Di Noto- Autismo e primi
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Di Noto- Autismo e primi
AUTISMO E NUMERI PRIMI (L’autismo come possibile accesso al “Paesaggio Mentale Matematico” di Paul Davies) ---------di Francesco Di Noto e Michele Nardelli ---------- In un nostro articolo precedente, “ Il platonismo matematico e la musicalità dell’universo” già su questo sito, abbiamo parlato dei calcolatori prodigio e del Paesaggio mentale matematico ipotizzato da fisico australiano Paul Davies nel suo libro “La Mente di Dio”. Ora, constatato che alcuni calcolatori prodigio sono spesso affetti dal disturbo psicologico noto con il nome di “autismo” (caratterizzato da astrazione dalla realtà circostante, da difficoltà del linguaggio e da notevoli capacità di memoria e di 1 calcolo) con questo lavoro vorremmo vedere più chiaramente le relazioni esistenti tra le notevoli capacità di calcolo di questi soggetti,e detti proprio per questo “calcolatori prodigio” ( i famosi “savant” dei francesi) e questo disturbo psicologico, peraltro molto frequente nei bambini e negli adolescenti. Citeremo alcuni brani di recenti articoli sull’argomento (uno di questi articoli è anche la recensione di un libro) per trarne alla fine eventuali conclusioni utili al nostro scopo che, ripetiamo, è quello di comprendere meglio le possibili e sospettate relazioni tra questi soggetti e le loro capacità di calcolo, dovute ad un possibile accesso, più o meno cosciente e volontario, a ciò che Paul Davies chiamava “Paesaggio mentale matematico”, al quale invece i normali matematici hanno accesso solo indirettamente, attraverso faticose ricerche e calcoli tradizionali prima di giungere agli stessi risultati pratici ai quali giungono rapidamente i calcolatori prodigio 2 in generale e i soggetti artistici in particolare. E, inoltre, con le eventuali prestazioni (calcoli precisi e quasi instantanei) dei futuri computer quantistici, perché sospettiamo un analogo funzionamento quantistico sia nel cervello dei soggetti artistici sia nei computer quantistici (il cervello umano funziona in base a leggi quantistiche, così come pure un computer anche normale, e quindi la cosa non dovrebbe poi sorprendere tanto; il paragone è ora tra simili prestazioni di calcolo eccezionali nel cervello autistico e nel computer quantistico, e quindi ad un livello superiore ad un cervello e ad un computer normali). Per fare un esempio, ed entrare nel cuore del problema, e per quanto riguarda i numeri primi : il cervello umano, anche di un buon matematico, e che anche si serva di un buon computer normale, è molto lento nel fattorizzare un numero prodotto di due numeri primi molto grandi; mentre un soggetto autistico o un computer quantistico risolverebbe 3 molto rapidamente tale problema forse perché utilizzano gli stessi meccanismi quantistici che gli scienziati cercano di sfruttare col computer quantistico (sebbene ancora in fase di concezione e sperimentazione), e che i soggetti autistici, pur non conoscendoli, sfruttano inconsciamente pur ottenendo risultati simili. Uno di questi meccanismi, per esempio, potrebbe essere la cosiddetta “coerenza quantistica”, normale nel microcosmo quantistico ma difficile da ottenere e mantenere nel macrocosmo fisico a noi familiare, a causa dei suoi continui disturbi fisici che la ostacolano trasformandola in “decoerenza” non più utile a simili eccezionali prestazioni di calcolo, anche nei cervelli naturalmente predisposti dei soggetti autistici (vedi Nota 1, dedicata proprio alla coerenza quantistica e alla fattorizzazione). Ecco qualche brano dal primo articolo, “Nuovi indizi sull’autismo – Identificata un’anomalia cromosomica alla 4 base della malattia” apparso sulla rivista “Le Scienze” di Aprile 2007: “ I primi risultati del più vasto studio sulle basi genetiche dell’autismo, l’Autism Menome project, sono stati appena pubblicati su << Nature Genetics >> e hanno permesso di fare importanti passi avanti nella comprensione della malattia. L’Autism Menome Project coinvolge oltre 120 ricercatori di 19 paesi e circa 50 enti di ricerca. I risultati appena pubblicati si basano su indagini condotte su circa 1200 famiglie con uno o più figli colpiti da autismo. I geni che sembrano essere coinvolti nelle diverse forme di autismo sono una trentina, cinque o sei dei quali avrebbero però un’influenza molto più marcata nella sua eventuale insorgenza. Solo il dieci per cento dei casi di autismo può essere attribuito a un problema relativo a un singolo gene o ad anomalie cromosomiche che influenzano la struttura cerebrale del nascituro. Le anomalie cromosomiche potrebbero riguardare dal sette all’otto per cento delle persone artistiche. << Tuttavia – avverte Joachim Halmayer, della << Stanford University – i test standard non sono in grado di identificare molte di queste sottili aberrazioni cromosomiche >>. I risultati delle analisi di linkage, un’analisi che si basa sullo studio dei polimorfismi del DNA delle famiglie interessate, mostrano che alcune porzioni del cromosoma 11 e del cromosoma 15 sono candidate a essere le principali regioni interessate alla suscettibilità dell’autismo. Nel corso della ricerca è stata evidenziata in particolare messa l’importanza di una delezione del gene che codifica per la proteina denominata neurexina 1 : << Si tratta di una proteina che consente a un neurone di entrare in contatto con un altro neurone >>, spiega Gerard Schellenberg, dell’Università di Washington. << A volte 5 non si ha idea di che cosa faccia un determinato gene – precisa Schellenberg – ma in questo caso sappiamo che la neuroxina 1 è coinvolta nei siti in cui viene rilasciato il neurotrasmettitore glutammato, una sostanza chimica già coinvolta nell’autismo >> << Questi risultati – osserva Hallmayer – devono comunque essere completati con una più raffinata mappatura genetica relativa ad altri geni “candidati”. E dobbiamo anche guardare più attentamente alle anomalie cromosomiche identificabili in gruppi numerosi di bambini affetti da autismo >>” Giambruno Guerreiro Commento utile ai nostri scopi: tale coinvolgimento genetico del cromosoma 11, del cromosoma 15, e della proteina denominata neurexina 1 potrebbe essere all’origine del meccanismo cerebrale quantistico che causa la coerenza quantistica cerebrale necessaria per permettere la manifestazione delle eccezionali capacità di calcolo del soggetto artistico, o per dirla con Davies, per permettere l’accesso al “Paesaggio mentale matematico” dove reperire rapidamente le soluzioni del problema matematico per poi riportarle nel mondo normale e mostrarle a parenti, amici, studiosi. Di solito si tratta di problemi calendariali (per esempio, in che giorno e mese cadrà la Pasqua tra venti anni, 6 e simili) oppure estrarre radici quadrate, cubiche, ecc. da numeri molto grandi, o divisioni con gran numero di decimali (caso particolare la fattorizzazione, con risultati interi e quindi senza cifre decimali), vedi terzo articolo – recensione). Quindi, possibile coinvolgimento genetico di appositi cromosomi ecc. nel meccanismo di emersione delle notevoli capacità di calcolo nei soggetti artistici. Il secondo articolo è invece “Autismo, una questione umana” (“Le Scienze” di Aprile – 2008), nel quale si accenna chiaramente alle capacità musicali o matematiche degli artistici, e legate ad un peggioramento in altri campi più generali; e tale peggioramento si collega ad un deficit nel Funzionamento dei neuroni specchio. Tale deficit, sommato al rilascio di glutammato (sostanza chimica coinvolta nell’autismo) potrebbe in seguito essere utile ai ricercatori per comprendere meglio e insieme i meccanismi genetici (vedi 7 articolo precedente) e fisiologici alla base della malattia, e possibilmente poi anche le relazioni tra i risultati di queste ricerche e le capacità di calcolo dei soggetti (oggetto principale di questo lavoro) poiché è chiaro che una relazione più o meno diretta ci deve essere tra genetica, autismo e capacità di calcolo . Nel nostro precedente lavoro prima accennato sul Platonismo matematico, accennavamo a due gemelli autistici in grado di comunicare tra loro tramite numeri primi di sei cifre da loro trovati senza calcoli e senza tabelle di numeri primi; collegheremo questo caso a quello del soggetto accennato nel terzo articolo. Da “Autismo, una questione umana - Si discute sull’ipotesi che animali e artistici abbiano caratteristiche comuni” , di Alessandro Delfanti: “Che cos’hanno in comune gli animali e le persone autistiche? Varie caratteristiche cognitive, in particolare la capacità di rispondere a stimoli che i non artistici non riescono a cogliere. E’ 8 la tesi di Temple Grandin, etologa affetta da autismo e docente di zoologia all’università del Colorado (Oliver Sachs dedicò alla sua vicenda un intero capitolo del suo Un antropologo su Marte. Ma non tutti sono d’accordo con lei, e su << PloS Biology >> è infuriato lo scontro: sei cognitivi ed etologi, tra cui Giorgio Vallortigara, hanno criticato la tesi di Grandin sostenendo che il paragone tra animali e artistici, che pure ha raccolto consenso tra alcuni neuroscienziati non specializzati in cognizione animale, non regge alla prova delle conoscenze empiriche. La prima accusa a Temple Grandin è di aver preso in considerazione solo poche specie domestiche, tralasciando la maggior parte del mondo animale. Inoltre, negli autistici le tipiche capacità musicali o matematiche Sono legate a un peggioramento in altri compiti più generali: non hanno nulla a che vedere on gli adattamenti cognitivi frutto della storia evolutiva delle specie animali. Per esempio, gli uccelli capaci di memorizzare i luoghi dove nascondono il cibo, se devono affrontare compiti più generali non hanno prestazioni diverse dalla altre specie avicole. Negli ultimi anni, inoltre, l’autismo è stato collegato a un deficit del comportamento dei neuroni specchio, la cui esistenza tuttavia è stata dimostrata anche in alcune specie animali, come i macachi. Grandin risponde alle accuse sostenendo che la sua ipotesi si fonda sulla mancanza di linguaggio simbolico nel mondo animale, che costringerebbe gli animali a immagazzinare informazioni basate sui sensi: per esempio immagini, come nel suo caso. La studiosa,, la cui diagnosi ufficiale è sindrome di Asperger, a infatti una memoria visiva che le permette di ricordare ogni minimo dettaglio. E ipotizza anche che le specie con capacità particolari siano meno flessibili nelle capacità cognitive generali: Un’ipotesi ancora tutta da dimostrare”. Alessandro Delfanti Commento: come già detto prima della citazione, ci deve pur essere una relazione tra difetti genetici che causano la malattia detta autismo, ed eventuali conseguenze chimiche rilascio di glutammato) e le rispettive conseguenze cerebrali , 9 tra le quali le capacità musicali, di memoria e di calcolo nei soggetti artistici. In questo terzo ed ultimo articolo-recensione, “Il colore dei numeri” di Umberto Bottazzini (“Il Sole-24 Ore “ del 16.3.2008) si parla infine dell’autistico Daniel Tammet, e del suo particolare rapporto con i numeri, raccontato nel libro “Nato in un giorno azzurro” Il mistero di una mente di un genio dei numeri”, Rizzoli - Milano, pagg. 230, Є 18,00) “ Daniel Tammet è artistico a affetto dalla << sindrome del savant >>, come il protagonista di << Rain Man >>. In ogni cifra vede una caratteristica peculiare. E’ nato il giorno 9, che per lui è azzurro. di Umberto Bottazzini. “ Non sarà un “genio dei numeri”,come afferma invece il sottotitolo della sua autobiografia, ma certo Daniel Tammet ha con i numeri un rapporto fuori dal comune. << I numeri, per me, sono come amici, che incontro dappertutto. Ciascuno è unico e ha una precisa personalità >>. E magari un colore. Ecco perché è << nato in un giorno azzurro >>. Perché nella sua testa il 9 così gli appare, come pure il mercoledì, il suo giorno di nascita. Tammet soffre infatti di “sindrome del savant”, una patologia piuttosto rara e sconosciuta prima che Dustin Hoffman la rendesse celebre nel film Rain Man. Come il protagonista del film, anche Tammet ha << un bisogno ossessivo >> di ordine e ripetitività, che si riflette in innumerevoli dettagli della sua vita quotidiana. Quando si innervosisce, e va in affanno, per ritrovare la calma pensa ai numeri, o calcola le potenze di due, come 10 ha imparato a fare fin da piccolo. Con i numeri Tammet afferma di avere << un’esperienza visiva d emotiva >>,che in termini emotivi si chiama sinestesia. Quella di Tammet è di un tipo insolito e complesso perché << per me i numeri hanno una forma, un colore, una consistenza e si muovono >>. Per esempio, l’1 è << di un bianco accecante >>, il 5 è come un rombo di tuono,il 4, il suo numero preferito, è << timido e silenzioso >>, mentre l’11 è << espansivo >>. Il 333 è bello e il 289 è brutto, l’89 ricorda la neve che cade, il 37 è <<grumoso come il porridge >> e quando ne calcola le potenze vede << un grande cerchio decomposto da cerchi più piccoli che si muovono in senso orario >>. Per effettuare i calcoli non ha bisogno di ricorrere a carta e matita. << Mi è molto più semplice visualizzare la risposta attraverso la sinestesia >> che cercare di seguire le tecniche che si imparano a scuola. Con un processo di pochi secondi, senza alcuno sforzo mentale, Tammet è in grado di compiere la moltiplicazione di due numeri, che vede come <<forme distinte che mutano per farne emergere una terza: la risposta esatta >>. Nel libro ne fornisce un esempio, 53 x 131, associando ad essi il disegno della loro forma caratteristica. Quando invece divide un numero per un altro, si raffigura << una spirale che ruota verso il basso in volute sempre più ampie >>. Con queste immagini mentali riesce per esempio a dividere 13 per 97 determinando un centinaio di cifre dopo la virgola. << Come la maggior parte degli individui affetti dalla sindrome del savant, rientro anch’io nella categoria degli artistici >>, scrive Tammet con Grande franchezza introducendo il commovente racconto della sua vita. Fin da piccolo era affascinato dai numeri in cui si imbatteva risolvendo esercizi come questo: ci sono 27 persone in una stanza, e ognuna di esse stringe la mano a tutte le altre. Quante sono in totale le strette di mano. E’ davvero emozionante leggere come il piccolo Daniel riesce a vedere la soluzione del problema (e scoprire così l’esistenza dei numeri triangolari). O come sa risolvere il problema matematico del “giro del cavallo” nel gioco degli scacchi: è possibile per un cavallo visitare tutte le caselle di una scacchiera una volta sola? Nel libro racconta i primi successi delle sue incursioni nel mondo degli scacchi, seguiti da insuccessi dovuti alla sua incapacità di mantenere a lungo la necessaria concentrazione La capacità di vedere i numerici Tamet ricorda il celebre caso del 11 giornalista Seralevskij, studiato da Lurija negli anni Venti un uomo dotato di una prodigiosa memoria come Funès il “memorioso”nel racconto di Borges.Anche Funès ricordava a uno a uno gli acini di un grappolo d’uva o le foglie di un albero che aveva visto un giorno, ma non sapeva capacitarsi del fatto che il cane che aveva visto di profilo alle tre fosse lo stesso che vedeva di fronte un quarto d’ora dopo. Così Tammet, che soffre di una forma di autismo caratterizzata da <<handicap che ostacolano l’interazione, la comunicazione e l’immaginazione >>, ha difficoltà ad avere visioni d’insieme, a trovare connessioni tra le cose. Nonostante le sue strabilianti performances numeriche, la difficoltà di maneggiare simboli e astrazioni,a “vedere” gli oggetti ella matematica. Compiere a mente operazioni come la moltiplicazione di numeri molto grandi o elencare a memoria 22.514 cifre decimali di pi greco, come sa fare Tammet, non significa infatti essere un matematico ne tanto meno saper << decifrare i caratteri matematici dell’universo >> come si legge sulla copertina del libro. Del resto, lo riconosce gli stesso. Quando si trattò di ottenere il diploma di scuola secondaria, nell’esame finale ottenne un voto modesto in matematica <<per via dell’algebra, il mio tallone d’Achille >>. Infatti, egli aggiunge, <<mi risultava complicato usare equazioni in cui al posto dei numeri (ai quali avevo una reazione emotiva e sinestetica) c’erano le lettere, che non avevano alcun effetto su di me. Fu per questo che, nel ciclo di studi successivo, abbandonai lo studio della matematica >>. CONCLUSIONI Come si è visto, gli articoli precedenti evidenziano un rapporto preferenziale tra i soggetti artistici ( o meglio trai loro cervelli, o , se si preferisce, i loro sistemi “mente12 cervello”) e alcune capacità matematiche, che permettono di identificare particolarmente nei soggetti artistici i soggetti finora meglio conosciuti come “calcolatori prodigio” o “savant” (sapienti), nei quali tale disturbo genetico causerebbe il suddetto disturbo psicologico detto autismo, con annesse difficoltà do linguaggio ecc; caratterizzato però anche in positivo, con notevoli capacità musicali, di memoria e di calcolo, e quindi di sospetto favorevole accesso al paesaggio mentale matematico (sempre che questo abbia un fondamento di realtà, ipotesi alla quale non siamo contrari), trovandovi subito la soluzione ad un loro problema matematico (o proposto da altri), del tipo di quelli prima accennato (calcoli di calendario, estrazioni di radici, o divisioni, vedi caso Tammet, o più raramente numeri primi, caso dei gemelli Sachs). Quest’ultimo caso, e più in generale la fattorizzazione, è molto interessante per noi, che andiamo cercando i numeri 13 primi oltre che nel loro ambito aritmetico e matematico, anche in altri ambiti dove possano essere coinvolti in qualche modo: nella fisica quantistica come funzione zeta e livelli di energia degli atomi, nella cosmologia come numeri primi naturali e numeri p-adici nelle teorie di stringa, nella biologia come numeri p-adici nella degenerazione del codice genetico, ecc.;in astronomia come numeri primi naturali nelle orbite dei pianeti (vedi Nota 2), e infine in psicologia come numeri primi in se stessi e in possibili fattorizzazioni di grossi numeri da parte di soggetti artistici, oggetto di questo lavoro; e che, insieme ad altri simili, cercano i numeri primi ovunque possano essere presenti oltre che in matematica, e più o meno “nascosti in qualche modo” (numeri primi naturali, numeri p-adici, ecc.)in qualche fenomeno naturale del microcosmo o del macrocosmo, passando anche per il mondo biologico (DNA, ecc, ) e psicologico (autismo). 14 Il mondo è stato scritto con caratteri matematici, scriveva Galileo, e quindi con i numeri; e tra i numeri, i numeri primi hanno avuto un posto molto importante, ma finora trascurato, in tale “scrittura” del mondo come la intendeva Galilei. Il nostro scopo è anche quello di leggere il mondo anche e soprattutto tramite i numeri primi, un filo rosso matematico che attraversa i più disparati fenomeni naturali, dalle stringhe al DNA fino alle orbite dei pianeti. Nota 1 “ …Quando i tre ricercatori sopra menzionati lanciarono il loro sistemassi sfidarono tutta la comunità a trovare i due fattori del loro numero, noto appunto come RSa-129. Nessuno vinse la sfida fino al 1995 quando 1600 computers di tutto il mondo connessi in rete Internet riuscirono nell’impresa. Anche con una potenza di calcolo di questo genere il compito non risulta facile, infatti esso ha richiesto ben otto mesi per essere condotto a termine. E’ facile mostrare che, se si seguono gli algoritmi attualmente disponibili per la fattorizzazione, il problema presenta difficoltà computazionale esponenziale, il che significa che basterebbe 15 portare il numero da 129 a, per esempio, 500 cifre, per poter praticamente escludere che esso possa venire violato in un lasso di tempo ben più lungo di quello in cui ci si vorrà servire di quel particolare metodo crittografico e/o di quella specifica chiave pubblica. Perché ci siamo dilungati a descrivere questi problemi computazionali? Quali connessioni hanno essi con la possibilità di implementazione pratica di computer quantomeccanici? Qui viene il vero e proprio scoop della teoria dell’informazione. Nel 1995 Peter Shor,un programmatore dagli AT&T Bell’s Laboratories nel New Jersey ha presentato un elenco di “operazioni” che possono venire eseguiti su un quantum computer e non su uno classico e ha mostrato come queste operazioni possono venir combinate in un modo ingegnoso per risolvere in tempi brevissimi precisamente il problema della fattorizzazione che abbiamo discusso in questa sezione. Nell’esempio di Shor il computer avrebbe richiesto circa 100.000 quantum dots che operassero coerentemente per un certo lasso di tempo, un sistema molto lontano da qualsiasi possibilità pratica. Ma dopo il lavoro di Shor, Deutsch stesso, Arthur Eckert e Adriano bareno hanno trovato un modo per semplificare notevolmente il processo. Un computer che potesse mantenere la necessaria coerenza tra circa 2000 quantum dots del tipo considerato sopra, risolverebbe il problema di fattorizzare RSA129 in circa 8 secondi! Non è ancora stato elaborato esplicitamente un algoritmo che, avvalendosi delle possibilità di un quantum computer, risolva altrettanto facilmente il problema del commesso viaggiatore, anche se Shor stesso ha buone speranze di trovare una soluzione” 16 Nota 2 Vedi nostro articolo “ I numeri primi in natura: fisica quantistica, fisica nucleare, biochimica, genomica, psicologia (tramite la funzione zeta, i numeri p-adici e i numeri primi naturali)” FINE 17