DIDATTICA E FOTOGRAFIA Il Centro Culturale Candiani di Mestre
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DIDATTICA E FOTOGRAFIA Il Centro Culturale Candiani di Mestre
I soci del Circolo Fotografico La Gondola si riuniscono ogni venerdì alle ore 21 presso la Sede Sociale alla Giudecca c/o il Centro Civico Recapito postale P.O.BOX120 - Venezia, tel. Presidente 041-5237116, www.cflagondola.it e-mail to: [email protected] - fax 0415237116 DIDATTICA E FOTOGRAFIA Il Centro Culturale Candiani di Mestre sta incrementando, nel fervore di un’attività che a Venezia non ha confronti, il suo rapporto con la fotografia non solo sul piano espositivo ma anche su quello del dibattito. Ne è prova l’inaugurazione, avvenuta lo scorso mese, della mostra “Il gesto indicatore” che raccoglie fotografie sulla città scattate dagli studenti del ClaVES - facoltà Design e Arti dello IUAV di Venezia - cui è seguito un convegno, mercoledì 27 maggio, su “Fotografia e didattica” con un significativo sottotitolo “Di cosa parliamo quando parliamo di Fotografia”. A questo convegno curato da Marco Zanta hanno partecipato alcuni docenti di università Italiane, Laura Corti del ClaVES di Venezia, Michele Cera del Politecnico di Bari, Massimo Sordi e Stefania Rossi dell’Università di Cesena, nonché il responsabile dell’attività didattica di FORMA Francesco Zanot ed infine, meritata guest star star, Giovanni Chiaramonte nella duplice veste di docente IULM e di fotografo. L’argomento e il sottotitolo, come si può intuire, erano quanto mai stimolanti poiché il come e il cosa insegnare nella disciplina fotografica sono, a nostro parere, ancora in via di definizione ancorché in molte sedi qualificate, specie universitarie, questa abbia acquisito il riguardo che certamente merita. Da quest’incontro era dunque logico attendersi almeno un indirizzo generale che, provato sul campo della docenza, desse utili indicazioni sulle più recenti metodologie. Laura Corti, docente di storia dell’Arte, ha evidenziato l’utilità della fotografia per la divulgazione delle opere d’arte attraverso la riproduzione nonché l’importanza dell’osservazione fotografica che costringe a riflettere sulla composizione dell’opera. Michele Cera, della facoltà di Ingegneria dell’Università di Bari, si è soffermato sul valore dell’intervento, a partire dagli anni ’90 e su iniziativa di Pio Meledandri, di alcuni fotografi particolarmente sensibili al territorio; inizialmente Guido Guidi e successivamente Vittore Fossati, Mario Cresci, Giovanni Chiaramonte, che sono sfociati nella costituzione di un laboratorio d’indagine territoriale i cui risultati sono stati raccolti in un archivio. Massimo Sordi e Stefania Rossi hanno raccontato le metodologie d’indirizzo nell’osservazione del paesaggio; il primo, partendo da una frase di Guidi “La fotografia si fa con i piedi”, invita gli studenti a percorrere il territorio e ad osservarlo man mano che si avanza proponendo una “filosofia” del camminare, quasi una metafora della vita. La seconda, docente di composizione architettonica, ha posto in evidenza la stretta relazione fra architettura e fotografia; di quest’ultima ha ravvisato la grande utilità nell’osservare il paesaggio e più in generale il mondo. Francesco Zanot ha raccontato come i master di Forma (ben 700 ore di didattica) abbraccino diverse materie con l’intento di preparare figure professionali non solo in ambito strettamente fotografico ma in quello editoriale (photoeditor e stampa periodica), nella gestione di collezioni, ecc.; anche nell’insegnamento della fotografia vengono differenziati i percorsi: il paesaggio, il ritratto, ecc. Ha anche accennato alle affermazioni nei concorsi e della lettura dei portfolios che, a suo parere, non possono rilasciare una patente di “artisticità”. Più articolato l’intervento di Giovanni Chiaramonte che si è soffermato su alcuni argomenti capitali alcuni dei quali, da soli, avrebbero meritato l’intera serata: il fine e il metodo dell’insegnamento, il valore della memoria, il rapporto della fotografia con l’arte occidentale, la scarsa valorizzazione di alcuni traguardi storici come l’invenzione dell’obiettivo che, applicato alla fotografia, ha cambiato l’osservazione del mondo. Proprio la tanta “carne al fuoco” proposta dall’intervento di Chiaramonte e la consueta avarizia del tempo a disposizione hanno impedito un successivo giro di osservazioni. Comunque qualche riflessione su quanto scaturito e sull’utilità di simili dibattiti può essere tratta. Innanzitutto avremmo preferito, piuttosto che le prevalenti esperienze “sul campo” da parte di alcuni docenti - condotte fra l’altro in un ambito ristretto, quello dell’osservazione territoriale – che a discutere di fotografia fossero chiamate altre figure impegnate nell’istruzione e in discipline non strettamente attinenti alla materia, quali la letteratura, psicologia, storia, ecc. Tutto ciò con l’intento di ampliare lo spettro dell’indagine sulla complessità del fenomeno fotografia e soprattutto di risalire oltre la fatidica data del 1839 nell’intento di stabilire, o quanto meno di individuare, le sue premesse storiche e concettuali. Roberta Valtorta in un suo recente saggio (“Il pensiero dei fotografi” - Bruno Mondadori Ed. 2008 pag. 5-6) riprende alcune tesi già proposte anni addietro da Peter Galassi quali il cambiamento dell’osservazione tecnica e artistica in seguito alla prospettiva albertiana, lo scarto della medesima nella pittura nord-europea e in quella impressionista, la tensione rinascimentale verso concetti di realtà pragmatica che verranno successivamente fatti propri, in un parallelo suggestivo quanto plausibile, dalla borghesia ottocentesca e sotto il profilo strettamente estetico la continua ricerca, nel corso dei secoli, di riprodurre la realtà visibile con mezzi sempre più affidabili e sofisticati. Nella buona sostanza, Valtorta, Galassi e altri tendono con sufficienti ragioni ad inquadrare la disciplina fotografica oltre i confini dell’ufficialità delle date e dell’evoluzione scientifica; l’intento, ci sembra, è quello di stabilire l’esistenza di un vedere fotografico ben prima della nascita del mezzo tecnico. Se questo è abbastanza facilmente dimostrabile per alcuni pittori – Tintoretto, Bronzino, Tiepolo, Caravaggio, senza contare le esperienze pratiche di Vermeer e Canaletto – più difficile ma assai stimolante può esserlo in materie apparentemente estranee quali, ad esempio, la poesia, la letteratura, l’architettura. Chiaramonte ha lanciato qualche esempio come la stretta attinenza del verismo di Verga con la rappresentazione fotografica ma gli esempi potrebbero allargarsi alla letteratura americana di Faulkner, Dos Passos, Steinbeck assieme ai nostri Pavese, Alvaro, Moravia, e nel dopoguerra a Pasolini e Gadda e più recentemente alla poesia e saggistica di Yves Bonnefoy; pure nel romanticismo di Leopardi e persino nel Manzoni più descrittivo è possibile trovare tracce non indifferenti di un pensiero fotografico. Anche nell’architettura, specie quella moderna, i riferimenti non mancano; pensiamo alla corrente “Novecento”, al complesso dell’EUR e del Foro Italico e così via. Perché, allora, allargare i confini della conoscenza fotografica? Per due buone ragioni. La prima riguarda la lunga gestazione della disciplina fotografica nel corso dei secoli con lo scopo di riordinare cronologicamente non solo i progressi tecnici ma anche il fluire dei processi intellettuali, economici e sociali che hanno condotto, nel 1839, alla sua nascita. Di tutto questo deve avvalersi la didattica contemporanea, come accennava Zanot, affinchè l’insegnamento della fotografia formi, quanto meno, degli operatori il cui sapere sia applicabile in più settori della pratica lavorativa. In secondo luogo, questa integrazione multidisciplinare servirebbe a togliere la fotografia, una volta per tutte, da quello stato di subalternità cui è sempre stata costretta dalla nostra cultura umanistica e classica. In parole povere e semplificando al massimo, una volta che le fossero riconosciute le “nobili radici” sarebbe assai più difficile lasciarla confinata nel ghetto ristretto delle arti applicate. Se tutto ciò fosse riscontrabile, siamo sempre e comunque nel campo delle ipotesi, spetterebbe all’Istituzione Pubblica provvedere a raccordare e a indirizzare gli attuali insegnamenti, specie quelli universitari, ora in larga parte lasciati all’iniziativa dei singoli docenti. Manfredo Manfroi CALENDARIO DI GIUGNO 2009 •Venerdì 5 giugno visione opere dei soci per la mostra “Around Venice”. •Giovedì 11 giugno ore 15.30 salvo proroghe smontaggio mostra Donne! alla Carive •Venerdì 12 giugno visione opere dei soci per la mostra “Around Venice”. •Venerdì 19 giugno alle h. 21 la Gondola è ospite del Circolo Decumano VI di Villanova di Camposampiero; partenza da Venezia presumibilmente alle h. 18 da Piazzale Roma; maggiori dettagli presso il segretario Stefanutti. •Venerdì 26 giugno visione opere dei soci per la mostra “Around Venice”. NOTA BENE Un avviso per soci ed ospiti: dal corrente mese di giugno e sino a metà ottobre le riunioni del venerdì al CZ95 non si tengono più nel foyer totalmente “occupato” dagli artisti dell’Azerbaigian presenti alla Biennale ma, sempre al piano terra, in una delle sale laterali cui si accede dal giardino. Dopo aver oltrepassato il cancello principale girare a destra e seguire le frecce direzionali. FOTOGRAFIA E FEMMINILITA’ Sono andato a vedere la mostra “Donne!” trascinandomi dietro a fatica le mie usate, stanche gambe. Ma dovevo pur farlo, tanto più che per un improrogabile impegno non potei essere presente all’inaugurazione. Ebbene, debbo dire in tutta franchezza che sono rimasto deluso alquanto, non per la qualità delle fotografie che sotto l’aspetto formale sono tutte molto belle, quanto per il quadro complessivo della mostra. Dal titolo seguito dal punto esclamativo mi sarei aspettato di vedere, come ogni persona di buon senso, la Donna! ritratta sì nei suoi momenti quotidiani, ma anche la Donna! negli aspetti essenziali della sua persona, del suo aspetto fisico, della sua sessualità che sono i caratteri tipici per cui è venuta al mondo così diversa da noi uomini. Ho insomma avuto la sensazione che la mostra nel suo percorso abbia mancato di rappresentare quel quid misterioso che viene definito “femminilità”. Sì, sì, vanno bene anche le “Figlie di Maria”, vanno bene le donne che fanno la pasta, ma domando io: e le gambe? Dove sono le gambe delle donne, simbolo più immediato dell’essere donna? Ah, le gambe di Marlène ( Dietrich, ndr)! Vederle come lei sola sapeva mostrarle! Ecco la femminilità, velata da un soffio di erotismo. E il nudo di donna? Il nudo che è stato l’ossessione di tutti gli artisti, scrittori, poeti, pittori, fotografi? A parte quel nudo di giovane donna distesa sul divano a pancia in giù, senza scomodare la “Maja desnuda” non c’è una sola fotografia di Paolo Monti che del corpo nudo della donna ne aveva fatto una scultura. Di Fulvio Roiter viene esposta la ragazza di campagna, nuda per modo di dire. Che cosa poi c’entri, nel contesto sin qui tratteggiato, la fotografia di Renato Brunetta “Via Prè” raffigurante una bimbetta impaurita in un sottoportico buio, non mi è chiaro. E da ultimo, per non infierire più a lungo, la fotografia di copertina con il titolo stampato sopra “Donne!” è Franca Valeri già avanti con gli anni con il suo viso tra il supplichevole e il piagnucoloso. Si sarebbe ben potuto scegliere una fotografia che fosse la rappresentazione, l’icona della femminilità, come ad esempio la splendida Anna Maria Pierangeli di Gigi Bacci che almeno ci donava allegria e speranza con il suo luminoso sorriso di vera Donna. No, proprio no! Quel ritratto in copertina, pur di magistrale fattura, la Gondola ce lo poteva risparmiare. Giorgio Giacobbi. RISPONDE IL PRESIDENTE Prima di tutto ringrazio l’avv. Giacobbi per la sua costante attenzione e per i suoi interventi mai banali o compiacenti; corre l’obbligo tuttavia, viste le molte osservazioni fatte dal Presidente decano, di dare delle risposte precise. Cominciamo dalla fine, molto sinteticamente. Paolo Monti: del nostro fondatore, l’Archivio ( da cui è tratta tutta la parte storica della mostra) possiede solo due nudi, quello celeberrimo “sfuocato”, già apparso in decine d’occasioni e un altro meno noto che ci è sembrato poco rilevante nel contesto della mostra. Nonostante la risaputa fama di “amatore” tout court, sono pochissimi i nudi d’arte di Monti. E’ probabile che ci siano nudi d’altro genere, ma non li abbiamo noi e in ogni caso non li avremmo esposti per le ragioni che dirò alla fine. Fulvio Roiter: non è un nudo per modo di dire…è proprio un nudo, per di più molto bello come tutta la serie a cui appartiene, presente nel nostro Archivio. Si tratta tra l’altro di un modo di fotografare la donna tipico degli anni ’50 che Giacobbi dovrebbe conoscere molto bene visto che all’epoca era il Presidente del Circolo. Renato Brunetta: la fotografia c’entra benissimo in quanto è l’antitesi, anche in questo caso, di un modo di fotografare i bambini, anzi le bambine, che nell’ambito amatoriale ha imperversato per decenni: belli, biondi, magari con una lacrima che scende rugiadosa lungo la gota paffuta. Inoltre, si è voluto accennare a quel senso d’insidia e d’insicurezza che purtroppo, a dispetto dei tanti proclami, avvolge il mondo dell’infanzia. Franca Valeri: le ragioni per cui è stata scelta quest’attrice sono abbondantemente spiegate nel testo del catalogo; c’è sembrato che più d’ogni altra, Franca Valeri con la sua lunga straordinaria carriera iniziata quasi contemporaneamente alla nascita della Gondola, abbia messo a fuoco, in cinema e in teatro, decine di personaggi femminili nei quali molte italiane avrebbero potuto riconoscersi. Franca Valeri non sarà stata un campione di bellezza, almeno secondo i canoni mediatici di ieri e di oggi, ma certamente è stata, ed è, un campione d’intelligenza e d’ironia di cui le Donne! italiane, in tempi grami come gli attuali, possono giustamente essere orgogliose. E veniamo alla femminilità; per come l’ho capita io, leggendo le righe di Giacobbi, la femminilità viene intesa come la rappresentazione, sia pure con buon gusto e stile, di una parte o di tutto il corpo della donna. A parte il fatto che la Gondola, a differenza di tanti altri Circoli, ha sempre mantenuto un atteggiamento “prudente” nei confronti della fascinazione femminile; rari i nudi, rare anche le raffigurazioni di donne, ragazze, fanciulle in atteggiamenti men che casti. Ciò, secondo me, dipende dal fatto che la bellezza di Venezia ha distratto per molto tempo i fotografi del Circolo da quella muliebre; non è un caso che solo negli ultimi anni, acquietatasi quasi per disperazione l’attenzione verso la città, quest’ultima sia comparsa con maggior frequenza nella produzione del Circolo. La seconda considerazione, e la più importante, è che viviamo in tempi assai controversi in tema di bellezza e fascino femminili; c’è un fraintendimento, spesso voluto, che confonde il fare con l’apparire. Vero è che i poteri della seduzione sono notevoli se ben esercitati ma il merito di nascere belle e attraenti è talvolta premiato nel nostro Paese oltre misura; questo vale per lo spettacolo ma anche per ogni altro campo dell’attività umana in cui si debba “mostrare” qualcosa. Ciò perché nel giudizio non si sa andare oltre la superficie ritenendo la bellezza una qualità superiore che tale non è se non accompagnata dall’intelligenza e dal controllo di sé. Scopo di questa mostra non era quello di accontentare tutti ( rammento che è formata da sole 49 fotografie..) ma di mostrare come l’occhio della Gondola si sia soffermato sull’universo femminile nel corso dei suoi sessant’anni di vita. E se i “campioni” scelti non brillano tutti per il loro fascino, mostrano ben altre qualità che oggi la nostra società tende tranquillamente a dimenticare anche perché ritenute connesse ad un passato remoto che proprio questa mostra rievoca. Come definiremmo l’emigrante che giunge a Milano dal Sud con le valige di cartone, ovvero il pudore delle attricette anni ’50 che si abbassano le gonne alzate dal vento, o le severe religiose che accompagnano le educande in passeggiata, o le sarte, le commesse, le casalinghe? Insomma, tutto quel mondo che sembra passato di moda composto da Donne! che meritano il punto esclamativo poichè anche a loro si deve se questo Paese ha tirato su la testa dopo la guerra. Certamente non era tutto oro quel che brillava, tuttavia il ruolo della donna, ieri come oggi, andava e va ben oltre l’altezza della scollatura o della gonna; abbiamo perciò dedicato questa mostra alla moltitudine di Donne! che in questo Paese ogni giorno tira sommessamente la carretta assieme al sesso cosiddetto “forte” lontano dalle luci dei palcoscenici e degli schermi lasciati a letterine, letteronze, troniste, veline che ancorché dotate da madre natura d’indubitabile “femminilità” non hanno certamente titolo per rappresentare da sole “l’altra metà del cielo”. Manfredo Manfroi NOVITA’ DAL SITO WWW.CFLAGONDOLA.IT Questo mese la copertina del sito è dedicata ad un altro dei grandi del dopoguerra, Alfredo Camisa (Bologna1927 – Montecatini 2007), che fece parte assieme a Branzi, Ferroni, Giacomelli di quella “nouvelle vague” che, sapientemente selezionata da Giuseppe Cavalli costituì il nerbo del gruppo MISA. Camisa, “tradendo” gli orientamenti di Cavalli, rifuggì dagli empirei lattiginosi della Bussola per indirizzare il suo sguardo verso una fotografia che desse conto delle vicende del mondo di allora; emblematico il suo reportage in Sicilia dove agiscono personaggi dai tratti secchi e scavati, quasi astratti, fuori della contingenza della vita. Camisa fu anche un fine intellettuale e un teorico della fotografia; a lui si deve nel 1958 la felice definizione “lirico/realista” attribuita alla migliore produzione della Gondola. AFFERMAZIONI DEI NOSTRI SOCI “Queo dee perle” ha colpito ancora! L’11 maggio scorso presso l’Università degli Studi di Milano, è stata conferita al nostro Socio Onorario Gianni Berengo Gardin la laurea H.C. in Storia e Critica dell’Arte; il Nostro, per l’occasione in giacca e cravatta, era attorniato da numerosi protagonisti della fotografia italiana fra i quali Ernesto Fantozzi, Mario De Biasi, Gabriele Basilico, Luca Campigotto. Al neo dottore i più vivi complimenti. Massimo Stefanutti ha partecipato con sue opere alla Mostra Nazionale di Fotografia Stenopeica tenutasi dal 16 al 31 maggio scorso a Senigallia presso il Palazzo del Duca. Giovanni Vio espone presso il Dipartimento Studi Economici dell’Università di Cà Foscari (San Giobbe 873) la mostra “Case fuori” un reportage di viaggio in Mali e Sud Africa. Inaugurazione il 10/6 alle h. 13.30 Davide Gasparetti ha vinto con l’opera “L’ora di ginnastica” la medaglia di bronzo nell’importante concorso toscano “ Grand Tour delle Colline”. Manfredo Manfroi ha fatto parte della giuria che ha assegnato i premi del 6° Videoconcorso “Francesco Pasinetti” indetto fra gli studenti delle Scuole Medie Superiori, delle Accademie e delle Università italiane; il Circolo la Gondola ha attribuito un premio speciale per la migliore fotografia. “Lavoratori del vetro – uomini, donne, bambini a Murano 1959/1961” è il titolo della bella mostra di Gigi Ferrigno esposta sino al 3 luglio a Villa Herriott – Giudecca 54/c. DONAZIONI ALL’ARCHIVIO STORICO Da Giorgio Semenzato 103 stampe varie in b/n e clp di soggetti vari; da Alessandro Rizzardini 3 stampe in b/n su una performance della famosa artista Yoko Ono; da Aldo Brandolisio una colorprint raffigurante la cittadina di Mattinata (Puglia). Grazie di cuore a tutti i donatori.