Riparazione o sostituzione - MDN dicembre 2008
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Riparazione o sostituzione - MDN dicembre 2008
20 business - l’officina www.motodealernews.it MOTO DEALER NEWS dicembre 2008 L’AZIENDA: Quando una moto esce dal periodo di garanzia, cominciano i problemi su come gestirne la manutenzione. Scopriamo quanto tempo dedicare ad una moto e come gestire il cliente Riparare o sostituire, il dilemma del responsabile di officina e piena di grandi aspettative per il futuro. La moto nuova è come una bambina appena nata, riceve affetto e incoraggiamento universali, appena tentenna tutti accorrono per aiutarla a fare i primi passi. Il cliente esce dal nostro negozio con la sua bella moto nuova, tutto soddisfatto del suo acquisto. Da quel momento, il compito di tenerla in perfetto stato di manutenzione è solo suo, a noi resterà solo l’onere di servirlo qualora si presentasse alla nostra porta con un problema. Il cliente non sa, però, che uno stormo di avvoltoi lo aspetta fin dall’uscita della concessionaria e che lo seguirà fino a casa, e da lì in avanti, pronto ad avventarsi su di lui al primo momento di debolezza, mirando – ovviamente – al suo portafogli. D’altro canto, la moto nuova, appena ritirata, inizia subito ad invecchiare. Perde valore sin dai primi istanti di vita, anche se per per “nuova” si dovrebbe intendere, ragionevolmente, una moto con non più di due anni di utilizzo. In questo lasso di tempo, infatti, ogni intervento necessario per ripristinarne o assicurarne la piena funzionalità, altro non dovrebbe essere che un’operazione di normale SOSTITUZIONE. La moto nuova è infatti coperta dalla garanzia della Casa madre – sotto certe condizioni contrattuali – e il ruolo dell’officina difficilmente andrà al di là della semplice sostituzione di un componente soggetto a normale usura. Se dovesse verificarsi un problema diverso, però, nascerebbe subito il dilemma per chi deve gestire l’officina: sostituire, o riparare? E come addebitare i differenti costi connessi? La sostituzione L’olio del motore si usura, accumula detriti e sporco dagli ingranaggi, gradualmente perde la specifica caratteristica chimica che ne garantisce un certo grado di viscosità. L’olio motore va pertanto sostituito, come pure il filtro dell’olio, il filtro dell’aria, magari le pastiglie dei freni, ecc… Si tratta di interventi semplici, che potrebbero essere fatti anche direttamente dal cliente. D’altro canto, un mezzo nuovo, comunque entro i 24 mesi di età, non dovrebbe richiedere particolari riparazioni o sostituzioni. Se anche dovesse rompersi qualche componente, interviene, per Legge, la Casa madre attraverso LA GARANZIA. In questo caso, il problema con il cliente non si pone, tutti gli interventi in garanzia sono regolati da appositi “tempari”, compilati preventivamente dalla casa madre per ogni specifico lavoro da eseguire. A volte il problema riguarda il riconoscimento del lavoro in garanzia, ma si tratta di casi isolati, spesso risolti con l’accumularsi delle segnalazioni sul guasto specifico e inatteso, il più delle volte risolto con operazioni di richiamo o di sostituzione del pezzo incriminato in occasione del primo tagliando. Quando si parla di una moto nuova o seminuova, bisogna considerare il mezzo come in un momento magico. Un momento in cui l’usura dei consumabili e dei materiali, gli agenti atmosferici, lo specifico decadimento causato dall’utilizzo da parte del conducente, non hanno ancora scalfito lo smalto, la perfetta efficienza, il candore di un prodotto “appena uscito di fabbrica”. I bulloni sono ancora intonsi, i filetti sono ancora puliti, le plastiche non si sono rotte, le piastre metalliche non si sono ancora arrugginite, i tubi della benzina sono ancora morbidi, le guarnizioni dei carter si distaccano con facilità, il grasso è ancora presente ovunque, le guaine sono pulite, i cablaggi non si sono ancora ossidati, tutti i dadi coincidono con le viti ed i rispettivi fori, e via dicendo per ogni minimo componente della moto. Insomma, un irripetibile incanto. Non c’è motivo pertanto, in una situazione ideale come quella della moto nuova, per il quale si rendano necessari a volte interventi importanti. La sostituzione riguarda solo un lavoro mnemonico e di routine, dove il meccanico ripete un intervento che dovrebbe conoscere bene: svita questo, toglie quello, poi stacca lì, stacca là, il pezzo nuovo c’è, lo mette qui, per poi procede a ritroso rispetto allo smontaggio. Con uno sforzo a volte minimo, la sostituzione è fatta. Un lavoro pulito, su cui difficilmente possono nascere contestazioni da parte del cliente, normalmente predisposto a questa prima fase di controlli periodici, indispensabile per mantenere attiva la garanzia. Bastano un po’ di esperienza, normali utensili, buona volontà ed il tempo necessario, in base alle tabelle della casa madre, ma anche del “buon senso”. Dove nasce, quindi, il problema? I prezzi sono noti, il lavoro è chiaro, il difetto è riconosciuto dalla Casa, la sostituzione si fa in questo modo, la moto è attuale, non un cimelio storico, non dovrebbe perciò presentare sorprese. Un’attenta gestione dei primi due anni di vita di una moto da parte della Casa costruttrice e della sua rete di officine autorizzate dovrebbe quindi permettere al cliente di avere la moto in perfetta efficienza ad un costo controllabile e al dealer/officina di vivere senza problemi il primo periodo di manutenzione programmata. La moto nei suoi primi due anni vive quindi una vita felice, spensierata La riparazione Ora torniamo alla realtà d’officina, a quello che, invece, purtroppo accade alla maggior parte delle moto in circolazione da poco più due anni. Per riparare queste moto si entra in un terreno ignoto, dove le possibili casistiche si moltiplicano a ventaglio, all’infinito. Cerchiamo quindi di immaginare una situazione reale e piuttosto comune all’interno di un’officina. Il tubo del serbatoio è rinsecchito dal tempo e dall’evaporazione della benzina, non viene più via, è durissimo e sembra cementato. Cosa faccio? Per arrivare sotto al serbatoio lo devo togliere completamente. Decido di tagliarlo con cura lungo l’estensione di uscita del rubinetto, ma quando lo tocco si stacca. Il tubo ora è da sostituire, una cosa necessaria ma alla quale il cliente potrebbe obiettare: ”ma come, prima andava bene e non perdeva!”. Una situazione simile potrebbe poi ripetersi per ogni pezzo sostituito al di fuori di quanto concordato, inevitabilmente. A questo punto, io meccanico ho già perso qualche minuto in più rispetto all’ipotesi di lavoro con una moto nuova, senza contare la spesa non preventivata in materiali di consumo, per preparare un tubetto della lunghezza giusta nel caso specifico. L’esempio potrebbe complicarsi ulteriormente, senza che ci si allontani troppo dalla realtà. Alzo con cura il serbatoio e gli attacchi in gomma che appoggiano sul telaio sono incollati, la gomma con il tempo si è seccata. Uno di essi si lacera quando sollevo il serbatoio e non si può più rimontare. Mi tocca armeggiare tra i numerosi materiali di consumo e ingegnarmi per fabbricare un nuovo supporto adeguato per il serbatoio. Trovo un modo per fissarlo al telaio senza modificare la moto o il telaio stesso. Ma ho perso parecchi altri minuti. Ancora, sotto al serbatoio, trovo uno dei fili che, a causa delle vibrazioni del motore, ha tolto la vernice da una traversa del telaio, che ora risplende come prima che venisse verniciato. Anche gli altri fili rischiano di scoprirsi, cosa faccio? Se sono un meccanico coscienzioso, uso del nastro isolante per eliminare rischi di corto business - l’officina www.motodealernews.it circuito e con una fascetta fisso i cavi in modo che non vibrino più. Così facendo noto però una staffa dei relè che è totalmente arrugginita e un po’ crepata, andrebbe smontata, carteggiata completamente e riverniciata... Come si può vedere, l’esempio potrebbe andare avanti all’infinito. Il problema è che nessuno mai pagherà per il tempo speso alla risoluzione di questi piccoli inconvenienti! Se la riparazione viene fatta di mia iniziativa i clienti potrebbero addurre che si tratta di “lavori inventati”, contestandomi il costo esposto nel conto. Se lo lascio così, mi rode la coscienza perché so di non aver fatto un lavoro a regola d’arte; probabilmente, se lo stesso cliente lo vedesse, direbbe “mettiamolo subito a posto”. Lui però non c’è, non è qui a seguire il lavoro e io non posso nemmeno fermarmi ogni due secondi per chiedere al responsabile dell’officina (eventualmente esistesse) cosa fare o non fare. Nel frattempo l’orologio non smette di camminare. Un’altra situazione tipica potrebbe invece essere questa. Sopra al carter motore c’è da svitare una vite a brugola, tutta sporca e incrostata. È talmente ossidata che, nonostante la mia perizia, la pazienza ed esperienza, nel cercare di fare leva, si rovina l’esagono incavo, la chiave a brugola non permette di forzare quanto servirebbe. Provo quindi ad usare la pinza a ginocchiera, poi sostituisco la vite ma, ahimè, anche se riesco a far scattare la pinza attorno alla brugola, sfortunatamente non c’è sufficiente spazio di manovra, devo togliere anche quella staffa che sorregge il tubo che prende dentro il telaio e così via, tolgo altri pezzi, che non c’entrano nulla con la riparazione, ma che mi permettono di svitare questa benedetta vite a brugola. Anche se andassimo avanti per ore a descrivere cosa succede in officina quando si mettono le mani sulla moto per una banale riparazione, il risultato non cambierebbe. “Ma cosa ci vuole a svitare una vite e a riparare quel pezzo?” direbbe l’ignaro cliente. “Ma perché tutte queste ore di mano d’opera?”. Come si fa, allora, a spiegare punto per punto come vanno realmente le cose in officina? Magari, la stessa moto che ha il suo amico ha subito un’usura diversa, pur nello stesso lasso di tempo. Una moto non può essere confrontata con un altra, ogni moto ha una storia a sé! Ogni moto quando invecchia lo fa in modo diverso, in maniera imprevedibile da qualsiasi progettista o meccanico. Si apre così un ventaglio di casistiche infinite ed inimmaginabili a priori, basta qualche corso di formazione per meccanici o qualche dealer meeting, per farsene un’idea. MOTO DEALER NEWS dicembre 2008 La riparazione Veniamo alla riparazione, che spesse volte è una vera e propria arte! È l’arte della manualità, l’arte dell’improvvisazione, l’arte della creatività, l’arte soprattutto di risolvere problemi che non abbiamo mai incontrato prima, e che non sono prevedibili né risolvibili a tavolino. Il tutto ottimizzando al meglio tempo, qualità del lavoro e affidabilità dell’intervento. Riparare significa inventarsi manovre e attrezzi “ad hoc”, che forse useremo solo una volta, per quella moto specifica. La riparazione è l’arte di saper fare, ma saper fare veramente e con passione, quasi al fine unico del piacere in sé. Perché se consideriamo il tempo e l’inventiva spese per ogni intervento, i costi reali delle vere riparazioni sarebbero oggi totalmente fuori mercato! L’ultimo a sapere come stanno davvero le cose in officina è il cliente. Alla fine, però, è anche quello più ingannato. Non tanto perché il lavoro non viene fatto, ma perché di sicuro non è possibile fare un lavoro di fino in ogni dettaglio con i soldi che è ragionevole chiedere! Quindi, il bravo riparatore veloce nel lavorare perché ha sempre meno tempo, ma scrupoloso - alla fine è quello che fa il lavoro con coscienza e nel giusto, con un occhio all’orologio, l’altro al risultato, ed un terzo occhio ai costi finali da addebitare al cliente! Il bravo riparatore è però anche quello che riesce a distaccarsi da tutto ciò che andrebbe fatto davvero e a fare solo l’essenziale, fare cioè solo quanto strettamente necessario per risolvere solo il problema contingente e nulla più. In conclusione, la vera riparazione, o più in generale riparare le cose che si sono rotte, e farlo in modo che vi sia un miglioramento, è totalmente insostenibile economicamente per il cliente ed improponibile da parte del bravo riparatore. Al riparatore coscienzioso, comunque, rimane la frustrazione di non poter “fare del tutto quello che va fatto”, ma non può farci niente, perché questa sua arte è ormai fuori mercato! La figura del meccanico è comunemente associata a quella di colui che rifabbrica i pezzi, tornisce, salda, martella, piega, adatta e crea soluzioni. Sicuramente questa figura non esiste più, se non nell’immaginario collettivo. Al giorno d’oggi, il mondo delle moto è popolato da pezzi e ricambi pronti, parti da adattare e soluzioni già parzialmente preconfezionate. Più che un costruttore di pezzi di ricambio, il meccanico moderno andrebbe visto come una persona che si limita a sostituire i pezzi danneggiati della moto con ricambi nuovi. Non era così negli anni 50 o 60, dove la disponibilità di ricambi e soluzioni non era quella di oggi ed era necessario, invece, ingegnarsi e fabbricare letteralmente la gran parte dei pezzi per ogni parte da modificare. Oggi una figura di meccanico così professionale e formata dal punto di vista prettamente tecnico, non esiste più, ma non è più nemmeno necessaria considerando le moto di recente progettazione, già studiate all’origine per essere mantenute con il minor sforzo e costo per la Casa costruttrice e la sua rete di officine. Esistono, ovviamente, delle eccezioni: in alcune rare officine c’è ancora infatti “il vecchio meccanico”, portatore di una spiccata capacità manuale e di un’esperienza lunga una vita. Quello che manca però è il passaggio di questa conoscenza verso le generazioni più giovani, spesso perché ormai non più necessaria. Conclusione Il destino delle moto pare essere quello di diventare beni di consumo “usa e getta”, soprattutto a causa dei forti costi richiesti dall’eventuale riparazione. Nella stragrande maggioranza dei casi diventeranno semplici mezzi da usare finché funzionanti, proprio come orologi, cellulari e lavatrici. Basta pensare al ritmo di uscita dei nuovi modelli e all’onere in capo alle Case madri di produrre e rendere disponibili i pezzi di ricambio. Oggi le politiche del post-vendita delle varie società costruttrici di moto sono politiche che si occupano “forzatamente” del prodotto nei primi due anni, dopodiché la moto entra in una fase di rapido oblio, dimenticata da tutti, seguita da un ufficio in fondo all’ultimo corridoio della Casa madre, con pochi impiegati abbandonati al loro destino, che non sanno più cosa rispondere alla clientela. Il post-vendita è un servizio che la Casa madre deve fornire per forza, ma è solo un servizio di facciata, una formalità. Il post-vendita serve solo a rassicurare il cliente che sarà assistito anche dopo l’acquisto, altrimenti difficilmente comprerà una moto nuova. Consideriamo, poi, che a nessuno conviene vivere con i soli ricavi delle riparazioni, senza cercare di vendere anche qualche ricambio, ad esempio filtri, guaine o altro, in pratica, all’officina serve vendere ricambi nuovi. Quando ci portano una moto usata da riparare, però, lasciamo stare le “modifiche” e gli interventi fuori dal concordato o da quanto previsto dalla Casa costruttrice, limitiamoci a 21 lavoretti veloci e sicuri nel risultato – evitiamo il più possibile di inoltrarci nella giungla delle diverse usure a cui può essere soggetta una moto. Ricordiamoci che l’unica cosa che vende essenzialmente l’officina è la manodopera. Con questa si dovrebbe cercare di coprire almeno i costi di gestione e di sfruttare bene il tempo, non per molare vecchi bulloni arrugginiti per interventi da “martire”, ma per montare ricambi nuovi, semplici da montare, o al limite accessori. Evitiamo il più possibile gli interventi, anche quelli apparentemente importanti, su una moto molto vecchia. Lasciamo questi lavori di riparazione ai restauratori o agli appassionati che non hanno da far quadrare un bilancio a fine anno. La moto vecchia, infatti, rimane troppo a lungo in officina in attesa di un pezzo particolare e ha bisogno di continui e complicati interventi di riparazione, in un’avventurosa lotta contro usura e ossidazioni. Ricordiamoci che i costi della manodopera in questi casi sono poco visibili, poco valutabili in fase di accettazione del mezzo e quindi decisamente difficili da giustificare al momento di emettere il conto. Sono i tempi a dettare legge: bisogna essere il più possibile veloci e “indolore”. di Alessandro Muscinelli