DOOR TO DOOR - Direzione generale Belle Arti e Paesaggio

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DOOR TO DOOR - Direzione generale Belle Arti e Paesaggio
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici
della Campania
Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici
per le Province di Salerno e Avellino
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici
per le Province di Salerno e Avellino
Soprintendenza per i Beni Archeologici
per le Province di SA, AV, BN e CE
ASSOCIAZIONE DEI MUSEI D’ARTE
C O N T E M P O R A N E A I TA L I A N I
DOOR TO DOOR
UN PROGETTO DI ARTE URBANA PER IL CENTRO STORICO DI SALERNO
A cura di Maura Picciau
con Ilaria Tamburro
Door to Door
Un progetto d’arte contemporanea per il centro storico di Salerno
Salerno, 8 e 9 ottobre 2011
VII Giornata del Contemporaneo
Ideazione
Maura Picciau
A cura di
Maria Giovanna Sessa
Apparati Critici
Renata Caragliano
Raffaele D’Andria
Maura Picciau
Maria Giovanna Sessa
Stefania Zuliani
Schede Storiche
Ilaria Tamburro
Segreteria Organizzativa
Rosa Carafa e Ilaria Tamburro
Segreteria Amministrativa
Claudio Ragosta
Anna De Vivo
Allestimento
Gaetano Cantiello
Raffaele Cantiello
Vito De Nicola
Supporto tecnico
Dielle impianti
Ditta Ronga
Opera Design
Documentazione fotografica
Giovanni Mogavero
Nicola Palma
Giuseppe Durante
Progetto Grafico
Giuseppe Durante
Ufficio Stampa
Paolo Romano
Un sincero ringraziamento a:
Vito Avino
Fabiola Casilli
Alberto Ciriello
Don Mario D’Elia
Tiziana De Crescenzo
Maurizio De Gemmis
Giuseppe De Rosa
Valentina De Rosa
Francesco Felaco
Antonio Maria Florio
Vincenzo Frattini
Galleria Tiziana Di Caro
Galleria LeggermenteFuoriFuoco
Galleria Paola Verrengia
Emanuela Garrone
Giuseppe Giacumbi
Antonio Giannetti
Anna Gigante
Maria Pia Incutti (Fondazione Plart)
Luciana Iosca
Rita Lioi
Cristina Masturzo
Luciano Mauro
Lilly Memmolo
Claudio Naddeo
Mario Paolucci
Giovanna Sacco
Pasquale Siano
Angelo Trimarco (Fondazione Filiberto Menna)
Sandra Tucci
ome la Storia, l’Arte non si ferma
davanti ai portoni dei luoghi canonici
deputati ad accoglierla, non è relegata
nei musei, entra nelle case, nei vicoli, permea
di sé il tessuto urbano e diventa vissuto, oltre
le stratificazioni tradizionali. Per questo, devo
dire che ho apprezzato molto, oltre alla validità
in sé del programma, lo spirito di fondo che ha
animato “Door to door”. E’ stato bello assistere
ad un felice matrimonio, a Salerno, tra l’arte
contemporanea e i maggiori siti d’interesse del
centro storico. La manifestazione, ideata dalla
Soprintendenza ai Bsae di Salerno e Avellino e
patrocinata dal Comune di Salerno, ha portato
in città giovani artisti di respiro internazionale,
dando forza al progetto, da sempre perseguito
da questa Amministrazione, di inserire la città
in una più ampia prospettiva europea, sia in
termini culturali che urbanistici. Con “Door
to door”, abbiamo “vissuto” quadri d’arte
partecipata, dinamica. Dalle installazioni alla
video-arte, i progetti artistici presentati - e
spesso concepiti come unicum per Salerno hanno coinvolto i partecipanti in un naturale
processo di empatia con lo spirito dei luoghi ed
hanno animato il tessuto urbano, realizzando
una felice interazione tra opera e spettatore.
Penso che la manifestazione abbia aiutato a
diffondere, più di mille parole, l’amore per
l’arte e per il territorio, in un necessario
biunivoco rapporto tra i due partner. Giardini,
androni, corti, piazze, scale, interni si sono
trasformati con “Door to door” in accoglienti
spazi da vivere. Mi piace sottolineare, infine,
la sincera ed efficace sinergia che si è creata
per il progetto: la Soprintendenza, il Comune,
le gallerie d’arte private, fino ad arrivare ai
condòmini ed gli amministratori dei palazzi.
L’auspicio è che tutto ciò possa ripetersi
ancora e che l’evento possa diventare magari
un appuntamento fisso da inserire tra gli
appuntamenti salernitani.
C
L
Ermanno Guerra
Direttore Servizio architettura e arte contemporanee
Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti,
l’architettura e l’arte contemporanee
Ministero per i beni le attività culturali
a promozione, il sostegno e la
valorizzazione dell’arte e dell’architettura
contemporanee in rapporto con il
territorio e con il paesaggio è una delle attività
cardine della Direzione Generale per il
paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte
contemporanee del Ministero per i beni e
le attività culturali, che ha come principale
strumento finanziario per tali finalità il Piano
per l’arte contemporanea di cui si avvalgono
gli istituti periferici del Ministero, anche in
collaborazione con altri istituti. Nel corso del
2011 si è rivolta una particolare attenzione alle
realtà più consolidate ma anche emergenti che
operano nell’arte contemporanea nel Sud Italia.
In quest’ottica, Door to Door è un progetto che
la Direzione Generale ha ritenuto di grande
interesse culturale, e che ha voluto sostenere
con il proprio contributo, rappresentando
inoltre un esempio di virtuosa e fruttuosa
collaborazione tra le istituzioni a favore
dell’arte contemporanea e di un territorio
quale quello salernitano ricco di storia, cultura
e vivacità intellettuale. L’arte contemporanea,
attraverso le sue molteplici modalità espressive,
si pone in contatto con l’ambiente circostante
e il territorio valorizzandolo e valorizzandosi a
propria volta. Arte antica e arte contemporanea
sono oramai un connubio sempre più presente
nel panorama espositivo odierno. Così, anche
i centri storici delle città accolgono opere
d’arte contemporanea che si inseriscono nel
contesto urbano, arricchendolo di suggestioni
e di inedite prospettive. L’iniziativa,
particolarmente articolata, inserita nell’ambito
della VII Giornata del contemporaneo, anch’essa
sostenuta dal Ministero per i beni e le attività
culturali, ha inoltre dato l’avvio a una serie di
progetti che prevedono uno sviluppo ulteriore
in futuro, per una sempre più intensa azione
di sostegno all’offerta culturale del territorio.
Ufficio Comunicazione
Antonella Cucciniello
Maria Grazia Bellisario
Assessore alla Cultura del Comune di Salerno
©Copyright 2012
Soprintendenza BSAE per le province
di Salerno e Avellino
Opera Edizioni
ISBN 978-88-904301-8-3
5
N
el traffico continuo degli incontri
e delle sorprese, nella topografia
imperfetta dei quartieri e delle strade
che la storia ha lentamente inciso e cancellato,
nella geografia immateriale dei luoghi vissuti,
che sono fatti di pietra e di sogni, la città
vive la propria continua trasformazione. Un
processo interminabile e smisurato in cui
da sempre l’arte ha avuto un ruolo decisivo,
condividendo con l’architettura il progetto di
dare forma riconoscibile ai desideri e al lavoro
degli uomini, di conservarne la memoria e,
assieme, di anticiparne il futuro. L’arte (le
arti) e la città hanno per questo mantenuto nel
corso dei secoli un dialogo costante e talvolta
sotterraneo, uno scambio di energie e di
reciproche richieste che non si è mai veramente
interrotto e che proprio nel nostro difficile
tempo, segnato dalle contraddizioni della
globalizzazione, dalla necessità di inventare
una nuova, più consapevole «cittadinanza
terrestre» (Morin), si mostra davvero urgente
e necessario. Così, riattivando attraverso i
linguaggi e le proposte dell’arte contemporanea
la relazione fra i cittadini e gli spazi più antichi,
e talvolta dimenticati, di Salerno, il progetto
Door to Door non soltanto risponde all’esigenza
di restituire attenzione e di sollecitare risorse,
innanzitutto umane, per la salvaguardia del
patrimonio architettonico e artistico, ma
sperimenta, grazie soprattutto alla generosità
degli artisti, la possibilità di offrire uno sguardo
presente sul passato, di aprire le porte, anche
le più segrete, al cambiamento. Per ripensare,
anche solo per due giorni, a quella che Filiberto
Menna ha chiamato la «profezia di una società
estetica», una società e, quindi, una città
attrezzate per la felicità e per l’accoglienza in
cui finalmente lo spazio e il tempo possano
avere come unica, irrinunciabile misura lo
stupore del vivere (Alfonso Gatto).
Stefania Zuliani
Fondazione Filiberto Menna
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NUOVI ALFABETI URBANI
Maria Giovanna Sessa
Funzionario Soprintendenza ai B.S.A.E di Sa e Av
oor to Door,” organizzata dalla
Soprintendenza ai BSAE di
Salerno in occasione della VII
Giornata del Contemporaneo 2011, con la
collaborazione di gallerie, fondazioni, critici e
curatori d’arte, ha prodotto grande interesse in
città e l’ attesa di una seconda edizione.
L’esperienza dell’arte contemporanea innestata
nel tessuto urbano ed intesa come canale
attraverso cui permane l’integrità della libera
espressione, rispetto ad una cultura globale
omologata su di un modello dominante, ha
sprigionato una libera voce nel libero mondo
degli scambi culturali, potenziando un’identità
mobile persistente. Tutti gli artisti che hanno
partecipato all’iniziativa hanno catturato
frammenti di realtà cittadina, provando a
riscriverli con immediatezza ed a trasformarli
in cifra simbolica, capace di dire non solo
sullo stile di ognuno ma anche di restituire la
propria idea a proposito del mondo. È ancora
viva tra i ragazzi del centro storico l’eco delle
serate trascorse con Domenico Antonio
“D
Mancini mentre tracciava sul muro di Piazza
Abate Conforti la frase di Adorno Non si tratta
di conservare il passato ma di realizzare le sue
speranze; alcuni hanno interpretato il monito
del grande filosofo come un augurio per le sorti
della Salernitana, squadra cittadina proiettata
verso la promozione.
C’è stata comunque grande adesione
e partecipazione popolare all’iniziativa che,
nel segno di un gesto di libertà immaginativa,
ha avvicinato i giovani all’inserimento dell’arte
contemporanea nella vita quotidiana e nei
luoghi identitari della città.
Gli stendardi di Mariangela Levita, una delle
più suggestive riletture della simbologia della
Scuola Medica Salernitana, sono stati allestiti
ai Giardini della Minerva, sotto la pioggia
incessante ed il vento turbinoso che ha
accompagnato la fase preliminare
e la conclusione dell’iniziativa.
Anche l’opera “site specific” di Fiorella
Corsi per la limonaia della Soprintendenza
Archeologica ha risentito delle avverse
condizioni atmosferiche, che per fortuna non
hanno tolto il fascino allusivo al percorso delle
sue misteriose formiche. I pazienti e laboriosi
animaletti trasportano piccole teste umane che
riversano nel formicaio, rinnovando l’eterno
processo di trasformazione della materia. Ciro
Vitale, invece, ha teatralizzato l’androne del
palazzo di via Tasso- oscurandone l’ingresso
con una spessa tenda nera che fungeva da
sipario- per mettere in scena la tragica
commedia della vita del popolo costretto ad
abitare nei luoghi del degrado: luci, voci,
rumori, frammenti di interviste hanno creato
un’atmosfera magica tra finzione e realtà.
I ritratti animati di Susie J. Lee hanno vivificato
l’area meno frequentata, abitando palazzo
Martuscelli ed esaltando l’attrattiva della
sua antica fontana. L’operazione, seguita
ed apprezzata da un folto pubblico che si è
inerpicato con entusiasmo nel tratto più alto
del centro storico, ha riportato nell’edificio la
presenza virtuale e la memoria degli anziani
della zona. Anche Rebeca Menendez è legata
ai contesti di antiche dimore che rappresenta
nelle sue foto, fissandone i segni del tempo, ma
a palazzo Conforti ha proposto le sue “bambine”
immerse nei giochi e collegate da un filo rosso.
A Largo Montone Franco Cenci ha allestito una
serie di cartelli in cui erano indicati divieti
ed ammonizioni, frutto di un lungo e paziente
lavoro di ricerca in tutta Italia, una raccolta
di surreali ex-voto ad un’invisibile divinità.
Virginia Franceschi, che “scrive il suo racconto
di fili e tessiture” con la dedizione e la pazienza
di una vestale dell’agoscrittura, ha esposto
dal balconcino di Via Guaimaro il suo arazzo,
realizzato con inserti di tessuto di seta,
cotone e lino in varie gamme tonali di verde.
Giulia Palombino, un’artista alla ricerca
della felicità, ha proiettato nell’androne di
palazzo Copeta il suo video benaugurante per
il 2011, girato a Berlino nel Capodanno 2010.
La Palombino, abbigliata in modo elegante
ma con un’espressione triste ed annoiata,
sorseggia un Martini Rosso, fingendo di essere
un anno avanti e parlando dei suoi sogni e dei
suoi desideri come se si fossero già realizzati.
L’artista dichiara che “l’opera è una riflessione
ironica ed un po’ amara sul tema delle
aspettative e dei buoni propositi per l’anno
nuovo”.
Alle opere di Maura Banfo e di Pierpaolo Lista,
presenti al Convitto Nazionale, è stato affidato il
compito di interpretare con il mezzo fotografico
le esperienze della realtà urbana. Gli scatti
della Polaroid della Banfo hanno registrato
le immagini di Salerno trasformandole in un
unico diario di viaggio, mentre Lista non si è
limitato alla mera registrazione dell’immagine,
ma l’ha integrata ed ampliata con materiali
“altri” e con veri e propri interventi
illuminotecnici. Così Raffaela Mariniello i cui
scatti sono tracce geometriche dalle cangianti
tonalità metalliche, che ci introducono
nei colori e nelle forme della città reale. E
Franco Fontana che attraverso i suoi elaborati
fotografici di scorci urbani, definisce in un
rigore spaziale la visione ordinata della realtà
architettonica salernitana.
Infine Felix Policastro con la sua mistica
installazione ha occupato il quadriportico del
Museo Diocesano, ponendosi in dialettico
confronto con la monumentalità dell’edificio.
Nell’opera prevale l’emblema della croce,
accostato alle due forme ellittiche che l’artista
sudamericano utilizza spesso in funzione
antropomorfa.
L’arte urbana ha dunque stabilito un
rapporto vitale con la città e con i suoi
abitanti, trasformando Salerno in un luogo di
espressione e di esposizione artistica, fonte
di creatività e ribalta rappresentativa di nuove
forme ed alfabeti, connessione di colori
e materie secondo nessi casuali intravisti
e colti tra spazi e luci, tra oggetti e realtà, tra
costruzioni e paesaggio. Monumenti, oggetti,
decori, stimoli del vissuto, umori cittadini
e storia urbana divengono così spazio di
comunicazione e di didattica che coinvolge un
pubblico interessato e partecipe aprendo future
possibilità di interazione e di crescita artistica
ed intellettuale.
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DOOR TO DOOR
BREVE RACCONTO DI UNʼESPERIENZA DʼARTE URBANA
Maura Picciau
Soprintendenza ai B.S.A.E di Sa e Av
idea di Door to door, di una rassegna di
arte contemporanea negli spazi pubblici e privati del centro storico alto di
Salerno, non è del tutto mia: l’ho un po’copiata.
Nel febbraio 2011, infatti, avevo vissuto, da visitatrice, un’esperienza analoga a Cagliari, nel
quartiere arroccato di Castello. Là gli artisti, in
autogestione, avevano realizzato un percorso
di arte contemporanea tra vicoli e piazze, case
private e voltoni, che aveva indotto molti cagliaritani, sferzati da un maestralino invernale, ad
inerpicarsi su per le ripide scale del Castello,
divertiti da quell’inconsueto e sorprendente
trekking urbano. L’iniziativa artistica, di buon
livello e a basso costo, si intitolava “Funivie veloci”. Un successo popolare…
Da salernitana d’adozione, e da abitante di
quella Via Tasso che fu decumano dell’antica
Salerno, ho pensato che anche questo quartiere
antico, intriso di storia e quotidianamente intrecciato di storie, avrebbe potuto godere di un
momento nuovo e di un’attenzione inattesa, se
come Soprintendenza avessimo promosso una
passeggiata speciale per scoprire, insieme al
linguaggio artistico contemporaneo, la bellezza
e la ricchezza degli scorci del passato. Di un
passato nobile che oggi vive, manifestamente,
realtà talora contradditorie e di emarginazione,
le quali, d’altronde, rendono vero e vitale il
centro storico.
Ciò a cui non avevo ben riflettuto, nell’ispirarmi alle Funivie veloci cagliaritane, è che un
progetto culturale assume impatto e forza ben
diverse se a farsene promotore è un insieme
di cittadini (quali il piccolo gruppo di artisti
sardi) o un’istituzione statale. La complessità,
anche la farraginosità, della sua realizzazione, la
responsabilità sociale che scaturisce dall’evento
è molto maggiore, e il segno che si lascia nel
vissuto del territorio è insieme più conflittuale
e più profondo.
Siamo partite, Maria Giovanna Sessa ed io, dal
volere coinvolgere nel progetto Door to door
quanti operano nel contemporaneo: le istituzioni (Fondazione Menna, Fondazione Plart di Napoli), ma anche gli operatori privati, così come
le gallerie (Leggermente Fuori Fuoco, Tiziana
L’
Di Caro, Paola Verrengia), i critici (Stefania
Zuliani, Renata Caragliano), e soprattutto gli
artisti, selezionati sia dalla Soprintendenza che
dai compagni di strada sunnominati. Il Comune
di Salerno, infine, ha sposato il progetto.
Abbiamo dunque, in modo naturale, costruito
una rete di collaborazione, con la volontà condivisa di realizzare un’iniziativa inedita, ma anche
di esplorare una possibilità di relazione professionale che fosse anche umana, e direi etica
nella parità dei partecipanti, pubblici e privati.
Soldi per realizzare la rassegna, molto pochi;
fantasia, tanta; desiderio di divertirsi lavorando, tantissimo.
Così, come Soprintendenza abbiamo assunto
un ruolo di coordinamento e guida, accettando
suggerimenti e confronti - talora difficili, in assenza di mezzi e pecunia - e mirando allo scopo
con coraggio incosciente. A ripensarci oggi, forse, chissà, l’assenza di denaro può essere stato
un vantaggio: ci siamo ingegnati di trovare soluzioni impensate per ogni problema, ed allestire
una mostra fuori dal museo - luogo protetto ed
attrezzato - di problemi logistici ed organizzativi
ne pone tanti.
Sono stati individuati i luoghi, richieste le autorizzazioni ai condominii e i permessi al Comune, e si è cominciato a pensare, direi piuttosto
a sognare, di trasformare i luoghi urbani con
interventi di colore, di suono, di materia, di
luce. Trasformare un vicolo o una piazza è un po’
come trasformare il mondo, in piccolo.
Poi, inaspettatamente sogni o desideri a volte si
avverano, e un giorno, come per magia le opere
di Door to door hanno invaso il quartiere con
allegria, come folate di vento, e sono state a loro
volta animate dalle persone, numerose, che le
hanno ammirate in quegli androni scuri, nelle
piazzette strette tra vicoli e muri, nei cortili
assolati.
Nelle pagine che seguono c’è una memoria di
quei due giorni meteorologicamente instabili,
l’8 e il 9 ottobre 2011, quando molti passi, e voci
e risate, hanno risuonato nel centro storico alto
di Salerno.
L’esperienza ci è piaciuta, e ci ha lasciato la voglia di ripeterla. Speriamo presto.
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FELIX POLICASTRO PAG. 14_15
MUSEO DIOCESANO
MAURA BANFO
RAFFAELA MARINIELLO
FRANCO FONTANA
PIERPAOLO LISTA PAG. 16_19
CONVITTO NAZIONALE T. TASSO
FIORELLA CORSI PAG. 20_21
LIMONAIA, SOPRINTENDENZA
ARCHEOLOGICA
FRANCO CENCI PAG. 22_23
LARGO MONTONE
GIULIA PALOMBINO PAG. 24_25
PALAZZO COPETA
VIA TROTULA DE RUGGIERO, 27
SUSIE J LEE PAG. 26_27
PALAZZO MARTUSCELLI
LARGO SCUOLA MEDICA SALERNITANA
MARIANGELA LEVITA PAG. 28_29
GIARDINI DELLA MINERVA
REBECA MENENDEZ PAG. 30_31
PALAZZO CONFORTI
VIA TASSO, 56
CIRO VITALE PAG. 32_33
ATRIO PALAZZO VIA TASSO, 36
DOMENICO ANTONIO MANCINI PAG. 34_35
PIAZZA ABATE CONFORTI
VIRGINIA FRANCESCHI PAG. 36_37
BALCONCINO VIA GUAIMARO IV
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FELIX POLICASTRO
MUSEO DIOCESANO
CENNI STORICI
Recentemente riaperto al pubblico, il Museo
Diocesano ha sede nel palazzo dell’antico Seminario
minore, senza dubbio una tra le più
rilevanti architetture della città.
L’edificio, fondato dopo il Concilio
di Trento dall’arcivescovo Gaspare
Cervantes, subì nel tempo varie
trasformazioni. L’edificio fu poi
ridisegnato nel XVIII secolo, per
mano di Mauro Manieri, allievo
dell’architetto Ferdinando Sanfelice, sino a pervenire
all’attuale veste ottocentesca, dalle eleganti linee
neoclassiche. Custodisce una preziosa raccolta di
opere d’arte, che documentano le vicende artistiche
salernitane, dal Medioevo al Barocco.
Corro,
Freno e mi pongo in affanno di fronte
a una domanda.
La domanda…
Non lascio molecole di ossigeno ad
altri, mi delizio il palato con fragole
dai gambi dritti e pelosi.
Credo a tutto ciò che mi dicono.
Non mi sorprendo
pur sentendone il bisogno.
Lo spazio si unisce nei volumi
monumentali della città,
Allora corro, corro, e non basta.
Sfiancato mi accorgo del Museo, solo
dietro l’angolo.
Non è stato poco.
FELIX POLICASTRO
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MAURA BANFO
FRANCO FONTANA
RAFFAELA MARINIELLO
PIERPAOLO LISTA
CONVITTO NAZIONALE T. TASSO
CENNI STORICI
Lʼedificio del Convitto Nazionale fu sede del
monastero femminile di S. Maria Maddalena fino al
1453, quando Papa Niccolò V ne sancì l’appartenenza
all’ordine Benedettino. Tenuto in seguito dai Padri
Gesuiti che si insediarono a Salerno nel 1590,
il Convitto è l’esempio di quanto l’Ordine abbia
determinato delle trasformazioni urbanistiche radicali
in quella strada “per la quale si viene che è erta, sassosa,
et habitata da persone di mala vita” come recita un
documento dell’epoca. Nel 1814 i locali divennero
sede del Reale Liceo con annesso Convitto intitolato
prima a S. Luigi, poi a Torquato Tasso.
Door to Door, ideata e promossa dalla
Soprintendente Maura Picciau, ha portato l’arte
contemporanea al Planum Montis,
nel centro storico alto di Salerno.
Opere “site specific” hanno abitato gli antichi
palazzi e gli spazi aperti della città vecchia,
interagendo con gli abitanti e con gli spettatori
accorsi.
Il passato ed il presente, in un gioco di
rispecchiamenti e di rimandi hanno riacceso
la memoria rimossa dei luoghi, riattivato un
interesse per una parte della città, la più distante,
la meno accessibile.
Nell’evento si sono riconosciuti, con naturalezza,
artisti, gallerie, curatori, abitanti, spettatori;
i due giorni vissuti d’arte hanno indicato una
strada da percorrere, una prospettiva di futuro
e di sviluppo possibile e sostenibile per una
comunità tanto legata alla tradizione quanto
proiettata verso un’identità nuova.
NICOLA PALMA
per Leggermente Fuori Fuoco
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FRANCO FONTANA
RAFFAELA MARINIELLO
PIERPAOLO LISTA
19
FIORELLA CORSI
LIMONAIA, SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA
CENNI STORICI
Lʼattuale sede della Soprintendenza Archeologica per
le provincie di Salerno e Avellino occupa l’area
dell’antico convento medievale di Santa Sofia.
L’edificio consta di due corpi di fabbrica uniti tra loro
da un passaggio, cui è annesso un giardino gentilizio
delimitato a nord da mura volute, forse,
dal principe di Salerno Guaiferio a protezione
del suo palazzo. Anche in questo caso la
presenza dei Padri Gesuiti è fondamentale per
un successivo aumento delle volumetrie.
Nel XIX secolo, dopo la soppressione del
Convento, la struttura fu adibita a Tribunale
nelle Capitali della Provincia.
“Quale luogo più adatto di uno scavo archeologico per riflettere
sulla condizione umana?”
FIORELLA CORSI
FRANCO CENCI
LARGO MONTONE
CENNI STORICI
È il centro di un agglomerato monumentale formato
da tre palazzi residenziali settecenteschi, Palazzo
Copeta, Palazzo Ruggi d’Aragona e Palazzo
Conforti e mette in comunicazione via Tasso e via
Trotula de Ruggiero. Il Largo è caratterizzato
dalla fontana settecentesca, un tempo lavatoio
pubblico, costituita da un paramento con
mattoncini rossi e lesene bianche. L’area del
larghetto è delimitata dalle facciate est e sud
di Palazzo Copeta e dal prospetto nord della chiesa di
Santa Maria di Alimundo, attualmente inaccessibile.
SALERNO, ISTRUZIONI PER LʼUSO
1. Sostare fuori del Museo Diocesano, senza intralciare la via [Fèrmate ca‘ e
ascpètt] • 2. Non salire sul furgone del Comune, il materiale verrà portato dagli
operai alla destinazione da lei indicata [Maèstr, ci verimme aropp’] • 3.
Procedere a piedi fino a Largo Montone [I moto e i macchine nn ponn trasì] • 4.
Montare le opere senza danneggiare le pareti della cappella [Facite attenziòn a nun
scassà u muro] • 5. Per favore mentre viene montata l’installazione, familiarizzare con i residenti [Lasciatel o’ cartiel ncopp ì moto, ca avite assaie ragion] • 6.
Riordinare lo spazio e raccogliere residui non usati [Nun v’ preoccupàt ca‘ tanto
qualche cartaccia ce sta semp’] • 7. Quando camminate nei vicoli o entrate nei
cortili, siete pregati di mascherare la sorpresa. [Acca’ ogni particolàr è nu‘piezzo e’
storia] • 8. Attendere con pazienza al tavolo che arrivi la “Sangiovannara”
[Alessa’ teng famm‘, ppe cortesia] • 9. Se passeggiate sul lungomare, guardate la
distesa azzurra ma toglietevi dalla testa la voglia di buttarvi [L’acqua chistu mese è
buia assaje e fredda] • 10. Prima di dormire ascoltare il silenzio di via Tasso, le
voci dei bambini che sembrano di grandi e pregare per l’inaugurazione [Scperàmm
ca’ riman nu’ chiove]
FRANCO CENCI
GIULIA PALOMBINO
PALAZZO COPETA
VIA TROTULA DE RUGGIERO, 27
CENNI STORICI
Il Palazzo sorge in una zona sopraelevata
denominata Plaium Montis,
a mezza strada tra il Monte
Bonadies e la chiesa della
Madonna delle Grazie,
probabilmente sull’area
dell’antico cimitero del
monastero attiguo alla chiesa
suddetta. Il palazzo,
esemplato sui modelli del Sanfelice a Napoli,
risale alla metà del Settecento e costituisce uno
dei più begli esempi di residenza nobiliare
salernitana. La sua posizione panoramica esalta
la bicromia bianco/rossa delle decorazioni delle
volte e delle pareti, generando un’architettura
di grande energia. Sulla volta dell’androne
è affrescato il grande stemma gentilizio
della famiglia Copeta.
Nel video, realizzato con una webcam la notte del 31 dicembre 2010
e subito caricato su Youtube, fingo di essere un anno avanti rispetto
al mondo e di parlare con un interlocutore-intervistatore fantasma.
Grazie a questo meccanismo, descrivo i miei desideri come se
si fossero già avverati.Per Door to door ho manipolato il video,
inserendolo in una finta cornice Youtube e poi proiettandolo
sulla parete del portone di Palazzo Copeta. Esporre HAPPY 2012!
a Door To Door mi ha dato l’occasione di tele-trasportare la stanza
da letto in cui vivo e lavoro in un contesto nuovo e lontano:
un portone scalcinato di un palazzo tra i più antichi di Salerno,
adiacente ad un bellissimo e luminoso cortile circolare la cui vista
domina il centro della città.
GIULIA PALOMBINO
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SUSIE J LEE
PALAZZO MARTUSCELLI
LARGO SCUOLA MEDICA SALERNITANA
LANDSCAPE, 2010
CENNI STORICI
Situato in Largo Luciani, il Palazzo della famiglia
Martuscelli si presume che occupi la zona in cui aveva
sede l’antica Scuola Medica da qui poi il nome del
largo “Scuola Medica Salernitana”. Struttura
complessa che raccorda strade a quote diverse, il
palazzo presenta in facciata una serie di rampe che si
intersecano - portando ai diversi
ingressi dei palazzi che si affacciano
alle via Porta di Ronca, di S. Nicola
e alle scale di S. Lorenzo - creando
una scenografia movimentata e
pittoresca.
Door to door è stata una bellissima esperienza di
condivisione, in cui abbiamo avuto la possibilità
di leggere il passato (il Centro Sorico) attraverso
il presente (le opere di arte contemporanea
installate en plain air). È stata l’occasione per
ricordare a tutti che il nostro patrimonio deve
essere un punto di partenza e non di arrivo.
In una città come Salerno che vive la strada in
modo così passionale, l’idea di trasferire le opere
dal “contenitore” museo alla città è stata efficace
ed emozionante.
TIZIANA DI CARO
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MARIANGELA LEVITA
GIARDINI DELLA MINERVA
IL TRIONFO DELLA VIRTÙ
CENNI STORICI
Antesignano degli attuali Orti Botanici e situato nel
cuore del centro storico della città, il giardino è stato
proprietà della famiglia Silvatico fin dal XII secolo.
Vi si sono coltivate per secoli le erbe medicamentose
studiate e impiegate nelle cure secondo le teorie della Scuola Medica
Salernitana. Il giardino a terrazze, si sviluppa su tre livelli con elementi
architettonici riferibili al XVII e al XVIII secolo. Il sito è inoltre dotato
di un complesso sistema di distribuzione dell’acqua e di un particolare
microclima, favorito dalla scarsa incidenza dei venti di tramontana e
dalla favorevole esposizione che permette ancora oggi la coltivazione
delle antiche erbe officinali.
Il sistema delle acque, i terrazzi vegetati
del Giardino collegati dalla scalea
pergolata, sono uno stimolo costante per
coloro i quali raccolgono i messaggi di
equilibrio e di bellezza che il luogo esprime.
L’installazione di Mariangela Levita si è
inserita con garbo su questa frequenza,
rappresentando un aspetto del legame
profondo che esiste tra storia e architetture
del Giardino.
LUCIANO MAURO
“Il trionfo della virtù”. Concetto su cui ho basato
e creato il mio intervento site specific nel
meraviglioso giardino della Minerva, un trionfo
interpretato con l’uso della foglia oro ed argento,
su stendardi bianchi e neri, alloggiati sul colonnato
dello scalone del giardino,dove le simbologie legate
alla Dea Minerva evocano stilemi del passato
in una chiave ancora attuale al nostro presente.
MARIANGELA LEVITA
28
REBECA MENÉNDEZ
PALAZZO CONFORTI
VIA TASSO, 56
CENNI STORICI
Il palazzo dall’imponente portale poligonale risale
alla metà del XVI secolo; si accede all’edificio attraverso un
ampio cortile dal quale è possibile ammirare la scenografica
scala settecentesca aperta a tre rampe che rimanda a molti
palazzi napoletani di quell’epoca. La struttura è stata pensata
e costruita in funzione della privilegiata posizione geografica
che permette una raggiante luminosità della facciata,
accentuata dagli stucchi bianchi su fondo originariamente
rosa ed oggi blu che decorano le volte dei pianerottoli.
Un buon inizio.
Door to door ha ricordato che
Salerno, oltre la cortina “sfavillante”
delle strade lungo il mare, ha una
profondità che è ricca di storia, che
la storia è un potente alimento per la
cultura, che la cultura non è un
deposito farraginoso e imbarazzante,
ma sa e può dialogare con il
contemporaneo ed essere leva potente
di innovazione. Si deve quindi riconoscere il merito alla
rassegna proposta dalla Sopraintendente Maura Picciau,
curata da Maria Giovanna Sessa, di aver dato vita ad
un’esperienza di “arte urbana” grazie alla collaborazione tra
il Pubblico e l’Impresa privata.
PAOLA VERRENGIA
30
CIRO VITALE
ATRIO PALAZZO VIA TASSO, 36
CENNI STORICI
Di proprietà di una della famiglie più prestigiose
della nobiltà salernitana, i Ruggi D’Aragona, il
palazzo dall’aspetto architettonico imponente si
fa risalire alla conquista normanna del 1076.
L’edificio ha perso nel tempo la sua
configurazione originaria:la parte più antica del
palazzo è quella a ridosso delle scale della Lama
e in un documento del 1761 relativo all’affitto
della parte bassa del palazzo, si parla proprio
dell’androne che ha ospitato l’installazione di
Ciro Vitale : “il forno situato sotto il di lui palazzo sito
in questa città da sopra la chiesa parrocchiale di Santa maria De
Lama colla stanza dove si fatiga il pane, la stufa ed altre comodità
col magazzeno lungo sito sotto l’arco della strada e propriamente
quello che sta a man destra di detta strada…”.
Nel tempo della crisi finanziaria globale, mi è parso molto più
interessante lavorare su un’altra crisi, quella dell’individuo e delle
relazioni di quest’ultimo con la società, il mio scopo è dimostrare,
che anche in città dall’immagine patinata e intrigante come Salerno,
esistono condizioni di vita al limite della dignità umana, sentiamo
continuamente parlare di PIL, BOT, Spread, termini che sembrano
usciti direttamente da un fumetto, per Door to Door ho preferito parlare
di ineguaglianza.
Grazie, Rita.
CIRO VITALE
32
L’ineguaglianza, quasi inesistente nello stato
di natura, ricava la sua forza e il suo incremento
dallo sviluppo delle nostre facoltà e dai progressi
dello spirito umano e diviene infine stabile
e legittima con l’istituzione della proprietà
e delle leggi.
J.J. ROUSSEAU
DOMENICO ANTONIO MANCINI
PIAZZA ABATE CONFORTI
CENNI STORICI
Ritenuta il foro del castrum romano, la piazza ha ancora
oggi una posizione centralissima rispetto
alla pianta della città antica, a raccordo di importanti
edifici ed antichi palazzi gentilizi che oggi ospitano
prestigiose istituzioni culturali come l’Archivio di Stato,
il Convitto nazionale, la Soprintendenza archeologica.
Osservandone la posizione è possibile immaginare il
grande traffico intellettuale che ha animato il luogo in
antico, in antitesi con l’attuale e disorganica realtà sociale.
“Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue
speranze” (T.W. Adorno). Un’operazione di riscoperta e promozione
di un centro antico deve necessariamente essere un momento in cui
chiamare la politica e l’Istituzione a lavorare al recupero della vita
civile di un luogo abbandonato dall’attenzione cittadina, recupero
che passa innanzitutto per la ricomposizione della comunità
che abitava ed abita il luogo. La forma di questo suggerimento non
può che essere quella del messaggio d’amore della scritta sul muro,
correndo anche il rischio del fraintendimento, della perplessità
del vigile urbano dinanzi alle autorizzazioni ufficiali
o dell’indignazione della passante che lo interpreta come un atto
vandalico. Il riconoscimento di questo gesto come gesto artistico
rende quello che sembrava un messaggio privato, un messaggio
universale, in cui la comunità ci si può dunque riconoscere e può
farlo proprio, ora che la parola Arte ha sciolto ogni equivoco.
DOMENICO ANTONIO MANCINI
34
35
VIRGINIA FRANCESCHI
BALCONCINO DI VICOLO GUAIMARO IV
CENNI STORICI
Lʼantico balcone che ha ospitato l’opera di Virginia
Franceschi fa parte dell’impianto urbanistico
tipicamente altomedievale, voluto dal Principe Arechi
II all’indomani del suo
insediamento a Salerno.
Il palazzo è incluso nel quartiere caratterizzato da un fitto labirinto
di viuzze e vicoli angusti - dei
Barbuti, che, probabilmente, deve
il suo nome ad alcuni dipinti
presenti nella chiesa di Santa Maria
dei Barbuti che ritraevano principi longobardi
con lunghe barbe.
L’opera d’arte è il “trait d’union” fra l’artista ed il fruitore,
è il passaggio delle emozioni fra chi racconta e chi ascolta.
È stato bello ritornare nel passato del centro storico di Salerno,
ad esporsi e colloquiare col contemporaneo.
VIRGINIA FRANCESCHI
36
BIOGRAFIE
BIOGRAFIE
FELIX POLICASTRO
Nasce nel 1961 in Venezuela,
dove ha vissuto fino all’età di 11
anni. Vive e lavora nella piana
del Vesuvio. Da tempo la sua
ricerca artistica è votata alla
definizione del “progetto divino” e cioè il tentativo di instaurare un rapporto intellettuale tra l’uomo, la natura e il
divino in formule compositive
sospese tra memoria, storia e
mito. Dal 2000 si cimenta
nell’utilizzo di nuovi materiali,
quali vetroresina, cartapesta,
rame e cera. Ha tenuto mostre
in Italia, Belgio, Londra, Francia, Principato di Monaco,
Miami, Sudafrica, Scozia, Iran
e Atene.
Nell’anno 2011 presenta l’istallazione Lo Stato dell’Arte al Padiglione Italia alla 54° esposizione internazionale d’arte
della Biennale di Venezia.
Le ultime esposizioni le ha tenute al Plart di Napoli Cose In/
Possibili nel 2011 e Notext nel
2010. Nel 2009 ha installato la
scultura in policarbonato “Il
Tuffatore” a Roma, in Piazza di
Spagna, in occasione dei Campionati Mondiali di Nuoto.
Parte dei suoi lavori sono esposti a Napoli, al Museo Astronomico di Capodimonte, a Palazzo Reale e al Plart, Museo
dell‘Arte e della Plastica.
Le opere dell’artista sono frutto di molteplici e pazienti accostamenti fra forme e segni
simbolici, spesso primitivi ed
essenziali, tali da comporre un
alfabeto grammaticale visivo di
elementi che lo stesso aggrega
e contamina tra emersioni e
riassorbimenti continui, alla
costante ricerca di un’armonia
rappresentativa. Nell’opera
fatta di singoli frammenti, un
mosaico pensato come uno
spazio semiotico e d’esplorazione visiva, come un campo in
cui le procedure linguistiche e
tecniche giocano un ruolo fondamentale di conoscenza. Gli
scatti Polaroid, queste “immaMAURA BANFO
gini-cartolina”, come le ha deÈ nata nel 1969, vive e lavora a finite Maura Banfo, diventano,
Torino, dove sin dalla fine degli così, lo strumento attraverso il
anni Novanta ha svolto una ri- quale l’occhio dell’artista ricerca visuale improntata pre- percorre gli spazi della città, il
valentemente alla fotografia e segno e il simbolo di un ricoral video. Inquadrature irrego- do, un prezioso indizio della
lari ed eccentriche sono le ca- memoria narrativa del luogo.
ratteristiche dei suoi soggetti:
immagini evocative per la ca- RAFFAELA MARINIELLO
pacità di raccontare delle sto- Fotografa nata a Napoli nel
rie, delle quali gli oggetti sono 1961, è conosciuta per le sue
silenziosi testimoni.
ricerche sul paesaggio e per la
Tra le sue ultime mostre perso- sua sensibile attenzione al rapnali ricordiamo: HOME presso porto esistente tra l’uomo e i
la Galleria Alessandro Bagnai luoghi che questo abita e attradi Firenze (2008), Saluti da
versa. Ha esposto in numerose
Salerno… presso la Galleria
mostre in Italia, Francia, CaLeggermente Fuori Fuoco di
nada. Nel 1991 inizia una camSalerno a cura di A. Demma
pagna fotografica sulla clamo(2010), Made in Turin a Palazzo rosa chiusura della fabbrica
Birago di Torino, In un palmo di Italsider di Bagnoli. Napoli vemano presso Marena Rooms
duta immaginaria è l’ultima
Gallery di Torino a cura di Ga- serie d’immagini realizzate su
briella Serusi (2011).
Napoli, esposte nel Museo del
Al Convitto Nazionale,per Door Maschio Angioino a Napoli,
to Door l’artista presenta alcu- alla galleria Lawrence Rubin di
ne polaroid della collezione
Milano e alla galleria Ronchini
Galleria Leggermente Fuori
di Terni. L’artista attualmente
Fuoco; al centro del progetto
vive e lavora a Napoli. Le opere
della Banfo è proprio lo strudella Mariniello, collocate nel
mento utilizzato, una macchina Convitto Nazionale per Door to
Polaroid 600, con il suo carat- Door, testimoniano l’esito ultiteristico linguaggio immediato, mo di una matura ricerca che
intimo e spontaneo, a scandire da anni privilegia proprio l’uril tempo, lo spazio e il colore di bano come territorio d’indagiquesto racconto urbano. Saluti ne e di creazione, si nega con
da… Salerno nasce con l’inten- decisione ad ogni tentazione
zione, quindi, di costruire
documentaria, non è cronaca e
un’opera unica, una “planime- neppure racconto, e senza ritria luminescente” della città, nunciare alla didascalia, che da
Elevazione, esposta al Museo
Diocesano per Door to Door, domina il simbolismo della croce,
combinato con la leggerezza
delle peculiari forme ellittiche,
sovente impiegate da Policastro in funzione antropomorfa.
40
sempre è completamento e,
assieme, perversione di ogni
fotografia, fa delle sue immagini, dilatate nelle dimensioni
come pure nei tempi, lenti e
pazienti, dello sviluppo e della
stampa, un campo di forze di
forme e di colori - che non ha
bisogno di riconoscersi in un
luogo specifico. Certo, il gioco
dei riscontri e la scoperta delle
prospettive è possibile: è nel
porto di Salerno, nel suo centro antico e nella sua periferia
che l’artista ha scelto di mettere alla prova il suo sguardo, ma
poi la fotografia, che è impronta e icona della realtà, trova le
sue ragioni più vere proprio
nella distanza, senza misura,
che la lega al dato di realtà,
all’evidenza delle cose. Proprio
come la città, che non si fonda
sulle pietre e che neppure può
identificarsi completamente
nei suoi monumenti riconoscendosi, piuttosto, nella comunità che nel tempo ha desiderato, costruito, anche distrutto le sue mura, in un processo che non ha fine se davvero la città, come la fotografia,
è «il perenne esperimento per
dare forma alla contraddizione» (S. Zuliani)
pubblica, per la prima volta, un
portfolio con testo di Piero Racanicchi. Ha ottenuto importanti riconoscimenti e premi,
in Italia e all’estero; nel 2006
ha ricevuto la laurea honoris
causa in design dal Politecnico
di Torino. Sono note le sue collaborazioni con riviste e quotidiani: Time-Life, Vogue Usa, Vogue France, Il Venerdì di Repubblica, Sette, Panorama, Epoca,
Class, Frankfurten Allgemeine,
New York Times.
Le sue città e i suoi paesaggi,
intrisi di luce, sono privi di volume come disegni astratti dalle forme geometriche, nei quali
preserva solo i piani e i colori.
Nelle immagini di Door to Door,
Salerno: una metafisica dello
sguardo: “fotografare è possedere, un atto di conoscenza e di
possesso profondo” e con questo spirito, l’autore, si è immerso nel paesaggio di Salerno
alla ricerca dei segni primari e
nascosti per costruire il suo
ritratto della città. “Franco
Fontana, che pratica da molti
anni una tangenza con il mondo dell’arte e degli artisti, capovolge questo luogo comune e
introduce nell’ambito dell’immagine fotografica la torsione
che appartiene alla storia della
FRANCO FONTANA
pittura, adoperando rigorosaFotografo modenese nato nel
mente gli strumenti del lin1933, è dotato di uno spiccato guaggio fotografico. Egli si
senso del colore che ricerca e
mette nella posizione del duelricrea dall’inizio del suo agire lo, nella frontalità istituzionale
artistico, elaborando un perdel fotografo di fronte al dato,
corso iconico verso l’astrazione ma non lascia scattare il dito
e la sintesi della forma colore. sulla macchina precipitosaComincia a fotografare nel
mente, bensì promuove una
1961 e nel 1963 espone alla
serie di relazioni e di rispecTerza Biennale Internazionale chiamenti, per cui arriva
del Colore a Vienna; l’anno
all’immagine mediante un raldopo Popular Photography gli
lentamento mentale e l’assun-
41
zione di una posizione di lateralità rispetto al proprio mezzo…” (A. Bonito Oliva)
PIERPAOLO LISTA
Nasce a Salerno nel 1977. Attualmente vive e lavora a Paestum. La Galleria Milano presenta per la prima volta a Milano sia la sua pittura che le fotografie. Nel 2008 tiene a Salerno la sua prima personale di
lavori fotografici e poi nel 2010
partecipa a diverse collettive:
Cercasi immagine, Convento
Domenicano, Altomonte (Cs);
Menzione speciale Premio Opera
per l’Opera, Teatro comunale di
Bologna; Sfilata di Pittura, Artandgallery, Milano; Avventure
minime. Miocinesia nell’arte
oggi, Salerno; Miart, Galleria
Milano.
I lavori fotografici di Pierpaolo
Lista creano un mondo ludico,
manuale e minimale popolato
di oggetti e materiali comuni,
manipolati e assemblati con
un’abilità artigianale che appare antica nella scrupolosità
della costruzione e tuttavia
moderna nell’energia creativa
e nella rielaborazione linguistica del procedimento di riproduzione fotografica.
L’artista diviene attore, parte
integrante della fotografia, oltrepassandone la concezione
estetica di registrazione della
realtà preesistente, colta sul
fatto. In Door to Door, al Convitto Nazionale, le fotografie rappresentano ambientazioni,
scenari come piccoli teatri, realizzati con materiali modesti
carta e filo di ferro e quindi
sottoposti a un intervento illuminotecnico che li modella, ne
avvolge gli elementi composi-
tivi e ne riscrive il significato,
plasmando le ombre e lasciando affiorare una patina trascendente e un sottotesto metafisico.
teste che, gettate nel buco del
formicaio, assecondano una
naturale metafora sulla trasformazione delle cose.
Non sarebbe un evento strano
- sembra dire Fiorella Corsi FIORELLA CORSI
se il tutto sprofondasse in un
Vive e lavora a Roma. Laureata buco della terra; se le formiche
in Pedagogia presso l’Univer- ritornassero a essa con il loro
sità agli Studi di Roma con una bottino; se, al contrario, si adtesi su Filosofia della Storia,
densassero nel giallo di un licontemporaneamente ha fre- mone, nella sua scorza. Non
quentato i corsi di pittura
sarebbe strano se, alla fine,
nell’Accademia di Belle Arti di evaporassero (le teste, le forRoma, tenuti da Giulio Turcato. miche: il tutto) nel suo acre
La sua attività va dalla pittura
profumo, così come avviene
all’incisione, dalla pittura alla nel sogno dell’arte, “in uno dei
installazione. Noti sono i suoi mondi possibili” (R. D’Andria)
interventi in spazi pubblici
e privati.
FRANCO CENCI
Tra i suoi recenti lavori si riNasce a Monterotondo nel
cordano in Giardino Garzoni
1958, si laurea presso la catte(Collodi) - Scultura per Piazza
dra di Storia dell’Arte ContemItalia e Albero della Cuccagna
poranea dell’Università di
(2011/2012). Cosmografie alla
Roma. Dal ‘79 all’‘83 partecipa
Galleria André di Roma (2010). alle iniziative della Mail Art.
Un Altare per Gea per la Fonda- Le sue più importanti mostre
zione Fiumara Arte di Catania personali sono nel 2001 al Il
(2008/2009).
Ponte Contemporanea, Roma;
Nell’opera esposta da Fiorella nel 1994 allo Lo Studio, Roma;
Corsi in Door to Door, “non c’è nel 1992 alla Galleria Yanika,
solo la metafora; c’è anche la
Roma; nel 1990 alla Galleria
metafora che si dà in trasforIl Minotauro, Roma.
mazione.” Questa non sottende Attualmente vive e lavora
solo un semplice luogo d’origi- a Roma. In Vietato Vietare, conne, ma il luogo nelle sue mate- cepita per Door to Door, Cenci
rie: in una sbrecciata fontana
installa cartelli con avvisi lungo
con scalone, in un fondale di
i muri di Largo Montone, acspellati intonaci; soprattutto, canto a finestre e porte; nel
in un rinsecchito limoneto,
vano coperto, illuminato da
tenui luminarie, monta, a mo’
residuo d’ombra di equilibri
di parete di ex-voto, un assemperduti. E in ognuna di tali
blaggio di avvisi raccolti in Itacose trovano origine anche le
lia e rielaborati negli ultimi
formiche, che si affollano sul
anni. È un piccolo catalogo di
lastricato della fontana, alle
quei tanti divieti e richieste
quali la Corsi affida la sua
che ci circondano e ci obbligacreatività visionaria.
Le formiche, infatti, sono infa- no ad interloquire con un invisibile “altro”. Fuori però da
ticabili portatrici di piccole
42
questo contesto quei messaggi
vanno incontro a cortocircuiti
logici e si colorano di ambiguità. Sparendo l’oggetto e il luogo
della disputa diventano incomprensibili e surreali, ed inutilmente prolissi, quando a volte
l’ignoto estensore ricorre al
linguaggio di burocratico. “Da
questa giungla di richiami più
o meno autoritari Franco Cenci
ne ha estratti alcuni rimaneggiati liberamente, a volte pittoricamente e a volte concettualmente, che costituiscono una
sorta di decalogo di irreprensibili ed ingenui comandamenti”
(F. Scrivano)
GIULIA PALOMBINO
Nata a Napoli nel 1985, ha
compiuto gli studi a Caserta e
risiede attualmente a Berlino.
Ha conseguito la laurea in Arti
Visive e dello Spettacolo
all’Università IUAV di Venezia,
ha partecipato al progetto Erasmus presso lo Bauhaus di
Weimar e si è specializza in Illustrazione alla Central Saint
Martins di Londra. Ama definirsi “illustratrice”, soprattutto con la tecnica del disegno,
infatti, realizza le sue opere
che spesso prendono vita grazie alla sua esperienza con
l’animazione digitale.
Nonostante la sua giovane età
ha già esposto i suoi lavori più
volte in Italia, in Germania
e in Inghilterra:
Central Saint Martins Final
show at Candid Arts Gallery,
London,(2009), Now here
Nowhere, Kaleidoskop Art
forum & showroom,
Berlino,(2009), The Venture,
Kaleidoskop Art forum &
showroom, Berlino, (2009),
LUMEN, arte contemporanea in
controluce, curata da Augusto
De Luca, Mara De Falco e Iabo,
Complesso Monumentale di
Santa Sofia, Salerno, (2010),
AVVENTURE MINIME, microcinesie nell’arte di oggi, curata
da Antonello Tolve, Archivio
Generale, Sede storica, Ex
Convento di San Lorenzo, Salerno, (2010), LOVE PHARMACY (con Violeta Caldrès),
Giornata del Contemporaneo,
Galleria Paola Verrengia, Salerno, (2010), Ziguline Poster
Edition, Galleria Mondo Bizzarro, Roma, Dicembre 2010.
Ha partecipato, nel maggio
2010 all’iniziativa Audiendo,
promossa dalla Soprintendenza di Salerno con il video di
animazione Everything that is
perfectly useless to know,
ispirato al libro di Stefano
Benni Pane e tempesta.
Nel video proiettato per Door
to Door in Palazzo Copeta,
Happy 2012, la Palombino finge
di essere un anno avanti rispetto al mondo e di parlare
con un interlocutore-intervistatore fantasma. Grazie a questo espediente descrive i suoi
desideri come se si fossero già
avverati. Il contrasto tra il fare
un po’ annoiato ed un po’ sofisticato della protagonista e
l’ambiente popolare e decadente in cui il video andrà collocato dona particolare intensità ed esalta la sottile malinconia di cui è intrisa l’opera.
“2006 Emerging Artist of the
Year” per l’ “intelligenza, emozione e sensualità” della sua
arte video. I lavori della Lee
sono stati esposti a livello nazionale, anche al Denver Art
Museum (Denver) e Blanton
Museum of Art (Austin) e a livello internazionale in Italia
(Galleria Tiziana Di Caro, Salerno, e Artefiera Bologna, Bologna), e alla Hyundai Gallery,
Seoul, Corea. È stata vincitrice
del “2010 Stranger Visual Art
Genius Award” per il suo lavoro di scultura, video e performance. Nel 2011, il Portland
Art Museum ha scelto lei come
uno dei destinatari del Northwest Contemporary Art Award.
L’opera Landscape, presentata
per Door to Door, è parte di un
progetto intitolato Still Lives,
che ha avuto origine negli Stati
Uniti, per poi svilupparsi a Salerno nel 2010. Qui l’artista ha
incontrato gli ospiti della Casa
Albergo “Immacolata Concezione”, che sono divenuti i
soggetti di una serie di ritratti,
che sono la sintesi di strutture
compositive che richiamano
le pitture nere Francisco Goya
e le esperienze di artisti quali
Andy Warhol, Lutz Mommartz
e Robert Wilson. I ritratti non
sono intesi come momenti fermi, ma strutture progressive,
gradualmente ritmate dal passare del tempo. Le opere si
presentano come fotografie,
ma la ripetuta osservazione lascia scoprire fugaci movimenti,
SUSIE J LEE
come il respiro o un cambiaPoco dopo aver completato il
mento di espressione. Lansuo Master of Fine Arts, presso dscape è ispirato a Cabezas en
l’ Università di Washington,
un paiesaje di Goya, di cui Susie
Susie J.Lee è stata riconosciuta J. Lee ripropone la struttura
dal settimanale di Seattle come compositiva articolata come
43
una diagonale spezzata, che
forma un angolo con la linea
del “paesaggio” retrostante.
Mentre in Goya è naturale, qui
è un’emulazione, rintracciata
accidentalmente nel tessuto
urbano.
MARIANGELA LEVITA
È nata ad Aversa nel 1972, vive
e lavora tra Napoli e Londra.
Ha esposto in varie mostre in
Italia e all’estero e ha realizzato
importanti opere pubbliche. A
Napoli ha ridisegnato con i
suoi wall paintings il Padiglione
Palermo dell’ospedale Cardarelli, dove sono ricoverati
i detenuti sotto sorveglianza
(2007); nella Stazione della
Metropolitana di Mergellina è
presente l’opera Self-definition
(2008), mentre un grande mosaico geometrico in vetro semitrasparente riveste il Ponte
Don Bosco - che collega la Stazione a Capodichino - dal titolo
Geometrical sequence in color
(2009).Tra i suoi ultimi lavori
ricordiamo, nel 2011, quello
per il “Premio Maretti” a cura
di Eugenio Viola, Museo Pecci,
Prato e quello per la “Collezione IGAV” a cura di Alessandro
Demma, Castiglia Saluzzo, Cuneo. Nel 2010 ha partecipato
a Polyphiloprogenitive video art,
curata da Gerry Paci, Bedford,
UK; In Cantiere a cura di Luca
Bradamante, Cantiere via Alamanni, Milano; Pop Porn - art
in video curata da Uturns, Hoxton Underbelly, London, UK.
Per Door to Door ha progettato
una nuova installazione sitespecific, Il Trionfo della Virtù, nei
Giardini della Minerva. Sedici
stendardi, otto bianchi e altrettanti neri, collocati sulle
colonne dello scalone e del
belvedere del giardino, esibiscono disegni in foglia oro e
argento con simbologie legate
al mito della Dea Minerva
(R. Caragliano)
REBECA MENÉNDEZ
È nata ad Avilés (Asturie - Spagna) nel 1976. Tra le sue più
recenti mostre personali e collettive si ricordano: PHOTOESPAÑA 12. Madrid. Galeria AranaPoveda (2012); Arte Fiera Bologna 2011, Galleria Paola Verrengia, Bologna, Italia; ARTBO
2011, Bogotá, Colombia. Stand
Galería Espacio Líquido; LO
QUE ME PASA A MÍ, Galería
AranaPoveda, Madrid (2011);
Todo comienza por el fin del momento, Galería Espacio Líquido. Asturia;
Los pies bajo mis ruinas, Galería
Ana Vilaseco. Vigo. Spagna;
Desnudando a Eva, en los Institutos Cervantes de Belgrado y
Praga (2010).
Il lavoro di Rebeca Menéndez,
così come documentato nelle
opere presentate per Door to
Door in Palazzo Conforti, muove dall’apparente normalità
degli ambienti familiari e intimi, salotti o camere da letto, da
cui l’artista riesce ad estrapolare la singolarità dell’eccezionale. Le fotografie di grandi
dimensioni mostrano gli interni di antiche dimore che dallo
stato di abbandono lasciano
emergere lo scorrere del tempo. Questi suggestivi ambienti
sono abitati da misteriose figure femminili, bloccate nell’immobilità, in cui i loro corpi
sembrano rimanere in attesa di
qualcosa che sta per compiersi.
L’artista parte da un contesto
reale ed interviene sull’immagine con l’intromissione di
elementi perturbanti come la
distorsione degli oggetti, l’introduzione di elementi estranei, inquadrature che alterano
i punti di vista attraverso l’uso
del digitale.
Oltre ai lavori fotografici l’artista realizza opere su carta ed
installazioni, wall drawings in
vinile e feltro che raffigurano
bambine apparentemente intente nei loro giochi. Un filo
rosso collega una figura all’altra, stabilendo una relazione di
dipendenza ma in un nesso
causa-effetto.
CIRO VITALE
È nato a Scafati nel 1975. Ha
studiato presso l’Accademia di
Belle Arti di Napoli. Specializzatosi in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo viene selezionato prima dall’Accademia
di Belle Arti di Carrara per il
corso “Arteinformazione” nel
2004 e poi per il corso di Arti
Visive della Fondazione A.
Ratti di Como nel 2008.
Il lavoro dell’artista si può definire eclettico: infatti, per realizzare le sue opere utilizza i
più disparati strumenti dell’arte contemporanea dal video al
suono, dalle fotografie al disegno, adoperando materiali diversi come legno, neon o stoffa.
La prerogativa delle opere di
Vitale è quella di soffermarsi
su temi politico-sociali che
tradotti nel linguaggio minimale dell’arte arrivano allo
spettatore attraverso forti sensazioni empiriche. Nel caso
dell’installazione di via Tasso,
in cui l’artista mira a creare un
44
collegamento ideale tra l’interno e l’esterno del Palazzo,
l’elemento cardine è il suono,
attraverso il quale il pubblico
entrerà a far parte dell’opera;
seguendo le voci e i rumori di
fondo sarà facile immergersi
nella dinamicità del luogo ma
sarà altrettanto forte il contrasto creato dalla luce che sottolinea importanti elementi architettonici, rinviando ad
un’epoca lontana e restituendo
valore simbolico al Palazzo
Ruggi d’Aragona.
DOMENICO ANTONIO MANCINI
È nato nel 1980 a Napoli dove
vive e lavora. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di
Napoli dove si è diplomato nel
corso sperimentale Quarta Pittura e successivamente si è
specializzato in Arti Visive e
Discipline dello Spettacolo. Ha
tenuto personali in spazi pubblici e privati e partecipato a
importanti rassegne in Italia e
all’estero. Tra le più recenti
mostre personali si ricordano:
Altre Resistenze alla Fondazione
Morra Greco di Napoli (2011),
Transit 1 al MADRE, Museo
d’arte Contemporanea di
Napoli(2009) e The Swiss cube
# 6 all’Istituto svizzero di Roma
(2009). Tra i venti finalisti del
Premio Cairo 2010, ha partecipato in seguito a numerose
collettive tra cui Focus ItalyThe Crisis of Confidence alla
Biennale di Praga(2011) e Vieni
a prendere un caffè da noi presso
Eva Menzio a Torino (2011).
Per Door to Door è intervenuto
sul grande muro di Largo Conforti con un progetto realizzato
ad hoc, esibendo una scritta
lunga venti metri di vernice
bianca, tratta dai Minima moralia del filosofo Theodor W.
Adorno. La frase recita: “Non
si tratta di conservare il passato ma di realizzare le sue speranze” ed è stata scelta dall’artista, per differenziarsi, non
nei modi ma nel contenuto,
dalle tante scritte che compaiono sui muri delle città.
(R. Caragliano)
VIRGINIA FRANCESCHI
Nata a Pozzuoli (Na), ha insegnato educazione fisica dal
1963 al 1996, realizzando laboratori di esperienze corporee e
danze etniche; dal 1997 al 2000
ha frequentato corsi di aggiornamento su tecniche corporee,
musicali, artistiche e relazionali e su tecniche di tintura naturale. Nel 2000 Inizia ad
esporre le sue opere, frutto
della ricerca su materiali e colori, a Salerno, a Milano ed a
Rouen, mentre dal 2008 dirige
un laboratorio di cucito creativo Agoscrittura.
Attualmente vive e lavora a Salerno.
L’opera Addentare, presente nel
percorso di Door to Door è stata
realizzata con inserti di tessuto
di seta, cotone e lino in varie
gamme tonali di verde, percorsi da un acceso ed incisivo segno rosso che ne definisce le
campiture creando l’effetto di
punte acuminate. Tali elementi
sono aggregati sì da comporre
una fitta tessitura prodotta da
un complesso di delicati gesti
operativi di cui appare la traccia in ogni singolo e minimo
segno. La Franceschi dichiara:
“… gli errori di taglio, i difetti
dei tessuti, una piccola matassa
di fili colorati sono spesso il
punto di partenza per il mio
viaggio creativo”. L’opera tessile creata dall’artista è formalmente una e molteplice, lasciando visualmente percepire
i suoi elementi costitutivi in
varie scale di ingrandimento,
così come la letteratura, l’arte
più affine a quella tessile, in
cui è possibile isolare un passo,
un brano, un frammento che
tuttavia conserva intatta la forza poetica dell’intera opera.
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Finito di stampare
nel mese di aprile 2012