Diapositiva 1 - Licei Manzoni

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Diapositiva 1 - Licei Manzoni
Socrate
… La vita è una donna che danza, e che finirebbe d’esser
donna se lo slancio che la solleva, potesse lei obbedirvi sino alle nuvole.
Ma come noi non possiamo andare all’infinito egualmente
lei torna sempre se stessa.
Fedro
Appena tu parli, generi il necessario, e le tue immagini non soffrono
di rimanere immagini.
Guardatelo il vago drappello, solenne e insieme leggero.
Entrano come anime.
Socrate
Per gli Dei, le chiare ballerine!
Le loro mani parlano, e i loro piedi sembrano scrivere: quanta passione in creature che si studiano d’usare sì felicemente delle loro morbide energie. Ogni difficoltà m’abbandona, non c’è problema che al momento
m’eserciti, tanta è la gioia con cui obbedisco alla mobilità di quei corpi.
Guardate quella la più esile e la più assorta nella giustezza pura: chi è mai?
Erissimaco
L’ammirevole e l’estrema ballerina, Athikté.
Fedro
Ma guardiamo..
Le immagini si fondono, dileguano…O Erissimaco, esiste un sogno che
significhi più di tormenti e di pericolose alterazioni per i nostri intelletti?
Socrate
Questo, ma è precisamente il contrario d’un sogno, caro Fedro.
Fedro
Io sogno la dolcezza indefinitamente moltiplicata da se stessa..
la mia presenza si smarrisce nel dedalo di grazie dove ciascuna
si perde con una compagna e si ritrova con un’altra.
Socrate
Anima voluttuosa.
Ma il contrario d’un sogno cos’è Fedro, se non qualche altro sogno?
Un sogno di rigore e di tensione, nato dalla ragione stessa. E cosa
sognerebbe una ragione?
Se una ragione avesse a sognare, il sogno nato da lei non sarebbe
questo che ora vediamo?
Un sogno interamente pervaso d’ordine.
Erissimaco
Socrate, non credi che il labirinto delle ballerine ci trasporti
alle divine conoscenze?
Socrate
Ma ora che fanno, che d’improvviso si mescolano e fuggono via?
Fedro
Volano alle porte, e s’inchinano per accogliere.
Erissimaco
Athikè. Athiké! O Dei, Athikè la palpitante.
Socrate
Cosa incorporea.
Erissimaco
Cosa inestimabile.
Fedro
O Socrate, si direbbe che obbedisca a invisibili figure.
Socrate
O che s’adegui a qualche nobile destino.
Erissimaco
Ora comincia camminando in modo affatto divino, vedi bene,
semplicemente camminando in cerchio.
Socrate
Godo come nessuno di quella splendida libertà. Gli altri sono immobili, e come
incantati; le fanciulle suonando s’ascoltano, non la perdono d’occhio: aderiscono
alla cosa e sembrano insistere sulla perfezione del loro accompagnamento.
Fedro
Una di loro, di roseo corallo e curiosamente reclina, soffia dentro
un’enorme conchiglia.
Erissimaco
La snellissima dal flauto, le cui gambe affusolate strettamente s’intrecciano
l’una all’altra.
O Socrate, che ti sembra della ballerina?
Socrate
Erissimaco, la piccola creatura mi dà da pensare.
Semplicemente cammina, e dea la vediamo, rischiando anche noi d’essere
Dei. Pochi semplici passi, il più semplice dei concatenamenti…
O Erissimaco, non si direbbe che vada pagando lo spazio coi suoi gesti
belli e uniformi e che col tallone percuota le sonore effigi del moto?
Erissimaco
Socrate caro, e anche c’insegna quel che facciamo, mostrando chiaramente
alle nostre anime quello che all’oscuro compiono i corpi.
Fedro
Ma in che modo, credi Erissimaco, la ballerina avrebbe qualcosa di socratico,
insegnando forse, quanto al camminare, a conoscere un po’ meglio
noi stessi?
Erissimaco
Precisamente. I passi per noi sì facili e familiari che non ebbero mai l’onore
di essere considerati in se stessi e in quanto atti straordinari: a meno che,
infermi o storpiati, la privazione non ci sospinga ad ammirarli.
Ma considera il perfetto procedere di Athikté sul suolo senza danni, libero,
netto e appena elastico: essa poggia con simmetria sullo specchio delle sue
Energie.
Socrate
Parli sì bene di queste cose, dotto Erissimaco, che non posso impedirmi
di vedere secondo il tuo pensiero: a contemplare la donna, che
camminando offre il senso della immobilità, non mi conquide se non
l’eleganza degli intervalli.
Fedro
Si ferma al centro delle commensurabili grazie…
Erissimaco
Ora vedrete!
Fedro
… E chiude gli occhi
Socrate
Nei chiusi occhi si rifugia intera, e sola con l’anima, nel cuore dell’intima
attenzione: ascolta in se stessa qualche evento divenire.
Preparatevi a… Silenzio, silenzio!
Erissimaco
O Athikté, come sai eccellere nell’imminenza!
Fedro
La musica sembra dolcemente riprenderla in altro modo, sollevarla
…. Godiamo l’attimo sì fragile di quand’essa muta volere.
Erissimaco
Nulla tanto amo come l’evento in via di prodursi; e persino
nell’amore, nulla trovo che in dolcezza superi i sentimenti appena primitivi.
A ogni altra ora del giorno, prediligo l’alba.
Socrate
Amici miei, che cos’è veramente la danza?
Erissimaco
Non forse questo che vediamo? Sulla danza, cosa pretendi di più
chiaro della danza stessa?
Fedro
Non si dà tregua il nostro Socrate se d’ogni cosa non colga l’anima.
Erissimaco
Ma godiamo ancora un poco di quei gesti leggiadri..e si slancia e corre
inseguendo fantasmi.
O melodia!
Socrate
Una folla di spettri si direbbe che ora la circonda, da lei generati
fuggendoli: ma se d’improvviso si rivolge, sembra quasi apparire agli
Immortali.
Fedro
Non è l’anima delle favole, e la fuggiasca da tutte le soglie della vita?
Erissimaco
E credi proprio che lei ne sappia qualcosa e si lusinghi d’ingenerare altri
prodigi se non i moti dei piedi ben addestrati e i passi e gli scambietti
appresi a scuola?
Socrate
Davvero le cose si possono considerare anche a una tale incontestabile luce:
un occhio freddo non stenterebbe a ravvisarla in preda alla demenza, codesta
donna che in modo sì bizzarro vacilla e non ha tregua nel rapirsi dalla propria
Forma.
Erissimaco
Allora tu puoi, seguendo l’umore, capire o non capire, trovare bello
o trovare ridevole, a tuo gusto?
Socrate
Dovrebb’essere…
Fedro
Socrate caro, o vuoi dire che la tua ragione considera la danza come
una straniera, e ne spregia la lingua, e i costumi suoi le sembrano
inesplicabili, se non urtanti, o anche affatto osceni?
Erissimaco
La ragione talvolta mi sembra la facoltà dell’anima di nulla comprendere
del corpo.
Fedro
Ma da parte mia Socrate la contemplazione della ballerina quante cose mi
rende concepibili.
Sorprendo in me bagliori che non avrei per nulla ottenuto dall’unica e sola
presenza della mia anima.
La ballerina raffigura qualcosa, ma qualcosa che non posso né cantare né dipingere
Qualcosa di immateriale, immanente, eterno. La danza risveglia in me un pensiero,
Ma quale? Non posso saperlo.
Erissimaco
A ogni costo Fedro pretende che raffiguri qualcosa.
Fedro
Tu, Socrate, che ne pensi?
Credi che raffiguri qualcosa?
Socrate
Nessuna cosa, caro Fedro, ma ogni cosa, o Erissimaco: con la medesima
agevolezza l’amore o il flutto marino, la vita stessa o anche le idee. Non
sentite che è l’atto puro delle metamorfosi?