Dichiarazione ambientale EMAS - Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

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Dichiarazione ambientale EMAS - Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Dichiarazione Ambientale 2003
del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Sede:
Piazzale Zancanaro, 1 I - 32032 Feltre (BL)
Tel 0439 - 3328
Fax 0439 - 332999
E-mail: [email protected]
Centri Visitatori:
Il sasso nello stagno
P.zza i Novembre, 11
32034 Pedavena (BL)
Tel 0439 - 304400
Uomini di Valle Imperina
Sito di Archeologia mineraria
32020 Rivamonte Agordino
Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato
Feltre loc. Cellarda
Comando stazione Longarone bis
Comando stazione Candaten
Comando stazione Pian d’Avena
Comando stazione Sospirolo
Tel 0439 - 840411
Tel 0437 - 578100
Tel 0437 - 849903
Tel 0439 - 977157
Tel 0437 - 87891
Su Internet:
http://www.dolomitipark.it [email protected]
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Indice
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Presentazione della Dichiarazione Ambientale
Il Parco
Organizzazione dell’Ente Parco
La Pianificazione
4.1 Piano del Parco
4..2 I progetti speciali e il Sistema Informativo Territoriale
4..3 Le Riserve Integrali nel Piano del Parco
4.4 Piano Pluriennale Economico e Sociale
4.5 Rete Natura 2000
Accessibilità al Parco
Infrastrutture del Parco
6.1 Viabilità
6.2 Centri visitatori e Musei
6.3 Rifugi
6.4 Malghe attive
Storia del Parco
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: inquadramento generale
8.1 Geologia
8.2 Flora
8.3 Fauna
8.4 Clima
8.5 Idrografia - Idrologia
8.6 Punti di attrazione turistica di tipo storico architettonico culturale e di tradizioni popolari
8.7 Il primario
Le attività del Parco
9.1 Opere pubbliche
9.2 Attività di Comunicazione
Politica Ambientale del Parco e Sistema di Gestione ambientale e per la Qualità
10.1 La Politica Ambientale
10.2 Il Sistema di gestione ambientale del Parco
L’analisi degli aspetti ambientali
Obiettivi e traguardi
Convalida e validità della Dichiarazione ambientale
ALL. 1 – Glossario
ALL. 2 – Legislazione ambientale vigente
ALL. 3 – Elenco ricerche condotte dal Parco
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1. Presentazione della Dichiarazione Ambientale
L’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi fin dalla sua istituzione ha attivato una serie articolata di iniziative per la conservazione e la
protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, dando contemporaneamente agli abitanti e alle attività locali un’opportunità di sviluppo.
In quest’ottica il regolamento EMAS 2 fornisce uno strumento riconosciuto e di grande visibilità nei confronti del turismo più sensibile ai
valori naturalistici, alla conservazione del patrimonio ambientale e culturale e allo sviluppo sostenibile.
La Dichiarazione Ambientale permette di rendere pubblica l’informazione delle prestazioni ambientali dell’Ente Parco e consente di
innescare un dialogo continuo con il pubblico e gli altri soggetti interessati, attivando anche una vigile partecipazione dei dipendenti
dell’organizzazione, costantemente addestrati e formati per l’attuazione delle finalità del Parco.
Il Parco intende rendere pubblica la sua Dichiarazione Ambientale, comunicando a tutte le parti interessate gli obiettivi già raggiunti e
quelli futuri, nell’ottica dello sviluppo sostenibile del territorio.
Il Parco ha già ottenuto il 10 luglio 2003 la certificazione Iso 9001:2000 e Iso14001: 1996 (certificati n. 131758 e n. 131759 emessi da
Bureau Veritas Quality International) a dimostrazione del proprio impegno per la sempre maggiore efficienza gestionale e il
miglioramento continuo delle prestazioni ambientali.
Dati aggiornati al 4 Novembre 2003
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2. Il Parco
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi si trova in Veneto, nella zona centromeridionale della provincia di Belluno, comprende l’area più
meridionale della regione dolomitica e si estende per 31.512 ettari (circa il 10% della superficie della provincia di Belluno), 16.000 dei
quali costituiti da otto Riserve Naturali della rete di riserve biogenetiche del Consiglio d’Europa, gestite dall’ex Azienda di Stato per le
Foreste Demaniali: si tratta della più estesa area “selvaggia” del nord-est italiano. Il Parco ha sede a Feltre, a circa ottanta chilometri da
Venezia e Padova. Interessa il territorio di 15 Comuni: Belluno, Cesiomaggiore, Feltre, Forno di Zoldo, Gosaldo, La Valle Agordina,
Longarone, Pedavena, Ponte nelle Alpi, Rivamonte Agordino, Santa Giustina, San Gregorio nelle Alpi, Sedico, Sospirolo e Sovramonte; la
cui popolazione complessiva è di 102.870 abitanti, pari al 48,5 % degli abitanti della Provincia di Belluno. All’interno del territorio del
Parco i residenti sono però solo 88.
Geograficamente il territorio del Parco è compreso tra il
torrente Cismon ad Ovest, il Piave a Sud, la Val Zoldana ad Est, il
passo Duran, Gosaldo e il Passo Cereda a Nord.
I confini del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi sono stati fissati
nel 1990, mentre l’Ente Parco, che cura la gestione dell’area, è
stato istituito il 12 luglio 1993; si tratta quindi di uno fra i più
giovani parchi nazionali italiani.
Cime principali: Schiara (m 2565), Sass de Mura (2550 m),
Talvèna (2542 m), Pavione (2335 m), Pizzòn (2240 m).
Torrenti principali: Stièn, Caorame, Veses, Falcina, Mis,
Imperina, Cordevole, Vescovà, Ardo, Prampera.
Laghi: de la Stua e del Mis.
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3. Organizzazione dell’Ente Parco
Provvedimenti di pertinenza del Parco:
•
Decreto Ministeriale Istitutivo del Parco (20.04.90);
•
Atto Costitutivo dell’Ente Parco (D.P.R. del
12.07.93);
•
Statuto dell’Ente Parco, approvato con D.M. del
07/08/1998, protocollo SCN/98/12289;
•
Regolamento di organizzazione approvato con
delibera nel Consiglio Direttivo n. 6 del 19.01.2001;
•
Piano del Parco e Norme di attuazione - suppl.
straord. GU n. 21 del 26.01.2001 (Art. 12 L. 394/1991);
•
Piano Pluriennale Economico e Sociale (BUR
Veneto n. 61 del 15.11.2000).
L’organizzazione dell’Ente Parco è definita dagli
articoli 9 e 10 della Legge quadro sulle aree
protette n. 394/91.
L'Ente parco ha personalità di diritto pubblico, sede
legale e amministrativa nel Comune di Feltre ed è
sottoposto alla vigilanza del Ministro dell'ambiente.
Sono organi dell'Ente:
a) il Presidente;
b) il Consiglio direttivo;
c) la Giunta esecutiva;
d) il Collegio dei revisori dei conti;
e) la Comunità del parco.
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Il Presidente è nominato con decreto del Ministro dell'ambiente,
d'intesa con il Presidente della Regione del Veneto. Il Presidente ha la
legale rappresentanza dell'Ente parco, ne coordina l'attività, esplica le
funzioni che gli sono delegate dal Consiglio direttivo, adotta i
provvedimenti urgenti ed indifferibili che sottopone alla ratifica del
Consiglio direttivo nella seduta successiva.
Il Consiglio direttivo è formato dal Presidente e da dodici
componenti, nominati con decreto del Ministro dell'ambiente, sentita la
Regione del Veneto, scelti tra persone particolarmente qualificate per
le attività in materia di conservazione della natura o tra i
rappresentanti della Comunità del parco, secondo le seguenti modalità:
a) cinque, su designazione della Comunità del parco, con voto limitato;
b) due, su designazione delle associazioni di protezione ambientale;
c) due, su designazione dell'Accademia nazionale dei Lincei, della
Società botanica italiana, dell'Unione zoologica italiana, del Consiglio
nazionale delle ricerche;
d) uno, su designazione del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali;
e) due, su designazione del Ministro dell'ambiente. Il Consiglio direttivo
elegge al proprio interno un vice presidente scelto tra i membri
designati dalla Comunità del parco ed una Giunta esecutiva formata da
cinque componenti, compreso il Presidente, secondo le modalità e con
le funzioni stabilite nello statuto dell'Ente parco.
Il Consiglio direttivo delibera in merito a tutte le questioni generali ed
in particolare sui bilanci, che sono approvati dal Ministro dell'ambiente
di concerto con il Ministro del tesoro, sui regolamenti e sulla proposta
di piano per il parco, esprime parere vincolante sul piano pluriennale
economico e sociale.
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Lo statuto dell'Ente è deliberato dal consiglio direttivo,
sentito il parere della Comunità del parco ed è trasmesso al
Ministero dell'ambiente per l’adozione.
Lo statuto dell'Ente definisce in ogni caso l'organizzazione
interna, le modalità di partecipazione popolare, le forme di
pubblicità degli atti.
Il Collegio dei revisori dei conti, formato da tre
componenti, esercita il riscontro contabile sugli atti
dell'Ente parco.
Il Direttore del parco è nominato con decreto dal Ministro
dell'ambiente, scelto in una rosa di tre candidati proposti dal
consiglio direttivo tra soggetti iscritti ad un albo di idonei
all'esercizio dell'attività di direttore di parco istituito presso
il Ministero dell'ambiente.
c) su altre questioni, a richiesta di un terzo dei componenti del
Consiglio direttivo;
d) sul bilancio e sul conto consuntivo;
e) sullo statuto dell'Ente parco.
La Comunità del parco delibera, previo parere vincolante del Consiglio
direttivo, il piano pluriennale economico e sociale e vigila sulla sua
attuazione; adotta altresì il proprio regolamento.
La Comunità del parco elegge al suo interno un Presidente e un Vice
Presidente. È convocata dal Presidente almeno due volte l'anno e
quando venga richiesto dal Presidente dell'Ente parco o da un terzo dei
suoi componenti.
L’Ente Parco ha sempre operato in linea con la missione e
conformemente al Piano del Parco e Norme di attuazione – suppl.
straord. GU n. 21 del 26.01.2001 (Art. 12 L. 394/1991) e al Piano
Pluriennale Economico e Sociale (BUR Veneto n. 61 del 15.11.2000). I
due provvedimenti sono disponibili presso i competenti uffici dei
comuni del Parco e sul sito internet del Parco.
Gli organi dell'Ente parco durano in carica cinque anni ed i
membri possono essere confermati una sola volta.
Agli Enti parco si applicano le disposizioni di cui alla legge 20
marzo 1975, n. 70; essi si intendono inseriti nella tabella IV
allegata alla medesima legge.
La Comunità del parco è costituita dai presidenti della
regione del Veneto e della provincia di Belluno, dai sindaci
dei 15 comuni e dai presidenti delle 5 comunità montane i
cui territori sono ricompresi nel parco. La Comunità del
parco è organo consultivo e propositivo dell'Ente parco.
In particolare, esprime parere obbligatorio:
a) sul regolamento del parco;
b) sul piano per il parco;
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Ministro
dell'Ambiente e Tutela
del Territorio
Giunta Esecutiva
Direzione
Conservazione
Natura
Comunita' del
Parco
Collegio Revisori
dei Conti
CONSIGLIO
DIRETTIVO
Delega di Funzioni
Presidente
Commissioni
Consiliari
Funzioni
consultive
e propositive
Direttore
Coordinamento
Territoriale per
l'Ambiente (CFS)
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Funzioni di
coordinamento
o vigilanza
Personale Ente
Parco
Organigramma funzionale dell’Ente Parco
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4. La Pianificazione
4.1 Il Piano del Parco
Il primo piano italiano
La Legge quadro sulle aree protette (394/91) affida all'Ente
Parco «la tutela dei valori naturali ed ambientali» da
perseguire «attraverso lo strumento denominato Piano per
il Parco».
Quello delle Dolomiti Bellunesi è il primo Parco Nazionale
che si è dotato del Piano, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
il 26 gennaio 2001.
Il percorso seguito dall’Ente non è l’unico possibile, ma può
certamente costituire un esempio metodologico anche per
altre aree protette.
I contenuti
Il piano disciplina:
1) la zonizzazione (organizzazione generale del territorio e
sua articolazione in aree o parti caratterizzate da forme
differenziate d'uso, godimento e tutela);
2) le norme di attuazione (vincoli e destinazioni di uso
pubblico o privato entro le varie zone) attraverso le quali
vengono definite forme di compatibilità con gli obiettivi
dell'area protetta;
3) i sistemi di attrezzature e servizi e quelli di accessibilità;
4) gli indirizzi e i criteri per gli interventi sulla flora, sulla
fauna e sull'ambiente naturale in genere.
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Il metodo
Il primo passo per la formazione del Piano è stato il censimento delle
emergenze floristiche, vegetazionali, faunistiche, geomorfologiche e
della presenza antropica.
Dall’analisi si è passati alla sintesi suddividendo, in base al valore
naturalistico complessivo desunto dalle analisi preliminari, le
componenti del territorio in cinque classi di valore: eccezionale,
elevatissimo, elevato, medio, discreto. Il Piano ha quindi definito ed
individuato sul territorio tre diverse classi di sensibilità, ovvero di
rischio di estinzione dell’ecosistema in relazione a variazioni dei fattori
ambientali e quattro classi di vulnerabilità, situazioni nelle quali è
l’uomo che può compromettere irreparabilmente l’ambiente.
La sensibilità è elevata ad esempio per i biotopi umidi; le arene di canto
e le aree di svernamento dei Tetraonidi; le aree di bramito dei cervi.
Sulla base di tutti questi elementi di analisi e di sintesi il percorso di
pianificazione si è concluso con l’elaborazione delle tavole di progetto:
la zonizzazione funzionale, il sistema di percorrenza ed appoggio
logistico e quello delle strutture di informazione.
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Gli elaborati normativi
Accanto alle tavole di analisi, sintesi e progetto il
Piano si compone di: relazione, norme di attuazione,
norme per la conservazione degli elementi
costruttivi e architettonici dei manufatti, schede
normative ed analitico progettuali per le zone di
sviluppo socio-economico, elenco dei fabbricati
presenti (con destinazioni d’uso e interventi
previsti), elenco delle strade silvo-pastorali e dei
sentieri (con caratteristiche, funzioni ammesse ed
interventi eseguibili), criteri per l’attribuzione dei
valori naturalistici, elenco delle ricerche.
Il Piano stabilisce la zonizzazione del territorio, i
criteri generali di intervento e gli obiettivi strategici
di medio-lungo periodo e prevede, nella sua fase di
attuazione, lo sviluppo di 8 “Progetti speciali”,
orientati su obiettivi specifici:
Selvicoltura e riassetto forestale;
Fauna, habitat faunistici e controllo zoosanitario;
Difesa del territorio e mitigazione dei rischi (difesa
idrogeologica e rischio idraulico, difesa dagli incendi
boschivi);
Sistema zootecnia-produzioni foraggiere;
La malga modello;
Promozione delle produzioni (marchio del Parco);
Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio
edilizio;
Sistema informativo territoriale.
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4.2 I Progetti Speciali
Il Progetto Speciale Selvicoltura
Il Progetto Selvicoltura e riassetto forestale è stato
completato nel 2002 e ha comportato la classificazione
tipologica di tutti i boschi, l’individuazione dei grandi
alberi, delle Riserve forestali e delle aree da riservare
alla sperimentazione e alla didattica.
Il progetto definisce inoltre i sistemi di esbosco e i
criteri di taglio compatibili con la tutela delle specie
animali più vulnerabili, come i Tetraonidi e la
valutazione di un sistema di indennizzi legato alla minor
produzione derivante dall’applicazione di norme più
restrittive di quelle dei Piani di assestamento.
Infine il piano di riassetto definisce le priorità di
intervento nell’ambito delle azioni volte a qualificare in
senso naturalistico il patrimonio forestale del Parco e
stabilisce un sistema di sovvenzioni per gli interventi
non imposti quali la trasformazione del ceduo
matricinato in ceduo composto, la conversione a
fustaia, l’abbandono all’evoluzione naturale (quando
utile e non imposto) e le cure colturali nei
rimboschimenti.
Le informazioni relative alle tipologie forestali, agli
alberi monumentali e le indicazioni gestionali sono
state inserite nel Sistema Informativo Territoriale del
Parco, creando uno strumento di conoscenza e
gestione forestale unico in Italia.
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Categorie di boschi presenti nel Parco
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Il Progetto Speciale Fauna
E’ uno strumento di pianificazione il cui scopo
principale è analizzare le interazioni tra la fauna e il
suo ambiente, individuando misure atte a “conservare”
la zoocenosi come parte essenziale dell’ecosistema.
Obiettivi del Progetto sono:
•
valutare criticamente lo stato delle conoscenze
faunistiche disponibili per il territorio del Parco;
•
avanzare proposte operative di conservazione
faunistica.
Le proposte progettuali e operative individuate, hanno
tenuto conto del fatto che l’area del Parco è una realtà
che va necessariamente interpretata in un contesto
territoriale più ampio, con il quale esistono delle
importanti relazioni ambientali (ecologiche ) e umane
(socioeconomiche), per questo motivo non si sono
considerate solo le specie di maggiore “interesse
sociale” (Ungulati, Galliformi ecc.) ma, nei limiti del
possibile, l’intera zoocenosi.
I Taxa considerati sono:
Invertebrati (limitatamente ad alcuni gruppi
sistematici), Osteitti, Anfibi, Rettili, Uccelli nidificanti
(con particolare riguardo ai Galliformi alpini),
Mammiferi, (con particolare riguardo agli Ungulati,
trattando solo a livello cartografico i Roditori e gli
Insettivori).
Un approccio “olistico” come quello descritto ha
inoltre l’indiscutibile valore aggiunto di caratterizzare
l’area del Parco rispetto alle zone esterne ai confini.
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La pianificazione faunistica è stata principalmente
rivolta ad approfondire le conoscenze sulle
specie presenti (status e interazioni con
l’ecosistema), prevedendo (dove e quando
possibile ed opportuno) operazioni mirate volte
a favorirne presenza e diffusione, sia in termini di
consistenza che di diversificazione della
zoocenosi.
Allo stesso tempo sono state previste e
organizzate possibilità di ricerca sull’eco-etologia
e sulla distribuzione delle specie, con
l’impostazione di un continuo monitoraggio
numerico e sanitario.
Per ciascun gruppo sistematico sono stati definiti:
• lo stato delle conoscenze attuali,
• le problematiche generali di
conservazione,
• le azioni per la conservazione, articolate
in:
o miglioramento ambientale,
o monitoraggio di base,
o gestione attiva della specie,
o ricerca
Per ciascuna azione sono stati definiti:
• Priorità di intervento
• Costi ipotizzabili
• Fonti di finanziamento
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Il Progetto Speciale Malga modello
La gestione delle superfici a prato e pascolo ha
un’importanza strategica per il Parco, perchè svolgono
molteplici ed insostituibili funzioni di tipo paesaggistico,
naturalistico (ospitano specie animali e vegetali
peculiari), produttivo (dato che sono legate all’attività
zootecnica) e di prevenzione dei rischi di dissesto
idrogeologico.
Il progetto speciale malga modello considera tutti
questi aspetti e si è sviluppato per fasi successive, così
sintetizzabili:
•
valutazione dello stato gestionale ed ambientale
delle praterie,
•
definizione dei criteri di gestione dei prati e
delle malghe,
•
riqualificazione del sistema foraggerozootecnico dei Comuni del Parco,
•
informatizzazione della cartografia.
Le superfici prative presenti nel Parco sono state
individuate incrociando i dati cartografici del Piano, del
progetto speciale Selvicoltura e quelli delle ortofoto.
Per ciascuna superficie prativa sono stati quindi definiti,
attraverso indagini di campagna:
•
estensione,
•
caratteristiche tipologiche,
•
gestione attuale,
•
valore produttivo e naturalistico, attraverso
indici di produttività, valore foraggiero, pregio
florisitico, vegetazionale, faunistico e paesaggistico,
biodiversità e vulnerabilità.
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Esempio di definizione di tipologie prative in Val Cordevole
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Il Sistema Informativo Territoriale del Parco
Ci sono molte e diverse definizioni di S.I.T., acronimo di Sistema
Informativo Territoriale (in inglese: GIS, Geographical
Information System). Generalmente è definito come un insieme
organizzato di hardware (la disponibilità di hardware influenza la
velocità di elaborazione, la facilità d'uso ed il tipo di output
disponibile), software (questo include non solo lo specifico
software GIS ma anche i data base, ed i software di
rappresentazione, statistici o altri specifici), dati, e persone
tecnicamente preparate per acquisire, memorizzare, aggiornare,
manipolare, analizzare, visualizzare in modo efficiente
informazioni geograficamente referenziate.
ambientale comporta, infatti, lo studio di numerose informazioni
e parametri, non solo sulla sua situazione corrente, ma anche
sulla sua evoluzione temporale, così da arrivare ad una
conoscenza dello stato attuale, della sua storia ed alla
conseguente definizione di un modello di previsione.
I SIT sono un potente mezzo per l'analisi e la gestione dei dati
spaziali: attraverso un SIT è possibile integrare operazioni
comuni di un database, quali interrogazioni ed analisi statistiche,
con i vantaggi offerti dalla possibilità di visualizzazione ed analisi
geografica offerti da una mappa. Queste possibilità distinguono
un SIT da altri sistemi informativi e lo rendono adatto a vari
campi di utilizzo, come ad esempio la pianificazione o l’analisi
integrata e dettagliata dei sistemi ambientali. Un SIT, dunque, non
è semplicemente un sistema di cartografia computerizzata, e
nemmeno un insieme di procedure informatiche che elaborano
dati cartografici. È, invece, uno strumento utile per mettere in
relazione le banche dati, che sono sempre più ricche e popolate
di dati provenienti da diverse fonti, producendo ulteriori
informazioni di supporto alla gestione di un sistema ambientale
complesso come quello del Parco. L’analisi di un sistema
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La relazione allegata al Piano del Parco indica il SIT come la
struttura che meglio adempie alle funzioni di “raccolta, di
archiviazione e di gestione delle informazioni necessarie alla
redazione del piano e poi, soprattutto, di quelle necessarie al suo
controllo e alle sue revisioni (…). Esso dovrà altresì dimostrare
buona efficacia nel supportare il monitoraggio ambientale, con
valutazione immediata dei cambiamenti strutturali del territorio,
rendendo spedita la revisione del Piano, in sinergia con le
informazioni disponibili presso altri Enti, come la Regione, la
Provincia di Belluno e i Comuni del Parco”. Il SIT, inoltre, è
direttamente coinvolto nei numerosi progetti speciali che sono
in fase di elaborazione (progetto speciale malghe, progetto
speciale fauna, …) e risulta essere strumento importante per
gestire gli strati informativi necessari a definire le azioni previste
all’interno di Agenda 21.
Il Progetto speciale SIT del Parco è iniziato nel corso del 2002:
sono disponibili attualmente hardware, software, dati e risorse
umane. Sono state acquisite varie basi cartografiche digitali
(regionali e non solo), è stata attivata una stazione del SIM
(Sistema Informativo della Montagna) per digitalizzare alcuni
strati informativi ritenuti prioritari, è stato costruito un catalogo
del DataBase per le tavole di Piano, sono state digitalizzate e
sono in corso di elaborazione gran parte delle tavole del Piano.
altre sono di tipo cartaceo. In quest’ultimo caso si tratterà di
georeferenziare le entità a cui queste informazioni si
riferiscono e relazionarle ai parametri alfanumerici necessari
alla loro classificazione ed elaborazione. Un esempio
potrebbero essere i cantieri del Parco. Se si inseriscono come
temi puntuali, associando le informazioni necessarie ad
identificarli (località, tipo di lavori, data inizio, data fine,
fotografie, …), sarà possibile interrogare il sistema per
visualizzare, ad esempio, quali cantieri nel territorio del Parco
sono ancora aperti, oppure dove si trovano le opere
completamente realizzate, ecc. Oltre alle attività sopra
descritte, il S.I.T. svolge una funzione di supporto ai diversi
settori dell’Ente, in particolare per quanto riguarda la
cartografia, nelle sue varie possibili utilizzazioni.
I dati del Sistema Territoriale dell’Ente sono stati utilizzati anche
per un progetto pilota nazionale, in collaborazione con APAT,
per la realizzazione della Carta Natura.
Accanto alla digitalizzazione delle tavole di Piano, si stanno
raccogliendo ed organizzando in modo ordinato ed organico le
numerose informazioni ambientali relative al Parco, così da
poterle inserire gradualmente nel SIT per le interrogazioni e
visualizzazioni tematiche. Alcune di queste informazioni sono
raccolte in database tipo Access o in fogli elettronici tipo Excel,
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4.3 Le Riserve integrali nel Piano del Parco
Recependo quanto dettato dall’art. 12 della legge 394/91, il Piano per il Parco individua le quattro fondamentali categorie di aree
funzionalmente omogenee:
- zone di riserva integrale, dove la natura deve essere preservata nella sua attuale integrità;
- zone di riserva generale orientata, dove è vietata ogni forma di trasformazione del territorio, ma sono ammesse le tradizionali
attività colturali, purché esse non arrechino danno all’ambiente;
- aree di protezione, dove possono continuare le attività primarie e quelle artigianali di qualità;
- aree di promozione economica e sociale, scelte tra le più frequentate del parco, e dove pertanto sono ammesse le attività
produttive che danno sostegno alle popolazioni residenti.
Nelle riserve integrali sono confluiti i territori contenenti sistemi provvisti dei più elevati valori naturalistici. In alcuni casi sono state
inserite in questa categoria di tutela alcune aree che contengono, in forma diffusa, numerose emergenze puntiformi, la cui dimensione è
tale da escludere l’opportunità di destinarle singolarmente a riserva integrale. Nell’insieme, tuttavia, esse costituiscono una struttura di
eccezionale valore. Tra le riserve integrali s’è anche collocata quella storicamente considerata la "riserva del parco": Piazza del Diavolo.
Come appare nella specifica tavola di Piano, tra le riserve integrali rientrano parte del territorio delle Vette Feltrine (creste e zona ad est
della Busa delle Vette, fino a comprendere l’attuale riserva integrale Piazza del Diavolo), la zona dei Caserin, nel gruppo del CimonegaSass de Mura, la zona del Monte Brandol, i Piani di Erèra, con l’esclusione dell’area pertinente ai pascoli caricati, il Monte Talvena.
Complessivamente le riserve integrali interessano circa 2.500 Ha.
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4.4 Piano Pluriennale Economico e Sociale – PPES
Approvato contestualmente al piano del Parco, si
articola in tre linee di intervento:
1. Tutela del patrimonio ambientale e del paesaggio
umano;
2. Sviluppo delle comunità residenti con attività
economiche sostenibili;
3. Aumento dell’efficienza del sistema Parco. Le tre
linee sono a loro volta articolate in oltre 150
possibili azioni, da realizzarsi con la collaborazione
tra Ente Parco, Enti locali e associazioni. Tra quelle
già avviate va ricordato il progetto “carta qualità”,
che prevede di assegnare il logo del Parco ai
prodotti e servizi che rispettano protocolli redatti
dall’Ente Parco e improntati alla garanzia di elevati
standard di qualità e di rispetto dell’ambiente.
I prodotti segnalati acquistano così visibilità nei
confronti dei turisti, a vantaggio dei produttori.
Allo stesso tempo il visitatore è informato sulla
qualità del prodotto o servizio acquistato.
Sono stati definiti protocolli per le produzioni
agroalimentari, i prodotti artigianali, i servizi
turistici (alberghi, affittacamere, B&B, agriturismo,
rifugi), servizi di educazione ambientale, eventi e
manifestazioni sportive e culturali.
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4.5 Rete Natura 2000
Con il sistema Natura 2000 l’Unione europea ha attivato una rete di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente
sul suo territorio con particolare riferimento alla tutela di habitat e specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della direttiva
comunitaria 92/43/CEE.
I Siti di Importanza Comunitaria SIC
L’area del Parco Nazionale
Dolomiti Bellunesi è ricompresa
nel SIC denominato Dolomiti
Feltrine e Bellunesi per una
superficie di ha 31.380 con il
codice IT3230083
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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Le Zone di Protezione Speciale ZPS
L’area del Parco
Nazionale
Dolomiti
Bellunesi è
ricompresso nella
ZPS Dolomiti
Bellunesi per una
superficie pari a
ha 32.264,59 e
codice
IT3230069
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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5. Accessibilità al Parco
In treno
Feltre e Belluno sono servite dalla linea ferroviaria Padova-Montebelluna-Feltre-Belluno-Calalzo, dotata anche di servizio trasporto
biciclette, e Venezia-Treviso-Conegliano-Ponte nelle Alpi-Belluno.
In automobile
Belluno è raggiungibile da Mestre e Venezia con l'autostrada A27 con uscita a Pian
di Vedòia.
Feltre è raggiungibile da Vicenza percorrendo l'autostrada della Valdastico A31 con
uscita a Dueville, quindi la SS 47 della Valsugana fino a Primolano e infine le SS 50
bis e 50.
Da Venezia e Treviso si arriva a Feltre percorrendo la SS 348.
Il Parco è intersecato da due sole arterie stradali: la provinciale n. 2 della Valle del
Mis e la statale n. 203 Agordina nel tratto che percorre la bassa Val Cordévole. Gli
altri accessi stradali al Parco sono costituiti dalla Val Canzoi e dal Passo Croce
d’Aune.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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6. Infrastrutture del Parco
6.1 Viabilità:
Strade asfaltate: 30 km
Strade sterrate: 120 km
Sentieri: 800 km
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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6.2 Centri visitatori e Musei
6.2.1 Pedavena
Centro Visitatori “Il sasso nello stagno”
P.zza 1° Novembre 1 32034
Pedavena Telefono 0439 - 304400
Argomenti trattati
Partendo dall'importanza di porsi sempre molte domande il Centro accompagna il
visitatore a comprendere i tratti della geologia del Parco, la straordinaria biodiversità
che esso ospita, fino ad approfondire il tema della flora con l'esposizione delle ragioni
di tanti endemismi, relitti preglaciali e glaciali ed altre rarità.
6.2.2 Museo di Serravella
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco
Nazionale Dolomiti Bellunesi
Via Serravella, 1 32030
Cesiomaggiore
Telefono 0439 - 438355
Argomenti trattati
Il museo illustra le attività produttive tradizionali un tempo presenti in Provincia di
Belluno e nei territori del Parco, dall’agricoltura all’artigianato. Una sezione è
dedicata agli arredi e suppellettili delle case tradizionali bellunesi.
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6.2.3 Valle Imperina
6.2.4 Belluno
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Centro Visitatori “Uomini di Valle Imperina”
Centro minerario di Valle Imperina 32020
Rivamonte Agordino
Argomenti trattati
Gli effetti dell’inquinamento ambientale legato all’attività metallurgica Minatori e
seggiolai L’om selvarech
Apertura aprile 2004
Centro Visitatori “Piero Rossi”
In corso di realizzazione
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6.3 Rifugi
Nel territorio del Parco insistono 6 rifugi alpini che rappresentano il cardine dell’intero sistema escursionistico e, pertanto, svolgono un
ruolo che può condizionare sensibilmente l’immagine del Parco. Essi sono collocati in posizioni strategiche e quasi sempre in zone della
massima valenza naturalistica e ambientale.
Di qui la necessità di sviluppare una costante azione di aggiornamento dei gestori oltre, ovviamente, a promuovere gli adeguamenti
funzionali e igienico-sanitari.
6.3.1 Rifugio Giorgio Dal Piaz
Gestore
Comune del Parco Sovramonte
Sezione CAI - Feltre
Porta Imperiale, 3 32032 Feltre
Telefono 0439/81140
Località Passo delle Vette Grandi, quota 1993
Gruppo montuoso Vette Feltrine
Posti letto 22
Posti ristoro 40
Ricovero invernale SI
Periodo apertura 20 giugno - 20 settembre
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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6.3.2 Rifugio Bruno Boz
Gestore Castellaz Daniele Tel. 0439/64448
Comune del Parco Cesiomaggiore
Sezione CAI - Feltre
Porta Imperiale, 3
32032 Feltre
Telefono 0439/81140
Località Conca Nevetta quota 1718
Gruppo montuoso Cimonega
Posti letto 36
Posti ristoro 30
Ricovero invernale SI
Periodo apertura 20 giugno - 20 settembre
6.3.3 Rifugio Furio Bianchet
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Gestore Bartoletto Anna Tel. 0437/669226
Sezione CAI - Belluno
Via Ricci, 1
32100 Belluno
Telefono 0437/27722
Comune del Parco Sedico
Località Pian dei Gat, quota 1245
Gruppo montuoso Schiara
Posti letto 40
Posti ristoro 40
Ricovero invernale SI
Periodo apertura 1° giugno - 30 settembre
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6.3.4 Rifugio 7° Alpini
Gestore Pierantoni Giuseppe Tel. 0437/941631
Sezione CAI - Belluno
Via Ricci, 1
32100 Belluno
Telefono 0437/27722
Comune del Parco Belluno
Località Pis Pilon quota 1502
Gruppo montuoso Schiara
Posti letto 60
Posti ristoro 60
Ricovero invernale SI
Periodo apertura 15 giugno - ultima domenica di settembre
6.3.5 Rifugio Sommariva al Pramperet
Gestore Scandolin Francesco Tel 0337/528403
Sezione CAI - Oderzo
Via Comunale di Fratta, 35
31046 Oderzo (TV)
Tel. 0422/716354
Comune del Parco Longarone
Località Prà della Vedova quota 1857
Gruppo montuoso Pramper, Mezzodì
Posti letto 24
Posti ristoro 50
Ricovero invernale SI
Periodo apertura 20 giugno - 20 settembre
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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6.3.6 Rifugio Pian de Fontana
Gestore Tedde Antonio Tel. 335/6098819
Sezione CAI - Longarone Piazza 1° Novembre, 1
32013 Longarone Tel. 0437/
Comune del Parco Longarone
Località Pian de Fontana quota 1632
Gruppo montuoso Talvena
Posti letto 35
Posti ristoro 48
Ricovero invernale SI
Periodo apertura 15 giugno - 15 settembre
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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6.4 Malghe attive
6.4.1 Malga Casera dei Boschi
Gestore Franco Biscaro
Tel. 335.6654510
Comune del Parco Pedavena
Tipo di pascolo bovino
Carico massimo ammesso (UBA) 40
Carico effettivo (n. capi 2002) 40
Minicaseificio doppio fondo rame/acciaio ribaltabile da 600 lt, con riscaldamento a
vapore
Impianti Fossil free generatore di vapore per minicaseificio alimentato con biodiesel;
centrale termica per riscaldamento e acqua calda sanitaria alimentata con biomasse
legnose; impianto solare fotovoltaico (in progetto)
6.4.2 Malga Vette Grandi
Gestore Saverio Facchin
Tel. 330.241991
Comune del Parco Sovramonte
Tipo di pascolo bovino
Carico massimo ammesso (UBA) 225
Carico effettivo (n. capi 2002) 225
Minicaseificio doppio fondo rame/acciaio fisso da 600 lt, con riscaldamento a vapore
Impianti Fossil free generatore di vapore per minicaseificio alimentato con biodiesel;
generatore di elettricità alimentato con biodiesel
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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6.4.3 Malga Erera
Gestore Novella De Boni
Tel. 0439.301067 347.3012648
Comune del Parco Cesiomaggiore
Tipo di pascolo bovino
Carico massimo ammesso (UBA) 100
Carico effettivo (n. capi 2002) 100
Minicaseificio doppio fondo rame/acciaio ribaltabile da 600 lt, con riscaldamento a
vapore
Impianti Fossil free generatore di vapore per minicaseificio alimentato con
biodiesel; generatore di elettricità alimentato con biodiesel; pannelli fotovoltaici
6.4.4 Malga Pramper
Gestore: in via di definizione
Comune del Parco Forno di Zoldo
Tipo di pascolo bovino
Carico massimo ammesso (UBA) 35
Carico effettivo (n. capi 2002) 35
Minicaseificio doppio fondo in acciaio fisso da 600 lt, con riscaldamento ad acqua
calda surriscaldata
Impianti Fossil free cogeneratore per elettricità, acqua calda sanitaria ed acqua
surriscaldata per il caseificio alimentato a biodiesel
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6.4.5 Malga Pian dei Fioc
Gestore: cooperativa Monte Serva
Comune del Parco Belluno
Tipo di pascolo ovino
Carico massimo ammesso (UBA) 135
Carico effettivo (n. capi 2002) 900
Minicaseificio assente
Impianti Fossil free assente
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7. Storia del Parco
La presenza umana nei territori del Parco è antichissima. Scavi compiuti sul Monte Avena e in Val Rosna, alle porte del Parco, hanno
restituito reperti del periodo Aurignaziano (40.000 anni fa) ed Epigravettiano (12.000 anni fa) ma anche moltissime altre località erano
frequentate in epoca preistorica (Val del Mis, Val di Lamen, Valle dell’Ardo).
Le testimonianze delle attività umane su questi monti sono ancora oggi numerose e spesso spettacolari, come nel caso degli ospizi
medievali della Val Cordevole, della preziosa Certosa di Vedana o del villaggio minerario di Val Imperina, nei pressi di Agordo, che vanta
una storia lunga oltre 500 anni (è stato attivo fino al 1962) e che oggi è in fase di restauro a cura del Parco, della Regione del Veneto e
della Comunità Montana Agordina.
Capillarmente diffuse sul territorio sono invece le tracce più “umili”, come le calchere per la produzione della calce, le aie carbonili, le
antiche casere o i ricoveri per il bestiame: testimonianze di un periodo in cui questi monti erano quotidianamente frequentati ed utilizzati
dall’uomo.
Meritano una particolare citazione anche gli interessanti centri storici di Feltre e di Belluno, i numerosi borghi rurali e le prestigiose ville
venete diffusi nel territorio dei 15 Comuni del Parco.
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8.1 Geologia
Le montagne del Parco sono costituite da
rocce sedimentarie, di età compresa tra i 235
e i 60 milioni di anni. Molto più recente è
invece il processo che ha sollevato dal fondo
marino, per effetto dello scontro tra la Placca
africana e quella europea, gli strati di
Dolomia, Calcari grigi, Rosso Ammonitico,
Biancone e Scaglia rossa. In alcune zone del
Parco (Val Imperina e alta Val del Mis)
affiorano anche rocce più antiche, di origine
metamorfica, che costituiscono il basamento
di tutta la catena alpina. Qui, nei secoli scorsi,
si è sviluppata un’importante attività mineraria
per l’estrazione di mercurio e rame.
Dopo l’emersione dal mare gli strati rocciosi
hanno subito l’erosione ad opera dei ghiacci e
dell’acqua, che hanno modellato e modellano
il paesaggio nelle forme che oggi ammiriamo,
generando strutture geomorfologiche di
grande interesse come i circhi glaciali
(localmente chiamati buse o van) e le più
varie morfologie carsiche. L’altopiano carsico
dei Piani Eterni ospita uno dei più interessanti
complessi ipogei italiani, la cui esplorazione,
non ancora completata, si è spinta fino a 966
metri di profondità.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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8.2 Flora
La ricchezza floristica di quest’area è uno dei
principali motivi di istituzione del Parco ed è nota
agli studiosi sin dal XVIII secolo.
Qui vivono oltre 1.300 specie di piante, pari a
quasi un quarto dell’intera flora italiana.
Questo patrimonio di biodiversità deriva da
numerosi fattori di tipo geografico, geologico,
morfologico e storico. Un ruolo determinante è
stato svolto dalle glaciazioni quaternarie, nel
corso delle quali le montagne bellunesi, grazie alla
loro posizione meridionale, hanno svolto il ruolo
di massicci rifugio.
L’area del Parco è poi una zona di “confine” per
molte piante, che qui trovano il loro limite
estremo di diffusione, come nel caso di entità a
distribuzione orientale. Numerose sono le specie
endemiche e quelle rare. Il Parco rappresenta
inoltre il locus classicus di Thlaspi minimum,
Minuartia graminifolia e Rhizobotrya alpina.
Tra le moltissime specie di pregio presenti nel
Parco, ricordiamo:
Delphinium dubium (speronella): Ranuncolacea che
fiorisce in alcune località delle Vette, in piena
estate, sui ghiaioni consolidati.
Cortusa matthioli: bella primulacea, diffusa nella
parte occidentale, dalle Vette al bacino del Mis,
che predilige stazioni ombrose, fresche,
lungamente innevate e ricche di nutrienti.
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Astragalus sempervirens: Astragalo spinoso relativamente comune nelle Alpi
Occidentali. Cresce (è qui l'unica stazione delle Alpi Orientali) nella zona di
Forcella La Varetta, Vescovà, Pian de Fontata, su pendii rupestri molto aridi.
Alyssum ovirense: specie illirica; forma, grazie a un formidabile apparato radicale,
estese colonie che tappezzano di giallo detriti lungamente innevati, ma caldi
d'estate. E' esclusivo del Pavione e Busa delle Vette, nel Feltrino, e del M. Serva.
Lilium carniolicum: splendido giglio localizzato sui pendii erboso-rupestri della fascia
montata esposti a Sud, solo nella parte più occidentale. E' pianta illirica, qui situata
all'estremità occidentale del suo areale. Rhizobotrya alpina: raro endemismo
dolomitico, pianta protetta poco appariscente che vive su ghiaie umide a quote
elevate. Anch'essa di antiche origini, è stata scoperta sulle Vette di Feltre nel 1833.
Campanula morettiana: endemismo dolomitico, è frequente in tutto il territorio del
parco sulle rupi umide a quote superiori a 1000 - 1200 metri, dove fiorisce in
piena estate.
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8.3 Fauna
Il Parco ospita le specie più note della fauna alpina.
Tra i mammiferi le specie più significative sono gli Ungulati, presenti con
capriolo, cervo, camoscio (la cui popolazione supera ormai i 2.000 capi).
Altri mammiferi presenti nel Parco sono lepre, volpe, tasso, ermellino,
donnola, martora, faina, scoiattolo, ghiro e riccio.
Negli ultimi anni sono anche ricomparsi i grandi predatori, elemento
fondamentale per ricostituire un assetto naturale completo e stabile:
provenienti da est orso e lince sono oggi ritornati sui monti del Parco, dopo
oltre un secolo di assenza.
Anche l’avifauna è ricca e diversificata: nel parco nidificano 116 specie, pari al
45% di quelle italiane; tra i rapaci si segnalano aquila reale, astore, sparviere,
gufo reale, allocco, civetta capogrosso e civetta nana.
Nelle Dolomiti Bellunesi, unico caso tra i parchi nazionali, sono presenti tutti
i Tetraonidi alpini: pernice bianca, gallo cedrone, gallo forcello e francolino di
monte. Tra le altre specie di pregio bisogna poi ricordare la coturnice, il raro
re di quaglie e il picchio nero.
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Interessante è anche la fauna erpetologica: tra gli Anfibi più interessanti è
presente la salamandra nera, mentre tra i rettili è di rilievo la presenza della
vipera dal corno.
Gli Invertebrati sono certamente meno appariscenti, ma hanno un enorme
interesse scientifico. Fra gli insetti si annoverano endemismi esclusivi, come
Orotrechus pavionis, Orotrechus theresiae, Neobathyscia dalpiazi, Leptusa pascuorum
pavionis, testimoni dello straordinario patrimonio di biodiversità che il Parco è
chiamato a tutelare.
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8.4 Il clima
Gli elementi che più caratterizzano il clima nel
territorio del Parco sono la relativa abbondanza di
precipitazioni che risultano in media, alle diverse
altitudini, comprese fra i 1200 e 1600 mm annui; le
persistenti nebbie estive che avvolgono gran parte dei
versanti che si affacciano sulla Val Belluna e l’inversione
termica durante i mesi invernali. Spesso si registrano
anche periodi di relativa aridità (inverno di regola, più
raramente fine estate-autunno).
I monti del Parco costituiscono la prima vera barriera ai venti umidi
provenienti dall'Adriatico i quali vi rovesciano abbondanti precipitazioni, in
quantità superiore a quanto avviene nelle Dolomiti più interne. Per questo
motivo è facile incontrare, nelle ore più calde dell’estate, le tipiche
formazioni nebbiose che risalgono i versanti meridionali lasciando
completamente liberi quelle a settentrione. Il fenomeno dell’inversione
termica (noto a molti escursionisti come "il mare di nebbia" che copre
sovente la Val Belluna), dipende dal fatto che la valle del Piave si trova
circondata da monti e, in condizioni non perturbate nei giorni sereni dei
mesi invernali, concorre alla formazione di nebbie d'irraggiamento,
cosicchè i paesi nel fondovalle rimangono per tutto il giorno sotto lo zero,
mentre le località dai 400 m in su godono di un clima più mite. Le massime
precipitazioni si registrano in maggio-giugno e in ottobrenovembre, con un
minimo nel periodo invernale, quando prevalgono le precipitazioni nevose
(nel complesso inferiori a quelle rilevate nei decenni passati) il cui manto,
alle quote superiore ai 1700 m, permane fino a primavera inoltrata. Gli
effetti delle abbondanti precipitazioni, distribuite in media fra i 110-120
giorni annui, e la tendenza all’aumento dell’umidità relativa, sono
rintracciabili sulla vegetazione e sul suo limite superiore, particolarmente
depresso. Nel suo insieme possiamo definire il clima del Parco di tipo
alpino sublitoraneo con una certa componente di oceanicità, caratterizzato
da precipitazioni equinoziali e tendente a una progressiva
continentalizzazione da sud-est a nord-ovest.
Precipitazione mensile accumulata.
Dicembre 2001- Febbraio 2002 (Fonte: ARPAV)
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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8.5 Idrografia – Idrologia
Il reticolo idrografico del Parco è caratterizzato
principalmente dai torrenti Cismon, che segna il
confine occidentale, Caorame, che attraversa la
val Canzoi, Mis, che scorre attraverso l’omonima
valle e divide le Alpi Feltrine dal gruppo dei
Monti del Sole, e Cordevole, al confine
occidentale del gruppo della Schiara. Nell’area
più orientale del Parco si segnalano i torrenti
Ardo, che nasce dalle pendici della Schiara e
attraversa la città di Belluno, e Desedan, nei
pressi dello sbocco della valle del Maè, mentre i
torrenti Grisol e Prampera s'immettono nel
torrente Maè all’estremo confine orientale del
Parco. Tutti sono affluenti del fiume Piave, che ne
raccoglie le acque e le porta fino alla laguna di
Venezia. Solo due sono i laghi, entrambi artificiali:
quello de La Stua, in val Canzoi in comune di
Cesiomaggiore, e del Mis, in comune di
Sospirolo. Lungo gran parte della rete idrografica
sono numerosi i segni dello sfruttamento
idroelettrico quali briglie, derivazioni, centraline e
dighe.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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Il Piano per il Parco indica le sorgenti e le zone umide in
genere quali luoghi di massimo interesse naturalistico nonché di
elevatissima sensibilità e vulnerabilità.
Alcune delle peculiari associazioni vegetali del Parco sono
proprio tipiche delle zone umide (Cratoneuro -Philonotidetum
calcarae, delle sorgenti di quota; associazioni delle sorgenti
che affiorano nei boschi; torbiere basse e intermedie,
costituite da piccoli lembi, spesso su lievi pendii; frammenti con
Juncus triglumis e Kobresia, nelle zone di Cimónega, Neva, Pelf.;
aspetti a Carex frigida, sui colatoi e i torrentelli dei versanti
nord del Pelf.; consorzi a Eriophorum scheuchzeri, ai Laghetti
di Erèra e al Pian de Palùi, per citare solo gli elementi più
eclatanti); l’interesse faunistico non è da meno, basti pensare
all’importanza che le zone umide rivestono per gli anfibi,
importanza enfatizzata dalla loro complessiva esiguità in
termini numerici e di superficie nel territorio del Parco.
Le norme di attuazione del Piano specificano, all’articolo 16, le
prescrizioni per la risorsa idrica, creando i presupposti per la
sua corretta gestione e tutela; qui si intende segnalare il
permanere di una situazione di degrado, più o meno
accentuato, in corrispondenza delle opere di captazione.
Il Piano, su apposita cartografia e sulle relative schede, segnala
la presenza nel Parco di oltre 80capt azioni idriche. Si tratta di
derivazioni a servizio di acquedotti comunali e consorziali, di
case private, di rifugi alpini, di bivacchi, di fontane e
abbeveratoi, di centrali idroelettriche.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
In molti casi le opere di
prelievo sono state realizzate
senza nessun rispetto per
l’ambiente, sotto il profilo sia
naturalistico che paesaggistico;
soprattutto in corrispondenza
di captazioni dismesse o di opere
di presa ricostruite, la situazione
appare ancor più
grave. Così, proprio in
corrispondenza delle sorgenti,
emergenze fra le più importanti,
si coglie la presenza di
manufatti in cemento, di vasche,
di tubi, nonché di antiestetiche
recinzioni, per non parlare delle
vie di accesso, che in molti casi
incidono sulle zone umide a
valle della sorgente.
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Alla luce di queste considerazioni il Piano considera
prioritario, nell’ambito delle azioni volte a
riqualificare i siti degradati, un intervento di sistemazione
complessiva delle sorgenti captate, cercando di ricostituire
livelli di naturalità più compatibili con la destinazione a
parco del territorio.
Il Piano non può disconoscere il fatto che il Parco nasce
con l’obiettivo della tutela delle risorse che sul pianeta
stanno diventando scarse, se non rare. E’ il caso delle acque,
che stanno assumendo la dimensione di un bene prezioso,
giusto in relazione alle caratteristiche qualitative, per
l’uso alimentare oltre che per l’intrinseco pregio
naturalistico-ambientale. Il Parco sta completando il
censimento delle sorgenti e delle storiche opere di presa;
è necessario ora che se ne preveda il continuo
monitoraggio, sia a livello quantitativo, sia sul piano
qualitativo, considerando la necessità di limitarne al
massimo lo sperpero per trasferire al futuro le attuali
ottime caratteristiche.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Dighe e Centrali idroelettriche
(da Enel Produzione - Centrali idroelettriche del Piave e del Cordevole - 2001)
Diga e serbatoio del Mis
Lo sbarramento che chiude, in corrispondenza alla stretta di S. Giuliana, la valle del torrente
Mis, affluente di destra del Cordevole, è costituito da una diga in calcestruzzo del tipo ad
arco - cupola asimmetrico, con corda di 140 m, altezza 91 m, volume di calcestruzzo
circa 60.000 mc, sfiorante nella parte centrale.
Il serbatoio ha una capacità di quasi 36 milioni di mc.
Il serbatoio è alimentato dal bacino imbrifero del Mis direttamente sotteso, ma
principalmente dalle portate di scarico della centrale di La Stanga e da quelle residue del
Cordevole attraverso una galleria di derivazione lunga sette chilometri che convoglia a pelo
libero la portata massima finchè il livello del serbatoio è a quota inferiore allo sbocco; per
livelli più elevati va leggermente in pressione e riduce la sua portata.
Centrale di La Stanga
La centrale è alimentata dalle acque dello scarico della centrale di Agordo, con l’apporto,
subito a valle di quest’ultima, delle portate residue del torrente Cordevole, captate mediante
una presa sussidiaria in località S. Cipriano. La galleria di adduzione, lunga quasi 13 chilometri, è
per gran parte a pelo libero e in pressione.
Fra i manufatti lungo la galleria si trova il ponte tubo per l’attraversamento del Vescovà, di
luce 37,40 m. La condotta forzata è costituita da un pozzo verticale in roccia e da un
successivo tratto inclinato in acciaio. Nella centrale, entrata in servizio nel 1943, situata in
caverna, sono installati due gruppi turbina.
La centrale ha una potenza efficiente lorda di 29,5 MW e una producibilità media annua di
133 GWh.
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Diga e serbatoio di La Stua
L’invaso è stato realizzato nel 1954 per sfruttare
ad uso idroelettrico le acque del torrente Caorame
e degli affluenti della Val Casole. Nel 1995 sono
stati eseguiti per conto dell’ENEL lavori di
sistemazione del bacino idroelettrico per
aumentarne la produttività energetica e di
sistemazione ambientale.
Centrale di La Guarda
Opere di mascheratura della diga La Stua
Il Lago de La Stua
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
La centrale, costruita nel 1950, si trova nell’omonima località in Val di Canzoi
e, sfruttando un salto di 80 m, ha una potenza di 820 Kw.
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8.6 Punti di attrazione turistica di tipo storico architettonico culturale e di
tradizioni popolari
Il territorio del Parco interessa ambienti di quota medio elevata pochissimo abitati, ma non per questo la presenza delle tracce del lavoro
dell'uomo è meno significativa.
Con il D.P.R. che ha istituito l'Ente Parco i confini sono stati allargati in modo da far entrare due pregiati ambiti di interesse storico: la
Certosa di Vedana, situata nei pressi dell'omonimo lago, in Comune di Sospirolo, un complesso architettonico straordinario, e le ex
miniere di Valle Imperina in Comune di Rivamonte per le quali sono stati avviati e quasi conclusi imponenti interventi di recupero.
La zona di Salet, in Val Cordevole, illustrata nell’antico Catartico dei beni di Vedana (1703)
La nascita del Parco rappresenta l'occasione per valorizzare questa
presenza storica e questi segni, evitando che le moderne forme di
sfruttamento turistico contribuiscano a dissolvere questo prezioso
patrimonio.
Una presenza antica
L'insediamento dell'uomo su questi monti, in contrasto con l'apparente attuale situazione di abbandono, è molto remoto come
dimostrano recenti scavi archeologici che hanno messo in luce frequentazioni preistoriche. Si ricordano i reperti del Monte Avena
(giacimenti per l'estrazione della selce) risalenti al periodo Aurignaziano (fino a 40.000 anni fa), la famosa sepoltura del cacciatore
epigravettiano in Val Rosna (12.000 anni fa) e le indagini archeologiche condotte nei covoli in Val di Lamen e in Val Cordevole.
Nel corso dei secoli la montagna è stata interessata da attività agrosilvopastorali che hanno conosciuto una formidabile espansione nel
XVIII secolo come citato in diverse fonti. Anche nelle zone più impervie, situate a 4-5 ore di cammino dai punti macchina più vicini, si
apprezzano le tracce di questa presenza.
Non vanno infine dimenticate le pregevoli emergenze artistiche ed architettoniche dei centri storici di Feltre e Belluno e delle numerose
frazioni dei Comuni del Parco.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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In particolare gli edifici di culto sparsi lungo il confine meridionale del Parco sono oggi valorizzati dall’itinerario “Chiesette pedemontane”,
lungo oltre 110 chilometri; mentre “La Via degli Ospizi” collega gli antichi edifici destinati all’ospitalità di viandanti e pellegrini che
percorrevano la Val Cordevole nel corso del Medioevo.
Il patrimonio di usi e costumi tradizionali viene valorizzato attraverso periodiche esposizioni presso il Museo Etnografico della provincia di
Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, con sede a Seravella di Cesiomaggiore.
La passata attività dei seggiolai agordini, l’antico lavoro dei minatori e il mito dell’uomo selvatico sono i temi dell’allestimento del nuovo
Centro Visitatori del Parco a Valle Imperina nel Comune di Rivamonte Agordino, ulteriore elemento di attrazione turistico culturale
realizzato e promosso dall’Ente.
W Il chiostro della Certosa di Vedana, punto di partenza della “Via degli Ospizi”
L’ospizio di Candaten. I primi documenti che ne attestano la presenza risalgono al 1194 X
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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Il turismo nel Parco: situazione attuale e
prospettive future
Il Parco occupa un territorio che, dal punto di vista del
mercato turistico, subisce la concorrenza di prodotti
dello stesso tipo, dotati di migliori servizi e più
facilmente accessibili.
Storicamente la produzione turistica nei comuni
considerati è, con l’eccezione di Gosaldo, Sovramonte,
Forno, Pedavena, di recente introduzione. Di
conseguenza mancano quasi completamente
competenze e professionalità organizzate in grado di
trasformare le potenzialità esistenti in prodotti turistici
concorrenziali.
Va inoltre rilevato che le tradizioni turistiche di
Gosaldo e Pedavena sono andate in gran parte
perdute. Anche nelle due cittadine di Feltre e Belluno,
da sempre interessate da un certo flusso di presenze
d’affari o culturali, il turismo non è mai diventato uno
dei settori rilevanti dell’economia locale.
I flussi turistici sembrano essere infatti piuttosto
modesti. Nel 2001 si registra poco meno di un arrivo
per residente nel totale dei comuni (0.8),contro una
media provinciale di circa 4 e contro i 15-80 arrivi per
residente che si registrano nelle stazioni turistiche
alpine.
L’attuale struttura ricettiva alberghiera è
prevalentemente di qualità medio bassa ed appare
fortemente orientata ad una funzione di servizio alle
attività commerciali ed amministrative.
La maggior parte dei comuni ha spiccate caratteristiche
di ruralità e di piccolo centro amministrativo con una
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
dotazione di posti letto alberghieri largamente al di sotto degli standard
turistici di base. Dei comuni considerati solo Forno di Zoldo ha caratteristiche
tali da poterla quasi assimilare ad un centro turistico alpino. La struttura
ricettiva extra alberghiera è decisamente meglio distribuita sul territorio
limitrofo al Parco ed offre una capacità potenziale di ospitalità assai più elevata,
anche se è più debole proprio in quei comuni con più scarsa dotazione
alberghiera dove essa potrebbe svolgere un’adeguata funzione suppletiva.
Tuttavia la sua qualità non sembra essere delle migliori e raramente essa è
inserita in un idoneo circuito commerciale e promozionale. Da rilevare anche
la consistente disponibilità di stanze e letti presenti nelle seconde case,
particolarmente diffusa nelle aree abbandonate più vicine al perimetro del
Parco
Infine, con riferimento al ruolo della ospitalità e della ristorazione agrituristica,
che appare la più vicina alle caratteristiche della domanda di turismo
naturalistico si evidenzia il fatto che, al momento attuale, essa sembra
assolutamente inadeguata alle potenzialità di sviluppo (soltanto 20 aziende
presenti in tutto il territorio) probabilmente a causa della debolezza delle
attuali imprese agricole.
Lo strumento della Carta Qualità del parco (il logo attribuito alle attività che
garantiscano vocazione e caratterizzazione ambientale coerente con il sistema
del parco) si sta diffondendo; data la fase ancora iniziale di attuazione del
progetto non è ancora possibile decretarne il successo ma i risultati ottenuti
sono incoraggianti e ad oggi le aziende ed i prodotti che hanno ottenuto il
logo del Parco sono in tutto 50.
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La leggenda dell’ Om Salvàrech
Sui monti dell’Armarolo viveva un uomo selvatico, che
nessuno però aveva mai visto.
In una sera di gran temporale, l’uomo selvatico si rifugiò
nella casèra di un pastore che in quel momento era intento
a pulire il latte dalle impurità.
Ogni singolo ramoscello, fogliolina o peletto veniva
pazientemente eliminato dal pastore con le dita. Era
un’operazione lunga e il Selvatico stava a guardarlo
meravigliato. Nel frattempo il cielo si rasserenò e apparve
la luna.
L’uomo selvatico uscì e dopo pochi minuti tornò con una
bracciata di uno strano muschio, lo stesso di cui era fatto il
manto di cui si vestiva.
Insegnò al pastore come doveva fare per pulire il latte,
utilizzando questo vegetale come filtro per lo sporco. In
questo modo, l’operazione era molto più semplice e veloce.
Il casaro imparò ben presto a riconoscere e raccogliere il
vegetale che l’uomo selvatico gli lasciò in dono quella sera: il
licopodio.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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8.7 Il primario
(Fonte dati: ISTAT, Ispettorato Regionale Agricoltura, Relazione sullo
Stato dell’Ambiente Agenda 21del PNDB, PPES)
Il settore primario all’interno del Parco può essere
scomposto, per semplicità di analisi, in tre elementi
principali:
1. Filiera zootecnica
2. Malghe ed agriturismo
3. Filiera forestale
precipitate dalle 3.904 unità del 1970 alle attuali 426 (– 89%);
• un’inesorabile emorragia delle aziende, con punte superiori al 80%, in
diversi comuni (Sovramonte, Longarone, Rivamonte, Forno di Zoldo,
Gosaldo e la Valle Agordina).
Nell’anno 2000 le aziende totali, nei 15 comuni del Parco, hanno
rappresentato il 54% dell’intera Provincia e solamente il 2,2% dell’intera
Regione. Le aziende con allevamenti bovini sono il 37% dell’intera Provincia
ed il 2% dell’intera Regione.
Per quanto riguarda la situazione della superficie aziendale dal 1970 al 2000 si
è verificato:
• una consistente diminuzione della Superficie Agricola Totale (S.A.T.)
scesa dai 72.433 ettari del 1970 agli attuali 44.140 (– 39%);
• una lieve contrazione della Superficie Agricola Utilizzabile (S.A.U), dai
24.193 ettari del 1970 agli attuali 21.187 (– 12%);
• un considerevole aumento della S.A.T. a conduzione diretta (Belluno e
Feltre) ed una sostanziale stabilità della S.A.T. a conduzione con salariati;
• una sostanziale stabilità delle superfici per alcuni comuni
(Cesiomaggiore, S. Giustina e Longarone), una crescita per Feltre e cali
con punte superiori al 60% per altri (Rivamonte, Forno di Zoldo,
Sospirolo, Ponte nelle Alpi e la Valle Agordina).
1 Filiera zootecnica
Nei 15 comuni l’evoluzione del sistema zootecnico
negli ultimi 30 anni è così sintetizzabile:
• una consistente contrazione del numero
totale di aziende, passato dalle 8.242 unità del
1970 alle attuali 4228 (– 49%);
• una notevole contrazione del numero d’aziende
con bovini,
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Nell’anno 2000 la SAT aziendale della Comunità del Parco è stata il 22%
dell’intera Provincia ed il 4% dell’intera Regione, mentre la SAU il 40%
dell’intera Provincia e solamente il 2,4% dell’intera Regione.
Per quanto attiene alla situazione della principali colture il dato più rilevante è
certamente la diminuzione dei prati e pascoli passati dai 20.404 ettari del
1970 agli attuali 17.406, con cali superiori al 50% in diversi comuni
(Sovramonte, Forno di Zoldo e S. Giustina).
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Nell’anno 2000 i capi bovini allevati sono stati il 49% dell’intera Provincia e
l’1% dell’intera Regione, mentre i suini il 48% dell’intera Provincia e solamente
il 2% dell’intera Regione. Nella tabella seguente vengono esposti degli indici,
ricavati dai dati ISTAT, che sinteticamente riassumono alcuni parametri sia
tecnici sia strutturali del comparto.
Indici di stabilità strutturale e tecnica Comuni della Comunità del PNDB
Censimenti ISTAT
Intensità agraria - UBA/Aziende
Intensità fondiaria - SAU/Aziende
Carico di bestiame - UBA/SAU
Per quanto riguarda la situazione degli allevamenti dal
1970 al 2000, si è verificato:
• una sostanziale contrazione dei bovini allevati
scesi dai 19.899 capi del 1970 agli attuali 10.089 (–
49%);
• un discreto aumento dei suini allevati che, negli
ultimi 10 anni a fronte di una forte contrazione
delle aziende (- 40%) ha visto un elevato
incremento dei capi allevati (+ 45%) assestati
attualmente sulle 5.200 unità;
• un discreto aumento degli ovicaprini.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
1970
5,10
2,94
0,82
1982
8,92
3,56
0,69
1990
13,66
3,51
0,64
2000
23,68
5,01
0,48
Dai censimenti ISTAT si evidenziano i seguenti macro fenomeni:
• una lieve contrazione delle aziende medie;
• una significativa stabilità delle aziende grandi;
• una lenta emorragia delle piccole;
• un aumento della dimensione media aziendale;
• una diminuzione del carico di bestiame ad ettaro;
• una concentrazione degli allevamenti in grandi aziende;
• l’aumento degli allevamenti suinicoli
• un’età media degli addetti elevata;
• una buona diffusione del part-time;
• un’espansione della S.A.U. a cereali;
• aumento delle prestazioni d’opera nei settori extragricoli (movimenti
terra e trasporti di materiale) e del contoterzismo in agricoltura (arature,
sfalci, raccolta).
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Significativa è la crescita dell’agricoltura biologica nei
comuni di Cesiomaggiore e Belluno, con un aumento
del numero totale delle imprese biologiche (nei 15
Comuni del Parco), passate da un’unità del 1995 alle
attuali 20, accompagnato da un vistoso incremento
della S.A.U biologica (passata da un ettaro del 1995 agli
attuali 76);
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
2 Malghe ed agriturismo
2.1 Le malghe
Negli alpeggi del Parco, fino agli anni 50, erano monticati circa 2000 bovini e
altrettanti ovicaprini. Le diverse malghe e casere sparse su tutto il territorio
erano costellate da una miriade di costruzioni rurali (stimate in oltre 600)
molte delle quali ora sono ridotte a ruderi di varia natura. Questi complessi
“agroecosistemi di quota” hanno seguito le articolate vicende legate
all’agricoltura montana, in particolare:
• lento e graduale abbandono di quelle aree meno appetite o difficili da
raggiungere;
• poche malghe costantemente attive dopo la seconda guerra mondiale;
• ripresa della monticazione in pochi casi grazie ad agricoltori “appassionati” e
all’opera del Parco.
Negli ultimi 40 anni pochi sono stati gli interventi di miglioramento, se si
esclude l’opera svolta dal Parco, sia di carattere strutturale sia agronomico
attivati nelle malghe dei 15 comuni del parco. L’analisi statistica evidenzia una
continua diminuzione delle superfici a prato e pascolo, dimostrando come
l’abbandono della pratiche di monticazione apra terreni per l’invasione del
bosco.
Il danno ambientale è rilevante poiché la cura delle superfici erbose, prative, e
pascolive (anche all’interno degli ecosistemi a bosco) svolge un ruolo
importante sia nel mantenere un paesaggio, con caratteristiche culturali e
storiche certe, che nel preservare delicati equilibri che caratterizzano
l’ambiente montano. A ridosso delle aree soggette a vincolo naturalistico
l’importanza di tale ruolo si manifesta con funzioni diverse da quelle
tradizionali del solo comparto primario, quali:
• salvaguardia del paesaggio;
• salvaguardia degli habitat riproduttivi della fauna selvatica;
• salvaguardia degli ecosistemi naturali;
• garanzia della fruibilità turistica.
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Le malghe interne al perimetro del Parco
Le malghe esterne al perimetro del Parco
(Dati: PNDB)
(Dati: Ispettorato Regionale Agricoltura BL)
Per gli alpeggi ricadenti all’interno dei propri confini, il
Parco ha avviato diverse opere di risanamento,
recupero e riqualificazione che hanno interessato le
infrastrutture ed i pascoli veri e propri. Sia per le
malghe attive che per quelle in disuso si sono prese in
considerazione solo quelle zone dove il Piano del
Parco consente il mantenimento o il ripristino delle
attività di alpeggio. Il Piano del Parco nella sua relazione
ed ancor più approfonditamente la Relazione
Agronomica del Coordinamento Territoriale per
l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato definiscono
i limiti di carico delle malghe attive nel territorio del
Parco. Nel 1996 erano monticate le seguenti cinque
malghe:
• Malga Vette Grandi (Sovramonte);
• Malga Casera dei Boschi (Pedavena);
• Malga Erera-Brendol (Cesiomaggiore);
• Malga Pian dei Fioch (Belluno);
• Malga Pramper-Pramperet (Forno di Zoldo).
Il carico nel 1996 era di 537 UBA, su una superficie
totale di circa 879 ettari ed un carico prudenziale
stimato in circa 675 UBA.
Oggi le malghe monticate sono duplicate ed il carico
attuale è di circa 774 UBA con un incremento in
cinque anni del 44%. In questo lasso di tempo il Parco
ha quasi raggiunto la piena monticazione programmata
nel 1996 e contestualmente recuperato all’alpeggio
diverse aree abbandonate da anni
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Le malghe ricadenti nei Comuni del Parco ma non comprese nel suo
perimetro sono elencate nella tabella seguente:
DENOMINAZIONE
FAVERGHERA
COL TORONT
SOT I SASS
LA COSTA
CAVALLERA
PIAN DE LEVINA
SUPERFICI in ettari
TOTALE PASCOLI BOSCHI
57
57
0
100
100
0
129
129
0
70
70
0
170
150
20
30
5
25
CASERA DEL PIANO
15
4
11
CALLEDA
CORNIA
CAZZETTECARPENIA
MEGNA
COLON-PEZZEI
MARAGNO
PIAN D’AVENA
CAMPET
TOTALI
90
120
50
90
107
15
0
13
35
45
168
30
7
55
1136
10
163
16
5
51
972
35
5
14
2
4
164
COMUNE
BELLUNO
BELLUNO
BELLUNO
BELLUNO
GOSALDO
FORNO DI
ZOLDO
FORNO DI
ZOLDO
LA VALLE
LONGARONE
LONGARONE
LONGARONE
LONGARONE
PEDAVENA
PEDAVENA
PEDAVENA
Il complesso malghivo esterno al perimetro del Parco Nazionale Dolomiti
Belllunesi è una realtà importante con una capacità di carico di circa 980 UBA.
Se confrontiamo questo dato con il carico effettivo, pari a 406 UBA, è chiaro
che viene caricato solo il 41% della superficie pascolabile dei 15 comuni del
Parco.
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Per quanto riguarda le malghe esterne al Parco e comprese nell’area del
Piano Pluriennale Economico e Sociale è stata individuata una superficie
pascolabile totale di circa 707 ettari ed un Carico Massimo Ammissibile di
710 UBA. L’attuale situazione dei pascoli e delle malghe compresi nell’area
del Piano Pluriennale Economico e Sociale è caratterizzata da uno scarto
(circa 400 UBA) fra i capi effettivamente monticati e la capacità di carico
complessiva delle malghe; un caricamento di appena il 48 % delle superfici
pascolabili; una monticazione di solo il 42 % del Carico Massimo
Ammissibile.
Il fatto che meno della metà della superficie pascolabile sia effettivamente
monticata dipende dalle diverse condizioni strutturali che gli operatori
trovano fra dentro e fuori il Parco. La propensione degli agricoltori
operanti al di fuori del Parco ad intervenire su malghe e pascoli è risultata
condizionata da diversi fattori, quali:
• la distanza aziendale dalla malga;
• la capacità professionale dell’agricoltore a gestire la malga;
• le condizioni di affitto della malga;
• la difficoltà di reperire malgari e pastori.
Gli agricoltori hanno mostrato la disponibilità a caricare con il bestiame da
rimonta le malghe se adeguatamente incentivati e questa disponibilità dovrà
essere valorizzata. E’ quindi indispensabile estendere, a tutto il complesso
malghivo dell’area del Piano Pluriennale Economico e Sociale, gli interventi
di riqualificazione, gli incentivi economici e i sistemi gestionali applicati
all’interno del Parco. In particolare si dovrà dare attuazione alle linee guida
definite dal Progetto Speciale “Malga modello”, per la riqualificazione
complessiva del notevole patrimonio di pascoli e malghe.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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3 La filiera forestale
I boschi, sia esterni che interni al perimetro del
Parco, sono un’entità ben conosciuta perché
soggetti a varie forme di pianificazione, quali:
• Piani di Riassetto;
• Progetto speciale “Selvicoltura e riassetto
forestale”;
• Piano del Parco.
Il Piano del Parco nella sua relazione definisce le
proposte per le attività forestali nel territorio del
Parco delineando le seguenti linee di sviluppo:
• classificazione gestionale dei boschi in relazione
alla proprietà/uso;
• gestione delle diverse forme di bosco per Tipi
forestali.
Il Progetto speciale “Selvicoltura e riassetto forestale”
ha delineato le linee guida della gestione forestale per i
boschi compresi nel perimetro del Parco. Tale
progetto rappresenta uno strumento gestionale
appropriato andando a definire per ogni forma di
proprietà sia i criteri generali che le linee per una
corretta gestione ambientale. Per i boschi privati, in
particolare, prevede sia gli indennizzi che le
sovvenzioni da elargire qualora tale patrimonio sia
assoggettato a criteri gestionali in linea con gli obiettivi
del Progetto speciale.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Il Piano di Riassetto dei boschi privati è previsto come un insieme di piani
che possono essere realizzati per comparti (territori comunali e/o di
Comunità Montane) ed è necessario che sia esteso a tutte le superfici
boscose dei 15 Comuni. La normativa per i Piani di Riordino, D.G.R. n.
4808 del 10/12/1997, prevedendo due fasi, quella conoscitiva e quella
normativa, ben si adatta a creare il necessario supporto per la zonizzazione
del territorio e portare quindi ad una gestione oculata delle diverse
Tipologie forestali e delle forme di governo.
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Per i boschi, inseriti nell’area di Piano Pluriennale
Economico e Sociale, sono state riscontrate le seguenti
forme di proprietà:
Le proprietà comunali sottoposte a Piano di Riassetto,
per una superficie totale di 15.922 ettari di cui 11.338
boscata, sono quelle di Gosaldo, Rivamonte,
Longarone, la Valle Agordina, Forno di Zoldo e
Belluno.
Le principali specie presenti sono le seguenti: Abete
rosso (51%), Larice (24%), Faggio (14%), Abete bianco
(8%) e Pino silvestre (1%).
Le Riserve ex A.S.F.D. ricadenti nel Parco, la loro
superficie è di 15.999,68 ettari dei quali 5.303,72 nel
comune di Sedico (33,15%), 3.066,23 nel comune
Cesiomaggiore (19,16%) e 2.269,43 nel comune di
Sospirolo (14,18%).
Le proprietà dell’ex Azienda Regionale Foreste è
composta di modeste proprietà gestite attraverso un
Piano di Riassetto gestito dall’ARF.
Le proprietà soggette ad uso civico sono localizzate
principalmente nei comuni di Belluno (valle dell’Ardo)
e Longarone (zona di Caiàda) e sono oggetto di studio
del Progetto speciale “Selvicoltura e riassetto
forestale”.
Le proprietà private sono una realtà marginale
all’interno del Parco ma assumono un diverso peso
nell’area meridionale del Piano Pluriennale Economico
e Sociale sia in termini di superficie che di fonte
integrativa di reddito, i boschi privati nascono su
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
terreni più fertili di quelli pubblici e sono quindi più appetibili dalle popolazioni
locali.
L’analisi di dati provenienti da diverse fonti evidenzia una continua espansione
del bosco con punte elevate nei territori della Comunità Montana Val Belluna
e più attenuate nei comuni della Comunità Montana Feltrina. La superficie
boscata corrisponde ad oltre il 40% della superficie aziendale totale e tale
percentuale risulta elevata per i seguenti comuni: La Valle Agordina, Sospirolo,
Sovramonte e Rivamonte. La naturale tendenza del bosco a rioccupare le aree
lasciate libere dalla attività agricola è fenomeno che investe tutti i quindici
comuni della Comunità del Parco anche se con dinamiche e percentuali minori
rispetto ad altre zone della Provincia.
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Le utilizzazione boschive nei 15 comuni del
Parco.
Dagli abbondanti prelievi avvenuti dopo la seconda
guerra mondiale, dovuti alla precaria situazione
postbellica, negli ultimi cinquanta anni si è assistito ad
un graduale abbandono delle utilizzazioni boschive.
Il miglioramento delle condizioni economiche, dagli
anni sessanta, ed il diffondersi del riscaldamento
domestico con prodotti petroliferi ha determinato un
progressivo abbandono della coltura e delle
utilizzazioni dei boschi.
La crisi petrolifera degli anni settanta portò ad un
incremento delle utilizzazioni di legna da ardere,
incremento che fu breve e concentrato nelle zone di
maggior accessibilità. Tale fenomeno non fece che
accentuare l’abbandono delle zone marginali, situazione
che ai giorni nostri è ancora più evidente e che ha
determinato un generale invecchiamento dei
soprassuoli boschivi. Se negli anni ‘50 valeva
l’equazione che il costo mensile di un operaio
comunale era paragonabile al prezzo di macchiatico di
una pianta di larice, ora tale parallelismo non è solo
improponibile ma nemmeno immaginabile. L’uso di
superficie forestale da parte delle aziende zootecniche
all’interno del Parco è modesta e solo il 17% delle
aziende intervistate dichiara di utilizzare superfici
forestali all’interno del Parco.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Le utilizzazioni nelle fustaie, dal 1992 ad oggi, sono marginali per l’economia
dei 15 comuni, ad eccezione dei comuni posti nella parte nord dell’area a
parco. In particolare si evidenzia che:
per quanto riguarda le utilizzazioni boschive nelle fustaie di proprietà privata, si
è verificato un incremento medio del periodo di + 8,5%, gli anni di maggior
taglio sono stati il 1994, 1998 ed il 1999;
analoga situazione troviamo per le utilizzazioni boschive nelle fustaie di
proprietà pubblica (incremento medio del periodo di + 8,3%), gli anni di
maggior taglio sono stati il 1994, 1995 ed il 1998;
i comuni con le maggiori utilizzazioni medie sono quelli di Forno di Zoldo e
Gosaldo;
i comuni con le minori utilizzazioni medie siano quelli di San Gregorio, Santa
Giustina e Sospirolo.
Le utilizzazioni boschive nei boschi cedui dal 1998 al 2001 hanno mostrato le
seguenti caratteristiche:
si è verificato un aumento del prelievo medio annuo (+17%);
i comuni con le maggiori utilizzazioni medie sono quelli di Belluno, Feltre,
Forno di Zoldo, Ponte nelle Alpi e Sospirolo;
i comuni con le minori utilizzazioni medie sono quelli di S. Giustina, S.
Gregorio e Gosaldo.
Per i cedui si stima che circa il 30% delle utilizzazione sia escluso dalla
statistiche dei competenti organi territoriali in quanto frutto di una pratica
secolare fatta di piccoli prelievi ad uso famigliare.
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Sovramonte. Si sottolinea la presenza di sei fra falegnamerie e segherie con
l’impiego di circa 47 addetti, principalmente concentrate nei comuni di Feltre,
Sedico e Sovramonte.
I dati aziendali dimostrano come nell’area di P.P.E.S., nel tempo, si sia
consolidata la tendenza verso forme di lavoro che privilegiano l’acquisto di
legname fuori dell’area comunitaria da destinare alla trasformazione in
prodotti semilavorati o finiti. In ultima analisi si sottolinea come le aziende, che
si occupano della lavorazione in bosco (taglio, allestimento, esbosco, ...), sono
decisamente esigue rispetto alla vastità territoriale ed alle masse legnose
ricavabili dimostrando la debolezza intrinseca del comparto.
In sintesi è evidente la vocazionalità, sia territoriale che colturale, delle
diverse zone boscate con altofusti dislocati principalmente nella parte nord
(Sovramonte, Forno di Zoldo, la Valle Agordina e Gosaldo) e boschi cedui
nella parte sud (Belluno, Feltre, Cesiomaggiore e Longarone) con il
territorio di Sovramonte che fa da cerniera tra le due principali forme di
governo.
La situazione occupazionale evidenzia la presenza di 28
aziende boschive (aumentate del 70% negli ultimi
cinque anni) con 20 addetti (il 2,75% del totale) per la
maggior parte dislocate nei comuni di Feltre e
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Le utilizzazione boschive nel perimetro del Parco
Le utilizzazioni boschive nei territori del Parco, dal 1998 al 2001, hanno
mostrato le seguenti dinamiche:
l’utilizzazione media annua nelle fustaie del Parco è stata di 560 mc., i comuni
con le maggiori utilizzazioni medie sono quelli di Longarone e Sovramonte;
l’utilizzazione media annua nei cedui del Parco è stata di 9360 quintali, la
variazione media annua è di – 3%, i comuni con le maggiori utilizzazioni
medie sono quelli di Longarone e Sovramonte;
nel 2001 l’utilizzazione annua nelle fustaie del Parco è stata il 6% del totale
prelevato nei quindici comuni;
nel 2001 l’utilizzazione annua nei cedui del Parco è stata il 37% del totale
prelevato nei quindici comuni.
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Linee di intervento per il primario
Le linee di intervento, da realizzarsi come progetti
agro/ambientali, fondamentali per migliorare la
sostenibilità ambientale dei processi agricoli nel Parco
e nell’intera area del Piano Pluriennale Economico e
Sociale sono così riassumibili:
• Biodiversità coltivata e spontanea
• Sviluppo e promozione del biologico
• Sviluppo e promozione delle colture minori
• Riqualificazione dell’agriturismo
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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9. Le attività del Parco
9.1 Opere pubbliche
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
65 cantieri, più di 6,5 milioni di Euro finora
spesi, tutti 15 i Comuni del Parco interessati,
le 5 malghe interne al Parco ristrutturate e
dotate di tecnologie innovative per la
produzione di energia elettrica e per l’attività
casearia, 5 rifugi ammodernati e dotati
anch’essi di tecnologie di
approvvigionamento energetico con l’utilizzo
di fonti rinnovabili.
Sono questi i principali numeri del lavoro che
il Parco sta svolgendo sulle strutture per la
fruizione turistica e per il miglioramento
delle attività di gestione di malghe e rifugi.
Grazie anche alla collaborazione dell’ex
Azienda di Stato per le Foreste Demaniali,
dei Servizi Forestali Regionali, delle Comunità
Montane e di diversi Comuni, negli ultimi
anni nell’area del Parco è sorta la fitta rete di
interventi illustrati nella cartina.
Tutte le attività sono previste dal Piano per il
Parco, che definisce per ogni struttura la
destinazione d’uso e le modalità di recupero.
Sono state anche realizzate le dotazioni
interne delle principali strutture: cucine per
le attività di ristorazione, camere per gli
agriturismi e le malghe, allestimenti didattici
per i centri visitatori e i punti informazione,
dotazioni per i centri culturali, ma anche
segnaletica per i sentieri tematici.
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9.2. Attività di Comunicazione
In questo ambito l’Ente Parco, in relazione ai suoi
aspetti ambientali ed al sistema di gestione ambientale,
ha stabilito e mantenuto attive procedure per:
a) assicurare le comunicazioni interne fra i differenti
livelli e le diverse funzioni dell'organizzazione;
b) ricevere, documentare e rispondere alle richieste
provenienti dalle parti interessate esterne.
L’Ente Parco ha preso in considerazione procedimenti
di comunicazione esterna riguardanti gli aspetti
ambientali significativi e registrato ogni decisione in
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
merito. L’Ente Parco ha da sempre attivato strumenti di comunicazione
con la parti interessate, e in particolare:
• Sito internet (con oltre 35.000 contatti/anno)
• Notiziario istituzionale “Tracce”. Distribuito in 56.000 copie alle
40.000 famiglie dell’area del Piano Pluriennale Economico e Sociale
• Forum attivati nell’ambito di Agenda 21
• Comunicati stampa su giornali locali e nazionali
• Pieghevoli informativi in distribuzione gratuita (complessivamente
circa 60.000 copie annue di almeno 10-15 tipologie diverse di
pieghevole)
• Pubblicazioni divulgative (collana “Itinerari nel Parco”)
• Pubblicazioni scientifiche (collana “Studi e ricerche”)
• Realizzazione di video VHS
• Realizzazione di trasmissioni televisive
• Organizzazione di convegni a livello locale e nazionale
• Partecipazione ad eventi fieristici, sagre, feste popolari a livello
locale e nazionale (15-20 partecipazioni all’anno)
Questi dati verranno registrati e confrontati annualmente, anche per
valutare il prevedibile incremento di richiesta di informazioni
attribuibile all’ottenimento della certificazione ISO 9001, ISO 14001 e
della registrazione EMAS.
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10. Politica Ambientale del Parco e Sistema di Gestione ambientale e per la
Qualità
10.1 La Politica Ambientale
A testimonianza del suo impegno e delle sue attività finalizzate a dare garanzia di una gestione efficace ed efficiente e di una corretta
gestione del suo mandato a promuovere la conservazione e protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, in un’ottica di sviluppo
sostenibile, l ’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha implementato un Sistema integrato Ambiente-Qualità secondo la normativa
Internazionale Iso 9001:2000 (Vision 2000) e Iso 14001:1996, primo esempio del genere in Europa e, al termine di una impegnativa e
complessa verifica ispettiva di terza parte condotta da un’Ente di Cerificazione Internazionale, in data 10 luglio 2003 ha ottenuto la
certificazione integrata Iso 9001: 2000 e Iso 14001: 1996.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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La politica ambientale e per la Qualità del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi esprime sinteticamente queste finalità
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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10.2 Il Sistema di gestione ambientale e per la qualità del Parco
Il Sistema di gestione ambientale del Parco (SGA) è stato sviluppato – coerentemente con la Politica per l’Ambiente e la Qualità –
secondo i requisiti della norma Iso 14001: 1996, in modo integrato con i requisiti dei Sistema di gestione per la Qualità (SGQ) previsto
dalla norma Iso 9001: 2000 (Vision 2000) e del Regolamento Comunitario CE 761/2001 (EMAS II).
L’obiettivo primario del Sistema di Gestione integrato Ambiente – Qualità del Parco è quello di una corretta gestione ambientale in una
struttura organizzativa di eccellenza, in linea con le finalità di promozione della conservazione e della protezione dell’ambiente e delle
risorse naturali, in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio. Il Sistema di Gestione integrato Ambiente – Qualità del Parco mira
anche a valorizzare le attività eco-compatibili dell’area individuata dal Piano Pluriennale Economico e Sociale, mediante la gestione del
Marchio di Qualità del Parco (Carta Qualità). Il Sistema di Gestione Ambientale del Parco si rivolge a tutte le attività che si svolgono
all’interno del Parco, curando non solo l’osservanza delle prescrizioni cogenti, ma assicurando anche le prestazioni ambientali ottimali,
promuovendo la valorizzazione del patrimonio paesaggistico, naturalistico, storico-architettonico e la diffusione di una corretta cultura
dello sviluppo sostenibile. Il Sistema di Gestione Ambientale del Parco considera anche le attività su cui non ha competenza diretta, ma
che si svolgono all’interno del Parco o nell’area del Piano Pluriennale Economico e Sociale, in modo da monitorare tali aspetti, nell’ottica
di sensibilizzare le organizzazioni – pubbliche e private – responsabili della gestione verso un’ottica di sviluppo sostenibile delle attività
antropiche. A tal fine è stato redatto un Manuale ed elaborate procedure specifiche. La struttura del Manuale prende in carico tutti i punti
della norma Iso 9001; 2000 e Iso 14001:1996 e risponde quindi anche ai requisiti del Regolamento Comunitario CE 761/2001 (EMAS II) –
Allegato I.
Il Manuale si avvale della esplicita integrabilità delle due norme (Iso 9001: 2000 e Iso 14001: 1996) ed è strutturato nel rispetto della
norma Iso 9001:2000 in modo da valorizzare anche l’attività di progettazione dell’Ente Parco e l’attività di promozione del Marchio di
Qualità del Parco.
Il Manuale risulta strutturato in otto sezioni, più un indice e una sezione introduttiva di presentazione del Parco Nazionale Dolomiti
Bellunesi e del Sistema Integrato Ambiente – Qualità.
Settore di attività secondo la classificazione EA: 36
Settore di attività secondo la classificazione NACE: 92.5
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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Titolo della Sezione
Rif. Iso 14001
Rif. Reg. 761/2001
EMAS II
Sez. 00
Indice
Sez. 0
Presentazione del PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI e
del Sistema Integrato Ambiente - Qualità
Sez. 1
Scopo e campo di applicazione
1
Sez. 2
Riferimenti normativi
2
I – A.3.2
Sez. 3
Termini e definizioni
3
-
Sez. 4
Sistema di gestione per l’ambiente e per la qualità
A.1
A.4.5
A.5.3
Sez. 5
Responsabilità della direzione per la politica ambientale e della
qualità
Sez. 6
Gestione delle risorse per l’implementazione della politica
ambientale e della qualità
4
4.1
4.4.4
4.4.5
4.5.3
4.2
4.3
4.3.1
4.3.2
4.3.3
4.3.4
4.4.1
4.4.3
4.6
4.4.2
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
-
A.2
A.3
A.3.1
A.3.2
A3.3
A.3.4
A.4.1
A.6
A.4.2
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Titolo della Sezione
Sez. 7
Realizzazione delle attività del PARCO NAZIONALE DOLOMITI
BELLUNESI
Rif. Iso 14001
Rif. Reg. 761/2001
EMAS II
A.4
A.4.3
A.4.4
A.4.6
4.3.1
4.3.2
4.4
4.4.3
4.4.6
4.5.1
Sez. 8
Misurazioni, analisi, miglioramento e sorveglianza
4.4.7
A.4.7
4.5
A.5
4.5.1
A.5.1
4.5.2
A.5.2
4.5.4
A.5.4
Il Manuale indica anche le procedure adottate e gli allegati al sistema, per una completa ed accurata gestione del Sistema stesso.
Tra le varie procedure vanno menzionate in particolare:
• la Procedura per la Comunicazione esterna con le parti interessate, che ha lo scopo di assicurare una corretta ed efficace
gestione della comunicazione agli utenti del Parco ed ai soggetti interessati;
• la Procedura per Definizione, sorveglianza e misurazione delle prestazioni, con la finalità di:
•
Inquadrare e sintetizzare le principali caratteristiche delle attività del Parco che hanno un impatto significativo:
o sull’efficienza dei processi gestionali;
o sulla continua validità del servizio progettato ed erogato;
o sulle prestazioni ambientali del Parco;
•
Definire i criteri e le modalità per la valutazione ed il controllo:
o dell’efficienza dei processi gestionali;
o della continua validità del servizio progettato ed erogato;
o delle prestazioni ambientali del Parco.
• la Procedura per la Preparazione alle emergenze e risposte, che ha lo scopo di assicurare una corretta ed efficace gestione delle
emergenze dovute a cause antropiche o ad eventi naturali.
Tutti i processi di attuazione del Sistema sono stati inoltre accuratamente mappati per un esame dei flussi ed un’ottimizzazione
dell’impiego della risorse.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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11. L’analisi degli aspetti ambientali
Nell’analisi ambientale iniziale sono stati presi in considerazione gli aspetti ambientali diretti ed indiretti delle attività che vengono svolte
nel territorio del Parco e nel territorio del Piano Pluriennale Economico e Sociale. Sono stati usati come indicatori dei vari comparti, per
quanto riguarda la parte ambientale, gli aspetti riguardanti aria, acqua e suolo. Per quanto riguarda la biosfera e l’antroposfera, gli aspetti
riguardanti flora, fauna, pressione antropica e patrimonio naturale e culturale. Gli aspetti ambientali significativi presi in considerazione
secondo quanto previsto del Regolamento EMAS II sono:
ASPETTI AMBIENTALI
DESCRIZIONE
IMPATTI
N.
Sede Ente Parco
1
Feltre - Zona PPES
Attività uffici sede
D
Consumi energetici
Bassa
Riduzione consumi
energetici
Centri visitatori
2
Pedavena - Zona PPES
Frequentazione turistica
I
Traffico veicolare
Bassa
Mobilità sostenibile:
treno+bus
Frequentazione
turistica
3
Zone B, C, D e PPES
RSU, frequentazione del Parco
I
Abbandono RSU, danni
a fauna e flora
Media
Miglioramento
educazione ambientale e
vigilanza
Sedi CTA
4
Parco e PPES
RSU, consumi energetici e idrici,
scarichi
I
Potenziale
inquinamento delle
acque
Bassa
Racc. differenziata RSU,
verifica vasche Imhoff,
uso energie rinnovabili
Rifugi
5
Parco Zona D
RSU, consumi energetici e idrici,
scarichi
I
Potenziale
inquinamento delle
acque
Media
Racc. differenziata RSU,
verifica vasche Imhoff,
uso energie rinnovabili
Malghe
6
Parco Zona B1 e D
RSU, consumi energetici e idrici,
scarichi
I
Potenziale
inquinamento delle
acque
Manutenzione del
territorio
7
Parco e PPES
Manutenzione sentieri e prati
D
Conservazione,
fruizione turistica
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
LOCALIZZAZIONE
DIRETTI INDIRETTI
ATTIVITA’ / SERVIZI
SIGNIFICATIVITA’
Media
Alta
OBIETTIVO
Racc. differenziata RSU,
verifica smaltimento reflui,
uso energie rinnovabili
Aumento sup. prative
sfalciate, percorribilità
sentieri Parco
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ATTIVITA' / SERVIZI
N.
LOCALIZZAZIONE
ASPETTI AMBIENTALI
DIRETTI
INDIRETTI
DESCRIZIONE
IMPATTI
SIGNIFICATIVITA'
OBIETTIVO
Opere pubbliche
8
Parco e PPES
Realizzazione e manutenzione
strutture
D
Valorizzazione
patrimonio edilizio,
fruizione turistica
Alta
Nulla osta
9
Parco
Autorizzazione per interventi
compatibili col Piano del Parco
D
In funzione
dell'intervento o azione
Media
Attività selvicolturali
10 Parco
Utilizzazioni forestali
I
Modificazione habitat,
flora e fauna
Media
Trasporto energia e
telecomunicazioni
11 Parco
Linee aeree e impianti di
trasmissione
I
Modifica paesaggio,
inquinamento
elettromagnetico
Bassa
12 Parco
Captazione corsi d'acqua e modifica
alvei
I
Modifica habitat e
paesaggio
Alta
Definizione ed
applicazione DMV e
miglioramento Indice
Funzionalità Fluviale
Comunicazione e
pubblicazioni del Parco 13 Parco, Regione Veneto
Sensibilità ambientale
D
Valorizzazione del
Parco come risorsa
territoriale
Alta
Accrescere la sensibilità
ambientale, aumento
fruizione turistica
Traffico veicolare
14 Parco e PPES
Accesso e attraversamento del Parco
I
Inquinamento acustico
e atmosferico, danni
alla fauna
Media
Censimento flussi e
mobilità sostenibile:
treno+bus
Progetti speciali e
comunitari
15 Parco e PPES
Conservazione dell'ambiente (habitat,
fauna e flora) e promozione socioeconomica
D
In funzione
dell'intervento o azione
Alta
Studi e Ricerche
16 Parco e PPES
D
Miglioramento gestione
e pianificazione
Alta
Dighe, captazioni ed
escavazioni in alveo
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Informazioni scientifiche sul
territorio
Attuazione Piano
Triennale Opere
Pubbliche
Attuazione del progetto
speciale Selvicoltura e
riassetto forestale
Implementazione
informazioni attuali nel
SIT
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ATTIVITA' / SERVIZI
N.
LOCALIZZAZIONE
Educazione ambientale 17 Parco e PPES
DIRETTI
INDIRETTI
DESCRIZIONE
IMPATTI
Frequentazione turistica
D
Valorizzazione del Parco e
sensibilizzazione dei
visitatori
ASPETTI AMBIENTALI
Alta
In funzione dell’intervento
o azione
Media
Sviluppo aziende locali e
promozione certificazione
ISO 9000/14001 nelle
stesse
Bassa
Carta Qualità
18 Parco e PPES
Promozione socio-economica
Incendi presso edifici
dell’ente
19 Parco e PPES
Tutela del patrimonio
D
Perimetro parziale o totale
degli immobili
20 Parco
Patrimonio boschivo
I
Danneggiamento o
riduzione del patrimonio
boschivo
21 Parco
Patrimonio faunistico
I
Territorio
I
Danno alla fauna
selvatica
Dissesto idrogeologico
Sentieri CAI e viabilità 22 Parco
ordinaria centri abitati
OBIETTIVO
Accrescere la sensibilità
ambientale e la qualità della
fruizione turistica
I
Incendi boschivi
SIGNIFICATIVITA'
Alta
Attuazione Piano Anti
Incendi Boschivi.
Danneggiamento o
riduzione del patrimonio
faunistico
Alta
Attuazione progetto
speciale fauna
Smottamenti e frane
Bassa
Ripristino viabilità
L'analisi degli aspetti ambientali e relativi impatti fa sempre riferimento al Piano del Parco, al Piano Pluriennale Economico e Sociale ed in
particolare alle Tavole 17, 18 e 19 del Piano del Parco.
I singoli aspetti ambientali del Parco sono stati anche analizzati singolarmente al fine di dare evidenza ad ogni singolo aspetto.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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Secondo quanto previsto del Regolamento EMAS II gli aspetti ambientali significativi sono stati classificati in diretti ed indiretti, in base alla
possibilità o meno di controllo dell’Ente Parco sulla loro operatività. Per la definizione della significatività degli aspetti ambientali si è
proceduto come segue:
• individuazione dell’attività del Parco, sulla base dei compiti istituzionali;
• individuazione degli aspetti ambientali correlati alle singole attività;
• individuazione degli impatti collegati agli aspetti ambientali correlati alle singole attività;
• analisi della significatività degli impatti.
La significatività del singolo impatto è stata definita come segue:
S = R x F x L, dove:
R = rischio (probabilità di accadimento x gravità)
F = fragilità del territorio conseguente all’accadimento, valutato in relazione alla zonizzazione prevista dal Piano del Parco
L = norma di Legge
La significatività del singolo impatto è stata classificata come “alta, media, bassa”, in base ai seguenti principi:
•
•
•
•
L’eventuale violazione di norme di legge, o l’esistenza di rischi e fragilità medio/alti, generano significatività medio/alte (vedi Tavole
del Piano del Parco);
La contemporanea presenza di rischi e/o fragilità alte, generano significatività alte;
La contemporanea presenza di rischi medi e/o fragilità basse, generano significatività medie;
La contemporanea presenza di rischi e/o fragilità basse, generano significatività basse.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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12. Obiettivi e traguardi
IMPATTI
INDICATORE
Valore DMV l/s/kmq
Valore indice IFF
STATO ATTUALE
Valore DMV (indagine
ARPAV-Autorità di
Bacino del Piave - 2002)
OBIETTIVI
AMBIENTALI
Ridefinizione ed applicazione
DMV e miglioramento Indice
Funzionalità Fluviale
Norme di polizia forestale
Regione Veneto
Valorizzazione del patrimonio
forestale e dei grandi alberi
Individuazione cartografica
dei grandi alberi
Conservazione habitat, Ettari falciati e pascolati
% UBA potenziali caricate
fauna e flora
Conservazione habitat
N° casi di rogna sarcoptica
Numero di tavole
implementate nel SIT
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
10 ettari sfalciati 97,5 %
UBA potenziali caricate
Assenza di malattia
conclamata
TRAGUARDI
AMBIENTALI
(SCADENZA)
RISORSE IN €
(BILANCIO 2004)
Definizione ed attuazione
protocolli con Autorità di
Bacino, ARPAV e Provincia (2004)
50.000
Approvazione Progetto Speciale
Selvicoltura
(2004)
------
Georeferenziazione dei grandi
alberi nel SIT (2005)
Attuazione del Progetto
Aumento superfici prative
Speciale “Riqualificazione prati e
manutenute del 5 % (2004)
pascoli”, gestione delle malghe”
N. 1 Corsi di formazione CTA e
Attuazione Progetto Speciale
personale Parco
“Fauna, habitat faunistici e
Test ELISA sul 20% dei camosci
controllo zoosanitario”
rinvenuti
10.000
100.000
64.000
5 tavole di Piano
digitalizzate
Ottimizzazione della gestione
territoriale con
digitalizzazione e
georeferenziazione delle
informazioni
Digitalizzazione di 10 Tavole di
Piano (2004)
39.500
Carta del rischio
pirologico completata
Realizzazione Piano Anti
Incendi Boschivi
Elaborazione ed approvazione
del Piano Anti Incendi Boschivi
(2005)
20.000
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IMPATTI
Valorizzazione del
patrimonio edilizio
INDICATORE
Pubblicazione linee guida
N° progetti ultimati
Promozione socioeconomica
Sensibilizzazione
ambientale
STATO ATTUALE
OBIETTIVI
AMBIENTALI
Progetto avviato
Attuazione Progetto Speciale
Testo recupero edilizia Val “Tutela e salvaguardia del
del Mis pubblicato
patrimonio edilizio”
Progetti esecutivi Agre e Attuazione Piano Triennale
Frassen
Opere Pubbliche
TRAGUARDI
AMBIENTALI
(SCADENZA)
Definizione delle linee guida per il
recupero del patrimonio edilizio
(2004)
RISORSE IN €
(BILANCIO 2004)
30.600
Conclusione di n. 2 progetti (2005)
791.200
N° di iniziative attivate
N. 3 pubblicazioni
promozionali su Carta
qualità
Promozione certificazione
ISO 9000/14001 nelle aziende
locali (area PPES)
Attivazione di una iniziativa di
promozione e divulgazione
della certificazione (2004)
10.000
N° aziende che aderiscono alla
carta qualità
N. 50 aziende aderenti
Promozione delle aziende
attraverso Carta Qualità
Aumento delle aziende aderenti al
circuito carta qualità a 60
(2004)
15.000
N° Iniziative realizzate
n. 2 iniziative per lo
Mobilità sostenibile per la
sviluppo della mobilità su
fruizione turistica: treno+bus
rotaia (Treno dei fiori)
Iniziative per l’ncremento del
trasporto multimodale: n. 2
(2004)
10.000
N. 10 iniziative ed eventi
Numero di campagne realizzate
realizzati all’anno
Accrescere la qualità della
fruizione turistica
Divulgazione e comunicazione
ambientale nei confronti di
turisti e residenti : 15
eventi/pubblicazioni (2004)
90.000
Abbandono RSU
Percentuale di strutture dotate
80 %
di contenitori
Raccolta differenziata RSU
Installazione di contenitori per la
raccolta differenziata nel 100 %
delle strutture del Parco (2004)
2.000
Consumi energetici
Numero di impianti realizzatiN. 18 impianti realizzati
Uso energie rinnovabili
Completamento progetto “Parco
Fossil Free” con altri n. 5 impianti
(2006)
Realizzazione Piano Anti
Incendi Boschivi
Elaborazione ed approvazione
del Piano Anti Incendi Boschivi
(2005)
Conservazione habitat Approvazione Piano AIB
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
Carta del rischio
pirologico completata
495.000
20.000
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Per quanto riguarda l’impatto del Parco sulle aree contigue si fa riferimento al Piano Pluriennale Economico e Sociale, che ha definito il
territorio adiacente al Parco cui riferire gli interventi per la promozione delle attività compatibili. Nell’individuare l’area, non si è voluto
procedere ad un’operazione di “zonizzazione” classica che prevede una inclusione-esclusione di soggetti e territori, ma solo indicare
un’area con caratteristiche simili, funzionale alle linee di intervento del piano.
Sono già operativi accordi con l’associazione commercianti ASCOM, il CAI e le Pro loco ed inoltre il Piano Pluriennale Economico e
Sociale propone bozze di accordo con le associazioni degli Artigiani UNIA e Appia e con i produttori agricoli minori. E’ chiaro che, visti
finalità e struttura del piano, gli accordi sono una rete di diffusione concreta degli strumenti di sviluppo compatibile atti a favorire le
finalità istituzionali del parco in un quadro di cooperazione attiva tra pubblica amministrazione e privati cittadini singoli ed associati.
Riteniamo cha la loro diffusione migliori l’immagine del parco e dell’Ente che ne ha la gestione, dia ruolo attivo alla comunità dei residenti,
produca consistenti effetti economici sintonici con gli obiettivi di tutela attiva del territorio del parco ed intorno ad esso.
Un'altra importante iniziativa è stata quella della Carta Qualità del Parco per gli operatori in area Piano Pluriennale Economico e Sociale
che possono ottenere il marchio del Parco. Questa iniziativa è regolamentata da disciplinari e procedure dedicate disponibili nel sito del
Parco e certificata sotto il Sistema di Gestione per al qualità ISO 9001:2000.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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13. Convalida e validità della Dichiarazione ambientale
Il verificatore ambientale che ha convalidato la dichiarazione ambientale è:
BVQI Italia
Viale Monza, 261
20126 MILANO
Numero accreditamento APAT: I-V-006
La presente dichiarazione, con la supervisione di:
Ing. Giuseppe Campagnari, Responsabile del Sistema di Gestione Ambientale e Direttore dell’Ente Parco
è stata redatta da:
Dr. Stefano Mariech, Responsabile Area Tecnica,
Dr. Felice Schena, Responsabile Area Amministrativa,
Dr. Enrico Vettorazzo, Responsabile Comunicazione Esterna,
ed in collaborazione con:
Prof. Ing. Pietro Lafratta, Università IUAV di Venezia,
Dr.ssa Tiziana Dorio, Venezia.
La Dichiarazione è stata approvata da:
Dr. Valter Bonan, Presidente dell’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
La prossima Dichiarazione Ambientale sarà predisposta e convalidata entro tre anni dalla presente (novembre 2006).
Annualmente verranno predisposti e convalidati gli aggiornamenti della Dichiarazione Ambientale, che conterranno i dati ambientali
relativi all’anno di riferimento e il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati: la prima verifica annuale è prevista per Agosto 2004.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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ALL. 1 -Glossario
Agenda 21: è il programma di attuazione della dichiarazione di Rio del 1992. Costituisce il programma di azioni per il 21° secolo per
un modello di sviluppo sostenibile che tenga conto del miglioramento della qualità della vita e del mantenimento degli equilibri fra
attività dell’uomo ed ecosistema.
ambiente: contesto nel quale una organizzazione opera, comprendente l'aria, l'acqua, il terreno, le risorse naturali, la flora, la fauna, gli
esseri umani e le loro interrelazioni.
Nota: in questo caso, il contesto si estende dall'interno dell’Ente Parco al sistema globale.
aspetto ambientale: elemento di un'attività, prodotto o servizio di un'organizzazione che può interagire con l'ambiente.
Nota: un aspetto ambientale significativo è un aspetto ambientale che ha un impatto ambientale significativo.
audit del sistema di gestione ambientale: processo di verifica sistematico e documentato per conoscere e valutare, con
evidenza oggettiva, se il sistema di gestione ambientale di una organizzazione è conforme ai criteri definiti dall'organizzazione stessa per
l'audit dei sistema di gestione ambientale e per comunicare i risultati di questo processo alla direzione.
bacino idrografico: porzione di area le cui acque meteoriche affluiscono naturalmente al corso d’acqua a monte di una sezione di
riferimento.
biodiversità: livello di diversificazione delle specie esistenti in un dato ambiente.
biotopo: ambiente fisico in cui vive una singola popolazione animale e/o vegetale che offre determinate caratteristiche omogenee ed
entro il quale risiede una popolazione o associazione di organismi viventi.
capacità portante: è l’espressione del numero di individui in equilibrio stabile con le risorse presenti nell’ambiente.
CTA - Coordinamento Territoriale per l’Ambiente: è la denominazione che assume il Corpo Forestale dello Stato all’interno dei
Parchi Nazionali. Svolge le funzioni di sorveglianza dell’area protetta.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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dichiarazione ambientale: documento rivolto ai portatori di interesse nel quale l’Ente illustra le proprie attività, analizza le
problematiche ambientali significative e i dati monitorati presentando la propria politica, il programma e il sistema di gestione
ambientale.
endemismo: distribuzione localizzata di una o più specie in un territorio circoscritto, nel quale le condizioni ambientali ne hanno
favorito e protetto l’insediamento.
impatto ambientale: qualunque modificazione dell'ambiente, negativa o benefica, totale o parziale, conseguente ad attività,
prodotti o servizi di un'organizzazione.
indicatore ambientale: parametro in grado di fornire una rappresentazione sintetica di un determinato fenomeno connesso
all’ambiente in relazione ad uno specifico obiettivo di indagine e/o di intervento.
miglioramento continuo: processo di accrescimento dei sistema di gestione ambientale per ottenere miglioramenti della
prestazione ambientale complessiva in accordo con la politica ambientale dell'organizzazione.
obiettivo ambientale: il fine ultimo ambientale complessivo, derivato dalla politica ambientale, che un'organizzazione decide di
perseguire e che è quantificato ove possibile.
organizzazione: gruppo, società, azienda, impresa, ente o istituzione, ovvero loro parti o combinazioni, associata o meno, pubblica o
privata, che abbia una propria struttura funzionale e amministrativa.
parte interessata: individuo o gruppo coinvolto o influenzato dalla prestazione ambienta le di una organizzazione.
politica ambientale: dichiarazione, fatta da una organizzazione, delle sue intenzioni e dei suoi principi in relazione alla sua globale
prestazione ambientale, che fornisce uno schema di riferimento per l'attività, e per la definizione degli obiettivi e dei traguardi in campo
ambientale.
prestazione ambientale: risultati misurabili dei sistema di gestione ambientale, conseguenti al controllo esercitato
dall'organizzazione sui propri aspetti ambientali, sulla base della sua politica ambientale, dei suoi obiettivi e dei suoi traguardi.
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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prevenzione dell'inquinamento: uso di processi (procedimenti), prassi, materiali o prodotti per evitare, ridurre o tenere sotto
controllo l'inquinamento, compresi il riciclaggio, il trattamento, i cambiamenti di processo, i sistemi di controllo, l'utilizzazione efficiente
delle risorse e la sostituzione di materiali.
Rete Natura 2000: rete europea di zone speciali di conservazione per il mantenimento e il ripristino degli habitat naturali e delle
specie interessate nella loro area di ripartizione naturale.
sistema di gestione ambientale (EMS = Environmental Management System): la parte dei sistema di gestione generale che
comprende la struttura organizzativa, le attività di pianificazione, le responsabilità, le prassi, le procedure, i processi, le risorse per
elaborare, mettere in atto, conseguire, riesaminare e mantenere attiva la politica ambientale.
sito di importanza comunitaria: area che contribuisce in modo significativo alla conservazione di un habitat o una specie
ricompresi negli allegati alla Direttiva Comunitaria Habitat.
superficie agricola utilizzata: S.A.U. è la superficie aziendale effettivamente coltivata, sono esclusi boschi, orto familiare e le tare.
sviluppo sostenibile: sviluppo che soddisfa i bisogni della presente generazione senza compromettere la capacità delle generazioni
future di soddisfare i propri.
traguardo ambientale: dettagliata richiesta di prestazione, possibilmente quantificata, riferita a una parte o all'insieme di una
organizzazione, derivante dagli obiettivi ambientali e che bisogna fissare e realizzare per raggiungere questi obiettivi.
unità bestiame adulto: U.B.A. è l’unità in base alla quale viene espressa la consistenza media dell’allevamento con riferimento alla
vacca lattifera che vale 1 U.B.A.
zona di protezione speciale: area individuata dagli Stati membri dell’Unione europea e da destinarsi alla conservazione degli
uccelli. E’ alla base della costituzione della Rete Natura 2000.
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ALL. 2 - Legislazione ambientale vigente
A. FONTI IN MATERIA DI AREE NATURALI PROTETTE E PARCHI NAZIONALI
• Legge 28 febbraio 1985, n. 47 “Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie.”,
Capo IV (articoli 31 - 44) “Opere sanabili. Soggetti legittimati. Conservazione dei rapporti sorti sulla base di decreti-legge non convertiti.”
• Legge 11 luglio 1986, n. 390 “Disciplina delle concessioni e delle locazioni di ben i immobili demaniali e patrimoniali dello Stato in favore di enti o
istituti culturali, degli enti pubblici territoriali, delle unità sanitarie locali, di ordini religiosi e degli enti ecclesiastici.”
• Decreto del Ministro dell’ambiente 20 aprile 1990 “Istituzione del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.”
• Legge 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle aree protette.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1993 “Istituzione dell'Ente parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.” (atto non normativo)
• Legge 23 dicembre 1994, n. 724 “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica”, articolo 39 “Definizione agevolata delle violazioni edilizie.”
• Legge 23 dicembre 1996, n. 662 “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica.”, articolo 2, commi 38 - 59 (disposizioni in materia di condono
edilizio).
• Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione
del capo I della Legge 15 marzo 1997, n. 59.”, Titolo III (articoli 51 - 111) “Territorio ambiente e infrastrutture.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447 e ss.mm. “Regolamento recante norme di semplificazione dei procedimenti di
autorizzazione per la realizzazione, l'ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi, per l'esecuzione di opere interne ai
fabbricati, nonché per la determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma dell'articolo 20, comma 8, della Legge 15 marzo
1997, n. 59.”
• Legge 9 dicembre 1998, n. 426 “Nuovi interventi in campo ambientale.”
• Legge 23 dicembre 1998, n. 448 e ss.mm. “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo.”, articolo 19 “Beni immobili statali.”
• Legge 17 maggio 1999, n. 144 “Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa
che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali.”, articolo 49 “Disposizioni in materia di personale degli Enti Parco.”
• Decreto del Ministro dell’ambiente 10 agosto 1999 “Istituzione dell'albo degli idonei all'esercizio dell'attività di direttore di parco.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 1999, n. 549 “Regolamento recante norme di organizzazione delle strutture di livello
dirigenziale generale del Ministero dell'ambiente.”
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• Deliberazione della Conferenza Permanente Stato – Regioni n. 993 del 20 luglio 2000 “Approvazione del III aggiornamento dell'elenco uffic iale delle
aree naturali protette, ai sensi del combinato disposto dell'art. 3, comma 4, lettera c), della Legge 6 dicembre 1991, n. 394, e dell'art. 7, comma 1,
allegato A, del Decreto Legislativo 28 agosto 1997, n. 281.” (atto non normativo)
• Decreto del Ministro dell’ambiente 2 novembre 2000 “Albo degli idonei all'esercizio dell'attività di direttore di parco e annullamento del
D.M. 3 luglio 1995.” (atto non normativo)
• Legge 23 dicembre 2000, n. 388 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001).”, articolo 6,
comma 20 “Disposizioni in materia di tassazione del reddito di impresa.”
• Legge 23 dicembre 2000, n. 388 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001).”, articolo 145,
comma 51 (istituzione di fondo per finanziare interventi nei Parchi)
• Decreto del Presidente della Repubblica 8 gennaio 2001, n. 41 “Regolamento di semplificazione del procedimento relativo alle concessioni e
locazioni di beni immobili demaniali e patrimoniali dello Stato a favore di enti o istituti culturali, enti pubblici territoriali, aziende sanitarie locali, ordini
religiosi ed enti ecclesiastici (n. 1, allegato 1, della Legge n. 50/1999).”
• Legge 23 marzo 2001, n. 93 “Disposizioni in campo ambientale.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione
per pubblica utilità. (Testo A).” (in vigore dal 30 giugno 2003).
• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 agosto 2001 “Autorizzazione all'Avvocatura dello Stato ad assumere la rappresentanza e la
difesa degli «Enti parco nazionale», nei giudizi attivi e passivi avanti le autorità giudiziarie, i collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali.”
(atto non normativo).
• Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. (Testo
A).” (in vigore dal 30 giugno 2003).
• Legge 21 dicembre 2001, n. 443 “Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio
delle attività produttive.”
• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 luglio 2002 “Coordinamenti Territoriali del Corpo forestale dello Stato.”
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B. FONTI IN MATERIA DI CONSERVAZIONE E PROTEZIONE DELL’AMBIENTE
• Regio decreto legislativo 30 dicembre 1923, n. 3267 “Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani.”
• Legge 5 gennaio 1933, n. 30 “Ordinamento dell'Azienda di Stato per le foreste demaniali.”
• Regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 “Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici”.
• Decreto legislativo 12 marzo 1948, n. 804 “Norme di attuazione per il ripristino del Corpo forestale dello Stato.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448 “Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide d'importanza internazionale,
soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 “Attuazione della delega di cui all'art. 1 della Legge 22 luglio 1975, n. 382.”, Titolo V,
Capo II (articoli 80 - 83) “Urbanistica”.
• Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee 2 aprile 1979, 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
• Legge 24 novembre 1981, n. 689 “Modifiche al sistema penale.”
• Decreto legge 27 giugno 1985, n. 312 “Disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale.”
• Legge 8 luglio 1986, n. 349 “Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale.”
• Legge 3 marzo 1987, n. 59 “Disposizioni transitorie ed urgenti per il funzionamento del Ministero dell'ambiente.”, articoli 7 e 8 (disposizioni in
materia di misure di salvaguardia nelle aree naturali protette e di potere di ordinanza extra ordinem del Ministro dell’ambiente)
• Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203 “Attuazione delle direttive CEE numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203
concernenti norme in materia di qualità dell'aria, relativamente a specifici agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali, ai
sensi dell'art. 15 della Legge 16 aprile 1987, numero 183.”
• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377 “Regolamentazione delle pronunce di compatibilità ambientale di cui all'art.
6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, recante istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale.”
• Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988 “Norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la
formulazione del giudizio di compatibilità di cui all'art. 6, Legge 8 luglio 1986, n. 349, adottate ai sensi dell'art. 3 del D.P.C.M. 10 agosto 1988, n. 377.”
• Legge 18 maggio 1989, n. 183 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.”
• Legge 9 gennaio 1991, n. 10 “Norme p er l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico
e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”.
• Legge 11 febbraio 1992, n. 157 e ss. mm. (legge 3 ottobre 2002, n. 221) “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo
venatorio.”
• Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee 21 maggio 1992, 92/43/CEE concernente la conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della
flora e della fauna selvatiche.
• Decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275 “Riordino in materia di concessione di acque pubbliche”.
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• Decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, e ss. mm. “Regolamento recante norma per la progettazione, l’installazione,
l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell’art. 4, comma 4 della
L. n. 10 del 9 gennaio 1991.
• Legge 5 gennaio 1994, n. 36 “Disposizioni in materia di risorse idriche.”, in specie articolo 25 “Disciplina delle acque nelle aree protette.”
• Legge 31 gennaio 1994, n. 97 “Nuove disposizioni per le zone montane.”
• Decreto legislativo 18 settembre 1994, n. 626 “Attuazione delle direTtive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 9 0/269/CEE,
90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, .97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori
durante il lavoro”.
• Legge 26 ottobre 1995, n. 447 “Legge quadro sull'inquinamento acustico.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996 “Atto di indirizzo e coordinamento per l'attuazione dell'art. 40, comma 1, della Legge 22
febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale.” (atto non normativo)
• Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e ss.mm. “Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE
sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.”
• Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 “Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche.”
• Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e ss.mm. “Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE
concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai
nitrati provenienti da fonti agricole.”
• Decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372 “Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.”
• Legge 14 ottobre 1999, n. 403 “Ratifica ed esecuzione della convenzione per la protezione delle Alpi, con allegati e processo verbale di modifica del
6 aprile 1993, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991.”
• Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1
della Legge 8 ottobre 1997, n. 352.”
• Decreto Ministeriale 3 aprile 2000, “Elenco delle Zone di Protezione Speciale designate ai sensi della direttiva 79/409/CEE e dei Siti di Importanza
Comunitaria proposti ai sensi della direttiva 92/43/CEE”.
• Legge 21 novembre 2000, n. 353 “Legge-quadro in materia di incendi boschivi.”
• Legge 23 dicembre 2000, n. 388 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001).”, articoli 109 110 (interventi in materia di promozione dello sviluppo sostenibile)
• Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227 “Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell'articolo 7 della Legge 5 marzo
2001, n. 57.”
• Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della Legge 5 marzo 2001,
n. 57.”
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• Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 “testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia edilizia”.
• Legge 18 ottobre 2001, n. 383 “Primi interventi per il rilancio dell'economia.”, articolo 2 (delega al Governo in materia di tutela ambientale)
• Legge 1 marzo 2002, n. 39 “Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge
comunitaria 2001.”, articolo 43 “Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da
fonti rinnovabili.”
• Decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 3 settembre 2002 “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000”. (atto non
normativo)
• Legge 27 dicembre 2002, n. 289 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003)”, articolo 77
(Interventi ambientali).
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ALL. 3 – Studi e Ricerche condotte dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Aggiornamento: Agosto 2003
Tra le finalità istitutive dei Parchi Nazionali vi sono le attività di studio e ricerca scientifica. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha svolto
numerose indagini, che interessano svariati aspetti naturalistici, storico-culturali, socio-economici e gestionali. Dal 30 maggio 2001 il Parco è
iscritto all’Anagrafe Nazionale Ricerche, curata dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, con Codice 51650KUR.
Di seguito si elencano le ricerche, suddivise ambito scientifico di interesse, condotte nei primi 10 anni di attività.
CODICE
TITOLO
A1
A2
A3
Uccelli e mammiferi del Parco e delle aree immediatamente limitrofe
Indagine preliminare sui popolamenti a Coleotteri Geoadefagi dell’area di studio La Vareta
Sperimentazione di metodologie di monitoraggio della popolazione di cervo(Cervus elaphus)
e capriolo (Capreolus capreolus)
Fagiano di monte e coturnice in alcune Aree del P.N.D.B.
A4
A5
A6
A7
A8
A9
A10
A11
A12
A13
RICERCATORE/I
ANNO
M. Cassol
R. Pizzolotto
V. Mazzarone, S. Nicoloso, P.
Pedone, M. Ramanzin (Coord.)
P. De Franceschi, M. Catello,
R. Luise
Sperimentazione di metodologie di monitoraggio della popolazione del muflone e del P.G. Meneguz, M. Ramanzin,
camoscio
(Coord.)
Coleotteri, invertebrati – stato delle conoscenze
R. Pizzolotto
Indagine sulla distribuzione ed ecologia delle zecche (Ixodes ricinus) nel P.N.D.B.
AA.VV. con coordinamento di
G. Perini e D. Grazioli
Ricerca bibliografica sui popolamenti animali degli ambienti acquatici nel P.N.D.B. e nella Aquaprogram s.r.l.
provincia bellunese
Indagine sulle popolazioni di capriolo,cervo, muflone e camoscio nel Parco
M. Ramanzin, V. Mazzarone,
P.G. Meneguz (Coordin.)
Indagine sui popolamenti ittici dei corsi d’acqua nel territorio del P.N.D.B.
Aquaprogram s.r.l. (a cura di E.
Marconato)
Gallo cedrone, fagiano di monte e coturnice in alcune aree del P.N.D.B.
P. De Franceschi, M. Catello,
R. Luise
Anfibi e rettili del P.N.D.B. (Amphibia, ReptiIla, Italia nord-orientale: Belluno)
L. Lapini
Indagine sulla presenza della lince nel territorio del Parco
M.
Catello,
S.
Mayr,
(supervisione di B. Ragni)
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
1995
1996
1996
1995
1996
1996
1995
1997
1997
1997
1997
1997
1997
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CODICE
TITOLO
A14
A15
A16
Indagine sulla microteriofauna del P.N.D.B.
Campionamento microfaune acquatiche (mag – ott 1997) – Annotazioni geologiche
Indagine sui popolamenti ittici dei corsi d’acqua compresi nel P.N.D.B. (approfondimento)
A17
A18
A19
A20
A21
A22
A23
A24
A25
A26
A27
A28
A29
A30
A31
A32
A33
A34
A35
A36
A37
RICERCATORE/I
ANNO
R. Luise, P. Paolucci
L. D’Alberto
Aquaprogram s.r.l. (a cura di E.
Marconato)
La fauna acquatica delle sorgenti del P.N.D.B. Prima parte: Vette Feltrine, Pizzocco, Brendol S. Sambugar, S. Ruffo
Studio e censimento dei Lepidotteri diurni del P.N.D.B.
E. Negrisolo, F. Calore
Conservazione del Re di Quaglie (Crex Crex) nel P.N.D.B.
U. Gallo – Orsi, M. Cassol
Censimenti estivo – autunnali di fagiano di monte e coturnice in alcune aree del P.N.D.B.
M. Catello
Fagiano di monte, coturnice, gallo cedrone e francolino di monte in alcune aree del Parco
P.F. De Franceschi, R. Luise M.
Catello, G. Tocchetto
Completamento indagine sui Lepidotteri
E. Negrisolo, F. Calore
La fauna acquatica delle sorgenti del P.N.D.B. Seconda parte: Monti del Sole, Schiara, Pelf, S. Sambugar, S. Ruffo
Pramper, Moschesin
Ottimizzazione del monitoraggio faunistico del P.N.D.B.
M. Ramanzin
Ottimizzazione del monitoraggio faunistico del P.N.D.B. Relazione scientifica finale 2000
M. Ramanzin
Attività di ricerca sui Tetraonidi effettuata nel 2000
G. Tocchetto
Censimenti al fagiano di monte e alla coturnice nel Parco
M. Carlin
Il Re di Quaglie (Crex Crex) nella provincia di Belluno: nuovi dati distributivi
M. Cassol
Popolamenti ittici nei corsi d’acqua compresi nel territorio del P.N.D.B. (1999)
Aquaprogram s.r.l.
Fagiano di monte, coturnice, gallo cedrone e francolino di monte in alcune aree del Parco
P.F. De Franceschi, G. De
Franceschi
Il ruolo dei Parchi Nazionali nella conservazione dell’avifauna
M. Fraissenet
Monitoraggio delle popolazioni di cervo, capriolo e muflone del PNDB
M. Anese
Studio di fattibilità per la reitroduzione dello stanbecco delle Alpi (Capra ibex) sulle Pale di A. Mustoni (a cura di)
San Martino, sulle Dolomiti Bellunesi e sui comprensori montuosi limitrofi
Galliformi alpini in alcune aree campione del PNDB ( relazione tecnica )
P. De Franceschi - G. De
Franceschi
Censimenti estivo-autunnali di fagiano di monte e coturnice in alcune aree del PNDB
M. Catello
Sviluppo di un sistema nazionale delle ZPS sulla base della rete delle IBA
LIPU
Attività di ricerca e risultati all’interno professionale riguardante il censimento del Francolino G. Tocchetto
di Monte Bonasia bonasia) nel PNDB
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
1997
1997
1998
1997
1997
1998
1999
1998
1999
1999
1999
2000
2000
2000
2000
2000
2000
2000
2001
2000
2001
1999
2002
1999
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CODICE
TITOLO
A38
A39
Indagine sui popolamenti ittici di alcuni corsi d’acqua del territorio del PNDB
Galliformi alpini in alcune aree campione del PNDB
A40
A41
B1
B2
B3
B4
B5
B6
B7
B8
B9
B10
B11
B12
B13
B14
B15
B 16
B 17
RICERCATORE/I
ANNO
Aquaprogram srl
P. De Franceschi, G. De
Franceschi
Comportamento spaziale, movimenti stagionali e dispersione del Cervo nel comprensorio Università
di
Siena
del Parco Naturale “Paneveggio – Pale di S. Martino”
Dipartimento
scienze
ambientali Prof. S. Lovari
Coordinamento del monitoraggio delle popolazioni di cervo, capriolo, camoscio e muflone M. Ramanzin
nel PNDB – relazione finale 2002
Censimento e mappatura dei macromiceti del Parco
F. Padovan
Sistema informatizzato per l’archiviazione dei dati vegetazionali
J. Nascimbene
Attività di archiviazione dei dati floristici
Coop.
Alpifeltrine
(dati
originali C. Lasen)
Realtà agro – zootecnica nei comuni del Parco e situazione della fauna ungulata e dei I. Andrighetto, M. Ramanzin, L.
Tetraonidi (relazione intermedia).
Benvenuti, M. Ramanzin, A.
Le caratteristiche del sistema foraggiero zootecnico nei comuni afferenti al P.N.D.B. Fumagalli V. Mazzarone, S.
(relazione finale).
Nicoloso, P. Pedone
Ricerca lichenologica del P.N.D.B.
J. Nascimbene
Carta vegetazionale dell’area del Parco
A. Pignatti
Ricerca lichenologica del P.N.D.B.
J. Nascimbene
Censimento e mappatura dei macromiceti del P.N.D.B.
F. Padovan
Indagine agro – zootecnica
L. Benvenuti, G. Cozzi
Indagine agronomica e zootecnica del complesso malghivo Pramper e Pramperet
G. Cozzi, I. Benvenuti
Ricerca micologica: censimento e mappatura dei macromiceti del P.N.D.B.
F.Padovan
Studio preliminare per la razionalizzazione dell’alpeggio ovino a malga “Pian dei Foc” (Monte E. Pastore
Serva – BL, 1998-99)
Dinamismo della vegetazione al limite superiore del bosco nel P.N.D.B.
R. Gerdol, L. Bragazza, V. Boz,
B. Pastori
Censimento delle aree prative comprese nel territorio del P.N.D.B.
Corpo Forestale
Indagine agronomica e zootecnica del complesso malghivo Pramper e Pramperet
G. Cozzi, I. Benvenuti
Studio per la razionalizzazione dell’alpeggio ovino a malga dei fioch
Emilio Pastore
Valorizzazione di specialità locali dell’agricoltura minore
IPSIA “A. Della Lucia “Feltre
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
2001
2002
2002
2002
1995
1995
1995
1996
1996
1996
1997
1997
1998
1999
1998
1999
1999
2000
2000
2001
2001
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CODICE
TITOLO
B 18
B 19
Antropizzazione di un territorio: la biodiversità coltivata
N. Breda B. De Luca
Pianificazione e mappatura degli interventi di sfalcio e di contenimento del bosco.-Stato di M. Cassol
fatto delle aree prativeEffetti prodotti dal cambiamento climatico globale sulla vegetazione extraselvatica nel PNDB R. Gerdol, V. Boz, L. Bragazza,
C. Lasen, M. Tommaselli
Le caratteristiche del sistema foraggero- zootecnico nei comuni afferenti al PNDB
Piano per la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi
O. Andrich, C. Frescura
Sentiero delle Buse. Itinerario geologico – geomorfologico attraverso le Buse delle Vette
L. Toffolet, D. Giordano
Geomorfologia Valle del Mis
G.B. Pellegrini
Attività speleologica 2000
S. Gava
Studio idrogeologico della sorgente dell’acquedotto di malga Pramper
E. Coleselli
Relazione attività speleologiche nel territorio del PNDB
Fed. Speleologica Veneta,
Gruppo speleologico CAI
Feltre, Gruppo speleologico
Valdobbiadenese
Relazione attività speleologiche nel territorio del PNDB
Fed. Speleologica Veneta,
Gruppo speleologico CAI
Feltre, Gruppo speleologico
Valdobbiadenese
Relazione attività speleologiche nel territorio del PNDB
Gruppi speleo Valdobbiadene,
Feltre, Padova, Belluno
Rilevamento pedologico dell’area delle Vette Feltrine
ARPAV
Piano del Parco. Analisi geologica
L. Toffolet
Studio deformativo della Gusela del Vescovà mediante tecniche geo-topografiche integrate
Università
di
Padova
Dipartimento di Architettura
Piano del Parco – Analisi geologica
L. Toffolet
Relazione sulla campagna di misure eseguite nel gruppo dello Schiara (4 – 8 settembre 2001) Università di Padova Facoltà di
ingegneria
Relazione attività speleologica PNDB anno 2002
Federaz.Speleologica Veneta
1° convegno nazionale sulla speleologia in area dolomitica
Speleodolomiti
B20
B21
B22
C1
C2
C3
C4
C5
C6
C7
C8
C9
C10
C11
C12
C13
C14
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
RICERCATORE/I
ANNO
2002
2002
2002
1996
2002
1998
1998
2000
1999
1996
1997
2001
2001
1996
2002
1996
2001
2002
2003
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CODICE
TITOLO
RICERCATORE/I
ANNO
D1
Ricerche paletnologiche riparo Tomass Valle di Lamen
L. Fasani, Univ. di Milano
1998
E1
Analisi del traffico nella Valle del Mis e in Val Canzoi
Dolomiti Bus
1997
E2
E3
E4
E5
Turismo ed attività ricreative nel P.N.D.B.
Indagine sullo stato di fatto dei Rifugi nel Parco
Escursione interdisciplinare di Scienze Naturali: il P.N.D.B.
Grado di interesse e conoscenza di operatori e residenti nell’area dolomitica verso il PNDB
T. Tempesta, M. Thiene
Ente Parco
M. Casale
ASCOM, IULM
1999
1999
1995
2000
E6
Avvicendamento generazionale nelle attività commerciali del Feltrino
ASCOM, IULM
2000
E7
E8
E9
E 10
E11
Turismo ed attività ricreative nel PNDB
Progetto Economia del Parco
L’educazione ambientale nei parchi europei
Un nuovo prodotto turistico: il Parco Naturale
Per una mobilità turistica sostenibile. Mobility management nel Parco
1999
2000
2001
1997/99
2001
E12
E13
E14
E15
Questionario sui visitatori del PNDB
PNDB-Analisi dell’immagine stampa
Progetto ‘Economia del parco’
Un servizio ad elevato valore aggiunto per il monitoraggio della presenza nei media
T.Tempesta – M.Tiene
Ascom
F.Meloni
I. Fant
Okoinstitut
Sudtirol/Alto
Adige
Agrimont
EtnoLAB, N. Martino
Ascom
MoniMedia
E16
F1
F2
Parco nazionale Dolomiti Bellunesi
Censimento sorgenti nel P.N.D.B.
Analisi delle acque delle sorgenti nel P.N.D.B.
F3
F4
F5
Monimedia
L. D’Alberto
ARPAV – Sez. chimico amb.le
e medico biotossicologica
Controllo della contaminazione radioattiva in campioni di funghi prelevati dal Gruppo A.R.P.A.V. – Sez. Fisica Amb.le
Micologico Bresadola nel P.N.D.B.
Segnalazione di siti degradati
Corpo Forestale
Progetto ‘Idrogeologia del complesso carsico dei Piani Eterni’
Gruppo speleo Valdobbiadene,
Feltre, Padova, Belluno
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
1996
2003
2000
2002
2003
1996
1998
1998
2000
2001
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Legenda dei codici
A: Fauna
B: Flora, vegetazione, aspetti agronomici e selvicolturali
C: Geologia
D: Storia, archeologia, architettura
E: Gestione territoriale, aspetti giuridici, turismo, trasporti
F: Qualità ambientale
Dichiarazione ambientale rev. 14.doc
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