DIRITTO DI PAROLA n° 1 maggio 2014

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DIRITTO DI PAROLA n° 1 maggio 2014
n.1 Maggio 2014
TERRA DEI FUOCHI
"EMERGENZA" RIFIUTI ANCORA IN CORSO
CAMPANIA
Il PIÙ GRANDE AVVELENAMENTO DI MASSA IN UN PAESE OCCIDENTALE
Molti non immaginano l'entità del problema, i danni che stiamo subendo e le
gravi conseguenze per la salute.
Stiamo parlando del noto problema, emerso soprattutto negli ultimi tempi ,
denominato “TERRA DEI FUOCHI”. Un
problema che inizialmente sembrava interessare
solo i tre comuni di Giugliano, Villaricca e
Qualiano, ma che poi si è esteso in
una buona parte dell’area compresa
tra Napoli e Caserta (agro Aversano, dintorni di Napoli, comuni Vesuviani)
Ciò che si rende chiaro ai nostri occhi è che
le zone contaminate dalla mafia,
dalla camorra , dalla politica o chiunque
esso sia il responsabile , sono
davvero tante , e il problema è DAVVERO
GRAVE!!!
Un fattore negativo è che, da sempre, questo problema non è stato mai considerato,
e ora invece è sotto gli occhi di tutti: tutta
l’Italia…tutta l’Europa.!
Come nel resto del Paese, qui i problemi
seri sono ignorati dai media ufficiali. Così,
mentre la gente rincorre le scelte affrettate
in tema ambientale sia dell’uno che
dell’altro governo, e tutti si preoccupano
degli inceneritori, nel frattempo tonnellate
su tonnellate di rifiuti continuano
a essere sversate nelle strade di periferia
tra Napoli e Caserta. Il tutto è
dato alle fiamme, specialmente di notte,
“Pro e contro le nuove
tecnologie”
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“In viaggio di istruzione”
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“Comicon”
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sotto gli occhi di tutti, ma nessuno per molto
tempo è sembrato essersene accorto.
Alcune reti televisive hanno poi cominciato
a notare il problema e le zone interessate.
Si tratta, come già detto, di un’area vastissima: la provincia tra Napoli e Caserta, in
particolare le zone di Scampia, Ponticelli e
quelle situate verso Napoli nord, quali Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Melito, Arzano, Casandrino, Casoria, Caivano,
Grumo Nevano, Acerra, Nola, Marigliano,
Pomigliano; nella provincia di Caserta ci
sono i Comuni di Parete, Casapesenna, Villa
Literno, Santa Maria Capua Vetere, Casal
di Principe, Aversa, Lusciano, Marcianise,
Teverola, Trentola, Frignano,
Casaluce. La salute, l’ agricoltura, l’ Immagine, l’ economia e lo sviluppo della Campania
sono ormai compromessi oltre ogni limite.
Oltre alle cave e all’interramento
di rifiuti pericolosi, ci sono soprattutto gli
INCENDI.
A Marcianise dei medici indipendenti stanno
lavorando a uno studio clinico da cui sta
venendo gradualmente fuori che, alle mamme, è consigliato di ridurre l’allattamento al
seno a causa della troppa diossina presente
nel latte materno. Per non parlare
dell’infertilità maschile, delle malattie tiroidee, delle allergie infantili e dei problemi
all’apparato respiratorio. Quando i medici ci visitano, dal tipo di patologia sono
in grado di dirci da dove proveniamo.
Eppure nessuno ne parla!
Perché la spesa sanitaria in Campania è
così alta? Tutta colpa di una pessima
gestione accompagnata da ruberie, oppure ci si ammala davvero tanto?
Quanti morti ancora dovremo piangere?
Giuseppe Rivetti
Luigi D’Agostino
&
Antonio De Lucia
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Diritto di Parola
PRO E CONTRO . . .
Al giorno d’oggi, una delle piaghe che
affligge non solo i giovani, ma la società in generale è la dipendenza dal
computer (o dal tablet ). Molto diffusa
soprattutto tra i giovani, è diventata
un problema sempre più preoccupante che ha messo in gioco lo studio da
parte di sociologi, medici, filosofi e
pedagogisti.
Questi ultimi, dopo approfondite analisi ed indagini, sono arrivati a diverse
conclusioni assai negative. Esse hanno
portato a vedere questi strumenti
come la causa di precoci distorsioni
educative, intellettive e comunicative.
Con l’avvento della tecnologia, molte
sono le cose che sono cambiate, soprattutto dal punto di vista educativo.
Infatti, molti istituti scolastici cercano
di inseguire le novità, di aggiornarsi,
proponendo
l’uso
del
tablet ,sostituendolo al vecchio metodo dei libri. Ciò, da un lato, ha favorito
gli studenti, i quali non devono più
portare il peso dei libri, ma dall’altro
ha sconvolto il metodo di studio, un
metodo ormai affermato, difficile da
cambiare soprattutto per quei professori che hanno vissuto in un’epoca in
cui i computer ancora dovevano affermarsi.
Inoltre, bisogna dire che questi strumenti ci facilitano i compiti ma non ci
danno quello stimolo di studio, di ricerca, quello stimolo che ci mette in
gioco. Tutto si riassume in una semplice ricerca e in un download. Questo
non è studiare, ma è solo un metodo
per impigrire la mente in quanto lo
studente non viene spronato ad impegnarsi. La scuola però è convinta che
tutti questi strumenti siano molto utili
in quanto rappresentano una via veloce alla conoscenza. Secondo numerosi
studi, invece, sono solo strumenti di
distrazione, i quali offrono allo studente elementi per fare altre cose
invece di, ad esempio: seguire la lezione in classe o studiare a casa. In fin
dei conti, dal punto di vista educativo,
in ambito scolastico, l’uso del tablet
potrebbe anche essere visto come
uno strumento educativo che permet-
te di avere sempre nuovi aggiornamenti, a
patto che vi sia un uso responsabile.
Per quanto riguarda invece l’educazione in
generale, non si può avere la stessa idea in
quanto la tecnologia allontana il giovane
dalla realtà, lo estranea dalla società. Molti
sono i casi di giovani che diventano succubi
della tecnologia; proprio come dei drogati
che non possono fare a meno di qualcosa.
Ci sono casi in cui si sostituisce alla realtà,
una realtà virtuale che ti toglie lo stimolo a
vivere la vita, ad uscire con gli amici e a
vivere nuove emozioni. Il tutto si riduce ad
una serata passata a chattare sui social
network con qualche amico oppure a guardare “ i fatti degli altri ”. Infatti, con tutta
questa tecnologia, la privacy ha perso il
suo valore e il suo significato. I giovani sono portati a pubblicare di tutto e di più e a
rendere i loro fatti pubblici.
Tutto questo non è positivo, anche perché,
per quanto riguarda la comunicazione,
essa è stata del tutto sconvolta. Vengono
utilizzate abbreviazioni di tutti i generi, che
vanno poi a influenzare anche la scrittura
nella realtà; ad esempio, in temi scolastici
o atti ufficiali in cui siamo talmente abituati ad utilizzare le abbreviazioni, che non ci
rendiamo nemmeno conto di aver utilizzato un metodo di scrittura non valido che
può portare all’annullamento del compito.
Studi di psicologia hanno dimostrato che il
rapporto diretto con le persone è fondamentale per lo sviluppo della nostra vita
personale. Inoltre, la comunicazione tramite tablet o pc spesso porta a incomprensioni o a dire cose che non diremmo o non
avremmo il coraggio di dire.
Ormai viviamo in un mondo in cui la tecnologia sta prendendo il sopravvento sulla
realtà, in un mondo in cui l’uomo ne è diventato vittima e non riesce a farne a me-
no in quanto gli semplifica la vita. Ed
ecco che siamo arrivati al punto in cui i
giovani non sono più portati ad aprire la
mente, a vivere la vita di un tempo, ma
si è creato un nuovo punto di vista, ovvero giovani che stanno ventiquattro
ore al giorno con un cellulare in mano,
come se fosse indispensabile alla sopravvivenza.
Ormai la tecnologia ha influenzato tutta
la società, sono pochi i “superstiti” della
tecnologia, come le persone anziane le
quali, abituate al vecchio stile di vita,
sono portate ad un uso modesto delle
tecnologie, restando fedeli ai veri valori
della vita. Ormai, l’unica speranza di un
buon ruolo formativo è data dalla famiglia, la quale molte volte è portata a
sbagliare in quanto anch’essa si fa trasportare dalla tecnologia, dando una
cattiva educazione ai propri figli. Poche
purtroppo sono le famiglie in cui si vivono i veri valori lontano dalla realtà virtuale. Infatti ci sono giovani che non ascoltano più, comunicano solo all’interno
del loro universo adolescenziale con
mezzi che gli adulti non possono controllare: sms, internet, chat, altre web
tribù, ecc. Si incontrano con persone di
cui non sanno nulla, rischiando di interagire con persone che hanno cattive
intenzioni.
Posso concludere solamente dicendo
che la nuova generazione, di cui io stesso faccio parte, non ha radici, non ha
fondamenti etici, non ha cultura né classica né politica. Tutto è una illusione:
senza radici, senza un rapporto reale e
drammatico con la vita, senza la capacità di confrontarsi e riflettere, e con
l’illusione di essere perfetti, non si crea
niente. A volte penso se ai giovani non
farebbe bene un periodo di moratoria,
in cui si chiudesse loro l’accesso al mondo virtuale, limitando l’uso di internet,
del computer e del cellulare per consentire di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni,
con i giornali e i libri. Una moratoria
periodica di una settimana al mese sarebbe l’ideale, utilizzata come cura disintossicante.
Tommaso Loffredo
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Diritto di Parola
. . . LE NUOVE TECNOLOGIE
Al giorno d' oggi l'informatica, l'innovazione, la "nuova" tecnologia è diventata oggetto di studio per sociologi, medici,
filosofi e pedagogisti, i quali vedono in questi nuovi strumenti,
che sono entrati nelle nostre vite in maniera pressocchè invadente, la causa di distorsioni educative, intellettuali e comunicative. All' inizio, nessuno poteva permettersi il computer
perchè considerato uno strumento costoso e anche di difficile
utilizzo. Con l' avvento dei circuiti integrati, costruiti con materiali meno costosi, e con le interfacce grafiche, le persone
che hanno iniziato ad acquistare i pc sono state in costante
aumento, fino ad arrivare a qualche anno fa, quando in ogni
casa era presente un PC.
La generazione del 2000, compresa la mia, è cresciuta di pari
passo con la tecnologia del nuovo millennio, portandoci a
diventare sempre più dipendenti da questi strumenti innovativi. Nel 2004 sono iniziati degli studi sulla popolazione che
faceva uso dei computer e, man mano che gli anni passavano,
gli utilizzatori aumentavano in maniera esponenziale ed il
"boom" tecnologico lo stiamo vivendo proprio in questi anni,
a partire dal 2010, con l'avvento dei nuovi smartphone touch
e tablet.
Ricordo di aver ricevuto il primo telefono all'età di undici anni.
Oggigiorno nelle famiglie si è diventati troppo permissivi e i
bambini già all' età di cinque anni hanno il proprio smartphone o tablet. Quando ero bambino io, l' unico ad avere il telefonino, sempre se lo si poteva definire tale, era mio padre; oggi, invece, le cose si sono ribaltate ed è anche colpa delle famiglie se i ragazzi tendono a diventare dipendenti da questi
strumenti. Questa situazione può essere vista, secondo me,
da due punti di vista: uno puramente scientifico ed uno puramente educativo.
Già con l'avvento dei computer i ragazzi erano talmente attratti da questo strumento da tralasciare lo studio ed iniziare a
comunicare tramite i social network con dei neologismi che
andavano a storpiare le parore e a sostituirle completamente,
portandoli ad avere problemi a scuola e di comunicazione con
gli altri. Questo attaccamento alla tecnologia è stato ampificato con l'avvento degli smartphone e dei tablet che, essendo
strumenti portatili, hanno permesso agli utilizzatori di essere a
contatto con la tecnologia ovunque e in qualunque momento,
portando a problemi fisici ed intellettivi.
Oggigiorno, sia le nuove che le vecchie generazioni sono talmente prese da questi strumenti da dipenderne ed estraniarsi
dal mondo reale, confinandosi nelle loro piccole vite virtuali,
quali social network, applicazioni e giochi che sono sì degli
ottimi passatempi, ma che con un eccessivo utilizzo possono
portare a gravi problemi sia di natura fisica che intellettiva.
Io sono un cosiddetto "utilizzatore" e, anche facendo parte
della nuova generazione, penso che tutto questo sia un'esagerazione. Ammetto di essere un patito della tecnologia, ma con
un appunto: "il troppo stroppia". Sono dell'idea che è giusto
essere a passo con i tempi per non diventare dei "dinosauri",
ma non è bello vedere giovani e persone di 45-50 anni che se
ne vanno in giro con gli occhi incollati al tablet ventiquattro
ore su ventiquattro.
Nonostante tutto, la scuola ha deciso di modernizzarsi e proporre un progetto didattico, ovvero "Scuola 2.0" che prevede
la dotazione di lavagne LIM e PC in ogni aula di ogni istituto e
di dotare ogni alunno di tablet con il quale poter studiare e
sostituire i libri cartacei. Esaminando la situazione, mi verrebbe da pensare che, ora come ora, è meglio seguire la corrente
che andarle contro, ma io non sono di quest' opinione. Per
molte persone sarà un'ottima idea modernizzare la scuola, ma
per me non lo è, ed i motivi sono a mio avviso alquanto
semplici:
1) Con l' utilizzo dei tablet gli studenti sono portati ad una
maggiore distrazione e quindi a non seguire la lezione.
2) Il grado di apprendimento e di attenzione degli alunni si
abbasserà di molto perchè la tecnologia può sì dare informazioni tramite internet, blog, Wikipedia ecc, ma, col tempo, limiterà il grado di apprendimento degli alunni.
3) L'utilizzo dei tablet anche a scuola comporterà un estremo
abuso di questo strumento che porterà l' alunno ad incappare
in gravi problemi, non solo intellettivi e comunicativi, ma
soprattutto fisici. Ecco cosa significa, per me, questo progetto
che, piuttosto che incentivare e facilitare lo studio, lo declassifica, facendolo passare in secondo piano e favorisce il fenomeno dei "computer (o tablet) dipendenti".
Dal punto di vista scientifico è un bene che la tecnologia si stia Ciò che in realtà suggerisco è un sano "aggiornamento" della
evolvendo con un ritmo così veloce, perchè la tecnologia cultura tecnologica generale, ma con tanta moderazione e
potrà aiutare, in un prossimo futuro, a curare le malattie rare, giudizio.
terminali e perchè potrà aiutarci a vivere meglio. Dal punto di
vista puramente educativo, sorgono alcuni problemi che riguLuigi Tescione
ardano soprattutto la nostra generazione e quelle in avvenire.
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“La
LA RECENSIONE
grande bellezza”
L
“ a grande bellezza” è, senza ombra di dubbio, un film controverso. Sembra un’ovvietà, ma si tratta
di un assioma da fissare, una tappa forzata per cominciare a “leggere” questo film, che, come tutti abbiamo potuto notare, ha creato intorno a sé molte chiacchiere. Molte le interpretazioni che ne hanno dato,
contrastanti i pareri; quanti si sono eletti grandi esegeti nel giudicare l’opera del regista partenopeo e
quanti altri ancora che, senza neppure capirne il senso - purtroppo
accade spesso - (quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba), hanno sentenziato in maniera negativa. Un film che, alcuni
dicono, sia stato compreso più all’estero che nel “Bel Paese”, anche se verrebbe da chiedersi: se non avesse gareggiato come film
straniero, ovviamente parleremmo d’altro, ma, ipotizzando, cosa
avrebbe vinto? Sicuramente ci troviamo di fronte ad un film di distinta fattura, ma delle perplessità rimangono. Ottima qualità
dell’immagine, ben curata (e, giustamente, la grande bellezza romana aiuta), stesso dicasi per la musica capace di passare da Tavener ad David Guetta con la maestria della retorica tipica dei napoletani. Eccezionale anche Servillo, che dona spessore ed emotività
alla tipica macchietta del “gagà”.I dubbi, però, sono altri: in primis,
affermare che lo abbiano capito di più all’estero credo, personalmente, sia un’idiozia: il nichilismo,
l’ignavia di una classe sociale e di certe élite che ogni italiano conosce bene, sono anche rese notevolmente, ma è la messa in scena stilistica che lascia a desiderare. Il tentativo di trasmettere svariati messaggi,
direi in modo ermetico e simbolista, con in più un uso smisurato della “volta felliniana” (non unico rimando al regista riminese), rendono a tratti il film ambiguo, disorientando lo spettatore. Seppur validi i messaggi e bello il “mezzo” di comunicazione, traspare un’ostentazione di saperi e tecniche che trasforma i
contenuti in modo banale, che poi volendo è sempre un aspetto del popolo italiano; ma, suppongo, sia
anche in merito a quest’aspetto che sia piaciuto all’esterno e tanto agli americani.
Enrico De Carolis
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Diritto di Parola
IN VIAGGIO DI ISTRUZIONE
Cos’è un viaggio di istruzione? Una marea di emozioni, scoperte, ma soprattutto di divertimento. E’ un modo di apprendere
all’aria aperta e non tra banchi della scuola.
Le classi terze e quarte, il 9 aprile, sono partite per un viaggio di
istruzione di quattro giorni, sulle note della canzone “HAPPY”,
ed essendo tutti pieni di entusiasmo, dopo esserci addormentati, abbiamo deciso di trascorrere il tempo giocando, scherzando
e cantando. Arrivati in Liguria, siamo andati a visitare l’acquario
di Genova, il più grande d’Italia che prevede un percorso in
mezzo a vasche che ospitano pesci e molti rettili, e ricostruiscono gli ambienti naturali originari delle singole specie.
Un giro per la città e poi si arriva in hotel, a Diano Marina, il
momento più bello per noi perché saremmo stati finalmente
senza professori fino a tarda notte, nonostante dovevamo svegliarci presto.
Il giorno seguente, dopo la colazione in hotel, siamo stati a
Imperia e Cervo due belle città che si affacciano sul mare. Di
pomeriggio, invece, siamo stati a Sanremo, visitando prima il
Casinò e poi la città, dove abbiamo potuto vedere il teatro Ariston (luogo di svolgimento del Festival) e la statua di Mike
Buongiorno. La sera, passeggiata sul lungomare per poi rientrare in hotel per divertirsi.
Il giorno successivo abbiamo visitato parte della Francia, in particolare il ricco Principato di Monaco. In questa citta abbiamo
visitato il circuito automobilistico e il Casinò. Arrivati a Montecarlo città, abbiamo assistito al cambio della guardia al Place du
Palais e successivamente visitato una cattedrale.
A Nizza, invece, abbiamo visitato la Chiesa Russa (dedicata a S.
Nicola), la Promenade des Anglais (il meraviglioso e curatissimo
lungomare), Place Massena e La Galene La Fayette.
Ritornati in albergo, abbiamo deciso di andare in giro per la
città e ci siamo ritrovati in una serata caraibica dove, nonostante la nostra “goffagine” nel ballare, siamo riusciti ugualmente a
divertirci. L’ultimo giorno di viaggio, invece, siamo stati a Pisa,
anche se per poco tempo, per poi andare a pranzare a Prato.
Infine, siamo risaliti in autobus per affrontare il lungo viaggio
verso casa, scherzando, giocando e cantando diverse canzoni:
fino a giungere a Caserta, sempre sulle note della canzone ”o
ball ro cavall”.
Antonio Giuliano
Carmine Marino
&
Raffaele Mingione
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Diritto di Parola
RACCONTI &. . .
Quella mattina Daniele si svegliò di
buon’ora, era riuscito a chiudere gli
occhi soltanto qualche ora prima. Ma
ormai si era abituato, la notte dormiva soltanto un paio d’ore, durante le
quali ultimamente la sua mente
proiettava sempre la stessa immagine; una luce bianca fortissima che
man mano diventava sempre più piccola e fioca.
Il suono della sveglia stavolta pareva
molto più alto e acuto, tanto da fargli
fischiare le orecchie e fargli fare una
strana smorfia con la faccia. Avrebbe
voluto buttarla via dalla finestra e
sentire il suono allontanarsi, come se
chiedesse aiuto, ma riuscì soltanto a
premere il pulsante “STOP”. Avrebbe
voluto avere una moglie che lo svegliasse con un bacio sulla guancia, ma
in quella casa era sempre stato solo,
da quando aveva diciotto anni.
Il sole non era ancora spuntato, i vicini dormivano, ma per lui la giornata
era già cominciata. Si mise addosso gli
abiti da lavoro, prese i suoi attrezzi e
uscì fuori. Per strada non c’era
un’anima viva, si sentiva solo il “buon
odore” del camion delle immondizie
che era passato poco prima. Tappandosi il naso, uscì dal suo vialetto e si
diresse verso il bar dove quotidianamente faceva la prima colazione.
Arrivò all’ingresso, fece un sospiro ed
entrò. Là dietro c’era lei, Maria, la
barista che ogni mattina lo accoglieva
con un caloroso sorriso; soltanto allora lui riusciva a svegliarsi del tutto.
Come di consueto, mangiò il suo cornetto al cioccolato e bevve un ottimo
caffè macchiato. Mentre consumava
la sua colazione, chiacchierava con
Maria, provando a spingersi oltre ai
soliti discorsi che faceva con lei, ma
non ci riusciva. Avrebbe voluto dirle
cosa provava ogni volta che la vedeva,
ma il coraggio e le parole venivan
sempre a mancare.
Lei all’improvviso gli chiese: “Cosa c’è
che non va, sembri a pezzi”.
Ma lui riuscì a dire soltanto: “Nulla, è
che stanotte come al solito non ho
dormito molto”.
Allora lei inclinò la testa e disse: “Mi
dispiace, anch’io a volte non dormo e
passo ore ed ore con i miei pensieri…”.
Si guardarono dritti negli occhi e ci fu
una piccola pausa. Lui avrebbe voluto
continuare, andare fino in fondo, ma
non trovò il coraggio. Poco dopo la salutò ed uscì, dirigendosi a lavoro.
Arrivò davanti all’enorme cancello della
fabbrica del legno nella quale lavorava
da quasi sei anni. Con uno sforzo entrò e
si diresse alla ricerca di Marco, l’unica
persona con la quale aveva un rapporto
diverso. Lo stesso Marco era diverso
dagli altri, era l’unica persona sincera
che si poteva trovare in quell’ambiente.
Aveva una vita che Daniele avrebbe definito “perfetta”, con una moglie e un
bambino. Cercandolo, si accorse che
quella mattina non era andato a lavoro
e, proprio in quel momento, gli cadde il
mondo addosso, pensando a come avrebbe trascorso una giornata intera di
lavoro senza la sua compagnia.
*************
La giornata trascorse lenta, uscì da
quell’inferno stremato, sia fisicamente
che mentalmente. Di pessimo umore,
intraprese la strada del ritorno. Passando davanti al bar si limitò soltanto a
guardare dentro, scorgendo la sagoma
di Maria. Per un attimo il dolore passò,
ma non appena interruppe il contatto
visivo gli ripiombò tutto addosso. Arrivo
davanti al suo ingresso e, a fatica, entrò
spingendo la porta. Non aveva voglia di
mangiare e neanche di mettersi al computer per soddisfare l’unica passione
che aveva: la scrittura. Trovò la forza
solo di andare a letto, sperando che
quella notte sarebbe riuscito a dormire.
Non appena appoggiò la faccia sul cuscino e tutti i muscoli si rilassarono, cadde
in un sonno profondo.
**************
Nella sua mente, ricomparve di nuovo
quella luce bianca accecante, solo che
questa volta non si allontanava, ma si
ingrandiva sempre di più, fino ad avvol-
gerlo completamente. All’improvviso, una
voce squarciò il silenzio: Come nella descrizione biblica, era una voce che assomigliava al fragore di tanta acqua che
cadeva in un unico punto.
La voce gli disse solo: “Hai poco tempo.
Fra non molto ci sarà un lungo periodo di
forti piogge, dovrai trovare qualcosa per
salvarti e portare con te qualsiasi cosa
ritieni utile”.
************
La mattina successiva si svegliò con un
forte mal di testa. Ma, nonostante ciò,
ricordava ogni minimo dettaglio di quella
notte. Per un attimo pensò sconvolto a
quello che gli era capitato, cercando di
convincersi che non sarebbe mai potuta
accadere una cosa del genere. Però, in
cuor suo, c’era qualcosa che gli diceva
che sarebbe successo. Allora, ad occhi
aperti, ebbe una visione; un nuovo mondo che poteva essere creato come meglio
credeva. All’istante, pensò a tutto quello
che aveva vissuto e costruito sino ad allora, e si rese conto che non aveva nulla da
perdere.
Cominciò a fare un elenco mentale delle
cose che avrebbe potuto salvare oppure
no. Il suo primo pensiero andò a Maria, la
quale rappresentava per lui l’unica persona che gli avrebbe permesso di vivere una
vita felice. Subito dopo pensò a Marco e
alla sua famiglia, non avrebbe potuto mai
abbandonarli. Pensando a cos’altro salvare, si rese conto che un mondo senza
vegetazione sarebbe stato invivibile,
quindi nella sua lista mentale mise tutte
le specie vegetali che riuscì a concepire.
Aveva sempre desiderato un mondo privo
di tutte quelle cose di cui godeva, e cioè
di tutte quelle invenzioni che alla fine lo
avevano soltanto rovinato. Ripensando a
tutto ciò sentì di essere stato molto egoista nei confronti degli altri, ma anche gli
altri alla fine lo erano stati con lui.
Allora si avvicinò alla finestra, cercando di
contemplare come avrebbe potuto realizzare le sue idee, e proprio in quel momento, mentre guardava il cielo buio,
cominciò a piovere.
Danilo Domenico Bruno
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Diritto Parola
. . . POESIE
LE POESIE SI SCRIVONO PER FARE MILLE CHILOMETRI
Le poesie si scrivono per fare mille chilometri,
per imparare a nuotare, dosare la polvere del caffè,
si scrivono per rischiare di farsi male.
Le poesie si scrivono per non dormire
e per riposare, le scrivi per lavarti il viso,
per fare l'amore o ridurre in poltiglia il tuo stomaco,
Le scrivi per digerire, acchiappare nuvole
e sognare che nessuno ce le porti via,
le poesie vanno a finire tutte in fondo al mare.
Nando Taccogna
IN APNEA
Avevo formiche nelle tasche
Non era scritto da nessuna parte
e tu non c’eri,
che tutto dovesse avere
la stessa inquietudine,
questo sapore nuovo,
tutto pareva astratto,
spesso il respiro si ferma
non c’era uno spazio libero
per farci innamorare
sulla tua pelle piena di tagli
quando meno te lo aspetti.
dove posare un solo bacio
In apnea.
e si fiondò alla base del collo.
Solo il silenzio capì quel gesto,
l'urlo nell'abitacolo
della faringe nessuno udì,
s’alzò tumultuoso il mare,
credevi di non saper nuotare
invece anche le stelle
si meravigliarono
chiudendo gli occhi.
Nando Taccogna
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Diritto di Parola
A PROPOSITO DI . . .
“Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di
pronunciarsi, controllare tutte
le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non
decidere mai a guisa di oracolo
dal quale dipende, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva”.
Mai più vera fu questa affermazione di Norberto Bobbio, filosofo della politica morto dieci
anni fa ultranovanntenne. La
cultura è un pilastro fondamentale
per
la
formazione
dell’essere umano, poiché è
dotato di raziocinio, necessita
della capacità di arricchirsi di
nuove informazioni, elaborarle
al fine di poter prendere una
decisione dopo averne valutato
tutti gli aspetti, agire confrontandosi con le persone facenti
parte della società, ragionare
paragonando la propria idea
con
quella
di
altri
e
all’occorrenza modificarla: così
facendo aumenta la capacità critica dell’individuo.
Studi di psicologia ci dicono che il
confronto tra individui è utile come mezzo di scambio di opinioni
e accrescimento e/o modifica
della cultura personale. Oggi giorno, lo Stato non favorisce la crescita della cultura tramite mezzi
quali mass-media, computer, cellulari. Questi mezzi sono la causa
principale di distorsioni intellettive, educative e comunicative. Ad
esempio, la televisione distorce la
realtà, distraendo spesso con
programmi televisivi inutili, tipo
“Grande fratello”, “La pupa è il
secchione”, “Uomini e donne”,
che annullano i valori essenziali
per l’uomo e finiscono per danneggiarlo, proponendogli stereotipi da seguire quali modelli e calciatori, che non mostrano alcun
abilità intellettiva, ma soltanto il
loro corpo e la loro abilità a calciare il pallone.
Mezzi utili all’ampliamento culturale sono i libri, ricchi di informazioni e capaci di far fluire i pensieri in modo tale che, analizzandoli, noi possiamo formulare le
nostre opinioni. Al giorno d’oggi
l’utilizzo dei libri è nettamente
ridotto poiché sono stati sostituiti
dai computer, dove si possono
ricevere informazioni attraverso
Internet. Internet, con un giusto
utilizzo, è molto utile a scopo educativo, ma con un uso scorretto, attraverso social network, come Facebook, Twitter, Ask, porta
solo all’abbrutimento delle persone, alla vigliaccheria, alla vio-
lenza, all’ipocrisia, ai pettegolezzi,
al cyber-bullismo.
Personalmente, ritengo che la cultura sia fondamentale per ogni
persona, rendendola persino interessante. La cultura, sia attraverso
i libri che non, ci permette di avere una visione a 360° di ciò che ci
circonda, analizzando la realtà sia
negli aspetti positivi, sia in quelli
negativi in modo da poter trarre
una conclusione logico-razionale.
Amo circondarmi di persone con
cui posso discutere animatamente
su fatti storici, di attualità, politici,
mettere in discussione le mie idee,
trovare elementi contraddittori
nelle opinioni altrui e chiedere
spiegazioni. Mi piace svolgere attività che mi stimolano l’intelletto e
il pensiero.
La cultura crea la persona. E la
persona è spesso valutata proprio
in base alla cultura.
Jacqueline Chiariello
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Diritto Parola
. . .CULTURA
La cultura è la cosa più importante che una persona possa avere. Concordo con le parole di Norberto Bobbio. Da questo modo di pensare, da questa frase si evince che la cultura, e quindi acculturarsi, non è affatto un hobby, un modo per passare il tempo, ma un modo per affrontare la vita ed i suoi problemi, una potentissima arma per combattere le
ingiustizie, per prendere delle decisioni importanti, ragionandoci sopra, con saggezza.
Per avvalorare l’importanza della
cultura, si pensi alla società; senza
la cultura essa non potrebbe esistere. La coesistenza, il confronto non
violento, il “sopportare” l’altro sono tutti aspetti figli della cultura,
che ci incita anche allo scambio di
opinioni e di pensieri. Le guerre si
eviterebbero grazie allo scambio di
pensieri e alla comprensione delle
motivazioni altrui. Ci insegna persino come comportarsi nel quotidiano per non urtare la sensibilità
dell’altro.
La cultura fa parte di noi, siamo noi, ed anche involontariamente si diffonde. Acculturarsi dovrebbe essere
obbligatorio, una condizione necessaria per definirsi un uomo che pensa. Un mezzo importantissimo per
la diffusione della cultura è la lettura. I libri ci permettono di conoscere pensieri anche molto differenti dal
nostro, conoscendo altri modi di affrontare la vita, invitandoci al ragionamento e a metterci in discussione, confrontandoci con il nostro personale modo di agire e pensare.
Ho una grandissima passione per la lettura, amo i libri e, grazie ad essi, mi sono potuto confrontare con
correnti di pensiero diverse dalla mia. L’autore che ha dato le basi su cui si fonda il mio modo di affrontare
la vita è stato John Ronald Reuel Tolkien, autore de “IL SIGNORE DEGLI ANELLI” e creatore della “TERRA DI
MEZZO”. Grazie a queste storie di tipo epico-fantastico, mi ha trasmesso dei valori e una versione personale dei sentimenti umani che ormai fanno parte della mia vita.
Sono parecchi i messaggi racchiusi nel libro sopracitato: c’è sempre speranza, fin quando non ci si arrende; che la suddetta speranza si trova nelle piccole azioni, nelle azioni quotidiane; che la sete di potere porta solo alla rovina e alla corruzione di se stessi, non ad una vita di profitti, ma una vita squallida, insignificante; mentre invece il potere deve essere assegnato alle persone umili e sagge, quindi acculturate, che
non vogliono il potere, ma lo accettano con tutte le conseguenze che ciò comporta, quasi a malincuore.
Tutto ciò è applicabile alla vita reale, dimostrando quindi che la lettura, di conseguenza la cultura, non
produce solo riflessioni astratte. Infatti, lo scopo è proprio quello di avvicinarsi a tutti gli aspetti positivi e
belli di quei mondi che tanto ci affascinano e stupiscono, portarli nel nostro mondo e nelle nostre vite,
senza nasconderci in essi per fuggire dalla realtà.
Alessandro Benedetto
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Diritto di Parola
COMICON. . .
Il “Comicon” è un evento che si svolge ogni anno, nell’arco di quattro giorni, alla mostra d’ Oltremare di Napoli, al
quale partecipano persone di tutte le età appassionate di giochi, fumetti e cinema. Lo scopo di questo evento è
quello di far trascorrere alle persone dei momenti in compagnia dei propri personaggi preferiti (cospaly), anche se
per pochi giorni. I “cosplay” sono persone che si travestono da personaggi di vario genere, quale: cinematografico,
fumettistico, musicale e artistico. Al “Comicon” inoltre partecipano i commercianti, che vendono gadget di vario
tipo, come anime e manga (cartoni e fumetti giapponesi), film e videogiochi. Girando, possiamo visitare diversi
padiglioni, in cui è possibile assistere a mostre artistiche a tema animato, mostre cinematografiche, gare videoludiche, concerti e sfilate effettuate dagli stessi “cosplay” che hanno partecipato all’evento. Inoltre le persone hanno anche la possibilità di incontrare e scattare una foto con il proprio “cosplay” preferito. Quest’anno hanno partecipato all’evento persone molto famose nel mondo del web, del cinema e dell’ambito musicale, quali: Maurizio
Merluzzo, Claudio Di Biagio, The Jackal, i Nirkiop, Frank Matano, Yotobi e tanti altri. Costoro hanno intrattenuto i
presenti esibendosi e talvolta improvvisando. Possiamo concludere col dire che il “Comicon” è un’ occasione da
non perdere per gli appassionati del genere. Non essendoci un limite di età, anche i più grandi hanno l’opportunità
di ritornare bambini, anche se per poco tempo, e poter così rivivere momenti magici con i propri eroi preferiti.
Antonio De Franco, Francesco Gravina & Elpidio Santacroce
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Diritto di Parola
. . .ET CETERA
League of Legends
Un MOBA (acronimo di Multiplayer Online Battle Arena,in italiano letteralmente Arena di Battaglia Multigiocatore Online) è un sottogenere dei videogiochi strategici in tempo reale. In una mappa chiusa, si sfidano due squadre, il cui obiettivo è distruggere il QG
(Quartier Generale) avversario e preservare il proprio: le due basi sono, nella maggior parte dei casi, collegate da 3 strade, nelle quali
sono posizionate delle torri che difenderanno i sentieri di ogni squadra dall’avanzata nemica. Dalle basi nascono delle unità controllate dal computer che, seguendo i sentieri, si scontrano periodicamente tra di loro e contro i giocatori. Il giocatore controlla una unità:
l’Eroe. La visuale del gioco è in terza persona. Il giocatore, eliminando gli altri giocatori e i minion (unità controllate dal computer)
avversari, guadagnerà Oro che gli servirà per acquistare oggetti per migliorare le sue statistiche, ed Esperienza che servirà ad aumentare il proprio livello, sbloccando nuove skill (abilità). “League of Legends” è un videogioco online sviluppato e pubblicato da Riot Games. La prima versione del gioco risale al 2009 ed il gioco è stato poi reso pubblico il 27 ottobre 2009. Questo gioco ha fatto molta
strada, diventando in breve tempo il gioco online più condiviso e giocato del mondo – infatti nel novembre del 2011 è stato in grado
di arrivare a 70 milioni di registrazioni e 12 milioni di giocatori al giorno – ed in 4 mesi è riuscito, grazie alle sue caratteristiche, a raddoppiare gli utenti. League of Legends è
stato ufficialmente riconosciuto come
“sport professionistico” dal governo
degli Stati Uniti. Il provvedimento arrivò
giusto in tempo per la Season 3 del
World Championship di “League of Legends”, che ebbe inizio il 16 settembre
e terminò il 4 ottobre allo Staples
Center. I giocatori sono divisi in 2 team
composti da 3 o 5 campioni, in base alla
modalità di gioco scelta. Ogni team inizia ai lati opposti di una mappa, vicino a
quello che è chiamato il “Nexus”. Una
partita è vinta quando il Nexus degli
avversari è distrutto o quando il team
avversario si arrende. Per distruggere il
Nexus avversario ogni team deve farsi
strada, distruggendo una serie di torri le
quali sono posizionate lungo le corsie
principali per entrambe le basi, dette
“Lane”, in modo da rallentare l’avanzata dei “Minions” (piccoli personaggi non giocanti che vengono costantemente creati e che attaccano l’altro team) e dei campioni avversari. Durante lo svolgimento della partita ogni giocatore deve guadagnare livelli e oro
dall’eliminazione dei campioni, dei minions e dei i mostri neutrali, alcuni dei quali garantiscono dei potenziamenti. Con l’oro guadagnato è possibile acquistare degli oggetti che consentono di migliorare le caratteristiche del proprio campione. Ci sono poi i jungler,
champions specializzati nella “giungla” e negli attacchi a sorpresa. In League of Legends ogni campione inizia ogni match al livello 1
(livello 3 per le mappe Dominion ed ARAM) per arrivare fino al livello 18. Ogni passaggio di livello, oltre a migliorare le statistiche
complessive del personaggio, permette di potenziare di un grado una delle 4 abilità disponibili. Solitamente l’abilità più potente, detta “Ultimate” o Abilità Suprema, è disponibile a partire solo dal sesto livello, ed i campioni possono potenziarla solo 3 volte, il che
avviene quando si raggiungono i livelli 6, 11, e 16. Inoltre è presente anche un livello relativo all’account del giocatore, che può spaziare dall’1 al 30, il quale permette di sbloccare bonus aggiuntivi, nello specifico slot per le rune e abilità dette “Mastrie”, ed è utile ai
fini del match-making durante l’avvio di una partita. Alla fine di ogni match vengono assegnati dei punti esperienza, per aumentare il
livello del giocatore, e dei particolari punti, chiamati “PI”, punti influenza, i quali sono necessari per l’acquisto di rune (piccoli potenziamenti) e nuovi campioni da usare nelle partite successive. I campioni possono essere sbloccati anche grazie ai “Riot Points”, detti
più comunemente “RP”, acquistabili nello shop online del gioco tramite pagamento con soldi reali.
Pasquale Barricelli, Mariano Giuliano, Davide Russo & Loris Topa
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Diritto di Parola
LA PENA DI MORTE
La pena di morte è l’uccisione di un individuo da parte dello stato e ha radici molto antiche. Durante il
‘700, e in particolare con l’Illuminismo, si riteneva che ogni uomo potesse risolvere i propri problemi affrontandoli e ragionandoci: tutto si basava sulla ragione. In Italia, questo fenomeno si sviluppò principalmente a Milano e a Napoli, e uno dei maggiori esponenti fu Cesare Beccaria, che scrisse un trattato: ”Dei
delitti e delle pene”, nel quale il concetto principale, e quindi il messaggio, è quello che lo Stato, dal momento in cui viene a formarsi, ovvero quando le persone rinunciano ad una propria parte della libertà per
la convivenza civile, non può decidere di togliere la vita alle persone che fanno parte di esso.
Una domanda fondamentale è
quella di chiedere come mai lo
Stato punisca con la morte,
quando il suo obbiettivo è proprio quello di salvaguardare la
vita delle persone. Per Beccaria
lo Stato, quindi, deve avere l'obbiettivo di rieducare le persone
tramite delle pratiche che colpiscano in modo costante e frequente.
Facendo un paragone con la situazione attuale, come idea non
è sbagliata; fortunatamente, in
Italia la pena di morte è stata
abolita, altrimenti la maggior
parte della popolazione non ci
sarebbe più. Purtroppo, ci sono
paesi che utilizzano la pena di morte come mezzo di punizione per chi commette un reato, anche nel
mondo accidentale.
Si pensa che, facendo così, il criminale non possa più commettere reati e anche le altre persone abbiano
paura di commetterli, rafforzando la loro idea che cosi lo Stato funzioni efficientemente. Non è cosi. Non
si può pensare che qualcuno possa togliere la vita ad un altro individuo. E’ da stupidi pensare che lo Stato
debba affermare il proprio potere in questo modo. Noi pensiamo che, per qualsiasi situazione, esiste una
via diplomatica anche se non è la più semplice. Perché punire con un omicidio chi ha commesso un altro
omicidio è un reato ancora più grave, e mette sullo stesso piano Stato e criminale. Invece lo Stato dovrebbe tutelare l’uomo e i suoi diritti anche se, talvolta, non succede nemmeno negli Stati dove la pena di
morte è stata abolita.
Oggi in Cina, addirittura, vengono effettuate delle manifestazioni pubbliche, nelle quali tutti possono assistere alla morte del criminale. Inoltre, quando viene processata una persona, arriva alla famiglia la fatturazione con il costo del proiettile.
Su questo tema, sono stati girati alcuni bei film, il più famoso dei quali è forse il ''Miglio verde''.
Giovanni Pasquariello & Francesco Di Nola
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UN MALE DEL NOSTRO TEMPO:
l’ipocrisia
La nostra società è affetta da una malattia ben più grave dell’AIDS e più letale del cancro, attualmente
senza cura: l'ipocrisia. Questo virus sta permeando di sé tutti gli aspetti della nostra società.
Sempre più spesso, accendendo la tv, leggendo un quotidiano o anche solo ascoltando i discorsi delle persone nei bar, sentiamo parlare solo di crisi, di emergenza rifiuti, dei ladrocini dei politici e di tanti altri
problemi che affliggono il nostro STIVALE.
Considerando il problema della crisi economica, che dilania non solo il nostro paese, colpendo migliaia di
individui e facendo sì che realmente tante famiglie abbiano difficoltà a “mettere il piatto a tavola”, esiste
un altro aspetto che sembra essere stato dimenticato.
Quelle stesse persone che, a volte, affollano i talk show lamentando le difficoltà economiche e accusando
la politica di non essere capace di trovare valide soluzioni, sono le prime a sfoggiare l’ultimo IPhone o la
scarpa di marca, non esitando a contrarre debiti pur di consolidare la loro immagine, perseverando in
quel culto dell’apparire, più che dell’essere.
L’ipocrisia di questi individui si palesa nel momento in cui, nel loro inseguire a tutti i costi uno statussymbol, falliscono e, non riuscendo a gestire il peso dei propri debiti, criticano gli altri, accusandoli dei
propri insuccessi, si adagiano nell’attesa e nella speranza di un intervento risolutivo dall’alto. Ma si sa che
chi di speranza vive, disperato muore.
Di speranza sembra vivere anche la situazione dell'emergenza rifiuti.
Nei mesi scorsi migliaia di studenti si sono mobilitati per chiedere forti e radicali trasformazioni.
Partecipando in prima persona a queste manifestazioni, ho però potuto constare che la richiesta di questi
cambiamenti non è di fatto supportata da una reale voglia di cambiare.
Infatti molti dei giovani che protestano chiedendo città più pulite, non esitano però a buttare cartacce
per terra, sono i primi a non fare la raccolta differenziata o a far saltare in aria i bidoni dell'immondizia
per gioco o dispetto. Alla domanda: “Perché getti i rifiuti per strada?”, 89 ragazzi su 100 rispondono:
"Non è quella cartaccia gettata sul marciapiede a fare la differenza, e poi se anche non lo faccio io lo fanno gli altri"; 10 ragazzi su 100 non ci hanno pensato e solamente 1 ragazzo afferma che, per errore, gli é
caduta dalla tasca.
Per rispondere a quegli 89 ragazzi, direi che una carta moltiplicata per le migliaia di persone che popolano un territorio equivarrebbe a trasformare le strade (come purtroppo già avviene) in un mare di rifiuti.
Se vogliamo che la situazione cambi, cosi come si evince dalle continue proteste, non dobbiamo aspettare
che a cambiare siano prima gli altri, ma bisogna cambiare prima noi stessi per costituire un esempio per
gli altri. Verba movent, exempla trahunt, ovvero: le parole smuovono, incitano, ma gli esempi trascinano.
L'ipocrisia, dunque, divide in due il nostro paese.
Da un lato c'è il desiderio e l'esigenza di profondi cambiamenti, mentre dall'altra una ostinazione a perseverare negli atteggiamenti e nelle abitudini comportamentali che devastano il nostro territorio. I molti
e diversi moti di protesta non potranno apportare reali mutamenti se persisterà il nostro atteggiamento
ipocrita. Tuttavia, cosi come per una malattia, ammettere il problema è il primo passo per una guarigione.
Non ci resta che sperare, verrebbe da dire.
E invece no!
Bisogna agire, prima su se stessi e poi sugli altri, ricordando le parole del Mahatma Gandhi: SIATE IL CAMBIAMENTO CHE VORRESTE VEDERE NEL MONDO!
Carmine Carandente Tartaglia
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IL CALCIO
Agli occhi di una persona comune può sembrare un semplice sport, ma per noi che lo pratichiamo è qualcosa di più. Ci sono tanti fattori a far si che questo sport sia così praticato, sia il sogno di milioni di ragazzi.
Innanzitutto è uno sport dove alla base c’è lo “spogliatoio”. E’ là che si vincono le partite, dove ci si conosce, dove nascono le rivalità ma che, dopo pochi mesi, scompaiono trasformando la squadra in un’unica
famiglia. Lì si ride, si scherza, si festeggia, si piange.
Quattro mura, ventidue ragazzi e un allenatore, che si
confidano tutto perché si è
fratelli, perché nel calcio
vince la squadra, il gruppo,
non il singolo.
Il tennis è uno sport per singoli. Il calcio no. Molti calciatori professionisti hanno
affermato che, dopo una
carriera calcistica, non gli
mancano tanto le finali di
Champions, gli “scontri salvezza” e gli scudetti vinti,
ma lo spogliatoio, perché ti
mancheranno i tuoi compagni ed ognuno di loro, nel
bene o nel male, ti ha insegnato qualcosa.
Poi c’è l’allenamento, e quello pure è importante. L’allenamento è quello che ti dà il fiato, quello che ti
prepara a vincere, quello che ti prepara a lottare. Ma le cose più belle sono le emozioni che si provano,
emozioni così grandi da rifiutare un’uscita con gli amici o con una ragazza, di impedire lo studio o di divertirsi.
Tanti amici, nel corso degli anni, mi hanno chiesto perché lo facessi, ed io ho sempre risposto che non
possono capire cosa si prova il martedì, quando si lavora tutti insieme e si arriva agli ultimi metri senza
mollare, spalla a spalla col compagno, dicendogli che è finita. Degli altri giorni che passano pensando alla
domenica, alla grande prova da fare. Oppure dell’emozione provata dopo un gol in uno scontro diretto,
della tensione prima di una finale o una gara “play-off”, e questi sono tanti fattori che bisogna vivere personalmente per poterli capire.
Alla base di tutto questo, però, c’è una cosa fondamentale che oggigiorno vediamo poco, la sportività. E’
capitato anche a me di essere poco sportivo, ma purtroppo fa parte del gioco e bisogna accettare tutto.
L’importante è che, subito dopo o a fine partita, si ritorni come prima, perché sembra strano, ma nel
mondo del calcio siamo tutti colleghi.
Crescenzo Picozzi
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Diritto di Parola
LA SICUREZZA DEI DATI
Al giorno d'oggi chiunque, per lavoro o per divertimento, utilizza internet in maniera continua e naturale.
Ogni giorno, per poter accedere ad una casella postale o per accedere semplicemente a Facebook, che
ormai vanta un miliardo di utenti attivi ogni mese, di cui seicento milioni connessi ogni giorno, inseriamo
dei dati.
Quante sono le persone che si preoccupano davvero dei dati che inseriscono? E quante, di queste, possiedono un'ampia conoscenza di dove questi dati si trovano, e come vengono protetti? Ogni dato inserito,
che sia un nome e cognome, una password, una foto o un video, viene registrato da qualche parte, ogni
volta che si fa un click su una pagina, quest'ultima incrementa un contatore di visite, che verrà utilizzato a
fini statistici. Indirettamente, quindi, è come se appena aprissimo la pagina di Google, avremmo delle
persone che fissano ogni nostro movimento, prendendone nota.
Non vi è mai capitato, mentre navigate, di trovarvi pubblicità di cose che avete in passato cercato? Ebbene, mentre cercavate, magari il prezzo di un prodotto, un programma creato a scopi pubblicitari ha visto
e segnato tutto, e successivamente, tramite pubblicità, ha cercato di farvelo passare sotto gli occhi una
seconda volta: questo è un esempio concreto di “Stalking dei dati”. Ovviamente, la protezione dei dati di
un utente/visitatore, è una guerra che va combattuta dagli informatici ogni giorno, ed ogni giorno ci sono
sempre altri informatici che ne possono entrare in possesso ed utilizzarli.
In conclusione, è buona norma utilizzare internet nel migliore dei modi, limitando al massimo il passaggio
dei vostri dati, e magari evitare di condividere con il mondo cose che per voi non sono vitali.
Gianluca Avizzano & Giuseppe Rivetti
Dirigente scolastico : Dott. ssa Antonella Serpico
1^ collaboratore del Dirigente : Prof.ssa Rosalia Pannitti
2^ collaboratore del Dirigente : Prof. Andrea Cecere
Direttore amm.vo : Giovanni Zampone
cc postale : n° 198812 intestato a: I.T.I.S. F. Giordani
IBAN : IT48B0300214903000400003579
1 - Certificazione ISO 9001:2000 / ISO 14001:2004
2 - Certificazione ISO 9001:2000 / ISO 14001:2004
Scuol@
2.0
Nome : Francesco Giordani
Gestione : Statale
Tipologia : Scuola superiore
Indirizzo : via Laviano 18, 81100 Caserta
Tel. Centralino: 0823 32 73 59
Tel. Ufficio Dirigente 0823 27 81 01
Fax : 0823 32 56 55
e-mail : [email protected]
Sito web : www.giordanicaserta.it
D i r i t t o d i P a r o l a - Notiziario dell’Istituto
Dirigente Scolastico Dott.ssa Antonella SERPICO
REDAZIONE: Prof. Ciro Rocco Alunni dell’Istituto
Editor:
Gianluca Avizzano
Luigi D’ Agostino
Antonio De Lucia