Die Soldaten, alla Scala un`occasione unica per scoprire l`opera di

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Die Soldaten, alla Scala un`occasione unica per scoprire l`opera di
Die Soldaten, alla Scala un'occasione
unica per scoprire l'opera di Bernd Alois
Zimmermann
In arrivo al Teatro alla Scala di Milano il capolavoro di Bernd Alois Zimmermann: un’opera
gigantesca e totalizzante, un appuntamento irrinunciabile per chi ama la musica, il teatro, la
letteratura. Lo spettacolo sarà in scena al Piermarini dal 17 gennaio al 3 febbraio. Prima di ogni
recita un incontro introduttivo gratuito con Franco Pulcini nel Ridotto dei palchi.
“Se ci fosse un Guinness dei primati per le opere, Die Soldaten vincerebbe in molte categorie”
scherza il regista Alvis Hermanis. I primi aspetti che colpiscono del capolavoro di Bernd Alois
Zimmermann sono il gigantismo e la complessità di una produzione che prevede 25 cantanti solisti e
un’orchestra sterminata che dalla buca si espande nei palchi: in tutto 112 professori inclusi 15
percussionisti, 4 dei quali occuperanno i palchi doppi situati nel 1° e 2° ordine a sinistra, e 6 (Stage
Bands I, II e III) saranno dislocati nella Sala Prove dell’Orchestra e riprodotti live in sala da
altoparlanti collocati nel soffitto; infine un complesso “Jazz Combo” di 4 elementi è collocato nella
barcaccia stampa.
Ma Die Soldaten è anche un capolavoro totalizzante, un classico del Novecento non solo musicale
capace di atterrire con complessità inaudita e livelli di tensione parossistici e nello stesso tempo di
emozionare e commuovere il pubblico, come testimonia il successo caloroso ottenuto da tutte le
produzioni e in particolare da questa, presentata al Festival di Salisburgo nel 2012.
Per aiutare il pubblico ad accostarsi all’universo affascinante e complesso di Zimmermann il Teatro
alla Scala ha organizzato prima di ogni recita un incontro preparatorio nel Ridotto dei Palchi a cura
del professor Franco Pulcini. L’incontro avrà luogo alle ore 19 (apertura porte ore 18.30) e sarà
aperto gratuitamente a tutti i possessori di abbonamento o biglietto, fino a esaurimento dei posti.
L’opera
È il 1957 quando il direttore dell’Opera di Colonia suggerisce a Zimmermann (1918-1970) il testo
teatrale di Jakob Lenz (1751-1792) come soggetto per un’opera (c’era un precedente, composto da
Manfred Gurlitt nel 1930). Lenz, nato a Cēsvaine (Seßwegen) in Lettonia, cresciuto a Königsberg e
per un certo tempo amico di Goethe, è stato un esponente di spicco dello Sturm und Drang: Die
Soldaten è ricordato anche come applicazione pratica delle Osservazioni sul Teatro in cui Lenz
teorizza il superamento delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione; la breve e tragica vita
dello scrittore, del quale dopo un duro litigio con Goethe vaga per diversi paesi, prossimo alla follia,
fino al trasferimento a Mosca dove viene trovato morto per strada una notte di maggio, ispira il
racconto “Jakob Lenz” di Büchner, da cui nel 1978 Wolfgang Rihm trae l’opera omonima.
Zimmermann, cresciuto negli anni del nazismo e traumatizzato dall’esperienza della guerra (era
stato in Polonia, Francia e Russia prima di essere riformato per malattia), è certamente colpito dagli
aspetti di polemica antimilitarista ma anche e soprattutto dalla modernità del linguaggio e dal
superamento delle unità di tempo e di luogo. “Dio è uno soltanto in tutte le sue opere, e deve esserlo
anche il poeta” aveva scritto Lenz; Zimmermann parla di “Unità dell’azione interiore, deduzione
della molteplicità dei fenomeni a partire da una unità logicamente rigorosa, ma capace di aprirsi, di
svilupparsi…”.
Dal punto di vista musicale, il modello di questa unità è la perfetta costruzione musicale del Wozzeck
(tratto da Büchner: si disegna così una precisa costellazione estetica, e sarà interessante ascoltare le
due opere dirette dal medesimo maestro nel corso della stagione scaligera). Come Berg,
Zimmermann costruisce i suoi numeri musicali (15 scene nei Soldaten come in Wozzeck) adottando
in massima parte il linguaggio dalla dodecafonia ma rifacendosi a forme della musica strumentale
classica e preclassica: Ciaccone, Ricercari, Toccate… Il riferimento a queste forme è tuttavia più
simbolico che letterale, e l’universo musicale che Zimmermann, memore anche dei suoi anni di
lavoro per la radio, include nel suo lavoro è vastissimo: dal jazz, rappresentato da una band nella
scena della ballerina andalusa nel Café d’Armentières nel II atto e presente come suggestione in
molti altri luoghi dell’opera, a due corali dalla Matthäuspassion di Bach che irrompono
nell’intermezzo del II atto insieme al Dies Irae, alla musica elettronica e concreta. Ne emerge una
“forma pluralistica del teatro musicale” la cui ambizione totalizzante (o apocalittica) è riaffermare
una concezione del tempo non lineare ma circolare presentando un intreccio di piani temporali che
in alcune scene (II e IV atto) giunge alla rappresentazione simultanea di azioni diverse. Non a caso,
se il dramma di Lenz era ambientato nelle Fiandre nel 1775, la partitura dell’opera di Zimmermann
(il cui libretto aggiunge alla “commedia” di Lenz quattro poesie) reca l’indicazione “Tempo: oggi, ieri
e domani”. Agostino, Bergson, Husserl sono tra le fonti di ispirazione del pensiero del compositore.
In questo circolo allucinato sono prigionieri tutti i personaggi, condizionati, scrive Zimmermann,
“non dal destino ma piuttosto dalla costellazione fatale delle classi sociali, delle circostanze, dei
caratteri, a partire dalla quale essi subiscono in fondo innocentemente eventi ai quali non possono
sfuggire”.
Il progetto originale di Zimmermann prevedeva che il pubblico sedesse al centro di una dozzina di
gruppi orchestrali separati: un’impostazione visionaria che nel 1960, insieme alla complessità della
partitura, fece recedere l’Opera di Colonia dal progetto nonostante il forte sostegno di Hans
Rosbaud, cui l’opera sarà dedicata. Secondo il Sovrintendente Oskar Schuh e il Direttore Musicale
Wolfgang Sawallisch il lavoro era semplicemente ineseguibile. Il rifiuto spinse l’autore a importanti
ripensamenti ma non ad abbandonare l’impresa. Nel 1963 la Westdeutscher Rundfunkorchester
diretta da Michael Gielen presentò un estratto sinfonico dell’opera, confutando almeno in parte la
tesi dell’ineseguibilità. Le ultime due scene del III atto, il IV atto e gli intermezzi furono composti nel
1963/64, e Die Soldaten andò finalmente in scena a Colonia il 15 febbraio 1965.
L’allestimento
Nonostante la relativa rarità di esecuzione, o proprio perché ogni messa in scena costituisce uno
sforzo produttivo straordinario e un evento culturale di primo piano, Die Soldaten ha impegnato
alcuni dei maggiori registi del nostro tempo. La prima esecuzione ebbe luogo a Colonia nel 1965, per
la direzione di Michael Gielen e la regia di Hans Neugebauer. La prima italiana avviene a Firenze nel
1977. Tra gli allestimenti più importanti si ricordano quello di Harry Kupfer a Stoccarda alla fine
degli anni ’80, quello della Semperoper di Dresda con l’acclamata regia di Willy Decker nel 1995 e
quello della Biennale della Ruhr nel 2006 con la messa in scena di David Pountney. Nel 2013 l’opera
di Zurigo propone un allestimento di Calixto Bieito con la direzione di Marc Albrecht, mentre è dello
scorso maggio la versione di Andreas Kriegenburg per l’Opera di Monaco con Kirill Petrenko sul
podio.
Il presente allestimento è stato presentato nei vasti spazi della Felsenreitschule nel corso del
Festival di Salisburgo nell’agosto 2012, con Ingo Metzmacher alla testa dei Wiener Philharmoniker:
ma la versione scaligera sarà radicalmente ripensata anche in base alle diverse caratteristiche del
palcoscenico. “Con infinita sottigliezza il regista lettone Alvis Hermanis rende ciascuno di noi
colpevole di voyeurismo. Ogni dettaglio di questa produzione è rifinito fino alla perfezione”, scrisse
allora Shirley Apthorp sul Financial Times, aggiungendo che se un difetto si poteva trovare era la
troppa bellezza nell’interpretazione di un’opera così corrosiva e brutale: “Sia la seduttiva bellezza
della messa in scena di Hermanis sia la direzione meticolosa di Ingo Metzmacher sembrano
smussare gli spigoli della dura partitura di Zimmermann”. Sul versante musicale, notava George
Loomis sul New York Times, “Oltre a un magistrale lavoro sull’insieme, Ingo Metzmacher dirige con
palpabile dedizione per questa partitura… Laura Aikin, alla testa di un numeroso cast, è
impressionante nella parte della protagonista Maria e garantisce che le numerose note acute
previste siano tutte al loro posto. Impressionante il lamento di Gabriela Benackova come Contessa
de la Roche”.
Nello spettacolo alla Scala, come a Salisburgo, la partitura di Zimmermann sarà interamente
eseguita dal vivo inclusi i passaggi all’inizio del Quarto atto per i quali, in considerazione
dell’estrema complessità esecutiva, il compositore aveva raccomandato di utilizzare un nastro
registrato. Le modifiche della partitura, per quanto riguarda l’utilizzo di nastri registrati,
corrispondono alle rappresentazioni del Festival di Salisburgo e sono state riprese nella stessa forma
al Teatro alla Scala.
La trama
La storia della caduta di Marie, borghese promessa a un giovane che l’ama e sedotta da un ufficiale
che non mantiene le sue promesse, ha radice nelle esperienze di Lenz. Nel 1774 il barone Friedrich
Georg von Kleist, al servizio del quale Lenz si era trasferito a Salisburgo, si era impegnato a sposare
la giovane borghese Cleophe Fibich, per poi partire lasciandola tra le braccia del fratello minore,
non senza che anche Lenz se ne innamorasse riassumendo poi la vicenda in un Diario. Proprio
questo diario, insieme alle considerazioni sulla moralità dei soldati espresse nel saggio Del
matrimonio dei soldati (Lenz fu uno dei primi sostenitori degli eserciti popolari e nazionali in
opposizione alle armate mercenarie) fu alla base del dramma Die Soldaten. Nel testo di Lenz padre e
figlia alla fine si riconoscono e si abbracciano lasciando spazio alla morale esposta dalla Contessa;
nell’opera la ricongiunzione non avviene e i personaggi restano nella disperazione e nella solitudine.
Teatro alla Scala di Milano: al via la
mostra per il centenario della nascita di
Salvatore Fiume
Dal 15 gennaio al 20 aprile 2015, Il Museo Teatrale alla Scala di Milano ospita un’esposizione che
celebra la figura dello scenografo Salvatore Fiume (1915-1997) di cui ricorre il centenario della
nascita. Nel percorso verranno esposti costumi e figurini scelti fra quelli creati da Salvatore Fiume
per le otto produzioni teatrali curate fra il 1952 e il 1967, oltre a un gruppo di opere prestate dalla
Fondazione Salvatore Fiume.
Curata da Laura e Luciano Fiume, dalla Fondazione Salvatore Fiume e dal Museo Teatrale alla Scala
la mostra, intitolata Fiume alla Scala, presenterà 36 opere – 10 costumi, 15 bozzetti, 9 dipinti , 2
disegni e 1 ceramica.
La mostra si sviluppa in tre sale: nella prima vengono esposti i 9 dipinti provenienti dalla collezione
dei figli Laura e Luciano Fiume, nei quali figurano elementi architettonici a cui Fiume si è ispirato
per la realizzazione di alcune scenografie per la Scala. Fra le 9 opere sono inclusi anche 4 bozzetti
del 1992 per una edizione della Carmen, che non fu realizzata. Nelle bacheche saranno esposti i
disegni dei figurini degli archivi del Teatro alla Scala relativi alle opere La vita breve di De Falla
(1952) , Medea di Cherubini (1953) Nabucco di Verdi (1958) e Guglielmo Tell di Rossini (1959).
Sul ballatoio, alle spalle della prima sala espositiva, sarà esposto un costume disegnato da Fiume per
Medea di Cherubini, che fu indossato da Maria Callas nel 1953, accanto a una scultura in ceramica
realizzata da Fiume nello stesso anno.
Nella seconda e nella terza sala saranno in mostra gli altri 9 costumi tratti dalle medesime opere, e
nelle bacheche i bozzetti di alcune scene che si riferiscono alle stesse opere dei costumi.
Pitti Uomo 87: con l'evento di Firenze
prende il via il grande circo della moda
tricolore
Al via Pitti Uomo 87, la grande manifestazione dedicata alla moda maschile che terrà banco a
Firenze fino al 16 gennaio, prende il via il grande circo della moda tricolore. Sfilate e presentazioni
porteranno nel capoluogo fiorentino il meglio del fashion declinato al maschile e tutte le nuove
tendenze previste nei prossimi mesi. Per non parlare poi degli eventi in scena in ogni angolo della
città. La manifestazione internazionale di moda maschile e di percorsi di lifestyle offre un viaggio
inedito attraverso fashion, arte, sport e design. In città sono attesi circa 1090 marchi per Pitti Uomo,
a cui si aggiungono le 70 collezioni donna di Pitti W. L’ingresso è riservato agli addetti ai lavoro
(biglietti a 30 euro per tutta la durata della manifestazione), ma anche i non addetti potranno
trovare spunti di riflessione e feste per ogni gusto.
Alessandro Preziosi è un Don Giovanni in
tournée
Alessandro Preziosi porta il Don Giovanni in tournée. Dapprima è la volta di Trieste (dal 14 gennaio
al Politeama Rossetti), seguita da Napoli (dal 21 gennaio al Teatro Diana), Milano (dal 3 febbraio al
Teatro Nuovo) per poi proseguire in altre 12 piazze italiane e concludersi il 31 marzo a L’Aquila
La scelta di Khora.teatro (in collaborazione con il Teatro Stabile D’Abruzzo) di produrre Don
Giovanni, in tutta la complessità del personaggio e con un allestimento tecnologico e multimediale, è
l’ideale conclusione di una trilogia di riproposizione di classici seicenteschi, dopo Amleto e Cyrano
(per il quale Alessandro Preziosi ha ricevuto il Premio Maschera D’oro del teatro italiano 2014 per il
Miglior Monologo), rivolta ad un vasto pubblico popolare, ma sempre attenta nel confezionamento
editoriale alle nuove generazioni.
Nel Don Giovanni, Alessandro Preziosi è interprete e regista. La scelta artistica prende le mosse
non solo dalla straordinaria contemporaneità di questo classico ma soprattutto nell’ottica della
messa in scena come un omaggio sentito e coraggioso alla scrittura, al fascino dell’immaginazione e
soprattutto al Teatro, in tutte le sue forme come strumento educativo.
Le versioni del mito di Don Giovanni sono ben superiori alle donne sedotte dall’ammaliatore
sivigliano e contano oltre 4000 riscritture. Numerosissime erano state le rappresentazioni teatrali
con protagonista questo personaggio, la cui immensa fortuna letteraria era cominciata nel 1630,
quando Tirso de Molina, probabilmente ispirandosi a racconti popolari che utilizzavano i padri
Gesuiti, negli spettacoli edificanti dei loro piccoli allievi facendone il prototipo dell’eretico blasfemo
per definizione, scrisse il suo Burlador de Sevilla. Venne in seguito ripreso dalla Commedia dell’Arte
italiana, che lo incluse nel suo repertorio accentuando gli aspetti più comici della vicenda.
Molière attinge a queste fonti italiane e le rielabora per ricavarne un suo personale Don Giovanni,
ritraendolo come un personaggio raffinato, cinico, dissacrante, in aperta opposizione con le
convenzioni sociali, pronto a burlarsi anche della religione. Nella scelta del Don Giovanni
Khora.teatro ha intravisto nella compresenza di toni drammatici e comici, un materiale
drammaturgico teso a coniugare l’esaltazione ed il senso tragico del personaggio archetipico, mito
dell’individualismo moderno, e le mirabili leve sulle parti comiche, necessarie per meglio andare
incontro al gusto del pubblico, il testo ideale nel compimento di una particolarissima trilogia di
ambientazione seicentesca, Amleto, Cyrano , Don Giovanni. Il Don Giovanni di Molière non è un
banale donnaiolo, collezionista di femmine per sfogo fisiologico o edonistico svago, ma a dominare è
una volontà di potenza, di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia
metafisica, e insieme da un timore di fallimento, un Don Giovanni che ormai, prossimo al termine
della sua carriera, sembra quasi svelare la maschera ipocrita della cinica empietà, per smascherare i
cattivi pensieri e le ipocrisie della società in cui viviamo. La scelta artistica prende le mosse non solo
dalla straordinaria contemporaneità del classico la cui rilettura si rende necessaria in considerazione
del dilagante relativismo dell’attuale società in cui impera l’immagine fine a se stessa e si continua a
riscontrare il totale sgretolamento dei valori, ma soprattutto nell’ottica della messa in scena come un
omaggio sentito e coraggioso alla scrittura, al fascino dell’immaginazione e soprattutto al Teatro, in
tutte le sue forme.
Ecco dove e quando vederlo:
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14 – 18 gennaio
21 gennaio – 1 febbraio
03 – 15 febbraio
17 – 22 febbraio
24 febbraio – 1 marzo
03 marzo
04 marzo
05 marzo
06 – 08 marzo
10 – 15 marzo
17 marzo
18 marzo
20 – 22 marzo
24 – 26 marzo
27 – 29 marzo
31 marzo
Teatro Politeama Rossetti
Teatro Diana
Teatro Nuovo
Teatro Comunale
Teatro Donizetti
Teatro Comunale
Teatro Comunale
Cinema Teatro
Teatro Comunale
Teatro Comunale
Teatro Sociale
Teatro Comunale
Teatro Comunale
Teatro Nuovo
Teatro Comunale
Auditorium GDF
TRIESTE
NAPOLI
MILANO
IMOLA
BERGAMO
GORIZIA
LONIGO
LEGNANO
FIGLINE VALDARNO
VERONA
CITTADELLA
PORTOGRUARO
REGGIO EMILIA
UDINE
PORDENONE
L’AQUILA
I Legnanesi brillano nella "La finestra sui
cortili"
I Legnanesi, come da tradizione, inaugurano l’anno con una nuova esilarante commedia. e questa
volta si tratta di uno degli spettacoli meglio scritti degli ultimi dieci anni. Esilarante, veloce e con un
nuovo repertorio di battute che comunque ben si inseriscono in una tradizione lunga ormai
sessant’anni. Davvero da non perdere e non solo perché porta bene iniziare l’anno con le nuove
avventure della famiglia Colombo, la Teresa, interpretata da Antonio Provasio, la Mabilia,
interpretata da Enrico Dalceri, e il Giovanni, i cui panni sono indossati da Luigi Campisi, e dei
colorati personaggi che animano il cortile.
Se si vogliono trascorrere un paio di ore di puro godimento, ridendo delle sventure della quotidianità
non solo legnanese, “La finestra sui cortili” è uno spettacolo davvero imperdibile. La compagnia è
ormai ben rodata, i tempi sono perfetti, ritmi serratissimi senza nessuna sbavatura o lungaggine e le
tre maschere made in legano si muovono in perfetta sincronia. Dispiace solo che lo spettacolo
termini a ridosso della mezzanotte.
La compagnia, fondata da Felice Musazzi nel dicembre del 1949 presso l’oratorio maschile di
Legnarello a Legnano, è rimasta nel tempo fedele alle sue origine ed è ormai la più celebre en
travesti nel Paese. La commedia porta in scena storie, costumi e tradizioni lombarde a iniziare dal
dialetto, ma ormai è diventata un classico apprezzato (e compreso) in tutta la Penisola.
Fino al 22 febbraio “I Legnanesi in La finestra sui cortili”, Barclays Teatro Nazionale, Milano h
16.30. Biglietti da 23 euro.