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Referenze
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• World Bank, (2011) Global Monitoring Report: Improving the Odds of Achieving the MDGs
BURUNDI
ETIOPIA
CAMBIARE
K E N YA
MALI
SOMALIA
SUD SUDAN
ITALIA
PARTECIPANDO
Sorrisi di madri africane
Promuoviamo la salute, facciamo crescere il futuro.
BURUNDI
ETIOPIA
K E N YA
MALI
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Perché intervenire nel campo della salute
materna neonatale e infantile.
INTRODUZIONE
Il momento del parto segna l’inizio di una nuova vita. Può essere il momento più felice nella vita di
una donna e dei suoi familiari.
Purtroppo però, per molte donne e bambini, il parto e il mese successivo alla nascita rappresentano
i momenti più rischiosi per la sopravvivenza.
Ogni giorno circa 1.000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al
parto.
Il 40% dei decessi di bambini al di sotto dei cinque anni di età, avvengono nel primo mese di vita.
Più della metà di questi decessi avviene in Africa Sub sahariana. Una donna africana su 16 rischia
di morire per cause legate alla gravidanza o al parto, mentre tale rischio è di 1 su 30.000 per una
donna europea.
La salute materna è uno dei settori in cui le diseguaglianze tra ricchi e poveri sono tra le
più ampie.
PREMESSA
La campagna “ Sorrisi di madri africane” è stata ideata per ricordare a tutti che non solo le mamme che
hanno avuto la fortuna di nascere in una determinata parte del mondo hanno il diritto di sorridere con il
loro piccolo.
Stiamo avvicinandoci al 2015, anno in cui la comunità internazionale aveva presupposto di raggiungere
gli obiettivi del millennio stabiliti nel 2000 che includono la riduzione della mortalità materna e infantile.
I progressi sono in atto ma non ovunque: in Africa Sub-sahariana gli obiettivi che ci si era posti sono
ancora lontani.
La mortalità materno infantile è un indicatore puntuale di come funzionano i sistemi sanitari nazionali.
Migliore è la diffusione ed il funzionamento di centri di salute distribuiti sul territorio, minore è la mortalità
materno infantile. Il CCM da oltre quarant’anni lavora per il rafforzamento dei servizi sanitari in Africa, ed
è per questo che abbiamo lanciato la campagna “Sorrisi di madri africane”, per coinvolgere le istituzioni
e l’intera società civile a proposito di tale realtà.
Lavoriamo insieme perché tutte le mamme ed i loro bambini, nati in paesi poveri ed in aree particolarmente
svantaggiate possano sorridere guardando al loro futuro!
La Presidente
Marilena Bertini
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Figura 1: Situazione della mortalità materna nel mondo.
Fonte: Report Monitoraggio Globale 2011, Banca Mondiale
Circa 3 milioni di gravidanze all’anno finiscono prima del termine o con la nascita di un feto senza
vita. Circa un terzo di queste perdite avviene al momento del parto.
In Africa Sub Sahariana 4.4 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni muore ogni anno, di cui
1.2 milioni prima di aver raggiunto un mese di vita. 3.7 milioni in Asia (42%) e 800.000 milioni nel
resto del mondo (8%).
Complicazioni durante la gravidanza e il parto possono avere come esito non solo la morte, ma
anche gravi conseguenze mediche, che diventano anche economiche e sociali.
Per ogni donna o bambino che muore, circa 30 sopravvivono, ma riportano gravi malattie croniche
o disabilità permanenti. Queste conseguenze per le donne spaziano da fistole ostetriche, che
generano una grave incontinenza, alla sterilità, causa di depressione, isolamento, disarmonia nella
vita di coppia. A ciò si possono aggiungere debiti economici dovuti alle spese sanitarie.
Analogamente ogni anno più di un milione di bambini che sopravvivono all’asfissia restano vittime
di disabilità come la paralisi cerebrale, con un impatto disastroso sull’equilibrio della famiglia e sulla
sua situazione economica.
Il parto in sé, anche se non ci sono gravi conseguenze in termini sanitari, è dolorosamente uno
degli eventi a maggior rischio di caduta in povertà per molte donne.
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La salute di madre e bambino sono strettamente correlate.
Complicazioni ostetriche, soprattutto durante il parto, oltre a mettere a repentaglio la vita della
donna, sono la causa principale di nascite di bambini morti e di morte neonatale.
La morte della madre o l’insorgere di malattie croniche conseguenti a complicazioni
avvenute durante il parto, inevitabilmente influiscono sulla salute fisica e psicologica del
bambino.
LE CAUSE DEL PROBLEMA
Cinque sono le sfide principali per la salute materna, neonatale e infantile: complicazioni
durante la gravidanza e il parto, malattie del neonato, infezioni durante l’infanzia, malnutrizione e HIV/
AIDS.
Molte sono le cause che a vari livelli (biologico, sociale, economico, ambientale, sistemico)
determinano l’impatto drammatico di questi problemi su donne e bambini.
Le cause prossime
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea
come la maggior parte delle morti materne
siano causate da complicazioni ostetriche come
emorragie, ipertensione e sepsi (Fig.3). Sono
quindi principalmente cause legate direttamente
alla gravidanza o al parto stesso e che raramente
possono essere previste o evitate, ma possono
essere gestite attraverso una buona assistenza al
parto.
L’aborto avvenuto in condizioni non sicure, è
responsabile per il 9% delle morti.
Ancora oggi nel mondo, un aborto su due avviene
in condizioni non sicure.
Figura 3:
Le cause dirette sono responsabili del 64% dei Fonte: Dati preliminari da una ricerca sistematica
decessi in Africa. Infezioni non direttamente legate dell'OMS sulle cause delle morti materne.
alla gravidanza, come HIV/AIDS e polmonite, sono responsabili del 23% dei decessi nel continente,
dove la diffusione del virus è più elevata e le cure meno accessibili.
Anche la malnutrizione, espressa in anemia, carenza di iodio e scarsa qualità della dieta, contribuisce
alla mortalità materna e all’alta incidenza di bambini nati morti o con anomalie congenite.
Figura 2: Situazione della mortalità infantile nel mondo.
Fonte: Report Monitoraggio Globale 2011, Banca Mondiale
I neonati in Africa muoiono soprattutto per
tre cause principali: infezioni (sepsi, polmonite,
tetano e diarrea), asfissia al momento della nascita
e nascite pretermine.
Il numero dei bambini nati morti e quelli deceduti
nella prima settimana di vita è molto elevato (dal
30 al 40% dei decessi tra i bambini al di sotto
dei cinque anni di età). Tra questi circa il 90% è
sottopeso, inclusi i prematuri; la denutrizione
contribuisce alla morte infantile poiché aumenta il
rischio di infezioni. Dopo il primo mese di vita, i 2/3
dei decessi tra i bambini con meno di cinque anni
sono dovuti a polmonite, diarrea e malaria.
Donne e bambini continuano quindi a soffrire di grandi diseguaglianze ed ingiustizie,
sopportando il peso di malattie in realtà prevenibili.
Intervenire a tutela del diritto alla vita e alla salute è quindi indispensabile per salvare 10
milioni di vite umane all’anno. Un valore inestimabile. La morte o la disabilità di donne giovani e
bambini causano un serio problema che investe la comunità nel suo complesso a livello affettivo,
economico e sociale.
Si stima ad esempio che i problemi connessi alla morte di donne e bambini causino la perdita di
circa 15 miliardi di dollari ogni anno in termini di produttività. La non azione in questo campo è
quindi costosissima.
Figura 4: Fonte: Dati preliminari da una ricerca
sistematica dell'OMS sulle cause delle
morti materne.
Le determinanti sociali della salute
All’origine dei fattori determinanti la mortalità materna, neonatale e infantile sopra elencati, vi è il
contesto in cui madri e bambini vivono. Tali circostanze sono caratterizzate dalla ineguale distribuzione
di denaro, potere e altre risorse a livello globale, nazionale e locale e sono fortemente influenzate dalle
politiche in atto.
La scarsità delle strutture sanitarie, la bassa qualità e l’irregolarità delle cure fornite, è il
primo determinante in questo ambito.
La scarsità di risorse umane e personale sanitario qualificato incide pesantemente sulla qualità del
servizio e si rivela essere delle prime cause di mortalità materna ed infantile. L’Africa, infatti, possiede
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solo il 3% degli operatori sanitari in tutto il mondo ed è la regione a minore densità di operatori sanitari
(2.3 ogni 1. 000 abitanti rispetto ai 18.9 in Europa).
Poiché la maggior parte dei decessi avviene per la donna al momento del parto o nella settimana
successiva, e per il neonato nei primi giorni di vita (Fig.5), è evidente che la principale ragione
dell’alta mortalità in Africa risiede nella mancanza di un’adeguata assistenza al parto da
parte di personale qualificato.
Ancora oggi meno della metà dei parti sono assistiti da personale qualificato in Africa,
e in alcuni paesi ed aree la quasi totalità di essi avviene a domicilio, con l’assistenza di
personale non qualificato ed in condizioni non sicure.
COSA SI PUÒ FARE
La comunità nazionale è consapevole di cosa sia necessario per garantire a mamme e bambini una
buona condizione di salute. Esiste evidenza scientifica sull’efficacia di interventi che interessino sia
l’aumento della qualità del servizio sanitario, sia il rafforzamento delle comunità in tema di salute
materna, neonatale e infantile.
AZIONI PER IL MIGLIORAMENTO DELLE CURE
• Interventi di prevenzione e cura di base (vaccinazione contro il tetano neonatale per
le donne in gravidanza, la vaccinazione di routine, distribuzione di zanzariere trattate
con insetticida e di Sali di reidratazione orale)
• Personale sanitario qualificato
• Assistenza prenatale e post-natale
• Assistenza ostetrica di emergenza completa (una struttura ogni 500.000 abitanti)
• Prevenzione della trasmissione madre figlio dell’HIV e terapia antiretrovirale
• Gestione integrata delle Malattie Neonatali e dell’Infanzia
È in primo luogo fondamentale assicurare la possibilità di accesso all’uso di contraccettivi, in un
contesto globale in cui il 41% delle gravidanze non sono volute. Anche solo assicurando a tutti
i servizi di pianificazione familiare, si possono ridurre del 30% le morti materne.
Figura 5: mortalità materna ed infantile divisa per periodi - The Lancet 2006
Anche dove i servizi sono disponibili, restano comunque molte barriere di accesso alle cure salvavita.
L’estrema povertà in cui la maggior parte delle famiglie africane è costretta a vivere è l’ostacolo
principale e rende il costo delle cure mediche e ospedaliere spesso inaccessibile. Purtroppo, il parto
rappresenta uno degli eventi della vita che può avere le ripercussioni peggiori in termini di indebitamento
e caduta in povertà per molte famiglie e donne. Anche le enormi distanze, la mancanza di reti stradali
percorribili tutto l’anno in sicurezza, l’alto costo e la difficoltà a reperire mezzi di trasporto influiscono
negativamente sull’accesso ai servizi sanitari in caso di urgenza. A questo si sommano le conoscenze
insufficienti che molte donne e famiglie hanno sulla salute riproduttiva e la conseguente incapacità di
riconoscere situazioni di emergenza. La mancanza di potere decisionale della donna, in particolare se
giovane, nell’ambito famigliare e comunitario è inoltre rischiosa.
In alcuni contesti, resistono pratiche tradizionali, come il matrimonio precoce o le mutilazioni genitali
femminili che aumentano il rischio di morte e malattia a cui sono esposte le donne.
Le comunità, abituate ad alti livelli di mortalità materna, neonatale e infantile, ritengono spesso che
questi eventi facciano parte della vita e naturali. Non significa però che le donne non ne soffrano e che
non desiderino che avvengano dei cambiamenti, se si dimostra che questi sono possibili.
Inoltre, la malnutrizione di donne e bambini e il basso livello di igiene, causati da povertà e mancanza
di accesso alle risorse idriche, favoriscono il diffondersi di malattie e l’insorgere delle molte patologie
citate.
Alla luce degli elementi alla base della mortalità materna e infantile sopra descritti, la soluzione migliore
sembra essere intervenire per incrementare l’accesso al servizio sanitario e per migliorarne la qualità.
Ancora oggi, moltissime donne partoriscono da sole o assistite da parenti e amici, in condizioni
igieniche non sicure e senza possibilità di intervento in caso di complicanze.
Vari fattori di rischio si sommano contribuendo a far sì che le vittime principali siano giovani
donne, povere e malnutrite, scarsamente istruite residenti in aree remote, lontano da centri
sanitari e, insieme ad esse, i loro figli.
Per quanto riguarda la salute delle madri è importante assicurare un’adeguata assistenza durante
la gravidanza (con priorità alla prevenzione della malaria, vaccinazioni antitetaniche e prevenzione
della trasmissione del virus HIV da mamma a bambino), nel momento del parto e nel periodo
postnatale.
Dal punto di vista dei servizi sanitari è necessario garantire il funzionamento di strutture in grado di
assicurare alcuni elementi di base.
Inoltre per la qualità del servizio offerto, il miglioramento dell’assistenza al parto deve costituire una
priorità poiché il parto è il momento più delicato per la salute materna e neonatale.
L’evidenza scientifica dimostra che la strategia migliore prevede che il parto avvenga
in un centro sanitario sotto la supervisione di un’ostetrica aiutata da altro personale
sanitario e con attrezzature adeguate. È necessario garantire anche la possibilità di avere
cure d’urgenza. Solo così si può ridurre la mortalità materna e quella neonatale del 50%.
Tuttavia, tenendo conto che non sempre le donne si recano nei centri sanitari per partorire,
l’offerta di opzioni alternative basate sul rafforzamento dell’assistenza a domicilio è
fondamentale.
Prevenzione e assistenza al parto, incluse semplici manovre di emergenza, possono essere
condotte a domicilio da personale formato, in grado di riferire le donne alle strutture sanitarie in
caso di emergenza. In Malesia questo tipo di intervento ha avuto grande successo nella riduzione
della mortalità materna. Al fine di assicurarne la piena efficacia, è però fondamentale un sistema di
trasporto efficiente verso le strutture di emergenza.
Anche le operatrici sanitarie di comunità hanno un ruolo importante a livello domiciliare. E’
dimostrato infatti come questa figura rivesta un ruolo fondamentale sia nell’informare sul parto e
sulla tutela della salute sia nell’occuparsi di questioni logistiche relative al trasporto verso strutture
sanitarie più attrezzate.
Le ostetriche tradizionali di villaggio (TBAs), sono invece una figura piuttosto discussa, poiché
considerate da alcuni parte di una cultura arcaica, da trasformare. Nonostante ciò, queste persone
sono ancora molto presenti nella comunità, dove godono di particolare influenza sociale e culturale.
In alcune realtà hanno dimostrato che se opportunamente formate sono in grado di riconoscere
complicazioni e riferire le donne alle strutture sanitarie.
Esiste anche evidenza scientifica sull’efficacia delle cure prenatali e post-natali per la salute di
madre e bambino (adeguato apporto nutrizionale con acido folico, ferro, zinco, Vitamina A, uso di
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corticosteroidi in caso di minaccia di parto prematuro, marsupio-terapia per neonati, etc). Tali cure
sono semplici, non costano nulla o quasi, ma sono in grado di salvare molte vite.
Risulta anche essenziale assicurare un precoce inizio dell’allattamento al seno che deve avvenire
in maniera esclusiva per i primi sei mesi di vita.
Per la salute dei bambini hanno sicura efficacia le vaccinazioni di base (in particolare DPT3
e morbillo), il corretto uso di zanzariere e il trattamento delle principali patologie (infezioni
gastrointestinali, quelle delle vie respiratorie e la malaria).
Anche interventi per migliorare l’accesso all’acqua e alle latrine hanno un impatto significativo
sulla riduzione della mortalità infantile.
AZIONI A LIVELLO DI COMUNITÀ
• Aumento dell’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari
e adozione di pratiche igieniche
• Promozione della pianificazione familiare al fine di ridurre e distanziare le nascite
• Consulenza sulla nutrizione materna e fornitura di integratori
• Informazioni e competenze pratiche al fine di riconoscere situazioni di emergenza
e migliorare il sistema di riferimento a specialisti
• Nozioni sull’importanza dell’allattamento al seno e sul controllo delle infezioni
L’IMPEGNO INTERNAZIONALE
E I RISULTATI OTTENUTI FINO AD OGGI
Ridurre la mortalità materna e infantile è possibile ed è stato storicamente dimostrato che ciò può
avvenire in tempi molto rapidi.
I paesi occidentali avevano livelli di mortalità materna analoghi a quelli dei paesi africani oggi.
Attraverso gli investimenti nella formazione delle ostetriche e nel loro inserimento nel sistema sanitario,
grazie all’utilizzo di farmaci specifici, la mortalità materna in 15 anni è stata portato a 0 (tra gli anni 30
e gli anni 50). Nessuna causa di morte ha avuto una riduzione così rapida.
Svariati paesi a basso reddito, in Asia e America Latina, anche se in tempi più lunghi hanno raggiunto
livelli di mortalità materna bassissimi. Anche la mortalità infantile si è ridotta man mano che sono
migliorate le condizioni di vita e si è ridotta la povertà.
Le realtà di alcuni paesi a basso reddito dimostrano che poche risorse ma investite nei servizi essenziali
permettono di mantenere la mortalità infantile a livelli molto bassi anche in comunità povere e remote.
Nel 2000 i capi di stato dei più importanti paesi del mondo si sono riuniti assumendo l’impegno
di liberare, entro il 2015, il maggior numero di persone dalla povertà, dalla fame, dalle malattie
e dall’ingiustizia di genere, dando vita agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG).
A livello comunitario, oltre alla formazione professionale di operatori sanitari, hanno avuto notevole
successo le iniziative volte a sensibilizzare le donne sui temi di salute materna neonatale ed
infantile.
In particolare la costituzione di gruppi di donne riunite per discutere sulla salute della madre e del
bambino e volti ad immaginare e condividere soluzioni sul tema si è rivelata vincente nei contesti
rurali in Nepal, India, Bolivia. Un’analisi statistica basata sull’osservazione dei risultati conseguiti,
ha dimostrato che i gruppi di donne sono in grado di prevenire nei paesi in via di sviluppo 7
decessi neonatali su 1.000 e 100 decessi di madre ogni 100.000 nascite.
Al fine di ridurre la mortalità materna neonatale e infantile, è essenziale, in primo luogo, una chiara
volontà politica di intervenire per risolvere il problema. Paesi che hanno deciso di intervenire
attraverso campagne di vaccinazione o con la promozione della contraccezione orale hanno
ottenuto risultati significativi.
Un sistema integrato di cure (continuum of care) in materia di salute materna neonatale ed
infantile, garantito per tutto il ciclo di vita (adolescenza, gravidanza, momento della nascita, periodo
post-natale e infanzia) e in ogni luogo interessato dalla cura di madri e bambini (nuclei familiari,
comunità, ambulatori e attività sul territorio, e ambiente clinico), ridurrebbe di molto i decessi e le
malattie di madri e bambini.
Un buon sistema integrato di cure assicurerebbe, infatti, la disponibilità di trattamenti appropriati
dovunque essi siano necessari e funzionerebbe da collegamento con altri livelli di cura.
Degli 8 obiettivi proposti, il 4 e il 5 riguardano rispettivamente la salute del bambino e della
madre. L’Obiettivo 4 infatti mira a ridurre di 2/3, tra il 1990 e il 2015, la mortalità infantile. l’Obiettivo
5, invece, si propone di ridurre di 3/4 la mortalità materna e di consentire l’accesso universale alla
salute riproduttiva.
È un’occasione storica, in cui per la prima volta si è raggiunto un consenso universale su cosa deve
essere fatto. È un’opportunità unica per milioni di donne e bambini che potranno beneficiare dei
progressi della scienza come mai prima d’ora.
Su questa iniziativa sono convogliati gli sforzi dell’Iniziativa sulla Maternità Sicura, lanciata nel 1987
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e altre agenzie internazionali, nella quale, nel 2004, sono
stati inclusi obiettivi riguardanti specificatamente la salute del neonato.
Ad oggi, molti progressi sono stati fatti, ma non in maniera sufficientemente rapida e con grandi
differenze tra paese e paese, regione e regione.
Tuttavia la scarsità di fondi e risorse destinate alla sanità da parte dei governi e l’insufficiente
sostegno offerto dai paesi donatori che caratterizza la maggior parte del contesto africano, rende
difficile l’applicazione immediata di un sistema integrato di cure, che risulta ancora più complessa
nel caso di governi indeboliti da guerre o fasi post-conflittuali.
È quindi necessario intervenire in questi contesti, dando priorità ad alcune azioni più semplici e a
minor costo e procedere allo sviluppo del sistema sanitario locale in maniera sostenibile.
Figura 6: Progressi Obiettivo 5 sulla riduzione mortalità materna.
Fonte: Report Monitoraggio Globale 2011, Banca Mondiale
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Nel caso della salute materna, ad esempio, il declino della mortalità materna è stato del 2.3% in media
all’anno, rispetto ad un 5.5 previsto dagli MDG. Dei 68 paesi nei quali si verificano il 95% di tutte le
morti materne, 23 sono sulla buona strada per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tuttavia il
progresso non risulta sufficiente in 17 paesi, mentre per altri 18 non è cambiato nulla.
Per quanto riguarda la salute neonatale e infantile, invece, globalmente dal 1990 al 2009, muoiono
12.000 bambini in meno e molti paesi sono riusciti a ridurre del 50% la mortalità infantile. Nonostante
ciò, il raggiungimento degli obiettivi prefissati sembra ancora lontano, perché gli sforzi a favore della
salute neonatale sono stati minimi.
STRATEGIA DEL CCM
L’obiettivo dell’intervento del CCM a favore della salute per donne e bambini è assicurare che ogni
gravidanza sia voluta, ogni parto sicuro e ogni bambino in buona salute fin dalla nascita, anche nelle
realtà più povere e isolate.
La strategia d’intervento del CCM si basa sull’evidenza scientifica raccolta dalla comunità internazionale,
sui valori condivisi dell’associazione e sull’esperienza di campo acquisita in più di 40 anni di attività.
Il CCM ha scelto di intervenire nell’ambito della salute materna neonatale e infantile attraverso
un approccio integrato, che includa il rafforzamento del sistema sanitario e, di conseguenza, il
miglioramento della qualità delle prestazioni, ma anche il coinvolgimento attivo della comunità locale
su temi relativi alla salute della madre e del bambino. Il CCM intende, infatti, assicurare il funzionamento
delle cure e attivare meccanismi comunitari volti a ridurre le barriere economiche, sociali e culturali che
influiscono sull’ accesso al servizio sanitario.
Nell’ottica dell’efficacia del continuum of care, il CCM forma il personale sanitario locale su tecniche di
chirurgia di base ed ostetricia e porta conoscenze e cure a livello domiciliare, integrando nelle attività
di progetto figure sanitarie comunitarie, come TBA e operatrici sanitarie di comunità.
La sfida più grande in molti contesti è quella di assicurare un’assistenza al parto qualificata e le
cure d’urgenza. A tal fine, visti i risultati significativi ottenuti in molti paesi e l’esperienza acquisita sul
campo, in linea con le raccomandazioni della comunità scientifica internazionale, il CCM sostiene e
promuove una strategia di “task-shifting” (trasferimento dei compiti), che si rivela spesso l’unica in
grado di assicurare alcune cure nell’immediato anche in contesti di mancanza di sufficienti risorse
umane. L’obiettivo, ad esempio, è che il personale infermieristico possa effettuare quegli interventi
salvavita (anche chirurgici) che in molti contesti sono affidati solo ai medici.
L’intervento del CCM ambisce a essere completo, poiché incide sia sul lato dell’offerta sanitaria locale,
sia su quello della domanda di cure da parte di una comunità consapevole.
Il CCM promuove e sostiene iniziative e modalità di accesso alle strutture sanitarie che
riducono considerevolmente o rimuovono del tutto le barriere finanziarie per le cure di
base, in particolare per donne e bambini.
Figura 7: Progressi Obiettivo 4 sulla riduzione mortalità infantile.
Fonte: Report Monitoraggio Globale 2011, Banca Mondiale
Ciò che serve veramente è un forte impegno da parte di tutti e a tutti livelli.
In primo luogo, serve la volontà politica di mettere in atto sistemi sanitari ben funzionanti e accessibili.
Servono poi adeguate risorse per garantire che tutto ciò avvenga in ogni angolo del globo.
La spesa sanitaria procapite stimata come minima per garantire le cure di base è di 54 dollari. Quasi
tutti i paesi dell’Africa Sub-Sahariana non sono in grado di assicurarla. Ciò significa che gli investimenti
necessari al rafforzamento dei sistemi sanitari non sono sufficientemente veloci. Gli impegni dei paesi
donatori sono stati significativi e sono aumentati in questi ultimi anni. Ciò nonostante, mancano
ancora 20 miliardi di dollari per coprire i bisogni dal 2011 al 2015. Se venissero realizzati interventi per
la salute materno infantile e si avesse un rafforzamento dei sistemi sanitari si salverebbe la vita ad 1
milione di madri, 4,5 milioni di neonati e 6,5 milioni di bambini.
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Il CCM ritiene prioritario operare in collaborazione e favorendo la crescita delle autorità sanitarie locali,
fino ai livelli più bassi dell’amministrazione, e delle associazioni della società civile nelle comunità in
cui opera.
Il CCM sostiene interventi integrati, anche in partenariato con altre organizzazioni, al fine di assicurare
la sicurezza alimentare e l’accesso ad acqua e latrine.
Inoltre, il CCM promuove politiche in linea con la sua strategia nei confronti dei donatori e dei governi
locali, anche aderendo a reti internazionali. L’obiettivo è che adeguate risorse siano destinate al sistema
sanitario, che il sistema sanitario si sviluppi con sufficienti strutture e risorse umane competenti, che
vengano rimossi gli ostacoli finanziari all’accesso ai servizi e che si riducano le diseguaglianze in tale
ambito. Il CCM promuove in generale le politiche a favore della parità di genere e di promozione delle
donne e di riduzione delle cause della povertà.
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