diario di bordo club tre emme
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CLUB TRE EMME Mogli degli ufficiali della Marina Militare Sede di Livorno DIARIO DI BORDO DICEMBRE-‐ GENNAIO 2014 -‐ 2015 1 Notiziario Del Club Tre Emme Aprile Maggio Giugno2014 Indice ........................................................................................................................................................................... 2 Editoriale ................................................................................................................ …3 Calendario ................................................................................................................................................................. 4 Natale nostalgico di Giovanna Casale………………………………………………5 Il Natale di Serena Bianchi…………………………..………………………………7 Diario di Diana Segrè Perrone .................................................................................... 9 Riflessioni sul Natale di Giovanna M ................................................................................................................ 12 Preghiera(per un tempo sempre più secolarizzato) di Carla Chericoni Peveri……………………………………………………………………………………………………13 L’Angolo della letteratura………………………………………………………………………………………………………..14 L’Angolo del cinema…………………………………………………….……………………………………….………………17 Al Kaffeehaus, aspettando l’espresso di M. Grazia De Palo ....................................................................... 18 Gita a Pistoia………………………………………………………………………..20 L’Angolo della Cucina……………………………………………………………21 Auguri e Annunci…………………………………………………………………24 2 CLUB TRE EMME LIVORNO CALENDARIO DEL MESE DI DICEMBRE – GENNAIO Giovedì 18 Dicembre ore 12.30 Pranzo Sociale Giovedì 22 Gennaio ore 16.30 Assemblea delle Socie I NOSTRI CORSI Sono riconfermati i corsi di cucito tenuti da Bianca Mondini ed Enza Zanca Il corso di punto a croce è sempre tenuto da Diana Perrone il mercoledì pomeriggio. Il corso di chiacchierino, ricamo e maglia è tenuto da Natalia Pollifrone Continua la Conversazione di Spagnolo, sempre il martedì con Pilar Felicioni . Il Corso di Decoupage è tenuto da con Beatrice Del Nero il Lunedì dalle ore 10.45 alle ore 12.30. TEATRO Si ricorda a chi vuole partecipare che al Goldoni che il 14 e il 15 Gennaio ci sarà la Commedia “Aggiungi un posto a tavola”. Il costo del biglietto è di £27.00 Nascita Benvenuta a Olimpia, la nipote della nostra socia Carla Roffi 3 Editoriale Amiche care, come è difficile evocare lo spirito natalizio in queste malinconiche e brevi giornate d'autunno, con il sottofondo della pioggia scrosciante che batte sui vetri della finestra. Eppure la festa più importante dell'anno è di nuovo alle porte e chiede di essere celebrata con la solennità di sempre, in tutti i suoi riti più classici e nel rispetto delle tradizioni. Quindi al bando la tristezza e la nostalgia: rimbocchiamoci le maniche e recuperiamo le energie, cominciando dagli scatoloni con gli addobbi nascosti magari nell'angolo più remoto del ripostiglio o della soffitta. Ognuna di noi è, almeno per un istante, sfiorata da qualche inevitabile ricordo di altri Natali, quelli della nostra infanzia, quando tutto ci sembrava avvolto nella magia e nell'entusiasmo dell'attesa. Che cosa aspettavamo? Chissà, il futuro ci sembrava pieno di promesse e il Natale era il momento propizio per i buoni propositi, per formulare speranze. Quei pacchetti sotto l'albero altro non erano se non la metafora di una gioia sperata, una sorpresa gradita e a lungo desiderata. Ora siamo noi a preparare i pacchetti, a confezionare speranze per la felicità di quelli che amiamo: a pensarci bene non è una responsabilità da poco!! Auguriamoci a vicenda di essere all'altezza di questo compito così impegnativo .. Buon Natale a tutte...e buona lettura! Rosetta 4 Natale Nostalgico Care amiche Questo mio ultimo giornalino è tutto dedicato alla dolcezza del Natale, dai ricordi che investono tutta la nostra sfera affettiva dove la nostalgia, la tenerezza la fanno da padrone. Rivivono i nostri sogni di ieri, i nostri desideri. Mi manca il fiato: il mio Natale è dolcezza, malinconia, rimpianto per coloro che non potrò più avere accanto. Se chiudo gli occhi le immagini invadono la mia mente: sento i profumi di un tempo, gli odori che dalle case si spandevano fuori invadendo le vie del mio paese. Trine bianche di gelo pendevano giù dai tetti e dagli alberi nudi dei giardini, la brina ricopriva gli aranci e con il fumo dei comignoli contribuiva a creare un ambiente evanescente ed etereo: stava per arrivare il Natale. Sono i ricordi che danno al mio presente la dolcezza di ieri. Rivedo la figura di mio nonno che la sera dell’Avvento incideva con un coltellino appuntito le castagne da arrostire sulle braci ardenti. Le lingue del fuoco arrossavano il suo volto e noi bimbi affascinati dai movimenti fermi e decisi della sua mano, ascoltavamo le sue storie di guerra e dei suoi Natali. Le sue storie univano il suo passato al nostro presente, cosa che adesso faccio anch’io. Nelle stanze aleggiava il profumo delle mandorle tostate, della vaniglia, della glassa di zucchero che avrebbe decorato i pasticcini, anche il profumo un po’ dolciastro del miele intiepidito che sarebbe servito per le frittelle si mescolava con gli altri odori, espandendosi per tutta la casa. Ancora oggi risento le voci, l’allegra confusione, il chiacchiericcio della nonna e delle mie zie alle prese con la pasta fatta in casa, i ragù che nonostante i miei sforzi non sono buoni come quelli. Era un mondo semplice ma ricco di amore, di bontà e fratellanza vera. Nella sala c’era sempre il presepe e ogni anno si arricchiva sempre di un nuovo personaggio; ero affascinata, soprattutto, dalla lavandaia che lavava i panni nell’acqua del fiume e dall’attesa che traspariva dai volti dei personaggi. Il natale dei miei ricordi è fatto di atmosfere, di magie nostalgiche evanescenti come i suoi dolci profumi, quello che sapeva di mandarini e caldarroste, quello che sapeva di muschio e di abete. Ricordo le allegre risate, le tombolate con le fave secche a coprire le caselle. I grandi si intenerivano alla lettura delle letterine dei bimbi regalando loro qualche monetina. Le mamme mettevano in tavola i dolci, i panzerottini, le mele cotogne, le nocciole, le noci, i tarallucci e la melagrana. Gli uomini assaporavano un pezzo di pecorino con un buon bicchiere di vino novello. Quanta semplicità e amicizia! Più avanti, negli anni si sono susseguiti altri natali ma il posto era sempre quello, lì varcavo i confini dell’infinito e quando fuori scrosciava la pioggia o cadeva la neve, anche se a dire il vero solo poche volte, mi rannicchiavo sulla poltroncina vicino al camino. Mi piaceva sentire l’odore dei ceppi di ulivo che bruciavano 5 scoppiettando con mille scintille veloci e lì mi mettevo a leggere e a scrivere le mie emozioni, solo di tanto in tanto alzavo lo sguardo verso il giardino, attratta dallo stormire delle foglie dell’arancio, del mandarino e del limone. Il mio Natale era soprattutto profumo di agrumi e di suoni lontani come il dolce e penetrante suono delle cornamuse che arrivava sino alla cucina che dava sul giardino. Sono questi, i ricordi che ancora allietano il mio presente. Un presente fatto di addobbi con luminarie, con lustrini colorati, carte luccicanti, stelle di natale in ogni angolo della città, vetrine che traboccano di dolci di tutti i tipi e tanta confusione. Quanta fretta! E’ un correre continuo, si ha fretta e si ha sempre meno tempo per gli altri, manca il calore di un abbraccio vero. C’è tutto ma questo tutto è fatto di niente. Se il Natale è luce lo è per i lavoratori come per gli imprenditori, per i bambini come per gli anziani allora il Natale è speranza per tutti e proprio sperando in un mondo migliore che auguro a tutte con affetto un Natale di pace e serenità. Giovanna Casale 6 IL NATALE di Serena Bianchi Ogni anno già da Novembre inizia l’operazione Natale nel tentativo di rilanciare l’economia castigata dalla crisi. Anche se, come tutti, spero nella ripresa, devo confessare una certa tristezza nel vedere come ogni cosa si riduca al consumismo. Della mia lontana infanzia non ho dimenticato la dolcezza che ammantavano le feste natalizie, il fervore dell’attesa, la spiritualità che pervadeva grandi e piccini, la speranza di veder realizzati i nostri sogni con l’aiuto di Dio fatto Bambino. Si pensava veramente di dover essere più buoni, ci si sforzava di meritare i doni desiderati, dato che, nel dopoguerra, in tanti avevano poco più del necessario e molto era al di fuori delle comuni possibilità. Dei miei primi anni ricordo il batticuore della vigilia quando con mia sorella più grande di me e forse già smaliziata, ma partecipe della mia illusione, ci sforzavamo di restare sveglie per scoprire il momento dell’arrivo dei sospirati regali. Il sonno ci coglieva, ma nessuna delle due osava alzarsi senza l’altra; alle prime luci dell’alba, tenendoci per mano, lasciavamo il tepore del letto per la gelida sala addobbata a festa e correvamo davanti al Presepe: meraviglia! Con grande sorpresa trovavamo ciò che nel nostro cuore avevamo sperato. Rammento come fosse ora la gioia per la prima bambola ( era bellissima, chiudeva persino gli occhi) e la gratitudine per aver finalmente mia una cosa che avevo solo ammirato nelle vetrine. E’ pur vero che, quasi sempre, più che giocattoli, trovavamo calze, guanti, sciarpe e berretti di lana con aggiunta di noci, nocciole e mandarini, ma erano comunque regali in belle confezioni e ci rendevano felici. Si andava poi a Messa, agghindate nel migliore dei modi, quindi a pranzo dai nonni; c’erano il fratello e le sorelle di mamma, i rispettivi coniugi e i cugini dispettosi. Noi eravamo, si fa per dire, le più grandi e uniche femmine, finivamo per litigare con i quattro maschietti che volevano fare giochi turbolenti a noi sgraditi; addio alle letterine messe sotto al piatto di genitori e nonni con promesse di bontà e amore reciproco. Il terribile nonno ci metteva tutti in castigo, divisi in stanze buie dove morivamo di paura ( non pensavamo neppure di accedere la luce) finché i genitori non venivano a prenderci per andare dagli altri nonni. I nostri passi risuonavano sul selciato di una Spezia deserta, finestre ben chiuse, lampioni a luce fioca ( altro che le luminarie di oggi) non si incontrava nessuno, si sentiva solo il nostro fiatone per la salita sui colli, col naso che colava e i singulti repressi. Per fortuna lassù regnava una grande allegria, così nostra madre smetteva di rimbrottarci e noi di piangere; malgrado il freddo e il buio ci lasciavano liberi di giocare anche in giardino, mangiavamo dolci e cantavamo tutti insieme mentre mia zia suonava il piano, veniva l’ora del rientro, ci dispiaceva dover salutare tutti, compresi cugini, molto meno pestiferi di quelli lato materno. 7 Durante la notte il Bambinello era comparso nel Presepe, prima di andare a dormire sostavamo in preghiera per rinnovare i ringraziamenti e le promesse di bontà. Nei giorni seguenti la bontà non durava troppo a lungo, ricominciavano i bisticci con la sorella, tornavamo in armonia solo dopo che nostra madre, con encomiabile imparzialità, ci aveva prese entrambe a ceffoni. C’era però sempre una nonna o una zia disposte a consolarci e viziarci di nascosto, visto che l’indulgenza non era contemplata nel tipo di educazione allora in vigore a casa nostra. La consapevolezza però di far parte di una famiglia affettuosa e partecipe ci faceva sentire protette e privilegiate. Purtroppo nella numerosa famiglia sono ormai più le numerose assenze che le presenze, rimane il dono dell’amicizia che nella famiglia Marina non è mai mancato, cerchiamo di esserne grate e di mantenerlo vivo. A tutte un augurio affettuoso di Buon Natale. 8 Diario Sono le cinque del pomeriggio e sento un languorino allo stomaco; la mamma mi prepara due belle fette di pane e marmellata e dice:” Vedrai che fra poco arriva”. Chi deve arrivare è lozio Mino, fratello minore di mio padre che nonostante la Vigilia di Natale è ancora fuori per visite ( si comprende bene che non siamo nell’epoca dei festivi e prefestivi: allora avevamo tutti il diritto di ammalarci in qualsiasi giorno dell’anno!!!)………Finalmente si parte. Dentro l’abitacolo della macchina l’atmosfera è ovattata, fuori muri di neve ai lati della strada, nebbia che si taglia col coltello. Da Reggio Emilia a Novellara abita nella vecchia casa del nonno la zia Laura, sorella del babbo, sposata con Atanasio Paganini da lei ribattezzato Pa per via di un nome che non le è mai piaciuto. La casa del nonno è un palazzotto di fine ottocento con un ampio portico sotto per meglio difendersi dal troppo freddo ed anche dal caldo che nella bassa emiliana non scherzano. Sopra una quantità di grandi stanze che si aprono una dentro l’altra, dove mi piace perdermi e una stanza centrale detta del balcone che si apre su un giardino innevato e a destra, vigile, la torre dei Gonzaga appena visibile e l’orologio i cui battiti stasera si percepiscono appena…Arrivati, le donne si mettono all’opera, che qui vuol dire preparare i tortelli di zucca: la mia mamma sa tirare sfoglie tonde tonde anche di dieci uova ed è aiutata dalla zia Laura e dall’Ada. L’Ada è in casa del nonno da sempre e prima di lei la sua mamma; è piccola con un grosso nasone e un nastrino a mo’ di passata tra i capelli, che lei annoda civettuolamente in cima alla testa. Mi affascina con i suoi racconti di vita vissuta, soprattutto quando ricorda le sue esperienze di mondina, senza lamentarsi, ma con allegria:” perché si faticava, ma la sera si ballava, si cantava e si facevano tante risate”. Non ho mai creduto a Babbo Natale perché qui portiamo i nostri doni e li uniamo a quelli che già sono sotto l’albero anche se celati da una coperta. Ma il profumo dell’enorme albero allestito dallo zio Pa, l’atmosfera di complicità in cucina, il senso di affetto che respiro, rendono magica questa serata…In più ho l’onore, come la più piccola della famiglia, di aiutare lo zio Mino a fare il presepe, che ovviamente essendo composto all’ultimo minuto, è essenziale, ma il castello diroccato e le statuine napoletane ( un po’ malandate essendo passate tra le mani di sette fratelli) hanno un fascino particolare e poi nella stanza del balcone dove facciamo il presepe sopra un grande tavolo rotondo, fa un freddo terribile e dobbiamo battere i piedi e mani per scaldarci!! A tavola divoro i tortelli, tutto il resto non mi interessa: a questo punto desidero solo di aprire i regali e quando finalmente il momento arriva……arriva il tormento! Ci sediamo intorno all’albero e la zia Laura comincia a distribuire……. Ci sono pacchetti per tutti, ma i miei sono sempre gli ultimi, anzi, pare che non ce ne siano più! E’ un gioco che si ripete ogni anno, ma l’ansia è sempre la stessa. E poi prima ci sono i regali “utili” della mamma ( confesso che da allora non posso più sopportare la parola “ 9 utile” ) ma poi arrivano quelli degli zii e anche se la zia non ha figli e lo zio è ancora scapolo riescono a trovare giochi adatti ma sempre originali e poi libri, libri con illustrazioni da sogno, libri che sono finiti in una cantina allagata, ma che ancora ricerco nelle librerie specializzate. Alla fine della serata tutti a dormire nei letti riscaldati dal “prete” ( quanti di voi lo conoscono? ) e le donne lasciano le fedi sulla tavola ancora imbandita perché passerà l’Angelo a benedirle. Il giorno di Natale si va alla Messa affondando gli stivaletti in una coltre di neve soffice, soffice, guanti di lana che si inzuppano presto nel fare la palle, nasi rossi, berretti calati fin sopra gli orecchi. E se c’è il sole il paesaggio diventa quasi irreale. Al ritorno cappelletti in brodo, rigorosamente fatti in casa, carni lesse, mostarda di frutta che quando la metti in bocca ti pizzica il naso da farti lacrimare. E il rito della letterina. Ve le ricordate le letterine in vendita dai cartolai con le immagini della natività o di paesaggi innevati o della Stella Cometa tutte piene di lustrini? Ci passavo ore prima di scegliere quella “più bella”, ma la vera fatica era trovare qualcosa di diverso da scrivere rispetto all’anno precedente! Buoni propositi e qualche mea culpa. Poi la letterina andava nascosta nel posto assegnato a tavola allo zio Mino………ma lui sembrava non trovarla mai! Finalmente compiuto quest’ultimo rito godermi il mio “magico” Natale. Spero che mia figlia conservi altrettanti buoni ricordi dei suoi Natali, a me hanno riempito il cuore. Diana Segrè Perrone 10 Riflessioni sul S. Natale E’ tempo di Natale, la più grande festa della cristianità, che porta con sé tanti ricordi di tempi andati con un sapore inconfondibilmente proprio. Tutto intorno aleggiava un’atmosfera di serenità, di pace, di desiderio di sentirsi fratelli a tutti. Sembrava che anche le cose, le più semplici, sorridessero: gli alberi accesi di lumini, gli umili pastori e gli animali schierati alla luce dei presepi. C’era anche il sorriso delle stelle che sembravano scese dal cielo a mettersi in mostra nelle vetrine dei negozi. Così appariva il Natale ai miei occhi di adolescente. Oggi ha perduto per me tutto il suo fascino perché il suo significato è stato stravolto. Si.. è vero, che anche ai giorni nostri ci diamo da fare per rendere le nostre case più luminose, più colorate, più accoglienti nell’attesa del grande giorno, ma l’atmosfera serena e sorridente non è fatta da noi grandi; essa è dettata dai bambini e anche se in casa non ce ne fossero c’è sempre dentro di noi un bambino che vuole sognare, ricordare, riassaporare la gioia dell’infanzia. Ma tutti i bambini ne richiamano uno solo: quello di Betlemme. Ed è proprio Lui, Gesù, l’Iddio fatto Bambino, che ci ha dato il gusto delle pure e semplici cose. Il Vangelo di Luca ci racconta l’avvenimento più straordinario del mondo in tre righe, “Ora accadde che, mentre essi erano là, si compì il tempo in cui Maria doveva partorire; diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto nell’albergo”. E così Gesù è nato in una grotta, osservato amorevolmente dagli occhi della mamma, riscaldato dal fiato caldo degli animali, mentre le stelle brillavano alte nel cielo e nell’aria si diffondevano i canti gioiosi degli angeli e dei pastori. Questa incarnazione ha dato agli uomini un significato nuovo, una nuova bontà, un nuovo sorriso di gioia: se si percepisce questo sorriso nell’aria in questi giorni è unicamente perché il Bambino di Betlèm ha sorriso dalla sua grotta alle sue creature. Non sabotiamo la semplicità di quell’avvenimento per dare la stura alla nostra vena poetica di dubbio gusto, per mettere a posto la nostra coscienza nei riguardi dei poveri per poi abbandonarci a festeggiamenti smodati e rumorosi con lo scopo di dimostrare le nostre ottime capacità organizzative. A Natale si usa fare dei doni: montagne di regali avvolti in carta elegante adorni di fili dorati, ma qualche volta abbiamo pensato che siamo dei profanatori di fronte a Colui che, per salvarci, s’è fatto uno di noi? Egli è venuto sulla terra e non ha scelto la via diplomatica, non ha informato i grandi della terra ma ha scelto gli umili pastori per dare loro la lieta novella. Gesù è nato come un piccolo povero, come un umile nomade ribaltando la nostra tabella delle precedenze. I grandi ai suoi occhi sono diventati piccoli, gli ultimi i primi, gli esclusi i privilegiati. 11 Cristo non ci porta dei doni, si fa dono Egli stesso e noi non ce ne accorgiamo perché siamo troppo impegnati a scartocciare i nostri “regali” soffocati da una montagna di carta colorata. Cristo è venuto a regalarci la gioia, gioia perché c’è Dio che si pone sulla strada dell’uomo per fare il cammino insieme a Lui, per condividerne angosce e speranze. “Dio s’è fatto uomo perché l’uomo potesse diventare Dio”. Il nostro compito è quello di camminare verso la luce, trasparente e generosa che Gesù Bambino irradia su tutti noi da quella grotta in cui aveva trovato rifugio dopo essere stato respinto da tutti gli albergatori. E mi piace concludere con i versi di una mia cara amica con l’augurio che tutta l’umanità possa intravedere e seguire quel segnale. Buon Natale di cuore a tutti voi Cerco parole Per declinare Natale; tu mi dici regali luci affannose incursioni tra botteghe e mercati: dall’inconscio mi affiora una stella Giovanna M. 12 PREGHIERA ( per un tempo sempre più secolarizzato ) Luci alterne di decori natalizi si accendono e si spengono in magiche sequenze per le strade e alle finestre… come i bagliori intermittenti che a tratti rischiarano l’anima nel suo incerto oscillare esistenziale Possa ogni Natale rinnovare nei nostri cuori la capacità di scorgere nella Tua venuta l’unica vera fonte di luce nelle trame oscure e faticose del nostro viaggio Se ripenso ai Natali della mia vita, nel segno delle riunioni familiari , provo sentimenti misti di tenerezza e nostalgia ma, ormai, mi si presentano tutti molto simili, quasi indistinti . Solo uno, lontano, anno 1956 , riaffiora ogni tanto nella memoria , come avvolto in un' atmosfera speciale, sulla scia, peraltro, di magici ricordi , visivi ed olfattivi. La memoria, si dice tende ad abbellire , fin quasi a mitizzarli , certi aspetti della nostra vita passata : da allora il Natale è per me legato a un intenso profumo di bacche di abete e ad una tenue luce di casa, a sera, che si rifletteva in bagliori variopinti di ornamenti multicolori, proiettando raggi cangianti sulle pareti di una stanza e su un piccolo presepe, di modeste pretese , ai piedi dell'albero; così la penombra vibrava di luci tremolanti e la sentivo amica . Quell' anno festeggiavamo due "bambinelli": da poco, il 9 Novembre, era nato mio fratello, il 25 Dicembre, anche se allora, bimba di sei anni, non potevo esserne pienamente consapevole, rinnovava la venuta dell' Essere che solo, per me, può illuminare il nostro viaggio cosi faticoso e misterioso nelle sue trame. Quella luce spesso si è affievolita, ma, a tutt'oggi non si è mai spenta. Carla Chericoni Peveri 13 L’ANGOLO DELLA LETTERATURA. Questa volta ho scelto per voi un solo racconto che rappresenta lo Spirito del Natale: dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati e accogliere i forestieri . Vi auguro buona lettura o meglio rilettura. Il Natale di Martin di Leone Tolstoj In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo. Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore. -‐ Non ho più desiderio di vivere -‐ gli confessò. -‐ Non ho più speranza. Il vegliardo rispose: « La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi. Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno. E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi». Martin rifletté. -‐ Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? -‐ Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò. All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: -‐ Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò. L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro. 14 Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. -‐ Entra· disse -‐ vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo. -‐ Che Dio ti benedica!-‐ rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde. -‐ Non è niente -‐ gli disse Martin. -‐ Siediti e prendi un po' di tè. Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra. -‐ Stai aspettando qualcuno? -‐ gli chiese il visitatore. -‐ Ieri sera-‐ rispose Martin -‐ stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò". Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. -‐ Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo. Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa. -‐ Mangia, mia cara, e riscaldati -‐ le disse. Mangiando, la donna gli disse chi era: -‐ Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle. Martin andò a prendere un vecchio mantello. -‐ Ecco -‐ disse. È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo. La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. -‐ Che il Signore ti benedica. -‐ Prendi -‐ disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta. Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente. Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. -‐ Lascialo andare, nonnina -‐ disse Martin. -‐ Perdonalo, per amor di Cristo. La vecchia lasciò il ragazzo. -‐ Chiedi perdono alla nonnina -‐ gli ingiunse allora Martin. Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: -‐ Te la pagherò io, nonnina. -‐ Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato -‐ disse la vecchia. -‐ Oh, nonnina -‐ fece Martin -‐ se 15 lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato. -‐ Sarà anche vero -‐ disse la vecchia -‐ ma stanno diventando terribilmente viziati. Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. -‐ Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada. La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme. Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale. Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio: -‐ Martin, non mi riconosci? -‐ Chi sei? -‐ chiese Martin. -‐ Sono io -‐ disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola. -‐ Sono io -‐ disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero. -‐ Sono io -‐ ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono. Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me. Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo. 16 L’ANGOLO DEL CINEMA. ( tratto da internet: gruppo L’Espresso e Repubblica) Non vorrei parlarvi di un film ma di uno spot pubblicitario che è un vero e proprio capolavoro; è divenuto un successo internazionale. E’ la notte di Natale del 1914. Sul fronte della prima guerra mondiale, gli eserciti inglesi e tedeschi si fronteggiano a poche centinaia di metri di distanza. Poi un soldato tedesco comincia a cantare la più famosa canzone natalizia, ”Stille Nacht”; dalla trincea opposta un soldato inglese risponde cantando “Silent night” e poco per volta i nemici escono all’aperto, con le mani alzate, e si abbracciano. E’ un piccolo miracolo, breve, effimero, ma realmente accaduto. Nello spot , commissionato dalla catena di supermercati britannica, la Sainsbury. La storia si conclude con i due soldati, un tedesco e un inglese che si scambiano la giubba militare e con il tedesco che, tornato nella sua trincea, scopre nella tasca del cappotto dell’ inglese un regalo: la tavoletta di cioccolato che l’ inglese aveva ricevuto per posta, poche ore prima da casa, insieme a una foto e a una lettera della fidanzata. Sulla tavoletta c’è scritto “Christmas is for sharing” cioè il Natale è la festa della condivisione e appare il marchio del supermercato. Al di là del messaggio pubblicitario, lo spot ha il pregio di riportare alla memoria un episodio dimenticato ma che fu un grande atto di umanità prima dell’assurda carneficina della Grande Guerra. 17 Al Kaffeehaus, aspettando l'espresso a cura di M. Grazia De Palo Kaffeehaus, situato nel giardino di Boboli in prossimità del cancello verso il Forte Belvedere, è una singolare costruzione (1774-‐1775) voluta dal Granduca Pietro Leopoldo Lorena come luogo di sosta per la famiglia reale e la corte1: durante le passeggiate degustavano cioccolata o caffè, bevanda che ebbe la sua esplosione proprio nel corso del XVIII secolo. L'edificio, realizzato in pieno gusto rococò dall'architetto fiorentino Zanobi del Rosso, si presenta come un piccolo padiglione di forma circolare suddiviso su tre distinti livelli con terrazze: al piano terreno la cucina e i servizi, al primo la Grande Stanza e alcuni "salottini di ritirata"in cui appartarsi e infine il belvedere sormontato da una cupola in rame con una banderuola segnavento. All'interno il saloncino è decorato (1775-‐1776) da affreschi di Giuseppe del Moro, Giuliano Traballesi e Pasquale Micheli: lo stile è tipicamente settecentesco, colori pastello, giochi d'acqua, fontane su sfondi di rampicanti e vedute illusionistiche di paesaggi allietati da fiori e uccellini posati su finti pergolati. Ma la vera novità della riapertura della Kaffeehaus è la collocazione al primo piano, di quattro sculture in marmo2, tutte del XVI secolo, sistemate su basi coperte da specchi su tre lati in modo da creare un inatteso effetto di profondità. Si tratta di un piccolo grande tesoro che testimonia un'epoca, il Settecento, che a Firenze ha lasciato testimonianze preziose, anche se spesso è trascurato dai visitatori. Le opere sono esempi di stile grottesco in voga nei giardini manieristici del periodo tra cinque e seicento dove si raffigurano soggetti o mostruosi. La prima è l'Apollo col Capricorno realizzata da Domenico Poggini (1559) e che, prima di essere trasferita nel giardino granducale, si trovava nella Sala delle Nicchie di Palazzo Pitti; sono invece entrambe opere di Valerio Cioli (1561-‐ 1564) le sculture raffiguranti il Nano Morgante sopra una tartaruga e il Nano Barbino: il primo rappresenta il nano di corte ovvero il famoso"Bacchino", l'altro doveva essere una statua per fontana come mostra il pesce alla sua destra, dalla cui bocca sgorgava l'acqua. Nella Kaffeehaus infine è visibile anche il Bacco con piccolo Satiro (1565) gruppo scolpito da Vincenzo de'Rossi e acquistato da Isabella Medici (figlia di 1 Dopo anni di chiusura è stata riaperta al pubblico nel 2013 2Le sculture sono gli originali delle copie esposte nel giardino 18 Cosimo I) per la Villa del Poggio Imperiale che poi lasciò al giardino di Boboli (1777). 19 Gita a Pistoia Giovedì 23 Ottobre un gruppo di socie del nostro Club ha visitato Pistoia, città fra le meno conosciute della nostra bella Toscana, ma non per questo meno interessante. Situata ai piedi dell’Appennino tosco-‐emiliano, non lontana da famosi luoghi turistici come Montecatini Terme e l’ Abetone, Pistoia vanta una storia antica e tutt’altro che marginale. Di origine etrusca, nel II secolo a.c fu “oppidum” di Roma nella guerra dei Romani contro i Liguri. Importante sede vescovile nel V secolo, fu in seguito conquistata da Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, fino all’anno I000 quando entrò nell’orbita degli imperatori tedeschi. Nel medioevo divenne, grazie alla sua posizione geografica, crocevia di importanti scambi commerciali. Nel XII secolo emerge infatti un ceto mercantile assai prospero, celebre come altri comuni toscani per le attività bancarie e finanziarie. A Pistoia si conserva l’originario “ Statuto dei Consoli”, la più antica testimonianza normativa di un comune italiano. Di queste notizie ed altre ancora le “gitanti” vengono informate dalle due guide locali, una al mattino e l’altra nel pomeriggio, che ci accompagnano nel corso di una giornata fortunatamente piena di sole. Una piacevole passeggiata nel centro storico e ci si trova in una grande piazza, dove sono raccolti i monumenti più significativi della città. Visitiamo la Cattedrale di San Zeno, il duomo, con il suggestivo altare argenteo , opera di Filippo Brunelleschi, dedicato al patrono di Pistoia, San Jacopo. Fuori ammiriamo la Torre del Campanile, in stile romanico, considerato uno dei più belli d’Italia. Di fronte, dall’altra parte dell’immensa piazza, entriamo nel Battistero di San Giovanni recentemente restaurato e fortemente ispirato al suo omonimo fiorentino. Successivamente è la volta del Palazzo Pretorio, o del Tribunale, in stile tardo gotico, nel cui bel cortile interno ci si sofferma ad osservare gli stemmi dei Magistrati. Si è fatta l’ora della pausa pranzo così ci si avvia verso il ristorante, un locale insolitamente gradevole con il suo piccolo cortile verde racchiuso fra vecchie mura, dove trascorriamo un’oretta abbondante fra chiacchiere e degustazioni di cibo locale. Alle due e mezza riprendiamo il cammino verso la prossima meta “culturale”., senza però trascurare varie soste ..frivole : siamo infatti quasi tutte attratte dalle bancarelle di un mercatino in una via del centro, l’irresistibile richiamo della foresta!!! Sfortunatamente qualcuna di noi, fra cui la sottoscritta, aveva avuto la pessima idea di portarsi appresso il marito. Gli uomini, si sa, sono allergici alle soste davanti alle bancarelle. Comunque la nostra visita prosegue . Il programma del pomeriggio ci riserva una sorpresa finale: lo splendido Palazzo dei Vescovi, i cui sotterranei conservano un importante percorso archeologico con scavi in sito di una stele 20 etrusca, una fornace romana e tratti di mura dell’antica “Pistoriae”. Il Palazzo fu sede dei Vescovi per ben otto secoli. Alle 18 tutte al pullman per il viaggio di ritorno, puntuali e disciplinate come soldatesse. Alla prossima gita…sperando di essere ancora più numerose ! Rosetta Rossi 21 L’angolo della cucina Ingredienti una sella di coniglio disossata 40 g di pomodori secchi 80 g di mollica di pane ammorbidita in poco latte un uovo 50 g di mandorle sgusciate 40 g di grana padano grattugiato timo uno spicchio di aglio 600 g di patatine novelle mezzo bicchiere di vino bianco olio extravergine d'oliva 20 g di burro sale, pepe Tritate i pomodori, le mandorle e un ciuffo di timo; mescolate il trito con il grana, la mollica, l'uovo, sale e pepe. Rifilate la sella e sistemate i ritagli dove la carne e più sottile. Copritela con il ripieno, arrotolatela e fissatela con spago. Rosolate il rotolo con il burro e poco olio. Salate, pepate e bagnate con il vino. Unite l'aglio e le patatine lavate (con la buccia) e passate il tutto nel forno caldo a 22 180° per 50 minuti, irrorando di tanto in tanto con il fondo di cottura (e, se serve, anche con poco brodo) IL ROSOLIO AL CAFFE’ Perfetto per digerire dopo un pasto in cui abbiamo esagerato un po', il rosolio al caffè si conserva per moltissimo tempo, potete dunque prepararlo con largo anticipo per Natale! Ingredienti per 1 litro 4 dl di caffè 100 g di ottimo caffè macinato 4 dl di alcol puro 200 g di zucchero semolato un baccello di vaniglia una stecca di cannella Versate il caffè macinato in una terrina, unite l'alcool, coprite con un foglio d'alluminio e lasciate macerare in un luogo fresco per almeno 3 notti, poi filtratelo attraverso un colino a maglie fini. Versate il caffè ancora caldo in una caraffa, zuccheratelo, unite l'alcol filtrato e il baccello di vaniglia inciso nel senso della lunghezza, mescolate bene con un cucchiaio di legno e lasciate raffreddare. Versate il rosolio preparato in una bottiglia, tappate bene e lasciate riposare per almeno 3 giorni; al momento di servire, versate il liquore in bicchierini, profumate con scorze di cannella e accompagnate con biscotti secchi. 23 AUGURI Auguri a tutte le socie che compiono gli anni nei mesi di Dicembre 2014 e di Gennaio 2015 Auguri a tutte le socie per un Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Si ringraziano tutte le socie che con impegno, dedizione, creatività, precisione hanno allestito il mercatino di natale, dove i profumi, i colori, gli accostamenti, gli addobbi l’hanno reso, a mio avviso, uno tra i più belli di questi ultimi anni. Si ringraziano, inoltre, tutte coloro che hanno partecipato e reso la vendita concreta. Una delle cose più belle è che questo evento ha rinsaldato i rapporti tra noi, in amicizia, accomunati da uno scopo comune. Non è forse questo lo spirito del Natale? 24 Un grazie proprio a tutte: a Amalia Cottini, Bianca Mondini, Enza Zanca, Beatrice Del Nero, Diana Perrone, Paola Favaro, Luciana Scarpetta, Albarosa Balestra, Natalia Pollifrone, Giusy Uva, G. Rosanna Cristiani, Mirella Petagna, Gabriella Bruni, Giovanna Gagliuto, Fiorella Francalacci, Paola Rismondo. Spero di aver ricordato tutte, e se così non fosse, mi scuso e ringrazio tutte coloro che non ho elencato. Inoltre volevo ringraziare Rosetta Rossi, Serena Bianchi, Diana Perrone, Giovanna Mastroeni, Carla Peveri e M. Grazia De Palo che con i loro articoli hanno partecipato alla stesura di questo giornalino. ANNUNCI La nostra socia Maria Teresa Masullo affitta appartamento in via Rosa del Tirreno, formato da salone, due camere matrimoniali uno studiolo, cucina abitabile, due bagni e posto auto. Chiamare ore pasti al numero tel. 0586-‐804428 IN RICORDO di… Anche in questi momenti di gioia e serenità, una nota di tristezza in ricordo del Comandante Grossi. 25