discorso su violenza, straordinari e altri importanti temi di
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discorso su violenza, straordinari e altri importanti temi di
Fa stato la versione orale. Embargo stampa: 10 giugno 2010, ore 17:00 DISCORSO SU VIOLENZA, STRAORDINARI E ALTRI IMPORTANTI TEMI DI HEINZ BUTTAUER, PRESIDENTE FSFP ORA BASTA! Gentili signore delegate, Egregi signori delegati, Gentili ospiti Stimate colleghe, Stimati colleghi, Lo slogan dell’Assemblea dei delegati della Federazione Svizzera Funzionari di Polizia di quest’anno è completamente all’insegna di “Ora basta!”. Da anni la FSFP richiama l’attenzione della politica e dei vertici dei corpi di polizia comunali e cantonali sul fatto che noi, agenti di polizia, stiamo ormai operando in condizioni limite. Il limone è già stato completamente spremuto, e adesso si è passati alla buccia, che secondo i diversi punti di vista è o può diventare molto amara. La popolazione sente il bisogno di maggiore sicurezza in Svizzera. Il barometro della paura dell’Istituto di ricerca gfs-Zurigo 2009, evidenzia chiaramente che la paura della criminalità è aumentata, passando a 5,6 punti su un massimo di 10, e a ragione. La popolazione chiede anche trasparenza per quanto riguarda la politica di sicurezza adottata in questo momento. Per questo motivo il nostro slogan esprime diverse sfaccettature, secondo i punti di vista. Da un lato “Ora basta!” testimonia la consapevolezza e anche la competenza sociale e professionale degli agenti di polizia. Dall’altro “Ora basta!” rappresenta il fatto indiscutibile che la polizia, con il suo statuto civile e democratico, è l’unica e competente tutrice del monopolio statale della violenza nell’ambito delle strutture svizzere. Purtroppo nel recente passato i professionisti del nostro settore si sono dovuti confrontare con numerosi sviluppi negativi, per esempio: 1 Mancanza di personale La mancanza di personale negli ultimi anni è divenuta una patologia cronica. Politici di tutti i colori annunciano prima delle elezioni a pieni polmoni, mediante manifesti, spot pubblicitari e dibattiti pubblici, la loro ferma intenzione a occuparsi intensamente della sicurezza della nostra popolazione. Parole che suonano positive e rassicuranti. Non appena le elezioni sono passate, ecco che intervengono con la scure, favorendo la riduzione delle tasse, riducendo i budget dei corpi di polizia così drasticamente, da raggiungere limiti preoccupanti a livello di personale. Le conseguenze sono ancor più drammatiche: l’eccesso di straordinari, unitamente al sempre minor riconoscimento della professione, causano un numero estremamente ridotto di agenti di polizia sul territorio svizzero. La polizia può fare a meno di questi politici. “Ora basta!” è un appello a tutti gli organi decisionali che, per evidente calcolo politico, dimenticano che la sicurezza non si ottiene a tariffa zero. Ma è anche un appello alla popolazione, poiché la polizia è l’unico garante democratico che tutela la quiete, l’ordine e la sicurezza, e opera quindi a favore di una convivenza sicura e pacifica, in altre parole la base per il benessere e lo sviluppo economico. “Ora basta!“ intende garantire anche a tutti gli agenti di polizia che il nostro appello non sarà inascoltato, ma che sarà trasmesso oltre. Straordinari Ogni anno la polizia è costretta a un’enormità di ore straordinarie a causa di servizi straordinari. Già nel 2006 tutti i corpi di polizia insieme, a eccezione dei Cantoni Zurigo e Argovia, avevano un ammontare di 1,2 milioni di ore di straordinario. Non si può continuare così. “Ora basta!”. Urge creare la necessaria riserva di personale, una forza che nei momenti di tranquillità deve essere disponibile per aumentare la presenza nei punti nevralgici, e per garantire alle persone una sicurezza visibile. Molti di noi non hanno nemmeno la possibilità di compensare il lavoro straordinario prestato, che è quindi pagato. Per questi interventi abbiamo sacrificato il nostro tempo libero, che dovrebbe andare a beneficio della nostra persona, della nostra salute, del nostro riposo e della nostra famiglia. Il compenso finanziario non è una soluzione praticabile nel lungo periodo! Abbiamo bisogno di questo tempo libero per riposarci insieme alle nostre famiglie e per ricaricare le batterie. Ci appelliamo alla politica e ai vertici della polizia, affinché mettano a disposizione dei corpi di polizia mezzi finanziari sufficienti per integrare il personale necessario. 2 Violenza durante le manifestazioni sportive Sempre più, col passar del tempo, le manifestazioni sportive sono considerate da determinate schiere di persone l’occasione per provocare violente risse tra tifoserie rivali. La situazione peggiora quando queste si alleano fra loro, contro le forze dell’ordine. La polizia diventa espediente e capro espiatorio contemporaneamente, e a causa di questo preoccupante trend, le forze extra dispiegate sono sempre maggiori. Inoltre, ogni volta è necessario mettercela tutta e intraprendere misure di preparazione ai massimi livelli, tanto che una partita ad alto rischio come quella del 16 maggio 2010, la finale tra lo Young Boys e il FC Basilea, è costata ai contribuenti 260'000 franchi! In base alle esperienze e ai dati rilevati di altri paesi, è possibile osservare che la violenza durante gli eventi sportivi non tende a diminuire. Al contrario. Le diverse entità coinvolte, come i club, le tifoserie e infine anche la politica e le autorità, devono riflettere urgentemente su come affrontare questi fenomeni e su quali iniziative adottare. Chiediamo giudici negli stadi che possano emanare sentenze immediate in caso di prove evidenti, e che si sfrutti finalmente l’intero quadro legislativo. Il fermo di polizia dovrebbe essere aumentato a 72 ore in caso di tifosi violenti in stato di fermo, e ove fossero necessari altri accertamenti. Ciò richiederebbe tuttavia un adeguamento del nuovo codice di procedura penale, cosa che la FSFP aveva già auspicato durante la procedura di consultazione. A questi tifosi non sarebbe così consentito andare a lavorare il giorno dopo come se nulla fosse successo. In questo modo anche il datore di lavoro potrebbe esercitare altra pressione. Durante le indagini sui responsabili degli atti criminali e sui tifosi violenti, devono essere analizzate sempre più spesso prove fotografiche. All’occorrenza, deve essere possibile intercettare gli hooligan anche via Internet e richiamati alle loro responsabilità. Bisogna rendere loro difficile agire contro la nostra società e il nostro Stato di diritto. Richiamati maggiormente al proprio dovere dovrebbero essere anche i club e i gestori degli stadi, essendo queste installazioni luogo privato, devono anch’essi rispondere della sicurezza al loro interno, e i controlli agli ingressi, per esempio, devono essere rigorosi e accurati. Se – solo per risparmiare – si impiega del personale limitatamente o per nulla qualificato nel settore, i gestori degli stadi dovrebbero pagarne le conseguenze 1:1. Non è possibile che, per pure ragioni di profitto, sia messa negligentemente in gioco la salute degli agenti di polizia e dei tifosi pacifici. Se durante o dopo una partita si hanno atti di violenza o scontri, i club e i gestori degli stadi devono essere obbligati a sostenere tutti i costi degli interventi. Le pene pecuniarie e le sanzioni devono ripercuotersi pesantemente sulle loro casse, e ciò deve valere anche in caso di lanci di petardi e altri articoli pirotecnici. La chiusura degli stadi e le partite giocate davanti a 3 spalti vuoti non devono più essere un tabù. Chiediamo inoltre un severo divieto di consumo di bevande alcoliche durante le partite di calcio e altre manifestazioni sportive potenzialmente pericolose, come l’hockey su ghiaccio. Violenza contro la polizia Tifosi facinorosi dopo le manifestazioni sportive, automobilisti violenti durante i controlli, delinquenti rissosi pronti a venire alle mani che vogliono sottrarsi all’arresto, festaioli incalliti che vogliono divertirsi o tirar calci – queste e molte altre aggressioni contro la polizia diventano sempre più frequenti. I resoconti di agenti di polizia feriti aumentano in una misura non più sostenibile per la Federazione Svizzera Funzionari di Polizia FSFP, e non sempre l’opinione pubblica è a conoscenza di questi fatti! La statistica evidenzia dati preoccupanti: solo tra il 2000 e il 2008 il numero di atti di violenza contro la polizia è aumentato di oltre 160 percento. Criminalità e aggressività aumentano, e nel 2009 ogni giorno sei / sette agenti di polizia sono stati coinvolti in atti violenti. La crisi finanziaria ha comportato tagli di bilancio a livello comunale, cantonale e nazionale, di cui ha risentito molto anche la polizia. La mancanza di personale nei corpi diventa sempre più evidente, e per questo il servizio per gli agenti di polizia rimanenti diventa sempre più stressante. Contemporaneamente sale anche lo scontento, poiché gli agenti, oltre agli straordinari e alle pessime condizioni di lavoro, devono anche pensare a difendersi dagli atti di violenza, cosa che peggiora ulteriormente la situazione. Questo sviluppo mette in pericolo la nostra professione tanto quanto la sicurezza interna, e quindi la protezione delle cittadine e dei cittadini. Desidero ricordare a tutti che anche la più piccola aggressione contro un agente di polizia è equiparabile a un’aggressione allo Stato, e dovrebbe essere quindi punita di conseguenza. La realtà però è diversa. C’è inculcato, infatti, che a causa della nostra professione dobbiamo accettare atti di violenza in quantità minime. Noi agenti di polizia non possiamo accettare una cosa del genere! Un comportamento di accettazione invita criminali, violenti, persone asociali, hooligan, festaioli e altri che non condividono le nostre idee, a usare violenza contro di noi. In tali situazioni invito tutti gli agenti di polizia a denunciare opportunamente tutte le azioni di minaccia e di violenza. Solo in questo modo è possibile mostrare chiaramente che il confine è stato superato. 4 Alla luce di questo preoccupante sviluppo, la FSFP si è attivata a diversi livelli. In Svizzera abbiamo lanciato una petizione, con la quale chiediamo che la violenza contro la polizia non sia più considerata un reato minore. Auspichiamo in particolare: il reinserimento delle brevi pene detentive; l’aumento della pena minima prevista dall’art. 285 del Codice Penale (Violenza e minaccia contro le autorità e i funzionari); che in caso di recidiva ai sensi dell’articolo 285 la pena deve essere aumentata come in Francia e deve essere obbligatoria la pena detentiva. A livello europeo, e in collaborazione con il sindacato di Polizia della Germania (GdP), abbiamo inoltrato a Madrid una risoluzione all’attenzione di EuroCOP, che a sua volta si occupa della crescente violenza in Europa contro gli agenti di polizia. Durante la riunione del comitato di EuroCOP a Cracovia dello scorso mese di maggio, questa risoluzione è stata votata all’unanimità. Insieme alla GdP la FSFP ha inoltre richiesto ad EuroCOP la creazione di un gruppo di lavoro che si occupi di tradurre, a livello mediatico e nel modo migliore possibile, il problema della violenza contro la polizia. Le prime misure dovranno essere intraprese e realizzate al più tardi in autunno. Ci impegneremo affinché questo progetto non s’insabbi. Cosa ci occuperà in futuro Alla FSFP sta particolarmente a cuore portare l’attenzione su determinati punti inerenti il tema davvero inesauribile della sicurezza interna. Dal punto di vista legislativo, tutti i corpi di polizia della confederazione, dei cantoni, delle città e dei comuni, la polizia militare territoriale – PM Ter – e il Corpo delle guardie di confine (CGC), sono parti integranti della sicurezza interna. Alcuni di questi, per esempio il CGC, possono operare in base ad accordi in determinati cantoni con molteplici competenze, mentre in altri ne hanno molto poche o non ne hanno per nulla. La PM Ter svolge l’attività di polizia all’interno dell’esercito, e ha a che fare con la nostra stessa clientela, con la sola differenza che il delinquente, nel periodo di servizio, è sottoposto al Codice penale militare. Sarebbe ora che tutte le organizzazioni attive nell’ambito della forza pubblica di polizia sedessero a un tavolo, e riflettessero sulla collaborazione futura. A causa del nostro federalismo vissuto in modo così miope, dovremo presumibilmente aspettare ancora molto. Tutti si dichiarano disponibili, ma quando si tratta di sacrificare parte del loro potere, allora la situazione cambia improvvisamente e sono sempre gli altri a doversi sacrificare. I terzi che 5 godono a sfruttare il disaccordo a vantaggio delle loro azioni criminali, reagiscono in modo fulmineo, e così la polizia ha sempre la peggio. Anche in questo frangente porteremo avanti il dibattito politico. Purtroppo poi i politici a Berna lanciano segnali del tutto diversi. Da qualche tempo, infatti, sono varate leggi che sembrano incompatibili con la nostra Costituzione federale. In tutta la Svizzera, competenze sono trasmesse a società di sicurezza private, che dal punto di vista dello Stato di diritto sono contrarie al nostro ordinamento federale. Non è pensabile che il monopolio dell’uso della forza sia sostituito da un libero mercato dello stesso. La garanzia della sicurezza è un compito fondamentale dello Stato, e il monopolio dell’uso della forza è il fondamento dello Stato di diritto. Tutte le limitazioni dei diritti fondamentali da parte dello Stato sono legate a grossi ostacoli, come i presupposti, l’organizzazione e i vincoli. Nel settore pubblico non sono ammessi gli interventi dei privati e se toccano, i diritti fondamentali, sono consentiti solo sotto la direzione e il controllo della polizia. La coercizione fisica non può essere esercitata da dipendenti di società di sicurezza privati, poiché ciò è contrario al monopolio dell’uso della forza a solo appannaggio dello Stato. Le uniche eccezioni sono la legittima difesa e l’aiuto in caso di legittima difesa Mediante concordati si vuole ora consentire alle aziende di sicurezza private di esercitare attività che non rientrano nelle loro competenze. Penso in questo caso al “Jail-Train-Street” per quanto riguarda il trasporto dei detenuti, oppure il concordato sulle misure contro la violenza durante le manifestazioni sportive. Ancora più dubbioso è il recente concordato che la CCDGP intende proporre: parlo delle direttive per le aziende di sicurezza private. Una prima proposta è stata bocciata, e nemmeno questo nuovo testo convince. Secondo lo stesso, sono sufficienti 5 Cantoni sul totale dei 26 che ratificano l documento, affinché lo stesso entri in vigore. Basta però che un cantone sottoscriva con un’azienda di sicurezza privata delle misure meno restrittive, che il concordato diventa un mucchio di carta inutile. Le conseguenze sono pesanti: sarebbe, infatti, la legge sul libero mercato ad averla vinta, e quest’azienda potrebbe operare in tutti i cantoni infischiandosene del concordato. Il Canton Turgovia, per esempio, consente mediante decisione del Consiglio di stato alle aziende di sicurezza private di effettuare controlli di persone e veicoli. Questa è chiaramente un’attività che rientra nella sfera d’azione della polizia, e che non può essere demandata a terzi. Sono convinto che questo cantone non 6 sottoscriverà il concordato, se appurerà che questo presenti più ostacoli rispetto alle condizioni da esso stesso approvate. Per questo riteniamo che ci sia bisogno di una legge federale con condizioni quadro, che valgano per tutti i cantoni, perché solo così potremo evitare che la mania del risparmio porti all’esternalizzazione dei compiti di polizia. Le imprese di sicurezza private offrono un buon servizio nell’ambito dei loro settori di competenza. Tuttavia per legge non possono esercitare mansioni di forza pubblica spettanti la polizia, e il loro personale non dispone ancora del nostro standard di formazione e delle relative competenze sociali. Non tocchiamo poi il tasto della protezione dei dati. La FSFP scende in campo “Per un servizio pubblico forte – contro la corsa alla privatizzazione” Da febbraio 2010 noi agenti di polizia non possiamo più accedere alle foto della banca dati ISA, in ragione della protezione dei dati, c’è elegantemente detto, poiché la polizia potrebbe abusarne. Per la FSFP è inconcepibile che alla polizia sia negato l’accesso a questi dati, mentre per il CGC non sono previste limitazioni. Mi chiedo davvero come la polizia possa gestire secondo scienza e coscienza una perdita di carta d’identità, se la persona che ha perso tutti i documenti ufficiali non può essere identificata mediante ISA. La risposta di Berna è stata molto discutibile. Ci è stato detto di chiedere l’identità del padre o della madre. Io ringrazio questi signori, che ci hanno risolto il problema con una ricetta così facile. Credetemi questa idea era venuta alla polizia già da molto tempo, e non solo a lei. Anche coloro che, a fronte di un presunto smarrimento, vogliono impossessarsi di nuovi documenti d’identità ci sono arrivati. Sono furbi a sufficienza da raccogliere tutte le informazioni necessarie prima di andare alla polizia. Penso, però anche a tutte le denunce di persone scomparse, e a quanto fosse pratico per la polizia, quando non c’erano foto disponibili, procurarsene una mediante l’ISA onde intraprendere le prime misure efficaci. Ma questo non interessa agli scrivani di Berna. Un ringraziamento in questa sede va alla CCDGP, che con una lettera ha fatto riferimento a queste condizioni inaccettabili, e resta solo da sperare che vi sia almeno una reazione adeguata. Immagino che in futuro dovremo rifiutarci di redigere gli smarrimenti dei documenti d’identità, poiché alla polizia non è reso possibile identificare chiaramente queste persone in base a un documento ufficiale. Sempre che, i protettori dei dati federali e gli enti decisionali della Confederazione non lo facciano per noi. Auspico anche un supporto maggiore della nostra classe politica, perché è piuttosto strano che siano sempre le organizzazioni professionali a 7 dover intraprendere i primi spiacevoli passi, soprattutto se poi a fregiarsi degli allori sono sempre gli altri. Riepilogando la FSFP, in nome dei suoi 23'000 membri, chiede al suo datore di lavoro pubblico quanto segue: - Chiediamo un supporto attivo per quanto riguarda la violenza contro la polizia e quindi contro lo Stato - Chiediamo un aumento del personale di polizia del 15 percento - Chiediamo il rafforzamento della polizia a tutti i livelli - Chiediamo di arginare le attività dei servizi di sicurezza privati nell’ambito della sicurezza interna, poiché la sicurezza è il compito fondamentale dello Stato e dei suoi rappresentanti - Chiediamo condizioni di lavoro flessibili – la promozione di modelli di lavoro a tempo parziale equo e modelli di pensionamento flessibili, con la possibilità di andare in pensione anticipatamente, senza per questo dover subire perdite finanziarie Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il supporto che darete a queste richieste. Heinz Buttauer, Presidente FSFP 8