DEMO - La Stampa

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DEMO - La Stampa
QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867
Venerdì 22 febbraio 2013 1,00 € IN ITALIA (PREZZI PROMOZIONALI ED ESTERO IN ULTIMA) SPEDIZIONE ABB. POSTALE - D.L. 353/03 (CONV. IN L. 27/02/04) ART. 1 COMMA 1, DCB - TO www.lastampa.it
PRIMO PIANO
ESTERO
IL DILEMMA
DELL’ASINO DI
BURIDANO
Quasi nessuno crede
alle promesse dei politici. Quindi andremo a
votare al buio, consapevoli che - chiunque...
Continua
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
ALLUVIONE A CATANIA:
FIUMI D’ACQUA NELLE
STRADE E GENTE SUI TETTI
Una notte
scaccia crisi a
Wembley
IBantams sono pronti.
Domenica a Bradford,
cittadina del Nord depresso, il tempo si fermerà per la finale...
Continua
TWITTER Catania allagata in un’ora da un nubifragio
Continua
“Nei casi di
stupro pillola del
giorno dopo”
Svolta dei vescovi tedeschi: aprono sulla pillola del giorno dopo, ma
solo nel caso di donne
vittime di stupro...
Continua
L’ultimo comizio
«Cari elettori, per un disguido tecnico nelle settimane scorse è andata
in onda la campagna sbagliata: il cagnolino di Monti, il giaguaro di
Bersani, la busta di Berlusconi travestita da rimborso delle tasse, il
mago Zurlì che smentisce la partecipazione di Giannino allo Zecchino
d’Oro. In realtà avremmo dovuto intrattenervi su una questione...
Continua
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
INDICE PRINCIPALE
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Primo piano
L’ultimo comizio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
Il dilemma dell’asino di buridano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
Estero
Dsk sedotto e svergognato la scrittrice: è un maiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 107
Mosca sfida kerry sugli orfani russi “uccisi” negli usa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
Cronaca
Il papa pronto a togliere il segreto sul caso vatileaks . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 133
I vescovi tedeschi aprono alla pillola del giorno dopo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 136
Economia
La reazione amara “sentenza estranea al nostro operato” . . . . . . . . . . . . . . . . . . 184
Condannati gabetti e grande stevens . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 186
Cultura
Il dilemma dell’asino di buridano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 217
La verità è richiesta a tutti a giannino come a chi lo lapida . . . . . . . . . . . . . . . . . 222
Sport
Napoli-juve, chi arbitra? comunque vada, sarà discusso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 284
La spagna non vince più: in champions rischia l’estinzione . . . . . . . . . . . . . . . . . 287
Locale
Un indagato, venticinque anni dopo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 328
«che emozione ormai non ci speravo quasi più» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 331
PRIMO PIANO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
PRIMO PIANO
L’ultimo comizio
PRIMO PIANO
Sommario
«Cari elettori, per un disguido tecnico nelle settimane scorse è andata in onda
la campagna sbagliata: il cagnolino di Monti, il giaguaro di Bersani, la busta
di Berlusconi travestita da rimborso delle tasse, il mago Zurlì che smentisce la
partecipazione di Giannino allo Zecchino...
M ASSIMO G RAMELLINI
IL DILEMMA DELL’ASINO DI BURIDANO
Quasi nessuno crede alle promesse dei politici. Quindi andremo a votare al buio,
consapevoli che - chiunque vinca - non farà quello che si è impegnato a fare. Il
fatto che sia irrazionale, irragionevole o quantomeno ingenuo credere a quello
che i politici ci raccontano in campagna...
L UCA RICOLFI
Una notte scaccia crisi a Wembley
IBantams sono pronti. Domenica a Bradford, cittadina del Nord depresso, il
tempo si fermerà per la finale della Coppa di Lega a Wembley dove la squadretta
locale di quarta serie, i Galletti come li chiamano, affronta lo Swansea dell’ex
juventino Laudrup che gioca nella Premier inglese....
CLAUDIO GALLOINVIATO A BRADFORD
“Nei casi di stupro pillola del giorno dopo”
Svolta dei vescovi tedeschi: aprono sulla pillola del giorno dopo, ma solo nel caso
di donne vittime di stupro e a patto che il farmaco impedisca la fecondazione e
non abbia effetti abortivi. A comunicarlo è stata la Cei tedesca, che precisa anche
che la cura non deve causare la morte...
Tornielli
PRIMO PIANO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
NEVICA, CI VUOLE FEDE PER ANDARE A VOTARE
Ci si mette anche la neve, come se non ci fossero già abbastanza difficoltà ad
andare a votare. Non si sa per chi, non si sa perché, per noi? per i figli? per il
futuro? per l’Europa?
FERDINANDO C AMON
Elezioni, il giorno delle piazze
Oggi Grillo chiude la campagna elettorale in piazza San Giovanni a Roma: saremo un milione. Berlusconi sarà in piazza Plebiscito a Napoli, Monti a Firenze.
Ieri Bersani ha lanciato un appello ai delusi della destra: fateci governare.
Bertini, Cerruti, Colonnello, Corbi, Geremicca, Malaguti, Magri, Mathis, Mercalli, Piepoli, Rampino
e Ruotolo
MALTEMPO, PER I PARTITI È EMERGENZA ANZIANI
Avederla avanzare da lontano sembra la nuvola di Fantozzi. Quella che, in un
impeto di iella, scaricava pioggia sul malcapitato ragioniere, mentre il resto del
cielo era sereno.
F ABIO MARTINI
La Ue taglia le stime sull’Italia
Il primo scudo anti-spread varato dalla Bce nel 2010 vale 218 miliardi: 103 miliardi sono in bond italiani
Mastrobuoni e Zatterin
Dsk, nuovo scandalo: sedotto e svergognato
La scrittrice Iacub, diventata la sua amante, lo accusa: è un maiale. Lui: mi ha
ingannato
Alberto Mattioli
PRIMO PIANO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
GIANNINO LO ZECCHINO DI LATTA
Come un impassibile pupazzetto fatto di mattoncini colorati, Oscar Giannino si
va smontando pezzo per pezzo.
ELENA LOEWENTHAL
Pistorius, oggi il primo verdetto
Dopo un clamoroso passo falso dell’accusa l’udienza di convalida può risolversi
a favore dell’atleta
Mastrolilli e Simoncelli
Il Papa pronto a togliere il segreto
La relazione dei commissari sarà consegnata ai cardinali
Galeazzi
E in piazza del Plebiscito il nemico numero uno è Grillo “Illude
come i Gratta e Vinci”
L’ incubo è Grillo. È lui, «il comico-Savonarola», «il populista», «il demagogo»,
«il mostro uscito dal web», il Grande Babau che tormenta i giorni e le notti dei
ventimila militanti del Pd radunati in piazza del Plebiscito in attesa di Pier Luigi
Bersani. Un’ossessione...
ANDREA MALAGUTIINVIATO A NAPOLI
L’affondo di Bersani a Napoli Appello ai delusi della destra
Prima di chiudere la sua campagna a Napoli, epicentro di una regione ad alto
rischio dove conta di vincere anche se per poco e dove per la prima volta tende
la mano agli elettori del Pdl delusi, «non abbiamo bisogno di nemici, non divideremo il Paese», Pierluigi Bersani fissa due punti...
CARLO BERTINIINVIATO A NAPOLI
PRIMO PIANO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Ultime promesse e ultime risse
Finale di campagna dal sapore antico, tribune politiche in tivù come ai tempi
del tubo catodico, comizi nelle piazze alla maniera del dopoguerra. Siamo sotto
i riflettori, il mondo ci osserva, i mercati trattengono il fiato come si coglie dalle
fibrillazioni dello spread (in salita verso...
di UGO MAGRI
Napolitano: non mi ricandido e sul mio successore ogni ipotesi è
prematura
Bloccare sul nascere il «toto-Quirinale», quel caleidoscopio di ipotesi che si sciorinano proprio mentre il Paese è alla vigilia del cruciale voto politico. È questo
il senso della nota ufficiale con la quale ieri Giorgio Napolitano ha anzitutto ripetuto il proprio no davanti ai molti...
ANTONELLA RAMPINO ROMA
2
Sono oltre tre anni che va avanti questa rubrica, e dovrebbe essere rassicurante.
Alcuni lettori la stimano, altri la criticano, e vuol dire quantomeno che è letta.
Riceviamo mail di commento. Qualche volta viene usata per sostenere che sono
di destra, altre volte per sostenere che sono...
MATTIA FELTRI
Ha detto
Il Paese è pieno di problemi, capisco la rabbia ma votare per Grillo non serve
a risolvere i nostri guai Per il bene dell’Italia escludo un governissimo e anche
un ritorno alle urne
Se
Oggi finisce la campagna elettorale, se siamo ancora vivi.
PRIMO PIANO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Gelo e neve sulle urne Una minaccia per Pd e Pdl
In queste ore la perturbazione (vera) già presente su una porzione di Italia e che
annuncia di incrudelirsi nei giorni delle elezioni assomiglia proprio alla nuvola
di Fantozzi perché, sabato, a poche ore dall’apertura dei seggi, promette di scaricare neve copiosa su Emilia-Romagna,...
FABIO MARTINIROMA
PRIMA VOLTA PER UN’ELEZIONE IMBIANCATA
Vento, pioggia e neve condizioneranno l’affluenza alle urne delle elezioni
d’inverno? Forse non molto, visto che già Calvino, in «La giornata di uno scrutatore», racconto riferito al voto del 7 giugno 1953 in una Torino sotto la pioggia,
afferma che «ancora si credeva che con il...
LUCA MERCALLI
Piùdi47milioni chiamatiaesprimersi
Domenica 24 febbraio, dalle ore 8 alle ore 22, e lunedì 25 febbraio, dalle ore 7
alle ore 15, si svolgeranno le operazioni di voto per il rinnovo del Senato e della
Camera. Si voterà anche per tre regioni: Lombardia, Lazio e Molise. Lo scrutinio
avrà inizio lunedì 25 febbraio, al...
Rivoluzione in salita per la sfida di Ingroia
Una strada tutta in salita. Secondo molti, addirittura una Via Crucis percorsa
sotto il tiro incrociato di cecchini dalla casacca cangiante: da certi garantisti che
«siamo tutti innocenti salvo prova contraria» fino alle truppe dei democratici
accorse campo per difendere il «voto...
FEDERICO GEREMICCA ROMA
PRIMO PIANO
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
La certezza di Grillo: “Saremo un milione a San Giovanni”
L’ immagine è suggestiva: Bersani, Berlusconi, Monti, Ingroia e compagnia che
sventolano il fazzoletto bianco davanti al popolo grillino. «Arrendetevi», grida
Grillo. E lo urlava anche ieri sera, dalla piazza di Rieti, la penultima tappa prima
della marcia su Roma, il luogo fisico e...
MARIA CORBI ROMA
Boldrin: “Giannino è l’unico che paga per una bugia”
Boldrin, lei insegna economia negli Usa ed è tra i fondatori di Fare. Dopo il caso
Giannino che umore c’è nel vostro movimento?
TONIA MASTROBUONI ROMA
“Dimettermi? Non ci penso Anche i magistrati hanno diritto a
tornare al loro vecchio lavoro”
Grillo? «E’ una idrovora, risucchia tutto. Per la verità noi di meno. Ma Lega e
Berlusconi si stanno prosciugando. Stringe le mani a Casapound, strizza gli occhi agli evasori, sbotta contro i magistrati». Campagna elettorale agli sgoccioli.
Mancano poche ore alla chiusura e Antonio...
GUIDO RUOTOLO ROMA
A CHI VANNO I VOTI DI OSCAR?
Le dimissioni da «Fare» del suo coordinatore/ fondatore Oscar Giannino hanno colpito l’opinione pubblica. Ho conosciuto Giannino come «mente suggeritrice» di sistemi potenti come la Confindustria e ho notato come in determinati
ambienti sapesse trovare con un colpo d’occhio il...
NICOLA PIEPOLI
PRIMO PIANO
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Apertaun’inchiesta sullefirmediAlbertini
Un’inchiesta che ipotizza il reato di falso in atto pubblico è stata aperta della
Procura di Cremona in relazione a firme raccolte per le liste per le regionali
dell’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini e per quelle per le politiche della
lista Monti. Si tratterebbe di una...
Crisi Lega in Veneto “Rischiamo la mazzata”
Alle undici di sera, tra fan che vogliono la foto e tifoserie che affollano il buffet
(«È pronto il risotto!»), Flavio Tosi si ripara dietro una colonna del salone della
Fiera. Ultime fatiche, ultimo appello al voto e qui c’erano i 2 mila della sua lista,
la «Lista Tosi». Che non è...
GIOVANNI CERRUTIINVIATO A VERONA
“C’è più corruzione oggi che durante Tangentopoli”
Peggio del Ghana, del Botswana, del Buthan e del Rwanda. Appena prima di
Grecia e Bulgaria. Italia maglia nera della corruzione. Ma ciò che è peggio è che,
nella civilissima e virtuosa Lombardia, ad un passo dalle elezioni, la «piaga della
corruzione è ben più grave rispetto a 20...
PAOLO COLONNELLO MILANO
La Procura replica a Maroni “Indagini a Novara indifferibili”
«I n relazione alle dichiarazioni e ricostruzioni - errate - di un autorevole esponente di rilievo nazionale del movimento politico Lega Nord, espresse nel corso di un’intervista alla trasmissione di Radio2, 28 minuti, condotta da Barbara
Palombelli mercoledì, ritengo necessarie alcune...
MASSIMO MATHISNOVARA
PRIMO PIANO
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
L’Italia di sempre il vero timore che agita la vigilia elettorale
La campagna elettorale che solo ufficialmente si chiude oggi, ma continuerà in
pratica fino all’ultimo momento, ha determinato una speciale attenzione dei cosiddetti osservatori qualificati: ambasciatori, banchieri, gestori di fondi di investimento, corrispondenti dei maggiori giornali...
MARCELLO SORGI
Flop del detective, Pistorius spera
Dopo tre giorni di rinvii oggi dovrebbe essere il giorno della verità per Oscar
Pistorius. Il giudice Nair è chiamato a prendere una decisione se concedere o
meno la libertà su cauzione all’atleta sudafricano accusato di omicidio premeditato della fidanzata Reeva Steenkamp. Dopo la...
LORENZO SIMONCELLIPRETORIA
Fuhrman, il poliziotto che inquinò le prove e salvò OJ Simpson
Se potessi tornare indietro, non prenderei più la chiamata per quell’omicidio.
Vorrei che la mia eredità storica fosse il nulla, e il mio nome dimenticato». Questo è quanto rimane di Mark Fuhrman, quasi vent’anni dopo il caso Simpson.
Così ha parlato l’ex poliziotto di Los...
PAOLO MASTROLILLIINVIATO A NEW YORK
«OscarnonhacaseaGemona Stavasemprenellostessohotel»
La casa di Oscar Pistorius a Gemona è l’Hotel Willy. Il vicesindaco del comune
friulano è un amico di Pistorius, lo è diventato nelle estati di allenamento a Gemona, e non ha dubbi. «È assolutamente falso - dice Roberto Revelant – smentisco categoricamente, non ci sono fabbricati...
ESTERO
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
ESTERO
Dsk sedotto e svergognato La scrittrice: è un maiale
ESTERO
Sommario
Dsk è «mezzo uomo e mezzo maiale». E la parte migliore è la seconda: «In Dominique Strauss-Kahn ciò che c’è di creativo, di artistico e di bello appartiene
al maiale, non all’uomo. L’uomo è schifoso, il maiale è meraviglioso anche se è
un maiale, cioè un essere...
ALBERTO MATTIOLICORRISPONDENTE DA PARIGI
Mosca sfida Kerry sugli orfani russi “uccisi” negli Usa
Serghei Lavrov e John Kerry riescono finalmente a parlarsi dopo cinque giorni
e concordano di vedersi martedì a Berlino ma l’amara sorpresa per il neosegretario di Stato è l’agenda dei colloqui: la priorità del Cremlino non è la guerra
civile in Siria o il programma nucleare...
MAURIZIO MOLINARICORRISPONDENTE DA NEW YORK
La gaffe del principe Filippo “I filippini? Tutti infermieri”
Novantun anni, ancora diritto come un palo nonostante il recente bypass, il
principe Filippo, consorte della regina Elisabetta II da 65 anni, continua a dispensare le sue perle ad ogni pubblica occasione.
CLAUDIO GALLOCORRISPONDENTE DA LONDRA
Giochi di Rio Il Brasile si difenderà con armi russe
Il Brasile ha scelto armi «made in Russia» per difendere da qualsiasi minaccia proveniente dall’alto la sua Rio de Janeiro, che ospiterà le Olimpiadi nel
2016. Dopo avere firmato un accordo col primo ministro russo Dmitry Medvedev, l’annuncio è stato dato dal capo di Stato Maggiore...
PAOLO MANZOSAN PAOLO
ESTERO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
“Ho parlato in un Parlamento Che emozione!”
Ho parlato davanti alla Camera dei deputati. Che emozione! Il dibattito è stato
interessante. Abbiamo visto alcune sequenze del film di Dado Galvao (Connexion Cuba - Honduras), ha parlato il Senatore Eduardo Suplicy, mi hanno regalato una pianta con dei fiori stupendi. Mi chiedo soltanto:...
Y OANI SÁNCHEZ
LapoliziafermaduesostenitricidellePussyRiot
Un anno fa, alla vigilia del voto presidenziale in Russia, alcune militanti del
gruppo punk Pussy Riot si erano esibite nella cattedrale di Cristo Redentore di
Mosca con una «preghiera punk» anti Putin. Un anno dopo, due delle tre ragazze incriminate e processate per «teppismo...
Scivoloni celebri
Il vostro Paese deve essere mezzo vuoto, siete tutti qui a lavorare per il servizio
sanitario
La posizione della Russia
Questo tema delle adozioni di orfani russi da parte di genitori americani e in
primis la morte di Maxim Kuzmin sarà uno degli argomenti chiave durante i
colloqui della settimana prossima con John Kerry Vogliamo portare di fronte
alla legge tutti i genitori statunitensi che hanno commesso...
Una notte a Wembley per dimenticare la crisi
Domenica I «Bantams», in quarta serie, sfideranno per la Coppa di Lega lo
Swansea che milita in Premier Oltre lo sport Nella storica partita molti vedono
ormai l’unica occasione di riscatto della città dello Yorkshire
CLAUDIO GALLOINVIATO A BRADFORD
ESTERO
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Bombe nel cuore di Damasco: 53 morti
Mentre il caos dilaga nel non più quieto centro di Damasco, squarciato ieri da
almeno tre autobombe che mirando alla sede del partito di governo Baath e a
un palazzo dell’intelligence hanno lasciato sul terreno almeno 53 morti (in gran
parte civili) e oltre 300 feriti, si moltiplicano i...
FRANCESCA PACIROMA
“Nucleare, in Iran 180 nuove centrifughe”
L’Iran ha installato nell’impianto atomico di Natanz 180 centrifughe di ultima
generazione, accelerando l’arricchimento dell’uranio con un passo che accresce
i timori di una svolta militare del programma. A svelare la mossa di Teheran è
l’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea) con un...
[M.MO.]
Italiana violentata da duepoliziotti messicani
Una italiana residente nella località turistica messicana di Playa del Carmen,
vicino a Cancun, è stata violentata da due poliziotti, che sono stati arrestati. Lo
hanno riferito i media messicani. I fatti risalgono al 12 febbraio scorso. I due
poliziotti intervennero alle 4 del mattino...
[E. ST.]
BombaaHyderabad tornalapaurajihadista
Almeno 12 persone sono state uccise e circa 78 ferite in una duplice esplosione
in un’affollata area commerciale di Hyderabad. L’attacco è avvenuto intorno alle
19, un’ora di massimo affollamento nei pressi di due cinema e di una fermata
dell’autobus a Dilsukh Nagar, dove sorgono...
CRONACA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
CRONACA
Il Papa pronto a togliere il segreto sul caso Vatileaks
CRONACA
Sommario
Sul conclave incombe come una mannaia l’incognita della relazione cardinalizia
sugli scandali sessuali e finanziari in Curia. Prima di lasciare il Vaticano, Benedetto XVI potrebbe togliere il segreto pontificio alla relazione dei tre saggi sul
«Caso Vatileaks» in modo che i cardinali...
GIACOMO GALEAZZICITTÀ DEL VATICANO
I vescovi tedeschi aprono alla pillola del giorno dopo
vescovi tedeschi aprono alla pillola del giorno dopo nel caso di donne vittime
di stupro, a patto che il farmaco impedisca la fecondazione e non abbia effetti abortivi. È quanto ha comunicato la Conferenza episcopale tedesca riunita a
Trier. Le pazienti che hanno subito violenze sessuali...
[AN. TOR.]
I cardinali non hanno fretta: “Più tempo per capire la crisi”
La data d’inizio del conclave potrebbe essere anticipata dai cardinali, anche grazie all’annunciato motu proprio di Benedetto XVI, ma diversi dei porporati in
arrivo a Roma per il saluto al Papa che abbandona il pontificato non sembrano
avere alcuna fretta.
ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO
Abusi a Milwakee Interrogato Dolan
A pochi giorni dal Conclave uno dei suoi protagonisti, il cardinale di New York
Timothy Dolan, è stato interrogato mercoledì scorso per tre ore in relazione agli
abusi sessuali commessi dai sacerdoti di Milwaukee, la diocesi dove era stato
arcivescovo prima di trasferirsi a Manhattan. Il...
PAOLO MASTROLILLIINVIATO A NEW YORK
CRONACA
Sommario
22 febbraio 2013
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ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Lesuoreviolentate durantelaguerrainBosnia
Nel 1993 suscitò orrore e scalpore l’uso dello stupro come strumento di guerra
in Bosnia. Tra le donne violentate anche un imprecisato numero di suore, abusate nei conventi della zona e sulla scena delle battaglie. Allora la posizione del
Vaticano fu intransigente. Alcune di esse...
Le parole di padre Lombardi
Non esiste una possibilità di dire in anticipo la data del Conclave prima della decisione della Congregazione generale dei cardinali Oggi nessuno può dire quando inizierà Non è da aspettare in questi giorni una definizione dei rapporti con
i Lefebvriani Le decisioni saranno affidate...
La nota dei vescovi
La pillola del giorno dopo è lecita finché la cura abbia effetti preventivi e non
meramente abortivi I metodi farmaceutici che causano la morte del feto non
andrebbero comunque utilizzati
Nubifragio su Catania In un’ora città allagata
Un’ora di pioggia e grandine è bastata ieri pomeriggio per mettere in ginocchio
Catania: la via Etnea, il salotto buono della città, si è trasformato in un enorme
torrente in piena con l’acqua che ha travolto auto, moto, tavoli e sedie degli eleganti bar del centro storico,...
FABIO ALBANESECATANIAM
CRONACA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Habtamu, verso il suicidio a piedi nudi: “Come Bikila”
In un cantuccio dell’aereo che nel 2009 dall’Etiopia lo portava in Italia forse
viaggiava silenziosa con lui anche la tragedia del suo Paese. Habtamu, adottato
con il fratellino Asmé, ha scelto e incontrato la morte a 14 anni fra i tronchi di
un boschetto. Aveva patito la nostalgia...
MARCO NEIROTTIPADERNO DUGNANO (MI)
Playstation 4 tra novità e misteri
Era nell’aria come la primavera. Le voci si sono moltiplicate, fino a ieri. Fino al
Playstation Meeting di New York, dove, in una sala da ballo, la Hammerstein
Ballroom, un entusiasta Andrew House, Presidente e Ceo di Sony Computer
Entertainment, ha presentato la PlayStation 4.
ALESSANDRA CONTIN NEW YORK
Lafugadalcarcereèdafilm
Se ne sono andati nella notte dal carcere di Varese, segando le sbarre e calandosi
con le lenzuola. Uno dei tre romeni lo hanno preso vicino alla frontiera con la
Svizzera. Ma la cosa incredibile è che uno dei tre, Mikea Victor Sorin, 30 anni,
a giugno avrebbe finito di scontare una...
FABIO POLETTIMILANO
“Voci di Roma”, il nuovo sito che racconta la capitale
Nei giorni in cui Roma è diventata il luogo simbolo delle grandi partite del Paese,
dall’elezione di un nuovo governo fino a quella del nuovo Papa, «La Stampa»
lancia un progetto per ampliare ancora di più la gamma dei luoghi e delle storie
da raccontare. Con «Voci di Roma»,...
FRANCESCA SFORZA
CRONACA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
TUTTI SEMPRE DENTRO UN VIDEOGAME
È chiaro che l’avvento della Ps4 non susciti in tutti fremiti di mistica attesa. Potrebbe essere anche un passo avanti verso la distruzione del fantastico tradizionalmente immaginato, ma solo per chi ancora pensa che i videogame siano ordigni detestabili che allontanano i ragazzi dalle...
GIANLUCA NICOLETTI
L’allarme
In arrivo ulteriori forti piogge al Sud. Lo prevede la Protezione civile che ha diramato un allerta meteo. L’avviso prevede, dalle prime ore della giornata di oggi,
precipitazioni anche a carattere di rovescio o temporale dapprima su Sardegna,
in estensione a Lazio, Umbria, Campania,...
Ansa,canalewebperlalegalità
«Più scuola meno mafia»: con questo slogan il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha sintetizzato ieri le iniziative per favorire la diffusione della
cultura della legalità tra gli studenti. Una riguarda il canale dell’Ansa «Legalità» (www.ansa.it/legalita). «Sarà una...
Romantica e ruvida l’anima è doppia
Romantica e ruvida. Ricca e povera, associa i tessuti ricamati a quelli sportivi,
mixa giorno e sera senza regole, con semplicità, quasi con rabbia. Mette i sandali
oro con il carro armato, ma esce senza trucco, i capelli bagnati.
ANTONELLA AMAPANEMILANO
CRONACA
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
I bozzetti futuristi e gli orli irregolari di Madame Vionnet
Probabilmente Goga Ashkenazi, l’imprenditrice venuta dall’Est che ha deciso di
rilanciare le fortune di Madeleine Vionnet - la sarta più celebre di Francia prima
di Coco Chanel e come Coco nemica di busti, stecche e stringhe - non lo sa: ma
la sua idea di esporre a Milano, al Museo...
MARIA GIULIA MINETTIMILANO
Stile un po’ samurai sognando Borges
Mariuccia Mandelli alias Krizia non dà chiavi di lettura: «Basta che vi abbandoniate alle emozioni», dice dopo la sfilata. «Ci ho messo tutta la mia energia, e
poi non è mai semplice riassumere la fatica di tanti mesi».
EGLE SANTOLINIMILANO
Dalleformeatrapezioalrasostretch
Penelope Tree, la modella con i grandi occhi tristi adorata da David Bailey e da
Diana Vreeland, e le teddygirl ribelli: c’è voglia di Anni 60 nella prima collezione
donna di Bianchetti, presentata dopo l’esordio nella moda maschile. Piacerebbero a Penelope certe stampe dai colori...
Apreilnuovoconceptstoreitaliano
Dopo le aperture di Hong Kong, Beijing, Mumbai, Dubai, Macao e Parigi, Furla
lancia il suo nuovo concept store anche in Italia. Prima tappa, la boutique monomarca di Milano Duomo. Uno spazio firmato dallo studio Hmkm di Londra
fra tradizione e innovazione. Fonte d’ispirazione, i dettagli...
CRONACA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Fashion & Food
La notizia ha serpeggiato per tutto il giorno a bordo passerella, ma il marchio
Prada risponde con un laconico «no comment». Secondo le voci l’azienda sarebbe alle fasi finali per l’acquisizione dell’80% dello storico bar-pasticceria Cova di via Montenapoleone (angolo...
È l’ora dei giacinti Così belli, così rari
Azzurri e profumati Protetti dalle loro foglie lasciate sul terreno, si esibiscono
con l’orgoglio di raffinate selezioni I luoghi preferiti Rifiorivano puntuali tutti
gli anni sui bordi delle stradine: la collina torinese era un habitat perfetto
PAOLO PEJRONE
La Bce ha comprato 103 miliardi di Btp
Il primo scudo anti-spread, quello che fu inaugurato nel maggio del 2010
dall’allora presidente della Bce JeanClaude Trichet per proteggere Portogallo,
Grecia e Irlanda dal fallimento e che fu esteso nell’estate del 2011 anche ad Italia
e Spagna, vale 218 miliardi di euro. A tanto...
TONIA MASTROBUONITORINO
La Commissione Ue taglia le stime sull’Italia Pil a -0,8% nel 2013
Più pessimista di sé stessa pochi mesi fa, appena più ottimista delle grandi organizzazioni internazionali. Se i numeri della vigilia saranno confermati, la Commissione Ue ammetterà oggi che l’economia italiana va meno bene di quanto
aveva previsto ai primi di novembre e annuncerà...
MARCO ZATTERINCORRISPONDENTE DA BRUXELLES
CRONACA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
La quercia del giocattolaio tra la Maremma e il West
Ci sono alberi nati in natura dall’incrocio fra specie distinte e ci sono alberi immessi in natura e nati dall’incrocio in vivaio. Forme ibride per così dire «naturali», spontanee, appartengono alle querce, con nuove specie che si sono andate
a costituire e a diffondere grazie ai...
TIZIANO FRATUS
ECONOMIA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
ECONOMIA
La reazione amara “Sentenza estranea al nostro operato”
ECONOMIA
Sommario
«M ortificato» per l’imputazione e poi colpito da una sentenza «inimmaginabile», si dice Franzo Grande Stevens. E Gianluigi Gabetti non commenta a caldo
la decisione dei giudici, se non per affermare che «avrei sperato in un risultato
diverso». Ma già prima, rendendo dichiarazioni...
FRANCESCO MANACORDA MILANO
Condannati Gabetti e Grande Stevens
A tre giorni dalla prescrizione, Gianluigi Gabetti e l’avvocato Franzo Grande Stevens sono stati condannati per aggiotaggio informativo sul comunicato al mercato del 24 agosto 2005 dalla prima Corte d’appello torinese: un anno e quattro
mesi ciascuno, 600 mila euro di multa,...
ALBERTO GAINO
Fiat Industrial Via libera alla fusione con Cnh
Il consiglio d’amministrazione di Fiat Industrial, riunitosi ieri a Torino, ha dato
il via libera ai progetti di fusione che porteranno alla nascita del terzo gruppo
al mondo nei cosiddetti “capital goods”: ovvero la produzione e commercializzazione di macchine per le costruzioni e...
TEODORO CHIARELLI
Rinnovo, l’accordo è più vicino
Oggi potrebbe essere finalmente la giornata decisiva per la firma del rinnovo del
contratto collettivo di primo livello del gruppo Fiat. L’appuntamento è per le 10
di questa mattina all’Unione industriale torinese. La trattativa è ripresa dopo
una sospensione di tre settimane, una...
MARINA CASSI
ECONOMIA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
LaProcura:archiviazione perMargheritaAgnelli
La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Margherita Agnelli e per gli
avvocati Charles Poncet ed Emanuele Gamna, indagati nell’ambito di un capitolo della causa per l’eredità di Gianni Agnelli. Margherita Agnelli e Poncet erano accusati di tentata estorsione ai danni di...
Finmeccanica, parte l’era Pansa Via gli indagati dai consigli e
rinvio dell’approvazione del bilancio
Rinvio dell’approvazione del bilancio 2012, riassetto dell’organizzazione interna di Finmeccanica, nuove nomine nelle controllate, via tutti gli indagati. Come
era stato anticipato, il nuovo amministratore delegato Alessandro Pansa ha ridisegnato la struttura della holding pubblica,...
ROBERTO GIOVANNINI ROMA
Montepaschi, i Monti bond arrivano dopo le elezioni
Via libera della Corte dei Conti al decreto per i Monti bond e al prestito da quasi
quattro miliardi da parte del ministero del Tesoro. La decisione, attesa ma non
scontata, chiude l’iter autorizzativo e dovrebbe consentire a Mps di emettere i
titoli grazie ai quali ricevere i 3,9...
ALESSANDRO BARBERA GIANLUCA PAOLUCCI
L’ansia degli assicuratori europei pare esagerata
L’ ansia che ha colpito le compagnie assicurative europee pare esagerata. Il 20
febbraio le azioni della britannica Rsa sono crollate del 14% dopo il taglio di un
terzo dei dividendi deciso dalla società. Il 21 febbraio, Allianz, Axa e Swiss Re
hanno rispettivamente mantenuto,...
[GEORGE HAY]
ECONOMIA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Serve una nuova crisi per far tornare l’oro un investimento sicuro
L’ oro è sull’orlo di un precipizio spaventosamente ripido. La riluttanza di alcuni
funzionari della U.S. Federal Reserve nelle manovre di alleggerimento quantitativo della banca è stata sufficiente a determinare un crollo del metallo prezioso. A partire dal 2000 il valore dell’oro...
[IAN CAMPBELL]
LE BANCHE AFFONDANO MILANO IN RIALZO
PARMALAT E TI MEDIA
Seduta pesante a Piazza Affari, maglia nera in Europa col Ftse Mib che chiude
ai minimi (-3,13%). Il listino milanese risente del calo dei titoli degli istituti di
credito, in linea con la ritrovata tendenza in crescita dello spread tra Btp e Bund
che termina la seduta sopra la soglia dei...
NADIA FERRIGO
LEGENDA
AZIONI: il prezzo ufficiale rappresenta il prezzo medio dell’intera quantità di
titoli trattata nella seduta. Il prezzo di riferimento è costituito dal prezzo medio
dell’ultimo 10% di titoli trattati. La capitalizzazione è espressa in milioni di Euro. EURO 50: selezione dei 50...
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
CULTURA
IL DILEMMA DELL’ASINO DI BURIDANO
CULTURA
Sommario
Erinegoziando i vincoli europei (tradotto: lasciateci fare un po’ più di deficit),
nella speranza che l’economia riparta. La diagnosi è chiara: abbiamo avuto troppo rigore, è giunta l’ora di varare qualche stimolo all’economia. Il che, nella
mentalità della cultura di sinistra,...
LUCA RICOLFI
La verità è richiesta a tutti A Giannino come a chi lo lapida
La vicenda Giannino ha dell’inverosimile. Se si approfondisce, 7 persone su 10
potrebbero trovarsi nelle condizioni di Oscar. Quanti esercitano professioni e
dicono di aver titoli e poi non li hanno? Il barbuto pelato però ha le carte in
regola perché lui predica la meritocrazia e...
NEVICA, CI VUOLE FEDE PER ANDARE A VOTARE
Quale interesse ho, io personalmente, ad andare a votare? Starò meglio? Aiuto
a creare un posto per mio figlio? E tra chi posso scegliere? C’è un proverbio
poco citato ma illuminante, che spiega come dobbiamo guardare le cose che ci
premono da vicino: dobbiamo guardarle come se fossero...
FERDINANDO CAMON
GIANNINO LO ZECCHINO DI LATTA
L’ ultima è che non solo gli mancano il master, due lauree e un concorso per
entrare in magistratura, ma neanche allo Zecchino d’Oro ha mai cantato. Anche
quella è una bugia pietosa, una mistificazione fine a se stessa, un modo bislacco
per farci sognare o tornare bambini. Parola di...
E LENA LOEWENTHAL
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Editrice La Stampa
REDAZIONE AMMINISTRAZIONE TIPOGRAFIA 10126 Torino, via Lugaro 15,
tel. 011.6568111, fax 011.655306; Roma, via Barberini 50, tel. 06.47661, fax
06.486039/06.484885; Milano, via Paleocapa 7, tel. 02.762181, fax 02.780049.
Internet: www.lastampa.it. ABBONAMENTI 10126 Torino, via Lugaro 21,...
SANATORIA CONTINUA
Scrivo per esprimere il parere mio e di molti che, come me, stanno frequentando
il Tfa. Tfa significa Tirocinio Formativo Attivo ed è il percorso per i docenti di
domani: un esame di selezione, un corso universitario e un tirocinio nelle scuole
per essere abilitati. Ora però, mentre il...
MARTINA B ARTOLETTI
Lavoro, problema non solo dei giovani
Nel controllare tutti i programmi elettorali non riesco a trovare qualcuno che
riesca a vedere il vero problema che riguarda il lavoro in Italia. Chi promette
lavoro ai giovani, chi promette di togliere i contributi ai giovani, chi promette
di abbattere l’irpef ai lavoratori... giovani.
ROBERTO F.
Specchietti per allodole in lista
Anche in queste elezioni si verifica un fenomeno che mi indispone. Come già è
avvenuto in passato, i leader politici, di ogni partito, si presentano come capilista in svariati collegi elettorali (nelle precedenti elezioni ne avevo contato fino
a trenta e oltre) ben sapendo che, in caso...
GIAN PAOLO ROVETTO
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Imu, gli scandalizzati ci rinunceranno?
Non ho ancora avuto il piacere di ricevere la lettera di Silvio Berlusconi, sulle
modalità di rimborso dell’Imu, ma non mi strapperò i capelli e non sentirò dolori
sotto la cintola, nel riceverla, accetterò volentieri il rimborso. Mi chiedo, però,
se tutti coloro che si...
CHIAFFREDO MOTTURA
Meglio difendere le pensioni
Invece di un’eventuale restituzione dell’ Imu sulla prima casa, tassa il cui futuro è in dubbio e in ogni caso modificabile al ribasso, sarebbe necessario
tutelare quei milioni di pensionati ai quali per due anni è stata bloccata la
perequazione.Il rimanere di questa mancata...
RENATO INVERNIZZI
c. contatti
LE LETTERE VANNO INVIATE A LA STAMPA VIA LUGARO 15, 10126 TORINO E-MAIL: [email protected] FAX: 011 6568924
Camus, straniero per sempre
Assomigliava davvero a Humphrey Bogart, con il colletto del cappotto alzato, la
sigaretta eternamente in bocca, lo sguardo grave e un mezzo sorriso alle labbra:
avresti giurato di averlo già incontrato, sì, in qualche film in bianco e nero degli
Anni 50, a fianco di Jeanne Moreau colla...
DOMENICO QUIRICO
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Crispi, metà Andreotti e metà Berlusconi
Metà Garibaldi, metà Mazzini. Ma anche, a guardarlo con occhi di oggi, metà
Andreotti e metà Berlusconi. Questo era Crispi, l’ottocentesco primo presidente
del Consiglio siciliano, entrato nella storia con una vita avventurosa, cosmopolita, in parte clandestina e in esilio. Ora che...
MARCELLO SORGI
Scrittori ben risarciti e matematici pertinenti
La giallista rampante Megarisarcimento per Patricia Cornwell, la regina del thriller. Apprendiamo dai media internazionali che un tribunale di Boston ha imposto agli ex amministratori del suo patrimonio di rifonderla con oltre 50 milioni di dollari per le perdite che le avevano fatto...
MARIO BAUDINO
Oggi convegno a Mondovì A marzo kermesse a Parma
In occasione del centenario della nascita di Camus si svolge oggi e domani
a Mondovì (la scelta non è casuale perché lo scrittore era nato in un paese
dell’Algeria che si chiama Mondovi) un convegno internazionale. Nelle sala Ghislieri oggi la prima sessione è dedicata al tema Camus,...
La piramide di Khay, ministro di Ramesse II
Sono stati scoperti a Luxor, l’antica Tebe, i resti della piramide di uno dei ministri del faraone Ramesse II, che regnò dal 1279 al 1213 avanti Cristo. Lo ha
annunciato il ministro per le antichità egiziane Mohamed Ibrahim, spiegando
che la piramide appartiene a Khay, che per quindici...
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Radiotre, l’economia come un romanzo
A Radio3 parte domani una serie sull’economia, Come un romanzo , breve storia
del denaro , condotta da Leonardo Martinelli, regia di Elisabetta Parisi, in onda
il sabato e la domenica alle ore 10,50 nello spazio di Passioni . Dalla corsa agli
sportelli della banca di Mary Poppins alla...
Selfpublishing
La riscossa dell’autore dilettante. I robot di Philip Dick. Manzini: il giallo della
pista nera. McCullers, la ballata del profondo Sud. Il barone estone amico di
Rilke pioniere dell’etologia. Orfeo: il dilemma vita/arte.Il sogno di Ratzinger.
Diario di lettura: Mimmo Paladino tra...
Argo sfida Lincoln negli Oscar dell’orgoglio Usa
Il tutto è iniziato quando al festival di Toronto, ai primi di settembre, è stato
presentato Argo , la storia della liberazione di sei diplomatici americani presi in
ostaggio a Tehran nel 1979. Venne accolto molto bene, il film di Ben Affleck, e
apparve subito come un probabile candidato...
LORENZO SORIA LOS ANGELES
Kasia Smutniak “Io, nuova povera”
Il fatto è che Kasia Smutniak è sempre, invariabilmente bella. Con le acconciature Anni 60 della signora Modugno, nella fiction da record Volare appena andata in onda su Raiuno, e con i completi trasandati di una madre di famiglia che
ha perso la casa nel film d’esordio di Rolando...
FULVIA CAPRARAROMA
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Kevin Ayers pioniere psichedelico
Kevin Ayers doveva proprio amare la vita fuorimano. La notizia della sua morte
a 68 anni, il 18 scorso a Montolieu in Linguadoca, villaggio di neanche mille
anime, ci ha messo qualche giorno a uscire dalle campagne francesi, e l’ha dovuta dare il sindaco perché Kevin viveva lì da 15...
MARINELLA VENEGONI
“Bloccato all’aeroporto come un terrorista”
«Sono stato trattato come fossi spazzatura». È il commento indignato di Emad
Burnat, il regista palestinese vittima di un’amara disavventura all'aeroporto di
Los Angeles. L’artista, candidato all’Academy Award per il documentario 5 Broken Cameras , il racconto della resistenza non...
FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK
Masterchef, a sorpresa vince l’avvocato Tiziana
Tiziana Stefanelli, romana, avvocato di 41 anni è la vincitrice di Masterchef Italia n.2. Tignosa, sicura di sé al punto di litigare con lo chef Carlo Cracco quando
questi osò mettere in dubbio la sua serietà professionale, Tiziana non fa la simpatica. Sul suo profilo twitter scrive:...
LUCA DONDONIMILANO
Più Allegri del solito
Ha vinto lo scudetto al primo tentativo. Ma nei suoi quasi mille giorni sulla panchina del Milan, club dal forte accento internazionale, Massimiliano Allegri non
aveva combinato granché in Europa. Ventiquattro partite e appena 7 vittorie,
scalpi poco illustri come Auxerre, Plzen, Bate,...
ROBERTO CONDIOTORINO
CULTURA
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
«Meglio di noi Prestazione scioccante»
Milan-Barcellona 4-0, finale di Champions 1994, da mercoledì sera ha una sorella minore: il 2-0 di San Siro nell’andata degli ottavi. Zvonimir Boban, lei ad
Atene era in campo: dove si colloca la nuova impresa europea del Milan?
Zvonimir Boban ex rossonero
TV & TV
Mentre il 19 febbraio si consumava lo strepitoso ascolto per la miniserie dedicata a Modugno con Beppe Fiorello, 11 milioni 400 mila spettatori, quasi il 40 per
cento di share, su Sky Cinema Hd approdava «Il sogno dell’Alieno»: un esperimento, definito con brutta parola mockumentary...
ALESSANDRA COMAZZI
Le chiavi della svolta
Il 24 ottobre, dopo il doppio ko in campionato (Lazio) e Champions (Malaga), il
Milan s’era trovato terz’ultimo in serie A con 7 punti in 8 partite e a rischioeliminazione in Europa Ora è 3° e con i quarti di Champions nel mirino Che cos’è
cambiato?
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
SPORT
Napoli-Juve, chi arbitra? Comunque vada, sarà discusso
SPORT
Sommario
Nel Paese delle moviole, ormai si fanno i commenti anche alle non designazioni
arbitrali: «Rizzoli si riposa per NapoliJuve», un tweet e qualche secondo dopo
le decisioni di Stefano Braschi, manager dei fischietti. Nicola Rizzoli sarà infatti
giudice di porta in Palermo-Genoa,...
MASSIMILIANO NEROZZITORINO
La Spagna non vince più: in Champions rischia l’estinzione
Quattro squadre, tre sconfitte, un 1-1 (in casa). Il calcio spagnolo esce a pezzi
dalla notte europea: choccato, ferito e, soprattutto, a rischio di cancellazione. I
gironi di Champions erano stati una formalità tanto per le titolate Barcellona e
Real Madrid quanto per le outsider...
STEFANO MANCINIINVIATO A BARCELLONA
Inter e Lazio ok, ora Tottenham e Stoccarda
Inter e Lazio brindano allo sbarco negli ottavi di finale di Europa League senza
dover trattenere il fiato. I nerazzurri, dopo la vittoria per 2 a 0 di San Siro, passano anche in casa del Cluj grazie a una doppietta di Guarin e al primo gol con
la maglia interista del baby centrocampista...
[G. BUC.]
«RispettoCavani&C.,maabbiamocertezze»
A due giorni da Juve-Siena, l’interesse, e le domande, sono già puntate sulla
sfida scudetto di Napoli: «Abbiamo grande rispetto per loro - ha detto ieri sera
Gigi Buffon, ospite di “Porta a Porta” come testimonial di Mario Monti - e sono
i nostri antagonisti numero uno». Rispetto...
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Accoltellati tre tifosi tedeschi a Roma
Da cancellare il prologo di Lazio-Borussia M.: tre tifosi biancoverdi sono stati
accoltellati, non in modo grave. L’Uefa aveva messo sotto diffida l’Olimpico dopo i cori razzisti delle altre gare, ma i fatti, essendo accaduti lontano dalla, non
dovrebbero provocare effetti sul club.
Gillet e il Bari dei sospetti: c’era uno strano clima
Qualche voce, un po’ di rumore e stanchezza e il pullman che imbocca la strada
del ritorno. Il Bari ha appena perso 3-2 a Salerno, sfida, secondo i pm della
procura della Repubblica del capoluogo pugliese, taroccata così come quella del
maggio dell’anno prima (stagione 2007/08) fra i...
GUGLIELMO BUCCHERI ROMA
Jonathas,7giornidistop ToccaaBianchieBarreto
Si aggrappa a Bianchi e Barreto il Toro alle prese con l’emergenza attaccanti.
Per la trasferta di domenica a Is Arenas, contro il Cagliari, Ventura dovrà fare
a meno di Jonathas e difficilmente riuscirà a recuperare Meggiorini in tempo.
La febbre, infatti, tiene ancora a letto...
La Roma esce allo scoperto «Accordo con lo sceicco»
La Roma all’americana è diventata anche un po’ araba. Altro che uno sconosciuto alla porta, James Pallotta ha aperto l’uscio di Trigoria, una volta fortino inattaccabile della romanità, a Adnan Adel Aref Qaddumi Al Shtewi, sceicco giordano ma da più di 25 anni trapiantato in...
MATTEO DE SANTIS ROMA
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Un morto in Bolivia
La morte di un giovane tifoso boliviano, durante la partita giocata a Oruro tra
San José e Corinthians , e valida per la Copa Libertadores, potrebbe costare cara
al club brasiliano campione del mondo. Per i giornali sudamericani, il «Timao»
rischia ora l’eliminazione dall’attuale...
Esordio per 7 azzurri
Parte la stagione internazionale di tuffi. Da oggi a domenica il Gp di Rostock con
100 atleti di 22 nazioni. Sette gli azzurri: Benedetti, Bertocchi, Barp, Chiarabini,
M. Marconi, Rinaldi e Verzotto.
Castrogiovanni capitano
Quattro novità nei convocati di Jacques Brunel per la sfida di domani
all’Olimpico di Roma tra Italia e Galles nel 6 Nazioni. Dopo la squalifica di Parisse Castrogiovanni diventa capitano.
Sfida Errani-Vinci
Sara Errani e Roberta Vinci si ritrovano una contro l’altra in semifinale a Dubai.
Errani ha superato Petrova (6-4 0-6 6-3) mentre Vinci ha battuto Stosur (6-2,
6-4).
Siena, ko pesante
Seconda pesantissima sconfitta per Siena nel girone di Top 16 di Eurolega.
Nell’ottavo turno, la Mps è stata battuta 92-61 sul parquet del Maccabi Tel Aviv.
Il Giro parte da Belfast
Nel 2014 il Giro d’Italia partirà dall’Irlanda del Nord. Le prime tre tappe
all’estero: 10 e 11 maggio a Belfast, 12 arrivo a Dublino (Eire).
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Novara a La Spezia
Oggi, in serie Bwin, alle 19 Juve Stabia-Grosseto (Sky Calcio2), alle 21 Spezia-Novara (Sky Calcio 1).
Kostner in testa all’Aia
Carolina Kostner in testa alla Challenge Cup, dopo il corto con 72.81 punti.
Specchio dei tempi
«Mio suocero, in data “febbraio 2013” ha ricevuto una lettera a firma Silvio Berlusconi, avente per oggetto “Modalità e tempi per accedere nel 2013 al rimborso
dell’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli”.
Super Alonso, ma è rebus gomme
Cielo grigio, nove gradi di temperatura, asfalto freddo: l’inverno spagnolo è mite, ma la Formula 1 avrebbe bisogno di ben altro tepore. Le gomme in queste
condizioni induriscono e si sgretolano, formando biglie che diventano proiettili.
«Sono stato investito da una raffica mentre ero...
STEFANO MANCINIINVIATO A BARCELLONA
Minacce davanti a casa al deputato pro-Tav
Un documento di rivendicazione firmato «Brigata Popolare Valsusa Libera»
e un sacco di plastica nero con resti di animali. Il foglio formato A4, scritto
con un pc, è stato lasciato sul pianerottolo dell’appartamento di Torino dove
l’esponente del pd, Stefano Esposito vive con la...
MASSIMO NUMATORINO
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
L’Italia cerca una medaglia al volo
Entrambi 23enne e altoatesini: Elena Runggaldier, vicecampionessa mondiale
in carica di salto con gli sci, e Alessandro Pittin, medaglia di bronzo di Giochi
2010 nella combinata nordica, sono le più fresche medaglie dello sci nordico
azzurro tra gli atleti ancora in attività.
MAURIZIO DI GIANGIACOMOPREDAZZO
TuttidietrolaRossa.OggigiraMassa
Tanti, tanti giri e il miglior tempo di giornata a un soffio da quello assoluto fatto
registrare ieri dalla McLaren di Perez. È andato via così l’ultimo turno di questa
sessione di test a Barcellona per Fernando Alonso, che sul circuito di Montmelò
ha messo tutti dietro alla sua...
Ideò il sequestro della figlia di un imprenditore Torna libero oggi
dopo sei anni di carcere
Torna in libertà oggi Virgilio Giromini, 52 anni, in carcere da sei anni per il rapimento di Barbara Vergani. Giromini aveva progettato il sequestro della giovane, figlia di Carlo, imprenditore edile di Miasino. La ragazza fu rapita a Borgomanero, in via Rosmini, all'uscita dal negozio in...
Bar di Alba organizza un seggio «parallelo» per proporre il primo
exit poll delle politiche
Un po’ per gioco, un po’ per passione, gli avventori del Caffè Teatro di Alba hanno creato un seggio elettorale tutto per loro. Una scatola da scarpe farà da urna.
Da oggi a domani sera tutti potranno esprimere in anticipo il voto che pronunceranno ufficialmente domenica e lunedì....
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Il ladro entra nella stanza di un bimbo che dorme ma la mamma
sente i rumori e lo mette in fuga
Spavento per una giovane mamma residente in uno stabile nel centro di Asti. La
donna ha sentito rumori provenire dalla stanza dove dormiva il figlio piccolo. Si
è subito precipitata a controllare, trovando uno sconosciuto che aveva appena
forzato la portafinestra del balcone e stava...
Anguille con diossina nel fiume Roja
Nel tratto francese del fiume Roja (foto) è scattato l’allarme diossina. In alcune
anguille è stata infatti trovata una percentuale superiore ai valori di legge delle
pericolosa sostanza. Il grave episodio risale ai primi di gennaio ed è venuto alla
luce solo ieri. La reazione della...
Imprenditore accusato di frode fiscale
E’ accusato di aver costituito un falso fondo patrimoniale, intestandolo a un avvocato savonese e alla moglie, per cercare di eludere una cartella esattoriale di
Equitalia risalente ad alcuni anni fa dell’importo di circa un milione di euro. Con
questa «donazione» Paolo Ambrosini, 54...
Operaio muore sull’A7 mentre lavora
Antonio Curcio, 57 anni, che abitava a Catanzaro, è morto schiacciato dal mezzo cingolato che stava usando per posizionare i guard rail sull’autostrada A7.
L’infortunio mortale è accaduto sulla corsia Sud a Novi. Era un dipendente
esperto della ditta A7 Barriere S.C.F.L.,...
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Bombardier mette in cassa 170 dipendenti
Si aggrava la crisi di mercato dello stabilimento Bombardier di Vado Ligure,
dove sono passati da 140 a 170 i dipendenti in cassa integrazione. L’accordo è
stato siglato ieri da azienda e sindacati e avrà validità dal primo marzo al primo
giugno. Oltre ai 140 operai, la cassa è stata...
Bjoergen,9°oro
Al russo Kriukov l’oro mondiale nella sprint maschile tecnica classica. Argento
al norvegese Northug, bronzo al canadese Harvey. Gli azzurri Pasini e Pellegrino
fuori in semifinale. Marit Bjoergen è sempre più leggenda con la conquista del
9° oro (6° individuale) iridato della...
Cover vende immobili per pagare i creditori
Il gruppo Cover, con sede a Verbania, fa un nuovo passo verso il concordato
preventivo, per evitare il fallimento: Cover Reality Holding, detentrice degli immobili, è riuscita a vendere alberghi e capannoni, mettendo in cassa i liquidi che
serviranno a pagare i creditori. Il gruppo, che...
Morto il bimbo di 5 anni colpito da encefalite
Saranno celebrati domani alle 10 a Verrès i funerali di Alexis Costa, il bambino
di 5 anni colpito da una grave encefalite. Il bambino era stato portato all'ospedale di Aosta martedì in gravi condizioni. A nulla era servito l'intervento di decompressione cranica. Già nel pomeriggio di...
In aereo con l’hashish Arrestati due biellesi
Sono stati fermati all’aeoporto di Orio al Serio mentre stavano passando la dogana. E il viaggio in Marocco, che una volta a casa doveva probabilmente trasformarsi in un business, è finito con l’arresto di una coppia biellese. I due, lei
33 anni, lui 39, avevano ingerito un...
SPORT
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Ha detto
A ogni modifica degli pneumatici la vettura ha reagito come mi aspettavo
LOCALE
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
LOCALE
Un indagato, venticinque anni dopo
LOCALE
Sommario
Il professore oggi ha 55 anni e l’aria smarrita di un uomo che è stato svegliato
dagli agenti della sezione Omicidi alle 6,30 di una mattina qualsiasi con un decreto di perquisizione. Ipotesi di reato, omicidio volontario. Lui insegna italiano
in un istituto torinese, vive con la madre...
MASSIMO NUMA
«Che emozione Ormai non ci speravo quasi più»
Roberto Padoan (negli anni 90 aveva messo una taglia di 200 milioni di lire per
chi avesse dato notizie sull’assassino) ringrazia la polizia e anche il vicequestore
Sergio Molino, ora capo della Dia, il primo a riaprire il fascicolo, due anni fa.
Padoan ha 75 anni, vive fuori Torino.
Roberto Padoan papà di Giorgia
11 febbraio ’88
Giorgia è stata uccisa il 9 febbraio 1988 e Stampa Sera e La Stampa dedicano
pagine al delitto che sconvolge la città. La vittima è una ragazza di 21 anni, molto
conosciuta per le sue attività di volontariato. Da subito si notano i segni sul collo
dello strangolamento.
13 febbraio 1988
I primi rilievi nella casa del delitto, quella della madre perché i genitori vivevano
separati, non fanno trovare segni di scasso. Giorgia conosceva chi l’ha uccisa: sul
tavolo della cucina sono rimaste due tazzine da caffè, anche se per confondere
gli inquirenti sono stati rubati...
LOCALE
Sommario
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
4 marzo1988
È passato quasi un mese dall’omicidio di Giorgia e fino ad allora si pensava
che l’assassino avesse usato un altro mezzo per strangolarla. Solo il 4 marzo
dall’esame dell’autopsia emerge che il delitto è stato un gesto d’impeto, tanto
che per ucciderla l’assassino ha usato la...
Da dove vengono i bambini adottati
La tragica fine di Habtamu, il ragazzino etiope adottato da una famiglia italiana suicida a 14 anni, ha riportato d’attualità il tema delle adozioni dei bambini
africani nel nostro Paese. È vero che aumentano?
A CURA DI FLAVIA AMABILE ROMA
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
L’ultimo comizio
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
PRIMO PIANO
M ASSIMO G RAMELLINI
«Cari elettori, per un disguido tecnico
nelle settimane scorse è andata in onda la campagna sbagliata: il cagnolino
di Monti, il giaguaro di Bersani, la busta di Berlusconi travestita da rimborso delle tasse, il mago Zurlì che smentisce la partecipazione di Giannino allo Zecchino d’Oro. In realtà avremmo
dovuto intrattenervi su una questione più pregnante e approfittiamo di
quest’ultimo comizio per farlo tutti insieme. Noi politici di destra e di sinistra registriamo con preoccupazione l’allarme lanciato dal linguista Tullio De Mauro: «Più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta, con inevitabili conseguenze negative per la democrazia: molti sono spinti a votare più
con la pancia che con la testa e non
hanno gli strumenti culturali per controllare l’operato delle classi dirigenti». Questa splendida situazione non
è soltanto merito nostro - dall’Unità
a oggi vi hanno contribuito generazioni di politici, impegnate a garantire attraverso i media e la scuola uno scru-
poloso rispetto degli standard di ignoranza e rincoglionimento collettivo ma tocca purtroppo a noi porvi termine. Fin qui eravamo sempre riusciti a conciliare il progresso economico
con l’immobilismo culturale: quando i
soldi girano nessuno si preoccupa se i
cervelli rimangono in pausa, consentendo a chi li manipola di continuare
a fare, indisturbato, i propri comodi.
Ma per uscire dalla crisi attuale sembra non resti altra strada che investire nella ricerca, nella cultura e nella
scuola. Riserveremo dunque a questi
obiettivi quote più ingenti del Pil, finché non vi sarete trasformati da sudditi in cittadini. Ci scusiamo fin d’ora
per i disagi».
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
IL DILEMMA DELL’ASINO DI
BURIDANO
SPORT
LOCALE
PRIMO PIANO
L UCA RICOLFI
Quasi nessuno crede alle promesse dei
politici. Quindi andremo a votare al
buio, consapevoli che - chiunque vinca - non farà quello che si è impegnato a fare. Il fatto che sia irrazionale, irragionevole o quantomeno ingenuo credere a quello che i politici
ci raccontano in campagna elettorale,
non impedisce però di fare delle previsioni sul loro comportamento futuro.
L’elettore, infatti, ha almeno un vantaggio sui politici: ormai li conosce. E,
conoscendoli, sa che cosa aspettarsi da
ciascuno di essi. Può usare il loro passato per indovinare il futuro che ci potranno riservare. E’ questo l’esercizio
di traduzione che vorrei proporre oggi, un esercizio personale ovviamente,
ma che ognuno può ripetere in proprio
prima di mettere la crocetta sul simbolo sbagliato.
Per capire che cosa ci aspetta davvero, la prima domanda da farsi è la seguente: qual è la stella polare di Bersani, Berlusconi e Monti? (di Grillo
non parlo, perché la sua stella polare è
chiara: «mandarli a casa tutti»).
Bene, secondo me la stella polare di
Bersani è, come sempre per la sinistra,
la spesa pubblica. Si tratta di trovare
il modo di farla crescere, allentando il
patto di stabilità interna (tradotto: lasciando che i Comuni che hanno soldi
li spendano).
Continua a pagina 217
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
Una notte scaccia crisi a Wembley
PRIMO PIANO
CLAUDIO GALLOINVIATO A BRADFORD
IBantams sono pronti. Domenica a
Bradford, cittadina del Nord depresso, il tempo si fermerà per la finale
della Coppa di Lega a Wembley dove la squadretta locale di quarta serie,
i Galletti come li chiamano, affronta
lo Swansea dell’ex juventino Laudrup
che gioca nella Premier inglese. I Davide contro Golia si sprecano.
Lungo i saliscendi delle vie del centro,
punteggiate di bandiere giallorosse e
banchetti di gadget, inutile cercare la
tensione spasmodica delle vigilie fatali. La grande paura è passata nel ritorno della semifinale, allora sì che la
gente tenne il fiato. Il Bradford perdeva 2-0 con l’Aston Villa, altro blasonato club di Premier.
Continua a pagina 123
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
“Nei casi di stupro pillola del giorno dopo”
PRIMO PIANO
La svolta dei vescovi tedeschi
Tornielli
Svolta dei vescovi tedeschi: aprono
sulla pillola del giorno dopo, ma solo
nel caso di donne vittime di stupro e
a patto che il farmaco impedisca la fecondazione e non abbia effetti abortivi. A comunicarlo è stata la Cei tedesca, che precisa anche che la cura non
deve causare la morte dell’embrione.
PAG. 17
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
NEVICA, CI VUOLE FEDE PER
ANDARE A VOTARE
PRIMO PIANO
FERDINANDO C AMON
Ci si mette anche la neve, come se non
ci fossero già abbastanza difficoltà ad
andare a votare. Non si sa per chi, non
si sa perché, per noi? per i figli? per il
futuro? per l’Europa?
Continua a pagina 225
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
Elezioni, il giorno delle piazze
SPORT
LOCALE
PRIMO PIANO
Appello di Bersani agli elettori di destra. Napolitano: niente bis al
Colle
Bertini, Cerruti, Colonnello, Corbi, Geremicca,
Malaguti, Magri, Mathis, Mercalli, Piepoli,
Rampino e Ruotolo
Oggi Grillo chiude la campagna elettorale in piazza San Giovanni a Roma:
saremo un milione. Berlusconi sarà in
piazza Plebiscito a Napoli, Monti a Firenze. Ieri Bersani ha lanciato un appello ai delusi della destra: fateci governare.
Maggiori informazioni a pag. 54 e
91
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
MALTEMPO, PER I PARTITI È
EMERGENZA ANZIANI
PRIMO PIANO
F ABIO MARTINI
Avederla avanzare da lontano sembra
la nuvola di Fantozzi. Quella che, in un
impeto di iella, scaricava pioggia sul
malcapitato ragioniere, mentre il resto
del cielo era sereno.
Continua a pagina 69
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
La Ue taglia le stime sull’Italia
PRIMO PIANO
Mastrobuoni e Zatterin
Il primo scudo anti-spread varato dalla Bce nel 2010 vale 218 miliardi: 103 miliardi sono in bond
italiani
Continua a pagina 170
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Dsk, nuovo scandalo: sedotto e svergognato
PRIMO PIANO
Alberto Mattioli
La scrittrice Iacub, diventata la
sua amante, lo accusa: è un maiale. Lui: mi ha ingannato
Continua a pagina 107
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
GIANNINO LO ZECCHINO DI LATTA
PRIMO PIANO
ELENA LOEWENTHAL
Come un impassibile pupazzetto fatto
di mattoncini colorati, Oscar Giannino
si va smontando pezzo per pezzo.
Continua a pagina 227
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
Pistorius, oggi il primo verdetto
PRIMO PIANO
Mastrolilli e Simoncelli
Dopo un clamoroso passo falso dell’accusa l’udienza di convalida può risolversi a favore
dell’atleta
Continua a pagina 101
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
Il Papa pronto a togliere il segreto
PRIMO PIANO
Galeazzi
La relazione dei commissari sarà consegnata ai cardinali
Continua a pagina 133
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
ALLUVIONE A CATANIA: FIUMI
D’ACQUA NELLE STRADE E GENTE
SUI TETTI
PRIMO PIANO
Albanese
TWITTER Catania allagata in
un’ora da un nubifragio
Continua a pagina 145
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
E in piazza del Plebiscito il nemico numero
uno è Grillo “Illude come i Gratta e Vinci”
PRIMO PIANO
Il popolo democratico: fa le stesse promesse di Berlusconi
ANDREA MALAGUTIINVIATO A NAPOLI
A Napoli La folla in piazza del
Plebiscito per il comizio di Bersani divisa sulla possibile alleanza elettorale con Fini e Casini
L’ incubo è Grillo. È lui, «il comico-Savonarola», «il populista», «il demagogo», «il mostro uscito dal web», il
Grande Babau che tormenta i giorni e le notti dei ventimila militanti
del Pd radunati in piazza del Plebiscito in attesa di Pier Luigi Bersani.
Un’ossessione dolorosa, che invade i
discorsi, li condiziona, li sposta, fino
a diventare il parametro inevitabile di
ogni riflessione. «Un miliardario che
vuole costruire sulle macerie del Paese», dirà più tardi il leader piddino.
De Magistris non esiste più. E dunque
neppure Ingroia. La rivoluzione arancione ha esaurito la sua spinta primaverile. Non saranno loro a erodere consenso. Non è da lì che arriva il
pericolo. Sono bastati poco meno di
due anni di scelte discutibili - una pista ciclabile da un milione di euro, autobus a singhiozzo, buche e rifiuti - per
riportare la squadra dell’ex magistrato dal mito alla cronaca. Oggi impallinarli è facile come sparare sull’orso
del luna park. «Nun scassamm, accunciam», «Noi non scassiamo, aggiustiamo», recita beffardo lo striscione
sventolato dalla sezione Pd del Mercato Pendino. Non era così che diceva
De Magistris? Scassiamo tutto. Adesso è lui a sembrare scassato. Grillo no.
Quello, se scassa, scassa davvero. «La
gente lo ascolta perché è un comico.
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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ESTERO
CRONACA
Ma non basta urlare per avere ragione», spiega Gaia Uliano, la ventiquattrenne che guida una delle sezioni giovanili del partito. Si mette in posa col
segretario provinciale, Gino Cimmino,
mentre le note di Elisa invadono il cielo pericolosamente nervoso di Napoli. Bellissime. Ma chi le sceglie le canzoni? «A un passo dal possibile, a un
passo da te, paura di decidere...». Autoritratto di un partito eternamente in
cerca d’identità?
Cimmino, una specie di Lawrence
d’Arabia senza deserto, finisce al centro di un capannello. Spiega che «Grillo e Berlusconi hanno sulle vecchiette di Napoli lo stesso effetto del gratta
e vinci. Promettono di risolvere i problemi con un colpo di fortuna. Non è
così che si organizza un Paese». Ha un
viso buono, ma è impossibile non notare in lui una certa tendenza alle asserzioni solenni. «Governare con Fini
e Casini? Quello che conta è governare
bene». Troppo facile. Dibattito. Polemica. Il compagno Gianfranco Wurzburger, è così che si presenta, dissente.
«Un’alleanza con Fini e Casini sarebbe
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
davvero difficile da digerire». «Da soli
non ce la facciamo». Già.
Sono le quattro e mezza del pomeriggio. Per Bersani c’è da aspettare ancora un’ora. La piazza si riempie lentamente di bandiere e di slogan classici «La cultura è un bene comune», «Rimetti l’Italia al lavoro» - quando anche
Guglielmo Epifani si avvicina al colonnato della Basilica di San Francesco di
Paola. Un signore di mezza età, commerciante salernitano, lo avvicina e gli
mostra la lettera siglata Pdl. «Mi ridanno l’Imu, no?». Risata. Abbraccia
l’ex segretario della Cgil, che in quella presa si sente perso, a disagio. È un
momento goffo. «Berlusconi è un imbroglione», sussurra Epifani come per
fare eco al suo bizzarro interlocutore.
Il dj cambia cd. Via Elisa, tocca a Vasco Rossi. «Sally», l’inno inquieto di
un popolo che canta senza nascondere le proprie perplessità. «Sono lontani quei momenti, quando uno sguardo provocava turbamenti (...) perché
la vita è un brivido che vola via, è tutto
un brivido sopra la follia, sopra la follia». Geniali. Il ventenne Antimo Longhi da Caserta presenta il suo gruppo
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PRIMO PIANO
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ESTERO
CRONACA
di giovani «Smacchiatori di giaguari».
«Bel nome, no?». Bellissimo. Ma perché Bersani e non Grillo? «Lui disfa,
noi costruiamo».
Nel teatro da strada che va in scena davanti alla statua equestre di Carlo III
di Borbone un pensionato di Giuliano
suona una campana per mucche. Insulta Berlusconi davanti alle telecamere che lo inseguono voraci. «Io non ce
l’ho la casa. Mo ho tre figli e ottocento
euro di pensione. Che mi dai al posto
dell’Imu?». Ha uno sguardo desolato,
un volto anonimo. Ma la sofferenza
gli dona. È l’unico siparietto dedicato
al Pdl. «Sono loro i grandi assenti di
questa campagna elettorale. A Napoli
è come se non esistessero più», commenta un militante. Non fa in tempo
a finire la frase, perché sotto il palco
si scatena una rissa. La polizia circonda un gruppo di ragazzi dei centri sociali. Grida. Spinte. Poi i trenta contestatori vengono allontanati e trattenuti in Prefettura senza un motivo vero.
Arriva Bersani. Sventolio di bandiere,
la piazza canta «’O surdato nnamurato». Una signora anziana si commuove. «Io ci credo che quel signore lì ci
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CULTURA
SPORT
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possa ridare una dignità». Le lacrime
le fanno il solletico sul labbro superiore. Si passa la lingua e beve la sua nostalgia.
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ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
L’affondo di Bersani a Napoli Appello ai
delusi della destra
LOCALE
PRIMO PIANO
Il segretario del Pd: “Metteteci in condizione di governare, lo faremo
senza settarismi”
CARLO BERTINIINVIATO A NAPOLI
Segretario Pier Luigi Bersani ieri
a Napoli
Prima di chiudere la sua campagna a
Napoli, epicentro di una regione ad alto rischio dove conta di vincere anche
se per poco e dove per la prima volta
tende la mano agli elettori del Pdl delusi, «non abbiamo bisogno di nemici, non divideremo il Paese», Pierluigi
Bersani fissa due punti fermi. Quasi a
esorcizzare gli scenari più catastrofici:
niente grande coalizione e nessun ritorno alle urne. Certo lo dice innanzitutto «nell’interesse del Paese», ma si
capisce che il timore di un esito incer-
to è forte mezz’ora dopo lo sfoggio di
sicurezza che va in scena a piazza Plebiscito davanti al suo popolo e alle sue
bandiere.
Quando arriva alla stazione per prendere il treno verso la capitale: volto teso, aria stanca di uno che non
vede l’ora che finisca questa via crucis, voglia di rilassarsi un attimo e
al massimo scambiare qualche battuta inoffensiva su Monti e la sua tendenza a colpire con durezza tutti senza una linea precisa. E le ultime uscite come quella sulla Merkel, «una gaffe del Professore», la definisce pubblicamente Bersani - «segno di grande
debolezza», chiosano i suoi - non fanno che aumentare la preoccupazione.
«Se Monti non ha un ultimo guizzo,
di quelli buoni però, così non va...»,
scuote il capo uno dei pezzi grossi del
Pd. Perché se alla vigilia del voto si
parla ancora di grande coalizione è indice di massima incertezza sotto il so-
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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ESTERO
CRONACA
le; e segno che qualcuno comincia a
temere che i voti di Monti magari potrebbero non essere sufficienti a formare una maggioranza al Senato.
Tra i vertici del Pd, però, la sensazione
dominante è un’altra: e cioè che piuttosto che i numeri del Senato, il vero rischio è che la coalizione centrista
non superi alla Camera la soglia del
10%. In quel caso - per dirla con un alto dirigente del Pd - verrebbero a mancare la metà dei seggi dei centristi, perché ad ogni lista servirebbe il 4% dei
voti e non più il 2%: e quei seggi andrebbero distribuiti tra tutte le opposizioni: «Per fare le riforme che servono ci verrebbero a mancare voti delle
forze con cui dialoghiamo di più».
Ma questo è il film del lunedì, quello del week end è lo sprone alla lotta, gli ultimi messaggi urbi et orbi prima del silenzio. Bersani qui da Napoli
vuole mandarne uno anche al popolo
di centrodestra, a cui mai si era rivolto prima d’ora in questi termini, quasi amichevoli. «Mi rivolgo a quelli che
hanno creduto alle favole e ai delusi
del Pdl: noi vogliamo la governabilità, faremo le cose senza chiuderci, noi
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
non abbiamo bisogno di nemici e di
dividere il Paese fino a renderlo cattivo, lui sì». E si gira anche verso coloro
che magari prima votavano centrosinistra e adesso sono più arrabbiati, «o
non votano, o votano Grillo. Attenzione, non ce l’abbiamo con chi va a sentire Grillo ma con lui. La capisco bene questa rabbia e il disamore. E’ uno
stato d’animo prima che un atteggiamento politico. Ma il Paese è pieno di
problemi e solo il miliardario campa
sulle macerie, altri no! Per questo abbiamo bisogno della forza per governare il cambiamento». Un’altra modalità un po’ obliqua per appellarsi al voto utile senza dirlo esplicitamente. Come non torna sul caso Merkel se non
per dire che «dobbiamo vincere perché l’Europa se lo aspetta e i progressisti se lo aspettano per correggere le
politiche europee. Per fare più investimenti e più lavoro ci vuole la spinta
dei popoli e ora tocca a noi dare quella
spinta». Per questo Bersani è accorato
nel suo grido «terremo le porte aperte, non governeremo senza il popolo,
ma con, con il popolo e non ci saranno
sorprese».
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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ESTERO
CRONACA
Un’altra botta implicita a Monti, più
volte punzecchiato anche da questo
palco, sulla sua tendenza più volte criticata l’anno scorso, di voler fare le riforme senza prestare ascolto al disagio sociale. «Ci andavo io a parlare con
gli esodati e con i cassintegrati delle
aziende in crisi, mica lui...». E proprio
dal Sud, dove questo «disagio» brucia
di più, il leader Pd lancia una promessa significativa: «Scuola, sanità e sicurezza non possono essere affidate al
mercato, perché chi spara cifre sui tagli pensa a quello...».
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
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22 febbraio 2013
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ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
Ultime promesse e ultime risse
SPORT
LOCALE
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Lite Bersani-Monti su Merkel e sinistra al governo. Berlusconi
indisposto, a rischio il comizio di Napoli
di UGO MAGRI
Da Vespa con il loden Mario
Monti a «Porta a Porta» ha indossato il «sobrio» loden. In collegamento c’era anche il portiere
della Juve Buffon, che ha ribadito il suo sostegno al premier
Finale di campagna dal sapore antico,
tribune politiche in tivù come ai tempi del tubo catodico, comizi nelle piazze alla maniera del dopoguerra. Siamo sotto i riflettori, il mondo ci osserva, i mercati trattengono il fiato come
si coglie dalle fibrillazioni dello spread
(in salita verso quota 300) e dell’euro
(che nel dubbio sui risultati si indebolisce rispetto al dollaro). Nelle cancellerie e alla Casa Bianca c’è allarme ingovernabilità, guai se lunedì sera
non emergesse una chiara maggioranza stabile. All’estero davano per scontato che Monti e Bersani si sarebbero
messi d’accordo, però nelle ultime ore
s’impenna la tensione tra i due, vai a
sapere se stringeranno alleanza. Il Pd
spera di avere i numeri per fare senza
«stampelle» tanto alla Camera (grazie
al «Santo Porcellum») quanto al Senato: in questo caso facendo «scouting»
tra i neo-eletti grillini e contando sulla
dissoluzione degli altri poli...
La lite con il Prof era nell’aria, ieri è
esplosa pubblicamente. Bersani bolla
come «una gaffe» l’uscita di Monti sulla Merkel, non ha digerito la teoria
del premier secondo cui la Germania
sarebbe contro la sinistra al governo
in Italia. Berlino smentisce, lo stesso
Monti aggiusta il tiro, ma il leader Pd
non si accontenta. Mette i puntini sul-
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ESTERO
CRONACA
le «i». Definisce «impensabile» che la
Merkel possa «venire meno a una tradizione di rispetto reciproco, indipendentemente dal colore politico dei governi». Non ci provassero loro, non si
azzardi Monti. Vendola va oltre, equipara il premier a Berlusconi, lo qualifica come «un gaffeur internazionale»,
avverte che
«mai staremo con chi vuole infliggere colpi alla dignità del lavoro». Ma
lo stesso Bersani, ormai, bastona i
centristi; prevede che da lunedì «si
squaglieranno come neve al sole»; e
se qualche senatore gli mancherà per
raggiungere la maggioranza, ne troverà una fila davanti all’uscio.
Il Prof scuote la testa, «un governo di
sola sinistra non sarebbe all’altezza».
Avverte in terza persona: «Falso dire che Monti collaborerà col Pd, perché Monti non lo ha affatto deciso». È
tutta una finta, insiste la propaganda
del Cavaliere. Ma quando mancano tre
giorni al verdetto, nulla è chiaro e tutto si confonde. I report che dall’Italia
partono per le clientele finanziarie di
Wall Street, della City, raccontano uno
spettro di possibilità talmente vasto da
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
richiedere una palla di vetro. Decisivi saranno gli ultimi appelli, le ultime
mail, gli ultimi comizi. Grillo tenta alle
18 di riempire a Roma l’immenso sagrato di San Giovanni. Se ci riesce vuol
dire che davvero può rompere tutti i
giochi (sebbene lui già guardi avanti, «o si arrendono subito o lo faranno tra 6 mesi, al massimo un anno»
con nuove elezioni). Bersani si è cimentato ieri in Piazza del Plebiscito a
Napoli, intonando perfino «’O surdato ’nnammurato» con accento piacentino: oggi si esibirà nella Capitale al
chiuso dell’Ambra Jovinelli. Per Monti, omaggiato ieri sera di un loden da
Vespa, chiusura della campagna a Firenze, in una bomboniera (Teatro della Pergola: alle 12,15 con precisione
svizzera si comincia, alle 13 tutti via).
E Berlusconi? Ha la congiuntivite, se
la trascina da sabato, nonostante tutti
i luminari che si porta appresso è peggiorata al punto che la sua chiusura di
stasera sotto il Vesuvio, alla
Mostra d’Oltremare, è «sub judice».
Intorno a lui insistono, lo spremono, vorrebbero cavarne l’ultimo sforzo, l’ultima promessa in grado di ribal-
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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ESTERO
CRONACA
tare l’esito della battaglia. Brunetta gli
ha messo in canna una proposta-choc
sulle pensioni, chissà se il Cavaliere
vorrà spararla. Bersani ha estratto dal
cilindro l’abolizione del ticket per le visite specialistiche. Monti promette un
ribasso dell’Irap nei primi cento giorni. E Grillo il reddito di cittadinanza,
più soldi per tutti. Propositi ormai fuori tempo massimo perché dalle ore 24
scatta il coprifuoco. La parola passa al
popolo sovrano.
ECONOMIA
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SPORT
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22 febbraio 2013
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ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
Napolitano: non mi ricandido e sul mio
successore ogni ipotesi è prematura
LOCALE
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ANTONELLA RAMPINO ROMA
Bloccare sul nascere il «toto-Quirinale», quel caleidoscopio di ipotesi che
si sciorinano proprio mentre il Paese è
alla vigilia del cruciale voto politico. È
questo il senso della nota ufficiale con
la quale ieri Giorgio Napolitano ha anzitutto ripetuto il proprio no davanti
ai molti - che pure «apprezza e ringrazia» - che ripropongono un raddoppio
del settennato. Ricorda «le limpide e
nette ragioni istituzionali e personali
che non rendono ipotizzabile una ricandidatura». E tornano alla mente le
parole che pronunciò, su domanda innocente di un fanciullo (tuttavia figlio
di quirinalista), durante un documentario tv, ormai quasi un anno fa: «La
stanchezza c’è, e nessuno è insostituibile. Ho lavorato molto, ho avuto molte soddisfazioni e responsabilità, ma
sono una persona molto avanti negli
anni. È necessario passare la mano, e
che si facciano avanti altri anche per
la carica di Presidente della Repubblica».
22 febbraio 2013
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ESTERO
CRONACA
Ma oltre a ribadire quel che è notorio e che pure è stato costretto a ripetere molte volte, ricorda che eleggere
il nuovo presidente «spetterà al Parlamento in seduta comune» e che - attenzione - «davanti a ciò ogni ipotesi appare prematura». Perché poi, anche in giorni recenti, a ogni domanda di giornalista sul futuro del Colle,
tutti i leader politici prendono la figura dell’attuale inquilino come paradigma, chi in positivo chi in negativo.
E a Napolitano, di finire in un improprio toto-nomine non va, dovendo oltretutto ancora far da garanzia per il
Paese nei confronti della comunità internazionale, visto che Mario Monti
con la sua scesa in campo ha visto evaporare l’autorevolezza che deriva da
chi veste panni tecnici e super partes.
Par poi di maniera che Monti a domanda sul futuro del Colle risponda,
come un mantra, «io non mi candido,
mi piacerebbe una donna, anche una
delle mie ministre, ma il candidato migliore resta Napolitano».
Quanto poi sia scivoloso il mettere in
circolazione nomi, per una carica alla
quale è notoriamente temerario ambi-
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
re, tanto che un detto ormai popolarissimo recita che «al Quirinale si entra
papa e si esce cardinale», lo racconta bene anche un episodio che riguarda Romano Prodi. L’improvvisa apparizione, giorni fa, del Professore a una
manifestazione elettorale al fianco di
Pier Luigi Bersani aveva immediatamente corroborato l’ipotesi di un ticket, l’uno a Palazzo Chigi avrebbe trascinato l’altro al Quirinale. Prodi, che
pure su quel palco non s’era affacciato a caso, ieri da Mosca ha provato a
prender le distanze, «io favorito nella
corsa al Quirinale?» Roba da «bookmaker inglesi», che «sbagliano sempre...».
Insomma, dei non pochi possibili candidati, titolati ad ambire alla carica,
non ce n’è uno che non si sfili, che non
preferisca tenersi defilato. I nomi sono poi sempre quelli. Emma Bonino,
citata da Monti l’altro giorno, ma come seconda scelta dopo la fantomatica riconferma di Napolitano. Anna Finocchiaro, sempre in «quota rosa» e
sempre che il Pd esca dalle elezioni
con un risultato saldo. Romano Prodi,
of course. Giuliano Amato, che avreb-
22 febbraio 2013
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be dalla propria anche un possibile voto bipartisan, come Massimo D’Alema
del resto. La new entry Franco Marini, del quale si maligna ne abbia conversato con Berlusconi, settimane orsono, un’ipotesi che non trova alcuna
conferma e che pure ben racconta il
clima di voci incontrollabili in cui si
combatterà attorno al Colle. E poi, naturalmente, un altro «dinosauro» che
Berlusconi si riserva di estrarre «dal
cilindro», sempre che non si tratti della solita autocandidatura.
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22 febbraio 2013
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MATTIA FELTRI
Sono oltre tre anni che va avanti questa rubrica, e dovrebbe essere rassicurante. Alcuni lettori la stimano, altri la
criticano, e vuol dire quantomeno che
è letta. Riceviamo mail di commento.
Qualche volta viene usata per sostenere che sono di destra, altre volte per
sostenere che sono di sinistra. C’è chi
dice che è di buon gusto, chi il contrario. Eppure non è per questi motivi
che ogni giorno la scrivo con l’angoscia
nel cuore. Il dilaniante dubbio è: la apprezzerà la Merkel?
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22 febbraio 2013
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Ha detto
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Il Paese è pieno di problemi, capisco
la rabbia ma votare per Grillo non serve a risolvere i nostri guai Per il bene dell’Italia escludo un governissimo
e anche un ritorno alle urne
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22 febbraio 2013
Se
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Oggi finisce la campagna elettorale, se
siamo ancora vivi.
[email protected]
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22 febbraio 2013
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Gelo e neve sulle urne Una minaccia per Pd
e Pdl
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Il maltempo potrebbe sfavorire il voto per i partiti preferiti dagli
anziani
FABIO MARTINIROMA
In queste ore la perturbazione (vera)
già presente su una porzione di Italia e
che annuncia di incrudelirsi nei giorni delle elezioni assomiglia proprio alla nuvola di Fantozzi perché, sabato,
a poche ore dall’apertura dei seggi,
promette di scaricare neve copiosa su
Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e
Marche, quindi soltanto sulle proverbiali regioni rosse. Certo, la domenica mattina la perturbazione si annuncia più equanime, perché dovrebbe innevare anche Piemonte e Lombardia,
due regioni di orientamenti politici un
po’ diversi da quelle collocate sulla
dorsale appenninica.
Sono le prime elezioni politiche svolte d’inverno e qualche contrattempo si
poteva preventivare, anche se - per capire se ci sarà per davvero un’effettoinverno sulle elezioni - bisognerà attendere, perché non sarebbe la prima
volta che il circuito meteo-mediatico
crea un allarmismo ingiustificato od
eccessivo. Ma se per davvero un terzo
del Paese avrà le strade innevate o lastricate di ghiaccio, almeno due «categorie» di elettori potrebbero risultare falcidiate: gli anziani e i demotivati.
E i partiti che intercettano in percentuale maggiore il voto degli «over 65»
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sono due: Pdl e Pd. Lo dimostra uno
studio Itanes, che, all’indomani delle
elezioni 2008, ha prodotto la ricerca
più approfondita sulle caratteristiche
sociodemografiche del voto ai principali partiti. Il Pdl (che aveva conquistato il 37,3% nazionale) nella fascia
d’età sopra i 75 anni era addirittura al
54,2%: questo significa che un ultrasettentacinquenne su due aveva votato per Berlusconi. Stessa tendenza, ma
attenuata nelle fascia 65-74: il 39,8%
era per il Pdl, seguito dal Pd, che a
fronte di una percentuale nazionale
del 33,1% in questa fascia d’età risultava votato dal 38,2%. Tradotto in soldoni: nella fascia d’età tra i 65 e gli 85
anni, Pdl e Pd intercettavano alle ultime elezioni circa l’80% dei votanti.
E se davvero il freddo tenesse a
casa tanti anziani, oltre a ridursi
l’affluenza, aumenterebbe il peso specifico dei giovani e dei trenta-cinquantenni. Sempre secondo lo studio Itanes, nel 2008 erano due i partiti che
andavano forte nella fascia 18-24: la
Sinistra Arcobaleno e l’Italia dei Valori, due formazioni che oggi si sono federate in Rivoluzione civile e che han-
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no sicuramente ceduto una parte del
loro elettorato al Movimento Cinque
Stelle. Dunque anche il freddo aiuterebbe Grillo? Meno anziani e più spazio ai motivati alzeranno la percentuale del Cinque Stelle? Ne è convinto Nicola Piepoli, uno dei sondaggisti più
esperti: «L’elettorato movimentista è
più giovane, il più disposto ad affrontare il maltempo». Il gelo che rischia di
bloccare le regioni rosse naturalmente non lascia insensibile l’unico partito
dotato di una rete nazionale, il Pd. Dice il responsabile Organizzazione Nico Stumpo: «È la prima volta che si
vota in febbraio, è la prima volta che
si prevede neve su una parte del territorio nazionale, una situazione senza
precedenti sulla quale ovviamente faremo il possibile per garantire il diritto di voto». Nessun allarmismo, nessuna intenzione di far sfoggio di una
«struttura parallela», ma sicuramente
il Pd metterà in moto operazioni locali
per aiutare chi avesse difficoltà. A Padova il partito ha preparato una sorta di «servizio taxi» per persone anziane o disabili e analoghe iniziative
potrebbero partire nelle prossime ore.
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Contando sul ricordo della formidabile catena umana che si faceva negli Anni Sessanta: «Ogni ora - racconta il
reggiano Pier Luigi Castagnetti, allora
giovane Dc - i rappresentanti di lista
informavano chi si era recato alle urne, un drappello di ragazzini correva
nelle sezioni di partito ad aggiornare
le liste e chi ritardava, veniva cercato
a casa. C’era un vero e proprio servizio
per portare alle urne anziani e ammalati».
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
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22 febbraio 2013
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PRIMA VOLTA PER UN’ELEZIONE
IMBIANCATA
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LUCA MERCALLI
Vento, pioggia e neve condizioneranno l’affluenza alle urne delle elezioni d’inverno? Forse non molto, visto
che già Calvino, in «La giornata di uno
scrutatore», racconto riferito al voto
del 7 giugno 1953 in una Torino sotto la pioggia, afferma che «ancora si
credeva che con il cattivo tempo, molti elettori dei democristiani [...] non
avrebbero messo il naso fuori di casa, [ma] con tante elezioni che c’erano
state, s’era visto che, pioggia o sole, l’organizzazione per far votare tutti
funzionava sempre».
Sta di fatto che allora era giugno e anche se su alcune regioni italiane pioveva, la temperatura diurna era comunque attorno a venti gradi. Quest’anno
invece, sotto gelidi venti balcanici,
l’appuntamento elettorale sarà ambientato in un’inedita atmosfera invernale, soprattutto al CentroNord,
perfino ammantato di neve al N o r d Ovest. Già domani pioverà estesamente sulle regioni tirreniche, con temporali tra Maremma, Lazio e Campania,
mentre un po’ di sole farà capolino al
Settentrione e lungo le Alpi, nonché
all’estremo Sud. Ma la sera riprenderà
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a piovere in Liguria e sulle pianure venete, e a nevicare sul basso Piemonte,
l’Emilia e le zone alpine e pedemontane del Nord-Est.
Domenica vedrà nevicate fino in pianura al Nord, più persistenti tra Piemonte, Emilia e Lombardia occidentale, sostituite dalla pioggia nel corso
della giornata sul resto della Valpadana e sul Triveneto. Le quantità di neve attese a bassa quota non sono tuttavia importanti: sulla pianura piemontese, tra le più interessate da fenomeno, circa 5 centimetri di neve bagnata non dovrebbero intralciare granché
il traffico stradale. Grigiori e rovesci,
nevosi da quota 500-800 metri, toccheranno a Toscana e Umbria, mentre più a Sud sarà in parte soleggiato
tra addensamenti irregolari, ma qualche scroscio potrà attivarsi su Salento, Stretto di Messina e Sardegna settentrionale. La previsione per lunedì
è ancora incerta, tuttavia le nevicate
potrebbero proseguire fino al mattino
al Nord-Ovest, tendenti a trasformarsi in pioggia in pianura. Ancora piovoso in Liguria, soprattutto a Ponente, ma in attenuazione tra pomeriggio
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e sera, mentre al Nord-Est avanzeranno schiarite durante la giornata. Tempo ancora instabile sulle regioni tirreniche con piogge sparse in esaurimento, più soleggiato sul versante adriatico. Forti venti soffieranno soprattutto
domenica, scirocco tra Ionio e Adriatico, maestrale sul Tirreno, tramontana
in Liguria, bora su Trieste.
E al Nord farà freddo, con temperature massime attorno a zero gradi domenica, mentre all’estremo Sud, sotto lo
scirocco, si potranno superare i 15. Al
seggio, oltre ai documenti, ricordarsi
dunque di portare anche sciarpa, ombrello e stivali.
22 febbraio 2013
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Piùdi47milioni chiamatiaesprimersi
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Domenica 24 febbraio, dalle ore
8 alle ore 22, e lunedì 25 febbraio, dalle ore 7 alle ore 15,
si svolgeranno le operazioni di
voto per il rinnovo del Senato
e della Camera. Si voterà anche per tre regioni: Lombardia, Lazio e Molise. Lo scrutinio avrà inizio lunedì 25 febbraio, al termine delle operazioni di
voto. Successivamente martedì
26 febbraio si svolgeranno gli
scrutini per le elezioni regionali. Gli elettori sono, per la Camera, 47.011.309, di cui 22.569.269
maschi e 24.442.040 femmine,
per il Senato 43.071.494, di cui
20.547.324 maschi e 22.524.170
femmine, che eleggeranno 618
deputati e 309 senatori. Gli elettori della circoscrizione estero
sono per la Camera 3.438.670 e
per il Senato 3.103.887 che eleggeranno 12 deputati e 6 senatori.
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I picchi dell’affluenza
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80,5 % il 13 aprile 2008 Alle scorse politiche il tempo era molto variabile e piuttosto freddo
in tutto il Nord L’affluenza registrata fu la più bassa dal 1948 in
poi. Si recarono alle urne l’80,5
per cento degli aventi diritto
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Rivoluzione in salita per la sfida di Ingroia
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L’ascesa di Grillo rischia di seppellire le attese del pm
FEDERICO GEREMICCA ROMA
Il pm ha sempre avuto accanto il
sindaco di Napoli, anche lui magistrato, Luigi De Magistris
Una strada tutta in salita. Secondo
molti, addirittura una Via Crucis percorsa sotto il tiro incrociato di cecchini dalla casacca cangiante: da certi garantisti che «siamo tutti innocenti salvo prova contraria» fino alle truppe
dei democratici accorse campo per difendere il «voto utile». Passando, naturalmente, per il nemico dei nemici, lo Sterminatore: quel Beppe Grillo
che, con il suo tsunami, ha travolto e
seppellito una Rivoluzione civile ancora in fasce.
Si può trovare un modo gentile per dirlo, una maniera delicata che non offenda il lavoro delle centinaia di volontari impegnati in questi trenta giorni di battaglia impossibile contro tutto e contro tutti. Ma anche a dirlo con
cortesia, la sostanza non cambia: Antonio Ingroia e i suoi “rivoluzionari”
sono con l’acqua alla gola, bassi bassi
nei sondaggi e con un piede fuori dal
Parlamento. Lui - cioè Ingroia - Montecitorio e Palazzo Madama nemmeno
li conosce: ma altri suoi compagni di
avventura, sì. E anche loro - Di Pietro
e Diliberto, Bonelli e Ferrero, per fare dei nomi - rischiano di esser travolti
assieme al capo-cordata.
Sandro Ruotolo, giornalista coraggioso e candidato con Ingroia sia alla Camera che alla presidenza della Regione Lazio, non nasconde le difficoltà
ma le spiega: «Campagna troppo breve per una forza nuova come la nostra». O ancora: «I sondaggi stavolta
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faranno fiasco: troppi soggetti in campo per la prima volta... Il nostro risultato sarà migliore di quel che profetizzano». E infine: «Possiamo chiudere
al 5% ma anche al 2,5%... D’altra parte
quando hai contro tutti - compreso il
“partito di Repubblica” che ci ha letteralmente oscurati - la partita si fa impossibile...».
Antonio Ingroia e le forze radunate
sotto le insegne di “Rivoluzione civile” hanno atteso ancora ieri - e attenderanno fino all’ultimo - un appello al
voto per loro da parte di Fausto Bertinotti. Quell’appello, però, non arriverà: e la circostanza non potrà che
riaprire vecchie ferite in quel pezzo
ampio di sinistra cosiddetta radicale
accasatasi con il magistrato palermitano. Infatti, già fuori dal Parlamento per la scelta compiuta da Veltroni
nel 2008, gli uomini di Rifondazione
comunista e del Pdci rischiano seriamente di non farvi ritorno nemmeno
stavolta: e addirittura clamorosa (anche se magari gradita a molti...) sarebbe la circostanza che a restar fuori possa essere anche Antonio Di Pietro.
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Ogni polemica - con la relativa resa dei
conti - è rinviata a data da destinarsi,
naturalmente, perchè in elezioni così
complesse tutto appare possibile fino
all’ultimo istante. Ma sottovoce sono
già molti i rilievi che vengono mossi ad
Antonio Ingroia nella gestione di una
campagna che per tanti versi non ha
sfondato e non ha convinto.
La micidiale imitazione di Maurizio
Crozza - che lascia ai posteri il ritratto di un Ingroia annoiato e indolente
- è stata solo la pietra tombale su una
leadership che, secondo le obiezioni,
avrebbe oscillato circa la linea da tenere. Troppe incertezze iniziali rispetto
al rapporto col Pd (si è passati da una
mezza offerta di discutere di una possibile desistenza al durissimo “chi vota Bersani vota Monti”); e anche troppe polemiche all’interno di uno schieramento - ma sarebbe meglio dire un
mondo - che pareva graniticamente
unito: dagli screzi con Salvatore Borsellino (poi in qualche modo ricomposti) fino al duro scontro con Ilda Bocassini e Maria Falcone intorno ad alcune citazioni di Ingroia circa il suo
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rapporto con il magistrato assassinato
dalla mafia nel maggio del 1992.
Col sostegno di De Magistris - che ha
molto spinto per la nascita della nuova formazione - i “rivoluzionari” erano
convinti di riuscire a ottenere in Campania il quorum (8 per cento) per accedere al Senato: salvo miracoli non
accadrà; e anche Palermo e la Sicilia scossi dal ciclone-Grillo - non sembrano voler premiare la scesa in campo
di Ingoria. Il risultato finale rischia di
essere assai al di sotto di tutte le attese: Rivoluzione Civile dovrebbe esser
certamente fuori dal Senato ma - stando alle ultime e non pubblicabili rilevazioni - è fortemente in pericolo anche la soglia del 4% che permetterebbe l’ingresso alla Camera. Occorre attendere: ma forse mai, Ingroia e i suoi,
avrebbero immaginato un’attesa legata ad una speranza di sopravvivenza
e non al successo in cui tutti credevano...
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22 febbraio 2013
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La certezza di Grillo: “Saremo un milione a
San Giovanni”
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Il leader del Movimento 5 stelle conclude oggi a Roma lo “Tsunami
tour”
MARIA CORBI ROMA
I preparativi per la chiusura della campagna elettorale di Beppe
Grillo in piazza San Giovanni a
Roma
L’ immagine è suggestiva: Bersani,
Berlusconi, Monti, Ingroia e compagnia che sventolano il fazzoletto bianco davanti al popolo grillino. «Arrendetevi», grida Grillo. E lo urlava anche
ieri sera, dalla piazza di Rieti, la penultima tappa prima della marcia su
Roma, il luogo fisico e simbolico del
potere contro cui il Movimento Cinque stelle si batte: «Lo Stato non c’è
più in questo paese. Hanno trasformato la democrazia in burocrazia». Urla
Beppe in montgomery blu. «Andranno a casa, andranno a casa....», dice ai
suoi. Giovani, anziani, uomini e donne delusi dalla politica, dai partiti. E
lo ripeterà oggi il suo mantra - «andranno a casa» - a piazza San Giovanni, la storica piazza rossa che dopo il
«meno male che Silvio c’è», nel 2006,
è ormai temprata a tutto. Un milione
in piazza, assicura Grillo. E anche se
non sarà proprio così la città si prepara all’orda grillina. Ambulanze, presidi
medici, forze dell’ordine, traffico deviato. Una città bloccata dal leader del
Movimento cinque stelle che per evitare ulteriori disagi ha deciso di arrivare a Roma con il camper rinunciando al treno dei pendolari.
«C’ero anch’io a San Giovanni, il giorno che cambiò l’Italia». Grillo invita
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tutti a una data che assicura storica:
«La storia è sempre passata da queste parti. E noi siamo ancora qui, ancora a Roma, per ricominciare ancora una volta. Per fare come ha detto
Dario Fo un ribaltone, quello che non
sono riusciti a fare i nostri padre nel
1945». Suggestioni che portano lontano che raccontano della presa del potere fascista ma anche della liberazione partigiana e della ricostruzione del
paese.
Ed ecco a voi lo «tsunami tour». In
ogni piazza si scandiscono le regole
della nuova Italia: «Un tetto di quattro milioni alle pensioni per aumentare quelle minime». Ma anche il ritorno dei 60 anni come limite per andare in pensione. Incentivi contributivi
a chi assume giovani. E ancora: semplificazione degli adempimenti fiscali delle imprese, chiusura di Equitalia
(«i suoi compiti devono tornare ai Comuni»). Parla dell’Aquila «che sta ancora ad aspettare». Dei poliziotti che
devono scortare a fare la spesa le mogli
dei potenti. Dell’Imu sulla prima casa che è «incostituzionale» se non una
tantum. Promette uno Stato «amico»:
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«Gli italiani sono passati dalla disperazione alla paura. Ormai hanno timore a tornare a casa e aprire la cassetta delle lettere. Io voglio uno Stato che
se sono in difficoltà mi aiuti, e non che
mi butti in un angolo a farmi morire».
Concetti che ripete anche ai giornalisti
stranieri a cui concede interviste, anche la Cnn è qui. «Ci sono tutte le tv
d’Europa perchè sanno che se le cose
cambiano qui, cambieranno anche da
loro».La piazza rossa delle folle comuniste, di Togliatti e Berlinguer, con la
statua di San Francesco, cambia colore, diventa gialla come le stelle del Movimento. E chissà con quali sorprese
Grillo consacrerà il taglio del traguardo nella capitale. Ci sarà Dario Fo. Ma
Celentano? E se fosse l’occasione del
ritorno di Mina? Le voci si rincorrono,
tra i grillini che si sentono a un passo
dalla meta l’ingresso in Parlamento di
tanta gente comune: «Più della metà
sono donne, e non quelle con i culi e
le labbra di silicone, quelle vere che lavorano, hanno figli, si fanno un mazzo così....». Grillo , con il montgomery
da salvatore della Patria:«Il rischio è il
collasso greco. Siamo su quella china
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li, ma abbiamo una cosa che loro non
hanno, questo movimento, che non è
violento. Riempiano un vuoto che in
Grecia e in Francia riempiono i partiti di estrema destra, nazisti».«Faremo
tornare di moda l’onestà», assicura.
«Non siamo un partito, siamo un movimento di idee e le idee non sono né di
sinistra né di destra». L’appello finale
agli elettorali di Bersani e Berlusconi.
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22 febbraio 2013
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Boldrin: “Giannino è l’unico che paga per
una bugia”
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Il cofondatore: Zingales agì dopo l’inchiesta di un cronista
TONIA MASTROBUONI ROMA
Oscar Giannino
Boldrin, lei insegna economia
negli Usa ed è tra i fondatori di
Fare. Dopo il caso Giannino che
umore c’è nel vostro movimento?
«Ho incontrato molti sostenitori a Milano e Pavia, sono rimasto molto impressionato dal loro umore. Sono avviliti, ma camminano a testa alta. Sono tristi perché Oscar ha dovuto lasciare, ma fieri della trasparenza e motivati dal fatto che il movimento va
avanti. Anzi, speriamo tutti che riesca
nei prossimi mesi a trasformarsi finalmente in un partito».
Qualcuno dice che le dimissioni
sono una farsa perché resta candidato premier.
«Non c’è nessuna farsa, mi risulta che
abbia rimesso il suo mandato parlamentare. Ed è il Porcellum che ci costringe a mantenere in piedi la candidatura: se la cancellassimo decadrebbero anche le liste. Se vincessimo le
elezioni, gli chiederemmo di fare un
passo indietro, ovviamente. Comunque, a me dispiace che la stampa si in-
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teressi di noi solo per queste questioni»
E’ vero, come La Stampa ha scritto ieri, che la storia delle lauree
finte stava per uscire su un giornale e Zingales ha agito di testa
sua?
«Non so se stesse uscendo sui giornali. Tra giovedi e venerdi han cominciato a girare voci su un giornalista italiano che indagava sul master di Giannino. Ne abbiamo parlato tra di noi e abbiamo subito chiesto a Giannino chiarimenti. Ma io ho anche espresso la
mia personalissima opinione, tra venerdì e sabato : bisognava dare a Oscar
il tempo adeguato per una riflessione
e per eventuali chiarimenti pubblici.
Sono convinto che la questione andasse chiarita, discussa e risolta al nostro
interno prima di essere resa pubblica.
Questa discussione l’abbiamo iniziata
tra sabato e domenica; Luigi ha deciso
di fare il suo post subito, lunedì. Qualche giorno per capire come stiano le
cose mi sembrava fisiologico anche in
un movimento così trasparente come
il nostro».
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Perché non avete chiesto prima
a Giannino delle strane storie
che circolavano sul suo conto dal
2011, stando a Wikipedia?
«Non siamo ridicoli! Non chiedo a
nessuno il curriculum se non devo assumerlo... In ogni caso dal momento della decisione di Zingales alle dimissioni di Giannino sono passati due
giorni. Du-e g-i-o-r-n-i! Un fatto mai
accaduto nella storia!
Ha sentito Giannino? È arrabbiato con lui?
«Non l’ho sentito ma no, non sono arrabbiato, solo dispiaciuto sia per lui
che per noi tutti. Comunque sta pagando un prezzo altissimo, in termini
umani, anche eccessivo. Anzi, diciamo
che è l’unico politico italiano che abbia
mai pagato per una bugia»
E Zingales, l’ha sentito? Approva
il suo gesto?
«Le azioni vanno discusse e condivise quando si è parte di un movimento ed esistono procedure che vanno seguite; la giustizia è fatta anche di procedure e garantismo. Ogni “accusato”
deve aver tempo adeguato per dare la
propria versione, sempre. Comunque,
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non l’ho sentito. Francamente, ora do
priorità alla campagna elettorale».
In Lombardia ci ancora sono
margini per dare fastidio a Berlusconi?
«Io spero in un numero vicino al 10
per cento».
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22 febbraio 2013
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“Dimettermi? Non ci penso Anche i
magistrati hanno diritto a tornare al loro
vecchio lavoro”
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Il pm: “Il leader di 5Stelle? Un’idrovora risucchia tutto”
GUIDO RUOTOLO ROMA
Rivoluzione civile Il magistrato
in aspettativa rivendica la scelta
di tornare in magistratura quando finirà l’esperienza politica
Grillo? «E’ una idrovora, risucchia tutto. Per la verità noi di meno. Ma Lega e Berlusconi si stanno prosciugando. Stringe le mani a Casapound, strizza gli occhi agli evasori, sbotta contro i magistrati». Campagna elettorale
agli sgoccioli. Mancano poche ore alla
chiusura e Antonio Ingroia, il candidato premier di «Rivoluzione Civile», nel
suo quartier generale di via dei Gracchi si prepara alle ultime 24 ore di comizi, manifestazioni e interviste.
Dottor Ingroia , in ogni caso per
lei è finita l’esperienza di magistrato?
«Non mi sono dimesso né credo che
mi debba dimettere.dalla magistratura Come un avvocato, un medico, un
giornalista che dopo l’esperienza parlamentare tornano a fare il loro mestiere, così un magistrato deve poter
rientrare in servizio, ma non nella Procura dove ha svolto indagini delicate.
Teorizzo che occorrono professionisti
prestati alla politica e oggi è ipocrita
negare che ognuno abbia delle proprie
idee. Il punto è che svolga il proprio
mestiere senza essere fazioso, senza
avere pregiudizi. O peggio».
Torniamo all’idrovora Grillo.
All’inizio della campagna eletto-
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rale sembrava che la sua “Rivoluzione civile” stesse intercettando la base elettorale di Sel.
Poi, è entrato in campo Beppe
Grillo e oggi tutti temono il suo
exploit...
«È un fenomeno interessante, il Ms5
intercetta la stanchezza verso la politica. E per farlo usa l’arma della politica spettacolo. La platea degli elettori sono spettatori che non pagano il biglietto e che votano un uomo di spettacolo che, unico tra i suoi, non metterà piede in Parlamento. Il successo
di Grillo rappresenta il fallimento della democrazia. Più che un programma
recita un copione. La sua è una operazione di marketing fra mondo dello
spettacolo e politica».
Da magistrato che mastica la sua
materia ha avuto difficoltà a confrontarsi con i temi del governo
di un Paese?
«Mi sono dovuto concedere una full
immersion iniziale con i nostri esperti. Me la cavo nello studio, apprendo velocemente e oggi conosco la materia: dalla vivisezione ai pensionati,
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dall’agricoltura al lavoro, dai temi economici a quelli della fiscalità....».
Dall’inizio, si è presentato rivendicando la sua solitudine, attaccando tutti e tutto. Il tema
dell’alleanza se lo pone?
«Intanto le cose sono andate diversamente. Mi hanno sbattuto le porte in
faccia. Ho scritto una lettera a Bersani e Grillo che non ha avuto risposte.
Non hanno pensato al Paese ma solo
al loro orticello».
Ha sbagliato qualcosa in questa
campagna elettorale?
«Non credo. L’unica recriminazione
che posso fare è che è stata troppo breve, che abbiamo avuto poco tempo».
Rivoluzione civile è tutto e il contrario di tutto. Comunisti, giustizialisti, garantisti, ambientalisti....
«La nostra è una scommessa, aggiungo riuscita. Non credo alla politica
tradizionale ma neanche alla “purezza apolitica” della società civile. Non
voglio rappresentare l’antipolitica ma
una politica nuova e la buona politica.
E’ vero, all’interno di Rivoluzione civi-
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le sono presenti anime diverse ma tutte sono vincolate dal programma».
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A CHI VANNO I VOTI DI OSCAR?
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NICOLA PIEPOLI
Le dimissioni da «Fare» del suo coordinatore/ fondatore Oscar Giannino
hanno colpito l’opinione pubblica. Ho
conosciuto Giannino come «mente
suggeritrice» di sistemi potenti come
la Confindustria e ho notato come in
determinati ambienti sapesse trovare
con un colpo d’occhio il bandolo delle
più aggrovigliate matasse. Avevo inoltre notato in Oscar Giannino una capacità di aggregare persone intorno ad
una sua personale «via della gloria».
Una tendenza in Giannino ad entrare in politica l’avevo notata più volte nell’autunno del 2012. Aveva cominciato con «Fermare il Declino» per
passare poi ad un termine più vigoroso e pieno di aspettative «Fare». Intorno a «Fare» si sono radunati personaggi di tutto rilievo nel mondo della cultura, delle scienze, dell’economia
e dell’imprenditorialità, una specie di
società composta da persone che tendono ad autodefinirsi leader nel loro
campo e talvolta in molti campi.
Tutto questo fervore che si è materializzato in una raccolta di persone in
genere valorose, sembra essersi sfracellato su un episodio di scarsa rilevanza: un titolo non conseguito da
Oscar Giannino presso un’Università
degli Stati Uniti. Immediatamente dopo l’episodio, infatti, il partito «Fare per Fermare il Declino» è come se
avesse urtato uno scoglio: tenderebbe ad affondare. Così dicono le nostre mappe: il movimento sembrerebbe aver perso metà degli aderenti nel
corso degli ultimi giorni.
A questo punto potrebbero essere fatte due considerazioni: Giannino è in
ogni caso un coraggioso che ha voluto
muovere le acque stagnanti della politica, specie presso le classi alte della popolazione (uno che si batte con
convinzione per delle idee di rinnovamento di solito è premiato, non punito); ammesso che alcuni frammenti di «Fare» stiano ricadendo sul mercato, è molto probabile che vengano
catturati da partiti del rinnovamento
che in un certo senso costituiscono lo
stato nascente dell’attuale contingenza politica, alludo in particolare al mo-
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vimento di Grillo e al movimento di
Ingroia.
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22 febbraio 2013
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ESTERO
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Apertaun’inchiesta sullefirmediAlbertini
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Un’inchiesta che ipotizza il reato di falso in atto pubblico è stata
aperta della Procura di Cremona in relazione a firme raccolte
per le liste per le regionali dell’ex
sindaco di Milano, Gabriele Albertini e per quelle per le politiche della lista Monti. Si tratterebbe di una trentina di firme
«copiate» da una lista all’altra.
- A quanto si è saputo, nell’ inchiesta condotta dal procuratore di Cremona, Roberto di Martino, vi sarebbe un solo indagato,
il certificatore delle liste. In sostanza, persone che avevano apposto la propria firma alla Lista «Scelta civica» di Mario Monti se la sarebbero trovata senza saperlo anche su quella per
il candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Gabriele
Albertini. Gli agenti della Digos
della Questura di Cremona hanno sequestrato le liste. È «sinceramente sbigottito», il candidato
alla regione Lombardia, Gabriele Albertini, di fronte alle notizie
dell’apertura di un’inchiesta sulla raccolta firme per le sue liste.
Albertini afferma che «qualora
dovessero ravvisarsi responsabilità di ogni tipo, saremo inflessibili con tutti coloro che dovessero essere coinvolti in questa vicenda».
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Crisi Lega in Veneto “Rischiamo la
mazzata”
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Indigesta l’alleanza con Berlusconi, Grillo fa razzia di delusi
GIOVANNI CERRUTIINVIATO A VERONA
Il Carroccio preoccupato dei segnali dal Veneto, paura sul ritorno delle correnti
Alle undici di sera, tra fan che vogliono
la foto e tifoserie che affollano il buffet («È pronto il risotto!»), Flavio Tosi
si ripara dietro una colonna del salone
della Fiera. Ultime fatiche, ultimo ap-
pello al voto e qui c’erano i 2 mila della
sua lista, la «Lista Tosi». Che non è Lega, che forse non tutta voterà Lega. Se
la domanda è cosa accadrà da lunedì,
quando si capirà come sta davvero la
Lega, quale sarà il futuro, ecco che il
sindaco e segretario della Liga Veneta
alza il braccio e indica la coda per il risotto: «Eccolo lì, il futuro. Una Lega libera dal populismo e dalla demagogia,
con un progetto che dia fiducia e speranza. Come il «Modello Verona», che
può allargarsi in tutta Italia...».
A Tosi piace parlare al futuro, anche
perché il presente non sembra carico di buone notizie. O buoni sondaggi. Nella Lega Nord, finora, la Liga si
era conquistata il titolo di azionista di
maggioranza, con percentuali da record in cassaforte, l’ultima il 35% delle
regionali del 2010, quando Luca Zaia
diventò governatore. Ora, lunedì pomeriggio, si potrebbe scoprire che la
cassaforte è più vuota che piena, che
il bottino se l’è preso Beppe Grillo,
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che slogan come «Prima il Nord», la
«Macroregione europea», «Il 75% delle tasse resti in Regione», da queste
parti hanno poco appeal, poco successo. Flavio Tosi lo sa, eccome se lo sa.
«Non arriveremo più a certe percentuali».
Prepararsi alla sconfitta, insomma.
Tra i leghisti veneti, adesso convertiti ad un preoccupato mutismo, c’è
chi prevede «una débâcle», chi «una
mazzata pronta ad arrivarci addosso»,
chi «un’imminente resa dei conti in
casa nostra». Rivalità, vecchi rancori, magari conflitti tra trevigiani e veronesi e vicentini. Sa anche questo, il
sindaco Tosi. «Roberto Maroni, che
vinca o perda in Lombardia, deve rimanere segretario federale della Lega Nord - spiega Tosi - Gliel’ho detto:
un nuovo congresso porterebbe a galla le tensioni, se resti garantisci continuità». Chissà se Maroni lo ascolta, questa volta. Perché l’ultima volta,
sull’accordo con Berlusconi, non l’ha
seguito.
E proprio questo, a sentire Tosi e i leghisti veneti, sarà il primo colpevole
della (assai temuta) disfatta. Tosi lo
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anticipa: «Con quell’alleanza, lo capisco, Maroni e la sua credibilità possono vincere in Lombardia. Ma altrove,
come qui in Veneto, la metà dei nostri
elettori non l’hanno mandata giù, si fa
fatica a farla passare». Avrebbe dovuto insistere, Maroni; andare da solo,
spaccare il Pdl come avvenuto a Verona, creare la sua «Lista civica». Che a
ben guardare in Lombardia ci sarebbe anche, peccato che se ne accorgano in pochi, «non ha avuto il tempo
di crescere», di certo non riempirebbe
l’Auditorium della Fiera di Verona.
Affari loro, di Maroni e dei lombardi.
«Ma per guardare agli affari nostri dice Massimo Bitonci, capolista al Senato, già sindaco di Cittadella, due volte deputato, rivale di Tosi nel congresso della Liga Veneta dove si è fermato al 43% - ora siamo qui a domandarci come si comporteranno gli elettori che avevano deciso di votare per
la lista di Oscar Giannino, uno che sostiene parecchie cause giuste». Nella
cassaforte dei voti leghisti temono non
solo l’incursione di Grillo, pure quella di Giannino. «Lo davano tra il 3 e il
4%», racconta Bitonci. E Grillo di più,
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molto di più, il doppio della Liga. Percentuali dal 20% in su.
Tosi è segretario della Liga Veneta
dall’estate scorsa, potrà sempre dire
che non ha avuto tempo. Ma le liste
elettorali le ha volute lui, la campagna
elettorale l’ha diretta lui. Ed ecco che
i leghisti mormorano, annotano, sussurrano. C’è chi racconta che nemmeno hanno attaccato i manifesti mandati da Milano. Chi prevede baruffa già
lunedì, al momento dei risultati. I più
cauti dicono da lunedì, ma cambia poco. Luca Zaia, il governatore, se ne sta
in disparte e preferisce aspettare. Nella sua Treviso c’è chi rimanda a una
sua unica dichiarazione, quando aveva conosciuto i nomi dei candidati dai
giornali: «Ne riparliamo dopo il voto...».
Tutti segnali di maltempo in arrivo,
per la Liga Veneta, ben peggio delle
tormente di neve di queste ore. «Chi
aveva votato Lega - dice Tosi, tra una
foto e il risotto della Fiera - o non la rivota o non va a votare. Più facilmente
potrebbe votare Grillo, e se c’è Grillo
è colpa di chi in politica ha sbagliato».
Lega compresa, se ne deduce. E forse
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è per questo che il sindaco di Verona
(e segretario della Liga Veneta) sceglie
di parlare al futuro. «Le vere elezioni non sono queste, saranno le prossime». Quando, almeno nelle intenzioni di Tosi, la Lega sarà come nella sua
Verona. «Aperta alla società e al territorio, per vincere».
Ma queste sono le intenzioni di Tosi,
e non è detto siano le stesse della Liga. Dove fanno notare che proprio Verona dimostrerebbe quel che Tosi medita: «Qui ha vinto bene, ma ha vinto
lui e non la Liga. Su 28 consiglieri di
maggioranza ne abbiamo solo 3!».
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“C’è più corruzione oggi che durante
Tangentopoli”
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L’allarme della Corte dei Conti: “In Lombardia distorto l’intero
sistema”
PAOLO COLONNELLO MILANO
1,7 milioni di euro Il danno provocato dalla corruzione nel 2012
in Lombardia
Peggio del Ghana, del Botswana, del
Buthan e del Rwanda. Appena prima
di Grecia e Bulgaria. Italia maglia nera della corruzione. Ma ciò che è peggio è che, nella civilissima e virtuosa
Lombardia, ad un passo dalle elezioni, la «piaga della corruzione è ben più
grave rispetto a 20 anni fa». Peggio insomma di quando c’era Tangentopoli.
È un quadro disastroso quello che il
procuratore regionale della Corte dei
conti Antonio Caruso dipinge in apertura dell’anno giudiziario contabile,
sottolineando l’esiguità delle sue forze: «Appena sei magistrati per una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti». Al punto che, nell’incontro con la
stampa, si spinge ad auspicare l’uscita
dei magistrati contabili dal palazzo
«per parlare di etica pubblica nelle
scuole».
Un fenomeno culturale ancor prima
che economico, la corruzione in Lombardia sembra aver ripreso forza, come se le inchieste degli ultimi due decenni fossero passate invano. «La corruzione si è ormai annidata nel profondo del tessuto sociale e costituisce
un’intollerabile distorsione del sistema, contribuendo alla disaffezione del
cittadino nei confronti delle istituzioni». Solo quest’anno, e solo per la regione più popolosa e ricca d’Italia, il
costo accertato della corruzione ammonta a un milione e 700 mila euro.
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Cifra apparentemente modesta e che
non tiene conto degli ultimi scandali,
rimborsi elettorali e Fondazione Maugeri, su cui la Corte dei conti sta ancora indagando.
Ma il problema, sottolinea il procuratore, è che si tratta di un fenomeno in espansione «che desta viva preoccupazione soprattutto per la
sempre più marcata propensione alla
mercificazione del bene pubblico, per
l’arricchimento personale, attraverso
l’uso disinvolto del denaro pubblico
e per gli sprechi non più tollerabili
nel sistema generale». Servono «nuovi modelli operativi e organizzativi interforze» e un incremento di modelli
tecnologici di condivisione tra le varie
procure.
Singolare il commento del presidente uscente della Regione Roberto Formigoni, per altro indagato a sua volta
per corruzione per aver ricevuto soldi e «utilità» pari a 8 milioni di euro
dal sistema sanità: «C’è preoccupazione vivissima per la corruzione in Italia
che attiene soprattutto le banche, come si è visto per Mps». Poi ha aggiunto: «Bisogna distinguere tra ipotesi e
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certezze. Abbiamo visto molto spesso
- ha precisato Formigoni - che indagini in corso approdano a sentenze assolutorie. Pensate a quanto è costata
l’inchiesta che mi riguarda e che probabilmente finirà in nulla».
Ecco dunque, a proposito di sprechi,
quanto è costata l’idea del sindaco leghista del Comune di Adro di trasformare la scuola pubblica del paese in un
avanposto del Carroccio: 26.136 euro,
danno quantificato dalla procura a seguito della condanna in sede civile per
comportamento discriminatorio della
giunta leghista. Sotto la voce «enti locali, incarichi professionali e consulenze, opere pubbliche e debiti fuori
bilancio» si trova un po’ di tutto.
Dalla consulenza d’oro del professor
Guido Rossi prestata al Comune di
centro sinistra di Sesto San Giovanni a
fronte di «nessun elaborato scritto ad
avvalorare l’utilità del contributo consulenziale ed ancora di più la sua necessità»: danno calcolato in 180 mila
euro. Mentre per aver sforato il patto
di stabilità, con l’assunzione di 32 persone a tempo indeterminato, la giunta
di centrodestra di Cremona si è vista
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contestare un danno di 1 milione e 772
mila euro.
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La Procura replica a Maroni “Indagini a
Novara indifferibili”
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MASSIMO MATHISNOVARA
Il politico RobertoMaroni leaderdellaLega
Nord,haminimizzato l’indagine
di Novara: «Indagini risalenti al
2006, ma le perquisizioni le hanno fatte oggi»
«I n relazione alle dichiarazioni e ricostruzioni - errate - di un autorevole
esponente di rilievo nazionale del movimento politico Lega Nord, espresse
nel corso di un’intervista alla trasmissione di Radio2, 28 minuti, condotta da Barbara Palombelli mercoledì,
ritengo necessarie alcune precisazioni». Il tono è ministeriale ma suona secca come una smentita la nota diffusa ieri dal procuratore di Novara Francesco Saluzzo sull’inchiesta
per corruzione, concussione e abuso
d’ufficio nella quale è indagato, fra gli
altri, l’assessore leghista della Regione Piemonte Massimo Giordano. Destinatario della bacchettata il segretario della Lega e candidato al Pirellone Roberto Maroni, che il giorno dopo
le perquisizioni a casa del compagno
di partito aveva sminuito la portata
dell’inchiesta: «Riguarda fatti non relativi all’azione della Regione Piemonte (Giunta Cota, ndr), ma di quando
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era sindaco e risalgono al 2006. Dopo sette anni di indagine fanno la perquisizione in casa e l’avviso di garanzia
quattro giorni prima delle elezioni».
Una ricostruzione confutata dalla Procura: «La vicenda che risale agli anni
2006-2009 e relativa al bar del teatro
Coccia di Novara è da tempo istruita
e, anzi, parte di quei fatti sono già oggetto di un giudizio dibattimentale in
corso. Anche le indagini su quelle vicende sono iniziate nel 2010, con riferimento alla posizione di Giordano,
cioè quando sono emersi gli elementi
relativi al suo possibile coinvolgimento in condotte illecite e di reato. Dopo accurate indagini, sono emersi altri
e svariati episodi, parte riferiti al periodo nel quale era sindaco di Novara e parte a quello successivo nel quale è stato assessore in Regione». È il
motivo per cui martedì sono scattate le
perquisizioni tra Novara, Torino, Orta
e Buscate (Milano). La procura ipotizza una sorta di «sistema» con scambio
di favori tra politica e imprenditoria.
Sull’accelerata proprio alla vigilia del
voto, il procuratore taglia corto: «Se
avessimo potuto eseguire le perquisi-
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zioni in un altro momento lo avremo
fatto. Le ho disposte quando si è valutato che non avrebbero potuto essere
rinviate neppure di un giorno».
Ma la Lega insiste. «Manca solo un
sondaggio che dica che la Lega e al 2%
poi hanno detto di tutto. Una volta la
magistratura aveva una consuetudine
di stile o se vogliamo di eleganza e certe cose in campagna elettorale non le
faceva» ha replicato in serata il sindaco di Verona, Flavio Tosi, a Torino per
un incontro con Cota.
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L’Italia di sempre il vero timore che agita la
vigilia elettorale
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MARCELLO SORGI
La campagna elettorale che solo ufficialmente si chiude oggi, ma continuerà in pratica fino all’ultimo momento,
ha determinato una speciale attenzione dei cosiddetti osservatori qualificati: ambasciatori, banchieri, gestori di
fondi di investimento, corrispondenti
dei maggiori giornali del mondo. Non
è solo l’avanzata apparentemente implacabile di Grillo e del Movimento 5
Stelle a motivare e far salire la pressione sulla vigilia. Negli ultimi venti
anni mai come adesso la curiosità di
capire come potrebbe andare a finire,
prima di conoscere i risultati, tradisce
due timori e un desiderio inconfessabile, che si manifestano con varie sfumature ma con una inaspettabile condivisione.
Il primo timore, inutile dirlo, è che
vinca Berlusconi e l’Italia si ritrovi in
una situazione di isolamento internazionale come quella che accompagnò
nel 2011 gli ultimi mesi del suo governo. La battuta di Monti sulla Merkel, mercoledì, sarà stata pure infelice,
ha anche provocato una reazione risentita dell’ambasciatore tedesco, ma
conteneva un fondo di verità. Inoltre
la vittoria del centrodestra è una prospettiva improbabile, checché ne dica
il Cavaliere, ma non si può escludere
del tutto.
Il secondo timore, meno prevedibile, è
che vinca Bersani. Vinca bene e da solo, s’intende, conquistando una piena
maggioranza anche al Senato. È meno improbabile, e da quando s’è capito
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che le cose, elettoralmente parlando,
non vanno tanto bene per Monti, soprattutto negli ambienti finanziari viene messa in conto e se ne parla molto: l’incubo di un programma economico vincolato all’appoggio di Camusso e Cgil è più presente. Vendola che
entrerebbe al governo con un ruolo di
primo piano basta e avanza a procurare notti insonni. Per non dire dei segnali di fumo lanciati negli ultimi giorni da vari esponenti del Pd ai grillini che stanno per approdare in Parlamento.
Quanto al desiderio inconfessabile,
che ha preso corpo man mano grazie allo svolgimento nevrotico della
campagna elettorale, è che l’Italia, per
quanto possibile, resti com’è stata fino ad ora o addirittura torni ad essere più simile a com’era nel passato. La
fine della rivoluzione. Un’Italia italiana, sempre in bilico, con i suoi governi che non governano, l’instabilità fisiologica legata al malfunzionamento
del Parlamento, lo spread che magari
scenda, ma non più di tanto, i titoli di
Stato che mantengano interessi alti. Il
che dà l’idea del livello di preoccupa-
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zione - e di confusione - che accompagna i nostri osservatori quando si accostano al pasticcio italiano.
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Flop del detective, Pistorius spera
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Oggi il verdetto sulla scarcerazione, mentre si scopre che l’agente
Botha è indagato per omicidio di 7 persone
LORENZO SIMONCELLIPRETORIA
Tensione Oggi Oscar Pistorius
dovrebbe affrontare l’ultimo
giorno del processo che stabilirà
se potrà tornare in libertà o rimanere in carcere con accusa di
omicidio
Dopo tre giorni di rinvii oggi dovrebbe
essere il giorno della verità per Oscar
Pistorius. Il giudice Nair è chiamato a
prendere una decisione se concedere
o meno la libertà su cauzione all’atleta
sudafricano accusato di omicidio premeditato della fidanzata Reeva Steenkamp. Dopo la tragicomica udienza di
due giorni fa, in cui l’accusa ha chiamato a testimoniare in aula il detective Botha, responsabile delle indagini sul caso Pistorius, l’udienza di ieri
si è chiusa con un sostanziale pareggio
tra accusa e difesa. Al termine della seduta, infatti, sia il pm Gerie Nel, che
il suo collega e rivale Barrie Roux, si
sono detti «soddisfatti» di come siano
andate le cose.
In mattinata l’udienza si era aperta con un clamoroso colpo di scena,
quando il giudice Nair aveva fatto richiamare in aula il detective Botha per
una seconda testimonianza. Nella sua
prima deposizione, infatti, la difesa,
con un’incalzante arringa, era riuscita a smontare le testimonianze del detective, secondo cui Pistorius avrebbe ucciso volontariamente la fidanzata. L’assenza del terzo bossolo sul luogo del delitto, il non aver usato copriscarpe sulla scena del crimine e gli errori sull’esatta distanza della casa dei
vicini, avevano fatto capitolare la cre-
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dibilità del poliziotto, tanto da accusarlo di aver inquinato le prove. Ma ad
aggravare la situazione per l’accusa,
nelle prime ore della mattina di ieri, è
emerso che Botha risulta essere indagato per l’omicidio di sette persone nel
2011. Secondo una ricostruzione dei
fatti, mentre stava cercando di fermare un sospetto sarebbe stato accostato
da un minibus che avrebbe cercato di
mandarlo fuori strada, per questa ragione Botha sparò uccidendo i passeggeri del mezzo.
«Non lo sapevamo» ha detto il pm
Nel. Troppo debole come giustificazione per un avvocato della sua esperienza, che con questo clamoroso autogol
rischia seriamente di compromettere
il successo finale. L’episodio, infatti,
risale al 2011, era stato archiviato, ma
poi la Procura nazionale aveva riaperto il caso e confermato l’accusa il 4
febbraio 2013, solo dieci giorni prima
l’omicidio di Reeva. Entrato in aula,
Botha è stato subissato dai flash dei fotografi togliendo quasi la scena a Pistorius. Incalzato dal giudice non ha
potuto che confermare le testimonianze del giorno precedente, sostenendo
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però di avere le prove sul fatto che
Pistorius avesse sbattuto la porta in
faccia alla sua ex-fidanzata Samantha
Taylor, e che avrebbe esploso un colpo
di pistola volontariamente in un noto ristorante di Johannesburg. Poi, un
altro scivolone, se necessario, alla richiesta del giudice Nair di argomentare le registrazioni telefoniche effettuate sul cellulare della vittima, ha risposto: «Non ne sono in possesso», nello sconforto generale dell’accusa. Così,
nel tardo pomeriggio, i vertici della
polizia sudafricana hanno deciso di togliergli le indagini per affidarle al detective Moonoo , considerato uno dei
migliori. Una svolta decisive nella vicenda Pistorius, anche perché il nuovo
team di inquirenti, a udienza di convalida chiusa, dovrà iniziare nuovamente le indagini.
Il resto dell’udienza è continuata con
l’accusa che ha definito «improbabile» il fatto che, una volta svegliato dai
presunti rumori, Pistorius non avrebbe avvisato la fidanzata e sarebbe andato direttamente in bagno. La difesa ha controbattuto dicendo che se
l’avesse voluta uccidere lo poteva fa-
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re ovunque, perché proprio nel bagno? Ricordando ancora una volta come la loro «era una storia d’amore»,
dimostrata dall’estremo tentativo del
campione di salvarla. Poi si è tornati sul pericolo di fuga, in particolare in Italia, dopo che il pm ha portato in aula un magazine femminile
sudafricano, «Sarie», in cui Pistorius,
in un’intervista del 2010, aveva detto di avere una casa a Gemona. Affermazione poi verificata e smentita.
Manca ormai poco al verdetto finale di
un’udienza che si è trasformata prima
in processo e poi in commedia e che
potrebbe essere risolta da un clamoroso autogol dell’accusa, che spalancherebbe le porte della libertà, almeno
provvisoria, ad Oscar Pistorius.
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Fuhrman, il poliziotto che inquinò le prove e
salvò OJ Simpson
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PAOLO MASTROLILLIINVIATO A NEW YORK
L'ex campione di football OJ
Simpson
Se potessi tornare indietro, non
prenderei più la chiamata per
quell’omicidio. Vorrei che la mia eredità storica fosse il nulla, e il mio nome
dimenticato». Questo è quanto rimane di Mark Fuhrman, quasi vent’anni
dopo il caso Simpson. Così ha parlato
l’ex poliziotto di Los Angels alla conduttrice televisiva Oprah Winfrey, immaginando il titolo che i giornali fa-
ranno al suo necrologio: «Il detective
caduto in disgrazia è morto».
La «disgrazia» di Fuhrman è aver
compromesso il «processo del secolo», mentendo e forse costruendo le
prove. Pochi dubitano che a uccidere Nicole Brown e Ronald Goldman,
il 12 giugno del 1994, fu l’ex campione di football, che in sede civile è stato
condannato a pagare i danni. In sede
penale, però, niente. Il nero O.J. venne assolto da una giuria a maggioranza nera, dopo che il suo avvocato nero Johnnie Cochran aveva accusato il
detective bianco Fuhrman di aver imbrogliato l’inchiesta per odio razziale.
Mark era un ex Marine, che dopo aver
combattuto in Vietnam era entrato nel
Dipartimento di Polizia di Los Angeles col grado di detective. Fuhrman
era stato il primo ad andare a casa di
Simpson la notte del delitto, per interrogarlo. Nessuno aveva risposto al
citofono e quindi aveva scavalcato il
cancello, trovando un guanto di pelle nera insanguinato, che conteneva il
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dna delle due vittime e di O.J. Poteva
essere la prova decisiva e quindi la difesa, il famoso «dream team» composto da Cochran, Shapiro, Dershowitz
e Bailey, si era impegnata per distruggerla.
La strategia adottata si basava
sull’accusa che Fuhrman era un razzista, e quindi aveva manomesso le prove per far condannare il nero Simpson. La difesa gli chiese se aveva mai
pronunciato la parola «negro» negli
ultimi dieci anni, e il giudice Lance
Ito non si oppose. Mark rispose di no,
ma poco dopo gli avvocati di O.J. presentarono nastri registrati nel 1986,
in cui parlando con la sceneggiatrice
Laura McKinny che preparava un documentario sulle gang, Fuhrman usava quella parola 41 volte e descriveva violazioni commesse contro i neri
sul lavoro: «Li pestavamo al punto che
ci pregavano di smettere, e giuravano
che avrebbero abbandonato la gang».
La reputazione del detective era stata distrutta, e in più aveva commesso il reato di spergiuro. Quindi la difesa lo aveva attaccato sul piano legale, chiedendo se aveva manomesso
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le prove. Mark aveva usato il Quinto
emendamento della Costituzione, cioè
il diritto di non auto-incriminarsi, per
non rispondere. Quindi era stato formalmente accusato e aveva accettato
il patteggiamento a tre anni di condizionale, diventando l’unica persona
condannata nel caso Simpson. Ora sostiene che fu uno stupido a fare quelle dichiarazioni razziste, ma al processo accettò il patteggiamento solo perché non aveva i soldi per difendersi. Le
prove secondo lui erano vere, e Simpson è l’assassino.
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«OscarnonhacaseaGemona
Stavasemprenellostessohotel»
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La casa di Oscar Pistorius a Gemona è l’Hotel Willy. Il vicesindaco del comune friulano è un
amico di Pistorius, lo è diventato nelle estati di allenamento a
Gemona, e non ha dubbi. «È assolutamente falso - dice Roberto Revelant – smentisco categoricamente, non ci sono fabbricati
di sua proprietà. Alloggiava sempre all’Hotel Willy». Dove la titolare Luisella Goi ricorda che
«Oscar era uno di famiglia, andava in cucina e si preparava da
mangiare da solo, non era più solo un cliente». La piccola comunità gemonese è sorpresa, combattuta tra la voglia di difendere quella che a tutti era parsa
«una grande persona» e quella
di allontanare il nome della cittadina dall’accusato di omicidio.
Un murales dedicato a Pistorius
è stato imbrattato e il Comune ha
sospeso il legame di sponsorizzazione con l’atleta.
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Dsk sedotto e svergognato La scrittrice: è un
maiale
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Un libro rilancia lo scandalo. Strauss-Kahn: violata la mia privacy
ALBERTO MATTIOLICORRISPONDENTE DA
PARIGI
Scambio di accuse La giornalista
argentina trapiantata in Francia,
Marcela Iacub, 49 anni, è stata
per sette mesi amante di Dominique Strauss-Kahn (a sinistra) e
ha raccontato i piccanti dettagli
nel suo ultimo libro
Dsk è «mezzo uomo e mezzo maiale».
E la parte migliore è la seconda: «In
Dominique Strauss-Kahn ciò che c’è di
creativo, di artistico e di bello appartiene al maiale, non all’uomo. L’uomo
è schifoso, il maiale è meraviglioso anche se è un maiale, cioè un essere intrattabile. È un artista delle fogne, un
poeta dell’abiezione e della sporcizia».
Nella storia infinita della caduta di
Dsk la realtà supera sempre la fantasia. E quest’ultimo capitolo lo conferma. Chi parla è Marcela Iacub, argentina trapiantata in Francia, 49 anni, giurista specializzata in filosofia del
diritto, scrittrice e columnist a «Libération». E, per inciso, vegetariana da
quando ha letto come vengono macellati i maiali: decisamente, un tema ricorrente. Iacub ha fatto arrabbiare le femministe francesi pubblicando nel gennaio dell’anno scorso un
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saggio, «Una società di stupratori?»,
in cui criticava chi criticava Dsk dopo
l’affaire del Sofitel. Poi per lui ha fatto di più: dal gennaio all’agosto scorso, è diventata la sua amante. E infine ha raccontato la relazione in un libro, «Belle et Bête», che uscirà il 27.
Ma è già un caso perché le pagine
più esplosive sono state anticipate dal
«Nouvel Observateur» con il corredo
di un’intervista non meno dirompente
all’autrice. E da ieri mattina la Francia
non spettegola d’altro.
Naturalmente Iacub, da brava «intellos», non si limita a raccontare tutto
come se fosse una fiction: ci ragiona
anche sopra. Il risultato è sconcertante
ma affascinante. Tutto comincia una
domenica: i due hanno appuntamento
alle 16 a casa di lei. Alle 11, lui le manda un sms: «Tu che ami scrivere, dimmi cosa vuoi che ti faccia». Ed è subito
amore.
L’uomo «che avrebbe trasformato
l’Eliseo in una gigantesco locale per
scambisti» vive nell’immediato. Non
è cattivo, ma talmente murato nel
suo egoismo da prendere stupidamente tutti per stupidi. E da restare quin-
ECONOMIA
CULTURA
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LOCALE
di fregato, com’è puntualmente successo. Iacub non crede nemmeno allo stupro nella famigerata suite: «Solo un maiale può trovare normale che
una miserabile immigrata africana gli
faccia un beeep! senza alcuna contropartita, solo per fargli piacere, solo per
rendere un umile omaggio al suo potere. La poveretta è tornata nella stanza per vedere se tu gli avessi lasciato qualche mancia ma non c’era niente. Nemmeno una parola, nemmeno
un fiore». Da qui la vendetta a mezzo
scandalo. L’ipotesi, in effetti, è suggestiva.
Iacub ha anche incontrato Anna Sinclair, all’epoca non ancora ex moglie
di Dsk che, scrive l’autrice, era «il suo
barboncino». E Sinclair le ha spiegato che «non c’è niente di male» nel
favorire delle prestazioni della cameriera. Commento dell’autrice: «Per lei,
il mondo è diviso fra padroni e servi.
Lo trova normale. Come se vivessimo
nell’Ancien régime». E così via per 122
pagine.
Naturalmente Dsk e Sinclair non ci
stanno. E, con la perfetta sincronia di
quando erano ancora marito e moglie,
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
ESTERO
CRONACA
scrivono lettere e minacciano querele. Strauss-Kahn si dice «doppiamente disgustato». Prima per «il comportamento di una donna che seduce per
scrivere un libro, valendosi dei sentimenti per sfruttarli finanziariamente», e poi perché «al di là del carattere inesatto del racconto, è uno spregevole attentato alla mia vita privata
e alla dignità umana» (come se avesse ancora una vita privata). Morale:
«Un’operazione che dà la nausea».
Sinclair denuncia «un resoconto ingannevole e astioso dell’intervista» e
«un’interpretazione diffamatoria e delirante del suo pensiero. Come, per ragioni mercantili, il Nouvel Observateur ha potuto scendere così in basso?». Insomma, finirà tutto in tribunale. Peccato: a giudicare da questa
croccante anteprima, madame Iacub
avrà pure una passione per i maiali,
ma scrive benissimo.
ECONOMIA
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
ESTERO
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ECONOMIA
CULTURA
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LOCALE
Mosca sfida Kerry sugli orfani russi “uccisi”
negli Usa
ESTERO
Il ministro Lavrov: ci vedremo e chiederemo chiarezza
MAURIZIO MOLINARICORRISPONDENTE DA
NEW YORK
A San Pietroburgo si sfila contro
il divieto di adozione per gli americani
Serghei Lavrov e John Kerry riescono finalmente a parlarsi dopo cinque
giorni e concordano di vedersi martedì
a Berlino ma l’amara sorpresa per il
neosegretario di Stato è l’agenda dei
colloqui: la priorità del Cremlino non
è la guerra civile in Siria o il programma nucleare iraniano, bensì la morte
di Maxim Kuzmin.
Maxim è un bambino russo di 3 anni, adottato dai texani Alan e Laura
Shatto, la cui morte è stata registrata lo scorso 21 gennaio dall’obitorio
dell’Ector County. Pavel Astakhov,
l’alto funzionario russo responsabile
della difesa dei diritti dei bambini, afferma che «Maxim Kuzmin aveva molte ferite alla testa e alle gambe così come danni agli organi interni e alle cavità addominali». Da qui la sua accusa ai genitori adottivi: «Il bambino, secondo gli investigatori, è stato picchiato dalla madre adottiva che in precedenza gli aveva fatto ingerire psicofarmaci per un lungo periodo, causando-
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
ESTERO
CRONACA
gli malattie della psiche». La richiesta di Astakhov alle autorità americane è di «consultare tutto il materiale
disponibile sul decesso e essere ammessi come parte civile nei confronti dei genitori adottivi» trasformando
questo caso nella più recente conferma di quanto affermato dal presidente Vladimir Putin in dicembre sul fatto
che «19 bambini russi adottati in America sono morti negli ultimi dieci anni», con la conseguente decisione di
bloccare da subito nuove adozioni da
parte di famiglie degli Stati Uniti.
È in tale cornice che si spiega la decisione del ministro degli Esteri russo di chiedere a Kerry di discutere di
Maxim. Ad anticipare le intenzioni di
Mosca è Konstantin Dolgov, rappresentante del governo russo per i diritti umani: «Chiederemo la pena più severa per i genitori adottivi se sarà dimostrato che Maxim è morto a causa delle percosse che gli hanno inferto». Non si tratta di un caso isolato ma dell’inizio di un’offensiva diplomatica tesa a mettere sulla difensiva
gli Stati Uniti su un tema come i diritti dei bambini, nell’evidente inten-
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LOCALE
to del Cremlino di bilanciare le accuse di Washington sulla violazione dei
diritti umani e la carenza di libertà di
opposizione, rilanciate dalla decisione del Congresso Usa di varare sanzioni contro i responsabili della morte
dell’avvocato Serghei Magnitsky, deceduto in carcere.
Alexander Bastrykin, capo della commissione di indagini sulla morte dei
piccoli adottati in America, dice di
«voler portare di fronte alla legge tutti
i genitori statunitensi che hanno commesso reati contro i nostri piccoli, cittadini russi». Sono già 11 le indagini criminali formalmente aperte dalle
autorità russe e la magistratura di Mosca ha chiesto a quella americana di
«perseguire i delitti commessi contro i
nostri connazionali». Lo scorso 8 febbraio il Dipartimento di Giustizia degli
Stati Uniti ha dato «piena disponibilità» a cooperare per «appurare quanto avvenuto» ma tali assicurazioni sono state considerate non sufficienti dal
Parlamento russo che il 22 febbraio
ha iniziato a redigere un «appello al
Congresso di Washington» al fine di
varare «leggi immediate per preveni-
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
ESTERO
CRONACA
re violazioni dei diritti» delle migliaia di bambini russi adottati negli Stati
Uniti dall’indomani della dissoluzione
dell’Urss. L’accusa della commissione
del Parlamento russo sulla Famiglia e
l’infanzia è rivolta al Dipartimento di
Stato che negli ultimi anni avrebbe più
volte «mancato nella necessaria collaborazione». «Per verificare la salute
dei bambini adottati ci siamo rivolti ai
Paesi dove si registrano i numeri alti ha detto Astakhov - ma mentre Italia,
Francia e Spagna hanno risposto alle
richieste, gli Stati Uniti sono da sempre quelli che esitano maggiormente».
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22 febbraio 2013
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ESTERO
ESTERO
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CULTURA
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La gaffe del principe Filippo “I filippini?
Tutti infermieri”
LOCALE
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A 91 anni il consorte della regina continua a scandalizzare
CLAUDIO GALLOCORRISPONDENTE DA
LONDRA
Il principe Filippo d’Edimburgo
ha 91 anni
Novantun anni, ancora diritto come
un palo nonostante il recente bypass,
il principe Filippo, consorte della regi-
na Elisabetta II da 65 anni, continua a
dispensare le sue perle ad ogni pubblica occasione.
L’ultima gaffe è dell’altro giorno, durante la visita all’ospedale di Luton
and Dunstable per inaugurare il nuovo centro cardiologico d’avanguardia.
A un’infermiera filippina ha sibilato:
«Il suo Paese dev’essere mezzo vuoto:
siete tutte qui a lavorare per il servizio
sanitario».
Il duca di Edimburgo non delude mai
i suoi fan, è una girandola di battute
surreali, politicamente scorrette, crudeli. La scorsa settimana deve aver
sparato qualcosa di esilarante al poliziotto che ha incrociato sulla strada
della chiesa, l’omone tutto impettito è
scoppiato in una intrattenibile risata,
subito digitalizzata da un fotografo.
Filippo, alla prima uscita dopo la pausa natalizia, ha ammesso di essere allegro, «a tagliare i nastri sono diventato il più esperto al mondo». Poi
ha chiesto ai dirigenti dell’ospedale
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
ESTERO
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CRONACA
se metteranno una piattaforma per
elicotteri per risparmiargli il viaggio
in auto. Quando gli fu applicato lo
stent nel 2011, fu trasportato in elicottero dalla tenuta di Sandringham
all’ospedale di Papworth. Il personale
gli ha donato uno stent d’oro. Lui lo
ha preso dicendo: «Finalmente dei ricambi».
L’incorreggibile gaffeur che incarna il
più impietoso humor britannico, in
realtà (come d’altra parte gli stessi
Windsor) viene da un’antico casato
dalle radici tedesche, e in seguito danesi e greche. L’aspetto meno elegante delle sue boutade è che sono rivolte
sovente a persone umili che non hanno nessuna chance di replicare. Come
l’infermiera filippina che ha sorriso alla battuta.
Le sue freddure sono diventate antologie sui tabloid. Nel 1987 in Kenya
una indigena gli regalò una figurina,
lui la guardò e disse: «Lei è una donna,
non è vero?». Nel 1997, incontrando
il direttore dell’«Independent» Simon
Kelner, noto repubblicano, gli disse:
«Che ci fa lei qui?». «Sono stato in-
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vitato», rispose l’altro. «Bene, allora
non doveva venire».
Nel 1999 disse a Lord Taylor di Warwick, politico nero: «Da quale parte
esotica del mondo spunta lei?». Nel
2000 a un gruppo di ragazzi sordi accanto a una band che suonava le percussioni metalliche dei Caraibi: «Se
state lì capisco perché siete sordi». Lo
stesso anno, visitando una fabbrica a
Edimburgo, trovò una scatola di fusibili fuori posto. «Sembra che l’abbia
messa in ordine un indiano», disse.
Stavolta si scusò: «Volevo dire un cowboy».
Parlando con il leader aborigeno William Brin, nel Queensland australiano, se ne uscì: «Ma voi vi tirate sempre
le lance uno con l’altro?»
Nel 2003, fissando il vestito tradizionale del presidente nigeriano Obasanjo, malignò: «Lei sembra vestito per
andare a dormire». L’elenco è così
lungo che lo scorso anno le sue frecciate sono state raccolte in un libro inglese: «Il principe Filippo, sagge parole e
gaffe dorate».
Meglio non sapere che cosa pensa lui
dei suoi lettori.
22 febbraio 2013
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Giochi di Rio Il Brasile si difenderà con
armi russe
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ESTERO
PAOLO MANZOSAN PAOLO
Dilma Rousseff
Il Brasile ha scelto armi «made in Russia» per difendere da qualsiasi minaccia proveniente dall’alto la sua Rio de
Janeiro, che ospiterà le Olimpiadi nel
2016. Dopo avere firmato un accordo
col primo ministro russo Dmitry Medvedev, l’annuncio è stato dato dal capo
di Stato Maggiore delle Forze Armate
in persona, il generale José Carlos De
Nardi. L’alto ufficiale di origini italiane si è detto entusiasta dell’intesa che,
oltre all’acquisto di almeno 5 batterie
antiaeree russe di ultima generazione,
prevede il trasferimento della tecnologia antiaerea di Mosca nel Paese del
samba. La clausola del trasferimento
tecnologico, conditio sine qua non per
la presidente Dilma Rousseff e per il
ministro della Difesa Celso Amorim, è
stata accettata da Medvedev, in visita
ufficiale a Brasilia proprio per rafforzare la cooperazione, militare ma anche economica, tra due Paesi, a suo dire, «giganti e per molti aspetti complementari».
Intervistato dalla tv Globo, il primo
ministro russo ha anche chiarito che
«è normale trasferire tecnologia in
cambio di denaro», mentre i brasiliani hanno specificato che per ora
l’acquisto si limiterà a tre Pantsir-S1 a
medio raggio più due batterie di missili portatili Igla di ultima generazione. «L’Olimpiade è una sfida più complicata in termini di difesa rispetto al-
22 febbraio 2013
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ESTERO
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la Coppa del Mondo di calcio perché si
realizza in punti differenti e contemporanei nella stessa città», ha aggiunto il generale De Nardi, spiegando così
perché il sistema antiaereo russo non
sarà già disponibile il prossimo anno,
quando il Brasile ospiterà il Mondiale
Fifa.
Inizialmente la produzione delle armi sarà fatta solo in Russia, mentre
un gruppo di aziende coordinate dalla multinazionale verde-oro Odebrecht dovrebbe iniziare a breve la fabbricazione nel «gigante» sudamericano. Nessun commento da Washington, anche perché, caduto il muro di
Berlino e finita la Guerra Fredda, è terminata la fase del Sudamerica «giardino di casa» degli Stati Uniti. Insomma,
il Brasile si sta semplicemente attrezzando al meglio per il nuovo mondo
multipolare di oggi. E allora ecco che
se come consulente per la sicurezza
delle Olimpiadi Rio ha scelto l’ex sindaco di New York, il repubblicano Rudolph Giuliani, per i sottomarini nucleari l’accordo – anch’esso con trasferimento tecnologico al 100% - è stato
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siglato con i francesi. Adesso è semplicemente arrivato il turno dei russi.
22 febbraio 2013
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“Ho parlato in un Parlamento Che
emozione!”
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La blogger cubana ospite a Brasilia
Y OANI SÁNCHEZ
Il Brasile è la prima tappa del
viaggio che porterà la blogger cubana in 15 Paesi (tra cui l’Italia,
in aprile) Sulla «Stampa» il suo
diario di viaggio
Ho parlato davanti alla Camera dei
deputati. Che emozione! Il dibattito è
stato interessante. Abbiamo visto alcune sequenze del film di Dado Galvao
(Connexion Cuba - Honduras), ha parlato il Senatore Eduardo Suplicy, mi
hanno regalato una pianta con dei fio-
ri stupendi. Mi chiedo soltanto: come
potrò portarla con me? I senatori mi
hanno rivolto alcune domande che mi
hanno permesso di rispondere a tante
campagne di diffamazione nei miei riguardi.
Quando sono uscita dalla riunione mi
attendeva una buona notizia: Berta
Soler, leader delle Damas de Blanco, è
stata autorizzata ad andare in Spagna,
il prossimo 11 marzo. È pronto anche
il mio visto per l’Argentina, così potrò
includere anche questo Paese nel mio
tour. Che giorno interminabile! Quante cose sono accadute! Brasilia è una
grande città, si nota ovunque il genio
di Niemeyer. Grandi spazi, costruzioni
monumentali e tanto dinamismo sono
le cose che ho potuto percepire durante la mia breve permanenza. Mi sarebbe piaciuto trattenermi di più, ma mi
attende San Paolo, dove presenterò il
mio libro: «De Cuba con cariño». Con
mia grande sorpresa ho visto titoli sulla stampa cubana dell’esilio dove scri-
22 febbraio 2013
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vono che avrei chiesto la liberazione
delle 5 spie cubane recluse negli Usa.
Evidentemente non si è percepita la
grande dose di ironia contenuta nella
mia frase. Meglio chiarire la mia posizione. Non credo che siano innocenti. Tutt’altro. Sono soltanto contraria
al dispendio di risorse che lo Stato cubano impiega in una campagna propagandistica per la loro liberazione. Credo di aver fatto chiarezza. Adesso vado
a dormire, perché è stata una giornata
con troppi eventi e sento sul mio corpo
gli effetti del cambio di orario. Domani sarà un altro giorno molto intenso.
Ringrazio tutti i brasiliani che mi hanno mostrato il loro affetto per strada
e negli aeroporti. Grazie anche a coloro che hanno cominciato a seguirmi su
Twitter da quando sono in Brasile.
Traduzione di Gordiano Lupi www.infol.it/
lupi
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22 febbraio 2013
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ECONOMIA
CULTURA
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LapoliziafermaduesostenitricidellePussyRiot
ESTERO
Elena e Irina fermate dalla polizia
Un anno fa, alla vigilia del voto presidenziale in Russia, alcune militanti del gruppo punk
Pussy Riot si erano esibite nella cattedrale di Cristo Redentore di Mosca con una «preghiera
punk» anti Putin. Un anno dopo, due delle tre ragazze incriminate e processate per «teppismo religioso» stanno scontando una condanna a due anni.
Il gesto delle Pussy Riot è stato ricordato ieri da due attiviste dell’opposizione russa, Irina
Karatsuba e Elena Volkova, docenti all’università di Mosca, che
hanno indossato il passamontagna colorato diventato simbolo
della band femminile e hanno
cercato di deporre dei tulipani
sull’iconostasi della cattedrale.
Le due donne, che volevano commemorare l’anniversario di un
«avvenimento che ha cambiato il
nostro Paese», sono state fermate e portare in un commissariato di Polizia. Entrambe sono state rilasciate dopo un breve interrogatorio.
22 febbraio 2013
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ESTERO
Scivoloni celebri
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Il vostro Paese deve essere mezzo vuoto, siete tutti qui a lavorare per il servizio sanitario
Il principe Filippo a un’infermiera filippina
Ma come è vestito lei? Da quello che
indossa sembra pronto per andare a
dormire
Il principe Filippo al presidente nigeriano
Se state accanto a quella band di percussionisti dei Caraibi capisco perché
siete sordi
Il principe Filippo a un gruppo di non
udenti
Che ci fa lei qui, visto che è repubblicano? È stato invitato? Bene, non doveva venire
Il principe Filippo all’editor di Independent
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22 febbraio 2013
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La posizione della Russia
ESTERO
Questo tema delle adozioni di orfani
russi da parte di genitori americani e
in primis la morte di Maxim Kuzmin
sarà uno degli argomenti chiave durante i colloqui della settimana prossima con John Kerry Vogliamo portare di fronte alla legge tutti i genitori
statunitensi che hanno commesso reati nei confronti dei nostri piccoli cittadini russi Ci costituiamo parte civile
contro il padre e la madre di Maxim
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22 febbraio 2013
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Una scia di denunce e veleni
ESTERO
3 MAGGIO 2012 LA RETE DI
SQUILLO Indagato per un giro di
prostitute a Lille
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22 febbraio 2013
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Una notte a Wembley per dimenticare la
crisi
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Fabbriche chiuse e conflitti sociali, a Bradford il miracolo arriva dal
calcio
CLAUDIO GALLOINVIATO A BRADFORD
Domenica I «Bantams», in quarta serie, sfideranno per la Coppa di Lega lo Swansea che milita
in Premier Oltre lo sport Nella
storica partita molti vedono ormai l’unica occasione di riscatto
della città dello Yorkshire
Tradizione Bradford, nello Yorkshire, è una città di 300 mila abitanti Ha avuto un boom all'epoca
della Rivoluzione industriale e
ha toccato la prosperità massima
a metà del 900 Poi con l’inizio
della crisi dell’industria tessile il
lento declino. Oggi molte fabbriche sono in disuso
Il clamoroso 3-1 dell’andata gettato
via. Poi il centravanti spilungone James Handon infila una cornata su calcio d’angolo: il passaporto per Wembley. Così la città, poco meno di 300
mila abitanti, vive estatica il suo sogno, convinta che Wembley per un
club di «League Two» sia già un trionfo, mentre il favorito Swansea è costretto a vincere per non perdere la
faccia.
Rispetto alla nostra, la geografia inglese è rovesciata, il Sud più ricco,
il Nord più povero: questa parte dello Yorkshire non fa eccezione. Partita in quarta all’epoca della rivoluzione industriale, Bradford è arrivata
sull’onda della prosperità fino alla metà del secolo scorso. Nella Terra Desolata T.S.Eliot, che qui dev’essere poco amato, fa del «milionario di Bra-
22 febbraio 2013
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dford» il simbolo del parvenu. Le filande attirarono fiumane di immigrati
dall’India, molti dei quali dopo la Partizione del 1947 diventarono pachistani. Poi ci fu l’ondata dei polacchi, la seconda lingua cittadina è ancora la loro.
Arrivando da Leeds, la prima cosa che
spunta all’uscita della stazione ferroviaria è la grande moschea sufi di
Westgate. Svetta sulla collina di fronte con i suoi esili minareti, tra file di
casette inglesi di mattoni scuri. Due
passi e c’è il centro, o perlomeno uno
dei tanti. Bradford è cresciuta a cavallo
della collina, mangiandosi diversi villaggi più piccoli e adesso ogni quartiere pretende di esserne l’ombelico. Sullo sfondo spunta desolato il grattacielo livido del centro commerciale Westfield, mai terminato per mancanza di
soldi, monumento triste alla crisi nera.
Poco oltre l’abitato, si aprono primordiali i paesaggi di arenaria scura delle
Pennines, le colline dei romanzi delle
sorelle Bronte.
Salendo verso Manningham Lane, lo
stradone che porta allo stadio di Valley Parade, i ragazzi avvolti nelle sciarpe giallorosse si diradano, altri suo-
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ni al posto dell’inglese: punjabi, urdu,
polacco. Ecco barbe, zuccotti, pijamas,
hijab, niqab con la fessura per gli occhi scuri. Accanto al market Polandia
un Southern Chicken con lo stemma
del Hmc, l’associazione che controlla
il cibo islamico, subito dopo la vetrina
di Potraviny Danko, alimentari Danko. Minestra d’ingredienti che non si
combinano.
Di fronte all’insegna verde del Job
Center Plus, agenzia di collocamento,
c’è una fila di persone senza speranza.
«Le cose non vanno certo bene – dice
la direttrice Saorsa-Amaltheia Tweedale, alta e dritta come un corazziere – vanno male ovunque d’altra parte». L’unica cosa buona in giro sembra proprio il miracolo che ha portato i Bantams sulla strada di Wembley. Lo dice anche il professor David
Lewis, storico dell’Università di Bradford: «Abbiamo avuto anni difficili,
così questa storia della Coppa ha portato un po’ di allegria. Eravamo un ricco centro di commercio tessile ma siamo diventati una tipica città post-industriale del Nord, destinata a un rapido declino dopo la chiusura dei ma-
22 febbraio 2013
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glifici. C’è lo stesso tragico tasso di disoccupazione di Leeds e la gente fa le
valigie anche qui».
Tirato a lucido, lo stadio si affaccia su una stretta vallata. Accanto
all’ingresso c’è la lapide in memoria
dei 56 tifosi morti nell’incendio del
1985. «Noi viviamo già in paradiso –
dice Simon Parker, 44 anni, giornalista sportivo del Telegraph and Argus
–. Mi chiamano dai giornali di mezzo mondo, tutti sanno del miracolo
di Bradford. Una volta non sapevano
nemmeno che esistessimo. Ci voleva
per il morale della nostra comunità».
Ian Ormondroid, 48 anni, dirigente
del club, a Wembley con la maglia giallorossa c’è già stato, per la finale dei
play off della seconda divisione della
Football League, nel 1996. Allora batterono il Notts County 2-0 e passarono in prima divisione. «Stavolta – dice
– è molto più importante anche se non
mi faccio illusioni. Il nostro orgoglio è
alle stelle, è tutto quel che conta».
L’uomo dietro al miracolo si chiama
Phil Parkinson, 45 anni, da due stagioni allenatore. Lui che guadagna mille sterline alla settimana ha straccia-
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to colleghi celebri e strapagati. Alla fine della stagione gli scade il contratto, stelle di prima lega si sarebbero già
fatte avanti, ma il «Mail» dice che il
Bradford ha rilanciato con un contratto a lungo termine. Sistemato in ogni
caso. In campionato lo Swansea ha appena incassato cinque goal dal Liverpool ma lui che era ad Anfield a godersi lo spettacolo, non si monta la testa:
«Non ci ho capito molto – dice – perché hanno fatto troppi cambi. Si sono
presi una batosta, ma non credo che
influirà sulla finale». I gioielli del City
sono Nahki Wells, 22 anni, delle Bermuda, centrocampista e punta, piccolo e scattante, e James Hanson, 25 anni, ariete di Bradford. A impersonare
più di tutti il sogno giallorosso è però
Hanson. Bocciato dall’Haddersfield a
15 anni perché troppo patito – «non
ero così smilzo», ha protestato con il
«Mail» – è rimasto tra i dilettanti finché non è stato scoperto proprio dalla squadra della sua città. Il problema
è che doveva scappare prima della fine degli allenamenti per andare a fare il commesso al supermercato «The
Cooperative Food». Andrà a Wembley
22 febbraio 2013
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«con papà, mamma e la mia compagna» senza spocchia, «anche se non si
sa mai». Poi, vittoria o sconfitta, subito a casa perché la figlioletta di tre mesi aspetta nella culla con una maglietta
dei Bantams col numero 9 del padre.
Questo è ancora lo spirito immacolato
del Bradford a cui si è affezionato anche il Dalai Lama quando venne alla
Business Conference a Leeds. Ora ha
mandato una lettera con la benedizione per la finale. Con l’aiuto dei Bodhisattva potrebbe essere un altro miracolo.
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
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22 febbraio 2013
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Bombe nel cuore di Damasco: 53 morti
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Il regime accusa i “terroristi”, i ribelli sospettano i fedelissimi di
Assad
FRANCESCA PACIROMA
La scena di una delle esplosioni
avvenute ieri a Damasco
Mentre il caos dilaga nel non più quieto centro di Damasco, squarciato ieri da almeno tre autobombe che mirando alla sede del partito di governo
Baath e a un palazzo dell’intelligence
hanno lasciato sul terreno almeno 53
morti (in gran parte civili) e oltre 300
feriti, si moltiplicano i fronti del conflitto a tutto campo in cui sta precipitando la Siria. La rivolta contro gli Assad, iniziata pacificamente due anni fa
sull’onda dell’esperienza egiziana e tunisina, ha virato verso una guerra civile da 70 mila vittime e 800 mila profughi. Negli ultimi mesi però, lo scontro originario tra regime e opposizione
si è riprodotto in un gioco di specchi
(sciiti contro sunniti, qaedisti contro
musulmani moderati, islamisti contro
cristiani, alawiti contro tutti) che, nei
peggiori incubi degli analisti, ridurrà il
Paese una «no man’s land» in balia di
bande criminali avversarie.
Come consuetudine, la responsabilità degli attentati di ieri è rimbalzata tra Damasco, che accusa «i terroristi», e i ribelli (Coalizione delle forze di opposizione e Libero esercito siriano), che rifiutano l’omicidio di civili e puntano l’indice sul regime. Mentre Damasco dà fuoco alle polveri e i
22 febbraio 2013
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suoi avversari riuniti al Cairo ribadiscono la disponibilità a negoziare ma
senza Assad, la Siria – è la copertina
dell’«Economist» – muore.
Ignorando la volontà di Londra,
l’Europa ha rinnovato di tre mesi
l’embargo sulle munizioni, sollevando le proteste del Consiglio nazionale siriano (Cns) ma soprattutto rilanciando il dubbio amletico che attanaglia anche Washington: armare o no
i ribelli? Sebbene in autunno più di
100 nazioni abbiano riconosciuto nella Coalizione Nazionale l’unica vera
opposizione, prevale la prudenza, col
risultato che tanto il delegittimato Assad quanto gli invisi Fratelli Musulmani e i temutissimi jihadisti sono tuttora i soli a poter sparare (il primo grazie ai rifornimenti iraniani e russi, gli
altri via Qatar e Arabia Saudita). Si dice che Obama stia ripensando la sua
posizione realista, ma per ora tutto tace. Almeno ufficialmente.
In realtà in Siria le armi aumentano
in proporzione ai combattenti. I tristemente noti qaedisti di al-Nusra ne
hanno a volontà e controllano il NordEst, compresa la città petrolifera Ha-
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saka. Il regime sta dando fondo agli
arsenali bombardando a raffica il Sud
(da cui si approvvigionano i ribelli) e
non risparmiando neppure più Damasco, dove una settimana fa ha ingaggiato un combattimento vicino alla città vecchia. Il Libero esercito siriano
inizia a sfoggiare un equipaggiamento migliore, forse grazie al contributo
discreto di chi vuole evitare che soccomba agli jihadisti. I cristiani fuggono verso l’Armenia, ma chi resta gira
solo con la fondina (come gli alawiti).
Infine c’è Hezbollah che con la scusa
di proteggere i villaggi sciiti sul confine siro-libanese da aggressioni sunnite preme sempre più spesso il grilletto.
L’annuncio che l’inviato di Onu e Lega
Araba Brahimi prolungherà di sei mesi la missione rimbomba nel vuoto come l’Sos delle agenzie umanitarie per
la sorte di 4 milioni di persone in stato
di bisogno. A udirsi in Siria oggi sono
solo le esplosioni.
twitter @frapac71
22 febbraio 2013
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“Nucleare, in Iran 180 nuove centrifughe”
ESTERO
[M.MO.]
Tecnologia Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad durante una visita all’impianto per
la produzione di uranio di Natanz
DAL CORRISPONDENTE DA NEW
YORK
L’Iran ha installato nell’impianto atomico di Natanz 180 centrifughe
di ultima generazione, accelerando
l’arricchimento dell’uranio con un
passo che accresce i timori di una svolta militare del programma. A svelare
la mossa di Teheran è l’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea) con un rapporto consegnato alle 35 nazioni del suo
consiglio direttivo, redatto a conclu-
sione della missione svolta dagli ispettori internazionali proprio a Natanz lo
scorso 6 febbraio. Le centrifughe che
gli ispettori hanno visto all’opera sono
di tipo «IR 2m» e consentono di arricchire l’uranio ad una velocità superiore 3 o 5 volte a quella precedente. Sono tutte «installate o in via di installazione» e per le nazioni che temono la
corsa dell’Iran all’atomica ciò significa che sarà più facile per Teheran ottenere il materiale necessario per confezionare il primo ordigno nucleare.
Le autorità di Teheran ribattono affermando che il «nostro programma nucleare ha una natura pacifica» e «non
abbiamo alcune intenzione di dotarci di un’arma atomica» ma il rapporto
dell’Aiea appare destinato a complicare i colloqui multilaterali, la prossima
settimana in Kazakhstan, dei rappresentanti di Usa, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Cina con gli
inviati iraniani. Se la comunità internazionale chiede a Teheran di bloccare
l’arricchimento dell’uranio e liberarsi
delle quantità già arricchite, l’Iran dimostra di voler andare nella direzione
22 febbraio 2013
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opposta. Forse proprio tale accelerazione era stata il motivo dell’apertura
dell’amministrazione Obama che, con
il vicepresidente Joe Biden, aveva offerto da Monaco ad Alì Khamenei,
Leader Supremo , un dialogo diretto
che è stato però, una volta ancora, rifiutato.
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22 febbraio 2013
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Italiana violentata da duepoliziotti
messicani
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[E. ST.]
CITTÀ DEL MESSICO
Una italiana residente nella località
turistica messicana di Playa del Carmen, vicino a Cancun, è stata violentata da due poliziotti, che sono stati arrestati. Lo hanno riferito i media messicani. I fatti risalgono al 12
febbraio scorso. I due poliziotti intervennero alle 4 del mattino nei pressi
della discoteca Cocomaya, dopo aver
sorpreso il compagno della donna,
anch’egli italiano, a urinare per strada e chiesero alla coppia 3 mila pesos (circa 178 euro) per lasciarli andare. Davanti al rifiuto della coppia di
consegnare il denaro, i due poliziotti, Mardonio Guzman Gomez e José
Manuel Henriquez Hernandez, abusarono dell’italiana dopo aver immobilizzato il suo compagno. I due agenti sono stati arrestati sabato. Secondo i media locali un comandante della polizia, Ramon Balainas Xicotencati, è coinvolto nella vicenda ed è attualmente ricercato. Anche il compa-
gno della vittima è residente nella località caraibica. L’ambasciata italiana
sta cercando di «avere più informazioni possibili su questa situazione» ed
è in contatto sia con la Farnesina che
con le autorità messicane. Inoltre, il
console onorario italiano a Playa del
Carmen è stato incaricato di seguire il
caso e raccogliere tutte le informazioni possibili.
22 febbraio 2013
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BombaaHyderabad tornalapaurajihadista
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bero indicare la pista dei gruppi jihadisti come Lashkar-e-Toiba (LeT) pachistano. Due settimane fa era scattata un’allerta
dopo l’impiccagione, avvenuta in
segreto alla porta della sua cella,
del militante kashmiro Afzal Guru.
Almeno 12 persone sono state
uccise e circa 78 ferite in una duplice esplosione in un’affollata
area commerciale di Hyderabad.
L’attacco è avvenuto intorno alle 19, un’ora di massimo affollamento nei pressi di due cinema e di una fermata dell’autobus
a Dilsukh Nagar, dove sorgono
i principali mercati e luoghi di
divertimento cittadini. Nessuno
ha per il momento rivendicato le azioni, ma la dinamica e
la scelta del luogo sembrereb-
22 febbraio 2013
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Il Papa pronto a togliere il segreto sul caso
Vatileaks
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I documenti potrebbero aiutare il conclave a scegliere il successore di
Benedetto XVI
GIACOMO GALEAZZICITTÀ DEL VATICANO
Data incerta Ancora non è deciso
quando potrà iniziare il Conclave Con ogni probabilità sarà prima della metà di marzo
Sul conclave incombe come una mannaia l’incognita della relazione cardinalizia sugli scandali sessuali e finanziari in Curia. Prima di lasciare
il Vaticano, Benedetto XVI potrebbe
togliere il segreto pontificio alla relazione dei tre saggi sul «Caso Vatileaks» in modo che i cardinali elettori
ne prendano visione alle Congregazioni Generali che inizieranno il 1° marzo, con la Sede Vacante. I tre «commissari» (cioè i porporati ultraottantenni Julian Herranz, Jozef Tomko e
Salvatore De Giorgi) saranno ricevuti
dal Papa prima di giovedì 28, come ha
lasciato intendere ieri mattina il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. La loro relazione certifica quella
«sporcizia» che Joseph Ratzinger aveva denunciato nella famosa meditazione del Venerdì Santo del 2005, che
non è riuscito a rimuovere del tutto e
che si annida anche nella Curia Romana, come dimostra il furto delle carte
22 febbraio 2013
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private nell’appartamento papale. «È
una questione di cui abbiamo riferito al Papa esclusivamente», ha assicurato il cardinale Herranz a Radio 24
soffermandosi sull’ipotesi che proprio
la relazione dei saggi abbia innescato
nel Pontefice la volontà di dimettersi.
«Certo - ha ammesso il cardinale - si
è parlato anche di questa ipotesi dietro alle dimissioni del Papa, ma io credo che occorra rispettare la coscienza
delle persone. La coscienza delle persone è il posto sacro di ogni uomo, sono decisioni che si prendono nel profondo della coscienza».
È all’inizio della prossima settimana
che Benedetto XVI potrebbe incontrare i tre cardinali. Il Papa li ringrazierà del lavoro svolto per il bene della Chiesa e intende togliere il segreto pontificio alla loro relazione in modo che i conclavisti ne prendano visione. Nonostante i sospetti, la Santa Sede per ora nega che ci sia Vatileaks all’origine della rinuncia papale. «La determinazione del Pontefice
non è stata in alcun modo influenzata dalla vicenda Vatileaks - chiarisce
l’Osservatore Romano - L’episodio in-
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fatti non ha sconvolto il Papa né gli ha
fatto sentire il carico del suo ministero, anche se per Benedetto XVI si tratta di un atto incomprensibile. Nella risoluzione del caso per il Pontefice è comunque importante che in Vaticano vi
sia stata l’indipendenza della giustizia
e che non si sia verificato l’intervento
di un monarca».
Ieri Padre Lombardi ha evidenziato
che la commissione cardinalizia su Vatileaks «ha fatto il suo lavoro, ha fatto
il suo rapporto, lo ha consegnato nelle
mani del Santo Padre». E ha aggiunto:
«Non stiamo a correre dietro a tutte
le illazioni, fantasie, opinioni che vengono espresse su questo, non aspettatevi commenti, conferme, smentite su
punti particolari».
Nel frattempo fervono i preparativi
per il conclave e si cominciano a delineare le alleanze tra i cardinali chiamati all’elezione del successore di Benedetto XVI. «La data di inizio del
conclave la stabiliranno i cardinali riuniti in congregazione generale - chiarisce il portavoce vaticano padre Federico Lombardi -. Fino al 1° marzo è
impossibile indicare la data. Un even-
22 febbraio 2013
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tuale “Motu Proprio” toccherebbe solo
punti di precisazione, non sostanziali». Di certezze ce ne sono poche. Forse
solo una: che non esiste, al contrario
di quanto accadde nel 2005, un candidato che spicca. Non c’è, insomma, un
Ratzinger. Candidature solide si stanno delineando. La situazione inedita creata dal Papa con l’annunciochoc
della rinuncia al Soglio petrino rende
friabile ogni prospettiva e non esclude
sorprese, colpi di scena, alleanze impreviste. Un ruolo centrale verrà svolto dagli statunitensi. Sono tra i primi ad aver affrontato lo scandalo della pedofilia, sono all’avanguardia in
questionichiave della Chiesa cattolica
nella società secolarizzata, e, più prosaicamente, rappresentano il maggior
contributore delle casse della Santa
Sede. Difficile che la Chiesa sia pronta per un Pontefice africano o asiatico, continenti numericamente esigui
in conclave.
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22 febbraio 2013
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I vescovi tedeschi aprono alla pillola del
giorno dopo
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Può essere utilizzata nei casi di stupro, a patto che non abbia effetto
meramente abortivo
[AN. TOR.]
La decisione dei vescovi del clero
dopo un caso di obiezione
ICITTÀ DEL VATICANO
vescovi tedeschi aprono alla pillola del
giorno dopo nel caso di donne vittime
di stupro, a patto che il farmaco impedisca la fecondazione e non abbia
effetti abortivi. È quanto ha comunicato la Conferenza episcopale tedesca
riunita a Trier. Le pazienti che hanno
subito violenze sessuali riceveranno
negli ospedali cattolici della Germania «cure umane, mediche, psicologiche e pastorali». «La somministrazione della pillola del giorno dopo - si legge nella nota dei vescovi - rientra in
questi compiti, fintantoché la cura abbia effetti preventivi e non meramente
abortivi». Viene inoltre specificato che
«i metodi farmaceutici e medici che
causano la morte dell’embrione non
dovrebbero comunque essere adottati».
Su questo tema, tre settimane fa era
intervenuto il cardinale di Colonia
Joachim Meisner, il porporato tedesco più vicino a Benedetto XVI. Dopo
le polemiche suscitate dal caso di una
ragazza vittima stupro alla quale due
ospedali cattolici di Colonia si erano
rifiutati di somministrare la pillola del
giorno dopo, Meisner aveva aperto alla possibilità di fornirla.
22 febbraio 2013
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Il cardinale aveva spiegato: «Se dopo uno stupro viene impiegato un
preparato, il cui principio attivo è
l’impedimento di un concepimento,
con l’intenzione di impedire la fecondazione, si tratta a mio avviso di
un atto giustificabile». Ma se invece
un farmaco «il cui principio attivo è
l’impedimento dell’annidamento, viene usato con l’intenzione di impedire
l’annidamento dell’ovulo già fecondato, questo continua a non essere giustificabile, perché in tal modo all’ovulo
fecondato, cui spetta la protezione dovuta alla dignità di essere umano, viene attivamente tolto il fondamento vitale». Meisner aveva citato nuove evidenze medico-scientifiche sulla possibilità di scindere i due effetti - antifecondativo e antiannidatorio - che solitamente si trovano uniti nello stesso
preparato. Negli anni passati più di un
documento prodotto dagli uffici della
Santa Sede aveva considerato illecita
la pillola del giorno dopo, proprio per
questo suo secondo effetto che impedisce l’annidamento.
Va ricordato che nel 1961 l’apertura di
un dibattito interno alla Chiesa catto-
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lica sull’uso della pillola anticoncezionale avvenne proprio in relazione ad
alcuni casi di stupro che vedeva come vittime delle suore. Venne presa in
considerazione la possibilità di somministrarla preventivamente alle religiose in Congo, per prevenire gli effetti delle violenze alle quali venivano sottoposte. Si parlò allora di «pillola congolese». Negli anni successivi, il
teologo Pietro Palazzini, poi cardinale,
diede un parere favorevole all’uso del
contraccettivo per quella circostanza
specifica. Nel 1996 era stato il teologo
spagnolo Gonzalo Miranda (oggi decano della facoltà di bioetica del Pontificio ateneo Regina Apostolorum) a
proporre la pillola per le donne affette da gravi handicap mentali: era fresco di cronaca il caso della donna americana in coma irreversibile che aveva
partorito un figlio dopo la violenza subita da un infermiere.
Padre Miranda, riferendosi anche alle suore che avevano subito violenza
in Bosnia, osservava: «Qualora vi sia
un rischio grave e imminente di violenza è lecito somministrare la pillola
alle donne con handicap mentali, così
22 febbraio 2013
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come è lecito che la prendano le suore che si trovano in zone a rischio». In
tutti questi casi, però, si trattava della
pillola contraccettiva, da usare come
prevenzione per donne che rischiavano di essere stuprate e non dopo che la
violenza era avvenuta.
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22 febbraio 2013
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I cardinali non hanno fretta: “Più tempo per
capire la crisi”
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Chi arriva dall’estero vuole informarsi sugli scandali
ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO
L’influente cardinal Sodano ancora in grado di orientare il voto
La data d’inizio del conclave potrebbe
essere anticipata dai cardinali, anche
grazie all’annunciato motu proprio di
Benedetto XVI, ma diversi dei porporati in arrivo a Roma per il saluto al
Papa che abbandona il pontificato non
sembrano avere alcuna fretta.
Vogliono prendersi il tempo necessario per discutere approfonditamente
sulle principali necessità della Chiesa,
vagliare le varie opzioni. Vogliono soprattutto conoscersi e conoscere me-
glio la reale situazione in cui versa la
Curia romana.
Nessuno al momento ipotizza una replica dell’elezione-lampo di otto anni fa, conclusasi con l’ascesa al Soglio
di Joseph Ratzinger dopo sole quattro votazioni e meno di un giorno di
conclave. Non c’è il candidato forte
con un’autorità universalmente riconosciuta come allora. Molti dei «grandi elettori» del 2005, che pure cercheranno di influenzare il voto con la loro
esperienza saranno esclusi dalla Sistina per motivi d’età.
Quando vennero a Roma per il concistoro del febbraio 2012, con la bufera dei vatileaks appena iniziata, alcuni autorevoli cardinali stranieri si erano interrogati sullo stato della Curia
romana e sull’immagine che emergeva dalle carte riservate che l’aiutante
di camera di Papa Ratzinger aveva fatto filtrare. L’idea che si erano fatti, negli scambi di opinione e negli incontri
all’ombra del Cupolone, era che Vati-
22 febbraio 2013
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leaks fosse una vicenda molto italiana
oltre che molto curiale. Nonostante il
borsino sui «papabili» contenga sempre i nomi di diversi porporati del Bel
Paese, in questo momento le candidature italiane non appaiono così forti e
sicure.
Gli incidenti che hanno caratterizzato il pontificato di Benedetto non sono certo tutti imputabili agli attacchi
dai «nemici esterni della Chiesa», come amano invece s o t t o l i n e a r
e quei collaboratori del Papa sempre
propensi ad attribuire le responsabilità ai media o alle lobby anticattoliche e mai ai loro errori. C’è un malessere evidente e diffuso Oltretevere,
c’è mancanza di coordinamento, e più
volte il Papa si è trovato esposto e solo
in prima linea.
Certo, la realtà Curia romana non corrisponde all’immagine che la rappresenta come dilaniata dalle lotte di potere. Ma appare altrettanto risibile anche la «leggenda rosa» che molti in
Vaticano vorrebbero accreditare sui
media.
I cardinali vogliono avere il tempo di
discutere quanto è accaduto negli ul-
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timi anni. Non sarà facile far loro accettare scorciatoie, candidature precostituite, «ticket» con l’abbinata Papa e
Segretario di Stato studiati da chi spera nel perpetuare il proprio potere e la
propria influenza.
Una riforma della Curia, progetto che
molti si attendevano da Benedetto
XVI, è considerata non più procrastinabile. Non è un caso che in queste ore
«grandi elettori» come l’ex Segretario
di StatoAngelo Sodano o l’ex presidente della CEI Camillo Ruini - entrambi
esclusi dal conclave ma ancora in grado di orientare dei voti - stiano riconsiderando le ipotesi italiana e guardino con maggiore attenzione a candidature straniere come in Brasile o negli
Stati Uniti.
22 febbraio 2013
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Abusi a Milwakee Interrogato Dolan
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PAOLO MASTROLILLIINVIATO A NEW YORK
A pochi giorni dal Conclave uno dei
suoi protagonisti, il cardinale di New
York Timothy Dolan, è stato interrogato mercoledì scorso per tre ore in
relazione agli abusi sessuali commessi dai sacerdoti di Milwaukee, la diocesi dove era stato arcivescovo prima
di trasferirsi a Manhattan. Il suo portavoce, Joseph Zwilling, ha detto che
Dolan «ha avuto l’occasione attesa da
tempo per spiegare la decisione presa nove anni fa di pubblicizzare i nomi dei preti coinvolti, e come aveva risposto alla tragedia degli abusi sessuali contro i minori commessi dal clero».
A Milwaukee sono 575 le vittime che
hanno fatto causa. Il successore di Dolan, Jerome Listecki, aveva dichiarato
bancarotta per trovare un accordo con
le vittime e compensarle. Il negoziato però è fallito, quando i difensori di
Listecki hanno sostenuto che in molti
casi i termini erano scaduti, parecchi
querelanti avevano già ricevuto soldi,
e diversi responsabili non lavoravano
per la Chiesa. Jeff Anderson, uno degli
avvocati delle vittime che ha interro-
gato il cardinale di New York, ha accusato l’arcidiocesi di Milwaukee di aver
nascosto i casi nel tempo, proprio per
fare in modo che scadessero i termini
legali entro cui i colpevoli potevano essere processati. Quindi sta raccogliendo le deposizioni per dimostrare che
c’era un piano di lungo termine per la
segretezza. Dolan ha risposto di aver
fatto tutto il possibile per fermare gli
abusi e denunciare i responsabili.
22 febbraio 2013
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Lesuoreviolentate durantelaguerrainBosnia
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Nel 1993 suscitò orrore e scalpore l’uso dello stupro come strumento di guerra in Bosnia. Tra
le donne violentate anche un imprecisato numero di suore, abusate nei conventi della zona e sulla scena delle battaglie. Allora la
posizione del Vaticano fu intransigente. Alcune di esse rimasero
incinte dei loro stupratori e Papa
Giovanni Paolo II rivolse loro (e
a tutte le donne stuprate durante
la guerra) l’invito a non abortire.
Migliaia di donne furono violentate in quello che venne definito vittime uno stupro programmato per far «pulizia etnica». In
alcuni casi anche precedenti al
1993, era stata comunque fornita la pillola anticoncezionale alle
suore che si recavano in zone di
guerra visto l’alto rischio di violenze sessuali, come avvenuto in
molti casi testimoniati in Africa.
22 febbraio 2013
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Le parole di padre Lombardi
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Non esiste una possibilità di dire in
anticipo la data del Conclave prima
della decisione della Congregazione
generale dei cardinali Oggi nessuno
può dire quando inizierà Non è da
aspettare in questi giorni una definizione dei rapporti con i Lefebvriani Le
decisioni saranno affidate dal Santo
Padre al prossimo Papa
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22 febbraio 2013
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La nota dei vescovi
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La pillola del giorno dopo è lecita finché la cura abbia effetti preventivi e
non meramente abortivi I metodi farmaceutici che causano la morte del feto non andrebbero comunque utilizzati
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22 febbraio 2013
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Nubifragio su Catania In un’ora città
allagata
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Strade trasformate in torrenti, falso allarme per un disperso
FABIO ALBANESECATANIAM
Molta paura nel centro della città
completamente allagato
Un’ora di pioggia e grandine è bastata ieri pomeriggio per mettere in ginocchio Catania: la via Etnea, il salotto buono della città, si è trasformato
in un enorme torrente in piena con
l’acqua che ha travolto auto, moto, tavoli e sedie degli eleganti bar del centro storico, accatastando tutto ai piedi
della cattedrale, in piazza Duomo, allagata fino a sera, così come il piano
terra di palazzo degli Elefanti, il mu-
nicipio e, dal lato opposto, palazzo dei
Chierici. Un falso allarme ha costretto
fino a sera i vigili del fuoco a cercare
un possibile disperso nella zona di villa Pacini, un piccolo parco pubblico tra
piazza Duomo e le banchine del porto, mentre alla zona industriale, parte
sud della città, un operaio è caduto da
un’altezza di otto metri ed è ora ricoverato in ospedale con numerose fratture. Centinaia le chiamate a 113 e 115
con richieste di soccorso e gente che,
nella parte nord ovest della città, è salita ai piani alti delle case.
È stato un drammatico pomeriggio e
le scene raccontate da chi si trovava in
centro tra le 16,15 e le 17,30 di ieri sono davvero spaventose: «Ero in moto,
il cielo si è oscurato, d’un tratto è arrivata l’acqua e non ho fatto nemmeno in tempo a ripararmi, la moto l’ho
recuperata duecento metri più avanti, mezza distrutta», ha raccontato un
giovane ancora scosso. I camerieri dei
bar vicini piazza Università dicono di
22 febbraio 2013
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aver visto arrivare dalla parte alta di
via Etnea auto senza controllo, trascinate dall’acqua, che hanno travolto i
tavoli dei dehors e arrestando la loro
corsa tra la cattedrale e porta Uzeda,
mentre l’acqua, cento millimetri ne è
caduta in un’ora, allagava completamente proprio la villetta Pacini dove,
peraltro, si trova uno dei pochi punti
nei quali scorre all’aperto il misterioso fiume Amenano che attraversa nel
sottosuolo il centro di Catania.
Proprio per questo, e per il ritrovamento di uno stivale e di una borsa
con dentro un tesserino di codice fiscale all’ingresso del parco, sono subito scattate le ricerche per un possibile disperso. I sommozzatori dei vigili del fuoco fino a sera hanno controllato l’alveo dell’Amenano, anche nella parte che, in piazza Duomo, alimenta l’omonima fontana. Poi i carabinieri hanno scoperto che il tesserino appartiene a un pastore della provincia
che lo aveva smarrito mesi fa; l’uomo
è stato rintracciato, non era nemmeno
a Catania.
Allagamenti e disagi anche alla Plaja e
nel villaggio Santa Maria Goretti, nei
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pressi dell’aeroporto. Lo scalo è stato chiuso per un’ora ma quattro voli,
due da Roma e altrettamti da Linate,
inizialmente dirottati a Palermo, sono poi riusciti ad atterrare. Automobilisti intrappolati nelle auto, soprattutto sulla tangenziale. Oggi le scuole resteranno chiuse; il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, che ha firmato l’ordinanza, attraverso l’ufficio
stampa fa sapere che alla Protezione
civile comunale non era giunto alcun
allerta meteo che facesse pensare ad
una situazione di pericolo. Il problema è che la parte alta della città non
è ancora protetta da una cintura di canali di scolo, in costruzione da decenni, e strade come via Etnea, che tagliano la città dalla montagna al mare,
raccolgono come un enorme fiume le
acque piovane che arrivano dai paesi
dell’hinterland dove la cementificazione, a partire dagli anni ’60, è cresciuta
senza sosta.
22 febbraio 2013
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Habtamu, verso il suicidio a piedi nudi:
“Come Bikila”
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MARCO NEIROTTIPADERNO DUGNANO (MI)
L’impegno Habtamu Scacchi frequentava gli Scout ed era appassionato di atletica, che praticava
con ottimi risultati
In un cantuccio dell’aereo che nel
2009 dall’Etiopia lo portava in Italia
forse viaggiava silenziosa con lui anche la tragedia del suo Paese. Habtamu, adottato con il fratellino Asmé, ha
scelto e incontrato la morte a 14 anni
fra i tronchi di un boschetto. Aveva patito la nostalgia per le origini, sentito
la lacerazione tra il presente e il prima,
un terzo della sua vita, vissuto al ritmo
della fame, dell’abbandono, dell’ orfanotrofio. Aveva cercato di ricomporre
lo strappo nel gennaio 2012, con una
fuga verso l’Africa, interrotta a Napoli.
Tornato a casa commosso, con l’amore
e il sostegno dei genitori, Marco e Giulia Scacchi, aveva intrapreso un altro
cammino, quello psicologico, per rinforzare il ponte tra passato e futuro.
Introverso ma sorridente, non scontava l’apatia del rimpianto, anzi si radicava nella realtà del suo oggi con lo
studio, lo sport, l’attività di scout. Sapeva, per promessa di padre e madre,
che presto sarebbero andati insieme in
Etiopia, a incontrare e assorbire i ricordi : «Due fratelli più grandi portarono me e Asné all’istituto, eravamo
orfani e loro non riuscivano a badare
a noi».
Marco e Giulia Scacchi erano una delle
tante coppie con la pratica d’adozione
firmata dal Tribunale per i Minorenni,
una delle tante coppie (348 nel 2009)
che avevano scelto l’Etiopia per ave-
22 febbraio 2013
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re e dare famiglia. Tornarono con i
due piccoli, che qui si scoprì essere
più grandicelli - avevano 10 e 8 anni
- di quanto era stato detto là. Quella differenza non fu un problema, tanto che, grazie all’ impegno nel far suo
l’italiano, Habtamu passò subito dalle elementari alla scuola media. Adesso, con lo stessa semplicità con cui
ne parlarono un anno fa, in occasione
della breve fuga, alla Scuola Media di
Paderno ripetono: «Attento, voglioso
d’imparare, tenace». Così all’oratorio,
dove serietà e impegno sportivi già ne
facevano un sorridente campioncino
dell’atletica: «Piccole gare che affrontava con serietà quasi adulta».
Ora i genitori chiedono di non essere
strattonati nel dolore. Giovanni Giuranna, amico di famiglia che si attivò
nei giorni della scomparsa dalla casa dei nonni a Pettenasco, sul lago
d’Orta, esprime lo stupore nella sofferenza: «Nessun cenno d’inquietudine,
una consapevolezza acquisita di passato e futuro, un rapporto armonioso
in casa». E in casa è rimasto un foglio,
scritto quando non si sa, pensieri esi-
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stenziali di un adolescente. Non si parla di morte, non di Africa.
È stato un sabato normale il 16 febbraio. Ma nella notte Habtamu è uscito.
Da Paderno Dugnano ha camminato
scalzo («come Abebe Bikila», diceva)
per una dozzina di chilometri fino al
bosco fuori Biassono. Domenica mattina un ciclista ha notato il corpo. Lunedì il quotidiano «Il Cittadino» scriveva: «Un uomo, forse un clandestino, senza alcun documento d’identità,
di pelle scura, capelli crespi corti, alto circa 1 metro e 70, di corporatura
esile, un paio di occhiali da vista, felpa nera, pantalone della tuta blu. Impossibile risalire all’identità». Mercoledì l’«uomo» ha riavuto la sua identità di ragazzo, un ragazzo con dedizione accompagnato sulla strada accidentata del riscatto dall’invisibile, misterioso bagaglio che l’aveva seguito in
aereo.
IN ULTIMA Domande & risposte
22 febbraio 2013
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Playstation 4 tra novità e misteri
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La console sempre più “social” sfida la crisi: prezzo e design ancora
ignoti
ALESSANDRA CONTIN NEW YORK
Andrew House, presidente e Ceo
di Sony, sul palco della presentazione di New York
Era nell’aria come la primavera. Le voci si sono moltiplicate, fino a ieri. Fino
al Playstation Meeting di New York,
dove, in una sala da ballo, la Hammerstein Ballroom, un entusiasta Andrew
House, Presidente e Ceo di Sony Computer Entertainment, ha presentato la
PlayStation 4.
PlayStation 4 debutterà sul mercato
nella stagione natalizia del 2013: si
presenta come un sistema di gioco e
intrattenimento di nuova generazione
integrato e personalizzabile. Partendo
dal controller DualShock, che ora ha
linee più tonde ed ergonomiche, si arriva a un touchpad centrale che darà la
possibilità di avere controlli tattili e a
una «lightbar» che si collega al sistema di telecamere della console.
La novità più interessate del nuovo
controller è il tasto «Share», che permette ai giocatori di condividere non
solo brevi filmati di gameplay, ma foto
e video con i propri amici sui principali social network, compreso Facebook.
Condivisione e integrazione riguardano anche smartphone e tablet: grazie
all’applicazione «PlayStation App», si
trasformeranno in schermi complementari per PlayStation 4, consentendo di continuare le partite iniziate su
console anche da lontano.
Si temevano problemi di compatibilità con il catalogo giochi di 3 mila titoli usciti per PlayStation 3, ma
l’acquisizione da parte di Sony della Gaikai, costata al colosso nipponi-
22 febbraio 2013
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ESTERO
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co 380 milioni, ha dato il primo frutto. Grazie all’interazione tra PlayStation Network e la tecnologia «cloud»
di Gaikai la libreria di giochi di PS3 sarà disponibile anche su PlayStation 4.
PlayStation 4 si rivela dunque come
una macchina potente che guarda al
futuro, ma con un design che per ora
resta un mistero. Non un’immagine
dell’intera console è stata mostrata
all’Hammerstein Ballroom, così come
segreto rimane il suo prezzo. Meno
misteriosa è la squadra di sviluppatori
che ne ha subito il fascino e che sta lavorando sui videogiochi.
Per avere, al lancio, una serie di nuovi prodotti accattivante e di alto livello, la Sony si è affidata ai talentuosi
Guerrilla Studios, che hanno presentato lo spettacolare «Killzone Shadowfall», nuovo capitolo dello sparatutto chiamato «Killzone». I ragazzi di
Evolution Studios, già responsabili di
«Motorstorm», puntano sul simulatore di guida «Drive Club». Tra i titoli più attesi, puntualmente annunciato, non poteva mancare un classico: un
nuovo capitolo della saga «Final Fantasy».
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
LOCALE
Ma gli applausi sono stati tutti per
lui, per Yves Guillemot, capo di Ubisoft, che ha dichiarato che il particolarissimo «Watch Dogs», videogioco
d’azione-avventura, arriverà su PlayStation 4, facendo così salire la febbre
dell’attesa.
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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ESTERO
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ECONOMIA
Lafugadalcarcereèdafilm
CULTURA
SPORT
LOCALE
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In tre segano le sbarre e si calano con le lenzuola Ma uno è ripreso
FABIO POLETTIMILANO
Il carcere di Varese
Se ne sono andati nella notte dal carcere di Varese, segando le sbarre e calandosi con le lenzuola. Uno dei tre romeni lo hanno preso vicino alla frontiera
con la Svizzera. Ma la cosa incredibile è che uno dei tre, Mikea Victor Sorin, 30 anni, a giugno avrebbe finito di
scontare una condanna a due anni di
carcere per sfruttamento della prostituzione. Gli altri due evasi sono invece ancora in attesa di giudizio per reati lievissimi, uno per furto l’altro per
tentato furto. Il 2 febbraio dal carcere di Parma erano evasi due detenuti
albanesi finiti chissà dove. Nel carcere emiliano ieri era in visita il ministro
della Giustizia Paola Severino: «Il problema è sempre quello, quanto più c’è
sovraffollamento tanto meno c’è sicurezza».
Che le carceri scoppino non è nemmeno più una notizia. I detenuti sono oltre 66 mila, 21 mila in più della capienza prevista. Due settimane fa l’allarme
del presidente Giorgio Napolitano. Ie-
22 febbraio 2013
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ESTERO
CRONACA
ri quello del commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Nils
Mulznieks: «La soluzione non sono altre carceri. Si devono sviluppare misure alternative». Anche il dibattito su
questo tema non è nuovo. Va avanti
da vent’anni tra tentativi di apertura e
immotivati allarmismi sociali. Le evasioni sono infinitesimali: nel 2011 sono state 14, nel 2012 poco di più 22,
quest’anno sono state 7. Altri numeri
dal pianeta carcere dovrebbero destare allarme. Nel 2012 ci sono stati 64
suicidi, 1137 tentativi di suicidio, 5703
atti di autolesionismo e 6626 scioperi
della fame. Se i detenuti stanno male,
gli agenti di polizia penitenziaria non
stanno meglio. Eugenio Sarno, segretario della Uilpa Penitenziari ripete le
cose di sempre: «Queste evasioni sono il frutto della politica dei tagli sulla
sicurezza. Bisogna deflazionare il sovrappopolamento carcerario».
Il carcere di Varese è aperto dal 1886.
Potrebbe ospitare 53 detenuti ma nelle
celle ci sono 126 persone. Come se non
bastasse dal 2001 il ministero lo ha definito «strutturalmente non idoneo alla funzione». A Varese è volato Luigi
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CULTURA
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LOCALE
Pagano il vicecapo del Dap, il Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero: «Le evasioni rispetto al numero dei detenuti sono rarissime. Undicimila di loro devono scontare meno di un anno di carcere. Davvero non ci sono alternative? Decongestionare le carceri garantirebbe più
sicurezza ma anche miglior condizioni
per i detenuti». Una preoccupazione
condivisa da Franco Corleone, coordinatore nazionale dei Garanti dei detenuti che lancia pure una provocazione:
«Se il Presidente Napolitano dice che
il carcere viola la Costituzione, i detenuti avrebbero pure il diritto di non
voler partecipare a quel reato».
22 febbraio 2013
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ESTERO
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CULTURA
SPORT
LOCALE
“Voci di Roma”, il nuovo sito che racconta
la capitale
CRONACA
FRANCESCA SFORZA
I ragazzi della scuola di giornalismo della Luiss che lavorano al
sito
Nei giorni in cui Roma è diventata
il luogo simbolo delle grandi partite
del Paese, dall’elezione di un nuovo
governo fino a quella del nuovo Papa, «La Stampa» lancia un progetto
per ampliare ancora di più la gamma dei luoghi e delle storie da raccontare. Con «Voci di Roma», realizzato con la Scuola di Giornalismo
«Massimo Baldini» della Luiss, parte oggi un sito interamente costruito
da giovani giornalisti, che all’indirizzo
www.vocidiroma.it presenteranno il
loro modo di guardare alle vicende
della capitale.
Tendenze, impressioni, angoli poco
esplorati saranno messi a fuoco con
gli strumenti dell’era digitale, non solo
per raccontare aspetti inediti della città, ma anche per mostrare come i video, gli audio, l’infografica e l’intreccio
con i social network siano diventati
la nuova dimensione dell’impugnare
penna e taccuino.
«Credo molto alle scuole di giornalismo – dice a questo proposito il direttore della scuola di giornalismo della Luiss Roberto Cotroneo -. I ragazzi
delle scuole di giornalismo si confrontano con la modernità e con il futuro di
un mestiere che in 10 anni è cambiato
in un modo radicale. C’è ancora molta strada da fare – continua Cotroneo
- e l’informazione ha davanti a sé dei
nodi da risolvere, ma questi ragazzi interpretano il lavoro in modo serio, moderno, competente e soprattutto duttile. Saranno una risorsa per i giornali
del futuro e per i lettori futuri. Che sia-
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ESTERO
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no lettori cartacei o lettori di web poco
importa».
L’idea della Stampa.it di intercettare energie nuove per la comunicazione del futuro, già sperimentata con successo in Voci di Milano
(www.vocidimilano.it), nasce dalla voglia di diventare sempre di più una
piattaforma aperta, capace di far convergere realtà locali nel melting pot
della comunicazione digitale. I dati
sembrano confermare la correttezza
della strada intrapresa: nel solo mese
di febbraio è stata superata la quota di
11 milioni di visitatori.
«Per i ragazzi della scuola di giornalismo l’opportunità di affacciare le loro
proposte su LaStampa.it rappresenta un’occasione straordinaria – dice
Emiliano Condò, coordinatore di Reporter Nuovo, la pubblicazione curata
dai 30 ragazzi della scuola di giornalismo romana –. In questi giorni di preparazione del lancio il problema semmai è stato contenere il loro entusiasmo e vagliare cumuli di proposte».
Oltre a dare visibilità al lavoro della
redazione della scuola, «La Stampa»
metterà a disposizione borse di studio
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CULTURA
SPORT
LOCALE
per contribuire alla formazione delle
nuove generazioni di giornalisti.
22 febbraio 2013
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CULTURA
TUTTI SEMPRE DENTRO UN
VIDEOGAME
SPORT
LOCALE
CRONACA
GIANLUCA NICOLETTI
È chiaro che l’avvento della Ps4 non
susciti in tutti fremiti di mistica attesa.
Potrebbe essere anche un passo avanti verso la distruzione del fantastico
tradizionalmente immaginato, ma solo per chi ancora pensa che i videogame siano ordigni detestabili che allontanano i ragazzi dalle buone letture e
dallo studio solerte.
Sarà accentuata la possibilità di sentirsi «ovunque» mentre ci si immerge
nell’avventura video; la cultura digitale passerà così attraverso strumenti
pensati per far tracimare il tempo epico nel tempo quotidiano. I giocatori si
sentiranno sempre più una comunità
allargata a chiunque abbia una protesi per entrare in Rete, tutto sarà giocabile da tutti se collegati a una nuvola, una specie di limbo fatato dove galleggerà un perenne scenario di mondi irreali, o al contrario, iperrealistiche
possibilità di transitare in riproduzioni di luoghi conosciuti.
Non ci sono più limiti generazionali;
almeno quattro decenni, con una moltitudine di oggetti carichi di nostalgia,
ci separano dal ping pong che si giocava sulla tv dei primi Anni 70, al game
centre che permetterà a ogni giocatore di condividere le proprie avventure. Il videogame non si spegnerà mai,
avremo creato un universo con scenari aperti e riproducibili, in cui i nostri
amici potranno continuare a giocare,
persino nei rari momenti in cui a noi
toccherà lavorare.
22 febbraio 2013
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L’allarme
CRONACA
ESTERO
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CRONACA
Violenti rovesci sul Sud
In arrivo ulteriori forti piogge
al Sud. Lo prevede la Protezione
civile che ha diramato un allerta meteo. L’avviso prevede, dalle prime ore della giornata di oggi, precipitazioni anche a carattere di rovescio o temporale dapprima su Sardegna, in estensione a Lazio, Umbria, Campania,
Basilicata e Calabria settentrionale. Ci potranno essere rovesci
di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di
vento. Nevicate sull’Umbria al di
sopra dei 300-500 metri con apporti al suolo da deboli a localmente moderati. Al Nord per tutto il fine settimana sono previste
condizioni instabili con precipitazioni nevose a bassa quota.
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CULTURA
SPORT
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ECONOMIA
Ansa,canalewebperlalegalità
CRONACA
«Più scuola meno mafia»:
con questo slogan il ministro
dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha sintetizzato ieri le iniziative per favorire la diffusione della cultura della legalità tra gli studenti. Una riguarda il canale dell’Ansa «Legalità» (www.ansa.it/legalita). «Sarà una piattaforma ideale per la
diffusione attraverso il web di
tutti i progetti che il ministero
porta avanti - ha spiegato Profumo -. Con strumenti come questo
sarà possibile avviare un processo all’interno della scuola e tracciare un percorso di formazione
“attraente” per i giovani».
CULTURA
SPORT
LOCALE
22 febbraio 2013
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Il Lotto
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SPORT
Romantica e ruvida l’anima è doppia
LOCALE
CRONACA
La donna di Prada mixa giorno e sera senza regole sposa tessuti
ricamati e sportivi con tagli Anni 50
ANTONELLA AMAPANEMILANO
Mandala Just Cavalli «riscrive»
le stampe Mandala e sostituisce i
simboli religiosi con i suoi motivi animalier
Romantica e ruvida. Ricca e povera,
associa i tessuti ricamati a quelli sportivi, mixa giorno e sera senza regole,
con semplicità, quasi con rabbia. Mette i sandali oro con il carro armato, ma
esce senza trucco, i capelli bagnati.
Sceglie tailleur con gonne a ruota di
sapore Anni Cinquanta, ma asimmetriche. Sfoggia corpetti con la scollatura allentata in modo scomposto, un po’
post agguato, da spy story hitchcockiana. Si concede coccodrillo e pelli preziose, però corrose, grattate. La donna
di Prada ha due anime, gioca sui contrasti, nel guardaroba come nella vita.
L’allestimento cinematografico riflette ombre femminili che si aggiustano
i capelli con gesti sensuali, sullo sfondo una città, la sagoma di un gatto, costruzioni industriali, a voler interrom-
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pere ogni sdolcinatura per riportarci
alla realtà.
Anche la pelliccia di zibellino, strepitosa, con grandi manicotti, frammento di un sogno che si è avverato, si
scontra poi con capi che non hanno
la compostezza leccata dell’eleganza
classica. «Una moda umana, raw (cruda) che riflette quanto siamo bloccate nelle scelte. Non è più tempo di eccessi, il tutto romantico non esiste, la
vita ormai è un insieme di mediazioni. Le stesse cose sono recepite in modo diverso a seconda delle etnie e delle religioni. Bisogna tenerne conto, per
questo mi sono censurata assemblando cose dissonanti», spiega la stilista
che traduce in pura moda privazioni e
limiti.
E perfino la durezza diventa un elemento di imprescindibile eleganza
contemporanea.
Mai più senza pelliccia. Da Fendi è
un’overdose. Stravolta con metamorfosi e lavorazioni tecnologiche fusion.
I visoni intarsiati hanno venature in
tinte acide, danno vita a mutazioni genetiche. La pelle tagliuzzata a micro
frange imita il piumaggio, si sposa al
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CULTURA
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tessuto, per creature post punk in bilico fra futuro e echi tribali con lunghe
trecce e creste irochesi di volpi sfumate.
Le nuove borse Selleria della maison
portano i nomi femminili della famiglia Fendi. «La prima è un bauletto
omaggio a nonna Adele con 1328 punti dati a mano, mentre l’impellicciato
secchiello Anna è dedicato a mia madre. Ogni modello è corredato da pendagli giocattolo pelosi, come bamboline e civette», racconta Silvia Venturini
Fendi che insieme con Karl Lagerfeld
ha disegnato questa collezione ricca di
effetti tridimensionali, trompe l’oeil e
tagli geometrici.
La moda sfugge l’omologazione ispirandosi sempre di più all’arte. Lo dimostra Max Mara nei suoi capi spalla costruiti con un’ottica modernista,
molto Bauhaus. Tante le stratificazioni paltò- giacca- casacca, in tutte le
sfumature del cammello e in super
alpaca, esaltata da volumi over come quelli degli accappatoi. Le parole
d’ordine sono scioltezza e funzionalità
chic. Accentuate da sneakers che sbu-
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cano anche la sera sotto pigiami palazzo blu marine.
I materiali rigidi escono di scena. Con
la maglia tessuto trattata in maniera
sartoriale Alessandro Dell’Acqua per
Les Copains crea cappotti e giacconi che seguono i movimenti. Ma sono ispirati al glamour dell’inarrivabile
Lee Radziwill, l’elegantissima sorella
di Jackie. Maculati in lana mohair e
lavorati a punto pelliccia. È bravo lo
stilista napoletano a mescolare mondi diversi. La formula funziona anche
nella sua linea N° 21, dove le camicie
in tartan accostate a gonne incrostate
di pietre diventano originali passepartout da sera.
Mescolare con cultura è l’obiettivo di
Marras, che spia il guardaroba del
circolo di Bloomsbury, trasformando
gli hobby delle intellettuali - come il
restauro dei paraventi il recupero di
vecchie coperte, - in dettagli ricercati. Ogni pezzo è diverso, racconta una
storia.
Ispirazione colta anche per Luisa Beccaria, che ha guardato alle donne
dell’alta società Anni ’30-40 dipinte
da Federico Beltrán Masses: cappotti e
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abiti lunghi anche per il giorno, e per la
sera un trionfo di bagliori d’oro e pizzi
metallizzati che si stagliano sul blu.
Pure il pianeta giovane si è stufato di
guardare solo la strada. Gli spunti per i
teen ager arrivano da lontano. Dsquared2 affonda a piene mani nell’età del
jazz, nel maschile al femminile, dove
tutto è dilatato, ironizzato, rielaborato. Dall’abito gessato al panciotto, dal
papillon alla cravatta , fino ai gemelli
macro.
Mentre Roberto Cavalli per la Just fa
un viaggio spirituale nel Bhutan - dove è stato ospite dei reali - e si è innamorato dei mandala. «Li ho stampati su tuniche e mini abiti, ma ho sostituito i simboli religiosi con quelli floreali del mio mondo». Fioccano gli applausi per la ventenne Georgia Jagger
(identica a mammà Jerry Hall) arruolata per l’ultima uscita in rosso carminio. E pazienza se c’è un’incursione
animalista in passerella (una delle poche, le pellicce quasi latitano) prontamente interrotta dal servizio d’ordine.
Tartan e maculato è il connubio vincente di Blugirl, sedotta dallo charme british, fatto di indumenti college
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che si fondono con guizzi irriverenti.
Il tic di sfoggiare sottovesti Anni Venti bianche e oro sveltite da scarponcini
massicci.
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22 febbraio 2013
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I bozzetti futuristi e gli orli irregolari di
Madame Vionnet
LOCALE
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Al Poldi Pezzoli i disegni d’artista per la famosa sarta del primo ’900
MARIA GIULIA MINETTIMILANO
Firmato Thayaht Uno dei disegni
in mostra
Probabilmente
Goga
Ashkenazi,
l’imprenditrice venuta dall’Est che ha
deciso di rilanciare le fortune di Madeleine Vionnet - la sarta più celebre di
Francia prima di Coco Chanel e come
Coco nemica di busti, stecche e stringhe - non lo sa: ma la sua idea di esporre a Milano, al Museo Poldi Pezzoli (fino a lunedì prossimo) 61 «gouache» di
Thayaht che illustrano altrettanti modelli della celebre sarta ha anche un
sapore celebrativo locale.
Proprio a Milano, infatti, nel 1975, la
Galleria Daverio inaugurava la prima
mostra postbellica dell’artista, morto
nel 1959, preparando la strada a un rilancio culminato, nel 2005, con la rassegna «Thayaht futurista irregolare»
al Mart di Rovereto.
Futurista irregolarissimo, indisciplinato e girovago, come dimostrano
questi disegni - esposti per la prima
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volta - un po’ «à-la-Leon Bakst», abiti sontuosi pieni di nappe e nappine e
tagli sbiechi fluidi (lo sbieco fu la conquista che Vionnet portò alla moda),
orli irregolari, a volte più tendaggi che
vestiti, coi colori degli smalti orientali,
ornati anche di piumaggi, oltre a tessuti d’oro e un abito col corpetto dipinto come un paesaggio toscano (Thayat, pseudonimo di Ernesto Michahelles, era nato a Firenze nel 1893).
Basta riflettere su questi abiti per capire come la collaborazione fra i due,
l’artista del pennello e l’artista della
forbice, fosse fatta di reciproci suggerimenti. Perché se è vero, come racconta la presentazione della mostra,
che Thayaht per Madame Vionnet faceva solo l’illustratore - la signora non
disegnava ma creava direttamente su
manichini alti meno di un metro, miniaturizzati per ridurre fatica e spreco,
come si usava d’altronde nel Settecento e pure in Cina, durante la Dinastia
Tang - è altrettanto certo che avrà detto la sua e nel corso degli anni suggerì
ornamenti, colori, stampe.
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CULTURA
SPORT
LOCALE
D’altronde, a modo suo, Thayaht fa
parte anche lui della storia della moda,
essendo l’inventore della tuta.
Vi chiederete se questi abiti siano poi
diventati vestiti autentici, ma non è
possibile rispondere. Non ci sono indicazioni. Alcuni - fanno sapere i nuovi interpreti del marchio - potrebbero
essere prodotti ora, perché no? Ma bisognerà valutare quali. Vionnet era famosa per tagli tanto complicati che la
maggior parte delle sarte rinunciava a
riprodurli. Figuriamoci il prêt-à-porter.
22 febbraio 2013
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CULTURA
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Stile un po’ samurai sognando Borges
LOCALE
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EGLE SANTOLINIMILANO
Mariuccia Mandelli alias Krizia non dà
chiavi di lettura: «Basta che vi abban-
doniate alle emozioni», dice dopo la
sfilata. «Ci ho messo tutta la mia energia, e poi non è mai semplice riassumere la fatica di tanti mesi».
Pare comunque che c’entrino Jorge
Luis Borges e i beneamati (da Borges
e da Krizia) animali fantastici: stavolta soprattutto le pantere, anche disegnate sull’outfit di uno dei due maschi
che hanno sfilato a sorpresa con le ragazze. È una collezione dark e grintosa, per una donna combattiva e un po’
samurai che guarda al mondo senza
paura. Jumpsuit, giacche tuxedo, pelle, armature alla Mazinga: un richiamo al mondo maschile, però con fragilità muliebri e voglia di sedurre, e la
corazza diventa un bustino e il gessato
si fa morbido come il mare.
Grande enfasi sulle spalle, racchiuse
in strutture a forma di pagoda. Per la
sera abiti scenografici e plissettati, anche in arancione fluo e nel colore più
visto finora a Milano, e cioè quel borgogna spento che tende un po’ al rosa
ma mai allo zuccheroso; e poi il velluto dévoré, il goffrato, i toni cipriati. E
molto platino.
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Dalleformeatrapezioalrasostretch
SPORT
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palette fatta di colori freddi, dal
nero al grigio perla, al viola, con
incursioni nel verde sottobosco
e nell’arancio bruciato. E poi la
grande sera, in capi sontuosi da
red carpet realizzati in crêpe di
seta e raso stretch, perché anche
la ragazza più androgina e metropolitana vuole la favola.
Penelope Tree, la modella con i
grandi occhi tristi adorata da David Bailey e da Diana Vreeland,
e le teddygirl ribelli: c’è voglia
di Anni 60 nella prima collezione donna di Bianchetti, presentata dopo l’esordio nella moda
maschile. Piacerebbero a Penelope certe stampe dai colori acidi, gli abiti corti a trapezio, neri e bianchi con qualche tocco di
rosso, le minigonne audaci, una
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ESTERO
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CULTURA
Apreilnuovoconceptstoreitaliano
SPORT
LOCALE
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ve la storia si fonde con il design contemporaneo. L’occasione
giusta per presentare anche la
nuova it-bag Furla: una borsa
da portare a mano e a tracolla,
con sovrapposizioni di materiali con il pannello di morbida pelle, in colori accesi, cucita su cuoio spazzolato extra -black.
Dopo le aperture di Hong Kong,
Beijing, Mumbai, Dubai, Macao
e Parigi, Furla lancia il suo nuovo
concept store anche in Italia. Prima tappa, la boutique monomarca di Milano Duomo. Uno spazio
firmato dallo studio Hmkm di
Londra fra tradizione e innovazione. Fonte d’ispirazione, i dettagli architettonici della grande
villa bolognese del XVIII secolo,
quartier generale del brand, do-
22 febbraio 2013
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Fashion & Food
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La notizia ha serpeggiato per
tutto il giorno a bordo passerella, ma il marchio Prada risponde con un laconico
«no comment». Secondo le voci l’azienda sarebbe alle fasi finali per l’acquisizione dell’80%
dello storico bar-pasticceria Cova di via Montenapoleone (angolo Sant’Andrea) proprio a fianco
della boutique donna della griffe. Il restante 20% dovrebbe rimanere in mano a Paola Faccioli, figlia del fondatore Mario Faccioli.
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SPORT
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Accessori
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In ufficio La décolleté di Santoni
con tacco rimpicciolito in cavallino.
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È l’ora dei giacinti Così belli, così rari
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Fino a non molti anni fa erano onnipresenti Ma ora sono stati
soppiantati dai bulbi «nordici»
PAOLO PEJRONE
Azzurri e profumati Protetti dalle loro foglie lasciate
sul terreno, si esibiscono con
l’orgoglio di raffinate selezioni I
luoghi preferiti Rifiorivano puntuali tutti gli anni sui bordi delle
stradine: la collina torinese era
un habitat perfetto
Complici alcuni giorni di sole, i giacinti stanno cominciando a spuntare fuori dal terreno: escono robusti e vigorosi dalle foglie appositamente lasciate sul terreno a proteggerli. Sono i giacinti orientali «Delft Blue», gli azzurri
e profumati epigoni di anni e anni di
attente selezioni.
Ricordano con il loro delicato azzurro
i vecchi, nostrani e rimpianti «giacinti romani»: non erano costosi né rari.
Venivano chiamati, appunto, giacinti
romani e venivano venduti a centinaia
dai fiorai e nei negozi di semi. Erano i
giacinti selvatici e nella loro essenziale
semplicità rappresentavano un trionfo di profumi e bellezza. Erano soprattutto dei bulbi che, se appagati nelle
loro esigenze e e felici del «loro posto», rifiorivano puntuali tutti gli anni.
Gli stradini ed i vialetti delle piccole
«vigne» della collina torinese spesso
ne avevano i bordi ricoperti: bianchi,
azzurri e rosa, erano il simbolo di un
modo «vecchio» e gentile di far giardinaggio. Insieme con i garofanini bianchi e rosa e uno o due grandi ciuffi
di peonie chiudevano spesso il cerchio
della bellezza. La pergola di vite americana e le fragoline, spesso insieme,
22 febbraio 2013
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ESTERO
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chiudevano poi spesso quello del gusto.
Cavoretto, Moncalieri, San Mauro,
Chieri: erano questi i posti preferiti
per quelle profumate «performance».
I giacinti romani vi crescevano felicissimi, soprattutto se non venivano molestati da giardinieri troppo premurosi: un po’ come gli ellebori oppure le
peonie. Più erano lasciati tranquilli,
più erano appagati.
Da alcuni decenni, però, i giacinti romani sono diventati una vera rarità:
uccisi dal disinteresse e soprattutto da
forme nuove e nevrotiche di giardinaggio, dove il fare può causare più
danni del non fare. Il colpo di grazia,
i poveri giacinti romani lo subirono
dalla invadente e prevaricante cultura olandese del bulbo: i meravigliosamente fotografati giacintoni, rossi, rosa, blu, azzurri, gialli, bianchi e crema,
forti delle loro spigone profumate, irruenti nella loro quantità, hanno avuto buon gioco con i «nostri» più poveri
e modesti.
Una vera e autentica calata di barbari colorati, supponenti (e purtroppo
efficienti) li ha sostituiti. Sempre più
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rari sono i cataloghi (o i negozi) con
l’offerta dei nostri sfortunati giacinti.
Fino a trent’anni fa c’era un ottimo vivaio di bulbi che ne vendeva nella Lucchesia, ormai scomparso. Che io sappia ce n’è uno nel Sud della Francia
(Bulb’Argence, a Fourques e su Internet www.bulbargence.com).
In pochi decenni il giacinto romano è
diventato quindi una rarità e con il nome di Bellavalia fa raramente capolino qua e là, quasi fosse stata la vittima
di una congiura anti-italiana. Tutti gli
anni a metà marzo ne fiorisce un piccolo cespo al bordo di un piccolo orto, lungo la strada che unisce Garessio ad Albenga, tra Piemonte e Liguria:
quando posso, accosto con la mia auto in un minuscolo spiazzo, e vado ad
annusare: il profumo di quei giacinti
è tenue, attraente e prezioso. Fa parte
dei ricordi.
Meno invasivo di quello dei giacinti
orientali (quelli comuni, tanto per intenderci), mi rimanda - chissà perché
- a tempi molto lontani ed a certi prati fioriti, simili a quelli dipinti su tavole gotiche o ai fiori che occhieggiano con i frutti di bosco tra i piedi de-
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gli Eroi e delle Eroine del ciclo di affreschi quattrocenteschi nel salone baronale del Castello di Manta.
Tutto questo sembra ormai lontanissimo, parte di una storia scomparsa, ma
che ho avuto il privilegio d’aver visto
ancora da vicino. Mai si sarebbe potuto pensare che il giacinto romano diventasse così prezioso e raro. In autunno i bulbi piccoli e squamosi tra il
bianco, tra il viola e il mordorè erano
offerti dall’eclettico Agostino Valerio a
Torino in piazza Paleocapa o da Ingegnoli a Milano o dal grande e generoso
Sgaravatti in quel di Roma. Nulla prevedeva la débâcle.
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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ESTERO
CRONACA
ECONOMIA
CULTURA
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La Bce ha comprato 103 miliardi di Btp
LOCALE
CRONACA
Borse giù, pesa la fiducia delle imprese e le divisioni nella Fed.
Milano cede oltre il 3%
TONIA MASTROBUONITORINO
Il primo scudo anti-spread, quello che
fu inaugurato nel maggio del 2010
dall’allora presidente della Bce JeanClaude Trichet per proteggere Portogallo, Grecia e Irlanda dal fallimento
e che fu esteso nell’estate del 2011 anche ad Italia e Spagna, vale 218 miliardi di euro. A tanto ammonta il valore dei titoli di Stato che sono stati
comprati dalla banca centrale per proteggere i paesi periferici, i cosiddetti
“Piigs”, aggrediti dall’onda di sfiducia
dei mercati, da tassi di interesse stellari, secondo il bilancio Bce. E la parte
da leone - quasi la metà - è costituita
dai bond italiani: 102,8 miliardi (valore nominale, 99 al valore di libro), con
una scadenza media di quattro anni e
mezzo.
In altre parole, nell’agosto drammatico del 2011 che vide i nostri rendimenti sui titoli di Stato schizzare verso la
soglia di allarme del 7%, la Bce ha cominciato a comprare bond nell’ambito
del programma “Smp” lanciato da Trichet un anno prima e che non era legato ad alcuna condizionalità, contrariamente all’Omt approvato a settembre
del 2012 da Mario Draghi, che lega invece l’acquisto dei titoli per raffreddare gli spread a un piano di risanamento. L’unica premessa fu la famosa lettera che poneva condizioni all’Italia e
che rimase praticamente lettera morta. Dai bilanci di ieri emerge anche che
per aiutare la Spagna l’Eurotower ha
comprato 44,3 miliardi, per la Grecia
33,9 miliardi, per il Portogallo 22,8 e
per l’Irlanda 14,2 miliardi.
Tuttavia gli occhi degli investitori e
degli operatori sono stati catturati ieri da altre notizie che hanno depres-
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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so i titoli di tutti i principali listini:
Londra ha chiuso in rosso dell’1,62%
a 6.291,54 punti, Parigi del 2,29% a
3.624,80 punti, Francoforte ha archiviato la seduta in ribasso dell’1,88% a
7.583,57 punti. E a Milano il Ftse Mib
è crollato del 3,13%. Lo spread tra rendimenti dei decennali italiani e tedeschi, fra l’altro, è salito a 290 punti.
Il giovedì nero delle Borse è stato turbato da due notizie. La prima
è quella della banca centrale americana, la Fed, che è emersa spaccata dalla pubblicazione delle minute sull’ultima riunione: alcuni banchieri centrali vorrebbero cominciare a delineare una strategia di uscita
dall’emergenza.
L’altra notizia che ha depresso gli
umori sui listini è l’indice delle Pmi
dell’Eurozona Markit che ha messo a
segno a febbraio un risultato più brutto delle attese (47,3 punti contro le stime di 49) e in calo da gennaio (48,6
punti).
Tornando allo scudo antispread della
Bce, dal bilancio risulta anche che il
guadagno derivante dai titoli in portafoglio è stato di 1,1 miliardi, di cui 555
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milioni grazie ai soli interessi percepiti sui titoli di Stato greci. Il surplus è
così risultato in aumento a 2,164 miliardi nel 2012 (contro gli 1,894 miliardi del 2011). L’utile netto (dopo aver
messo 1,166 miliardi a riserva per coprirsi dai rischi) di 998 milioni, sarà
distribuito fra le banche centrali nazionali dell’Eurozona.
Dal bilancio si evince anche che lo stipendio percepito da Draghi, nel suo
primo anno da presidente della Bce è
di 374.124 euro, più dei 309.290 di
Trichet del 2011. Quasi il doppio rispetto al presidente della Fed Bernanke, ma meno dei 750.000 euro che
guadagnava da governatore della Banca d’Italia.
Ieri sono arrivati dall’estero anche due
giudizi allarmati sull’Italia: il presidente del fondo salva-Stati Esm Klaus
Regling ha detto che «con le elezioni
l’Italia potrebbe diventare una fonte di
incertezza , se le riforme non dovessero essere confermate». E il Wall Street
Journal ha sentenziato che «Berlino
non si intromette ma Roma potrebbe
bruciare».
22 febbraio 2013
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La Commissione Ue taglia le stime
sull’Italia Pil a -0,8% nel 2013
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Oggi la pubblicazione delle previsioni
MARCO ZATTERINCORRISPONDENTE DA
BRUXELLES
Più pessimista di sé stessa pochi mesi fa, appena più ottimista delle grandi organizzazioni internazionali. Se i
numeri della vigilia saranno confermati, la Commissione Ue ammetterà
oggi che l’economia italiana va meno
bene di quanto aveva previsto ai primi di novembre e annuncerà un altro
anno in rosso. La stima per la caduta del pil nel 2013 è attesa in evoluzione dallo 0,5% autunnale sino allo
0,8, cioè due decimi meno rispetto a
quanto calcolato da Fmi e Ocse. Segnali di ripresa sono ancora intuiti per
l’ultimo trimestre, mentre grave resta
il contesto occupazionale. Consola che
la finanza pubblica non appare fonte
di stress immediati: Bruxelles ritiene
che, se Roma rispetterà gli impegni, il
deficit resterà nel breve sotto il 3% del
pil.
Non ci sono sorprese, e del resto a Palazzo Berlaymont hanno fatto parec-
chio perché non ve ne fossero, ben
consapevoli di uscire con l’esercizio
previsionale a 48 ore da un voto aperto e cruciale per il Bel Paese. La situazione congiunturale del continente resta fragile e il 2013 sarà un esercizio di crescita piatta per l’Eurozona,
fortunatamente senza pressioni per
l’inflazione vista sotto il 2%. Appena un po’ meglio dovrebbero andare i
Ventisette dell’Ue nel complesso.
L’Italia svela nel contesto una fisionomia resa particolare dalla sua tradizionale disabilità ad una crescita degna di
nota. La domanda langue e con lei gli
investimenti. Il migliorato clima di fiducia, segnalatosi anche con la discesa
di tassi sul debito, tarda a riflettersi su
impieghi e consumi. L’effetto restrittivo dell’azione correttiva sulla finanza pubblica ha contribuito a indebolire la spina dorsale dell’economia. E’
stato l’insieme di questi fattori a consigliare a Bruxelles di alzare la misura dell’anno recessivo appena comin-
22 febbraio 2013
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ciato. Il 2012, invece, le risulta essere
andato meno peggio di quanto pensava. Si è chiuso, a suo avviso, con un pil
negativo del 2,1%, in linea col dato del
Fmi. L’Istat dice - 2,2.
Non c’è aria della ripartenza significativa che vedremo in altri Paesi. E i segnali di un miglioramento del clima,
come pure ha indicato Mario Draghi,
non avranno effetto sull’occupazione.
Bruxelles sta valutando di ritoccare lievemente al rialzo la previsione
di autunno per i senza impiego(era
all’11,5% per il 2013), così come per
il 2014. Vuol dire che possiamo attenderci buone notizie. Per i prossimi due
anni saremo a un soffio dal 12%, oltre
i tre milioni di disoccupati.
La crescita serve a correggere la disfatta del lavoro. Proprio come il rispetto dei conti pubblici serve per evitare nuove, e pesanti, manovre. L’Italia
è in “procedura di deficit eccessivo”
dal 2009 che si è impegnata a uscirne in tre anni. L’obiettivo, non semplicissimo, è a portata di mano. In termini strutturali, cioè al netto del ciclo,
la Commissione dovrebbe rivelare oggi un deficit inferiore al 3% del pil di
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qui al 2014, a condizione di una piena
adozione del piano di rientro, giudicato «ambizioso». Bruxelles si preoccupa della stabilità a medio termine e
del rispetto dell’avanzo primario. Nella sua analisi farà il possibile per non
offrire appigli per pericolose polemiche politiche. Però anche solo dai numeri si capisce che la strada del prossimo governo è scritta e non si potrà
deviare dalla posizione di equilibrio. A
meno di non essere disposti a interventi correttivi.
22 febbraio 2013
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La quercia del giocattolaio tra la Maremma
e il West
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TIZIANO FRATUS
Livornese La Quercus crenata
(foto a destra), detta rovere verde o cerrosughera, è un albero persistente e sempreverde Si
trova nelle campagne di Sassetta
(a sinistra, la cartina), ricche di
agriturismi e allevamenti di cavalli
Ci sono alberi nati in natura
dall’incrocio fra specie distinte e ci
sono alberi immessi in natura e na-
ti dall’incrocio in vivaio. Forme ibride per così dire «naturali», spontanee,
appartengono alle querce, con nuove
specie che si sono andate a costituire e
a diffondere grazie ai cambiamenti climatici e alla volontà dell’uomo di avere sottocasa il maggior numero possibile di specie viventi.
Una delle querce ibride più diffuse è
la Quercus crenata, detta rovere verde
o meglio ancora cerrosughera. Trattasi di albero persistente, sempreverde, come altre querce mediterranee (e
penso in prima battuta al leccio sulle cui fronde salì Cosimo Piovasco di
Rondò, il Barone rampante di Italo
Calvino), con foglie dal margine appuntito e corteccia spugnosa.
Un territorio ricco di compresenze,
che mischia i boschi di latifoglie mediterranee e ambienti da entroterra
appenninico è la Maremma livornese, storicamente nota come Maremma Pisana poiché parte dei possedimenti della fu Repubblica marinara.
In quelle terre ho «alberografato» con
22 febbraio 2013
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non poche soddisfazioni; ho tratteggiato un itinerario per cercatori di alberi nei boschi del comune di Sassetta, dove ancora si mischia il futuro e
il passato, dove si respirano i ricordi
del mondo dei carbonai di cui scriveva Carlo Cassola nel suo indimenticabile «Il taglio del bosco», e si toccano,
o meglio assaggiano i gusti e i profumi della nuova Maremma, una terra di
vini, di uliveti, di carni, di accoglienza
turistica.
Anche l’entroterra respira l’aria di mare che il vento trascina per chilometri all’interno, in questo pezzo di mondo compreso fra Livorno e il Golfo
di Baratti. Proprio nelle campagne di
Sassetta, ricche di agriturismi, allevamenti di maiali da cinta e di splendidi
cavalli, spunta una delle maggiori cerrosughere d’Italia, là dove sono diffuse le specie Quercus cerris (il cerro) e
Quercus suber (la sughera).
Una strada sterrata muove verso
un’abitazione nota come la «Casa del
giocattolaio» (sul cancello compare la
scritta Woodentoys, in inglese «giocattoli in legno»), uno scozzese che da
anni vive in Toscana e costruisce, con
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l’aiuto del figlio, giocattoli in legno ingegnosi e molto belli, venduti in proprio. Non è raro fargli visita e trovarlo
al lavoro. Accanto al laboratorio cresce
uno splendido esemplare di cerrosughera, un poderoso tronco di 465 cm
di circonferenza che a due metri fiorisce in sette branche che si diramano
in una chioma molto ampia, tale da ricoprire l’intero sentiero che scorre accanto alla proprietà. Un albero tutto
da gustare!
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Oro
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All’estero
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In Italia
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La reazione amara “Sentenza estranea al
nostro operato”
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Il manager: non posso accettare questa onta
FRANCESCO MANACORDA MILANO
«M ortificato» per l’imputazione e poi
colpito da una sentenza «inimmaginabile», si dice Franzo Grande Stevens. E Gianluigi Gabetti non commenta a caldo la decisione dei giudici,
se non per affermare che «avrei sperato in un risultato diverso». Ma già
prima, rendendo dichiarazioni spontanee di fronte alla Corte d’Appello di
Torino, il presidente d’onore di Exor
aveva chiarito che cosa significasse per
lui il secondo grado del processo tutto incentrato sul quel comunicato del
24 agosto 2005: «Non posso accettare di concludere la mia esistenza sotto
l’onta di una condanna tanto estranea
al mio operato».
È una botta dura, per i due più stretti collaboratori dell’Avvocato Agnelli, quella che arriva ieri dalla Corte
d’Appello. È vero, il reato andrà in prescrizione tra una manciata di ore, ma
i due professionisti più che ottantenni sono assai amareggiati da una mac-
chia - considerata del tutto immotivata - che sporca per la prima volta due carriere lunghissime e lineari. E lo fa riferendosi a un momento
particolarmente delicato per il gruppo Fiat, che all’epoca rischiava di finire in mano alle banche per effetto del
prestito «convertendo». Un momento
nel quale, disse già tempo fa Gabetti,
«abbiamo fatto quanto dovevamo fare con scrupolo per la legge». C’è prima di tutto lo sconcerto perché la linea difensiva che entrambi hanno ribadito in mattinata davanti ai giudici non è passata. A loro Gabetti dice ancora una volta che il comunicato
all’origine dei guai giudiziari, conteneva «un chiaro riferimento alla determinazione di Ifil di rimanere azionista di riferimento Fiat» e quindi, lungi dal poter generare false convinzioni negli investitori, «mi sembrò che informazione più eloquente al mercato
non potesse essere data». «Non so veramente che altro avrei potuto fare o
22 febbraio 2013
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dire sulla base delle informazioni da
me disponibili», conclude.
Per Grande Stevens, oltre al fatto che
«il proposito di conservare la quota di
riferimento era ben chiaro nel comunicato», c’è una questione fondamentale legata proprio al suo ruolo nel pareri dati nella vicenda: «Ritengo - dice
- che l’avvocato sia libero, indipendente, autonomo nell’esprimere un parere giuridico, così come lo è il giudice
nell’emanare una sentenza. Si può non
condividere un parere o una sentenza,
ma non per questo il parere o la sentenza possono costituire reato».
Queste sono le questioni di merito sulle quali si applicheranno i legali per il
ricorso in Cassazione. Ma l’ombra che
ieri investe il manager e l’avvocato è
più ampia: la condanna è una voce che
incide in negativo - in un modo che ritengono del tutto inaspettato e ingiusto - sul loro bilancio non solo professionale, ma in qualche modo esistenziale. Gabetti sceglie il silenzio dopo
la sentenza, ma quel che doveva dire
l’ha già detto prima, spiegando ai giudici che va in scena «la conclusione
di una vicenda che ha tormentato gli
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ultimi anni di un iter iniziato 65 anni or sono», dalla Comit, all’Olivetti,
al gruppo Agnelli. «Anni mai colpiti
da qualsivoglia condanna» e nei quali «ho educato al rispetto della legge i
miei figli, nonché un gran numero di
giovani dirigenti». «Sono sconcertato e amareggiato - dice anche Grande
Stevens - per quanto accade alla mia
età, dopo sessant’anni di professione e
dopo aver dimostrato per tutta la vita
di essere un avvocato per bene». Una
lunghissima carriera, la sua, di cui ricorda la presidenza dell’Ordine degli
Avvocati e della Cassa nazionale forense, ma anche la difesa d’ufficio dei
brigatisti assunta, nonostante le loro
minacce, nel 1976 «assieme a pochi altri legali e a Fulvio Croce», il presidente dell’Ordine torinese che proprio
per questo fu assassinato dalle stesse
Brigate rosse. Un impegno professionale, ma anche civile, che oggi sente
in qualche modo colpito proprio dalla
sentenza avversa.
22 febbraio 2013
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Condannati Gabetti e Grande Stevens
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Capovolto il giudizio di primo grado: ai due professionisti un anno e 4
mesi con la condizionale
ALBERTO GAINO
Sono mortificato perché sono
imputato alla fine della mia carriera per un’attività professionale Franzo Grande Stevens
A tre giorni dalla prescrizione, Gianluigi Gabetti e l’avvocato Franzo Grande Stevens sono stati condannati per
aggiotaggio informativo sul comunicato al mercato del 24 agosto 2005
dalla prima Corte d’appello torinese:
un anno e quattro mesi ciascuno, 600
mila euro di multa, interdizione dagli
uffici direttivi per 12 mesi e in particolare il legale anche dalla professione
(sempre per lo stesso arco di tempo)
che non esercita più da tempo. «E’ il
minimo della pena» commenta un difensore, ma non interessa ai due grandi vecchi di tante operazioni finanziarie per conto e nell’interesse di Fiat.
Entrambi avevano consegnato ai giudici che si stavano per ritirare in camera di consiglio, ieri, il medesimo messaggio: «Ora che sono giunto al “passo
estremo” della mia vita professiona-
22 febbraio 2013
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le», Gabetti, che poi ha parlato di «onta» in caso di condanna; «Sono mortificato perché alla fine della mia vita
e della mia carriera professionale sono imputato per un’attività professionale», Grande Stevens. Brucerà ancor
di più loro che alla fine del dibattimento – 4 udienze condotte senza alcun
ostruzionismo dei difensori in vista
della prescrizione – la sentenza possa
aver assunto un carattere simbolico:
minimo della pena (appunto) rispetto alle maggiori richieste del procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi,
attenuanti, sospensione condizionale,
beneficio della non menzione. Puntavano all’assoluzione. Come avvenne in
primo grado.
I giudici hanno invece assolto - «il
fatto non sussiste» - Ifil e la Giovanni e Agnelli e C., le due società (difese dall’avvocato Guglielmo Giordanengo) per conto delle quali era stato
emesso il comunicato al mercato che
è stato l’oggetto dei due processi conclusisi in modo opposto. Ancora ieri l’avvocato Grande Stevens ha ricordato come la nota fosse stata avallata
da Consob: «Il dottor Salini, dirigente
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della Divisione finanze e mercati, definì il testo del comunicato minimalista e si preoccupò che contenesse il riferimento alla volontà di Ifil di rimanere azionista di controllo di Fiat. Come avrei potuto pensare che non fosse
corretto?».
I giudici devono averne preso atto:
la richiesta di risarcimento di Consob, costituitasi parte civile, è stata
da loro «rigettata». Così come quelle di due piccoli azionisti. Il presidente ed estensore della sentenza, Roberto Pallini, depositerà le motivazioni in
15 giorni, a partire dai quali i difensori ne avranno trenta per ricorrere
per Cassazione. L’aria che tira è che
vogliano puntare ad un’assoluzione
nel merito, a meno che la Suprema
Corte non decida salomonicamente di
prender atto dell’avvenuta prescrizione dell’aggiotaggio informativo e chiuda in questo modo il caso del comunicato e dell’equity swap con Merrill
Lynch che l’accusa ha individuato come strettamente connesso con il processo.
«Non aver informato il mercato già il
24 agosto che vi era allo studio quel-
22 febbraio 2013
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la soluzione per mantenere il controllo di Fiat senza sottoscrivere aumenti
di capitale» è stato il cavallo di battaglia di Avenati Bassi. «Non potevamo
parlarne prima che Consob desse una
risposta al quesito presentato a titolo professionale dall’avvocato Grande
Stevens sull’obbligo di Opa», ha sempre ribadito la difesa.
In fondo resta la coda giuridica del «ne
bis in idem» sollevato a Strasburgo e
rispetto a cui il governo italiano deve fornire entro maggio i chiarimenti
ai dubbi della Corte europea dei Diritti dell’Uomo: si possono giudicare due
volte - in sede amministrativa e penale
- gli stessi imputati per lo stesso fatto?
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22 febbraio 2013
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Fiat Industrial Via libera alla fusione con
Cnh
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Il cda approva il bilancio consolidato del 2012
TEODORO CHIARELLI
In Borsa Mezzi Cnh di fronte alla
Borsa di Milano nel dicembre del
2011, per la quotazione di Fiat Industrial
Il consiglio d’amministrazione di Fiat
Industrial, riunitosi ieri a Torino, ha
dato il via libera ai progetti di fusione che porteranno alla nascita del terzo gruppo al mondo nei cosiddetti “capital goods”: ovvero la produzione e
commercializzazione di macchine per
le costruzioni e l’agricoltura (marchio
Cnh), veicoli industriali e commerciali, autobus e veicoli speciali (Iveco), oltre ai relativi motori e trasmissioni e
a motori per applicazioni marine (Fpt
Industrial). Un colosso da 67 mila addetti e 25 miliardi di euro di ricavi.
Approvato, nella stessa riunione, anche il bilancio consolidato 2012, che
conferma l’utile della gestione ordinaria di 2.079 milioni di euro e l’utile
netto consolidato di 921 milioni di euro. Fiat Industrial ha chiuso l’esercizio
con un utile netto di 129 milioni di euro. Il cda ha proposto per gli azionisti
un dividendo di 0,225 euro per azione
ordinaria. L’assemblea, convocata per
l’8 aprile, dovrà inoltre provvedere alla nomina del collegio sindacale.
Per arrivare al nuovo gruppo sono necessari alcuni passaggi non semplicissimi. Nello specifico, il cda di Fiat Industrial ha approvato il progetto di
fusione di Fiat Netherlands Holding
22 febbraio 2013
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(Fnh) in Fiat Industrial (definita Fusione Fnh) e quello relativo alla fusione di Fiat Industrial in una Newco
di diritto olandese (la Fusione Fi). In
particolare, la Fusione Fi è stata approvata dal consiglio di amministrazione che ha anche esaminato la fusione di Cnh Global (Cnh) in un’altra
Newco (la Fusione Cnh) che è parte
dell’operazione complessiva.
I termini e le condizioni dei progetti
relativi alla Fusione Fnh, Fusione Fi
e Fusione Cnh, recita un comunicato,
«sono del tutto in linea con quelli previsti dall’accordo relativo alla fusione
sottoscritto il 25 novembre 2012». Il
principale obiettivo della Fusione Fi,
unitamente alla Fusione Cnh, spiega
ancora la nota, «è quello di semplificare la struttura societaria del gruppo e
di permettere la completa integrazione dei business di Fiat Industrial che, a
operazione completata, risulterà, a livello mondiale, il terzo gruppo nel settore dei capital goods».
Per quanto riguarda la Fusione Fi, il
cda ha deliberato di proporre un rapporto di cambio di una azione Newco per ciascuna azione ordinaria di
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Fiat Industrial. A conclusione della
Fusione Fi, pertanto, gli azionisti di
Fiat Industrial riceveranno azioni ordinarie di nuova emissione della società incorporante sulla base del suddetto rapporto di cambio. L’efficacia
della Fusione Fi (e della Fusione
Cnh) sarà condizionata all’avverarsi
di una serie di condizioni sospensive, tra cui l’approvazione della Fusione Fi e della Fusione Cnh da parte
dei rispettivi azionisti, l’ottenimento
di tutte le richieste autorizzazioni per
l’ammissione alla quotazione del titolo
della Newco presso il New York Stock
Exchange.
Il comunicato precisa che l’esercizio
dei diritti di recesso degli azionisti
di Fiat Industrial e di opposizione
da parte dei suoi creditori non dovrà comportare un esborso superiore
all’ammontare di 325 milioni di euro. È previsto, infine, che la quotazione delle azioni della Newco sul mercato azionario telematico avvenga dopo l’inizio delle contrattazioni del medesimo titolo alla Borsa di New York.
Ovviamente la Fusione Fi sarà soggetta all’approvazione dell’assemblea
22 febbraio 2013
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straordinaria degli azionisti di Fiat Industrial che verrà convocata prossimamente.
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Rinnovo, l’accordo è più vicino
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MARINA CASSI
Oggi potrebbe essere finalmente
la giornata decisiva per la firma
del rinnovo del contratto collettivo di primo livello del gruppo Fiat.
L’appuntamento è per le 10 di questa
mattina all’Unione industriale torinese. La trattativa è ripresa dopo una sospensione di tre settimane, una pausa che potrebbe aver portato consiglio.
Ieri per tutto il giorno si sono susseguite riunioni in ristretta tra le delegazioni di Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Associazione quadri e azienda. Di certo
- come certe sono le cose durante le
contrattazioni - ci sono 40 euro lordi
di aumento sul minimo contrattuale.
Anche se il vero nodo della trattativa
non è mai stato questo, ma i 103 euro del premio di produzione. Nelle riunioni delle scorse settimane si era a
lungo dibattuto su come poter garantire agli 80mila lavoratori del gruppo
la stessa cifra che hanno percepito fino allo scorso anno. Impossibile per il
sindacato accordarsi su una cifra minore, che avrebbe di fatto comportato
una diminuzione in busta paga. Anzi,
lo sforzo è proprio riuscire ad aumentare la cifra. La questione era se renderla variabile. Ma in quel caso per il
sindacato la cifra deve aumentare senza se e senza ma. Ieri è stato deciso che
sarà variabile, ma rimane da capire fino a dove si possono spingere le parti
per trovare l’accordo.
Le trattative non hanno mai conosciuto momenti di vera tensione: azienda e
sindacati discutono per trovare criteri
condivisibili. Il nodo principale resta
la distribuzione tra la parte fissa e la
parte variabile dell’incremento retributivo. E ovviamente la quantità. Ma
oggi potrebbe arrivare la svolta decisiva.
22 febbraio 2013
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LaProcura:archiviazione
perMargheritaAgnelli
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La Procura di Milano ha chiesto
l’archiviazione per Margherita
Agnelli e per gli avvocati Charles
Poncet ed Emanuele Gamna, indagati nell’ambito di un capitolo
della causa per l’eredità di Gianni Agnelli. Margherita Agnelli e
Poncet erano accusati di tentata estorsione ai danni di Gamna accusato, a sua volta, di falso in scrittura privata. Stando
ad una prima ricostruzione della Procura, Margherita Agnelli e
Poncet avrebbero fatto pressioni indebite sull’avvocato Gamna
minacciandolo anche di una denuncia per evasione fiscale. Lo
scopo di quelle pressioni sarebbe stato quello di fargli firmare
un documento in cui l’avvocato
riconosceva di aver lavorato non
per lei (nonostante il mandato
ricevuto), ma a favore di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens per fare in modo di “pilotare” i fondi dell’eredità Agnelli a
vantaggio del figlio maggiore di
Margherita, John Elkann. Ancora ieri il legale svizzero ha voluto
respingere l’accusa. «L’avvocato
Gamna respinge con sdegno la
tesi secondo la quale avrebbe fatto un accordo per marginalizzare Margherita Agnelli
dall’eredità paterna», ha infatti
spiegato l’avvocato Mauro Anetrini, in questa vicenda giudiziaria difensore di Emanuele Gamna.
22 febbraio 2013
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Finmeccanica, parte l’era Pansa
Via gli indagati dai consigli e rinvio
dell’approvazione del bilancio
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ROBERTO GIOVANNINI ROMA
Alessandro Pansa, nuovo ad di
Finmeccanica
Rinvio dell’approvazione del bilancio
2012, riassetto dell’organizzazione interna di Finmeccanica, nuove nomine
nelle controllate, via tutti gli indagati. Come era stato anticipato, il nuovo amministratore delegato Alessandro Pansa ha ridisegnato la struttura della holding pubblica, squassata
da una serie di arresti. Approfittando-
ne per ridimensionare (se non allontanare) le persone più direttamente legate al suo predecessore, attualmente
in prigione, Giuseppe Orsi. Il messaggio che Pansa intende lanciare è abbastanza esplicito: via tutti i dirigenti
chiacchierati o indagati o arrestati, più
trasparenza e vigilanza sulle aree (mediazioni, broker assicurativi, informatica eccetera) dove si sono moltiplicati problemi giudiziari, sprechi e affari
«grigi» se non sospetti.
E così, ieri il Cda - guidato dal vicepresidente Guido Venturoni, come
noto un presidente al momento non
c’è - ha nominato tre nuovi amministratori delegati per AgustaWestland,
Telespazio e Wass. Al posto di Bruno Spagnolini (agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta di Busto
Arsizio), la società elicotteristica sarà
guidata da Daniele Romiti. A gestire
Telespazio, al posto di Carlo Gualdaroni (in carcere a Napoli nell’ambito
dell’inchiesta della Procura parteno-
22 febbraio 2013
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ECONOMIA
ESTERO
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pea sugli appalti per il Cen della Polizia) arriva Luigi Pasquali, finora ad
della joint venture spaziale italo-francese Thales Alenia Space. Infine, Alessandro Franzoni (fino a due anni fa
amministratore delegato di Superjet
International) sarà l’ad della società
della difesa WASS, in sostituzione di
Renzo Lunardi (indagato sempre per l’
affaire indiano).
Altri
cambiamenti
riguardano
l’Organismo di Vigilanza, con un
allargamento dei componenti e
l’allontanamento di Giuseppe Grechi
e Manuela Romei Pasetti; la centralizzazione delle attività di Internal Audit di gruppo, per avere un controllo
più diretto; una «nuova struttura organizzativa semplificata» proposta da
Pansa; la centralizzazione degli acquisti indiretti di Gruppo, tra cui quelli
relativi all’ICT e ai piani assicurativi,
per i quali ultimi sarà avviata una procedura competitiva; infine, l’annuncio
di altre misure di risparmio sui processi produttivi in alcune controllate.
Resta però ovviamente grande
l’incertezza, come mostra il rinvio
dell’approvazione del bilancio 2012.
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
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Un rinvio obbligato, visto che non
si sa come andrà a finire la partita
dell’affare da 750 milioni di euro degli
elicotteri AW 101 venduti all’India. Se
ne riparlerà entro maggio-giugno.
E c’è poi il capitolo delle dismissioni delle attività «non strategiche». Un
progetto ideato da Orsi, che ieri formalmente Pansa e il Cda hanno ancora una volta difeso e sostenuto, spiegando che il «deconsolidamento» serve per concentrare risorse e ridurre
l’indebitamento. Ieri il Cda ha preso
atto delle offerte dei tedeschi di Siemens e dei coreani di Doosan per Ansaldo Energia. Ma come noto tra i partiti (specie nel Pd) prevalgono i contrari, e non si può certo chiudere la
cessione prima delle elezioni. In buona sostanza il dossier dismissioni per
adesso è «congelato». Dopo il voto e
la nascita del nuovo governo si saprà
che indicazioni arriveranno da parte dell’azionista pubblico. Sulle strategie, ma anche sulla composizione del
gruppo dirigente della holding.
22 febbraio 2013
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Montepaschi, i Monti bond arrivano dopo le
elezioni
ECONOMIA
Il decreto diventa esecutivo, alla banca 3,9 miliardi
ALESSANDRO BARBERA GIANLUCA
PAOLUCCI
Via libera della Corte dei Conti al decreto per i Monti bond e al prestito da
quasi quattro miliardi da parte del ministero del Tesoro. La decisione, attesa ma non scontata, chiude l’iter autorizzativo e dovrebbe consentire a Mps
di emettere i titoli grazie ai quali ricevere i 3,9 miliardi di euro dello Stato.
Secondo quanto si apprende la banca
toscana dovrà però aspettare ancora
qualche giorno: la linea del governo è
di evitare nuove polemiche alla vigilia
del voto. L’emissione e l’incasso avverranno da martedì in avanti, comunque
in pochi giorni, il tempo di sbrigare le
formalità procedurali.
La registrazione del decreto sui Monti
bond è stata disposta «in ragione delle deroghe alle norme di contabilità disposte con il decreto 95/2012 e giustificate dalle eccezionali circostanze
riconosciute anche in sede europea»,
scrive la Corte in una nota. La Sezio-
ne «controllo preventivo di legittimità» ha detto sì nonostante il precedente no di un’altra sezione.
Nella relazione della Corte al Parlamento per il secondo quadrimestre
2012, le sezioni riunite avevano dichiarato illegittimi i mezzi di copertura dei bond. Ieri Di Pietro ha chiesto
nuovamente a Monti di «rendere pubblici immediatamente» tutti gli atti.
In effetti la mancata pubblicazione fu
un’anomalia, giustificata - si apprende
ora - dal timore che avuta notizia della
bocciatura delle Sezioni riunite, si facesse strada la convinzione che i bond
non sarebbero mai stati emessi. Il problema nasceva da un dettaglio non secondario: se fosse legittimo «coprire»
finanziariamente i titoli con altri titoli,
quelli che verranno emessi a sua volta
dal Tesoro per finanziare il prestito. Il
vecchio articolo 81 lo consente, quello
nuovo previsto dal fiscal compact europeo no. Ma la legge Costituzionale
approvata nei mesi scorsi fa entrare in
22 febbraio 2013
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CRONACA
vigore il nuovo articolo 81 solo il 1 gennaio 2014. Ora - spiegano fonti bene
informate - risolto il rebus giuridico ci
sarà anche la pubblicazione della relazione finora secretata.
Nel frattempo i vertici di Mps hanno
incassato il rinnovato appoggio di Axa,
azionista della banca con il 3,72%. La
joint-venture assicurativa sta andando bene, ha detto il numero uno francese Henri de Castries, che conferma «totale fiducia» nel duo Alessandro Profumo-Fabrizio Viola. Secondo
Axa saranno capaci di «mettersi questi problemi, di cui non sono responsabili, alle spalle». Ieri è stato interrogato in carcere a San Vittore l’ex capo
dell’area finanza Gianluca Baldassarri
che ha ribadito la propria versione, ovvero che i vertici della banca erano a
conoscenza delle operazioni contestate.
Twitter @alexbarbera @giapao
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22 febbraio 2013
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L’ansia degli assicuratori europei pare
esagerata
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ECONOMIA
[GEORGE HAY]
L’ ansia che ha colpito le compagnie
assicurative europee pare esagerata. Il
20 febbraio le azioni della britannica
Rsa sono crollate del 14% dopo il taglio
di un terzo dei dividendi deciso dalla
società. Il 21 febbraio, Allianz, Axa e
Swiss Re hanno rispettivamente mantenuto, leggermente aumentato e incrementato i pagamenti dei dividendi. Ma è l’andamento di Swiss Re il
punto in questione. Rsa ha sostenuto
che la ragione dei tagli effettuati sia la
comune preoccupazione delle compagnie assicurative europee: tutte le società sono alle prese con bassi rendimenti dei bond, un’eredità della corsa agli asset rifugio causata dalla crisi
della zona euro. Per Rsa questo ha significato un calo dell’11% delle entrate
derivanti dagli investimenti.
Tuttavia, gli investitori dovrebbero
fermarsi un attimo, prima di farsi
prendere dal panico. Rsa è una compagnia di assicurazione generale e le
sue rendite da investimenti soffrono
per gli asset, in larga misura a breve
termine e a basso rendimento a differenza di quelli detenuti da Axa e Allianz, che possiedono divisioni operanti nel settore delle assicurazioni
sulla vita di dimensioni di gran lunga
maggiori e a lungo termine. E la decisione di Rsa di non tagliare i dividendi
durante la crisi finanziaria ha portato
il suo tasso di pagamento dei dividendi a quasi l’80%, una cifra troppo elevata.
Il grande punto interrogativo resta
Aviva, che presenterà la propria relazione solamente il 7 marzo. Il nuovo ceo, Mark Wilson, potrebbe decidere che è arrivato il momento di effettuare qualche taglio: l’attuale rendimento del dividendo del 7% di Aviva è pericolosamente vicino al 9-10%
di rendimento del flusso di cassa disponibile. Tuttavia, secondo Citi, a seguito dell’annuncio di un importante
piano di ristrutturazione, nel 2014 la
compagnia assicurativa britannica potrebbe anche avere una forte posizione
22 febbraio 2013
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in quanto a capitale e un pagamento
dei dividendi coperto di ben due volte dal flusso di cassa disponibile. Ora
che Axa e Allianz hanno alleggerito la
pressione, Aviva potrebbe anche preferire attendere.
Per approfondimenti: http://
www.breakingviews.com/
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22 febbraio 2013
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ESTERO
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Serve una nuova crisi per far tornare l’oro un
investimento sicuro
ECONOMIA
[IAN CAMPBELL]
L’ oro è sull’orlo di un precipizio spaventosamente ripido. La riluttanza di
alcuni funzionari della U.S. Federal
Reserve nelle manovre di alleggerimento quantitativo della banca è stata sufficiente a determinare un crollo del metallo prezioso. A partire dal
2000 il valore dell’oro è aumentato di
cinque volte: è stato un rifugio sicuro contro le possibili svalutazioni della
moneta da parte delle banche centrali
e dell’inflazione, nonché l’alternativa
a un euro che avrebbe potuto dissolversi nel nulla in qualunque momento. Questo rifugio sicuro è stato anche il campo di battaglia per un entusiasmante gioco speculativo che ha
permesso enormi guadagni. Tuttavia,
a partire dall’anno scorso, gli investitori hanno cominciato a sentirne meno il bisogno. La zona euro per ora resiste, la Cina ha evitato un atterraggio
duro e l’economia americana sembra
sulla via della ripresa. Ma con il recupero degli Stati Uniti la possibilità che
il rubinetto dell’iniezione di liquidità
venga chiuso è aumentata. Una manovra a sostegno del dollaro, ma nello
stesso tempo una minaccia per il metallo prezioso.
Nel 2012, il volume della domanda di
oro dell’industria e del settore dei gioielli è calato. La Russia sta diversificando le sue riserve e potrebbe continuare in questa direzione. Nel 2011,
l’acquisto complessivo da parte delle
banche centrali è stato insolitamente elevato, così è meno probabile che
in futuro avranno ancora una funzione cuscinetto contro la caduta dell’oro.
Alcuni investitori accorti hanno già
iniziato a vendere. Nel terzo trimestre
del 2012 la società di gestione fondi capeggiata dal milionario George
Soros ha pressoché dimezzato le sue
partecipazioni in un fondo negoziato in borsa. L’oro dovrà affrontare il
precipizio. Per poter tornare di nuovo a galla il metallo prezioso ha biso-
22 febbraio 2013
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ECONOMIA
ESTERO
CRONACA
gno di una forte crisi nella zona euro
o, ancora meglio, di un rallentamento dell’economia statunitense e mondiale che spinga la Fed a intraprendere
le ennesime manovre di alleggerimento quantitativo. In assenza di tali circostanze disastrose, è l’oro a non sembrare più sicuro.
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22 febbraio 2013
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LE BANCHE AFFONDANO MILANO IN
RIALZO PARMALAT E TI MEDIA
ECONOMIA
NADIA FERRIGO
Seduta pesante a Piazza Affari, maglia
nera in Europa col Ftse Mib che chiude ai minimi (-3,13%). Il listino milanese risente del calo dei titoli degli
istituti di credito, in linea con la ritrovata tendenza in crescita dello spread
tra Btp e Bund che termina la seduta sopra la soglia dei 290 punti.
Brutta giornata dunque per i bancari con Unicredit (-4,3%), Ubi (-5,15%),
Bper (-4,89%) e Mps (-4,3%) in attesa della pronuncia di Tar e Corte dei conti sui Monti bond, arrivata a mercati chiusi. L’incertezza sul
risultato delle prossime elezioni penalizza tutti i settori, tanto che nel
paniere principale l’unica in rialzo è
Parmalat (+2,24%). Qualche resistenza nell’energia per Saipem (-0,68%),
tiene Impregilo (-0,45%) e Ansaldo (-0,66%), nel lusso Tod’s cede lo
0,67%. Nel settore delle comunicazioni in forte calo Mediaset (-5,71%) e Rcs
(-5,12%). Riprende a correre Ti Media con un +7,08%, merito delle indiscrezioni sulle condizioni di vendita di
La7, che potrebbero aumentare il valore della controllata.
22 febbraio 2013
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ESTERO
LEGENDA
CRONACA
ECONOMIA
AZIONI: il prezzo ufficiale rappresenta il prezzo medio dell’intera quantità di titoli trattata nella seduta. Il
prezzo di riferimento è costituito dal
prezzo medio dell’ultimo 10% di titoli
trattati. La capitalizzazione è espressa
in milioni di Euro. EURO 50: selezione dei 50 titoli più significativi quotati
in Europa. Prezzo con variazione percentuale sul precedente.
OPZIONI:call è il prezzo di chi
acquista; put quello di chi vende.
Sono indicati: il mese di scadenza
dell’opzione; la base del prezzo del titolo; il prezzo, cioè il premio da pagare; il volume dei pezzi negoziati;
l’interesse aperto, riferimento per i future. EURIBOR: è il tasso interbancario comune delle piazze finanziarie
dell’area euro: lettera è il prezzo di
chi vende; denaro quello di chi acquista.
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22 febbraio 2013
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Fondi su LaStampa.it
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RENDIMENTI ESTERI
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Il Mercato Azionario del 21-02-2013
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ORO CHIUSURE
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QUOTAZIONI BOT
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CAMBI VALUTE
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FUTURES SU FTSE MIB
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OBBLIGAZIONI 21-02-2013
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BORSE ESTERE
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INDICE BORSA
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EURIBOR
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MONETE AUREE
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IL DILEMMA DELL’ASINO DI
BURIDANO
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LUCA RICOLFI
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Illustrazione di Dariush Radpour
Erinegoziando i vincoli europei (tradotto: lasciateci fare un po’ più di deficit), nella speranza che l’economia riparta. La diagnosi è chiara: abbiamo
avuto troppo rigore, è giunta l’ora di
varare qualche stimolo all’economia.
Il che, nella mentalità della cultura
di sinistra, significa sempre «trovare» le risorse, piuttosto che liberarle,
nell’illusione che il Pil cresca perché lo
Stato spende di più, e non perché lascia più soldi nelle tasche dei produttori. Quanto alle tasse, una patrimoniale sui ceti medio-alti non è esclusa
(specie se ci fosse necessità di una manovra aggiuntiva), mentre è esclusa
una significativa riduzione della pressione fiscale.
Si potrebbe pensare che la mia sia
una lettura maliziosa del programma
del Pd, ma in realtà è la conseguenza aritmetica di una cosa che a sinistra è stata ripetuta fino alla noia: le
tasse diminuiranno nella misura in cui
riusciremo a farle pagare agli evasori.
E’ strano che nessuno lo faccia notare, ma diminuire le aliquote prenden-
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do i soldi dagli evasori significa una
cosa soltanto: che la pressione fiscale resta costante, e quel che cambia
è solo la sua ripartizione fra economia sommersa ed economia emersa.
Un fatto senz’altro positivo, ma che
si fonda sull’idea (secondo me erronea) che l’Italia possa tornare a crescere con una pressione fiscale elevata come quella attuale.
Passiamo al centro-destra. Qui le stelle polari sono due. C’è la stella polare personale di Berlusconi, che è salvare sé stesso dai processi e le sue aziende dalle possibili conseguenze di leggi
«contra personam» minacciate dalla
sinistra, ad esempio in materia di conflitto di interessi e concessioni pubbliche. E poi c’è la stella polare dei governi guidati da Berlusconi, che è sempre stata la riduzione delle tasse, senza
però ridurre la spesa, e dunque creando deficit pubblico. Con l’aggravante
che oggi i mercati ci punirebbero senza pietà, mettendo a rischio la stabilità finanziaria dell’Italia e quindi i nostri risparmi. Naturalmente so benissimo che esiste anche il «vasto programma» di Brunetta: tagliare in cin-
22 febbraio 2013
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que anni 80 miliardi di spesa pubblica
e restituirli ai cittadini sotto forma di
minori tasse. Ma non lo prendo in considerazione perché la sua attuazione
richiederebbe un vero governo di unità nazionale, tipo quello con cui Merkel e Schröder salvarono la Germania
dal declino cui fino a pochissimi anni fa sembrava avviata (molti si sono
scordati che, fino al 2007, era la Germania «the sick man of Europe», ovvero l’economia europea più in difficoltà).
Resterebbe Monti, di cui per fortuna
abbiamo un ricordo sufficientemente fresco da spegnere ogni illusione.
Monti è stato l’unico leader che la
possibilità di fare quel che ora promette - un governo che tagli le ali
estreme e faccia le riforme - l’ha avuta sul serio. Quando venne chiamato a «salvare l’Italia» avrebbe potuto
fare cose impensabili per i suoi predecessori e, temo, anche per i suoi
successori. Ha sciupato quasi del tutto quell’opportunità, muovendosi con
una prudenza eccessiva, un rimprovero questo che in questi mesi gli è
stato ripetutamente rivolto dai suoi
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CULTURA
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stessi allievi bocconiani. Nemmeno
sull’abolizione del valore legale del titolo di studio, tipico cavallo di battaglia della cultura liberale, il suo governo ha avuto il coraggio di prendere una posizione, preferendo nascondersi dietro una consultazione pubblica destinata a finire nel nulla. Ora ci
racconta che quel che di buono ha fatto è stato nonostante i partiti, e quel
che non è riuscito a fare è a causa delle loro resistenze. Può darsi (anzi sicuramente è), ma come può pensare
che la forza che i partiti non gli hanno dato ieri, quando erano terrorizzati
e intimiditi, gliela possano dare oggi,
che sono tornati ringalluzziti e protervi più che mai?
Che cosa potremmo dunque aspettarci, realisticamente, da un governo
Monti, o da un governo molto condizionato da Monti?
La stella polare di Monti è il rigore, ossia l’equilibrio dei conti pubblici imposto dall’Europa. I comportamenti passati del suo governo fanno
pensare che Monti sia convinto che
la via maestra per fermare la crescita del rapporto debito-pil sia azzera-
22 febbraio 2013
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re il deficit, o meglio azzerare il deficit
«corretto per il ciclo», il che in buona
sostanza significa chiedere all’Europa
di poter sforare un po’. Questa visione e la linea di condotta che ne deriva hanno alcune conseguenze positive e altre negative. La conseguenza
positiva più importante è che, con il
rigore sui conti pubblici, diventa meno probabile un collasso finanziario
immediato, che finirebbe per provocare una forte riduzione della ricchezza delle famiglie. Quel rischio è invece molto forte in caso di ritorno al governo di Berlusconi, e non è assente
nel caso Bersani si trovasse a ripetere la triste commedia dell’ultimo governo Prodi, paralizzato - come l’asino
di Buridano - dalle «diverse sensibilità» dei suoi ministri (per inciso: un governo Bersani-Monti-Vendola ci regalerebbe l’asino di Buridano perfetto).
Ma non mancano, purtroppo, anche
le conseguenze negative. L’ossessione
del deficit fa indubbiamente i conti
con l’Europa (o meglio con la visione economica della signora Merkel)
ma non fa i conti né con i mercati
né con gli interessi di lungo periodo
ECONOMIA
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dell’Italia. Non fa i conti con i mercati perché sottovaluta due elementi cruciali. Primo, lo spread dipende più dal
deficit nominale che da quello «corretto per il ciclo»: ai creditori dello Stato
italiano interessa il deficit pubblico effettivo, non «quello che sarebbe stato
se non fossimo in recessione» (è questo, in buona sostanza, il senso della
«correzione per il ciclo»). Secondo, lo
spread è fortemente influenzato dalle
attese di crescita del Pil, come si è visto
la primavera scorsa, in pieno «governo dei tecnici», quando le previsioni di
crescita dell’Italia sono state drammaticamente riviste al ribasso e lo spread
è ricominciato a salire pericolosamente.
Ma l’ossessione per il deficit non fa i
conti, soprattutto, con gli interessi futuri dell’Italia. I quali sono di aumentare stabilmente la torta da ridistribuire, più che accontentarsi di suddividere «in modo più equo» una torta che
continua a restringersi di anno in anno. Un obiettivo, quello di far ripartire il Pil, che realisticamente si può raggiungere solo con riforme coraggiose,
e tenendo i conti in ordine dal lato del-
22 febbraio 2013
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la spesa, anziché dal lato delle tasse
come Monti e Bersani hanno mostrato
finora di preferire.
Ed eccoci al paradosso finale. A mio
parere la politica economica che meglio tutela gli interessi futuri dell’Italia
è una versione più realistica, o meno talebana, della rivoluzione liberale annunciata da Renato Brunetta o da
Oscar Giannino (la cui lista e le cui
idee restano in campo, a dispetto delle dimissioni del fondatore). Ad essi
mi sento di fare un solo vero appunto,
quello di dimenticare che il nostro Stato sociale, oltre che inefficiente e sprecone, è anche largamente incompleto, visto che mancano asili nido, ammortizzatori sociali universali, politiche per gli anziani e le persone non autosufficienti: ridurre la spesa pubblica
si può e si deve, ma non nella misura
in cui i liberisti puri pretenderebbero.
Purtroppo, però, non vi è alcuna possibilità che una seria e realistica rivoluzione liberale venga attuata da un governo di centro-destra, perché quel genere di politica richiederebbe due ingredienti che ad esso mancano del tutto: la credibilità davanti all’Europa e
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ai mercati (cha ha solo Monti) e la credibilità davanti alle forze sociali (che
ha solo Bersani). Sembra un ossimoro,
ma quello di cui a mio avviso l’Italia
avrebbe oggi bisogno è una politica di
destra fatta dalla sinistra. O, per essere più precisi, di una politica liberale, e
perciò automaticamente e superficialmente bollata come «di destra», attuata e garantita dall’assai meno screditato personale politico di centro-sinistra. Una politica che ridia un po’
di ossigeno a chi produce ricchezza e
al tempo stesso sia capace di incidere profondamente sulla spesa pubblica, non già per smantellare lo Stato sociale bensì per completarlo, perché di
un welfare che funziona c’è oggi più bisogno che mai.
Quel che invece avremo, verosimilmente, sarà un governo che dirà di
battersi per «un paese più giusto», ma
finirà per restituirci un paese forse anche più giusto, ma sicuramente più povero. Come direbbe Bartleby lo scrivano, «avrei preferenza di no».
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
22 febbraio 2013
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La verità è richiesta a tutti A Giannino come
a chi lo lapida
CULTURA
MARIO CALABRESI
La
vicenda
Giannino
ha
dell’inverosimile. Se si approfondisce,
7 persone su 10 potrebbero trovarsi
nelle condizioni di Oscar. Quanti esercitano professioni e dicono di aver titoli e poi non li hanno? Il barbuto pelato però ha le carte in regola perché lui
predica la meritocrazia e l’abolizione
legale del titolo di studio. Il movimento di Fare per primo sta esercitando su
se stesso il rigore metodologico divulgato nelle campagne elettorali. Altro
che l’Oscar delle balle: con le dimissioni è l’Oscar dell’onestà intellettuale!
SERGIO BENETTI
La vicenda che ha visto coinvolto in
questi ultimi giorni Oscar Giannino ha
rappresentato per me il colpo di grazia. Quella notizia che non ti aspettavi né immaginavi minimamente. Una
campagna elettorale molto strana e ingarbugliata. A tutto sembra sei pronto, ma non a una bugia così grossa. Il
mondo va davvero da un’altra parte.
Non è possibile che una persona che si
dichiara il nuovo, che vuole cambiare,
pur comprendendo le difficoltà del caso, è il primo che non dà il buon esempio. Per me non bastano le sue dimissioni, nonostante siamo in un Paese
che di menzogne e di deficienze individuali ne sfoggia a iosa, tutti i giorni. Il punto sta nel fatto che ha deluso tantissimi giovani che spesso hanno visto in lui una persona integerrima, che era la loro voce in quelle occasioni ufficiali, convegni e seminari,
dove si parlava delle difficoltà e delle prospettive delle nuove generazioni.
Non ne faccio assolutamente motivo
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
CULTURA
ESTERO
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attinente la scelta politica, cui, da qui a
qualche giorno, sono chiamato a fare.
Il giornalista entrato in politica ha sostenuto di aver conseguito un master
in economia a Chicago, dopo una laurea in giurisprudenza. Entrambe le cose sono risultate false. Cosa gli è passato per la mente? Che cosa ha pensato che gli avrebbe dato in più, scrivere
dell’ulteriore falsa qualifica? Stavolta,
compiendo un atto in proprio, sinonimo di tanta superficialità, ha fatto adirare tanti. La conseguenza? E’ che non
c’è da credere più a nessuno nella società in cui viviamo, che continua a imbarbarirsi all’inverosimile tutti i giorni.
NICOLA CAMPOLI
Ricordo che non troppo tempo fa aveva esortato noi, suoi lettori – me compreso, a non lasciarci andare al pessimismo. Non è questa la soluzione.
Non è così che ci si risolleva, diceva.
Allora, e lo giuro, ci ho provato. Mille
volte e in mille modi. Sarò ottimista,
mi sono detto. Ci proverò. Non ci riesco. Con la lettera di Berlusconi in buca, un Pd annacquato, un Ingroia desolante, un Monti braccato da Casini e
ECONOMIA
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Fini, non ci riesco. Avrei potuto votare
Giannino, se avesse capito che l’umiltà
oggi è un pregio e non un difetto. Avrei
potuto votare Grillo, se il suo grido venisse anche un po’ dalla testa e non
soltanto dallo stomaco. Avrei semplicemente voluto qualcosa di meglio per
il nostro Paese. Ci dica qualcosa Direttore. Perché io, i miei amici all’estero
che non possono votare e i miei amici in Italia che non vogliono votare,
siamo confusi e spaesati. Spaesato: di
persona che, trovandosi fuori del proprio Paese o in un ambiente diverso da
quello abituale, prova un senso di disorientamento e disagio.
M.S.
Mi chiedo, francamente, perché Oscar
Giannino abbia sentito il bisogno di
dichiarare il conseguimento di un master negli Stati Uniti, indipendentemente dal fatto che lo abbia conseguito o meno. Purtroppo, questo scandalismo elettorale dipende dal fatto che
si parla troppo delle persone, e troppo poco delle proposte, soprattutto riguardo alla loro fattibilità, e le conseguenze innescate dalla loro eventuale
attuazione.
22 febbraio 2013
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ESTERO
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GIUSEPPE MARCHISIO
Non posso negare che sono cadute le braccia anche a me, non solo
per la bugia ma anche per quanto è inutile e gratuita. Perché forse le idee di Giannino avrebbero
avuto meno valore senza un master americano? Non credo proprio, anzi penso che la freschezza e la grinta che stavano conquistando pezzi di elettorato dinamico, specie al Nord, non avessero bisogno di titoli accademici per camminare. Bugie dalle
gambe corte (la laurea, il master
e perfino la partecipazione allo
Zecchino d’oro) in un tempo in
cui tutto si può controllare su Internet in pochissimo tempo. Bugie inutili ma non innocue perché gettano un’ombra pesante in
un tempo in cui si chiede finalmente verità e trasparenza. Doti che però non sono neppure di
molti che in queste ore si sono
alzati per lapidare Giannino, ma
che hanno gli armadi pieni di ben
altri scheletri.
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22 febbraio 2013
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NEVICA, CI VUOLE FEDE PER
ANDARE A VOTARE
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FERDINANDO CAMON
Quale interesse ho, io personalmente,
ad andare a votare? Starò meglio? Aiuto a creare un posto per mio figlio?
E tra chi posso scegliere? C’è un proverbio poco citato ma illuminante, che
spiega come dobbiamo guardare le cose che ci premono da vicino: dobbiamo guardarle come se fossero lontane, come se noi fossimo stranieri, perché se le osserviamo da stranieri non
sentiamo più la carica di passione e di
strazio che ci disturbano. Il proverbio
dice: «Occhio di straniero / vede meglio di sparviero». Per applicare questo proverbio c’è una via rapida e semplice: osservare come vedono i nostri
problemi gli stranieri.
Ho davanti a me un sito, che riporta
il giudizio di un editorialista straniero, Wolfgang Munchau, che di solito
scrive sul «Financial Times» ma stavolta si esprime sullo «Spiegel» on-line, in intervista, e dice suppergiù così:
«Tra quali candidati possono scegliere gli italiani? C’è un clown. Poi un mi-
liardario condannato in primo grado
per evasione fiscale. Poi un rappresentante dell’apparato politico della sinistra che non capisce di economia. Poi
un professore di economia che non
capisce di politica». Sul clown avevo
dei dubbi, perché potrebb’essere più
d’uno. Il fondatore di «Fare per evitare il declino» è stato chiamato, in Internet, per la mise che indossa, «domatore di pulci». Ma non è lui. Il nostro opinionista straniero lo chiarisce:
è Grillo. E qui lo sparviero vede male, perché da lontano i contorni svaniscono. Se nevica, per recarsi a votare occorre una certa «passione», come quella, per intenderci, che muoveva i piciisti di un tempo. Oggi questa
passione non batte da nessuna parte,
tranne forse proprio tra i fanatici del
«clown». La neve che scende nel giorno delle votazioni è un imprevisto che
scompagina le previsioni e i sondaggi. Occorre «fede» per votare con questo tempaccio. Come quella che hanno i grillini. Che sono trascinati fuori
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casa, fuori dal tepore, nel freddo e gelo, dai gridi di battaglia: «Li mandiamo a casa!», «Sarà un bagno di sangue!», «Per tutti!». Come metti il naso fuori dalla porta, il tuo corpo passa dai 21 gradi ai 3-4, va sotto sforzo, il fiato si gela davanti alla bocca,
ogni passo spreca energie, non fai questa faticaccia per lo spread, per la Borsa, per la Magistratura, per il conflitto
d’interessi, per Draghi, Monti, la Merkel, la Meloni e Crosetto… La neve è
un problema tuo, e puoi affrontarlo se
hai una passione tua che ti trascina. Le
passioni qui sono due. Una: «Via tutti!», l’altra «Ridatemi l’Imu!». Quelli
che sono andati nelle piazze con questo tempaccio, a sentire il clown-vendicatore, hanno fatto una cosa a cui
non eravamo abituati: hanno mostrato la prevalenza del palco sulla tv, della piazza sul salotto. Una vittoria del
dopoguerra sul duemila. Sono allenati a uscire, per votare usciranno anche
se c’è neve e tira vento. Quelli che sono andati ai sindacati di Genova e Milano eccetera, a chiedere di ritorno i
soldi dell’Imu, sono andati invano, ma
sperano che se vanno a votare e vota-
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no in un certo modo, forse potranno
riaverli. Dunque andranno. La neve è
la variante impazzita che cambia tutto.
Non le abbiamo, le previsioni «in caso di neve». Credevamo che il voto fosse una questione di tecnica, elettronica, tv, Internet. Nient’altro. Eravamo
pronti. Avevamo fretta. Ed ecco, imprevista, inattesa, inarrestabile, la neve fiocca lenta, lenta, lenta.
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GIANNINO LO ZECCHINO DI LATTA
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E LENA LOEWENTHAL
L’ ultima è che non solo gli mancano il master, due lauree e un concorso
per entrare in magistratura, ma neanche allo Zecchino d’Oro ha mai cantato. Anche quella è una bugia pietosa,
una mistificazione fine a se stessa, un
modo bislacco per farci sognare o tornare bambini. Parola di Mago Zurlì,
che si è portato con sé anche gli archivi
del concorso canoro, oltre che un pezzo della nostra infanzia. Peccato, più
per il povero Giannino che per noi.
In questo strabiliante catalogo di menzogne paradossalmente accompagnate da una non meno stupefacente dose di candore - come diavolo ha fatto a
pensare di farla franca in questo presente dove regna l’informazione globale, dove quasi ogni dato è disponibile? -, vi è una cosa che stupisce forse
ancor di più.
Sbugiardato così platealmente, Giannino ha in fondo dimostrato di essere
stato un dritto. Diciamo un furbastro.
Comunque, uno che di strada ne ha
fatta, senza tanti (autentici) titoli in tasca. S’è formato una cultura economi-
ca, ha imparato a scrivere e a parlare
sul palco, qualche rudimento di pubbliche relazioni non può non averlo.
Visto così, senza il disvalore aggiunto della frode e senza il corredo fosforescente di un abbigliamento un po’
sopra le righe, sembra (è?) un tipo in
gamba. Anche se non ha studiato. Per
l’appunto.
In fondo, avrebbe potuto rappresentare un modello ben più convincente,
senza tutti quei titoli falsi e quei colori
fin troppo veri addosso: il tipo self made man che in tempi di crisi come questi avrebbe avuto il suo notevole appeal. Non dimentichiamo il dato rilevante pubblicato quest’anno alla chiusura delle immatricolazioni universitarie: decine di migliaia di giovani in
meno iscritti nelle università. Per sfiducia, per mancanza di quattrini, per
un diverso orientamento sul mondo
del lavoro. Perché Giannino non ha
detto a quelle migliaia di giovani e a
chissà quanti altri, più o meno giovani: guardate me, che non sono neanche laureato! Guardate che cosa succede, quando ci si rimbocca le maniche
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(magari un po’ meno sgargianti e broccate) e si prende la vita a testa bassa,
per andare lontano.
Che occasione sprecata, la sua, per offrire un modello e garantirsi una credibilità inossidabile, anche originale.
Certo, in questa kermesse elettorale
ben altri rivendicano una imprenditorialità fin troppo di successo, venuta
su dal nulla. Ma nel caso di Giannino
sarebbe stata un’impresa di se stesso individualista, nuova, pregnante e facile da comunicare, nella sua freschezza.
Invece lui ha scelto l’accidentata (ma
neanche tanto, visto che da anni va
avanti così) via della mistificazione,
del costruirsi un’identità tutta artificiale e artificiosa, inevitabilmente destinata a crollare, prima o poi, sotto
i colpi di diplomi inesistenti, ridicole
contraddizioni, assurde giustificazioni. «Colpe gravi ma inoffensive», ha
detto di sé quando ormai era troppo
tardi, quando ormai il placcatore del
declino si era trasformato in una macchietta. Non sono affatto inoffensive,
quelle colpe: offendono tanto chi ha
sudato sui libri per guadagnarsi anche
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solo una laurea e non le due che millantava lui, quanto chi la laurea non ce
l’ha e mai l’avrà e avrebbe potuto riconoscersi in lui, nella sua intraprendenza, nel suo talento, nel consenso che
avrebbe potuto guadagnare restando
quello che era.
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SANATORIA CONTINUA
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In Italia è così, sempre a scapito del merito. Succede con il Tfa, il
Tirocinio Formativo Attivo che alcuni futuri docenti avranno fatto e
altri no
MARTINA B ARTOLETTI
Scrivo per esprimere il parere mio e
di molti che, come me, stanno frequentando il Tfa. Tfa significa Tirocinio Formativo Attivo ed è il percorso
per i docenti di domani: un esame di
selezione, un corso universitario e un
tirocinio nelle scuole per essere abili-
tati. Ora però, mentre il nostro Tfa si
sta concludendo, il ministro ha proposto un Tfa speciale: senza esame di
ammissione, senza tirocinio e senza limitazioni numeriche, per quei precari
con almeno tre anni di servizio presso
scuole statali o paritarie, che si sono rifiutati di partecipare o non hanno superato la selezione del Tfa ordinario.
Senza ombra di dubbio questa sanatoria renderebbe inutile il duro percorso
sostenuto da noi ordinari, che ci troveremmo con un titolo uguale ad altri cinquantamila, ma pagato e sudato
molto di più. Non chiediamo che siano
cancellati sacrifici e anni di supplenze
a questi precari, ma vogliamo vedere
applicata la linea emersa il 6 febbraio scorso dalla riunione della VII Commissione Cultura della Camera: evitare che il principio del merito venga calpestato dal principio di anzianità di
servizio. Abbiamo superato una selezione e questo deve avere un valore.
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Vorremmo evitare di creare uno scontro con altri precari e ci limitiamo ad una riflessione più semplice e banale per chiunque insegni: se
l’esempio istruisce più di ogni altra
cosa, come potranno gli insegnanti
del futuro, che dovranno trasmettere
l’importanza della valutazione scolastica, della sua correttezza e imparzialità, spiegare ai loro studenti che le
stesse regole non devono valere oggi
anche per loro? Io e i miei compagni
speriamo che in questa occasione la
politica non si mostri miope e meschina verso chi il merito ha voluto affrontarlo e dimostrarlo.
laureata in Lettere moderne, Bologna
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Lavoro, problema non solo dei giovani
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ROBERTO F.
Nel controllare tutti i programmi elettorali non riesco a trovare qualcuno
che riesca a vedere il vero problema
che riguarda il lavoro in Italia. Chi promette lavoro ai giovani, chi promette
di togliere i contributi ai giovani, chi
promette di abbattere l’irpef ai lavoratori... giovani.
Nessun partito riesce a fare le considerazioni che seguono: molte persone
che si suicidano hanno superato i 35
anni e sono disperati.
Esistono già leggi che favoriscono il lavoro ai giovani e questo riduce drasticamente le probabilità di trovarlo superati determinati limiti d’età.
I ministeri sulle pari opportunità degli
ultimi anni continuano a vedere i «giovani» come l’unica parte svantaggiata
che non riesce a trovare qualcosa, ma
non si pensa che ogni vantaggio dato a
un ragazzo di vent’anni anni che cerca
lavoro impedisce a un over 35 con famiglia di trovare qualcosa.
Nessun partito prende in considerazione i conseguenti problemi sociali
che vengono a crearsi con una situazione del genere
Nessun partito propone il lavoro di
per sé... l’economia che funziona e che
porta il lavoro senza bisogno di proporre agevolazioni, perché se tutti lavorano tutti possono spendere, e se
tutti acquistano le aziende guadagnano. A destra e a sinistra continuo a
sentire «promettiamo di dare lavoro...
soprattutto ai giovani» .
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Specchietti per allodole in lista
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GIAN PAOLO ROVETTO
Anche in queste elezioni si verifica un
fenomeno che mi indispone. Come già
è avvenuto in passato, i leader politici, di ogni partito, si presentano come capilista in svariati collegi elettorali (nelle precedenti elezioni ne avevo contato fino a trenta e oltre) ben sapendo che, in caso di elezione in più
collegi, potranno occupare un solo posto in parlamento rinunciando per gli
altri a favore dei nominativi che lo seguono in lista. Ma gli elettori, attratti
dai grandi nomi, si rendono conto che
si tratta solo di specchietti per allodole e che risulterà eletto non il nome da
loro prescelto ma il secondo o il terzo
di cui forse non hanno neppure letto il
nome? Non basterebbe limitare la loro candidatura ad un ragionevole, e ridotto, numero di collegi? Se mai si farà
una riforma della legge elettorale auspico che sia affrontato anche questo
tema.
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Imu, gli scandalizzati ci rinunceranno?
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CHIAFFREDO MOTTURA
Non ho ancora avuto il piacere di ricevere la lettera di Silvio Berlusconi,
sulle modalità di rimborso dell’Imu,
ma non mi strapperò i capelli e non
sentirò dolori sotto la cintola, nel riceverla, accetterò volentieri il rimborso. Mi chiedo, però, se tutti coloro che
si scandalizzano avranno il coraggio di
rinunciare al rimborso o saranno tanto ipocriti da mettersi in coda, come
temo, tra i primi.
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Meglio difendere le pensioni
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RENATO INVERNIZZI
Invece di un’eventuale restituzione
dell’ Imu sulla prima casa, tassa il cui
futuro è in dubbio e in ogni caso modificabile al ribasso, sarebbe necessario tutelare quei milioni di pensionati
ai quali per due anni è stata bloccata
la perequazione.Il rimanere di questa
mancata integrazione comporta una
tassa permanente, gravosa per il ceto
medio/mediobasso.
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c. contatti
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LE LETTERE VANNO INVIATE
A LA STAMPA VIA LUGARO 15, 10126 TORINO E-MAIL:
[email protected] FAX: 011
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Camus, straniero per sempre
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Cent’anni fa nasceva l’autore della Peste . Ha riflettuto sulla
condizione umana nei momenti più bui del ’900: i totalitarismi, la
guerra, i sussulti finali del colonialismo
DOMENICO QUIRICO
Un’immagine di Albert Camus
negli Anni 40. Lo scrittore nacque a Mondovi in Algeria il 7 novembre del 1913. Morì in un incidente d’auto il 4 gennaio del
1960. Nel 1957 vinse il Nobel per
la Letteratura
Assomigliava davvero a Humphrey
Bogart, con il colletto del cappotto alzato, la sigaretta eternamente in boc-
ca, lo sguardo grave e un mezzo sorriso alle labbra: avresti giurato di averlo già incontrato, sì, in qualche film
in bianco e nero degli Anni 50, a fianco di Jeanne Moreau colla stanchezza dell’anima negli occhi. Ha fatto impersonare Caligola da Gérard Philippe, e mandato in scena Maria Casarés abbigliata da pasionaria del terrorismo rivoluzionario, ha fatto gridare
al miracolo con Lo straniero , e afferrato la gloria con La peste . Eppure
non era questo che voleva: «La volgarità delle intelligenze, le vigliaccherie
compiacenti» , il marchio di fabbrica
della Parigi letteraria, gli davano «la
nausea». Appunto.
Camus. Questo frutto spinoso nato
cento anni fa nella terra arida, stenta,
dura d’Algeria («il piccolo erg - la povertà estrema ed asciutta - le tende nere dei nomadi, sulla terra secca e dura – ed io – che non posseggo nulla e
non potrò mai possedere nulla, simile a loro…») nella Parigi del dopoguer-
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ra era il maschio avvolto di femmine e
di successo: «Leccare la vita come zucchero d’orzo…». Sartre e la sua banda potevano ben pispolare la notte nelle cantine di Saint-Germain e imporre,
di giorno, la polizia del loro pensiero
unico allo sberrettante quartier generale del café Flore; neppure loro avevano potuto impedire a Camus di imporsi come un maestro.
E oggi? Già, già: Camus è «universale», tradotto e letto ovunque, persino Bush una volta lo ha citato. Ecco: è comodo, alla mano: pigiati dentro un solo Grande da Plèiade il sentimento tragico della vita, la necessità di forgiare la propria morale, la mistica del Mediterraneo e dell’Oriente,
rivolta e accettazione, rovescio e diritto. Il giovane uomo nietzscheano
che attraverso l’assurdo e la rivolta
(merce sempre di buona domanda anche nei cataloghi editoriali) si arrampica fino a una filosofia della misura,
apparentata alla antica nemesi greca.
Scrittore perfetto per i garbi dei dettati, filosofo da liceali che non vogliono correre rischi al Bac, filosofo discount, moralista della Croce rossa. E
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ancora: nell’intimo democratico molle, sentimentale, perfino uno sgonnellatore di femmine. Nell’omaggio apparentemente universale quante spine
acute, in Francia, mezzo secolo dopo
quel 4 gennaio 1960 in cui morì in un
incidente d’auto, da folgorante James
Dean della letteratura.
Bisogna
sveltamente
aspirare
l’ossigeno della saggezza di Finkielkraut per non dubitare: «Camus è consacrato da un’epoca che gli volta le
spalle, il nostro tempo non ama che se
stesso ed è se stesso che celebra quando crede di commemorare i grandi uomini». Meno male! C’è un antidoto a
questa melassa che gli hanno steso sopra. Chi considera un merito non attirare rischi di attizzare l’ira e lo scandalo: su pena di morte, colonizzazione
(lo accusarono essere traditore e colonialista, contemporaneamente!) stalinismo, Camus, sempre inclassificabile in famiglie ghenghe e parrocchie, un
uomo in rivolta, eroismo che piace, ma
anche ferito, umile, il che piace ancor
di più perché innesca la compassione.
Prendiamo, ad esempio, l ’a n t i c o l o
n i a l i - smo: il suo umanesimo sten-
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de un velo consensuale perfino sulla
guerra di Algeria, un pied-noir che diventa figura di conciliazione, utilissimo. In quei deserti, dall’altra parte del
mare, che nella sua penna si animava di colline odorose fiorite di tamerici e di assenzio, con le antiche colonne in rovina «colore dei pini», oggi infuriano profeti ben più spietati e letali che i nazionalisti di Ben Bella. Sì,
gli anniversari sono sempre un guaio
con Camus. Quest’anno una mostra a
Aix, sotto il bel sole di Provenza che
tanto amava, è già avvolta di polemiche tignose, dimissioni, licenziamenti. Nell’anniversario, tre anni fa, della morte fu Sarkozy, allora presidente, nel suo furore di assimilare epoche
storie e grandi a suo uso e consumo,
che cercò, con gran fracasso, di panteonizzarlo, sì, di tumularlo in questo santuario laico, labirinto oscuro e
umido, da sempre teatro di inquietanti
vai e vieni cimiteriali. Dove la Francia
si dà battaglia, e si ricompone talvolta,
a colpi di ossa cadaveri e tombe. Mossa
forse definitiva per farne un edulcorato pascolo per citazioni, di marmorizzarlo: ah! il gusto insaziato e insaziabi-
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le della Francia per i funerali degli illustrissimi presi, in se stessi, come opere
d’arte, da Napoleone a Hugo. Manovra
fallita per il provvidenziale no di un figlio del marmorizzabile. E anche allora, nel fiume dei turiferari da anniversario gocciolarono rivoli di sodo veleno. A instillarlo è l’eterna Algeria, circonlocuzione complessa (dopo mezzo
secolo!) di una Storia poco condivisa;
e i rancori gauchistes, dei salottini apparecchiati per l’anatema. Non hanno
ancora perdonato, allo scrittore, il rifiuto «di mettere tra la vita e l’uomo un
volume del Capitale». Che eresia!
E se Camus fosse lì, appunto per ricordarci, instancabilmente e fastidiosamente, che più gli uomini cedono
ai dogmatismi e più diventa loto necessario il distacco, il disinteresse di
qualcuno? È ammirevole che abbia riflettuto sull’uomo e sulla sua condizione nei momenti più bui del secolo:
i totalitarismi, la guerra, i sanguinosi
sussulti finali del colonialismo. In fondo, come accadde a Montaigne, nelle
guerre di religione. L’orrore e il sangue lo fortificavano nella sua missione di osservatore e di testimone. Era
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uno dei pochi attenti, in una Francia
in preda al dubbio e alla follia. Senza pretendere niente altro che rappresentare e descrivere è proprio lui che
ci forma, proponendoci una immagine esatta di noi. Anche grazie a lui siamo passati attraverso le maglie della
rete che in tutte le epoche gettano su
di noi i Piani, i Sistemi, le Rivoluzioni.
A questi cacciatori pericolosi l’uomo
qual è, l’uomo dello Straniero , l’uomo
di Camus resterà sempre sconosciuto
e straniero. «Ogni sforzo umano – disse - è relativo, noi crediamo appunto
alle rivoluzioni relative». E può bastare questo per dar colore a un anniversario.
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Crispi, metà Andreotti e metà Berlusconi
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Ambiguo, abile nelle manovre parlamentari e nel superare anche gli
scandali sessuali: una biografia dello statista ottocentesco
MARCELLO SORGI
Metà Garibaldi, metà Mazzini. Ma anche, a guardarlo con occhi di oggi, metà Andreotti e metà Berlusconi. Questo era Crispi, l’ottocentesco primo
presidente del Consiglio siciliano, en-
trato nella storia con una vita avventurosa, cosmopolita, in parte clandestina e in esilio. Ora che l’approfondita
biografia di un giovane storico, Giorgio Scichilone, ce lo ripropone, nella bella collana «Siciliani» dell’editore
Flaccovio ( Francesco Crispi , pp. 218,
€ 16), sembra incredibile che, per
quanto straordinario, un leader politico vissuto ben due secoli fa possa essere riuscito in tante imprese, dai moti siciliani del ’48 alla spedizione dei
Mille del ’60, e soprattutto alle molte rivoluzioni parlamentari del primo
ventennio dello Stato unitario neonato: contro Depretis e contro Giolitti (e
prima ancora contro Cavour), in un
instancabile gioco di tessiture politiche che lo porteranno alla presidenza della Camera, e di lì al ministero
dell’Interno, fino alla presidenza del
Consiglio.
Nato da una famiglia di origini albanesi, anticlericale malgrado l’educazione
ricevuta in seminario da uno zio ve-
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scovo, espulso da Cavour dopo i moti milanesi del ’53, si presenta da Giuseppe Mazzini a Londra, in esilio, nel
’55, e ne diventa il più stretto collaboratore. Di qui è a Parigi, e poi di nuovo
in Italia per la partenza, dallo scoglio
di
Quarto, della spedizione dei Mille, da
lui fortemente voluta e organizzata insieme con Garibaldi. Ma quando gli
chiedono se si senta più vicino al padre
dell’idea repubblicana o al comandante delle camicie rosse, risponde sprezzante: «Io sono Crispi!».
È il tratto emergente, che diverrà ricorrente nella sua lunga vita, della caratteristica presunzione siciliana, che in Crispi si accompagnerà a
un’inguaribile ambiguità e alla disinvoltura che gli consentirà di mollare
Mazzini dopo l’unità d’Italia, in nome
dell’affermazione che «la Monarchia
unisce e la Repubblica divide», di essere anticlericale al punto da far erigere, tra le proteste della Curia, a Roma, la statua di Giordano Bruno in
Campo de’ Fiori, e nel contempo trattare sottobanco con il Vaticano, e ancora di continuare a dichiararsi repub-
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blicano accettando tuttavia il Collare
dell’Annunziata, la prestigiosa onorificenza monarchica che faceva diventare cugini del Re, e di predicare con
largo anticipo la «questione morale»
pur restando invischiato in una serie
di scandali dai quali, comunque, risorgerà.
La perizia nella manovra parlamentare, che fa di Crispi un antesignano di
Andreotti, in un Parlamento che per
molti versi anticipa l’instabilità e i vizi
della Prima Repubblica, lo porterà a
non soccombere mai a tutte le sconfitte impostegli dai suoi avversari,
si tratti di Cavour che lo costringe
all’espatrio, del leader della Sinistra
storica Depretis che lo esclude dal governo, o di Giolitti che approfitta della
sua prima caduta.
Ma un’abilità ancora più grande - diversamente da Berlusconi nell’ «affaire» del bunga-bunga - Crispi sarà in
grado di dimostrare nel superare tutti gli scandali che lo investono, anche
nella vita privata: da quello, clamoroso, della bigamia, quando accanto alla moglie dell’epoca rivoluzionaria Rosalie Montmasson si scopre la giovane
22 febbraio 2013
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CULTURA
ESTERO
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amante - e madre della figlia Giuseppina - Lina Barbagallo, e l’averle sposate entrambe, seppure in Paesi diversi,
lo costringerà a dimettersi da ministro
dell’Interno; a quello, di dimensioni
enormi, della Banca Romana nell’89,
che provoca la caduta del suo primo
governo e porta allo scoperto una serie
di lettere intime molto imbarazzanti di
Lina ai suoi amanti. Basta uno di questi bigliettini a rivelare il tenore delle
relazioni che la first lady intratteneva:
«Prendimi, rompimi il c..., ma fammi
godere».
Eppure risorgerà. Ultrasettantenne,
un’età che al suo tempo contrassegnava la vecchiaia, riprenderà la guida del
governo in un momento molto difficile, si lancerà nelle imprese coloniali, ma gli saranno fatali la sconfitta di
Adua nel 1896 e la repressione durissima dei Fasci siciliani. La seconda, forse, più della prima: a riprova che un
siciliano a cui tutto, o quasi, era stato
concesso - grazie al carattere e alla forza di volontà eccezionali - non avrebbe mai dovuto commettere l’errore di
prendersela con i suoi conterranei.
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22 febbraio 2013
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Scrittori ben risarciti e matematici pertinenti
CULTURA
MARIO BAUDINO
La giallista rampante Megarisarcimento per Patricia Cornwell, la regina
del thriller. Apprendiamo dai media
internazionali che un tribunale di Boston ha imposto agli ex amministratori del suo patrimonio di rifonderla con
oltre 50 milioni di dollari per le perdite che le avevano fatto subire. Esemplare sanzione per pescecani della finanza. C’è però anche un risarcimento supplementare, sembra di capire, di
15 e rotti milioni perché le perdite e i
grandi litigi che devono averle accompagnate avrebbero turbato la sua se-
renità: non consentendole di portare
a termine e consegnare all’editore per
la scadenza fissata un nuovo romanzo,
immaginiamo con la detective Scarpetta alle prese con trucibaldi affettatori di cittadini inermi; in altre parole, per averle fatto perdere la concentrazione e forse l’ispirazione, riducendola addirittura a «non sapere più di
che cosa parlasse il suo libro». Un bel
guaio davvero. Anche perché, a pensarci, non è che parlano un po’ tutti
delle stesse cose, i suoi libri?
La poliziotta riluttante
E poi, quanto vale l’ispirazione? In Joseph Anton , l’autobiografia dedicata
da Salman Rushdie ai suoi lunghi anni con la fatwa - ma è molto più di un
«memoir», è la storia del rapporto fra
cultura e politica in Occidente, dall’89
a oggi -, c’è un passo dove lo scrittore chiede a una funzionaria della polizia di Londra il motivo delle ricorrenti polemiche per i costi della protezione a lui accordata. La domanda è: accade lo stesso per gli altri (politici, industriali, persone in vista) che vivono
sotto scorta? Ma la risposta è no. Per-
22 febbraio 2013
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CULTURA
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CRONACA
ché quelli «hanno fatto o stanno facendo qualcosa per la Nazione». Uno
scrittore perseguitato è invece più che
altro una seccatura.
Colto sul Fatto
Il principio può tuttavia essere rovesciato, almeno nel nostro fantasioso
Paese, dove pure uno scrittore che vive alla Rushdie c’è, ed è Roberto Saviano. Qui non si tratta di lui, ma
di una scoperta di Gianni Vattimo.
L’ha illustrata sul Fatto quotidiano ,
e l’implacabile Guido Vitiello l’ha rilanciata su Facebook. Un’ipotesi suggestiva: «E se avessero vinto davvero Flores e Odifreddi, e i tanti scientisti dogmatici come loro, determinando nel povero papa Benedetto XVI una
crisi di fede tale da indurlo a dimettersi?». Ora sì che il matematico è pertinente.
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22 febbraio 2013
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Oggi convegno a Mondovì A marzo
kermesse a Parma
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CULTURA
In occasione del centenario della nascita di Camus si svolge oggi e domani a Mondovì (la scelta non è casuale
perché lo scrittore era nato in un paese dell’Algeria che si chiama Mondovi) un convegno internazionale. Nelle sala Ghislieri oggi la prima sessione è dedicata al tema Camus, prigioniero della storia. Domani si parlerà di Camus: poesia e amore, unica via per la comprensione del mondo e di Camus e Mondovì . Intervengono tra gli altri Yvonne Fracassetti,
Michele Brondino, Bruno Audisio, Armand Corbic. Per l’occasione è stata
anche allestita una mostra su Camus
a cura dell’Alliance Française di Cuneo Camus si era autodefinito «solitaire et solidaire» (solitario e solidale): così la Fondazione Teatro Due di
Parma ha voluto chiamare la rassegna, che dedica a marzo al centenario
della nascita di Albert Camus. Il pensiero politico di Camus sarà affrontato il 7 marzo da Paolo Flores D’Arcais,
direttore di MicroMega, quello filo-
sofico da due docenti dell’Università
di Parma, Samantha Novello e Rita
Messori il 22 marzo. Il 7 marzo debutta Lo Straniero in prima nazionale,
adattamento teatrale di Robert Azencott e traduzione di Enzo Siciliano,
con la regia di Franco Però. Ancora
il teatro con un incontro di approfondimento l’11 marzo (Marta Marchetti,
docente di scritture sceniche alla Sapienza di Roma) e con La Caduta letta
da Massimiliano Sbarsi il 14 e La Peste affidata a Graziano Piazza e Paolo Serra il 23 (incontri curati da Julie
Barnard?. Spazio al cinema poi con Il
primo uomo (2011) di Gianni Amelio.
22 febbraio 2013
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La piramide di Khay, ministro di Ramesse II
CULTURA
Sono stati scoperti a Luxor,
l’antica Tebe, i resti della piramide di uno dei ministri del faraone Ramesse II, che regnò dal
1279 al 1213 avanti Cristo. Lo ha
annunciato il ministro per le antichità egiziane Mohamed Ibrahim, spiegando che la piramide
appartiene a Khay, che per quindici anni fu ministro del sovrano
ed era un personaggio conosciuto per essere stato il responsabile della manovalanza nella Valle
dei Re e delle Regine. La piramide, ha spiegato Ibrahim, era alta
quindici metri per una larghezza
di dodici ed è stata rinvenuta da
una missione belga.
22 febbraio 2013
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Radiotre, l’economia come un romanzo
CULTURA
A Radio3 parte domani una serie sull’economia, Come un romanzo , breve storia del denaro , condotta da Leonardo Martinelli, regia di Elisabetta Parisi, in
onda il sabato e la domenica alle ore 10,50 nello spazio di Passioni . Dalla corsa agli sportelli
della banca di Mary Poppins alla
borsa nera nei campi di concentramento, dai nomadi lavoratori delle centrali nucleari in Francia al mondo dei trader di Wall
Street: la letteratura e i film ci
aiutano ad approfondire i temi
economici con un orizzonte vasto nel tempo e nello spazio.
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22 febbraio 2013
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Selfpublishing
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Mimmo Paladino tra Joyce e i filosofi-viandanti.
La riscossa dell’autore dilettante. I robot di Philip Dick. Manzini: il giallo della pista nera. McCullers, la ballata del profondo
Sud. Il barone estone amico di
Rilke pioniere dell’etologia. Orfeo: il dilemma vita/arte.Il sogno
di Ratzinger. Diario di lettura:
22 febbraio 2013
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Argo sfida Lincoln negli Oscar dell’orgoglio
Usa
CULTURA
Il favorito è Spielberg ma Affleck permette a Hollywood di essere
fiera di se stessa
LORENZO SORIA LOS ANGELES
12 nomination
Il tutto è iniziato quando al festival di
Toronto, ai primi di settembre, è stato
presentato Argo , la storia della liberazione di sei diplomatici americani presi in ostaggio a Tehran nel 1979. Venne accolto molto bene, il film di Ben
Affleck, e apparve subito come un probabile candidato nella corsa all’Oscar.
Ma in quei giorni nessuno aveva anco-
ra visto i film più attesi dell’anno. Vita di Pi , per esempio, l’adattamento di
Ang Lee dell’omonimo e molto spirituale best seller di Yann Martel. O Zero Dark Thirty , il film di Kathryn Bigelow sulla caccia a Osama Bin Laden.
O Les Miserables , con Hugh Jackman, Russell Crowe e Anne Hathaway
che narrano cantando il capolavoro di
Victor Hugo. C’era anche Tarantino,
con il suo Django , e poi c’era da fare
soprattutto i conti con Lincoln , il film
di Steven Spielberg con Daniel DayLewis nella parte del presidente americano che abolì la schiavitù. Lincoln
era il film da battere.
La campagna promozionale Sono passati quasi sei mesi da quella proiezione a Toronto, un periodo interminabile nel corso del quale Hollywood è stata ancora una volta consumata dal rito
annuale della campagna per gli Oscar.
Una campagna molto costosa e cattiva, fatta di feste e di tappeti rossi e an-
22 febbraio 2013
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che di voci e sussurri per screditare i
film avversari. Ma adesso le altre premiazioni, che sono poi delle prove per
arrivare allo show-down finale, si sono
esaurite, i 6 mila membri votanti della
Academy hanno deposto le loro schede. E a due giorni da quando domenica al Kodak Theater verrà celebrata l’85a edizione degli Oscar l’opinione
generale è che alla fine a spuntarla sarà proprio Argo . Come con The Artist l’anno scorso, è un film che permette ad Hollywood di compiacersi di se
stessa e del suo ruolo nel mondo. Ben
Affleck si è rivelato un candidato molto affabile e sempre pronto all’autoironia. Ha dietro la macchina potentissima della Warner Brothers. E da
quando a sorpresa prima è stato escluso dalla Academy nella categoria della
miglior regia e poi pochi giorni dopo si
è preso il Golden Globe, Argo ha vinto tutto. La premiazione degli attori,
poi quella dei produttori, quindi il Bafta, gli Oscar britannici. «Ci sono stati dei momenti in cui avrei desiderato
che questo fosse stato un anno meno
incredibile per il cinema», si è lasciato scappare Spielberg quando Affleck
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gli ha portato via anche la premiazione dei registi.
La carica delle donne
Domenica, nella categoria di «best director», non avrà l’ombra di Affleck
ma sulla sua strada Spielberg potrebbe
ritrovare Ang Lee. O Michael Haneke,
il regista di Amour . E doversi accontentare, alla fine, solo dell’Oscar praticamente garantito per Daniel DayLewis: dopo le statuette già conquistate con Il mio piede sinistro eIl petroliere sarebbe il primo attore nella storia ad arrivare a quota tre. Tra
le attrici, la corsa è invece considerata molto aperta. Sino a poche settimane fa il consenso era tutto su Jessica Chastain, che nel film della Bigelow è la donna che con tenacia e ossessione scopre il nascondiglio di Bin Laden. Ma c’è una forte corrente di simpatia per Emmanuelle Riva, formidabile in Amour e che, a 85 anni, sarebbe
l’attrice più anziana ad avere mai ricevuto l’ambita statuetta. E soprattutto
c’è Jennifer Lawrence, protagonista al
fianco di Bradley Cooper de Il lato positivo . Un film che potrebbe regalare
un Oscar anche a uno dei suoi non pro-
22 febbraio 2013
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tagonisti, Robert De Niro, che - sembra difficile da credere - non vince una
statuetta dai tempi di Toro Scatenato ,
nel lontano 1980. Tra le non protagoniste, viene data per scontata la vittoria di Anne Hathaway, la Fantine emaciata di Les Miserables che in questi
ultimi mesi ha vinto tutto quello che
c’era da vincere. L’unica sorpresa, qui,
è se domenica farà la parte, un’altra
volta, di quella sorpresa e sotto shock.
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22 febbraio 2013
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Kasia Smutniak “Io, nuova povera”
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L’attrice in “Tutti contro tutti”, storia di periferia
FULVIA CAPRARAROMA
Kasia Smutniak è sempre bella.
Con le acconciature Anni 60 della signora Modugno, nella fiction
da record Volare appena vista su
Raiuno, e con i completi trasandati di una madre di famiglia nel
film d’esordio di Rolando Ravello Tutti contro tutti
Il fatto è che Kasia Smutniak è sempre, invariabilmente bella. Con le acconciature Anni 60 della signora Modugno, nella fiction da record Volare
appena andata in onda su Raiuno, e
con i completi trasandati di una madre di famiglia che ha perso la casa nel
film d’esordio di Rolando Ravello Tutti contro tutti . Polacca, figlia di un generale dell’aeronautica militare (particolare che spiegherebbe, lo dice spesso
lei stessa, una certa attitudine alla disciplina), Smutniak è un po’ diva e un
po’ ragazza della porta accanto, un po’
solare e un po’ ombrosa, un po’ gentile
e un po’ insofferente: «Non me ne importa niente dei ruoli glamour, quando devo decidere se fare o meno un
film, scelgo sempre di capire se la storia ne vale la pena». Ma la cosa più importante è un’altra: «Cerco personaggi il più possibile lontani da me, dalla
mia vita, dal mio modo di essere. Dove trovo una difficoltà mi fermo, quando invece vedo che la parte mi assomiglia, tendo a mollare» Con la compagna di Modugno, quindi, dovrebbe
avere poco in comune, eppure il pubblico ha apprezzato eccome (11milioni
di spettatori): «Ho visto solo la prima
puntata con Beppe - minimizza lei - e
mi è piaciuta».
22 febbraio 2013
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Insomma, pochi fronzoli, e modi spicci, perchè si vede che, del mestiere
d’attrice, la parte rapporti con la stampa non dev’essere quella che Smutniak preferisce: «Mi chiedono spesso
perchè ho interpretato un certo ruolo. Ma io non so rispondere, faccio un
film e basta, poi, nella fase della promozione, mi ritrovo a dovermi chiedere il perchè». Domande da giornalisti. Come quella, classica, sul sogno
nel cassetto: «Io non ce l’ho, oppure
ne ho tanti, tutti i ruoli che non sono
stati ancora fatti. Preferisco inventare». Di Anna, che in Tutti contro tutti è la moglie innamorata di Agostino, improvvisamente senza tetto dopo che il suo appartamento è stato occupato da una famiglia di sconosciuti, dice che è «un personaggio simile a
tante donne e mamme che si trovano,
all’improvviso, davanti alla necessità
di prendere decisioni inattese. L’ho interpretata perchè ho letto la sceneggiatura e l’ho trovata molto divertente. Mi è piaciuta questa visione quasi
fiabesca di un fatto che appartiene alla
nostra cronaca».
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Case occupate abusivamente, contratti di locazione inesistenti, campi rom
dati alle fiamme, strozzini sempre in
agguato, pronti a gettarsi sulle spoglie
di chi non riesce a sbarcare il lunario.
In effetti Tutti contro tutti (da giovedì
in 250 sale distribuito da Warner) è
un affresco tragicomico sull’universo
dei nuovi poveri e dei poverissimi, un
racconto, al limite del surreale, su come siamo ridotti: «Agostino e la sua
famiglia - dice Ravello - sono dei piccoli eroi, le persone che ci incrociano
per strada e che ormai non guardiamo
più. Siamo noi, lasciati a combattere in
solitudine la battaglia quotidiana per
una vita dignitosa...». Nel cast, svetta, tra gli altri, Nonno Rocco, interpretato da Stefano Altieri, scoperta cinematografica con lunga esperienza teatrale alle spalle. Il suo sguardo partecipe, ma insieme sarcastico e profondamente concreto sui fatti, è una delle
cose migliori del film: «Mi è piaciuto
talmente tanto - dice Smutniak -, posso dire di aver fatto il film perchè c’era
lui».
22 febbraio 2013
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Kevin Ayers pioniere psichedelico
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MARINELLA VENEGONI
Kevin Ayers doveva proprio amare la
vita fuorimano. La notizia della sua
morte a 68 anni, il 18 scorso a Montolieu in Linguadoca, villaggio di neanche mille anime, ci ha messo qualche
giorno a uscire dalle campagne francesi, e l’ha dovuta dare il sindaco perché
Kevin viveva lì da 15 anni da solo, in
modo anche misterioso e precario, ed
evidentemente le sue tre figlie lo cercavano poco. Gli abitanti se lo ricordano perché spesso suonava la chitarra
al caffé, così per sport.
Accanto al letto hanno trovato, dice
già la leggenda, un foglio con su scritto «You can’t shine if You don’t burn»,
non puoi brillare se non bruci. Kevin, polistrumentista e compositore,
membro fondatore dei leggendari Soft
Machine, aveva molto brillato, e molto
si era bruciato nei modi più appropriati alla distruzione, in quella generazione di fenomeni che ha prodotto grandissimi musicisti e moltissime morti
premature. Amava la vita fuorimano,
Ayers. Era stato a casa sua, nel 1973,
durante un party ad Aylesbury nelle
natia Inghilterra, che il socio co-fondatore e amicone Robert Wyatt era caduto giù dalla finestra (o si era buttato, secondo altre versioni), fatto come
un’acciuga al sale, rimediando una paralisi permanente agli arti inferiori.
I Soft Machine si erano chiamati così
ispirandosi a un libro di Williams Borroughs, che aveva pure concesso l’uso
del nome. Si rivelarono subito una
band seminale della psichedelia nella
cosiddetta scena di Canterbury. Sbarcarono a Londra nei tardi ‘60 e fecero faville: si metta su da You Tube una
22 febbraio 2013
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qualunque «Dim Dam Dom» del ‘67 o
un live dell’Ufo Club dove stazionarono a lungo, per avere una piccola, immediata idea di cosa si parla. Pop, jazz,
rumoristica, improvvisazione ribalda.
Nella Swinging London dell’epoca,
Ayers stringe amicizia con Syd Barrett e con Jimi Hendrix che lo convince a comporre, e sarà con lui che
i Soft faranno la prima tournée Usa,
dove registreranno il primo album.
Ma Ayers non ama la caccia alla fama e al denato, abbandona subito e
inizia una carriera solista all’insegna
dell’eclettismo, incidendo 17 album
a partire dal fulminante «Joy of a
Toy». La stima nei suoi confronti
è alta, collaborerà con Brian Eno,
Phil Manzanera e naturalmente Nico dei Velvet. In mezzo, pause e disperazioni con droghe pesantissime, e
un’irrequietezza che lo porta poi da
Ibiza a Montolieu. L’ultimo album è
del 2007, «The Unfairground», con
la collaborazione di gente della nuova
scena musicale, dai Teenage Fanclub
ai Neutral Milk Hotel.
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22 febbraio 2013
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“Bloccato all’aeroporto come un terrorista”
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Il regista palestinese Burnat: umiliato
FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK
«5 Broken Cameras» Burnat, documentarista
«Sono stato trattato come fossi spazzatura». È il commento indignato di
Emad Burnat, il regista palestinese
vittima di un’amara disavventura all'aeroporto di Los Angeles. L’artista,
candidato all’Academy Award per il
documentario 5 Broken Cameras , il
racconto della resistenza non violenta
di Bil’in, un villaggio della Cisgiordania, e così chiamato perché durante le
riprese sono state rotte cinque telecamere, era giunto in California per partecipare alla serata delle premiazioni.
Ma una volta atterrato allo scalo di L.
A. è stato preso in custodia dalle guardie dell’immigrazione, privato del cellulare, e tenuto in stato di fermo per
un’ora e mezza, sottoposto a una serie
di «interrogatori poco riguardosi».
A sbloccare la situazione sembra siastato il collega e amico Michael Moore che, avvertito da un messaggio sul
cellulare, ha minacciato di sollevare
un «putiferio» nel caso Burnat non
22 febbraio 2013
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fosse stato immediatamente rilasciato. Secondo quanto riferito dallo stesso regista al sito Tmz, gli agenti della
«Us Costums and Border Protection»
gli avrebbero riservato il trattamento
previsto a chi è sospettato di essere
un pericolo per la sicurezza nazionale.
«Quando gli ho detto che ero un regista con una nomination non mi hanno
creduto - racconta l'uomo -, come se
un palestinese non possa essere candidato agli Oscar». Così, lui e la sua famiglia sono stati portati in una stanza
isolata e minacciati di essere rispediti
con la forza a casa loro.
«Ho provato a mostrar loro l’invito
che avevo ricevuto dall’Academy, oltre alla prenotazione in albergo, - prosegue - ma non ne hanno voluto sapere». Anzi, subito è stato costretto a
spegnere il telefonino, ma non prima
di aver mandato un messaggio al suo
amico Michael Moore. In pochi minuti
è partita l'offensiva del regista di Fahrenheit 9/11 , alfiere ultraliberal noto
per il carattere cambattivo, che ha avvertito gli organizzatori dell’Academy
Award i quali hanno a loro volta allertato i loro avvocati. L'azione si è rivela-
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ta risolutiva, il rischio era che montasse una rumorosa protesta amplificata dalle grancasse mediatiche e quindi
troppo ingombrante. Le autorità doganali, tuttavia, spiegano che Burnat
ha ingigantito la storia e che è stato solo portato in un’altra stanza per
accertamenti durati 25 minuti. Episodi spesso dettati dall’irrigidimento talvolta fobico delle procedure in seguito
agli attacchi dell’11 settembre 2001.
22 febbraio 2013
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Masterchef, a sorpresa vince l’avvocato
Tiziana
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LUCA DONDONIMILANO
Finale L’avvocato Tiziana Stefanelli, 41 anni, ha battuto nella finale di Masterchef ieri su Skyuno l’informatico Andrea Marconetti e il pittore Maurizio Rosazza Prin
Tiziana Stefanelli, romana, avvocato
di 41 anni è la vincitrice di Masterchef Italia n.2. Tignosa, sicura di sé
al punto di litigare con lo chef Carlo Cracco quando questi osò mettere in dubbio la sua serietà professionale, Tiziana non fa la simpatica. Sul
suo profilo twitter scrive: «Concorrente Masterchef, una vita alla ricerca
dell’equilibrio perfetto fra toga e toque (il cappello indossato dal giudice)». Proprio l’ego sconfinato mai nascosto ha fatto della Tizi il nemico da
abbattere per molti telespettatori che
sui social network, ogni giovedì sera,
l’hanno massacrata di battute al vetriolo. Nel corso di queste 24 puntate gli avversari l’hanno messa in difficoltà, l’hanno criticata, ne hanno messo in dubbio le capacità culinarie ma
lei, dritta e concentrata è passata sopra ogni ostacolo con la forza di un caterpillar. Nella sfida a tre della penultima puntata la donna che ha coniato il detto: «Chi vede l’invisibile può
fare l’impossibile», ha gestito al meglio la strategia per mettere fuori gioco Andrea Marconetti (simpatico e bonaccione) e contenere l’esuberanza del
vincitore annunciato Maurizio Rosazza Prin (determinato, geniale e creativo). Una volta partita la sfida a due Tiziana ha tirato fuori le armi della pa-
22 febbraio 2013
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zienza e dell’esperienza. «Cucino da
quando ho sette anni – dice – e i fornelli sono molto più che una passione. Quando cucino ci metto la testa
e molta anima». Caratteristiche che
hanno convinto Barbieri, Bastianich e
Cracco. Non è stato facile. Più volte
l’avvocato è sembrata sull’orlo del burrone. In particolare a inizio stagione
era stata beccata ad aggiungere un filo
d’olio quando tutti avevano le mani alzate. I tre giudici la perdonarono, non
così i tifosi di Maurizio o Andrea visto
che è lei a portarsi a casa i centomila
euro e la pubblicazione di un libro di
ricette. Eppure ha un coté romantico:
«Il mio sogno nel cassetto? Comprare
il ristorante dove mio marito mi ha dato il primo bacio».
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22 febbraio 2013
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Più Allegri del solito
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Il capolavoro con il Barça è la prima vera consacrazione europea del
tecnico a lungo in discussione. Ora il Milan sogna in grande
ROBERTO CONDIOTORINO
Terza stagione Max Allegri, 45
anni, è al Milan dal luglio 2010
Ha vinto subito lo scudetto
Ha vinto lo scudetto al primo tentativo. Ma nei suoi quasi mille giorni sulla panchina del Milan, club dal forte
accento internazionale, Massimiliano
Allegri non aveva combinato granché
in Europa. Ventiquattro partite e appena 7 vittorie, scalpi poco illustri come Auxerre, Plzen, Bate, Zenit e Anderlecht, con l’eccezione del 4-0 di un
anno fa all’Arsenal, in versione però
assai dimessa. Un allenatore di punta solo a casa nostra, insomma. Da
mercoledì sera non è più così. Tutto il mondo del pallone parla di Allegri. Di come sia stato capace di battere
con merito e con un portiere disoccupato il fenomenale Barcellona. Di come, nell’occasione più complicata, abbia mandato fuori giri il centrocampo
più oliato del globo e portato alla ribalta il suo Milan dei peones o quasi, gente che, ad eccezione di Abbiati e Am-
22 febbraio 2013
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brosini, non ha allori europei da vantare.
«Nemmeno il più inguaribile degli
ottimisti rossoneri poteva pensare a
una partita del genere», ha confessato Adriano Galliani, l’ad che segue il
Milan da una vita. Nell’era Berlusconi aveva visto e vinto di tutto. Altre
partite perfette, come quella dell’altro
ieri. Nessuna, però, così proibitiva alla vigilia e, poi, intascata così legittimamente. Tredici giocatori che hanno
recitato alla perfezione la loro parte,
un allenatore che ha scritto con intelligenza il copione di un film mai visto:
«Come rendere inoffensivo il Barça
di Messi». Mai, nell’era della Pulce, i
blaugrana avevano perso un’eurosfida
con due gol di scarto e senza segnare. L’Inter di Mourinho, nell’anno del
Triplete, li aveva eliminati in semifinale, battendoli 3-1 a S. Siro, ma col
vantaggio non da poco di incrociarli
senza Iniesta. Questo Barcellona, invece, in campo era al gran completo.
Come sempre ha tenuto in mano il gioco (65% di possesso-palla), ha tramato fitto (832 passaggi) ma non è quasi mai entrato in area, certificando il
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trionfo tattico di Allegri. «È stato molto ma molto bravo - ufficializza Galliani -. S’è verificato tutto quello che aveva previsto a tavolino». Evidentemente, per prendere le misure, sono serviti a qualcosa i 4 scontri diretti della
scorsa stagione. Il Barça segnò 8 volte
e fece in media 7 tiri in porta a partita.
Mercoledì s’è fermato a due, nemmeno insidiosi.
Ha imparato la lezione, il Milan. E i
bookmakers si adeguano: hanno tagliato da 100 a 20 la quota per una
Champions rossonera. Sarebbe un miracolo, pensando alla crisi di 4 mesi fa che portò Berlusconi a un passo dal cacciare il sempre punzecchiato
Allegri, oggi un mago anche per il patron: «Abbiamo battuto senza neanche troppa fatica, con una prova superba, la squadra più forte del mondo».
Resta un dettaglio non da poco: completare l’impresa il 12 marzo. Per il
Diavolo restituito agli onori d’Europa
giocano anche due rilievi statistici. Il
primo dice che dal 1970, in 572 doppi confronti di coppa, soltanto nel 19%
dei casi ha passato il turno chi ha per-
22 febbraio 2013
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so 2-0 l’andata in trasferta. Il secondo
pesa ancora di più, anche per Xavi, asso blaugrana: «Abbiamo vinto di tutto
ma nella storia di questa generazione
manca una rimonta storica». Corretto:
il superBarça delle ultime 8 stagioni
ha perso solo 4 volte un’andata e ha rimediato unicamente contro l’Arsenal
nel 2011 (1-2 e poi 3-1). Nemmeno
troppo difficile, onestamente. Sarebbe stata «remuntada» più vera quella
dall’1-3 con l’Inter di tre anni fa. Niente da fare, invece. Tra 18 giorni i catalani ci riproveranno con l’altra sponda
di Milano. Dopo aver incrociato due
volte il Real, tra Copa del Rey e Liga:
non un vantaggio.
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22 febbraio 2013
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«Meglio di noi Prestazione scioccante»
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domande a 5
Zvonimir Boban ex rossonero
Zvonimir Boban, 44 anni
Milan-Barcellona 4-0, finale di
Champions 1994, da mercoledì
sera ha una sorella minore: il 2-0
di San Siro nell’andata degli ottavi. Zvonimir Boban, lei ad Atene
era in campo: dove si colloca la
nuova impresa europea del Milan?
«La nostra era una squadra più forte e
la partita più importante, ma considerando la differenza di valori in campo
forse questo Milan ha fatto un’impresa
ancora superiore».
Quali sono state le chiavi della
vittoria?
«Grande agonismo, personalità, coraggio. Il Milan di mercoledì è stato
scioccante, i giocatori fantastici. Nessuno poteva aspettarsi un risultato
così».
Eliminare la squadra più forte
del mondo cambierebbe le prospettive europee dei rossoneri?
«Questa partita ha fatto sognare, ma
c’è ancora il ritorno. In Italia si fa presto a creare fenomeni e a gridare al miracolo, ma ci vuole pazienza. Il Milan
deve ancora confrontarsi con il Camp
Nou e in coppa lo vedo sempre nettamente dietro rispetto alle altre grandi.
Ma ha il vantaggio di non avere troppe
pressioni».
Però rispetto a qualche mese fa è
un altro Milan: quali sono i meriti di Allegri?
«Ha fatto un buon lavoro, superando
il disorientamento di inizio stagione.
22 febbraio 2013
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Anche il suo. Non è facile ripartire dopo la cessione di giocatori importanti.
Ha trovato il modulo giusto, 4-3-3 che
può diventare 4-2-3-1, ha fatto ottime
scelte sui terzini, con Abate o De Sciglio e Constant, e capito che in mezzo
deve giocare un centrocampista con i
piedi buoni, come Montolivo. È sulla
buona strada, ma ripeto: ora bisogna
confermarsi con un finale di stagione
all’altezza».
E la Juve: può arrivare fino in
fondo?
«I bianconeri sono una squadra vera,
che dà garanzie: se sta bene fa sempre
la sua partita. Non sarà facile battere
le altre, ma per chiunque sarà difficilissimo battere la Juve». [J. D’O.]
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22 febbraio 2013
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ALESSANDRA COMAZZI
Mentre il 19 febbraio si consumava
lo strepitoso ascolto per la miniserie
dedicata a Modugno con Beppe Fiorello, 11 milioni 400 mila spettatori, quasi il 40 per cento di share, su
Sky Cinema Hd approdava «Il sogno
dell’Alieno»: un esperimento, definito con brutta parola mockumentary
(mock, fare il verso, e documentary).
La parodia di un’inchiesta, autore Alberto D’Onofrio, protagonisti Andrea
Amaducci, Matteo Camozzi, Paola Roberti, Maria Ziosi. Lavoro-performance durato oltre un anno. Un gruppo di
giovani artisti di strada si mette in mutande al meeting di CL a Rimini, o alla
mostra del cinema di Venezia, gigantesche mutante inalberano e sulle medesime costruiscono slogan, «L’Italia
affonda come Venezia, mettiamola in
vendita». «Siamo rimasti in mutande e in mutande cresceremo». «Fate l’amore non fate lo spread», assurdo ma efficace. Quando il cosiddetto
«circo dei media» li commenta, non è
che non capisca che sono artisti: solo
li dà per scontati, non entra nel meri-
to. Nessuno, né politico, né giornalista
entra nel merito, chiede di approfondire, di capire che cosa c’è dietro una
provocazione. Basta l’efficacia. Ecco,
questo fa paura: la velocità, la frequenza della comunicazione tolgono la comunicazione vera, il piacere di farla
e di riceverla. Siamo alieni chiusi nei
bozzoli di web, twit, facebook, blog, e
la parola vera ci fa paura.
22 febbraio 2013
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Le chiavi della svolta
CULTURA
Il 24 ottobre, dopo il doppio ko in campionato (Lazio) e Champions (Malaga), il Milan s’era trovato terz’ultimo
in serie A con 7 punti in 8 partite e a rischioeliminazione in Europa Ora è 3°
e con i quarti di Champions nel mirino
Che cos’è cambiato?
1 La fiducia al tecnico
In un club che ha cambiato allenatore
in corsa 3 sole volte in 26 stagioni, Allegri è stato confermato nel momento
più buio e ha potuto continuare il lavoro impostato in estate col nuovo gruppo. Che ora dà frutti copiosi
2 Uomini rivitalizzati
Allegri s’è inventato Constant terzino
e ha finalmente ritrovato al top Abate,
Muntari e Zapata. Contro il Barça, poi,
sono tornati al loro miglior livello anche Ambrosini e Boateng
3 L’effetto Balotelli
Dopo
troppe
cessioni
illustri,
l’ingaggio di SuperMario è stato un
segnale di riscossa dato all’ambiente,
non solo un colpo mediatico. E sul
campo ha sgravato El Shaarawy di tante responsabilità
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22 febbraio 2013
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LE PERLE DI CHAMPIONS DEI
ROSSONERI
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Milan-Real Madrid 5-0 19 aprile
1989 Il Milan torna in finale dopo 20 anni schiantando il Real
che a Madrid aveva tenuto l’1-1 È
il trionfo di Sacchi
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Napoli-Juve, chi arbitra? Comunque vada,
sarà discusso
SPORT
Tra 7 giorni il big match: sul web i dossier sui papabili. E chi salta
questo turno...
MASSIMILIANO NEROZZITORINO
Paolo Silvio Mazzoleni nella Supercoppa a Pechino, espelle Zuniga: aveva concesso un rigore
alla Juve, poi butterà fuori anche
Pandev
Nel Paese delle moviole, ormai si fanno i commenti anche alle non designazioni arbitrali: «Rizzoli si riposa
per NapoliJuve», un tweet e qualche
secondo dopo le decisioni di Stefano
Braschi, manager dei fischietti. Nicola
Rizzoli sarà infatti giudice di porta in
Palermo-Genoa, consegnata a Daniele Orsato, che scende così nelle quote
per dirigere la grande sfida. Per il giro che precede il gran giorno, questo
turno spalmato tra domani e lunedì, si
va con il pilota automatico: Juve-Siena a Celi, Udinese-Napoli a Damato,
che all’andata diresse Conte e Mazzarri. Spunta un indizio per un terzo candidato al duello scudetto, Paolo Tagliavento, a bordo campo pure lui: giudice di porta in Samp-Chievo.
Dunque, ecco la tripla dei bookmaker, per Napoli-Juve: Rizzoli, Tagliavento, Orsato. C’è un problema: per
chiunque avrà la missione, si apriranno gli archivi dell’intelligence moviolista, torti o favori, che le opposte tribù
già spolverano sui siti internet. Critica preventiva del tifoso e, spesso, dei
club. Mica è malafede, abolita, al massimo «serenità del direttore di gara».
Con l’unica certezza, figurarsi, che a
pensar male ci si azzecca. Fosse vero, per Napoli-Juve non andrebbe bene uno dei dieci internazionali. Pren-
22 febbraio 2013
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dete Rizzoli, il numero uno, e favorito. A Napoli e dintorni andrebbe bene per la smorfia: da giudice di porta a
Pechino, Supercoppa, segnalò (regalò,
nel dizionario azzurro) il rigore di Fernandez su Vucinic. Con lo stesso mestiere finì nel pasticcio di Catania-Juve, cancellando il gol buono di Bergessio: la sera in cui il calcio morì (epitaffio del presidente Antonino Pulvirenti). Avrebbero dei fotogrammi compromettenti anche i bianconeri: il rigore inesistente affibbiato a Isla (MilanJuve). Con giudice di porta De Marco: ecco eliminato un altro internazionale. Ci sarebbe Tagliavento, che però,
tradito dal guardalinee, da un anno si
porta dietro l’etichetta del gol di Muntari. Pensare che quest’anno lo raccontano come filo napoletano, per quel
rigore ai (larghi) bordi dell’area dato
contro la Samp, (Gastaldello su Hamsik). Andrà bene Orsato. Macché: non
ha fischiato due rigori contro il Napoli (a Palermo, Maggio su Cetto, e a casa Lazio, Zuniga su Candreva). Eppure il popolo juventino è convinto che
lui ce l’abbia proprio con i bianconeri,
da quando durante JuveInter gli tira-
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rono 15 palle di cartone: le più costose della storia, 50.000 euro (di multa). Vogliamo parlare degli altri internazionali? Luca Banti in Lazio-Juve,
semifinale di Coppa Italia, innescò la
trance ironica di Conte: «Vucinic s’è
buttato, Giovinco è svenuto per calo di
zuccheri». E Banti neppure una bustina di zucchero gli aveva allungato. Depennate Bergonzi, che al San Paolo fu
accusato di donare cadeau (due rigori
e un mare di polemiche, anno 2007) e
Rocchi: dopo un pessimo Udinese-Napoli, era andato a chiedere la maglia di
Cavani, spifferarono gli sconfitti. Anche se poi, la scorsa stagione, proprio
dai tifosi partenopei fu offeso in treno, dopo uno scabroso Milan-Napoli.
Tra i decorati resterebbe Paolo Valeri. Vogliamo scherzare? Spalancò il 4-1
della Juve a Udine (rosso a Brkic su
Giovinco), anche se poi negò un evidente rigore alla stessa Juve, nel ko
con la Samp (Palombo su Matri). Forse una soluzione c’era: farsi spedire un
arbitro indiano, sull’aereo che aveva
riportato a casa Rizzoli, richiesto per
arbitrare East Bengal-Mohun Bagan,
22 febbraio 2013
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derby di Calcutta. Pare che laggiù non
avesse precedenti.
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22 febbraio 2013
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La Spagna non vince più: in Champions
rischia l’estinzione
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Barça, Valencia e Malaga ko, Real in difficoltà. Europa league,
Atletico eliminato
STEFANO MANCINIINVIATO A BARCELLONA
Esterrefatto Lionel Messi, 25 anni, sul campo di San Siro dopo la
disfatta contro il Milan
Quattro squadre, tre sconfitte, un 1-1
(in casa). Il calcio spagnolo esce a pezzi dalla notte europea: choccato, ferito
e, soprattutto, a rischio di cancellazione. I gironi di Champions erano stati
una formalità tanto per le titolate Barcellona e Real Madrid quanto per le
outsider Valencia e Malaga. Gli ottavi
di finale rischiano di cancellare la nazione campione del Mondo e d’Europa
dalla più importante vetrina per club e
il detentore dell’Europa League è uscito ieri battuto dal Rubin Kazan. Il ko
del Barcellona è la botta più difficile da
digerire. Nessuno lo prevedeva, ecco
l’errore madornale: da una nobile, per
quanto decaduta, devi sempre aspettarti la prova d’orgoglio, in particolare
nelle occasioni che contano.
La strategia di Allegri fa scuola. «Affronterò il Real Madrid come lui ha
fatto con il Barcellona - promette
l’allenatore del Deportivo Fernando
Vazquez -. Giocare a viso aperto contro certe squadre è l’errore da evitare». Il popolo della rete la pensa diversamente. Gli aficionados blaugrana se
la prendono con il catenaccio e sul sito del quotidiano As il commentatore
Santi Gimenez cavalca l’onda: «Non si
capisce come il Barça si sia fatto fregare da un Milan mediocre. Se il Barça gioca male, non succede nulla. Se
il Milan gioca male, vince». La risposta, semplice e asciutta, è nell’articolo
22 febbraio 2013
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del Pais a firma Ramon Besa: «Nessuno ha mai vinto una partita senza tirare una sola volta in porta».
I sondaggi trasudano pessimismo: il
Barcellona sarà eliminato secondo il
55 per cento degli interpellati, mentre
nel caso del Real la quota sale al 57
per cento. L’1-1 del Bernabeu contro
il Manchester United non scandalizza
nessuno, ma ciò non toglie che sia altrettanto difficile da rimediare.
Crisi di risultati, di gioco e di concentrazione. «Nel secondo tempo i
blaugrana erano più attenti alla carta d’imbarco per tornare a casa che al
pallone. Davano per scontato lo 0-0, al
contrario dei rossoneri», scrive ancora Gimenez. Intorno al Malaga c’erano
meno aspettative, però l’1 a 0 rimediato a Oporto indigna per come è maturato: all’attivo della squadra spagnola
c’è un solo tiro in porta nell’arco dei 90
minuti. «Sempre meglio del Barça»,
ironizza Juan Miguel su un forum di
calciofili arrabbiati. «Irriconoscibili»
accusa Marinha. La quarta sconfitta
spagnola è quella casalinga del Valencia con il Psg: 1-2, giocata il 12 febbra-
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io, speranze di rimediare ridotte al minimo.
La statistica condanna il Barcellona.
«Questa generazione non ha mai fatto una rimonta storica - ha sottolineato Xavi -. È ora di riuscirci». Due le
occasioni recenti, entrambe fallite: nel
2010 l’Inter in semifinale difese il 3-1
dell’andata, passò il turno e andò a
giocare (e vincere) la finale al Bernabeu. «Siamo in debito» si scusò quella volta Guardiola, e l’anno successivo
il Barcellona conquistò la Champions.
Nel 2012 l’altra delusione: 1-0 per il
Chelsea a Londra, 2-2 al Camp Nou,
con il Barcellona che si fa recuperare
due gol e Messi che sbaglia un rigore.
Una notte da incubo, tipo quella di San
Siro.
22 febbraio 2013
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Inter e Lazio ok, ora Tottenham e Stoccarda
SPORT
[G. BUC.]
Mattatore Fredy Guarin, 26 anni, è stato il grande protagonista della trasferta romena
dell’Inter: suoi i primi due gol
nerazzurri
ROMA
Inter e Lazio brindano allo sbarco negli ottavi di finale di Europa League
senza dover trattenere il fiato. I nerazzurri, dopo la vittoria per 2 a 0 di
San Siro, passano anche in casa del
Cluj grazie a una doppietta di Guarin e al primo gol con la maglia interista del baby centrocampista Benas-
si: Andrea Stramaccioni ha mandato
in campo la miglior formazione possibile, senza fare calcoli in vista del derby di domenica e ora, negli ottavi, affronterà il Tottenham. Incrocio pericoloso già visto in Champions. Un solo
problema per i nerazzurri: distorsione
al ginocchio destro per Ranocchia, che
rischia di non esserci per la sfida al Milan.
All’Olimpico, la Lazio chiude in fretta
la pratica Borussia Moenchengladbach con le reti di Candreva e Gonzalez
dopo il pirotecnico 3 a 3 dell’andata,
in Germania. I biancocelesti conquistano così un traguardo che mancava
da ben dieci anni e, adesso, si preparano a un’altra sfida con una avversario tedesco, lo Stoccarda che ha vinto
2-0 a Genk. La squadra tedesca è dodicesima in Bundesliga, a 29 punti dal
Bayern Monaco. Il Napoli lascia invece l’Europa con un’altra sconfitta, dopo l’umiliante 0-3 del San Paolo. A Plzen finisce 2-0 per i cechi, nonostante Walter Mazzarri avesse optato per
un turnover tutt’altro che totale: nella
ripresa nulla è servito buttare dentro
22 febbraio 2013
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anche Inler e Cavani. L’avventura azzurra finisce qui.
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22 febbraio 2013
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SPORT
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ECONOMIA
CULTURA
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«RispettoCavani&C.,maabbiamocertezze»
SPORT
A due giorni da Juve-Siena,
l’interesse, e le domande, sono
già puntate sulla sfida scudetto
di Napoli: «Abbiamo grande rispetto per loro - ha detto ieri sera Gigi Buffon, ospite di “Porta
a Porta” come testimonial di Mario Monti - e sono i nostri antagonisti numero uno». Rispetto non
significa timore: «Noi abbiamo
le nostre certezze», ha chiuso il
numero uno bianconero. Che in
mattinata s’era allenato a Vinovo insieme ai compagni, lì sì pensando al Siena. Quello è il primo
bersaglio, ha sottolineato Alessandro Matri: «Ripartiamo con
la voglia di vincere come abbiamo sempre avuto - ha spiegato
l’attaccante - dopo aver analizzato la partita di Roma. Ma è già
da due giorni che pensiamo alla
partita con il Siena, che adesso
come adesso è quella più importante per noi». Lui l’affronterà
da diffidato, sempre che giochi,
visto che davanti s’annuncia ballottaggio.
22 febbraio 2013
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SPORT
Accoltellati tre tifosi tedeschi a Roma
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Da cancellare il prologo di Lazio-Borussia M.: tre tifosi biancoverdi sono stati accoltellati,
non in modo grave. L’Uefa aveva messo sotto diffida l’Olimpico
dopo i cori razzisti delle altre gare, ma i fatti, essendo accaduti lontano dalla, non dovrebbero
provocare effetti sul club.
LOCALE
22 febbraio 2013
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Favoriti
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SPORT
Nicola Rizzoli È il favorito per il
big match: con i bianconeri ha 8
vittorie, 9 pareggi e 5 sconfitte
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22 febbraio 2013
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Gillet e il Bari dei sospetti: c’era uno strano
clima
SPORT
Il portiere del Toro ai pm sportivi: “Mai partecipato a combine”
GUGLIELMO BUCCHERI ROMA
Jean François Gillet, 33 anni, al
Bari dal 2004 al 2011. Ora al Toro
Qualche voce, un po’ di rumore e stanchezza e il pullman che imbocca la
strada del ritorno. Il Bari ha appena
perso 3-2 a Salerno, sfida, secondo i
pm della procura della Repubblica del
capoluogo pugliese, taroccata così come quella del maggio dell’anno prima (stagione 2007/08) fra i pugliesi
e il Treviso: è in questo momento che
Jean François Gillet si sarebbe accorto che qualcosa nell’impegno dei compagni di squadra non era andato come
sempre.
Il portiere granata, ieri, ha ribadito davanti ai tre sostituti procuratori federali che lo hanno interrogato nel nuovo palazzo di giustizia della Federcalcio come «non abbia mai preso parte ad alcun incontro o riunione per
alterare i risultati delle due sfide incriminate», tantomeno di «aver preso soldi...». Unica nota stonata proprio questa strana sensazione, o meglio atmosfera, vissuta dal capitano di
quel Bari nell’immediato dopo gara di
Salerno. Gillet non viene mai accusato direttamente dagli ex compagni rei
confessi di aver partecipato alle spartizioni di denaro prima o dopo Bari-Treviso o Salernitana-Bari. Qualcuno ipotizza un coinvolgimento del portiere granata in quanto volto simbolo
e più anziano di quella comitiva nelle stagioni 2007/08 e 2008/09. Non
22 febbraio 2013
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SPORT
ESTERO
CRONACA
poteva non sapere: potrebbe essere,
comunque, questo il teorema accusatorio della procura della Federcalcio.
Un’ipotesi investigativa che, se confermata negli attesi deferimenti per
il mese di aprile, potrebbe comportare per Gillet il rischio di una doppia
omessa denuncia che terrebbe conto dell’atteggiamento collaborativo del
portiere del Toro.
Nelle due ore di audizione negli uffici
federali nel cuore di Roma, a Gillet gli
investigatori hanno più volte chiesto
chiarimenti sul possibile ruolo o coinvolgimento di Antonio Conte nella vicenda. Conte, all’epoca dei fatti, era
l’allenatore del Bari e il pool del pm del
pallone Palazzi potrebbe decidere di
ascoltare l’attuale tecnico della Juve,
mai indagato dalla procura della Repubblica pugliese, per acquisire nuovi particolari sul clima che si respirava
nello spogliatoio della squadra sotto
accusa. «Conte è sempre stato estraneo a tutto...», in sintesi quello che
Gillet ha confermato agli uomini della procura federale. Il portiere del Toro già in sede di inchiesta penale, prima di Natale, aveva inviato una nota ai
ECONOMIA
CULTURA
SPORT
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pm baresi non per cambiare la propria
versione, ma semplicemente per ribadire proprio l’estraneità a ogni possibile coinvolgimento del tecnico bianconero. «Anzi, Conte, come al solito,
ci chiese di impegnarci al massimo...»,
il pensiero di Gillet, ribadito ieri ai tre
sostituti procuratori di Palazzi.
Le audizioni federali per il cosiddetto filone d’inchiesta Bari-bis andranno avanti, per ora, fino al prossimo
giovedì. Fra gli altri, verranno ascoltati l’ex difensore biancorosso Stellini, il centrocampista granata Gazzi e
Lanzafame. Il lavoro degli investigatori della Figc andrà avanti per tutto
marzo, poi Palazzi trarrà le sue conclusioni: il processo sportivo di primo
grado non prenderà il via se non alla vigilia dell’estate. Due sono le sfide
in esame, due gare del Bari di Antonio
Conte di cinque e quattro anni fa. La
procura della Repubblica del capoluogo pugliese non ha dubbi: queste due
partite sono state combinate dai giocatori con giro di soldi.
22 febbraio 2013
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SPORT
ESTERO
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ECONOMIA
Jonathas,7giornidistop
ToccaaBianchieBarreto
CULTURA
SPORT
LOCALE
SPORT
Si aggrappa a Bianchi e Barreto il
Toro alle prese con l’emergenza
attaccanti. Per la trasferta di domenica a Is Arenas, contro il Cagliari, Ventura dovrà fare a meno di Jonathas e difficilmente
riuscirà a recuperare Meggiorini
in tempo. La febbre, infatti, tiene
ancora a letto l’autore della doppietta a San Siro contro l’Inter,
mentre la punta brasiliana si deve fermare almeno una settimana per un piccolo stiramento del
muscolo semimembranoso della coscia sinistra. Così il rientro urgente del giovane attaccante senegalese Diop dal Torneo di
Viareggio, dove ieri la Primavera
granata senza di lui è stata eliminata 4-3 ai rigori dall’Anderlecht
nei quarti di finale, è stato un
sacrificio tanto pesante quanto
inevitabile. Diop tornerà utile in
Sardegna, ma nel Toro è scattato l’allarme per gli infortuni che
stanno decimando la rosa. Do-
po il ko di Santana (distorsione
tibiotarsica, martedì dovrebbe
rientrare in gruppo) si aggiunge
il fresco ko del centrocampista
Bakic. Alla fine dell’allenamento
di ieri pomeriggio, il montenegrino ha riportato un trauma
distorsivo alla caviglia sinistra
(già vittima di altre distorsioni) con interessamento dei legamenti. Oggi le analisi chiariranno l’entità dell’infortunio, ma si
parla di un mese di stop.
22 febbraio 2013
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CRONACA
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CULTURA
SPORT
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La Roma esce allo scoperto «Accordo con lo
sceicco»
SPORT
MATTEO DE SANTIS ROMA
La Roma all’americana è diventata anche un po’ araba. Altro che uno sconosciuto alla porta, James Pallotta ha
aperto l’uscio di Trigoria, una volta
fortino inattaccabile della romanità, a
Adnan Adel Aref Qaddumi Al Shtewi,
sceicco giordano ma da più di 25 anni
trapiantato in Italia tra Roma e Perugia. Non lo dicono solo parole o bisbigli, ma un fatto ben preciso: l’accordo
preliminare con il nuovo socio «per il
suo ingresso, diretto o indiretto, nella compagine societaria» è già stato
siglato. «L’efficacia di tale accordo –
ha precisato ieri sera una nota redatta dalla Roma su richiesta della Consob - è subordinata all’avveramento di
determinate condizioni». Dettagli, comunque. Perché il più, per lo storico
varo della nuova alleanza arabo-americana, è stato fatto. Lo sceicco, infatti, entrerà in società dalla porta principale dell’As Roma Spv Llc, il consorzio Usa composto da Pallotta, DiBenedetto, Ruane e D’Amore che detiene il
60% di Neep Roma Holding Spa. Con
una quota, però, che non intaccherà la
leadership di Pallotta. La vera novità è
che a Trigoria, dopo il dialetto romano
e quello bostoniano, si parlerà anche
in arabo.
22 febbraio 2013
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SPORT
ESTERO
CRONACA
Un morto in Bolivia
SPORT
La morte di un giovane tifoso boliviano, durante la partita giocata a Oruro tra San José e Corinthians , e
valida per la Copa Libertadores, potrebbe costare cara al club brasiliano
campione del mondo. Per i giornali
sudamericani, il «Timao» rischia ora
l’eliminazione dall’attuale edizione del
torneo. Il 14enne Kevin Beltran è rimasto ucciso dopo essere stato colpito
da un fuoco d’artificio lanciato da ultras del Corinthians.
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22 febbraio 2013
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Esordio per 7 azzurri
SPORT
Parte la stagione internazionale di tuffi. Da oggi a domenica il Gp di Rostock con 100 atleti di 22 nazioni. Sette
gli azzurri: Benedetti, Bertocchi, Barp,
Chiarabini, M. Marconi, Rinaldi e Verzotto.
ECONOMIA
CULTURA
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22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
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CRONACA
ECONOMIA
Castrogiovanni capitano
SPORT
Quattro novità nei convocati di Jacques Brunel per la sfida di domani
all’Olimpico di Roma tra Italia e Galles
nel 6 Nazioni. Dopo la squalifica di Parisse Castrogiovanni diventa capitano.
CULTURA
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LOCALE
22 febbraio 2013
PRIMO PIANO
SPORT
ESTERO
CRONACA
Sfida Errani-Vinci
SPORT
Sara Errani e Roberta Vinci si ritrovano una contro l’altra in semifinale
a Dubai. Errani ha superato Petrova
(6-4 0-6 6-3) mentre Vinci ha battuto
Stosur (6-2, 6-4).
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CULTURA
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22 febbraio 2013
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SPORT
ESTERO
CRONACA
Siena, ko pesante
SPORT
Seconda pesantissima sconfitta per
Siena nel girone di Top 16 di Eurolega.
Nell’ottavo turno, la Mps è stata battuta 92-61 sul parquet del Maccabi Tel
Aviv.
ECONOMIA
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22 febbraio 2013
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ESTERO
CRONACA
Il Giro parte da Belfast
SPORT
Nel 2014 il Giro d’Italia partirà
dall’Irlanda del Nord. Le prime tre
tappe all’estero: 10 e 11 maggio a Belfast, 12 arrivo a Dublino (Eire).
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22 febbraio 2013
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Novara a La Spezia
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Oggi, in serie Bwin, alle 19 Juve Stabia-Grosseto (Sky Calcio2), alle 21
Spezia-Novara (Sky Calcio 1).
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22 febbraio 2013
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Kostner in testa all’Aia
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Carolina Kostner in testa alla Challenge Cup, dopo il corto con 72.81 punti.
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22 febbraio 2013
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Specchio dei tempi
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Un lettore scrive:
«Mio suocero, in data “febbraio 2013”
ha ricevuto una lettera a firma Silvio
Berlusconi, avente per oggetto “Modalità e tempi per accedere nel 2013
al rimborso dell’Imu pagata nel 2012
sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli”.
«Essendo mio suocero impossibilitato a rispondere, mi permetto di farlo io in sua vece, attraverso di Te, caro Specchio, perché sulla lettera manca l’indirizzo del mittente. Orbene, caro Silvio, nella lettera tu chiedi di scegliere tra le modalità di restituzione
o un bonifico sul conto corrente o gli
sportelli delle Poste. Ti comunico che
l’attuale domicilio di mio suocero non
consente l’accredito di somme su conto corrente e, dalle informazioni in
mio possesso, non ha, nemmeno nelle vicinanze, uffici postali. Infatti mio
suocero è deceduto il 28 marzo 2003,
e non ha nemmeno mai, beato lui, pagato l’Imu ...».
PAOLO GISLIMBERTI
Un lettore scrive:
«Da un po’ di tempo sto assistendo
a un fenomeno in espansione che riguarda i grandi mezzi di comunicazione. Sembra, infatti, che esista una
corsa sfrenata all’uso di locuzioni anglofone più per una strana moda che
per reale necessità. Parole come “start
up”, “hangout”, “flash mob” stanno
riempiendo le pagine dei quotidiani
quasi come se, chi le utilizza, provasse un intimo piacere nel farlo. Chi vi
scrive, per lavoro, si trova a fare i conti
con la lingua inglese quotidianamente e, per questo motivo, ritiene una
assoluta priorità che l’inglese diventi,
come in altri Paesi, una sorta di seconda madre lingua. Mio padre mi diceva sempre: “chi conosce due lingue
vale doppio”. Non trovo giusto, però,
l’uso inflazionistico di parole “modaiole” anche da parte di politici che farebbero meglio a curare maggiormente la lingua italiana. Senza arrivare
all’esasperazione transalpina che arriva a “francesizzare” qualunque vocabolo, trovo che l’uso della lingua inglese andrebbe fatto con maggior ocu-
22 febbraio 2013
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latezza incominciando dai programmi
scolastici che, alle elementari, prevedono le stesse ore di lingua straniera e di religione o, magari, attraverso
un canale televisivo di stato che trasmettesse in lingua inglese. Per il resto, scriviamo in italiano».
P.T.
Un lettore scrive:
«Vorrei replicare alla lettera inviata da
Gtt, in merito al disservizio riscontrato sulle scale mobili delle stazioni della metropolitana, segnalato da alcuni
lettori. In esso, con abbondanza di dati, viene portato a giustificazione del
precario funzionamento delle stesse, il
fatto che buona parte di esse siano a
cielo libero. Ma chi ha deciso di realizzare le stazioni di accesso senza idonee pensiline, in grado quindi di proteggere le scale mobili ed anche le stesse scale di accesso ormai divenute ricettacolo di sporcizia di ogni genere?
«Chiedo poi a Gtt se non è forse possibile prevedere un programma, scalato
negli anni, di interventi finalizzati alla copertura delle stesse. Come si può,
inoltre, nella lettera sostenere che esse
funzionano per venti ore al giorno?
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«Questo significherebbe che la metropolitana funziona per venti ore al giorno? Bugia!!! Viene da ultimo citato lo
stress cui esse sono sottoposte. Posso,
in proposito, citare i tapis roulant posizionati a circa tremila metri di altitudine atti al trasporto di sciatori che, in
termini di funzionamento in condizioni di utilizzo e di stress estremo, sono
di gran lunga più affidabili.
«Ma forse le prescrizioni a capitolato per tali impianti sono state ben più
stringenti e rigorose di quanto non siano state quelle delle scale mobili per la
metropolitana di Torino».
CLAUDIO SANDRETTI
Un lettore scrive:
«Vivo a Orbassano e recentemente alcuni appartamenti sono stati presi di
mira da rom per i loro furti in casa, colpiti in serie uno dietro l’altro. Non sono razzista ma davvero non si possono più tollerare queste situazioni di totale delinquenza dalla maggioranza di
queste persone!
«La vita in Orbassano sta diventando
difficile, si ha paura ad andare al mercato in quanto questi personaggi importunano signore che fanno la spesa,
22 febbraio 2013
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rubando dove possibile ed ormai sembra non si possa star tranquilli nemmeno in casa!
«Ripeto, non venga tirato in ballo il
razzismo perché non si parla di questo
ma di un problema ben noto alle nostre istituzioni e per cui mi auguro che
l’amministrazione di Orbassano faccia
qualcosa al più presto prima che succeda il peggio. Abbiamo il diritto di vivere tranquilli in casa nostra!»
FRANCO
[email protected] via Lugaro
15, 10126 Torino Forum lettere su
www.lastampa.it/specchiotempi
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22 febbraio 2013
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Super Alonso, ma è rebus gomme
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F1, test a Montmelò: i team in tilt con gli pneumatici. Button
ammette: “Non ci capiamo nulla”
STEFANO MANCINIINVIATO A BARCELLONA
Cielo grigio, nove gradi di temperatura, asfalto freddo: l’inverno spagnolo è
mite, ma la Formula 1 avrebbe bisogno
di ben altro tepore. Le gomme in queste condizioni induriscono e si sgretolano, formando biglie che diventano
proiettili. «Sono stato investito da una
raffica mentre ero in scia a un’altra
macchina», racconta Daniel Ricciardo, l’australiano della Toro Rosso, dopo la sessione di test. Ma c’è chi ha
ben altre preoccupazioni. Sergio Perez
ridimensiona il suo exploit di mercoledì: «È vero, sono andato forte, ma
per finire un Gran premio a quella velocità avrei dovuto fare una decina di
pit stop». Una decina? Già, perché pare (anzi, è stato perfidamente misurato da un team rivale) che la McLaren
percorra il primo giro in 1’21’’, che è un
record, ma poi diventa lenta come una
Marussia. «Non ci capiamo nulla - ha
confessato ieri uno sconsolato Jenson
Button -. Se gli pneumatici si degradano così in fretta non riesci a sviluppare
la macchina, perché la guidi in condizioni sempre differenti».
«È un problema loro - replica Mario
Isola, responsabile in pista della Pirelli -. Ci sono squadre che hanno simulato un Gran premio con tre sole soste». Nelle difficoltà generali la Ferrari
sembra cavarsela meglio. Ieri Fernando Alonso ha pareggiato il tempo di
Perez, ma non ha fatto drammi né evocato scenari surreali. «Abbiamo confrontato le mescole iniziando con le
soft (quelle che gli hanno consentito
di staccare la miglior prestazione del
giorno, ndr) per poi passare alle hard
nel pomeriggio - è il suo messaggio
via comunicato stampa -. Per la prima volta abbiamo cambiato gli assetti per capire come sfruttare al meglio
gli pneumatici». Alla fine il verdetto:
«A ogni modifica la vettura ha reagito nella maniera in cui mi aspettavo».
22 febbraio 2013
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Non significa ancora «siamo in grado di vincere», ma è un passo incoraggiante nella direzione giusta. Oggi
toccherà a Felipe Massa concludere la
sessione di test al Montmelò. La prossima settimana, sullo stesso circuito,
i top team proveranno finalmente in
versione campionato, senza tanta pretattica. «E lì capiremo a che punto siamo noi e dove sono arrivati i nostri avversari - dicono in Ferrari -. Sappiamo di aver migliorato la monoposto
del 2012 e speriamo di aver ridotto lo
svantaggio delle ultime gare».
Le gomme, come si è intuito, saranno un elemento cruciale della stagione. «C’è chi trova la soluzione aerodinamica giusta e capisce come far durare gli pneumatici - insiste Isola -. Ci
hanno chiesto un tipo di mescola che
costringesse le squadre a fare tre soste a Gran premio, per rendere la competizione interessante. E così ci siamo
regolati. Quando le temperature si alzeranno, saranno tutti più tranquilli».
Ma è giusto che la competizione diventi una «guerra di gomme»? Paul Hembery, dt della Pirelli, sostiene il contra-
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rio: «Gli pneumatici sono uguali per
tutti. La sfida è imparare a usarli».
www.lastampa.it/mancini
22 febbraio 2013
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Minacce davanti a casa al deputato pro-Tav
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Una lettera e un pacco di carne marcia a Esposito (Pd)
MASSIMO NUMATORINO
Firmato: Brigata Popolare Valsusa Nel mirino di lettere minatorie e attentati incendiari, in atto da mesi, oltre ad Esposito, anche imprenditori e amministratori
Un documento di rivendicazione firmato «Brigata Popolare Valsusa Libera» e un sacco di plastica nero con resti
di animali. Il foglio formato A4, scritto con un pc, è stato lasciato sul pia-
nerottolo dell’appartamento di Torino
dove l’esponente del pd, Stefano Esposito vive con la famiglia. Segue un attacco alla Procura «rea» di organizzare «processi farsa», pur di dimostrare
che «esistono gruppi violenti». Minacciato da attivisti No Tav, anche Agostino Ghiglia di «Fratelli d’Italia».
L’autore, o gli autori, del gesto intimidatorio hanno agito in piena notte, riuscendo a entrare nel portone del
palazzo, tra la mezzanotte di mercoledì e la mattina di ieri. Tra le frasi contenute nel documento, anche una minaccia precisa: «Siamo in grado di colpirti in qualsiasi momento e in qualunque luogo». Lo stesso tono e le stesse parole, più o meno, usate nelle lettere inviate al sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard, al sindaco di Susa,
Gemma Amprino, a due imprenditori
della Val Susa e altre persone, in qualche modo collegate alla realizzazione
della Torino-Lione, come il sindaco di
Sant’Antonino, Antonio Ferrentino.
22 febbraio 2013
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Esposito giudica l’episodio di cui è stato vittima come una conseguenza del
clima di tensione in atto da tempo in
Val Susa, «alimentato dalle frange violente del movimento No Tav». Indaga la Digos. Il tipo di «avvertimento» (rifiuti e resti di animali) ricorda
altri episodi analoghi, ai danni di testate giornalistiche ritenute ostili o di
aziende collegate ai lavori del Tav, tutti riconducibili all’area antagonista.
Le reazioni. Sui siti del movimento
No Tav prevale la tesi di un «falso»
o dell’azione di «un provocatore». Lo
stesso atteggiamento derisorio e negazionista già adottato per tutti gli episodi di violenza o di intimidazioni ai
danni di persone o aziende.
L’elenco, intanto, si allunga: in pochi
mesi tre attentati incendiari ai danni
dell’Italcoge di Susa, colpevole di avere lavorato nel cantiere.
Distrutti camion, impianti ed escavatori. Poi è stata la volta della «Martina», usando come inneschi sostanze a lenta combustione. Danneggiate
più volte le auto di servizio di Ltf, centrate da pietre durante i recenti sondaggi nell’autoporto di Susa; le cen-
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traline di rilevamento dell’aria; attaccata a sprangate un’auto della Stradale; incendiato il portone di un ufficio,
a Chiomonte, di proprietà del sindaco
Pinard e danneggiate anche le sue vigne; distrutti i citofoni di un’impresa
di Bussoleno; tagliati i pneumatici dei
mezzi di una ditta «collaborazionista». Frantumati i vetri della casa di
un cittadino di Chiomonte, colpevole
di avere criticato le iniziative di lotta
contro il Tav.
Ancora: minacciati i dipendenti delle imprese di Chiomonte, con promesse di morte. Nel 2011 fu aggredito e picchiato un imprenditore da
un gruppo di attivisti. Ultimo episodio, l’8 febbraio, quando fu incendiata - con la stessa tecnica degli attentati
alla Italcoge - una centralina elettrica
all’interno del cantiere di Chiomonte,
poco prima di un attacco notturno di
black bloc in stile paramilitare.
22 febbraio 2013
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L’Italia cerca una medaglia al volo
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Pittin in combinata e la Runggaldier nel salto: coetanei dai destini
incrociati
MAURIZIO DI GIANGIACOMOPREDAZZO
Elena Runggaldier, 22 anni, argento ai Mondiali 2011
Entrambi 23enne e altoatesini: Elena
Runggaldier, vicecampionessa mondiale in carica di salto con gli sci, e
Alessandro Pittin, medaglia di bronzo
di Giochi 2010 nella combinata nordica, sono le più fresche medaglie dello
sci nordico azzurro tra gli atleti ancora
in attività.
Con la Nazionale di fondo di Silvio
Fauner – ieri protagonista di un piccolo incidente stradale - alle prese con un
faticosissimo ricambio generazionale,
questi due ragazzi sono le vere speran-
ze di medaglia ai Mondiali della Val di
Fiemme. E oggi è la loro giornata.
Destini incrociati, anzi, paralleli, quelli di Elena ed Alessandro. Lei ha toccato il cielo con un dito due anni
fa a Oslo, conquistando la medaglia
d’argento nella rassegna iridata, davanti a migliaia di spettatori del mitico stadio di Holmenkollen, ma in questi anni – anche a causa di un cambio
di allenatore, non è più stata in grado
di rivivere quel momento magico. Lui
dalle Olimpiadi invernali canadesi del
2010 ha portato a casa una medaglia
insperata e assolutamente inedita nella storia della combinata nordica, battendo poi un triplo colpo in Coppa del
Mondo all’inizio del 2012, ma poi anche per lui la luce si è spenta, complici due cadute: la prima proprio a Predazzo, l’ultima nello scorso mese di dicembre.
In questi giorni in Val di Fiemme Elena ha ritrovato misure più che accettabili e soprattutto una certa costan-
22 febbraio 2013
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za, stimolata anche dall’ottimo rendimento della compagna Evelyn Insam.
«Sto saltando bene – dice la Runggaldier – sono convinta che per noi italiane sarà un bel Mondiale».
Alessandro non sembra essere riuscito a recuperare la sua naturale potenza nella frazione di fondo, ma dal
trampolino piccolo sta saltando bene.
«Il mio favorito è il tedesco Frenzel –
spiega Pittin – io sarei da posizione
di rincalzo, ma il Mondiale è una gara
secca, può succedere di tutto».
E chissà che Elena e Alessandro non
ritrovino il loro tocco magico.
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22 febbraio 2013
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TuttidietrolaRossa.OggigiraMassa
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Jenson Button, McLaren
Tanti, tanti giri e il miglior tempo di giornata a un soffio da quello assoluto fatto registrare ieri
dalla McLaren di Perez. È andato via così l’ultimo turno di
questa sessione di test a Barcellona per Fernando Alonso, che
sul circuito di Montmelò ha messo tutti dietro alla sua Ferrari
F138 con un 1’21’’875. Tutti in
fila dietro allo spagnolo a partire dalla Sauber di Nico Hulkenberg secondo (1’22’’160) davanti alla Lotus di Romain Gro-
sjean (1’22’’188) e alla Mercedes
di Nico Rosberg (1’22’’611). Solo settima la McLaren guidata da
Jenson Button (1’22’’840). Nona, la Red Bull di Mark Webber
(1’23’’024) che però era in simulazione di gara. Oggi stesso programma di test per la Ferrari,
gira Massa ed è prevista pioggia. L’ultima sessione di test è
in programma dal 28 febbraio al
3 marzo sempre a Barcellona, i
piloti proveranno l’assetto per il
Gran premio d’Australia, inizio
della stagione in calendario il 17
marzo.
22 febbraio 2013
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Ideò il sequestro della figlia di un
imprenditore Torna libero oggi dopo sei
anni di carcere
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Torna in libertà oggi Virgilio Giromini,
52 anni, in carcere da sei anni per il rapimento di Barbara Vergani. Giromini aveva progettato il sequestro della
giovane, figlia di Carlo, imprenditore
edile di Miasino. La ragazza fu rapita
a Borgomanero, in via Rosmini, all'uscita dal negozio in cui lavorava. Erano le 20 di sabato 31 marzo 2007. Poco dopo al padre la richiesta di riscatto: 4 milioni di euro. La giovane fu liberata 26 ore dopo dalla banda dei sequestratori, messa alle strette dalle indagini delle forze dell’ordine. Nel processo di primo grado Giromini era stato condannato in primo grado a tredici
anni, pena che venne poi ridotta a sei
anni e quattro mesi.
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22 febbraio 2013
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Bar di Alba organizza un seggio «parallelo»
per proporre il primo exit poll delle politiche
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Un po’ per gioco, un po’ per passione,
gli avventori del Caffè Teatro di Alba
hanno creato un seggio elettorale tutto per loro. Una scatola da scarpe farà da urna. Da oggi a domani sera tutti
potranno esprimere in anticipo il voto
che pronunceranno ufficialmente domenica e lunedì. «Chiunque può parlare liberamente - spiegano i promotori -, ma evitando i comizi». Lo spoglio
inizierà con l’apertura delle urne ufficiali, per essere i primi in Italia a dare
il risultato come exit poll.
22 febbraio 2013
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Il ladro entra nella stanza di un bimbo che
dorme ma la mamma sente i rumori e lo
mette in fuga
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Spavento per una giovane mamma residente in uno stabile nel centro di
Asti. La donna ha sentito rumori provenire dalla stanza dove dormiva il figlio piccolo. Si è subito precipitata a
controllare, trovando uno sconosciuto
che aveva appena forzato la portafinestra del balcone e stava entrando in casa. La donna si è messa a gridare. A
quel punto il ladro è fuggito passando
dal ponteggio edile installato nella palazzina, dove sono in corso lavori di ristrutturazione.
22 febbraio 2013
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Anguille con diossina nel fiume Roja
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una percentuale superiore ai valori di
legge delle pericolosa sostanza. Il grave episodio risale ai primi di gennaio
ed è venuto alla luce solo ieri. La reazione della Provincia di Imperia, anche se non ci sono motivi per pensare a
una situazione di pericolo per la pubblica incolumità, è stata immediata.
Nel tratto francese del fiume Roja (foto) è scattato l’allarme diossina. In alcune anguille è stata infatti trovata
22 febbraio 2013
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Imprenditore accusato di frode fiscale
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E’ accusato di aver costituito un falso
fondo patrimoniale, intestandolo a un
avvocato savonese e alla moglie, per
cercare di eludere una cartella esattoriale di Equitalia risalente ad alcuni anni fa dell’importo di circa un milione di euro. Con questa «donazione» Paolo Ambrosini, 54 anni, vercellese, a processo per frode fiscale a Savona, sperava di rendere inattaccabile un patrimonio immobiliare di circa
600 mila euro.
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22 febbraio 2013
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Operaio muore sull’A7 mentre lavora
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Antonio Curcio, 57 anni, che abitava
a Catanzaro, è morto schiacciato dal
mezzo cingolato che stava usando per
posizionare i guard rail sull’autostrada
A7. L’infortunio mortale è accaduto
sulla corsia Sud a Novi. Era un dipendente esperto della ditta A7 Barriere
S.C.F.L., probabilmente un attimo di
disattenzione, gli è stato fatale. Stava
spostando il mezzo che lo ha travolto.
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22 febbraio 2013
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Bombardier mette in cassa 170 dipendenti
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Si aggrava la crisi di mercato dello stabilimento Bombardier di Vado Ligure,
dove sono passati da 140 a 170 i dipendenti in cassa integrazione. L’accordo
è stato siglato ieri da azienda e sindacati e avrà validità dal primo marzo al
primo giugno. Oltre ai 140 operai, la
cassa è stata estesa a 30 impiegati per
mancanza di commesse.
22 febbraio 2013
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Bjoergen,9°oro
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Al russo Kriukov l’oro mondiale nella sprint maschile tecnica classica. Argento al norvegese Northug, bronzo al canadese
Harvey. Gli azzurri Pasini e Pellegrino fuori in semifinale. Marit
Bjoergen è sempre più leggenda
con la conquista del 9° oro (6° individuale) iridato della carriera.
Vince la prova sprint femminile davanti alla svedese Ingemarsdotter e alla connazionale Falla.
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22 febbraio 2013
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Cover vende immobili per pagare i creditori
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Il gruppo Cover, con sede a Verbania,
fa un nuovo passo verso il concordato preventivo, per evitare il fallimento: Cover Reality Holding, detentrice
degli immobili, è riuscita a vendere alberghi e capannoni, mettendo in cassa
i liquidi che serviranno a pagare i creditori. Il gruppo, che opera nel settore
metalmeccanico, occupa circa 200 dipendenti.
22 febbraio 2013
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Morto il bimbo di 5 anni colpito da
encefalite
SPORT
Saranno celebrati domani alle 10 a
Verrès i funerali di Alexis Costa, il
bambino di 5 anni colpito da una grave encefalite. Il bambino era stato portato all'ospedale di Aosta martedì in
gravi condizioni. A nulla era servito
l'intervento di decompressione cranica. Già nel pomeriggio di mercoledì
era stata dichiarata la morte cerebrale.
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22 febbraio 2013
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In aereo con l’hashish Arrestati due biellesi
SPORT
Sono stati fermati all’aeoporto di Orio
al Serio mentre stavano passando la
dogana. E il viaggio in Marocco, che
una volta a casa doveva probabilmente trasformarsi in un business, è finito
con l’arresto di una coppia biellese. I
due, lei 33 anni, lui 39, avevano ingerito un chilogrammo di hashish in ovuli.
22 febbraio 2013
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Ha detto
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Miglior tempo
A ogni modifica degli pneumatici la
vettura ha reagito come mi aspettavo
Fernando Alonso
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22 febbraio 2013
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Un indagato, venticinque anni dopo
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Riparte l’inchiesta per la morte di Giorgia Padoan, strangolata sul
divano di casa nel 1988
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Un «cold case» Giorgia Padoan
era descritta dalle amiche e dai
conoscenti come una ragazza allegra e solare, con molti impegni
oltre la scuola, e molto disponibile verso gli altri, impegnata nel
volontariato
Il professore oggi ha 55 anni e l’aria
smarrita di un uomo che è stato svegliato dagli agenti della sezione Omi-
cidi alle 6,30 di una mattina qualsiasi
con un decreto di perquisizione. Ipotesi di reato, omicidio volontario. Lui
insegna italiano in un istituto torinese,
vive con la madre e la sorella. La vittima si chiamava Giorgia Padoan, 20
anni, studentessa universitaria strangolata con una catena d’acciaio usata
per tenere le chiavi, e trovata morta
nella casa di via Gottardo 207 dove viveva con la madre Ivana.
La Omicidi della squadra mobile, con
la collaborazione dello Sco di Roma,
stava lavorando da un paio d’anni su
questo caso che aveva angosciato la
città.
Gli accertamenti Il capo della mobile, Luigi Silipo, taglia corto: «Stiamo
effettuando alcuni accertamenti, resi
possibili dalle nuove tecnologie, sulle
tracce raccolte allora sulla scena del
delitto». Essere indagati non vuol dire
essere colpevoli». E spiega il capo della Omicidi, Luigi Mitola: «L’indagato
è stato sentito qui in questura, in at-
22 febbraio 2013
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tesa dell’interrogatorio davanti al pm.
Altro non si può dire». Sarà dunque
il pm Enrica Gabetta, in base agli elementi racconti, a condurre il confronto con il professore, assistito da un legale di fiducia.
La scena del delitto È la mattina del 9
febbraio 1988, un martedì. La mamma
di Giorgia è andata a lavorare, lei è sola in casa. Tra le 9,30 e le 10 qualcuno suona al citofono; lei indossa ancora una tuta-pigiama, si mette le lenti
a contatto e corre ad aprire. Prepara il
caffè al suo ospite, verranno poi trovate due tazzine, lavate, in cucina. Giorgia è un tipo allegro ma non apre la
porta a nessuno, nemmeno al postino.
Così le hanno detto di fare i genitori.
Dunque conosce bene la persona che
è ora di fronte a lei, un compagno di
studi o forse un giovane docente. Tra
loro accade qualcosa, una discussione,
un rifiuto a un abbraccio o a un bacio.
Il ragazzo perde la testa, l’aggredisce e
la strangola con la corta e sottile catena d’acciaio; tenta una maldestra messinscena, per simulare una rapina, una
violenza sessuale e un tentativo di suicidio. Mette a soqquadro la casa, spo-
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glia la sua vittima (ma non risultano
segni di violenza) e, prima di uscire,
apre il rubinetto del gas, forse per provocare un’esplosione.
E ’ la madre (alle 14,40) a scoprire il
corpo senza vita e a dare l’allarme: «La
porta era chiusa con il mezzo scatto,
sono entrata e c’era odore di gas, mia
figlia era morta, distesa sul divano».
L’allora capo della mobile, Aldo Faraoni, avvia le prime indagini. Viene
sentito il fidanzatino di Giorgia, subito risultato estraneo poichè in possesso di un alibi, e una trentina di amici,
ragazzi e ragazze.
Indizi sempre sfumati Sembra vicina
a una svolta ma tutti gli indizi sfumano. Uno dietro l’altro. Non mancano
gli sciacalli. Un ex collega del papà di
Giorgia, impiegato alle Poste, scrive
alla mobile una lettera anonima indicando il nome dell’assassino, il marito della sua ex capo-ufficio che lo aveva fatto trasferire. Viene condannato
per calunnia ma il feroce omicidio viene archiviato.
Gli inquirenti non rivelano qual è
l’indizio «letto» in base alle nuove tecnologie a disposizione nei laborato-
22 febbraio 2013
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ri dello Sco di Roma, dopo 25 anni di attesa. Ieri mattina il professore
ha reagito con un comprensibile stato
d’ansia senza tuttavia precipitare nel
panico. Ad attenderlo fuori dalla questura, la mamma e la sorella, entrambe provate e sotto choc.
Dopo la perquisizione i poliziotti
l’hanno accompagnato in questura, in
corso Vinzaglio, per le procedure di rito, identificazione, registrazione delle
impronte digitali. Il confronto è finito attorno alle 15. Pochi metri percorsi
rapidamente, prima di salire sulla sua
auto. Senza dire una parola. Lo sguardo sgomento. Preoccupato.
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22 febbraio 2013
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«Che emozione Ormai non ci speravo quasi
più»
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domande a 3
Roberto Padoan papà di Giorgia
Roberto Padoan (negli anni 90 aveva messo una taglia di 200 milioni di lire per chi avesse dato notizie sull’assassino) ringrazia la polizia
e anche il vicequestore Sergio Molino,
ora capo della Dia, il primo a riaprire
il fascicolo, due anni fa. Padoan ha 75
anni, vive fuori Torino.
Quando ha saputo dell’avvio delle nuove indagini sulla morte di
sua figlia?
«Tempo fa ero stato informato da Molino che stava finalmente emergendo qualcosa di importante, nuovi elementi da valutare con attenzione».
Sa quali sono i nuovi indizi emersi dopo più di 25 anni?
«Adesso non voglio dire nulla, attendo
gli sviluppi, sono troppo emozionato.
La polizia s’è messa in contatto con me
solo nelle ultime ore, non conosco ancora i dettagli della nuova indagine».
Come si sente ora?
«Emozionato e in ansiosa attesa degli sviluppi. No ci speravo quasi più.
Ma adesso voglio stare tranquillo, mi
hanno detto di non parlare ancora, di
non dire nulla. E non voglio illudermi
troppo sugli esiti definitivi della nuova inchiesta, preferisco essere cauto.
È troppo importante per me sapere finalmente la verità».
[M.NU.]
22 febbraio 2013
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11 febbraio ’88
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A poche ore dalla morte
Giorgia è stata uccisa il 9 febbraio 1988 e Stampa Sera e La Stampa dedicano pagine al delitto che
sconvolge la città. La vittima è
una ragazza di 21 anni, molto conosciuta per le sue attività di volontariato. Da subito si notano
i segni sul collo dello strangolamento.
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22 febbraio 2013
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4 marzo1988
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L’arma del delitto
È passato quasi un mese
dall’omicidio di Giorgia e fino ad
allora si pensava che l’assassino
avesse usato un altro mezzo per
strangolarla. Solo il 4 marzo
dall’esame dell’autopsia emerge
che il delitto è stato un gesto
d’impeto, tanto che per ucciderla
l’assassino ha usato la catenella
delle chiavi.
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13 febbraio 1988
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Conosceva il suo assassino
I primi rilievi nella casa del delitto, quella della madre perché
i genitori vivevano separati, non
fanno trovare segni di scasso.
Giorgia conosceva chi l’ha uccisa: sul tavolo della cucina sono
rimaste due tazzine da caffè, anche se per confondere gli inquirenti sono stati rubati alcuni oggetti d’oro.
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Da dove vengono i bambini adottati
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A CURA DI FLAVIA AMABILE ROMA
La tragica fine di Habtamu, il ragazzino etiope adottato da una famiglia
italiana suicida a 14 anni, ha riportato d’attualità il tema delle adozioni dei
bambini africani nel nostro Paese. È
vero che aumentano?
Negli ultimi otto anni le adozioni dei
bambini africani sono aumentate del
300 per cento, il che vuol dire che circa 41 mila bambini hanno trovato una
nuova famiglia all’estero. Sono cifre riferite alle adozioni nel mondo, ma il
fenomeno riguarda anche l’Italia, dove
si è passati dal 10,7 al 13,1 dei bambini adottati. Il motivo di quest’aumento
è legato alla sospensione o alla limitazione delle adozioni internazionali da Cina, Russia, Guatemala, Corea
del Sud, Vietnam, Romania, tradizionali nazioni di provenienza di molte
adozioni. A livello mondiale, nel 2010
l’Etiopia è diventata addirittura il secondo Paese d’origine nelle adozioni
internazionali dopo la Cina, fornendo
due terzi del totale dei bambini adottati dal 2003 al 2010 (con picchi di
4-5.000 unità negli ultimi due anni).
Oltre all’Etiopia, le altre nove nazioni africane in cima alla classifica nel
2009 e nel 2010 erano Burkina Faso,
Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Mali, Marocco,
Nigeria, Sudafrica e Uganda.
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Quanti di questi bambini arrivano in
Italia?
Molti. Gli Stati Uniti, con oltre 11 mila casi nel 2010, restano il principale Paese ospitante di bambini adottati da altre nazioni, ma l’Italia è al secondo posto con 4.130 adozioni nello stesso anno. Seguono Francia, Spagna, Canada, Svezia, Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Belgio e Svizzera.
Le adozioni internazionali sono calate
nel 2011 in tutto il mondo, e soltanto in
Italia c’è stato un incremento del 21%.
Nel 2010 veniva dall’Africa un bambino adottato su dieci.
Da che cosa dipende quest’aumento?
Sotto accusa c’è il business delle
adozioni. In un rapporto dell’Acpf,
il Forum Africano per le Politiche
sull’Infanzia (Acpf) si sottolinea che
molti orfanotrofi in Africa sono stati
istituiti per generare profitti, ricevendo fino a 30 mila dollari per ogni bambino adottato dai futuri genitori. Mentre anche la Convenzione dell’Aia del
1993 afferma che l’adozione interstatale dovrebbe essere l’ultima risorsa;
solo 13 Stati africani sono parte della convenzione e, a parte il Sudafrica,
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non includono cinque tra le principali provenienze di bambini adottati nel
continente (Etiopia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Mali).
«I soldi determinano non solo il modo
in cui le adozioni vengono intraprese,
ma anche i motivi per cui molte di queste vengono avviate. I soldi sono un
fattore chiave, che deve essere affrontato se si vuole proteggere in maniera efficace i diritti umani dei bambini
africani per quanto riguarda le adozioni interstatali», afferma l’Acpf.
Come vanno invece le adozioni di
bambini provenienti da altre regioni
del mondo?
Dopo anni di aumento costante sono in calo: nel 2012 si sono registrati 3.106 bambini in meno (- 22,8%) rispetto al 2011. In calo del 21,7% anche le coppie adottive. I dati sono della
commissione governativa per le adozioni internazionali. La Federazione
russa, tra i Paesi di provenienza, resta in testa, ma le cose presto potrebbero cambiare. Tra molte proteste, il
Cremlino ha vietato per legge le adozioni di orfani russi da parte di cittadini Usa. È una battuta d’arresto in un
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mondo che in Italia non ha mai conosciuto freni. Nel 1982 le adozioni di
bambini stranieri pronunciate dai tribunali per i minorenni erano meno di
300. Nello stesso anno venivano registrate più di mille adozioni nazionali.
Nel 1991 sono entrati in Italia a scopo
di adozione più di 2.700 minori stranieri, mentre i bambini italiani dichiarati adottabili erano meno di mille.
Da che cosa dipende?
All’estero il calo si è già verificato negli anni scorsi. È una questione culturale, altrove si fa ricorso soprattutto
all’adozione indipendente e quindi si
tende ad adottare soprattutto bambini piccoli. In Italia, invece, da 12 anni l’adozione viene seguita dagli enti e
quindi si è creata maggiore consapevolezza del fatto che ci sono bambini
che hanno bisogno di adozione anche
se hanno più di tre anni. E queste possono essere adozioni positive.
Chi può adottare un bambino non italiano?
Per adottare bisogna essere in due, essere coniugati al momento della presentazione della dichiarazione di disponibilità, provare con documenti uf-
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ficiali o per testimonianza diretta - se
il matrimonio sia stato contratto da
meno di tre anni - la continua, stabile, perdurante convivenza antecedentemente alla celebrazione del matrimonio per un periodo almeno pari a
tre anni. Non bisogna inoltre avere in
corso nessun procedimento di separazione, nemmeno di fatto. Infine, gli
aspiranti genitori adottivi devono essere ritenuti idonei dal giudice a educare e istruire, e in grado di mantenere (sotto il profilo morale e materiale)
i minori che intendono adottare.
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