Dispense Chimica Inorganica III 2016-2017
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Dispense Chimica Inorganica III 2016-2017
Dipartimento di Scienze Chimiche Laurea Magistrale in Chimica Anno accademico 2016-2017 Dispense di laboratorio di Chimica Inorganica III Silvia Gross, Marta M. Natile Nicola Dengo, Giulia Mangione 2 KURATOR PROCURATORE DELLO STUDIO DI PADOVA (rivolto a Galileo) Vergessen Sie nicht ganz, daß die Republik vielleicht nicht so viel bezahlt, wie gewisse Fürsten bezahlen, daß sie aber die Freiheit der Forschung garantiert. Wir in Padua lassen sogar Protestanten als Hörer zu! Und wir verleihen ihnen den Doktorgrad. [...] Bis nach Holland weiß man, daß Venedig die Republik ist, in der die Inquisition nichts zu sagen hat. [....] Hier können Sie forschen! Non dimenticate che, se la Repubblica (di Venezia) forse non paga lautamente come certi principi, garantisce però la libertà d’indagine. Noi, a Padova, ammettiamo come auditori allo Studio persino dei protestanti! E gli conferiamo il titolo di dottore. […] Fino in Olanda è risaputo che Venezia è la Repubblica in cui l’Inquisizione non ha diritto di intervento. […]. Qui (a Padova) Voi potete effettuare le vostre ricerche! Bertolt Brecht Leben des Galilei Bertolt Brecht Vita di Galileo Si ringrazia per gli utili suggerimenti, le indicazioni e la collaborazione fornita per la redazione di queste dispense il Prof. Maurizio Casarin e il Dott. P. Dolcet. Ringraziamo inoltre il Prof. Pandolfo per le utili discussioni averci fornito il materiale per l’esperienza sui pirazolati di rame e inoltre il Dott. Stefano Diodati per la collaborazione fornita per le esperienze sulle ferriti. I testi e le referenze citati in queste dispense sono disponibili o nella Biblioteca del Centro Interchimico, o nell’ambito del Sistema Bibliotecario di Ateneo (CAPERE), o a richiesta presso i docenti. 3 4 INDICE Nota: da leggere integralmente prima di iniziare l’attività in laboratorio didattico Esperienze 0. Per procedure speciali nell’attività di laboratorio (tecnica di Schlenk, polimerizzazione UV, sintesi idrotermale) far riferimento alle slide di lezione 1. Sintesi di oxocluster tetranucleare di zirconio Zr4 2. Sintesi di materiali ibridi organici-inorganici reticolati da oxocluster di zirconio Zr4 3. Sintesi di ferrite mediante coprecipitazione di ossalati e sintesi idrotermale 4. Sintesi e caratterizzazione spettroscopica dei complessi di vanadile V(IV) (d1) 5. Chimica di coordinazione del Cu(II) 6. Sintesi chimica e biogenica di nanostrutture colloidali di argento 7. Complesso polinucleare termocromico di rame(I) 8. Polimeri di coordinazione a base di Cu(II) 9. Sintesi di sol di zolfo Materiale supplementare Testi di riferimento Lista frasi R ed S, Sistema GHS Esempio di sostanze incompatibili Tabella dei reagenti e note di sicurezza Calendario prove di laboratorio Materiale sicurezza sul sito Note importanti 1. Prima di arrivare in laboratorio, leggere con attenzione tutte le dispense ed effettuare tutti i calcoli stechiometrici richiesti dalle esperienze (nelle dispense sono indicati moli e rapporti molarti, mai i pesi necessari). 2. Prima di arrivare in laboratorio, scaricare, leggere tutte le schede di sicurezza dei reagenti da utilizzare. 3. Completare la tabella dei reagenti alla fine di queste dispense. 4. Portare in laboratorio: calcolatrice, tavola periodica, camice, quaderno di laboratorio. 5. All’inizio del laboratorio si dovranno preparare alcune delle soluzioni usate nelle esperienze 5. e 6. in comune con il gruppo che fa la stessa esperienza nello stesso giorno, quindi dovrà essere posta particolare cura a questa operazione. 5 6 1. Sintesi di oxocluster di zirconio Zr4 Obiettivi di tale esperienza sono la sintesi e la caratterizzazione spettroscopica dell’oxocluster tetranucleare (Zr4O2(OOCC(CH3)=CH2)12, Zr4) Gli oxocluster metallici sono complessi polinucleari costituiti da un numero di atomi metallici (tipicamente metalli di transizione dei primi gruppi), generalmente variabile da 2 a 12 e caratterizzati dalla presenza di legami M-O-M [1-13]. In particolare, essi si presentano generalmente in fase cristallina, come aggregati polinucleari globalmente neutri costituiti da un nucleo centrale di atomi di metallo (con numeri di coordinazione per i centri metallici compresi tra 6 e 8) connessi tra loro da ponti ad ossigeno (o idrossido) e ulteriormente stabilizzati da leganti organici aventi differenti apticità e modalità di coordinazione. Tutte i complessi polinucleari appartenenti alla categoria degli oxoclusters sintetizzate ad oggi possiedono una formula generale del tipo MxOy(OR)w(OOCR’)z (con R ed R’ generici gruppi organici ed M= Y, Ti, Zr, Hf, Ta, Nb, Ba, Mg e loro combinazioni) [1-13]. Essendo il legame tra metallo ed ossigeno più reattivo ad esempio del corrispondente legame tra silicio ed ossigeno (dovuta alla maggiore acidità di Lewis del centro metallico rispetto al silicio), tipicamente gli oxoclusters presentano una spiccata instabilità verso l’idrolisi ad opera di acqua ed umidità dell’aria, e ciò rende necessario una serie di rilevanti accorgimenti in fase di sintesi e stoccaggio dei prodotti, quali l’utilizzo di linee da vuoto e di atmosfera inerte. Tra le varie tipologie di leganti utilizzati, particolarmente vantaggiosi sono i leganti bidentati, e tra questi ampio utilizzo hanno trovato i carbossilati. In questo contesto, la sintesi viene condotta a partire da precursori del metallo (tipicamente alcossidi) ed acidi carbossilici (R-C(O)OH), che presentano vari vantaggi: formano un legame più stabile con il centro metallico, sfruttando l’effetto chelante derivato dalla loro intrinseca natura bidentata e, grazie alla variazione del gruppo R, consentono di introdurre gruppi funzionali nella struttura dell’alcossido metallico originario. La variabilità composizionale e strutturale di tali oxocluster si manifesta in diverse strutture e topologie, nuclearità (numero di atomi metallici coinvolti) variabili e in connettività (numeri e modalità di legame tra poliedri di coordinazione degli atomi metallici) estremamente variegate [4]. I primi studi sulla chimica degli oxoclusters furono condotti contestualmente ai tentativi di modificare l’intorno chimico di alcossidi metallici [3]. La loro chimica è stata poi sviluppata ampiamente, andando ad esplorare metalli e leganti di natura chimica diversa. Il meccanismo proposto (ed estesamente illustrato a lezione) per la formazione degli oxoclusters a partire da una soluzione di un alcossido metallico e di un acido carbossilico è il risultato di una serie di stadi elementari che coinvolgono il centro metallico, il quale subisce una serie di sostituzioni ad opera di leganti in competizione tra loro [14]. M(OR) j + k R'COOH M(OOCR')k (OR) j k k ROH (stadio 1) (stadio 2) R'COOR H 2 O ROH R'COOH m M(OOCR')k (OR) j k n H 2 O (stadio 3) M m(OH)2n - m (j-k) On - 2n - m (j-k) (OOCR')k m m (j-k) ROH Schema1 – Stadi di formazione di un generico oxocluster monometallico 7 Sintesi del cluster [Zr4O2 (OOCC(CH3) =CH2)12; Zr4 Da una miscela di Zr(OnBu)4 e McOH in rapporto molare 1:7, cristallizza quantitativamente, dopo circa un giorno, l’oxocluster Zr4O2(OMc)12 (Zr4) [10a]. Per i dettagli della sintesi, vedere parte sperimentale di seguito. La struttura allo stato solido è caratterizzata da quattro atomi di zirconio coplanari: i due centrali (Zr1 e Zr1A) hanno un numero di coordinazione pari a otto, mentre i due più esterni (Zr2 e Zr2A) sono eptacoordinati (Figura 2); le due coppie di atomi metallici, inoltre, sono interscambiabili per la presenza di un centro di inversione (la lettera A indica l’atomo di zirconio equivalente per simmetria a quello identificato dallo stesso numero). Due leganti oxo µ3 cappano sui due lati opposti del piano due facce triangolari Zr 3, le quali hanno ciascuna come vertice un atomo della coppia Zr2/Zr2A e condividono un lato costituito dai due atomi di zirconio centrali (Zr1 e Zr1A). Due leganti metacrilato η2 chelano l’uno Zr2 e l’altro Zr2A, mentre gli altri dieci (di tipo µ) si sistemano a ponte tra coppie di atomi di zirconio non equivalenti per simmetria. In definitiva, i centri metallici Zr1 sono coordinati da due atomi di ossigeno µ3 e da cinque provenienti da leganti metacrilato µ; quelli di tipo Zr2 sono coordinati invece da un unico atomo di ossigeno µ3, da due atomi di ossigeno appartenenti ai leganti metacrilato η2 e infine dai cinque delle molecole di metacrilato µ. Figura 2 – Struttura cristallina dell’oxocluster Zr4 Parte sperimentale Materiali 1 Kolben Linea da vuoto con trappola Dewar per azoto liquido Tappo in silicone Pistola termica Pasteur in plastica Siringhe monouso Pipette Pasteur parafilm 8 Reagenti butossido di Zr (Zr(OnBu)4 80% w/w in 1-butanolo acido metacrilico (CH2=C(CH3)COOH) (McOH) Attività sperimentale Figura 3 – Linea da vuoto (Schlenk) Sintesi del cluster [Zr4O2 (OOCC(CH3) =CH2)12; Zr4 1. anidrificare con cura un Kolben e porlo in atmosfera di azoto 2. determinare con cura la tara 3. sotto atmosfera di azoto, a circa 2 g di una soluzione di Zr(OnBu)4 (CAVEAT: è importante l’ordine di aggiunta) vengono aggiunti X mL di acido metacrilico in modo da ottenere un rapporto molare Zr: acido 1:7, sempre operando in condizioni anidre. CAVEAT: GIRARE IL KOLBEN PER FAVORIRE OMOGENEIZZAZIONE, NON AGITARE 4. dopo uno-due giorni, isolare dalle acque madri per decantazione i cristalli cubici trasparenti 5. rimuovere solvente e reagenti in eccesso in moderato vuoto (necessarie circa 2 ore) 6. pesare il Kolben con i cristalli e determinare la resa Caratterizzazione Caratterizzazione dei cristalli ottenuti all’IR e al microscopio ottico. Referenze 1 2 3 U. Schubert, J. Sol-Gel Scie. Techn. 2004, 31, 19; U. Schubert, J. Mater. Chem. 2005, 15, 3701, and references therein. (a) L.G. Hubert-Pfalzgraf, J. Mater. Chem. 2004, 14, 3113-3123; (b) L. G. Hubert-Pfalzgraf, Coord. Chem. Rev. 1998, 178-180, 967-997 9 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 S. Gross, J. Mater. Chem. 2011, 21, 853, and references therein. U. Schubert, Chem. Mater. 2001, 13, 3487; U. Schubert, Macromol. Symp. 2008, 267, 1-8, and references therein; U. Schubert, Chem. Soc. Rev., 2011, 40, 575 and references therein: U. Schubert, Accounts Chem. Res., 2007, 40, 730; G. Kickelbick, U. Schubert, Chem. Ber., 1997, 130, 473; a) G. Trimmel, S. Gross, G. Kickelbick, U. Schubert, Appl. Organom. Chem. 2001, 15, 401; F. Faccini, H. Fric; U. Schubert, E. Wendel, O. Tsetsgee, K. Müller, H. Bertagnolli, A. Venzo, S. Gross J. Mater. Chem. 2007, 17, 3297; b) M. Sangermano, S. Gross, A. Priola, G. Rizza, C. Sada, Macromol. Chem. Phys. 2007, 208, 2560. S. Gross, G. Kickelbick, M. Puchberger, U. Schubert, Monats. Chemie 2003, 134, 1053. A. Albinati, F. Faccini, S. Gross, G. Kickelbick, S. Rizzato, E. Tondello, A. Venzo Inorg. Chem. 2007, 46, 3459. F. Maratini, L. Pandolfo, M. Bendova, U. Schubert, M. Bauer, M. Rocchia, A. Venzo, E. Tondello and S. Gross, Inorganic Chemistry, 2011, 50, 489-502 G. Kickelbick, G. Kickelbick, M. P. Feth, H. Bertagnolli, M. Puchberger, D. Holzinger, S. Gross, Dalton Transactions (2002) 3892-3898 10 2. Sintesi di materiali ibridi organici-inorganici reticolati da oxocluster di zirconio Zr4 In questa esperienza, l’obiettivo è la sintesi di materiali ibridi organici-inorganici basati sull’inglobamento di oxocluster di zirconio (Zr4) funzionalizzati con gruppi metacrilato e la loro caratterizzazione mediante spettroscopia IR, comportamento al rigonfiamento (swelling), analisi termogravimetrica (TGA). I materiali ibridi inorganici-organici, ottenuti combinando a livello molecolare componenti inorganiche ed organiche, rappresentano una dei più promettenti campi di sviluppo della scienza dei materiali nanostrutturati [1-9]. Considerato infatti che gli ibridi, come suggerisce il nome, nascono dall’intima combinazione di una parte organica ed una inorganica, essi coniugano in un unico materiale, che può presentarsi in differenti forme (come materiale massivo, come strato sottile, come polvere ecc.), proprietà anche assai diverse da quelle dei materiali tradizionali. L’idea fondamentale che ha determinato lo sviluppo di questo tipo di materiali è quella di associare, su scala molecolare, unità organiche ed inorganiche, in modo tale da ottenere una combinazione sinergica delle proprietà tipiche di ognuna delle due classi di costituenti. La modifica sia della natura chimica sia delle proporzioni dei due (o più) costituenti e l’attenta ingegnerizzazione della superficie di questi materiali consentono poi di modulare le proprietà chimico-fisiche, meccaniche, morfologiche e funzionali del materiale ibrido finale. Tali materiali si configurano quindi come ideali candidati per la realizzazione di materiali per svariati ambiti tecnologici, dalla biomedica all’ottica, dalla microelettronica alla sensoristica. Recentemente sono stati utilizzati anche in catalisi eterogenea[10]. A seconda della natura dell’interazione tra parte organica ed inorganica, i materiali ibridi organici-inorganici si possono classificare in due classi: i cosiddetti ibridi di classe I, comunemente denominati nanocompositi, sfruttano interazioni deboli tra la fase inorganica dispersa e quella organica disperdente, mentre quelli di classe II sono caratterizzati da legami forti (covalenti o ionici) tra le componenti inorganiche e la matrice macromolecolare. Come menzionato, esiste potenzialmente un numero infinito di materiali ibridi, la cui variabilità deriva sia dalla natura chimica delle componenti di partenza, sia dai loro rapporti quantitativi. E’ necessario comunque sottolineare che le possibili classificazioni effettuate sui materiali ibridi non sono mai rigide, bensì suscettibili di numerose variazioni ed eccezioni, sia in termini di tipologia di componenti inorganiche ed organiche coinvolte, sia in termini di loro mutue interazioni. I materiali ibridi che verranno più estesamente trattati in questa esperienza, ovvero quelli caratterizzati dall’inglobamento di cluster inorganici in differenti tipologie di matrici polimeriche attraverso la formazione di legami chimici forti, offrono interessanti prospettive applicative in molteplici ambiti. Infatti, la parte inorganica conferisce in molti casi migliorate proprietà strutturali (es. termiche e meccaniche) alla matrice organica, ma può altresì apportare interessanti proprietà funzionali, ad esempio ottiche o magnetiche o catalitiche. A questo proposito, vale la pena sottolineare come la formazione di forti interazioni chimiche tra le componenti viene ottenuta funzionalizzando i precursori organico ed inorganico con gruppi che possano reagire a dare un legame chimico stabile. Un classico approccio alla preparazione di materiali ibridi si basa, come illustrato in figura 1, sulla funzionalizzazione di un cluster inorganico con gruppi polimerizzabili, che poi vengono fatti reagire con un opportuno monomero (ad esempio un metilmetacrilato) a dare una matrice polimerica in 11 cui le componenti inorganiche, ovvero i cluster funzionalizzati, sono omogeneamente distribuite ed ancorate chimicamente alla matrice polimerica. Figura 1 – Approccio alla sintesi di materiali ibridi rinforzati da cluster Il cluster agisce come centro di reticolazione per il polimero organico, che risulta quindi rinforzato da unità inorganiche legate in modo stabile e statisticamente distribuite nel reticolo macromolecolare. Tuttavia, in virtù della propria natura inorganica, il cluster può apportare anche interessanti proprietà funzionali. Esso assolve quindi a molteplici funzioni: 1. agendo da centro di reticolazione per la matrice polimerica che si va formando, impartisce una maggiore stabilità strutturale e meccanica al materiale; 2. ne modula l’interconnettività, e quindi anche la densità, le proprietà meccaniche e reologiche; 3. consente di introdurre all’interno del materiale specie metalliche, che possono quindi impartire all’ibrido finale proprietà funzionali estremamente interessanti (ottiche, magnetiche, elettriche/dielettriche di luminescenza ecc..) e che possono essere sfruttate per molteplici applicazioni; 4. funge da riempitivo inorganico (filler) in grado di migliorare, in analogia con quanto accade per i materiali nanocompositi, stabilità termica e meccanica del materiale. In questa esperienza, l’oxocluster tetranucleare di zirconio verrà polimerizzato con metilmetacrilato a dare una matrice polimetilmetacrilata reticolata dal cluster. A questo scopo verrà utilizzata la fotopolimerizzazione radicalica attivata da luce UV, in presenza di opportuno fotoiniziatore. In questo caso il fotoiniziatore utilizzato è IRGACURE 819 (1-idrossicicloesilfenilchetone), la cui struttura ed il cui spettro di assorbimento sono raffigurati in figura 2. ATTENZIONE: - eseguire la polimerizzazione sotto cappa - portare speciali occhiali di protezione UV 12 Figura 2 – Struttura e spettro di assorbimento di Irgacure 819 Parte sperimentale Materiali pipette Pasteur becker in polipropilene da 20 ml parafilm lampada UV (Helios Italquartz, 400 W a 230 V) occhiali UV EN 170 ancoretta Reagenti oxocluster di zirconio Zr4 sintetizzato in esperienza 1 metilmetacrilato (CH2 =CH(CH3)COO CH3) filtrate su Al2O3 Irgacure 819 (da conservare in frigo) Attività sperimentale 1. accendere la lampada UV (CAVEAT: avvertire i compagni) ed indossare opportuni DPI (occhiali EN 170). 2. a 0.5 g di oxocluster tetranucleare di zirconio (Zr4), (CAVEAT: va calcolata la massa molare dell’oxocluster) in un becker di polipropilene, vengono aggiunti x mL di metilmetacrilato in modo da ottenere un rapporto molare Zr4: MMA 1:100 oppure 1:200 oppure 1:150 (da concordare con docente) 3. agitare fino a completa dissoluzione del cluster 4. pesare con precisione l’iniziatore Irgacure 819 in percentuale pari al 2% in peso rispetto al monomero. (CAVEAT: proteggerlo dalla luce). 5. quando l’oxocluster si è sciolto versare l’iniziatore e lasciare agitare 3 minuti (con ancoretta magnetica), coprendo il contenitore con alluminio 6. posizionare rapidamente il tutto sotto la lampada UV ad una distanza di esattamente 10 cm; CAVEAT: usare occhiali EN 170 7. rimettere in frigo il MMA e l’iniziatore 8. lasciare polimerizzare per 10 minuti sotto la lampada UV 9. ripetere i punti 3-9, senza aggiunta di oxocluster e caratterizzare il campione di PMMA così ottenuto 13 10. caratterizzare all’IR il materiale ottenuto dalla polimerizzazione dell’ibrido e del PMMA, e confrontare con lo spettro IR dell’oxocluster 11. determinare il comportamento al rigonfiamento dell’ibrido e del PMMA in etilacetato Caratterizzazione IR, TGA-DSC (su campioni selezionati) Swelling (72 ore) Referenze 1 2 G. Kickelbick (Ed.), Hybrid Materials, Wiley VCH, Weinheim, Germany, 2006. P. Gomez-Romero, C. Sanchez (Eds.), Functional Hybrid Materials, Wiley VCH, Weinheim, Germany, 2004; 3 E. Ruiz-Hitzky, K. Ariga, Y. Lvov Bioinorganic Hybrid Nanomaterials Wiley VCH, Weinheim, Germany, 2008; (c) M. Lira-Cantu, P. Gomez-Romero, Recent Res. Develop. Phys. Chem. 1997, 1, 379; 4 H.S. Nalwa (Ed.) Handbook of Organic-Inorganic Hybrid Materials and Nanocomposites, Volume 1 & 2, Nanocomposites, 2003. 5 Special Issue on Organic-Inorganic Nanocomposite Chem. Mater. 2001, 13; (b) Special Issue on Organic-Inorganic Nanocomposite Monats. Chemie. 2006, 137; 6 Special Issue: 12th International Workshop on Sol-Gel Science and Technology—Part I (SOL-GEL'03); (d) Special Issue on Hybrid Materials Chem. Soc. Rev. 2011, 40. 7 Special Issue on Organic-Inorganic Nanocomposite J. Mater. Chem. 2005, 15. 8 S. Gross, J. Mater. Chem. 2011, 21, 853, and references therein. 9 M. Carraro, S. Gross, Materials 2014, 7, 3956-3989; doi:10.3390/ma7053956, and references therein. 10 M. Vigolo, S. Borsacchi, A. Sorarù, M. Geppi, B. Smarsly, P. Dolcet, S. Rizzato, M. Carraro and S. Gross Appl. Cat. B, 2016, 182, 636-644. 14 3. Sintesi di ferriti mediante metodo idrotermale Tra gli ossidi ceramici, le ferriti [Greenwood 1998], materiali aventi formula generale M’xM’’yOz (M’=Fe, Ba, Ca, Co, Mg, Mn, Sr etc.; M’’=Fe, Ti etc.), rappresentano una classe di materiali inorganici attualmente oggetto di intenso sviluppo. In particolare, le ferriti contenenti ferro (quali spinelli MFe2O4 e perovskiti MFeO3) sono materiali che attraggono grande interesse per via delle loro numerose proprietà strutturali (stabilità termica e meccanica) e funzionali (magnetiche, conduttive, catalitiche). Dal punto di vista chimico, le ferriti sono una classe di ossidi metallici dove l'atomo di ferro si trova in uno stato di ossidazione pari o superiore a III [Greenwood 1998; Cox 1995]. Le ferriti più comuni sono gli spinelli (Fig. 1, destra), la cui formula generica è MFe2O4, dove il ferro si trova in uno stato di ossidazione pari a III e M è un metallo a valenza II (più comunemente Mg, Zn, Mn, Ni, Sr o Fe): come conseguenza della loro struttura [Greenwood 1998; Tilley 2004], questi composti presentano importanti proprietà ferromagnetiche o antiferromagnetiche (a seconda della natura chimica di M) e trovano numerose applicazioni in campo elettronico (all’interno di memorie), catalitico e medico (sia in ambito terapeutico che diagnostico). Un secondo gruppo di ferriti, avente struttura perovskitica (Fig. 1, sinistra), è caratterizzato da una struttura cristallina cubica e una formula generale MFeO3, dove M è un metallo in stato di ossidazione II o III. Una ferrite in forma di perovskite può comprendere (se M è in stato di ossidazione II) un atomo di ferro nello stato di ossidazione IV, generalmente insolito; nella maggior parte di questi casi, il ferro contenuto in questi composti non si trova unicamente in questo stato di ossidazione, ma è parzialmente presente in stato di ossidazione III; per questo motivo, tali composti hanno la tendenza a presentare difettività di ossigeno e possono fungere da conduttori ionici, trovando applicazione nel campo delle celle a combustibile [Diodati 2013]. Fig. 1 Struttura di una perovskite MFeO3 (sinistra) e di uno spinello MFe2O4 (destra) Questa esperienza si prefigge di sintetizzare una ferrite (MnFe2O4) tramite il metodo della coprecipitazione degli ossalati accoppiato alla sintesi idrotermale. Quest’ultima metodologia di sintesi [Byrappa 2001; Demezeau 2008; Hayashi 2010] è basata sul far avvenire la reazione in un sistema chiuso in presenza di un solvente (acqua nel caso di sintesi idrotermali, o altri solventi nel 15 caso di sintesi solvotermali) ad una temperatura superiore al suo punto di ebollizione e ad una pressione superiore a quella atmosferica. Le pressioni elevate così raggiunte (Fig. 2) comportano rilevanti variazioni nelle proprietà del solvente (costante dielettrica, densità, viscosità) [Byrappa 2001; Schubert 2005], permettendo la rapida formazione di strutture cristalline [Diodati 2014]. Queste condizioni possono normalmente essere ottenute utilizzando un’autoclave a bomba (Fig. 3) nella quale la pressione è generata in modo autogeno in risposta al riscaldamento (e quindi la pressione cui è sottoposto il sistema è dipendente dalla temperatura di trattamento, dal grado di riempimento del contenitore e dalle proprietà chimico-fisiche del solvente). In questa particolare esperienza si utilizzerà come sistema precursore una sospensione acquosa di ossalati metallici e non si lavorerà in condizioni supercritiche, bensì sotto la temperatura critica dell’acqua. Fig. 2 Diagramma di fase dell’acqua Materiali Navicella in teflon da 23 ml per trattamento idrotermale Autoclave a bomba Becker in plastica Pipette Pasteur Cilindro graduato Agitatore/riscaldatore Ancoretta magnetica Cartina tornasole Centrifuga 16 Reagenti Acqua deionizzata Acido ossalico diidrato Sodio idrossido (10 M, da preparare) Ferro (III) cloruro esaidrato Tetraetilammonio idrossido (soluzione 20% w/w in acqua) Manganese (II) acetato tetraidrato Fig. 3 Bomba per sintesi idrotermale (acciaio inox, Parr reactor) Attività sperimentale NOTA: tutte le soluzioni sono da prepararsi in acqua deionizzata 1. in una navicella di teflon da 23 ml, preparare 10 ml di una soluzione 0.2089 M in acido ossalico diidrato, 0.0522 M in Mn(OAc)2·4H2O e 0.1045 M in FeCl3·6H2O in acqua deionizzata (Soluzione A). 2. quando i sali si sono disciolti completamente, aggiungere con una siringa 0.2 ml di soluzione al 20% di tetraetilammonio idrossido (TENOH) alla soluzione A 3. prelevare 5 ml di una soluzione 10 M dei NaOH in acqua deionizzata (CAVEAT: utilizzate un becker di plastica) (soluzione B) 4. aggiungere sotto agitazione alla soluzione A 1.5 ml di soluzione B 5. lasciare agitare la soluzione A basificata per 2 minuti 6. rimuovere l’ancoretta magnetica, sigillare la navicella e porre il tutto in un’autoclave a bomba 7. trattare la bomba per 24 ore a 135°C 8. isolare il solido risultante per centrifugazione lavando bene con acqua deionizzata (almeno 3 volte) 9. seccare il prodotto a 80°C per 6 ore (finché il prodotto non è asciutto) 17 Caratterizzazioni Determinazione della resa XRD del prodotto (il campione va macinato prima di essere consegnato per l’analisi) Caratterizzazione XRD delle ferriti La ferrite sintetizzata (MnFe2O4) sarà caratterizzata tramite XRD. In particolare si utilizzerà la formula di Scherrer [Klug 1954], che permette di correlare la misura media dei cristalliti nel composto analizzato con l’allargamento dei riflessi nel diffrattogramma (per motivi di praticità si considera l’ampiezza a mezza altezza (FWHM) del riflesso in questione). 𝐷= 𝐾𝜆 𝛽 cos 𝜃 In cui D è la dimensione media dei cristalliti, K è una costante dipendente dalla forma cristallina del campione (approssimabile a 1), 𝜆 è la lunghezza d’onda utilizzata per la misura XRD, β è la larghezza a metà altezza del riflesso (espressa in radianti) e θ la sua posizione (da notare che in genere la posizione è espressa come 2θ e va quindi dimezzata). Referenze N. N. Greenwood and A. Earnshaw, Chemistry of the Elements, 2nd Ed., Pergamon Press, India, 1998. P. A. Cox, Transition Metal Oxides : Introduction to their Electronic Structure and Properties, Oxford University Press, Oxford, U.K., 1995. R. Tilley, Understanding Solids - The Science of Materials, J. Wiley & Sons, Chichester, West Sussex, England, 2004 S. Diodati, Sintesi e caratterizzazione di ferriti nanostrutturate, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Padova, 2013 K. Byrappa and M. Yoshimura, Handbook of Hydrothermal Technology, Noyes Publications, park Ridge, New Jersey, U.S.A, 2001. G. Demazeau, J. Mater. Sci., 2008, 43, 2104-2114. H. Hayashi and Y. Hakuta, Materials, 2010, 3, 3794-3817. U. Schubert and N. Hüsing, Synthesis of inorganic materials, 2nd Ed., Wiley-VCH, Weinheim, 2005. S. Diodati, P. Dolcet, M. Casarin and S. Gross, Chem. Rev. 2015 DOI: 10.1021/acs.chemrev.5b00275 H. P. Klug and L. E. Alexander, X-Ray Diffraction Procedures for Polycrystalline and Amorphous Materials, J. Wiley & Sons, New York, 1954. S. Diodati, L. Pandolfo, S. Gialanella, A. Caneschi and S. Gross, Green and low temperature synthesis of nanocrystalline transition metal ferrites by simple wet chemistry routes, Nano Research, 2014, 7, 1027-1042 18 4. Sintesi e caratterizzazione di complessi dello ione vanadile VO2+ Gli scopi di questa esperienza sono la preparazione di complessi di vanadio(IV) (d1) e la loro caratterizzazione spettrofotometrica. In soluzioni acquose, lo ione V(IV) si trova sotto forma di ione vanadile, VO2+, del quali sono noti vari sali [Cotton 1988; Holleman 1995; Greenwood 1998]. I complessi d1 sono particolarmente interessanti dal punto di vista della spettroscopia UV-Visibile dal momento che gli spettri corrispondenti sono facilmente interpretabili, anche in presenza di distorsioni della sfera di coordinazione [Holleman 1995]. a) b) Figura 1 a) 2-piridinol 1-ossido e b) 2-piridintiol 1-ossido In questa esperienza si sintetizzeranno due diversi complessi di questo ione, rispettivamente con 2-piridinol 1-ossido e 2-piridintiol 1-ossido, entrambi con struttura piramidale a base quadrata. Tali complessi sono insolubili in acqua, ma possono essere disciolti in solventi organici. La geometria dei complessi in soluzione dipende dal potere coordinante del solvente. In un solvente non coordinante, come ad esempio CH2Cl2, la geometria rimane invariata, e la soluzione appare rosa; nel caso di un solvente coordinante, invece, il solvente può completare la sfera di coordinazione e generare un complesso ottaedrico, in equilibrio con il complesso piramidale. Un ulteriore aspetto interessante è rappresentato dal comportamento dei solventi al diminuire della temperatura. Laddove le soluzioni in CH2Cl2 e DMSO mantengono la colorazione anche quando congelate, le soluzioni in DMF si presentano di colore rosa a temperatura ambiente mentre si presentano verdi a bassa temperatura. Parte sperimentale Parte sperimentale Materiali pallone a tre colli da 250 ml un agitatore con piastra riscaldante un’ancoretta magnetica vescica da gas pinza di Hoffman filtro Büchner carta da filtro 19 cartina tornasole 1 tappo rovesciabile 1 tappo in vetro 1 rubinetto con portagomma un ago Reagenti VOSO4·x H2O 2-piridinol 1-ossido (hpo) 2-piridintiol 1-ossido (mpo) NaOH Attività sperimentale ! Lavorare in atmosfera inerte al fine di minimizzare l’ossidazione di V(IV) in ambiente basico 1. in un pallone da 250 ml disciogliere 1 mmole di VOSO4·x H2O in 100 mL di acqua 2. aggiungere sotto agitazione 2 mmoli di legante (hpo oppure di mpo) 3. portare il pH a ca. 5 mediante aggiunta di NaOH 0.1 M 4. filtrare il solido ottenuto su Büchner e lasciarlo essicare Caratterizzazione dei complessi Caratterizzare i complessi ottenuti mediante FT-IR e UV-Vis. Nel caso della spettroscopia UV-Vis, raccogliere gli spettri dissolvendo i complessi ottenuti in DMSO, DMF e CH2Cl2 (conc. 1-5 mM). Come prova ulteriore, congelare le soluzioni in azoto liquido e commentare qualitativamente eventuali variazioni nell’aspetto delle soluzioni. Referenze F. A. Cotton, G. Wilkinson, Advanced Inorganic Chemistry, 5th edition, Wiley Interscience, 1988 A. F. Holleman, N. Wiberg, Lehrbuch der Anorganischen Chemie, de Gruyter, Berlin, 1995 N. N. Greenwood and A. Earnshaw, Chemistry of the Elements, 2nd Ed., Pergamon Press, India, 1998. 20 5. Chimica di coordinazione del Cu(II) Obiettivi di questa esperienza sono la sintesi e la caratterizzazione spettroscopica di diversi complessi di rame(II) in soluzione acquosa. La configurazione elettronica dello ione di rame(II) è 3d9, alla quale corrisponde, nel caso dello ione isolato, un termine di stato fondamentale 2D, mentre in campo ottaedrico dà origine ad uno stato 2Eg. Tale configurazione dovrebbe quindi presentare spettri di assorbimento di facile interpretazione, in maniera speculare a quanto accade per gli ioni d1 (equivalenti per il formalismo elettrone-lacuna), caratterizzati quindi da un’unica banda, dovuta alla transizione interna di tipo d-d (proibita dalla regola di Laporte) 2T2g 2Eg. Questa configurazione, tuttavia, è soggetta a distorsione di Jahn-Teller quando posta in simmetria cubica (come avviene nel caso della coordinazione ottaedrica o tetraedrica), distorsione particolarmente evidente per complessi esacoordinati e che complica quindi anche l’interpretazione degli spettri UV-Visibile [Cotton 1988]. Durante questa esperienza si investigherà la chimica di coordinazione del Cu(II) andando a formare complessi di rame(II) con diversi leganti e si potranno apprezzare le variazioni cromatiche di tali complessi al variare dei leganti. Inoltre, tali osservazioni qualitative verranno integrate da spettroscopia UV-Visibile. Parte sperimentale Materiali due agitatori con piastra riscaldante due ancorette magnetiche una bilancia spatola in acciaio due becker da 500 ml becker da 100 ml provette cilindri graduati da 100 ml Reagenti soluzione 0.1 M di rame solfato pentaidrato CuSO4.5H2O soluzione 0.1 M di rame cloruro CuCl2.2H2O acido cloridrico HCl 37% soluzione 5 M di ammoniaca NH3 soluzione al 25 % v/v di etilendiammina C2H8N2 soluzione 0.1 M di sale disodico di EDTA Na2H2EDTA acido acetico glaciale CH3COOH soluzione 0.5 M di potassio esacianoferrato(II) K4Fe(CN)6 sodio ditionito (o idrosolfito) Na2S2O4 acqua deionizzata 21 Attività sperimentale PREPARARE OGNI SOLUZIONE IN COMUNE CON GRUPPO CHE FA LA STESSA ESPERIENZA NELLO STESSO GIORNO PER OGNUNA DELLE SOLUZIONI PREPARATE, RACCOGLIERE UNO SPETTRO UVVis 1. preparare 50 ml di una soluzione di CuSO4 0.1 M e 50 ml di una soluzione di CuCl2 0.1 M. 2. in ognuno dei due becker da 500 ml versare 75 ml di acqua deionizzata e mettere sotto agitazione. In un becker aggiungere 25 ml della soluzione di CuSO4 (becker A), nell’altro 25 ml di soluzione di CuCl2 (becker B). Annota ora le tue osservazioni riguardo le colorazioni. 3. Prelevare una piccola aliquota (circa 5 ml) della soluzione del becker B e aggiungere goccia a goccia l’acido cloridrico concentrato, fino a variazione nel colore. Annota ora le tue osservazioni riguardo le variazioni di colore. 4. preparare 50 ml di NH3 5 M. Portare la soluzione B ad ebollizione ed aggiungervi quindi goccia a goccia l’ammoniaca fino a che non si nota la formazione di un precipitato blu chiaro. Aggiungere goccia a goccia l’ammoniaca anche alla soluzione A (no riscaldamento), fino alla formazione di un precipitato. Annotarsi in entrambi i casi i ml aggiunti. Di che precipitati si tratta? 5. continuare ad aggiungere lentamente ammoniaca fino a quando nel becker contenente CuSO4 non compare una colorazione stabile, mentre in quello contenente rame cloruro il precipitato assume colorazione marrone-nera. Lasciar raffreddare la soluzione B. Annotarsi in entrambi i casi i ml aggiunti. Di che precipitati si tratta? 6. una volta che la sospensione si è raffreddata, aggiungere in entrambi i becker 10 mL di ammoniaca 5 M e notare le variazioni. 7. dividere in tre parti il contenuto del becker A. Qualora la colorazione fosse troppo intensa diluire la soluzione. In due di queste frazioni aggiungere acido acetico glaciale finchè non si ha una variazione di colore. 8. alla terza frazione aggiugere circa 2 ml di etilendiammina al 25% v/v. Notare la variazione di colore. 9. alle altre due frazioni aggiungere rispettivamente poche gocce di potassio esacianoferrato 0.5 M (frazione 1) e 0.5 g di sodio ditionito (frazione 2). 10. aggiungere 2 ml circa di etilendiammina nel becker B e mescolare fino a quando tutto il precipitato si dissolve. Aggiungere quindi, ad una piccola aliquota (circa 5 ml) di quest’ultima soluzione 2-3 ml di soluzione di EDTA 0.1 M. Caratterizzazione Tutte le soluzioni ottenute (comprese quelle di partenza) vengono analizzate con spettroscopia UV-Visibile. Referenze 22 F. A. Cotton, G. Wilkinson, Advanced Inorganic Chemistry, 5th edition, Wiley Interscience, 1988 A. F. Holleman, N. Wiberg, Lehrbuch der Anorganischen Chemie, de Gruyter, Berlin, 1995 (testo in tedesco, disponibile presso il docente) G. Kauffman, Inorganic coordination compounds (disponibile in Biblioteca) G. Wilkinson, Comprehensive coordination chemistry (7 volumi) (disponibile in Biblioteca) Housecroft, C. E., Sharpe A., G., Inorganic Chemistry, 4 ed., Pearson, Harlow, Edinburgh, 689 Figgis, B. N., Hitchman, M. A., Ligand Field Theory and Its Applications, 2000, Wiley and Sons, 148 – 166 G.B. Kaufmann, Inorganic Coordination Compounds, Heyden, 1981 J. C. Bailar, The chemistry of the coordination compounds, New York : Reinhold publishing Corporation, 1956 Vogel, A. I., Svehla, G., Vogel’s Textbook of Macro and Semimicro Qualitative Inorganic Chemistry, 5 ed., 1979, Longman, London, 217 Gmelins Handbuch der Anorganischem Chemie, Cu, Teil [B], 1492 23 24 6. Sintesi classica e biogenica di colloidi di argento Lo scopo di questa esperienza è la preparazione di sospensioni di nanoparticelle di argento metallico. Correlato a ciò, si effettuerà uno studio qualitativo della stabilità di tale sospensione. Per colloidi si intendono sistemi che abbiano almeno una dimensione compresa tra 1 e 1000 nm. Nanoparticelle colloidali di argento (e di oro) sono state utilizzate fin dal tempo degli antichi Romani per conferire ai vetri intense colorazioni gialle (o rosse), mentre nel XVI secolo gli artisti di Gubbio e Deruta erano rinomati per le loro ceramiche artistiche (i “lustri”, le cui brillanti colorazioni erano dovute alla presenza di nanoparticelle di argento o di lega argento-rame). Il procedimento che utilizzavano si basava su un metodo sviluppato da artisti islamici già nell’VIII secolo, e basato sulla riduzione dei sali dei metalli. Le particelle nanodimensionali d’argento, oltre che per l’arte, sono sistemi particolarmente interessanti e trovano infatti ampie e diverse applicazioni in settori quali l’ottica, la fotonica, la catalisi, la microscopia elettronica e la biochimica [Liz-Marzan 2004], e si ritrovano in prodotti di ogni giorno quali computer, cellulari, telefoni ed aspirapolveri. Queste nanoparticelle mostrano anche proprietà antibatteriche e antimicrobiche, per cui vengono utilizzate anche in saponi, detergenti, spazzolini, dentifrici, filtri per acqua ed aria ed anche in cuscini, asciugamani ed altri prodotti tessili [sito web University of Virginia – Virtual lab]. Un aspetto molto interessante delle particelle metalliche è che la loro colorazione dipende non solo dalle dimensioni, ma anche dalla forma delle stesse. Metalli come Ag, Au e Cu presentano intense oscillazioni collettive degli elettroni di superficie (fenomeno conosciuto come risonanza plasmonica di superficie, SPR), all’origine della tipica colorazione [Kreibig 1995]. Quando queste particelle hanno dimensioni dell’ordine dei nanometri queste oscillazioni sono limitate ad una superficie molto ridotta, e la colorazione cambia notevolmente. Inoltre, nel caso di nanoparticelle non sferiche, queste oscillazioni possono essere sia longitudinali (rispetto all’asse di dimensioni maggiori) che trasversali e quindi la colorazione finale dipende dalla co-presenza di questi due diversi contributi [Chen 2002, Frank 2010]. Particelle colloidali d’argento possono essere isolate utilizzando diverse procedure basate sull’uso di agenti stabilizzanti, sia in acqua che in solvente organico. In particolare, esistono svariate procedure per la sintesi di nanoparticelle d’argento in sospensione acquosa, essenzialmente basate sulla riduzione di Ag(I) ad argento elementare. In questa sede vale la pena di ricordare: (1) la riduzione da parte di vari agenti riducenti (acido citrico, sodio boroidruro ecc.); (2) la riduzione di ioni d’argento indotta da radiazione; (3) la riduzione sonochimica (attraverso l’utilizzo di ultrasuoni). La sintesi da sospensione acquosa presenta numerosi vantaggi: l’acqua è un buon solvente sia per molti ioni metallici che per una notevole varietà di molecole organiche leganti; 25 non è necessario aggiungere un ulteriore agente stabilizzante per impedire l’aggregazione delle nanoparticelle d’argento: gli ioni legati alla superficie (ioni citrato, ecc.) stabilizzano elettrostaticamente le nanoparticelle in sospensione In questa esperienza viene usato come agente stabilizzante il citrato di sodio, Na3C6H5O7. L’anione citrato C6H5O73- agisce anche da riducente, secondo la reazione (da bilanciare): 𝐴𝑔+ + 𝑁𝑎3 𝐶6 𝐻5 𝑂7 + 𝐻2 𝑂 → 𝐴𝑔0 + 𝐻3 𝐶6 𝐻5 𝑂7 + 𝑁𝑎+ + 𝐻 + + 𝑂2 ↑ Uno strato sottile di ioni citrato adsorbiti sulla superficie stabilizza stericamente ed elettrostaticamente le nanoparticelle tenendole separate l’una dall’altra ed evitandone l’aggregazione [Henglein 1999]. In queste condizioni la sospensione assorbe la luce ad una lunghezza d’onda che varia dai 400 ai 700 nm (nell’intervallo della luce visibile), in base alle dimensioni delle nanostrutture formatesi. Un’alternativa all’utilizzo di agenti chimici di sintesi come riducenti è rappresentata da estratti di origine vegetale, quali the, caffè ed estratti di geranio, peperone, cannella, e altri prodotti di origine naturale, quali ad esempio il miele. Tutti questi prodotti contengono zuccheri e polisaccaridi (quali, ad es., fruttosio, pectina, lignina), i quali presentano a loro volta proprietà riducenti e possono quindi essere sfruttati per la sintesi di nanoparticelle metalliche a partire dai sali. In questa seconda parte dell’esperienza, si utilizzerà come agente riducente del miele. Tutte le sospensioni colloidali verranno caratterizzate mediante spettroscopia di assorbimento UV-Visibile. Nella terza parte dell’esperienza, verrà aggiunto alla sospensione un elettrolita forte (tipo sodio cloruro, NaCl). In questo caso l’elevata concentrazione di ioni scherma le forze di repulsione elettrostatica tra le particelle che quindi tendono a aggregarsi. Con il procedere dell’aggregazione tra le nanostrutture e il conseguente aumento delle dimensioni, la sospensione assorbe la luce a lunghezze d’onda più elevate e il colore della sospensione vira verso il blu. Se alla sospensione viene aggiunta una grande quantità di elettrolita, precipitano aggregati di nanoparticelle. Se invece alla sospensione viene aggiunto un non-elettrolita (saccarosio) o un elettrolita debole (acido acetico) la repulsione elettrostatica tra le particelle di argento/citrato non viene modificata e la sospensione rimane stabile. Parte sperimentale Materiali sette bottigliette di vetro con tappo a vite da 20 ml 1 matraccio da 250 ml e 1 matraccio da 25 ml un agitatore con piastra riscaldante un’ancoretta magnetica una bilancia cilindri graduati da 10, 50 ml un becker da 100/250 ml due becker da 10 ml beuta da 100 ml 26 pipette graduate da 2, 10 ml propipetta una micropipetta spatola in acciaio Reagenti soluzione 1 mM di argento nitrato (AgNO3) soluzione 1 % di citrato di sodio diidrato (Na3C6H5O7·2H2O) miele acqua MilliQ soluzione 2 M di cloruro di sodio (NaCl) soluzione 2 M di zucchero (saccarosio) elettrolita debole Attività sperimentale NOTA: Tutte le soluzioni contenenti Ag e quella di citrato vanno preparate con acqua MilliQ A. Preparazione di nanoparticelle d’argento con ioni citrato 1. in un matraccio da 100 ml un gruppo a scelta prepara una soluzione 0.1 M di argento nitrato (soluzione comune) 2. ogni gruppo, a partire dalla soluzione 0.1 M di AgNO3, prepara 250 ml di soluzione 1 mM 3. in un matraccio da 25 ml preparare una soluzione all’1% p/v di sodio citrato diidrato 4. in una beuta da 100 ml portare ad ebollizione 100 ml della soluzione di argento nitrato 5. aggiungere goccia a goccia 10 ml della soluzione all’1% di citrato 6. quando la sospensione cambia colore, spegnere il riscaldamento e lasciare raffreddare B. Preparazione di nanoparticelle d’argento con miele 1. diluire 60 g di miele in 100 ml di acqua MillQ 2. prelevare 4 aliquote da 10 ml ciascuna della soluzione di AgNO3 1 mM preparata nella parte A e metterle in 4 bottigliette in vetro con tappo a vite 3. alle 4 aliquote aggiungere rispettivamente 3, 6, 9 e 12 ml di soluzione diluita di miele e mescolare con cura 4. il giorno successivo, annotare le osservazioni riguardo la variazione di colore C. Destabilizzazione della sospensione colloidale 27 1. in piccoli becker preparare 5 ml di una soluzione 2 M di NaCl, 5 ml di una soluzione 2 M di saccarosio e 5 ml di una soluzione 2 M di un elettrolita debole a scelta 2. preparare ed etichettare tre bottigliette di vetro con tappo a vite. 3. mettere 3 ml della sospensione di nanoparticelle d’argento preparata al punto A in ciascuna delle tre bottigliette di vetro. Aggiungere 1.5 ml di acqua deionizzata ad ogni bottiglietta. 4. aggiungere 5-10 gocce di una delle soluzioni preparate al punto 1 ad ognuna delle sospensioni preparate al punto 3. Annota ora le tue osservazioni. Cosa succede alle nanoparticelle in sospensione? Referenze L. M. Liz-Marzán, Materials Today, 2004, 7(2), 26-31 G. Mie, Ann. Phys. 1908, 25, 377. U. Kreibig, M. Vollmer, Optical Properties of Metal Clusters, Springer, Berlin, 1995. S. Chen, D. L. Carroll, Nano Letters, 2002, 2, 1003-1007 A. Henglein, M. Giersig, J. Phys. Chem. B 1999, 103, 9533-9539 A. J. Frank, N. Cathcart, K. E. Maly, V. Kitaev, J. Chem. Edu., 2010, 87, 1098 University of Virginia –Virtual Lab website: http://www.virlab.virginia.edu 28 7. Complesso polinucleare termocromico di rame(I) Lo scopo di questa esperienza è la sintesi di un complesso termocromico di rame (I). Il termocromismo luminescente è la caratteristica di una sostanza di variare le sue proprietà di emissione di fluorescenza in base alla temperatura. Il termine è stato coniato da H. D. Hardt nel 1973, per descrivere il comportamento del complesso che si sintetizzerà in questa esperienza, formato da Cu(I), piridina e ioduro in rapporto molare 1:1:1 [Hardt 1913]. Questo complesso è poi risultato essere un cluster tetranucleare, con struttura a cubano ed è un materiale cristallino bianco, che a temperatura ambiente mostra un’intensa luminescenza gialla, mentre se raffreddato in azoto liquido mostra una fluorescenza blu-violetta. Questo complesso viene preparato per riduzione di un sale comune di Cu(II), CuSO4 e successiva precipitazione con ioduro e piridina in acetonitrile. Nella miscela di reazione si aggiunge anche dell’acido ascorbico (spiegare il motivo nelle relazioni). Figura 2 Struttura del cluster tetranucleare Cu4py4I4 Parte sperimentale Materiali due agitatori con piastra riscaldante due ancorette magnetiche una bilancia spatola in acciaio 2 becker da 100/250 ml becker da 50 ml provette cilindri graduati da 100 ml Dewar per azoto liquido Büchner Carta filtro 29 Vial da 10 ml Reagenti rame solfato pentaidrato CuSO4.5H2O sodio solfito Na2SO3 acido solforico H2SO4 potassio ioduro KI piridina C5H5N acetonitrile CH3CN acido ascorbico C6H8O6 acqua deionizzata Attività sperimentale 1. in un becker da 50 ml, discogliere 6.5 mmol di rame solfato in 15 ml di acqua deionizzata 2. in un becker da 250 ml disciogliere 4 mmol di sodio solfito in 30 ml di acqua e, quando tutto il solido sarà disciolto, aggiungere 4 mmol di acido solforico fumante (CAVEAT: operazione da fare assolutamente sotto cappa). Cosa succede in soluzione? 3. aggiungere a quest’ultima soluzione quella di rame solfato preparata al punto 1. 4. preparare 50 ml di una soluzione contenente 6.5 mmol di KI ed aggiungerla alla soluzione risultante dal punto 3. Cosa succede in soluzione? 5. filtrare su büchner il solido ottenuto, lavandolo con 2 aliquote di acqua deionizzata 6. trasferire il precipitato (non è necessario che sia asciutto) in un becker e ridiscioglierlo in 15 ml di acetonitrile, aggiungendo successivamente 0.15 mmol di acido ascorbico e 4.5 mmol di KI. 7. in una vial da 10 ml dissolvere 6.5 mmol di piridina in 5 ml di acetonitrile (CAVEAT: operazione da fare assolutamente sotto cappa) 8. aggiungerla la soluzione di piridina alla soluzione di rame. Si noterà la formazione di una sospensione lattiginosa. Per favorire la precipitazione del cluster, dopo un paio di minuti aggiungere 25 ml di H2O. 9. filtrare su büchner il solido formatosi, lavandolo con acqua deionizzata. 10. una volta asciutto, prelevare una piccola quantità della polvere e posizionarla su un cartoncino scuro. Illuminare il campione con la lampada UV (=365 nm) 11. immergere il cartoncino contenente la polvere in azoto liquido per 15-20 s e posizionarlo velocemente nuovamente sotto la lampada UV. Caratterizzazione Caratterizzare via FT-IR ed UV-Vis il composto ottenuto. Referenze H. D. Hardt, A. Z.; Pierre, Z. Anorg. Allg. Chem.1973, 402, 107−112 C. L. Raston, A. H. White, J. Chem. Soc., Dalton Trans. 1976,2153−2156 30 8. Sintesi e caratterizzazione di polimeri di coordinazione Lo scopo di questa esperienza è la preparazione di polimeri di coordinazione basati su Cu(II) e pirazolo HPz, di formula generale –[Cu(Pz)2]n-, in cui gli ioni pirazolato si dispongono a ponte tra due ioni rame, i quali a loro volta formano una catena pressoché lineare. Questo polimero esiste in due forme. Nella forma α la geometria cristallina attorno agli atomi di Cu è tetraedrica e il polimero si presenta di colore verde; in questa esperienza, invece, si andrà a sintetizzare le forma β, di colore beige, nella quale invece l’intorno degli atomi di rame ha geometria quadrato planare. Con il procedimento di sintesi utilizzato si ottiene inizialmente la forma β idrata, di colore rosa, dove le molecole d’acqua sono solo debolmente legate agli ioni Cu(II), a formare ottaedri fortemente elongati. a) b) Figura 1 a) α-Cu(Pz)2 e b) β-Cu(Pz)2 idrato La forma anidra si ottiene per blando riscaldamento della specie rosa in vuoto; tuttavia tale polimorfo è stabile a temperatura ambiente solamente in assenza di umidità o di piccole molecole con carattere basico di Lewis. In questi polimeri di coordinazione, gli ioni Cu(II) mostrano un accoppiamento antiferromagnetico (χ=1.52 BM) con un’interazione di scambio relativamente forte. Parte sperimentale Materiali beuta da 250 ml vescica da gas pinza di Hoffman agitatore con piastra riscaldante ancoretta magnetica filtro gooch G4 1 Kolben Reagenti rame acetato idrato, Cu(CH3COO)2·H2O pirazolo C3H4N2 acetonitrile CH3CN anidro 31 Attività sperimentale 1. in una beuta dissolvere 1.0 g di rame acetato in 100 ml di acetonitrile anidro. Dopo circa 30 minuti il solido non sciolto viene filtrato su carta da filtro e trasferita in un becher da 250 ml 2. dissolvere 0.7 g di pirazolo in 5 ml di acetonitrile anidro 3. mescolare le due soluzioni, chiudere la beuta e lasciare sotto agitazione per 30 minuti Annota ora le tue osservazioni. 4. filtrare il solido ottenuto su gooch G4 per gravità e lavarlo con 3 porzioni da 10 ml di acetonitrile. 5. scaldare metà del prodotto ottenuto a 80°C, in vuoto Annota ora le tue osservazioni. Caratterizzazione dei complessi Caratterizzare i complessi ottenuti mediante FT-IR, punto di fusione. Referenze Ehlert, M. K.; Rettig, S. J.; Storr, A.; Trotter, J. Can. J. Chem. 1991, 69, 432. Cingolani, A.; Galli, S.; Masciocchi, N.; Pandolfo, L.; Pettinari, C.; Sironi, A. J. Am. Chem. Soc. 2005, 127, 6144-6145. Bencini, A.; Casarin, M.; Franco, L.; Garau, F.; Masciocchi, N.; Pandolfo, L.; Pettinari, C.; Ruzzi, M.; Vittadini, A. Inorg. Chem. 2009, 48, 4044-4051. Casarin, M.; Forrer, D.; Pandolfo, L.; Pettinari, C.; Vittadini, A. CrystEngComm. 2015, 17, 407-411. 32 9. Sintesi di sol di zolfo Un sol è generalmente definito come una dispersione colloidale di particelle solide in un fluido disperdente, che può essere liquido (sol) o gassoso (aerosol). La definizione che ne dà il Goldbook della IUPAC è “A fluid colloidal system of two or more components, e.g. a protein sol, a gold sol, an emulsion, a surfactant solution above the critical micelle concentration [1]. In questa esperienza si andranno a sintetizzare e caratterizzare, in termini di determinazione delle dimension sol colloidali di zolfo. Sol di zolfo hanno trovato in passato applicazione come fungicidi [2] e sono costituiti da particelle colloidali di zolfo elementare in sospensione. Sono idrofilici, e caratterizzati da buona re-dispersione del precipitato inizialmente formatosi, dando origine all’idrosol. Parte sperimentale Materiali pipette Pasteur pipetta graduata da 2 ml tappi in vetro pallone a tre colli da 250 ml ancoretta imbuto gocciolatore graduato imbuto di polipropilene pinze di Keck 8 provette da 15 ml da centrifuga 2 matracci da 50 ml becker da 10 ml spatola di acciaio 2 beute da 500 ml Reagenti solfito di sodio, Na2SO3 solfuro di sodio nonaidrato, Na2S ·9H2O acido solforico, H2SO4 soluzione al 98% Attività sperimentale 1. Preparare la soluzione A: sciogliere 3.24 g di Na2SO3 in 50 ml di H2O deionizzata 2. Preparare la soluzione B: sciogliere 6.4 g di Na2S·9H2O in 50 ml di H2O deionizzata 3. Preparare la soluzione C aggiungendo 2.7 g di H2SO4 in 10 ml di H2O deionizzata (sotto cappa) 4. Versare la soluzione B nel pallone a tre colli e aggiungere 1.5 ml della soluzione A alla soluzione B (sotto cappa) 33 5. Mantenendo l’agitazione costante, aggiungere goccia a goccia nel pallone la soluzione C finché non si osserva un leggero intorbidimento (circa 8 ml) 6. Aggiungere ai rimanenti 48.5 ml di soluzione A 5.5 g di H2SO4 concentrato e inserirli lentamente nel pallone. 7. Lasciar reagire 1 h sotto agitazione a temperatura ambiente 8. Separare il sol tramite centrifuga (3000 rpm per 10 minuti) usando 8 provette da centrifuga 9. Eliminare il surnatante e concentrare il prodotto in 4 provette; e lavare con 50 ml di acqua deionizzata 10.Peptizzare in 300 ml di H2O 11.Prelevare 5-10 ml di soluzione e disperderli in 300 ml di H2O 12.Dopo 24 h osservare l’eventuale formazione di precipitato. Caratterizzazione Caratterizzare i sol di zolfo tramite effetto Tyndall e DLS. Referenze [1] http://goldbook.iupac.org/S05727.html [2] Annals of the Missouri Botanical Garden, Vol. 12, No. 4 (Nov., 1925), pp. 381-418 34 Materiale supplementare TESTI DI RIFERIMENTO Appunti di lezione e lucidi di lezione (importanti anche per procedure sperimentali) Lezioni Prof. Casarin F. A. Cotton, G. Wilkinson, Advanced Inorganic Chemistry, 5th edition, Wiley Interscience, 1988 A. F. Holleman, N. Wiberg, Lehrbuch der Anorganischen Chemie, de Gruyter, Berlin, 1995 Oxtoby-Gillis-Campion Chimica Moderna, EdiSes (3 Edizione) M. Consiglio - V. Frenna - S. Orecchio, Il Laboratorio di Chimica, EdiSes G. Wilkinson, Comprehensive coordination chemistry (7 volumi) (disponibile in Biblioteca) G. Kauffman, Inorganic coordination compounds (disponibile in Biblioteca) 35 36 SOSTANZE INCOMPATIBILI Molte sostanze chimiche reagiscono in modo pericoloso quando vengono a contatto con altre. Qui di seguito elenchiamo le principali sostanze incompatibili, a titolo esemplificativo e non esaustivo. ELENCO SOSTANZE INCOMPATIBILI Acetilene con rame (tubazioni), alogeni, argento, mercurio e loro composti Acetone con miscele concentrate di acido solforico e nitrico Acido acetico con acido cromico, acido nitrico, composti contenenti idrossili, glicole etilenico, acido perclorico, perossidi e permanganati Acido cromico con acido acetico, naftalene, canfora, alcool, glicerolo, trementina e altri liquidi infiammabili Acido nitrico con acido acetico, cromico e cianogeno, anilina, carbonio. Idrogeno solforato, fluidi, gas e sostanze che vengono prontamente nitrate Acido ossalico con argento e mercurio Acido perclorico con anidride acetica, bismuto e le sue leghe, alcool, carta, legno, grassi e altre sostanze organiche Acido solfidrico con acido nitrico e ossidanti Acido solforico con clorati, perclorati, permanganati e acqua Alcoli e Polialcoli con acido nitrico Ammoniaca anidra con mercurio, alogeni, ipoclorito di calcio e fluoruro di idrogeno Ammonio nitrato con acidi, polveri metalliche, zolfo, combustibili Anilina con acido nitrico e perossido di idrogeno Argento con acetilene, acido ossalico, acido tartarico e composti ammonici Arsenico (materiali che lo contengono) con qualsiasi agente riducente Azidi con acqua Biossido di cloro con ammoniaca, metano, fosfina, idrogeno solforato Bromo con ammoniaca, acetilene, butadiene, butano, idrogeno, carburo di sodio, trementina e metalli finemente polverizzati Carbone attivo con tutti gli agenti ossidanti, ipoclorito di calcio Cianuri con acidi e alcali Clorati con sali di ammonio, acidi, polveri metalliche, zolfo, composti organici o infiammabili finemente polverizzati e carbonio Cloro con ammoniaca, acetilene, butadiene, benzina e altri derivati del petrolio, idrogeno, carburo di sodio, trementina e metalli finemente polverizzati Cloroformio con sodio e potassio Cloruri con acido solforico Diclorometano (Cloruro di metile) con sodio e potassio Diossido di cloro con ammoniaca, metano, fosfina idrogeno solforato Fluoro con tutte le altre sostanze chimiche Fosforo (bianco) con aria, ossigeno, alcali, agenti riducenti Idrocarburi in generale con fluoro, cloro, acido formico, acido cromico, perossido di sodio Idrogeno solforato con vapori di acido nitrico e gas ossidanti Iodio con acetilene e ammoniaca Ipocloriti con acidi, carbone attivo 37 Liquidi infiammabili con nitrato di ammonio, acido cromico, perossido di idrogeno, acido nitrico, perossido di sodio e alogeni Mercurio con acetilene, acido fulminico, idrogeno Metalli alcalini (es. calcio, potassio e sodio) con acqua, anidride carbonica, tetracloruro di carbonio e altri idrocarburi clorurati Nitrato di ammonio con acidi, polveri metalliche, liquidi infiammabili, clorati, nitrati, zolfo e sostanze organiche finemente polverizzate o composti infiammabili Nitriti e Nitrati con acidi Nitroparaffina con basi inorganiche, ammine Ossido di calcio acqua Ossigeno con oli, grassi, idrogeno, liquidi, solidi e gas infiammabili Pentossido di fosforo con l'acqua Perclorato di potassio con acido solforico e altri acidi Permanganato di potassio con glicerolo, glicole etilenico, benzaldeide, e acido solforico Perossido di idrogeno con cromo, rame, ferro, la maggior parte degli altri metalli e i loro sali, liquidi infiammabili e altri prodotti combustibili, anilina e nitrometano Perossido di sodio con qualsiasi sostanza ossidabile come metanolo, acido acetico glaciale, anidride acetica, benzaldeide, disolfuro di carbonio, glicerolo, acetato di etile e furfurale Potassio con tetracloruro di carbonio, diossido di carbonio, acqua, cloroformio, diclorometano Rame con acetilene, azide e perossido di idrogeno Sodio con tetracloruro di carbonio, diossido di carbonio e acqua, cloroformio, diclorometano Sodio azide con piombo, rame e altri metalli. Questo composto è comunemente usato come conservante, ma forma composti instabili ed esplosivi con i metalli. Selenio con agenti riducenti Solfuri con acidi forti Tetracloruro di carbonio sodio, potassio 38 Globally Harmonized System The Globally Harmonized System was initiated at the UN Conference on the Environment and Development in Rio de Janeiro in 1992. It aims, amongst other goals, to harmonize the classification and the hazard communication elements of chemicals (labeling and safety data sheets). The first version became available in 2003 in the form of the so called purple book (compared to the orange book for transportation). Regular updates should take place every 2 years. GHS harmonizes most classification criteria for supply and transportation and is based on the intrinsic properties of substances. GHS allows individual countries or regions to implement building blocks at their own discretion. The building blocks, however, may not be altered. Additionally there is room for Competent Authority Options and special limits for the communication of components in mixtures. Description Pictogram Hazard class and hazard category: Exploding Bomb Unstable explosives Explosives of Divisions 1.1, 1.2, 1.3, 1.4 Self reactive substances and mixtures, Types A,B Organic peroxides, Types A,B Flame Flammable gases, category 1 Flammable aerosols, categories 1,2 Flammable liquids, categories 1,2,3 Flammable solids, categories 1,2 Self-reactive substances and mixtures, Types B,C,D,E,F Pyrophoric liquids, category 1 Pyrophoric solids, category 1 Self-heating substances and mixtures, categories 1,2 Substances and mixtures, which in contact with water, emit flammable gases, categories 1,2,3 Organic peroxides, Types B,C,D,E,F Flame Over Circle Oxidizing gases, category 1 Oxidizing liquids, categories 1,2,3 39 Gas Cylinder Gases under pressure: - Compressed gases - Liquefied gases - Refrigerated liquefied gases - Dissolved gases Corrosion Corrosive to metals, category 1 Skin corrosion, categories 1A,1B,1C Serious eye damage, category 1 Skull and Crossbones Acute toxicity (oral, dermal, inhalation), categories 1,2,3 Exclamation Mark Acute toxicity (oral, dermal, inhalation), category 4 Skin irritation, category 2 Eye irritation, category 2 Skin sensitisation, category 1 Specific Target Organ Toxicity – Single exposure, category 3 Health Hazard Respiratory sensitization, category 1 Germ cell mutagenicity, categories 1A,1B,2 Carcinogenicity, categories 1A,1B,2 Reproductive toxicity, categories 1A,1B,2 Specific Target Organ Toxicity – Single exposure, categories 1,2 Specific Target Organ Toxicity – Repeated exposure, categories 1,2 Aspiration Hazard, category 1 Environment Hazardous to the aquatic environment - Acute hazard, category1 - Chronic hazard, categories 1,2 40 2 Signal words "Danger" or "Warning" 72 individual and 17 combined Hazard statements - these are assigned a unique alphanumerical code which consists of one letter and three numbers as follows: a. the letter "H" (for "hazard statement"); b. a number designating the type of hazard as follows: - "2" for physical hazards - "3" for health hazards - "4" for environmental hazards c. two numbers corresponding to the sequential numbering of hazards arising from the intrinsic properties of the substance or mixture, such as explosive properties (codes from 200 to 210), flammability (codes from 220 to 230), etc. 116 individual and 33 combined Precautionary statements – these are assigned a unique alphanumerical code which consists of one letter and three numbers as follows: a. the letter "P" (for "precautionary statement"); b. one number designating the type of precautionary statement as follows: - "1" for general precautionary statements - "2" for prevention precautionary statements - "3" for response precautionary statements - "4" for storage precautionary statements - "5" for disposal precautionary statements c. two numbers (corresponding to the sequential numbering of precautionary statements) The (Material) Safety Data sheet The Safety Data Sheet plays a prominent role in the communication of hazard communication according to the GHS. The document follows the a 16 chapter scheme format with the hazard information, including the labeling information, to be shown in section 2 (Hazard identification). In the EU the requirement is to include both the old EU and the GHS classifications during a transition period that expires June 1, 2015. The US MSDS will show the GHS classification in section 15. APAC SDS’ will follow the local GHS rules, which require minor changes in various sections. Below you will find the updated section 2 of the EU GHS SDS for Acetonitrile. 41 42 Cose utili in laboratorio IV Piano La vetreria che vi servirà per le esperienze la dovreste trovare all’interno dello stipo assegnato al vostro gruppo, se non è così fatelo presente al tecnico BILANCE STANZA 24 REAGENTI SOLIDI STANZA 24 REAGENTI LIQUIDI SOTTO CAPPA TANICHE SMALTIMENTO ALLA SX DELLA CAPPA RUB. ACQUA DEIONIZZATA INIZIO E FINE LAB. A DX UFF. TECNICO STANZA 23 PORTACHIAVI APPESI ALLA SX APPENA CHIAVI STIPI FUORI DELLA STANZA 24 DOCCIA EMERGENZA CENTRO DEL LAB. LAVAOCCHI EMERGENZA DI FIANCO ALLA DOCCIA USCITA EMERGENZA FINE LAB. SULLA SX 2 LUNGO IL CORRIDOIO 1 IN STANZA 26 5 IN LAB ESTINTORI (1 INGRESSO SULLA SX; 2 PER LATO DEL LAB; 1 SULLA 2° COLONNA IN CENTRO LAB) SOTTO OGNI CAPPA E ALLA DX DELLE ARIA COMPRESSA CAPPE MORSETTI STIPO 131(INIZIO LAB.SULLA SX) PINZE GRANDI E PICCOLE PER CONI STIPO 132(INIZIO LAB.SULLA SX) VETRERIA ADATTATORI E CIABATTE STIPO 134(INIZIO LAB.SULLA SX) BEUTE DA VUOTO STIPO 135 (INIZIO LAB.SULLA SX) SOSTEGNI STIPI 124-125-126-127 MUFFOLA STANZA 26 STUFA SULL’ULTIMO BANCO IN FONDO AL LAB SOTTO CAPPA PRESE METANO RUB. COLORE GIALLO NEI LAVANDINI AI LATI DEI BANCONI E RUB. ACQUA ACQUEDOTTO SOPRA I BANCONI RUB. DI COLORE VERDE 43 TABELLA DEI REAGENTI Da completare da parte degli studenti composto formula molecolare peso molecolare punto fusione 44 punto ebollizione densità Frasi R/S