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cosmetic
dentistry
Supplemento n. 2 di Dental Tribune Italian Edition - Anno VII, n. 5
Vol. 2 2011 • Maggio 2011
_ beauty & science
2
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Torino - Contiene nserti pubblicitari
2011
_trends
Introducing Snap on Smile
Soluzione estetica rimovibile
_expert article
Lo “stress ossidativo”
e lo sbiancamento dentale
_medicina estetica
Trattamento degli esiti cicatriziali del volto
e pori dilatati con Laser CO2 ultrapulsato
LUMINEERS BY CERINATE sono faccette in porcellana sottili quanto una lente a contatto, la loro applicazione viene effettuata senza preparazione o con minima finitura dello smalto, in un’unica seduta. Possono
essere ritoccate sia al bordo incisale che al colletto e sono le uniche che hanno una durata oltre i 20 anni,
comprovata da studi clinici. Il workshop tenuto dal dott. Giovanni Maria Gaeta illustrerà ai partecipanti le
fasi dell’impronta, dello studio del caso, della ceratura diagnostica, della realizzazione del mock-up, della scelta e caratterizzazione del colore fino all’applicazione e rifinitura delle Lumineers. Durante la giornata
del sabato verrà illustrato lo Snap-On Smile (temporanei a lungo termine in resina acetalica), la diagnosi in
fluorescenza delle lesioni del cavo orale e il laser a diodi nella gestione dei tessuti molli. L’abilitazione conseguita con la partecipazione al workshop permetterà la segnalazione del proprio studio professionale quale
Centro Autorizzato Lumineers e la garanzia illimitata per un unico rifacimento per ogni singolo elemento.
Le Lumineers vengono rilasciate al paziente con certificato di autenticità.
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editoriale _ cosmetic dentistry
Area odontoiatrica:
le sorprendenti accezioni
di un’estetica superstar
Basta una breve panoramica sui programmi di decine di congressi che si tengono quotidianamente ad ogni latitudine odontoiatrica, per osservare come l’estetica sia divenuta una componente
dominante nelle tematiche proposte. Non c’è specialità dentale, ormai, e non ci sono sigle che non si
accompagnino in qualche modo a quell’aggettivo “estetico” reperibile in ogni dove.
Massimo Boccaletti, direttore
responsabile Cosmetic Dentistry.
Considerata come specialità, l’estetica diventa interdisciplinare (leggi gli imminenti “Amici di
Brugg”), va a illuminare la protesi fissa e la ricostruzione parziale, s’infila di prepotenza ogni qualvolta
si parli di sorriso, il quale, essendo notoriamente “metà del viso”, come dice un fortunato slogan, porta
la dimensione e l’accezione del termine “estetico” a dimensioni totalizzanti, facendo sorgere l’interrogativo se la chirurgia “estetica” del volto sia un mito o una realtà, come suggerisce alla riflessione un
tema tratto dal Chirone in programma a settembre a Roma.
Leggendo vari articoli e il web troviamo queste definizioni: “L’odontoiatria estetica si occupa delle
terapie dentali con una particolare attenzione alla naturalezza; l’odontoiatria cosmetica si occupa dei
denti sani e di ciò che può essere cambiato per quanto riguarda la loro forma, il colore e l’allineamento,
per migliorarne l’aspetto e ringiovanire l’estetica del sorriso”. Ma secondo altre autorevoli fonti la vera
differenza sta nel risultato, ovvero la prima lo deve garantire, la seconda potrebbe raggiungerlo.
A cosa sia dovuto il fenomeno di questa esplosione concettuale e terminologica lasciamo ad altri,
più esperti, dire. A noi spetta solamente rilevare quasi il paradosso che oggi l’odontoiatria sembra sia
divenuta ormai “estetica”, oppure non è. Persino l’Unidi, organizzatrice di Expodental, nell’annunciare l’edizione di ottobre è ricorsa ad un abbinamento “estetico” che sta riscuotendo grande interesse. Denominato “Scienza e Magnificenza” (Science e Magnificence), lo slogan ispiratore della tornata
prevede l’accostamento visivo tra uno sguardo d’insieme sulla Città eterna (magnificence) con una
“panoramica RX” (science), tra le colonne del foro (ancora magnificence) e i perni moncone (ancora
science), tra un ponte sul Tevere e quello in bocca che ben conoscono dentisti e pazienti.
Anche in questo caso a contatto con le bellezze della Città eterna, la scienza del dentale diventa
paradossalmente odontoiatria estetica, “illuminandosi d’immenso”.
_Massimo Boccaletti
cosmetic
dentistry
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sommario _ cosmetic dentistry
10
| editoriale
03
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| industry report
Area odontoiatrica: le sorprendenti accezioni
di un’estetica superstar
32
_Massimo Boccaletti
_sbiancamento
Sbiancamento dentale. Nuovi mezzi e nuovi metodi
applicativi a disposizione dell’igienista dentale
_M. Ricci, C. Lorenzi, A. Lanatà, A.M. Genovesi
| fatti e opinioni
06
_ricerca
Progetto europeo EsCarCel: fattori di rischio
connessi all’usura e ipersensibilità dentale
08
_medicina estetica
Accertarsi su che cosa si inietta prima
di riempire le rughe del viso
10
_intervista
Il sorriso leggibile di Sandra Milo
intervistata da Gianna Maria Nardi
| medicina estetica
36
_attualità
Un salto dal chirurgo estetico
per festeggiare un divorzio
37
_case report
Trattamento degli esiti cicatriziali del volto e pori
dilatati con Laser CO2 ultrapulsato MX7000
40
_fatti e opinioni
Tutti i motivi per scegliere un filler italiano
_E. Costa
| trends
12
_protesistica
Introducing Snap on Smile
Soluzione estetica rimovibile ad interim
in resina acetalica cristallizzata
| notizie dalle aziende
44
| meeting
_G.M. Gaeta, M. Rizzo
18
_conservativa
L’evoluzione della odontoiatria conservativa
46
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_G. Freedman
| expert article
25
_cosmetic events
Inaugurate le Terme in pieno Centro Storico
a Bologna
Alla Dental School di Torino le terze giornate
piemontesi di chirurgia odontostomatologica
_M. Scoletta
_sbiancamento
Lo “stress ossidativo” e lo sbiancamento dentale
| l’editore
_A. Finco, G.M. Nardi
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04
_prodotti
cosmetic
dentistry
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_gerenza
37
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fatti e opinioni_ricerca
Progetto europeo EsCarCel:
fattori di rischio connessi all’usura
e ipersensibilità dentale
Il Progetto è stato presentato all’ultimo
Collegio dei Docenti di Odontoiatria
a Siena
06
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Lo scorso 16 aprile, al Congresso dei Docenti
che si è tenuto nelle doppie sedi di Firenze e Siena, è stato presentato dalla professoressa Livia
Ottolenghi – responsabile del progetto EsCarCel
per l’Italia e Ordinario di Odontoiatria preventiva
e di comunità dell’Università “Sapienza” di Roma
– e dal prof. Corrado Paganelli – responsabile
dei rapporti internazionali in Odontoiatria del
Ministero della Salute. Il progetto, che in Italia
coinvolgerà 700 pazienti, ha lo scopo di identificare con precisione i fattori di rischio connessi
all'usura dentale e costituire anche una “rete”
di sorveglianza odontoiatrica per individuare e
trattare i pazienti.
“Il progetto è mirato a fornire una fotografia dinamica dell’usura dentale in Europa e
consentirà un’azione specifica ed efficace per
individuare i soggetti più a rischio ed ottenere i
finanziamenti per la ricerca”, commenta Corrado
Paganelli.
“L’usura dentale consiste in una perdita di
materiale mineralizzato del dente – spiega Livia
Ottolenghi –.
Si riconosce facilmente perché si manifesta
quasi sempre nella zona del colletto del dente,
ovvero vicino al confine con la gengiva, e perché
le lesioni sono lisce e levigate, di solito sensibili
quando si toccano; le carie, invece, sono quasi
sempre pigmentate e dolenti. Purtroppo la perdita dello smalto è irreversibile e rende il dente
più fragile aumentando in modo considerevole
l’ipersensibilità dentale”.
Quasi tutte le cause della perdita di smalto
dei denti derivano dalle cattive abitudini o da
piccoli problemi dentali trascurati. “Un italiano
su due sbaglia la scelta dello spazzolino – riferisce Ottolenghi –. Questo accade anche, e soprattutto, perché tuttora pochi si consigliano con il
dentista o con l’igienista dentale per sapere qual
è il tipo di setola o di testina più adatto alle proprie esigenze, così molti acquistano il primo prodotto che capita”.
Otto italiani su dieci hanno la superficie di
gran parte della dentatura rovinata e priva di
smalto per colpa di cattive abitudini che facili-
tano l’usura dentale: basta mordicchiare le unghie o il cappuccio della penna più di mezz’ora
al giorno perché si corra il rischio di perdita dello
smalto. Pericolosi anche i piercing alla lingua o
alle labbra, scelti da circa il 10% dei giovani: nel
60% dei casi erodono lo smalto o lo fratturano
addirittura”.
In un ulteriore 30% dei casi, le lesioni dentali
sono provocate da abitudini alimentari sbagliate:
alcuni cibi, ad esempio gli agrumi o le fragole se
consumati di continuo, sono molto acidi e possono intaccare lo smalto, per cui immediatamente dopo averli mangiati la bocca dovrebbe essere
sciacquata.
“Il vero rischio è però costituito soprattutto
dal consumo frequente di bevande gassate – avverte Ottolenghi –.
Sono infatti estremamente erosive nei confronti dello smalto perché molto acide. Se il
consumo è elevato, il pericolo di erosioni dentali
aumenta addirittura di cinque volte rispetto al
normale. Questo rischio è particolarmente alto
se il consumo delle bevande avviene a piccoli
sorsi: in questo modo, infatti, l’acidificazione della bocca è maggiore perché la saliva non riesce
a riequilibrare l’acidità orale, e non c’è una fase
di “recupero” e riposo per la bocca. Inutile poi
scegliere i prodotti senza zucchero, perché diversamente dalla carie, che è correlata agli zuccheri
presenti nel cibo, l’usura dentale dipende dall’acidità della bevanda. Per evitare l’erosione dentale
bisognerebbe dissetarsi con l’acqua o con un bel
bicchiere di latte, che sembra avere capacità protettive nei confronti dello smalto.
“C’è anche un altro motivo di usura dentale,
spesso sottovalutato: la presenza di un disturbo
di malocclusione – sottolinea Paganelli –.
Purtroppo le malocclusioni, che riguardano circa il 30% della popolazione, sono spesso
ignorate dai pazienti, anche se le lesioni dello
smalto sono irreversibili.
Per rallentare l’erosione, però, possono essere utilizzati prodotti protettivi e remineralizzanti
dietro consiglio del dentista o dell’igienista dentale”, conclude Paganelli.
SICOI
Società Italiana di
Chirurgia Orale ed Implantologia
XXI CONGRESSO INTERNAZIONALE
Consensus conference sul trattamento dei siti atrofici:
Come, quando e perchè utilizzare una tecnica chirurgica
MILANO 7-8 Ottobre 2011
Marriott Hotel - Via Washington
Con il Patrocinio di:
OMCEO
Milano
Programma
Sessione Odontoiatri - Venerdì, 7 Ottobre 2011
Corsi precongressuali aziende
Sessione Igienisti - Sabato, 8 Ottobre 2011
Registrazione dei Partecipanti
Saluto del Presidente Eletto SICOI Antonio Barone
Pausa e visita al salone espositivo
Cerimonia di apertura Congresso Internazionale
Saluto del Presidente SICOI Andrea Edoardo Bianchi
e delle Autorità Enrico Felice Gherlone
Moderatori: Franco SANTORO, Ugo COVANI
Roberto BRUSATI
L’innesto di osso autologo è da considerarsi ancora il gold standard
per la normalizzazione di un sito edentulo?
(Is the autogenous bone still the gold standard in the treatment of ridge atrophy?)
Moderatori: Giampietro FARRONATO, Francesco VEDOVE
Marialice BOLDI – Clelia MAZZA
La centralità del paziente nella terapia implantare
(The centrality of the patient in implant therapy)
Coffee break
Annamaria GENOVESI
Igiene Implantare “customized”
(“Customized” implant hygiene)
Adriano PIATTELLI
Laura Antonia MARINO
Visita al salone espositivo durante il coffee break
Carlo TINTI
Discussione e sospensione dei lavori
Pausa e visita al salone espositivo
Massimo SIMION
Gianna Maria NARDI
L’utilizzo dei biomateriali: quali e con che indicazioni possono dare risultati
predicibili? (Biomaterials: how can we have predictable results?)
Prevenzione e impianti: una filosofia o una pratica clinica quotidiana?
(Implant maintenance: a philosophical idea or a daily clinical practice?)
Rigenerazione ossea verticale: cosa possiamo dire dopo 15 anni di esperienza clinica
(Vertical bone augmentation: 15 years of clinical experience)
Rigenerazione ossea e biomateriali. Stato dell’arte e future prospettive
(Bone regeneration and biomaterials. State of the art and future perspectives)
Discussione e sospensione dei lavori
Assemblea Soci Attivi
Sabato, 8 Ottobre 2011
Lombardia
Moderatori: Alfonso CAIAZZO, Jason MOTTA JONES
Criteri di successo nella terapia chirurgica: ruolo dell’igiene domiciliare
e professionale
(Success criteria for oral surgery: importance of professional and daily oral hygiene)
Elisabetta POLIZZI
Gestione del paziente implantare riabilitato in zirconia
(Patient’s management for implant supported zirconia rehabilitations)
Discussione e chiusura dei lavori
Moderatori: Roberto WEINSTEIN, Roberto Felice GRASSI
Eduardo ANITUA
Associazione tra PGRF e impianti corti nelle atrofie estreme
(PGRF and short implants in the treatment of severe ridge atrophy)
Major Sponsor
Publishing Sponsor
Henry SALAMA
Gestione dei tessuti molli con innesti di osso omologo
(Bone allograft and soft tissue management)
Visita al salone espositivo durante il coffee break
Stephen S.WALLACE
Quale tecnica e che materiale per il rialzo del pavimento del seno mascellare?
(What surgical technique and biomaterial in maxillary sinus augmentation?)
Fouad KHOURY
Innesti di osso autologo con prelievi endorali a scopo preimplantare
(Autogenous bone graft with intra-oral harvesting technique)
Karl-Ludwig ACKERMANN
Ruolo della distrazione ossea nell'area del sorriso
(Distraction osteogenesis in the anterior zone)
Discussione e sospensione dei lavori
Pausa e visita al salone espositivo
Moderatori: Aldo Bruno GIANNÌ, Matteo CHIAPASCO
Carlo MANGANO
Biomateriali porosi e cellule staminali nella chirurgia ossea rigenerativa
(Mesenchymal stem cells and porous biomaterials for GBR)
Daniel WISMEIJER
Nuove soluzioni digitali per il trattamento implantare nel mascellare atrofico
(New digital solutions in the implant treatment of the atrophic maxilla)
Break
Gilberto SAMMARTINO
La ricostruzione ossea delle zone estetiche: management dei tessuti duri e molli
(Bone augmentation in the esthetic areas: hard and soft tissues management)
Alberto REBAUDI
La chirurgia guidata come ausilio alla diagnosi e al trattamento corretto
delle creste atrofiche posteriori
(Computerized guided surgery in the diagnosis and treatment of severe ridge atrophy)
Discussione, verifica ECM e chiusura Convegno
Divisione Editrice
www.sicoi.it
Iscrizioni ed informazioni su:
Segreteria Delegata e Organizzativa SICOI
Tel. 0521.290191 [email protected]
www.mvcongressi.it
fatti e opinioni_medicina estetica
Accertarsi su che cosa
si inietta prima di riempire
le rughe del viso
_Da tempo è diffuso l’uso, in chirurgia
estetica, della tossina botulinica per riempire
le rughe del viso, ma bisogna fare attenzione
quando si sceglie di sottoporsi al trattamento.
Lo ricorda l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco)
in una circolare ai medici, nella quale si ricorda
che la tossina botulinica è un medicinale che va
usato seguendo certe avvertenze. Le reazioni avverse al botulino sono rare, ma possono essere
anche molto gravi, causate generalmente dalla
diffusione della tossina in aree del corpo lontane
dal sito di iniezione con possibile debolezza muscolare e difficoltà di deglutizione.
L’Aifa sottolinea, inoltre, che bisogna prescriverlo con estrema prudenza ai pazienti che
hanno sofferto o soffrono di patologie neurologiche.
I vari farmaci con tossina botulinica disponibili in Italia (Botox, Dysport, Neurobloc e Vistabex), infatti, non sono uguali e perciò non possono essere usati a discrezione del paziente, che
è tenuto a rivolgersi a medici esperti che sappiano informarlo dei rischi connessi. All’Aifa sono
giunte diverse segnalazioni di reazioni avverse
da botulino dal Servizio di farmacovigilanza del
Ministero della Salute.
Risulta infatti essere usato non solo per ridurre le rughe verticali fra le sopracciglia (zona
per la quale il trattamento è autorizzato), ma
anche sul resto del viso e collo, in quantità superiori alla norma e con applicazioni ad intervalli di
tempo inferiori a quelli permessi.
Non è solo responsabilità dei pazienti se viene usato in questa maniera, ma anche dei medici: il chirurgo estetico belga Koenraad De Boulle,
della Aalst Dermatology Group, ha pubblicato
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cosmetic
dentistry
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uno studio sulla rivista Pharmacotherapy, nel
quale afferma che si possono ottenere ottimi
risultati estetici iniettando la tossina botulinica
sulle rughe alla radice del naso e della fronte,
sulle zampe di gallina, sulle rughe naso-labiali,
delle labbra, delle guance e del collo, nonché su
vari tipi di asimmetrie del volto. In America il suo
uso per ridurre le rughe è l’intervento estetico
più effettuato: oltre 4 milioni di persone che lo
hanno provato nel 2008, come comunica l’American Society of Plastic Surgeons, associazione
dei chirurghi plastici d’oltre oceano. Anche in
Italia il trattamento sta aumentando, con quasi
100 mila richieste all’anno.
In aumento anche le società che producono
la tossina botulinica: oltre allo storico prodotto
Vistabex della Allergan, sono ora sul mercato
anche la Solstice Neurosciences (Stati Uniti), Ipsen (Inghilterra), Merz (Germania) e la Medy-tox,
casa farmaceutica coreana che commercializza il
suo prodotto in Nord Africa, Russia, Messico ed
Europa dell’Est. Il Lanzhou Institute cinese copre
infine i mercati asiatici e sudamericani.
De Boulle ricorda che i prodotti non sono
interscambiabili fra loro, in quanto differiscono
per quantità di tossina contenuta, purificazione,
potenza, efficacia, durata e migrazione del prodotto in aree diverse da quella di iniezione, con
effetti indesiderati anche gravi.
Ma la questione investe anche la sicurezza:
quelli prodotti in America e in Europa, testati
scientificamente, sono giudicati clinicamente
sicuri, mentre per le tossine botuliniche cinesi e
coreane mancano studi clinici pubblicati su riviste scientifiche. I ricercatori della Cranley Clinic
di Londra e specialisti di Santa Monica, in Ca-
fatti e opinioni_medicina estetica
lifornia, hanno recentemente confrontato i due
prodotti con tossina botulinica più usati al mondo (Botox e Dysport) in uno studio su 62 pazienti
quarantenni pubblicato sul Journal of American
Academy of Dermatology. Le differenze emerse
non erano piccole: dopo tre mesi dall’iniezione,
il 77% di chi era stato trattato col Botox conservava l’effetto estetico desiderato, mentre la
percentuale scendeva al 59% fra coloro cui era
stato iniettato il Dysport.
Purtroppo è facile che i farmaci botulinici
a buon mercato si diffondano in vari Paesi, ed
è poi difficile risalire al farmaco iniettato dopo
il manifestarsi degli effetti indesiderati. Così la
pensa Marcella Ribuffo, dirigente medico dell’Idi
(Istituto Dermopatico dell’Immacolata) di Roma,
che porta anche una sua testimonianza su una
paziente di 38 anni, la quale inizialmente presentava un eritema resistente con febbre altissima,
disturbi alla deglutizione e arrossamenti nei punti in cui era stata iniettata la tossina. La donna
ne aveva ricevute due dosi a distanza di un paio
di mesi. La febbre restava molto alta e resistente
ad antibiotici e cortisone; la patologia si evolse in
una dermatomiosite (ove gli anticorpi attaccano
i muscoli), c’era anche difficoltà nel deglutire. I
dottori l’hanno trattata con le immunoglobuline,
ma non hanno potuto pronunciarsi sull’evoluzione del quadro clinico. Preoccupati dal fatto di
non sapere di che marca fosse il botulino iniettato alla paziente, non potevano individuare la
sostanza alla fonte della reazione avversa perché
non esiste letteratura scientifica in merito.
Dunque, se proprio ci si vuol iniettare il botulino per distendere le rughe, bisogna diffidare dei
prodotti a basso costo, privilegiando quelli noti
e sperimentati in Italia. Fondamentale è, inoltre,
rivolgersi a uno specialista esperto.
La dermatologa e farmacologa milanese Velia Colombo, che ha trattato con successo una
paziente andata in shock anafilattico, spiega che
è importante recarsi in studi medici dove siano
presenti farmaci d’emergenza e dottori capaci di
riconoscere ai primi sintomi una reazione avversa, fronteggiandola adeguatamente.
Alcune donne effettuano le iniezioni botuliniche nei Centri estetici e poi si recano dal chirurgo per lo stesso trattamento senza rivelargli
che lo hanno già subito. Per la Colombo è indispensabile conoscere la tossina da iniettare per
la somministrazione successiva di altri iniettivi, e
per sapere cosa fare in caso di reazioni avverse.
Nonostante ciò solo lo 0,8% dei medici mostra al paziente la confezione del filler che sta
per iniettare e solo il 5,2% dei pazienti chiede di
saperne di più, secondo una indagine condotta
dalla Physician Coalition for Injectable, gruppo di
medici affiliato alle maggiori società scientifiche
americane di chirurghi plastici e oculisti (Asaps,
Aafprs e Asoprs).
Queste stesse società hanno redatto una serie di norme-guida da ricordare, tra cui citiamo
le seguenti: rivolgersi solo a medici qualificati e
opportunamente formati sull’uso di fillers e botulino; scegliere solo iniettivi autorizzati esclusivamente per uso estetico e non prodotti , autorizzati per altri scopi e adattati per uso cosmetico;
rifiutare farmaci definiti “generici” o “sostitutivi”
degli originali; informarsi sul contenuto di fiale e
boccette prima di farsele iniettare; non accettare
prezzi stracciati o sconti notevoli; non farsi iniettare i prodotti a casa, in occasione di meeting e
manifestazioni, alle feste, nelle Spa, alle terme,
dal parrucchiere e in altri luoghi non medici; non
scegliere mai d’impulso, ma informarsi prima su
caratteristiche, effetti, durata, precauzioni e rischi del farmaco; avvisare il medico di eventuali
trattamenti estetici già effettuati.
Insomma: attenzione, ragionevolezza e cautela possono aiutare le donne che vogliono apparire più giovani a non avere brutte sorprese.
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fatti e opinioni_intervista
Il sorriso leggibile di Sandra Milo
intervistata da Gianna Maria Nardi
Chi è Sandra Milo?
Una donna sincera, coraggiosa, senza tante
paure, che si piace. Sono contenta di essere quella che sono e di piacere.
Il suo modo si sorridere è stato vissuto
come dissacrante e disarmante, una specie
di “birimbao” scanzonato. È tutto costruito?
Assolutamente no. Il mio è un sorriso naturalmente spontaneo, “divertito” direi.
Divertito da che?
Da tutto: dal piacere di vedere gli altri attorno a me, osservare la natura, gli alberi, la luce, il
calore del sole e la gente.
È sempre solo allegria?
Alcune volte è un’arma di difesa da situazioni di imbarazzo che ti procurano una ferita.
Rispondere con un mezzo sorriso sulla bocca ti
dà comunque una sensazione di benessere che
riesce a risolvere quegli attimi di sconcerto. È
saggio non esternare i problemi e tenerseli per
sé, e sprigionare energia positiva sempre e comunque. Pensi che a 12 anni, da adolescente, lavoravo in uno studio fotografico e mi divertivo a
ritoccare quelle che all’epoca venivano chiamate
le “lastre fotografiche”, per rendere tutti più belli.
Ero una specie di chirurgo estetico della fotografia, ma non tutti apprezzavano perché spesso li
trasformavo tanto da renderli belli e perfetti, ma
così distanti dall’immagine reale. Pensavo ingenuamente di far loro un regalo…
Oggi fanno la stessa cosa i grafici con
Photoshop, lei ha anticipato i tempi! Ma, a
proposito di chirurgia estetica, qual è il suo
giudizio?
Penso sia meraviglioso avere per tutti la possibilità di migliorarsi per sentirsi bene. Purtroppo
noi donne siamo perfezioniste, quindi sempre
più spesso si vedono interventi di ritocco multipli, operazioni così violente da far perdere quella
morbidezza dei lineamenti rendendola non più
attraente. Venticinque anni fa cominciai a sotto-
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pormi alla chirurgia estetica, ma un intervento in
particolare venne malissimo. Oggi non lo rifarei,
sono pentita. Credo siano più opportuni piccoli
interventi che non stravolgano l’espressione e
lascino trasparire la spiritualità di uno sguardo.
Il suo ultimo impegno cinematografico l’ha vista interprete nel cortometraggio
Viva Zappatore di Massimiliano Verdesca, in
concorso al XII Festival del Cinema Europeo
di Lecce. Che parte interpreta?
Un personaggio sconvolgente. Sono la nonna del protagonista, una circense divenuta una
metallara che balla il rock duro in un mondo piccolo borghese di un minuscolo paese di provincia. Una donna che, anche se nonna, rompe gli
schemi e poi muore.
Che rapporto ha con la morte?
Bellissimo. Credo ci siano delle persone mai
state vive. Io assurdamente credo che invece la
vita non mi abbandonerà mai. Sono consapevole
che il corpo si consuma come una candela, ma
alcune cose di noi che vivono oltre la vita rimangono per sempre.
Musa ispiratrice del grande Federico Fellini. Che cosa le ha lasciato il suo incontro?
Un grande amore durato 17 lunghissimi anni,
che ci ha consentito di vivere una bellissima favola dove non entravano le piccole seccature
quotidiane. Come in un film fuori dalla realtà,
come in un sogno.
Il cinema è un sogno?
No, il sogno è magico, il cinema no. Il vero
sogno è l’amore.
Quanto cura la salute del sorriso?
Sono abbastanza attenta perché voglio conservare i miei denti naturali. Non amo interventi protesici anche quando sono molto estetici,
bianchi in maniera innaturale. Perdono tuttavia
di fascino perché rendono il sorriso illeggibile,
artefatto, esattamente come la chirurgia estetica
esasperata dei volti.
content_cosmetic dentistry
Un sorriso deve riuscire ad andare oltre l’apparenza.
È stato difficile essere mamma?
Essere mamma è difficile sempre e per tutti.
Non si nasce genitori, si nasce figli, e non esistono linee guida comportamentali che tengano.
Per affermare la propria identità un figlio deve
mettere in discussione la madre, i genitori, per
ritrovarsi dopo questo difficile percorso di crescita. È una fase della vita.
I suoi figli lavorano nel cinema?
No, mia figlia è una brava affermata giornalista e mio figlio è tragicamente disoccupato. I
giovani sono lontani da scelte semplici, tutto è
più complicato e non si accetta di fare i mestieri
più modesti di una volta. Le tecnologie avanzate credo abbiano ucciso i sentimenti. Comunque
sono costose: computer, web, cellulari. È stato un
bel momento quello dei festeggiamenti dell’Unità
d’Italia, per riscoprire i valori della patria, fino al
canto emozionato dell’Inno di Mameli. Abbiamo
bisogno di riscoprire i valori di famiglia, patria e
religione.
E il matrimonio? È stata sposata con due
medici: è difficile essere moglie di un medico?
Essere sposata ad un medico significa che se
sei malata, tuo marito medico non ti cura!
Come immagina il futuro?
Non ho mai pensato né al passato né al futuro. Il momento che vivi è l’unica certezza vera.
Vede, mentre io e lei parliamo, è già passato. La
vita è adesso.
Cosa è la bellezza?
Oggi sono in tanti ad essere belli nel fisico,
ma la bellezza straordinaria che hai dentro è più
difficile ritrovarla: devi scavare dentro di te fino
in fondo. Danny Kay [famoso attore statunitense,
NdR] diceva: “La cattedrale è nel tuo cuore”.
Qual è il suo motto?
“Lassù qualcuno mi ama”.
_Gianna Maria Nardi
abbiamo
un sorriso
per tutti
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trends_protesistica
Introducing Snap on Smile
Soluzione estetica rimovibile ad interim
in resina acetalica cristallizzata
Autori_Giovanni Maria Gaeta DDS, Michelangelo Rizzo DDS, Italia
_Introduzione
Fig. 1_Snap on Smile.
Fig. 1
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cosmetic
dentistry
2_2011
L’obiettivo di qualsiasi forma di riabilitazione
orale-protesica rimovibile è quello di recuperare
le disfunzioni originanti da un’invalidità dentale
e di prevenire l’ulteriore deterioramento del sistema stomatognatico nonché restituire al paziente
l’equilibrio psicologico di un’estetica adeguata
che gli consenta un’armonica vita di relazione.
Spesso, tuttavia, il raggiungimento di questo
obiettivo non è così semplice.
Le difficoltà sono in relazione al grado di
accettazione psicologica da parte del paziente
di una protesi rimovibile, al problema dell’ingombro della superficie mucosa palatina o linguale e ai fastidi legati alla difficoltà determinata dal tipo di dispositivo che limita l’igiene
fisiologica. Inoltre, anche se la protesi è stata
costruita in modo corretto, non è possibile impedire una certa dinamica spontanea con ripercussioni a carico dei tessuti della cavità orale.
Ad oggi abbiamo a disposizione diverse soluzioni, ma nessuna di queste è in grado di soddisfare completamente i tre requisiti fondamentali
di risolvere i problemi funzionali masticatori, di
essere gradevolmente estetica e di richiedere un
approccio terapeutico non invasivo.
Lo scopo di questo case report è quello di
presentare e introdurre una alternativa che mira
ad integrare i tre principi di estetica, funzione
ed accettazione psicologica con una soluzione
semplice e innovativa: lo Snap on Smile.
_Lo Snap on Smile è un dispositivo protesico rimovibile brevettato costruito interamente
in resina acetalica cristallizzata che sfrutta l’appoggio dentario residuo con la completa ricopertura dello stesso che ne diventerà l’elemento
di ritenzione.
Il vantaggio principale è legato all’assenza di
placche ad appoggio mucoso e di ganci di ritenzione e dalla possibilità di miglioramento estetico dei denti residui che sono ricoperti completamente dalla resina acetalica con uniformità di
forma e di colore con quelli sostituiti come per
un manufatto protesico fisso.
Lo Snap potrà così essere utilizzato non solo
nei casi di sostituzione di elementi mancanti ma
anche come miglioramento estetico temporaneo in caso di anomalie di forma e di posizione
dentaria, nei casi di necessità di aumento della dimensione verticale, come provvisorio pre
e/o post chirurgia implantare o come soluzione
estetico funzionale nei pazienti con condizione
trends_protesistica
di salute generale compromessa, o nei pazienti
anziani in sostituzione delle tradizionali soluzioni proteiche scheletriche, in resina o in nailon
(Fig. 1). È possibile anche utilizzare lo Snap solo
come enhancement estetico, senza aumentare la
dimensione verticale mediante una opportuna
apertura in corrispondenza degli elementi diatorici; nel caso di morsi profondi, lo Snap può essere forato in corrispondenza delle zone di contatto
dentario anteriore senza far variare l’occlusione
del paziente (Fig. 2). Lo Snap può essere utilizzato anche in caso di selle edentule con flange per
l’adattamento mucoso e per la sostituzione di un
massimo di tre elementi intermedi.
Può essere anche parziale (Snap-it) per la riabilitazione di un solo quadrante (Fig. 3).
La resina acetalica è un polimero cristallino
costituito da catene in cui si ripetono un gruppo
metilene e un atomo di ossigeno (ossimetilene),
che fornisce una materia plastica di alta resistenza e a costo relativamente basso.
Nota anche con i nomi commerciali di Delrin,
Kepital, Kematal e Ertacetal, le resine acetaliche,
poliossimetileni (POM), si sono rese particolarmente adatte a prendere il posto di parti metalliche di precisione e di tutto ciò che aveva contatto con l’acqua, essendo fortemente idrofobe.
In particolare, gli omopolimeri sono materie
plastiche molto rigide, possiedono inoltre buona
resistenza meccanica e durezza, nonché elasticità e stabilità dimensionale in quanto assorbono
poca umidità rispetto alle resine acriliche.
Il limite di impiego più importante è la facile
combustione, scarsamente rilevante per gli usi
protesici.
Il loro utilizzo in campo odontoiatrico è già
diffuso soprattutto per la costruzione di ganci
estetici (ACT) o di manufatti protesici rimovibili
con appoggio misto dento-mucoso.
La resina acetalica presenta caratteristiche di
notevole resistenza sia alla compressione che al
calore.
Lo Snap-on smile, deve il suo nome al pratico
sistema di ritenzione che avvolge perfettamente
la superficie cervicale sopragengivale (sistema
ad incastro-snap). È realizzato in resina acetalica cristallizzata, che raggiunge spesori sottili
fino a 0,5mm, con tecnologia di produzione Cad/
Cam (Fig. 4) o di presso iniezione. Non si macchia
perché non assorbe pigmenti di cibi e bevande
e, grazie alle caratteristiche di superficie, non
permette penetrazione batterica e, quindi, la formazione di odori sgradevoli; inoltre, grazie alle
caratteristiche di flessibilità, si adatta perfettamente ai margini gengivali con chiusura a livello
cervicale senza creare pressioni parodontali o
intasare la zona del solco gengivale.
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 2_Snap On Smile con fori
occlusali e palatali per evitare il rialzo
della dimensione verticale.
Fig. 3_Snap-it vs rimovibile in resina.
Fig. 4_Disco di resina acetalica
fresato per Snap on Smile.
Fig. 5_Impronta di precisione.
Fig. 4
Fig. 5
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13
trends_protesistica
La procedura non richiede preparazione
con strumenti rotanti dei denti, non necessita
dell’utilizzo di adesivi o cementi, ed è disponibile in 24 diverse colorazioni Vita.
Gli step da seguire in studio sono:
_ Impronta di precisione con Polivinilsilossani monofasica bi-componente
(Fig. 5).
_ Registrazione occlusale siliconica.
_ Foto del paziente (viso, sorriso, morso
in occlusione con apribocca in visione
frontale laterale destra e sinistra, e foto
occlusali con specchio).
Nei casi complessi, o in quelli in cui si renda necessario aumento di dimensione verticale, deve essere utilizzato un arco facciale per il
rilievo occlusale con le rispettive cere di protrusione e lateralità.
Il materiale così raccolto, unitamente ad
un modulo prescrittivo, deve essere inviato al
laboratorio abilitato alla produzione (Den Mat
Santa Maria, CA, Usa o Itralock Europe System
Italia).
Il processo di produzione prevede la scannerizzazione del modello ottenuto (Fig. 6) dalle
impronte con successiva ceratura diagnostica
virtuale mediante software dedicato (Fig. 7).
Fig. 6
Fig. 7
Fig. 8
Fig. 6_Snap on Smile Fresati con
Metodica Cad/Cam.
Fig. 7_Laser Printing.
Fig. 8_Virt-Up Ceratura diagnostica
virtuale.
Figg. 9, 10_Edentulia delle selle
superiori 765-567; edentulia
intervallata inferiore 5671-1567;
alterazione estetica del gruppo
frontale; risoluzione con SOS superiore
e inferiore.
Figg. 11, 12_Agenesia di +3. In
questo caso SOS viene utilizzato come
preview a lungo termine in paziente
di 17 anni.
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Fig. 9
Fig. 10
Fig. 11
Fig. 12
trends_protesistica
Figg. 13, 14_Paziente bulimica di 20
anni con marcata alterazione dello
smalto. SOS in questo caso svolge la
funzione di protezione delle corone
dentali dagli acidi e di miglioramento
estetico.
Fig. 13
Una volta ottenuta la ceratura, questa verrà
inviata mediante file di posta elettronica al medico per l’accettazione del disegno.
In caso positivo si procederà al printing della
ceratura virtuale (Virt-up) mediante stampante
per ricostruzione laser (CAD-CAP) (Fig. 8).
Il modello così ottenuto sarà utilizzato per la
costruzione dello snap (presso-iniezione), ovvero
il file del virt-up sarà utilizzato dal fresatore per
la produzione (Cad/Cam).
Una volta ottenuto il modello grezzo, questo
Fig. 14
Fig. 15
Fig. 16
Fig. 17
Fig. 18
sarà rifinito manualmente.
Le foto successive mostrano alcune delle
possibilità di utilizzo dello Snap on Smile (Figg.
9-20).
Quante volte nella pratica quotidiana abbiamo pensato di individuare una soluzione semplice ed economica e che rendesse i tempi di trattamento brevi per risolvere situazioni complesse?
Quante volte il paziente si siede sulla nostra
poltrona e vorrebbe risolvere i suoi problemi di
estetica e di funzione dentaria in una sola seduta
Figg. 15, 16_Paziente non
collaborante con Sindrome di Down
prima e dopo riabilitazione con SOS.
Figg. 17, 18_Miglioramento del morso
ed enhancement estetico del sorriso
in attesa delle terapie conservativo
protesiche.
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Fig. 19
Fig. 20
Figg. 19, 20_Enhancement estetico
e preview temporanea per successiva
soluzione con veneers Lumineers.
e senza sofferenze? Quante volte avremmo desiderato avere a disposizione un dispositivo innovativo per permetterci queste soluzioni?
Lo Snap on Smile (e l’evoluzione tecnologica
Indicazioni
•
•
•
•
•
•
•
Tab. 1
Aumento della dimensione verticale
Restauro provvisorio pre e post-impianto
Provvisorio cosmetico rimovibile
Miglioramento estetico del sorriso
Alternativa a scheletrati e parziali in resina
Bite diurno e notturno
Utilizzabile congiuntamente o prima
dell’applicazione di faccette
• Situazioni mediche e orali gravemente
compromesse (Pazienti oncologici, pazienti
con osteonecrosi)
Controindicazioni
Tab. 2
• Gravi casi parodontali
• Completa edentulia o meno di quattro
elementi per arcata
• Pazienti con brackets ortodontici
• Gravi casi di protrusione dentale
Vantaggi
Tab. 3
• Sistema di ritenzione cervicale
sopragengivale (Sistema ad inacastro - Snap)
• Resina acetalica resistente sia alla
compressione che al calore
• Flessibile
• Non si macchia, non assorbe pigmenti di cibi,
bevande e odori
• Durata dai 3 ai 5 anni
• Un anno di garanzia
Snap on Smile è un’invenzione del dott. Mark Liechtung.
16
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su cui si basa) ci permette di partecipare in maniera semplice alla soluzioni di problemi riabilitativi complessi con soddisfazione del medico e del
paziente per i risultati ottenuti.
_bibliografia
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Nov;27(11):114, 116, 118.
2. Blackmon LB.Snap-On Smile: a new smile, a happy patient, and further clinical applications. Dent
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and color stability of flexible resins for dentures.
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Flexible, removable partial denture for a patient
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adhesion to the surface of various prosthetics
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physical properties of a polyacetal denture resin.
Clin Mater. 1994;17(3):125-9.
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trends_conservativa
L’evoluzione
della odontoiatria
conservativa
Autore_George Freedman, Usa
_Circa vent’anni fa, gli adesivi di 4a generazione hanno rivoluzionato l’odontoiatria conservativa offrendo una tecnica predicibile per
l’adesione a smalto e dentina(1). Meno di cinque
anni dopo, i miglioramenti nelle tecnologie degli
ionomeri e delle resine hanno assicurato il successo della sostituzione di smalto e dentina.
Nel 2003, sono state introdotte le prime frese per preparazione selettiva, in grado di differenziare la dentina sana da quella cariata(2). Tutte
queste sono state innovazioni rivoluzionarie che
hanno influenzato in modo significativo la pratica odontoiatrica. Nel giro di dieni anni, i compositi e le resine adesive hanno sostituito l’amalgama, imponendosi come i principali materiali da
restauro.
Gli anni successivi hanno visto lo sviluppo
degli adesivi migliorati di 5a e 7a generazione(3,4),
dei compositi micro- e nanoibrido, delle lampade polimerizzatrici a LED, dei laser per i tessuti
molli(5,6,7), e di una serie di ulteriori tecnologie
che rendono il trattamento dentale migliore, più
semplice, più rapido(8), e maggiormente predicibile(9,10). Queste innovazioni hanno rappresentato
un’evoluzione, più che una rivoluzione, ponendo
le basi della scienza attuale mediante un progressivo miglioramento e semplificazione.
I tre principali problemi clinici incontrati dai
professionisti negli ultimi anni sono:
1_ Il punto finale della preparazione della
cavità (come distinguere tra dentina infetta e affetta e quanta struttura dentale
si deve rimuovere per assicurare un successo operativo a lungo termine?)(11, 12, 13).
2_ La disinfezione del tessuto dentinale preparato (come eliminare i batteri residui
18
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per evitare recidive?)(14, 15).
3_ La semplificazione del protocollo di restauro (come ridurre i numerosi passaggi
e la dipendenza dalla tecnica che si incontrano nel restauro di forma e funzione?).
I recenti miglioramenti tecnologici hanno
fatto molto per risolvere questi problemi e per
portare la pratica odontoiatrica verso una maggior predicibilità clinica.
_Punto finale della preparazione
Le Smartburs II (SSWhite, Lakewood, New
Jersey) di seconda generazione sono delle frese
in polimero autolimitanti realizzate per risolvere
il problema clinico del punto finale di preparazione: la rimozione della dentina infetta (struttura
dentinale molle che non può essere rimineralizzata)(16), ma la conservazione della dentina affetta (struttura dentale infetta che può essere
guarita e rimineralizzata) (Fig. 1).
Fig. 1
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Fig. 6
Fig. 2
Fig. 7
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
La Smartbur II a bassa velocità si affida alla
durezza della struttura dentale, non sulla colorazione del tessuto, per determinare scientificamente il punto finale. La sua durezza Knoop
studiata in modo specifico (più dura della dentina malata, ma più morbida della dentina sana)
permette alla fresa di rimuovere in modo selettivo la dentina cariata molle, senza agire sulla
dentina sana più dura. Una fresa diamantata o
in carburo può penetrare inavvertitamente nella
polpa attraverso la dentina residua sottile (Figg.
2, 3): la Smartbur II, invece, viene rallentata dalla
dentina sana e smette di tagliare (Figg. 4, 5). Le
Smartburs II si utilizzano dopo che la preparazione iniziale di accesso ha esposto la carie sottostante profonda. Nei casi di carie esposta (Fig.
6), questi strumenti possono essere utilizzati
solitamente senza necessità di anestesia locale,
in quanto non traumatizzano o aprono i tubuli
dentinali sani (Fig. 7).
_Disinfezione della cavità
È noto che i batteri rimangono nelle strutture
dentali preparate, indipendentemente da quanto
sia stata accurata la preparazione e nonostante
l’aspetto non colorato e la sensazione tattile di
tessuto duro. Ora è possibile diminuire notevolmente la presenza di batteri vitali sotto al restauro mediante metodi chimico-terapeutici che
possono penetrare fino a 2-3 mm nello smalto o
nella dentina residui. Queste tecniche distruggono in modo efficace la vitalità dei batteri e permettono la successiva rimineralizzazione delle
strutture dentali compromesse.
Le tecnologie che hanno dimostrato di essere
efficaci battericidi di superfici sono:
_ Aseptim Plus (SciCan, Toronto ON) PhotoActivated Disinfection System(17) (Fig. 8).
Questa unità compatta utilizza il cloruro
di tolonio per colorare in modo specifico
i liposomi nelle pareti cellulari dei batteri.
La colorazione viene quindi identificata
da un raggio a diodo rosso che rilascia
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_ Healozone (CurOzone USA, Aurora ON)
(Fig. 12). Gli ioni di ozono sono generati in
modo remoto e introdotti nella superficie
dentale attraverso un manipolo. L’elevata
concentrazione di ozono è molto efficace
nella distruzione della parete dei batteri,
eliminandoli in 20-40 secondi(21, 22, 23, 24)
(Fig. 13).
Fig. 9
Fig. 8
Fig. 11
Fig. 10
Fig. 13
ioni di ossigeno (Fig. 9). Gli ioni rompono
i liposomi aperti, rompendo le pareti cellulari e uccidendo i batteri.
_ Ozonix (Biozonix, Munchen, Germany)
Localized Ozone Generator (Fig. 10). Gli
ioni di ozono vengono generati in situ,
rompono le molecole di ossigeno e gli
ioni di ossigeno (Fig. 11).
Gli ioni sono immediatamente e selettivamente tossici nei confronti dei batteri. È necessario un livello molto basso di
concentrazione di ozono per un effetto
battericida completo(18-20).
Fig. 12
Fig. 14
Fig. 15
Fig. 16
Fig. 17
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_Semplificazione del protocollo di
restauro
La maggior parte dei protocolli necessita di
diversi materiali, ciascuno scelto per le sue particolari caratteristiche, e numerosi passaggi per i
quali bisogna seguire esattamente una sequenza
specifica. Per esempio, i composite microibridi
hanno un’eccellente resistenza alla compressione per le superfici occlusali, ma possono
non fluire e adattarsi ai margini e alle aree dei
sottosquadri della preparazione e possono essere difficili da modellare. I compositi flowable si
adattano molto bene alla micro-anatomia delle
superfici dentali e sono facilmente lucidabili, ma
non sopportano le forze masticatorie del contatto occlusale diretto.
Beautifil Flow Plus (Shofu, San Marcos, CA)
introduce una nuova categoria di materiale da
restauro: il composito flowable “iniettabile” (Fig.
14). Basato sulla chimica Giomer, non è né un
composito convenzionale né una resina flowable; Flow Plus è un’esclusiva combinazione
di questi materiali, con i vantaggi di entrambi.
La sua matrice resinosa ad elevata resistenza è
densamente compattata con riempitivi ottimizzati al 67%.
Beautifil Flow Plus ha un punto di resa superiore a quello di altri flowable; ma non viene
deformato dalle forze occlusali che agiscono sui
denti posteriori. Grazie alle eccellenti proprietà
fisiche, Beautiful Flow Plus è indicato per il restauro sia dei denti anteriori sia di quelli posteriori ed è adatto alle superficie occlusali dei denti
posteriori.
Sono disponibili due viscosità, una modellabile non-flow (F 00) (Fig. 15) e una low-flow (F 03)
(Fig. 16), che vengono usate insieme nella Cone
Technique. Entrambe sono adatte alle superfici
occlusali dei denti posteriori. Beautifil Flow F 10,
altamente elastico, viene applicato dopo l’adesivo per alleviare lo stress dell’interfaccia. Successivamente, si applica il non-flow per formare
cuspidi e creste marginali. Fluisce in modo lineare dalla siringa, mantiene la sua forma e non sviluppa un “picco” di dispensazione. Beautifil Flow
Plus non è sensibile alla tecnica di applicazione, e
la Cone Injection Technique offre un importante
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Fig. 19
Fig. 20
Fig. 18
risparmio di tempo rispetto alla tecnica di stratificazione. Per ultimo si applica Beautifil Flow
Plus 03 per finalizzare l’anatomia occlusale del
restauro e sigillare le aree marginali.
Usati singolarmente, o preferibilmente insieme, queste tecniche e materiali innovativi assicurano soluzioni pratiche per i problemi elencati
in precedenza. Qui di seguito è illustrato un efficace protocollo step-by-step che comprende le
ultime novità in odontoiatria restaurativa.
Fig. 21
_Protocollo clinico
La diga di gomma viene forata e lubrificata
con Wink (Pulpdent, Watertown, MA) (Fig. 17)
solubile in acqua per facilitare la sua inserzione
attraverso i contatti interprossimali senza strapparsi. Il Vita Easyshade Compact (Vident, Brea,
CA) determina il colore del materiale da restauro
all’inizio della procedura, o prima dell’applicazione della diga di gomma o immediatamente dopo
(Fig. 18). È importante registrare il colore mentre il dente è ancora umido; una volta essiccato,
il dente apparirà in modo innaturale gessoso e
opaco. Il dente viene asciugato con aria e si applica l’indicatore di carie CarieScan PRO (CarieScan,
Dundee, Regno Unito) (Fig. 19) per confermare la
posizione e l’estensione della carie(25-28) (Fig. 20).
L’accesso attraverso lo smalto viene realizzato con una fresa al carburo Great White Gold
#2(29) (Fig. 21) o con una fresa diamantata TDA
#849 ad alta velocità (Fig. 22) (entrambe di
SSWhite, Lakewood, NJ)(30).
Una volta esposta la carie profonda, la
Smartbur II rimuove in modo selettivo la dentina
cariata molle (infetta) (Fig. 23). La struttura della
Smartbur II è studiata per determinare automaticamente il punto finale della preparazione; qualunque ulteriore rotazione della fresa nella cavità
abrade la fresa, ma non la dentina. Questo lascia
intatta la dentina più dura, rimineralizzabile (affetta) a copertura della camera pulpare (Fig. 24).
La procedura di restauro inizia con un passaggio di mordenzatura opzionale; gli adesivi di
7a generazione non richiedono la mordenzatura
Fig. 22
Fig. 23
Fig. 24
Fig. 25
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21
trends_conservativa
Fig. 26
Fig. 27
separata. Una breve mordenzatura, di 15 secondi o meno, non danneggia la forza adesiva delle
superfici dentali.
Si applica Etch-Rite (Pulpdent, Watertown,
MA) prima sullo smalto e poi sulla dentina (Fig.
25) e poi lo si risciacqua con abbondante acqua
per 15 secondi (Fig. 26). Successivamente, le superfici dentali preparate vengono disinfettate
con Aseptim Plus (Fig. 27), Ozonics (Fig. 28) o Healozone (Fig. 29). Ciascuno di questi trattamenti
richiede al massimo 1 minuto e offre una predicibilità del restauro notevolmente migliorata.
L’adesivo di 7a generazione monocomponente,
single-step Beautibond (Shofu, San Marcos, CA)
viene massaggiato su tutte le superfici di smalto
e dentina preparate (Fig. 30). Viene lasciato indisturbato per 10 secondi e poi viene quindi asciugato con aria della siringa priva di olio (Fig. 31).
Beautibond viene polimerizzato con una
lampada polimerizzatrice a LED ad alta potenza (DentLight, Richardson, TX) (Fig. 32). Successivamente, la cavità viene riempita mediante
l’innovativa Cone Technique (opposta alla tecnica più laboriosa e lunga della stratificazione).
Si applica Beautifil Flow Plus F 00 sulle su-
Fig. 28
Fig. 32
Fig. 29
Fig. 33
Fig. 30
Fig. 31
22
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Fig. 34
LESIONI PROFONDE IN ODONTOIATRIA:
La vostra fresa si avvicina
polpa
e diventa fastidiosa?
troppo alla
Eliminate PER SEMPRE 1
il rischio di esporre
involontariamente la polpa
Problema:
Esposizione involontaria della polpa.
Causa:
Le frese in carburo abradono
indiscriminatamente carie e dente
sano possono portare allo
sfondamento involontario del
pavimento pulpare.
Gli studi universitari 2 mostrano che:
• Smartburs® II (3) è lo
strumento d’elezione per
rimuovere le carie in lesioni
profonde e prevenire lo
sfondamento involontario
del pavimento pulpare
• Smartburs® II è ideale per
rimuovere le carie in
pazienti con fobia degli
aghi o che non vogliono
l’anestesia locale.
Gli studi dimostrano:
La durezza di Smartburs® II
è calibrata in modo tale da
poter asportare solo la dentina
cariata, evitando di esporre
involontariamente la polpa.2
“ Smartburs® II è uno strumento conservativo per l’abrasione della dentina cariata infetta. La dentina sottostante, che costituisce una barriera protettiva,
viene preservata. Il funzionamento di Smartburs® II si basa sulla durezza della dentina e lavora su questo principio scientifico, contrariamente al
sistema di tintura che può subire alterazioni o essere inefficace e non è affidabile nell’individuare l’eventuale dentina cariata residua”.
– Daniel W. Boston, DMD, Associate Dean for Clinical Comprehensive Care, Temple University Kornberg School of Dentistry
“ Gli strumenti Smartburs® II sono essenziali per la rimozione delle carie in lesioni profonde, perché preservano la dentina sana. Questo riduce la
sensibilità post-operatoria ed evita terapie canalari non necessarie.”
– Howard S. Glazer, DDS
La fresa intelligente che piacerà
a voi e ai vostri pazienti.
Vantaggi per il paziente e per il dentista:
V
• Maggiore sicurezza e tranquillità in presenza di le
lesioni cariose profonde
• Conserva la struttura del dente sano e riduce la sensibilità post-operatoria
Confezione assortita (Order #52003)
Le frese Smartburs® II sono disponibili in confezioni da 10 RA individuali nelle misure #4 (N° d’ordine 52000), RA#6
(N° d’ordine 52001) e RA#8 (N° d’ordine 52002) e nella confezione assortita da 25 (5 pezzi RA#4 e 10 pezzi cad. RA#6 e RA#8).
1. In condizioni d’uso normali e seguendo le istruzioni, ove esista una parte di dentina sana.
MADE IN
THE USA
2. Dati in archivio.
3. Brevetto U.S. Nos. 6,106,291 e 6,347,941
SS White® e Smartburs® II sono marchi registrati della SS White Burs, Inc.
800-535-2877 l www.sswhiteburs.com
1145 Towbin Avenue Lakewood, New Jersey 08701
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Fig. 35
Fig. 36
perfici adesive della preparazione (Fig. 33); il
composito viene applicato in coni alla base delle
cuspidi buccali (Fig. 34) e viene adattato con precisione alla preparazione. Dato che Flow Plus 00
è una resina non-flow, rimane laddove posizionato fino alla polimerizzazione. Si applica quindi
Beautifil Flow Plus 00 per formare dei coni alla
base delle cuspidi linguali (Fig. 35) dal pavimento
della cavità verso la parte occlusale, fino a formare le basi delle quattro cuspidi (Fig. 36). I coni
applicati vengono quindi polimerizzati con la
lampada Fusion (Fig. 37). Una volta completato il
build-up dei coni, si applica Beautifil Flow Plus F
03 per sigillare le aree marginali (Fig. 38) e i valli
tra i coni (Fig. 39). BFF F 03 è un materiale lowflow che può essere prontamente modellato con
uno strumento Duckhead (Hu-Friedy, Chicago, IL)
(Fig. 40) prima della fotopolimerizzazione finale
(Fig. 41). Lo strumento per compositi Duckhead
minimizza (e in molti casi, elimina) la necessità di
modifiche occlusali, migliorando ulteriormente
l’efficienza del protocollo di restauro. Il restauro
completato (Fig. 42) dimostra il risultato clinico
delle innovazioni tecniche e dei materiali attualmente disponibili per il professionista.
_Conclusioni
Fig. 37
Fig. 38
Le innovazioni per la determinazione del punto finale, la disinfezione della superficie di cavità
e la semplificazione delle tecniche di restauro
hanno rivoluzionato la pratica odontoiatrica. Le
nuove procedure cliniche risultano migliori, più
rapide e semplici e molto più predicibili nel lungo
termine.
La bibliografia è disponibile presso l’Editore.
Fig. 41
Fig. 39
Fig. 40
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cosmetic
dentistry
2_2011
Fig. 42
expert article_sbiancamento
Lo “stress ossidativo”
e lo sbiancamento dentale
Autori_A. Finco, G.M. Nardi, Italia
_La Medicina estetica legata al sorriso
sta riscuotendo grande successo soprattutto in
questi ultimi dieci anni.
Da una recente indagine condotta dall’American Academy of Cosmetic Dentistry (AACD) è
infatti emerso che il sorriso è un riferimento importante della società moderna.
Dai sondaggi, il 99,7% degli intervistati ritiene che il sorriso sia un bene sociale, un mezzo di
comunicazione e di presentazione; il 96% crede
che un sorriso attraente concorra ad aumentare
l’autostima; il 74% che il sorriso influisca sulla
crescita professionale, e alla domanda “Cosa
vorrebbe migliorare del suo sorriso?”, la risposta
più frequente è stata: “Il colore, per avere denti
bianchi e brillanti”(1).
Risulta chiaro come l’estetica del sorriso giochi un ruolo chiave nella personale sensazione
di benessere, nell’aumento dell’autostima, nel
successo e nella crescita professionale, e nelle
relazioni interpersonali.
Le prime tecniche di sbiancamento estetico
risalgono addirittura ai tempi dei Romani in cui
veniva impiegata l’urea; nel Medioevo veniva invece usato l’acido nitrico; alla fine del XIX secolo con Westlake (1895) si arrivò ad utilizzare le
soluzioni di perossidi ed etere o acido cloridrico. Risalgono però solo al 1989 la nascita dello sbiancamento domiciliare messo a punto da
Haywood e Heymann(2-4), pratica attualmente in
uso, e i primi studi sugli effetti dei trattamenti
sbiancanti sullo smalto dentale.
Negli ultimi anni le tecnologie hanno fatto
passi da gigante, spinte soprattutto dalla grande
richiesta dei pazienti. Procedimenti ad alta tecnologia per lo sbiancamento in Studio (in Office
Bleanching), molteplici sistemi di sbiancamento
odontoiatrico e non, ma soprattutto una grande
quantità di prodotti, sono ormai a disposizione
di tutti.
_Il colore
Le abitudini alimentari (caffè, tè, vino rosso e
alimenti), i vizi (fumo, alcool) e i farmaci (tetracicline), con il passare degli anni vanno purtroppo,
e inevitabilmente, a cambiare il colore naturale
dei denti, rendendoli gialli e spenti.
Il colore viene definito come la luce riflessa/rifratta da un oggetto nel campo UV/visibile
(380-720 nm). Ogni colore ha la propria lunghezza d’onda e la propria frequenza oscillatoria.
La lunghezza d’onda viene generalmente misurata in Angstrom che equivale a un decimilionesimo di millimetro.
A livello dentale la luce può essere assorbita
dal dente, come nel caso dei pigmenti, riflessa o
rifratta. Con le moderne tecniche di sbiancamento si lavora a livello di miglioramento dei primi
due fattori ossia l’assorbimento e la riflessione
della luce.
Secondo la teoria di Munsell (Fig. 1), facendo
riferimento all’apparato buccale, esistono 3 parametri che caratterizzano il colore:
1_ tinta: è il “colore” vero e proprio del dente;
il termine indica una determinata specificità cromatica corrispondente a una particolare lunghezza d’onda. La mescolanza di una tinta al suo massimo grado di
purezza con quantità variabili di bianco,
di nero o di grigio permette di originare
“gradazioni tonali” della medesima tinta.
Unendo, invece, a un colore quantità cre-
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expert article_sbiancamento
fotometrici in grado di determinare il colore dei
denti in maniera molto più precisa e sensibile.
_Il colore dei denti e le discromie
Fig. 1
Fig. 1_Sistema di Munsell per la
rappresentazione dei colori.
La tinta è riportata lungo la
circonferenza in dieci tonalità, il croma
lungo il raggio e il valore sull’asse
verticale in undici valori.
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scenti di un’altra tinta, si ottengono delle
scale cromatiche graduali.
2_ croma (luminosità o chiarezza): è l’intensità del colore (scala: 1, 2, 3, 3½, 4).
La luminosità di un colore indica la sensazione prodotta nell’osservatore dalla
quantità di luce che esso riflette. Si ottengono gradazioni tonali che diventano
più chiare per l’aggiunta di bianco, o più
scure per l’aggiunta di nero ad una tinta
di partenza.
3_ valore: è la purezza del colore definita attraverso la scala di grigi (assorbanza dal
bianco B1 al nero C4). Il valore viene anche definito con il termine “saturazione”,
ossia purezza o intensità di un colore; un
colore puro o saturo, infatti, non contiene
parti di nero o di bianco, quindi possiede
il grado massimo di intensità e di livello di
qualità cromatica (colore timbrico).
Il rilevamento del colore avviene in maniera
sia visiva sia spettrofotometrica.
Nel primo caso esistono molte variabili relative all’operatore (età, sesso, alterazioni visive) e al
tipo di luce impiegata per illuminare la bocca del
paziente, che possono influenzare la determinazione del colore.
Esistono delle scale di riferimento utilizzate
dagli igienisti dentali per determinare il colore
dei denti del paziente pre-sbiancamento: la scala
vita e la scala vita 3D master.
In alternativa al rilevamento visivo, alcuni
studi si stanno attrezzando con sistemi spettro-
I denti sono costituiti da diversi strati:
1_ lo smalto, lo strato più esterno, è un
materiale traslucido e incolore, molto resistente, che tende ad assottigliarsi con
il passare degli anni in seguito ad usura.
Lo smalto è responsabile del valore del
dente, ossia della luminosità.
2_ la dentina, lo strato intermedio, è molto
più spessa dello smalto, di colore giallo
ed è lo strato responsabile della tinta e
del croma del dente. La dentina è costituita da tubuli dentinali coinvolti nella
trasmissione degli stimoli (caldo/freddo,
maggiore/minore sensibilità ecc.);
3_ la polpa, la parte centrale del dente, è
ricca in vasi sanguigni e nervi;
4_ infine, il cemento radicolare è la sostanza che riveste la radice del dente.
Lo smalto e la dentina sono quindi gli strati
che permettono di determinare il colore del dente sia in termini di tinta, croma e valore, sia in
termini di spessore dello smalto.
Smalto e dentina sono a stretto contatto con
la saliva, con la quale avviene un continuo scambio di sostanze. Si pensi ad esempio al fluoro,
contenuto ormai nella maggior parte dei dentifrici che, grazie a questo processo di scambio
continuo, riesce a penetrare all’interno del dente
e ne promuove la re-mineralizzazione e la protezione dalle carie. Il colore dei denti dipende
quindi da diversi fattori, principalmente dalla robustezza e dalla trasparenza dello smalto e dallo
spessore e dal colore della dentina.
Con il passare del tempo lo smalto tende ad
assottigliarsi o può addirittura colorarsi assorbendo pigmenti cromogeni.
Il colore del dente è genetico, ma con il tempo può modificarsi in seguito a formazione di
pigmentazioni o discromie dentali. Le discromie
sono infatti definite come alterazioni del colore
e causa di inestetismi.
La loro diagnosi è assai importante al fine di
definirne l’opportuno trattamento. Tra le cause
di discromie si distinguono: cause estrinseche o
esogene (cibi, frutta, verdura, tè, caffè, vino rosso, sigarette, collutori e farmaci, in particolare
le tetracicline sono assorbite dallo smalto) e/o
cause intrinseche (depositi cromogeni su smalto
e dentina che, con il tempo, inducono una variazione del colore dei denti)(5,6). Un’altra distinzione viene fatta in base all’eruzione del dente:
si classificheranno infatti discromie con cause
expert article_sbiancamento
pre-eruttive (malattie congenite e/o ereditarie,
cause tossiche o farmacologiche come fluorosi
o eccesso di tetracicline) o post-eruttive (traumi,
abrasioni, cause iatrogene, carie).
_Lo sbiancamento
Nell’ambito dell’odontoiatria estetica si sono
sviluppate diverse tecniche di sbiancamento
atte a riportare il colore dei denti al bianco e
alla luminosità originale, andando ad eliminare
principalmente le pigmentazioni intrinseche ed
estrinseche(5). Il comportamento terapeutico sarà
diverso a seconda della vitalità o meno del dente
e del tipo di pigmentazione.
In generale, è possibile prevedere il risultato
di un trattamento di sbiancamento partendo dal
tipo di pigmentazione e considerando la variabile individuale (vizi, abitudini alimentari o cure
farmacologiche) del paziente; tutti dati forniti da
una corretta ed attenta anamnesi.
Attualmente sono due le principali tecniche di sbiancamento: la prima metodica, meno
utilizzata, è di tipo meccanico, in cui si sfrutta
l’azione fisica di prodotti (es. pomice, bicarbonato) che agiscono per abrasione, rimuovendo
però solo le macchie estrinseche e che, se usati
impropriamente, possono essere troppo aggressivi per lo smalto del dente e provocarne
abrasione; oppure la seconda di tipo chimico
con agenti sbiancanti(5).
_Lo sbiancamento di tipo chimico
Lo sbiancamento di tipo chimico è la tecnica
più usata, più efficace e con il miglior risultato
per il paziente.
Questa metodica può essere attuata in Studio con la tecnica del Power Bleaching: perossido di idrogeno ad una concentrazione molto
elevata (30-40%) in combinazione con una sorgente luminosa e con calore; oppure domiciliare
(Home Bleanching) con perossido di carbammide, ma comunque sotto controllo di un igienista
dentale(7).
Nel 2002, Papathanasiou e colleghi scoprirono che la fonte luminosa esterna utilizzata nel
trattamento di sbiancamento in Studio accelerava il processo(8).
Le sostanze decoloranti utilizzate sono infatti a base di perossidi – nello specifico, il perossido
di carbammide e il perossido di idrogeno – che
grazie alla loro azione ossidante penetrano attraverso lo smalto del dente e riescono ad eliminare
anche le macchie intrinseche, modificando anche
il colore naturale del dente (Fig. 2).
Dal punto di vista chimico, il perossido di
carbammide si scinde, a contatto con la saliva,
in perossido di idrogeno (H2O2) e urea che a loro
volta si scindono in ossigeno, acqua, anidride carbonica e ammoniaca. In particolare, il perossido
di idrogeno può dare origine a specie radicaliche
(ROS o Reactive Oxygen Species) che possono
risultare dannose per l’ecosistema cavo orale. I
perossidi sfruttano la loro azione ossidante sui
pigmenti colorati. Questi ultimi possiedono dei
doppi legami responsabili del colore del pigmento che vengono ossidati e rendono il pigmento
incolore(5, 13).
_Lo sbiancamento: pro e contro
Lo sbiancamento dentale visto dal paziente
soddisfatto mostra solo aspetti positivi, salvo in
casi particolari. In realtà, l’uso di perossidi induce, oltre al desiderato effetto sbiancante, anche
un “pericoloso” aumento dei radicali liberi e, di
conseguenza, un aumento significativo dello
stress ossidativo del cavo orale.
_Sbiancamento e stress ossidativo:
forse non tutti sanno che…
Diversi sono i fattori di rischio e i meccanismi ossidativi del cavo orale. L’esposizione ad
agenti fisici (caldo, freddo, secchezza delle fauci
ecc.), chimici (acidità, fumo di sigaretta, superalcolici…) e biologici (specie batteriche patogene) e/o una ridotta disponibilità di antiossidanti
salivari e/o tissutali o, al contrario, un eccesso
di specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono tutti
fattori che alterano l’equilibrio del cavo orale
(bilancio ossidoriduttivo) e inducono di conse-
Fig. 2
Fig. 2_Azione degli agenti sbiancanti.
I ROS (Reactive Oxygen Species),
prodotti del perossido di carbammide,
a contatto con una soluzione acquosa,
penetrano attraverso lo smalto e
reagiscono con le molecole delle
sostanze cromogene. I doppi legami
di queste molecole assorbono la luce
e fanno apparire i denti più scuri.
L’azione dell’agente sbiancante opera
proprio a questo livello, andando
infatti a rompere i doppi legami
e quindi trasformando i pigmenti
colorati in pigmenti incolori (Fonte: G.
Condò, “Sbiancamento dei denti”, Ed.
Martina, 1999).
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2_2011
27
expert article_sbiancamento
Fig. 3_Bilancio Ossidoriduttivo. I
radicali liberi (ROS) e gli antiossidanti
(RAO), in condizioni normali, sono
mantenuti in perfetto equilibrio
da sofisticati sistemi del nostro
organismo. Particolari fattori fisici,
chimici e biologici possono andare
ad alterare questo equilibrio e creare
uno stato di stress ossidativo (SO) (Farmantis Srl).
Fig. 3
guenza una situazione di stress ossidativo (SO)
del cavo orale(9-13). (Fig. 3)
I termini “radicali liberi”, “stress ossidativo”,
“antiossidanti” sono stati demonizzati e sminuiti
dai media, principalmente perché spesso associati, ad esempio, a creme per le rughe e prodotti
omeopatici più o meno accettati.
Se però ci si stacca dal pensiero comune e si
riflette sui meccanismi che portano alla formazione di radicali liberi, o meglio dei ROS, sulle loro
cause e soprattutto sulle loro conseguenze, ci si
rende conto che la questione “stress ossidativo”
non è da sottovalutare.
Lo stress ossidativo è una vera e propria patologia asintomatica che può nel tempo determinare l’insorgere di una vasta gamma di stati
infiammatori che, specificatamente all’apparato
buccale, si traducono in: placca, carie, stomatiti,
gengiviti, infiammazioni del colletto, fino a malattia parodontale.
In fase di virulenza batterica l’allarme chemiotattico attiva la risposta immunitaria innata
che induce una migrazione di linfociti e polimorfonucleati (PMN). I PMN fagocitano e distruggono i batteri mediante la produzione di ROS.
A fronte di un attacco particolarmente virulento, l’eccessiva azione difensiva (eccesso di
ROS) diventa letale per lo stesso PMN e lesiva per
mucose e tessuti gengivali(9-13).
Da questo stato infiammatorio si originano
infatti stomatiti, gengiviti e infiammazione del
colletto caratterizzate da arrossamento gengivale e sanguinamento allo spazzolamento.
La permanenza delle colonie batteriche nel
cavo orale, tra cui il più potente e aggressivo,
lo Streptococcus mutans, porta alla formazione
della placca e conseguentemente delle carie fino
ad arrivare alle parodontiti (di grado da lieve a
28
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grave) che, se non curate, nel giro di anni possono portare al vacillamento e addirittura alla
perdita dei denti(10).
Solo con questa breve spiegazione si può capire l’importanza dei controllo dei livelli di ROS e
di antiossidanti.
I ROS, come documentato in svariati articoli scientifici, compaiono in diverse patologie e
non: nella malattia di Alzheimer, nel Parkinson,
nel diabete mellito, nell’aterosclerosi, in molte
forme tumorali, nella menopausa, nei pazienti
sottoposti a trattamenti farmacologi e in altre
patologie(12).
Le specie reattive dell’ossigeno (ROS o Reactive Oxygen Species) e gli antiossidanti (RAO o
Rete Antiossidante) sono fisiologicamente prodotti dal nostro organismo e mantenuti in una
situazione di equilibrio come fossero i piatti di
una bilancia. Un eccesso di ROS implica un richiamo di AO specifici per riportarli ai livelli ottimali(11,13).
Nella pratica di sbiancamento con perossidi
si producono grandi quantità di ROS.
Il perossido di carbammide, abitualmente
usato a diverse concentrazioni sia nella pratica
di sbiancamento domiciliale sia in Studio, a contatto con una soluzione acquosa quale ad esempio la saliva, si trasforma, come già accennato, in
perossido di idrogeno (acqua ossigenata o H2O2)
e urea(11,13-15).
L’acqua ossigenata è, infatti, il più potente
ossidante del nostro organismo in grado di attraversare qualunque barriera biologica e di formare ROS, in particolare il tanto temuto radicale
idrossido (OH•). Sono proprio l’azione ossidante
e, contemporaneamente, la capacità di penetrare
attraverso lo smalto i fattori che permettono di
eliminare anche le discromie intrinseche in modo
delicato ma efficace(5). I livelli dei ROS in eccesso
non devono essere sottovalutati. Risulta indispensabile mantenere l’equilibrio fisiologico AO/
ROS per non annullare anche l’effetto benefico
del trattamento sbiancante.
_L’innovazione: il SAT Test
È da attribuirsi al Professor Umberto Cornelli
(Loyola University, Chicago) l’invenzione di un
test specifico per la valutazione e quantificazione degli antiossidanti salivari. Il SAT (Soluble Antioxidant Test) è infatti un test preciso, rapido e
non invasivo. Con il test è possibile quantificare
in pochi minuti lo stato del paziente in termini di
antiossidanti salivari (AO)(11,13).
Il test si basa sul principio che gli AO e i ROS
devono essere mantenuti in perfetto equilibrio
e che un aumento/riduzione massiccio degli AO
expert article_sbiancamento
(sulla base di tabelle di riferimento) è sinonimo di
stress ossidativo e di possibile stato infiammatorio in atto. La procedura è assolutamente semplice e prevede un piccolo prelievo di saliva.
La saliva viene aggiunta ad una soluzione
cromogena che sviluppa una reazione colorimetrica e di ossidoriduzione: tanto maggiore sarà
la decolorazione della soluzione, tanto maggiore
saranno gli AO presenti nella saliva.
La quantificazione viene fatta attraverso una
lettura fotometrica con il sistema FRAS4 EVOLVO. Una volta fatto il test, l’odontoiatra o l’igie-
nista dentale sono nelle condizioni di poter fare
una diagnosi ed eventualmente consigliare un
trattamento opportuno per assicurare al proprio
paziente, oltre che un sorriso brillante, anche una
bocca sana(11,13).
_La specificità per il cavo orale
Allo scopo di ripristinare l’equilibrio AO/ROS è
importante consigliare prodotti quanto più possibile mirati. È un’idea comune che l’antiossidante “male non faccia”.
Gli antiossidanti sono, in realtà, comparFigg. 4, 5_Il sorriso di una paziente
prima e dopo il trattamento di
sbiancamento.
Fig. 4
Fig. 5
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29
expert article_sbiancamento
timentali, vale a dire che ogni compartimento
dell’organismo ha i propri antiossidanti specifici,
atti a mantenere l’equilibrio AO/ROS.
A tale scopo sono stati studiati prodotti particolari, registrati come “integratori alimentari” e
disponibili in farmacia, che operano come Modulatori Fisiologici (MF)(16).
Il ruolo di modulatore fisiologico è fondamentale nella prevenzione e indispensabile nel
trattamento post-sbiancamento o in seguito
a visita odontoiatrica, per ripristinare il giusto
equilibrio ossido-riduttivo e quindi l’equilibrio
dell’ecosistema “cavo orale”(13).
Tra gli ultimi prodotti usciti sul mercato ed
a efficacia provata in diversi trials clinici sul territorio nazionale ed internazionale, si trova un
particolare Modulatore Fisiologico specifico per
il cavo orale. Il prodotto in questione è un mix
di antiossidanti specifici: estratti di frutti rossi,
vitamina E e coenzima Q10.
La sua particolarità è che gli antiossidanti
sono dosati in concentrazioni fisiologiche al fine
di esplicare l’azione di modulatori e di riequilibrante il bilancio ossido-riduttivo nel cavo orale
in situazioni di stress ossidativo.
Il protocollo operativo delle tecniche di
sbiancamento dentale deve prevedere una fase
pre-trattamento con una decontaminazione del
cavo orale, controllo della stabilità di eventuali
restauri conservativi, compliance ad un controllo
efficace di placca domiciliare e remineralizzazione dei tessuti.
Durante il trattamento è necessario controllare una perfetta protezione dei tessuti molli,
mentre dopo il trattamento è opportuno l’utilizzo di ausili per ripristinare l’equilibrio ossidoriduttivo del cavo orale.
_gli autori
Dott.ssa Annarosa Finco
Laureata in Biotecnologie Farmaceutiche
[email protected]
Prof.ssa Gianna Maria Nardi
Ricercatore confermato Università di Roma
“Sapienza”
Dip. di Scienze Odontostomatologiche e
Maxillo Facciali
Direttore prof. A. Polimeni
[email protected]
_bibliografia
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cosmetic
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16. Olson JA (1996) “Benefits and liabilities of Vitamin
A and Carotenoids” American Institute of Nutrition.;
1208S-1212S.
saremo presenti al
54° congresso
AMICI DI BRUGG
pad. A.5 stand 147-174
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26-27-28 maggio 2011
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a bocca aperta
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industry report_sbiancamento
Sbiancamento dentale
Nuovi mezzi e nuovi metodi applicativi
a disposizione dell’igienista dentale
Autore_M. Ricci, C. Lorenzi, A. Lanatà, A.M. Genovesi, Italia
_Introduzione
Da tempo la ricerca odontoiatrica si propone
l’obbiettivo di trovare soluzioni finalizzate a ottenere non solo una ottimale funzionalità del cavo
orale, ma anche risultati estetici capaci di evitare
qualsiasi “insoddisfazione del proprio sorriso” e
del proprio “modo di porgere la parola”.
I denti spesso possono assumere una tonalità scura che può essere di natura costituzionale
o indotta dal fumo, dall’assunzione di particolari
alimenti quali caffè, tè, vino, alcune verdure crude, ecc., oppure da una inadeguata igiene dentale domiciliare e/o professionale.
Una tale colorazione costituisce non solo un
problema di natura estetica, ma anche (e forse
principalmente) un grave elemento di disturbo
nella vita di relazione della persona, specie se si
tratta di individui che svolgono attività esposte
al pubblico. In tali casi diventa indispensabile affrontare il problema con prodotti odontoiatrici
sbiancanti che abbiano la capacità di raggiungere ottimi risultati e contemporaneamente minimi
effetti collaterali secondari.
I moderni prodotti odontoiatrici sbiancanti devono possedere come requisiti essenziali:
breve tempo di applicazione, risultati duraturi,
biocompatibilità.
Se prendiamo in considerazione le tecniche
di sbiancamento finora utilizzate notiamo che,
anche se i risultati ottenuti sono ritenuti soddisfacenti dal punto di vista estetico, il tempo di
applicazione è eccessivo ed è pertanto fonte di
disagio per il paziente, costretto a rimanere a
bocca aperta e spesso in solitudine per un periodo di tempo non inferiore ai 15 minuti (tempo
intercorrente tra l’inizio dell’attivazione del gel
32
cosmetic
dentistry
2_2011
sbiancante e la sua rimozione). L’eccessiva durata del tempo di azione è anche responsabile di
processi di disidratazione degli elementi dentari
sottoposti al trattamento. La reidratazione spontanea successiva alla disidratazione si accompagna spesso a effetti discromici, determinati dal
riassorbimento di sostanze cromogene disciolte
nell’acqua che viene riassorbita. Questo effetto
è tanto più vistoso quanto maggiore è la disidratazione e, di conseguenza, quanto più lungo è il
tempo di reidratazione.
Lo scopo di questo studio è quello di valutare
l’efficacia di un nuovo tipo di sbiancamento che
unisce tempi di azione più rapidi di quelli tradizionali ad una minore azione di disidratazione
del dente, con conseguente riduzione della sensibilità postoperatoria.
_Materiali e Metodi
Abbiamo sottoposto a rigorose sperimentazioni e ad altrettanto rigorosi controlli il gel
sbiancante BlancOne® (International Dental
Supply Srl, Savona, Italia). Tale prodotto, secondo
le indicazioni, ha un tempo di attivazione eccezionalmente breve; esso agisce, infatti, in soli 20
secondi, invece dei 15 minuti abitualmente necessari per gli altri sbiancanti.
Nello studio abbiamo valutato l’effetto
sbiancante, il tempo necessario per effettuare
lo sbiancamento e il grado di ipersensibilità alle
variazioni termiche.
Per tale studio, il gel sbiancate BlancOne® è
stato testato su un campione di 15 pazienti ai
quali è stato applicato in un’unica seduta. Il tempo di applicazione è stato di 60’’. Su ogni paziente
sono stati valutati il grado di sbiancamento e gli
industry report_sbiancamento
effetti di sensibilizzazione termica dal momento
dell’applicazione fino a tre mesi successivi.
La variazione cromatica (effetto sbiancante)
dei denti dei 15 pazienti è stata valutata seguendo
la scala colore VITA a T.0 (prima del trattamento)
e a T.1 (subito dopo il trattamento). Abbiamo deciso di associare ad ogni carattere di gradazione
un numero crescente, in modo da potere rilevare
immediatamente, analizzando il grafico relativo,
la reale efficacia dello sbiancante (Tab. 1).
T.0
T.1
Pz. 1
10
14
Pz. 2
11
16
Pz. 3
3
10
Pz. 4
12
15
Pz. 5
7
15
Pz. 6
5
12
Pz. 7
10
14
Pz. 8
5
15
Pz. 9
12
16
Pz. 10
3
10
Pz. 11
11
15
Pz. 12
14
16
Pz. 13
10
15
Pz. 14
12
15
Pz. 15
10
16
Fig. 1
Fig. 2
Tab. 1
L’effetto di sensibilizzazione termica è stato
valutato con assegnazione di un punteggio da 0
a 10 (0: assenza di sensibilità; 10: massima sensibilità) a T.1 (subito dopo il trattamento) e T.3 (3
mesi dopo il trattamento) (Tab. 2).
1
C4
4
B4
7
D3
10
2
°s (T.1)
°s (T.3)
Pz. 1
6
3
Pz. 2
2
1
Pz. 3
10
6
Pz. 4
4
2
Pz. 5
7
2
Pz. 6
10
5
Pz. 7
7
3
Pz. 8
5
2
A4
3
C3
Pz. 9
5
1
A3,5
6
B3
Pz. 10
10
7
8
A3
9
D4
Pz. 11
6
2
C2
11
C1
12
A2
Pz. 12
3
1
13
D2
14
B2
15
A1
Pz. 13
7
2
16
B1
Pz. 14
5
2
Pz. 15
2
1
5
Tab. 2
La Fig. 1 evidenzia in celeste la tonalità di
bianco dei denti di ogni paziente come effettivamente si presentava prima del trattamento, e in
bianco la tonalità degli stessi denti subito dopo
l’avvenuto sbiancamento.
La Fig. 2 mette in evidenza la sensibilità al
freddo (°s) accusata dai pazienti subito dopo
l’avvenuto sbiancamento, e quale poi effettivamente risulta a tre mesi di distanza. Tale “sensibilità” può oscillare tra un valore minimo 0 e un
valore massimo 10 (Tab. 3).
Tab. 3
_Risultati
I risultati ottenuti sono stati decisamente
ottimi.L’effetto sbiancante medio riscontrato è
stato di 5.4 gradi sulla scala colore VITA (Tab. 1;
Fig. 1). Non si sono manifestate discromie nell’arco dei 3 mesi di osservazione successivi al trattamento.
L’ipersensibilità termica a tre mesi dal tratta-
cosmetic
dentistry
2_2011
33
industry report_sbiancamento
mento era presente solo nel 33% dei soggetti,
e l’intensità della sensibilità termica è scesa di
un valore medio pari a 3.3 punti in un range
oscillante tra un massimo di 5 punti e un minimo di 1 punto (Tab. 3; Fig. 2).
_Discussione
I risultati ottenuti dimostrano come il brevissimo tempo di azione del gel sbiancante
BlancOne® impedisca un’eccessiva disidratazione dell’elemento dentario.
La velocità di azione del prodotto consente, infatti, al dente di rimanere sempre perfettamente idratato, il che favorisce la stabilizzazione immediata del biancore del dente ed
impedisce la conseguente reidratazione causa
delle inevitabili alterazioni cromatiche.
L’assenza di disidratazione consente, inoltre, di non dover prescrivere una dieta priva di
alimenti cromogeni nei giorni successivi allo
sbiancamento. Permane tuttavia l’opportunità di convincere il paziente che l’abitudine del
fumo, l’assunzione di bevande come il caffè, o
una scarsa igiene orale riducono la durata del
trattamento stesso.
Poiché è la disidratazione la causa principale dell’ipersensibilità termica dentale, la sua
assenza ha comportato:
a) una significativa riduzione dei casi in
cui si è manifestato il disturbo;
b) una riduzione dell’intensità nei casi in
cui si è manifestato;
c) il drastico abbattimento dell’incidenza
alla fine dell’arco dei tre mesi.
_gli autori
_bibliografia
M. Ricci, Odontoiatra PhD(C), Istituto
Stomatologico Tirreno – Direttore: Prof. Ugo
Covani
1. Tin-Oo MM, Saddki N, Hassan N.Factors influencing patient satisfaction with dental appearance
and treatments they desire to improve aesthetics.
BMC Oral Health. 2011 Feb 23;11(1):6.
C. Lorenzi, A. Lanatà, Igieniste dentali,
Istituto Stomatologico Tirreno – Direttore: Prof.
Ugo Covani
2. Perdigão J.Dental whitening--revisiting the myths.
Northwest Dent. 2010 Nov-Dec;89(6):19-21, 23-6.
A.M. Genovesi, Professore a contratto
Università di Genova, Corso di Laurea in Igiene
dentale
34
cosmetic
dentistry
2_2011
Molto apprezzata è stata anche la mancanza di disagio determinata dalla velocità del
trattamento.
Molto valida si è dimostrata la metodologia di applicazione poiché, a differenza degli
altri sbiancanti, BlancOne® ha ottenuto un
miglioramento approssimativo di un grado
della Scala Colori VITA per ogni applicazione
di 20 secondi.
Tale caratteristica è da considerarsi estremamente rilevante, in quanto concede all’operatore, e soprattutto al paziente, una più ampia possibilità di scelta del colore.
Si sottolineano anche i vantaggi per il protesista, che può così misurare il valore cromatico di un dente appena sbiancato per poter
creare una ricostruzione di elementi dentari
adiacenti.
Con l’uso del BlancOne® non sarà più necessario attendere che i denti sbiancati si reidratino; il protesista potrà agire anche a breve
termine dall’operazione di sbiancamento.
Da non sottovalutare i vantaggi dovuti al
risparmio economico. Infatti, per attivare il
gel sbiancante BlancOne® è sufficiente una
qualunque lampada che possa erogare una
potenza di 800 mW/cm2 (come, ad esempio,
una lampada fotopolimerizzante, usata generalmente per polimerizzare i compositi da
otturazione).
In definitiva, possiamo affermare di disporre di un prodotto che ha tutti i requisiti
per essere definito innovativo e in grado di
ottenere risultati concreti e affidabili.
3. Que K, Fu Y, Lin L, Hu D, Zhang YP, Panagakos FS,
DeVizio W, Mateo LR.Dentin hypersensitivity reduction of a new toothpaste containing 8.0% arginine and 1450 ppm fluoride: an 8-week clinical
study on Chinese adults. Am J Dent. 2010 May;23
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medicina estetica_attualità
Un salto dal chirurgo estetico
per festeggiare un divorzio
Ritocchi di chirurgia estetica
(©Archivio Corriere della Sera).
_Aumenta la percentuale di donne che
si regalano un ritocco alla fine di un amore. Il
divorzio ti fa bella? Pare proprio così. Perché,
con la fine di una relazione, la donna cerca una
nuova vita e, sempre più spesso, lo fa partendo
dal proprio aspetto fisico. Piacersi è solo il primo
passo per poter riacquistare fiducia in se stesse.
E davanti ad un aumento di matrimoni che arrivano al capolinea, aumentano anche le donne
che cercano di piacersi un po’ di più, disposte a
sottoporsi a qualche ritocchino.
In Italia, nel 2007, le separazioni sono state
81.359 (+1,2% rispetto al 2006) e 50.669 i divorzi (+2,3%), rispettivamente pari a 273,8 e a
170,5 ogni 100.000 persone coniugate residenti
(dati Istat 2009). E la tendenza sembra essere in
continua crescita, tanto che il numero di divorzi
è quasi raddoppiato dal 1995 ad oggi.
In media, la chiusura di un rapporto arriva
dopo circa un decennio passato sempre al fianco
della stessa persona. Nel percorso che porte le
donne a rifarsi una vita, sempre più spesso compare anche una sosta nello studio di un chirurgo
estetico. “La voglia di voltare pagina, ma forse
semplicemente di sentirsi nuovamente attraenti sembrano essere i motivi principali”, afferma
Alessandro Gennai, chirurgo plastico di Bologna
con studi a Modena, Reggio Emilia e Cagliari e
socio dell’European Academy of Facial Plastic
Surgery (Eafps).
Al di là delle motivazioni, un dato è certo:
“Sono sempre di più le donne tra i 35 e i 45
anni che arrivano nel mio studio dopo la fine del
matrimonio per un ‘ritocchino’ – dice Gennai –.
Dopo un primo periodo di disorientamento, la
donna riprende in mano la propria vita e decide
di farlo pensando un po’ a se stessa. Spesso i
figli sono già adolescenti o maggiorenni e quindi
c’è anche più voglia e tempo per curarsi, di solito
già dopo 6-12 mesi dalla conclusione della storia. Del resto, sentirsi meglio con il proprio corpo
aiuta dal punto di vista psicologico a superare il
momento e a riacquistare sicurezza”.
La richiesta principale delle quarantenni
neo-divorziate è quella di un nuovo décolleté o
di una rinfrescata al viso: “Loro obiettivo è piacersi di più e per farlo riscoprono la propria femminilità. Quindi decidono di darsi una ritoccata
al seno, cadente o rilassato per l’età o in seguito
a gravidanze e allattamento – prosegue Gennai
–. Chiedono di poter sfoggiare abiti scollati senza timori: sono richiesti interventi chirurgici di
medicina estetica, grazie al macrolane”.
Molto gettonati sono anche i classici “ritocchino” come lifting, lipofilling e medicina estetica, “per ringiovanire al volto, soprattutto se
mini-invasivi. La richiesta è sempre di migliorare,
senza mai stravolgere i lineamenti. Si tratta di
donne equilibrate, che si piacciono, e chiedono
al chirurgo solo di ridonare al viso freschezza nel
modo più armonioso e naturale possibile”.
_Fonte: ItaliaSalute.it
medicina estetica_case report
Trattamento degli esiti cicatriziali
del volto e pori dilatati con Laser CO2
ultrapulsato MX7000
_Tra le malattie dermatologiche, l’acne è
sicuramente una delle più diffuse e frequenti.
Da uno studio sulla popolazione italiana
emerge che almeno il 50% delle persone tra i 13
e i 30 anni, adolescenti e giovani adulti, soffre
di questa dermatosi in forma lieve, moderata o
grave. Facile ricordare che lesioni caratteristiche
dell’acne sono i comedoni, le papule, i noduli, le
pustole, le cisti, fino agli esiti cicatriziali.
La pelle reagisce ai traumi delle infezioni locali e dei vari trattamenti, che spesso i pazienti si autoinfliggono, con cicatrici atrofiche che
presentano un assottigliamento di tutti gli strati
della cute, soprattutto del derma, e una perdita
del tono elastico.
Utilizzando la Classificazione di Goodman e
Baron distinguiamo le cicatrici atrofiche postacneiche in:
_ a pozzetto (ice-pick);
_ rolling scars (piane);
_ boxscar (superficiali e profonde).
La gravità di tali cicatrici è correlata alla durata della patologia e al tipo di acne coinvolto
e il loro impatto, psicologico oltre che estetico,
è riscontrabile in una elevata percentuale di pazienti, per i quali sono state sviluppate tecniche
volte a migliorare l’apparenza delle zone affette.
Finora il trattamento più comune per levigare un
volto coperto da piccole e grandi cicatrici è stata
la dermoabrasione, o in alternativa si è ricorsi a
peeling chimici aggressivi. Altre tecniche chirurgiche intervengono, ove possibile sulle singole
lesioni, con escissioni e riposizionamenti delle
aree interessate.
Più recentemente, sistemi laser per resurfacing, come i CO2 o l’Erbium YAG, hanno consentito di estendere in profondità l’azione di stimolo
alla generazione di nuove fibre di collagene, associandola ad un miglioramento della disuniformità
cutanea superficiale. A tal proposito, riportiamo
il caso di una ragazza di 28 anni che presenta al
volto esiti cicatriziali post-acneici. Si riconoscono
lesioni ad ice-pick e box-scar (Fig. 1).
La paziente è stata sottoposta ad una seduta
di laser CO2 Ultra Dream Pulse MX7000 in modalità frazionata. Il giorno successivo la paziente
presenta lieve eritema e gonfiore ed il tipico disegno cutaneo dell’azione dei micro fasci in cui
viene scomposto il raggio laser (Fig. 2) che non
le impedisce di riprendere le normali attività lavorative. Dopo 7 giorni dal trattamento vi è una
completa riparazione della superficie cutanea
con recupero totale dell’integrità cutanea (Fig.
3). Al controllo a 6 mesi di distanza, e dopo
2 trattamenti laser CO 2 Ultra Dream Pulse
MX7000, la paziente è molto soddisfatta del
Per informazioni:
DL Medica spa
Via Pietro Calvi, 2
20129 - Milano
Tel.: 02.762751
Fax: 02.76275300
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Fig. 1_ Paziente di 28 anni con
cicatrice di acne multiple e pori
dilatati, prima del trattamento con
Laser CO2 Ultra Dream Pulse MX7000.
Fig. 2_ Il giorno dopo.
Fig. 1
Fig. 2
cosmetic
dentistry
2_2011
37
medicina estetica_case report
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 3_Sette giorni dopo.
Fig. 4_Sei mesi dopo 2 trattamenti
con Laser CO2 Ultra Dream Pulse
MX7000: risultato stabile, riduzione
delle cicatrici e miglioramento della
texturecutanea.
Fig. 5_ Paziente di 32 anni con esiti
di cicatrice post-traumatica, prima
del trattamento con Laser CO2 Ultra
Dream Pulse MX7000.
Fig. 6_Sei mesi dopo 2 trattamenti
con Laser CO2 Ultra Dream Pulse
MX7000: risultato stabile, riduzione
delle profondità e miglioramento della
texturecutanea.
Immagini per gentile concessione:
Dr. Balzani e Prof. Cervelli, Università
degliStudidiRoma“TorVergata”.
Fig. 5
risultato ottenuto. La superficie cutanea appare levigata, con buona risoluzione delle lesioni a box-scars e netto miglioramento delle
ice-pick (Fig. 4).
Fig. 6
Il Laser Ultra Dream MX7000 è distribuito da DL MEDICA Spa.
DL MEDICA è lieta di fornire consulenza tecnico-scientifica
e dimostrazioni gratuite sulle applicazioni e i vantaggi di
MICROXELMX7000.
medicina estetica_fatti ei opinioni
Tutti i motivi per scegliere
un filler italiano
Figg. 1, 2_Immagine della paziente
prima e subito dopo il trattamento.
Fig. 1
40
_Da quando, più di dieci anni fa, mi sono
interessato di Medicina estetica, o meglio
dell’uso delle tecniche di Medicina estetica nella
nostra professione, sono rimasto affascinato dalla
possibilità di migliorare la qualità e la quantità dei
tessuti facciali invecchiati o danneggiati.
In Odontoiatria, una delle maggiori battaglie
che combattiamo quotidianamente è quella di salvaguardare denti e parodonto, oppure quella di ripristinare un equilibrio perso o un danno subito, al
punto che mi piace paragonare le azioni di prevenzione della patologia endorale (dieta, igiene dentale,
controllo delle parafunzioni) a quelle di prevenzione
della patologia del periorale (ancora dieta, igiene,
controllo delle abitudini viziate).
Fig. 2
cosmetic
dentistry
2_2011
L’invecchiamento ha effetti fisiologici o parafisiologici che non possono essere fermati, ma che
possono essere controllati fino a renderli funzionali
al nostro benessere.
Non dimentichiamo che l’invecchiamento inizia appena dopo l’adolescenza e “finisce” verso la
settima decade di vita con la senescenza. Questo
vuol dire che, al di là dei termini o delle parole, dalla
nostra nascita in poi quello che facciamo e come lo
facciamo condizionerà la nostra vita e la qualità del
nostro invecchiare.
Questa introduzione mi serve a spiegare perché,
a mio parere, il dentista non può dimenticarsi di essere in primis un medico che si occupa non solo
della salute di denti e gengive, ma anche dell’intera
medicina estetica_fatti ei opinioni
Figg. 3, 4_Immagine della paziente
prima e dopo il trattamento.
Fig. 3
persona che vi sta attorno.
L’affascinante mondo della Medicina estetica
e della Medicina anti-aging ci mette a disposizione strumenti di conoscenza e supporto alla terapia
assolutamente performanti.
Tra tutti i materiali a disposizione per il miglioramento dei tessuti periorali, l’acido ialuronico è
quello più conosciuto e usato.
L’acido ialuronico libero è usato come biorivitalizzante per idratare e nutrire la cute del viso, mentre quello “linkato” è usato come filler, per sostenere
o sostituire volumi.
In Italia i filler sono considerati un “presidio medico”, non un farmaco, e seguono regole di produzione non controllate: sostanzialmente il produttore o distributore “autocertifica” che il prodotto non
sia dannoso.
In Italia sono più di 100 gli iniettabili in commercio per uso “medico estetico”, ma di questi solo
una decina hanno l’approvazione FDA. Al di là dei
numeri e delle rigide norme statunitensi, sarebbe
interessante conoscere quali siano le caratteristiche
di qualità del sistema di produzione e del prodotto
finito da valutare per stabilirne la sicurezza.
Cercherò di spiegarvi quali sono state le mie
considerazioni nella scelta del filler da utilizzare sui
miei pazienti.
In Italia abbiamo la fortuna di avere una delle
poche aziende mondiali, leader europea, produttrici
di acido ialuronico di derivazione batterica.
Questa azienda farmaceutica produce, oltre ad
acido ialuronico utilizzato in altre specialità mediche, la polvere base per i filler.
Unica nel suo genere, adotta standard elevatissimi di qualità corredati da certificati analitici
molto precisi. Tra questi la viscosità intrinseca del
prodotto che è indice del peso molecolare, che a
sua volta influisce sulle capacità reologiche e di
velocità di riassorbimento del filler; la quantità di
proteine e acidi nucleici residui che deve essere pari
a zero; i solventi residui (i solventi vengono usati
per purificare il prodotto di fermentazione batterica); l’assenza di metalli pesanti (nei fermentatori
per alimentare i batteri si utilizzano sostanze che
possono contenere metalli pesanti).
Fig. 4
Regenyal Laboratoires è l’unica azienda produttrice di filler con l’intera filiera produttiva sita in
Italia e che si avvale esclusivamente di materiale e
tecnologie italiane. Nel suo sito produttivo di Spello,
in ambiente controllato, il prodotto viene realizzato
unendo la polvere di acido ialuronico ancora non
sterile, all’agente attivante (soda: alcalinizza l’ambiente per avere forti legami etere e rende disponibile l’acido ialuronico a legarsi al BDDE), all’acqua
e al BDDE (butanediol diglycidyl ether, agente di
cross-linking che lega fra loro le molecole di acido
ialuronico).
Ne risulta un filler monofasico come massa
unica uniforme. La fase successiva è una delle più
delicate: la dialisi, serve a purificare il prodotto da
BDDE non cross-linkato e dall’acido ialuronico rimasto libero.
Infine, il prodotto viene omogeneizzato per diverse ore per renderlo più “soft”, omogeneo.
A questo punto il filler viene messo nelle siringhe, dove viene sterilizzato e viene eseguito il controllo qualità per ogni singola siringa prodotta.
Tutti questi passaggi, delicati e strategici per
la qualità, sono “rintracciabili”; esiste cioè una “rintracciabilità di filiera” dallo streptococcus equi al
paziente, e trovo che questa sia l’unica vera forma
di controllabilità del prodotto, garanzia di qualità
che mi ha convinto nella scelta di questo materiale.
Credo sia chiaro come ci possano essere grandi
possibilità di elusione di alcuni di questi passaggi,
non essendoci un organismo di controllo come invece esiste per i farmaci (AIFA). Semplicemente, se
un prodotto presidio medico crea problemi viene
ritirato.
Io ritengo invece sia fondamentale che tutte
queste fasi siano sempre riconosciute, tracciate e
certificate.
POIESIS (www.poiesisweb.eu) – Società scientifica che ho fondato circa due anni fa con alcuni colleghi/amici – ha tra le sue mission quella di lavorare
con le aziende per favorire la massima trasparenza
riguardo la qualità del prodotto, nel rispetto della
salute del paziente.
_Ezio Costa*
Medico Chirurgo Odontoiatra, esperto
e consulente in medicina ad indirizzo
estetico.
Professore a contratto - Università
degli Studi di Padova - Master di II
livello “Estetica dei tessuti orali e
periorali in Odontoiatria”.
Professore a contratto - Università
degli Studi di Cagliari - Scuola di
Specializzazione in Ortodonzia.
Vicepresidente POIESIS (Perioral and
Oral Integrated Esthetic Sciences
Italian Society).
*
Tutte le immagini sono di proprietà
del dott. Ezio Costa.
cosmetic
dentistry
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41
: : diffusività
: : idratazione
: : correzione
fisiologica
: : effetto
tensivo
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equilibrare
equilibrare
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notizie dalle aziende_prodotti
Skin tester e MedRF:
per la valutazione immediata dei risultati
Per informazioni:
numero verde: 800.662423
www.dermalmedical.it
Skin Tester è lo strumento che Dermal Medical Division propone con l’obiettivo di permettere un’analisi diagnostica della cute. Affidabile
e veloce, l’apparecchio consente di associare la
valutazione visiva all’esame tecnologico e acquisire in tempo reale – ovvero pochi secondi – una
serie di dati frutto dei parametri inseriti (sesso,
età, fototipo...) e delle misurazioni effettuate che
permettono una più attenta individuazione delle
problematiche presenti nell’ottica di consigliare
il miglior trattamento estetico-medicale possibile. La mappatura cutanea permette di rilevare
con precisione problemi di idratazione, elasticità,
stress cutaneo, ritenzione idrica, fattori che rendono la pelle intorno alla bocca spenta e segnata. La scientificità dei risultati è dovuta alla misurazione delle riflessioni cellulari: Skin Tester si
sintonizza sulle riflessioni generate dalle cellule
in seguito all’erogazione di spot di ultrasuoni.
Abbinando l’utilizzo di Skin Tester a MedRF,
la tecnologia a radiofrequenza di Dermal Medical Division, dentisti e odontoiatri hanno inoltre
l’opportunità di mostrare immediatamente ai
propri pazienti i risultati del trattamento, ovvero la stimolazione della produzione di elastina e
collagene che si traduce in maggiore compattezza, idratazione e luminosità dei tessuti che
incorniciano il sorriso, andando così ad esaltare
il lavoro funzionale eseguito sui denti. Prima e
dopo il trattamento, al termine di ogni test, viene rilasciato un vero e proprio scontrino con il
riepilogo completo dei dati personali, così che il
paziente possa verificare i progressi dopo ogni
trattamento. Skin Tester monitorizza i dettagli
della pelle e, utilizzato regolarmente, traccia un
profilo della cute, ne evidenzia i miglioramenti e
mette in rilievo la qualità dei trattamenti eseguiti
con le tecnologie Dermal Medical Division.
Esthetiline:
da Neoss la soluzione riabilitativa anatomica completa
Negli ultimi anni, si è assistito a un continuo
sviluppo delle tecniche e dei prodotti nell’ambito
della protesi e dell’estetica implantare.
Sempre attenta a soddisfare le esigenze del
clinico, ma anche del paziente, Neoss propone
la soluzione Esthetiline che permette di eseguire
una procedura protesica semplice che accompagna tutte le fasi, dal posizionamento dell’impianto alla corona definitiva.
I diversi pilastri disponibili – che replicano le
stesse forme anatomiche nelle diverse fasi del
trattamento (guarigione, provvisorio, definitivo)
– permettono di ottenere un accurato profilo di
emergenza. Per la guarigione del tessuto molle e la
All Tissue Formers
44
cosmetic
dentistry
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All Zirconia Abutments
realizzazione del profilo di emergenza ideale, sono
stati realizzati i Tissue Former, dei pilastri provvisori e di guarigione in polimeri biocompatibili.
Il profilo naturale sviluppato durante la guarigione verrà poi perfettamente replicato nelle
componenti protesiche definitive: pilastri preparabili in Titanio e Zirconio, soluzioni per pilastri
individuali con cappette calcinabili e Cad/Cam.
La scelta e l’adattamento delle componenti protesiche è facilitato dal fatto che le forme
delle componenti definitive replicano quelle delle componenti provvisorie. L’adattamento finale
può essere realizzato in modo semplice ed economico, in studio o in laboratorio.
All Prepable Ti Abutments
notizie dalle aziende_prodotti
CDR Elite:
nuovo sistema per radiografia digitale Schick
All’interno dell’ampia gamma di sistemi per
radiografia digitale Schick, Sweden & Martina
propone un innovativo sensore per la rilevazione
di immagini intraorali, CDR Elite.
L’indiscussa comodità di un sensore con il
filo intercambiabile è qui integrata da una serie
di caratteristiche che rendono CDR Elite (disponibile nelle misure 0, 1 e 2) leader tra i sistemi di radiografia digitale presenti nel mercato europeo.
Il colore chiaro ne facilita l’individuazione
all’interno del cavo orale, l’uscita del cavo posta al centro del sensore lo rende estremamente maneggevole (oltre che ideale per bitewings
verticali), l’incredibile robustezza del cavo stesso
ne garantisce un’elevata resistenza alla torsione:
questo sono soltanto alcune delle caratteristiche
che rendono CRD Elite un sistema sicuro ed af-
fidabile per la rilevazione di immagini di ottima
qualità. E proprio la qualità dell’immagine è una
peculiarità che distingue il CDR Elite dagli altri
sistemi di radiografia digitale attualmente sul
mercato: infatti, con una risoluzione di 28 lp/mm,
questo sensore rileva immagini di una qualità
nettamente superiore alla media, e offre inoltre
la possibilità di scegliere il contrasto dell’immagine più idoneo direttamente in fase di acquisizione di quest’ultima, mantenendo comunque
l’immagine all’interno dello standard DICOM.
Infine, va sottolineato che, essendo l’hardware all’interno del sensore stesso, il sensore
Elite non necessita di alcun CD di calibrazione:
notevole agevolazione per il medico, che non
dovrà preoccuparsi di effettuare frequenti ricalibrazioni.
Per Informazioni:
Sweden & Martina Spa
Via Veneto, 10
35020 Due Carrare (PD)
Tel.: 049.9124300
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Microxel MX7000
Microxel MX7000 è un sistema laser CO2 ultrapulsato che impiega differenti sistemi di emissione
del raggio laser in base al manipolo utilizzato, ottimizzando così gli effetti del trattamento. È un prodotto avanzato che soddisfa le richieste del professionista in termini di qualità, prezzo e prestazioni.
Inoltre permette, grazie ai manipoli chirurgici
in dotazione, interventi di chirurgia dermatologica,
utilizzando manipoli con focale variabile e tempi
di emissioni brevi, che riducono notevolmente i
danni termici sulla pelle e di conseguenza anche
il periodo di guarigione del paziente, stimolando la
rigenerazione della cute.
_Caratteristiche Principali
Microxel MX7000 unisce entrambe le funzioni del laser frazionato CO2 ultrapulsato e del singolo spot ablativo migliorando così l’operatività
del professionista in termini di tempo, potendo
emettere in continuo superpulsato e ultrapulsato.
Il laser Microxel è studiato per emettere un
massimo di 324 fasci laser su un’area di 15 mm x
15 mm, modificabile tramite il touch-screen a co-
lori, con un’irradiazione precisa e omogenea.
È un sistema progettato per emettere micro
colonne termiche ablative ed è quindi in grado di
penetrare la pelle in profondità e di ridurre il postinfiammatorio. Il sistema utilizza la funzione “ultra
pulse”, che ha una durata dell’impulso molto breve
migliorando gli effetti del trattamento senza uso di
anestetico e riducendo notevolmente il decorso del
paziente. Dal momento che le aree da trattare non
sono mai uguali, lo scanner del sistema MX 7000
può essere regolato nella dimensione con estrema
facilità in modo da poter trattare l’area con precisione per un risultato ottimale.
Tra le molteplici applicazioni cliniche: esiti cicatriziali, ringiovanimento del volto, trattamento
delle rughe, peeling e discromie del volto.
Per informazioni:
DL Medica SpA
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Fig. 1
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Le Terme San Petronio sono in via
Irnerio, 12 a Bologna.
Tel.: 051.246534
Il 22 febbraio, a Bologna, il prof. Antonio Monti, il Commissario-Sindaco Annamaria
Cancellieri, e Monsignor Ernesto Vecchi, hanno
inaugurato alle Terme San Petronio-Antalgik, la
fontana di acqua termale messa gratuitamente
a disposizione della cittadinanza. La fontana è il
punto di arrivo di una condotta di oltre 5 chilometri fra la sorgente che serve le Terme Felsinee
e lo stabilimento delle Terme San Petronio, in via
Fig. 1_Il prof. Monti, proprietario delle
Terme, dichiara: “Qui ci si ubriaca di
salute!”.
Fig. 2_Monsignor Vecchi, il prof.
Monti, il Commissario Cancillieri,
brindano con l’acqua termale.
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Fig. 2
Irnerio. Bologna, diventa l’unica città italiana ad
avere le terme in pieno centro storico (a due passi dalla stazione), come ai tempi di Augusto e dei
romani di Bononia.
La lunga condotta ha utilizzato in gran parte
il percorso degli antichi canali di Bologna, quelli
della seta. A Bologna, agli albori del Rinascimento, l’acqua del fiume Reno e del torrente Savena,
con un’opera idraulica straordinaria, fu portata
in città, dando impulso, con la sua forza motrice,
ad una fiorente attività industriale, soprattutto
di lavorazione della seta, che portò ricchezza per
secoli, fino alla concorrenziale rivoluzione industriale a vapore.
L’utilizzo di queste antiche vie sotterranee
(in parte aperte al pubblico con visite guidate)
ha permesso ora, tramite moderne tubazioni, il
trasporto dell’acqua termale e la realizzazione di
questo stabilimento termale urbano.
La realizzazione è stata possibile grazie alla
collaborazione del Consorzio della Chiusa e del
Canale di Reno, antichissimo ente che dal XVIII
secolo lavora per la regolazione idrica di Bologna. L’acqua, del tipo bicarbonato-solfato-calcica, è particolarmente usata in idropinoterapia,
sotto controllo medico, per contrastare i processi di acidificazione dell’organismo.
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meeting_cosmetic events
Alla Dental School di Torino
le terze giornate piemontesi
di chirurgia odontostomatologica
“La guarigione dei tessuti al servizio
di estetica e funzione”.
Con questo titolo si svolgeranno
dal 9 all’11 giugno, alla Dental School
di Torino, le Terze Giornate Piemontesi
di Chirurgia Odontostomatologica.
Ne diamo di seguito una breve
presentazione a firma
di Matteo Scoletta.
_L’estetica del viso e del sorriso ha assunto
negli anni sempre maggior valenza nel contesto
socio-relazionale, al punto da essere considerata altrettanto importante (se non di più) rispetto
alla competenza funzionale masticatoria. Tale
risultato è condizionato dalla quantità e dalla
qualità dei tessuti orali: molte volte la sola protesizzazione mobile o fissa non basta a garantire
un risultato estetico ottimale.
Sicuramente l’atrofia dei tessuti e il loro invecchiamento condizionano in modo rilevante
questo aspetto.
La correzione di tali problematiche ha successo quando, oltre alle tecniche chirurgiche ade-
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guate, si conoscono approfonditamente i principi
di base che regolano la biologia di atrofizzazione
e di rigenerazione tissutale. Queste conoscenze permettono, infatti, nella maggior parte dei
casi, di scegliere l’approccio corretto per ridurre
complicanze a medio e lungo termine. Inoltre,
accanto alle tecniche chirurgiche tradizionali, si
sono affacciate al mondo scientifico nuove procedure e recenti tecnologie dedicate alla biostimolazione tissutale che hanno permesso di migliorare le percentuali di successo terapeutico.
Tra queste, l’utilizzo dei concentrati piastrinici
ha assunto un’importanza fondamentale nella
stimolazione della guarigione. La Dental School è diventata polo di riferimento per l’utilizzo
di tale metodica. In questo contesto, l’Università
di Torino, nel suo recente polo clinico-didattico
del Lingotto, si propone di ospitare relatori che
indaghino l’ambito dell’atrofia tissutale in campo
odontostomatologico nei suoi aspetti valutativi,
diagnostici e chirurgici. L’intento è di avere notizia delle tecniche più innovative e creare un confronto tra di esse. Per raggiungere tale risultato
sono state istituite, alla fine di ogni sessione, le
tavole rotonde che permetteranno il contatto
immediato tra le esperienze di relatori specialisti e i partecipanti. Da sempre, infatti, è nostra
ferma convinzione che le strutture universitarie
e ospedaliere si debbano fare promotrici di occasioni di formazione e informazione professionale
di alto livello per tutti gli operatori odontoiatrici.
In un momento in cui la gestione dello Studio
si avvicina sempre di più al concetto di lavoro
in équipe, riteniamo opportuno che le argomentazioni vengano affrontate in più sessioni, che
comprendono la formazione oltre che del Medico, anche dell’Igienista e dell’Assistente.
Nella giornata precongressuale, oltre al corso
sul PRGF, è stato istituito un workshop dedicato
alle problematiche più delicate della professione
odontoiatrica, con la partecipazione di professionisti di discipline che non riguardano strettamente l’ambito clinico, ma che indirettamente
colpiscono il nostro lavoro.
_Matteo Scoletta
l’editore _gerenza
the international magazine of cosmetic dentistry
Supplemento n. 2
di Dental Tribune Italian Edition
Anno VII, n. 5 - Maggio 2011
Registrazione del Tribunale di Torino
n. 5892 del 12/07/2005
Direttore responsabile
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Grafica e impaginazione
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mercati e per le conseguenze derivanti da informazioni erronee. Cosmetic Dentistry è pubblicata in Italia su licenza di
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Enrico Gherlone, Guido Macaluso, Carlo Maiorana, Gianluca Paniz, Leonardo
Trombelli, Stefano Valbonesi.
SESSIONE TECNICI: Gianni Bonadeo, Roberto Bonfiglioli, Roberto Canalis,
Graziano Giangiuliani, Ettore Morandini, Stefano Petreni, Massimo Soattin, Marco
Stopaccioli.
SESSIONI IGIENISTI e ASSISTENTI: Fortunato Alfonsi, Giuseppe Chiodera, Alberto
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