dicembre 2007 - Rotary Club Golfo di Genova
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dicembre 2007 - Rotary Club Golfo di Genova
Notiziario mensile del Rotary Club Golfo di Genova Dieci anni in Congo LA MISSIONE DI PADRE EMILIO RATTI E DELL’ASSOCIAZIONE “INISEME AL TERZO MONDO” ONLUS Numero 89, dicembre 2007 Dieci anni di avventura LA MISSIONE DI PADRE EMILIO RATTI E DELL’ASSOCIAZIONE “INISEME AL TERZO MONDO” ONLUS di Francesca Gazzano Da oltre 10 anni le Missioni Francescane Liguri, affiancate più di recente dalla “costola” dell’Associazione “Insieme al Terzo mondo” Onlus, operano nella Repubblica Democratica del Congo, e in particolare nella regione del Sud Kivu, il cui centro principale è Bukavu. Per molti, e senza dubbio per il nostro Club, le “Missioni Francescane” non sono un’entità astratta, ma hanno un volto e un nome ben preciso, identificandosi con colui che dell’impegno umanitario in questa difficile regione è stato fin dall’inizio l’anima e il cuore, Padre Emilio Ratti. Anche quest’anno, rinnovando una tradizione che dura ormai da tempo, è intervenuto a una riunione - questa volta la conviviale natalizia - del Club in questo mese di dicembre (e con nostra gioia ha celebrato la Messa per noi) e interverrà ancora nel gennaio 2008, portando la sua testimonianza e documentando lo stato di avanzamento del suo progetto, cui il nostro Club ha contribuito e continua a contribuire volentieri, riconoscendone il valore e soprattutto i risultati. Queste pagine, i cui dati sono tratti dalla pubblicazione a stampa Dieci anni di avventura. Repubblica Democratica del Congo, curata da Valeria Zattera - che ringraziamo per la disponibilità - e dallo stesso Padre Emilio, nasce dal desiderio di far conoscere meglio la sua attività missionaria nel Congo e costituisce anche una forma di ringraziamento per la sua testimonianza di vita e di impegno concreto a servizio del prossimo. Partito nel 1992 per l’Africa dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, Padre Emilio Ratti è dal 1995 nella Repubblica Democratica del Congo, stato ricco di risorse naturali ma terribilmente impoverito da secoli di ignobile sfruttamento, sanguinose guerre civili, epidemie e distruzioni. Più precisamente, la sua formazione medica lo ha presto condotto a Luhwinja, sulle montagne congolesi del Sud Kivu, dove aveva scoperto l’esistenza di un piccolo “ospedaletto” di montagna, destinato a servire tutti i numerosi villaggi delle zone circostanti ma privo di qualsiasi attrezzatura e personale medico, gestito senza mezzi ma con molta buona volontà 2 da alcune suore. Da qui l’idea - e l’inizio del progetto - di rifornire l’ospedaletto attraverso la ricerca di materiale nei Paesi occidentali: tornando periodicamente in Italia, Padre Emilio ha iniziato e continua ogni anno con fermezza e pazienza una vera e propria questua negli ospedali e presso molti enti, alla ricerca sia di quei medicinali (come garze, cotone, ecc.) che la legge italiana impone di distruggere dopo la scadenza, ma che in Africa sono assolutamente necessari e vitali, sia delle attrezzature, come per esempio gli ecografi, che per ragioni varie spesso sono dismessi dagli ospedali ancora funzionanti e che per la realtà africana costituiscono invece un bene inestimabile. In oltre 10 anni, innumerevoli sono stati i containers (“battezzati” con i nomi di Santi che si sono sacrificati per i più poveri) di materiale di ogni genere che hanno preso la via del Congo, spesso giungendovi solo dopo lunghe peripezie e soste per la recrudescenza delle guerre. Considerati tutti gli ostacoli - da quelli burocratici a pericoli “reali” come le rappresaglie e i mutamenti politici - si comprende facilmente quanto sia faticoso e talvolta rischioso (controlli, perquisizioni, regolamenti e balzelli sono sempre in agguato) svolgere operazioni umanitarie in condizioni così critiche e in regioni così martoriate, prive di vie di comunicazione e lontane dai centri principali. Ma nel corso del tempo, grazie a Padre Emilio e a una lunga serie sia di suoi collaboratori, amici e volontari - che spesso si sono recati con lui in Africa per mettere al servizio delle popolazioni la propria professionalità, il proprio tempo e le proprie mani - sia di associazioni (fra cui il nostro Club) e privati che hanno offerto il proprio contributo, nel giro di un decennio l’ospedale è divenuto non solo una realtà, ma il centro di un vero e proprio progetto a tutto campo, un punto di riferimento per tutte le popolazioni locali, che comprende costruzioni civili, locali per le varie esigenze della comunità, chiese, scuole e infrastrutture, sia pur elementari. Scorrendo la documentazione fotografica, ci si accorge subito del ruolo trainante di Padre Emilio: lo si vede in attività come medico, come imbianchino, come organizzatore e anche come sacerdote, mentre celebra la Messa nella Cappella dell’ospedale. Al sostanziale miglioramento della struttura ospedaliera, dove sono stati aperti nuovi reparti e sono state installate attrezzature “moderne”, hanno contribuito molti ospedali liguri e piemontesi: le lenzuola dei reparti hanno spesso la dicitura delle nostre ASL e quando diventano inservibili come tali sono trasformate in camiciole per i bambini ricoverati o in cura; quando manca tutto, nulla va perduto. Al lato medico e assistenziale, all’inizio certamente prioritario, con il passare del tempo si è affiancato un più ampio sostegno alle famiglie, sia sul piano materiale, con la suddivisione degli aiuti fra i più indigenti, la costruzione di casette e di strade, sia sul piano educativo per i più giovani, formativo per gli adulti: in un Paese in cui l’ignoranza e la povertà sono sovrane, Padre Emilio e i suoi collaboratori hanno intrapreso un immane sforzo formativo per dare dignità alle persone (in particolare alle donne, che 3 spesso subiscono stupri, violenze e lavorano per tutta la famiglia) e per dare un futuro alle giovani generazioni, insegnando loro un mestiere. E in questa fase si è creata la collaborazione con un altra Onlus, “Time for peace” di Genova, che nella stessa officina dell’ospedale di Padre Emilio - destinata a formare personale locale in grado di riparare i macchinari e le attrezzature ospedaliere - ha dato avvio a un’attività di costruzione di protesi per gli arti inferiori e di formazione di tecnici specializzati, un progetto volto alla realizzazione di protesi ortopediche affidabili e a basso costo per le vittime – spesso bambini e ragazzi – delle mine antiuomo e di gravi malattie, che ancora oggi in Africa provocano frequenti e gravi menomazioni. Nonostante le perduranti difficoltà, provocate dalle guerre e dalla violenza dei miliziani, dalla troppa indigenza ma anche dallo scellerato connubio fra una classe politica locale ignorante e corrotta e l’avidità senza scrupoli di certe multinazionali occidentali, il sogno di Padre Emilio è comunque riuscito a diventare una realtà che ha dato dignità e ragione di vita a molte migliaia di persone: molto rimane da fare, certamente, in un futuro che tutti vorrebbero migliore, e a sostegno di una popolazione che ha i nostri stessi sogni, le nostre stesse paure e le nostre stesse speranze. Per questo il nostro Club è felice di poter contribuire, nel suo piccolo, alla realizzazione di questo progetto e di poter vantare l’amicizia di Padre Emilio: ogni suo intervento alle riunioni, con la proiezione dei suoi video che documentano tanto i progressi dei lavori quanto l’umanità e la semplicità con cui lui e i suoi collaboratori svolgono la loro missione, ci fa riflettere sulla nostra “fortuna” e ci costringe a un salutare bagno di umiltà, termine prezioso di cui oggi abbiamo dimenticato il significato. Per tutto, e anche per questo, GRAZIE, Padre Emilio, e a presto! 4 PADRE EMILIO RATTI di Patrizia Iachino Non li dimostra affatto padre Emilio Ratti i suoi quasi settant’anni: vitale come un ragazzo divide la sua vita tra il convento dei francescani di Genova e il Congo, correndo da un luogo all’altro lasciando intravedere i jeans sotto il saio. Padre Ratti è un frate francescano molto particolare, e non solo. Ha due lauree: una in medicina, l’altra in biologia. Guarisce con la riflessologia e con le erbe. Nell’ospedale che ha costruito in Africa nel 1995 fa anche l’ostetrico ed è il più importante iridologo italiano e uno dei maggiori in Europa. Padre Emilio Ratti vive di corsa più vite messe insieme sfruttando, e a volte rischiando, la propria vita per salvare quella altrui. Durante i sei mesi in cui vive a Genova osserva le iridi dei suoi pazienti, diagnostica le eventuali predisposizioni alle malattie curandole con piante ed erbe confezionate in una farmacia che prepara i medicinali sotto un marchio che ricorda il suo nome. E’ una passione questa scoperta molti anni fa grazie ad un amico che, mentre padre Emilio era in Germania dove praticava la riflessologia plantare, gli disse di un corso di iridologia. Padre Ratti si iscrisse e continuò a massaggiare i piedi per pagarsi il corso. Fin da subito si entusiasmò. Osservare con l’iridoscopio gli occhi dei pazienti era come per un bambino entrare in una stanza piena di giocattoli, tanti erano i messaggi che riusciva ad interpretare. All’epoca impiegava due ore, oggi gli è sufficiente un’occhiata. Padre Emilio tiene a precisare che non incassa nulla: il ricavato delle visite e quello della vendita dei farmaci vanno per intero in Africa, dove vive per gli altri sei mesi dell’anno. Quando nel 1991, a cinquantadue anni, prese la seconda laurea in medicina, morirono contemporaneamente sua madre e suo fratello e, non avendo più alcun legame con l’Italia, decise di andare a fare il medico nel Burundi. All’epoca gli dissero che se avesse voluto lavorare, si sarebbe dovuto specializzare in ostetricia. Si esercitò allora a dare i punti cucendo una coperta e, dopo quattro cesarei da assistente, si ritrovò a fare un cesareo da primario. Oggi è un intervento di routine. Aiutato da volontari laici e suore missionarie, ha creato a Luhwinjia un ospedale, un acquedotto approssimativo, così come una centrale elettrica costituita da un generatore di corrente e pannelli solari. Non si arrende e non si ferma mai padre Emilio, supportato da una tempra da rinoceronte, una forza da leone e la velocità di un ghepardo. Moltiplica ogni minuto della sua vita per renderlo al massimo, concentrando tutta la sua energia per aiutare i suoi bambini. L’ultimo suo obiettivo è dedicato proprio a loro, vittime innocenti della guerra civile in Ruanda. A causa delle mine posizionate dai militari nei pressi delle fontane, molte donne e bambini hanno perso le gambe e sono costretti, oltre alla grave carenza di cibo, acqua e igiene, a trascinare i loro corpi aiutandosi con stampelle di legno e legando i moncherini a rudimentali e pesanti arti in legno e metallo. Vivere, o meglio sopravvivere, in quelle condizioni è sommare la tragedia alla tragedia. Bambini di ogni età hanno la vita spezzata dal dolore e dalla fatica di resistere 5 ogni giorno alla disperazione che si legge nei loro sguardi. In un mondo dove la metà del nord vive con una tale abbondanza di cibo da permettersi d’essere perennemente a dieta e butta nella spazzatura circa 600 E all’anno per famiglia, ce n’è un’altra parte che muore di fame e malattia. E mentre le ricchezze dell’Africa come il greggio e il petrolio, materiale occorrente per la nostra benzina ecologica, o la tantolite, che serve per per i nostri telefonini, estratta con le unghie dai ragazzini africani pagati 80 centesimi al giorno, sostentano il nostro benessere, i suoi figli muoiono di fame. E se ai nostri promettiamo motorini e macchine per spostarsi di cento metri, ai bambini africani è sufficiente un pezzo di legno. Laggiù, in quella terra in cui la natura regala i tramonti più straordinari al mondo, quadri imprendibili da occhi che non riescono ad apprezzare, ogni giorno si lotta per sopravvivere al seguente. Le donne, anch’esse vittime di atti barbarici, violenze e stupri da parte dei militari, abbracciano innocenti scheletri con ancora addosso un soffio di vita che permette loro solo di versare lacrime di sofferenza, senza avere colpa. Nessuno di loro ha alcun diritto, non hanno nulla, neppure il diritto a sorridere. Sono rimasti solo i loro sguardi. Non hanno bisogno di parlare. Non riescono più a farlo. Il dolore che vivono ogni giorno ha annullato la loro voce, prosciugato le parole, ma non il loro pianto. Se si potessero riunire le lacrime di questo popolo sofferente e piagato dalla carestia, dalle malattie, dalla guerra civile e dalla violenza si potrebbe colmare un lago immenso. Ogni anno muoiono sette milioni di bambini e nonostante tutto lo smarrimento e l’impotenza che si leggono nei loro occhi non smuovono più il nostro cuore, abituato a vedere immagini di violenza sui giornali, tanto da non fare più caso alla disperazione in cui vive l’altra metà del mondo. Padre Emilio, un francescano, un padre missionario, ma soprattutto un uomo dalla tempra dura come la roccia e con l’ostinazione della sua fede ha dedicato tutta la sua travolgente energia e la sua immensa umanità per portare sogni, speranze e specialmente realtà ad un popolo privato di tutto, anche del diritto di definire vita la propria precaria condizione d’essere. Il progetto cui si sta dedicando padre Emilio ha l’obiettivo di sostituire i rudimentali e pesanti arti 6 di legno con protesi artificiali prodotte con materiali leggeri come resine e metalli altamente tecnologici, permettendo di alleggerire il peso degli arti da sette a un chilogrammo, favorendo una migliore facilità di movimenti. La parte specialistica dello studio e organizzativa dei laboratori è stata curata e seguita dall’associazione “Time for peace” di Genova, il lato economico di tutti gli amici e benefattori dell’associazione “Insieme al terzo mondo”. Lo scopo del progetto è quello di rendere possibile a tutti i mutilati di avere protesi su stile europeo. Dopo aver realizzato ogni cosa potesse rendere più umana la vita dei suoi fratelli più poveri: dalle case più solide per riparare la popolazione dalle piogge torrenziali, un ospedale con tanto di sala operatoria, realizzata con letti e attrezzature dismesse grazie alla nuova messa a norma delle strutture ospedaliere italiane, una scuola e una mensa dove accogliere, insegnare e sfamare i bambini ogni giorno prima che i loro stessi padri possano portare via loro il cibo, così come la natura selvaggia insegna, un essiccatoio, necessario per contrastare l’alto tasso di umidità, un rudimentale acquedotto e un’approssimativa, ma funzionante centrale elettrica, oggi padre Emilio si dedica ad un’ennesima sfida umana. Come un moderno mastro Geppetto costruisce, tornisce, leviga e armonizza gambe per trasformare i suoi “burattini” in bambini e regalare loro un sorriso. Lavora sodo padre Emilio per la realizzazione di un sogno che possa, anche solo di un poco, alleviare le sofferenze di questi suoi figli sfortunati e lo sguardo incredulo delle donne e dei bambini di fronte a tanta leggerezza al momento dell’innesto del nuovo arto visualizza un sorriso di gratitudine che appaga il cuore molto più di un qualsiasi bene materiale. La fabbrica dei sogni è oggi una realtà che va progredendo e aumentando ogni giorno di più grazie alla costante presenza di questo piccolo, grande padre che ha saputo trasformare la sua fantasia in tangibile realtà di sopravvivenza più umana, regalando sogni e speranze in un mondo colpito da incubi e dolore, portando un sorriso a tutti i suoi figli che non hanno mai chiesto nulla se non una carezza e un pezzo di pane. Padre Emilio è tutto questo, e molto di più. 7 Il battito dell’Africa di Patrizia Iachino Il cuore della tua Africa batte al ritmo dei tamburi. Palpita la sera, dipinta d’ocra, quando l’oro del sole si assesta dietro l’orizzonte, mentre i contorni degli alberi si confondono col buio della notte. Palpita tua madre, che ad occhi asciutti e stretti ti offre il seno scarno e secco, cullandoti con quel suono che echeggia nel silenzio come un mantra di dolore. Palpiti anche tu, fratello mio, che diviso da quel mondo di lustrini in cui vivo, mi guardi con quegli occhi sbarrati di terrore, senza alcuna comprensione, senza colpe, né avversione, e dalle tue labbra, tristi e mute, s’alza al cielo una domanda che sfonda il vetro dell’indifferenza, aspettando una risposta che raccolga il tuo perché. 8 Parole ispiratrici “Dobbiamo allargare la nostra prospettiva nella ricerca di nuovi soci e cercare di attrarre generazioni più giovani nei nostri club. Soci più giovani aggiungono a un club punti di vista, capacità ed energie nuove; rimarranno nel club per un tempo più lungo e avranno maggiori possibilità di diventare veri leader del Rotary dopo alcuni anni di esperienza.” — Wilfrid J. Wilkinson, Presidente del RI Pensierino della sera Il motto del Presidente del Rotary International Wilfrid Wilkinson è per quest’anno rotariano : “Rotary Shares”. Nell’annuale Assemblea Internazionale è comparsa per la prima volta assoluta la traduzione in lingua italiana: “Il Rotary è condivisione”. Come noto le altre lingue utilizzate in questi ultimi anni erano, oltre all’inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il giapponese ed il coreano. La traduzione italiana ha quindi sancito il giusto riconoscimento internazionale ai Distretti italiani per il fattivo ed importante contributo a favore della Rotary Foundation. . Come sempre i messaggi che ispirano le presidenze internazionali indicano la via da seguire nell’attività di Club e quello di quest’anno ci sprona a “condividere” gli ideali rotariani, gli obiettivi del piano direttivo del Club e del Distretto ed i loro progetti programmati, in sostanza è l’invito alla “condivisione” da parte di tutti i soci dell’impegno concreto a fare Rotary. Il Rotary è magico – ha detto il Presidente Internazionale all’Assemblea di San Diego – perché consente a persone normali di fare cose straordinarie. Il Rotary consente a persone come me e come voi, le cui vite ruotano attorno alla famiglia, al lavoro e alla propria comunità, di fare qualcosa in più riuscendo a toccare la vita di altre persone. Il Rotary ci consente di aprire i nostri cuori a persone che altrimenti non avremmo mai potuto incontrare e di condividere l’amore per la nostra comunità con un’altra comunità distante migliaia di chilometri. Tutto questo perché il Rotary si basa sull’amore degli esseri umani verso altri esseri umani, chiunque essi siano e dovunque essi vivano. A.B. Cariche sociali 2008/2009 L'Assemblea dei soci del 5 Dicembre 2007 ha provveduto a rinnovare le cariche sociali per il prossimo anno rotariano, eleggendo altresì il Presidente 2009/2010. Il Consiglio Direttivo 2008/2009 ha successivamente provveduto alla nomina del Prefetto e risulta pertanto ora così costituito: Presidente: MARIA ELVIRA AMALFITANO Presidente uscente: Donatella Mascia Vice Presidenti: Alberto Bagnasco, Emma Tomaselli Presidente eletto: Marco Dodero Segretario: Enrico Gotelli Tesoriere: Pietro Vassallo Consiglieri: Michele Bellin, Andrea Bruni, Luigi De Concilio Prefetto: Mauro La Luce Vice Prefetto: Adriana Parodi 9 Riepilogo riunioni del Club nel mese di dicembre 2007 Mercoledì 5 dicembre 2007–Villa Chiossone C.so Italia 10 ore 20.00 Assemblea ordinaria e straordinaria del Club. PRESENZE SOCI: Amalfitano, Bagnasco, Barabino, Bellin, Benedetti, Bregante, Bruni, Cecconi, Dodero, Fuselli, Garaventa, Giordano, Gotelli, Gramatica, Grasso, Grimaldi, Iachino, Icardi, La Luce, La Terra, Lovisolo, Marconi, Maresca, Marrè Brunenghi, Mascia, Milintenda, Parodi Adriana, Parodi Annamaria, Piana, Savioli, Tomaselli, Traversa, Troilo, Vassallo. OSPITI: Luciano Gandini e Cristina Gironi del Rotaract Genova ospiti del Club Mercoledì 12 dicembre 2007 – Circolo Artistico Tunnel - ore 20.30 Interclub con Inner Wheel Genova, Genova Ovest, Genova Sud Ovest e Tigullio: serata di eventi e tradizioni tra arte, storia e musica con il seguente programma: ore 16 visite guidate alla scoperta dei Palazzi dei Rolli e alle bellezze artistiche meno conosciute della Città; ore 18 Santa Messa presso l’Abbazia di Santo Stefano, ore 18,30 Concerto di Natale presso la stessa Abbazia; ore 20,30 Conviviale Circolo Artistico Tunnel PRESENZE SOCI: Bagnasco, De Concilio, Dodero, Gotelli, Lovisolo, Mascia, Muratori, Parodi Adriana, Parodi Annamaria, Troilo, Viale. OSPITI: Manlio Tognoni presidente del Rotaract Ge Golfo Paradiso insieme a Irene Mura (vice presidente), Francesca D’Angelo (segretario), Carlotta Provini (prefetto) ospiti del Club CONIUGI: Barbara Lovisolo, Mariangela Dodero VISITATORI ROTARIANI: Dott. Renato Campi PCP RC Genova Golfo Paradiso e Dott. Luciano Sormani RC Genova Golfo Paradiso Mercoledì 19 dicembre 2007 – Yacht Club Italiano – Conviviale Natalizia Scambio degli auguri per il S. Natale con il seguente programma: ore 19.00 Santa Messa celebrata da P. Emilio Ratti, ore 20.00 Pranzo Natalizio e, a seguire, serata musicale. PRESENZE SOCI: Alberti, Albini, Amalfitano, Bagnasco, Barabino, Benedetti, Bregante, Bruni, Bruschetta, Cecconi, De Concilio, Dodero, Fresia, Fuselli, Giordano, Gotelli, Gramatica, Grasso, Iachino, Icardi, La Terra, Lovisolo, Marconi, Marrè Brunenghi, Mascia, Milintenda, Natoli, Parodi Adriana, Parodi Annamaria, Spadolini, Tomaselli, Traversa, Troilo, Vassallo, Viale, Viano. CONIUGI: Marina Bagnasco, Mely Benedetti, Adriana Bregante, Clara Bruni, Anna Bruschetta, Annarosa Cecconi, Mariangela Dodero, Franca Fresia, Barbara Giordano, Antonella Gramatica, Gloria Grasso, Patrizia Iachino, Rossella Icardi, Lucia La Terra, Barbara Lovisolo, Chiara Marconi, Gian Grovale, Mario Floriani, Gianni Facco, Paolo Lastrico, Ida Troilo, Antonella Vassallo, Gina Viano. OSPITI: Padre Emilio Ratti e Sig. Roberto Castagna ospiti del Club; Dott. Giacomo Leoncini e Consorte Sandra ospiti di Massimo Giordano; Dott. Gianni Carrea ospite di Carlo Iachino; Dott.ssa Punni Minuto, Dott. Attilio Zanetti e Consorte Clelia, Dott. Antonino Di Maio e Consorte Simona ospiti di Mario Viano VISITATORI ROTARIANI: Roberto Gotelli (RC Genova Golfo Paradiso) e Consorte Maria Matilde 10 Programma di gennaio 2008 Mercoledì 9 Riunione conviviale - Jolly Hotel Plaza - 20:00 Padre Emilio:Testimonianze dal Congo Mercoledì 16 Riunione conviviale - Jolly Hotel Plaza - 20:00 Dott. Stefano Bruschetta - Relazione professionale- “ABC- Agenti, Broker e Compagnie di Assicurazione: tre facce della stessa medaglia?” Mercoledì 23 Riunione conviviale - Jolly Hotel Plaza - 20:00 Ing. Roberto Adinolfi - Amministratore Delegato Ansaldo Nucleare SpA: “Energia nucleare: tabù o miraggio?” Mercoledì 30 Riunione conviviale - Jolly Hotel Plaza - 20:00 Prof. Enrico Musso - “Il Rotary: il significato di una presenza” Notiziario del Rotary Club Golfo di Genova - Distretto 2030 - Italia Responsabili: Alessandro Savioli, Francesca Gazzano www.rotarygolfodigenova.org