaldamento domestico.
Lo stesso tipo di analisi può essere seguita per evidenziare la relazione che intercorre tra i consumi
elettrici e la temperatura media estiva.
Si mostra di seguito l’andamento dei consumi elettrici nel settore Civile in Comune (da Tabella
26).
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Consumi
Elettrici 101.128 101.484 104.199 107.212 110.102 111.137 115.089 114.971 121.638 125.204
[MWh]
62
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
L’anno 2003 mostra un sensibile aumento dei consumi elettrici (+5.7%) rispetto all’anno 2002,
confermato dal valore riscontrato nell’anno 2004. L’andamento della temperatura media estiva aiuta
l’interpretazione di tale dato.
Grafico 34- Comune di Forlì: temperature medie estive
30,00
28,00
26,05
26,00
23,99
24,00
23,31
23,56
T
e
m
p
ra
tu
[°C
]
22,00
20,00
19,59
18,00
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Fonte: elaborazione Arpa su propri dati
L’anno 2003 presenta un picco di temperatura nel periodo estivo; ciò, come visto, si traduce in un
aumento dei consumi elettrici che può essere attribuito all’utilizzo diffuso di elettrodomestici per il
condizionamento dell’aria.
4.4.2 Settore Trasporti
Grafico 35- Consumi termici, settore Trasporti: confronto Comune-Provincia
250.000
225.000
200.000
198.448
175.000
211.340
202.105
199.094
213.649
208.413
219.361
210.147
213.125
221.247
150.000
125.000
100.000
65.338
]p
e
t[ic
im
re
tim
u
sn
o
C
50.000
68.020
64.836
75.000
64.179
67.103
71.189
66.493
67.711
68.565
71.801
25.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Provincia di Forlì-Cesena
Comune di Forlì
Fonte: elaborazione Agess ed Arpa su dati di Regione, Provincia e Comune.
63
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
]%
[ic
im
retim
u
snoC
3
6
,
3
5
,9
3
2
,
3
5
,2
3
4
,9
3
7
,6
3
6
,0
3
7
,0
3
8
,1
3
,9
3
2
,9
3
,2
3
6
,2
3
6
,
3
6
,5
3
,6
3
5
,0
3
1
,9
3
4
,
50,0
45,0
40,0
35,0
30,0
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
3
7
,1
Grafico 36- Incidenza dei consumi termici del settore Trasporti sui consumi termici totali di Comune e Provincia
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna.
4.4.3 Settore Terziario
Grafico 37- Incidenza dei consumi termici del settore Terziario sui consumi termici totali del Comune e della
Provincia.
10,0
13,5
13,3
14,1
13,7
13,7
12,6
12,3
12,0
12,5
12,0
12,0
1,2
10,9
12,2
12,1
10,9
10,3
12,0
1,9
12,3
14,0
13,1
16,0
8,0
6,0
]%
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tim
u
sn
o
C
4,0
2,0
0,0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna.
64
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 38- Incidenza dei consumi elettrici del settore Terziario sui consumi elettrici totali del Comune e della
Provincia.
3
5
,7
3
1
,9
3
2
,
2
8
,6
2
9
,0
3
0
,3
2
8
,5
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
3
0
,9
3
1
,4
3
2
,
2
8
,3
1997
3
2
,6
2
8
,1
1996
3
0
,5
30,0
3
2
,4
2
7
,4
3
4
,5
40,0
3
6
,7
50,0
20,0
]%
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leim
u
sn
o
C
10,0
0,0
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN e Enel Distribuzione.
Il settore Terziario ha fortemente incrementato i propri consumi energetici nell’ultimo decennio: ciò
vale sia per i consumi termici, sia ancor più per quelli elettrici.
Il peso dei consumi termici del settore rispetto al totale dei consumi termici comunali (Grafico 37) è
passato dall’11,9% del 1995 al 13,5% del 2004, mentre quello dei consumi elettrici (Grafico 36)dal
30,5% del 1996 al 36,7% del 2004.
Un andamento non molto dissimile ha caratterizzato gli omologhi consumi energetici del settore a
livello provinciale.
o
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icm
re
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u
sn
o
C
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e
t[
Grafico 39- Consumi termici per addetto del Comune e della Provincia, settore Terziario.
1,70
1,60
1,50
1,40
1,30
1,20
1,10
1,00
0,90
0,80
1,57
1,49
1,54
1,45
1,38
1,50
1,26
1,22
1,16
1,15
1,34
1,32
1,22
1,14
1,15
1,48
1,22
1,21
1,14
1,22
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e
Camera di Commercio.
65
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
Grafico 40- Consumi elettrici per addetto del Comune e della Provincia, settore Terziario.
13,0
11,3
12,0
10,5
11,0
10,0
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re
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lim
u
s
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C
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9,0
8,0
7,0
6,0
5,0
9,1
9,0
8,1
8,2
7,6
10,6
9,4
7,5
6,8
8,3
8,2
7,5
6,8
6,6
6,2
6,0
4,0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione e CCIA di Forlì.
I consumi elettrici per addetto dal 1996 al 2004 sono cresciuti di oltre il 71% nel Terziario del
Comune e di oltre il 48% nel Terziario della Provincia (Grafico 38).
4.4.4 Settore Industria
]%
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retim
usnoC
12
,9
1
0
,9
1
2
,0
10
,5
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12
,1
12,3
13
,0
13,6
14
,1
1
5
,2
1
3
,9
15,1
1
4,0
13,
13,9
13,2
1
3
,
14,3
20,0
18,0
16,0
14,0
12,0
10,0
8,0
6,0
4,0
2,0
0,0
15
,9
Grafico 41- Incidenza dei consumi termici del settore Industria sui consumi termici totali del Comune e della
Provincia.
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna.
66
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 42- Incidenza dei consumi elettrici del settore Industria sui consumi elettrici totali del Comune e della
Provincia.
2001
32,7
31,7
2000
32,8
32,0
1999
3,9
3,4
38,2
38,1
36,3
34,0
1998
36,0
1997
3,7
3,0
36,4
36,2
34,0
35,3
40,0
38,
50,0
2002
2003
2004
30,0
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o
C
20,0
10,0
0,0
1996
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN e Enel Distribuzione.
Il confronto Comune–Provincia sui consumi elettrici nel settore Industria (Grafico 42) comporta
alcune considerazioni: in Provincia l’anno 2000 mostra una netta inversione di tendenza rispetto a
quanto registratosi nel corso del triennio precedente. Il dato è confermato per l’anno 2001.
Al contrario, nell’anno 2002, in linea con quanto verificatosi a livello nazionale ed internazionale,
c’è stato un marcato rallentamento dei consumi; nel Comune l’andamento dei consumi segue quello
provinciale ma con minori variazioni per il periodo 1997-2001. Si sottolinea invece la
stabilizzazione dei consumi nell’anno 2002 in contrasto con il dato provinciale: ciò si spiega con il
maggiore peso dell’Industria nel territorio extra-comunale.
Grafico 43- Consumi termici per addetto del Comune e della Provincia, settore Industria.
3,00
2,27
2,50
1,88
1,88
2,27
2,00
1,84
2,00
1,57
1,96
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1,50
1,85
1,68
1,63
1,49
1,72
1,90
1,64
1,61
1,35
1,00
1,44
1,41
1,46
0,50
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e
Camera di Commercio.
67
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
Grafico 44. Consumi elettrici per addetto del Comune e della Provincia, settore Industria.
14,0
12,6
13,0
12,0
11,9
11,7
11,4
11,3
11,0
10,6
10,1
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u
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C
11,9
11,9
11,1
10,0
10,4
9,0
8,0
11,4
9,6
9,6
8,7
8,6
8,4
8,2
1996
1997
7,0
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione e Camera di Commercio di Forlì-Cesena.
4.4.5 Settori Industria e Terziario a confronto
E’ interessante il confronto diretto tra le dinamiche dei consumi dei settori Industria e Terziario, che
evidenzia come il decennio esaminato nel Piano Energetico sia testimone, per la realtà locale, del
superamento dell’Industria ad opera del Terziario dal punto di vista dei consumi.
Tale caratteristico fenomeno, per l’aspetto economico si è invece verificato più indietro nel tempo:
le Tabelle 13 e 14 evidenziano come già nel 1995 sia a livello provinciale che a livello comunale il
Valore Aggiunto del settore Terziario fosse di gran lunga superiore a quello del settore Industria
(rispettivamente di un fattore 2,4 per la Provincia e di un fattore 3,3 per il Comune).
Per i consumi energetici totali (Graf. 45) e per i consumi termici (Graf. 47) il Terziario supera
l’Industria nel 2001, mentre per i consumi elettrici l’anno del superamento è il 2002 (Graf. 46).
Infatti nel decennio 1995-2004 i consumi energetici totali dell’Industria aumentano del 20,1%,
mentre quelli del Terziario aumentano del 57,4%.
I consumi elettrici registrano in modo ancor più marcato il fenomeno: l’Industria aumenta i consumi
del 29% mentre il Terziario dell’82%.
Infine i consumi termici aumentano per l’Industria del 9% e per il Terziario del 28%.
Naturalmente tali fenomeni non seguono semplicemente gli andamenti economici dei relativi
settori, ma sono influenzati anche da altri fattori, quali ad esempio evoluzione tecnica o strategie di
risparmio energetico messe in atto nel settore, evoluzione della produzione verso tipologie meno
energivore, etc.
68
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 45- Comune di Forlì: consumi energetici totali dei settori Industria e Terziario a confronto
100.000
60.453
58.734
61.712
54.28
56.903
59.437
54.30
56.457
54.593
5.792
50.642
51.413
49.312
52.685
46.741
50.000
46.292
60.000
52.659
70.000
63.251
71.102
80.000
72.909
90.000
40.000
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C
30.000
20.000
10.000
0
1995 1996 1997 1998 1999
2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Industria
Terziario
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione, Hera, Ministero delle Attività Produttive,
Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio di Forlì-Cesena.
Grafico 46- Comune di Forlì: consumi elettrici dei settori Industria e Terziario a confronto
1997
1998
1999
2000
164.205
156.826
140.861
13.360
131.787
121.568
19.470
107.28
101.509
120.629
11.406
]h
W
M
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rte
lm
u
s
n
o
C
100.000
124.093
126.89
150.000
132.084
127.769
153.352
152.54
15.294
170.354
184.702
200.000
50.000
0
1995
1996
2001
2002
Anno
Industria
Terziario
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione.
69
2003
2004
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
Grafico 47- Comune di Forlì: consumi termici dei settori Industria e Terziario a confronto
20.000
25.484
26.73
24.383
23.647
2.88
21.830
23.563
21.383
24.16
26.078
2.651
20.74
23.68
21.460
19.919
20.915
24.14
23.472
27.831
30.000
28.513
40.000
]p
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o
C
10.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Industria
Terziario
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio di Forlì-Cesena.
Grafico 48-Comune di Forlì, consumi energetici totali per addetto dei settori Industria e Terziario
5,50
4,60
5,00
4,50
4,27
3,93
3,78
3,56
4,00
4,04
4,10
3,49
3,70
3,35
4,19
3,50
3,92
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a
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3,00
2,00
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are
p
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n
im
u
s
n
o
C
3,22
2,50
2,70
2,68
2,64
3,36
3,29
2,91
2,78
1,50
1,00
1995 1996
1997 1998
1999 2000 2001
2002 2003 2004
Anno
Industria
Terziario
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione, Hera, Ministero delle Attività Produttive,
Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio di Forlì-Cesena.
70
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
4.4.4 Settore Agricoltura
L’importanza del settore Agricoltura in Comune, sia a livello economico come Valore Aggiunto
(percentuale di circa il 2% nel 2003), sia a livello di consumi (2,5% nel 2004) è la più bassa tra i
settori considerati. L’incidenza dei consumi termici del settore sul totale si mantiene praticamente
costante nel decennio, sia per il Comune che per la Provincia (Graf. 49), mentre per i consumi
elettrici, accanto alla sostanziale stazionarietà per il Comune, la Provincia registra nel decennio un
incremento di circa 4 punti percentuali.
Grafico 49- - Incidenza dei consumi termici del settore Agricoltura sui consumi termici totali del Comune e della
Provincia.
8,0
4
,7
5
,1
6,0
3
,9
1,9
1999
2000
2
,5
1,8
1998
2,5
1,8
1,7
2,0
2,4
2,4
2
,9
3
,7
3
,6
4,0
]%
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3
,7
5,0
3,0
5
,7
5
,8
6
,3
7,0
2003
2004
1,0
0,0
1996
1997
2001
2002
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna.
71
4.4 DINAMICA DEI CONSUMI ENERGETICI PER SETTORE
]%
[ic
irte
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u
snoC
1
2
,5
1
2
,3
1
0
,2
9
,
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
5
,7
6
,0
6
,0
5
,
5
,4
5
,1
1996
5
,9
6
,9
8
,5
8
,9
9
,7
8
,4
5
,4
16,0
14,0
12,0
10,0
8,0
6,0
4,0
2,0
0,0
1
2
,9
Grafico 50- Incidenza dei consumi elettrici del settore Agricoltura sui consumi elettrici totali del Comune e della
Provincia.
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN e Enel Distribuzione.
Grafico 51- Consumi termici per addetto del Comune e della Provincia, settore Agricoltura.
4,50
4,00
3,41
3,50
2,96
3,00
2,50
]o
te
d
a
/p
e
t[
2,00
3,54
2,68
2,31
1,86
1,50
1,00
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re
p
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u
s
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C
2,35
3,45
1,95
2,03
2,22
2,01
1998
1999
2000
2001
2,61
2,64
2,71
2002
2003
2004
1,51
0,50
1997
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e
Camera di Commercio.
72
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 52- Consumi elettrici per addetto del Comune e della Provincia, settore Agricoltura.
23,0
21,7
21,0
19,1
18,6
19,5
19,0
17,0
14,1
13,5
15,0
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teda
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M
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13,0
10,6
11,0
9,0
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15,9
11,3
15,6
14,9
13,5
13,2
11,9
11,2
8,9
7,0
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati GRTN, Enel Distribuzione e CCIA di Forlì.
Il grafico considera il periodo 1997-2004 in quanto l'obbligo ad iscriversi al registro delle imprese è
avvenuto nell'anno 1997.
73
4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’
4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’
Il grado di efficienza energetica di un paese, così come di un sistema urbano, può essere valutato
tramite l’Intensità Energetica del Valore Aggiunto (Intensità Energetica), definita dal rapporto tra
l’energia totale consumata dal sistema e il suo Valore Aggiunto (V.A). Oltre all’Intensità
Energetica è possibile, considerando i soli consumi termici o elettrici, calcolare l’Intensità Termica
e l’Intensità Elettrica12. Questi rapporti sono generalmente espressi in tep o MWh per milione di
euro e più sono bassi, tanto maggiore sarà l’efficienza energetica del sistema esaminato.
Per il calcolo delle singole intensità energetiche sono stati utilizzati i dati relativi ai consumi termici
ed elettrici complessivi del Comune e della Provincia illustrati nei precedenti capitoli 4.1 – 4.2 e 4.3
e del Valore Aggiunto illustrati nel precedente paragrafo 3.4.2.
Grafico 53- Dinamica dell’Intensità Energetica (En. Totale): confronto Comune-Provincia (1996-2003)
]€
n
lm
150,0
138,3
140,0
129,7
130,2
130,0
129,6
123,5
125,4
120,0
110,0
110,8
119,7
113,4
112,4
113,6
115,8
107,4
100,0
103,9
107,1
100,3
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c
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E
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90,0
80,0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio, Enel Distribuzione per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A.
L’Intensità Energetica del Comune di Forlì nel 2003 era pari a 107,1 tep/mln euro. Nello stesso
anno l’intensità energetica della Provincia di Forlì-Cesena risultava superiore e precisamente pari a
113,6 tep/mln euro. Nel periodo 1996-2003 le Intensità Energetica sia del Comune che della
Provincia risultano sostanzialmente in leggero calo; la pend
enza della retta interpolante
l’andamento provinciale è più pronunciata, tanto che l’Intensità Energetica del Comune sta
raggiungendo, in valore assoluto, quella provinciale.
12
Intensità _ Energetica 
Consumi _ energ.
V . A. _ totale
Intensità _ Termica 
Consumi _ termici
V . A. _ totale
Intensità_Elettrica 
Consumi_elettrici
V.A._totale
74
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Il Comune registra, nel periodo storico in esame, un calo pari a -10,5%, corrispondente ad una
variazione annua media pari a -1,5%, mentre la Provincia registra un calo pari a -17,9%,
corrispondente ad una variazione annua media di -2,5%.
Vale la pena sottolineare che nel 2003 si registra un’impennata nella crescita dell’Intensità
Energetica del Comune ed un incremento più contenuto di quella provinciale (Grafico 53).
Se si esaminano separatamente le Intensità Termica ed Elettrica, si può vedere (Grafici 54 e 55)
come la diminuzione dell’Intensità Termica sia decisamente più marcata rispetto all’Intensità
Energetica totale, sia per il Comune che per la Provincia (anche in questo caso i valori tendono ad
avvicinarsi), sintomo questo di un miglioramento nell’efficienza d’uso dei combustibili, ovvero
semplicemente di un trend meno sostenuto nell’aumento dei consumi termici rispetto a quelli
elettrici.
L’Intensità Termica rileva le medesime oscillazioni negli anni dell’Intensità Energetica.
Molto più negativo risulta il quadro offerto dalle dinamiche delle Intensità Elettriche che rivelano
una sostanziale stazionarietà, con preoccupanti segnali di crescita nel biennio 2002-03, sintomo
della necessità di migliorare l’efficienza dei consumi elettrici, sia per la Provincia che per il
Comune, i cui valori restano comunque più bassi di quelli provinciali.
Grafico 54- Dinamica dell’Intensità Termica: confronto Comune-Provincia (1995-2003)
100
95
91,4
87,0
90
86,9
85,9
85
80
80,4
81,4
81,6
75
76,3
75,7
76,9
68,5
ac
im
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I
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ru
E
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in
o
ilm
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e
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70
65
67,9
68,1
66,6
60
70,5
62,6
55
50
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna e
Camera di Commercio per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A.
75
4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’
Grafico 55- - Dinamica dell’Intensità Elettrica: confronto Comune-Provincia (1995-2003)
220
210
204,1
200
185,6
190
188,0
189,7
187,7
191,2
184,2
187,4
180
ac
irte
lE
à
tisn
e
tn
I
]o
ru
eid
in
o
ilm
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M
[
170
160
150
160,1
156,7
152,5
162,8
150,9
160,5
153,2
154,7
2001
2002
140
1996
1997
1998
1999
2000
2003
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione per i dati relativi ai consumi; Istituto
Tagliacarne per i dati di V.A.
L’indicatore dell’Intensità Energetica può essere utilmente applicato ai singoli settori del sistema
economico al fine di verificarne il grado di efficienza energetica.
A tale proposito occorre
conoscere i dati relativi al Valore Aggiunto prodotto in ogni settore.
Le stime di V.A. del Comune di Forlì, effettuate su dati di origine dell’Istituto Tagliacarne, come da
tabella 14, paragrafo 3.4.2, risultano suddivise in tre macro-settori: Agricoltura, Industria e Servizi
(Terziario).
Dal momento che le fonti relative ai consumi (elettrici e termici) prevedono un
maggiore dettaglio di suddivisione settoriale e sono anche eterogenee rispetto alle fonti del V.A.,
risulta impossibile stimare in modo completo l’andamento delle Intensità Energetiche per singoli
settori o macro-settori di attività.
Le uniche stime che non “perdono significato”, a fronte di tale eterogeneità nelle fonti dei dati,
sono quelle relative all’ Intensità Elettrica dei tre macro-settori sopra citati, mentre per i consumi
termici (combustibili) il problema principale si configura nella difficoltà di ripartire nei vari settori
di attività economica i consumi che genericamente affluiscono alla voce Trasporti ( ma che
contribuiscono evidentemente anche al V.A. degli altri settori economici).
Fatta tale necessaria premessa, si è scelto in prima istanza di utilizzare i valori di consumo
energetico settoriale in rapporto ai dati di V.A. complessivo: è questo il metodo impiegato anche da
ENEA nel suo rapporto su Energia e Ambiente, in assenza dei dati di V.A. di settore.
Evidentemente le Intensità Energetiche settoriali13 così calcolate risulteranno, per i vari settori in
uno stesso anno, proporzionali ai consumi energetici settoriali dell’anno, mentre nel decennio
storico il confronto diventa interessante, perché variano i consumi, ma varia anche il V.A.
13
I .E.i 
Consumi _ energ.i
V . A. _ totale
ove: I.E.i : Intensità Energetica del settore i-simo comunale;
Consumi_ energ.i: Consumi energetici del settore i-simo comunale;
V.A._totale: Valore Aggiunto totale del Comune di Forlì
76
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
complessivo: in altre parole, per come sono state calcolate le I.E. settoriali, è interessante osservare
e confrontare i loro andamenti nel tempo più che confrontarne i valori in uno stesso anno.
Il risultato complessivo in valori assoluti (tep/milioni di euro) è riportato nella tabella seguente.
Tabella 29– Comune di Forlì: Intensità energetica settoriale del V.A. totale, in tep per milione di €.
Agricoltura
Industria
Trasporti
Terziario*
Civile
Totale (tep)
1996
4,1
23,5
28,6
20,8
42,7
119,7
1997
3,3
22,1
27,9
21,2
38,9
113,4
1998
3,4
22,9
27,5
20,7
37,9
112,4
1999
3,6
23,1
27,8
22,3
39,0
115,8
2000
4,1
22,7
25,9
20,8
33,9
107,4
2001
3,9
20,1
24,6
21,1
34,3
103,9
2002
4,2
20,2
23,6
21,2
31,1
100,3
2003
4,1
20,3
23,9
23,9
34,9
107,1
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio, Enel Distribuzione per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A.
I valori di Intensità Energetica settoriale risultano complessivamente abbastanza stazionari nel
periodo 1996-2003.
L’Agricoltura, che nel 1996 assorbiva il 3,4 % dei consumi energetici totali del Comune, nel 2003
ne assorbe il 3,9 % ed ha mantenuto invariata la sua Intensità Energetica. L’Industria ha ridotto la
propria quota sui consumi energetici totali, passando dal 19,6% del 1996 al 19,0% del 2003 ed ha
nel contempo diminuito fortemente la propria Intensità Energetica ( da 23,5 a 20,3 tep/mln euro).
Anche il settore Civile ha ridotto in percentuale i propri consumi rispetto a quelli totali comunali,
passando dal 35,7% del 1996 al 32,5% del 2003. Nello stesso periodo l’Intensità Energetica del
settore, si è ridotta sostanzialmente, passando da 42,7 a 34,9 tep/mln di euro.
Il settore Terziario ha invece aumentato la propria quota di consumi di circa 5 punti percentuali (dal
17,4% nel 1996 al 22,3% nel 2003), ed ha visto contemporaneamente crescere la propria Intensità
Energetica, passata nel 2003 a 23,9 tep/mln di euro, rispetto ai 20,8 tep/mln di euro del 1996.
Infine i Trasporti, i cui consumi sul totale sono scesi dal 23,9% al 22,3% nell’arco di tempo
considerato, hanno drasticamente ridotto l’Intensità Energetica, passata da 28,6 a 23,9 tep/mln di
euro.
L’andamento temporale delle Intensità Energetiche risulta più evidente se queste vengono espresse
come numeri indice, con base 100 per l’anno1996, così come riportato nel grafico seguente. Come
si può vedere ne risulta un trend caratterizzato da una leggera decrescita in tutti i settori, tranne che
per Agricoltura e Terziario, che risulterebbero i settori con maggiori necessità di intervento.
77
4.5 INDICATORI ENERGETICI PER IL COMUNE DI FORLI’
Grafico 56- Comune di Forlì, Intensità Energetica settoriale del V.A., numeri indice
)0
120,0
110,0
100,0
90,0
80,0
0
1
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:6
9
(Iire
m
u
N
70,0
60,0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Anno
Agricoltura
Industria
Trasporti
Terziario
Civile
Totale
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Ministero delle Attività Produttive, Regione Emilia Romagna,
Camera di Commercio, Enel Distribuzione per i dati relativi ai Consumi; Istituto Tagliacarne per i dati di V.A.
Si riportano infine le dinamiche delle Intensità Elettriche14 per i tre settori di Agricoltura, Industria
e Terziario.
L’andamento più o meno oscillatorio coinvolge tutti e tre i macro-settori economici, con un trend
di aumento nel periodo storico 1996-2003 pari a +10,9% per l’Industria e a +14,5% per il Terziario,
a testimonianza di un sensibile peggioramento nell’efficienza dei consumi elettrici dei due settori.
Solo l’Agricoltura, a fronte di oscillazioni di notevole ampiezza, testimonia un leggero
miglioramento (–5,3%).
Consumi _ elettr.
14
I .Elettr.i 
i
V . A.
i
ove: I.Elettr.i : Intensità Elettrica del settore i-simo comunale;
Consumi_ elettr.i: Consumi elettrici del settore i-simo comunale;
V.A.i: Valore Aggiunto del settore i-simo comunale
78
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 57- Comune di Forlì: dinamica delle Intensità Elettriche settoriali (1995-2003)
450,0
413,5
375,5
391,7
348,7
335,3
350,0
402,0
391,0
400,0
316,5
300,0
250,0
216,3
209,9
231,6
208,7
200,0
66,9
66,8
68,8
74,0
71,9
70,1
73,6
76,6
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
200,0
186,5
200,8
195,3
In
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W
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u
ro
]
150,0
100,0
50,0
0,0
Anno
Agricoltura
Industria
Terziario
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN ed Enel Distribuzione per i dati relativi ai consumi; Istituto
Tagliacarne per i dati di V.A.
Gli andamenti illustrati degli indicatori di Intensità Energetica conducono alla improrogabile
necessità di cambiamenti sostanziali nel modello della mobilità territoriale di persone e merci, nel
modello di organizzazione dei servizi e nei modelli di consumo e stile di vita delle famiglie, con
particolare riguardo ai consumi di energia elettrica.
79
4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL
4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL
4.6.1 Consumi energetici per combustibile e pro-capite
Tabella 30-Comune di Forlì: Dinamica dei consumi energetici per combustibile [tep] e per abitante
Olio
En.
Consumi
Anno
Metano
Gasolio Benzina
GPL
Cons. pro-capite
comb.
Elettrica
tot.
1995
86.721
22.642
36.683
15.504
14.406
84.731
260.687
2,41
1996
92.726
26.014
36.946
14.447
13.130
85.502
268.765
2,49
1997
89.377
25.846
36.849
13.749
11.609
86.209
263.640
2,45
1998
95.561
26.842
37.418
12.508
12.437
89.632
274.397
2,56
1999
99.136
29.766
36.739
12.322
10.076
95.251
283.289
2,64
2000
93.885
32.145
34.417
7.774
9.347
103.396
280.963
2,61
2001
98.852
34.432
32.396
6.609
7.662
100.627
280.577
2,59
2002
97.871
38.452
32.031
6.962
6.955
109.460
291.731
2,67
2003
116.051
42.837
31.249
7.707
4.668
116.248
318.760
2,89
2004
113.933
42.171
31.507
5.939
4.194
122.397
320.141
2,88
Fonte: elaborazione Agess su dati di di Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive per i
consumi di combustibili; Enel Distribuzione per i consumi di energia elettrica; Comune e Camera di Commercio
per i dati sulla popolazione residente.
Tabella 31- Provincia di Forlì-Cesena: Dinamica dei consumi energetici per combustibile [tep] e per abitante
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
GPL
Olio Combustibile
En. Elettrica
Consumi tot.
1995
298.573
70.578
109.675
53.977
46.844
-
-
-
1996
310.884
103.150
112.438
51.874
42.993
336.072
957.410
2,71
1997
302.599
97.370
112.812
50.678
37.985
311.397
912.841
2,60
1998
325.616
95.406
115.950
50.461
40.860
329.702
957.995
2,72
1999
345.607
100.132
115.008
48.433
33.233
344.194
986.607
2,78
2000
346.682
110.378
110.645
30.925
31.086
356.576
986.292
2,77
2001
347.290
137.560
105.017
36.944
25.402
370.973
1.023.186
2,85
2002
283.435
142.824
102.154
40.224
23.089
387.218
978.945
2,70
2003
328.319
149.385
100.004
35.477
15.524
407.411
1.036.120
2,83
2004
320.502
147.011
100.793
33.387
13.947
420.699
1.036.339
2,79
Fonte: elaborazione Agess su dati di Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive per i
consumi di combustibili; GRTN ed Enel Distribuzione per i consumi di energia elettrica; Provincia e Camera di
Commercio per i dati sulla popolazione residente.
80
Cons. pro-cap
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 58-Confronto fra i consumi energetici totali pro-capite del Comune e della Provincia.
3,25
3,00
2,78
2,71
2,72
2,75
2,77
2,83
2,64
2,56
2,49
2,88
2,70
2,60
2,50
ic
iteg
ren
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u
snoC
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2,89
2,85
2,79
2,67
2,61
2,59
2,45
2,41
2,25
2,00
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess su dati di GRTN, Enel Distribuzione, Hera, Ministero delle Attività Produttive,
Regione Emilia Romagna, Provincia, Comune e Camera di Commercio.
Tabella 32-Comune di Forlì: bilancio energetico per il decennio 1995-2004. Grandezze in [tep]
Prod. En.
Cons. En
Cons. En.
Prod. En. Elettr.
Bilancio totale
Term.
elettr.
Term.
Anno
Bilancio tot. %
(a)
(b)
©
(d)
e = (a+b)-(c+d)
f = e/(c+d)*100
1995
155
-
84.731
175.956
-260.532
-99,94
1996
192
-
85.502
183.263
-268.573
-99,93
1997
171
-
86.209
177.431
-263.468
-99,93
1998
142
-
89.632
184.765
-274.255
-99,95
1999
385
-
95.251
188.039
-282.904
-99,86
2000
770
-
103.396
177.567
-280.194
-99,73
2001
2.908
-
100.627
179.950
-277.670
-98,96
2002
5.507
-
109.460
182.270
-286.224
-98,11
2003
6.048
-
116.248
202.512
-312.712
-98,10
2004
4.770
-
122.397
197.744
-315.370
-98,51
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera s.p.a., Regione Emilia Romagna,
Ministero delle Attività Produttive, SOEMS s.r.l., Fase Engineering s.r.l., Mengozzi s.r.l.
81
4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL
4.6.2 Previsione dei consumi e delle produzioni energetiche (Business As Usual)
Tabella 33- Comune di Forlì: bilancio energetico al 2004 e previsione al 2012
Anno 2004 [tep]
Totale Consumo energia elettrica
122.397
Anno 2012 [tep]
153.513
Aumento consumi di energia elettrica del
nuovo termovalorizzat. Mengozzi rispetto
all'attuale
257
Totale Consumo energia termica
di cui:
197.744
219.441
prodotti petroliferi
83.811
85.962
combustibili gassosi
113.933
132.902
Aumento consumi di gas del nuovo
termovalorizzatore Hera rispetto all'attuale
578
Totale Consumi
320.141
372.954
Totale Produzione energia elettrica
4.770
17.936
di cui: Termovalorizzatore Hera
2.032
13.438
1.753
3.190
795
920
Idroelettrico
178
292
Fotovoltaico
14
96
Totale Produzione energia termica
0
0
Totale Produzione
4.770
17.936
Bilancio [tep]
- 315.370
- 355.018
Bilancio [%]
- 98,51%
- 95,19%
Termovalorizzatore Mengozzi
Turboespansore Hera
Fonte: elaborazione Agess su dati di Enel Distribuzione Bologna, Hera s.p.a., Regione Emilia Romagna,
Ministero delle Attività Produttive, SOEMS s.r.l., Fase Engineering s.r.l., Mengozzi s.r.l.
Note Metodologiche:
La previsione b.a.u. (business as usual) per i consumi è stata calcolata per il 2012 sulla retta di
interpolazione lineare dei valori del decennio storico 1995-2004.
In più rispetto ad una situazione b.a.u. si sono considerati alcuni interventi già in qualche modo
pianificati o ritenuti molto probabili ed aventi un effetto soprattutto sul versante della produzione.
Per il nuovo Termovalorizzatore di ambito di Hera S.p.A. da 120.000 tonn. di RSU/anno, già
approvato dalle autorità competenti, ma la cui ultimazione e messa in marcia è prevista al 2008, si
sono considerati sia l’aumento dei consumi di gas metano rispetto all’impianto attuale che verrà
sostituito, sia i nuovi dati di produzione di energia elettrica da progetti di Hera.
Rispetto ai consumi di metano dell’attuale impianto, stimati in 250.000 m3/anno, (ma già ricompresi
nel dato globale di consumo da letture complessive dei consumi del settore Industria) si sono
aggiunti 700.000 m3 di metano, corrispondenti a circa 580 tep. Infatti, da dati di progetto di Hera, si
evince che il consumo del nuovo Termovalorizzatore sarà pari a circa 950.000 mc di metano/anno,
di cui 250.000 già ricompresi nella stima per interpolazione lineare dei consumi complessivi. Per
la produzione di energia elettrica si è considerata l’energia prodotta dalla turbina a vapore a
condensazione inserita a valle del processo di combustione. La potenza installata di 11,2 MW
consentirà di produrre 75.500 MWh/anno di cui solo 58.400 MWh (corrispondenti a circa 13.400
82
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
tep) verranno immessi in rete, mentre la differenza è assorbita per usi interni all’impianto e dunque
non compare nel presente bilancio.
Per il Termovalorizzatore Mengozzi si è considerato l’ampliamento (autorizzato: è in corso la
procedura di AIA) dell’impianto da 16.000 a 32.000 tonn/anno di rifiuti sanitari. Si sono dunque
utilizzate le stime fornite dalla ditta Mengozzi riguardo l’aumento sia della produzione di energia
elettrica (si utilizzeranno le stesse turbine attualmente in funzione), sia del consumo di energia
elettrica pari a circa il 10% del consumo dell’anno 2002. Per i consumi di combustibili non è
previsto invece un aumento.
La voce “Idroelettrico” vede un aumento nel 2012 dovuto al progetto di installare una nuova turbina
di maggior potenza su un salto di circa 8 metri del fiume Montone in località Villa Rovere, in
corrispondenza della derivazione del canale che serve anche l’attuale turbina.
Dunque come da suggerimento della ditta proprietaria delle due turbine si è considerata una
produzione pari al 50% dell’attuale turbina (che verrà parzializzata) più la produzione stimata annua
della nuova turbina da circa 350 kWp.
La voce “Fotovoltaico” vede per il 2004 una potenza installata di 44 kWp che moltiplicata per il
fattore 1.250 kWh/anno (da norme Uni per la nostra latitudine) fornisce l’energia mediamente
prodotta in un anno (55 MWh corrispondenti a circa 14 tep/anno) .
Alla voce “Fotovoltaico”, per il b.a.u. al 2012, è stata aggiunta una potenza di 263 kWp
(equivalente aa una produzione di 82 tep/anno) dichiarata complessivamente dai singoli progettisti
nel bando per il fotovoltaico del 2004, considerando che al 2012 vengano realizzate tutte e solo le
opere ivi elencate. Questo porterebbe ad una potenza installata totale pari a 307 kWp (per una
risparmio annuo medio di 96 tep). Tale ipotesi scaturisce dalla notevole entità delle opere previste
in tale bando e dall’impossibilità di fare altre stime ragionevoli.
A seguito della realizzazione di 9 impianti su edifici di proprietà comunale, entrati in funzione nel
Marzo 2006 con il vecchio programma di incentivazione in conto capitale (“Programma 10.000 tetti
fotovoltaici”), la potenza effettivamente installata e censita nel Comune di Forlì nel 2005 è passata a
125 kW (piena operatività da Marzo 2006). Da notare che la potenza censita vede quasi
esclusivamente impianti installati su edifici di proprietà pubblica o al limite di qualche grossa
azienda (Comune, Provincia, Hera S.p.A.).
Tuttavia, sulla base del nuovo sistema di incentivazione in Conto Energia, entrato in funzione nel
Settembre 2005 ed in base alle graduatorie pubblicate dal GRTN sugli impianti ammessi a
beneficiare degli incentivi per i due periodi utili del 2005, si ritiene ragionevole potere aggiornare le
stime al 2012 secondo quanto illustrato dalla seguente tabella. I ragionamenti fatti per pervenire a
questi numeri sono riportati nella Scheda n° 7 del Piano d’Azione.
Si noti come la potenza installata veda al 2012 un incremento di un fattore pari a quasi 60 rispetto ai
valori del 2004 e allo stesso modo aumenta l’energia potenzialmente prodotta: complessivamente
essa è pari a quasi 3.200 MWh (circa 800 tep).
E’ evidente come l’energia fotovoltaica, dati gli ancora elevatissimi costi di produzione, segua
inevitabilmente gli incentivi di volta in volta concessi in suo favore, che nel caso del Conto Energia
la rendono una interessante forma di investimento economico a lungo termine.
Le graduatorie indicano anche come, a fianco di un notevole di numero di impianti di dimensioni
medio-grandi, la maggior parte siano impianti di piccole dimensioni, atti a soddisfare esigenze
domestiche di cittadini privati. La taglia media per gli impianti di potenza inferiore ai 50 kW si
attesta sui 13 kWp.
83
4.6 CONSUMI ENERGETICI PRO-CAPITE E BUSINESS AS USUAL
Tabella 34 – Comune di Forlì: situazione e previsioni della potenza fotovoltaica installata [kW]
Potenza installata
Anno 2004
Anno 2005
Anno 2012 (stime)
44
125
1.419
Ulteriore potenza
già incentivata dal
Conto Energia, ma
non ancora
installata al
31/12/05
1.294
Stima ulteriore
potenza che sarà
installata col Conto
Energia
Totale
1.138
44
1.419
84
2.557
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
CAPITOLO 5
SISTEMA ENERGETICO E AMBIENTE
5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’15
Negli ultimi anni le emissioni di gas climalteranti del Comune di Forlì sono passate da 657.299
tonnellate di CO2 equivalente del 1995 a 746.142 tonnellate di CO2 equivalente del 2004, con un
incremento di 88.843 tonnellate, pari al 13,5%. Nel 2004 si è registrata una lieve flessione delle
emissioni, dopo tre anni di crescita robusta.
Il settore Trasporti è il maggiore responsabile delle emissioni con il 47,4% del totale, seguito dal
Civile con il 24,0%. Più distanziati risultano il Terziario e l’Industria, con rispettivamente l’8,7% e
l’8,6% del totale. Da notare il contributo emissivo della Termovalorizzazione dei Rifiuti, pari al
6,8%.
Nel corso del decennio in esame il settore che ha registrato il maggior incremento è stato quello
della Termovalorizzazione dei Rifiuti con +29,7%, seguito dal Terziario con +26,7% e dai Trasporti
con +19,3%. Soltanto l’Industria ha diminuito le proprie emissioni (-6,1%).
15
L’elaborazione del Bilancio delle emissioni ha visto come fase iniziale la scelta degli inquinanti da considerare.
Si è tenuto conto delle difficoltà relative alla stima di molti inquinanti considerati in un inventario locale. Inoltre, dando
seguito alle indicazioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) contenute nella pubblicazione
“Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories” , si è attribuita una elevata priorità
all’effetto dei gas serra “diretti”.
Il Bilancio elaborato considera dunque le emissioni dovute ai gas serra “diretti” (CO2, CH4, N2O).
Il contributo dei singoli gas attualmente presenti in atmosfera in termini di effetto serra può essere sintetizzato nel
fattore GWP, acronimo di Global Warming Potential (Potenziale di Riscaldamento Globale). Questo valore rappresenta
il rapporto fra il riscaldamento globale causato in un determinato periodo di tempo (di solito 100 anni, nel qual caso ci
si riferisce al GWP100) da una particolare sostanza ed il riscaldamento provocato dal biossido di carbonio nella stessa
quantità. Così, definendo il GWP della CO2 pari ad 1, il metano ha GWP pari a 21.
Gas
Diossido di Carbonio (CO2)
Metano (CH4)
Protossido di Azoto (N2O)
GWP100
1
21
310
Il calcolo delle emissioni di gas serra ha considerato tutte le emissioni relative a tutte e sole le attività svolte all’interno
del territorio comunale; si è così compilato un bilancio ispirato ad un criterio geografico.
85
5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’
Tabella 35: Comune di Forlì: emissioni di CO2 equivalente per settore16 [tonn]
Comune di Forlì - Emissioni di CO2 equivalente per settore
SETTORE
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Agricoltura e Zootecnia
27.436
29.226
25.181
24.991
25.177
25.575
28.261
32.571
32.339
33.177
Industria
68.460
68.948
66.492
77.129
70.897
65.878
58.675
62.388
62.152
64.302
Trasporti
296.400 294.323 300.916 313.053 320.879 324.683 325.227 334.982 346.013 353.538
Terziario
51.325
48.822
52.750
50.688
55.415
52.040
57.244
55.806
69.607
64.956
Civile
(riscaldamento + acque
reflue)
174.452 184.997 170.110 172.353 178.107 160.016 166.735 162.924 191.155 179.300
Termovalorizzazione
rifiuti
39.225
Totale [tonn]
41.289
43.462
45.186
45.521
34.827
40.957
54.569
53.027
50.869
657.299 667.605 658.911 683.399 695.997 663.019 677.100 703.240 754.294 746.142
N.B. Il valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico è
stimato in 5.500 tonn di CO2
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Grafico 59: Comune di Forlì: emissioni di CO2 equivalente per settore [tonn]
400.000
350.000
300.000
250.000
C
O
2e
q
u
iv
.[to
n
.]
200.000
150.000
100.000
50.000
0
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Trasporti
Civile
Industria
Terziario
Termovalorizz. rifiuti
Agricoltura e zootecnia
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
16
Note metodologiche:
Acque reflue (CO2): sulla base dei valori di emissione provinciale, si sono calcolati i valori comunali
riproporzionando in base alla popolazione.
- Riscaldamento (CO2): sulla base dei valori energetici dei carburanti ad uso civile si sono stimati i valori di CO2
equivalente. Per la disaggregazione su pubblico e terziario il valore totale è stato riproporzionato utilizzando le
percentuali fornite da HERA per il distretto di Forlì. Per stimare la percentuale del terziario si è utilizzato il trend
degli anni per i quali il dato era disponibile
- Agricoltura (CO2): sulla base del valore energetico dei carburanti ad uso agricolo si è calcolato il totale di CO2
equivalente emesso dai carburanti utilizzati. Per gli anni precedenti al 1996 si è stimato il valore totale sulla base
del trend degli anni successivi.
-
86
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 60: Comune di Forlì: emissioni totali di CO2 equivalente [tonn]
780.000
754.294
760.000
740.000
746.142
720.000
C
O 2 eq
u
iv.[to
n]
703.240
695.997
700.000
683.399
667.605
680.000
677.100
660.000
640.000
663.019
658.911
657.299
620.000
600.000
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Grafico 61- Provincia di Forlì-Cesena: emissioni totali di CO2 equivalente [tonn]
2.450.000
2.383.333
2.400.000
2.346.696
2.350.000
2.318.220
2.275.327
2.300.000
2.330.686
2.236.156
2.294.637
2.250.000
2.260.844
2.200.000
2.197.527
]no
t[.v
iu
q
e2O
C
2.150.000
2.100.000
2.050.000
2.097.001
2.000.000
1.950.000
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
87
5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’
Tabella 36- Comune di Forlì: dinamica delle emissioni per combustibile [tonn. di CO2 eq.]
Olio
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
Gpl
Totale
Comb.
1995
208.352
143.285
147.025
46.862
46.427
591.950
1996
222.693
143.335
148.146
42.712
43.510
600.396
1997
214.719
145.562
149.403
37.764
41.614
589.061
1998
229.484
151.913
152.668
40.456
38.185
612.706
1999
238.073
165.760
150.674
32.776
37.690
624.973
2000
225.726
177.677
143.642
30.574
25.006
602.625
2001
237.634
188.461
138.354
24.922
21.626
610.996
2002
235.239
204.776
137.472
22.623
22.248
622.357
2003
278.476
221.507
135.311
15.185
23.958
674.437
2004
273.576
222.580
137.940
13.583
19.402
667.082
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Grafico 62-- Comune di Forlì: dinamica delle emissioni per combustibile (1995-2004)
300.000
275.000
250.000
225.000
200.000
175.000
150.000
125.000
].q
e
2
O
C
id
n
o
t[in
o
s
im
E
100.000
75.000
50.000
25.000
0
1995 1996
1997
1998 1999
2000 2001
2002
2003 2004
Anno
Metano
Gasolio
Benzina
Olio combustibile
Gpl
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
88
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Grafico 63: Comune di Forlì: emissioni di CO2 equivalente per settore, anno 2004
4%
7%
9%
47%
9%
24%
Trasporti
Civile
Industria
Terziario
Termoval. Rifiuti
Agricoltura
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Grafico 64: Comune di Forlì, variazioni % delle emissioni di CO2 equivalente per settore (1995-2004)
35,0
+29,7
+26,6
25,0
+19,3
+20,9
+13,5
15,0
%
en
o
iza
iraV
5,0
+2,8
-5,0
-6,1
-15,0
Settori
Trasporti
Termoval. rifiuti
Civile
Agricoltura
Industria
Totale
Terziario
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
89
5.1 QUADRO EMISSIVO DEL COMUNE DI FORLI’
Grafico 65: Emissioni CO2 equivalente pro-capite, confronto Comune-Provincia
tan
te]
8,00
7,50
7,00
6,33
6,50
6,54
6,46
6,25
6,84
6,63
6,43
6,71
6,45
5,97
6,37
6,00
6,09
6,19
6,13
1996
1997
6,48
6,15
6,25
6,24
2000
2001
2002
6,40
6,28
E
m
isio
n
ip
ro
-cap
ite[to
n
n
/ab
i
5,50
5,00
4,50
4,00
1995
1998
1999
2003
2004
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Grafico 66: Comune di Forlì, emissione di CO2 equivalente del settore Trasporti
450.000
400.000
334.982
324.683
350.000
313.053
346.013
294.323
300.000
O
C ]no
t[.v
i2u
q
e
353.538
320.879
296.400
325.227
300.916
250.000
200.000
150.000
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Anno
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
90
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
5.2 PREVISIONI AL 2012
PROTOCOLLO DI KYOTO
E
CONFR
ONTO
CON
GLI
OBIETTIVI
DEL
Tabella 37-Comune di Forlì, Emissioni di CO2 equiv. [tonn] a confronto con gli obiettivi del Protocollo di Kyoto
Δ% fissato per
Settori
1990
2004
2012
Δ% 1990-2004 Δ% 1990-2012
Italia
Agricoltura
25.123
33.177
25.125
+ 32%
0%
-
Industria
70.990
64.302
59.260
- 9%
- 17%
-
Trasporti
259.076
353.538
402.753
+ 36%
+ 55%
-
Terziario
40.030
64.956
77.083
+ 62%
+ 93%
-
Civile
176.421
179.300
171.798
+ 2%
- 3%
-
Rifiuti
32.277
50.869
113.245
+ 58%
+ 251%
-
CO2 sinks*
-5.500
-5.500
-6.100
0%
+11%
-
Totale [tonn]
598.416
740.642
843.165
+24%
+41%
- 6,5%
* valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Camera di Commercio, regione EmiliaRomagna, Provincia, Comune, Hera, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
N.B.: I dati riportati nella tabella soprastante prendono in esame unicamente le emissioni valutate
col criterio geografico e i valori per gli anni 1990 e 2012 sono calcolati sulla retta di interpolazione
lineare del decennio storico 1995-2004, senza considerare al 2012 i nuovi progetti in cantiere ad
eccezione dei nuovi termovalorizzatori di Hera S.p.A. e di Mengozzi s.r.l. (già approvati dalle
competenti autorità) e in base ad una stima della capacità assorbente del verde, secondo i criteri
riportati nella Scheda sul Verde.
91
FASE 2
Individuazione delle linee strategiche volte alla scelta di
possibili azioni sul territorio
92
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
CAPITOLO 6
LINEE STRATEGICHE DI INTERVENTO
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO- AMBIENTALE
Sono brevemente illustrate le azioni già in atto nel Comune di Forlì, aventi una valenza energeticoambientale in senso lato, quale punto di partenza per prospettare poi una serie di linee strategiche
incentrate sulla riduzione dei consumi e delle emissioni; sarà poi approfondito lo studio di alcuni
casi concreti di applicazione al settore dell’edilizia.
La programmazione urbanistica della città di Forlì è rafforzata da una serie di elementi che
testimoniano l’attenzione dell’Amministrazione Comunale da anni dedicata ai temi della qualità
urbana ed ecosistemica ed a quella dell’accessibilità urbana e dei luoghi confinati.
Sono indicatori di questa sensibilità le azioni finalizzate alla tutela della salute e salvaguardia
dell’ambiente dagli inquinamenti, la promozione di iniziative volte all’uso corretto delle risorse
climatiche ed energetiche, gli accordi e i programmi sperimentali attivati e di seguito individuati:
1. il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi;
2. lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via
Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento;
3. l’iniziativa “Laboratorio Casa facile”;
4. la rete di monitoraggio della qualità dell’aria;
5. l’Accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005);
6. il Programma di Sperimentazione Contratti di Quartiere II;
7. i programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.);
8. il programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”;
9. il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.
10. la campagna “Calore Pulito” in collaborazione con Agess
11. gli interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi
93
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE
6.1.1 Il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi
E’ stato approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 23 aprile 2001 con deliberazione n° 52
in adesione ed in recepimento del DGR 16.01.2001 n° 21, “Requisiti volontari per le opere edilizie.
Modifica e integrazione dei requisiti raccomandati di cui all’allegato B del vigente Regolamento
edilizio tipo della Regione Emilia Romagna”.
Con questo strumento il Comune di Forlì definisce i requisiti di qualità di cui un’opera edilizia deve
disporre per accedere alla riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria prevista dalla Delibera
di Consiglio Comunale N° 72 del 02/05/2000.
Sono incentivate le costruzioni con caratteristiche bioclimatiche, ecologiche o, comunque,
realizzate con tecnologie alternative e non inquinanti e gli interventi di edilizia residenziale dotati di
impianto termico ad energia solare o ad altro sistema di analogo risparmio energetico.
Il regolamento precisa le caratteristiche minime di cui devono essere dotati gli edifici per garantire
il conseguimento di minime condizioni di qualità ecosistemica utili a consentire risparmi nell’uso
delle risorse.
I requisiti di qualità bioecologica sono individuati in base ai seguenti criteri:
 salute: correttezza nella scelta dei materiali da costruzione, accorgimenti progettuali specifici
per la qualità sanitaria degli ambienti;
 qualità della vita: scelte relative alla protezione degli abitanti dagli impatti esterni e per il
miglioramento del confort abitativo;
 risparmio energetico: riduzione dei consumi energetici per fefetto di scelte inerenti
l’architettura, le tecnologie, i materiali e gli impianti;
 risparmio di risorse: accorgimenti per la riduzione degli sprechi di risorse.
6.1.2 Lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario –
via Pandolfa (Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento
Il Programma di Riqualificazione Urbana dell’area in oggetto (1999 – 2002) è stata condotta
secondo pratiche di progettazione partecipata che hanno individuato i criteri e gli indirizzi volti ad
ottenere una buona qualità costruttiva, adeguando gli interventi previsti a principi di sostenibilità
sociale, ambientale e di biocompatibilità.
Le indicazioni prodotte dai laboratori di progettazione partecipata (10 laboratori nel periodo
settembre 2000 – febbraio 2001) sono state recepite e precisate nelle norme per la qualità
bioecologica dell’intervento che individuano diversi livelli di performance per le due aree:
a) area con funzioni residenziali e terziarie (per la quale sono prescritti livelli di sostenibilità e
indirizzati livelli minimi di biocompatibilità);
b) area a parco con funzione pubblica (per la quale sono prescritti livelli di sostenibilità e
biocompatibilità, prevedendo un minimo adeguamento del già costruito).
Per quanto riguarda il tema delle risorse climatiche ed energetiche sono indicati precisi interventi tra
i quali: la realizzazione della rete di teleriscaldamento a servizio dell’area e la prescrizione, per i
fabbricati, di caratteristiche di isolamento tali da non superare il 70% dai limiti imposti dalla Legge
10/91 e successivi decreti attuativi; tali requisiti sono da ottenere tramite l’utilizzo di materiali
traspiranti, esenti da radioattività, chimicamente inerti.
94
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
6.1.3 L’iniziativa “Laboratorio Casa facile”
Il “Laboratorio Casa Facile” è una iniziativa avviata dall’Amministrazione di Forlì nel 2003 in
occasione dell’anno europeo delle persone con disabilità.
Il progetto è inserito nel programma “Abitare e salute”, ricerca condotta dal Comune di Forlì in
collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità su condizione abitativa e percezione
della salute e che ha attivato, a partire dal 2001, indagini, convegni internazionali, predisposizione
di criteri per la definizione di parametri di igienicità, sicurezza e accessibilità degli ambienti
domestici.
Il laboratorio, avviato e condotto attraverso metodologia di progettazione partecipata, ha consentito
la realizzazione di un prototipo di ambiente domestico pensato in base alle esigenze dell’utente
finale, in tutte le fasi di età (bambino, adulto, anziano), con particolare riferimento alle persone
diversamente abili. Il prototipo di “Casa Facile”, ideato secondo metodiche di progettazione
partecipata è stato realizzato in scala 1:1 all’interno della Fiera con materiali bio-compatibili ed ecosostenibili in occasione di TECNABILE “UN PIENO DI VITA” ed inaugurato il 10/10/2003.
Nella realizzazione del prototipo sono state applicate le indicazioni del “regolamento per la qualità
bioecologica degli interventi” e, se da un lato è posta attenzione ad accessibilità degli spazi da parte
di tutti, dall’altro particolare risalto è dato alla realizzazione di ambienti sani, costruiti con materiali
non tossici, attenti alla salute dei cittadini, nel concetto del risparmio delle risorse per considerare
l’intervento sostenibile.
L’iniziativa ha portato alla costituzione di un Comitato permanente id Gestione del
“LABORATORIO CASA FACILE” (Delibera di Giunta n° 25 del 11/11/2003).
Il Comitato ha lo scopo fondamentale di favorire la diffusione del concetto che il raggiungimento
del benessere del cittadino si può ottenere solo se la pianificazione della città e del territorio, la
progettazione dei luoghi di vita, di là dal rivestire una funzione esclusivamente tecnica e politica,
diventano un processo culturale mirante a ricucire il rapporto sociale e affettivo degli abitanti e del
loro habitat.
Il “comitato di gestione di casa facile” ha pertanto avviato, in conformità con quanto emerso
dall’incontro del 17 dicembre 2004, in accordo con la circoscrizione 2, quartiere Cava, i laboratori
di coinvolgimento dei cittadini per la realizzazione degli alloggi E.R.P. di Via Alferello.
6.1.4 La rete di monitoraggio della qualità dell’aria
Nella città di Forlì il rilevamento della qualità dell’aria è iniziato nel 1991; negli anni 1993-1994 si
sono svolte campagne di misura preliminare nelle aree urbane di Forlì con l’obiettivo di ottenere
indicazioni di massima sui livelli di concentrazione degli inquinanti convenzionali. Le informazioni
ottenute sono state di supporto per la progettazione della rete di monitoraggio che è stata collaudata
nel marzo del 1996 e che comprende, nel territorio di Forlì, tre centraline fisse.
I dati rilevati nelle stazioni della rete di monitoraggio della qualità dell’aria fluiscono ogni due ore
automaticamente, via modem, al Centro Elaborazione Dati presso la sede ARPA di Forlì.
Giornalmente l’attività di validazione prevede il controllo dei dati relativi al giorno precedente (ore
1.00-24.00), la redazione di un bollettino giornaliero di qualità dell’aria in cui, per ogni stazione,
sono riportati i valori degli inquinanti rilevati ed in funzione di questi il giudizio di qualità.
Gli intervalli di valori, che determinano i giudizi, sono stati definiti da un accordo fra i componenti
del gruppo di lavoro regionale “Qualità dell’aria”. Gli intervalli relativi al PM10 sono stati definiti
dalla Sezione Provinciale di Forlì-Cesena prendendo in considerazione la nuova normativa europea
e la legge regionale in materia della Lombardia.
Se per un inquinante non sono stati rilevati almeno il 75% dei dati nel corso della giornata il dato
risulta non disponibile (n.d.).
95
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE
Le rilevazioni di monitoraggio della qualità dell’aria hanno confermato nell’ultimo anno il trend
degli inquinamenti convenzionali (CO, SOx e piombo), per i quali quasi mai è stato superato il
livello di attenzione e la con
temporanea insorgenza di nuovi inquinanti che derivano,
principalmente, dal traffico veicolare e che costituisce, ogg,i il fattore maggiormente responsabile
dell’inquinamento delle aree urbane e delle emissioni di alcuni gas serra.
In particolare, i dati relativi al PM10, rilevati nella città di Forlì, nel 2003 hanno evidenziato il
superamento in 55 giorni della soglia limite di 50mg/m3.
6.1.5 L’accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005)
L’Amministrazione di Forlì ha avviato da anni politiche di mobilità sostenibile evidenziate anche
attraverso la proposta di “Accordo di Programma per la mobilità sostenibile” tra Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì - Cesena e Comuni di Forlì e Cesena, in recepimento e coerenza con
l’Accordo per la Qualità dell’Aria del 15/07/2002.
In particolare, il Comune di Forlì provvede con regolarità dal 31.01.2000 all’elaborazione del
Rapporto sulla Qualità dell’Aria ai sensi del D.M. 21 aprile 1999, n. 163 e all’attuazione del relativo
“Programma delle Misure di Prevenzione” con diverse azioni sul territorio, relative alla mobilità
pubblica e privata, ad incentivi sull’uso di fonti alternative, a potenziamento e integrazione delle
operazioni di monitoraggio, alla messa in atto di iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei
cittadini.
Tali azioni sono recepite negli indirizzi del Piano Urbano del Traffico approvato con Delibera del
Consiglio Comunale n. 81 il 27 giugno 2005.
Obiettivi specifici mirano ad incentivare la mobilità ciclabile, ad individuare politiche di riduzione
di quella privata e l’introduzione di specifiche norme che vietino la circolazione dei mezzi
inquinanti, ad aumentare, altresì, la sensibilità alle problematiche connesse all’inquinamento
acustico e dell’aria, in quanto le attività di controllo avviate negli ultimi anni evidenziano un
inquinamento diffuso con valori che indicano la presenza nell’area urbana di una miscela di
inquinanti, i cui effetti integrati, anche se non sono ancora del tutto quantificabili, destano
preoccupazione.
Le strategie possibili sono precisate in tre grandi gruppi:
1. riqualificazione dei veicoli circolanti
2. aumento dell’offerta della mobilità alternativa
3. incremento del costo percepito della mobilità privata.
1. Riqualificazione dei veicoli circolanti
I veicoli immatricolati nel comune di Forlì al 31/12/2000 ammontavano complessivamente a
88.409.
Le auto catalizzate rappresentavano circa la metà del parco veicolare, mentre i diesel ammontano a
circa un 10 %; le auto a GPL e metano rappresentano poco più del 5 %.
Considerando il trend medio nel rinnovo del parco auto è ragionevole supporre che una completa
eliminazione dei veicoli non catalizzati non potrà avvenire prima di 6-8 anni; risulta, pertanto,
opportuno intervenire per accelerare il processo di rinnovo orientandolo verso le auto meno
inquinanti.
In tale ottica il Comune di Forlì ha aderito al Progetto Metano per la trasformazione a GPL o
metano delle auto non catalizzate immatricolate ‘88-’95.
Il Comune di Forlì, nel corso del 2002, ha inoltre introdotto l’obbligo del bollino blu per i veicoli
accedenti in centro storico, integrando il precedente obbligo di controllo delle emissioni degli
autoveicoli in vigore dal 2001 per tutti i residenti.
96
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
2. Aumento dell’offerta di mobilità alternativa
L’offerta di mobilità alternativa è un termine generico, che si riferisce a tutte le modalità di
spostamenti differenti dall’auto privata utilizzata a titolo personale.
Il grado di appetibilità dell’autobus, misurato sugli utenti che non usano il mezzo pubblico con una
certa regolarità (utilizzo sistematico o alternativo a quello sistematico), ha evidenziato come un
69,6% non lo usi mai e un 39,9% lo usi qualche volta o raramente.
3. Incremento del costo percepito dell’auto
I vantaggi connessi con l’utilizzo dell’autovettura privata restano sempre nettamente superiori a
qualunque offerta di trasporto alternativo: il grado di libertà sugli orari di partenza, la gestione degli
imprevisti, il maggiore livello di servizio offerto dall’auto privata, rispetto a qualunque mezzo
alternativo, sono talmente evidenti che non potranno mai essere compensati, in assenza di politiche
complementari che monetizzino il danno ambientale connesso con l’utilizzo del veicolo motorizzato
tradizionale.
Tali circostanze diventano ancora più evidenti, se si osserva come gli utenti automobilistici tendano
sistematicamente a sottostimare i costi dello spostamento in autovettura e a sovrastimare i costi
degli spostamenti su mezzi alternativi. Questo è essenzialmente dovuto ai numerosi costi-ombra
insiti nell’utilizzo dell’autovettura quali l’ammortamento, la manutenzione chilometrica,
l’assicurazione che non vengono percepiti come costo effettivo dello spostamento, ma come una
spesa fissa indipendente dal numero di Km percorsi; gli unici costi effettivamente percepiti nello
spostamento in autovettura sono il consumo di carburante e la tariffa sulla sosta, in quanto spesi al
momento dell’effettuazione dello spostamento.
Se analizziamo i risultati dell’indagine demoscopica effettuata nel quadro conoscitivo osserviamo,
riguardo al costo della sosta, alcuni dati particolarmente interessanti, in particolare, malgrado tutte
le apparenze, l’utente non trova difficoltoso trovare un parcheggio una volta giunto a destinazione.
Infatti il 61,4 % dei forlivesi afferma che è poco o per niente difficoltoso trovare un parcheggio
presso il luogo di destinazione, contro un 38,4% che afferma il contrario. Il quadro cambia in
misura modesta per chi si reca in Centro Storico, in quanto il 75,9 % di chi lavora o studia in centro
storico trova da parcheggiare gratuitamente o in spazi riservati o su strada.
Da tali considerazioni diventa, pertanto, evidente come l’obiettivo di incrementare il rapporto
domanda-offerta di mobilità alternativa debba necessariamente portare ad un incremento del costo
percepito dello spostamento in auto, costo che potrà essere equiparato ad una monetizzazione del
danno ambientale connesso alla scelta-necessità di effettuare uno spostamento maggiormente
inquinante.
Ad un aumento, però, del costo dello spostamento in autovettura, si dovrà, di contro, registrare una
diminuzione superiore del costo dello spostamento per le persone che sceglieranno una modalità di
trasporto alternativa (autobus di linea, car pooling, taxi collettivo, car sharing, bicicletta), in modo
che risulti chiaro all’utente che la politica perseguita dall’Amministrazione Comunale non è quella
di aumentare gli introiti, bensì quella di diminuire gli inquinamenti ambientali.
L’idea alla base non è quella di reprimere la mobilità privata su autovettura, per alcuni necessità
inderogabile, ma di attribuirne un costo chiaramente intelligibile, che renda nel contempo
sostenibile ed appetibile una politica di mobilità alternativa eco-compatibile.
Le modalità con le quali può essere introdotto un costo percepito nella mobilità privata in
autovetture sono essenzialmente due:


Road pricing o tariffazione nell’utilizzo di una determinata infrastruttura viaria;
Park pricing o sosta a pagamento.
97
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE
Le azioni introdotte dovranno trovare un tangibile riscontro nell’agevolazione delle modalità ecocompatibili. È importante che l’utente “virtuoso” percepisca direttamente la volontà
dell’Amministrazione di agevolarlo e, viceversa, non sia dato credito alla percezione insita negli
utenti inquinanti di individuare una volontà meramente persecutoria dell’auto privata, concepito
come sistema vessatorio.
6.1.6 Contratti di quartiere II, programma di sperimentazione
Il progetto relativo al “Contratti di Quartiere II” su Del. G.R. 21 luglio 2003 n.1425- L. 8 febbraio
2001 n. 21, denominato “connessione fra la prima espansione urbana e la città storica”, introduce un
programma complesso di interventi con l’obiettivo di incrementare la funzionalità complessiva
dell’ambito territoriale prescelto, accrescerne la dotazione di servizi, del verde pubblico e delle
opere infrastrutturali, ricomponendo il tessuto insediativo dell’ambito prescelto e migliorando
l’integrazione delle diverse parti della città coinvolte nel “Contratto di Quartiere”. Il programma di
sperimentazione affronta quali temi prioritari di intervento quello della ecosostenibilità e della
qualità fruitiva.
6.1.7 Programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.)
A dicembre 2003 l’Amministrazione ha approvato il 6° Programma Pluriennale di attuazione del
PRG, strumento che rappresenta il punto di riferimento per la programmazione territoriale delle
previsioni contenute nel PRG. La politica che si vuole attuare é finalizzata alla promozione di una
cultura basata sul concetto di qualità, attraverso l’applicazione di alcuni requisiti contenuti
all’interno del “regolamento per la promozione della qualità bio-ecologica degli interventi”,
strumento approvato dal Consigli Comunale nella seduta del 23 aprile 2001 con deliberazione n.
52. Il Piano Regolatore Generale prevede 5.964 alloggi complessivi, di cui 1.592 sono di edilizia
economica residenziale o da convenzionare con l’Amministrazione comunale per soddisfare il
bisogno abitativo primario; per questi alloggi é obbligatorio il rispetto dei requisit i, riferiti al
risparmio delle risorse energetiche ed idriche contenuti nel regolamento sopra citato.
6.1.8 Programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”
Il Progetto ha l’obiettivo di “ Rafforzare le relazioni territoriali fr a i poli transportistici del
Triangolo romagnolo Forlì – Cesena - Ravenna, al fine di cogliere pienamente le opportunità offerte
dall’incrocio fra l’asse infrastrutturale est-ovest parallelo alla via Emilia, quello del corridoio
adriatico e quello nord- sud Venezia - Orte”.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Dipartimento per il coordinamento dello sviluppo
del territorio, per le politiche del personale e gli affari generali, Direzione generale per le
trasformazioni territoriali, ha promosso due programmi sperimentali rispettivamente denominati:
“ Progetto pilota – Complessità territoriali “, in favore del centro-nord;
“ Progetto pilota – Aree sottoutilizzate “, in favore del mezzogiorno e delle isole.
I due programmi rappresentano gli strumenti più recenti messi in campo dall’Amministrazione
centrale alla luce delle esperienze di programmazione integrata e complessa maturate negli ultimi
dieci anni (dai PRU ai PRUSST e ai Programmi di recupero urbano, da Urban a Urban Italia e
Urban II fino al programma innovativo Porti e Stazioni) ed in adesione strategica agli obiettivi
prefigurati dallo SDEC (Schema di Sviluppo Spaziale del Territorio Europeo) e della nuova
stagione programmatoria dell’Unione (2007-2013).
98
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
In particolare l’obiettivo che il MIT si prefigge di perseguire con entrambi i Progetti pilota, é quello
di sostenere la ricerca e la sperimentazione di modelli d’intervento capaci di coniugare lo sviluppo
locale con il rafforzamento del sistema urbano policentrico, attraverso la sinergia tra grandi reti
infrastrutturali e sistemi territoriali ( o reti di città). Ciò in relazione a un contesto programmatico
che vede il territorio italiano, a seguito degli accordi sanciti in sede europea, interessato
dall’attraversamento dei tre Corridoi transeuropei 1, 5 e 8 e candidato alla localizzazione di approdi
delle autostrade del mare tirrenica e adriatica.
In funzione di questo obiettivo, entrambi i Progetti Pilota prevedono il finanziamento di studi di
fattibilità e progettazioni di interventi materiali e immateriali per la sperimentazione e la
realizzazione di “Idee-programma”, finalizzate a ricercare soluzioni innovative ed esemplari
rispetto all’opzione strategica sopra enunciata ed a costituire un patrimonio di “buone pratiche”
comunicabili, replicabili ed implementabili.
La finalità é quella di creare condizioni di qualità nell’accessibilità del territorio denominato
“triangolo romagnolo”, creando una piattaforma della logistica che abbia come obiettivo la
razionalizzazione e la messa a sistema dei trasporti sia di persone sia di merci; tutto questo per
ridurre l’inquinamento dell’ambiente attraverso la diminuzione dei flussi di traffico su gomma.
6.1.9 Il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Questo protocollo di intesa (siglato il 20 marzo 2001, rep. gen. n. 25464), evidenzia ulteriormente la
volontà della Amministrazione di Forlì di attuare lo sviluppo urbano assicurando agli interventi
qualità ecosistemica e bioecologica.
La promozione dei temi di utilizzo corretto delle risorse non rinnovabili, della messa in atto di
sistemi per il risparmio e per l’applicazione di accorgimenti progettuali e tecnologie legate alle fonti
rinnovabili assumono particolare rilevanza all’interno dell’accordo; la Delibera di Consiglio che
approva il Protocollo evidenzia come quello della sostenibilità sia un tema oramai storicizzato per la
città di Forlì.
6.1.10 La campagna Calore Pulito del Comune di Forlì
Calore Pulito è la campagna di sensibilizzazione per il controllo degli impianti termici negli edifici
promossa dalla Provincia di Forlì-Cesena e dal Comune di Forlì.
I dati relativi al territorio comunale di Forlì indicano che la percentuale di CO2 equivalente immessa
in atmosfera da impianti di riscaldamento (per il settore Civile, anno 2004) incide sul totale delle
emissioni locali per un 22%.
Ai sensi del DPR 412/93 (e sue modifiche DPR 551/99) le Province ed i Comuni sono tenuti a
verificare l’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento negli edifici allo scopo di:
- diminuire le emissioni in atmosfera di gas tossici altamente inquinanti
- contenere i consumi di energia.
Il compito di verifica è di competenza dell’Amministrazione Provinciale in tutti i Comuni con
popolazione non superiore a 40.000 abitanti e di competenza del Comune stesso nei casi in cui la
popolazione superi i 40.000 abitanti.
La Regione Emilia-Romagna svolge una funzione di coordinamento dei compiti attribuiti agli Enti
locali per l’attuazione dei citati DPR; con la Deliberazione della Giunta Regionale 387/02, la
Regione Emilia Romagna ha definito le prime disposizioni in materia di contenimento dei consumi
negli edifici.
La Provincia di Forlì-Cesena ed il Comune di Forlì hanno recepito la Delibera Regio nale,
assumendo il “Bollino Calore Pulito” e affidando la gestione della campagna e delle verifiche ad
AGESS - Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena.
99
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE
La campagna ha lo scopo di sensibilizzare ed informare la popolazione:
- sull’utilità delle verifiche dal punto di vista ambientale, del risparmio energetico ed
economico e della sicurezza;
- sulle procedure da seguire per essere in regola con il proprio impianto;
- sugli accorgimenti che ciascun cittadino può mettere in atto per contribuire, senza sacrifici, a
migliorare la qualità dell’aria e a contenere i consumi.
Il bollino è entrato in vigore nei Comuni della Provincia (ad eccezione di Cesena) a partire da
maggio 2003.
Questo contrassegno adesivo, di colore giallo per la Provincia e di colore verde per il Comune,
certifica l’efficienza energetica dell’impianto termico e viene applicato sull’Allegato H (rapporto
tecnico di controllo) che il manutentore provvede a compilare al momento della manutenzione.
Il bollino va applicato sull’Allegato H ogni 2 anni, in occasione dell’anno in cui viene effettuata la
prova del rendimento di combustione dell’impianto.
6.1.11 Interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi
Il Piano Regolatore Generale introduce oltre alle classiche “zone “ di PRG la disciplina delle tutele
e compatibilità ambientali, che con la propria serie di perimetrazioni e prescrizioni costituisce un
secondo livello di lettura del territorio (tutela fluviale, idrogeologica, paesaggistica, delle
potenzialità archeologiche, compensazioni idrauliche, .....).
Le principali politiche e azioni del Piano per la creazione e la qualificazione delle aree verdi sono:
 completamento e potenziamento del Parco urbano con una sua estensione finale pari a mq.
464.209;
 realizzazione del parco territoriale del Bidente, concepito come sistema territoriale (con
estensione di circa 6 km.) di aree protette e di aree attrezzate per attività compatibili con la
tutela e riqualificazione ambientale;
 qualificazione e potenziamento dell’offerta di verde attrezzato, attraverso una previsione
articolata di parchi, giardini e spazi attrezzati per il gioco e lo sport (superficie prevista pari a
mq. 1.825.923) all’interno degli ambiti di trasformazione e delle zone di nuovo insediamento;
 differenziazione del territorio rurale in ambiti che, sulla base del diverso regime normativo,
svolgono il ruolo di protezione ambientale articolato in base alle relazioni con il contesto
urbanizzato;
 previsione di fasce di ambientazione al fine della mitigazione degli impatti delle infrastrutture
sul territorio circostante e sull’ambiente pari a mq. 292.524.
6.1.12 Conclusioni e scenari
Le strategie e le azioni individuate nelle scelte programmatiche del Comune di Forlì determinano
possibili scenari al 2014 che evidenziano benefici di tipo diretto ed indiretto.
I benefici diretti più facilmente stimabili riguardano scelte relative alla messa in atto delle azioni di
riduzione degli sprechi e di utilizzo consapevole delle risorse, meglio individuate nel “regolamento
bioecologico” e in parte applicate nel Programma di Riqualificazione 1 Foro Boario e nei 1.592
alloggi da convenzionare (6°p.p.a). Sono ipotizzabili riduzioni del 20-30% nei consumi per gli
edifici che verranno costruiti secondo tale regolamento.
La riduzione nelle emissioni di CO2 all’interno dell’area urbana, derivanti da specifiche scelte in
ordine alla mobilità e alla qualificazione/ampliamento del sistema del verde, sono quantificabili a
seguito di precise azioni di monitoraggio.
100
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
l benefici indiretti vanno nell’ordine della salute, del miglioramento della qualità della vita e,
attraverso il risparmio energetico, della riduzione dell’impatto ambientale.
101
6.1 AZIONI IN ATTO PER LA SOSTENIBILITA’ ENERGETICO-AMBIENTALE
Vengono di seguito prospettate le previsioni in metri quadrati di superficie della Variante Generale
al PRG: tali dati saranno utilizzati per le successive elaborazioni e stime numeriche sulle possibilità
offerte dalle varie azioni su scala comunale17.
Tabella 38-Previsioni Variante Generale al P.R.G.
capacità insediativa residenziale
5.964 alloggix120mq= 715.680mq
1999-2005 2006-2007
mq
mq
450.360
2008-2009
mq
584925
2010-2012
mq
2012-2014
mq
715.680
completamento PRG precedente
1.300 alloggix120 mq=156.000mq
109.200
recupero edilizio
1.035 alloggix120mq=124.200mq
24.720
65.640
124.200
incremento capacità PRG
3.629 alloggix120 mq=435.480mq
316.440
363.285
435.480
capacità insediativa delle attività
economiche produttive 1.245.552mq
563.724
787.924
1.012.124
1.122.612
1.245.552
capacità insediativa delle attività terziarie
750.186mq
260.784
386.640
512.496
638.352
750.186
156.000
-
sistema ambientale oltre 2.582.656 mq
>2582656
parco urbano 464.209 mq
parco territoriale del Bidente
verde attrezzato 1.825.923 mq
fasce di mitigazione 292.524 mq
sistema della mobilità
incremento viabilità 72,7 km
piste ciclabili al 2014 136.418 ml
Fonte: Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Sez. Prov.le di Forlì-Cesena
17
Nota:le variabili e i fattori che incidono sullo scenario sopra riportato sono numerose, intrecciate e imprevedibili, da
rendere poco attendibile qualsiasi ipotesi di attuazione : la previsione riportata in questa tabella è stata fatta in base alla
attuazione del PRG precedente (PRG 1988), e alle previsioni dell’andamento demografico che accompagna la Variante
Generale al PRG vigente.
102
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO
6.2.1 Linee strategiche generali
Come delineato nei paragrafi precedenti, attualmente nel Comune di Forlì i settori Civile e Terziario
sono rispettivamente al primo ed al secondo posto quanto a consumi energetici totali: il Civile in
particolare è al primo posto per i consumi termici, mentre il Terziario per i consumi di energia
elettrica. Inoltre, come delineato nel capitolo sulle “Intensità Energetiche”, tali due settori risultano
i più inefficienti, ma al tempo stesso presentano i margini di intervento più agevolmente praticabili.
Le linee strategiche che si potrebbero perseguire per stabilizzare i consumi e migliorare anche la
situazione a livello emissivo sono:
1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente
allacciati a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, secondo le più recenti tecnologie a
partire dalle zone industriali e dai nuovi insediamenti urbani, commerciali e sportivi,
partendo progettualmente dalle necessità di energia termica, come previsto dal Piano
Energetico Regionale. Queste iniziative consentirebbero una significativa riduzione delle
emissioni da riscaldamento domestico in ambito urbano da un lato, grazie al miglioramento
dell’efficienza di un unico impianto funzionante in continuo, al posto di migliaia di piccole
caldaie funzionanti in regime perennemente transitorio. Inoltre, senza ulteriore uso di
combustibile, si potrebbe produrre energia elettrica. La micro-cogenerazione diffusa da
metano è infatti annoverata tra le strategie vincenti a livello immediato per risolvere i
problemi di produzione energetica a livello mondiale.
2. Attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico e alla
certificazione energetica nell’edilizia, recepita in Italia dal Dlgs n.192 del 19 agosto 2005,
per le costruzioni i cui progetti di realizzazione siano successivi al 10 Ottobre 2005 (il
decreto è in attesa
di ulteri
ori decreti attuativi a partire da Febbraio 2006 che
specificheranno meglio criteri e aspetti tecnici).
Per l’edilizia di nuova costruzione e per le ristrutturazioni, è imposta una riduzione dei
consumi per la climatizzazione invernale rispetto a quelli attualmente rilevati come consumi
medi, passando dai circa 130 kWh/m2 anno, che è il consumo energetico medio attuale, a
circa 70-80 kWh/m2anno (dato medio: in realtà il requisito varia a seconda del rapporto
Superficie/Volume dell’edificio e a seconda della zona climatica).
3. A seguito di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, con eliminazione degli
sprechi, pensare all’applicazione delle fonti rinnovabili di energia come il solare termico e il
solare fotovoltaico all’edilizia pubblica, ai supermercati, ai grandi edifici del Terziario, ove
possono avere anche un positivo riscontro a livello di immagine.
Interventi immediati su edifici e impianti sportivi quali la Piscina Comunale che potrebbero
ricavare ingenti risparmi energetici, in virtù delle notevoli superfici esposte e degli ingenti
fabbisogni di acqua calda.
4. Estendere lo strumento del Green Public Procurement, o Acquisti Verdi, in via di adozione
da parte del Comune di Forlì, all’acquisto dei materiali utilizzati per la costruzione degli
edifici pubblici inserendo un “Capitolato speciale degli appalti”.
Il Comune di Forlì ha aderito al Manifesto sugli Acquisti Verdi il 9 Agosto 2005.
5. Prevedere corsi di formazione per progettisti, ditte, installatori sull’efficienza energetica e
sulle risorse rinnovabili per l’edilizia, in collaborazione con Agess, Ises Italia, Ambiente
103
6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO
Italia, ma soprattutto favorire scambi di progettisti e di costruttori con le regioni in cui il
nuovo modo di costruire sta diventando cultura consolidata, come l’Alto Adige, al fine di
poter creare anche nella nostra regione una cultura diffusa del progettare e del costruire in
modo energeticamente efficiente.
6. Stante l’installazione e l’uso sempre più massicci dei condi
zionatori d’aria (forti
consumatori di energia elettrica), promuovere, sia nelle nuove costruzioni sia nelle esistenti,
interventi passivi, di miglioramento delle caratteristiche degli edifici, come la costruzione di
cappotti termici, al fine di aumentare l’inerzia termica delle pareti e conseguire vantaggi sia
per la stagione invernale che per quella estiva, con una spesa “una-tantum” e senza ulteriori
consumi né spese negli anni; ove necessario e praticabile prevedere in sostituzione dei
condizionatori, interventi di raffrescamento, meno energivori.
7. Nell’ottica di eliminare le quantità di rifiuti organici attualmente avviate all’incenerimento o
alla discarica e rendere più efficiente la raccolta differenziata del rifiuto organico, che
costituisce oltre il 30% dei rifiuti urbani, incentivare l’uso di compostori domestici per rifiuti
organici a tutti i cittadini, gli enti, le aziende che dispongano di una seppur minima area
verde, in grado di assorbirne il percolato (giardini, cortili, aree verdi condominiali).
Questo piccolo cambiamento nelle abitudini potrebbe portare ad una significativa riduzione
delle emissioni per lo smaltimento del rifiuto organico, nonché dei consumi e delle
emissioni necessarie per il loro trasporto dai luoghi di produzione ai luoghi di smaltimento.
Il rifiuto organico, pur rappresentando il 30% dei RSU, non gode dei contributi per il riciclo
che sostengono l’attività dei consorzi di altri materiali. Inoltre avviandolo in discarica
produce percolato e biogas (gas serra) con pesanti conseguenze ambientali.
Tra i numerosi vantaggi del compostaggio, che è una scelta obbligata per perseguire gli
obiettivi del Decreto Ronchi in materia di Raccolta Differenziata, c'è il contributo diretto
alla riduzione dei gas serra responsabili dei mutamenti climatici. Infatti, la materia organica
presente nel terreno permette di trattenere al suolo il carbonio evitando che venga disperso
in atmosfera.
Secondo uno studio dell'Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante del Ministero
delle Politiche Agricole e Forestali "basta uno 0,14% di materia organica in più nei terreni
per trattenere al suolo una quantità di carbonio pari alle emissioni italiane in un anno".
Si evidenzia al proposito la campagna in atto da parte dell’associazione ambientalista“Fare
Verde” e patrocinata dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
8. In collaborazione con i principali supermercati che spesso controllano la filiera di
produzione di alcuni prodotti su cui appongono il proprio marchio, attivare progetti pilota e
studiare meccanismi di incentivo di vendita di prodotti alla spina, ovvero senza imballaggio,
che viene portato da casa dal cliente. Si potrebbe pensare di selezionare per ogni prodotto
uno o due produttori significativi e sui loro prodotti applicare questo metodo di vendita, che
consenta anche un risparmio al consumatore.
9. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria,
prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e
pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti
dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti
di falegnameria e lavorazioni industriali.
10. Campagne di informazione e sensibilizzazione, anche nelle scuole, volte ad educare la
cittadinanza alla riduzione degli sprechi e ad un uso razionale dell’energia e della materia.
104
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
11. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario:
sviluppo del “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini. Il progetto,
elaborato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con ATR, consentirebbe una
razionalizzazione della distribuzione merci in ambito urbano e l’utilizzo per il trasporto in
città di mezzi a basse emissioni, contribuendo ad un miglioramento della qualità dell’aria in
ambito urbano, ma anche ad una riduzione dei consumi e delle emissioni di gas serra.
12. Stimolare un miglioramento dell’efficienza elettrica nel settore Terziario mediante accordi
con le Associazioni di Categoria.
13. Aumentare quantitativamente e qualitativamente il verde urbano il quale può fungere come
pozzo, oltre che delle classiche miscele di inquinanti gassosi pericolosi per la salute, anche
dei gas ad effetto serra. Si auspica quindi, come previsto da Piano Regolatore Generale la
nascita di nuove aree verdi, parchi urbani e piantumazione nelle fasce marginali lungo le
strade di vegetazione. In particolare sarebbe auspicabile l’utilizzo di specie a rapida crescita
e quindi molto efficienti nell’assorbimento della CO2, che siano contemporaneamente valide
sotto il profilo della riduzione degli altri inquinanti pericolosi.
A tal riguardo si potrebbe fare riferimento ai progetti previsti in collaborazione con esperti
botanici per l’area di Coriano dal Progetto CRITECO.
14. Realizzazione di un Piano per l’Illuminazione Pubblica Comunale, in applicazione della
Legge Regionale n°19 del 29/09/03 denominata “Norme in materia di riduzione
dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”. L’adozione di un tale piano
consentirebbe, oltre che una riduzione dell’inquinamento luminoso, una lunga serie di
vantaggi di natura economica, vantaggi per la sicurezza stradale, per gli equilibri ecologici
delle aree naturali, etc.
In particolare dal punto di vista energetico, con il miglioramento dell’efficienza dei corpi
illuminanti, il controllo del flusso luminoso, la razionalizzazione dell’illuminazione, lo
spegnimento dopo le ore 23 o 24 di tutte le insegne pubblicitarie e/o vetrine di non
indispensabile uso notturno, si favorirebbe notevolmente il risparmio di energia elettrica nel
Terziario che è il settore più energivoro. Senza dimenticare il risparmio energetico
conseguente ad una diminuzione degli interventi di manutenzione.
15. Individuazione dei parametri di misurazione dell’efficienza e la qualità del sistema di
Teleriscaldamento in corso di realizzazione da parte di Hera s.p.a., a servizio della città.
16. Utilizzo della fitodepurazione per la depurazione delle acque per i piccoli depuratori a
servizio di utenze non allacciate, che accanto al mancato utilizzo di sostanze chimiche
consentirebbe anche risparmi di tipo energetico negli impianti di depurazione.
6.2.2 Studio delle possibili azioni a livello urbanistico, edilizio e impiantistico in relazione al
punto 2)
Le possibili azioni, volte a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità (uso razionale delle risorse) e di
bio compatibilità (livello del benessere), sono rapportate alle caratteristiche formali e tipologiche,
funzionali degli edifici in relazione ai fattori climatici ed ambientali del sito. Le azioni proponibili
si differenziano, nel settore residenziale, nei confronti delle categorie dell’esistente e del nuovo
impianto; per quanto riguarda il terziario si concentrano sulle diverse funzioni: uffici, scuole,
ospedali, negozi, alberghi, istituti bancari, etc.
105
6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO
Le azioni da mettere in atto sono di tipo culturale (pubblicazioni, convegni, corsi informativi…) e di
tipo prestazionale (tecnologie e sistemi). Quest’ultime azioni saranno valutate a seguito di una
analisi energetico-ambientale dei luoghi tipici del territorio comunale.
A. Analisi energetico-ambientale dei luoghi
Il Comune è caratterizzato da aree di forte inurbamento, a concentrazione differenziata nelle fasce
collinare e pianeggiante. Per operare una corretta analisi dei luoghi, strumento fondamentale per
sostenere le azioni possibili in campo energetico ed ambientale, si individuano zone a destinazione
prevalentemente residenziale, con eventuale presenza di attività produttive di tipo terziario, per
caratteri omogenei quali: centro storico, ambiti urbanizzati della città contemporanea, zone di
espansione, zone a destinazione produttiva con presenza di quota residenziale, ambiti rurali.
L’analisi dei luoghi, per completezza di indagine, dovrebbe abbracciare tutti gli aspetti sociali,
economici ed ambientali. Di fatto, il presente studio, riguardando la scala più prettamente edilizia
affronta la ricerca nell’ambito dei fattori climatici (agenti fisici) propri della scala di intervento.
I fattori ambientali (aria, acque superficiali e sotterranee, suolo e sottosuolo, ambiente naturale ed
ecosistemi, paesaggio, aspetti storici e tipologici) meritano un alto livello di attenzione, in quanto
comunque interagiscono con i requisiti legati alla salvaguardia dell’ambiente: tuttavia sono più
propriamente componenti di studio di impatto ambientale, eventualmente soggetti a normative
urbanistiche vigenti.
I fattori climatici (clima igrotermico e precipitazioni, disponibilità di fonti energetiche rinnovabili,
disponibilità di luce naturale, clima acustico, campi elettromagnetici) sono direttamente influenzati
dagli aspetti relativi alla forma urbana, alla topografia, dalle relazioni con l’acqua, con la
vegetazione e le proprietà termofisiche del terreno.
Risulta pertanto fondamentale, tenendo conto delle fasce climatiche comunali, individuare gli
elementi che all’interno delle diverse zone a destinazione prevalentemente residenziale possono
potenzialmente influenzare la formazione di un microclima caratteristico e di conseguenza
condizionare le azioni di tipo energetico-ambientale.
A.1 Centro Storico
La forma urbana è caratterizzata da prevalenza di edifici a schiera e a blocchi con presenza di corti
interne, ad alta densità. Le altezze dei fabbricati a 2, 3, 4 piani risultano mediamente nell’ordine
dei 10 mt. I rapporti tra gli edifici comportano generalmente un limitato accesso alla luce, al sole,
all’aria. Il tessuto urbano è caratterizzato da strade di ridotta larghezza ad andamento curvilineo
racchiuse tra pareti continue. La trama viaria è contrassegnata da slarghi e piazze, sulle quali
preferibilmente si assestano costruzioni a funzione terziaria e pubblica. Il livello di
impermeabilizzazione del terreno è elevato.
Gli edifici del centro storico sono strutturalmente connotati da muri di elevato spessore in laterizio,
sasso, montati, in alcuni casi, col sistema “a sacco”, le aperture sono limitate, gli impalcati in legno,
latero–legno, latero–cemento non risultano generalmente coibentati, né insonorizzati acusticamente.
Le altezze interne sono elevate rispetto alla superficie calpestabile, gli spazi di collegamento sono
ampi, le aerazioni trasversali scarse, i pavimenti dei piani terra risultano spesso a diretto contatto col
terreno.
È l’influenza che la forma produce principalmente sul soleggiamento, ma anche sul vento,
sull’umidità e sulla capacità di accumulare calore che caratterizza condizioni climatiche locali
particolarmente estreme, quali, per esempio, climi secchi, con temperature alte ed oscillanti, con
scarsa ventosità e tassi di inquinamento elevati che contribuiscono a determinare l’effetto serra.
Anche gli aspetti più propriamente topografici, possono influenzare in maniera diretta il
microclima: assumono particolare importanza gli orientamenti e le collocazioni altimetriche.
106
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Nei centri storici, l’impermeabilizzazione del suolo con asfalti o pavimentazioni impedisce alle
proprietà termofisiche del terreno di incidere positivamente sul microclima; la vegetazione, in
quanto spesso limitata alle corti interne, ha scarsa efficacia sul raffrescamento passivo estivo,
aumenta la schermatura nei confronti del vento e limitando lgi scambi, contribuisce
all’innalzamento del tasso di umidità relativa.
A.2 Ambiti urbanizzati della città contemporanea
La forma urbana è caratterizzata dalla presenza di edifici singoli di tipo mono e bi-familiare, case
a schiera fino a 2 piani fuori terra, palazzine a più unità immobiliari generalmente contenute entro i
5 piani abitabili; la presenza di giardini privati qualifica tali aree a media densità. Le altezze dei
fabbricati sono di norma entro i 10 mt. I rapporti tra gli edifici consentono generalmente l’accesso a
luce, sole, aria.
Il tessuto urbano è caratterizzato da strade rettilinee, di media larghezza
delimitate da corti e spazi verdi di pertinenza dei fabbricati. La trama viaria è contrassegnata da
incroci e piazzole di sosta. Le costruzioni hanno, nella maggioranza dei casi, funzione residenziale;
il terziario commerciale è presente in prevalenza ai piani terra di edifici pluri-unità.
Il livello di impermeabilizzazione del terreno è limitato alla viabilità, alle aree di sosta, ai percorsi
privati. Gli edifici in tali ambiti sono strutturalmente connotati da telai verticali in cemento armato,
murature portanti o di tamponamento a medio spessore in laterizio. Gli elementi orizzontali sono in
maggioranza in latero-cemento, le coibentazioni e le insonorizzazioni acustiche risultano limitate
agli edifici costruiti o ristrutturati negli ultimi 10 anni. Le aperture sono abbastanza ampie, le
altezze interne sono adeguate alla superficie calpestabile, gli spazi di collegamento sono limitati, le
aerazioni trasversali risultano condizionate da orientamento, dimensionamento e distribuzione degli
spazi abitativi o di lavoro.
Le condizioni microclimatiche che si determinano in relazione alla forma urbana sono favorite, in
questo caso, dalla possibilità di sfruttare soleggiamento e distribuzione del vento all’interno del
tessuto urbano.
Tra gli aspetti topografici che possono influenzare in maniera diretta il microclima, assumono
particolare importanza la pendenza e l’orientamento del terreno, l’altitudine e le eventuali ostruzioni
esterne nei diversi orientamenti.
Negli ambiti edificati negli ultimi 50 anni il suolo impermeabilizzato con asfalti o pavimentazioni
risulta generalmente inferiore-equivalente a quello coperto di vegetazione consentendo alle
proprietà termofisiche del terreno di produrre variazioni microclimatiche anche considerevoli con
effetti sulla temperatura e sulla qualità dell’aria, nonché sulla quantità di radiazione solare diretta
ricevuta dal suolo o dalle altre superfici. La presenza di alberi a foglia caduca permette un
contenimento della radiazione nella stagione calda e la possibilità di ottenere guadagni solari nella
stagione fredda.
A.3 Zone di espansione
Sono aree di completamento o di nuova lottizzazione, in parte ancora inedificate, comunque da
riorganizzare, dal punto di vista ambientale e funzionale, anche con interventi integrati di tipo
infrastrutturale ed edilizio. Le potenzialità edificatorie previste, per tali zone, dagli strumenti
urbanistici vigenti, indicano in genere la realizzazione di una forma urbana a media densità,
caratterizzata da edifici in linea multipiano, raramente edifici a torre, con particolare attenzione
all’uso del suolo. L’edificazione esistente e di nuovo impianto, dovendo tenere conto di distanze ed
indici di visuale libera precisi è in grado di consentire, con una progettazione sostenibile, l’accesso
a luce, sole, aria. Il tessuto urbano, caratterizzabile da infrastrutture di nuovo impianto, può
contribuire a qualificare la sostenibilità energetica ambientale di tali aree.
Gli aspetti topografici, le relazioni con il verde e le proprietà termofisiche del suolo sono
elementi di analisi e valutazione progettuali per le interferenze che possono avere sul microclima.
107
6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO
A.4 Zone a destinazione produttiva con presenza di quota residenziale
Le aree destinate alle attività economiche sono riservate essenzialmente alle attività di produzione e
commercializzazione di beni e servizi, di deposito, magazzinaggio e vendita di beni e alle attività
direzionali e di servizio all’impresa e alla persona. Gli strumenti urbanistici prevedono di norma
quote limitate di residenziale destinate ad abitazioni per custodi e di servizio. La forma urbana
caratteristica di tali zone si connota per la presenza di immobili a forma compatta, per la maggior
parte prefabbricati (capannoni) ad alta-media densità edificatoria, con altezze contenute entro i 10
metri. I fabbricati risultano generalmente privi di aperture finestrate di apprezzabile entità lungo le
facciate, essendo di norma le stesse previste sulle coperture o attraverso le aperture di servizio.
L’accesso a luce, sole, aria risulta generalmente compromesso, non sempre ottimizzabile, per la
particolare tipologia.
Il tessuto urbano è caratterizzato da strade larghe, incroci, infrastrutture di connessione, nonché
grandi superfici di sosta. Il livello di impermeabilizzazione del terreno è in queste aree di notevole
entità.
Tali elementi contribuiscono a condizionare un microclima secco con temperature alte,
estremamente variabili e alto tasso di inquinamento.
Gli aspetti topografici sono elementi di analisi e valutazione progettuali per le interferenze che
possono avere sul microclima
L’alta impermeabilizzazione del suolo, principalmente con asfalti, impedisce alle proprietà
termofisiche del terreno di incidere positivamente sul microclima, in quanto gli scambi termici tra
suolo impermeabilizzato e atmosfera si riflettono su traspirazione, umidità dell’aria, quantità di
radiazione solare diretta, dinamica dei venti e qualità dell’aria.
La vegetazione, in particolare alberi ad alto fusto, si assesta preferibilmente lungo le strade, con
conseguente scarsa efficacia sul raffrescamento passivo estivo.
A.5 Ambiti rurali
Nelle zone che comprendono il territorio rurale e le aree destinate ad attività agricole, l’edificazione
è limitata agli immobili per residenza con caratteristiche legate alla conduzione dei fondi e per
residenza monofamiliare con tipologia a edificio isolato (villa). La presenza di immobili per la
lavorazione dei prodotti agricoli o zootecnici talvolta interferisce con destinazioni più prettamente a
carattere abitativo.
Generalmente la densità è bassa, le altezze dei fabbricati sono contenute entro gli 8 metri.
Risulta oltremodo agevolato l’accesso a luce, sole, aria.
La struttura viaria è caratterizzata da strade di media larghezza.
Il livello di impermeabilizzazione del terreno è basso, generalmente limitato alla viabilità e
parzialmente ai percorsi privati.
Gli edifici a destinazione residenziale in tali ambiti sono strutturalmente connotati da murature
portanti a medio spessore in laterizio, gli interventi in cemento armato risultano esigui, se rapportati
alla totalità degli immobili. Gli elementi orizzontali sono in maggioranza in latero-cemento, le
coibentazioni e gli interventi atti a migliorare la qualità energetica risultano riferiti agli edifici
costruiti o ristrutturati negli ultimi 10 anni. Le aperture hanno dimensioni contenute, le altezze
interne sono adeguate alla superficie calpestabile, gli spazi di collegamento sono limitati, le
aerazioni trasversali risultano condizionate da orientamento, dimensionamento e distribuzione degli
spazi abitativi
Le condizioni microclimatiche che si determinano in relazione alla forma sono oltremodo favorite
dalla possibilità di sfruttare soleggiamento e distribuzione del vento.
Gli aspetti topografici, quali l’altitudine, la pendenza e l’orientamento del terreno assumono
particolare importanza e possono influenzare in maniera diretta e consistente il microclima.
108
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
A seconda che i terreni siano nudi, coltivati, ricoperti di vegetazione o rocciosi si producono
variazioni microclimatiche considerevoli, con effetti sulla temperatura dell’aria, su quella radiante e
sull’evaporazione–traspirazione, nonché sull’umidità e sulla qualità dell’aria, sulla quantità di
radiazione solare diretta e sulla dinamica dei venti.
La presenza di vegetazione produce il fenomeno di evaporazione–traspirazione favorendo il
raffrescamento passivo nella stagione calda. In presenza di boschi si rileva la formazione di brezze
notturne e mattutine simili a quelle delle zone costiere. Gli alberi a foglia caduca permettono un
contenimento della radiazione nella stagione calda e la possibilità di ottenere guadagni solari nella
stagione fredda. I sempreverdi possono assumere la funzione di barriera dei venti freddi invernali,
modificandone la direzione.
B . Azioni per la sostenibilità energetico - ambientale
Le azioni individuate, strettamente connesse all’analisi dei luoghi, si pongono come obiettivo la
riduzione dei consumi energetici, il risparmio e l’utilizzo consapevole delle risorse; definiscono
inoltre accorgimenti progettuali per la salubrità dell’aria e la qualità ambientale degli spazi interni
ed esterni.
Il risparmio energetico monitorabile, a seguito delle azioni proposte, può portare nei prossimi 10
anni ad un risparmio quantificabile nell’ordine del 50% rispetto ai consumi oggi accertati.
Non è possibile, invece prevedere il vantaggio nei confronti della salute inteso come miglioramento
del benessere abitativo.
Sono di seguito illustrate tutte le possibili azioni tipiche per interventi di bioedilizia, che saranno poi
studiate e contestualizzate ai vari luoghi tipici sopra analizzati.
Dal punto di vista urbanistico:
 previsione di centrale di quartiere per produzione acqua calda uso idrotermico e rete di
quartiere per la distribuzione;
 realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque meteoriche;
 calcolo delle potenze elettriche impegnate nei nuovi interventi atto a limitare il posizionamento
di nuove cabine di trasformazione e distribuzione, per non indurre sprechi, limitare gli impatti e
contenere i livelli di esposizione al campo elettrico ed elettromagnetico degli utenti;
 predisposizione di lotti che tengano conto dell’orientamento;
 uso di corpi illuminanti a basso consumo;
 realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque grigie;
 predisposizione di aree verdi per consentire l’equilibrio igrotermico delle aree, progettazione
della vegetazione per migliorare il microclima, uso, ove possibile, di acqua dinamizzata
(fontane funzionanti con pompe solari).
Nel caso di ampliamento o nuova costruzione:
 controllo dell’orientamento e riorganizzazione funzionale del fabbricato, se compatibile, al fine
di ottimizzare l’apporto di luce e calore;
 aumento della massa termica dei setti murari esterni;
 predisposizione spazi di transizione esterno-interno per il pre-raffrescamento dell’aria
(porticati, balconi);
 uso sistemi di ventilazione passiva per coperture.
Dal punto di vista edilizio:
 sostituzione di vetri singoli con doppi vetri;
 isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91);
 isolamento dei solai;
 uso di vetri selettivi*;
109
6.2 AZIONI PER I SETTORI CIVILE E TERZIARIO




isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91);
isolamento dei piani terra;
uso, ove possibile, di rampicanti per ridurre l’assorbimento estivo e le dispersioni invernali,
predisposizione di coperture verdi nei fabbricati ad uso produttivo e di giardini pensili a
servizio del terziario e del residenziale.
Dal punto di vista impiantistico, nel caso di interventi parziali :
 installazione di caldaie ad alta efficienza;
 installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario;
 integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti);
 installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del
volume d’acqua *;
 installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica*;
 installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi
erogatori *;
 uso di lampade a basso consumo;
 installazione elettrodomestici di cat. A;
 installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione o
teleriscaldamento.
Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti
 dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità
d’uso degli elementi erogatori;
 preferire installazione sistema di irraggiamento a bassa temperatura (pavimento, parete,
battiscopa);
 sensori di luminosità naturale;
 in situazioni di tipo condominiale, a riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari
vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma dell’impianto di riscaldamento per
la contabilizzazione dei consumi;
 predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque bianche;
 predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque meteoriche;
 installazione refrigeratori ad acqua; gli edifici o gruppi di edifici potranno utilizzare il calore di
recupero dei gruppi di produzione dell’acqua refrigerata per la produzione di acqua calda
sanitaria; in tal caso, occorre predisporre locali comuni*;
 sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse)*;
 impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di al voro o area funzionalmente
individuata **;
 installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso
sistema di ventilazione meccanica **.
* azione estensibile al terziario
** azione limitata al terziario
110
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
6.3 SETTORE TRASPORTI
Si ricorda come il settore Trasporti sia responsabile da solo nell’anno 2004 del 47% delle emissioni
di CO2 equivalente, cioè quasi la metà delle emissioni localizzate in territorio comunale e come sarà
destinato ad aumentare la propria quota, sia in relazione al suo “trend naturale”, sia in relazione agli
inevitabili “incrementi a gradino” conseguenti a gran parte delle opere in cantiere nel Comune di
Forlì, come da Piano Generale di Sviluppo. Si auspica una completa realizzazione dei progetti
previsti dal Piano generale del Traffico Urbano, che tra i vari vantaggi comportano anche una
riduzione delle emissioni di gas serra, sottolineando le seguenti “linee strategiche” per migliorare la
situazione del settore.
1. Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva e del Polo Logistico di via
Gordini, come previsto dai piani programmatici del Comune di Forlì. Ciò consentirà una
significativa razionalizzazione del trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota
significativa delle emissioni del settore Trasporti.
2. Incentivare ulteriormente la conversione a metano o ad altri carburanti ecologici, puntando
anche all’eliminazione delle auto non catalizzate, come previsto dal Nuovo Piano Generale
del Traffico Urbano (Progetto Metano e Progetto I.C.B.I.), ovvero incentivare le auto che
consumano meno e che sono più efficienti.
3. Allargamento delle Zone a Traffico Limitato nel senso di una progressiva pedonalizzazione
del centro storico, con incentivazione dello scambio auto-bicicletta o auto-mezzi alternativi
nei parcheggi per chi proviene da fuori città, come previsto dal Piano Generale del Traffico
Urbano.
4. Rendere più appetibili l’uso della bicicletta e del mezzo pubblico per gli spostamenti
lavoro/studio, rendendo da un lato più efficiente e sicuro il sistema di piste ciclabili con
razionalizzazione e collegamento dei vari tratti esistenti, come già previsto dai numerosi ed
imponenti progetti di piste ciclabili in corso o in studio; dall’altro potenziare le linee del
trasporto pubblico al fine di aumentarne l’utenza come previsto dal nuovo Piano del
Trasporto Pubblico.
5. Sviluppare progetti di car-sharing e car-pooling con veicoli elettrici, come previsto dal
Piano Generale del Traffico Urbano.
6. Come indicato dal “Libro Verde sull’efficienza energetica” dell’Unione Europea
(22/06/2005), promozione dell’utilizzo e della vendita di pneumatici efficienti e pensare a
sistemi che inducano le stazioni di servizio a informare ed assistere meglio i conducenti nel
controllo degli pneumatici.
Infatti come si legge sullo stesso documento: “La resistenza al rotolamento degli pneumatici
rappresenta fino al 20% del consumo complessivo di un veicolo. Uno pneumatico efficiente
è in grado di ridurre del 5% tale consumo e la vendita di tali prodotti potrebbe essere
promossa non soltanto sui veicoli nuovi, ma anche in occasione della sostituzione degli
pneumatici….Secondo le stime il 45-70% dei veicoli circolano con almeno uno pneumatico
con una pressione troppo bassa, il che comporta un sovraconsumo pari al 4% circa..”
7. Promozione di modi di guidare più ecologici, che d’altra parte sono anche più sicuri, come
previsto sempre dal “Libro Verde sull’Efficienza energetica”.
8.
Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario:
111
6.3 SETTORE TRASPORTI - 6.4 SETTORE INDUSTRIA – 6.5 SETTORE AGRICOLTURA
sviluppo del già citato “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini.
9. Incentivazione per la sostituzione dei mezzi pubblici (compresi i taxi) alimentati a gasolio e
a benzina con mezzi a trazione elettrica o a metano ovvero conversione all’utilizzo di
biocombustibili, o veicoli ibridi, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano.
Monitoraggio del loro funzionamento ed eventuali progetti sperimentali in collaborazione
con Università e Centri di Ricerca.
6.4 SETTORE INDUSTRIA
Il settore Industria in territorio comunale non è particolarmente energivoro se paragonato agli altri
settori.
1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente
allacciati a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, secondo le più recenti tecnologie ,
partendo progettualmente dalle necessità di energia termica, come previsto dal Piano
Energetico Regionale. Senza ulteriore uso di combustibile, si potrebbe produrre energia
elettrica. La cogenerazione diffusa da metano è infatti annoverata tra le strategie vincenti
ed economicamente praticabili a livello immediato per risolvere i problemi di produzione
energetica a livello mondiale.
2. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria,
prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e
pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti
dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti
di falegnameria e lavorazioni industriali.
6.5 SETTORE AGRICOLTURA
Anche se il settore Agricoltura si configura come il meno energivoro e il meno emissivo quanto a
gas ad effetto serra, si possono tuttavia delineare alcune strategie volte ad un miglioramento del
comparto.
1. Utilizzo di tecnologie innovative ed eco-compatibili (come da Piano Generale di Sviluppo
2005-2009) e promozione dei metodi di Agricoltura Biologica e Biodinamica in grado di
consentire da un lato un minor numero di trattamenti, con conseguente minor impiego di
energia e minori emissioni, dall’altro un miglior riutilizzo, in loco, di materia organica con
minor produzione di rifiuto e quindi minori emissioni di gas serra.
2. Prevedere
recuperi
tramite
pel
lettizzazioni,
combustioni
a ini
f
termici
o
microcogenerazione, possibilmente in seno alle stesse aziende agricole, falegnamerie, etc.
produttrici, delle biomasse da potature di frutteti, pulizie di boschi, lavori agricoli in genere,
scarti di falegnameria e lavorazioni industriali.
3. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria,
prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e
pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti
112
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti
di falegnameria e lavorazioni industriali.
113
FASE 3
Concertazione e definizione delle linee di intervento volte ad
attuare le linee strategiche individuate
114
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
CAPITOLO 7
LINEE DI INTERVENTO
7.1 QUADRO SINOTTICO DEI POSSIBILI INTERVENTI
Viene presentato di seguito un quadro sinottico con l’intento di fornire una sistematizzazione di
possibili interventi per la riduzione delle emissioni di CO2 equivalente al 2012 nel Comune di Forlì.
Gli interventi possono rientrare nell'ambito di strumenti di pianificazione specifici del Comune,
oppure di accordi volontari tra Comune e vari soggetti economici. Per ciascun settore di intervento
poi è stata operata una suddivisione tra le azioni che sono rivolte al risparmio energetico e quelle
per la produzione di energia. Si tratta di uno schema che può servire a chiarire meglio el
strategie del Comune.
115
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)
7.2
LINEE DI INTERVENTO
TERZIARIO)
NEL
SE
TTORE
DELL’EDILIZIA
(CIVILE-
7.2.1 Azioni previste per le diverse aree tipiche del territorio comunale
Nel paragrafo 6.2.2 è stata effettuata l’analisi delle aree tipiche del territorio comunale e
l’individuazione di una serie generica di azioni per la sostenibilità energetico-ambientale previste
dai canoni della bioedilizia.
Le generiche azioni così individuate sono ora contestualizzate ai diversi ambiti tipici del Comune di
Forlì e i sottoparagrafi B1, B2, B3, B4, B5 si riferiscono agli ambiti analizzati ai sottoparagrafi A1,
A2, A3, A4, A5 del paragrafo 6.2.2.
B1 Azioni Centro Storico
Le azioni da mettere in atto all’interno delle aree del centro storico sono di livello più propriamente
edilizio ed impiantistico, compatibilmente con eventuali probabili vincoli tipologici ed
architettonici.
Dal punto di vista edilizio:
 sostituzione di vetri singoli con doppi vetri;
 isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91);
 isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91);
 isolamento dei piani terra;
 uso, ove possibile, di rampicanti per ridurre l’assorbimento estivo e le dispersioni invernali.
Dal punto di vista impiantistico, nel caso di interventi parziali :
 installazione di caldaie ad alta efficienza;
 installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico – sanitario;
 integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti);
 installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del
volume d’acqua *;
 installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica*;
 installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi
erogatori *;
 uso di lampade a basso consumo;
 installazione elettrodomestici di cat. A.
Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti:
 dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità
d’uso degli elementi erogatori;
 preferire installazione sistema di irraggiamento a bassa temperatura (pavimento, parete,
battiscopa);
 sensori di luminosità naturale;
 impianti di illuminazione sezionati per ogni postazione di lavoro o area funzionalmente
individuata **;
 installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso
sistema di ventilazione meccanica **.
* azione estensibile al terziario
**azione limitata al terziario
116
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
B.2 Azioni ambiti urbanizzati della città contemporanea
Le azioni da mettere in atto all’interno di tali aree sono di livello edilizio ed impiantistico. Si
prevedono azioni minime per quanto riguarda la vegetazione e la ri-permeabilizzazione del suolo
compatibilmente con eventuali probabili vincoli di tipo urbanistico ed edilizio.
Dal punto di vista edilizio:
 sostituzione di vetri singoli con doppi vetri;
 isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91);
 isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91);
 isolamento dei solai;
 predisposizione di interventi di nuovo impianto e/o sostituzione della vegetazione al fine di
ridurre gli apporti solari estivi indesiderati, senza impedire il soleggiamento invernale.
Nel caso di ampliamento o nuova costruzione:
 controllo dell’orientamento e riorganizzazione funzionale del fabbricato, se compatibile, al fine
di ottimizzare l’apporto di luce e calore;
 aumento della massa termica dei setti murari esterni;
 predisposizione spazi di transizione esterno-interno per il pre-raffrescamento dell’aria
(porticati, balconi);
 uso sistemi di ventilazione passiva per coperture.
Dal punto di vista impiantistico :
 installazione di caldaie ad alta efficienza;
 installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico – sanitario;
 integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti);
 installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione o
teleriscaldamento;
 installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del
volume d’acqua *;
 installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica;
 installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi
erogatori *;
 uso di lampade a basso consumo;
 installazione elettrodomestici di cat. A.
Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti:
 preferire sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete,
a battiscopa) compatibilmente con le caratteristiche tipologiche del fabbricato
 in situazioni di tipo condominiale, a riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari
vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma dell’impianto di riscaldamento per
la contabilizzazione dei consumi
 predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque bianche
 dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità
d’uso degli elementi erogatori*
 sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse) *
 sensori di luminosità naturale*
 impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di al voro o area funzionalmente
individuata *
117
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)

installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso
sistema di ventilazione meccanica **
* azione estensibile al terziario
** azione limitata al terziario
B.3 Azioni zone di espansione
Le azioni da mettere in atto all’interno di tali aree sono di livello urbanistico, edilizio ed
impiantistico. Si prevedono azioni mirate alla sistemazione del verde e particolare attenzione a
mantenere una buona permeabilizzazione del suolo compatibilmente con le destinazioni dell’area.
Dal punto di vista urbanistico:
 previsione di centrale di quartiere per produzione acqua calda ad uso idrotermico e rete di
quartiere per la distribuzione;
 realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque meteoriche;
 calcolo delle potenze elettriche impegnate nei nuovi interventi atto a limitare il posizionamento
di nuove cabine di trasformazione e distribuzione, per non indurre sprechi, limitare gli impatti e
contenere i livelli di esposizione al campo elettrico ed elettromagnetico degli utenti;
 predisposizione di lotti che tengano conto dell’orientamento;
 uso di corpi illuminanti a basso consumo.
Dal punto di vista edilizio:
 controllo dell’orientamento e organizzazione funzionale del fabbricato al fine di ottimizzare
l’apporto di luce e calore;
 predisposizione di sistemi atti a garantire la ventilazione incrociata della unità immobiliare
(riscontro), al fine di facilitare il raffrescamento naturale e la diminuzione della percentuale di
umidità presente nel periodo estivo, senza impedire la protezione dai venti invernali (finestre
con aperture regolabili, captazione di aria preraffrescata da porticati, balconi);
 uso sistemi di ventilazione passiva per coperture;
 predisposizione di interventi di nuovo impianto e/o sostituzione della vegetazione al fine di
ridurre gli apporti solari estivi indesiderati, senza impedire il soleggiamento invernale.
Dal punto di vista impiantistico :
 installazione di caldaie ad alta efficienza (qualora non fosse previsto il teleriscaldamento);
 in situazioni di tipo condominiale, a riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari
vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma per la contabilizzazione dei
consumi;
 installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario;
 integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti);
 installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione e
teleriscaldamento (qualora non fosse già previsto);
 preferire sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete,
a battiscopa);
 predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque meteoriche;
 dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità
d’uso degli elementi erogatori*;
 installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del
volume d’acqua *;
118
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale










installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica
installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi
erogatori *;
sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse) *;
sensori di luminosità naturale*;
impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di lavoro o area funzionalmente
individuata *;
uso di lampade a basso consumo*;
installazione elettrodomestici di cat. A;
installazione refrigeratori ad acqua; gli edifici o gruppi di edifici potranno utilizzare il calore di
recupero dei gruppi di produzione dell’acqua refrigerata per la produzione di acqua calda
sanitaria: in tal caso, occorre predisporre locali comuni. *
Gli impianti di ricambio forzato d’aria vanno dotati di recuperatore di calore*
installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso
sistema di ventilazione meccanica **.
* azione estensibile al terziario
**azione limitata al terziario
B.4 Azioni zone a destinazione produttiva con presenza di quota residenziale
Le azioni da mettere in atto all’interno di tali aree sono di livello urbanistico, edilizio ed
impiantistico. Si prevedono azioni mirate alla sistemazione del verde e particolare attenzione a
mantenere o migliorare la permeabilità del suolo compatibilmente con le destinazioni e gli usi delle
aree.
Dal punto di vista urbanistico:
 previsione di centrale di quartiere per produzione acqua calda ad uso idrotermico e rete di
quartiere per la distribuzione;
 realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque meteoriche;
 realizzazione di rete di recupero, per usi compatibili, delle acque grigie;
 calcolo delle potenze elettriche impegnate nei nuovi interventi atto a limitare il posizionamento
di nuove cabine di trasformazione e distribuzione, per non indurre sprechi, limitare gli impatti e
contenere i livelli di esposizione al campo elettrico ed elettromagnetico degli utenti;
 predisposizione di lotti che tengano conto dell’orientamento;
 predisposizione di aree verdi per consentire l’equilibrio igrotermico delle aree, progettazione
della vegetazione per migliorare il microclima ed uso, ove possibile, di acqua dinamizzata
(fontane funzionanti con pompe solari);
 uso di corpi illuminanti a basso consumo.
Dal punto di vista edilizio:
 controllo dell’orientamento e organizzazione funzionale del fabbricato al fine di ottimizzare
l’apporto di luce e calore;
 uso di vetri selettivi*;
 predisposizione di sistemi atti a garantire la ventilazione incrociata della unità immobiliare ad
uso residenziale (riscontro), al fine di facilitare il raffrescamento naturale e la diminuzione
della percentuale di umidità presente nel periodo estivo, senza impedire la protezione dai venti
invernali (finestre con aperture regolabili, captazione di aria pre-raffrescata da porticati e
balconi)
119
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)


uso sistemi di ventilazione passiva per coperture in corrispondenza delle unità residenziali e
terziarie;
predisposizione di coperture verdi nei fabbricati ad uso produttivo e di giardini pensili a
servizio del terziario e della residenza;
Dal punto di vista impiantistico :
 installazione di caldaie ad alta efficienza (qualora non fosse previsto il teleriscaldamento);
 in situazioni di teleriscaldamento o riscaldamento centralizzato, le singole unità immobiliari
vanno dotate di modulo per la termoregolazione autonoma per la contabilizzazione dei
consumi;
 installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario;
 installazione di dispositivi per il futuro allacciamento alla rete di impianti di cogenerazione e
teleriscaldamento (qualora non fosse già previsto);
 preferire, nelle unità residenziali, sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa
temperatura (a pavimento, a parete, a battiscopa) compatibilmente con le caratteristiche
tipologiche del fabbricato;
 predisposizione reti duali per l’utilizzo compatibile delle acque meteoriche;
 dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità
d’uso degli elementi erogatori*;
 installazione di cassette di scarico dei wc con dispositivi di erogazione differenziata del volume
d’acqua *;
 installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica*;
 installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi
erogatori *;
 sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse) *;
 sensori di luminosità naturale*;
 impianti di illuminazione sezio nati per ogni postazione di al voro o area funzionalmente
individuata *;
 uso di lampade a basso consumo*;
 installazione elettrodomestici di cat. A;
 installazione refrigeratori ad acqua; gli edifici o gruppi di edifici potranno utilizzare il calore di
recupero dei gruppi di produzione dell’acqua refrigerata per la produzione di acqua calda
sanitaria, in tal caso, occorre predisporre locali dedicati*;
 gli impianti di ricambio forzato d’aria vanno dotati di recuperatore di calore*;
 installazione di dispositivi di controllo della purezza dell’aria e dell’umidità relativa attraverso
sistema di ventilazione meccanica **.
* azione estensibile al terziario
** azione limitata al terziario
B.5 Azioni ambiti rurali
Le azioni da mettere in atto ono
s
di livello più propriamente edilizio ed impiantistico,
compatibilmente con eventuali probabili vincoli tipologici ed architettonici.
Dal punto di vista edilizio, per interventi di risanamento o ristrutturazione:
 sostituzione di vetri singoli con doppi vetri;
 isolamento delle coperture (adeguamento legge 10/91);
 isolamento delle pareti (adeguamento legge 10/91);
120
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale


isolamento dei piani terra;
cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del volume d’acqua.
Dal punto di vista edilizio, per interventi di ampliamento, nuova costruzione:
 controllo dell’orientamento e riorganizzazione funzionale del fabbricato, se compatibile, al fine
di ottimizzare l’apporto di luce e calore;
 aumento della massa termica dei setti murari esterni;
 predisposizione di spazi di transizione esterno- interno per il pre- raffrescamento dell’aria
(porticati, balconi);
 uso sistemi di ventilazione passiva per coperture.
Dal punto di vista impiantistico, nel caso di interventi parziali :
 installazione di caldaie ad alta efficienza
 installazione di collettori solari termici in falda, ad integrazione impianto termico-sanitario
 integrazione impianti con sistemi di riscaldamento alternativi (stufe, caminetti);
 installazione di cassette di scarico dei WC con dispositivi di erogazione differenziata del
volume d’acqua;
 installazione di dispositivi per la limitazione della portata idrica;
 installazione di dispositivi per ridurre i tempi di erogazione dell’acqua calda ai singoli elementi
erogatori;
 uso di lampade a basso consumo;
 installazione elettrodomestici di cat. A.
Nel caso di sostituzione e/o creazione di nuovi impianti:
 sistema di riscaldamento ad irraggiamento a bassa temperatura (a pavimento, a parete, a
battiscopa) compatibilmente con le caratteristiche tipologiche del fabbricato;
 predisposizione rete duale;
 dimensionamento delle reti idriche, atto ad evitare i cali di portata in caso di contemporaneità
d’uso degli elementi erogatori;
 sensori di presenza negli spazi a funzione distributiva (ingressi, corridoi, autorimesse);
 sensori di luminosità naturale;
 impianti di illuminazione sezionati per ogni ambiente funzionalmente individuato.
121
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)
7.2.2 Attuazione degli obiettivi: i casi studio
Gli interventi progettuali analizzati nei seguenti casi studio mirano a raggiungere gli obiettivi di
sostenibilità (uso razionale delle risorse) e di bio compatibilità (livello del benessere).
Inoltre sono rapportati alle caratteristiche formali e tipologiche, funzionali degli edifici in relazione
all’analisi del sito.
I requisiti sono ottenuti tramite l’utilizzo di materiali traspiranti, esenti da radioattività naturali,
chimicamente inerti, rispondenti alle caratteristiche indicate nei seguenti riferimenti normativi :
D.M. 2 aprile 1998, in vigore dal 5 maggio 2000, nonché nelle direttive CEE e Circolari in merito a
presenza ed emissione di SOV CFC e fibre, in particolare: Circ 25/11/91, n.23 Min. Sanità “usi
delle fibre di vetro isolanti- problematiche igienico- sanitarie. Istruzioni per il corretto impiego”
S.O.G.U.n. 298, 20/12/91; Circ. 22/6/83, n.57 del Min. San.: Usi della formaldeide- rischi connessi
alle possibili modalità di impiego; Presenza e LMS (Livello Minimo di Sicurezza) di SOV e CFC
(D.M. 28/01/92, Dir. CEE 67/548, procedure EPA, Circ. n. 57 del 22/06/83 e segg. C.S. Min.
Sanità; UNI 10522 “prodotti di fibre minerali per isolamento termico e acustico. Fibre, feltri,
pannelli e coppelle. Determinazione del contenuto di sostanze volatili”.
Caso Studio 1: edificio in centro storico
Si tratta di casa monofamiliare del tipo a schiera a due piani più mansarda abitabile, la zona giorno
è posta a piano terra , il piano primo e la mansarda sono destinati a zona notte. L’immobile risulta
costruito agli inizi del 1900, nell’anno 1951 è stato parzialmente ristrutturato. Non vi sono vincoli
architettonici. L’edificio non è dotato di cantina né di autorimessa. Il volume lordo è di 560 mc, la
superficie riscaldata è di 180 mq.
La struttura è in mattoni pieni con muri a sacco, il solaio del piano terra è appoggiato sopra un
vespaio, i solai del primo piano e del sottotetto sono in travi varese e tavelloni, la copertura è
realizzata in latero- legno a due falde, inclinata di 30°, gli infissi esterni in legno hanno vetri singoli
(k = 5,2 W/(mq * K)). Il vano ingresso non è riscaldato, l’impianto di riscaldamento autonomo è del
tipo a circolazione naturale con tubature a vista. La caldaia è stata sostituita nel 1979, è
monotermica a gas metano con pompa di ricircolo, l’efficienza media risulta inferiore all’80%.
L’acqua sanitaria è riscaldata con scambiatore di calore in inverno e con resistenza elettrica in
estate.
La domanda di energia per il riscaldamento è di 242 kWh/(mq * anno) compreso il consumo di sei
mesi invernali di acqua sanitaria.
L’edificio è abitato da quattro persone.
Interventi edilizi:





demolizione e ricostruzione della copertura con struttura in legno ventilata e coibentata (k =
0,3 W/(mq * K));
coibentazione delle pareti esterne che si affacciano sul cortile retrostante con pannelli isolanti e
secondo intonaco (k = 0,3-0,35 W/(mq * K));
sostituzione degli infissi esterni con l’applicazione di doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K));
coibentazione del pavimento del piano terra (k = 0,4 W/(mq * K));
piantumazione di rampicante su graticcio ancorato alla parete, in corrispondenza della corte
interna, con orientamento sud, sud- ovest.
Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile:

sostituzione della caldaia con caldaia bitermica a condensazione, sostituzione dell’impianto di
riscaldamento con impianto a battiscopa integrato con pannelli radianti a parete. L’impianto
avrà un’alta efficienza energetica riconducibile al 90%;
122
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale

installazione di impianto solare termico con bollitore da 300 litri posizionato vicino alla
caldaia; tipologia utilizzata: acqua sanitaria in ingresso nel bollitore con scambiatore collegato
al solare, elettrovalvola a tre vie per deviare, in inverno, l’acqua “tiepida” in caldaia.
La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile
(metano) quantificabile al 60%.
Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici:
Il consumo di acqua potabile all’anno è mediamente di 300 mc.
Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono:
 applicazione di limitatori di portata nei rubinetti;
 sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico;
 installazione nel cortile di cisterna per la raccolta delle acque piovane, destinata a irrigazione
del giardino e lavaggio delle parti pavimentate;
Con l’esecuzione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 30% di acqua potabile.
Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica:
Gli interventi di isolamento e ventilazione delle strutture, la riorganizzazione esterna della
vegetazione contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini
degli abitanti, consentono adeguato raffrescamento nei mesi estivi; non si prevede pertanto, allo
stato attuale, l’installazione di impianto di condizionamento.
Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione
di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo.
La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh
La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno
540 kWh.
Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh
Per ridurre i consumi elettrici si prevede:
 installazione di lavastoviglie di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh;
 installazione di lavatrice di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh;
 installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh;
 sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze
più frequentate; la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati
ENEA).
Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici, a parità di impiego, si risparmiano,
nell’arco di un anno, 960 kWh.
Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si
ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi.
Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli
elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio
ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento.
Tali elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15 € rispetto al
prodotto tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (Australia,
Inghilterra, Francia e Germania ).
Caso studio 2: edificio in ambito urbanizzato della città contemporanea
Si tratta di palazzina pluri-familiare, con gestione condominiale, a tre piani fuori terra. Il piano terra
è destinata a servizi, cantine ed autorimesse. I piani primo e secondo sono destinati a residenza, per
un numero totale di 6 unità immobiliari. L’edificio ha orientamento nord sud, 2 appartamenti hanno
123
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)
locali di soggiorno posti a nord, nord-est, con situazione pertanto penalizzata per quanto riguarda
riscaldamento, raffrescamento e apporti di luce naturale. L’immobile è stato costruito nel 1972. Il
volume lordo è di 2.300 mc, la superficie riscaldata misura 480 mq.
La struttura è in cemento armato tamponata in laterizio, i solai intermedi e di copertura sono
realizzati in latero – cemento. La copertura, a due falde con pendenza di 28°, ha manto in tegole di
cemento. A copertura degli impianti è posto massetto cementizio con strato insonorizzante, gli
infissi esterni in alluminio hanno vetri singoli (k = 5,2 W/(mq * K)). Il piano terra non è riscaldato.
L’ impianto di riscaldamento autonomo è realizzato con caldaie bitermiche rapide a gas metano
riconducibili a epoche diverse, l’efficienza media risulta dell’80%.
La domanda di energia per il riscaldamento è di 150 kWh/(mq * anno) e per l’acqua sanitaria è di
35 kWh/(mq * anno). Sono attualmente residenti nell’edificio 18 persone.
Interventi edilizi:





coibentazione del sottotetto (k = 0,3 W/(mq * K)) tramite gettata leggera di materiale coibente
in tutto il piano (anche nelle parti più basse);
coibentazione delle pareti esterne (cappotto ventilato) con pannelli isolanti e secondo intonaco
(k = 0,3 - 0,35 W/(mq * K));
sostituzione degli infissi esterni con finestre dotate di aperture regolabili per garantire il
controllo della ventilazione, cui sono applicati doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K));
coibentazione del soffitto dei locali posti a piano terra con pannelli isolanti (k = 0,35 W/(mq *
K));
creazione rete duale per adduzione acque meteoriche agli scarichi WC.
Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile:


sostituzione delle caldaie bitermiche murali con impianto centralizzato a metano, con
contacalorie e termoregolatore in ogni appartamento, per avere non solo la stessa autonomia
gestionale sui consumi e sulle prestazioni, ma per migliorare l’efficienza energetica .
installazione di impianto solare termico indipendente per ogni appartamento con bollitore da
300 litri posizionato nel sottotetto e collegato a 6 mq di pannelli posizionati nella falda a sud;
tipologia consigliata: acqua sanitaria istantanea nel bollitore da 300 litri che ha funzione di
volano termico, scambiatore collegato al riscaldamento e scambiatore collegato al solare.
La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile
(metano), quantificabile al 65%
Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici:
Il consumo di acqua potabile all’anno è mediamente 1600 mc.
Il condominio utilizza per irrigare il giardino e per usi comuni vari mediamente 200 mc/anno di
acqua potabile. Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono:
 applicazione di limitatori di portata nei rubinetti.
 sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico,
 installazione nel cortile di cisterna per la raccolta delle acque meteoriche per fabbisogni
comuni, scarichi WC (n.12). Nel caso di esaurimento entra in rete acqua potabile.
 rimessa in pristino di pozzo esistente per irrigazione giardino.
Con l’applicazione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 50% di acqua
potabile.
Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica:
Gli interventi di isolamento delle strutture, la riorganizzazione esterna della vegetazione
contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini degli abitanti,
124
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
consentono sufficiente raffrescamento nei mesi estivi; si prevede pertanto, allo stato attuale,
l’installazione di impianto di condizionamento, limitatamente alle unità abitative maggiormente
penalizzate per orientamento (n.2).
Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione
di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo.
La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh.
La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno
540 kWh.
Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh.
Per ridurre i consumi elettrici si prevedono:
 installazione di lavastoviglie di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh;
 installazione di lavatrice di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh;
 installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh;
 sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze
più frequentate; la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati
ENEA);
 applicazioni di sensori di presenza nei locali comuni.
Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici a parità di impiego si risparmiano,
nell’arco di un anno, 960 kWh.
Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si
ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi.
Per le unità abitative ove si prevede l’installazione di impianti di condizionamento, la macchina, di
cat. A, è posizionata in maniera da garantire una buona qualità del clima acustico agli utenti
dell’edificio, particolarmente distante, pertanto, dai locali di riposo.
Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli
elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio
ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali
elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15 € rispetto al prodotto
tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (Australia, Inghilterra,
Francia e Germania).
Caso studio 3: edificio in zona di espansione
Si tratta di edificio con tipologia a schiera composto da sei unità immobiliari a due piani fuori terra
a funzione abitativa, il piano seminterrato è destinato ai servizi: cantine e autorimesse. I locali nel
sottotetto non sono abitabili. Ogni unità è dotata di giardino privato e portico in corrispondenza dei
locali di soggiorno, l’orientamento è lungo l’asse sud-ovest nord-est. L’ anno di costruzione è il
1989. Il volume lordo è di 3.200 mc, la superficie riscaldata è di 900 mq.
La struttura è in cemento armato tamponata con laterizio, i solai intermedi e il tetto, a due falde,
inclinato di 33°, sono in latero-cemento, nei piani a copertura degli impianti è posto massetto
cementizio con strato insonorizzante, gli infissi sono dotati di vetri doppi (k= 1,6 W/(mq * K)), I
piani seminterrato e sottotetto non sono dotati di riscaldamento. L’ impianto di riscaldamento è
autonomo con caldaie bitermiche rapide a gas metano con efficienza dell’80% per le caldaie
originali, mentre per le tre caldaie, successivamente installate nel 1999, l’efficienza è del 90%.
La domanda di energia per il riscaldamento è di 160 kWh/(mq*anno), per l’acqua sanitaria è di 35
kWh/(mq * a).
L’immobile è stabilmente abitato da 20 persone (3-4 ogni unità immobiliare).
Interventi edilizi:

ulteriore coibentazione del sottotetto (k = 0,3 W/(mq * K)) tramite gettata leggera di materiale
coibente in tutto il sottotetto (anche nelle parti più basse);
125
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)




coibentazione del soffitto dei locali posti a piano terra con pannelli isolanti (k = 0,35 W/(mq *
K));
interventi di piantumazione con sostituzione di alberi sempreverdi con specie a foglia caduca,
in modo da garantire il soleggiamento invernale;
installazione, in giardino di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con collegamenti agli
scarichi meteorici e all’acquedotto (per garantire fornitura idrica nel caso di indisponibilità
temporanea);
predisposizione di sistema di captazione di aria pre-raffrescata dal portico tramite bocchette
regolabili atte a garantire minimi riscontri d’aria all’interno delle abitazioni.
Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile:


sostituzione delle caldaie bitermiche murali del 1989 con caldaie a condensazione ad alta
efficienza;
installazione di impianto solare termico indipendente per ogni appartamento con bollitore da
300 litri posizionato nel sottotetto e collegato a 4 mq di pannelli posizionati nella falda a sudovest; tipologia consigliata: acqua sanitaria istantanea nel bollitore da 300 litri che ha funzione
di volano termico, scambiatore collegato al riscaldamento e scambiatore collegato al solare.
La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile
(metano), quantificabile al 30-50%.
Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici:
Il consumo di acqua potabile all’anno per unità immobiliare è mediamente 350 mc.
Ogni unità utilizza per irrigare il giardino e per usi vari di servizio lavaggio auto, pavimentazione
esterna….) mediamente 100 mc/anno di acqua potabile.
Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono:



applicazione di limitatori di portata nei rubinetti;
sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico;
collegamento a cisterna per la raccolta delle acque meteoriche per fabbisogni legati a
irrigazione e servizi.
Con l’applicazione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 50% di acqua
potabile.
Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica:
Gli interventi di isolamento delle strutture, la riorganizzazione esterna della vegetazione, i sistemi
per potenziare i riscontri d’aria contribuiscono ad un miglioramento delle qualità interna e,
unitamente alle abitudini degli abitanti, consentono sufficiente raffrescamento nei mesi estivi; non
si prevede pertanto, allo stato attuale, l’installazione di impianti di condizionamento.
Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione
di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo.
La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh
La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno
540 kWh.
Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kW/h
Per ridurre i consumi elettrici si prevedono:
 installazione di lavastoviglie di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh;
 installazione di lavatrice di classe A, a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh;
 installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh;
126
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale



sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze
più frequentate; la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati
ENEA);
applicazioni di sensori di presenza nei locali di servizio;
installazione di n.1 lampada solare ogni giardino.
Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici a parità di impiego si risparmiano,
nell’arco di un anno, 960 kWh.
Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si
ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi.
Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli
elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio
ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali
elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15 € rispetto al prodotto
tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (Australia, Inghilterra,
Francia e Germania ).
Caso studio 4: edificio in zona produttiva
Si tratta di edificio a due piani ad uso uffici di 180 mq al servizio di attività artigianale posta in
capannone adiacente di 600 mq di superficie. La costruzione del complesso risale al 1981. La
superficie destinata agli uffici è interamente riscaldata, quella destinata ad attività produttiva è
parzialmente climatizzata con termoventilatori. La struttura ha telaio piano e verticale in cemento
armato, in parte è tamponata in laterizio, in parte con elementi prefabbricati, i solai sono in
laterocemento con massetto cementizio e strato insonorizzante a copertura degli impianti. La
copertura è piana, con manto impermeabilizzante, gli infissi sono in alluminio a vetro singolo (k =
5,2 W/(mq *K)).
L’Impianto di riscaldamento autonomo è a gasolio con resa inferiore all’80%. L’acqua sanitaria è
riscaldata dall’impianto di riscaldamento.
La domanda di energia per il riscaldamento è di 210 kWh/(mq * anno), per la zona uffici.
Negli uffici lavorano stabilmente 3 impiegati e l’attività artigianale impiega 5 addetti.
Interventi edilizi:






ristrutturazione della copertura piana della palazzina destinata ad uffici con coibentazione e
posa del sistema “tetto verde” (k = 0,2 W/(mq * K));
coibentazione delle pareti esterne con pannelli isolanti e secondo intonaco (k = 0,3-0,35 W/(mq
* K));
installazione di nuovi infissi in alluminio (dotati di aperture regolabili per garantire il controllo
della ventilazione naturale) a taglio termico e doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K));
coibentazione del pavimento uffici del piano terra (k = 0,4 W/(mq*K));
interventi di piantumazione con permeabilizzazione degli spazi esterni non strettamente
connessi alle attività di scarico e carico merci;
installazione, nella corte, di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con collegamenti agli
scarichi meteorici e all’acquedotto (per garantire fornitura idrica nel caso di indisponibilità
temporanea).
Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile:

sostituzione della caldaia con caldaia ad alta efficienza a gas metano, sostituzione
dell’impianto di riscaldamento con impianto a battiscopa integrato con pannelli radianti per gli
uffici. Nel capannone si prevede l’installazione di pannelli e pedane radianti nei luoghi di
lavoro;
127
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)

installazione di impianto solare termico con bollitore da 500 litri posizionato vicino alla
caldaia; tipologia consigliata: acqua sanitaria in ingresso nel bollitore da 500 litri con
scambiatore collegato al solare, elettrovalvola a tre vie per deviare, in inverno, l’acqua
“tiepida” in caldaia.
La sommatoria degli interventi porterebbe ad una riduzione della domanda di combustibile fossile,
quantificabile al 60%
Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici:
La ditta consuma mediamente 3.700 mc all’anno di acqua potabile
Per ridurre i consumi idrici dell’immobile si prevedono:
 applicazione di limitatori di portata nei rubinetti;
 sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico;
 collegamento a cisterna per la raccolta delle acque meteoriche, già convogliate in un unico
pozzetto in modo da essere utilizzata per la nuova cabina di verniciatura, per i servizi igienici,
per il fabbisogno di irrigazione del verde e altri usi compatibili.
Con l’esecuzione di tutti gli interventi elencati è possibile un risparmio dell’ 80% di acqua potabile.
Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica:
Gli interventi di isolamento delle strutture, l’installazione del sistema “tetto verde”, la
riorganizzazione esterna della vegetazione contribuiscono ad un miglioramento delle qualità
interna.
Si prevede la sostituzione progressiva degli utilizzatori elettrici da classe G a classe A e la
sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo.
Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh.
Per ridurre i consumi elettrici si prevede:
 installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh;
 Sostituzione dell’illuminazione delle stanze uffici con luci diffuse a basso consumo energetico
e illuminazione puntuale sulle scrivanie;
 applicazioni di sensori di presenza nei locali di servizio;
 per il capannone sostituzione della illuminazione con lampade ad alta efficienza per garantire
una illuminazione generale minima sufficiente e lampade puntuali con sensore di presenza nei
posti di lavoro.
Con la sostituzione delle lampadine, l’installazione di sensori di presenza, il distacco notturno dei
computers, degli apparecchi radiofonici e televisivi si ottiene un ulteriore risparmio del 50% sui
consumi. Ad ogni sostituzione di macchine utensili è opportuno acquistare quelle a maggiore
efficienza elettrica.
Caso studio 5: edificio in ambito agricolo
Si tratta di edificio isolato monofamiliare a due piani fuori terra. Il piano terra è destinato in parte
ad abitazione, in parte a servizi quali autorimessa, ripostigli, magazzini, il piano primo ha funzione
abitativa. I locali nel sottotetto non sono abitabili. L’edificio è dotato di giardino privato e portico
in corrispondenza dei locali di soggiorno, l’orientamento è lungo l’asse sud-est nord-ovest l’ anno
di costruzione è il 1933, ed è stato parzialmente ristrutturato nel 1975. Il volume lordo è di 1.220
mc, la superficie riscaldata è di 180 mq.
La struttura è in mattoni pieni , parzialmente in sasso, il solaio del piano terra è appoggiato su
vespaio, il solaio dei piani primo e sottotetto sono realizzati in travi varese e tavelloni, gli infissi
128
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
esterni sono in legno a vetro singolo (k = 5,2 W/(mq * K)), cantina e autorimessa e locali vari non
sono riscaldati, il tetto a due falde è inclinato di 30°, è coperto in cotto. L’impianto di
riscaldamento, installato nel 1983, è autonomo in rame e i termosifoni sono in ghisa con tubatura a
vista nella parte alta del piano terra. L’attuale caldaia è bitermica a gas GPL, l’efficienza media
risulta dell’80%.
La domanda di energia per il riscaldamento è di 295 kWh/(mq * anno).
L’immobile è stabilmente abitato da 5 persone.
Interventi edilizi:







Demolizione e ricostruzione del tetto con struttura in legno ventilata e coibentata (k = 0,3
W/(mq * K));
Coibentazione delle pareti esterne con pannelli isolanti e secondo intonaco (k = 0,3-0,35
W/(mq * K));
Sostituzione delle finestre con nuovi infissi in legno dotati di aperture regolabili per garantire il
controllo della ventilazione naturale, con doppi vetri (k = 1,5 W/(mq * K));
Coibentazione del pavimento del piano terra nella parte abitata (k = 0,4 W/(mq * K));
Predisposizione di sistema di captazione di aria preraffrescata dal portico tramite bocchette
regolabili atte a garantire minimi riscontri d’aria all’interno dell’abitazione;
Interventi di piantumazione con sostituzione di alberi sempreverdi con specie a foglia caduca,
in modo da garantire il soleggiamento invernale;
Installazione, in giardino di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, con collegamenti agli
scarichi meteorici e all’acquedotto (per garantire fornitura idrica nel caso di indisponibilità
temporanea).
Interventi sugli impianti per ridurre il fabbisogno di combustibile:

installazione di impianto solare termico con bollitore da 300 litri posizionato vicino alla
caldaia; tipologia consigliata: acqua sanitaria in ingresso nel bollitore da 300 litri con
scambiatore collegato al solare, elettrovalvola a tre vie per deviare, in inverno, l’acqua calda in
caldaia. Sono prese in considerazione due ipotesi:
a) Sostituzione della caldaia con caldaia a condensazione ad elevato rendimento
riconducibile al 90%;
b) Installazione di impianto “combi”. Si tratta di un grande deposito di acqua di
riscaldamento e sanitaria coibentato che gestisce tutto l’impianto termico
dell’edificio, utilizando tutto il calore proveniente da termo camini, cucine
economiche ad acqua, pannelli solari e solo quando l’energia termica (calore) risulta
insufficiente richiama in funzione la caldaia a GPL; tale sistema è di possibile
applicazione in quanto il locale tecnico è ampio e nella zona c’e grande disponibilità
di biomassa (legname).
La sommatoria degli interventi porta ad una riduzione della domanda di combustibile fossile, GPL,
quantificabile al 60%, nel caso di installazione del sistema di riscaldamento.
Nell’ipotesi B si può arrivare alla riduzione della domanda di combustibili fossili fino al 100%.
Interventi sugli impianti per ridurre i consumi idrici:
Il consumo di acqua potabile all’anno è mediamente 460 mc.
L’unità utilizzata per irrigare il giardino e per usi vari di servizio (lavaggio auto, pavimentazione
esterna….) utilizza mediamente 200 mc/anno di acqua potabile. Per ridurre i consumi idrici
dell’immobile si prevede:
 applicazione di limitatori di portata nei rubinetti;
 sostituzione di cassette WC con doppio comando di scarico;
129
7.2 LINEE DI INTERVENTO NEL SETTORE DELL’EDILIZIA (CIVILE – TERZIARIO)


collegamento a cisterna per la raccolta delle acque meteoriche per fabbisogni legati a
irrigazione e servizi;
rimessa in pristino di pozzo esistente per irrigazione giardino e orto.
Con l’applicazione di tutti gli interventi elencati è possibile risparmiare fino al 50% di acqua
potabile.
Interventi per ridurre i consumi di energia elettrica:
L’ambito in cui è posta la costruzione, gli interventi di isolamento e ventilazione delle strutture, il
nuovo tipo di infissi, la riorganizzazione esterna della vegetazione contribuiscono ad un
miglioramento delle qualità interna e, unitamente alle abitudini degli abitanti, consentono
sufficiente raffrescamento nei mesi estivi; non si prevede pertanto, allo stato attuale, l’installazione
di impianto di condizionamento.
Si prevede la sostituzione progressiva degli elettrodomestici da classe G a classe A e la sostituzione
di lampadine ad incandescenza con lampadine a basso consumo.
La lavastoviglie di classe G con 4 lavaggi a settimana consuma in un anno 450 kWh.
La lavatrice di classe G con 5 lavaggi a settimana ad una temperatura di 60° consuma in un anno
540 kWh.
Il frigorifero di classe G consuma in un anno 780 kWh.
Per ridurre i consumi elettrici si prevedono:
 installazione di lavastoviglie di classe A: a parità di utilizzo il consumo annuale è di 220 kWh;
 installazione di lavatrice di classe A: a parità di utilizzo il consumo annuale è di 250 kWh;
 installazione di frigorifero di classe A con consumo annuale di 340 kWh;
 sostituzione di lampadine ad incandescenza con lampadine a risparmio energetico nelle stanze
più frequentate: la sostituzione di 6 lampadine su 14 quantifica un risparmio del 40% (dati
ENEA);
 applicazioni di sensori di presenza nei locali di servizio;
 installazione di n.1 lampada solare ogni giardino.
Con la sostituzione completa di tutti gli elettrodomestici a parità di impiego si risparmiano,
nell’arco di un anno, 960 kWh.
Con la sostituzione delle lampadine e il distacco notturno degli apparecchi radiofonici e televisivi si
ottiene un ulteriore risparmio del 40% sui consumi.
Ulteriori risparmi sui consumi elettrici si possono ottenere attraverso l’installazione corretta degli
elettrodomestici: allacciamento della lavastoviglie all’acqua calda, uso di lavatrici con doppio
ingresso di acqua calda-acqua fredda con relativa doppia presa per l’allacciamento. Tali
elettrodomestici sono già prodotti in Italia con un costo non superiore a 15€ rispetto al prodotto
tradizionale, ma attualmente risultano destinati al solo mercato estero (in particolare Australia,
Inghilterra, Francia e Germania ).
130
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
7.3 SCHEDE PIANO D’AZIONE
Tra le linee strategiche individuate sono state scelte, sulla base dell’importanza e dell’urgenza nove
azioni che si intende perseguire prioritariamente, e che sono dunque state approfondite nelle
relative schede progettuali. Per le rimanenti verrà eventualmente preparata in seguito una unica
scheda riassuntiva/valutativa per poter giungere alla realizzazione degli obiettivi del piano.
7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard
costruttivi in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 (attuazione della Direttiva Europea
2002/91/CE)
Tale decreto disciplina i criteri per la certificazione energetica e la metodologia per il calcolo delle
prestazioni energetiche integrate degli edifici. Per quest’ultimo aspetto in particolare si attendono
decreti specifici del Presidente della Repubblica, che verranno emessi entro 180 giorni dall’entrata
in vigore dell’attuale delibera (8/10/2005).
Un aspetto nuovo introdotto dal decreto è la volontà di adottare una valutazione complessiva della
prestazione energetica degli edifici, che preveda, accanto alla stima convenzionale dei consumi per
la climatizzazione invernale, anche i consumi per la climatizzazione estiva, per la produzione di
acqua calda sanitaria, la ventilazione e l’illuminazione.
Inoltre, a partire dall’ 08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2
sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica,
intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione
energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi.
L’attestato di certificazione energetica, obbligatorio in caso di compravendita o di locazione di
singole unità immobiliari, avrà una validità di dieci anni.
In attesa dei decreti attuativi, sono previste norme attuative e disposizioni transitorie riguardanti la
prestazione energetica degli edifici (con tabelle riportanti i valori massimi di trasmittanza e di
consumo/m2anno per il riscaldamento invernale in relazione alla zona climatica e al rapporto
Superficie/Volume dell’edificio).
La realtà locale vede invece molti edifici esistenti caratterizzati da consumi termici troppo alti, sia a
causa delle dispersioni di calore per trasmissione attraverso le pareti, i tetti, il pavimento e le
finestre, sia per le perdite di calore per ventilazione attraverso le fessure dell’involucro. Le azioni
rivolte al miglioramento dell’aspetto energetico dell’edificio sono quindi prevalentemente legate
alla riduzione di tale dispersioni, tramite l’isolamento termico delle strutture e grazie ad aperture
finestrate più resistenti al passaggio del calore. Un rinnovo delle facciate e un isolamento delle
coperture dell’edificio comporta una riduzione della trasmittanza delle strutture (riducendo il flusso
di calore che le attraversa) ed una minimizzazione delle perdite dovute alla ventilazione (grazie a
serramenti a maggior tenuta). E’ dunque importante che l’involucro edilizio degli edifici sia in un
buono stato di conservazione e livello di isolamento termico, per ridurre le ricadute ambientali
locali durante i mesi invernali e le emissioni inquinanti dovute agli apparecchi di climatizzazione
estiva.
Per preparare il terreno ai nuovi requisiti di legge che andranno ad incidere notevolmente sul modo
di costruire e di vendere gli edifici di nuova costruzione ed in relazione alle criticità individuate
nella Fase 1 del Piano Energetico nel settore edilizio, si ritiene necessario impostare un’azione di
diagnosi energetica di edifici opportunamente selezionati in base ai criteri costruttivi adottati, in
modo da caratterizzarne i consumi energetici e i punti critici di dispersione in relazione ai criteri
scelti.
131
7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici …
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
L’intervento si articolerà nelle seguente fasi:
1. Selezione di un campione rappresentativo degli edifici presenti nel territorio comunale, in
base ad alcuni elementi discriminanti così individuati:

Edifici ante o post Legge 10/91;

Edifici con o senza cappotto termico;

Edifici che hanno subito int
erventi finalizzati al risparmio energetico
(ristrutturazioni, tamponature, sostituzione dei serramenti, etc.)

Impianto termico autonomo o centralizzato.
2. Reperimento dei dati generali dell’edificio quali denominazione, zona, contesto territoriale,
tipologia edilizia, inerzia della struttura, anno di costruzione, volume lordo riscaldato,
altezza media dell’edificio, superficie totale riscaldata, superficie disperdente, tipologia
sistemi di riscaldamento e di condizionamento.
3. Contabilizzazione dei consumi energetici per la climatizzazione invernale ed estiva, per la
produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione sulla base delle
bollette energetiche degli ultimi 24 mesi.
4. Incrocio dei dati effettivi di consumo su base annua con i valori delle volumetrie e delle
superfici utili riscaldate, per stimare le caratteristiche di consumo su metro quadro all’anno e
i vari requisiti di prestazione energetica che saranno specificati nei decreti attuativi del
D.Lgs. 192/05.
5. Analisi delle dispersioni termiche dell’edificio tramite termocamera ai raggi infrarossi. Si
potranno in tal modo individuare i punti critici dell’edificio sui quali è opportuno agire con
interventi mirati finalizzati all’eliminazione delle dispersioni energetiche. Inoltre si potrà
stilare per ogni categoria di edifici individuata con i criteri specificati una scala di
valutazione, e attribuire ad ogni edificio una valutazione in relazione agli standard medi
raggiunti dalla sua classe di appartenenza;
6. Realizzazione di interventi mirati (tamponature, realizzazione di cappotti termici,
sostituzione di serramenti, infissi, vetri) nei punti dell’edificio caratterizzati da maggiori
dispersioni termiche. Tali interventi potranno essere finanziati ricorrendo a meccanismi di
finanziamento tramite terzi ( meccanismo delle ESCO: Energy Service COmpanies).
Si prevede inoltre la stipula di un accordo fra il Comune e la Provincia per sovvenzionare i
privati a realizzare gli interventi sugli edifici di proprietà. Altro strumento che si intende
utilizzare sono gli accordi con le banche per concedere finanziamenti a condizioni
agevolate.
7. Pianificazione di una successiva analisi energetica dell’edificio per verificare e quantificare
quali risultati si siano raggiunti in termini di risparmio energetico.
8. Favorire inoltre accordi finalizzati allo scambio di conoscenze, progettisti, costruttori e
installatori con le regioni come l’Alto Adige, avente una cultura consolidata nell’ambito
delle prestazioni energetiche degli edifici e la prima esperienza italiana nell’ambito della
certificazione energetica (certificazione “Casa Clima”).
132
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
In tal senso il Comune e la Provincia potranno incentivare gli ordini degli Ingegneri e degli
Architetti e le associazioni dei costruttori locali ad acquisire lo stato dell’arte del modo di
costruire adottato in tale regione, attraverso opportuni corsi ed abilitazioni.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
Gli strumenti di seguito individuati si pongono come incentivo e sussidio finanziario ai privati
cittadini per poter realizzare gli interventi di riqualificazione energetica negli edifici di loro
proprietà:
1. Stipula di un accordo di programma tra il Comune e la Provincia per concedere sovvenzioni
ai privati che realizzino tali interventi.
2. Ricorso a meccanismi di finanziamenti tramite terzi (meccanismo delle ESCO: Energy
Service COmpanies).
3. Saranno infine stipulati accordi con le banche per concedere prestiti a condizioni agevolate.
Inoltre allo scopo di diffondere sul territorio le conoscenze relative allo stato dell’arte delle
costruzioni energeticamente efficienti e facilitare le incombenze relative ai processi di certificazione
energetica imposti dal DLgs 192/05 ( e succ. integrazioni e modifiche):
4. Accordi di Programma tra il Comune di Forlì, la Provincia di Forlì-Cesena, la Provincia di
Bolzano, comuni dell’Alto Adige e rispettivi Ordini degli Ingegneri e degli Architetti per
favorire lo scambio di conoscenze, maestranze e professionalità nell’ambito delle
costruzione energeticamente efficienti e dei processi di certificazione energetica.
OBIETTIVI DELL’AZIONE
Gli obiettivi della diagnosi energetica degli edifici possono essere così riassunti:
1.
Dal momento che i nei regolamenti edilizi locali i comuni devono introdurre per legge
disposizioni che incentivino economicamente la progettazione e la costruzione di edifici
energeticamente efficienti, il primo obiettivo dell’azione è individuare la tipologia
costruttiva che garantisca la miglior performance energetica tra gli edifici esistenti, grazie al
confronto tra edifici appartenenti alla stessa “categoria” ed al confronto tra le varie
categorie. I risultati dell’analisi saranno necessari per definire i nuovi standard costruttivi
che l’ente locale dovrà richiedere, affinché le nuove costruzioni abbiano un consumo
energetico rispondente alla nuova normativa (inferiore a 80 kWh/m2 anno18).
2.
Come secondo obiettivo una analisi di questo genere consentirebbe di creare in seno al
comune di Forlì una base di dati, le competenze e la strumentazione necessari per le
operazioni di certificazione energetica degli edifici che entro Ottobre 2006 diventeranno un
obbligo di legge.
3.
Il terzo obiettivo punta ad una riqualificazione, dal punto di vista energetico, del contesto
edilizio comunale esistente, con interventi mirati e di conseguenza con spese più contenute
rispetto ad una ristrutturazione completa. Gli interventi potranno avere luogo sugli edifici
18
Valore stabilito dal D. Lgs. 192/05 per la sola climatizzazione invernale di un edificio con rapporto S/V medio,
riferito alla zona climatica D (Comune di Forlì).
133
7.3.1 Scheda 1: Performance energetica degli edifici …
che sono stati oggetto di diagnosi energetica. Come esempio si potrebbero portare gli
antichi palazzi del centro storico o le case coloniche di campagna: sicuramente riveleranno
criticità nelle aperture finestrate (vetri singoli) o nei serramenti non a tenuta, ma molto
probabilmente il notevole spessore dei muri perimetrali e la conseguente inerzia termica non
renderanno necessario alcun intervento di isolamento termico degli stessi.
COSTI E BENEFICI ATTESI
I benefici attesi in termini di risparmio energetico e di emissioni di gas serra evitate sono
conseguenti da un lato al nuovo modo di costruire (dal 2006) per rispettare i nuovi requisiti di legge
e dall’altro lato derivano dalla realizzazione degli interventi suggeriti dalle procedure di analisi
energetica pianificate. Sono state effettuate stime numeriche sui potenziali di risparmio energetico
e di riduzione delle emissioni, per la sola climatizzazione invernale, sul complesso degli edifici del
territorio comunale. Le ipotesi di lavoro sono state le seguenti:
1. Per gli edifici di nuova costruzione, la cui realizzazione è prevista dal Piano Regolatore
Generale comunale negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata una riduzione
dei consumi specifici annuali per la sola climatizzazione invernale (kWh/m2 anno) pari al
40% rispetto agli attuali 129 kWh/m2 anno (stimati come dato medio comunale per l’anno
2004), in modo da poter essere perfettamente in linea con i requisiti stabiliti dal
D.Lgs.192/05.
2. Per gli interventi di ristrutturazione sugli edifici esistenti la cui realizzazione è prevista dal
PRG negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata una percentuale di riduzione
dei consumi più ridotta e pari al 30% rispetto al dato medio comunale stimato per il 2004
(129 kWh/m2 anno).
3. Per gli interventi mirati di risparmio energetico sull’edilizia esistente, conseguenti alle
procedure di diagnosi diffusa sul territorio tramite contabilizzazione dei consumi ed utilizzo
della termografia, si è ipotizzato di poter intervenire da qui al 2012 sul 30% del patrimonio
edilizio e di poter realizzare interventi per una riduzione dei consumi pari al 30% rispetto al
dato medio comunale del 2004.
Il potenziale di risparmio è stimato per confronto con una situazione “Business as usual” cioè tale
da mantenere lo stesso consumo specifico medio dell’anno 2004 su tutti gli edifici, nuovi ed
esistenti19.
In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 29.500 MWh/anno per la climatizzazione
invernale del complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal Piano Regolatore
Generale; per gli interventi mirati conseguenti ad interventi di diagnosi energetica sul patrimonio
edilizio esistente il risparmio previsto è di circa 63.700 MWh/anno.
Sommando i due benefici si ottiene un potenziale di risparmio pari a 93.200 MWh/anno ovvero
8.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 8,4 % del consumo dei settori Civile e
Terziario insieme per la climatizzazione invernale nell’anno 2004.
19
Si rileva che nel decennio storico in esame (1995-2004) i consumi termici specifici annui (cioè consumi per metro
quadrato anno) sono rimasti pressoché costanti e dunque in una ipotesi di consumi “business as usual”, al 2012 si
avrebbero gli stessi consumi specifici del 2004.
134
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Per quanto riguarda le emissioni evitate, esse sono state stimate dai consumi evitati considerando
per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto). Quindi partendo
dai dati energetici, con gli stessi fattori di emissione utilizzati nel Piano Energetico, sono state
stimate le emissioni di CO2, di Protossido di Azoto e di Metano e quindi di CO2 equivalenti.
In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 6.000 tonn. di CO2 equivalente all’anno per la
climatizzazione invernale del complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal PRG
con l’applicazione del D.Lgs. 192/05; per gli interventi mirati conseguenti ad interventi di diagnosi
energetica sul patrimonio edilizio esistente, il risparmio previsto è di 13.100 tonn. di CO2
equivalente all’anno.
Le emissioni totali risparmiate ammonterebbero a 19.100 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari
all’ 8,2 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale
nell’anno 2004.
135
7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici
7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici
Per l’utilizzo dell’energia solare a scopo termico si deve osservare che l’Italia offre condizioni
meteorologiche favorevoli. Infatti i valori di insolazione annua compresi tra 1.200 e 1.750 kWh/m2
anno sarebbero nella maggior parte dei casi sufficienti per coprire il fabbisogno annuo pro-capite di
calore per acqua calda sanitaria nel settore residenziale.
Ciononostante il mercato italiano del solare termico appare stagnante se paragonato con quello di
altri paesi europei come Austria, Danimarca, Germania e Grecia.
La superficie di collettori installata al 2003 in Italia era pari a circa 4 m2 ogni 1.000 abitanti, in
confronto ad una media europea di 19 m2 ogni 1.000 abitanti.
Dopo il fallimento della prima espansione del mercato negli anni ottanta, che marchiò la tecnologia
del solare termico con un’immagine negativa purtroppo ancora percepibile, ora è ancor più
importante presentare all’utenza le tecnologie del solare termico come innovative e con prodotti sul
mercato affidabili e giunti a piena maturità, tali da consentire investimenti iniziali più contenuti ed
un recupero economico dell’investimento in tempi più brevi rispetto ad altre tecnologie
concorrenti, quali il solare fotovoltaico. A seconda della tipologia di impianto e soprattutto a
seconda del consumo annuo di acqua calda sanitaria, il tempo di ritorno dell’investimento può
variare tra i 5 e i 10 anni, con risparmi annui per la produzione di acqua calda sanitaria variabili tra
il 60% e l’80% a seconda che si vada ad integrare una caldaia a metano o uno scaldabagno elettrico.
Gli impianti solari termici, oltre che per la produzione di ACS, possono trovare impiego anche nel
riscaldamento dell’acqua delle piscine e nel riscaldamento/raffrescamento degli ambienti.
In particolare per il riscaldamento ambienti si utilizzano impianti combinati per il riscaldamento
dell’acqua e degli ambienti, anche se l’irraggiamento disponibile durante la stagione di
riscaldamento è molto inferiore che in estate. L’uso di impianti combinati è raccomandato nel caso
in cui siano state realizzate altre misure per il risparmio energetico (es. adeguata coibentazione
termica) e si preveda un sistema di riscaldamento a bassa temperatura ( a pavimento o a parete di
ultima generazione). Un impianto combinato porta ad un risparmio variabile tra il 20% e il 40%
sui consumi totali di energia termica annua per riscaldamento acqua e ambienti.
A livello nazionale esistono diversi tipi di incentivo nei confronti del solare termico:
 Il bando ”Solare termico”, emanato il 21/12/01 dal Ministero dell’Ambiente per incentivare
l’installazione di impianti solari termici a bassa temperatura da parte di enti pubblici ed aziende
distributrici di gas prevede contributi finanziari fino al 30% del costo d’investimento (IVA
esclusa).
 Anche per i soggetti che non possono beneficiare di tale bando esistono forme di incentivi a
livello nazionale, valide per gli impianti a fonti rinnovabili in generale: aliquota IVA del 10%
sulla realizzazione dell’impianto e detrazione Irpef del 41% sulle spese documentate e
fatturate.
Sulla scia di quanto già intrapreso da diverse comunità locali a livello europeo e nazionale, capofila
fra tutte i comuni di Barcellona e di Carugate (Mi), si ritiene necessario anche da parte del Comune
di Forlì intraprendere a livello locale la via degli incentivi e della leva istituzionale per diffondere in
maniera massiccia questa tecnologia matura e votata al risparmio energetico e alla riduzione delle
emissioni.
136
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
L’intervento prevederà le seguenti azioni, non necessariamente in successione:
1. Studio dei Regolamenti Edilizi italiani più significativi che prevedono incentivi o norme
relativi all’installazione del solare termico negli edifici e conseguente elaborazione di una
bozza di regolamento calata sulla realtà geografica locale: la richiesta dei requisiti sarà
calibrata sui dati di insolazio ne tipici del Comune di Forlì e i requisiti di integrazione
architettonica terranno conto delle linee architettoniche locali.
I parametri dovranno essere, a parità di insolazione, più stringenti rispetto a quelli fissati in
iniziative pregresse da altri enti locali, in relazione alla costante evoluzione degli impianti in
termini sia di prestazioni che di riduzioni dei costi.
2. Prevedere corsi di formazione per progettisti, imprese di costruzioni edili ed installatori
sull’integrazione degli impianti solari termici negli edifici.
Favorire inoltre accordi finalizzati allo scambio di progettisti, costruttori e di installatori con
le regioni in cui tale tecnologia è affermata, come l’Alto Adige, al fine di poter creare anche
nella nostra realtà locale una cultura diffusa del progettare e del costruire impianti solari
secondo lo stato dell’arte.
E’ importante coinvolgere anche il settore edilizio e superare la tradizionale distinzione tra
l’aspetto strutturale dell’edificio e quello impiantistico, in termini sia di tempi sia di ruoli.
Infatti per costruire edifici nuovi che per legge dovranno essere dotati di collettori solari per
il riscaldamento sia dell’acqua calda sanitaria che degli ambienti, è necessario che il
progetto della struttura dell’edificio preveda già nella fase iniziale l’impianto solare ed
idonei sistemi di riscaldamento degli ambienti a bassa temperatura. La progettazione
impiantistica e quella strutturale dovranno nascere e procedere di pari passo, dialogando tra
loro. Questo nuova caratteristica del modo di costruire è resa peraltro necessaria anche dai
requisiti fissati dal D.Lgs 192/05.
3. Studio della fattibilità e delle modalità operative di una società ESCO (Energy Service
COmpany) in seno al Comune di Forlì. La ESCO sarebbe finalizzata a fornire
finanziamenti ai privati per la realizzazione di impianti solari termici retrofit su edifici
esistenti, recuperando il finanziamento dal risparmio energetico in bolletta, per un certo
numero di anni. Ovvero il privato, oggetto del finanziamento, non sostiene alcun costo per
l’impianto, ma continua per un periodo prefissato a pagare le stesse bollette energetiche
anche dopo l’intervento che consente una riduzione dei consumi: la ESCO percepisce, per il
periodo di tempo prefissato, la differenza tra l’effettivo ammontare delle bollette prima e
dopo l’intervento.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
1. Accordi di Programma tra il Comune di Forlì, la Provincia di Forlì-Cesena, la Provincia di
Bolzano, comuni dell’Alto Adige e rispettivi Ordini degli Ingegneri e degli Architetti al fine
di favorire lo scambio di conoscenze, maestranze e professionalità nell’ambito della
costruzione di impianti solari per gli edifici, secondo lo stato dell’arte.
2. Creazione di una E.S.C.O. in seno al Comune di Forlì come strumento finanziario per i
privati che vogliano installare impianti solari retrofit su edifici esistenti (ma anche per
interventi comunque finalizzati al risparmio energetico).
137
7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici
OBIETTIVI DELL’AZIONE
Gli obiettivi della presente azione sono sintetizzabili in questo modo:
1. Elaborazione di un nuovo Regolamento Edilizio comunale che preveda l’integrazione del
solare termico negli edifici. Si potrebbe prevedere l’obbligo dell’installazione di impianti
solari termici negli edifici di nuova costruzione, seguendo principi di integrazione a basso
impatto tra collettori solari ed edificio.
I pannelli dovranno essere preferibilmente adagiati sulle falde del tetto e possibilmente
integrati in esse (il rendimento varia in modo poco apprezzabile rispetto all’orientamento
ottimale e può essere compensato con una spesa irrisoria aumentando lievemente la
superficie captante). Si dovranno scegliere, nei limiti del possibile, le falde meno esposte
alla vista e cercare di inserire i pannelli nell’architettura dell’edificio fin dal suo progetto
iniziale, in modo da ottenere una ottimizzazione in termini di efficienza, di spesa e di
risultato estetico. E’ importante notare che si può ottenere una considerevole riduzione del
costo attraverso l’integrazione negli edifici, considerando la tecnologia come materiale da
costruzione o componente architettonico da inserire negli involucri esterni delle strutture
edilizie. Con un approccio del genere si è stimato un abbattimento dei costi fino al 50-60%
rispetto ad un impianto retrofit.
Si dovrebbe inoltre fissare una percentuale minima di copertura del fabbisogno energetico su
base annua, per esempio pari al 50%, con copertura totale del fabbisogno per acqua calda
sanitaria nel periodo in cui l’impianto di riscaldamento è spento. (ved. Norme per la
riduzione dell’impatto estetico degli impianti solari termici della Provincia Autonoma di
Trento e Regolamento Edilizio di Carugate).
Accanto a disposizioni di natura legalmente vincolante per gli edifici di nuova costruzione,
si potrebbero prevedere incentivi comunali per l’installazione di impianti solari termici negli
edifici oggetto di ristrutturazioni. Tali incentivi potrebbero essere forniti mediante il
meccanismo delle ESCO (Energy Service COmpanies).
Si potrebbe anche prevedere una detrazione sull’imposta comunale sugli immobili (ICI)
concessa direttamente dal comune per le abitazioni in cui viene installato un impianto solare
termico.
2. Riduzione dei consumi energetici e delle emissioni del settore edilizio, come da priorità
indicate dal Piano Energetico Ambientale Comunale.
L’installazione di impianti solari termici, insieme alle misure per il contenimento dei
consumi di energia primaria degli edifici secondo i requisiti indicati dal D.Lgs. 192/05
(Scheda n° 1) potrebbe portare ad una considerevole riduzione dei consumi di energia da
fonti fossili. Segue una stima dei benefici previsti a livello comunale.
138
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
COSTI E BENEFICI ATTESI
Per impianti solari atti alla produzione di sola ACS a circolazione forzata (più adatti ad un
inserimento integrato nell’edificio, con minimizzazione dell’impatto estetico) il mercato offre
impianti a prezzi attorno agli 800-1.000 €/m2 di superficie dei collettori, comprensivi di
installazione e messa in opera. Un impianto di 5 m2 di superficie dei collettori, atto alla produzione
di acqua calda sanitaria per una famiglia di 4 persone, ai valori di insolazione tipici dell’Italia del
centro-nord, costa tra i 4.000 e i 5.000 €.
Per la produzione combinata di ACS e riscaldamento ambienti, il mercato offre oggi impianti solari
combinati a prezzi variabili tra i 750 e i 1.000 €/m2 di superficie dei collettori, comprensivi di
installazione e messa in opera. Mediamente quindi un impianto di 10 m2 di superficie dei collettori,
atto al riscaldamento di una casa unifamiliare di circa 100 m2 abitata da 4 persone, determina costi
d’investimento compresi tra i 7.500 e i 10.000 €.
Si riporta a seguire una valutazione dei risparmi energetici e di emissioni ottenibili con impianti
solari termici per la produzione di sola ACS in relazione a tre possibili soluzioni:
a) Sostituzione dello scaldabagno elettrico con un sistema integrato solare/gas;
b) Integrazione del sistema gas preesistente con impianto solare;
c) Integrazione del sistema elettrico con impianto solare
Valutazione dei risparmi energetici
Partendo da un dato statistico quale il consumo medio in Italia di acqua calda sanitaria pro-capite al
giorno, pari a circa 50 litri/giorno, alla temperatura di 45°C ed ipotizzando una temperatura
dell’acqua proveniente dall’acquedotto pari a 15°C si può calcolare la quantità di energia termica
per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria. Ne risulta un fabbisogno di 1.500 kcal procapite al
giorno, equivalenti a 1,74 kWh termici.
a) Per produrre con uno scaldabagno elettrico 1,74 kWh termici sono necessari circa 1,94 kWh
elettrici, avendo supposto l’efficienza di conversione dello scaldabagno elettrico pari al
90%. Tuttavia per produrre 1kWh elettrico vengono consumati dal parco centrali italiane
circa 2,54 kWh sotto forma di energia primaria (rendimento medio del 39%). Considerata la
doppia trasformazione si ottiene che per produrre l’acqua calda necessaria giornalmente per
soddisfare il fabbisogno pro-capite sono necessari 2,54 * 1,94 = 4,92 kWh di energia
primaria.
Passando dallo scaldabagno elettrico (soluzione meno efficiente) alla caldaia a gas integrata
da collettori solari (soluzione più efficiente) il consumo energetico pro-capite passa da 4,92
kWh a 0,87 kWh, che tradotto in percentuale equivale ad un risparmio dell’82% del
consumo energetico, a parità di servizio reso.
b) Per produrre acqua calda sanitaria con una caldaia a gas si ha un’unica trasformazione, con
rendimento che si aggira attorno all’80-85%. Supposto un rendimento pari all’80%, per
produrre 1,74 kWh sono necessari 2,18 kWh di energia primaria. Integrando la caldaia a
gas si passa ad un consumo di 0,87 kWh, cioè si risparmia in percentuale il 60%
dell’energia, a parità di servizio reso.
c) Nell’integrazione dello scaldabagno elettrico con l’impianto solare si passa da un consumo
di 4,92 kWh a 1,97 kWh, cioè ad un risparmio percentuale del 60%, a parità di servizio
reso.
139
7.3.2 Scheda 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici
Valutazione delle emissioni evitate
a) Nel caso di scaldabagno elettrico, a partire da un fabbisogno pro-capite giornaliero di
energia elettrica per produrre ACS pari a 1,94 kWh elettrici si consideri che in Italia la
produzione di 1 kWh elettrico è responsabile mediamente dell’emissione di 0,51 kg di
CO2, uno dei principali gas ad effetto serra. Ne risulta dunque una emissione giornaliera
pro-capite pari a 1,94 * 0,51 = 0,99 kg di CO2.
b) Nel caso di caldaia a metano, la combustione dà luogo alla emissione di 0,25 kg di CO2
per ogni kWh termico prodotto: quindi in sostanza l’emissione procapite giornaliera
ammonta a 1,74 * 0,25 = 0,43 kg di CO2.
Poiché utilizzando un impianto solare abbinato alla caldaia a gas si ha un risparmio del 60% sul
combustibile rispetto alla sola caldaia a gas, l’emissione procapite giornaliera ammonterebbe (caso
b) a: 0,4*0,43 = 0,17 kg di CO2, ovvero si avrebbe una riduzione delle emissioni pari al 60%.
Sostituendo invece lo scaldabagno elettrico col sistema ibrido solare-gas (caso a) si passerebbe da
0,99 kg di CO2 a 0,17 kg di CO2, con un risparmio dell’80%.
Infine nell’ipotesi di mantenere lo scaldabagno elettrico, ma integrandolo con l’impianto solare si
avrebbe una emissione procapite giornaliera di 0,31 di CO2, con un risparmio dell’70%.
Stime dei benefici attesi a livello comunale
Si riporta infine una stima complessiva del risparmio energetico e di emissioni a livello di comune.
Le ipotesi di lavoro sono state le seguenti:
4. Per tutti gli edifici di nuova costruzione, la cui realizzazione è prevista dal Piano Regolatore
Generale comunale negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata l’installazione
di impianti combinati per la produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento ambienti.
Si è quindi considerata una riduzione dei consumi specifici annuali (kWh/m2 anno) di
energia termica pari al 30% rispetto agli attuali 145 kWh/m2 anno (stimati come dato medio
comunale di consumo per climatizzazione invernale e produzione di ACS per l’anno 2004).
5. Per gli interventi di ristrutturazione sugli edifici esistenti la cui realizzazione è prevista dal
PRG negli anni che vanno dal 2006 al 2012, è stata ipotizzata l’installazione di impianti
solari sul 50% degli interventi.
Si è ipotizzato che il 70% degli impianti installati sia del tipo per la sola produzione di ACS,
mentre il restante 30% siano impianti combinati per la produzione di ACS e riscaldamento
ambienti. La riduzione dei consumi annuali di energia termica è stata valutata come al
punto 1 per gli impianti combinati.
Per gli impianti per al sola produzione di ACS,
partendo dal consumo medio pro-capite di ACS giornaliero (ipotesi di cui sopra) e
considerando il numero medio di componenti per famiglia pari a 2,37 unità nell’anno 2004,
si è stimato il fabbisogno complessivo di ACS; su questo si è calcolato un risparmio medio
del 60%.
6. Per gli impianti solari installati volontariamente dal 2006 al 2012 sull’edilizia esistente a
prescindere dalle ristrutturazioni previste dal PRG si è ipotizzato che essi vengano installati
sul 20% del patrimonio edilizio esistente. La ripartizione ipotizzata vede sempre un 70% di
impianti per la sola produzione di ACS e un 30% di impianti combinati. Le ipotesi di lavoro
successive sono le stesse di cui ai punti 1 e 2.
140
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Il potenziale di risparmio è stimato per confronto con una situazione “Business as usual” cioè tale
da mantenere lo stesso consumo specifico medio annuo per climatizzazione invernale e produzione
di ACS dell’anno 2004 su tutti gli edifici, nuovi ed esistenti20.
In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 32.000 MWh/anno di energia termica sul
complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal Piano Regolatore Generale; per gli
interventi sul patrimonio edilizio esistente il risparmio previsto è di circa 121.000 MWh/anno.
Sommando i due benefici si ottiene un potenziale di risparmio pari a 153.000 MWh/anno ovvero
13.200 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari a circa il 14 % del consumo dei settori Civile
e Terziario insieme per la climatizzazione invernale e l’ACS nell’anno 2004.
Per quanto riguarda le emissioni evitate, esse sono state stimate dai consumi evitati considerando
per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto). Quindi partendo
dai dati energetici, con gli stessi fattori di emissione utilizzati nel Piano energetico, sono state
stimate le emissioni di CO2, di Protossido di Azoto e di Metano e quindi di CO2 equivalenti.
In tal modo si è stimato di poter risparmiare 6.600 tonn. di CO2 equivalente all’anno per il
complesso degli edifici (nuovi o in ristrutturazione) previsti dal PRG; per gli interventi sul
patrimonio edilizio esistente il risparmio previsto è di 24.800 tonn. di CO2 equivalente all’anno.
Le emissioni totali risparmiate ammonterebbero a 31.400 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari a
circa il 14 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme nell’anno 2004.
20
Si rileva che nel decennio storico in esame (1995-2004) i consumi termici specifici annui (cioè consumi per metro
quadrato anno) sono rimasti pressoché costanti e dunque in una ipotesi di consumi “business as usual”, al 2012 si
avrebbero gli stessi consumi specifici del 2004.
141
7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici…
7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess
(DPR 412 e successivi aggiornamenti)
Il Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 1993 denominato “Regolamento recante norme
per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli
edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia” è il decreto attuativo della legge n.10 del
1991. E’ stato poi aggiornato dal DPR 551/99 e recepito in regione con la Delibera 387/02.
Queste norme , fra le altre cose hanno :
 definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda;
 previsto periodica manutenzione degli impianti termici;
 previsto periodiche verifiche dello stato di esercizio e manutenzione degli impianti termici.
A seguito delle convenzioni stipulate con il Comune di Forlì, AGESS ha organizzato e organizza
tutt’ora (dal 16/06/03 fino al 15/06/07 come da convenzione) la gestione del DPR 412/93 e la sua
applicazione sul territorio comunale, attraverso le seguenti attività:
1. Ricevimento da parte delle ditte di manutenzione dei rapporti di controllo tecnico (Allegato
H e H bis del DPR 412) relativi all’impianto termico. In caso di “prescrizione” segnalata
nel rapporto di controllo, AGESS ha impostato una procedura che prevede l’invio di una
raccomandata all’utente (con copia al proprio manutentore) richiedendo l’adeguamento
urgente dell’impianto termico alla normativa vigente quantificando un termine di scadenza e
segnalando che nel frattempo è vietato l’utilizzo dell’impianto termico. Le raccomandate
sono gestite tramite data-base informatico e archivio cartaceo.
2. A seguito di un’anomalia segnalata in un Allegato come “prescrizione”, la procedura di
gestione sviluppata segue l’anomalia fino a che essa non è stata risolta: nella raccomandata
menzionata sopra si dà infatti all’utente un termine di scadenza tecnicamente realizzabile per
la messa in regola dell’impianto; scaduto tale termine si contatta direttamente il cliente e/o il
suo manutentore per verificare la situazione dell’impianto in esame.
3. Organizzazione delle verifiche degli impianti termici sul territorio. A settembre 2004 sono
iniziate le verifiche, dando priorità a quegli impianti che presentavano anomalie evidenziate
durante l’intervento di manutenzione.
4. Utilizzo e ottimizzazione del software voluto dalla Regione Emilia-Romagna e sviluppato
dal Comune di Rimini per la gestione del catasto impianti termici presenti sul territorio. Il
data-base è stato suddiviso in due distinti archivi: uno relativo al comune di Forlì e l’altro
relativo al restante territorio provinciale. Al fine di ottimizzare il software si è deciso di
distinguere un catasto utenze ed un catasto impianti, dove il catasto utenze è il catasto
originario costituito dalla utenze gas di Hera, mentre il catasto impianti termici viene
progressivamente alimentato dall’inserimento dati dei rapporti di controllo.
142
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
1. Prosecuzione delle attività in corso da parte di Agess che ha portato ai seguenti risultati per
l’anno solare 2005:

Numero totale impianti termici in territorio comunale: 34.000
di cui: 30.000 con potenza nominale minore di 35 kW
4.000 con potenza nominale maggiore di 35 kW;

Numero di verifiche eseguite: 1.272 (circa 100 verifiche/mese);

Numero di Allegati H ricevuti: circa 16.000;

Verifiche con esito negativo: 23 (corrispondenti a circa il 2% del totale effettuato);

Anomalie più frequentemente riscontrate da rapporto di controllo tecnico (all. H):
a)
Apertura ventilazione insufficiente (circa il 70% del totale);
b)
Rifiuto analisi fumi e rendimento di combustione (circa il 20% del totale);
c)
Mancanza porta REI 120 (circa il 5% del totale);
d)
Rifiuto bollino calore pulito (circa il 3% del totale);
e)
Tiraggio insufficiente (circa l’ 1% del totale);
f)
Monossido di carbonio superiore al limite (circa l’ 1% del totale).
2. Incremento del numero di verifiche effettuate mensilmente.
La Deliberazione della Giunta Regionale 387/02 richiede infatti per gli Enti Locali, con
riferimento al biennio 2002-2003, il controllo di almeno il 15 % degli impianti termici
presenti nel territorio di competenza. Considerando circa 34.000 impianti nel Comune di
Forlì il n° teorico di verifiche in un biennio richiesto dalla Regione ammonta a circa 5.100;
pertanto si dovrebbe teoricamente organizzare un numero di verifiche pari a circa 212 al
mese. Considerando che un verificatore può eseguire mediamente circa 100 verifiche al
mese, occorrerebbero due verificatori impegnati a tempo pieno.
3. Studio di incentivi per il rinnovo del parco caldaie con caldaie a gas ad alta efficienza come
le caldaie a condensazione o a biomasse (queste ultime soprattutto per utenze isolate
attualmente funzionanti a GPL).
4. Studio della possibilità di creare un supporto istituzionale alla figura del verificatore.
5. Analizzare con gli Enti Locali una procedura per gestire le eventuali sanzioni da inoltrare
agli utenti inadempienti agli obblighi di legge.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
1. Finanziamenti agevolati per la sostituzione di caldaie obsolete con impianti ad alta
efficienza.
2. Accordi con le Associazioni di Categoria per tariffe agevolate di assistenza/manutenzione
caldaie per le classi sociali più deboli.
143
7.3.3 Scheda 3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici…
OBIETTIVI DELL’AZIONE
1.
2.
3.
4.
Soddisfare i requisiti legislativi ed in particolare la Delibera Regionale
Migliorare ulteriormente la sicurezza degli impianti termici
Riqualificazione del parco caldaie comunale
Riduzione dei consumi e delle emissioni del settore Civile e Terziario.
COSTI E BENEFICI ATTESI
I benefici attesi dall’azione descritta nella presente scheda sono di due tipi:
1. Qualitativo, cioè mirante alla tutela della salute e dell’incolumità delle persone e delle cose,
grazie ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza degli impianti termici.
2. Quantitativo, cioè mirante al contenimento dei consumi di energia degli edifici e delle
conseguenti emissioni in termini di gas ad effetto serra.
Le stime effettuate nella Deliberazione della Giunta Regionale 387/02 (attuazione del DPR
412/93 e successive integrazioni) prevedono un risparmio energetico conseguente all’
adozione delle migliori tecnologie e migliori pratiche di gestione degli impianti termici
(progettazione, installazione, esercizio, manutenzione e controllo degli stessi). A livello di
Regione tale risparmio sarebbe dell’ordine di 140.000 tonnellate equivalenti di petrolio
all’anno conseguibili nell’arco di 10 anni.
Da questo valore si è stimato il valore di risparmio ottenibile a livello comunale su base
annua nell’arco di 8 anni, nel periodo 2005-2012, riproporzionando la cifra in base al
numero di impianti presenti in Comune soggetti alle procedure di controllo (30.000 impianti
di potenza inferiore ai 35 kW) rispetto al totale degli impianti presenti in Regione, pari a
1.348.995.
Se ne deduce un risparmio energetico annuo stimato in circa 28.800 MWh corrispondenti a
circa 2.500 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 2,61 % dei consumi totali dei
settori Civile e Terziario nell’anno 2004.
Il risparmio in termini di emissioni di gas ad effetto serra è stimato pari a circa 5.900 tonn.
di CO2 equivalenti, corrispondenti al 2,56 % delle emissioni complessive da combustibili
dei settori Civile e Terziario nell’anno 2004.
Viene infine valutato il risparmio conseguibile in seguito all’adozione di caldaie a condensazione a
seguito di incentivi comunali:
1. Si suppone che nel patrimonio edilizio esistente si proceda ad una sostituzione di caldaie
aventi un rendimento medio η = 88 % con caldaie a condensazione di rendimento ipotizzato
η = 99 %. Si ipotizza che nel periodo 2006-2012 tale sostituzione possa avere luogo sul 5%
degli impianti termici presenti in territorio comunale, ritenute in prima approssimazione
responsabili del 5% dei consumi dei settori Civile e Terziario.
Il risparmio ottenibile ipotizzando di sostituire caldaie che comunque sono già a metano è
stimato in 530 tep/anno corrispondenti in termini di emissioni a 1.200 tonn. di CO2
equivalente /anno
144
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
2. Per quanto riguarda i nuovi edifici previsti da PRG, si è ipotizzato che sull’80% di essi si
installino caldaie a condensazione (η = 99 %) e si è valutato il risparmio rispetto al
rendimento medio di una moderna caldaia a metano reperibile sul mercato pari a η = 92 %.
Il risparmio ottenibile è in tal modo stimato in 410 tep/anno, corrispondenti in termini di
emissioni a 980 tonn. di CO2 equivalente/anno.
Complessivamente gli interventi sulle caldaie, stimolati da incentivi comunali potrebbero portare ad
un risparmio annuale pari a 940 tonnellate di petrolio equivalenti, ovvero ad una riduzione annuale
delle emissioni pari a 2.200 tonnellate di CO2 equivalente. Tali risultati corrisponderebbero a quasi
l’1% dei consumi e delle emissioni imputabili a riscaldamento e produzione di ACS nel 2004.
145
7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
Su questi temi il Piano Energetico Comunale recepisce integralmente gli indirizzi e le azioni
proposte dal Piano Generale del Traffico Urbano, dai relativi Piani Particolareggiati e dal Piano del
Trasporto Pubblico. Il Piano Generale del Traffico Urbano è stato introdotto nella Legislazione
Nazionale con l’art. 36 del Nuovo Codice della Strada del 1992.
Si configura come un piano programma il cui aggiornamento biennale impone un monitoraggio
costante dei risultati ottenuti nonché la continua valutazione/revisione degli interventi proposti da
cui derivare eventuali aggiornamenti. Gli obiettivi che il PGTU si prefigge sono:
 Il miglioramento delle condizioni della circolazione;
 Il miglioramento della sicurezza stradale;
 La riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico;
 Il risparmio energetico.
La Legge Ragionale 15/94 ne amplifica gli obiettivi sottolineando l’importanza di favorire l’uso del
mezzo pubblico ed incrementare l’efficienza del trasporto pubblico locale (TPL).
Tra le leggi e gli accordi che influenzano gli indirizzi e le strategie del PGTU in corso di
approvazione si ricordano:
1. Il DM 60/02 che fissa la soglia limite di 50 mg/m3 per le PM10;
2. Il DPCM 14.711/97 che fissa i limiti per l’inquinamento acustico;
3. Il terzo accordo per la qualità dell’aria del Settembre 2004 per la gestione dell’emergenza da
PM 10 e per il progressivo allineamento ai valori fissati dal DM 60/02;
4. Il DM del Marzo 98 “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”che istituisce per imprese ed
enti locali con più di 300 dipendenti la figura del Mobility Manager col compito della
definizione degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti al fine di organizzare e
razionalizzare la mobilità, riducendo l’uso del mezzo privato individuale e limitando la
congestione da traffico. Inoltre tale decreto incentiva forme organizzate di uso collettivo
ottimale delle autovetture (car-pooling) e forme di multiproprietà delle autovetture destinate
ad essere utilizzate da più persone (car-sharing);
5. Il D.Lgs. 422/97 che consente agli enti locali l’impiego di autovetture in sostituzione degli
autobus (taxi collettivo).
146
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Le strategie efficaci dal punto di vista energetico-ambientale previste dal PGTU possono essere
come di seguito sintetizzate:

Riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo
l’utilizzo della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di
mobilità ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi
collettivo.
In particolare è prevista la realizzazione di una notevole estensione ed infittimento della rete
ciclabile con il collegamento dei tratti esistenti, anche nelle aree più decentrate del comune; la
realizzazione di strumenti che evitino il pericoloso conflitto della circolazione ciclabile con
quella veicolare; la realizzazione di corsie preferenziali per il trasporto pubblico nelle zone in
cui questo è maggiormente rallentato dalla congestione del traffico; la realizzazione di
parcheggi periferici di interscambio con autobus e mezzi a basso inquinamento.
A fronte della rosa di interventi prospettati si ritiene credibile una riduzione nell’uso dell’auto
privata per gli spostamenti di lavoro/studio pari al 12 % passando dal 65 % di persone che usa
l’automobile privata oggi ad un 52,9%.

Riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione
nell’uso di carburanti meno inquinanti o di veicoli ad emissioni ridotte o nulle eliminando nel
periodo di attuazione del piano (2 anni) il 90 % delle auto non catalizzate in circolazione e
raddoppiando la percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici.
In particolare si intende facilitare l’utilizzo dei biocarburanti come il biodiesel (in sostituzione
del gasolio), il bioetanolo (in sostituzione della benzina) e di carburanti puliti come il gasolio
bianco sia nelle flotte di autobus circolanti, sia nei mezzi privati.

Ampliamento delle zone pedonali e/o zone a traffico limitato con un obiettivo minimo non
inferiore al:
1. 10% del territorio urbano entro il periodo di attuazione del Piano Energetico
Ambientale (2012);
2. 2% dell’urbanizzato nel periodo di validità del PGTU.
Già con l’obiettivo del 2% sarebbe incluso tutto il centro storico ed inoltre le strade residenziali
a 30 km/h individuate nella delibera comunale 416/04.

Fluidificazione della circolazione nelle intersezioni maggiormente congestionate al fine di
ridurre la concentrazione d’immissione degli agenti inquinanti.

Predisposizione di un Piano del Trasporto Pubblico, in collaborazione con ATR, che prevede
un potenziamento delle linee con l’obiettivo di aumentare il numero di utenti, servire
maggiormente l’autostazione, creare nuovi collegamenti, tutelare le aree urbane con mezzi a
minore impatto ambientale.

Realizzazione di un centro distribuzione merci in ambito urbano (CDU) denominato “Transit
Point” per la distribuzione delle merci in ambito urbano con mezzi a basse emissioni
inquinanti.
Tale centro sorgerà in via Gordini nei pressi del casello autostradale, dove già esiste il Centro
Logistico.
L’obiettivo sarà per i negozi e le attività convenzionate su richiesta, di stoccare le merci in
arrivo prevalentemente dall’autostrada e organizzare/ottimizzare la distribuzione in ambito
urbano presso i vari punti vendita. Questa modalità di distribuzione, ottimizzata ed a basse
147
7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
emissioni, sarà agevolata a scapito delle forme tradizionali. Il centro logistico sarà dotato di
una flotta di mezzi a limitato impatto ambientale (inizialmente 4 mezzi ed a regime circa 25
mezzi) equipaggiati con GPS e gestiti da una centrale operativa.
Si ritiene che tale forma di distribuzione, ottimizzata a livello di gestione ed effettuata con
veicoli a basso impatto ambientale, possa portare ad una riduzione delle emissioni non soltanto
a livello locale di area urbana, ma anche a livello globale (emissioni di gas ad effetto serra).
Altra strategia non direttamente contemplata dal PGTU ma prevista come grande infrastruttura a
servizio sovracomunale e che sorge nel Comune di Forlì è:

Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva che fungerà da supporto ai
grandi centri intermodali della Regione. Esso consentirà una significativa razionalizzazione del
trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle emissioni del settore
Trasporti. Tale riduzione tuttavia avverrà a livello di sistema paese e forse anche a livello di
regione: localmente invece il traffico e le emissioni di gas climalteranti aumenterebbero come
osservato dallo “Screening ambientale” sul Polo Produttivo di Villa Selva, commissionato da
Querzoli s.c.r.l e Ferretti S.p.A allo Studio Associato Preger dell’Ing. Neri.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
1. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento
ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area
ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera,
Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato.
In particolare l’azione “Potenziare la rete di mezzi pubblici e prevedere l’utilizzo di quelli a
basso impatto” prevede come interventi:
 Attivare un coordinamento dei Mobility Manager delle ditte insediate per incentivare
le modalità di trasporto collettivo (car pooling e car sharing) al fine di
decongestionare il traffico.
 Creare un sito web per sensibilizzare aziende e privati e raccogliere richieste per
l’utilizzo di servizi di noleggio mezzi e delle mobilità collettiva.
 Promuovere la graduale sostituzione dei mezzi pubblici con mezzi eco-compatibili
fino all’obiettivo del 50%.
2. Incentivazione all’uso di carburanti meno inquinanti o di veicoli ad emissioni ridotte o nulle
(veicoli elettrici, a batterie e/o celle FV, veicoli ad idrogeno);
3. Incentivazione alla sostituzione di motoveicoli inquinanti;
4. Incentivi all’uso di biocarburanti e carburanti puliti, soprattutto quelli sostitutivi del diesel
(biodiesel e diesel bianco);
5. Agevolare, tramite finanziamenti, l’adozione di dispositivi che riducano le emissioni di
particolato da parte dei motori diesel con carburante tradizionale;
6. Disincentivare l’uso dei mezzi diesel con combustibile tradizionale tramite un uso restrittivo
dei permessi;
7. Accordo di Programma con ATR per predisporre un Piano per il Trasporto Pubblico, come
sopra citato.
8. Accordi con i distributori di metano e GPL per favorire l’uso di tali carburanti;
9. Continuare i provvedimenti di erogazione di contributi per l’acquisto di biciclette elettriche
a pedalata assistita;
10. Convenzioni con Associazioni di Categoria che tutelino e controllino che esegue i controlli
per l’ottenimento del bollino blu;
148
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
11. Incentivi finanziari per le attività di car-sharing;
12. Accordo di programma tra il Comune e associazioni di commercianti e trasportatori per il
funzionamento del CDU;
13. Accordo di programma tra Comune, ATR e aziende interessate per offrire ai propri
dipendenti tariffe agevolate nell’uso del mezzo pubblico per gli spostamenti casa-lavoro.
OBIETTIVI DELL’AZIONE
Gli obiettivi che il Piano Energetico Ambientale vede nelle iniziative citate sono così sintetizzabili:

La riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra ovvero dell’inquinamento a livello globale:
si osserva che le azioni selezionate e sopra descritte nascono con l’obiettivo principale di
ridurre gli inquinamenti acustico e atmosferico nell’area urbana. In particolare si perseguono
gli obiettivi indicati nei decreti legislativi ambientali vigenti, interessanti sia l’attività di
riduzione degli agenti inquinanti sia il loro monitoraggio nel tempo.
Non sempre gli interventi volti a ridurre l’inquinamento atmosferico urbano hanno come
risultato una parallela riduzione delle emissioni di gas serra. A tale proposito si potrebbero
citare:
1. il previsto rinnovo del parco veicolare non catalizzato con mezzi catalizzati: il
catalizzatore di per sé limita in modo efficace le emissioni di monossido di carbonio,
di idrocarburi incombusti e di ossidi di azoto, ma non quelle di anidride carbonica,
che al limite vengono invece leggermente aumentate. Non per questo tuttavia il
Piano Energetico disincentiverebbe tale intervento.
2. Le Zone a Traffico limitato e il nuovo Sistema Tangenziale di Forlì, con l’Asse di
Arroccamento e il potenziamento della via Cervese, hanno indiscutibili vantaggi a
diversi livelli quali la qualità dell’aria nell’area urbana, il miglioramento dello
scorrimento veicolare, soprattutto quello di attraversamento sovracomunale, il
miglioramento della sicurezza in ambito urbano. Tuttavia non è possibile ascrivere a
questi interventi un miglioramento dal punto di vista di una significativa riduzione
dei consumi o delle emissioni di gas climalteranti, che al limite sono soltanto
spostate di qualche chilometro e rimangono all’interno del territorio comunale.
Anzi, volendo essere precisi è indiscutibile che ogni intervento di potenziamento si
porta dietro un corrispondente incremento dei flussi di traffico e conseguenti
emissioni.
 Il risparmio energetico conseguente a:
1. l’utilizzo di biocarburanti;
2. il controllo periodico dell’efficienza dei motori a combustione;
3. la razionalizzazione dell’uso dei mezzi di trasporto e delle sedi stradali ottenibile mediante il
potenziamento del trasporto collettivo ed organizzato e della bicicletta, la riduzione dei
percorsi, la fluidificazione del traffico; l’ampliamento delle ZTL.
149
7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
COSTI E BENEFICI ATTESI
Sono state effettuate alcune stime relativamente ai potenziali di risparmio energetico e di emissioni
conseguibili a seguito di alcuni degli interventi proposti.
1. In primo luogo si è partiti dall’ipotesi secondo cui nel PGTU si ritiene credibile una
riduzione nell’utilizzo dell’auto privata per spostamenti di lavoro/studio del 12% a favore
della bicicletta, del mezzo pubblico e di altre modalità ecocompatibili, passando dall’attuale
64,9% al 52,9%.
Si sono utilizzate le seguenti ipotesi di lavoro:
 Si è partiti dalle quantità di carburanti vendute in territorio comunale negli anni
1993-2004, come da dati utilizzati per la prima parte del Piano Energetico e si è
stimata con trend lineare (business as usual) il consumo complessivo al 2012.
 Si è ipotizzato che di tale consumo complessivo di carburanti siano responsabili per
il 75% autovetture private. Infatti dalla composizione media del parco veicolare
della regione Emilia-Romagna nell’anno 2004 (dato A.C.I.) si rileva che le
autovetture sono il 75% di tutti i veicoli. Per semplicità si è considerato che tale
percentuale coincida anche con la percentuale dei consumi delle autovetture rispetto
al consumo complessivo di tutti gli autoveicoli in Comune.
 Infine si è ipotizzato che per gli spostamenti casa-lavoro di tali autovetture private
sia utilizzato il 60% del combustibile totale da esse consumato.
Utilizzando il fattore del 12% per la percentuale di riduzione, si è stimato un risparmio pari
a circa 4.100 tonnellate equivalenti di petrolio l’anno rispetto ad una situazione di b.a.u. nel
2012.
La percentuale di risparmio corrisponde a circa il 5,4 % dei consumi totali di combustibili al
2012.
Poi si è stimato, con gli opportuni fattori di emissione, il risparmio nelle emissioni di gas ad
effetto serra, pari a circa 12.700 tonn. di CO2 equivalente, corrispondenti a circa il 5,4 %
delle emissioni totali del 2012.
2. Poi si è stimato lo scenario ottenibile a fronte del previsto raddoppio della percentuale di
utilizzo dei carburanti ecologici (ipotizzando un raddoppio dei carburanti ecologici di uso
comune: metano e GPL). Si è anche formulata l’ipotesi aggiuntiva (non contemplata dal
PGTU) di poter raggiungere un utilizzo di biocarburanti (quali etanolo e biodiesel) pari al
5% del totale dei consumi nel 2012.
Si sono utilizzate le seguenti ipotesi di lavoro:
 Si è partiti dal dato di fabbisogno complessivo di energia nel settore Trasporti al
2012, stimato con interpolazione lineare sui dati storici;
 A fronte del raddoppio della quantità di energia fornita da metano e GPL e a fronte di
un utilizzo di biocarburanti pari al 5% dei consumi complessivi, si sono considerate
corrispondenti riduzioni nell’uso di gasolio e benzina verde, con ripartizione tra
gasolio e benzina rispecchiante la situazione attuale.
A livello di consumi, la quantità di energia da fornire rimane invariata rispetto alla
situazione di b.a.u., ma con il 5% di biocarburanti si ha una riduzione nella dipendenza dai
combustibili fossili quantificabile in circa 3.800 tep.
Il risparmio a livello delle emissioni appare consistente e derivante da:
 Raddoppio delle quote di consumo di GPL e metano a scapito di benzina e gasolio:
si osserva che i fattori emissivi a livello di gas serra vedono, a parità di energia
150
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
prodotta, al primo posto il gasolio, al secondo la benzina, al terzo il GPL ed infine il
metano.
 Si è considerata nulla l’emissione dei biocombustibili (biodiesel, bioetanolo, etc.) dal
momento che essi nel loro ciclo di vita hanno assorbito la stessa quantità di anidride
carbonica che poi riemettono all’atto della combustione a fini energetici. Dunque il
bilancio della CO2 è in pareggio per tali combustibili.
In questo modo si è stimato che, a fronte di tali interventi, nel 2012 i consumi di
combustibili rimarrebbero invariati rispetto a quelli computati per il 2004. Però si avrebbe
un risparmio sulle emissioni di 15.100 tonn. di CO2 equivalenti, corrispondente al 6,4 %
delle emissioni totali del settore stimate con criterio b.a.u. per il 2012.
3. In seguito si è valutato il vantaggio in termini di emissioni di gas serra conseguente al
progetto di realizzare la completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto
del Comune di Forlì e di quello di Hera S.p.A. Tale progetto sarebbe supportato dalla
contemporanea realizzazione di una stazione di rifornimento specificamente attrezzata per
autobus, la quale oltre a servire i mezzi di ATR, del Comune e di Hera, sarebbe aperta
anche ai privati cittadini per il rifornimento dei propri veicoli a metano. Per quanto concerne
il parco autobus di ATR, costituito da 40 autobus a gasolio che verrebbero interamente
convertiti a metano, si è utilizzato lo studio commissionato dal Comune di Forlì all’Ing.
Manghi di Reggio Emilia. Secondo la scansione temporale prevista dallo studio (ed
ipotizzando di partire con il progetto nel 2007), nel 2012, cioè al sesto anno, si avrebbe la
metanizzazione di 30 dei 40 autobus previsti. Considerando una percorrenza media annua
per autobus pari a 46.800 km, si avrebbe un chilometraggio totale pari a 1.404.000 km.
In termini di emissioni di gas serra (CO2 e CH4) si avrebbe un risparmio dello 0,88%,
equivalente ad un risparmio annuo di circa 22 tonn. di CO2 equivalente21.
Per quanto concerne i mezzi del Comune, con una percorrenza annua complessiva di
559.524 km, si è ipotizzato in prima approssimazione che la metà siano dotati di motore a
benzina e l’altra metà siano a gasolio. Dal momento che il vantaggio in termini di emissioni
di gas serra per gli autoveicoli passando da gasolio a metano è irrisorio, si è calcolato
soltanto il risparmio derivante dalla conversione dei mezzi a benzina, responsabili in prima
approssimazione della metà del chilometraggio complessivo, ovvero di 279.762 km.
Data l’eterogeneità del parco mezzi comunali si è ipotizzato per i calcoli che siano
autovetture di media cilindrata (circa 1.6 litri) e si sono calcolati, come da tabelle dell’Ing.
Manghi, i risparmi ottenibili, pari a circa 14 tonn. di CO2 equivalente/anno.
4. Infine si sono valutati i benefici ottenibili in seguito alla realizzazione del centro
distribuzione merci in ambito urbano (CDU), in base al “Progetto preliminare per
l’inserimento di una piattaforma di distribuzione urbana delle merci nel Comune di Forlì” il
cui studio di fattibilità è stato realizzato da “TRT Trasporti e Territorio s.r.l.”
21
Mentre per gli altri inquinanti il vantaggio ambientale del metano rispetto al gasolio è rilevante, con riduzioni, a parità
di km percorsi, dell’ordine del 98% per gli ossidi di azoto, del 46% per il monossido di carbonio, del 97% per le PM10,
dell’85% per gli idrocarburi non metanici, per la CO2 il vantaggio è molto più contenuto.
Infatti se da un lato a parità di combustibile utilizzato (contenuto energetico) la combustione del metano per
autotrazione veicolare da luogo ad una consistente riduzione delle emissioni di gas serra, dell’ordine del 15-30%,
tuttavia un’auto a metano ha consumi energetici dell’ordine del 40% superiori rispetto ad una di corrispondente potenza
alimentata a gasolio. Conseguentemente, valutando la situazione a parità di km percorsi si rileva che il vantaggio del
metano rispetto al gasolio è molto ridotto: nel caso degli autobus dello studio considerato non raggiunge l’1% e per
alcune autovetture è addirittura inesistente (Fonte: “Guida al risparmio di carburante ed alle emissioni di CO2”
realizzata dai Ministeri delle Attività Produttive, dell’Ambiente e delle Infrastrutture e dei Trasporti in attuazione del
DPR 17/02).
151
7.3.4 Scheda 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
Tralasciando i benefici di tipo finanziario, fortemente dipendenti dai volumi di traffico che
potrebbero essere gestiti dal CDU, i benefici di tipo pubblico e sociale sono riconducibili da
un lato alla diminuzione dei mezzi in circolazione, dall’altro all’utilizzo di veicoli alimentati
a metano e dunque con emissioni inquinanti molto ridotte rispetto ai tradizionali mezzi a
gasolio. I benefici pubblici e sociali sono presenti sempre, anche con una taglia minima di
progetto, mentre per avere benefici finanziari è necessario superare un soglia minima nella
taglia del progetto.
Sono state effettuate valutazioni sui risparmi ottenibili nell’ipotesi di un dimensionamento
del servizio in grado di soddisfare il 100% della domanda di mercato potenziale attuale,
inclusa la filiera del fresco. Infatti nonostante il progetto sarà realizzato per gradi, in stadi
successivi, si ritiene plausibile una sua completa operatività al 2012.
In base alla tabella 4.8 dello studio citato, i mezzi in circolazione per la distribuzione merci
in ambito urbano, prevalentemente mezzi leggeri (massa complessiva a pieno carico
inferiore ai 35 quintali) passerebbero da 167 veicoli/giorno (dato minimo, in una ipotesi di
lavoro cautelativa) a 65 veicoli/giorno22.
Si avrebbe dunque una riduzione del numero di veicoli necessari superiore al 60%.
Il tempo totale di consegna al giorno passerebbe da 242 ore a 191 ore, con una riduzione dei
tempi pari al 21%.
Infine la distanza totale percorsa giornalmente passerebbe da 2.721 km a 1.793 km, con una
riduzione pari al 34%. Poiché si utilizzerebbero veicoli tipo Iveco Daily 35 con portata utile
di circa 1.000-1.200 kg, alimentati a metano23 si avrebbe un risparmio in termini di
emissioni di CO2 pari a circa 78 tonn./anno.
Il vantaggio computato deriva dal risparmio in termini di percorrenza chilometrica annua,
considerando gli stessi mezzi in entrambe le situazioni e sulla base di 285 giorni di
operatività annui.
22
Si noti che il numero di 65 veicoli eq./giorno, stante una media giornaliera di circa 2 giri per veicolo,
corrisponderebbe ad una flotta di veicoli necessari pari a circa 32-33 unità.
23
Poiché l’alimentazione a metano, rispetto a quella a gasolio, per veicolo analogo come detto non da
benefici rilevanti in termini di riduzione di gas serra, si sono considerate le emissioni dichiarate su veicoli
simili a quelli citati, alimentati a gasolio, pari a 296 gr CO2/km.
152
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì:
programmazione e monitoraggio
Il Teleriscaldamento è un sistema di riscaldamento a distanza di un quartiere o di una città che
utilizza il calore prodotto da varie unità di potenza dislocate nel territorio e che possono essere:
centrali termiche, unità cogenerative, pompe di calore o sorgenti geotermiche.
Il calore viene
distribuito agli edifici tramite una rete di tubazioni ad alta coibenza in cui fluisce l'acqua calda e
tubazioni di ritorno per l’acqua fredda. Le caldaie condominiali vengono sostituite da scambiatori
di calore allacciati alla rete di teleriscaldamento.
In particolare una rete di teleriscaldamento si rivela conveniente quando esistono utenze consistenti
e vicine tra loro, come nel caso di una realtà urbana-industriale ed esiste la possibilità di sfruttare
cadute di calore localmente presenti, come nel caso del Comune di Forlì per il termovalorizzatore di
Hera o le sorgenti fredde (acque reflue del depuratore e acque di falda) per alimentare pompe di
calore. Inoltre se la rete necessita di ulteriori unità di potenza, la soluzione migliore consiste nel
realizzare unità cogenerative a gas.
Infatti, unendo in un unico impianto la produzione di energia elettrica e la produzione di calore, la
cogenerazione sfrutta in modo ottimale l'energia primaria dei combustibili: la frazione di energia a
temperatura più alta viene convertita in energia pregiata (elettrica) e quella a temperatura più bassa,
invece di essere dispersa nell'ambiente come calore di scarto, viene resa disponibile per applicazioni
termiche appropriate.
A livello normativo il Teleriscaldamento viene attualmente promosso da direttive Europee e
corrispondenti leggi nazionali e regionali. In particolare viene espressamente citato nelle seguenti:
Decisione 2002/358/CE
Adozione del Protocollo di Kyoto – Riduzione dei Gas Serra.
Direttiva 2004/8/CE
Promozione della Cogenerazione – Recupero di energia termica.
Legge Regionale 23 dicembre 2004, n. 26
Attuazione Piano Energetico Regionale dell’Emilia Romagna – Promozione allo sviluppo di reti
Teleriscaldamento, impianti di Cogenerazione e Pompe di Calore.
153
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Lo sviluppo del teleriscaldamento nel territorio del Comune di Forlì è stato promosso con la
variante generale al PRG approvata con deliberazione della Giunta Provinciale n. 6819/28 del
28/01/2003.
Il Consiglio Comunale di Forlì, con deliberazione n.71 del 27/04/2004 ha approvato l’accordo
Quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A. per la “realizzazio ne di interventi per il risparmio
energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con particolare riferimento alle reti di
teleriscaldamento”. L’accordo tra le parti è stato poi stipulato il 18 Novembre 2004.
Il Consiglio Comunale di Forlì, successivamente con deliberazione n. 50 del 13 marzo 2006 ha
approvato “l’Accordo attuativo dell’accordo quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A.”, definendo
il programma di interventi per lo sviluppo della rete del Teleriscaldamento.
Le aree in cui esistono le con
dizioni tecnico-economiche per realizzare un mpianto
i
di
teleriscaldamento con centrali cogenerative ad alto rendimento sono:
 Aree industriali dismesse oggetto di riqualificazione e zone limitrofe;
 Foro Boario;
 Polo Tecnologico Aeronautico;
 Polo Trasportuale (Pieve Acquedotto);
 Termovalorizzatore;
 Campus Universitario (ex Ospedale Morgagni);
 Polo Ospedaliero Vecchiazzano (verrà esaminata una possibile espansione).
Area interessata dallo sviluppo della rete di teleriscaldamento:
154
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Principali dati di Progetto
Volumetria Potenziale:………………………………………………………………….6,270 Mln mc
Volumetria Allacciabile (2005-2015)………………………………………………......4,390 Mln mc
Appartamenti Equivalenti all. (300 mc cad.) …………………………………………………..14.600
(corrispondenti a circa il 30% delle unità abitative presenti in territorio comunale)
Potenza Termica Allacciabile…………………………………………………………….131.000 kW
Potenza Termica di punta………………………………………………………………….86.000 kW
Energia Termica Erogata Annua……………………………………………………….131.000 MWh
Rete di distribuzione primaria……………………………………………………………….28.500 m
Rete di distribuzione secondaria…………………………………………………………….90.000 m
Tabella 39-Principali unità di potenza del sistema di teleriscaldamento
Ore funz.
Potenza
Termica
Energia Termica
(h/anno)
(MWt)
(MWht/anno)
Termovalorizzatore
1.500
20
30.000
Pompa di Calore e Cogeneratore
3.000
20
60.000
Serbatoi di Stoccaggio Acqua Calda
3.000
15
Integrazione
55
90.000
3.000
6
18.000
Centrali Cogenerative
2.000
5
10.000
Centrali Termiche
650
20
13.000
86
131.000
Dettaglio Poli di Produzione Energetica
Polo 1 – Zona Nord
Totale
Polo 2 – Zona Sud
Pompa di Calore e Cogeneratore
Centrali dislocate sul territorio
Totale
Fonte: Hera S.p.A.
155
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
L’intervento prevederà le seguenti azioni in successione:
1. Realizzazione, nel triennio 2005-2008 delle prime isole di Teleriscaldamento, individuate
come di seguito:
a) Zona Campus Universitario
b) Zona Foro Boario
c) Zone WTE – Fiera
Volumetria Allacciata
Appartamenti Equivalenti (300 mc cad.)
Potenza Termica Allacciata
1,600 Milioni di metri cubi
5.300
47.800 kW
2. Connessione in rete delle prime isole di Teleriscaldamento e sviluppo della rete secondo i
dati del progetto di massima sopra illustrato.
3. Verifica della percentuale di diffusione/penetrazione nel tempo e relative calcoli di
riduzione dei consumi e delle emissioni di gas ad effetto serra.
Sarà necessaria una collaborazione con Hera per il monitoraggio annuale dei consumi di
combustibile e per effettuare confronti con i consumi storici degli impianti di
riscaldamento/raffrescamento autonomi effettuati negli ultimi anni per gli edifici esistenti;
per gli edifici nuovi sarà effettuato un calcolo di simulazio ne dei consumi con
riscaldamento tradizionale per confrontarlo con i consumi effettivi realizzati con
l’allacciamento al teleriscaldamento, onde poter effettuare un confronto.
Per monitorare le emissioni inoltre saranno effettuate misure con cadenza semestrale
sulle unità di potenza del sistema di teleriscaldamento, come già avviene in altre città per
impianti simili.
Per tutti gli aspetti citati si rimanda comunque ad un futuro accordo di monitoraggio da
stipularsi tra Hera, Comune di Forlì e Agess.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
1. Come sopra ricordato, il Consiglio Comunale di Forlì, con deliberazione n.71 del
27/04/2004 ha approvato l’accordo Quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A. per la
“realizzazione di interventi per il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili
con particolare riferimento alle reti di teleriscaldamento”. L’accordo tra le parti è stato poi
stipulato il 18 Novembre 2004.
2. Come sopra ricordato, il Consiglio Comunale di Forlì, con deliberazione n. 50 del 13 marzo
2006 ha approvato “l’Accordo attuativo dell’accordo quadro fra Comune di Forlì ed Hera
S.p.A.”, definendo il programma di interventi per lo svilupp
o della rete del
Teleriscaldamento
2. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento
ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area
ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera,
Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato.
In particolare l’obiettivo “Razionalizzazione dei consumi energetici” pone tra le azioni:
“Prevedere il teleriscaldamento”.
156
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
3. Come sopra descritto si prevede la stipula di un accordo di monitoraggio tra Hera, Comune
di Forlì e Agess ed eventualmente altre società/enti portatrici di interessi, quali ad esempio
Associazioni di Consumatori.
OBIETTIVI DELL’AZIONE
Gli obiettivi della presente azione sono sintetizzabili in questo modo:
1.
Realizzare un considerevole risparmio nei consumi di combustibile per il riscaldamento nei
settore Civile-Residenziale, Industriale ed anche una conseguente autoproduzione di energia
elettrica in cogenerazione.
2.
Ridurre le emissioni sia di gas ad effetto serra, sia degli inquinanti più pericolosi in ambito
urbano quali PM 10, ossidi di Azoto e monossido di carbonio, contribuendo in tal modo ad
un sensibile miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano.
3.
Contribuire strategicamente ad una maggiore autosufficienza energetica del Comune, che
attingendo a fonti energetiche rinnovabili (sorgenti fredde di calore) o comunque gratuite
(calore di scarto del Termovalorizzatore) ed utilizzando anche per le unità che bruciano
metano tecnologie ad alto rendimento, realizza una maggiore autosufficienza energetica.
4.
Aumentare la sicurezza degli impianti termici. Gli edifici allacciati al sistema di
teleriscaldamento saranno raggiunti unicamente da tubazioni di acqua ad una temperatura
massima di 90°C per la mandata e tubazioni di ritorno a temperatura massima di 60°C.
Quindi, per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, ogni unità abitativa o
produttiva sarà dotata unicamente di uno scambiatore di calore acqua-acqua (oppure anche
senza scambiatore di calore, con allacciamento diretto alla rete secondaria) con dispositivo
contacalorie in luogo delle tradizionali centrali termiche a combustione e di eventuali (ancor
più energivori ed inquinanti) boiler elettrici. Si eliminano quindi totalmente i possibili rischi
di scoppi ed incendi e gli oneri di manutenzione dovuti alla presenza di caldaie e boiler entro
le mura domestiche.
5.
Razionalizzazione del riscaldamento domestico: rispetto a situazioni di riscaldamento
centralizzato non dotate di dispositivi di regolazione e contabilizzazione autonoma, si
ottiene la comodità di regolazione ed utilizzo tipiche di una caldaia autonoma. Il sistema di
regolazione individuale permette all’utente di regolare la durata e la temperatura
dell’impianto d’utenza secondo le proprie esigenze, in modo semplice e affidabile con
cronotermostati e valvole di zona.
Inoltre l’impianto verrà realizzato secondo le più recenti tecnologie, in modo da poter avere
una temperatura di ritorno dalla singola unità anche relativamente bassa, tale da consentire
senza problemi l’adozione di m
i pianti di riscaldamento
a bassa temperatura (ad
irraggiamento) ed anche l’integrazione con altri sistemi di riscaldamento a fonti rinnovabili,
quali i pannelli solari termici.
6.
Consentire un efficiente recupero di calore dal nuovo termovalorizzatore di ambito in corso
di realizzazione da parte di Hera S.p.A.
Tale impianto, la cui opportunità d’essere non viene esaminata e discussa nell’ambito del
presente lavoro (in quanto esso risulta già approvato dalle autorità competenti), nasce con
l’unico obiettivo di smaltire rifiuti solidi urbani di Forlì e Provincia: il recupero energetico
157
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
nasce a valle di questa esigenza, con l’obiettivo di recuperare calore di processo, attingendo
ad una fonte di energia gratuita, altrimenti sprecata. Tuttavia proprio la progettazione
contemporanea dell’impianto e dei dispositivi a valle per il recupero energetico, consentirà
di ottimizzare gli interventi con notevoli risparmi, rispetto ad interventi di tipo retrofit, quali
quelli realizzati nel corso dell’ultimo decennio sull’ inceneritore attualmente esistente, (che
risale alla metà degli anni 70).
7.
Contribuire ad una produzione delocalizzata e diffusa sul territorio di energia elettrica,
secondo le più recenti direttive, tramite tecnologie ad altissimo rendimento quale la
cogenerazione a metano da impianti di taglia medio-piccola. A titolo esemplificativo si
confrontano una produzione convenzionale separata di elettricità e calore e un sistema di
cogenerazione per produrre le stesse quantità di energia elettrica (35 unità) e termica (50
unità):


Produzione convenzionale separata da centrale elettrica a ciclo combinato con
rendimento η = 49% e caldaia convenzionale con rendimento pari al 90%: sono
necessarie 127 unità di energia primaria con un rendimento omplessivo:
c
35  50

 67%
127
Il sistema di cogenerazione impiega soltanto 100 unità di energia primaria per
produrre contemporanemanete gli stessi quantitativi di energia elettrica e termica,
con un rendimento pari a:
35  50

 85%
100
Il risparmio ottenibile con la cogenerazione, valutato comunque rispetto a sistemi ad
alta efficienza quali i cicli combinati, si attesta dunque attorno al 21%:
127  100
r
 21%
127
Nonostante la cogenerazione sia una delle tecnologie più consolidate e promettenti
nell’immediato per affrontare le sfide del risparmio energetico e della riduzione dell’effetto
serra, si noti come l’Italia nel 1998 aveva una produzione elettrica da cogenerazione pari al
17,8 % dell’energia elettrica totalmente prodotta (Dati Eurostat). E’ facile comprendere
dunque il potenziale di risparmio insito nell’applicazione su larga scala di questa tecnologia.
Inoltre nel progetto in esame due delle unità di produzione sono costituite da motori
endotermici alternativi a metano (ciclo Otto) che producono in cogenerazione calore ed
elettricità: l’energia elettrica viene parzialmente utilizzata per azionare pompe di calore che
consentono, tramite cicli termodinamici inversi, di trasferire altro calore da una sorgente a
temperatura più bassa (acqua dal depuratore in zona nord e acqua di falda in zona sud) ad
una
temperatura più alta, con coefficiente di effetto utile (COP: Coefficient Of
Performance) molto elevato, tipicamente dell’ordine del 300%. Il COP per una pompa di
calore è definito dal rapporto tra l’energia elettrica spesa in ingresso L ed il calore utile
generato Q1 (posto che il calore a bassa temperatura della sorgente fredda è disponibile
gratuitamente):
Q
COP  1  300% circa
L
Si valuta il rendimento complessivo di un impianto di cogenerazione come quello sopra
considerato, nel caso venga accoppiato ad una pompa di calore che trasformi il 90%
158
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
dell’energia elettrica in uscita ( 35 * 0,9  31 unità) in calore Q1 con un COP pari a 300%,
mentre le restanti 35  31  4 unità di energia elettrica vengono cedute in rete.
4  31 * 3  50
Il rendimento complessivo risulterebbe pari a:  
 147% .
100
8. Possibilità di realizzare, per alcune isole del sistema di eleriscaldamento,
t
il
teleraffrescamento (ad isola) in estate, contribuendo in tal modo a diminuire ulteriormente
in modo significativo i consumi di energia elettrica per il condizionamento estivo, nonché
l’utilizzo di fluidi frigorigeni aventi un elevato potenziale di riscaldamento globale. Il
raffrescamento verrebbe realizzato con macchine frigorifere ad assorbimento, alimentate con
il calore prodotto dagli impianti di teleriscaldamento ed utilizzanti come fluido operatore
acqua refrigerata. Esiste inoltre la possibilità che utenti singoli possano allacciarsi alla rete
nel periodo estivo con proprie macchine frigorifere ad assorbimento, con ulteriori risparmi
di energia elettrica rispetto all’uso dei classici condizionatori.
Si osservi che il
raffrescamento, a differenza del condizionamento, non comporta variazioni del grado
igrometrico dell’aria, né tantomeno il suo passaggio attraverso macchine e condutture,
potenziale causa di trasmissione di virus e batteri, ma lavo
ra sul principio
dell’irraggiamento, come il riscaldamento a bassa temperatura. Ne consegue una maggior
salubrità dell’aria.
Inoltre, rispetto al classico condizionamento con impianti autonomi, nel caso di rete di
teleraffrescamento si avrebbero eliminazione dei costi di acquisto e manutenzione delle
macchine per il condizionamento autonomo.
9. Vantaggio economico per l’utente che paga direttamente il servizio (energia termica
prelevata dalla rete) e non il combustibile: tenuto conto dei costi di gestione sensibilmente
minori che una sottocentrale di scambio termico richiede rispetto alla centrale termica
sostituita (estrema semplicità impiantistica; nessuna necessità del conduttore; assenza di
canna fumaria, etc.) il costo finale del calore da teleriscaldamento risulta ovunque inferiore a
quello di qualunque altro vettore energetico commerciale oggi disponibile sul mercato.
10. Maggiore continuità e robustezza del servizio Calore, essendo la rete alimentata da più poli
di produzione, essendoci poche macchine in funzione (rispetto a diverse migliaia di caldaie
tradizionali) costantemente seguite da personale specializzato ed essendo previsto un
servizio di pronto intervento 24 ore su 24, festivi compresi, con copertura fino al punto di
consegna del calore.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Le valutazioni riportate di seguito si riferiscono ai risparmi in termini combustibile, di energia
elettrica e di emissioni a progetto ultimato (anno previsto 2015) secondo le indicazioni dell’attuale
progetto di massima realizzato da Hera S.p.A.
Dunque non sono valutati:
 i risparmi conseguenti ad eventuali ulteriori possibili espansioni della rete;
 i risparmi di energia elettrica derivanti dalla possibilità di realizzare isole servite dal
teleraffrescamento;
 la possibilità che utenti singoli possano allacciarsi alla rete nel periodo estivo con proprie
macchine frigorifere ad assorbimento, con ulteriori risparmi di energia elettrica.
159
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
Valutazione dei risparmi di combustibile
Nella tabella seguente vengono illustrati i consumi nella situazione attuale e a progetto ultimato,
espressi sia in metri cubi standard di metano, sia in tonnellate equivalenti di petrolio.
Si è ipotizzato che il teleriscaldamento vada a servire 14.600 appartamenti equivalenti e che
l’energia termica così risparmiata, pari a 131.000 MWh/anno, vada a sostituire centrali termiche a
metano con un rendimento medio dell’80%.
Si ottiene in tal modo un consumo evitato pari a circa 14.000 tep, mentre stimando i consumi annui
delle varie unità di potenza del sistema Teleriscaldamento (escluso il Termovalorizzatore, la cui
fonte, per i motivi suddetti, viene considerata gratuita) si ottiene un consumo pari a circa 7.900 tep.
Il risparmio così ottenuto, pari a circa 6.000 tep/anno, corrisponde al 43% del consumo attuale per
quegli stessi appartamenti equivalenti.
Tabella 40 – Valutazioni di risparmio energetico
TEP
Gas Metano
(t. equivalenti di
petrolio)
(Smc CH4)
Caldaie Domestiche
14.002
17.075.000
Totale Situazione Attuale
14.002
17.075.000
Pompa di Calore e Cogeneratore 20 MWt
3.643
4.443.000
Pompa di Calore e Cogeneratore 6 MWt
1.189
1.450.000
Centrali Cogenerative 5 MWt
1.845
2.250.000
Centrali Termiche 20 MWt
1.235
1.506.000
Totale di Progetto
7.912
9.649.000
Differenza Assoluta
- 6.090
- 7.426.000
Variazione %
- 43%
- 43%
Valutazione di Bilancio Energetico
Situazione Attuale
Situazione di Progetto
Fonte: Hera S.p.A.
Valutazione delle emissioni evitate
Il bilancio delle emissioni con confronto tra la situazione attuale e la situazione di progetto è stato
effettuato con le medesime ipotesi di lavoro del bilancio energetico, con gli opportuni fattori di
emissione.
Si noti in particolare che a fronte di un risparmio sulle emissioni di anidride carbonica di circa
13.700 tonn/anno, pari al 43% dell’attuale emissione, per gli altri inquinanti, più temibili per la
qualità dell’aria in ambito urbano, si ottengono risparmi ancor più consistenti, pari al 77% per il
CO, all’ 84% per gli ossidi di azoto e all’85% per le PM10. Infatti, mentre il risparmio in termini
di CO2 rispecchia esattamente quello in termini di combustibile, per gli altri inquinanti deriva, oltre
che dalla maggiore efficienza del sistema di teleriscaldamento, da un migliore funzionamento delle
unità di potenza che lavoreranno a regimi molto più costanti rispetto ai continui transitori delle
caldaie domestiche e con un controllo delle emissioni puntuale e di conseguenza molto più efficace.
160
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Infatti i camini di poche centrali con efficienti depuratori dei fumi, sostituiranno le canne fumarie
delle singole abitazioni, nelle quali sarebbe impensabile potere attuare lo stessa depurazione e lo
stesso controllo delle emissioni attuabile su pochi impianti di taglia molto più grande, con
l’impiego ridotto di personale.
161
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
Tabella 41-Valutazioni delle emissioni evitate
NOx
CO
PM10
CO2
(t/anno)
(t/anno)
(t/anno)
(t/anno)
Caldaie Domestiche
29,5
14,7
3,95
31.827
Totale Situazione Attuale
29,5
14,7
3,95
31.827
Pompa di Calore e Cogeneratore 20 MWt
1,1
1,1
0,14
8.330
Pompa di Calore e Cogeneratore 6 MWt
0,4
0,4
0,05
2.718
Centrali Cogenerative 5 MWt
0,6
0,6
0,07
4.218
Centrali Termiche 20 MWt
2,6
1,3
0,35
2.808
Totale di Progetto
4,6
3,3
0,61
18.074
Differenza Assoluta
- 24,9
- 11,4
- 3,34
- 13.753
Variazione %
- 84%
- 77%
- 85%
- 43%
Valutazione Emissioni in Atmosfera
Situazione Attuale
Situazione di Progetto
Fonte: Hera S.p.A.
Valutazioni a livello di Comune
Volendo fare valutazioni sull’effetto del progetto a livello di consumi ed emissioni totali in
territorio comunale, è necessario considerare che i bilanci e le emissioni sopra illustrati con relative
percentuali di risparmio prendono in esame soltanto i 14.600 appartamenti equivalenti che saranno
allacciati al Teleriscaldamento. Essi costituiscono circa il 30% delle circa 47.700 unità abitative in
territorio comunale (n° stimato per l’anno 2004). Inoltre i consumi e le emissioni di CO2 per
energia termica del settore Civile (quello maggiormente interessato al progetto) costituiscono
(sempre nell’anno 2004) rispettivamente il 35% e il 23% dei corrispettivi valori globali a livello di
Comune.
Per valutare l’effetto del sistema teleriscaldamento, è opportuno osservare che l’iter procedurale di
autorizzazione per il nuovo termovalorizzatore di ambito di Hera, sito in territorio comunale, è
praticamente concluso e quindi il bilancio ipotetico delle emissioni di CO2 equivalente al 2005,
risulterebbe, localmente:
162
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Comune di Forlì - Emissioni di CO2 equivalente per settore [tonn]: scenario “business as usual”
SETTORE
2004
200524
200525
33.177
25.125
25.125
Agricoltura e Zootecnia
64.302
62.992
62.992
Industria
353.538
357.038
357.038
Trasporti
64.956
65.293
65.293
Terziario
179.300
173.269
173.269
Civile
50.869
52.197
113.245
Termovalorizzazione rifiuti
Totale [tonn]
746.142
735.914
796.962
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio,
regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Nella tabella si può effettuare il confronto tra la situazione attuale (anno 2004) delle emissioni di
CO2 equivalente misurata nel 2004, la situazione realistica stimata per il 2005 con criterio b.a.u. e
la situazione potenziale al 2005 (cioè come da emissioni massime autorizzate per i nuovi
termovalorizzatori).
Per il settore Termovalorizzazione Rifiuti si è considerata la sostituzione dell’attuale inceneritore di
Hera da 60.000 tonn di rifiuto/anno autorizzate con l’impianto previsto da 120.000 tonn di
rifiuto/anno autorizzate; per quanto concerne il termovalorizzatore di Mengozzi adibito a rifiuti
speciali ospedalieri, si è parimenti considerato il raddoppio della quantità di rifiuto autorizzata,
passando da 16.000 a 32.000 tonn. di rifiuto/anno autorizzate; per tutti gli altri settori si sono
stimate le emissioni al 2005 con interpolazione lineare sui dati storici 1993-2004.
Questo a prescindere dal fatto che nel progetto di Hera il nuovo termovalorizzatore sarà ultimato
soltanto nel 2008, anno in cui sostituirà a tutti gli effetti l’attuale termovalorizzatore.
In pratica per il nuovo termovalorizzatore di Hera si è considerata una produzione di 505 kg di CO2
equivalente per ogni tonnellata di rifiuto incenerito (dati Hera S.p.A., al netto del carbonio da
biomasse) e quindi moltiplicando per la capacità annua autorizzata di 120.000 tonn. di rifiuto si
ottiene 60.600 tonn. di CO2 equivalente annue.
Le emissioni dell’impianto esistente si aggirano (con una emissione specifica di 561 Kg di CO2
equivalente per ogni tonnellata di rifiuto incenerito) attorno alle 28.000 tonn. di CO2 equivalente
annue per uno smaltimento effettivo che si aggira attorno alle 50.000 tonn. di rifiuto/anno.
Per il nuovo termovalorizzatore di Mengozzi sono stati considerati gli stessi fattori di emissione
utilizzati per l’attuale impianto: quindi, dato il raddoppio di capacità di smaltimento annua
autorizzata, si ha un corrispondente raddoppio della CO2 equivalente emessa.
Il dato del 2004 vede uno smalt imento di 15.940 tonnellate di rifiuto per una emissione di circa
26.200 tonn. di CO2 equivalente, mentre considerando uno smaltimento pari a 32.000 tonn. di
rifiuto, si otterrebbero circa 52.600 tonn. di CO2 equivalente.
In tabella sono riportati i risultati complessivi del settore Termovalorizzazione Rifiuti.
E’ necessario sottolineare che in prima analisi è stato illustrato un bilancio locale della CO2 mentre
un bilancio della CO2 a livello globale (ovvero secondo un criterio di responsabilità sociale)
dovrebbe prendere in esame le emissioni risparmiate per smaltire (come avviene attualmente) in
discarica le quantità di rifiuto, che saranno invece smaltite tramite termovalorizzazione, nel nuovo
impianto di ambito. In altre parole si dovrebbero “scontare” al Comune di Forlì le emissioni dovute
alla distruzione di rifiuti provenienti dal comprensorio extra-comunale e fare la stessa operazione
per omogeneità per l’impianto di Mengozzi, che smaltisce rifiuti ospedalieri provenienti da tutta
Italia.
24
25
Situazione reale al 2005 con gli attuali inceneritori come attualmente in funzione.
Situazione potenziale al 2005 con nuovo termovalorizzatore di Hera, già approvato ed ampliamento
termovalorizzatore Mengozzi, attualmente sottoposto a procedura AIA.
163
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
Secondo tale logica, anche per l’energia elettrica consumata dal Comune di Forlì andrebbero
attribuiti gli oneri di emissione di gas serra al Comune stesso: infatti, anche se le emissioni non
ricadono direttamente sul territorio comunale, in quanto trattasi di energia pressoché totalmente
importata, la responsabilità di tali emissioni ricade sul Comune. Parimenti, per le produzioni di
energia elettrica presenti sul territorio comunale, ove questa energia venisse esportata, si dovrebbero
scontare le corrispondenti emissioni, la cui responsabilità sociale ricadrebbe sui consumatori.
Considerando ora nella successiva tabella il Progetto del sistema di teleriscaldamento di Hera S.p.A.
e considerandolo ultimato nel 2015, vediamo come sarà la situazione a livello di emissioni nel
2015, sempre a confronto con le situazioni di cui sopra.
Comune di Forlì - Emissioni di CO2 equivalente per settore [tonn]
SETTORE
2004
200526
2015
Agricoltura e Zootecnia
33.177
25.125
25.126
Industria
64.302
62.992
57.661
Trasporti
353.538
357.038
422.346
Terziario
64.956
65.293
82.135
Civile
179.300
173.269
171.167
Termovalorizzazione rifiuti
50.869
113.245
113.245
Sistema teleriscaldamento
Emissioni evitate su 14.600
caldaie domestiche equivalenti
Emissioni da pompe di calore,
unità cogenerative e termiche
Totale [tonn]
-31.827
18.074
746.142
796.962
857.927
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio,
regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
Dal momento che una delle principali unità di potenza del Sistema di teleriscaldamento sarà proprio
il termovalorizzatore di Hera S.p.A. con 30.000 MWh termici/anno forniti, riportiamo a seguire
l’effetto migliorativo del progetto teleriscaldamento, rispetto alla situazione potenziale del 2005, a
livello di emissioni in territorio comunale:
Comune di Forlì – Effetto locale del progetto Teleriscaldamento sulle emissioni di CO2 equivalente
Effetto del Teleriscaldamento
tonn. CO2 equiv./anno
Emissioni tot. in Comune, anno 2005**
796.962
Emissioni da pompe di calore,
unità cogenerative e termiche
18.074
Emissioni risparmiate su 14.600
caldaie equivalenti
-31.827
Effetto complessivo del Progetto al 2015
-13.753
Variazione percentuale delle emissioni
-1,73%
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di Commercio,
regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle Attività Produttive, Istat.
26
Situazione potenziale al 2005 con nuovo termovalorizzatore di Hera, già approvato ed ampliamento
termovalorizzatore Mengozzi, attualmente sottoposto a procedura AIA.
164
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Si osservi come il sistema di teleriscaldamento migliori sensibilmente a livello ambientale la
situazione potenziale conseguente al progetto del nuovo Term
ovalorizzatore: anche solo
computandone gli effetti a livello del Comune di Forlì si ha una riduzione delle emissioni
complessive dell’ 1,73% rispetto ai valori del 2005.
Si osservi nelle tabelle a seguire il miglioramento determinato dal punto di vista della
autosufficienza energetica del Comune di Forlì dal Termovalorizzatore con annesso sistema di
Teleriscaldamento (anno 2015).
Comune di Forlì – Previsioni di bilancio elettrico [MWh]
Fonte energetica
Anno 2004 [MWh] Anno 2015 [MWh]
Termovalorizzatore Hera
8.833
58.425
Termovalorizzatore Mengozzi
7.621
13.871
3.456
4.000
Idroelettrico
710
1.167
Fotovoltaico
55
384
Biomasse
-
-
Progetto Teleriscaldamento:
unità cogenerative
-
9.200
Totale Produzione
20.675
87.047
Totale Domanda
502.724
683.074
Bilancio [MWh]
- 482.049
- 596.027
Bilancio [%]
- 95,9%
- 87,3%
Turboespansore Hera
Si può osservare come a fronte di notevoli miglioramenti (ma dalla modesta ricaduta a livello di
Comune) stimati sul versante della produzione da fotovoltaico e idroelettrico (nuova turbina di Villa
Rovere), i maggiori contributi derivino dalla turbina a vapore del nuovo termovalorizzatore Hera
funzionante in continuo, dal potenziamento del termovalorizzatore di Mengozzi anch’esso
funzionante in continuo e dalle varie unità cogenerative del sistema di teleriscaldamento,
funzionanti per 2000-3000 ore/anno.
Nonostante il considerevole aumento dei consumi elettrici del Comune nell’arco degli 11 anni, con
un incremento pari al 36%, si registra, grazie ai nuovi interventi, un miglioramento percentuale a
livello di bilancio tra energia prodotta ed energia totalmente consumata di quasi 9 punti percentuali.
Il progetto teleriscaldamento contribuisce a tale risultato con 9.200 MWh elettrici prodotti,
rappresentanti circa il 10% della produzione elettrica in territorio comunale nell’anno 2015.
165
7.3.5 Scheda 5: Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A….
Comune di Forlì- Previsioni del consumo di combustibili fossili [tep]: scenario b.a.u.
Settore
Anno 2004
Anno 2015
Agricoltura
4.984
7.504
Industria
25.484
25.02427
Trasporti
71.801
79.148
Terziario
26.733
34.788
Civile
68.742
67.822
Consumo evitato su 14.600 caldaie
domestiche equivalenti
-
-14.002
Unità cogenerative e termiche
-
7.912
Totale
197.744
208.196
Sistema teleriscaldamento
Fonti: elaborazioni Agess ed Arpa su dati di Hera, Regione Emilia Romagna, Ministero delle Attività Produttive.
La tabella soprastante illustra le stime di bilancio dei consumi di combustibili (energia termica),
ottenute con interpolazione lineare sui dati storici nei vari settori. Per il sistema teleriscaldamento
si sono considerati sia i consumi evitati su 14.600 caldaie domestiche equivalenti, sia i consumi di
metano necessari al funzionamento delle centrali termiche e cogenerative (dati Hera S.p.A.).
Escludendo il sistema di teleriscaldamento, si passerebbe dai 197.744 tep del 2004 ai 214.286 tep
del 2015 con un aumento percentuale pari a circa l’8%. Grazie al sistema teleriscaldamento
l’aumento stimato dei consumi nel decennio è più contenuto e percentualmente pari a circa il 5 %.
Si può quindi concludere che il progetto comporta un risparmio in termini di consumi complessivi
di combustibili in Comune pari al 3% rispetto alla situazione del 2004.
Comune di Forlì-Previsioni di produzione energia termica [MWh]
Fonte Energetica
Anno 2004
Anno 2015
Termovalorizzatore
7.736
30.000
-
60.000
-
18.000
Centrali cogenerative sparse
-
10.000
Caldaie sparse
-
13.000
Totale Produzione
7.736
131.000
Pompa di calore e cogeneratore
(Zona Nord)
Pompa di calore e cogeneratore
(Zona Sud)
Fonte dati: Hera S.p.A.
Si osservi come il sistema Teleriscaldamento dia i maggiori benefici sul versante della produzione
di energia termica portando la produzione a livello comunale dai 7.736 MWht del 2004, prodotti dal
recupero nell’attuale impianto di termovalorizzazione ai 131.000 MWht, con un aumento
percentuale pari a circa il 1.600 %.
27
Il dato comprende, oltre ad una interpolazione lineare, anche il sovraconsumo di metano del nuovo
Termovalorizzatore di ambito di Hera S.p.A.
166
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
Il Comune di Forlì, nell’ambito delle azioni finalizzate al risparmio energetico e alla riduzione delle
emissioni di gas ad effetto serra, intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà,
sia perché molti di essi rivelano criticità e vetustità su cui si rendono necessari interventi, sia per
dare un buon esempio alla cittadinanza in merito all’applicazione delle migliori pratiche disponibili
nell’ambito dell’edilizia, in ottemperanza al D.Lgs 192/05.
Si ricorda che, per quanto riguarda l’energia elettrica, il settore Civile è responsabile in territorio
comunale, con 125.200 MWhe assorbiti, del 25% dei consumi elettrici complessivi dell’anno 2004;
per quanto concerne invece i combustibili lo stesso settore è responsabile, con 68.700 tep utilizzati,
del 35% dei consumi termici complessivi dello stesso anno.
Si osservi d’altra parte che, oltre al Civile, anche il settore Terziario, responsabile del 13% dei
consumi elettrici e del 36% dei consumi di combustibile, contribuisce in notevole misura ai
consumi riconducibili all’ambito dell’edilizia.
Dunque si può senza dubbio asserire che almeno un terzo dei consumi elettrici e almeno il 70% dei
consumi di combustibile, sia imputabile al comparto dell’edilizia, residenziale, pubblica o terziaria
che sia.
Ovviamente il complesso degli edifici pubblici di proprietà comunale rappresenta una percentuale
di consumi molto piccola rispetto al totale del comparto, ma importante per i motivi suddetti.
Tali considerazioni vanno viste alla luce del notevole potenziale di miglioramento oggi praticabile
nel settore dell’edilizia e del relativo quadro normativo nazionale, di cui si riportano brevemente i
capisaldi:

Il bando ”Solare termico”, emanato il 21/12/01 dal Ministero dell’Ambiente per incentivare
l’installazione di impianti solari termici a bassa temperatura da parte di enti pubblici ed aziende
distributrici di gas prevede contributi finanziari fino al 30% del costo d’investimento (IVA
esclusa);

Anche per i soggetti che non possono beneficiare di tale bando esistono forme di incentivi a
livello nazionale, valide per gli impianti a fonti rinnovabili in generale: aliquota IVA del 10%
sulla realizzazione dell’impianto e detrazione Irpef del 41% (Finanziaria 2006) sulle spese
documentate e fatturate;

Il Decreto Ministeriale “Conto Energia” del 28/07/05, ampliato ed integrato dal DM 15/02/06,
incentiva per 20 anni l’energia prodotta tramite conversione fotovoltaica. L’incentivo si
applica all’energia prodotta da impianti di potenza compresa tra 1kW e 1.000 kW, distinti in tre
classi di potenza (fino a 20 kW, da 20 kW a 50 kW e sopra i 50 kW). Le tariffe incentivanti
variano da 0,445 €/kWh a 0,49 €/kWh a seconda della classe di potenza e per la classe da 1 a
20 kW anche in relazione alla modalità scelta per la destinazione dell’energia prodotta:
scambio sul posto oppure cessione in rete;

Il Decreto Legislativo 192 del 19/08/05 disciplina i criteri per la certificazione energetica e la
metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici.
Inoltre, a partire dall’08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2
sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica,
intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di
prestazione energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti
migliorativi.
167
7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI
Gli interventi da attuarsi negli edifici pubblici, finalizzati al rinnovamento delle strutture, degli
impianti e al risparmio energetico, saranno di varia natura:
1. Diagnosi energetica degli edifici con all’ausilio della termocamera e successive azioni
correttive che potranno essere puntuali o di natura più estesa ove sia prevista una
ristrutturazione dell’edificio: le attività saranno effettuate secondo le procedure descritte
nella scheda n° 1.
Il Comune ha già commissionato nel 2006 una prima operazione di diagnosi energetica
coinvolgente alcuni suoi edifici: sono stati individuati in prima analisi 30 edifici comunali
significativi, di cui 4 asili nido, 8 scuole elementari, 8 scuole medie, 5 palestre, la Piscina
comunale, il Palazzo comunale con l’ex Provincia ed il Tribunale. Su di essi sono stati
effettuati: una contabilizzazio ne del fabbisogno energetico sulla base delle bollette
dell’energia elettrica e del gas degli ultimi anni; una analisi termografica per individuare le
criticità, cioè i punti in cui si ha la maggior concentrazione di dispersioni termiche verso
l’esterno; una serie di interventi puntuali nei punti critici individuati per migliorare le
caratteristiche energetiche; pianificazione di una successiva analisi energetica per verificare
e quantificare i risultati raggiunti grazie agli interventi messi in campo. Inoltre, qualora gli
edifici in oggetto siano stati recentemente oggetto di ristrutturazioni od interventi parziali,
come ad esempio la sostituzione di vetri, serramenti o infissi, si potrà verificare e
quantificare il miglioramento prodotto rispetto alla situazione preesistente.
2. Installazione di impianti solari termici secondo i criteri e le modalità citati nella scheda n° 2.
Il Comune intende avviare entro breve termine la realizzazione di 7 impianti solari termici
per la produzione di acqua calda sanitaria installati sulle coperture di 4 palestre e di 3 asili
nido. L’operazione, già in corso, è stata avviata in tempi rapidi, onde poter partecipare al
Bando “Solare Termico” del Ministero dell’Ambiente (in scadenza), per ottenere una
sovvenzione fino al 30% delle spese sostenute (IVA esclusa).
3. Attività di installazione di impianti solari fotovoltaici: il Comune di Forlì negli ultimi anni
ha realizzato numerosi interventi su coperture di edifici di sua proprietà (soprattutto scuole
elementari e medie) usufruendo degli incentivi in conto capitale previsti dal “Programma
10.000 Tetti Fotovoltaici” avviato con DM del 16/03/01. Dal momento che buona parte di
questi impianti sono entrati in funzione da pochi mesi e non risultavano nei bilanci
precedentemente elaborati, si riporta di seguito un prospetto degli impianti attualmente in
funzione28 con rispettive potenze installate.
A fronte del notevole impegno profuso in tale settore, al momento il Comune non ha in
previsione di realizzare ulteriori impianti, nonostante le interessanti opportunità, anche
economiche, offerte dal Decreto “Conto Energia”.
4. Azione di riqualificazione energetica della Piscina Comunale tramite il ricorso a 4 azioni
riguardi gli impianti tecnologici asserviti alla struttura:

Centrali termiche: intervento sul riscaldamento dell’acqua di vasca

Uso razionale dell’acqua

Recupero di energia termica

Integrazione con energia solare (solare termico)
28
Gli impianti dal n°1 al n°6 sono stati realizzati nel 2002, mentre gli impianti dal n° 7 al n° 15 sono entrati in funzione
nel Marzo 2006.
168
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
a) Centrali termiche
Attualmente la struttura è servita da centrali termiche alimentate a metano che, pur
mantenute in ottimo stato di manutenzione, comportano ingenti consumi energetici ed
elevati costi di esercizio se paragonate alle tecnologie prese in co
nsiderazione
nell’intervento in esame.
Questo, infatti, si basa sull’introduzione di pompe di calore di nuova concezione, che,
utilizzando refrigeranti appartenenti alla famiglia delle miscele geotropiche ad elevatissimo
coefficiente di performance (COP = 5,5 a +7°C e COP = 3,6 a -5°C), consentiranno un
considerevole risparmio rispetto al consumo che attualmente la struttura sostiene per il
riscaldamento dell’acqua delle piscine.
b) Uso razionale dell’acqua.
E’ risaputo che oggi l’acqua è ritenuta uno dei beni più preziosi del pianeta: questo concetto
ispiratore ha spinto a sviluppare una serie d’interventi in grado di ridurre notevolmente i
consumi idrici, passando dagli attuali 51.400 mc/anno a circa 20.100 mc/anno. Quanto sopra
rappresenta sicuramente un importante traguardo del progetto.
I dati di risparmio, anche economico, sono considerevoli.
c) Recupero di energia termica.
Dall’analisi di funzionamento delle attuali centrali termiche, nonché dal monitoraggio
dell’andamento delle temperature dei fluidi, è stato identificato dove e come intervenire con
azioni correttive/migliorative (ad esempio coibentazione delle condutture) al fine di ottenere
l’ottimizzazione dei processi termodinamici, facendo sì che il bilancio energetico risultante
mostri chiaramente che nulla di migliorabile sia stato tralasciato.
D) Integrazione con energia solare per il riscaldamento della acqua calda sanitaria.
L’impiego del solare termico per la produzione di ACS potrebbe apportare un rilevante
contributo all’intervento di risparmio energetico.
Infatti un impianto a pannelli termici, consentirebbe, per buona parte dell’anno, la
disattivazione completa di ogni generatore termico con enormi vantaggi energetici ed
economici. Durante i periodi più sfavorevoli dell’anno, la produzione di energia termica da
fonte solare sarà integrata dagli impianti a pompe di calore.
OBIETTIVI DELL’AZIONE
Gli obiettivi della presente azione possono essere riassunti come di seguito:
1.
2.
3.
4.
5.
Fornire alla cittadinanza esempi di buone pratiche applicate ad edifici di proprietà comunale;
Provvedere al necessario miglioramento e rinnovamento di tali edifici;
Risparmio energetico e contenimento delle emissioni;
Salvaguardia e protezione dell’ambiente;
Valorizzazione dell’ambiente urbano, dei centri storici e residenziali.
169
7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
COSTI E BENEFICI ATTESI
Vengono di seguito valutati i benefici in termini energetico-ambientali conseguibili attraverso i
principali interventi appena messi in atto o previsti nell’immediato futuro dal Comune di Forlì.
In primo luogo si valutano gli effetti complessivi dell’installazione dei 15 impianti fotovoltaici
elencati nella seguente tabella con le relative potenze installate.
In base al fattore di producibilità annua indicato per il Comune di Forlì29, si stima una produzione di
energia elettrica pari a circa 116.250 kWh/anno, con un risparmio pari a circa 29 tep di energia
primaria ed una mancata emissione di 72 tonnellate di CO2/anno.
Tabella 42-Impianti FV su edifici comunali
Impianto
Potenza install. [kWp]
1
Scuola media Zangheri
3
2
Scuola media Maroncelli
3
3
Scuola media Croce
3
4
Scuola media Orceoli
3
5
Scuola media Palmezzano
3
6
Scuola media Mercuriale
3
7
Scuola elementare Tempesta
10
8
Scuola elementare Squadrani
10
9
Scuola elementare Rivalti (Ronco)
10
10
Scuola elementare Rivalta
10
11
Scuola materna Querzoli
10
12
Scuola elementare Melozzo
10
13
Scuola elem. Matteotti
8
14
Scuola elem. Bersani
10
15
Canile Comunale
3
Totale Marzo 2006
93
Fonte: Comune di Forlì
Viene ora presa in esame la prevista installazione di sette impianti solari termici su asili e palestre di
proprietà comunale, di cui sono riportati i dettagli relativi alle superfici captanti, nonché all’energia
termica prodotta e utilizzata e alle quantità di metano risparmiato.
29
1.250 kWh/anno per kW di potenza installata (da Norme UNI per la latitudine di Forlì).
170
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Il progetto è partito dal fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria ed è stata considerata la quota di
energia prodotta che viene effettivamente utilizzata: in altre parole quando nei mesi più caldi le
potenzialità produttive sono maggiori del fabbisogno, il surplus energetico non è stato conteggiato.
Ipotizzando di produrre le stesse quantità di acqua calda tramite caldaie a metano, si è stimato il
combustibile risparmiato grazie agli impianti solari. Si è considerato un rendimento medio dei
generatori ai limiti inferiori, pari all’80% ed un potere calorifico inferiore per il metano pari a
34,425 MJ/Nmc30. In tal modo si ottiene un risparmio quantificabile in 24.500 Nmc di metano,
corrispondente a circa 20 tep31. In termini di emissioni il risparmio sarebbe di circa 48 tonnellate di
CO2/anno32.
Tabella 43-Impianti solari previsti su edifici comunali
Impianto
Superificie totale
[mq]
Energia solare
prodotta e utilizzata
[kWh]
Quantità di metano
risparmiato [Nmc]
1
Asili nido Pimpa, Cucciolo, Kamillo
Kromo
36
27.425
3.585
2
Scuola materna Betulla
30
22.884
2.991
3
Asilo nido Le Farfalle
30
24.607
3.217
4
Palestra Ronco
20
20.336
2.658
5
Palestra San Martino
20
17.103
2.236
6
Polisportiva Monti (Cava)
30
26.516
3.466
7
Polisportiva San Martino
60
48.552
6.347
226
187.422
24.500
Totale
Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari
Infine vengono esaminati i vantaggi derivanti dal progetto di massima che è stato approntato per
una riqualificazione energetico-ambientale della Piscina Comunale.
La sinergia e l’interdipendenza delle soluzioni impiantistiche adottate è tale per cui difficilmente si
può attribuire ad ogni singola soluzione una quota ben precisa del risparmio globale.
Vengono quindi illustrati e confrontati i consumi complessivi di metano, acqua ed energia elettrica
prima e dopo l’intervento, con i relativi costi di approvvigionamento e le emissioni di anidride
carbonica, nonché un quadro riepilogativo finale.
Per quanto riguarda i consumi di metano (ved. Tab. 44), si passerebbe da un consumo annuo pari a
circa 265.900 Nmc ad un consumo pari a 35.400 Nmc con un risparmio di combustibile di quasi
l’87%. A livello di emissioni si risparmierebbero 448 tonn. di CO2/anno, mentre il risparmio
economico sarebbe quantificabile in circa 147.500 euro.
Q
dove V è il volume di metano, Q l’energia termica prodotta e utilizzata, PCI il potere calorifico
PCI *
inferiore del metano e  è il rendimento del generatore di calore.
30
V 
31
La conversione utilizzata per il metano è la seguente: 1000 Nmc = 0,82 tep.
Si sono prima trasformati i Nmc di metano in GJ utilizzando il potere calorifico del metano, pari a 34,74 MJ/Nmc;
poi si è utilizzato il fattore di emissione per la CO2 prodotta da impianti di riscaldamento a metano, pari a 56 kg/GJ.
32
171
7.3.6 Scheda 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
Tali risultati deriveranno in misura preponderante dall’impiego delle pompe di calore in
sostituzione delle caldaie a metano: le pompe di calore non utilizzano infatti combustibile, ma
energia elettrica e calore a bassa temperatura, quest’ultimo prelevabile, con COP (coefficient of
performance) pari a circa 5, sia dall’acqua di scarico a 26°C della piscina, sia dall’aria esterna.
In secondo luogo il metano impiegato per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria diminuirà
grazie ad almeno due interventi: il recupero di una quota di acqua a 26° C dallo scarico dell’acqua
di vasca e l’utilizzo di un impianto solare termico in grado di garantire una copertura su base annua
pari a circa il 70% del fabbisogno residuo di energia termica. L’unico impiego del metano che non
subirà variazioni di rilievo sarà quello relativo al riscaldamento ambienti, che costituirà il 68% del
metano totalmente consumato dalla struttura ad intervento effettuato.
Tabella 44 – Prog. Piscina: consumi, emissioni e costi di approvvigionamento su base annua per il metano
Metano
Consumo [Nmc]
33
Emissioni [tonn. di CO2]
Situaz. Attuale
Post intervento
Bilancio
265.897,00
35.432,00
-230.465,00
517,29
68,93
-448,36
Costo unitario [€/Nmc]
Spesa totale [€]
0,64
170.174,08
22.676,48
-147.497,60
Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari
I consumi di acqua (ved. Tab. 45) su base annua passeranno dagli attuali circa 51.400 mc a circa
20.100 mc con una diminuzione percentuale pari al 61%. Il risparmio economico si aggirerà sui
44.500 euro/anno. Questi risultati saranno raggiunti grazie ad un impianto di recupero dell’acqua di
vasca tramite processi fisico-chimici ( filtrazione e trattamento con raggi UVA).
Tabella 45 – Prog. Piscina: consumi, emissioni e costi di approvvigionamento su base annua per l’acqua
Acqua
Consumo [mc]
Situaz. Attuale
Post intervento
Bilancio
51.384,00
20.093,00
-31.291,00
Costo unitario [€/mc]
Spesa totale [€]
1,42
72.965,28
28.532,06
-44.433,22
Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari
I consumi di energia elettrica (ved. Tab. 46) saranno gli unici ad aumentare per effetto dell’utilizzo
della tecnologia delle pompe di calore: agli attuali 1.076 MWh annui si aggiungeranno circa 187
MWh/anno, con un aumento delle emissioni di CO2 pari a 115 tonn. e un aumento della spesa di
circa 22.500 euro. Saranno comunque valutati ulteriori interventi di risparmio sull’illuminazione,
per ridurre i consumi; ad ogni modo il sovraconsumo elettrico risulterà già ampiamente bilanciato
dal risparmio nel consumo di metano, come evidenziato dal quadro riassuntivo (tab. 47).
33
Si è utilizzata la stessa conversione descritta in nota 29.
172
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Tabella 46 – Prog. Piscina: consumi, emissioni e costi di approvvigionamento su base annua per l’e. elettrica
Energia elettrica
Consumo [kWh]
34
Emissioni [tonn. di CO2]
Situaz. Attuale
Post intervento
Bilancio
1.075.640,00
1.262.840,00
+187.200,00
663,67
779,17
+115,50
Costo unitario [€/kWh]
Spesa totale [€]
0,12
129.076,80
151.540,80
+22.464,00
Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari
Complessivamente (ved. Tab. 47), uniformando e sommando i consumi di metano e di energia
elettrica, si ottiene un risparmio di energia primaria su base annua di circa 142 tep, pari a circa il
29% dei consumi attuali ed una corrispondente riduzione delle emissioni di circa 333 tonn. di CO2
pari a circa il 28% delle attuali emissioni35. Del risparmio idrico si è già detto in precedenza,
mentre il risparmio economico globale, riferito agli approvvigionamenti di energia ed acqua,
sarebbe di circa 169.500 euro/anno, pari ad oltre il 45% delle attuali spese.
Tabella 47- Quadro riassuntivo dell’intervento
Situaz. Attuale Post intervento
Bilancio
Consumi complessivi di
energia primaria36 [tep]
486,95
344,76
-142,18
Consumi di acqua [mc]
51.384,00
20.093,00
-31.291,00
Emissioni di CO2 [tonn]
1.180,96
848,10
-332,85
Spesa totale [€]
372.216,16
202.749,34
-169.466,82
Fonte: elaborazioni Agess su progetti preliminari
34
Le emissioni in termini di CO2 sono valutate secondo il fattore 617 kg/MWh, dato GRTN 2003 in base alla
composizione del parco elettrico nazionale.
35
Si noti che nelle valutazioni di risparmio sulla piscina comunale è stato effettuato un bilancio globale, che tiene conto
anche delle emissioni fuori ambito comunale causate dalla produzione di energia elettrica necessaria al fabbisogno
dell’impianto.
36
Sono raggruppati in una unica voce in termini di energia primaria i consumi di metano e quelli di energia elettrica,
con le seguenti conversioni: 1000 Nmc di metano = 0,82 tep e 1 MWhe= 0,25 tep.
173
7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia…
7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle
migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica
Dai dati rilevati per il territorio comunale si evince che per i consumi di energia elettrica il settore
più energivoro è il Terziario (responsabile del 36% dei consumi), seguito dall’Industria (33%) e dal
settore Civile (25%).
Si può quindi asserire che circa il 60% dell’energia elettrica finisca in qualche modo nell’edilizia,
sia cioè utilizzata in ambito residenziale, in uffici e aree commerciali. Buona parte di questa
energia è destinata alla climatizzazione dei locali (condizionamento estivo), altra voce importante di
spesa energetica è rappresentata dagli elettrodomestici ed apparati elettrici ed elettronici come tv,
radio, computer ecc; anche i sistemi frigo hanno una considerevole necessità di energia, mentre
l'illuminazione rappresenta una quota più piccola dei consumi elettrici.
Ipotizzando una abitazione tipo sprovvista di condizionatore, ma dotata di boiler elettrico, si è
rilevato che del 100% di energia elettrica consumata, mediamente un 20% serve per alimentare il
boiler elettrico, un 18% serve per alimentare il frigorifero (che funziona in continuo), un 15% per
l'illuminazione, un 13% per la lavatrice, un 11% per il televisore, un 4% per la lavastoviglie, un
altro 4% per il forno elettrico ed infine un 15% per alimentare elettrodomestici ed utensili vari.
Se si ipotizza di utilizzare anche un sistema di condizionamento classico con un uso di circa 5
ore/giorno per 3 mesi l’anno, si avrà un sovraconsumo di un ulteriore 30-40%.
I consumi di energia elettrica nel settore dell’edilizia sono spesso riducibili senza costosi interventi
di ristrutturazione dell’edificio e degli impianti di servizio.
Ci si riferisce sostanzialmente ad un “fisiologico” rinnovamento del parco elettrodomestici e dei
sistemi di illuminazione all’interno degli edifici domestici e del settore Terziario.
Tale rinnovamento dovrà essere stimolato nella direzione di macchine e dispositivi ad alta
efficienza, oggi facilmente reperibili sul mercato e confrontabili senza difficoltà grazie
all’etichettatura energetica.
Infatti l’Unione Europea con al direttiva 75/92 CE ha introdotto la necessità di applicare
un’etichetta energetica ai principali elettrodomestici e nel 1994 è stata emanata la prima direttiva
specifica.
Si è poi avuto il recepimento da parte dei paesi membri e in Italia nel 1998 è stato introdotto
l’obbligo dell’etichettatura energetica per frigoriferi e congelatori; da maggio 1999 è stata introdotta
l’etichetta per le lavatrici; da Giugno 2000 per le lavastoviglie; da Luglio 2002 per le lampade ad
uso domestico e da Luglio 2003 infine sono state introdotte le etichette per i forni elettrici e i
condizionatori.
Per quanto riguarda le apparecchiature per ufficio i primi passi si sono avuti nel 1993 negli Stati
Uniti con l’adozione dell’etichetta “Energy Star” che contraddistingue con il proprio logo (stella a
cinque punte) apparecchi con ridotto consumo energetico.
Nel 2001 in seguito ad un accordo tra Commissione Europea e l’ Agenzia Statunitense per la Tutela
dell’Ambiente (EPA) è stato approvato anche dal Parlamento Europeo il programma comunitario
“Energy Star”. Attualmente possono essere etichettati computer, monitor, stampanti, scanner e
dispositivi multifunzione. Infatti tali apparecchiature rappresentano una quota significativa dei
consumi elettrici nei settori domestico e terziario. Il logo in questo caso è volontario e non prevede
una scala di efficienza degli apparecchi ma soltanto la loro rispondenza alle specifiche tecniche ed
energetiche definite per ogni tipologia di prodotto.
174
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Si tratta di una azione volontaria ed in un certo senso “fisiologica” in quanto si ritiene che da oggi al
2012 buona parte degli elettrodomestici e delle lampadine saranno sostituiti in territorio comunale,
dato che la vita media dei principali elettrodomestici varia dai 15 anni per un frigorifero, ai 14 per
una lavatrice, ai 10 per una lavastoviglie, ai 5 anni per le lampadine ad incandescenza (supponendo
un utilizzo per 2000 ore/anno), ai 4 anni per un computer (obsolescenza tecnologica).
Inoltre gli incentivi concessi dal Decreto “Conto Energia” del 28/07/05 (aggiornato con DM del
06/02/06) per la produzione di energia fotovoltaica rendono economicamente interessante
l’installazione di impianti fotovoltaici da parte di singoli cittadini e aziende.
Tuttavia sarebbero opportune alcune azioni a sostegno ed indirizzo di questo rinnovo:
 Campagne di informazione per una scelta intelligente e per li corretto utilizzo degli
elettrodomestici. E’ opportuno stimolare i cittadini verso l’acquisto di elettrodomestici ad
alta efficienza, di migliore qualità, più lunga durata e con maggiori certificazioni possibili
riguardo la riduzione nell’uso di sostanze chimiche pericolose e riguardo la riciclabilità. Per
il risparmio è necessario indirizzare verso elettrodomestici di classe A o superiori, in quanto
il maggior costo iniziale viene rapidamente recuperato e i potenziali di risparmio a livello
globale sono grandissimi: basti pensare che mediamente in un anno un elettrodomestico di
classe A consuma la metà o meno di uno equivalente di classe G ed i nuovi di classe A++
consumano circa la metà di quelli di classe A. Per quanto concerne la qualità sarebbe
auspicabile che l’elettrodomestico, dati gli ormai ridotti m
argini per un ulteriore
miglioramento dell’efficienza, avesse una vita il più lunga possibile, perché l’energia per la
costruzione e lo smaltimento rappresenta una quota rilevante dell’energia consumata durante
il ciclo di vita.
Inoltre enormi potenziali di risparmio sono raggiungibili con un comportamento più
responsabile: basti pensare che spesso è sufficiente lavare a bassa temperatura ed un
lavaggio a 40°C utilizza meno della metà di energia di uno a 90°C. Il fatto poi di
ottimizzare i lavaggi attendendo di avere a disposizione una quantità di indumenti da lavare
sufficiente a riempire il cestello, è solo un altro esempio di comportamento che dovrebbe
divenire la norma. Altro esempio è costituito dalla buona pratica di non lasciare gli
apparecchi elettronici in stand-by per periodi più lunghi di qualche minuto. Si è rilevato
infatti (ved. Tabella allegata) che per un televisore in un anno il consumo di energia
utilizzando la funzione stand-by (assorbimento 12W) per 24 ore al giorno per 365 giorni è
quasi uguale a quello per il normale utilizzo (assorbimento 100W), stimato in 3,5 ore al
giorno per 365 giorni; per un videoregistratore o un hi-fi il consumo invece è addirittura il
doppio.
 Incentivi alla rottamazione degli elettrodomestici più obsoleti. E’necessario d’altro canto
effettuare anche il più possibile il riciclaggio di materiale elettrico ed elettronico. Infatti,
dati i ritmi vertiginosi di crescita e la pericolosità di tali rifiuti, a causa della presenza di
metalli pesanti, il problema dello smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed
elettroniche è sempre più gravoso, tanto che è stato affrontato dal DLgs 151 del Luglio 2005
“Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione
dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo
smaltimento dei rifiuti”.
 Il Comune dovrebbe richiedere nel prossimo Regolamento Edilizio soluzioni progettuali
semplici ma ad elevato potenziale di risparmio per tutti i unovi edifici e per le
ristrutturazioni importanti. In primo luogo si dovrebbe prevedere di evitare il più possibile
175
7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia…
di scaldare l’acqua sanitaria con boiler elettrici: si è già detto di questo nella scheda sul
solare termico. In secondo luogo si dovrebbe prevedere l’obbligo di scegliere per le lavatrici
modelli con doppio ingresso per acqua calda ed acqua fredda, attualmente prodotte in Italia
ad un prezzo di 15 euro circa superiore, ma destinate solo al mercato estero. Anche le
lavastoviglie andrebbero allacciate all’acqua calda. Il potenziale di risparmio è notevole se
si pensa che per 1kWh di energia termica conferito all’acqua è necessario circa 1,1 kWh di
energia elettrica (supponendo un rendimento nel riscaldamento dell’acqua del 90%) e per
ottenere tale energia elettrica sono mediamente necessari 2,85 kWh di energia primaria
(rendimento medio del parco centrali italiane pari al 39%). Considerando di scaldare
l’acqua con una caldaia a gas con rendimento del 95%, tenendo conto delle perdite, si
dovrebbe invece utilizzare al massimo 1,1 kWh di metano. Se poi si dispone di un impianto
solare termico per i mesi da Maggio a Settembre in cui la copertura del fabbisogno di ACS è
pressoché totale, non si spenderebbe nulla per scaldare l’acqua per lavatrice e lavastoviglie,
al pari di tutta l’altra acqua sanitaria.
Inoltre anche gli interventi id coibentazione sull’involucro edilizio, sistemi di
raffrescamento passivo o di riscaldamento/raffrescamento con pompe di calore, ove questo
possa essere possibile (case di campagna con terreno circostante disponibile come sorgente
fredda) porterebbero ad una irduzione considerevole dei consumi elettrici per il
condizionamento estivo.
 Il Comune potrebbe stipulare tramite l’Agenzia per l’Energia accordi con i venditori di
elettrodomestici, con i progettisti, gli architetti, gli installatori per consigliare i clienti ed
indirizzarli verso la scelta delle migliori tecnologie e l’adozione dei migliori comportamenti
in termini di utilizzo e disposizione degli stessi. In questo modo il mercato, già
positivamente influenzato da meccanismi quali l’etichetta energetica e gli accordi volontari
tra costruttori per migliorare l’efficienza degli elettrodomestici, sarebbe ulteriormente spinto
a migliorare la qualità e l’efficienza dei propri prodotti. Inoltre sarebbe molto utile che dagli
stessi canali il Comune potesse acquisire informazioni sulle vendite dei nuovi modelli, l’età
effettiva dei modelli sostituiti e la vita media dei vari modelli.
 Un'altra azione di informazione, divulgazione e facilitazione che il Comune già svolge a
servizio dei cittadini è quella riguardante gli aspetti tecnologici e normativi sugli impianti
solari fotovoltaici. Tali impianti infatti sono destinati ad un considerevole margine di
miglioramento sia sotto l’aspetto del rendimento che sotto quello economico, grazie ad un
“fisiologico” abbassamento nel tempo del costo delle materie prime impiegate per la loro
costruzione.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
1. Incentivi finanziari del Comune alla rottamazione degli elettrodomestici più obsoleti: gli
incentivi saranno erogati solo a favore di elettrodomestici ad elevata efficienza ed aventi
elevati standard in termini ecologico-ambientali.
2. Accordo tra il Comune, la Provincia, Hera, Agess per affrontare in maniera efficace il
problema dello smaltimento e del riciclaggio di materiale elettrico ed elettronico (vedere
D.Lgs. 151 del Luglio 2005);
3. Accordo tra Comune, Provincia, Agess, commercianti di elettrodomestici, progettisti,
architetti, installatori, per consigliare (dopo avere seguito opportuni corsi formativi
predisposti per l’occasione) i clienti nella scelta delle migliori tecnologie e l’adozione dei
migliori comportamenti intermini di utilizzo e disposizione finale degli stessi.
176
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
4. Accordo tra Comune, progettisti, installatori, fornitori di pannelli e componentistica FV per
fissare prezzi soglia nel settore fotovoltaico.
5. Riduzione degli oneri urbanistici per edifici che nascono con impianto solare fotovoltaico
integrato abbinato ad altre soluzioni volte al risparmio di energia elettrica.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Come si è detto i benefici attesi in termini di risparmio di energia elettrica sono il risultato
congiunto della sinergia di più azioni, sia nel rinnovo degli elettrodomestici, sia di quelle finalizzate
al risparmio per il riscaldamento invernale, che rappresentano la quota più significativa e che si
ripercuotono indirettamente in un risparmio di energia elettrica.
Inoltre a ciò si aggiunge la possibilità dell’autoproduzione da fonte fotovoltaica di energia che
tipicamente, data la sua natura, viene in parte autoconsumata ed in parte viene immessa in rete,
contribuendo ad un risparmio nella produzione da fonte convenzionale.
1. Vengono di seguito valutati i risultati ottenibili a livello di una famiglia media con il rinnovo
degli elettrodomestici, dell’impianto di illuminazione unitamente ad un comportamento più
responsabile nell’uso dell’energia.
Si riporta una tabella (Fonte Enea) con i consumi medi annui attuali per una famiglia
italiana; nella stessa tabella i consumi minimi ottenibili con apparecchi ad alta efficienza ed
il corrispondente risparmio annuo quantificato supponendo un costo medio complessivo del
kWh pari a 0,28 €:
Tabella 48- Consumi medi dei più comuni elettrodomestici
Consumi massimi
Consumi minimi
(apparecchi
tradizionali)
(apparecchi ad alta
efficienza)
(kWh/anno)
(kWh/anno)
risparmio circa:
Frigorifero
560
320
€ 65
Congelatore
520
300
€ 60
Illuminazione
420
84
€ 90
Lavatrice
570
360
€ 55
Lavastoviglie
672
504
€ 45
Forno elettrico
156
78
€ 20
Forno Microonde
0
39
--
Televisore
funzionamento
130
130
--
Televisore stand-by
105
0
€ 30
55
55
--
110
0
€ 30
Computer
160
120
€ 10
Computer stand-by
100
0
€ 30
Hi-Fi funzionamento
20
20
--
Hi-Fi stand-by
60
0
€ 15
Altri apparecchi
423
265
€ 45
TOTALE
4061
2275
€ 495 !!
Elettrodomestico
Videoregistratore
funzionamento
Videoregistratore
stand-by
Fonte: Enea
177
OGNI anno
7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia…
Come si evince dalla tabella precedente la sostituzione degli elettrodomestici con
elettrodomestici equivalenti, ma ad alta efficienza, congiuntamente alla buona pratica di non
lasciare gli apparecchi in tensione (stand-by) potrebbe far passare da un consumo annuo che
si aggira attorno ai 4.000 kWh37 ad un consumo di circa 2.300 kWh, con un risparmio
energetico di ben il 44%, che monetizzato equivale ad un risparmio sulla bolletta di quasi
500 euro all’anno.
Si noti il costo della pratica dello stand-by: sommandone i contributi per televisore,
videoregistratore, computer ed impianto hi-fi (apparecchi comunemente presenti nelle
abitazioni forlivesi, almeno uno per ogni tipologia, ma spesso più d’uno) si ha un consumo
annuo di 375 kWh (9,2% dell’energia elettrica totalmente consumata) equivalenti a circa
105 Euro. Come si può notare, alla voce illuminazione è stata considerata la sostituzione di
tutte le lampadine ad incandescenza con lampadine fluorescenti, capaci di portare ad un
risparmio dell’80% di energia elettrica.
Per valutare a livello di Comune il risultato complessivo di queste buone pratiche è
necessario applicare opportuni fattori riduttivi rispetto ad una percentuale di riduzione del
44% (dal caso più sfavorevole ad un ottimo comportamento) applicabile al settore Civile e
ad una frazione assunta pari al 50% per il Terziario. Infatti è necessario tenere conto, in un
orizzonte temporale dal 2006 al 2012, della vita media dei vari elettrodomestici (verranno
sostituiti circa la metà di frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie), del fatto che il processo di
rinnovamento degli elettrodomestici con altri efficienti è già iniziato in molte abitazioni,
come anche l’adozione di alcune buone pratiche. Calcolata dalla tabella dell’Enea la
percentuale di risparmio massima per ogni apparecchiatura alimentata elettricamente (senza
considerare ne boiler elettrici né condizionatori, ma giungendo comunque ad un consumo
totale annuo di 4.000 kWh che rappresenta la famiglia media italiana) si sono applicati
opportuni fattori correttivi per ogni apparecchiatura che tenessero conto sia della vita media
degli elettrodomestici, sia di quanto sia diffusa l’abitudine di lasciare gli elettrodomestici in
stand-by (si è stimato un 70% dei casi): ricalcolati con tali percentuali i valori medi di
consumo e facendone il totale si è quantificato un risparmio complessivo del 21% (vedere
successiva tabella). Tale percentuale di risparmio è stata applicata ai consumi elettrici del
2012, stimati con metodo b.a.u.: integralmente per il settore Civile e al 50% per il Terziario.
Si è quantificato in tal modo di poter giungere nel 2012 ad un risparmio di circa 56.600
MWh annui, ovvero circa 14.100 tep, corrispondenti alla mancata emissione di circa 34.900
tonn di CO2.
37
Il consumo riportato è un consumo medio annuo di energia elettrica per una famiglia italiana e differisce
sensibilmente da quello rilevabile come dato medio nel Comune di Forlì, pari a circa 2.670 kWh/anno (ottenuto dal
rapporto riferito al 2004 tra i 125.204 MWh consumati dal settore Civile e il numero di famiglie, pari a 46.891). Tale
discrepanza potrebbe essere imputabile sia ad una effettiva maggior virtuosità del Comune di Forlì rispetto alla media
nazionale, oppure più probabilmente a diverse ipotesi e dati di lavoro. La tabella in effetti non viene utilizzata in
termini di valori assoluti, ma solo per ricavarne percentuali ragionevoli di risparmio da applicare poi al caso comunale.
178
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
Tabella 49-Percentuali di risparmio e consumi medi a livello di Comune
Elettrodomestico
Risparmio percentuale
massimo
(da consumi massimi a
consumi minimi)
Risparmio percentuale
mediamente ottenibile per
famiglia a livello di Comune
Consumi medi per famiglia
a livello di Comune
Frigorifero
43%
17%
464
Congelatore
42%
17%
432
Illuminazione
80%
32%
286
Lavatrice
37%
16%
480
Lavastoviglie
25%
15%
571
Forno elettrico
50%
20%
125
Forno Microonde
-
-
39
Televisore funzionamento
0%
0%
130
Televisore stand-by
100%
70%
32
Videoregistratore
funzionamento
0%
0%
55
Videoregistratore stand-by
100%
70%
33
Computer
25%
13%
140
Computer stand-by
100%
70%
30
Hi-Fi funzionamento
0%
0%
20
Hi-Fi stand-by
100%
70%
18
Altri apparecchi
37%
19%
344
TOTALE
44%
21%
3.198
Elaborazione Agess su Tabella Enea
2. Si valutano infine i risultati in termini di produzione di energia da fonte rinnovabile dovuti
alla diffusione degli impianti fotovoltaici, fortemente stimolata dagli incentivi del Decreto
Conto Energia (DM 28/07/2005 e successive integrazioni e modifiche).
Tali incentivi si applicano al momento (vedi DM 06/02/06) fino ad una potenza installata
cumulativa a livello nazionale di 500 MWp da realizzare entro il 2012 ( essendo incentivati
85 MW di nuova potenza installata per ogni anno a partire dal 2006).
Tuttavia il meccanismo di incentivazione, partito nel Settembre 2005 senza tetti massimi
annuali, ha raccolto, nei due periodi a disposizione per tale anno, un elevatissimo numero di
richieste. Gli impianti ammessi, come da graduatorie stilate dal GRTN per i due “trimestri”
utili del 2005, raggiungono una potenza complessiva a livello nazionale pari a circa 266
MW, mentre a livello del Comune di Forlì la potenza ammessa agli incentivi si attesta sul
179
7.3.7 Scheda 7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia…
valore di 1.294 kW. Da questi dati si evincono due osservazioni importanti: da un lato il
fatto che più della metà della potenza installabile per cui lo Stato ha messo a disposizione gli
incentivi (500 MW) è stata già “assegnata”; dall’altro il fatto che il Comune di Forlì ha una
potenza ammessa agli incentivi pari allo 0,49 % di quella nazionale.
Nella ragionevole ipotesi che Forlì mantenga una analoga percentuale per gli anni a seguire
e nella cautelativa ipotesi che il tetto massimo di potenza incentivabile (di 500 MW) non
subisca ulteriori incrementi (si auspica che il tetto massimo, già quintuplicato rispetto al
valore originario di 100 MW, venga ulteriormente innalzato), si può ritenere che al 2012 il
Comune di Forlì avrà installato una potenza fotovoltaica aggiuntiva di ulteriori 1.138 kW.
In totale la potenza che si prevede sarà incentivata in territorio comunale al 2012 sarà quindi
pari a 1.294 + 1.138 = 2.432 kW.
Dal momento che, al ritmo di 85 MW ammessi ogni anno, nel giro di soli tre anni (fine
2008) si esaurirebbero i 234 MW residui, si può senz’altro ipotizzare che tali impianti al
2012 risulteranno non soltanto ammessi agli incentivi, ma saranno anche già realizzati e
produttivi.
La produzione media annua per il Comune di Forlì si attesterebbe sui 3.000 MWh,
corrispondenti ad una mancata emissione di circa 1.900 tonn. di CO2.
180
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde
Il verde in città riveste una grande importanza in quanto offre una larga serie di opportunità di
miglioramento ambientale e di vita sociale, ma affinché la vegetazione nell’ecosistema urbano
possa svolgere al meglio il suo ruolo deve essere integrata nell’insieme degli obiettivi della
pianificazione urbanistica.
Il verde urbano assolve infatti una serie di importanti funzioni:
1. mitigazione del clima urbano
2. miglioramento del bilancio energetico
3. miglioramento della filtrazione e purificazione dell’aria dalle polveri e dagli inquinanti
4. fissazione dell’anidride carbonica
5. bonifica dei terreni inquinati
6. mitigazione/attenuazione dei rumori
7. riduzione delle acque di deflusso
8. benefici estetici, sociali, psicologici
La presenza di vegetazione migliora il microclima urbano e mitiga l’inquinamento atmosferico in
genere: la massa fogliare delle piante trasforma l’acqua assorbita dalle radici in vapore acqueo
rinfrescando e umidificando l’atmosfera, assorbe le polveri, i fumi ed i gas e riduce il rumore.
La temperatura dell’aria in città è di norma sempre superiore a quella della campagna o
all’ambiente circostante ( fenomeno dell’isola di calore urbana). Per rimuovere la cappa di aria
calda è necessario creare ventilazione o correnti d’aria in grado di portare aria fresca dalla periferia
al centro o che si rinfreschi l’aria urbana. Aree verdi disposte dalla periferia verso il centro della
città, alberature in doppio filare o tipo parco o forestazione urbana, possono creare un differenziale
di temperatura che apporta ventilazione e raffrescamento dell’aria. Lo stesso principio di
ombreggiamento induce a comprendere l’effetto di raffrescamento cui si aggiungono la ventilazione
e la filtrazione umida attraverso l’evapotraspirazione. L’evapotraspirazione è un processo
endotermico che sottrae energia all’ambiente circostante, determinando un abbassamento della
temperatura in prossimità delle piante nelle ore di maggior insolazione e un aumento dell’umidità
atmosferica.
Quindi i fenomeni di ombreggiamento e di evapotraspirazione effettuati sugli edifici da piante
arboree collocate nelle immediate adiacenze, determinano un minore utilizzo degli impianti di
condizionamento (estivo, ma anche invernale, grazie all’effetto di protezione dai venti) producendo
un risparmio energetico, oltre che una sensazione di benessere.
La filtrazione e purificazione dell’aria dalle polveri e dagli inquinanti è un altro fenomeno abbinato
alla ventilazione e al ricambio d’aria nell’area urbana. L’azione delle piante nei confronti degli
inquinanti gassosi (CO2, NO, CO, SO2, O3) si può sviluppare attraverso tre distinti meccanismi a
livello delle foglie e in generale dei diversi tessuti vegetali:
 i composti vengono assorbiti a livello superficiale e resi inattivi;
 i composti sono immagazzinati nei tessuti cellulari e di conseguenza inattivati;
 i composti sono metabolizzati ed utilizzati dalle piante.
Non soltanto gli inquinanti gassosi, ma anche i metalli pesanti, il particolato atmosferico e le
cosiddette PM10 ( o polveri inalabili) che costituiscono il principale problema per l’aria urbana,
vengono efficacemente intercettati in vari modi dalle piante. L’azione filtrante è legata a numerosi
parametri, ma in generale si può asserire che i risultati migliori si ottengono utilizzando piante con
numerosi rami, fogliame abbondante e ruvido, ma anche la presenza di peluria, di cere e di superfici
bagnate migliorano l’efficienza della raccolta.
Anche l’anidride carbonica, presente specialmente nelle aree urbane, può essere parzialmente
sottratta dall’atmosfera ad opera delle piante. Gli alberi al utilizzano durante il processo di
181
7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde
fotosintesi, accumulando il carbonio in eccesso sotto forma di biomassa fogliare e legnosa. Inoltre,
se adeguatamente disposte in relazione agli edifici, le piante esercitano un’efficace azione di
ombreggiamento nei mesi estivi e di protezione dai venti freddi durante la stagione invernale,
permettendo di ottenere un risparmio energetico quantificabile come mancate emissioni di CO2.
Chiaramente, durante il loro ciclo vitale, pur in quantità molto minori, le piante cedono piccole
quantità di anidride carbonica all’ambiente attraverso la respirazione e la decomposizione delle
foglie. Il bilancio tra l’assorbimento e le emissioni rimane comunque di gran lunga positivo.
Va infine ricordato che quando la pianta termina il suo ciclo vitale, l’anidride carbonica fissata e
con essa gli inquinanti fissati sono destinati a tornare all’ambiente: tuttavia esistono tecnologie in
grado di trattenere e separare nuovamente gli inquinanti.
Le piante possono svolgere un ruolo fondamentale anche nella bonifica dei terreni inquinati: infatti
la presenza di inquinanti organici o inorganici in elevate concentrazioni nei suoli di aree urbane e
periurbane rappresenta uno dei problemi ambientali più attuali. Anche l’inquinamento del suolo
dovuto all’accumulo di metalli come conseguenza delle attività umane è in drammatico e continuo
aumento. La fitorimediazione, ossia l’impiego delle piante ai fini di bonifica dei suoli, è una tecnica
alternativa molto efficace, priva di effetti collaterali e molto più economica delle tecniche
tradizionali di tipo meccanico o chimico-fisico, le quali, oltre ad essere estremamente onerose,
presentano un alto impatto ambientale ed una efficacia talvolta discutibile.
La mitigazione dei rumori effettuata dalle piante sotto forma delle cosiddette “barriere verdi” è una
altra possibilità di efficiente e sinergico utilizzo del verde: lungo le strade intensamente trafficate o
per proteggere ambiti residenziali, le barriere verdi proteggono dal rumore, dalle vibrazioni o da
attività moleste. A questa funzione le barriere verdi aggiungono la funzione di barriera di protezione
visiva ed inserimento ambientale.
La riduzione delle acque di deflusso è molto importante in ambito urbano poiché la prevalenza di
superfici impermeabili non consente alcun assorbimento di acqua da parte del terreno ed in caso di
forti precipitazioni si verificano allagamenti, sovraccarico della rete fognaria, danni e disagi di varia
natura. La funzione positiva delle piante si esplica in due modi:
 i rami e le foglie intercettano l’acqua piovana che, dopo uno stoccaggio temporaneo, in parte
evapora, in parte viene assorbita dalle piante e la maggior parte raggiunge il suolo ma con
minore intensità.
 Le radici, sviluppandosi e assorbendo l’acqua, migliorano la struttura del suolo e ne
riducono il compattamento, favorendo l’infiltrazione e l’assorbimento in modo più graduale
e riducendo anche i flussi d’acqua superficiali.
Infine la presenza del verde in città è fondamentale non solo per il miglioramento della qualità
ambientale, ma anche per gli effetti positivi che determina sul benessere psico-fisico della
popolazione, effetti che sono stati oggetto di indagini molto più recenti rispetto agli effetti già
descritti, ma non meno positive nei risultati.
182
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
L’utilizzo di specie opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta
trovando una importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti.
Nell’area urbana di Forlì è possibile individuare dove sarebbe opportuno realizzare aree a verde e
progettarle in modo da massimizzare la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, con
particolare riferimento alle aree di Coriano e Villa Selva interessate dalla costruzione dei nuovi
termovalorizzatori (termovalorizzatore di RSU di Hera S.p.A. e incremento della capacità di
smaltimento del termovalorizzatore di Mengozzi s.r.l.), nonché da un ulteriore sviluppo della zona
industriale ( Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata Querzoli-Ferretti) e del sistema
infrastrutturale.
In questa ottica si inserisce l’idea del Comune di Forlì di affidare un incarico per un progetto di
ricerca.
Lo studio prevederà ipotesi di lavoro differenziate e la raffigurazione di diversi scenari riguardanti
la relazione tra la qualità dell’aria e il sistema del verde. In particolare si svilupperanno due scenari
a diversa “intensità” di benefici per la qualità dell’aria: un primo scenario denominato
“mitigazione” che prevede il rientro dei parametri di qualità dell’aria all’interno dei valori fissati dal
DM 02/04/2002 n.60, mentre il secondo scenario, definito “miglioramento”, che prevede
un’ulteriore riduzione del 20% rispetto ai predetti limiti.
In dettaglio le attività previste consisteranno in:
1.
Analisi preliminare ed acquisizione dagli enti preposti dei dati vegetazionali, podologici,
territoriali, climatici, antropici ed ambientali del territorio.
2. Acquisizione dei dati di concentrazione degli inquinanti forniti dagli enti preposti e/o
calcolati dai modelli ambientali di diffusione prodotti in precedenti studi e loro
trasformazione per l’implementazione nei modelli di simulazione.
3. Analisi ed implementazione dei modelli di simulazione necessari per il calcolo della crescita
della vegetazione.
4. Analisi ed implementazione dei modelli di simulazione necessari per il calcolo della quantità
dei principali inquinanti atmosferici per i quali esistono riferimenti scientifici (NO2, SO2,
PM10; O3) riguardo la loro effettiva rimozione da parte della vegetazione.
5. Individuazione delle aree potenziali per la realizzazione del sistema del verde.
6. Scelta e descrizione delle specie idonee per la mitigazione e/o il miglioramento della qualità
dell’aria nelle zone di studio.
7. Calcolo dei benefici in termini di rimozione degli inquinanti (NO2, SO2, PM10; O3) derivanti
dalle diverse ipotesi di sistemazione del verde per differenti livelli di intensità (mitigazione e
miglioramento).
A seguito di tale studio sono previste le seguenti azioni:
8. Realizzazione pratica di nuove aree verdi cercando di perseg
uire lo scenario di
“miglioramento” prospettato dallo studio, nei limiti delle possibilità consentite dal vigente
Piano Regolatore e da una opportuna valutazione del rapporto costi-benefici.
183
7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde
9. Attività di manutenzione delle aree verdi realizzate con eventuali operazioni di irrigazione,
concimazioni, zappature, ripuliture, sostituzione delle fallanze. Le attività saranno intense
nei primi anni di vita delle piantumazioni per ridursi nel tempo via via che le piante
cresceranno e si rafforzeranno. Si auspica che le specie scelte per gli interventi di
piantumazione, oltre ad essere valide sotto il profilo del miglioramento della qualità dell’aria
e ad essere il più possibile autoctone e ben integrabili nel contesto locale, non siano
eccessivamente delicate e non necessitino di eccessive cure e interventi. Infatti le stesse
attività di manutenzione comportano un dispendio energetico ed economico non
indifferente, accompagnato inevitabilmente da ulteriori impatti sulla matrice aria, che
riducono i benefici apportati dalla presenza del verde.
10. Potenziamento e perfezionamento, anche sulla base dei risultati dello studio citato, dei
requisiti in termini quantitativi e qualitativi di verde pubblico e privato negli interventi di
nuova edificazione, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia. L’attuale
Regolamento del Verde Pubblico e Privato stabilisce (Allegato A) dei requisiti in termini di
copertura arborea e di numero di piante ad alto fusto e cespugli negli ambiti di
trasformazione e nuovo insediamento per il verde pubblico, mentre per il verde privato
urbano (Allegato D) sancisce solo alcune prescrizioni riguardo la scelta delle essenze e il
numero minimo di piante nella superficie destinata a verde.
Si ritiene dunque possibile ed utile, una volta recepiti i risultati dello studio, intervenire sul
Regolamento in oggetto al fine di migliorare le “prestazioni” del verde (pubblico e privato)
in ambito urbano, anche in considerazione dei notevoli benefici in termini di risparmio
energetico che una opportuna progettazione del verde può arrecare.
Si ricorda che il Decreto Lgs. 192/05 impone già dall’anno in corso il rispetto di requisiti
molto stringenti per quanto concerne i consumi degli edifici nuovi o soggetti a
ristrutturazioni importanti e la strategia del verde si profila come una ulteriore possibilità per
rientrare nei parametri richiesti, con costi relativamente contenuti e con una serie di
sinergici effetti positivi, come già illustrato.
Sarà dunque necessario ed opportuno intervenire anche sul Regolamento Edilizio Comunale,
onde meglio progettare e disporre il verde in relazione all’edificato negli interventi di nuova
edificazione, restauro, etc. e sul Piano Regolatore onde eventualmente aumentare il rapporto
tra la superficie verde e quella edificata nei nuovi insediamenti previsti.
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
2. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento
ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area
ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà (?) stipulato tra il Comune, la Provincia,
Hera, Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato.
In particolare l’azione “Inserimento di filtri verdi” prevede i seguenti interventi :
 Nei piani attuativi prevedere una riqualificazione urbanistica del verde esistente
attraverso la realizzazione di rimboschimenti e piantumazioni;
 Promuovere all’interno dei procedimenti di A.I.A. e V.I.A. al prescrizione di
realizzare filtri verdi;
 Redazione del nuovo Piano di Sviluppo rurale 2007-2013;
 Realizzazione di un Progetto di Potenziamento del sistema verde per il
miglioramento della qualità ambientale del territorio.
184
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
3. Accordi tra il Comune e le imprese edili, progettisti ed architetti per una progettazione degli
spazi urbani con una massiccia e ben studiata presenza di verde pubblico in ogni nuova
urbanizzazione, evitando il più possibile inutili impermeabilizzazioni e cementificazioni del
suolo ( ricorrendo ad esempio ai pavimenti verdi), che garantiscono un migliore drenaggio
delle acque superficiali ed un minor grado di riverbero delle superfici.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Viene presentata di seguito una sintesi di alcuni dati tratti dalla letteratura riguardo i benefici che il
verde in ambito urbano può arrecare; a seguire una tabella riportante l’estensione del verde
comunale attuale e al 2012, con relative stime delle capacità assorbenti di anidride carbonica, onde
poter dare una idea delle possibilità (e dei limiti) di una strategia del verde.
Isole di calore urbane.
Secondo alcuni studi (Bacci e Morabito) in estate il fenomeno si verifica per il 70% della giornata;
durante la notte e al mattino si osserva la maggior differenza di temperatura fra il centro e la
periferia, che spesso arriva a circa 2°C. In un parco la temperatura può essere più bassa di 1-3 °C
rispetto all’esterno e la sua influenza si estende per centinaia di metri oltre i confini del parco stesso
(Chandler, 1965; Herrington et al.,1972; Oke, 1989).
Risparmio energetico.
Una opportuna quantità e qualità di verde adeguatamente disposto attorno agli edifici (e quindi in
misura notevole il “Verde privato urbano”) può consentire un risparmio energetico su base annua
che per una residenza trifamiliare (500 mq) può variare fra il 10% e il 38% a seconda delle
condizioni climatiche, dell’età dell’edificio, della sua disposizione, etc. (American Forest, 1999).
Un albero di grandi dimensioni può produrre un effetto di raffreddamento sull’ambiente circostante
pari a quello prodotto da 10 condizionatori (ciascuno capace di condizionare una stanza di 30 metri
quadrati) funzionanti 24 ore al giorno (USDA Forest Service Pamphlet #FS 363).
Un parco urbano di 12,5 ettari con piante di 30 anni di età può consentire un risparmio complessivo
pari ad oltre 60.000 kWh/anno che raddoppiano al 50° anno di età della pianta (Università di
Firenze). Ciò equivale ad un risparmio energetico quantificabile in 4,8 MWh/anno per ettaro con
piante di 30 anni.
Riduzione degli inquinanti atmosferici.
Un albero di grandi dimensioni è in grado di rimuovere dall’atmosfera in un anno circa 2,5 kg di
inquinanti (Nowak, 1995).
Gli alberi e i cespugli di una città come Chicago rimuovono ogni anno dall’atmosfera circa 650
tonnellate di inquinanti (Nowak, 2002).
Fissazione dell’anidride carbonica.
Una utilitaria produce per ogni chilometro percorso una quantità di anidride carbonica compresa fra
130 e 140 g. Una auto di media cilindrata si attesta sui 200-230 g.
Un albero maturo può assorbire anidride carbonica ad un ritmo di circa 25 kg/anno.
Cioè un albero maturo riesce ad assorbire in un anno l’anidride carbonica emessa da una utilitaria in
appena 178 chilometri. Supponendo una percorrenza annua di circa 15.000 km, sarebbero necessari
84 alberi maturi per assorbire nel corso dell’anno le emissioni dell’utilitaria.
185
7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde
Benefici estetici, sociali, psicologici
E’ stato dimostrato che pazienti ricoverati in ospedale in stanze con finestre affacciate su aree verdi
hanno periodi di convalescenza più brevi rispetto ad altri con patologie simili ma ricoverati in
stanze senza tale vista (University of Illinois).
In uffici circondati da spazi verdi gli impiegati sono più produttivi e meno assenteisti; si trascorre
più tempo nel fare acquisti e si compra di più se i negozi sono posti lungo viali alberati (Michigan
State University).
Infine per fare una valutazione su scala comunale si è tentato di stimare in primo luogo la capacità
di fissare la CO2, il principale gas ad effetto serra, da parte del verde presente attualmente in
territorio comunale; in secondo luogo si è stimata la capacità del verde previsto dal 6° p.p.a. della
Variante Generale del PRG , nonché dagli interventi di mitigazione conseguenti a progetti di
espansione industriale o realizzazione di infrastrutture o estensione di parchi, successivi
all’elaborazione del PRG.
Si sono così poste a confronto la situazione attuale con quella potenziale al 2012 (orizzonte
temporale del Piano Energetico), senza considerare però gli interventi prospettati dalla presente
scheda.
Naturalmente una stima della capacità assorbente di CO2 dovrebbe prendere in considerazione
numerose variabili, desumibili da un censimento puntuale della situazione e della tipologia e
dell’età del verde e da modelli di simulazione della crescita delle piante.
Si tratta di un lavoro complesso che sarà affrontato nel successivo studio che il Comune ha
intenzione di realizzare ed anche in quel caso si tratterà di calcoli ed elaborazioni con un certo
margine di approssimazione ed aleatorietà.
In questa prima fase si sono assunte diverse ipotesi semplificative:
 Per le zone verdi si sono considerate le capacità assorbenti dei suoli e di fissazione da parte
delle piante eventualmente presenti su di essi. Si sono così assunti opportuni fattori di
assorbimento(kg di CO2 annualmente assorbiti per ettaro), desunti dal “Manuale dei fattori
di emissione nazionali ANPA-CTN-ACE 2002” rispettivamente per i suoli (suolo agricolo,
suolo di foresta, dato medio) e per le coperture arboree (è presente un unico fattore, per le
foreste). Per i suoli incolti o coltivati non si è considerato un ulteriore contributo da parte
della vegetazione presente, dal momento che spesso il periodo di ritorno nell’ambiente della
CO2 assorbita è inferiore all’anno solare; per i boschi, oltre al suolo, si è utilizzato per la
copertura un fattore ridotto pari al 70% del fattore tabulato nel manuale per le foreste (circa
3.800 kg per ha all’anno); per il verde urbano, oltre al suolo, un fattore pari al 40% rispetto
al valore tabulato per le foreste; per gli interventi di mitigazione con una certa densità di
piantumazione si è assunto oltre al suolo, un fattore pari al 60%.
 Per i nuovi interventi previsti si è effettuato un bilancio tra la capacità assorbente del
terreno, agricolo o incolto occupato dall’intervento e la capacità assorbente dopo
l’intervento con relativa piantumazione.
Naturalmente la superficie sottratta ai campi (la superficie sottratta è sempre stata
considerata S.A.U.) è quasi sempre molto superiore rispetto a quella che poi viene
valorizzata come verde di mitigazione: così la capacità assorbente dei nuovo verde pubblico
e previsto dal PRG risulta da un bilancio tra la superficie complessivamente sottratta a
S.A.U. (gran parte della quale cementificata o edificata) e quella porzione destinata a verde,
opportunamente piantumata. Il bilancio è comunque positivo dato che il rapporto tra
assorbimento da parte della copertura arborea e assorbimento dei suoli è molto grande,
potendo arrivare a 10.
In questo senso nella colonna relativa al 2012 compare lo stesso contributo da parte della
S.A.U. perché la quota persa è conteggiata in negativo nei nuovi interventi.
186
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
 Il verde privato urbano attualmente esistente non essendo censito se non in misura minima
nei dati disponibili, ha un ruolo molto esiguo nelle stime condotte, mentre nella realtà
esplica sicuramente la sua azione, al pari del verde pubblico. Nemmeno il verde urbano che
sarà realizzato col nuovo PRG è conteggiato, perché non è dato conoscere l’utilizzo che i
privati faranno della quota del proprio lotto non edificata.
Tabella 50-Stima degli assorbimenti di CO2 nel territorio del Comune di Forlì (CO2 sinks)
Anno 2005
Anno 2012
Area considerata
Superficie
CO2 assorbita
Superficie
CO2 assorbita
[ha]
[tonn]
[ha]
[tonn]
Boschi
371
1.165
371
1.165
Superficie Agricola Utile
14.095
3.774
14.095
3.774
Verde urbano esistente
295
558
295
558
Nuovo verde urbano da PRG
216
207
Area verde di mitigazione
Hera
8
21
Area verde di mitigazione
Mengozzi
2
6
Area verde di mitigazione
Querzoli-Ferretti
4
5
Parco fluviale Montone
12
30
Ripristino naturalistico Ladino
3
1
Verde di mitigazione
tangenziale est ed asse di
arroccamento
31
43
15.038
5.810
TOTALE
14.761
5.497
Fonte: elaborazione Agess su dati del Comune di Forlì
Si può notare che a fronte di una situazione a livello di emissioni in territorio comunale pari a circa
750.000 tonn. di CO2 equivalenti (dato 2004), un assorbimento stimato nell’ordine delle 5.500
tonn. di CO2 rappresenta una percentuale pari allo 0,7% e l’esiguo miglioramento previsto al 2012
va confrontato con un situazione a livello di emissioni che secondo gli andamenti attuali, in assenza
di interventi significativi, sarà pari a circa 840.000 tonn.: in tal caso la percentuale di assorbimento
rispetto alle emissioni si manterrebbe allo 0,7%.
Tuttavia è necessario ricordare come da studi effettuati dall’Università di Firenze emerga come la
quantità di emissioni di anidride carbonica evitata grazie al risparmio energetico dovuto alla
presenza di alberi superi in maniera significativa la quantità di anidride carbonica direttamente
fissata dalle piante. In via cautelativa, assumendo uguali le due quantità, si può ritenere che la
riduzione delle emissioni di CO2 sia doppia rispetto ai valori riportati in tabella, attestandosi dunque
per il 2005 a circa 11.000 tonn e per il 2012 a circa 11.00 tonn.
187
7.3.8 Scheda 8: Interventi sul sistema del verde
Il contributo passerebbe in tal caso da uno 0,7% ad un 1,4%, quota che non è affatto trascurabile,
considerata al confronto con i contributi che potrebbero arrecare altri grossi progetti di risparmio
energetico previsti nel Comune di Forlì e che sono stati analizzati nelle precedenti schede.
Anche dal punto di vista economico un progetto di interventi sul verde si rivela molto più
economico rispetto ad altri macroprogetti che prevedono un intenso impiego di tecnologia e risorse.
188
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
7.3.9 Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
La recente introduzione di leggi regionali che regolamentano l’illuminazione esterna pubblica e
privata spinge i comuni a dotarsi di piani di illuminazione che definiscano dei criteri omogenei di
illuminazione del territorio. In particolare, con la L.R. n.19 del 29/09/2003 “Norme in materia di
riduzione dell’inquinamento luminoso e di risparmio energetico”, la Regione Emilia-Romagna
promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti.
La successiva Delibera della Giunta Regionale n° 2263 del 2005 emana direttive e specifiche
indicazioni applicative, tecniche e procedurali finalizzate, in particolare, alla riduzione del consumo
energetico.
Tali direttive, ai sensi della Legge Regionale n. 19 del 2003:
 Indicano i criteri sulla base dei quali le Province e i Comuni definiscono l’estensione delle
zone di protezione dell’inquinamento luminoso nell’intorno degli osservatori;
 Definiscono le modalità di redazione e progettazione di tutti i nuovi impianti di
illuminazione esterna, pubblica e privata;
 Definiscono gli impianti di illuminazione per i quali è concessa deroga.
In sostanza, nelle suddette direttive vengono dettate opportune indicazioni e requisiti da soddisfare
sia per gli impianti esistenti, se situati in zone di protezione dall’inquinamento luminoso (art.3), sia
per tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati. Nel primo caso l’adeguamento
deve avvenire entro un arco temporale di 5 anni dalla data di approvazione della Delibera .
Il primo problema alla base di tali disposizioni legislative è il fenomeno dell’inquinamento
luminoso, nato praticamente a seguito dell’invenzione della lampada elettrica ad incandescenza nel
1879. Il problema si manifesta già nei primi anni del 1900 quando gli osservatori costruiti nelle
grandi città cominciarono a risentire pesantemente dell’emissione luminosa artificiale.
Negli anni 1950-1960, quando anche i luoghi più distanti dagli agglomerati urbani, in posti
montagnosi o desertici, cominciarono ad essere soggetti all’inquinamento luminoso, esplose la
drammaticità del problema e fu emessa la prima ordinanza dalla città di Flagstaff (Arizona).
In Italia i primi interventi si ebbero nel 1997 con la Legge Regionale n° 22 della Regione Veneto
“Norme per la Prevenzione dell’inquinamento luminoso”: successivamente, nel giro di pochi anni,
seguirono numerose altre regioni italiane tra cui, appunto nel 2003, l’Emilia-Romagna.
Gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso sono molteplici e di tipo:
1) Scientifico e culturale. Al danno e alle difficoltà create al mondo scientifico che si è visto
costretto ad inviare un telescopio in orbita attorno alla Terra (con una spesa che avrebbe
consentito di costruire un centinaio di osservatori a Terra), si aggiungono i disagi per gli
astrofili che devono cercare cieli bui a notevoli distanze dalla propria abitazione.
Inoltre, perdendo il contatto diretto con il cielo, l’uomo moderno si è impoverito rispetto alle
culture millenarie degli antichi popoli orientali. Basti pensare al fatto che gran parte degli
scolari vedono le costellazioni solo sui libri di scuola e che gli abitanti delle grandi
metropoli non hanno mai visto una stella. Si ricorda inoltre che l’UNESCO nella
Dichiarazione Universale dei Diritti delle Generazioni Future, ha incluso il diritto ad un
cielo puro.
2) Artistico. In molte città negli ultimi decenni sono stati installati impianti di illuminazione
del tutto irrazionali, spesso rivolti verso il cielo, che deturpano i centri storici e le zone
artistiche.
3) Ecologico. L’illuminazione notturna ha sicuramente un effetto negativo sull’ecosistema
circostante le cui flora e fauna vedono alterarsi il ciclo naturale notte-giorno.
Inoltre l’illuminazione artificiale contribuisce senza dubbio al riscaldamento globale e al
fenomeno dello smog fotochimico, con produzione di ozono ad opera della luce che
scompone le molecole presenti nei gas inquinanti.
189
Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
4) Fisico e Psicologico. La troppa luce e la sua diffusione nelle ore notturne destinate al riposo
provoca vari disturbi tra cui l’alterazione di cicli circadiani e la diminuzione nella
produzione di melatonina.
5) Sicurezza. Accanto ai regolamenti CEI e UNI che stabiliscono soltanto limiti minimi di
illuminazione per la sicurezza stradale, non si deve dimenticare la pericolosità dei fenomeni
di abbagliamento per chi è alla guida di veicoli a proposito dei quali esiste una norma UNI
che prescrive limiti per l’indice di abbagliamento molesto “G”, attualmente non rispettati.
Il secondo problema, direttamente collegato al primo, è lo spreco di energia conseguente ad un uso
improprio dell’illuminazione pubblica e privata, che comporta anche una ulteriore inutile emissione
di gas inquinanti. Secondo dati Enel nel 1997 i consumi per l’illuminazione pubblica nazionale si
attestavano sui 4,8 TWh/anno, cui si dovrebbe aggiungere un ulteriore 30% per l’illuminazione
esterna privata di qualunque tipo: ne risultano 6,2 TWh/anno complessivamente spesi per
l’illuminazione esterna. Tuttavia, per vari motivi, un 30-35% di questa enorme quantità di energia,
vale a dire circa 2,2 TWh, viene inviata direttamente verso il cielo, producendo peraltro 1.300.000
tonn. di CO2, immesse in atmosfera. Inoltre il restante quantitativo è spesso eccessivo od inutile
rispetto alle reali necessità.
Da qui e pensando di aggiornare tali dati al 2005, con un incremento medio annuo dei consumi pari
al 5%, conseguono notevoli potenziali di risparmio energetico e nelle emissioni.
In particolare dal punto di vista energetico, con il miglioramento dell’efficienza dei corpi
illuminanti, il controllo del flusso luminoso, la razionalizzazione dell’illuminazione, lo spegnimento
dopo le ore 23 o 24 di tutte le insegne pubblicitarie e/o vetrine di non indispensabile uso notturno, si
favorirebbe notevolmente il risparmio di energia elettrica nel Terziario che è il settore più
energivoro. Senza dimenticare il risparmio energetico conseguente ad una diminuzione degli
interventi di manutenzione.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Il Comune di Forlì, secondo quanto indicato dall’Art. 4 della L.R. 19/03 intitolato “Funzioni dei
Comuni”, intende38:
1. Adeguare il regolamento urbanistico edilizio (RUE) alle disposizioni della L.R. 19/03 e
predisporre un abaco in cui siano indicate, zona per zona, le tipologie dei sistemi e dei
singoli corpi illuminanti ammessi tra cui i progettisti e gli installatori potranno scegliere
quale installare. Ai fini di tale adeguamento, come indicato dalla Direttiva 2263 del 2005,
il Comune:

Predispone un censimento degli impianti esistenti e sulla base dello stato
dell’impianto, ne pianifica la sostituzione in conformità alla presente direttiva;

Predispone una pianificazione e programmazione degli interventi ai sensi dell’Art.
23 della L.R. 20/00 anche in unzione
f
dei risparmi energetici, economici e
manutentivi conseguibili, perseguendo la funzionalità, la razionalità e l’economicità
dei sistemi ed assicurando innanzi tutto la salvaguardia della salute, la sicurezza dei
cittadini e la tutela degli aspetti paesaggistico-ambientali.
2. Dare ampia diffusione a tutti i soggetti interessati delle nuove disposizioni per la
realizzazione degli impianti di illuminazione pubblica e privata;
38
Tra i compiti del Comune non viene citato come da Delibera Regionale il punto riguardante la predisposizione di un
censimento degli impianti esistenti e la pianificazione di un eventuale sviluppo dell’illuminazione per le zone di
protezione di cui all’Art. 3 della Direttiva. Infatti in territorio comunale non esistono osservatori astronomici e l’unico
sito della Rete Natura 2000 presente (Selva di Ladino), non è soggetto ad illuminazione di pertinenza comunale (ma
provinciale).
190
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
3. Individuare, anche con la collaborazione dei soggetti gestori, gli apparecchi di illuminazione
responsabili di abbagliamento e come tali pericolosi per la viabilità, da adeguare alla
presente legge;
4. Elencare le fonti di illuminazione che in ragione delle particolari specificità possono
derogare dalle disposizioni della L.R. 19/03, fra cui rientrano in particolare i fari costieri, gli
impianti di illuminazione di carceri, caserme e aeroporti;
5. Svolgere le funzioni di vigilanza sulla corretta applicazione della legge.
Il Comune intende, per quanto concerne l’illuminazione pubblica, dotarsi di un Piano Regolatore
per l’Illuminazione Comunale (PRIC), quale strumento di Pianificazione e Regolamentazione che
ottemperi non soltanto ai requisiti della L.R. 19/03, ma anche a tutte le eventuali normative vigenti
nazionali e regionali (Nuovo codice della strada D.Lgs. n°285 del 30/04/92, norme per l’attuazione
del nuovo Piano energetico nazionale Leggi n° 9 e 10 del 1991, norme tecniche europee e nazionali
tipo CEI, DIN e UNI).
Il PRIC consente di avere una visione globale dell’illuminazione pubblica presente e passata e
mediante una pianificazione del territorio che va dalla definizione della tipologia di interventi
(strutturali, estetici, etc.) alla pianificazione degli investimenti, coordina e delinea li futuro
dell’illuminazione del territorio. Il PRIC prevede le seguenti azioni/capitoli in successione:
1) Inquadramento territoriale e caratteristiche generali del territorio
1.1 Inquadramento territoriale. Raccolta di dati riguardanti: geografia, confini e centri abitati,
principali caratteristiche morfologiche e ambientali, popolazione e statistiche, attività
produttive, commerciali, etc. Tali dati vengono utilizzati per rilevare gli aspetti che possono
influenzare o avere influenzato le scelte in termini di illuminazione.
1.2 Cenni storici. Ambientazione ed evoluzione storica del Comune con particolare riferimento
agli ultimi secoli nei quali si è sviluppato il concetto di illuminazione.
1.3 Evoluzione storica dell’illuminazione sul territorio. Ricerca storica sull’evoluzione territoriale
dell’illuminazione anche mediante fotografie e documenti d’epoca e identificazione di
eventuali caratterizzazioni storiche dell’illuminazione del territorio oggetto di studio.
1.4 Individuazione di aree omogenee: aree agricole, residenziali, verdi, industriali e artigianali,
parchi e zone di salvaguardia ambientale, centri storici e cittadini ed aree pedonali e di
possibile aggregazione, impianti sportivi.
1.5 Situazioni critiche: definizione delle esigenze e analisi delle criticità.
Esigenze:
1. Illuminazione complessa, gradevole o gestita;
2. Sicurezza stradale, pedonale;
3. Gestione affollamenti notturni
Criticità: stazioni ferroviarie, sottopassi, svincoli etc, parchi pubblici, impianti sportivi, piazze
e luoghi di aggregazione e intrattenimento: cinema, palasport, piscine, etc., edifici per
l’ordine pubblico, militari, edifici speciali quali ospedali, scuole locali notturni, etc.
2) L’illuminazione del territorio: censimento e stato di fatto:
2.1 Stato dell’illuminazione esistente e compatibilità con la L.R. 19/03 e successive integrazioni.
I rilievi avvengono nel seguente modo:
1. Rilievo dell’ubicazione e delle caratteristiche dei centri luminosi;
2. Rilievo dello stato dei centri luminosi, dei conduttori e delle infrastrutture;
3. Verifica della conformità con la L.R. 19/03
2.2 Stato dei quadri elettrici e compatibilità con le normative vigenti in materia
2.3 Schede tecniche impianti elettrici
191
Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
2.4 Rilievi illuminotecnici: identificazione degli impianti a maggiori criticità per ciascuna
tipologia (classificazione, applicazione, etc.) e verifica dei parametri illuminotecnici con
luxmetro o luminanzometro.
2.5 Evidenze storiche, culturali ed artistiche: identificazione di tutti gli edifici di un certo valore
artistico, storico ed architettonico che spiccano nel tessuto cittadino.
Si avrà come risultato del punto 2) una serie di elaborati grafici per lo stato di fatto:
a) Aree omogenee.
Suddivisione del territorio in aree omogenee anche in base alle indicazioni del PRG
b) Stato di fatto: sorgenti luminose
Mappatura distribuzione tipologia di sorgenti luminose
c) Stato di fatto: Apparecchi d’illuminazione
Mappatura distribuzione delle tipologie di apparecchi
d) Stato di fatto: supporti esistenti
Mappatura distribuzione delle tipologie di supporti
e) Stato di fatto: evidenze
Mappatura delle “evidenze” del territorio
3) Linee guida per la classificazione del territorio:
3.1 Classificazione illuminotecnica del tracciato viario.
Relazione tecnica sulla classificazione del tracciato viario secondo norme UNI 10439.
3.2 Classificazione del resto del territorio.
Identificazione e classificazione delle principali aree sensibili classificate secondo EN13201:
piste ciclabili, incroci, rotatorie, aree pedonali, piazze, etc.
3.3 Flussi di traffico
 Linee guida per una corretta de-classificazione permanente o notturna
 Rilievo dei flussi di traffico orari
4) Linee guida per gli impianti di illuminazione:
4.1 Linee guida L.R. 19/03 ( e successive integrazioni) e requisiti illuminotecnici minimi:
 Linee guida per una corretta applicazione della L.R. 19/03
 Linee guida per la progettazione illuminotecnica per applicazioni omogenee
 Requisiti illuminotecnici minimi per i futuri impianti di illuminazione
4.2 Caratteristiche e contenuti dei progetti illuminotecnici
4.3 Linee guida per il controllo e la verifica dei progetti illuminotecnici:
 Requisiti di un progetto illuminotecnica
 Strumenti e linee guida per il controllo e la verifica dei progetti illuminotecnica e delle
installazioni da parte dell’ufficio tecnico comunale
5) Soluzione pianificazione: adeguamento
5.1 Evidenze storiche culturali ed artistiche: linee guida d’intervento
5.2 Verifica impianti pubblici ad elevato impatto ambientale
5.3 Verifica impianti pubblici ad elevati consumi energetici
5.4 Verifica impianti privati non conformi con la L.R. 19/03
5.5 Aree protette ed adeguamento dell’esistente
5.6 Priorità: sicuramente per gli impianti che assommano più delle seguenti caratteristiche
precedentemente individuate ed in particolare:
1)
Impianti elettrici e quadri elettrici obsoleti o con rischi per la sicurezza;
2)
Impianti non conformi alla L.R. 19/03 da adeguare in quanto in fascia protetta o
perché realizzati dopo il 2000;
3)
Impianti sui quali è possibile ridurre la potenza installata;
192
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
4)
5)
6)
7)
Impianti molto invasivi e fortemente inquinanti;
Eliminazione dello spegnimento alternato dei punti luce;
Impianti obsoleti: cavi aerei, sostituire i sostegni;
Impianti migliorabili dal punto di vista estetico e di impatto illuminotecnica
6) Soluzione integrata di riassetto illuminotecnico del territorio identificando:
 tipi di apparecchi da installare;
 sorgenti luminose;
 tipi di posa ed impianti con specifici riferimenti ad esempi progettuali;
 costruttivi ed impiantistici per integrare i servizi logicamente e fisicamente
integrabili (gestione funzionale, manutenzione, etc.) nel comparto illuminazione.
Si avrà come risultato del punto una serie di elaborati grafici per la Pianificazione:
a) Classificazione delle strade e del territorio: rete viaria comunale;
b) Adeguamento: sorgenti luminose. Identificazione delle tipologie di adeguamento delle
sorgenti luminose da utilizzarsi sul territorio;
c) Adeguamento: apparecchi di illuminazione e supporti. Identificazione delle tipologie di
adeguamento degli apparecchi e dei supporti da utilizzarsi sul territorio
7) Pianificazione: valutazioni economiche
7.1 Piano di Energy-Saving: stesura di una previsione di ristrutturazione corredata di bilancio
energetico-economico e identificazione delle opportunità tecnologiche che favoriscono una
illuminazione a basso impatto ambientale e a maggiore risparmio;
7.2 Stima economica dei costi di manutenzione, adeguamento e gestione. Previsioni di spesa e
priorità.
7.3 Valutazione tecnico/economica dei benefici dell’esecuzione di interventi di manutenzione e
di recupero programmati.
8) Pianificazione: intervento
8.1 Definizione di un piano di adeguamento degli impianti pubblici a medio o lungo termine (se
non sussiste l’obbligo di legge di immediato adeguamento del territorio), con l’indicazione
degli investimenti secondo le priorità definite dal Comune.
8.2 Definizione dei piani di manutenzione degli impianti.
9) Documenti accessori
 Strumenti accessori al piano per agevolarne l’applicazione da parte del Comune;
 Strumento di consultazione multimediale.
Infine il Comune di Forlì intende avviare un’opera di modernizzazione degli impianti semaforici
attualmente equipaggiati con lampade ad incandescenza tramite l’utilizzo di lampade a LED (Ligth
Emitting Diode): tale soluzione consentirebbe una lunga serie di vantaggi, dal miglioramento della
sicurezza stradale, al risparmio energetico ed economico (consumi e manutenzione molto più
ridotti), alla possibilità di riparare gli elementi danneggiati, all’assenza negli elementi illuminanti di
mercurio o altre sostanze gravemente inquinanti). Attualmente in territorio comunale esiste un
unico impianto sperimentale equipaggiato con lampade a LED (incrocio tra v.le Roma, via Gramsci
e via Campo di Marte) equipaggiato con 97 lampade a LED.
L’Amministrazione Comunale ha già richiesto preventivi per la trasformazione di tutti gli impianti
del territorio.
193
Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
ACCORDI DI PROGRAMMA /STRUMENTI FINANZIARI
1. Accordo tra il Comune e l’ente gestore della Pubblica Illuminazione (Hera Luce S.r.l.) per
procedere al rinnovamento del parco di illuminazione pubblico e al suo ulteriore sviluppo in
ottemperanza ai requisiti della L.R. 19/03 ( e succ. aggiornamenti).
2. Accordo del Comune con progettisti illuminotecnici, elettricisti e fornitori/costruttori locali
di apparecchi di illuminazione: l’accordo consentirà ai cittadini, alle aziende e a tutti gli
edifici in senso lato che adegueranno alle nuove norme la propria illuminazione privata
esistente (su cui non esistono obblighi di legge), di acquistare il progetto, la componentistica
ed il lavoro a prezzi considerevolmente ridotti se si rivolgeranno a coloro che hanno aderito
all’accordo.
3. Protocollo di Intesa, in attuazione del Progetto CRIT.ECO, finalizzato al miglioramento
ambientale dell’area industriale di Coriano, mirato al perseguimento delle condizioni di area
ecologicamente attrezzata. Tale Protocollo sarà stipulato tra il Comune, la Provincia, Hera,
Agess, Romagna Acque, Camera di Commercio Industria e Artigianato.
In particolare l’obiettivo “Razionalizzazione dei consumi energetici” prevede come azione:
“Assicurare, nella progettazione e manutenzione dell’impiantistica illuminotecnica, il
rispetto dei principi di risparmio, riduzione dell’inquinamento luminoso, sicurezza stradale e
dei cittadini stabiliti dalla L.R. 19/03 (e succ. integrazioni e modifiche).”
OBIETTIVI
Gli obiettivi della presente azione possono essere riassunti come di seguito:
6. Limitazione dell’inquinamento luminoso e ottico;
7. Risparmio energetico e programmazione economica;
8. Eliminazione delle situazioni critiche e pericolose;
9. Adeguamento alle normative elettrotecniche ed illuminotecniche vigenti;
10. Salvaguardia e protezione dell’ambiente;
11. Sicurezza del traffico, delle persone e del territorio;
12. Valorizzazione dell’ambiente urbano, dei centri storici e residenziali;
13. Miglioramento della viabilità.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Come delineato nei paragrafi precedenti, la L.R. 19/03 (e successiva Delibera Regionale) e il
redigendo Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC) prendono in considerazione una
molteplicità di aspetti che vanno ben oltre la semplice sostituzione delle attuali lampade al mercurio
per la Pubblica Illuminazione con lampade al sodio ad alta pressione.
Sicuramente questo è uno degli interventi prescritti dalla L.R. 19/03 per gli impianti nuovi ed il
Comune di Forlì, in collaborazione con l’ente gestore della pubblica illuminazione (HeraLuce), per
i nuovi impianti già da tempo opera secondo le prescrizioni della L.R 19/03.
Inoltre, andando anche oltre i requisiti di legge, il Comune ha in previsione già dal 2006 di iniziare
la progressiva sostituzione di tutti i punti luce esistenti al mercurio con lampade al sodio ad alta
pressione caratterizzate da una elevatissima efficienza luminosa (circa 130 lumen/Watt), una vita
194
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
media pressochè doppia rispetto alle lampade al Mercurio ed una accettabile resa cromatica (Ra =
20 e Temperatura di colore circa 2.500 K).
Sono riportati di seguito alcuni dati riguardanti la situazio ne degli impianti per la pubblica
illuminazione del Comune di Forlì.
Tabella 51 – Illuminazione pubblica nel Comune di Forlì: tipi di lampade e consumo annuo
Lampade tipo Hg
Lampade tipo
Sap
Altre
Totale lampade
Consumo annuo
illuminazione
pubblica [kWh]
31/12/2004
6.809
10.324
730
17.863
7.976.185
31/12/2005
6.785
10.622
730
18.137
7.823.550
Delta
-24
298
0
274
-152.635
Fonte: Hera Luce S.r.l.
Si può notare come al 31/12/2005 la Pubblica Illuminazione del Comune di Forlì conti 18.137 punti
luce, responsabili di un consumo di circa 7,8 MWh/anno. Di essi gran parte sono costituiti da
lampade al sodio ad alta pressione (circa il 59%), mentre 6.785 sono ancora del tipo al mercurio
(circa il 37%) ed infine 274 lampade sono di vario tipo (1,5%).
Si osservi il risparmio energetico dell’anno 2005 rispetto al 2004 nonostante l’aumento dei punti
luce, dovuto sia alla ottimizzazione dei riduttori di potenza già presenti negli impianti, sia ad un
aumento percentuale delle lampade al sodio ad alta pressione rispetto a quelle al mercurio.
Si è considerato di giungere al 2012 ad una sostituzione completa delle lampade al mercurio del
parco lampade attuale, con lampade al sodio ad alta pressione, senza considerare la naturale
espansione del parco di illuminazione pubblica che seguirà di pari passo tutti gli interventi
pianificati dal PRG, le grandi infrastrutture ed espansioni industriali previste.
Per stimare il risparmio conseguibile, si è ipotizzato in modo semplificativo di procedere ad una
sostituzione di tutte e sole le lampade al mercurio esistenti con lampade al sodio ad alta pressione,
in modo da assicurare lo stesso flusso luminoso.
Si è quindi considerata, da dati presenti in letteratura, una efficienza media delle lampade al
mercurio pari a 56 lm/W ed una efficienza media per le lampade al sodio ad alta pressione pari a
132 lm/W.
In tal modo, ipotizzando di voler ottenere lo stesso flusso luminoso, si è ottenuto un consumo medio
annuo per lampada al mercurio pari a 651 kWh ed un consumo medio annuo per lampada al sodio
ad alta pressione pari a 276 kWh. Ad intervento di sostituzione ultimato, si otterrebbe pertanto un
consumo medio annuo per l’illuminazione pubblica pari a 5.283 MWh, con un risparmio di ben
2.541 MWh/anno (risparmio percentuale pari al 32,5%).
Tale risparmio di energia elettrica
corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 1.568 tonn. di CO2/anno39.
Vengono poi valutati di seguito i vantaggi conseguibili con la conversone a LED di tutti gli impianti
semaforici siti in territorio comunale.
Essendo costituite da più sorgenti luminose, tecnologia ad Elementi Illuminanti Indipendenti (EII),
anziché da un solo filamento, i LED continuano a funzionare regolarmente anche con un elemento
danneggiato. Ciò consente di ridurre gli interventi di manutenzione e la riparazione della lampada in
caso di guasto.
La luce prodotta con la tecnologia del LED è monocromatica, in qualsiasi colore la si desideri:
questo consente di avere una luce più intensa, armoniosa e brillante di quella delle lampade a
39
Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla
composizione del parco elettrico nazionale.
195
Scheda 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
filamento incandescente, visibile a grande distanza. Il singolo led ha una durata media di 100.000
ore e di conseguenza le lampade utilizzate hanno una vita media di 10 anni e sono garantite dalla
società produttrice per 6 anni: per questi motivi i costi di manutenzione sono notevolmente ridotti.
Il disco nero sul quale sono posizionati i singoli led copre completamente la parabola riflettente
della lanterna semaforica, eliminando il pericoloso "effetto phantom” (quello strano gioco di luce
causato dal riflesso dei raggi solari che qualche volta non permette agli automobilisti di vedere bene
la luce accesa del semaforo).
In caso di guasto è possibile intervenire riparando la lampada anziché sostituirla.
Le lampade utilizzate sono perfettamente intercambiabili con le tradizionali lampade ad
incandescenza.
La possibilità di funzionamento anche a bassissima tensione e in corrente continua consente di
avere impianti a batteria alimentati da pannelli solari del tutto ecologici e a costo zero.
L'impossibilità di fulminarsi, mantenendo sempre "vivo" il segnale luminoso, aumenta la sicurezza.
Tabella 52-Illuminazione semaforica nel Comune di Forlì: tipi di lampade e consumo annuo
Lampade ad
incandescenza
Lampade a LED
Altre
Totale lampade
Consumo annuo
semafori [kWh]
31/12/2004
1.484
0
0
1.484
260.107
31/12/2005
1.283
97
0
1.380
229.138
+ 97
0
- 104
- 30.969
Differenza
- 201
2005-2004
Fonte: Hera Luce S.r.l.
Volendo valutare il risparmio energetico conseguibile al 2012 mediante la semaforizzazione a LED
di tutto il territorio comunale, anche questa volta nell’ipotesi semplificativa di mantenere l’attuale
parco semaforico (nonostante le poderose espansioni previste per il Comune da tutti i documenti di
programmazione territoriale), si è ragionato come di seguito.
In base ai dati di consumo rilevati dopo la conversione a LED di un intero impianto semaforico sito
nel comune di Ravenna, dati che indicano un risparmio energetico medio pari al 75% e tenendo
conto che attualmente già 97 lampade delle complessive 1.380 nel Comune di Forlì sono a LED, si
è ricavato un consumo medio annuo per lampada semaforica ad incandescenza pari a 175,28 kWh
ed un consumo medio annuo per lampada ai LED pari a 43,82 kWh: a sostituzione completata si
avrebbe un consumo annuo pari a 60.472 kWh/anno, con un risparmio annuo rispetto alla situazione
attuale di 168.666 kWh/anno (risparmio percentuale pari al 73,6 %). Tale risparmio di energia
elettrica corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 104 tonn. di CO2/anno40.
Complessivamente gli interventi valutati sull’illuminazione pubblica e sugli impianti semaforici
porterebbero ad un risparmio energetico per il Comune di Forlì pari a circa 2.700 MWh/anno,
ovvero circa 680 tep/anno, con una mancata emissione di quasi 1.700 tonn. di CO2/anno.
7.4 VALUTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E TERRITORIALE DEL
PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Si consulti l’omonimo documento allegato.
40
Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla
composizione del parco elettrico nazionale.
196
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale
FASE 4
Programmazione delle attività di monitoraggio volte a
verificare lo stato di attuazione degli obiettivi fissati dal Piano
Energetico Ambientale
197
Fase 4: Programmazione delle attività di monitoraggio
Azione di Piano
1.
2.
Performance energetica
degli edifici per la
definizione di nuovi
standard costruttivi in
relazione al D.Lgs.
192/2005
Promozione della
diffusione di impianti solari
termici negli edifici
Indicatori
Frequenza
monitoraggio
Ente
preposto
Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti
1) numero e volumetria nuovi edifici costruiti ed edifici oggetto di ristrutturazioni importanti;
2) numero e volumetria di tali edifici che ottemperano ai requisiti del DLgs 192/05.
Annuale
Ufficio
Urbanistica o
Ufficio PRG
Edifici esistenti
3) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica
4) numero e volumetria edifici su cui seguono interventi migliorativi, con relative percentuali
di miglioramento (kWh/mq anno per climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento).
Annuale
AGESS
Annuale
Ufficio
Urbanistica o
Ufficio PRG
Annuale
AGESS
Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti
1) numero e tipologia (nuovo o in ristrutturazione) edifici su cui viene installato un impianto
solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI);
2) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS);
percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti
COMBI).
Edifici esistenti
3) numero edifici su cui viene installato un impianto solare termico e tipologia dello stesso
(ACS o COMBI);
4) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti per ACS);
percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti
COMBI).
198
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
3.
Indicatori
Attività di controllo impianti termici
1) numero di verifiche eseguite mensilmente e relativo esito;
2) numero di Allegati H ricevuti.
Prosecuzione dell’attività di
controllo degli impianti
termici svolta da Agess
(DPR 412 e successivi
aggiornamenti)
Rinnovo parco caldaie esistenti
3) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero
complessivo di impianti termici in territorio comunale
Edifici nuovi o ristrutturazioni importanti
4) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero
complessivo di nuovi impianti termici
4.
Mobilità: incentivi, polo
logistico, Piano del Traffico
Urbano
Frequenza Ente preposto
monitoraggio
Annuale
AGESS
Annuale
AGESS
Annuale
Ufficio
Urbanistica o
Ufficio PRG
1) estensione zone pedonali e ZTL in mq e percentuale rispetto alla superficie urbanizzata
2) lunghezza in km dei nuovi percorsi ciclabili realizzati annualmente;
3) numero di aziende ed enti locali che istituiscono la figura del Mobility Manager
Annuale
4) numero di nuove linee di trasporto pubblico urbano ed extra-urbano istituite o potenziate;
Annuale
5) numero di autoveicoli e furgon i immatricolati con alimenta zione a metano/GPL e
percentuale rispetto al numero di immatricolazioni complessive delle stesse categorie.
6) numero di autoveicoli esistenti convertiti a metano o GPL e confronto col parco circolante
7) parco veicoli di Hera, ATR e Comune: numero e tipo di mezzi convertiti a metano
Annuale
8) litri di biocombustibili (biodiesel, bioetanolo) venduti in territorio comunale e percentuale
rispetto alle vendite complessive di combustibili
Annuale
199
Ufficio
Pianificazione
Mobilità del
Comune
ATR e Uff.
Pianificazione
Mobilità
Camera di
Commercio,
Ufficio
Pianificazione
Mobilità, Hera,
ATR
UTF
Fase 4: Programmazione delle attività di monitoraggio
Azione di Piano
5.
Progetto Teleriscaldamento
di Hera S.p.A. a servizio
della città di Forlì:
programmazione e
monitoraggio
Indicatori
1) potenza termica [kW], volumetria [Mmc] e n° di unità abitative allacciate annualmente;
2) consumi di energia termica primaria di alcuni edifici campione allacciati e confronto con i
consumi storici di combustibile per gli impianti autonomi preesistenti; ovvero, per edifici
che nascono insieme al Teleriscaldamento: confronto con simulazione consumi da impianti
autonomi.
3) emissione dei principali inquinanti dalle unità di potenza del sistema
Frequenza
monitoraggio
Ente
preposto
Annuale
Hera, Comune
di Forlì,
AGESS
Semestrale
Arpa
Annuale
AGESS,
Comune di
Forlì
1) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica;
2) n° e volumetria degli edifici su cui vengono realizzati interventi migliorativi finalizzati al
6.
3)
Interventi di risparmio
energetico negli edifici di
proprietà comunale
4)
5)
6)
risparmio energetico, con rela tive percentuali di migliorame nto (kWh/mq anno per
climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento);
consumi idrici ed energetici (elettricità e metano) per utente della Piscina Comunale dopo
l’intervento programmato e confronto con i consumi annui precedenti all’intervento.
n° e tipologia (nuovo o esi stente) di edifici su cui vien e installato un impianto solar e
termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI);
percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS);
percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti
COMBI);
energia elettrica annualmente prodotta dagli impianti FV asserviti agli edifici di proprietà
comunale
200
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
Indicatori
Frequenza
monitoraggio Ente preposto
1) n° e tipologia di elettrodomestici di classe A o superiore venduti in territorio comunale e
7.
Interventi volontari di
risparmio energetico
nell’edilizia tramite il
ricorso alle migliori
pratiche in termini di
utilizzo dell’energia
elettrica
percentuale rispetto al totale degli elettrodomestici venduti della medesima tipologia;
2) età effettiva dei modelli sostituiti e vita media dei vari modelli;
3) n° di lavatrici e lavastoviglie con l’ingresso per l’acqua calda venduti in territorio comunale
OPPURE
4) Implementazione nel R.E. di disposizioni riguardanti l’efficienza degli elettrodomestici e
della illuminazione
5) n° di impianti FV installati in territorio comunale con relativa potenza installata e confronto
Annuale
Annuale
con la situazione nazionale
8.
Interventi sul sistema del
verde
AGESS/Comun
e /INBAR
tramite accordi
con i negozi di
elettrodomestic
i del Comune
AGESS su dati
GRTN
Uff. Verde
Pubblico/Serviz
1) realizzazione ed estensione [ha] degli interventi specifici a se guito dello progetto in
elaborazione sul verde di Forlì (nell’ambito del progetto CRITECO);
io Ambiente in
2) valutazioni sulle potenzialità di assorbimento della CO 2, dei principali inquinanti e del Una tantum collaborazione
risparmio energetico conseguibile
(anno 2012) con il soggetto
incaricato dello
studio
3) Computo o eventualmente stima annuale delle superfici totalm ente destinate a verde
pubblico e privato in territor io comunale, con, event ualmente, indicazioni sul tipo di
uso/coltura.
201
Annuale
Ufficio Verde
Pubblico/Serviz
io Ambiente
Fase 4: Programmazione delle attività di monitoraggio
Azione di Piano
Indicatori
Frequenza
monitoraggio Ente preposto
1) Adozione di un P.R.I.C. (Piano Regolatore per l’Ill uminazione Comunale) da parte del Una tantum
Comune
(anno 2012)
9.
Interventi
sull’illuminazione pubblica
e privata
2) n° di lampade esistenti al Mer curio sostituite con equivalenti al Sodio Alta Pressione,
ovvero n° di punti luce esistenti adeguati alle disposizioni della L.R. 19/03 ( e successive
integrazioni).
3) n° di lampade semaforiche convertite a LED.
202
Annuale
Servizio
Viabilità del
Comune
Servizio
Viabilità del
Comune in
collaborazione
con Hera Luce
S.r.l.
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
APPENDICE A
QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
A.1 QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE
A.1.1 CONFERENZA SUL CLIMA DI TORONTO (1988)
La Conferenza sul clima di Toronto si poneva come obiettivo principale la riduzione delle emissioni
dei gas serra del 20% entro il 2005 e del 50% entro il 2050.
A.1.2 RISOLUZIONE DI LUSSEMBURGO (1990)
La Risoluzione di Lussemburgo impegna i Paesi dell’unione Europea a stabilizzare entro il 2000 le
emissioni di CO2 al livello del 1990.
A.1.3 CONFERENZA DI RIO DE JANEIRO (1992)
La Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro nel Giugno
1992 ha prodotto i seguenti documenti: la Dichiarazione di Rio (27 principi sui diritti e doveri dei
popoli in merito allo sviluppo sostenibile); la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui
Cambiamenti climatici e l’Agenda 21.
A.1.4 DICHIARAZIONE DI RIO (1992)
Fra i principi cardine affermati dalla Dichiarazione di Rio si trova la tutela ambientale; in
particolare si afferma che al fine di pervenire ad uno sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente
costituirà parte integrante del processo di sviluppo e non potrà essere considerata separatamente da
questo.
A.1.5 AGENDA 21 (1992)
L’Agenda 21 è un documento di intenti e obiettivi programmatici su ambiente, economia e società;
è stato sottoscritto da oltre 170 Paesi di tutto il mondo durante la conferenza di Rio de Janeiro del
1992. Tale documento conta 40 capitoli suddivisi in 4 sezioni: dimensioni economiche e sociali,
conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo, rafforzamento del ruolo delle forze sociali e
strumenti di attuazione. Inoltre riconosce un ruolo decisivo alle comunità locali nell’attuare
politiche di sviluppo sostenibile.
A.1.6 CONVENZIONE QUADRO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI (1992)
La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici non vincola giuridicamente
i 166 paesi firmatari ad alcun impegno formale se non a quello di stabilizzare le concentrazioni di
gas serra nell’atmosfera ad un livello tale che escluda qualsiasi pericolosa interferenza delle attività
umane sul sistema climatico.
A.1.7 PROTOCOLLO DI KYOTO (1997)
Il documento, siglato nel Dicembre 1997, rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione
Quadro. Esso impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione (Est europeo) a
ridurre globalmente del 5,2 %, nel 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, le proprie emissioni di
gas-serra, responsabili del riscaldamento globale in atto.
Questi impegni, giuridicamente vincolanti, avrebbero prodotto una inversione storica della tendenza
ascendente delle emissioni che detti paesi hanno da circa 150 anni. Il Protocollo di Kyoto è stato
aperto alla firma il 16 marzo 1998. Con lo sganciamento degli Stati Uniti d’America, l’obiettivo si
è ridotto al 3,8%. Per raggiungerlo, la via maestra indicata dal Protocollo era la riduzione delle
emissioni dei settori industriale, energetico e dei trasporti.
203
A1 QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE
Nel corso del negoziato hanno assunto un ruolo rilevante i tagli ottenibili attraverso il meno costoso
ricorso alla forestazione e ai cosiddetti meccanismi flessibili:
 Il clean development mechanism consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta
con progetti di collaborazione nei paesi in via di sviluppo;
 La joint implementation consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando
i “diritti di emissione” risultanti dai progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro
paese industrializzato;
 L’emission trading prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati
possono scambiare le emissioni per raggiungere gli obiettivi previsti.
A.1.8 VII CONFERENZA DELLE PARTI (MARRAKECH 2001)
A Marrakech circa 170 Paesi hanno finalmente trovato un accordo sulle regole da applicare per
mettere in pratica il Protocollo di Kyoto contro i cambiamenti climatici. Nel lungo e complicato
cammino negoziale, si sono però persi per strada gli Stati Uniti d’America e sono stati ammorbiditi
gli impegni “salva-clima” dei Paesi. L’intesa permetterà comunque di fare in modo che il protocollo
diventi un trattato internazionale legalmente vincolante entro il 2003.
A.1.9 ENTRATA IN VIGORE DEL PROTOCOLLO DI KYOTO (2005)
La ratifica della Russia nell'ottobre 2004 ha segnato la svolta, facendo salire a 127 i paesi firmatari,
responsabili del 61,6 % delle emissioni mondiali di anidride carbonica . Si sono così raggiunte le
condizioni affinchè il protocollo potesse entrare in vigore: ratifica di almeno 55 Parti della
Convenzione, tra le quali i paesi sviluppati le cui emissioni totali di biossido di carbonio
rappresentano almeno il 55 % della quantità totale emessa nel 1990 da questo gruppo di paesi.
A.2 QUADRO NORMATIVO EUROPEO
A.2.1 CARTA EUROPEA DELL’ENERGIA (1991)
I negoziati concernenti questa carta sono stati avviati a Bruxelles nel luglio del 1991 e sono
terminati con la firma di un documento conclusivo a L'Aia il 17 dicembre 1991.
I 51 firmatari della Carta europea dell'energia si sono impegnati a perseguire gli obiettivi e
rispettare i principi della carta nonché ad attuare la loro cooperazione nel quadro di un accordo di
base giuridicamente vincolante, diventato il trattato sulla Carta dell'energia, destinato a promuovere
la cooperazione industriale est-ovest prevedendo garanzie giuridiche in materia di investimenti,
transito e commercio.
A.2.2 TRATTATO SULLA CARTA DELL’ENERGIA (1994)
Il trattato sulla Carta dell'energia e il protocollo sull'efficienza energetica e sugli aspetti ambientali
correlati sono stati firmati il 17 dicembre 1994 a Lisbona da tutti i firmatari della Carta del 1991, ad
eccezione degli Stati Uniti e del Canada. Le Comunità europee e i loro Stati membri sono firmatari
del trattato e del protocollo.
Il trattato sulla Carta dell'energia e il protocollo della Carta dell'energia sull'efficienza energetica e
sugli aspetti ambientali correlati sono approvati con la presente decisione a nome della Comunità
europea del carbone e dell'acciaio (CECA), della Comunità europea (CE) e della Comunità europea
dell'energia atomica (Euratom).
La decisione precisa le modalità per stabilire la posizione che la Comunità europea può essere
tenuta a prendere nell'ambito della Conferenza della Carta dell'energia e anche la posizione da
prendere a nome della CECA e di Euratom.
Il trattato ha come obiettivo l'istituzione di un quadro giuridico per promuovere una cooperazione a
lungo termine nel settore dell'energia, basata sui principi enunciati nella Carta europea dell'energia.
204
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Le disposizioni più importanti del trattato concernono la tutela degli investimenti, lo scambio di
materiali e prodotti energetici, il transito e la soluzione delle controversie.
A.2.3 LIBRO BIANCO, UNA POLITICA ENERGETICA PER L’UNIONE EUROPEA (1995)
Con tale documento, l'Unione Europea ha definito tre obiettivi fondamentali per la propria politica
energetica:
 migliorare la competitività;
 aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti anche tramite la diversificazione;
 assicurare la protezione dell’ambiente.
A.2.4 DIRETTIVA 96/92/CE
La presente direttiva stabilisce norme comuni per la generazione, la trasmissione e la distribuzione
dell’energia elettrica. Essa definisce le norme organizzative e di funzionamento del settore
dell’energia elettrica, l’accesso al mercato, i criteri e le procedure da applicarsi nei bandi di gara e
nel rilascio delle autorizzazioni nonché della gestione delle reti.
A.2.5 LIBRO BIANCO, ENERGIA PER IL FUTURO: LE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI (1997)
Con il Libro bianco “energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili” la Commissione
propone, per il 2010, un obiettivo indicativo globale del 12% per il contributo delle fonti
energetiche rinnovabili al consumo interno lordo di energia dell’Unione Europea. Nel 1997 la quota
delle fonti energetiche rinnovabili è inferiore al 6%. Il documento della Commissione Europea
sottolinea i positivi risvolti economici ed ambientali che ne deriverebbero, soprattutto in termini
occupazionali. Esso è comunque un obiettivo politico e non uno strumento giuridicamente
vincolante. Al fine di promuovere il decollo delle fonti rinnovabili di energia la Commissione
propone una campagna d’azione basata su quattro azioni chiave: sistemi fotovoltaici, centrali
eoliche, impianti a biomassa e integrazione in cento comunità
A.2.6 DIRETTIVA 98/30/CE
La presente direttiva stabilisce norme comuni per il trasporto, la distribuzione, la fornitura e lo
stoccaggio di gas naturale. Essa definisce le norme relative all'organizzazione e al funzionamento
del settore del gas naturale, compreso il gas naturale liquefatto (LNG), l'accesso al mercato, le
modalità di gestione dei sistemi nonché i criteri e le procedure applicabili in materia di rilascio di
autorizzazioni per il trasporto, la distribuzione, la fornitura e lo stoccaggio di gas naturale.
A.2.7 DIRETTIVA 2001/77/CE
La presente direttiva mira a promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili
alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro
comunitario in materia.
Le fonti energetiche rinnovabili contr ibuiscono alla protezione
dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile, possono creare occupazione locale, avere un positivo
impatto sulla coesione sociale, contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e permettere un
più rapido conseguimento degli obiettivi di Kyoto.
Gli stati membri adottano misure atte a promuovere l’aumento del consumo di elettricità prodotta da
fonti energetiche rinnovabili perseguendo gli obiettivi indicativi nazionali per il 2010 riportati in
apposita tabella, che prevedono una quota del 22,1% di elettricità prodotta da F.E.R. sul consumo
totale della Comunità. Gli obiettivi indicativi nazionali saranno rimodulati ogni 2 anni e
compatibili con gli impegni nazionali assunti nell'ambito degli impegni sui cambiamenti climatici
sottoscritti dalla Comunità ai sensi del protocollo di Kyoto.
205
A2 QUADRO NORMATIVO EUROPEO
Per l’Italia l’obiettivo indicativo nazionale è pari al 25 % di elettricità da F.E.R. rispetto al
consumo interno lordo. Viene introdotta anche la necessità di rilasciare opportune garanzie di
origine per l’elettricità da F.E.R.
La Direttiva prevede la pubblicazione con cadenza quinquennale e biennale da parte degli Stati
membri di diverse relazioni concernenti l’aggiornamento per i successivi 10 anni degli obiettivi
indicativi nazionali, analisi del raggiungimento di tali obiettivi, valutazioni sull’attuale quadro
legislativo e regolamentare e una relazione di sintesi sull’attuazione della presente direttiva.
A.2.8 DIRETTIVA 2002/91/CE
L'obiettivo della presente direttiva è promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli
edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle
prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi.
Le disposizioni in essa contenute riguardano:
a) il quadro generale di una metodologia per il calcolo del rendimento energetico integrato degli
edifici;
b) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici di nuova
costruzione;
c) l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici esistenti di
grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni;
d) la certificazione energetica degli edifici;
e) l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d'aria negli edifici, nonché
una perizia del complesso degli impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni.
A.2.9 DIRETTIVA 2003/87/CE (DIRETTIVA EMISSION TRADING)
La presente direttiva istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra
nella Comunità Europea, al fine di promuovere la riduzione di dette emissioni secondo criteri di
validità in termini di costi e di efficienza economica.
Il sistema può essere sintetizzato nei seguenti elementi:
1. Il campo di applicazione della direttiva è esteso alle attività ed ai gas elencati nell’allegato I della
direttiva; in particolare alle emissioni di anidride carbonica provenienti da attività di combustione
energetica, produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, lavorazione prodotti minerari,
produzione di pasta per carta e cartoni.
2. La direttiva prevede un duplice obbligo per gli impianti da essa regolati: la necessità per operare
di possedere un permesso all’emissione in atmosfera di gas serra; l’obbligo di rendere alla fine
dell’anno un numero di quote d’emissione pari alle emissioni di gas serra rilasciate durante l’anno.
3. Il permesso all’emissione di gas serra viene rilasciato dalle autorità competenti previa verifica da
parte delle stesse della capacità dell’operatore dell’impianto di monitorare nel tempo le proprie
emissioni di gas serra.
4. Le quote d’emissioni vengono rilasciate dalle autorità competenti all’operatore di ciascun
impianto regolato dalla direttiva sulla base di un piano di allocazione nazionale; ogni quota dà
diritto al rilascio di una tonnellata di biossido di carbonio equivalente.
5. Il piano di allocazione nazionale viene redatto in conformità ai criteri previsti dall’allegato III
della direttiva stessa; questi ultimi includono coerenza con gli obiettivi di riduzione nazionale, con
le previsioni di crescita delle emissioni e con i principi di tutela della concorrenza; il piano di
allocazione prevede l’assegnazione di quote a livello d’impi
anto per periodi di tempo
predeterminati.
6. Le quote possono essere vendute o acquistate; tali transazioni possono vedere la partecipazione
sia degli operatori degli impianti coperti dalla direttiva, sia di soggetti terzi (es. intermediari,
organizzazioni non governative, singoli cittadini); il trasferimento di quote viene registrato
nell’ambito di un registro nazionale.
206
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
7. La resa delle quote d’emissione è effettuata annualmente dagli operatori degli impianti in numero
pari alle emissioni reali degli impianti stessi.
8. Le emissioni reali utilizzate nell’ambito della resa delle quote da parte degli operatori sono il
risultato del monitoraggio effettuato dall’operatore stesso e certificato da un soggetto et rzo
accreditato dalle autorità competenti.
9. La mancata resa di una quota d’emissione prevede una sanzione pecuniaria di 40 euro nel periodo
2005-2007 e di 100 euro nei periodo successivi; le emissioni oggetto di sanzione non sono
esonerate dall’obbligo di resa di quote.
A.2.10 DIRETTIVA 2003/54/CE
Questa direttiva è relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica e abroga la
direttiva 96/92/CE.
La presente direttiva stabilisce norme comuni per la generazione, la trasmissione, la distribuzione e
la fornitura dell’energia elettrica. Essa definisce le norme organizzative e di funzionamento del
settore dell’energia elettrica, l’accesso al mercato, i criteri e le procedure da applicarsi nei bandi di
gara e nel rilascio delle autorizzazioni nonché nella gestione dei sistemi.
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
A.3.1 PIANO ENERGETICO NAZIONALE del 1988
Il documento propone alcune linee strategiche in politica energetica.
“Scopo della politica energetica è assicurare al Paese la disponibilità di energia nella quantità e
qualità necessaria, vale a dire nel rispetto dell’ambiente e in condizioni di competitività dei prezzi
finali in relazione alla concorrenza internazionale, assicurando per quanto possibile la stabilità dei
prezzi”.
A.3.2 LEGGE n. 9 del 9/1/1991
La legge n.9 del 1991 contiene norme per l'attuazione del nuovo Piano Energetico Nazionale, in
particolare si occupa sia di aspetti istituzionali che di centrali idroelettriche ed elettrodotti,
idrocarburi e geotermia, autoproduzione e contiene inoltre alcune disposizioni fiscali.
Sono presenti norme regolamentari in materia di procedure per le concessioni o le varianti di
concessione di derivazione d'acqua per la produzione di energia elettrica, nonchè, sentito il Ministro
della Sanità, in materia di procedure per l'autorizzazione alla costruzione di elettrodotti.
A.3.3 LEGGE n.10 del 9/1/1991
La legge n10 del 1991 contiene norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di
uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.
Ai fini di migliorare i processi di trasformazione dell’energia, di ridurre i consumi di energia e di
migliorare le condizioni di compatibilità ambientale nell’utilizzo dell’energia a parità di servizio
reso e di qualità della vita, le norme del presente titolo favoriscono ed incentivano, in accordo con
la politica energetica della Comunità Economica Europea, l’uso razionale dell’energia, il
contenimento dei consumi di energia nella produzione e nell’utilizzo di manufatti, l’utilizzazione
delle fonti rinnovabili di energia, la riduzione dei consumi specifici di energia nei processi
produttivi, una più rapida sostituzione degli impianti in particolare nei settori a più elevata intensità
energetica, anche attraverso il coordinamento tra le fasi di ricerca applicata, di sviluppo e di
produzione industriale.
207
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
A.3.4 D.M. del 25 SETTEMBRE 1992 – CONVENZIONE TIPO
Il Ministero per l’Industria, il Commercio e l’Artigianato M
( ICA), visto quanto stabilito
dall’articolo 22, comma 4, della legga n.9 del 1991, dispone che la cessione, lo scambio, il
vettoriamento e la produzione per conto dell’Enel dell’energia elettrica prodotta dagli impianti che
utilizzano fonti di energia rinnovabili o assimilate, vengano regolati da una convenzione tipo.
A.3.5 CIP 6 del 1992
Il provvedimento n.6 del 1992 del Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) stabilisce i prezzi relativi
alla cessione, al vettoriamento e alla produzione per conto dell’Enel e i parametri relativi allo
scambio dell’energia elettrica prodotta da impianti utilizzanti fonti rinnovabili o assimilate
assicurando prezzi e parametri incentivanti.
L’incentivazione è finalizzata al recupero accelerato del capitale investito, calcolato attraverso
parametri diversi per ogni specifica tipologia di impianto, in modo da favorire le tecnologie
ecocompatibili o non ancora in grado di essere prodotte a prezzi di mercato.
Il criterio utilizzato per la determinazione dei prezzi di cessione è quello del costo evitato dall’Enel,
a sua volta composto da costi di impianto, di esercizio, di manutenzione, spese generali e costo del
combustibile. Il prezzo di cessione includeva, per i primi otto anni di esercizio, un’ulteriore
componente, la cosiddetta componente incentivante, correlata ai maggiori costi derivanti dalla
tecnologia impiegata nelle diverse tipologie di impianti (ad es. idroelettrici, eolici, geotermici).
Il provvedimento si è dimostrato uno strumento di forte promozione di produzione di energia
elettrica dalle fonti individuate. In pochi anni si è passati da una situazione di scarsa considerazione
per le rinnovabili e per i recuperi da processi finalizzati alla produzione elettrica, ad una normativa
incentivante e puntuale negli aggiornamenti temporali.
Il provvedimento in questione è stato, di fatto, ritirato nel 1996. Solo gli impianti che hanno
concluso un contratto preliminare con l’Enel entro il 31.12.96 ricevono il pagamento stabilito dal
provvedimento; nessun altro impianto o progetto può beneficiare di queste tariffe.
A.3.6 DPR n. 412 del 26/08/1993
Il Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 26/08/1993 denominato “Regolamento recante
norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici
degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia” è il decreto attuativo della legge n.10
del 1991. In particolare si riferisce all’ art. 4. E’ stato poi aggiornato dal DPR 551/99.
Questo decreto offre molti spazi all’applicazione di una politica energetica su scala comunale
(comuni con oltre 40.000 abitanti); in particolare ha:
 suddiviso il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei “gradi giorno41”
comunali e indipendentemente dall’ubicazione geografica;
 stabilito per ogni zona climatica la durata giornaliera di attivazione e il periodo annuale di
accensione degli impianti di riscaldamento;
 classificato gli edifici in otto categorie a seconda della destinazione d'uso e stabilito per ogni
categoria di edifici la temperatura massima interna consentita; ha inoltre stabilito che gli
impianti termici nuovi o ristrutturati debbono garantire un rendimento stagionale medio che va
calcolato in base alla potenza termica del generatore;
 definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda;
 previsto una periodica e annuale manutenzione degli impianti termici.
41
Per "gradi-giorno" di una località, si intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di
riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell'ambiente, convenzionalmente fissata a 20
°C, e la temperatura media esterna giornaliera; l'unità di misura utilizzata è il grado-giorno (GG).
208
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
A.3.7 PIANO NAZIONALE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE del 28/12/1993
Per dare attuazione all'Agenda 21 il Ministero dell'Ambiente ha definito il "Piano nazionale per lo
sviluppo sostenibile", che è stato approvato dal CIPE il 28 dicembre 1993.
Il presente documento propone un piano d'azione per realizzare uno sviluppo compatibile con la
salvaguardia dell'ambiente. Gli obiettivi finali sono rappresentati da:
 Risparmio energetico;
 Contenimento delle emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti e gas ad effetto serra.
Il Piano prevede azioni nei settori produttivi quali l'industria, l'agricoltura ed il turismo, nella
infrastrutture di base (energia e trasporti) e nel settore dei rifiuti, problema terminale nei processi di
produzione e consumo nelle economie più ricche. Si tratta del primo documento italiano
sull'ambiente che ha un carattere interministeriale.
A.3.8 DECRETO Lgs. n. 625 del 25/11/1996
Il presente decreto costituisce l’attuazione della direttiva 94/22/CE relativa alle condizioni di
rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, la ricerca, la coltivazione e lo stoccaggio
di idrocarburi nell’intero territorio nazionale (nel mare territoriale e nella piattaforma continentale
italiana).
A.3.10 DECRETO Lgs. n. 22 del 05/02/1997 – DECRETO RONCHI
Il presente decreto costituisce l’attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Il presente decreto
disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi,
fatte salve disposizioni specifiche particolari o complementari, conformi ai principi del presente
decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate
categorie di rifiuti. Recependo le direttive europee (Germania, Austria, Danimarca, Olanda e
Svezia) vuole introdurre entro il 2003 il 35% di raccolta differenziata e avviare il 30% di recupero
energetico dai rifiuti; rimodulazione dei sistemi di produzione e distribuzione merci per la riduzione
dei rifiuti.
A.3.11 DELIBERA CIPE del 3/12/97
Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha individuato le linee
guida per mantenere fede agli impegni assunti nel Dicembre 1997 a Kyoto: riduzione del 6,5% dei
gas serra rispetto ai livelli del 1990, stimata in circa 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica
equivalente rispetto allo scenario tendenziale al 2010. Le ilnee guida individuano sei azioni
prioritarie che porteranno a raggiungere l’obiettivo finale previsto per il 2008-2012, e gli obiettivi
intermedi previsti per il 2003-2006. Elenchiamo di seguito le sei azioni:
obiettivo 1: Aumento di efficienza del sistema elettrico;
azione 1: Gli impianti a bassa efficienza potranno essere riautorizzati solo se adotteranno
tecnologie a basso impatto ambientale. Un apporto significativo in termini di efficienza verrà
conferito dal processo di liberalizzazione del mercato elettrico.
obiettivo 2: riduzione dei consumi energetici nel settore trasporti.
azione 2: biocarburanti, controllo del traffico urbano, sostituzione del parco autoveicolare, aumento
del trasporto di massa e merci su vie ferrate, dotazione di autoveicoli elettrici per la pubblica
amministrazione e le aziende di trasporto pubblico.
obiettivo 3: produzione di energia da fonti rinnovabili;
azione 3: le fonti energetiche rinnovabili dovranno puntare soprattutto sull’eolico, le biomasse e il
solare termico.
obiettivo 4: riduzione dei consumi energetici nei settori: industriale, abitativo e terziario;
209
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
azione 4: aumento della penetrazione di gas naturale negli usi civili e industriali; promozione di
accordi volontari per l’efficienza energetica nelle produzioni industriali; risparmio energetico da
consumi elettrici e termici.
obiettivo 5: riduzione delle emissioni nei settori: industria chimica, zootecnia e gestione rifiuti.
azione 5: miglioramento tecnologico e risparmio energetico nell’industria chimica, la zootecnia e la
gestione dei rifiuti.
obiettivo 6: assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dalle foreste;
azione 6: recupero boschivo di vaste aree degradate o abbandonate, soprattutto nella dorsale
appenninica.
A.3.9 LEGGE n. 449 del 27/12/1997
La presente legge contiene disposizioni tributarie concernenti interventi di recupero del patrimonio
edilizio. Ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, si detrae dall'imposta lorda, fino alla
concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 41 per cento delle spese sostenute sino ad un
importo massimo delle stesse di lire 150 milioni ed effettivamente rimaste a carico, per al
realizzazione degli interventi di cui alle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 31 della legge 5 agosto
1978, n. 457, sulle parti comuni di edificio residenziale di cui all'articolo 1117, n. 1), del codice
civile, nonché per la realizzazione degli interventi di cui alle lettere b), c) e d) dell'articolo 31 della
legge 5 agosto 1978, n. 457, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi
categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute e sulle loro pertinenze. Tra le spese sostenute
sono comprese quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all'esecuzione delle
opere edilizie e alla messa a norma degli edifici ai sensi della legge 5 marzo 1990, n. 46, per quanto
riguarda gli impianti elettrici, e delle norme UNI-CIG, di cui alla legge 6 dicembre 1971, n. 1083,
per gli impianti a metano. La stessa detrazione, con le medesime condizioni e i medesimi limiti,
spetta per gli interventi relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali anche a
proprietà comune, alla eliminazione delle barriere architettoniche, alla realizzazione di opere
finalizzate alla cablatura degli edifici, al contenimento dell'inquinamento acustico, al
conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati
sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia, nonché all'adozione di misure antisismiche con
particolare riguardo all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle
parti strutturali.
A.3.12 D. Lgs. n. 112 del 31/03/1998 (LEGGE BASSANINI)
Il presente decreto prevede il conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni ed agli enti locali. Sono attribuite agli enti locali, in conformità a quanto disposto dalle
norme sul principio di adeguatezza, le funzioni amministrative in materia di controllo sul risparmio
energetico e l'uso razionale dell'energia e le altre funzioni che siano previste dalla legislazione
regionale. Sono attribuite in particolare alle province, nell'ambito delle linee di indirizzo e di
coordinamento previste dai piani energetici regionali, le seguenti funzioni:
1. la redazione e l'adozione dei programmi di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e
del risparmio energetico;
2. l'autorizzazione alla installazione ed all'esercizio degli impianti di produzione di energia;
3. il controllo sul rendimento energetico degli impianti termici.
A.3.13 D. Lgs. n. 79 del 16/03/1999 (DECRETO BERSANI)
Il decreto Bersani recepisce le direttiva 96/92/CE, che disciplina la liberalizzazione del mercato
dell’energia elettrica e la riforma del sistema elettrico nazionale
In particolare gli articoli 1, 11 e 12 toccano aspetti di rilevante importanza.
210
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Art.1 Liberalizzazione e trasparenza societaria
Le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica sono
libere nel rispetto degli obblighi di servizio pubblico. Le attività di trasmissione e dispacciamento
sono riservate allo Stato ed attribuite in concessione al gestore della rete di trasmissione nazionale
(GRTN). L'attività di distribuzione dell'energia elettrica e' svolta in regime di concessione rilasciata
dal Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato.
In altre parole è prevista la separazione dell’Enel in almeno cinque società separate che si
occuperanno, rispettivamente di:
1. produzione di energia elettrica;
2. produzione di energia elettrica e vendita ai “clienti vincolati”;
3. vendita ai clienti “idonei”;
4. esercizio dei diritti di proprietà della rete di trasmissione nazionale e connesse attività di
manutenzione e sviluppo;
5. dismissione definitiva delle centrali nucleari.
Il decreto prevede inoltre che entro il 2003, nessun soggetto potrà produrre o importare la metà
dell’energia elettrica totale prodotta o importata in Italia.
A tal fine l’Enel dovrà cedere almeno 15.000 MW della propria capacità produttiva.
Il Decreto Bersani suddivide gli utenti elettrici in due categorie: il “cliente idoneo” ed il “cliente
vincolato”. Il cliente vincolato è l’utente finale che è legittimato a stipulare contratti di fornitura di
energia esclusivamente con il distributore che esercita il servizio nell’area territoriale in cui detto
cliente è localizzato. Il cliente idoneo è la persona fisica o giuridica che ha la capacità di stipulare
contratti di fornitura con qualsiasi produttore, distributore o grossista sia in Italia che all’estero.
In ossequio al principio di gradualità di attuazione delle misure di liberalizzazione del mercato
dell’energia, più volte sancito dalla normativa comunitaria, hanno diritto alla qualifica di cliente
idoneo:
1. Dal 19/02/99ogni cliente finale che nel 1998 abbia consumato più di 30 GWh;
2. Dal 01/01/00 ogni cliente finale che nel 1999 avrà consumato più di 20 GWh;
3. Dal 01/01/02: ogni cliente finale che nel 2001 avrà consumato più di 9 GWh;
A seguito di successive modifiche ed integrazioni del Decreto medesimo si è ulteriormente esteso il
diritto alla qualifica di cliente idoneo:
4. Dal 01/07/04 ogni cliente finale non domestico;
5. Dal 01/07/07 ogni cliente finale.
Art.11 Energia elettrica da fonti rinnovabili
Il Decreto Bersani ha fissato, all’art. 11, nuovi meccanismi di incentivazione per la produzione di
energia elettrica da fonti rinnovabili, basati su regole di mercato e quindi più confacenti al contesto
di liberalizzazione.
Per il passaggio da un sistema d’incentivazione diretta ad uno di
incentivazione indiretta e market oriented, il Decreto ha previsto (comma 1, 2 e 3 dell’art. 11) la
promozione della nuova produzione verde post CIP 6 attraverso l’istituzione di un mercato dei
Certificati Verdi. A quest’ultimo devono rapportarsi i produttori ed importatori di energia da fonti
convenzionali per rispettare, a partire dal 2002, l’obbligo di immissione nel sistema elettrico
nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili in misura pari al 2% dell’energia da fonte non
rinnovabile immessa in rete l’anno precedente. Tale percentuale si applica alla quota eccedente i
100 MWh.
Art.12 Concessioni idroelettriche
La richiesta di rinnovo delle concessioni idroelettriche è subordinata alla presentazione di un
programma di aumento dell'energia prodotta o della potenza installata, nonchè un programma di
miglioramento e risanamento ambientale del bacino idrografico di pertinenza.
A.3.14 DECRETO MINISTERIALE del 11/11/1999
Il presente decreto contiene direttive per l’attuazione delle norme in materia di energia elettrica da
fonti rinnovabili di cui all’articolo 11 del “Decreto Bersani” e in particolare le direttive per
211
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
disciplinare l’obbligo di immissione nel sistema elettrico nazionale di energia da fonti rinnovabili.
Di particolare importanza sono gli articoli 1, 4 e 5-6 che disciplinano rispettivamente il campo
d’azione del presente decreto, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili e i certificati verdi.
Art.1 Campo di applicazione
Il presente decreto adotta le direttive per l'attuazione di quanto disposto dall’art. 11 del Decreto
Bersani. Con successivo decreto sono definiti gli incrementi della percentuale obbligatoria di
energia da fonti rinnovabili, per gli anni successivi al 2002.
Art.4 Impianti alimentati da fonti rinnovabili
L'energia da fonti rinnovabili da immettere nel sistema elettrico nazionale per far fronte all’ obbligo
della quota del 2%, può essere prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili entrati in
esercizio, a seguito di nuova costruzione, potenziamento, rifacimento, o riattivazione, in data
successiva al 1° aprile 1999, anche destinati, in tutto o in parte, all'autoproduzione.
L’obbligo del 2% può essere rispettato anche importando, in tutto o in parte, elettricità prodotta da
impianti entrati in esercizio dalla medesima data, ma ubicati in paesi esteri, purchè tali paesi
adottino analoghi strumenti di promozione ed incentivazione delle F.E.R.
Art.5-6 Certificati Verdi
La produzione di energia elettrica degli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per i primi otto anni
di esercizio, alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili, denominata "Certificato Verde".
Il certificato verde, di valore pari o multiplo di 100 MWh, è emesso dal gestore della rete, su
comunicazione del produttore, relativamente alla produzione da fonte rinnovabile dell'anno
precedente o anche, su richiesta, relativamente alla producibilità attesa degli impianti nell’anno in
corso o in quello successivo. In ogni caso i certificati verdi hanno valore solo per l’anno cui si
riferiscono. I certificati verdi sono oggetto di libero mercato tra i soggetti detentori degli stessi e i
produttori ed importatori soggetti all’obbligo. Inoltre il Gestore del Mercato organizza una sede,
non esclusiva, per la contrattazione dei certificati verdi.
Infine all’Art. 9 si stabilisce che il Gestore della Rete emetta a proprio favore e collochi sul mercato
certificati verdi a fronte dell’energia elettrica prodotta da impianti CIP 6 entrati in esercizio dopo il
1° Aprile 1999. Il prezzo di riferimento è calcolato come differenza tra il costo medio dell’energia
CIP 6 acquistata dal GRTN e il ricavo derivante dalla cessione della stessa energia.
A.3.15 DPR n.551 del 21/12/1999
Il decreto in oggetto contiene un regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della
Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, in materia di progettazione, installazione, esercizio e
manutenzione degli impianti termici degli edifici, ai fini del contenimento dei consumi di energia.
In relazione alla progettazione degli impianti le novità introdotte appaiono marginali; la più
importante appare l’obbligo di dotare gli impianti termici, al servizio di edifici la cui concessione
edilizia è stata rilasciata dopo il 30 Giugno 2000, di siste
mi di termoregolazione e di
contabilizzazione del consumo energetico per ogni singola unità immobiliare. Più sostanziali sono
invece le modifiche alle norme sull’esercizio e la manutenzio ne degli impianti, soprattutto in
riferimento alla responsabilità e alle competenze sia dei responsabili degli impianti termici che degli
installatori e dei manutentori. Inoltre diventerà importante l’azione di coordinamento regionale,
prevista dal DPR n.551 e tesa all’adozione di strumenti di raccordo per un’azione coordinata fra i
diversi Enti preposti alla vigilanza sugli impianti termici.
A.3.16 DELIBERA CIPE n.126 del 06/08/1999
Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), nella riunione del 6
agosto, ha approvato il "Libro Bianco per la valorizzazione energetica delle fonti rinnovabili"
realizzato dall'ENEA.
Si tratta del primo documento approvato in attuazione della delibera 19 novembre 1998 dallo stesso
CIPE, che prevedeva che il Ministro dell'Industria, d'intesa con i Ministri dell'Ambiente, delle
212
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Politiche Agricole, dei Lavori Pubblici, delle Finanze e della Ricerca Scientifica e Tecnologica,
sentita la Conferenza Unificata, sottoponesse il documento all’approvazione del CIPE stesso.
Il Libro bianco diventa così ufficialmente un documento di indirizzo del governo in materia di
politica energetica del Paese nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, anche in relazione alla
riduzione delle emissioni di gas serra e alla progressiva introduzione delle rinnovabili nel mercato.
Il Libro bianco individua obiettivi, strategie e progetti necessari per ottenere le riduzio ni di
emissioni di gas serra previste dalla delibera CIPE sugli impegni del post-Kyoto ed attribuisce
all'ENEA numerosi e rilevanti compiti e funzioni. La realizzazione degli obiettivi del Libro bianco
viene demandata alla Commissione del CIPE per lo sviluppo sostenibile.
Il documento prevede al 2008-2012, incrementi di produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili pari a circa 6,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) ed incrementi di
produzione di energia termica pari a circa 2 Mtep. Il totale delle emissioni di CO2 risparmiata è
valutato complessivamente in circa 24 milioni di tonnellate.
A.3.17 DECRETO Lgs. n. 164 del 23/05/2000 (DECRETO LETTA)
Il decreto in questione prevede l’attuazione della direttiva n. 98/30/CE recante norme comuni per il
mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144.
Fra gli articolo di maggior rilievo si riportano gli articoli 1, 3, 4, e il 30.
art.1 Liberalizzazione del mercato interno del gas naturale
Nei limiti delle disposizioni del presente decreto le attività di importazione, esportazione, trasporto
e dispacciamento, distribuzione e vendita di gas naturale, in qualunque sua forma e comunque
utilizzato, sono libere. Resta in vigore la disciplina vigente per le attività di coltivazione e di
stoccaggio di gas naturale, salvo quanto disposto dal presente decreto.
art.3 Norme per l'attività di importazione
L'attività di importazione di gas naturale prodotto in Paesi non appartenenti all'Unione europea è
soggetta ad autorizzazione del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, rilasciata
in base a criteri obiettivi e non discriminatori pubblicati ai sensi dell'articolo 29.
art. 4 Disposizioni per l'incremento delle riserve nazionali di gas
L'attività di prospezione geofisica condotta da parte dei ittolari di permessi di ricerca o di
concessioni di coltivazione per idrocarburi, sia ai fini della ricerca tecnologica applicata che ai fini
della ricerca e della coltivazione di riserve di idrocarburi, è libera.
art.30 Dichiarazione di pubblica utilità delle infrastrutture del sistema gas
Le opere necessarie per l'importazione, il trasporto, lo stoccaggio di gas naturale, e per i terminali di
GNL42, compresi gli impianti di rigassificazione, con esclusione di quelle da realizzare nelle zone di
demanio marittimo e nelle zone indicate nell'articolo 55 del Codice della navigazione, sono
dichiarate, con provvedimento del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato o, per
gasdotti di distribuzione, della competente Autorità della regione interessata, ed a seguito
dell'approvazione del relativo progetto, di pubblica utilità, nonché urgenti e indifferibili agli effetti
della legge 25 giugno 1865, n. 2359, e successive modifiche e integrazioni.
A.3.18 DECRETI INTERMINISTERIALI INDUSTRIA AMBIENTE del 24/04/2001
(DECRETI GEMELLI SULL’EFFICIENZA ENERGETICA)
Le riforme del mercato dell'energia in attuazione delle Direttive Europee 96/92/CE e 98/30/CE per
la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas, prima con il Decreto Bersani, poi con
il Decreto Letta, non si limitano al recepimento delle direttive, ma disciplinano gli interi settori
sviluppando inoltre strumenti di aumento dell’efficienza energetica anche nell'ambito degli usi
finali di energia.
42
GNL: Gas Naturale Liquefatto
213
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
I due succitati Decreti Legislativi, infatti, prevedono misure di incremento dell’efficienza energetica
negli usi finali di energia secondo obiettivi che devono essere perseguiti dalle imprese di
distribuzione e che sono quantificati congiuntamente dai Ministeri Industria e Ambiente, sentita la
Conferenza unificata Stato Regioni.
Il 24 Aprile 2001 vengono emanati due Decreti Ministeriali:
 Individuazione degli obiettivi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali ai
sensi dell'art.9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n,79 - Energia Elettrica;
 Individuazione degli obiettivi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti
rinnovabili di cui all'art.16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164 - Gas
Naturale.
che fissano obiettivi nazionali di efficienza energetica, risparmio energetico e sviluppo delle fonti
rinnovabili per il settore dell’Energia Elettrica e per il settore del Gas Naturale, in coerenza con gli
obiettivi del protocollo di Kyoto. I due decreti, detti anche Decreti Gemelli, da una parte
individuano gli obiettivi quantitativi di risparmio energetico da conseguire a livello nazionale in
ogni anno dal 2002 al 2006 e gettano le basi per la costruzione di un sistema di titoli di efficienza
energetica di valore pari alla riduzione certificata di consumi; dall’altra parte impegnano le Regioni
e le Province autonome a determinare, con provvedimenti di programmazione regionale, i rispettivi
obiettivi di risparmio energetico, di sviluppo delle fonti rinnovabili e le relative modalità di
raggiungimento, provvedendo con risorse aggiuntive rispetto alle risorse provenienti dalle tariffe
dell’EE e del gas, articolate con il metodo del "Price Cap".
I titoli di efficienza energetica, in seguito denominati “Certificati bianchi”, vengono emessi dalla
AEEG a favore dei distributori o delle società operanti nel settore dei servizi energetici con un
valore pari alla riduzione dei consumi certificata per quell’anno. In modo del tutto simile ai
certificati verdi, istituiti dal decreto Bersani, sono oggetto di libera contrattazione tra i detentori e i
soggetti sottoposti alle disposizioni dei rispettivi decreti.
I Decreti Gemelli rivoluzionano il sistema degli incentivi fino ad allora seguito e consistente nel
concedere contributi direttamente agli utilizzatori finali dell’energia. Con il nuovo sistema i progetti
di risparmio energetico sono realizzati tramite:
 azioni dirette delle imprese di distribuzione;
 società controllate dalle medesime imprese di distribuzione;
 società terze operanti nel settore dei servizi energetici, comprese le imprese artigiane e loro
forme consortili.
A.3.19 LEGGE n. 120 del 01/06/2002
Con questa legge l’Italia ratifica il Protocollo di Kyoto (1997) alla Convenzione Quadro delle
Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. In attesa e in preparazione delle decisioni e delle norme
che saranno adottate dall’Unione europea in attuazione del Protocollo di Kyoto, la legge illustra
anche il “Piano di azione Nazio nale per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e
l’aumento del loro assorbimento” successivamente approvato con delibera CIPE il 20/12/2002.
A.3.20 DELIBERA CIPE del 20/12/2002
E’ la “revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei
gas serra (Legge 120/2002)", che approva il Piano di azione Nazionale per la riduzione ai sensi
dell’art. 2 della legge 120/2002 e i livelli massimi di emissione assegnati ai singoli settori per il
periodo 2008-2012, questi ultimi calcolati come media delle emissioni annuali del periodo di cui
alla tabella 8 allegata alla deliberazione, sono stabiliti sulla base dello scenario di riferimento,
ovvero sulla base dei risultati conseguibili con le misure già individuate al 30 giugno 2002.
Con tale strumento il Ministero dell’Ambiente intende pianificare il percorso che consentir à
all’Italia di rispettare entro il 2008-2012 gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra del
214
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
6,5% rispetto al 1990 come previsto dal protocollo di Kyoto. E’ prevista una valutazione delle
emissioni di CO2 nello scenario tendenziale e l’indicazione del quantitativo di emissioni in eccesso
rispetto all’obiettivo assegnato. I tagli necessari, stimati in 93 Milioni di tonnellate di CO2
equivalente saranno raggiunti attraverso tre settori di intervento:
 Attuazione delle misure di contenimento nell’industria energetica;
 Interventi nel settore agricolo e forestale;
 Ulteriori misure nei settori trasporti, civile e terziario.
Viene poi individuato, a fronte dell’adozione di tali misure, lo scenario di riferimento al 2010, con
una riduzione delle emissioni pari a 51,6 Mt di CO2 con un gap residuo rispetto agli obiettivi di
Kyoto pari a 41 Mt di CO2.
A.3.21 DECRETO Lgs. N.387 del 29/12/2003
E’ una legge quadro che recepisce la direttiva Europea 2001/77/CE per la promozione della
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Un quadro normativo destinato a diventare il
punto di riferimento per consentire all’Italia di procedere verso uno sviluppo concreto della
produzione di energia da fonti rinnovabili. I principali punti sono i seguenti:
1. Aggiornamento del decreto interministeriale Industria Ambiente dell’11/11/99 che definiva
l’obbligo di produrre almeno il 2% di elettricità con fonti rinnovabili nel 2002 con impianti entrati
in funzione dopo il 1° Aprile 1999. La nuova legge incrementa l’obbligo dello 0,35% all’anno a
partire dal 2004.
2. Gli impianti da fonte rinnovabile con potenza fino a 20 kW possono essere connessi alla rete con
modalità di scambio sul posto dell’energia elettrica; sarà possibile realizzare quindi il “Net
Metering” anche per l’eolico di piccola taglia come avviene già per il fotovoltaico.
3. Introduzione di un meccanismo di incentivazione in conto energia per il fotovoltaico, come già
avviene in Germania. Tale sistema finanzia l’energia elettrica prodotta e immessa in rete con una
tariffa incentivante e non più l’investimento iniziale.
4. Incentivi anche per la produzione elettrica da solare termodinamico.
5. La semplificazione delle procedure autorizzative con l’introduzione di un procedimento unico
che, in tempi certi, esprima l’autorizzazione con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni
competenti.
6. L’introduzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
7. Una migliore definizione delle fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle
rinnovabili. Vengono esplicitamente escluse le fonti assimilate e i beni prodotti o sostanze derivanti
da processi il cui scopo primario sia la produzione di vettori energetici o di energia. L’articolo 17
prevede l’inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato
alle fonti rinnovabili (beneficia di tale regime anche la parte non biodegradabile dei rifiuti).
Per l’effettiva attuazione di questa legge quadro è necessaria l’emanazione di una serie di circa
venti decreti attuativi, previsti dal decreto medesimo.
A.3.22 LEGGE n. 316 DEL 30/12/2004
La presente norma, legge di conversione del decreto-legge n° 273 del 12/11/03, prevede
“Disposizioni urgenti per l’applicazione della direttiva 2003/87/CE (EMISSION TRADING) in
materia di scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità Europea”, in attesa
della legge di recepimento.
Art.1 Ai fini del rilascio dell’autorizzazione ad emettere gas ad effetto serra, i gestori degli impianti
rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, presentano al
Ministero dell’Ambiente (autorità nazionale competente fino al recepimento della direttiva
comunitaria) apposita domanda di autorizzazione, contenente descrizione dell’impianto e sue
215
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
attività, tecnologia utilizzata, materie prime secondarie suscettibili di produrre emissioni, le fonti di
emissioni di gas dell’impianto, le misure previste per controllare e comunicare le emissioni.
Art.2 I gestori degli impianti rientranti nelle categorie di attività elencate nell’allegato I della
direttiva 2003/87/CE, comunicano entro il 30 Dicembre 2004 all’autorità nazionale competente le
informazioni necessarie ai fini dell’assegnazione delle quote di emissione per il periodo 2005-2007.
Art.2 bis Il gestore che omette di presentare la domanda di autorizzazione di cui all’articolo 1 è
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di
carbonio equivalente emessa. Il gestore che fornisce informazioni false relativamente a quanto
richiesto dall’articolo 5 della direttiva 2003/87/CE, è punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria pari a 40 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in eccesso
alle quantità cui avrebbe avuto diritto in caso di dichiarazione veritiera. Il gestore che omette di
comunicare all’autorità nazionale competente le informazioni di cui all’articolo 2 o fornisce
informazioni false, salvo che il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa
pecuniaria pari a 10 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio equivalente emessa in
difformità alle prescrizioni del presente decreto.
Art. 3 Come Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di emissioni (PNA) vale per il periodo
2005-2007 il Piano predisposto ai sensi della Direttiva 2003/87/CE dai Ministeri Ambiente e
Attività Produttive ed inviato alla Commissione Europea il 15/07/04, fatte salve le modifiche che la
Commissione dovesse richiedere in sede di approvazione.
In effetti tale Piano, rifiutato dalla Commissione Europea in quanto incompleto, è stato poi rivisto e
perfezionato.
A.3.23 DECRETO Lgs. n. 128 del 30/05/05
Il Decreto attua la Direttiva 2003/30/CE relativa alla promozione dell’uso dei biocarburanti nei
trasporti. La nuova norma impone a società petrolifere e distributori di soddisfare la domanda di
benzina e nafta da trasporto con biocarburante (puro o miscelato) in una percentuale minima pari
all’1% entro l’anno in corso e al 2,5% entro il 2010, obiettivi al di sotto del target fissato
dall’Unione Europea che prevede di sostituire entro il 2005 il 2 % dei consumi totali di benzina e
gasolio da autotrazione con biocarburanti, per poi salire al 5,75 % entro il 2010.
Inoltre possono essere immesse al consumo nella rete di distribuzione solo miscele diesel-biodiesel
con contenuto di biodiesel inferiore o uguale al 5 %. Se la percentuale di biodiesel supera il 5 %, la
miscela può essere avviata al consumo solo presso utenti extra-rete e usata solo in veicoli
omologati. I biocarburanti considerati tali dal decreto sono: bioetanolo, biodiesel, biogas
carburante, biometanolo, biodimetiletere, bio-Etbe, bio-Mtbe, biocarburanti sintetici, bioidrogeno,
olio vegetale puro.
A.3.24 DECRETO MINISTERIALE del 28/07/05 (CONTO ENERGIA)
Il Decreto, denominato “Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante
conversione fotovoltaica della fonte solare” è stato emanato in attuazione dell’Art. 7 del Dlgs.
387/2003. L’incentivazione per la produzione elettrica da fotovoltaico viene erogata per 20 anni su
tutta la produzione degli impianti di taglia compresa fra 1 kW e 1.000 kW di potenza, entrati in
esercizio dopo il 30/09/05.
La domanda per poter beneficiare della tariffa incentivante può essere inoltrata al soggetto attuatore,
in seguito individuato nel GRTN, da persone fisiche e giuridiche, compresi i soggetti pubblici e i
condomini di edifici. Le tariffe per kWh sono definite in base alla taglia dell’impianto; per gli
impianti la cui domanda perviene dal 2007, la tariffa decrescerà del 2%.
Tariffe incentivanti degli impianti FV per 20 anni (domande 2005-2006)
Potenza da 1 a 20 kW: 0,445 €/kWh
Potenza da 20 a 50 kW: 0,460 €/kWh
Potenza da 50 a 1.000 kW: 0,490 €/kWh (valore massimo della tariffa soggetto a gara)
216
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Il decreto non considera alcun tipo di incentivo per il FV integrato negli edifici, quindi gli impianti
potranno anche essere installati a terra.
Il conto energia italiano è un sistema di incentivazione ibrido perché l’energia elettrica prodotta
dall’impianto beneficia della tariffa incentivante sia se autoconsumata, sia se immessa nella rete
locale (quando la produzione eccede il consumo delle proprie utenze). In particolare per gli
impianti di potenza inferiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha un
ulteriore beneficio sui normali consumi: l’elettricità da FV autoconsumata dall’utenza e/o ceduta
alla rete locale, sarà scontata dalle bollette successive (mediamente 0,15-0,18 €/kWh); invece per
gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si
ha il risparmio per l’energia autoconsumata ed in più la vendita diretta delle eccedenze alla rete
locale, come da delibera n° 34 dell’AEEG.
Il Decreto prevede anche tariffe incentivanti ridotte del 30% se il soggetto beneficia della detrazione
fiscale Irpef del 36% (IVA inclusa, poi divenuto 41% con la Finanziaria 2006) e l’incompatibilità
sia con incentivi pubblici in conto capitale superiori al 20% del costo di investimento, sia col
sistema dei certificati verdi.
Le tariffe incentivanti sono riconosciute sino ad una potenza cumulativa di tutti gli impianti pari a
100 MW: 60 MW per gli impianti fino a 50 kWp e 40 MW per gli impianti da 50 kWp a 1.000
kWp. Il Decreto stabilisce anche un obiettivo nazionale di potenza cumulata da installare pari a 300
MW al 2015. I costi di incentivazione saranno coperti con un prelievo sulle tariffe elettriche di tutti
i consumatori (componente tariffaria A3).
A.3.25 DECRETO Lgs. n. 192 DEL 19/08/05
(RENDIMENTO E CERTIFICAZIONE ENERGETICA NELL’EDILIZIA)
Il decreto recepisce la direttiva europea 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia.
Il 27/07/05 (pochi giorni prima) era stato emanato, dopo 14 anni, il decreto attuativo dei commi 1 e
2 dell’articolo 4 della Legge 10/91, il quale aveva suscitato perplessità per i contenuti non in linea
con gli indirizzi comunitari.
Il decreto 192, entrato in vigore il 08/10/05, riallinea l’Italia con l’Europa, anche se si limita a
definire gli aspetti generali, demandando la trattazione degli aspetti operativi ad una serie di decreti
attuativi specifici previsti entro 120-180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso.
Il recepimento della direttiva europea, prevede la disciplina delle seguenti tematiche:
1. la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici;
2. l’applicazione di requisiti minimi per le prestazioni energetiche degli edifici;
3. i criteri per la certificazione energetica;
4. le ispezioni periodiche degli impianti di climatizzazione;
5. i criteri per garantire la qualificazione e l’indipendenza dei soggetti incaricati di svolgere la
certificazione energetica;
6. attività informativa, di formazione professionale per l’uso razionale dell’energia, nonché la
raccolta di informazioni e monitoraggio delle esperienze sul territorio nazionale.
Il decreto si applica integralmente agli edifici di nuova costruzione e in caso di ristrutturazione
completa di edifici di superficie utile superiore a 1.000 m2; si applica anche, con il rispetto di
specifici parametri e livelli prestazionali, in tutti gli altri casi di ristrutturazione di edifici,
nell’installazione e nella sostituzione del generatore di calore indipendentemente dalle dimensioni
degli edifici e dall’entità delle ristrutturazioni. Sono esclusi i fabbricati industriali, artigianali,
agricoli non residenziali e quelli protetti dal codice dei beni culturali, nonché i piccoli fabbricati
isolati.
Un aspetto nuovo introdotto dal decreto è la volontà di adottare una valutazione complessiva della
prestazione energetica degli edifici, che preveda, accanto alla stima convenzionale dei consumi per
la climatizzazione invernale, anche i consumi per la climatizzazione estiva, per la produzione di
acqua calda sanitaria, la ventilazione e l’illuminazione.
217
A.3 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE
Inoltre, a partire dall’ 08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2
sottoposti a ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica,
intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione
energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi.
L’attestato di certificazione energetica, obbligatorio in caso di compravendita o di locazione di
singole unità immobiliari, avrà una validità di dieci anni.
In attesa dei decreti attuativi sono previste norme attuative e disposizioni transitorie riportate negli
allegati C ed L riguardanti rispettivamente la prestazione energetica degli edifici e l’esercizio,
manutenzione ed ispezione degli impianti termici.
A.4 QUADRO NORMATIVO REGIONALE
A.4.2 LEGGE REGIONALE n.19 del 29/09/2003
La Regione con la presente legge, denominata “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento
luminoso e di risparmio energetico”, promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei
consumi energetici da esso derivanti nonché la tutela dell’attività di ricerca e divulgazio ne
scientifica degli osservatori astronomici. Per tali finalità si considera inquinamento luminoso ogni
forma di irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree a cui essa è
funzionalmente dedicata e se orientata al di sopra della linea dell’orizzonte.
A.4.1 LEGGE REGIONALE n.26 del 23/12/2004
La presente norma disciplina la programmazione energetica territoriale, contiene inoltre altre
disposizioni in materia di energia. Con questa disposizione la giunta punta a qualificare il sistema
elettrico ed energetico per raggiungere l’autosufficienza elettrica della Regione al 2010. Per
raggiungere il pareggio del bilancio elettrico ed insieme mantenere fede agli impegni assunti a
Kyoto, la legge regionale prevede azioni su tre livelli diversi.
1. Si intende innanzitutto portare a conclusione il processo, già avviato, di conversione di tutte le
vecchie centrali ad olio combustibile (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e
a ciclo combinato da realizzare con le migliori tecnologie, secondo quanto indicato dalle direttive
europee.
2. Si punta poi su un aumento della produzione elettrica con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico,
fotovoltaico e biomasse).
3. La legge stabilisce una nuova possibilità di intervento, prevedendo per la prima volta che, per
ogni nuovo insediamento urbanistico, vi siano scelte progettuali di uso razionale di energia e
dotazioni di fonti rinnovabili. La nuova legge prevede incentivi a favore della bioarchitettura:
sottotetti che potranno essere recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri, purché adeguatamente
coibentati; contatori singoli obbligatori negli impianti di riscaldamento centralizzati; sistemi solari
obbligatori in tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. Verranno, inoltre, introdotti:
nuovi standard di rendimento energetico degli edifici, che dovranno essere recepiti dai regolamenti
edilizi comunali; certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici; obblighi per i Comuni e le
Province di prevedere per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di
urbanizzazione, le nuove reti energetiche di teleriscaldamento e la cogenerazione.
In questo modo entro il 2010 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica si ridurrebbero
dalle attuali 13,2 milioni di tonnellate (comprensive di 7 milioni di tonnellate imputabili alle
importazioni) a 11,2 milioni di tonnellate.
Per il settore residenziale, cha attualmente in Emilia Romagna consuma 2.700.000 tep l’anno, il
Piano punta ad un risparmio pari a 330.000 tep al 2010. Tale obiettivo, se raggiunto permetterà di
ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 700.000 tonnellate.
218
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
219
B1 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO GENERALE DI SVILUPPO
APPENDICE B
SINTESI DEI PRINCIPALI DOCUMENTI DI PIANIFICAZIONE
TERRITORIALE
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Piano Generale di Sviluppo 2005-2009
Bilancio Sociale di mandato 1999-2003
Piano Energetico Regionale
Piano Energetico Ambientale della Provincia di Forlì-Cesena
Piano Generale del Traffico Urbano 2005
Piano Regolatore Generale
B.1 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DI SVILUPPO 2005-2009
1. Titolo documento: Piano Generale di Sviluppo 2005-2009
2. Organo proponente: Comune di Forlì.
A cura della Direzione Operativa – Unità Controllo Strategico
3. Data di pubblicazione: approvato con deliberazione consiliare n. 168 del 22 Dicembre 2004
4. Periodo di applicazione: anni 2005-2009
5. Cornici finanziarie: non presenti
6. Aree o soggetti interessati: il Piano Generale di Sviluppo è un documento di programmazione
pluriennale che ha la funzione di individuare le politiche di intervento e le strategie da adottare per
il raggiungimento degli obiettivi della amministrazione del prossimo quinquennio.
Il programma si articola in 5 programmi articolati in 35 progetti, cui corrispondono 153 azioni
strategiche.
Si evidenziano in seguito le azioni del Piano che più interessano lo sviluppo del Piano Energetico
Ambientale Comunale.
7. Azioni o deleghe previste dal documento:
- il Programma n. 2 “La qualità del sapere, della formazione e della cultura” vede tra gli
obiettivi, la riqualificazione dell’edilizia scolastica:
1. Edilizia scolastica: riqualificazione e sviluppo. a) completa realizzazione dei criteri di
sicurezza antincendio, b) rinnovo infissi e vetraggi di sicurezza, c) sostituzione coperture
in eternit, d) adeguamento antisismico secondo la nuova normativa, e) completamento
programma di rinnovo servizi igienici, f) completamento rinnovo impianti termici, g)
miglioramento condizioni ambientali acustiche. Alla luce di una aggiornata valutazione
del fabbisogno e conseguente ipanificazione si dovrà, inoltre, provvedere al
potenziamento di alcune sedi scolastiche: l’ampliamento della Scuola Materna Romiti,
della Scuola Materna di Via Piave, della Scuola Materna di Villafranca (già definite);
approfondimenti dovranno essere svolti per la necessità di mpliamento
a
Scuola
Elementare Saffi e del totale rinnovo strutturale dell’edificio della Scuola Media B. Croce.
Periodo di attuazione: 2005 – 2009.
220
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
- il Programma n. 3 “La qualità dello sviluppo economico” prospetta maggiore competitività del
sistema produttivo, con una qualificazione del sistema infrastrutturale, un potenziamento ulteriore
dei servizi, della rete logistica e un impegno particolare verso il “marketing territoriale”:
1. Miglioramento della mobilità e valorizzazione del territorio. Rafforzare il territorio,
già ricco di capacità imprenditoriali, creando nuove opportunità ed intercettando nuove
traiettorie di sviluppo: - attraverso il rapido completamento di grandi infrastrutture viarie
(sistema tangenziale che consentirà di razionalizzare anche il trasporto funzionale per
attività economiche) tra porto di Ravenna, aeroporto di Forlì, con particolare attenzione al
centro logistico per l'autotrasporto di Pieveacquedotto supportato dal Transit Point, che
consiste nell'inserimento di una piattaforma di distribuzione urbana delle merci; attraverso la previsione di una ulteriore zona produttiva a Nord e a Sud dell'Autostrada,
per garantire la competitività sovracomunale. Particolare attenzione dovrà essere data alle
azioni di valorizzazione di tutte le aziende che costituiscono il cosiddetto Polo della
nautica.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Le principali opere infrastrutturali previste per i prossimi anni riguardano:
2. Sistema tangenziale. Inizio dei lavori del II Lotto della Tangenziale Est (da v.le Spazzoli
a S.Martino in St.con galleria sotto l'aeroporto). Per il III e IV lotto della Tangenziale Est
(da S. Martino a S.Varano) sono stati redatti e validati i progetti e inviati all'Anas per
l'inserimento nel suo piano degli Investimenti. Inizio dei lavori del I e II lotto per il
completamento dell'Asse di Arroccamento.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: ANAS
3. Strada Provinciale 2 "Cervese". Per dar corso ai lavori di allargamento ed adeguamento
della Cervese, compresa la pista ciclabile e la messa in sicurezza dei centri abitati, verrà
garantita ampia collaborazione all'Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena.
Periodo di attuazione: 2005 - 2008
Enti coinvolti: Provincia di Forlì-Cesena
4. Variante alla S.S. 9 "Emilia bis". Nell'ambito degli accordi del PRUSST (Programma di
Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio) si procederà alla redazione
dello Studio di Impatto Ambientale e del progetto definitivo del tratto dalla Tangenziale
Est di Forlì alla E45 Cesena.
Periodo di attuazione: 2005 - 2006
Enti coinvolti: ANAS-Provincia-Comuni di Forlimpopoli, Cesena, Bertinoro
5. Collegamento Villa Selva - A14. Nell'ambito degli accordi del PRUSST si procederà con
la redazione dello Studio di Impatto Ambientale e dei progetti preliminare, definitivo ed
esecutivo.
Periodo di attuazione: 2005 - 2008
6. Scalo Merci interregionale di Villa Selva. Avvio dei lavori del nuovo Scalo Merci
interregionale di Villa Selva. Progetto che funge da supporto ai grandi centri intermodali
regionali quale struttura operativa autonoma di gestione della domanda merci e specifica
vocazione ferroviaria. Tale scalo ha una valenza strategica in quanto permette di smettere
i quattro scali esistenti (Rimini, S. Arcangelo, Cesena e Forlì) ristrutturando quindi
l'offerta dei servizi sia in termini quantitativi che qualitativi. A tale scopo occorre definire
un quadro di azioni politiche, economiche, tecniche e progettuali, capaci di fare
convergere sul nuovo centro interessi degli operatori e, quindi, garantire il successo
dell'iniziativa.
Periodo di attuazione: 2005 - 2008
221
B1 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO GENERALE DI SVILUPPO
Enti coinvolti: FS
7. Sviluppo e potenziamento del trasporto pubblico. Potenziamento del trasporto
pubblico, attraverso la creazio ne di corsie preferenziali, parcheggi scambiatori per
autobus, utilizzo dei mezzi pubblici non inquinanti in un quadro di forte coordinamento
programmatico Comune-ATR- e-Bus e nel contesto progettuale di riorganizzazione
organica dell'assetto viario urbano ed extra-urbano. Nella previsione della nuova mobilità
urbana, contenuta nello studio del prossimo Piano Urbano del Traffico, viene valutata
l'esigenza di un riassetto funzionale delle linee urbane del Trasporto Pubblico, al fine di
attuare una miglior politica della mobilità sostenibile con incentivazione all'utilizzo
dell'autobus a scapito del mezzo privato. L'Agenzia Atr, in stretta relazione con gli uffici
tecnici comunali, sta varando un nuovo Piano delle Linee di trasporto, con studi, soluzioni
e proposte da porre all'approvazione dell'Amministrazione Comunale.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: ATR - e-BUS
8. Sviluppo dell'Aeroporto L.Ridolfi. Lo sviluppo dell'aeroporto vavenuto grazie
all'incremento di voli passeggeri soprattutto low-cost, con collegamenti a varie città
europee, accresce le possibilità di ulteriore sviluppo economico e culturale sia della città
che dei territori limitrofi. Tale sviluppo, che sarà soggetto ad un maggiore incremento,
deve essere seguito da un preciso piano di fattibilità economica ed urbanistica, tenendo
conto che la sua ubicazione è inserita ai margini della città e necessita di un monitoraggio
di tipo ambientale e di sicurezza in modo costante.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: S.E.A.F. - S.A.B.
- il Programma n. 4 “La qualità ambientale” affronta, tra gli altri, il tema Mobilità sostenibile,
Piano energetico e Tutela ambiente.
1. Area Pedonale (A.P.) e Zona a Traffico Limitato (Z.T.L.) La diminuzione del traffico
nel centro storico deve rappresentare un sostegno alla rete commerciale, imprenditoriale
ed alle forme commerciali specializzate (quali le botteghe storiche). Il coinvolgimento
delle forze sociali ed economiche, sia in fase di progettazione che di esecuzione di
interventi programmati, permetterà di compiere scelte condivise di ampliamento
progressivo delle aree riqualificate sotto il profilo ambientale ed urbanistico (isola
pedonale, zona a traffico limitato e sistema di trasporto ecocompatibile e funzionale).
Periodo di attuazione: 2005 – 2009
2. Nuova Mobilità. Il nuovo PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano) dovrà avere come
base la coniugazione di temi di ampia rilevanza quale l'ambiente e lo sviluppo. Per
costruire un programma che attui una nuova idea della mobilit à, occorre attivare un
percorso partecipato, in cui si possano porre questioni quali il dimensionamento dell'isola
pedonale e della viabilità, lo sviluppo delle piste ciclabili con il completamento e il
collegamento di quelle esistenti, comprendendo il potenziamento del trasporto pubblico e
incentivare l'utilizzo di mezzi privati non inquinanti. Un ruolo importante dovrà essere
svolto dal "Mobility Manager" quale figura professionale (obbligatoria per le aziende o gli
enti pubblici con più di 300 dipendenti o con complessivi 800 dipendenti) che ha il
compito di realizzare studi e approfondimenti volti alla stesura di Piani sugli spostamenti
dei dipendenti, ottimizzando loro i percorsi casa-lavoro anche attraverso politiche di CarPooling (auto privata a disposizione di più persone) o Car-Sharing (“auto condivisa”, che
può essere messa a disposizione dalla P.A. o da ATR per un utilizzo da parte di più
persone).
Periodo di attuazione: 2005 – 2009.
222
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Enti coinvolti: A.T.R.
3. Piano Energetico Comunale (PEC). Il PEC ha lo scopo di fornire gli strumenti di
governo necessari all'attuazione delle strategie di intervento atte a migliorare il quadro
energetico- ambientale del territorio. E' lo strumento principale di indirizzo e proposta in
materia di energia, inoltre riprende e condivide gli obiettivi di indirizzo del Piano
Energetico Provinciale e di quello Regionale, che hanno come finalità il contenimento
dell'inquinamento e dell'incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili. In virtù di
quanto premesso è indispensabile favorire la scelta di fonti rinnovabili per l'energia e la
bioarchitettura, attraverso un sistema fiscale premiante, assecondando inoltre politiche di
investimento che privilegino sistemi produttivi a minor impatto ambientale. All'interno del
PEC trova una sua collocazione anche il tema del teleriscaldamento, promosso con la
Variante generale al PRG e oggetto di un accordo quadro con HERA, già approvato dal
Consiglio Comunale.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: AGESS – HERA
4. Potenziamento della raccolta differenziata e del compostaggio. Piena valorizzazione
delle Sot (Società Operative Territoriali). Hera dovrà migliorare e qualificare il sistema
dei servizi (pulizia della città, tempi di fornitura di acqua, gas, luce ecc.) mettendo al
centro della propria mission il rapporto con i cittadini, valorizzando le relazioni con gli
Enti locali, assumendo come impegno la certificazione ambientale (EMAS) ed etica
(bilancio sociale), attraverso l'attivazione di tavoli di confronto tesi ad evitare situazioni di
monopolio. Forte impegno sulla questione ambientale e potenziamento della raccolta
differenziata (obiettivo: passare dal 23% attuale al 50%) e del compostaggio introducendo
ove è possibile, all'interno di un piano complessivo provinciale, incentivi-sgravi sulle
tariffe che dimensioni correttamente l'insieme delle forme di smaltimento (discariche e
inceneritori). Adeguamento dell'inceneritore, rimarcando l'impegno per assicurare
l'autosufficienza del territorio provinciale nello smaltimento dei rifiuti urbani per la
costante azione di monitoraggio ambientale.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: HERA
5. Bilancio Ambientale. Per dare concreta attuazione ad "Agenda 21 Locale" è necessario
stilare il "Bilancio Ambientale Comunale". Tale strumento associa le conoscenza della
dimensione ambientale alla valutazione degli effetti sul territorio e sull'ambiente delle
politiche di sviluppo e delle azioni di politica ambientale.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: ARPA, AUSL, HERA, Prov., Aut. di Bacino, Cons.Rom.Centr., ATR,
e-BUS, ROMAGNA ACQUE, AGESS
- il Programma n. 5 “La qualità del welfare municipale e comunitario” promuove politiche
innovative a favore della popolazione anziana e individua nuovi modelli di intervento per la
riqualificazione urbana:
1. Potenziamento e qualificazione del sistema di servizi ed interventi a favore della
domiciliarità degli anziani. Tra più obiettivi figura: C) Qualificare l'intervento di
erogazione assegno di cura alle famiglie che assistono a domicilio anziani non
autosufficienti attraverso rafforzamento del sostegno e tutoraggio al familiare che assiste e
collegamento diretto alla rete di servizi, fra cui: monte di ore di assistenza domiciliare
utilizzabile fino a 4 ore giornaliero (per sollievo settimanale) e fino a 16 ore mensili;
operatore a sostegno della domiciliarità; servizi di prossimità (spesa a domicilio, consegna
pasti a domicilio anche nella fascia serale, interventi di sostegno domiciliare anche nella
223
B2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO
fascia serale...) D) Ampliare l'offerta alloggi con servizi di appoggio realizzati attraverso i
programmi di Edilizia Residenziale Pubblica e tramite promozione di iniziative di
programmazione urbanistica partecipata.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: Regione (finanziamenti) ; collegato con il Progetto "Le politiche abitative"
(vedi punti 2 e 3)
2. Qualificazione ed ampliamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e di
alloggi in affitto a canone agevolato. Il programma pluriennale di attuazione (PPA)
prevede che nell'ambito dell'edilizia residenziale di nuova previsione sia presente
complessivamente una quota di E.R.P. e convenzionata non inferiore al 40% del
fabbisogno primario. Il programma prevede un'ampia espansione dell'E.R.P.. A seguito
della partecipazione al Bando Regionale "Programma sperimentale di edilizia residenziale
denominata 20.000 abitazioni in affitto" il Comune ha ottenuto ulteriori finanziamenti per
avviare la costruzione di alloggi per anziani, disabili e coppie di giovani e per il recupero
ad uso abitativo e sociale di strutture a Pieve Acquedotto, Carpinello e Forniolo.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
Enti coinvolti: Regione
3. Contratti di Quartiere II. I Contratti di Quartiere II hanno come obiettivo quello di
proseguire l'opera di recupero e di riqualificazione urbana di una parte del centro storico e
della prima espansione urbana iniziata con i P.re.U. (Piani di Recupero Urbani) e i P.R.U.
(Piani di riqualificazione Urbana). L'Amministrazione è in attesa degli esiti della
valutazione da parte di una commissione mista (Ministero-Regione) per l'assegnazione di
fondi per la costruzione di alloggi in Piazza del Carmine.
Periodo di attuazione: 2005 - 2009
B.2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO 1999/2003
1. Titolo del documento: BILANCIO SOCIALE di mandato 1999/2003
2. Organo proponente: Comune di Forlì
Coordinamento e gestione del progetto a cura della Direzione Operativa del Comune
3. Data di pubblicazione: Aprile 2004
4. Periodo di applicazione: anni 1999-2003
5. Cornici finanziarie: si evidenziano in seguito le spese di Bilancio del Comune nei settori che più
interessano lo sviluppo del Piano Energetico Ambientale Comunale.
224
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Area Territorio e Ambiente
Area Sistema Produttivo Locale
Area Viabilità e Mobilità
225
B2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO
6. Aree o soggetti interessati
L’elaborazione del primo Bilancio Sociale di fine mandato (periodo 1999/2003) realizzato nel
Comune di Forlì è in linea con la necessità delle Amministrazioni locali di predisporre nuovi
strumenti informativi che ‘raccontino’ ai cittadini l’azione complessiva realizzata durante i cinque
anni di legislatura.
Tale necessità si riconduce all’approvazione della legge 241/90 che ha sancito il diritto del cittadino
ad essere informato sullo stato del proprio procedimento amministrativo.
Il documento in esame va oltre la semplice rendicontazione dell’azione realizzata dall’ente durante i
cinque anni della legislatura, instaurando un confronto con i rappresentanti degli interessi diffusi
presenti nella cittadinanza (stakeholder). Questo processo di coinvolgimento permette, da un lato, di
superare l’autoreferenzialità a cui può essere soggetto un documento predisposto unilateralmente
dall’amministrazione comunale, dall’altro, di cogliere in anticipo le priorità avvertite e i bisogni
emergenti nel contesto comunale.
Si evidenziano in seguito le azioni del Bilancio che più interessano lo sviluppo del Piano Energetico
Ambientale Comunale.
7. Azioni o deleghe previste dal documento: per ogni macro-area di attività comunale interessata,
vengono elencati sinteticamente i programmi attuati.

Area Territorio e Ambiente
1. Approvazione del nuovo Piano Regolatore Generale (PRG-Variante Generale) ed
elaborazione del relativo Piano Pluriennale di Attuazione (PPA), quali strumenti di
definizione delle modalità di sviluppo futuro dell’assetto della città e del territorio. Particolare
attenzione, in tali documenti, hanno ricevuto: il rafforzamento delle identità locali e di sistema,
gli ambiti di riorganizzazione delle ‘grandi funzioni urbane’, l’elaborazione dei progetti di
risanamento e riqualificazione ambientale da definire entro un quadro di sostenibilità accertato,
l’elaborazione di un sistema di mobilità visto quale mezzo di accessibilità territoriale ed urbana,
il dimensionamento abitativo, la riqualificazione delle aree considerate ‘complesse’, il sistema
di perequazione immobiliare, il recupero urbano ed edilizio, lo sviluppo di aree verdi e dei
servizi, l’offerta insediativa per la attività economiche ed infine i metodi di attuazione del
programma stesso.
2. Attivazione graduale della fase di riqualificazione delle aree ‘complesse’ (aree dismesse
o dismettibili) identificate nel PRG, in particolare, delle aree “ex Orsi Mangelli”, “ex
Bartoletti”, “Sistema Ferroviario –Via Pandolfa”, “Ex Eridania” e “Cantina Sociale”; tenuto
conto che l’arco temporale degli interventi è di lungo periodo.
3. Riqualificazione del centro storico: approfondimento delle problematiche attraverso uno
studio mirato, che colleghi progettualmente gli elementi che ne hanno già anticipato la
riqualificazione, tra i quali la conclusione della progettazione e degli accordi finanziari per la
realizzazione del “Campus Universitario”, la riqualificazione di “Piazza delle Erbe” e del
mercato coperto, il restauro del complesso “San Domenico” e la nuova sistemazione del
complesso dei palazzi utilizzati quali ‘contenitori’ del sistema artistico e bibliotecario.
4. Sviluppo del “Parco Urbano Franco Agosto” e realizzazione di un progetto per la
valorizzazione ambientale del “Parco fluviale di Magliano”.
5. Incentivazione di una cultura di efficienza ambientale nelle imprese attraverso servizi di
prevenzione e controllo (certificazione di qualità ambientale, erogazione di incentivi per
l’acquisto di veicoli a ridotto impatto ambientale).
6. Miglioramento della conoscenza della qualità ambientale del territorio, finalizzata a
coniugare la tutela ambientale con lo sviluppo sociale ed economico, in una logica di ‘sviluppo
sostenibile’ (agenda 21 locale).
226
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
7. Controllo e conservazione della salubrità dell’igiene urbana (con riferimento
all’inquinamento veicolare, acustico ed elettromagnetico), da realizzare attraverso una politica
di sensibilizzazione della cittadinanza mediante un rigoroso e periodico controllo dei gas di
scarico della propria autovettura (BOLLINO BLU), ed individuazione delle aree concrete di
rischio e/o disagio per le popolazioni, nonché lo sviluppo del piano di risanamento della qualità
delle acque superficiali (rete fognaria e sistemi depurativi per una diminuzione dell’impatto
ambientale (olfattivo), e realizzazione del potenziamento dell’attività di informazione ed
educazione ambientale rivolte agli alunni delle scuole.
8. Rafforzamento delle attività igienico- sanitarie della popolazione animale e attivazione a
pieno regime del Canile comprensoriale.
9. Applicazione dei criteri introdotti nel precedente mandato sullo smaltimento rifiuti,
contenimento della quantità dei rifiuti prodotti e incremento della raccolta differenziata,
sia dal punto di vista degli strumenti che della sensibilizzazione, e attuando un riadeguamento e
trattamento dei rifiuti speciali pericolosi attraverso l’utilizzo integrato (pubblico-privato) della
piattaforma del HERA (ex CIS) e l’adeguamento degli impianti di incenerimento con relativo
rafforzamento dei controlli, nonché il completamento degli interventi di bonifica e messa in
sicurezza dell’ex discarica di Ladino.

Area Sistema Produttivo Locale
1. Rilancio dell’Aeroporto “Luigi Ridolfi”, necessario per impartire concreta operatività alla
struttura aeroportuale ritenuta strategica per il territorio e il suo sistema produttivo, partendo
dall’atto bilaterale di impegno firmato nel settembre 1997 dal Comune di Forlì con la Società
SAB S.p.A. (società di gestione dell’ Aeroporto di Bologna).
2. Realizzazione “Polo Tecnologico Aeronautico”, essenziale per realizzare una maggiore
sinergia delle attività didattiche e di ricerca relative alla formazione ed addestramento degli
allievi delle Scuole di volo, dell’Istituto Tecnico Aeronautico e della Facoltà di Ingegneria,
presenti nel territorio forlivese.
3. Supporto alla creazione di nuove imprese ed alla valorizzazione di quelle esistenti, al
fine di rendere il sistema economico del territorio più competitivo e più solido. Sul fronte
amministrativo si è operato attivando lo Sportello Unico per le Imprese (SPUN), organizzato
nella logica di semplificare ed eliminare la frammentarietà degli adempimenti richiesti
all’imprenditore e l’incertezza relativa ai tempi di risposta delle Pubbliche Amministrazioni.
4. Modernizzazione e qualificazione rete commerciale per consentire lo sviluppo equilibrato
delle varie tipologie distributive. A tal fine, gli obiettivi stabiliti nel programma iniziale
prevedevano: la promozione del centro storico cittadino come principale polo commerciale di
riferimento (in particolare del commercio specializzato e di qualità); la riorganizzazione della
presenza dei mercati e delle fiere (valorizzazione della specializzazione); la realizzazione, in
area decentrata, di un Centro commerciale dotato di galleria ed Ipermercato (con livello di
attrazione sovracomunale), la riorganizzazione logistica e funzionale del Mercato Alimentare di
P.za Cavour secondo una filosofia che tende ad abbinare alla vendita la possibilità di consumo
sul posto (Markt-Halle); la tutela delle botteghe storiche.
5. Supporto all’innovazione e all’incremento di competitività del sistema agroalimentare
forlivese, sia nella fase produttiva (azioni a sostegno della “agricoltura di qualità”), che nella
fase distributiva all’ingrosso (Mercato Agricolo Alimentare all’Ingrosso).
6. Qualificazione del comparto produttivo avicunicolo romagnolo, attivando, all’interno del
“Centro per le contrattazioni”, il Centro informativo telematico strutturato secondo il modello
del Market Information System americano, e realizzando il “Centro nazionale di servizi
all’impresa (Cen.S.I.A.)”.
227
B2 SCHEDA INFORMATIVA: BILANCIO SOCIALE DI MANDATO
7. Supporto allo sviluppo di una politica locale del lavoro e della formazione, supportando
la realizzazione di attività di tirocinio formativo e di formazione considerati strumenti per
agevolare le scelte professionali e favorire la transizione al lavoro di diverse categorie di utenti
(giovani in formazione scolastica, universitaria o professionale, appartenenti alle fasce deboli,
inoccupati, disoccupati, lavoratori in mobilità), nonché una attività di ‘formazione continua’
rivolta a tutta la cittadinanza.

Area Viabilità e Mobilità
Nella seguente scheda di rendicontazione sono indicate le attività che restano ancora da attuare e
quelle realizzate, relativamente all’attività svolta dall’Amministrazione comunale, durante il
mandato:
1. LE ATTIVITÁ INNOVATIVE - VIABILITÁ E MOBILITÁ –
PER UNA FORLÍ CITTÁ REGIONALE
A. IL SISTEMA REGIONALE
Agganciare Forlì al sistema infraregionale e sovraregionale, mediante un grande disegno che
coinvolga l’Aeroporto di Forlì, il Porto di Ravenna, lo Scalo Merci Ferroviario di Forlì, i
collegamenti con Roma e la Toscana, il riordino della viabilità forlivese – romagnola.
B. IL SISTEMA TANGENZIALE
Avviare la realizzazione del “Sistema Tangenziale” con il seguente ordine di priorità: 1° lotto
della “Tangenziale Est”, raddoppio e completamento dell’”Asse di Arroccamento” con un
nuovo svincolo per Via Monte S. Michele (con la apertura del sottopasso di P.le S. Chiara,
diverrà una alternativa all’ingresso nel centro rispetto a Via Ravegnana), collegamento fra Forlì
e Cesena attraverso la “Via Emilia bis”, Tangenziale Ovest.
C. I COLLEGAMENTI VIARI DI VALLATA
Elaborare soluzioni per altre necessità urgenti di collegamento fra la città e le vallate del
comprensorio: tracciato alternativo per la strada statale 9 Ter del Rabbi, adeguamento della sede
della SS 310 del Bidente, adeguamento della SS 67 Tosco - Romagnola fino a Rocca S.
Casciano e definizione del progetto di collegamento con Firenze e Livorno, dare avvio ai lavori
di adeguamento della SS Cervese fra Forlì e Casemurate con un adeguato collegamento alla E
45, verso il Porto di Ravenna e verso Cesena.
D. IL TRASPORTO PUBBLICO
Migliorare il servizio di trasporto pubblico dell’ATR: per quanto riguarda estensione delle linee
di trasporto, la frequenza delle corse, con percorsi più lineari e veloci, nuovi mezzi più
accoglienti e a minor impatto ambientale, nuovi servizi anche in collaborazione col privato;
migliorare i collegamenti extraurbani, prioritariamente con Forlimpopoli, Meldola, Predappio e
Castrocaro Terme e Terra del Sole.
E. I PARCHEGGI
Progettare e realizzare una nuova politica dei parcheggi, indirizzando la funzione di quelli
esistenti nel Centro Storico a favore dei Cittadini residenti e dei Cittadini utenti, mediante il
sistema della “tariffazione della sosta”, e realizzando nuovi “parcheggi di corona” gratuiti;
restituire all’uso civico (incontro e scambi culturali e commerciali fra le persone) piazze del
Centro Storico ridotte ad “autorimesse a cielo aperto” (P.zza del Duomo, P.zza Ordelaffi, P.zza
Cavour).
F. LA SICUREZZA STRADALE
Predisporre azioni volte a ‘mettere in sicurezza’ i punti più pericolosi per la circolazione
stradale, sull’esempio di numerose città d’Europa, con opportune tecniche di moderazione del
traffico.
228
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
G. LE PISTE CICLABILI
Estendere e rendere più sicuro il sistema delle piste ciclabili, realizzando nuove ciclopiste anche
sui marciapiedi e in tutte le situazioni che lo permettano.
2. LE ATTIVITÁ DI MANTENIMENTO E MESSA IN SICUREZZA ‘VIABILITÀ E MOBILITÀ - LA STRUTTURA PORTANTE DELLA CITTÀ
L’obiettivo perseguito nell’ambito di questa direttrice di lavoro è stato quello di realizzare le
necessarie attività di manutenzione e messa in sicurezza del patrimonio esistente al fine di
mantenerlo nel tempo funzionale all’espletamento dei servizi a cui è adibito.
B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE
1. Titolo documento: Piano Energetico Regionale (P.E.R.)
2. Organo proponente: Regione Emilia-Romagna – Assessorato alle Attività produttive,
Sviluppo Economico, Piano Telematico.
3. Data di pubblicazione:
approvato con deliberazione della Giunta Regionale n.2679 del 23 Dicembre 2002
pubblicato il 16 Gennaio 2003
4. Periodo di applicazione: anni 2002 – 2010
5. Cornici finanziarie:
la tabella seguente indica il quadro finanziario e la ripartizione degli oneri relativamente
al triennio 2003-2005
Obiettivi
Finanziamenti 2003-2005 (mln di Euro)
RER
Stato
Altri
Totale
1.
Misure a favore della mobilità sostenibile
locale
1.1. Rinnovo del parco degli autobus del trasporto
pubblico locale con veicoli a ridotte emissioni
inquinanti
1.2. Post–trattamento del gas di scarico ed impiego
di carburanti alternati nelle flotte di autobus
circolanti per la riduzione delle emissioni in
atmosfera
1.3. Iniziative progettuali di miglioramento del
traffico urbano compreso lo sviluppo di sistemi
di trasporto rapido di massa nelle città
capoluogo di provincia
1.4. Rinnovo, potenziamento del materiale rotabile
ferroviario per il trasporto passeggeri di
competenza regionale
1.5.Ripotenziamento della mobilità ciclistica
1.6. Interventi strategici infrastrutturali e tecnologici
per la mobilità sostenibile e intermodalità in
aree urbane:
- Realizzazione e gestione integrata di sistemi
innovativi per la mobilità collettiva,
l’interscambio, il monitoraggio, la
229
109.00
69.00
153.00
331.00
25.00
---
50.00
75.00
1.00
1.00
2.00
4.00
40.00
---
15.00
55.00
15.00
---
30.00
45.00
3.00
3.00
6.00
12.00
B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE
regolazione e il controllo del traffico e lo
sviluppo dei Piani Urbani della Mobilità
- Adeguamento della distribuzione
commerciale nei centri urbani con mezzi a
basso impatto ambientale, transit point,
sistemi di egovernment
- Realizzazione di stazioni di rifornimento di
carburanti alternativi e di ricarica per
veicoli elettrici
2. Misure a favore dell’uso razionale
dell’energia nei processi produttivi
2.1. Programmi per la riqualificazione energetica del
patrimonio edilizio pubblico
2.2. Programmi per la riqualificazione energetica dei
sistemi urbani con particolare riferimento alla
promozione dell’uso razionale dell’energia,
delle fonti rinnovabili, degli impianti di
produzione
distribuita, delle reti di distribuzione di
energia
2.3.Progetto “impianti termici”
2.4. Programmi per la promozione di tecniche
bioclimatiche, ecologiche, demotiche
3. Misure a favore dell’uso razionale
dell’energia nei processi produttivi
3.1.Investimenti di riduzione dei consumi di
energia e di adozione di combustibili a
minor impatto ambientale
3.2.Produzione, recupero, trasporto di energia
derivante da cogenerazione
4. Promozione e sviluppo di servizi
5. Promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili
5.1.Solare termico
5.2.Fotovoltaico
5.3.Biomasse
5.4.Energia eolica
6. Misure a favore dell’uso razionale
dell’energia nel sistema agro-forestale
7. Reti di distribuzione di energia in aree non
servite
TOTALE
25.00
65.00
50.00
140.00
29.00
72.00
240.00
341.00
8.00
3.00
36.00
47.00
16.00
66.00
188.00
270.00
2.00
2.00
6.00
10.00
3.00
1.00
10.00
14.00
24.00
6.00
86.00
116.00
12.00
6.00
42.00
60.00
12.00
6.00
--2.00
44.00
16.00
56.00
24.00
32.00
3.00
6.00
22.00
1.00
17.00
3.00
6.00
8.00
---
134.00
20.00
6.00
100.00
8.00
183.00
26.00
18.00
130.00
9.00
10.00
2.00
16.00
28.00
10.00
220.00
22.00
190.00
90.00
735.00
122.00
1145.00
6. Aree o soggetti interessati:
La regione formula, attraverso il P.E.R., il quadro degli obiettivi e degli indirizzi della
politica energetica regionale, attua programmi di intervento di dimensione regionale
nonché progetti di interesse regionale, contribuisce al finanziamento dei piani e progetti
elaborati dagli Enti locali nell’ambito delle rispettive competenze.
Spetta ai Comuni, in forma singola o associata, e alle Province formulare ed attuare piani
e progetti per la qualificazione energetica del sistema urbano e provinciale.
7. Azioni o deleghe previste dal documento
Il contributo dell’ Emilia Romagna agli obiettivi di Kyoto comporta la riduzione di 1.6
milioni di tonnellate di CO2 entro il periodo 2010-2012 rispetto alle emissioni registrate
nel 1990. Il P.E.R. dell’Emilia Romagna assume quindi come paradigma dei suoi
obiettivi la piena attuazione del contributo regionale di riduzione di emissioni di CO2
equivalenti riferito a tutti i settori dei consumi energetici.
230
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
In questo stesso paradigma di obiettivi il P.E.R. colloca lo scenario evolutivo indicato
per uno sviluppo sostenibile del sistema elettrico regionale.
Nello sviluppo regionale gli usi elettrici assumeranno un ruolo sempre più importante.
Secondo lo scenario evolutivo delineato dal Piano, al 2010 la richiesta elettrica regionale
sarà compresa nel range 30-32 TWh.
Se la situazione relativa alla produzione elettrica non subirà cambiamenti, il deficit
regionale supererà il 60%. Un tale squilibrio di produzione e soprattutto di potenza
disponibile rappresenterebbe un elemento di debolezza per il sistema regionale; lo
scenario evolutivo indicato nel P.E.R. fissa quindi l’obiettivo della autosufficienza
regionale nella produzione rispetto ai consumi. Lo stesso Gestore della Rete di
Trasmissione Nazionale (GRTN) da corso ad una previsione rispetto alla richiesta
elettrica della regione al 2010, di una domanda di potenza di base dell’ordine di 5800
MW al 2010. Con un deficit qui
ndi, rispetto alla potenza che risulterà dalla
riconversione in corso da impianti alimentati da olio combustibile in impianti alimentati
a metano con le nuove tecnologie del ciclo combinato tra i 2300 e 2000 MW.
Il P.E.R. assume quindi questo sviluppo della potenza di base stimata necessaria al 2010,
come livello massimo richiesto e collocato in un profilo del sistema elettrico regionale
proposto per il 2010 coerente con i sopraindicati obiettivi regionali per Kyoto.
Conseguentemente lo scenario e gli obiettivi del Piano puntano su una notevole
valorizzazione delle fonti rinnovabili (vedi tab 1 e 2) per raggiungere una potenza totale
insediata al 2010 di circa 7800 MW.
Tabella 1 : Bilancio elettrico regionale (TWh) al 2000 e scenario al 2010
2000
2010
Produzione
di cui:
- idroelettrico
- eolico + fotovoltaico
- biomasse
- cogenerazione (autoprod)
- termoelettrica
12.6
32.0
1.2
0.08
1.5
9.9
1.4
0.1
1.3
5.0
24.1
Richiesta
24.4
32.0
Deficit
48%
0
231
B.3 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO REGIONALE
Emissioni di CO2 (Mton)
2000
- biomasse
- cogenerazione (autoprod.)
- termoelettrica tradizionale
0.02
0.4
5.7
Totale
6.1
Emissioni corrispondenti all’import
di energia per coprire la richiesta
regionale
7
Totale emissioni corrispondenti alla
richiesta regionale
13.1
2010
11.2
Tabella 2 : Bilancio regionale in potenza (MW)
2000
2010
Impianti:
- idroelettrico
600
620
- eolici + fotovoltaici
3
20
- biomasse
50
350
- cogenerazione
400
1000
- termoelettrici tradizionali
3500
------ ciclo combinato a gas
-----5800
Si può stimare che i consumi elettrici regionali, al 2000, riferiti alle attuali condizioni di
produzione elettrica, a livello regionale e nazionale, attribuendo anche all’import la sua
quota emissiva, comportino un livello di emissioni totali di 13.1 Mton.
Il sistema termoelettrico trasformato sulla base del presente P.E.R., basato su impianti di
cogenerazione e a ciclo combinato a gas ad alta efficienza e su un forte sviluppo delle
fonti rinnovabili, comporterebbe un totale di emissioni di CO2 pari a circa 11.2 milioni
di tonnellate nella ipotesi di scenario di cui alla tabella 1 e alla tabella 2, corrispondente
all’obiettivo di autosufficienza elettrica.
Confrontando la situazione 2000-2010, risulta :
- il raddoppio dell’apporto in energia delle fonti rinnovabili
- più che il raddoppio dell’apporto della cogenerazione
- la sostituzione del parco termoelettrico a bassa efficienza da 3500 MW con
un nuovo parco a gas a ciclo combinato da 5800 MW
- l’autosufficienza elettrica della regione
- la riduzione delle emissioni di CO2 pari a 2.0 Mton.
232
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
B.4 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO AMBIENTALE DELLA
PROVINCIA DI FORLI’-CESENA
1. Titolo documento: Piano Energetico Ambientale della Provincia di Forlì – Cesena (PEAP)
2. Organo proponente: Provincia di Forlì - Cesena
Settore Ambiente e Difesa del Suolo – Servizio Gestione Risorse – Ufficio Energia
3. Data di pubblicazione: 4. Periodo di applicazione: 2000 - 2010
5. Cornici finanziarie: non presenti
6. Aree o soggetti interessati:
L’obiettivo del PEAP è, in sintesi, di stabilizzare le emissioni di CO2 del 2010 ai valori dell’anno
2001, pari a 2.287.678 tonnellate, a fronte di una crescita tendenziale degli usi finali di energia di
circa il 20% nella ipotesi di maggior sviluppo (PIL + 2% annuo).
Ciò comporta una riduzione di circa un milione di tonnellate di CO2, rispetto ai circa 3.216.000
previsti per la fine del decennio.
Si tratta di un obiettivo ambizioso che richiede un ampia gamma di interventi che investono tutti i
settori, e numerosi attori fra cui in particolare i comuni ed i singoli cittadini.
La Provincia ha inoltre individuato ulteriori possibili interventi che, qualora interamente realizzati,
potrebbero portare la riduzione delle emissioni di CO2 al 2010 a 1,5 milioni di tonnellate all’anno.
Tabella 23 -Bilancio ambientale provinciale relativo al 2001 e scenario al 2010
Anno 2001
Anno 2010
CO2 [ton]
CO2 [ton]
Civile
678.367
928.200
Terziario
183.126
257.299
Pubblico
26.080
38.755
Agricoltura
228.969
333.174
Spandimenti
195.176
195.176
Industria
170.616
265.501
Trasporti
714.491
1.066.003
Rifiuti
90.853
132.484
Totale
2.287.678
3.216.592
Settore
N.B Le emissioni di CO2 al 2010 sono stimate ipotizzando un incremento medio annuo del 4% (dal
2000), esclusi gli spandimenti
233
B.4 SCHEDA INFORMATIVA: PIANO ENERGETICO PROVINCIALE
Con l’attuazione del programma previsto dal PEAP la Provincia ha intenzione di raggiungere i
seguenti risultati:
1. la produzione di energia elettrica della Provincia passerà dagli attuali 0,075 TWh, pari al 5%
circa della domanda (1,47 TWh) a 2,005 TWh nel 2010, a totale copertura della domanda.
La Provincia si prefigge l’obiettivo dunque, a quella data, di essere completamente
autosufficiente nella soddisfazione della domanda elettrica del proprio territorio. Con questo
risultato la produzione di energia elettrica della Provincia passerebbe dall’attuale 0,6 % al
6,26 % dei consumi elettrici della Regione;
2. la produzione di energia elettrica deriverà per il 28,2 % da fonti rinnovabili e l’aumento del
contributo delle fonti rinnovabili dovrà fare particolare riferimento alle risorse disponibili
nel territorio provinciale. Particolare attenzione verrà posta all’attuazione di interventi tesi
ad incrementare l’utilizzo del solare e delle biomasse;
3. un forte incremento delle politiche di risparmio e di uso razionale dell’energia;
4. la conferma del ruolo della piccola e media bi e tri-cogenerazione a gas metano soprattutto
nel comparto industriale;
5. l’attuazione di strumenti finanziari e di ESCO;
6. contribuire alla definizione di piani per la mobilità sostenibile di passeggeri e merci .
Tabella 22- Bilancio elettrico provinciale relativo all’anno 2000 e gli scenari al 2010
Fonte Energetica
Idroelettrico
Anno 2000
Anno 2010-Scenario A Anno 2010-Scenario B
Produzione [TWh] Produzione [TWh]
Produzione [TWh]
0,041
0,054
0,054
Eolico
-
0,061
0,061
Fotovoltaico
-
0,0091
0,0182
Biomasse
-
0,004
0,32
0,034
0,196
0,196
-
-
1,16
Totale produzione Provincia
0,075
0,2401
2,005
Totale produzione Regione
12,6
32
32
Rapporto Provincia/Regione
0,6%
0,75%
6,26%
Termovalorizzazione rifiuti
Cogenerazione
Scenario A: produzione elettrica provinciale al 2010 pari al 0,75% di quella regionale
Scenario B: produzione elettrica provinciale al 2010 pari al 6,26% di quella regionale
7. Azioni o deleghe previste dal documento:
Il PEAP della Provincia di Forlì-Cesena sarà attuato con il coinvolgimento dei principali portatori
di interesse a livello provinciale, attraverso la promozione di una serie di misure di intervento e
azioni che costituiscono gli strumenti del piano e che possono essere schematizzati come segue:
 Programmi specifici di attuazione in via prioritaria relativi ai settori: uso razionale
dell’energia, sfruttamento dell’energia solare termica e fotovoltaica, ricorso alle biomasse e
agli scarti agricoli ed agroindustriali, ecc.;
 Programmazione concordata fra Provincia e comuni per una edilizia con applicazione di
tecniche spiccate di bioarchitettura e per piani di mobilità dei cittadini e merci che abbiano
una maggiore sostenibilità e possano trovare anche sinergie economiche otre che ambientali;
234
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
 Accordi di programma tra soggetti pubblici e privati per la promozione di interventi
energetici nel territorio;
 Accordi volontari tra amministrazione e settore produttivo per il miglioramento qualitativo a
fini energetici dell’assetto territoriale;
 Promozione di ESCO locali che portino risorse economiche e tecniche per la realizzazione del
piano d’azione ed in grado di fornire i vari servizi energetici con particolare riguardo alle fonti
rinnovabili ed all’uso razionale dell’energia nel settore residenziale e dei servizi;
 Sportello Unico Ambientale, Mobility Manager, Energy Manager;
 Interventi finanziari pubblici e privati.
B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO
1. Titolo documento: Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U. 2005)
2. Organo proponente: Comune di Forlì – Area Pianificazione e Sviluppo Territoriale Ambientale
ed Economico
3. Data di pubblicazione: Gennaio 2005
4. Periodo di applicazione: 2005 – 2006 (soggetto ad aggiornamento biennale)
5. Cornici finanziarie: non presenti
6. Aree o soggetti interessati
Il Piano del traffico, dopo la fase dedicata alle analisi conoscitive, deve consolidare il sistema degli
obiettivi e delineare le strategie proposte per la sua realizzazione.
Gli obiettivi del PUT (o PGTU) sono:
• il miglioramento delle condizioni della circolazione da intendersi non solo per le autovetture ma
“anche l’utenza debole nonché la sosta veicolare”;
• la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico con particolare riferimento al
raggiungimento degli obiettivi indicati nei decreti legislativi ambientali vigenti e interessante sia
l’attività di riduzione degli agenti inquinanti sia il monitoraggio nel tempo dei medesimi;
• il risparmio energetico mirante alla razionalizzazione dell’uso dei mezzi di trasporto e delle sedi
stradali ottenibile mediante l’utilizzo di mezzi collettivi, la riduzione dei percorsi, la fluidificazione
del traffico e il controllo periodico dell’efficienza dei motori a combustione.
• il miglioramento della sicurezza stradale intesa come riduzione degli incidenti stradali per tutte gli
utenti (e quindi anche pedoni, ciclisti e persone anziane e/o con limitate capacità motorie) tramite
interventi di adeguamento infrastrutturale nonché di regolazione e controllo del traffico;
7. Azioni o deleghe previste dal documento
Il PGTU è il primo livello di progettazione del piano urbano del traffico; l’applicazione degli
interventi previsti nel presente documento diventerà possibile solo quando verranno predisposte
anche tutte le procedure necessarie per passare dal livello di pianificazione al livello di progetto
esecutivo.
Si analizzano in seguito obiettivi e strategie di ogni settore affrontato nel piano.
LA MOBILITÀ SOSTENIBILE
235
B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO
Il problema dell’inquinamento atmosferico e acustico delle aree urbane dovuto al traffico veicolare
è un’emergenza sanitaria improcrastinabile. Gli interventi di riduzione della circolazione, blocco
totale e targhe alterne, rappresentano esperimenti e interventi di emergenza che devono inquadrarsi
in una strategia più ampia che miri a modificare sostanzialmente le modalità di accesso alle aree
urbane.
Il 28 settembre 2004 è stato sottoscritto il 3° accordo di programma sulla qualità dell’aria per la
gestione dell’emergenza da PM10 e per il progressivo allineamento ai valori fissati dalla UE di cui
al DM 02/04/2002 n. 60 tra Regione Emilia Romagna, le Province della regione e i Comuni
superiori a 50.000 abitanti.
Tale accordo individua il complesso delle misure da applicare per il risanamento della qualità
dell’aria ed in particolare per la riduzione del PM10 del territorio comunale. Tale accordo ha
previsto provvedimenti di limitazione della circolazione privata in precise aree per i veicoli ad
accensione comandata e ad accensione spontanea pre Euro nonché dei ciclomotori e dei motocicli a
due tempi pre Euro.
Tuttavia tali interventi, se offrono qualche effetto sulla riduzione del traffico ben poco fanno
rispetto alla riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico. Questi problemi sono assunti
come punto di partenza di ogni intervento proposto nel PGTU.
Gli obiettivi delle azioni di piano possono essere così sintetizzati:
- Ridurre le auto circolanti
- Proteggere dal traffico le zone più sensibili;
- Ridurre l’utilizzo dei mezzi più inquinanti;
- Aumentare l’utilizzo di mezzi ecocompatibili.
Il PGTU raggruppa le strategie possibili in quattro grandi gruppi:
1.Costo percepito della mobilità privata.
Tutte le politiche di diversione modale devono poter utilizzare in forma integrata incentivi e
disincentivi. Per spingere verso modalità maggiormente ecompatibili non basta una maggiore
offerta, ma è necessaria anche una politica che incrementi il valore dei costi percepiti dall’utente
in modo tale da monetizzare il danno ambientale prodotto nell’utilizzo dell’auto privata.
Le modalità con le quali può essere introdotto un costo percepito nella mobilità privata in
autovetture sono essenzialmente due: 1. Road pricing
2. Park pricing
2.Tutela delle zone più sensibili
Migliorare le condizioni di vivibilità sia del centro storico che delle zone residenziali attualmente
soffocate dal traffico veicolare costituisce uno dei fini ultimi degli interventi a sostegno della
mobilità sostenibile.
Attualmente risulta attuata un’area pedonale estesa alla sola piazza Saffi e alle strade su di esse
convergenti quali :
• Via delle Torri
• Via Allegretti
• Piazzetta della Misura
• Via Guerrazzi
• Le parti terminali di via Diaz Garibaldi.
Nel 3° accordo di programma sulla qualità dell’aria al punto h degli impegni presi dai
sottoscrittori è previsto il progressivo incremento delle zone pedonali e/o delle ZTL con un
obiettivo minimo non inferiore al 10% del territorio urbano (l’attuale estensione della ZTL di
Forlì rapresenta circa il 0,5% del territorio urbanizzato).
Il PGTU attualmente vigente prevede l’estensione dei provvedimenti di limitazione del traffico
alle piazze Ordelaffi, Duomo e Cavour.
236
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
L’obiettivo posto alla base del PGTU è pertanto quello di:
• Attuare gli interventi previsti nel PGTU vigente inquadrandoli come interventi anticipatori dello
strumento in corso di approvazione;
• Realizzare zone a ZTL per un’estensione pari ad almeno il 2% dell’urbanizzato nel periodo di
validità del Piano.
Le aree che potranno essere poste a ZTL saranno il centro storico e le strade residenziali delle
zone 30 km/h individuate nella delibera comunale di approvazione della classificazione delle
strade n. 416 del 8 giugno 2004.
3.Aumento dell’offerta della mobilità alternativa
Il Comune di Forlì ha investito risorse nel potenziamento dell’offerta di trasporto di pubblico e
della rete ciclabile. L’incremento di utenza è stato percentualmente considerevole ma insufficiente
a contrastare efficacemente il predominio dell’auto privata. Occorre integrare tali politiche con
l’offerta di alternative che permettano di raccogliere differenti quote di utenza. Esse sono:
 Car pooling
 Car sharing
 Taxi collettivi
4.Riqualificazione dei veicoli circolanti
La completa risoluzione di tale problema potrà trovare risposta solo tramite la legislazione
nazionale; è possibile attuare però una serie di interventi atti a limitare drasticamente il fenomeno.
Le strategie da porre in atto per una politica di riqualificazione del parco veicolare dovranno
essere:
 Incentivazione, nel breve periodo, all’uso di carburanti meno inquinanti (metano, GPL)
[il “progetto metano” deliberato dal Consiglio Comunale il 7 Aprile 2003 incentiva
l’utilizzo del metano per l’autotrazione];
 Incentivazione alla sostituzione dei motoveicoli non ecologici
[il Comune con deliberazione del 23/11/2004 ha approvato un progetto di incentivazione
all’acquisto di biciclette a pedalata assistita];
 Incremento dei controlli sulle emissioni dei veicoli;
 Agevolazioni alla diffusione ed utilizzo, nel medio periodo, di veicoli ad emissione ridotte
o nulle (veicoli elettrici a batterie o celle fotovoltaiche, veicoli ad idrogeno, etc).
LA SICUREZZA
Il problema della riduzione degli incidenti rappresenta la priorità del PGTU. Il suo superamento
deve poter contare, oltre che su specifiche misure di regolazione ed interventi di ridisegno delle
strade, su una profonda modifica dei comportamenti di tutti i cittadini
L’obiettivo del piano è la notevole riduzione degli incidenti soprattutto:
 Sulla viabilità locale con particolare riguardo laddove coinvolgono utenza debole e le strade
di attraversamento dei quartieri;
 Sulla viabilità primaria con particolare attenzione sulle intersezioni maggiormente
incidentate.
Gli interventi proposti si dividono in due grandi categorie:
• Separazione dei flussi e protezione dell’utenza debole su gli assi di penetrazione e di
attraversamento;
• Limitazione delle velocità e dei comportamenti intrinsecamente pericolosi, attraverso politiche di
moderazione del traffico.
237
B.5 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO
LA MOBILITÀ CICLABILE
La sensibilità verso la mobilità ciclabile è aumentata enormemente negli ultimi 10 anni; in realtà
urbane come Forlì l’utilizzo della bicicletta deve poter esser considerato alternativo all’auto. Per
ottenere questo obiettivo occorre individuare una rete ciclabile facilmente intelleggibile ed
eliminare tutti i punti esistenti di conflittualità con i mezzi meccanizzati.
Obiettivo del PGTU è quello di consolidare l’attuale uso della bicicletta, che ricordiamo rappresenta
il 30,5% degli spostamenti diretti in centro storico per lavoro e il 10,5% degli spostamenti nelle
altre direzioni e di espanderlo ulteriormente.
Vengono pertanto individuate tre strategie :
o Completamento delle piste ciclabili esistenti
o Realizzazione di nuove piste tramite attuazione dei comparti edilizi previsti in PRG
o Realizzazione di percorsi ciclabili
IL TRASPORTO PUBBLICO
Il Trasporto Pubblico costituisce una delle alternative primarie all’utilizzo della autovettura.
Occorre porre in atto tutte le strategie necessarie atte ad un suo potenziamento al fine di renderlo
effettivamente concorrenziale e competitivo rispetto all’auto privata.
L’obiettivo del PGTU è quello di incrementare ulteriormente l’attuale quota di spostamenti
effettuati sui mezzi pubblici, “catturando” utenti dal trasporto privato.
E’ possibile individuare una strategia per il TPL sostenuta anche da azioni e misure di governo del
traffico privato che riguardano:
lo spazio e cioè la possibilità di conferire al TPL una parte dello spazio stradale (soprattutto nelle
aree che ospitano i principali poli di attrazione della mobilità), attualmente occupato dalle
automobili;
ed il tempo, ovvero la possibilità di:
• ridurre i tempi di percorrenza del TPL per incrementarne la velocità commerciale e garantire
tempi di viaggio competitivi con quelli dell’automobile;
• garantire la “certezza” dei tempi di viaggio per incrementare i livelli di affidabilità e regolarità del
servizio.
LA SOSTA
La Tariffazione della sosta in centro storico attuato con il precedente PGTU ha risolto molte delle
criticità esistenti. Il problema si è spostato nelle aree adiacenti dove si sono concentrate molte delle
problematiche di parcheggio.
Gli obiettivi posti alla base del PGTU per quanto riguarda la sosta sono:
• Pervenire ad un equilibrio della domanda offerta di sosta di sosta nel centro storico e nelle aree
limitrofe del 80 % senza che questo porti ad aumentare la domanda di sosta nelle aree subito
esterne;
• Favorire la migrazione alle modalità alternative all’auto privata tramite un aumento del costo
percepito nello spostamento con auto privata.
Constata la congestione dell’area centrale sia in termine di offerta di sosta ma anche di capacità
della rete di adduzione e soprattutto in funzione dell’obbiettivo di risanamento ambientale posto alla
base del PGTU è indispensabile procedere ad un graduale allontanamento della sosta lunga dal
centro storico. Si rit iene di poter allocare la sosta di lungo periodo in nuovi parcheggi posti
esternamente ai viali inducendo l’utenza a recarsi in centro o a piedi o in bicicletta. Nel lungo
periodo si individua la localizzazione di parcheggi scambiatori più esterni già previsti in PRG e che
andranno attrezzati per facilitare l’interscambio con le altre modalità.
238
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
LA MOBILITA’ VEICOLARE
Di fronte all’emergenza del problema traffico veicolare il PGTU individua il seguente ordine non
casuale di priorità:
1. eliminare tutte le cause di possibili incidenti;
2. contenere gli inquinamenti acustici e atmosferici;
3. ridurre i fenomeni di congestione.
La strategia utilizzata nel Piano, per ottenere gli obiettivi di cui sopra, è la gerarchizzazione della
rete stradale intesa come l’applicazione concreta di tutti gli interventi normativi e infrastrutturali atti
a realizzarla. A tale scopo con delibera n. 416 del 8 Giugno 2004 la giunta Comunale ha approvato
la classificazione delle strade nelle quali sono individuate:
 gli assi primari di attraversamento (assi adibiti al transito urbano dei flussi che
hanno entrambi i terminali dello spostamento esterni al comune);
 la viabilità di penetrazione (adibita alla mobilità di scambio tra il territorio
extraurbano e il centro urbano);
 la strada interquartiere;
 le strade di quartiere;
 le strade residenziali o zone 30 km/h a priorità pedonale.
Ciò che adesso occorre è porre mano ad una pianificazione ed attuazione degli interventi necessari
per rendere effettiva la classificazione stradale approvata. Tale obiettivo non potrà avvenire nel
periodo di validità del PGTU pertanto l’obiettivo è quello di attuare la classificazione delle strade
entro il suo periodo di validità (2 anni) su tutti gli assi della viabilità primaria caratterizzati da forte
incidentalità e nell’attuazione delle zone 30 km/h in tutti i quartieri residenziali più critici.
LA MOBILITA’ DELLE MERCI
Il tema della mobilità delle merci sta assumendo una dimensione che le Amministrazioni locali non
possono più permettersi di trascurare soprattutto in considerazione delle ricadute ambientali e
congestione che esso produce.
Lo studio sulla logistica urbana è stato effettuato dalla TRT su incarico affidato dal Comune di Forlì
nel settembre 2004. Tale studio affronta il problema specifico della realizzazione di un CDU
(centro di distribuzione urbana delle merci) nella prospettiva di poter attivare, eventualmente in fasi
successive, altre attività più sofisticate che connotino il CDU come piattaforma logistica a servizio
della città.
L’obiettivo è pertanto la realizzazione di un CDU che miri ad ottimizzare la distribuzione delle
merci in accesso al centro urbano riducendo le esternalità negative.
B.6
SCHEDA
INFORMATIVA:
6°
ATTUAZIONE
DELLA
VARIANTE
AGGIORNAMENTO ED INTEGRAZIONI
PRO
GRAMMA
PLURIENNALE
GENE
RALE
AL
P.R.G.
e
1. Titolo documento: 6° Programma Pluriennale di Attuazione della Variante Generale al P.R.G. e
1° Aggiornamento ed integrazioni
2. Organo proponente: Comune di Forlì - Area Pianificazione e Sviluppo Territoriale, Ambientale
ed Economico – Unità Programmazione Territoriale
239
DI
° 1
B.6 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO REGOLATORE GENERALE
3. Data di pubblicazione:
 Il Piano Regolatore Generale del Comune di Forlì (Variante Generale) è stato approvato
dalla Giunta Provinciale di Forlì – Cesena con delibera n° 6819/28 del 28 Gennaio 2003. Il
Programma Pluriennale di Attuazione della Variante Generale al P.R.G. è stato redatto nell’
ottobre 2003.
 Il 1° Aggiornamento ed integrazioni al 6° P.P.A. è stato approvato con delibera consiliare n°
13 del 31/01/2005.
4. Periodo di applicazione: 2003 – 2007
5. Cornici finanziarie: non presenti
6. Aree o soggetti interessati
: l’obiettivo fondamentale del P.P.A., è costituito dalla
programmazione economica e temporale degli interventi infrastrutturali necessari a garantire la
funzionalità e la qualità degli interventi urbanistico – edilizi previsti.
Il meccanismo attuativo degli Ambiti di Trasformazione (AC Aree Complesse di Riqualificazione
Urbana – ADU Ambiti di Ricomposizione e Ridisegno Urbano – ADF Ambiti di Ricomposizione e
Ridisegno Urbanistico nelle Frazioni – PI Progetti Integrati di Riqualificazione dei “Vuoti Urbani”),
delle Zone speciali di Organizzazione delle Polarità Territoriali (PA Polo di Pieveacquedotto – PT
Polo Tecnologico Aeronautico – H Polo Ospedaliero di Vecchiazzano) e delle Zone di nuovo
Insediamento (ZNI), prevede che nell’ambito di tali interventi complessi siano realizzate,
contestualmente agli interventi edilizi, tutte le opere di urbanizzazione (anche di carattere generale)
già definite in sede di Variante Generale al P.R.G. attraverso schede di assetto urbanistico. Stesso
meccanismo è previsto per alcune delle seguenti sottozone (D3.2 Zone di Nuovo Insediamento –
DA.2 Attività di Nuovo Impianto – T4 Zone Terziarie di Espansione di Nuova Previsione) pur in
assenza di schede di assetto urbanistico.
Per quanto riguarda il quadro degli altri interventi pubblici, non compresi negli ambiti di cui sopra,
si fa riferimento all’Elenco delle Opere Pubbliche previste dalla Variante Generale al P.R.G. ed al
Programma Triennale dei Lavori Pubblici (2004 – 2005 – 2006) quali elementi costitutivi del
presente P.P.A.
Altro compito determinante che il P.P.A. deve assolvere è quello di rispondere alle disposizioni
contenute al 5° comma dell’art. 12 delle N.T.A. della Variante Generale.
Infatti in tale articolo è previsto che l’attuazione degli interventi di E.R.P. e di edilizia abitativa
convenzionata in misura non inferiore al minimo del 40% (previsto dalla Legge n.167/1962) del
fabbisogno abitativo considerato dalla Variante Generale al P.R.G. può avvenire:
- nell’ambito delle zone A e B;
- in ciascun Ambito di Trasformazione e Zona di Nuovo Insediamento, in misura non inferiore al
20% della capacità insediativa prevista per ciascun ambito e zona, salvo i casi in cui, co n
deliberazione del Consiglio Comunale da assumere in sede di approvazione della convenzione
relativa al progetto unitario o al piano attuativo relativi alle suddette zone, tale percentuale venga
ridotta od esclusa per un singolo comparto o zona, sulla base delle scelte di programmazione di cui
all’art.11.
7. Azioni o deleghe previste dal documento
240
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
OPERE PUBBLICHE COMUNALI
Le opere pubbliche previste dalla Variante Generale, urbanisticamente possono essere suddivise in
tre gruppi:
1) quelle che risultano essere pienamente conformi alle previsioni del P.R.G. PREVIGENTE ma,
nella maggior parte dei casi, con il relativo vincolo urbanistico a contenuto espropriativo decaduto
per decorrenza del termine quinquennale stabilito dall’art. 2 Legge 19 novembre 1968 n. 1187 ;
2) quelle che non sono pienamente conformi alle previsioni contenute nel P.R.G. PREVIGENTE,
anche se, per la maggior parte di esse le difformità sono di scarsa entità e comunque, anche per
queste ultime, si ripropone, nella maggior parte dei casi, il problema della decadenza del vincolo
urbanistico per decorrenza del termine quinquennale per quelle parti di opere che sono invece
conformi alle previsioni del P.R.G. PREVIGENTE ;
3) quelle che non risultano essere conformi al P.R.G. PREVIGENTE, in quanto non previste
specificatamente dallo strumento urbanistico, anche se si riferiscono ad infrastrutture esistenti.
E’ quindi necessario che la VARIANTE GENERALE al P.R.G. contemporaneamente contempli:
1) la reiterazione dei vincoli urbanistici per quelle opere pubbliche che sono totalmente o
parzialmente conformi alle previsioni dello strumento urbanistico previgente;
2) l’introduzione delle parti di opere pubbliche non specificatamente previste dallo strumento
urbanistico previgente;
3) l’introduzione delle nuove opere pubbliche non specificatamente previste dallo strumento
urbanistico previgente;
INFRASTRUTTURE VIARIE
Quello della mobilità rappresenta certamente il tema su cui gli strumenti urbanistici del Comune di
Forlì hanno compiuto il massimo sforzo di definizione complessiva, in un quadro infrastrutturale
proiettato in un orizzonte temporale di medio – lungo termine.
L’obbiettivo generale del sistema della mobilità è stato quello di concorrere a creare le condizioni
per un deciso salto di qualità nell’accessibilità territoriale di Forlì, puntando in particolare:
- sull’integrazione delle diverse modalità di trasporto (auto privata, autocorriere e ferrovia per le
persone, ferrovia ed autotrasporto su gomma per le merci, aereo per le persone e le merci);
- sul forte miglioramento dei collegamenti esterni al centro urbano (con il sistema autostradale, con
la grande viabilità, con le vallate e la viabilità locale);
- sul forte miglioramento delle relazioni interne all’area urbana centrale, qualificando la mobilità
urbana come quella di una città ad elevata esigenza di integrazione delle funzioni.
Per quanto riguarda il Sistema Tangenziale, il cui schema riprende nelle sue linee generali quello
del P.R.G. del 1988, si è puntato in particolare ad un forte potenziamento dei collegamenti esterni al
centro urbano (con il sistema autostradale, con la grande viabilità, con le vallate e la viabilità locale)
e ad un altrettanto forte miglioramento delle relazioni interne all’area urbana centrale, qualificando
la mobilità urbana come quella di una città ad elevata esigenza di integrazione delle funzioni.
Le proposte sono sintetizzabili come segue:
- completamento del tratto nord della Tangenziale (Asse di Arroccamento) con realizzazione di
nuovi svincoli in corrispondenza delle principali direttrici di connessione urbana, potenziamento del
tratto esistente e nuova soluzione della connessione con la via Emilia Ovest in direzione Faenza,
attraverso lo scavalcamento, a sud, dell’abitato di Villanova;
- individuazione del tracciato della via Emilia bis, così come concordato con l’Amministrazione
Provinciale, che partendo dalla connessione al Ronco con l’Asse di Arroccamento, scavalca il fiume
Bidente, proseguendo a nord della ferrovia fino al confine con Forlimpopoli;
- definizione del tracciato della tangenziale Est in località Bussecchio, con eliminazione della
deviazione verso Ovest all’altezza dell’aeroporto e realizzazione di un tracciato pressochè rettilineo
che sottopassa la pista aeroportuale e prosegue in direzione sud-ovest come variante alla S.S. 9 Ter
in direzione Predappio;
241
B.6 SCHEDA INFORMATIVA : PIANO REGOLATORE GENERALE
- definizione del tracciato dei tratti sud ed ovest della tangenziale che rappresentano la chiusura ad
anello del Sistema Tangenziale intorno alla città, attraverso un tracciato che da San Varano si
connette con l’asse di arroccamento in località Villanova e mediante il superamento dell’abitato di
Vecchiazzano attraverso un tratto in galleria artificiale, al fine di evitare un impatto ambientale
inaccettabile e garantire all’abitato di Vecchiazzano un migliore rapporto funzionale con il resto
della città e con il polo ospedaliero “Pierantoni” per mezzo dell’organizzazione di una nuova
soluzione viabilistica (svincolo) di accesso al polo stesso;
- definizione di un tracciato di variante alla S.S. 9 Ter ad est di San Martino in Strada e San
Lorenzo in Noceto sul versante di minore impatto ambientale e paesaggistico, tale da potersi
collegare in territorio di Predappio al tracciato stradale della variante in corsi di realizzazione.
- Nella delibera di Consiglio Comunale n. 189 del 20/07/1998 (approvazione della bozza dello
Schema Direttore), è richiamata la possibilità di una anticipazione, nella fase di elaborazione del
nuovo P.R.G., del processo attuativo, attraverso Varianti specifiche, nel rispetto del quadro
progettuale dello stesso Schema Direttore.
242
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
ALLEGATO A
Produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, anno 2006
Energia elettrica netta in rete
Idroelettrico
Turbina Villa
Romiti
Biomasse Termovalorizzatore
Hera
Fotovoltaico Impianti pre-conto
energia (19
impianti)
Impianti conto
energia (12
impianti)
Energia termica
Potenza
installata
[Kwtp]
[Mwht/anno]
Energia
primaria
risparmiata
Tep/anno
Potenza
installata
[Kwep]
160
[Mwhe/anno]
3264
8162
140,5
176
40
267,6
334
77
710
163
1740
6027
Produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili, anno 2006
Energia elettrica netta in rete
Potenza
[Mwhe/anno]
installata
[Kwep]
Termovalorizzatore
2.176
5.442
Hera
Termovalorizzatore
1.714
11.214
Mengozzi
Turboespansore
1.500
2.828
Hera
IPER – FIERA via
950
352
punte di ferro
CENTRO
598
306
LOGISTICO via
Antico acquedotto
CENTRO – FIERA
298
300
via Maestri del
lavoro
Energia termica
Potenza
[Mwht/anno]
installata
[Kwtp]
1.160
4.018
9.334
1.212
5.920
899
430
437
243
2488,61
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Comune di Forlì
Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio
Unità Pianificazione Ambientale
Piano Energetico Ambientale Comunale
Sintesi
Allegato B
Realizzato da:
Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena
in collaborazione con:
ARPA
Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna
Sezione Prov.le Forlì-Cesena
ENEA
Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente
Centro Ricerche Casaccia, Roma
INBAR
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Sezione Prov.le Forlì-Cesena
1
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
COMUNE DI FORLI’
Piano Energetico Ambientale Comunale
Sintesi
Comune di Forlì
ASSESSORE ALLA QUALITA’
SINDACO
DIRETTORE AREA
AMBIENTALE-PIANO
PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL
ENERGETICO-SERVIZI A RETE-
TERRITORIO
AGENZIA DI AMBITO
TERRITORIALE-PROTEZIONE
CIVILE
P.I. Palmiro Capacci
On.Prof.ssa. Nadia Masini
Arch. Massimo Valdinoci
DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO
Dott. Ercole Canestrini
UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTALE
Dott.ssa Francesca Bacchiocchi
Geom. Elena Balzani
Redatta da:
AGESS
ADOZIONE
APPROVAZIONE
DELIBERA DI C.C.
DELIBERA DI C.C.
N. 1 del 22 gennaio 2007
N. 63 del 21 aprile 2008
2
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Sintesi Fase 1 e Fase 2 del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì
Il Piano Energetico Ambientale intende fornire alla Pubblica Amministrazione gli strumenti necessari a
migliorare il quadro energetico-ambientale del territorio, attraverso una analisi dei sistemi territoriale, socioeconomico ed energetico-ambientale del Comune di Forlì.
Tutto questo sulla scia del Piano Energetico Regionale, con particolare riferimento agli obiettivi assunti
dall’Italia con il protocollo di Kyoto (1997), di cui vengono ripresi i riferimenti temporali (programmazione
fino al 2012).
Per elaborare il Piano Energetico Agess si avvale della collaborazione scientifica di: Enea Casaccia (Roma),
Arpa (sez. di Forlì-Cesena), Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Istituto Nazionale di Bioarchitettura
(sez. di Forlì), Enel Distribuzione Emilia-Romagna, Hera s.p.a., Comune di Forlì.
Viene illustrato in prima analisi l’inquadramento territoriale del Comune di Forlì, in relazione al territorio
della Provincia, come base per tutte le successive analisi numeriche con confronto Comune-Provincia.
Il successivo quadro demografico, di cui si riporta un grafico, fornisce alcuni interessanti parametri di
valutazione, dai quali emerge come la popolazione del Comune, in costante calo dal 1990 al 1999, subisca
poi un deciso incremento, anche esso costante, fino al 2004.
Dinamica della popolazione residente in Comune (1990-2004)
115.000
110.000
105.000
P
o
p
o
lazio
n
eresid
en
te
100.000
95.000
90.000
1990
1992
1994
1996
1998
2000
2002
2004
Anno
I dati storici sulla popolazione sono poi stati utilizzati in elaborazioni successive per stimare quei dati e
parametri che non esistendo a livello di dettaglio comunale, potevano solo essere ricostruiti a partire dai
corrispondenti provinciali o regionali, sulla base di alcuni parametri, come per esempio la popolazione
residente.
Dalle successive analisi emerge anche l’aumento del numero di famiglie per lo stesso periodo 1990-2004,
con un corrispondente calo del numero medio di componenti per famiglia ed infine il processo di
invecchiamento in atto nella popolazione del Comune.
Successivamente sono riportate le istantanee al 2004 del numero di imprese e degli addetti per settore
economico in Comune ed in Provincia e poi la dinamica negli ultimi anni delle iscrizioni- cancellazioni dal
Registro Imprese.
In generale si osserva una suddivisione del sistema economico, a livello del numero di addetti, con in testa il
Terziario (52%) seguito dall’Industria (41%) e dall’Agricoltura (5%).
L’analisi è stata poi effettuata per tutti gli studi a seguire sul decennio 1995-2004 (talvolta leggermente
ristretto, in caso di carenza di dati sugli anni limite).
3
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Nel decennio si è registrato in Comune un decremento dell’occupazione del 12%, maggiormente sentito nel
settore Industria.
Lo studio si è poi focalizzato sulla stima del Valore Aggiunto del Comune di Forlì, suddiviso per
macrosettore economico (Agricoltura, Industria, Servizi), in quanto non risultava esistere al momento
nessuno studio economico che si spingesse nel dettaglio comunale, con dati per il decennio 1995-2004. Il
dato di Valore Aggiunto risulta di fondamentale importanza per le successive elaborazioni sull’Intensità
Energetica.
I dati a livello regionale e provinciale invece sono stati oggetto di studio dell’Istituto G. Tagliacarne di
Roma, dal quale sono stati tratti.
]
Dinamiche del Valore Aggiunto pro-capite a confronto (Comune-Provincia- Regione)
35.000
30.000
25.000
20.000
15.000
10.000
V
.A
p
ro
-c
a
p
ite
[E
u
ro
/a
b
ita
n
e
5.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003
Anno
Comune di Forlì
Provincia di Forlì-Cesena
Regione Emilia Romagna
Il grafico sopra riportato evidenzia nel decennio la dinamica del valore Aggiunto pro Capite a confronto per
Comune, Provincia e Regione. Si evince la superiorità mantenuta ed anzi accentuata nel tempo del Comune
rispetto a Provincia e Regione.
Anche il V.A. totale migliora nel decennio ed in particolare del 39% per la Regione, del 42% per la
Provincia e del 45% per il Comune.
Ripartizione del valore Aggiunto per settore in Comune (anno 2004)
2%
23%
75%
Agricoltura
Industria
Servizi
Il diagramma a torta di cui sopra evidenzia come i vari macro-settori economici contribuiscano al Valore
Aggiunto totale del Comune.
Nel quarto capitolo iniziano i bilanci energetici, presentando una raccolta complessiva di tutti i dati di
consumo sia di energia elettrica che di combustibili (energia termica) ed anche tutti i dati di produzione di
energia in territorio comunale.
4
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Come nei successivi capitoli, viene effettuato dapprima un bilancio al 2004 (Produzione-Consumi) e poi una
serie di elaborazioni che evidenziano la dinamica nel decennio delle grandezze studiate, oppure
riparametrizzazioni delle stesse sulla base della popolazione (grandezze pro-capite) o sulla base di altri dati (
come le superfici nette abitate).
Bilancio energetico del Comune (anno 2004)
Anno 2004 [tep]
Totale Consumo energia elettrica
122.397
Totale Consumo energia termica
di cui: prodotti petroliferi
197.744
83.811
combustibili gassosi
113.933
Totale Consumi
320.141
Totale Produzione energia elettrica
di cui: Termovalorizzatore Hera
3.976
2.032
Termovalorizzatore Mengozzi
1.753
idroelettrico
178
fotovoltaico
14
Totale Produzione energia termica
0
Totale Produzione
3.976
Bilancio [tep]
Bilancio [%]
- 316.165
- 98,76%
I consumi finali di energia del Comune, al 2004, in termini di fonti primarie, sono stimati pari 320.141
tonnellate di petrolio equivalente, di cui il 38% è rappresentato da energia elettrica, il 26% dal consumo di
prodotti petroliferi ed il 35% da combustibili gassosi (gas metano).
L’esigua produzione, stimata pari a
3.976 tep è in grado di coprire appena l’1,24% del fabbisogno totale, mentre la restante parte è importata.
Pertanto il Comune si configura come un perfetto consumatore di energia e quindi le strategie di intervento
sono focalizzate soprattutto sulla riduzione dei consumi attraverso l’efficienza energetica della domanda e lo
stimolo verso nuove forme di produzione distribuite sul territorio (da realizzarsi secondo le migliori
tecnologie possibili, sotto il profilo dell’efficienza energetico-ambientale).
La raccolta, l’elaborazione e la stima dei numerosi dati di consumo energetico è stata eseguita con il
fondamentale contributo di Arpa, attingendo, a seconda dei settori, a molteplici fonti: Società autostrade,
Regione E.R., Ministero delle Attività Produttive, Unione Macchine Agricole, Hera. Per i dati relativi ai
consumi elettrici il lavoro è stato completato grazie alle letture delle banche dati, commissionate ad Enel
Distribuzione E.R.
La ricerca delle fonti energetiche sul territorio e dei relativi dati di produzione annui è stata opera altrettanto
laboriosa e viene tutt’ora portata avanti da Agess in quanto periodicamente appare sulla scena qualche
nuovo impianto. Tra gli impianti attualmente esistenti si citano la turbine di recupero energetico dei due
Termovalorizzatori, la turbina idroelettrica di Villa Romiti, il Turboespansore di Hera e qualche impianto
fotovoltaico. Sono state esaminate poi separatamente le forme di energia elettrica e termica, con relativi
bilanci, studio della dinamica nel decennio 1995-2004 ed ulteriori disanime per settori economici.
Le dinamiche nel decennio, a parte alcune oscillazioni più o meno accentuate rivelano un aumento continuo
della richiesta di energia, sia elettrica che termica, come riportato nel grafico seguente per i consumi totali di
energia.
5
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Dinamica dei consumi finali totali di energia in Comune (1995-2004)
340.000
318.760
320.000
320.141
300.000
283.289
291.731
268.765
260.000
C
onsum
ifinali[tep]
280.577
274.398
280.000
280.963
263.640
260.687
240.000
220.000
200.000
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Sono illustrati di seguito i due bilanci separati relativi a produzione e consumo di energia elettrica e di
energia termica, per cui valgono sostanzialmente gli stessi commenti a proposito del bilancio globale.
Bilancio elettrico del Comune (anno 2004)
Fonte energetica
Anno 2004 [MWh]
Idroelettrico
710
Fotovoltaico
55
Biomasse
-
Termovalorizzazione rifiuti
16.454
di cui: Termovalorizz. Hera
8.833
Termovalorizz. Mengozzi
Totale Produzione
7.621
17.219
Totale Domanda
502.724
Bilancio [MWh]
- 485.505
Bilancio [%]
- 96,6%
Bilancio termico del Comune (anno 2004)
Fonte Energetica
Anno 2004 [tep]
Termovalorizzatore
-
Totale Produzione
-
Consumo prodotti petroliferi
83.811
Consumo combustibili gassosi
113.933
Totale Domanda
197.744
Bilancio [tep]
- 197.744
Bilancio [%]
- 100 %
Nota: per "termica" si intende ogni forma di energia, esclusa quella elettrica
Dallo studio dei consumi per singolo settore economico emerge che per quanto concerne i consumi di
combustibili nel 2004 il settore economico più critico è il settore Trasporti con 71.801 tonnellate equivalenti
di petrolio consumate (36% del Totale), seguito dal settore Civile con 68.742 tep (35% del Totale). Molto
distanziati seguono Industria (13%), Terziario (13%) e Agricoltura (3%).
Per quanto riguarda invece i consumi di energia elettrica nel 2004 al primo posto troviamo il Terziario (37%
del totale), seguito dall’Industria (33%) e dal Civile (25%). Distanziata l’Agricoltura (6%).
6
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
In seguito si sono rapportati i dati relativi ai consumi energetici, termici ed elettrici con i dati di Valore
Aggiunto, onde stimare le Intensità Energetiche, cioè parametri in grado di valutare il grado di efficienza
energetica del Comune o dei singoli settori economici (più bassa l’I.E. e maggiore l’efficienza energetica).
Infatti a prescindere dal valore assoluto dei consumi e dalle criticità individuate (settori più energivori in
valore assoluto) è necessario considerare oltre al consumo del settore, anche quanta ricchezza esso produce.
Dagli studi delle Intensità energetiche per settore emerge che nel 2003 il settore più inefficiente è il settore
Civile (34,9 tep/mln di Euro), seguito dai settori Terziario e Trasporti (entrambi con 23,9 tep/mln di Euro) e
dall’Industria (20,9 tep/mln di Euro); l’Agricoltura è ultima (4,1 tep/mln di Euro).
Infine, con il contributo di Arpa, si sono valutate le emissioni locali (criterio geografico) nel Comune di Forlì
dei gas ad effetto serra diretti (CO2, CH4, N2O), riconducibili, in base allo specifico potenziale di
riscaldamento globale (GWP), a tonnellate di CO2 equivalente.
Emissioni di CO2 equivalente per settore in Comune
400.000
350.000
300.000
250.000
C
O
2equiv.[tonn.]
200.000
150.000
100.000
50.000
0
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Anno
Trasporti
Civile
Industria
Terziario
Termovalorizz. rifiuti
Agricoltura e zootecnia
Nel decennio in esame le emissioni di gas climalteranti in Comune hanno subito un incremento di ben il
15%, raggiungendo nel 2004 quota 738.134 tonn. di CO2 equivalente.
Il settore Trasporti è di gran lunga il maggiore responsabile delle emissioni locali con una quota pari al 47%
del totale, seguito dal Civile con il 24%. Il Terziario e l’Industria sono responsabili di una quota pari a circa
il 9%, mentre la Termovalorizzazione rifiuti è responsabile unicamente del 7% e l’Agricoltura del 4%. Dopo
ulteriori approfondimenti sulle emissioni per singolo combustibile, pro capite e settoriali, si è estrapolato uno
scenario al 2012 delle emissioni locali di gas climalteranti.
Emissioni di CO2 equiv. [tonn] a confronto con gli obiettivi del protocollo di Kyoto
Settori
1990
2004
2012
Δ% 1990-2004
Δ% 1990-2012
Δ% fissato per Italia
Agricoltura
24.159
33.177
34.768
+37%
+44%
-
Industria
70.990
64.302
59.260
-9%
-17%
-
Trasporti
243.855
345.530
397.368
+42%
+63%
-
Terziario
38.829
64.956
74.770
+67%
+93%
-
Civile
164.616
179.300
159.548
+9%
-3%
-
Rifiuti
32.277
50.869
42.950
+58%
+33%
-
CO2 sinks*
-4.052
-4.052
-8.104
0%
+100%
-
Totale [tonn]
570.673
734.082
760.560
+29%
+33%
- 6,5%
*Pozzi di assorbimento di CO2 dovuti a verde pubblico e campi coltivati
7
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Si osservino nella soprastante tabella i consumi stimati al 2012 sulla base di una ipotesi “business as usual”
cioè con interpolazione lineare sul decennio storico, tranne un ragionevole raddoppio previsto per le aree
verdi che fungono da pozzi di CO2.
Si osservi che dal 1990 al 2004 si è verificato un aumento delle emissioni locali di ben il 29% a fronte della
necessità di diminuire. Al 2012, a fronte di un impegno per l’Italia a diminuire le emissioni del 6,5% rispetto
al 1990, con i trend attuali si arriverebbe ad un aumento del 33%. Tutto il presente studio nell’ambito
limitato delle emissioni locali, mentre sarebbe necessario per il confronto con Kyoto, trattandosi di emissioni
aventi un effetto globale, effettuare un bilancio globale delle emissioni climalteranti, cioè aggiungendo le
emissioni dovute alla produzione di elettricità che il Comune importa, ovvero scontando le emissioni per
l’incenerimento dei rifiuti provenienti da fuori ambito comunale.
Dopo la fase di analisi ed elaborazione dei dati energetico–ambientali si è passati ad un primo studio delle
possibili linee strategiche da percorrere per migliorare il quadro attuale.
Si sono dunque anzitutto raccolte quelle che sono le azioni già in atto nel Comune con una valenza positiva
in merito, con una stima, ove possibile, degli effetti che potrebbero avere sul quadro energetico-ambientale.
Esse sono:
1.
l’accordo quadro con Hera per la realizzazione di interventi e misure per il risparmio energetico
compresa la realizzazione di reti di teleriscaldamento;
2.
il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi
(riduzione dei consumi per gli edifici costruiti secondo tali criteri pari al 20-30%)
3.
lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa
(Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento;
4.
l’iniziativa “Laboratorio Casa facile”;
5.
la rete di monitoraggio della qualità dell’aria;
6.
l’Accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005);
7.
il Programma di Sperimentazione Contratti di Quartiere II;
8.
i programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.);
9.
il programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”;
10. il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.
11. la campagna “Calore Pulito” in collaborazione con Agess
12. gli interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi
13. l’adesione al “Manifesto sugli acquisti verdi” della Provincia di Forlì-Cesena
E’ stato quindi valutato il Progetto Teleriscaldamento in base ai dati forniti da Hera incrociati con i dati
energetico-ambientali storici.
Considerando che l’iter procedurale di autorizzazione per il nuovo termovalorizzatore di ambito di Hera, in
territorio comunale è praticamente concluso, si sono considerate al 2005 anche le emissioni cui darebbe
luogo il nuovo impianto, anche se esso non sarà ultimato prima del 2008.
D’altra parte esso costituirà una delle principali unità di potenza del sistema Teleriscaldamento.
A partire dalla nuova situazione potenziale, in cui tutti le altre emissioni sono stimate con criterio “business
as usual”, si è stimato quale potrà essere l’effetto del Progetto Teleriscaldamento, a realizzazione ultimata
(prevista per il 2015):
8
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Effetto locale del Progetto Teleriscaldamento sulle emissioni di CO2 equivalente
Effetto del Teleriscaldamento
tonn. CO2 equiv./anno
Emissioni tot. in Comune, anno 2005
749.367
Emissioni da pompe di calore,
unità cogenerative e termiche
Emissioni risparmiate su 14.600
caldaie equivalenti
18.074
-31.827
Effetto complessivo del Progetto al 2015
-13.753
Percentuale di incremento delle emissioni
-2
Si noti il notevole miglioramento (riduzione delle emissioni del 2% sul totale) sul quadro energetico
potenziale al 2005 introdotto dal Sistema Teleriscaldamento.
Ulteriori miglioramenti ne derivano sul versante energetico con un miglioramento del bilancio elettrico nel
2015 di ben 7 punti percentuali rispetto alla situazione attuale, come mostrato a seguire:
Previsioni di bilancio elettrico con il Progetto Teleriscaldamento
Fonte energetica
Anno 2004
Anno 2015
Idroelettrico
710
1.167
Fotovoltaico
55
384
Biomasse
-
-
Termovalorizzazione rifiuti
16.454
69.639
di cui: Termovalorizz. Hera
8.833
58.425
7.621
11.214
unità cogenerative
-
9.200
Totale Produzione
17.219
71.190
Totale Domanda del Comune
502.724
681.955
Bilancio [MWh]
-485.505
-610.764
Bilancio [%]
-96,6
-89,6
Termovalorizz. Mengozzi
Progetto Teleriscaldamento:
Infine si sono elaborate le Linee strategiche previste specificamente dal Piano energetico per i singoli settori
economici e che possono così essere riassunte:
Settore Civile e Terziario
1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente allacciati
a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento
2. Attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico e alla
certificazione energetica nell’edilizia, recepita in Italia dal Dlgs n.192 del 19 agosto 2005. Per
l’edilizia di nuova costruzione e per le ristrutturazioni, è imposta una riduzione dei consumi di
circa il 50% rispetto a quelli attualmente rilevati come consumi medi (passando dai circa 160
kWh/m2anno, che è il consumo energetico medio attuale, a circa 70-80 kWh/m2 anno).
3. A seguito di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, con eliminazione degli sprechi,
pensare all’applicazione delle fonti rinnovabili di energia come il solare termico e il solare
fotovoltaico all’edilizia pubblica, ai supermercati, ai grandi edifici del Terziario, ove possono avere
anche un positivo riscontro a livello di immagine.
9
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
4. Estendere lo strumento del Green Public Procurement, o Acquisti Verdi, in via di adozione da parte
del Comune di Forlì, all’acquisto dei materiali utilizzati per la costruzione degli edifici pubblici.
5. Prevedere i classici corsi di formazione per progettisti, ditte, installatori sull’efficienza energetica e
sulle risorse rinnovabili per l’edilizia, in collaborazione con Agess, Ises Italia, Ambiente Italia, ma
soprattutto organizzare scambi di progettisti e di costruttori con le regioni in cui il nuovo modo di
costruire sta diventando cultura consolidata, come l’Alto Adige.
6. Stante l’installazione e l’uso sempre più massicci dei condizionatori d’aria (voraci di energia
elettrica), indirizzare piuttosto sia nelle nuove costruzioni sia nelle esistenti, verso interventi passivi,
cioè di miglioramento delle caratteristiche degli edifici, come la costruzione di cappotti termici.
7. Prevedere massicce campagne di informazione riguardo il miglioramento degli stili alimentari della
popolazione verso una alimentazione più equilibrata, basata soprattutto sul consumo, specialmente in
estate, di verdure e frutta che possono portare ad una migliore sopportazione di condizioni meteotermofisiche estreme, quali la calura afosa estiva, senza la necessità dell’uso di condizionatori.
8. Nell’ottica di eliminare le quantità di rifiuti organici attualmente avviate all’incenerimento o alla
discarica e rendere più efficiente la raccolta differenziata del rifiuto organico, che costituisce oltre il
30% dei rifiuti urbani, incentivare l’uso di compostori domestici per rifiuti organici a tutti i cittadini,
gli enti, le aziende che dispongano in una seppur minima area verde.
9. Attivare progetti pilota o studiare meccanismi di incentivo, in collaborazione con i principali
supermercati che spesso controllano la filiera di produzione di alcuni prodotti su cui appongono il
proprio marchio, di vendita di prodotti alla spina, ovvero senza imballaggio, che viene portato da
casa dal cliente.
10. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria,
prevedere stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione
e pirolisi in loco per le biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti
dalla cura del verde urbano ed extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti
di falegnameria e lavorazioni industriali.
11. Campagne di informazione e sensibilizzazione, anche nelle scuole, volte ad educare la
cittadinanza alla riduzione degli sprechi, ad un uso razionale dell’energia e della materia.
12. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario:
sviluppo del “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini. Il progetto, elaborato
dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con ATR, consentirebbe una razionalizzazione
della distribuzione merci in ambito urbano e l’utilizzo per il trasporto in città di mezzi a basse
emissioni, contribuendo ad un miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano, ma anche ad
una riduzione dei consumi e delle emissioni di gas serra.
13. Stimolare un miglioramento dell’efficienza elettrica nel settore Terziario mediante accordi con le
Associazioni di Categoria.
14. Utilizzo della fitodepurazione per la depurazione delle acque per i piccoli depuratori a servizio di
utenze non allacciate, che accanto al mancato utilizzo di sostanze chimiche consentirebbe anche
risparmi di tipo energetico negli impianti di depurazione.
15. Aumentare quantitativamente e qualitativamente il verde urbano il quale può fungere come pozzo,
oltre che delle classiche miscele di inquinanti gassosi pericolosi per la salute, anche dei gas ad effetto
serra.
10
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
16. Realizzazione di un Piano per l’Illuminazione Pubblica Comunale, in applicazione della Legge
Regionale n.19 del 29/09/03 denominata “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento
luminoso e di risparmio energetico”. L’adozione di un tale piano consentirebbe, dal punto di vista
energetico, con il miglioramento dell’efficienza dei corpi illuminanti, il controllo del flusso
luminoso, la razionalizzazione dell’illuminazione, lo spegnimento dopo le ore 23 o 24 di tutte le
insegne pubblicitarie e/o vetrine di non indispensabile uso notturno, un consistente risparmio di
energia elettrica nel Terziario che è il settore più energivoro.
17. Individuazione dei parametri di misurazione sull’efficienza e la qualità del sistema di
Teleriscaldamento in corso di realizzazione da parte di Hera s.p.a. a servizio della città.
Settore Trasporti
1. Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva e del Polo Logistico di via Gordini,
come previsto dai piani programmatici del Comune di Forlì. Ciò consentirà una significativa
razionalizzazione del trasporto pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle
emissioni del settore Trasporti.
2. Incentivare ulteriormente la conversione a metano o ad altri carburanti ecologici, puntando anche
all’eliminazione delle auto non catalizzate, come previsto dal Nuovo Piano Generale del Traffico
Urbano (Progetto Metano e Progetto I.C.B.I.), ovvero incentivare le auto che consumano meno e che
sono più efficienti.
3. Allargamento delle Zone a Traffico Limitato nel senso di una progressiva pedonalizzazione del
centro storico, con incentivazione dello scambio auto-bicicletta o auto-mezzi alternativi nei
parcheggi per chi proviene da fuori città, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano.
4. Rendere più appetibili l’uso della bicicletta e del mezzo pubblico per gli spostamenti lavoro/studio,
rendendo da un lato più efficiente e sicuro il sistema di piste ciclabili con razionalizzazione e
collegamento dei vari tratti esistenti, come già previsto dai numerosi ed imponenti progetti di piste
ciclabili in corso o in studio; dall’altro potenziare le linee del trasporto pubblico al fine di
aumentarne l’utenza come previsto dal nuovo Piano del Trasporto Pubblico.
5. Sviluppare progetti di car-sharing
Generale del Traffico Urbano.
e car-pooling con veicoli elettrici, come previsto dal Piano
6. Come indicato dal “Libro Verde sull’efficienza energetica” dell’Unione Europea (22/06/2005),
promozione dell’utilizzo e della vendita di pneumatici efficienti e pensare a sistemi che inducano le
stazioni di servizio a informare ed assistere meglio i conducenti nel controllo degli pneumatici.
Infatti come si legge sullo stesso documento: “La resistenza al rotolamento degli pneumatici
rappresenta fino al 20% del consumo complessivo di un veicolo. Uno pneumatico efficiente è in
grado di ridurre del 5% tale consumo
7. Promozione di modi di guidare più ecologici, che d’altra parte sono anche più sicuri, come previsto
sempre dal “Libro Verde sull’Efficienza energetica”.
8. Come azione inter-settoriale coinvolgente i due settori Trasporti e Terziario:
sviluppo del già citato “Progetto Transit Point”, presso il Centro Logistico di via Gordini.
9. Incentivazione per la sostituzione dei mezzi pubblici (compresi i taxi) alimentati a gasolio e a
benzina con mezzi a trazione elettrica o a metano ovvero conversione all’utilizzo di biocombustibili,
o veicoli ibridi, come previsto dal Piano Generale del Traffico Urbano. Monitoraggio del loro
funzionamento ed eventuali progetti sperimentali in collaborazione con Università e Centri di
Ricerca.
11
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Settore Industria
1. Cogenerazione a metano da impianti di piccola taglia sparsi sul territorio ed eventualmente allacciati
a reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento.
2. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere
stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le
biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed
extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali.
Settore Agricoltura
1. Utilizzo di tecnologie innovative ed eco-compatibili (come da Piano Generale di Sviluppo 20052009) e promozione dei metodi di Agricoltura Biologica e Biodinamica in grado di consentire da un
lato un minor numero di trattamenti, con conseguente minor impiego di energia e minori emissioni,
dall’altro un miglior riutilizzo, in loco, di materia organica con minor produzione di rifiuto e quindi
minori emissioni di gas serra.
2. Prevedere recuperi tramite pellettizzazioni, combustioni a fini termici o microcogenerazione,
possibilmente in seno alle stesse aziende agricole, falegnamerie, etc. produttrici, delle biomasse da
potature di frutteti, pulizie di boschi, lavori agricoli in genere, scarti di falegnameria e lavorazioni
industriali.
3. Come azione intersettoriale coinvolgente i settori Civile/Terziario/Agricoltura/Industria, prevedere
stazioni di trattamento tramite cogenerazione e/o impianti di gassificazione e pirolisi in loco per le
biomasse organiche (legnose, fogliari, scarti zootecnici) derivanti dalla cura del verde urbano ed
extraurbano, dalle aziende agricole/zootecniche, dagli scarti di falegnameria e lavorazioni industriali.
12
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Sintesi Fase 3 del Piano Energetico Ambientale del Comune di Forlì
Tra le linee strategiche individuate sono state scelte, sulla base dell’importanza e dell’urgenza, nove azioni
che si intende perseguire prioritariamente e che sono dunque state approfondite nelle relative schede
progettuali. Si evidenzia che le schede, con relative proposte di intervento e valutazioni numeriche, si
basano sulla situazione legislativa di fine 2005-inizio 2006, periodo in cui sono state elaborate. E’ ben noto
che la situazione legislativa in materia è in rapido mutamento e si può asserire che in generale i requisiti e gli
obblighi richiesti in materia di efficienza energetica in corso di elaborazione, saranno più stringenti, le
agevolazioni fiscali maggiori e conseguentemente cresceranno i potenziali di risparmio energetico che ne
potranno derivare, anche su scala locale.
ELENCO DELLE NOVE AZIONI
N.1 : Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia)
N. 2: Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici
N.3: Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici (DPR 412 e successivi aggiornamenti)
N. 4: Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
N.5 : Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e
monitoraggio
N. 6: Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
N.7: Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia elettrica
N. 8: Interventi sul sistema del verde
N. 9: Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
13
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 1
Performance energetica degli edifici per la definizione di nuovi standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/05 (attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia)
Tale decreto disciplina i criteri per la certificazione energetica e la metodologia per il calcolo delle
prestazioni energetiche integrate degli edifici: tuttavia si attendono decreti specifici del Presidente della
Repubblica 1.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
L’intervento si articolerà nelle seguente fasi:
1. Selezione di un campione rappresentativo degli edifici presenti nel territorio comunale, in base ad
alcuni elementi discriminanti: edifici ante o post Legge 10/91; edifici con o senza cappotto termico;
edifici che hanno subito interventi finalizzati al risparmio energetico (ristrutturazioni, tamponature,
sostituzione dei serramenti, etc.); impianto termico autonomo o centralizzato.
2. Reperimento dei dati generali dell’edificio.
3. Contabilizzazione dei consumi energetici per la climatizzazione invernale ed estiva, per la
produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione sulla base delle bollette
energetiche degli ultimi 24 mesi.
4. Incrocio dei dati effettivi di consumo su base annua con i valori delle volumetrie e delle superfici
utili riscaldate, per stimare le caratteristiche di consumo su metro quadro all’anno e i vari requisiti di
prestazione energetica che saranno specificati nei decreti attuativi del D.Lgs. 192/05.
5. Analisi delle dispersioni termiche dell’edificio tramite termocamera ai raggi infrarossi. Si potranno
in tal modo individuare i punti critici dell’edificio sui quali è opportuno agire con interventi mirati
finalizzati all’eliminazione delle dispersioni energetiche. Inoltre si potrà stilare, per ogni categoria di
edifici individuata, una scala di valutazione e attribuire ad ogni edificio una valutazione in relazione
agli standard medi raggiunti dalla sua classe di appartenenza;
6. Realizzazione di interventi mirati (tamponature, realizzazione di cappotti termici, sostituzione di
serramenti, infissi, vetri) nei punti dell’edificio caratterizzati da maggiori dispersioni termiche.
7. Pianificazione di una successiva analisi energetica dell’edificio per verificare e quantificare quali
risultati si siano raggiunti in termini di risparmio energetico.
COSTI E BENEFICI ATTESI
I benefici attesi in termini di risparmio energetico e di emissioni di gas serra evitate sono conseguenze da un
lato del nuovo modo di costruire (dal 2006) per rispettare i nuovi requisiti di legge e dall’altro lato derivano
dalla realizzazione degli interventi suggeriti dalla presente scheda per le procedure di analisi energetica sugli
edifici esistenti. Sono state effettuate stime numeriche sui potenziali di risparmio energetico e di riduzione
delle emissioni, per la sola climatizzazione invernale (secondo quanto stabilito dalla prima formulazione del
192/05) sul complesso degli edifici del territorio comunale. Tali stime sono basate sulle costruzioni previste
dal PRG comunale e su opportune ipotesi per le percentuali di riduzione dei consumi e per il numero di
edifici su cui si interviene. Per quanto riguarda i consumi, si è stimato di poter risparmiare circa 93.200
MWh/anno ovvero 8.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 8,4 % del consumo dei settori
Civile e Terziario insieme per la climatizzazione invernale nell’anno 2004.
Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, si è stimato di poter risparmiare circa 19.100 tonn. di CO2
equivalente all’anno, pari all’ 8,2 % delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme per la
climatizzazione invernale nell’anno 2004.
1
Ad oggi (Novembre 2006) il D.Lgs. 192/05, oltre a non essere stato definito dall’emanazione dei previsti DPR, (che
avrebbero dovuto contenere da un lato le metodologie di calcolo e i requisiti minimi finalizzati al contenimento dei
consumi e dall’altro le linee guida nazionali per la certificazione energetica) è stato oggetto di ulteriori modifiche:
attualmente è in esame uno schema di decreto legislativo recante “Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs. 192”.
Le modificazioni introdotte consentono di recepire meglio le normative UE e di innalzare notevolmente l’efficienza
energetica degli edifici favorendo anche l’utilizzo di fonti rinnovabili.
14
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 2
Promozione della diffusione di impianti solari termici negli edifici
Per l’utilizzo dell’energia solare a scopo termico si deve osservare che, a seconda della tipologia di impianto
e soprattutto a seconda del consumo annuo di acqua calda sanitaria, il tempo di ritorno dell’investimento può
variare tra i 5 e i 10 anni, con risparmi annui per la produzione di acqua calda sanitaria variabili tra il 60% e
l’80% a seconda che si vada ad integrare una caldaia a metano o uno scaldabagno elettrico.
Un impianto combinato porta ad un risparmio variabile tra il 20% e il 40% sui consumi totali di energia
termica annua per riscaldamento acqua e ambienti.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
L’intervento prevederà le seguenti azioni, non necessariamente in successione:
1. Studio dei Regolamenti Edilizi italiani più significativi che prevedono incentivi o norme relativi
all’installazione del solare termico negli edifici e conseguente elaborazione di una bozza di
regolamento calata sulla realtà geografica locale: la richiesta dei requisiti sarà calibrata sui dati di
insolazione tipici del Comune di Forlì e i requisiti di integrazione architettonica terranno conto delle
linee architettoniche locali.
2. Prevedere corsi di formazione per progettisti, imprese di costruzioni edili ed installatori
sull’integrazione degli impianti solari termici negli edifici.
La progettazione impiantistica e quella strutturale dovranno nascere e procedere di pari passo,
dialogando tra loro. Questo nuova caratteristica del modo di costruire è resa peraltro necessaria
anche dai requisiti fissati dal D.Lgs 192/05.
3. Studio della fattibilità e delle modalità operative di una società ESCO (Energy Service COmpany)
in seno al Comune di Forlì. La ESCO sarebbe finalizzata a fornire finanziamenti ai privati per la
realizzazione di impianti solari termici retrofit su edifici esistenti, recuperando il finanziamento dal
risparmio energetico in bolletta, per un certo numero di anni.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Si riporta una stima complessiva del risparmio energetico e di emissioni a livello di comune.
Sono state utilizzate le previsioni di costruzioni e ristrutturazioni ricavabili dal Piano Regolatore Generale
comunale per gli anni dal 2006 al 2012 e si è ragionato in termini di ragionevoli percentuali di intervento (in
base a probabili norme contenute nel prossimo Regolamento Edilizio comunale), ipotizzando una certa
percentuale di impianti per la sola produzione di acqua calda sanitaria ed un’altra di impianti combinati.
Inoltre, sempre grazie alla via degli incentivi si è ipotizzato che vengano realizzati impianti su una quota pari
al 20% dell’edilizia esistente, non soggetta a ristrutturazioni programmate.
Il potenziale di risparmio è stimato per confronto con una situazione “Business as usual” cioè tale da
mantenere lo stesso consumo specifico medio annuo per climatizzazione invernale e produzione di ACS
dell’anno 2004 su tutti gli edifici, nuovi ed esistenti2.
In tal modo si è stimato di poter risparmiare circa 153.000 MWh/anno ovvero 13.200 tonnellate equivalenti
di petrolio all’anno, pari a circa il 14 % del consumo dei settori Civile e Terziario insieme per la
climatizzazione invernale e l’ACS nell’anno 2004.
Per quanto riguarda le emissioni evitate, esse sono state stimate dai consumi evitati considerando per tutti gli
edifici in esame un riscaldamento a metano (dunque stima per difetto).
In tal modo si è stimato di poter risparmiare 31.400 tonn. di CO2 equivalente all’anno, pari a circa il 14 %
delle emissioni dei settori Civile e Terziario insieme nell’anno 2004.
2
Si rileva che nel decennio storico in esame (1995-2004) i consumi termici specifici annui (cioè consumi per metro
quadrato anno) sono rimasti pressoché costanti e dunque in una ipotesi di consumi “business as usual”, al 2012 si
avrebbero gli stessi consumi specifici del 2004.
15
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 3
Prosecuzione dell’attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412 e successivi
aggiornamenti)
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 412 del 1993 denominato “Regolamento recante norme per la
progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del
contenimento dei consumi di energia” è il decreto attuativo della legge n.10 del 1991. E’ stato poi
aggiornato dal DPR 551/99 e recepito in regione con la Delibera 387/02.
A seguito delle convenzioni stipulate con il Comune di Forlì, AGESS ha organizzato e organizza tutt’ora (dal
16/06/03 fino al 15/06/07 come da convenzione) la gestione del DPR 412/93 e la sua applicazione sul
territorio comunale.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
1. Prosecuzione delle attività in corso da parte di Agess.
2. Incremento del numero di verifiche effettuate mensilmente.
3. Studio di incentivi per il rinnovo del parco caldaie con caldaie a gas ad alta efficienza come le
caldaie a condensazione o a biomasse (queste ultime soprattutto per utenze isolate attualmente
funzionanti a GPL).
4. Studio della possibilità di creare un supporto istituzionale alla figura del verificatore.
5. Analizzare con gli Enti Locali una procedura per gestire le eventuali sanzioni da inoltrare agli utenti
inadempienti agli obblighi di legge.
COSTI E BENEFICI ATTESI
I benefici attesi sono di due tipi:
1. Qualitativo, cioè mirante alla tutela della salute e dell’incolumità delle persone e delle cose, grazie
ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza degli impianti termici.
2. Quantitativo, cioè mirante al contenimento dei consumi di energia degli edifici e delle conseguenti
emissioni in termini di gas ad effetto serra.
Le stime effettuate nella Deliberazione della Giunta Regionale 387/02 (attuazione del DPR 412/93 e
successive integrazioni) prevedono un risparmio energetico conseguente all’ adozione delle migliori
tecnologie e migliori pratiche di gestione degli impianti termici. Da questo valore si è stimato il
valore di risparmio ottenibile a livello comunale su base annua nell’arco di 8 anni, nel periodo 20052012, riproporzionando la cifra in base al numero di impianti presenti in Comune soggetti alle
procedure di controllo (30.000 impianti di potenza inferiore ai 35 kW) rispetto al totale degli
impianti presenti in Regione, pari a 1.348.995.
Se ne deduce un risparmio energetico annuo stimato in circa 28.800 MWh corrispondenti a circa
2.500 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, pari al 2,61 % dei consumi totali dei settori Civile e
Terziario nell’anno 2004.
Il risparmio in termini di emissioni di gas ad effetto serra è stimato pari a circa 5.900 tonn. di CO2
equivalenti, corrispondenti al 2,56 % delle emissioni complessive da combustibili dei settori Civile e
Terziario nell’anno 2004.
Viene infine valutato, con opportune ipotesi (semplificative), il risparmio conseguibile in seguito
all’adozione di caldaie a condensazione a seguito di incentivi comunali.
Complessivamente gli interventi sulle caldaie, stimolati da incentivi comunali potrebbero portare ad un
risparmio annuale pari a 940 tonnellate di petrolio equivalenti, ovvero ad una riduzione annuale delle
emissioni pari a 2.200 tonnellate di CO2 equivalente. Tali risultati corrisponderebbero a quasi l’1% dei
consumi e delle emissioni imputabili a riscaldamento e produzione di ACS nel 2004.
16
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 4
Mobilità: incentivi, polo logistico, Piano del Traffico Urbano
Su questi temi il Piano Energetico Comunale recepisce integralmente gli indirizzi e le azioni proposte dal
Piano Generale del Traffico Urbano, dai relativi Piani Particolareggiati e dal Piano del Trasporto Pubblico.
Gli obiettivi che il PGTU si prefigge sono:
 Il miglioramento delle condizioni della circolazione;
 Il miglioramento della sicurezza stradale;
 La riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico;
 Il risparmio energetico.
La Legge Ragionale 15/94 ne amplifica gli obiettivi sottolineando l’importanza di favorire l’uso del mezzo
pubblico ed incrementare l’efficienza del trasporto pubblico locale (TPL).
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Le strategie efficaci dal punto di vista energetico-ambientale previste dal PGTU possono essere come di
seguito sintetizzate:
 Riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo l’utilizzo della
bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di mobilità ecocompatibili, tra
le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi collettivo. A fronte della rosa di interventi
prospettati si ritiene credibile una riduzione nell’uso dell’auto privata per gli spostamenti di
lavoro/studio pari al 12 % passando dal 65 % di persone che usa l’automobile privata oggi ad un 52,9%.
 Riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso di
carburanti meno inquinanti o di veicoli ad emissioni ridotte o nulle eliminando nel periodo di
attuazione del piano (2 anni) il 90 % delle auto non catalizzate in circolazione e raddoppiando la
percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici.
In particolare si intende facilitare l’utilizzo dei biocarburanti come il biodiesel (in sostituzione del
gasolio), il bioetanolo (in sostituzione della benzina) e di carburanti puliti come il gasolio bianco sia
nelle flotte di autobus circolanti, sia nei mezzi privati.
 Ampliamento delle zone pedonali e/o zone a traffico limitato con un obiettivo minimo non inferiore al:
1. 10% del territorio urbano entro il periodo di attuazione del Piano Energetico Ambientale
(2012);
2. 2% dell’urbanizzato nel periodo di validità del PGTU.
 Fluidificazione della circolazione nelle intersezioni maggiormente congestionate al fine di ridurre la
concentrazione d’immissione degli agenti inquinanti.
 Predisposizione di un Piano del Trasporto Pubblico, in collaborazione con ATR, che prevede un
potenziamento delle linee.
 Realizzazione di un centro distribuzione merci in ambito urbano (CDU) denominato “Transit Point” per
la distribuzione delle merci in ambito urbano con mezzi a basse emissioni inquinanti.
Altra strategia non direttamente contemplata dal PGTU ma prevista come grande infrastruttura a servizio
sovracomunale e che sorge nel Comune di Forlì è:
 Costruzione dello Scalo Ferroviario interregionale di Villa Selva che fungerà da supporto ai grandi
centri intermodali della Regione. Esso consentirà una significativa razionalizzazione del trasporto
pesante su gomma, responsabile di una quota significativa delle emissioni del settore Trasporti.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Sono state effettuate alcune stime relativamente ai potenziali di risparmio energetico e di emissioni
conseguibili a seguito di alcuni degli interventi proposti.
1. In primo luogo si è partiti dall’ipotesi secondo cui nel PGTU si ritiene credibile una riduzione
nell’utilizzo dell’auto privata per spostamenti di lavoro/studio del 12% a favore della bicicletta, del
mezzo pubblico e di altre modalità ecocompatibili, passando dall’attuale 64,9% al 52,9%. Si sono
utilizzate diverse ipotesi di lavoro, desunte per buona parte da dati disponibili: si è stimato un
risparmio pari a circa 4.100 tonnellate equivalenti di petrolio l’anno rispetto ad una situazione di
b.a.u. nel 2012.
17
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
La percentuale di risparmio corrisponde a circa il 5,4 % dei consumi totali di combustibili al 2012.
Poi si è stimato, con gli opportuni fattori di emissione, il risparmio nelle emissioni di gas ad effetto
serra, pari a circa 12.700 tonn. di CO2 equivalente, corrispondenti a circa il 5,4 % delle emissioni
totali del 2012.
2. Poi si è stimato lo scenario ottenibile a fronte del previsto raddoppio della percentuale di utilizzo dei
carburanti ecologici (ipotizzando un raddoppio dei carburanti ecologici di uso comune: metano e
GPL). Si è anche formulata l’ipotesi aggiuntiva (non contemplata dal PGTU) di poter raggiungere un
utilizzo di biocarburanti (quali etanolo e biodiesel) pari al 5% del totale dei consumi nel 2012.
A livello di consumi, la quantità di energia da fornire rimane invariata rispetto alla situazione di
b.a.u., ma con il 5% di biocarburanti si ha una riduzione nella dipendenza dai combustibili fossili
quantificabile in circa 3.800 tep. Si è stimato che, a fronte di tali interventi, nel 2012 i consumi di
combustibili rimarrebbero invariati rispetto a quelli computati per il 2004. Però si avrebbe un
risparmio sulle emissioni di 15.100 tonn. di CO2 equivalenti, corrispondente al 6,4 % delle emissioni
totali del settore stimate con criterio b.a.u. per il 2012.
In seguito si è valutato il vantaggio in termini di emissioni di gas serra conseguente al progetto di
realizzare la completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì
e di quello di Hera S.p.A.
18
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 5
Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. a servizio della città di Forlì: programmazione e
monitoraggio
Il Teleriscaldamento è un sistema di riscaldamento a distanza di un quartiere o di una città che utilizza il
calore prodotto da varie unità di potenza dislocate nel territorio e che possono essere: centrali termiche,
unità cogenerative, pompe di calore o sorgenti geotermiche. Il calore viene distribuito agli edifici tramite
una rete di tubazioni ad alta coibenza in cui fluisce l'acqua calda e tubazioni di ritorno per l’acqua fredda. Le
caldaie condominiali vengono sostituite da scambiatori di calore allacciati alla rete di teleriscaldamento.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Lo sviluppo del teleriscaldamento nel territorio del Comune di Forlì è stato promosso con la variante
generale al PRG approvata con deliberazione della Giunta Provinciale n. 6819/28 del 28/01/2003.
Il Consiglio Comunale di Forlì, successivamente con deliberazione n. 50 del 13 marzo 2006 ha approvato
“l’Accordo attuativo dell’accordo quadro fra Comune di Forlì ed Hera S.p.A.”, definendo il programma di
interventi per lo sviluppo della rete del Teleriscaldamento.
L’intervento prevederà le seguenti azioni in successione:
1. Realizzazione, nel triennio 2005-2008 delle prime isole di Teleriscaldamento, individuate come di
seguito:
a) Zona Campus Universitario
b) Zona Foro Boario
c) Zone WTE – Fiera
Volumetria Allacciata
1,600 Milioni di metri cubi
Appartamenti Equivalenti (300 mc cad.)
5.300
Potenza Termica Allacciata
47.800 kW
2. Connessione in rete delle prime isole di Teleriscaldamento e sviluppo della rete secondo i dati del
progetto di massima.
3. Verifica della percentuale di diffusione/penetrazione nel tempo e relative calcoli di riduzione dei
consumi e delle emissioni di gas ad effetto serra.
Sarà necessaria una collaborazione con Hera per il monitoraggio annuale dei consumi di
combustibile e per effettuare confronti con i consumi storici degli impianti di
riscaldamento/raffrescamento autonomi effettuati negli ultimi anni per gli edifici esistenti; per gli
edifici nuovi sarà effettuato un calcolo di simulazione dei consumi con riscaldamento tradizionale
per confrontarlo con i consumi effettivi realizzati con l’allacciamento al teleriscaldamento, onde
poter effettuare un confronto.
Per monitorare le emissioni inoltre saranno effettuate misure con cadenza semestrale sulle unità
di potenza del sistema di teleriscaldamento, come già avviene in altre città per impianti simili. Per
tutti gli aspetti citati si rimanda comunque ad un futuro accordo di monitoraggio da stipularsi tra
Hera, Comune di Forlì e Agess.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Le valutazioni riportate di seguito si riferiscono ai risparmi in termini combustibile, di energia elettrica e di
emissioni a progetto ultimato (anno previsto 2015) secondo le indicazioni dell’attuale progetto di massima
realizzato da Hera S.p.A.
Valutazioni a livello di Comune
Volendo fare valutazioni sull’effetto del progetto a livello di consumi ed emissioni totali in territorio
comunale, è necessario considerare che i bilanci e le emissioni sopra illustrati con relative percentuali di
risparmio prendono in esame soltanto i 14.600 appartamenti equivalenti che saranno allacciati al
Teleriscaldamento. Essi costituiscono circa il 30% delle circa 47.700 unità abitative in territorio comunale
(n° stimato per l’anno 2004). Inoltre i consumi e le emissioni di CO2 per energia termica del settore Civile
19
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
(quello maggiormente interessato al progetto) costituiscono (sempre nell’anno 2004) rispettivamente il 35%
e il 23% dei corrispettivi valori globali a livello di Comune.
Per valutare l’effetto del sistema teleriscaldamento, è opportuno osservare che l’iter procedurale di
autorizzazione per il nuovo termovalorizzatore di ambito di Hera, sito in territorio comunale, è praticamente
concluso e quindi il bilancio ipotetico delle emissioni di CO2 equivalente al 2005 comprenderebbe anche le
emissioni del costruendo termovalorizzatore.
Dal momento che una delle principali unità di potenza del Sistema di teleriscaldamento sarà proprio il
termovalorizzatore di Hera S.p.A. con 30.000 MWh termici/anno forniti, riportiamo a seguire l’effetto
migliorativo del progetto teleriscaldamento, rispetto alla situazione potenziale del 2005, a livello di emissioni
in territorio comunale:
Comune di Forlì – Effetto locale del progetto Teleriscaldamento sulle emissioni di CO2 equivalente
tonn. CO2
Effetto del Teleriscaldamento
equiv./anno
Emissioni tot. in Comune, anno 20053
796.962
Emissioni da pompe di calore,
unità cogenerative e termiche
Emissioni risparmiate su 14.600
caldaie equivalenti
Effetto complessivo del Progetto al
2015
-31.827
Variazione percentuale delle emissioni
-1,73%
18.074
-13.753
Fonte: elaborazione Agess ed ARPA (sezione di Forlì-Cesena) su dati di Hera S.p.A., Camera di
Commercio, regione Emilia-Romagna, Provincia, Comune, Società Autostrade, Ministero delle
Attività Produttive, Istat.
Si osservi come il sistema di teleriscaldamento migliori sensibilmente a livello ambientale la situazione
potenziale conseguente al progetto del nuovo Termovalorizzatore: anche solo computandone gli effetti a
livello del Comune di Forlì si ha una riduzione delle emissioni complessive dell’ 1,73% rispetto ai valori del
2005.
Il progetto teleriscaldamento contribuirà alla produzione di 9.200 MWh elettrici, rappresentanti circa il 10%
della produzione elettrica in territorio comunale nell’anno 2015.
Si può quindi concludere che il progetto comporta un risparmio in termini di consumi complessivi di
combustibili in Comune pari al 3% rispetto alla situazione del 2004.
3
Situazione potenziale al 2005 con nuovo termovalorizzatore di Hera, anche se non realizzato, già approvato ed
ampliamento termovalorizzatore Mengozzi, attualmente sottoposto a procedura AIA.
20
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 6
Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
Il Comune di Forlì, nell’ambito delle azioni finalizzate al risparmio energetico e alla riduzione delle
emissioni di gas ad effetto serra, intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà. Si ricorda
che, per quanto riguarda l’energia elettrica, il settore Civile è responsabile in territorio comunale, con
125.200 MWhe assorbiti, del 25% dei consumi elettrici complessivi dell’anno 2004; per quanto concerne
invece i combustibili lo stesso settore è responsabile, con 68.700 tep utilizzati, del 35% dei consumi termici
complessivi dello stesso anno.
DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI
Gli interventi da attuarsi negli edifici pubblici, finalizzati al rinnovamento delle strutture, degli impianti e al
risparmio energetico, saranno di varia natura:
1. Diagnosi energetica degli edifici con all’ausilio della termocamera e successive azioni correttive che
potranno essere puntuali o di natura più estesa ove sia prevista una ristrutturazione dell’edificio: le
attività saranno effettuate secondo le procedure descritte nella scheda n° 1.
Il Comune ha già commissionato nel 2006 una prima operazione di diagnosi energetica coinvolgente
alcuni suoi edifici: sono stati individuati in prima analisi 30 edifici comunali significativi, di cui 4
asili nido, 8 scuole elementari, 8 scuole medie, 5 palestre, la Piscina comunale, il Palazzo comunale
con l’ex Provincia ed il Tribunale.
2. Installazione di impianti solari termici secondo i criteri e le modalità citati nella scheda n° 2. Il
Comune intende avviare entro breve termine la realizzazione di 7 impianti solari termici per la
produzione di acqua calda sanitaria installati sulle coperture di 4 palestre e di 3 asili nido.
L’operazione, già in corso, è stata avviata in tempi rapidi, onde poter partecipare al Bando “Solare
Termico” del Ministero dell’Ambiente (in scadenza), per ottenere una sovvenzione fino al 30%
delle spese sostenute (IVA esclusa).
3. Azione di riqualificazione energetica della Piscina Comunale tramite il ricorso a 4 azioni riguardi gli
impianti tecnologici asserviti alla struttura:

Centrali termiche: intervento sul riscaldamento dell’acqua di vasca tramite l’utilizzo di
pompe di calore di nuova concezione.

Uso razionale dell’acqua che viene parzialmente riciclata tramite processi di filtrazione,
depurazione, sterilizzazione

Recupero dell’energia termica contenuta sia nell’acqua in uscita dalle vasche sia nell’aria
viziata espulsa dalla struttura congiunta ad azioni di coibentazione degli impianti esistenti.

Integrazione con energia solare (impianti solari termici)
COSTI E BENEFICI ATTESI
Vengono di seguito valutati i benefici in termini energetico-ambientali conseguibili attraverso i principali
interventi (installazione di sette impianti solari termici su asili e palestre di proprietà comunale,
riqualificazione energetico-ambientale della Piscina Comunale.) appena messi in atto o previsti
nell’immediato futuro dal Comune di Forlì.
Complessivamente uniformando e sommando i consumi di metano e di energia elettrica, si ottiene un
risparmio di energia primaria su base annua di circa 142 tep, pari a circa il 29% dei consumi attuali ed una
corrispondente riduzione delle emissioni di circa 333 tonn. di CO2 pari a circa il 28% delle attuali emissioni4.
I consumi di acqua (piscina comunale) su base annua passeranno dagli attuali circa 51.400 mc a circa 20.100
mc con una diminuzione percentuale pari al 61%. Il risparmio economico si aggirerà sui 44.500 euro/anno.
Questi risultati saranno raggiunti grazie ad un impianto di recupero dell’acqua di vasca tramite processi
fisico-chimici ( filtrazione e trattamento con raggi UVA),mentre il risparmio economico globale, riferito agli
approvvigionamenti di energia ed acqua, sarebbe di circa 169.500 euro/anno, pari ad oltre il 45% delle attuali
spese.
4
Si noti che nelle valutazioni di risparmio sulla piscina comunale è stato effettuato un bilancio globale, che tiene conto
anche delle emissioni fuori ambito comunale causate dalla produzione di energia elettrica necessaria al fabbisogno
dell’impianto.
21
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 7
Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia elettrica
I consumi di energia elettrica nel settore dell’edilizia sono spesso riducibili senza costosi interventi di
ristrutturazione dell’edificio e degli impianti di servizio.
Ci si riferisce sostanzialmente ad un “fisiologico” rinnovamento del parco elettrodomestici e dei sistemi di
illuminazione all’interno degli edifici domestici e del settore Terziario.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Si tratta di una azione volontaria ed in un certo senso “fisiologica” in quanto si ritiene che da oggi al 2012
buona parte degli elettrodomestici e delle lampadine saranno sostituiti in territorio comunale, dato che la vita
media dei principali elettrodomestici varia dai 15 anni per un frigorifero, ai 14 per una lavatrice, ai 10 per
una lavastoviglie, ai 5 anni per le lampadine ad incandescenza (supponendo un utilizzo per 2000 ore/anno),
ai 4 anni per un computer (obsolescenza tecnologica).
Tuttavia sarebbero opportune alcune azioni a sostegno ed indirizzo di questo rinnovo:
 Campagne di informazione per una scelta intelligente e per il corretto utilizzo degli elettrodomestici.
E’ opportuno stimolare i cittadini verso l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, di migliore
qualità, più lunga durata e con maggiori certificazioni possibili riguardo la riduzione nell’uso di
sostanze chimiche pericolose e riguardo la riciclabilità.
Inoltre enormi potenziali di risparmio sono raggiungibili con un comportamento più responsabile.
 Incentivi alla rottamazione degli elettrodomestici più obsoleti. E’necessario d’altro canto effettuare
anche il più possibile il riciclaggio di materiale elettrico ed elettronico. Infatti, dati i ritmi vertiginosi
di crescita e la pericolosità di tali rifiuti, a causa della presenza di metalli pesanti, il problema dello
smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche è sempre più gravoso, tanto che è
stato affrontato dal DLgs 151 del Luglio 2005 “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e
2003/108/CE”.
 Il Comune potrebbe richiedere nel prossimo Regolamento Edilizio soluzioni progettuali semplici ma
ad elevato potenziale di risparmio per tutti i nuovi edifici e per le ristrutturazioni importanti. In
primo luogo si dovrebbe prevedere di evitare il più possibile di scaldare l’acqua sanitaria con boiler
elettrici: si è già detto di questo nella scheda sul solare termico. In secondo luogo si dovrebbe
prevedere l’obbligo di scegliere per le lavatrici modelli con doppio ingresso per acqua calda ed
acqua fredda, attualmente prodotte in Italia ad un prezzo di 15 euro circa superiore, ma destinate solo
al mercato estero. Anche le lavastoviglie andrebbero allacciate all’acqua calda. Il potenziale di
risparmio è notevole.
Inoltre anche gli interventi di coibentazione sull’involucro edilizio, sistemi di raffrescamento passivo
o di riscaldamento/raffrescamento con pompe di calore, ove questo possa essere possibile (case di
campagna con terreno circostante disponibile come sorgente fredda) porterebbero ad una riduzione
considerevole dei consumi elettrici per il condizionamento estivo.
 Il Comune potrebbe stipulare tramite l’Agenzia per l’Energia accordi con i venditori di
elettrodomestici, con i progettisti, gli architetti, gli installatori per indirizzare i clienti verso la scelta
delle migliori tecnologie e l’adozione dei migliori comportamenti in termini di utilizzo degli stessi.
 Un'altra azione di informazione, divulgazione e facilitazione che il Comune già svolge a servizio dei
cittadini è quella riguardante gli aspetti tecnologici e normativi sugli impianti solari fotovoltaici.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Come si è detto i benefici attesi in termini di risparmio di energia elettrica sono il risultato congiunto della
sinergia di più azioni, sia nel rinnovo degli elettrodomestici, sia di quelle finalizzate al risparmio per il
riscaldamento invernale, che rappresentano la quota più significativa e che si ripercuotono indirettamente in
un risparmio di energia elettrica.
Inoltre a ciò si aggiunge la possibilità dell’autoproduzione da fonte fotovoltaica di energia che tipicamente,
data la sua natura, viene in parte autoconsumata ed in parte viene immessa in rete, contribuendo ad un
risparmio nella produzione da fonte convenzionale.
22
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 8
Interventi sul sistema del verde
La presenza di vegetazione migliora il microclima urbano e mitiga l’inquinamento atmosferico in genere: la
massa fogliare delle piante trasforma l’acqua assorbita dalle radici in vapore acqueo rinfrescando e
umidificando l’atmosfera, assorbe le polveri, i fumi ed i gas e riduce il rumore.
Infine la presenza del verde in città è fondamentale non solo per il miglioramento della qualità ambientale,
ma anche per gli effetti positivi che determina sul benessere psico-fisico della popolazione, effetti che sono
stati oggetto di indagini molto più recenti rispetto agli effetti già descritti, ma non meno positive nei risultati.
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
L’utilizzo di specie opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta trovando
una importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti.
Nell’area urbana di Forlì è possibile individuare dove sarebbe opportuno realizzare aree a verde e progettarle
in modo da massimizzare la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, con particolare riferimento
alle aree di Coriano e Villa Selva interessate dalla costruzione dei nuovi termovalorizzatori, nonché da un
ulteriore sviluppo della zona industriale ( Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata Querzoli-Ferretti)
e del sistema infrastrutturale.
In questa ottica si inserisce l’idea del Comune di Forlì di affidare un incarico per un progetto di ricerca. Lo
studio prevederà ipotesi di lavoro differenziate e la raffigurazione di diversi scenari riguardanti la relazione
tra la qualità dell’aria e il sistema del verde. In particolare si svilupperanno due scenari a diversa “intensità”
di benefici per la qualità dell’aria.
A seguito di tale studio sono previste le seguenti azioni:
Realizzazione pratica di nuove aree verdi cercando di perseguire lo scenario di “miglioramento”
prospettato dallo studio, nei limiti delle possibilità consentite dal vigente Piano Regolatore e da
una opportuna valutazione del rapporto costi-benefici.
Attività di manutenzione delle aree verdi realizzate con eventuali operazioni di irrigazione,
concimazioni, ripuliture.
Potenziamento e perfezionamento, anche sulla base dei risultati dello studio citato, dei requisiti
in termini quantitativi e qualitativi di verde pubblico e privato negli interventi di nuova
edificazione, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia.
Sarà dunque opportuno intervenire anche sul Regolamento Edilizio Comunale, onde meglio
progettare e disporre il verde in relazione all’edificato negli interventi di nuova edificazione,
restauro, etc. e sul Piano Regolatore onde eventualmente aumentare il rapporto tra la superficie
verde e quella edificata nei nuovi insediamenti previsti.
COSTI E BENEFICI ATTESI
Sono numerosi i dati disponibili in letteratura riguardo i benefici che il verde in ambito urbano può arrecare e
che vanno ben oltre il semplice assorbimento di anidride carbonica.
Per fare una valutazione su scala comunale si è tentato di stimare in primo luogo, in modo molto
approssimato, la capacità di fissare la CO2, il principale gas ad effetto serra, da parte del verde presente
attualmente in territorio comunale; in secondo luogo si è stimata la capacità del verde previsto dal 6° p.p.a.
della Variante Generale del PRG , nonché dagli interventi di mitigazione conseguenti a progetti di
espansione industriale o realizzazione di infrastrutture o estensione di parchi, successivi all’elaborazione del
PRG.
Si sono così poste a confronto la situazione attuale con quella potenziale al 2012 (orizzonte temporale del
Piano Energetico), senza considerare però gli interventi prospettati dalla presente scheda.
Si può notare che a fronte di una situazione a livello di emissioni in territorio comunale pari a circa 750.000
tonn. di CO2 equivalenti (dato 2004), un assorbimento stimato nell’ordine delle 5.500 tonn. di CO2
rappresenta una percentuale pari allo 0,7% e l’esiguo miglioramento previsto al 2012 (assorbimento stimato
in 5.800 tonn.) va confrontato con un situazione a livello di emissioni che secondo gli andamenti attuali, in
23
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
assenza di interventi significativi, sarà pari a circa 840.000 tonn.: in tal caso la percentuale di assorbimento
rispetto alle emissioni si manterrebbe allo 0,7%.
Tuttavia è necessario ricordare come da studi effettuati dall’Università di Firenze emerga come la quantità di
emissioni di anidride carbonica evitata grazie al risparmio energetico dovuto alla presenza di alberi superi in
maniera significativa la quantità di anidride carbonica direttamente fissata dalle piante. In via cautelativa,
assumendo uguali le due quantità, si può ritenere che la riduzione delle emissioni di CO2 sia doppia rispetto
ai valori riportati in tabella, attestandosi dunque per il 2005 a circa 11.000 tonn e per il 2012 a circa 11.600
tonn.
Il contributo passerebbe in tal caso da uno 0,7% ad un 1,4%. Anche dal punto di vista economico un
progetto di interventi sul verde si rivela molto più economico rispetto ad altri macroprogetti che prevedono
un intenso impiego di tecnologia e risorse.
24
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Scheda 9
Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
La recente introduzione di leggi regionali che regolamentano l’illuminazione esterna pubblica e privata
spinge i comuni a dotarsi di piani di illuminazione che definiscano dei criteri omogenei di illuminazione del
territorio. In particolare, con la L.R. n.19 del 29/09/2003 “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento
luminoso e di risparmio energetico”, la Regione Emilia-Romagna promuove la riduzione dell’inquinamento
luminoso e dei consumi energetici da esso derivanti.
La successiva Delibera della Giunta Regionale n° 2263 del 2005 emana direttive e specifiche indicazioni
applicative, tecniche e procedurali finalizzate, in particolare, alla riduzione del consumo energetico.
In sostanza, nelle suddette direttive vengono dettate opportune indicazioni e requisiti da soddisfare sia per gli
impianti esistenti, se situati in zone di protezione dall’inquinamento luminoso (art.3), sia per tutti i nuovi
impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati..
DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
Il Comune di Forlì, secondo quanto indicato dall’Art. 4 della L.R. 19/03 intitolato “Funzioni dei Comuni”,
intende5:
1. Adeguare il regolamento urbanistico edilizio (RUE) alle disposizioni della L.R. 19/03 e predisporre
un abaco in cui siano indicate, zona per zona, le tipologie dei sistemi e dei singoli corpi illuminanti
ammessi tra cui i progettisti e gli installatori potranno scegliere quale installare. Ai fini di tale
adeguamento, come indicato dalla Direttiva 2263 del 2005, il Comune:
Predispone un censimento degli impianti esistenti e sulla base dello stato dell’impianto, ne
pianifica la sostituzione in conformità alla presente direttiva;
Predispone una pianificazione e programmazione degli interventi ai sensi dell’Art. 23 della
L.R. 20/00 anche in funzione dei risparmi energetici, economici e manutentivi conseguibili.
2. Dare ampia diffusione a tutti i soggetti interessati delle nuove disposizioni per la realizzazione degli
impianti di illuminazione pubblica e privata;
3. Individuare, anche con la collaborazione dei soggetti gestori, gli apparecchi di illuminazione
responsabili di abbagliamento e come tali pericolosi per la viabilità, da adeguare alla presente legge;
4. Elencare le fonti di illuminazione che in ragione delle particolari specificità possono derogare dalle
disposizioni della L.R. 19/03, fra cui rientrano in particolare i fari costieri, gli impianti di
illuminazione di carceri, caserme e aeroporti;
5. Svolgere le funzioni di vigilanza sulla corretta applicazione della legge.
Il Comune intende, per quanto concerne l’illuminazione pubblica, dotarsi di un Piano Regolatore per
l’Illuminazione Comunale (PRIC), quale strumento di Pianificazione e Regolamentazione che ottemperi non
soltanto ai requisiti della L.R. 19/03, ma anche a tutte le eventuali normative vigenti nazionali e regionali
(Nuovo codice della strada D.Lgs. n°285 del 30/04/92, norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico
nazionale Leggi n° 9 e 10 del 1991, norme tecniche europee e nazionali tipo CEI, DIN e UNI).
Infine il Comune di Forlì intende avviare un’opera di modernizzazione degli impianti semaforici attualmente
equipaggiati con lampade ad incandescenza tramite l’utilizzo di lampade a LED (Ligth Emitting Diode): tale
soluzione consentirebbe una lunga serie di vantaggi, dal miglioramento della sicurezza stradale, al risparmio
energetico ed economico (consumi e manutenzione molto più ridotti), alla possibilità di riparare gli elementi
danneggiati, all’assenza negli elementi illuminanti di mercurio o altre sostanze gravemente inquinanti).
L’Amministrazione Comunale ha già richiesto preventivi per la trasformazione di tutti gli impianti del
territorio.
5
Tra i compiti del Comune non viene citato come da Delibera Regionale il punto riguardante la predisposizione di un
censimento degli impianti esistenti e la pianificazione di un eventuale sviluppo dell’illuminazione per le zone di
protezione di cui all’Art. 3 della Direttiva. Infatti in territorio comunale non esistono osservatori astronomici e l’unico
sito della Rete Natura 2000 presente (Selva di Ladino), non è soggetto ad illuminazione di pertinenza comunale (ma
provinciale).
25
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
COSTI E BENEFICI ATTESI
Come delineato nei paragrafi precedenti, la L.R. 19/03 (e successiva Delibera Regionale) e il redigendo
Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC) prendono in considerazione una molteplicità di
aspetti che vanno ben oltre la semplice sostituzione delle attuali lampade al mercurio per la Pubblica
Illuminazione con lampade al sodio ad alta pressione.
Sicuramente questo è uno degli interventi prescritti dalla L.R. 19/03 per gli impianti nuovi ed il Comune di
Forlì, in collaborazione con l’ente gestore della pubblica illuminazione (HeraLuce), per i nuovi impianti già
da tempo opera secondo le prescrizioni della L.R 19/03.
Inoltre, andando anche oltre i requisiti di legge, il Comune ha in previsione già dal 2006 di iniziare la
progressiva sostituzione di tutti i punti luce esistenti al mercurio con lampade al sodio ad alta pressione
caratterizzate da una elevatissima efficienza luminosa (circa 130 lumen/Watt), una vita media pressochè
doppia rispetto alle lampade al Mercurio ed una accettabile resa cromatica (Ra = 20 e Temperatura di colore
circa 2.500 K).
Si è considerato di giungere al 2012 ad una sostituzione completa delle lampade al mercurio del parco
lampade attuale, con lampade al sodio ad alta pressione, senza considerare la naturale espansione del parco
di illuminazione pubblica che seguirà di pari passo tutti gli interventi pianificati dal PRG, le grandi
infrastrutture ed espansioni industriali previste.
Per stimare il risparmio conseguibile, si è ipotizzato in modo semplificativo di procedere ad una sostituzione
di tutte e sole le lampade al mercurio esistenti con lampade al sodio ad alta pressione, in modo da assicurare
lo stesso flusso luminoso.
Si è quindi considerata, da dati presenti in letteratura, una efficienza media delle lampade al mercurio pari a
56 lm/W ed una efficienza media per le lampade al sodio ad alta pressione pari a 132 lm/W. In tal modo,
ipotizzando di voler ottenere lo stesso flusso luminoso, si è ottenuto un consumo medio annuo per lampada
al mercurio pari a 651 kWh ed un consumo medio annuo per lampada al sodio ad alta pressione pari a 276
kWh. Ad intervento di sostituzione ultimato, si otterrebbe pertanto un consumo medio annuo per
l’illuminazione pubblica pari a 5.283 MWh, con un risparmio di ben 2.541 MWh/anno (risparmio
percentuale pari al 32,5%). Tale risparmio di energia elettrica corrisponde alla mancata emissione in
atmosfera di circa 1.568 tonn. di CO2/anno6.
Vengono poi valutati di seguito i vantaggi conseguibili con la conversone a LED di tutti gli impianti
semaforici siti in territorio comunale.
Valutando il risparmio energetico conseguibile al 2012 mediante la semaforizzazione a LED di tutto il
territorio comunale, si osserva che a sostituzione completata si avrebbe un risparmio annuo rispetto alla
situazione attuale di 168.666 kWh/anno (risparmio percentuale pari al 73,6 %). Tale risparmio di energia
elettrica corrisponde alla mancata emissione in atmosfera di circa 104 tonn. di CO2/anno7.
Complessivamente gli interventi valutati sull’illuminazione pubblica e sugli impianti semaforici porterebbero
ad un risparmio energetico per il Comune di Forlì pari a circa 2.700 MWh/anno.
6
Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla
composizione del parco elettrico nazionale.
7
Il fattore di emissione utilizzato, pari a 617 kg di CO2/MWh è desunto da GRTN 2003, valutato in base alla
composizione del parco elettrico nazionale.
26
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Fase 4
Programmazione delle attività di monitoraggio volte a verificare lo
stato di attuazione degli obiettivi fissati dal Piano Energetico Ambientale
27
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
1.
Performance energetica degli
edifici per la definizione di
nuovi standard costruttivi in
relazione al D.Lgs. 192/2005
Indicatori
Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti
1) numero e volumetria nuovi edifici costruiti ed edifici oggetto di ristrutturazioni importanti;
2) numero e volumetria di tali edifici che ottemperano ai requisiti del DLgs 192/05.
Edifici esistenti
3) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica
4) numero e volumetria edifici su cui seguono interventi migliorativi, con relative percentuali
di miglioramento (kWh/mq anno per climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento).
2.
Promozione della diffusione di
impianti solari termici negli
edifici
Edifici di nuova costruzione o ristrutturazioni importanti
1) numero e tipologia (nuovo o in ristrutturazione) edifici su cui viene installato un impianto
solare termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI);
2) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS);
percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti
COMBI).
Edifici esistenti
3) numero edifici su cui viene installato un impianto solare termico e tipologia dello stesso
(ACS o COMBI);
4) Percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti per ACS);
percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di energia termica (impianti
COMBI).
Frequenza
monitoraggio
Ente preposto
Annuale
Ufficio
Urbanistica o
Ufficio PRG
Annuale
AGESS
Annuale
Ufficio
Urbanistica o
Ufficio PRG
Annuale
AGESS
28
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
Indicatori
Attività di controllo impianti termici
1) numero di verifiche eseguite mensilmente e relativo esito;
2) numero di Allegati H ricevuti.
3.
Prosecuzione dell’attività di
controllo degli impianti
termici svolta da Agess (DPR
412 e successivi
aggiornamenti)
Rinnovo parco caldaie esistenti
3) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero
complessivo di impianti termici in territorio comunale
Edifici nuovi o ristrutturazioni importanti
4) numero di caldaie a condensazione o a biomasse installate e percentuale rispetto al numero
complessivo di nuovi impianti termici
Frequenza
monitoraggio
Ente preposto
Annuale
AGESS
Annuale
AGESS
Annuale
Ufficio
Urbanistica o
Ufficio PRG
1) estensione zone pedonali e ZTL in mq e percentuale rispetto alla superficie urbanizzata
2) lunghezza in km dei nuovi percorsi ciclabili realizzati annualmente;
3) numero di aziende ed enti locali che istituiscono la figura del Mobility Manager
Annuale
4) numero di nuove linee di trasporto pubblico urbano ed extra-urbano istituite o potenziate;
Annuale
Ufficio
Pianificazione
Mobilità del
Comune
ATR e Uff.
Pianificazione
Mobilità
4.
Mobilità: incentivi, polo
logistico, Piano del Traffico
Urbano
5) numero di autoveicoli e furgon i immatricolati c on alimentazione a metano/GPL e
percentuale rispetto al numero di immatricolazioni complessive delle stesse categorie.
6) numero di autoveicoli esistenti convertiti a metano o GPL e confronto col parco circolante
7) parco veicoli di Hera, ATR e Comune: numero e tipo di mezzi convertiti a metano
8) litri di biocombustibili (biodiesel, bioetanolo) venduti in territorio comunale e percentuale
rispetto alle vendite complessive di combustibili
Annuale
Annuale
Camera di
Commercio,
Ufficio
Pianificazione
Mobilità, Hera,
ATR
UTF
29
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
5.
Progetto Teleriscaldamento di
Hera S.p.A. a servizio della
città di Forlì: programmazione
e monitoraggio
Indicatori
1) potenza termica [kW], volumetria [Mmc] e n° di unità abitative allacciate annualmente;
2) consumi di energia termica primaria di alcuni edifici campione allacciati e confronto con i
consumi storici di combustibile per gli impianti autonomi preesistenti; ovvero, per edifici
che nascono insieme al Teleriscaldamento: confronto con simulazione consumi da impianti
autonomi.
3) emissione dei principali inquinanti dalle unità di potenza del sistema
Frequenza
monitoraggio
Ente preposto
Annuale
Hera, Comune di
Forlì, AGESS
Semestrale
Arpa
Annuale
AGESS,
Comune di Forlì
1) numero e volumetria edifici su cui viene eseguita analisi termografica;
2) n° e volumetria degli edifici su cui vengono realizzati interventi migliorativi finalizzati al
6.
Interventi di risparmio
energetico negli edifici di
proprietà comunale
3)
4)
5)
6)
risparmio energetico, con rela tive percentuali di migli oramento (kWh/mq anno per
climatizzazione invernale prima e dopo l’intervento);
consumi idrici ed energetici (elettricità e metano) per utente della Piscina Comunale dopo
l’intervento programmato e confronto con i consumi annui precedenti all’intervento.
n° e tipologia (nuovo o esisten te) di edifici su cui viene in stallato un impianto solare
termico e tipologia dello stesso (ACS o COMBI);
percentuale di copertura del fabbisogno annuo di acqua calda sanitaria (impianti ACS);
percentuale di copertura annua dei consumi complessivi di ener gia termica (impianti
COMBI);
energia elettrica annualmente prodotta dagli impianti FV asserviti agli edifici di proprietà
comunale
30
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
Indicatori
Frequenza
monitoraggio
1) n° e tipologia di elettrodomestici di classe A o superiore venduti in territorio comunale e
7.
Interventi volontari di
risparmio energetico
nell’edilizia tramite il ricorso
alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia
elettrica
percentuale rispetto al totale degli elettrodomestici venduti della medesima tipologia;
2) età effettiva dei modelli sostituiti e vita media dei vari modelli;
3) n° di lavatrici e lavastoviglie con l’ingresso per l’acqua calda venduti in territorio comunale
OPPURE
4) Implementazione nel R.E. di disposizioni riguardanti l’efficienza degli elettrodomestici e
della illuminazione
5) n° di impianti FV installati in territorio comunale con relativa potenza installata e confronto
Annuale
Annuale
con la situazione nazionale
1) realizzazione ed estensione [ha] degli interventi specifici a seguit o dello progetto in
elaborazione sul verde di Forlì (nell’ambito del progetto CRITECO);
2) valutazioni sulle potenzialità di assorbimento della CO 2, dei principali inquinanti e del
risparmio energetico conseguibile
Una tantum
(anno 2012)
8.
Interventi sul sistema del
verde
3) Computo o eventualmente stima annuale delle superfici totalm ente destinate a verde
pubblico e privato in terri torio comunale, con, eventualmente, indicazioni sul tipo di
uso/coltura.
Annuale
Ente preposto
AGESS/Comune
/INBAR tramite
accordi con i
negozi di
elettrodomestici
del Comune
AGESS su dati
GRTN
Uff. Verde
Pubblico/Servizi
o Ambiente in
collaborazione
con il soggetto
incaricato dello
studio
Ufficio Verde
Pubblico/Servizi
o Ambiente
31
Comune di Forlì – Piano Energetico Ambientale –
Azione di Piano
Indicatori
1) Adozione di un P.R.I.C. (Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale) da parte del
Comune
Frequenza
monitoraggio
Ente preposto
Una tantum
(anno 2012)
Servizio
Viabilità del
Comune
9.
Interventi sull’illuminazione
pubblica e privata
2) n° di lampade esistenti al Mer curio sostituite con equivalenti al Sodio Alta Pressione,
ovvero n° di punti luce esistenti adeguati alle disposizioni della L.R. 19/03 ( e successive
integrazioni).
3) n° di lampade semaforiche convertite a LED.
Annuale
Servizio
Viabilità del
Comune in
collaborazione
con Hera Luce
S.r.l.
32
Comune di Forlì
Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio
Unità Pianificazione Ambientale
Piano Energetico Ambientale
Valutazione Ambientale Strategica
Allegato C
Realizzato da:
Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena
in collaborazione con:
ARPA
Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna
Sezione Prov.le Forlì-Cesena
ENEA
Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente
Centro Ricerche Casaccia, Roma
INBAR
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Sezione Prov.le Forlì-Ces
COMUNE DI FORLI’
Valutazione Ambientale Strategica del
Piano Energetico Ambientale Comunale
Comune di Forlì
ASSESSORE ALLA QUALITA’
SINDACO
DIRETTORE AREA
AMBIENTALE-PIANO
PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL
ENERGETICO-SERVIZI A RETE-
TERRITORIO
AGENZIA DI AMBITO
TERRITORIALE-PROTEZIONE
CIVILE
P.I. Palmiro Capacci
On.Prof.ssa. Nadia Masini
Arch. Massimo Valdinoci
DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO
Dott. Ercole Canestrini
UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTA LE
Dott.ssa Francesca Bacchiocchi
Geom. Elena Balzani
Redatta da:
In collaborazione con: AGESS
Ing. Milena Lungherini
Ing. Simona Savini
ADOZIONE
APPROVAZIONE
DELIBERA DI C.C.
DELIBERA DI C.C.
N. 1 del 22 gennaio 2007
N. 63 del 21 aprile 2008
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
INDICE
1. Premessa
2. La valutazione ambientale strategica: criteri e contenuti
2.1 Riferimenti normativi
2.2 Approcci metodologici
2.3 La VALSAT del PEAC
3. L’analisi ambientale e territoriale
3.1 Consumi energetici
3.2 Intensità energetica
3.3 Emissioni di gas di serra
3.4 Emissioni di NO2
3.5 Emissioni di PM10
3.6 Emissioni di COV
3.7 Emissioni di SOx
3.8 Emissioni di CO
3.9 Fonti rinnovabili
4. La valutazione di coerenza del PEAC del Comune di Forlì
4.1 Principali riferimenti programmatici e pianificatori in materia energetica
4.2. La costruzione degli scenari di riferimento
4.3 L’articolazione degli obiettivi generali e specifici del PEAC
4.4 Analisi di coerenza esterna ed interna del PEAC
5. La stima degli effetti ambientali e territoriali del Piano
5.1 Consumi energetici
5.2 Intensità energetica
5.3 Emissioni di gas di serra
5.4 Emissioni di NO2
5.5 Emissioni di COV
5.6 Emissioni di PM10
5.7 Emissioni di SOx
5.8 Emissioni di CO
5.9 Fonti rinnovabili
5.10 Quadro di sintesi
6. Il processo di partecipazione/negoziazione/consultazione e le modalita’ di comunicazione/informazione
7. Conclusioni
Allegato I- Dettaglio dei calcoli delle emissioni degli inquinanti NOx, PM10, COVNM, SOx, CO;
1
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
1. PREMESSA
La presente Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S) si propone l’esame delle scelte individuate dal
P.E.A.C- Piano Energetico Ambientale Comunale- elaborato da AGESS, valutando il loro effetto ambientale
ed il loro concorso verso una politica di sviluppo sostenibile per l’energia.
Si tratta di una fase di lavoro interna e strettamente integrata all’impostazione e redazione del documento
di piano: l’elaborazione della V.A.S. è stata redatta infatti in stretto rapporto di collaborazione con il Comune
di Forlì – Servizio Ambiente e con AGESS.
La struttura della presente VAS risponde alle indicazioni della Direttiva 42/2001/CE e della L.R.
20/2000 oltre che ai principi esposti nelle linee guida predisposte nel corso degli ultimi anni a livello
nazionale ed internazionale. In particolare la metodologia adottata per la sua elaborazione è descritta
dettagliatamente nel capitolo 2.
Tale metodologia presuppone la definizione dello stato ambientale iniziale (capitolo3) attraverso la scelta
di un set di indicatori ambientali significativi, influenzabili dalle scelte di piano e che meritano quindi un
particolare impegno valutativo. Gli indicatori utilizzati rappresentano in parte quelli già elaborati per
l’elaborazione del Bilancio energetico, capitolo del PEAC (consumi energetici, intensità energetica ed
emissioni di gas di serra, fonti energetiche rinnovabili) ed in parte comprendono la valutazione dei possibili
impatti sulla matrice ambientale maggiormente coinvolta ossia l’aria (emissioni di NOx, PM10, COVNM,
SOx, CO).
La V.A.S prevede una valutazione “qualitativa” della compatibilità del Piano con gli obiettivi di
sostenibilità (capitolo 4) a sua volta suddivisa in tre passaggi successivi:
1 definizione degli obiettivi di sostenibilità ambientale in materia di energia e uso razionale delle risorse;
2 definizione di obiettivi e politiche-azioni del PEAC;
3 verifica della coerenza esterna ed interna.
A tali analisi segue poi una valutazione “quantitativa” (capitolo 5) ossia una stima degli effetti
ambientali e territoriali del Piano costruita sui medesimi indicatori utilizzati nella descrizione dello stato
ambientale attuale, elaborati quindi in maniera “previsionale” sulla base dello scenario B.A.U. (tendenziale)
e dello scenario obiettivo (comprendente le azioni prioritarie individuate del PEAC).
2
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
2.
LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA: CRITERI E CONTENUTI
La valutazione strategica, al di là della sua denominazione tecnica, ha un contenuto molto semplice: si
tratta di capire quali risultati avranno sul territorio le scelte di pianificazione, capire quali modifiche
introdurranno nell’ambiente e nella sua vivibilità prima di prendere una decisione; si tratta insomma di
immaginare cosa produrranno nel lungo periodo le decisioni che si prendono oggi e di verificare quindi se
esse risultino davvero sostenibili. E preso coscienza di questi aspetti, ritornare sulle scelte di pianificazione
per capire se esistono soluzioni alternative che producano impatti minori.
La Valutazione Ambientale Strategica viene definita, nel Manuale per la Valutazione Ambientale dei
Piani di Sviluppo Regionale e dei Programmi dei Fondi strutturali dell'U.E, come quel “processo sistematico
inteso a valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte -politiche, piani o iniziative
nell'ambito di programmai fini di garantire che tali conseguenze siano incluse a tutti gli effetti e affrontate in
modo adeguato fin dalle prime fasi del processo decisionale, sullo stesso piano delle considerazioni di
ordine economico e sociale”.
L’affermarsi della sostenibilità come modello da seguire al fine di salvaguardare l’ecosistema e le risorse
naturali ha dimostrato negli anni l’inadeguatezza degli strumenti tradizionalmente utilizzati per indirizzare le
politiche e gli interventi ambientali. Lo stesso Rapporto Brundtland ha suggerito il ricorso ad un diversificato
sistema di strumenti da affiancare agli interventi di tipo normativo. Si sono così moltiplicati i rapporti sullo
stato dell’ambiente; si è intensificato, nel definire le misure di intervento in settori non specificamente
ambientali, ma suscettibili di interagire con l’ambiente e le risorse naturali, il ricorso a metodi tecnici ed
economici, quali l’uso di indicatori di vario genere, il ricorso ad attività di monitoraggio, l’analisi preventiva
dei costi e dei benefici, l’EMAS, ecc…. Gran parte di questi strumenti peraltro esistevano già nella pratica
economica e ci si è limitati a diffonderne e a generalizzarne l’applicazione.
Questo si può dire in linea di principio anche per la valutazione ambientale: nata per la valutazione
dell’impatto di singoli progetti viene successivamente fatta oggetto di un’indagine volta a verificarne
l’utilizzabilità per la valutazione degli strumenti di programmazione.
Ad indurre l’opportunità di estendere la VIA a politiche, piani e programmi fu essenzialmente
l’intrinseco limite di questo istituto e cioè la limitatezza del suo ambito d’azione, dovuta all’incapacità di
agire sugli effetti cumulativi, sinergici e indiretti delle attività progettuali. È evidente che la VIA, la cui
applicazione è volta a specifici progetti, non è sufficiente a perseguire da sola l’obiettivo dello sviluppo
sostenibile, in quanto priva di quella dimensione sistematica e globale necessaria affinché la protezione
dell’ambiente sia realizzata in termini di sostenibilità. Infatti, non è possibile verificare che l’impiego delle
risorse sia razionale in termini di sostenibilità, o meglio non è possibile integrare gli obiettivi di tutela
ambientale con gli altri obiettivi politici, economici e sociali se l’area di azione di questo strumento è limitata
a decisioni di dimensione tanto specifica come quella di un singolo progetto. In questi casi, gli effetti di
singole opere non possono essere pienamente valutati ovvero la loro valutazione perde parte del suo
significato in quanto la decisione che effettivamente interagisce con l’ambiente e che è satura di conseguenze
nei suoi confronti non è la decisione soggetta a VIA, ma è una decisione che, essendo presa ad un livello
differente, normalmente più elevato, risulta in un certo senso intoccabile dalla VIA.
Di conseguenza, l’attenzione si focalizza su una forma diversa di VIA, a carattere strategico, che
uniformandosi ai principi e alla filosofia di fondo della VIA (informazione, partecipazione, consultazione) e
sfruttandone l’esperienza pratica acquisita, riesca allo stesso tempo ad adattarli ad uno strumento più
elastico, capace di inserirsi nella fase più complessa della programmazione, a monte del processo decisionale
che vede nella approvazione di una singola opera il momento conclusivo, in considerazione del fatto che è a
questo livello che vengono prese le decisioni suscettibili di influenzare la situazione ambientale.
3
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Concludendo, la VAS nasce sulla base di due fenomeni correlati: da un lato, l’affermarsi della
sostenibilità come principio guida da perseguire, conseguenza della maggiore attenzione nei confronti del
problema della tutela ambientale, che si traduce nella ricerca di strumenti finalizzati ad incrementare la
considerazione delle questioni ambientali nelle scelte di politica di più vario livello (da quello internazionale
a quello locale); dall’altro, il successo dello strumento della VIA, successo limitato però alla sua sola
dimensione che è quella progettuale, e la conseguente presa di coscienza della sua inadeguatezza
relativamente a decisioni di carattere strategico.
2.1
Riferimenti normativi
La direttiva europea 2001/42/CE concernente “la valutazione degli effetti di determinati piani e
programmi sull'ambiente naturale”, cosiddetta direttiva VAS, entrata in vigore il 21 luglio 2001, rappresenta
un importante passo avanti nel contesto del diritto ambientale europeo. A livello nazionale la direttiva
2001/42 non è stata tuttora recepita, mentre il quadro normativo di recepimento a livello regionale rivela che
solo in alcune regioni sono state emanate disposizioni riguardanti l’applicazione della procedura di
valutazione ambientale strategica con riferimento alla direttiva comunitaria.
La direttiva comunitaria 2001/42/CE si pone come obiettivo quello di garantire un elevato livello di
protezione dell’ambiente e individua nella valutazione ambientale strategica lo strumento per l’integrazione
delle considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di
promuovere lo sviluppo sostenibile. In tal modo garantisce che gli effetti ambientali derivanti dall’attuazione
di determinati piani e programmi, siano presi in considerazione e valutati durante la loro elaborazione e
prima della loro adozione.
La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) si delinea quindi come un processo sistematico inteso a
valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte – politiche, piani o iniziative nell’ambito
di programmi nazionali, regionali e locali - in modo che queste siano incluse e affrontate, alla pari delle
considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi (strategiche) del processo decisionale. In
altre parole, la VAS assolve al compito di verificare la coerenza delle proposte programmatiche e
pianificatorie con gli obiettivi di sostenibilità, sia valutando il grado di integrazione del principio di sviluppo
sostenibile al suo interno, sia verificandone il complessivo impatto ambientale, ovvero la diretta incidenza
sulla qualità dell’ambiente.
L’elaborazione delle procedure individuate nella Direttiva 2001/42/CE rappresenta uno strumento di
supporto sia per il proponente che per il decisore per la formazione degli indirizzi e delle scelte di
pianificazione fornendo opzioni alternative rispetto al raggiungimento di un obiettivo mediante la
determinazione dei possibili impatti delle azioni prospettate.
La VAS diventa per il Piano-Programma elemento allo stesso tempo costruttivo, valutativo, gestionale e
di monitoraggio. Quest’ultima funzione di monitoraggio rappresenta uno degli aspetti innovativi introdotti
dalla direttiva, finalizzato a controllare e contrastare gli effetti negativi imprevisti derivanti dall’attuazione di
un piano o programma e adottare misure correttive al processo in atto.
Tra le altre novità introdotte dalla Direttiva si segnala il criterio ampio di partecipazione, tutela degli
interessi legittimi e trasparenza nel processo decisionale che si attua attraverso il coinvolgimento e la
consultazione in tutte le fasi del processo di valutazione delle autorità “che, per le loro specifiche competenze
ambientali, possano essere interessate agli effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione dei piani e dei
programmi” e del pubblico che in qualche modo risulta interessato dall’iter decisionale.
Sono ancora poche le Regioni ad avere specifiche norme in materia di VAS. Nel 2000 la Regione
Emilia-Romagna ha (in parte) anticipato la direttiva europea sulla VAS con la L.R. 20/2000 “Disciplina
generale sulla tutela e uso del territorio”. La legge regionale stabilisce che le previsioni dei piani si
4
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
informano ad obiettivi di sostenibilità e nel procedimento di piano gli enti procedenti provvedono ad una
valutazione preventiva della sostenibilità territoriale e ambientale (Valsat) degli effetti derivanti dai piano
stessi. I risultati della Valsat entrano come limiti e condizioni per l’attuazione, indirizzi normativi e
disposizioni attuative nella disciplina del piano.
La L.R. 20/2000 opera definendo obiettivi, contenuti e procedure innovative. Stabilisce in particolare che
le previsioni dei piani territoriali ed urbanistici si informano a criteri/obiettivi di sostenibilità definiti dalla
legge stessa e, nell'ambito del procedimento di elaborazione ed approvazione del piano, gli enti procedenti
provvedono alla preventiva valutazione della sostenibilità territoriale ed ambientale degli effetti derivanti
dalla attuazione delle scelte strategiche e strutturali dei piani stessi.
La legge assume inoltre tra i principi generali della pianificazione anche la necessità di garantire la
coerenza tra le caratteristiche, lo stato del territorio e le destinazioni e gli interventi di trasformazione
previsti, verificandone nel tempo adeguatezza ed efficacia delle scelte operate (monitoraggio e bilancio).
Inoltre è introdotto l'obbligo per gli strumenti di pianificazione di esplicitare le motivazioni poste a
fondamento delle scelte strategiche operate.
La procedura di Valsat è dunque orientata a soddisfare entrambe queste disposizioni in quanto fornisce
elementi conoscitivi e valutativi per la formulazione delle decisioni del piano e consente di documentare le
ragioni poste a fondamento delle scelte operate, e rappresenta lo strumento di garanzia di coerenza delle
stesse con lo stato del territorio e dell'ambiente.
Un ulteriore elemento che rafforza la procedura di Valsat è la disposizione che alla evidenziazione degli
impatti negativi delle scelte operate deve fare seguito la indicazione di misure idonee alla loro mitigazione
intesa come azioni/decisioni idonee a impedirli, ridurli o compensarli. Gli esiti di tali valutazioni
costituiscono parte integrante del piano (e dunque la Valsat è un elemento costitutivo del piano).
2.2
Approcci metodologici
La VAS costituisce lo strumento che consente di promuovere la sostenibilità nel contesto delle decisioni
programmatiche strategiche, sfruttando l’esperienza acquisita grazie alla pratica della VIA e superandone i
limiti. L’individuazione dei lineamenti distintivi della VAS e la sua definizione possono derivare dalla
preventiva identificazione di questi limiti. La VIA si inserisce nel processo decisionale una volta che le
decisioni strategiche sono state prese e non può considerare che un numero ristretto di alternative, visto che il
suo raggio d’azione è limitato da una decisione adottata a monte.
Accanto a questo limite intrinseco della VIA, bisogna segnalare che la tipologia di impatti che la VIA
può considerare è limitata ai soli effetti diretti. Restano fuori dall’ambito di applicazione della VIA:
gli impatti cumulativi, che si producono a causa del sovrapporsi di più progetti distinti;
gli impatti che costituiscono l’effetto della sinergia fra diversi progetti. In questi casi non è sufficiente
fare la somma degli effetti prodotti da ciascun progetto, in quanto gli effetti prodotti dall’uno e quelli
prodotti dagli altri non si limitano a sommarsi, ma interagiscono fra loro e possono moltiplicarsi;
gli impatti di dimensione regionale o globale (e.g. biodiversità e GHG);
gli impatti indotti o secondari, che si producono come conseguenza secondaria dell’attività oggetto di
un progetto;
gli impatti che non sono causati da un’attività progettuale.
In questo contesto il ruolo positivo della VAS è dato dal fatto che essa introduce e rappresenta un valore
aggiunto relativamente alla performance del processo decisionale. Fornisce infatti un contributo aggiuntivo a
quello che può offrire la VIA rispetto alla realizzazione di un progetto. E’ utile sottolineare fin da ora che si
tratta di un valore aggiunto che rafforza la VIA, la integra e la perfeziona, ma in nessun caso la sostituisce.
5
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Più controversa è invece la definizione dei lineamenti distintivi della VAS rispetto alla VIA. In
particolare, sotto il profilo metodologico, se da un lato si afferma che le metodologie utilizzate per la VAS
possono attingere agli strumenti messi a punto per la VIA, dall’altro si riconosce che, per quanto esistano
principi comuni fra i due strumenti, per la VAS si richiedono nuove e specifiche metodologie.
Questa situazione di incertezza concettuale e metodologica relativamente alla VAS, oltre che dimostrare
la necessità di elaborare una metodologia che si adatti alle sue specifiche caratteristiche ed esigenze, si
traduce anche nella difficoltà della dottrina di elaborare una definizione di VAS che sia univoca, che ne
colga tutti gli aspetti essenziali e che mantenga la sua validità nonostante i mutamenti ai quali può andare
sottoposta la sua struttura logica.
Nell’ambito della UE, è stato redatto un manuale che traccia un percorso utile per quelle amministrazioni
regionali o locali che intendono programmare strategicamente nell’ottica della sostenibilità (“Manuale per la
valutazione ambientale dei Piani di sviluppo regionale e dei Programmi dei Fondi Strutturali dell’UE”);
esiste poi anche una bozza antecedente alle disposizioni UE messa a punto dall’ANPA e dal Ministero
dell’Ambiente a testimonianza del crescente interesse che ricopre la materia (“Linee guida per la Valutazione
Ambientale Strategica, Fondi Strutturali 2000-2006”, maggio 1999).
Proprio secondo queste linee guida vengono definite le sei fasi della VAS (tabella 1) che si articolano in
tre momenti temporali, ossia una valutazione ex-ante, una valutazione intermedia ed una valutazione ex-post.
La valutazione ex-ante comporta la descrizione quantificata della situazione ambientale attuale,
l’indicazione degli obiettivi a breve e medio termine e la valutazione dell’impatto prevedibile della strategia
e degli interventi sulla situazione ambientale. Questo primo tipo di valutazione precede e accompagna la
definizione del piano di cui fa parte e verifica la qualità dell’esecuzione e del monitoraggio. La valutazione
ex ante comporta: la descrizione quantificata della situazione ambientale attuale; l’indicazione degli obiettivi
a breve e medio termine, tenuto conto dei piani di gestione dell’ambiente definiti e decisi a livello nazionale,
regionale o locale, delle risorse finanziarie messe a disposizione e dei principali risultati del periodo di
programmazione precedente; la valutazione dell’impatto prevedibile della strategia e degli interventi sulla
situazione ambientale.
La valutazione intermedia prende in considerazione i primi risultati degli interventi e verifica la
correttezza della gestione e le qualità del monitoraggio.
La valutazione ex-post è destinata ad illustrare l’impiego delle risorse , l’efficacia e l’efficienza degli
interventi e del loro impatto, e la coerenza con la valutazione ex-ante. Verte sui successi e gli insuccessi
registrati nel corso dell’attuazione, nonché sulle realizzazioni e sui risultati, compresa la loro prevedibile
durata. Al fine di tenere conto delle sinergie positive fra le priorità di sviluppo economico e ambiente, come
pure per assicurare che la dimensione ambientale sia debitamente considerata, erano state introdotte anche
per la gestione dei fondi 1994/99 disposizioni riguardanti la valutazione preliminare dell’impatto ambientale
di piani e programmi regionali.
Tabella 1 – Articolazione della VAS secondo le Linee guida per la VAS, Fondi Strutturali 2000-2006
FASE DELLA VAS
1.
Valutazione della situazione
ambientale – elaborazione di dati
di riferimento
2.
Obiettivi, finalità e priorità
DESCRIZIONE
Individuare e presentare informazioni sullo stato dell’ambiente e delle risorse
naturali di una Regione, e sulle interazioni positive e negative tra tali contesti e i
principali settori di sviluppo destinati ad essere finanziati a titolo dei Fondi
strutturali
Individuare obiettivi, finalità e priorità in materia di ambiente e sviluppo
6
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3.
Bozza di proposta di sviluppo
(piano/programma) e
individuazione delle alternative
4.
Valutazione ambientale della
bozza di proposta
5.
Indicatori in campo ambientale
6.
Integrazione dei risultati della
valutazione nella decisione
definitiva in merito ai piani e ai
programmi
-
sostenibile che gli Stati membri e le Regioni dovrebbero conseguire grazie a
piani e programmi di sviluppo finanziati a titolo dei Fondi strutturali
Garantire che gli obiettivi e le priorità ambientali siano integrati a pieno titolo
nel progetto (piano/programma) e individuazione di piano o programma che
definisce gli obiettivi e le priorità di sviluppo per le Regioni delle alternative
assistite, i tipi di iniziative suscettibili di ricevere contributi, le principali
alternative ai fini di conseguire gli obiettivi di sviluppo della Regione in
questione e un piano finanziario
Valutare le implicazioni, dal punto di vista ambientale, delle priorità di sviluppo
previste di proposta da piani o programmi, e il grado di integrazione delle
problematiche ambientali nei rispettivi obiettivi, priorità, finalità e indicatori.
Analizzare in quale misura la strategia definita nel documento agevoli o ostacoli
lo sviluppo sostenibile della Regione in questione.
Esaminare la bozza di documento nei termini della sua conformità alle politiche
e alla legislazione regionale, nazionale e comunitaria in campo ambientale
Individuare indicatori ambientali e di sviluppo sostenibile intesi a quantificare e
semplificare le informazioni in modo da agevolare, sia da parte dei responsabili
delle decisioni che da parte del pubblico, la comprensione delle interazioni tra
l’ambiente e i problemi chiave del settore. Tali indicatori dovranno essere
quantificati per contribuire a individuare e a spiegare i mutamenti nel tempo
Contribuire allo sviluppo della versione definitiva del piano o programma,
tenendo conto nella decisione definitiva in merito ai piani dei risultati della
valutazione
Vanno infine ricordati due elementi di metodo largamente condivisi nella dottrina e nella prassi:
la VAS è un processo a supporto dell’attività di pianificazione, e non uno strumento di verifica a
posteriori delle scelte di pianificazione;
la VAS ha ancora un carattere sperimentale, riconosciuto sia dalla direttiva europea (2001/42/CE), sia
dalle leggi di settore (in Europa o nelle regioni italiane).
Ne deriva una evidente flessibilità metodologica per la VAS (a differenza, ad esempio, della VIA dei
singoli progetti), che però non deve pregiudicare il risultato da conseguire: quello di assicurare una effettiva
considerazione degli effetti ambientali delle scelte di programmazione e di pianificazione, prima che queste
vengano tradotte in forma di interventi.
2.3
La VAS del PEAC del Comune di Forlì
La metodologia seguita deriva dalle diverse esperienze realizzate in Emilia-Romagna, che hanno portato
a codificare una procedura di VALSAT che risponde alle indicazioni della L.R. 20/2000 e che accoglie quelli
che sono i principi (Dir. 42/2001/CE), oltre che i principi esposti nelle linee guida predisposte nel corso degli
ultimi anni a livello nazionale ed internazionale.
Dalla lettura combinata di diversi dispositivi della L.R. 20/2000 risulta che la valutazione di sostenibilità
dei piani non si limita solo all'accertamento preventivo (ex ante) della sostenibilità delle scelte di
pianificazione e alla indicazione di interventi di mitigazione (anche opzione zero), ma è riferita all'intero
processo di pianificazione che prevede quindi anche il monitoraggio dell'attuazione dei piani nonché la
redazione di bilanci periodici per la revisione e aggiornamento degli stessi piani. Vi è, quindi, una
valutazione intermedia riferita alla gestione a attuazione del Piano. La valutazione ex-post costituisce inoltre
un bilancio necessario dei piani territoriali ed urbanistici che ci si accinge a rinnovare o a variare, per una
valutazione della efficienza e condivisione degli obiettivi della efficacia delle azioni previste e per la verifica
di coerenza con la valutazione preventiva.
La Valsat del PAE del Comune di Forlì è stata articolata in due momenti principali:
7
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
1) la valutazione di compatibilità con gli obiettivi di sostenibilità (fase qualitativa);
2) la valutazione degli effetti del piano (fase quantitativa).
La fase qualitativa del processo di valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale del PEAC è stata a
sua volta suddivisa in tre passaggi successivi:
a. definizione degli obiettivi di sostenibilità ambientale in materia di energia e uso razionale delle risorse;
b. definizione di obiettivi e politiche-azioni del PEAC;
c. verifica della coerenza esterna ed interna.
L’obiettivo è quello di verificare le interazioni e le congruenze tra obiettivi di Piano e obiettivi di
sostenibilità ambientale e territoriale per, eventualmente, fornire considerazioni e suggerimenti per eliminare
e/o mitigare le interazioni e gli effetti negativi. Si tratta quindi di una fase di lavoro interna e strettamente
integrata all’impostazione e redazione del documento preliminare.
La fase quantitativa è invece volta a misurare gli effetti/impatti associati alle azioni previste dal Piano e
si basa su dati, certi o stimati, organizzati sotto forma di indicatori. In particolare, si utilizza la generazione di
scenari descritti attraverso indicatori prestazionali per valutare gli effetti del piano. Criterio di valutazione è
la “distanza dai target” per definire il contributo delle singole azioni di Piano al raggiungimento degli
obiettivi.
Schema per la valutazione degli effetti di piano attraverso la descrizione degli scenari con indicatori prestazionali
(tratto da: VAS PER Emilia-Romagna)
8
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3.
L’ANALISI AMBIENTALE E TERRITORIALE
La descrizione dello “stato ambientale iniziale”, ovvero ciò che sono il territorio e le risorse naturali nel
momento in cui si redige il Piano, è strutturata attraverso una serie di indicatori ambientali nel loro stato di
riferimento attuale e storico, che possono essere influenzati dalle scelte di piano. Soprattutto si è cercato di
evidenziare i fattori critici che attualmente sono rilevabili nel contesto locale (e di area vasta) e che meritano
particolare impegno valutativo. A tale paragrafo segue infatti la valutazione ambientale preventiva delle
prestazioni del piano, che cerca sia di anticipare gli scenari evolutivi sia di misurare le prestazioni attraverso
indicatori di controllo.
Di seguito sono pertanto individuati e quantificati i principali indicatori per descrivere lo stato
ambientale attuale e le matrici ambientali potenzialmente impattate dal sistema energetico locale
(produzione, trasformazione, distribuzione e consumo finale dell’energia).
Gli indicatori utilizzati rappresentano in parte quelli già elaborati per l’elaborazione del Bilancio energetico,
capitolo del PEAC (consumi energetici, intensità energetica ed emissioni di gas di serra, fonti energetiche
rinnovabili) ed in parte comprendono la valutazione dei possibili impatti sulla matrice ambientale
maggiormente coinvolta, l’aria, poiché non è possibile affrontare un discorso sugli effetti climatici delle
emissioni trascurando quelli sulla qualità dell’aria (emissioni di NOx, PM10, COVNM, SOx, CO).
In particolare, per ciascun indicatore sono state analizzate le seguenti grandezze:
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
consumi energetici: serie storica dei consumi energetici totali, elettrici, termici, e dinamiche per settore;
intensità energetica: serie storica dell’intensità energetica totale, elettrica e termica;
emissioni di gas di serra: serie storica delle emissioni di CO2 eq totali, per settore e per combustibile;
emissioni di NOx: emissioni di NOx stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva;
emissioni di PM10: emissioni di PM10 stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva;
emissioni di COVNM: emissioni di COVNM stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva;
emissioni di SOx: emissioni di SOx stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva;
emissioni di CO: emissioni di CO stimate al 2003 e disaggregate per fonte emissiva;
fonti rinnovabili: produzione locale di energia, quota da fonti rinnovabili e copertura del consumo
Per quanto riguarda gli indicatori elaborati nell’ambito del Piano energetico, si rimanda a tale documento
la specifica delle fonti dati utilizzate nonché delle metodologie adottate per il calcolo dei dati.
La valutazione delle emissioni atmosferiche nel territorio di Forlì deriva invece dall’inventario realizzato da
ARPA Sezione Provinciale Forlì-Cesena per il piano di risanamento della qualità dell’aria della Provincia di
Forlì-Cesena, relativo all’anno 2003 ed opportunamente ritagliato sull’area di interesse ed integrato dagli
inquinanti ad effetto serra.
L’inventario è stato redatto secondo la seguente metodologia:
 per le aziende con una esplicita dichiarazione delle emissioni in atmosfera ai sensi del DPR 203/88, si
sono utilizzati i valori massimi autorizzati, ridotti al 60% (per le polveri e i COV) o al 70% (per l’NO2 e
l’SO2);
 gli inceneritori sono stati inseriti in questo gruppo in quanto titolari di una dichiarazione delle emissioni
in atmosfera. Quindi nella voce “Combustioni industriali” sono presenti anche i settori “Processi
industriali”, “Uso solventi” e “Trattamento rifiuti”;
9
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
 per il settore traffico si sono utilizzati i flussi misurati sulle principali strade del comune di Forlì e
dell’autostrada e il software EMIT (associato al modello ADMS) per calcolare le emissioni in base al
parco macchine circolante nel 2003;
 per tutti gli altri settori si sono utilizzati i fattori di emissione del manuale delle emissioni di ANPA.
L’inventario permette di quantificare, con dettaglio comunale, gli inquinanti emessi dalle seguenti fonti:
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
combustioni industriali
processi industriali
produzione e distribuzione di combustibili
uso solventi
X
X
X
X
/
/
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
smaltimento e trattamento rifiuti
Agricoltura
Natura
........................
X
X
X
X
X
3.1 Consumi energetici
Nel 2004 i consumi finali di energia nel Comune di Forlì ammontano a 320.141 tep, con un incremento
del 22,8% dal 1995. Nel decennio 1995-2004 la dinamica dei consumi vede un trend oscillante, ma
sostanzialmente in aumento: dopo una crescita nel 1996, si è registrato un calo nel 1997, ripetutosi nel 2000
e nel 2001 dopo due anni di crescita; gli ultimi tre anni hanno segnato una crescita del 14,1%.
Nel decennio storico considerato i consumi elettrici sono passati dal 84.731 tep a 122.397 tep, con un
incremento del 44,4%, mentre i consumi termici1, passati da 175.956 tep a 197.744 tep, hanno segnato un
crescita più contenuta, pari al 12,4%. Nel 2004 il settore più energivoro del Comune risulta il civile con oltre
100.000 tep consumati, seguito dal terziario con quasi 73.000 tep e dai trasporti con circa 72.000 tep;
l’industria è solo quarta con 63.251 tep. Dieci anni prima, nel 1995, il civile era sempre il settore che
registrava i consumi maggiori, ma il terziario si collocava al quarto posto, preceduto da trasporti e industria.
In dieci anni il terziario ha aumentato i propri. Il civile in particolare è al primo posto per i consumi termici,
mentre il terziario per i consumi di energia elettrica. Inoltre, come mostreranno gli indicatori di intensità
energetica, tali settori risultano i più inefficienti, ma al tempo stesso presentano i margini di intervento più
agevolmente praticabili, tant’è che le linee strategiche perseguibili dal Piano per stabilizzare i consumi e
migliorare anche la situazione a livello emissivo vedono in questi due settori ambiti privilegiati.
Consumi finali di energia
1
Anno
Consumi elettrici [MWh]
Consumi elettrici [tep]
Consumi termici [tep]
Consumi totali [tep]
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
349.075
351.936
354.485
368.253
391.569
410.473
432.295
450.046
477.540
502.724
84.731
85.502
86.209
89.632
95.251
103.396
100.627
109.460
116.248
122.397
175.956
183.263
177.431
184.766
188.038
177.567
179.950
182.270
202.512
197.744
260.687
268.765
263.640
274.398
283.289
280.963
280.577
291.731
318.760
320.141
I consumi termici comprendono i consumi per il riscaldamento e quelli derivanti dall’autotrazione, sia stradale che non stradale.
10
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Dinamica dei consumi finali di energia
350.000
300.000
250.000
consum
i(tep)
200.000
150.000
100.000
50.000
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Consumi elettrici
Consumi termici
Si può osservare come i consumi elettrici siano caratterizzati da una dinamica più marcata a causa del
continuo aumento della penetrazione elettrica nel settore energetico a spese degli altri vettori, in atto da
diversi anni. Nel 1995 i consumi elettrici rappresentavano il 32,5% del totale, mentre nel 2004 sono diventati
un 38,2 %, cioè hanno avuto una crescita di 5,7 punti percentuali, a scapito delle altre forme di energia.
Consumi finali di energia per settore (valori espressi in tep)
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Trasporti
65.338
64.179
64.836
67.103
68.020
67.711
66.493
68.565
71.189
71.801
Civile
91.513
95.994
90.431
92.585
95.478
88.646
92.481
90.626
103.730
100.043
Industria
52.659
52.685
51.413
55.791
56.457
59.437
54.228
58.734
60.453
63.251
Terziario
46.292
46.741
49.312
50.641
54.593
54.330
56.904
61.712
71.102
72.908
Agricoltura
4.885
9.166
7.646
8.277
8.741
10.839
10.472
12.094
12.286
12.137
260.687
268.765
263.640
274.397
283.289
280.963 280.577
291.731
318.760
320.141
Totale
Dinamica dei consumi finali di energia per settore
110.000
100.000
90.000
80.000
70.000
consum
i(tep)
60.000
50.000
40.000
30.000
20.000
10.000
0
1995
1996
Trasporti
1997
1998
Civile
1999
2000
Industria
2001
2002
Terziario
2003
2004
Agricoltura
11
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Nel 2004 il settore più energivoro del Comune risulta il Civile con oltre 100.000 tep consumati, seguito
dal Terziario con quasi 73.000 tep e dai Trasporti con quasi 72.000 tep. L’Industria era solo quarta con
63.251 tep consumati. Dieci anni prima, nel 1995, il Civile era sempre il settore che registrava i consumi
maggiori, ma il Terziario era soltanto il quarto settore, preceduto da Trasporti e Industria. In dieci anni il
Terziario ha aumentato i propri consumi di oltre il 57%.
3.2 Intensità energetica
L’Intensità Energetica del Valore Aggiunto (Questi rapporti sono generalmente espressi in tep o MWh
per milione di euro e più sono bassi, tanto maggiore sarà l’efficienza energetica del sistema esaminato)
misura il grado di efficienza energetica di un territorio ed è definita dal rapporto tra l’energia totale
consumata dal sistema e il suo Valore Aggiunto (V.A). Il Valore Aggiunto è l'aggregato che consente di
apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della
comunità per impieghi finali e si calcola come risultante della differenza tra il valore della produzione di beni
e servizi conseguita nei diversi rami di attività produttive ed il valore dei beni e servizi intermedi dalle stesse
consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive)2.
L’Intensità Energetica è generalmente espressa in tep o MWh per milione di euro e tanto più è bassa,
tanto maggiore sarà l’efficienza energetica del sistema esaminato.
Dinamica dell’Intensità Energetica totale: confronto Comune-Provincia
100
91,4
90
87
86,9
85,9
80,4
81,4
80
70
68,5
81,6
76,3
75,7
76,9
60
67,3
66,6
2000
2001
50
te
p
/m
lne
u
ro
70,5
68,1
62,6
40
30
20
10
0
1996
1997
1998
Comune di Forlì
1999
2002
2003
Provincia di Forlì-Cesena
L’Intensità Energetica del Comune di Forlì nel 2003 è pari a 107,1 tep/mln euro, inferiore al valore
medio provinciale (113,6 tep/mln euro). Nel periodo 1996-2003 entrambe le curve di Intensità Energetica
risultano sostanzialmente in leggero calo; tuttavia, la pendenza della retta interpolante l’andamento
provinciale è più pronunciata, tanto che l’Intensità Energetica del Comune sta raggiungendo, in valore
assoluto, quella della Provincia. Si evidenzia una tendenza nel 2003, rispetto all’anno precedente, alla
crescita dell’Intensità Energetica comunale ed un incremento più contenuto di quella provinciale.
2
Il Valore Aggiunto può essere calcolato ai prezzi di base o ai prezzi di mercato. Nel primo caso il saldo tra la produzione e i
consumi intermedi avviene valutando la produzione ai prezzi di base, cioè al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi
ai prodotti; il secondo caso invece corrisponde al valore aggiunto ai prezzi di base aumentato delle imposte sui prodotti, Iva esclusa e
al netto dei contributi ai prodotti. Il Bilancio energetico del PEAC del Comune di Forlì ha utilizzato il Valore Aggiunto ai prezzi di
base per macro settori di attività economica così come calcolato dall’Istituto Tagliacarne.
12
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Esaminando separatamente l’Intensità Termica ed Elettrica, si può vedere come la diminuzione
dell’Intensità Termica sia decisamente più marcata rispetto all’Intensità Energetica totale, sia per il Comune
che per la Provincia (anche in questo caso i valori tendono ad avvicinarsi), sintomo di un miglioramento
nell’efficienza d’uso dei combustibili, ovvero semplicemente di un trend meno sostenuto nell’aumento dei
consumi termici rispetto a quelli elettrici.
Più negativa risulta la dinamica dell’Intensità Elettrica, che rivela una sostanziale stazionarietà con
preoccupanti segnali di crescita nel biennio 2002-2003, sintomo della necessità di migliorare l’efficienza dei
consumi elettrici, sia per la Provincia che per il Comune, i cui valori sono più bassi di quelli provinciali.
Dinamica dell’Intensità Termica: confronto Comune-Provincia
160
138,3
140
129,7
130,2
129,6
123,5
125,4
110,8
113,6
120
100
119,7
113,4
112,4
115,8
107,4
103,9
2000
2001
tep/m
lneuro
80
100,3
107,1
60
40
20
0
1996
1997
1998
1999
Comune di Forlì
2002
2003
Provincia di Forlì-Cesena
Dinamica dell’Intensità Elettrica: confronto Comune-Provincia
250
204,1
200
tep/m
nleuro
150
156,7
185,6
188
152,5
150,9
1997
1998
189,7
160,1
187,7
162,8
191,2
184,2
187,4
153,2
154,7
160,5
2001
2002
2003
100
50
0
1996
Comune di Forlì
1999
2000
Provincia di Forlì-Cesena
L’indicatore dell’Intensità Energetica può essere utilmente applicato ai singoli macro-settori del sistema
economico (agricoltura, industria, servizi) al fine di verificarne il grado di efficienza energetica.
13
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Intensità energetica settoriale del V.A. totale (espressa in tep per milione di €)
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Agricoltura
4,1
3,3
3,4
3,6
4,1
3,9
4,2
4,1
Industria
23,5
22,1
22,9
23,1
22,7
20,1
20,2
20,3
Trasporti
28,6
27,9
27,5
27,8
25,9
24,6
23,6
23,9
Terziario*
20,8
21,2
20,7
22,3
20,8
21,1
21,2
23,9
Civile
42,7
38,9
37,9
39,0
33,9
34,3
31,1
34,9
Totale
119,7
113,4
112,4
115,8
107,4
103,9
100,3
107,1
Nel periodo 1996-2003 il Civile, ed in misura minore l’Industria ed i Trasporti vedono una progressiva
riduzione dell’Intensità Energetica. Nel periodo in esame, invece, il settore Terziario, i cui consumi sono
notevolmente aumentati, registra contemporaneamente un’Intensità Energetica in crescita. Stazionaria infine
l’Agricoltura.
3.3 Emissioni di gas di serra
Le emissioni totali di gas di serra sono aumentate dell’11,9% (in valore assoluto 88.843 t) dal 1995 al
2004, anno in cui si stimano essere pari a 746.142 t. È il settore dei trasporti quello che contribuisce in
misura preponderante alle emissioni climalteranti: nel 2004 con 353.538 t rappresenta il 47,4% del totale di
CO2 eq. emessa. Segue il settore civile (24,0%) e, in misura meno rilevante, il terziario (8,7%), l’industria
(8,6%), la termovalorizzazione dei rifiuti (6,8%) ed infine l’agricoltura e la zootecnia (4,4%). Si evidenzia
come, durante il decennio monitorato, non si inverta praticamente mai l’ordine sopra enunciato in merito ai
settori contribuenti; va tuttavia evidenziato il fatto che il settore dei trasporti vede un elevato incremento
delle emissioni (+57.138 t in 10 anni) mentre i settori terziario e civile misurano un aumento più modesto
(+13.6316 t e +4.848 t rispettivamente). L’industria, al contrario, vede un trend negativo (-4.158 t). Nel corso
del decennio in esame il settore che ha registrato il maggior incremento è stato quello della
termovalorizzazione dei rifiuti con +29,7.
Emissioni complessive di CO2 equivalente
780.000
754.294
760.000
740.000
746.142
720.000
703.240
CO2equivalente(tonnellate)
700.000
695.997
683.399
680.000
667.605
677.100
660.000
657.299
663.019
658.911
640.000
620.000
600.000
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
14
2003
2004
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Emissioni di CO2 equivalente per settore [valori espressi in tonnellate]
SETTORE
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
Agricoltura e Zoot.
27.436
29.226
25.181
24.991
25.177
25.575
28.261
32.571
32.339
33.177
Industria
68.460
68.948
66.492
77.129
70.897
65.878
58.675
62.388
62.152
64.302
Trasporti
296.400
294.323 300.916 313.053 320.879 324.683 325.227 334.982 346.013 353.538
Terziario
51.325
48.822
Civile
174.452
184.997 170.110 172.353 178.107 160.016 166.735 162.924 191.155 179.300
Termoval. rifiuti
39.225
41.289
Totale
657.299
667.605 658.911 683.399 695.997 663.019 677.100 703.240 754.294 746.142
52.750
43.462
50.688
55.415
45.186
45.521
52.040
34.827
57.244
40.957
55.806
54.569
69.607
53.027
64.956
50.869
(*) riscaldamento + acque reflue
N.B. Il valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico è stimato in
5.500 tonn di CO2 .
Emissioni di CO2 equivalente per settore
400.000
350.000
300.000
250.000
CO2equivalente(tonnelate)
200.000
150.000
100.000
50.000
0
1995
1996
Trasporti
Civile
1997
Industria
1998
1999
Terziario
2000
2001
2002
Termovalorizzazione rifiuti
2003
2004
Agricoltura e Zootecnia
Dinamica delle emissioni per combustibile
800.000
700.000
600.000
500.000
400.000
C
O
2equivalente(tonnelate)
300.000
200.000
100.000
0
1995
1996
Metano
1997
1998
Gasolio
1999
2000
Benzina
2001
2002
Olio Comb.
15
2003
2004
Gpl
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3.4
Emissioni di NOx
La principale fonte di emissioni in atmosfera, come si può notare leggendo anche gli indicatori riportati
ai paragrafi 3.4, 3.6, 3.7 e 3.8, è costituita dal traffico veicolare, seguito dalle attività produttive.
In particolare, i trasporti stradali sono i maggiori responsabili delle emissioni di monossido di carbonio
(CO), ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili non metanici (COVNM). Gli ossidi di zolfo (SOx)
presentano valori piuttosto contenuti, dovuto al sempre più diffuso impiego di combustibili a basso tenore di
zolfo nei processi industriali.
fonti emissive
emissioni di NOx nel 2003 (tonnellate)
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
174
combustioni industriali
527
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
2.989
229
trattamento rifiuti
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
asfalto
totale
3.5
3.919
Emissioni PM10
fonti emissive
emissioni di PM10 nel 2003
(tonnellate)
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
combustioni industriali
26
processi industriali
87
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
148
trattamento rifiuti
36
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
74
asfalto
totale
371
16
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3.6
Emissioni COVNM
fonti emissive
emissioni di COVNM nel 2003
(tonnellate)
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
combustioni industriali
24
processi industriali
967
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
1.247
trattamento rifiuti
64
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
1
asfalto
totale
3.7
2.303
Emissioni SOx
fonti emissive
emissioni di SOx nel 2003 (tonnellate)
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
combustioni industriali
12
processi industriali
193
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
20
trattamento rifiuti
3
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
asfalto
totale
3.8
228
Emissioni CO
fonti emissive
emissioni di CO nel 2003 (tonnellate)
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
180
combustioni industriali
75
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
17
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
uso solventi
trasporti stradali
8.619
altre sorgenti mobili
221
trattamento rifiuti
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
asfalto
1
totale
9.096
Emissioni di CO - anno 2003
Emissioni di NOx - anno 2003
2%
2%
1%
riscaldamento terziario e
residenziale
6%
4%
riscaldamento terziario e
residenziale
13%
combustioni industriali
combustioni industriali
trasporti stradali
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
altre sorgenti mobili
77%
95%
Emissioni di PM10 - anno 2003
Emissioni di SOx - anno 2003
9%
1%
5%
riscaldamento terziario e
residenziale
riscaldamento terziario e
residenziale
7%
20%
combustioni industriali
24%
combustioni industriali
trasporti stradali
trasporti stradali
10%
altre sorgenti mobili
altre sorgenti mobili
85%
39%
agricoltura (allevamenti e
fertilizzanti)
Emissioni di COVNM - anno 2003
0%
3%
riscaldamento terziario e
residenziale
1%
42%
combustioni industriali
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
54%
agricoltura (allevamenti e
fertilizzanti)
3.9
Fonti rinnovabili
Il 38% circa dei consumi totali è rappresentato dal consumo di energia elettrica ed il restante 62% dal
consumo di energia termica. I combustibili gassosi coprono la quota maggiore dei consumi termici con il
57,6% del totale, mentre i prodotti petroliferi rappresentano il restante 42,4%. La produzione locale di
18
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
energia è limitata a 4.770 tep di energia elettrica, pari all’1,5% del consumo interno. Tale produzione,
peraltro, è coperta quasi per l’80% dal termovalorizzatore.
Bilancio energetico del Comune (valori espressi in tep, anno 2004)
Totale Consumo energia elettrica
122.397
Totale Consumo energia termica
197.744
di cui:
prodotti petroliferi
83.811
combustibili gassosi
113.933
Totale Consumi
320.141
Totale Produzione energia elettrica
4.770
di cui:
Termovalorizzatore Hera
2.032
Termovalorizzatore Mengozzi
1.753
Turboespansore Hera
795
Idroelettrico
178
Fotovoltaico
14
Totale Produzione energia termica
0
Totale Produzione
4.770
Bilancio [tep]
-315.370
Bilancio [%]
- 98,51%
Energia prodotta da Termovalorizzazione rifiuti
Anno
Hera S.p.A.
Mengozzi s.r.l.
Energia Elettrica [MWh]
Energia Termica [MWh]
Energia Elettrica [MWh]
2000*
39
3.900
-
2001
8.984
9.007
-
2002**
13.483
16.418
6.780
2003
10.866
16.120
11.214
2004
8.833
7.736
7.621
* Anno di costruzione e primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Hera S.p.A.
** Anno di costruzione e di primo parallelo in rete del sistema di recupero di energia elettrica di Mengozzi s.r.l.
Per l’approvvigionamento di prodotti petroliferi e gas (energia “termica”) Forlì dipende dalle
importazioni dall’esterno, mentre la situazione dell’energia elettrica presenta alcune lievi diversificazioni.
L’energia elettrica immessa da ENEL nel territorio comunale è anch’essa costituita da una quota
preponderante proveniente dall’esterno e da una piccola quota di produzione “locale”, derivante cioè da
trasformazioni che avvengono all’interno dell’ambito comunale. A fronte di un consumo elettrico pari a
477.540 Mwh, l’approvvigionamento locale copre il 4% circa.
Il Comune di Forlì vede una produzione locale di energia elettrica proveniente in misura maggiore da
fonti assimilate alle rinnovabili ed in misura minore da fonti rinnovabili propriamente dette. Tra le prime
sono annoverati i due impianti di termovalorizzazione rifiuti, rispettivamente di proprietà delle Società Hera
s.p.a. e Mengozzi s.r.l. e l’impianto di turboespansione di Hera s.p.a.
19
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Da osservare che gli impianti di termovalorizzazione e di turboespansione non hanno come priorità la
produzione di energia, ma rispettivamente lo smaltimento dei rifiuti e la riduzione di pressione del metano
per la rete cittadina. Quindi, pur sfruttando dei cascami di energia altrimenti dispersa, hanno anche un
consumo di energia sotto forma di combustibile e di elettricità, che nei vari bilanci elaborati dal PEAC sono
contabilizzati fra i consumi.
In merito alle fonti energetiche rinnovabili propriamente dette, sul territorio comunale risulta operante
l’impianto idroelettrico di Villa Romiti. L’impianto, recentemente restaurato, esiste da prima del 1900 ed è
stato la prima unità di potenza elettrica della città di Forlì.
Inoltre nel Comune di Forlì risultano operanti impianti fotovoltaici che danno luogo ad una produzione
complessiva annua stimata in circa 55 MWh, corrispondenti ad un risparmio di combustibili fossili pari a
circa 14 tep.
20
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
4.
LA VALUTAZIONE DI COERENZA DEL PEAC DEL COMUNE DI FORLÌ
Il livello di coerenza con gli strumenti di pianificazione e/o programmazione preesistenti, di pari o di
diverso livello, con le norme e i riferimenti anche internazionali in materia di pianificazione e di sostenibilità
è un criterio strategico che indirizza un piano verso la sostenibilità.
Alla VAS compete quindi stabilire la coerenza generale del piano o programma e il raggiungimento
degli obiettivi di sostenibilità ambientale. L’illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o
programma e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi rappresenta infatti uno degli elementi
imprescindibili della valutazione ambientale, contenuti nella direttiva CE/42/2001 sulla VAS.
La verifica della coerenza del piano avviene mediante l'analisi di coerenza esterna, ovvero con gli
obiettivi e contenuti degli altri piani e programmi, e interna, ovvero tra obiettivi specifici e azioni del piano o
programma.
Nei paragrafi successivi si sono quindi riportati e analizzati i principali riferimenti programmatici,
legislativi e di pianificazione sia a livello internazionale che a livello locale strettamente correlati con la
tematica energetica.
4.1
Principali riferimenti programmatici e pianificatori in materia energetica
4.1.1 Riferimenti internazionali
In riferimento ai principi generali da cui dipendono le scelte di Piano è necessario premettere che la
politica energetica ha il compito di garantire la sicurezza, la flessibilità e la continuità degli
approvvigionamenti di energia in qualità commisurata ai reali fabbisogni e in condizioni di sviluppo
sostenibile.
Le politiche energetiche dovrebbero perseguire infatti due finalità:
 soddisfare i bisogni energetici (riducendo le possibilità di deficit produzione-consumi)
 rispettare i criteri dello sviluppo sostenibile attraverso obiettivi generali di seguito esplicitati
ENERGIA E EFFETTO SERRA
PROMUOVERE MODI DI CONSUMO E PRODUZIONE
DELL’ENERGIA SOSTENIBILI PER GLI EQUILIBRI DEL PIANETA
OBIETTIVI
GENERALI
A - Minimizzare
uso fonti fossili
B - Ridurre o
eliminare costi
ed effetti
ambientali
OBIETTIVI SPECIFICI / TARGET
A.1 Aumento dell’utilizzo di fonti
rinnovabili in sostituzione delle fonti
fossili.
A.2 Miglioramento dell’efficienza nel
consumo energetico.
A.3 Contenimento e/o riduzione dei
consumi energetici.
B.1 Riduzione delle emissioni
climalteranti, associate al bilancio
energetico locale.
B.2 Riduzione di impatti locali.
B.3 Sviluppo di nuove imprese e posti di
lavoro mirati alla sostenibilità del settore.
21
RIFERIMENTI CONSOLIDATI PER LA
DETERMINAZIONE DEI TARGET E LA
VALUTAZIONE DELLE AZIONI
In coerenza con gli impegni europei (Libro Bianco
‘96) e nazionali (Libro Bianco ‘99 approvato con il
CIPE 6 agosto 1999) che hanno stabilito come
obiettivo da raggiungere entro 2010, il raddoppio del
contributo delle fonti rinnovabili al soddisfacimento
del fabbisogno energetico nazionale (a livello
nazionale, incluso idroelettrico, la produzione di
energia da fonti rinnovabili era nel 1996 di 12 Mtep,
nel 2010 dovrà diventare circa 24 Mtep).
In coerenza con gli impegni nazionali ed europei che
hanno stabilito (nel 1999) la quota del 6,5 % di
riduzione entro il 2008-2012, con riferimento ai livelli
registrati nel 1990.
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
C - Adeguare o
innovare le
politiche
pubbliche
C.1 Attuazione di interventi locali (Piani
Energetici, azioni di promozione delle
energie rinnovabili e dell’efficienza
energetica,...).
Con riferimento a obblighi previsti dalla Legge 10/91
che impone a tutte le regioni e ai comuni >50.000 ab.
di predisporre un piano; al DPR 412/93 che impone a
province obblighi di controllo impianti e in attuazione
a Leggi e piani regionali e al D.lgs 112/98.
Indubbiamente il riferimento più importante per le politiche energetiche è rappresentato dal Protocollo di
Kyoto (il primo e finora unico strumento attuativo della Convenzione Quadro su Cambiamenti Climatici
approvata a New York nel 1992) per la riduzione delle emissioni dei cosiddetti gas serra: anidride carbonica,
gas metano, protossido di azoto, esafloruro di zolfo, idrofluorocarburi e perfluorocarburi. Il documento,
siglato nel Dicembre 1997, impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia di transizione (Est europeo)
a ridurre globalmente del 5,2%, nel 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990, le proprie emissioni di gas-serra,
responsabili del riscaldamento globale in atto. Per raggiungerlo, la via maestra indicata dal Protocollo era la
riduzione delle emissioni dei settori industriale, energetico e dei trasporti. Nel corso del negoziato hanno
assunto un ruolo rilevante i tagli ottenibili attraverso il meno costoso ricorso alla forestazione e ai cosiddetti
meccanismi flessibili3.
L’unione Europea ha approvato definitivamente il Protocollo di Kyoto con decisione del Consiglio del
25 Aprile 2002. Tale impegno è quantificato nella misura dell’8% rispetto alle emissioni del 1990.
La ratifica dell’Italia del Protocollo di Kyoto avviene con la Legge n.120 del 01/06/2002 che stabilisce
l’impegno dell’Italia di riduzione dei gas serra nella misura del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990.
4.1.2 Riferimenti Europei
Altro riferimento importante generale è rappresentato dal “Manuale per la valutazione ambientale dei
piani di sviluppo regionale e dei programmi dei fondi strutturali dell’unione europea (1998)”. I criteri di
sostenibilità rispetto ai quali valutare la “coerenza” del PEAC fanno riferimento a:
DIECI CRITERI CHIAVE PER
DESCRIZIONE
LA SOSTENIBILITÀ
RIDURRE AL MINIMO
L’IMPIEGO DELLE RISORSE
ENERGETICHE NON
RINNOVABILI
IMPIEGO DELLE RISORSE
RINNOVABILI NEI LIMITI
DELLA CAPACITÀ DI
RIGENERAZIONE
USO E GESTIONE CORRETTA,
L’impiego di risorse non rinnovabili, quali combustibili fossili, giacimenti di minerali e conglomerati
riduce le riserve disponibili per le generazioni future. Un principio chiave dello sviluppo sostenibile
afferma che tali risorse non rinnovabili debbono essere utilizzate con saggezza e con parsimonia, ad un
ritmo che non limiti le opportunità delle generazioni future. Ciò vale anche per fattori i nsostituibili –
geologici, ecologici o del paesaggio – che contribuiscono alla produ ttività, alla biodiversità, alle
conoscenza scientifiche e alla cultura
Per quanto riguarda l’impiego di risorse rinnovabili nelle attività di produzione primarie, qu ali la
silvicoltura, la pesca e l’agricoltura, ciascun sistema è in grado di sostenere un carico massimo oltre il quale
la risorsa si inizia a degradare. Quando si utilizza l’atmosfera, i fiumi e gli estuari come “depositi” di rifiuti,
li si tratta anch’essi alla stregua di risorse rinnovabili, in quanto ci si affida alla loro capacità spontanea di
autorigenerazione. Se si approfitta eccessivamente di tale capacità, si ha un degrado a lungo termine della
risorsa. L’obiettivo deve pertanto consistere nell’impiego delle risorse rinnovabili allo stesso ritmo (o
possibilmente ad un ritmo inferiore) a quello della loro capacità di rigenerazione spontanea, in modo da
conservare o anche aumentare le riserve di tali risorse per le generazioni future.
In molte situazioni, è possibile utilizzare sostanze meno pericolose dal punto di vista ambientale, ed evitare
3
Ci si riferisce a:
clean development mechanism: consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta con progetti di collaborazione nei
paesi in via di sviluppo;
- joint implementation: consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando i “diritti di emissione” risultanti dai
progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro paese industrializzato;
- emission trading: prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati possono scambiare le emissioni per
raggiungere gli obiettivi previsti.
-
22
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
DAL PUNTO DI VISTA
AMBIENTALE, DELLE
SOSTANZE E DEI RIFIUTI
PERICOLOSI/INQUINANTI
CONSERVARE E MIGLIORARE
LO STATO DELLA FAUNA E
FLORA SELAVTICHE, DEGLI
HABITAT E DEI PAESAGGI
CONSERVARE E MIGLIORARE
LA QUALITÀ DEI SUOLI E
DELLE RISORSE IDRICHE
CONSERVARE E MIGLIORARE
LA QUALITÀ DELLE RISORSE
STORICHE E CULTURALI
CONSERVARE E MIGLIROARE
LA QUALITÀ DELL’AMBIENTE
LOCALE
PROTEZIONE
DELL’ATMOSFERA
(RISCALDAMENTO DEL
GLOBO)
SENSIBILIZZARE
MAGGIORMENTE ALLE
PROBLEMATICHE
AMBIENTALI, SVILUPPARE
L’ISTRUZIONE E LA
FORMAZIONE IN CAMPO
AMBIENTALE
PROMUOVERE LA
PARTECIPAZIONE DEL
PUBBLICO ALLE DECISIONI
CHE COMPORTANO UNO
SVILUPPO SOSTENIBILE
o ridurre la produzione di rifiuti, ed in particolare dei rifiuti pericolosi. Un approccio sostenibile consisterà
nell’impiegare i fattori produttivi meno pericolosi dal punto di vista ambientale e nel ridurre al minimo la
produzione di rifiuti adottando sistemi efficaci di progettazione di processi, gestione dei rifiuti e controllo
dell’inquinamento.
In questo caso, il principio fondamentale consiste nel conservare e migliorare le riserve e le qualità delle
risorse del patrimonio naturale, a vantaggio delle generazioni presenti e future. Queste risorse naturali
comprendono la flora e la faun a, le caratteristiche geologiche e geomorfologiche, le belle zze e le
opportunità ricreative naturali. Il patrimonio naturale pertanto comprende la configurazione geografica, gli
habitat, la fauna e la flora e il paesaggio, la combinazione e le interrelazioni tra tali fattori e la fruibilità di
tale risorse. Vi sono anche stretti legami con il patrimonio culturale (cfr. criterio chiave n. 6).
Il suolo e le acque sono risorse naturali rinnovabili essenziali per la salute e la ricchezza dell’umanità, e che
possono essere seriamente minacciate a causa di attività estrattive, dell’erosione o dell’inquinamento. Il
principio chiave consiste pertanto nel proteggere la quantità e qualità delle risorse esistenti e nel migliorare
quelle che sono già degradate.
Le risorse storiche e culturali sono risorse limitate che, una volta distrutte o danneggiate, non possono
essere sostituite. In quanto risorse non rinnovabili, i principi dello sviluppo sostenibile richiedono che siano
conservati gli elementi, i siti o le zone rare rappresentativi di un particolare periodo o tipologia, o che
contribuiscono in modo particolare alle tradizioni e alla cultura di una data area. Si può trattare, tra l’altro,
di edifici di valore storico e culturale, di altre strutture o monumenti di ogni epoca, di reperti archeologici
nel sottosuolo, di architettura di esterni (paesaggi, parchi e giardini) e di strutture che contribuiscono alla
vita culturale di una comunità (teatri, ecc.). Gli stili di vita, i costumi e le lingue tradizionali costituiscono
anch’essi una risorsa storica e culturale che è opportuno conservare.
Nel contesto del presente dibattito, la qualità di un ambiente locale può essere definita dalla qualità
dell’aria, dal rumore ambiente, dalla gradevolezza visiva e generale. La qualità dell’ambiente locale è
importantissima per le aree residenziali e per i luoghi destinati ad attività ricreative o di lavoro. La qualità
dell’ambiente locale può cambiare rapidamente a seguito di cambiamenti del traffico, delle attività
industriali, di attività edilizie o estrattive, della costruzione di nuovi edifici e infrastrutture e da aumenti
generali del livello di attivi tà, ad esempio da parte di v isitatori. È inoltre possibile migliorare
sostanzialmente un ambiente locale degradato con l’introduzione di nuovi sviluppi.
Una delle principali forze trainanti dell’emergere di uno sviluppo sostenibile è consistita nei dati che
dimostrano l’esistenza di prob lemi globali e regionali causa ti dalle emissioni nell’atmosfera. Le
connessioni tra emissioni derivanti dalla combustione, piogge acide e acidificazione
dei suoli e delle acque, come pure tra clorofluorocarburi (Cfc), distruzione dello strato di ozono ed effetti
sulla salute umana sono stati individuati negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta. Successivamente è
stato individuato il nesso tra anidride carbonica e altri gas di serra e cambiamenti climatici. Si tratta di
impatti a lungo termine e pervasivi, che costituiscono una grave minaccia per le generazioni future.
Il coinvolgimento di tutte le istanze economiche ai fini di conseguire u no sviluppo sostenibile è un
elemento fondamentale dei principi istituiti a Rio (Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo
sviluppo, 1992). La consapevolezza dei problemi e delle opzioni disponibili è d’importanza decisiva:
l’informazione, l’istruzione e la formazione in materia di g estione ambientale costituiscono elementi
fondamentali ai fini di uno sviluppo sostenibile. Li si può realizzare con la diffusione dei risultati della
ricerca, l’integrazione dei programmi a mbientali nella formazione pro fessionale, nelle scuole,
nell’istruzione superiore e per gli adulti, e tramite lo sviluppo di reti nell’ambito di settori e raggruppamenti
economici. È importante anche l’accesso alle informazioni sull’ambiente a partire dalle abitazioni e nei
luoghi ricreativi.
La dichiarazione di Rio (Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo, 1992) afferma che il
coinvolgimento del pubblico e delle parti interessate nelle decisioni relative agli interessi comuni è un
cardine dello sviluppo sostenibile. Il principale meccanismo a tal fine è la pubblica consultazione in fase di
controllo dello sviluppo, e in particolare il coinvolgimento di terzi nella valutazione ambientale. Oltre a ciò,
lo sviluppo sostenibile prevede un più ampio coinvolgimento del pubblico nella formulazione e messa in
opera delle proposte di sviluppo, di modo che possa emergere un maggiore senso di appartenenza e di
condivisione delle responsabilità.
A conferma di tali principi nel Libro bianco, una politica energetica per l’unione europea (1997) si
sancisce come la politica energetica europea si debba fondare su tre pilastri fondamentali:
 la competitività complessiva;
 la sicurezza dell’approvvigionamento;
 la protezione ambientale.
Su quest’ultimo obiettivo, aspetto di fondamentale importanza è il raggiungimento degli obiettivi
concordati di emissioni di gas serra e di inquinanti atmosferici.
Il Sesto Programma d'Azione dell'Unione Europea Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 22 luglio 2002, pubblicato sulla G.U.C.E. L 242 del 10/09/2002, è il documento che
23
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
delinea gli scenari per lo sviluppo delle politiche ambientali dei Paesi membri nel prossimo decennio. I suoi
obiettivi sono:
 riduzione dei gas serra del 20-40% entro il 2020 attraverso razionalizzazione, ricorso al rinnovabile,
conversione al gas naturale della produzione di elettricità da carbone o da prodotti petroliferi. In
riferimento alla cogenerazione l’obiettivo e di raggiungere il 18% dell’approvvigionamento elettrico
entro il 2010. Nel settore dell’industria è previsto un aumento dell’efficienza energetica pari all’1%
annuo;
 verifica che il consumo di risorse, rinnovabili e non, non superino la capacità di carico dell’ambiente;
 indurre le leggi di mercato a “lavorare per l’ambiente” attraverso eco-tasse ed incentivi;
 integrazione delle politiche ambientali nelle altre politiche settoriali ed intersettoriali;
 promuovere la collaborazione con il mondo imprenditoriale, sia per il monitoraggio sia incoraggiando
programmi come l’European Eco-Efficiency Iniziative per una migliore comprensione, specie tra le
piccole e medie industrie, degli effetti positivi dei principi di efficienza ambientale;
 informazione dei cittadini e promozione di conseguenti modifiche comportamentali;
 pianificazione e gestione del territorio in modo più ecologico tramite il miglioramento dell’applicazione
della direttiva di VIA e la corretta e capillare introduzione della VAS;
 potenziamento della ricerca su tecnologie e materiali innovativi;
 rispetto degli standard applicativi ai veicoli e alle fonti fisse di inquinamento;
 inserimento di considerazioni di efficienza nella politica integrata dei prodotti, nei programmi di
etichettatura ecologica e nelle politiche degli “approvvigionamenti verdi”;
 reimmissione della maggior parte dei rifiuti nel ciclo economico, soprattutto attraverso il riciclaggio o
restituzione all’ambiente in forma utile (p.es. compostaggio) o perlomeno non nociva; ci si propone di
ridurre, rispetto ai livelli del 2000, la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento finale, del 20%, entro il
2019 e del 50% entro il 2050.
Il già citato Libro bianco dell’Unione Europea (1997) stabilisce l’importanza strategica della
disponibilità di energia accessibile, affidabile e pulita. La Commissione Europea propone la fissazione per il
2010 di un obiettivo del 12% per il contributo delle fonti energetiche rinnovabili al consumo interno lordo
di energia dell’Unione Europea e quindi un raddoppio della quota da fonti energetiche rinnovabili che nel
1997 è inferiore al 6%. Esso è comunque un obiettivo politico e non uno strumento giuridicamente
vincolante. Al fine di promuovere il decollo delle fonti rinnovabili di energia la Commissione propone una
campagna d’azione basata in particolare su alcuni sistemi chiave: sistemi fotovoltaici, centrali eoliche,
impianti a biomassa, centrali idroelettriche, produzione geotermica, rifiuti e biogas. La Commissione
europea ha iniziato a definire le misure volte a soddisfare l’ulteriore obiettivo di sostituire nel settore dei
trasporti, entro il 2020 il 20% del combustibile tradizionale con combustibile alternativo.
4.1.3 Riferimenti Nazionali
Uno dei riferimenti più importanti a livello italiano Libro Bianco per la valorizzazione energetica delle
fonti rinnovabili realizzato dall'ENEA ed approvato nel 1999 dal CIPE (Comitato Interministeriale per la
Programmazione Economica). Esso rappresenta un documento di indirizzo del governo in materia di politica
energetica del Paese nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, anche in relazione alla riduzione delle
emissioni di gas serra e alla progressiva introduzione delle rinnovabili nel mercato. Il Libro bianco individua
obiettivi, strategie e progetti necessari per ottenere le riduzioni di emissioni di gas serra previste dalla
delibera CIPE sugli impegni del post-Kyoto. Il documento prevede al 2008-2012, incrementi di produzione
di energia elettrica da fonti rinnovabili pari a circa 6,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) ed
incrementi di produzione di energia termica pari a circa 2 Mtep. Il totale delle emissioni di CO2 risparmiata è
24
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
valutato complessivamente in circa 24 milioni di tonnellate. Particolare importanza viene attribuito agli
“accordi volontari” quali strumenti per conseguire gli obiettivi prefissati attraverso il coinvolgimento dei vari
soggetti interessati. Al fine di reperire risorse aggiuntive il Libro Bianco prevede l’inserimento di uno
specifico asse dedicato alle fonti rinnovabili nella programmazione 2000-2006 dei Fondi Strutturali
dell’Unione Europea. L’obiettivo che l’Italia si è proposta in sede comunitaria è ambizioso: le fonti
rinnovabili rappresentano il 16% e devono arrivare al 25%. Successivamente viene approvata la Delibera
CIPE del 20/12/2002 che costituisce la “revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di
riduzione delle emissioni dei gas serra (Legge 120/2002)" ed approva in particolare la Strategia di azione
Ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia. Con tale strumento il Ministero dell’Ambiente intende
pianificare il percorso che consentirà all’Italia di rispettare entro il 2008-2012 gli obiettivi di riduzione delle
emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990 come previsto dal protocollo di Kyoto.
I principali obiettivi in tema di cambiamenti climatici sono riassunti nella tabella seguente:
25
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
4.1.4 Riferimenti regionali
La Regione Emilia-Romagna ha approvato l’Agenda 21 regionale (Piano d’azione Ambientale per un
futuro sostenibile, approvato dalla Giunta Regionale con Deliberazione n.1322 del 3 Luglio 2001).
Il Piano prevede per il settore energetico azioni lungo 4 assi d’interventi individuati dal VI Programma
d’azione Comunitario, ovvero:
1. misure specifiche per aumentare l’efficienza energetica, il risparmio energetico, l’uso più consistente
delle energie e delle materie prime rinnovabili e la riduzione dei gas climalteranti diversi dalla CO2, ad
esempio mediante dispositivi specifici, accordi ambientali con i settori industriali, applicazione di
tecnologie avanzate;
2. integrazione degli obiettivi relativi al cambiamento climatico nelle politiche settoriali della Regione e
degli Enti pubblici quali i trasporti, l’energia, l’industria, l’agricoltura in base ad obiettivi specifici e
sviluppando indicatori adeguati:
 le modifiche strutturali del settore dei trasporti, la promozione del passaggio alla ferrovia, alle vie
navigabili e al trasporto pubblico sono fattori di importanza capitale in questo contesto;
 in campo energetico va promossa l’ulteriore conversione della produzione di elettricità verso fonti a
minore emissione di CO2; tale conversione dovrebbe sempre più orientarsi verso le forme di energia
rinnovabili;
 in campo agricolo, va perseguita la diminuzione delle emissioni di azoto e metano e lo sviluppo di
tecniche che potenzino i “bacini di assorbimento del carbonio” in agricoltura e silvicoltura;
 il settore industriale deve puntare ad una maggiore efficienza energetica;
3. il potenziamento della ricerca su tecnologie e materiali innovativi;
4. la migliore informazione ai cittadini ed alle imprese in materie di cambiamento climatico.
Tale piano è stato aggiornato a Novembre 2004 attraverso il Piano d’azione Ambientale 2004-2006. Il
quadro di indirizzi richiamato rimane comunque la cornice di riferimento per l’intero Piano regionale 20042006 all’interno del quale individuare priorità di azione, specifici obiettivi da raggiungere, soggetti e
modalità di attuazione, da parte di tutti i settori coinvolti nella promozione dello sviluppo sostenibile e della
qualità ambientale, a fronte del quadro di risorse finanziarie ad oggi disponibili ed in prospettiva nel triennio.
Per i dettagli sui contenuti del Piano Energetico regionale si rimanda al successivo paragrafo 4.1.5.1.
4.1.5 Principali riferimenti legislativi
Gli obiettivi delineati nei capitoli precedenti sono in parte stati tradotti in riferimenti legislativi che dalle
Direttive Europee sono stai poi recepiti dalla normativa nazionale e regionale in materia.
Tra i provvedimenti più importanti si ricordano:
a) Direttiva 96/62/CEE abrogata dalla successiva Direttiva 2003/54/CE: stabilisce norme comuni per la
generazione, la trasmissione e la distribuzione dell’energia elettrica attraverso la liberalizzazione del
mercato e uso efficiente dell’energia elettrica. Tale direttiva è stata recepita in Italia attraverso il
cosiddetto Decreto Bersani (D.Lgs. n. 79 del 16/03/99). Oltre a disciplinare le regole per le attività di
produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica, il Decreto Bersani ha
fissato i nuovi meccanismi di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili,
basati su regole di mercato e quindi più confacenti al contesto di liberalizzazione in particolare attraverso
l’istituzione di un mercato dei Certificati Verdi. A quest’ultimo devono rapportarsi i produttori ed
importatori di energia da fonti convenzionali per rispettare, a partire dal 2002, l’obbligo di immissione
26
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
nel sistema elettrico nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili in misura pari al 2% dell’energia
da fonte non rinnovabile immessa in rete l’anno precedente. Tale percentuale si applica alla quota
eccedente i 100 MWh. A tale decreto è seguito il D.M. 11/11/1999 che contiene direttive per l’attuazione
delle norme in materia di energia elettrica da fonti rinnovabili”. In particolare l'energia da fonti
rinnovabili da immettere nel sistema elettrico nazionale per far fronte all’obbligo della quota del 2%, può
essere prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili entrati in esercizio, a seguito di nuova
costruzione, potenziamento, rifacimento, o riattivazione, in data successiva al 1° aprile 1999, anche
destinati, in tutto o in parte, all'autoproduzione. L’obbligo del 2% può essere rispettato anche
importando, in tutto o in parte, elettricità prodotta da impianti entrati in esercizio dalla medesima data,
ma ubicati in paesi esteri, purché tali paesi adottino analoghi strumenti di promozione ed incentivazione
delle F.E.R. La produzione di energia elettrica degli impianti a fonti rinnovabili ha diritto, per i primi
otto anni di esercizio, alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili, denominata Certificato Verde
emesso dal gestore della rete, su comunicazione del produttore.
b) Direttiva 98/30/CEE: stabilisce norme comuni per il trasporto, la distribuzione, la fornitura e lo
stoccaggio di gas naturale attraverso la liberalizzazione del mercato del gas naturale. Tale direttiva è
stata recepita in Italia attraverso il cosiddetto Decreto Letta (D.Lgs. n.164 del 23/05/2000).
Le riforme del mercato dell'energia in attuazione delle Direttive Europee 96/92/CE e 98/30/CE non si
limitano al recepimento delle direttive, ma disciplinano gli interi settori sviluppando inoltre strumenti di
aumento dell’efficienza energetica anche nell'ambito degli usi finali di energia. Il 24 Aprile 2001
vengono emanati due Decreti Ministeriali:
 Individuazione degli obiettivi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali ai sensi
dell'art.9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n,79 - Energia Elettrica;
 Individuazione degli obiettivi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili di
cui all'art.16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164 - Gas Naturale.
che fissano obiettivi nazionali di efficienza energetica, risparmio energetico e sviluppo delle fonti
rinnovabili per il settore dell’Energia Elettrica e per il settore del Gas Naturale, in coerenza con gli
obiettivi del protocollo di Kyoto. I due decreti, detti anche Decreti Gemelli, individuano gli obiettivi
quantitativi di risparmio energetico da conseguire a livello nazionale in ogni anno dal 2002 al 2006 e
gettano le basi per la costruzione di un sistema di titoli di efficienza energetica denominati Certificati
Bianchi di valore pari alla riduzione certificata di consumi certificata per quell’anno. I Decreti Gemelli
rivoluzionano il sistema degli incentivi fino ad allora seguito e consistente nel concedere contributi
direttamente agli utilizzatori finali dell’energia.
c) Direttiva 2001/77/CEE: mira a promuovere un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili
alla produzione di elettricità nel relativo mercato interno e a creare le basi per un futuro quadro
comunitario in materia. Gli stati membri adottano misure atte a promuovere l’aumento del consumo di
elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili perseguendo gli obiettivi indicativi nazionali per il
2010 che prevedono una quota del 22,1% di elettricità prodotta da F.E.R. sul consumo totale della
Comunità. Per l’Italia l’obiettivo indicativo nazionale è pari al 25 % di elettricità da F.E.R. rispetto al
consumo interno lordo. Tale direttiva è recepita in Italia dal D.Lgs. 387 del 29/12/2003. Oltre agli
obiettivi suddetti si stabilisce:
 un incremento dell’obbligo di produrre elettricità da fonti rinnovabili dello 0,35% all’anno a partire
dal 2004;
 la possibilità di connessione alla rete degli impianti da fonte rinnovabile con potenza fino a 20 kw
con modalità di scambio sul posto dell’energia elettrica; sarà possibile realizzare quindi il “Net
Metering” anche per l’eolico di piccola taglia come avviene già per il fotovoltaico;
27
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
 l’introduzione di un meccanismo di incentivazione in conto energia per il fotovoltaico.. Tale sistema
finanzia l’energia elettrica prodotta e immessa in rete con una tariffa incentivante e non più
l’investimento iniziale;
 una serie di incentivi anche per la produzione elettrica da solare termodinamico;
 l’introduzione di una garanzia di origine dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili;
 una migliore definizione delle fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle
rinnovabili. Vengono esplicitamente escluse le fonti assimilate e i beni prodotti o sostanze derivanti
da processi il cui scopo primario sia la produzione di vettori energetici o di energia. L’articolo 17
prevede l’inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato
alle fonti rinnovabili (beneficia di tale regime anche la parte non biodegradabile dei rifiuti).
In attuazione dell’art.7 del Dlgs. 387/2003 è stato emanato il D.M. del 28/07/05 denominato “Criteri per
l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte
solare” (conto energia). Il conto energia italiano è un sistema di incentivazione ibrido perché l’energia
elettrica prodotta dall’impianto beneficia della tariffa incentivante sia se autoconsumata, sia se immessa
nella rete locale (quando la produzione eccede il consumo delle proprie utenze). In particolare per gli
impianti di potenza inferiore ai 20 kW, oltre all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha un
ulteriore beneficio sui normali consumi: l’elettricità da FV autoconsumata dall’utenza e/o ceduta alla rete
locale, sarà scontata dalle bollette successive; invece per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, oltre
all’incentivo ventennale su tutta la produzione, si ha il risparmio per l’energia autoconsumata ed in più la
vendita diretta delle eccedenze alla rete locale
d) Direttiva 2002/91/CE: mira a promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella
Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni per
quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi. Tale Direttiva è stata
recepita in Italia attraverso il D.Lgs n.192 del 19/08/2005 “Rendimento e certificazione energetica
nell’edilizia” Il recepimento della direttiva europea, prevede la disciplina delle seguenti tematiche:
1. la metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici;
2. l’applicazione di requisiti minimi per le prestazioni energetiche degli edifici;
3. i criteri per la certificazione energetica;
4. le ispezioni periodiche degli impianti di climatizzazione;
5. i criteri per garantire la qualificazione e l’indipendenza dei soggetti incaricati di svolgere la
certificazione energetica;
6. attività informativa, di formazione professionale per l’uso razionale dell’energia, nonché la raccolta
di informazioni e monitoraggio delle esperienze sul territorio nazionale.
Il decreto si applica integralmente agli edifici di nuova costruzione e in caso di ristrutturazione completa
di edifici di superficie utile superiore a 1.000 m2; si applica anche, con il rispetto di specifici parametri e
livelli prestazionali, in tutti gli altri casi di ristrutturazione di edifici, nell’installazione e nella
sostituzione del generatore di calore indipendentemente dalle dimensioni degli edifici e dall’entità delle
ristrutturazioni. Sono esclusi i fabbricati industriali, artigianali, agricoli non residenziali e quelli protetti
dal codice dei beni culturali, nonché i piccoli fabbricati isolati. Un aspetto nuovo introdotto dal decreto è
la volontà di adottare una valutazione complessiva della prestazione energetica degli edifici, che
preveda, accanto alla stima convenzionale dei consumi per la climatizzazione invernale, anche i consumi
per la climatizzazione estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria, la ventilazione e l’illuminazione.
Inoltre, a partire dall’ 08/10/06 per gli edifici nuovi o di superficie utile superiore a 1.000 m2 sottoposti a
ristrutturazione integrale, è prevista l’obbligatorietà della certificazione energetica di durata decennale,
intesa come l’insieme delle attività di valutazione finalizzate al rilascio dell’attestato di prestazione
energetica, riportante i consumi convenzionali del fabbricato e i suggerimenti migliorativi.
28
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
e) Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 26/08/1993 “Regolamento recante norme per la
progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai
fini del contenimento dei consumi di energia”: è il decreto attuativo della legge n.10 del 1991. E’ stato
successivamente aggiornato dal D.P.R. 551/99. Questo decreto offre molti spazi all’applicazione di una
politica energetica su scala comunale (comuni con oltre 40.000 abitanti). In particolare ha:
1. suddiviso il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei “gradi giorno” comunali e
indipendentemente dall’ubicazione geografica;
2. stabilito per ogni zona climatica la durata giornaliera di attivazione e il periodo annuale di
accensione degli impianti di riscaldamento;
3. classificato gli edifici in otto categorie a seconda della destinazione d'uso e stabilito per ogni
categoria di edifici la temperatura massima interna consentita; ha inoltre stabilito che gli impianti
termici nuovi o ristrutturati debbono garantire un rendimento stagionale medio che va calcolato in
base alla potenza termica del generatore;
4. definito i valori limite di rendimento per i generatori di calore ad acqua calda e ad aria calda;
5. previsto una periodica e annuale manutenzione degli impianti termici.
La più importante novità introdotta dal successivo D.P.R. 551/99 appare l’obbligo di dotare gli impianti
termici, al servizio di edifici la cui concessione edilizia è stata rilasciata dopo il 30 giugno 2000, di
sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del consumo energetico per ogni singola unità
immobiliare.
f) In attuazione della Direttiva 2003/30/CE relativa alla promozione dell’uso dei biocarburanti nei trasporti,
è stato emanato in Italia il D.Lgs. n.128 del 30/05/05. La nuova norma impone a società petrolifere e
distributori di soddisfare la domanda di benzina e nafta da trasporto con biocarburante (puro o miscelato)
in una percentuale minima pari all’1% entro l’anno in corso e al 2,5% entro il 2010, obiettivi al di sotto
del target fissato dall’Unione Europea che prevede di sostituire entro il 2005 il 2% dei consumi totali di
benzina e gasolio da autotrazione con biocarburanti, per poi salire al 5,75% entro il 2010. Inoltre
possono essere immesse al consumo nella rete di distribuzione solo miscele diesel-biodiesel con
contenuto di biodiesel inferiore o uguale al 5%. Se la percentuale di biodiesel supera il 5%, la miscela
può essere avviata al consumo solo presso utenti extra-rete e usata solo in veicoli omologati. I
biocarburanti considerati tali dal decreto sono: bioetanolo, biodiesel, biogas carburante, biometanolo,
biodimetiletere, bio-Etbe, bio-Mtbe, biocarburanti sintetici, bioidrogeno, olio vegetale puro.
A livello regionale il riferimento più importante è rappresentato dalla L.R. n.26 del 23/12/2004
“Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia”
La presente norma disciplina la programmazione energetica territoriale e contiene inoltre altre disposizioni in
materia di energia. Con questa disposizione la giunta punta a qualificare il sistema elettrico ed energetico per
raggiungere l’autosufficienza elettrica della Regione al 2010. Per raggiungere il pareggio del bilancio
elettrico ed insieme mantenere fede agli impegni assunti a Kyoto, la legge regionale prevede azioni su tre
livelli diversi:
1.
Si intende innanzitutto portare a conclusione il processo, già avviato, di conversione di tutte le vecchie
centrali ad olio combustibile (altamente inquinanti e poco efficienti) in impianti a metano e a ciclo
combinato da realizzare con le migliori tecnologie, secondo quanto indicato dalle direttive europee.
2.
Si punta poi su un aumento della produzione elettrica con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico,
fotovoltaico e biomasse).
3.
La legge stabilisce una nuova possibilità di intervento, prevedendo per la prima volta che, per ogni
nuovo insediamento urbanistico, vi siano scelte progettuali di uso razionale di energia e dotazioni di
fonti rinnovabili. La nuova legge prevede incentivi a favore della bioarchitettura: sottotetti che
29
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
potranno essere recuperati a fini abitativi senza ulteriori oneri, purché adeguatamente coibentati;
contatori singoli obbligatori negli impianti di riscaldamento centralizzati; sistemi solari obbligatori in
tutte le nuove abitazioni superiori ai mille metri quadrati. Verranno, inoltre, introdotti: nuovi standard
di rendimento energetico degli edifici, che dovranno essere recepiti dai regolamenti edilizi comunali;
certificazione energetica di tutti gli edifici pubblici; obblighi per i Comuni e le Province di prevedere
per i nuovi insediamenti abitativi, accanto alle tradizionali opere di urbanizzazione, le nuove reti
energetiche di teleriscaldamento e la cogenerazione.
In questo modo entro il 2010 le emissioni di CO2 dovute alla produzione elettrica si ridurrebbero dalle
attuali 13,2 milioni di tonnellate (comprensive di 7 milioni di tonnellate imputabili alle importazioni) a 11,2
milioni di tonnellate. Per il settore residenziale, cha attualmente in Emilia Romagna consuma 2.700.000 tep
l’anno, il Piano punta ad un risparmio pari a 330.000 tep al 2010. Tale obiettivo, se raggiunto permetterà di
ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera di circa 700.000 tonnellate.
4.1.5. I principali strumenti di pianificazione in materia di energia
4.1.5.1 Piano Energetico Regionale
Il Piano Energetico Regionale (PER), in fase di approvazione, si pone come obiettivo “una situazione al
2010 di tendenziale equilibrio del bilancio elettrico regionale ma offrendo il contributo per il
raggiungimento dei più importanti obiettivi di sostenibilità energetica posti all’Italia a livello internazionale,
per la quota parte spettante all’Emilia-Romagna”. Lo scenario evolutivo indicato nel P.E.R. fissa quindi
l’obiettivo della autosufficienza regionale nella produzione rispetto ai consumi puntando in particolare su
una notevole valorizzazione delle fonti rinnovabili secondo la seguente previsione:
Bilancio elettrico regionale (TWh) al 2000 e scenario al 2010
2000
2010
Produzione
di cui:
- idroelettrico
- eolico + fotovoltaico
- biomasse
- cogenerazione (autoprod)
- termoelettrica
12.6
32.0
1.2
0.08
1.5
9.9
1.4
0.1
1.3
5.0
24.1
Richiesta
24.4
32.0
Deficit
48%
0
Il P.E.R. dell’Emilia Romagna assume comunque paradigma dei suoi obiettivi la piena attuazione del
contributo regionale di riduzione di emissioni di CO2 equivalenti riferito a tutti i settori dei consumi
energetici rispetto ai livelli del 1990. Il Piano non si propone d’imporre una gestione prescrittiva della
tematica energetica ma di farne uno strumento flessibile tramite cui contribuire alla tutela degli interessi
diffusi e dell’ambiente in piena conformità con gli indirizzi comunitari di politica energetica. In particolare è
prevista l’integrazione delle scelte energetiche strategiche con quelle di pianificazione territoriale, sia a
livello urbanistico e di Piano dei Trasporto, sia a livello di modelli di sviluppo economico. Le finalità della
politica energetica aventi il ruolo di sotto-obiettivi. funzionali al raggiungimento del fine generale sono:
1. promuovere il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia anche attraverso le azioni di assistenza,
consulenza ed informazione, nonché lo sviluppo di servizi rivolti agli utenti finali dell’energia;
2. favorire lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili ed assimilate;
30
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3. assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, territoriale e di sicurezza dei processi di produzione,
trasformazione, trasporto, distribuzione ed uso finale dell’energia, anche attraverso l’adozione di misure
volte ad accelerare l’adeguamento e la sostituzione degli impianti esistenti;
4. promuovere i fattori di competitività regionale contribuendo ad elevare la sicurezza, l’affidabilità e la
continuità degli approvvigionamenti di energia, assicurando la distribuzione equilibrata delle
infrastrutture nel territorio, diffondendo l’innovazione tecnologica, organizzativa e finanziaria nella
realizzazione dei progetti energetici d’interesse pubblico, garantendo l’efficienza, qualità, fruibilità e
diffusione dei servizi in condizioni di concorrenza, economicità e redditività;
5. favorire il miglioramento delle prestazioni dei sistemi energetici, con riguardo alle diverse fasi di
programmazione, progettazione, esecuzione, esercizio, manutenzione e controllo di impianti, edifici,
manufatti, in conformità alla normativa tecnica di settore, anche attraverso la diffusione di sistemi di
qualità aziendale e la istituzione di un sistema di accreditamento degli operatori preposti alla attuazione
degli interventi assistiti da contributo pubblico;
6. assicurare la tutela degli utenti e dei consumatori;
7. contribuire a conseguire gli obiettivi nazionali di limitazione dei gas ad effetto serra posti dal protocollo
di Kyoto.
In particolare in relazione all’obiettivo “Risparmio energetico ed uso razionale dell’energia e fonti
rinnovabili” sono individuati quattro principali direttrici:
1. la riqualificazione del sistema di mobilità;
2. la qualità energetica del sistema urbano;
3. lo sviluppo dell’uso razionale dell’energia nel settore produttivo;
4. la riqualificazione dei sistemi e delle infrastrutture energetiche territoriali.
La Regione intende promuovere attività di programmazione negoziata per la realizzazione di programmi
integrati di intervento per la qualificazione dei sistemi energetici relativi a specifiche aree territoriali
attraverso accordi volontari, contratti di servizio con aziende fornitrici di servizi di pubblica utilità ecc…
Tra le tipologie progettuali di maggiore interesse e più correlate alla tematica energetica si hanno:
 Settore civile: il contenimento dei consumi di energia, il miglioramento dell’efficienza energetica, la
diffusione della micro-cogenerazione e l’utilizzo delle fonti rinnovabili nella climatizzazione ed
illuminazione degli ambienti e nella produzione di energia ed acqua calda sanitaria negli edifici;
contenimento delle perdite dalle reti di distribuzione; attuazione dei programmi nazionali per la diffusione
di caldaie, elettrodomestici e lampade ad alta efficienza; programmi di formazione ed orientamento;
diagnosi e misure energetiche; certificazioni energetiche ed ambientali, ecc.
 Settore della produzione di energia: miglioramento dell’efficienza e della compatibilità ambientale nei
processi di produzione, trasporto, trasformazione e distribuzione dell’energia; produzione combinata di
energia elettrica e calore (cogenerazione).
 Settore industriale: riduzione dei consumi specifici (per unità di output prodotto) e diffusione
dell’autoproduzione combinata di energia elettrica o meccanica e calore;
a. Realizzazione di reti di teleriscaldamento;
b. Diffusione delle fonti rinnovabili di energia;
c. Sviluppo ed applicazione delle tecnologie innovative per la cattura e l’isolamento dei gas serra;
d. Gestione razionale ed orientata a favorire la riduzione della produzione di rifiuti ed a incrementare il
riutilizzo, il riciclo ed il recupero delle materie prime e/o dell’energia;
e. Recupero energetico: introduzione di sistemi e componenti per la valorizzazione energetica, il
riutilizzo ed il riciclaggio di scarti e materiali residuati dal processo produttivo.
Tra questi sono considerati ad elevata priorità i seguenti tipi di progetto:
31
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
-
Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico;
Razionalizzazione energetica della pubblica amministrazione;
Riqualificazione energetica del sistema edilizio urbano;
Programmi integrati d’area per la diffusione delle fonti rinnovabili;
Realizzazione di reti di teleriscaldamento, anche integrate con impianti di cogenerazione;
Riduzione delle perdite di metano nelle reti di distribuzione;
Applicazioni del solare termico nei comuni costieri, del fotovoltaico e dell’eolico;
Interventi di modifica del processo produttivo finalizzati al risparmio energetico, all’utilizzo delle fonti
rinnovabili ed alla valorizzazione di altre fonti di energia e di materiali di scarto;
Installazione di componenti ad alta efficienza elettrica;
Diffusione della cogenerazione in impianti industriali che utilizzino combustibili a basso impatto
ambientale;
Attivazione di sistemi e servizi per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti.
Gli obiettivi del piano possono essere riassunti in alcuni indici prestazionali
La tabella seguente dettaglia gli obiettivi di valorizzazione delle fonti rinnovabili, risparmio energetico e uso
razionale dell’energia, con le connesse riduzioni delle emissioni di CO2 e gli investimenti previsti:
32
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
4.1.5.2 Piano di Gestione di qualità dell’aria della Provincia di Forlì-Cesena: Quadro conoscitivo e
Documento Preliminare
Nell’ambito dell’elaborazione del Piano di Gestione della Qualità dell’aria della Provincia di ForlìCesena è stato recentemente approvato il Quadro Conoscitivo e il Documento Preliminare del Piano
sottoposto alla Conferenza di Pianificazione.
La zonizzazione del territorio provinciale in base ad una valutazione preliminare della qualità dell’aria
proposta dalla Regione è stata fatta dall’Amministrazione provinciale di Forlì-Cesena con D.G.P.
n.41602/2004. Il Comune di Forlì fa parte della Zona A4 ed è compresa all’interno dell’agglomero R115 In
particolare per gli agglomerati oltre ai piani e programmi di risanamento6, comunque previsti per la zona A,
occorre predisporre piani di azione a breve termine7.
Sulla base delle valutazione emerse nel Piano gli inquinanti per cui sono registrati superamenti o rischi
di superamento sono: PM108 , NO29 ( biossido di azoto) , NOx10 (ossidi di azoto), O311 (Ozono) .
Vengono quindi individuate dal Piano delle azioni (che costituiscono il Piano di Gestione della Qualità
dell’aria) da attuare per il conseguimento degli obiettivi generali che prevedono la riduzione all’emissione
dei seguenti inquinanti12 in atmosfera (e ponendo contestualmente attenzione a diminuire la quantità
complessiva di CO2 anidride carbonica emessa dal territorio) per: PM10, NO2/NOx, COV (composti organici
volativi) in quanto precursori insieme agli ossidi di azoto dell’inquinante secondario (Ozono) in modo tale da
garantire il rispetto dei valori limite di qualità dell’aria stabiliti dalle norme all’anno di riferimento 2010,
agendo una riduzione sui settori responsabili delle emissioni presenti sul territorio della Provincia di
Forlì-Cesena.
In particolare sono individuati riduzioni per i seguenti settori di emissione :
1. Riscaldamento = settore combustione–non industriale;
4
Zona A: territorio dove c’è il rischio di superamento del valore limite e/o delle soglie di allarme. In questo caso è necessario
predisporre i piani e programmi di risanamento;
5
Agglomerato: porzione di zona A dove è particolarmente elevato il rischio di superamento del valore limite e/o delle soglie di
allarme.
6
Piano di Risanamento per zona A= programmazione a medio e lungo termine (5 anni) di interventi strutturali per la riduzione delle
emissioni inquinanti con il compito di raggiungere gli obiettivi di qualità dell’aria.
7
Piano d’azione per agglomerati: variante più incisiva della programmazione contenuta nel piano di risanamento a cui si aggiunge
una restrizione delle attività emissive in alcuni momenti dell’anno con il compito di ridurre o eliminare quegli episodi critici su cui le
azioni a medio e lungo termine non riescono ad incidere tempestivamente.
8
PM10 particolato fine: la norma (D.M. n. 60/2002) prevede due tipologie di limiti per la protezione della salute umana:
 media giornaliera da non superare più di 35 giorni per anno (valore max: 50 µg/m3)
 media annuale (valore max: 40 µg/m3)
9
NO2 biossido di azoto: la norma (D.M. n. 60/2002) prevede due tipologie di limiti per la protezione della salute umana:
 media oraria da non superare più di 18 volte per anno (valore max al 2005: 250 µg/m3)
 media annuale (valore max al 2005: 50 µg/m3)
10
NOX ossidi di azoto: la norma (D.M. n. 60/2002) prevede una tipologia di limite per la protezione della vegetazione:
 media annuale (valore max dal 2001: 30 µg/m3)
11
O3 ozono: la recente norma (D.Lgs n. 183/2004) introduce importanti novità per la tipologia dei limiti definiti ora valori bersaglio:
 valore bersaglio per la protezione della salute umana – (120 µg/m3);
 valore bersaglio per la protezione della vegetazione - AOT 40 (18.000 (µg/m3) h ).
12
L’ozono O3 non è stato successivamente trattato in quanto inquinante secondario e i modelli di simulazione utilizzati per il piano
di risanamento della Qualità dell’Aria non lo riescono a trattare. L’ozono non viene immesso direttamente ma si produce a seguito di
reazione fitochimiche favorite dalla radiazione solare in presenza di inquinanti primari quali ossidi di azoto (NOx) e i composti
organici volatili (COV).Anche la CO2 non viene specificatamente trattata in quanto le normative in tema di qualità dell’aria e
piani di tutela e risanamento non prevedono obiettivi specifici di raggiungimento per la CO2. Anche per la CO2, così come per
l’ozono, si può comunque ipotizzare una riduzione delle concentrazioni conseguente l’ottimizzazione dei processi di combustione,
l’incentivazione all’uso di fonti di energia rinnovabili e la promozione di politiche di risparmio energetico; tutte azioni previste e che
concorrono al risanamento della qualità dell’aria in generale.
33
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
2. Aziende = settore combustione–industria, settore processi produttivi,settore uso di solventi,
incenerimento rifiuti;
3. Traffico = settore trasporti stradali;
4. Agricoltura = settore agricoltura;
In particolare per ogni singolo settore vengono esplicitati come esplicitato nella seguente tabella:
 gli obiettivi di riduzione all’anno 2010 senza l’introduzione di azioni aggiuntive. Tale scenario è
costruito sulla base delle norme e dei provvedimenti già vigenti aventi rilievo in materia di inquinamento
atmosferico e della prevista evoluzione dei vari settori emissivi (denominato scenario 2010SA),
 gli ulteriori obiettivi di riduzione con l’introduzione delle azioni di Piano (denominato scenario
2010CA),
Obiettivi Scenario 2010SA
Settore
Obiettivo Consumi
Obiettivo Emissioni
Obiettivi Scenario 2010CA
Obiettivo Consumi
Obiettivo Emissioni
una riduzione del
consumo per abitante del
10% rispetto al valore
attuale (maggiore
efficienza delle caldaie e
a migliori tecniche
Riscaldamentoedilizie)
Riduzione proporzionale
settore combustione–non Ridistribuzione della
alla riduzione dei consumi
industriale
popolazione in base alle per PM10, NO2 e COV
aree urbanizzate in
progetto e alle previsioni
di aumento della
popolazione in accordo
a quanto previsto dagli
studi della Regione
Ulteriore riduzione del
Riduzione proporzionale
consumo per abitante del
alla riduzione dei consumi
5 % rispetto allo
per PM10, NO2 e COV.
scenario 2010SA
una riduzione delle
emissioni del 7% medio
Incremento della
per tutti gli inquinanti
produttività mediante
emessi da ogni singola
l’insediamento delle
attività produttiva in
nuove aziende nelle zone
seguito all’impiego delle
di progetto
migliore tecniche
disponibili (MTD o BAT),
Ulteriore Riduzione del
18% la quantità emessa di
NO2, PTS, PM10 e COV
da ogni singola attività
produttiva rispetto a
quanto emesso nello
scenario
2010SA
Aziende
settore combustione–
industria
settore processi
produttivi
settore uso di solventi
Nello scenario all’anno
2010SA è stato valutato
l’incremento di potenzialità
di entrambi i
termodistruttori secondo
quanto previsto nei relativi
documenti di VIA.
Aziende
Settore incenerimento
rifiuti
Traffico
Settoretrasporti stradali
Aumento della
consistenza del parco
macchine del 5%. Tale
aumento è stato
applicato ai flussi anche
di veicoli assegnati ai
tratti della rete stradale
incremento del traffico
autostradale (A14) con
aumento dei flussi di
mezzi leggeri e pesanti
rispettivamente del 22%
e del 21%
Svecchiamento del parco
macchino e relativo
adeguamento dei fattori di
emissione
34
Non sono indicati ulteriori
obiettivi di riduzione delle
emissioni rispetto allo
scenario dell’anno di
riferimento 2010 senza
azioni (2010SA).
una riduzione del 10%
di tutti i flussi di veicoli
assegnati ai tratti della
rete stradale (rispetto allo
scenarioSA)
escludendo l’A14 che si
suppone comunque in
crescita
Riduzione del 10% delle
percorrenze medie delle
varie classi di veicoli che
compongono il parco
macchine della provincia
rispetto allo scenario
attuale
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Agricoltura
Nessuna variazione
ridurre del 10% la
quantità di emissioni di
PM10 e COV attribuite al
comparto zootecnico
rispetto a quanto emesso
nello scenario
(2010SA).
Nessuna variazione
Per il conseguimento di tali obiettivi vengono previste una serie di azioni che hanno sostanzialmente un
carattere strutturale dal momento che si ritiene necessario adottare un approccio forte nei confronti della
qualità dell’aria, che agisca sulle cause dell’inquinamento al fine di ridurle. In particolare, in coerenza con
quanto indicato all’art. 2 comma 2 dell’Accordo di Programma sulla Qualità dell’Aria – Aggiornamento
2005-2006 “ Per la gestione dell’emergenza da PM10 e per il progressivo allineamento ai valori fissati
dalla UE di cui al D.M. 02/04/2002 n. 60”, sottoscritto il 3 ottobre 2005 dalla Regione Emilia Romagna, le
Province e i Comuni con più di 50.000 abitanti, le azioni di risanamento sono individuate all’interno delle
seguenti tipologie:
a) Mobilità sostenibile ossia azioni per favorire la diversione modale dal mezzo privato verso altre forme
di spostamento ambientalmente sostenibili, azioni per ridurre le capacità emissive del parco veicolare,
azioni per incentivare l’utilizzo e l’offerta del trasporto pubblico;
b) Edilizia sostenibile: azioni per giungere alla definizione di prescrizioni, indirizzi e direttive che
permettano di guidare l’espansione insediativa verso la sostenibilità nei confronti della risorsa
atmosferica (in particolare diminuzione dei consumi energetici per il riscaldamento);
c) Attività produttive e aziende di servizi: azioni che agiscono sulla quantità e qualità degli inquinanti
emessi dagli impianti produttivi;
d) Logistica delle merci: azioni di tipo gestionale ed organizzativo che contribuiscono a diminuire
l’impatto ambientale negativo legato al trasporto delle merci:
e) Informazione: azioni per fornire le informazioni relative alla qualità dell’aria, per sensibilizzare
l’opinione pubblica e per generare un cambiamento nelle abitudini della popolazione;
f) Formazione: azioni per l’aggiornamento e la formazione dei tecnici degli enti pubblici e privati.
Le azioni ritenute più efficaci per raggiungere gli obiettivi di riduzione stabiliti nei settori maggiormente
emissivi sono riassunte nella tabella seguente:
Settore
Azione
Soggetti
coinvolti
Ambito
applicazione
Tempi di
attuazione
Inquinanti
Efficacia
Mobilità –
trasporti
stradali
Riduzione dell’influenza della
quota più vecchia
ed inquinante del parco
veicolare attraverso:
- Riduzione del numero dei
veicoli circolanti, in primis i
vecchi veicoli alimentati a
gasolio, poi i vecchi a benzina
(se non è possibile convertirli a
metano o GPL), ;
- Incentivi per la rottamazione e
la conversione a carburanti
puliti;
- Progressivo divieto di
circolazione dei veicoli ad
accensione comandata e ad
accensione spontanea pre Euro,
dei ciclomotori e dei motocicli a
due tempi pre Euro, nonché il
divieto di circolazione nei centri
urbani dei veicoli commerciali
Comuni,
Provincia
Comuni
Zona A
breve-medio
termine
PM10, PTS,
CO, NOx ma
anche benzene
e COV
riduzione del
30 % degli
inquinanti
35
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Mobilità –
trasporti
stradali
Mobilità –
trasporti
stradali
Mobilità –
trasporti
stradali
Mobilità –
trasporti
stradali
Mobilità –
trasporti
stradali
ad accensione spontanea Euro 1,
anche se provvisti di bollino blu
Riduzione del traffico
veicolare nei centri storici
attraverso:
- Previsione per i centri storici
dell’ingresso solamente per
veicoli dei residenti, tutti gli altri
almeno con due passeggeri per
auto (almeno per tre giorni a
settimana nella fascia oraria
8/20), contemporanea estensione
delle zone pedonali e delle ZTL;
- Controllo degli accessi alla
zone a traffico limitato per
tipologia di veicoli;
- Estensione/creazione di zone
pedonali: obiettivo 10%
territorio urbano
-Sosta dei motocicli a
pagamento;
Aumento della tariffa della
sosta;
Introduzione di parcheggi
scambiatori con una
implementazione dei trasporti
pubblici dalle tre uscite dei
caselli autostradali, legati al
trasporto di persone per le aree
industriali, commerciali ed i
centri storici principali con
orario almeno 8 – 20 (da
associare ad adeguata politica
della sosta nei centri abitati)
Gestione della mobilità casalavoro attraverso:
- Campagne di informazione e
questionari per le aziende al fine
di verificare la possibilità
di trasporti pubblici mirati alle
esigenze particolari;
- Diffusione delle azioni di
mobility management aziendale,
di singola area industriale per
aziende di piccole dimensioni;
- Previsione dell’obbligo per il
gestore delle aree
ecologicamente attrezzate di
svolgere il ruolo di mobility
manager ed energy manager;
- Istituzione del “mobility
manager di area” a sostegno.
Incentivazione delle possibilità
di telelavoro per diminuire la
richiesta di mobilità.
Potenziamento della mobilità
ciclistica attraverso:
- Sviluppo delle le reti ciclabili,
studiando le nuove infrastrutture
viarie non solo per i
veicoli a motore
- Predisposizione del Piano
Provinciale delle Piste Ciclabili
Esso si può articolare in due
fasi: individuazione della rete
dei percorsi da realizzare e
approfondimento della fattibilità
dei percorsi individuati.
Comuni
Centri storici dei
Comuni Zona A
Breve termine
PM10, PTS,
CO, benzene,
NOx, COV
Riduzione del
25 % degli
inquinanti
emessi nel
centro storico
Comune,
Provincia
Agglomerato
medio termine
NOx, PM10,
Benzene
Efficacia:
riduzione del
10 -20 %
degli
inquinanti
Comuni,
Provincia,
Aziende/Enti
al DM
27/03/1998
Zona A
breve termine
NOx, PM10,
Benzene
riduzione del
5-10 % degli
inquinanti
Enti pubblici,
Aziende
Territorio
provinciale
medio termine
NOx, PM10,
Benzene
riduzione del
5 % degli
inquinanti
Comuni,
Provincia
Comuni della
zona A
medio termine
NOx, PM10,
Benzene
riduzione del
5 % degli
inquinanti
36
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Istituzione degli Uffici Biciclette
presso i Comuni.
Tutte le misure legate alla
Mobilità – riduzione del traffico
devono essere controllate con
Comuni
trasporti
puntualità dalle polizie
stradali
municipali.
Accordi volontari con le
associazioni di categoria per la
Comuni,
Logistica
sostituzione dei veicoli
Associazioni di
delle merci
commerciali leggeri più obsoleti,
categoria,
–trasporti
attraverso incentivi economici e
Provincia
stradali
permessi per l’accesso nei centri
storici altrimenti negati
Per le aziende esistenti,
attraverso accordi volontari,
giungere ad una riduzione del
25% dei limiti di emissione di
materiale particellare PTS,
ossidi di azoto NOx e composti
Attività
organici volatili COV (DPR
Provincia,
Produttive
203/88): successivamente
ARPA,
-settore
iniziare campagne di
Aziende
aziende
campionamento delle polveri da
parte di ARPA, all’interno degli
accordi, pagate dalle
aziende per verificare il rispetto
dei nuovi limiti. Tali limiti
saranno vincolati entro 2 anni.
Per le aziende di nuovo
insediamento nella Zona A
definizione di criteri restrittivi di
autorizzazione alle emissioni in
Attività
Provincia,
Produttive atmosfera delle attività
ARPA,
-settore
produttive che prevedano limiti
Aziende
aziende
alle emissioni più bassi e
valutazioni sui flussi di massa
complessivi per materiale
particellare e ossidi di azoto
Attività
Campagne di informazione per
Produttive
la riduzione dei veicoli agricoli
-Settore
circolanti sulle strade e per la
Comuni
altre
sostituzione dei veicoli più
sorgenti
vecchi ed inquinanti.
mobili
Accordi volontari per giungere
ad una riduzione delle emissioni
di polveri dovute agli
allevamenti zootecnici preceduti
da campagne di campionamento
Provincia,
Attività
Produttive delle polveri da parte di ARPA o associazioni di
altro ente specializzato per
categoria degli
-Settore
allevatori
agricoltura verificare la reale consistenza
delle emissioni e verificare i
fattori di emissione utilizzati
nell’inventario del Quadro
Conoscitivo
Edilizia
sostenibileSettore
Combustio
ne non
industriale
Previsione di un consumo
massimo per i nuovi edifici e per
le ristrutturazioni di metratura
superiore a 100 mq, pari a 90
kwh/mq*anno
Centro storico e
aree urbane dei
Comuni della
Zona A
breve-medio
termine
PM10, PTS,
CO, NOx,
COV
Riduzione del
25 % del
PM10 e PTS
nel centro
storico e 10%
per gli altri
inquinanti
Zona A
sorgenti puntuali
e aree industriali
esistenti nella
Zona A
Medio termine
PM10, PTS,
NOx
riduzione del
10 % del
PM10
Zona A
Breve termine
PM10, PTS,
NOx
riduzione del
10 % del
PM10
Comuni della
zona A
breve termine
PM10, PTS
riduzione del
10 % degli
inquinanti
Territorio
provinciale
breve termine
PM10, PTS
Comuni,
Provincia
Territorio
provinciale
37
lungo termine
NOx, PM10,
PTS
riduzione del
10 % degli
inquinanti
(la misura è
efficace
anche per la
riduzione
delle
emissioni di
gas serra).
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
In materia di edilizia sostenibile (settore riscaldamento), strettamente correlate con gli obiettivi del PEAC,
oltre le azioni sopra descritte sono previste:
 Limitazione all’utilizzo di alcuni combustibili per impianti termici civili ed incentivi per la conversione a
metano o g.p.l.
 Miglioramento dell’efficienza energetica del riscaldamento civile attraverso:
a) Promozione dell’adeguamento degli impianti termici secondo quanto previsto dalla DGR 387/2003
nonché delle fonti rinnovabili - impianti solari termici e fotovoltaici
b) Incentivi per l’installazione di caldaie a basse emissioni;
c) Estensione rete metanizzazione nel territorio non ancora servito.
 Vincoli alla pianificazione urbanistica per contenere inquinamento atmosferico e limitare la popolazione
esposta attraverso:
a) Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale. Coerenza degli strumenti di pianificazione
comunale e di settore con VALSAT del PTCP;
b) Previsione di indirizzi urbanistici ai Comuni per l’elaborazione della VALSAT (Valutazione di
Sostenibilità Ambientale Territoriale) dei PSC al fine di contenere l’inquinamento atmosferico;
c) Previsione di requisiti degli insediamenti in materia di qualità dell’aria / riduzione della popolazione
esposta ad elevate concentrazioni degli inquinanti;
d) Previsione di requisiti di sostenibilità degli insediamenti / criteri per l’identificazione degli ambiti di
urbanizzazione/controllo dello sviluppo residenziale ed aumento dell’efficienza del sistema dei
trasporti mediante una pianificazione integrata ai diversi livelli di competenza amministrativa.
 Vincoli alla pianificazione urbanistica per favorire il risparmio energetico attraverso:
a) Ambito provinciale – Promozione aggiornamento dei PSC con indicazioni per favorire le fonti
energetiche rinnovabili ed il risparmio energetico;
b) Centri abitati – Requisiti di sostenibilità degli insediamenti / criteri di bioarchitettura nella
progettazione per minimizzare le emissioni.
4.5.1.3. Bozza del Piano energetico-ambientale della Provincia di Forli-Cesena
Al termine del 2003 la Provincia di Forlì-Cesena ha concluso la predisposizione del proprio Piano
Energetico Ambientale Provinciale (P.E.A.P.) secondo quanto previsto dalla previdente normativa in materia
ed in particolare della L.R.3/99. Tale Piano tuttavia nel 2004 non aveva ancora avviato le fasi formali del
procedimento approvativi ed ad oggi risulta ancora in versione non definitiva e costituisce allegato al Piano
Territoriale di Coordinamento Provinciale. Si ritiene comunque opportuno descriverne i contenuti principali.
Il progetto di P.E.A.P. condividendo gli indirizzi e le strategie assunte per l’elaborazione del Piano
Energetico Regionale si propone i seguenti obiettivi:
1. Passaggio da 0,6% a 6,1% della produzione di energia elettrica nell’ambito regionale al fine di:
 raggiungere l’autosufficienza energetica per quanto riguarda la produzione di elettricità con
preferenza all’utilizzo di risorse locali e con l’applicazione di tecnologie che usino risorse
rinnovabili;
 valorizzazione delle fonti rinnovabili di energia (solare fotovoltaico per cui si prevede anche una
progettazione integrata con altre tecnologie, eolico, idroelettrico). E’ previsto che la produzione di
energia elettrica deriverà per il 28,2 % da fonti rinnovabili
 sviluppo della cogenerazione e della microcogenerazione in particolare con utilizzo di impianti di
piccola potenza;
2. Per quanto riguarda l’energia termica:
 impianti solari termici;
38
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3.
4.
5.
6.
7.
 uso della parte termica derivata dalla cogenerazione;
 uso di biomasse per la microcogenerazione anche con l’attuazione di piani di rimboschimento o di
aree verdi da utilizzare come corridoi biologici e per l’utilizzo sia energetico che di fitodepurazione.
Uso razionale dell’energia nei diversi settori, con particolare attenzione al settore residenziale e civile.
Piani di recupero ed utilizzo delle acque piovane e di acque grigie per usi specifici.
Attuazione di piani integrati per la logistica e il traffico.
Contenimento dei fenomeni di inquinamento ambientale nel territorio stabilizzando almeno le emissioni
di CO2 al 201013 ai valori dell’anno 2001 a fronte di una crescita tendenziale degli usi finali di energia di
circa il 20% nell’ipotesi di maggior sviluppo (PIL + 2% annuo)14.
Attuazione di strumenti finanziari e di ESCO.
Per il raggiungimento degli obiettivi di autosufficienza energetica è prevista una produzione elettrica
pari a 1,961 TWh con il seguente contributo suddiviso per fonte energetica da utilizzare:
Le azioni proposte sono dettate dalla volontà di utilizzare e valorizzare in primo luogo le risorse
rinnovabili disponibili sul territorio provinciale tra cui:
- Biomasse: la valorizzazione energetica delle biomasse locali riveste per la Provincia un interesse
primario, per motivi di ordine strutturale, quali l’elevata produzione di scarti organici del territorio. Nella
Provincia si producono circa 1.500.000 ton/anno di scarti organici derivati dalla zootecnia, agricoltura
agroindustria e silvicoltura. La selezione di aree per la valorizzazione energetica della biomassa è
effettuata nell’ambito degli istituti normativi preposti che prevedono un processo concertativo fra le
amministrazioni e gli enti di controllo competenti sul territorio.
- Il solare termico e fotovoltaico costituisce, dopo la biomassa, la risorsa energetica rinnovabile più
significativa presente sul territorio. A questo proposito la Provincia ha individuato nel settore turistico e
della piccola media impresa l’elemento di propulsione della domanda.
13
Se si dovesse ripartire equamente tra le regioni italiane l’impegno nazionale di riduzione delle emissioni del 6,5% rispetto alle
Emissioni del 1990, per l’Emilia Romagna ciò comporterebbe la riduzione di 1,6 milioni di tonnellate di CO2 rispetto alle emissioni
di 24,8 Mton registrate nel 1990. In realtà, alla luce della crescita delle emissioni previste al 2010 la riduzione delle emissioni per la
Regione dovrebbe essere pari a 5,3-9,7 milioni di tonnellate. Allo stato attuale dunque, supponendo di ripartire equamente tra le
province dell’Emilia Romagna l’obiettivo di riduzione del 6,5% delle emissioni di gas serra, per la Provincia di Forlì-Cesena ciò
comporterebbe una riduzione di 794.462 (708.502+89.960) tonnellate di CO2 equivalente rispetto al 1.384.000 tonnellate del 1990.
In assenza di azioni di contenimento le emissioni di CO2 al 2010 supererebbero 3 milioni di tonnellate e la riduzione, nel rispetto di
Kyoto, ammonterebbe a circa 1,6 Mton. Si tratta di un obiettivo oggettivamente difficile da raggiungere. Piu’ realisticamente la
Provincia ritiene di poter perseguire l’obiettivo di stabilizzare le emissioni di gas climalteranti del 2010 ai livelli del 2001. Anche in
questo caso occorrerà ridurre di oltre un milione di tonnellate/anno la quantità di emissione di CO2 equivalente.
14
La Regione Emilia-Romagna nel PER ha formulato due ipotesi di consumi finali di energia legati a due scenari di crescita del
P.I.L.: crescita bassa (1,5% media anno) e crescita alta (2% media anno). La Provincia di Forlì-Cesena ha fatto proprie le ipotesi di
sviluppo dell’economia formulate dalla Regione Emilia-Romagna. Le emissioni della CO2 al 2010 sono state stimate secondo
diverse ipotesi:
 Ipotizzando una crescita medio annuo del 4% (dal 2000) ad esclusione degli spandimenti.
 Ipotizzando uno scenario tendenziale (business as usual b.a.u)
 Ipotizzando una crescita del 2,3% in media con la Regione Emilia-Romagna
39
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
-
Sfruttamento della cogenerazione e microcogenerazione: in particolare in aree industriali ed in aree
ecologicamente attrezzate. Si intende, a questo proposito, diffondere la cogenerazione di piccola-media
taglia, dell’ordine di alcuni MW specialmente in zone particolarmente predisposte come le aree
attrezzate per piccole e medie imprese o distretti o quartieri. Per tali aree l’amministrazione intende
promuovere e diffondere la cogenerazione di piccola –media taglia, dell’ordine di alcuni MW.
Per quanto riguarda l’obiettivo di uso razionale dell’energia nei diversi settori, si sottolinea che tale
obiettivo sarà perseguito con particolare attenzione al settore residenziale e civile. Questa scelta deriva sia
dalle caratteristiche di omogeneità della domanda nel settore sia dell’alta incidenza di utenze pubbliche su
cui l'amministrazione può intervenire direttamente con interventi dimostrativi e/o sperimentali. Le aree a
maggiore vocazione per il risparmio energetico nel settore residenziale saranno scelte tra le zone a maggiore
densità abitativa e verranno enfatizzate le regole per le nuove costruzioni. L’efficienza energetica verrà
perseguita essenzialmente nel settore residenziale con particolare riferimento agli edifici costruiti negli anni
50, 60 e 70 ma anche nel settore industriale ove siano presenti condizioni di criticità dal punto di vista
ambientale ed elevati consumi specifici dovuti alle tipologie produttive. Per quanto riguarda l’edilizia
residenziale e il terziario, in relazione alle linee strategiche individuate nel Piano regionale ed assunte come
riferimento operativo per contribuire al progetto di sviluppo sostenibile, si prevede di potere diminuire
fortemente il consumo elettrico nel residenziale; l’utilizzo massiccio di lampade a basso consumo e
l’utilizzo di elettrodomestici classe A porta a dei risparmi di oltre il 55 % . Gli interventi presi in esame per
la riduzione del fattore energetico ai valori di legge riguarderanno anche il miglioramento dell’isolamento
termico dell’involucro edilizio, il rinnovamento dell’attuale parco caldaie da riscaldamento con sistemi ad
alto rendimento, l’utilizzo di sistemi di termoregolazione distribuita negli ambienti, la manutenzione
programmata degli impianti prevista dal D.P.R. 412/93. È inoltre previsto sempre in ambito edilizio lo
sviluppo della microcogenerazione con l’obiettivo di rendere il più possibile autonomi, dal punto di vista
energetico, le diverse aree di intervento al fine di limitare le dispersioni causate dai trasporti di energia a
distanza. Vanno individuati, per unità di intervento, impianti centralizzati per la produzione di acqua calda
per usi termici e sanitari, ottenuta mediante gruppi termici ad alto rendimento funzionanti a gas metano e va
incentivata l’installazione in copertura di pannelli solari autonomi termici e fotovoltaici.







Per quanto riguarda invece gli obiettivi nel settore trasporti, Il PEAP prevede l’incentivazione di:
Piani Urbani del Traffico (PUT) resi obbligatori per i Comuni con più di 30.000 abitanti che hanno
l’intento di migliorare la circolazione e la sicurezza stradale, ridurre i consumi energetici e le emissioni
acustiche e di gas inquinanti;
i progetti pilota di razionalizzazione della mobilità urbana che utilizzino mezzi di trasporto pubblici,
possibilmente elettrici, e veicoli a due ruote;
l’istituzione del “Mobility Manager”, responsabile della mobilità aziendale per ottimizzare gli
spostamenti casa-lavoro dei dipendenti;
l’uso multiplo delle autovetture: (taxi collettivi, car sharing, car pooling);
la razionalizzazione dei trasporti urbani ed extraurbani con l’introduzione del servizio a chiamata;
campagne informative ai cittadini per promuovere comportamenti virtuosi che possano ridurre
significativamente i consumi e di conseguenza le emissioni in atmosfera;
l’utilizzo di carburanti alternativi anche con riferimento specifico ai biocarburanti quali il biodiesel, che
avrebbero anche effetti indotti sulla economia agricola e di trasformazione.
40
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
4.2. La costruzione degli scenari di riferimento
Al fine dell’individuazione di azioni efficaci al raggiungimento degli obiettivi assunti dal PEAC e per
poterne valutare la compatibilità rispetto ai riferimenti programmatici e di pianificazione sopra analizzati, è
necessario poter “prevedere” all’orizzonte temporale stabilito dal Piano il possibile trend dei consumi e delle
emissioni.
A tal fine nel PEAC il sistema energetico è stato analizzato nella sua evoluzione storica per il periodo
1995-2004 considerandolo sia dal lato dell’offerta, sia dal lato “domanda” ed in relazione alle condizioni
socio-economiche del territorio comunale. È stato quindi ricostruito l’insieme degli elementi che hanno
portato a determinare il livello e le modalità attuali di consumo per soddisfare un certo fabbisogno,
permettendo così di definire il cosiddetto scenario attuale riferito all’anno 2004. Il dettaglio di questa analisi
ha portato alla disaggregazione dei consumi per settore di attività (residenziale, terziario, attività produttive e
trasporti) e per vettore energetico utilizzato (energia elettrica, gas naturale, benzina, ecc.). Le analisi svolte
sul sistema energetico sono state accompagnate da analoghe analisi sull’evoluzione delle emissioni dei gas di
serra ad esso associate.
Dalla ricostruzione del quadro conoscitivo attuale è stato poi ricostruito lo “scenario” di evoluzione
futura prendendo come orizzonte temporale il 2012 assunto dalla stessa U.E. come termine di attuazione dei
programmi comunitari a breve e medio termine nel settore energetico. In particolare è stato considerato lo
scenario “tendenziale” (definito b.a.u ossia business as usual) che presuppone che non siano messe in atto
particolari azioni con la specifica finalità di cambiare le dinamiche energetiche, ma che l’evoluzione del
sistema avvenga secondo meccanismi standard. Nell’ambito del presente PEAC dai dati di consumo e di
emissioni relativi al decennio 1995-2004 è stata ricavata la retta interpolante da cui si è derivato il dato
relativo al 2012.
Tale ricostruzione risulta essere “semplificata” e calcolata con presupposti differenti: lo scenario
emissivo è stato ricavato dai trend delle emissioni dei singoli settori mentre lo scenario dei consumi è stato
ricavato dal trend complessivo per i consumi elettrici e dal trend dei consumi termici per combustibile; in
alcuni passaggi invece, come nelle valutazioni sul TLR., i consumi futuri sono stati stimati con
interpolazione per settori di attività.
È da sottolineare inoltre che nella ricostruzione dello scenario b.a.u. non si è tenuto conto di alcuni
cambiamenti in atto nelle dinamiche socio-economiche ed energetiche nonché a livello tecnologico e che
fanno comunque parte di un ipotesi di tipo tendenziale. A titolo di esempio nello scenario tendenziale non
sono stati esplicitamente considerati l’ipotesi di evoluzione della struttura urbana sulla base di quanto
previsto in base agli strumenti pianificatori in atto, le previsioni di crescita della popolazione15, la stima dei
consumi energetici pro-capite16, l’evoluzione degli scenari relativi al traffico e di composizione del parco
macchine17. Tale semplificazioni hanno di conseguenza comportato anche l’implicita assunzione
dell’invarianza dei fattori di emissione in particolare per la componente traffico18.
15 Si veda quanto previsto nello lo studio elaborato da parte della Regione Emilia-Romagna “Le previsioni demografiche per le
Province della Regione Emilia-Romagna: un supporto della pianificazione dei servizi pubblici locali” (Febbraio 2005, Regione
Emilia Romagna Assessorato Agricoltura Ambiente e sviluppo sostenibile Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della
Costa Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua).
16
Ad esempio come più avanti analizzato, nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria, è previsto
nello scenario tendenziale al 2010 una riduzione del consumo per abitante del 10% rispetto al val ore attuale per il settore
riscaldamento per la maggior efficienza delle caldaie e le migliori tecniche edilizie.
17
Sempre nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria è stato ipotizzato nello scenario tendenziale
un aumento della consistenza del parco macchine del 5%. Tale aumento è stato applicato ai flussi anche di veicoli assegnati ai tratti
della rete stradale. Contemporaneamente nello scenario emissivo è stato considerato uno “svecchiamento” del parco macchine e
relativo adeguamento dei fattori di emissione.
18
Per quanto riguarda l’evoluzione dei fattori di emissioni dovute alla componente traffico si rimanda allo studio “Le emissioni
atmosferiche da trasporto stradale in Italia dal 1990 al 2000” r. de Laurentis, P.Picini, S.Saija-APAT 2003 (in corso di stampa).
41
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
L’assunzione della sola ipotesi tendenziale non risponde inoltre a quanto previsto negli strumenti
sovraordinati in materia. Il Piano energetico regionale infatti, e di seguito anche il Piano Provinciale (per
quanto contenuto nella versione ad oggi disponibile ancora in “bozza”) ha formulato infatti due ipotesi di
consumi finali di energia:
 trend alti consumi: per il futuro s’ipotizza una crescita alta del prodotto interno lordo (ad un tasso medio
annuo del 2%), dei consumi energetici complessivi (ad un tasso medio annuo del 2,3%) ed una crescita
spontanea del sistema energetico (quindi in assenza di un piano);
 trend bassi consumi: per il futuro s’ipotizza una crescita bassa del prodotto interno lordo (ad un tasso
medio annuo del 1,5%, molto più realistico dal punto di vista economico), dei consumi energetici
complessivi (ad un tasso medio annuo del 0,9%) ed una crescita spontanea del sistema energetico (quindi
in assenza di un piano).
Fatte tali premesse e considerando quindi i “limiti” degli scenari delineati, le tendenze a livello di
consumi si confermano anche nello scenario di riferimento avendo ipotizzato un’ipotesi di crescita
tendenziale business as usual (b.a.u) ricavata interpolando i dati relativi al decennio 1995-2004. I consumi
elettrici subiscono al 2012 un ulteriore incremento del 25% rispetto al 2004, mentre i consumi termici
aumentano nello stesso periodo del 6,5%.
Bilancio energetico al 2004 e previsione al 2012
Totale Consumo energia elettrica
Anno 2004 [tep]
Anno 2012 BAU tep]
122.397
153.513
Aumento consumi di energia elettrica
del nuovo termovalorizzat. Mengozzi
rispetto all'attuale
257
Totale Consumo energia termica
197.744
219.441
di cui:
prodotti petroliferi
83.811
85.962
combustibili gassosi
113.933
132.902
Aumento consumi di gas del nuovo
termovalorizzatore Hera rispetto
all'attuale
Totale Consumi
578
320.141
372.954
Totale Produzione energia elettrica
4.770
17.936
di cui:
Termovalorizz. Hera
2.032
13.438
Termovalorizz. Mengozzi
1.753
3.190
Turboespansore Hera
795
920
Idroelettrico
178
292
Fotovoltaico
14
96
0
0
4.770
17.936
Bilancio [tep]
- 315.370
- 355.018
Bilancio [%]
- 98,51%
- 95,19%
Totale Produzione energia termica
Totale Produzione
A livello emissivo la tabella seguente evidenzia l’ipotesi di crescita tendenziale delle emissioni nei
diversi settori. In tale scenario si è inclusa l’ipotesi di potenziamento di entrambi i termovalorizzatori. Si può
notare come tali progetti causino un notevole incremento delle emissioni. Al 2012 il settore dei rifiuti si
42
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
configura infatti come il terzo settore più emissivo dopo trasporti e civile registrando comunque la crescita
percentuale più elevata.
Comune di Forlì, Emissioni di CO2 equiv. [tonn] a confronto con gli obiettivi del Protocollo di Kyoto
Settori
1990
2004
2012
Δ% 1990-2004
Δ% 1990-2012
Δ% fissato per
Italia
Agricoltura
25.123
33.177
25.125
+ 32%
0%
-
Industria
70.990
64.302
59.260
- 9%
-17%
-
Trasporti
259.076
353.538
402.753
+ 36%
+ 55%
-
Terziario
40.030
64.956
77.083
+ 62%
+ 93%
-
Civile
176.421
179.300
171.798
+ 2%
- 3%
-
Rifiuti
32.277
50.869
113.245
+ 58%
+251%
-
CO2 sinks*
-5.500
-5.500
-6.100
0%
+11%
-
Totale [tonn]
598.416
740.642
843.165
+ 24%
+41%
- 6,5%
* valore stimato di assorbimento di CO2 dovuto a superf. agricole (S.A.U.), boschi e verde pubblico
4.3
L’articolazione degli obiettivi generali e specifici del PEAC
Come risulta dal quadro delineato a livello programmatico nei capitoli precedenti, in particolare a livello
nazionale si assiste allo sviluppo di una nuova politica di decentramento agli Enti Locali, con una
ridefinizione di ruoli e funzioni anche in campo energetico.
Anche il Comune si può quindi inserire nella programmazione e pianificazione del settore energetico in
un’ottica di sostenibilità, cercando di mettere a punto delle azioni e degli strumenti idonei allo scopo
coinvolgendo, nello stesso tempo, sia soggetti pubblici che privati. D’altra parte una corretta politica in
materia energetica non può prescindere dalla specificità del contesto locale e deve essere impostata, come già
sottolineato, sulla base dai dati di crescita e di evoluzione sia dei consumi che delle emissioni.
Alla luce quindi delle analisi suddette l’obiettivo che si è posto il PEAC è quello di:
 stabilizzare le emissioni rispetto al 2004;
 stabilizzare i consumi energetici rispetto al 2004 concentrati in particolare nel settore civile-terziario e dei
trasporti;
 incentivare e promuovere l’uso di fonti rinnovabili e assimilate;
Tali obiettivi risultano “contenuti” in quanto la logica del Comune è stata quella di individuare uno
“scenario” di riduzione anche se “minimo” comunque attuabile. Le azioni conseguenti al raggiungimento di
tali obiettivi sono infatti individuate non solo in ragione dell’importanza e dell’urgenza ma anche e
soprattutto della fattibilità operativa a livello comunale, considerando inoltre i settori più critici in particolare
civile-terziario e dei trasporti.
Occorre anche puntualizzare che essendo la scelta del potenziamento degli inceneritori già prevista da
altri strumenti di pianificazione (vedi Piano dei Rifiuti e Piano di gestione della Qualità dell’aria-Documento
Preliminare), il Piano Energetico Comunale non ha potuto che “assumerlo” in uno scenario tendenziale. La
forte crescita delle emissioni in tale settore, sul quale il Piano Energetico Comunale non può comunque
incidere, chiaramente “condiziona” qualsiasi azione messa in campo dal Comune nell’ottica di riduzione
delle emissioni. Considerato comunque che non si sono ancora conclusi nè i processi dei sopra citati
strumenti di pianificazione, nè i procedimenti di approvazione del potenziamento dei due inceneritori
nell’area di Coriano, il PEAC potrà essere oggetto di aggiornamento nella prevista fase di monitoraggio del
43
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Piano. D’altra parte occorre anche sottolineare che politiche più “spinte” a livello energetico per essere
efficaci devono muovere da logiche di scala più ampia che vanno da quella provinciale/regionale a quella
nazionale. È chiaro quindi che in assenza di un quadro Provinciale e Regionale compiutamente approvato in
materia (il Piano Energetico Regionale e Provinciale non hanno ancora concluso il loro iter amministrativo),
in grado di delineare obiettivi integrati e sinergici a livello di area vasta e individuare il contributo di ogni
Comune al raggiungimento degli obiettivi stessi, l’Amministrazione può in maniera prioritaria agire sul “lato
domanda” incentivando quindi politiche per la riduzione dei consumi e di conseguenza delle emissioni.
Come dettagliatamente descritto nel PEAC sono già in atto nel Comune di Forlì alcune azioni, aventi una
valenza energetico-ambientale in senso lato, quale punto di partenza per prospettare poi una serie di linee
strategiche incentrate sulla riduzione dei consumi e delle emissioni:
1. il regolamento per la promozione della qualità bioecologica degli interventi edilizi;
2. lo strumento urbanistico attuativo di iniziativa pubblica – PRU 1 – sistema ferroviario – via Pandolfa
(Foro boario) nelle sue norme per la qualità bioecologica dell’intervento;
3. l’iniziativa “Laboratorio Casa facile”;
4. la rete di monitoraggio della qualità dell’aria;
5. l’Accordo di Programma per la mobilità sostenibile (triennio 2003-2005);
6. il Programma di Sperimentazione Contratti di Quartiere II;
7. i programmi pluriennali d’attuazione (6° p.p.a.);
8. il programma sperimentale denominato “progetto pilota – complessità territoriali”;
9. il Protocollo di intesa con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.
10. la campagna “Calore Pulito” in collaborazione con Agess;
11. gli interventi per la creazione e la qualificazione delle aree verdi
Il Comune ha quindi individuato linee strategiche (dettagliatamente descritte nel PEAC e a cui si
rimanda) suddivise nei diversi settori che possano orientare l’evoluzione del sistema energetico verso criteri
di maggior sostenibilità. E’ evidente che il potenziale di riduzione dei consumi e delle conseguenti emissioni
derivante dall’attuazione di tutte le linee strategiche individuate descrive una situazione limite che deve però
confrontarsi con l’effettiva possibilità a realizzare quanto teoricamente possibile. Tra lo scenario tendenziale
(vedi paragrafo precedente 4.2) e lo scenario potenziale si possono quindi definire numerosi scenari, ognuno
dei quali corrispondente a diversi livelli di impegno.
Nell’ambito del presente PEAC si sono quindi individuate le linee di intervento prioritarie ossia le
“azioni attuabili” riguardanti in particolare il settore civile e dei trasporti e che rappresentano quindi un
primo livello operativo nell’orizzonte temporale del piano. È chiaro che compito del Comune è quello di
riuscire comunque ad attivare nel futuro più prossimo anche le rimanenti politiche individuate nelle linee
strategiche identificando in particolare gli strumenti di attuazione ed i soggetti coinvolgibili nel processo di
pianificazione nonché definendo accordi con i suddetti soggetti al fine di stabilire gli impegni di attuazione
di procedure, azioni, strumenti, ecc. volti alla realizzazione degli obiettivi strategici.
Si riassumono di seguito le linee di intervento approfondite nell’ambito del presente PEAC
(dettagliatamente descritte nel PEAC a cui si rimanda)
1.
Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 in
attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE;
2.
Promozione della diffusione impianti solari termici negli edifici;
3.
Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93);
4.
Mobilità: incentivi, polo logistico, piano del traffico urbano;
5.
Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
6.
Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale.
44
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
7.
8.
9.
Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia elettrica.
Interventi sul sistema del verde.
Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata.
4.4
Analisi di coerenza esterna ed interna del PEAC
L’analisi di coerenza successivamente esposta definisce “qualitativamente" la rispondenza degli obiettivi
rispetto ai piani e programmi in materia, nonché la compatibilità delle azioni individuate per il
raggiungimento degli obiettivi stessi.
Tali valutazioni vengono condotte premettendo alcuni “limiti” presenti all’interno del PEAC.
Innanzitutto l’adozione nel calcolo delle emissioni di gas serra del cosiddetto “criterio geografico” che
considera unicamente le emissioni relative alle attività che si svolgono all’interno dei confini territoriali. Il
calcolo delle emissioni prodotte da un certo territorio tuttavia può essere eseguito non solo prendendo in
considerazione quelle effettivamente generate all’interno dei suoi confini territoriali, ma anche quelle che
avvengono all’esterno di tale area purché riconducibili alle attività che si svolgono nel territorio di partenza.
In tal caso al principio geografico viene sostituito un principio di responsabilità. Generalmente maggiore è la
dimensione dell’area che si prende in considerazione, più simili sono i risultati a cui si perviene con le
diverse metodologie. Nel caso invece di ambiti comunali, in particolare nel caso di realtà come quella di
Forlì quasi totalmente dipendente dal punto di vista degli approvvigionamenti elettrici, con il criterio
“geografico” si trascurano alcuni apporti emissivi “consistenti” generati comunque in ambito comunale come
quelli dovuti ai consumi elettrici. In tal caso con il criterio geografico si ha una visione solo “parziale” della
“responsabilità” del Comune sullo stato delle emissioni di gas serra in un contesto di area vasta.
Si è inoltre già sottolineata (vedi paragrafo 4.2) la semplificazione adottata con l’assunzione dell’ipotesi
di crescita tendenziale dei consumi e delle emissioni valutato sulla base delle rette di interpolazione dei dati
1995-2004 . Il dato che si ottiene al 2012, a cui si sottraggono i “benefici” attesi in termini di riduzione dei
consumi e delle emissioni di ogni linea di intervento individuata, definisce quindi uno “scenario “obiettivo”
che solo indicativamente permette di valutare quanto le azioni siano efficaci al raggiungimento degli
obiettivi stessi. D’altra parte nell’individuazione dello “scenario obiettivo”, ogni azione è semplicemente
sommata senza considerarne gli effetti sinergici, di sovrapposizione e/o di conflitto (si cita ad esempio il caso
del progetto del teleriscaldamento e la possibile contemporanea l’installazione del solare termico) o
comunque i limiti “economici” che possono esserci nell’attivazione simultanea di una o più delle azioni
suddette. Inoltre anche la caratterizzazione di ciascuna azione sconta talvolta assunti di base non sempre
riconducibili a dati comunque validati e condivisi19; spesso le ipotesi assunte (ad esempio di utilizzo e/o
installazione di impianti tecnologici più efficienti e/o meno impattanti) riguardano un unico scenario
possibile non considerando ad esempio un range di valori variabili a seconda del verificarsi di diverse
condizioni al contorno.
Ciò premesso, si può affermare che gli obiettivi stabiliti dal PEAC risultano coerenti con gli obiettivi
generali di sostenibilità più da un punto di vista qualitativo che da un punto di vista quantitativo. In primo
luogo, considerate infatti le premesse e i “limiti” che stanno alla base della scelta degli obiettivi, come già
esposto nei capitoli precedenti, non si può non sottolineare la “distanza” tra l’obiettivo di stabilizzazione
delle emissioni rispetto a quanto previsto nel Protocollo di Kyoto, recentemente sottoscritto dall’Italia e a cui
la stessa Regione Emilia-Romagna ha aderito attraverso il Piano energetico Regionale. In quest’ultimo Piano
(e nel Piano Energetico Provinciale anche se in versione di “bozza”) altro obiettivo cardine è rappresentato
19
Ci si riferisce in particolare alle ipotesi assunte nell’azione 4 riguardante gli interventi sulla mobilità in merito ad esempio al
raddoppio nell’utilizzo di metano o GPL, alla possibilità di impiego di biocarburanti per una quota pari al 5%, all’attribuzione per gli
spostamenti casa-lavoro delle autovetture private di un utilizzo del 60% del combustibile totale da esse consumato.
45
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
dal raggiungimento dell’autosufficienza elettrica (nel senso della riduzione del deficit produzione-consumi)
in particolare attraverso il ricorso a fonti rinnovabili e/o assimilate. Il Piano Energetico Regionale incentiva
la diffusione di impianti cogenerativi affiancati ad impianti alimentati da fonti rinnovabili e l’impegno
dell’Italia in tal senso è il raggiungimento al 2010 della quota del 25% di energia elettrica derivata da fonti
rinnovabili.
La produzione locale di energia elettrica prevista dal PEAC nelle linee di intervento individuate (escluso
quindi quanto contenuto nello scenario tendenziale) è attribuibile al progetto del teleriscaldamento in cui,
oltre al termovalorizzatore, sono previsti ulteriori poli di produzione che utilizzano “fonti rinnovabili” ossia
impianti a pompe di calore (che sfruttano l’energia termica a bassa temperatura dell’acqua di scarico del
depuratore nonché quella dell’acquedotto civile) affiancati ed alimentati da cogeneratori. Nello scenario
tendenziale con le azioni messe in campo la quota di produzione elettrica da fonti rinnovabili copre circa il
15% del fabbisogno elettrico contro circa il 4% nella situazione attuale. Dal lato della produzione di energia
termica il peso maggiore è rappresentato dallo stesso progetto del teleriscaldamento a cui si affianca la
previsione di un maggiore sfruttamento e incentivazione all’uso del solare termico (sui dati di dettaglio
sull’utilizzo di fonti rinnovabili si rimanda al paragrafo 5.9)
Occorre comunque sottolineare che nel nuovo contesto di mercato liberalizzato, esistono alcune
condizioni affinché gli stessi operatori energetici nel futuro investano in operazioni di recupero delle fonti
rinnovabili piuttosto che di controllo della domanda, lasciando al Comune i compiti di investire nei settori
che il mercato ritiene al momento meno appetibili, di diventare soggetto di promozione ed incentivazione e
di mettere a punto tutti gli strumenti di semplificazione amministrativa atti a facilitare lo sviluppo degli
interventi di sostenibilità energetica (quali ad esempio, come indicato nelle linee strategiche del piano, la
diffusione di impianti di micro-cogenerazione). Prioritario diventa quindi realizzare una più puntuale e
generale ricognizione sulle risorse disponibili a livello territoriale in particolare sul lato offerta di fonti
energetiche rinnovabili direttamente impiegabili (ad esempio la possibilità di sfruttare biomasse).
È comunque da sottolineare in generale che l’efficacia delle azioni deve essere legata ad una valutazione
più puntuale della fattibilità economica dell’intervento, nonché i tipi di accordi da implementare per la loro
attivazione. Tale aspetto risulta prioritario infatti se si considera che molte azioni di risparmio sono
scarsamente gestibili dalla pubblica amministrazione attraverso gli strumenti di cui normalmente dispone, ma
vanno piuttosto promosse tramite campagne di informazione agli utenti ed ai venditori ed attraverso ad
esempio l’incentivazione all’acquisto di prodotti efficienti. Si tratta perciò di azioni che presentano una certa
complessità nella loro attivazione e richiedono, in particolare, uno sforzo congiunto da parte di più soggetti e,
in definitiva, un forte coinvolgimento dell’utenza. È quindi necessario definire accordi tra i vari soggetti che,
in modo diverso, concorrono alla determinazione dei fattori alla base delle scelte di tipo energetico. In questo
modo si vogliono porre le condizioni affinché si creino dei meccanismi autonomi e sostenibili che conducano
il sistema energetico comunale verso standard di efficienza più elevati. In tal senso si inquadra in particolare
l’azione relativa agli interventi sugli edifici di proprietà comunale, che rappresentano un settore di rilievo nel
quale è necessario concentrare gli sforzi per l’efficientizzazione energetica. Le azioni che il Comune attua
sul proprio patrimonio hanno un doppio obiettivo: oltre ad apportare benefici diretti per quanto riguarda il
risparmio energetico, sono da considerarsi come azioni dimostrative che agiscono come stimolo ed esempio
per il settore privato. La corretta ed efficiente gestione energetica del patrimonio immobiliare della Pubblica
Amministrazione e degli Enti Locali costituisce un elemento determinante e al contempo critico per lo
sviluppo di politiche energetiche più ampie e diffuse. Infatti, oltre agli immediati benefici economici
derivanti da una gestione orientata al risparmio ed alla maggiore efficienza, l’atteggiamento innovativo della
Pubblica Amministrazione sulle problematiche energetiche e nei confronti dell’imprenditoria locale è
determinante per favorire un processo complessivo di qualificazione energetica del territorio.
46
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
5.
LA STIMA DEGLI EFFETTI AMBIENTALI E TERRITORIALI DEL PIANO
Per ciascuna delle 9 azioni sulle quali il PEAC concentra la propria attenzione in riferimento al brevemedio periodo è stata predisposta una scheda in cui sono analizzati gli aspetti tecnici ed operativi di
implementazione, oltre ad una valutazione dei benefici attesi in termini di riduzione dei consumi energetici e
delle emissioni di gas di serra emesse in atmosfera, elaborate sempre secondo un criterio geografico. Come
già richiamato nei capitoli precedenti, tali linee di intervento prevedono:
1. Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05
in attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE;
2. Promozione della diffusione impianti solari termici negli edifici;
3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93);
4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano del traffico urbano;
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
6. Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale.
7. Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia elettrica.
8. Interventi sul sistema del verde.
9. Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata.
In sintesi, i contenuti:
1.
Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05 in
attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE
Riguarda l’applicazione del D.Lgs n.192 del 19/08/2005, che prevede la certificazione energetica degli
edifici al fine della riduzione dei consumi energetici e di conseguenza delle emissioni negli edifici.
L’azione in particolare è stata valutata per:
 gli edifici residenziali e terziari di nuova previsione come previsto dal PRG;
 il patrimonio edilizio esistente al fine di una sua riqualificazione (si è stimato l’intervento sul 30%
degli edifici)
2.
Promozione della diffusione impianti solari termici negli edifici
Al fine della riduzione dei consumi energetici e delle emissioni del settore edilizio attraverso il ricorso
a fonti energetiche rinnovabili, uno degli obiettivi del Comune è quello di incentivare l’uso del solare
termico negli edifici attraverso sia disposizioni vincolanti (quali l’elaborazione di un nuovo
Regolamento Edilizio comunale che preveda l’integrazione del solare termico negli edifici), che
attraverso incentivi comunali per gli edifici oggetto di ristrutturazione, forniti ad esempio mediante il
meccanismo delle ESCO (Energy Service COmpanies) e prevedendo corsi di formazione per
progettisti, imprese di costruzione edili ed installatori sull’integrazione degli impianti solari negli
edifici.
L’azione in particolare è stato valutata per:
 gli edifici residenziali e terziario di nuova previsione come previsto dal PRG attraverso l’ipotesi di
installazione di impianti combinati ACS e riscaldamento;
 il patrimonio edilizio comunale esistente (si è stimato l’intervento su un 20% degli edifici) in cui si
suppone che nel 70% dei casi si applichi solo l’impianto per ACS e nel rimanente 30% dei casi
l’impianto di tipo combinato.
47
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
3.
Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93)
Tale azione ha l’obiettivo del contenimento dei consumi dovuti all’attività di controllo svolta ai sensi
del D.P.R. 412/93. Al fine inoltre della riqualificazione del parco caldaie comunali è prevista inoltre lo
studio di incentivi per il rinnovo del parco caldaie con caldaie a gas ad alta efficienza come le caldaie a
condensazione o a biomasse (queste ultime soprattutto per utenze isolate attualmente funzionanti a
GPL).
In quest’ultimo caso l’azione in particolare è stato valutata per:
 gli edifici residenziali e terziario di nuova previsione come previsto dal PRG (è previsto che l’80%
di tali edifici possa installare caldaie a condensazione);
 il contesto edilizio comunale esistente (si è stimato l’intervento su un 5% degli edifici).
4.
Mobilità: incentivi, polo logistico, piano del traffico urbano;
In attuazione di quanto previsto nel PGTU all’interno di tale azione sono stati valutati quelle azioni che
comportano benefici in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni dei gas serra.
All’interno del PGTU infatti l’obiettivo principale riguarda la riduzione di inquinamenti acustico e
atmosferico nell’area urbana e non sempre gli interventi volti a ridurre l’inquinamento atmosferico
urbano hanno come risultato una parallela riduzione delle emissioni di gas serra. Nell’ambito del
PEAC sono state recepite le seguenti azioni:
 riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo l’utilizzo
della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di mobilità
ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi collettivo: è stata
prevista una riduzione del 12% degli spostamenti sistematici casa/lavoro auto privata;
 riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso di
carburanti ecologici o di veicoli ad emissioni ridotte: in particolare si è stimato un uso di carburanti
ecologici pari al 5% del totale dei consumi. E’ inoltre previsto il raddoppio della percentuale di
utilizzo dei carburanti ecologici quali metano e GLP a scapito dell’utilizzo del gasolio e benzina;
 completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì e di quello
di Hera S.p.A..
5.
Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
La rete di Teleriscaldamento si rivela conveniente quando esistono utenze consistenti e vicine tra loro,
come nel caso di una realtà urbana-industriale, e qualora esista la possibilità di sfruttare cadute di
calore localmente presenti (come il termovalorizzatore di Hera) o le sorgenti fredde per alimentare
pompe di calore (acque reflue del depuratore). Unendo in un unico impianto la produzione di energia
elettrica e la produzione di calore, la cogenerazione sfrutta in modo ottimale l'energia primaria dei
combustibili: la frazione di energia a temperatura più alta viene convertita in energia pregiata
(elettrica) e quella a temperatura più bassa, invece di essere dispersa nell'ambiente come calore di
scarto, viene resa disponibile per applicazioni termiche appropriate.
Nel Comune di Forlì l’intervento prevede le seguenti azioni in successione:
1.
realizzazione, nel triennio 2005-2008 delle prime isole di Teleriscaldamento:
a) zona Campus Universitario
b) zona Foro Boario
c) zone WTE – Fiera
2.
connessione in rete delle prime isole di Teleriscaldamento e sviluppo della rete;
3.
verifica della percentuale di diffusione/penetrazione nel tempo e relative calcoli di riduzione dei
consumi e delle emissioni di gas ad effetto serra.
48
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
6.
-
Interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale
Il Comune di Forlì, nell’ambito delle azioni finalizzate al risparmio energetico e alla riduzione delle
emissioni di gas ad effetto serra, intende intervenire prioritariamente sugli edifici di sua proprietà, sia
perché molti di essi rivelano criticità e vetustità su cui si rendono necessari interventi, sia per dare un
buon esempio alla cittadinanza in merito all’applicazione delle migliori pratiche disponibili
nell’ambito dell’edilizia, in ottemperanza al D.Lgs 192/05. Almeno un terzo dei consumi elettrici e
almeno il 70% dei consumi di combustibile, è infatti imputabile al comparto dell’edilizia, sia essa
residenziale, pubblica o terziaria.
Ovviamente il complesso degli edifici pubblici di proprietà comunale rappresenta una percentuale di
consumi molto piccola rispetto al totale del comparto, ma importante per i suddetti motivi.
Fra interventi da attuarsi negli edifici pubblici si ricordano:
- diagnosi energetica degli edifici: sono stati individuati in prima analisi 30 edifici comunali
significativi, di cui 4 nidi, 8 scuole elementari, 8 scuole medie, 5 palestre, la Piscina comunale, il
Palazzo comunale con l’ex Provincia ed il Tribunale. Su di essi saranno effettuati: una
contabilizzazione del fabbisogno energetico sulla base delle bollette dell’energia elettrica e del gas
degli ultimi anni; una analisi termografica per individuare le criticità, cioè i punti in cui si ha la
maggior concentrazione di dispersioni termiche verso l’esterno; una serie di interventi puntuali nei
punti critici individuati per migliorare le caratteristiche energetiche; pianificazione di una successiva
analisi energetica per verificare e quantificare i risultati raggiunti grazie agli interventi messi in
campo. Inoltre, qualora gli edifici in oggetto siano stati recentemente oggetto di ristrutturazioni od
interventi parziali, come ad esempio la sostituzione di vetri, serramenti o infissi, si potrà verificare e
quantificare il miglioramento prodotto rispetto alla situazione preesistente;
installazione di impianti solari termici secondo i criteri e le modalità citati nella scheda n° 2. Il
Comune intende avviare entro breve termine la realizzazione di 7 impianti solari termici per la
produzione di acqua calda sanitaria installati sulle coperture di 4 palestre e di 3 asili nido.
L’operazione già in corso, è stata avviata in tempi rapidi, onde poter partecipare al Bando “Solare
Termico” del Ministero dell’Ambiente, per ottenere una sovvenzione fino al 30% delle spese
sostenute (IVA esclusa),
- prosecuzione dell’attività di installazione di impianti solari fotovoltaici;
- azione di riqualificazione energetica della Piscina comunale tramite il ricorso ad una soluzione
integrata nell’uso di fonti rinnovabili: solare termico, pompe di calore e solare fotovoltaico.
7.
Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia elettrica
Si tratta di una azione volontaria ed in un certo senso “fisiologica” in quanto si ritiene che da oggi al
2012 buona parte degli elettrodomestici e delle lampadine saranno sostituiti in territorio comunale,
Inoltre gli incentivi concessi dal Decreto “Conto Energia” del 28/07/05 (aggiornato con DM del
06/02/06) per la produzione di energia fotovoltaica rendono economicamente interessante
l’installazione di impianti fotovoltaici da parte di singoli cittadini e aziende.
8.
Interventi sul sistema del verde
L’utilizzo di specie opportunamente selezionate per la riduzione dell’inquinamento atmosferico sta
trovando una importante applicazione nella mitigazione delle emissioni inquinanti.
Nell’area urbana di Forlì è possibile individuare dove sarebbe opportuno realizzare aree a verde e
progettarle in modo da massimizzare la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, con
particolare riferimento alle aree di Coriano e Villa Selva interessate dalla costruzione dei nuovi
49
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
termovalorizzatori (termovalorizzatore di RSU di Hera S.p.A. e incremento della capacità di
smaltimento del termovalorizzatore di Mengozzi s.r.l.), nonché da un ulteriore sviluppo della zona
industriale (Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata Querzoli-Ferretti) e del sistema
infrastrutturale.
In questa ottica si inserisce l’idea del Comune di Forlì di affidare un incarico per un progetto di ricerca
capace di prefigurare due diversi scenari riguardanti la relazione tra la qualità dell’aria e il sistema del
verde: un primo scenario denominato “mitigazione” che prevede il rientro dei parametri di qualità
dell’aria all’interno dei valori fissati dal DM 02/04/2002 n.60, mentre il secondo scenario definito
“miglioramento” che prevede un’ulteriore riduzione del 20% rispetto ai predetti limiti.
9.
Interventi sull’Illuminazione pubblica e privata
La recente L.R. n.19 del 29/09/2003 “Norme in materia di riduzione dell’inquinamento luminoso e di
risparmio energetico” promuove la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei consumi energetici da
esso derivanti
Attraverso tale azione si intende adeguare il Regolamento urbanistico edilizio (RUE) comunale alle
disposizioni della L.R. 19/03 e predisporre un abaco in cui siano indicate, zona per zona, le tipologie
dei sistemi e dei singoli corpi illuminanti ammessi tra cui i progettisti e gli installatori potranno
scegliere quale installare. Infine il Comune di Forlì intende avviare un’opera di modernizzazione degli
impianti semaforici attualmente equipaggiati con lampade ad incandescenza tramite l’utilizzo di
lampade a LED (Ligth Emitting Diode): tale soluzione consentirebbe una lunga serie di vantaggi, dal
miglioramento della sicurezza stradale, al risparmio energetico ed economico (consumi e
manutenzione molto più ridotti), alla possibilità di riparare gli elementi danneggiati, all’assenza negli
elementi illuminanti di mercurio o altre sostanze gravemente inquinanti).
Si precisa che le azioni 6 (interventi di risparmio energetico negli edifici di proprietà comunale) e 8
(interventi sul sistema del verde) non sono state contabilizzate nei seguenti calcoli di risparmio in termini di
energia e di emissioni in quanto:
- l’azione 6 è già implicitamente compresa nelle azioni 1 e 2;
- l’azione 8 necessita di una quantificazione specifica che potrà derivare dallo studio che sarà
appositamente commissionato.
La valutazione degli effetti ambientali indotti dal Piano è stata costruita sui medesimi indicatori utilizzati
nella descrizione dello stato ambientale attuale, elaborati quindi in maniera “previsionale” sulla base dello
scenario B.A.U. (tendenziale) e dello scenario obiettivo (comprendente le 9 azioni prioritarie del PEAC).
Come già illustrato al capitolo 4.2 gli scenari sono riferiti al 2012. Gli indicatori utilizzati, quindi,
illustrano la situazione a tale data, ad eccezione degli indicatori relativi alle emissioni di inquinanti in
atmosfera (NOx, PM10, COVNM, SOx, CO) che, poiché non elaborati specificatamente per il PEAC, ma per
il Piano di risanamento della qualità dell’aria della Provincia di Forlì-Cesena, sono riferiti al 2010. Gli
scenari b.a.u. sono Bozza del Piano di risanamento della qualità aria)
Si precisa infine che in merito all’azione 4.3 (“metanizzazione dei mezzi ATR, del Comune e di Hera”)
non ci si è occupati in questa sede del calcolo delle emissioni degli inquinanti atmosferici citati poiché già
durante la redazione del presente documento erano in corso studi specifici, ad oggi però non completi. Dai
risultati provvisori, tuttavia, non sembrano emergere valori particolarmente incisivi sui risparmi complessivi.
50
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
5.1. Consumi di energia
CONSUMI TOTALI (tep)
ANNO 2004
320.141
ANNO 2012 SCENARIO B.A.U.
372.954
ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO
323.226
RISPARMIO ENERGETICO
(tep annui risparmiati nel 2012)
AZIONI DI PIANO
edifici nuovi (50%)
1. Performance energetica
degli edifici per la definizione
edifici esistenti (30%)
di nuovi standard costruttivi in
relazione al D.Lgs. 192/2005
totale
2. Diffusione impianti solari
termici negli edifici
3. Prosecuzione della attività
di controllo degli impianti
termici svolta da Agess (DPR
412/93)
4. Mobilità: incentivi, polo
logistico, piano urbano del
traffico
2.539
5.491
8.030
edifici nuovi o in ristrutturazione
2.761
edifici esistenti
10.430
totale
13.190
sostituzione caldaie in edifici nuovi
414
sostituzione caldaie in edifici
esistenti
525
controllo caldaie
2491
totale
3.430
riduzione del 12% uso autovettura
privata per spostamenti casa-lavoro
4.148
raddoppio della percentuale di
utilizzo dei carburanti ecol. (metano
e GPL) + incremento del 5% dei
biocarburanti
metanizzazione dei mezzi ATR, del
Comune e di Hera
invariato
invariato
totale
4.148
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera
6.090
7. Interventi volontari di
risparmio energetico
rinnovo degli elettrodomestici,
nell’edilizia tramite il ricorso
dell’impianto di illuminazione
alle migliori pratiche in
totale
termini di utilizzo dell’energia
elettrica
14.163
9.Interventi sull’Illuminazione
interventi su illuminazione pubblica
pubblica
51
635
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
interventi su illuminazione
semaforica
42
totale
677
SCENARIO OBIETTIVO (Risparmio tot.annuo)
49.728
(*) La valutazione dei benefici per il teleriscaldamento sono valutati rispetto allo scenario 2015 ossia a progetto
concluso.
I consumi riferiti allo scenario obiettivo risultano pari a 323.226 tep. Si può notare pertanto come tali
consumi si attestino circa sui valori del 2004.
L’obiettivo del presente PEAC risulta essere quello delle stabilizzazioni dei consumi al 2012 ai valori del
2004. In base ai calcoli eseguiti per l’indicatore 5.1 si ottiene un valore di consumo al 2004 inferiore rispetto
al valore al 2012 (scenario obiettivo) di circa 2.800 tep. Occorre considerare, come già sottolineato nel
paragrafo 4.4 “analisi di coerenza esterna ed interna”, le semplificazioni adottate per il calcolo dei risparmi
dovuti alle diverse azioni individuate dal Comune: la differenza tra i dati al 2004 e al 2012 (scenario
obiettivo) risulta circa dell’1% rispetto ai consumi totali e quindi si può assumere ragionevolmente che tale
differenza rientri nell'errore che tali semplificazioni comportano.
5.2 Intensità energetica
INTENSITA’ENERGETICA
(tep/MlnE)
ANNO 2004
ANNO 2012 SCENARIO B.A.U.
ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO
104,2
(V.A. al 2004 pari a 3.073)
94,4
(V.A. al 2012 stimato pari a 3.952)
81,8
(V.A. al 2012 stimato pari a 3.952)
Il valore b.a.u. dell’intensità energetica è stato ricavato dividendo il valore b.a.u dei consumi per il valore
b.a.u del valore aggiunto, non disponendo di ulteriori elementi per una migliore definizione dell’indicatore.
Si tratta quindi di valori puramente indicativi.
Nello scenario senza azioni, quindi, l’intensità energetica passa dal valore di 104,2 (tep/MlnE) nel 2004 a
94,4 (tep/MlnE) nel 2012. È quindi previsto un aumento dell’efficienza energetica anche senza azioni. È
interessante però notare come nel caso dello scenario obiettivo l’intensità energetica essendo pari a 81,7
diminuisce dell’13,5% rispetto allo scenario b.a.u..
5.3
Emissioni di gas di serra
A causa della scelta di calcolare le emissioni con metodo di tipo geografico, le valutazioni successive
non considerano le emissioni dovute ai consumi elettrici che, data la mancanza nel Comune di Forlì di
centrali elettriche, non avvengono all’interno del Comune stesso. Per lo stesso criterio non sono state
considerate le emissioni dovute a discariche in quanto non presenti nel Comune, né scontate le emissioni
dovute ai termovalorizzatori imputate totalmente al Comune ma che bruciano anche rifiuti di provenienza
extracomunale.
Le emissioni di gas di serra sono state calcolate al netto dell’assorbimento svolto dalla biomassa legnosa
e vegetale (stimata considerando sia la quota attribuibile al verde pubblico che la quota attribuibile ai terreni
agricoli).
52
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Il potenziale di risparmio di CO2 equivalente conseguente all’azione 7 (interventi volontari di risparmio
energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica ),
pari a 34.900 tonnellate/anno, e all’azione 9 (Interventi sull’illuminazione pubblica), pari a 1.572
tonnellate/anno non sono state conteggiato nel risparmio totale dello scenario obiettivo, in quanto nel PEAC
le emissioni sono state calcolate secondo il “criterio geografico” e non secondo il “criterio di responsabilità
sociale”. Le emissioni dovute ai consumi elettrici non sono quindi imputate al Comune di Forlì in quanto non
sono presenti nel territorio comunale centrali elettriche. È evidente, in questo caso, che la metodologia di
calcolo penalizza fortemente il risultato finale: basti pensare che ad un risparmio energetico pari al 30% del
totale ed imputabile alle azioni 7 e 9 (in realtà il 28% del risparmio energetico totale è detenuto dalla sola
azione 7) non è contabilizzato alcun risparmio in termini di CO2.
EMISSIONI TOTALI
(CO2 eq)
ANNO 2004
740.642
ANNO 2012 SCENARIO B.A.U.
843.165
ANNO 2012 SCENARIO OBIETTIVO
742.804
CO2 EQ. EVITATA
(tonn annue risparmiate
nel 2012)
AZIONI DI PIANO
1. Performance
energetica degli edifici
per la definizione di
nuovi standard
costruttivi in relazione
al D.Lgs. 192/2005
2. Diffusione impianti
solari termici negli
edifici
3. Prosecuzione della
attività di controllo
degli impianti termici
svolta da Agess (DPR
412/93)
4. Mobilità: incentivi,
polo logistico, piano
urbano del traffico
edifici nuovi (50%)
6.043
edifici esistenti (30%)
13.068
totale
19.111
edifici nuovi o in ristrutturazione
edifici esistenti
totale
sostituzione caldaie in edifici nuovi
sostituzione caldaie in edifici esistenti
controllo caldaie
totale
riduzione del 12% uso autovettura privata
per spostamenti casa-lavoro
raddoppio della percentuale di utilizzo dei
carburanti ecol. (metano e GPL) +
incremento del 5% dei biocarburanti
metanizzazione dei mezzi ATR, del
Comune e di Hera
totale
6.570
24.823
31.394
985
1.249
5.928
8.162
12.767
15.138
36,68
27.941
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
13.753
SCENARIO OBIETTIVO (Risparmio tot.annuo)
100.361
7. Interventi volontari
di risparmio energetico
nell’edilizia
34.900
rinnovo degli elettrodomestici,
dell’impianto di illuminazione
totale
53
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
9. Illuminazione
pubblica
interventi su illuminazione pubblica
1568
interventi su illuminazione semaforica
104
1.672
totale
Scenario obiettivo al 2012
100
ioni
90
80
azione 9
70
azione 7
60
azione 5
50
azione 4
azione 3
40
incidenzapercentualedeleaz
azione 2
30
azione 1
20
10
0
contributoal risparmio
energetico
contributoal risparmio GHG
Scenario obiettivo al 2012
16000
35000
14000
30000
12000
25000
10000
8000
15000
6000
10000
4000
5000
2000
0
0
azione 1 azione 2 azione 3 azione 4 azione 5 azione 7 azione 9
energia risparmiata
CO2 eq risparmiata
54
tonnelateC
O
2eq
tep
20000
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Consumi energetici: lo scenari o obiettivo
Contributo al risparmio energe tico
380000
370000
1%
360000
16%
29%
350000
ktep
340000
330000
27%
320000
12%
8%
310000
7%
300000
290000
anno 2004
anno 2012 scenario BAU
azione 1
azione 2
azione 3
azione 5
azione 7
azione 9
azione 4
consumi energetici
Emissioni di GHG: lo scenario obiettivo
890.000
Contributo al risparmio di GHG
14%
840.000
19%
tonnelateCO
2eq
790.000
28%
740.000
31%
8%
690.000
640.000
anno 2004
anno 2012 scenario BAU
azione 1
azione 2
azione 4
azione 5
emissioni di CO2 eq
55
azione 3
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Le emissioni previste nello scenario obiettivo, che contabilizzano pertanto i risparmi conseguenti agli
interventi di Piano, sono pari a 742.804 tonnellate di CO2 eq. Confrontando tale valore con la quanto riportato
nel capitolo 3.3 (Indicatore Emissioni di gas serra) si può notare come tali emissioni si attestino sui valori circa
uguali a quelli del 2004.
Come sottolineato per l’indicatore 5.1, l’obiettivo del presente PEAC risulta essere quello delle
stabilizzazioni delle emissioni al 2012 ai valori del 2004. In base ai calcoli eseguiti per l’indicatore 5.3 si ottiene
un valore di emissione al 2004 inferiore rispetto al valore al 2012 (scenario obiettivo) di circa 2.100 t/anno.
Occorre considerare, come sottolineato nel paragrafo 4.4 “analisi di coerenza esterna ed interna”, le
semplificazioni adottate per il calcolo dei risparmi dovuti alle diverse azioni individuate dal Comune: la
differenza tra i dati al 2004 e al 2012 (scenario obiettivo) risulta circa dell’0,3% rispetto alle emissioni totali e
quindi si può assumere ragionevolmente che tale differenza rientri nell'errore che tali semplificazioni
comportano.
Dai grafici precedenti, si può rilevare come il contributo al risparmio energetico è dato per il 28,5%
dall’azione 7 e per il 26,5% dall’azione 2; seguono, le azioni 1, 5, 4 e 3 con quote rispettivamente del 16,1%,
12,2%, 8,3% e 6,9%. In relazione al risparmio di emissioni di gas di serra, non essendo contabilizzata l’azione 7,
che assorbirebbe una quota pari ad oltre il 25%, l’azione 2 è quella che restituisce il maggior contributo (31,3%);
seguono le azioni 4, 1, 5 e 2 con quote rispettivamente del 27,8%, 19,0, 13,7% e 8,1%.
5.4 Emissioni di NOx
Come già specificato per le emissioni di gas serra, anche le emissioni evitate per la diminuzione dei consumi
elettrici riferiti all’azione 7 e 9 non sono contabilizzate nei risparmi totali dello scenario obiettivo in quanto nel
PEAC le emissioni sono state calcolate con “criterio geografico” e non con il “criterio di responsabilità sociale”.
Si precisa inoltre che in merito alle emissioni di NOx, PM10 e CO sono riportati a titolo puramente
informativo anche i risparmi ottenibili mediante l’azione 7 (“Interventi volontari di risparmio energetico
nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini di utilizzo dell’energia elettrica”) e l’azione 9
(Interventi su illuminazione pubblica e privata) nonostante, per le ragioni suddette, non siano contabilizzati nei
risparmi totali. Tali valori sono stati calcolati mediante i fattori specifici di emissione utilizzati da Hera nel
calcolo delle emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica ed evitate con la messa in funzione del
termovalorizzatore.
fonti emissive
emissioni di NOx al 2010 (tonnellate)
scenario b.a.u.
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
154
combustioni industriali
541
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
altre sorgenti mobili
2.320
229
trattamento rifiuti
56
scenario obiettivo
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
asfalto
totale
3.244
NOx evitate
(t/anno risparmiate nel 2012)
AZIONI DI PIANO
1. Performance energetica degli
edifici per la definizione di nuovi
standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/2005
edifici nuovi (50%)
4,98
edifici esistenti (30%)
totale
edifici nuovi o in ristrutturazione
2. Diffusione impianti solari termici
edifici esistenti
negli edifici
totale
sostituzione caldaie in edifici nuovi
3. Prosecuzione della attività di
sostituzione caldaie in edifici
controllo degli impianti termici
esistenti
svolta da Agess (DPR 412/93)
controllo caldaie
totale
riduzione del 12% uso autovettura
privata per spostamenti casa-lavoro
raddoppio della percentuale di
4. Mobilità: incentivi, polo
utilizzo dei carburanti ecol. (metano
logistico, piano urbano del traffico
e GPL) + incremento del 5% dei
biocarburanti
totale
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
SCENARIO OBIETTIVO
Risparmio totale
7. Interventi volontari di risparmio
energetico nell’edilizia tramite il
ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia
elettrica
9. Interventi su illuminazione
pubblica
3.091,7
10,77
15,75
5,42
20,47
25,89
0,81
1,03
4,88
6,72
47
32
79
24,9
152.26
rinnovo degli elettrodomestici,
dell’impianto di illuminazione
41,5
Interventi su illuminazione pubblica
1,86
Interventi su illuminazione
semaforica
totale
0,12
1,97
5.5 Emissioni di PM10
fonti emissive
emissioni di PM10 al 2010 (tonnellate)
scenario b.a.u.
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
23
57
scenario obiettivo
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
combustioni industriali
94
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
81
altre sorgenti mobili
36
trattamento rifiuti
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
74
natura
asfalto
totale
308
PM10 evitate
(t/anno risparmiate nel 2012)
AZIONI DI PIANO
1. Performance energetica degli
edifici per la definizione di nuovi
standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/2005
272,7
edifici nuovi (50%)
edifici esistenti (30%)
0,71
1,54
totale
2,25
edifici nuovi o in ristrutturazione
2. Diffusione impianti solari termici
edifici esistenti
negli edifici
totale
sostituzione caldaie in edifici nuovi
3. Prosecuzione della attività di
sostituzione caldaie in edifici
controllo degli impianti termici
esistenti
svolta da Agess (DPR 412/93)
controllo caldaie
totale
riduzione del 12% uso autovettura
privata per spostamenti casa-lavoro
raddoppio della percentuale di
4. Mobilità: incentivi, polo
utilizzo dei carburanti ecol. (metano
logistico, piano mobilità
e GPL) + incremento del 5% dei
biocarburanti
totale
0,77
2,92
3,69
0,12
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
3,34
SCENARIO OBIETTIVO
Risparmio totale
35,27
7. Interventi volontari di risparmio
energetico nell’edilizia tramite il
ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia
elettrica
9. Interventi su illuminazione
pubblica
0,15
0,72
0,99
7
18
25
rinnovo degli elettrodomestici,
dell’impianto di illuminazione
totale
1,4
Interventi su illuminazione pubblica
0,06
Interventi su illuminazione
semaforica
totale
58
0,06
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
5.6 Emissioni di COVNM
emissioni di COVNM al 2010 (tonnellate)
fonti emissive
scenario b.a.u.
scenario obiettivo
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
21
combustioni industriali
534
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
497
altre sorgenti mobili
64
trattamento rifiuti
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
1
natura
asfalto
totale
1.117
COVNM evitate
(t/anno risparmiate nel 2012)
AZIONI DI PIANO
1. Performance energetica degli
edifici per la definizione di nuovi
standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/2005
882,7
edifici nuovi (50%)
edifici esistenti (30%)
0,53
1,21
totale
1,74
edifici nuovi o in ristrutturazione
2. Diffusione impianti solari termici
edifici esistenti
negli edifici
totale
sostituzione caldaie in edifici nuovi
3. Prosecuzione della attività di
sostituzione caldaie in edifici
controllo degli impianti termici
esistenti
svolta da Agess (DPR 412/93)
controllo caldaie
totale
riduzione del 12% uso autovettura
privata per spostamenti casa-lavoro
raddoppio della percentuale di
4. Mobilità: incentivi, polo
utilizzo dei carburanti ecol. (metano
logistico, piano mobilità
e GPL) + incremento del 5% dei
biocarburanti
totale
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
SCENARIO OBIETTIVO
Risparmio totale
0,58
2,18
2,76
0,09
0,11
0,56
0,76
83
146
229
234,26
59
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
5.7
Emissioni di SOx
emissioni di SOx al 2010 (tonnellate)
fonti emissive
scenario b.a.u.
scenario obiettivo
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
10
combustioni industriali
211
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
22
altre sorgenti mobili
3
trattamento rifiuti
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
asfalto
totale
246
SOx evitate
(t/anno risparmiate nel 2012)
AZIONI DI PIANO
1. Performance energetica degli
edifici per la definizione di nuovi
standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/2005
240,11
edifici nuovi (50%)
edifici esistenti (30%)
0,09
0,20
totale
0,29
edifici nuovi o in ristrutturazione
2. Diffusione impianti solari termici
edifici esistenti
negli edifici
totale
sostituzione caldaie in edifici nuovi
3. Prosecuzione della attività di
sostituzione caldaie in edifici
controllo degli impianti termici
esistenti
svolta da Agess (DPR 412/93)
controllo caldaie
totale
riduzione del 12% uso autovettura
privata per spostamenti casa-lavoro
raddoppio della percentuale di
4. Mobilità: incentivi, polo
utilizzo dei carburanti ecol. (metano
logistico, piano mobilità
e GPL) + incremento del 5% dei
biocarburanti
totale
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
SCENARIO OBIETTIVO
Risparmio totale
0.10
0,39
0,49
0,01
0,02
0,08
0,11
1
4
5
5,89
60
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
5.8
Emissioni di CO
emissioni di CO al 2010 (tonnellate)
fonti emissive
scenario b.a.u.
scenario obiettivo
centrali di produzione energetica
riscaldamento terziario e residenziale
156
combustioni industriali
76
processi industriali
produzione, distribuzione combustibili
uso solventi
trasporti stradali
4.054
altre sorgenti mobili
221
trattamento rifiuti
agricoltura (allevamenti e fertilizzanti)
natura
asfalto
1
totale
4.508
CO evitate
(t/anno risparmiate nel 2012)
AZIONI DI PIANO
1. Performance energetica degli
edifici per la definizione di nuovi
standard costruttivi in relazione al
D.Lgs. 192/2005
edifici nuovi (50%)
edifici esistenti (30%)
2,66
5,73
totale
8,39
edifici nuovi o in ristrutturazione
2. Diffusione impianti solari termici
edifici esistenti
negli edifici
totale
sostituzione caldaie in edifici nuovi
3. Prosecuzione della attività di
sostituzione caldaie in edifici
controllo degli impianti termici
esistenti
svolta da Agess (DPR 412/93)
controllo caldaie
totale
riduzione del 12% uso autovettura
privata per spostamenti casa-lavoro
raddoppio della percentuale di
4. Mobilità: incentivi, polo
utilizzo dei carburanti ecol. (metano
logistico, piano urbano del traffico
e GPL) + incremento del 5% dei
biocarburanti
totale
5. Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A.
SCENARIO OBIETTIVO
Risparmio totale
7. Interventi volontari di risparmio
energetico nell’edilizia tramite il
ricorso alle migliori pratiche in
termini di utilizzo dell’energia
elettrica
2.937,9
2,88
10,89
13,77
0,43
0,55
2,6
3,58
520
1.013
1.533
11,4
1.570,14
rinnovo degli elettrodomestici,
dell’impianto di illuminazione
totale
61
7,3
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
9. Interventi su illuminazione
pubblica
5.9
Interventi su illuminazione pubblica
0,32
Interventi su illuminazione
semaforica
0,02
totale
0,34
Fonti rinnovabili e assimilate
Bilancio energetico del Comune (valori espressi in MWh, anno 2004 e 2012)
Totale Consumo energia elettrica
2004
stato attuale
509.987
2012
scenario b.a.u.
639.637,5
-
1.120
2.293.830,4
2.545.515,6
972.207,6
997.159,2
1.321.622,8
1.541.663,2
Aumento consumi di energia elettrica del nuovo
termovalorizzat. Mengozzi rispetto all'attuale
Totale Consumo energia termica
di cui: prodotti petroliferi
combustibili gassosi
Aumento consumi di gas del nuovo
termovalorizzatore Hera rispetto all'attuale
Totale Consumi
2012
scenario obiettivo
577.970
2.137.381
6.704,8
2.803.817,4
3.185.153,1
2.715.351
Totale Produzione energia elettrica
20.675
77.847
89.859
di cui: Termovalorizz. Hera
8.833
58.425
58.425
Termovalorizz. Mengozzi
7.621
13.871
13.871
Turboespansore Hera
3.456
4.000
4.000
Idroelettrico
710
1.167
1.167
Fotovoltaico
55
384
3.196
-
-
9.200
7.736*
7.736*
271.009
Pompe cogenerative e centrali termiche
Totale Produzione energia termica
di cui: Teleriscaldamento
-
Solare termico
118.000**
-
-
153.009
Totale Produzione
28.411
85.583
360.868
Totale produzione FER
28.411
85.583
360.868
Bilancio elettrico [tep]
-489.312
-561.790,5
-488.111
Bilancio elettrico [%]
-95,9%
-87,8%
-84,5%
Bilancio termico [tep]
-2.286.094,4
-2.537.779,6
-1.866.372
Bilancio termico [%]
-99,67%
-99,70%
-87,3%
62
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Bilancio complessivo [tep]
-2.775.406
-3.099.570
-2.354.483
Bilancio complessivo [%]
-98,97%
-97,34%
-86,71%
* Tali quantitativi provengono dal Termovalorizzatore di Hera.
** La quota di energia termica assimilata alle fonti rinnovabili e assimilabili prodotta dal termovalorizzatore di Hera è pari
a 118.000 MWh/anno rispetto ai 131.000 MWh/anno termici prodotti in quanto 13.000 MWh/anno provengono da centrali
termiche.
La produzione locale di energia da fonti rinnovabili, ad oggi pari a 28.411 MWh vede nello scenario
obiettivo un incremento fino a 360.868 MWh (corrispondente alla produzione locale al netto dell’energia
prodotta dalle pompe cogenerative e dalle centrali termiche). Tale risultato produrrebbe una copertura del
fabbisogno interno di circa il 13%, risultato notevolmente superiore alla situazione attuale (1%) ed anche
tendenziale (2,7%).
Valutando il bilancio elettrico e termico separatamente si può notare come nello scenario di Piano il
fabbisogno dell’una e dell’altra tipologia energetica sia soddisfatto secondo quote pressoché uguali, mentre la
situazione al 2004 ed al 2012 secondo lo scenario b.a.u. evidenzia una dipendenza dall’esterno pressoché totale
nel caso dell’energia termica e migliore invece nel caso dell’energia elettrica (pari al 96% al 2004 e all’88%
nello scenario 2012 b.a.u.)
5.10
Quadro di sintesi
consumi
(tep)
CO2 eq
(t)
N0x
(t)
PM10
(t)
CO
(t)
SOx
(t)
COVNM
(t)
ANNO 2004
320.141
740.642
3.919
371
9.096
228
2.303
ANNO 2012 SCENARIO
B.A.U.
372.954
843.165
3.244
308
4.508
246
1.117
ANNO 2012 SCENARIO
OBIETTIVO
323.226
742.804
3.091,7
272,7
2.937,9
240,1
882,7
2012 b.a.u. - 2004
14,16
12,16
-20,81
-20,45
-101,77
7,32
-106,18
2012 obiettivo - 2004
0,95
0,29
-26,76
-36,05
-209,61
5,04
-160,90
2012 obiettivo – 2012
b.a.u.
-15,38
-13,51
-4,93
-12,94
-53,44
-2,46
-26,54
-
-
2.967
269
4.138
245
944
 (%)
ANNO 2010 SCENARIO
OBIETTIVO PPRQA (valori
scala comunale)
63
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Emissioni e scenari a confronto
10.000
9.000
8.000
7.000
6.000
tonnelate
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
N0x
2004
PM10
2012 scenario b.a.u.
CO
SOx
2012 scenario obiettivo
COVNM
2010 scenario PRQA
L’azione 4 riferita alla mobilità è determinante per la riduzione, in proporzioni variabili, di tutti gli
inquinanti considerati.
Complessivamente, le azioni considerate incidono più marcatamente sulla riduzione di CO. Per questo
inquinante si deve però rilevare come già lo scenario tendenziale comporti una riduzione decisamente rilevante,
pari a quasi il 50%. Anche i composti organici volatili sono inquinanti piuttosto sensibili alle azioni di piano. Per
ossidi di azoto e polveri sottili si registrano, seppur più modesti, contributi rispettivamente del 26% e del 37%
(confronto fra lo scenario obiettivo e lo stato attuale). Non rilevante è il contributo per gli ossidi di zolfo.
64
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
6.
IL PROCESSO DI PARTECIPAZIONE/NEGOZIAZIONE/CONSULTAZIONE
MODALITA’ DI COMUNICAZIONE/INFORMAZIONE
E
LE
L’efficacia dei piani e degli strumenti di pianificazione, siano essi generali che settoriali, sono spesso legati
al governo dei processi ossia ai rapporti tra la molteplicità di soggetti pubblici e privati che concorrono alla
definizione in concreto dell’attuazione delle azioni. L’ente pubblico deve essere quindi in grado di creare,
assieme a tutti questi soggetti, una rete, fondata sulla condivisione delle prospettive e delle scelte operate, una
pratica quotidiana che consenta di coordinare tempi e modalità di attuazione degli interventi, risorse pubbliche e
private impiegate, ecc..
Diversi termini quali paternariato, concertazione, partecipazione, negoziazione, accordi, intese, definiscono
processi decisionali dove la Pubblica Amministrazione, attraverso un ruolo di stimolo, sollecitazione, regia e
coordinamento, cerca di “includere” i diversi attori interessati alla scelta da prendere. Tale processo talvolta è
incoraggiato (o addirittura prescritto) dalla legge. La stessa L.R. 20/2000 “Disciplina generale sulla tutela l’uso
del territorio” sancisce tale principio prevedendo all’art. 8 la partecipazione dei cittadini alla pianificazione, la
concertazione con le associazioni economiche e sociali, adeguate forme di pubblicità e consultazione in ordine ai
contenuti degli strumenti di pianificazione. L’art.13 prevede il metodo della “concertazione istituzionale”
attraverso conferenze e accordi di pianificazione che permettono la condivisione “a monte” degli obiettivi
stabiliti dai piani e programmi.
Ciò premesso, nell’ambito dell’elaborazione del PEAC, il passaggio dalla prefigurazione teorica di scenari
futuri alla effettiva attuazione delle azioni necessarie a realizzarli è questione cruciale, considerando inoltre che
molte delle linee di intervento hanno carattere “volontario” e in tal caso i soggetti economici e sociali, gli
abitanti, le associazioni, ecc.. diventano a tutti gli effetti co-produttori delle politiche urbane.
L’Amministrazione di Forlì ha deciso la formazione di un tavolo di lavoro “politico” per la progettazione
partecipata e la condivisione degli obiettivi al quale partecipano tutti coloro che possono figurare come
“stakeholders” del PEAC. Il tavolo di lavoro ha avviato, ma ad oggi non ha ancora concluso, tutte le necessarie
fasi di confronto e consultazione da cui potranno emergere ulteriori elementi di definizione delle azioni
individuate dal Comune per il Piano Energetico.
È previsto inoltre che il lavoro del “tavolo” politico debba essere affiancato e seguito da un’adeguata azione
di informazione e divulgazione ai cittadini. E’ emerso infatti in più occasioni come gli impedimenti maggiori
all’attuazione delle azioni non dipendano solo dall’eventuale difficoltà economica dei soggetti a sostenere ad
esempio gli adeguamenti tecnologici necessari: spesso il limite è dato piuttosto dalla mancanza di informazione e
di sensibilità complessiva al tema, come pure dal perdurare di un approccio burocratico e settoriale al problema
del risparmio energetico.
Anche per affrontare questo passaggio decisivo l'Amministrazione avvierà a breve termine il percorso di
Agenda 21, che costituirà un ambito privilegiato per l’informazione, la promozione e la sensibilizzazione in
merito alle tematiche ambientale e sociali e, nello specifico, energetiche.
65
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
7.
CONCLUSIONI
Obiettivo del presente lavoro è stato quello di verificare le interazioni e le congruenze tra obiettivi di Piano e
obiettivi di sostenibilità ambientale e territoriale per, eventualmente, fornire considerazioni e suggerimenti per
eliminare e/o mitigare le interazioni e gli effetti negativi. Si tratta quindi di una fase di lavoro interna e
strettamente integrata all’impostazione e redazione del documento di piano. Gli esiti di tale fase hanno permesso
di apportare delle modifiche e di guidare l’elaborazione del documento preliminare durante parte del percorso di
stesura.
I risultati emersi dalla Valsat hanno infatti contribuito ad evidenziare nodi critici sia di tipo informativo che
strutturale. Dovrebbero sfociare in una costante osservazione dei processi nonché ad elaborare programmi
d’azione finalizzati a monitorare, intervenire e sanare i rischi ed i punti di debolezza rilevati. L’indagine da
avviare dovrebbe essere quindi costante e produrre risultati periodici. I dati così ottenuti, andranno ad alimentare
il sistema informativo comunale finalizzato alla costruzione dello scenario evolutivo del sistema energetico
locale e della qualità dell’ambiente, con particolare riferimento alle emissioni ad effetto serra, a partire
dall’acquisizione, memorizzazione, elaborazione ed integrazione dei dati fondamentali derivanti dai progetti in
realizzazione per effetto del piano energetico.
Le analisi svolte per il bilancio energetico comunale hanno costituito il punto di partenza per la costruzione
degli scenari futuri. Il passaggio agli scenari dovrebbe considerare le condizioni che possono determinare
cambiamenti, sia sul lato della domanda che sul lato dell’offerta di energia. Nel presente piano tali condizioni
trovano la propria origine soprattutto a livello di tecnologie, trascurando quello dei diversi fattori socioeconomici, che stanno alla base anche delle scelte di tipo energetico. L’obiettivo temporale a cui ci si è riferiti è
stato ragionevolmente riferito al 2012, assunto dalla stessa U.E. come termine di attuazione dei programmi
comunitari a breve e medio termine nel settore energetico.
In funzione del peso che le diverse condizioni possono avere sul sistema energetico, sono state individuate
alcune ipotesi di evoluzione del sistema stesso.
La prima ipotesi si traduce nella costruzione dello scenario tendenziale, che presuppone non vengano messe
in atto particolari azioni con la specifica finalità di cambiare le dinamiche energetiche, se non quelle già
implementate alla data di redazione del Piano; si assume quindi che l’evoluzione del sistema avvenga secondo
meccanismi standard. Ciò non toglie, ovviamente, che anche questi meccanismi possano portare ad un beneficio
in termini energetici. Per la costruzione di questo scenario, dai dati di consumo e di emissioni relativi al decennio
1995-2004 è stata ricavata la retta interpolante da cui il dato relativo al 2012. Tale ricostruzione comporta una
semplificazione laddove non tiene conto dei cambiamenti in atto nelle dinamiche socio-economiche nonché a
livello tecnologico e che fanno comunque parte di un ipotesi tendenziale. L’ipotesi tendenziale non è innestata
sulle dinamiche evolutive della struttura urbana, ovvero in relazione alle previsioni di crescita della
popolazione20, alla stima dei consumi energetici pro-capite21, all’evoluzione degli scenari relativi al traffico e di
20 Si veda quanto previsto nello lo studio elaborato da parte della Regione Emilia-Romagna “Le previsioni demografiche per le Province
della Regione Emilia-Romagna: un supporto della pianificazione dei servizi pubblici locali” (Febbraio 2005, Regione Emilia Romagna
Assessorato Agricoltura Ambiente e sviluppo sostenibile Direzione Generale Ambiente e Difesa del Suolo e della Costa Servizio Tutela e
Risanamento Risorsa Acqua)
21
Ad esempio come più avanti analizzato, nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria, è previsto nello
scenario tendenziale al 2010 una riduzione del consumo per abitante del 10% rispetto al valore attuale per il settore riscaldamento per la
maggior efficienza delle caldaie e le migliori tecniche edilizie.
66
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
composizione del parco macchine22 ecc…A ciò si aggiunge il fatto che, mentre lo scenario emissivo è stato
ricavato dai trend delle emissioni dei singoli settori (e questo comporta tra l’altro un’implicita assunzione
dell’invarianza anche dei fattori di emissione per i singoli settori), lo scenario dei consumi è stato ricavato dal
trend complessivo sia dei consumi elettrici che termici (a differenza anche del percorso seguito nello scenario
attuale dove dai dati di consumo per ogni singolo settore sono stati poi ricavati i dati di emissione).
Secondo invece l’ipotesi di implementazione del Piano, è stato costruito lo scenario obiettivo, che si avrebbe
qualora si attuassero le 8 azioni prioritarie selezionate ed approfondite nelle apposite schede del PEAC.
L’introduzione di particolari azioni e strumenti, con lo specifico scopo di portare ad una riduzione dei consumi e
delle emissioni, costituisce quindi la base dello scenario obiettivo. Manca tuttavia uno scenario potenziale, che
consideri il potenziale tecnico di efficientizzazione raggiungibile. Lo scenario potenziale, perciò, è uno scenario
realisticamente praticabile ma non può avere una collocazione alle date suddette.
E’ utile inoltre ricordare che le azioni e gli strumenti discussi non sempre sono traducibili in cambi di quantità o
modalità di consumo energetico. In effetti ci sono azioni fondamentali che non hanno un immediato impatto ma
che sono propedeutiche per altre azioni. Oppure per alcune azioni non esistono elementi sufficienti per
consentire una loro traduzione “affidabile” in termini numerici. Ciò premesso, è evidente che le analisi
quantitative svolte non hanno la pretesa di completezza, ma si riferiscono solo a ciò che è possibile trattare
numericamente e, soprattutto, danno indicazioni sulle grandezze energetiche in gioco e sulla possibilità di
gestirle.
Va tuttavia evidenziato come le azioni selezionate nello “scenario obiettivo” abbiano inevitabilmente
margini più o meno ampi di sovrapposizione, che per difficoltà oggettive di valutazione e non sono stati
calcolati; i potenziali di risparmio complessivo sono pertanto affetti da una sovrastima. D’altra parte, neppure le
eventuali sinergie fra azioni sono state computate.
Le analisi svolte sul sistema energetico sono state accompagnate da analoghe analisi sull’evoluzione delle
emissioni dei gas di serra ad esso associate. Le emissioni sono interpretate mediante l’equivalente di anidride
carbonica, che considera il contributo aggregato, mediante opportuni coefficienti, dei singoli gas di serra. Per il
calcolo delle emissioni conseguenti all’utilizzo delle fonti energetiche, ci si è basati sull’analisi globale di queste
ultime, prendendo in considerazione tutti i passi tecnologici che, direttamente o indirettamente, si inseriscono nel
ciclo di vita di un vettore energetico.
Attraverso questa analisi si è voluto ricostruire l’evoluzione delle emissioni dei gas di serra e valutare quale
sarà la loro evoluzione futura a seguito degli interventi proposti. In analogia con quanto stabilito dal protocollo
di Kyoto, si vuole inoltre valutare quale sia stata e quale sarà la variazione delle stesse.
In aggiunta alle emissioni di gas serra, la Valsat ha elaborato, per ciascun scenario, i dati relativi alle
emissioni degli altri principali inquinanti atmosferici, quali CO, SOx, COVNM, PM10 e NOx. È infatti evidente
che, se da un lato la valutazione delle emissioni di gas di serra definisce il contributo locale ai cambiamenti
climatici globali, la definizione dei meccanismi di emissione degli altri inquinanti è propedeutica a
considerazioni sulla qualità dell’aria, alla scala locale e di area vasta.
22
Sempre nel Documento Preliminare del Piano di Risanamento della Qualità dell’aria è stato ipotizzato nello scenario tendenziale un
aumento della consistenza del parco macchine del 5%. Tale aumento è stato applicato ai flussi anche di veicoli assegnati ai tratti della rete
stradale. Contemporaneamente nello scenario emissivo è stato co nsiderato uno “svecchiamento” del parco macchine e relativo
adeguamento dei fattori di emissione.
67
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Occorre precisare che l’adozione nel calcolo delle emissioni di gas serra del “criterio geografico”
contabilizza le sole emissioni relative alle attività che si svolgono all’interno dei confini territoriali, per cui
trascura alcuni apporti emissivi “consistenti” generati comunque in ambito comunale, come quelli imputabili ai
consumi elettrici. In altre parole, con il criterio geografico si ha una visione solo parziale della “responsabilità”
del Comune sullo stato delle emissioni, differenza che diventa sempre più trascurabile tanto maggiore è la
dimensione dell’area che si prende in considerazione.
La costruzione della Valsat, al pari del PEAC stesso, sconta di fatto un limite intrinseco, ovvero quello di
rappresentare valutazioni ad una scala locale che, oltre a comportare notevoli difficoltà di reperimento dati e
disaggregazione degli stessi, non presenta una precisa definizione delle condizioni al contorno: infatti, pur
essendo ad oggi approvato il piano energetico regionale manca di fatto una programmazione energetica
provinciale, che rappresenta la principale scala di riferimento della pianificazione comunale.
Il nuovo contesto di mercato “liberalizzato” presenta indubbiamente condizioni favorevoli affinché gli stessi
operatori energetici investano in operazioni di recupero delle fonti rinnovabili piuttosto che di controllo della
domanda, lasciando al Comune il compito di investire nei settori che il mercato ritiene al momento meno
appetibili, nonché di diventare soggetto di promozione ed incentivazione e di mettere a punto tutti gli strumenti
di semplificazione amministrativa atti a facilitare lo sviluppo degli interventi di sostenibilità energetica. Tuttavia
non è trascurabile la difficoltà che si riscontra nel reperimento di dati completi ed affidabili sui quali costruire
indicatori prestazionali e di efficienza. Alla scala locale, inoltre è spesso difficile recuperare informazioni
adeguatamente disaggregate ed in tal modo si deve spesso ricorrere a proiezioni top-down calibrate sulla base di
parametri di controllo quali popolazione, addetti, auto immatricolate, ecc…, e non sempre tali proxy producono
risultati affidabili. A ciò si aggiunge il fatto che la costruzione degli scenari di piano, ed in particolare dello
scenario tendenziale (b.a.u.) si basa su una estrema semplificazione dei trend.
Il raggiungimento dell’obiettivo di stabilizzare le emissioni al 2004, seppur modesto, è tuttavia un obiettivo
realistico e raggiungibile mediante l’implementazione delle 8 azioni esplicitate nel Piano. Si auspica tuttavia una
più approfondita individuazione delle leve sulle quali l’Amministrazione può agire, in particolare, specialmente
per la realizzazione dei suddetti risparmi energetici devono essere definite linee guida basate sulla creazione di
strumenti di diversa natura.
Il principio guida, da un punto di vista tecnico, che regola le azioni di efficienza energetica, si basa sul
principio delle migliori tecniche e tecnologie disponibili. Si propone di integrare gli obiettivi di sostenibilità
energetica all’interno di altri strumenti di programmazione o regolamentazione ci cui l’Amministrazione
Comunale già dispone. Ci si pone come obiettivo l’integrazione nel regolamento edilizio, nelle norme
autorizzative di attività produttive e nel piano urbano del traffico di elementi che considerino il fattore energia
come indicatore di qualità nelle scelte strategiche di sviluppo territoriale ed urbanistico.
Si evidenzia tuttavia che molte azioni di risparmio sono scarsamente gestibili dalla pubblica amministrazione
attraverso gli strumenti di cui normalmente dispone, ma vanno piuttosto promosse tramite campagne di
informazione agli utenti ed ai venditori ed attraverso l’incentivazione all’acquisto di prodotti efficienti (o alla
rottamazione di quelli inefficienti). Si tratta perciò di azioni che presentano una certa complessità nella loro
attivazione e richiedono, in particolare, uno sforzo congiunto da parte di più soggetti e, in definitiva, un forte
coinvolgimento dell’utenza Si invita alla creazione di accordi tra i vari soggetti che, in modo diverso, concorrono
alla determinazione dei fattori alla base delle scelte di tipo energetico. In questo modo si vogliono porre le
condizioni affinché si creino dei meccanismi autonomi e sostenibili che conducano il sistema energetico
comunale verso standard di efficienza più elevati. Si da enfasi agli interventi sugli edifici di proprietà comunale,
che rappresentano un settore di rilievo nel quale è necessario concentrare gli sforzi per l’efficientizzazione
68
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
energetica. Le azioni che il Comune attua sul proprio patrimonio hanno un doppio obiettivo: oltre ad apportare
benefici diretti per quanto riguarda il risparmio energetico, sono da considerarsi come azioni dimostrative che
agiscono come stimolo per il settore privato.
Come in ogni atto di pianificazione, anche in questo caso il passaggio dalla prefigurazione teorica di scenari
futuri alla effettiva attuazione delle azioni necessarie a realizzarli è questione cruciale; essa richiede
determinazione e volontà politica ma anche la capacità di produrre cooperazione tra soggetti eterogenei e quella
di mobilitare risorse (nel senso più ampio del termine) che aiutino a superare innovativamente gli ostacoli ed i
conflitti che sempre le politiche urbane integrate incontrano sul proprio percorso.
Anche per affrontare questo passaggio decisivo l'Amministrazione avvierà a breve termine il percorso di Agenda
21, che costituirà un ambito privilegiato per l’informazione, la promozione e la sensibilizzazione in merito alle
tematiche ambientale e sociali e, nello specifico, energetiche.
Analizzando infine gli aspetti più propriamente “quantitativi” del Piano, l’elaborazione degli indicatori
selezionati e la loro proiezione al 2012, mostrano innanzitutto come i consumi riferiti allo scenario obiettivo si
attestino su valori leggermente inferiori a quelli stimati per il 2003. Anche le emissioni previste nello scenario
obiettivo perseguono un obiettivo di stabilizzazione, riferito in questo caso ai valori del 2004.
Complessivamente, le azioni considerate incidono più marcatamente sulla riduzione di CO. Per questo
inquinante si deve però rilevare come già lo scenario tendenziale comporti una riduzione decisamente rilevante,
pari a quasi il 50%. Anche i composti organici volatili sono inquinanti piuttosto sensibili alle azioni di piano. Per
ossidi di azoto e polveri sottili si registrano, seppur più modesti, contributi rispettivamente del 26% e del 37%
(confronto fra lo scenario obiettivo e lo stato attuale). Non rilevante è il contributo per gli ossidi di zolfo.
La produzione locale di energia da fonti rinnovabili, ad oggi pari a 28.411 MWh vede nello scenario obiettivo un
incremento fino a 360.868 MWh(corrispondente alla produzione locale al netto dell’energia prodotta dalle
pompe cogenerative e dalle centrali termiche). Tale risultato produrrebbe una copertura del fabbisogno interno di
circa il 13%, risultato notevolmente superiore alla situazione attuale (1%) ed anche tendenziale (2,7%).
Valutando il bilancio elettrico e termico separatamente si può notare come nello scenario di Piano il fabbisogno
dell’una e dell’altra tipologia energetica sia soddisfatto secondo quote pressoché uguali, mentre la situazione al
2004 ed al 2012 secondo lo scenario b.a.u. evidenzia una dipendenza dall’esterno pressoché totale nel caso
dell’energia termica e migliore invece nel caso dell’energia elettrica (pari al 96% al 2004 e all’88% nello
scenario 2012 b.a.u.)
L’azione 4 riferita alla mobilità è determinante per la riduzione, in proporzioni variabili, di tutti gli inquinanti
considerati.
69
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
ALLEGATO I
DETTAGLIO DEI CALCOLI DELLE EMISSIONI DEGLI INQUINANTI
NOX, PM10, COVNM, SOX, CO
70
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Nell’ambito dell’elaborazione della presente VAS sono stati individuati un set di indicatori ambientali
significativi in quanto influenzabili dalle scelte di piano e che meritano quindi un particolare impegno valutativo.
Gli indicatori utilizzati rappresentano in parte quelli già elaborati per l’elaborazione del Bilancio energetico,
capitolo del PEAC (consumi energetici, intensità energetica ed emissioni di gas di serra, fonti energetiche
rinnovabili) ed in parte comprendono la valutazione dei possibili impatti sulla matrice ambientale maggiormente
coinvolta, l’aria, poiché non è possibile affrontare un discorso sugli effetti climatici delle emissioni trascurando
quelli sulla qualità dell’aria (emissioni di NOx, PM10, COVNM, SOx, CO).
A tal fine si è reso necessario, nell’ambito della presente VAS, integrare le schede di approfondimento delle
azioni elaborate dal PEAC individuando, oltre alle riduzioni previste per le emissioni di gas serra, anche i
benefici attesi in termini di riduzione delle emissioni degli altri inquinanti dell’aria (NOx, PM10, COVNM, SOx,
CO) al fine di quantificare, a partire dallo scenario BAU (tendenziale), lo scenario obiettivo (ottenuto dalla
“somma” dei benefici attesi relativi alle azioni del Piano) per ognuno degli indicatori suddetti (vedi in particolare
capitolo 5).
È necessario premettere che per poter avere dei dati confrontabili con quelli calcolati nell’ambito del
presente PEAC, è stato necessario partire dalle stesse premesse, nonché assumere le stesse semplificazioni
utilizzate per il calcolo dei benefici attesi in termini di riduzioni dei consumi da cui poi sono stati ricavati,
applicando opportuni fattori di emissione, le riduzioni in termini di gas serra.
Relativamente alla scelta dei fattori di emissione per gli inquinanti (NOx, PM10, COVNM, SOx),, si è di
solito utilizzato, la stessa fonte dei fattori di emissione usati nel PEAC per il calcolo dei gas serra (CO2, CH4,
N2O). Nel caso di mancanza di alcuni dati o se presenti dati più aggiornati si è provveduto ad integrare gli stessi
attraverso l’utilizzo di ulteriori fonti.
I calcoli degli indicatori per gli inquinanti (NOx, PM10, COVNM, SOx), eseguiti nell’ambito della presente
VAS si riferiscono alle seguenti azioni:
1. Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05
attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE;
2. Diffusione impianti solari termici negli edifici;
3. Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93);
4. Mobilità: incentivi, polo logistico, piano urbano del traffico
Non sono invece stati fatti ulteriori approfondimenti, per le motivazioni di seguito esposte relativamente a:
 Progetto Teleriscaldamento di Hera S.p.A. (azione 5): Hera ha fornito uno studio relativo ai benefici attesi
dal progetto del Teleriscaldamento in cui sono già stati calcolati i benefici attesi in termini di riduzione sia
dei gas serra che degli altri inquinanti selezionati. Si rimanda quindi alla relativa scheda di approfondimento
elaborata nel PEAC;
 Interventi volontari di risparmio energetico nell’edilizia tramite il ricorso alle migliori pratiche in termini
di utilizzo dell’energia elettrica (azione 7) e Interventi sulla illuminazione pubblica (azione 9): si tratta di
riduzioni in termini di consumi elettrici. Il calcolo delle emissioni di gas serra è stato eseguito considerando
le attività che si svolgono all’interno del Comune applicando quindi il “criterio geografico”.L’elettricità
consumata all’interno del Comune viene quasi interamente importata e quindi le relative emissioni sia di gas
serra che degli altri inquinanti atmosferici non sono conteggiate nell’ambito del presente PEAC.
71
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Si sottolinea che per l’azione 1, 2, 3 le premesse per il calcolo delle riduzioni dei gas serra risultano essere
le medesime (vedi i dettagli nelle relative schede di approfondimento del PEAC) ossia “le emissioni evitate”
sono state stimate dai consumi evitati considerando per tutti gli edifici in esame un riscaldamento a metano
(dunque stima per difetto). I fattori di emissioni per i gas serra sono stati tratti dal Manuale ANPA CTN – ACE e
sono relativi al codice SNAP97 020202 ossia “Combustione non industriale - Impianti residenziali - Caldaie
con potenza termica < 50 MW”. Anche per gli altri inquinanti si è quindi utilizzata la stessa fonte esplicitata
nella tabella seguente:
fatt. emis.
metano risc.
(g/GJ)**
CO 2
55459
CH 4
3
N2O
3
CO
25
SOx
0,83
NOx
47
NMVOC
5
PM10***
6,7
**APAT 020202 – Combustione non industriale- Impianti residenziali-Caldaie con potenza termica < 50 MW (In APAT non vi sono d ati nel
database per impianti residenziali con caldaie a metano di potenza > 50 MW)
***Il dato PM10 si ritrova nel Manuale dei fattori di Emissione APAT (fonte EPA)
Si riportano di seguito i risultati ottenuti
Azione 1 - Certificazione energetica e standard costruttivi degli edifici in relazione al D.Lgs. 192 del 19/08/05
attuazione della Direttiva Europea 2002/91/CE.
CO [tonn/anno]
SOx [tonn/anno]
NOx [tonn/anno]
NMVOC [tonn/anno]
PM10 [tonn/anno]
Interventi previsti su
Edifici Nuovi
RISPARMIO IN GJ/anno
106.033
Interventi previsti su
Edifici esistenti
RISPARMIO IN GJ/anno
229.285
2,65
0,09
4,98
0,53
0,71
5,73
0,19
10,78
1,15
1,54
Azione 2 - Diffusione impianti solari termici negli edifici;
.
CO [tonn/anno]
SOx [tonn/anno]
NOx [tonn/anno]
Interventi previsti su
Edifici Nuovi
Interventi previsti su
Edifici esistenti
RISPARMIO IN GJ/anno
RISPARMIO IN GJ/anno
115.284
435.548
2,88
0,10
5,42
10,98
0,39
20,47
72
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
0,58
0,77
NMVOC [tonn/anno]
PM10 [tonn/anno]
2,18
2,92
Azione 3 - Prosecuzione della attività di controllo degli impianti termici svolta da Agess (DPR 412/93);
Controlli (DPR 412/93)
RISPARMIO IN GJ/anno
104.013
CO [tonn/anno]
SOx [tonn/anno]
NOx [tonn/anno]
NMVOC [tonn/anno]
PM10 [tonn/anno]
Edifici Nuovi (utilizzo caldaie a
condensazione)
RISPARMIO IN GJ/anno
Edifici esistenti (utilizzo caldaie
a condensazione)
RISPARMIO IN GJ/anno
17288
21922
0,43
0,01
0,81
0,09
0,12
0,55
0,02
1,03
0,11
0,15
2,6
0,08
4,88
0,56
0,72
Azione 4 - Mobilità: incentivi, polo logistico, piano mobilità;
Tale azione è suddivisa in tre parti:
a) Riduzione del 12% degli spostamenti casa-lavoro nell’uso dell’autovettura privata;
b) Raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici (metano e GPL) e incremento del 5% dei
biocarburanti;
c) Metanizzazione dei mezzi ATR, HERA e del Comune: (per tale parte non si sono eseguiti approfondimenti
nell’ambito della VAS in quanto sono in fase di elaborazione (ma non ancora conclusi) studi specifici
relativamente ai benefici attesi in termine di riduzione delle emissioni di inquinanti).
Si espongono di seguiti i passaggi eseguiti
Punto a) Riduzione del 12% degli spostamenti casa-lavoro nell’uso dell’autovettura privata
Al 2004 il consumo di carburante risulta pari a 71.801 tep e così suddiviso tra i diversi carburanti (come
calcolata nel PEAC)
 Benzina SP 43,75%
 Gasolio 45,83%
 GPL 5,77%
 Metano 4,64%
Al 2012 è stato stimato (rif. tabella successiva- scenario 2012 b.a.u.) un consumo complessivo di carburante
pari a 76.806 tep. In tal caso, nel PEAC si è assunta l’ipotesi di considerare la composizione dei carburanti
invariata rispetto al 2004 (quindi si applicano le percentuali sopra riportate). Nel caso di riduzione del 12% degli
spostamenti casa-lavoro (rif. tabella successiva- scenario 2012 con interventi) il consumo complessivo di
carburante è pari a 72.659 tep con una riduzione quindi di 4.148 tep. Nella VAS tale riduzione è stata applicata
ai diversi carburanti proporzionalmente alla loro incidenza percentuale sulla composizione dei carburanti sopra
riportata.23
23 Per il calcolo delle emissioni di gas serra si è invece utilizzato un fattore emissivo medio al 2004 ricavato come tonnellate totali di CO2
equivalente dovuto al trasporto su strada diviso totale in GJ dei consumi di combustibile per trasporto su strada.
73
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Avendo come riferimento il consumo di combustibile, è necessario utilizzare i fattori di emissione espressi
come g/kg (escluso per il metano espresso come g/GJ). Per il passaggio da GJ a kg sono stati utilizzati i seguenti
dati relativi al “potere calorifero inferiore” dei diversi carburanti come riportato nella seguente tabella.
Densità
(kg/l)
Potere calorifico
inferiore (MJ/kg)
Benzina trasporti
Benzina agricoltura
0,734
0,714
43,96
43,96
Gasolio trasporti
Gasolio riscaldamento
Olio combustibile
Gas di Petrolio Liquefatto
0,833
0,835
0,923
0,565
42,71
42,71
41,03
46,05
Potere calorifico
inferiore ((MJ/m3)
34,74
Combustibile liquido
Combustibile gassoso
Gas naturale
Sulla base di quanto esposto si ottengono i seguenti risultati
Scenario attuale
(anno 2004)
Scenario futuro
2012 (b.a.u.)
Scenario futuro
2012 (con interventi)
1.313.120
31.414
29.870.798
1.404.649
33.604
31.952.888
1.328.798
31.789
30.227.432
1.375.641
32.910
1.471.528
35.204
1.392.066
33.303
32.208.885
34.453.946
32.593.433
173.160
4.143
3.760.271
185.230
4.431
4.022.373
175.228
4.192
3.805.165
139.370
149.085
141.034
3.334
3.567
3.374
71.801
76.806
72.659
BenzSP
GJ
TEP
Kg
43,75%
Gasolio
GJ
TEP
45,83%
Kg
GPL
GJ
TEP
Kg
5,77%
Metano
GJ
TEP
TEP TOT
4,64%
I fattori di emissione sono stati ricavati dalle seguenti fonti:
 Per benzina SP, gasolio e GPL si è fatto riferimento a “Le emissioni atmosferiche da trasporto stradale in
Italia dal 1990 al 2000 - R. De Lauretis, R. Liburdi, P.Picini S.Saija - APAT 2003” (in corso di stampa) a
differenza di quanto utilizzato nell’ambito del PEAC che ha fatto riferimento a “Revised 1996 IPCC
Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories”. La fonte scelta è più aggiornata: i calcoli sono basati
su COPERT III (riferiti all’anno 2000) in base alla scelta di velocita' medie, percorrenze, alla composizione
del parco circolanti in Italia, consumi e altri parametri necessari all'inizializzazione di COPERT. Sono quindi
ricavati i fattori di emissione per consumo di combustibile (g/kg) in Italia assumendo il codice SNAP97
070103 ossia “Consumo su strada-percorso urbano-Autovettura”.
74
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
 Per metano si è fatto continuato a fare riferimento a “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas
Inventories” in quanto nello studio suddetto il metano non è preso in considerazione. (Per il metano manca
comunque il dato relativo al PM10)
fatt. emiss.
CO2
CH4
N 2O
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
Benzina SP
(g/kg)
Gasolio
(g/kg)
GPL (g/kg)
Metano
(g/MJ)
3109,531
3,095
3137,493
0,108
2994,691
1,415
56,10
0,29
0,335
272,162
0,125
11,828
41,537
0,383
0,323
13,031
0,566
11,358
3,198
3,295
0,195
116,167
0,000
17,466
22,063
0,589
NR
0,12
0,21
0,02
-
Si sono quindi ottenuti i seguenti risultati:
75
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
Scenario attuale
(anno 2004)
(t/anno)
Scenario futuro
2012 (b.a.u.)-A
(t/anno)
Scenario futuro
2012 (con interventi)-B
(t/anno)
Risparmio atteso
(A-B)
(t/anno)
CO
29.870.798
8.130
31.952.888
8.696
30.227.432
8.227
470
SOx
4
4
4
0
BenzSP
Kg
353
378
358
20
1.241
1.327
1.256
72
11
12
12
1
Kg
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
GPL
32.208.885
420
18
366
103
106
34.453.946
449
20
391
110
114
32.593.433
425
18
370
104
107
24
1
21
6
6
Kg
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
Metano
3.760.271
437
0
66
83
2
4.022.373
467
0
70
89
2
3.805.165
442
0
66
84
2
25
0
4
5
0
GJ
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
139.370
17
149.085
18
141.034
17
1
29
3
31
3
30
3
2
1
NOx
NMVOC
PM10
Gasolio
Sommando i contributi relativi ai risparmi attesi per ogni indicatore si ottiene la seguente tabella finale
Risparmio atteso (t/anno)
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
520
1
47
83
7
Punto b) Raddoppio della percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici (metano e GPL) e incremento del
5% dei biocarburanti
I dati e la metodologia per ricavare i dati relativi al valore al 2004 e al 2012 risultano essere i medesimi
rispetto a quanto descritto al punto a).
Per la stima dello “scenario al 2012 con interventi” nel PEAC vengono considerate le seguenti ipotesi:
76
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
-
risparmio di combustibili fossili ma nel complesso si utilizza la stessa q.tà di energia (la somma della
quantità dei carburanti rimane quindi pari a 76.806 tep come nello scenario tendenziale);
raddoppio della quantità di energia fornita da metano e GPL, l’utilizzo di biocarburanti pari al 5% dei
consumi complessivi considerando corrispondenti riduzioni nell’uso di gasolio e benzina verde, con
ripartizione tra gasolio e benzina proporzionalmente alla loro incidenza percentuale sui consumi totali.
Utilizzando i valori di potere calorifero e dei fattori di emissioni come al punto a ) si sono ottenuti i seguenti
risultati. Si sottolinea che non sono stati trovati in letteratura valutazioni affidabili relativamente ai fattori di
emissione dei biocarburanti che quindi sono stati trascurati dal calcolo delle emissioni.
Scenario attuale
(anno 2004)
Scenario futuro
2012 (b.a.u.)
Scenario futuro
2012 (con interventi)
1.313.120
1.404.649
1.184.260
BenzSP
GJ
TEP
31.414
33.604
28.332
Kg
29.870.798
31.952.888
26.939.494
GJ
TEP
kg
1.375.641
32.910
32.208.885
1.471.528
35.204
34.453.946
1.240.646
29.681
29.048.137
GJ
TEP
Kg
173.160
4.143
3.760.271
185.230
4.431
4.022.373
346.321
8.285
7.520.541
139.370
3.334
149.085
3.567
278.740
6.668
76.806
160.525
3.840
76.806
Gasolio
GPL
Metano
GJ
TEP
Biocarburanti
GJ
TEP
TEP TOT
71.801
Scenario attuale
(anno 2004)
(t/anno)
Scenario futuro
2012 (b.a.u.)-A
(t/anno)
Scenario futuro
2012 (con interventi)B
(t/anno)
Risparmio atteso
(A-B)
(t/anno)
BenzSP
Kg
29.870.798
31.952.888
26.939.494
CO
8.130
8.696
7.332
1364
SOx
4
4
3
1
NOx
NMVOC
PM10
Gasolio
Kg
CO
353
378
319
59
1.241
1.327
1.119
208
11
12
10
2
32.208.885
420
34.453.946
449
29.048.137
379
70
77
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA DEL PIANO ENERGETICO DEL COMUNE DI FORLÌ
SOx
NOx
NMVOC
PM10
GPL
18
366
103
106
20
391
110
114
16
330
93
96
3
61
17
18
Kg
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
Metano
3.760.271
437
0
66
83
2
4.022.373
467
0
70
89
2
7.520.541
874
0
131
166
4
-406
0
-61
-77
-2
GJ
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
139.370
17
149.085
18
278.740
33
-16
29
3
31
3
59
6
-27
-3
Risparmio atteso (t/anno)
CO
SOx
NOx
NMVOC
PM10
1013
4
32
146
18
78
Comune di Forlì
Servizio Pianificazione e Programmazione del Territorio
Unità Pianificazione Ambientale
Relazione osservazioni e
controdeduzioni del
Piano Energetico Ambientale
Allegato D
Realizzato da:
Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile della Provincia di Forlì-Cesena
in collaborazione con:
ARPA
Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna
Sezione Prov.le Forlì-Cesena
ENEA
Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente
Centro Ricerche Casaccia, Roma
INBAR
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Sezione Prov.le Forlì-Ces
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
COMUNE DI FORLI’
Relazioni controdeduzioni sulle osservazioni pervenute sul
Piano energetico ambientale comunale
Comune di Forlì
ASSESSORE ALLA QUALITA’
SINDACO
DIRETTORE AREA
AMBIENTALE-PIANO
PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL
ENERGETICO-SERVIZI A RETE-
TERRITORIO
AGENZIA DI AMBITO
TERRITORIALE-PROTEZIONE
CIVILE
P.I. Palmiro Capacci
On.Prof.ssa. Nadia Masini
Arch. Massimo Valdinoci
DIRIGENTE SERVIZIO PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO
Dott. Ercole Canestrini
UNITA’ PIANIFICAZIONE AMBIENTALE
Dott.ssa Francesca Bacchiocchi
Geom. Elena Balzani
In collaborazione con: AGESS
ADOZIONE
APPROVAZIONE
DELIBERA DI C.C.
DELIBERA DI C.C.
N. 1 del 22 gennaio 2007
N. 63 del 21 aprile 2008
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
Osservazione n°
Intestatario/i
1
Circoscrizione 5
1. Avviare una campagna capillare di informazione sul territorio anche attraverso l’agenzia
AGESS e l’utilizzo delle sedi di quartiere;
2. coinvolgimento di tutti gli ordini professionali sulle novità del D.lgs. 192/2005 e successive
modificazioni;
3. costituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale che tenga monitorata l’attuazione del
piano.
Controdeduzioni
1. Accolta: nel corso del 2008 l’AGESS ha in programma eventi pubblici a livello comunale e
provinciale sui temi energetici. Il Comune nel corso del 2008 ha in programma di
organizzare degli eventi che dovranno sensibilizzare la popolazione sull’importanza di un
consumo razionale delle risorse energetiche.
2. Accolta: Agess nel corso del 2008 proseguirà con i corsi già effettuati nel 2007 sulla
“normativa e diagnosi energetica”e per la certificazione energetica degli edifici.
3. Accolta: l’amministrazione ha già in essere 1 gruppo tecnico per la realizzazione delle reti
del teleriscaldamento (TLR), si è creato un gruppo tecnico intersettoriale per gli aspetti
energetici legati al regolamento urbanistico edilizio (RUE) Inoltre è stato istituito un gruppo
sul bilancio ambientale, che dovrà rendicontare sui vari aspetti legati alle politiche
ambientali, tra cui le politiche energetiche. E’ in previsione la costituzione di gruppi di lavoro
tecnici interni all’Amministrazione in particolare sui seguenti aspetti:
a. mobilità
b. edilizia pubblica /edifici comunali
c. edilizia privata
Osservazione n°
Intestatario/i
2
°
Circoscrizione 2
1. Si chiede all’amministrazione comunale di attivare delle politiche ambientali in termini di più
informazione ai cittadini sul risparmio energetico e sui relativi incentivi, oltre ad applicare
tale risparmio nelle strutture comunali.
Controdeduzioni
1. Accolta: si controdeduce come per i punti 1. e 2. della circoscrizione 5.
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
Osservazione n°
Intestatario/i
3
°
Circoscrizione 4
1. il piano non considera interventi mirati al risparmio energetico nel settore industriale, che
pure assorbe il 20% dell’energia usata nel territorio comunale. Tali interventi andrebbero
studiati di concerto con le Aziende locali e proposti; ciò può essere fatto, ad esempio,
affiancando ciascuna industria da parte di AGESS , in modo da produrre concordati
specifici suggerimenti di risparmio, industria per industria;
2. non sembrano necessarie ulteriori fasi di studio come proposto nel piano per alcune azioni,
che rischierebbero di ritardare le azioni previste e già immediatamente realizzabili;
3. sollecitare le proposte del piano in azioni prese a carico dall’amministrazione comunale
attraverso relative delibere (vari esempi);
4. piantumare subito a Bagnolo gli alberi previsti a compensazione della costruzione degli
inceneritori;
5. l’amministrazione attivi uno sportello di assistenza per chi intendesse farsi carico di
interventi volti al risparmio energetico privato, avvalendosi dei finanziamenti previsti dalla
finanziaria 2006;
6. l’amministrazione comunale potrebbe stringere un accordo con le banche locali, in modo da
rendere possibili finanziamenti a tasso zero ai privati, in quanto la stessa amministrazione
pagherebbe gli interessi (in tal caso il privato titolare del prestito risponderebbe comunque
alla quota capitale).
Controdeduzioni
1. Non accolta: pur incidendo per circa il 20% per quanto riguarda il consumo energetico,
analizzando il trend degli ultimi 10 anni per il settore industriale, questo risulta in calo a
differenza di altri settori che hanno notevolmente incrementato i loro consumi. Il settore
industriale pertanto non risulta essere strategico, le azioni correttive sono state pensate per
i settori maggiormente energivori. Si ritiene impraticabile la possibilità di affiancare AGESS
alle realtà industriali del territorio, in quanto le industrie hanno spesso dei consulenti propri
in campo energetico. Una proposta alternativa potrebbe essere quella di chiedere alle
aziende, tramite le associazioni di categoria, di conoscere le azioni che mettono in campo
per il risparmio energetico;
2. non accolta: fasi di studio e pilota sono fondamentali per la corretta attuazione dei
provvedimenti;
3. accolta: gli esempi riportati ed in particolare l’adeguamento del RUE dal punto di vista delle
prestazioni energetiche è un percorso già intrapreso dall’amministrazione comunale;
4. parzialmente accolta: le nuove piantumazioni dovranno essere pensate secondo criteri e
specie di piante che rispondono ai requisiti di massimizzare la rimozioni degli inquinanti. I
risultati dello studio commissionato dal comune di Forlì hanno già permesso di intervenire
ed è stato approvato il progetto definitivo per la piantumazione di circa 19 ettari di terreno a
Coriano e a Villa selva;
5. accolta: AGESS ha tra le sue funzioni quella di sportello informativo per gli incentivi in
campo energetico;
6. parzialmente accolta: non sembra praticabile l’accordo tra amministrazione comunale e
banche locali. AGESS ha comunque raccolto un elenco di istituti di credito che hanno
ventilato la possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per investimenti sulle fonti
energetiche rinnovabili. Inoltre anche Legambiente Emilia Romagna e Federazione Banche
di Credito Cooperativo dell’Emilia –Romagna, hanno sottoscritto un Accordo Regionale
finalizzato alla diffusione degli impianti per la produzione energetica da fonti rinnovabili.
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
Osservazione n°
Intestatario/i
4
P.G. n°
37734/07
Associazione Clan - Destino
Molte delle osservazioni del clandestino sono in realtà delle considerazioni alle quali non sempre è
possibile rispondere con accoglimento o meno, non essendo appunto proposte puntuali. Si è
cercato comunque di sintetizzare per punti le considerazioni fatte, cercando di rispondere nel
modo più esauriente possibile.
1. Le analisi del Piano non contengono nessun riferimento al picco di produzione del
petrolio ed all’aumento dei costi dei combustibili fossili (petrolio, ma anche gas
naturali) che è possibile prevedere nei prossimi anni, quindi non contiene tutti gli
interventi spontanei che converrebbe già mettere in atto senza nessun incentivo
comunale o nazionale. L’aumento dei prezzi porterà sicuramente ad una maggiore
attenzione ai consumi, con gli effetti positivi del risparmio su questo settore.
2. Tale Piano non prevede sul territorio un soggetto che possa promuovere realmente il
risparmio energetico. L’AGESS, agenzia che avrebbe questo compito, ha
composizione sociale che di fatto gielo rende quantomeno difficoltoso (il 44% circa è
costituito dalla Provincia di Forlì –Cesena, il 22% da Hera, il 7% da Romagna Acque, il
1,2% da CNA, etc…). Per conto, invece, gli iscritti della CNA, ed in particolare quelli
dell’unione installatori(elettricisti,idraulici, ecc..) avrebbero tutto l’interesse alla promozione
di corsi di formazione e pubblicità sul risparmio energetico, per un motivo molto semplice e
logico: sul nostro territorio non abbiamo né petrolio né gas naturale, quindi ogni euro
risparmiato in combustibili si può investire sul lavoro locale.
3. Che interesse avrebbe Hera nel far risparmiare ai cittadini gas metano per il riscaldamento
dal momento che è la stessa società che gestisce il servizio di erogazione e vendita di
questo prodotto e che, quindi, guadagna a seconda dei metri cubi venduti? Hera, inoltre,
promuove solo il teleriscaldamento tramite grossi impianti; tipologia di
teleriscaldamento che è, tra l’altro, molto impattante a livello ambientale e molto
meno vantaggioso in termini economici e di dispersione del calore, rispetto a
impianti più piccoli e dedicati a singoli agglomerati di case e condomini.
4. Non è accettabile, a giudizio della scrivente associazione, che gli impianti di
produzione elettrica alimentati a rifiuti (vale a dire gli inceneritori) siano parificaticome accade nella bozza del P.E.A.C.- agli impianti di produzione di energie da fonti
rinnovabili. Ciò è possibile, in effetti, soltanto in virtù dell’indebita parificazione attuata- in
contrasto con la Direttiva 2001/77 CE – dalla legislazione italiana (incentivando per di più
con il meccanismo del CIP 6 la produzione di elettricità dall’incenerimento dei rifiuti). Un
corretto approccio life cycle alla materia energetica, invece, o almeno una valutazione
dell’energy embodied, non può sottacere il fatto che la combustione dei rifiuti con recupero
energetico per produzione di elettricità, permette il recupero soltanto di una parte del potere
calorifico contenuto nei rifiuti. Il rendimento elettrico dei migliori inceneritori di RSU si aggira
infatti intorno al 25% del potere calorico dei rifiuti bruciati.
5. Ci chiediamo come leggere l’incremento di produzione elettrica previsto nel P.E.A.C. da
parte del “termovalorizzatore”.Nella tabella di previsione di bilancio energetico la
produzione di energia elettrica prodotta dall’inceneritore passa dal valore di 8.833
MWh del 2004 al valore di 58.425 MWh del 2015 con un incremento di oltre 600%
nella produzione. Questo a fronte di un aumento di rifiuti combusti, nello stesso
periodo, pari al 200%. Anche supponendo una maggiore efficienza del nuovo impianto di
incenerimento nel produrre elettricità questa non si può tradurre in creazione di energia dal
nulla. In virtù di ciò nascono due ipotesi: o nel P.E.A.C. viene sovrastimata la produzione di
energia elettrica legata all’inceneritore oppure è previsto di incenerire molto più RSU
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
rispetto a quanto autorizzato. Quest’ultima ipotesi ci porterebbe a stimare la capacità
dell’inceneritore in oltre 3000.000 tonnellate/anno.
6. Per alcuni materiali, inoltre, il potere calorifico rappresenta solo una minima parte
dell’energia spesa per produrre il materiale stesso (energy embodied): è ad esempio il caso
delle plastiche, il cui potere calorico rappresenta circa ¼ dell’energia spesa nella
produzione (circa 2 kg di petrolio per ogni kg di plastica prodotta). La loro combustione per
produrre elettricità consente quindi di recuperare soltanto circa il 5% dell’energia spesa
nella produzione. Se quindi l’incenerimento dei rifiuti con produzione di energia elettrica
rappresenta un vantaggio energetico rispetto allo smaltimento in discarica, è evidente cheanche dal punto i vista energetico –il destino preferibile per molti dei materiali destinati
all’incenerimento e la cui produzione richiede elevati input energetici (plastiche, carte e
cartoni, ecc…) è senz’altro il riciclaggio e il successo riutilizzo, o ancora meglio come nel
caso della maggior parte degli imballaggi- la non “produzione”. D’altronde, le prospettive
indicate nella bozza del P.E.A.C. sono in netto contrasto con quanto previsto dalla
normativa statale vigente (D.Lgs 22/1997) relativamente alla raccolta differenziata. Il
P.E.A.C. ipotizza infatti di destinare a “termovalorizzatore” (cioè incenerimento con
produzione di elettricità) più del 50% degli RSU. Nulla dice, poi il Piano in merito ai
rifiuti speciali (la cui quantità complessiva può essere stimata pari a circa il doppio
di quella degli RSU), al loro potenziale energetico, alle possibili di
riciclaggio/reimpiego. Va infine sottolineato che i costi specifici medi degli investimenti
necessari per la “termovalorizzazione” dei rifiuti sono tra i più elevati in assoluto, rispetto
alle opzioni possibili in materia di sviluppo delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico.
Inoltre gli inceneritori, creano strutturalmente rigidità nel sistema di smaltimento dei rifiutistante l’obbligo di un’alimentazione continua- ostacolando al contempo i programmi di
miglioramento della raccolta differenziata, quando addirittura non obbligano
all’importazione di rifiuti da altre regioni. Anche ai fini di un’ottimale allocazione delle
risorse, appare perciò quanto mai opportuno evitare che finanziamenti pubblici vengano
destinati a questo settore. Diversamente, è alto il rischio che l’industria della combustione e
“termovalorizazione” dei rifiuti- molto più organizzata ed aggressiva, almeno in Italia, di altro
comparti- finisca per drenare la maggior parte dei contributi disponibili, prosciugando di
fatto (con rese energetiche oltre tutto assai modeste) risorse che potrebbero e dovrebbero
essere destinate prioritariamente alle “vere” fonti rinnovabili, i cui settori produttivi
verrebbero così condannati ad una ancor maggiore debolezza, con evidenti riflessi negativi
sulla futura competitività nel mercato nazionale ed internazionale.
7. L’85 % degli usi finali del settore domestico in Italia riguarda calore a bassa temperatura- il
65,8% nel commercio e servizi- essenzialmente per il riscaldamento di ambienti e
produzione di acqua calda, mentre in questo settore continua ad essere rilevante la
percentuale di tali usi soddisfatta mediante l’impiego di elettricità: un autentico “scandalo
termodinamico”. E’ più evidente l’opportunità di incentivare massicciamente l’impiego
di fonti rinnovabili (tipicamente il solare termico) per questi usi. E’ inoltre il caso di
sottolineare l’importanza, largamente sottovalutata rispetto a quanto accadeva ad
esempio nei primi anni ’80, di campagne di educazione al consumo energetico
responsabile, rivolte alla generalità dei cittadini e /o settori specifici della
popolazione. Si ritiene che un’educazione alla responsabilità in campo energetico,
supportata dall’utilizzo di tutti gli strumenti di comunicazione disponibili, debba
necessariamente incentrarsi sugli effetti ambientali connessi ai consumi di energia, sia per
quanto concerne le conseguenze a livello locale (quanto benzene e quante PM10 vengono
emessi da un’auto e da un motorino e quante emissioni- con i relativi costi sanitaripossono essere risparmiate sostituendo questi mezzi con quelli pubblici, la bici o le proprie
gambe?), sia per quelle “globali” (quante tonn. di CO2 si risparmiano adottando
massicciamente le lampadine ad alta efficienza? E quanti eventi catastrofici si possono
attribuire ai cambiamenti climatici prodotti dall’accumulo di CO2 nell’atmosfera?). I
comportamenti responsabili in campo energetico dovrebbero quindi essere strettamente
correlati alle responsabilità ambientali in senso generale. A tale scopo, va ad esempio
ricordato che viene normalmente ignorato il consumo di elettricità connesso agli
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
elettrodomestici ed alle apparecchiature in stand by. Stime attendibili e prudenti fanno
ammontare ad almeno 4.300 GWh/anno- a livello nazionale- i consumi legati a questa
modalità d’utilizzo di televisori, videoregistratori, impianti stereo, PC e relativo schermo,
ecc. Energia che è quindi destinata a puro spreco. Nell’ottica di una politica energetica ad
ampio raggio, non incentrata soltanto sul versante dei consumi di elettricità, va tuttavia
ribadita l’importanza di programmi di riqualificazione energetica-meglio se integrati in
programmi complessivi di ristr
utturazione/riqualificazione edilizia ed
urbanistica - degli ingenti patrimoni edilizi pubblici, di proprietà del Comune, degli
Enti locali e di altre entità pubbliche i quali casi ancora scontano la dipendenza da
impianti obsoleti per la produzione di calore a bassa temperatura. Proprio questi
patrimoni edilizi si prestano meglio di altri all’impiego su larga scala di tecnologie avanzate
e al alta efficienza (cogenerazione di piccola e media scala, ecc..) il che tra l’altro
contribuirebbe in modo significativo alla crescita di un tessuto di imprese e tecnici esperti e
tecnologicamente all’avanguardia nel settore.
8. Va comunque sottolineato che – anche limitandosi al settore elettrico - le potenzialità
offerte dal risparmio energetico e dall’uso razionale dell’energia sono di entità tale
da superare verosimilmente quelle di ogni altro possibile intervento. Su scala
nazionale, ad esempio, l’ANPA (cfr. il rapporto ”La risorsa Efficienza”, Doc 11/1999) stima
un risparmio potenziale netto pari a 153TWh, pari al 46% rispetto ai 335TWh di consumo
complessivo previsti dall’Enel per il 2010. Di questi 153 TWh, il 43% (cioè il 66 TWH) si
potrebbe ottenere entro il 2010 ed il 56% (85TWh) entro il 2015. Ciò, beninteso, a
condizione di adottare azioni adeguate sul lato della domanda di energia, anziché soltanto
sul lato dell’offerta. Detto in altri termini, una politica energetica per il settore elettrico
orientata a privilegiare gli interventi sul lato della domanda, potrebbe condurre al risultato di
attestare i consumi di elettricità nel 2010 ad un livello poco superiore a quello raggiunto nel
2001.
9. Appare preoccupante il quadro delle emissioni di CO2 stimate. In particolare l’incidenza
dei termovalorizzatori passa dal 5% dell’emissione globale del Comune di Forlì nel
1990 a più del 13% del 2012 diventando la terza fonte di emissione, a livello
comunale, di CO2. La bozza del P.E.A.C. non trae però le dovute conseguenze da
tutto ciò, laddove la scrivente associazione ritiene invece che questo dovrebbe
essere uno dei principali terreni sui quali misurare l’efficienza e la lungimiranza di
una politica energetica. Si osserva, altresì, che l’obbiettivo di riduzione delle emissioni di
gas serra, stabilito dal Protocollo di Kyoto per l’italia nel 6,5% entro il 2008/2012 (rispetto al
1990), non soltanto è contraddetto dall’andamento reale delle emissioni di CO2 registrati
nel nostro Paese(aumentate del 6,3% nel 1998 rispetto al 1990), ma è anche assai lontano
dai valori auspicati nel più recente (2001) rapporto dell’IPCC, che stima necessaria
riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra tra il 60 e l’80% rispetto ai valori del
1990.
10. In aggiunta a quanto detto sopra relativamente agli interventi di risparmio energetico e
realizzazione del complesso degli usi energetici in tutti i settori (produttivi, domestici, ecc.),
è il caso di ricordare come anche la bozza del PEAC riconosce il peso assai rilevante del
settore dei trasporti complessivi di energia e nelle conseguenti emissioni. Si ritiene perciò
che la politica energetica debba necessariamente affrontare anche questi aspetti,
rispetto ai quali andrebbe svolta un’azione coordinata di promozione delle modalità
di trasporto a basso impatto ambientale (ferrovie, cabotaggio marittimo merci, linee di
trasporto marittimo passeggeri costiere, metropolitane leggere, biciclette, ecc.), per le quali
la sinergia tra i diversi strumenti di intervento – piani, programmi, interventi finanziari e
normativi, ecc. – a disposizione dell’Amministrazione regionale e degli enti locali è
senz’altro indispensabile e decisiva. Si segnalano, a tale proposito, le grandi potenzialità
offerte da una politica urbanistica e territoriale lungimirante, che ad esempio eviti lo
“sgranamento” insediativi dei centri abitati e delle zone produttive lungo gli assi viari e ne
favorisca al contrario la “compattazione”, orientata in primo luogo all’ottimizzazione del
riuso di aree dimesse già urbanizzate ed infrastrutturate. Si otterrebbe in tal modo il duplice
risultato di ridurre o eliminare l’ulteriore consumo di suolo agricolo e/o naturale per nuovi
insediamenti, riducendo il volume complessivo degli spostamenti e le diseconomie – anche
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
energetiche – legate all’intasamento della rete viaria. Accanto a ciò andrebbero favorite le
forme di uso collettivo dei mezzi di trasporto privati, nonché le tecnologie e le esperienze
organizzative (teleconferenze, telelavoro, ecc) in grado di evitare quote rilevanti di
spostamento. E’ altresì fondamentale una politica sostenibile dei trasporti – in particolare –
per ciò che concerne il trasporto delle merci, che consenta un’ effettiva imputazione delle
“esternalità” legate all’impatto ambientale dei trasporti su gomma.
11. Anche nell’ottica di un approccio ai temi della mobilità, coerente con gli obiettivi di
sostenibilità energetica ed ambientale sopra descrittti, appare pertanto necessaria una
profonda revisione delle decisioni assunte e delle strategie in atto, soprattutto per quanto
concerne le infrastrutture viarie e la destinazione delle relative risorse finanziarie.
L’aeroporto di Forlì non viene preso in specifica considerazione dal P.E.A.C. Il crescente
numero di voli in partenza dal Ridolfi porta già ora alla produzione di una significativa fetta
della CO2 emessa dai trasporti nella zona del Comune di Forlì. Dal 2001 ad oggi
l’incremento del traffico aereo è stato, in percentuale, maggiore del 1200%. Troviamo
una notevole contraddizione interna fra la necessità del contenimento di emissioni di
CO2 e i forti investimenti erogati dall’ ente Comune di Forlì a coprire le perdite di
bilancio di questo aeroporto costruito oramai al centro della città.
Senza l’adeguamento di tutti i regolamenti comunali alle linee strategiche il piano rimane, pur con
tutti i suoi limiti, un libro dei sogni. Siccome non vi sono piani di realizzazione sembra essere più la
volontà di far rimanere il progetto sulla carta che la volontà di darne realizzazione in tempi brevi,
appunto perché non si parla di risorse, tempi, e una graduatoria di punti da cui partire per la loro
attuazione.
Controdeduzioni
1. L’affermazione è senz’altro vera ma non dobbiamo dimenticare che il PEAC si pone come
piano strategico nel medio periodo, orientando le scelte dei prossimi cinque anni. Il
meccanismo evidenziato dallo scrivente è indubbiamente vero e le ripercussioni del
continuo aumento del prezzo del petrolio si faranno sentire e incideranno sempre di più nei
comportamenti di ognuno di noi, c’è però da dire che probabilmente questi cambiamenti
saranno valutabili in un periodo di tempo più lungo rispetto a quello che si pone il PEAC. E’
infatti poco realistico che nei prossimi quattro o cinque anni le persone usino meno
l’autovettura privata rispetto a quanto la usano oggi perché la benzina costa troppo.
2. Si ritiene che AGESS possa essere un soggetto in grado di promuovere il risparmio
energetico. Lo dimostrano i vari corsi e convegni che AGESS ha organizzato e/o coordinato
nel nostro territorio, spesso anche in collaborazione con la stessa CNA, che lo scrivente
individua come soggetto idoneo alla promozione del risparmio energetico. Inoltre proprio
CNA, in una lettera inviata all’Amministrazione ritiene che il ruolo propositivo e di facilitatore
culturale di AGESS debba essere potenziato, proprio per accrescere la sua capacità di
interagire con le professionalità e imprenditorialità esistenti sul piano locale, mirando a
creare i presupposti affinché si affermi un “polo provinciale” delle tecnologie sostenibili dal
punto di vista ambientale.
3. La rete di Teleriscaldamento si rivela conveniente quando esistono utenze consistenti e
vicine tra loro, come nel caso di una realtà urbana-industriale, e qualora esista la possibilità
di sfruttare cadute di calore localmente presenti o le sorgenti fredde per alimentare pompe
di calore. Inoltre si ritiene che il sistema di teleriscaldamento, è in grado di garantire un
migliore funzionamento delle unità di potenza che lavorano a regimi molto più costanti
rispetto ai continui transitori delle caldaie domestiche e con un controllo delle emissioni
puntuale e di conseguenza molto più efficace. Infatti i camini di poche centrali con efficienti
depuratori dei fumi, sostituiranno le canne fumarie delle singole abitazioni, nelle quali
sarebbe impensabile potere attuare la stessa depurazione e lo stesso controllo delle
emissioni attuabile su pochi impianti di taglia molto più grande. Si ritiene inoltre sottolineare
che la presenza della rete di TLR non impedisce a questa Amministrazione di promuovere
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
impianti di cogenerazione di piccola taglia. Nella zone in cui non vi sono le prerogative per
l’allacciamento alla rete del TLR, l’Amministrazione sta predisponendo una revisione del
RUE in cui si chiede che gli edifici nuovi ad uso residenziale di tipo condominiale con più di
4 unità abitative si dotino obbligatoriamente di impianti di riscaldamento centralizzati. Inoltre
gli atti di indirizzo regionale prevedono che gli impianti di micro – cogenerazione possano
essere sostitutivi di sistemi di produzione di energia termica ed elettrica da FER e di
allacciamenti alle reti di TLR nel caso vi siano impedimenti di ordine tecnico.
4. La Finanziaria 2007, commi 1117 –1120, ha allineato l’Italia alla Comunità Europea
introducendo nuove disposizioni per cui la termovalorizzazione ai fini energetici dei rifiuti
non degradabili non gode più delle incentivazioni statali. Pur facendo presente che al
momento della stesura del PEAC tale norma non era stata ancora inserita, nel documento
del PEAC (paragrafo 4.3.1) le fonti rinnovabili propriamente dette sono state considerate
separatamente da i due impianti di termovalorizzazione e dall’impianto di turboespensione
che sono state considerate come fonti assimilate alla rinnovabili, definizione che in base al
D.Lgs. 387/2003 e alla legge 10 del 1991 era da ritenersi allora corretta. Si ritiene che tale
imprecisione sia comunque più di forma che di sostanza in quanto nel documento i due tipi
di fonti sono sempre stati valutati separatamente non ingenerando pertanto confusione con
un’attribuzione indebita alle FER propriamente dette. Inoltre il paragrafo 4.3.1. è stato
implementato con la produzione di energia distinta tra fonti rinnovabili e non rinnovabili (dati
forniti da AGESS) al 2006.
5. I dati riportati per il 2004 sono i dati progettuali di HERA sulla base degli effettivi rifiuti
bruciati nel 2004 (39.000 tonn realmente bruciati a fronte dei 60.000 di targa), pertanto
8.833 MWh è la produzione di energia elettrica effettivamente prodotta sulla base delle ore
di funzionamento nell’anno 2004. Nel 2003 ad esempio sono stati prodotti 10.866 MWh di
energia elettrica a fornte di circa 47000 tonn effettivamente bruciate. Il dato indicato per il
2015 è invece un dato ipotizzato considerato su 120.000 tonn di rifiuti considerato con un
funzionamento in continuo. Pertanto non è possibile fare una proporzione o un confronto
tra un dato reale basato sulle reali ore di funzionamento e un dato di “targa” che si basa
sulle potenzialità dell’impianto.
6. Occorre puntualizzare che essendo la scelta del potenziamento degli inceneritori già
prevista da altri strumenti di pianificazione (vedi Piano Provinciale dei Rifiuti e Piano di
risanamento provinciale della Qualità dell’aria di ambito appunto provinciale), il Piano
Energetico Comunale non ha potuto che “assumerlo” in uno scenario tendenziale. La forte
crescita delle emissioni in tale settore, sul quale il Piano Energetico Comunale non può
comunque incidere, chiaramente “condiziona” qualsiasi azione messa in campo dal
Comune nell’ottica di riduzione delle emissioni. Inoltre è necessario fare una valutazione di
carattere generale che vale sia per i termovalorizzatori, sia per le grandi infrastrutture per il
trasporto su gomma (vedi punto 10) sia per l’aeroporto di Forli’ (vedi punto 11). Nella
stesura del PEAC è stato adottato per il calcolo delle emissioni del gas serra, il cosiddetto
“criterio geografico che considera unicamente le emissioni relative alle attività che si
svolgono all’interno dei confini territoriali. Il calcolo delle emissioni prodotte da un certo
territorio tuttavia può essere eseguito non solo prendendo in considerazione quelle
effettivamente generate all’interno dei suoi confini territoriali, ma anche quelle che
avvengono all’esterno di tale area purché riconducibili alle attività che si svolgono nel
territorio di partenza. In tal caso al principio geografico viene sostituito un principio di
responsabilità. Generalmente maggiore è la dimensione dell’area che si prende in
considerazione, più simili sono i risultati a cui si perviene con le diverse metodologie. Nel
caso invece di ambiti comunali, in particolare nel caso di realtà come quella di Forlì, si
dovrebbe considerare anche il criterio di responsabilità sociale, così ad esempio un bilancio
della CO2 a livello globale dovrebbe prendere in esame le emissioni risparmiate per
smaltire (come avviene attualmente) in discarica le quantità di rifiuto, che saranno invece
smaltite tramite termovalorizzazione, nel nuovo impianto di ambito. In altre parole si
dovrebbero “scontare” al Comune di Forlì le emissioni dovute alla distruzione di rifiuti
provenienti dal comprensorio extra-comunale e fare la stessa operazione per omogeneità
per l’impianto di Mengozzi, che smaltisce rifiuti ospedalieri provenienti da tutta Italia. Lo
stesso discorso vale per quanto riguarda il tratto autostradale che attraversa la città di Forlì,
Comune di Forlì – Relazione controdeduzioni
ma che trasporta merci e mezzi provenienti da tutta Italia e per l’aeroporto che, con i suoi
circa 800.000 passeggeri l’anno (anno 2004) non è servizio della sola città di Forlì ma
coinvolge un ambito territoriale molto più vasto.
7. Per quanto riguarda l’incentivazione massiccia del solare termico la scheda n.2 del PEAC
intende andare proprio in questa direzione. Se infatti le normative di settore sono tutte
orientate all’utilizzo delle FER propriamente dette (in particolare solare e fotovoltaico) per
coprire almeno il 50% del fabbisogno del di ACS negli edifici nuovi per nuove costruzioni e
ristrutturazioni integrali (con proposta di recepire tale norma nella revisione del RUE), molto
si può fare per il patrimonio edilizio esistente, soprattutto con campagne di
sensibilizzazione, informazione ed incentivi. Il PEAC punta ad un 20% di istallazioni
sull’intero patrimonio edilizio esistente a Forlì. Tale percentuale potrebbe essere
ulteriormente incrementata mettendo in campo incentivi “tangibili” per i cittadini. Anche per
quanto riguarda il patrimonio edilizio comunale, il Comune intende intervenire
prioritariamente sugli edifici di sua proprietà, sia perché molti di essi rivelano criticità e
vetustità su cui si rendono necessari interventi, sia per dare un buon esempio alla
cittadinanza in merito all’applicazione delle migliori pratiche disponibili nell’ambito
dell’edilizia. Ovviamente il complesso degli edifici pubblici di proprietà comunale
rappresenta una percentuale di consumi molto piccola rispetto al totale del comparto, ma
importante per i suddetti motivi.
8. L’azione 7 del PEAC è orientata proprio nell’ottica indicata dallo scrivente. E’ infatti l’azione
tra quelle messe in campo, che incide maggiormente per quanto riguarda il risparmio
energetico (circa 14.000 tep risparmiati al 2015). Tale azione necessita di essere
supportata da campagne informative capillari. Il Comune di Forlì aderisce da 2 anni alla
manifestazione CATERPILLAR orientata proprio alla sensibilizzazione della cittadinanza al
risparmio energetico in cui si ribadisce l’importanza di spegnere sempre tutti gli apparecchi
elettrici in stand-by quando non utilizzati.
9. Si rimanda alla risposta del punto 6.
10. Si rimanda alla risposta del punto 6. Inoltre si intende precisare che in attuazione di quanto
previsto nel PGTU all’interno di tale azione sono stati valutati quelle azioni che comportano
benefici in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni dei gas serra.
All’interno del PGTU infatti l’obiettivo principale riguarda la riduzione di inquinamenti
acustico e atmosferico nell’area urbana e non sempre gli interventi volti a ridurre
l’inquinamento atmosferico urbano hanno come risultato una parallela riduzione delle
emissioni di gas serra. Nell’ambito del PEAC sono state recepite le seguenti azioni:
riduzione delle quote di ripartizione modale dell’uso dell’autovettura privata favorendo
l’utilizzo della bicicletta, del mezzo pubblico su più linee e più in generale tutte le forme di
mobilità ecocompatibili, tra le quali si propone di attivare: car pooling, car sharing, taxi
collettivo: è stata prevista una riduzione del 12% degli spostamenti sistematici casa/lavoro
auto privata;
riqualificazione sotto il profilo ambientale dei veicoli circolanti tramite incentivazione nell’uso
di carburanti ecologici o di veicoli ad emissioni ridotte: in particolare si è stimato un uso di
carburanti ecologici pari al 5% del totale dei consumi. E’ inoltre previsto il raddoppio della
percentuale di utilizzo dei carburanti ecologici quali metano e GLP a scapito dell’utilizzo del
gasolio e benzina;
completa metanizzazione del parco autobus di ATR, del parco auto del Comune di Forlì e
di quello di Hera S.p.A..
11. Si rimanda alla risposta del punto 6.