Donne letterate proto-femministe nella Venezia del XVI secolo

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Donne letterate proto-femministe nella Venezia del XVI secolo
Donne letterate proto-femministe nella
Venezia del XVI secolo: Moderata Fonte e
Lucrezia Marinelli
Ruggero Soffiato
1
MODERATA
FONTE
(Venezia
1555‐1592)
LUCREZIA
MARINELLI
(Venezia
1571‐1653)
“Voi siete uomini perché noi siamo donne”1
1Moderata, F., Il Merito delle donne, a cura di Chemello, A., Mirano, Editrice Eidos, 1988 p. 133.
2
La situazione delle donne nella società veneziana del secolo XVI
La discriminazione sembra essere la caratteristica principale che può sinteticamente definire e
caratterizzare il ruolo delle donne nella società veneziana ( ma anche in quella italiana ed europea )
del XVI secolo. Una discriminazione di tipo verticale, comune a tutti i livelli della società: Patrizi,
Cittadini e Popolo.
Le donne vengono abilmente convinte di essere libere , anche attraverso il coinvolgimento (ma non
la partecipazione) nelle fastose cerimonie pubbliche che celebrano quello che verrà poi definito il
mito della libertà veneziana2. Anche la religione ha un ruolo determinante nell’affermare la
discriminazione tra i sessi: la donna è infatti stata creata da una parte dell’uomo ed è inoltre
colpevole della perdita della grazia perpetua, ragione per cui deve restare sottomessa per espiare la
colpa originale.
L’insieme di questi aspetti consente di far accettare alle donne europee un ruolo totalmente
subalterno all’uomo: tutta l’organizzazione sociale è incentrata sul maschio, in particolare sul
primogenito, per tutti gli altri è previsto un ruolo secondario3. Il compito principale delle donne è
comunque quello di maritarsi e procreare, assicurando alla famiglia del marito la discendenza, ma
anche – specialmente nelle famiglie patrizie – quei rapporti parentali che possano conferire
prestigio e quindi accesso alle cariche più importanti4.
Già fin dalla loro nascita le donne si devono infatti scontrare con l’atteggiamento negativo del padre
( e spesso anche della madre): per la famiglia dover provvedere alla dote significava diminuire il
patrimonio familiare, mentre il maschio l’avrebbe incrementato. Questo era il principale motivo per
il quale le bambine delle famiglie patrizie, ma anche delle famiglie dei cittadini benestanti (tra i
sette e i dodici anni), venivano rinchiuse in un monastero in attesa della decisione “se maritarle o
monacarle”5 . Il costo della retta non diminuiva il patrimonio e l’eventuale dote monacale era di
molto inferiore a quella per il matrimonio.
2Martelli, D. Polifonie, Le donne a Venezia nell’età di Moderata Fonte (seconda metà del secolo XVI),
Padova, CLEUP,, 2011 p. 42.
3E’ noto come in questo Venezia rappresenti un’ eccezione, almeno per quanto riguarda gli aspetti
patrimoniali: tutti i figli, sia maschi che femmine, hanno diritto ad una eguale quota di eredità.
4Ivi, p. 277.
5Ivi, p. 155.
3
Anche e soprattutto nel campo dell’istruzione la discriminazione appare particolarmente evidente:
le bambine, a differenza dei maschi, generalmente, non frequentano la scuola6. Solo in qualche
famiglia, sia patrizia che cittadina particolarmente illuminata, le ragazze ricevono una educazione
simile a quella dei maschi: imparano il latino, leggono i classici e sono in grado di scrivere con
proprietà ed eleganza.
Venezia, però, si distingue rispetto ad altre situazioni italiane ed europee per una maggiore
attenzione alla situazione della donna.
Ciò è dovuto alla particolare natura dello Stato veneziano: il commercio d’oltremare costringe gli
uomini a lunghe assenze e quindi gli affari della casa (intesa anche come ditta) sono spesso affidati
alle donne. Inoltre è importante notare come il diritto veneziano, seppur con le sue peculiarità, sia
derivato direttamente da quello romano. In quest’ultimo le donne godevano
maggiore
considerazione rispetto a quello germanico, allora utilizzato anche in Italia a seguito della
dominazione longobarda e franca7: le donne possono ereditare al pari dei fratelli (anche se con
notevoli limitazioni per i beni immobili), possono fare esse stesse testamento, hanno diritto ad una
dote congrua, possono testimoniare in giudizio, ma, soprattutto, possono esercitare un’attività
economica anche a livello imprenditoriale8, stipulando contratti commerciali e di locazione, oltre
che dare ed ottenere prestiti, rilasciare quietanze .
Venezia è anche l’unica città nella quale alle donne fosse concesso di praticare attività sportiva ed
anche gareggiare. Sin dal 1493 esse possono competere in una regata a loro riservata, e lo faranno
fino alla fine della Repubblica9
Anche a Venezia, tuttavia, le donne non possano ricoprire nessun tipo di carica politica: esse,
pertanto, devono essere sempre, o quasi, rappresentate dal marito o dai fratelli maschi, ed hanno
come destino il matrimonio o il convento.
6Anche in questo Venezia costituisce un’eccezione: le bambine vanno alla scuola pubblica, ma in
percentuale minima rispetto ai maschi e non possono comunque accedere agli studi superiori.
7Plebani T., Storia di Venezia città delle donne, Padova, Marsilio, 2008, p. 59.
8Per una ampia trattazione sull’argomento si veda il numero monografico della rivista “Archivio Veneto”
( Sesta serie, n. 3 -2012), Donne, lavoro, economia a Venezia e in Terraferma tra medioevo ed età moderna.
In particolare si vedano i saggi di Paula Clarke e di Edoardo Demo.
9Miani M.P., Le regate delle donne, in Plebani, T., Storia di Venezia città delle donne, op. cit. pag. 109.
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Dobbiamo aspettare il 1773 perché una donna, Caterina Dolfin, moglie del Procuratore di San
Marco Andrea Tron, abbia un ruolo, seppur semi ufficiale, nella vita politica della Repubblica di
Venezia10.
La letteratura misogina
Non è certamente possibile in questa sede elaborare un profilo, seppur parziale, della misoginia
nella storia, ma può essere utile qualche accenno al fine di meglio comprendere le motivazioni agli
scritti delle nostre proto femministe.
Il pensiero occidentale, fin dalle sue radici greche, è sempre stato antifemminista, se non,
addirittura, violentemente misogino.
“Socrate e i suoi allievi riconoscevano alla donna una uguaglianza morale ma niente di più: né
eguaglianza politica né giuridica, né, ancor meno, fisica. La sensualità era solo un ostacolo di cui la
ragione doveva sbarazzarsi”11. Non sono molto diverse le posizioni antifemminili di altri filosofi e
scrittori: in primo luogo la considerazione di Aristotele che afferma che la donna è soltanto il
terreno sul quale l’uomo può spargere il suo seme. Epicuro è ancora più drastico: «Il rapporto
carnale non ha mai fatto bene a nessuno e si può già stimarsi fortunati se non nuoce. Il saggio non si
sposerà e non avrà figli e nemmeno si abbandonerà all'amore»12.
Ci risparmiamo le definizioni ed i commenti di altri grandi filosofi, compresi quelli di alcuni grandi
Padri della Chiesa cattolica: Giovanni Crisostomo, Sant’Agostino, Tommaso d’Aquino, Tertulliano, per
non parlare dei pronunciamenti delle varie sinodo succedutesi nei secoli e sempre allineate su giudizi
estremamente negativi, e ciò fin quasi ai giorni nostri.
Sono anche stati prodotti testi misogini esplicitamente satirici: in epoca antica è famosa la satira sesta di
Giovenale Contro le donne13, da alcuni considerato il suo capolavoro. In epoca medievale fu molto
conosciuto un libello scritto da Gilles Bellemère, vescovo di Avignone dal 1380 al 1408, intitolato Le
quindici gioie del matrimonio14, in cui si vuole dimostrare come queste gioie siano in realtà quindici malanni,
di cui le donne sono le sole colpevoli.
10Di Stefano P., Caterina Dolfin in L’enciclopedia delle donne, www.enciclopediadelledonne.it. Ultima
consultazione 22/05/13.
11Duché J., Il primo sesso. Storia della condizione femminile, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1974,
pp. 204-207.
12Ivi, pag. 205.
13Giovenale, Contro le donne, versione integrale e cura di Vivaldi, C. Roma, Newton Compton , 1993.
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Ma lo scritto che a noi interessa maggiormente è quello di Giuseppe Passi, intitolato I difetti donneschi15.
Si tratta di un ponderoso tomo di circa 350 pagine, pubblicato nel 1599, nel quale è raccolta una
serie di esposizioni fortemente critiche sulle donne e sui loro comportamenti. Sono 35 capitoli,
ognuno dedicato ad un “difetto”: si va da quello relativo alle “donne superbe” a quello sulle “donne
maghe, incantatrici, venefiche, malefiche, superstitiose, fattochiere, strie, strigimaghe” o a quello su
“donne volubili, incostanti, instabili, leggere, credule, sciocche e scempie”, solo per citarne alcuni.
Le argomentazioni vengono svolte con uno straordinario sfoggio di erudizione: a supporto vengono
citati ben 244 autori antichi e moderni, di cui viene fornito un elenco in ordine alfabetico 16 e le cui
citazioni, molte in latino, si intersecano con le affermazioni dell’autore.
Si cita questo volume per il fatto che alle argomentazioni contro le donne risponde in maniera
specifica una delle nostre letterate proto femministe: Lucrezia Marinelli. Il suo libro, che ha lo
stesso numero di pagine di quello del Passi, si intitola infatti La nobiltà e l’eccellenza delle donne,
co’ difetti et mancamenti de gli homeni 17. Si vedranno nel paragrafo specifico dedicato all’autrice le
modalità di risposta.
La letteratura elogiativa
14Bellemère J. Le quindici gioie del matrimonio, traduzione di Dettore, U. Roma, Newton Compton , 1994.
15Passi G., I donneschi difetti, appresso Jacopo Antonio Somasco, in Venetia, MDXCIX.
16L’elenco degli autori citati parte da Accursio, per continuare poi con S. Agostino per finire con Xenarco.
Ma troviamo anche Avicenna, Cicerone, Dante, Epicuro, Petrarca, S: Paolo, Seneca, Senofonte e molti altri
noti, e meno noti.
17Marinelli L. La nobiltà e l’eccellenza delle donne, co’ difetti et mancamenti de gli homeni, appresso Gio.
Battista Ciotti sanese – all’insegna dell’Aurora, in Venetia, MDCI.
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Non mancano però anche intellettuali e scrittori che contestano le voci misogine: ne citiamo
soltanto alcuni.
Il primo, ma soltanto in ordine di tempo è Galeazzo Flavio Capra (1487 – 1537) che scrive un trattato
intitolato Della eccellenza e dignità delle donne18 le cui conclusioni esprimono, nel confronto con gli uomini,
la vittoria in favore delle donne.
Seguono poi, durante tutto il corso del secolo altri trattati e trattatelli come quello di Vincenzo Moggi, dal
titolo Un brieve trattato dell’Eccellentia delle Donne, che però già nel sottotitolo Vi si è poi aggiunto
un’essortatione a gli huomini perché non si lascino superare dalle Donne, mostrandogli il gran danno che
lor è per sopravenire19 sembra evidenziarci da quale parte sta l’autore.
A Padova viene pubblicato nel 1538 un breve libello polemico di un certo Giacomo Guidoccio intitolato
Difesa delle Donne Contra la falsa narrazione di Onofrio Filiriaco intorno l’operationi loro20.
A Venezia, nel 1554, essendo autore nientemeno che Luigi Dardano, Gran cancelliere dell’illustrissimo
Senato Vinitiano, esce un ponderoso volume, intitolato La bella e dotta difesa delle donne in verso e prosa21,
parte in versi, parte in prosa che, attraverso una serie di episodi storici, mette in risalto la virtù di molte
donne.
A Treviso si pubblica, nel 1593, L’assonto amoroso in difesa delle donne di un anonimo Academico
Solingo22.
Citiamo per ultima l’opera del maggiormente noto Sperone Speroni (1500-1588) dal titolo Dialogo della
dignità delle donne23, nel quale ancora una volta vengono ragionati i maggiori meriti delle donne rispetto agli
uomini.
18Capra ( o Capella) G.F., Della eccellenza e dignità delle donne, 1525.
19Moggi V., Un brieve trattato dell’Eccellentia delle Donne, etc., Bresci, per Maestro Damiano de Turlini,
1545.
20Guidoccio G., Difesa delle Donne Contra la falsa narrazione di Onofrio Filiriaco intorno l’operationi
loro, appresso Paolo Meietti, Padova, 1587.
21Dardano L., La bella e dotta difesa delle donne in verso e prosa, per Bartolomeo detto l’Imperatore,
Vinegia 1554.
22Solingo A. L’assonto amoroso in difesa delle donne, appresso Aurelio Reghettini, Libraro sotto la loggia
in Trevigi, 1593.
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Le donne artiste
Non è certo questa la sede per una ricognizione sulle donne artiste apparse nel XVI secolo:
pensiamo sia però utile citarne alcune, in particolare veneziane, operanti nel periodo in cui sono
vissute le nostre proto femministe, o in periodi vicini, al fine di meglio dare l’idea dell’ambiente
artistico e culturale in cui esse si trovano a vivere.
Le citazioni saranno particolarmente utili al fine di poter considerare le profonde differenze che
emergono tra loro e le nostre due autrici.
Il gruppo più numeroso è certamente quello delle poetesse, ci limitiamo a ricordare quelle più
famose e delle quali quasi sicuramente le nostre due conoscevano le opere.
Veronica Franco (Venezia 1546-1591). È personaggio molto famoso nei circoli intellettuali
veneziani del suo tempo, di cui era protagonista apprezzata. Poetessa e scrittrice raffinata, ma anche
nota “cortigiana” animatrice del noto ridotto di Ca’ Venier, amica del Tintoretto24, diventa un
personaggio storico nel momento in cui Enrico III, re di Francia, in visita a Venezia nel 1574, la
onora di una sua “visita”25.
Gaspara Stampa (Padova 1523 – Venezia 1544), è un esempio tipico di quelle situazioni
particolari, di cui si è parlato sopra, di figlie alle quali la famiglia, certamente agiata, assicura una
istruzione intellettuale superiore, in difformità dal costume corrente. Gaspara conosce infatti il
latino, forse anche il greco e può studiare retorica, grammatica, musica e canto ( fu anche notevole
musicista). La sua casa è frequentata da numerosi intellettuali, tra cui l’editore Francesco
Sansovino, al quale Gaspara dedica alcune opere26. È assidua frequentatrice del ritrovo letterario di
Domenico Venier.
23Speroni S., Dialogo della dignità delle donne in Speroni, S. Opere, Tomo I, appresso Domenico Occhi, in
Venezia 1740.
24Perocco D., Veronica Franco, in Plebani, T., Storia di Venezia città delle donne, op. cit. pag. 84.
25Schiavon, A., Veronica Franco, in Le stanze ritrovate, Antologia di scrittrici venete dal quattrocento al
novecento, Mirano, Editrice Eidos,1991, pagg. 46 - 55.
26Perocco, D., Gaspara Stampa, in Plebani, T., Storia di Venezia città delle donne, op. cit. pag. 99.
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Le sue opere poetiche, in massima parte rime d’amore, sono in sintonia con la cultura letteraria del
tempo, chiaramente riferite allo stile di Petrarca anche se filtrato dalla lezione di Pietro Bembo27.
Maria Savorgnan (fine sec. XV - inizio sec. XVI), della cui vita poco si conosce, la sua fama è
dovuta alle sue 77 lettere scritte a Pietro Bembo tra il 1500 ed il 1501, con il quale ebbe una intensa
storia d’amore28.
Sono lettere molto ben scritte, con all’interno anche alcune rime, importanti soprattutto perché
fanno da specchio alle riflessioni del Bembo in un cruciale momento della sua vita letteraria, ma
che hanno comunque una loro dignità artistica.
Non sembra invece significativo il numero delle pittrici operanti nel periodo considerato (fine sec.
XV - inizio sec. XVI), ma ne ricordiamo soltanto una: Marietta Tintoretto (1560-1590). Figlia
prediletta di Jacopo Tintoretto, dal quale mai si separò. Oltre che raffinata musicista fu anche
ritrattista di grandissimo valore. Di lei è rimasto un solo quadro, ma i critici del suo tempo la
esaltarono come artista eccelsa: “Nel disegno e nel colore […] fece opere tali che l’uomo ebbe
meraviglia del suo ingegno”29.
Le scrittrici proto femministe
In un ambiente culturale così attivo e stimolante, a contatto con i migliori intellettuali ed operatori
culturali del tempo, le scrittrici “femministe” che pubblicano le loro opere tra la fine del XVI e la
metà di quello successivo sono tre: Moderata Fonte, sinonimo di Modesta da Pozzo, Lucrezia
Marinelli ed Arcangela Tarabotti. Ci si occupa qui delle prime due in quanto la terza è oggetto di
altra ricerca.
Moderata Fonte30
Come già detto, Moderata Fonte è lo pseudonimo di Modesta da Pozzo (o Pozzo). Nacque il 15
giugno 1555 dal padre Hieronimo e da Marietta dal Moro. Il nome Modesta le fu imposto in quanto
nata nel giorno dei santi Vito e Modesto. Il padre era benestante e apparteneva alla classe dei
27Zancan, M, Gaspara Stampa, in Le stanze ritrovate, Antologia di scrittrici venete dal quattrocento al
novecento, Editrice Eidos, Mirano, 1991, pagg. 36-44.
28Perocco, D., Maria Savorgnan in Plebani, T., Storia di Venezia città delle donne, op. cit. pag. 85.
29Luce, M., Marietta Tintoretto in Plebani, T., Storia di Venezia città delle donne, op. cit. pag. 78.
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Cittadini. Rimasta orfana giovanissima, ma erede di una notevole fortuna, fu posta prestissimo in
convento, dal quale fu fatta uscire dal nonno acquisito Prospero Saraceni, e fu quindi ricongiunta al
fratello di poco più grande.
Alla modesta educazione ricevuta in convento si aggiunse quella ricevuta in casa del nonno,
avvocato e non contrario all’educazione delle fanciulle. Modesta era dotata di eccezionale
intelligenza e talento, in possesso di una memoria prodigiosa. Seguì poi la zia Saracena (sorellastra
della madre) quando questa sposò il nobile bellunese Giovanni Nicolò Doglioni, laureato a Padova,
notaio. Questi era persona colta, anticonformista, favorevole all’affermazione culturale e sociale
delle donne. In questo ambiente Modesta sviluppa la sua passione per lo scrivere e comincia a
pubblicare le sue prime opere: Tredici canti del Floridoro (1581), Le Feste, (1581) ed altri minori.31
Sposata nel 1583, a 27 anni, con l’avvocato Filippo Zorzi, antepone i suoi doveri di moglie ai propri
interessi letterari. Partorisce quattro figli e le è fatale l’ultimo parto, che la conduce alla morte nel
novembre 1592, a trentasette anni32.
La sua opera maggiore e più conosciuta resta comunque Il Merito delle donne.
La composizione dell’opera ebbe inizio probabilmente intorno al 1588, forse come risposta ad un
libello Vera narratione dell’operationi delle donne, di un certo Onofrio Filiriaco pubblicato a
Padova nel 1586. Si tratta anche in questo caso di un pamphlet violento, composto sulla scia della
misoginia espressa nel clima della Controriforma.33
Fu pubblicato postumo per opera dello zio Doglioni nel 1600, ma forse anche per sollecitazione
dell’editore Domenico Imberti, che probabilmente era un concorrente dell’editore Ciotti 34, che
30Stranamente il Dizionario Biografico degli Italiani non riporta alcuna voce per questa Autrice. Per la sua
biografia è quindi necessario rifarsi al testo Vita della Sig.ra Modesta Pozzo De Zorzi nominata Moderata
Fonte descritta da Gio. Nicolò Doglioni, l’anno MDXCIII, inserito nel volume F. Moderata, Il merito delle
donne, a cura di Chemello, A. op. cit., p. 3-10.
Per la presente ricerca è stata anche utilizzala la nota biografica di Cox, V. Fonte, Moderata (1555-1552), per
il sito della New York University, 2004. (www.nyu.edu) . Ultima consultazione : 15/05/2013.
31Per l’elenco completo delle opere si veda Martelli, D. Polifonie, Le donne a Venezia nell’età di Moderata
Fonte (seconda metà del secolo XVI), CLEUP, Padova, 2011 pag. 518.
32Per una biografia più dettagliata si veda Martelli D., Ivi p. 501-517.
33Martelli, D., Ivi, pag. 514
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nello stesso anno aveva pubblicato il volume di Lucrezia Marinelli 35. Il testo non fu più riedito e
dobbiamo ad Adriana Chemello la sua riscoperta e ripubblicazione nel 1980 36. Da allora l’interesse
per l’Autrice si è risvegliato e numerosi sono i saggi a lei dedicati.
Il Merito delle donne è un testo in forma di dialogo tra un gruppo di sole donne, che si trovano a
discutere nel giardino di una di esse.
Ci vengono presentate all’inizio dell’opera: “La prima di esse avea nome Adriana che era vecchia e
vedova; la seconda era una sua figliola da marito nominata Virginia; la terza era una vedova
giovane, che si nomava Leonora; la quarta era detta Lucrezia maritata da assai tempo; la quinta
Cornelia giovene congiunta a marito; la quinta Corinna giovene dimmessa e la settima Elena, [...]
per esser di fresco maritata, avea come interlasciata tal compagnia […].37
Il gruppo sembra essere una rappresentazione della società delle donne veneziane del tempo, nelle
varie situazioni di vita in cui ciascuna si veniva a trovare, e ciò consente all’autrice di sviluppare
una serie di dialoghi e di ragionamenti esprimendoli da diversi punti di vista.
Gli argomenti che vengono discussi sono numerosi, fornendoci uno spaccato vivace della società
veneziana e della condizione delle donne alla fine del secolo XVI.
Nei dialoghi emergono le situazioni negative legate alla condizione femminile: la mancata
istruzione, innanzitutto, la soggezione al marito e la difficoltà a rompere un matrimonio, il doversi
occupare quasi esclusivamente della casa, la monacazione forzata, il problema delle meretrici.
34Ma secondo Virginia Cox, potrebbe anche essere avvenuto il contrario. Ciò fa comprendere come l’attività
editoriale fosse in Venezia parte attiva della vita culturale.
35Martelli D. Polifonie, Op. cit. p. 516
36Adriana Chemello è professore aggregato di Letteratura Italiana e di Letteratura e studi di genere presso il
Dipartimento di studi linguistici e letterari (DISLL). Università di Padova.
37Moderata F., Il Merito delle donne, a cura di Chemello, A., Mirano, Editrice Eidos, 1988 pag. 15.
11
Per contro vengono esposte le possibilità che potrebbero avere le donne di dimostrarsi superiori agli
uomini se solo venisse loro concesso di istruirsi.
In sintesi, ciò che Modesta vuole dimostrare è che le donne, se solo fossero lasciate libere di
studiare, di esprimersi, di lavorare, di essere padrone del proprio destino, potrebbero essere pari ed
anche superiori agli uomini.
Lucrezia Marinelli38
Lucrezia, come Gaspara Stampa e le altre donne artiste, deve la sua formazione culturale ad un
particolare ambito familiare, aperto e disponibile a fornire alle figlie un’istruzione superiore,
rappresentando quindi un’eccezione rispetto alle abitudini correnti.
Lucrezia, nata nel 1571, sviluppa quindi in casa le sue eccezionali qualità personali: è dotata per la
musica, suona e canta, studia la filosofia e scrive con stile elegante. Si sposa in età insolitamente
avanzata (come d’altronde Moderata), ma ha comunque due figli. Muore nel 1653, a 82 anni.
La sua prima opera, La Colomba sacra, viene pubblicata a Venezia nel 1595. Si tratta di un poema
eroico in quattro canti sulla vita della vergine martire Colomba, eroina cristiana.
Dopo questo esordio, numerose sono le opere pubblicate sempre dallo stesso editore Ciotti, tutte di
notevole successo. Come riportato sopra, sembra sia stato lo stesso editore Ciotti a sollecitarle la
redazione dell’ opera, alla quale è maggiormente legata la sua fama, intitolata La nobiltà e
l’eccellenza delle donne, co’ difetti et mancamenti de gli homeni, e pubblicata nel 1600. Fu poi
ristampata nel 1601 e poi ancora nel 1621, a testimonianza di un duraturo successo.
L’approccio narrativo è completamente diverso rispetto a quello di Moderata. Mentre Moderata ci
presenta un dialogo articolato tra donne a sostegno della tesi della loro superiorità sugli uomini,
Lucrezia vuole rispondere polemicamente punto per punto alle affermazioni esposte nel testo di
Giuseppe Passi, contestandole con vivaci argomentazione ed esempi.
Nella seconda parte, poi, sembra sfogare una rabbia sopita per secoli da tutto il genere femminile
di cui si erge a paladina e procede a maltrattare piuttosto duramente l’altro genere, evidenziandone
ogni sorta di difetti, cercando di relazionarli con le corrispondenti virtù delle donne.
Riportiamo, per brevità, un esempio: le donne vengono presentate “forti & intrepide” con esempi
di coraggio, abnegazione e sprezzo della morte. Vengono nominate per prime le donne veneziane
che prendono le armi e le artiglierie, dopo che gli uomini sono fuggiti e combattono fieramente
contro l’armata dei Turchi salvando l’isola di Curzola; vengono poi nominate Martia Bronchia che
prende le armi del marito fuggito e salva Pisa, poi la madre di Cleomene, re spartano, che incita il
figlio a non accettare la pace offerta dai nemici pur essendo essa loro prigioniera e minacciata di
morte, quindi la moglie e le figlie di Mitridate che preferiscono uccidersi piuttosto che essere
schiave del vincitore. Ed infine si cita Cleopatra che, pur di non partecipare al trionfo di Cesare, si
uccide.
38Per una biografia completa e per un elenco ragionato delle sue opere si veda: Zaja, P. Marinelli Lucrezia in
Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto per l’Enciclopedia Italiana Treccani, Volume 70, 2007.
12
Per contro ci viene presentata una serie di uomini “vili paurosi e di poco animo”. Ecco quindi
l’imperatore Onorio che fugge davanti all’esercito nemico senza combattere, o Antonio che si
nasconde nella palude mentre i suoi uomini combattono. Numerosi anche gli episodi di viltà tratti
dall’Ariosto e dal Tasso.
Lucrezia poi si lancia a contestare alcuni autori, in particolare Ercole Tasso e Monsignor Arrigo di
Namur la cui opinione che sia sbagliato ammogliarsi viene “narrata e rifiutata” con il sostegno di
grandi filosofi, pensatori e legislatori del passato come Catone, Teofrasto, Pitagora, Solone.
Conclusione
Probabilmente per la prima volta nella storia due scritti femminili portano all’attenzione di un
pubblico certamente non limitato la questione della condizione della donna nella società dell’epoca.
Pur con modalità di scrittura completamente diverse, ma con sfoggio di grande erudizione,
entrambe desiderano dimostrare come le donne, al di là delle opinioni espresse nella storia da
filosofi, teologi, letterati, esse non solo possono, ma sono state, nella realtà, superiori agli uomini.
Con stile maggiormente filosofico ed argomentativo Moderata, con forte vis polemica Lucrezia,
entrambe sembrano aver raggiunto l’obiettivo di convincerci della bontà a giustezza della loro tesi.
A conclusione di questo breve discorso, ed a conferma di quanto fosse forte il convincimento di
questa scoperta superiorità, riportiamo il famoso sonetto di Moderata che viene recitato da Corinna,
che nella finzione letteraria è la proiezione della stessa Moderata.
Libero cor nel mio petto soggiorna,
Non servo alcun, né d’altri son che mia,
Pascomi di modestia, e cortesia,
Virtù m’essalta, e castità m’adorna.
Quest’alma a Dio sol cede, e a lui ritorna,
Benché nel velo uman s’avolga, e stia;
E sprezza il mondo, e sua perfidia ria,
Che le semplici menti inganna, e scorna.
Bellezza, gioventù, piaceri, e pompe,
Nulla stimo, se non ch’a i pensier puri,
Son trofeo, per mia voglia, e non per sorte.
Così negli anni verdi, e nei maturi,
Poiché fallacia d’uom non m’interrompe,
Fama e gloria n’attendo in vita, e in morte.
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BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Bellemère J. Le quindici gioie del matrimonio, traduzione di Dettore, U. Roma, Newton Compton , 1994.
Capra ( o Capella) G.F., Della eccellenza e dignità delle donne, 1525.
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Duché J., Il primo sesso. Storia della condizione femminile, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1974.
Giovenale, Contro le donne, versione integrale e cura di Vivaldi, C. Roma, Newton Compton , 1993.
Guidoccio G., Difesa delle Donne Contra la falsa narrazione di Onofrio Filiriaco intorno l’operationi loro, appresso
Paolo Meietti, Padova, 1587.
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sanese – all’insegna dell’Aurora, in Venetia, MDCI.
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Padova, CLEUP, 2011.
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