Documento_GDL_Trasformazione_digitale_13aprDEF

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Documento_GDL_Trasformazione_digitale_13aprDEF
La trasformazione competitiva digitale
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Le leve di politica industriale per la crescita
13 aprile 2016
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Il documento è il risultato del lavoro congiunto richiesto dal Presidente Squinzi nella
sua comunicazione del 25 gennaio 2016.
Hanno guidato i Gruppi di Lavoro:
“Industria 4.0 PMI” - Alberto Baban
“Piattaforme di filiera – Reti d’impresa” Renzo Iorio
“Infrastrutture e strumenti di ecosistema” - Marco Gay e Luisa Todini
“Formazione e Competenze digitali” - Claudio Andrea Gemme e Angelo Airaghi
Hanno contribuito
Anfia
Anie
Confindustria
Confindustria Giovani Imprenditori
Confindustria Digitale
Confindustria Piccola Industria
Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici
Farmindustria
Federmacchine
Federmeccanica
Federtrasporto
Federturismo
Poste Italiane
Sistema Moda Italia
Ucimu
Ha coordinato
Elio Catania
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INDICE
EXECUTIVE SUMMARY ...................................................................................................................................... 3
LE AZIONI ........................................................................................................................................................... 8
SETTE IMPEGNI DI CONFINDUSTRIA .............................................................................................................. 8
SETTE RACCOMANDAZIONI AL GOVERNO .................................................................................................. 11
ALLEGATO 1: INDUSTRIA 4.0 .......................................................................................................................... 14
Che cosa è l’industria 4.0 ............................................................................................................................. 15
La via italiana all’industria 4.0 ..................................................................................................................... 16
ALLEGATO 2: PIATTAFORME DI FILIERA - RETI D’IMPRESA ........................................................................... 21
La Trasformazione Digitale e gli impatti sul mondo B2C & B2B .................................................................. 21
Non solo un canale distributivo e di comunicazione ................................................................................... 22
Come valorizzare le Eccellenze Italiane con il Digitale ................................................................................ 23
ALLEGATO 3: FORMAZIONE E COMPETENZE DIGITALI .................................................................................. 25
L’impresa ..................................................................................................................................................... 25
Scuola e Università ...................................................................................................................................... 25
Pubblica Amministrazione ........................................................................................................................... 26
ALLEGATO 4: INFRASTRUTTURE ED ECOSISTEMA ......................................................................................... 28
La dimensione comunitaria e nazionale ...................................................................................................... 28
Il ruolo di leggi/norme/standard/regole ..................................................................................................... 29
Le Piattaforme per la PA .............................................................................................................................. 30
Reti di telecomunicazione ........................................................................................................................... 30
Incentivi e politiche di sostegno .................................................................................................................. 30
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EXECUTIVE SUMMARY
Il tema centrale oggi in Italia è la crescita che, come ben noto, presenta un differenziale importante con le
altre economie industrializzate. Sono tanti i motivi, ma di fondo vi è la mancata trasformazione
competitiva digitale e la conseguente perdita di produttività e competitività del nostro sistema pubblico e
privato.
Gli investimenti digitali nei Paesi europei rappresentano oggi mediamente il 6,4% del PIL mentre in Italia
raggiungono solo il 4,7%. Il gap digitale italiano è stimabile quindi intorno ai 25 miliardi di euro l’anno di
mancati investimenti.
Negli ultimi 15 anni gli investimenti in tecnologie, incidendo fortemente sulla produttività, hanno
contribuito per il 45% alla crescita media del PIL negli USA, per il 30% in Europa e solo per il 20% in Italia.
In effetti a partire dai primi anni duemila la quota degli investimenti digitali italiani sul totale degli
investimenti fissi lordi è andata via via diminuendo dal 15% al 10%.
Si è investito quindi poco in innovazione digitale e si è trasformato ancor meno il nostro sistema
economico.
L’investimento in digitale genera una crescita dell’economia che va ben oltre il valore del capitale investito:
il ROI è stimato attorno al 20-25%, verso una media generale del 15%, quindi possiamo parlare di un
dividendo digitale del 50% superiore a quello dell’investimento medio.
Considerando l’effetto moltiplicatore del digitale, il costo del ritardo è valutabile a regime in circa 2 punti di
PIL e nella mancata creazione di circa 700mila posti di lavoro.
I benefici del digitale sono rintracciabili anche nelle analisi microeconomiche. Su un campione di PMI le
imprese “digital intensive” infatti, crescono di più (tra il 6 e il 13% di fatturato all’anno) e sono più redditive
(tra il 3% e il 4% in più di margine).
Malgrado le concrete evidenze dei benefici, le imprese italiane non hanno ancora avviato in modo
sistemico e profondo la trasformazione competitiva digitale. Il tema è culturale e di politica industriale.
Alcuni dati descrivono bene la situazione: 4 imprenditori su 10 dichiarano che internet non serve alla loro
impresa; solo il 5% delle nostre imprese fa e-commerce contro il 15% di media europea; l’84% delle aziende
chiuse nell’ultimo anno non aveva neppure il sito web.
Tra gli altri, un risultato negativo rilevante, nell’aggregato, è stato il calo al 15% del PIL della quota di
contribuzione del settore manifatturiero, punta di eccellenza del nostro sistema economico.
Il ritardo non riguarda solo le imprese. Sul versante della Pubblica Amministrazione sono pochi i progressi
nell’utilizzo dei servizi di e-government (tra gli utenti di internet la percentuale rimane al 18% contro una
media europea del 32%). I casi della fatturazione elettronica e degli acquisti pubblici on-line hanno
dimostrato che la digitalizzazione consente, razionalizzando la spesa, di ottenere risparmi in un range
compreso tra il 10 e il 20%, pari a 15-30 miliardi l’anno. Altrettanto importanti sono le opportunità che le
nuove tecnologie legate allo sfruttamento dei cosiddetti big data potrebbero dare all’efficienza e
all’efficacia delle azioni di Governo in aree critiche come il fisco, la sanità, la giustizia, le città.
La trasformazione competitiva digitale è, quindi, per l’Italia priorità assoluta.
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Il Paese si colloca al 16° posto del Digital Density Index della Oxford University, ultimo in Europa e
penultimo a livello globale. Ciò dimostra che il ritardo digitale condanna le imprese italiane a non poter
giocare un ruolo internazionale di rilievo.
Negli ultimi mesi, il Paese sembra aver preso coscienza del ruolo cruciale del digitale per la crescita
dell’economia e delle imprese. Va sfruttato il momento dando corso ad una forte accelerazione per
chiudere i gap nel più breve tempo possibile. Occorre concentrarsi su alcuni elementi di precondizione,
fondamentali per la diffusione e l’utilizzo di tecnologie e nuovi modelli operativi in modo esteso tra la
popolazione, nella Pubblica Amministrazione e nel nostro sistema di imprese.
Per questo Confindustria ha identificato 4 “leve per l’accelerazione sistemica” che, azionate in modo
sinergico, possono costituire i pilastri di una “politica industriale incentrata sul digitale”:
1) Industria 4.0.
Siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale che, a differenza delle altre che l’hanno
preceduta, presenta alcune peculiarità che ne definiscono la portata sull’economia mondiale e sulla
società. Velocità: ha un’implementazione rapidissima ed è già fruibile sul mercato. Pervasività:
interessa l’intero ciclo del prodotto Trasversalità: è intersettoriale
Occorre essere consapevoli che il paradigma è cambiato, che stiamo affrontando un’evoluzione che
ha un’accelerazione esponenziale, che produce profonde trasformazioni all’interno delle imprese e
delle filiere, che tende a connettere oggetti e ambiti applicativi nuovi e diversi.
Il dialogo intelligente tra macchine e oggetti - mediante l’inclusione di sensori e microchip che
sfruttano l’esistenza di reti wireless per generare, comunicare e scambiare informazioni tra lorol’introduzione di strumenti innovativi di manufacturing, come la robotica collaborativa che
permette l’interazione uomo-macchina, o come la Industria additiva (stampa 3D) per realizzare
oggetti (parti componenti, semilavorati o prodotti finiti) partendo dal loro modello virtuale, stanno
avendo un impatto rilevante sui modelli produttivi e di business di interi settori industriali.
Si è al cospetto di un nuovo modo di produrre sempre più customer oriented e flessibile, che può
portare enormi benefici a un tessuto industriale come quello italiano che per design, creatività e
affidabilità non ha eguali nel mondo.
Le opportunità offerte alle PMI italiane da questo nuovo paradigma, se opportunamente sfruttate,
possono davvero rappresentare la chiave per rafforzare il nostro modello competitivo.
Parliamo di investimenti nell’ordine di 7-8 miliardi di euro l’anno per i prossimi 15 anni, necessari a
far decollare l’industria 4.0 italiana verso i livelli di benchmark che ci competono riportando il
settore manifatturiero intorno al 20% del PIL.
Per imboccare la via italiana all’Industria 4.0, tre sono le parole chiave su cui occorre puntare con
decisione: connettere tra loro macchine, gli oggetti, le informazioni, le applicazioni in cloud e le
persone; contaminare le aziende con le nuove tecnologie e i nuovi servizi digitali; coniugare
prodotti e servizi sempre più interconnessi ed integrati tra loro attraverso un ripensamento digitale
di tutte le aree di creazione del valore.
In questa strategia, elemento chiave è aiutare gli imprenditori italiani ad acquisire le necessarie
conoscenze per poter trasformare digitalmente le loro aziende. Non partiamo da zero. Esistono
tante iniziative sul territorio (FabLAb, Parchi Tecnologici). Vanno razionalizzate in una logica
sistemica creando una rete di Digital Innovation HUB dislocata strategicamente sul territorio
nazionale, da integrare nel network DIH promosso dalla Commissione Europea. Rete che avrà un
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ruolo fondamentale di supporto alle imprese, specie alle Pmi, con l’obiettivo di condividere
competenze, best practice e servizi di orientamento.
2) Le Piattaforme di Filiera – Reti d’impresa.
La trasformazione digitale ha radicalmente mutato negli ultimi anni le modalità di comportamento
del consumatore. Le decisioni nascono da stimoli colti sul web e gli acquisti di servizi avvengono
autonomamente su piattaforme digitali, che spesso poggiano su nuovi modelli di business e creano
nuovi mercati. Si ridefiniscono i confini tra settori e le imprese escono dai perimetri tradizionali. La
diffusione di tecnologie mobili e di apparati “intelligenti”, la conseguente disponibilità di un
enorme quantitativo di informazioni, l’economia della condivisione (dal trasporto al crowdfunding),
la dematerializzazione dei processi, le soluzioni in cloud, sono alla base di una rapida e continua
modifica delle mappe produttive e distributive.
La trasformazione digitale non deve essere quindi considerata un'iniziativa/investimento isolato,
bensì un abilitatore sistemico per ogni settore di mercato, da quelli B2C a quelli B2B.
L’aggregazione in rete rappresenta una modalità importantissima per sostenere il processo di
digitalizzazione delle imprese manifatturiere in Italia, ed in particolare modo delle PMI,
capitalizzando su quanto già in essere (ad oggi più di 2.600 contratti che coinvolgono oltre 13mila
imprese).
La nascita di piattaforme aperte può ridurre sensibilmente l'handicap dimensionale delle PMI,
facilitandone la collaborazione e ampliando i confini della loro azione sia a monte che a valle della
produzione e ampliando l'effetto positivo della loro dinamicità, flessibilità e capacità di innovare.
Queste nuove piattaforme digitali si integrano e rafforzano il ruolo delle Reti d’impresa con le quali
si può fare massa critica per modernizzare la propria dotazione tecnologica e migliorare le
competenze del personale coinvolto; per condividere standard, linee guida, strumenti e un
linguaggio comune; per condividere le risorse umane necessarie e sviluppare soluzioni innovative
dei prodotti e dei processi specifici. In ultima analisi aggiungere valore alle filiere, che sempre più si
caratterizzano nella forma di ecosistemi produttivi ed economici. Per questo la collaborazione in
rete tra le imprese è da considerare il metodo per raggiungere, se adeguatamente sostenuto da
meccanismi fiscali premianti le PMI che vi partecipano, i livelli di competitività richiesti dal mercato
internazionale.
Molteplici opportunità derivano altresì dall’adozione di una serie di attività sviluppabili in mercati
convergenti, quali ad esempio: piattaforme nazionali di brand italiani che colloquiano con
piattaforme estere; convergenza tra filiere e consumatori; analisi aggregata delle esperienze dei
consumatori.
Dai tradizionali distretti analogici, relazionali e di prossimità si passa così sempre più velocemente
all’ecosistema di filiera integrato e digitale.
3) La Formazione.
Un progetto nazionale di trasformazione digitale non è solo una questione tecnologica. Senza una
larga azione formativa non è possibile un reale salto di qualità della cultura digitale del Paese.
Occorre intervenire a tutti i livelli: imprenditori, top management, lavoratori pubblici e privati,
studenti. Rendere disponibile un insieme di fondamenti di competenze digitali - non
necessariamente di tipo tecnicistico ma trasversale - è fondamentale per creare la consapevolezza
per affrontare il cambiamento epocale che stiamo vivendo. I fondamenti di competenze digitali
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rappresentano la "cassetta degli attrezzi" in qualsiasi lavoro. Nel contempo un progetto del genere
ha bisogno di alte specializzazioni tecniche: secondo alcune stime della Commissione Europea nel
2020 mancheranno in Italia almeno 200mila lavoratori digitali specialisti.
Anche qui occorre focalizzarsi ed essere incisivi. Quattro le aree di intervento:
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
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L'impresa. La diffusione di cultura e competenze digitali parte dall’alto (“quote digitali” nei
CdA), dagli imprenditori in prima persona e va allargandosi ai manager e ai lavoratori in
generale;
La Scuola/Università: per la formazione dei giovani che entrano nel mercato del lavoro e
debbono possedere competenze aggiornate rispetto alla domanda delle imprese
(skillmatching);
La Pubblica Amministrazione. La trasformazione digitale della PA non può prescindere dalle
competenze digitali dei suoi dirigenti e dei quadri apicali pubblici.
Le parti sociali. Rafforzare il dialogo sociale per identificare i grandi cambiamenti in atto e
adeguare le regole del mercato del lavoro alle nuove sfide della trasformazione digitale.
Il framework europeo digitale (e-CF "European Competence Framework") sarà il riferimento di base
per la formazione e la didattica.
4) Le Infrastrutture e l’Ecosistema.
Un sistema di regole favorevole e adeguato alle necessità dello sviluppo digitale, un forte impegno
sulle reti, la realizzazione di piattaforme pubbliche integrate, il supporto alla nascita di quelle
private e politiche di sostegno coerenti a livello nazionale/regionale, sono fondamentali per la
digitalizzazione del Paese.
Punto di riferimento obbligato per le iniziative che dovranno essere prese in questa direzione è la
strategia europea per il Mercato Unico Digitale (DSM) e le iniziative che discenderanno dalla
comunicazione “Digitising European Industry”, di cui va garantita attuazione veloce e coerente in
Italia e a livello comunitario.
A livello nazionale va data esecuzione, rapida e senza incertezze, alle piattaforme previste dal piano
“Crescita digitale” e ai programmi della “Strategia per la Banda Ultralarga” in una logica evolutiva di
Industria 4.0 e IoT.
Il sistema di regole, fortemente semplificato, deve creare un ambiente favorevole agli investimenti
e allo sviluppo assicurando il giusto equilibrio tra innovazione e tutele. Il level playing field va
garantito a livello continentale per non penalizzare il nostro sistema economico verso altri paesi.
Temi quali il trattamento dei dati personali, il diritto d’autore e la fiscalità vanno affrontati con
logiche innovative e di equità fiscale e competitiva tra i diversi attori, almeno a livello europeo,
evitando iniziative asincrone e/o locali, che in ultima analisi discriminano e penalizzano la
competitività delle nostre imprese.
Il sistema italiano di incentivi e sostegno alle imprese deve stimolare soprattutto le PMI e la loro
aggregazione in Reti d’impresa indirizzando specificatamente investimenti innovativi,
riqualificazione e nuove professionalità. Un corretto orientamento dei fondi strutturali, circa 13
miliardi di euro da impiegare entro il 2022 direttamente o indirettamente nel digitale, sarà un
fattore determinante per la crescita e quindi dovrà essere assicurata coerenza tra politiche
nazionali e regionali e reale capacità di spesa dei fondi europei. Anche il Piano Juncker prevede
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risorse in questa direzione, alle quali sarà importante saper attingere per sviluppare i progetti di
innovazione digitale.
Il mercato italiano del venture capital, delle start-up, delle PMI innovative e dell’open innovation va
indirizzato anch’esso, in modo sostanziale e continuativo, con specifiche politiche di sostegno
fiscale.
L’impegno finanziario è indubbiamente ingente: 25 miliardi annui di risorse in più da trovare. Fondi
strutturali Europei (13 miliardi fino al 2022), Piano Juncker, impegno del sistema bancario, ruolo
della Cassa Depositi e Prestiti, project financing partnership pubblico-private e reinvestimento dei
risparmi ottenuti possono rappresentare alcune delle fonti per sostenere questo passaggio epocale
per il nostro sistema economico.
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Appare chiaro cosa c’è da fare. Le best practice numerose nel Paese ce lo confermano.
Per garantire accelerazione, sistematicità e pervasività nel sistema economico e produttivo occorre passare
con decisione alla fase di EXECUTION.
Politiche pubbliche e iniziative private vanno coniugate in un “Progetto Paese Digitale”, una mobilitazione
coordinata e con forte leadership politica e imprenditoriale.
La trasformazione impatta sulla società, la pubblica amministrazione, le imprese. Ed è di una profondità
senza precedenti. Tocca la cultura, i comportamenti e si estende alle infrastrutture e al contesto fisico,
includendo le città, i trasporti, l’ambiente, la sicurezza. Il grande piano di investimenti del Paese e
l’evoluzione verso le smart cities trovano nel digitale le tecnologie essenziali per la loro realizzazione.
Sarebbe velleitario programmarne o seguirne le tante dimensioni. È invece opportuno concentrarsi su
poche iniziative: le precondizioni che facilitino e stimolino il cambiamento.
Confindustria identifica un set di impegni da portare avanti nel sistema delle imprese e di raccomandazioni
per le istituzioni. Azioni precise con tempistiche e misurazioni strette e verificabili.
Come in tutti i progetti complessi, una governance chiara ed efficace è prerequisito di successo.
Raccomandiamo, e questo sia un punto irrinunciabile, che:


in Confindustria si identifichi una responsabilità di vertice, associata ad un progetto esecutivo, che,
raccordandosi con le federazioni e le associazioni di categoria, e le territoriali, attivi tutte le sinergie
possibili per creare innovazione digitale nel Paese;
sul piano istituzionale si identifichi una responsabilità al massimo livello dell’Esecutivo con poteri di
programmazione, coordinamento e attuazione delle iniziative.
Questa è la scommessa per il futuro del Paese: il digitale può amplificare in modo straordinario le grandi
capacità di impresa e di ingegno che ci sono proprie, punto fondamentale del nuovo ciclo di Confindustria.
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LE AZIONI
SETTE IMPEGNI DI CONFINDUSTRIA
Digitale = priorità 1
Obiettivo
Impegnare Confindustria come leader nella trasformazione digitale del Paese
Come
- Responsabilità di vertice e relativa istituzione di un Comitato digitale
permanente in seno a Confindustria che possa fungere da stimolo e
facilitatore, facendo leva sulle competenze presenti nelle Federazioni di
settore, nelle categorie, filiere e territori
Risorse
Interne al sistema Confindustria
Digital Innovation Hub
Obiettivo
Favorire la realizzazione di Digital Innovation Hub (DIH) ovvero di centri fisici,
leggeri e fortemente digitalizzati, per il trasferimento della conoscenza, dove le
imprese possano contaminarsi con il digitale e sviluppare nuovi modelli di
business. I DIH promuovono la cooperazione fra imprese industriali e di servizi e
la loro collaborazione con Centri di ricerca ed Università, anche aiutando start
up ed imprese ad accedere a finanziamenti pubblici e privati. Un luogo di
aggregazione e confronto; una “piazza digitale” quale cassa di risonanza e di
diffusione delle iniziative locali verso l’ecosistema digitale di Confindustria
Come
I Digital Innovation Hub devono essere “one stop shop”, inseriti nel network
europeo, presenti sul territorio con un forte impegno delle associazioni
industriali e con un coinvolgimento in networking degli altri attori quali Enti
locali, Cluster, distretti industriali, poli di innovazione. Devono essere impresaoriented, interconnessi tra di loro anche mediante una banca dati in cloud.
Risorse
Finanziamento Partnership Pubblico Privato (ad es. 40% Regioni/Enti Locali, 30%
Governo tramite Cassa Depositi e Prestiti, 30% Imprese/Banche).
Focus Group Imprese
Obiettivo
Realizzare incontri ristretti sul territorio tra imprenditori dello stesso settore o
filiera per far conoscere i fondamentali della trasformazione digitale.
Come
I focus group (max 20 partecipanti) dovranno essere gestiti da tecnici esperti
identificati in collaborazione con le federazioni di settore, le associazioni di
categoria e le associazioni territoriali del sistema Confindustria, anche tra esperti
appositamente formati dalle Università, e coinvolgeranno imprenditori
testimonial (best practices). Le esperienze e le idee che emergeranno da tali
focus group potranno inoltre essere messe a fattor comune di tutto l’ecosistema
digitale di Confindustria
Risorse
Interne al sistema Confindustria (mettendo a disposizione le sedi delle
territoriali)
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Digital Angels
Obiettivo
Incentivare la formazione e l'utilizzo da parte delle imprese di esperti digitali,
che abbiano competenze tecnologiche e dei diversi modelli di business da
impiegare a supporto di progetti di digitalizzazione per le PMI
Come
Creando centri per la formazione specialistica di esperti digitali (Digital Angels o
Digital Enablers) nelle aree più densamente industrializzate e incentivando la
realizzazione di task force formate non solo da giovani ma anche da
professionisti esperti di digitalizzazione. Si potrebbe anche puntare su dirigenti
in cerca di nuove opportunità di lavoro, anche loro opportunamente formati
sulle nuove potenzialità offerte dal digitale
Risorse
Pubbliche, d’incentivo fiscale;
Interne al sistema Confindustria, mettendo a disposizione:
- strutture già esistenti presso territoriali o categorie
- borse di studio finanziate da aziende private
Lavoratori digitali
Obiettivo
Fornire competenze digitali e dei relativi modelli di business a dirigenti e
lavoratori delle PMI
Come
- Realizzando un piano di formazione digitale con i fondi bilaterali
- Promuovendo Accordi interconfederali (Confindustria/OO.SS.) in ottica
Industria 4.0
- Coinvolgendo altre associazioni (es. per i dirigenti disoccupati)
- Realizzando corsi on line di alfabetizzazione digitale e di specializzazione su
nuove professioni digitali (Digital Accademy) accessibili via web
- Potenziando le piattaforme digitali di domanda/offerta di competenze
digitali di lavoro con il coinvolgimento dell’ANPAL e del Ministero del Lavoro
Risorse
- Interne al sistema Confindustria (Fondimpresa e Fondirigenti)
- Fondi strutturali Europei e Garanzia Giovani
“Quote” digitali
Obiettivo
Portare al livello di Consigli di Amministrazione il tema della trasformazione
digitale
Come
- Prevedendo nei codici di autodisciplina dei CdA l’inserimento di almeno 1
consigliere esperto digitale (una sorta di “quote digitali”);
- Inserendo l’obbligatorietà di una sezione su innovazione digitale nella
relazione di bilancio
Risorse
Iniziativa a costo zero
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Scuola digitale
Obiettivo
Accompagnare il processo di digitalizzazione delle scuole (partecipando
all’individuazione dei piani di studio e degli skill necessari)
Come
- condividendo in sicurezza le reti wireless di aziende limitrofe agli edifici
scolastici
- invitando le imprese ad “adottare” una scuola limitrofa finanziandone le
spese di connessione
- Collaborando con le scuole per sviluppare progetti di formazione in azienda
(alternanza scuola-lavoro)
Risorse
A carico di singole aziende private “sponsor”
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SETTE RACCOMANDAZIONI AL GOVERNO
Incentivi e politiche di
sostegno
Obiettivo
Stimolare gli investimenti in digitale in particolare delle PMI
Come
- specifiche previsioni per gli investimenti digitali delle PMI nell’ambito della
Nuova Sabatini;
- riduzione dei tempi di ammortamento a 12 mesi (quindi nell’anno
dell’investimento) per chi effettua investimenti innovativi quale reale spinta
agli investimenti nell’intangibile;
- previsione di ulteriori e specifiche misure per: defiscalizzare (detrazione o
deduzione) o agevolare (credito d’imposta) gli investimenti delle imprese in
digitale (hardware, software, servizi, consulenze manageriali e formazione);
favorire il ricorso a piattaforme di e-commerce B2B e B2C; stimolare la
raccolta di capitali privati;
- prevedere specifici incentivi per le PMI che entrano a far parte di Reti
d’impresa per realizzare Reti 4.0;
- agevolare l’assunzione di “Digital Enablers” – ad esempio tramite i voucher
già usati per gli export manager - in grado di facilitare i processi di
innovazione digitale in modo trasversale alle diverse aree aziendali;
- incentivare la creazione di specifiche figure come il “chief privacy officer” o il
“chief security officer” che abbinino competenze tecniche, manageriali a
quelle normative specifiche.
Risorse
Finanziamenti nazionali ed europei (Fondi strutturali)
Le piattaforme
strategiche della PA
Obiettivo
Completare le 10 piattaforme previste dal Piano Crescita Digitale entro 36 mesi
(ANPR, SPID, Pagamenti, Italia Log-In, Sanità, Giustizia, Smart Cities, ecc.)
Come
- garantire all’AgID risorse umane e finanziarie adeguate;
- attivare in tutti i progetti formule di partenariato pubblico privato (codesign, dialogo competitivo, co-progettazione) e meccanismi di
remunerazione premiali per i servizi a valore;
- introdurre nei parametri di valutazione di gara la qualità e l’efficacia
dell’esperienza cliente/utilizzatore;
- definendo un piano condiviso e una chiara governance nazionale sulle Smart
Cities;
- attraverso modelli di cooperazione precompetitivi, interistituzionali e tra
territori;
- costituendo ‘Poli di competenza e sviluppo’ questi sostituirebbero le in
house su base locale che attuino strategie di specializzazione intelligente a
livello regionale, al fine di ottimizzare le risorse disponibili, evitando
duplicazioni o problemi di interoperabilità
Risorse
In partnership pubblico privato e con Fondi Strutturali Europei
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Formazione
Obiettivo Scuola e Università
Contaminare con competenze digitali trasversali tutti gli studenti e tutti i docenti
delle scuole secondarie e di tutte le facoltà universitarie
Come
- creando un syllabus di competenze digitali (sulla base del framework
europeo e-CF) per tutti i corsi di laurea e per tutti gli studenti in Alternanza
Scuola Lavoro
- prevedendo crediti formativi (rilevanti per le graduatorie e collegati a
certificazioni “digitali” riconosciute dal mercato e dagli enti istituzionali
preposti) per docenti delle scuole e delle università che passano periodi di
formazione in azienda, diffondendo la conoscenza dei contesti produttivi e
di lavoro orientati al digitale
- Università e scuole dovrebbero promuovere dei sistemi a rete e di scambio
con altri paesi per amplificare la dimensione internazionale creando un
"erasmus digitale”
Risorse
Finanziamenti nazionali ed europei (Fondi strutturali)
Obiettivo nuove professioni digitali
Rilanciare la formazione tecnica digitale sia a livello di scuola secondaria che
universitaria rispetto ai bisogni del mondo del lavoro
Come
- moltiplicazione degli ITS specializzati sulle professioni digitali
- maggiore specializzazione degli Istituti Tecnici (sui profili operativi) e delle
Università (sui project manager) anche mediante lauree ibride
Risorse
Agevolazioni fiscali specifiche alle imprese che:
- investono nell’Alternanza Scuola-Lavoro;
- realizzano percorsi formativi tecnologici;
- valorizzano le certificazioni degli apprendimenti digitali riconosciute.
Obiettivo e-Leader nella PA
Iniettare cultura digitale (sulla base del framework europeo e-CF), organizzativa
e di servizio nei dirigenti e nei quadri apicali della Pubblica Amministrazione
Come
Formazione estesa (entro 36 mesi) attraverso la Scuola Nazionale
dell’Amministrazione con il supporto delle imprese del settore
Risorse
Fondi strutturali (PON Governance)
Digital Single Market
Obiettivo
Accelerare l’implementazione delle 16 azioni chiave previste dal Digital Single
Market
Come
- identificare il responsabile italiano nei confronti dell’UE sul DSM
- superare la frammentazione delle regole connesse al Diritto d’Autore
- evitare di creare vincoli di privacy in grado di determinare nelle imprese un
gap in termini di competitività internazionale
- recepire le raccomandazioni emerse dal progetto BEPS dell’OCSE
Risorse
A costo zero
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Sviluppo delle Reti
Obiettivo
Garantire la Banda Ultra Larga alle esigenze del sistema delle imprese in logica
Industria 4.0. Obiettivo deve essere la diffusione delle infrastrutture orientata
alla copertura del territorio soprattutto con presenza industriale e non solo della
popolazione.
Come
- Rivedere la programmazione dei 3 miliardi di Fondi Europei in una logica di
Industria 4.0
- Accelerare i bandi di gara coerentemente con le aree industriali territoriali
- Procedere alla effettiva liberazione delle frequenze 700 Mhz prima di
metterle a disposizione degli operatori.
- Allineare i limiti per le emissioni elettromagnetiche ai livelli utilizzati nei
principali paesi UE
- stimolare il contributo Italiano alla Ricerca Industriale ed alla
standardizzazione delle tecnologie 5G
Risorse
Fondi Strutturali Europei
Start up
Obiettivo
Creare un vero mercato delle start-up
Come
- Defiscalizzare le procedure di exit dalle start-up per creare un vero mercato
dei venture capital
- Unificare e innalzare al 45% l’aliquota per la defiscalizzazione degli
investimenti in start-up e PMI innovative
- Finanziare (a fondo perduto) iniziative di Open innovation tra start-up e PMI
Risorse
Fondi nazionali
Promozione delle
potenzialità del
manifatturiero 4.0
italiano
Obiettivo
Promuovere le potenzialità del manifatturiero 4.0 italiano anche all’estero
Come
- promuovere l’azione delle istituzioni interessate nel prevedere, con il
supporto di Confindustria, una presenza coordinata e sotto un unico “Brand
Italia” del manifatturiero innovativo italiano nei maggiori eventi globali 2017
collegati all’innovazione, a partire dal CONSUMER ELECTRONICS SHOW di
Las Vegas o dal CEBIT di Hannover;
- promuovere un “Racconto Paese” sul web che rappresenti e stimoli
l’attrattività italiana sui mercati globali
- includere lo sviluppo di piattaforme e-commerce tra gli strumenti di
promozione all’export
Risorse
Finanziamenti nazionali
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ALLEGATO 1: INDUSTRIA 4.0
Con <INDUSTRIA 4.0> e l’impatto che le nuove tecnologie avranno sul sistema produttivo e più in generale
sulla società, siamo entrati nell’era della <QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE>. Dopo quella della
macchina a vapore e della sua applicazione al mondo della produzione, dopo l’era della divisione del lavoro
e della produzione di massa favorite dall’energia elettrica e dopo l’utilizzo dell’ICT e la forte automazione
nei processi produttivi, oggi è iniziata una nuova era industriale, contraddistinta dall’interconnessione e
dalla riduzione delle barriere tra macchine e uomo. A differenza delle altre epoche industriali che l’hanno
preceduta, la quarta rivoluzione industriale presenta alcune peculiarità che ne definiscono la portata
dell’impatto sull’economia mondiale e sulla società: la velocità, la pervasività e la trasversalità.
La prima caratteristica di Industria 4.0 è la <VELOCITA’>: avrà una diffusione e un’implementazione molto
rapida, grazie alla crescente disponibilità di infrastrutture abilitanti e alla maggiore possibilità di accedere e
condividere i saperi e le tecnologie derivante da internet, la cosiddetta intelligenza collettiva.
Quindi, se nel passato agli elementi di novità sono seguite nel tempo le loro implementazioni, la novità di
questa quarta rivoluzione industriale è di essere, almeno in parte, già presente sul mercato con crescenti
soluzioni disponibili per le imprese in funzione alle loro esigenze, dalle più semplici ed economiche alle più
complesse e strutturate.
Un’altra importante caratteristica è la <PERVASIVITA’>, ossia la capacità di permeare l’intero ciclo del
prodotto, dalla fase di ideazione a quella di commercializzazione, favorendo la nascita e lo sviluppo di una
serie di servizi innovativi da associare al prodotto stesso, che ne aumenteranno esponenzialmente il valore
aggiunto. Anche i processi aziendali vengono fortemente impattati dal digitale determinando importanti
recuperi di produttività in tutte le diverse funzioni aziendali.
Con il nuovo paradigma, si sta inoltre sempre più affermando il concetto della <TRASVERSALITA’> tra settori
economici, un’evoluzione sempre più rapida che genera trasformazioni sia verticali che orizzontali tra filiere
e al loro interno, che tende a far connettere oggetti diversi appartenenti ad ambiti applicativi diversi,
portando così a superare il concetto di settorialità sino ad oggi comunemente inteso.
La digitalizzazione sta accelerando a livello globale. In Europa il traffico dati avrà un boom entro il 2017
14
Che cosa è l’industria 4.0
Lo scenario che si sta rapidamente configurando è una realtà industriale in cui le tecnologie informatiche e
digitali sono parte integrante degli oggetti, trasformandoli in sistemi intercomunicanti e dotati di
“intelligenza”. L’interazione e lo scambio di informazioni in tempo reale tra materiali, macchine, prodotti e
consumatori rende possibile definire nuove strategie e modelli di business basati su paradigmi tecnologici
produttivi in rapida evoluzione. In tale contesto sarà sempre più forte il ruolo giocato dalle infrastrutture di
TLC e da internet.
La possibilità di dialogo intelligente tra macchine e oggetti, mediante l’inclusione di sensori e microchip che
sfruttano l’esistenza di reti wireless per comunicare e scambiare informazioni tra loro, <l’INTERNET DELLE
COSE>, sta avendo un impatto rilevante sui modelli produttivi e di business di interi settori industriali,
portando a riconsiderare politiche di investimento a livello di filiera.
I <WEARABLES>, cioè i beni indossabili, ad esempio, grazie allo scambio di dati bidirezionali, potranno
trovare importanti applicazioni nella cura della salute, l'healthcare, comportando cambiamenti radicali
nell’assistenza medica e nella medicina predittiva e aprendo nuove opportunità per un Paese come l’Italia
con un indice di vecchiaia tra i più alti del mondo. Si tratta di soluzioni ancora inesplorate da molte PMI che
tuttavia potrebbero avviare il loro ingresso nell’Industria 4.0 a piccoli passi, adottando soluzioni standard
(meno costose) in parti del loro processo produttivo o della progettazione e prototipazione per poi mettersi
nella scia di quelle imprese che, anche se piccole, hanno già in linea manifattura additiva e software di
progettazione e prototipazione virtuale.
La gestione delle informazioni generate delle nuove interazioni macchine-oggetti (<big data analytics>)
rappresenta un fattore di competitività che avrà un ruolo sempre più decisivo nella definizione delle
strategie competitive delle imprese.
L’introduzione di strumenti innovativi di manufacturing come la <robotica collaborativa> che permette
l’interazione uomo-robot in maniera sicura condividendo lo stesso spazio di lavoro o come la <manifattura
additiva> (stampa 3D) per realizzare oggetti (parti componenti, semilavorati o prodotti finiti) partendo dal
loro modello digitale, stanno rapidamente influenzando i paradigmi, i modelli di produzione e di business.
Infine l’interazione con i fornitori e con i clienti, anche successivamente all’acquisto dei prodotti, consente
un continuo adattamento del processo produttivo a beneficio della personalizzazione a costi competitivi e
al time to market.
La digitalizzazione dell’industria ha quindi tre dimensioni di creazione del valore: il Digital Inside che
attraverso l’IoT è in grado di innovare ogni tipologia di prodotto; la trasformazione digitale dei processi; i
cambiamenti radicali nei modelli di business.
La crescita del Cloud e dei Big Data
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La via italiana all’industria 4.0
La rapidità dei cambiamenti in atto impone decisioni tempestive: occorre essere consapevoli che il
paradigma è cambiato, che si sta affrontando un’evoluzione contraddistinta da un’accelerazione
esponenziale, che è necessario cambiare visuale, anticipare gli eventi, essere reattivi e predittivi.
In un mondo globale, più si rimanda il cambiamento più si corre il rischio di subire le trasformazioni
realizzate in altri contesti economici con ovvi impatti negativi sulla competività del sistema produttivo
italiano e con pericolose conseguenze anche in ambito sociale.
Nella nuova organizzazione della produzione le determinanti per la localizzazione del capitale si
sposteranno sempre più da fattori competitivi quali il costo del lavoro e dell'energia verso “luoghi” con
disponibilità di competenze e tecnologie a livello di infrastrutture abilitanti, di macchinari e servizi, di
impianti e di contesti territoriali favorevoli.
Si è al cospetto di un nuovo modo di produrre sempre più customer oriented e flessibile, che può portare
ampi benefici ad un tessuto industriale come quello italiano che per design, creatività e affidabilità non ha
eguali nel mondo.
Per questo, le opportunità offerte alle PMI italiane da questo nuovo paradigma, se opportunamente
sfruttate, possono davvero rappresentare la chiave per rafforzare il nostro modello competitivo. Un
modello basato su un 4.0 diverso da quello di altri paesi in quanto focalizzato su una produzione flessibile,
di nicchia e per piccoli lotti, orientata al cliente, a cui viene associata la qualità e l'imprenditorialità che
ancora oggi tutto il mondo ci riconosce.
Le aziende manifatturiere possono quindi avere il grande vantaggio di poter adottare sistemi di produzione
realmente flessibili, in grado di riconfigurare velocemente i prodotti e di adattare le operazioni di
manufacturing per garantire qualità, tempistiche e personalizzazioni alle esigenze del prodotto che
“chiede” di essere realizzato. L’utilizzo crescente di sistemi cyber-fisici porterà a livelli di automazione
industriale e servizio al cliente sempre più elevati.
Secondo alcune stime dell’OCSE l’impatto di questa rivoluzione sull’occupazione potrebbe essere negativo
nel breve termine, ma nel lungo periodo tende ad essere nullo per i lavori routinari a media competenza, e
positivo soprattutto nelle attività a più alto valore aggiunto.
Secondo le stime del Cedefop nei prossimi anni la domanda di lavoratori qualificati aumenterà stabilmente
con una forte richiesta da parte del mercato di figure dotate di marcata autonomia decisionale e di elevate
competenze tecniche (tecnologia di settore + digitale + supply chain), manageriali (pianificazione e
controllo + amministrazione e finanza) e relazionali (comunicazione + marketing).
Mai come oggi innovare conviene. L’approfondimento di Intesa Sanpaolo conferma che i risultati migliori in
termini di fatturato, redditività e posizionamento competitivo sono stati ottenuti da chi ha innovato. Tra il
2008 e il 2013, a fronte del picco massimo della crisi, su 43mila aziende quelle che possedevano almeno un
brevetto hanno ottenuto un calo del fatturato del 3% a fronte del crollo del 9% del fatturato delle altre. E
questo a prescindere dalla classe dimensionale. Anche in termini di redditività si sono ottenute dinamiche
analoghe. Inoltre, le imprese che hanno sviluppato prodotti e servizi innovativi ha assunto più giovani
(+10,3% nelle costruzioni, +13,6% nei servizi, +15% nell’industria in senso stretto) rispetto alle altre. Si
tratta, tra l’altro, di aziende che riescono a promuovere lo sviluppo dei loro subappaltatori attraverso il
trasferimento di know-how, di tecnologia e con lo scambio di personale e tecnici.
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Miglior posizionamento competitivo per le imprese che brevettano
Italia: imprese che adottano strategie non-price per capacità di innovare, 2013 (in % imprese con o senza domanda di
brevetto all’EPO)
Ad oggi si stima che in Italia ci siano 20.000 IMPRESE, prevalentemente di media dimensione, con forti
potenzialità per cogliere la sfida, evolvere e diventare dei leader. Sono questi gli attori che possono
trasformarsi rapidamente e, al contempo, innestare l’innovazione anche nella loro ricca catena di fornitori
(in media 275 piccole imprese altamente innovative per ogni azienda leader).
Tre, quindi, i concetti chiave su cui occorre puntare con maggiore decisione: connettere, contaminare,
coniugare.
<CONNETTERE> macchine, oggetti, sensori, informazioni, applicazioni in cloud e persone; (Internet of
Everything, big data, cloud)
<CONTAMINARE> (intersettorialità). Le nuove tecnologie consentiranno l’interazione tra aziende, di
dimensioni diverse (startup, PMI, grandi imprese), appartenenti a settori diversi, anche merceologicamente
indipendenti, e in diverse fasi del processo (fornitori, clienti,… , …).
<CONIUGARE> una barriera sempre più labile tra prodotti e servizi (servitizzazione) sempre più
interconnessi tra loro attraverso un ripensamento digitale di tutte le aree di creazione del valore.
E’ chiaro quindi che al fine di cogliere le opportunità che si aprono con Industria 4.0 è fondamentale
aumentare la consapevolezza degli imprenditori sull’esigenza di evolvere e anticipare gli eventi.
Ai tre concetti chiave si aggiunge il tema culturale: CONOSCERE. Si tratta evidentemente di un processo più
lungo, meno tecnologicamente orientato, fortemente personalizzato per ciascuna azienda.
Le stime confermano che l’implementazione di Industria 4.0 sarà determinante per il rafforzamento di 7
aziende su 10. Ma confermano anche che ben 7 PMI su 10 hanno fatto ancora poco per formarsi,
attrezzarsi e capire come declinare nella propria realtà aziendale i concetti di “Fabbrica intelligente”, di
“Internet of Things” e dei macchinari in grado di simulare il prodotto per migliorarlo. In termini di
informazioni digitali raccolte a livello aziendale, solo l’1% viene realmente utilizzato per affinare processi e
prodotti.
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Per agevolare lo sviluppo dell’Industria 4.0, occorre quindi realizzare rapidamente una serie di azioni che,
alla luce del contesto economico e industriale del Paese, accelerino questo processo di trasformazione e
alfabetizzazione digitale e consentano a quante più PMI di cogliere le opportunità offerte da nuove
tecnologie e modelli di business e conseguire così importanti recuperi di competitività.
Le Proposte
Digital Innovation Hub
Favorire la realizzazione sul territorio e in Partnership Pubblico Privato di Digital Innovation Hub (DIH)
ovvero di centri fisici per il <TRASFERIMENTO DELLA CONOSCENZA>, dove le imprese possano contaminarsi
con tecnologie e business service digitali e sviluppare nuove soluzioni e modelli di business.
Senza sostituirsi all’offerta del mercato i DIH devono rappresentare soluzioni per supportare le aziende nel
conoscere e testare le soluzioni esistenti in materia e capire come il digitale può trasformare il loro
business, quali competenze e tecnologie acquisire in tutte le fasi della creazione del valore.
I DIH potrebbero rappresentare il punto di organizzazione integrata dell'offerta - in logica di attrattività di
investimenti sulla filiera digitale - di un dato territorio in termini di infrastrutture e competenze (ciò che si
può chiamare “Digital Commission”).
Inoltre i DIH potrebbero rappresentare il punto di valorizzazione degli asset digitali pre-competitivi
realizzati da progetti sviluppati da strutture di ricerca presenti sul territorio (va ricordato che secondo
Opencoesione.gov l'Italia ha utilizzato sui fondi strutturali 2007-2013 oltre 13 miliardi di Euro su progetti di
ricerca e innovazione e quanto sarebbe positivo poter valorizzare i risultati generati su nuovi prodotti e
servizi).
Il DIH, pertanto, dovrebbero avere queste caratteristiche:
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


<IMPRESA-ORIENTED> ed <INTERCONNESSO> con gli altri Hub sia nazionali che esteri anche
mediante una banca dati informativa al fine di fare leva sulla forte territorialità e imprenditorialità
che caratterizza il sistema economico italiano;
<INTERSETTORIALE> tenendo conto della strategia di specializzazione intelligente, per fornire
soluzioni trasversali adatte alle imprese di qualsiasi filiera, con cui si possano ridefinire e ampliare il
proprio business;
“one stop shop” presente a livello regionale o multi regionale coordinato dall’industria (associazioni
industriali) e con un coinvolgimento degli altri attori a livello territoriale, quali Enti locali, Università,
Cluster, distretti industriali, poli di innovazione e fornire supporto anche in ambito
formativo/digitale
I DIH devono, inoltre, diventare attrattori di fondi europei da impiegare sul territorio, anche mediante il
cofinanziamento con fondi nazionali e regionali e facilitare le imprese, soprattutto le PMI,
nell'identificazione di strumenti finanziari e l'accesso al mercato dei capitali.
La diffusione di questi centri dell’Innovazione può rappresentare l’elemento determinante per accelerare la
contaminazione tra imprese, comprese le startup, ed ottenere benefici in termini di innovazione, economie
di scala e competitività sui mercati internazionali, mantenendo quella flessibilità propria delle PMI e del
Made in.
Manifesto di Confindustria per l’Industria 4.0
Realizzare il Manifesto di Confindustria per lo sviluppo dell’Industria 4.0 con l’obiettivo di evidenziare quali
sono le caratteristiche e i fattori abilitanti principali e quali sono i benefici attesi dall’adozione di queste
innovazioni, di identificare un piano di implementazione contenente le azioni prioritarie ad impatto
immediato e ad investimento sostenibile, e di chiarire, infine, i riferimenti di livello nazionale ed
internazionale (Manifattura Italia (MiSE), Fabbrica Intelligente (MiUR), …).
Il Manifesto di Confindustria sull’industria 4.0 dovrà inoltre essere oggetto di opportuni “Road Show” da
svolgere sul territorio e di appositi approfondimenti realizzati in specifici <FOCUS GROUP> rivolti a
sensibilizzare le PMI.
Focus Group per sensibilizzare le imprese
Promuovere e realizzare, anche in collaborazione con i DIH, una serie di incontri sul territorio tra aziende
dello stesso settore o filiera o insieme ad aziende dei business service digitali, per far conoscere le
caratteristiche fondamentali di industria 4.0, i principali abilitatori tecnologici e le opportunità offerte dalla
trasformazione digitale.
I <Focus Group> devono rappresentare occasioni per mettere in evidenza il modello di italiano di Industria
4.0 e le sue potenzialità e per compararlo con altri modelli difficilmente replicabili in Italia quali quello
tedesco o americano. Per questo dovranno essere gestiti da “animatori digitali” anche appositamente
formati dalle Università in collaborazione con le associazioni del sistema Confindustria.
Obiettivo di questi incontri è fornire agli associati dei momenti in cui confrontarsi con gli imprenditori che
hanno già sperimentato con successo il percorso di sviluppo del business con il supporto delle tecnologie e
servizi digitali, ed avviare così un percorso virtuoso di contaminazione.
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Agevolazioni automatiche e premiali
Prevedere soluzioni premiali rivolte alle imprese che intraprendono la strada della digitalizzazione
industriale. Gli strumenti previsti dovranno avere carattere automatico al fine di potenziare al massimo il
ricorso da parte delle PMI. Al riguardo si evidenziano, in particolare, alcune soluzioni introdotte di recente
che dovrebbero essere potenziate:




il rafforzamento del supporto agli investimenti digitali nell’ambito della <NUOVA SABATINI>. Si può
ipotizzare un incremento del contributo per questo tipo di investimenti o un rafforzamento della
misura prevedendo la defiscalizzazione dei beni acquistati con la Sabatini;
l’introduzione dei voucher - sulla scia di quanto già realizzato per gli export manager - per
l’inserimento temporaneo in azienda dei <DIGITAL ENABLERS> (ovvero di figure a forte
competenza sui diversi ambiti di trasformazione digitale, che possano agire come catalizzatori di
innovazione e fornire un punto di vista inesplorato e inaspettato per l’imprenditore e la sua
azienda);
la riduzione dei tempi di <AMMORTAMENTO> per chi effettua investimenti innovativi quale reale
spinta agli investimenti nell’intangibile;
la previsione di ulteriori e specifiche misure per: defiscalizzare (detrazione o deduzione) o
agevolare (credito d’imposta) gli investimenti delle imprese per digitalizzare le aree di creazione di
valore (hardware, software, servizi, consulenze manageriali e formazione); favorire il ricorso a
piattaforme di e-commerce B2B e B2C; favorire la raccolta di capitali privati e l'aggregazione.
Promozione delle potenzialità del manifatturiero 4.0 italiano
Posizionare l’Italia come un <BRAND GLOBALE DELL’INNOVAZIONE> e promuovere, anche all’estero, le
potenzialità del manifatturiero 4.0, favorendo l’attrazione di investimenti e talenti e la contaminazione tra
imprese.
Al riguardo si dovrebbe promuovere l’azione delle istituzioni interessate (MiSE e ICE) nel prevedere, con il
supporto di Confindustria, una presenza coordinata e sotto un unico “Brand Italia” nei maggiori eventi
globali dell’innovazione a partire dal <CONSUMER ELECTRONICS SHOW 2017> a Las Vegas (ovvero l’evento
più importante a livello globale per l’High-Tech e per la trasformazione digitale).
Sviluppo delle Reti nelle Aree Industriali
Accelerare il programma del Governo relativo alla <BANDA ULTRA LARGA> per poter contare su una
infrastruttura che sia adeguata alle necessità attuali di Industria 4.0 e, soprattutto, sia ottimale per le
esigenze, anche di medio termine, delle PMI 4.0.
Molte Aree di Sviluppo Industriale sono geograficamente localizzate nelle cosiddette Aree Bianche a
“Fallimento di Mercato” e dunque rischiano di diventare non prioritarie nei piani della Banda Ultra Larga
degli Operatori di Telecomunicazioni.
Occorre quindi alzare tale livello di priorità e lavorare con il Governo per indicare le priorità nell’ambito del
piano degli interventi sulle aree bianche in fase di programmazione.
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ALLEGATO 2: PIATTAFORME DI FILIERA - RETI D’IMPRESA
La Trasformazione Digitale e gli impatti sul mondo B2C & B2B
La trasformazione digitale ha radicalmente mutato negli ultimi anni le modalità di comportamento del
consumatore. Nel Turismo ad esempio oggi l’85% delle decisioni di viaggio nasce da stimoli colti sul web e il
62% degli acquisti di servizi avviene autonomamente da parte del consumatore su piattaforme digitali, ma
in generale il peso degli acquisti via web sul totale degli acquisti globali retail è passato dal 5% del 2013
all’attuale 6,7% con una previsione del 9% nel 2018 (18% in UK).
Che il mondo sia molto cambiato negli ultimi anni è quindi un dato di fatto. L’accesso massivo alla Rete, la
diffusione di tecnologie mobili e di apparati “intelligenti”, la conseguente disponibilità di un enorme
quantitativo di informazioni, l’economia della condivisione – dal trasporto al crowdfunding, la
dematerializzazione dei processi – anche di quelli produttivi con la stampa tridimensionale, le soluzioni in
cloud sono alla base di una rapida e continua ridefinizione delle mappe produttive e distributive, resa
possibile dall’abbattimento delle barriere d’ingresso sui mercati, geografiche e imprenditoriali, e dalla
nascita di nuovi ecosistemi di collaborazione e innovazione.
La trasformazione va quindi letta anche attraverso i nuovi comportamenti di consumo e di condivisione
delle informazioni di cittadini e consumatori.
Le relative attese dei cittadini-consumatori non si formano più nelle esperienze del solo settore di
riferimento ma diventano piuttosto quelle riferibili al migliore operatore fra tutte le industrie, con crescenti
aspettative che gli standard di servizio siano analoghe - per semplicità, modello di fruizione e
personalizzazione – a quelli accessibili con un click su un grande portale on-line.
Sebbene questa trasformazione digitale sia ormai in atto da tempo, le aziende italiane hanno ancora molta
strada da percorrere per usufruire a pieno del potenziale economico disponibile e difendere in modo
adeguato la loro competitività.
Infatti la Trasformazione Digitale impone processi virtuosi di Innovazione. Per farlo occorrono le giuste
competenze, che nel nostro Paese in parte ancora mancano, sia per l’assenza di una strategia di lungo
periodo che coinvolga aziende e sistema formativo, sia per un divario digitale ancora endemico.
Inoltre è necessario implementare le basi organizzative, operative e tecnologiche che favoriscano
un'evoluzione costante e una collaborazione tra più ambiti funzionali dell’impresa e tra impresa e impresa.
La trasformazione digitale non deve essere quindi considerata un'iniziativa/investimento isolato bensì un
abilitatore che sta rivoluzionando ogni settore di mercato, da quelli B2C a quelli B2B.
Nel settore B2C la trasformazione dell’ecosistema è guidata da player nativi digitali e disruptors che,
attraverso nuove tecnologie (es.: Smart Device, Big Data, IoT) riescono a stimolare e soddisfare le
aspettative dei consumatori digitali. L'evoluzione del service design, del cloud, la diffusione sempre
maggiore di dispositivi connessi e di real-time analytics, consentono inoltre la generazione di servizi digitali
in grado di adattarsi sempre di più e con sempre maggiore efficacia alle esigenze dei clienti, di fatto
“appropriandosi” degli stessi e mediando il rapporto produttore/consumatore con evidenti impatti anche
sulla allocazione del valore aggiunto. Questi cambiamenti, favoriti dall’integrazione dei canali di vendita,
stanno determinando la nascita di nuovi modelli di vendita e di servizio per la clientela finale.
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Nuove tecnologie e modelli di business stanno modificando anche il panorama B2B, diventato sempre più
scalabile a livello numerico e geografico, grazie all’adozione di piattaforme aperte di “collaboration” con
l’ecosistema dei partner, all’automatizzazione, all’integrazione dei canali e della filiera logistica.
In un contesto in cui i paradigmi del mercato mutano così radicalmente in tempi molto stretti, le iniziative
delle imprese private e pubbliche devono tradursi nella rapida adozione di catene del valore digitali, come
elemento strategico di ripresa, crescita e accelerazione.
Non solo un canale distributivo e di comunicazione
Parallelamente il consumatore ha inoltre sviluppato una intensa propensione a condividere sul web le
proprie esperienze e valutazioni: 72% dei turisti ad esempio condivide sui Social Media immagini e
commenti della propria vacanza durante la stessa.
Tale attitudine, se da un lato influenza in modo sempre più rilevante le scelte dei consumatori - che ormai
considerano tre volte più affidabili (87% vs. 26%) le valutazioni dei prodotti sui “social” rispetto alla
comunicazione diretta aziendale (istituzionale e pubblicitaria) – dall’altro può fornire alle imprese un
potentissimo strumento di analisi della percezione del cliente dei propri prodotti e servizi.
Per sfruttare appieno le opportunità offerte dalla trasformazione digitale le aziende del futuro dovranno
quindi attrezzarsi e predisporsi ad un ascolto “SOCIALmente” molto attivo, capace sia di analizzare il
giudizio cliente sui propri prodotti, sia di anticipare trend e opportunità di crescita.
Esperienza d’acquisto ed uso al centro del comportamento futuro attraverso la valutazione. Diventerà
quindi fondamentale aumentare il livello di presidio dei canali digitali e fisici che possono influenzare il
processo di acquisto tramite adeguate politiche di ascolto, interazione e ingaggio.
Per esempio, nel commercio elettronico i prodotti possono essere venduti e forniti da altri vendor anche a
prezzi inferiori. Attraverso una forte integrazione con l’ecosistema dei vendor in termini di processi e
sistemi di marketing, vendita, logistica e tracking è in grado di fornire direttamente lo stato della vendita,
della consegna e guidare l’eventuale gestione dei reclami. Inoltre, attraverso un processo di feedback
diretto sulla soddisfazione del cliente è in grado di affinare continuativamente le proprie relazioni con i
vendor e di selezionarli per le diverse categorie merceologiche.
La rapidità di cambiamento rende peraltro sempre più difficile coprire l’intero “campo di gioco”. E’ quindi
necessario focalizzarsi sui punti chiave differenzianti per il nostro Cliente e intercettare il cliente nei
momenti in cui sperimenta, valuta e sceglie. In altre parole è necessario investire nei “momenti della
verità” dell’esperienza del nostro cliente, dove possiamo differenziarci e creare valore. Anche in questo
caso la tecnologia ci sta fornendo strumenti per riconoscere in tempo reale, sia su canali digitali che fisici,
il comportamento del cliente, modificare l’interazione con esso, i contenuti da proporre, il prezzo e le
modalità di acquisto e consegna. Ad esempio si stanno sempre più applicando tecnologie di
riconoscimento automatico del cliente (customer profiling) sia al momento del contatto, che in
prossimità, anche con modalità biometriche (i-beacons, voice-eyes recognition). Inoltre, le soluzioni di
Customer Analytics sono passate dall’essere “predittive” (ovvero in grado di predire statisticamente la
probabilità di successo di un certo evento, per esempio della vendita di un determinato prodotto a uno
specifico cliente) ad essere “adattative”, ovvero in grado di adattare continuamente in tempo reale le
proposizioni al reale successo delle azioni commerciali per i clienti che entrano in contatto commerciale
con un’azienda.
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In tal senso appare quindi fondamentale anche saper cogliere tali elementi per innescare una costante
innovazione tecnologica bottom up, stimolata cioè dai consumatori stessi, o guidata da disruptor e dalle
start-up che irrompono sulla scena.
Come valorizzare le Eccellenze Italiane con il Digitale
In relazione ai principali componenti della trasformazione digitale (organizzazione, processi operativi e
tecnologia) le aziende italiane si stanno innovando, sebbene debbano ancora affrontare “compartimenti
stagni”, principalmente dovuti a gap tecnologici, alla burocrazia, alla conoscenza limitata delle attività e
alle limitate competenze dei soggetti che dovrebbero condurle.
Le aziende italiane stanno di conseguenza vivendo un momento complesso, in un mercato sempre più
globale e concorrenziale in tutti i settori e dove la soglia di visibilità verso il consumatore si è
sensibilmente alzata.
Da un lato il gap tecnologico costituisce il primo deterrente alla trasformazione digitale del mercato,
caratterizzato peraltro da una scarsa maturità della multi/omnicanalità che frena la diffusione di player
specializzati e la creazione di un ecosistema di Partnership.
Dall’altro proprio il ritardo italiano rappresenta un elevato potenziale di crescita digitale, verso il quale si
sta orientando l’interesse di disruptor internazionali e startup specializzate, native o localizzate in sistemi
Paese più competitivi a livello fiscale/infrastrutturale o “fertilizzatori” dell’innovazione.
Pur tenendo conto di tutti questi elementi, in questo momento di forte discontinuità culturale e
tecnologica, le aziende italiane possono cogliere molteplici opportunità per dar vita al cambiamento, non
solo legate alla creazione di nuove capacità digitali, ma anche all’adozione di una serie di attività nate in
Mercati Convergenti, quali ad esempio:



Creare piattaforme nazionali per aggregare brand italiani e farli colloquiare con piattaforme già
presenti sui mercati esteri (in particolare Cina e, parzialmente, USA)
Favorire la convergenza tra filiere e consumatori
Facilitare l’analisi aggregata delle esperienze dei consumatori dando vita così al disegno della
«Need Driven Customer Journey»
Tutto ciò dovrebbe idealmente confluire in un racconto unitario del sistema Paese: è di cruciale
importanza infatti dotarsi di uno strumento digitale di dialogo e riferimento per il consumatore che possa
far leva sugli attrattori chiave (stile di vita, cultura, paesaggio, “bello e ben fatto”) per promuovere - e a
valle distribuire - in modo efficace ed unitario i nostri prodotti e la destinazione paese anche in chiave
turistica.
Le proposte
Al fine di stimolare la crescita digitale, l’Italia dovrebbe adottate diverse iniziative volte a colmare il gap
informativo, tecnologico e culturale.

Integrare la dimensione cliente nei Digital Innovation Hub per le aziende “principianti” verso il
digitale, dove queste possano fare i primi passi con le principali applicazioni digitali (es.: sistemi
gestionali, CRM, piattaforme di e-commerce, Business Intelligence e Data Representation, stampa
3D), grazie all’utilizzo di piattaforme e con strumenti semplici e con l’affiancamento (nella fase
iniziale) di tecnici esperti che conoscano le tecnologie digitali, ma anche le specificità delle PMI
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


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Identificare nei Digital Innovation Hub dei poli di interscambio e fertilizzazione reciproca con
start up innovative per permettere alle aziende di Confindustria di integrare innovazione nella
loro offerta al cliente e allo stesso tempo fornire alle start up stesse potenziali bacini di clientela
altrimenti difficilmente scalabili.
Istituzione di una Cabina di Regia Nazionale con Governo, Regioni ed Enti Locali per lo sviluppo di
una cultura del Digitale mediante modalità di "formazione sul campo" e certificazione (per la
richiesta di finanziamenti alle banche) dei progetti di quelle PMI che hanno già deciso di lanciare
un'iniziativa digitale e che vedono la formazione con uno strumento necessario per fare meglio e
avere maggiore certezza sui risultati
Istituzione permanete di un Comitato ristretto in seno a Confindustria che possa fungere da
stimolo e facilitatore attraverso le varie filiere e territori per una concreta visione e evoluzione
competitiva trasversale intorno alle tematiche evidenziate (anche animando una rete di “sponsor
digitali” da individuare in ogni territorio/categoria).
Realizzazione di un potente, unitario ed efficace Racconto Paese sul web che rappresenti e
stimoli l’attrattività italiana sui mercati globali includendo nel processo le aziende di media e
comunicazione
Implementazione delle Direttive Europee e Transfrontaliere, di centrale importanza per mettere
in competizione l’Italia con l’Europa ed il Mondo
Realizzazione di nuove infrastrutture digitali orientate al cittadino/cliente da parte della PA e
miglioramento di quelle esistenti per una fruizione semplice e unitaria versante utilizzatore
rispetto ai vari livelli della amministrazione (esempio Visti on-line dove efficacia digitalizzazione
del processo può diventare un potentissimo fattore attrattivo per “vendere il paese”)
Introdurre nei parametri di valutazione di gara la qualità e l’efficacia dell’esperienza
cliente/utilizzatore
Rilancio e Stabilizzazione delle politiche del Mercato Unico Digitale in un’ottica di
armonizzazione, semplificazione e rivisitazione delle politiche ammnistrative e fiscali nonché degli
strumenti a supporto (es. sistemi di pagamento cashless)
Creazione di Nuove infrastrutture in ambito metropolitano per facilitare ed attrarre gli
investimenti per la realizzazione di reti costituendo un moderno ed efficiente sistema di
connettività tra le principali aziende e servizi
Presidio della corretta implementazione dei processi di filiera, per evitare che si traducano in
maggiori costi di transazione fra PMI e Pubblica Amministrazione (es.: Portale dell’Imprese)
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ALLEGATO 3: FORMAZIONE E COMPETENZE DIGITALI
Un «progetto nazionale» di trasformazione digitale non è solo una questione tecnologica. Senza una larga
azione «culturale» sugli imprenditori, sul top management, sui lavoratori pubblici e privati, sugli studenti di
tutte le scuole, non è possibile un reale salto di qualità della cultura digitale del Paese. Rendere disponibile
a tutti un insieme di fondamenti di competenze digitali – non di tipo tecnicistico ma trasversale - è
fondamentale per creare la consapevolezza necessaria ad affrontare il cambiamento epocale che stiamo
vivendo.
I fondamenti di competenze digitali rappresentano la “cassetta degli attrezzi” ormai necessaria in qualsiasi
lavoro. Nel contempo un progetto del genere ha bisogno di competenze tecniche specifiche: secondo
alcune stime della Commissione Europea nel 2020 mancheranno in Italia almeno 200mila lavoratori digitali.
In questo senso Confindustria ritiene utile focalizzarsi su 4 aree di intervento:
1. L’impresa. La diffusione di cultura e competenze digitali verso i manager e tutti i lavoratori in
generale;
2. La Scuola/Università: per la formazione dei giovani che entrano nel mercato del lavoro;
3. La Pubblica Amministrazione. La trasformazione digitale della PA non può prescindere dalle
competenze digitali dei suoi dirigenti e dei quadri apicali pubblici;
4. Un dialogo rafforzato tra le parti sociali per identificare i grandi cambiamenti in atto e adeguare le
regole del mercato del lavoro alle nuove sfide della trasformazione digitale.
In tutti gli ambiti sarà fondamentale l’utilizzo dell’e-CF “European Competence Framework” sviluppato dal
CEN (Comitato Europeo di Normazione) e diventato in Italia norma UNI11506:2013, che dovrà entrare a
pieno titolo nel patrimonio della formazione e della didattica, senza tralasciare però il ruolo delle
certificazioni tecniche riconosciute nel campo digitale.
L’impresa
L’evoluzione delle tecnologie digitali avrà delle ricadute sull’organizzazione del lavoro e quindi sulle
competenze dei lavoratori, in particolare nel settore manifatturiero. I processi produttivi saranno fondati
sempre più sull’interazione uomo-macchina e macchina-macchina e su una fabbrica connessa, virtuale e
flessibile. L’Internet delle cose, delle persone, dei servizi e dei dati (Internet of Everythings) sta già
cambiando i modelli di business e darà vita a nuovi prodotti e servizi e modificherà radicalmente i processi
di produzione che non risponderanno più a una gestione e un controllo gerarchici, ma a criteri di forte
autonomia e flessibilità (che potrà andare dall’autoapprendimento delle macchine fino alla virtualizzazione
della fabbrica).
Tutto questo porterà ad un radicale cambiamento dell’organizzazione del lavoro. Sappiamo che il 50% dei
lavori cambierà, e questo significa riqualificazione, training programs e nuovi modelli di flexisecurity. Per
colmare lo skill gap che si sta creando l’impresa dovrà investire nella formazione digitale dei propri
lavoratori connessi a tutti i settori della fabbrica, non solo a quelli attualmente a maggior valore aggiunto
(HR, produzione, logistica, marketing, ricerca).
Scuola e Università
La trasformazione digitale del sistema produttivo richiede specifiche misure nel settore della formazione
dei giovani. I nostri studenti hanno indubbiamente una maggiore propensione al digitale rispetto ai loro
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insegnanti, ma nella maggior parte dei casi il vantaggio anagrafico si ferma ad un uso inconsapevole delle
applicazioni. Per iniettare massicce dosi di cultura e competenze digitali vanno sviluppati corsi specifici per
professionisti digitali innanzitutto negli istituti tecnici e professionali, ma anche nei licei. Nel corso del 2015
il MIUR ha varato un ambizioso “Piano Scuola Digitale” che va rafforzato non solo nelle risorse economiche,
ma soprattutto negli strumenti, quali ad esempio i percorsi di alternanza scuola-lavoro per favorire la
formazione di competenze digitali e le conoscenze chiave in ottica Industry 4.0. Tale rafforzamento non può
avvenire, peraltro, senza una formazione specifica degli insegnanti sull’importanza di cultura e competenze
digitali. Un’opportunità formativa ancora poco sviluppata è rappresentata dagli ITS: la loro formula sembra
prestarsi bene alla domanda di professionalità digitali espresse dalle imprese.
Pubblica Amministrazione
Il più grande salto verso la semplificazione burocratica del Paese avverrà soltanto con un passaggio
obbligatorio al digitale di processi e servizi della PA, soprattutto nel back office. Di fronte alla sfida della
trasformazione digitale la Pubblica Amministrazione italiana è chiamata ad agire sia sui propri processi
interni per conseguire maggiore efficienza, sia sui rapporti con cittadini e imprese in un’ottica di
semplificazione delle procedure. Esiste infatti un progressivo disallineamento tra la diffusione delle nuove
tecnologie e le competenze digitali del personale delle Pubbliche Amministrazioni. Non sarà possibile di
fatto una vera amministrazione “digital first” e la reingegnerizzazione di processi e servizi agli utenti in
un’ottica “digital by design” senza una profonda attività di formazione al digitale di quadri e dirigenti della
Pubblica Amministrazione.
In questo senso il luogo ideale per la realizzazione di una grande partnership pubblico-privata per la
formazione dei dirigenti e dei quadri apicali della PA italiana è la Scuola Nazionale dell’Amministrazione.
Le Proposte
1. Creare, nelle aree più densamente industrializzate, centri per la formazione specialistica di esperti
digitali (Digital Angels), in collaborazione con aziende private e sostenuti da borse di studio dal sistema
Confindustria (o usando voucher finanziati con i Fondi strutturali europei). In prima istanza dovrebbe
essere il sistema Confindustriale a farsene carico mettendo a disposizione le strutture già esistenti
presso territoriali o categorie. I formatori saranno esperti universitari e professionisti delle imprese che
già utilizzano le tecnologie digitali;
2. Utilizzare i Fondi interprofessionali (Fondimpresa e Fondirigenti) per finanziare un grande piano di
formazione dei dipendenti e dei dirigenti delle PMI anche in collaborazione con ANPAL e Ministero del
Lavoro per quanto riguarda in particolare i lavoratori disoccupati;
3. Promuovere Accordi interconfederali (Confindustria/OO.SS.) che, in ottica Industria 4.0, prendano in
considerazione le opportunità e le nuove necessità della digitalizzazione anche per i lavoratori della
Fabbrica 4.0;
4. Realizzare, in accordo con altre associazioni, iniziative di formazione digitale dei dirigenti disoccupati
per avviarli nelle PMI a seguire progetti di digitalizzazione. L’iniziativa potrebbe essere finanziata con
dei voucher per “Digital Manager” sulla scorta di quanto già fatto per l’Export Manager.
5. Sostenere le imprese in contesti di insegnamento e di apprendimento innovativi, anche con
agevolazioni e/o sgravi a favore di chi:
 investe nell’Alternanza Scuola-Lavoro, prevedendo sessioni dedicate alle competenze digitali
attraverso la realizzazione di un “syllabus” di competenze digitali “trasversale” a tutti gli studenti;
26
6.
7.
8.
9.
10.
 realizza percorsi formativi tecnologici;
 valorizza le certificazioni degli apprendimenti digitali riconosciute.
Finanziare e prevedere crediti formativi (rilevanti per le graduatorie e collegati a certificazioni ICT
riconosciute dal mercato e dagli enti istituzionali preposti) per docenti delle scuole e delle università
che passano periodi di formazione in azienda, diffondendo la conoscenza dei contesti produttivi e di
lavoro orientati al digitale;
Costituire un tavolo al MIUR con le Regioni e le aziende per rilanciare gli ITS specializzati nel settore
digitale;
Promuovere una maggiore specializzazione della Scuola e dell’Università rispetto ai bisogni del mondo
del lavoro prevedendo didattiche innovative e professionali:
 negli Istituti Tecnici con focus su competenze di base per profili operativi (ad es. Software
Developer, linguaggi di programmazione);
 nell’Università con approfondimento delle competenze di base e focus su project e product
management (processi, architetture, soluzioni innovative).
Prevedere corsi di laurea specifici su trasformazione digitale e Industria 4.0 e rafforzare la possibilità
che l’azienda possa partecipare alla costruzione dei corsi universitari, anche per realizzare lauree ibride
(Economia/Management e Digitale) in partnership con la CRUI;
Realizzare un progetto formativo nazionale pluriennale in partnership pubblico privato (finanziato con i
fondi strutturali del PON Governance) per rendere disponibili i fondamenti di cultura e competenze
digitali a tutti i dirigenti e i quadri apicali della PA.
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ALLEGATO 4: INFRASTRUTTURE ED ECOSISTEMA
La trasformazione competitiva digitale delle imprese è una delle grandi sfide che il sistema paese deve
affrontare quanto prima per riallinearsi sia a livello europeo sia a livello internazionale. “The Digital
Economy & Society Index 2016” (DESI) della Commissione Europea, un indice composto con più di 30
indicatori per classificare i paesi membri in base al rendimento digitale, pone l’Italia al 25° posto su 28. Le
dimensioni principali su cui sono stati analizzati i vari paesi sono 5: connettività (Italia 27° su 28); capitale
umano (24° su 28); uso di internet (28° su 28); integrazione delle tecnologie digitali nel business (20° su 28);
servizi digitali pubblici (17° su 28).
All’interno della matrice punteggio/crescita del DESI, l’Italia è inserita nei paesi “catching up”, cioè quei
paesi il cui punteggio è inferiore a quello della media europea ma con una crescita più veloce rispetto
all’intera Unione Europea. Assieme all’Italia ci sono paesi quali Spagna, Croazia, Lettonia, Romania e
Slovenia. Questo posizionamento fa ben sperare per il futuro ma sicuramente l’Italia dovrà lavorare più
alacremente per recuperare il divario con i paesi più performanti.
Per farlo è necessario agire sui driver che possono spingere lo sviluppo e migliorare le condizioni sociali e di
mercato in cui il digitale possa proliferare.
La dimensione comunitaria e nazionale
Punto di riferimento obbligato per le iniziative che dovranno essere prese in questa direzione è la strategia
per il mercato unico digitale elaborata dall’Unione Europea, perché parliamo di fenomeni globali, per i quali
qualsiasi misura adottata potrà essere efficace solo se coerente con il quadro internazionale in cui si
sviluppano le dinamiche digitali.
Per creare un efficace ecosistema digitale appaiono di fondamentale rilevanza le iniziative in tema di
trattamento dei dati, fiscalità delle imprese ed incentivi, sviluppo (e disciplina) delle piattaforme, revisione
del diritto d’autore, potenziamento delle reti di telecomunicazioni.
La sfida per l’Italia sarà di non subire il processo di digitalizzazione ma di cercare quanto prima di cavalcarlo,
facendo crescere soggetti nazionali in grado di proporre sul mercato unico europeo infrastrutture e
piattaforme utili a potenziare la competitività del sistema Paese, con particolare riferimento alle aree di
eccellenza (turismo, musica, entertainment, e-commerce, ma anche dell'internet industriale). La creazione
di piattaforme pubbliche, private oppure pubblico-private in grado di dialogare tra loro e di competere nel
mercato globale è un fattore critico che anche la Commissione europea considera una priorità strategica, in
quanto fondamentale per garantire la competitività e l'accesso ai mercati e alle catene del valore globali. Le
Piattaforme digitali B2B, per evitare creazione di monopoli e essere reali motori di innovazione, devono
permettere la migrazione degli utenti, essere interoperabili, promuovere nuovi modelli di business e
permettere la creazione di soluzioni su misura; a questo fine deve essere assicurata la cyber sicurezza e
promossa la creazione di standard aperti. Le Piattaforme sono strumenti fondamentali per scambiare
conoscenza e servizi in particolar modo per le PMI ampliando le loro filiere sua a monte che a valle
facilitando ad esempio l’accesso ai mercati esteri.
A livello nazionale non dobbiamo dimenticare che il Governo ha finalmente fatto del digitale una priorità ed
ha elaborato due piani strategici per la digitalizzazione dei servizi e per il potenziamento delle reti, il piano
“Crescita digitale” e la “Strategia per la Banda Ultralarga”, la cui realizzazione dovrà essere un obiettivo
centrale nelle politiche dell’intero sistema-Paese.
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Il ruolo di leggi/norme/standard/regole
Il primo fattore in grado di influire sulla definizione di un contesto favorevole all’innovazione e alla sua
diffusione pervasiva nel sistema produttivo è sicuramente legato alle leggi/norme/standard/regole. Gli
strumenti normativi e regolamentari devono essere in grado di supportare l’innovazione digitale e non
esserne da ostacolo. Una delle sfide principali sarà quella di trovare soluzione alla potenziale
frammentazione di regolamentazione e standardizzazione delle iniziative territoriali o di singole
organizzazioni nel settore digitale. Le iniziative legislative dovranno considerare maggiormente la sfera
digitale al proprio interno, considerando l’introduzione anche di figure professionali manageriali che
fungano da volano per la digitalizzazione delle imprese.
a)
Trattamento dei dati
La normativa nazionale e comunitaria è molto sensibile alla riservatezza dei dati.
Il trade-off fra tutela e utilizzo degli stessi deve tenere conto dei gap competitivi che può creare a livello
nazionale rispetto a realtà internazionali meno stringenti. L’utilizzo e lo scambio limitato dei dati può
impattare a livello nazionale su potenziali sinergie fra i vari servizi.
Il complesso delle regole applicabili al trattamento dei dati in Europa non appare caratterizzato né dalla
necessaria semplicità, né dalla necessaria stabilità per garantire lo sviluppo del mercato basato sui dati
come avviene altrove. Si pensi alla complessità della compliance normativa a questo riguardo e a recenti
iter procedurali di revisione delle regole che, da un lato hanno esteso in modo abnorme i tempi previsti per
avere un quadro normativo generale più adeguato, dall’altro hanno innovato in modo imprevisto su
precedenti decisioni che garantivano un quadro semplice per lo svolgimento delle attività delle imprese
(decisione sul safe harbor).
b)
Fiscalità
L’Unione Europea è determinata a proseguire il processo di creazione del Mercato Unico Digitale europeo,
anche con riguardo all’armonizzazione dell’IVA sull’e-commerce.
Tuttavia, esistono anche altri aspetti ancora critici. Il mancato allineamento della disciplina a livello
internazionale permette a molte aziende multinazionali di trovare escamotage per ridurre il gettito fiscale
dovuto in Italia, creando effetti distorsivi della concorrenza e mancati introiti pubblici.
Anche sotto questo profilo la strada maestra sarà quella di adeguarsi rapidamente alle indicazioni che
vengono dagli approfonditi studi condotti a livello internazionele dall’OCSE nell’ambito del progetto BEPS,
che ha prodotto raccomandazioni per intervenire in modo coerente con la convinzione che non esiste una
“economia digitale” distinta da quella reale e non può quindi esistere una “fiscalità digitale”.
c)
Diritto d’autore
Gli strumenti attraverso cui garantire il diritto d’autore sono stati elaborati in un’epoca in cui l’opera
dell’ingegno si poteva manifestare solo se incorporata in un “supporto”; la digitalizzazione ha fatto venire
meno questo nesso, disintermediando la creazione dal proprio supporto fisico e consentendo una
riproducibilità pressoché infinita. Di questo bisogna tenere conto nell’elaborare una nuova disciplina, che
consenta di trovare un giusto equilibrio tra esigenze di tutela dei diritti e di promozione dell’innovazione.
29
Le Piattaforme per la PA
Lo sviluppo delle piattaforme, pubbliche e private, è fondamentale per creare una spina dorsale integrata
nel paese. Molte PA sviluppano piattaforme a silos verticali per l’erogazione dei propri servizi.
L’integrazione di più servizi all’interno delle piattaforme potrebbe richiedere un ripensamento dalla logica a
silos verticale a una logica a silos trasversale che, attraverso la creazione di piattaforme digitali di
integrazione, consenta di riorganizzare l’ecosistema pubblico attorno ai bisogni reali del cittadino/impresa,
mettendo a disposizione servizi innovativi sviluppati, in modo integrato e collaborativo, da Pubbliche
Amministrazioni, Aziende e start-up.
Il Governo, sotto questo punto di vista, ha avviato un piano di modernizzazione basato sulla realizzazione di
importanti infrastrutture immateriali di servizio come la Fatturazione elettronica, l’ANPR, lo SPID, il Sistema
dei Pagamenti ed Italia Login. Occorre accelerare su questo fronte e lavorare in parallelo su altre
infrastrutture di servizio (Fascicolo Sanitario Elettronico, Fascicolo scolastico dello studente, Piattaforma
Welfare) favorendo una maggiore apertura al mercato.
Reti di telecomunicazione
La trasformazione digitale dell’industria italiana deve essere sostenuta da piattaforme abilitanti ad alte
prestazioni e flessibili; i requisiti delle reti di telecomunicazioni dovranno essere sempre più tali da
consentire sia lo scambio veloce di una grossa mole di dati, sia il soddisfacimento di altre esigenze,
connesse alla tempestività del dato, alla sicurezza della comunicazione e alla flessibilità di configurazione.
Grande attenzione è dedicata alle tecnologie radiomobili, che promettono di essere la chiave di volta per
sostenere in modo ottimale le diverse esigenze che emergeranno dal sistema produttivo, ma anche per
avere una rete di accesso mobile capillare è necessario disporre di solide infrastrutture fisse in fibra ottica,
in grado di assicurare backbone e backhauling adeguati e disponibili anche nei siti industriali (Fiber to the
Factory). In questo senso sarebbe utile che Confindustria promuovesse insieme alle territoriali un
censimento delle zone industriali coperte da fibra in modo da proporre al Governo (tramite Mise/Infratel)
l’identificazione delle aree di intervento agevolato.
A valle degli importanti interventi normativi per la promozione delle reti fisse realizzati con il recepimento
della direttiva 14/61/CE, è necessario costruire un ecosistema favorevole al pieno utilizzo delle potenzialità
della rete 4G e al pieno sviluppo della rete 5G.
Incentivi e politiche di sostegno
La digitalizzazione delle imprese richiede anche l’analisi di potenziali incentivi/finanziamenti di impresa che
possano agevolare gli investimenti nel digitale. Sempre tenendo conto dei vincoli comunitari a favore del
libero mercato e a sfavore di meccanismi protezionistici, il sistema Italia deve tenere conto e stimolare
soprattutto la piccola media impresa, rappresentante il tessuto produttivo principale italiano, a credere e
investire nel digitale. La stessa scelta distributiva dei fondi europei e nazionali può determinare un fattore
di crescita non indifferente.
Va inoltre agevolata la nascita di un vero mercato italiano del venture capital defiscalizzando le procedure
di exit dalle start-up.
30
Le Proposte
Digital Single Market e la dimensione nazionale
L’Italia partecipi attivamente alle discussioni che si svolgono a Bruxelles su tutti i fronti che riguardano il
Digital Single Market (la distribuzione legale dei contenuti sulle reti e le piattaforme on-line, la gestione dei
dati, fiscalità).

Nell’ottica del Mercato Unico Digitale sarà fondamentale superare la frammentazione nazionale
delle regole connesse al Diritto d’Autore (equo compenso per copia privata; eccezioni al copyright).
Nella fornitura dei servizi digitali on-line, inoltre, la tutela dei diritti d’autore dovrà essere coerente con i
ruoli dei diversi attori dell’ecosistema digitale.

Il ruolo del “possesso dei dati” e i limiti della disciplina sulla privacy
La normativa comunitaria è stata recentemente rivista con l’approvazione del GRDP, la cui
implementazione dovrà essere attuata avendo riguardo al bilanciamento tra protezione del titolare del
dato e offerta di servizi innovativi ad alto valore (a tutto vantaggio di consumatori ed imprese) ed evitando
di creare vincoli in grado di determinare nelle imprese un gap in termini di competitività internazionale.
Confindustria deve sottolineare il valore “politico” di questo tema, che troppo spesso è considerato un
tema meramente giuridico.

L’Aspetto fiscale: evitare gli effetti distorsivi sulla concorrenza causati dalla mancata
armonizzazione a livello internazionale
Il recepimento delle raccomandazioni emerse dal progetto BEPS deve diventare un tema prioritario
nell’agenda fiscale del Paese e dell’UE.
Vi è inoltre il problema dell’armonizzazione a livello europeo delle aliquote IVA sull’e-commerce. Negli
ultimi anni si sono realizzati significativi progressi, ma occorre proseguire su questa strada, realizzando un
vero Mercato Unico Digitale.
Le piattaforme per la Pubblica amministrazione digitale
Raccomandazione di un completamento rapido delle iniziative avviate da AGID e del contestuale sviluppo
delle altre piattaforme interoperabili relative a rapporti PA/cittadino (sanità, educazione giustizia, ecc.),
attraverso un’implementazione dei cantieri in parallelo e non consequenziale in modo da ridurre le
tempistiche di realizzazione.
Questo non può che avvenire attraverso il coinvolgimento del mercato secondo alcuni principi:



Evolvere la logica della fornitura di beni e servizi tecnologici verso una maggiore progettazione e
gestione di componenti più articolate ed aprirla ai privati, secondo un modello di co-design delle
soluzioni e di dialogo competitivo ampiamente sperimentato a livello internazionale;
Favorire la razionalizzazione e la ottimizzazione delle infrastrutture non attraverso tagli lineari ma
attraverso lo sviluppo dei servizi digitali per “ambiti omogenei di servizio”, in modo da garantire la
piena fruibilità dei nuovi diritti della cittadinanza digitale, creando un ecosistema di più piattaforme
digitali interoperabili organizzate per filiere/ambiti tematici (es. welfare, sanità, scuola, fiscalità,
giustizia, sicurezza nazionale, etc.).
Realizzare queste piattaforme adottando modelli di partnership pubblico-privato, nel rispetto degli
standard e delle esigenze definite dall’owner pubblico. Dovrebbe essere favorito il coinvolgimento
31


delle eccellenze sia del mondo pubblico sia del privato, nonché delle PMI, mettendo al centro
l’interoperabilità dei sistemi ed evitando il rischio di lock-in su un unico fornitore che farebbe da freno
all’innovazione e non incentiverebbe il mondo delle imprese a confrontarsi ed a competere per
l’innovazione digitale della PA.
Creare le condizioni ottimali per la partecipazione dei privati attraverso modelli di copertura dei costi e
allocazione dei rischi compatibili con le esigenze del mercato. L’idea è quella di fare evolvere la
domanda pubblica verso servizi a valore agganciando i relativi meccanismi premiali a valutazioni di
efficacia ed impatto sull'intero ecosistema.
introdurre nei parametri di valutazione di gara la qualità e l’efficacia dell’esperienza
cliente/utilizzatore.
Accanto alle Piattaforme di filiera vanno avviati i progetti di Smart Cities (trasporto, energia):



definendo un piano condiviso e una chiara governance nazionale sulle Smart Cities
attraverso modelli di cooperazione precompetitivi, interistituzionali e tra territori;
costituendo ‘Poli di competenza e sviluppo’ su base locale che attuino strategie di specializzazione
intelligente a livello regionale, al fine di ottimizzare le risorse disponibili, evitando duplicazioni o
problemi di interoperabilità
Reti di telecomunicazioni
Procedere con le misure previste nel piano strategico: utilizzo dei fondi comunitari, adeguamento dei limiti
per le emissioni elettromagnetiche ai livelli utilizzati nei principali paesi UE.
Procedere con il percorso di liberazione e messa a disposizione degli operatori radiomobili della banda di
frequenza a 700MHZ, sotto la stringente condizione che l’assegnazione sia effettuata quando le frequenze
siano effettivamente liberate e non prima e con principi di aggiudicazione coerenti con il principio generale
dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Incentivi alle imprese


Il Governo, nella Strategia per la banda ultralarga, indica nella concessione di voucher ai
consumatori (cittadini e imprese) una misura per far evolvere la domanda di servizi di
comunicazione; le risorse sono individuate nell’utilizzo di fondi comunitari. Confindustria dovrebbe
supportate questo strumento, che ha il pregio di essere efficace in tempi brevi e di non incorrere in
dubbi relativamente alla compatibilità con la normativa comunitaria sugli Aiuti di Stato, essendo
una misura tesa a promuovere in modo non discriminatorio la domanda di servizi di connettività.
Prevedere incentivi per creare all’interno delle imprese la figura del “digital enabler” a cui affidare il
compito di facilitare i processi di innovazione digitale in modo trasversale alle diverse aree
aziendali. Poiché il nuovo regolamento per la protezione dei dati personali prevede che ciascuna
impresa con più di 250 addetti debba dotarsi di un “chief privacy officer” a diretto riporto del
vertice aziendale, sarebbe utile far si che la definizione di questa figura non contemplasse solo
competenze giuridiche, in una accezione formalistica della protezione dei dati personali, ma associ
anche competenze tecniche, così da utilizzare la previsione normativa per aumentare la
consapevolezza nell’utilizzo delle tecnologie.
32




È fondamentale aumentare le risorse previste nel Piano Nazionale Scuola Digitale per arrivare entro
il 2020 alla connessione in Banda Ultra Larga di tutti gli edifici scolastici e alla conseguente
realizzazione di reti wireless in grado di coprire tutte le classi delle scuole.
In generale, sui Fondi pubblici messi a disposizione dal Governo e dall’Europa per lo sviluppo delle
infrastrutture, la raccomandazione dovrebbe essere che siano impiegati al più presto possibile con
modalità che aprano il mercato ad uno sviluppo accelerato e competitivo;
Sarebbe inoltre opportuno orientare e stimolare il contributo Italiano alla Ricerca Industriale ed alla
standardizzazione delle tecnologie 5G per meglio preparare le future reti mobili e convergenti
all’impatto conseguente alla diffusione dei nuovi oggetti intelligenti, nonché promuovere, in
collaborazione con il sistema della ricerca, standard interoperabili di riferimento
Va inoltre agevolata la creazione di un vero mercato italiano delle start-up e del venture capital:
unificando e innalzando al 45% l’aliquota per la defiscalizzazione degli investimenti in start-up e
PMI innovative, defiscalizzando le procedure di exit per favorire il venture capital e finanziando (a
fondo perduto) iniziative di open innovation tra start-up e PMI.
Un esperto digitale in ogni CdA
L’“anoressia digitale” di cui è vittima l’Italia è causata anche dalla scarsa competenza sul tema che si
riscontra a livello del top management. Una possibile soluzione è l’introduzione di “quote digitali” (sul
modello delle quote rosa), ovvero l’inserimento obbligatorio di almeno un esperto digitale nei CdA delle
imprese. Si potrebbe inoltre riportare nella relazione di bilancio una sezione su innovazione digitale. Un
primo passo dovrebbe essere quello di raccomandare agli associati di Confindustria l’adozione di queste
soluzioni nei codici di autodisciplina dei CdA delle imprese.
Connettività privata a supporto degli istituti scolastici
L'idea è quella di supportare e accompagnare (in forme da decidere) il tema della digitalizzazione delle
scuole iniziando dalla condivisione delle reti wireless aziendali. In attesa della realizzazione del Piano
Nazionale Scuola Digitale sulla diffusione delle reti in Banda Ultra Larga nelle scuole, le aziende limitrofe agli
edifici scolastici potrebbero trovare forme di condivisione sicura delle proprie reti mettendole
temporaneamente a disposizione degli istituti stessi.
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