Testi su dissenso giovanile

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Testi su dissenso giovanile
Percorso Tema Le igure sociali
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Speranza e ribellione
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Jerome David Salinger
Il giovane Holden
Holden e
Phoebe
trad. A. Motti, Einaudi, Torino, 1961
temi
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Jerome David Salinger, nato a New York nel 1919, dopo aver preso parte alla Seconda guerra
mondiale (partecipò nel 1944 allo sbarco in Normandia), si dedicò al suo ritorno in patria
all’attività letteraria e nel 1951 pubblicò The catcher in the rye (lett. “L’acchiappatore nella
segale”), uscito in Italia con il titolo Il giovane Holden. Si tratta di un romanzo di formazione
molto particolare: ambientato nel mondo studentesco – narra la storia di una maturazione
incompiuta di un sedicenne della borghesia newyorkese – ne riproduce il gergo (lo slang), la
qual cosa costituì nel panorama letterario dell’epoca un elemento di novità. Ma non fu questa
la sola ragione del successo che il romanzo ottenne dapprima in America e poi nel resto del
mondo (successo che continua, se è vero che vanta ancora oggi milioni di lettori). Il merito
del romanzo infatti, ciò che ne determinò la fortuna, fu l’aver intercettato il sentimento di
ribellione contro i poteri costituiti (la famiglia, la scuola, lo Stato) che stava maturando nelle
giovani generazioni e che di lì a poco avrebbe assunto proporzioni mondiali. Il sedicenne
Holden Caulield, iglio di ricchi ebrei newyorkesi, già espulso dalla scuola di Elkton Hills,
sta per essere allontanato anche dalla prestigiosa Pencey Preparatory School di Ager-town
in Pennsylvania, a causa del proitto insuiciente. Per nascondere ai genitori l’umiliante
espulsione, il ragazzo decide di non tornare a casa e trascorre i pochi giorni che lo separano
dalle vacanze di Natale in uno squallido albergo di New York. Qui vive una serie di delusioni.
Dapprima, un cameriere lo deruba dopo avergli procurato un’avventura sessuale con una
prostituta. Anche i successivi vagabondaggi tra cinema e night club e gli incontri con un ex
compagno di scuola e con una ragazza che conosce da anni si rivelano insoddisfacenti. Preso
da sconforto, assicuratosi che i genitori non sono in casa va a trovare la sorellina undicenne
Phoebe, l’unica con cui si sente a proprio agio e che gli dimostra afetto e solidarietà. Di
nuovo solo – ha cercato un contatto con un suo ex professore, ma anche questo incontro
lo ha deluso (ha temuto anzi che l’uomo lo volesse sedurre) –, ossessionato dal ricordo del
fratellino Allie, morto di leucemia (non nutre afetto invece per il fratello maggiore, che ha
abbandonato i sogni di scrittore per fare lo sceneggiatore a Hollywood, attratto da maggiori
guadagni), Holden decide di non tornare più a casa e di andarsene in Colorado, ma un nuovo
incontro con Phoebe lo fa rinunciare. Alla ine del romanzo Holden si trova in una clinica dove
viene curato per disturbi nervosi in attesa di riprendere la scuola.
Intelligente e sensibile, insicuro e bisognoso di protezione ma nello stesso tempo in rivolta
contro il mondo dei grandi, Holden rappresenta la diicoltà dell’adolescente ad abbandonare
l’infanzia e a diventare adulto. Emblematico al riguardo il suo “progetto” di vita, “l’acchiappatore nella segale”, essere cioè colui che aferra al volo e salva i bambini quando, giocando
in un immaginario campo di segale, non si avvedono di un precipizio e rischiano di cadervi. Si
tratta evidentemente di una metafora: intuendo che i bambini sono portatori di una visione
della vita più autentica di quella degli adulti, vorrebbe salvaguardare questa loro qualità,
destinata a perdersi quando saranno grandi.
Il brano proposto è quello in cui Holden, introdottosi furtivamente nella casa dei genitori,
dialoga con Phoebe.
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oi, tutt’a un tratto, disse: – Oh, ma perché l’hai fatto? – Voleva dire perché
mi ero fatto buttare fuori un’altra volta. Mi diede una certa tristezza, come
lo disse.
– O Dio, Phoebe, non stare a far domande. Ne ho piene le tasche di tutti
5 quanti che mi domandano la stessa cosa, – dissi. – Ci sono perché da vendere. Era una delle scuole peggiori che mi sia mai capitata. Piena di gente
balorda. E gretta. Mai vista tanta gente gretta in vita tua. Per esempio, se si
stava a far quattro chiacchiere nella stanza di qualcuno e c’era uno che voleva
entrare, be’, se era di quei tipi un po’ svitati e coi brufoli non c’era verso che
10 lo facessero entrare. Chiudevano sempre la porta a chiave, quando qualcuno
voleva entrare. E avevano fatto quella dannata società segreta nella quale sono
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entrato per pura vigliaccheria. C’era quel rompiscatole coi brufoletti, Robert
Ackley, che voleva entrarci. Ha fatto di tutto per spuntarla, ma quelli non
l’hanno voluto. Solo perché era un rompiscatole coi brufoletti. Non mi va giù
nemmeno di parlarne. Era una scuola schifa. Parola.
La vecchia Phoebe non disse niente, ma stava a sentire. Lo capivo dalla sua
nuca, che stava a sentire. Sta sempre a sentire se le dite una cosa. E il bufo è
che il più delle volte capisce di che diavolo state parlando. Sul serio.
Continuai a parlare del vecchio Pencey. Quasi ci provavo gusto.
– Erano balordi anche quel paio di professori simpatici che avevamo, perino
quelli, – dissi. – C’era quel vecchietto, il professor Spencer. Sua moglie ci dava
sempre la cioccolata calda e tutta quella roba là, ed erano veramente simpaticissimi. Ma dovevi vederlo durante la lezione di storia quando capitava in classe
il vecchio Thurmer, il preside, e si sedeva in fondo all’aula. Quello non faceva
che entrare nelle classi e starsene in fondo per delle mezz’ore. Erano visitine
in incognito o giù di lì. Dopo un po’ che se ne stava seduto là, sul più bello si
metteva a interrompere il vecchio Spencer per dire un sacco di spiritosaggini
antidiluviane. E il vecchio Spencer a ridacchiare e a sbavare sorrisi da ammazzarsi, neanche se Thurmer fosse stato uno stramaledetto principe o che so io.
– Non bestemmiare tanto.
– Roba da vomitare, te lo giuro, – dissi. – E poi, il Giorno dei Veterani. A
Pencey c’è questa festa, il Giorno dei Veterani, e tutti i lavativi che si sono
laureati là verso il 1776 ci tornano per passeggiare avanti e indietro con mogli
e igli e compagnia bella. Avresti dovuto vedere quel vecchio che avrà avuto
cinquant’anni. Be’, un bel momento è venuto nella nostra stanza, ha bussato
alla porta e ci ha domandato se ci seccava che usasse la stanza da bagno. La
stanza da bagno sta in fondo al corridoio – non so proprio perché diavolo l’ha
domandato a noi. Sai che ha detto? Ha detto che voleva vedere se su una delle
porte dei gabinetti c’erano ancora le sue iniziali. Figurati che una novantina
d’anni fa aveva scolpito le sue maledette stupide tristi bacucche1 iniziali su
una delle porte dei gabinetti e voleva vedere se c’erano ancora. Così io e il mio
compagno di stanza l’abbiamo portato nella stanza da bagno eccetera eccetera, e siamo dovuti restare là mentre lui cercava le sue iniziali su tutte le porte
dei gabinetti. E ha continuato a parlare tutto il tempo, raccontandoci che i
giorni più felici della sua vita erano stati quelli di Pencey e dandoci un sacco
di consigli per il futuro e tutto quanto. Ragazzi, quanto mi ha depresso! Non
dico che fosse un cattivo diavolo – non lo era. Ma non c’è bisogno di essere un
cattivo diavolo per deprimere la gente – puoi riuscirci anche se sei una bravissima persona. Per deprimere la gente basta che ti metti a dare un sacco di
consigli fasulli2 mentre cerchi le tue iniziali sulla porta di un gabinetto – non
hai da fare altro. Non lo so. Forse l’avremmo sopportato meglio se non fosse
stato completamente spompato. Ed era così spompato solo perché aveva fatto
tutte le scale, e mentre cercava le sue iniziali continuava ad ansimare, con
quelle ridicole narici disgraziate, e intanto continuava a dire a me e a Stradlater3 di cavar fuori da Pencey tutto quello che potevamo. Dio, Phoebe! Non
posso spiegartelo. Non mi piaceva niente di quello che succedeva a Pencey,
ecco tutto. Non posso spiegartelo!
1. bacucche: scritte tanti anni
prima.
2. fasulli: inutili.
3. Stradlater: un compagno di
college.
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Allora la vecchia Phoebe disse qualcosa, ma non riuscii a sentirla. Aveva
l’angolo della bocca schiacciato contro il cuscino e non riuscii a sentirla.
– Come? – dissi. – Tira via la bocca di là. Non riesco a sentirti, se tieni la bocca
in quel modo.
– A te non ti piace niente di quello che succede.
Quando disse così mi fece sentire ancora più depresso.
– Ma sì che mi piace! Sì che mi piace! Naturale che mi piace. Non dire così.
Perché diavolo dici così?
– Perché non ti piace. Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. Non ti piace.
– Invece sì! Qui hai torto, è proprio qui che hai torto!
Perché diavolo devi dire così? – dissi. Ragazzi, quanto mi deprimeva.
– Perché non ti piace, – disse. – Dinne una.
– Una? Una cosa che mi piace? – dissi. – D’accordo.
Il guaio era che non riuscivo a concentrarmi troppo. È diicile concentrarsi, certe volte.
– Una cosa che mi piace molto, vuoi dire? – le domandai.
Ma lei non mi rispose. Stava tutta scontorta e capovolta dall’altra parte del
letto. A mille miglia di distanza. – Avanti, rispondimi, – dissi. – Una cosa che
mi piace molto, o che mi piace soltanto?
– Che ti piace molto.
– Benissimo, – dissi. Ma il guaio era che non riuscivo a concentrarmi. Quasi
tutto quello che mi venne in mente furono quelle due suore che se ne andavano in giro a fare la questua4 con quei vecchi cestini di paglia mezzo rotti.
Soprattutto quella con gli occhiali dalla montatura di metallo. E quel ragazzo
che avevo conosciuto a Elkton Hills5. C’era questo ragazzo, a Elkton Hills, si
chiamava James Castle, che non volle ritrattare quello che aveva detto di quel
pallone goniato di Phil Stabile. James Castle aveva detto di lui che era un
pallone goniato, e uno degli sporchi amici di Stabile era andato a riischiarglielo6. Allora Stabile, con altri sei o sette luridi bastardi, andò nella stanza di
James Castle, entrò, chiuse a chiave quella maledetta porta e cercò di fargli
ritirare quello che aveva detto, ma lui niente. Allora gli saltarono addosso.
Non vi dico davvero quello che gli hanno fatto – è troppo rivoltante – ma lui
non volle ritrattare lo stesso, il vecchio James Castle. E dovevate vederlo. Era
un piccoletto magro che pareva un soio, con certi polsi sottili come iammiferi. Andò a inire che invece di ritrattare quello che aveva detto si buttò dalla
inestra. Io stavo alla doccia e via discorrendo, eppure lo sentii che piombava
giù. […] Aveva addosso quel maglione col collo alto che gli avevo prestato io.
Quelli che stavano nella stanza con lui li espulsero e basta. Non inirono
nemmeno in galera.
Ma fu quasi tutto quello che mi riuscì di pensare. […]
– Come? – dissi alla vecchia Phoebe. Mi aveva detto qualcosa, ma non l’avevo
sentita.
– Non riesci a trovare nemmeno una cosa.
– Ma sì. Ma sì.
– Be’, allora dilla.
4. fare la questua: chiedere l’elemosina.
5. Elkton Hills: è la precedente
scuola frequentata da Holden.
6. riischiarglielo: dirglielo.
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– Mi piace Allie7, – dissi. – E mi piace fare quello che sto facendo adesso. Stare
seduto qui con te a parlare, e a pensare alle cose, e...
– Allie è morto. Dici sempre la stessa cosa! Se uno è morto eccetera eccetera e
sta in cielo, non è veramente...
– Lo so che è morto! Credi che non lo sappia? Ma mi può ancora piacere, no?
Non è mica che uno non ti piace più solo perché è morto, Dio santo, specie se
è mille volte meglio della gente viva che conosci e compagnia bella.
La vecchia Phoebe non disse niente. Quando non trova niente da dire, non
dice più mezza dannata parola.
– Ad ogni modo, mi piace ora, – dissi. – Proprio adesso, voglio dire. Stare
seduto qui con te a fare quattro chiacchiere e a scherzare...
– Questa non è una vera cosa!
– È una vera cosa eccome! Certo che lo è. Perché diavolo non lo è? La gente
non crede mai che una cosa sia una vera cosa. Ne ho arcipiene le maledette
tasche.
– Smettila di bestemmiare. Va bene, dimmi qualcos’altro. Dimmi che cosa ti
piacerebbe essere. Come uno scienziato. O un avvocato o qualche cosa.
– Non potrei essere uno scienziato. In scienze sono una schiappa.
– Be’, un avvocato, come papà e compagnia bella.
– Gli avvocati sono in gamba, direi, ma non mi attira, – dissi. – Voglio dire,
sono in gamba se vanno in giro tutto il tempo a salvare la vita degli innocenti
e roba simile, ma se sei avvocato queste cose non le fai. Tutto quello che fai
è accumulare soldi giocare a golf giocare a bridge comprare macchine bere
martini e aver l’aria dell’alto papavero8. E del resto! Anche se te ne vai in giro
a salvare la vita della gente e via discorrendo, chi ti dice che lo fai perché vuoi
veramente salvare la vita della gente, e non perché in realtà quello che vuoi
è soltanto di essere un fenomeno di avvocato, con tutti quanti che ti dànno
manate sulla schiena e ti fanno le congratulazioni in tribunale quando il maledetto processo è inito e i giornalisti e tutti quanti, come si vede in quegli
sporchi ilm? Chi ti dice che non sei uno sbrufone? Non lo sapresti mai, ecco
il guaio.
Non sono ben sicuro che la vecchia Phoebe capisse di che diavolo parlavo.
Voglio dire, in fondo non è che una bambina e via discorrendo. Però stava a
sentire, almeno. Se qualcuno almeno vi sta a sentire non è tanto brutto.
– Papà ti ammazza. Vedrai che ti ammazza, – disse.
Ma io non la sentivo. Stavo pensando a un’altra cosa – una cosa pazzesca. –
Sai cosa mi piacerebbe fare? – dissi. – Sai cosa mi piacerebbe fare? Se potessi
fare quell’accidente che mi gira, voglio dire.
– Cosa? Smettila di bestemmiare.
– Sai quella canzone che fa “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo
qualcuno”? Io vorrei...
– Dice “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”, – disse la
vecchia Phoebe. – È una poesia. Di Robert Burns9.
– Lo so che è una poesia di Robert Burns.
Però aveva ragione lei. Dice proprio “Se scendi tra i campi di segale10, e ti
viene incontro qualcuno”. Ma allora non lo sapevo.
7. Allie: il fratellino più piccolo.
8. aver l’aria… papavero: assumere un atteggiamento di superbia.
9. Robert Burns: poeta scozzese
(1759-1796), autore di poesie
agresti.
10. segale: tipo di cereale impiegato per produrre il pane e per
alcolici.
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– Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”, – dissi. – Ad ogni modo,
mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno
non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi
sull’orlo di un dirupo11 pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo
155 tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza
guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli.
Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale12 e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe
veramente fare. Lo so che è una pazzia.
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11. dirupo: burrone, precipizio.
12. L’acchiappatore nella segale:
il titolo originale del romanzo
The catcher in the rye «non evoca
solo idilliche immagini agresti
all’orecchio dei lettori americani,
per i quali sia la parola catcher
che la parola rye sono molto fa-
miliari con un signiicato del tutto
moderno. Catcher è chiamato
uno dei giocatori della squadra
di baseball: il «prenditore», cioè
colui che, munito di guantone,
corazza e maschere, sta dietro
il batsman (battitore) per cercar
di aferrare la palla lanciata dal
pichter (lanciatore) se il battitore
non la respinge con la sua mazza.
Col nome di rye si designa comunemente il whisky-rye, il popolare
tipo di whisky ottenuto dalla fermentazione della segale o di una
mescolanza di segale e malto. Il
titolo The catcher in the rye, letto
come puro accostamento di parole, suona come potrebbe suonare
da noi Il terzino nella grappa» (da
Nota al titolo dell’editore in Il giovane Holden, Einaudi, 1961).
LAVORIAMO
SUL TESTO
1. La psicologia del protagonista. Completa la tabella, inserendo almeno un esempio
tratto dal testo per ciascun aspetto del carattere di Holden.
Insicurezza e afettività
Ribellione
2. Holden e la igura paterna. Per quale motivo Holden riiuta la professione esercitata dal padre?
3. Il rapporto tra Holden e Phoebe. Analizza la relazione che lega i due fratelli: quali
atteggiamenti mostrano l’uno nei confronti dell’altra? In particolare, quale aspetto
del suo carattere viene proiettato da Holden nel rapporto con la sorellina?
4. Ribellione e fragilità. Le insoferenze di Holden verso il mondo degli adulti sono in
gran parte reazioni difensive, dovute a insicurezza e a vulnerabilità emotiva: giustiica
questa afermazione con opportuni riferimenti al testo. Prima di rispondere riletti
sulla rievocazione del Giorno dei Veterani e sul ricordo del compagno di scuola e
sull’immagine dell’“acchiappatore nella segale”.
5. Holden e l’infanzia. Il protagonista ha un legame speciale con i bambini: ama la
sorella, ricorda con nostalgia il fratellino scomparso e aspira a diventare colui che
aferra al volo e salva i bambini quando, giocando in un immaginario campo di segale, non si avvedono di un precipizio e rischiano di cadervi. Come possiamo spiegare
questo desiderio di Holden di restare ancorato all’infanzia?
6. Il narratore interno. Quali efetti espressivi crea la scelta di utilizzare la prima
persona? E quale rapporto si stabilisce tra il giovane Holden e il lettore?
7. Il lessico gergale. Il romanzo di Salinger alla sua uscita destò scandalo non solo
per il ribellismo anarchico del protagonista ma anche per il linguaggio utilizzato,
che riprendeva termini ed espressioni dello slang giovanile: individua alcuni esempi
che evidenzino nella traduzione questa scelta formale dell’autore.
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Percorso Tema Le igure sociali
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Speranza e ribellione
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Jack Kerouac
Sulla strada
Avventura e
ricerca
trad. it. di M. De Cristofaro, Mondadori,
Milano, 1989
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Jack Kerouac (1922-1969) ha legato il suo nome al movimento letterario della beat generation, cui diede vita insieme a William Burroughs e Allen Ginsberg all’inizio degli
anni Cinquanta. Il suo romanzo di esordio, On the Road, (“Sulla strada”) uscito nel 1957,
divenne un manifesto per i giovani di tutto il mondo in rotta con il conformismo degli
adulti e alla ricerca di una vita più autentica. Della vita dei beat americani, in perenne
movimento tra New York, San Francisco, Messico, Kerouac tracciò un ritratto nel suo
secondo libro, I sotterranei (1958), mentre al suo avvicinamento al buddismo è legato
il successivo I vagabondi del Dharma, 1959. L’ultima opera di Kerouac è Big Sur (1962),
in cui si racconta dei suoi tre soggiorni a Big Sur appunto, una località californiana dove
tentò inutilmente di coninarsi per uscire dall’alcolismo e concentrarsi sulla scrittura.
Sulla strada ha per tema il viaggio come ricerca di avventure, incontro con il diverso, fuga
dal conformismo e dalle costrizioni, nomadismo. Un tema caro alla tradizione letteraria
americana (Whitman, London) ma che si collega anche al mito della “nuova frontiera”
tramandato dai coloni nel loro movimento verso l’Ovest.
Voce narrante del romanzo è Sal Paradise (alter ego di Kerouac), studente di New
York che nutre ambizioni letterarie. Da solo o insieme a Dean Moriarty, da poco uscito
dal riformatorio e del quale lo afascina l’estremo vitalismo, Sal compie numerosi viaggi
attraverso l’immenso territorio americano. Il vagabondaggio in macchina, in autobus,
in autostop li porta a incontrare altri giovani emarginati, a sperimentare sempre nuovi
amori e nuove solidarietà.
Nel brano iniziale Sal, partito da solo per il suo primo viaggio verso l’Ovest, è in compagnia di Terry, una ragazza messicana insieme alla quale vaga per le cittadine della
California cercando lavoretti (Il pensiero di vivere in una tenda e raccogliere uva nelle
fresche mattine californiane mi andava a genio) che consentano loro di raggranellare
denaro per raggiungere New York.
T
erry e io dovevamo assolutamente decidere una volta per tutte che cosa
fare. Decidemmo di andare con l’autostop ino a New York con quei pochi soldi
che ci rimanevano. Quella sera lei si fece dare cinque dollari da sua sorella. Ne
avevamo circa tredici o forse meno. Così, prima di dover pagare il conto della
5 stanza per il nuovo giorno, facemmo le valigie e partimmo su una macchina
rossa per Arcadia, in California, dove, sotto le montagne incappucciate di neve,
c’è l’ippodromo di Santa Anita. Era sera. Eravamo diretti verso il continente
americano. Tenendoci per mano, camminammo per parecchi chilometri lungo
la strada per uscire dalla zona abitata. Era un sabato sera. Ci fermammo sotto
10 un lampione, facendo segni col pollice1, quando all’improvviso passarono rombando alcune macchine piene di ragazzi con stelle ilanti svolazzanti. «Evviva!
Evviva! Abbiamo vinto! Abbiamo vinto! » gridavano tutti. Poi lanciarono urli
al nostro indirizzo2 e trovarono ch’era buissimo vedere un giovanotto e una
ragazza sulla strada. Ne passarono a dozzine, di automobili del genere, cariche
15 di volti imberbi e di “giovani voci in falsetto3”, proprie di quell’età. Io li odiavo
tutti, uno per uno. Chi credevano di essere, che facevano versi alla gente sulla
strada solo perché erano degli studenti mocciosi4 e i loro genitori potevano permettersi di afettare l’arrosto nel pranzo domenicale? Chi credevano di essere,
che prendevano in giro una ragazza ridotta in misere condizioni insieme con
1. facendo segni col pollice: per
chiedere agli automobilisti di
fermarsi.
2. al nostro indirizzo: verso di
noi.
3. in falsetto: qui s’intende il tono
tipico delle voci di adolescenti; in
generale si tratta di una tecnica
usata dai cantanti per produrre
suoni acuti fuori dall’estensione
naturale della propria voce.
4. mocciosi: presuntuosi.
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5. scalognati: sfortunati.
6. un gatto... Pachuco: un animale qualunque di una città
messicana.
7. autostello: albergo per automobilisti di passaggio.
un uomo che voleva amarla? Noi pensavamo ai fatti nostri. E non ottenemmo
neanche un benedetto passaggio. Ci toccò tornare in città, e quel ch’è peggio
avevamo bisogno d’un cafè e fummo così scalognati5 da andare nell’unico
posto aperto, ch’era un chiosco di bibite di una scuola media, e là c’erano tutti
i ragazzini, i quali si ricordarono di noi. Adesso si accorsero che Terry era messicana, un gatto selvatico di Pachuco6; e che il suo ragazzo era ancor peggio.
Lei abbandonò il locale tenendo sollevato il suo grazioso nasino e vagammo insieme nel buio lungo i fossati delle autostrade. Io portavo le valigie. Il
nostro iato fumava nell’aria fredda della notte. Decisi inine di nascondermi
dal mondo insieme con lei ancora per una notte, e che il mattino andasse pure
all’inferno. Entrammo nel cortile di un autostello7 e aittammo un piccolo comodo ambiente per circa quattro dollari: doccia, asciugamani da bagno, radio
incassata nel muro, e tutto. Ci tenemmo stretti stretti. Facemmo lunghi, seri
discorsi e prendemmo il bagno e discutemmo di tante cose con la luce accesa e
poi la luce spenta. […] Al mattino attuammo baldanzosamente il nostro nuovo
piano. Avremmo preso un autobus ino a Bakersield e avremmo lavorato a raccogliere uva. Dopo alcune settimane di questo ci saremmo diretti a New York
come si doveva, con l’autobus. Fu un meraviglioso pomeriggio, viaggiare con
Terry ino a Bakersield: sedevamo di dietro, ci riposavamo, chiacchieravamo,
vedevamo passare la campagna, e non ci preoccupavamo di niente. Arrivammo
a Bakersield nel tardo pomeriggio. Il piano era di abbordare ogni grossista di
frutta in città8. Terry disse che avremmo potuto vivere in una tenda sul posto
di lavoro. Il pensiero di vivere in una tenda e raccogliere uva nelle fresche mattine californiane9 mi andava a genio10. Ma non c’era alcun lavoro da ottenere,
e invece parecchia confusione, con tutti che ci davano innumerevoli consigli,
e nessun lavoro saltava fuori. Con tutto questo consumammo una cena alla
cinese11 e ci rimettemmo all’impresa con il corpo ristorato. Attraversammo i
binari della Southern Paciic12 ino al quartiere messicano. Terry parlottò con
i suoi connazionali, chiedendo lavoro. Era notte ormai, e la piccola strada del
quartiere messicano era un solo scintillante agglomerato di luci: insegne di
cinematograi, bancarelle di frutta, macchine a gettone, empori a prezzo unico, e centinaia di traballanti autocarri e vecchie macchine chiazzate di fango,
parcheggiate. Intere famiglie messicane di raccoglitori di frutta vagabondavano
qua e là mangiando popcorn. Terry parlava con tutti. Io cominciavo a disperare.
Quello di cui avevo bisogno – e di cui aveva bisogno anche Terry – era bere, così
comprammo un litro di Porto13 californiano per trentacinque centesimi e ce lo
andammo a bere allo scalo ferroviario. Trovammo un posto dove i vagabondi
avevano radunato cassette per sedere accanto ai fuochi. Ci sedemmo là a bere
il vino. Alla nostra sinistra c’erano i carri merci, tristi e di un rosso fuligginoso
sotto la luna; proprio di faccia le luci e i rilettori dell’aeroporto di Bakesield;
alla nostra destra un formidabile magazzino di alluminio della Quonset. Oh,
era una bella notte, una notte calda, adatta a bere il vino, una notte di plenilunio, una notte fatta per stringere la propria ragazza e parlare e baciare e
andare ai sette cieli. Fu quel che facemmo. Lei era una piccola ubriacona e
8. abbordare... in città: cercare
lavoro presso i grossi rivenditori
di frutta.
9. californiane: la California è uno
Stato degli Usa sul Paciico.
10. mi andava a genio: mi pia-
ceva.
11. alla cinese: negli Usa i ristoranti con cucina cinese sono
molto difusi.
12. Southern Paciic: si tratta di
una compagnia ferroviaria califor-
niana le cui linee attraversavano il
sud e l’ovest degli Usa.
13. Porto: è una qualità di vino
originariamente prodotta a Porto,
in Portogallo.
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Tema: Le figure sociali
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Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011
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14. ronda: pattuglia di ispe- 105
zione.
15. Uomini e topi... fattoria:
nel ilm, tratto dall’omonimo
romanzo di John Steinbeck,
il personaggio cerca lavoro
in una fattoria.
16. pianali: ripiani dei vagoni 110
ferroviari per caricare le merci.
17. in pompa magna: in gran
festa.
mi tenne testa e mi superò e continuò a chiacchierare ino alla mezzanotte.
Non ci spostammo più da quelle cassette. Di tanto in tanto passava qualche
straccione, passavano madri messicane con i loro bambini, e la macchina della
ronda14 si avvicinò e il poliziotto uscì per orinare, ma per lo più eravamo soli
e mescolavamo le nostre anime sempre più intimamente inché sarebbe stato
estremamente diicile dirci addio. A mezzanotte ci alzammo e c’incamminammo storditi verso l’autostrada. Terry ebbe una nuova idea. Saremmo andati con
l’autostop ino a Sabinal, il suo paese natale, e avremmo abitato nella rimessa
di suo fratello. Per me tutto andava bene. Sulla strada feci sedere Terry sopra la
mia valigia per farla sembrare una donna soferente, e subito un autocarro si
fermò e noi gli corremmo appresso, ridendo sotto i bai. L’uomo era un buon
diavolo; il suo autocarro era misero. Proseguì strepitando e si arrampicò su per
la vallata. Arrivammo a Sabinal nelle ore piccole prima dell’alba. Mentre Terry
dormiva m’ero inito il vino, ed ero completamente intontito. Scendemmo e
vagabondammo per la quieta piazza ombrosa del piccolo paese californiano:
una fermata a richiesta sulla linea ferroviaria della Southern Paciic. Andammo
a trovare l’amico di suo fratello, che avrebbe dovuto dirci dove lui si trovava. In
casa non c’era nessuno. Come l’alba cominciò a schiarire mi sdraiai supino sul
prato della piazza del paese e non facevo che ripetere: «Non vuoi dire quel che
lui ha fatto a Weed, no? Che ha fatto su a Weed? Non vuoi dirlo, vero? Che ha
fatto a Weed?». Questa era dal ilm Uomini e topi, con Burgess Meredith che
parlava al capoccia della fattoria15. Terry ridacchiava. Tutto quel che facevo andava bene per lei. Avrei potuto starmene lì steso e continuare a far così inché le
signore non fossero uscite per andare in chiesa e non gliene sarebbe importato
niente. Ma alla ine decisi che ci saremmo sistemati presto tutti e due grazie a
suo fratello, e la portai in un vecchio albergo accanto alla ferrovia e andammo
a letto comodamente.Nella luminosa mattina assolata Terry si alzò per tempo
e andò alla ricerca di suo fratello. Io dormii ino a mezzogiorno; quando guardai fuori dalla inestra vidi passare a un tratto un merci della Southern Paciic
carico di centinaia di vagabondi sdraiati sui pianali16 che viaggiavano allegramente con pacchi per cuscini e giornaletti umoristici davanti al naso, e alcuni
succhiavano la buona uva della California strappata lungo la linea. «Diavolo!»
urlai. «Ui-hi. È proprio la terra promessa.» Venivano tutti da Frisco; entro una
settimana sarebbero tornati indietro in pompa magna17, come adesso. Arrivò
Terry con suo fratello, l’amico di lui, e il bambino di Terry. Il fratello era un
messicano dal sangue caldo, tutto fuoco e con la passione dei liquori, un gran
buon diavolo. L’amico suo era un grosso messicano laccido che parlava inglese quasi senza accento ed era chiassoso e ansioso di rendersi simpatico. Mi
accorsi che lanciava occhiate a Terry. Il piccino di lei si chiamava Johnny, aveva
sette anni, era un dolce bimbo dagli occhi scuri. Be’, ecco qua, cominciava un
altro pazzo giorno. Rickey era il nome di suo fratello. Possedeva una Chevrolet
modello 1938. Ci ammucchiammo lì dentro e partimmo per ignota destinazione. «Dove andiamo?» chiesi. L’amico diede qualche spiegazione: si chiamava
Ponzo, così lo chiamavano tutti. Puzzava. Scoprii perché. Il suo mestiere era di
vendere letame agli agricoltori; aveva un autocarro. Rickey teneva sempre tre o
quattro dollari in tasca e prendeva tutto allegramente. Diceva sempre: “Giusto,
amico, dacci dentro... dacci dentro, dacci dentro!”. E ci dava dentro. Guidava a
centoventi l’ora nella vecchia macchina, e andammo a Madera, oltre Fresno,
per vedere alcuni agricoltori a proposito del letame.
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Jack Kerouac
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temi
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LAVORIAMO
SUL TESTO
1. La scelta dei protagonisti. Spiega quali aspetti emergono dall’atteggiamento di
riiuto delle regole, tipico dei giovani beat.
2. Gli “altri” giovani. Nella parte iniziale del brano, il narratore sottolinea la distanza
che separa lui e Terry dai borghesi che incontrano: quali sono gli aspetti che diferenziano queste due tipologie giovanili?
3. La meta dell’avventura. Il viaggio carico di suggestione trasgressiva conduce i protagonisti a un traguardo? In caso afermativo, si tratta di una conquista geograica?
4. I verbi dinamici. Individua alcuni esempi di forme verbali che indicano movimento e riletti sull’efetto espressivo.
5. Le tecniche descrittive. Kerouac ha adottato una focalizzazione interna: Sal, il
narratore-protagonista, esprime annotazioni veloci con descrizioni fredde e oggettive dei particolari, che seguono la tecnica dell’accumulazione e, a volte, danno vita
a immagini violente attraverso i colori della natura. Rintraccia alcuni esempi che
possano confermare queste afermazioni.
6. Il lessico. Individua alcune espressioni gergali alle quali Kerouac ricorre per riprodurre il livello sociale e culturale dei personaggi.
7. Il ritmo sincopato. Spiega quale rapporto è possibile stabilire tra la sintassi e il
ritmo del viaggio. Rispondi con alcuni riferimenti al testo.
Dal dopoguerra al terzo millennio
Tema: Le figure sociali
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Percorso Tema Le igure sociali
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Speranza e ribellione
temi
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Pier Paolo Pasolini (1922-1975, • p. 43) è autore di raccolte poetiche (Poesie a Casarsa, 1942 in
dialetto friulano; Le ceneri di Gramsci, 1957; La religione del mio tempo, 1961; Poesia in forma
di rosa, 1964) e di romanzi (Ragazzi di vita, 1955; Una vita violenta, 1959; Teorema, 1968).
Di estrazione borghese, Pasolini si accosta al mondo proletario delle borgate più per istintiva
attrazione che per coscienza politica. Quel mondo gli appare come l’ultimo baluardo di un modo
di vivere spontaneo e naturale, violento e animalesco e tuttavia autentico, non ancora contaminato dal progresso e dalla massiicazione. Un tale sentimento, che nella poesia Le ceneri di
Gramsci egli chiama “estetica passione”, lo pone in conlitto con l’ideologia marxista, in cui pure
razionalmente egli crede, per il suo progetto di emancipazione dei ceti popolari, ma alla quale
non riesce ad aderire con il cuore. Ragazzi di vita, ambientato nella periferia di Roma alla ine
della guerra, non presenta una fabula ma si snoda attraverso le vicissitudini di diversi ragazzi, di
emarginati, precocemente spinti alla prepotenza, all’inganno e al cinismo: il Riccetto, il Lenzetta,
il Caciotta, il Piattoletta sono i soprannomi con cui sono indicati nel loro gruppo. Il Riccetto (le cui
avventure sono il ilo conduttore delle varie vicende), dopo alcuni anni di carcere si ravvede e si
impiega come manovale. L’ultimo capitolo è dominato dal tema della morte: il ribelle Amerigo
si suicida, il timido Genesio annega nel iume nel tentativo di dimostrare a se stesso una forza
mai avuta, il Piattoletta brucia vivo a causa di uno scherzo assurdo. I “ragazzi di vita” sono i vinti
del ventesimo secolo: pronti all’allegria o alla rabbia e privi di coscienza politica, sono condannati
alla violenza che spesso si ritorce contro di loro e chi non soccombe vive tristemente disilluso.
Il linguaggio, impastato di gergo romanesco, rende con immediatezza la vita quotidiana
dei giovani borgatari e, nel contempo, traduce il disagio dell’intellettuale nei confronti di una
lingua nazionale avvertita sempre più inespressiva e appiattita su un livello medio.
Nel passo, tratto dal capitolo Le notti calde, il Riccetto è alla ricerca di cibo e, nella sua
quotidiana lotta per la sopravvivenza, ruba un pezzo di groviera ma è colto in lagrante dal
formaggiaio.
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Pier Paolo Pasolini
Ragazzi di vita
La lotta del
Riccetto per la
sopravvivenza
Garzanti, Milano, 2000
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1. sturbarsi: restarne sconvolto.
2. Allumava: guardava con occhi
luccicanti.
l Riccetto se ne tornava, bianco in faccia come un cencio, giù verso via Taranto, piano piano, aspettando che piazzassero le bancarelle del mercatino e venisse gente a far la spesa. Aveva una fame, povero iglio, che stava per sturbarsi1,
e metteva un piede avanti all’altro senza sapere neanche lui dove andava. Via
Taranto era lì presso: che ci voleva a arrivarci? Imboccò via Taranto […]
Allumava2 le bancarelle dei fruttaroli3, e, qualche persica4 e due o tre mele,
riuscì a fregarle: se le andò a mangiare in un vicoletto. Poi tornò più afamato
ancora con quel po’ di dolce nello stomaco, attratto dall’odore del formaggio
che veniva dalla ila delle bancarelle bianche proprio lì di fronte al vicoletto,
dietro la funtanella5, sul selciato fradicio. C’erano allineate delle mozzarelle,
delle caciotte, e dei provoloni appesi in alto, e sopra il banco c’erano delle pezze
già tagliate di emmenthal e di parmigiano, o di pecorino; ce n’erano pure dei
pezzi ridotti alla misura di tre o quattro etti, e anche meno, isolati e sparsi tra le
forme intere. Il Riccetto, turbato, mise gli occhi su una fetta di gruviera, dalla
pasta un po’ ingiallita, e così odorosa che toglieva il iato. Ci s’accostò, facendo
moina6, e aspettando che il padrone fosse assorbito dalla discussione con una
cliente, grassa come un vescovo, che stava da un bel pezzetto lì a esaminare
con aria velenosa il formaggio, e con una mossa fulminea zac si beccò il pezzo
di gruviera e se lo schiafò in saccoccia7. Il padrone lo sgamò8. Piantò il coltello
in una forma, fece: “Un minuto, a signó9”, uscì fuori dal banco, acchiappò pel
3. fruttaroli: fruttivendoli.
4. persica: pesca.
5. funtanella: fontanella.
6. facendo moina: con un atteggiamento indiferente.
7. saccoccia: tasca.
8. lo sgamò: lo colse sul fatto.
9. signó: signore.
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Pier Paolo Pasolini
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10. aria paragula: aria sveglia
e furba.
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11. sganassoni: cefoni.
12. sbarellò: oscillò.
13. Lassateme: lasciatemi.
14. moretti: compagni.
15. regazzini: ragazzini.
16. e spesa: e chiudiamo la
discussione.
17. pesciarolo: pescivendolo. 45
18. treppio: afollamento.
LAVORIAMO
SUL TESTO
PARLARE
colletto della camicia il Riccetto che se la squagliava facendo il tonto, e con aria
paragula10, sentendosi in pieno diritto di farlo, gli ammollò due sganassoni11
che lo voltò dall’altra parte. Il Riccetto furioso, come si riebbe dall’intontimento, senza pensar tanto gli si buttò sotto a testa bassa, tirando alla disperata dei
ganci ai ianchi: l’altro sbarellò12 un momento, ma poi, siccome era grosso due
volte il Riccetto, cominciò a menarlo in modo tale che se degli altri bancarellari
non fossero corsi lì a separarli, l’avrebbe mandato diretto al Policlinico. Ma
però, da fusto e da dritto come si sentiva, poté permettersi di calmarsi subito.
Disse a quelli che lo reggevano: “Lassateme13, lassateme, a moretti14, che nun
je fo’ niente. Che me metto co li regazzini15, io?”. Il Riccetto invece, tutto pesto
e con un po’ di sangue che gli spuntava tra i denti, continuò a calciare ancora
per un pezzetto tra le braccia di quelli che lo reggevano. “Damme er formaggio
mio, e spesa16”, fece già quasi conciliante il formaggiaro. “E daje ’sto formaggio”, fece un pesciarolo17 lì appresso. Il Riccetto silò iacco dalla tasca il pezzo
di gruviera, e glielo porse, con una faccia smorta, masticando vaghi pensieri di
vendetta e inghiottendo il rancore con il sangue delle gengive. Poi, mentre che
il treppio18 intorno si scioglieva, siccome che il fatto era proprio trascurabile, se
ne andò giù in mezzo alla folla, tra le bancarelle rosse, verdi, gialle, tra montagne di pomodori e di melanzani, coi fruttaroli che urlavano intorno così forte
che si dovevano piegare sulla pancia, tutti allegri e contenti. Si diresse giù a via
Taranto, e si fece piano piano i quattrocento scalini che portavano al pianerottolo dove dormiva. Non si reggeva più in piedi per la debolezza; vide, sì, che la
porta dell’appartamento vuoto, di solito chiusa, era aperta e sbatteva di tanto
in tanto a qualche colpo d’aria: ma non ci fece caso. Barcollando e a gesti lenti
come uno che nuotava sott’acqua, cacciò dalla saccoccia un pezzo di spago, lo
fece passare per due occhielli e lo legò, tenendo così chiusi i battenti.
1. Il punto di vista. Nel racconto Pasolini adotta un narratore esterno che racconta e
descrive prevalentemente attraverso una focalizzazione coincidente con il punto di
vista del Riccetto, anche se in alcuni casi lascia trasparire partecipazione e solidarietà
per la misera esistenza del ragazzo: giustiica questa afermazione con opportuni
riferimenti al testo.
2. Le sfere sensoriali. Quali sono le sensazioni dominanti? E quale efetto espressivo
raggiunge la loro intensità esasperata?
3. Il linguaggio. Pasolini utilizza una lingua impastata di gergo romanesco, ma deformato e stravolto, e di dialetto. Quali efetti espressivi determina questa scelta
formale e quale relazione stabilisce con il giudizio dell’autore nei confronti del sottoproletariato?
4. Pasolini e il Neorealismo. Negli stessi anni in cui Pasolini pubblica Ragazzi di
vita in Italia si stava concludendo la stagione neorealistica. Riletti sul modo in cui
viene rispettivamente descritta la realtà: le borgate del sottoproletariato romano dallo
scrittore friulano e la lotta partigiana e il mondo urbano e operaio dagli esponenti
del Neorealismo (• pp. 193-195).
5. L’emarginazione giovanile in Kerouac e Pasolini. I protagonisti di Sulla strada (•
Avventura e ricerca, ) e di Ragazzi di vita sono accomunati dall’esclusione dalla
società: quali diferenze però separano i personaggi dei due romanzi? Riletti sulle
rispettive cause dell’emarginazione, sul modo in cui viene afrontata e sulla diversità
dei contesti ed esponi le tue considerazioni in un intervento di 10 minuti circa.
Dal dopoguerra al terzo millennio
Tema: Le figure sociali
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Percorso Tema Le igure sociali
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Speranza e ribellione
temi
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Andrea De Carlo (1952) dopo il romanzo d’esordio Treno di panna, del 1981, ha pubblicato
numerose altre opere tra cui Due di due (1989), Tecniche di seduzione (1991), Uto (1995), Pura
vita (2001), Giro di vento (2004) e il recente LuieLei (2010). Per il cinema, ha lavorato come
assistente alla regia con Federico Fellini nel ilm E la nave va, ha scritto una sceneggiatura a
quattro mani con Michelangelo Antonioni per un ilm mai uscito, ha diretto il documentario
Facce di Fellini e il ilm Treno di panna. Appassionato anche di musica, ha collaborato con il
pianista Ludovico Einaudi, inciso alcuni cd (I veri nomi e Dentro Giro di vento) e composto la
colonna sonora del ilm Uomini & donne, amori & bugie.
Due di due, il romanzo più conosciuto di De Carlo, racconta una storia d’amicizia tra il ribelle
e carismatico Guido e il più riservato Mario, la voce narrante, che ne subisce il fascino. Il loro
rapporto nasce in un liceo milanese, nei primi anni Settanta, sullo sfondo delle assemblee
scolastiche e dei cortei studenteschi, sul comune desiderio di libertà, sull’aspirazione a spezzare le regole e gli schemi della società consumistica e a compiere scelte di vita alternative.
In seguito Guido abbandona il liceo e gira il mondo, alla ricerca di una pace e di una felicità
che non troverà mai, mentre Mario, pur tra incertezze e diicoltà, riuscirà a far quadrare la
propria esistenza, abbandonando la città per la campagna umbra, trovando un lavoro che gli
consentirà di esprimersi e costruendo una famiglia.
Nel brano che segue, con l’entusiasmo contagioso che lo contraddistingue, Guido organizza un clamoroso gesto di protesta nei confronti di un’insegnante di latino, sordo alle richieste
di un rinnovamento didattico che in quegli anni giungevano dal mondo studentesco.
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Andrea De Carlo
Due di due
La protesta
Einaudi, Torino, 1999.
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scuola anche i più passivi tra i nostri compagni hanno cominciato a
lamentarsi apertamente di quello che dovevamo studiare e di come ci veniva
insegnato. I professori hanno cercato di alzare la voce, accentuare l’incomprensibilità dei loro codici1 per intimorirci. Le nostre richieste erano del tutto
ragionevoli all’inizio, ma non sembravano in grado di prenderle in considerazione. Una volta per esempio Guido ha proposto alla professoressa di latino
di farci leggere libri interi invece dei soliti spezzoni infarciti di campionature
grammaticali2, in modo da ricavare qualche piacere dalla fatica di tradurre. Lei
non l’ha neanche lasciato inire; ha gridato «Voi leggete quello che vi dico io,
non dovete certo insegnarmi il mio lavoro, manica3 di ignoranti e lazzaroni!»
È andata avanti cinque minuti a insultare la classe in generale: rossa in faccia
e con i capelli tinti che le ondeggiavano sulla testa.
Quando se n’è andata i nostri compagni erano ofesi, ancora più insoferenti dei suoi metodi. Ci siamo messi a discutere di come reagire: Ablondi ha
suggerito di scrivere alla professoressa una lettera di protesta circostanziata4,
Farvo di querelarla attraverso suo padre, che faceva l’avvocato. Quasi tutti
adesso avanzavano proposte, ma i loro occhi diventavano incerti alla minima
obiezione; nessuno pensava davvero di mettere in pratica quello che diceva.
Guido si è fatto venire un’idea, e sull’onda emotiva è riuscito a coinvolgere
tutti, vincolarci a seguirlo.
Il giorno dopo subito prima della lezione di latino abbiamo girato i banchi
verso la parete di fondo, ci siamo seduti con la schiena alla cattedra. Solo
Paola Amarigo e un ragazzo monarchico5 che si chiamava Tirmoli non hanno
voluto farlo, sono usciti con facce fredde nel corridoio pur di non partecipare.
1. codici: insieme di segni per
comunicare.
2. campionature grammaticali:
scelte grammaticali.
3. manica: banda.
4. circostanziata: esauriente,
dettagliata.
5. monarchico: iscritto al partito
monarchico.
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6. parossistico: esagerato.
7. monoliti: enormi blocchi di
pietra.
Quando la professoressa di latino è entrata eravamo tutti voltati di spalle, zitti
e perfettamente composti secondo le istruzioni di Guido, come se fossimo
assorti in una lezione al lato opposto dell’aula.
La professoressa è rimasta allibita: anche se non la vedevamo l’abbiamo
capito dal suo silenzio, il suo fruscio alla cattedra. Guido mi ha dato uno
sguardo laterale per dire di non muovermi; si sentiva una pressione tremenda salire dietro di noi.
Poi la professoressa si è messa a urlare come una pazza di voltarci. Nessuno l’ha fatto; vedevo le facce angosciate dei nostri compagni nei banchi paralleli. Credo che fossero in buona parte pentiti di questa storia, forse odiavano
Guido per averceli tirati dentro.
La professoressa è venuta tra i banchi, gridava e batteva i piedi come si
trattasse di far dissolvere un brutto sogno. Ha cercato di isolare qualcuno,
urlargli da pochi centimetri «Considero te responsabile!» Non eravamo dei
grandi attori; dovevamo fare uno sforzo per continuare a issare la parete di
fronte.
Il tono della professoressa è salito ancora: si è messa a gridare «Smettetela immediatamente! Immediatamente!» in un crescendo parossistico6 che
doveva danneggiare le corde vocali. La situazione era così estrema adesso
che mi sembrava di vedere i nostri compagni tremare seduti ai banchi, i loro
lineamenti contrarsi a ogni nuovo grido. Ma siamo riusciti a restare immobili
come aveva detto Guido, far inta di seguire una lezione fantasma.
Alla ine la professoressa è tornata alla sua cattedra, e abbiamo sentito la
sua voce rompersi. Siamo rimasti ancora fermi di spalle mentre lei snifava e
singhiozzava; poi Guido si è girato e le ha chiesto a bassa voce «Perché dobbiamo essere così in guerra? Non sarebbe più semplice parlare?»
E non c’era ironia nella sua voce: era davvero addolorato, come di fronte a
un’impiegata che si è vista bruciare sotto gli occhi il posto di lavoro, o a una
donna abbandonata dal marito. La professoressa è rimasta scossa da questo
tono: quando ci siamo girati tutti guardava Guido con una vera espressione in
sfacelo. Poi è corsa verso la porta, ha gridato «Vi faccio sospendere a vita!»
Abbiamo ascoltato il suo tacchettio pesante allontanarsi nel corridoio e
poi fermarsi e tornare indietro, tergiversare e allontanarsi di nuovo, ed è stato chiaro che avevamo vinto. Siamo passati dall’esitazione all’incredulità e
all’euforia più frenetica; ci siamo messi a ridere e gridare, fare salti in giro. Il
panorama di monoliti7 e fossili in cui avevamo vissuto ino a quel momento
sembrava dissolto adesso, era diventato uno spazio libero dove avremmo potuto fare quello che volevamo. Solo Guido aveva un’aria triste nella confusione generale; mi ha detto che gli dispiaceva per la povera professoressa.
Dal dopoguerra al terzo millennio
Tema: Le figure sociali
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LAVORIAMO
SUL TESTO
PARLARE
1. Il leader e gli altri. Lo sviluppo della vicenda narrata sottolinea la diferenza tra
Guido e il resto della classe: riletti sulle manifestazioni della sua carismatica inluenza e sulle reazioni prima e dopo la singolare protesta che lo distinguono dai suoi
compagni. Esponi le tue considerazioni in un intervento di 5 minuti circa.
2. La reazione della professoressa. Analizza la progressione degli stati d’animo e degli
atteggiamenti dell’insegnante di latino dalle prime righe del brano ino a quando
abbandona l’aula. Rispondi con opportuni riferimenti al testo.
3. Le richieste degli studenti. Per quale ragione Guido e gli altri ragazzi protestano?
Vi sono ragioni politiche a provocare la loro contestazione?
4. La vittoria. Qual è il segno attraverso cui gli studenti comprendono di aver vinto,
di aver conquistato uno spazio libero dove avrebbero potuto fare tutto quello che volevano? Rispondi con opportuni riferimenti al testo.
5. Lo svecchiamento della scuola. Attraverso quali immagini metaforiche il narratore
sottolinea la condanna delle istituzioni e dei metodi scolastici, che i giovani della generazione descritta nel romanzo ritenevano ormai irrimediabilmente legati al passato
e inadeguati alla nuova realtà e alle esigenze dei nuovi soggetti sociali?
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Andrea De Carlo
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Percorso Tema Le igure sociali
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Speranza e ribellione
temi
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Enrico Brizzi, nato a Nizza nel 1974, ha studiato all’Università di Bologna Scienze della Comunicazione. A Jack Frusciante è uscito dal gruppo, il suo primo romanzo pubblicato nel 1994,
sono seguiti Bastogne (1996), Tre ragazzi immaginari (1998), Elogio di Oscar Firmian e del
suo impeccabile stile (1999), Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro (2007), L’inattesa piega
degli eventi (2008).
In Jack frusciante Brizzi descrive il mondo giovanile degli anni Novanta e ne riproduce il
gergo. Al narratore esterno si alterna la voce del protagonista, il diciassettenne, Alex D.,
studente di liceo.
Nei passi che seguono, la reiterata allusione al “cielo bianco e bigio” e al “sofocante e
bigio liceo” allude a una vita che il giovanissimo Alex sente come piatta, grigia. Da qui nasce
il desiderio di ribellione nei confronti di una società avvertita come mediocre, ingiusta o,
addirittura, violenta e malavitosa (Era questa l’Italia in cui stava marcendo..., allusione all’uccisione del giudice Giovanni Falcone, nel 1992), e di fare delle scelte – l’amicizia, l’amore – al di
fuori dell’ambiente familiare, angusto pur se rassicurante, di guardarsi attorno per imparare
a distinguere i professori sensibili da quelli disinteressati. Alex si rende conto che quello che
cercano di imporgli è il conformismo, “stare nel gruppo e non alzare la testa”, e allora non
gli sembra più inspiegabile perché Jack Frusciante, il chitarrista di una celebre band, abbia
preferito uscire dal gruppo all’apice del successo. La formazione di Alex passa attraverso la
ribellione, la rabbia, l’amicizia, l’amore, ino alla scelta di un proprio ruolo: anche lui vuole
uscire dal gruppo, non piegarsi a comodi e vigliacchi conformismi.
Lo stile di scrittura fonde gergo adolescenziale e modi di dire bolognesi e accosta miti
popolari, come Girardengo e la bicicletta, con gruppi rock e passioni letterarie.
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Enrico Brizzi
Jack Frusciante è uscito
dal gruppo
Dalla
ribellione
alla scelta
Baldini&Castoldi, Milano, 2002
M
i capita molto spesso, in questa stagione in cui ti svegli e il cielo è bianco-bigio, a mezzogiorno il cielo è bianco-bigio, a sera il cielo è bianco-bigio,
e magari pure di notte, dietro la tapparella, il bigio è sempre là a guardarti,
sempre uguale, come fossero le sei di pomeriggio a vita, da quando ti svegli a
5 quando vai a letto incazzato nero perché sei rimasto stonato1 tutto il tempo.
Comunque, a parte l’estate, il resto dell’anno per me è quasi sempre così, e
allora vado in bici e non in bus, perché almeno a pedalare col freddo che surgela i passeri sui rami, ti senti vivo. Almeno ti pare che stai facendo qualcosa
di un po’ strano, ma anche di eroico e solitario.
Sono qui, martedì pomeriggio, spalmato sul letto a pancia in su; in para2
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totale sotto le foto giganti di Malcolm X3 e dei Pistols, ad ascoltare il demo
degli Splatter Pink4 che mi ha prestato l’amico Hoge; senza aver studiato per
domani; a prendere a badilate in testa le talpe dei complessi di colpa che continuano a saltar fuori da tutte le parti.
Sento la mutter5 che parla nel solito tono ansioso al telefono. Di sicuro c’è il
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Cancelliere6, all’altro capo del ilo. E di sicuro stanno parlando del signor Alex
D. Ma non m’importa di sentire cosa dicono.
Tanto lo so già. Si spreca. Si butta via. Non fa mai niente. E in questi ultimi
tempi, poi7.
1. stonato: stordito.
2. para: paranoia.
3. Malcolm X: pseudonimo di
M. Little (1925-1965), leader del
movimento per i diritti degli afroamericani, assassinato nel 1965
mentre teneva un comizio.
4. Pistols... Splatter Pink: gruppi
musicali rock. demo: abbreviazione della parola inglese demonstration, versione dimostrativa
abbreviata di un pezzo musicale.
5. mutter: madre, in tedesco (il
tono è ironico).
6. il Cancelliere: il padre, cancelliere del tribunale (la maiuscola
richiama ironicamente il lavoro
del padre che è un funzionario di
giustizia).
7. Si spreca... poi: qui il protagonista riporta i discorsi della
madre.
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Enrico Brizzi
Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201]
Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011
1
Scorro le mani sui polpacci, in posizione fetale8, a occhi chiusi. Sento il
ruvido dei peli.
Non si distinguono quasi le parole, nel demo degli Splatter Pink. Il bassista,
D. D. Bombay, è un vero manico9, come del resto quasi tutti i bassisti hard-core10.
Sarebbe bella anche la traslitterazione11 americana: se fossi in lui mi irmerei
25 Dee Dee Bombay, come Dee Dee Ramone, dei quattro fratelli il più amato12.
La graica del booklet13 interno è abbastanza merdosa, le foto, benché scannerate14, sono troppo nebulose per rendere veramente l’idea di una band sul
palco...
20
(… È meglio scegliere dall’inizio chi sta veramente con te, se per sovvertire
questo stato di cose ti vanno bene anche individui a cui sputeresti in faccia
non puoi venirmi a dire è colpa vostra, siamo divisi, troppi stronzi qui fra noi
e tu lo sai, isolarsi può aiutare a far scoprire gli infami in mezzo a noi, c’è
qualcuno sempre pronto a essere solidale con le tue rivendicazioni, poi un
giorno scopri che è diventato peggio degli altri, lo vedi accettare quel che ha
35 negato in precedenza...)
30
[Un giorno, arriva la notizia dell’assassinio di Giovanni Falcone.]
Anche quel giudice assassinato15 era un uomo che aveva tentato di uscire
dal gruppo – riletteva, rabbioso e in gabbia, il vecchio Alex – uno a cui non
andavano bene le prepotenze e l’arbitrio dei forti, uno che aveva camminato
40 controcorrente con l’acqua alla cintola, ino a quando non era arrivata un’onda troppo grande che l’aveva trascinato via. Era uscito dal gruppo, certo. E
quando per il gruppo era diventato scomodo, l’avevano fatto saltare in aria
con la moglie e tutti gli uomini della scorta...
Il gioco era diventato durissimo, e l’indomani la proia16 di latino e greco,
45 commossa, aveva appeso in classe, sotto il croceisso alle spalle della cattedra,
un fotoritratto del giudice assassinato. L’ora seguente, l’insegnante di chimica aveva fatto il suo ingresso semitrionfale in classe, issato la foto, guardato
gli studenti con aria interrogativa, domandato chi fosse il tizio della foto.
Un istante più tardi era passata a interrogare sulla digestione, con partico50 lare riguardo al bolo, chimo e chilo17, giacché s’era indietro col programma,
boys18.
Era questa l’Italia in cui stava marcendo.
[Alex trascorre con l’amico Martino un’allegra nottata di bisboccia. Nello stesso
periodo, si innamora di Aidi (ovvero Adelaide), che frequenta il suo stesso liceo.]
8. in posizione fetale: rannicchiato con le ginocchia piegate verso
il petto, posizione tipica del feto
nel grembo materno.
9. un vero manico: espressione
gergale bolognese che signiica
“molto bravo”.
10. hard-core: genere musicale
simile all’heavy metal.
11. la traslitterazione: trascrizione dall’inglese in italiano.
12. Dee Dee Ramone… amato:
l’autore ha modiicato il nome del
bassista Diego D’Agata, creatore
del gruppo bolognese Splatter
Pink, in Dee Dee Bombay. Dee
Dee Ramone, pseudonimo di
Douglas Glenn Colvin (1951–2002),
è stato un musicista e rapper
statunitense.
13. booklet: copertina pieghevole
dei cd corredata con foto del
gruppo e testi di canzoni.
14. scannerate: passate allo
scanner, lettore ottico collegato
al computer per la rilevazione di
immagini e testi stampati. Alex
usa un termine gergale, il termine
corretto in italiano è scansionate.
15. giudice assassinato: è il giudice Giovanni Falcone, magistrato
di Palermo e direttore generale
degli Afari penali del Ministero di
Grazia e Giustizia. Fu assassinato
il 23 maggio 1992, insieme alla
moglie Francesca Morvillo e a tre
uomini della scorta.
16. la proia: la professoressa.
17. bolo… chilo: il bolo è il cibo
masticato e insalivato pronto per
la deglutizione; il chimo è il materiale alimentare contenuto nello
stomaco durante la digestione;
il chilo è il luido formato dagli
alimenti parzialmente digeriti
nell’intestino tenue.
18. giacché... boys: è il commento dell’insegnante di chimica a un
evento che fu un lutto nazionale.
Il tono del narratore è sarcastico.
Dal dopoguerra al terzo millennio
Tema: Le figure sociali
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Non aveva nessun’idea dell’orario, e Martino l’aveva risvegliato a testate: il
vecchio Alex si sentiva gli occhi cisposi19 e l’ineccepibile20 voleva trascinarlo in
strada Maggiore21 per vedere se era ancora aperto un posticino che sapeva lui
dove servivano della birra verde da urlo praticamente a qualsiasi ora.
Ma prima avevano fatto la lotta per terra.
E alla ine della lotta, Martino gli era saltato sulla pancia immobilizzandogli
60
i polsi, del tutto sordo alle ginocchiate che Alex gli sparava dietro la schiena.
Ci avevano messo un po’, dopo essersi rialzati, tra determinati annusamenti
e reciproci sospetti inauditi, a connettere che si erano rotolati su un tappeto
di cacche di cane.
55
65
[Avevano ripreso la via di casa che c’era già luce.] […]
Adelaide sta mangiando una mela. È bella. Ha i capelli castani sciolti sulle
spalle, la maglietta Jan Sport contrasta con la pelle scura e non riesce a nascondere le sue tette reggae22. Non so. Mi crea efetti strani. Per la prima volta,
di una ragazza prendo in considerazione anche le braccia, il collo. Mi crea ef70 fetti strani, insomma. Ci prendiamo per mano senza dire niente e camminiamo ino al ciglio del prato, poi sediamo vicini. Le colline illuminate dalla luce
tiepida del pomeriggio, l’erba tenera sotto noi: tutto è verde e tutto va bene.
[Il fatto che Jack Frusciante, il chitarrista di successo di una celebre “band”, fosse
uscito dal gruppo, per afrontare una vita probabilmente anonima e oscura, sem75 bra inspiegabile ad Alex.]
Jack Frusciante era stato il nuovo chitarrista della band, per un paio d’anni.
Era un tipo magro e muscoloso, sul metro e settanta. Vale a dire un autentico
tappo, in confronto ai compagni, alias23 dei classici armadi da spiaggia californiana. Comunque, aveva acconciature memorabili, lui, taglio a caschetto pri80 mi Beatles24 o testa rasata con un gran ciufo in sugli occhi, perennemente in
braghe skate e scarpe da playground25. Era sempre rimasto un po’ in ombra
rispetto agli altri del complesso, poiché il palco dei Red Hot veniva monopolizzato da Anthony, il vocalist, e dal più che coreograico bassista Flea, che nel
video di Behind The Sun compariva vestito solo di un paio di pantaloni fatti
85 di giocattoli – tipo bambole, cubi e pupazzetti in plastica e peluche.
Non era esattamente un chitarrista di grande talento, il vecchio Frusciante,
però faceva quel che doveva fare, si muoveva nel sound26 elettrico e liquido
della band senza alzare mai gli occhi, senza issare la telecamera con aria allucinata come faceva Flea. Alex lo ricordava in particolare nel video di Under
90 the Bridge27, in cui lui suonava l’intro28 con una Fender Jaguar29, maglione e
cappuccio peruviani, davanti a una pacchiana30 scenograia western. E ades19. gli occhi cisposi: la cispa
è prodotto di secrezione delle
ghiandole palpebrali che si deposita fra le palpebre durante il
sonno. Avere gli occhi cisposi signiica essersi appena svegliati.
20. l’ineccepibile: ragazzo modello sul quale non c’è nulla da
ridire. In realtà Martino è profondamente infelice: i genitori
divorziati hanno per lui un afetto
supericiale, giunge a drogarsi e,
trovato in possesso di qualche
grammo di droga, si suicida.
21. strada Maggiore: una strada
del centro storico di Bologna.
22. tette reggae: seno prosperoso.
23. alias: cioè.
24. Beatles: mitico quartetto
musicale degli anni Sessanta (il
nome in italiano è traducibile
come “scarafaggi”), la cui musica
fonde ritmo, protesta e anticon-
formismo.
25. braghe skate e scarpe da
playground: espressione che
fonde il gergo bolognese braghe
con la parola americana skate per
indicare pantaloni larghi come
quelli indossati dai ragazzi che
usano lo skateboard. scarpe da
playground: scarpe da ginnastica
usate per giocare a basket.
26. sound: suono.
27. Under the Bridge: sotto il
ponte. In questo caso è anche il
titolo di una canzone dei Red Hot
Chili Peppers, il gruppo di John
Frusciante.
28. l’intro: l’introduzione. In questo caso, parte di apertura di una
canzone rock.
29. Fender Jaguar: un tipo di chitarra elettrica.
30. pacchiana: di cattivo gusto.
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Enrico Brizzi
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temi
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so, in modo assolutamente inspiegabile, il vecchio Frusciante aveva abbandonato il gruppo. Adesso che non si trattava più di suonare per due lire nei
club di Hollywood o ai festival underground31, adesso che piovevano soldi a
95 palate ed era in corso il tour mondiale. Adesso che arrivavano il disco d’oro, i
Grammy Awards32, la fama e la sicurezza, lui se n’era andato.
E forse, da solo, quel vecchio non sarebbe stato nessuno, poiché era ancora
troppo poco noto. Dunque, non era stata una mossa alla Peter Gabriel che
lascia i Genesis33 all’apice della popolarità per darsi a una gratiicante carriera
100 solista.
Per lui, probabilmente, c’era solo il ritorno a Hollywood, la droga, forse un
nuovo complesso di fama strettamente locale; e i gestori avrebbero scritto con
le lettere luorescenti sui cartelloni dei loro locali J. Frusciante Former Red
Hot Chili Peppers Guitarist, e lui avrebbe suonato lì, mentre la gente fumava
105 senza considerarlo troppo, e forse qualcuno con una buona memoria si sarebbe chiesto il perché di una mossa tanto stupida...
Certo che era diicile da mandar giù, una scelta in apparenza così sconclusionata, e il vecchio Alex, che amava rilettere, alle volte, sulle trame di ili
sottili del Destino, aveva continuato a rompercisi la testa ino all’imbarco.
110
[Ma alla ine Alex capirà il perché di quella scelta apparentemente sconclusionata,
rilettendo sul suo “piccolo mondo facile”, dove gli insegnano a stare nel gruppo, a
non alzare la testa.]
Questo è il mio piccolo mondo facile, liceo ginnasio Caimani34 di Bologna,
dove intreccio rapporti più o meno amichevoli, compro la merenda, si con115 trolla il mio grado d’omologazione35. Questo è il pollaio in cui mi insegnano a
interagire coi miei simili. A stare nel gruppo, a non alzare la testa.
[Arriva il giorno dell’addio ad Aidi che parte: Alex per un anno non la vedrà più.]
È l’ultima volta che pedala su per la salita del seminario36.
Il cielo comincia a imbrunire.
120 Nessun posto è lontano. Se desiderate essere accanto a qualcuno che amate,
forse non ci siete già?
(Al vecchio Alex piaceva da morire se una ragazza gli accarezzava la nuca,
quando aveva i capelli tagliati cortissimi.)
Avevano ascoltato Sayonara37 dei Pogues38, giusto?
125 Alla ine era stato lui a sciogliersi dall’abbraccio, baciarla un’ultima volta prima di salire in bici.
Ehi, se ne va senza voltarsi, diavolo d’un uomo!
Ancora più forte, col passo lungo da pianura.
Non sente la fatica.
31. underground: lett. sotterraneo. Un festival underground è un
festival rock di nicchia, lontano
dal grande circuito commerciale
della musica rock.
32. disco… Awards: il disco d’oro
è un premio riconosciuto in base
ai dischi venduti. Grammy Award,
uno dei premi musicali più importanti degli Stati Uniti.
33. Peter… Genesis: Peter Gabriel
(1950), musicista, cantante, compositore, produttore discograico,
ha raggiunto il successo con il
celebre gruppo rock Genesis.
34. liceo ginnasio Caimani: è il
Liceo classico Galvani di Bologna.
35. omologazione: adeguamento
allo stile di vita dominante nel
gruppo.
36. su per... seminario: è la strada dove abitava Aidi.
37. Sayonara: letteralmente
“addio”, in giapponese. In que-
sto caso è anche il titolo di una
canzone.
38. Pogues: popolare gruppo celtic rock anglo-irlandese degli anni
Ottanta-Novanta.
Dal dopoguerra al terzo millennio
Tema: Le figure sociali
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Bene. Avevano deciso che un giorno sarebbero andati a Parigi insieme, i nostri due pirati – occhiali da sole e facce allegre da gita sulla banchina della
Gare de Lyon39. Io me li vedo. Potrebbero anche farlo, un giorno.
E allora, perché cavolo i suoi occhi sono così – come dire – sono così lustri,
mentre per l’ultima volta scende come un Girardengo40 appena appena più
135 basso e rock per la via Codivilla?41
Cos’altro fa, il nostro matto, piange?
Non lo sa neanche lui. […]
Diobbuòno cosa ila, adesso.
Ehi, dico, ma lo vedete?
140 Ma sì, ma sì, lasciamolo correre questo ragazzo, e date retta al sottoscritto
che lo conosce da sempre. Se ha gli occhi un pochino lustri, è per via che il
vecchio Alex, quando ila così come il vento42.
130
39. Gare de Lyon: la stazione centrale di Parigi.
40. Girardengo: famoso ciclista
LAVORIAMO
SUL TESTO
degli anni Trenta.
41. via Codivilla: è una strada di
Bologna.
42. quando... vento: il periodo
interrotto riproduce il modo di
esprimersi giovanile.
1. Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Che relazione esiste tra il titolo del romanzo
e il tema dominante dei brani presentati? Che cosa signiica per Alex “uscire dal
gruppo”?
2. Il mondo di Alex. Alex sta vivendo un momento particolarmente delicato della
sua esistenza, sa di dover compiere delle scelte importanti: rilettendo sugli episodi
presenti nel brano, quali sono, a tuo giudizio, i valori a cui fa riferimento e le presenze su cui ritiene di poter contare in caso di necessità? Rispondi con opportuni
riferimenti al testo.
3. La mutter e il Cancelliere. Analizza le caratteristiche del rapporto di Alex con i
genitori, avvalendoti di alcune afermazioni contenute nella prima parte del brano.
4. L’immagine della scuola. Quale rapporto ha Alex con la scuola? E quale giudizio
traspare nei suoi confronti?
5. Il consumismo. Qual è l’atteggiamento di Alex nei confronti dei beni oferti dalla
società? Ti pare che da parte sua ci sia un riiuto?
6. I narratori. Individua le due diverse voci che raccontano gli avvenimenti e spiega
quale rapporto ciascuna di esse stabilisce con Alex e le vicende di cui è protagonista.
7. Il plurilinguismo. Brizzi utilizza termini che provengono da svariati registri linguistici: aiutandoti anche con le note fornisci alcuni esempi della varietà lessicale che
caratterizza il romanzo, ponendo particolare attenzione a espressioni provenienti dal
gergo giovanile, ad anglicismi e altri forestierismi e a parole ricercate.
8. I personaggi di Kerouac e di Brizzi. Stabilisci un confronto tra Sal e i suoi amici (•
Avventura e ricerca, ) e il vecchio Alex, partendo dal comune riiuto del conformismo.
9. Il destino dei giovani in Pasolini e Brizzi. Analizza le diferenze cronologiche,
socio-culturali e comportamentali che separano i protagonisti di Ragazzi di vita (•
La lotta del Riccetto per la sopravvivenza, ) e di Jack Frusciante è uscito dal gruppo.
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temi
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Percorso Tema Le igure sociali
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Speranza e ribellione
14
Paolo Giordano
La solitudine dei numeri
primi
La
consapevolezza
e la scelta di
Mattia
Mondadori, Milano, 2008
temi
14
Paolo Giordano (1982), giovane ricercatore universitario presso la Facoltà di Fisica di Torino,
ha raggiunto il successo letterario con il romanzo La solitudine dei numeri primi, vincitore
del premio Strega nel 2008.
I coetanei Alice Della Rocca e Mattia Balossino vivono nella stessa città (presumibilmente
Torino). La personalità di entrambi è segnata da un trauma infantile: la zoppia per Alice,
causata a soli sette anni da un salto nel vuoto su una pista innevata (il padre premeva per
fare di lei una campionessa di sci); la morte della sorella gemella per Mattia (da bambino l’ha
lasciata da sola in un parco perché si vergognava del suo handicap mentale).
I due si conoscono al liceo ma solo negli anni universitari scoprono di amarsi (e solo allora
Mattia racconta ad Alice la tragica vicenda della morte di Michela). In seguito le loro vite si
separano. Mattia, che è un genio della matematica, accetta una prestigiosa oferta di lavoro
all’estero. Alice sposa Fabio Rovelli, il medico curante della madre, ma il matrimonio non dura
a lungo. Dopo nove anni i due, ormai adulti, decidono di incontrarsi, nell’illusione di poter
rimuovere le ombre del passato, ma veriicano ancora una volta di essere incompatibili, uniti
dalla loro “diversità” eppure inevitabilmente divisi.
Per dimostrare come sia possibile nell’ambito delle relazioni afettive che due esseri,
pur emotivamente vicini siano «soli e perduti», lo scrittore, in virtù della sua formazione
scientiica, paragona Mattia e Alice a quei numeri speciali che i matematici deiniscono primi
gemelli: i numeri “primi” sono divisibili solo per se stessi e per uno, due numeri “primi gemelli” sono separati da un solo numero pari (per esempio: 11 e 13, 17 e 19, 29 e 31, 41 e 43, 821 e
823) e destinati a non toccarsi mai. Allo stesso modo i due protagonisti si scoprono uniti (la
vicinanza li aiuta a contrastare il disagio del loro trauma infantile), ma mai abbastanza per
stabilire un’autentica comunicazione; paralleli e chiusi nella solitudine della propria esistenza,
incapaci di unirsi a causa di un ostacolo invalicabile.
Il brano proposto è quello della loro deinitiva separazione.
S
i chiuse a chiave nel bagno. Appoggiò le mani al lavandino. Si sentiva
intontito, annebbiato. Dove aveva preso la botta avvertiva un piccolo rigoniamento, in lenta espansione.
Aprì il rubinetto e mise i polsi sotto l’acqua fredda, come faceva suo padre,
5 quando voleva fermare il sangue che gli sgorgava dalle mani. Guardò l’acqua e pensò a Michela, come ogni volta. Era un pensiero senza dolore, come
pensare di addormentarsi o di respirare. Sua sorella si era silacciata nella
corrente, sciolta lentamente nel iume e attraverso l’acqua era tornata dentro
di lui. Le sue molecole erano sparpagliate per il suo corpo1.
Sentì la circolazione riattivarsi. Ora doveva ragionare, su quel bacio e su
10
cosa lui era venuto a cercare dopo tutto quel tempo. Sul perché si fosse preparato a ricevere le labbra di Alice e sul perché poi avesse sentito il bisogno di
staccarsene e di nascondersi qui.
Lei era nell’altra stanza e lo aspettava. A separarli c’erano due ile di matto15 ni, pochi centimetri d’intonaco e nove anni di silenzio.
La verità era che ancora una volta lei aveva agito al posto suo, l’aveva costretto a tornare quando lui stesso aveva sempre desiderato farlo. Gli aveva
scritto un biglietto e gli aveva detto vieni qui e lui era saltato su come una
molla. Una lettera li aveva riuniti così come un’altra lettera li aveva separati.
1. Sua sorella… per il suo corpo:
Mattia da piccolo era molto afezionato alla sorellina, ma quando
giocavano con i compagni di scuo-
la lei, handicappata, diventava un
problema per lui, che era un genio
in erba. In occasione di una festa
tra bambini l’aveva lasciata da
sola nel parco; quando poi l’aveva
cercata Michela era scomparsa,
forse annegata nel iume (il suo
corpo non venne ritrovato). Il
rimorso e il senso di colpa hanno
così segnato l’esistenza di Mattia, impedendogli di costruire
relazioni sociali positive.
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2. il ricamo delle iniziali FR… le
lettere ADR: Mattia osserva le
cifre delle iniziali ricamate sugli
asciugamani di Alice Della Rocca
e del marito Fabio Rovelli.
Mattia lo sapeva cosa c’era da fare. Doveva andare di là e sedersi di nuovo
su quel divano, doveva prenderle una mano e dirle non dovevo partire. Doveva baciarla un’altra volta e poi ancora, inché si sarebbero abituati a quel gesto
al punto di non poterne più fare a meno. Succedeva nei ilm e succedeva nella
realtà, tutti i giorni. La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle
coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un’esistenza. Doveva dire ad Alice
sono qui oppure andare via, prendere il primo volo e sparire di nuovo, tornare
nel luogo in cui era rimasto in sospeso per tutti quegli anni.
Ormai l’aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per
il tempo restante. Era successo con Michela e poi con Alice e adesso di nuovo.
Stavolta li riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato.
Chiuse le dita sotto il getto d’acqua. Ne raccolse un po’ tra le mani e si
bagnò il viso. Senza guardare, ancora piegato sopra il lavandino, allungò un
braccio per prendere un asciugamano. Se lo stroinò sul viso e poi lo allontanò. Attraverso lo specchio vide una macchia più scura sull’altro lato. Lo girò.
Era il ricamo delle iniziali FR, disposte a un paio di centimetri dall’angolo, in
posizioni simmetriche rispetto alla bisettrice.
Mattia si voltò e trovò l’altro asciugamano, identico. Nello stesso punto
erano cucite le lettere ADR2.
Si guardò attorno, più attentamente. Nel bicchiere bordato di calcare c’era un
solo spazzolino e di ianco un cestino pieno di oggetti messi insieme alla rinfusa: delle creme, un elastico rosso, una spazzola con dei capelli attaccati e un paio
di forbicine per le unghie. Sulla mensola sotto lo specchio era appoggiato un
rasoio, frammenti millimetrici di peli scuri erano ancora incastrati sotto la lama.
C’era stato un tempo in cui, seduto sul letto insieme ad Alice, poteva percorrere la stanza di lei con lo sguardo, individuare qualcosa su uno scafale e dirsi
gliel’ho comprato io. Quei regali erano lì a testimoniare un percorso, come
bandierine appuntate alle tappe di un viaggio. Segnavano il ritmo cadenzato
dei Natali e dei compleanni. Alcuni riusciva ancora a ricordarli: il primo disco
dei Counting Crows3, un termometro di Galileo, con le sue ampolle variopinte
e luttuanti in un liquido trasparente4, e un libro di storia della matematica,
che Alice aveva accolto con uno sbufo ma che alla ine aveva letto. Lei li conservava con cura, trovando loro una posizione evidente, perché a lui fosse chiaro che li aveva sempre sotto gli occhi. Mattia lo sapeva. Sapeva tutto quanto,
ma non riusciva a muoversi da dov’era. Come se, abbandonandosi al richiamo
di Alice, potesse ritrovarsi in trappola, annegarci dentro e perdersi per sempre. Era rimasto impassibile e in silenzio, ad aspettare che fosse troppo tardi.
Adesso intorno a lui non c’era un solo oggetto che riconoscesse. Guardò il
proprio rilesso nello specchio, i capelli scombinati5, il colletto della camicia
un po’ storto, e fu allora che capì. In quel bagno, in quella casa come nella
casa dei suoi genitori, in tutti quei luoghi non c’era più nulla di lui6.
Rimase immobile, ad abituarsi alla decisione che aveva preso, inché non
sentì che i secondi erano initi. Ripiegò con cura l’asciugamano e con il dorso
della mano cancellò le goccioline che aveva lasciato sul piano del lavandino.
3. Counting Crows: una band
rock statunitense nata negli anni
Novanta.
4. termometro di Galileo… trasparente: termometro inventato
da Galileo (1564-1642) per misurare la temperatura atmosferica
mediante l’utilizzo di un liquido
all’interno di due ampolle di
vetro.
5. scombinati: spettinati.
6. in tutti… di lui: Mattia avverte
un senso inspiegabile di solitudine ed esclusione da quella casa.
Dal dopoguerra al terzo millennio
Tema: Le figure sociali
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7. precipitato scuro e zuccherino: i residui del tè zuccherato.
LAVORIAMO
SUL TESTO
Uscì dal bagno e camminò lungo il corridoio. Si fermò sulla soglia del
soggiorno.
«Adesso devo andare» disse.
«Sì» rispose Alice come se si fosse già preparata a dirlo.
I cuscini erano di nuovo al loro posto sul divano e un grande lampadario illuminava tutto dal centro del soitto. Non c’era più nessuna traccia di
cospirazione. Il tè si era rafreddato sul tavolino e in fondo alla tazza si era
accumulato un precipitato scuro e zuccherino7. Mattia pensò che quella era
solamente la casa di qualcun altro.
Si avvicinarono insieme alla porta. Lui siorò con la mano quella di Alice
mentre le passava accanto.
«Il biglietto che mi hai mandato ... » fece. «C’era qualcosa che volevi dirmi».
Alice sorrise.
«Non era niente».
«Prima hai detto che era importante».
«No. Non lo era».
«Riguardava me?»
Lei esitò un attimo.
«No» fece. «Riguardava solo me».
Mattia annuì. Pensò a un potenziale che si era esaurito, alle invisibili linee
di campo che prima li univano attraverso l’aria e che adesso non c’erano più.
«Allora ciao» disse Alice.
La luce era tutta dentro e il buio tutto fuori. Mattia le rispose con un gesto
della mano. Prima di rientrare, lei vide ancora il cerchio scuro disegnato sul suo
palmo, come un simbolo misterioso e indelebile e irrimediabilmente chiuso.
1. La solitudine dei numeri primi. Riletti sulla frase Lei era nell’altra stanza e lo aspettava. A separarli c’erano due file di mattoni, pochi centimetri d’intonaco e nove anni di
silenzio: quale relazione possiamo stabilire tra queste parole e il signiicato del titolo?
Prima di rispondere ripensa alle caratteristiche dei numeri primi.
2. I conlitti di Mattia. Quali sono le opposte tensioni che danno vita allo scontro
interiore in cui il protagonista si dibatte? Ritieni che il modo in cui risolve il proprio
dilemma sia un gesto coraggioso o una manifestazione di paura o, peggio ancora, di
vigliaccheria? Rispondi con opportuni riferimenti al testo.
3. La scelta e gli oggetti. Quale acquisita consapevolezza spinge Mattia alla decisione
di andarsene? Da che cosa viene determinata questa sensazione irrevocabile?
4. La igura di Alice. Sulla base delle iniziali considerazioni di Mattia in bagno sulle
ragioni del suo incontro con Alice e del comportamento della ragazza durante il saluto inale, possiamo sostenere che essa abbia agito in modo contraddittorio? Come
ti spieghi la sua condiscendenza davanti alla scelta di Mattia di andarsene?
5. Il fallimento di Mattia e di Alice. Per quale motivo possiamo afermare che i due
personaggi sono protagonisti di un mancato processo di formazione? Rileggi con
attenzione il modo in cui si dicono addio e la conclusione del narratore.
6. La luce e il buio. Quale signiicato ha la frase la luce era dentro e il buio tutto fuori?
È possibile cogliere in queste parole una nota di rammarico per ciò che avrebbe
potuto essere ma non è avvenuto? A quale personaggio ti pare più vicina questa
considerazione conclusiva?
7. Lo stile. Quali sono le principali caratteristiche delle scelte sintattiche e lessicali di
Giordano? Quali efetti espressivi ottengono?
I movimenti giovanili dagli anni Sessanta al terzo millennio
Paolo Giordano
Copyright © 2011 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6201]
Questo ile è un’estensione online del corso B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011
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