disponibile - comprensorio alpino valle brembana
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Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico - ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Spedizione in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Bergamo Agosto 2002 Anno VI - n° 16 r per i Com o Spec ia p Valle di Valle rensori le Al B Seri ana remban pini e Va a lle B , orle zza Num e SOMMARIO EDITORIALE Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Direttore Responsabile Piergiacomo Oberti Coordinatori Flavio Galizzi, Elena Traini Redazione Domenico Belotti Diego Bonaldi Luigi Capitanio Flavio Galizzi Elena Traini Il Comitato di Gestione Attualità Le novità della nuova legge r egionale 8 Commissioni di lavoro Avifauna tipica alpina Ungulati Capanno Lepre Stanziale - Ripopolabile LE SCHEIBE DI ROMEO GOZZI Elena Traini 13 I dati sul prelievo della tipica dal 1988 al 2001 Ivano Artuso 14 La relazione del Presidente della Commissione Ungulati Luigi Capitanio 18 Rarissimo caso di “feto mummificato” in una capriola Alessandra Gaffuri 25 Gli Ungulati e il territorio bergamasco Luca Pellicioli 27 Le ragioni di un impegno etico-culturale Domenico Belotti 28 Divagazioni tra riti e tradizioni Domenico Belotti 29 Hanno collaborato Tiziano Ambrosi, Luca Arioli, Ivano Artuso, Renato Baldaccini, Domenico Belotti, Diego Bonaldi, Felicino Camozzi,Luigi Capitanio, Atos Curti, Sergio Facchini, Alessandra Gaffuri, Flavio Galizzi, Giovanni Locatelli, Gianfranco Milesi, Fausto Mosca, Piergiacomo Oberti, Luca Pellicioli, Michele Pesenti, Elena Traini, Diego Vassalli, il Comitato di Gestione. RASSEGNA DEI TROFEI 2002 Editore Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Registrazione presso il Tribunale di Bergamo, n°29 del 16/07/97 Rivista dei Soci del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana La rivista si avvale della collaborazione di tutti i Soci, con scritti e materiale grafico e fotografico, senza impegni da parte della Redazione, che si riserva di vagliare ed eventualmente modificare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La riproduzione anche parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione. In copertina: “Marmotte” Acquarello di Nick Edel 2 10 11 12 12 12 Gestione e cultura venatoria PROGETTO GALLIFORMI Fotocomposizione e Stampa Ferrari Grafiche - Clusone 4 Lettere Grafica, impaginazione Ferrari Grafiche Direzione e Redazione Piazza Brembana (BG) Piazzetta Alpini Tel-Fax :034582565 e-mail:[email protected] 3 PRESENZA DI CLAMIDIA IN FETO MUMMIFICATO IL CONVEGNO DI CENE CHE COSA È LA CACCIA? IL CIBO RITUALE Rubriche Appunti di biologia animale Il comportamento del cane (prima parte) Tiziano Ambrosi Per saperne di più Considerazioni mediche sul trekking Giovanni Locatelli Armi e balistica L’arma ideale per il Camoscio 30 32 Sergio Facchini 34 “Identikit” del cacciatore della tipica alpina 37 La Redazione 38 La Redazione 41 La Redazione 41 Pensieri sulla caccia Informazioni e scadenze Spigolature culinarie Cerco Offro L’ Angolo della Poesia Öna Rondèna Giuseppe Bonandrini 42 CONTROLLO DEI “NOCIVI”, QUALCOSA SI MUOVE ’esigenza di contenere l’eccessiva espansione di alcune specie di fauna selvatica, e limitare il randagismo di animali domestici semiinselvatichiti, è da sempre molto sentita, non solo tra gli addetti alla gestione venatoria, ma anche all’interno del settore agricolo per i danni causati alle coltivazioni. Da anni si nota una costante proliferazione di piccioni torraioli e nutrie in pianura, di corvidi e volpi ovunque, favoriti da una serie di cause comuni sia in montagna che in pianura. La mancanza di predatori naturali in grado di contrastare questa proliferazione, la frequentazione di aree urbane e nelle immediate vicinanze dei centri abitati e delle strade, l’innata capacità elusiva e di allertamento di queste specie, consentono loro di sottrarsi facilmente alla cattura nei periodi e nei modi previsti durante la normale attività venatoria. La necessità di portare a minori consistenze queste specie va a beneficio principalmente delle produzioni agricole, della salute pubblica e animale, e di tutta quella selvaggina che viene sistematicamente predata fin dall’inizio del proprio ciclo riproduttivo. Uova e piccoli rappresentano, specialmente per volpi e corvidi, una soddisfazione alimentare molto ghiotta e facile da raggiungere, con gravi ripercussioni su tutta la fauna stanziale che già patisce e mal si adatta alla trasformazione ambientale dei territorio dove abitualmente vive e si riproduce. Gli interventi di depopolamento previsti dalla vecchia normativa regionale non hanno portato a risultati significativi, probabilmente perché il numero dei soggetti preposti si è dimostrato troppo esiguo e non uniformemente distribuito sul territorio provinciale. Di recente la Regione ha esteso la possibilità di controllo anche ad una nuova figura, definita generalmente “operatore” purché in possesso di apposita autorizzazione provinciale conseguita attraverso specifici corsi di preparazione e sotto la regia delle guardie venatorie provinciali, che predispongono il piano di intervento anche al di fuori dei territori destinati alla caccia programmata. L’operatore, sostanzialmente, si identifica con il cacciatore che, L volontariamente e gratuitamente si mette a disposizione delle istituzioni per svolgere un servizio di pubblica utilità, pertanto la sua azione non si configura come attività venatoria, anche se di fronte ad azioni non consentite sarà passibile delle sanzioni penali, amministrative ed accessorie previste dalla legge sulla caccia. Alla nostra Provincia va il merito di aver recepito tempestivamente questa opportunità introdotta dalla legge regionale. La partecipazione ai corsi preparatori è stata elevata, con oltre cento aspiranti nel nostro Comprensorio, a dimostrazione della grande disponibilità che può dare la “nostra categoria” per ripristinare gli equilibri naturali che regolano la convivenza di specie diverse. In occasione dell’imminente avvio della nuova stagione venatoria, a nome del Comitato, della Redazione, auguro a tutti i Cacciatori un caloroso “in bocca al lupo!” Piergiacomo Oberti S. Torriani 3 CAPANNI LE NOVITA’ DELLA NUOVA LEGGE REGIONALE Ci eravamo lasciati, nell’ultimo numero del nostro periodico, con la speranza, non del tutto vaga, che le modifiche alla L.R. 26/93 potessero venire approvate e rese esecutive in tempo ragionevole. Ebbene, le nostre speranze non sono state disattese e ci troviamo ora di fronte ad uno strumento legislativo approvato ed andato in vigore il 25 Maggio 2002 che, per quanto riguarda soprattutto la nostra forma di caccia, ha apportato diverse modifiche e integrazioni sicuramente positive. Fermi restando gli altri articoli della suddetta Legge Regionale, andiamo a vedere per esteso il contenuto degli stessi che ci riguardano più da vicino come capannisti. Art. 7 – Prelievo di richiami vivi • Comma 2. Le Province si avvalgono per la gestione di ciascun impianto di cattura, di un gestore qualificato e valutato idoneo dall’I.N.F.S.; il gestore può avvalersi di collaboratori. Allegato D all’art. 7 disposizioni e modalità per il prelievo e la cattura dei richiami vivi. • Comma 10. L’attività di cessione dei richiami è gratuita ed avviene o presso l’impianto o in centri di distribuzione individuati dalle province che determineranno altresì gli orari d’apertura al pubblico e le modalità di fruizione. Ogni anno potranno essere ceduti e trascritti nell’apposito tesserino non più di due esemplari per ogni singola specie per cacciatore, da appostamento fisso o temporaneo, fermo restando che la sostituzione del richiamo di cattura avverrà solo dietro presentazione del richiamo morto da sostituire. • Comma 11. Per la gestione di ogni singolo impianto, la provincia si avvale di un gestore, valutato idoneo dall’I.N.F.S., il quale gestore, sotto sua stretta responsabilità, può avvalersi di collaboratori, anche con funzioni ausiliarie. (anche se non in possesso di abilitazione). Art. 22 – Esercizio dell’attività venatoria – tesserino 4 • Comma 1. L’esercizio venatorio è disciplinato dall’art. 12 della legge n. 157/92 sul territorio individuato dall’art. 13 della presente legge come ammissibile all’esercizio venatorio; ai sensi della presente legge non sono considerate esercizio dell’attività venatoria l’attività di allevamento e l’esposizione dei richiami vivi, di cattura o di allevamento, anche al di fuori dei periodi, giornate e orari di caccia. • Comma 7. Il numero di capi di selvaggina migratoria abbattuti va annotato sul tesserino, in modo indelebile, al termine dell’attività giornaliera di caccia e comunque sul posto di caccia. Art. 23 – Mezzi, attrezzi ed ausili per l’esercizio dell’attività venatoria • Comma 5. Il cacciatore nell’esercizio dell’attività venatoria è autorizzato a portare, oltre ai cani ed alle armi consentite, gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie; ad usare richiami vivi di cattura secondo le quantità previste dalla legge 157/92 e richiami vivi di allevamento in voliere, corridore, palloni o similari e in gabbie (senza limiti di numero); ad usare fischi e richiami a bocca o manuali; ad impiegare stampi di legno, plastica o altro materiale riproducenti specie cacciabili e non, soggetti imbalsamati delle specie cacciabili, nonché richiami non acustici a funzionamento meccanico. Art. 25 – Esercizio venatorio da appostamento fisso e temporaneo. • Comma 2. Fermi restando i divieti di cui all’art. 43, comma 1, lettera f, e quanto previsto dal comma 8, gli appostamenti fissi non possono essere ricavati da immobili, fabbricati, e stabili adibiti ad abitazione od a posto di lavoro, o essere collocati a meno di 100 m. dagli stessi, fatto eccezione per i fabbricati rurali; ai fini dell’applicazione della distanza minima di 100 m. non sono altresì considerati immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione quelli a carattere rurale destinati durante l’effettivo esercizio ve- Art. 33 – Criteri e modalità d’iscrizione (ATC o CA) • Comma 3. Il cacciatore che sia titolare dell’autorizzazione alla costituzione di un appostamento fisso di caccia con uso di richiami vivi, ha diritto di essere iscritto all’ambito o al comprensorio in cui è compreso l’appostamento; è fatto salvo il diritto per ogni cacciatore che abbia effettuato l’opzione per la caccia in via esclusiva da appostamento fisso di cui al- della deroga, dei mezzi, degli impianti e dei modi di cattura o di prelievo autorizzati, delle condizioni di rischio e delle circostanze di tempo e di luogo in cui la deroga stessa può essere attuata e dei controlli che saranno effettuati, previo parere dell’I.N.F.S. Art. 43 – Divieti • Comma 1. A norma dell’art. 21 della L. 157/92 è vietato a chiunque Lett. g - il trasporto, all’interno dei centri abitati e delle altre zone ove è vietata l’attività venatoria ovvero a bordo di veicoli di qualunque genere e comunque nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio dalle leggi nazionali e dalle disposizioni della presente legge, di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia, tale divieto non si applica, fuori dai centri abitati, per il trasferimento di cacciatori con armi scariche, unicamente nei giorni consentiti alla caccia, per brevi tratti di attraversamento di strade e ferrovie, fermo restando che il percorso di andata e ritorno dall’appostamento fisso di caccia va effettuato comunque con il fucile scarico; Lett. m – cacciare su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve e nei piccoli specchi di acqua circostanti, salvo che nella zona faunistica delle Alpi e nei territori, delle comunità montane sentito l’I.N.F.S., e su terreni pregiudicati da incendio per un minimo di due anni. • Comma 5. fermi restando i divieti di cui all’art. 5, comma 9, e all’art. 21 comma 1 lettera bb, cc, ed ee della L. 157/92, è consentita la consumazione anche in pubblico esercizio di fauna selvatica legittimamente abbattuta appartenente alle specie cacciabili. Art. 46 – Tasse di concessione regionale • Comma 1 bis. L’importo della tassa di concessione regionale per gli appostamenti fissi è ridotto del 50% per i titolari ultrasessantacinquenni e per i portatori di handicap fisici che G. Galizzi -2 natorio esclusivamente al supporto dell’attività venatoria e destinati alla sosta, al riposo del cacciatore e di eventuali ospiti ed alla custodia degli attrezzi di caccia e dei richiami. • Comma 11. L’accesso all’appostamento fisso con armi proprie e con l’uso di richiami vivi è consentito unicamente a coloro che abbiano esercitato l’opzione per la specifica forma di caccia. Oltre al titolare possono cacciare nell’appostamento fisso le persone che abbiano scelto tale tipo di caccia, con il consenso del titolare stesso, anche se non risultano soci dell’ambito territoriale o del comprensorio alpino della regione ove è ubicato l’appostamento fisso nel quale sono stati invitati, senza versare alcun contributo ulteriore, purché documentino il pagamento del contributo di adesione all’ambito territoriale di caccia o al comprensorio alpino di cui sono soci; in caso di assenza del titolare dell’autorizzazione, l’accesso è consentito agli ospiti previo il possesso della copia dell’autorizzazione stessa. E’ comunque consentita la presenza nell’appostamento fisso di ospiti osservatori non titolari di licenza di caccia. Art. 26 – Detenzione ed uso dei richiami vivi per la caccia da appostamento • Comma 3. La Giunta regionale disciplina il possesso di richiami vivi di cattura appartenenti alle specie di cui all’art. 7, comma 5, consentendo ad ogni cacciatore che eserciti l’attività venatoria ai sensi dell’art. 35, comma1, lettera b, l’utilizzazione di un numero massimo di 10 unità per ogni specie, fino ad un massimo complessivo di 40 unità (esclusi quindi i richiami vivi provenienti da allevamenti, per i quali non ci sono limiti di numero). Tali limitazioni numeriche (per i richiami di cattura) non riguardano la stabulazione dei richiami appartenenti a più cacciatori contemporaneamente. l’art. 35 comma 1 lettera b, di accedere in qualsiasi appostamento fisso della Regione anche se ubicato nell’ambito territoriale o comprensorio alpino di caccia diverso da quello ove risulta associato, senza dover versare altro contributo di adesione. Art. 40 – Specie cacciabili e periodi di attività venatoria • Comma 2. La Regione, nella predisposizione del calendario venatorio regionale, in relazione alle specie di cui all’art. 18, comma 1, della L. 157/92 e non comprese nell’allegato II della direttiva 79/409/CEE, attua le disposizioni contenute nell’art. 1, comma 4, della L. 157/92 (Specie in deroga). Art. 41 – Controllo della fauna selvatica • Comma 6. Nel caso in cui le province intendano adottare il regime di deroga previsto dall’art. 9, comma1, lettera a e b, della direttiva 79/409 CEE, sono tenute a far riferimento alle condizioni specificate dallo stesso articolo con la menzione, tra l’altro, delle specie che formano oggetto 5 comportino la riduzione di oltre il 30% della capacità motoria. Art. 51 – Sanzioni amministrative statali e regionali – Ritiro tesserino • Comma 1. Ferme restando le sanzioni amministrative previste dall’art. 31, comma1, della L. 157/92, si applica la sanzione da £. 30.000 a £. 180.000 per tutte le violazioni alla presente legge ed ai regolamenti regionali e provinciali attuativi che non siano già comprese nelle violazioni previste dal predetto art. 31; la medesima sanzione si applica per gli abusi e l’uso improprio della tabellazione dei terreni. • Comma 2. Si applica la sanzione amministrativa da £. 30.000 a £. 180.000 per chi abbatte selvaggina migratoria consentita anche in deroga, in numero superiore a quanto previsto dall’art. 24 (30 capi). Per chi supera, per la caccia vagante, le tre giornate di caccia settimanali o il numero complessivo di giornate per l’intera stagione venatoria, o per chi addestra i propri cani in periodo di divieto o in zone non consentite, o per la mancata sorveglianza dei cani da caccia in luoghi in cui possano arrecare grave danno alla forma selvatica, se recidivo la sanzione è raddoppiata. • Comma 3. Si applica la sanzione amministrativa di £. 50.000 per la mancata consegna, al termine della stagione venatoria, del tesserino venatorio. • Comma 4. Si applica la sanzione amministrativa da £. 300.000 a £. 1.800.000 per chi abbatte selvaggina stanziale da appostamento fisso; se la violazione è commessa durante i periodi concessi ai sensi dell’art. 40, comma 4, la sanzione è raddoppiata ed è disposto dalla Provincia il ritiro del tesserino fino a 1 anno. • Comma 5. Si applica la sanzione amministrativa da £. 400.000 a £. 1.200.000 per chi volontariamente procura disturbo all’esercizio venatorio anche avvalendosi di strumenti atti all’allontanamento della selvag- gina; se l’attività di disturbo è commessa da agenti di vigilanza volontaria di cui al comma 5 dell’art. 48, (guardie volontarie, ecologiche e zoofile) la sanzione è raddoppiata. Per quanto ci riguarda, siamo arrivati alla fine, potrà sembrare poca cosa, ma dopo un’attenta lettura e per il periodo che stiamo vivendo, è già un successo essere riusciti ad invertire una tendenza che da parecchi anni ormai ci andava sempre più costringendo a subire angherie e restrizioni, le quali non dimentichiamolo sono state la causa principale dell’abbandono da parte di moltissimi seguaci di Diana. Era pertanto giusto dare il giusto rilievo a questo avvenimento che da troppo tempo ormai turbava i nostri sonni, mentre aspettiamo fiduciosi il calendario venatorio provinciale. Queste sono solo alcune anticipazioni sulle modifiche apportate alla Legge Regionale 26/93, avremo modo di chiarirle al meglio nel convegno che annualmente viene organizzato all’interno della “Festa del Cacciatore e Pescatore”, che si terrà come di consueto a S. Giovanni Bianco il 25 Agosto prossimo; l’invito per tutti i cacciatori è di munirsi del testo originale presso le proprie Associazioni, in modo da poterla consultare esaurientemente ed affrontare così la prossima stagione di caccia con più tranquillità e serenità. Felicino Camozzi !! ULTIMISSIME SULLA NUOVA LEGGE REGIONALE !! Accolte dal Consiglio Regionale, nella seduta di giovedì 25 lug lio, alcune delle proposte di modifica presentate dal Consigliere Macconi. Alcuni aspetti della nuova legge, nonostante trovassero consens i nell’ambito delle cacce alla migratoria e di quelle tradizionali di pi anura dove la selvaggina è quasi esclusivamente ripopolata, sarebbero risulta ti estremamente dannosi per i territori dei Comprensori Alpini, dove in questi anni si era riusciti a raggiungere un intelligente equilibrio tra attiv ità venatoria di prelievo e protezione e controllo delle diverse specie stanzial i, dell’Avifauna Tipica Alpina e degli Ungulati. Di questi aspetti ne avevamo ampiamente parlato già nel numero 7, dell’agosto 1999, nella nostra rivista, in un articolo a firma di Martino Bianchi. Le nostre riflessioni erano state poi oggetto di analisi e attenzione da parte del Consigliere regionale Pietro Macconi, sensibile ai nostri problemi fin dall’epoca della vicenda “ Parco delle Orobie”, che le ha fatte proprie in una nuova proposta di legge appena approvata dal Consig lio Regionale. La novità più importante è che sono state reintrodotte a pieno titolo le “cacce di specializzazione” di cui all’art 35, 2° Comma, L26/93, che la normativa in un primo tempo aveva abolito. Queste sono sempre s tate il pilastro fondamentale della gestione delle risorse faunistiche dei Comprensori Alpini, in ossequio al principio della equa distrib uzione tra cacciatori della selvaggina abbattibile nel rispetto degli equilibri naturali, e con soddisfazione di tutti. Il secondo aspetto meritevole di commento è quello di cui all’a rt. 43, 2° 6 comma della medesima norma, riguardante la possibilità di addestramento di cani con età inferiore ai 18 mesi durante tutto l’anno. Con quest’ultimo provvedimento il limite di età dei cani è stato abbassato a 15 mesi e l’esercizio dell’allenamento sarà subordinato ad apposito regolamento regionale, con lo spirito di evitare che l’addestramento incontrollato di cani si trasformi in un danno per la selvaggina durante il delicato per iodo della riproduzione, e per rivalutare le “zone d’addestramento cani pe rmanenti”. Finalmente, e lo diciamo con estrema soddisfazione, qualche risultato l’abbiamo ottenuto, e siamo certi che nell’applicazione della nuova legge emergeranno anche altri aspetti che meriteranno altrettanta att enzione e presa di coscienza da parte degli or ganismi legislativi regionali. Proprio mentre scriviamo, ci giunge in redazione la notizia che il Consiglio Regionale ha approvato, nella stessa seduta, due provvedimenti importantissimi per i capannisti: il primo è che i richiami vivi non dovranno più essere inanella ti; il secondo è che, da quest’anno, sarà possibile cacciare la selvaggina “ in deroga”, cioè passeri, storni, fringuello e peppola, senza che ottusi am bientalisti si possano opporre dinnanzi al Tar nel bel mezzo della caccia così come fecero gli scorsi anni. Su questi e altri ar gomenti verranno date notizie più precise t ramite il Comprensorio, e ci riserviamo di occuparcene in modo più approf ondito, nel prossimo numero di Dicembre. W\ cebff\`T chUU_\VTm\baX Santino Calegari ANTICHI ROCCOLI DI LOMBARDIA tra passato e presente Ferrari Editrice Con la prefazione dell’Assessore Regionale alla Caccia V iviana Beccalossi, la presentazione di tutti gli Assessori alla Caccia dell e Province Lombarde, i testi di Giovanni Bana, Massimo Marracci, Paola Magnani e le foto di Santino Calegari verrà presentato a giorni, edito dalla Ferrari grafiche un nuovo libro sui Roccoli della Lombardia. Una preziosa raccolta di immagini e di testimonianze sulle nostre più care tradizioni venatorie. 7 Riceviamo dalla Provincia Giunti ormai alle soglie della nuova stagione venatoria, ci si appresta a rinnovare i momenti di una tradizione e di una passione che affonda le proprie radici nel nostro territorio e nei nostri valori. Grazie al forte radicamento nel tessuto sociale della nostra provincia, la caccia è a tutt’oggi l’attività più diffusa tra la popolazione rurale: all’inizio del terzo millennio i bergamaschi seguaci di Sant’Uberto ammontano a quasi quindicimila. Un particolare plauso va espresso, dall’Amministrazione Provinciale, agli interventi di gestione faunistica che il Comprensorio Alpino Valle Brembana ha saputo realizzare nel corso di questi anni. Questa è infatti la palese dimostrazione che l’attività venatoria, lungi dall’essere azione predatoria o di inconsapevole prelievo, rimane invece il miglior strumento per una corretta gestione del territorio e della fauna selvatica che lo popola. Il 2002 è stato decretato “Anno delle montagne” e, primi fra tutti, i cacciatori delle zone alpine hanno manifestato grande sensibilità nei confronti di questo avaro, difficile e affascinante territorio. Il loro agire si è esplicato su diversi fronti. I cacciatori alpini sono risultati indispensabili nell’opera di censimento e di valutazione dello “status” delle popolazioni faunistiche. È un dato di fatto che gli animali selvatici oggi più conosciuti e studiati sono quelli oggetto di caccia, mentre le informazioni riguardanti le altre specie sono frammentarie e insufficienti. Dopo un ventennio di oculata gestione 8 faunistica della classe degli ungulati, cacciabili e non, si può ad esempio asserire che questa popolazione è ben consolidata in ambito alpino e prealpino. È inoltre intendimento di prossima realizzazione, da parte dei cacciatori alpini, collaborare con l’Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca al fine di procedere al censimento degli stambecchi, specie che tutti sanno non essere compresa tra quelle cacciabili, ma di sicuro interesse per l’intera collettività, nonché icona vivente delle alte quote alpine. Non sono ancora altrettanto precise le conoscenze riferite alla dinamica delle popolazioni di tetraonidi (Gallo forcello, Francolino di monte e Pernice Bianca) e della Coturnice, ma, ancora una volta, è estremamente lodevole lo sforzo compiuto dal Comprensorio Alpino V. B. per individuare le cause della rarefazione di questa specie e intervenire per attivare un’inversione di tendenza. Ancora, i cacciatori rivestono un ruolo determinante nel settore del contenimento della fauna selvatica per il riequilibrio faunistico – ambientale, oltre che per la difesa delle produzioni agricole e della sanità umana ed animale. Concludo augurando a tutti i cacciatori della Zona Alpi una serena stagione venatoria, ricca di soddisfazioni cinegetiche che sappiano ricambiarli della cura e dell’impegno che hanno profuso nella difesa di un patrimonio che è di tutti: la fauna tipica alpina. A tutti un cordiale “in bocca al lupo!” e, per chi preferisce, “Weidmannsheil!” Luigi Pisoni Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Bergamo, 18 luglio 2002 Riceviamo dalla Regione Fra poco più di un mese avrà inizio la nuova stagione di caccia, con tutte le attese e le speranze che l’accompagnano. Quest’anno abbiamo avuto tante novità positive, che avete già sperimentato e che testimoniano l’attenzione della Regione a favore dei cacciatori, ed avremo, in più, nuove regole dettate dalla modifica della legge regionale n° 26 del 1993, accompagnata da una legge sulla caccia in deroga che ci auguriamo stabile e definitiva. Ogni novità può comportare aspetti positivi e negativi, che possiamo verificare adeguatamente nella pratica dell’attività venatoria sul territorio. In questi mesi ho operato costantemente affinché ogni cambiamento fosse a nostro favore ed ancora, in questi giorni, sono sul tavolo del Consiglio Regionale provvedimenti di legge che partono dalla mia iniziativa, o mi vedono fortemente coinvolto, affinché le libertà che tutti noi auspichiamo per la caccia combinino ad un corretto e proficuo esercizio della nostra passione. Ho sentito il bisogno di comunicarvi la mia simpatia e la mia partecipazione in un momento così particolare, attraverso il Vostro ottimo periodico che ricevo e leggo, riconfermandoVi la mia disponibilità affinché la Regione, anche attraverso la mia persona, continui a dedicarVi le sue migliori attenzioni. Riceviamo compiaciuti, e pubblichiamo volentieri, questa lettera pervenutaci dall’amico Claudio Menapace, “pittore della fauna alpina” di Bolzano, membro del direttivo dell’UNCZA e da sempre amico del nostro Comprensorio. Egregio direttore, ricevo regolarmente la Vostra bella rivista “Caccia in Val Brembana” e per questo sono riconoscente anche nei confronti dell’amico Milo. Apprezzo moltissimo i contenuti sempre molto seri e calibrati, e gli inserti speciali, che denotano il vero significato dell’essere cacciatore nel nostro tempo: non solo passione, ma etica comportamentale e cognizioni scientifiche. Bella anche la copertina del collega Nick. Quindi complimenti a tutti Voi per l’impegno che ponete in essere attraverso la Vostra rivista, ed auguri per sempre migliori soddisfazioni. Grazie ancora e un forte Weidmannsheil. Claudio Menapace Bolzano, 10 maggio 2002 Cordialmente, E.Traini Pietro Macconi Consigliere Regionale Bergamo, 19 luglio 2002 9 avifauna tipica alpina Si riportano di seguito le direttive tecniche relative all’attuazione dei censimenti su fauna selvatica stanziale. La metodologia consolidata è identica alle scorse stagioni ed i periodi sono quelli sottoelencati. Censimento estivo di COTURNICE, PERNICE BIANCA E GALLO FORCELLO con cane da ferma: dal 22 agosto al 12 settembre (a tali operazioni sono ammessi esclusivamente coloro che sono stati autorizzati alla forma di caccia “Avifauna tipica alpina” nella stagione venatoria 2001). Le uscite vanno concordate preventivamente con i sigg. Responsabili di Settore (vedi elenco che segue) secondo aree campione e percorsi prestabiliti. Nel caso che il responsabile di settore sia impossibilitato a presenziare personalmente alle fasi di censimento, lo stesso dovrà nominare un responsabile delle operazioni, a cui darà indicazioni dettagliate per la mappatura del percorso e per la compilazione delle schede di censimento. Tutte le uscite per operazioni di censimento, dovranno essere obbligatoriamente documentate con: • compilazione di due schede di censimento; • sottoscrizione con firma leggibile dei partecipanti alle operazioni; • indicazione degli avvistamenti sulla cartografia in scala 1:10.000; - restituzione entro il 16/09/2002 delle schede compilate, al Responsabile di Settore. Si richiamano inoltre tutti i partecipanti, affinché partecipino con correttezza a tutta la fase di censimento, seguendo le indicazioni del responsabile al fine di perlustrare al meglio la “zona campione”. Il Responsabile dell’uscita è tenuto a sollecitare i partecipanti ad una corretta partecipazione e se del caso, segnalare l’eventuale inadeguatezza dei partecipanti al Comitato di Gestione. CALENDARIO CENSIMENTO ESTIVO 2002 CON CANE DA FERMA SETTORE 1 Resp. : CURTI ATOS tel. 0345 / 71438 USCITE : Sabato, Domenica, Martedi, Giovedi RITROVO : Caserma C.C. Branzi ore 06,00 SETTORE 2 Resp. : MILESI ALBERTO tel. 0345 / 84158 USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi RITROVO : Piazza Roncobello ore 05,30 SETTORE 3 Resp. : ARIOLI ACHILLE tel. 0345 / 85392 USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi RITROVO : Piazza Mezzoldo ore 06,00 SETTORE 4 Resp.:BUZZONI GIANLUCA tel.0345/80206/88112 USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi RITROVO:Distributore Olmo al Brembo ore 05,30 SETTORE 5 Resp. : PESENTI CAMPAGNONI E. 0345/47292 SETTORE 6 Resp.:INVERNIZZI ORLANDO tel. 0345 / 41133/42267 USCITE : Sabato, Domenica, Mercoledi RITROVO : P.zza Zignoni S. Giovanni B.co ore 06,00 USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi RITROVO : Sbarra Pizzino ore 05,30 SETTORE 7 Resp. : BONALDI MARCO tel 0345 / 65220 USCITE : Sabato, Domenica, Mercoledi RITROVO : Distributore Agip Oltre il Colle ore 05,30 RESPONSABILI DI SETTORE SETTORE 1 Responsabile : SETTORE 2 Responsabile : SETTORE 3 Responsabile : SETTORE 4 Responsabile : SETTORE 5 Responsabile : SETTORE 6 Responsabile : SETTORE 7 Responsabile : CURTI ATOS tel. 0345 / 71438 MILESI ALBERTO tel. 0345 / 84158 ARIOLI ACHILLE tel. 0345 / 85392 BUZZONI GIANLUCA tel. 0345 / 80206 / 88112 PESENTI CAMPAGNONI ENZO tel. 0345 / 47292 INVERNIZZI ORLANDO tel. 0345 / 41133 / 42267 BONALDI MARCO tel 0345 / 65220 APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO AMMISSIONE “AVIFAUNA TIPICA ALPINA” Si ricorda ai Soci quanto contenuto del nuovo regolamento per le ammissioni alla forma di caccia “AVIFAUNA TIPICA ALPINA” (riportato nell’ultimo numero di aprile 2001 del Ns. Giornale), dove per la stagione estiva saranno conteggiate le sole giornate impiegate per i censimenti e non le giornate lavorative. CENTRI DI VERIFICA AVIFAUNA TIPICA ALPINA A riguardo della prossima stagione venatoria, sollecito i cacciatori affinchè diano la propria disponibilità per la partecipazione alle operazioni di verifica dei capi abbattuti presso i Centri di Verifica di Piazza Brembana, San Giovanni Bianco e Serina. In particolare si richiede la disponibilità per i Centri di Piazza Brembana e San Giovanni Bianco, dove si concentrano la maggior parte del lavoro di verifica. Si tratta di dare la propria disponibilità per due-tre ore a fine giornata (dalle ore 18,30 - 19,00 in poi) la domenica e il mercoledì. Le operazioni da svolgere sono le consuete: 1) riconoscimento dell’età del soggetto ( nei casi dubbi di coturnice, è indispensabile provvedere attraverso un’incisione nel sottocoda); 2) pesatura, misurazione; 3) compilazione delle schede e la mappatura (ricordo che per queste operazioni al Centro di verifica di San Giovanni Bianco sono disponibili le fotografie aeree di tutto il Comprensorio in scala 1:10.000; questo per facilitare ad ogni singolo cacciatore l’individuazione e la segnalazione del luogo dell’abbattimento); 4) eviscerazione completa dell’animale (facendo attenzione a prelevare anche il “gozzo”); 5) prelievo di 6 o 7 piume, facendo attenzione che risultino complete in ogni loro parte (compresa la parte interna alla pelle del soggetto!). Nel caso in cui il cacciatore intenda intenda effettuare questi prelievi personalmente presso la propria abitazione (oppure far imbalsamare il soggetto ) dovrà comunque portare il soggetto abbattuto presso i centri di verifica (per la misurazione, pesatura, mappatura, ecc.) ove gli verranno consegnati i due sacchetti per interiora e piume con allegata scheda di prelievo; il tutto dovrà essere riconsegnato entro la fine di novembre 2002. Coloro che sono interessati a partecipare sono pregati di lasciare il proprio nominativo alla segreteria del Comprensorio. Si procederà ad una riunione preliminare (entro la fine di settembre) per stabilire i turni di presenza e per eventuale chiarimenti circa la tecnica da usarsi nelle operazione di verifica del selvatico. In ultimo va sottolineato che, considerata l’importanza di dette operazioni, l’attività giornaliera presso i Centri di Verifica, verrà equiparata ad un’uscita di censimento per la futura stagione venatoria 2002-2003, e sarà quindi conteggiata per il raggiungimento della soglia minima di giornate lavorative o di censimento. Atos Curti ungulati Siamo di nuovo pronti per partire. Sembra appena terminata la stagione venatoria 2001 e già ci si preoccupa di preparare tutto l’occorrente per quella che inizierà a breve. La nostra specializzazione risente meno di altre il periodo di chiusura, forse le scadenze dei censimenti e della rassegna dei trofei occupano gran parte della primavera ed il periodo che ci separa dalla “caccia praticata” appare così meno lungo. La Commissione, in questo periodo, ha concentrato le sue attenzioni nell’organizzazione dei censimenti e nella preparazione dei piani di prelievo di Capriolo, Camoscio e Cervo. Mentre per il Camoscio la situazione rimane di grande cautela, soprattutto in merito alla stesura del piano di abbattimento, per il capriolo le apprensioni riguardano soprattutto il futuro, infatti in alcune zone le densità riscontrate sono tanto elevate da imporre grande attenzione alle scelte che si dovranno adottare circa la composizione numerica e strutturale del piano di prelievo dedicato a questa specie. I censimenti al riguardo, effettuati durante la primavera, hanno confermato il trend positivo già registrato negli ultimi anni in diverse zone del Comprensorio, questo elemento non ci meraviglia oltre misura, infatti crediamo che per quanto concerne il capriolo sia- no bastate alcune semplici direttive di salvaguardia (ed il rispetto dei Cacciatori !) per ottenere ottimi risultati nella crescita numerica. La nostra attenzione viene però focalizzata sulla “qualità” dei caprioli presenti in quelle zone. Il prezioso monitoraggio effettuato costantemente dai Cacciatori ha evidenziato alcune situazioni che normalmente sono il preludio alla diminuzione naturale delle densità, ad esempio; si sono osservati maschi adulti di capriolo ancora in “velluto” alla fine di giugno, caprioli di un anno fortemente sottopeso con evidente ritardo di muta e un considerevole aumento di soggetti portatori di trofei molto scadenti in zone dove abitualmente la qualità dei caprioli è tra le migliori del Comprensorio. Cosa fare? La Commissione al riguardo ha proposto al C.D.G. ( per quelle zone) un prelievo superiore nelle quantità, e regolamenti permettendo, ci auguriamo di poter distribuire questi esuberi di selvaggina soprattutto ai Cacciatori che abitualmente hanno operato in quelle zone. Per quanto riguarda il Camoscio, mentre va in stampa il “Giornalino” stiamo raccogliendo i primi dati relativi ai censimenti. In merito emerge un dato interessante, in tutti i settori censiti le femmine accompagnate dal piccolo sono in grande aumento, questa dinamica se confermata anche da altri Comprensori (da cui perennemente non abbiamo informazioni), potrebbe attribuirsi alle condizioni climatiche invernali favorevoli, oppure, se il fenomeno rimane circoscritto al nostro Comprensorio, dovrebbe trovare logica spiegazione nelle scelte dei tempi di caccia adottati la scorsa stagione. Nei settori dove la malattia polmonare ha provocato maggiori danni, la ripresa sembra già avviata, una discreta presenza è stata accertata nella zona dove necessariamente la scorsa stagione abbiamo chiuso la caccia al Camoscio. In merito al piano di prelievo senza dubbio le nostre proposte di prelievo saranno improntate alla massima cautela e gli abbattimenti, dove previsti, dovranno necessariamente rispettare la classe dei riproduttori per consolidare il processo di recupero delle densità. Per il cervo, vista l’esiguità del piano proposto (3 capi) la Commissione è in attesa delle domande di caccia che verranno inoltrate entro fine Agosto, in funzione del loro numero si stabilirà se le assegnazioni verranno effettuate con lo stesso criterio adottato lo scorso anno oppure con metodi diversi. Luigi Capitanio 11 In altra parte del giornale illustriamo, in un articolo, le novità introdotte dalla nuova legge regionale riguardo ai capanni. Qui riportiamo il lavoro svolto dalla nostra Commissione in questo ultimo periodo. In primo luogo il nostro impegno maggiore, manco a farlo apposta, è stata la revisione e la stesura del nuovo “Elenco di distribuzione dei presicci” che verrà distribuito ad ogni titolare di appostamento fisso all’atto della timbratura dei tesserini presso il C.A. Il regolamento di distribuzione dei presicci, è rimasto invariato, non essendo riusciti per il momento a soluzioni migliori; l’unica nota aggiuntiva è stata quella ampiamente illustrata nel corso della nostra Assemblea e riportata anche sul nostro organo di informazione n. 15 di Aprile 2002 a cui vi rimandiamo. A riguardo dei presicci, corre l’obbligo di informare i nostri Soci, che per la nuova stagione venatoria l’assessore alla caccia della provincia di Bergamo, dott. Luigi Pisoni, ha inoltrato richiesta alla Regione Lombardia in data 12/06/02, nella quale si chiede un congruo aumento delle catture, in ottemperanza proprio della nuova L.R. 7/2002 art. 7 comma 1. Nel dettaglio sono stati richiesti n. 16.500 uccelli contro gli 8.500 della scorsa stagione, e specificatamente: n. 5.000 Tordi Bottacci n. 6.000 Tordi Sasselli n. 4.000 Cesene n. 500 Merli n. 1.000 Allodole Non ci resta che sperare. Per ultimo, ma cronologicamente è stato uno dei primi impegni, abbiamo partecipato alla “Rassegna annuale dei trofei di caccia” che si è svolto nello splendido scenario di Carona il 22 Aprile scorso, alla quale siamo stati gentilmente invitati dal C.d.G. del C.A., ed abbiamo così potuto contribuire con la nostra presenza ad integrare ed allargare la visuale su una forma di caccia che per quanto riguarda le nostre realtà vallari è la più radicata e diffusa, auspicandoci per le edizioni future di poter ripetere questa esperienza in modo più 12 lepre Nel mese di maggio si è svolta l’Assemblea annuale dei segugisti, a cui ha partecipato circa la metà dei Soci nonostante ci fosse all’ordine del giorno un argomento molto importante per migliorare l’attività venatoria riguardante la nostra specializzazione. Dopo la relazione sull’attività venatoria della passata stagione e sui ripopolamenti effettuati dal Comprensorio, la Commissione ha presentato e illustrato il Progetto di istituzione dei ” Settori”, come previsto dal “Piano Faunistico Provinciale”. Obiettivo di questi Settori è quello di migliorare la caccia alla Lepre, nel rispetto e salvaguardia della stessa, e di distribuire in maniera omogenea ed equilibrata la pressione venatoria sul territorio del Comprensorio. Oltre alle giuste critiche che possono essere anche costruttive, mi sarei aspettato anche qualche proposta migliorativa riguardo al Progetto, per valorizzare sempre più la caccia alla Lepre, come parte delle nostre migliori tradizioni venatorie. Un ringraziamento doveroso va inviato al Presidente del Comprensorio per il suo intervento, finalizzato a dare ampia importanza a questo progetto. Amici segugisti, ricordiamoci che “ La cultura venatoria non è carniere pieno!” Auguri a tutti per la prossima stagione. Guanfranco Milesi stanziale ripopolabile La Commissione informa i Soci dell’avvenuta realizzazione del “Centro ambientamento della selvaggina ripopolabile” di Vedeseta. A riguardo intende rivolgere un ringraziamento particolare al Socio Antonio Locatelli, al suo gruppo di collaboratori e al proprietario del terreno, che si sono attivati in prima persona per la realizzazione dell’impianto. Avvisiamo i Soci che dal 20/07/2002 è esposto presso la Sede del Comprensorio il piano di immissione della selvaggina, completo di date e località, che avverrà nel mese di Agosto. Tutti sono invitati a partecipare ai lavori, per dare una mano e per seguire i lanci, con la preghiera di avvisare preventivamente, tramite i Presidenti di Sezione o direttamente alla Sede, al fine di permettere un’adeguata organizzazione degli eventuali volontari. La Commissione ringrazia anticipatamente della collaborazione. Michele Pesenti E.Traini capanno concreto e qualificato. In tema di mostre e sagre, va ricordato che nel corso della già citata “Festa del Cacciatore e Pescatore” che si terrà a S. Giovanni Bianco dal 21 al 25 Agosto, verranno allestiti degli stand per ogni specializzazione di caccia ed alla quale naturalmente non potevamo certo mancare. Concludendo, speriamo che le nostre attese possano trovare risposte adeguate, quindi non mi rimane che augurare a tutti i nostri Soci una serena e fruttuosa stagione di caccia. Alla prossima, e “in bocca al lupo!”. Felicino Camozzi LE “SCHEIBE” DI UN AMICO ROMEO GOZZI Alla prova del Trofeo UNCZA 2002 per cani da traccia dedicato a Natale Mismetti, abbiamo avuto il piacere di incontrare Romeo Gozzi. Nome che a molti non dirà molto se non ai più attenti alle firme del nostro giornale ma, certamente, tutti avranno sognato davanti alle sue immagini di selvatici e ambiente che, oltre a numerose pagine, hanno arricchito anche tre copertine della passata stagione. Nato a Loreto, nelle Marche, 52 anni fa, Romeo Gozzi risiede ormai da così tanti anni in provincia di Bolzano da ritenersi altoatesino a tutti gli effetti. Fino al ’94 ha prestato servizio presso il Nucleo Elicotteri dei Carabinieri di Bolzano, ma il richiamo della foresta lo ha fatto dedicare anima e corpo alla macchina fotografica, a pennelli e colori, per impossessarsi delle immagini più belle che la natura possa offrire a un cacciatore. Per il Trofeo UNCZA, Romeo Gozzi, che ovviamente è “anche lui” cacciatore, ha avuto incarico di dipingere la scheibe assegnata poi al vincitore. Di tutto questo ringraziamo l’amico Gozzi. (et) 13 “PROGETTO GALLIFORMI ALPINI DELLA VALLE BREMBANA” di Ivano Artuso R. Gozzi IL PRELIEVO VENATORIO 1988 - 2001 (dati preliminari) I dati del prelievo venatorio, riferiti ad un vasto Comprensorio come quello della Valle Brembana, possono rappresentare un importante indice sullo “status” della popolazione oggetto di studio. Tale parametro deve essere però analizzato con cura e cautela e soprattutto deve essere messo in relazione con altri parametri (come ad esempio: consistenza, trend della popolazione, fattori climatici, pressione venatoria, normative venatorie, ecc.) In questo articolo viene presentata l'analisi dei prelievi effettuati nell'anno 2001 e l'andamento degli stessi negli ultimi 14 anni (1988–2001). Analisi prelievo venatorio 2001 La Delibera della Giunta Provinciale n° 477 del 27.09.2001, ha sancito: 1. la sospensione del prelievo venatorio della Pernice bianca (e della Lepre bianca); 2. di autorizzare il prelievo venatorio nel periodo 7 ottobre - 28 novembre 2001, nella seguente quantità: a) Forcello: 55 maschi; b) Coturnice: 15 capi; 3. che il capo abbattuto venga obbligatoriamente notificato al Comi14 tato di Gestione, entro il giorno stesso e secondo le modalità previste dallo stesso Comitato; 4. che la mancata notifica al Comitato di Gestione del capo abbattuto comporta l'applicazione della sanzione amministrativa prevista dall'art. 51 com. 1 della L.R. 26/93; 5. che l'abbattimento oltre il completamento o, comunque, al di fuori dei periodi consentiti dal presente provvedimento, è punito, oltre che con le sanzioni amministrative di Legge ed il risarcimento del danno al Comitato di Gestione anche con il ritiro del tesserino Regionale per 12 mesi. La caccia a queste specie è consentita per 2 giorni/settimana (mercoledì e domenica) e pertanto nel 2001, le giornate di caccia possibili erano in totale di 16 giorni. La caccia è stata sospesa (Tab. 1): -per la Coturnice il giorno 10 ottobre, in quanto in 2 giorni di caccia si sono abbattuti ben 21 capi su 15 concessi; -per il Forcello il giorno 17 ottobre, in quanto in 4 giorni di caccia si so- no abbattuti 59 maschi su 55 concessi. Per entrambe le specie, inaspettatamente, l’ultimo giorno di caccia si è superato il numero di soggetti concessi dal piano di abbattimento di : -6 capi per la Coturnice; -4 maschi per il Forcello. In totale, le giornate effettive di caccia alla “Avifauna Tipica Alpina” sono state 4 (due giornate coincidevano per le due specie). Analisi andamento prelievo venatorio 1988 - 2001 A) Abbattimenti 1994 -2001 Nella Tab. 1 vengono evidenziati, oltre ai dati sopraesposti, anche quelli riferiti al periodo 1994-2001 (8 anni). Si riportano di seguito alcune considerazioni: - Periodo di caccia "effettivo" (Forcello + Coturnice): la caccia era stata sospesa nel 1994 per entrambe le specie e nel 1996 solo per la Coturnice; l'apertura è sempre avvenuta in ottobre, tra l'1 e il 18 (salvo nel 1996 che è avventa il 24 no- Tab.1 - ABBATTIMENTI (1994 - 2001) ANNO SPECIE PERIODO effettivo di caccia 1994 FORC. CAC. CHIUSA COT. CAC. CHIUSA 1995 FORC. 01.10 - 04.10 COT. 01.10 - 11.10 1996 FORC. 24.11 - 27.11 COT. CAC. CHIUSA 1997 FORC. 18.10 - 05.11 COT. 18.10 - 29.10 1998 FORC. 04.10 - 14.10 COT. 04.10 - 11.10 1999 FORC. 10.10 - 07.11 COT. 10.10 - 13.10 2000 FORC. 08.10 - 22.10 COT. O8.10 2001 FORC. 07.10 - 17.10 COT. O7.10 - 10.10 (*) più 1 maschio di Forcello trovato morto vembre, per aspetti normativi relativi all'istituzione del Parco delle Orobie), mentre la chiusura tra il 4 ottobre e il 27 novembre; - Giorni "effettivi" di caccia alla “Tipica” (Forcello + Coturnice): da un minimo di 2 (1996) ad un massimo di 9 giorni (1999); in questo ottennio (1994-2001) il n° totale è di 34 giorni effettivi, mentre il n° medio è di 4,25 giorni/anno di caccia effettiva, considerando entrambe le specie; - Capi abbattuti: Forcello: min. 2 (1996) max. 59 (2001); Coturnice: min. 9 (1997) max. 56 (1995); - Capi abbattuti totale (Forcello + Coturnice): min. 2 (1996) max. 92 (1995); - Capi concessi (delibere Giunta Prov. - ad eccezione degli anni di divieto di caccia): -Forcello: min. 15 (1996) max. 55 (2001); -Coturnice: min. 15 ('97,'00,‘01)max. 60 (1995); - Differenza tra capi concessi e abbattuti: il piano di abbattimento ge- GG. CAC. CAPI ABB. 0 0 2 4 2 0 6 4 4 3 9 2 5 1 4 2 0 0 36 56 2 0 26 9 43 22 47 27 44 (*) 10 59 (*) 21 C. ABB. TOT. neralmente non è mai stato raggiunto totalmente in quanto il Comitato Tecnico di Gestione del Comprensorio, con un'azione oculata e tesa alla salvaguardia delle specie, aveva sospeso l'attività venatoria prima che il piano stesso potesse essere completato; questo per garantire di non superare i capi concessi. Ciò non è stato possibile: 0 92 2 35 65 74 54 80 CAPI CONC. DIFF. C.CONC./C. ABB. 0 0 40 60 15 0 30 15 45 20 50 20 50 15 55 15 0 0 meno 4 meno 4 meno 13 0 meno 4 meno 6 più 2 meno 2 meno 3 più 7 meno 6 meno 5 più 4 più 6 -per la Coturnice negli anni 1998, 1999 e 2001 in quanto in soli 3, 2 e 2 giorni di caccia rispettivamente, il piano è stato superato di 2, di 7 e di 6 capi; -per il Forcello negli anni 1998 e 2001 in quanto in soli 4 giorni di caccia (per entrambi gli anni), il piano è stato superato di 2 e di 4 capi rispettivamente. ANDAMENTO ABBATTIMENTI 1988 - 2001 ANNO 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 FORCELLO 121 102 109 105 63 42 0 36 2 26 43 47 44 59 COTURNICE 77 84 170 139 130 101 0 56 0 9 22 27 10 21 TOTALE 198 186 279 244 193 143 0 92 2 35 65 74 54 80 15 B) Abbattimenti 1988 -2001 Fig.1 Nella Tab. 2 e Fig. 1 vengono riportati i dati degli abbattimenti di entrambe le specie nel periodo 1988-2001 (14 anni). Si riportano di seguito alcune considerazioni: E. Traini Forcello Tra il 1988 e il 1991 (4 anni) si sono abbattuti in totale 437 maschi con oltre 100 maschi/anno (min. 102 nel 1989, max. 121 nel 1988) e con una media di 109 maschi/anno; tra il 1992 e il 2001 (8 anni - escludendo l'anno 1994 di sospensione della caccia e l'anno 1996 dove, per aspetti normativi legati al Parco delle Orobie, sono stati abbattuti solo 2 capi) si sono prelevati in totale 360 maschi con un min. di 26 (1997), un max. di 63 (1992) e con una media di 45 maschi/anno. Si può pertanto affermare che nel periodo "fine anni '80/inizio '90" (1988-'91, 4 anni) si sono prelevati mediamente ogni anno circa il 60% in più dei maschi abbattuti nel periodo successivo "anni '90/inizio 2000" (1992 -2001, 8 anni, escludendo '94 e '96). Nel periodo 1988 - 2001 (12 anni - escluso il 1994 e il 1996), il n° di maschi abbattuti è stato: min. 26 (1997), max. 121 (1988), media annua 16 66, totale 797 (se si aggiungono gli anni 1994 e 1996, cioè complessivamente 14 anni, il totale è di 799 maschi). Coturnice La media annua degli abbattimenti è variata nel modo seguente: nel biennio 1988-1989, m=80 capi (su un tot. di 161); nel quadriennio 1990-1993, m=135 (su un tot. di 540); nel sessennio 19952001 (escludendo per i motivi sopraesposti gli anni 1994 e 1996), m=24 (su un tot. di 145). Si denota pertanto che nel periodo "inizio anni '90" (1990-'93, 4 anni) si è avuto un notevole picco degli abbattimenti che si colloca mediamente oltre il 40% e il 80% circa, rispetto alla "fine anni '80" (1988'89, 2 anni) e al periodo "seconda metà anni '90/inizio 2000" (19952001, 6 anni). Nel periodo 1988 - 2001 (12 anni escluso il 1994 e il 1996), il n° di capi abbattuti è stato: min. 9 (1997), max. 170 (1990), media annua 70, totale 846 capi (se si aggiungono gli anni 1994 e 1996, il totale rimane invariato). Forcello + Coturnice (totale) Nel periodo "fine anni '80/inizio anni '90" (1988-1993, 6 anni) si sono abbattuti mediamente 207 capi/anno (min. 143, max. 279, tot.=1.243), nel periodo successivo "metà anni '90/inizio 2000" (1995-2001, 6 anni) la media è scesa a 67 capi/anno (min. 35, max 92, tot. 400; se si aggiungono gli anni 1994 e 1996, il condo ottennio, aspetti normativi, aspetti di maggior conoscenza delle specie o una più spiccata e oculata gestione tesa alla salvaguardia delle specie. Un'ulteriore analisi che metta in correlazione queste statistiche di abbattimento con altre (anche di altre specie che utilizzano lo stesso tipo di ambiente) effettuate in province italiane o in paesi europei, potrà chiarire meglio questo quesito. Raccolta dati biometrici 2001 Anche nel 2001, per effettuare i rilievi biometrici, la compilazione delle schede, la mappatura del sito d'abbattimento e il prelievo di tutti gli organi interni, i cacciatori si sono presentati col capo abbattuto in uno dei 3 “centri di verifica” appositamente allestiti (Piazza Brembana, S. Giovanni Bianco e Serina). Conclusioni Dai dati sopra esposti emerge nettamente che per i 167 Cacciatori della "Avifauna Tipica Alpina" la "attesa di caccia" è estremamente bassa in quanto: 1. se nell’ultimo ottennio (19952001) si sono prelevati in totale 402 capi con una media di 50,25 capi/anno (Forcello + Coturnice), la probabilità è che solo circa il 30% dei cacciatori potrà abbattere un capo; 2. nell'ultimo ottennio il n° medio è di 4,25 giorni/anno di caccia effettiva. Questa situazione, non particolarmente favorevole, rispecchia comunque la situazione di sofferenza di queste specie riscontrata in gran parte degli areali di distribuzione italiana ed europea. Si può osservare (Tab. 2 e Fig. 1) che comunque, nell’ultimo periodo, si sta verificando un andamento degli abbattimenti tendenzialmente positivo a partire dal 1996. Speriamo che questo trend possa continuare per coronare gli sforzi che i Cacciatori e il Comitato di gestione hanno profuso e che coincida con un periodo favorevole alle specie e ad una corretta gestione. …forse le “basi gestionali” e una maggiore sensibilità venatoria a queste specie, sono state fissate anche mediante il “Progetto Galliformi alpini della Valle Brembana”. E. Traini tot. è di 402). Nel periodo 1988 - 2001 (14 anni) sono stati abbattuti in totale 1.645 capi, il 76% circa dei quali sono stati prelevati nella prima metà del periodo stesso (sessennio 19881993). Si evidenzia quindi un drastico calo degli abbattimenti nell'ultimo periodo (ottennio 1994-2001). Nel periodo 1988 - 2001 (14 anni) gli abbattimenti complessivi sono ripartiti tra le due specie nel seguente modo: Forcello: 799 maschi; Coturnice: 846 capi; Si può pertanto ipotizzare che la pressione venatoria sulla Coturnice è stata particolarmente elevata, soprattutto nel periodo "fine anni '80/inizio anni '90", in relazione sia al maggior numero di capi abbattuti rispetto al Forcello, sia al trend negativo che questa specie ha subito negli ultimi decenni. Si precisa che questa analisi complessiva sugli abbattimenti degli ultimi 14 anni, non deve trarre in inganno per quanto riguarda la correlazione tra consistenza della popolazione e abbattimenti; non sempre infatti può essere rilevata tale stretta correlazione. Alcuni decenni passati, quando la caccia era "libera" o meno controllata, poteva sussistere una maggiore dipendenza dei due parametri. Al momento attuale è di difficile determinazione se la notevole differenza degli abbattimenti dipende da una reale maggiore consistenza della popolazione nel primo sessennio oppure se sono intervenuti, nel se- Nota In questi prossimi mesi estivi e autunnali del 2.002, gli appuntamenti piu' importanti, ai fini del "progetto", sono: 1. Censimento estivo col cane da ferma (indispensabile per poter presentare la proposta di "piano di prelievo"); 2. Recupero ambientale "rappresentativo" effettuato in alcune zone (ontaneto,mugheto, pascolo, ecc.); 3. Raccolta dei dati biometrici e di "tutti i visceri" (compreso il "gozzo" o "ingluvie") degli animali abbattuti; 4. Mappare oculatamente tutti i dati raccolti e utilizzare le varie schede di rilevazione; 5. Recuperare dati e segnalazioni "storiche" per tutte le specie; 6. Recuperare dati e segnalazioni "storiche" e "attuali" per cedrone, francolino di monte, pernice bianca e lepre bianca; 7. Recuperare foto e diapositive "storiche" e "attuali" per tutte le specie. 8. Anche i dati raccolti nel 2002 saranno utilizzati e pubblicati nel "progetto galliformi alpini della valle brembana" 17 RASSEGNA DEI Luigi Capitanio Siamo giunti alla settima edizione di questa rassegna. L’impegno che i Cacciatori manifestano nell’allestire questa manifestazione è prova evidente della loro capacità creativa, anche in questa situazione hanno dimostrato grande coesione e capacità di lavorare con entusiasmo. Questa edizione oltremodo si arricchisce di alcune importanti novità; al primo punto la partecipazione dei Rappresentanti delle Commissioni di caccia alla divulgazione dei dati e più in generale allo sviluppo dei temi di carattere tecnico; secondo elemento non meno importante, il desiderio dei Cacciatori appartenenti ai diversi settori di caccia, di organizzare in modo itinerante le manifestazioni della rassegna, individuando annualmente una località della valle dove allestire la mostra. Pertanto un primo ringraziamento del nostro “Gruppo di Lavoro” alle Amministrazioni locali che favoriranno lo sviluppo di queste iniziative che coinvolgono annualmente il mondo venatorio della Valle Brembana. Questa esposizione dei trofei, risultato annuale della nostra attività di caccia non vuole però rimanere sterile esposizione coreografica, bensì periodico punto d’incontro sulle tematiche inerenti la gestione degli ungulati, dove tutti si sentano coinvolti e partecipi nella programmazione della nostra attività futura, con particolare attenzione alle indicazioni che vengono suggerite dal mondo scientifico che attualmente ci affianca nella ricerca di equilibrate soluzioni anche ai problemi di carattere sanitario. In queste occasioni i Cacciatori sono sollecitati ad analizzare in modo critico i risultati ottenuti, proponendo eventuali soluzioni alternative, in modo costruttivo, lontano dalla ricerca di soddisfazioni venatorie personali o da riprovevoli competizioni innescate dalla diversa appartenenza associativa. Quest’anno, che ricordo l’ONU ha voluto dedicare alla montagna, coincide anche con il de18 cimo “compleanno “ di questo sistema di gestione degli ungulati, pertanto la Commissione Ungulati si sente in dovere di presentare un bilancio dei risultati fin qui ottenuti. Censimenti del capriolo Le esperienze maturate nella gestione di questo ungulato, la caparbietà dimostrata nell’impostazione delle metodiche di censimento, i modelli di rigida protezione imposta nei confronti dei riproduttori, sono gli elementi che hanno caratterizzato la gestione e prodotto questi risultati. Da tempo ormai sosteniamo a viva voce che la popolazione La scheibe consegnata alla dr.ssa Gaffuri dei caprioli ha raggiunto ottimi livelli nel nostro Comprensorio, lo dimostrano i risultati dei censimenti effettuati nella primavera 2001 e le relative stime che da essi ne derivano. In alcune zone campione, particolarmente idonee per questa specie, si sono registrati avvistamenti eccezionali in termini numerici. Le valutazioni di carattere generale hanno tenuto in debito conto non solo le stime di presenza, (3700 capi) ma in modo più complessivo lo stato di salute generale della popolazione, rilevato anche dalla raccolta dati relativi ai prelievi operati nella stagione precedente, nonché del numero dei soggetti dece- duti e ritrovati nel tardo inverno. Nella predisposizione del piano di abbattimento, pur con le dovute cautele nella valutazione di tutti gli elementi descritti, la Commissione ha optato per la richiesta di un prelievo più sostenuto, che riguardasse in ugual misura maschi e femmine; per un totale di 430 capi, di cui 70 piccoli dell’anno. Nonostante alcune iniziali riserve avanzate dagli organi di Vigilanza, che ci auguriamo espressione di prudenza, l’Ufficio competente dopo attente valutazioni dei dati da noi forniti ha espresso parere positivo ed approvato il piano di tiro. Caccia al capriolo Per la continuazione dell’indagine riguardante la fertilità nelle femmine di capriolo, iniziativa avviata nella precedente stagione venatoria, la Commissione, in fase di stesura del calendario venatorio ha proposto ed ottenuto un posticipo nell’attuazione dei prelievi che hanno interessato le femmine stesse. Questa iniziativa si è resa necessaria per ottenere dall’indagine maggiori certezze circa le condizioni di gravidanza delle femmine prelevate che, ricordiamo, durante questo periodo sono soggette al fenomeno di stasi della crescita dell’embrione. I risultati dell’indagine, che ricordo sono rivolti alla maggiore conoscenza delle dinamiche di crescita della popolazione dei caprioli presenti nella nostra Valle, verranno pubblicati al termine del triennio di ricerca. Il posticipo nei prelievi delle femmine di capriolo ha altresì favorito un sostanziale anticipo nella caccia al camoscio, che ricordo, attraversa un momento difficile a causa delle note vicende sanitarie inerenti alle malattie polmonari. Le assegnazioni dei caprioli da prelevare sono state interessate da alcune innovazioni importanti, anche in riferimento alla quantità particolarmente elevata dei capi da abbattere e nella prospettiva futura di un ulteriore aumento dei piani di prelievo. Dovevamo necessariamente trovare una soluzione all’annoso problema del mancato abbattimento delle femmine di capriolo, pena uno squilibrio eccessivo nel rapporto tra i sessi, soprattutto riguardo alla popolazione dei riproduttori. Sulla scorta delle esperienze matu- TROFEI 2002 verifica, sono sostanzialmente stabili; questo dato, raccolto essenzialmente nei mesi di agosto e settembre è confrontabile con i valori registrati nelle precedenti stagioni di caccia, pertanto riteniamo corretto utilizzare questa valutazione come criterio generale di qualità anche in riferimento alle femmine. Prime considerazioni La presenza ed il prelievo del capriolo nel nostro territorio ha raggiunto livelli soddisfacenti, tuttavia siamo propensi ha ritenere che la crescita della popolazione non abbia ancora raggiunto la massima capacità portante dell’ambiente, riteniamo pertanto che una continuazione della nostra attività, rispettosa della sex-ratio e con criteri di prelievo bilanciato nella struttura della popolazione, possa in breve tempo consentire il raggiungimento degli obiettivi fissati. Al riguardo, la lettura delle stime di presenza e dei relativi prelievi riferiti al decennio in corso, evidenziano un divario positivo tra la crescita media della popolazione e gli abbattimenti effettuati, questa differenza non può trovare giustificazione esclusiva nell’irradiamento naturale della popolazione verso zone limitrofe al Comprensorio. E’ nostra convinzione che un ulteriore aumento delle consistenze e dei prelievi sia ancora possibile, soprattutto in alcune località, dove questa forma di caccia ancora non ha raggiunto la considerazione, l’applicazione ed il rispetto che merita. A conferma delle nostre ipotesi, in altre zone del Comprensorio dove la caccia di selezione è ormai radicata da tempo, nonostante un programma di prelievo elevato e gli abbattimenti siano eseguiti nella quasi totalità in tempi particolarmente brevi, si registrano in questi giorni censimenti con risultati numerici ancora in forte crescita. Se questa situazione si consoliderà nel tempo e in modo graduale nei diversi settori, sarà nostra cura richiedere programmi di prelievo ancora maggiori in sintonia con la reale crescita delle consistenze. Censimenti del camoscio I censimenti estivi riser- vati a questa specie hanno coinvolto tutti i cacciatori di ungulati. La voglia di “sapere” è stata grande, per tutti. Alcune zone, percorse dalle malattie polmonari non hanno offerto sorprese, si sapeva, camosci contati molto pochi. Nelle immediate vicinanze però la situazione si è presentata in modo diverso, con grande abbondanza di camosci, anche se, va rimarcato, le loro condizioni fisiche in riferimento alla stagione estiva, non apparivano delle migliori. In controtendenza, nelle zone precedentemente interessate dalla cheratocongiuntivite la situazione è rientrata nella normalità, le perdite subite paiono molto limitate a conferma di quanto sostenuto dagli esperti che hanno stu- A. Gervasoni rate nel corso degli ultimi anni, dove gli abbattimenti delle femmine risultavano sempre in difetto (nonostante la loro presenza sul territorio sia da tutti riconosciuta in percentuale maggiore rispetto ai maschi), la Commissione, nella consapevolezza che il ritardo nei prelievi avrebbe trovato parte dei cacciatori già appagati dai risultati della caccia effettuata, (pertanto scarsamente motivati al prelievo delle femmine) ha voluto assegnare in via sperimentale e con il consenso degli interessati, un “pacchetto” di capi da abbattere non più alla singola persona, bensì ad una squadra di due o più Cacciatori con il preciso impegno da parte loro di effettuare i prelievi nelle località concordate. Nonostante i dubbi iniziali circa la bontà del sistema i risultati ottenuti sono più che incoraggianti, ancora una volta il prelievo di maschi e femmine è risultato pari alle aspettative e nel complesso i 373 capi abbattuti, pari al 92% delle assegnazioni, indicano che il criterio utilizzato nelle assegnazioni dei capi da prelevare è quello giusto. Anche il rapporto tra i maschi e le femmine prelevati può definirsi bilanciato. Per la prima volta si è raggiunto il prelievo di un capriolo ogni cento ettari di territorio utile alla specie. Le 1242 uscite complessive utilizzate per il prelievo stanno ad indicare uno “sforzo di caccia” molto buono, (3.3 giorni per capo abbattuto; nella scorsa stagione furono 4.2 le uscite utilizzate) questo parametro, da noi utilizzato quale indice di abbondanza parziale, potrebbe però aver subito l’influenza favorevole del sistema di assegnazione, pertanto per assumere pieno valore statistico dovrà essere testato anche in futuro. I valori ponderali delle femmine prelevate sono utilizzabili solo in modo parziale, purtroppo non si hanno dati storici relativi ai pesi dei soggetti abbattuti nel tardo autunno, la specie, durante questo periodo, accumula le maggiori riserve di grasso in previsione delle carenze alimentari invernali, questo elemento giustifica in parte alcuni prelievi con pesi superiori alle medie statistiche, pertanto anche l’operato dei Cacciatori e degli Accompagnatori deve trovare una corretta valutazione. I pesi relativi ai maschi abbattuti però, registrati durante le operazioni di 19 l’abbattimento, la mortalità certa di quei soggetti evidentemente ammalati. Ridurre il disturbo provocato dall’attività venatoria nelle zone di svernamento, soprattutto di alta quota, con l’intento di evitare continui spostamenti dei branchi con evidente spreco delle riserve di grasso. Si è voluto oltremodo non sovrapporre la caccia alle femmine di capriolo nel periodo proposto per il prelievo del camoscio. Nelle esperienze acquisite alcuni anni fa, dove l’apertura ritardata imposta dal calendario costringeva alla sovrapposizione della caccia alle due specie, (camoscio-capriolo) questa necessità penalizzava in modo esclusivo il prelievo delle femmine di capriolo. Il piano di prelievo approvato, per quan- E.Traini diato e seguito l’evoluzione di questa malattia. Attraverso i dati raccolti nelle operazioni di censimento, la Commissione ha stimato presente nel nostro Comprensorio una popolazione non inferiore alle 2800 unità. Caccia al camoscio La programmazione della caccia al camoscio ha alimentato qualche polemica e malumore. Attraverso comunicati, assemblee di settore ed altro ancora, si è cercato di rendere noto i motivi di alcune scelte in merito ai tempi di prelievo che la Commissione ha proposto al Comitato di Gestione. Ritengo doveroso, a sostegno dell’operato della Commissione, spendere due parole sull’argomento. Le popolazioni di camoscio nel nostro Comprensorio risentono di alcune situazioni di difficoltà dovute principalmente a: Patologie polmonari che hanno interessato branchi distanti tra loro, ma nel complesso, vista la particolare mobilità delle popolazioni in alcuni momenti autunnali in costante collegamento attraverso lo scambio di soggetti. Dai dati raccolti presso il centro di verifica nelle stagioni di caccia precedenti, si è registrata come carenza negativa l’accumulo di grassi quale riserva energetica invernale. Questo elemento, fatte salve rare eccezioni, si è confermato come tendenza generale ed ha interessato tutti i settori, in modo proporzionale alle densità accertate. La Commissione dopo l’attenta valutazione del problema, ha proposto di anticipare il prelievo del camoscio con l’intento di: Anticipare dove possibile, attraverso 20 to riguarda il camoscio è stato di 297 capi, di cui 291 assegnati ai cacciatori secondo i criteri in uso, soggetti ripartiti nelle diverse classi d’età. I 270 abbattimenti effettuati, pari al 92% dimostrano comunque una buona tenuta di questa disciplina. Lo sforzo di caccia, attraverso l’utilizzo di 906 uscite, è risultato pari a 3.3 giornate per ogni capo abbattuto. Le condizioni di salute generale dei soggetti prelevati e verificati presso il centro, confermano lo stato di sofferenza della popolazione, tuttavia, proprio in questo inizio di primavera, alcuni segnali incoraggianti emergono dalle località di iniziale comparsa della malattia, ed alcune femmine accompagnate dal piccolo, dopo aver superato l’inverno si apprestano a ricostituire i gruppi. Riteniamo che la popolazione, grazie anche al rispetto che i riproduttori hanno avuto negli ultimi anni, possa ricostituirsi nella quantità precedente l’epide- mia in soli tre quattro anni. Caccia al cervo Il 2001 sarà ricordato anche per l’apertura della caccia al cervo. Anche in questa occasione i nostri Cacciatori hanno trovato elementi di benevola discussione, tranne pochi (rigorosamente sprovvisti di abilitazione) la maggioranza di loro ha concordato con la Commissione per la timida apertura (3capi). Per la continuazione di questa forma di caccia la Commissione necessariamente dovrà predisporre una diversa suddivisione del territorio in modo da consentire una crescita numerica della popolazione di cervo, una distribuzione razionale dei Cacciatori ed un’eventuale assegnazione a squadre dei capi da prelevare a chi risulterà maggiormente interessato a questa attività. I 3 prelievi effettuati nella passata stagione attraverso l’assegnazione di gruppo, sono stati conseguiti in 10 uscite, ad eccezione di due giornate piovose dove gli avvistamenti sono risultati nulli, è importante sottolineare che altri soggetti in zone adiacenti ai prelievi sono stati avvistati in più occasioni. Ospitalità venatoria Sempre in tema di novità nella passata stagione, con accordo tra il nostro Comprensorio e la Provincia, ha preso il via questa nuova iniziativa, ci auguriamo possa, con l’impegno di tutti, proseguire anche in futuro. Tra i Cacciatori che hanno usufruito di questo progetto due giovani hanno prelevato il loro primo camoscio, a loro un caloroso “in bocca al lupo” per il futuro dell’attività venatoria. Al riguardo desidero ringraziare i componenti della Commissione che hanno approvato il progetto con voto unanime, dimostrando grande sensibilità alle aspettative di quanti, meno fortunati, attendono da tempo di cacciare nelle zone alpine provinciali. Anche gli Accompagnatori hanno fatto il loro dovere nell’occasione, la loro professionalità ed il loro impegno sono stati oggetto di numerosi ringraziamenti pervenuti nella sede del Comprensorio e pubblicati nel nostro “Giornalino”. Ringrazio i componenti della Commissione per il lavoro svolto in questo anno, senza il loro contributo certamente la nostra caccia non troverebbe gli apprezzamenti che in più occasioni vengono manifestati; desidero infine ringraziare in modo particolare il responsabile del Settore 4, i Cacciatori, e gli abitanti di Carona che con il loro impegno hanno contribuito al successo di questa manifestazione. Andamenti statistici dal 1992 al 2001 N.B. Per disposizioni limitative previste dal calendario integrativo provinciale (vedi carniere prelievo venatorio) nel 2000 il piano di prelievo di Ungulati è stato ridotto sulla base di due capi più una sola riassegnazione per cacciatore 21 Speciale MOSTRA TROFEI CARONA 19/20/21/22 aprile 2002 Un appuntamento rinnovato nel cuore delle nostre alpi orobie, con gli amici di Carona e del Settore 4, che hanno saputo offrirci una testimonianza di impegno, cura ed entusiasmo nell’organizzare la rassegna, riempendola di grande calore e di contagioso spirito di amicizia. (e t) Il benvenuto di Carona Con le autorità di pubblica sicurezza Lo stand d’ingresso 22 La visita degli alunni delle elementari La banda L’intervento dell’Assessore Luigi Pisoni L’assemblea La relazione di Luigi Capitanio Il rinfresco per gli ospiti La relazione della d.ssa Alessandra Gaffuri Due amici La relazione di Luca Pellicioli Un gruppo di Cacciatori L’intervento di Felicino Camozzi Con il “guardia” Bruno Boffelli 23 UNO 24 SGUARDO AI TROFEI ESPOSTI Presenza di Clamidia in feto mummificato di capriolo Dr.ssa Alessandra Gaffuri Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna- Sez. Diagnostica di Bergamo quali può essere trasmessa anche all’uomo. L’uomo rappresenta in genere un ospite occasionale e si ammala per contatto diretto con animali infetti; le forme più gravi sono quelle che derivano dai pappagalli ma il contagio può avvenire anche tramite altri volatili e mammiferi. La malattia si può manifestare con una forma polmonare, con una forma influenzale, una intestinale e nella donna può causare aborto. Negli animali Chlamydophila abortus è responsabile di morte fetale ed aborti soprattutto nei piccoli ruminanti e nei bovini. La Clamidia viene eliminata nell’ambiente dagli animali infetti tramite le feci e soprattutto con la placenta e i feti abortiti; l’infezione avviene per ingestione di acqua o alimento contaminato e per inalazione di pulviscolo contaminato da materiale infetto. E’ possibile la trasmissione dalla malattia da una specie all’altra ed anche da ruminanti domestici a selvatici. In Italia è stata isolata Chlamydophila pecorum da un polmone di camoscio affetto da polmonite, nel Parco Adamello-Brenta. Indagini sierologiche svolte in camosci e stambecchi delle aree alpine hanno messo in evidenza delle positività a testimonianza della circolazione di questo patogeno anche nella fauna selvatica. Nel programma di sorveglianza sanitaria della fauna selvatica in Provincia di Bergamo il controllo sierologico per Clamidiosi è stato effettuato a partire dal 1998 sia in camosci (nessun positivo su 269 campioni) che caprioli (1 positivo su 190 campioni); inoltre è stata effettuata la ricerca di Chlamydophila spp. da 45 polmoni di camoscio, che ha sempre dato esito negativo. Di notevole interesse è l’isolamento di W. Gamper L’attività di monitoraggio sanitario nei ruminanti selvatici del Comprensorio Alpino Valle Brembana è continuata anche nella stagione venatoria del 2001; grazie all’impegno e alla collaborazione dei cacciatori sono stati raccolti un numero significativo di sangue e visceri sia di capriolo che di camoscio. Quest’anno si è anche cercato di ampliare l’attività di ricerca e si è organizzato il prelievo degli uteri di capriolo al fine di valutare la fecondità delle femmine di questa specie. Proprio nel corso di questo campionamento è stato ritrovato un reperto di un certo interesse. Infatti a metà novembre è stato recapitato all’Istituto Zooprofilattico di Bergamo l’utero di una femmina di classe IIIII, dal peso eviscerato di 17,9Kg , abbattuta nella zona del passo di Baciamorti, che aveva un aspetto macroscopico ben diverso dagli altri uteri fino ad allora campionati. L’organo si presentava con un corno uterino di dimensioni decisamente maggiori rispetto all’altro (circa 30 cm. di lunghezza), era molto più voluminoso e sembrava contenere del materiale di consistenza solida. Il viscere è stato correttamente conferito integro ed è stato sottoposto ad esame necroscopico. All’apertura si è potuto osservare la presenza di un feto già ben sviluppato che era andato incontro ad un processo di autolisi e mummificazione. Tali processi si instaurano quando un feto muore a livello intrauterino senza essere espulso (in questo caso si tratterebbe di aborto) e senza che avvengano fenomeni putrefattivi dovuti alla presenza di batteri. In pratica nel processo di mummificazione il feto morto viene lentamente prosciugato per il rias- sorbimento dei liquidi; la cervice uterina si mantiene chiusa ed in genere non si hanno segni di malattia nella madre. Sui visceri del feto sono stati eseguiti esami di laboratorio volti ad accertare l’eventuale presenza di agenti patogeni che possono causare mummificazione fetale o aborti, in particolare Toxoplasma gondii, Neospora caninum e Chlamydophila spp. Gli esami hanno dato esito positivo per Chlamydophila abortus; per la diagnosi è stata utilizzata una metodica che evidenzia la presenza di materiale genetico del microrganismo, indipendentemente dal fatto che questo possa essere ancora vitale. Le Clamidie sono microrganismi con caratteristiche intermedie tra virus e batteri; la loro classificazione è stata di recente rivista dagli studiosi e non è ancora definitiva. Sinteticamente si può riassumere che esistono due gruppi principali: ad uno appartengono le Clamidie che sono responsabili solo nell’uomo di diverse forme morbose, quali infezioni della sfera genitale, polmonari e della congiuntiva. L’altro raggruppa le Clamidie che infettano gli animali, domestici e selvatici, nei quali possono causare diverse forme di malattia (polmoniti, poliartriti, encefaliti, enteriti, congiuntiviti, metriti e aborti) e dai 25 Chlamydophila abortus dal feto mummificato di capriolo, considerando che dai dati degli esami sierologici questo patogeno sembrava non essere presente nei ruminati selvatici delle Orobie. L’unica positività sierologia è stata riscontrata in un soggetto maschio di classe 0 abbattuto a settembre 2001 in località Piazzolo. Sono stati sottoposti a ricerca per Clamidia gli uteri di quattro femmine cacciate nella stessa zona di quella trovata positiva; gli esami hanno dato esito negativo. Sono ancora in corso gli esami sui campioni di sangue delle femmine abbattute nella stagione venatoria 2001. Il fatto che la femmina infetta non abbia abortito può far supporre una scarsa diffusione nell’ambiente delle Clamidie presenti nel feto e nella placenta e to sia comparsa di recente nei caprioli delle Orobie; dai futuri controlli ed dalle osservazione dirette delle popolazioni di animali potremo capire se si tratta di un caso isolato o se la malattia è stata trasmessa anche ad altri soggetti e se ha avuto un impatto rilevante sulla popolazione. In alcuni casi le indagini sullo stato sanitario degli animali selvatici non permettono di formulare delle ipotesi immediate e di dare delle risposte precise al manifestarsi di certi eventi patologici; bisogna pazientemente raccogliere dati nel corso degli anni per riuscire ad avere un quadro più dettagliato e preciso di una determinata situazione. In altri casi invece, come in quello quindi un minor rischio di infezione per gli animali dello stesso branco. Gli esami sierologici permetteranno di valutare se altri animali sono venuti a contatto con questo microrganismo. E’ importante tenere sotto controllo la popolazione dove è stata riscontrata la presenza di Chlamydophila abortus, per vedere se vi è stata una diminuzione della prolificità delle femmine; sarà inoltre importante esaminare anche quest’anno gli uteri delle femmine che verranno abbattute per controllare eventuali patologie analoghe a quella diagnosticata quest’anno e per evidenziare eventuali infezioni all’apparato genitale che potrebbero essere causate da Chlamydophila spp.. Interventi di tipo gestionali volti a limitare il prelievo venatorio nell’area interessata dall’infezione potrebbero esse26 re presi in caso di riscontro di una forte diminuzione delle nascite. Da un punto di vista sanitario non è possibile e non è necessario fare interventi di tipo terapeutico o profilattico, considerando anche che l’infezione potrebbe essere rimasta limitata ad un solo individuo o comunque a pochi soggetti. E’ invece importante ricordare che la Clamidiosi è una zoonosi, cioè una malattia che può essere trasmessa all’uomo; si raccomanda quindi l’uso di guanti protettivi soprattutto quando si manipolano visceri che non hanno un aspetto normale. Dalla descrizione di questo caso appare evidente l’importanza della continuità del monitoraggio sanitario nella fauna selvatica. Grazie ai dati raccolti in questi anni possiamo ipotizzare che la malattia diagnosticata nel feto mummifica- decritto, è possibile fare una diagnosi precisa, correlando la presenza di un agente infettante ad un evento patologico. Mi auguro che i risultati ottenuti da queste indagini siano gratificanti per tutti coloro che hanno collaborato e che siano di sprone per continuare il lavoro anche nei prossimi anni. IL CONVEGNO DI CENE Luca Pellicioli S abato 1 Giugno si è svolto presso il palazzetto dello sport del comune di Cene un convegno sul tema: “Ungulati selvatici e relativi aspetti gestionali in relazione all’interazione con gli animali domestici”. All’incontro, organizzato dalla Provincia di Bergamo, sono intervenuti in qualità di relatori il prof. Guido Tosi della facoltà di Biologia dell’università dell’Insubria, il prof. Paolo Lanfranchi dell’istituto di malattie parassitarie della facoltà di Medicina Veterinaria dell’università di Milano e il prof. Roberto Gatti. Moderatore dell’incontro è stato il tecnico faunistico della provincia Giacomo Moroni. Dopo i saluti di rito da parte delle autorità si è entrati subito nel vivo delle questioni con la prima esposizione da parte del prof. G. Tosi. Nel suo intervento si sono ripresi i concetti base di ecologia applicata alla fauna selvatica, partendo dalla capacità portante (o densità biologica potenziale) passando poi alla densità agro-forestale (DAF) sino al concetto di valutazione d’idoneità dell’area territoriale in esame per una determinata specie. La conoscenza di questi valori si rivela di particolare importanza in un’ottica di gestione delle risorse faunisiche. Attraverso poi una fusione-correlazione dei dati per mezzo dei sistemi informatici (GIS), si può arrivare ad una visione completa dei vari aspetti territoriali, questo è un ottimo sistema dal quale poter partire per estrapolare dati in prospettiva futura con cognizione di causa. Tutto ciò s’inserisce chiaramente in una logica conservazionistica del territorio, che è profondamente diversa da quella protezionista, e che mira ad ottimizzare le risorse e i dati a nostra disposizione. Infine è stata riportata, a titolo d’esempio, l’attuale situazione dell’azienda faunistico venatoria Barbellino-Belviso con l’analisi della consistenza dei camosci del versante Bergamasco e di quello Valtellinese. Il secondo relatore della giornata è stato il prof. P. Lanfranchi. Nel suo intervento si sono presi in considerazione gli aspetti fisiopatologici e sanitari della convivenza tra animali selvatici e domestici. Il fatto che animali di specie diverse vivano sullo stesso territorio prelude al fatto che vi sia una sovrapposizione spaziale fra i territori pascolati, una conseguente competizione trofica ed un possibile interscambio di patogeni. Da questi concetti base nasce lo studio delle interazioni sanitarie tra ungulati domestici e ungulati selvatici che può essere inserito in vari contesti di studio con una logica finale di sviluppo sostenibile del territorio. Fra i numerosi dati proposti ricordiamo la sequenza degli indici di variazione del grasso perirenale nel camoscio in funzione della dieta e della stagione. Le variazioni del parametro del peso della carcassa in funzione della qualità della dieta e quindi del pascolo; gran parte di questi dati provengono dall’esperienza della provincia di Lecco, che ha istituito una collaborazione con l’università di Milano al fine di rendere continuo l’apporto dei dati e di garantire la creazione di una sequenza storica partendo da un tempo zero. Il problema di questi dati è, infatti, quello di averne a sufficienza e per un certo numero di anni (in questo senso il numero minino sono almeno dieci anni), al fine di poter arrivare a oggettive conclusioni. Riguardo al discorso più strettamente sanitario si è visto che in alcune situazioni può esserci un interscambio di patologie tra domestici e selvatici; in questo senso monitorare la salute del domestico, non solo per le patologie soggette a piani di profilassi nazionale, ma anche per quelle a maggior impatto zoonosico ed economico, è una scelta gestionale corretta. Il terzo e ultimo intervento della mattinata è stato affidato al Dott. Roberto Gatti che ha illustrato la tematica dei cani da traccia analizzando gli aspetti tecnici e le problematiche attuali del settore. Si è parlato del problema degli animali feriti non recuperati e della possibilità dell’accreditamento dei cani da traccia. Durante la mattinata si sono inseriti, tra un relatore e l’altro, alcuni brevi discorsi da parte della dott.sa Alessandra Gaffuri che ha illustrato ciò che sta svolgendo presso l’Istituto Zooprofillattico Sperimentale di Bergamo in tema di fauna selvatica; del Sig. Luigi Capitanio che ha esposto i dati dell’attività venatoria nell’ambito del Comprensorio Alpino Valle Brembana; e del Sig. Diego Vassalli presidente della sezione cani da traccia, della quale ha parlato in relazione all’attività svolta. E’ evidente che momenti d’incontro e dialogo come quello svolto a Cene sono di vitale importanza per il futuro della fauna selvatica. Solo dal confronto e dal regolare aggiornamento dei dati pubblicati si può arrivare ad una partecipazione più concreta e rispettosa alla gestione del patrimonio faunistico delle nostre Orobie. Il tutto si è concluso con un pranzo, a base di prodotti tipici bergamaschi, offerto dalla Provincia. 27 Che lacaccia? caccia? Checosa cosa èè la Domenico Belotti A d una domanda del genere e sul come spiegarlo ai lettori ci era sembrato necessario tentare di rispondere ancora prima di accingerci alla realizzazione di questa nostra rivista nell’ormai lontano 1997, i cui scopi intendevano essere non solo informativi, ma anche ed essenzialmente formativi. Che cos’è la caccia? In altre parole cosa hanno in comune il cacciatore preistorico che inseguiva le fiere e le affrontava con grave rischio della vita, il giovane spartano che lottava con gli orsi e i lupi, il nobile rinascimentale che lanciava i suoi falconi sulle starne che popolavano i suoi possedimenti, il re che forzava i cervi e li sgozzava con un colpo di daga, i rossi cavalieri galoppanti tra gli squilli di trombe e di corni sulla pista della volpe, i pionieri americani che menavano strage di bisonti nelle praterie, con il cacciatore italiano attuale, il contadino, l’operaio, lo studente, il professionista o l’imprenditore che trascorrono ogni giornata festiva a vagare per i monti e per le valli alla ricerca di una selvaggina, quella vera, ormai sempre più rara? La caccia come tutte le cose umane non sfugge alla storia, anzi ne fa parte integrante: l’uomo preistorico cacciava per ragioni profondamente diverse da quelle che spingono un avvocato o un contadino ad appartarsi dentro un capanno per insidiare tordi e cesene. L’uomo preistorico cacciava per vivere, per portare carne fresca al focolare della sua gente, ed abbiamo buone ragioni per credere che non gli piacesse affatto, tanto è vero che non appena gli fu possibile passò a sistemi economici più sicuri e meno pericolosi. Lo spartano cacciava per allenarsi ad un gioco ben più impegnativo, quello della guerra. Quando i nobili dell’Europa medioevale smisero di fare la guerra personalmente, cominciarono ad andare a caccia per dare sfogo alla loro abbondante e sanguigna energia e ci presero gusto: nacque allora il piacere della caccia. Come tutti i piaceri, la caccia cominciò allora a vestire abiti adeguati, a darsi delle regole, a diventare un rito rigido e sfarzoso. 28 A caccia, tra un cervo ed un cinghiale, due nobili potevano accordarsi sul modo migliore per eliminare un vicino e per dividersi i suoi possedimenti; una cavalcata nei boschi dietro ad una volpe inseguita dai cani era, per due innamorati, un’ottima occasione per incontrarsi da soli; inseguendo camosci e gli stambecchi, un re poteva sempre incontrare una “vaga montanina pastorella” e farle l’occhiolino. I montanari americani cacciavano per guadagnarsi una pinta di whisky e perché la caccia permetteva loro di godere, nel paese delle libertà, di una libertà ancora maggiore. E il cacciatore d’oggi, quello che incontriamo sotto il sole di settembre, stanco, assetato quanto il cane, ma inarrestabile nella ricerca di un branco di starne o di coturnici, o a novembre nei boschi delle nostre montagne sulla pista di una beccaccia che gli sfugge come una fata morgana; o nei mesi invernali quando fissa con occhi lacrimosi di freddo verso l’orizzonte di una palude da cui spera di vedere sbucare un volo di germani o di alzavole, o il modesto bruciasiepi disposto a levatacce notturne per due tordi; lui perché va a caccia? La tentazione di spiegare tutto questo chiamiamolo “furore venatorio” del cacciatore, ricorrendo alle scienze moderne di indagine psicologica e sociologica è forte: bisogno d’evasione, frustrazioni, per qualcuno volontà di potere, esibizionismo, ecc, il tutto reso possibile dalle ferree leggi del benessere economico. No vi è dubbio che oggi la caccia, in qualche caso, può essere anche questo: ma sorge il sospetto che al di la dev’esserci altro, il bisogno innato nell’uomo di contrapporsi alla natura, di dominarla, di chiarirla, di impossessarsene, ed insieme di trovarsi di fronte ad essa e di tornare così a farne parte; e più l’uomo moderno si allontana dalla natura, più cresce nell’intimo di ciascuno lo struggimento di reinserirsi, entrando di nuovo francamente e brutalmente nel ciclo della vita e della morte. Detto così sembrerebbe quasi che caccia e poesia siano le stesse cose, ma parrà meno assurdo riflettendo che forse andare a caccia è un modo di fare poesia, sia pure inconscia, di chi poeta non è. Tuttavia la caccia è anche tecnica, specialmente ai nostri giorni in cui soltanto i cacciatori più preparati ed esperti riescono a fare carriera. Tecnica: conoscenza delle abitudini degli animali, dei modi di cacciarli, delle armi, dei cani, dei luoghi e delle stagioni e di tutto quanto serve per raggiungere lo scopo. Su questi due bisogni, quello che potremmo chiamare se non poetico certamente etico e morale, e quello nuovamente tecnico, ci era sembrato opportuno procedere per ottenere gli scopi che ci eravamo prefissi all’inizio della nostra avventura editoriale, cioè la formazione e l’informazione del cacciatore, ed oggi a distanza di tanti anni pensiamo proprio, non senza un briciolo di orgoglio, di esserci riusciti. ILD CIBO RITUALE IVAGAZIONI TRA RITI E TRADIZIONI Domenico Belotti I l cibo rituale, il pranzo che divoriamo allegramente in un clima collettivo, famiglia, amici, comunità ecc., sta forse uscendo alla chetichella dalla nostra vita? Secondo studiosi di statistica e sociologia sembrerebbe proprio quello che sta succedendo in questa nostra turbolenta civiltà dei consumi. L’ABBACCHIO, AGNELLO SACRIFICALE La morte dell’innocente, offerto in sacrificio agli Dei, dura da secoli, sia nella forma di un rito vero e proprio, sia in forma di memoria e tradizione. Le antiche comunità pastorali, quelle che hanno contribuito a fondare e diversificare il mondo, hanno scoperto fin dall’antichità che offrire l’unica ricchezza in loro possesso, il gregge e soprattutto montoni e i suoi figli di latte, era il mezzo migliore per accontentare le Divinità, abbandonando il sacrificio umano. Da allora il patto segreto fra la Potenza Terribile e i pastori si è trasformato da rito in usanza laica; per dirla in termini rudi, siamo noi a mangiare le vittime alla salute degli Dei. Oggi è scesa un’ombra sulla millenaria comunione fra cibo e fede. Per dirla in breve, l’abbacchio (il termine romanesco va conservato per capire meglio il cambiamento), e altri segni e simboli culinari della tradizione stanno dileguandosi lontano dalle nostre mense. La colpa, si sussurra, è del prezzo, l’agnello, si protesta, ha subito rincari astronomici (vuoi vedere che è colpa dell’Euro), tanto da rallegrare gli animalisti, che vedono ridotte le stragi di creature innocenti. Al posto dell’abbacchio è entrato, statistiche alla mano, uno sciame di pesci; salami, prosciutti e pancette diminuiscono nelle schiere degli antipasti; il capitone, protagonista dei pranzi napoletani della vigilia di Natale, sguscia via, tra imprecazioni per il carovita e nostalgie e perfino l’uovo di cioccolato, che nobilitava quello di gallina, si squaglia di fronte ad altri insulsi dolci. La vita dell’antica gastronomia, con l’avvento del chewing – gum, granoturco soffiato e non, hamburger, fast – food (e che sarà mai ?), ah! questi vocaboli par- to della perfida Albione, e altri prefabbricati alimentari, fa sparire salumi, polente, paste e risotti. Niente arrosti lenti, ma rapide cotture. A questo proposito, in armonia con quanto dicevamo prima, ci viene in mente che anche il brodo di cappone, cibo povero e lungo da preparare, sta scom- parendo dai pranzi di Natale. E la selvaggina?” Vade retro Satana”. Per qualcuno viene vista come un qualcosa di vergognoso, un vizio che bisognerebbe nascondere; nella migliore delle ipotesi i degustatori di tali alimenti sono persone destinate all’obesità, all’arteriosclerosi e, visto che tutto sommato tale cibo viene innaffiato regolarmente dal vino, qualche volta anche alla cirrosi epatica. Per carità, anche se così sembra, non ci avventureremo in una stucchevole e comica lamentazione sulla cucina del buon tempo passato. Anzi, sul piano psicologico e affettivo, ma non sempre anche del gusto, conserviamo buoni ricordi di quel mondo contadino e dei suoi sforzi per utilizzare al massimo, con avarizia e povertà, il cibo (pensiamo al pane raffermo per il nostro pancotto, o allo stesso unito con gli scarti dei sapori dell’orto, nella “ ribollita toscana”, o nei nostrani “ casoncelli”, e alla “ polenta condita”) e tutto ciò che rimaneva nella credenza. C’è stata anche in noi una foga inconsapevole nell’azzannare con avidità certi prodotti “mangerecci”? Potrebbe essere, ma non dimentichiamo che la scomparsa dei piatti tradizionali di tutti i giorni e di quelli legati alle mense di Natale, di Pasqua e dei Santi Protettori è una piccola perdita di identità culturale, a tutto vantaggio purtroppo del progressivo imporsi dell’ottuso uomo tecnologico. 29 APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE Tiziano Ambrosi IL COMPORTAMENTO DEL CANE (prima parte) Il cane domestico (Canis familiaris) e il gatto domestico (Felis catus) sono i due animali da compagnia più diffusi in ambito famigliare. Sia il cane che il gatto appartengono all’ordine Carnivora, un gruppo noto per i suoi predatori aggressivi ed efficienti; ed è sorprendente che due specie carnivore di questo genere condividano oggi le nostre case in qualità di amati e rispettati animali di famiglia. Fatto sta che i legami che si sono venuti a creare tra l’uomo e il cane e tra l’uomo e il gatto sono in gran parte una conseguenza delle attitudini predatorie delle due specie. Mancano ancora le prove conclusive a dimostrazione del fatto che il lupo sia l’antenato del cane. Uno degli argomenti più efficaci a favore di questa ipotesi è che il lupo, come il cane e diversamente dal coyote e dallo sciacallo, è un animale altamente sociale. E’ probabile che i cani domestici si siano incrociati in più occasioni con diverse razze di lupi, e forse anche di sciacalli, e che ciò abbia determinato alcune delle variazioni che si osservano nelle moderne razze domestiche. L’enorme varietà delle razze canine si spiega in maniera ottimale accettando l’ipotesi che il cane sia stato domesticato in più occasioni e in varie parti del mondo a partire da diverse sottospecie di lupo. L’associazione tra uomo e lupo è molto antica e deve aver avuto inizio almeno 40.000 anni fa. Il cane fu probabilmente la prima specie animale ad essere domesticata, prima ancora del maiale, dell’anitra, della renna, della capra e della pecora. L’effettivo ruolo dei primi cani nelle società umane può soltanto essere ricostruito ipoteticamente. E’ molto probabile che essi abbiano avuto diverse destinazioni pratiche in diverse parti del mondo, a seconda dello stile di vita delle popolazioni. I cani potrebbero essere stati apprezzati come spazzini per tenere puliti i villaggi, come collaboratori nella caccia, come fonti di calore durante la notte e come guardiani. Lo sviluppo delle razze canine si è verificato molto precocemente. Dai ritrovamenti archeologici risulta che già nel quinto millennio a.C. esistevano popo- lazioni di cani preistorici tra loro diverse. Ma è solo da poco più di un secolo che si è acquisita una certa conoscenza dei meccanismi evolutivi e di quelli che regolano la trasmissione delle variazioni genetiche. E’ soltanto con la nascita delle esposizioni canine di carattere competitivo, e quindi con le necessità di stabilire degli standard morfologici, che le razze furono costrette entro precisi limiti di taglia, di conformazione e di colore che oggi siamo abituati a vedere. In Gran Bretagna, che già al tempo dei Romani era un centro di allevamento di cani, si tenne una delle prime esposizioni canine competitive: l’esposizione di Newcastle, del 1859, riservata alle sole razze pointer e setter. Come si è detto, il fattore principale che ha portato alla domesticazione del cane è stato il suo impiego pratico: il cane fu utilizzato nella caccia ma si rivelò adattabile a una grande varietà di altri impieghi nei quali si riflettevano le mutevoli esigenze dell’uomo primitivo. Le razze di tipo spitz sono distribuite in tutto il mondo, sono di costruzione robusta e spesso di carattere ostinato e indipendente; la loro adattabilità li rende tuttavia cani da lavoro versatili, che in passato hanno trovato specifico impiego nelle regioni bloccate dalla neve, dove si sono rivelati, e in qualche misura si rivelano tuttora, indispensabili animali da traino. Le moderne razze spitz comprendono numerose varietà di cani da slitta, i Samoiedo, i ChowChow e gli Elkhound. Il gruppo dei mastini, che annovera molti dei cani più pesanti, è sempre stato apprezzato per usi bellici, per guardia, nonché per quel tipo di caccia in cui i cani vengono addestrati a bloccare i selvatici di maggiori dimensioni, come nella caccia al leone. Il coraggio e l’indifferenza al dolore fecero la fama di quegli antichi cani, e le stesse qualità furono poi apprezzate nei loro discendenti, i cani da lotta e da combattimento contro i tori. Dal tempo dei Romani fino all’epoca in cui i combattimenti tra animali furono dichiarati fuori legge, questi cani sono stati protagonisti di crudeli spettacoli “sportivi”. Tra le moderne razze di mastini sono compresi gli Alani, i Boxer, i Cani di Terranova e i San Bernardo. una delle prestazioni più difficili che si possano pretendere da un cane. In aggiunta ai cani che cacciano sul terreno, alcune razze furono selezionate per infilarsi e cacciare sottoterra. Il Dachshund (Bassotto Tedesco) era una razza tanto piccola da poter penetrare nelle tane dei tassi e delle volpi, affrontare le prede e o spingerle in superficie, o bloccarle con abbai minacciosi, che segnalavano il luogo dove si poteva scavare per catturarle. La caccia sottoterra era la specialità delle originarie razze terrier, il cui nome deriva dalla parola latina terra. Sebbene lo scopo originario dei terrier fosse di cacciare sottoterra, col tempo si sviluppò una grande varietà di razze di diversa taglia. Le razze più grandi furono usate per cacciare in superficie, tra queste ad esempio il Fox Terrier, l’Aierdale Terrier e il Bedlington Terrier; razze più piccole, come il Manchester Terrier, furono utilizzate per dare la caccia agli animali dannosi; altri, come il Bull Terrier, furono allevati soprattutto per i combattimenti, in particolare contro i tori. Con l’invenzione delle armi da fuoco finì col non bastare più che i cani seguissero una pista, scovassero, bloccassero o atterrassero la preda. Si continuò ancora a chiedere loro di rintracciare la selvaggina, ma si pretese che, dopo averla individuata, si limitassero a segnalarne la posizione e a farla alzare in volo o uscire allo scoperto per met- terla a tiro dei fucili. Quando la portata dei fucili aumentò si pretese anche che i cani recuperassero la selvaggina colpita. Un consistente gruppo di razze, i gundogs (“cani da fucile”- razze da ferma, da cerca e da riporto), venne selezionato per soddisfare queste esigenze. Le razze pointer si specializzarono nel rintracciare le prede e indicarne la posizione bloccandosi a puntarle sul posto, cioè a fissare intensamente nella loro direzione(on point in inglese significa sul posto); le razze setter avevano lo stesso compito, ma indicavano la posizione della preda accucciandosi e rimanendo immobili una volta individuata la traccia odorosa (to set significa puntare, fissare). Le razze spaniel erano specializzate nel far alzare in volo le prede dai nascondigli; il denso pelame e la straordinaria energia consentiva loro di aprirsi la strada attraverso la vegetazione più fitta. Le razze retriever invece erano specializzate nel localizzare e riportare le prede abbattute. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna c’è tuttora la tendenza ad utilizzare un cane per cercare, puntare e alzare in volo i selvatici, e un secondo cane per recuperare i capi abbattuti. Nell’Europa continentale i cacciatori sportivi hanno cercato di selezionare cani più versatili, che potessero essere utilizzati in tutte le fasi della caccia. I Musterlander e i Weimeraner sono due razze da ferma di questo tipo. E.Traini Molti tipi diversi di cani da caccia furono allevati dagli antichi Egizi e dai Sumeri, mentre in Europa l’uomo neolitico utilizzava ancora asce di pietra. Questi cani, che rientrano nel gruppo dei moderni levrieri erano soprattutto cacciatori-a-vista utilizzati per catturare la selvaggina nei grandi spazi aperti; fin dal periodo della civiltà greca tuttavia cominciò ad essere allevata e utilizzata una grande varietà di cani da pista olfattiva. Tra i tipi razziali che cacciano a vista vi sono i cani più veloci in assoluto: da essi ci si aspetta che raggiungano e abbattano le prede in fuga entro distanze relativamente brevi. Esempi di razze moderne di questo tipo sono il Saluki, il Levriero Afgano, il Borzoi, il Greyhound; quest’ultimo è in assoluto il cane più veloce in piano, riuscendo a raggiungere i 57 km/h. I cani che cacciano a vista, quando perdono il contatto visivo con la selvaggina, tendono a perdere anche l’interesse. I cani da pista invece sono molto più ostinati durante la caccia, e non è necessario che siano molto veloci, visto che il loro obiettivo è di inseguire e stancare la preda; resistenza e buon naso sono per questi cani molto più importanti della velocità. Del gruppo dei cani da pista fanno parte il Foxhound, il Bassethound, il Beagle e l’Oteerhound, tutti dotati di un olfatto eccezionalmente sviluppato: al punto di poter seguire un odore trasportato dall’acqua, 31 Giovanni Locatelli L’uomo è un animale concepito per camminare, questo è il suo modo naturale di spostarsi e solo il suo ingegno gli ha poi permesso di escogitare tutta una serie di mezzi di locomozione via via più comodi e più rapidi, che oggi possono raggiungere mete ritenute sino a pochi anni fa fantascientifiche. E un domani saranno giudicati inadeguati i mezzi odierni. Ma l’uomo continuerà ad andare a piedi e solo così potrà osservare ed apprezzare la natura in cui è immerso e che la velocità dei mezzi di trasporto ci fa troppo spesso sorvolare, senza lasciarcela scoprire ed amare. Il piede, l’artefice del cammino, è una struttura architettonica e meccanica non sottovalutata dai fisiologi prima ancora che dagli ortopedici. Il camminare, la marcia (o fotting) già più impegnativa, la corsa (che ha nel jogging la sua più popolare espressione non competitiva) e il salto hanno tutti in comune questa base d’appoggio che assorbe energia e la restituisce nel rimbalzo. FISIOLOGIA DEL PASSO (Si realizza completamente a 7 anni, va rieducato dopo ogni tipo di zoppia o lesioni traumatiche dell’arto inferiore) 1) Il tallone tocca ed imprime il suolo. 2) Rotolamento sul margine esterno del piede. 3) Si stampa l’avampiede con le teste metatarsali e la base delle dita. 4) Si imprimono poi i polpastrelli delle dita (dall’esterno all’interno) 5) Tutto il peso si porta sull’alluce che si imprime staccando il piede dal suolo (l’impronta e’ massima nello spiccare il salto e la caduta avviene con forte pressione sul calcagno). È facile qui individuare i punti di maggior pressione e frizione cutanea del 32 CONSIDERAZIONI MEDICHE SUL TREKKING piede: per evitare vesciche da sforzo e callosità talora è sufficiente proteggerli con un preventivo cerottino medicato che assorbe bene lo struscio. Premesse fisiologiche Il cammino rappresenta una progressione non uniforme, ma armonica, in un ripetersi di fasi di diversa velocità che lo, l’energia cinetica è minima quando il baricentro del corpo (situato nel bacino) vi corrisponde e si incrementa man mano che questo precede il piede. Il piede si appiattisce sul suolo duro e uniforme (asfalto, selciato…) e si arcua sul terreno elastico (sterrato, sentiero…). Risponde alla durezza ed elasticità del punto d’appoggio, ma anche diversamente in relazione alla pendenza (gli alpinisti, per esempio, hanno un piede ben arcuato e che rimbalza bene per elasticità accumulata quando il peso del corpo in salita si porta innanzi al piede che si sopraeleva). Il cammino abitudinario su un certo tipo di suolo quindi modifica l’atteggiamento del piede sino a comportare deformazioni professionali (il piede piatto del cameriere fatica molto di più nell’adattarsi alla salita, al salto a alla corsa prolungata). Nella marcia, e ancor più nel salto, il piede che cade al suolo gravato dall’aumento di peso della caduta del corpo si deforma come una palla. Si ha nel contatto una dissipazione in calore di buona parte dell’energia muscolare, ma con un immagazzinamento di un buon 20% che verrà reso nel rimbalzo elastico successivo. Esattamente come una palla che appiattendosi per contatto al suolo ne schizza poi via con un rimbalzo da riacquisto della sua forma originale. L’elasticità del piede, e quindi del passo, è dovuta a due archi plantari: uno longitudinale dal tallone all’alluce, e uno trasversale a livello delle teste metacarpali, entrambi con volta superiore. Questo rappresenta la struttura a balestra di immagazzinamento potenziale d’energia da deformazione elastica. Viene resa nello stacco successivo del calcagno dal suolo. Tale deformazione e il rimbalzo successivo sono proporzionali all’accentuazione delle volte plantari, tanto più potenti quanto più evidenti. Hanno la massima espressione nella corsa di avvicinamento del saltatore che, per otteneE.Traini - 2 PER SAPERNE DI PIÙ realizzano il ciclo del passo, così difficile da apprendere che si può affermare che non sia sicuro se non quando il bambino è già sui sette anni. Nel passo si ritrova la periodicità del pendolo: il piede decelera quando il centro di gravità del corpo in movimento è arretrato rispetto al punto di appoggio al suo- re una maggior proiezione in alto, carica, per così dire, la molla del piede. LA CURA DEL PIEDE In ogni occasione di viaggio turistico, ma ancor più nel trekking, il piede, base d’appoggio forzatissima, va curato, tenuto pulito, protetto. Non bisogna mai affrontare le escursioni, che sovente contemplano il superamento di valichi e percorsi su sentieri quasi inesistenti, ma lunghi parecchi chilometri, senza una adeguata preparazione. Le scarpe dovranno essere collaudatissime; occorre avere stringhe e solette di ricambio. Come il resto del corpo, anche il piede perde forza, ma soprattutto diviene più vulnerabile alle flittene da sfregamento e alle infezioni: proteggere i punti arrossati con un cerotto medicato può prevenire lesioni serie ed è più efficace che intervenire sulla calzatura. Finita la marcia, dà notevole sollievo << far respirare >> i piedi; sottrarli al carico, detergerli con una salviettina impregnata di alcool o profumata, rinfrescarli ogni volta che si può, accudire le unghie senza scalzarle troppo, rimuovere ogni eventuale callosità e proteggere tale punto con un cerotto (il tiloma è un’ipercheratosi da frizione ed eccesso di carico topico). È poi da valutare ogni gonfiore, per il quale possono rendersi necessarie fasciature o cavigliere; in caso di distorsione, ricordarsi il principio dell’ICE : Immobilizzazione, Compressione, Elevazione. La sigla (Ice, in inglese = ghiaccio) richiama subito alla mente l’utilità dell’applicazione di ghiaccio (o di una fasciatura raggelante, che si trova in commercio e che non dovrebbe mai mancare nel kit di pronto soccorso dello zaino). soggiorno in montagna, rilievo riportato anche in uno scritto di Hemingway. La marcia forzata è un errore perché può portare: Sindrome di Carter (dal nome del presidente americano che ne soffrì), che consiste in affanno, obnubilamento psichico, marcia automatica sino al barcollamento e alla caduta per sfinimento (ricorda l’arrivo di Dorando Pietri). Può avere buon gioco nello scatenamento l’insufficiente apporto energetico e idro-salino, una sudorazione eccessiva e il calore climatico. Trattamento pratico Paziente sdraiato, somministrazione di liquidi freddi (thé o acqua con glucosio ed integratori salini disciolti ecc.) Crampi muscolari da deplezione salina, accumulo di acido lattico per prolungato metabolismo muscolare anerobico, insufficienza arteriosa. I crampi colpiscono soprattutto i polpacci con dolore lancinante a frustata e contrazione del muscolo gastrocnemio, che appare scolpito sotto la pelle. Trattamento pratico Riposo non da sdraiati o con le gambe sollevate (come viene spontaneo ai marciatori), ma seduti per favorire il deflusso di sangue alle gambe. La remissione del crampo può essere anche rapidamente ottenuta afferrando la pianta del piede con entrambe le mani e imprimendo all’ estremità una flessione dorsale. Niente impacchi freddi ma tiepidi e thé caldo ben zuccherato e con limone. Si tenga ben presente che il recupero dei depositi di glicogeno (dopo la glicogenolisi sollecitata dal metabolismo muscolare anaerobico) richiede qualche giorno e non poche ore. Frattura da marcia di ritirata; una frattura biossea spiroide, non di rado esposta per perforazione cutanea da risalita del moncone distale, provocata da estrema stanchezza con obnubilamento cerebrale. Descritta anche dai nostri alpini sul fronte russo, si ha per accasciamento in piede dell’individuo sfinito. Non di rado si verifica quando il suolo fangoso o la neve imprigionano il piede e il passo non è più sostenibile. Trattamento pratico Si impone l’immobilizzazione provvisoria il più precoce possibile, cercando, con la trazione sul calcagno, di ridurre la frattura, almeno col rientro del moncone perforante. La fasciatura contenitiva non può essere in alcun modo compressiva, per non compromettere ulteriormente il trofismo locale già precario. Bibliogr. Medico & turista G.Caprotti RESISTENZA ALLA MARCIA Il cammino, e la sua espressione forzata di marcia, non dipendono solo dalla situazione osteoarticolare del piede, ma anche e soprattutto dall’irrorazione delle masse muscolari, che risentono non solo dell’apporto di ossigeno e dalla rimozione degli scarti della combustione, ma anche del deficit energetico e di vari altri fattori (temperatura atmosferica, passaggio dalla fase aerobica alla fase anaerobica, mancanza di allenamento ecc.). Con un buon allenamento le prestazioni muscolari aumentano progressivamente la resistenza al cammino: banale, ma significativa è l’osservazione sull’apparente brevità delle distanze in città dopo un prolungato 33 ARMI E BALISTICA Sergio Facchini L'ARMA IDEALE PER IL CAMOSCIO S noranza di cacciatori appartiene alla prima schiera, siamo sinceri, mentre la stragrande maggioranza ingrossa le fila della seconda; i veri e grandi cacciatori di Camosci diventano sempre più rari purtroppo! I giovani che si avvicinano a questa caccia, appassionante come poche altre, spesso commettono errori grossolani nell'acquisto di armi, ottiche, attacchi e munizioni abbinandole a calibri che talvolta deludono le loro aspettative. Cerchiamo ora di analizzare sommariamente quello che l'industria armiera propone: CARABINE A RIPETIZIONE SEMPLICE MANUALE (BOLT ACTION) Sono le armi più diffuse, robuste, precise ed affidabili. Con canne inox e cal- 34 anche se la tendenza odierna è quella di offrire calibri tesi e potenti in armi sempre più leggere, cammino discutibile che conta detrattori e sostenitori per queste novità continue. I calibri adatti alla caccia al camoscio non sono poi molti come qualcuno potrebbe supporre; tra migliori possiamo ricordare il 6,5x68, il .270 Winchester, il 7mm. Remington Magnum, utilizzati ovunque come il 6,5x57, il 7x64 Brenneke ed i recenti .260 Remington, .25-06 Remington, 6,5x65 RWS, 7 mm.STW unitamente ai calibri Weatherby .240, .257, .270, 7mm. ed al raro ma micidiale 7x66 Super Express Vom Hofe. L'iper-teso 6,5x68 assieme al .257 ed al .270 Weatherby, secondo l'opinione di famosi cacciatori di camosci, a tutt'oggi sono pressoché insuperabili come tensione di traiettoria fino alle massime distanze di tiro (300 metri e dintorni). Un'arma di qualità in questi tre calibri rappresenta il top per chi sa tirare lontano e per coloro che vogliono imbracciare un'arma di altissime prestazioni balistiche. CARABINE MONOCOLPO BASCULANTI (KIPPLAUFBUCHSE) E.Traini - 3 enza dubbio la caccia al Camoscio è una delle più affascinanti attività venatorie che ha come scenario la meravigliosa bellezza delle nostre Alpi. Tutte le migliori qualità del cacciatore devono essere sfruttate in massimo grado perché scarpinare tra dirupi e canaloni in alta montagna per ore ed ore si rivela spesso come un'improba fatica, anche se condivisa col nostro amico accompagnatore. Se allo sforzo fisico notevole sommiamo la difficoltà di avvicinamento e le problematiche del tiro, otteniamo un quadro tutt'altro che semplice. Il terreno spesso è insidioso e, non consentendo appoggi fermi, complica notevolmente le possibilità di effettuare un tiro sicuro. I problemi da affrontare sono ovviamente numerosi a cominciare dalle distanze usuali alle quali il Camoscio si presenta. Nella maggioranza dei casi si tratta di lunghezze notevoli ed i famosi "200 metri", a cui ogni scrupoloso e responsabile cacciatore dovrebbe attenersi, costituiscono un'eventualità favorevole poco frequente. E' vero che in alcune occasioni il Camoscio ci si para davanti anche a distanze contenute (100150 metri), ma nel 90% dei casi il selvatico ci obbligherà ad effettuare colpi molto più lunghi di quelli che ognuno si augura all'inizio della giornata di caccia. I casi sono due: o possedete un fisico da "sherpa" nepalese e, carabina alla mano siete in grado, strisciando, di sgattaiolare tra rocce e burroni senza produrre alcun rumore infischiandovi delle vertigini e di avvicinare il vecchio solitario a tiro di doppietta sorprendendolo dall'alto come fa senza apparente difficoltà il mio amico Giovanni, oppure dovete sottostare alla necessità di avere tra le mani un'arma "super" per tensione di traiettoria ed ovviamente precisa. Oggi una sparuta mi- cio in materiale sintetico sono indistruttibili, ma mediamente si rivelano pesanti (anche 4,5 kg. con ottica) anche se alcune Case hanno in listino modelli leggeri ed ultraleggeri (Remington Mountain Rifle, Sako Finnlight, Weatherby Featherlight, ed altre) che costano qualcosa in più rispetto ai modelli base da cui derivano. E' doveroso ricordare però che le carabine alleggerite normalmente sono camerate in pochi calibri adatti alla caccia al camoscio, Indiscutibilmente sono le armi più belle, eleganti, leggere e ... costose! Si smontano in un batter d'occhio e si ripongono nello zaino. E' un'arma che fa riflettere in quanto si spara un colpo per volta senza possibilità di ricaricare velocemente, ma è un'arma per intenditori e bravi cacciatori che ben conoscono l'arte dell'avvicinamento. Non è certamente adatta a tiri molto lunghi con calibri spinti, ma contrariamente a diffuse credenze la Blaser e la Krieghoff camerano nei loro basculanti cartucce molto tese e potenti ovvero tutti i Magnum più diffusi. Che senso ha un basculante che pe- sa come o più di una carabina a otturatore? Nessuno all'infuori di quello estetico. Ma per queste armi si possono fare pazzie visti i costi, salvo poi rimpiangere la vecchia .270 Winchester dopo la prova di tiro al Poligono di Codogno! Molte volte in questo Poligono ho visto dei cacciatori strapparsi i capelli dopo alcune prove con kipplauf in calibri Magnum, tranne un valdostano che ricaricava certosinamente le sue munizioni. Meditiamo! Ricordiamoci comunque sempre che spendere poco per un basculante monocanna significa nella maggioranza dei casi buttare al vento i propri denari. Molti armaioli, vista la moda crescente di queste armi, assemblano dei kipplauf semplicemente mostruosi, qualitativamente parlando; costoro, non essendo eredi di una grande tradizione armiera e non possedendo un'approfondita esperienza nell'esecuzione meccanica delle armi basculanti, comprano canne rigate di mediocre qualità, utilizzano bascule di sovrapposti a canna liscia e saldano, badate bene, saldano i ramponi delle canne anziché ricavarli dal tubo grezzo della canna stessa!!! Le conseguenze sono scontate: fragilità della chiusure con possibilità di rotture dei ramponi, giochi incredibili tra ramponi e bascula che non consentiranno mai una buona precisione alle medie e lunghe distanze, anche con ricariche ad hoc. Inoltre dal punto di vista estetico sono veramente orribili, mentre la purezza di linee e la snellezza costruttiva dovrebbero essere cardini assoluti di queste armi. In altre parole non dobbiamo lasciarci abbindolare da prezzi troppo contenuti indirizzando invece la nostra scelta su kipplauf che offrano garanzia di qualità assoluta. Se le nostre disponibilità finanziarie sono modeste accantoniamo l'idea del basculante, arma che non ammette mediocrità di esecuzione, rivolgendoci ad altre tipologie di carabine economiche ed ugualmente valide. Ma se il nostro cuore batte forte impugnando un monocanna rigato seguiamo il vecchio adagio "chi più spende, meno spende" ed acquistiamo un kipplauf di scuola tedesca od austriaca. Sono loro, gli austriaci ed i tedeschi, che li hanno realizzati per primi e continuano a costruirli da oltre un secolo, bene ovviamente perché l'esperienza nel settore armiero, come tutti sanno, non si acquisisce in pochi anni, ma sono indispensabili generazioni di maestri archibugieri. Anche in casa nostra qualche armiere si è addentrato nel mondo del kipplauf; i risultati finora non sono del tutto esaltanti, dato che solamente tre o quattro possono essere paragonati a quelli austriaci o tedeschi. Togliamoci definitivamente dalla testa di comprare un basculante di grande qualità con tre o quattro milioni, generalmente costano molto di più e, dotati di ottima ottica con attacchi a piede di porco, l'unico ammissibile su queste armi, si raggiunge tranquillamente il costo di una Panda Fiat. I calibri classici per il kipplauf sono sempre stati quelli con collarino sporgente, contraddistinti quindi dalla lettera "R", tutti calibri tedeschi vecchiotti, ma sempre validi per il Camoscio; da otto generazioni fanno il loro dovere e nel tradizionalista mondo venatorio austro-tedesco non sono stati scalzati dai calibri recenti. Il 6,5x57R si comporta bene fino a distanze "umane", 200-220 metri per intenderci, oltre è meglio affidarsi a calibri più potenti come il 7x65R, calibro che riserva grandi soddisfazioni a chi sa ricaricare, oppure tesi come per-calibro unito ad un'ottica di gran nome, risulta sempre e sottolineo sempre molto impegnativo anche per un vero "manico". COMBINATI BASCULANTI (Bochbuchsflinte, Drilling, Bergstutzen) Le armi basculanti miste ad una o più canne lisce e/o rigate, pur non essendo nate specificatamente per la caccia al camoscio, possono svolgere un buon lavoro quando sono camerate in calibri abbastanza tesi. In generale vale il discorso globale fatto sui Kipplauf. Quelli validi costano cari e sono in pochi a costruirli ineccepibilmente sotto il punto di vista tecnico, meccanico e funzionale, anche se oggi il mercato offre un gran numero di armi miste a prezzi bassi, alquanto "sospettosi". Ciò non significa affatto che armi di basso costo sparino peggio di armi blasonate; resta comunque il fatto che piuttosto di utilizzare un combinato di nome con un'ottica tipo "cul de bicer", è assai meglio un'onesta arma dotata di un'ottica superlativa. Per i calibri vale il discorso dei kipplauf anche se bisogna affermare, senza tema di smentita, che i combinati basculanti non sono armi nate per tirare ai camosci a grande distanza. CARABINE MONOCOLPO A BLOCCO CADENTE il 6x62R Frères, non molto potente però, il 6,5x65R RWS od il 7x75R S.E.Vom Hofe che consentono tiri tesi prossimi ai 300 metri con palle di elevato coefficiente balistico (Nosler Ballistic Tip o Nosler Partition) con pesi minimi di 92 grani per i calibri inferiori e di 140-150 grani per i maggiori. Aumentando le prestazioni, di norma la precisione diminuisce e di ciò bisogna tenere conto perché un tiro su un Camoscio a trecento metri, anche con un su- Sono rare come le mosche bianche ed attualmente vengono prodotte unicamente dalla casa americana Ruger (modello "Number One") e dalla Browning (modelli "Hight e Low Wall"). Poche anni fa anche la Blaser aveva in listino un'arma con questo meccanismo di chiusura, ma visto lo scarso successo ne ha cessato la produzione. Ciò nonostante sono armi robuste come nessun'altra e di ottima precisione; l'unico handicap è il peso, notevole in ogni modello (da 3,7 a 4,3 kg.), che ad una certa età diventa insopportabile in quanto un arma del genere con un'ottica variabile luminosa ed un paio di attacchi seri sfiora i 5 kg.! OTTICHE PER TIRI LUNGHI Ci addentriamo ora in un discorso aperto alle più svariate interpretazioni. Chi non possiede globi oculari privi di zoom e senza messa a fuoco modello falcone pellegrino, deve arrangiarsi con quello che la Provvidenza gli ha elargito, quindi come quasi tutti i mortali deve affidarsi ad un cannocchiale di puntamen35 to che gli faciliti il compito nel migliore dei modi. Oggi, nella Babele del mercato delle ottiche, emergono i soliti cinque o sei produttori europei ed alcuni americani. Zeiss, Swarovski, Schmidt & Bender, Kahles, Hertel & Reuss, dei quali i primi tre fanno la parte del leone in Europa, mentre negli States comandano Leupold e Redfield. Sono tutti ottimi prodotti di eccezionali caratteristiche; la scelta parrebbe quindi difficile. Facciamo semplici ragionamenti e siamo sinceri con noi stessi. Con un cannocchiale a 6 ingrandimenti fissi si spara bene fino a 200-220 metri, oltre è dura. Se utilizziamo un 8x guadagneremo una cinquantina di metri e saremo in grado di effettuare tiri validi a 250-270 metri, oltre diventa rischioso. Con un 10x fisso spareremo bene a 300 metri, sempre che a caccia chiusa il nostro allenamento sia costante, cioè non si limiti a cinque colpi al Poligono prima dell'apertura pretendendo di abbattere il selvatico ai fatidici 300 metri, distanza alla quale talvolta ci vediamo costretti ad effettuare il tiro per un'infinita serie di cause (ostacoli insormontabili, terreno scoperto, occasioni uniche magari sul becco di una vita). Non raccontiamoci fandonie; tutti od almeno il 99,999% ha tentato prima o tenterà in futuro di colpire un grande solitario od un'indiavolata femmina sterile a grande o grandissima distanza. Un tentativo troppo rischioso è sempre da biasimare e porta inevitabilmente, qualora il camoscio venga colpito, ad "impanciare" il selvatico; questo è il matematico risultato quando usiamo piccoli calibri poco tesi dotati di scarsa energia residua a grande distanza e ci serviamo di un'ottica insufficiente (4x 6x). L'unico antidoto per queste occasioni scaturisce da un'arma camerata in un calibro teso o tesissimo dotata in un cannocchiale "marca leone" ed all'uso del telemetro (badate bene, ho usato il singolare; chi sa intendere, intenda!), senza il quale ogni tentativo per sparare bene e lontano cade nella nebbia del pressappoco. Oggi i cannocchiali di puntamento variabili sono strumenti perfetti, anche se più complessi dei fissi. Gli ingrandimenti giocano ovviamente un ruolo fondamentale, ma non bisogna esagerare. Un 2,5-10x48, un 3-10x42, un 4-12x50 così come un 3-9x36 od un 2,2-9x42 od un potentissimo 5-15x42 sono il massimo per la caccia al camoscio e costituiscono sempre una scelta valida. 36 PESO DELL'ARMA Quanti vecchi cacciatori arricceranno il naso leggendo queste note! Trent'anni fa in due o tre giornate la caccia era chiusa e sulle carabine cal..270 Winchester si montavano strumenti a 4x o 6x. Oggi invece, dalle mie parti si caccia quattro giorni a settimana per due mesi ed i camosci si sono fatti sempre più sospettosi e difficili da avvicinare, tanto che tirare a 150-200 metri è diventato quasi un ricordo della giovinezza! Il passaggio in massa ai calibri Magnum per molti è stato inevitabile; i vecchi "duri", quelli con garretti d'acciaio e mantici al posto dei polmoni, abbattono invece i loro camosci "con le gambe" e se ne infischiano bellamente dei calibri ipertesi e delle ottiche formato telescopio! Tot capita, tot sententiae! LUNGHEZZA DELLA CANNA I calibri magnum dovrebbero montare canne di almeno 65 cm. Con canne più corte le prestazioni diminuiscono sensibilmente: da 30 a 65 piedi di velocità per ogni pollice di riduzione rispetto alla lunghezza di 26 pollici (cm. 66). Significa che se usiamo una carabina con canna di 61 cm., cioè di due pollici più corta, la velocità di una nostra munizione, che con una canna di 66 cm. sviluppava una velocità alla bocca di 3375 piedi al secondo, si ridurrà da 60 piedi (30 piedix2) a 130 piedi (65 piedix2); la nuova velocità ridotta varierà da 3315 a 3245 piedi al secondo. Con i calibri magnum è assurdo scendere sotto i 60 cm. in quanto velocità residue ed energie diminuiscono troppo; infatti in Europa si preferisce restare sui 65 cm., misura ottimale per raggiungere le prestazioni standard dei singoli calibri. In sostanza, in alta montagna è cosa saggia che la nostra arma monti una canna lunga adeguata al calibro. Arma pesante, arma che tira bene; un tempo era un assioma condiviso da tutti i cacciatori di camosci. Decenni addietro eravamo abituati maggiormente alla fatica fisica ed un chilo in più o in meno era una sciocchezza, oggi invece si guarda ai 100 grammi. La carabina ovviamente dovrebbe essere leggera, tre chili o poco più; con attacchi, cannocchiale, cinghia e munizioni si raggiungono pur sempre i 3,73,8 kg., a patto che l'arma sia dotata di un cannocchiale di soli 330 grammi - variabile in lega d'alluminio 3-9x36 di recentissima produzione Swarovsky. I magnum leggeri purtroppo non sparano molto bene e quindi se puntiamo a grandi prestazioni dobbiamo assoggettarci ad un peso globale oltre i 4 kg, a meno che non diamo fiducia a due Case tedesche, Blaser e Krieghoff, produttrici di basculanti di qualità superiore anche in calibri magnum con canne di 65 cm. e bascula in acciaio, del peso di 2,7-2,9 kg, che portano il peso dell'arma con ottica a 3,4-3,5 kg. In Italia alcuni artigiani hanno in listino kipplauf pregevoli e finiti a regola d'arte dai prezzi molto...molto elevati. La qualità giustamente si paga, ma spesso non corrisponde a quanto sborsato. Jack O'Connor, famosissimo cacciatore delle Montagne Rocciose ed apprezzato editorialista di riviste "outdoor", ripeteva ai suoi emuli più giovani che la sua arma da caccia preferita era una carabina bolt-action con canna di 55 cm, ottica 2,5x o 4x fisso, attacchi fissi, calibro .270 Winchester, palla da 130 o 150 grani a seconda del selvatico. Passata la settantina da un bel pezzo cacciava ancora con successo le bighorn in Columbia Britannica. Il Dr. Marcel Couturier, zoologo ed autore dell'insuperata monografia "Le Chamois", classe 1897, a 50 anni abbattè il suo 500.mo camoscio. La sua attrezzatura era semplicissima: carabina Mannlicher Schoenauer Stutzen, canna cm.51, calibro 8x56 Mannlicher, ottica Zeiss 4x, munizioni da 200 grani. Non vorrei sembrare cinico, ma mettere un bel paio di pulci negli orecchi dei miei amici lettori, mi fa tutto sommato piacere. Il dubbio è lo stimolo di ogni riflessione ed aiuta sempre a progredire, anche in campo balistico-venatorio. PENSIERI SULLA CACCIA “Identikit” Fausto Mosca del cacciatore della tipica alpina Il cacciatore della tipica selvaggina montana, se caccia in solitudine è perché non ha trovato l’amico ideale. Se ne va di buon mattino e si porta in alta quota, la montagna è ormai diventata la sua dimora. Il suo passo è forse troppo svelto e cadenzato, al punto da non mollare mai; la sua passione è troppo forte ed è un vero amante dell’alpe e della sua fauna tipica. Rispetta la natura, la montagna e i suoi rivali cacciatori; è orgoglioso e fiero della sua caccia, dei suoi cani, ma rivorrebbe ancora più specialisti nel loro lavoro. Il suo fucile lo maneggia con prudenza e sa bene di non essere un infallibile tiratore, soprattutto dopo la fatica di una giornata di cammino in posti impervi, quando anche i riflessi si appannano e i colpi vanno a vuoto. Il suo zaino lo prepara con cura perché sa che gli imprevisti in montagna sono sempre troppi. Il suo mondo è lassù tra i monti, fra i larici e gli abeti, sempre in compagnia del suo cane che ormai gli assomiglia sempre più, ha preso il suo carattere ed entrambi sono determinati a cercare un vecchio gallo, o ancora più su, fra i pendii rocciosi alla ricerca della regina delle vette, dove l’incontro con brigata di cotorne o di pernici variabili gli riempie il cuore di gioia. Il cacciatore di montagna nel suo ambiente tipico sa anche soffrire, sfida le insidie del tempo, non teme le avversità atmosferiche, non rifiuta la fatica e si avventura tra i rovi e l’intrico dei rododendri, nel fitto degli ontaneti o tra i mughi, che ostacolano il passo e lo affaticano. Sa osare, ama il rischio; spesso la sua è una sfida con la montagna, la natura e con il selvati- co, sempre diffidente, furbo e imprevedibile, e la conquista di un solo nobile capo lo fa gioire e lo appaga di tutte le fatiche e i sacrifici compiuti, fisici e psichici. IL cacciatore di montagna non disdegna la mitica e fascinosa beccaccia, che lo attrae moltissimo e che va cercando, quando scende nel bosco, fra la ramaglia, dall’alba fino al calar del sole, quando è tempo di passo, e l’incontro con sua maestà la dama dei boschi è sempre sorprendente e misterioso, pieno di fascino. Al cacciatore di montagna piace l’inventiva, è creativo; egli ama esplorare tutte le montagne del suo comprensorio; mai due volte di seguito nello stesso posto, sarebbe troppo facile; lui la caccia la vuole difficile e impegnativa, imprevedibile, perché è un vero signore che sa onorare l’astuzia della sel- vaggina; è uno che sa distinguere al primo colpo d’occhio un giovane maschio da una femmina di forcello, è un raffinato specialista della caccia in montagna e della cinofilia, che vanno di pari passo; è un vero artista, perché sa trasformare in arte questa grande passione. È un abile cacciatore, amante del silenzio, della libertà e di tutte le sue montagne, un cacciatore sincero, che si complimenta sportivamente con il conduttore di un cane di talento, ben addestrato e meritevole di elogio; un complimento, se veramente sincero, riempie l’animo di felicità e soddisfazione. È un camminatore instancabile che ama la montagna, e lei, silenziosa e misteriosa, gli è sempre amica, lo fa spaziare con la mente e con la fantasia. Il suo spirito di osservazione e la stretta collaborazione con il suo eventuale compagno, il suo equilibrio e l’orgoglio, un senso spiccato per l’orientamento lo fanno protagonista del mondo della montagna, delle vette e della caccia praticata immerso in una natura vergine, incontaminata e sempre generosa. Questo grande cacciatore, eroe e re della montagna, con il suo fisico atletico e la sua passione esagerata è però umile, e sensibile allo stesso tempo, ma ha un carattere forte, a volte un po’ testardo. Quando torna a valle sta già pensando ad un ritorno lassù, in quei luoghi magici, per l’incontro con quel nobile selvatico di monte che oggi è stato più astuto di lui, e che lui forse domani incontrerà di nuovo. Pensa al suo cane e ad un’altra occasione, augurandosi che la fortuna gli sia amica per un’altra sfida, che forse quest’anno non ci sarà più. 37 INFORMAZIONI E SCADENZE Gruppo Conduttori Cani da Traccia Trofeo UNCZA 2002 “Natale Mismetti” Le preoccupazioni erano tante, a causa delle previsioni meteorologiche alla vigilia del 1° TROFEO U.N.C.Z.A. Natale Mismetti manifestazione per Conduttori di Cani da Traccia tenutasi il 19 Maggio 2002 nel Comune di Oltre il Colle – Zambla (BG). Il rischio di vedere vanificato il lavoro predisposto c’è stato, ma fino alla conclusione della prova qualcuno da lassù ci ha riservato un occhio di riguardo. Grazie Natale! Nella bellissima Conca dell’Alben di Oltre il Colle – Zambla, undici meravigliosi ausiliari, annoveriani e bavaresi, si propongono per una prova di lavoro che alla fine lì vedrà protagonisti di tracce, precedentemente predisposte e concluse con tenacia e caparbietà. All’unanimità i conduttori descrivono i percorsi molto selettivi, che mettono a dura prova lo stile di razza e di lavoro dei cani ed esaltano le doti atletiche dei conduttori. Le relazioni finali dei giudici delegati ENCI Albertini, Gatti, Colombi e Bernhart tengono con il fiato sospeso i concorrenti che per smaltire le tensioni passeggiano qua e là cercando di non pensarci troppo. Alle 15.45 dopo il classico temporale rompiscatole, avevamo organizzato la premiazione nell’arena di Oltre il Colle, tutti in sala Consiliare del Comune do38 ve, dopo l’intervento delle autorità presenti, si passa alla stesura della classifica finale che vede al primo posto, degno vincitore del prestigioso trofeo U.N.C.Z.A.: 1° AGOSTINO FANI da Arezzo con NEO (razza annoveriano) 2° GIUSEPPE MARAN da Ancona con BOSCO (razza annoveriano) 3° ERNESTO CERIBELLI da Sondrio con KIRA (razza annoveriano) Dopo una ricca premiazione le strette di mano si sprecano, i complimenti pure, ma i più sinceri vanno agli uomini dell’organizzazione che hanno dato grande disponibilità lavorando “dietro alle quinte” lasciando un segno indelebile nell’album delle prove di lavoro nazionale. Un ringraziamento particolare alle autorità intervenute, all’Assessore PISONI, all’Associazione AGRIPROMO che ci ha omaggiato di venti cesti contenenti prodotti caratteristici delle nostre valli. Grazie a tutti, ripetersi sarà dura, ma ci riproveremo già il 18 Maggio 2003 nello scenario della Val Taleggio. Voltiamo pagina, riapre la Caccia di Selezione agli Ungulati, il Gruppo Conduttori Cani da Traccia della nostra Provincia mette a disposizione dei Cacciatori 10 Conduttori con 10 Cani abilitati al lavoro di recupero. Dopo qualche anno di continua divul- (Elena Traini) gazioni del sistema etico comportamentale da tenersi dopo lo sparo, ci aspettiamo una crescita delle chiamate al fine di ottimizzare il servizio che la Stazione di Recupero della nostra Provincia è in grado di fornire a chi ne necessita rammentando di contattare il sottoscritto allo 035/645446 – 348/8121109. Diego Vassalli GRUPPO ACCOMPAGNATORI Centro di verifica Per quanto riguarda gli impegni degli accompagnatori abilitati alla verifica dei capi prelevati, dopo avere sentito le loro disponibilità, sono stati definiti gli impegni individuali. Non serve ricordare agli amici cacciatori l’impegno che questi Accompagnatori devono assolvere e la responsabilità che hanno, nei confronti dei cacciatori ma anche degli organismi superiori di controllo, e lo spirito di servizio con cui assolvono questo impegno. Si tratta di mettere a disposizione del Comprensorio, per il suo corretto ed efficiente funzionamento, una sera tutte le settimane per ben 4 mesi, da metà agosto a metà dicembre. Questo prezioso servizio è stato svolto, in questi anni, con notevole professionalità e serietà, ed è nota a tutti la competenza e la disponibilità con cui l’impegno viene assolto. Un grazie anticipato anche a nome di tutti i Cacciatori, e buon lavoro. Lunedì Begnis Milo Migliorini Giovanni Boffelli Teofano Mercoledì Locatelli Paolo Valtulini Osvaldo Ruffinoni Marino Giovedì Bonetti Gianantonio Vitali Massimo Arioli Luca Sabato Egman Valter Galizzi Flavio Rosa Giancarlo Gervasoni Antonio Domenica Capitanio Luigi Calvi Bruno Midali G. Bono Gervasoni Fernando Gli altri due nuovi abilitati al servizio di verifica per i Capriolo, Bianchi Valeriano e Bianchi Martino, e Vassalli Diego per il Capriolo e il Camoscio, verranno assegnati in seguito secondo le loro disponibilità. Si ricorda che il centro di verifica rimarrà aperto in orari differenziati: • per il primo periodo estivo di caccia, al capriolo maschio e al kitz, dal 17 agosto al 15 settemre, dalle ore 20.30 alle 21.30 • per il secondo periodo autunnale di caccia, al camoscio, dal 16 settemre al 14 novembre • al completamento del piano del capriolo, dal 9 novembre all’8 dicembre, dalle ore 19 alle ore 20. A tutti gli amici cacciatori di ungulati, un caloroso Weidmannsheil! Luca Arioli I CACCIATORI NELLA VESTE DI INSEGNANTI alla festa degli alberi A San Giovanni Bianco il 20 aprile scorso, si è effettuata la festa degli alberi con gli alunni delle classi 4e elementari della locale scuola organizzata dal circolo F.I.D.C. “PREALPI” La manifestazione rappresenta un’occasione diversa per avvicinare i ragazzi alle problematiche ambientali ed accrescere le loro conoscenze nei confronti della fauna e della flora, con particolare riferimento alle varie attività biologiche delle piante ed ai sistemi di sfruttamento e tutela del patrimonio boschivo. Gli alunni coadiuvati dai cacciatori, hanno provveduto alla messa a dimora di alberi per lo più appartenenti ad essenze particolarmente gradite all’avifauna. Teatro dell’iniziativa come ogni anno è stata la zona di addestramento cani Valgrande, dove i ragazzi hanno potuto avvicinare la selvaggina custodita presso le strutture di ambientamento. Di seguito, riportiamo tre lavori svolti in classe dagli alunni che riteniamo i più significativi. GIULIA classe 4a A Sabato 20 aprile noi delle classi quar- te siamo andati alla festa degli alberi. Al mattino appena suonata la campanella siamo partiti per andare a Cornalita. Però noi per accorciare un po’ la strada siamo andati in pulmino. Arrivati con il pulmino ci siamo avviati su un comodo sentiero che ci ha portati alla località Forcella. A quella baita appena arrivati ci siamo riposati perché tutti eravamo stanchi morti. Dopo un paio di minuti mi ero accorta che alcune persone molto gentili ci hanno accolti molto volentieri. Subito un signore con buon cuore ci ha offerto un bicchiere di acqua fresca. Un signore, Aurelio, soprannominato GIGANTE BUONO ci ha fatto vedere i camosci dal suo cannocchiale e col suo binocolo. Era un signore di buon cuore come mio nonno Battista che ora è morto. La spiegazione sulle piante per me è stata un po’ noiosa, ma non affatto lunga. Alle 10.00 abbiamo piantato IL FRASSINO e il SORBO. Il mio gruppo, composto da Fabio, Davide, Alessandra, Beatrice ed io, ha piantato il frassino. Io ho promesso che andrò ancora a trovare il mio alberello chiamato LEMON. Abbiamo giocato, saltato e ci siamo divertiti soprattutto a vedere i cani da ferma che facevano volare le quaglie. La dimostrazione cinofila è stata bellissima. Al ritorno i cacciatori (che invece di cacciatori mi parevano GUARDIE FORESTALI) ci hanno fatto vedere la loro pozza artificiale che hanno creato per le rane e i girini. Si vede!! Queste persone sono amanti della natura con tutto il loro cuore. MARICA classe 4a A Sabato noi bambini delle quarte siamo andati alla festa degli alberi con dei cacciatori, a Forcella, sopra Cornalita. Siamo arrivati a Cornalita in pullman, giocando e scherzando; abbiamo dovuto fare venti minuti di strada a piedi, sembrava tanto perché noi correvamo e ci stancavamo. Finalmente siamo arrivati a destinazione dove ci attendevano otto signori. La nostra maestra Valeria ha portato il suo cane, era bellissimo, sembrava un peluche: era morbido, di colore 39 INFORMAZIONI E SCADENZE marrone ed era molto spaventato. Tra gli otto uomini, c’era un gigante buono,Aurelio, che ci ha fatto guardare i cervi col binocolo. Dopo varie spiegazioni sugli alberi, ci hanno diviso in gruppi e ci hanno fatto piantare un albero; io ero in gruppo con Andrea, Cinzia, Linda, Deborah, Alex, Sofia e Alice. Abbiamo piantato tre sorbi e insieme abbiamo deciso il nome: Torre di Pisa, Pirellone e Torre Gemella, perché gli alberi erano molto alti. Verso le 10 ci hanno dato la merenda: era buonissi-ma. Abbiamo visitato la pozza delle rane, piena di girini; quando un girino nasceva e diventava rana, lì deponeva le uova. Verso le 10 e mezzo abbiamo cantato e recitato poesie: siamo stati bravissimi. Era bellissimo correre su un prato grande dove c’erano fiori e tanta erba che se cadevi non ti facevi male. Che bella la festa degli alberi! Abbiamo visto i cani da ferma, erano intelligentissimi, capivano subito i comandi del padrone; finalmente ho capito che i cacciatori non sono cattivi che uccidono solo animali; nello stesso tempo li proteggono tenendo pulito l’ambiente e costruendo reti alte, senza tetto per far sì che gli uccelli vengano protetti dalle faine o da altri animali. I signori sono stati molto gentili e, non è tutto, ci hanno regalato dei fascicoli in cui è scritta la vita di un albero. Questa avventura è stata divertentissima. SOFIA classe 4a A Riguardando le pagine del manuale che ci hanno regalato mi viene voglia 40 di raccontarvi come sabato abbiamo passato la nostra meravigliosa festa degli alberi e ricordo anche le buone maniere e la cordialità con le quali i cacciatori ci hanno accolto. Naturalmente noi da bravi bambini abbiamo ricambiato con la stessa gentilezza animando la festa con balli, canti e giochi. Quella mattina ero veramente entusiasta di poter andare a fare una bella passeggiata all’aria aperta con tutti i miei amici. La fortuna ci aveva assistito! Quella notte aveva piovuto molto forte, eppure l’erba dei sentieri era asciutta e per terra non c’era neanche un po’ di fango. Ci eravamo diretti alla località Forcella, grazie ad un pulmino che si era fermato per colpa del sentiero troppo ripido e sassoso, così noi avevamo proseguito a piedi. Nel salire verso la baita dei cacciatori eravamo avvolti dalla natura e tutto era bello: i fiori colorati, gli alberi ombrosi e la fresca brezza che soffiava. Il sentiero era faticoso, ma quando siamo arrivati ci siamo riposati. Subito dopo aver preso fiato il signor Giambi ci ha spiegato le varie particolarità digli alberi, insomma ci ha fatto un po’ da maestro. Era giunto il momento più atteso: si piantavano gli alberi. I cacciatori ci hanno aiutato a piantarli e abbiamo scelto un nome per ogni albero. Tutti avevamo una gran fame e così ci siamo dedicati alla merenda. In seguito i cacciatori ci hanno fatto una dimostrazione cinofila. I cani dovevano stanare un volatile. È stato molto bello vedere starne e quaglie svolazzare in gabbia alla nostra vista e come dessert abbiamo visto la pozza dei girini, piena di uova. Nel ritorno abbiamo anche tenuto al guinzaglio i cani da caccia. Mi stavo dimenticando di dirvi che abbiamo anche visto i camosci col binocolo. Beh, voglio dirvi che se uno è un cacciatore non vuol dire che uccida, anzi ama la natura e la protegge. Spero che la lezione di oggi vi sia bastata, alla prossima! Ritengo sia inutile aggiungere altri commenti perché le frasi sopra scritte ci ripagano di tutti gli sforzi e dei sacrifici che, con grandi difficoltà, da anni stiamo portando avanti. La strada intrapresa sin dalla nostra costituzioni inizia a dare i primi frutti. Vorrei, approfittando di questo spazio, ringraziare tutte le persone che ci aiutano nelle iniziative che il nostro circolo propone. Renato Baldaccini PROVA DI LAVORO PER CANI SEGUGI Nei giorni 17/18/e 19 maggio, si sono svolte nel comune di Taleggio le prove di lavoro per cani da seguita, con giornate meteorologiche favorevoli e in un ambiente montano stupendo. La prova finale ECCELLENTE si è svolta sabato 25 maggio, a conclusione della festa nazionale della Pro Segugio, patrocinata da tutte le Associazioni venatorie e organizzata dalla Sips di Bergamo. Grande soddisfazione vi è stata tra i cacciatori di Taleggio e Vedeseta per aver ospitato i partecipanti e per aver contribuito al successo dell’iniziativa. Sabato 25, al termine della gara, i concorrenti si sono ritrovati per un incontro conviviale, al quale erano presenti il sindaco di Taleggio, sig. Pietro Milesi, il sindaco di Vedeseta sig. Arrigo Arrigoni, il cons, regionale Pietro Macconi, l’assessore provinciale alla caccia Luigi Pisoni, il presidente prov. CPA Enrico Bonzi e il presidente nazionale della ProSegugio Giancarlo Bosio. Il sindaco di Taleggio, che è anche segretario della sez. cacciatori, ha espresso soddisfazione sia per le prove che per l’impegno da parte del pres. Bosio ad organizzare per il prossimo anno una gara nazionale in onore dello scomparso compaesano Battista Pesenti Gritti, primo allevatore di segugi in Val Taleggio e tra i soci fondatori della ProSegugio. Ha poi ringraziato il corpo di Polizia provinciale per l’impegno, così come i collaboratori Roberto Traina, Sergio Locatelli, Franco Milesi e Diego Arrigoni. Il pres. prov. CPA Enrico Bonzi ha dimostrato la sua piena soddisfazione, sia come segugista che come responsabile dell’Associazione, per le prove, che si sono svolte anche in altri comuni della provincia, dimostrando le notevoli capacità dei cani da seguita, e ha ringraziato tutti, partecipanti e organizzatori. Anche il prossimo anno vedrà la valle Taleggio come sede di una importante prova di lavoro per cani segugi, alla quale ci auguriamo aderiscano molti, sia come cacciatori che come semplici spettatori. NARIE SPIGOLATURE CULI AMNIK i PETER di K d ra ie n a m DAINO alla vane meglio se gio no ai d i d é rr el ca tagliarlo a Prendere un b i),disossarlo e m m ra g ilo ch rosso (un (almeno due ciarlo nel vino as L . e ss e sp pepe in fette piuttosto ) con alloro, ile b lia ig ns co e perto. Merlot sarebb settimana, co a un r e p , lio a pentola grani e ag , mettere in un re e d ce ro p i d a fettine Al momento lardo tagliato e ro ur b i d o ezz larga un bel p . za an daino bene in abbond i aggiungere il nd ui q , o tt tu il rugne secSoffriggere ezzo etto di p m re e ng iu g corsgocciolato, ag di vino rosso re ie ch ic b un te, ella marinata, che snocciola ando quello d zz ili ut n no , nnella in poso nuovo il tutto con ca re ra e lv o sp i salare. Quind e cotpolvere. uti e, verso fin in m i d na ci ie ad aio di farina Cuocere per un con un cucchi o tt tu il e ar l’abbiamo tura, amalgam ci dire, noi te e ap S . ta ben stempera ro squisito. trovato davve CERCO / OFFRO CERCO Mannlicher Schoenauer calibro 8x68S tel. 335 5263371 OFFRO Binocolo Laika 7x42 co me nuovo tel. 335 5263371 OFFRO Carabina Zanardini basc ulante, perfetta calibro 6,5x57R tel. 335 5263371 OFFRO Cuccioli Golden Retrive r, alta genealogia pedigree tel. 340 8615234 41 L’ANGOLO DELLA POESIA ÖNA RONDÈNA Ü Dé, ò Ülit trà i fis in Erbia a ‘ddì a oselà chi pöcc… A m’so metìt en de goiòf de braghe ü chisciölì, e sö… Elò al prat dol Bonì sentìt de us… ü cotobòe… Sö ‘n chèl casì a l’ga parìa sö e spirecc… Sò curìt söbet a salcc en cema al pardelì, e e ò ciamacc… E m’à gna respondìt. Arde a la ret… L’è ‘n tèra; gna ü gré d’mèi ‘n de cassetì, e piö negòt da biv en de bearöi… E de chi pòer osèi xé bu ca m’ ghìa töt fò… plö gna öna pèna, e tat per viga elò ergòta d’viv e ìa metìt en gàbia öna rondèna! Giuseppe Bonandrini (1924) S. Torriani COMPRENSORIO VENATOTRIO ALPINO VALLE BREMBANA Piergiacomo Oberti - Presidente Diego Bonaldi - Direttore Luca Arioli - Rappresentante dell’Associazione ECO CLUB Valentino Paleni - Rappresentante nominato dalla Comunità Monta na Lino Ceruti - Rappresentante nominato dalla Provincia Roberto Regazzoni - Rappresentante del C.A.I. Sperandio Colombo - Rappresentante della Coldiretti Antonio Locatelli - Rappresentante della Coldiretti Flaminio Locatelli - Rappresentante della Coldiretti Angelo Bonzi - Rappresentante dei Cacciatori COMMISSIONI Avifauna tipica alpina - Ungulati Lepre - Capanno Stanziale ripopolabile - Territorio Ambiente SEDE Piazza Brembana (BG) - Piazzetta Alpini tel./fax 034582565 - e-mail: [email protected] Segretaria: Alba Rossi Orari di apertura: Merc. – Giov. – Ven.: 9/12.30 - 14/17.30 - Sabato: 9/12.30 *************************************************************** Assessorato Provincia Via San Giorgio - tel. 035387700 Assessore Sett. Caccia e Pesca - Dott. Luigi Pisoni Ufficio Tecnico Caccia e Pesca Dirigente - Franco Casari Collaboratori - Giacomo Moroni - Alberto Testa Servizio di Vigilanza Provinciale Responsabile - Gian Battista Albani Rocchetti Collaboratori - Bruno Boffelli, Cristiano Baroni, Gerardo Cattaneo. SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ Pronto Soccorso Sanitario- Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111 Soccorso Alpino CAI - Elisoccorso: Clusone, Tel. 034623123 Pronto Soccorso Veterinario - BG - Via Corridoni 91: Tel. 035362919 Emergenza Sanitaria: Tel. 118 Vigili del fuoco: Tel. 115 Nik Edel SAN GIOVANNI BIANCO 21 - 22 - 23 - 24 - 25 AGOSTO 2002