Depliant casa studio Savioli

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Depliant casa studio Savioli
LO STUDIO DI LEONARDO SAVIOLI
Nel 1949 Leonardo Savioli individua l’area per la propria casa studio in un piccolo lotto immerso tra gli ulivi dal quale si ha una suggestiva immagine del complesso della Certosa del Galluzzo. Il progetto della casa nasce assieme
e in sintonia con il luogo e l’ambiente: i lavori vengono avviati nell’autunno del 1950 e conclusi nel 1952, anno in
cui i coniugi Savioli vi si trasferiscono. Agli esordi degli anni Sessanta l’attività professionale dell’architetto rende
necessaria la costruzione di uno studio distinto dall’abitazione: i lavori sono avviati nel 1968 e conclusi nel 1970.
Secondo Argan (1966) quest’opera segna un momento importante nella storia di Savioli: il ritorno a uno studio
analitico dello spazio, della struttura, della materia; è l’inizio di un cammino indipendente dopo le ricerche a
livello teorico per città ideali; qui gli spazi della casa studio fluiscono uno nell’altro e non sono separati se non da
alcuni arredi fissi in legno, concezione che Savioli svilupperà nelle opere successive fino a rifiutare completamente il mobile, per risolvere direttamente nella forma dello spazio interno le funzioni dell’arredo.
Il complesso è situato in un’area collinare di notevole valore paesaggistico ed è parte integrante di un sistema di
case coloniche e terrazzamenti coltivati ad ulivi che traguarda il complesso monumentale della Certosa del Galluzzo, principale punto di riferimento visivo di questa porzione di territorio. Il lotto su cui sono situate le due unità
della casa e dello studio è delimitato a est da via delle Romite (suggestiva e sinuosa via extarurbana racchiusa
tra muri di cinta) e a monte e a valle dagli spazi verdi della case limitrofe.
Lo studio, a pianta rettangolare e a volumetria compatta, si articola su di un unico livello e è qualificato all’interno
dal fluire ininterrotto degli ambienti. Il fronte a valle è caratterizzato da una cortina in cemento faccia vista dalla
quale emergono i plastici riquadri della panca basamentale, della porta, delle finestre e dei gocciolatoi e i tagli
delle aperture e delle feritoie rettangolari, secondo una grammatica di derivazione neoplastica che Savioli aveva
già avuto modo di sperimentare nelle case Bayon e Taddei e nel complesso di via Piagentina. Elemento dominante
del nuovo intervento è l’uso incondizionato del cemento: se in facciata questo si combina alla pietra dei percorsi
e al rosso e nero degli infissi metallici, all’interno si unisce alle lastre di cardoso e al grigio dei mobili-parete per
dare vita a un ambiente di grande raffinatezza ed abitabilità.
Particolarmente riuscito il soffitto in cemento, segnato dai serrati ricorsi delle casseforme, e la soluzione dei due
pilastri la cui testa col solaio è caratterizzata da una cerniera metallica tinteggiata in rosso. Il grande vano dello
studio è organizzato longitudinalmente, grazie a dislivelli, su due diverse quote e è scandito ritmicamente dalla
presenza dei pilastri e del blocco dei servizi, reso come uno stereometrica cortina di cemento.
(Architetture del ‘900 in Toscana, Fondazione Giovanni Michelucci / Regione Toscana)
Lo studio di Leonardo Savioli è stato “dichiarato di interesse particolarmente importante” e sottoposto alle disposizioni di tutela,
secondo il Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici, con Decreto n. 216/2006.
L’edificio è stato donato da Flora Wiechmann Savioli alla Regione Toscana nel 2008.
Indirizzo
Via delle Romite, 12/A
Galluzzo (Firenze)
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Info
Regione Toscana
Settore valorizzazione
del patrimonio culturale
T. 055 - 4382111
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Lo studio di Leonardo Savioli
FLORA WIECHMANN SAVIOLI
LEONARDO SAVIOLI
Nasce a Firenze il 27 maggio 1917. Figlia di un protestante e di una cattolica – ambedue di origine tedesca – e
ultima di sei fratelli, cresce in un ambiente pratico, creativo e culturalmente aperto alla diversità. Dopo il diploma
di scuola magistrale si iscrive alla Facoltà di Lingue, che poi abbandona per viaggiare. Nel 1949 incontra Leonardo
Savioli, suo coetaneo, con cui il 2 settembre 1950 si sposa. Quest’unione cresce solida e fertile e tale rimane
anche dopo la scomparsa dell’architetto fiorentino avvenuta nel 1982. Nel 1958, seguendo la propria vocazione
d’artista, Flora Wiechmann inizia a progettare ed eseguire quelli che sono stati definiti da Lara-Vinca Masini
“l’esempio più straordinario di gioielli d’autore”. In armonia con la cultura contemporanea, assimilata e superata,
affronta infatti un percorso artistico autonomo, dando vita a una produzione copiosa di gioielli di tipologie molto
diverse (vengono generalmente distinti tre periodi: naturalistico, legato all’Informale, geometrico-tecnologico)
ma espressione di una stessa energia e di una stessa idea: la bellezza di un oggetto non risiede suo valore intrinseco, ovvero nella preziosità delle materie prime, ma viene raggiunta attraverso l’equilibrio di forma, peso e
colore. Da qui la predilezione di Flora Wiechmann per i materiali poveri (argento, acciaio, ferro, ottone, cristallo
grezzo, pietre dure e semipreziose, ingranaggi e strutture meccaniche) assemblati manualmente senza saldature.
Questa idea è alla base di ogni sua creazione artistica: dai modelli dei suoi abiti di risonanza orientale, che
progettava e realizzava personalmente, alle installazioni e composizioni di materiali naturali (fiori secchi, legno,
sassi) o artificiali (pezzetti di vetro, carta, bottiglie) con le quali ha continuato fino ad oggi a decorare Casa Savioli,
rendendola un cantiere di fantasia e manualità.
I suoi gioielli sono stati esposti in mostre prestigiose quali l’International Exibition of Modern Jewelry: 1890-1961
del 1961 a Londra; la personale (voluta da Pier Carlo Santini, presentata da Lara-Vinca Masini) tenuta alla Galleria
La Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze nel 1962, accanto a Arnaldo Pomodoro e Lorenzo Guerrini; le Triennali di
Milano (1960, 1964, 1968); la mostra alla Galleria del Gruppo N a Padova. Flora Wiechmann ha partecipato inoltre
ad importanti esposizioni all’estero: Losanna, Monaco di Baviera, Tokyo, Lubiana. I gioielli oggi sono quasi tutti
conservati ai musei del Costume e degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze, tranne alcuni che appartengono ad altre
collezioni private e pubbliche, dal Museo Guggenheim alla collezione di Gloria Swanson. In Archivio di Stato di
Firenze è conservata una collana in metallo: Creazioni artistiche, 2.
Dal 1968 Flora Wiechmann abbandona la realizzazione dei gioielli per la grafica. In questi anni compone una serie
di disegni di piccolo e grande formato, che emergono da studi geometrici e punteggiature finissime. Seguirà poi
la riscoperta del colore, con la creazione dei Grembiuli, dipinti astratti realizzati attraverso pennellate su tela e
collage, chiamati così perché ricordano i cenci su cui Savioli usava ripulire il pennello dopo aver lavorato. Nel
1999 pubblica il volume a tiratura limitata (300 copie) Le nostre storie dalle mie memorie, una raccolta di pensieri
e ricordi di vita stampato come manoscritto Nel 2008 la galleria del Costume di palazzo Pitti pubblica il catalogo
dei gioielli, Flora Wiechmann Savioli, a cura di Lara-Vinca Masini (ed. Sillabe, Livorno).
Muore a Firenze il 13 aprile 2011.
Nato a Firenze il 30 Marzo 1917, è influenzato fin dall’infanzia dalle stimolanti attività dei genitori: la madre
era modista ed aveva una sala prova nell’abitazione, il padre, disegnatore meccanico delle ferrovie, nel tempo
libero riparava strumenti meccanici e fabbricava fuochi di artificio e palloni aerostatici. Dopo aver conseguito la
maturità al liceo classico Dante, si iscrive alla Facoltà di architettura di Firenze dove è allievo di Giovanni Michelucci; si laurea nel 1941, discutendo una tesi sul tema Centro operaio Fiat, nello stesso anno inizia a collaborare
all’attività didattica e di ricerca come assistente presso l’istituto di urbanistica.
Fin dagli anni Trenta si dedica all’attività pittorica e questa passione lo accompagnerà per tutta la vita, solo tra il
1945 e il 1960 interromperà la produzione grafica. Tra il 1943 e il 1945 compone la serie di disegni e scritti della
Città ideale: sono visioni di una città reale (Firenze) di cui si prefigura un possibile sviluppo urbano che consenta
di trovare un armonioso equilibrio tra l’uomo, gli spazi della città e la natura. Dal 1944 ha inizio la collaborazione
professionale con Giuseppe Gori e Leonardo Ricci; terminata la guerra partecipa ai concorsi per la ricostruzione
dei ponti a Firenze (ponte alla Vittoria, ponte alla Carraia, ponte alle Grazie) e per la zona distrutta intorno al
ponte Vecchio. Tra il 1948 e il 1951 progetta e realizza il Mercato ortofrutticolo di Pescia, con E. Brizzi, E. Gori, G.
Gori, L. Ricci, che riceve il primo premio alla Biennale di San Paolo del Brasile (1953). Dal 1948 cessa la collaborazione con Ricci e Gori e inizia quella con Danilo Santi che durerà fino alle ultime opere. Impegnato nell’attività
universitaria presso l’ateneo fiorentino, negli anni cinquanta insegna Urbanistica e Arte dei giardini. Nel 1950
sposa Flora Wiechmann, artista e compagna insostituibile di tutta una vita e progetta la casa al Galluzzo in cui
vivranno nei successivi anni.
Tra il 1957 e il 1962 è impegnato nel progetto urbanistico e architettonico per Sorgane: l’edificio A (con M. Dezzi
Bardeschi, V. Giorgini, F. Gori, D. Santi) riceve il primo premio IN-ARCH DO-MOSIC del 1963. Alcuni interventi
architettonici della prima metà degli anni Sessanta ricevono significativi riconoscimenti dalla critica: la villa Sandroni, l’edificio in via Piagentina, la villa Taddei. Nel 1965 riceve il primo premio Sigillo d’Oro per il progetto di una
cellula prefabbricata, presentato alla mostra La casa abitata. Tra il 1962 e il 1971 progetta diversi allestimenti
espositivi in edifici storici monumentali, tra cui quello per la mostra di Le Corbusier a Firenze.
Dal 1964 Savioli insegna Architettura degli Interni e Arredamento all’Università di Firenze e diviene direttore dell’Istituto di Architettura degli Interni e Arredamento (1969-1970); avvia nei corsi universitari sperimentazioni caratterizzate da un forte contenuto innovativo; a Firenze in quegli anni si formano i primi gruppi di Architettura Radicale:
da Archizoom e Superstudio a UFO, 9999, Ziggurat; le proposte dei Radicals trovano nella facoltà di architettura
fiorentina un ambiente sensibile ai nuovi fermenti e, in particolare in Savioli un punto di riferimento importante.
Tra il 1965 e il 1970 progetta villa Bayon e il ponte Da Verrazzano a Firenze, il cimitero di Montecatini; il complesso urbano a Pomarance (1971-1972) ottiene il primo premio ex-aequo al concorso ANIACAPIN/ARCH per
le tipologie residenziali. Nei primi anni Settanta partecipa ai concorsi per le aerostazioni di Genova e Lamezia
Terme, progetta una piscina a Sesto Fiorentino (1973). Muore a Firenze l’11 maggio 1982.
(Fabiana Spinelli e Serena Masolini, Archivio Flora Wiechmann Savioli, Archivio di Stato, Firenze 2009)
(Massimiliano Nocchi, Leonardo Savioli, allestire arredare abitare, Alinea editrice, Firenze 2008)
In alto: Veduta dello studio di Leonardo Savioli (interno) | Ritratto di Flora Wiechmann e Leonardo Savioli nello studio
Disegno di Leonardo Savioli, prospetto dello studio (lato Certosa) | Veduta dello studio di Leonardo Savioli (esterno)