Dizionario teologia evangelica

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Presentazione
del Dizionario di Teologia Evangelica
Andrea Ruberti
È necessario, come primo passo, sgombrare il campo da una possibile ambiguità: questo non è un dizionario di teologia protestante tout
court, ma un importante strumento di quel movimento «evangelico»,
che oggi rappresenta nel mondo forse i due terzi delle confessioni protestanti e che si distingue dalle comunità del protestantesimo storico:
valdesi, metodisti, battisti. In origine il termine «evangelico» è sinonimo di protestante – con questo significato lo utilizza anche Lutero –
ma successivamente, dalla fine del XVIII secolo, con la diffusione della
teologia del Risveglio,1 passa nel mondo anglosassone a indicare quei
gruppi che si riconosceranno in questo movimento. Come scrive A. Encrevé: «non riguarda una Chiesa particolare, ma tocca tutto l’insieme
del mondo protestante in Europa e negli USA».2
Questo Dizionario di oltre 600 voci ha il grande pregio di introdurci
in un mondo ancora poco conosciuto in Italia3 ma che negli USA rappresenta circa il 40% della popolazione,4 tanto da far affermare a M.
1 Cf. J.I. PACKER, «Risveglio, Teologia del», in P. B OLOGNESI – L. DE CHIRICO – A. FERRARI
(edd.), Dizionario di Teologia Evangelica [d’ora in poi DTE], EUN, Marchirolo 2007, 624625.
2 A. ENCREVÉ, «Evangéliques», in P. GISEL (ed.), Enciclopedie du protestantisme, du CerfLabor et Fides, Paris-Genève 1995, 551.
3 E non solo se, come afferma L. DE CHIRICO, «Teologia evangelica», in DTE, 727: «di questa teologia [...] di solito non c’è traccia nelle ricognizioni generali sulla “teologia evangelica”». P. Stefani, recensendo questo Dizionario per Il Regno, nota come «nel mondo
cattolico vi è una percezione piuttosto vaga della costellazione di comunità cristiane
evangeliche, quantitativamente maggioritarie, presenti nel nostro paese» (Il Regno-att.
52[2007], 699).
4 Così afferma P.F. KNITTER , Introduzione alle teologie delle religioni, Queriniana, Brescia
2005, 54. P.M. BASSETT, «Evangelicali», in Dizionario del Movimento Ecumenico, EDB, Bo-
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Matry: «considerare la religione americana e trascurare l’evangelicalismo e il fondamentalismo sarebbe paragonabile a scrutare il panorama
fisico americano e ignorare le montagne rocciose».5 Una realtà la cui riflessione teologica è ancora meno conosciuta e considerata, perché ritenuta eccessivamente legata alla lettera della Bibbia e poco affinata
speculativamente.
1. La teologia evangelica
Evangelico, così come è definito da Leon Morris nel sito
www.alleanzaevangelica.org, è «qualcuno che crede nell’autorità della
Bibbia e nella salvezza attraverso l’accoglimento personale di Gesù
Cristo».
In questa stringata definizione possiamo facilmente riconoscere le
colonne sulle quali si costruisce la teologia evangelica – che ha come riferimento la confessione di fede dell’Alleanza evangelica nata nel 1846
e in Italia nel 1974 –.6
a) La rigorosa importanza riconosciuta alla Scrittura. L’accoglienza dei metodi esegetici storico-critici non può annullare la
divinità della Rivelazione e andare a detrimento della presenza
del soprannaturale nella Bibbia la cui autorità rimane primaria
e insostituibile: «ciò che conta è il diritto di Dio, non quello
della ragione, della natura o di altro, per questo la sensibilità
logna 1994, 524: «Sulla scena internazionale, i cristiani che si definiscono evangelicali
sono tra i gruppi a più rapida crescita tra quelli che compongono la famiglia cristiana, soprattutto in America Latina».
5 M. MARTY, A Nation of Believers, University of Chicago Press, Chicago 1976, 80.
6 L’interesse alle questioni unitarie nell’alveo riformato in Italia ha dovuto fare i conti,
per Antonino Ramirez (cf. voce «Alleanza Evangelica Italiana», in DTE, 17-18), con un
generale disinteresse. Il tentativo più interessante fu quello del pastore valdese Paolo
Geymonat (1864) che trovò però una forte opposizione. Solo un secolo dopo, nel 1965 al
II Congresso delle Chiese evangeliche italiane rinacquero speranze unioniste segnando
però la separazione tra i protestanti storici – che due anni dopo diedero vita alla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia – e gli evangelici conservatori che si federarono
nel 1974 dando vita al ramo italiano dell’Alleanza evangelica. Ramirez termina l’articolo
continuando a denunciare lo «scarso ideale unitario che continua ad essere posposto agli
interessi denominazionali» (Ivi, 18).
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moderna non può essere assunta come parametro interpretativo
della Scrittura».7
b) Il riconoscimento della totale depravità dell’uomo, effetto devastante della corruzione del peccato, che esclude ogni capacità
naturale umana di conoscere Dio. Questa radicalità è giustificata «a posteriori» dalla grandezza del rimedio necessario: la
morte vicaria del Signore Gesù.
c) Il valore della persona e dell’opera di Gesù Cristo che, in
quanto vero Dio e vero uomo ha espiato il peccato in maniera
totale e definitiva.
d) La necessità dell’esperienza personale della conversione8 e
quindi dell’evangelizzazione.
Oltre che da queste colonne, la teologia evangelica – che non è
monolitica, ma plurale, potendosi riconoscere in essa i filoni anglicano,
arminiano, battista, dispensazionalista, luterano, riformato, carismatico/pentecostale – è segnata dalla ricerca di una profonda aderenza
alle convinzioni del cristianesimo storico, del quale si considera erede
e custode, senza cedimento alle tentazioni liberali e agli attacchi della
modernità. Da questo confronto nasce la tendenza a un conservatorismo dottrinale che salvaguardi e rispetti i connotati tradizionali della
fede. Inoltre si ritiene espressione autentica della tradizione protestante per il modo in cui rimane salda ai principi «formale» e «materiale» della Riforma: autorità della Scrittura e giustificazione per la
fede. Proprio questa presa di distanza dal liberalismo teologico contraddistingue l’evangelicalismo rispetto al resto del protestantesimo e il
Dizionario lo mette bene in evidenza nelle due voci sulla «Teologia contemporanea» – nella quale si illustrano i principali filoni di sviluppo
della riflessione cattolica e protestante del XX secolo –9 e sulla «Teolo-
7 P. BOLOGNESI , «Evangelicalismo», in DTE, 264.
8 L’esperienza della conversione interiore personale è un elemento così centrale nella
teologia e spiritualità evangelicali al punto da determinarne due tratti tipici e distintivi:
l’insistenza sulla fede individuale e una certa relativizzazione dell’appartenenza confessionale (cf. ENCREVÉ, «Evangéliques», 551).
9 Per l’ambito protestante si disegna un percorso che partendo dalla teologia della morte
di Dio, attraversa quella della secolarizzazione, quella ermeneutica e la teologia politica
o della speranza per approdare alla teologia neopositiva di W. Pannenberg che vuole fondare tutto sui fatti storici spogliando la Bibbia di ogni autorità formale. Della teologia cattolica si segnalano dapprima gli orizzonti antropologico-trascendentali e poi lo sposta-
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gia evangelica».10 Quest’ultima,11 sorge dalla volontà di difendere l’integrità della fede biblica da ogni accomodamento liberale, teso a minare l’autorità della Scrittura e il riferimento al soprannaturale per confidare in un ottimismo antropologico e nel progresso della scienza. È in
questo contesto che nasce il termine «fondamentalismo»: The Fundamentals era il titolo del periodico fondato nel 1920 da John Roach Straton per divulgare i cinque capisaldi fondamentali del cristianesimo: 1.
ispirazione e inerranza delle Scritture; 2. la divinità di Gesù Cristo; 3. la
sua nascita verginale; 4. la sua espiazione vicaria; 5. la sua risurrezione
e il suo ritorno.12 Gli evangelici rimproverano alle teologie cattolica e
protestante di essersi lasciate affascinare troppo dalla modernità tanto
da cedere proprio sui fondamenti:13 la Scrittura, che non pare essere più
il canone vincolante del lavoro teologico, e lo stesso riferimento a Gesù
Cristo che nelle teologie pluraliste delle religioni viene scolorato nella
sua unicità e universalità.
2. Il Dizionario di Teologia Evangelica
Il Dizionario, a differenza dei precedenti dizionari evangelici pubblicati in Italia,14 non si limita al campo biblico, ma è pensato interdi-
mento di interesse verso il sociale e politico con la teologia della liberazione. Si ricorda
la teologia del processo e la tendenza ad andare oltre una teologia ecumenica verso una
teologia delle religioni (P. BOLOGNESI , «Teologia contemporanea», in DTE, 722-724).
10 L. DE CHIRICO, «Teologia evangelica», in DTE, 726-729.
11 Importanti e interessanti sono le due appendici del Dizionario dedicate alla teologia
evangelica oggi e alla teologia evangelica in Italia, nelle quali sono fornite preziose informazioni su associazioni teologiche, facoltà di teologia, centri studi, case editrici, riviste
del mondo evangelicale.
12 DE CHIRICO, «Teologia evangelica», 729: «La posta in gioco per i fondamentalisti della
prima ora era l’integrità della fede biblica di fronte alla strategia liberale dell’accomodamento alla modernità».
13 Nel Dizionario si trovano due interessanti voci di P. BOLOGNESI , «Fondamentalismo», in
DTE, 286-288 e ID., «Fondamento», in Ivi, 288-289.
14 Vengono ricordati dai curatori nella prefazione queste opere: F. S CHAFF, Dizionario biblico, Claudiana, Torino 1891; Piccolo Dizionario biblico, Claudiana, Torino 1941; G.
M IEGGE (ed.), Dizionario biblico, Claudiana, Torino 1957, 31984; R. PACHE (ed.), Nuovo Dizionario biblico, Centro Biblico, Napoli 1981; Dizionario biblico tascabile, Casa Biblica,
Vicenza 1988.
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sciplinarmente spaziando dalla Scrittura, alla teologia, all’etica, alla
storia e proponendo così la possibilità di una full immersion nel mondo
evangelicale.15 L’esperienza è quella di entrare da una voce, come attraverso una fessura, in un mondo che si schiude, si dilata mano a
mano, scopre i suoi orizzonti, interroga, fa intravedere percorsi, fa pensare e a volte forse anche arrabbiare. Si può ad esempio farsi un’idea
del variegato panorama delle comunità e Chiese nate dalla Riforma attraverso più di trenta voci o conoscere più di settanta biografie di «riformati»; si può seguire un percorso biblico che presenta tutti i libri della
Bibbia o percorrere itinerari teologici, liturgici, di teologia delle religioni o di teologia morale. Quello che manca e sarebbe stato uno strumento utile per l’utilizzo del Dizionario è una mappa di queste piste, un
indice sistematico e ragionato che strutturasse le voci per grandi aree
tematiche.
2.1. Scrittura ed esperienza personale della fede
Proviamo, attraverso qualche carotaggio, a dare un assaggio di
quello che si può trovare in quest’opera. Vediamo prima di tutto due
voci che ci presentano due capisaldi dell’esperienza di fede evangelica:
«Autorità della Scrittura»16 e «Conversione».17
La questione dell’autorità18 sta al cuore, meglio nelle viscere, di un
sistema teologico e di una vita di fede, perché tocca le corde interiori
dell’appartenenza, per questo proprio su questo tema la diversità nel
cristianesimo è molto accentuata. È il punto cardine della Riforma che
ha fatto dell’autorità della Scrittura il criterio fondante della fede, togliendo spazio a ogni altra autorità, per questo «non è una novità fon-
15 Delle 600 e più voci di cui è composto, tutte corredate da un’essenziale bibliografia
prevalentemente in italiano, diverse sono riadattamenti di lemmi ripresi da opere importanti dell’evangelicalismo mondiale: W. E LWELL (ed.), Evangelical Dictionary of Theology,
Baker Book House, Grand Rapids 1984; S.B. F ERGUSON – J.I. PACKER – D.F. W RIGHT (edd.),
New Dictionary of Theology, Inter-Varsity Press, Leicester 1988; E.F. HARRISON (ed.),
Baker’s dictionary of Theology, Baker Book House, Grand Rapids 121982; Grand Dictionnaire de la Bible, Excelsis Sarl, Cléon d’Andran 2004.
16 L. DE CHIRICO, «Autorità della Scrittura», in DTE, 71-73.
17 G. PICCOLO , «Conversione», in DTE, 147-148.
18 Cf. anche la voce R.A. FINLAYSON – L. DE CHIRICO, «Autorità», in DTE, 70-71.
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damentalista tipica di una mentalità culturalmente reazionaria, ma è
parte integrante e organica del codice genetico del protestantesimo
classico».19 La teologia evangelicale difende lo statuto soprannaturalmente ispirato del testo biblico dalla messa in discussione posta dalla
modernità teologica. Negli ultimi trent’anni tre documenti elaborati nei
congressi internazionali a Chicago hanno contribuito a chiarire la posizione evangelicale legando confessione, ermeneutica e prassi: l’inerranza del testo biblico per l’indissolubile legame tra Gesù Cristo e la
Scrittura (1978); un’interpretazione che segua il principio dell’analogia
della fede (1982); l’analisi di questioni etiche, sociali e politiche sottomessa all’ubbidienza evangelica della Scrittura (1986). L’autorità della
Scrittura oggi è messa in crisi dal rifiuto di ogni autorità, ma in realtà,
chiosa l’autore dell’articolo, «la linea di discriminazione è tra quale tipo
di autorità si segue: quella della ragione, del sentimento, del pluralismo, del relativismo postmoderno, della cultura laica? O della Scrittura?
Questa opzione fondamentale è inevitabile».20
Senza la conversione – concepita come una rigenerazione, una
nuova nascita, un cambiamento radicale –21 non c’è salvezza. Qui si
vede chiaramente l’interesse dell’evangelismo per la dimensione esperienziale della fede. La vita evangelica inizia solamente attraverso una
scelta piena e consapevole che è un nascere di nuovo, «un nuovo inizio
spirituale nella relazione di una persona con Dio».22 L’uomo per salvarsi
ha bisogno di passare dalla signoria di Satana, cui è soggetto, alla signoria di Dio, dalle tenebre alla luce e questo può essere solo il risultato
di una cooperazione umana e divina perché richiede il ravvedimento,
autentico dolore per il peccato, e la fede, piena fiducia nella salvezza
operata dalla morte di Cristo. Un’autentica conversione porta sempre
con sé un nuovo stile di vita nell’uomo e la gioia nel cuore di Dio.
19 DE CHIRICO, «Autorità della Scrittura», 72. De Chirico, richiamando J. Packer, vede
l’autorità biblica determinata da sette elementi: l’ispirazione dei testi biblici; la loro canonicità; la loro autoautenticazione attraverso lo Spirito; la sufficienza delle Scritture; la
loro chiarezza; la loro umanità e divinità; la sottomissione consapevole al loro insegnamento.
20 DE CHIRICO, «Autorità della Scrittura», 73.
21 Più volte l’autore dell’articolo fa riferimento alle parole di Gesù a Nicodemo in Gv 3,38. Cf. PICCOLO , «Conversione», 147-148.
22 PICCOLO , «Conversione», 147.
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2.2. Rapporto con il mondo moderno
La teologia evangelica abbiamo già notato come abbia preso forma
all’interno di una relazione conflittuale, non facilmente accondiscendente, con i forti cambiamenti che hanno segnato il panorama culturale
degli ultimi centocinquant’anni; può essere allora interessante vedere
come il Dizionario disegna questo contesto leggendo le voci su «Modernità»23 e «Postmodernità».24
La modernità, che ha avuto il suo culmine e il suo momento paradigmatico nell’illuminismo, ha segnato l’occidente sin dal rinascimento,
caratterizzandosi per la nascita del capitalismo, del razionalismo, dell’individualismo, del progresso scientifico e tecnologico, della secolarizzazione. Autorità suprema dell’uomo emancipato e autonomo è solo
quella della ragione, autentico magisterium che si manifesta appieno
nel primato del sapere scientifico. La teologia protestante ha subito il
fascino della modernità invertendo il movimento dalla Rivelazione all’uomo ripensandosi su basi antropocentriche, immanentiste ed eticizzanti. La teologia evangelica classica invece
ha resistito alle rivendicazioni assolutistiche della modernità e ha rifiutato
di piegarsi alla dittatura della ragione moderna [...] non si può dire che la
modernità abbia scalfito l’esigenza evangelica di pensare i pensieri di Dio
dopo di Lui, sottomettendo ogni facoltà umana al vaglio della Rivelazione.25
La resistenza alla modernità illuminista e il conflitto con le tendenze dominanti della cultura moderna, porta il movimento evangelicale a sottolineare la colpevolezza dell’uomo e la conversione come segno di rottura, dentro un modello teologico calvinista centrato soterio-
23 L. DE CHIRICO, «Modernità», in DTE, 465-466.
24 L. DE CHIRICO, «Postmodernità», in DTE, 570-572.
25 DE CHIRICO, «Modernità», 466. Alla luce del rapporto con la modernità è interessante
leggere l’inizio dell’articolo di J. R UIZ, «Vaticano II, Concilio», in DTE, 773: «Il Concilio
Vaticano II (1962-1965) è stato il principale tentativo della Chiesa cattolica per adattarsi
alla modernità, costantemente rifiutata dal magistero dai tempi del Vaticano I».
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logicamente, che guarda alla croce come sostituzione penale e che si
rifà in modo massiccio a categorie giuridiche e storiche.26
Il progetto ottimistico e di sviluppo della modernità è naufragato
mostrando tutti i suoi effetti nefasti e l’uomo contemporaneo vive nel
disagio dentro questa crisi: così può essere rappresentato in estrema
sintesi lo spettro della condizione postmoderna. Questa delusione ha
portato per Lyotard a rendere gli uomini e le donne di oggi increduli
verso le «grandi narrazioni» e non interessati ad alcuna visione metafisica totalizzante del reale. La fede non può non fare i conti con questo, però per De Chirico la riflessione teologica sembra essere anche
qui eccessivamente supina ad accogliere questo metro culturale, rischiando di ridurre il messaggio cristiano a una storia tra le altre, cedendo a un’eccessiva relativizzazione. In fondo, per l’autore, il comune tarlo di modernità e postmodernità è una struttura di pensiero
fondata sull’autonomia, prima giocata sul polo della razionalità e poi
su quello dell’irrazionalità. È invece necessario per l’evangelismo
riandare continuamente alla visione biblica del mondo per incarnarla
nella società.
Un’altra voce capace di evidenziare la relazione tra teologia
evangelica e mondo contemporaneo, anche oggi spesso nel mezzo del
dibattito culturale, è quella del «Creazionismo».27 Con questo nome si
identifica un vasto movimento contrario all’evoluzionismo e al concordismo che vuole difendere la credibilità non solamente teologica, ma
anche storica e scientifica del racconto biblico della creazione. Nella
sua versione più radicale è una bandiera, dagli anni ’20, del neofondamentalismo28 che vede nell’evoluzionismo la metafora dell’ateismo
e rifiuta anche ogni ipotesi di evoluzione ateistica e creazione progressiva. Per la teologia evangelica la Bibbia non dice il come e il
quando della creazione, ma la sua origine per volontà divina, non dominata dal caso.
26 Cf. H. B LOCHER, «Théologie évangélique», in Enciclopedie du protestantisme, 15541555.
27 L. DE CHIRICO, «Creazionismo», in DTE, 156-158.
28 Cf. P. B OLOGNESI , «Neofondamentalismo», in DTE, 488-490: «costituisce una degenerazione del fondamentalismo e non va confuso con esso. Esso costituisce comunque una
frangia del mondo evangelico che, proprio per le involuzioni che esprime, invita a distinguere meglio gli aspetti fondamentali della fede da quelli periferici» (Ivi, 490).
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2.3. Ecumenismo e dialogo
Anche solo questi assaggi, questi pochi accenni – il riferimento al
cristianesimo storico, il considerarsi gli autentici custodi dei principi
fondanti la Riforma, l’opposizione a ogni cedimento verso il pensiero
culturale del momento – credo facciano intuire come le dimensioni
identitarie stiano a cuore al pensiero evangelicale. Ma allora come si
pongono gli evangelici nei confronti dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso?
Nota Pietro Bolognesi, estensore della voce «Ecumenismo»,29 che
«nel clima attuale, il termine possiede una colorazione particolarmente
positiva e sembra collocarsi bene nel contesto della sensibilità moderna». Tenendo presenti i rilievi mossi dalla teologia evangelica ai
rapporti tra confessione di fede e modernità, si può comprendere la criticità di questa affermazione. L’autore riconosce che la ricerca di un’unità visibile dei cristiani ha indubbie radici neotestamentarie negli apostoli e nel Signore Gesù stesso, ma il modo in cui si muove l’ecumenismo contemporaneo si presta a equivoci, il più importante dei quali è il
rapporto tra unità e verità.30 Viene dato il primato alla ricerca dell’unità, a scapito della verità dell’evangelo, le convergenze sono spesso
guadagnate mettendo sempre più tra parentesi la dottrina. Questa inversione di primazia porta per gli evangelici a un secondo punto di criticità del percorso ecumenico: assumere come criterio di base l’ecclesiologia – perché appunto l’interesse primario è la ricerca di unità della
Chiesa – e non la parola di Dio; invece in prospettiva evangelicale l’unità non potrà che essere fondata sulla verità della Scrittura cercando
un accordo sui punti fondamentali della Rivelazione.
Ancora più critico è, chiaramente, in prospettiva evangelica, il dialogo interreligioso.31 Nella distinzione classica tra esclusivismo, inclusi-
29 P. BOLOGNESI , «Ecumenismo», in DTE, 225-227.
30 Bolognesi accenna all’esistenza di due tipi di ecumenismo: quello del CEC, federativo, più attento all’azione sociale comune e meno interessato a un accordo dottrinale; e
quello cooperativo degli evangelici, interessato all’evangelizzazione ma solo a partire da
una base di fede comune.
31 C. WRIGHT, «Cristianesimo e religioni», in DTE, 160-163. Nel Dizionario si trovano anche voci che prendono in esame il rapporto tra il cristianesimo e le più importanti religioni mondiali: E. L ABANCHI, «Buddismo e cristianesimo», in Ivi, 97-100; ID., «Induismo e
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vismo e pluralismo, gli evangelici si riconoscono nel primo di questi approcci anche se con notevoli differenze tra coloro per i quali non può
esserci salvezza al di fuori di un’esplicita conoscenza e confessione di
Gesù Cristo e altri che ammettono una possibilità salvifica anche per
chi senza colpa non lo ha mai conosciuto ma ha vissuto aperto al mistero di Dio. Le varie posizioni pluraliste sono inaccettabili in prospettiva evangelicale perché, riconoscendo anche nelle altre religioni delle
possibili vie di salvezza, mettono in questione a differenti livelli, l’unicità e l’universalità di Gesù Cristo, ma questa «non è un’invenzione dei
cristiani. È una verità che ci è stata affidata in quanto amministratori e
testimoni».32
2.4. Etica
Un ultimissimo e breve accenno potremmo farlo alle voci etiche del
Dizionario che illustrano la posizione evangelicale su temi di calda attualità. Sull’aborto,33 pur richiamando normativamente la vita come
dono di Dio, si cerca una terza via tra il fronte «pro-vita», contrario a
ogni legalizzazione perché sacralizza la vita e il fronte «pro-scelta», che
vuole sempre lasciare alla donna il diritto di decidere, cercando di tener costantemente presenti le norme morali, le situazioni contingenti e
i soggetti coinvolti. L’aborto rimane sempre un male che a volte però è
inevitabile.
Nell’articolo sull’«Eutanasia»34 ci si schiera contro una sua legalizzazione cercando di promuovere però un’umanizzazione della morte
contro l’accanimento terapeutico e contro il primato della tecnologia
medica sulla volontà del paziente; è detto chiaramente che «non è eutanasia il diritto del paziente di interrompere [...] qualsiasi trattamento
medico da essi giudicato inutile».35
cristianesimo», in Ivi, 356-358; ID., «Islam e cristianesimo», in Ivi, 368-370; M.F. GOLDSMITH , «Giudaismo e cristianesimo», in Ivi, 315-317.
32 W RIGHT, «Cristianesimo e religioni», 163.
33 L. DE CHIRICO, «Aborto», in DTE, 4-5. Anche nell’articolo ID., «Embrione», in Ivi, 237239 si cerca un approccio che tenga presenti tanto la definizione sostanzialista che quella
funzionalista.
34 L. DE CHIRICO, «Eutanasia», in DTE, 262-263.
35 DE CHIRICO, «Eutanasia», 262.
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La famiglia36 non è frutto di uno sviluppo evolutivo culturale, ma
istituzione originaria e permanente costituita da Dio, per cui è inconcepibile il riconoscimento legale di coppie omosessuali.37 Il divorzio38
sorge sempre dal peccato, ma è possibile, soprattutto nel caso di rottura
del vincolo matrimoniale con l’adulterio, e successive nozze sono non
solo possibili ma desiderabili.
3. Conclusione
Dalla seconda metà del Novecento, il metodo teologico ha spesso
fatto proprie le istanze della filosofia ermeneutica, dando rilevanza
nell’elaborazione della riflessione teologica e dell’annuncio ai soggetti
coinvolti e alla situazione contestuale. Sono così nate esperienze come
la teologia della liberazione, nella quale i dati della Rivelazione sono
riletti a partire dalla situazione delle vittime e dei poveri.39 Il percorso
non è più semplicemente deduttivo e unidirezionale, dalla Rivelazione
al contesto, ma si entra in un circolo ermeneutico induttivo tra «testo»,
«contesto» e «interprete», che invita a rileggere la memoria cristiana,
la Scrittura, dentro ambiti vitali sempre nuovi. È nei confronti di questa circolarità che, mi sembra di poter affermare, gli evangelici sollevino la maggior parte delle loro obiezioni, ed è questo forse ciò che in
modo più marcato segna la loro identità e prospettiva: primario deve
sempre rimanere il «testo», la legittima attenzione al contesto non può
mai essere posta come punto cardine di partenza. Pur con tutte le osservazioni critiche che possiamo sollevare a questa posizione conservatrice – e interessante potrebbe essere analizzare i rimandi con le po-
36 J.-M. BERTHOUD, «Famiglia», in DTE, 269-270.
37 Vedi anche L. DE CHIRICO, «Omosessualità», in DTE, 509-511: «dovranno essere contrastati tutti quei provvedimenti volti alla sostanziale equiparazione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali sposate» (Ivi, 511).
38 L. DE CHIRICO, «Divorzio e nuove nozze», in DTE, 207-209.
39 In ambito cattolico potremmo già notare nella costituzione pastorale Gaudium et spes
del Vaticano II l’adozione di un metodo induttivo che parte dall’ascolto dei problemi, dei
desideri e delle aspirazioni degli uomini e delle donne del mondo presente (cf. J. D UPUIS,
Introduzione alla cristologia, Piemme, Casale Monferrato 1993, 12-18; C. GEFFRÉ, Credere
e interpretare. La svolta ermeneutica della teologia, Queriniana, Brescia 2002).
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sizioni conservatrici cattoliche – di certo gli evangelici richiamano ogni
cristiano a prendere profondamente sul serio la centralità della Parola
e di Gesù Cristo nella vita di fede.
ANDREA RUBERTI
Studio teologico interdiocesano «Mons. E. Bartoletti»
Camaiore – Lucca
[email protected]
Summary
Turning the pages of the Dictionary of Evangelical Theology is like looking at a
world that opens up to you. This paper deals with a choice of Dictionary headings that
highlight some of the contents which are particularly dear to evangelism, such as the
centrality of the biblical text, the beginning of the evangelical life by way of a fully
aware choice, the failure of the optimistic project of modernity, the creationism (where
the theory of evolution is seen as a metaphor of atheism), contemporary ecumenism
viewed with mistrust and, at last, the ethical topics which remind all believers that the
word of Jesus Christ should be the centre of their life of faith.
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