disponibile - comprensorio alpino valle brembana

Transcript

disponibile - comprensorio alpino valle brembana
Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico - ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Spedizione in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Bergamo
Agosto 2002
Anno VI - n° 16
r
per
i Com o Spec
ia
p
Valle di Valle rensori le
Al
B
Seri
ana remban pini
e Va
a
lle B ,
orle
zza
Num
e
SOMMARIO
EDITORIALE
Periodico di cultura venatoria
e gestione faunistico ambientale
del Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
Direttore Responsabile
Piergiacomo Oberti
Coordinatori
Flavio Galizzi, Elena Traini
Redazione
Domenico Belotti
Diego Bonaldi
Luigi Capitanio
Flavio Galizzi
Elena Traini
Il Comitato di Gestione
Attualità
Le novità della nuova legge r egionale
8
Commissioni di lavoro
Avifauna tipica alpina
Ungulati
Capanno
Lepre
Stanziale - Ripopolabile
LE SCHEIBE DI ROMEO GOZZI
Elena Traini
13
I dati sul prelievo della tipica dal 1988 al 2001
Ivano Artuso
14
La relazione del Presidente della Commissione Ungulati
Luigi Capitanio
18
Rarissimo caso di “feto mummificato” in una capriola
Alessandra Gaffuri
25
Gli Ungulati e il territorio bergamasco
Luca Pellicioli
27
Le ragioni di un impegno etico-culturale
Domenico Belotti
28
Divagazioni tra riti e tradizioni
Domenico Belotti
29
Hanno collaborato
Tiziano Ambrosi, Luca Arioli,
Ivano Artuso, Renato Baldaccini,
Domenico Belotti, Diego Bonaldi,
Felicino Camozzi,Luigi Capitanio,
Atos Curti, Sergio Facchini,
Alessandra Gaffuri, Flavio Galizzi,
Giovanni Locatelli, Gianfranco Milesi,
Fausto Mosca, Piergiacomo Oberti,
Luca Pellicioli, Michele Pesenti,
Elena Traini, Diego Vassalli,
il Comitato di Gestione.
RASSEGNA DEI TROFEI 2002
Editore
Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
Registrazione presso il Tribunale di
Bergamo, n°29 del 16/07/97
Rivista dei Soci
del Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
La rivista si avvale della collaborazione di tutti i Soci,
con scritti e materiale grafico e fotografico, senza
impegni da parte della Redazione, che si riserva di
vagliare ed eventualmente modificare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La
riproduzione anche parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione.
In copertina: “Marmotte”
Acquarello di Nick Edel
2
10
11
12
12
12
Gestione e cultura venatoria
PROGETTO GALLIFORMI
Fotocomposizione e Stampa
Ferrari Grafiche - Clusone
4
Lettere
Grafica, impaginazione
Ferrari Grafiche
Direzione e Redazione
Piazza Brembana (BG)
Piazzetta Alpini
Tel-Fax :034582565
e-mail:[email protected]
3
PRESENZA DI CLAMIDIA IN FETO MUMMIFICATO
IL CONVEGNO DI CENE
CHE COSA È LA CACCIA?
IL CIBO RITUALE
Rubriche
Appunti di biologia animale
Il comportamento del cane (prima parte)
Tiziano Ambrosi
Per saperne di più
Considerazioni mediche sul trekking
Giovanni Locatelli
Armi e balistica
L’arma ideale per il Camoscio
30
32
Sergio Facchini
34
“Identikit” del cacciatore della tipica alpina
37
La Redazione
38
La Redazione
41
La Redazione
41
Pensieri sulla caccia
Informazioni e scadenze
Spigolature culinarie
Cerco Offro
L’ Angolo della Poesia
Öna Rondèna
Giuseppe Bonandrini
42
CONTROLLO DEI “NOCIVI”, QUALCOSA SI MUOVE
’esigenza di contenere l’eccessiva espansione di alcune specie di fauna selvatica, e limitare il randagismo di animali domestici semiinselvatichiti, è da sempre molto sentita, non solo tra gli
addetti alla gestione venatoria, ma anche all’interno del
settore agricolo per i danni causati alle coltivazioni.
Da anni si nota una costante proliferazione di piccioni
torraioli e nutrie in pianura, di corvidi e volpi ovunque, favoriti da una serie di cause comuni sia in montagna che
in pianura.
La mancanza di predatori naturali in grado di contrastare questa proliferazione, la frequentazione di aree
urbane e nelle immediate vicinanze dei centri abitati e
delle strade, l’innata capacità elusiva e di allertamento
di queste specie, consentono loro di sottrarsi facilmente alla cattura nei periodi e nei modi previsti durante la normale attività venatoria.
La necessità di portare a minori consistenze queste
specie va a beneficio principalmente delle produzioni
agricole, della salute pubblica e animale, e di tutta quella selvaggina che viene sistematicamente predata fin
dall’inizio del proprio ciclo riproduttivo. Uova e piccoli
rappresentano, specialmente per volpi e corvidi, una
soddisfazione alimentare molto ghiotta e facile da raggiungere, con gravi ripercussioni su tutta la fauna stanziale che già patisce e mal si adatta alla trasformazione
ambientale dei territorio dove abitualmente vive e si riproduce.
Gli interventi di depopolamento previsti dalla vecchia
normativa regionale non hanno portato a risultati significativi, probabilmente perché il numero dei soggetti
preposti si è dimostrato troppo esiguo e non uniformemente distribuito sul territorio provinciale.
Di recente la Regione ha esteso la possibilità di controllo anche ad una nuova figura, definita generalmente “operatore”
purché in possesso di apposita autorizzazione provinciale conseguita attraverso specifici corsi di preparazione e sotto la regia delle guardie
venatorie provinciali, che predispongono il piano di intervento anche al di fuori dei territori destinati alla caccia programmata.
L’operatore, sostanzialmente, si
identifica con il cacciatore che,
L
volontariamente e gratuitamente si mette a disposizione
delle istituzioni per svolgere un servizio di pubblica utilità, pertanto la sua azione non si configura come attività
venatoria, anche se di fronte ad azioni non consentite
sarà passibile delle sanzioni penali, amministrative ed accessorie previste dalla legge sulla caccia.
Alla nostra Provincia va il merito di aver recepito tempestivamente questa opportunità introdotta dalla legge regionale. La partecipazione ai corsi preparatori è stata elevata, con oltre cento aspiranti nel nostro Comprensorio,
a dimostrazione della grande disponibilità che può dare la
“nostra categoria” per ripristinare gli equilibri naturali che
regolano la convivenza di specie diverse.
In occasione dell’imminente avvio della nuova stagione venatoria,
a nome del Comitato,
della Redazione, auguro a tutti i Cacciatori un caloroso “in bocca al lupo!”
Piergiacomo Oberti
S. Torriani
3
CAPANNI
LE NOVITA’ DELLA NUOVA
LEGGE REGIONALE
Ci eravamo lasciati, nell’ultimo numero del nostro periodico, con la
speranza, non del tutto vaga, che le
modifiche alla L.R. 26/93 potessero
venire approvate e rese esecutive in
tempo ragionevole.
Ebbene, le nostre speranze non sono
state disattese e ci troviamo ora di
fronte ad uno strumento legislativo
approvato ed andato in vigore il 25
Maggio 2002 che, per quanto riguarda soprattutto la nostra forma di
caccia, ha apportato diverse modifiche e integrazioni sicuramente positive.
Fermi restando gli altri articoli della
suddetta Legge Regionale, andiamo
a vedere per esteso il contenuto degli stessi che ci riguardano più da vicino come capannisti.
Art. 7 – Prelievo di richiami vivi
• Comma 2. Le Province si avvalgono
per la gestione di ciascun impianto di
cattura, di un gestore qualificato e valutato idoneo dall’I.N.F.S.; il gestore
può avvalersi di collaboratori.
Allegato D all’art. 7 disposizioni e modalità per il prelievo
e la cattura dei richiami vivi.
• Comma 10. L’attività di cessione
dei richiami è gratuita ed avviene o
presso l’impianto o in centri di distribuzione individuati dalle province che
determineranno altresì gli orari d’apertura al pubblico e le modalità di
fruizione. Ogni anno potranno essere ceduti e trascritti nell’apposito tesserino non più di due esemplari per
ogni singola specie per cacciatore,
da appostamento fisso o temporaneo, fermo restando che la sostituzione del richiamo di cattura avverrà
solo dietro presentazione del richiamo morto da sostituire.
• Comma 11. Per la gestione di ogni
singolo impianto, la provincia si avvale di un gestore, valutato idoneo
dall’I.N.F.S., il quale gestore, sotto
sua stretta responsabilità, può avvalersi di collaboratori, anche con funzioni ausiliarie. (anche se non in possesso di abilitazione).
Art. 22 – Esercizio dell’attività
venatoria – tesserino
4
• Comma 1. L’esercizio venatorio è
disciplinato dall’art. 12 della legge n.
157/92 sul territorio individuato dall’art. 13 della presente legge come
ammissibile all’esercizio venatorio; ai
sensi della presente legge non sono
considerate esercizio dell’attività venatoria l’attività di allevamento e l’esposizione dei richiami vivi, di cattura o di allevamento, anche al di fuori
dei periodi, giornate e orari di caccia.
• Comma 7. Il numero di capi di selvaggina migratoria abbattuti va annotato sul tesserino, in modo indelebile, al termine dell’attività giornaliera di caccia e comunque sul posto
di caccia.
Art. 23 – Mezzi, attrezzi ed ausili per l’esercizio dell’attività
venatoria
• Comma 5. Il cacciatore nell’esercizio dell’attività venatoria è autorizzato a portare, oltre ai cani ed alle
armi consentite, gli utensili da punta
e da taglio atti alle esigenze venatorie; ad usare richiami vivi di cattura
secondo le quantità previste dalla legge 157/92 e richiami vivi di allevamento in voliere, corridore, palloni o
similari e in gabbie (senza limiti di numero); ad usare fischi e richiami a
bocca o manuali; ad impiegare stampi di legno, plastica o altro materiale
riproducenti specie cacciabili e non,
soggetti imbalsamati delle specie cacciabili, nonché richiami non acustici
a funzionamento meccanico.
Art. 25 – Esercizio venatorio
da appostamento fisso e temporaneo.
• Comma 2. Fermi restando i divieti
di cui all’art. 43, comma 1, lettera f, e
quanto previsto dal comma 8, gli appostamenti fissi non possono essere
ricavati da immobili, fabbricati, e stabili adibiti ad abitazione od a posto di
lavoro, o essere collocati a meno di
100 m. dagli stessi, fatto eccezione
per i fabbricati rurali; ai fini dell’applicazione della distanza minima di 100
m. non sono altresì considerati immobili, fabbricati e stabili adibiti ad
abitazione quelli a carattere rurale destinati durante l’effettivo esercizio ve-
Art. 33 – Criteri e modalità d’iscrizione (ATC o CA)
• Comma 3. Il cacciatore che sia titolare dell’autorizzazione alla costituzione di un appostamento fisso di
caccia con uso di richiami vivi, ha diritto di essere iscritto all’ambito o al
comprensorio in cui è compreso l’appostamento; è fatto salvo il diritto per
ogni cacciatore che abbia effettuato
l’opzione per la caccia in via esclusiva da appostamento fisso di cui al-
della deroga, dei mezzi, degli impianti
e dei modi di cattura o di prelievo autorizzati, delle condizioni di rischio e
delle circostanze di tempo e di luogo in cui la deroga stessa può essere attuata e dei controlli che saranno effettuati, previo parere
dell’I.N.F.S.
Art. 43 – Divieti
• Comma 1. A norma dell’art. 21 della L. 157/92 è vietato a chiunque
Lett. g - il trasporto, all’interno dei
centri abitati e delle altre zone ove è vietata
l’attività venatoria ovvero a bordo di veicoli di qualunque genere e comunque nei
giorni non consentiti
per l’esercizio venatorio dalle leggi nazionali e dalle disposizioni della presente
legge, di armi da sparo per uso venatorio
che non siano scariche e in custodia, tale divieto non si applica, fuori dai centri
abitati, per il trasferimento di cacciatori
con armi scariche,
unicamente nei giorni consentiti alla caccia, per brevi tratti di
attraversamento di
strade e ferrovie, fermo restando che
il percorso di andata e ritorno dall’appostamento fisso di caccia va effettuato comunque con il fucile scarico;
Lett. m – cacciare su terreni coperti
in tutto o nella maggior parte di neve
e nei piccoli specchi di acqua circostanti, salvo che nella zona faunistica
delle Alpi e nei territori, delle comunità montane sentito l’I.N.F.S., e su
terreni pregiudicati da incendio per
un minimo di due anni.
• Comma 5. fermi restando i divieti di
cui all’art. 5, comma 9, e all’art. 21
comma 1 lettera bb, cc, ed ee della L.
157/92, è consentita la consumazione anche in pubblico esercizio di
fauna selvatica legittimamente abbattuta appartenente alle specie cacciabili.
Art. 46 – Tasse di concessione regionale
• Comma 1 bis. L’importo della tassa di concessione regionale per gli
appostamenti fissi è ridotto del 50%
per i titolari ultrasessantacinquenni e
per i portatori di handicap fisici che
G. Galizzi -2
natorio esclusivamente al supporto
dell’attività venatoria e destinati alla
sosta, al riposo del cacciatore e di
eventuali ospiti ed alla custodia degli attrezzi di caccia e dei richiami.
• Comma 11. L’accesso all’appostamento fisso con armi proprie e
con l’uso di richiami vivi è consentito
unicamente a coloro che abbiano
esercitato l’opzione per la specifica
forma di caccia. Oltre al titolare possono cacciare nell’appostamento fisso le persone che
abbiano scelto tale tipo di caccia,
con il consenso
del titolare stesso, anche se non
risultano soci dell’ambito territoriale o del comprensorio alpino della
regione ove è ubicato l’appostamento fisso nel
quale sono stati
invitati, senza versare alcun contributo ulteriore,
purché documentino il pagamento
del contributo di
adesione all’ambito territoriale di
caccia o al comprensorio alpino di
cui sono soci; in caso di assenza del
titolare dell’autorizzazione, l’accesso è consentito agli ospiti previo il
possesso della copia dell’autorizzazione stessa. E’ comunque consentita la presenza nell’appostamento
fisso di ospiti osservatori non titolari di licenza di caccia.
Art. 26 – Detenzione ed uso
dei richiami vivi per la caccia
da appostamento
• Comma 3. La Giunta regionale disciplina il possesso di richiami vivi di
cattura appartenenti alle specie di cui
all’art. 7, comma 5, consentendo ad
ogni cacciatore che eserciti l’attività
venatoria ai sensi dell’art. 35, comma1, lettera b, l’utilizzazione di un numero massimo di 10 unità per ogni
specie, fino ad un massimo complessivo di 40 unità (esclusi quindi i richiami vivi provenienti da allevamenti, per i quali non ci sono limiti di numero). Tali limitazioni numeriche (per
i richiami di cattura) non riguardano
la stabulazione dei richiami appartenenti a più cacciatori contemporaneamente.
l’art. 35 comma 1 lettera b, di accedere in qualsiasi appostamento fisso della Regione anche se ubicato
nell’ambito territoriale o comprensorio alpino di caccia diverso da quello ove risulta associato, senza dover
versare altro contributo di adesione.
Art. 40 – Specie cacciabili e
periodi di attività venatoria
• Comma 2. La Regione, nella predisposizione del calendario venatorio regionale, in relazione alle specie
di cui all’art. 18, comma 1, della L.
157/92 e non comprese nell’allegato
II della direttiva 79/409/CEE, attua
le disposizioni contenute nell’art. 1,
comma 4, della L. 157/92 (Specie in
deroga).
Art. 41 – Controllo della fauna selvatica
• Comma 6. Nel caso in cui le province intendano adottare il regime di
deroga previsto dall’art. 9, comma1,
lettera a e b, della direttiva 79/409
CEE, sono tenute a far riferimento
alle condizioni specificate dallo stesso articolo con la menzione, tra l’altro,
delle specie che formano oggetto
5
comportino la riduzione di oltre il 30%
della capacità motoria.
Art. 51 – Sanzioni amministrative statali e regionali – Ritiro tesserino
• Comma 1. Ferme restando le sanzioni amministrative previste dall’art.
31, comma1, della L. 157/92, si applica la sanzione da £. 30.000 a £.
180.000 per tutte le violazioni alla
presente legge ed ai regolamenti regionali e provinciali attuativi che non
siano già comprese nelle violazioni
previste dal predetto art. 31; la medesima sanzione si applica per gli
abusi e l’uso improprio della tabellazione dei terreni.
• Comma 2. Si applica la sanzione
amministrativa da £. 30.000 a £.
180.000 per chi abbatte selvaggina
migratoria consentita anche in deroga, in numero superiore a quanto previsto dall’art. 24 (30 capi). Per chi supera, per la caccia vagante, le tre giornate di caccia settimanali o il numero
complessivo di giornate per l’intera
stagione venatoria, o per chi addestra
i propri cani in periodo di divieto o in
zone non consentite, o per la mancata sorveglianza dei cani da caccia in
luoghi in cui possano arrecare grave
danno alla forma selvatica, se recidivo
la sanzione è raddoppiata.
• Comma 3. Si applica la sanzione
amministrativa di £. 50.000 per la
mancata consegna, al termine della
stagione venatoria, del tesserino venatorio.
• Comma 4. Si applica la sanzione
amministrativa da £. 300.000 a £.
1.800.000 per chi abbatte selvaggina
stanziale da appostamento fisso; se
la violazione è commessa durante i
periodi concessi ai sensi dell’art. 40,
comma 4, la sanzione è raddoppiata
ed è disposto dalla Provincia il ritiro
del tesserino fino a 1 anno.
• Comma 5. Si applica la sanzione
amministrativa da £. 400.000 a £.
1.200.000 per chi volontariamente
procura disturbo all’esercizio venatorio anche avvalendosi di strumenti
atti all’allontanamento della selvag-
gina; se l’attività di disturbo è commessa da agenti di vigilanza volontaria di cui al comma 5 dell’art. 48,
(guardie volontarie, ecologiche e zoofile) la sanzione è raddoppiata.
Per quanto ci riguarda, siamo arrivati alla fine, potrà sembrare poca cosa,
ma dopo un’attenta lettura e per il
periodo che stiamo vivendo, è già un
successo essere riusciti ad invertire
una tendenza che da parecchi anni
ormai ci andava sempre più costringendo a subire angherie e restrizioni,
le quali non dimentichiamolo sono
state la causa principale dell’abbandono da parte di moltissimi seguaci di
Diana. Era pertanto giusto dare il giusto rilievo a questo avvenimento che
da troppo tempo ormai turbava i nostri sonni, mentre aspettiamo fiduciosi il calendario venatorio provinciale.
Queste sono solo alcune anticipazioni sulle modifiche apportate alla
Legge Regionale 26/93, avremo modo di chiarirle al meglio nel convegno
che annualmente viene organizzato
all’interno della “Festa del Cacciatore e Pescatore”, che si terrà come
di consueto a S. Giovanni Bianco il
25 Agosto prossimo; l’invito per tutti i cacciatori è di munirsi del testo
originale presso le proprie Associazioni, in modo da poterla consultare
esaurientemente ed affrontare così
la prossima stagione di caccia con
più tranquillità e serenità.
Felicino Camozzi
!! ULTIMISSIME SULLA NUOVA LEGGE REGIONALE !!
Accolte dal Consiglio Regionale, nella seduta di giovedì 25 lug lio, alcune delle proposte di modifica presentate dal Consigliere Macconi.
Alcuni aspetti della nuova legge, nonostante trovassero consens i nell’ambito delle cacce alla migratoria e di quelle tradizionali di pi anura dove la
selvaggina è quasi esclusivamente ripopolata, sarebbero risulta ti estremamente dannosi per i territori dei Comprensori Alpini, dove in questi anni si
era riusciti a raggiungere un intelligente equilibrio tra attiv ità venatoria di
prelievo e protezione e controllo delle diverse specie stanzial
i,
dell’Avifauna Tipica Alpina e degli Ungulati.
Di questi aspetti ne avevamo ampiamente parlato già nel numero 7, dell’agosto 1999, nella nostra rivista, in un articolo a firma di
Martino
Bianchi. Le nostre riflessioni erano state poi oggetto di analisi e attenzione
da parte del Consigliere regionale Pietro Macconi, sensibile ai nostri problemi fin dall’epoca della vicenda “ Parco delle Orobie”, che le ha fatte proprie in una nuova proposta di legge appena approvata dal Consig
lio
Regionale.
La novità più importante è che sono state reintrodotte a pieno
titolo le
“cacce di specializzazione” di cui all’art 35, 2° Comma, L26/93, che la
normativa in un primo tempo aveva abolito. Queste sono sempre s tate il
pilastro fondamentale della gestione delle risorse faunistiche
dei
Comprensori Alpini, in ossequio al principio della equa distrib uzione tra
cacciatori della selvaggina abbattibile nel rispetto degli equilibri naturali, e
con soddisfazione di tutti.
Il secondo aspetto meritevole di commento è quello di cui all’a rt. 43, 2°
6
comma della medesima norma, riguardante la possibilità di addestramento
di cani con età inferiore ai 18 mesi durante tutto l’anno. Con quest’ultimo
provvedimento il limite di età dei cani è stato abbassato a 15 mesi e l’esercizio dell’allenamento sarà subordinato ad apposito regolamento regionale,
con lo spirito di evitare che l’addestramento incontrollato di
cani si
trasformi in un danno per la selvaggina durante il delicato per iodo della
riproduzione, e per rivalutare le “zone d’addestramento cani pe rmanenti”.
Finalmente, e lo diciamo con estrema soddisfazione, qualche risultato l’abbiamo ottenuto, e siamo certi che nell’applicazione della nuova
legge
emergeranno anche altri aspetti che meriteranno altrettanta att enzione e
presa di coscienza da parte degli or ganismi legislativi regionali.
Proprio mentre scriviamo, ci giunge in redazione la notizia che il Consiglio
Regionale ha approvato, nella stessa seduta, due provvedimenti importantissimi per i capannisti:
il primo è che i richiami vivi non dovranno più essere inanella ti; il secondo è che, da quest’anno, sarà possibile cacciare la selvaggina “ in deroga”,
cioè passeri, storni, fringuello e peppola, senza che ottusi am bientalisti si
possano opporre dinnanzi al Tar nel bel mezzo della caccia così come
fecero gli scorsi anni.
Su questi e altri ar gomenti verranno date notizie più precise t ramite il
Comprensorio, e ci riserviamo di occuparcene in modo più approf ondito,
nel prossimo numero di Dicembre.
W\ cebff\`T chUU_\VTm\baX
Santino Calegari
ANTICHI
ROCCOLI
DI LOMBARDIA
tra passato e presente
Ferrari Editrice
Con la prefazione dell’Assessore Regionale alla Caccia V iviana Beccalossi, la presentazione di tutti gli Assessori alla Caccia dell e Province
Lombarde, i testi di Giovanni Bana, Massimo Marracci, Paola Magnani
e le foto di Santino Calegari verrà presentato a giorni, edito dalla Ferrari
grafiche un nuovo libro sui Roccoli della Lombardia. Una preziosa raccolta
di immagini e di testimonianze sulle nostre più care tradizioni venatorie.
7
Riceviamo
dalla Provincia
Giunti ormai alle soglie della nuova stagione venatoria, ci si appresta a rinnovare i momenti di una tradizione e di
una passione che affonda le proprie radici nel nostro territorio e nei nostri valori.
Grazie al forte radicamento nel tessuto sociale della nostra provincia, la caccia è a tutt’oggi l’attività più diffusa tra
la popolazione rurale: all’inizio del terzo millennio i bergamaschi seguaci di
Sant’Uberto ammontano a quasi quindicimila.
Un particolare plauso va espresso, dall’Amministrazione Provinciale, agli interventi di gestione faunistica che il
Comprensorio Alpino Valle Brembana
ha saputo realizzare nel corso di questi anni. Questa è infatti la palese dimostrazione che l’attività venatoria, lungi dall’essere azione predatoria o di inconsapevole prelievo, rimane invece il
miglior strumento per una corretta gestione del territorio e della fauna selvatica che lo popola.
Il 2002 è stato decretato “Anno delle
montagne” e, primi fra tutti, i cacciatori
delle zone alpine hanno manifestato grande sensibilità nei confronti di questo avaro, difficile e affascinante territorio. Il loro agire si è esplicato su diversi fronti.
I cacciatori alpini sono risultati indispensabili nell’opera di censimento e di
valutazione dello “status” delle popolazioni faunistiche. È un dato di fatto che
gli animali selvatici oggi più conosciuti e
studiati sono quelli oggetto di caccia,
mentre le informazioni riguardanti le altre specie sono frammentarie e insufficienti.
Dopo un ventennio di oculata gestione
8
faunistica della classe degli ungulati,
cacciabili e non, si può ad esempio asserire che questa popolazione è ben
consolidata in ambito alpino e prealpino. È inoltre intendimento di prossima
realizzazione, da parte dei cacciatori alpini, collaborare con l’Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca al fine di procedere al censimento degli stambecchi, specie che tutti sanno non essere
compresa tra quelle cacciabili, ma di sicuro interesse per l’intera collettività,
nonché icona vivente delle alte quote
alpine. Non sono ancora altrettanto precise le conoscenze riferite alla dinamica
delle popolazioni di tetraonidi (Gallo forcello, Francolino di monte e Pernice
Bianca) e della Coturnice, ma, ancora
una volta, è estremamente lodevole lo
sforzo compiuto dal Comprensorio Alpino V. B. per individuare le cause della rarefazione di questa specie e intervenire per attivare un’inversione di tendenza.
Ancora, i cacciatori rivestono un ruolo
determinante nel settore del contenimento della fauna selvatica per il riequilibrio faunistico – ambientale, oltre
che per la difesa delle produzioni agricole e della sanità umana ed animale.
Concludo augurando a tutti i cacciatori
della Zona Alpi una serena stagione venatoria, ricca di soddisfazioni cinegetiche che sappiano ricambiarli della cura
e dell’impegno che hanno profuso nella difesa di un patrimonio che è di tutti:
la fauna tipica alpina.
A tutti un cordiale “in bocca al lupo!”
e, per chi preferisce, “Weidmannsheil!”
Luigi Pisoni
Assessore all’Agricoltura,
Caccia e Pesca
Bergamo, 18 luglio 2002
Riceviamo
dalla Regione
Fra poco più di un mese avrà inizio la
nuova stagione di caccia, con tutte le
attese e le speranze che l’accompagnano.
Quest’anno abbiamo avuto tante novità
positive, che avete già sperimentato e
che testimoniano l’attenzione della Regione a favore dei cacciatori, ed avremo,
in più, nuove regole dettate dalla modifica della legge regionale n° 26 del
1993, accompagnata da una legge sulla caccia in deroga che ci auguriamo
stabile e definitiva.
Ogni novità può comportare aspetti positivi e negativi, che possiamo verificare adeguatamente nella pratica dell’attività venatoria sul territorio.
In questi mesi ho operato costantemente affinché ogni cambiamento fosse a nostro favore ed ancora, in questi
giorni, sono sul tavolo del Consiglio Regionale provvedimenti di legge che partono dalla mia iniziativa, o mi vedono
fortemente coinvolto, affinché le libertà
che tutti noi auspichiamo per la caccia
combinino ad un corretto e proficuo
esercizio della nostra passione.
Ho sentito il bisogno di comunicarvi la
mia simpatia e la mia partecipazione in
un momento così particolare, attraverso il Vostro ottimo periodico che ricevo
e leggo, riconfermandoVi la mia disponibilità affinché la Regione, anche attraverso la mia persona, continui a dedicarVi le sue migliori attenzioni.
Riceviamo compiaciuti, e pubblichiamo
volentieri, questa lettera pervenutaci
dall’amico Claudio Menapace, “pittore della fauna alpina” di Bolzano,
membro del direttivo dell’UNCZA e da
sempre amico del nostro Comprensorio.
Egregio direttore,
ricevo regolarmente la Vostra bella rivista “Caccia in Val Brembana” e per
questo sono riconoscente anche nei
confronti dell’amico Milo.
Apprezzo moltissimo i contenuti sempre molto seri e calibrati, e gli inserti
speciali, che denotano il vero significato dell’essere cacciatore nel nostro tempo: non solo passione, ma etica comportamentale e cognizioni scientifiche.
Bella anche la copertina del collega
Nick.
Quindi complimenti a tutti Voi per l’impegno che ponete in essere attraverso
la Vostra rivista, ed auguri per sempre
migliori soddisfazioni.
Grazie ancora e un forte
Weidmannsheil.
Claudio Menapace
Bolzano, 10 maggio 2002
Cordialmente,
E.Traini
Pietro Macconi
Consigliere Regionale
Bergamo, 19 luglio 2002
9
avifauna
tipica
alpina
Si riportano di seguito le direttive tecniche relative all’attuazione dei censimenti su fauna selvatica stanziale. La
metodologia consolidata è identica alle scorse stagioni ed i periodi sono quelli sottoelencati.
Censimento estivo di COTURNICE,
PERNICE BIANCA E GALLO FORCELLO con cane da ferma:
dal 22 agosto al 12 settembre (a tali
operazioni sono ammessi esclusivamente coloro che sono stati autorizzati alla forma di caccia “Avifauna tipica
alpina” nella stagione venatoria 2001).
Le uscite vanno concordate preventivamente con i sigg. Responsabili di Settore (vedi elenco che segue) secondo
aree campione e percorsi prestabiliti.
Nel caso che il responsabile di settore
sia impossibilitato a presenziare personalmente alle fasi di censimento, lo stesso dovrà nominare un responsabile delle operazioni, a cui darà indicazioni dettagliate per la mappatura del percorso e
per la compilazione delle schede di censimento.
Tutte le uscite per operazioni di censimento, dovranno essere obbligatoriamente documentate con:
• compilazione di due schede di censimento;
• sottoscrizione con firma leggibile dei
partecipanti alle operazioni;
• indicazione degli avvistamenti sulla
cartografia in scala 1:10.000;
- restituzione entro il 16/09/2002 delle
schede compilate, al Responsabile di
Settore.
Si richiamano inoltre tutti i partecipanti,
affinché partecipino con correttezza a
tutta la fase di censimento, seguendo
le indicazioni del responsabile al fine di
perlustrare al meglio la “zona campione”. Il Responsabile dell’uscita è tenuto a sollecitare i partecipanti ad una corretta partecipazione e se del caso, segnalare l’eventuale inadeguatezza dei
partecipanti al Comitato di Gestione.
CALENDARIO CENSIMENTO
ESTIVO 2002 CON CANE DA FERMA
SETTORE 1
Resp. : CURTI ATOS tel. 0345 / 71438
USCITE : Sabato, Domenica, Martedi, Giovedi
RITROVO : Caserma C.C. Branzi ore 06,00
SETTORE 2
Resp. : MILESI ALBERTO tel. 0345 / 84158
USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi
RITROVO : Piazza Roncobello ore 05,30
SETTORE 3
Resp. : ARIOLI ACHILLE tel. 0345 / 85392
USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi
RITROVO : Piazza Mezzoldo ore 06,00
SETTORE 4
Resp.:BUZZONI GIANLUCA tel.0345/80206/88112
USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi
RITROVO:Distributore Olmo al Brembo ore 05,30
SETTORE 5
Resp. : PESENTI CAMPAGNONI E. 0345/47292
SETTORE 6
Resp.:INVERNIZZI ORLANDO
tel. 0345 / 41133/42267
USCITE : Sabato, Domenica, Mercoledi
RITROVO : P.zza Zignoni S. Giovanni B.co ore 06,00
USCITE : Sabato, Domenica, Giovedi
RITROVO : Sbarra Pizzino ore 05,30
SETTORE 7
Resp. : BONALDI MARCO tel 0345 / 65220
USCITE : Sabato, Domenica, Mercoledi
RITROVO : Distributore Agip Oltre il Colle ore 05,30
RESPONSABILI DI SETTORE
SETTORE 1 Responsabile :
SETTORE 2 Responsabile :
SETTORE 3 Responsabile :
SETTORE 4 Responsabile :
SETTORE 5 Responsabile :
SETTORE 6 Responsabile :
SETTORE 7 Responsabile :
CURTI ATOS tel. 0345 / 71438
MILESI ALBERTO tel. 0345 / 84158
ARIOLI ACHILLE tel. 0345 / 85392
BUZZONI GIANLUCA tel. 0345 / 80206 / 88112
PESENTI CAMPAGNONI ENZO tel. 0345 / 47292
INVERNIZZI ORLANDO tel. 0345 / 41133 / 42267
BONALDI MARCO tel 0345 / 65220
APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO
AMMISSIONE “AVIFAUNA TIPICA
ALPINA”
Si ricorda ai Soci quanto contenuto del
nuovo regolamento per le ammissioni
alla forma di caccia “AVIFAUNA TIPICA ALPINA” (riportato nell’ultimo numero di aprile 2001 del Ns. Giornale),
dove per la stagione estiva saranno conteggiate le sole giornate impiegate per
i censimenti e non le giornate lavorative.
CENTRI DI VERIFICA
AVIFAUNA TIPICA ALPINA
A riguardo della prossima stagione venatoria, sollecito i cacciatori affinchè
diano la propria disponibilità per la partecipazione alle operazioni di verifica dei
capi abbattuti presso i Centri di Verifica
di Piazza Brembana, San Giovanni Bianco e Serina. In particolare si richiede la
disponibilità per i Centri di Piazza Brembana e San Giovanni Bianco, dove si
concentrano la maggior parte del lavoro di verifica. Si tratta di dare la propria
disponibilità per due-tre ore a fine giornata (dalle ore 18,30 - 19,00 in poi) la
domenica e il mercoledì. Le operazioni
da svolgere sono le consuete:
1) riconoscimento dell’età del soggetto
( nei casi dubbi di coturnice, è indispensabile provvedere attraverso un’incisione nel sottocoda);
2) pesatura, misurazione;
3) compilazione delle schede e la mappatura (ricordo che per queste operazioni al Centro di verifica di San Giovanni Bianco sono disponibili le fotografie aeree di tutto il Comprensorio in
scala 1:10.000; questo per facilitare ad
ogni singolo cacciatore l’individuazione
e la segnalazione del luogo dell’abbattimento);
4) eviscerazione completa dell’animale
(facendo attenzione a prelevare anche
il “gozzo”);
5) prelievo di 6 o 7 piume, facendo attenzione che risultino complete in ogni
loro parte (compresa la parte interna alla pelle del soggetto!).
Nel caso in cui il cacciatore intenda intenda effettuare questi prelievi personalmente presso la propria abitazione
(oppure far imbalsamare il soggetto )
dovrà comunque portare il soggetto abbattuto presso i centri di verifica (per la
misurazione, pesatura, mappatura, ecc.)
ove gli verranno consegnati i due sacchetti per interiora e piume con allegata scheda di prelievo; il tutto dovrà essere riconsegnato entro la fine di novembre 2002.
Coloro che sono interessati a partecipare sono pregati di lasciare il proprio
nominativo alla segreteria del Comprensorio. Si procederà ad una riunione
preliminare (entro la fine di settembre)
per stabilire i turni di presenza e per
eventuale chiarimenti circa la tecnica da
usarsi nelle operazione di verifica del
selvatico. In ultimo va sottolineato che,
considerata l’importanza di dette operazioni, l’attività giornaliera presso i Centri di Verifica, verrà equiparata ad un’uscita di censimento per la futura stagione venatoria 2002-2003, e sarà quindi conteggiata per il raggiungimento della soglia minima di giornate lavorative
o di censimento.
Atos Curti
ungulati
Siamo di nuovo pronti per partire. Sembra appena terminata la stagione venatoria 2001 e già ci si preoccupa di preparare tutto l’occorrente per quella che
inizierà a breve. La nostra specializzazione risente meno di altre il periodo di
chiusura, forse le scadenze dei censimenti e della rassegna dei trofei occupano gran parte della primavera ed il
periodo che ci separa dalla “caccia praticata” appare così meno lungo. La
Commissione, in questo periodo, ha
concentrato le sue attenzioni nell’organizzazione dei censimenti e nella preparazione dei piani di prelievo di Capriolo, Camoscio e Cervo. Mentre per
il Camoscio la situazione rimane di grande cautela, soprattutto in merito alla
stesura del piano di abbattimento, per il
capriolo le apprensioni riguardano soprattutto il futuro, infatti in alcune zone
le densità riscontrate sono tanto elevate da imporre grande attenzione alle
scelte che si dovranno adottare circa
la composizione numerica e strutturale
del piano di prelievo dedicato a questa
specie. I censimenti al riguardo, effettuati durante la primavera, hanno confermato il trend positivo già registrato
negli ultimi anni in diverse zone del
Comprensorio, questo elemento non ci
meraviglia oltre misura, infatti crediamo
che per quanto concerne il capriolo sia-
no bastate alcune semplici direttive di
salvaguardia (ed il rispetto dei Cacciatori
!) per ottenere ottimi risultati nella crescita numerica. La nostra attenzione
viene però focalizzata sulla “qualità” dei
caprioli presenti in quelle zone. Il prezioso monitoraggio effettuato costantemente dai Cacciatori ha evidenziato
alcune situazioni che normalmente sono
il preludio alla diminuzione naturale delle densità, ad esempio; si sono osservati maschi adulti di capriolo ancora in
“velluto” alla fine di giugno, caprioli di un
anno fortemente sottopeso con evidente ritardo di muta e un considerevole aumento di soggetti portatori di
trofei molto scadenti in zone dove abitualmente la qualità dei caprioli è tra le
migliori del Comprensorio. Cosa fare?
La Commissione al riguardo ha proposto al C.D.G. ( per quelle zone) un prelievo superiore nelle quantità, e regolamenti permettendo, ci auguriamo di poter distribuire questi esuberi di selvaggina soprattutto ai Cacciatori che abitualmente hanno operato in quelle zone. Per quanto riguarda il Camoscio,
mentre va in stampa il “Giornalino” stiamo raccogliendo i primi dati relativi ai
censimenti. In merito emerge un dato
interessante, in tutti i settori censiti le
femmine accompagnate dal piccolo sono in grande aumento, questa dinamica se confermata anche da altri Comprensori (da cui perennemente non abbiamo informazioni), potrebbe attribuirsi alle condizioni climatiche invernali favorevoli, oppure, se il fenomeno rimane
circoscritto al nostro Comprensorio,
dovrebbe trovare logica spiegazione
nelle scelte dei tempi di caccia adottati la scorsa stagione. Nei settori dove
la malattia polmonare ha provocato
maggiori danni, la ripresa sembra già
avviata, una discreta presenza è stata
accertata nella zona dove necessariamente la scorsa stagione abbiamo chiuso la caccia al Camoscio. In merito al
piano di prelievo senza dubbio le nostre proposte di prelievo saranno improntate alla massima cautela e gli abbattimenti, dove previsti, dovranno necessariamente rispettare la classe dei riproduttori per consolidare il processo
di recupero delle densità. Per il cervo, vista l’esiguità del piano proposto (3 capi) la Commissione è in attesa delle domande di caccia che verranno inoltrate
entro fine Agosto, in funzione del loro
numero si stabilirà se le assegnazioni
verranno effettuate con lo stesso criterio adottato lo scorso anno oppure
con metodi diversi.
Luigi Capitanio
11
In altra parte del giornale illustriamo, in
un articolo, le novità introdotte dalla
nuova legge regionale riguardo ai capanni. Qui riportiamo il lavoro svolto dalla nostra Commissione in questo ultimo periodo.
In primo luogo il nostro impegno maggiore, manco a farlo apposta, è stata la
revisione e la stesura del nuovo “Elenco di distribuzione dei presicci” che
verrà distribuito ad ogni titolare di appostamento fisso all’atto della timbratura dei tesserini presso il C.A.
Il regolamento di distribuzione dei presicci, è rimasto invariato, non essendo riusciti per il momento a soluzioni
migliori; l’unica nota aggiuntiva è stata
quella ampiamente illustrata nel corso
della nostra Assemblea e riportata anche sul nostro organo di informazione n.
15 di Aprile 2002 a cui vi rimandiamo.
A riguardo dei presicci, corre l’obbligo di informare i nostri Soci, che per la
nuova stagione venatoria l’assessore
alla caccia della provincia di Bergamo,
dott. Luigi Pisoni, ha inoltrato richiesta
alla Regione Lombardia in data
12/06/02, nella quale si chiede un congruo aumento delle catture, in ottemperanza proprio della nuova L.R.
7/2002 art. 7 comma 1.
Nel dettaglio sono stati richiesti n.
16.500 uccelli contro gli 8.500 della
scorsa stagione, e specificatamente:
n. 5.000 Tordi Bottacci
n. 6.000 Tordi Sasselli
n. 4.000 Cesene
n. 500 Merli
n. 1.000 Allodole
Non ci resta che sperare.
Per ultimo, ma cronologicamente è stato uno dei primi impegni, abbiamo partecipato alla “Rassegna annuale dei
trofei di caccia” che si è svolto nello
splendido scenario di Carona il 22 Aprile scorso, alla quale siamo stati gentilmente invitati dal C.d.G. del C.A., ed
abbiamo così potuto contribuire con la
nostra presenza ad integrare ed allargare la visuale su una forma di caccia
che per quanto riguarda le nostre realtà
vallari è la più radicata e diffusa, auspicandoci per le edizioni future di poter
ripetere questa esperienza in modo più
12
lepre
Nel mese di maggio si è svolta l’Assemblea annuale dei segugisti, a cui ha
partecipato circa la metà dei Soci nonostante ci fosse all’ordine del giorno
un argomento molto importante per migliorare l’attività venatoria riguardante
la nostra specializzazione.
Dopo la relazione sull’attività venatoria
della passata stagione e sui ripopolamenti effettuati dal Comprensorio, la
Commissione ha presentato e illustrato il Progetto di istituzione dei ” Settori”, come previsto dal “Piano Faunistico
Provinciale”.
Obiettivo di questi Settori è quello di
migliorare la caccia alla Lepre, nel rispetto e salvaguardia della stessa, e di
distribuire in maniera
omogenea ed equilibrata la pressione venatoria sul territorio
del Comprensorio.
Oltre alle giuste critiche che possono essere anche costruttive, mi sarei aspettato
anche qualche proposta migliorativa riguardo al Progetto,
per valorizzare sempre più la caccia alla
Lepre, come parte
delle nostre migliori
tradizioni venatorie.
Un ringraziamento doveroso va inviato al
Presidente del Comprensorio per il suo
intervento, finalizzato a dare ampia importanza a questo progetto.
Amici segugisti, ricordiamoci che “ La
cultura venatoria non è carniere pieno!”
Auguri a tutti per la prossima stagione.
Guanfranco Milesi
stanziale
ripopolabile
La Commissione informa i Soci dell’avvenuta realizzazione del “Centro ambientamento della selvaggina ripopolabile” di Vedeseta. A riguardo intende
rivolgere un ringraziamento particolare
al Socio Antonio Locatelli, al suo gruppo di collaboratori e al proprietario del
terreno, che si sono attivati in prima
persona per la realizzazione dell’impianto.
Avvisiamo i Soci che dal 20/07/2002
è esposto presso la Sede del Comprensorio il piano di immissione della
selvaggina, completo di date e località,
che avverrà nel mese di Agosto.
Tutti sono invitati a partecipare ai lavori, per dare una mano e per seguire i
lanci, con la preghiera di avvisare preventivamente, tramite i Presidenti di Sezione o direttamente alla Sede, al fine di
permettere un’adeguata organizzazione degli eventuali volontari.
La Commissione ringrazia anticipatamente della collaborazione.
Michele Pesenti
E.Traini
capanno
concreto e qualificato.
In tema di mostre e sagre, va ricordato
che nel corso della già citata “Festa del
Cacciatore e Pescatore” che si terrà a
S. Giovanni Bianco dal 21 al 25 Agosto, verranno allestiti degli stand per
ogni specializzazione di caccia ed alla
quale naturalmente non potevamo certo mancare.
Concludendo, speriamo che le nostre
attese possano trovare risposte adeguate, quindi non mi rimane che augurare a tutti i nostri Soci una serena e
fruttuosa stagione di caccia.
Alla prossima, e “in bocca al lupo!”.
Felicino Camozzi
LE “SCHEIBE” DI UN AMICO
ROMEO GOZZI
Alla prova del Trofeo UNCZA 2002 per cani da traccia dedicato a
Natale Mismetti, abbiamo avuto il piacere di incontrare Romeo Gozzi.
Nome che a molti non dirà molto se non ai più attenti alle firme del nostro giornale ma, certamente, tutti avranno sognato davanti alle sue
immagini di selvatici e ambiente che, oltre a numerose pagine, hanno
arricchito anche tre copertine della passata stagione. Nato a Loreto,
nelle Marche, 52 anni fa, Romeo Gozzi risiede ormai da così tanti anni
in provincia di Bolzano da ritenersi altoatesino a tutti gli effetti. Fino al
’94 ha prestato servizio presso il Nucleo Elicotteri dei Carabinieri di
Bolzano, ma il richiamo della foresta lo ha fatto dedicare anima e corpo
alla macchina fotografica, a pennelli e colori, per impossessarsi delle
immagini più belle che la natura possa offrire a un cacciatore. Per il
Trofeo UNCZA, Romeo Gozzi, che ovviamente è “anche lui” cacciatore, ha avuto incarico di dipingere la scheibe assegnata poi al vincitore. Di tutto questo ringraziamo l’amico Gozzi. (et)
13
“PROGETTO
GALLIFORMI ALPINI
DELLA VALLE BREMBANA”
di Ivano Artuso
R. Gozzi
IL PRELIEVO
VENATORIO
1988 - 2001
(dati preliminari)
I dati del prelievo venatorio, riferiti
ad un vasto Comprensorio come
quello della Valle Brembana, possono rappresentare un importante
indice sullo “status” della popolazione oggetto di studio. Tale parametro deve essere però analizzato
con cura e cautela e soprattutto deve essere messo in relazione con
altri parametri (come ad esempio:
consistenza, trend della popolazione, fattori climatici, pressione venatoria, normative venatorie, ecc.)
In questo articolo viene presentata
l'analisi dei prelievi effettuati nell'anno 2001 e l'andamento degli
stessi negli ultimi 14 anni
(1988–2001).
Analisi prelievo venatorio 2001
La Delibera della Giunta Provinciale n° 477 del 27.09.2001, ha sancito:
1. la sospensione del prelievo venatorio della Pernice bianca (e della Lepre bianca);
2. di autorizzare il prelievo venatorio
nel periodo 7 ottobre - 28 novembre
2001, nella seguente quantità:
a) Forcello:
55 maschi;
b) Coturnice:
15 capi;
3. che il capo abbattuto venga obbligatoriamente notificato al Comi14
tato di
Gestione,
entro il giorno stesso e secondo le modalità
previste dallo stesso Comitato;
4. che la mancata notifica al Comitato di Gestione del capo abbattuto
comporta l'applicazione della sanzione amministrativa prevista dall'art. 51 com. 1 della L.R. 26/93;
5. che l'abbattimento oltre il completamento o, comunque, al di fuori dei periodi consentiti dal presente provvedimento, è punito, oltre
che con le sanzioni amministrative di
Legge ed il risarcimento del danno
al Comitato di Gestione anche con
il ritiro del tesserino Regionale per
12 mesi.
La caccia a queste specie è consentita per 2 giorni/settimana (mercoledì e domenica) e pertanto nel
2001, le giornate di caccia possibili erano in totale di 16 giorni.
La caccia è stata sospesa (Tab. 1):
-per la Coturnice il giorno 10 ottobre, in quanto in 2 giorni di caccia
si sono abbattuti ben 21 capi su
15 concessi;
-per il Forcello il giorno 17 ottobre,
in quanto in 4 giorni di caccia si so-
no abbattuti
59 maschi
su 55 concessi.
Per entrambe le
specie, inaspettatamente,
l’ultimo giorno di caccia si è superato il numero di soggetti concessi
dal piano di abbattimento di : -6
capi per la Coturnice;
-4 maschi per il Forcello.
In totale, le giornate effettive di caccia alla “Avifauna Tipica Alpina” sono state 4 (due giornate coincidevano per le due specie).
Analisi andamento prelievo venatorio 1988 - 2001
A) Abbattimenti 1994 -2001
Nella Tab. 1 vengono evidenziati,
oltre ai dati sopraesposti, anche
quelli riferiti al periodo 1994-2001
(8 anni). Si riportano di seguito alcune considerazioni:
- Periodo di caccia "effettivo" (Forcello + Coturnice): la caccia era stata sospesa nel 1994 per entrambe
le specie e nel 1996 solo per la Coturnice; l'apertura è sempre avvenuta in ottobre, tra l'1 e il 18 (salvo
nel 1996 che è avventa il 24 no-
Tab.1 - ABBATTIMENTI (1994 - 2001)
ANNO
SPECIE
PERIODO
effettivo
di caccia
1994
FORC.
CAC. CHIUSA
COT.
CAC. CHIUSA
1995
FORC.
01.10 - 04.10
COT.
01.10 - 11.10
1996
FORC.
24.11 - 27.11
COT.
CAC. CHIUSA
1997
FORC.
18.10 - 05.11
COT.
18.10 - 29.10
1998
FORC.
04.10 - 14.10
COT.
04.10 - 11.10
1999
FORC.
10.10 - 07.11
COT.
10.10 - 13.10
2000
FORC.
08.10 - 22.10
COT.
O8.10
2001
FORC.
07.10 - 17.10
COT.
O7.10 - 10.10
(*) più 1 maschio di Forcello trovato morto
vembre, per aspetti normativi relativi
all'istituzione del Parco delle Orobie), mentre la chiusura tra il 4 ottobre e il 27 novembre;
- Giorni "effettivi" di caccia alla “Tipica” (Forcello + Coturnice): da un
minimo di 2 (1996) ad un massimo
di 9 giorni (1999); in questo ottennio
(1994-2001) il n° totale è di 34 giorni effettivi, mentre il n° medio è di
4,25 giorni/anno di caccia effettiva,
considerando entrambe le specie;
- Capi abbattuti:
Forcello:
min. 2 (1996) max. 59 (2001);
Coturnice:
min. 9 (1997) max. 56 (1995);
- Capi abbattuti totale
(Forcello + Coturnice):
min. 2 (1996) max. 92 (1995);
- Capi concessi (delibere Giunta
Prov. - ad eccezione degli anni di divieto di caccia):
-Forcello:
min. 15 (1996) max. 55 (2001);
-Coturnice:
min. 15 ('97,'00,‘01)max. 60 (1995);
- Differenza tra capi concessi e abbattuti: il piano di abbattimento ge-
GG. CAC.
CAPI ABB.
0
0
2
4
2
0
6
4
4
3
9
2
5
1
4
2
0
0
36
56
2
0
26
9
43
22
47
27
44 (*)
10
59 (*)
21
C. ABB. TOT.
neralmente non è mai stato raggiunto totalmente in quanto il Comitato Tecnico di Gestione del
Comprensorio, con un'azione oculata e tesa alla salvaguardia delle
specie, aveva sospeso l'attività venatoria prima che il piano stesso potesse essere completato; questo
per garantire di non superare i capi
concessi. Ciò non è stato possibile:
0
92
2
35
65
74
54
80
CAPI CONC.
DIFF. C.CONC./C. ABB.
0
0
40
60
15
0
30
15
45
20
50
20
50
15
55
15
0
0
meno 4
meno 4
meno 13
0
meno 4
meno 6
più 2
meno 2
meno 3
più 7
meno 6
meno 5
più 4
più 6
-per la Coturnice negli anni 1998,
1999 e 2001 in quanto in soli 3, 2 e
2 giorni di caccia rispettivamente, il
piano è stato superato di 2, di 7 e di
6 capi;
-per il Forcello negli anni 1998 e
2001 in quanto in soli 4 giorni di caccia (per entrambi gli anni), il piano
è stato superato di 2 e di 4 capi rispettivamente.
ANDAMENTO ABBATTIMENTI 1988 - 2001
ANNO
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
FORCELLO
121
102
109
105
63
42
0
36
2
26
43
47
44
59
COTURNICE
77
84
170
139
130
101
0
56
0
9
22
27
10
21
TOTALE
198
186
279
244
193
143
0
92
2
35
65
74
54
80
15
B) Abbattimenti
1988 -2001
Fig.1
Nella Tab. 2 e Fig. 1 vengono riportati i dati degli abbattimenti di entrambe le specie nel periodo 1988-2001 (14 anni). Si riportano di seguito alcune considerazioni:
E. Traini
Forcello
Tra il 1988 e il 1991 (4
anni) si sono abbattuti in
totale 437 maschi con
oltre 100 maschi/anno
(min. 102 nel 1989,
max. 121 nel 1988) e
con una media di 109
maschi/anno; tra il 1992
e il 2001 (8 anni - escludendo l'anno 1994 di
sospensione della caccia e l'anno 1996 dove,
per aspetti normativi legati al Parco delle Orobie, sono stati abbattuti
solo 2 capi) si sono prelevati in totale 360 maschi con un min. di 26 (1997), un
max. di 63 (1992) e con una media
di 45 maschi/anno.
Si può pertanto affermare che nel
periodo "fine anni '80/inizio '90"
(1988-'91, 4 anni) si sono prelevati
mediamente ogni anno circa il 60%
in più dei maschi abbattuti nel periodo successivo "anni '90/inizio
2000" (1992 -2001, 8 anni, escludendo '94 e '96).
Nel periodo 1988 - 2001 (12
anni - escluso il 1994 e il
1996), il n° di maschi abbattuti è stato: min.
26 (1997), max.
121 (1988),
media annua
16
66, totale 797 (se si aggiungono gli
anni 1994 e 1996, cioè complessivamente 14 anni, il totale è
di 799 maschi).
Coturnice
La media
annua degli
abbattimenti è
variata nel modo seguente:
nel biennio
1988-1989,
m=80 capi (su
un tot. di 161);
nel quadriennio
1990-1993,
m=135 (su un
tot. di 540); nel
sessennio 19952001 (escludendo
per i motivi sopraesposti gli anni
1994 e 1996), m=24
(su un tot. di 145).
Si denota pertanto che nel periodo
"inizio anni '90" (1990-'93, 4 anni)
si è avuto un notevole picco degli
abbattimenti che si colloca mediamente oltre il 40% e il 80% circa,
rispetto alla "fine anni '80" (1988'89, 2 anni) e al periodo "seconda
metà anni '90/inizio 2000" (19952001, 6 anni).
Nel periodo 1988 - 2001 (12 anni escluso il 1994 e il 1996), il n° di
capi abbattuti è stato: min. 9 (1997),
max. 170 (1990), media annua 70,
totale 846 capi (se si aggiungono
gli anni 1994 e 1996, il totale rimane invariato).
Forcello + Coturnice (totale)
Nel periodo "fine anni '80/inizio anni '90" (1988-1993, 6 anni) si sono
abbattuti mediamente 207 capi/anno (min. 143, max. 279, tot.=1.243),
nel periodo successivo "metà anni
'90/inizio 2000" (1995-2001, 6 anni) la media è scesa a 67 capi/anno (min. 35, max 92, tot. 400; se si
aggiungono gli anni 1994 e 1996, il
condo ottennio,
aspetti normativi,
aspetti di
maggior conoscenza
delle specie
o una più
spiccata e
oculata gestione tesa alla
salvaguardia delle
specie.
Un'ulteriore analisi che
metta in correlazione
queste statistiche di
abbattimento con altre (anche di altre
specie che utilizzano lo stesso
tipo di ambiente) effettuate in
province italiane o in
paesi europei, potrà chiarire meglio
questo quesito.
Raccolta dati biometrici 2001
Anche nel 2001, per effettuare
i rilievi biometrici, la compilazione
delle schede, la mappatura del sito
d'abbattimento e il prelievo di tutti
gli organi interni, i cacciatori si sono
presentati col capo abbattuto in uno
dei 3 “centri di verifica” appositamente allestiti (Piazza Brembana,
S. Giovanni Bianco e Serina).
Conclusioni
Dai dati sopra esposti emerge
nettamente che per i 167 Cacciatori della "Avifauna Tipica Alpina"
la "attesa di caccia" è estremamente bassa in quanto:
1. se nell’ultimo ottennio (19952001) si sono prelevati in totale
402 capi con una media di
50,25 capi/anno (Forcello
+ Coturnice), la probabilità è che solo circa
il 30% dei cacciatori potrà abbattere un capo;
2. nell'ultimo
ottennio il n°
medio è di
4,25 giorni/anno di
caccia effettiva.
Questa situazione, non
particolarmente favorevole,
rispecchia comunque la situazione di sofferenza di queste specie riscontrata in gran parte degli areali di distribuzione italiana ed europea.
Si può osservare (Tab. 2 e Fig. 1)
che comunque, nell’ultimo periodo, si sta verificando un andamento degli abbattimenti tendenzialmente positivo a partire dal
1996.
Speriamo che questo trend possa continuare per coronare gli
sforzi che i Cacciatori e il Comitato di gestione hanno profuso e
che coincida con un periodo favorevole alle specie e ad una corretta gestione.
…forse le “basi gestionali” e una
maggiore sensibilità venatoria a
queste specie, sono state fissate anche mediante il “Progetto Galliformi alpini della Valle Brembana”.
E. Traini
tot. è di 402).
Nel periodo 1988 - 2001 (14 anni)
sono stati abbattuti in totale 1.645
capi, il 76% circa dei quali sono stati prelevati nella prima metà del periodo stesso (sessennio 19881993). Si evidenzia quindi un drastico calo degli abbattimenti nell'ultimo periodo (ottennio 1994-2001).
Nel periodo 1988 - 2001 (14 anni)
gli abbattimenti complessivi sono
ripartiti tra le due specie nel seguente modo: Forcello:
799 maschi;
Coturnice:
846 capi;
Si può pertanto ipotizzare che la
pressione venatoria sulla Coturnice è stata particolarmente elevata,
soprattutto nel periodo "fine anni
'80/inizio anni '90", in relazione sia al
maggior numero di capi abbattuti rispetto al Forcello, sia al trend negativo che questa specie ha subito
negli ultimi decenni.
Si precisa che questa analisi complessiva sugli abbattimenti degli ultimi 14 anni, non deve trarre in inganno per quanto riguarda la correlazione tra consistenza della popolazione e abbattimenti; non sempre infatti può essere rilevata tale
stretta correlazione.
Alcuni decenni passati, quando la
caccia era "libera" o meno controllata, poteva sussistere una maggiore dipendenza dei due parametri.
Al momento attuale è di difficile determinazione se la notevole differenza degli abbattimenti dipende da
una reale maggiore consistenza della popolazione nel primo sessennio
oppure se sono intervenuti, nel se-
Nota
In questi prossimi mesi estivi e autunnali del 2.002, gli appuntamenti piu' importanti, ai fini del "progetto", sono:
1. Censimento estivo col cane da ferma (indispensabile per poter presentare la proposta di "piano di prelievo");
2. Recupero ambientale "rappresentativo" effettuato in alcune zone (ontaneto,mugheto, pascolo, ecc.);
3. Raccolta dei dati biometrici e di "tutti i visceri" (compreso il "gozzo" o "ingluvie") degli animali abbattuti;
4. Mappare oculatamente tutti i dati raccolti e utilizzare le varie schede di rilevazione;
5. Recuperare dati e segnalazioni "storiche" per tutte le specie;
6. Recuperare dati e segnalazioni "storiche" e "attuali" per cedrone, francolino di monte, pernice bianca e lepre bianca;
7. Recuperare foto e diapositive "storiche" e "attuali" per tutte le specie.
8. Anche i dati raccolti nel 2002 saranno utilizzati e pubblicati nel "progetto galliformi alpini della valle brembana"
17
RASSEGNA DEI
Luigi Capitanio
Siamo giunti alla settima edizione di questa rassegna. L’impegno che i Cacciatori
manifestano nell’allestire questa manifestazione è prova evidente della loro
capacità creativa, anche in questa situazione hanno dimostrato grande coesione e capacità di lavorare con entusiasmo. Questa edizione oltremodo si
arricchisce di alcune importanti novità;
al primo punto la partecipazione dei Rappresentanti delle Commissioni di caccia alla divulgazione dei dati e più in generale allo sviluppo dei temi di carattere tecnico; secondo elemento non meno importante, il desiderio dei Cacciatori appartenenti ai diversi settori
di caccia, di organizzare in modo
itinerante le manifestazioni della
rassegna, individuando annualmente una località della valle
dove allestire la mostra. Pertanto un primo ringraziamento
del nostro “Gruppo di Lavoro”
alle Amministrazioni locali che
favoriranno lo sviluppo di queste iniziative che coinvolgono annualmente il mondo venatorio della Valle Brembana. Questa esposizione dei trofei, risultato annuale della nostra attività di caccia non vuole
però rimanere sterile esposizione coreografica, bensì periodico punto d’incontro sulle tematiche inerenti la gestione degli ungulati, dove tutti si sentano coinvolti e partecipi nella programmazione della nostra attività futura,
con particolare attenzione alle indicazioni che vengono suggerite dal mondo scientifico che attualmente ci affianca
nella ricerca di equilibrate soluzioni anche ai problemi di carattere sanitario.
In queste occasioni i Cacciatori sono
sollecitati ad analizzare in modo critico
i risultati ottenuti, proponendo eventuali
soluzioni alternative, in modo costruttivo, lontano dalla ricerca di soddisfazioni venatorie personali o da riprovevoli
competizioni innescate dalla diversa appartenenza associativa. Quest’anno,
che ricordo l’ONU ha voluto dedicare
alla montagna, coincide anche con il de18
cimo “compleanno “ di questo sistema
di gestione degli ungulati, pertanto la
Commissione Ungulati si sente in dovere di presentare un bilancio dei risultati fin qui ottenuti.
Censimenti del capriolo
Le esperienze maturate nella gestione di
questo ungulato, la caparbietà dimostrata nell’impostazione delle metodiche di censimento, i modelli di rigida
protezione imposta nei confronti dei riproduttori, sono gli elementi che hanno caratterizzato la gestione e prodotto
questi risultati. Da tempo ormai sosteniamo a viva voce che la popolazione
La scheibe consegnata alla dr.ssa Gaffuri
dei caprioli ha raggiunto ottimi livelli nel
nostro Comprensorio, lo dimostrano i
risultati dei censimenti effettuati nella
primavera 2001 e le relative stime che
da essi ne derivano. In alcune zone campione, particolarmente idonee per questa specie, si sono registrati avvistamenti eccezionali in termini numerici.
Le valutazioni di carattere generale hanno tenuto in debito conto non solo le
stime di presenza, (3700 capi) ma in
modo più complessivo lo stato di salute generale della popolazione, rilevato
anche dalla raccolta dati relativi ai prelievi operati nella stagione precedente,
nonché del numero dei soggetti dece-
duti e ritrovati nel tardo inverno. Nella
predisposizione del piano di abbattimento, pur con le dovute cautele nella
valutazione di tutti gli elementi descritti, la Commissione ha optato per la richiesta di un prelievo più sostenuto,
che riguardasse in ugual misura maschi
e femmine; per un totale di 430 capi, di
cui 70 piccoli dell’anno. Nonostante alcune iniziali riserve avanzate dagli organi di Vigilanza, che ci auguriamo
espressione di prudenza, l’Ufficio competente dopo attente valutazioni dei dati da noi forniti ha espresso parere positivo ed approvato il piano di tiro.
Caccia al capriolo
Per la continuazione dell’indagine riguardante la fertilità nelle femmine di
capriolo, iniziativa avviata nella precedente stagione venatoria, la Commissione, in fase di stesura del calendario
venatorio ha proposto ed ottenuto
un posticipo nell’attuazione dei prelievi che hanno interessato le femmine stesse. Questa iniziativa si è
resa necessaria per ottenere dall’indagine maggiori certezze circa
le condizioni di gravidanza delle
femmine prelevate che, ricordiamo, durante questo periodo sono
soggette al fenomeno di stasi della crescita dell’embrione. I risultati dell’indagine, che ricordo sono rivolti alla maggiore conoscenza delle
dinamiche di crescita della popolazione
dei caprioli presenti nella nostra Valle,
verranno pubblicati al termine del triennio di ricerca. Il posticipo nei prelievi
delle femmine di capriolo ha altresì favorito un sostanziale anticipo nella caccia al camoscio, che ricordo, attraversa un momento difficile a causa delle
note vicende sanitarie inerenti alle malattie polmonari. Le assegnazioni dei caprioli da prelevare sono state interessate da alcune innovazioni importanti,
anche in riferimento alla quantità particolarmente elevata dei capi da abbattere e nella prospettiva futura di un ulteriore aumento dei piani di prelievo.
Dovevamo necessariamente trovare
una soluzione all’annoso problema del
mancato abbattimento delle femmine di
capriolo, pena uno squilibrio eccessivo
nel rapporto tra i sessi, soprattutto riguardo alla popolazione dei riproduttori. Sulla scorta delle esperienze matu-
TROFEI 2002
verifica, sono sostanzialmente stabili;
questo dato, raccolto essenzialmente
nei mesi di agosto e settembre è confrontabile con i valori registrati nelle
precedenti stagioni di caccia, pertanto riteniamo corretto utilizzare questa valutazione come criterio generale di qualità anche in riferimento alle femmine.
Prime considerazioni
La presenza ed il prelievo del capriolo
nel nostro territorio ha raggiunto livelli
soddisfacenti, tuttavia siamo propensi
ha ritenere che la crescita della popolazione non abbia ancora raggiunto la
massima capacità portante dell’ambiente, riteniamo pertanto che una continuazione della nostra attività, rispettosa della sex-ratio e con criteri di prelievo bilanciato nella struttura della popolazione, possa in breve tempo consentire il raggiungimento degli obiettivi
fissati. Al riguardo, la lettura delle stime di presenza e dei relativi prelievi riferiti al decennio in corso, evidenziano
un divario positivo tra la crescita media
della popolazione e gli abbattimenti effettuati, questa differenza non può trovare giustificazione esclusiva nell’irradiamento naturale della popolazione verso zone limitrofe al Comprensorio. E’
nostra convinzione che un ulteriore aumento delle consistenze e dei prelievi
sia ancora possibile, soprattutto in alcune località, dove questa forma di caccia ancora non ha raggiunto la considerazione, l’applicazione ed il rispetto
che merita. A conferma delle nostre ipotesi, in altre zone del Comprensorio dove la caccia di selezione è ormai radicata da tempo, nonostante un programma di prelievo elevato e gli abbattimenti siano eseguiti nella quasi totalità in tempi particolarmente brevi, si registrano in questi giorni censimenti con
risultati numerici ancora in forte crescita. Se questa situazione si consoliderà nel tempo e in modo
graduale nei diversi settori,
sarà nostra cura richiedere programmi di prelievo ancora maggiori in
sintonia con la reale
crescita delle consistenze.
Censimenti
del camoscio
I censimenti estivi riser-
vati a questa specie hanno coinvolto
tutti i cacciatori di ungulati. La voglia di
“sapere” è stata grande, per tutti. Alcune zone, percorse dalle malattie polmonari non hanno offerto sorprese, si
sapeva, camosci contati molto pochi.
Nelle immediate vicinanze però la situazione si è presentata in modo diverso, con grande abbondanza di camosci, anche se, va rimarcato, le loro condizioni fisiche in riferimento alla stagione estiva, non apparivano delle migliori.
In controtendenza, nelle zone precedentemente interessate dalla cheratocongiuntivite la situazione è rientrata
nella normalità, le perdite subite paiono molto limitate a conferma di quanto
sostenuto dagli esperti che hanno stu-
A. Gervasoni
rate nel corso degli ultimi anni, dove gli
abbattimenti delle femmine risultavano
sempre in difetto (nonostante la loro
presenza sul territorio sia da tutti riconosciuta in percentuale maggiore rispetto ai maschi), la Commissione, nella consapevolezza che il ritardo nei prelievi avrebbe trovato parte dei cacciatori già appagati dai risultati della caccia effettuata, (pertanto scarsamente
motivati al prelievo delle femmine) ha
voluto assegnare in via sperimentale e
con il consenso degli interessati, un
“pacchetto” di capi da abbattere non
più alla singola persona, bensì ad una
squadra di due o più Cacciatori con il
preciso impegno da parte loro di effettuare i prelievi nelle località concordate. Nonostante i dubbi iniziali circa la
bontà del sistema i risultati ottenuti sono più che incoraggianti, ancora una volta il prelievo di maschi e femmine è risultato pari alle aspettative e nel complesso i 373 capi abbattuti, pari al 92%
delle assegnazioni, indicano che il criterio utilizzato nelle assegnazioni dei capi da prelevare è quello giusto. Anche il
rapporto tra i maschi e le femmine prelevati può definirsi bilanciato. Per la prima volta si è raggiunto il prelievo di un
capriolo ogni cento ettari di territorio
utile alla specie. Le 1242 uscite complessive utilizzate per il prelievo stanno
ad indicare uno “sforzo di caccia” molto buono, (3.3 giorni per capo abbattuto; nella scorsa stagione furono 4.2 le
uscite utilizzate) questo parametro, da
noi utilizzato quale indice di abbondanza parziale, potrebbe però aver subito
l’influenza favorevole del sistema di assegnazione, pertanto per assumere pieno valore statistico dovrà essere testato anche in futuro. I valori ponderali
delle femmine prelevate sono utilizzabili solo in modo parziale, purtroppo non
si hanno dati storici relativi ai pesi dei
soggetti abbattuti nel tardo autunno, la
specie, durante questo periodo, accumula le maggiori riserve di grasso in
previsione delle carenze alimentari invernali, questo elemento giustifica in
parte alcuni prelievi con pesi superiori alle medie statistiche, pertanto anche l’operato dei Cacciatori e degli Accompagnatori deve trovare una corretta valutazione. I pesi relativi ai maschi abbattuti
però, registrati durante le operazioni di
19
l’abbattimento, la mortalità certa di quei
soggetti evidentemente ammalati.
Ridurre il disturbo provocato dall’attività venatoria nelle zone di svernamento, soprattutto di alta quota, con l’intento di evitare continui spostamenti
dei branchi con evidente spreco delle riserve di grasso.
Si è voluto oltremodo non sovrapporre
la caccia alle femmine di capriolo nel
periodo proposto per il prelievo del camoscio. Nelle esperienze acquisite alcuni anni fa, dove l’apertura ritardata imposta dal calendario costringeva alla sovrapposizione della caccia alle due specie, (camoscio-capriolo) questa necessità penalizzava in modo esclusivo il
prelievo delle femmine di capriolo.
Il piano di prelievo approvato, per quan-
E.Traini
diato e seguito l’evoluzione di questa
malattia. Attraverso i dati raccolti nelle operazioni di censimento, la Commissione ha stimato presente nel nostro Comprensorio una popolazione non
inferiore alle 2800 unità.
Caccia al camoscio
La programmazione della caccia al camoscio ha alimentato qualche polemica e malumore. Attraverso comunicati,
assemblee di settore ed altro ancora,
si è cercato di rendere noto i motivi di alcune scelte in merito ai tempi di prelievo che la Commissione ha proposto al
Comitato di Gestione. Ritengo doveroso, a sostegno dell’operato della Commissione, spendere due parole sull’argomento.
Le popolazioni di camoscio nel nostro
Comprensorio risentono di alcune situazioni di difficoltà dovute principalmente a:
Patologie polmonari che hanno interessato branchi distanti tra loro, ma nel
complesso, vista la particolare mobilità
delle popolazioni in alcuni momenti autunnali in costante collegamento attraverso lo scambio di soggetti.
Dai dati raccolti presso il centro di verifica nelle stagioni di caccia precedenti, si è registrata come carenza negativa l’accumulo di grassi quale riserva
energetica invernale. Questo elemento, fatte salve rare eccezioni, si è confermato come tendenza generale ed ha
interessato tutti i settori, in modo proporzionale alle densità accertate.
La Commissione dopo l’attenta valutazione del problema, ha proposto di anticipare il prelievo del camoscio con l’intento di:
Anticipare dove possibile, attraverso
20
to riguarda il camoscio è stato di 297
capi, di cui 291 assegnati ai cacciatori
secondo i criteri in uso, soggetti ripartiti nelle diverse classi d’età.
I 270 abbattimenti effettuati, pari al 92%
dimostrano comunque una buona tenuta di questa disciplina. Lo sforzo di caccia, attraverso l’utilizzo di 906 uscite, è
risultato pari a 3.3 giornate per ogni capo abbattuto. Le condizioni di salute generale dei soggetti prelevati e verificati
presso il centro, confermano lo stato di
sofferenza della popolazione, tuttavia,
proprio in questo inizio di primavera, alcuni segnali incoraggianti emergono dalle località di iniziale comparsa della malattia, ed alcune femmine accompagnate dal piccolo, dopo aver superato l’inverno si apprestano a ricostituire i gruppi. Riteniamo che la popolazione, grazie
anche al rispetto che i riproduttori hanno avuto negli ultimi anni, possa ricostituirsi nella quantità precedente l’epide-
mia in soli tre quattro anni.
Caccia al cervo
Il 2001 sarà ricordato anche per l’apertura della caccia al cervo. Anche in questa occasione i nostri Cacciatori hanno
trovato elementi di benevola discussione, tranne pochi (rigorosamente
sprovvisti di abilitazione) la maggioranza di loro ha concordato con la Commissione per la timida apertura (3capi).
Per la continuazione di questa forma di
caccia la Commissione necessariamente dovrà predisporre una diversa
suddivisione del territorio in modo da
consentire una crescita numerica della
popolazione di cervo, una distribuzione
razionale dei Cacciatori ed un’eventuale assegnazione a squadre dei capi da
prelevare a chi risulterà maggiormente
interessato a questa attività.
I 3 prelievi effettuati nella passata stagione attraverso l’assegnazione di gruppo, sono stati conseguiti in 10 uscite,
ad eccezione di due giornate piovose
dove gli avvistamenti sono risultati nulli, è importante sottolineare che altri
soggetti in zone adiacenti ai prelievi sono stati avvistati in più occasioni.
Ospitalità venatoria
Sempre in tema di novità nella passata stagione, con accordo tra il nostro
Comprensorio e la Provincia, ha preso
il via questa nuova iniziativa, ci auguriamo possa, con l’impegno di tutti, proseguire anche in futuro. Tra i Cacciatori che hanno usufruito di questo progetto due giovani hanno prelevato il loro primo camoscio, a loro un caloroso
“in bocca al lupo” per il futuro dell’attività venatoria. Al riguardo desidero ringraziare i componenti della Commissione che hanno approvato il progetto
con voto unanime, dimostrando grande sensibilità alle aspettative di quanti,
meno fortunati, attendono da tempo di
cacciare nelle zone alpine provinciali.
Anche gli Accompagnatori hanno fatto
il loro dovere nell’occasione, la loro professionalità ed il loro impegno sono stati oggetto di numerosi ringraziamenti
pervenuti nella sede del Comprensorio
e pubblicati nel nostro “Giornalino”.
Ringrazio i componenti della Commissione per il lavoro svolto in questo anno,
senza il loro contributo certamente la
nostra caccia non troverebbe gli apprezzamenti che in più occasioni vengono manifestati; desidero infine ringraziare in modo particolare il responsabile del Settore 4, i Cacciatori, e gli
abitanti di Carona che con il loro impegno hanno contribuito al successo di
questa manifestazione.
Andamenti statistici dal 1992 al 2001
N.B. Per disposizioni limitative previste dal calendario integrativo provinciale
(vedi carniere prelievo venatorio) nel 2000 il piano di prelievo di Ungulati è
stato ridotto sulla base di due capi più una sola riassegnazione per cacciatore
21
Speciale
MOSTRA
TROFEI
CARONA
19/20/21/22 aprile 2002
Un appuntamento rinnovato nel cuore delle nostre alpi
orobie, con gli amici di Carona e del Settore 4, che hanno saputo offrirci una testimonianza di impegno, cura ed
entusiasmo nell’organizzare la rassegna, riempendola di
grande calore e di contagioso spirito di amicizia. (e t)
Il benvenuto di Carona
Con le autorità di pubblica sicurezza
Lo stand d’ingresso
22
La visita degli alunni delle elementari
La banda
L’intervento dell’Assessore Luigi Pisoni
L’assemblea
La relazione di Luigi Capitanio
Il rinfresco per gli ospiti
La relazione della d.ssa Alessandra Gaffuri
Due amici
La relazione di Luca Pellicioli
Un gruppo di Cacciatori
L’intervento di Felicino Camozzi
Con il “guardia” Bruno Boffelli
23
UNO
24
SGUARDO AI
TROFEI
ESPOSTI
Presenza di Clamidia
in feto mummificato di capriolo
Dr.ssa Alessandra Gaffuri
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna- Sez. Diagnostica di Bergamo
quali può essere trasmessa anche all’uomo.
L’uomo rappresenta in genere un ospite occasionale e si ammala per contatto diretto con animali
infetti; le forme più gravi
sono quelle che derivano
dai pappagalli ma il contagio può avvenire anche
tramite altri volatili e mammiferi. La malattia si può
manifestare con una forma polmonare, con una
forma influenzale, una intestinale e nella donna
può causare aborto.
Negli animali Chlamydophila abortus è responsabile di morte fetale ed
aborti soprattutto nei piccoli ruminanti e nei bovini. La Clamidia
viene eliminata nell’ambiente dagli animali infetti tramite le feci e soprattutto
con la placenta e i feti abortiti; l’infezione avviene per ingestione di acqua o
alimento contaminato e per inalazione
di pulviscolo contaminato da materiale
infetto.
E’ possibile la trasmissione dalla malattia da una specie all’altra ed anche da
ruminanti domestici a selvatici.
In Italia è stata isolata Chlamydophila
pecorum da un polmone di camoscio
affetto da polmonite, nel Parco Adamello-Brenta.
Indagini sierologiche svolte in camosci e stambecchi delle aree alpine hanno messo in evidenza delle positività
a testimonianza della circolazione di
questo patogeno anche nella fauna selvatica.
Nel programma di sorveglianza sanitaria
della fauna selvatica in Provincia di Bergamo il controllo sierologico per Clamidiosi è stato effettuato a partire dal
1998 sia in camosci (nessun positivo
su 269 campioni) che caprioli (1 positivo su 190 campioni); inoltre è stata effettuata la ricerca di Chlamydophila spp.
da 45 polmoni di camoscio, che ha sempre dato esito negativo.
Di notevole interesse è l’isolamento di
W. Gamper
L’attività di monitoraggio
sanitario nei ruminanti selvatici del Comprensorio
Alpino Valle Brembana è
continuata anche nella
stagione venatoria del
2001; grazie all’impegno
e alla collaborazione dei
cacciatori sono stati raccolti un numero significativo di sangue e visceri sia
di capriolo che di camoscio.
Quest’anno si è anche
cercato di ampliare l’attività di ricerca e si è organizzato il prelievo degli uteri di capriolo al fine di valutare la fecondità delle femmine di
questa specie.
Proprio nel corso di questo campionamento è stato ritrovato un reperto di un
certo interesse.
Infatti a metà novembre è stato recapitato all’Istituto Zooprofilattico di Bergamo l’utero di una femmina di classe IIIII, dal peso eviscerato di 17,9Kg , abbattuta nella zona del passo di Baciamorti, che aveva un aspetto macroscopico ben diverso dagli altri uteri fino
ad allora campionati.
L’organo si presentava con un corno
uterino di dimensioni decisamente maggiori rispetto all’altro (circa 30 cm. di
lunghezza), era molto più voluminoso e
sembrava contenere del materiale di
consistenza solida.
Il viscere è stato correttamente conferito integro ed è stato sottoposto ad
esame necroscopico.
All’apertura si è potuto osservare la presenza di un feto già ben sviluppato che
era andato incontro ad un processo di
autolisi e mummificazione.
Tali processi si instaurano quando un
feto muore a livello intrauterino senza
essere espulso (in questo caso si tratterebbe di aborto) e senza che avvengano fenomeni putrefattivi dovuti alla
presenza di batteri. In pratica nel processo di mummificazione il feto morto
viene lentamente prosciugato per il rias-
sorbimento dei liquidi; la cervice uterina
si mantiene chiusa ed in genere non si
hanno segni di malattia nella madre.
Sui visceri del feto sono stati eseguiti
esami di laboratorio volti ad accertare
l’eventuale presenza di agenti patogeni
che possono causare mummificazione
fetale o aborti, in particolare Toxoplasma gondii, Neospora caninum e Chlamydophila spp. Gli esami hanno dato
esito positivo per Chlamydophila abortus; per la diagnosi è stata utilizzata una
metodica che evidenzia la presenza di
materiale genetico del microrganismo,
indipendentemente dal fatto che questo possa essere ancora vitale.
Le Clamidie sono microrganismi con caratteristiche intermedie tra virus e batteri; la loro classificazione è stata di recente rivista dagli studiosi e non è ancora definitiva. Sinteticamente si può
riassumere che esistono due gruppi
principali: ad uno appartengono le Clamidie che sono responsabili solo nell’uomo di diverse forme morbose, quali infezioni della sfera genitale, polmonari e della congiuntiva. L’altro raggruppa le Clamidie che infettano gli animali, domestici e selvatici, nei quali possono causare diverse forme di malattia
(polmoniti, poliartriti, encefaliti, enteriti, congiuntiviti, metriti e aborti) e dai
25
Chlamydophila abortus dal feto mummificato di capriolo, considerando che
dai dati degli esami sierologici questo
patogeno sembrava non essere presente nei ruminati selvatici delle Orobie. L’unica positività sierologia è stata
riscontrata in un soggetto maschio di
classe 0 abbattuto a settembre 2001
in località Piazzolo.
Sono stati sottoposti a ricerca per Clamidia gli uteri di quattro femmine cacciate nella stessa zona di quella trovata
positiva; gli esami hanno dato esito negativo. Sono ancora in corso gli esami
sui campioni di sangue delle femmine
abbattute nella stagione venatoria 2001.
Il fatto che la femmina infetta non abbia abortito può far supporre una scarsa diffusione nell’ambiente delle Clamidie presenti nel feto e nella placenta e
to sia comparsa di recente nei caprioli
delle Orobie; dai futuri controlli ed dalle
osservazione dirette delle popolazioni
di animali potremo capire se si tratta
di un caso isolato o se la malattia è
stata trasmessa anche ad altri soggetti
e se ha avuto un impatto rilevante sulla popolazione.
In alcuni casi le indagini sullo stato sanitario degli animali selvatici non permettono di formulare delle ipotesi immediate e di dare delle risposte precise al manifestarsi di certi eventi patologici; bisogna pazientemente raccogliere dati nel corso degli anni per riuscire ad avere un quadro più dettagliato
e preciso di una determinata situazione. In altri casi invece, come in quello
quindi un minor rischio di infezione per
gli animali dello stesso branco. Gli esami sierologici permetteranno di valutare
se altri animali sono venuti a contatto
con questo microrganismo.
E’ importante tenere sotto controllo la
popolazione dove è stata riscontrata la
presenza di Chlamydophila abortus, per
vedere se vi è stata una diminuzione
della prolificità delle femmine; sarà inoltre importante esaminare anche quest’anno gli uteri delle femmine che verranno abbattute per controllare eventuali patologie analoghe a quella diagnosticata quest’anno e per evidenziare eventuali infezioni all’apparato genitale che potrebbero essere causate da
Chlamydophila spp..
Interventi di tipo gestionali volti a limitare il prelievo venatorio nell’area interessata dall’infezione potrebbero esse26
re presi in caso di riscontro di una forte
diminuzione delle nascite. Da un punto
di vista sanitario non è possibile e non
è necessario fare interventi di tipo terapeutico o profilattico, considerando
anche che l’infezione potrebbe essere
rimasta limitata ad un solo individuo o
comunque a pochi soggetti.
E’ invece importante ricordare che la
Clamidiosi è una zoonosi, cioè una malattia che può essere trasmessa all’uomo; si raccomanda quindi l’uso di guanti protettivi soprattutto quando si manipolano visceri che non hanno un aspetto normale.
Dalla descrizione di questo caso appare evidente l’importanza della continuità
del monitoraggio sanitario nella fauna
selvatica. Grazie ai dati raccolti in questi anni possiamo ipotizzare che la malattia diagnosticata nel feto mummifica-
decritto, è possibile fare una diagnosi
precisa, correlando la presenza di un
agente infettante ad un evento patologico. Mi auguro che i risultati ottenuti
da queste indagini siano gratificanti per
tutti coloro che hanno collaborato e che
siano di sprone per continuare il lavoro anche nei prossimi anni.
IL CONVEGNO DI CENE
Luca Pellicioli
S
abato 1 Giugno si è svolto presso il palazzetto dello sport del
comune di Cene un convegno
sul tema: “Ungulati selvatici e relativi
aspetti gestionali in relazione all’interazione con gli animali domestici”.
All’incontro, organizzato dalla Provincia di Bergamo, sono intervenuti in
qualità di relatori il prof. Guido Tosi
della facoltà di Biologia dell’università dell’Insubria, il prof. Paolo Lanfranchi dell’istituto di malattie parassitarie della facoltà di Medicina Veterinaria dell’università di Milano e il
prof. Roberto Gatti.
Moderatore dell’incontro è stato il tecnico faunistico della provincia Giacomo
Moroni.
Dopo i saluti di rito da parte delle autorità si è entrati subito nel vivo delle
questioni con la prima esposizione da
parte del prof. G. Tosi.
Nel suo intervento si sono ripresi i
concetti base di ecologia applicata alla fauna selvatica, partendo dalla capacità portante (o densità biologica
potenziale) passando poi alla densità
agro-forestale (DAF) sino al concetto
di valutazione d’idoneità dell’area territoriale in esame per una determinata
specie.
La conoscenza di questi valori si rivela di particolare importanza in un’ottica
di gestione delle risorse faunisiche.
Attraverso poi una fusione-correlazione dei dati per mezzo dei sistemi informatici (GIS), si può arrivare ad una visione completa dei vari aspetti territoriali, questo è un ottimo sistema dal
quale poter partire per estrapolare dati in prospettiva futura con cognizione
di causa.
Tutto ciò s’inserisce chiaramente in
una logica conservazionistica del territorio, che è profondamente diversa
da quella protezionista, e che mira ad
ottimizzare le risorse e i dati a nostra
disposizione.
Infine è stata riportata, a titolo d’esempio, l’attuale situazione dell’azienda
faunistico venatoria Barbellino-Belviso con l’analisi della consistenza dei
camosci del versante Bergamasco e di
quello Valtellinese.
Il secondo relatore della giornata è stato il prof. P. Lanfranchi. Nel suo intervento si sono presi in considerazione
gli aspetti fisiopatologici e sanitari della convivenza tra animali selvatici e domestici.
Il fatto che animali di specie diverse vivano sullo stesso territorio prelude al
fatto che vi sia una sovrapposizione
spaziale fra i territori pascolati, una conseguente competizione trofica ed un
possibile interscambio di patogeni.
Da questi concetti base nasce lo studio delle interazioni sanitarie tra ungulati domestici e ungulati selvatici che
può essere inserito in vari contesti di
studio con una logica finale di sviluppo
sostenibile del territorio.
Fra i numerosi dati proposti ricordiamo la sequenza degli indici di variazione del grasso perirenale nel camoscio in funzione della dieta e della stagione.
Le variazioni del parametro del peso
della carcassa in funzione della qualità della dieta e quindi del pascolo;
gran parte di questi dati provengono
dall’esperienza della provincia di Lecco, che ha istituito una collaborazione
con l’università di Milano al fine di rendere continuo l’apporto dei dati e di
garantire la creazione di una sequenza
storica partendo da un tempo zero.
Il problema di questi dati è, infatti, quello di averne a sufficienza e per un certo numero di anni (in questo senso il
numero minino sono almeno dieci anni), al fine di poter arrivare a oggettive
conclusioni.
Riguardo al discorso più strettamente sanitario si è visto che in alcune situazioni può esserci un interscambio di
patologie tra domestici e selvatici; in
questo senso monitorare la salute del
domestico, non solo per le patologie
soggette a piani di profilassi nazionale, ma anche per quelle a maggior impatto zoonosico ed economico, è una
scelta gestionale corretta.
Il terzo e ultimo intervento della mattinata è stato affidato al Dott. Roberto
Gatti che ha illustrato la tematica dei
cani da traccia analizzando gli aspetti
tecnici e le problematiche attuali del
settore. Si è parlato del problema degli animali feriti non recuperati e della
possibilità dell’accreditamento dei cani da traccia.
Durante la mattinata si sono inseriti,
tra un relatore e l’altro, alcuni brevi discorsi da parte della dott.sa Alessandra
Gaffuri che ha illustrato ciò che sta
svolgendo presso l’Istituto Zooprofillattico Sperimentale di Bergamo in tema di fauna selvatica; del Sig. Luigi Capitanio che ha esposto i dati dell’attività venatoria nell’ambito del Comprensorio Alpino Valle Brembana; e del
Sig. Diego Vassalli presidente della sezione cani da traccia, della quale ha
parlato in relazione all’attività svolta.
E’ evidente che momenti d’incontro e
dialogo come quello svolto a Cene sono di vitale importanza per il futuro della fauna selvatica. Solo dal confronto
e dal regolare aggiornamento dei dati
pubblicati si può arrivare ad una partecipazione più concreta e rispettosa
alla gestione del patrimonio faunistico
delle nostre Orobie.
Il tutto si è concluso con un pranzo, a
base di prodotti tipici bergamaschi, offerto dalla Provincia.
27
Che
lacaccia?
caccia?
Checosa
cosa èè la
Domenico Belotti
A
d una domanda del genere e sul
come spiegarlo ai lettori ci era
sembrato necessario tentare di rispondere ancora prima di accingerci alla realizzazione di questa nostra rivista
nell’ormai lontano 1997, i cui scopi intendevano essere non solo informativi,
ma anche ed essenzialmente formativi.
Che cos’è la caccia?
In altre parole cosa hanno in comune il
cacciatore preistorico che inseguiva le
fiere e le affrontava con grave rischio della vita, il giovane spartano
che lottava con gli orsi e i lupi, il nobile rinascimentale che lanciava i
suoi falconi sulle starne che popolavano i suoi possedimenti, il re che
forzava i cervi e li sgozzava con un
colpo di daga, i rossi cavalieri galoppanti tra gli squilli di trombe e di
corni sulla pista della volpe, i pionieri americani che menavano strage di bisonti nelle praterie, con il
cacciatore italiano attuale, il contadino, l’operaio, lo studente, il professionista o l’imprenditore che trascorrono ogni giornata festiva a vagare per i monti e per le valli alla ricerca di una selvaggina, quella vera, ormai sempre più rara?
La caccia come tutte le cose umane non sfugge alla storia, anzi ne
fa parte integrante: l’uomo preistorico cacciava per ragioni profondamente diverse da quelle che spingono un avvocato o un contadino
ad appartarsi dentro un capanno
per insidiare tordi e cesene. L’uomo preistorico cacciava per vivere,
per portare carne fresca al focolare della sua gente, ed abbiamo buone ragioni per credere che non gli
piacesse affatto, tanto è vero che
non appena gli fu possibile passò
a sistemi economici più sicuri e meno pericolosi. Lo spartano cacciava
per allenarsi ad un gioco ben più impegnativo, quello della guerra.
Quando i nobili dell’Europa medioevale smisero di fare la guerra personalmente, cominciarono ad andare a caccia per dare sfogo alla loro abbondante
e sanguigna energia e ci presero gusto:
nacque allora il piacere della caccia.
Come tutti i piaceri, la caccia cominciò
allora a vestire abiti adeguati, a darsi
delle regole, a diventare un rito rigido
e sfarzoso.
28
A caccia, tra un cervo ed un cinghiale,
due nobili potevano accordarsi sul modo migliore per eliminare un vicino e per
dividersi i suoi possedimenti; una cavalcata nei boschi dietro ad una volpe inseguita dai cani era, per due innamorati, un’ottima occasione per incontrarsi
da soli; inseguendo camosci e gli stambecchi, un re poteva sempre incontrare
una “vaga montanina pastorella” e farle l’occhiolino.
I montanari americani cacciavano per
guadagnarsi una pinta di whisky e perché la caccia permetteva loro di godere, nel paese delle libertà, di una libertà
ancora maggiore.
E il cacciatore d’oggi, quello che incontriamo sotto il sole di settembre, stanco, assetato quanto il cane, ma inarrestabile nella ricerca di un branco di starne o di coturnici, o a novembre nei boschi delle nostre montagne sulla pista
di una beccaccia che gli sfugge come
una fata morgana; o nei mesi invernali
quando fissa con occhi lacrimosi di freddo verso l’orizzonte di una palude da
cui spera di vedere sbucare un volo di
germani o di alzavole, o il modesto bruciasiepi disposto a levatacce notturne
per due tordi; lui perché va a caccia?
La tentazione di spiegare tutto questo
chiamiamolo “furore venatorio” del cacciatore, ricorrendo alle scienze moderne di indagine psicologica e sociologica
è forte: bisogno d’evasione, frustrazioni, per qualcuno volontà di
potere, esibizionismo, ecc, il tutto
reso possibile dalle ferree leggi
del benessere economico.
No vi è dubbio che oggi la caccia,
in qualche caso, può essere anche questo: ma sorge il sospetto
che al di la dev’esserci altro, il bisogno innato nell’uomo di contrapporsi alla natura, di dominarla, di chiarirla, di impossessarsene,
ed insieme di trovarsi di fronte ad
essa e di tornare così a farne parte; e più l’uomo moderno si allontana dalla natura, più cresce nell’intimo di ciascuno lo struggimento di reinserirsi, entrando di
nuovo francamente e brutalmente nel ciclo della vita e della morte.
Detto così sembrerebbe quasi
che caccia e poesia siano le
stesse cose, ma parrà meno assurdo riflettendo che forse andare a caccia è un modo di fare
poesia, sia pure inconscia, di chi
poeta non è.
Tuttavia la caccia è anche tecnica, specialmente ai nostri giorni
in cui soltanto i cacciatori più preparati ed esperti riescono a fare
carriera. Tecnica: conoscenza delle abitudini degli animali, dei modi di cacciarli, delle armi, dei cani,
dei luoghi e delle stagioni e di tutto quanto serve per raggiungere lo scopo. Su questi due bisogni, quello che
potremmo chiamare se non poetico certamente etico e morale, e quello nuovamente tecnico, ci era sembrato opportuno procedere per ottenere gli scopi che ci eravamo prefissi all’inizio della nostra avventura editoriale, cioè la
formazione e l’informazione del cacciatore, ed oggi a distanza di tanti anni pensiamo proprio, non senza un briciolo di
orgoglio, di esserci riusciti.
ILD CIBO RITUALE
IVAGAZIONI TRA RITI E TRADIZIONI
Domenico Belotti
I
l cibo rituale, il pranzo che divoriamo
allegramente in un clima collettivo, famiglia, amici, comunità ecc., sta forse
uscendo alla chetichella dalla nostra vita?
Secondo studiosi di statistica e sociologia sembrerebbe proprio quello che
sta succedendo in questa nostra turbolenta civiltà dei consumi.
L’ABBACCHIO,
AGNELLO SACRIFICALE
La morte dell’innocente, offerto in sacrificio agli Dei, dura da secoli, sia nella forma di un rito vero e proprio, sia in
forma di memoria e tradizione.
Le antiche comunità pastorali, quelle
che hanno contribuito a fondare e diversificare il mondo, hanno scoperto fin
dall’antichità che offrire l’unica ricchezza in loro
possesso, il
gregge e soprattutto
montoni e i
suoi figli di
latte, era il
mezzo migliore per
accontentare le Divinità,
abbandonando il sacrificio umano.
Da allora il
patto segreto fra la Potenza Terribile e i pastori
si è trasformato da rito
in usanza laica; per dirla
in termini rudi, siamo noi
a mangiare
le vittime alla salute degli Dei.
Oggi è scesa un’ombra sulla millenaria
comunione fra cibo e fede.
Per dirla in breve, l’abbacchio (il termine
romanesco va conservato per capire meglio il cambiamento), e altri segni e simboli culinari della tradizione stanno dileguandosi lontano dalle nostre mense.
La colpa, si sussurra, è del prezzo, l’agnello, si protesta, ha subito rincari
astronomici (vuoi vedere che è colpa
dell’Euro), tanto da rallegrare gli animalisti, che vedono ridotte le stragi
di creature innocenti.
Al posto dell’abbacchio è entrato, statistiche alla mano, uno sciame di pesci;
salami, prosciutti e pancette diminuiscono nelle schiere degli antipasti; il capitone, protagonista dei pranzi napoletani della vigilia di Natale, sguscia via,
tra imprecazioni per il carovita e nostalgie e perfino l’uovo di cioccolato,
che nobilitava quello di gallina, si squaglia di fronte ad altri insulsi dolci.
La vita dell’antica gastronomia, con l’avvento del chewing – gum, granoturco
soffiato e non, hamburger, fast – food (e
che sarà mai ?), ah! questi vocaboli par-
to della perfida Albione, e altri prefabbricati alimentari, fa sparire salumi, polente, paste e risotti.
Niente arrosti lenti, ma rapide cotture.
A questo proposito, in armonia con
quanto dicevamo prima, ci viene in mente che anche il brodo di cappone, cibo
povero e lungo da preparare, sta scom-
parendo dai pranzi di Natale.
E la selvaggina?” Vade retro Satana”.
Per qualcuno viene vista come un qualcosa di vergognoso, un vizio che bisognerebbe nascondere; nella migliore
delle ipotesi i degustatori di tali alimenti sono persone destinate all’obesità,
all’arteriosclerosi e, visto che tutto sommato tale cibo viene innaffiato regolarmente dal vino, qualche volta anche alla cirrosi epatica.
Per carità, anche se così sembra, non ci
avventureremo in una stucchevole e comica lamentazione sulla cucina del buon
tempo passato.
Anzi, sul piano psicologico e affettivo,
ma non sempre anche del gusto, conserviamo buoni ricordi di quel mondo
contadino e dei suoi sforzi per utilizzare
al massimo, con avarizia e povertà, il
cibo (pensiamo al pane
raffermo per il
nostro pancotto, o allo
stesso unito
con gli scarti
dei sapori dell’orto, nella “
ribollita toscana”, o nei nostrani “ casoncelli”, e alla “ polenta
condita”) e
tutto ciò che
rimaneva nella credenza.
C’è stata anche in noi una
foga inconsapevole nell’azzannare con
avidità certi
prodotti “mangerecci”?
Potrebbe essere, ma non
dimentichiamo che la scomparsa dei
piatti tradizionali di tutti i giorni e di quelli legati alle mense di Natale, di Pasqua
e dei Santi Protettori è una piccola perdita di identità culturale, a tutto vantaggio purtroppo del progressivo imporsi
dell’ottuso uomo tecnologico.
29
APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE
Tiziano Ambrosi
IL COMPORTAMENTO
DEL CANE (prima parte)
Il cane domestico (Canis familiaris) e
il gatto domestico (Felis catus) sono i
due animali da compagnia più diffusi in
ambito famigliare. Sia il cane che il gatto appartengono all’ordine Carnivora,
un gruppo noto per i suoi predatori aggressivi ed efficienti; ed è sorprendente che due specie carnivore di questo
genere condividano oggi le nostre case in qualità di amati e rispettati animali di famiglia. Fatto sta che i legami che
si sono venuti a creare tra l’uomo e il
cane e tra l’uomo e il gatto sono in gran
parte una conseguenza delle attitudini
predatorie delle due specie.
Mancano ancora le prove conclusive
a dimostrazione del fatto che il lupo sia
l’antenato del cane. Uno degli argomenti
più efficaci a favore di questa ipotesi è
che il lupo, come il cane e diversamente dal coyote e dallo sciacallo, è un animale altamente sociale. E’ probabile che
i cani domestici si siano incrociati in più
occasioni con diverse razze di lupi, e
forse anche di sciacalli, e che ciò abbia
determinato alcune delle variazioni che
si osservano nelle moderne razze domestiche. L’enorme varietà delle razze
canine si spiega in maniera ottimale accettando l’ipotesi che il cane sia stato
domesticato in più occasioni e in varie
parti del mondo a partire da diverse sottospecie di lupo.
L’associazione tra uomo e lupo è molto antica e deve aver avuto inizio almeno 40.000 anni fa. Il cane fu probabilmente la prima specie animale ad essere domesticata, prima ancora del
maiale, dell’anitra, della renna, della capra e della pecora. L’effettivo ruolo dei
primi cani nelle società umane può soltanto essere ricostruito ipoteticamente. E’ molto probabile che essi abbiano
avuto diverse destinazioni pratiche in
diverse parti del mondo, a seconda dello stile di vita delle popolazioni. I cani
potrebbero essere stati apprezzati come
spazzini per tenere puliti i villaggi, come collaboratori nella caccia, come fonti di calore durante la notte e come guardiani.
Lo sviluppo delle razze canine si è verificato molto precocemente. Dai ritrovamenti archeologici risulta che già nel
quinto millennio a.C. esistevano popo-
lazioni di cani preistorici tra loro diverse.
Ma è solo da poco più di un secolo che
si è acquisita una certa conoscenza dei
meccanismi evolutivi e di quelli che regolano la trasmissione delle variazioni
genetiche. E’ soltanto con la nascita
delle esposizioni canine di carattere
competitivo, e quindi con le necessità
di stabilire degli standard morfologici,
che le razze furono costrette entro precisi limiti di taglia, di conformazione e
di colore che oggi siamo abituati a vedere. In Gran Bretagna, che già al tempo dei Romani era un centro di allevamento di cani, si tenne una delle prime
esposizioni canine competitive: l’esposizione di Newcastle, del 1859, riservata alle sole razze pointer e setter.
Come si è detto, il fattore principale
che ha portato alla domesticazione del
cane è stato il suo impiego pratico: il
cane fu utilizzato nella caccia ma si rivelò adattabile a una grande varietà di altri impieghi nei quali si riflettevano le
mutevoli esigenze dell’uomo primitivo.
Le razze di tipo spitz sono distribuite
in tutto il mondo, sono di costruzione
robusta e spesso di carattere ostinato
e indipendente; la loro adattabilità li rende tuttavia cani da lavoro versatili, che
in passato hanno trovato specifico impiego nelle regioni bloccate dalla neve,
dove si sono rivelati, e in qualche misura si rivelano tuttora, indispensabili
animali da traino. Le moderne razze
spitz comprendono numerose varietà
di cani da slitta, i Samoiedo, i ChowChow e gli Elkhound.
Il gruppo dei mastini, che annovera
molti dei cani più pesanti, è sempre stato apprezzato per usi bellici, per guardia,
nonché per quel tipo di caccia in cui i
cani vengono addestrati a bloccare i selvatici di maggiori dimensioni, come nella caccia al leone. Il coraggio e l’indifferenza al dolore fecero la fama di quegli antichi cani, e le stesse qualità furono poi apprezzate nei loro discendenti,
i cani da lotta e da combattimento contro i tori. Dal tempo dei Romani fino all’epoca in cui i combattimenti tra animali furono dichiarati fuori legge, questi cani sono stati protagonisti di crudeli spettacoli “sportivi”. Tra le moderne razze di mastini sono compresi gli
Alani, i Boxer, i Cani di Terranova e i
San Bernardo.
una delle prestazioni più difficili che si
possano pretendere da un cane.
In aggiunta ai cani che cacciano sul terreno, alcune razze furono selezionate
per infilarsi e cacciare sottoterra. Il Dachshund (Bassotto Tedesco) era una
razza tanto piccola da poter penetrare
nelle tane dei tassi e delle volpi, affrontare le prede e o spingerle in superficie, o bloccarle con abbai minacciosi,
che segnalavano il luogo dove si poteva scavare per catturarle. La caccia sottoterra era la specialità delle originarie
razze terrier, il cui nome deriva dalla parola latina terra. Sebbene lo scopo originario dei terrier fosse di cacciare sottoterra, col tempo si sviluppò una grande varietà di razze di diversa taglia. Le
razze più grandi furono usate per cacciare in superficie, tra queste ad esempio il Fox Terrier, l’Aierdale Terrier e il
Bedlington Terrier; razze più piccole, come il Manchester Terrier, furono utilizzate per dare la caccia agli animali dannosi; altri, come il Bull Terrier, furono allevati soprattutto per i combattimenti,
in particolare contro i tori.
Con l’invenzione delle armi da fuoco
finì col non bastare più che i cani seguissero una pista, scovassero, bloccassero o atterrassero la preda. Si continuò ancora a chiedere loro di rintracciare la selvaggina, ma si pretese che,
dopo averla individuata, si limitassero
a segnalarne la posizione e a farla alzare in volo o uscire allo scoperto per met-
terla a tiro dei fucili. Quando la portata
dei fucili aumentò si pretese anche che
i cani recuperassero la selvaggina colpita. Un consistente gruppo di razze, i
gundogs (“cani da fucile”- razze da ferma, da cerca e da riporto), venne selezionato per soddisfare queste esigenze. Le razze pointer si specializzarono
nel rintracciare le prede e indicarne la
posizione bloccandosi a puntarle sul posto, cioè a fissare intensamente nella
loro direzione(on point in inglese significa sul posto); le razze setter avevano
lo stesso compito, ma indicavano la posizione della preda accucciandosi e rimanendo immobili una volta individuata la traccia odorosa (to set significa
puntare, fissare). Le razze spaniel erano specializzate nel far alzare in volo le
prede dai nascondigli; il denso pelame e
la straordinaria energia consentiva loro
di aprirsi la strada attraverso la vegetazione più fitta. Le razze retriever invece erano specializzate nel localizzare e
riportare le prede abbattute. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna c’è tuttora
la tendenza ad utilizzare un cane per
cercare, puntare e alzare in volo i selvatici, e un secondo cane per recuperare i capi abbattuti. Nell’Europa continentale i cacciatori sportivi hanno cercato di selezionare cani più versatili, che
potessero essere utilizzati in tutte le fasi della caccia. I Musterlander e i Weimeraner sono due razze da ferma di
questo tipo.
E.Traini
Molti tipi diversi di cani da caccia furono allevati dagli antichi Egizi e dai Sumeri, mentre in Europa l’uomo neolitico utilizzava ancora asce di pietra. Questi cani, che rientrano nel gruppo dei
moderni levrieri erano soprattutto cacciatori-a-vista utilizzati per catturare la
selvaggina nei grandi spazi aperti; fin
dal periodo della civiltà greca tuttavia
cominciò ad essere allevata e utilizzata una grande varietà di cani da pista
olfattiva. Tra i tipi razziali che cacciano a
vista vi sono i cani più veloci in assoluto: da essi ci si aspetta che raggiungano e abbattano le prede in fuga entro
distanze relativamente brevi. Esempi di
razze moderne di questo tipo sono il
Saluki, il Levriero Afgano, il Borzoi, il
Greyhound; quest’ultimo è in assoluto il
cane più veloce in piano, riuscendo a
raggiungere i 57 km/h. I cani che cacciano a vista, quando perdono il contatto visivo con la selvaggina, tendono a perdere anche l’interesse. I cani
da pista invece sono molto più ostinati durante la caccia, e non è necessario che siano molto veloci, visto che il
loro obiettivo è di inseguire e stancare
la preda; resistenza e buon naso sono per questi cani molto più importanti della velocità. Del gruppo dei cani
da pista fanno parte il Foxhound, il Bassethound, il Beagle e l’Oteerhound,
tutti dotati di un olfatto eccezionalmente sviluppato: al punto di poter seguire un odore trasportato dall’acqua,
31
Giovanni Locatelli
L’uomo è un animale concepito per camminare, questo è il suo modo naturale di
spostarsi e solo il suo ingegno gli ha
poi permesso di escogitare tutta una
serie di mezzi di locomozione via via più
comodi e più rapidi, che oggi possono
raggiungere mete ritenute sino a pochi
anni fa fantascientifiche. E un domani
saranno giudicati inadeguati i mezzi
odierni.
Ma l’uomo continuerà ad andare a piedi e solo così potrà
osservare ed apprezzare la natura in cui è immerso e che la
velocità dei mezzi di trasporto
ci fa troppo spesso sorvolare,
senza lasciarcela scoprire ed
amare.
Il piede, l’artefice del cammino,
è una struttura architettonica e
meccanica non sottovalutata
dai fisiologi prima ancora che
dagli ortopedici. Il camminare, la
marcia (o fotting) già più impegnativa, la corsa (che ha nel
jogging la sua più popolare
espressione non competitiva)
e il salto hanno tutti in comune
questa base d’appoggio che
assorbe energia e la restituisce
nel rimbalzo.
FISIOLOGIA
DEL PASSO
(Si realizza completamente a 7
anni, va rieducato dopo ogni tipo di zoppia o lesioni traumatiche dell’arto inferiore)
1) Il tallone tocca ed imprime il
suolo.
2) Rotolamento sul margine
esterno del piede.
3) Si stampa l’avampiede con
le teste metatarsali e la base
delle dita.
4) Si imprimono poi i polpastrelli
delle dita (dall’esterno all’interno)
5) Tutto il peso si porta sull’alluce che si imprime staccando il piede
dal suolo (l’impronta e’ massima nello
spiccare il salto e la caduta avviene con
forte pressione sul calcagno).
È facile qui individuare i punti di maggior pressione e frizione cutanea del
32
CONSIDERAZIONI MEDICHE
SUL TREKKING
piede: per evitare vesciche da sforzo e
callosità talora è sufficiente proteggerli con un preventivo cerottino medicato che assorbe bene lo struscio.
Premesse fisiologiche
Il cammino rappresenta una progressione non uniforme, ma armonica, in un
ripetersi di fasi di diversa velocità che
lo, l’energia cinetica è minima quando
il baricentro del corpo (situato nel bacino) vi corrisponde e si incrementa man
mano che questo precede il piede.
Il piede si appiattisce sul suolo duro e
uniforme (asfalto, selciato…) e si arcua
sul terreno elastico (sterrato, sentiero…). Risponde alla durezza ed elasticità del punto d’appoggio, ma anche diversamente in relazione alla pendenza (gli alpinisti, per esempio,
hanno un piede ben arcuato e che
rimbalza bene per elasticità accumulata quando il peso del corpo in salita si porta innanzi al piede che si sopraeleva). Il cammino abitudinario su un certo tipo
di suolo quindi modifica l’atteggiamento del piede sino a comportare deformazioni professionali (il piede piatto del cameriere
fatica molto di più nell’adattarsi
alla salita, al salto a alla corsa prolungata).
Nella marcia, e ancor più nel salto, il piede che cade al suolo gravato dall’aumento di peso della
caduta del corpo si deforma come una palla. Si ha nel contatto
una dissipazione in calore di buona parte dell’energia muscolare,
ma con un immagazzinamento di
un buon 20% che verrà reso nel
rimbalzo elastico successivo.
Esattamente come una palla che
appiattendosi per contatto al
suolo ne schizza poi via con un
rimbalzo da riacquisto della sua
forma originale.
L’elasticità del piede, e quindi del
passo, è dovuta a due archi plantari: uno longitudinale dal tallone
all’alluce, e uno trasversale a livello delle teste metacarpali, entrambi con volta superiore. Questo rappresenta la struttura a balestra di immagazzinamento potenziale d’energia da deformazione elastica. Viene resa nello stacco
successivo del calcagno dal suolo. Tale deformazione e il rimbalzo successivo sono proporzionali all’accentuazione delle volte plantari, tanto più potenti quanto più evidenti. Hanno la massima espressione nella corsa di avvicinamento del saltatore che, per otteneE.Traini - 2
PER SAPERNE DI PIÙ
realizzano il ciclo del passo, così difficile da apprendere che si può affermare che non sia sicuro se non quando il
bambino è già sui sette anni. Nel passo
si ritrova la periodicità del pendolo: il
piede decelera quando il centro di gravità del corpo in movimento è arretrato rispetto al punto di appoggio al suo-
re una maggior proiezione in alto, carica, per così dire, la molla del piede.
LA CURA DEL PIEDE
In ogni occasione di viaggio turistico,
ma ancor più nel trekking, il piede, base
d’appoggio forzatissima, va curato, tenuto pulito, protetto. Non bisogna mai
affrontare le escursioni, che sovente contemplano il superamento di valichi e percorsi su sentieri quasi inesistenti, ma lunghi parecchi chilometri, senza una adeguata preparazione. Le scarpe dovranno essere collaudatissime; occorre avere stringhe e solette di ricambio.
Come il resto del corpo, anche il piede
perde forza, ma soprattutto diviene più
vulnerabile alle flittene da sfregamento
e alle infezioni: proteggere i punti arrossati con un cerotto medicato può
prevenire lesioni serie ed è più efficace che intervenire sulla calzatura.
Finita la marcia, dà notevole sollievo <<
far respirare >> i piedi; sottrarli al carico, detergerli con una salviettina impregnata di alcool o profumata, rinfrescarli ogni volta che si può, accudire
le unghie senza scalzarle troppo, rimuovere ogni eventuale callosità e proteggere tale punto con un cerotto (il tiloma è un’ipercheratosi da frizione ed
eccesso di carico topico).
È poi da valutare ogni gonfiore, per il
quale possono rendersi necessarie fasciature o cavigliere; in caso di distorsione, ricordarsi il principio dell’ICE : Immobilizzazione, Compressione, Elevazione.
La sigla (Ice, in inglese = ghiaccio) richiama subito alla mente l’utilità dell’applicazione di ghiaccio (o di una fasciatura raggelante, che si trova in commercio e che non dovrebbe mai mancare nel kit di pronto soccorso dello zaino).
soggiorno in montagna, rilievo riportato
anche in uno scritto di Hemingway.
La marcia forzata è un errore perché
può portare:
Sindrome di Carter (dal nome del
presidente americano che ne soffrì),
che consiste in affanno, obnubilamento psichico, marcia automatica sino al
barcollamento e alla caduta per sfinimento (ricorda l’arrivo di Dorando Pietri). Può avere buon gioco nello scatenamento l’insufficiente apporto energetico e idro-salino, una sudorazione
eccessiva e il calore climatico.
Trattamento pratico
Paziente sdraiato, somministrazione di
liquidi freddi (thé o acqua con glucosio
ed integratori salini disciolti ecc.)
Crampi muscolari da deplezione salina, accumulo di acido lattico per prolungato metabolismo muscolare anerobico, insufficienza arteriosa. I crampi colpiscono soprattutto i polpacci con
dolore lancinante a frustata e contrazione del muscolo gastrocnemio, che
appare scolpito sotto la pelle.
Trattamento pratico
Riposo non da sdraiati o con le gambe sollevate (come viene spontaneo ai
marciatori), ma seduti per favorire il deflusso di sangue alle gambe. La remissione del crampo può essere anche rapidamente ottenuta afferrando la pianta
del piede con entrambe le mani e imprimendo all’ estremità una flessione
dorsale. Niente impacchi freddi ma tiepidi e thé caldo ben zuccherato e con limone. Si tenga ben presente che il recupero dei depositi di glicogeno (dopo
la glicogenolisi sollecitata dal metabolismo muscolare anaerobico) richiede
qualche giorno e non poche ore.
Frattura da marcia di ritirata; una
frattura biossea spiroide, non di rado
esposta per perforazione cutanea da risalita del moncone distale, provocata
da estrema stanchezza con obnubilamento cerebrale.
Descritta anche dai nostri alpini sul fronte russo, si ha per accasciamento in
piede dell’individuo sfinito. Non di rado
si verifica quando il suolo fangoso o la
neve imprigionano il piede e il passo
non è più sostenibile.
Trattamento pratico
Si impone l’immobilizzazione provvisoria il più precoce possibile, cercando,
con la trazione sul calcagno, di ridurre la
frattura, almeno col rientro del moncone perforante. La fasciatura contenitiva non può essere in alcun modo compressiva, per non compromettere ulteriormente il trofismo locale già precario.
Bibliogr. Medico & turista
G.Caprotti
RESISTENZA ALLA MARCIA
Il cammino, e la sua espressione forzata di marcia, non dipendono solo dalla
situazione osteoarticolare del piede, ma
anche e soprattutto dall’irrorazione delle masse muscolari, che risentono non
solo dell’apporto di ossigeno e dalla rimozione degli scarti della combustione, ma anche del deficit energetico e
di vari altri fattori (temperatura atmosferica, passaggio dalla fase aerobica
alla fase anaerobica, mancanza di allenamento ecc.). Con un buon allenamento le prestazioni muscolari aumentano progressivamente la resistenza al
cammino: banale, ma significativa è l’osservazione sull’apparente brevità delle
distanze in città dopo un prolungato
33
ARMI E BALISTICA
Sergio Facchini
L'ARMA IDEALE
PER IL CAMOSCIO
S
noranza di cacciatori appartiene alla prima schiera, siamo sinceri, mentre la
stragrande maggioranza ingrossa le fila
della seconda; i veri e grandi cacciatori di Camosci diventano sempre più rari purtroppo! I giovani che si avvicinano
a questa caccia, appassionante come
poche altre, spesso commettono errori grossolani nell'acquisto di armi, ottiche, attacchi e munizioni abbinandole a
calibri che talvolta deludono le loro
aspettative. Cerchiamo ora di analizzare sommariamente quello che l'industria
armiera propone:
CARABINE A RIPETIZIONE
SEMPLICE MANUALE (BOLT ACTION)
Sono le armi più diffuse, robuste, precise ed affidabili. Con canne inox e cal-
34
anche se la tendenza odierna è quella di
offrire calibri tesi e potenti in armi sempre più leggere, cammino discutibile che
conta detrattori e sostenitori per queste novità continue. I calibri adatti alla
caccia al camoscio non sono poi molti
come qualcuno potrebbe supporre; tra
migliori possiamo ricordare il 6,5x68, il
.270 Winchester, il 7mm. Remington
Magnum, utilizzati ovunque come il
6,5x57, il 7x64 Brenneke ed i recenti
.260 Remington, .25-06 Remington,
6,5x65 RWS, 7 mm.STW unitamente
ai calibri Weatherby .240, .257, .270,
7mm. ed al raro ma micidiale 7x66 Super Express Vom Hofe. L'iper-teso
6,5x68 assieme al .257 ed al .270
Weatherby, secondo l'opinione di famosi cacciatori di camosci, a tutt'oggi
sono pressoché insuperabili come tensione di traiettoria fino alle massime distanze di tiro (300 metri e dintorni).
Un'arma di qualità in questi tre calibri rappresenta
il top per chi sa tirare lontano e per coloro che vogliono imbracciare un'arma di altissime prestazioni balistiche.
CARABINE
MONOCOLPO
BASCULANTI
(KIPPLAUFBUCHSE)
E.Traini - 3
enza dubbio la caccia al Camoscio è una delle più affascinanti
attività venatorie che ha come
scenario la meravigliosa bellezza delle
nostre Alpi. Tutte le migliori qualità del
cacciatore devono essere sfruttate in
massimo grado perché scarpinare tra
dirupi e canaloni in alta montagna per
ore ed ore si rivela spesso come un'improba fatica, anche se condivisa col nostro amico accompagnatore. Se allo
sforzo fisico notevole sommiamo la difficoltà di avvicinamento e le problematiche del tiro, otteniamo un quadro
tutt'altro che semplice. Il terreno spesso è insidioso e, non consentendo appoggi fermi, complica notevolmente le
possibilità di effettuare un tiro sicuro. I
problemi da affrontare sono ovviamente numerosi a cominciare dalle distanze
usuali alle quali il Camoscio si presenta. Nella
maggioranza dei casi si
tratta di lunghezze notevoli ed i famosi "200 metri", a cui ogni scrupoloso
e responsabile cacciatore dovrebbe attenersi, costituiscono un'eventualità
favorevole poco frequente. E' vero che in alcune
occasioni il Camoscio ci
si para davanti anche a distanze contenute (100150 metri), ma nel 90%
dei casi il selvatico ci obbligherà ad effettuare colpi molto più lunghi di quelli che ognuno si augura all'inizio della giornata di
caccia. I casi sono due: o
possedete un fisico da "sherpa" nepalese e, carabina alla mano siete in grado, strisciando, di sgattaiolare tra rocce
e burroni senza produrre alcun rumore
infischiandovi delle vertigini e di avvicinare il vecchio solitario a tiro di doppietta sorprendendolo dall'alto come fa
senza apparente difficoltà il mio amico
Giovanni, oppure dovete sottostare alla necessità di avere tra le mani un'arma
"super" per tensione di traiettoria ed ovviamente precisa. Oggi una sparuta mi-
cio in materiale sintetico sono indistruttibili, ma mediamente si rivelano
pesanti (anche 4,5 kg. con ottica) anche se alcune Case hanno in listino modelli leggeri ed ultraleggeri (Remington
Mountain Rifle, Sako Finnlight,
Weatherby Featherlight, ed altre) che
costano qualcosa in più rispetto ai modelli base da cui derivano. E' doveroso
ricordare però che le carabine alleggerite normalmente sono camerate in pochi calibri adatti alla caccia al camoscio,
Indiscutibilmente sono le
armi più belle, eleganti,
leggere e ... costose! Si
smontano in un batter
d'occhio e si ripongono
nello zaino. E' un'arma che fa riflettere in
quanto si spara un colpo per volta senza possibilità di ricaricare velocemente, ma è un'arma per intenditori e bravi
cacciatori che ben conoscono l'arte dell'avvicinamento. Non è certamente adatta a tiri molto lunghi con calibri spinti,
ma contrariamente a diffuse credenze
la Blaser e la Krieghoff camerano nei
loro basculanti cartucce molto tese e
potenti ovvero tutti i Magnum più diffusi. Che senso ha un basculante che pe-
sa come o più di una carabina a otturatore? Nessuno all'infuori di quello estetico. Ma per queste armi si possono fare pazzie visti i costi, salvo poi rimpiangere la vecchia .270 Winchester dopo la
prova di tiro al Poligono di Codogno!
Molte volte in questo Poligono ho visto
dei cacciatori strapparsi i capelli dopo
alcune prove con kipplauf in calibri Magnum, tranne un valdostano che ricaricava certosinamente le sue munizioni.
Meditiamo! Ricordiamoci comunque
sempre che spendere poco per un basculante monocanna significa nella maggioranza dei casi buttare al vento i propri denari. Molti armaioli, vista la moda
crescente di queste armi, assemblano
dei kipplauf semplicemente mostruosi,
qualitativamente parlando; costoro, non
essendo eredi di una grande tradizione
armiera e non possedendo un'approfondita esperienza nell'esecuzione
meccanica delle armi basculanti, comprano canne rigate di mediocre qualità,
utilizzano bascule di sovrapposti a canna
liscia e saldano, badate bene, saldano i
ramponi delle canne anziché ricavarli dal
tubo grezzo della canna stessa!!!
Le conseguenze sono scontate: fragilità della chiusure con possibilità di rotture dei ramponi, giochi incredibili tra
ramponi e bascula che non consentiranno mai una buona precisione alle medie e lunghe distanze, anche con ricariche ad hoc. Inoltre dal punto di vista
estetico sono veramente orribili, mentre
la purezza di linee e la snellezza costruttiva dovrebbero essere cardini assoluti di queste armi. In altre parole non
dobbiamo lasciarci abbindolare da prezzi troppo contenuti indirizzando invece la
nostra scelta su kipplauf che offrano
garanzia di qualità assoluta. Se le nostre disponibilità finanziarie sono modeste accantoniamo l'idea del basculante, arma che non ammette mediocrità di esecuzione, rivolgendoci ad altre
tipologie di carabine economiche ed
ugualmente valide. Ma se il nostro cuore batte forte impugnando un monocanna rigato seguiamo il vecchio adagio "chi più spende, meno spende" ed
acquistiamo un kipplauf di scuola tedesca od austriaca. Sono loro, gli austriaci
ed i tedeschi, che li hanno realizzati per
primi e continuano a costruirli da oltre un
secolo, bene ovviamente perché l'esperienza nel settore armiero, come tutti sanno, non si acquisisce in pochi anni, ma sono indispensabili generazioni
di maestri archibugieri. Anche in casa
nostra qualche armiere si è addentrato
nel mondo del kipplauf; i risultati finora
non sono del tutto esaltanti, dato che
solamente tre o quattro possono essere paragonati a quelli austriaci o tedeschi. Togliamoci definitivamente dalla testa di comprare un basculante di
grande qualità con tre o quattro milioni, generalmente costano molto di più
e, dotati di ottima ottica con attacchi a
piede di porco, l'unico ammissibile su
queste armi, si raggiunge tranquillamente il costo di una Panda Fiat.
I calibri classici per il kipplauf sono sempre stati quelli con collarino sporgente,
contraddistinti quindi dalla lettera "R",
tutti calibri tedeschi vecchiotti, ma sempre validi per il Camoscio; da otto generazioni fanno il loro dovere e nel tradizionalista mondo venatorio austro-tedesco non sono stati scalzati dai calibri recenti. Il 6,5x57R si comporta bene
fino a distanze "umane", 200-220 metri per intenderci, oltre è meglio affidarsi a calibri più potenti come il 7x65R,
calibro che riserva grandi soddisfazioni a chi sa ricaricare, oppure tesi come
per-calibro unito ad un'ottica di gran nome, risulta sempre e sottolineo sempre
molto impegnativo anche per un vero
"manico".
COMBINATI BASCULANTI
(Bochbuchsflinte, Drilling, Bergstutzen)
Le armi basculanti miste ad una o più
canne lisce e/o rigate, pur non essendo
nate specificatamente per la caccia al
camoscio, possono svolgere un buon
lavoro quando sono camerate in calibri
abbastanza tesi. In generale vale il discorso globale fatto sui Kipplauf. Quelli validi costano cari e sono in pochi a
costruirli ineccepibilmente sotto il punto di vista tecnico, meccanico e funzionale, anche se oggi il mercato offre un
gran numero di armi miste a prezzi bassi, alquanto "sospettosi". Ciò non significa affatto che armi di basso costo
sparino peggio di armi blasonate; resta
comunque il fatto che piuttosto di utilizzare un combinato di nome con un'ottica tipo "cul de bicer", è assai meglio
un'onesta arma dotata di un'ottica superlativa. Per i calibri vale il discorso dei
kipplauf anche se bisogna affermare,
senza tema di smentita, che i combinati basculanti non sono armi nate per tirare ai camosci a grande distanza.
CARABINE MONOCOLPO
A BLOCCO CADENTE
il 6x62R Frères, non molto potente
però, il 6,5x65R RWS od il 7x75R
S.E.Vom Hofe che consentono tiri tesi
prossimi ai 300 metri con palle di elevato coefficiente balistico (Nosler Ballistic Tip o Nosler Partition) con pesi minimi di 92 grani per i calibri inferiori e di
140-150 grani per i maggiori. Aumentando le prestazioni, di norma la precisione diminuisce e di ciò bisogna tenere conto perché un tiro su un Camoscio a trecento metri, anche con un su-
Sono rare come le mosche bianche ed
attualmente vengono prodotte unicamente dalla casa americana Ruger (modello "Number One") e dalla Browning
(modelli "Hight e Low Wall"). Poche anni fa anche la Blaser aveva in listino
un'arma con questo meccanismo di
chiusura, ma visto lo scarso successo
ne ha cessato la produzione. Ciò nonostante sono armi robuste come nessun'altra e di ottima precisione; l'unico
handicap è il peso, notevole in ogni modello (da 3,7 a 4,3 kg.), che ad una certa età diventa insopportabile in quanto
un arma del genere con un'ottica variabile luminosa ed un paio di attacchi seri sfiora i 5 kg.!
OTTICHE PER TIRI LUNGHI
Ci addentriamo ora in un discorso aperto alle più svariate interpretazioni. Chi
non possiede globi oculari privi di zoom
e senza messa a fuoco modello falcone
pellegrino, deve arrangiarsi con quello
che la Provvidenza gli ha elargito, quindi come quasi tutti i mortali deve affidarsi ad un cannocchiale di puntamen35
to che gli faciliti il compito nel migliore dei modi. Oggi, nella Babele
del mercato delle ottiche, emergono i soliti cinque o sei produttori
europei ed alcuni americani. Zeiss,
Swarovski, Schmidt & Bender, Kahles, Hertel & Reuss, dei quali i primi tre fanno la parte del leone in
Europa, mentre negli States comandano Leupold e Redfield. Sono
tutti ottimi prodotti di eccezionali
caratteristiche; la scelta parrebbe
quindi difficile.
Facciamo semplici ragionamenti e
siamo sinceri con noi stessi. Con
un cannocchiale a 6 ingrandimenti
fissi si spara bene fino a 200-220
metri, oltre è dura. Se utilizziamo un 8x
guadagneremo una cinquantina di metri
e saremo in grado di effettuare tiri validi a 250-270 metri, oltre diventa rischioso. Con un 10x fisso spareremo
bene a 300 metri, sempre che a caccia
chiusa il nostro allenamento sia costante, cioè non si limiti a cinque colpi al
Poligono prima dell'apertura pretendendo di abbattere il selvatico ai fatidici 300 metri, distanza alla quale talvolta
ci vediamo costretti ad effettuare il tiro
per un'infinita serie di cause (ostacoli
insormontabili, terreno scoperto, occasioni uniche magari sul becco di una vita). Non raccontiamoci fandonie; tutti
od almeno il 99,999% ha tentato prima
o tenterà in futuro di colpire un grande
solitario od un'indiavolata femmina sterile a grande o grandissima distanza.
Un tentativo troppo rischioso è sempre
da biasimare e porta inevitabilmente,
qualora il camoscio venga colpito, ad
"impanciare" il selvatico; questo è il matematico risultato quando usiamo piccoli calibri poco tesi dotati di scarsa
energia residua a grande distanza e ci
serviamo di un'ottica insufficiente (4x 6x). L'unico antidoto per queste occasioni scaturisce da un'arma camerata
in un calibro teso o tesissimo dotata in
un cannocchiale "marca leone" ed all'uso del telemetro (badate bene, ho usato il singolare; chi sa intendere, intenda!), senza il quale ogni tentativo per
sparare bene e lontano cade nella nebbia del pressappoco.
Oggi i cannocchiali di puntamento variabili sono strumenti perfetti, anche se
più complessi dei fissi. Gli ingrandimenti giocano ovviamente un ruolo fondamentale, ma non bisogna esagerare. Un
2,5-10x48, un 3-10x42, un 4-12x50 così come un 3-9x36 od un 2,2-9x42 od
un potentissimo 5-15x42 sono il massimo per la caccia al camoscio e costituiscono sempre una scelta valida.
36
PESO DELL'ARMA
Quanti vecchi cacciatori arricceranno il
naso leggendo queste note! Trent'anni
fa in due o tre giornate la caccia era
chiusa e sulle carabine cal..270 Winchester si montavano strumenti a 4x o
6x. Oggi invece, dalle mie parti si caccia
quattro giorni a settimana per due mesi ed i camosci si sono fatti sempre più
sospettosi e difficili da avvicinare, tanto
che tirare a 150-200 metri è diventato
quasi un ricordo della giovinezza! Il passaggio in massa ai calibri Magnum per
molti è stato inevitabile; i vecchi "duri",
quelli con garretti d'acciaio e mantici al
posto dei polmoni, abbattono invece i
loro camosci "con le gambe" e se ne
infischiano bellamente dei calibri ipertesi e delle ottiche formato telescopio!
Tot capita, tot sententiae!
LUNGHEZZA DELLA CANNA
I calibri magnum dovrebbero montare
canne di almeno 65 cm. Con canne più
corte le prestazioni diminuiscono sensibilmente: da 30 a 65 piedi di velocità
per ogni pollice di riduzione rispetto alla lunghezza di 26 pollici (cm. 66). Significa che se usiamo una carabina con
canna di 61 cm., cioè di due pollici più
corta, la velocità di una nostra munizione, che con una canna di 66 cm. sviluppava una velocità alla bocca di 3375
piedi al secondo, si ridurrà da 60 piedi
(30 piedix2) a 130 piedi (65 piedix2); la
nuova velocità ridotta varierà da 3315 a
3245 piedi al secondo.
Con i calibri magnum è assurdo scendere sotto i 60 cm. in quanto velocità
residue ed energie diminuiscono troppo; infatti in Europa si preferisce restare sui 65 cm., misura ottimale per raggiungere le prestazioni standard dei singoli calibri.
In sostanza, in alta montagna è cosa
saggia che la nostra arma monti una
canna lunga adeguata al calibro.
Arma pesante, arma che tira bene;
un tempo era un assioma condiviso da tutti i cacciatori di camosci.
Decenni addietro eravamo abituati maggiormente alla fatica fisica ed
un chilo in più o in meno era una
sciocchezza, oggi invece si guarda ai 100 grammi. La carabina ovviamente dovrebbe essere leggera,
tre chili o poco più; con attacchi,
cannocchiale, cinghia e munizioni
si raggiungono pur sempre i 3,73,8 kg., a patto che l'arma sia dotata di un cannocchiale di soli 330
grammi - variabile in lega d'alluminio
3-9x36 di recentissima produzione Swarovsky. I magnum leggeri purtroppo non
sparano molto bene e quindi se puntiamo a grandi prestazioni dobbiamo assoggettarci ad un peso globale oltre i
4 kg, a meno che non diamo fiducia a
due Case tedesche, Blaser e Krieghoff,
produttrici di basculanti di qualità superiore anche in calibri magnum con canne di 65 cm. e bascula in acciaio, del
peso di 2,7-2,9 kg, che portano il peso
dell'arma con ottica a 3,4-3,5 kg.
In Italia alcuni artigiani hanno in listino
kipplauf pregevoli e finiti a regola d'arte
dai prezzi molto...molto elevati. La qualità giustamente si paga, ma spesso non
corrisponde a quanto sborsato.
Jack O'Connor, famosissimo cacciatore delle Montagne Rocciose ed apprezzato editorialista di riviste "outdoor",
ripeteva ai suoi emuli più giovani che la
sua arma da caccia preferita era una
carabina bolt-action con canna di 55
cm, ottica 2,5x o 4x fisso, attacchi fissi,
calibro .270 Winchester, palla da 130
o 150 grani a seconda del selvatico.
Passata la settantina da un bel pezzo
cacciava ancora con successo le bighorn in Columbia Britannica.
Il Dr. Marcel Couturier, zoologo ed autore dell'insuperata monografia "Le Chamois", classe 1897, a 50 anni abbattè il
suo 500.mo camoscio. La sua attrezzatura era semplicissima: carabina
Mannlicher Schoenauer Stutzen, canna cm.51, calibro 8x56 Mannlicher, ottica Zeiss 4x, munizioni da 200 grani.
Non vorrei sembrare cinico, ma mettere un bel paio di pulci negli orecchi dei
miei amici lettori, mi fa tutto sommato
piacere. Il dubbio è lo stimolo di ogni riflessione ed aiuta sempre a progredire, anche in campo balistico-venatorio.
PENSIERI SULLA CACCIA
“Identikit”
Fausto Mosca
del cacciatore
della tipica alpina
Il cacciatore della tipica selvaggina
montana, se caccia in solitudine è perché non ha trovato l’amico ideale. Se
ne va di buon mattino e si porta in alta
quota, la montagna è ormai diventata
la sua dimora. Il suo passo è forse
troppo svelto e cadenzato, al punto da
non mollare mai; la sua passione è
troppo forte ed è un vero amante dell’alpe e della sua fauna tipica. Rispetta
la natura, la montagna e i suoi rivali
cacciatori; è orgoglioso e fiero della
sua caccia, dei suoi cani, ma
rivorrebbe ancora più specialisti
nel loro lavoro.
Il suo fucile lo maneggia con
prudenza e sa bene di non
essere un infallibile tiratore,
soprattutto dopo la fatica di una
giornata di cammino in posti
impervi, quando anche i riflessi
si appannano e i colpi vanno a
vuoto.
Il suo zaino lo prepara con cura
perché sa che gli imprevisti in
montagna sono sempre troppi. Il
suo mondo è lassù tra i monti,
fra i larici e gli abeti, sempre in
compagnia del suo cane che
ormai gli assomiglia sempre più,
ha preso il suo carattere ed
entrambi sono determinati a cercare un vecchio gallo, o ancora
più su, fra i pendii rocciosi alla
ricerca della regina delle vette,
dove l’incontro con brigata di
cotorne o di pernici variabili gli
riempie il cuore di gioia.
Il cacciatore di montagna nel suo
ambiente tipico sa anche soffrire, sfida
le insidie del tempo, non teme le
avversità atmosferiche, non rifiuta la
fatica e si avventura tra i rovi e l’intrico
dei rododendri, nel fitto degli ontaneti
o tra i mughi, che ostacolano il passo
e lo affaticano. Sa osare, ama il
rischio; spesso la sua è una sfida con
la montagna, la natura e con il selvati-
co, sempre diffidente, furbo e imprevedibile, e la conquista di un solo nobile capo lo fa gioire e lo appaga di tutte
le fatiche e i sacrifici compiuti, fisici e
psichici.
IL cacciatore di montagna non disdegna la mitica e fascinosa beccaccia,
che lo attrae moltissimo e che va cercando, quando scende nel bosco, fra
la ramaglia, dall’alba fino al calar del
sole, quando è tempo di passo, e l’incontro con sua maestà la dama dei
boschi è sempre sorprendente e
misterioso, pieno di fascino.
Al cacciatore di montagna piace l’inventiva, è creativo; egli ama esplorare
tutte le montagne del suo comprensorio; mai due volte di seguito nello stesso posto, sarebbe troppo facile; lui la
caccia la vuole difficile e impegnativa,
imprevedibile, perché è un vero signore che sa onorare l’astuzia della sel-
vaggina; è uno che sa distinguere al
primo colpo d’occhio un giovane
maschio da una femmina di forcello, è
un raffinato specialista della caccia in
montagna e della cinofilia, che vanno
di pari passo; è un vero artista, perché
sa trasformare in arte questa grande
passione.
È un abile cacciatore, amante del silenzio, della libertà e di tutte le sue montagne, un cacciatore sincero, che si
complimenta sportivamente con il conduttore di un cane di talento,
ben addestrato e meritevole di
elogio; un complimento, se
veramente sincero, riempie l’animo di felicità e soddisfazione.
È un camminatore instancabile
che ama la montagna, e lei,
silenziosa e misteriosa, gli è
sempre amica, lo fa spaziare
con la mente e con la fantasia.
Il suo spirito di osservazione e la
stretta collaborazione con il suo
eventuale compagno, il suo
equilibrio e l’orgoglio, un senso
spiccato per l’orientamento lo
fanno protagonista del mondo
della montagna, delle vette e
della caccia praticata immerso in
una natura vergine, incontaminata e sempre generosa.
Questo grande cacciatore, eroe
e re della montagna, con il suo
fisico atletico e la sua passione
esagerata è però umile, e sensibile allo stesso tempo, ma ha un
carattere forte, a volte un po’
testardo. Quando torna a valle sta già
pensando ad un ritorno lassù, in quei
luoghi magici, per l’incontro con quel
nobile selvatico di monte che oggi è
stato più astuto di lui, e che lui forse
domani incontrerà di nuovo. Pensa al
suo cane e ad un’altra occasione,
augurandosi che la fortuna gli sia
amica per un’altra sfida, che forse
quest’anno non ci sarà più.
37
INFORMAZIONI E SCADENZE
Gruppo
Conduttori
Cani da Traccia
Trofeo UNCZA 2002
“Natale Mismetti”
Le preoccupazioni erano tante, a causa delle previsioni meteorologiche alla
vigilia del 1° TROFEO U.N.C.Z.A. Natale Mismetti manifestazione per Conduttori di Cani da Traccia tenutasi il 19
Maggio 2002 nel Comune di Oltre il
Colle – Zambla (BG).
Il rischio di vedere vanificato il lavoro
predisposto c’è stato, ma fino alla conclusione della prova qualcuno da lassù
ci ha riservato un occhio di riguardo.
Grazie Natale!
Nella bellissima Conca dell’Alben di Oltre il Colle – Zambla, undici meravigliosi ausiliari, annoveriani e bavaresi, si
propongono per una prova di lavoro che
alla fine lì vedrà protagonisti di tracce,
precedentemente predisposte e concluse con tenacia e caparbietà.
All’unanimità i conduttori descrivono i
percorsi molto selettivi, che mettono a
dura prova lo stile di razza e di lavoro
dei cani ed esaltano le doti atletiche dei
conduttori.
Le relazioni finali dei giudici delegati ENCI Albertini, Gatti, Colombi e Bernhart
tengono con il fiato sospeso i concorrenti che per smaltire le tensioni passeggiano qua e là cercando di non pensarci troppo.
Alle 15.45 dopo il classico temporale
rompiscatole, avevamo organizzato la
premiazione nell’arena di Oltre il Colle,
tutti in sala Consiliare del Comune do38
ve, dopo l’intervento delle autorità presenti, si passa alla stesura della classifica finale che vede al primo posto, degno vincitore del prestigioso trofeo
U.N.C.Z.A.:
1° AGOSTINO FANI da Arezzo con
NEO (razza annoveriano)
2° GIUSEPPE MARAN da Ancona con
BOSCO (razza annoveriano)
3° ERNESTO CERIBELLI da Sondrio
con KIRA (razza annoveriano)
Dopo una ricca premiazione le strette di
mano si sprecano, i complimenti pure,
ma i più sinceri vanno agli uomini dell’organizzazione che hanno dato grande
disponibilità lavorando “dietro alle quinte” lasciando un segno indelebile nell’album delle prove di lavoro nazionale.
Un ringraziamento particolare alle autorità intervenute, all’Assessore PISONI, all’Associazione AGRIPROMO
che ci ha omaggiato di venti cesti contenenti prodotti caratteristici delle nostre valli.
Grazie a tutti, ripetersi sarà dura, ma ci
riproveremo già il 18 Maggio 2003 nello scenario della Val Taleggio.
Voltiamo pagina, riapre la Caccia di Selezione agli Ungulati, il Gruppo Conduttori Cani da Traccia della nostra Provincia mette a disposizione dei Cacciatori 10 Conduttori con 10 Cani abilitati
al lavoro di recupero.
Dopo qualche anno di continua divul-
(Elena Traini)
gazioni del sistema etico comportamentale da tenersi dopo lo sparo, ci
aspettiamo una crescita delle chiamate al fine di ottimizzare il servizio che la
Stazione di Recupero della nostra Provincia è in grado di fornire a chi ne necessita rammentando di contattare il
sottoscritto allo 035/645446 –
348/8121109.
Diego Vassalli
GRUPPO
ACCOMPAGNATORI
Centro di verifica
Per quanto riguarda gli impegni degli accompagnatori abilitati alla verifica dei capi
prelevati, dopo avere sentito le loro disponibilità, sono stati definiti gli impegni individuali. Non serve ricordare agli amici cacciatori l’impegno che questi Accompagnatori
devono assolvere e la responsabilità che
hanno, nei confronti dei cacciatori ma anche
degli organismi superiori di controllo, e lo
spirito di servizio con cui assolvono questo
impegno. Si tratta di mettere a disposizione del Comprensorio, per il suo corretto ed
efficiente funzionamento, una sera tutte le
settimane per ben 4 mesi, da metà agosto a
metà dicembre.
Questo prezioso servizio è stato svolto, in
questi anni, con notevole professionalità e
serietà, ed è nota a tutti la competenza e la
disponibilità con cui l’impegno viene assolto.
Un grazie anticipato anche a nome di tutti i
Cacciatori, e buon lavoro.
Lunedì
Begnis Milo
Migliorini Giovanni
Boffelli Teofano
Mercoledì
Locatelli Paolo
Valtulini Osvaldo
Ruffinoni Marino
Giovedì
Bonetti Gianantonio
Vitali Massimo
Arioli Luca
Sabato
Egman Valter
Galizzi Flavio
Rosa Giancarlo
Gervasoni Antonio
Domenica
Capitanio Luigi
Calvi Bruno
Midali G. Bono
Gervasoni Fernando
Gli altri due nuovi abilitati al servizio
di verifica per i Capriolo, Bianchi
Valeriano e Bianchi Martino, e Vassalli Diego per il Capriolo e il Camoscio, verranno assegnati in seguito secondo le loro disponibilità.
Si ricorda che il centro di verifica rimarrà aperto in orari differenziati:
• per il primo periodo estivo di caccia,
al capriolo maschio e al kitz, dal 17
agosto al 15 settemre, dalle ore
20.30 alle 21.30
• per il secondo periodo autunnale
di caccia, al camoscio, dal 16 settemre al 14 novembre
• al completamento del piano del
capriolo, dal 9 novembre all’8 dicembre, dalle ore 19 alle ore 20.
A tutti gli amici cacciatori di ungulati, un caloroso Weidmannsheil!
Luca Arioli
I CACCIATORI NELLA VESTE DI INSEGNANTI
alla festa degli alberi
A San Giovanni Bianco il 20 aprile
scorso, si è effettuata la festa degli
alberi con gli alunni delle classi 4e
elementari della locale scuola organizzata dal circolo F.I.D.C. “PREALPI”
La manifestazione rappresenta un’occasione diversa per avvicinare i ragazzi alle problematiche ambientali ed
accrescere le loro conoscenze nei
confronti della fauna e della flora, con
particolare riferimento alle varie attività
biologiche delle piante ed ai sistemi
di sfruttamento e tutela del patrimonio
boschivo.
Gli alunni coadiuvati dai cacciatori,
hanno provveduto alla messa a dimora
di alberi per lo più
appartenenti ad essenze particolarmente gradite all’avifauna.
Teatro dell’iniziativa come ogni anno è
stata la zona di addestramento cani
Valgrande, dove i ragazzi hanno potuto avvicinare la selvaggina custodita
presso le strutture di ambientamento.
Di seguito, riportiamo tre lavori svolti
in classe dagli alunni che riteniamo i
più significativi.
GIULIA classe 4a A
Sabato 20 aprile noi delle classi quar-
te siamo andati alla festa degli alberi. Al mattino appena suonata la campanella siamo partiti per andare a
Cornalita. Però noi per accorciare un
po’ la strada siamo andati in pulmino.
Arrivati con il pulmino ci siamo avviati
su un comodo sentiero che ci ha portati alla località Forcella.
A quella baita appena arrivati ci siamo
riposati perché tutti eravamo stanchi
morti. Dopo un paio di minuti mi ero
accorta che alcune persone molto gentili ci hanno accolti molto volentieri.
Subito un signore con buon cuore ci
ha offerto un bicchiere di acqua fresca. Un signore, Aurelio, soprannominato GIGANTE BUONO ci ha fatto
vedere i camosci dal suo cannocchiale
e col suo binocolo. Era un signore di
buon cuore come mio nonno Battista
che ora è morto.
La spiegazione sulle piante per me è
stata un po’ noiosa, ma non affatto
lunga.
Alle 10.00 abbiamo piantato IL FRASSINO e il SORBO.
Il mio gruppo, composto da Fabio,
Davide, Alessandra, Beatrice ed io, ha
piantato il frassino. Io ho promesso
che andrò ancora a trovare il mio alberello chiamato LEMON.
Abbiamo giocato, saltato e ci siamo
divertiti soprattutto a vedere i cani da
ferma che facevano volare le quaglie.
La dimostrazione cinofila è stata bellissima.
Al ritorno i cacciatori (che invece di
cacciatori mi parevano GUARDIE
FORESTALI) ci hanno fatto vedere la
loro pozza artificiale che hanno creato
per le rane e i girini. Si vede!! Queste
persone sono amanti della natura con
tutto il loro cuore.
MARICA classe 4a A
Sabato noi bambini delle quarte siamo
andati alla festa degli alberi con dei
cacciatori, a Forcella, sopra Cornalita.
Siamo arrivati a Cornalita in pullman,
giocando e scherzando; abbiamo
dovuto fare venti minuti di strada a
piedi, sembrava tanto perché noi correvamo e ci stancavamo. Finalmente
siamo arrivati a destinazione dove ci
attendevano otto signori.
La nostra maestra Valeria ha portato il
suo cane, era bellissimo, sembrava
un peluche: era morbido, di colore
39
INFORMAZIONI E SCADENZE
marrone ed era molto spaventato. Tra
gli otto uomini, c’era un gigante
buono,Aurelio, che ci ha fatto guardare i cervi col binocolo.
Dopo varie spiegazioni sugli alberi, ci
hanno diviso in gruppi e ci hanno fatto
piantare un albero; io ero in gruppo
con Andrea, Cinzia, Linda, Deborah,
Alex, Sofia e Alice.
Abbiamo piantato tre sorbi e insieme
abbiamo deciso il nome: Torre di
Pisa, Pirellone e Torre Gemella, perché gli alberi erano molto alti. Verso
le 10 ci hanno dato la merenda: era
buonissi-ma.
Abbiamo visitato la pozza delle rane,
piena di girini; quando un girino
nasceva e diventava rana, lì deponeva le uova.
Verso le 10 e mezzo abbiamo cantato e
recitato poesie: siamo stati bravissimi.
Era bellissimo correre su un prato
grande dove c’erano fiori e tanta erba
che se cadevi non ti facevi male. Che
bella la festa degli alberi!
Abbiamo visto i cani da ferma, erano
intelligentissimi, capivano subito i
comandi del padrone; finalmente ho
capito che i cacciatori non sono cattivi che uccidono solo animali; nello
stesso tempo li proteggono tenendo
pulito l’ambiente e costruendo reti
alte, senza tetto per far sì che gli
uccelli vengano protetti dalle faine o
da altri animali.
I signori sono stati molto gentili e, non
è tutto, ci hanno regalato dei fascicoli in cui è scritta la vita di un albero.
Questa avventura è stata divertentissima.
SOFIA classe 4a A
Riguardando le pagine del manuale
che ci hanno regalato mi viene voglia
40
di raccontarvi come sabato abbiamo
passato la nostra meravigliosa festa
degli alberi e ricordo anche le buone
maniere e la cordialità con le quali i
cacciatori ci hanno accolto.
Naturalmente noi da bravi bambini
abbiamo ricambiato con la stessa gentilezza animando la festa con balli,
canti e giochi.
Quella mattina ero veramente entusiasta di poter andare a fare una
bella passeggiata all’aria aperta con
tutti i miei amici.
La fortuna ci aveva assistito! Quella
notte aveva piovuto molto forte,
eppure l’erba dei sentieri era asciutta
e per terra non c’era neanche un po’
di fango.
Ci eravamo diretti alla località
Forcella, grazie ad un pulmino che si
era fermato per colpa del sentiero
troppo ripido e sassoso, così noi
avevamo proseguito a piedi. Nel salire
verso la baita dei cacciatori eravamo
avvolti dalla natura e tutto era bello: i
fiori colorati, gli alberi ombrosi e la fresca brezza che soffiava.
Il sentiero era faticoso, ma quando
siamo arrivati ci siamo riposati. Subito
dopo aver preso fiato il signor Giambi
ci ha spiegato le varie particolarità
digli alberi, insomma ci ha fatto un po’
da maestro. Era giunto il momento più
atteso: si piantavano gli alberi. I cacciatori ci hanno aiutato a piantarli e
abbiamo scelto un nome per ogni albero. Tutti avevamo una gran fame e così
ci siamo dedicati alla merenda. In
seguito i cacciatori ci hanno fatto una
dimostrazione cinofila. I cani dovevano
stanare un volatile.
È stato molto bello vedere starne e
quaglie svolazzare in gabbia alla nostra
vista e come dessert abbiamo visto la
pozza dei girini, piena di uova.
Nel ritorno abbiamo anche tenuto al
guinzaglio i cani da caccia.
Mi stavo dimenticando di dirvi che
abbiamo anche visto i camosci col
binocolo.
Beh, voglio dirvi che se uno è un cacciatore non vuol dire che uccida,
anzi ama la natura e la protegge.
Spero che la lezione di oggi vi sia
bastata, alla prossima!
Ritengo sia inutile aggiungere altri
commenti perché le frasi sopra scritte ci ripagano di tutti gli sforzi e dei
sacrifici che, con grandi difficoltà, da
anni stiamo portando avanti. La strada intrapresa sin dalla nostra costituzioni inizia a dare i primi frutti. Vorrei,
approfittando di questo
spazio, ringraziare tutte le persone
che ci aiutano nelle iniziative che il
nostro circolo propone.
Renato Baldaccini
PROVA DI LAVORO
PER CANI SEGUGI
Nei giorni 17/18/e 19 maggio, si sono svolte nel
comune di Taleggio le prove di lavoro per cani da
seguita, con giornate meteorologiche favorevoli e
in un ambiente montano stupendo.
La prova finale ECCELLENTE si è svolta sabato 25
maggio, a conclusione della festa nazionale della
Pro Segugio, patrocinata da tutte le Associazioni
venatorie e organizzata dalla Sips di Bergamo.
Grande soddisfazione vi è stata tra i cacciatori di
Taleggio e Vedeseta per aver ospitato i partecipanti e per aver contribuito al successo dell’iniziativa.
Sabato 25, al termine della gara, i concorrenti si
sono ritrovati per un incontro conviviale, al quale
erano presenti il sindaco di Taleggio, sig. Pietro
Milesi, il sindaco di Vedeseta sig. Arrigo Arrigoni,
il cons, regionale Pietro Macconi, l’assessore
provinciale alla caccia Luigi Pisoni, il presidente
prov. CPA Enrico Bonzi e il presidente nazionale
della ProSegugio Giancarlo Bosio.
Il sindaco di Taleggio, che è anche segretario della
sez. cacciatori, ha espresso soddisfazione sia per
le prove che per l’impegno da parte del pres.
Bosio ad organizzare per il prossimo anno una
gara nazionale in onore dello scomparso compaesano Battista Pesenti Gritti, primo allevatore di
segugi in Val Taleggio e tra i soci fondatori della
ProSegugio. Ha poi ringraziato il corpo di Polizia
provinciale per l’impegno, così come i collaboratori
Roberto Traina, Sergio Locatelli, Franco Milesi e
Diego Arrigoni.
Il pres. prov. CPA Enrico Bonzi ha dimostrato la
sua piena soddisfazione, sia come segugista che
come responsabile dell’Associazione, per le
prove, che si sono svolte anche in altri comuni
della provincia, dimostrando le notevoli capacità
dei cani da seguita, e ha ringraziato tutti, partecipanti e organizzatori.
Anche il prossimo anno vedrà la valle Taleggio
come sede di una importante prova di lavoro per
cani segugi, alla quale ci auguriamo aderiscano
molti, sia come cacciatori che come semplici spettatori.
NARIE
SPIGOLATURE CULI
AMNIK
i PETER di K
d
ra
ie
n
a
m
DAINO alla
vane
meglio se gio
no
ai
d
i
d
é
rr
el ca
tagliarlo a
Prendere un b
i),disossarlo e
m
m
ra
g
ilo
ch
rosso (un
(almeno due
ciarlo nel vino
as
L
.
e
ss
e
sp
pepe in
fette piuttosto
) con alloro,
ile
b
lia
ig
ns
co
e
perto.
Merlot sarebb
settimana, co
a
un
r
e
p
,
lio
a pentola
grani e ag
, mettere in un
re
e
d
ce
ro
p
i
d
a fettine
Al momento
lardo tagliato
e
ro
ur
b
i
d
o
ezz
larga un bel p
.
za
an
daino bene
in abbond
i aggiungere il
nd
ui
q
,
o
tt
tu
il
rugne secSoffriggere
ezzo etto di p
m
re
e
ng
iu
g
corsgocciolato, ag
di vino rosso
re
ie
ch
ic
b
un
te,
ella marinata,
che snocciola
ando quello d
zz
ili
ut
n
no
,
nnella in
poso nuovo
il tutto con ca
re
ra
e
lv
o
sp
i
salare. Quind
e cotpolvere.
uti e, verso fin
in
m
i
d
na
ci
ie
ad
aio di farina
Cuocere per un
con un cucchi
o
tt
tu
il
e
ar
l’abbiamo
tura, amalgam
ci dire, noi
te
e
ap
S
.
ta
ben stempera
ro squisito.
trovato davve
CERCO / OFFRO
CERCO
Mannlicher Schoenauer
calibro 8x68S
tel. 335 5263371
OFFRO
Binocolo Laika 7x42 co
me nuovo
tel. 335 5263371
OFFRO
Carabina Zanardini basc
ulante, perfetta
calibro 6,5x57R
tel. 335 5263371
OFFRO
Cuccioli Golden Retrive
r, alta genealogia
pedigree
tel. 340 8615234
41
L’ANGOLO DELLA POESIA
ÖNA RONDÈNA
Ü Dé, ò Ülit trà i fis in Erbia a ‘ddì
a oselà chi pöcc… A m’so metìt
en de goiòf de braghe ü chisciölì,
e sö… Elò al prat dol Bonì sentìt
de us… ü cotobòe… Sö ‘n chèl casì
a l’ga parìa sö e spirecc… Sò curìt
söbet a salcc en cema al pardelì,
e e ò ciamacc… E m’à gna respondìt.
Arde a la ret… L’è ‘n tèra; gna ü gré d’mèi
‘n de cassetì, e piö negòt da biv
en de bearöi… E de chi pòer osèi
xé bu ca m’ ghìa töt fò… plö gna öna pèna,
e tat per viga elò ergòta d’viv
e ìa metìt en gàbia öna rondèna!
Giuseppe Bonandrini (1924)
S. Torriani
COMPRENSORIO VENATOTRIO ALPINO VALLE BREMBANA
Piergiacomo Oberti - Presidente
Diego Bonaldi - Direttore
Luca Arioli - Rappresentante dell’Associazione ECO CLUB
Valentino Paleni - Rappresentante nominato dalla Comunità Monta na
Lino Ceruti - Rappresentante nominato dalla Provincia
Roberto Regazzoni - Rappresentante del C.A.I.
Sperandio Colombo - Rappresentante della Coldiretti
Antonio Locatelli - Rappresentante della Coldiretti
Flaminio Locatelli - Rappresentante della Coldiretti
Angelo Bonzi - Rappresentante dei Cacciatori
COMMISSIONI
Avifauna tipica alpina - Ungulati
Lepre - Capanno
Stanziale ripopolabile - Territorio Ambiente
SEDE
Piazza Brembana (BG) - Piazzetta Alpini
tel./fax 034582565 - e-mail: [email protected]
Segretaria: Alba Rossi
Orari di apertura: Merc. – Giov. – Ven.: 9/12.30 - 14/17.30 - Sabato: 9/12.30
***************************************************************
Assessorato Provincia
Via San Giorgio - tel. 035387700
Assessore Sett. Caccia e Pesca - Dott. Luigi Pisoni
Ufficio Tecnico Caccia e Pesca
Dirigente - Franco Casari
Collaboratori - Giacomo Moroni - Alberto Testa
Servizio di Vigilanza Provinciale
Responsabile - Gian Battista Albani Rocchetti
Collaboratori - Bruno Boffelli, Cristiano Baroni, Gerardo Cattaneo.
SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Pronto Soccorso Sanitario- Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111
Soccorso Alpino CAI - Elisoccorso: Clusone, Tel. 034623123
Pronto Soccorso Veterinario - BG - Via Corridoni 91: Tel. 035362919
Emergenza Sanitaria: Tel. 118
Vigili del fuoco: Tel. 115
Nik Edel
SAN GIOVANNI BIANCO
21 - 22 - 23 - 24 - 25 AGOSTO 2002