Testi su dissenso giovanile
Transcript
Testi su dissenso giovanile
Percorso Tema Le igure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione 9 Jerome David Salinger Il giovane Holden Holden e Phoebe trad. A. Motti, Einaudi, Torino, 1961 temi 9 Jerome David Salinger, nato a New York nel 1919, dopo aver preso parte alla Seconda guerra mondiale (partecipò nel 1944 allo sbarco in Normandia), si dedicò al suo ritorno in patria all’attività letteraria e nel 1951 pubblicò The catcher in the rye (lett. “L’acchiappatore nella segale”), uscito in Italia con il titolo Il giovane Holden. Si tratta di un romanzo di formazione molto particolare: ambientato nel mondo studentesco – narra la storia di una maturazione incompiuta di un sedicenne della borghesia newyorkese – ne riproduce il gergo (lo slang), la qual cosa costituì nel panorama letterario dell’epoca un elemento di novità. Ma non fu questa la sola ragione del successo che il romanzo ottenne dapprima in America e poi nel resto del mondo (successo che continua, se è vero che vanta ancora oggi milioni di lettori). Il merito del romanzo infatti, ciò che ne determinò la fortuna, fu l’aver intercettato il sentimento di ribellione contro i poteri costituiti (la famiglia, la scuola, lo Stato) che stava maturando nelle giovani generazioni e che di lì a poco avrebbe assunto proporzioni mondiali. Il sedicenne Holden Caulield, iglio di ricchi ebrei newyorkesi, già espulso dalla scuola di Elkton Hills, sta per essere allontanato anche dalla prestigiosa Pencey Preparatory School di Ager-town in Pennsylvania, a causa del proitto insuiciente. Per nascondere ai genitori l’umiliante espulsione, il ragazzo decide di non tornare a casa e trascorre i pochi giorni che lo separano dalle vacanze di Natale in uno squallido albergo di New York. Qui vive una serie di delusioni. Dapprima, un cameriere lo deruba dopo avergli procurato un’avventura sessuale con una prostituta. Anche i successivi vagabondaggi tra cinema e night club e gli incontri con un ex compagno di scuola e con una ragazza che conosce da anni si rivelano insoddisfacenti. Preso da sconforto, assicuratosi che i genitori non sono in casa va a trovare la sorellina undicenne Phoebe, l’unica con cui si sente a proprio agio e che gli dimostra afetto e solidarietà. Di nuovo solo – ha cercato un contatto con un suo ex professore, ma anche questo incontro lo ha deluso (ha temuto anzi che l’uomo lo volesse sedurre) –, ossessionato dal ricordo del fratellino Allie, morto di leucemia (non nutre afetto invece per il fratello maggiore, che ha abbandonato i sogni di scrittore per fare lo sceneggiatore a Hollywood, attratto da maggiori guadagni), Holden decide di non tornare più a casa e di andarsene in Colorado, ma un nuovo incontro con Phoebe lo fa rinunciare. Alla ine del romanzo Holden si trova in una clinica dove viene curato per disturbi nervosi in attesa di riprendere la scuola. Intelligente e sensibile, insicuro e bisognoso di protezione ma nello stesso tempo in rivolta contro il mondo dei grandi, Holden rappresenta la diicoltà dell’adolescente ad abbandonare l’infanzia e a diventare adulto. Emblematico al riguardo il suo “progetto” di vita, “l’acchiappatore nella segale”, essere cioè colui che aferra al volo e salva i bambini quando, giocando in un immaginario campo di segale, non si avvedono di un precipizio e rischiano di cadervi. Si tratta evidentemente di una metafora: intuendo che i bambini sono portatori di una visione della vita più autentica di quella degli adulti, vorrebbe salvaguardare questa loro qualità, destinata a perdersi quando saranno grandi. Il brano proposto è quello in cui Holden, introdottosi furtivamente nella casa dei genitori, dialoga con Phoebe. P oi, tutt’a un tratto, disse: – Oh, ma perché l’hai fatto? – Voleva dire perché mi ero fatto buttare fuori un’altra volta. Mi diede una certa tristezza, come lo disse. – O Dio, Phoebe, non stare a far domande. Ne ho piene le tasche di tutti 5 quanti che mi domandano la stessa cosa, – dissi. – Ci sono perché da vendere. Era una delle scuole peggiori che mi sia mai capitata. Piena di gente balorda. E gretta. Mai vista tanta gente gretta in vita tua. Per esempio, se si stava a far quattro chiacchiere nella stanza di qualcuno e c’era uno che voleva entrare, be’, se era di quei tipi un po’ svitati e coi brufoli non c’era verso che 10 lo facessero entrare. Chiudevano sempre la porta a chiave, quando qualcuno voleva entrare. E avevano fatto quella dannata società segreta nella quale sono I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Jerome David Salinger Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 1 15 20 25 30 35 40 45 50 55 entrato per pura vigliaccheria. C’era quel rompiscatole coi brufoletti, Robert Ackley, che voleva entrarci. Ha fatto di tutto per spuntarla, ma quelli non l’hanno voluto. Solo perché era un rompiscatole coi brufoletti. Non mi va giù nemmeno di parlarne. Era una scuola schifa. Parola. La vecchia Phoebe non disse niente, ma stava a sentire. Lo capivo dalla sua nuca, che stava a sentire. Sta sempre a sentire se le dite una cosa. E il bufo è che il più delle volte capisce di che diavolo state parlando. Sul serio. Continuai a parlare del vecchio Pencey. Quasi ci provavo gusto. – Erano balordi anche quel paio di professori simpatici che avevamo, perino quelli, – dissi. – C’era quel vecchietto, il professor Spencer. Sua moglie ci dava sempre la cioccolata calda e tutta quella roba là, ed erano veramente simpaticissimi. Ma dovevi vederlo durante la lezione di storia quando capitava in classe il vecchio Thurmer, il preside, e si sedeva in fondo all’aula. Quello non faceva che entrare nelle classi e starsene in fondo per delle mezz’ore. Erano visitine in incognito o giù di lì. Dopo un po’ che se ne stava seduto là, sul più bello si metteva a interrompere il vecchio Spencer per dire un sacco di spiritosaggini antidiluviane. E il vecchio Spencer a ridacchiare e a sbavare sorrisi da ammazzarsi, neanche se Thurmer fosse stato uno stramaledetto principe o che so io. – Non bestemmiare tanto. – Roba da vomitare, te lo giuro, – dissi. – E poi, il Giorno dei Veterani. A Pencey c’è questa festa, il Giorno dei Veterani, e tutti i lavativi che si sono laureati là verso il 1776 ci tornano per passeggiare avanti e indietro con mogli e igli e compagnia bella. Avresti dovuto vedere quel vecchio che avrà avuto cinquant’anni. Be’, un bel momento è venuto nella nostra stanza, ha bussato alla porta e ci ha domandato se ci seccava che usasse la stanza da bagno. La stanza da bagno sta in fondo al corridoio – non so proprio perché diavolo l’ha domandato a noi. Sai che ha detto? Ha detto che voleva vedere se su una delle porte dei gabinetti c’erano ancora le sue iniziali. Figurati che una novantina d’anni fa aveva scolpito le sue maledette stupide tristi bacucche1 iniziali su una delle porte dei gabinetti e voleva vedere se c’erano ancora. Così io e il mio compagno di stanza l’abbiamo portato nella stanza da bagno eccetera eccetera, e siamo dovuti restare là mentre lui cercava le sue iniziali su tutte le porte dei gabinetti. E ha continuato a parlare tutto il tempo, raccontandoci che i giorni più felici della sua vita erano stati quelli di Pencey e dandoci un sacco di consigli per il futuro e tutto quanto. Ragazzi, quanto mi ha depresso! Non dico che fosse un cattivo diavolo – non lo era. Ma non c’è bisogno di essere un cattivo diavolo per deprimere la gente – puoi riuscirci anche se sei una bravissima persona. Per deprimere la gente basta che ti metti a dare un sacco di consigli fasulli2 mentre cerchi le tue iniziali sulla porta di un gabinetto – non hai da fare altro. Non lo so. Forse l’avremmo sopportato meglio se non fosse stato completamente spompato. Ed era così spompato solo perché aveva fatto tutte le scale, e mentre cercava le sue iniziali continuava ad ansimare, con quelle ridicole narici disgraziate, e intanto continuava a dire a me e a Stradlater3 di cavar fuori da Pencey tutto quello che potevamo. Dio, Phoebe! Non posso spiegartelo. Non mi piaceva niente di quello che succedeva a Pencey, ecco tutto. Non posso spiegartelo! 1. bacucche: scritte tanti anni prima. 2. fasulli: inutili. 3. Stradlater: un compagno di college. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 60 65 70 75 80 85 90 95 100 Allora la vecchia Phoebe disse qualcosa, ma non riuscii a sentirla. Aveva l’angolo della bocca schiacciato contro il cuscino e non riuscii a sentirla. – Come? – dissi. – Tira via la bocca di là. Non riesco a sentirti, se tieni la bocca in quel modo. – A te non ti piace niente di quello che succede. Quando disse così mi fece sentire ancora più depresso. – Ma sì che mi piace! Sì che mi piace! Naturale che mi piace. Non dire così. Perché diavolo dici così? – Perché non ti piace. Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. Non ti piace. – Invece sì! Qui hai torto, è proprio qui che hai torto! Perché diavolo devi dire così? – dissi. Ragazzi, quanto mi deprimeva. – Perché non ti piace, – disse. – Dinne una. – Una? Una cosa che mi piace? – dissi. – D’accordo. Il guaio era che non riuscivo a concentrarmi troppo. È diicile concentrarsi, certe volte. – Una cosa che mi piace molto, vuoi dire? – le domandai. Ma lei non mi rispose. Stava tutta scontorta e capovolta dall’altra parte del letto. A mille miglia di distanza. – Avanti, rispondimi, – dissi. – Una cosa che mi piace molto, o che mi piace soltanto? – Che ti piace molto. – Benissimo, – dissi. Ma il guaio era che non riuscivo a concentrarmi. Quasi tutto quello che mi venne in mente furono quelle due suore che se ne andavano in giro a fare la questua4 con quei vecchi cestini di paglia mezzo rotti. Soprattutto quella con gli occhiali dalla montatura di metallo. E quel ragazzo che avevo conosciuto a Elkton Hills5. C’era questo ragazzo, a Elkton Hills, si chiamava James Castle, che non volle ritrattare quello che aveva detto di quel pallone goniato di Phil Stabile. James Castle aveva detto di lui che era un pallone goniato, e uno degli sporchi amici di Stabile era andato a riischiarglielo6. Allora Stabile, con altri sei o sette luridi bastardi, andò nella stanza di James Castle, entrò, chiuse a chiave quella maledetta porta e cercò di fargli ritirare quello che aveva detto, ma lui niente. Allora gli saltarono addosso. Non vi dico davvero quello che gli hanno fatto – è troppo rivoltante – ma lui non volle ritrattare lo stesso, il vecchio James Castle. E dovevate vederlo. Era un piccoletto magro che pareva un soio, con certi polsi sottili come iammiferi. Andò a inire che invece di ritrattare quello che aveva detto si buttò dalla inestra. Io stavo alla doccia e via discorrendo, eppure lo sentii che piombava giù. […] Aveva addosso quel maglione col collo alto che gli avevo prestato io. Quelli che stavano nella stanza con lui li espulsero e basta. Non inirono nemmeno in galera. Ma fu quasi tutto quello che mi riuscì di pensare. […] – Come? – dissi alla vecchia Phoebe. Mi aveva detto qualcosa, ma non l’avevo sentita. – Non riesci a trovare nemmeno una cosa. – Ma sì. Ma sì. – Be’, allora dilla. 4. fare la questua: chiedere l’elemosina. 5. Elkton Hills: è la precedente scuola frequentata da Holden. 6. riischiarglielo: dirglielo. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Jerome David Salinger Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 3 temi 9 105 110 115 120 125 130 135 140 145 – Mi piace Allie7, – dissi. – E mi piace fare quello che sto facendo adesso. Stare seduto qui con te a parlare, e a pensare alle cose, e... – Allie è morto. Dici sempre la stessa cosa! Se uno è morto eccetera eccetera e sta in cielo, non è veramente... – Lo so che è morto! Credi che non lo sappia? Ma mi può ancora piacere, no? Non è mica che uno non ti piace più solo perché è morto, Dio santo, specie se è mille volte meglio della gente viva che conosci e compagnia bella. La vecchia Phoebe non disse niente. Quando non trova niente da dire, non dice più mezza dannata parola. – Ad ogni modo, mi piace ora, – dissi. – Proprio adesso, voglio dire. Stare seduto qui con te a fare quattro chiacchiere e a scherzare... – Questa non è una vera cosa! – È una vera cosa eccome! Certo che lo è. Perché diavolo non lo è? La gente non crede mai che una cosa sia una vera cosa. Ne ho arcipiene le maledette tasche. – Smettila di bestemmiare. Va bene, dimmi qualcos’altro. Dimmi che cosa ti piacerebbe essere. Come uno scienziato. O un avvocato o qualche cosa. – Non potrei essere uno scienziato. In scienze sono una schiappa. – Be’, un avvocato, come papà e compagnia bella. – Gli avvocati sono in gamba, direi, ma non mi attira, – dissi. – Voglio dire, sono in gamba se vanno in giro tutto il tempo a salvare la vita degli innocenti e roba simile, ma se sei avvocato queste cose non le fai. Tutto quello che fai è accumulare soldi giocare a golf giocare a bridge comprare macchine bere martini e aver l’aria dell’alto papavero8. E del resto! Anche se te ne vai in giro a salvare la vita della gente e via discorrendo, chi ti dice che lo fai perché vuoi veramente salvare la vita della gente, e non perché in realtà quello che vuoi è soltanto di essere un fenomeno di avvocato, con tutti quanti che ti dànno manate sulla schiena e ti fanno le congratulazioni in tribunale quando il maledetto processo è inito e i giornalisti e tutti quanti, come si vede in quegli sporchi ilm? Chi ti dice che non sei uno sbrufone? Non lo sapresti mai, ecco il guaio. Non sono ben sicuro che la vecchia Phoebe capisse di che diavolo parlavo. Voglio dire, in fondo non è che una bambina e via discorrendo. Però stava a sentire, almeno. Se qualcuno almeno vi sta a sentire non è tanto brutto. – Papà ti ammazza. Vedrai che ti ammazza, – disse. Ma io non la sentivo. Stavo pensando a un’altra cosa – una cosa pazzesca. – Sai cosa mi piacerebbe fare? – dissi. – Sai cosa mi piacerebbe fare? Se potessi fare quell’accidente che mi gira, voglio dire. – Cosa? Smettila di bestemmiare. – Sai quella canzone che fa “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno”? Io vorrei... – Dice “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”, – disse la vecchia Phoebe. – È una poesia. Di Robert Burns9. – Lo so che è una poesia di Robert Burns. Però aveva ragione lei. Dice proprio “Se scendi tra i campi di segale10, e ti viene incontro qualcuno”. Ma allora non lo sapevo. 7. Allie: il fratellino più piccolo. 8. aver l’aria… papavero: assumere un atteggiamento di superbia. 9. Robert Burns: poeta scozzese (1759-1796), autore di poesie agresti. 10. segale: tipo di cereale impiegato per produrre il pane e per alcolici. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 4 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 – Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”, – dissi. – Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo11 pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo 155 tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale12 e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia. 150 11. dirupo: burrone, precipizio. 12. L’acchiappatore nella segale: il titolo originale del romanzo The catcher in the rye «non evoca solo idilliche immagini agresti all’orecchio dei lettori americani, per i quali sia la parola catcher che la parola rye sono molto fa- miliari con un signiicato del tutto moderno. Catcher è chiamato uno dei giocatori della squadra di baseball: il «prenditore», cioè colui che, munito di guantone, corazza e maschere, sta dietro il batsman (battitore) per cercar di aferrare la palla lanciata dal pichter (lanciatore) se il battitore non la respinge con la sua mazza. Col nome di rye si designa comunemente il whisky-rye, il popolare tipo di whisky ottenuto dalla fermentazione della segale o di una mescolanza di segale e malto. Il titolo The catcher in the rye, letto come puro accostamento di parole, suona come potrebbe suonare da noi Il terzino nella grappa» (da Nota al titolo dell’editore in Il giovane Holden, Einaudi, 1961). LAVORIAMO SUL TESTO 1. La psicologia del protagonista. Completa la tabella, inserendo almeno un esempio tratto dal testo per ciascun aspetto del carattere di Holden. Insicurezza e afettività Ribellione 2. Holden e la igura paterna. Per quale motivo Holden riiuta la professione esercitata dal padre? 3. Il rapporto tra Holden e Phoebe. Analizza la relazione che lega i due fratelli: quali atteggiamenti mostrano l’uno nei confronti dell’altra? In particolare, quale aspetto del suo carattere viene proiettato da Holden nel rapporto con la sorellina? 4. Ribellione e fragilità. Le insoferenze di Holden verso il mondo degli adulti sono in gran parte reazioni difensive, dovute a insicurezza e a vulnerabilità emotiva: giustiica questa afermazione con opportuni riferimenti al testo. Prima di rispondere riletti sulla rievocazione del Giorno dei Veterani e sul ricordo del compagno di scuola e sull’immagine dell’“acchiappatore nella segale”. 5. Holden e l’infanzia. Il protagonista ha un legame speciale con i bambini: ama la sorella, ricorda con nostalgia il fratellino scomparso e aspira a diventare colui che aferra al volo e salva i bambini quando, giocando in un immaginario campo di segale, non si avvedono di un precipizio e rischiano di cadervi. Come possiamo spiegare questo desiderio di Holden di restare ancorato all’infanzia? 6. Il narratore interno. Quali efetti espressivi crea la scelta di utilizzare la prima persona? E quale rapporto si stabilisce tra il giovane Holden e il lettore? 7. Il lessico gergale. Il romanzo di Salinger alla sua uscita destò scandalo non solo per il ribellismo anarchico del protagonista ma anche per il linguaggio utilizzato, che riprendeva termini ed espressioni dello slang giovanile: individua alcuni esempi che evidenzino nella traduzione questa scelta formale dell’autore. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Jerome David Salinger Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 5 temi 9 Percorso Tema Le igure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione 10 Jack Kerouac Sulla strada Avventura e ricerca trad. it. di M. De Cristofaro, Mondadori, Milano, 1989 temi 10 Jack Kerouac (1922-1969) ha legato il suo nome al movimento letterario della beat generation, cui diede vita insieme a William Burroughs e Allen Ginsberg all’inizio degli anni Cinquanta. Il suo romanzo di esordio, On the Road, (“Sulla strada”) uscito nel 1957, divenne un manifesto per i giovani di tutto il mondo in rotta con il conformismo degli adulti e alla ricerca di una vita più autentica. Della vita dei beat americani, in perenne movimento tra New York, San Francisco, Messico, Kerouac tracciò un ritratto nel suo secondo libro, I sotterranei (1958), mentre al suo avvicinamento al buddismo è legato il successivo I vagabondi del Dharma, 1959. L’ultima opera di Kerouac è Big Sur (1962), in cui si racconta dei suoi tre soggiorni a Big Sur appunto, una località californiana dove tentò inutilmente di coninarsi per uscire dall’alcolismo e concentrarsi sulla scrittura. Sulla strada ha per tema il viaggio come ricerca di avventure, incontro con il diverso, fuga dal conformismo e dalle costrizioni, nomadismo. Un tema caro alla tradizione letteraria americana (Whitman, London) ma che si collega anche al mito della “nuova frontiera” tramandato dai coloni nel loro movimento verso l’Ovest. Voce narrante del romanzo è Sal Paradise (alter ego di Kerouac), studente di New York che nutre ambizioni letterarie. Da solo o insieme a Dean Moriarty, da poco uscito dal riformatorio e del quale lo afascina l’estremo vitalismo, Sal compie numerosi viaggi attraverso l’immenso territorio americano. Il vagabondaggio in macchina, in autobus, in autostop li porta a incontrare altri giovani emarginati, a sperimentare sempre nuovi amori e nuove solidarietà. Nel brano iniziale Sal, partito da solo per il suo primo viaggio verso l’Ovest, è in compagnia di Terry, una ragazza messicana insieme alla quale vaga per le cittadine della California cercando lavoretti (Il pensiero di vivere in una tenda e raccogliere uva nelle fresche mattine californiane mi andava a genio) che consentano loro di raggranellare denaro per raggiungere New York. T erry e io dovevamo assolutamente decidere una volta per tutte che cosa fare. Decidemmo di andare con l’autostop ino a New York con quei pochi soldi che ci rimanevano. Quella sera lei si fece dare cinque dollari da sua sorella. Ne avevamo circa tredici o forse meno. Così, prima di dover pagare il conto della 5 stanza per il nuovo giorno, facemmo le valigie e partimmo su una macchina rossa per Arcadia, in California, dove, sotto le montagne incappucciate di neve, c’è l’ippodromo di Santa Anita. Era sera. Eravamo diretti verso il continente americano. Tenendoci per mano, camminammo per parecchi chilometri lungo la strada per uscire dalla zona abitata. Era un sabato sera. Ci fermammo sotto 10 un lampione, facendo segni col pollice1, quando all’improvviso passarono rombando alcune macchine piene di ragazzi con stelle ilanti svolazzanti. «Evviva! Evviva! Abbiamo vinto! Abbiamo vinto! » gridavano tutti. Poi lanciarono urli al nostro indirizzo2 e trovarono ch’era buissimo vedere un giovanotto e una ragazza sulla strada. Ne passarono a dozzine, di automobili del genere, cariche 15 di volti imberbi e di “giovani voci in falsetto3”, proprie di quell’età. Io li odiavo tutti, uno per uno. Chi credevano di essere, che facevano versi alla gente sulla strada solo perché erano degli studenti mocciosi4 e i loro genitori potevano permettersi di afettare l’arrosto nel pranzo domenicale? Chi credevano di essere, che prendevano in giro una ragazza ridotta in misere condizioni insieme con 1. facendo segni col pollice: per chiedere agli automobilisti di fermarsi. 2. al nostro indirizzo: verso di noi. 3. in falsetto: qui s’intende il tono tipico delle voci di adolescenti; in generale si tratta di una tecnica usata dai cantanti per produrre suoni acuti fuori dall’estensione naturale della propria voce. 4. mocciosi: presuntuosi. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Jack Kerouac Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 1 20 25 30 35 40 45 50 55 60 5. scalognati: sfortunati. 6. un gatto... Pachuco: un animale qualunque di una città messicana. 7. autostello: albergo per automobilisti di passaggio. un uomo che voleva amarla? Noi pensavamo ai fatti nostri. E non ottenemmo neanche un benedetto passaggio. Ci toccò tornare in città, e quel ch’è peggio avevamo bisogno d’un cafè e fummo così scalognati5 da andare nell’unico posto aperto, ch’era un chiosco di bibite di una scuola media, e là c’erano tutti i ragazzini, i quali si ricordarono di noi. Adesso si accorsero che Terry era messicana, un gatto selvatico di Pachuco6; e che il suo ragazzo era ancor peggio. Lei abbandonò il locale tenendo sollevato il suo grazioso nasino e vagammo insieme nel buio lungo i fossati delle autostrade. Io portavo le valigie. Il nostro iato fumava nell’aria fredda della notte. Decisi inine di nascondermi dal mondo insieme con lei ancora per una notte, e che il mattino andasse pure all’inferno. Entrammo nel cortile di un autostello7 e aittammo un piccolo comodo ambiente per circa quattro dollari: doccia, asciugamani da bagno, radio incassata nel muro, e tutto. Ci tenemmo stretti stretti. Facemmo lunghi, seri discorsi e prendemmo il bagno e discutemmo di tante cose con la luce accesa e poi la luce spenta. […] Al mattino attuammo baldanzosamente il nostro nuovo piano. Avremmo preso un autobus ino a Bakersield e avremmo lavorato a raccogliere uva. Dopo alcune settimane di questo ci saremmo diretti a New York come si doveva, con l’autobus. Fu un meraviglioso pomeriggio, viaggiare con Terry ino a Bakersield: sedevamo di dietro, ci riposavamo, chiacchieravamo, vedevamo passare la campagna, e non ci preoccupavamo di niente. Arrivammo a Bakersield nel tardo pomeriggio. Il piano era di abbordare ogni grossista di frutta in città8. Terry disse che avremmo potuto vivere in una tenda sul posto di lavoro. Il pensiero di vivere in una tenda e raccogliere uva nelle fresche mattine californiane9 mi andava a genio10. Ma non c’era alcun lavoro da ottenere, e invece parecchia confusione, con tutti che ci davano innumerevoli consigli, e nessun lavoro saltava fuori. Con tutto questo consumammo una cena alla cinese11 e ci rimettemmo all’impresa con il corpo ristorato. Attraversammo i binari della Southern Paciic12 ino al quartiere messicano. Terry parlottò con i suoi connazionali, chiedendo lavoro. Era notte ormai, e la piccola strada del quartiere messicano era un solo scintillante agglomerato di luci: insegne di cinematograi, bancarelle di frutta, macchine a gettone, empori a prezzo unico, e centinaia di traballanti autocarri e vecchie macchine chiazzate di fango, parcheggiate. Intere famiglie messicane di raccoglitori di frutta vagabondavano qua e là mangiando popcorn. Terry parlava con tutti. Io cominciavo a disperare. Quello di cui avevo bisogno – e di cui aveva bisogno anche Terry – era bere, così comprammo un litro di Porto13 californiano per trentacinque centesimi e ce lo andammo a bere allo scalo ferroviario. Trovammo un posto dove i vagabondi avevano radunato cassette per sedere accanto ai fuochi. Ci sedemmo là a bere il vino. Alla nostra sinistra c’erano i carri merci, tristi e di un rosso fuligginoso sotto la luna; proprio di faccia le luci e i rilettori dell’aeroporto di Bakesield; alla nostra destra un formidabile magazzino di alluminio della Quonset. Oh, era una bella notte, una notte calda, adatta a bere il vino, una notte di plenilunio, una notte fatta per stringere la propria ragazza e parlare e baciare e andare ai sette cieli. Fu quel che facemmo. Lei era una piccola ubriacona e 8. abbordare... in città: cercare lavoro presso i grossi rivenditori di frutta. 9. californiane: la California è uno Stato degli Usa sul Paciico. 10. mi andava a genio: mi pia- ceva. 11. alla cinese: negli Usa i ristoranti con cucina cinese sono molto difusi. 12. Southern Paciic: si tratta di una compagnia ferroviaria califor- niana le cui linee attraversavano il sud e l’ovest degli Usa. 13. Porto: è una qualità di vino originariamente prodotta a Porto, in Portogallo. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 65 70 75 80 85 90 95 100 14. ronda: pattuglia di ispe- 105 zione. 15. Uomini e topi... fattoria: nel ilm, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck, il personaggio cerca lavoro in una fattoria. 16. pianali: ripiani dei vagoni 110 ferroviari per caricare le merci. 17. in pompa magna: in gran festa. mi tenne testa e mi superò e continuò a chiacchierare ino alla mezzanotte. Non ci spostammo più da quelle cassette. Di tanto in tanto passava qualche straccione, passavano madri messicane con i loro bambini, e la macchina della ronda14 si avvicinò e il poliziotto uscì per orinare, ma per lo più eravamo soli e mescolavamo le nostre anime sempre più intimamente inché sarebbe stato estremamente diicile dirci addio. A mezzanotte ci alzammo e c’incamminammo storditi verso l’autostrada. Terry ebbe una nuova idea. Saremmo andati con l’autostop ino a Sabinal, il suo paese natale, e avremmo abitato nella rimessa di suo fratello. Per me tutto andava bene. Sulla strada feci sedere Terry sopra la mia valigia per farla sembrare una donna soferente, e subito un autocarro si fermò e noi gli corremmo appresso, ridendo sotto i bai. L’uomo era un buon diavolo; il suo autocarro era misero. Proseguì strepitando e si arrampicò su per la vallata. Arrivammo a Sabinal nelle ore piccole prima dell’alba. Mentre Terry dormiva m’ero inito il vino, ed ero completamente intontito. Scendemmo e vagabondammo per la quieta piazza ombrosa del piccolo paese californiano: una fermata a richiesta sulla linea ferroviaria della Southern Paciic. Andammo a trovare l’amico di suo fratello, che avrebbe dovuto dirci dove lui si trovava. In casa non c’era nessuno. Come l’alba cominciò a schiarire mi sdraiai supino sul prato della piazza del paese e non facevo che ripetere: «Non vuoi dire quel che lui ha fatto a Weed, no? Che ha fatto su a Weed? Non vuoi dirlo, vero? Che ha fatto a Weed?». Questa era dal ilm Uomini e topi, con Burgess Meredith che parlava al capoccia della fattoria15. Terry ridacchiava. Tutto quel che facevo andava bene per lei. Avrei potuto starmene lì steso e continuare a far così inché le signore non fossero uscite per andare in chiesa e non gliene sarebbe importato niente. Ma alla ine decisi che ci saremmo sistemati presto tutti e due grazie a suo fratello, e la portai in un vecchio albergo accanto alla ferrovia e andammo a letto comodamente.Nella luminosa mattina assolata Terry si alzò per tempo e andò alla ricerca di suo fratello. Io dormii ino a mezzogiorno; quando guardai fuori dalla inestra vidi passare a un tratto un merci della Southern Paciic carico di centinaia di vagabondi sdraiati sui pianali16 che viaggiavano allegramente con pacchi per cuscini e giornaletti umoristici davanti al naso, e alcuni succhiavano la buona uva della California strappata lungo la linea. «Diavolo!» urlai. «Ui-hi. È proprio la terra promessa.» Venivano tutti da Frisco; entro una settimana sarebbero tornati indietro in pompa magna17, come adesso. Arrivò Terry con suo fratello, l’amico di lui, e il bambino di Terry. Il fratello era un messicano dal sangue caldo, tutto fuoco e con la passione dei liquori, un gran buon diavolo. L’amico suo era un grosso messicano laccido che parlava inglese quasi senza accento ed era chiassoso e ansioso di rendersi simpatico. Mi accorsi che lanciava occhiate a Terry. Il piccino di lei si chiamava Johnny, aveva sette anni, era un dolce bimbo dagli occhi scuri. Be’, ecco qua, cominciava un altro pazzo giorno. Rickey era il nome di suo fratello. Possedeva una Chevrolet modello 1938. Ci ammucchiammo lì dentro e partimmo per ignota destinazione. «Dove andiamo?» chiesi. L’amico diede qualche spiegazione: si chiamava Ponzo, così lo chiamavano tutti. Puzzava. Scoprii perché. Il suo mestiere era di vendere letame agli agricoltori; aveva un autocarro. Rickey teneva sempre tre o quattro dollari in tasca e prendeva tutto allegramente. Diceva sempre: “Giusto, amico, dacci dentro... dacci dentro, dacci dentro!”. E ci dava dentro. Guidava a centoventi l’ora nella vecchia macchina, e andammo a Madera, oltre Fresno, per vedere alcuni agricoltori a proposito del letame. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Jack Kerouac Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 3 temi 10 LAVORIAMO SUL TESTO 1. La scelta dei protagonisti. Spiega quali aspetti emergono dall’atteggiamento di riiuto delle regole, tipico dei giovani beat. 2. Gli “altri” giovani. Nella parte iniziale del brano, il narratore sottolinea la distanza che separa lui e Terry dai borghesi che incontrano: quali sono gli aspetti che diferenziano queste due tipologie giovanili? 3. La meta dell’avventura. Il viaggio carico di suggestione trasgressiva conduce i protagonisti a un traguardo? In caso afermativo, si tratta di una conquista geograica? 4. I verbi dinamici. Individua alcuni esempi di forme verbali che indicano movimento e riletti sull’efetto espressivo. 5. Le tecniche descrittive. Kerouac ha adottato una focalizzazione interna: Sal, il narratore-protagonista, esprime annotazioni veloci con descrizioni fredde e oggettive dei particolari, che seguono la tecnica dell’accumulazione e, a volte, danno vita a immagini violente attraverso i colori della natura. Rintraccia alcuni esempi che possano confermare queste afermazioni. 6. Il lessico. Individua alcune espressioni gergali alle quali Kerouac ricorre per riprodurre il livello sociale e culturale dei personaggi. 7. Il ritmo sincopato. Spiega quale rapporto è possibile stabilire tra la sintassi e il ritmo del viaggio. Rispondi con alcuni riferimenti al testo. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 4 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 Percorso Tema Le igure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione temi 11 Pier Paolo Pasolini (1922-1975, • p. 43) è autore di raccolte poetiche (Poesie a Casarsa, 1942 in dialetto friulano; Le ceneri di Gramsci, 1957; La religione del mio tempo, 1961; Poesia in forma di rosa, 1964) e di romanzi (Ragazzi di vita, 1955; Una vita violenta, 1959; Teorema, 1968). Di estrazione borghese, Pasolini si accosta al mondo proletario delle borgate più per istintiva attrazione che per coscienza politica. Quel mondo gli appare come l’ultimo baluardo di un modo di vivere spontaneo e naturale, violento e animalesco e tuttavia autentico, non ancora contaminato dal progresso e dalla massiicazione. Un tale sentimento, che nella poesia Le ceneri di Gramsci egli chiama “estetica passione”, lo pone in conlitto con l’ideologia marxista, in cui pure razionalmente egli crede, per il suo progetto di emancipazione dei ceti popolari, ma alla quale non riesce ad aderire con il cuore. Ragazzi di vita, ambientato nella periferia di Roma alla ine della guerra, non presenta una fabula ma si snoda attraverso le vicissitudini di diversi ragazzi, di emarginati, precocemente spinti alla prepotenza, all’inganno e al cinismo: il Riccetto, il Lenzetta, il Caciotta, il Piattoletta sono i soprannomi con cui sono indicati nel loro gruppo. Il Riccetto (le cui avventure sono il ilo conduttore delle varie vicende), dopo alcuni anni di carcere si ravvede e si impiega come manovale. L’ultimo capitolo è dominato dal tema della morte: il ribelle Amerigo si suicida, il timido Genesio annega nel iume nel tentativo di dimostrare a se stesso una forza mai avuta, il Piattoletta brucia vivo a causa di uno scherzo assurdo. I “ragazzi di vita” sono i vinti del ventesimo secolo: pronti all’allegria o alla rabbia e privi di coscienza politica, sono condannati alla violenza che spesso si ritorce contro di loro e chi non soccombe vive tristemente disilluso. Il linguaggio, impastato di gergo romanesco, rende con immediatezza la vita quotidiana dei giovani borgatari e, nel contempo, traduce il disagio dell’intellettuale nei confronti di una lingua nazionale avvertita sempre più inespressiva e appiattita su un livello medio. Nel passo, tratto dal capitolo Le notti calde, il Riccetto è alla ricerca di cibo e, nella sua quotidiana lotta per la sopravvivenza, ruba un pezzo di groviera ma è colto in lagrante dal formaggiaio. 11 Pier Paolo Pasolini Ragazzi di vita La lotta del Riccetto per la sopravvivenza Garzanti, Milano, 2000 I 5 10 15 20 1. sturbarsi: restarne sconvolto. 2. Allumava: guardava con occhi luccicanti. l Riccetto se ne tornava, bianco in faccia come un cencio, giù verso via Taranto, piano piano, aspettando che piazzassero le bancarelle del mercatino e venisse gente a far la spesa. Aveva una fame, povero iglio, che stava per sturbarsi1, e metteva un piede avanti all’altro senza sapere neanche lui dove andava. Via Taranto era lì presso: che ci voleva a arrivarci? Imboccò via Taranto […] Allumava2 le bancarelle dei fruttaroli3, e, qualche persica4 e due o tre mele, riuscì a fregarle: se le andò a mangiare in un vicoletto. Poi tornò più afamato ancora con quel po’ di dolce nello stomaco, attratto dall’odore del formaggio che veniva dalla ila delle bancarelle bianche proprio lì di fronte al vicoletto, dietro la funtanella5, sul selciato fradicio. C’erano allineate delle mozzarelle, delle caciotte, e dei provoloni appesi in alto, e sopra il banco c’erano delle pezze già tagliate di emmenthal e di parmigiano, o di pecorino; ce n’erano pure dei pezzi ridotti alla misura di tre o quattro etti, e anche meno, isolati e sparsi tra le forme intere. Il Riccetto, turbato, mise gli occhi su una fetta di gruviera, dalla pasta un po’ ingiallita, e così odorosa che toglieva il iato. Ci s’accostò, facendo moina6, e aspettando che il padrone fosse assorbito dalla discussione con una cliente, grassa come un vescovo, che stava da un bel pezzetto lì a esaminare con aria velenosa il formaggio, e con una mossa fulminea zac si beccò il pezzo di gruviera e se lo schiafò in saccoccia7. Il padrone lo sgamò8. Piantò il coltello in una forma, fece: “Un minuto, a signó9”, uscì fuori dal banco, acchiappò pel 3. fruttaroli: fruttivendoli. 4. persica: pesca. 5. funtanella: fontanella. 6. facendo moina: con un atteggiamento indiferente. 7. saccoccia: tasca. 8. lo sgamò: lo colse sul fatto. 9. signó: signore. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Pier Paolo Pasolini Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 1 25 30 35 10. aria paragula: aria sveglia e furba. 40 11. sganassoni: cefoni. 12. sbarellò: oscillò. 13. Lassateme: lasciatemi. 14. moretti: compagni. 15. regazzini: ragazzini. 16. e spesa: e chiudiamo la discussione. 17. pesciarolo: pescivendolo. 45 18. treppio: afollamento. LAVORIAMO SUL TESTO PARLARE colletto della camicia il Riccetto che se la squagliava facendo il tonto, e con aria paragula10, sentendosi in pieno diritto di farlo, gli ammollò due sganassoni11 che lo voltò dall’altra parte. Il Riccetto furioso, come si riebbe dall’intontimento, senza pensar tanto gli si buttò sotto a testa bassa, tirando alla disperata dei ganci ai ianchi: l’altro sbarellò12 un momento, ma poi, siccome era grosso due volte il Riccetto, cominciò a menarlo in modo tale che se degli altri bancarellari non fossero corsi lì a separarli, l’avrebbe mandato diretto al Policlinico. Ma però, da fusto e da dritto come si sentiva, poté permettersi di calmarsi subito. Disse a quelli che lo reggevano: “Lassateme13, lassateme, a moretti14, che nun je fo’ niente. Che me metto co li regazzini15, io?”. Il Riccetto invece, tutto pesto e con un po’ di sangue che gli spuntava tra i denti, continuò a calciare ancora per un pezzetto tra le braccia di quelli che lo reggevano. “Damme er formaggio mio, e spesa16”, fece già quasi conciliante il formaggiaro. “E daje ’sto formaggio”, fece un pesciarolo17 lì appresso. Il Riccetto silò iacco dalla tasca il pezzo di gruviera, e glielo porse, con una faccia smorta, masticando vaghi pensieri di vendetta e inghiottendo il rancore con il sangue delle gengive. Poi, mentre che il treppio18 intorno si scioglieva, siccome che il fatto era proprio trascurabile, se ne andò giù in mezzo alla folla, tra le bancarelle rosse, verdi, gialle, tra montagne di pomodori e di melanzani, coi fruttaroli che urlavano intorno così forte che si dovevano piegare sulla pancia, tutti allegri e contenti. Si diresse giù a via Taranto, e si fece piano piano i quattrocento scalini che portavano al pianerottolo dove dormiva. Non si reggeva più in piedi per la debolezza; vide, sì, che la porta dell’appartamento vuoto, di solito chiusa, era aperta e sbatteva di tanto in tanto a qualche colpo d’aria: ma non ci fece caso. Barcollando e a gesti lenti come uno che nuotava sott’acqua, cacciò dalla saccoccia un pezzo di spago, lo fece passare per due occhielli e lo legò, tenendo così chiusi i battenti. 1. Il punto di vista. Nel racconto Pasolini adotta un narratore esterno che racconta e descrive prevalentemente attraverso una focalizzazione coincidente con il punto di vista del Riccetto, anche se in alcuni casi lascia trasparire partecipazione e solidarietà per la misera esistenza del ragazzo: giustiica questa afermazione con opportuni riferimenti al testo. 2. Le sfere sensoriali. Quali sono le sensazioni dominanti? E quale efetto espressivo raggiunge la loro intensità esasperata? 3. Il linguaggio. Pasolini utilizza una lingua impastata di gergo romanesco, ma deformato e stravolto, e di dialetto. Quali efetti espressivi determina questa scelta formale e quale relazione stabilisce con il giudizio dell’autore nei confronti del sottoproletariato? 4. Pasolini e il Neorealismo. Negli stessi anni in cui Pasolini pubblica Ragazzi di vita in Italia si stava concludendo la stagione neorealistica. Riletti sul modo in cui viene rispettivamente descritta la realtà: le borgate del sottoproletariato romano dallo scrittore friulano e la lotta partigiana e il mondo urbano e operaio dagli esponenti del Neorealismo (• pp. 193-195). 5. L’emarginazione giovanile in Kerouac e Pasolini. I protagonisti di Sulla strada (• Avventura e ricerca, ) e di Ragazzi di vita sono accomunati dall’esclusione dalla società: quali diferenze però separano i personaggi dei due romanzi? Riletti sulle rispettive cause dell’emarginazione, sul modo in cui viene afrontata e sulla diversità dei contesti ed esponi le tue considerazioni in un intervento di 10 minuti circa. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 Percorso Tema Le igure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione temi 12 Andrea De Carlo (1952) dopo il romanzo d’esordio Treno di panna, del 1981, ha pubblicato numerose altre opere tra cui Due di due (1989), Tecniche di seduzione (1991), Uto (1995), Pura vita (2001), Giro di vento (2004) e il recente LuieLei (2010). Per il cinema, ha lavorato come assistente alla regia con Federico Fellini nel ilm E la nave va, ha scritto una sceneggiatura a quattro mani con Michelangelo Antonioni per un ilm mai uscito, ha diretto il documentario Facce di Fellini e il ilm Treno di panna. Appassionato anche di musica, ha collaborato con il pianista Ludovico Einaudi, inciso alcuni cd (I veri nomi e Dentro Giro di vento) e composto la colonna sonora del ilm Uomini & donne, amori & bugie. Due di due, il romanzo più conosciuto di De Carlo, racconta una storia d’amicizia tra il ribelle e carismatico Guido e il più riservato Mario, la voce narrante, che ne subisce il fascino. Il loro rapporto nasce in un liceo milanese, nei primi anni Settanta, sullo sfondo delle assemblee scolastiche e dei cortei studenteschi, sul comune desiderio di libertà, sull’aspirazione a spezzare le regole e gli schemi della società consumistica e a compiere scelte di vita alternative. In seguito Guido abbandona il liceo e gira il mondo, alla ricerca di una pace e di una felicità che non troverà mai, mentre Mario, pur tra incertezze e diicoltà, riuscirà a far quadrare la propria esistenza, abbandonando la città per la campagna umbra, trovando un lavoro che gli consentirà di esprimersi e costruendo una famiglia. Nel brano che segue, con l’entusiasmo contagioso che lo contraddistingue, Guido organizza un clamoroso gesto di protesta nei confronti di un’insegnante di latino, sordo alle richieste di un rinnovamento didattico che in quegli anni giungevano dal mondo studentesco. 12 Andrea De Carlo Due di due La protesta Einaudi, Torino, 1999. A 5 10 15 20 scuola anche i più passivi tra i nostri compagni hanno cominciato a lamentarsi apertamente di quello che dovevamo studiare e di come ci veniva insegnato. I professori hanno cercato di alzare la voce, accentuare l’incomprensibilità dei loro codici1 per intimorirci. Le nostre richieste erano del tutto ragionevoli all’inizio, ma non sembravano in grado di prenderle in considerazione. Una volta per esempio Guido ha proposto alla professoressa di latino di farci leggere libri interi invece dei soliti spezzoni infarciti di campionature grammaticali2, in modo da ricavare qualche piacere dalla fatica di tradurre. Lei non l’ha neanche lasciato inire; ha gridato «Voi leggete quello che vi dico io, non dovete certo insegnarmi il mio lavoro, manica3 di ignoranti e lazzaroni!» È andata avanti cinque minuti a insultare la classe in generale: rossa in faccia e con i capelli tinti che le ondeggiavano sulla testa. Quando se n’è andata i nostri compagni erano ofesi, ancora più insoferenti dei suoi metodi. Ci siamo messi a discutere di come reagire: Ablondi ha suggerito di scrivere alla professoressa una lettera di protesta circostanziata4, Farvo di querelarla attraverso suo padre, che faceva l’avvocato. Quasi tutti adesso avanzavano proposte, ma i loro occhi diventavano incerti alla minima obiezione; nessuno pensava davvero di mettere in pratica quello che diceva. Guido si è fatto venire un’idea, e sull’onda emotiva è riuscito a coinvolgere tutti, vincolarci a seguirlo. Il giorno dopo subito prima della lezione di latino abbiamo girato i banchi verso la parete di fondo, ci siamo seduti con la schiena alla cattedra. Solo Paola Amarigo e un ragazzo monarchico5 che si chiamava Tirmoli non hanno voluto farlo, sono usciti con facce fredde nel corridoio pur di non partecipare. 1. codici: insieme di segni per comunicare. 2. campionature grammaticali: scelte grammaticali. 3. manica: banda. 4. circostanziata: esauriente, dettagliata. 5. monarchico: iscritto al partito monarchico. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Andrea De Carlo Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 1 25 30 35 40 45 50 55 60 6. parossistico: esagerato. 7. monoliti: enormi blocchi di pietra. Quando la professoressa di latino è entrata eravamo tutti voltati di spalle, zitti e perfettamente composti secondo le istruzioni di Guido, come se fossimo assorti in una lezione al lato opposto dell’aula. La professoressa è rimasta allibita: anche se non la vedevamo l’abbiamo capito dal suo silenzio, il suo fruscio alla cattedra. Guido mi ha dato uno sguardo laterale per dire di non muovermi; si sentiva una pressione tremenda salire dietro di noi. Poi la professoressa si è messa a urlare come una pazza di voltarci. Nessuno l’ha fatto; vedevo le facce angosciate dei nostri compagni nei banchi paralleli. Credo che fossero in buona parte pentiti di questa storia, forse odiavano Guido per averceli tirati dentro. La professoressa è venuta tra i banchi, gridava e batteva i piedi come si trattasse di far dissolvere un brutto sogno. Ha cercato di isolare qualcuno, urlargli da pochi centimetri «Considero te responsabile!» Non eravamo dei grandi attori; dovevamo fare uno sforzo per continuare a issare la parete di fronte. Il tono della professoressa è salito ancora: si è messa a gridare «Smettetela immediatamente! Immediatamente!» in un crescendo parossistico6 che doveva danneggiare le corde vocali. La situazione era così estrema adesso che mi sembrava di vedere i nostri compagni tremare seduti ai banchi, i loro lineamenti contrarsi a ogni nuovo grido. Ma siamo riusciti a restare immobili come aveva detto Guido, far inta di seguire una lezione fantasma. Alla ine la professoressa è tornata alla sua cattedra, e abbiamo sentito la sua voce rompersi. Siamo rimasti ancora fermi di spalle mentre lei snifava e singhiozzava; poi Guido si è girato e le ha chiesto a bassa voce «Perché dobbiamo essere così in guerra? Non sarebbe più semplice parlare?» E non c’era ironia nella sua voce: era davvero addolorato, come di fronte a un’impiegata che si è vista bruciare sotto gli occhi il posto di lavoro, o a una donna abbandonata dal marito. La professoressa è rimasta scossa da questo tono: quando ci siamo girati tutti guardava Guido con una vera espressione in sfacelo. Poi è corsa verso la porta, ha gridato «Vi faccio sospendere a vita!» Abbiamo ascoltato il suo tacchettio pesante allontanarsi nel corridoio e poi fermarsi e tornare indietro, tergiversare e allontanarsi di nuovo, ed è stato chiaro che avevamo vinto. Siamo passati dall’esitazione all’incredulità e all’euforia più frenetica; ci siamo messi a ridere e gridare, fare salti in giro. Il panorama di monoliti7 e fossili in cui avevamo vissuto ino a quel momento sembrava dissolto adesso, era diventato uno spazio libero dove avremmo potuto fare quello che volevamo. Solo Guido aveva un’aria triste nella confusione generale; mi ha detto che gli dispiaceva per la povera professoressa. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 LAVORIAMO SUL TESTO PARLARE 1. Il leader e gli altri. Lo sviluppo della vicenda narrata sottolinea la diferenza tra Guido e il resto della classe: riletti sulle manifestazioni della sua carismatica inluenza e sulle reazioni prima e dopo la singolare protesta che lo distinguono dai suoi compagni. Esponi le tue considerazioni in un intervento di 5 minuti circa. 2. La reazione della professoressa. Analizza la progressione degli stati d’animo e degli atteggiamenti dell’insegnante di latino dalle prime righe del brano ino a quando abbandona l’aula. Rispondi con opportuni riferimenti al testo. 3. Le richieste degli studenti. Per quale ragione Guido e gli altri ragazzi protestano? Vi sono ragioni politiche a provocare la loro contestazione? 4. La vittoria. Qual è il segno attraverso cui gli studenti comprendono di aver vinto, di aver conquistato uno spazio libero dove avrebbero potuto fare tutto quello che volevano? Rispondi con opportuni riferimenti al testo. 5. Lo svecchiamento della scuola. Attraverso quali immagini metaforiche il narratore sottolinea la condanna delle istituzioni e dei metodi scolastici, che i giovani della generazione descritta nel romanzo ritenevano ormai irrimediabilmente legati al passato e inadeguati alla nuova realtà e alle esigenze dei nuovi soggetti sociali? I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Andrea De Carlo Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 3 temi 12 Percorso Tema Le igure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione temi 13 Enrico Brizzi, nato a Nizza nel 1974, ha studiato all’Università di Bologna Scienze della Comunicazione. A Jack Frusciante è uscito dal gruppo, il suo primo romanzo pubblicato nel 1994, sono seguiti Bastogne (1996), Tre ragazzi immaginari (1998), Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (1999), Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro (2007), L’inattesa piega degli eventi (2008). In Jack frusciante Brizzi descrive il mondo giovanile degli anni Novanta e ne riproduce il gergo. Al narratore esterno si alterna la voce del protagonista, il diciassettenne, Alex D., studente di liceo. Nei passi che seguono, la reiterata allusione al “cielo bianco e bigio” e al “sofocante e bigio liceo” allude a una vita che il giovanissimo Alex sente come piatta, grigia. Da qui nasce il desiderio di ribellione nei confronti di una società avvertita come mediocre, ingiusta o, addirittura, violenta e malavitosa (Era questa l’Italia in cui stava marcendo..., allusione all’uccisione del giudice Giovanni Falcone, nel 1992), e di fare delle scelte – l’amicizia, l’amore – al di fuori dell’ambiente familiare, angusto pur se rassicurante, di guardarsi attorno per imparare a distinguere i professori sensibili da quelli disinteressati. Alex si rende conto che quello che cercano di imporgli è il conformismo, “stare nel gruppo e non alzare la testa”, e allora non gli sembra più inspiegabile perché Jack Frusciante, il chitarrista di una celebre band, abbia preferito uscire dal gruppo all’apice del successo. La formazione di Alex passa attraverso la ribellione, la rabbia, l’amicizia, l’amore, ino alla scelta di un proprio ruolo: anche lui vuole uscire dal gruppo, non piegarsi a comodi e vigliacchi conformismi. Lo stile di scrittura fonde gergo adolescenziale e modi di dire bolognesi e accosta miti popolari, come Girardengo e la bicicletta, con gruppi rock e passioni letterarie. 13 Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo Dalla ribellione alla scelta Baldini&Castoldi, Milano, 2002 M i capita molto spesso, in questa stagione in cui ti svegli e il cielo è bianco-bigio, a mezzogiorno il cielo è bianco-bigio, a sera il cielo è bianco-bigio, e magari pure di notte, dietro la tapparella, il bigio è sempre là a guardarti, sempre uguale, come fossero le sei di pomeriggio a vita, da quando ti svegli a 5 quando vai a letto incazzato nero perché sei rimasto stonato1 tutto il tempo. Comunque, a parte l’estate, il resto dell’anno per me è quasi sempre così, e allora vado in bici e non in bus, perché almeno a pedalare col freddo che surgela i passeri sui rami, ti senti vivo. Almeno ti pare che stai facendo qualcosa di un po’ strano, ma anche di eroico e solitario. Sono qui, martedì pomeriggio, spalmato sul letto a pancia in su; in para2 10 totale sotto le foto giganti di Malcolm X3 e dei Pistols, ad ascoltare il demo degli Splatter Pink4 che mi ha prestato l’amico Hoge; senza aver studiato per domani; a prendere a badilate in testa le talpe dei complessi di colpa che continuano a saltar fuori da tutte le parti. Sento la mutter5 che parla nel solito tono ansioso al telefono. Di sicuro c’è il 15 Cancelliere6, all’altro capo del ilo. E di sicuro stanno parlando del signor Alex D. Ma non m’importa di sentire cosa dicono. Tanto lo so già. Si spreca. Si butta via. Non fa mai niente. E in questi ultimi tempi, poi7. 1. stonato: stordito. 2. para: paranoia. 3. Malcolm X: pseudonimo di M. Little (1925-1965), leader del movimento per i diritti degli afroamericani, assassinato nel 1965 mentre teneva un comizio. 4. Pistols... Splatter Pink: gruppi musicali rock. demo: abbreviazione della parola inglese demonstration, versione dimostrativa abbreviata di un pezzo musicale. 5. mutter: madre, in tedesco (il tono è ironico). 6. il Cancelliere: il padre, cancelliere del tribunale (la maiuscola richiama ironicamente il lavoro del padre che è un funzionario di giustizia). 7. Si spreca... poi: qui il protagonista riporta i discorsi della madre. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Enrico Brizzi Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 1 Scorro le mani sui polpacci, in posizione fetale8, a occhi chiusi. Sento il ruvido dei peli. Non si distinguono quasi le parole, nel demo degli Splatter Pink. Il bassista, D. D. Bombay, è un vero manico9, come del resto quasi tutti i bassisti hard-core10. Sarebbe bella anche la traslitterazione11 americana: se fossi in lui mi irmerei 25 Dee Dee Bombay, come Dee Dee Ramone, dei quattro fratelli il più amato12. La graica del booklet13 interno è abbastanza merdosa, le foto, benché scannerate14, sono troppo nebulose per rendere veramente l’idea di una band sul palco... 20 (… È meglio scegliere dall’inizio chi sta veramente con te, se per sovvertire questo stato di cose ti vanno bene anche individui a cui sputeresti in faccia non puoi venirmi a dire è colpa vostra, siamo divisi, troppi stronzi qui fra noi e tu lo sai, isolarsi può aiutare a far scoprire gli infami in mezzo a noi, c’è qualcuno sempre pronto a essere solidale con le tue rivendicazioni, poi un giorno scopri che è diventato peggio degli altri, lo vedi accettare quel che ha 35 negato in precedenza...) 30 [Un giorno, arriva la notizia dell’assassinio di Giovanni Falcone.] Anche quel giudice assassinato15 era un uomo che aveva tentato di uscire dal gruppo – riletteva, rabbioso e in gabbia, il vecchio Alex – uno a cui non andavano bene le prepotenze e l’arbitrio dei forti, uno che aveva camminato 40 controcorrente con l’acqua alla cintola, ino a quando non era arrivata un’onda troppo grande che l’aveva trascinato via. Era uscito dal gruppo, certo. E quando per il gruppo era diventato scomodo, l’avevano fatto saltare in aria con la moglie e tutti gli uomini della scorta... Il gioco era diventato durissimo, e l’indomani la proia16 di latino e greco, 45 commossa, aveva appeso in classe, sotto il croceisso alle spalle della cattedra, un fotoritratto del giudice assassinato. L’ora seguente, l’insegnante di chimica aveva fatto il suo ingresso semitrionfale in classe, issato la foto, guardato gli studenti con aria interrogativa, domandato chi fosse il tizio della foto. Un istante più tardi era passata a interrogare sulla digestione, con partico50 lare riguardo al bolo, chimo e chilo17, giacché s’era indietro col programma, boys18. Era questa l’Italia in cui stava marcendo. [Alex trascorre con l’amico Martino un’allegra nottata di bisboccia. Nello stesso periodo, si innamora di Aidi (ovvero Adelaide), che frequenta il suo stesso liceo.] 8. in posizione fetale: rannicchiato con le ginocchia piegate verso il petto, posizione tipica del feto nel grembo materno. 9. un vero manico: espressione gergale bolognese che signiica “molto bravo”. 10. hard-core: genere musicale simile all’heavy metal. 11. la traslitterazione: trascrizione dall’inglese in italiano. 12. Dee Dee Ramone… amato: l’autore ha modiicato il nome del bassista Diego D’Agata, creatore del gruppo bolognese Splatter Pink, in Dee Dee Bombay. Dee Dee Ramone, pseudonimo di Douglas Glenn Colvin (1951–2002), è stato un musicista e rapper statunitense. 13. booklet: copertina pieghevole dei cd corredata con foto del gruppo e testi di canzoni. 14. scannerate: passate allo scanner, lettore ottico collegato al computer per la rilevazione di immagini e testi stampati. Alex usa un termine gergale, il termine corretto in italiano è scansionate. 15. giudice assassinato: è il giudice Giovanni Falcone, magistrato di Palermo e direttore generale degli Afari penali del Ministero di Grazia e Giustizia. Fu assassinato il 23 maggio 1992, insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della scorta. 16. la proia: la professoressa. 17. bolo… chilo: il bolo è il cibo masticato e insalivato pronto per la deglutizione; il chimo è il materiale alimentare contenuto nello stomaco durante la digestione; il chilo è il luido formato dagli alimenti parzialmente digeriti nell’intestino tenue. 18. giacché... boys: è il commento dell’insegnante di chimica a un evento che fu un lutto nazionale. Il tono del narratore è sarcastico. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 Non aveva nessun’idea dell’orario, e Martino l’aveva risvegliato a testate: il vecchio Alex si sentiva gli occhi cisposi19 e l’ineccepibile20 voleva trascinarlo in strada Maggiore21 per vedere se era ancora aperto un posticino che sapeva lui dove servivano della birra verde da urlo praticamente a qualsiasi ora. Ma prima avevano fatto la lotta per terra. E alla ine della lotta, Martino gli era saltato sulla pancia immobilizzandogli 60 i polsi, del tutto sordo alle ginocchiate che Alex gli sparava dietro la schiena. Ci avevano messo un po’, dopo essersi rialzati, tra determinati annusamenti e reciproci sospetti inauditi, a connettere che si erano rotolati su un tappeto di cacche di cane. 55 65 [Avevano ripreso la via di casa che c’era già luce.] […] Adelaide sta mangiando una mela. È bella. Ha i capelli castani sciolti sulle spalle, la maglietta Jan Sport contrasta con la pelle scura e non riesce a nascondere le sue tette reggae22. Non so. Mi crea efetti strani. Per la prima volta, di una ragazza prendo in considerazione anche le braccia, il collo. Mi crea ef70 fetti strani, insomma. Ci prendiamo per mano senza dire niente e camminiamo ino al ciglio del prato, poi sediamo vicini. Le colline illuminate dalla luce tiepida del pomeriggio, l’erba tenera sotto noi: tutto è verde e tutto va bene. [Il fatto che Jack Frusciante, il chitarrista di successo di una celebre “band”, fosse uscito dal gruppo, per afrontare una vita probabilmente anonima e oscura, sem75 bra inspiegabile ad Alex.] Jack Frusciante era stato il nuovo chitarrista della band, per un paio d’anni. Era un tipo magro e muscoloso, sul metro e settanta. Vale a dire un autentico tappo, in confronto ai compagni, alias23 dei classici armadi da spiaggia californiana. Comunque, aveva acconciature memorabili, lui, taglio a caschetto pri80 mi Beatles24 o testa rasata con un gran ciufo in sugli occhi, perennemente in braghe skate e scarpe da playground25. Era sempre rimasto un po’ in ombra rispetto agli altri del complesso, poiché il palco dei Red Hot veniva monopolizzato da Anthony, il vocalist, e dal più che coreograico bassista Flea, che nel video di Behind The Sun compariva vestito solo di un paio di pantaloni fatti 85 di giocattoli – tipo bambole, cubi e pupazzetti in plastica e peluche. Non era esattamente un chitarrista di grande talento, il vecchio Frusciante, però faceva quel che doveva fare, si muoveva nel sound26 elettrico e liquido della band senza alzare mai gli occhi, senza issare la telecamera con aria allucinata come faceva Flea. Alex lo ricordava in particolare nel video di Under 90 the Bridge27, in cui lui suonava l’intro28 con una Fender Jaguar29, maglione e cappuccio peruviani, davanti a una pacchiana30 scenograia western. E ades19. gli occhi cisposi: la cispa è prodotto di secrezione delle ghiandole palpebrali che si deposita fra le palpebre durante il sonno. Avere gli occhi cisposi signiica essersi appena svegliati. 20. l’ineccepibile: ragazzo modello sul quale non c’è nulla da ridire. In realtà Martino è profondamente infelice: i genitori divorziati hanno per lui un afetto supericiale, giunge a drogarsi e, trovato in possesso di qualche grammo di droga, si suicida. 21. strada Maggiore: una strada del centro storico di Bologna. 22. tette reggae: seno prosperoso. 23. alias: cioè. 24. Beatles: mitico quartetto musicale degli anni Sessanta (il nome in italiano è traducibile come “scarafaggi”), la cui musica fonde ritmo, protesta e anticon- formismo. 25. braghe skate e scarpe da playground: espressione che fonde il gergo bolognese braghe con la parola americana skate per indicare pantaloni larghi come quelli indossati dai ragazzi che usano lo skateboard. scarpe da playground: scarpe da ginnastica usate per giocare a basket. 26. sound: suono. 27. Under the Bridge: sotto il ponte. In questo caso è anche il titolo di una canzone dei Red Hot Chili Peppers, il gruppo di John Frusciante. 28. l’intro: l’introduzione. In questo caso, parte di apertura di una canzone rock. 29. Fender Jaguar: un tipo di chitarra elettrica. 30. pacchiana: di cattivo gusto. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Enrico Brizzi Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 3 temi 13 so, in modo assolutamente inspiegabile, il vecchio Frusciante aveva abbandonato il gruppo. Adesso che non si trattava più di suonare per due lire nei club di Hollywood o ai festival underground31, adesso che piovevano soldi a 95 palate ed era in corso il tour mondiale. Adesso che arrivavano il disco d’oro, i Grammy Awards32, la fama e la sicurezza, lui se n’era andato. E forse, da solo, quel vecchio non sarebbe stato nessuno, poiché era ancora troppo poco noto. Dunque, non era stata una mossa alla Peter Gabriel che lascia i Genesis33 all’apice della popolarità per darsi a una gratiicante carriera 100 solista. Per lui, probabilmente, c’era solo il ritorno a Hollywood, la droga, forse un nuovo complesso di fama strettamente locale; e i gestori avrebbero scritto con le lettere luorescenti sui cartelloni dei loro locali J. Frusciante Former Red Hot Chili Peppers Guitarist, e lui avrebbe suonato lì, mentre la gente fumava 105 senza considerarlo troppo, e forse qualcuno con una buona memoria si sarebbe chiesto il perché di una mossa tanto stupida... Certo che era diicile da mandar giù, una scelta in apparenza così sconclusionata, e il vecchio Alex, che amava rilettere, alle volte, sulle trame di ili sottili del Destino, aveva continuato a rompercisi la testa ino all’imbarco. 110 [Ma alla ine Alex capirà il perché di quella scelta apparentemente sconclusionata, rilettendo sul suo “piccolo mondo facile”, dove gli insegnano a stare nel gruppo, a non alzare la testa.] Questo è il mio piccolo mondo facile, liceo ginnasio Caimani34 di Bologna, dove intreccio rapporti più o meno amichevoli, compro la merenda, si con115 trolla il mio grado d’omologazione35. Questo è il pollaio in cui mi insegnano a interagire coi miei simili. A stare nel gruppo, a non alzare la testa. [Arriva il giorno dell’addio ad Aidi che parte: Alex per un anno non la vedrà più.] È l’ultima volta che pedala su per la salita del seminario36. Il cielo comincia a imbrunire. 120 Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate, forse non ci siete già? (Al vecchio Alex piaceva da morire se una ragazza gli accarezzava la nuca, quando aveva i capelli tagliati cortissimi.) Avevano ascoltato Sayonara37 dei Pogues38, giusto? 125 Alla ine era stato lui a sciogliersi dall’abbraccio, baciarla un’ultima volta prima di salire in bici. Ehi, se ne va senza voltarsi, diavolo d’un uomo! Ancora più forte, col passo lungo da pianura. Non sente la fatica. 31. underground: lett. sotterraneo. Un festival underground è un festival rock di nicchia, lontano dal grande circuito commerciale della musica rock. 32. disco… Awards: il disco d’oro è un premio riconosciuto in base ai dischi venduti. Grammy Award, uno dei premi musicali più importanti degli Stati Uniti. 33. Peter… Genesis: Peter Gabriel (1950), musicista, cantante, compositore, produttore discograico, ha raggiunto il successo con il celebre gruppo rock Genesis. 34. liceo ginnasio Caimani: è il Liceo classico Galvani di Bologna. 35. omologazione: adeguamento allo stile di vita dominante nel gruppo. 36. su per... seminario: è la strada dove abitava Aidi. 37. Sayonara: letteralmente “addio”, in giapponese. In que- sto caso è anche il titolo di una canzone. 38. Pogues: popolare gruppo celtic rock anglo-irlandese degli anni Ottanta-Novanta. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 4 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 Bene. Avevano deciso che un giorno sarebbero andati a Parigi insieme, i nostri due pirati – occhiali da sole e facce allegre da gita sulla banchina della Gare de Lyon39. Io me li vedo. Potrebbero anche farlo, un giorno. E allora, perché cavolo i suoi occhi sono così – come dire – sono così lustri, mentre per l’ultima volta scende come un Girardengo40 appena appena più 135 basso e rock per la via Codivilla?41 Cos’altro fa, il nostro matto, piange? Non lo sa neanche lui. […] Diobbuòno cosa ila, adesso. Ehi, dico, ma lo vedete? 140 Ma sì, ma sì, lasciamolo correre questo ragazzo, e date retta al sottoscritto che lo conosce da sempre. Se ha gli occhi un pochino lustri, è per via che il vecchio Alex, quando ila così come il vento42. 130 39. Gare de Lyon: la stazione centrale di Parigi. 40. Girardengo: famoso ciclista LAVORIAMO SUL TESTO degli anni Trenta. 41. via Codivilla: è una strada di Bologna. 42. quando... vento: il periodo interrotto riproduce il modo di esprimersi giovanile. 1. Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Che relazione esiste tra il titolo del romanzo e il tema dominante dei brani presentati? Che cosa signiica per Alex “uscire dal gruppo”? 2. Il mondo di Alex. Alex sta vivendo un momento particolarmente delicato della sua esistenza, sa di dover compiere delle scelte importanti: rilettendo sugli episodi presenti nel brano, quali sono, a tuo giudizio, i valori a cui fa riferimento e le presenze su cui ritiene di poter contare in caso di necessità? Rispondi con opportuni riferimenti al testo. 3. La mutter e il Cancelliere. Analizza le caratteristiche del rapporto di Alex con i genitori, avvalendoti di alcune afermazioni contenute nella prima parte del brano. 4. L’immagine della scuola. Quale rapporto ha Alex con la scuola? E quale giudizio traspare nei suoi confronti? 5. Il consumismo. Qual è l’atteggiamento di Alex nei confronti dei beni oferti dalla società? Ti pare che da parte sua ci sia un riiuto? 6. I narratori. Individua le due diverse voci che raccontano gli avvenimenti e spiega quale rapporto ciascuna di esse stabilisce con Alex e le vicende di cui è protagonista. 7. Il plurilinguismo. Brizzi utilizza termini che provengono da svariati registri linguistici: aiutandoti anche con le note fornisci alcuni esempi della varietà lessicale che caratterizza il romanzo, ponendo particolare attenzione a espressioni provenienti dal gergo giovanile, ad anglicismi e altri forestierismi e a parole ricercate. 8. I personaggi di Kerouac e di Brizzi. Stabilisci un confronto tra Sal e i suoi amici (• Avventura e ricerca, ) e il vecchio Alex, partendo dal comune riiuto del conformismo. 9. Il destino dei giovani in Pasolini e Brizzi. Analizza le diferenze cronologiche, socio-culturali e comportamentali che separano i protagonisti di Ragazzi di vita (• La lotta del Riccetto per la sopravvivenza, ) e di Jack Frusciante è uscito dal gruppo. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Enrico Brizzi Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 5 temi 13 Percorso Tema Le igure sociali I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Speranza e ribellione 14 Paolo Giordano La solitudine dei numeri primi La consapevolezza e la scelta di Mattia Mondadori, Milano, 2008 temi 14 Paolo Giordano (1982), giovane ricercatore universitario presso la Facoltà di Fisica di Torino, ha raggiunto il successo letterario con il romanzo La solitudine dei numeri primi, vincitore del premio Strega nel 2008. I coetanei Alice Della Rocca e Mattia Balossino vivono nella stessa città (presumibilmente Torino). La personalità di entrambi è segnata da un trauma infantile: la zoppia per Alice, causata a soli sette anni da un salto nel vuoto su una pista innevata (il padre premeva per fare di lei una campionessa di sci); la morte della sorella gemella per Mattia (da bambino l’ha lasciata da sola in un parco perché si vergognava del suo handicap mentale). I due si conoscono al liceo ma solo negli anni universitari scoprono di amarsi (e solo allora Mattia racconta ad Alice la tragica vicenda della morte di Michela). In seguito le loro vite si separano. Mattia, che è un genio della matematica, accetta una prestigiosa oferta di lavoro all’estero. Alice sposa Fabio Rovelli, il medico curante della madre, ma il matrimonio non dura a lungo. Dopo nove anni i due, ormai adulti, decidono di incontrarsi, nell’illusione di poter rimuovere le ombre del passato, ma veriicano ancora una volta di essere incompatibili, uniti dalla loro “diversità” eppure inevitabilmente divisi. Per dimostrare come sia possibile nell’ambito delle relazioni afettive che due esseri, pur emotivamente vicini siano «soli e perduti», lo scrittore, in virtù della sua formazione scientiica, paragona Mattia e Alice a quei numeri speciali che i matematici deiniscono primi gemelli: i numeri “primi” sono divisibili solo per se stessi e per uno, due numeri “primi gemelli” sono separati da un solo numero pari (per esempio: 11 e 13, 17 e 19, 29 e 31, 41 e 43, 821 e 823) e destinati a non toccarsi mai. Allo stesso modo i due protagonisti si scoprono uniti (la vicinanza li aiuta a contrastare il disagio del loro trauma infantile), ma mai abbastanza per stabilire un’autentica comunicazione; paralleli e chiusi nella solitudine della propria esistenza, incapaci di unirsi a causa di un ostacolo invalicabile. Il brano proposto è quello della loro deinitiva separazione. S i chiuse a chiave nel bagno. Appoggiò le mani al lavandino. Si sentiva intontito, annebbiato. Dove aveva preso la botta avvertiva un piccolo rigoniamento, in lenta espansione. Aprì il rubinetto e mise i polsi sotto l’acqua fredda, come faceva suo padre, 5 quando voleva fermare il sangue che gli sgorgava dalle mani. Guardò l’acqua e pensò a Michela, come ogni volta. Era un pensiero senza dolore, come pensare di addormentarsi o di respirare. Sua sorella si era silacciata nella corrente, sciolta lentamente nel iume e attraverso l’acqua era tornata dentro di lui. Le sue molecole erano sparpagliate per il suo corpo1. Sentì la circolazione riattivarsi. Ora doveva ragionare, su quel bacio e su 10 cosa lui era venuto a cercare dopo tutto quel tempo. Sul perché si fosse preparato a ricevere le labbra di Alice e sul perché poi avesse sentito il bisogno di staccarsene e di nascondersi qui. Lei era nell’altra stanza e lo aspettava. A separarli c’erano due ile di matto15 ni, pochi centimetri d’intonaco e nove anni di silenzio. La verità era che ancora una volta lei aveva agito al posto suo, l’aveva costretto a tornare quando lui stesso aveva sempre desiderato farlo. Gli aveva scritto un biglietto e gli aveva detto vieni qui e lui era saltato su come una molla. Una lettera li aveva riuniti così come un’altra lettera li aveva separati. 1. Sua sorella… per il suo corpo: Mattia da piccolo era molto afezionato alla sorellina, ma quando giocavano con i compagni di scuo- la lei, handicappata, diventava un problema per lui, che era un genio in erba. In occasione di una festa tra bambini l’aveva lasciata da sola nel parco; quando poi l’aveva cercata Michela era scomparsa, forse annegata nel iume (il suo corpo non venne ritrovato). Il rimorso e il senso di colpa hanno così segnato l’esistenza di Mattia, impedendogli di costruire relazioni sociali positive. I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Paolo Giordano Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 1 20 25 30 35 40 45 50 55 60 2. il ricamo delle iniziali FR… le lettere ADR: Mattia osserva le cifre delle iniziali ricamate sugli asciugamani di Alice Della Rocca e del marito Fabio Rovelli. Mattia lo sapeva cosa c’era da fare. Doveva andare di là e sedersi di nuovo su quel divano, doveva prenderle una mano e dirle non dovevo partire. Doveva baciarla un’altra volta e poi ancora, inché si sarebbero abituati a quel gesto al punto di non poterne più fare a meno. Succedeva nei ilm e succedeva nella realtà, tutti i giorni. La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un’esistenza. Doveva dire ad Alice sono qui oppure andare via, prendere il primo volo e sparire di nuovo, tornare nel luogo in cui era rimasto in sospeso per tutti quegli anni. Ormai l’aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Era successo con Michela e poi con Alice e adesso di nuovo. Stavolta li riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato. Chiuse le dita sotto il getto d’acqua. Ne raccolse un po’ tra le mani e si bagnò il viso. Senza guardare, ancora piegato sopra il lavandino, allungò un braccio per prendere un asciugamano. Se lo stroinò sul viso e poi lo allontanò. Attraverso lo specchio vide una macchia più scura sull’altro lato. Lo girò. Era il ricamo delle iniziali FR, disposte a un paio di centimetri dall’angolo, in posizioni simmetriche rispetto alla bisettrice. Mattia si voltò e trovò l’altro asciugamano, identico. Nello stesso punto erano cucite le lettere ADR2. Si guardò attorno, più attentamente. Nel bicchiere bordato di calcare c’era un solo spazzolino e di ianco un cestino pieno di oggetti messi insieme alla rinfusa: delle creme, un elastico rosso, una spazzola con dei capelli attaccati e un paio di forbicine per le unghie. Sulla mensola sotto lo specchio era appoggiato un rasoio, frammenti millimetrici di peli scuri erano ancora incastrati sotto la lama. C’era stato un tempo in cui, seduto sul letto insieme ad Alice, poteva percorrere la stanza di lei con lo sguardo, individuare qualcosa su uno scafale e dirsi gliel’ho comprato io. Quei regali erano lì a testimoniare un percorso, come bandierine appuntate alle tappe di un viaggio. Segnavano il ritmo cadenzato dei Natali e dei compleanni. Alcuni riusciva ancora a ricordarli: il primo disco dei Counting Crows3, un termometro di Galileo, con le sue ampolle variopinte e luttuanti in un liquido trasparente4, e un libro di storia della matematica, che Alice aveva accolto con uno sbufo ma che alla ine aveva letto. Lei li conservava con cura, trovando loro una posizione evidente, perché a lui fosse chiaro che li aveva sempre sotto gli occhi. Mattia lo sapeva. Sapeva tutto quanto, ma non riusciva a muoversi da dov’era. Come se, abbandonandosi al richiamo di Alice, potesse ritrovarsi in trappola, annegarci dentro e perdersi per sempre. Era rimasto impassibile e in silenzio, ad aspettare che fosse troppo tardi. Adesso intorno a lui non c’era un solo oggetto che riconoscesse. Guardò il proprio rilesso nello specchio, i capelli scombinati5, il colletto della camicia un po’ storto, e fu allora che capì. In quel bagno, in quella casa come nella casa dei suoi genitori, in tutti quei luoghi non c’era più nulla di lui6. Rimase immobile, ad abituarsi alla decisione che aveva preso, inché non sentì che i secondi erano initi. Ripiegò con cura l’asciugamano e con il dorso della mano cancellò le goccioline che aveva lasciato sul piano del lavandino. 3. Counting Crows: una band rock statunitense nata negli anni Novanta. 4. termometro di Galileo… trasparente: termometro inventato da Galileo (1564-1642) per misurare la temperatura atmosferica mediante l’utilizzo di un liquido all’interno di due ampolle di vetro. 5. scombinati: spettinati. 6. in tutti… di lui: Mattia avverte un senso inspiegabile di solitudine ed esclusione da quella casa. Dal dopoguerra al terzo millennio Tema: Le figure sociali 2 Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 65 70 75 80 85 7. precipitato scuro e zuccherino: i residui del tè zuccherato. LAVORIAMO SUL TESTO Uscì dal bagno e camminò lungo il corridoio. Si fermò sulla soglia del soggiorno. «Adesso devo andare» disse. «Sì» rispose Alice come se si fosse già preparata a dirlo. I cuscini erano di nuovo al loro posto sul divano e un grande lampadario illuminava tutto dal centro del soitto. Non c’era più nessuna traccia di cospirazione. Il tè si era rafreddato sul tavolino e in fondo alla tazza si era accumulato un precipitato scuro e zuccherino7. Mattia pensò che quella era solamente la casa di qualcun altro. Si avvicinarono insieme alla porta. Lui siorò con la mano quella di Alice mentre le passava accanto. «Il biglietto che mi hai mandato ... » fece. «C’era qualcosa che volevi dirmi». Alice sorrise. «Non era niente». «Prima hai detto che era importante». «No. Non lo era». «Riguardava me?» Lei esitò un attimo. «No» fece. «Riguardava solo me». Mattia annuì. Pensò a un potenziale che si era esaurito, alle invisibili linee di campo che prima li univano attraverso l’aria e che adesso non c’erano più. «Allora ciao» disse Alice. La luce era tutta dentro e il buio tutto fuori. Mattia le rispose con un gesto della mano. Prima di rientrare, lei vide ancora il cerchio scuro disegnato sul suo palmo, come un simbolo misterioso e indelebile e irrimediabilmente chiuso. 1. La solitudine dei numeri primi. Riletti sulla frase Lei era nell’altra stanza e lo aspettava. A separarli c’erano due file di mattoni, pochi centimetri d’intonaco e nove anni di silenzio: quale relazione possiamo stabilire tra queste parole e il signiicato del titolo? Prima di rispondere ripensa alle caratteristiche dei numeri primi. 2. I conlitti di Mattia. Quali sono le opposte tensioni che danno vita allo scontro interiore in cui il protagonista si dibatte? Ritieni che il modo in cui risolve il proprio dilemma sia un gesto coraggioso o una manifestazione di paura o, peggio ancora, di vigliaccheria? Rispondi con opportuni riferimenti al testo. 3. La scelta e gli oggetti. Quale acquisita consapevolezza spinge Mattia alla decisione di andarsene? Da che cosa viene determinata questa sensazione irrevocabile? 4. La igura di Alice. Sulla base delle iniziali considerazioni di Mattia in bagno sulle ragioni del suo incontro con Alice e del comportamento della ragazza durante il saluto inale, possiamo sostenere che essa abbia agito in modo contraddittorio? Come ti spieghi la sua condiscendenza davanti alla scelta di Mattia di andarsene? 5. Il fallimento di Mattia e di Alice. Per quale motivo possiamo afermare che i due personaggi sono protagonisti di un mancato processo di formazione? Rileggi con attenzione il modo in cui si dicono addio e la conclusione del narratore. 6. La luce e il buio. Quale signiicato ha la frase la luce era dentro e il buio tutto fuori? È possibile cogliere in queste parole una nota di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere ma non è avvenuto? A quale personaggio ti pare più vicina questa considerazione conclusiva? 7. Lo stile. Quali sono le principali caratteristiche delle scelte sintattiche e lessicali di Giordano? Quali efetti espressivi ottengono? I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio Paolo Giordano Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201] Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011 3 temi 14