Dicembre - rivista Girotondo

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Dicembre - rivista Girotondo
ANNO 4 · N° 17 · DICEMBRE 2015 · DISTRIB. GRATUITA
Comune
di Zagarolo
CITTÀ DI
PALESTRINA
Comune di
San Cesareo
Città
di Cave
Castenaso
omune di
< SEGUICI
Comune di
Ozzano dell’Emilia
speciale Natale
il regalo migliore?
il tuo tempo prezioso!
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UN PROGETTO
A SOSTEGNO
DELLE FAMIGLIE
PATROCINATO DA:
WWW.RIVISTAGIROTONDO.IT
diverse da chi? Alla scoperta
degli infiniti modi
di “fare famiglia”
mio figlio è diversamente abile
sarò all’altezza
di quello che mi aspetta?
cosa precede
e cosa segue
alla diagnosi di autismo?
famiglie allargate, immigrate,
diversamente abili...
Buon Natale a tutti!
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la rivista dei bambini e
GIROT
in collaborazione con
delle loro famiglie
NDO
InnerTeam
percorsi di trasformazione
dal 1993
ti invita a una serata speciale
alla scoperta del bambino che è in te ...
“perché il problema non è diventare adulti,
ma dimenticare di essere stati bambini”
Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry
giovedì 3 dicembre ore 19,30
serata con cena interattiva
Golf Club Siepelunga
via Siepelunga, 56/4 - Bologna
Ingresso serata con cena € 32,00 a persona.
Prenotazione obbligatoria al 347.308.22.05
Ti piace la rivista Girotondo? Allora unisciti a noi!
Cerchiamo volontari per il 2016 per diffondere questo progetto di sostegno
alla genitorialità nato da mamme per altre mamme... contattaci!
redazione Giorotondo: 347.308.22.05
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a cura dott.ssa Cristiana Chiapparelli
giornalista, direttore responsabile Girotondo
l' editoriale
Scaricando sul vostro smartphone
l’app QRReader e puntando sul codice
sovrastante, vi collegate direttamente al
sito di Girotondo: www.rivistagirotondo.it
Registrazione presso il Tribunale di Tivoli
n. 14 del 25.11.2011
famiglie allargate, immigrate,
diversamente abili...
Buon Natale a tutti!
Era Dicembre di 4 anni fa quando il progetto sociale Girotondo prendeva
vita a Palestrina (RM) e il primo numero della rivista per i bambini e le loro
famiglie veniva regalato in allegato all’allora settimanale locale Il Nuovo
Corriere. Finora abbiamo pubblicato 18 numeri, ogni volta nuovi, arricchiti
da tante novità, tematiche diverse, dai molti sostenitori che ci permettono
di continuare a distribuire gratuitamente la rivista, dai preziosissimi contributi dei professionisti dell’infanzia che di volta in volta hanno conferito
valore aggiunto al progetto permettendoci di compiere la missione per cui
Girotondo è nato: offrire sostegno alle famiglie colmando quel vuoto
di informazione che persiste tutt’oggi nel sostegno genioriale. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo ogni giorno con sempre più passione ed
entusiasmo, per offrire condivisione, spunti di riflessione e creare una comunità nella quale aiutarsi e confrontarsi per crescere al meglio i nostri bambini.
Da allora abbiamo percorso una strada lunga, mai uguale, sempre nuova,
a volte in discesa spesso in salita. Abbiamo ottenuto il riconoscimento
delle amministrazioni comunali proprio per le nostre finalità educative e di sostegno a tutta la Comunità, abbiamo avuto la collaborazione
delle scuole arrivando direttamente al cuore del nostro lettore primario: la
famiglia in senso più ampio e gli educatori. Ringraziamo i dirigenti scolastici, gli insegnanti e il personale parascolastico di tutti gli Istituti
Comprensivi Statali che ci hanno aperto le loro porte per l’entusiasmo con
cui accolgono, apprezzano e distribuiscono la rivista Girotondo ai bambini
all’interno delle loro scuole.
Questa strada, nell’ultimo anno, ha portato questo progetto sociale a Bologna e provincia grazie a un gruppo di professionisti e volontari che sono
riusciti, con un ottimo lavoro di squadra, a portare Girotondo in 25 mila famiglie emiliane. Questa crescita ci fa essere ottimisti, alimenta la nostra
voglia di esserci perché è un’affermazione della validità del progetto
e ci conferma che quello che insieme abbiamo costruito è davvero un
bene comune e di forte utilità per tutti i bambini e per le loro famiglie.
A tutte voi, Famiglie, un sereno Natale e buon 2016!
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Distribuzione gratuita nelle scuole primarie e dell’infanzia di Bologna e provincia
Fondato da: Cristiana Chiapparelli e Silvia Schiano di Tunnariello de L’Isola che
non C’è - L’asilo dei Bambini da 6 mesi
a 6 anni - con la collaborazione di Ilaria
Zamboni
Direttore Responsabile: Cristiana Chiapparelli
Responsabile Comitato Scientifico: Silvia
Schiano di Tunnariello
Hanno collaborato a questo numero:
Annalisa Amadesi, Alessandra Augusti,
M.Lavinia Bartolucci, Laura Biagioni,
Sara Braghese, Claudio Buccheri, Anna
Maria Casadei, Marina Ciampoli, Rossella Cinti, Manuela Crasta, Valentina De
Matteis, Marzia Di Sessa, Franca Errani,
Claudia Filidi, Michela Foti, Eldad Kazaz,
Irene Giardini, Teresa Malacarne, Valdimaro Manneschi, Morena Manzini, Rita
Mingolla, Giuseppe Monaco, Palma Loretta Montanaro, Samanta Murgia, Sara
Ottonello, Lucia Paulazzo, Mariangela
Pinci, Nada Raspanti, Loredana Raso,
Stefano Rimondini, Paola Rubatta, Pamela Tinti, Camilla Targher, Patrizia Valenti, Valerio Valentini, Luisa Zoni, Lucia
Zerbinati.
Immagine, comunicazione, sito internet
e progetto grafico: Ilaria Zamboni
Stampa: Casma Tipolito, via Provaglia,
3 - 40138 Bologna
Redazione: Associazione Culturale Girotondo, Via Prenestina Nuova, 30 - 00036
Palestrina (RM), tel. 347.308.22.05,
[email protected].
Finito di stampare a NOVEMBRE 2015
Ogni collaborazione è a titolo gratuito. Tutti i materiali, le foto, i testi inviati alla redazione ai fini della
pubblicazione non verranno restituiti, salvo diverso
accordo, e tale invio fornisce automaticamente alla
redazione la liberatoria, da parte del mittente, per
l’uso delle immagini e del pensiero anche sul sito
internet. La riproduzione anche parziale dei materiali e dei testi pubblicati è espressamente vietata.
anno 4 • n° 17 • dicembre ‘15
girotondo
la rivista dei bambini
e delle loro famiglie
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Salute
34
Salute in Movimento
Corpo, giochi
movimento...
dei vaccini...
e se non sapete,
informatevi e fidatevi
il trattamento delle agenesie
dentarie: come, quando, perchè?
Bimbi sereni dal dentista:
come prevenire nei bambini
paure e scarsa collaborazione
comfort visivo quotidiano
la fitoterapia per le
malattie da raffreddamento
35
Pillole di Pediatra
L’arma impareggiabile
in TV
36
Approfondi Denti
assenza di uno o più denti...
in questo
numero
40
A quattr’occhi
Miglioriamo il nostro
dossier
42
Pelle, capelli & Co.
Una storia contagiosa...
44
in Erboristeria
Scopriamo insieme
05
speciale Natale
il regalo migliore?
La trasmissione
a sostegno
dei genitori
per il benessere
dei loro bambini
tutti i sabati mattina
dalle 10 alle 11
in diretta su DI.TV
canale 210 del Digitale Terrestre
e su CIAO RADIO
FM 90,1 e 91,2
Approfondiremo con gli
specialisti dell’infanzia
che risponderanno alle domande
che arriveranno in diretta
al 347.656.11.04
sms 340.854.38.17
Aspettiamo
i vostri interventi:
seguiteci numerosi!
Il tuo tempo prezioso!
dalla vita stessa!
di Babbbo Natale
la riflessologia plantare:
una carezza di vita
e tanta voglia di coccole
Come possiamo
riconoscere un caso di
scoliosi nei nostri figli?
10
Apprendere
tutta la vita...
14
Siamo pronti a cambiare?
Per Natale nuovo look
approfondimenti
sviluppo
Comportamento
15
Famiglia migrante
famiglia in cammino 17
Oltre l’accoglienza...
Da casa Mila al nido
48
bambini e Linguaggio
Bambini e balbuzie...
le Ali di Alice
18
Intorno al baobab...
Quali fantasmi ci evocano
49
L’intervento dello Psicologo
WI-FI emozionale: giocare con
le parole emigrazione
trasferimento?
caos e opportunità
delle separazioni
la mente e le emozioni... si può!
50
la Relazione di Aiuto
Genitori estroversi,
20
Diventare mamma
in una terra straniera
21
I nuovi ruoli
nella famiglia fra
genitori introversi
alimentazione
22
La realtà delle famiglie
allargate a seguito
52
Nutriamoci bene
Mangio bene... cresco bene!
diamo maggiore attenzione
al cibo per migliorare la
salute della famiglia
24
E tu... di che
famiglia sei?
Quando sotto l’albero
di Natale c’è il carbone...
il diabete alimentare
odontoiatrica come aiuto
ai bambini diversamente abili
natalizia di quinoa e golosi
Babbi Natale di fragole
diagnosi di autismo?
diventare genitori
figli diversamente abili
un’opportunità di vita piena...
23 Diverse
da chi?
Alla scoperta degli infiniti
modi di “fare famiglia”
55 Cosa
Bolle in pentola?
26
Mio figlio è Casetta di pan di spezie
diversamente abile: sarò
all’altezza di ciò che mi aspetta?
56
Piccoli cuochi crescono
28 La sedazione
Facciamo insieme la pizza
29
Cosa precede
e cosa segue alla
30
Dinamiche ed equilibri
nella famiglia con
32
Vi raccontiamo la “disgrazia”
di una disabilità che è diventata
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46
Fisioterapia e Corpo
Scopriamo
12
Facciamo un “tuffo”
nella casa
58
Dialogo di coppia
Genitori “sexy”?
60
Filo diretto
E il foglio si copre di emozioni:
gli scarabocchi e i disegni
dei nostri bambini ci parlano...
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dossier
pag
a cura della Redazione
in collaborazione con i propri esperti dell’infanzia
..
e
erchè?
Prendiamo spunto da questa
frase per riflettere sul significato dei regali ai giorni nostri. Ai
tempi dei nostri nonni, i bambini aspettavano tutto l’anno il
Natale per ricevere “IL” regalo.
Era uno, e si faceva bastare
tutto l’anno. Non c’era la TV,
la playstation o il cellulare che
suona, e la sera si stava tutti insieme a parlare o magari
ad ascoltare il racconto di una
bella fiaba prima di andare a
dormire. Oggi non è più così,
anzi sembra che la realtà si
sia ribaltata: tanti, troppi regali
e poco tempo da condividere
con i nostri figli. Oramai siamo
tutti “intrappolati” in una realtà
dove il nostro tempo diventa il
più prezioso dei doni...
i
one
allora perchè
non regalare
proprio questo
ai nostri figli?
ogo
con
può!
e!
o
oni:
5
il regalo migliore per Natale?
il tuo tempo prezioso!
i figli crescono
troppo in fretta...
Il dono del proprio tempo è un
atto d’amore di grande beneficio per i nostri piccoli perché
così cominciano ad espandere
i loro orizzonti. Che splendido
regalo da fare, anche da chi
non si prende cura abitualmente di loro! Passate del tempo insieme: sedetevi a terra e
fate giochi, oppure portateli al
parco o in qualche altro posto
speciale. Niente vale di più del
tempo speso singolarmente
con ciascuno di loro facendo
ciò che più amano... è con questo spirito che pubblichiamo
idee di mamme (e nonne) per
fare “regali speciali” ai loro figli
e nipoti.
o...
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per i bambini voi
siete il miglior
Vi farà piacere sapere che durante l’anno li ha usati tutti e con
tanta gioia... E cercate di ignorare i commenti ironici quando
i figli leggono quello che hanno ricevuto, la maggior parte di
loro farà fruttare i propri buoni regalo, anche se nel riceverli
hanno commentato “bell’affare” sarcasticamente.”
Suggerimento: ricordate di scattare delle foto durante questi eventi, sarà un bellissimo modo di ricordare insieme il valore del dono ricevuto a Natale!
idee per i più piccoli...
regalo del mondo!
“Sono ancora sotto shock per l’improvvisa scomparsa di mia suocera” scrive Francesca “ed ho deciso di
chiedere a tutte le persone che sono vicine ai miei
figli di scegliere un loro libro preferito e registrarsi
mentre lo leggono. In casa non c’è bisogno di altri
chili di plastica sotto forma di giocattoli. Credo che
questo sarà un modo bellissimo di far conoscere alle
mie figlie di 16 mesi e 4 anni tanti libri e potranno
così ricordarsi sempre della zia lontana, di un padrino/madrina o di un nonno.”
Suggerimento per i nonni, zii, ecc...: leggi a voce alta
un libro per bambini che ti piace e registrati, poi dai
la registrazione al bambino. A loro piacerà riascoltarle
un sacco di volte!
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e per i più grandicelli...
“Un bellissimo regalo ricevuto da parte di un amico è stato “Un giorno a casa con il tuo amico
____________”. Includeva un’intera
giornata per il mio bambino da trascorrere
in casa da un suo amichetto - una mattinata
di gioco, pranzo, film & pop corn e poi le
famiglie si sarebbero riunite per una cena
cucinata dai proprietari di casa. E’ stato
un regalo davvero bello da ricevere ed è
bellissima l’idea di pianificare qualcosa
per un amico…”
“I regali più graditi da mia figlia che oramai è adoelscente” scrive Ilaria “sono stati quelli preparati da me:
realizzavo un calendario dell’avvento oppure creavo un
blocchetto di “buoni regalo”... alcuni di questi li voglio condividere con voi: una visita allo zoo; noleggiare un video e
preparare i popcorn trascorrendo una serata al cinema nel
lettone; una domenica pomeriggio a fare gli omini di pan di
zenzero; scegliere il ristorante in cui andrà la famiglia la prossima volta; truccarsi a vicenda nel fine settimana; scegliere il
menù per il pranzo o la cena (con preavviso di 1 settimana); 2
ore di pittura con la mamma; 3 “buoni” per un’ora extra di televisione o di computer; 2 weekend in cui le amiche possono
dormire da noi; un pomeriggio in cui facciamo un lavoretto a
sua scelta; 1 ora in cui può usare la macchina da cucire senza commenti da parte degli adulti; 1 pomeriggio tutti insieme
in un museo a sua scelta; 10 euro da spendere in qualsiasi
momento ne avra bisogno; 1 pacchetto dei suoi biscotti preferiti (con preavviso di 1 giorno, per favore); 1 abbraccio da
mamma riscuotibile in qualsiasi momento; 30 minuti in più sul
coprifuoco del venerdì/sabato sera; 1 partita a Monopoli o Risiko tutti insieme; 20 euro per andare con un amico al cinema;
1 coupon “weekend senza faccende da sbrigare.
7
pag
“Noi abbiamo 3 figli maschi” scrive Teresa “Regaliamo loro un appuntamento, tempo individuale con uno dei nostri figli. Mio marito ne porterà uno
a giocare a calcio o qualche altra cosa per maschi di cui io non capisco
niente. Io li porto a fare shopping per vestiti o per qualsiasi altra cosa di cui
abbiano bisogno. Da soli, solo noi due. Andiamo a pranzo e parliamo. Ci
concentriamo sui loro bisogni per quel giorno. Regalare a mio figlio un appuntamento con me, trovo che sia un regalo anche per me stessa.”
“I genitori di mio marito ci hanno regalato un buono valido per un anno per
tutta la famiglia per entrare allo zoo.” scrive Barbara “E’ conveniente, è educativo ed è un’occasione per fare del movimento. Che modo splendido di
insegnare e mostrare ai bambini la varietà del creato di Dio! E’ un tipo di regalo che va bene per tutti: i parenti non devono lasciare casa e combattere
nel caos dello shopping natalizio e voi riceverete un regalo che la famiglia
potrà usare un sacco di volte!”
Suggerimento: se non vivete vicino a uno zoo, potete fare lo stesso con
musei della scienza, musei per bambini, acquari, parchi divertimento,
ecc... La maggior parte di questi posti ha tutte le informazioni sui rispettivi
siti web (ed anche i moduli per le richieste di abbonamento) e potete inviarle ai vostri parenti per semplificare il loro shopping Natalizio.
“Ho una nipote di 11 anni che ha tutto... veramente!” scrive nonna Maria
“Quindi non è divertente comprarle qualcosa perché stai solo aggiungendo
altra roba alla sua collezione... Così l’anno scorso, sua madre ed io abbiamo unito le forze e le abbiamo regalato un giorno dall’estetista... ha fatto la
manicure, pedicure, i capelli...lei è molto femminile e ama essere curata.
Con questo regalo, stai facendo pure un regalo di tempo (perché sarò io
che la accompagno dall’estetista e non darò a sua mamma un’altra cosa
da fare) ed è un modo per dirle che volersi bene è un bene.”
e per i più grandicelli...
da
le
une
ndi
dossier
“Abbiamo chiesto ai nonni se, per questo Natale, gli
andava di regalare ai nipoti delle “esperienze” scrive
Susanna “Poteva trattarsi di una cosa da fare insieme
o magari un corso di pittura o ceramica da fare da soli
(per i più grandicelli); lezioni di sport o anche portarli
a un concerto o a un cinema insieme. Poteva anche
trattarsi semplicemente di portarli a fare una passeggiata. Crediamo davvero che i bambini possano
avere molto più beneficio dal tempo speso con loro
che dal numero di giocattoli che ricevono.
Suggerimento: questa idea funziona bene per tutte
le età, soprattutto per chi ha già troppi giocattoli per
casa...
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Chiara scrive: “Mia madre ha avuto un’idea per la sua
nipotina che è molto sensibile agli altri bambini che
non hanno da mangiare e allora ha pensato di aiutare
un bambino bisognoso a nome di sua nipote invece di
accumulare altra roba a quello che già ha!”
Suggerimento: adottare un bambino a distanza è
senz’altro la testimonianza d’amore più importante
che possiamo dare. Ricevere sue foto, notizie e sapere che sta meglio grazie al nostro piccolo contributo
insegnerà ai nostri figli concretamente cosa possiamo
fare nel nostro piccolo per migliorare il mondo... insegnamo loro che “goccia dopo goccia” l’acqua diventa
oceano!
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Non tutti
realizzano che
con l’anno nuovo
inizia il secondo quadrimestre
di scuola per i bambini” scrive
Veronica “Un regalo intelligente è un rifornimento di cose per
la scuola. A metà anno molti
bambini ne hanno di nuovo bisogno. Per i miei nipoti (10 e 6
anni) vado al negozio “tutto a
99 cent” e compro matite, gomme, block notes ecc... e in più
qualche oggetto in tema con la
festività e li metto in una calza.
Anche alcune associazioni NO
PROFIT hanno bisogno di materiale scolastico. In passato ho
comprato il doppio di tutto, ho
scelto il nome di un bambino ed
ho comprato uno o due oggetti
che volevano da Babbo Natale
ed ho aggiunto il materiale scolastico. E’ una benedizione per
i bambini in affidamento con famiglie a basso reddito”.
“Quest’anno Babbo Natale porterà alla nostra famiglia, con 3 bambini un viaggio di 2 giorni in un hotel a poche ore di distanza che ha un
parco acquatico al coperto” scrive Elena “E’ un regalo speciale che
il nostro bilancio non ci permetterebbe, ma è anche un modo fantastico di investire il nostro budget di Natale. Stare insieme in famiglia
senza aggiungere niente alla pila di giocattoli!”
“Buoni regalo!!! Ispirata dalla loro passione per i film, ho regalato ai
miei figli, di 11 e 13 anni, dei buoni per 10 film a testa” scrive Franca
“Confrontando le spese dello scorso anno con quelle di quest’anno,
mi sono accorta di aver risparmiato del denaro per le loro attività ricreative, loro hanno visto tutti i film adatti alla loro età e si sono divertiti a invitare amici con loro al cinema, sapendo di “poterci” andare.
Sono stati proprio loro a chiedermi di fare lo stesso quest’anno, dato
che non gli ho dovuto dire di “no” a causa della mancanza di soldi
quando volevano vedere un film con gli amici.”
Suggerimento: ci sono un sacco di opzioni possibili quando si
regalano i coupon e molti si possono usare più di una volta. A voi la
scelta e... Buon Natale a tutti!
idee regalo da zii creativi...
Suggerimento: puoi anche donare materiale scolastico alla
scuola e le maestre lo daranno
agli alunni che ne avranno bisogno.
“Io vi consiglio di regalare un abbonamento ad una rivista” scrive
Giovanna “Mio figlio, 8 anni, ha ricevuto un abbonamento a “Focus
Junior”. Invece di avere la gioia nell’aprire il regalo subito (e magari
dimenticarlo dopo 2 giorni) ha la gioia di riceverlo tramite la posta
ogni mese. Lo ama! Inoltre potrà donare le riviste “già lette” ai suoi
amici e farne beneficiare qualcun altro!”
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“Lo scorso Natale ho regalato ai miei 2 nipoti un buono
con scritto che erano invitati a dormire a casa mia per
un Safari party a gennaio” scrive zia Anna “Ho spiegato
tutto ai genitori prima, dicendo che volevo evitare di
fare regali materiali quest’anno. I bambini non erano
sovreccitati quando hanno aperto i loro regali, ma hanno amato il party notturno! Abbiamo mangiato cibo da
campeggio (hotdog, ecc...) e ognuno di loro aveva una
lampadina tascabile per la nostra escursione nel buio,
in cerca di animali. Guarda caso, ognuno di loro ha trovato un animaletto di peluche (li avevo nascosti prima).
Abbiamo letto delle storie attorno al camino (il falò) e
hanno dormito nel sacco a pelo sul tappeto.
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Continuano alla Casa dei Bambini Il Girasole gli
utilissimi incontri con il professore e ricercatore antroposofico Tiziano Bellucci dal titolo:
“IL SANO SVILUPPO DELL’ESSERE UMANO SECONDO L’ANTROPOSOFIA DI RUDOLF STEINER"
per adesioni telefonare al: 051.76.12.63 oppure
scrivere a [email protected]
apprendere tutta la vit
dalla vita stessa!
Cresce nelle scuole il numero dei bambini con difficoltà di apprendimento.
C’è chi nasce mancino, chi miope, chi albino, chi dislessico; tutte condizioni che portano a sentirsi inadeguati rispetto alle richieste della società.
Come aiutare questi bambini e come imparare ad approcciarsi alla
vita? Il nostro insegnamento mira ad un’educazione organica del bambino e pertanto non adottiamo il rendimento come criterio distintivo. In linea
di principio, bambini differentemente dotati nella sfera intellettuale, sociale,
emozionale e motoria vengono istruiti nella stessa classe e non sono previsti rallentamenti nel percorso scolastico.
Poiché i processi di attività ed apprendimento del bambino piccolo
sono in gran parte inconsci, è essenziale che la giornata abbia un suo
ritmo ben preciso, dove abitudine e ripetizione hanno un ruolo molto importante. A casa un regolare orario per andare a dormire, pasti condivisi
insieme, momenti di riposo e divertenti passeggiate aiutano a mantenere
pace ed armonia in tutta la famiglia.
Ci sono poi ritmi più ampi, come quello della settimana, della stagione e
dell’anno. Da noi il ritmo settimanale porta con sé il giorno in cui si fa
il pane, quello dell’euritmia e quelli delle altre attività, cosicché ogni giorno acquista il suo proprio carattere. Il bambino si inserisce in questi ritmi
e dalla ripetizione che ne scaturisce egli sviluppa senso di sicurezza, di
fiducia e di protezione, oltre che ricevere un vero e proprio nutrimento per
la sua interiorità.
I ritmi della stagione sono strettamente collegati alla celebrazione delle
feste stagionali, attorno alle quali si muove tutto l’anno d’asilo. I bambini
lasciano la loro casa per entrare in un’altra casa, l’ambientamento quindi
risulta molto naturale e facile. L’ambiente è accogliente e caloroso, fatto
Gli insegnanti lavorano secondo un ideale di educazione: non hanno l’obiettivo di realizzare e formare
il bambino perfetto, ma piuttosto quello di adattare continuamente la materia di insegnamento ad
una più profonda comprensione dell’individualità dell’allievo.
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di colori e di materiali naturali (come legno, lane, sete ecc.), i bambini
imparano a diventare grandi. Nei primi sette anni di vita il bambino
deve sentirsi parte di un mondo buono, pieno di meraviglia e d’immaginazione. Imitando l’adulto, impara a svolgere semplici attività domestiche: preparare la merenda, lavare piattini e bicchieri, impastare un buon
pane. Nel gioco libero poi sviluppa creatività e fantasia; nello sperimentare
si percepisce come individuo e allo stesso tempo impara a socializzare e
a condividere con gli altri. Particolare attenzione è data alle ricorrenze annuali che vengono vissute insieme ai bambini con canti, lavoretti, girotondi
ecc. Le attività quali pittura, euritmia, disegno, modellaggio della cera, si
svolgono durante la settimana con ritmo regolare.
a vita...
Ci si potrebbe chiedere: un approccio del genere non
protegge troppo i futuri individui? Si, è certamente
vero che i bambini vengono protetti nelle prime fasi evolutive, sicuramente è vero che noi impediamo con forza
che il sottile e dolcissimo velo di seta trasparente che
avvolge il bambino da zero a sei anni venga leso, ancor
peggio strappato. Ogni strappo sarà un trauma per il
futuro individuo che si rifletterà nelle sue successive fasi di vita.
Non averlo guidato, non avergli concesso di giocare con giochi creati dalla sua fantasia ma solo con modelli preordinati, l’aver sollecitato suoi giudizi, l’avergli spiegato con concetti elaborati cose che
non ha necessità di conoscere, i rumori e i colori forti, l’uso di mezzi
multimediali, l’assenza di ritmi e l’assenza uno stile di vita familiare
consono alla sua età, sono tutti possibili danni futuri.•
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Cerchiamo qualcosa di insolito? Di diverso dalle solite proposte e attività Natalizie? Allora, il 13 dicembre, andiamo tutti ad una festa fuori dal comune!!!
tutti insieme
facciamo un gran bel “t
nella casa di Babbo Na
Una maxi lezione di ginnastica in acqua, balli di gruppo per giovani di ogni
età, uno spazio bimbi con tanti educatori a nostra disposizione per intrattenere i nostri bambini mentre anche noi ci divertiamo.
Giochi di ogni tipo e attività ludico ricreative per tutta la Famiglia e inoltre..
una bellissima esibizione di nuoto sincronizzato, stuzzicando insieme con le
torte fatte in casa delle nostre nonne.
Camps di Natale
Se poi durante le festività Natalizie vogliamo far trascorrere ai nostri figli
momenti o giornate all’insegna del divertimento e dell’attività fisica, senza
trascurare i compiti scolastici, allora abbiamo a disposizione la giornata del
7 dicembre (alcune scuole sono chiuse per il ponte), le giornate dal 28 al 31
dicembre e dal 4 al 6 gennaio.
Bambini e ragazzi da 3 a 15 anni si potranno cimentare in laboratori di disegno, cucina e attività manuali di vario genere; passeggiate dopo pranzo
alla scoperta dei mercatini locali; divertimento con giochi di società, pingpong e bigliardino; attività sportive di ogni tipo per provare e sperimentare
cose mai fatte.
In punta di piedi… tra Ballo e Karate
Se pensiamo che Acqua & Fitness sia solo acqua, allora ci sbagliamo di
grosso!! Claudio, istruttore federale di altissimo livello, insegna ai nostri
bambini ( a partire dai 5 anni) e ragazzi l’arte del Karate, non un semplice
sport ma una vera e propria filosofia di vita, un impegno costante alla ricerca del proprio equilibrio, per modellare il nostro carattere, per renderci più
forti e consapevoli delle difficoltà che incontreremo nella vita, per lavorare
con determinazione e nel rispetto degli altri.
Angela, professionista impeccabile, accompagna i nostri bimbi nel mondo
della danza classica, iniziando con un corso propedeutico (Danzar-giocan-
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do per bimbi da 3 a 6 anni) fino ad arrivare a ballare sulle punte.
Karate, Danza Classica ma anche Danza Moderna, per tutti quei ragazzi che vogliono far emergere nel ballo la propria espressività e creatività.
Associandosi a Acqua & Fitness è possibile partecipare a qualsiasi
corso, perché tutte le attività sono organizzate per i soci mentre le
feste sono aperte anche ai non soci.
Il gioco che ci aiuta a crescere
In un apposito spazio a loro dedicato e guidati
dagli specialisti di Record Team, i bimbi da 3
a 6 anni imparano a muoversi giocando. Attraverso il gioco e le attività sportive connesse,
essi sperimentano, si mettono alla prova, conoscono, imparano: in una parola crescono.
I movimenti esercitano un ruolo importante nella formazione della mente, condizionano l’apprendimento e sono alla base del linguaggio.
Il regolare movimento è importante, fin dall’età evolutiva, ai fini del corretto sviluppo psico-fisico, garantisce un fisiologico accrescimento e dona ai
bambini molti benefici che conserveranno anche in età adulta.
el “tuffo”
bo Natale !!!
Con la giusta attività motoria migliora anche lo sviluppo e l’attività del sistema nervoso e contestualmente migliorano l’attenzione e la concentrazione,
fattori fondamentali per l’apprendimento.
Fra le attività terrestri di Natale, ci sarà uno spazio bimbi a partire da 3 mesi,
dove verranno anticipate diverse attività che partiranno all’inizio del prossimo anno, come il Massaggio Infantile, Ginseng e Giocomamma&bimbo•
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Abbiamo deciso come sarà il nostro nuovo look in
previsione del Natale? Scegliere il giusto Stile per
sentirci sempre alla moda, il miglior taglio e il colore
più adatto… da dove iniziare?
siamo pronti a cambiare?
per Natale un nuovo lo
tanta voglia di cocc ole
Un vero e proprio nettare colorante che si attiva con burro fluido, composto da un mix di ingredienti biodinamici, biologici, di estrazione totalmente
naturale.
Un trattamento colore con ricostruzione del capello integrata, a base di
Sambuco, Malva Biologica, Papamiel e Yerba Mate Etica, che sfrutta
la capacità degli zuccheri presenti, di trattenere l’idratazione contrastando il processo di deterioramento del capello. Un trattamento colore che
ristruttura il capello, assolutamente versatile per l’uomo e per la donna
di tutte le età e per le cuti più sensibili; offre risultati cromatici completamente naturali; sublima la materia capillare e ne amplifica la lucentezza,
migliorando notevolmente la fibra fin dalla prima applicazione. I capelli
sono come rigenerati al tatto, più morbidi, profondamente nutriti e dalla
luminosità sorprendente!!
Il taglio giusto per l’uomo e la donna di domani
L’equipe di Zenzero è costantemente attenta ai nuovi look stagionali sia
maschili che femminili, anticipa le nuove tendenze proponendo sempre
tagli alla moda, ricerca meticolosamente il dettaglio che fa la differen-
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za e crea lo stile più adatto al viso e alla personalità di ognuno. Un apposito spazio è riservato al taglio e alla cura dei capelli per uomo e bambino,
affinché si possano soddisfare le esigenze di tutta la famiglia.
Dallo Stile alla Cura del nostro corpo
Regaliamoci una carezza con la nuova tecnologia Epilaser
Efficacia, Sicurezza, Confort , Risultati immediatamente visibili,
sono solo alcuni dei punti di forza di Epilaser, che offre i migliori risultati
in termini di efficacia e rapidità nel trattamento
di foto-epilazione, per rimuovere il pelo in modo
progressivamente definitivo.
L’ampia dimensione del fascio laser e la velocità
di esecuzione dell’impulso permettono un rapido trattamento di ogni parte del corpo.
I tempi di esecuzione del trattamento sono veloci, efficaci e sicuri. Le sessioni di lavoro risultano piacevoli, grazie al
sistema di raffreddamento a contatto che protegge l’epidermide prima,
durante e dopo lo spot. A differenza dei soliti macchinari a luce pulsata,
non ci sono rischi di bruciature. Epilaser, totalmente Made in Italy,
agisce in profondità raggiungendo direttamente i follicoli piliferi senza danneggiare il tessuto adiacente. Grazie al suo sistema di raffreddamento, è
capace di trattare differenti tipi di pelle salvaguardando il derma e riducendo la sensazione di calore.
o look e...
occ ole !!!
Quale fototipo hai?
Si possono trattare diverse zone di viso e corpo adattandosi alle specifiche
di ogni persona e lavorare su ogni tipo di pelle.
Fondamentale fare una Analisi approfondita della pelle, per decidere se e
come intervenire partendo sempre da un check-up completo.•
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Continuano le novità dell’apertura pomeridiana
extra-large dell’Isola che non c’è con tante attività
dedicata a grandi e piccini.
scopri gli esclusivi pomeriggi all’isola:
creatività e benessere in
per grandi e piccini di
Finite le vacanze inizia il nuovo anno scolastico. Un appuntamento che per
i vostri bimbi significa l’inizio di una nuova, bella avventura, che li porterà
alla realizzazione di uno straordinario obiettivo: la propria crescita personale. L’Isola che non c’è, è da sempre impegnata nell’offrire a voi genitori
soluzioni sempre più in linea con le vostre richieste e desideri, e quest’anno ha deciso di integrare la sua offerta formativa con una ricca scelta di
corsi pomeridiani, pensati per assecondare il gusto dei piccoli, ma anche
per incontrare i vostri gusti e rispondere alle vostre esigenze.
Con i nostri pomeriggi creativi ci rivolgiamo a tutta la famiglia, le attività che vi proponiamo sono state studiate appositamente seguendo una
programmazione che accontenta gli interessi di tutti, permettendo anche
ai genitori super indaffarati di ottimizzare i tempi, e dedicarsi con piacere
a se stessi.
Così ad esempio, mentre i bambini seguono il corso d’inglese, le mamme
possono allenarsi con la personal trainer, oppure mentre i bambini fanno
danza, le mamme possono seguire il corso d’inglese.
Naturalmente, in linea con la nostra filosofia, abbiamo selezionato per i
bambini una serie di corsi dedicati che tengano conto delle loro esigenze, delle loro attitudini, che li appassionino, li divertano, e allo stesso
tempo siano propedeutici alla loro formazione fisica e mentale e migliorino le loro capacità cognitive.
I nostri corsi non sono semplici metodi di intrattenimento, per far passare il tempo ai bambini, ma hanno tutti un grande potere educativo. Per
informazioni, orari e prenotazioni dei corsi, seguiteci sulla nostra pagina
FaceBook: Pomeriggi all’ISOLA.
Ogni corso è seguito da insegnanti competenti nella loro materia, che hanno esperienza nella cura
delle sensibilità personali dei bimbi, utilizzano metodi didattici in grado di sviluppare anche la loro
intelligenza emotiva e li accompagneranno in questo appassionante percorso, rispettando la loro
unicità e favorendo le loro potenzialità individuali.
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ECCO ALCUNI DEI CORSI IN PROGRAMMA:
Inglese per bambini 3/6 anni, 7/11 anni, e per adulti con l’insegnante madrelingua Ona Mitkevicius.
Danza classica e moderna per bambini a partire da 3 anni, Danza Dolce
per mamme, danza orientale e tango argentino per adulti, con l’insegnante
Daniela Orlacchio, diplomata all’Accademia di Danza di Roma.
Danza popolare per bambini a partire da 6 anni e adulti con le insegnati
dell’ass.culturale “Passo Antico”.
Fotografia per bambini da 6/11 anni, ragazzi da 12/14 anni, e per adulti
con le insegnanti: Silvia Mederi, diplomata IED ed Elena Sidler, fotografa
professionista.
Accompagnamento alla nascita
di gruppo con l’ostetrica Francesca Moroni.
Sostegno alla genitorialità con
la pedagogista e counselor Silvia
Schiano di Tunnariello.
Family fitness: allenamento individuale e/o piccolo gruppo con Roberta Ludovici, Personal Trainer.
Laboratori Montessoriani con l’insegnate e pedagogista Silvia Schiano
di Tunnariello.
L’ora del tè – Bricolage creativo per adulti con Silvia Mederi diplomata
IED, specializzata in arti grafiche.
Aiuto nei compiti e approfondimenti individuali e di gruppo, insegnante
Martina Moroni, con pluriennale esperienza nell’assistenza scolastica.
Laboratorio di Pittura metodo Stern per bambini da 0 a 100 anni condotto
da Silvia Schiano di Tunnariello diplomata presso l’Istituto di Semiologia
dell’Espressione di Arno Stern
Apertura serale per bambini per dare “libera uscita ai genitori”.
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L’Isola che non C’è
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CENTRO PER LA CRESCITA AFFETTIVA, EMOTIVA E RELAZIONALE
PER I BAMBINI E I LORO GENITORI
Per il percorso educativo di tuo figlio scegli una scuola di Eccellenza
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apertura pomeridiana
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con tantissime attività
per grandi e piccini
Vieni a trovarci con il tuo bambino!
Le iscrizioni per il nuovo anno scolastico sono aperte.
Per informazioni, orari e prenotazioni dei corsi,
seguici sulla pagina FaceBook: Pomeriggi all’ISOLA
Asilo Nido 6-36 mesi
Casa dei Bambini 3-6 anni
Scuola Primaria
Parentale 6-11 anni
L’ISOLA CHE NON C’È • VIA DELLA COLOMBELLA, 109 • PALESTRINA • TEL. 06.953.53.35
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La scoliosi idiopatica e l’ipercifosi dorsale, sono vere
e proprie patologie dello sviluppo osseo vertebrale
spesso associabili ad errati atteggiamenti posturali,
che colpiscono un numero elevato di ragazzi, con influenza a volte determinante sulla loro qualità di vita.
scoliosi e prevenzione
giochiamo d’anticipo!
Generalmente si manifestano in età preadolescenziale, senza “sintomi”
che ne annuncino la comparsa.
Poichè il trattamento della scoliosi in età adulta non può che essere chirurgico, la valutazione e la diagnosi precoce delle malattie della colonna vertebrale in età evolutiva risultano essenziali per ridurre al
minimo l’entità del potenziale problema. E’ anche per questo motivo
che la terapia ortesica effettuata entro il 16° anno di età rientra tra le prestazioni rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale.
ITOP SpA, attraverso l’attività di 3 Ingegneri biomedici, 41 Specialisti sanitari e con la Partnership di ISICO (Istituto Scientifico Italiano Colonna
Vertebrale - www.isico.it) da diversi anni pone grande attenzione ai temi
della prevenzione delle patologie vertebrali, effettuando accurati esami
posturali e dell’appoggio plantare.
Mentre negli atteggiamenti scoliotici ancora lievi può essere sufficiente
l’utilizzo di plantari su misura (progettati sulla base di un esame baropodometrico computerizzato) negli squilibri più seri o a fronte di scoliosi conclamate, i nostri Tecnici possono suggerire una visita medica con i migliori
specialisti.
Migliorare il percorso assistenziale delle patologie ortopediche e deficit posturali dell’età evolutiva giovanile, intensificando le varie possibilità di screening,
alcune volte pluridisciplinari, aumenta le
possibilità di diagnosi precoce e riduce l’incidenza di trattamenti tardivi o ingiustificati
con conseguente risparmio di spesa per il
SSN.
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o!
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7 Consigli dall’esperto ai nostri bambini
1Porta sempre i libri in uno zaino adatto alla tua
schiena e indossalo con tutti e due gli spallacci.
2Non stare curvo in avanti e cambia spesso
posizione.
3Siediti completamente indietro, appoggiandoti allo
schienale, così la colonna sta in posizione corretta.
4Quando ascolti le lezioni o scrivi, non “sdraiarti” sul
banco!
5Non rimanere seduto troppo a lungo alla scrivania
o davanti al computer o alla TV!
6Poggia sui gomiti per alleggerire il lavoro della
tua schiena.
7A scuola, al cambio dell’ora, alzati e quando sei
in piedi, allunga le braccia sopra la testa
“stiracchiandoti” per bene!!
Per aiutare il tuo corpo a crescere in modo armonico controlla la tua postura e fai qualsiasi attività
fisica con costanza e se puoi corri o cammina di
buon passo per almeno 30 minuti al giorno.
Vieni a trovarci nella nuova sede
presenta questo coupon e avrai diritto a
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GRATUITO
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approfondimenti
a cura dott.sa Patrizia Valenti
psicologo, psicoterapeuta
l' intervento dello psicologo
La nostra famiglia è unica e in quanto tale è caratterizzata da precise regole interne che ne veicolano la
comunicazione e ne orientano le condotte.
E’ intrisa di valori, risorse e memorie intergenerazionali che vengono
tramandate negli anni; è il luogo
dove prendono forma aspettative
rispetto a ciascun membro, tra
cui l’aspettativa stessa di portare
avanti tutto il bagaglio culturale e
famigliare sopraindicato. Pensare
alla ‘famiglia’ significa dare un significato alla propria esistenza nel
qui ed ora, all’interno però di una
dimensione spazio-temporale più
ampia che ha origini lontanissime
e che diventa un pensiero rassicurante perché garantisce continuità
e stabilità. La famiglia è legame.
E’ quel punto fermo, nonostante
tutto.
L’immigrazione
rappresenta
invece un punto di rottura in
quella stessa linea che garantisce
la sopravvivenza della propria famiglia. Immaginiamo una quercia
ben piantata le cui radici affondano sicure nel terreno e improvvisamente viene sradicata, sospesa
in aria in attesa di trovare un altro
terreno.
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famiglia migrante,
famiglia in cammino...
Questa è la condizione che vive la famiglia migrante: l’essere sospesa in
una dimensione che genera profonde ferite e rotture interne. La famiglia
migrante si “colloca” tra la società di origine e quella di accoglienza. Ed è
proprio questo tra che determina i cambiamenti sul normale susseguirsi delle fasi del ciclo di vita famigliare.
L’incontro - scontro con una società di accoglienza può generare nel migrante un vissuto di grande smarrimento e paura, rendendo l’evento migratorio ancora più traumatico. I membri della famiglia migrante sentono da un
lato il peso delle aspettative della società d’origine, tra cui il forte mandato
di portare avanti le culture di appartenenza, ma dall’altro le aspettative della
società ospitante che chiede di adeguarsi alle regole interne vigenti. Diventa allora difficile appartenere ad entrambe le società e impossibile sceglierne una. Questa confusione crea un profondo senso di inadeguatezza
che, in particolare nei bambini, viene espresso attraverso sintomi quali balbuzie, difficoltà di concentrazione, scarso rendimento scolastico, problemi
comportamentali e relazionali. Per questo motivo è indispensabile uscire
dall’ottica dicotomica in cui prevalga o una società o l’altra, perché il rischio
è quello di sviluppare un ragionamento limitante, polarizzante e dualista.
E’ indispensabile invece creare delle situazioni in cui poter confrontarsi e
parlare di entrambe le società (e\e), mantenendo un legame tra passato e
presente e colmando quelle distanze attraverso la comprensione. •
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a cura dott.ssa Samanta Murgia
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Coordinatore Infanzia Cooperativa sociale Società Dolce
l' intervento dell' esperto
Nell’ottobre 2014, quando aveva 15 mesi, Gold insieme alla sua mamma è approdato a Casa Mila, un
centro di accoglienza straordinaria (CAS) di Bologna
per donne richiedenti asilo.
oltre l’accoglienza...
da casa Mila al nido
le ali di Alice
Il suo arrivo ha dato vita ad un’opportunità preziosa: attuare un progetto innovativo per l’integrazione sfruttando le risorse interne di Società
Dolce, per creare una sinergia tra diversi servizi gestiti dalla cooperativa.
In un momento storico in cui si tende a parlare di immigrati come un “problema” e di chiusura delle frontiere, con questo progetto abbiamo voluto proporre uno sguardo diverso che vede l’accoglienza e l’integrazione
come una sfida che ha come premio la crescita dell’intera comunità.
Il Progetto nido si è avviato grazie alla collaborazione tra le equipe di
Casa Mila e del nido d’infanzia Le Ali di Alice e si è concentrato non
solo sulla crescita e il benessere del bambino, ma anche sul fondamentale
sostegno al compito genitoriale. La tutela degli aspetti riguardanti la
genitorialità e l’infanzia è un tassello fondamentale per la riuscita del
percorso di avvicinamento all’integrazione e all’autonomia di queste
donne. Particolare attenzione è stata dedicata a promuovere il radicamento del nucleo familiare nel territorio, favorendo le occasioni per l’utilizzo
della lingua italiana e sviluppando una rete per l’utilizzo dei servizi
presenti nel territorio, come ad esempio la ludoteca e le biblioteche
comunali.
Si è partiti così con un delicato percorso di inserimento al nido di Gold che
permettesse una frequenza costante, pianificando un colloquio iniziale con
la partecipazione della mediatrice e della coordinatrice pedagogica,
per rendere da subito la madre protagonista del percorso. Si è strutturato
un piano dell’inserimento in doppia lingua (italiano ed inglese) in modo che
potesse essere chiaro e consultabile anche dalla mamma in autonomia.
Il primo giorno di nido è stata una grande emozione per tutti, operatori, bambino e mamma: Gold è entrato in relazione con gli altri bambini,
grazie soprattutto al sorprendente linguaggio dei bambini che elimina
ogni barriera linguistica e culturale.
Già dopo i primi mesi Gold ha mostrato segni di miglioramento nelle capacità di relazione, concentrazione e comunicazione. Questi cambiamenti
hanno avuto una ricaduta positiva anche in ambito domestico all’interno di
Casa Mila, dove il bambino ha cominciato a mangiare da solo, ad essere
più attento al rispetto delle regole e a comprendere molte frasi della vita
quotidiana in lingua italiana. L’integrazione e l’accoglienza non si risolvono
in soluzioni contingenti, ma necessitano di pensieri e progetti in continua
evoluzione, che vedano coinvolte diverse figure professionali e soprattutto diversi aspetti relazionali, linguistici e culturali.•
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a cura di Lucia Paulazzo
infermiera professionale, counselor e coach relazionale
l' intervento dell' esperto
Qualche tempo fa fui invitata a parlare sul tema
dell’integrazione tra culture diverse nell’ambito di
un progetto della Città di Bologna. Premetto che
questa tematica mi è cara in quanto io stessa sono
figlia di migranti da molte generazioni.
intorno al Baobab...
quali fantasmi ci evoca no
emigrazione - trasf eri
La platea era costituita da cittadini italiani, da africani provenienti da vari
stati e da italiani che, per diverse ragioni avevano vissuto, chi come volontario (come nel mio caso) chi come scelta di vita o professione, in Africa.
Nel mezzo della sala vi era un grande albero che rappresentava simbolicamente l’agorà africana. L’albero africano per eccellenza è il baobab che,
con le sue enormi radici, crea sgabelli naturali su cui sedersi all’ombra. La
tradizione africana lo chiama “l’arbredes sages et des savants” - l’albero
dei saggi e dei sapienti poiché alla sua ombra gli anziani danno consigli
di saggezza e regole di educazione. Portai sotto quest’albero alcune considerazioni rispetto a ciò che avviene quando culture diverse si incontrano,
guardandole dalla prospettiva del Counseling. Quali fantasmi evocano in
noi le parole emigrazione - trasferimento? Quale significato nel nostro
immaginario collettivo? Se il termine emigrazione indica uno spostamento di dieci o più persone, spinte per necessità verso un altro paese, il
trasferimento indica che, pur cambiando paese, una persona si muove in
situazioni di minor difficoltà avendo dunque più scelta.
Un passo importante verso la comprensione è farsi delle domande...
Per chi arriva da un altro paese: quali dolori sono collegati a questa
scelta? Quali desideri, speranze, sogni hanno accompagnato la fuga dal
proprio paese d’origine? Che cosa mi aspetto dal nuovo paese?
Generalmente chi arriva in un nuovo posto si trova in condizioni di grande
vulnerabilità poiché cambia ruolo sociale, è solo e non in grado di raggiungere amici o familiari. La persona porta con sé comportamenti, convinzioni e modalità di agire che si sono strutturati in un contesto sociale/
culturale/familiare molto diverso e che nel nuovo contesto non è più funzionale. In questo modo la vulnerabilità aumenta.
Cosa significa per noi integrazione? Si tratta di integrazione o di inclusione? L’integrazione è generalmente un
canale univoco,ovvero,l’altro si adatta nei comportamenti alle regole del paese ospitante, come dire: “questa
è la nostra realtà e se vuoi ti integri”. Per inclusione s’intende invece una reciproca permeabilità dei rapporti.
Inclusione è un concetto che abbraccia lo scambio fra le culture ed è meno “etnocentrico” di integrazione.
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approfondimenti
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Per chi riceve/accoglie: da dove proviene? Com’è arrivato? Quali fantasmi evoca il contatto con il diverso?
Quali retaggi infantili (come la filastrocca: “ninna nanna, ninna–oquesta
bimba a chi la do? La darò alla befana che la tiene una settimana, la darò
all’uomo nero che la tiene un anno intero, la darò al l’uomo bianco che la
tiene tanto tanto…”)? Sin da bambini, l’uomo nero veniva proposto come
figura minacciosa per chi alla sera non voleva dormire.
Che dimensione hanno assunto dentro di noi questi fantasmi? Il nostro
sistema di credenze e valori,
come reagisce di fronte a persone che portano valori che non
riconosco? Quali vulnerabilità
emergono? Quali elaborazioni
collettive a difesa di un territorio
/abitudini/consuetudini da difendere? Cosa giudico dell’altro?
ca no le parole
asf erimento?
Ogni popolo porta con sé un proprio sistema di regole, valori, convinzioni, comportamenti e abitudini che possono essere opposte a quelle
del paese ospitante e che,proprio per questo, spesso vengono giudicate.
Il simbolo del baobab, visto come “centro” della consapevolezza, può aiutarmi nel riconoscere le risorse che l’altro, diverso da me, mi porta… e aumentare in tal modo il rispetto e la comprensione di chi porta cose nuove.•
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a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo
mondo donna
In un tale cambiamento rivestono
notevole interesse i fenomeni migratori. L’Italia è, nello scenario
europeo, il paese che si è caratterizzato per il maggior dinamismo di nuovi ingressi di immigrati, trasformandosi quindi da tipico
Paese di emigrazione a terra di
immigrazione, con una prevalente “femminilizzazione” dei flussi
migratori.
Questo ha determinato una serie
di problemi organizzativi da un
punto di vista sociale e anche sanitario.
In particolare si è registrato un aumento del tasso di natalità, che
tra gli stranieri è circa il doppio del
dato medio della popolazione italiana, con età al parto al di sotto
dei 30 anni, decisamente inferiore
dell’età media delle italiane.
Il parto rappresenta, pertanto,
la maggior causa di ricovero
nei diversi gruppi etnici, ponendo gli ostetrici a dover affrontare le
problematiche di questa tipologia
di pazienti, anche abbastanza dif-
Negli ultimi decenni in tutti i Paesi occidentali a economia avanzata si sono riscontrate delle considerevoli modificazioni della struttura demografica.
diventare
mamma in una terra
straniera
ficili da gestire, considerando che molte giungono all’attenzione dei sanitari senza avere a disposizione una chiara storia ostetrica, dal momento
che nella loro cultura la gravidanza non è considerata una malattia, ma una
situazione totalmente fisiologica tanto da non prevedere controlli medici.
Le donne immigrate sono in effetti meno medicalizzate, anche se
non sono del tutto infrequenti alcune patologie infettive (TBC, Lue, Epatiti),
alle quali c’eravamo da tempo disabituati.
Sono presenti, a volte, nelle donne extracomunitarie vari fattori che aumentano il rischio ostetrico: l’anemia di diversa origine (carenziale, sideropenica, da parassitosi, da emoglobinopatia), le infezioni dell’apparato
genito-urinario, l’alimentazione in alcuni casi insufficiente (malnutrizione), in altre sproporzionata con eccesso di grassi e zuccheri, e un conseguente eccessivo aumento ponderale con possibile insorgenza di patologie ostetriche (diabete, ipertensione), le anomalie del canale del
parto (bacino androide), dei genitali esterni e della vagina (per pregresse
lacerazioni da parto o per gli esiti di pratiche, come l’infibulazione).
Allo stesso tempo dobbiamo anche rilevare un diverso atteggiamento
delle straniere nei confronti del parto rispetto alle nostre connazionali,
con minore ansietà e aspettative, e maggiore capacità di tollerare e assecondare il dolore, con naturalità e fatalismo, tanto da giustificare il minor
ricorso al taglio cesareo in certe etnie.•
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a
approfondimenti
a cura dott.ssa Camilla Targher
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formatrice, pedagogista e mediatrice familiare
la parola al pedagogista
In un periodo storico come il nostro, in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno, anche l’istituzione
famiglia è in evoluzione: cosa si intende per famiglia, oggi? La cosiddetta “famiglia del Mulino Bianco” è ancora uno stereotipo attuale? Come sono le
famiglie contemporanee?
i nuovi ruoli
nella famiglia fra
caos e opportunità
Oggi, più che mai, sarebbe più corretto parlare di famiglie al plurale, in
quanto non esiste più un unico modello a cui tendere, ma molte variabili
diverse: famiglie conviventi, sposate, separate, allargate, ricostituite, monoparentali, omoparentali, che vivono sotto lo stesso tetto o in posti lontani. Cosa definisce allora, oggi, l’essere famiglia? E, soprattutto, come organizzare al meglio le relazioni in un contesto tanto variegato e mutevole?
A prescindere dal tipo di famiglia, per andare d’accordo e gestire al meglio
il ménage familiare, a mio avviso sono fondamentali cinque elementi, indispensabili anche in caso di separazione e di divorzio, in seguito ai quali
l’organizzazione familiare si complica (i genitori, infatti, rimangono tali pur
non costituendo più una coppia):
1) Flessibilità: sostituire i ruoli tradizionali con dei ruoli funzionali alle proprie esigenze, ad esempio lei gestisce la contabilità e lui, cuoco provetto,
prepara la cena; le aree di competenza non sono quelle classiche, ma
vanno bene per quella determinata coppia/famiglia.
2) Attitudine al cambiamento, vissuto come arricchimento e opportunità:
i figli crescono, le esigenze si modificano e le situazioni familiari mutano;
un’apertura verso il nuovo e la capacità di affrontare le fasi di passaggio
con flessibilità si rivela essenziale.
3) Dialogo e comunicazione: la disponibilità ad ascoltarsi con attenzione
e curiosità, la volontà di capirsi, al di là delle recriminazioni e della diversità
di opinioni, il coraggio di chiedere scusa e di ripartire da dove ci si era
fermati.
4) Mediazione dei conflitti: uscire dal muro-contro-muro e dal dimostrare di aver ragione a tutti i costi e mediare fra le ragioni di ciascuno, perché
ognuno ha le proprie (moglie, marito, ex-partner, figlio, fratello, sorella,
ecc.).
5) Creatività: trovare soluzioni nuove a vecchi problemi; in questo i bimbi
ci possono dare una grande mano: facciamo organizzare a loro un gioco
qualsiasi, ci stupiranno per fantasia e capacità di coinvolgerci.
I bambini sanno inventare ruoli nuovi ed è questa la formula più adeguata
per le famiglie di oggi: buone capacità di dialogo e di organizzazione, unite
ad un pizzico di fantasia. •
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approfondimenti
a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare
mediazione e famiglia
In un’era in cui la conquista rappresentata dal divorzio si è trasformata in un facile rimedio ai problemi
di coppia, a cui si ricorre con disinvoltura, cerchiamo
nella relazione di coppia la realizzazione massima di
noi stessi, attribuendole nuove prerogative rispetto
al passato.
la realtà delle famiglie
Conseguenza di tale ricerca di
auto-realizzazione è l’estrema
fragilità che caratterizza le attuali
unioni e l’altissimo numero di separazioni (sia di fatto, che legali).
Quella delle famiglie allargate
è dunque una realtà con la quale siamo destinati ad entrare in
contatto, o direttamente, o tramite
i nostri figli, come esperienza caratterizzante il contesto scolastico
in cui sono inseriti. Finisce una relazione e se ne inizia un’altra, che
può portare ad una convivenza
con chi ha già una separazione
alle spalle e altri figli. Inutile dire
che, in simili situazioni, il conflitto può celarsi dietro l’angolo: in
quello stesso immobile inizialmente adibito a casa familiare
(spesso intestato interamente al
padre e poi assegnato alla madre
a seguito della separazione), o
nella compresenza, sotto lo stesso tetto, di più bambini con un
solo genitore in comune.
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allargate a seguito
delle separazioni
Quale mediazione per queste famiglie?
Occorre mantenere aperto il dialogo tra tutti i componenti della famiglia. I
genitori dovranno concordare quando e come introdurre ai figli una nuova
relazione e il genitore “acquisito” dovrà avvicinarsi ai figli del nuovo partner
con una buona dose di umiltà, consapevole della differenza tra il proprio
ruolo e quello del genitore naturale. Il genitore non convivente dovrà essere sempre informato di ciò che riguarda la vita dei propri figli per evitare
un suo senso di esclusione rispetto al nuovo nucleo in formazione, ma
anche che i figli sviluppino conflitti di lealtà rispetto a quest’ultimo con conseguenti atteggiamenti di chiusura nei confronti del genitore “acquisito”.
La Mediazione Familiare aiuta i genitori a gestire al meglio le dinamiche
che possono caratterizzare la famiglia allargata: dove, infatti, la situazione
viene ben gestita troviamo bambini per i quali il genitore acquisito costituisce un’utile risorsa e un valido interlocutore.
L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), iscritta al M.I.S.E.,
conta, a livello nazionale, il maggior numero di Mediatori Familiari iscritti, garantendo il rispetto degli standards qualitativi e professionali imposti
dall’Unione Europea, che ha da anni indicato i principi cui ogni Stato Membro dovrebbe ispirarsi nel fornire il Servizio. Per maggiori informazioni e
trovare il proprio Mediatore Familiare di riferimento, consultare il sito www.
aimef.it •
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a cura dott.ssa Paola Rubatta
psichiatra e psicoterapeuta sistemico-relazionale
l' intervento dello psicoterapeuta
del mondo e che noi, forse, abbiamo perso strada facendo?
diverse da chi? Alla scoperta
degli infiniti modi
di “fare famiglia”
Nell’arco di una, massimo due generazioni, siamo passati da famiglie rigorosamente nucleari alle attuali forme di “famiglie”: mono-genitoriali, con
genitori separati, ricomposte, provenienti da altri paesi, fecondazioni assistite omo o eterologhe, genitorialità di coppie omosessuali.... insomma famiglie “diverse”... che si confrontano con molteplici modi di “fare famiglia”
e di educare i figli …Ma diverse da cosa, da chi?
Ogni famiglia è speciale a modo suo; affronta le giornate, litiga e fa
pace, festeggia i compleanni, si divide i compiti e gli spazi a modo suo...
La nostra famiglia e forse uguale a quella dei vicini di casa? O a quella di
nostro fratello/sorella, o dei nostri amici?
Spesso in queste situazioni poniamo l’attenzione su “cosa manca”: manca la madre o il padre,
manca l’unione dei genitori, manca la conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura…
Proviamo a spostare lo sguardo su “cosa c’è”: conoscenza di
un altro modo di vivere e di una
lingua che a noi sono ignoti, conoscenza di strategie di sopravvivenza che noi non abbiamo mai
esplorato, capacità di adattamento, maggiore creatività e apertura
verso il nuovo...
Aiutare i nostri figli ad osservare
gli altri senza pregiudizi alla ricerca delle loro risorse, è un regalo
prezioso per aiutarli a guardare la
parte bella e luminosa del mondo
in cui sono destinati a vivere.•
Considerato il fatto che è assolutamente impossibile che due individui
percepiscano la realtà in modo identico al 100%, ma è anche assolutamente impossibile che due individui non percepiscano nulla in modo simile (0 %), qual è la “percentuale” di differenza oltre la quale diciamo
che una famiglia è irrimediabilmente “diversa da noi”?
Per i bambini che nascono tutto è una scoperta, non esiste un’idea
a priori di come il mondo dovrebbe essere, un’idea precostituita di
“normalità”.
Sono gli adulti che con le loro parole descrivono ciò che succede e danno
un senso al mondo, con le loro azioni fanno da esempio e con le loro reazioni insegnano di cosa avere paura, cosa guardare con sospetto e cosa
accogliere con tranquillità .
Come sarebbe se nell’incontro con una famiglia “diversa” provassimo a
sospendere i nostri metri di giudizio, le nostre invisibili ma potenti linee di
distinzione tra “normalità” e “anormalità”, lasciassimo andare le generalizzazioni e provassimo a conoscere proprio quella specifica famiglia,
attingendo anche noi alla curiosità che muove i nostri figli alla scoperta
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a cura dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo nido “L’Isola che non C’è”
la parola al pedagogista
“Ogni essere umano è unico rispettarne la diversità
equivale a difendere la propria e l’altrui libertà”. Emanuela Breda
e tu... di che famiglia se
Quello della famiglia oggi è un tema parecchio caldo, se ne parla molto,
si discute e ragiona su come sta cambiando. Per comprende cos’è la
famiglia, basta guardare all’etimologia della parola famiglia, “… deriva dal
latino familia cioè l’insieme dei famuli : moglie, figli, servi e schiavi del pater
familias il capo della gens. Pertanto, famiglia in senso stretto ed originario,
significa piccola comunità di persone che abitano nella stessa casa, in senso ampio l’insieme delle persone legate da vincoli di sangue, da rapporto di
parentela o affinità o da vincoli religiosi e/o legali quali il matrimonio”. (www.
etimoitaliano.it).
Negli ultimi due secoli l’istituto familiare ha vissuto profonde trasformazioni. La transizione dalla famiglia patriarcale tradizionale alla
famiglia nucleare moderna in Europa Occidentale è avvenuta a seguito
della prima Rivoluzione Industriale e della conseguente urbanizzazione.
La famiglia patriarcale si caratterizzava per la coabitazione di più nuclei
familiari in un unico spazio, si trattava di famiglie molto numerose e ciò era
motivo di vanto e prestigio. Nella famiglia patriarcale c’era unità di luogo:
l’ambiente domestico nel quale si viveva e si lavorava tutti insieme; e unità
di valori : la famiglia stessa.
Per quanto riguarda la struttura era molto rigida e stratificata in senso verticale. Vigeva una forte divisione di ruoli e compiti. Ciascuno si impegnava
per la buona riuscita dell’impresa familiare, ciò le conferiva una grande
stabilità interna ed esterna.
Con l’avvento della Modernizzazione vera e propria, tra gli anni ’50 e
’60, il centro del lavoro si sposta fuori casa, le donne fanno il loro ingresso
nel mondo della produzione, decade l’autorità del padre, si diffondono
sistemi politici di carattere costituzionale e democratico; tutto ciò apporta
Proviamo a riflettere e comprendere insieme partendo dalla nostra famiglia...
Prendi un foglio e pensando alla tua famiglia prova a darne una descrizione. Finito ciò, elenca tutti i
tipi di famiglie conosci... Infine, quali sentimenti ti suscitano l’esistenza di famiglie diverse dalla tua,
per composizione, provenienza, sesso e religione?
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profondi cambiamenti alla famiglia tradizionale quali il calo dei matrimoni
e delle nascite, l’aumento delle convivenze e dei divorzi e dei nati fuori dal
matrimonio.
Il modello di famiglia tradizionale, dunque, è fortemente messo in discussione e a questo si contrappongono nuove forme familiari. Da un punto di vista
strutturale si assiste ad una nuclearizzazione della famiglia: si riduce l’ampiezza del nucleo familiare che risulta essere composto dalla coppia coniugale con uno o
più figli. Questo tipo di famiglia non gode di grande stabilità per effetto
di separazioni e divorzi. A seguito di tali fenomeni vanno diffondendosi
famiglie unipersonali, monogenitoriali e ricomposte. Mutata nella forma
permangono le funzioni della famiglia: economiche, di assistenza e cura,
di socializzazione.
Se negli anni della Contestazione (’68) i movimenti di liberazione avevano fatto temere per la scomparsa della famiglia, quest’ultima è riuscita
a sopravvivere assumendo forme più compatibili con le mutate esigenze
personali, sociali, economiche e politiche.
ia sei?
Oggi è forte la consapevolezza della insostituibilità della cellula familiare, e nonostante la precarietà delle relazioni, si continua a mettere su
famiglia. Pur essendo cambiata nella forma, ne è rimasta costate l’essenza: il bisogno profondo delle persone di stare insieme, condividere, creare,
confrontarsi, camminare insieme.
Certo rispetto alla famiglia patriarcale tradizionale comprendere la famiglia
o meglio le famiglie di oggi può sembrare di primo acchito complesso; il
mio obiettivo oggi non è dare lezioni, né tanto meno dire cosa è giusto
o sbagliato, ma invitare tutti alla riflessione, prendendo spunto dalle
parole di Pablo Picasso che io ho trovato davvero ispiranti: “Non giudicare
sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere”. •
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a cura dott.sse Annalisa Amadesi,
Irene Giardini, Sara Ottonello
psicologhe, psicoterapeute
l' intervento dello psicologo
La nascita di un figlio è sempre un avvenimento
speciale e positivo, capace però di alterare gli equilibri del neo-genitore e della coppia.
mio figlio è diversamente abile:
sarò all’altezza come ge
di quello che mi as pe
L’arrivo di un bambino con disabilità può disattendere fantasie e aspettative, tanto che la scelta di dare alla luce un figlio può diventare un
fattore critico importante per la coppia e per la famiglia stessa. In questo
scenario, in cui il vissuto cambia rispetto ad una genitorialità ideale,
il modo di pensare, sentire e comportarsi può interferire nella gestione e
nella cura dei nostri figli.
La Schema Therapy (un nuovo sistema di psicoterapia ideato da J.
Young) si focalizza sul concetto di schema (o trappola) definendolo come
un tema formato da emozioni, ricordi, cognizioni e sensazioni fisiche relativi a se stessi e agli altri. Esistono delle situazioni, e/o delle relazioni, simili
a quelle vissute in passato, che attivano le nostre “trappole” interiori
e che quindi condizionano il nostro modo di agire, sentire e pensare... in
questo senso gli schemi ci appaiono come vere e proprie “trappole di
vita”. Gli schemi hanno origine nell’infanzia e nell’adolescenza per
la frustrazione dei bisogni emotivi del bambino. Si tratta di bisogni universali come il bisogno di sicurezza, autonomia, autostima,
espressione di sé, limiti realistici.
In principio può essere difficoltoso accettare la diagnosi che ci viene
comunicata dai medici; tale evento può andare a sollecitare, quelle che
Young chiama la trappola “della vulnerabilità” e “dell’inadeguatezza”: ci
sentiremo indifesi, poco capaci di gestire la situazione che ci si prospetta, insicuri. In questi casi è utile darsi tempo, lo sconforto è una reazione
normale, abbiamo bisogno di sentire le emozioni che derivano da questa
situazione, anche quelle negative, e di capire come adattarci alla situazione. In alcuni momenti la paura di sbagliare e la preoccupazione di dover
gestire qualcosa in cui ci sentiamo gli unici responsabili non ci permette di
osservare le risorse a disposizione, di considerare il proprio figlio dal punto di vista del “funzionamento individuale”, ma di sostituirci a lui in tutto.
Proviamo a focalizzarci su ciò che può fare, organizziamo delle attività da
I genitori di figli disabili possono trovarsi a dover affrontare delle difficoltà che suscitano domande del
tipo “sarò all’altezza della situazione?”, “riuscirò a far sentire mio figlio amato e apprezzato come
vorrei?”. In tal caso non disperiamo, possiamo superare con successo tali difficoltà.
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condividere in famiglia, e lodiamolo condividendo la felicità con lui.
Potrebbe anche accadere di sentirci soli, magari perchè siamo circondati da persone con figli privi di disabilità e ciò può farci cadere nella “trappola dell’esclusione sociale” spingendoci a pensare di essere diversi dagli
altri, di fare cose diverse, di non sentirci parte del nostro contesto sociale.
In tal caso invece sforziamoci di chiedere aiuto, e di accettarlo quando
ci viene offerto.
In altri momenti invece ci si sente così spaventati, sfiduciati e con un
forte senso di colpa da reagire in modo opposto; ovvero non chiedendo mai aiuto o negando ogni problema
come se dovessimo farci vedere sempre forti e capaci di reagire nel modo
più funzionale in ogni situazione, come
se fosse inaccettabile farsi vedere impreparati. Alla lunga però la “trappola
della vergogna” impedisce di evolversi e costruire una rete personale di figure di aiuto familiari, amicali, professionali e di confronto.
e genitore
as petta?
In una situazione già così difficile di per sé, i genitori sono spesso soli di
fronte alle domande della quotidianità, diventa così importante poter
accedere a un supporto psicologico ed educativo, un piano di sostegno alla famiglia che aiuti a sviluppare le risorse di auto-aiuto nella coppia
e con la rete parentale e amicale, senza dimenticare i vissuti, le vulnerabilità e le emozioni del singolo.•
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approfondimenti
a cura dott. Stefano Rimondini
ortognatodonzista
approfondi denti
Le visite periodiche dal dentista sono ormai un fondamento della nostra società avanzata. Anche per i
bambini è importantissimo attenersi a questo salutare principio.
la sedazione odontoiatrica
Se poi ci sono delle cure da fare,
occorre intervenire subito, anche
sui denti decidui, da latte, che vanno assolutamente conservati, per il
mantenimento dell’osso sottostante e dello spazio fra i denti.
Ma se ci sono problemi o paure
incontrollabili, come deve comportarsi un genitore?
Lo spazzolino da denti deve essere uno dei giochi del bambino, da
sempre. Almeno metterà in bocca qualcosa di utile per la sua
vita futura, anziché macchinine,
animaletti di gomma quando va
bene o quant’altro. Tale gioco potrà essere fatto anche con lo spazzolino elettrico, e in compagnia dei
genitori, che sono sempre la guida
fondamentale nel comportamento.
Farsi accompagnare dal bambino
alle visite periodiche odontoiatriche (facendolo restare tranquillo
naturalmente) lo porterà a familiarizzare sempre più con l’ambiente
medico e l’esempio di un genitore
che non ha paura sarà da guida
per i successivi comportamenti nel
resto della vita.
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come aiuto ai bambini
diversamente abili
Quando i bambini sono “diversi” o la paura del dentista è incontrollabile, allora può essere di grande aiuto la sedazione farmacologica.
La più comune è la sedazione con protossido d’azoto, un gas, che può essere miscelato in diverse percentuali con l’ossigeno e inalato attraverso una
mascherina. Oltre ad una leggera azione anestetica, il protossido d’azoto ha
un’azione sedativa e ansiolitica. Il paziente, nel periodo d’inalazione, si trova
in uno stato di totale rilassamento, permettendo all’operatore di lavorare in
bocca senza problemi. Terminata la procedura, innalzando la percentuale
di ossigeno nella miscela, si riporta il paziente alla condizione di normale
attenzione.
La sedazione con protossido d’azoto è una tecnica innocua e molto
semplice in mano ad un operatore esperto. Può essere di grande aiuto
nel vincere la prima paura di un bambino verso quel mondo odontoiatrico
che dovrà comunque frequentare a lungo nella vita per mantenere in salute
la sua bocca.
Altro tipo di sedazione che può essere praticata in un ambulatorio odontoiatrico, è la sedazione cosciente endovenosa, con presenza di medico
anestesista. Il paziente, tramite opportune iniezioni endovenose, ad uno stato di sedazione abbastanza profonda, pur restando ancora collaborante e
parzialmente cosciente. Questa procedura, in uso soprattutto per gli interventi orali di implantologia, è ormai ampiamente sperimentata e di massima sicurezza e utilizzabile facilmente anche su bambini difficili. •
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a cura dott. Claudio Buccheri
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psicomotricista, TNPEE, formatore, supervisore e tutor
psicomotricita '
In un precedente articolo sull’autismo, la Dott.ssa
Pinci ha fornito le linee generali d’intervento per la
costruzione di un progetto terapeutico che guardi al
bimbo e alla famiglia.
cosa precede
ni e cosa segue alla
ili
diagnosi di autismo?
PRIMA… “qualcosa non va” anche se ancora non lo capisco, lo sento
dalle differenze che leggo tra il mio bambino e gli altri, che confermano
alcuni timori nati dalle difficoltà di interazione in casa; “non mi guarda
quasi mai… mi sembra distante”. Molti sono gli interrogativi che in questa fase angosciano i genitori, che di solito, prima ancora di interpellare un
Neuropsichiatra infantile, ricercano informazioni su internet. Non sempre questa ricerca facilita l’individuazione di soluzioni efficaci, proprio in
una fase dove la precocità dell’intervento è fondamentale.
Il nido e la scuola dell’infanzia rappresentano spesso lo scenario ove
prendono corpo le difficoltà di relazione del bimbo e da cui prende il via
l’iter diagnostico in ambito Neuropsichiatrico.
Ricordando l’articolo sopra citato:
L’intervento deve essere intensivo e curricolare
Le esperienze quotidiane possono assumere una valenza terapeutica
La rete di interventi coinvolge ogni ambito della vita del bambino
DOPO… In questo quadro la psicomotricità costituisce un importante strumento per lavorare sugli aspetti relazionali attraverso:
Giochi di attivazione sociale: sotto forma di giochi faccia a faccia nei
quali sono implicati processi di regolazione, di attenzione e di scambi comunicativi;
Giochi di esplorazione e uso sociale dell’oggetto: il gioco si organizza partendo dall’individuazione degli oggetti che attirano l’attenzione del
bambino, in modo che possano costituire un ponte relazionale con l’adulto
verso la condivisione dell’oggetto in un gioco condiviso;
Gioco senso-motorio a valenza rappresentativa: molto spesso questi
bambini hanno un’attività motoria frammentata, caotica e il cui senso ci
sfugge; lo psicomotricista, ponendosi a fianco del bambino, non cerca di
“insegnargli” qualcosa ma, partendo dalla valorizzazione dalle sue azioni
spontanee, apre alla possibile scoperta di altre declinazioni motorie che
possano portarlo a conquistare sempre maggiori abilità di movimento e il
piacere ad esse collegato.
Il gioco costituisce dunque lo spazio-tempo nel quale, seguendo le attitudini e gli interessi del bambino, ci si affianca a lui senza invaderlo con
l’intento di co-costruire il progetto terapeutico.
La psicomotricità rappresenta un valido strumento solo se inserito in
un progetto multidisciplinare che faccia dei bisogni della famiglia e
del bambino il perno sul quale strutturarsi.•
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a cura dott.ssa Mariangela Pinci
neuropsichiatra infantile
neuropsichiatria e dintorni
L’esperienza della disabilità in famiglia, la diversa
sensibilità personale nonché il ruolo dei vari componenti che la costituiscono, rende il vissuto peculiare
e unico.
dinamiche ed
equilibri nella famigli a
diversamente abili
Le interazioni tra disabilità e famiglia sono molteplici e riguardano diversi
ambiti della vita familiare: dalle relazioni tra i diversi membri a quelle con la
società, dall’aspetto affettivo ed emotivo a quello strettamente economico.
La sofferenza della famiglia con disabilità inizia nel momento in cui
avviene la comunicazione della diagnosi rispetto alla quale le reazioni sono molteplici: dallo sbigottimento e all’incredulità al rifiuto
completo della realtà, alla tendenza all’isolamento.
Nella maggior parte dei casi la famiglia reagisce e si attiva per trovare interventi terapeutici che possano “far guarire”, “curare” o “aiutare nella crescita
il diversamente abile”. Inizia così la fase del trattamento che può essere
farmacologico e/o abilitativo; quest’ultimo richiede un significativo impegno da parte della famiglia rispetto all’intensità dello stesso, sia in termini
di frequenza che di durata, nonché talora per il relativo carico economico.
Solitamente si parla dell’equipe riabilitativa, e non del terapista, che segue il
diversamente abile poiché l’intervento terapeutico è globale e per questo include il coinvolgimento di diverse figure professionali che, sebbene
operino in modo peculiare, si integrano e si confrontano costantemente. Il
rapporto tra l’equipe ri-abilitativa e la famiglia è sempre molto delicato e talora può essere teso. Spesso si stabiliscono relazioni salde tra
famiglie con disabilità per uno scambio di esperienze, di informazioni, per
una condivisione di successi e insuccessi dei propri congiunti e quindi per
un sostegno reciproco.
L’aggravio economico che la disablità porta con sè causa diversi effetti sia sulla famiglia che sul genitore stesso: oltre alla riduzione del
reddito ci sono da considerare le conseguenze psicologiche determinate
dalla limitazione alla partecipazione della vita sociale di chi si occupa co-
In una famiglia con disabilità, tra le varie problematiche che si presentano, il carico economico rappresenta un posto di rilievo. Talora il diversamente abile, soprattutto nei casi più gravi, richiede un
impegno costante e assiduo per la gestione delle cure primarie tale per cui un genitore è costretto a
lasciare il lavoro; spesso è la mamma che lo abbandona.
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stantemente del diversamente abile, con il rischio di isolamento tra le pareti
domestiche. Nella maggior parte dei casi il primo contatto sociale della famiglia con disabilità è rappresentato dai volontari che la sostengono sia mediante interventi concreti nella gestione della quotidianità del diversamente
abile sia come sostegno emotivo.
L’inclusione del diversamente abile in ambito scolastico rappresenta la principale condizione di integrazione all’interno della società; i
bambini disabili devono essere integrati con tutti gli altri bambini non devono
essere create condizioni di isolamento. Più difficile risulta l’integrazione nella società, dopo la
conclusione del percorso scolastico, soprattutto per i casi più
gravi; alcuni disabili meno gravi
riescono anche a inserirsi nel
mondo del lavoro.
Va comunque ribadito che la famiglia con disabilità è una famiglia come
le altre e i membri che la costituiscono sono coinvolti dalle stesse dinamiche che riguardano i componenti delle altre famiglie; sebbene abbiano un
vissuto tracciato dall’esperienza della disabilità. Anche i rapporti con le altre
famiglie dovrebbero essere normali, ma ciò nella quotidianità è più difficile
che si realizzi poiché la disabilità può costituire un limite; pertanto sarebbe
opportuno che si definisse una rete sociale che impedisca l’isolamento della
famiglia con disabilità che purtroppo è una realtà abbastanza frequente.•
gli a con figli
ili
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Testimonianza
di Alessandro, Claudia e famiglia (RM)
filo diretto
La nostra famiglia ha una composizione abbastanza
“variegata”: ci siamo noi genitori Claudia e Alessandro, sposati da 16 anni; le figlie naturali Daniela (15
anni), Alessia (13), Sara (9), una figlia adottata alla
nascita, Manuela (4 anni) e una bambina di 12 anni in
affidamento: Angelica.
vi raccontiamo la “disgrazia” di una
disabilità che è diventa ta
un’opportunità di v ita
Viviamo a Roma in una casa che, come si può capire dai nomi, è a forte prevalenza femminile: di certo non c’è molto tempo per annoiarsi, e
soprattutto non mancano spazzole, bambole e scarpe da donna di ogni
misura! Purtroppo (ora è il papà che scrive) cominciano ad aumentare a
dismisura i vari tipi di trucco…
Volentieri vi raccontiamo in queste righe la nostra esperienza legata proprio alla più piccola, Manuela: fu abbandonata alla nascita per via della
sua malattia, la Leucomalacia Periventricolare Cistica. Si tratta di una
patologia conseguente a emorragia prenatale che ha causato una paralisi cerebrale infantile con danni alla corteccia in varie parti, in particolare
della sostanza bianca. Questo evento ha reso impossibile alla nascita
una diagnosi precisa sugli esiti successivi in merito a capacità motorie
e intellettive, proprio per la vasta e disordinata localizzazione dei danni: di
fatto fino ai 2 anni i medici hanno potuto esprimere soltanto ipotesi e solo
da poco possiamo avere un’idea più precisa sulla salute di Manuela.
Gli esiti odierni consistono in una tetraparesi da ipertono con difficoltà motorie, soprattutto agli arti inferiori dove il controllo volontario è
minimo; quelli superiori vanno un pochino meglio, mentre il controllo del
busto e della posizione seduta sono ancora insufficienti. Risulta a oggi
assai improbabile che possa in futuro camminare da sola, forse con
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l’aiuto di ausilii specifici qualcosa si potrà fare; dal punto di vista cognitivo
invece il suo ritardo è molto più contenuto e i progressi sono all’ordine del
giorno, “complici” le sorelle e l’entrata nel mondo scolastico.
Cosa ha significato l’entrata di Manuela nella nostra vita? Tante cose, tutte sorprendenti: forse proprio perché i medici non potevano
sbilanciarsi siamo partiti senza aspettarci nulla, prendendo ogni piccolo
progresso come un Dono. Certamente la vita di famiglia, già abbastanza
complicata con 3 figlie, ci è stata stravolta: ma in una forma molto più
bella di prima! Molto impegnativa, soprattutto i primi 2 anni quando praticamente ogni mattina c’era una visita in
un qualche ospedale del Lazio; eppure
molto più piena di gioia, di “peso specifico”. Quello che più ci commuove da
genitori è il vedere come davvero Mimmi
(questo il soprannome datole dalle sorelle) sia fusa completamente nella nostra famiglia, sin dal primo giorno: ogni
tanto qualcuno ci ricorda che l’abbiamo
adottata, fosse per noi l’avremmo già dimenticato per quanto è naturale e
preziosa la sua presenza, allegra e pur piena di senso della vita.
ta ta per noi
di v ita piena...
Ecco, c’insegna tantissimo, ogni giorno: le nostre figlie stanno imparando quanto sia ricco il donarsi, che apparentemente sembra un
DARE ma in realtà è RICEVERE, noi genitori veniamo continuamente ridimensionati nelle nostre frenesie (e fesserie) di ogni giorno;
e chiunque viene in contatto con lei ci testimonia come già la sola sua
presenza sia fonte di pace: inaspettatamente per via della sua condizione,
in realtà proprio in forza della sua disabilità che testimonia quanto la vita
sia molto più preziosa di quel che i parametri di “benessere” proposti oggi
dalla nostra società vorrebbero indicarci come “vita che vale la pena di essere vissuta oppure no. E benedetta sia la donna che, per motivi che solo
Dio conosce, ha comunque resistito al “ragionevole” suggerimento (che
qualcuno le avrà probabilmente dato) di abortire: ha dato alla bambina la
cosa più preziosa che poteva, la vita!
Molti, ogni giorno, ci chiedono: “Ma come vi è venuto in mente di prendere in adozione una bimba diversamente abile?”, tra ammirazione e
sguardo del tipo “QUESTI-SONO-FUORI-DI-TESTA”. Sveliamo un piccolo
segreto: non siamo stati né bravi né buoni; semplicemente… FURBI! Abbiamo infatti creduto all’intuizione di quel momento quando è comparsa
nella nostra vita, non cercata, la sua storia: che in questa bimba cioè ci
fossero nascoste per noi tutti tante Grazie di Dio. A pensarci oggi anzi
dobbiamo ammettere di aver sbagliato la previsione, ma in difetto:
infatti molto di più di quanto osassimo sognare all’inizio ci è stato Donato,
ed ogni giorno ci è sempre più evidente come questa vita terrena acquisti
il suo vero senso spendendosi.
E oggi non possiamo tacere sul fatto che la “disgrazia” (il termine più usato in questi casi) di una disabilità può diventare un’opportunità di Vita Piena, non comprensibile per chi la vive dal di fuori; impossibile a dirsi per noi
solo qualche anno fa. Nostra figlia è una diversamente abile, lo sarà
per tutta la vita: eppure non abbiamo mai conosciuto una persona
più piena di allegria, di pace, di serenità di lei. Nessuna più seducente, perché attrae verso Dio e non verso se stessa: non conosciamo un uso
migliore del proprio corpo in questa vita, quante donne dovrebbero
scoprirlo! •
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Il percorso si orienta verso obiettivi di crescita personale, sociale
ed educativa per sviluppare un’esperienza globale dell’essere attraverso il movimento, i giochi , i
racconti e l’immaginazione.
Educazione globale significa
sensibilizzare un processo di
apprendimento con la finalità di
coltivare nel bambino un percorso di scoperta del proprio mondo
interiore, interagendo con esso a
livello corporeo, creativo e immaginativo. Le attività sperimentate nei movimenti, nei giochi, nelle
narrazioni e in qualsiasi espressione artistica, diventano percorsi
vissuti per migliorare l’integrazione delle varie parti di sé; ottime
opportunità dove riconoscersi ed
essere testimone del proprio percorso di crescita.
A tal proposito laboratori di Yoga
e Danza con alla base il gioco,
educano al movimento espressivo, narrativo, immaginativo e
permettono di recuperare i codici
intuitivi per comunicare spontaneamente con il proprio mondo interiore, con tutto ciò che si tiene nel
Il percorso di educazione alla realtà “globale” corpo,
giochi e movimento propone varie attività ludicoespressive rivolte a bambini e ragazzi.
corpo, giochi,
movimento...
cuore, ma anche con gli altri. I temi fantastici, immaginari, sonori, introducono l’incontro del bambino con l’esperienza conoscitiva dove poter
mettere in gioco le varie capacità sensoriali, riconoscendone le sensibilità
o i blocchi per poi rinforzarle e amplificarle, diventando regista dell’opera
creativa.
I bambini attraverso il movimento (capriole, camminate, salti, ecc),
sperimentano la capacità senso-motoria e riconoscono le diverse
qualità di movimento. Muoversi giocando permette loro di muoversi con
più scioltezza e l’interazione coinvolge tutti indistintamente accogliendo la
diversità di ognuno come risorsa personale e di gruppo. Il gioco getta un
ponte tra fantasia e realtà, sopravvivenza e arte di vivere, di immaginare la
propria storia e trasformarla, mettendo assieme capacità, possibilità personali, fattibilità ambientali e desideri.
Durante la realizzazione dell’attività è importante inserire lo stimolo musicale, che favorisce lo sviluppo di funzioni emozionali, quali l’affettività, utili
per potersi collegare con il proprio mondo sensibile.
Si sa che la musica ha un effetto attivante universale che coinvolge il
corpo emozionale permettendo di far emergere le memorie e i ricordi stimolando la conoscenza consapevole vissuta. Fondamentale diviene cercare di inventare il gioco del movimento per sviluppare concentrazione,
dinamicità e rilassamento, ma soprattutto per auto educarsi, apprendere
ed inserirsi piacevolmente senza eccessi performativi nel percorso di crescita. Le proposte Laboratoriali del Gioco Yoga e Gioco Danza vengono
condotte presso l’associazione PGM Via Santa Rita 4/a Bologna.•
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salute
a cura dott.ssa Marina Ciampoli
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ex responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina (RM)
pillole di pediatra
Vestivamo ancora alla marinara e noi bambini avevamo sul braccio due piccoli marchi segni della vaccinazione anti vaiolo che all’epoca, sembra un’eternità fa, era l’unica obbligatoria.
l’arma impareggiabile dei vaccini...
e se non sapete
informatevi e fidatevi
Era anche il periodo però della ricerca e si parlava del vaccino antipolio di
un tal Sabin che avrebbe cambiato il mondo e anche di vaccini per la difterite e il tetano ma a mia madre, che chiedeva consigli al Pediatra (Primario
dell’Ospedale dei bambini di Bari), veniva risposto: “decida lei, io i miei figli
non li vaccino”. E così accadde che la mia migliore amica e compagna di
banco di II° elementare, Lia, morisse di difterite dopo pochi giorni di ricovero
e dopo aver contagiato me che guarii in breve ma non senza aver contagiato
la mia sorellina di 6 mesi che invece rimase in coma per 40 giorni svegliandosi poi con un grande pianto all’ennesima dolorosissima iniezione di siero
antidifterico che ci riempì di gioia e ci fece smettere di pregare.
Credo che allora decisi di fare il medico e di specializzarmi per prima cosa in
Malattie Infettive. Non dimentico le parole di un grande professore di allora
che disse: “l’uomo scomparirà, la terra come noi la conosciamo non
esisterà più ma sopravviveranno solo virus e batteri, gli unici in grado
di mutare in fretta per adattarsi a vivere in ambienti ostili”.
Ecco perché quando parlo di vaccini sono estremamente decisa nel dire
che sono un’arma impareggiabile, l’unica cura in grado di far scomparire
per sempre germi resistentissimi e tenaci come quello del vaiolo, della polio,
della difterite, del tetano e molti ancora, a patto però che il 95% della popolazione infantile sia vaccinato.
Quindi considero molto pericolose e fuorvianti le campagne denigratorie
sull’uso dei vaccini che periodicamente ricompaiono dettate da ignoranti
meccanismi di obiezione di coscienza che purtroppo danneggiano i nostri
figli e le generazioni future.
Né possiamo dare la colpa, della ricomparsa nel nostro Paese di malattie di
cui da tempo non sentivamo parlare, agli stranieri che sempre più numerosi
e bisognosi arrivano da noi in cerca di una speranza per loro e i loro figli,
in quanto noi stessi, viaggiando per il mondo o incontrando amici di altre
nazioni, se non siamo immuni, saremo contagiati facilmente. Quindi il mio
consiglio è il seguente: informatevi bene da fonti di sicura impronta
scientifica, chiedete spiegazioni al vostro Pediatra e fidatevi di lui (i
Pediatri di oggi sanno cosa rispondervi!!), la battaglia contro questi protervi
patogeni è ancora lunga e ben lontana dalla vittoria, ma possiamo ancora
fare sì che il catastrofico seppur realistico scenario del mio Professore di
Infettivologia non debba presentarsi. •
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a cura dott. M.Lavinia Bartolucci DDS, Ms
specialista in Ortodonzia, Professore a.c. Università di Bologna
approfondi denti
Quando si parla di agenesie dentarie si intende
l’assenza di uno o più denti, che può interessare sia
la dentizione decidua (denti da latte) sia, con maggior frequenza, la dentizione permanente.
assenza di uno o più denti...
il trattamento delle ag
dentarie: come, qua nd
Si tratta di un argomento di largo interesse per i problemi di occlusione
dentale che ne possono scaturire ma soprattutto perché richiede un’attenta valutazione diagnostica al fine di scegliere il percorso terapeutico più
giusto in base all’età, alla struttura scheletrica, alle esigenze estetiche e alle
richieste del paziente. Qualsiasi elemento dentale può essere assente ma i
casi più frequenti riguardano i denti del giudizio (terzi molari), i secondi premolari inferiori, gli incisivi laterali superiori e i secondi premolari superiori.
La diagnosi di conferma si ottiene attraverso una comune indagine radiologica (ortopantomografia) che non occorre programmare prima degli 8-9
anni salvo esigenze odontoiatriche specifiche particolari.
La terapia delle agenesie deve coinvolgere diversi specialisti al fine di
individuare il piano di trattamento più corretto per il singolo paziente: la
mancanza di un incisivo laterale superiore può creare un disagio estetico
importante, cionondimeno la mancanza di un premolare o molare può creare disagi soprattutto a livello funzionale se non trattati adeguatamente.
Lo specialista in ortodonzia gioca sicuramente un ruolo fondamentale
poiché deve valutare una serie di parametri scheletrici, estetici e funzionali
come il tipo di malocclusione, la tendenza di crescita, la quantità di spazio
disponibile, la qualità dei tessuti parodontali di supporto, il profilo dei tessuti
molli, che guideranno verso la scelta terapeutica più opportuna. Le possibilità di trattamento sono fondamentalmente di due tipi:
1. Chiusura degli spazi attraverso un trattamento ortodontico di
tipo fisso, che ha la finalità di evitare una riabilitazione protesica
soprattutto in pazienti molto giovani.
2. Inserimento di una protesi dopo aver fatto un trattamento ortodontico di tipo fisso finalizzato all’apertura dello spazio adeguato.
Le agenesie nei denti da latte sono generalmente seguite da agenesie nella dentatura permanente
corrispondente. Fattori genetici, patologie sistemiche e fattori ambientali come l’esposizione ad agenti
inquinanti, hanno un ruolo dominante nell’origine di queste anomalie.
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Nel caso in cui il piano di trattamento richieda una soluzione protesica,
sono disponibili tre alternative:
1. protesi di tipo adesivo;
2. protesi supportate da impianti;
3. protesi tradizionali (fisse o mobili).
C’è una tendenza generale a non realizzare spesso protesi fisse tradizionali, ad eccezione di casi particolari, mentre le protesi mobili sono consigliate in pazienti di giovane età
che presentano agenesie multiple, al fine di migliorare la qualità
della vita sociale del paziente.
e agenesie
qua ndo e perchè?
prima
dopo
Le protesi adesive conservano
numerose indicazioni e costi
biologici bassi e possono essere
utilizzate come soluzioni interlocutorie prima di realizzare protesi definitive
in età più avanzata, per garantirne una durata maggiore.
La terapia implantare ha assunto un ruolo di primo piano negli ultimi anni:
si tratta di una soluzione valida se affidata a mani esperte ma dati significativi suggeriscono di rimandare tale trattamento a dopo la seconda decade
di vita, per aspettare la crescita definitiva dell’osso basale dei mascellari ed
ottenere risultati estetici più soddisfacenti.•
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a cura dott.ri P.L. Montanaro, R.Cinti,
T.Malacarne, R.Mingolla, G.Monaco
Ortodoiatria e implantologia “Ambulatorio Arno” Bologna
approfondimenti
Il DENTISTA PEDIATRICO è un professionista che ha conseguito una formazione specifica in ambito di cure odontoiatriche del bambino non solo per quanto riguarda le
tecniche migliori per la cura dei denti da latte e la prevenzione, ma anche sul corretto approccio al piccolo paziente.
bimbi sereni dal dentista:
come prevenire nei b am
paure e scarsa colla bo
Come orientarsi nella scelta?
Sicuramente cercando studi che presentino nell’organico degli operatori
specialisti di odontoiatria pediatrica. Lo studio odontoiatrico dovrà avere
un ambiente adatto ai giovani pazienti per esempio con una sala d’attesa dedicata ai bimbi, con colori, disegni e magari anche giochi e libri.
Il bambino si sentirà così subito a proprio agio, distogliendo l’attenzione
dall’evento “visita odontoiatrica” a lui sconosciuto!
L’odontoiatra pediatrico saprà approcciare gradualmente il bimbo sin
dalla sala d’attesa accogliendolo direttamente con un sorriso e discorsi
che lo coinvolgano mettendolo a proprio agio fin dal primo incontro.
Anche l’ambulatorio in cui opera il dentista deve essere a dimensione di
bimbo e, compatibilmente con le norme igieniche da rispettare, deve avere disegni sulle pareti, foto di bimbi sorridenti e se possibile anche la tv,
ottimo mezzo di distrazione.
È importante che il genitore eviti di menzionare esperienze personali
negative o focalizzi troppo l’attenzione del bambino sul possibile “dolore”
o “paura” collegate alla figura del dentista della propria infanzia.
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Quello che però non deve essere trascurato è il coinvolgimento del
bambino che è il fulcro delle attenzioni del dentista. Tutte le procedure
che verranno eseguite in bocca devono essere preventivamente illustrate
al bimbo prima della seduta di cure (tecnica del dire-mostrare-fare) con
termini adeguati alla sua età e che non generino ansie. Non devono mai
essere pronunciate le parole “trapano”, “puntura” o “male”, non solo durante la seduta e da parte del dottore, ma anche a casa quando un genitore prepara il bimbo all’evento cura o prima
visita.
b ambini
Potrebbero volerci più sedute di approccio in un bambino particolarmente ansioso prima di arrivare all’esecuzione tecnica
delle cure. Ciò che conta nella gestione di
un piccolo paziente è la completa fiducia
del bimbo nel curante, che ha il dovere di
non tradirla mai, dandogli inoltre la possibilità dello stop, ad esempio alzando la manina, durante la terapia, ma lasciando ben inteso che la cura
deve essere sempre completata nella seduta.
lla borazione
È assolutamente indicato portare il bimbo dal dentista solo per una
visita già a partire dai 3-4 anni, senza che abbia già lamentato male
o vi siate accorti, voi o il pediatra, della presenza di carie conclamate. Molto spesso può essere indicato dai 6 anni di età in avanti far entrare
il bimbo da solo nell’ambulatorio aspettando in sala d’attesa, dandogli la
percezione che l’evento sia una cosa normale, come andare a scuola tutti
i giorni.
La serenità del bimbo dal dentista dipende perciò da diversi fattori, indispensabile però affidarsi a professionisti competenti in un ambiente
giusto e condividere gli obiettivi da raggiungere come una squadra forte
e indissolubile in cui il dentista è il capitano che però senza l’aiuto della
squadra genitori-figli non può vincere la competizione contro le carie e la
paura!•
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a cura dott.ssa Federica Casilli
odontoiatra, specialista in Ortodonzia e Gnatologia
approfondi denti
Un tempo c’era un detto: ogni figlio, un dente in
meno. Ma era l’epoca in cui le cure dentarie erano
scarse e inadeguate...
falsi miti...
curare i denti in gravi da
si può !!!
Molte mamme in attesa poi, non potevano contare su un’alimentazione
sufficientemente ricca di proteine e minerali che assicurassero il benessere dei denti. Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate e sono molte
le donne con uno o più figli che possono contare su una dentatura
sana e su un bellissimo sorriso. Però, è vero, nove mesi sono lunghi e
può sempre capitare una piccola carie o un dente del giudizio che comincia a farsi sentire proprio in quel periodo.
La gravidanza è un periodo abbastanza a rischio per i problemi a carico di
denti e gengive. Negli ultimi anni è stata rilevata una maggiore incidenza
di parti prematuri in donne che soffrono di problemi gengivali durante la gravidanza.
Secondo gli esperti, a causa di disturbi gengivali acuti vengono rilasciate
in circolo elevate concentrazioni di prostaglandine, sostanze con attività
biologica pro-infiammatoria, le quali tra l’altro favoriscono anche il travaglio. Per queste ragioni risulta fondamentale per la gestante curare con
maggiore attenzione la propria igiene orale.
In particolare la gengivite può rendere lo spazzolamento dei denti fastidioso e scoraggiare la paziente a effettuare correttamente le manovre di igiene orale. Il maggiore accumulo di placca crea un circolo vizioso a danno
della salute gengivale.
Qualora non sia stato possibile o sufficiente agire precocemente, il manifestarsi di
un’urgenza durante la gravidanza rende assolutamente necessario l’intervento del
dentista.
Uno stato doloroso acuto o uno stato infettivo del cavo orale, se trascurati, rappresentano un pericolo maggiore per la salute della donna e del
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nascituro: se non trattata, l’infezione presente nel cavo orale può diffondersi attraverso la circolazione ematica, raggiungendo l’apparato genitourinario e intaccando successivamente la membrana amniotica, con
conseguenti rischi per il feto.
L’adozione di alcune precauzioni nell’applicare le terapie, minimizza ulteriormente i rischi nel bambino:
• se possibile, effettuare le cure a partire dal secondo trimestre della
gravidanza, evitando il periodo più delicato
per la formazione del feto.
avi danza?
• evitare le radiografie durante il primo trimestre: eventuali devitalizzazioni possono essere effettuate con l’uso di rilevatori apicali, in
assenza di radiazioni.
• evitare l’utilizzo di vasocostrittori, spesso associati ad alcuni anestetici, perché potenzialmente dannosi per il feto.
Per quanto riguarda l’impiego di medicinali, è preferibile evitarne la somministrazione nelle prime 12 settimane. Tra gli analgesici, meglio indicato
è l’uso del paracetamolo.
In conclusione, in assenza di reali controindicazioni da parte del ginecologo curante, il quale deve essere preventivamente informato rispetto a
qualunque intenzione terapeutica, affrontare in sicurezza le cure odontoiatriche durante la gravidanza, non solo è possibile, ma si rende necessario per tutelare salute (orale e complessiva) della mamma e del bambino.•
STUDIO
ODONTOIATRICO
Dott.ssa Federica Casilli
Odontoiatra • Specialista
in Ortodonzia e Gnatologia
Dottore di Ricerca in Malattie
Odontostomatologiche
ODONTOIATRIA
PER ADULTO:
Conservativa estetica
Protesi fissa e su impianti
Implantologia
Endodonzia Protesi fissa metal free
Ortodonzia invisibile
Chirurgia orale
ODONTOIATRIA
PER IL BAMBINO:
Prevenzione e profilassi della patologia
cariosa con sigillature e fluoro
Ortodonzia intercettiva
delle malocclusioni
Ortodonzia fissa e rimovibile
Terapia miofunzionale
PRIMA VISITA
E PREVENTIVO
GRATUITI
Via della Colombella, 2
Palestrina
tel. 06.95.27.10.19 - 393.960.90.94
Aperti: Lunedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato
dalle 10.00 alle 20.00
Si riceve per appuntamento
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a cura di Eldad Kazaz
optometrista
a quattr' occhi
Lo sapevi che? Anche quando si è rilassati davanti
agli schermi, gli occhi non smettono di lavorare. I
muscoli oculari sono a riposo solo quando osservano
oggetti distanti più di 6 metri. Durante una giornata lavorativa i nostri occhi impegnano la quantità di
energia necessaria per percorrere 50 chilometri.
miglioriamo il nostro
comfort visivo quotidi an
L’optometrista Eldad Kazaz ci ha ampiamente spiegato nei precedenti articoli, perché i bambini rischiano di diventare miopi all’età di 7/8 anni e come
una cattiva postura può nascondere un problema visivo.
Nel corso degli anni le nostre abitudini visive sono cambiate, sollecitiamo
meno la nostra vista da lontano ma sottoponiamo i nostri occhi ad un vero
e proprio stress visivo da vicino. Le nuove tecnologie rappresentano le
principali cause di questo stress... sia noi che i nostri figli trascorriamo sempre più tempo davanti a dispositivi digitali quali pc, smartphone, tablet, televisione e spesso tendiamo ad usarli contemporaneamente.
Quali sono i primi sintomi che si manifestano?
Mal di testa, bruciore agli occhi, calo di attenzione fino ad un peggioramento graduale della vista da lontano (miopizzazione dell’occhio).
Una non efficienza visiva ci induce ad inclinare e ruotare la testa in modo
improprio, a sforzare il collo, le spalle e la schiena, senza renderci conto
che così facendo amplifichiamo il nostro problema visivo e compromettiamo la nostra postura.
Come ovviare a tutto questo? La prima domanda che dovremmo porci è: sono realmente
consapevole di quanto è efficiente il mio sistema visivo da vicino e quello del mio bambino?
Se pur apparentemente pensiamo di vedere bene o crediamo che la vista dei nostri figli sia
perfetta, conviene sottoporci ad una indagine visiva dettagliata che stabilisca se e in che
modo agire.
Un occhiale con una lente a progressione ridotta, anche detta “a profondità di campo”, è oggi la soluzione tecnologica più all’avanguardia per
ovviare allo stress visivo da vicino a cui sottoponiamo i nostri occhi nell’uso
quotidiano e rende la nostra vista più confortevole.
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Questo tipo di lente agisce contemporaneamente nel migliorare la visione da vicino, facilitare la lettura, contrastare l’affaticamento visivo nelle
attività ripetute e prolungate, aiutare la messa a fuoco, oltre a permetterci di
mantenere una postura naturale della testa e degli occhi.
Qual è il rischio di utilizzare una lente non progressiva?
Se abbiamo un problema visivo da vicino, è opportuno essere consapevoli
che è molto diverso leggere qualcosa che si trova sulla scrivania (35/40
cm.) rispetto alla visualizzazione di un computer (60/70 cm.). Se ci sono
state consigliate delle lenti per ovviare ad una forma più o
meno forte di presbiopia, rischiamo che le stesse lenti
ci danneggino nelle vista intermedia. Una lente troppo
forte per la messa a fuoco di un monitor (i 60/70 cm. di prima), crea indebolimento dell’occhio (cristallino) e accelera
i tempi del peggioramento della messa a fuoco da vicino
(35/40 cm.). Se invece abbiamo un problema visivo sia da vicino che da
lontano, allora la lente ottimale non è a progressione ridotta ma multifocale. Una lente di questo tipo, di alta qualità, riduce l’effetto ondeggiamento,
non altera in nessun modo linee e forme, riduce imprecisioni e distorsioni
garantendo la massima stabilità delle immagini.
di ano
Possiamo mettere sempre a fuoco perfettamente qualsiasi cosa,
ovunque ci troviamo, provando quella meravigliosa sensazione di avere un
paio di occhiali senza accorgercene!!!•
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a cura dott. Valdimaro Manneschi
dermatologo
pelle, capelli e co.
Con questa storia cercherò di trasmettere notizie su
una noiosa ma curabile malattia cutanea virale, che
richiede attenzione, pazienza e “care” per i nostri
figli... oltre a intelligenti azioni di igiene preventiva.
Perchè siamo noi i loro primi medici.
una storia contagiosa ...
Questa storia inizia in un ambulatorio pediatrico: una mattina Marta,
mamma di Irene porta la sua piccola dal pediatria perchè ha notato
delle strane lesioni sulla sua faccia...
Mamma: “Mi sono un po’ preoccupata perché la mia piccola Irene di 6
anni, dopo poco che ha cominciato ad andare in piscina, ha presentato
una piccola lesione al mento e col passare delle settimane da una sono
diventate due…da due quattro…da quattro a otto…!!! Sono verruche?”
Pediatra Luca:“Le lesioni non sono verruche! “Si chiamano molluschi…”
Mamma: “Ma non siamo andati al mare questa estate, non mangiamo né
cozze né vongole?”
Pediatra Luca:“Nooo…signora! Questa è una definizione medica per identificare delle lesioni causate da un tipo di virus che contagia solo la pelle…”
Mamma: “Ma si può curare…?”
Pediatra Luca: “Certo! Ma le lesioni si moltiplicano… sulla sua pelle delicata Irene toccandosi e grattandosi autoinocula il virus che ricrea lesioni…
ha presente quando si fa la sfoglia e si ammucchia la farina con al centro
l’incavo in cui si aprono le uova…ecco, la stessa forma!”
Le prescrivo la cura: si tratta di una soluzione liquida che contiene potassio idrossido al 5% da applicare due volte al dì per due settimane sulle
lesioni. Questa malattia si chiama propriamente mollusco contagioso,
quindi non deve più grattarsi. Nello spogliatoio o in doccia è possibile un
contagio. Dopo la piscina e la doccia le consiglio di ungere la pelle di Irene
con una crema idratante.
Mamma:“Grazie dottore delle sue informazioni…”
Dopo quattro giorni nell’ambulatorio pediatrico
Mamma: “Dottore, ma guardi qui il volto di Irene…è tutto rosso e caldo!!!
“A dire il vero…volevo far guarire più in fretta Irene. Ho dato il liquido per tre
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volte al giorno, forse quattro!”
Pediatra Luca: “Capisco…ha desiderio che guarisca più rapidamente! Allora metta questa pasta a base di ossido di zinco al 8% sulle zone rosse
del mento. Ecco le consiglio di recarsi da questo specialista dermatologo.
Il suo nome è Waldemar…
Mamma: “Grazie mille! Capisco di essere un po’ ansiosa.”
Pediatra Luca: “Tranquilla! Effettivamente il mollusco e’ contagioso… ma
è sufficiente un po’ di attenzione con gli asciugamani e accappatoi.
Sono misure di igiene semplici ma efficaci… inoltre poiché le lesioni
non danno fastidio, se compaiono in parti del corpo un po’ nascoste posso essere decine!”
Mamma: “Ancora grazie!”
sa ...
Marta si allontana ed il giorno dopo, preso appuntamento, si presenta dal dermatologo.
Dermatologo Waldemar: “Buon giorno signora Marta… si accomodi! Il Dr.
Luca ha ritenuto opportuno avvisarmi… per me è più raro vedere bimbi
affetti da mollusco contagioso!”
Mamma: “Perché? Cosa vuole dire?”
Dermatologo Waldemar: “Il suo pediatra è molto scrupoloso. Ma c’è una
differenza. Ecco… il mollusco contagioso non è causato da un solo virus
ma un gruppo di virus detti Molluscipoxvirus che hanno pochissime
differenze. In questo caso si parla di tipi diversi. Si è osservato che il tipo di
virus che contagia i bambini è un sierotipo diverso da quello che contagia
gli adulti. ”
Mamma: “Che differenza c’è… è più cattiva la malattia per la mia piccola
Irene?”
Dermatologo Waldemar: “Nooo signora…stia serena! Alla vista non c’è
differenza alcuna, le lesioni sono uguali: piccole papule ombelicate senza
sintomi ma…negli adulti e’ il contatto intimo-sessuale.
Mamma: “Tornando alla mia Irene, come vuole curarla?”
Dermatologo Waldemar: “Guardi…era necessario che ci vedessimo per
confermare la diagnosi e proporle domani una seduta con il laser. Domani
due ore prima di tornare copra con questa crema con anestetico lidocaina
e prilocaina le lesioni. Quando arriverà in studio le lesioni saranno anestetizzate e in un attimo con il laser le rimuovo.”
Mamma: “Grazie dottore delle sue spiegazioni: a domani”.
La storia continua, ma noi la abbandoniamo alla nostra immaginazione… nella seduta successiva le lesioni saranno vaporizzate con
laser CO2 e medicate con crema antibiotica le piccole ferite fino alla
rimarginazione. •
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a cura dott.sse Loredana Raso e Nada Raspanti
erboriste floripratiche
in erboristeria
Con l’arrivo dell’autunno puntualmente ecco ripresentarsi nei nostri bimbi le fastidiose malattie da
raffreddamento che vanno dalla rinite alla faringite,
dall’otite all’influenza vera e propria.
scopriamo insieme
la fitoterapia per le m
di stagione da raffr ed
Per fortuna la fitoterapia ci viene in aiuto con molte piante officinali sia in
termini di immunostimolazione (aumento delle difese immunitarie) sia in
termini di sollievo della sintomatologia. La pianta cardine dell’ inverno è la
Rosa Canina: I frutti sono conosciuti per la ricchezza di vitamina C molto
più biodisponibile di quella di sintesi.
Ciò la rende un valido e apprezzato aiuto nella prevenzione e nel trattamento delle affezioni invernali a carico dell’apparato respiratorio. Se la somministrazione avviene in autunno aiuterà ad affrontare meglio la stagione
invernale, se avviene in concomitanza o post antibioticoterapia contribuirà
ad evitare le ricadute dopo tale trattamento!
L’Echinacea è la pianta per la quale, relativamente all’attività stimolante, vi
sono più studi scientifici pubblicati. Le sue radici costituiscono un fortissimo rimedio vegetale contro l’influenza. Oltre alla proprietà immunostimolante l’Echinacea ha proprietà antiinfiammatoria, antivirale e antibatterica
(olio essenziale).
Alleati in questo ambito sono anche gli olii essenziali, due fra tutti, l’olio
essenziale di Timo e l’olio essenziale di Eucalipto.
Il Timo ha dimostrato azione spasmolitica e antitussiva, il timolo ed il carvacrolo presenti nel suo olio hanno infatti effetto rilassante della trachea e
sull’ileo. Ha dimostrato inoltre una spiccata attività antibatterica anche su
ceppi di origine clinica di Staphylococcus aureus. L’olio essenziale di timo,
per via inalatoria, è indicato quindi in caso di rinofaringite, sinusite, bronchite asmatiforme, raffreddore, influenza, tosse, mal di gola.
L’olio essenziale di Eucalipto può essere utilizzato nelle inalazioni o nei suffamigi, in massaggi localizzati al torace (sopra i 6 anni di età) e, in maniera
più ridotta nei bagni (4-5 gocce ma solo nel breve termine), per raffreddori
con congestione e catarro, tosse, bronchite cronica, faringite, congestione
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nasale e sinusite. Può essere anche mescolato con altri oli essenziali balsamici.
Un aiuto importante che viene utilizzato in fitoterapia anche se non è propriamente un fitoterapico è la Propoli, questo prezioso prodotto apistico
è un materiale resinoso, profumato, ottenuto per raccolta ed elaborazione
enzimatica da parte delle api di materiale vegetale prelevato dai fiori.
Le api utilizzano la propoli come sostanza cementante la struttura dell’arnia
e del favo, mentre gli artigiani di
un tempo la utilizzavano per verniciare strumenti musicali. Oggi
invece è diffusamente impiegata come rimedio di prima scelta
nell’automedicazione per le alte
vie respiratorie.
Sperimentalmente a carico dalla propoli sono state dimostrate attività antiflogistica, attività antivirale, attività batteriostatica e attività antiradicali liberi.
e malattie
fr eddamento
La fitoterapia in questi e tanti altri casi può esserci di aiuto ma ricordiamo
di affidarci sempre a persone competenti nel settore.•
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salute
a cura dott.ssa Laura Biagioni
riflessologa
fisioterapia e corpo
Tra tutti gli organi la pelle è uno tra i primi a formarsi e,
oltre ad essere il più importante sistema di protezione,
è il primo strumento di comunicazione con l’esterno e
insieme al cervello il più importante degli apparati.
scopriamo la
La pelle ed il sistema nervoso
si formano nello stesso foglietto
embrionale. Il tatto è il senso della pelle e si forma all’inizio della
vita embrionale. Il primo completo ed importante massaggio che
il bambino riceve è quello del
passaggio nel canale del parto.
Tale stimolazione attiva importanti funzioni vitali. La pelle viene
sollecitata a molte nuove reazioni
per adattarsi ad un ambiente più
complesso di quello endouterino.
La stimolazione cutanea nella
prima infanzia esercita un’influenza positiva sul sistema immunitario.
Continuare a massaggiare il proprio bambino è una pratica salutare e rassicurante, grazie alle sensazioni che solo il tatto può dare.
Appena nato il piccolo si trova
all’improvviso in un “mondo nuovo”
dove la pelle e quindi il tatto fanno
da ponte tra sensazioni conosciute
e altre totalmente nuove. Il contatto
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riflessologia plantare:
una carezza di vita
fisico elimina le distanze e quello stabilito dalla madre occupa un posto speciale nella vita di ognuno. La carezza è sostanza vitale e diventa indispensabile come qualunque altro elemento nutritivo che rassicura e guarisce.
I neonati ed i bambini in genere amano essere massaggiati ed apprezzano, forse più degli adulti, la Riflessologia Plantare. Questa pratica è uno
strumento privilegiato per stabilire un legame tra il bambino e l’adulto. Infatti
chi ha ricevuto questo massaggio da piccolo lo ricorda da grande, anche
dopo molti anni!
Ha effetti rassicuranti e rilassanti, dà la possibilità di esprimere il proprio
affetto ed inoltre attiva i riflessi alleviando piccoli fastidi ( irrequietezza,
difficoltà ad addormentarsi, colichette gassose, e altri piccoli malesseri).
La riflessologia non sostituisce certo la diagnosi di un bravo pediatra, ma può essere di grande supporto dopo il parere del medico.
Ormai molti asili ed ospedali pediatrici praticano la riflessologia plantare per
alleviare la fatica della nascita e tutti i sintomi di adattamento che i piccoli
accusano nel loro primo periodo di vita.
La riflessologia è un momento di coccola, di complicità tra madre e figlio in quello che può diventare un piccolo rito prima di addormentarsi.
E’ un’esperienza piacevole non soltanto per i bambini ma anche per
gli adulti che intendono praticarla, è un massaggio adatto ad ogni età e
particolarmente utile durante la gravidanza.•
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a cura dott.ssa Sara Braghese
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fisioterapista, posturologa
fisioterapia e corpo
Il fisico dei vostri figli può mostrarvi alcuni indizi,
come per esempio le spalle a diversa altezza, il bacino
sbilanciato e una o entrambe le scapole prominenti,
l’anca sollevata, l’inclinazione della postura da un lato.
come possiamo riconoscere
e: un caso di scoliosi
ta
nei nostri figli?
In presenza dei casi sopracitati è opportuno consultare uno specialista. Il
medico esaminerà il paziente in tre posizioni: in piedi, piegato in avanti e
disteso sul lettino in posizione supina.
Osservando il bambino in piedi, si nota l’eventuale asimmetria del livello
orizzontale delle spalle, dei fianchi e dei triangoli della taglia e la presenza
di eventuali deformazioni del torace e del bacino. Importante è la posizione
delle scapole che sono alte o alate per la pressione dell’eventuale gibbo costale. Un occhio esperto evidenzia la sede della curva, il verso e l’eventuale
presenza di emicurve di compenso.
Quando il bambino si flette in avanti, risulta facile valutare l’incurvamento
dei processi spinosi e soprattutto l’entità del gibbo costale, che tra l’altro può
essere misurata con una scala graduata.
Quando il bambino è adagiato sul lettino si può misurare la lunghezza
degli arti inferiori, valutando la conformazione globale della colonna vertebrale e il trofismo della muscolatura paravertebrale. Il medico in questi casi,
valuterà anche l’elasticità o il grado di correggibilità della curva, facendo
compiere al paziente movimenti del capo e del tronco.
La posizione seduta è una nostra compagna quotidiana, ma è anche tra le
posizioni più impegnative per la colonna. Restare seduti a lungo e in modo
non corretto è tra le attività più dannose, per la nostra spina dorsale.
Come prevenire la scoliosi???
Mantenere una postura adeguata anche nei più semplici comportamenti giornalieri permette di mantenere il corpo sano… Soprattutto muovetevi
spesso e non restate a lungo nella stessa posizione. Imparare a restare
in piedi senza grossi sforzi è importante soprattutto per chi adotta questa
posizione a lungo nel corso della giornata. E’ quindi utile allargare la base di
appoggio distanziando i piedi o posando i piedi su un appoggio, cambiando spesso il piede di sostegno. Se si svolge qualche compito particolare
(per esempio stirare o disegnare) è importante mantenere alla giusta altezza
il piano di lavoro.
Sollevare dei pesi può provocare sforzi enormi sulla colonna. Un carico di
10 kg se sollevato in modo scorretto, può raggiungere un peso pari a oltre
500 kg all’interno del disco intervertebrale.
Il modo corretto per sollevare un peso è quello adottato dagli atleti che
lo fanno per professione: piegare le gambe, mantenere la schiena dritta e
mantenere il peso il più possibile vicino al corpo... buona postura a tutti !!!
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sviluppo
a cura dott.ssa Morena Manzini
logopedista, counselor relazionale
bambini e linguaggio
La balbuzie è un disordine nel ritmo della parola, nel
quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe
dire ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo,
a causa di involontari arresti, ripetizioni o prolungamenti del suono.
Nella balbuzie agiscono diversi
fattori: genetici, psicolinguistici
e psicologici. Genetici, perché si
è visto che se entrambi i genitori sono balbuzienti il figlio ha una
probabilità del 70% di esserlo.
Psicolinguistici, perché nei soggetti che presentano balbuzie
spesso si riscontrano ritardi o difficoltà nelle varie componenti del
linguaggio
(fonetica-fonologiasintassi ecc.).
Psicologici, perché l’ansia può accentuarne la sintomatologia.
L’età media d’insorgenza del
disturbo è tra i 2 e i 5 anni e si
può manifestare in vari modi.
In forma tonica, caratterizzata in
modo prevalente da blocchi udibili o non udibili; in forma clonica
con ripetizioni di fonemi e parole;
o in forma mista.
Elemento comune alle diverse
forme è l’alterazione del ritmo
della respirazione; l’inspirazione
si presenta troppo rapida e l’espirazione è irregolare, a scatti e con
apnee.
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bambini e balbuzie...
Potremmo paragonare la Balbuzie ad un Iceberg, con una parte visibile e
una parte invisibile. Il disordine di linguaggio è la punta dell’iceberg mentre
la parte sottostante è relativa a problemi della sfera emotivo-relazionale,
generati da atteggiamenti vissuti che si ripercuotono sul linguaggio e sulla
strutturazione della personalità. Un insieme di paure, disagi e sensi di colpa legati alla propria incapacità di parlare in modo fluente.
La balbuzie è quindi un disturbo che condiziona negativamente la comunicazione e con essa la relazione e l’intero sviluppo di chi ne è affetto.
Nell’80% dei casi si registra nel tempo una remissione spontanea
del sintomo entro l’età dei 5 anni nel restante 20% il disturbo si
struttura.
E’ estremamente importante non interrompere il bambino mentre parla,
né anticiparlo o sostituirsi a lui nel completamento della parola o della
frase; ricorrere a domande aperte che permettono al bambino di esprimersi maggiormente rispetto alla domanda a risposta chiusa; non chiedere
al bambino d’impegnarsi maggiormente nel parlare o respirare profondamente, in quanto sta già parlando al meglio delle sue possibilità.
Sollecitarlo non fa altro che alimentare una tensione sulle sue difficoltà.
Il bambino impara attraverso l’osservazione di modelli. Se desidero
che parli più lentamente, invece di dirgli ”parla lentamente, devo iniziare
a parale lentamente con pause, fornendogli così un modello corretto di
comunicazione da imitare.•
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e...
comportamento
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a cura dott. Valerio Valentini
Psicologo, specializzato in Neuropsicologia dello sviluppo
l' intervento dello psicologo
I nostri stati mentali sono strettamente associati con
il nostro universo emotivo, così a volte ci sentiamo
tesi, nervosi, sotto pressione, agitati o facciamo fatica a concentrarci.
WI-FI emozionale
giocare con la mente
e le emozioni... si può!
Tutto questo lo impariamo da bambini nel primo momento in cui avviene
l’incontro con le emozioni e, per ognuno di noi, questo incontro è stato
unico e particolarissimo, diverso da tutti gli altri.
Il modo in cui vivevamo la paura di non essere bravi, il timore di deludere
qualcuno d’importante o semplicemente l’esperienza dell’esser soli, erano
spesso accompagnati da stati di agitazione, paure, o anche solo da difficoltà nello stare attenti. Ancora oggi da adulti, alcune persone fanno fatica
a gestire interiormente certi vissuti emotivi. Non c’è una scuola per questo.
E come si fa? Lo si impara nelle relazioni significative, in particolare con
mamma e papà. Ma lo si impara anche giocando, perché il gioco è la
palestra dei bambini ed è il loro modo per rappresentare ed esprimere il
proprio mondo interiore.
relativi alla capacità di concentrazione e di rilassamento, che verranno letti e trasmessi in WI-FI al
computer.
Può essere molto utile per imparare a rilassarsi e auto-regolarsi nei momenti di agitazione o
semplicemente per migliorare le
proprie capacità d’attenzione e di
concentrazione.
Nelle attività ludiche e ricreative si
tenterà poi di trasferire le competenze di auto-regolazione apprese
nel WI-FI emozionale, generalizzando così il percorso psico-educativo.
Ci piace pensare che imparare a
vivere e convivere con le emozioni
di un gioco sia il primo passo per
un pieno sviluppo emozionale,
così lungo e complesso ma così
importante per poter un domani
cogliere e apprezzare anche i colori della vita adulta.•
Interagendo via wireless con un computer, attraverso la modulazione
dei diversi stati mentali di attenzione/concentrazione o rilassamento, è
possibile fare giochi interattivi e allo stesso tempo migliorare il controllo
dei propri stati interni, attraverso un processo di auto-regolazione emotiva.
In realtà questo rappresenta la sfida che ognuno di noi deve vincere per
diventare grande e convivere con le proprie frustrazioni e le proprie ansie;
vivere con se stessi e sopportare ciò che è necessario sopportare.
A volte occorre un’intera vita! E’ possibile cominciare a familiarizzare
con questo arduo compito, indossando un semplice “cerchietto” (neurosensore) che permette di interagire con software ludici e ricreativi. Il
gioco sarà possibile attraverso la modulazione dei propri stati mentali,
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a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”- Bologna
la relazione di aiuto
La scarsa attenzione al tema “estroversione/introversione” è alla base di molte dinamiche relazionali
negative, e molto del disagio che a volte le persone
provano verso se stesse.
genitori estroversi,
genitori introversi...
Premesso che tutti abbiamo aspetti introversi e aspetti estroversi,
vi è in genere una predilezione naturale per uno di questi due mondi,
che riguardano il modo di avere e mantenere un buon livello di energia. La
domanda chiave è: che cosa mi rigenera? Da dove traggo l’energia
per la mia giornata, la mia vita?
Punti facili
Un genitore estroverso riceverà energia dalle persone, dalla capacità di
azione, dalla varietà. Una madre estroversa sarà felice di accompagnare
i bambini al parco a incontrare altri bambini, mentre lei chiacchiera con le
altre mamme, si muove, è in contatto con gli altri. Un padre estroverso sarà
il “motore” di progetti e azioni vivaci, sarà in relazione con tutti durante le
grandi riunioni di famiglia, si occuperà di più cose alla volta.
I genitori introversi si ricaricano nella solitudine, nella natura, con pochi
e selezionati intimi (e troveranno spossanti le azioni descritte sopra!). Una
madre introversa ama parlare con un figlio alla volta, si preoccupa se i figli
si disperdono in troppe attività (e forse i figli… sono estroversi!), si avvicina
con delicatezza al bambino che resta fuori dal gruppo dei più “scatenati”.
Un padre introverso osserva i figli giocare senza voler imporre scelte o
ritmi, piuttosto restando a distanza; la sua presenza è silenziosa, calma
(non è detto che interiormente lo sia, non ama mostrare le sue emozioni).
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si...
comportamento
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Punti difficili
Un genitore estroverso si preoccuperà se i suoi figli non hanno abbastanza amici o attività. Una madre estroversa farà fatica a restare in
casa sola con il bambino piccolo e si irriterà se deve rinunciare a inviti o
iniziative comunitarie; un padre estroverso può far fatica a lasciar parlare il figlio, tenderà a parlare lui, invadendolo senza rendersene conto.
Un’altra fatica, per i genitori estroversi, è riconoscere il bisogno del
figlio introverso di stare ogni tanto da solo e rispettare la sua intimità.
Un genitore introverso sarà stremato dalle riunioni della famiglia allargata e dall’occuparsi di molti bambini chiassosi. Una madre introversa
potrà sentirsi sopraffatta dalle tante attività - i bambini, la casa e le cose
fuori di casa; quando i bambini fanno domande incalzanti, potrà sentirsi
invasa e non riuscire a pensare bene e a dare una risposta giusta. Un
padre introverso può sembrare distaccato, anche se vorrebbe rispondere alle aspettative di chi ama. Un’altra fatica, per questi genitori, è
rapportarsi a un figlio estroverso, che ha bisogno di muoversi, vedere un sacco di amici, parlare a voce alta…
Suggerimenti
Per il genitore estroverso: non imponetevi di restare chiusi in casa,
specie quando arriva il primo figlio – questo aspetto tocca più la madre,
che è bene resti in contatto con gli amici o che possa avere una giornata per sé. E’ utile rendersi conto che ci sono dei limiti, imparare a darsi
delle priorità. Non irritarsi se e quando il partner o i figli (introversi) non
rispondono con altrettanto entusiasmo alle sue proposte di attività, ma
imparare a fare certe cose da soli, lasciando a casa gli amati introversi
in compagnia di un parente, un amico, una baby-sitter… Imparate a
riconoscere i diversi bisogni di un figlio introverso, e non sentitevi preoccupati per il suo futuro! E’ quando si è ricaricato nella sua solitudine
che l’introverso dà il meglio di sé quando poi si trova con altri. Infine,
imparate a rallentare… insomma, inglobate un “briciolo” d’introversione! Ciò non danneggerà la vostra amata vitalità, ma vi aiuterà a scoprire
nuove qualità in voi stessi e nelle relazioni.
Per il genitore introverso: concedetevi una mezz’ora o meglio un’ora
di solitudine ogni giorno –tema difficile - il tempo per se stessi sembra
un tempo “sprecato”, un lusso possibile solo senza una famiglia con le
sue esigenze… Ma pensate che, se non vi ricaricate nel modo giusto,
poi sarete spossati, irritabili e frustrati. Se il vostro bambino estroverso richiede più contatti e giochi di gruppo, organizzatevi con altri genitori più
estroversi, o con associazioni e gruppi, o con… un nonno estroverso!
Se vostro figlio vi assale con domande incalzanti, riconoscete che il vostro bisogno di pensare non è sbagliato, ditegli che gli risponderete più
tardi, perché dovete rifletterci (o altra risposta da avere “pronta” all’uso).
Valorizzate le risorse dell’introversione: la sensibilità, la capacità di
essere in contatto con il mondo interiore; smettete di confrontarvi con le
capacità di attività e di movimento dei genitori estroversi. •
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a cura dott.ssa Luisa Zoni
specialista in scienza dell’alimentazione - AUSL di Bologna
nutriamoci bene
Pur essendo il nostro un paese completamente
“immerso” nel Mediterraneo, le abitudini alimentari
italiane non sono sempre aderenti ai suggerimenti
della “dieta mediterranea”.
mangio bene... cresco bene!
diamo maggiore atten zio
per migliorare la salut e d
Eppure questo stile alimentare, adottato fin da piccoli, si è dimostrato in
grado di ridurre l’incidenza delle malattie non trasmissibili (cioè non
infettive o non a trasmissione per contatto tra individui) a volte molto gravi
e delle loro conseguenze: obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa,
dislipidemie, cancro, infarto miocardico ed ictus.
Cosa si intende per dieta mediterranea? Una alimentazione ricca di vegetali freschi (verdure e frutta), di cereali non raffinati, di fonti proteiche per lo
più vegetali e di derivazione dal pesce, di grassi di derivazione vegetale.
Tradotto in parole povere:
• tante verdure e frutta fresche (come fonte di sostanze antiossidanti,
vitamine e minerali),
• pane e pasta integrali naturali (come fonte di fibra per regolare l’intestino e ridurre l’indice glicemico),
• molti legumi (ricchi di fibre ed a basso indice glicemico e con quota
proteica ma scarsa),
• molto pesce (ricco di proteine e di grassi omega 3 antiinfiammatori)
come fonti proteiche,
• olio extravergine di oliva (meno a rischio di indurire le arterie ed in
grado di aumentare il colesterolo “buono” HDL) o altri oli vegetali monoseme oltre alla frutta secca a guscio che è ricca di grassi vegetali
• bevande naturali (acqua, infusi naturali non zuccherati)
Queste regole fondamentali, tipiche di molte regioni del Mar Mediterraneo,
nel nostro paese sono spesso “addomesticate” e/o poco usuali: i nostri
bambini di solito non mangiano cibi integrali e non consumano verdura
e frutta, le merende sono spesso confezionate ed ipercaloriche, saltano
la colazione, bevono bibite zuccherine e succhi di frutta in abbondanza.
Occorre seguire le “REGOLE DEL 5”: 5 pasti al giorno (colazione, pranzo, cena e 2 merende) e 5 porzioni
tra frutta e verdura di 5 colori diversi. Per i più piccoli saranno i genitori ad impostare le varietà, ma
per i più grandicelli si possono organizzare “giochi della spesa e del menù” per inserire prodotti diversi
nella giornata nei vari pasti e merende.
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alimentazione
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Abitudini familiari degli ultimi 50 anni e pressioni pubblicitarie ed ambientali
ne sono la causa. Come fare per cambiare le cose e, attraverso una
maggiore attenzione all’alimentazione dei bambini, migliorare anche la salute dell’intera famiglia?
Le modifiche delle regole del 5 andranno inserite in maniera progressiva
ma costante, migliorando la qualità dell’alimentazione dell’intera famiglia
(l’esempio vale più dio tanti discorsi! Se il papà non mangia la verdura difficilmente lo farà il bambino; se la nonna gli propone salamini a merenda
no gradirà poi un frutto a casa
sua).
en zione al cibo
L’incontro con altre culture, attraverso la scuola, può aiutare
a conoscere anche cibi nuovi
che possono incuriosire ed invogliare all’uso regolare. Nel
sito della Società Italiana di Pediatria (http://sip.it/in-evidenza/piramide-alimentare-per-leta-pediatrica-ora-e-transculturale) sono riportati, in apposita scheda, i tipi di alimenti “transculturali” ormai facilmente reperibili anche
in molti supermercati e negozi etnici o di cibi naturali.
E la Piramide Alimentare Transculturale dell’infanzia può e deve diventare un punto di riferimento anche per gli adulti, in modo da rendere
usuale il consumo di cibi che aiutano tutti a crescere in salute o mantenersi
in salute.•
lut e della famiglia
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alimentazione
a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista - Palestrina (RM)
nutriamoci bene
Il diabete mellito di tipo 2 o più comunemente diabete alimentare è una patologia ahimè con un’incidenza alta ed è la conseguenza di un fenomeno
biochimico soprannominato iperglicemia, ovvero di
elevate quantità di glucosio nel sangue.
quando sotto l’albero di
Natale c’è il carbone...
il diabete alimentare
Multifattoriale, determinato quasi sempre da una predisposizione genetica
o familiare e dall’azione di fattori ambientali (soprattutto di tipo addominale)
e da un’alimentazione sbilanciata, ricca di grassi saturi e zuccheri semplici.
L’aumento di zuccheri nel sanghe può essere senza sintomi o manifestarsi
con sintomi non specifici (come sete persistente o aumento del senso di
fame associato a calo ponderale). La diagnosi viene effettuata tramite l’esecuzione di esami ematici.
E’ molto importante diagnosticare e trattare il diabete nel migliore
dei modi, perché col tempo la malattia può provocare complicanze
anche molto gravi, soprattutto a livello della retina, del rene e del
cuore. Spesso, il diabete si associa ad altre malattie metaboliche, come
l’ipertensione arteriosa e le dislipidemie; in questi casi si parla di sindrome
metabolica. Il diabete di tipo 2 deve essere curato dal diabetologo con
una farmacoterapia appropriata. Un regime alimentare appropriato è quasi
sempre la chiave di volta; l’aiuto di uno specialista come il nutrizionista o il
dietologo sono indispensabili se non per la risoluzione almeno per la stabilità della patologia. Il buon senso purtroppo non sempre è sufficiente… ci
sono prodotti come frutta ritenuti sani nel pensiero comune... ma biochimicamente sono zuccheri e quindi possono risultare dannosi in individui che
soffrono di diabete alimentare. Il regime alimentare proposto prevede spesso:
1. il raggiungimento e/o mantenimento di un peso corporeo desiderabile, 2. la prevenzione dell’iper o ipoglicemia,
3. la riduzione del rischio per la retina o per l’insufficienza cardiaca.
Il nutrizionista quasi sempre consiglia:
• Ridurre il consumo di zuccheri semplici,
• Ridurre il consumo di grassi saturi,
• Incrementare il consumo di fibre.
Nel seguire le indicazioni si deve però tenere conto che occorre assumere
la giusta quantità (porzione) dell’alimento e rispettare le frequenze
con le quali alcuni alimenti debbono essere consumati, giornalmente
o settimanalmente, all’interno di uno schema alimentare personalizzato. L’alimentazione della giornata deve rispettare il bilancio energetico di
ciascuno e l’energia introdotta deve essere uguale a quella spesa per non
aumentare il rischio di sovrappeso, obesità ma allo stesso tempo per evitare
la malnutrizione.•
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...
re
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a cura di Ilaria Zamboni
counselor reoalzionale
Cosa bolle in pentola?
Ingredienti per la glassa
Coloranti alimentari in gel
Albumi 100 gr (circa 3 albumi)
Zucchero al velo 600 gr
Ingredienti per decorare
Caramelline d’argento
piccole q.b.
Tutto quello che
vi suggerisce la fantasia
Ingredienti per il pan di spezie
Spezie in polvere:
Anice stellato 3 gr
Cacao amaro 20 gr
Cannella 8 gr
Cardamomo 3 gr
Chiodi di garofano 4 gr
Noce moscata 3 gr
Zenzero 8 gr
Un pizzico di sale
Farina di segale (o “00”) 1 kg
Lievito per dolci 1 bustina
Miele 500 gr
Burro 250 gr
Uova 2 + 1 tuorlo
Zucchero 250 gr
casetta di pan di spezie
Ponete burro, zucchero, miele e tutte le spezie in un tegame e fate sciogliere
lentamente a fuoco dolce mescolando. Fate raffreddare e unite le uova, la farina, il lievito, il sale e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio
che avvolgerete nella pellicola trasparente e porrete in frigo per 3-4 ore (potete
prepararlo anche la sera prima e lasciarlo in frigorifero tutta la notte). Preparate
le sagome in cartoncino: disegnate per la facciata e il retro della casetta una
sagoma che abbia base di cm 20, altezza laterale di cm 15, altezza al centro
(dalla base alla punta del tetto) di cm 23, e lunghezza traversale (dal centro
del tetto al lato della facciata) di cm 13; per le 2 pareti laterali, disegnate un
rettangolo di cm 24 di base per cm 15 di altezza; per il tetto (formato da due
sagome indentiche), disegnate un rettangolo di cm 24 di base per cm 14 di
altezza. Disegnate anche le finestre e la porta.
Accendete il forno a 180°. Stendete l’impasto su di una spianatoia infarinata
dello spessore di 1/2 cm: poggiateci sopra le varie sagome e ritagliate con
precisione (tranne la porta e le finestre che ritaglierete dalle sagome già cot-
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te) servendovi di un coltellino dalla
lama liscia e sottile, e adagiate sulla teglia foderata con carta forno e
infornatele per 15 minuti. Se durante la cottura le sagome non hanno
mantenuto le loro proporzioni, appena tiepide, potete rifilarle con un
coltello e riportarle alle dimensioni
originali; ritagliate con delicatezza
finchè tiepido anche la porta e le finestre. Con un tagliapasta a forma
di cuore tagliate la finestra in alto
sulla facciata della casetta che più
tardi decorerete con la glassa colorata e lascuate raffreddare tutto.
Preparate la glassa con uno sbattitore elettrico, montando a neve
fermissima gli albumi insieme a
un pizzico di sale, incorporando
lo zucchero al velo un cucchiaio
raso alla volta. Dovrete ottenere
una crema densa, liscia ma scorrevole, che dividerete in piccoli
contenitori proporzionalmente ai
colori che userete di più, e colorate
con i coloranti alimentari a seconda
dei vostri gusti. Mettete nei sac-apoche e usate la glassa per unire
fra loro le parti della casetta e decorarla a vostro piacimento. Buon
divertimento!•
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alimentazione
a cura del Ristorante Montoni
ricetta dello chef Pasqualino Montoni
cosa bolle in pentola?
Ingredienti per la pasta:
4 tuorli,
1/2 bicchiere d’acqua,
150 gr di zucchero,
30 gr di zucchero a velo,
4 albumi,
70 gr di margarina,
70 gr di farina,
1 bustina di vanillina,
1 bustina di lievito,
aroma alla mandorla
Ingredienti per la crema:
100 gr di mandorle,
200 gr di zucchero a velo,
200 ml di panna,
4 albumi,
200 gr di mascarpone,
200 ml di crema pasticcera
Ingredienti per la copertura:
100 gr di mandorle a lamelle,
100 gr di marmellata,
zucchero a velo q.b.
stella di natale
crema, mandorle e...
polvere magica!
Preparazione:
Montare a neve gli albumi con 50 gr di zucchero ed aggiungere la vanillina.
Montare a schiuma i tuorli con l’acqua calda ed aggiungere gradualmente
l’aroma alle mandorle, lo zucchero semolato, lo zucchero a velo. Mescolare insieme la farina con l’amido di frumento ed unire anche il lievito per
dolci.
Setacciare il composto di polveri sulla crema di tuorli ed amalgamare bene
senza che si formino grumi. Unire per ultimi i tuorli montati a neve e versare
il composto in uno stampo a stella precedentemente imburrato e infarinato
e cuocere in forno a 175° per 30 min. Quando la torta è pronta sfornarla e
farla raffreddare.
Nel frattempo preparare la farcitura. Montare lievemente le chiare ed unirvi lo zucchero a velo e le mandorle precedentemente mescolati tra loro,
mescolare bene il tutto, quindi unire la panna liquida e la crema pasticcera
setacciata. Setacciare anche il mascarpone ed unirlo alla crema.
Tagliare la torta in tre stati, farcire il primo strato con metà della crema e
ricoprirlo con l’altro strato, quindi farcire anch’esso con l’altra metà della
crema e ricoprirlo con l’ultimo strato torta. Ricomporre il dolce e ricoprirlo interamente con la marmellata setacciata e riscaldata e decorare con
mandorle a lamelle a piacere e zucchero a velo. •
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..
scuola
a cura di Francesca Cristofari
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insegnante scuola primaria
bambini d' europa
L’immagine dell’albero (specialmente sempreverde)
come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico
che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo.
il rinnovarsi della vita:
la vera storia
dell’albero di Natale
La derivazione dell’uso moderno da queste tradizioni, tuttavia, non è
stato provato con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a
Marburgo) ha identificato, fra i primi riferimenti storici alla tradizione, una
cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con
mele, noci, datteri e fiori di carta.
La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero
di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510).
Precedentemente a questa prima apparizione “ufficiale” dell’albero di
natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il “gioco di Adamo e
di Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e
le chiese di alberi di frutta e simboli dell’abbondanza per ricreare l’immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero
sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza
“magica” per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo
stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l’abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna!
Natale apparve nel 1816, per
volere della principessa Henrietta von Nassau-Weilburg, e
in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orléans.
A tutt’oggi, la tradizione dell’albero
di Natale, così come molte altre tradizioni natalizie correlate, è sentita
in modo particolare nell’Europa di
lingua tedesca (si veda per esempio l’usanza dei mercatini di Natale), sebbene sia ormai universalmente accettata anche nel mondo
cattolico (che spesso lo affianca al
tradizionale presepe).
A riprova di questo sta anche la
tradizione, introdotta durante il
pontificato di Giovanni Paolo II,
di allestire un grande albero di
Natale nel luogo cuore del cattolicesimo mondiale, piazza
san Pietro a Roma.•
L’usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò nelle case nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era
già pratica comune in tutte le città della Renania. L’uso di candele per addobbare i rami dell’albero è attestato già nel XVIII secolo.
Per molto tempo, la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle
regioni a nord del Reno. I cattolici la consideravano un uso protestante.
Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A Vienna l’albero di
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a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista
piccoli cuochi crescono
Cari piccoli cuochi, manca pochissimo a Natale, perciò
ho pensato di proporvi una ricetta tutta speciale, con
cui potrete fare un regalo goloso per augurare Buone
Feste a tutta la famiglia, portando a tavola un originale antipasto preparato da voi... la Pizzetta Natalizia!
facciamo insieme
la pizza natalizia di q ui
golosi Babbi Natale di
Non si tratta però di una semplice pizza.. E’ semplicissima da preparare e
l’ingrediente principale è davvero molto particolare.. Siete curiosi di scoprire qual è? Allora... OCCHIO ALL’INGREDIENTE!
La quinoa è una pianta appartenente alla stessa famiglia degli spinaci e
delle barbabietole, ma spesso è scambiata per un cereale per via dei suoi
chicchi. Arriva dalle Ande del Perù e dalla Bolivia ed è un alimento molto
antico, anche se ancora poco conosciuto.. Pensate bimbi, risale ad oltre
5000 anni fa ed era soprannominata ‘’ ‘Mamma’ di tutti i semi’’.
Quando viene messa nell’acqua, dopo la cottura, lascia fuoriuscire un piccolo ‘’ricciolo’’ bianco, il germe del seme, che la rende molto simpatica!
Ha tantissime proprietà nutritive: ottima fonte di proteine vegetali, contiene tutti i 9 aminoacidi essenziali, necessari al corretto funzionamento
dell’organismo, che da solo non è in grado di produrre. E’ un’importante
fonte di vitamina B2, fondamentale per i processi metabolici delle cellule
dei muscoli e del sistema nervoso. Tra le altre vitamine, troviamo anche
la vitamina C e la vitamina E, importante antiossidante, protettiva nei
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alimentazione
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confronti dell’apparato circolatorio e dei tessuti corporei.
E’ ricca di minerali come potassio, fosforo e magnesio, ma anche
di calcio, ferro e di fibre. Inoltre, non contiene glutine e può essere
consumata con tranquillità in caso di intolleranza.
E’ ricca di tante proprietà quindi, che la rendono un alimento adatto sia per
gli adulti che per i bambini.
q uinoa e
ale di fragole
Ed ora, piccoli pizzaioli, pronti, mani in
pasta e via! Ecco gli ingredienti: 250 g
di quinoa, 150 ml di acqua, 2 bocconcini di
mozzarella, passata di pomodoro, spinacini
cotti, peperoni gialli e rossi, olive e pomodorini, sale e olio extravergine d’oliva qb.
Preparazione: Sciacquiamo la quinoa e la mettiamo a bagno in acqua
per almeno otto ore (magari prima di andare a dormire ;)). Passato questo
tempo, la scoliamo e la sciacquiamo nuovamente. Con l’aiuto di mamma e
papà, la frulliamo con 150 ml di acqua e qualche pizzico di sale. Versiamo
il composto (che risulterà molto liquido) in un testo rivestito da carta da
forno e unto con un po’ d’olio. Facciamo cuocere in forno preriscaldato a
180° per circa 25 minuti. Successivamente, passiamo al condimento con
passata di pomodoro, mozzarella a pezzetti e gli spinacini cotti per il colore verde. Facciamo cuocere altri 10 minuti ed una volta cotta, la dividiamo
in tanti spicchi a cui andiamo a dare la forma di un alberello di Natale.
Infine, lo ‘’addobbiamo’’ con le ‘’palline’’ di olive e pomodorini pachino e le
stelline di peperoni, che avremo creato prima con le formine.
Volete un’idea semplicissima e carina per portare a tavola la frutta
durante il pranzo e il cenone di Natale? Allora dovete assolutamente
fare i babbi natale di fragola e panna che renderanno il pranzo più allegro
e sicuramente riceveranno molti consensi.
Solo 3 ingredienti semplicissimi: Fragole fresche (3-4 a persona), una busta di zucchero a velo e mezzo litro di panna fresca (mettetela in frigo una
mezza giornata prima di montarla).
Preparazione: montiamo la panna con un po di zucchero a velo e mettiamola in frigo. Laviamo per bene le fragole, tagliamo le estremità verdi con
un taglio orizzontale, facendo in modo che la punta della fragola in altezza,
sia la metà della parte restante del frutto. Mettiamo le fragole in “piedi” sul
piatto. Prendiamo la panna e mettiamola in un sac-a-poche senza beccuccio. Tagliamo l’estremità del sac-a-poche e poniamo un ciuffo di panna
tra le due estremità di ogni fragola e poi un piccolo ciuffo sulla punta
come pon pon. E buon Natale!•
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a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”- Bologna
dialogo di coppia
Spesso la nascita dei figli porta un tracollo della vita
erotica della coppia: i partner quasi dimenticano che
prima sono stati amanti, si sono dati appuntamenti a
ore strane, hanno scombinato la loro vita per ritagliare
momenti insieme - tutto quel carico di eros e fascino
che ha creato le basi per l’arrivo del pargoletto.
genitori “sexy”?
L’allontanamento dalla sessualità può essere graduale o abbastanza
brusco. La lista delle priorità spinge in basso la dimensione “coppiache-fa-sesso”; prima c’è il bambino con i suoi bisogni, giochini, pannolini,
biberon da sterilizzare. Poi i figlioli crescono e c’è l’asilo, la scuola e le
merende; senza dimenticare il lavoro e le bollette… insomma tutto
congiura per l’annullamento non tanto del matrimonio quanto
dall’erotismo.
Di tale tracollo, in genere se ne accorge per primo il padre, perché la
compagna, ora mamma piena di amore e vitalità verso la creaturina, non
sente alcuna mancanza: infatti, la sua energia erotica ruota verso il bimbo/a.
Il piacere fisico che dà il contatto con un bimbo piccolo è meraviglioso!
Intendiamoci: la differenza tra sessualità adulta e la sensualità che si
prova nella cura dei bambini è ben chiara, la madre ne è perfettamente
consapevole; tuttavia questo contatto nutre un erotismo sottile e
diffuso, fatto di odori teneri e di suoni amati, un mondo che la riempie e
non le fa sentire quel bisogno che il padre invece percepisce. Il potenziale
erotico dell’uomo resta molto più saldamente legato alla compagna.
Per molte coppie il calo del desiderio sessuale non genera conflitti:
avviene in entrambi, è ammorbidito dal tepore di una relazione che negli
altri campi funziona bene; ci si conosce, si ride insieme, ci si diverte con
i bambini. Insomma non necessariamente una coppia deve includere
sesso bollente per sentirsi appagata e innamorata.
Vi sono anche coppie che, dopo la nascita dei figli, si scoprono
sessualmente attratte come e più di prima e, pur facendo miracoli
per trovarsi di nuovo insieme, vivono la nuova dimensione con stupore e
Nella maggior parte dei casi la situazione è impari: la mamma si culla nelle deliziose coccole con i
bimbi, e forse sente che la rinuncia a certi piaceri fa parte della devozione materna cui si è votata; lui,
marito e padre, resta l’unico “custode” della fiamma della relazione erotica.
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diventare genitori
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desiderio.
L’invito che i mariti fanno alle mogli (magari non sempre con parole
o gesti giusti) è che loro vogliono ritrovare la “donna dentro la madre”. In
che modo? Una via è recuperare degli spazi di piacere personale,
non necessariamente legati al sesso: fare qualcosa di diverso, concedersi
una passeggiata o un acquisto personale, uscire insieme per un aperitivo
lasciando i figli a nonna o tata, un weekend da soli (ci sono coppie che
per anni non si concedono di stare lontani dai figli neppure per un giorno).
Espandere questo territorio, si scoprirà, fa bene anche ai figli:
quando il nutrimento emozionale, affettivo, e per certi versi anche
sensuale arriva dai figli, li stiamo caricando di un peso troppo
grande.
Una resistenza che tali proposte generano è legata alla convinzione che
il sesso debba essere “spontaneo” e che la pianificazione, indispensabile
nel quadro famigliare, sembra artificiale. Si tratta invece di capire che la
pianificazione manifesta un’intenzione attiva a voler stare insieme per
riaffermare la propria realtà di amanti.
Insomma, genitori sexy si può diventare: saper chiudere a chiave la
porta della camera da letto, vestirvi in modo da piacervi tra voi quando
decidete di uscire, affermare con sicurezza il vostro reciproco desiderio,
non soccombere agli assedi della vita famigliare tutta dedita a prole e
lavoro. Il mio augurio è che impariate a conciliare vita familiare e mondo
erotico: è un atto coraggioso, ne vale la pena.•
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a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio
filo diretto
Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in JPEG, max 4 disegni) indicando il nome e
l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al
vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno!
Li aspetto per spiegare cosa significano su: [email protected].
(1)
(2)
e il foglio si copre di emozioni:
gli scarabocchi e i dis eg
nostri bambini ci p arl
Catturare l’essenza creativa del bambino sin dalla giovane età, è dare la
possibilità ai genitori di “capire in maniera approfondita il proprio bambino”. Il bambino nello scarabocchiare esprime il concetto del proprio “sé”
per comunicarlo ai grandi, disegna e crea la sua essenzialità emotiva. Egli
sa molto bene che ogni persona identifica nel suo scarabocchio
l’affetto che li lega a loro. E così uno scarabocchio è il tutto di ogni
persona che ama. Potete capire meglio di cosa sto parlando dalla breve
interpretazione dei disegni arrivati in redazione...
1) Francesco, 4 anni e 9 mesi “la mia scuola”: a sinistra l’albero è l’autore del disegno, ben modellato e ben piantato a terra, indica personalità
prorompente e chiara. La ciminiera forse è un punto dolente, inquina e se
ne parla negativamente. La casa è trasparente e chi vi abita, quattro persone, sono socievoli, si amano ma ogni tanto qualcuno si sottrae all’ambiente. L’autore è un acuto osservatore. Da notare il nome “Francesco” in
alto a destra che l’autore ha scritto “a specchio”. Anche se la scrittura a
specchio non si manifesta in tutti i bambini e neppure in maniera sistematica, si può affermare che si tratta di una fase normale per la quale passano
alcuni bambini quando apprendono a scrivere.
(3)
(4)
2) Francesco 5 anni e 3 mesi “La casa con le ruote”: una casa viaggiante con 4 persone a bordo... l’andamento ondulatorio del fumo del
comignolo indica affetto e armonia. Anche qui a destra c’è la presenza
dell’albero (l’autore del disegno), ben modellato e ben piantato a terra,
indica personalità prorompente e chiara.
3) Francesco 6 anni e 4 mesi “Il drago sputafuoco”: la sua fantasia è
espressa allegramente... il corpo del drago diventa un percorso stradale e
la testa piatta, diventa una casa su cui il particolare comignolo, fa uscire un
fumo arricciato (affetto e coccole a profusione). L’insieme è molto creativo
e la personalità cerca con armonia di capire un nuovo ambiente (forse
quello della prima elementare...).
4) Maria, 4 anni circa: questa esecuzione è molto affettiva. L’idea del
cuore prima colorato (cementato) poi alleggerito da una linea infinita di
contorno, sottolinea affetto, simpatia, creatività e senso estetico elevato. 17-Girotondo Dic '15 CEN+FBO.indd 60
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5) Maria, 6 anni e 5 mesi: Nel disegno l’autore identifica la sua origine
orientale, ma la testa è collocata su di un albero, il suo Io pensa al passato (curiosa l’esecuzione). Personalità estrosa educata in maniera austera.
6) Chiara 4 anni e 9 mesi: L’elaborato di Chiara è essenziale: le coccinelle alla base (carattere deciso), ogni singola coccinella esprime giocosità
(allegria). L’entusiasmo nel disegnare è espresso al massimo grado.
(5)
7) Chiara anni 5 e 6 mesi: L’autrice esprime in modo esemplare il suo entusiasmo. Notare come le mani sono fiori.
dis egni dei
p arlano...
(6)
8) Sara 4 anni e 8 mesi: La bimba rappresenta la famiglia ideale: braccia aperte
(accoglienza), è il periodo in cui le mani o
sono dei fiori o un accenno di palla, giusto
a questa età. Forse viene rammentata una
giornata in cui si è mangiato all’aperto.
9) Sara 5 anni e 8 mesi: nel disegno c’è la conquista dello spazio. Sara
esprime con dovizia di particolari (maturità) l’idea del giorno e della notte.
Particolare creativo: la casa si regge (animata) su basi e le braccia hanno
una funzione prensile.
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bambini
a cura dott.ssa Manuela Crasta
Medico veterinario, specialista nella cura
cuccioli e co.
Le persone hanno un rapporto profondo e complesso con gli animali, che provoca diverse reazioni
emotive. Che si tratti di un cane, un gatto, un coniglio o addirittura un elefante poco importa!
pet terapy:
curiamoci con
i nostri amici animali
La cura di alcune malattie tramite un animale da compagnia è una tecnica coterapica che si sta sviluppando sempre più e che affianca le cure tradizionali.
Chi ne può beneficiare? La pet therapy si rivolge a bambini con particolari problemi di disabilità fisica o psichica, ad alcune categorie di malati
ed agli anziani. Lo scopo delle terapie con gli animali è quello di soddisfare certi bisogni come l’affetto, la sicurezza e l’interazione con gli altri.
Avere accanto un animale non solo tira su di morale, ma può avere benefici
anche a livello fisico. Infatti diversi studi hanno dimostrato che accarezzare
un animale riduce la pressione arteriosa e contribuisce a regolarizzare la
frequenza cardiaca per chi soffre di problemi di cuore e di pressione alta.
Insomma una buona prevenzione per l’infarto!
L’ippoterapia. La riabilitazione equestre è usata nel trattamento di diverse patologie, ma soprattutto nelle malattie invalidanti e nelle psicosi
infantili. La particolare andatura del cavallo rinforza l’apparato muscolare
per chi non può camminare. La postura in sella migliora l’apparato scheletrico e l’equilibrio mentre la conduzione del cavallo costringe il disabile a
rimanere attento e concentrarsi sui movimenti imprevedibili dell’animale. I
miglioramenti non sono solamente a livello fisico, infatti, il piccolo paziente
scopre delle nuove doti di se stesso migliorando la propria autostima. La
cura del cavallo è parte integrante della terapia, il rapporto tra animale e
bambino si rafforza e quest’ultimo si riappropria del proprio schema corporeo.
La delfino terapia è indicata per quei pazienti con problemi di apprendimento e di linguaggio e viene usata soprattutto con i bambini affetti da
sindrome di Down e autistici. La capacità cognitiva dei delfini è molto
simile a quella umana, inoltre hanno una capacità di apprendimento velocissima, tali da renderli un supporto terapeutico insostituibile. La delfino terapia si è dimostrata così efficace anche grazie all’ambiente in cui è svolta.
L’acqua riduce lo stress e la tensione, stimolando la voglia di apprendere
Allora perchè non accogliere un cucciolo di cane nella nostra famiglia? Tra le caratteristiche dei cani, che rendono questi animali così
utili per la realizzazione di una terapia, troviamo la loro socievolezza, la
loro capacità di dare amore incondizionatamente, la disponibilità ad essere accarezzati, toccati; proprio attraverso il contatto corporeo, sono in
grado di infondere calma e sicurezza, favorendo una buona gestione
dell’ansia.•
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a cura di Pamela Tinti
organizzatrice eventi per bambini
filo diretto
Età di gioco consigliata:
da 4 anni in su
Numero di giocatori:
da 3 in su
Tempo di gioco:
Variabile
giochi da fare al chiuso:
il pacco di Natale
Molte volte dei semplici materiali di recupero possono diventare dei veri
e propri giochi da fare in famiglia o a scuola...
Come si realizza?
Prendete una scatola di cartone riempitela di caramelle e un regalino. Cercate tra i giornali e/o riviste varie immagini di animali e varie immagini natalizie, ritagliatele e incollatele sulla scatola chiusa con scotch.
Avvolgete la scatola con carta da giornale come per fare un pacco da
regalo e incolalteci sopra un immagine di animale (o natalizia). Avvolgete
di nuovo la scatola con carta da giornale e incollare un immagine di animale (o natalizia), uno diverso ogni volta. Fare circa 12/13 strati di carta.
Avvolgere l’ultimo strato con carta da giornale e decorare con immagini
natalizie incollate sopra.
Come si gioca?
Preparata la scatola (pacco di Natale), i bambini si siedono per terra in cerchio e a gambe incrociate. Al via (l’inizio di una canzone, semmai natalizia)
i bambini si passano tra le mani il pacco di Natale seguendo l’ordine in cui
sono seduti... quando la musica viene interrotta dall’animatore, il bambino
che ha in mano il pacco deve cominciare a scartarlo: se trova l’immagine
di un animale deve imitare il verso dell’animale raffigurato, se trova l’immagine natalizia invece deve passare il pacco al bambino alla sua destra.
Quando riparte la musica il bambino che ha in mano il pacco deve passarlo di nuovo agli altri bambini. Si continua così finchè il pacco non è stato
scartato tutto. A quel punto il bambino che ha tolto l’ultimo foglio di carta
prende per sé il regalino e distribuisce le caramelle agli amichetti.
Cosa ti occorre?
Scatola cartone
carta da pacco anche riciclata
carta da giornale
scotch
caramelle
regalino
varie immagini di cagnolini o
animali
varie immagini natalizie
colla vinilica
Variante del gioco:
Si può fare con immagini diverse
a seconda del momento e/o della festa (esempio Carnevale, Pasqua e altre ricorrenze)•
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a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista
l' angolo delle fiabe
Roberta è una bambina simpatica e allegra ma
da quando ha cominciato ad andare a scuola
ha solo voglia di piangere.
Simone, è un bimbo carino e gentile, ma anche
lui non sopporta l’idea di andare a scuola. A
Simone non piace stare Seduto!
il termometro...
delle emozioni !!!
Roberta e Simone si sono conosciuti a scuola e non si stanno simpatici! Ne Roberta ne Simone, sanno però che stanno
per vivere un’avventura fantastica assieme.
Era uno dei tanti giorni di scuola e Roberta piangeva davanti
alla classe, mentre dall’altra parte del corridoio Simone correva e non voleva entrare. La dada Ornella andò incontro ai
due bambini, li prese per mano e li condusse in classe, ma
appena entrati si resero subito conto tutti e tre che qualcosa
non andava! Erano tutti arrabbiati e litigavano fra loro, senza
un motivo! Anche la dada Ornella fu subito contagiata dalla
rabbia! Roberta e Simone si guardarono in faccia, si trovavano proprio nel mezzo di un bel pasticcio e loro sembravano
essere gli unici a non esserne coinvolti!
Roberta cominciò a Piangere forte, anzi fortissimo! “Roberta
non è il momento di piangere, perché piangi?” - disse Simone “Non so perché... Forse ho paura!” “Paura? Ma che
cos’è la paura?” Simone non lo sapeva.
“Simone, hai presente la paura? Quella del lupo cattivo,
la sera quando devi andare a letto, o la paura di andare in
altissimo perché sai che non sai volare...” spiega Roberta.
“La paura, si la conosco anch’io non ci avevo mai pensato!
E’ quella che mi viene quando devo stare fermo seduto, lontano dalla mia famiglia. Sai Roberta? Anch’io ho paura!”
Roberta e Simone cominciarono a ridere perché in quel
momento capirono di non essere tanto diversi. Era la prima
volta che i due bimbi si raccontavano ed ora erano pronti per
cominciare una nuova lunga amicizia assieme! Smisero di
ridere e si ricordarono che avevano problemino da risolvere.
A Simone venne un’idea, chiamare la maestra Marcella:
Lei saprà come risolvere questa situazione!”
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bambini
La maestra Marcella, corse nella classe di Roberta e Simone e vide che la situazione è davvero allarmante. Tirò fuori il
suo termometro delle emozioni e cominciò a misurare la
temperatura delle emozioni e… din! tutto sul rosso! Era
proprio collera quella che c’era nell’aria! La maestra aveva la
soluzione e andò a prendere il libro delle ricette magiche,
lo sfogliò velocemente fino a quando trovò la scritta “ scacciare il virus della Rabbia violenta” “Servono risate, gioia,
amore lacrime e anche un po’ di tristezza... vado a prendere
il mio acchiappa emozioni!” disse Marcella. Ecco la ricetta:
un pizzico di tristezza... che è una grande schifezza
4 tazze di risate... ridacchiate e mescolate
di dolcezza 7 cucchiai... e non te ne pentirai
tanta tanta bontà...
e la pozione eccola qua!
Pian piano i visi dei bambini cominciarono a cambiare espressione da arrabbiati a tristi a felici fino a ridere. Risero così
forte che le loro risate finirono con il contagiare tutta
la scuola ed anche la dada Ornella rideva a crepapelle.
La Maestra prese nuovamente il termometro per misurare le
emozioni e vide che, erano tutti guariti! Da quel giorno un
termometro delle emozioni fu posizionato in classe così che
ogni mattina, quando i bambini arrivavano a scuola potevano
dire come si sentivano e se si andava sul rosso, la maestra
avrebbe saputo subito come intervenire!•
SGI
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