Dicembre 2008 - Polisportiva Gioco
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Dicembre 2008 - Polisportiva Gioco
Periodico d’informazione della POLISPORTIVA GIOCO PARMA Onlus Registr. Tribunale di Parma n° 8/2007 del 10/07/07- Abbonamento annuo € 20,00 Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 - conv. in L. 27/02/2004 n° 46 - art. 1 comma 1, DCB Parma - Pubblicità inferiore al 50% Cronache dalla Gioco Strenna natalizia I campioni Paralimpici Il nodo al fazzoletto Il Presidente Marco Tagliavini ci scrive Un esempio di civiltà e intelligenza Un album fotografico degli atleti di Torino‘06 Il Parma e i disabili puntano alla promozione 3 A RUOTA LIBERA di Gabriele Balestrazzi 10 6·7 2 All’interno All’interno Dicembre 2008 Anno II n° 8 200 disabilili provvisori da 4 anni in attesa della sede promessa che tarda ad arrivare La Gioco Polisportiva cerca casa, ancora! Elogio della sconfitta . So che non va di moda, so che viviamo nell’era del comandamento “o arrivi primo o non vali nulla”, ma ci sono momenti di sport la cui grandezza non si lega ad una vittoria, ma si può abbinare ad una sconfitta, e magari anche al modo in cui la si accetta. E’ quello che ha saputo fare Felipe Massa. Per poche centinaia di metri non ha conquistato il mondiale piloti di Formula uno: per di più proprio nel suo Brasile, dove migliaia di tifosi erano pronti a portarlo in trionfo per rinverdire il mito di Ayrton Senna. Sapete tutti come è finita: Hamilton è riuscito nelle ultimissime curve ad effettuare il sorpasso che gli mancava per conquistare il quinto posto che gli valeva il mondiale. Ed è stata impietosa la scena ripresa dalle telecamere ai box, dove il clan di Massa ha continuato a gioire senza rendersi conto che il titolo era andato all’avversario. A quel punto ci saremmo forse aspettati un Massa disperato, capace di scagliare lontano il casco o di prendere a calci qualunque oggetto (come abbiamo visto fare mille volte ai calciatori). Invece, eccolo inchinarsi davanti al suo pubblico, e battersi il cuore con quel senso della nazione che i brasiliani hanno come pochi. continua a pagina 2 Molti soci della Gioco Polisportiva ricordano la sede di Viale Barilla 29. Si era alla fine degli anni Ottanta. La Polisportiva portava ancora il nome di Don Gnocchi, perché era nata tra le mura del Centro, ma nel frattempo era cresciuta e necessitava di spazi adeguati per le attività sportive e sociali. Nei vecchi edifici affittati dal Comune i soci presto si sentirono a casa loro, perché videro la possibilità di attrezzarsi per un’intensa vita sociale. Ottenuti i permessi, reperiti i finanziamenti, tutti si misero al lavoro. La ristrutturazione costò 100 milioni, tanto sudore e tanta passione di dirigenti e soci, tutti volontari. Poi finalmente comparve una palestra polivalente, dove si ritrovavano i soci e la gente del quartiere. Allenamenti, ginnastica per tutte le età, teatro, calciobalilla, ping-pong, momenti conviviali, feste… Si parlava, si discuteva, si stava insieme e ci si conosceva, nascevano idee, programmi, attività… La dimensione sociale era finalmente visibile. La Polisportiva si ribattezzò: nel nome della Gioco e nella Sede i soci si riconoscevano, mantenendo lo spirito delle origini. Il volontariato prosperava. Era vita. Una vecchia foto degli anni Novanta mostra l’interno della palestra polivalente. Era impegno. Era gioia. Finiva un secolo, con l’entusiasmo e la carica per… altri cento anni. Ma il nuovo millennio ha portato anche lo sfratto dall’amata Sede. Oggi la Gioco ha l’ufficio “provvisorio” nel Palasport. Un locale che consente solo l’attività di segreteria, eppure nonostante questi limiti ha saputo “allargarsi” per far nascere un giornale nuovo. Ma la gente non ci viene. Per i disabili ci sono cancelli, scivoli, ascensore, anche un bagno dove però devi lasciare la porta aperta se vuoi entrare con la carrozzina, e infine l’ufficio, giusto per fare l’iscrizione una volta all’anno. Ma scappano via subito. Non è una sede, non è una casa. Tra i soci e i dirigenti c’è an- cora chi ci crede: ricostruire la dimensione sociale è possibile. Le persone ci sono. Manca una sede idonea. Una sede è fondamentale per la vita associativa. Come la casa per una famiglia. La Gioco è una famiglia che da troppo tempo cerca casa. A.F. e i dirigenti della Gioco Polisportiva L’intervista di Gian Franco Bellè Luciano Campanini presidente VdS Parma E’ in scadenza di mandato. In primavera, infatti, lascerà la presidenza della sezione parmigiana dei Veterani dello sport. Per otto anni Luciano Campanini è stato una guida lucida ed intraprendente di una benemerita associazione che riunisce oltre quattrocento soci. Ma questo incarico, che ha assunto per rispettare una richiesta del cugino Ercole Negri, compianto pastpresident dell’Unvs locale e vicepresidente nazionale, è forse l’ultima carica di una vita spesa, intensamente, fra la scuola ed il mondo dello sport. Ligure di nascita (è uno dei pochi sostenitori, in città, della Sampdoria), ma parmigiano d’adozione, Campanini appena sedicenne ha fondato la Libertas Conforti iniziando così un longevo percorso dirigenziale che l’ha visto impegnato nel tempo nel Panathlon, nel Gruppo sportivo Salvarani, nel Cus Parma e, soprattutto, nella pallacanestro. E pensare che all’esame di abilitazione all’Isef di Roma ha discusso una tesi sul calcio. Ma il basket è stato il suo grande amore anche se come giornalista-pubblicista per diverse stagioni ha scritto di rugby, di atletica leggera e di calcio. continua a pagina 8 2 SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 Rubrica a cura di Francesco Saponara “Parma sotto la lente” Il popolo dei contrari Come negli anni ’60. E ’70. Moti di piazza e di protesta. Contro le riforme. Contro le scelte dei ministri. Brunetta e Gelmini prima di tutto. Anche a Parma si sono risvegliati gli impiegati, gli studenti, i partiti e i sindacati. Divisi o insieme, poco importa. C’è chi dice no alla scuola che da Roma hanno pensato di rifare, chi ai tagli nel proprio settore di lavoro e chi, più semplicemente, non ci sta ad atti di omofobia e razzismo. Ed ecco allora che dopo una stagione piuttosto tranquilla sono tornati per le strade, con bandiere e fischietti in mano tacciati di “essere di sinistra”. Striscioni e volantini da distribuire ai passanti che sbuffano. Sono loro il popolo dei contrari. Non per partito preso, non tutti per lo meno, ma hanno spiegazioni e motivi, che dicono validi, per far valere il loro impeto rivoluzionario. Contro il governo e, in qualche caso, contro l’amministrazione locale. Nella rivolta ci sono proprio tutti in questi giorni. Gli studenti che hanno paura delle privatizzazioni e di un pericoloso ritorno al passato quando ormai il maestro unico non può tenere a bada trenta bimbi, narcotizzati da internet, con l’ipod in mano e il cellulare in tasca. Poi gli insegnanti, certo, quelli che in un modo o nell’altro si vogliono tagliare, semplicemente, per risparmiare. Ma anche gli autisti dei trasporti pubblici che hanno un contratto da rinnovare da gennaio. E poi gli impiegati degli uffici pubblici che non vengono più definiti statali, ma fannulloni. Ci hanno fatto il callo, se pur a malincuore e anche se non lo sono. Ci sono tante proteste, alcune silenziose, nelle case e nei luoghi di lavoro, mentre l’economia segna dei preoccupanti “rossi” e le case costano sempre di più. Nel mezzo c’è la vita di tutti i giorni in una Parma che si risveglia con una rotonda in più e una chiacchiera in meno. La frenesia di una società che , da nord a sud, è percossa dalla fretta del lavoro. Si perdono le relazioni sociali, quelle vere. I contenitori costruiti per socializzare servono a poco. Meglio che niente. Ma il tempo stringe e riflettere ormai è un lusso. Com’è un lusso discutere di buona politica e un sano calcio, perché la televisione, anche di casa nostra, ci propina opinionisti che sputano sentenze se il Parma perde o gioca male. Poi c’è la cronaca nera. Quella che riempie le pagine dei giornali perché, come canta Piero Pelù, “se non c’è sangue non c’è business”. E di sangue ne è caduto parecchio. Di soldi pure. Le aziende, piccole o grandi che siano, tremano. Alcune falliscono. E tremano quei cittadini che, per trovare lavoro, non possono far altro che minacciare di darsi fuoco davanti al tribunale. O chi, più silenziosamente, come quella ragazza madre di 28 anni, chiede solo un alloggio popolare per sé e suo figlio. Ma la burocrazia l’ha messa in fila insieme agli altri: poveri, stranieri, senzatetto e vagabondi. E’ anche questa la ricca e benestante Parma, che scende in piazza perché capisce che qualcosa non va. Se ne faranno una ragione gli automobilisti che rimangono bloccati nel traffico strozzato dai cortei. il nodo al fazzoletto Disabili bagnati? La parola ai cittadini... Disabili soddisfatti quando il Parma della serie A aveva loro messo a disposizione uno spazio che consentiva una bella visione della partita. Disabili su. Poi qualcuno s’è accorto che quello spazio non era a norma. E allora? Disabili giù. E va bene. Va bene quando il tempo è bello. Ma se dovesse piovere? Nessun problema per i giocatori in campo, abituati a ogni tempo. Nessun problema per la gente che siede in tribuna, protetta dall’alta copertura. E quelli in carrozzina? Disabili bagnati. La segnalazione ci è giunta corredata da foto all’ultimo momento. Stiamo per andare in stampa. Forse si sta già provvedendo a una soluzione adeguata. Lo speriamo. Non possiamo fare altro che pubblicare foto e segnalazione. Cogliamo l’occasione per ribadire un concetto già pubblicato sulle pagine di questo giornale: accessibilità per tutti significa che quando si costruisce si deve progettare una cosa che vada bene per tutti, giovani e anziani, abili e meno abili. Gl’interventi successivi per modifiche di messa a norma sono costosi e non sempre sono soddisfacenti. ... e la risposta delle autorità competenti. Abbiamo inoltrato per posta la segnalazione agli Enti che dovrebbero occuparsi di risolvere il problema. Non c’è il tempo per pretendere una risposta. Confidiamo tuttavia che si trovi la soluzione soddisfacente. Altri nodi abbiamo sciolto. Saremo lieti di darne notizia, magari nel prossimo numero. continua da pagina 1 A RUOTA LIBERA di Gabriele Balestrazzi Ed è stata festa ugualmente, anche perché era giusto rendere omaggio a Hamilton, già vicinissimo al titolo lo scorso anno, e quindi campione quest’anno con pieno merito. In quel momento ho invidiato il modo che i brasiliani hanno di accostarsi allo sport. E’ vero che in passato la storia dello sport brasiliano ha regi- strato veri e propri drammi (come i suicidi dopo la sconfitta nei Mondiali del ‘50 ospitati proprio in Brasile ma vinti dall’Uruguay). Ma il fair play di Massa mi ha ricordato l’allegria di Ronaldinho, che gioca sempre con il sorriso: sia che realizzi uno dei suoi splendidi goal sia che calci una punizione in curva. E mi ha ricordato che, se è giusto esaltare i vincitori, a volte non lo è di meno esaltare chi comunque si è battuto al massimo e ci ha SACCHI IMMONDIZIA SACCHI PER ALIMENTI BORSE PLASTITAL s.r.l. Via don Minzoni 110\c GATTATICO (RE) Tel. 0522-902606 Fax 0522-902225 E-mail: [email protected] regalato emozioni: come questo piccolo grande brasiliano, che ha saputo tenere in corsa la Ferrari meglio del suo “capitano” Raikkonen e che, ne sono sicuro, l’anno prossimo ci riproverà con ancor maggiore impegno. Ma intanto, già quest’anno, ci ha regalato una grande lezione sul vero valore dello sport. E meriterebbe anche di comparire sul palco del Regio, nella prossima edizione di “Sport civiltà”. SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 3 Cronache dalla Basket Lettera al direttore Caro direttore, scrivo quest’oggi al tuo giornale perché, pur non essendo interamente dedicato alla Polisportiva Gioco, è per la sua stessa genesi e costituzione il primo luogo dove segnalare fatti importanti per la vita dell’associazione, o avviare dibattiti su temi capitali per la vita associativa. Come tutti i soci ormai sapranno, perché chiamati a nuove elezioni non più tardi di pochi mesi fa, è cambiato il consiglio direttivo, a seguito delle dimissioni di alcuni consiglieri precedentemente eletti ed un periodo di sostanziale inattività dell’associazione; o meglio, si è proceduto a portare avanti nel migliore dei modi la sola ordinaria amministrazione. Al termine di questo iter travagliato, per alcuni di noi (almeno il sottoscritto) difficile anche dal punto di vista personale ha visto la luce un consiglio direttivo con il compito di approfondire alcune tematiche e perseguire due fondamentali obiettivi. Credo che sia importante, e questa la sede più opportuna per farlo, rendere note tali priorità a tutti i soci, anche a chi non era presente alle votazioni (e purtroppo non erano pochi), in modo da ottenere condivisione degli obiettivi, ma anche aiuto nel raggiungerli o consigli e critiche sui metodi. Se fotografassimo oggi la nostra Polisportiva la vedremmo proprio come una venticinquenne, come qualcuno che, arrivato nel pieno della maturità, si interroga su quale sarà il compimento del suo futuro. Uscendo dal paragone si può dire senza timore di smentite che oggi abbiamo raggiunto una dimensione critica, cioè molto grande per un’entità di questo tipo, con tutte le criticità di gestione che questo comporta. La situazione contingente (difficoltà generali dell’economia, trasformazioni della società) ci porta ad interrogarci sull’adeguatezza dei nostri mezzi di finanziamento e sulla nostra capacità di attrarre persone nuove e coinvolgerle nel nostro progetto: si lavora infatti sempre di più, si hanno meno disponibilità economiche, spesso chi decide di impegnarsi per un fine sociale o sportivo ha già più di un impegno (la squadra di calcio del figlio o del nipote, la parrocchia, un’altra associazione, la politica e altro ancora…). Per contro le esigenze e le aspettative di tutti i nostri interlocutori, siano essi associazioni, enti pubblici, federazioni sportive o anche da esso anche soddisfazione e divertimento). Proprio per questo ritengo sia assolutamente indispensabile trovare una sede adeguata, dotata di spazi sportivi ma anche ricreativi e culturali, che permettano l’organizzazione da parte nostra delle più svariate attività. Questo non può però essere fatto senza l’aiuto di tutti i nostri soci nel condividere il progetto e nello sviluppare contatti, amicizie e sostegni negli enti pubblici, nelle associazioni e nella cittadinanza, anche se chi scrive e tutto il consiglio con lui è consapevole che il primo dovere di rappresentanza dell’associazione spetta proprio a lui e agli altri consiglieri. Proprio per tenere informati e coinvolgere i soci su questi argomenti, sarà nostro impegno quello di confrontarci su questi temi (e anche su altri, se lo vorrete) con tutti i soci in assemblea, sulle pagine del giornale, o attraverso quelle web del sito ormai pronto e al quale vi chiediamo di iscrivervi. Proprio perché da soli si fa poca strada, ma insieme, probabilmente, ARRIVIAMO DOVE VOGLIAMO. dettaglio i risultati. Assente Paolo Berni, cat. SB12, per motivi di salute. Giuliana Spaggiari, cat. S09, ha migliorato di due secondi il suo miglior tempo, qualificandosi per le finali nei 100 sl con 1’ 47” 67. Ha pure realizzato il suo miglior tempo nei 50 sl con 48” 62, non sufficiente però ai fini della qualificazione nella specialità. Emanuella Vurchio, cat. S08, si è qualificata per le finali con 2’ 02” 17 (il suo miglior tempo) nei 100 sl. e 56” 73 nei 50 sl. Ramona Broglia, cat. S08, alla sua prima gara con la Gioco, si è qualificata per le finali con 51” 12 nei 50 sl e 2’ 10” nei 100 ds. Lodevole la partecipazione di Lara Civa, cat. S11, che ha partecipato ai 50 sl (1’ 23” 70) e 100 ds (3’ 5” 61) pur non essendo ancora adeguatamente preparata nella velocità. Una bella squadretta, che continua ad allenarsi e a tenere alto il nome della Gioco. G. S. Il presidente della Gioco Marco Tagliavini Nuoto Gioco on line! E’ attivo ormai da un mese il sito della Gioco. Invitiamo i soci a visitarlo e a registrarsi; questo permetterà di poter attivare i singoli profili e di cominciare a ricevere via posta elettronica le News e di accedere alle aree riservate dei singoli settori. Qualora siate in possesso di materiale fotografico o filmati delle attività, che volete condividere, potete inviarlo alla redazione: sarà nostra cura pubblicarlo al più presto. www.giocopolisportiva.it semplici soci, sono sempre più grandi ed impegnative, probabilmente perché in passato abbiamo dimostrato di poter raggiungere traguardi anche molto impegnativi e abbiamo abituato tutti ad un certo standard di servizi e di comportamento. Ecco perché il primo obiettivo di questo nuovo consiglio sarà quello di garantire il futuro della Gioco, verificando l’opportunità di modificare organigrammi, statuti, entrate e valutando la necessità di nuove professionalità da inserire, se del caso. Credo che sia comunque importante e non ulteriormente rimandabile la necessità di una riflessione sulla nostra capacità di attrarre i giovani, come volontari, tecnici, ma soprattutto atleti, perché averne un gran numero vorrà dire avere ancora per tanti anni lo stimolo a fare quello che stiamo facendo e a farlo sempre meglio. L’ultimo obiettivo, ma anche quello più ambizioso, consiste nel ricostruire e rinnovare la nostra dimensione associativa, portando così i soci a non essere semplici fruitori di servizi ma protagonisti del futuro e del presente dell’associazione, partecipando maggiormente con il loro impegno (ma traendo Brescia, 30 novembre 2008. Meeting interregionale di nuoto per disabili HF e DIR, valido come prima prova Campionato Regionale HF. Organizzato dalla Polisportiva Bresciana No Frontiere. Vasca al coperto da 50 metri. Per la Gioco Polisportiva Parma hanno partecipato 4 atlete, accompagnate dai dirigenti Danilo Bottazzi e Maurizio Antoniazzi e dagli istruttori Cristian Bianchi e Alice Amedani. Riportiamo di seguito in LITOSTAMPA s.r.l. Via Marconi 60 MONTICELLI TERME (PR) INDUSTRIA GRAFICA CARTOTECNICA Tel. 0521-658151 fax 0521-65 8163 www. litostampasrl.it - [email protected] Riportiamo i punteggi delle prime otto partite del girone di andata del campionato di serie A2, che la squadra della Gioco ha purtroppo “regolarmente” perso. Roberto Lurisi ha dedicato alla squadra un’attenta analisi, che i lettori trovano a pagina 4. Gioco 42-78 Bergamo Gorizia 72-45 Gioco Gioco 45-51 Bari Cantù 79-40 Gioco Gioco 55-74 Treviso Roma 62-48 Gioco Gioco 45-69 Battipaglia Napoli 84-42 Gioco Hockey Rinviata la seconda partita per maltempo. Riportiamo la cronaca, amara ma non disperata, di Monica Lippolis, giocatrice e “corrispondente” sul campo. Prima partita del Campionato Italiano di Wheelchair Hockey. Finita con il risultato di 23 a 0 per gli Sharks Monza una pesantissima sconfitta per la Gioco al debutto nel campionato 2008/2009. La squadra gialloblù completamente priva di mordente e poco concentrata è apparsa fin da subito contratta ed incapace di mettere in atto il proprio gioco. Gli avversari guidati dal solito Muratore hanno perforato a ripetizione la svagata difesa ducale. La squadra di Medioli non è riuscita a modificare l’atteggiamento mentale negativo dimostrando di aver perso il carattere che era stato uno dei punti di forza nelle passate stagioni. L’unica nota lieta della giornata è stato il debutto di Marco Barba, uno stick che pur avendo fatto pochissimi allenamenti ha mostrato buone potenzialità che potrebbero rivelarsi molto utili nel prosieguo del campionato. Domenica prossima contro le Aquile Azzurre di Genova la Gioco dovrà dimostrare che quello con gli Sharks è stato un incidente di percorso. M. L. 4 SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 Basket di Roberto Lurisi Boxe di Alessio Di Rini Serie A2: vita dura per la Gioco Boxe Colorno Analisi della situazione nell’intervista a Marco Nicolini Guantoni per ogni età e categoria Marco Nicolini, allenatore e giocatore della squadra della Gioco Polisportiva di basket in carrozzina, era perfettamente consapevole che la serie A2 sarebbe stato un campionato difficile. Per questo non si spaventa ora che i suoi ragazzi si trovano nei bassifondi della classifica alla ricerca ogni domenica di risultati positivi per un’eventuale sopravvivenza nella categoria. L’obiettivo rimane almeno il nono posto (10 le formazioni partecipanti), l’ultimo utile per evitare la retrocessione diretta, che garantirebbe così di affrontare a fine stagione i playout con le migliori squadre della serie B: “Non ci sorprendono le difficoltà iniziali di quest’annata - conferma - come società abbiamo fatto una scelta ben precisa, ovvero quella di portare integralmente il gruppo dei ragazzi che hanno conquistato con merito la promozione a giocarsi questa serie A2. Glielo dovevamo ed era giusto fare così, soprattutto per dare ai più giovani un’esperienza utile per il futuro”. Fisicamente e tecnicamente la Nel primo weekend del mese di Novembre si sono svolti al PalaTenda di Cocomaro di Cona, nel ferrarese, i Campionati Regionali di pugilato e probabilmente in casa della Boxe Colorno si sta ancora pensando al successo sfumato per un soffio di Daniele Di Cesare contro Muccioli. Quella vittoria in finale avrebbe significato il lasciapassare per gli Assoluti italiani e sarebbe stata la degna conclusione di un percorso che aveva visto il pugile colornese battere in semifinale Claudio Farinelli della Boxe Parma, in un derby tutto in famiglia, durante il quale l’esperienza ed il maggior tasso tecnico di Di Cesare si erano fatti sentire. Se la sconfitta in finale brucia, ci può comunque essere l’orgoglio e la soddisfazione per un’impresa sfiorata all’interno del club pugilistico nato all’ombra della Reggia di Colorno nel 1977. La società vanta fondamenta solide ed attualmente è guidata dal presidente Andrea Ferrari, mentre a livello tecnico squadra ha spesso sofferto in campo, cominciando a mostrare tutte le proprie potenzialità soltanto a partire dalla gara contro Treviso: “Vuol dire che il lavoro piano piano pagherà, ne sono convinto ed alcuni segnali li vedo ogni giorno in allenamento. Perché non dimentico che per problemi di palestra, su cui non voglio stare a soffermarmi, abbiamo cominciato tardi la preparazione. E poi c’è il fatto di giocare contro atleti di categoria superiore, contro squadre che hanno budget molto più alti del nostro, che si possono permettere stranieri, pagandoli come dei professionisti. In alcuni casi si parla di 50.000 euro a stagione. Noi ce li sogniamo perché dobbiamo tirare avanti con molto meno”. Proprio quegli stranieri che i tifosi della Gioco hanno cominciato ad apprezzare da avversari. Negli occhi di tutti ci sono ancora le evoluzioni del giapponesi Naoki, o del brasiliano Flavio, le due stelle del già citato Treviso: “Comunque se avessimo avuto qualche sponsorizzazione o dei soldi in più, non avrei cer- to comprato uno straniero, forse ci saremmo potuti permettere qualche italiano adatto alla categoria. Ma su questo non ho rimpianti, invece avrei speso ogni risorsa supplementare per carrozzine nuove. Quelle più scorrevoli sul parquet possono costare anche più di 3000 euro. Sinceramente sarei partito da lì”. Chi conosce bene Marco Nicolini sa di avere a che fare con una persona tenace e che non si abbatte di fronte a nulla: “Perché vedo che i ragazzi lavorano con impegno nelle due sedute settimanali che svolgiamo - ribadisce - e perché dopo qualche periodo di difficoltà cominciano ad arrivare dei giovani che si stanno avvicinando a questa disciplina e che possono costituire un utile ricambio per il futuro. Con noi, infatti, si allenano costantemente due ragazzi di 17 anni: Manuel Ferrari che proviene dalla Magik e Michael Rovina. Non dimenticando l’altro ultimo arrivo quel Tommaso Allegretti che ha comunque solo 28 anni, un’età per- fetta per migliorare e diventare un buon giocatore, soprattutto se continuerà a lavorare come fa lui”. Ovviamente da buon allenatore Nicolini fa i suoi calcoli: “La corsa per la salvezza passa per le doppie sfide contro Torino e Don Orione. Bari, anche se ci ha battuto in casa, non è molto superiore a noi e devo capire quanto vale Battipaglia. Noi ci crediamo e non intendiamo arrenderci facilmente di fronte a nessuno. Venderemo cara la pelle come abbiamo fatto finora e vedo che i ragazzi ora hanno capito lo spirito giusto per affrontare ogni battaglia”. è l’istruttore Marco Melloni a seguire e mandare avanti un nutrito gruppo di pugili di ogni età e categoria di peso. Oltre al già citato peso Welter Daniele Di Cesare, che vanta oltre 90 incontri in carriera, fanno parte della Boxe Colorno Damiano Faccini, Antimo Pugliese, Mattia Biancaniello, Francesco Mirabelli, il pugile di origini nuoresi Simone Maoddi, Alessandro Bernardini (attualmente fermo) e Alessandro Iafulli, Peso Super Massimo 1^ serie, campione italiano Juniores nel 2001, campione regionale assoluto e terzo ai campionati italiani assoluti nel 2006. Un curriculum di tutto rispetto, come quello di Roberto Giambattista che, dopo 61 match, solo per raggiunti limiti di età ha dovuto farsi da parte. Di rilievo per la Boxe Colorno poter contare anche sui guantoni in rosa di Melissa Astorri, peso Leggero 2^ serie nata a Parma nel 1983 e con già alle spalle la prima posizione al Torneo “Città Di Cremona” del 2006. LA ROSA DELLA SQUADRA Faroldi Cecilia - Guardia Nicolini Marco - Play Restuccia Domenico - Ala Denora Antonio - Pivot Marini Claudio - Ala Mambriani Michele - Pivot Bassi Maurizio - Guardia Sillani Massimo - Pivot Fagioli Luca - Pivot Vitelaru Ana Maria - Ala Malangone Gerardo - Play Nodello Giuseppe - Guardia Piccione Anna - Guardia Reggio Armando - Play Franchina Sebastiano - Guardia Allegretti Tommaso - Ala Acciai Vender s.p.a. ACCIAI INOSSIDABILI 43100 PARMA - Via Nobel, 4/a q.re ind.le s.p.i.p. - Tel. 0521/607800 - fax 0521/607808 Daniele Di Cesare SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 Una società sportiva 5 Le società CIP di Parma Oltretorrente Ippovalli Soprattutto Baseball ma anche Softball Giovani cavalieri crescono Quando si dice Oltretorrente in fatto di sport, oramai, si dice baseball specie dopo che la reginetta di questa zona, cioè l’Inzani, è oramai in pianta stabile a Moletolo. Si dice baseball e soprattutto Andrea Paini, uno che sui diamanti non è stato un campione ma che lo è diventato come dirigente, raccogliendo attorno a sé alcuni appassionati capaci di realizzare un gruppo di squadre che fanno invidia a molte società soprattutto per l’apparato quasi... militaresco (spero che Andrea mi passi l’espressione) che va dal semplice volontario che traccia le righe sul campo di via Volturno o del Quadrifoglio al tecnico specializzato. Da un angolo di terra che confina con gli orti - e che forse qualcuno guarda con malcelate intenzioni di allargarvi le proprie semine - l’Oltretorrente ha saputo costruire passo dopo passo una società che anche ultimamente è approdata ad uno scudetto giovanile e che continua a marciare con orgoglio sia nel campionato di B, dopo essere stata in A2, che in quello di A1 nel softball. Dove il presidente è Enrico Zantei, anch’egli panathleta come Andrea Paini, e le soddisfazioni sono numerose grazie ad un manipolo di ragazze che sui diamanti vendono cara la pelle. Dopo le dimissioni di Paola Marfoglia, nome doc nella storia del softball, la squadra è passata sotto il controllo di Stefano Cenci che era coach della Marfoglia, quindi è in grado di continuare il cammino sulla strada già intrapresa. A Paini e all’Oltretorrente si doveva, per tanti anni, il torneo interaziendale di slow-pitch, una specie di softball considerato che il lancio a casa base arriva... dall’alto e non sottobraccio come avviene per le ragazze. Un Torneo che per tante estati ha vivacizzato il diamante di via Volturno con diversi derby e con la presenza costante di elementi che hanno giocato alla grande anche nel massimo campionato di baseball e non intendevano mollare appendendo malinconicamente il guantone. Un torneo diventato sempre più impegnativo e che finiva per intralciare l’intensa attività dell’Oltretorrente al punto della dolorosa rinuncia. In compenso vanno avanti i diversi campionati e soprattutto il torneo internazionale Due Torri che porta a Parma centinaia di ragazzi dall’Italia e dall’Europa con un’organizzazione da grande società e con albi d’oro che a rileggerli fanno venire i brividi, perchè i diversi ragazzini di ieri sono diventati i campioni di oggi. Com’è avvenuto d’altronde nell’Oltretorrente visionando il suo albo d’oro dove si scoprono nomi come Filippo Mori, Christian Leoni, Luca Scalera, Antonio Bova, Davide Poletti, Giacomo Bettati, tanto per citarne alcuni, che hanno indossato la divisa azzurra delle Nazionali e in molti casi anche l’apparizione sul grande palcoscenico della Serie A-1. Senza dimenticare il Premio Tullo Massera, una classica nel genere, con la consegna annuale di un attestato a coloro che in passato hanno contribuito allo sviluppo del baseball e alla sua consacrazione. Anche in questo caso l’albo d’oro è di tutto rispetto con nomi di tecnici e giocatori che hanno riempito le cronache dei giornali e che con le loro prestazioni hanno portato il baseball dalla Cittadella al Tardini e poi in viale Piacenza con la conquista di scudetti e Coppa dei Campioni. Tutto questo, naturalmente, non sarebbe stato possibile senza l’appoggio dei dirigenti che lavorano con Andrea Paini ma anche degli sponsor, a cominciare dall’indimenticato Ermanno Mallozzi, scomparso da pochi mesi, una figura importante che ha sempre contribuito in gran silenzio, per finire a Corrado Marvasi che completava il tandem Ciemme-Maller. Corrado Marvasi è oramai al 16° anno di sponsorizzazione e col suo sorriso a 360 gradi ha ammesso che... teme di non potersi scrollare di dosso quest’abbinamento che gli fa piacere ed onore. Come tutto quanto gira attorno all’Oltretorrente e al suo inimitabile Presidente. Giorgio Gandolfi Ippovalli nasce nel 2003 da un gruppo di persone che scelgono di impegnarsi nella Riabilitazione Equestre, e si costituisce come Cooperativa Sociale Onlus. Collocata negli spazi dell’Azienda Agricola Eden, il contesto naturale che la ospita ne fa un vero angolo di paradiso. La struttura è priva di barriere architettoniche, le attrezzature sono accessibili a tutti, naturalmente con il supporto degli Operatori che possiedono professionalità e formazione specifiche. La Cooperativa negli anni amplia e consolida i propri ambiti di intervento anche con altre attività educative e ludico-sportive per ragazzi e bambini: corsi di conoscenza del cavallo con approccio psicomotorio, Centro pomeridiano durante l’anno scolastico e Centri estivi. La Riabilitazione Equestre (RE), ambisce ad essere una tecnica riabilitativa ufficialmente riconosciuta, e questo è uno degli impegni che la Coop. Ippovalli si è assunta, ma è altresì un mezzo straordinario per favorire l’integrazione, la crescita, la serenità e l’autostima delle persone che vi accedono. La RE presenta tre moduli: - L’Ippoterapia, improntata prevalentemente su aspetti medico-riabilitati- AUTOCARROZZERIA Chiesa & Boiardi Via Trieste, 84\a - PARMA Ingresso auto da via Bedarida ralmente alla costanza e all’entusiasmo dei ragazzi; essi infatti hanno mostrato la passione e il coraggio necessari per la pratica sportiva. Una menzione particolare va inoltre ai volontari, il cui supporto è indispensabile per la realizzazione delle iniziative di Ippovalli. Partecipare alle manifestazioni sportive contribuisce alla costruzione di percorsi e alla definizione di obiettivi con i ragazzi, in particolare rappresenta un cammino verso l’attuazione di una loro autonomia spendibile nel quotidiano in altri ambiti della vita. I ragazzi sono invitati a partecipare cogliendo le gare come un momento di verifica personale per superare eventuali timori, per sperimentarsi anche con altri cavalli, per provare a sé stessi le abilità raggiunte. Ancor più, secondo lo spirito di Ippovalli, tali occasioni devono esser vissute come un’opportunità di gioco, divertimento e condivisione. Stazione di Servizio Specialità gastronomiche Verniciatura a forno - banco prova - carro attrezzi [email protected] Tel. 0521-783731 cell. 347-5620684 fax 0521- 789322 vi, il cui scopo principale è quello di contribuire alla riabilitazione attraverso il movimento del cavallo. - La Rieducazione Equestre, rivolta principalmente al raggiungimento di obiettivi educativi, cognitivi e psico-relazionali. - L’Equitazione Sportiva per Disabili, o Pre-Sport, che segna il passaggio da un’equitazione più propriamente terapeutica e riabilitativa allo sport. Vengono privilegiati l’aspetto sportivo e tecnico dell’andare a cavallo. Ed è proprio questo terzo modulo che porta Ippovalli ad aderire al Comitato Italiano Paralimpico. L’anno 2006 segna l’ingresso ufficiale nell’ambito dell’attività sportiva del CIP con la partecipazione di un gruppo di giovani cavalieri ai Campionati Regionali di Equitazione organizzati presso il Circolo Ippico “Lo Stradello”. Questo per Ippovalli ha costituito un risultato importante conseguito grazie all’impegno da parte degli Operatori, e natu- www.spaggiari.it BERNAZZOLI DANIELE & C. snc Carburanti self 24/24 Autolavaggio Via S. Leonardo 144\a PARMA Tel. 0521- 785937 6 SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 Torino 2006 Sport invernali Memorie fotografiche dalle Paralimpiadi Nel precedente numero di questo giornale abbiamo pubblicato foto di atleti paralimpici di Pechino 2008, in polemica con i mass media che non avevano dato la giusta visibilità. Le abbondanti nevicate dei giorni scorsi ci hanno fatto ricordare le Paralimpiadi invernali di Torino 2006. Siamo andati a rivedere i gesti atletici, ci sono piaciuti e abbiamo pensato di pubblicarli. Era nostro progetto affiancare nella stessa pagina, a fronte, foto di foto di Michelangelo Gratton atleti olimpici e paralimpici. Non è stato possibile. Siamo stati costretti a limitarci ai paralimpici, per una semplice questione commerciale. Le foto dei paralimpici sono state gentilmente e gratuitamente concesse dal CIP, che ci ha autorizzati a pubblicarle nominando il fotografo Michelangelo Gratton. Le agenzie alle quali ci siamo rivolti, su indicazione del Coni, per avere le foto degli atleti olimpici ce le avrebbero concesse solo a pagamento. Il medagliere italiano Paralimpico di Torino 2006 ORO Gianmaria Dal Maistro - sci alpino super G ipovedenti Silvia Parente - sci alpino slalom gigante ipovedenti ARGENTO Gianmaria Dal Maistro - slalom gigante ipovedenti Daila Dameno - sci alpino slalom sitting BRONZO Daila Dameno - sci alpino slalom gigante sitting Silvia Parente - sci alpino discesa libera ipovedenti Silvia Parente - sci alpino slalom ipovedenti Silvia Parente - sci alpino super- G 7 8 SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 Jill Cooper torna allo Sport Club La miglior esperta di fitness e di benessere di Valentina Mambriani Dopo aver riscosso grande successo lo scorso anno, la palestra Sport Club di Fontevivo è pronta a incontrare per la seconda volta la migliore esperta di fitness e di benessere in Italia, Jill Cooper. Protagonista del piccolo schermo, lavora nel campo del fitness da quasi 20 anni, è insegnante e personal trainer, consulente tecnico per la commercializzazione dei prodotti di home fitness. Ha partecipato ad Amici di Maria de Filippi, Unomattina, ha curato una rubrica su Tv Sorrisi e Canzoni, e ha ideato collane di dvd con i suoi innovativi programmi di esercizi, inoltre nel 2003 ha pubblicato con Veronica Varesi, Jill Cooper e Nicoletta Meli. Sara Giuffredi e Elisa Bandini under 16 Per le iscrizioni ai corsi o informazioni rivolgersi a: Sport Club Fontevivo Pres. Nicoletta Meli 338.9916406 - Fax 0521.680593 Via Costituente 38 - Fontevivo (Parma) Pavimenti e rivestimenti in ceramica, legno, marmo e cotto installazione camini via Traversetolo, 211 - 43030 Botteghino (Parma) - tel 0521.641375 - fax 0521.642449 la Newton Conpton il suo primo libro “Conquista il tuo corpo”. Jill può essere definita un’artista a tutto tondo. La sua partecipazione lo scorso anno presso la struttura fontevivese ha avuto alto consenso tra la gente della piccola comunità e delle zone limitrofe; hanno infatti partecipato numerosi alle varie attività proposte da Jill. Quest’anno torna a presentare il nuovo programma di Amazones, la disciplina che serve a ritrovare la fiducia in se stessi tramite il proprio corpo; è un misto tra danza yoga e Karatè, studiata per allenare il cuore e i muscoli stabilizzatori delle articolazioni, come le caviglie e le ginocchia; pertanto questa serie di esercizi aiuta a mantenere sempre una postura eretta e stabile, modellando e potenziando il fisico per ritrovare un benessere totale. Un corpo tonico e in gran forma consente di affrontare tutto con più sicurezza e con più amore. Tale disciplina, infatti, è dedicata in particolar modo alle donne, ma naturalmente l’invito è esteso anche agli uomini. Insomma, bisogna proprio provare questa nuova esperienza. Lo Sport Club invita a partecipare numerosi a questo evento unico nel suo genere. Vi aspetta domenica 15 febbraio dalle ore 10.00 alle ore 17.00. Le novità però, non si esauriscono mai all’interno della struttura polivalente, infatti è ricominciato il campionato tra le squadre di pallavolo under 14, (classe prima, seconda e terza media), under 16 (classe prima e seconda superiore), e le squadre femminili e maschili per il gruppo dei seniores. Si conferma inoltre il corso minivolley per i più piccoli, e, grazie all’aumento delle iscrizioni, è nata una nuova squadra per gli under 14. continua da pagina 1 Luciano Campanini In gioventù ha vissuto una positiva parentesi come atleta detenendo per anni il titolo provinciale nel salto in alto. “Il mio rapporto con il basket – spiega orgoglioso il professor Luciano Campanini – è tuttora vivissimo in quanto alleno ancora i bambini. Si è incrinato in un certo senso perché non ho voluto collaborare o mettermi a lavorare con altri. Cito, per esempio, Gianni Bertolazzi che, molti anni fa, mi aveva offerto di gestire il settore giovanile del Basket Parma, per non parlare del Cus Parma. Ho sempre preferito lavorare da solo, collaborando con tutti, ma nella mia piccola nicchia del mini-basket alla Laura Sanvitale. Sono venticinque anni che svolgo attività nel mini-basket”. Una volta si diceva: se frequenti una scuola giochi a pallacanestro perché c’è il professor Campanini, se invece ne frequenti un’altra giochi a pallavolo perché c’è il professor Del Chicca, adesso la situazione è diversa? “Purtroppo adesso, o per fortuna a seconda del punto di vista, la vita è cambiata in tutti i campi. Anche nello sport. E l’Educazione fisica fa tutto e niente. Cioè può fare dell’attività sportiva come attività motoria e non fa, però, l’attività specialistica. Purtroppo c’è, invece, qualcuno che fa molta ricreazione, mentre ci sono degli insegnanti che sanno fare una vera e buona Educazione fisica”. Nelle sue molteplici attività professionali è stato insegnante, educatore, giornalista, dirigente: che cosa pensa di aver fatto per lo sport? “Credo di aver fatto tanto, così come lo sport ha fatto tanto per me”. Come veterano dello sport come guarda lo sport? “Oggi lo sport è cambiato. Lo sport è business, oggi è industria, è sponsorizzazione. Oggi lo sport sono i procuratori, i manager. Prima l’atleta veniva contattato direttamente, ora bisogna percorrere altre strade. Ce ne rendiamo conto nell’organizzazione del premio internazionale Sport Civil- Il Professor Campanini mentre premia Alessandro Troncon, durante la scorsa edizione del Premio “Sport Civiltà”. tà. Raramente riusciamo a parlare direttamente con gli atleti, passiamo sempre attraverso il manager. In qualche rara occasione riusciamo anche a parlare con l’atleta”. Sport Civiltà rappresenta senza dubbio il vostro fiore all’occhiello: che cosa significa organizzare un premio così prestigioso, giunto alla trentaduesima edizione, per una sezione provinciale dell’Unvs? “ Mi vanto di aver dato al premio una piccola svolta, grazie agli amici che mi hanno aiutato in questi anni. A cominciare da Fassani, per arrivare poi ad Amoretti, Zampiccinini ed a tutti quanti hanno sempre collaborato attivamente per la felice riuscita della manifestazione. Prima era un premio importante, ma aveva una caratteristica strana: venivano premiati anche coloro che non fossero stati presenti alla cerimonia. Oggi noi premiamo solo coloro che si presentano a ritirare il premio. Nelle ultime otto-dieci edizioni abbiamo avuto solo due defezioni: Maldini e Gattuso. Non per colpa del Milan visto che abbiamo premiato Ancelotti e Galliani, ma perché a causa dell’intensa attività cui sono impegnati (coppe europee) non sono potuti venire a Parma a ritirare il riconoscimento”. Che cosa significa consegnare i premi Sport Civiltà in un ambiente come il teatro Regio? “Vuol dire che Parma deve guardare bene anche quello che fa nel campo dello sport. Non soltanto sotto l’aspetto tecnico ed agonistico, ma avere anche una vetrina che faccia conoscere agli sportivi di Parma le varie sfaccettature che vanno dal velista al golfista, dallo scalatore alpinista al corridore ciclista, in quanto oggi il mondo del calcio la fa da padrone e gli sport minori ce li ricordiamo, soltanto, durante le Olimpiadi”. Prima di consegnare il testimone di presidente al suo successore ha un sogno da realizzare? “Per me è stata una vera sconfitta non aver realizzato il Museo dello sport. Perché se è giusto che a Parma ci ricordiamo di Maria Luigia, di Glauco Lombardi, di Giuseppe Verdi, è giusto anche ricordarsi di Gianni Ghidini, Umberto Masetti, degli scudetti del rugby, di Franco Gandini, di Aldo Notari, di Vittorio Adorni, del Parma calcio, di Marcello Padovani, di Michele Rinaldi, degli scudetti della pallavolo e del basket femminile e di tutti quanti hanno portato in alto il nome di Parma sportiva nel mondo. Siamo una città fra le più prestigiose come titoli conquistati e non abbiamo uno straccio di Museo dello sport. Teniamo presente che città più piccole della nostra, come Mantova, ha un museo dedicato a Nuvolari. Per creare il Museo dello sport a Parma non c’è bisogno del capannone dell’Ente Fiera, ma basterebbe una chiesa dismessa per far conoscere le glorie dello sport di Parma. Purtroppo, da questo orecchio, l’amministrazione comunale sia prima che oggi, e secondo me anche domani, non ci sente”. G. F. B. SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 MEDIC INA S PO RTIVA Presidio Medicina dello Sport Ausl Parma 9 a cura del dott. Alberto Anedda Il Doping negli sports motoristici Interessante storia in due puntate. Quando si parla di doping e sports motoristici il pensiero corre subito a come truccare il motore o potenziare il carburante per andare più forte degli altri, in realtà se andiamo a valutare con attenzione vediamo come nella vita di un pilota esista una sottile linea di confine tra la tecnica e quel pizzico di follia che contraddistingue il fuoriclasse, quello che ti permette di tenere il piede sull’acceleratore quando gli altri lo tolgono; in questo confine virtuale è possibile intervenire con aiuti dall’esterno; poi vi sono le corse di durata, vere e proprie maratone, a volte massacranti, dove bisogna mantenere la mente sveglia e l’attenzione viva per lunghi periodi, di giorno e di notte; ma questo è un altro discorso. Doping e automobilismo, nella storia nascono insieme; è vero che l’uomo sin dall’antichità ha cercato di migliorare artificiosamente la propria prestazione fisica, dai Greci agli Aztechi, passando per i Vichinghi e i Romani, utilizzando funghi allucinogeni, radici di piante, intrugli impossibili, ma l’utilizzo razionale di sostante con finalità dopanti risale alla fine del 1800. Nel 1889 nasce in Inghilterra la parola Doping che deriva dal verbo to dope, che significa imbrogliare, ingannare, truffare; l’origine della parola è da un liquore usato dai Boeri in Sudafrica fatto di erbe con alcool e funghi dalle proprietà eccitanti; il do- ping nasce nel mondo dei cavalli, ma ben presto l’utilizzo si estende all’uomo quando, nel 1886, si era già registrato il primo morto per Doping, un ciclista inglese, tale Linton, che muore durante la corsa Bordeaux – Parigi, per uso di trimetilamina, fornitagli dal suo allenatore, proprietario di una fabbrica di biciclette. Nel 1894 nasce la prima corsa automobilistica, la Parigi – Rouen, non di velocità: vinceva la macchina più maneggevole, meno pericolosa e più economica. Mentre nel mondo dello sport si cominciavano ad utilizzare sostanze dopanti quali l’arsenico, l’oppio, il thè, il caffè, l’etere, la strofantina, la cocaina, la nitroglicerina, le corse automobilistiche mietevano anch’esse il primo morto, quel mitico Renault, che diede poi il nome alla casa automobilistica. Nel 1990 arrivano la stricnina e il brandy, i cui effetti sono in un’immagine stampata negli occhi di tutti: l’arrivo della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908 con Dorando Pietri, primo al traguardo ma squalificato perché sorretto da un giudice mentre barcolla con lo sguardo allucinato. Nel 1907 nascono i circuiti automobilistici, il primo in Inghilterra a Booklands cui segue Indianapolis, negli Stati Uniti, dove nel 1911 si corre la prima 500 miglia. Segue la Prima Guerra Mondiale e, al risveglio degli sports, negli anni ’20 arrivano le anfetamine, ma vengono utilizzati anche benzedrina, stricnina ed eroina; a Montecarlo nasce il primo Club automobilistico e il piccolo Principato si candida a capitale mondiale delle corse in macchina. Negli anni ’30 i ciclisti inventano la “bomba”, pozione miracolosa che entra in maniera quasi ufficiale in questo sport quando si devono affrontare e superare i momenti di crisi; non esistono regolamenti al di Rizzi s.r.l. Prima puntata fuori dell’etica, ma, non a caso, nasce la Medicina dello Sport, con l’intento di occuparsi della tutela della salute di chi pratica lo sport e di prevenire e combattere l’utilizzo delle sostanze dannose, specie se assunte con l’intento di migliorare in maniera artificiosa la capacità fisica dell’atleta. Nell’automobilismo si crea la differenziazione tra le varie marche automobilistiche, nascono l’Alfa Romeo in Italia, la Bugatti in Francia, Mercedes Benz e Auto Union in Germania. Se nel 1927 si correvano 5 Gran Premi, nel 1938 i Gran Premi sono 18 e la passione del pubblico alle stelle. Con l’avvento del nazifascismo si crea una vera e propria cultura della prestazione fisica, si introduce tempo di “Parlami d’amore Mariù” infatti risuolavano le scarpe e portavano le pezze alle ginocchia, armavano l’esercito con le armi del ’15 e al massimo si potevano permettere la moto. Ciò nonostante il ventennio fascista fu la culla in Italia del periodo più fulgido dello sport con la nazionale di Calcio campione del mondo nel ’34 e nel ’38, medaglia d’oro alle Olimpiadi del ’36, con Ondina Valla nell’atletica, Bartali e Binda che trionfavano nel ciclismo, Primo Carnera campione del mondo nei Pesi Massimi e Nearco primo nell’Arc du Triomphe a Parigi nel ’38. I campioni dello sport venivano eletti a vero e proprio simbolo del regime, capace di forgiare eroi in una vinse tutto dalla Mille Miglia ai Gran Premi più famosi, al volante di Bugatti, Alfa Romeo, Ferrari e Auto Union, famoso un sorpasso a Varzi nelle fasi finali di una Mille Miglia correndo a fari spenti nella notte per non farsi vedere dal rivale che lo precedeva e sfrecciargli davanti al traguardo; Varzi si rifece battendolo poco dopo sul traguardo del Gran Premio di Monaco. Nuvolari, a forza di inalare vapori di scarico era divenuto asmatico, quindi sicuramente faceva uso di farmaci e forse nell’utilizzo di corticosteroidi e di stimolanti del respiro si intravede la sua grande resistenza alla fatica e la possibilità di gareggiare anche nelle condizioni più avverse; di lui si diceva che l’allenamento di massa col preciso scopo di formare la gioventù alle fatiche del combattimento; alle Olimpiadi di Berlino del 1936 il Doping entra nella competizione con la prepotenza e il dispiegamento di forze della Germania di Hitler: gli atleti tedeschi assumono gonadotropine, ormoni estratti da cadaveri che stimolano la produzione di testosterone, per aumentare la forza e l’aggressività col preciso scopo di dimostrare la superiorità della gioventù ariana sul resto del mondo. Il regime fascista in Italia non volle essere da meno anche se qui l’impegno fu prettamente fisico; diffuso era soprattutto il sudore dell’allenamento, anche perché le risorse erano molto minori: gli Italiani del gioventù di grandi capacità. Ma fu soprattutto l’automobilismo ad entusiasmare l’Italia con l’avvento di due grandi piloti, Tazio Nuvolari e Achille Varzi e con l’invenzione di quel dualismo tra campioni che negli anni a venire avrebbe trovato il seguito con Coppi e Bartali, Rivera e Mazzola, Saronni e Moser e tanti altri. Entrambi venivano dal mondo del motociclismo che al tempo era una vera e propria anticamera dello sport dell’auto ed entrambi furono grandi seppur con caratteristiche diametralmente opposte: Nuvolari era piccolo di statura, bruttino, schivo nei modi e dalla guida generosa; Varzi era bello, prestante, gran donnaiolo e tecnicamente perfetto. Il “mantovano volante” cercava la morte per porre fine ad un destino avverso. Varzi era un vero e proprio tossicodipendente; nella sua carriera ebbe due soli incidenti e, dopo il primo, cominciò ad assumere morfina per vincere il dolore derivatogli dalle ustioni riportate; fu poi avviato all’uso di cocaina da una fantomatica “dama bianca” e continuò a correre sotto l’effetto degli stupefacenti sino al secondo incidente che gli costò la vita nel 1948. La rinascita della vita dopo il secondo evento bellico mondiale vede ancora sugli scudi l’automobilismo, ma forse è il motociclismo che vede il suo momento migliore; non ci sono autodromi in Italia ma si gareggia egualmente su circuiti cittadini creati nei viali più larghi e con tante balle di paglia a far da scudo agli spettatori; la corsa più importante è ancora la Mille Miglia. Il pilota inglese Stirling Moss, uno dei più grandi negli anni ’50, nelle sue memorie dichiara di aver assunto delle pasticche da Juan Manuel Fangio durante la Mille Miglia del 1955 e scrive: “Non so cosa ci fosse in quelle pastiglie, ma di sicuro funzionavano”; di certo sappiamo che si era diffuso l’utilizzo di benzedrina ed exedrina, ma anche di anfetamine ed alcool. Sappiamo quindi da Moss che si dopava nientemeno che Fangio, uno dei più grandi di tutti i tempi, pilota argentino campione del mondo di Formula 1 nel 1951, 1954, 1955, 1956 e 1957 con Alfa Romeo, Mercedes Benz e Maserati, 24 vittorie in carriera, 35 podi, 28 pole position, 48 partenze in prima fila e 23 giri veloci. Non a caso nel 1954 nasce in Italia la lotta al Doping e nel 1961 viene aperto, a Firenze, il 1° laboratorio antidoping d’Europa. I piloti d’oltremanica continuano a far uso di alcool, al tempo non proibito ma che, per i suoi effetti anti-inibitori, non a caso è oggi considerato doping se assunto durante le gare automobilistiche; si vocifera di strane fiaschette tenute accanto al volante con tubicini di approvvigionamento. I primi sospetti di doping nell’automobilismo nascono con Joakim Bonnier, vincitore del Gran Premio di Zandvoort del 1959, che uscì incolume da un grave incidente nel 1962; nasce con lui la cosiddetta “Sindrome da paura” che lo accompagnò da allora in poi; forse per il consumo di alcool fu licenziato dal suo team e corse privatamente sino alla morte sopravvenuta nel 1964, in un incidente, durante la 24 ore di Le Mans. Rizzi s.r.l. Via Rossini, 3 - 43010 VIAROLO (PR) Tel. 0521-605195 (r.a.) Fax 0521-605228 www.rizziimpianti.com Via Rossini, 3 - 43010 VIAROLO (PR) Tel. 0521-605195 (r.a.) Fax 0521-605228 www.rizziimpianti.com IMPIANTI E QUADRI ELETTRICI - AUTOMAZIONI CARPENTERIE METALLICHE PER TELECOMUNICAZIONI 10 SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 di Antonio Franceschetti di Rosaria Dallargine Strenna natalizia Wheelchair Dance Un esempio di intelligenza che trasforma un’usanza in atto di generosità Una nuovissima disciplina sportiva che aiuta a rafforzare l’integrazione La gente affollava negozi e supermercati, alla ricerca di oggetti da regalare. Dovere. Penoso dovere. Qualcuno cercava di ricordare i regali ricevuti il Natale prima. Quel cesto: un salame, una bottiglia di spumante, mezza coppa, un panettone… Sempre le solite cose. E io cosa regalo? Che imbarazzo! Anche tu hai ricevuto il cesto…? Sì, tutti gli anni la stessa cosa. Non vedo l’ora che passino le feste. Fare i regali è un incubo. Riceverli fa piacere, ma il più delle volte sono oggetti non desiderati. Ma cosa diavolo è questa nuova disciplina? Semplicissimo! Si parla di danza sportiva in carrozzina, dove atleti in carrozzina e atleti in piedi fanno coppia sulle note delle più famose musiche da ballo: valzer e mazurche, certo, ma anche samba, jive, paso-doble, cha cha cha e rumba. Si tratta di un’attività di danza in carrozzina rivolta a soggetti con difficoltà deambulatorie, con possibilità anche minima di movimento degli arti superiori, ma sufficiente controllo del tronco e del capo: un mezzo per migliorare la loro motricità, la loro coordinazione, il loro senso dello spazio e del tempo. Soprattutto però, quella che viene messa in gioco è la loro integrazione con i coetanei, nonché far loro sperimentare il ‘piacere’ di ballare. Ci sono poi i professionisti in piedi che fanno coppia fissa con i ragazzi disabili ed anche per loro l’approccio non è semplice perché del tutto “da inventare”: sono loro che si mettono in gioco per capire la meccanica della carrozzina. Il risultato finale è che spesso si i trovano a fare cose prima neppure immaginabili. Non bisogna pensare che il disabili venga semplicemente “trascinato sulla carrozzina”: chi è seduto compie Commercio. Dov’è finito il senso più profondo del dono? Gesù bambino, i Re Magi, i pastori… Ci siamo: il bimbo appena nato è l’essere più indifeso. I suoi genitori hanno bisogno per lui. Così 2000 anni fa. Ancora oggi c’è chi ha bisogno. Che dici se uniamo le forze? Proviamo a guardarci intorno. Troviamo qualcosa di bello, di utile, che resti: sarà una soddisfazione per tutti, più per noi che per chi riceve. Passaparola tra i clienti di una ditta importante. La voce arriva al vertice. L’idea piace. I clienti si accordano con l’Azienda, devolvono in tutto o in parte la somma destinata ai loro regali natalizi per un’opera che resti, un dono che non finisca con i banchetti delle feste, un regalo significativo. Si guardano intorno e non fanno fatica quest’anno a individuare l’obiettivo: una Polisportiva ha incrementato le attività in favore delle persone disabili, necessita di un altro mezzo di trasporto idoneo. Natale 2008: la favola si è realizzata. Ecco che i clienti e la ditta SINED spa hanno regalato alla Polisportiva Gioco un pulmino nuovo, adatto al trasporto di sette persone disabili in carrozzina, oltre all’autista e all’accompagnatore. Un regalo stupendo. Un modo nuovo di esprimere la solidarietà e il senso della gratuità che sono intrinseci al messaggio natalizio. Babbo Natale, Santa Claus, Santa Lucia, la Befana: belle favole per i bimbi, pronti a gioire per un regalo. Natale di Gesù: non è una favola, soprattutto se ogni anno si cerca di attualizzarne il significato più profondo. un lavoro importante quanto quello di chi sta in piedi, e in più deve dare la direzione alla sedia a rotelle attraverso lo sforzo degli addominali. Dall’altra parte, chi è in piedi deve coordinare i movimenti affinché non siano eccessivi rispetto a quelli della carrozzina; in più, deve cercare di non tirarsi addosso le ruote. Non ci si improvvisa ballerini; per raggiungere un livello agonistico ci vuole tempo e, soprattutto, un’elevata preparazione atletica. Arrivato in Italia solo nel 2004, questo sport fa capo ad una vera e propria federazione, la Fids (federazione italiana danze sportive) ma purtroppo questa disciplina da noi è attualmente quasi sconosciuta, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi dove si svolgono campionati con varie suddivisioni di categorie. Lo scorso mese di giugno il Comitato Italiano Paralimpico e la Federazione Italiana Danza Sportiva hanno reso possibile la realizzazione del 1° Campionato italiano sperimentale di danza sportiva in carrozzina. Non molte le società rappresentate dagli atleti in carrozzina a Bologna (tre, per l’esattezza, provenienti da Emilia, Piemonte e Toscana) ma un pretesto, comunque, importante per l’inizio della promozione della specialità. Questa nuova disciplina ci ha affascinato, soprattutto per i valori che essa riesce a far trasparire: troppe trasmissioni televisive ci insegnano ogni giorno che danza è sinonimo di “perfezione estetica”. Si dà spesso per scontato che la danza sia solo per persone abili, possibilmente belle e fisicamente perfette, certamente non per persone disabili che riescono a malapena a fare i movimenti più ‘semplici’ e, spesso, nemmeno quelli. La Wheelchair Dance ha dimostrato che tutto ciò è solo un pregiudizio: è limitante per chi ha dei problemi ed impedisce loro sia di fare esperienze sociali, emozionali e fisiche forti, sia di sviluppare una propria espressione artistica. Non è vero che solo chi ha un corpo agile e perfetto può danzare, se per danza si intende divertimento ed espressione di emozioni, qualcosa che fa bene all’anima, che fa sentire protagonisti nelle proprie abilità e disabilità. E allora, ragazzi, che aspettate? In pratica basta condividere con “normodotati” la propria passione per il ballo. Le foto sono tratte dal sito “www.maltawda.com”, esibizione di Vancouver 2008. Pace S.p.A. Via Raffaello 25 - Z.I. Mancasale (RE) Tel. 0522-516950 - Fax 0522-511059 - [email protected] PARMIGIANITA’ SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 di Lorenzo Sartorio Dizionarietto delle antiche tradizioni del tempo di Natale A. ALBERO DI NATALE: un tempo nelle case del nostro Appennino era diffusa l’usanza di tagliare una piantina di ginepro ed agghindarla molto spartanamente con lustrini, carta stagnola, castagne secche e qualche caramella. Tramontata l’usanza del ginepro, si è passati al pino che anticamente era creduto dispensatore di serenità per il fatto che i suoi aghi sempreverdi indicano il persistere della vita oltre la morte. ANOLINI: le ricette mutano da zona a zona, addirittura da quartiere a quartiere, di famiglia in famiglia. Circa il ripieno la tradizione vuole che quello della Bassa padana non preveda la carne (ma solo pane imbevuto nel sugo ristretto dello stracotto, noce moscata e formaggio stravecchio), mentre nelle terre alte c’era l’usanza di fare il ripieno con la carne di manzo, vitello e maiale. B. BESTIE: la notte della Vigilia era “magica” anche nella stalla. Alle bestie veniva dato il fieno migliore. Quindi si aveva cura di chiudere bene la porta per lasciarle in pace, in quanto era credenza diffusa che esse parlassero tra loro. Al cane e al gatto veniva cotta la zuppa nell’acqua della pasta fatta in casa per la cena della Vigilia. C. CEPPO: davanti al ceppo (“soca” o “nataleccio”) si attendeva la mezzanotte. Il focolare veniva acceso con un rametto di ginepro considerato una pianta magica in grado di tenere lontano gli spiriti maligni e le malattie. La “soca” doveva essere di quercia o frassino perchè doveva durare a lungo e cioè tutto il tempo di Natale. Il ceppo veniva acceso dal capofamiglia ed il fuoco che sprigionava era inteso come la vittoria della luce e del calore sulle tenebre e sul gelo, proprio per esorcizzare il lungo inverno secondo un’antica tradizione celtica. La cenere della “soca” veniva conservata e gettata sui campi in segno di benedizione e di augurio di messi abbondanti. D. DONI: i bambini si dovevano accontentare. Per i più fortunati qualche balocco di legno o di latta. E poi: torroncini, caramelle, castagne secche, uvetta e l’immancabile mandarino. E. EPIFANIA: “tutte le feste porta via”. La Befana non era così “ricca” come Santa Lucia e ci si doveva accontentare di quello che la vecchietta riponeva nella calza appesa al camino. Nella notte dell’Epifania si accendevano falò per festeggiare il sole che stava acquistando forza e vigore e, attorno alle piante da frutto, nel parmense si cantava “fasagna, fasagna tutt’ i brocch ‘na cavagna” per propiziare un raccolto abbondante. Mentre i giovanotti del paese intonavano l’insolente stornellata : “se la rezdora l’an fa miga i tordè agh’ nasrà i polaster sensa pè”. F. FIORI E PIANTE AUGURALI: erano ritenuti fiori e piante beneauguranti il vischio, il ginepro, l’agrifoglio e, da qualche tempo, la Stella di Natale. G. GUARITORI: la notte della Vigilia (solstizio d’inverno) come la notte di San Giovanni (solstizio d’estate) erano ritenute magiche dalle “medicone” o “donne dei segni” che confezionavano le loro misture per segnare tutti i mali. E proprio nella magica notte della Vigilia di Natale le medicone vecchie confidavano i loro segreti alle figlie. I. INSALATE: rappresentavano il tradizionale contorno della cena di magro della Vigilia. Solitamente l’insalata era di bietole rosse (biede), pere nobili condite con olio e aceto, verza e cavolfiore. Mentre l’insalata bianca (che veniva conservata in cantina al buio affinché divenisse sempre più bianca) si serviva il giorno di Natale di contorno agli arrosti. L. LETTERINE: venivano scritte dai bambini ai genitori e poi poste sul piatto la sera della Vigilia. Erano delle più diverse fogge: con i lustrini, ricamate, oppure con un soffietto di carta che, tirando una linguetta, metteva in evidenza l’immagine del Bambino Gesù, della Sacra Famiglia, dei Magi o della Capanna. M. MUSCHIO: la magia del presepe era affidata alle grotte fatte con la “marogna” e ai prati di muschio (“barbasen’na”) che in montagna si trovava sotto i castagni, mentre nella Bassa cresceva nei fossati. N. NOTTE: è la più magica ed arcana per eccellenza. La famiglia, per la Vigilia, si riuniva accanto al camino, si consumava la cena di magro con piatti che si tramandavano da generazioni. Tutti i cibi la notte solstiziale della Vigilia sprigionano un profumo ed un gusto particolari. Il giorno dopo non sono più gli stessi. O. OLI FRUST: serviva ad alimentare la “luma” (lanterna) portata a mano dai più anziani mentre ci si recava alla messa di mezzanotte. P. PRESEPE: veniva preparato durante l’Avvento dai bambini e dal “nonòn” che procurava la marogna e il muschio e faceva le casette intagliando legno e sughero, mentre il più piccino deponeva, la notte della Vigilia, la statuetta del Bambinello dentro la Capanna. Q. “QUAND Nadal al ven in dmenga, tò al sach e va per melga; e po torna lì fin ch’al torna in venerdì”. (antico proverbio montanaro). R. ROSARIO: dopo cena era usanza ricordare i propri defunti recitando il rosario alla presenza di tutti i familiari. Anche gli uomini, una volta tanto, partecipavano silenziosamente. S. SPONGATA: tipico dolce natalizio. Di origine lunigianese, la spongata si diffuse anche nel parmense sia in montagna (Corniglio – Berceto) che nella bassa parmense e reggiana (Busseto e Brescello). Nelle antiche famiglie parmigiane era il “rezdor” che preparava il delizioso dolce confezionato alla perfezione anche in tanti conventi e monasteri, come, ad esempio, in quello benedettino di San Giovanni che poteva disporre dell’eccezionale miele del proprio apiario. T. TOMBOLA: dopo il rosario si ingannava il tempo con la tombola fino alla mezzanotte. Chi vinceva si aggiudicava una manciata di castagne secche o un mandarino. U. UVA: era molto utilizzata in cucina per i dolci. Indispensabile per la spongata, alcuni la mettevano anche nella pattona. Anguilla con uvetta e pinoli era un piatto tipico di magro della Vigilia in alcune località rivierasche padane. V. VEGLIE: logicamente la più sentita era quella della Vigilia. Dopo la cena di magro (in città, maltagliati o tagliatelle conditi con burro e formaggio e l’ultima forchettata spruzzata con una lacrima di vino - pasta in ven -, nella Bassa tortelli di zucca, in montagna pasta con sugo di funghi o tortelli di patate e porri) i “casanti” si riunivano in casa dell’uno o dell’altro per la tombola. Non si andava nella stalla per il fatto che la cucina, una volta tanto, era riscaldata bene e le bestie dovevano essere lasciate sole a “parlare tra loro”. La tavola rimaneva apparecchiata perché si credeva che i defunti alla notte riprendessero il loro posto. Veniva conservato anche il pane perché, sfiorato dagli Angeli nella Notte Santa, sarebbe servito durante l’anno agli ammalati. Il “rezdor”, dal canto suo, girava tutti gli angoli più reconditi della casa con l’intento di scacciare gli spiriti maligni. Z. ZAMPOGNARI: in città giungevano dall’Abruzzo e dalla Toscana alcuni giorni prima di Natale e, nelle strade del centro, sotto sera, allietavano le compere con il caldo suono delle loro pive che profumava di semplicità e di Natale. 11 La cucina di Sandro Piovani Per una tavola natalizia veramente “alla parmigiana” Natale con i tuoi... anche a tavola. O meglio nel bicchiere. I vini parmigiani stanno “volando” nelle guide italiane e non solo. Merito delle aziende di casa nostra che hanno intrapreso la strada della qualità e del territorio. Tradizione ed innovazione insieme, in un binomio equilibrato che ha dato risultati notevoli. Insomma l’invito è chiaro: sulle nostre tavole, insieme ai piatti tradizionali, leggi salumi, anolini e bolliti, ci siano anche i nostri vini. Partendo dall’ “Otelllo Nero di Lambrusco” di Cantine Ceci che ha di recente conquistato i 5 grappoli di “Duemilavini”. Punteggio d’eccellenza sulla guida più venduta in Italia curata dall’Associazione italiana sommelier. E’ la prima volta che un vino Lambrusco riceve questo prestigioso riconoscimento. Il Lambrusco Otello va a nozze con tutte le eccellenze della cucina parmigiana, dalla pasta fatta in casa al prosciutto di Parma per arrivare al Parmigiano Reggiano. Parlando di Lambrusco va segnalato anche l’exploit di Ariola che, con “Lambrusco Marcello” si è beccato un punteggio altissimo (93/100) sull’“Annuario 2009 di Luca Maroni”. Anche questo un vino che si abbina magnificamente ai nostri piatti. Non ce ne vogliano i produttori di rossi ma con i salumi, all’inizio del pranzo natalizio, preferiamo sorseggiare la Malvasia della nostra terra. Altro vino di ampio spessore che sta ottenendo riconoscimenti importanti. Anche per la Malvasia non c’è che l’imbarazzo della scelta, praticamente di alta qualità quella prodotta nelle cantine della nostra terra. In particolare ci piace segnalare il prodotto di due cantine “appassionate” nella produzione di importanti malvasie. Partiamo dalla frizzante extra dry “Acuto” di Carra: una Malvasia equilibrata e intensa, adatta ai nostri antipasti. E tradizionalmente utilizzata come aperitivo o come bicchiere di metà giornata. Sapida e minerale, adatta a carni bianche , formaggi e salumi, la Malvasia ferma di Monte delle Vigne, quella “Callas” di cui la nostra rubrica si è già occupata. Dunque non c’è che l’imbarazzo della scelta. Per una tavola natalizia veramente “alla parmigiana”. 12 SPORT-AL Parma - Dicembre 2008 di Lorenzo Longhi Forza Parma “Vaccinato”rimonta e punta alla promozione Settimana dopo settimana, la classifica di questo campionato fa meno paura e il Parma inizia a riappropriarsi di posizioni più consone al raggiungimento dell’obiettivo stagionale, uno e solo quello: la promozione. Lo ha fatto dopo essere stato adeguatamente sistemato dal nuovo allenatore, lo ha fatto riscoprendo che molto parte dai giusti equilibri difensivi, lo ha fatto togliendosi la spocchia di chi deve vincere per forza o per diritto e calandosi nella parte di chi, per ottenere ciò che vuole, non lesina sforzi e fatica, che rappresentano a ben guardare gli unici ingredienti capaci di cambiare le carte in tavola e rimettersi in carreggiata dopo sbandate tanto clamorose quanto evidenti. Non è un caso, ad esempio, che viaggiando a fari spenti o quasi ora la squadra abbia imparato a vincere anche fuori casa, mettendo da parte quel mal di trasferta che, in due anni e mezzo, aveva visto i crociati portare a casa i tre punti esterni solamente in due occasioni, a Genova con la Sampdoria nell’anno di Beretta e a Palermo con Ranieri. Due soli successi dall’aprile 2006 allo scorso ottobre, quando Guidolin e i suoi hanno sbancato Mantova. Poi, fortunose quanto si vuole - parecchio, in effetti ma importantissime, a stretto giro sono arrivate le vittorie di Ascoli e Salerno, a dare una decisa accelerazione ad una rimonta che, sino a quel punto, procedeva ad andamento lento. Che, comunque, è pur sempre un modo di andare avanti, al contrario di quello che accadeva nella oltremodo negativa parentesi con Cagni in panchina. C’è tanto Guidolin, in buona sostanza, nel Parma che costantemente si avvicina alla vetta. Magari non sempre convincente, talvolta baciato dalla buona sorte (vedi la sfida casalinga con il Livorno), comunque capace di non fallire più gli appuntamenti che contano. Una serie B che l’ambiente ha ormai metabolizzato, e che probabilmente continuerà ad affrontare per il verso giusto sino a quando ci sarà qualche squadra che, davanti ai crociati, continuerà a rimanerci. Sembra un paradosso, in un campionato che concede solamente due promozioni dirette, ma non è così: a Parma, in passato e in più di una occasione, dopo aver vissuto - calcisticamente parlando - una dimensione sproporzionata rispetto alle dimensioni e alla storia del club, dimensione che poi si è visto a cosa fosse dovuta, e non c’è certo da andarne fieri, non si è mai persa del tutto quella idea secondo cui le cose sarebbero filate per il verso giusto solo perché ci si chiamava Parma, e dunque ormai si aveva un blasone. È per questo che si è finiti in serie B, è per questo che i primi mesi alla provincia dell’Impero sono stati un incubo. Poi, dall’arrivo di Guidolin in avanti, è arrivato il vaccino, almeno sembra. Meglio dunque lasciarlo entrare in circolo, salvo evitare pericolose ricadute, e lanciarsi quando ormai si è immuni dal virus. E, allora, meglio viaggiare con la consapevolezza di valere la serie A, ma con una dose di realismo piuttosto elevata. Perché il Parma, la rimonta, l’ha cominciata proprio quando ha iniziato a capire questo aspetto. CAMPIONI DI SPORT - CAMPIONI DI VITA Laura Lentini si racconta Difficoltà e successi senza segreti Vivo qui, nella residenza “Cascina San Martino” di Noceto, insieme ad altre due donne (Laura e Rossana) Ci sto molto bene. I miei genitori mi hanno sempre seguita. La scelta di staccarmi dalla famiglia è mia, frutto dei miei progetti che perseguo con i miei tempi ma con grande determinazione. Ho bisogno degli altri e agli altri voglio dare la mia amicizia e la mia competenza, conquistata a caro prezzo. La mia vita oggi è ben organizzata: tirocinio come psicologa suddiviso in diverse strutture (Ospedale di Fidenza e San Secondo Parmense, servizio di Neuropsichiatria Infantile). Il mio percorso di studi non è stato facile. Da ragazza volevo frequentare il liceo linguistico, ma a causa della disabilità sono stata costretta a conseguire la maturità tecnico amministrativa. Dopo un anno dedicato al recupero fisico, volevo iscrivermi a Psicologia, che allora era a Padova, per me troppo lontana. Con questa laurea pensavo di poter aiutare altre persone. Ho tergiversato alla Facoltà di Scienze dell’Educazione. Appena hanno portato Psicologia a Parma, sono stata tra le prime a iscrivermi. Oggi ci sono molti studenti disabili all’Università e per agevolarli sono state attivate tante iniziative. Ma allora è stata dura. Mi sono arrangiata tra molte difficoltà, senza perdermi d’animo. Rinviata anche la sessione di laurea. Nel luglio scorso, superando alcuni ostacoli, ho concluso in bellezza: 110/110. Il lavoro di tesi è stato valutato positivamente (9 punti di tesi). Punteggio davvero straordinario. Tutta la commissione è rimasta stupita dalla mia presentazione. E’ stato un bel traguardo conquistato. Grande soddisfazione. Ma ora guardo avanti. L’argomento della tesi è veramente innovativo: “Famiglie e Disabilità: risorse attivate in percorsi complessi”. Ho trattato il tema con una visione propositiva che cerca di analizzare le risorse che la disabilità può attivare in una famiglia, senza scordare le difficoltà. Tutti sono portati a vedere solo gli aspetti negativi. La gente evita di guardare il disabile; perché? Le persone hanno paura: noi disabili siamo tutto quello che loro non vorrebbero essere. Sono molto determinata nei miei progetti. Ci metto il mio tempo, ma ci arrivo. Un po’ come nello sport. Ho cominciato da piccola giocando nel- l’acqua, perché ho scoperto che in acqua mi muovo più agevolmente. Nella Polisportiva ho trovato Giuliano, che senza fretta mi ha insegnato a nuotare sfruttando le mie capacità. Ho imparato a nuotare a dorso, muovendo le braccia nei due modi: simultaneo e alternato. Ricordo il “battesimo dell’acqua”, la prima gara fuori concorso. Io e Giorgio Cervi, una vasca di 25 metri, quattro minuti abbondanti a percorrerla tutta. Visto oggi è un’eternità. Ma per allora andava benissimo: ero arrivata in fondo! Poi non ho più mollato, fino a 18 anni. Ho partecipato a tutte le gare, ho migliorato moltissimo fino alla conquista di record italiani. Il più bel premio alla mia costanza è stata la partecipazione ai Mondiali di nuoto per disabili. L’esperienza del nuoto è stata fondamentale nella mia vita. In piscina mi sentivo parte di un gruppo di amici, con cui si usciva anche per una pizza o per una gita. Vedevo ragazzi più grandi che avevano un lavoro, una loro famiglia, l’autonomia: l’immagine reale del desiderio che volevo realizzare per me. Guardo al futuro: un lavoro soddisfacente, un appartamento, forse anche una famigliola da adottare... Non ho fretta. So quello che voglio e continuo a sperare di poterlo realizzare. SPORT-AL PARMA Sportivamente altro Periodico di informazione Aut. Trib. di Parma n° 08.07 del 10.07.07 tiratura 2000 copie Direttore responsabile: Lorenzo Longhi Redazione: Antonio Franceschetti Giuseppe Colao Gerlando Lo Presti Giovanni Cuccuru Giuseppe Dello Russo Collaboratori: A. Anedda, G. Balestrazzi, G.F. Bellè, R. Dallargine, A. Di Rini, G. Gandolfi, M. Lippolis, L. Longhi, G. Lo Presti, R.Lurisi, V. Mambriani, M. Nicolini, S. Piovani, G. Sani, F. Saponara, L. Sartorio. Responsabile pubblicità: Gaetano Lo Presti Tipografia: A.M.C. Parma Proprietà: POLISPORTIVA GIOCO PARMA Onlus Contatti: Tel. e fax 0521-984058 [email protected] On-line su: www.giocopolisportiva.it Massimo Paci (Parma) contrasta Nico Pulzetti (Livorno) - Fotografie Agenzia Grazia Neri Buon Natale e Buone Feste ai nostri lettori, agli sponsor, ai soci, ai volontari e ai collaboratori