DOOR TO DOOR - Direzione generale Belle Arti e Paesaggio
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DOOR TO DOOR - Direzione generale Belle Arti e Paesaggio
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Salerno e Avellino Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Salerno e Avellino Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di SA, AV, BN e CE ASSOCIAZIONE DEI MUSEI D’ARTE C O N T E M P O R A N E A I TA L I A N I DOOR TO DOOR UN PROGETTO DI ARTE URBANA PER IL CENTRO STORICO DI SALERNO A cura di Maura Picciau con Ilaria Tamburro Door to Door Un progetto d’arte contemporanea per il centro storico di Salerno Salerno, 8 e 9 ottobre 2011 VII Giornata del Contemporaneo Ideazione Maura Picciau A cura di Maria Giovanna Sessa Apparati Critici Renata Caragliano Raffaele D’Andria Maura Picciau Maria Giovanna Sessa Stefania Zuliani Schede Storiche Ilaria Tamburro Segreteria Organizzativa Rosa Carafa e Ilaria Tamburro Segreteria Amministrativa Claudio Ragosta Anna De Vivo Allestimento Gaetano Cantiello Raffaele Cantiello Vito De Nicola Supporto tecnico Dielle impianti Ditta Ronga Opera Design Documentazione fotografica Giovanni Mogavero Nicola Palma Giuseppe Durante Progetto Grafico Giuseppe Durante Ufficio Stampa Paolo Romano Un sincero ringraziamento a: Vito Avino Fabiola Casilli Alberto Ciriello Don Mario D’Elia Tiziana De Crescenzo Maurizio De Gemmis Giuseppe De Rosa Valentina De Rosa Francesco Felaco Antonio Maria Florio Vincenzo Frattini Galleria Tiziana Di Caro Galleria LeggermenteFuoriFuoco Galleria Paola Verrengia Emanuela Garrone Giuseppe Giacumbi Antonio Giannetti Anna Gigante Maria Pia Incutti (Fondazione Plart) Luciana Iosca Rita Lioi Cristina Masturzo Luciano Mauro Lilly Memmolo Claudio Naddeo Mario Paolucci Giovanna Sacco Pasquale Siano Angelo Trimarco (Fondazione Filiberto Menna) Sandra Tucci ome la Storia, l’Arte non si ferma davanti ai portoni dei luoghi canonici deputati ad accoglierla, non è relegata nei musei, entra nelle case, nei vicoli, permea di sé il tessuto urbano e diventa vissuto, oltre le stratificazioni tradizionali. Per questo, devo dire che ho apprezzato molto, oltre alla validità in sé del programma, lo spirito di fondo che ha animato “Door to door”. E’ stato bello assistere ad un felice matrimonio, a Salerno, tra l’arte contemporanea e i maggiori siti d’interesse del centro storico. La manifestazione, ideata dalla Soprintendenza ai Bsae di Salerno e Avellino e patrocinata dal Comune di Salerno, ha portato in città giovani artisti di respiro internazionale, dando forza al progetto, da sempre perseguito da questa Amministrazione, di inserire la città in una più ampia prospettiva europea, sia in termini culturali che urbanistici. Con “Door to door”, abbiamo “vissuto” quadri d’arte partecipata, dinamica. Dalle installazioni alla video-arte, i progetti artistici presentati - e spesso concepiti come unicum per Salerno hanno coinvolto i partecipanti in un naturale processo di empatia con lo spirito dei luoghi ed hanno animato il tessuto urbano, realizzando una felice interazione tra opera e spettatore. Penso che la manifestazione abbia aiutato a diffondere, più di mille parole, l’amore per l’arte e per il territorio, in un necessario biunivoco rapporto tra i due partner. Giardini, androni, corti, piazze, scale, interni si sono trasformati con “Door to door” in accoglienti spazi da vivere. Mi piace sottolineare, infine, la sincera ed efficace sinergia che si è creata per il progetto: la Soprintendenza, il Comune, le gallerie d’arte private, fino ad arrivare ai condòmini ed gli amministratori dei palazzi. L’auspicio è che tutto ciò possa ripetersi ancora e che l’evento possa diventare magari un appuntamento fisso da inserire tra gli appuntamenti salernitani. C L Ermanno Guerra Direttore Servizio architettura e arte contemporanee Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee Ministero per i beni le attività culturali a promozione, il sostegno e la valorizzazione dell’arte e dell’architettura contemporanee in rapporto con il territorio e con il paesaggio è una delle attività cardine della Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del Ministero per i beni e le attività culturali, che ha come principale strumento finanziario per tali finalità il Piano per l’arte contemporanea di cui si avvalgono gli istituti periferici del Ministero, anche in collaborazione con altri istituti. Nel corso del 2011 si è rivolta una particolare attenzione alle realtà più consolidate ma anche emergenti che operano nell’arte contemporanea nel Sud Italia. In quest’ottica, Door to Door è un progetto che la Direzione Generale ha ritenuto di grande interesse culturale, e che ha voluto sostenere con il proprio contributo, rappresentando inoltre un esempio di virtuosa e fruttuosa collaborazione tra le istituzioni a favore dell’arte contemporanea e di un territorio quale quello salernitano ricco di storia, cultura e vivacità intellettuale. L’arte contemporanea, attraverso le sue molteplici modalità espressive, si pone in contatto con l’ambiente circostante e il territorio valorizzandolo e valorizzandosi a propria volta. Arte antica e arte contemporanea sono oramai un connubio sempre più presente nel panorama espositivo odierno. Così, anche i centri storici delle città accolgono opere d’arte contemporanea che si inseriscono nel contesto urbano, arricchendolo di suggestioni e di inedite prospettive. L’iniziativa, particolarmente articolata, inserita nell’ambito della VII Giornata del contemporaneo, anch’essa sostenuta dal Ministero per i beni e le attività culturali, ha inoltre dato l’avvio a una serie di progetti che prevedono uno sviluppo ulteriore in futuro, per una sempre più intensa azione di sostegno all’offerta culturale del territorio. Ufficio Comunicazione Antonella Cucciniello Maria Grazia Bellisario Assessore alla Cultura del Comune di Salerno ©Copyright 2012 Soprintendenza BSAE per le province di Salerno e Avellino Opera Edizioni ISBN 978-88-904301-8-3 5 N el traffico continuo degli incontri e delle sorprese, nella topografia imperfetta dei quartieri e delle strade che la storia ha lentamente inciso e cancellato, nella geografia immateriale dei luoghi vissuti, che sono fatti di pietra e di sogni, la città vive la propria continua trasformazione. Un processo interminabile e smisurato in cui da sempre l’arte ha avuto un ruolo decisivo, condividendo con l’architettura il progetto di dare forma riconoscibile ai desideri e al lavoro degli uomini, di conservarne la memoria e, assieme, di anticiparne il futuro. L’arte (le arti) e la città hanno per questo mantenuto nel corso dei secoli un dialogo costante e talvolta sotterraneo, uno scambio di energie e di reciproche richieste che non si è mai veramente interrotto e che proprio nel nostro difficile tempo, segnato dalle contraddizioni della globalizzazione, dalla necessità di inventare una nuova, più consapevole «cittadinanza terrestre» (Morin), si mostra davvero urgente e necessario. Così, riattivando attraverso i linguaggi e le proposte dell’arte contemporanea la relazione fra i cittadini e gli spazi più antichi, e talvolta dimenticati, di Salerno, il progetto Door to Door non soltanto risponde all’esigenza di restituire attenzione e di sollecitare risorse, innanzitutto umane, per la salvaguardia del patrimonio architettonico e artistico, ma sperimenta, grazie soprattutto alla generosità degli artisti, la possibilità di offrire uno sguardo presente sul passato, di aprire le porte, anche le più segrete, al cambiamento. Per ripensare, anche solo per due giorni, a quella che Filiberto Menna ha chiamato la «profezia di una società estetica», una società e, quindi, una città attrezzate per la felicità e per l’accoglienza in cui finalmente lo spazio e il tempo possano avere come unica, irrinunciabile misura lo stupore del vivere (Alfonso Gatto). Stefania Zuliani Fondazione Filiberto Menna 6 NUOVI ALFABETI URBANI Maria Giovanna Sessa Funzionario Soprintendenza ai B.S.A.E di Sa e Av oor to Door,” organizzata dalla Soprintendenza ai BSAE di Salerno in occasione della VII Giornata del Contemporaneo 2011, con la collaborazione di gallerie, fondazioni, critici e curatori d’arte, ha prodotto grande interesse in città e l’ attesa di una seconda edizione. L’esperienza dell’arte contemporanea innestata nel tessuto urbano ed intesa come canale attraverso cui permane l’integrità della libera espressione, rispetto ad una cultura globale omologata su di un modello dominante, ha sprigionato una libera voce nel libero mondo degli scambi culturali, potenziando un’identità mobile persistente. Tutti gli artisti che hanno partecipato all’iniziativa hanno catturato frammenti di realtà cittadina, provando a riscriverli con immediatezza ed a trasformarli in cifra simbolica, capace di dire non solo sullo stile di ognuno ma anche di restituire la propria idea a proposito del mondo. È ancora viva tra i ragazzi del centro storico l’eco delle serate trascorse con Domenico Antonio “D Mancini mentre tracciava sul muro di Piazza Abate Conforti la frase di Adorno Non si tratta di conservare il passato ma di realizzare le sue speranze; alcuni hanno interpretato il monito del grande filosofo come un augurio per le sorti della Salernitana, squadra cittadina proiettata verso la promozione. C’è stata comunque grande adesione e partecipazione popolare all’iniziativa che, nel segno di un gesto di libertà immaginativa, ha avvicinato i giovani all’inserimento dell’arte contemporanea nella vita quotidiana e nei luoghi identitari della città. Gli stendardi di Mariangela Levita, una delle più suggestive riletture della simbologia della Scuola Medica Salernitana, sono stati allestiti ai Giardini della Minerva, sotto la pioggia incessante ed il vento turbinoso che ha accompagnato la fase preliminare e la conclusione dell’iniziativa. Anche l’opera “site specific” di Fiorella Corsi per la limonaia della Soprintendenza Archeologica ha risentito delle avverse condizioni atmosferiche, che per fortuna non hanno tolto il fascino allusivo al percorso delle sue misteriose formiche. I pazienti e laboriosi animaletti trasportano piccole teste umane che riversano nel formicaio, rinnovando l’eterno processo di trasformazione della materia. Ciro Vitale, invece, ha teatralizzato l’androne del palazzo di via Tasso- oscurandone l’ingresso con una spessa tenda nera che fungeva da sipario- per mettere in scena la tragica commedia della vita del popolo costretto ad abitare nei luoghi del degrado: luci, voci, rumori, frammenti di interviste hanno creato un’atmosfera magica tra finzione e realtà. I ritratti animati di Susie J. Lee hanno vivificato l’area meno frequentata, abitando palazzo Martuscelli ed esaltando l’attrattiva della sua antica fontana. L’operazione, seguita ed apprezzata da un folto pubblico che si è inerpicato con entusiasmo nel tratto più alto del centro storico, ha riportato nell’edificio la presenza virtuale e la memoria degli anziani della zona. Anche Rebeca Menendez è legata ai contesti di antiche dimore che rappresenta nelle sue foto, fissandone i segni del tempo, ma a palazzo Conforti ha proposto le sue “bambine” immerse nei giochi e collegate da un filo rosso. A Largo Montone Franco Cenci ha allestito una serie di cartelli in cui erano indicati divieti ed ammonizioni, frutto di un lungo e paziente lavoro di ricerca in tutta Italia, una raccolta di surreali ex-voto ad un’invisibile divinità. Virginia Franceschi, che “scrive il suo racconto di fili e tessiture” con la dedizione e la pazienza di una vestale dell’agoscrittura, ha esposto dal balconcino di Via Guaimaro il suo arazzo, realizzato con inserti di tessuto di seta, cotone e lino in varie gamme tonali di verde. Giulia Palombino, un’artista alla ricerca della felicità, ha proiettato nell’androne di palazzo Copeta il suo video benaugurante per il 2011, girato a Berlino nel Capodanno 2010. La Palombino, abbigliata in modo elegante ma con un’espressione triste ed annoiata, sorseggia un Martini Rosso, fingendo di essere un anno avanti e parlando dei suoi sogni e dei suoi desideri come se si fossero già realizzati. L’artista dichiara che “l’opera è una riflessione ironica ed un po’ amara sul tema delle aspettative e dei buoni propositi per l’anno nuovo”. Alle opere di Maura Banfo e di Pierpaolo Lista, presenti al Convitto Nazionale, è stato affidato il compito di interpretare con il mezzo fotografico le esperienze della realtà urbana. Gli scatti della Polaroid della Banfo hanno registrato le immagini di Salerno trasformandole in un unico diario di viaggio, mentre Lista non si è limitato alla mera registrazione dell’immagine, ma l’ha integrata ed ampliata con materiali “altri” e con veri e propri interventi illuminotecnici. Così Raffaela Mariniello i cui scatti sono tracce geometriche dalle cangianti tonalità metalliche, che ci introducono nei colori e nelle forme della città reale. E Franco Fontana che attraverso i suoi elaborati fotografici di scorci urbani, definisce in un rigore spaziale la visione ordinata della realtà architettonica salernitana. Infine Felix Policastro con la sua mistica installazione ha occupato il quadriportico del Museo Diocesano, ponendosi in dialettico confronto con la monumentalità dell’edificio. Nell’opera prevale l’emblema della croce, accostato alle due forme ellittiche che l’artista sudamericano utilizza spesso in funzione antropomorfa. L’arte urbana ha dunque stabilito un rapporto vitale con la città e con i suoi abitanti, trasformando Salerno in un luogo di espressione e di esposizione artistica, fonte di creatività e ribalta rappresentativa di nuove forme ed alfabeti, connessione di colori e materie secondo nessi casuali intravisti e colti tra spazi e luci, tra oggetti e realtà, tra costruzioni e paesaggio. Monumenti, oggetti, decori, stimoli del vissuto, umori cittadini e storia urbana divengono così spazio di comunicazione e di didattica che coinvolge un pubblico interessato e partecipe aprendo future possibilità di interazione e di crescita artistica ed intellettuale. 9 DOOR TO DOOR BREVE RACCONTO DI UNʼESPERIENZA DʼARTE URBANA Maura Picciau Soprintendenza ai B.S.A.E di Sa e Av idea di Door to door, di una rassegna di arte contemporanea negli spazi pubblici e privati del centro storico alto di Salerno, non è del tutto mia: l’ho un po’copiata. Nel febbraio 2011, infatti, avevo vissuto, da visitatrice, un’esperienza analoga a Cagliari, nel quartiere arroccato di Castello. Là gli artisti, in autogestione, avevano realizzato un percorso di arte contemporanea tra vicoli e piazze, case private e voltoni, che aveva indotto molti cagliaritani, sferzati da un maestralino invernale, ad inerpicarsi su per le ripide scale del Castello, divertiti da quell’inconsueto e sorprendente trekking urbano. L’iniziativa artistica, di buon livello e a basso costo, si intitolava “Funivie veloci”. Un successo popolare… Da salernitana d’adozione, e da abitante di quella Via Tasso che fu decumano dell’antica Salerno, ho pensato che anche questo quartiere antico, intriso di storia e quotidianamente intrecciato di storie, avrebbe potuto godere di un momento nuovo e di un’attenzione inattesa, se come Soprintendenza avessimo promosso una passeggiata speciale per scoprire, insieme al linguaggio artistico contemporaneo, la bellezza e la ricchezza degli scorci del passato. Di un passato nobile che oggi vive, manifestamente, realtà talora contradditorie e di emarginazione, le quali, d’altronde, rendono vero e vitale il centro storico. Ciò a cui non avevo ben riflettuto, nell’ispirarmi alle Funivie veloci cagliaritane, è che un progetto culturale assume impatto e forza ben diverse se a farsene promotore è un insieme di cittadini (quali il piccolo gruppo di artisti sardi) o un’istituzione statale. La complessità, anche la farraginosità, della sua realizzazione, la responsabilità sociale che scaturisce dall’evento è molto maggiore, e il segno che si lascia nel vissuto del territorio è insieme più conflittuale e più profondo. Siamo partite, Maria Giovanna Sessa ed io, dal volere coinvolgere nel progetto Door to door quanti operano nel contemporaneo: le istituzioni (Fondazione Menna, Fondazione Plart di Napoli), ma anche gli operatori privati, così come le gallerie (Leggermente Fuori Fuoco, Tiziana L’ Di Caro, Paola Verrengia), i critici (Stefania Zuliani, Renata Caragliano), e soprattutto gli artisti, selezionati sia dalla Soprintendenza che dai compagni di strada sunnominati. Il Comune di Salerno, infine, ha sposato il progetto. Abbiamo dunque, in modo naturale, costruito una rete di collaborazione, con la volontà condivisa di realizzare un’iniziativa inedita, ma anche di esplorare una possibilità di relazione professionale che fosse anche umana, e direi etica nella parità dei partecipanti, pubblici e privati. Soldi per realizzare la rassegna, molto pochi; fantasia, tanta; desiderio di divertirsi lavorando, tantissimo. Così, come Soprintendenza abbiamo assunto un ruolo di coordinamento e guida, accettando suggerimenti e confronti - talora difficili, in assenza di mezzi e pecunia - e mirando allo scopo con coraggio incosciente. A ripensarci oggi, forse, chissà, l’assenza di denaro può essere stato un vantaggio: ci siamo ingegnati di trovare soluzioni impensate per ogni problema, ed allestire una mostra fuori dal museo - luogo protetto ed attrezzato - di problemi logistici ed organizzativi ne pone tanti. Sono stati individuati i luoghi, richieste le autorizzazioni ai condominii e i permessi al Comune, e si è cominciato a pensare, direi piuttosto a sognare, di trasformare i luoghi urbani con interventi di colore, di suono, di materia, di luce. Trasformare un vicolo o una piazza è un po’ come trasformare il mondo, in piccolo. Poi, inaspettatamente sogni o desideri a volte si avverano, e un giorno, come per magia le opere di Door to door hanno invaso il quartiere con allegria, come folate di vento, e sono state a loro volta animate dalle persone, numerose, che le hanno ammirate in quegli androni scuri, nelle piazzette strette tra vicoli e muri, nei cortili assolati. Nelle pagine che seguono c’è una memoria di quei due giorni meteorologicamente instabili, l’8 e il 9 ottobre 2011, quando molti passi, e voci e risate, hanno risuonato nel centro storico alto di Salerno. L’esperienza ci è piaciuta, e ci ha lasciato la voglia di ripeterla. Speriamo presto. 11 FELIX POLICASTRO PAG. 14_15 MUSEO DIOCESANO MAURA BANFO RAFFAELA MARINIELLO FRANCO FONTANA PIERPAOLO LISTA PAG. 16_19 CONVITTO NAZIONALE T. TASSO FIORELLA CORSI PAG. 20_21 LIMONAIA, SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA FRANCO CENCI PAG. 22_23 LARGO MONTONE GIULIA PALOMBINO PAG. 24_25 PALAZZO COPETA VIA TROTULA DE RUGGIERO, 27 SUSIE J LEE PAG. 26_27 PALAZZO MARTUSCELLI LARGO SCUOLA MEDICA SALERNITANA MARIANGELA LEVITA PAG. 28_29 GIARDINI DELLA MINERVA REBECA MENENDEZ PAG. 30_31 PALAZZO CONFORTI VIA TASSO, 56 CIRO VITALE PAG. 32_33 ATRIO PALAZZO VIA TASSO, 36 DOMENICO ANTONIO MANCINI PAG. 34_35 PIAZZA ABATE CONFORTI VIRGINIA FRANCESCHI PAG. 36_37 BALCONCINO VIA GUAIMARO IV 12 FELIX POLICASTRO MUSEO DIOCESANO CENNI STORICI Recentemente riaperto al pubblico, il Museo Diocesano ha sede nel palazzo dell’antico Seminario minore, senza dubbio una tra le più rilevanti architetture della città. L’edificio, fondato dopo il Concilio di Trento dall’arcivescovo Gaspare Cervantes, subì nel tempo varie trasformazioni. L’edificio fu poi ridisegnato nel XVIII secolo, per mano di Mauro Manieri, allievo dell’architetto Ferdinando Sanfelice, sino a pervenire all’attuale veste ottocentesca, dalle eleganti linee neoclassiche. Custodisce una preziosa raccolta di opere d’arte, che documentano le vicende artistiche salernitane, dal Medioevo al Barocco. Corro, Freno e mi pongo in affanno di fronte a una domanda. La domanda… Non lascio molecole di ossigeno ad altri, mi delizio il palato con fragole dai gambi dritti e pelosi. Credo a tutto ciò che mi dicono. Non mi sorprendo pur sentendone il bisogno. Lo spazio si unisce nei volumi monumentali della città, Allora corro, corro, e non basta. Sfiancato mi accorgo del Museo, solo dietro l’angolo. Non è stato poco. FELIX POLICASTRO 14 MAURA BANFO FRANCO FONTANA RAFFAELA MARINIELLO PIERPAOLO LISTA CONVITTO NAZIONALE T. TASSO CENNI STORICI Lʼedificio del Convitto Nazionale fu sede del monastero femminile di S. Maria Maddalena fino al 1453, quando Papa Niccolò V ne sancì l’appartenenza all’ordine Benedettino. Tenuto in seguito dai Padri Gesuiti che si insediarono a Salerno nel 1590, il Convitto è l’esempio di quanto l’Ordine abbia determinato delle trasformazioni urbanistiche radicali in quella strada “per la quale si viene che è erta, sassosa, et habitata da persone di mala vita” come recita un documento dell’epoca. Nel 1814 i locali divennero sede del Reale Liceo con annesso Convitto intitolato prima a S. Luigi, poi a Torquato Tasso. Door to Door, ideata e promossa dalla Soprintendente Maura Picciau, ha portato l’arte contemporanea al Planum Montis, nel centro storico alto di Salerno. Opere “site specific” hanno abitato gli antichi palazzi e gli spazi aperti della città vecchia, interagendo con gli abitanti e con gli spettatori accorsi. Il passato ed il presente, in un gioco di rispecchiamenti e di rimandi hanno riacceso la memoria rimossa dei luoghi, riattivato un interesse per una parte della città, la più distante, la meno accessibile. Nell’evento si sono riconosciuti, con naturalezza, artisti, gallerie, curatori, abitanti, spettatori; i due giorni vissuti d’arte hanno indicato una strada da percorrere, una prospettiva di futuro e di sviluppo possibile e sostenibile per una comunità tanto legata alla tradizione quanto proiettata verso un’identità nuova. NICOLA PALMA per Leggermente Fuori Fuoco 16 FRANCO FONTANA RAFFAELA MARINIELLO PIERPAOLO LISTA 19 FIORELLA CORSI LIMONAIA, SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA CENNI STORICI Lʼattuale sede della Soprintendenza Archeologica per le provincie di Salerno e Avellino occupa l’area dell’antico convento medievale di Santa Sofia. L’edificio consta di due corpi di fabbrica uniti tra loro da un passaggio, cui è annesso un giardino gentilizio delimitato a nord da mura volute, forse, dal principe di Salerno Guaiferio a protezione del suo palazzo. Anche in questo caso la presenza dei Padri Gesuiti è fondamentale per un successivo aumento delle volumetrie. Nel XIX secolo, dopo la soppressione del Convento, la struttura fu adibita a Tribunale nelle Capitali della Provincia. “Quale luogo più adatto di uno scavo archeologico per riflettere sulla condizione umana?” FIORELLA CORSI FRANCO CENCI LARGO MONTONE CENNI STORICI È il centro di un agglomerato monumentale formato da tre palazzi residenziali settecenteschi, Palazzo Copeta, Palazzo Ruggi d’Aragona e Palazzo Conforti e mette in comunicazione via Tasso e via Trotula de Ruggiero. Il Largo è caratterizzato dalla fontana settecentesca, un tempo lavatoio pubblico, costituita da un paramento con mattoncini rossi e lesene bianche. L’area del larghetto è delimitata dalle facciate est e sud di Palazzo Copeta e dal prospetto nord della chiesa di Santa Maria di Alimundo, attualmente inaccessibile. SALERNO, ISTRUZIONI PER LʼUSO 1. Sostare fuori del Museo Diocesano, senza intralciare la via [Fèrmate ca‘ e ascpètt] • 2. Non salire sul furgone del Comune, il materiale verrà portato dagli operai alla destinazione da lei indicata [Maèstr, ci verimme aropp’] • 3. Procedere a piedi fino a Largo Montone [I moto e i macchine nn ponn trasì] • 4. Montare le opere senza danneggiare le pareti della cappella [Facite attenziòn a nun scassà u muro] • 5. Per favore mentre viene montata l’installazione, familiarizzare con i residenti [Lasciatel o’ cartiel ncopp ì moto, ca avite assaie ragion] • 6. Riordinare lo spazio e raccogliere residui non usati [Nun v’ preoccupàt ca‘ tanto qualche cartaccia ce sta semp’] • 7. Quando camminate nei vicoli o entrate nei cortili, siete pregati di mascherare la sorpresa. [Acca’ ogni particolàr è nu‘piezzo e’ storia] • 8. Attendere con pazienza al tavolo che arrivi la “Sangiovannara” [Alessa’ teng famm‘, ppe cortesia] • 9. Se passeggiate sul lungomare, guardate la distesa azzurra ma toglietevi dalla testa la voglia di buttarvi [L’acqua chistu mese è buia assaje e fredda] • 10. Prima di dormire ascoltare il silenzio di via Tasso, le voci dei bambini che sembrano di grandi e pregare per l’inaugurazione [Scperàmm ca’ riman nu’ chiove] FRANCO CENCI GIULIA PALOMBINO PALAZZO COPETA VIA TROTULA DE RUGGIERO, 27 CENNI STORICI Il Palazzo sorge in una zona sopraelevata denominata Plaium Montis, a mezza strada tra il Monte Bonadies e la chiesa della Madonna delle Grazie, probabilmente sull’area dell’antico cimitero del monastero attiguo alla chiesa suddetta. Il palazzo, esemplato sui modelli del Sanfelice a Napoli, risale alla metà del Settecento e costituisce uno dei più begli esempi di residenza nobiliare salernitana. La sua posizione panoramica esalta la bicromia bianco/rossa delle decorazioni delle volte e delle pareti, generando un’architettura di grande energia. Sulla volta dell’androne è affrescato il grande stemma gentilizio della famiglia Copeta. Nel video, realizzato con una webcam la notte del 31 dicembre 2010 e subito caricato su Youtube, fingo di essere un anno avanti rispetto al mondo e di parlare con un interlocutore-intervistatore fantasma. Grazie a questo meccanismo, descrivo i miei desideri come se si fossero già avverati.Per Door to door ho manipolato il video, inserendolo in una finta cornice Youtube e poi proiettandolo sulla parete del portone di Palazzo Copeta. Esporre HAPPY 2012! a Door To Door mi ha dato l’occasione di tele-trasportare la stanza da letto in cui vivo e lavoro in un contesto nuovo e lontano: un portone scalcinato di un palazzo tra i più antichi di Salerno, adiacente ad un bellissimo e luminoso cortile circolare la cui vista domina il centro della città. GIULIA PALOMBINO 24 25 SUSIE J LEE PALAZZO MARTUSCELLI LARGO SCUOLA MEDICA SALERNITANA LANDSCAPE, 2010 CENNI STORICI Situato in Largo Luciani, il Palazzo della famiglia Martuscelli si presume che occupi la zona in cui aveva sede l’antica Scuola Medica da qui poi il nome del largo “Scuola Medica Salernitana”. Struttura complessa che raccorda strade a quote diverse, il palazzo presenta in facciata una serie di rampe che si intersecano - portando ai diversi ingressi dei palazzi che si affacciano alle via Porta di Ronca, di S. Nicola e alle scale di S. Lorenzo - creando una scenografia movimentata e pittoresca. Door to door è stata una bellissima esperienza di condivisione, in cui abbiamo avuto la possibilità di leggere il passato (il Centro Sorico) attraverso il presente (le opere di arte contemporanea installate en plain air). È stata l’occasione per ricordare a tutti che il nostro patrimonio deve essere un punto di partenza e non di arrivo. In una città come Salerno che vive la strada in modo così passionale, l’idea di trasferire le opere dal “contenitore” museo alla città è stata efficace ed emozionante. TIZIANA DI CARO 26 MARIANGELA LEVITA GIARDINI DELLA MINERVA IL TRIONFO DELLA VIRTÙ CENNI STORICI Antesignano degli attuali Orti Botanici e situato nel cuore del centro storico della città, il giardino è stato proprietà della famiglia Silvatico fin dal XII secolo. Vi si sono coltivate per secoli le erbe medicamentose studiate e impiegate nelle cure secondo le teorie della Scuola Medica Salernitana. Il giardino a terrazze, si sviluppa su tre livelli con elementi architettonici riferibili al XVII e al XVIII secolo. Il sito è inoltre dotato di un complesso sistema di distribuzione dell’acqua e di un particolare microclima, favorito dalla scarsa incidenza dei venti di tramontana e dalla favorevole esposizione che permette ancora oggi la coltivazione delle antiche erbe officinali. Il sistema delle acque, i terrazzi vegetati del Giardino collegati dalla scalea pergolata, sono uno stimolo costante per coloro i quali raccolgono i messaggi di equilibrio e di bellezza che il luogo esprime. L’installazione di Mariangela Levita si è inserita con garbo su questa frequenza, rappresentando un aspetto del legame profondo che esiste tra storia e architetture del Giardino. LUCIANO MAURO “Il trionfo della virtù”. Concetto su cui ho basato e creato il mio intervento site specific nel meraviglioso giardino della Minerva, un trionfo interpretato con l’uso della foglia oro ed argento, su stendardi bianchi e neri, alloggiati sul colonnato dello scalone del giardino,dove le simbologie legate alla Dea Minerva evocano stilemi del passato in una chiave ancora attuale al nostro presente. MARIANGELA LEVITA 28 REBECA MENÉNDEZ PALAZZO CONFORTI VIA TASSO, 56 CENNI STORICI Il palazzo dall’imponente portale poligonale risale alla metà del XVI secolo; si accede all’edificio attraverso un ampio cortile dal quale è possibile ammirare la scenografica scala settecentesca aperta a tre rampe che rimanda a molti palazzi napoletani di quell’epoca. La struttura è stata pensata e costruita in funzione della privilegiata posizione geografica che permette una raggiante luminosità della facciata, accentuata dagli stucchi bianchi su fondo originariamente rosa ed oggi blu che decorano le volte dei pianerottoli. Un buon inizio. Door to door ha ricordato che Salerno, oltre la cortina “sfavillante” delle strade lungo il mare, ha una profondità che è ricca di storia, che la storia è un potente alimento per la cultura, che la cultura non è un deposito farraginoso e imbarazzante, ma sa e può dialogare con il contemporaneo ed essere leva potente di innovazione. Si deve quindi riconoscere il merito alla rassegna proposta dalla Sopraintendente Maura Picciau, curata da Maria Giovanna Sessa, di aver dato vita ad un’esperienza di “arte urbana” grazie alla collaborazione tra il Pubblico e l’Impresa privata. PAOLA VERRENGIA 30 CIRO VITALE ATRIO PALAZZO VIA TASSO, 36 CENNI STORICI Di proprietà di una della famiglie più prestigiose della nobiltà salernitana, i Ruggi D’Aragona, il palazzo dall’aspetto architettonico imponente si fa risalire alla conquista normanna del 1076. L’edificio ha perso nel tempo la sua configurazione originaria:la parte più antica del palazzo è quella a ridosso delle scale della Lama e in un documento del 1761 relativo all’affitto della parte bassa del palazzo, si parla proprio dell’androne che ha ospitato l’installazione di Ciro Vitale : “il forno situato sotto il di lui palazzo sito in questa città da sopra la chiesa parrocchiale di Santa maria De Lama colla stanza dove si fatiga il pane, la stufa ed altre comodità col magazzeno lungo sito sotto l’arco della strada e propriamente quello che sta a man destra di detta strada…”. Nel tempo della crisi finanziaria globale, mi è parso molto più interessante lavorare su un’altra crisi, quella dell’individuo e delle relazioni di quest’ultimo con la società, il mio scopo è dimostrare, che anche in città dall’immagine patinata e intrigante come Salerno, esistono condizioni di vita al limite della dignità umana, sentiamo continuamente parlare di PIL, BOT, Spread, termini che sembrano usciti direttamente da un fumetto, per Door to Door ho preferito parlare di ineguaglianza. Grazie, Rita. CIRO VITALE 32 L’ineguaglianza, quasi inesistente nello stato di natura, ricava la sua forza e il suo incremento dallo sviluppo delle nostre facoltà e dai progressi dello spirito umano e diviene infine stabile e legittima con l’istituzione della proprietà e delle leggi. J.J. ROUSSEAU DOMENICO ANTONIO MANCINI PIAZZA ABATE CONFORTI CENNI STORICI Ritenuta il foro del castrum romano, la piazza ha ancora oggi una posizione centralissima rispetto alla pianta della città antica, a raccordo di importanti edifici ed antichi palazzi gentilizi che oggi ospitano prestigiose istituzioni culturali come l’Archivio di Stato, il Convitto nazionale, la Soprintendenza archeologica. Osservandone la posizione è possibile immaginare il grande traffico intellettuale che ha animato il luogo in antico, in antitesi con l’attuale e disorganica realtà sociale. “Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze” (T.W. Adorno). Un’operazione di riscoperta e promozione di un centro antico deve necessariamente essere un momento in cui chiamare la politica e l’Istituzione a lavorare al recupero della vita civile di un luogo abbandonato dall’attenzione cittadina, recupero che passa innanzitutto per la ricomposizione della comunità che abitava ed abita il luogo. La forma di questo suggerimento non può che essere quella del messaggio d’amore della scritta sul muro, correndo anche il rischio del fraintendimento, della perplessità del vigile urbano dinanzi alle autorizzazioni ufficiali o dell’indignazione della passante che lo interpreta come un atto vandalico. Il riconoscimento di questo gesto come gesto artistico rende quello che sembrava un messaggio privato, un messaggio universale, in cui la comunità ci si può dunque riconoscere e può farlo proprio, ora che la parola Arte ha sciolto ogni equivoco. DOMENICO ANTONIO MANCINI 34 35 VIRGINIA FRANCESCHI BALCONCINO DI VICOLO GUAIMARO IV CENNI STORICI Lʼantico balcone che ha ospitato l’opera di Virginia Franceschi fa parte dell’impianto urbanistico tipicamente altomedievale, voluto dal Principe Arechi II all’indomani del suo insediamento a Salerno. Il palazzo è incluso nel quartiere caratterizzato da un fitto labirinto di viuzze e vicoli angusti - dei Barbuti, che, probabilmente, deve il suo nome ad alcuni dipinti presenti nella chiesa di Santa Maria dei Barbuti che ritraevano principi longobardi con lunghe barbe. L’opera d’arte è il “trait d’union” fra l’artista ed il fruitore, è il passaggio delle emozioni fra chi racconta e chi ascolta. È stato bello ritornare nel passato del centro storico di Salerno, ad esporsi e colloquiare col contemporaneo. VIRGINIA FRANCESCHI 36 BIOGRAFIE BIOGRAFIE FELIX POLICASTRO Nasce nel 1961 in Venezuela, dove ha vissuto fino all’età di 11 anni. Vive e lavora nella piana del Vesuvio. Da tempo la sua ricerca artistica è votata alla definizione del “progetto divino” e cioè il tentativo di instaurare un rapporto intellettuale tra l’uomo, la natura e il divino in formule compositive sospese tra memoria, storia e mito. Dal 2000 si cimenta nell’utilizzo di nuovi materiali, quali vetroresina, cartapesta, rame e cera. Ha tenuto mostre in Italia, Belgio, Londra, Francia, Principato di Monaco, Miami, Sudafrica, Scozia, Iran e Atene. Nell’anno 2011 presenta l’istallazione Lo Stato dell’Arte al Padiglione Italia alla 54° esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia. Le ultime esposizioni le ha tenute al Plart di Napoli Cose In/ Possibili nel 2011 e Notext nel 2010. Nel 2009 ha installato la scultura in policarbonato “Il Tuffatore” a Roma, in Piazza di Spagna, in occasione dei Campionati Mondiali di Nuoto. Parte dei suoi lavori sono esposti a Napoli, al Museo Astronomico di Capodimonte, a Palazzo Reale e al Plart, Museo dell‘Arte e della Plastica. Le opere dell’artista sono frutto di molteplici e pazienti accostamenti fra forme e segni simbolici, spesso primitivi ed essenziali, tali da comporre un alfabeto grammaticale visivo di elementi che lo stesso aggrega e contamina tra emersioni e riassorbimenti continui, alla costante ricerca di un’armonia rappresentativa. Nell’opera fatta di singoli frammenti, un mosaico pensato come uno spazio semiotico e d’esplorazione visiva, come un campo in cui le procedure linguistiche e tecniche giocano un ruolo fondamentale di conoscenza. Gli scatti Polaroid, queste “immaMAURA BANFO gini-cartolina”, come le ha deÈ nata nel 1969, vive e lavora a finite Maura Banfo, diventano, Torino, dove sin dalla fine degli così, lo strumento attraverso il anni Novanta ha svolto una ri- quale l’occhio dell’artista ricerca visuale improntata pre- percorre gli spazi della città, il valentemente alla fotografia e segno e il simbolo di un ricoral video. Inquadrature irrego- do, un prezioso indizio della lari ed eccentriche sono le ca- memoria narrativa del luogo. ratteristiche dei suoi soggetti: immagini evocative per la ca- RAFFAELA MARINIELLO pacità di raccontare delle sto- Fotografa nata a Napoli nel rie, delle quali gli oggetti sono 1961, è conosciuta per le sue silenziosi testimoni. ricerche sul paesaggio e per la Tra le sue ultime mostre perso- sua sensibile attenzione al rapnali ricordiamo: HOME presso porto esistente tra l’uomo e i la Galleria Alessandro Bagnai luoghi che questo abita e attradi Firenze (2008), Saluti da versa. Ha esposto in numerose Salerno… presso la Galleria mostre in Italia, Francia, CaLeggermente Fuori Fuoco di nada. Nel 1991 inizia una camSalerno a cura di A. Demma pagna fotografica sulla clamo(2010), Made in Turin a Palazzo rosa chiusura della fabbrica Birago di Torino, In un palmo di Italsider di Bagnoli. Napoli vemano presso Marena Rooms duta immaginaria è l’ultima Gallery di Torino a cura di Ga- serie d’immagini realizzate su briella Serusi (2011). Napoli, esposte nel Museo del Al Convitto Nazionale,per Door Maschio Angioino a Napoli, to Door l’artista presenta alcu- alla galleria Lawrence Rubin di ne polaroid della collezione Milano e alla galleria Ronchini Galleria Leggermente Fuori di Terni. L’artista attualmente Fuoco; al centro del progetto vive e lavora a Napoli. Le opere della Banfo è proprio lo strudella Mariniello, collocate nel mento utilizzato, una macchina Convitto Nazionale per Door to Polaroid 600, con il suo carat- Door, testimoniano l’esito ultiteristico linguaggio immediato, mo di una matura ricerca che intimo e spontaneo, a scandire da anni privilegia proprio l’uril tempo, lo spazio e il colore di bano come territorio d’indagiquesto racconto urbano. Saluti ne e di creazione, si nega con da… Salerno nasce con l’inten- decisione ad ogni tentazione zione, quindi, di costruire documentaria, non è cronaca e un’opera unica, una “planime- neppure racconto, e senza ritria luminescente” della città, nunciare alla didascalia, che da Elevazione, esposta al Museo Diocesano per Door to Door, domina il simbolismo della croce, combinato con la leggerezza delle peculiari forme ellittiche, sovente impiegate da Policastro in funzione antropomorfa. 40 sempre è completamento e, assieme, perversione di ogni fotografia, fa delle sue immagini, dilatate nelle dimensioni come pure nei tempi, lenti e pazienti, dello sviluppo e della stampa, un campo di forze di forme e di colori - che non ha bisogno di riconoscersi in un luogo specifico. Certo, il gioco dei riscontri e la scoperta delle prospettive è possibile: è nel porto di Salerno, nel suo centro antico e nella sua periferia che l’artista ha scelto di mettere alla prova il suo sguardo, ma poi la fotografia, che è impronta e icona della realtà, trova le sue ragioni più vere proprio nella distanza, senza misura, che la lega al dato di realtà, all’evidenza delle cose. Proprio come la città, che non si fonda sulle pietre e che neppure può identificarsi completamente nei suoi monumenti riconoscendosi, piuttosto, nella comunità che nel tempo ha desiderato, costruito, anche distrutto le sue mura, in un processo che non ha fine se davvero la città, come la fotografia, è «il perenne esperimento per dare forma alla contraddizione» (S. Zuliani) pubblica, per la prima volta, un portfolio con testo di Piero Racanicchi. Ha ottenuto importanti riconoscimenti e premi, in Italia e all’estero; nel 2006 ha ricevuto la laurea honoris causa in design dal Politecnico di Torino. Sono note le sue collaborazioni con riviste e quotidiani: Time-Life, Vogue Usa, Vogue France, Il Venerdì di Repubblica, Sette, Panorama, Epoca, Class, Frankfurten Allgemeine, New York Times. Le sue città e i suoi paesaggi, intrisi di luce, sono privi di volume come disegni astratti dalle forme geometriche, nei quali preserva solo i piani e i colori. Nelle immagini di Door to Door, Salerno: una metafisica dello sguardo: “fotografare è possedere, un atto di conoscenza e di possesso profondo” e con questo spirito, l’autore, si è immerso nel paesaggio di Salerno alla ricerca dei segni primari e nascosti per costruire il suo ritratto della città. “Franco Fontana, che pratica da molti anni una tangenza con il mondo dell’arte e degli artisti, capovolge questo luogo comune e introduce nell’ambito dell’immagine fotografica la torsione che appartiene alla storia della FRANCO FONTANA pittura, adoperando rigorosaFotografo modenese nato nel mente gli strumenti del lin1933, è dotato di uno spiccato guaggio fotografico. Egli si senso del colore che ricerca e mette nella posizione del duelricrea dall’inizio del suo agire lo, nella frontalità istituzionale artistico, elaborando un perdel fotografo di fronte al dato, corso iconico verso l’astrazione ma non lascia scattare il dito e la sintesi della forma colore. sulla macchina precipitosaComincia a fotografare nel mente, bensì promuove una 1961 e nel 1963 espone alla serie di relazioni e di rispecTerza Biennale Internazionale chiamenti, per cui arriva del Colore a Vienna; l’anno all’immagine mediante un raldopo Popular Photography gli lentamento mentale e l’assun- 41 zione di una posizione di lateralità rispetto al proprio mezzo…” (A. Bonito Oliva) PIERPAOLO LISTA Nasce a Salerno nel 1977. Attualmente vive e lavora a Paestum. La Galleria Milano presenta per la prima volta a Milano sia la sua pittura che le fotografie. Nel 2008 tiene a Salerno la sua prima personale di lavori fotografici e poi nel 2010 partecipa a diverse collettive: Cercasi immagine, Convento Domenicano, Altomonte (Cs); Menzione speciale Premio Opera per l’Opera, Teatro comunale di Bologna; Sfilata di Pittura, Artandgallery, Milano; Avventure minime. Miocinesia nell’arte oggi, Salerno; Miart, Galleria Milano. I lavori fotografici di Pierpaolo Lista creano un mondo ludico, manuale e minimale popolato di oggetti e materiali comuni, manipolati e assemblati con un’abilità artigianale che appare antica nella scrupolosità della costruzione e tuttavia moderna nell’energia creativa e nella rielaborazione linguistica del procedimento di riproduzione fotografica. L’artista diviene attore, parte integrante della fotografia, oltrepassandone la concezione estetica di registrazione della realtà preesistente, colta sul fatto. In Door to Door, al Convitto Nazionale, le fotografie rappresentano ambientazioni, scenari come piccoli teatri, realizzati con materiali modesti carta e filo di ferro e quindi sottoposti a un intervento illuminotecnico che li modella, ne avvolge gli elementi composi- tivi e ne riscrive il significato, plasmando le ombre e lasciando affiorare una patina trascendente e un sottotesto metafisico. teste che, gettate nel buco del formicaio, assecondano una naturale metafora sulla trasformazione delle cose. Non sarebbe un evento strano - sembra dire Fiorella Corsi FIORELLA CORSI se il tutto sprofondasse in un Vive e lavora a Roma. Laureata buco della terra; se le formiche in Pedagogia presso l’Univer- ritornassero a essa con il loro sità agli Studi di Roma con una bottino; se, al contrario, si adtesi su Filosofia della Storia, densassero nel giallo di un licontemporaneamente ha fre- mone, nella sua scorza. Non quentato i corsi di pittura sarebbe strano se, alla fine, nell’Accademia di Belle Arti di evaporassero (le teste, le forRoma, tenuti da Giulio Turcato. miche: il tutto) nel suo acre La sua attività va dalla pittura profumo, così come avviene all’incisione, dalla pittura alla nel sogno dell’arte, “in uno dei installazione. Noti sono i suoi mondi possibili” (R. D’Andria) interventi in spazi pubblici e privati. FRANCO CENCI Tra i suoi recenti lavori si riNasce a Monterotondo nel cordano in Giardino Garzoni 1958, si laurea presso la catte(Collodi) - Scultura per Piazza dra di Storia dell’Arte ContemItalia e Albero della Cuccagna poranea dell’Università di (2011/2012). Cosmografie alla Roma. Dal ‘79 all’‘83 partecipa Galleria André di Roma (2010). alle iniziative della Mail Art. Un Altare per Gea per la Fonda- Le sue più importanti mostre zione Fiumara Arte di Catania personali sono nel 2001 al Il (2008/2009). Ponte Contemporanea, Roma; Nell’opera esposta da Fiorella nel 1994 allo Lo Studio, Roma; Corsi in Door to Door, “non c’è nel 1992 alla Galleria Yanika, solo la metafora; c’è anche la Roma; nel 1990 alla Galleria metafora che si dà in trasforIl Minotauro, Roma. mazione.” Questa non sottende Attualmente vive e lavora solo un semplice luogo d’origi- a Roma. In Vietato Vietare, conne, ma il luogo nelle sue mate- cepita per Door to Door, Cenci rie: in una sbrecciata fontana installa cartelli con avvisi lungo con scalone, in un fondale di i muri di Largo Montone, acspellati intonaci; soprattutto, canto a finestre e porte; nel in un rinsecchito limoneto, vano coperto, illuminato da tenui luminarie, monta, a mo’ residuo d’ombra di equilibri di parete di ex-voto, un assemperduti. E in ognuna di tali blaggio di avvisi raccolti in Itacose trovano origine anche le lia e rielaborati negli ultimi formiche, che si affollano sul anni. È un piccolo catalogo di lastricato della fontana, alle quei tanti divieti e richieste quali la Corsi affida la sua che ci circondano e ci obbligacreatività visionaria. Le formiche, infatti, sono infa- no ad interloquire con un invisibile “altro”. Fuori però da ticabili portatrici di piccole 42 questo contesto quei messaggi vanno incontro a cortocircuiti logici e si colorano di ambiguità. Sparendo l’oggetto e il luogo della disputa diventano incomprensibili e surreali, ed inutilmente prolissi, quando a volte l’ignoto estensore ricorre al linguaggio di burocratico. “Da questa giungla di richiami più o meno autoritari Franco Cenci ne ha estratti alcuni rimaneggiati liberamente, a volte pittoricamente e a volte concettualmente, che costituiscono una sorta di decalogo di irreprensibili ed ingenui comandamenti” (F. Scrivano) GIULIA PALOMBINO Nata a Napoli nel 1985, ha compiuto gli studi a Caserta e risiede attualmente a Berlino. Ha conseguito la laurea in Arti Visive e dello Spettacolo all’Università IUAV di Venezia, ha partecipato al progetto Erasmus presso lo Bauhaus di Weimar e si è specializza in Illustrazione alla Central Saint Martins di Londra. Ama definirsi “illustratrice”, soprattutto con la tecnica del disegno, infatti, realizza le sue opere che spesso prendono vita grazie alla sua esperienza con l’animazione digitale. Nonostante la sua giovane età ha già esposto i suoi lavori più volte in Italia, in Germania e in Inghilterra: Central Saint Martins Final show at Candid Arts Gallery, London,(2009), Now here Nowhere, Kaleidoskop Art forum & showroom, Berlino,(2009), The Venture, Kaleidoskop Art forum & showroom, Berlino, (2009), LUMEN, arte contemporanea in controluce, curata da Augusto De Luca, Mara De Falco e Iabo, Complesso Monumentale di Santa Sofia, Salerno, (2010), AVVENTURE MINIME, microcinesie nell’arte di oggi, curata da Antonello Tolve, Archivio Generale, Sede storica, Ex Convento di San Lorenzo, Salerno, (2010), LOVE PHARMACY (con Violeta Caldrès), Giornata del Contemporaneo, Galleria Paola Verrengia, Salerno, (2010), Ziguline Poster Edition, Galleria Mondo Bizzarro, Roma, Dicembre 2010. Ha partecipato, nel maggio 2010 all’iniziativa Audiendo, promossa dalla Soprintendenza di Salerno con il video di animazione Everything that is perfectly useless to know, ispirato al libro di Stefano Benni Pane e tempesta. Nel video proiettato per Door to Door in Palazzo Copeta, Happy 2012, la Palombino finge di essere un anno avanti rispetto al mondo e di parlare con un interlocutore-intervistatore fantasma. Grazie a questo espediente descrive i suoi desideri come se si fossero già avverati. Il contrasto tra il fare un po’ annoiato ed un po’ sofisticato della protagonista e l’ambiente popolare e decadente in cui il video andrà collocato dona particolare intensità ed esalta la sottile malinconia di cui è intrisa l’opera. “2006 Emerging Artist of the Year” per l’ “intelligenza, emozione e sensualità” della sua arte video. I lavori della Lee sono stati esposti a livello nazionale, anche al Denver Art Museum (Denver) e Blanton Museum of Art (Austin) e a livello internazionale in Italia (Galleria Tiziana Di Caro, Salerno, e Artefiera Bologna, Bologna), e alla Hyundai Gallery, Seoul, Corea. È stata vincitrice del “2010 Stranger Visual Art Genius Award” per il suo lavoro di scultura, video e performance. Nel 2011, il Portland Art Museum ha scelto lei come uno dei destinatari del Northwest Contemporary Art Award. L’opera Landscape, presentata per Door to Door, è parte di un progetto intitolato Still Lives, che ha avuto origine negli Stati Uniti, per poi svilupparsi a Salerno nel 2010. Qui l’artista ha incontrato gli ospiti della Casa Albergo “Immacolata Concezione”, che sono divenuti i soggetti di una serie di ritratti, che sono la sintesi di strutture compositive che richiamano le pitture nere Francisco Goya e le esperienze di artisti quali Andy Warhol, Lutz Mommartz e Robert Wilson. I ritratti non sono intesi come momenti fermi, ma strutture progressive, gradualmente ritmate dal passare del tempo. Le opere si presentano come fotografie, ma la ripetuta osservazione lascia scoprire fugaci movimenti, SUSIE J LEE come il respiro o un cambiaPoco dopo aver completato il mento di espressione. Lansuo Master of Fine Arts, presso dscape è ispirato a Cabezas en l’ Università di Washington, un paiesaje di Goya, di cui Susie Susie J.Lee è stata riconosciuta J. Lee ripropone la struttura dal settimanale di Seattle come compositiva articolata come 43 una diagonale spezzata, che forma un angolo con la linea del “paesaggio” retrostante. Mentre in Goya è naturale, qui è un’emulazione, rintracciata accidentalmente nel tessuto urbano. MARIANGELA LEVITA È nata ad Aversa nel 1972, vive e lavora tra Napoli e Londra. Ha esposto in varie mostre in Italia e all’estero e ha realizzato importanti opere pubbliche. A Napoli ha ridisegnato con i suoi wall paintings il Padiglione Palermo dell’ospedale Cardarelli, dove sono ricoverati i detenuti sotto sorveglianza (2007); nella Stazione della Metropolitana di Mergellina è presente l’opera Self-definition (2008), mentre un grande mosaico geometrico in vetro semitrasparente riveste il Ponte Don Bosco - che collega la Stazione a Capodichino - dal titolo Geometrical sequence in color (2009).Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo, nel 2011, quello per il “Premio Maretti” a cura di Eugenio Viola, Museo Pecci, Prato e quello per la “Collezione IGAV” a cura di Alessandro Demma, Castiglia Saluzzo, Cuneo. Nel 2010 ha partecipato a Polyphiloprogenitive video art, curata da Gerry Paci, Bedford, UK; In Cantiere a cura di Luca Bradamante, Cantiere via Alamanni, Milano; Pop Porn - art in video curata da Uturns, Hoxton Underbelly, London, UK. Per Door to Door ha progettato una nuova installazione sitespecific, Il Trionfo della Virtù, nei Giardini della Minerva. Sedici stendardi, otto bianchi e altrettanti neri, collocati sulle colonne dello scalone e del belvedere del giardino, esibiscono disegni in foglia oro e argento con simbologie legate al mito della Dea Minerva (R. Caragliano) REBECA MENÉNDEZ È nata ad Avilés (Asturie - Spagna) nel 1976. Tra le sue più recenti mostre personali e collettive si ricordano: PHOTOESPAÑA 12. Madrid. Galeria AranaPoveda (2012); Arte Fiera Bologna 2011, Galleria Paola Verrengia, Bologna, Italia; ARTBO 2011, Bogotá, Colombia. Stand Galería Espacio Líquido; LO QUE ME PASA A MÍ, Galería AranaPoveda, Madrid (2011); Todo comienza por el fin del momento, Galería Espacio Líquido. Asturia; Los pies bajo mis ruinas, Galería Ana Vilaseco. Vigo. Spagna; Desnudando a Eva, en los Institutos Cervantes de Belgrado y Praga (2010). Il lavoro di Rebeca Menéndez, così come documentato nelle opere presentate per Door to Door in Palazzo Conforti, muove dall’apparente normalità degli ambienti familiari e intimi, salotti o camere da letto, da cui l’artista riesce ad estrapolare la singolarità dell’eccezionale. Le fotografie di grandi dimensioni mostrano gli interni di antiche dimore che dallo stato di abbandono lasciano emergere lo scorrere del tempo. Questi suggestivi ambienti sono abitati da misteriose figure femminili, bloccate nell’immobilità, in cui i loro corpi sembrano rimanere in attesa di qualcosa che sta per compiersi. L’artista parte da un contesto reale ed interviene sull’immagine con l’intromissione di elementi perturbanti come la distorsione degli oggetti, l’introduzione di elementi estranei, inquadrature che alterano i punti di vista attraverso l’uso del digitale. Oltre ai lavori fotografici l’artista realizza opere su carta ed installazioni, wall drawings in vinile e feltro che raffigurano bambine apparentemente intente nei loro giochi. Un filo rosso collega una figura all’altra, stabilendo una relazione di dipendenza ma in un nesso causa-effetto. CIRO VITALE È nato a Scafati nel 1975. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Specializzatosi in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo viene selezionato prima dall’Accademia di Belle Arti di Carrara per il corso “Arteinformazione” nel 2004 e poi per il corso di Arti Visive della Fondazione A. Ratti di Como nel 2008. Il lavoro dell’artista si può definire eclettico: infatti, per realizzare le sue opere utilizza i più disparati strumenti dell’arte contemporanea dal video al suono, dalle fotografie al disegno, adoperando materiali diversi come legno, neon o stoffa. La prerogativa delle opere di Vitale è quella di soffermarsi su temi politico-sociali che tradotti nel linguaggio minimale dell’arte arrivano allo spettatore attraverso forti sensazioni empiriche. Nel caso dell’installazione di via Tasso, in cui l’artista mira a creare un 44 collegamento ideale tra l’interno e l’esterno del Palazzo, l’elemento cardine è il suono, attraverso il quale il pubblico entrerà a far parte dell’opera; seguendo le voci e i rumori di fondo sarà facile immergersi nella dinamicità del luogo ma sarà altrettanto forte il contrasto creato dalla luce che sottolinea importanti elementi architettonici, rinviando ad un’epoca lontana e restituendo valore simbolico al Palazzo Ruggi d’Aragona. DOMENICO ANTONIO MANCINI È nato nel 1980 a Napoli dove vive e lavora. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove si è diplomato nel corso sperimentale Quarta Pittura e successivamente si è specializzato in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. Ha tenuto personali in spazi pubblici e privati e partecipato a importanti rassegne in Italia e all’estero. Tra le più recenti mostre personali si ricordano: Altre Resistenze alla Fondazione Morra Greco di Napoli (2011), Transit 1 al MADRE, Museo d’arte Contemporanea di Napoli(2009) e The Swiss cube # 6 all’Istituto svizzero di Roma (2009). Tra i venti finalisti del Premio Cairo 2010, ha partecipato in seguito a numerose collettive tra cui Focus ItalyThe Crisis of Confidence alla Biennale di Praga(2011) e Vieni a prendere un caffè da noi presso Eva Menzio a Torino (2011). Per Door to Door è intervenuto sul grande muro di Largo Conforti con un progetto realizzato ad hoc, esibendo una scritta lunga venti metri di vernice bianca, tratta dai Minima moralia del filosofo Theodor W. Adorno. La frase recita: “Non si tratta di conservare il passato ma di realizzare le sue speranze” ed è stata scelta dall’artista, per differenziarsi, non nei modi ma nel contenuto, dalle tante scritte che compaiono sui muri delle città. (R. Caragliano) VIRGINIA FRANCESCHI Nata a Pozzuoli (Na), ha insegnato educazione fisica dal 1963 al 1996, realizzando laboratori di esperienze corporee e danze etniche; dal 1997 al 2000 ha frequentato corsi di aggiornamento su tecniche corporee, musicali, artistiche e relazionali e su tecniche di tintura naturale. Nel 2000 Inizia ad esporre le sue opere, frutto della ricerca su materiali e colori, a Salerno, a Milano ed a Rouen, mentre dal 2008 dirige un laboratorio di cucito creativo Agoscrittura. Attualmente vive e lavora a Salerno. L’opera Addentare, presente nel percorso di Door to Door è stata realizzata con inserti di tessuto di seta, cotone e lino in varie gamme tonali di verde, percorsi da un acceso ed incisivo segno rosso che ne definisce le campiture creando l’effetto di punte acuminate. Tali elementi sono aggregati sì da comporre una fitta tessitura prodotta da un complesso di delicati gesti operativi di cui appare la traccia in ogni singolo e minimo segno. La Franceschi dichiara: “… gli errori di taglio, i difetti dei tessuti, una piccola matassa di fili colorati sono spesso il punto di partenza per il mio viaggio creativo”. L’opera tessile creata dall’artista è formalmente una e molteplice, lasciando visualmente percepire i suoi elementi costitutivi in varie scale di ingrandimento, così come la letteratura, l’arte più affine a quella tessile, in cui è possibile isolare un passo, un brano, un frammento che tuttavia conserva intatta la forza poetica dell’intera opera. 45 Finito di stampare nel mese di aprile 2012