Dicembre 2008 - Polisportiva Gioco

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Dicembre 2008 - Polisportiva Gioco
Periodico d’informazione della POLISPORTIVA GIOCO PARMA Onlus Registr. Tribunale di Parma n° 8/2007 del 10/07/07- Abbonamento annuo € 20,00
Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - conv. in L. 27/02/2004 n° 46 - art. 1 comma 1, DCB Parma - Pubblicità inferiore al 50%
Cronache dalla Gioco
Strenna natalizia
I campioni Paralimpici
Il nodo al fazzoletto
Il Presidente
Marco
Tagliavini
ci scrive
Un esempio
di civiltà
e
intelligenza
Un album
fotografico
degli atleti
di Torino‘06
Il Parma e
i disabili
puntano alla
promozione
3
A RUOTA LIBERA
di Gabriele Balestrazzi
10
6·7
2
All’interno
All’interno
Dicembre 2008
Anno II n° 8
200 disabilili provvisori da 4 anni in attesa della sede promessa che tarda ad arrivare
La Gioco Polisportiva cerca casa, ancora!
Elogio della sconfitta
. So che non va di moda,
so che viviamo nell’era del
comandamento “o arrivi
primo o non vali nulla”, ma
ci sono momenti di sport la
cui grandezza non si lega
ad una vittoria, ma si può
abbinare ad una sconfitta,
e magari anche al modo in
cui la si accetta.
E’ quello che ha saputo
fare Felipe Massa. Per poche centinaia di metri non
ha conquistato il mondiale
piloti di Formula uno: per
di più proprio nel suo Brasile, dove migliaia di tifosi
erano pronti a portarlo in
trionfo per rinverdire il mito
di Ayrton Senna.
Sapete tutti come è finita: Hamilton è riuscito nelle ultimissime curve ad effettuare il sorpasso che gli
mancava per conquistare
il quinto posto che gli valeva il mondiale. Ed è stata
impietosa la scena ripresa
dalle telecamere ai box,
dove il clan di Massa ha
continuato a gioire senza
rendersi conto che il titolo
era andato all’avversario.
A quel punto ci saremmo forse aspettati un Massa disperato, capace di
scagliare lontano il casco
o di prendere a calci qualunque oggetto (come abbiamo visto fare mille volte
ai calciatori). Invece, eccolo inchinarsi davanti al suo
pubblico, e battersi il cuore
con quel senso della nazione che i brasiliani hanno come pochi.
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Molti soci della Gioco Polisportiva ricordano la sede di
Viale Barilla 29. Si era alla
fine degli anni Ottanta. La
Polisportiva portava ancora il nome di Don Gnocchi,
perché era nata tra le mura
del Centro, ma nel frattempo
era cresciuta e necessitava
di spazi adeguati per le attività sportive e sociali.
Nei vecchi edifici affittati dal
Comune i soci presto si sentirono a casa loro, perché
videro la possibilità di attrezzarsi per un’intensa vita
sociale.
Ottenuti i permessi, reperiti i
finanziamenti, tutti si misero
al lavoro. La ristrutturazione
costò 100 milioni, tanto sudore e tanta passione di dirigenti e soci, tutti volontari.
Poi finalmente comparve
una palestra polivalente,
dove si ritrovavano i soci e
la gente del quartiere. Allenamenti, ginnastica per tutte
le età, teatro, calciobalilla,
ping-pong, momenti conviviali, feste… Si parlava, si
discuteva, si stava insieme e
ci si conosceva, nascevano
idee, programmi, attività…
La dimensione sociale era
finalmente visibile. La Polisportiva si ribattezzò: nel
nome della Gioco e nella
Sede i soci si riconoscevano, mantenendo lo spirito
delle origini. Il volontariato
prosperava. Era vita.
Una vecchia foto degli anni Novanta mostra l’interno della palestra polivalente.
Era impegno. Era gioia.
Finiva un secolo, con l’entusiasmo e la carica per… altri
cento anni.
Ma il nuovo millennio ha
portato anche lo sfratto dall’amata Sede. Oggi la Gioco
ha l’ufficio “provvisorio” nel
Palasport. Un locale che
consente solo l’attività di segreteria, eppure nonostante
questi limiti ha saputo “allargarsi” per far nascere un
giornale nuovo.
Ma la gente non ci viene.
Per i disabili ci sono cancelli, scivoli, ascensore, anche
un bagno dove però devi
lasciare la porta aperta se
vuoi entrare con la carrozzina, e infine l’ufficio, giusto
per fare l’iscrizione una volta
all’anno. Ma scappano via
subito. Non è una sede, non
è una casa.
Tra i soci e i dirigenti c’è an-
cora chi ci crede: ricostruire
la dimensione sociale è possibile. Le persone ci sono.
Manca una sede idonea.
Una sede è fondamentale
per la vita associativa. Come
la casa per una famiglia.
La Gioco è una famiglia
che da troppo tempo cerca
casa.
A.F. e i dirigenti della
Gioco Polisportiva
L’intervista di Gian Franco Bellè
Luciano Campanini presidente VdS Parma
E’ in scadenza di mandato. In primavera, infatti,
lascerà la presidenza della
sezione parmigiana dei Veterani dello sport.
Per otto anni Luciano
Campanini è stato una guida lucida ed intraprendente
di una benemerita associazione che riunisce oltre
quattrocento soci.
Ma questo incarico, che
ha assunto per rispettare
una richiesta del cugino Ercole Negri, compianto pastpresident dell’Unvs locale e
vicepresidente nazionale, è
forse l’ultima carica di una
vita spesa, intensamente,
fra la scuola ed il mondo
dello sport.
Ligure di nascita (è
uno dei pochi sostenitori,
in città, della Sampdoria),
ma parmigiano d’adozione, Campanini appena
sedicenne ha fondato la
Libertas Conforti iniziando
così un longevo percorso
dirigenziale che l’ha visto
impegnato nel tempo nel
Panathlon, nel Gruppo
sportivo Salvarani, nel Cus
Parma e, soprattutto, nella
pallacanestro.
E pensare che all’esame di abilitazione all’Isef di
Roma ha discusso una tesi
sul calcio.
Ma il basket è stato il
suo grande amore anche
se come giornalista-pubblicista per diverse stagioni
ha scritto di rugby, di atletica leggera e di calcio.
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SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
Rubrica a cura di Francesco Saponara
“Parma sotto la lente”
Il popolo dei contrari
Come negli anni ’60.
E ’70. Moti di piazza e di
protesta. Contro le riforme.
Contro le scelte dei ministri.
Brunetta e Gelmini prima
di tutto. Anche a Parma si
sono risvegliati gli impiegati, gli studenti, i partiti e i
sindacati. Divisi o insieme,
poco importa. C’è chi dice
no alla scuola che da Roma
hanno pensato di rifare, chi
ai tagli nel proprio settore di
lavoro e chi, più semplicemente, non ci sta ad atti di
omofobia e razzismo.
Ed ecco allora che dopo
una stagione piuttosto tranquilla sono tornati per le
strade, con bandiere e fischietti in mano tacciati di
“essere di sinistra”. Striscioni e volantini da distribuire
ai passanti che sbuffano.
Sono loro il popolo dei contrari. Non per partito preso,
non tutti per lo meno, ma
hanno spiegazioni e motivi, che dicono validi, per far
valere il loro impeto rivoluzionario. Contro il governo
e, in qualche caso, contro
l’amministrazione locale.
Nella rivolta ci sono
proprio tutti in questi giorni. Gli studenti che hanno
paura delle privatizzazioni
e di un pericoloso ritorno
al passato quando ormai il
maestro unico non può tenere a bada trenta bimbi,
narcotizzati da internet, con
l’ipod in mano e il cellulare
in tasca. Poi gli insegnanti,
certo, quelli che in un modo
o nell’altro si vogliono tagliare, semplicemente, per
risparmiare. Ma anche gli
autisti dei trasporti pubblici
che hanno un contratto da
rinnovare da gennaio. E poi
gli impiegati degli uffici pubblici che non vengono più
definiti statali, ma fannulloni. Ci hanno fatto il callo, se
pur a malincuore e anche
se non lo sono.
Ci sono tante proteste,
alcune silenziose, nelle
case e nei luoghi di lavoro,
mentre l’economia segna
dei preoccupanti “rossi” e le
case costano sempre di più.
Nel mezzo c’è la vita di tutti
i giorni in una Parma che si
risveglia con una rotonda
in più e una chiacchiera in
meno. La frenesia di una
società che , da nord a sud,
è percossa dalla fretta del
lavoro. Si perdono le relazioni sociali, quelle vere. I
contenitori costruiti per socializzare servono a poco.
Meglio che niente.
Ma il tempo stringe e
riflettere ormai è un lusso.
Com’è un lusso discutere
di buona politica e un sano
calcio, perché la televisione, anche di casa nostra,
ci propina opinionisti che
sputano sentenze se il Parma perde o gioca male. Poi
c’è la cronaca nera. Quella
che riempie le pagine dei
giornali perché, come canta
Piero Pelù, “se non c’è sangue non c’è business”. E di
sangue ne è caduto parecchio. Di soldi pure.
Le aziende, piccole o
grandi che siano, tremano.
Alcune falliscono. E tremano quei cittadini che, per
trovare lavoro, non possono
far altro che minacciare di
darsi fuoco davanti al tribunale. O chi, più silenziosamente, come quella ragazza madre di 28 anni, chiede
solo un alloggio popolare
per sé e suo figlio. Ma la
burocrazia l’ha messa in
fila insieme agli altri: poveri,
stranieri, senzatetto e vagabondi. E’ anche questa la
ricca e benestante Parma,
che scende in piazza perché capisce che qualcosa
non va. Se ne faranno una
ragione gli automobilisti che
rimangono bloccati nel traffico strozzato dai cortei.
il nodo al fazzoletto
Disabili bagnati?
La parola ai cittadini...
Disabili soddisfatti quando il Parma della serie A aveva loro messo a disposizione
uno spazio che consentiva una bella visione della partita. Disabili su.
Poi qualcuno s’è accorto che quello spazio non era a norma. E allora? Disabili giù.
E va bene. Va bene quando il tempo è bello. Ma se dovesse piovere?
Nessun problema per i giocatori in campo, abituati a ogni tempo. Nessun problema
per la gente che siede in tribuna, protetta dall’alta copertura. E quelli in carrozzina?
Disabili bagnati.
La segnalazione ci è giunta corredata da foto all’ultimo momento. Stiamo per andare
in stampa. Forse si sta già provvedendo a una soluzione adeguata. Lo speriamo.
Non possiamo fare altro che pubblicare foto e segnalazione.
Cogliamo l’occasione per ribadire un concetto già pubblicato sulle pagine di questo
giornale: accessibilità per tutti significa che quando si costruisce si deve progettare
una cosa che vada bene per tutti, giovani e anziani, abili e meno abili.
Gl’interventi successivi per modifiche di messa a norma sono costosi e non sempre
sono soddisfacenti.
... e la risposta delle autorità competenti.
Abbiamo inoltrato per posta la segnalazione agli Enti che dovrebbero occuparsi di risolvere il problema. Non c’è il tempo per pretendere una risposta. Confidiamo tuttavia
che si trovi la soluzione soddisfacente.
Altri nodi abbiamo sciolto. Saremo lieti di darne notizia, magari nel prossimo numero.
continua da pagina 1
A RUOTA LIBERA
di Gabriele Balestrazzi
Ed è stata festa ugualmente, anche perché era
giusto rendere omaggio a
Hamilton, già vicinissimo
al titolo lo scorso anno, e
quindi campione quest’anno con pieno merito.
In quel momento ho
invidiato il modo che i brasiliani hanno di accostarsi allo sport. E’ vero che
in passato la storia dello
sport brasiliano ha regi-
strato veri e propri drammi (come i suicidi dopo la
sconfitta nei Mondiali del
‘50 ospitati proprio in Brasile ma vinti dall’Uruguay).
Ma il fair play di Massa
mi ha ricordato l’allegria
di Ronaldinho, che gioca
sempre con il sorriso: sia
che realizzi uno dei suoi
splendidi goal sia che calci una punizione in curva.
E mi ha ricordato che, se
è giusto esaltare i vincitori, a volte non lo è di meno
esaltare chi comunque si è
battuto al massimo e ci ha
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regalato emozioni: come
questo piccolo grande
brasiliano, che ha saputo
tenere in corsa la Ferrari
meglio del suo “capitano”
Raikkonen e che, ne sono
sicuro, l’anno prossimo ci
riproverà con ancor maggiore impegno.
Ma intanto, già quest’anno, ci ha regalato una
grande lezione sul vero
valore dello sport. E meriterebbe anche di comparire sul palco del Regio,
nella prossima edizione di
“Sport civiltà”.
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
3
Cronache dalla
Basket
Lettera al direttore
Caro direttore,
scrivo quest’oggi al tuo
giornale perché, pur non
essendo interamente dedicato alla Polisportiva Gioco, è per la sua stessa genesi e costituzione il primo
luogo dove segnalare fatti
importanti per la vita dell’associazione, o avviare
dibattiti su temi capitali per
la vita associativa.
Come tutti i soci ormai
sapranno, perché chiamati a nuove elezioni non più
tardi di pochi mesi fa, è
cambiato il consiglio direttivo, a seguito delle dimissioni di alcuni consiglieri
precedentemente eletti ed
un periodo di sostanziale
inattività dell’associazione;
o meglio, si è proceduto a
portare avanti nel migliore
dei modi la sola ordinaria
amministrazione. Al termine di questo iter travagliato, per alcuni di noi (almeno
il sottoscritto) difficile anche
dal punto di vista personale
ha visto la luce un consiglio
direttivo con il compito di
approfondire alcune tematiche e perseguire due fondamentali obiettivi. Credo
che sia importante, e questa la sede più opportuna
per farlo, rendere note tali
priorità a tutti i soci, anche
a chi non era presente alle
votazioni (e purtroppo non
erano pochi), in modo da
ottenere condivisione degli
obiettivi, ma anche aiuto
nel raggiungerli o consigli e
critiche sui metodi.
Se fotografassimo oggi
la nostra Polisportiva la
vedremmo proprio come
una venticinquenne, come
qualcuno che, arrivato nel
pieno della maturità, si interroga su quale sarà il
compimento del suo futuro. Uscendo dal paragone
si può dire senza timore di
smentite che oggi abbiamo
raggiunto una dimensione
critica, cioè molto grande per un’entità di questo
tipo, con tutte le criticità di
gestione che questo comporta.
La situazione contingente (difficoltà generali
dell’economia, trasformazioni della società) ci porta
ad interrogarci sull’adeguatezza dei nostri mezzi
di finanziamento e sulla
nostra capacità di attrarre
persone nuove e coinvolgerle nel nostro progetto: si
lavora infatti sempre di più,
si hanno meno disponibilità economiche, spesso chi
decide di impegnarsi per
un fine sociale o sportivo
ha già più di un impegno (la
squadra di calcio del figlio
o del nipote, la parrocchia,
un’altra associazione, la
politica e altro ancora…).
Per contro le esigenze e le
aspettative di tutti i nostri
interlocutori, siano essi associazioni, enti pubblici, federazioni sportive o anche
da esso anche soddisfazione e divertimento).
Proprio per questo ritengo sia assolutamente
indispensabile trovare una
sede adeguata, dotata di
spazi sportivi ma anche ricreativi e culturali, che permettano l’organizzazione
da parte nostra delle più
svariate attività. Questo
non può però essere fatto
senza l’aiuto di tutti i nostri soci nel condividere il
progetto e nello sviluppare
contatti, amicizie e sostegni negli enti pubblici, nelle
associazioni e nella cittadinanza, anche se chi scrive
e tutto il consiglio con lui è
consapevole che il primo
dovere di rappresentanza
dell’associazione
spetta
proprio a lui e agli altri consiglieri.
Proprio per tenere informati e coinvolgere i soci
su questi argomenti, sarà
nostro impegno quello di
confrontarci su questi temi
(e anche su altri, se lo vorrete) con tutti i soci in assemblea, sulle pagine del
giornale, o attraverso quelle web del sito ormai pronto
e al quale vi chiediamo di
iscrivervi.
Proprio perché da soli si
fa poca strada, ma insieme,
probabilmente, ARRIVIAMO DOVE VOGLIAMO.
dettaglio i risultati.
Assente Paolo Berni,
cat. SB12, per motivi di salute.
Giuliana Spaggiari, cat.
S09, ha migliorato di due
secondi il suo miglior tempo, qualificandosi per le finali nei 100 sl con 1’ 47” 67.
Ha pure realizzato il suo
miglior tempo nei 50 sl con
48” 62, non sufficiente però
ai fini della qualificazione
nella specialità.
Emanuella Vurchio, cat.
S08, si è qualificata per le
finali con 2’ 02” 17 (il suo
miglior tempo) nei 100 sl. e
56” 73 nei 50 sl.
Ramona Broglia, cat.
S08, alla sua prima gara
con la Gioco, si è qualificata per le finali con 51” 12 nei
50 sl e 2’ 10” nei 100 ds.
Lodevole la partecipazione di Lara Civa, cat.
S11, che ha partecipato ai
50 sl (1’ 23” 70) e 100 ds
(3’ 5” 61) pur non essendo ancora adeguatamente
preparata nella velocità.
Una bella squadretta,
che continua ad allenarsi e
a tenere alto il nome della
Gioco.
G. S.
Il presidente della Gioco
Marco Tagliavini
Nuoto
Gioco on line!
E’ attivo ormai da un
mese il sito della Gioco.
Invitiamo i soci a visitarlo e a registrarsi; questo
permetterà di poter attivare
i singoli profili e di cominciare a ricevere via posta
elettronica le News e di accedere alle aree riservate
dei singoli settori.
Qualora siate in possesso di materiale fotografico
o filmati delle attività, che
volete condividere, potete
inviarlo alla redazione: sarà
nostra cura pubblicarlo al
più presto.
www.giocopolisportiva.it
semplici soci, sono sempre
più grandi ed impegnative,
probabilmente perché in
passato abbiamo dimostrato di poter raggiungere traguardi anche molto impegnativi e abbiamo abituato
tutti ad un certo standard di
servizi e di comportamento.
Ecco perché il primo
obiettivo di questo nuovo
consiglio sarà quello di garantire il futuro della Gioco,
verificando l’opportunità di
modificare organigrammi,
statuti, entrate e valutando
la necessità di nuove professionalità da inserire, se
del caso. Credo che sia comunque importante e non
ulteriormente rimandabile
la necessità di una riflessione sulla nostra capacità di
attrarre i giovani, come volontari, tecnici, ma soprattutto atleti, perché averne
un gran numero vorrà dire
avere ancora per tanti anni
lo stimolo a fare quello che
stiamo facendo e a farlo
sempre meglio.
L’ultimo obiettivo, ma
anche quello più ambizioso, consiste nel ricostruire e rinnovare la nostra
dimensione
associativa,
portando così i soci a non
essere semplici fruitori di
servizi ma protagonisti del
futuro e del presente dell’associazione, partecipando maggiormente con il
loro impegno (ma traendo
Brescia, 30 novembre
2008. Meeting interregionale di nuoto per disabili
HF e DIR, valido come prima prova Campionato Regionale HF.
Organizzato dalla Polisportiva Bresciana No
Frontiere. Vasca al coperto
da 50 metri.
Per la Gioco Polisportiva Parma hanno partecipato 4 atlete, accompagnate
dai dirigenti Danilo Bottazzi
e Maurizio Antoniazzi e dagli istruttori Cristian Bianchi
e Alice Amedani.
Riportiamo di seguito in
LITOSTAMPA s.r.l.
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Tel. 0521-658151 fax 0521-65 8163
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Riportiamo i punteggi
delle prime otto partite del
girone di andata del campionato di serie A2, che
la squadra della Gioco ha
purtroppo “regolarmente”
perso.
Roberto Lurisi ha dedicato alla squadra un’attenta
analisi, che i lettori trovano
a pagina 4.
Gioco
42-78
Bergamo
Gorizia
72-45
Gioco
Gioco
45-51
Bari
Cantù
79-40
Gioco
Gioco
55-74
Treviso
Roma
62-48
Gioco
Gioco
45-69
Battipaglia
Napoli
84-42
Gioco
Hockey
Rinviata la seconda partita per maltempo. Riportiamo la cronaca, amara ma
non disperata, di Monica
Lippolis, giocatrice e “corrispondente” sul campo.
Prima partita del Campionato Italiano di Wheelchair Hockey. Finita con
il risultato di 23 a 0 per gli
Sharks Monza una pesantissima sconfitta per la Gioco
al debutto nel campionato
2008/2009. La squadra gialloblù completamente priva
di mordente e poco concentrata è apparsa fin da subito contratta ed incapace di
mettere in atto il proprio gioco. Gli avversari guidati dal
solito Muratore hanno perforato a ripetizione la svagata
difesa ducale.
La squadra di Medioli
non è riuscita a modificare
l’atteggiamento mentale negativo dimostrando di aver
perso il carattere che era
stato uno dei punti di forza
nelle passate stagioni.
L’unica nota lieta della
giornata è stato il debutto di
Marco Barba, uno stick che
pur avendo fatto pochissimi allenamenti ha mostrato
buone potenzialità che potrebbero rivelarsi molto utili
nel prosieguo del campionato.
Domenica
prossima
contro le Aquile Azzurre di
Genova la Gioco dovrà dimostrare che quello con gli
Sharks è stato un incidente
di percorso.
M. L.
4
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
Basket
di Roberto Lurisi
Boxe
di Alessio Di Rini
Serie A2: vita dura per la Gioco
Boxe Colorno
Analisi della situazione nell’intervista a Marco Nicolini
Guantoni per ogni età e categoria
Marco Nicolini, allenatore e giocatore della squadra della Gioco Polisportiva
di basket in carrozzina, era
perfettamente consapevole
che la serie A2 sarebbe stato un campionato difficile.
Per questo non si spaventa ora che i suoi ragazzi si
trovano nei bassifondi della
classifica alla ricerca ogni
domenica di risultati positivi
per un’eventuale sopravvivenza nella categoria.
L’obiettivo rimane almeno il nono posto (10 le
formazioni
partecipanti),
l’ultimo utile per evitare
la retrocessione diretta,
che garantirebbe così di
affrontare a fine stagione i playout con le migliori
squadre della serie B: “Non
ci sorprendono le difficoltà iniziali di quest’annata
- conferma - come società
abbiamo fatto una scelta
ben precisa, ovvero quella
di portare integralmente il
gruppo dei ragazzi che hanno conquistato con merito
la promozione a giocarsi
questa serie A2. Glielo dovevamo ed era giusto fare
così, soprattutto per dare
ai più giovani un’esperienza utile per il futuro”. Fisicamente e tecnicamente la
Nel primo weekend
del mese di Novembre si
sono svolti al PalaTenda
di Cocomaro di Cona,
nel ferrarese, i Campionati Regionali di pugilato
e probabilmente in casa
della Boxe Colorno si
sta ancora pensando al
successo sfumato per
un soffio di Daniele Di
Cesare contro Muccioli.
Quella vittoria in finale
avrebbe significato il lasciapassare per gli Assoluti italiani e sarebbe stata la degna conclusione
di un percorso che aveva
visto il pugile colornese battere in semifinale
Claudio Farinelli della
Boxe Parma, in un derby
tutto in famiglia, durante
il quale l’esperienza ed il
maggior tasso tecnico di
Di Cesare si erano fatti
sentire.
Se la sconfitta in finale brucia, ci può comunque essere l’orgoglio e la
soddisfazione per un’impresa sfiorata all’interno
del club pugilistico nato
all’ombra della Reggia di
Colorno nel 1977.
La società vanta fondamenta solide ed attualmente è guidata dal presidente Andrea Ferrari,
mentre a livello tecnico
squadra ha spesso sofferto
in campo, cominciando a
mostrare tutte le proprie
potenzialità soltanto a partire dalla gara contro Treviso: “Vuol dire che il lavoro
piano piano pagherà, ne
sono convinto ed alcuni segnali li vedo ogni giorno in
allenamento. Perché non
dimentico che per problemi di palestra, su cui non
voglio stare a soffermarmi,
abbiamo cominciato tardi
la preparazione. E poi c’è il
fatto di giocare contro atleti
di categoria superiore, contro squadre che hanno budget molto più alti del nostro,
che si possono permettere
stranieri, pagandoli come
dei professionisti. In alcuni
casi si parla di 50.000 euro
a stagione. Noi ce li sogniamo perché dobbiamo tirare
avanti con molto meno”.
Proprio quegli stranieri
che i tifosi della Gioco hanno cominciato ad apprezzare da avversari. Negli
occhi di tutti ci sono ancora
le evoluzioni del giapponesi Naoki, o del brasiliano
Flavio, le due stelle del già
citato Treviso: “Comunque
se avessimo avuto qualche sponsorizzazione o dei
soldi in più, non avrei cer-
to comprato uno straniero,
forse ci saremmo potuti
permettere qualche italiano
adatto alla categoria. Ma
su questo non ho rimpianti, invece avrei speso ogni
risorsa supplementare per
carrozzine nuove. Quelle
più scorrevoli sul parquet
possono costare anche più
di 3000 euro. Sinceramente sarei partito da lì”.
Chi conosce bene Marco Nicolini sa di avere a che
fare con una persona tenace e che non si abbatte di
fronte a nulla: “Perché vedo
che i ragazzi lavorano con
impegno nelle due sedute
settimanali che svolgiamo
- ribadisce - e perché dopo
qualche periodo di difficoltà
cominciano ad arrivare dei
giovani che si stanno avvicinando a questa disciplina
e che possono costituire un
utile ricambio per il futuro.
Con noi, infatti, si allenano
costantemente due ragazzi
di 17 anni: Manuel Ferrari
che proviene dalla Magik
e Michael Rovina. Non dimenticando l’altro ultimo
arrivo quel Tommaso Allegretti che ha comunque
solo 28 anni, un’età per-
fetta per migliorare e diventare un buon giocatore,
soprattutto se continuerà a
lavorare come fa lui”.
Ovviamente da buon
allenatore Nicolini fa i suoi
calcoli: “La corsa per la salvezza passa per le doppie
sfide contro Torino e Don
Orione. Bari, anche se ci
ha battuto in casa, non è
molto superiore a noi e
devo capire quanto vale
Battipaglia. Noi ci crediamo
e non intendiamo arrenderci facilmente di fronte a
nessuno. Venderemo cara
la pelle come abbiamo fatto
finora e vedo che i ragazzi
ora hanno capito lo spirito
giusto per affrontare ogni
battaglia”.
è l’istruttore Marco Melloni a seguire e mandare
avanti un nutrito gruppo
di pugili di ogni età e categoria di peso.
Oltre al già citato peso
Welter Daniele Di Cesare, che vanta oltre 90
incontri in carriera, fanno
parte della Boxe Colorno
Damiano Faccini, Antimo
Pugliese, Mattia Biancaniello, Francesco Mirabelli, il pugile di origini
nuoresi Simone Maoddi,
Alessandro
Bernardini
(attualmente fermo) e
Alessandro Iafulli, Peso
Super Massimo 1^ serie,
campione italiano Juniores nel 2001, campione
regionale assoluto e terzo ai campionati italiani
assoluti nel 2006.
Un curriculum di tutto rispetto, come quello
di Roberto Giambattista
che, dopo 61 match, solo
per raggiunti limiti di età
ha dovuto farsi da parte.
Di rilievo per la Boxe
Colorno poter contare
anche sui guantoni in
rosa di Melissa Astorri,
peso Leggero 2^ serie
nata a Parma nel 1983 e
con già alle spalle la prima posizione al Torneo
“Città Di Cremona” del
2006.
LA ROSA DELLA SQUADRA
Faroldi Cecilia - Guardia
Nicolini Marco - Play
Restuccia Domenico - Ala
Denora Antonio - Pivot
Marini Claudio - Ala
Mambriani Michele - Pivot
Bassi Maurizio - Guardia
Sillani Massimo - Pivot
Fagioli Luca - Pivot
Vitelaru Ana Maria - Ala
Malangone Gerardo - Play
Nodello Giuseppe - Guardia
Piccione Anna - Guardia
Reggio Armando - Play
Franchina Sebastiano - Guardia
Allegretti Tommaso - Ala
Acciai Vender s.p.a.
ACCIAI INOSSIDABILI
43100 PARMA - Via Nobel, 4/a q.re ind.le s.p.i.p. - Tel. 0521/607800 - fax 0521/607808
Daniele Di Cesare
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
Una società
sportiva
5
Le società CIP
di Parma
Oltretorrente
Ippovalli
Soprattutto Baseball ma anche Softball
Giovani cavalieri crescono
Quando si dice Oltretorrente in fatto di sport, oramai, si dice baseball specie dopo che la reginetta di
questa zona, cioè l’Inzani,
è oramai in pianta stabile a
Moletolo. Si dice baseball
e soprattutto Andrea Paini,
uno che sui diamanti non è
stato un campione ma che
lo è diventato come dirigente, raccogliendo attorno a sé
alcuni appassionati capaci
di realizzare un gruppo di
squadre che fanno invidia
a molte società soprattutto
per l’apparato quasi... militaresco (spero che Andrea mi
passi l’espressione) che va
dal semplice volontario che
traccia le righe sul campo di
via Volturno o del Quadrifoglio al tecnico specializzato.
Da un angolo di terra
che confina con gli orti - e
che forse qualcuno guarda
con malcelate intenzioni di
allargarvi le proprie semine
- l’Oltretorrente ha saputo
costruire passo dopo passo
una società che anche ultimamente è approdata ad
uno scudetto giovanile e che
continua a marciare con orgoglio sia nel campionato di
B, dopo essere stata in A2,
che in quello di A1 nel softball. Dove il presidente è
Enrico Zantei, anch’egli panathleta come Andrea Paini,
e le soddisfazioni sono numerose grazie ad un manipolo di ragazze che sui diamanti vendono cara la pelle.
Dopo le dimissioni di Paola
Marfoglia, nome doc nella
storia del softball, la squadra
è passata sotto il controllo di
Stefano Cenci che era coach della Marfoglia, quindi
è in grado di continuare il
cammino sulla strada già intrapresa.
A Paini e all’Oltretorrente si doveva, per tanti anni,
il torneo interaziendale di
slow-pitch, una specie di softball considerato che il lancio
a casa base arriva... dall’alto
e non sottobraccio come avviene per le ragazze. Un Torneo che per tante estati ha
vivacizzato il diamante di via
Volturno con diversi derby e
con la presenza costante di
elementi che hanno giocato
alla grande anche nel massimo campionato di baseball
e non intendevano mollare
appendendo malinconicamente il guantone. Un torneo diventato sempre più
impegnativo e che finiva per
intralciare l’intensa attività
dell’Oltretorrente al punto
della dolorosa rinuncia.
In compenso vanno
avanti i diversi campionati e
soprattutto il torneo internazionale Due Torri che porta
a Parma centinaia di ragazzi
dall’Italia e dall’Europa con
un’organizzazione da grande società e con albi d’oro
che a rileggerli fanno venire
i brividi, perchè i diversi ragazzini di ieri sono diventati i campioni di oggi. Com’è
avvenuto d’altronde nell’Oltretorrente visionando il suo
albo d’oro dove si scoprono nomi come Filippo Mori,
Christian Leoni, Luca Scalera, Antonio Bova, Davide
Poletti, Giacomo Bettati,
tanto per citarne alcuni, che
hanno indossato la divisa
azzurra delle Nazionali e in
molti casi anche l’apparizione sul grande palcoscenico
della Serie A-1.
Senza dimenticare il
Premio Tullo Massera, una
classica nel genere, con la
consegna annuale di un attestato a coloro che in passato hanno contribuito allo
sviluppo del baseball e alla
sua consacrazione. Anche
in questo caso l’albo d’oro
è di tutto rispetto con nomi
di tecnici e giocatori che
hanno riempito le cronache
dei giornali e che con le loro
prestazioni hanno portato il
baseball dalla Cittadella al
Tardini e poi in viale Piacenza con la conquista di scudetti e Coppa dei Campioni.
Tutto questo, naturalmente, non sarebbe stato
possibile senza l’appoggio
dei dirigenti che lavorano
con Andrea Paini ma anche
degli sponsor, a cominciare
dall’indimenticato
Ermanno Mallozzi, scomparso
da pochi mesi, una figura
importante che ha sempre
contribuito in gran silenzio,
per finire a Corrado Marvasi che completava il tandem
Ciemme-Maller.
Corrado
Marvasi è oramai al 16°
anno di sponsorizzazione e
col suo sorriso a 360 gradi
ha ammesso che... teme
di non potersi scrollare di
dosso quest’abbinamento
che gli fa piacere ed onore.
Come tutto quanto gira attorno all’Oltretorrente e al
suo inimitabile Presidente.
Giorgio Gandolfi
Ippovalli nasce nel 2003
da un gruppo di persone
che scelgono di impegnarsi nella Riabilitazione Equestre, e si costituisce come Cooperativa
Sociale Onlus. Collocata
negli spazi dell’Azienda
Agricola Eden, il contesto
naturale che la ospita ne
fa un vero angolo di paradiso. La struttura è priva
di barriere architettoniche, le attrezzature sono
accessibili a tutti, naturalmente con il supporto
degli Operatori che possiedono professionalità e
formazione specifiche.
La Cooperativa negli anni
amplia e consolida i propri
ambiti di intervento anche
con altre attività educative e ludico-sportive per
ragazzi e bambini: corsi
di conoscenza del cavallo
con approccio psicomotorio, Centro pomeridiano
durante l’anno scolastico
e Centri estivi.
La Riabilitazione Equestre (RE), ambisce ad
essere una tecnica riabilitativa ufficialmente riconosciuta, e questo è
uno degli impegni che la
Coop. Ippovalli si è assunta, ma è altresì un
mezzo straordinario per
favorire
l’integrazione,
la crescita, la serenità e
l’autostima delle persone
che vi accedono.
La RE presenta tre moduli:
- L’Ippoterapia, improntata prevalentemente su
aspetti medico-riabilitati-
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ralmente alla costanza
e all’entusiasmo dei ragazzi; essi infatti hanno
mostrato la passione e il
coraggio necessari per la
pratica sportiva.
Una menzione particolare
va inoltre ai volontari, il cui
supporto è indispensabile
per la realizzazione delle
iniziative di Ippovalli.
Partecipare alle manifestazioni sportive contribuisce alla costruzione di
percorsi e alla definizione
di obiettivi con i ragazzi,
in particolare rappresenta
un cammino verso l’attuazione di una loro autonomia spendibile nel
quotidiano in altri ambiti
della vita.
I ragazzi sono invitati a
partecipare cogliendo le
gare come un momento
di verifica personale per
superare eventuali timori,
per sperimentarsi anche
con altri cavalli, per provare a sé stessi le abilità
raggiunte.
Ancor più, secondo lo
spirito di Ippovalli, tali occasioni devono esser vissute come un’opportunità
di gioco, divertimento e
condivisione.
Stazione di Servizio
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vi, il cui scopo principale
è quello di contribuire alla
riabilitazione attraverso il
movimento del cavallo.
- La Rieducazione Equestre, rivolta principalmente al raggiungimento di
obiettivi educativi, cognitivi e psico-relazionali.
- L’Equitazione Sportiva
per Disabili, o Pre-Sport,
che segna il passaggio
da un’equitazione più
propriamente terapeutica
e riabilitativa allo sport.
Vengono
privilegiati
l’aspetto sportivo e tecnico dell’andare a cavallo.
Ed è proprio questo terzo
modulo che porta Ippovalli ad aderire al Comitato Italiano Paralimpico.
L’anno 2006 segna l’ingresso ufficiale nell’ambito dell’attività sportiva del
CIP con la partecipazione
di un gruppo di giovani
cavalieri ai Campionati
Regionali di Equitazione
organizzati presso il Circolo Ippico “Lo Stradello”.
Questo per Ippovalli ha
costituito un risultato importante conseguito grazie all’impegno da parte
degli Operatori, e natu-
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6
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
Torino 2006
Sport invernali
Memorie fotografiche
dalle Paralimpiadi
Nel precedente numero
di questo giornale abbiamo
pubblicato foto di atleti paralimpici di Pechino 2008, in
polemica con i mass media
che non avevano dato la
giusta visibilità.
Le abbondanti nevicate
dei giorni scorsi ci hanno
fatto ricordare le Paralimpiadi invernali di Torino 2006.
Siamo andati a rivedere i
gesti atletici, ci sono piaciuti e abbiamo pensato di
pubblicarli. Era nostro progetto affiancare nella stessa pagina, a fronte, foto di
foto di
Michelangelo Gratton
atleti olimpici e paralimpici.
Non è stato possibile. Siamo stati costretti a limitarci
ai paralimpici, per una semplice questione commerciale. Le foto dei paralimpici
sono state gentilmente e
gratuitamente concesse dal
CIP, che ci ha autorizzati a
pubblicarle nominando il fotografo Michelangelo Gratton. Le agenzie alle quali ci
siamo rivolti, su indicazione
del Coni, per avere le foto
degli atleti olimpici ce le
avrebbero concesse solo a
pagamento.
Il medagliere italiano Paralimpico di Torino 2006
ORO
Gianmaria Dal Maistro - sci alpino super G ipovedenti
Silvia Parente - sci alpino slalom gigante ipovedenti
ARGENTO
Gianmaria Dal Maistro - slalom gigante ipovedenti
Daila Dameno - sci alpino slalom sitting
BRONZO
Daila Dameno - sci alpino slalom gigante sitting
Silvia Parente - sci alpino discesa libera ipovedenti
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Silvia Parente - sci alpino super- G
7
8
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
Jill Cooper
torna allo Sport Club
La miglior esperta
di fitness e di benessere
di Valentina Mambriani
Dopo aver riscosso
grande successo lo scorso anno, la palestra Sport
Club di Fontevivo è pronta
a incontrare per la seconda volta la migliore esperta di fitness e di benessere
in Italia, Jill Cooper.
Protagonista del piccolo schermo, lavora nel
campo del fitness da quasi 20 anni, è insegnante e
personal trainer, consulente tecnico per la commercializzazione dei prodotti di
home fitness.
Ha partecipato ad Amici
di Maria de Filippi, Unomattina, ha curato una rubrica
su Tv Sorrisi e Canzoni,
e ha ideato collane di dvd
con i suoi innovativi programmi di esercizi, inoltre
nel 2003 ha pubblicato con
Veronica Varesi, Jill Cooper e Nicoletta Meli.
Sara Giuffredi e Elisa Bandini under 16
Per le iscrizioni ai corsi o informazioni rivolgersi a:
Sport Club Fontevivo
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la Newton Conpton il suo
primo libro “Conquista il
tuo corpo”.
Jill può essere definita
un’artista a tutto tondo. La
sua partecipazione lo scorso anno presso la struttura
fontevivese ha avuto alto
consenso tra la gente della piccola comunità e delle
zone limitrofe; hanno infatti partecipato numerosi
alle varie attività proposte
da Jill. Quest’anno torna
a presentare il nuovo programma di Amazones, la
disciplina che serve a ritrovare la fiducia in se stessi
tramite il proprio corpo; è
un misto tra danza yoga
e Karatè, studiata per allenare il cuore e i muscoli
stabilizzatori delle articolazioni, come le caviglie e
le ginocchia; pertanto questa serie di esercizi aiuta
a mantenere sempre una
postura eretta e stabile,
modellando e potenziando
il fisico per ritrovare un benessere totale.
Un corpo tonico e in
gran forma consente di affrontare tutto con più sicurezza e con più amore. Tale
disciplina, infatti, è dedicata in particolar modo alle
donne, ma naturalmente
l’invito è esteso anche agli
uomini. Insomma, bisogna
proprio provare questa
nuova esperienza.
Lo Sport Club invita a
partecipare numerosi a
questo evento unico nel
suo genere. Vi aspetta domenica 15 febbraio dalle
ore 10.00 alle ore 17.00.
Le novità però, non si
esauriscono mai all’interno
della struttura polivalente, infatti è ricominciato il
campionato tra le squadre di pallavolo under 14,
(classe prima, seconda
e terza media), under 16
(classe prima e seconda
superiore), e le squadre
femminili e maschili per il
gruppo dei seniores.
Si conferma inoltre il
corso minivolley per i più
piccoli, e, grazie all’aumento delle iscrizioni, è
nata una nuova squadra
per gli under 14.
continua da pagina 1
Luciano Campanini
In gioventù ha vissuto
una positiva parentesi come
atleta detenendo per anni il
titolo provinciale nel salto in
alto.
“Il mio rapporto con il
basket – spiega orgoglioso
il professor Luciano Campanini – è tuttora vivissimo in
quanto alleno ancora i bambini. Si è incrinato in un certo senso perché non ho voluto collaborare o mettermi
a lavorare con altri. Cito, per
esempio, Gianni Bertolazzi
che, molti anni fa, mi aveva
offerto di gestire il settore
giovanile del Basket Parma,
per non parlare del Cus Parma. Ho sempre preferito lavorare da solo, collaborando
con tutti, ma nella mia piccola nicchia del mini-basket
alla Laura Sanvitale. Sono
venticinque anni che svolgo
attività nel mini-basket”.
Una volta si diceva: se
frequenti una scuola giochi a pallacanestro perché
c’è il professor Campanini, se invece ne frequenti
un’altra giochi a pallavolo
perché c’è il professor Del
Chicca, adesso la situazione è diversa?
“Purtroppo adesso, o per
fortuna a seconda del punto
di vista, la vita è cambiata
in tutti i campi. Anche nello
sport. E l’Educazione fisica
fa tutto e niente. Cioè può
fare dell’attività sportiva
come attività motoria e non
fa, però, l’attività specialistica. Purtroppo c’è, invece, qualcuno che fa molta
ricreazione, mentre ci sono
degli insegnanti che sanno
fare una vera e buona Educazione fisica”.
Nelle sue molteplici attività professionali è stato
insegnante,
educatore,
giornalista, dirigente: che
cosa pensa di aver fatto
per lo sport?
“Credo di aver fatto tanto, così come lo sport ha fatto tanto per me”.
Come veterano dello sport come guarda lo
sport?
“Oggi lo sport è cambiato. Lo sport è business, oggi
è industria, è sponsorizzazione. Oggi lo sport sono i
procuratori, i manager. Prima l’atleta veniva contattato
direttamente, ora bisogna
percorrere altre strade. Ce
ne rendiamo conto nell’organizzazione del premio
internazionale Sport Civil-
Il Professor Campanini mentre premia Alessandro Troncon,
durante la scorsa edizione del Premio “Sport Civiltà”.
tà. Raramente riusciamo
a parlare direttamente con
gli atleti, passiamo sempre
attraverso il manager. In
qualche rara occasione riusciamo anche a parlare con
l’atleta”.
Sport Civiltà rappresenta senza dubbio il vostro fiore all’occhiello:
che cosa significa organizzare un premio così
prestigioso, giunto alla
trentaduesima edizione,
per una sezione provinciale dell’Unvs?
“ Mi vanto di aver dato
al premio una piccola svolta, grazie agli amici che mi
hanno aiutato in questi anni.
A cominciare da Fassani,
per arrivare poi ad Amoretti,
Zampiccinini ed a tutti quanti hanno sempre collaborato attivamente per la felice
riuscita della manifestazione. Prima era un premio
importante, ma aveva una
caratteristica strana: venivano premiati anche coloro
che non fossero stati presenti alla cerimonia. Oggi
noi premiamo solo coloro
che si presentano a ritirare il premio. Nelle ultime
otto-dieci edizioni abbiamo
avuto solo due defezioni:
Maldini e Gattuso. Non per
colpa del Milan visto che abbiamo premiato Ancelotti e
Galliani, ma perché a causa
dell’intensa attività cui sono
impegnati (coppe europee)
non sono potuti venire a
Parma a ritirare il riconoscimento”.
Che cosa significa consegnare i premi Sport Civiltà in un ambiente come
il teatro Regio?
“Vuol dire che Parma
deve guardare bene anche
quello che fa nel campo
dello sport. Non soltanto
sotto l’aspetto tecnico ed
agonistico, ma avere anche
una vetrina che faccia conoscere agli sportivi di Parma
le varie sfaccettature che
vanno dal velista al golfista,
dallo scalatore alpinista al
corridore ciclista, in quanto
oggi il mondo del calcio la fa
da padrone e gli sport minori ce li ricordiamo, soltanto,
durante le Olimpiadi”.
Prima di consegnare il
testimone di presidente al
suo successore ha un sogno da realizzare?
“Per me è stata una vera
sconfitta non aver realizzato
il Museo dello sport. Perché
se è giusto che a Parma ci
ricordiamo di Maria Luigia,
di Glauco Lombardi, di Giuseppe Verdi, è giusto anche
ricordarsi di Gianni Ghidini,
Umberto Masetti, degli scudetti del rugby, di Franco
Gandini, di Aldo Notari, di
Vittorio Adorni, del Parma
calcio, di Marcello Padovani, di Michele Rinaldi, degli
scudetti della pallavolo e del
basket femminile e di tutti
quanti hanno portato in alto
il nome di Parma sportiva nel
mondo. Siamo una città fra
le più prestigiose come titoli
conquistati e non abbiamo
uno straccio di Museo dello
sport. Teniamo presente che
città più piccole della nostra,
come Mantova, ha un museo dedicato a Nuvolari. Per
creare il Museo dello sport a
Parma non c’è bisogno del
capannone dell’Ente Fiera,
ma basterebbe una chiesa
dismessa per far conoscere
le glorie dello sport di Parma. Purtroppo, da questo
orecchio, l’amministrazione comunale sia prima che
oggi, e secondo me anche
domani, non ci sente”.
G. F. B.
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
MEDIC INA
S PO RTIVA
Presidio Medicina dello Sport Ausl Parma
9
a cura del
dott. Alberto Anedda
Il Doping negli sports motoristici
Interessante storia in due puntate.
Quando si parla di doping e sports motoristici
il pensiero corre subito a
come truccare il motore o
potenziare il carburante
per andare più forte degli
altri, in realtà se andiamo
a valutare con attenzione
vediamo come nella vita
di un pilota esista una sottile linea di confine tra la
tecnica e quel pizzico di
follia che contraddistingue
il fuoriclasse, quello che ti
permette di tenere il piede
sull’acceleratore quando
gli altri lo tolgono; in questo confine virtuale è possibile intervenire con aiuti
dall’esterno; poi vi sono
le corse di durata, vere e
proprie maratone, a volte
massacranti, dove bisogna mantenere la mente sveglia e l’attenzione
viva per lunghi periodi, di
giorno e di notte; ma questo è un altro discorso.
Doping e automobilismo, nella storia nascono
insieme; è vero che l’uomo sin dall’antichità ha
cercato di migliorare artificiosamente la propria prestazione fisica, dai Greci
agli Aztechi, passando
per i Vichinghi e i Romani, utilizzando funghi allucinogeni, radici di piante,
intrugli impossibili, ma
l’utilizzo razionale di sostante con finalità dopanti
risale alla fine del 1800.
Nel 1889 nasce in Inghilterra la parola Doping
che deriva dal verbo to
dope, che significa imbrogliare, ingannare, truffare;
l’origine della parola è da
un liquore usato dai Boeri
in Sudafrica fatto di erbe
con alcool e funghi dalle
proprietà eccitanti; il do-
ping nasce nel mondo dei
cavalli, ma ben presto l’utilizzo si estende all’uomo
quando, nel 1886, si era già
registrato il primo morto per
Doping, un ciclista inglese,
tale Linton, che muore durante la corsa Bordeaux
– Parigi, per uso di trimetilamina, fornitagli dal suo
allenatore, proprietario di
una fabbrica di biciclette.
Nel 1894 nasce la prima corsa automobilistica,
la Parigi – Rouen, non di
velocità: vinceva la macchina più maneggevole, meno
pericolosa e più economica.
Mentre nel mondo dello sport si cominciavano
ad utilizzare sostanze dopanti quali l’arsenico, l’oppio, il thè, il caffè, l’etere,
la strofantina, la cocaina,
la nitroglicerina, le corse
automobilistiche
mietevano anch’esse il primo
morto, quel mitico Renault,
che diede poi il nome
alla casa automobilistica.
Nel 1990 arrivano la
stricnina e il brandy, i cui
effetti sono in un’immagine stampata negli occhi di
tutti: l’arrivo della maratona
alle Olimpiadi di Londra del
1908 con Dorando Pietri,
primo al traguardo ma squalificato perché sorretto da
un giudice mentre barcolla
con lo sguardo allucinato.
Nel 1907 nascono i circuiti automobilistici, il primo
in Inghilterra a Booklands
cui segue Indianapolis, negli Stati Uniti, dove nel 1911
si corre la prima 500 miglia.
Segue la Prima Guerra Mondiale e, al risveglio
degli sports, negli anni ’20
arrivano le anfetamine, ma
vengono utilizzati anche
benzedrina, stricnina ed
eroina; a Montecarlo nasce
il primo Club automobilistico e il piccolo Principato si
candida a capitale mondiale delle corse in macchina.
Negli anni ’30 i ciclisti
inventano la “bomba”, pozione miracolosa che entra
in maniera quasi ufficiale
in questo sport quando si
devono affrontare e superare i momenti di crisi; non
esistono regolamenti al di
Rizzi s.r.l.
Prima puntata
fuori dell’etica, ma, non a
caso, nasce la Medicina
dello Sport, con l’intento di
occuparsi della tutela della
salute di chi pratica lo sport
e di prevenire e combattere l’utilizzo delle sostanze
dannose, specie se assunte con l’intento di migliorare in maniera artificiosa la
capacità fisica dell’atleta.
Nell’automobilismo
si
crea la differenziazione tra
le varie marche automobilistiche, nascono l’Alfa
Romeo in Italia, la Bugatti
in Francia, Mercedes Benz
e Auto Union in Germania.
Se nel 1927 si correvano 5
Gran Premi, nel 1938 i Gran
Premi sono 18 e la passione del pubblico alle stelle.
Con l’avvento del nazifascismo si crea una vera
e propria cultura della prestazione fisica, si introduce
tempo di “Parlami d’amore
Mariù” infatti risuolavano
le scarpe e portavano le
pezze alle ginocchia, armavano l’esercito con le armi
del ’15 e al massimo si potevano permettere la moto.
Ciò nonostante il ventennio fascista fu la culla in Italia del periodo più
fulgido dello sport con la
nazionale di Calcio campione del mondo nel ’34
e nel ’38, medaglia d’oro
alle Olimpiadi del ’36, con
Ondina Valla nell’atletica,
Bartali e Binda che trionfavano nel ciclismo, Primo Carnera campione del
mondo nei Pesi Massimi e
Nearco primo nell’Arc du
Triomphe a Parigi nel ’38.
I campioni dello sport
venivano eletti a vero e proprio simbolo del regime, capace di forgiare eroi in una
vinse tutto dalla Mille Miglia
ai Gran Premi più famosi, al
volante di Bugatti, Alfa Romeo, Ferrari e Auto Union,
famoso un sorpasso a Varzi nelle fasi finali di una
Mille Miglia correndo a fari
spenti nella notte per non
farsi vedere dal rivale che
lo precedeva e sfrecciargli
davanti al traguardo; Varzi
si rifece battendolo poco
dopo sul traguardo del
Gran Premio di Monaco.
Nuvolari, a forza di inalare vapori di scarico era
divenuto asmatico, quindi
sicuramente faceva uso
di farmaci e forse nell’utilizzo di corticosteroidi e
di stimolanti del respiro si
intravede la sua grande
resistenza alla fatica e la
possibilità di gareggiare
anche nelle condizioni più
avverse; di lui si diceva che
l’allenamento di massa col
preciso scopo di formare
la gioventù alle fatiche del
combattimento; alle Olimpiadi di Berlino del 1936 il
Doping entra nella competizione con la prepotenza
e il dispiegamento di forze
della Germania di Hitler:
gli atleti tedeschi assumono gonadotropine, ormoni
estratti da cadaveri che stimolano la produzione di testosterone, per aumentare
la forza e l’aggressività col
preciso scopo di dimostrare
la superiorità della gioventù
ariana sul resto del mondo.
Il regime fascista in
Italia non volle essere da
meno anche se qui l’impegno fu prettamente fisico;
diffuso era soprattutto il sudore dell’allenamento, anche perché le risorse erano
molto minori: gli Italiani del
gioventù di grandi capacità.
Ma fu soprattutto l’automobilismo ad entusiasmare
l’Italia con l’avvento di due
grandi piloti, Tazio Nuvolari
e Achille Varzi e con l’invenzione di quel dualismo
tra campioni che negli anni
a venire avrebbe trovato il
seguito con Coppi e Bartali, Rivera e Mazzola, Saronni e Moser e tanti altri.
Entrambi venivano dal
mondo del motociclismo
che al tempo era una vera
e propria anticamera dello
sport dell’auto ed entrambi
furono grandi seppur con
caratteristiche diametralmente opposte: Nuvolari era
piccolo di statura, bruttino,
schivo nei modi e dalla guida generosa; Varzi era bello, prestante, gran donnaiolo e tecnicamente perfetto.
Il “mantovano volante”
cercava la morte per porre
fine ad un destino avverso.
Varzi era un vero e proprio
tossicodipendente;
nella sua carriera ebbe due
soli incidenti e, dopo il primo, cominciò ad assumere
morfina per vincere il dolore derivatogli dalle ustioni
riportate; fu poi avviato all’uso di cocaina da una fantomatica “dama bianca” e
continuò a correre sotto l’effetto degli stupefacenti sino
al secondo incidente che
gli costò la vita nel 1948.
La rinascita della vita
dopo il secondo evento bellico mondiale vede ancora
sugli scudi l’automobilismo,
ma forse è il motociclismo
che vede il suo momento
migliore; non ci sono autodromi in Italia ma si gareggia
egualmente su circuiti cittadini creati nei viali più larghi
e con tante balle di paglia
a far da scudo agli spettatori; la corsa più importante è ancora la Mille Miglia.
Il pilota inglese Stirling
Moss, uno dei più grandi
negli anni ’50, nelle sue
memorie dichiara di aver
assunto delle pasticche
da Juan Manuel Fangio
durante la Mille Miglia
del 1955 e scrive: “Non
so cosa ci fosse in quelle pastiglie, ma di sicuro
funzionavano”; di certo
sappiamo che si era diffuso l’utilizzo di benzedrina
ed exedrina, ma anche
di anfetamine ed alcool.
Sappiamo quindi da
Moss che si dopava nientemeno che Fangio, uno
dei più grandi di tutti i tempi, pilota argentino campione del mondo di Formula 1 nel 1951, 1954,
1955, 1956 e 1957 con
Alfa Romeo, Mercedes
Benz e Maserati, 24 vittorie in carriera, 35 podi, 28
pole position, 48 partenze
in prima fila e 23 giri veloci.
Non a caso nel 1954
nasce in Italia la lotta al Doping e nel 1961 viene aperto, a Firenze, il 1° laboratorio antidoping d’Europa.
I piloti d’oltremanica
continuano a far uso di
alcool, al tempo non proibito ma che, per i suoi
effetti anti-inibitori, non a
caso è oggi considerato
doping se assunto durante le gare automobilistiche; si vocifera di strane
fiaschette tenute accanto al volante con tubicini
di
approvvigionamento.
I primi sospetti di doping
nell’automobilismo
nascono con Joakim Bonnier, vincitore del Gran
Premio di Zandvoort del
1959, che uscì incolume
da un grave incidente nel
1962; nasce con lui la
cosiddetta “Sindrome da
paura” che lo accompagnò
da allora in poi; forse per il
consumo di alcool fu licenziato dal suo team e corse privatamente sino alla
morte sopravvenuta nel
1964, in un incidente, durante la 24 ore di Le Mans.
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SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
di Antonio Franceschetti
di Rosaria Dallargine
Strenna natalizia
Wheelchair Dance
Un esempio di intelligenza
che trasforma un’usanza in atto di generosità
Una nuovissima disciplina sportiva
che aiuta a rafforzare l’integrazione
La gente affollava negozi e supermercati, alla
ricerca di oggetti da regalare. Dovere. Penoso dovere. Qualcuno cercava di
ricordare i regali ricevuti il
Natale prima. Quel cesto:
un salame, una bottiglia di
spumante, mezza coppa,
un panettone… Sempre le
solite cose. E io cosa regalo? Che imbarazzo!
Anche tu hai ricevuto il
cesto…? Sì, tutti gli anni
la stessa cosa. Non vedo
l’ora che passino le feste.
Fare i regali è un incubo.
Riceverli fa piacere, ma il
più delle volte sono oggetti
non desiderati.
Ma cosa diavolo è questa
nuova disciplina?
Semplicissimo! Si parla
di danza sportiva in carrozzina, dove atleti in carrozzina
e atleti in piedi fanno coppia
sulle note delle più famose
musiche da ballo: valzer e
mazurche, certo, ma anche
samba, jive, paso-doble, cha
cha cha e rumba.
Si tratta di un’attività di
danza in carrozzina rivolta a soggetti con difficoltà
deambulatorie, con possibilità anche minima di movimento degli arti superiori,
ma sufficiente controllo del
tronco e del capo: un mezzo
per migliorare la loro motricità, la loro coordinazione,
il loro senso dello spazio e
del tempo. Soprattutto però,
quella che viene messa in
gioco è la loro integrazione
con i coetanei, nonché far
loro sperimentare il ‘piacere’
di ballare.
Ci sono poi i professionisti in piedi che fanno coppia
fissa con i ragazzi disabili ed
anche per loro l’approccio
non è semplice perché del
tutto “da inventare”: sono
loro che si mettono in gioco
per capire la meccanica della
carrozzina. Il risultato finale è
che spesso si i trovano a fare
cose prima neppure immaginabili. Non bisogna pensare
che il disabili venga semplicemente “trascinato sulla carrozzina”: chi è seduto compie
Commercio. Dov’è finito il senso più profondo del
dono?
Gesù bambino, i Re
Magi, i pastori… Ci siamo:
il bimbo appena nato è
l’essere più indifeso. I suoi
genitori hanno bisogno per
lui. Così 2000 anni fa. Ancora oggi c’è chi ha bisogno.
Che dici se uniamo le
forze? Proviamo a guardarci intorno. Troviamo
qualcosa di bello, di utile,
che resti: sarà una soddisfazione per tutti, più per
noi che per chi riceve.
Passaparola tra i clienti
di una ditta importante. La
voce arriva al vertice.
L’idea piace. I clienti si
accordano con l’Azienda,
devolvono in tutto o in parte
la somma destinata ai loro
regali natalizi per un’opera
che resti, un dono che non
finisca con i banchetti delle
feste, un regalo significativo.
Si guardano intorno e
non fanno fatica quest’anno a individuare l’obiettivo:
una Polisportiva ha incrementato le attività in favore
delle persone disabili, necessita di un altro mezzo di
trasporto idoneo.
Natale 2008: la favola si
è realizzata.
Ecco che i clienti e la
ditta SINED spa hanno
regalato alla Polisportiva
Gioco un pulmino nuovo,
adatto al trasporto di sette
persone disabili in carrozzina, oltre all’autista e all’accompagnatore.
Un regalo stupendo. Un
modo nuovo di esprimere la
solidarietà e il senso della
gratuità che sono intrinseci
al messaggio natalizio.
Babbo Natale, Santa Claus, Santa Lucia, la
Befana: belle favole per i
bimbi, pronti a gioire per un
regalo.
Natale di Gesù: non è
una favola, soprattutto se
ogni anno si cerca di attualizzarne il significato più
profondo.
un lavoro importante quanto
quello di chi sta in piedi, e in
più deve dare la direzione
alla sedia a rotelle attraverso
lo sforzo degli addominali.
Dall’altra parte, chi è in
piedi deve coordinare i movimenti affinché non siano eccessivi rispetto a quelli della
carrozzina; in più, deve cercare di non tirarsi addosso
le ruote. Non ci si improvvisa ballerini; per raggiungere
un livello agonistico ci vuole
tempo e, soprattutto, un’elevata preparazione atletica.
Arrivato in Italia solo nel
2004, questo sport fa capo
ad una vera e propria federazione, la Fids (federazione
italiana danze sportive) ma
purtroppo questa disciplina
da noi è attualmente quasi
sconosciuta, contrariamente
a quanto avviene in altri Paesi dove si svolgono campionati con varie suddivisioni di
categorie.
Lo scorso mese di giugno
il Comitato Italiano Paralimpico e la Federazione Italiana
Danza Sportiva hanno reso
possibile la realizzazione del
1° Campionato italiano sperimentale di danza sportiva
in carrozzina. Non molte le
società rappresentate dagli
atleti in carrozzina a Bologna
(tre, per l’esattezza, provenienti da Emilia, Piemonte e
Toscana) ma un pretesto, comunque, importante per l’inizio della promozione della
specialità.
Questa nuova disciplina
ci ha affascinato, soprattutto
per i valori che essa riesce a
far trasparire: troppe trasmissioni televisive ci insegnano
ogni giorno che danza è sinonimo di “perfezione estetica”. Si dà spesso per scontato che la danza sia solo per
persone abili, possibilmente
belle e fisicamente perfette,
certamente non per persone
disabili che riescono a malapena a fare i movimenti più
‘semplici’ e, spesso, nemmeno quelli.
La Wheelchair Dance ha
dimostrato che tutto ciò è
solo un pregiudizio: è limitante per chi ha dei problemi
ed impedisce loro sia di fare
esperienze sociali, emozionali e fisiche forti, sia di sviluppare una propria espressione artistica.
Non è vero che solo chi
ha un corpo agile e perfetto
può danzare, se per danza
si intende divertimento ed
espressione di emozioni,
qualcosa che fa bene all’anima, che fa sentire protagonisti nelle proprie abilità e
disabilità.
E allora, ragazzi, che
aspettate? In pratica basta
condividere con “normodotati” la propria passione per il
ballo.
Le foto sono tratte dal sito
“www.maltawda.com”, esibizione di Vancouver 2008.
Pace S.p.A. Via Raffaello 25 - Z.I. Mancasale (RE)
Tel. 0522-516950 - Fax 0522-511059 - [email protected]
PARMIGIANITA’
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
di Lorenzo Sartorio
Dizionarietto delle antiche
tradizioni del tempo di Natale
A. ALBERO DI NATALE: un tempo nelle case del
nostro Appennino era diffusa
l’usanza di tagliare una piantina di ginepro ed agghindarla molto spartanamente con
lustrini, carta stagnola, castagne secche e qualche caramella. Tramontata l’usanza del ginepro, si è passati
al pino che anticamente era
creduto dispensatore di serenità per il fatto che i suoi
aghi sempreverdi indicano il
persistere della vita oltre la
morte.
ANOLINI: le ricette mutano da zona a zona, addirittura da quartiere a quartiere,
di famiglia in famiglia. Circa
il ripieno la tradizione vuole
che quello della Bassa padana non preveda la carne
(ma solo pane imbevuto nel
sugo ristretto dello stracotto,
noce moscata e formaggio
stravecchio), mentre nelle
terre alte c’era l’usanza di
fare il ripieno con la carne di
manzo, vitello e maiale.
B. BESTIE: la notte
della Vigilia era “magica” anche nella stalla. Alle bestie
veniva dato il fieno migliore. Quindi si aveva cura di
chiudere bene la porta per
lasciarle in pace, in quanto era credenza diffusa che
esse parlassero tra loro. Al
cane e al gatto veniva cotta
la zuppa nell’acqua della pasta fatta in casa per la cena
della Vigilia.
C. CEPPO: davanti al
ceppo (“soca” o “nataleccio”) si attendeva la mezzanotte. Il focolare veniva
acceso con un rametto di ginepro considerato una pianta magica in grado di tenere
lontano gli spiriti maligni e le
malattie. La “soca” doveva
essere di quercia o frassino perchè doveva durare a
lungo e cioè tutto il tempo
di Natale. Il ceppo veniva
acceso dal capofamiglia ed
il fuoco che sprigionava era
inteso come la vittoria della
luce e del calore sulle tenebre e sul gelo, proprio per
esorcizzare il lungo inverno
secondo un’antica tradizione celtica. La cenere della
“soca” veniva conservata e
gettata sui campi in segno di
benedizione e di augurio di
messi abbondanti.
D. DONI: i bambini
si dovevano accontentare.
Per i più fortunati qualche
balocco di legno o di latta.
E poi: torroncini, caramelle,
castagne secche, uvetta e
l’immancabile mandarino.
E. EPIFANIA: “tutte le
feste porta via”. La Befana
non era così “ricca” come
Santa Lucia e ci si doveva accontentare di quello
che la vecchietta riponeva
nella calza appesa al camino. Nella notte dell’Epifania si accendevano falò
per festeggiare il sole che
stava acquistando forza e
vigore e, attorno alle piante
da frutto, nel parmense si
cantava “fasagna, fasagna
tutt’ i brocch ‘na cavagna”
per propiziare un raccolto
abbondante. Mentre i giovanotti del paese intonavano
l’insolente stornellata : “se la
rezdora l’an fa miga i tordè
agh’ nasrà i polaster sensa
pè”.
F. FIORI E PIANTE
AUGURALI: erano ritenuti
fiori e piante beneauguranti
il vischio, il ginepro, l’agrifoglio e, da qualche tempo, la
Stella di Natale.
G. GUARITORI: la notte della Vigilia (solstizio d’inverno) come la notte di San
Giovanni (solstizio d’estate)
erano ritenute magiche dalle “medicone” o “donne dei
segni” che confezionavano
le loro misture per segnare
tutti i mali. E proprio nella
magica notte della Vigilia di
Natale le medicone vecchie
confidavano i loro segreti
alle figlie.
I. INSALATE: rappresentavano il tradizionale contorno della cena di magro della
Vigilia. Solitamente l’insalata
era di bietole rosse (biede),
pere nobili condite con olio
e aceto, verza e cavolfiore. Mentre l’insalata bianca
(che veniva conservata in
cantina al buio affinché divenisse sempre più bianca) si
serviva il giorno di Natale di
contorno agli arrosti.
L. LETTERINE: venivano
scritte dai bambini ai genitori
e poi poste sul piatto la sera
della Vigilia. Erano delle più
diverse fogge: con i lustrini, ricamate, oppure con un
soffietto di carta che, tirando una linguetta, metteva
in evidenza l’immagine del
Bambino Gesù, della Sacra
Famiglia, dei Magi o della
Capanna.
M. MUSCHIO: la magia
del presepe era affidata alle
grotte fatte con la “marogna”
e ai prati di muschio (“barbasen’na”) che in montagna
si trovava sotto i castagni,
mentre nella Bassa cresceva nei fossati.
N. NOTTE: è la più magica ed arcana per eccellenza. La famiglia, per la Vigilia,
si riuniva accanto al camino,
si consumava la cena di magro con piatti che si tramandavano da generazioni. Tutti
i cibi la notte solstiziale della
Vigilia sprigionano un profumo ed un gusto particolari. Il
giorno dopo non sono più gli
stessi.
O. OLI FRUST: serviva
ad alimentare la “luma” (lanterna) portata a mano dai più
anziani mentre ci si recava
alla messa di mezzanotte.
P. PRESEPE: veniva
preparato durante l’Avvento
dai bambini e dal “nonòn”
che procurava la marogna
e il muschio e faceva le casette intagliando legno e sughero, mentre il più piccino
deponeva, la notte della Vigilia, la statuetta del Bambinello dentro la Capanna.
Q. “QUAND Nadal al
ven in dmenga, tò al sach
e va per melga; e po torna
lì fin ch’al torna in venerdì”.
(antico proverbio montanaro).
R. ROSARIO:
dopo
cena era usanza ricordare
i propri defunti recitando il
rosario alla presenza di tutti
i familiari. Anche gli uomini,
una volta tanto, partecipavano silenziosamente.
S. SPONGATA: tipico
dolce natalizio. Di origine
lunigianese, la spongata si
diffuse anche nel parmense
sia in montagna (Corniglio
– Berceto) che nella bassa
parmense e reggiana (Busseto e Brescello). Nelle antiche famiglie parmigiane era
il “rezdor” che preparava il
delizioso dolce confezionato alla perfezione anche in
tanti conventi e monasteri,
come, ad esempio, in quello
benedettino di San Giovanni
che poteva disporre dell’eccezionale miele del proprio
apiario.
T. TOMBOLA: dopo il
rosario si ingannava il tempo con la tombola fino alla
mezzanotte. Chi vinceva si
aggiudicava una manciata di
castagne secche o un mandarino.
U. UVA: era molto utilizzata in cucina per i dolci.
Indispensabile per la spongata, alcuni la mettevano
anche nella pattona. Anguilla con uvetta e pinoli era un
piatto tipico di magro della
Vigilia in alcune località rivierasche padane.
V. VEGLIE:
logicamente la più sentita era quella della Vigilia. Dopo la cena
di magro (in città, maltagliati
o tagliatelle conditi con burro e formaggio e l’ultima forchettata spruzzata con una
lacrima di vino - pasta in ven
-, nella Bassa tortelli di zucca, in montagna pasta con
sugo di funghi o tortelli di
patate e porri) i “casanti” si
riunivano in casa dell’uno o
dell’altro per la tombola. Non
si andava nella stalla per il
fatto che la cucina, una volta
tanto, era riscaldata bene e
le bestie dovevano essere
lasciate sole a “parlare tra
loro”. La tavola rimaneva apparecchiata perché si credeva che i defunti alla notte
riprendessero il loro posto.
Veniva conservato anche il
pane perché, sfiorato dagli
Angeli nella Notte Santa, sarebbe servito durante l’anno
agli ammalati. Il “rezdor”, dal
canto suo, girava tutti gli angoli più reconditi della casa
con l’intento di scacciare gli
spiriti maligni.
Z. ZAMPOGNARI: in
città giungevano dall’Abruzzo e dalla Toscana alcuni
giorni prima di Natale e, nelle strade del centro, sotto
sera, allietavano le compere
con il caldo suono delle loro
pive che profumava di semplicità e di Natale.
11
La cucina di
Sandro Piovani
Per una tavola natalizia
veramente “alla parmigiana”
Natale con i tuoi... anche a tavola. O meglio nel bicchiere. I
vini parmigiani stanno “volando”
nelle guide italiane e non solo.
Merito delle aziende di casa
nostra che hanno intrapreso la
strada della qualità e del territorio. Tradizione ed innovazione
insieme, in un binomio equilibrato che ha dato risultati notevoli. Insomma l’invito è chiaro:
sulle nostre tavole, insieme ai
piatti tradizionali, leggi salumi,
anolini e bolliti, ci siano anche i nostri vini. Partendo dall’
“Otelllo Nero di Lambrusco” di
Cantine Ceci che ha di recente
conquistato i 5 grappoli di “Duemilavini”. Punteggio d’eccellenza sulla guida più venduta in
Italia curata dall’Associazione
italiana sommelier. E’ la prima
volta che un vino Lambrusco
riceve questo prestigioso riconoscimento.
Il Lambrusco Otello va a nozze con tutte le eccellenze della
cucina parmigiana, dalla pasta fatta in casa al prosciutto
di Parma per arrivare al Parmigiano Reggiano. Parlando
di Lambrusco va segnalato
anche l’exploit di Ariola che,
con “Lambrusco Marcello” si è
beccato un punteggio altissimo
(93/100) sull’“Annuario 2009 di
Luca Maroni”. Anche questo un
vino che si abbina magnificamente ai nostri piatti.
Non ce ne vogliano i produttori di rossi ma con i salumi,
all’inizio del pranzo natalizio,
preferiamo sorseggiare la Malvasia della nostra terra. Altro
vino di ampio spessore che
sta ottenendo riconoscimenti
importanti. Anche per la Malvasia non c’è che l’imbarazzo
della scelta, praticamente di
alta qualità quella prodotta nelle cantine della nostra terra. In
particolare ci piace segnalare
il prodotto di due cantine “appassionate” nella produzione
di importanti malvasie. Partiamo dalla frizzante extra dry
“Acuto” di Carra: una Malvasia
equilibrata e intensa, adatta ai
nostri antipasti. E tradizionalmente utilizzata come aperitivo
o come bicchiere di metà giornata. Sapida e minerale, adatta
a carni bianche , formaggi e salumi, la Malvasia ferma di Monte delle Vigne, quella “Callas”
di cui la nostra rubrica si è già
occupata. Dunque non c’è che
l’imbarazzo della scelta. Per
una tavola natalizia veramente
“alla parmigiana”.
12
SPORT-AL Parma - Dicembre 2008
di Lorenzo Longhi
Forza Parma
“Vaccinato”rimonta
e punta alla promozione
Settimana dopo settimana,
la classifica di questo campionato fa meno paura e il Parma inizia a riappropriarsi di
posizioni più consone al raggiungimento dell’obiettivo stagionale, uno e solo quello: la
promozione. Lo ha fatto dopo
essere stato adeguatamente
sistemato dal nuovo allenatore, lo ha fatto riscoprendo che
molto parte dai giusti equilibri
difensivi, lo ha fatto togliendosi la spocchia di chi deve
vincere per forza o per diritto
e calandosi nella parte di chi,
per ottenere ciò che vuole,
non lesina sforzi e fatica, che
rappresentano a ben guardare gli unici ingredienti capaci
di cambiare le carte in tavola e
rimettersi in carreggiata dopo
sbandate tanto clamorose
quanto evidenti.
Non è un caso, ad esempio, che viaggiando a fari
spenti o quasi ora la squadra
abbia imparato a vincere anche fuori casa, mettendo da
parte quel mal di trasferta che,
in due anni e mezzo, aveva
visto i crociati portare a casa
i tre punti esterni solamente
in due occasioni, a Genova
con la Sampdoria nell’anno
di Beretta e a Palermo con
Ranieri. Due soli successi
dall’aprile 2006 allo scorso
ottobre, quando Guidolin e i
suoi hanno sbancato Mantova. Poi, fortunose quanto si
vuole - parecchio, in effetti ma importantissime, a stretto
giro sono arrivate le vittorie di
Ascoli e Salerno, a dare una
decisa accelerazione ad una
rimonta che, sino a quel punto, procedeva ad andamento
lento. Che, comunque, è pur
sempre un modo di andare
avanti, al contrario di quello
che accadeva nella oltremodo
negativa parentesi con Cagni
in panchina.
C’è tanto Guidolin, in buona sostanza, nel Parma che
costantemente si avvicina
alla vetta. Magari non sempre
convincente, talvolta baciato
dalla buona sorte (vedi la sfida casalinga con il Livorno),
comunque capace di non fallire più gli appuntamenti che
contano. Una serie B che
l’ambiente ha ormai metabolizzato, e che probabilmente
continuerà ad affrontare per
il verso giusto sino a quando
ci sarà qualche squadra che,
davanti ai crociati, continuerà
a rimanerci. Sembra un paradosso, in un campionato
che concede solamente due
promozioni dirette, ma non è
così: a Parma, in passato e
in più di una occasione, dopo
aver vissuto - calcisticamente
parlando - una dimensione
sproporzionata rispetto alle dimensioni e alla storia del club,
dimensione che poi si è visto
a cosa fosse dovuta, e non c’è
certo da andarne fieri, non si è
mai persa del tutto quella idea
secondo cui le cose sarebbero filate per il verso giusto solo
perché ci si chiamava Parma,
e dunque ormai si aveva un
blasone. È per questo che si
è finiti in serie B, è per questo
che i primi mesi alla provincia
dell’Impero sono stati un incubo. Poi, dall’arrivo di Guidolin
in avanti, è arrivato il vaccino,
almeno sembra. Meglio dunque lasciarlo entrare in circolo, salvo evitare pericolose
ricadute, e lanciarsi quando
ormai si è immuni dal virus.
E, allora, meglio viaggiare
con la consapevolezza di valere la serie A, ma con una dose
di realismo piuttosto elevata.
Perché il Parma, la rimonta,
l’ha cominciata proprio quando ha iniziato a capire questo
aspetto.
CAMPIONI DI SPORT - CAMPIONI DI VITA
Laura Lentini si racconta
Difficoltà e successi senza segreti
Vivo qui, nella residenza
“Cascina San Martino” di
Noceto, insieme ad altre due
donne (Laura e Rossana) Ci
sto molto bene. I miei genitori mi hanno sempre seguita.
La scelta di staccarmi dalla
famiglia è mia, frutto dei miei
progetti che perseguo con
i miei tempi ma con grande
determinazione. Ho bisogno
degli altri e agli altri voglio
dare la mia amicizia e la mia
competenza, conquistata a
caro prezzo. La mia vita oggi
è ben organizzata: tirocinio
come psicologa suddiviso in
diverse strutture (Ospedale
di Fidenza e San Secondo
Parmense, servizio di Neuropsichiatria Infantile).
Il mio percorso di studi non
è stato facile. Da ragazza
volevo frequentare il liceo
linguistico, ma a causa della
disabilità sono stata costretta
a conseguire la maturità tecnico amministrativa. Dopo un
anno dedicato al recupero fisico, volevo iscrivermi a Psicologia, che allora era a Padova, per me troppo lontana.
Con questa laurea pensavo
di poter aiutare altre persone.
Ho tergiversato alla Facoltà
di Scienze dell’Educazione.
Appena hanno portato Psicologia a Parma, sono stata
tra le prime a iscrivermi.
Oggi ci sono molti studenti
disabili all’Università e per
agevolarli sono state attivate
tante iniziative. Ma allora è
stata dura. Mi sono arrangiata tra molte difficoltà, senza
perdermi d’animo. Rinviata
anche la sessione di laurea.
Nel luglio scorso, superando
alcuni ostacoli, ho concluso in
bellezza: 110/110. Il lavoro di
tesi è stato valutato positivamente (9 punti di tesi). Punteggio davvero straordinario.
Tutta la commissione è rimasta stupita dalla mia presentazione. E’ stato un bel traguardo conquistato. Grande
soddisfazione. Ma ora guardo avanti. L’argomento della
tesi è veramente innovativo:
“Famiglie e Disabilità: risorse
attivate in percorsi complessi”. Ho trattato il tema con
una visione propositiva che
cerca di analizzare le risorse
che la disabilità può attivare
in una famiglia, senza scordare le difficoltà. Tutti sono portati a vedere solo gli aspetti
negativi. La gente evita di
guardare il disabile; perché?
Le persone hanno paura: noi
disabili siamo tutto quello che
loro non vorrebbero essere.
Sono molto determinata nei
miei progetti. Ci metto il mio
tempo, ma ci arrivo. Un po’
come nello sport. Ho cominciato da piccola giocando nel-
l’acqua, perché ho scoperto
che in acqua mi muovo più
agevolmente. Nella Polisportiva ho trovato Giuliano, che
senza fretta mi ha insegnato a
nuotare sfruttando le mie capacità. Ho imparato a nuotare
a dorso, muovendo le braccia
nei due modi: simultaneo e
alternato. Ricordo il “battesimo dell’acqua”, la prima gara
fuori concorso. Io e Giorgio
Cervi, una vasca di 25 metri,
quattro minuti abbondanti a
percorrerla tutta. Visto oggi è
un’eternità. Ma per allora andava benissimo: ero arrivata
in fondo!
Poi non ho più mollato, fino
a 18 anni. Ho partecipato a
tutte le gare, ho migliorato
moltissimo fino alla conquista
di record italiani. Il più bel premio alla mia costanza è stata
la partecipazione ai Mondiali
di nuoto per disabili.
L’esperienza del nuoto è stata
fondamentale nella mia vita.
In piscina mi sentivo parte di
un gruppo di amici, con cui si
usciva anche per una pizza o
per una gita. Vedevo ragazzi più grandi che avevano
un lavoro, una loro famiglia,
l’autonomia: l’immagine reale del desiderio che volevo
realizzare per me.
Guardo al futuro: un lavoro
soddisfacente, un appartamento, forse anche una famigliola da adottare... Non ho
fretta. So quello che voglio e
continuo a sperare di poterlo
realizzare.
SPORT-AL PARMA
Sportivamente altro
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di Parma n° 08.07 del 10.07.07
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