Direzione della Ricerca

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Direzione della Ricerca
PROVINCIA DI SIENA
SPIN–ECO
STUDIO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI SIENA
ATTRAVERSO INDICATORI ECODINAMICI
PROVINCIA DI SIENA
SPIN–ECO
FONDAZIONE MONTE DEI PASCHI DI SIENA
U N I V E R S I T A’ D I S I E N A
DIPARTIMENTO DI SCIENZE E TECNOLOGIE CHIMICHE E DEI BIOSISTEMI
ARCA ONLUS
Direzione della Ricerca
Enzo Tiezzi
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(Coordinatore)
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Simone Bastianoni
Alessandro Donati
Nadia Marchettini
Claudio Rossi
Collaboratori al Progetto di Ricerca
Dipart. di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi – Università di Siena
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Romolo Bortot
Luca Bracchini
Francesca Ciampalini
Andrea Cognetta
Arduino Massimo Dattilo
Angelo Facchini
Silvia Focardi
Laura Fugaro
Alessandro Galli
Claudio Granai
Steven A. Loiselle
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Fabiana Mapelli
Valentina Niccolucci
Antonio C.I. Pizzigallo
Marcello Porcelli
Federico M. Pulselli
Riccardo M. Pulselli
Ilaria Principi
Roberto Ridolfi
Marco Rosini
Federico Rossi
Ludovico Susani
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Simone Contu
Ilaria Coscia
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Università di Torino
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Marco Bagliani
Anna Benedetti
Manuela Carechino
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University of Maryland – College Park, Maryland, USA
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Trista M. Patterson
Università “La Sapienza” – Roma
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Enrico Sciubba
University of Copenaghen, Denmark
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Sven E. Jørgensen
Global Footprint Network, San Francisco, USA
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Mathis Wackernagel
Institute of Ecological Economical Research, Berlin, Germany
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Cristian Leipert
Altri consulenti
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Mara Boni
Stefano Borsa
Fabio Brogi
Francesco Capocasa
Pietro Cascella
Andrea De Rossi
Margaret Kneller
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Letizia Magnoni
Chiara Mocenni
Maurizio Pelagaggia
Stefania Paoletti
Cordelia von den Steinen
Elisa B.P. Tiezzi
Donatella Valacchi
Amministrazione Provinciale di Siena
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Dr. Paolo Casprini - Direttore Area Politiche per l'Ambiente - Dirigente Servizio
•
Dr. Giampiero Sammuri - Dirigente Servizio Risorse Faunistiche (fino a settembre 2002)
•
Arch. Massimo Vivi - P.O. Servizio Ambiente
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D.ssa Sabrina Petricci - Consulente Servizio Ambiente
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Dr. Leonardo Maiellaro - Consulente Servizio Ambiente
•
D.ssa Giovanna Torpigliani - Servizio Ambiente
Ambiente (dall'ottobre 2002)
INDICE
INTRODUZIONE
Pag.
1
1 I NUMERI DELLA PROVINCIA
1.1
Il territorio
Pag.
5
1.2
Il sistema socio-economico
Pag.
13
1.3
Il sistema energia
Pag.
17
1.4
Il sistema rifiuti
Pag.
24
1.5
L’attività estrattiva
Pag.
25
1.6
La risorsa idrica
Pag.
26
Pag.
28
Bibliografia di riferimento
2 BILANCIO DEI GAS SERRA DELLA PROVINCIA DI SIENA
2.1
Che cosa è l’effetto serra
Pag.
30
2.2
Il protocollo di Kyoto
Pag.
33
2.3
Applicazione della metodologia IPCC
Pag.
34
2.4
Il bilancio dei Gas Serra della Provincia di Siena
Pag.
36
2.5
Conclusioni
Pag.
45
Pag.
51
Bibliografia di riferimento
3 ANALISI EMERGETICA DELLA PROVINCIA DI SIENA
3.1
L’analisi eMergetica
Pag.
52
3.2
L’analisi eMergetica di un sistema territoriale
Pag.
57
3.3
Il modello della Provincia
Pag.
64
3.4
La raccolta dati
Pag.
69
3.5
I risultati
Pag.
70
3.6
Discussione dei risultati forniti dagli indicatori emergetici
Pag.
105
3.7
Conclusioni
Pag.
111
Appendice 1
Pag.
114
Bibliografia di riferimento
Pag.
116
4 ANALISI DELL’IMPRONTA ECOLOGICA DELLA PROVINCIA DI SIENA
4.1
La formulazione teorica dell’impronta ecologica
Pag.
119
4.2
Il Living Planet Report 2000
Pag.
125
4.3
Criteri e indicazioni per la corretta applicazione dell’impronta ecologica
Pag.
129
4.4
I dati e le fonti utilizzate
Pag.
132
4.5
La metodologia di calcolo
Pag.
134
4.6
Aggregazione e presentazione dei risultati
Pag.
149
4.7
Discussione dei risultati
Pag.
151
4.8
Confronto con altre realtà provinciali italiane
Pag
166
4.9
Disaggregazione del risultato a livello Circondariale e Comunale
Pag
170
4.10
Sintesi Finale
Pag
174
Bibliografia di riferimento
Pag.
176
5 ANALISI EXERGETICA DELLA PROVINCIA DI SIENA
5.1
Il concetto di exergia
Pag.
178
5.2
L’analisi exergetica estesa
Pag.
189
5.3
L’analisi del sistema Provincia di Siena
Pag.
193
5.4
Conclusioni
Pag.
208
Pag.
211
Bibliografia di riferimento
6 TURISMO SOSTENIBILE IN VAL DI MERSE
6.1
Introduzione
Pag.
212
6.2
Basi teoriche: l’economia ecologica
Pag.
215
6.3
La costruzione di un modello concettuale
Pag.
216
6.4
L’utilizzo dell’Impronta Ecologica nell’analisi del turismo
Pag.
217
6.5
Il caso della Val di Merse
Pag.
219
6.6
I metodi
Pag.
220
6.7
I risultati
Pag.
226
6.8
La eco-efficienza del turismo della Val di Merse
Pag.
231
6.9
Discussione
Pag.
234
6.10
Conclusioni
Pag.
238
Pag.
240
Bibliografia di riferimento
7 POSTFAZIONE: UN COMMENTO DEI RISULTATI DEL PROGETTO SPIN-ECO
7.1
Introduzione
Pag.
246
7.2
Un adeguato approccio teorico per il progetto
Pag.
247
7.3
Tre criteri per valutare le scelte di uno Sviluppo Sostenibile
Pag.
249
7.4
Caratteristiche speciali del Capitale Naturale della Provincia di Siena
Pag.
251
7.5
Analisi energetica al centro del progetto
Pag.
252
7.6
Calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia
Pag.
253
7.7
Studi sul Turismo Sostenibile
Pag.
258
7.8
La certificazione ed il “Greening” delle pubbliche amministrazioni
Pag.
263
7.9
Agricoltura in linea con i principi dello sviluppo sostenibile
Pag.
264
7.10
Il ruolo cruciale del consumo energetico
Pag.
265
Pag.
269
8 CONCLUSIONI
Sostenibilità vuol dire sviluppo
Ciò che la Provincia di Siena ha realizzato attraverso il Progetto SPIn-Eco rappresenta
probabilmente une delle prima esperienze europee nelle quali, su vasta scala (un intero
territorio provinciale che conta 260.000 abitanti), si sia monitorato con dettaglio, a livello di
ogni singolo comune, lo stato di salute di gran parte delle componenti ambientali attraverso
l’uso di indicatori ad elevato contenuto scientifico.
Una sistematica ricerca, durata oltre tre anni, finalizzata a produrre una analisi della
sostenibilità ambientale dell’attività umana sul territorio provinciale e che ha permesso di
attivare e concludere (per la prima volta in Italia) le procedure relative alla certificazione
ambientale ISO 14001 dell’intera Amministrazione Provinciale di Siena.
Il progetto – la cui sigla SPIn-Eco significa “Sostenibilità in Provincia di Siena mediante
Indicatori Ecodinamici” – è stato voluto dall’Amministrazione Provinciale ed ha visto il
coinvolgimento di tutti i comuni della provincia. La sua realizzazione è stata possibile grazie
al finanziamento della Fondazione Monte dei Paschi ed al contributo scientifico, coordinato
dall’Università di Siena, di oltre cinquanta giovani ricercatori, allievi di prestigiosi scienziati
nel campo dello sviluppo sostenibile, con la supervisione di quattordici docenti provenienti
dalle Università del Maryland, della California, di Berlino e di Copenhagen. Tutti guidati dal
professore Enzo Tiezzi, docente di chimica fisica presso il dipartimento di Scienze e
Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi dell’Ateneo senese.
A lavoro svolto, preme evidenziare la valenza politico-amministrativa di questo studio e i
suoi risvolti economici e sociali, visto che i risultati di SPIn-Eco garantiranno indicazioni di
tutela ambientale e indirizzi per il governo del territorio mirati a favorire, grazie anche alla
possibile ed auspicata certificazione dei prodotti, nuova e maggiore qualità dello sviluppo.
Quindi ne risulteranno accresciuti e qualificati il quadro conoscitivo e l’assetto
programmatico della stessa Amministrazione Provinciale. Così come certi indicatori di
sostenibilità supporteranno i processi avviati con Agenda 21. Insomma, di quella che fino ad
oggi poteva apparire una pura teoria scientifica (il cosiddetto sviluppo sostenibile) è
dimostrabile e verificabile l’applicazione alla realtà, proprio in virtù di questo originale lavoro
di ricerca che fa del territorio senese un enorme laboratorio nel quale andranno
attentamente tutelati tutti quegli elementi di valore ambientale che garantiscono il
mantenimento ed il miglioramento dei valori degli indicatori calcolati.
E’ dunque auspicabile che in tale contesto innovativo e qualificante siano riconducibili le
diverse attività agricole, industriali, turistiche, in modo da costituire una programmazione “di
sistema” che sappia concretamente coniugare e far interagire sviluppo e sostenibilità.
Fabio Ceccherini
Presidente Provincia di Siena
1
SPIn-Eco – Un patrimonio di conoscenza .
Il Progetto SPIn-Eco costituisce un prezioso patrimonio di conoscenza nell’ambito della
vasta ed articolata esperienza della provincia di Siena e del suo intero territorio nel mondo
della “sostenibilità ambientale”.
Il percorso iniziato a suo tempo con il progetto SPIn-Eco ha già prodotto effetti e risultati
positivi fra i quali spicca la certificazione ambientale ISO 14001.
La spinta del progetto è destinata comunque a prolungarsi ulteriormente in quanto si sta
trasmettendo questa esperienza dell’Amministrazione Provinciale ad un primo gruppo di
dodici comuni (il comune di Montalcino ed il “Comitato Tecnico Intercomunale Val d’Orcia”
sono già certificati ISO 14001) con il chiaro obbiettivo di diffonderla nel tempo a tutto il
territorio provinciale e non solo agli enti locali. Dunque, non solo uno strumento di
valutazione ma anche e soprattutto un supporto alla attività programmazione che potrà
garantire scelte e decisioni orientate al rispetto ed al miglioramento delle prestazioni
ambientali complessive del nostro territorio.
Altre e nuove esperienze si vanno aggiungendo al già vasto contesto di attività che è nato
intorno all’esperienza di SPIn-Eco:
preme citare l’attività dell’Associazione Qualitambiente, un organismo a carattere
nazionale che ha sede a Siena ed al quale aderiscono gran parte dei territori certificati e che
si pone l’obbiettivo di studiare e proporre schemi normativi che permettano di realizzare
concrete misure di agevolazione e sostegno per gli enti certificati;
non si può peraltro sottacere la notevole attività già svolta ed in corso di svolgimento da
parte della neo-costituita Agenzia per l’Energia e l’Ambiente s.r.l. che nasce ed opera come
valido strumento operativo dell’Amministrazione Provinciale di Siena e dei comuni del
territorio per le varie attività connesse con la certificazione ambientale, il risparmio
energetico e gli altri temi legati allo sviluppo sostenibile.
Non mancano, peraltro, occasioni di confronto con l’esterno: la Provincia di Siena è infatti
partner, insieme ad altre 15 città e regioni europee, del progetto “Managing Urban Europe
25” con il quale, oltre a scambiare e conoscere esperienze significative relative alla pratica
della “sostenibilità ambientale” si potranno individuare percorsi tecnico-amministrativi al
fine di trasformare i Sistemi di gestione Ambientale anche in strumenti adatti per il
miglioramento della qualità dell’ambiente urbano.
Un panorama vasto e complesso di attività ed impegni per i quali SPIn-Eco costituisce un
insostituibile livello di conoscenza e monitoraggio, e che testimoniano l’interesse e la volontà
di questa Amministrazione Provinciale di mantenere e raggiungere livelli sempre più elevati di
qualità ambientale nel proprio percorso di sviluppo.
L’auspicio è che questa pubblicazione possa costituire ulteriore e valido riferimento al fine
di permettere orientamenti e scelte di programmazione conformi ad un percorso condiviso di
sviluppo sostenibile del territorio e delle sue attività.
Ernesto Rabizzi
Assessore all’Ambiente
Vice-Presidente Provincia di Siena
2
SPIn-Eco: la ricerca scientifica come fondamento per lo sviluppo sostenibile
Un modello di sviluppo che voglia tenere conto della complessità del territorio deve trovare
riferimento e forza nei principi dello sviluppo sostenibile perchè possano essere create
condizioni di vita e di benessere economico e sociale, nel pieno rispetto delle future
generazioni e della capacità di carico dell’ambiente. Uno dei punti caratterizzanti il pensiero
epistemologico dello sviluppo sostenibile è condensato nello slogan emerso dalla Conferenza
di Rio de Janeiro del 1992: pensare globalmente e agire localmente. In sintonia con questo
filone di pensiero è nato il progetto “Una prospettiva di sostenibilità per la Provincia di
Siena” denominato con l’acronimo SPIn-Eco.
Il Progetto SPIn-Eco (Sostenibilità della Provincia mediante Indicatori Ecodinamici), è stato
voluto dall’Amministrazione Provinciale di Siena e finanziato dalla Fondazione Monte dei
Paschi. Il progetto è stato affidato alla direzione del Prof. Enzo Tiezzi e alla sua équipe del
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi dell’Università di Siena, con
la collaborazione di ARCA Onlus e di molti ricercatori di Università e Enti di ricerca italiani,
europei e americani.
Il progetto, nei tre anni previsti (2001-04), si è posto l’obiettivo di esaminare il territorio
senese (la Provincia e i 36 Comuni) mediante vari indicatori di sostenibilità per offrire una
valutazione delle risorse ambientali e della loro gestione nel territorio senese. Tutto questo è
stato sintetizzato in mappe territoriali di sostenibilità, che costituiscono una sorta di “TAC”
del territorio, in grado di mostrare i fattori che possono frenare lo sviluppo futuro
dell’economia locale.
L’aspetto da sottolineare è che la scelta di questo ventaglio di indicatori ha consentito di
descrivere un quadro completo delle relazioni tra risorse naturali e attività umane presenti
sul territorio, gettando le basi per definire le migliori alternative nella gestione dell’ambiente
per il territorio senese. Gli indicatori usati sono riconducibili a diverse metodologie,
dall’analisi eMergetica a quella eXergetica, dall’Impronta ecologica alla valutazione dei flussi
di anidride carbonica (bilancio dei gas serra, dall’Analisi dei cicli di vita (Life Cycle
Assessment) all’analisi dei dati da satellite (Remote Sensing).Sono stati oggetto del Progetto
anche alcuni studi di settore sull’analisi del ciclo di vita sia in campo agricolo (produzione di
vino) sia in campo industriale (produzione del cristallo).
Un altro aspetto d’avanguardia dell’analisi del Progetto SPIn-Eco è lo studio svolto sui
possibili scenari di turismo sostenibile in Val di Merse, una zona della provincia con uno scarso
sviluppo dell’attività turistica. Vista infatti la scarsa attenzione, a livello internazionale,
prestata al turismo come elemento di pressione sull’ambiente, questo studio si propone di
fornire dei nuovi modelli di analisi della questione e degli strumenti per valutare e ripartire in
modo più sostenibile i costi ambientali ad esso legati.
La complessità e l’importanza del progetto SPIn-Eco hanno portato la Provincia di Siena al
centro del dibattito scientifico sullo sviluppo sostenibile come dimostrano i congressi
internazionali “Sustainable City” e “Brownfields” e quello nazionale di Chimica dell’Ambiente
e dei Beni Culturali, tenutisi nel giugno 2004 fra Siena e Colle Val d’Elsa, che hanno visto la
partecipazione di qualche centinaio di scienziati di varie parti del mondo. Nel Giugno 2006,
inoltre, si terrà nel nostro territorio anche il primo workshop mondiale sull’Impronta
Ecologica (“Accounting for a Small Planet”), organizzato dall’Università di Siena, dal Global
Footprint Network con il sostegno dell’Amministrazione Provinciale di Siena.
Enzo Tiezzi
Professore Ordinario di Chimica Fisica
Direttore scientifico del Progetto SPIn-Eco
3
SPIn-Eco – Un’esperienza nuova e complessa per la Pubblica Amministrazione.
Il Progetto SPIn-Eco ha rappresentato e rappresenta una novità assoluta nell’esperienza
amministrativa dell’Amministrazione Provinciale: è un’attività nuova e assolutamente inedita
che si può inquadrare nella fattispecie dei c.d. “strumenti volontari”. La novità più rilevante
non riguarda comunque solo la ricerca in se stessa ma anche e soprattutto gli scenari
successivi che ha permesso di aprire con particolare riferimento alla Certificazione
Ambientale ISO 14001 ed alla Registrazione EMAS II.
Iniziato dalla prima Giunta Ceccherini con l’attività di Alessandro Piccini che ha impostato il
percorso fino alla certificazione ambientale ISO 14001 del 2003, il progetto prosegue oggi
sotto la guida di Ernesto Rabizzi che, fra l’altro, ha attivato con successo il processo di
estensione della certificazione ambientale ad un primo gruppo di comuni della provincia e sta
concludendo il percorso per la registrazione EMAS II.
Il Sistema di Gestione Ambientale, del quale l’Amministrazione Provinciale si è dotata, è
uno strumento nuovo e di non semplice applicazione alla realtà amministrativa di un ente
locale. E’ infatti non solo un elemento fondamentale per acquisire la certificazione
ambientale ma si configura come un sistema di gestione indirizzato all’organizzazione
dell’ente locale con l’obbiettivo di favorire la razionalizzazione della gestione ambientale
basata non solo sul rispetto dei limiti imposti dalle leggi ma anche su un impegno rivolto al
miglioramento continuo della varie prestazioni che coinvolge anche altre istituzioni pubbliche
ed imprese private.
In questo contesto, che implica notevoli effetti sia sulla gestione quotidiana dell’ente sia
sull’impostazione delle varie politiche con particolare riferimento alla programmazione, il
processo di trasformazione delle procedure è inevitabile e lo sarà ancora di più con la
registrazione EMAS II che impegna l’amministrazione ad un forte coordinamento dei processi
decisionali e amministrativi di gestione del territorio.
Rispetto alla “normale” organizzazione del lavoro di un ente locale le modifiche apportate
da SPIn Eco e dalle sue attività successive hanno richiesto e richiedono un costante sforzo di
adeguamento ed aggiornamento sia dal punto di vista delle procedure amministrative, sia dal
punto di vista della capacità professionale dei singoli.
A distanza di oltre tre anni dall’inizio del progetto registriamo con soddisfazione una
notevole attenzione della struttura amministrativa verso queste nuove tematiche e verso le
loro implicazioni che costituiscono un giornaliero banco di prova verso un modo nuovo di
lavorare nell’ente locale, più dinamico e fortemente attento alle tematiche ambientali e
dello sviluppo sostenibile.
Dr. Paolo Casprini
Direttore Area Politiche per l’Ambiente
Dirigente Servizio Ambiente
4
I numeri della Provincia di Siena
5
1. I numeri della Provincia di Siena
Questo capitolo raccoglie l’insieme delle informazioni che hanno costituito la
base di partenza per le analisi che saranno presentate nei capitoli che seguono. Il
database è aggiornato al valore più recente che è stato possibile recuperare,
mentre le analisi, sia della Provincia che dei Comuni e dei Circondari, fanno
riferimento all’anno 1999.
1.1 IL TERRITORIO
L’INQUADRAMENTO GEOGRAFICO
La Provincia di Siena è posizionata nella
MS
PO
Toscana meridionale e si estende su di una
superficie
di
3.821
km2,
di
carattere
LU
PT
prevalentemente collinare (93%), con una zona
FI
montana limitata (7%). È fra le Province più
AR
PI
estese di Italia e la seconda per dimensione in
Toscana, preceduta dalla sola Grosseto (vedi
LI
SI
Figura 1.1).
Secondo le rilevazioni ISTAT al 31/12/2003 la
GR
popolazione residente viene stimata in 258.821
unità, per una densità di popolazione di circa
68 ab/km2, che risulta essere una fra le più
basse per le Province italiane e quasi un terzo
Figura 1.1: La Regione Toscana e le
sue Province.
di quella nazionale (187 ab/km2).
Il territorio provinciale è suddiviso amministrativamente in 36 Comuni che a loro
volta sono raggruppati complessivamente in 7 Circondari (Figura 1.2):
1. Val d’Elsa: comprende i Comuni di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa,
Monteriggioni, Poggibonsi, Radicondoli e San Gimignano. Questo Circondario
copre la zona nord-ovest del territorio provinciale, ha un’estensione di 582,93
km2, pari a circa il 18% del territorio provinciale complessivo, e accoglie (nel
2003) una popolazione di 67.920 abitanti (pari al 26% del totale provinciale) con
una densità demografica di 116,51 ab/km2. Al suo interno possono essere
distinte due zone: una fascia ad elevata densità abitativa ed industriale che
comprende Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa e una fascia territorialmente più
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
6
estesa che include i restanti Comuni di Casole d’Elsa, Monteriggioni, Radicondoli
e San Gimignano, che invece è caratterizzata da un’economia agricola diffusa.
In questo Circondario è possibile individuare il polo industriale più consistente di
tutta la Provincia con un ampio sviluppo del settore metal-meccanico nei
Comuni di Poggibonsi, Casole e, in misura minore, San Gimignano, accanto al più
rinomato polo industriale del cristallo, nel Comune di Colle di Val d’Elsa. Nel
2005 due dei Comuni di questo Circondario, Casole d’Elsa e San Gimignano,
hanno ricevuto la “Bandiera Arancione”1 da parte del Touring Club Italiano.
Questo riconoscimento era già stato ottenuto durante la scorsa edizione (2003)
dal Comune di Casole. San Gimignano è considerato patrimonio dell'Umanità in
quanto “rappresenta un capolavoro del genio creativo umano, porta una
testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di
una civiltà esistente o del passato ed è un eccezionale esempio di un tipo di
costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia
testimonianza di importanti tappe della storia umana”.
2. Chianti Senese: comprende i Comuni di Castellina in Chianti, Castelnuovo
Berardenga, Gaiole in Chianti e Radda in Chianti. Questo Circondario,
localizzato a nord-est della Provincia, occupa una superficie di 486,03 km2, che
corrisponde a circa il 13% del territorio provinciale, in cui accoglie una
popolazione di 14.840 abitanti (pari al 6% del totale provinciale) con una densità
demografica di 30,53 ab/km2. Questo Circondario è caratterizzato, ed è famoso
a livello mondiale, per essere centro di produzione di vini di particolare pregio.
L’agricoltura rappresenta quindi il motore dell’economia locale e costituisce
anche il presupposto per lo sviluppo agrituristico dell’area. Il Chianti è uno dei
sistemi economici a più alta densità di aziende operanti nel settore del turismo
verde, che negli ultimi anni si è sviluppato a ritmi molto sostenuti. Anche in
questo Circondario due Comuni hanno ricevuto la “Bandiera Arancione”:
Castelnuovo Berardenga e Radda in Chianti.
3. Siena: comprende solo l’omonimo capoluogo. Questo Circondario si espande per
118,71 km2 e ospita, al 2003, una popolazione di 54.370 abitanti (pari al 21% del
totale provinciale) ed è quindi il Circondario con la più alta densità demografica
1
Il marchio premia quei Comuni dell’entroterra che dimostrano di saper conservare, valorizzare e
promuovere le proprie risorse turistiche senza compromettere l’ambiente, il paesaggio e le esigenze
delle comunità ospitanti, con particolare attenzione agli elementi strategici per lo sviluppo di
un’offerta turistica competitiva: arte e cultura, paesaggio e natura, tradizioni e accoglienza,
patrimonio eno-gastronomico e artigianato.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
7
(458 ab/km2). Il suo sistema economico riproduce il tradizionale schema
conosciuto come “Terza Italia”, caratterizzato da uno sviluppo industriale
diffuso sul territorio, con la presenza di piccole e medie imprese, che ruota
attorno ad una struttura urbana policentrica e che è basato sostanzialmente
sulle attività terziarie. La struttura globale dell’area è incentrata su due poli:
quello bancario con la presenza del Monte dei Paschi di Siena e quello
universitario; ma non sono da trascurare tutte le attività legate al settore
turistico, specialmente quello a carattere culturale. Anche il centro storico di
questo Comune fa parte, dal 1990, dei luoghi sotto tutela dell’UNESCO.
4. Crete Senesi - Val d’Arbia: comprende i Comuni di Asciano, Buonconvento,
Monteroni d’Arbia, Rapolano Terme e San Giovanni d’Asso ed è situato nella
parte centro-orientale del territorio provinciale. L’area è considerata una delle
zone a maggior valenza ambientale della Provincia per le sue risorse naturali e
per la presenza di beni storico-artistici di notevole pregio. Questo comprensorio
si estende su una superficie di 535,47 km2 (il 14,01% della Provincia) e, al 2003,
accoglie 23.209 abitanti (pari al 9% del totale provinciale), con una densità
demografica pari a 43,34 ab/km2. Il suo sistema economico è caratterizzato da
tutte quelle attività che in qualche modo sono connesse con le materie prime
presenti nel Circondario, come l’argilla e il travertino, che vanno dalla
produzione di laterzi e materiali per l’edilizia a manufatti artigianali, spesso di
notevole pregio. Accanto a queste attività c’è l’agricoltura che continua a
giocare un ruolo fondamentale come nella maggior parte delle economie degli
altri Circondari senesi. La presenza di impianti termali e la bellezza del
paesaggio costituiscono elementi di attrazione per un’attività turistica in forte
crescita.
5. Val di Merse: situato nella parte occidentale della Provincia, comprende i
Comuni di Chiusdino, Monticiano, Murlo e Sovicille. Nel 2003 sono stati rilevati
14.015 abitanti (pari al 5% della popolazione provinciale) distribuiti su un’area di
509,81 km2 (27,49 ab/km2) corrispondente al 13,34% del territorio complessivo
provinciale. Questo Circondario svolge molteplici funzioni; infatti alcune zone
risultano legate direttamente al sistema urbano senese, altre invece fanno da
ponte con la Maremma e altre ancora hanno rapporti molto stretti con il
Circondario
delle
Crete.
Tutto
ciò
ha
come
diretta
conseguenza
la
frammentazione, la disomogeneità e la mancanza di legami funzionali delle
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
8
attività economiche presenti in quest’area, impedendo di caratterizzare il suo
tessuto economico, tranne che per l’industria chimica. Anche in questo
Circondario le altre attività di rilievo sono quelle relative all’industria agroalimentare e al turismo, quest’ultima molto ben sviluppata grazie anche alla
presenza, in questo Circondario, di quattro riserve naturali.
6. Val d’Orcia: il Circondario della Val d’Orcia è localizzato nella parte sud-ovest
della Provincia e comprende i Comuni di Abbadia San Salvatore, Castiglion
d’Orcia,
Montalcino
(Bandiera
Arancione
2005),
Pienza
(patrimonio
dell’UNESCO), Radicofani, San Quirico d’Orcia e Piancastagnaio. Nel 2003 la
popolazione residente registrata è pari a 24.540 abitanti (circa il 9% della
popolazione provinciale) su un’area di 797,22 km2, pari a circa il 29% del
territorio provinciale, con una rispettiva densità demografica pari a 30,78
ab/km2. Il suo patrimonio ambientale si presenta abbastanza variegato, infatti si
passa da zone di montagna a quelle più collinari che sono caratterizzate da
attività economiche alquanto diversificate: si va dalla produzione di legno e
mobili, alla pelletteria-cuoio-calzature, a prodotti per l’edilizia all’agricoltura
ed in particolare la cerealicoltura, che è l’attività principale che insiste su quasi
tutto il territorio. Anche in queste zone il turismo (e in particolare l’agriturismo)
è molto importante offrendo occasioni di reddito e di occupazione per la
popolazione locale. Famosissimi in tutto il mondo sono i vini rossi DOC
(Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine
Controllata e Garantita) prodotti in queste zone. Da alcuni anni è stato istituito
il Parco della Val d'Orcia (di cui fanno parte i Comuni di Montalcino, Pienza,
Castiglioni d’Orcia, San Quirico d’Orcia e Radicofani) che, il 2 luglio 2004 è stato
iscritto nella lista dei beni da tutelare e valorizzare quale patrimonio
dell'Umanità, riconoscendone l'unicità e l'alto valore culturale e paesaggistico
(UNESCO).
7. Val di Chiana: comprende i Comuni di Cetona, Chianciano Terme, Chiusi,
Montepulciano, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita e
Trequanda. Questo Circondario, situato a sud-est, con i suoi 690 km2 occupa
circa il 18% del territorio dell’intera Provincia, ed ospita una popolazione di
59.927 abitanti (pari al 23% del totale provinciale) con una densità demografica
di 86,66 ab/km2 (nel 2003). Il suo tessuto produttivo si è particolarmente
sviluppato intorno agli anni sessanta-settanta del secolo scorso, quando, accanto
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
9
alle attività produttive tradizionali come la lavorazione del legno e del mobile,
dell’abbigliamento e dei materiali estrattivi, si sono cominciati ad affermare
anche i settori metalmeccanico ed elettronico. Grazie alla particolare
conformazione del territorio, in quest’area si è sviluppata sia l’agricoltura che il
turismo; quest’ultimo grazie alla presenza del polo termale di Chianciano. Il
Circondario non ha una distribuzione omogenea; piuttosto si rileva una natura
dualistica al suo interno: l’area nord (comprendente i Comuni di Sinalunga,
Torrita di Siena e Trequanda) è caratterizzata da un maggiore livello di
industrializzazione, le cui principali attività sono il settore alimentare, quello
dei minerali non metalliferi e quello della produzione della gomma e materie
plastiche. La parte meridionale invece presenta una maggiore caratterizzazione
in senso turistico e rurale. Tre Comuni di questo Circondario, all’inizio del 2005,
hanno ricevuto la Bandiera Arancione: Cetona, Montepulciano e Trequanda.
CHIANTI
SENESE
CRETE SENESI
VAL D’ARBIA
VAL
D’ELSA
SIENA
VAL DI
CHIANA
VAL DI
MERSE
VAL
D’ORCIA
Figura 1.2: I 7 Circondari della Provincia di Siena.
Nel territorio provinciale senese si riscontra la presenza di tre Comunità Montane
(vedi Figura 1.3): ovvero Enti Pubblici che esercitano la propria attività col fine di
promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio, l’innovazione e la
soluzione dei problemi a livello locale, facendo fronte ai problemi tipici del
territorio montano.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
10
C.M.
VAL DI MERSE
C.M.
DEL CETONA
C.M.
AMIATA SENESE
Figura 1.3: Le Comunità Montane (C.M.) senesi.
Tabella 1.1: Le caratteristiche delle Comunità Montane della Provincia di Siena.
Comunità
Montana
Amiata
Senese
Cetona
Val di Merse
Comuni afferenti
Abbadia San Salvatore, Castiglion d’Orcia,
Piancastagnaio e Radicofani
Cetona, Cianciano Terme, San Casciano dei Bagni,
Sarteano e Montepulciano
Casole d’Elsa, Chiusdino, Monticiano, Murlo,
Radicondoli e Sovicille
Abitanti
Superficie
(km2)
Densità
(ab/km2)
14.715
388,90
37,84
30.461
432,87
70,37
18.102
709,97
25,49
Come si può osservare dalle tabelle 1.2 e 1.3, la distribuzione della popolazione
nel territorio provinciale non è omogenea, si mostra piuttosto concentrata
soprattutto nei Comuni a nord della Provincia (in primis Siena, Poggibonsi, Colle di
Val d’Elsa e Chianciano Terme rispettivamente con 458, 401, 218, e 198 ab/km2) in
corrispondenza di grandi centri in cui dominano le attività secondarie (industriali) e
terziarie, mentre appare molto diluita nei Comuni collinari più isolati fra cui
Radicondoli, Radicofani e Monticiano, rispettivamente con 8, 10 e 13 ab/km2.
Rispetto all’ultimo censimento ISTAT, datato 1990, si rileva che l’incremento
demografico della Provincia nell’ultimo decennio è stato abbastanza contenuto
(circa l’1%). Per ciò che concerne le dinamiche demografiche dei singoli Comuni si
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
11
possono notare due opposte tendenze. Nelle aree collinari più decentrate si
registra una lenta ma progressiva diminuzione demografica, contrapposta ad un
aumento nei Comuni più industrializzati, come Sinalunga, Poggibonsi e Colle.
Questo trasferimento è sicuramente riconducibile sia a migliori prospettive
lavorative che a scelte di vita più convenienti. Nella Tabella 1.2 si riporta la serie
storica della popolazione della Provincia e di tutti i Circondari dal 1999 al 2003,
mentre in Tabella 1.3 sono riportate le principali caratteristiche demografiche dei
36 Comuni, a loro volta raggruppati ognuno sotto il Circondario di appartenenza.
Tabella 1.2: Serie storica della popolazione della Provincia di Siena e dei 7
Circondari. Fonte: ISTAT.
Provincia di Siena
Chianti Senese
Crete Senesi - Val d'Arbia
Siena
Val di Chiana
Val d'Elsa
Val di Merse
Val d'Orcia
1999
2000
2001
2002
2003
252.829
14.066
22.174
54.256
59.096
64.896
13.556
24.785
254.078
14.119
22.387
54.366
59.195
65.660
13.657
24.694
252.008
14.198
22.505
52.586
58.912
65.855
13.624
24.328
254.270
14.551
22.823
52.775
59.312
66.461
13.789
24.559
258.821
14.840
23.209
54.370
59.927
67.920
14.015
24.540
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
12
Tabella 1.3: Le caratteristiche dei Comuni della Provincia di Siena e dei suoi 7
Circondari. Fonte: ISTAT, 2003.
Castellina in Chianti
Castelnuovo Berardenga
Gaiole in Chianti
Radda in Chianti
Chianti Senese
Asciano
Buonconvento
Monteroni
San Giovanni d'Asso
Rapolano
Crete Senesi-Val d'Arbia
Siena
Cetona
Chiusi
Chianciano
Montepulciano
San Casciano Bagni
Sarteano
Sinalunga
Torrita di Siena
Trequanda
Val di Chiana
Casole d'Elsa
Colle di Val d'Elsa
Monteriggioni
Poggibonsi
San Gimignano
Radicondoli
Val d'Elsa
Chiusdino
Monticiano
Murlo
Sovicille
Val di Merse
Abbadia San Salvatore
Castiglione d'Orcia
Montalcino
Piancastagnaio
Pienza
Radicofani
San Quirico d'Orcia
Val d'Orcia
Provincia di Siena
Area
km2
99,45
177,03
128,99
80,56
486,03
215,51
64,78
105,75
66,36
83,07
535,47
118,71
53,19
58,06
36,52
165,58
91,86
85,27
78,60
58,36
64,10
691,54
148,63
92,21
99,49
70,73
138,83
132,53
682,42
141,81
109,45
114,79
143,76
509,81
58,90
141,81
243,62
69,70
122,53
118,46
42,20
797,22
3.821
SPIN-ECO
Popolazione
ab
2.776
7.767
2.599
1.698
14.840
6.737
3.190
7.449
922
4.911
23.209
54.370
2.892
8.700
7.234
13.965
1.729
4.641
12.092
7.255
1.419
59.927
3.066
20.110
8.111
28.341
7.283
1.009
67.920
1.909
1.401
2.036
8.669
14.015
6.802
2.551
5.077
4.133
2.227
1.229
2.521
24.540
258.821
Densità
ab/km2
27,91
43,87
20,15
21,08
30,53
31,26
49,24
70,44
13,89
59,12
43,34
458,01
54,37
149,84
198,08
84,34
18,82
54,43
153,84
124,31
22,14
86,66
20,63
218,09
81,53
400,69
52,46
7,61
99,53
13,46
12,80
17,74
60,30
27,49
115,48
17,99
20,84
59,30
18,18
10,37
59,74
30,78
67,74
I numeri della Provincia di Siena
13
1.2 IL SISTEMA SOCIO-ECONOMICO
Il tessuto produttivo della Provincia di Siena non è tradizionalmente fondato sulle
attività industriali, sebbene esistano sul territorio alcuni importanti poli produttivi.
I dati dello “Osservatorio Economico Locale – POLOS 2001”, riferiti all’anno 1999
per la Provincia di Siena, attribuiscono al settore industriale (manifatturiero e
costruzioni) un peso percentuale pari al 28,3% del Valore Aggiunto al Costo dei
Fattori, mentre il 66,5% è attribuito al settore dei servizi (commercio, turismo,
agriturismo, trasporti e comunicazioni, credito e assicurazioni, servizi non
destinabili alla vendita e altri servizi). L’agricoltura incide sul valore aggiunto per il
5,2%, dato che, seppure basso, è superiore al valore medio nazionale (3,3%) e a
quello della Regione Toscana (2,2%).
L’analisi del numero delle unità locali e degli addetti nei vari settori permette di
avere un quadro più completo della situazione (si veda Tabella 1.4). I dati sono
stati raccolti presso la Camera di Commercio di Siena su numero di unità locali,
numero di addetti per classe e per tipologia di attività economica (dati 1999). Per
quanto riguarda gli addetti, sono state effettuate delle stime sulla base
dell’attribuzione di un addetto anche alle unità locali non dichiaranti addetti e a
quelle dichiaranti zero addetti.
Tabella 1.4: Riepilogo delle informazioni socio-economiche per
la Provincia di Siena. Fonte: nostra elaborazione su dati CCIAA
Siena (anno 1999).
Macrosettori
Agricoltura Silvicoltura
Estrazione
Attività Manifatturiere
Energia
Costruzioni
Commercio
Alberghi e Ristoranti
Trasporti e Telecomunicazioni
Interm. Finanziaria
Attiv. Immobiliare, informatica
Istruzione
Sanità
Altri servizi pubblici e sociali
Imprese non classificate
Totale
U.L.
8.606
79
4.581
22
3.948
9.613
2.622
1.487
897
2.727
60
94
1.321
659
36.717
SPIN-ECO
Addetti
8.937
471
18.286
595
6.512
15.146
4.773
2.960
2.673
4.448
109
457
2.137
3
68.382
% addetti su
tot. prov.
13,7%
0,69%
26,74%
0,87%
9,52%
22,15%
6,98%
4,33%
3,91%
6,50%
0,16%
0,67%
3,13%
0,00%
100,00%
I numeri della Provincia di Siena
14
I SETTORI PRODUTTIVI
Il settore agricolo, incentrato principalmente su produzioni tipiche quali vino e
olio, ha permesso la creazione di attività connesse, quali industrie di prima
trasformazione e agro-alimentari. Il settore vitivinicolo con le sue produzioni di
qualità (come ad esempio Brunello di Montalcino, Chianti, Nobile di Montepulciano
e Vernaccia di S. Gimignano) è rinomato in tutto il mondo e rappresenta circa il
40% dell’intera produzione Toscana.
In questo settore, il numero di aziende individuate sul territorio provinciale dal
5°Censimento generale dell’Agricoltura 2000 è pari a 15.044 per una superficie
agricola totale di 333.281,3 ha. La Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.) è di
184.384,4 ha (circa il 48% dell’intera superficie provinciale) con una diminuzione di
circa il 6% rispetto al Censimento del 1990.
La ripartizione provinciale tra le principali utilizzazioni dei terreni agricoli
(Tabella 1.5) vede una netta prevalenza dei terreni investiti a seminativi e a boschi
che rappresentano rispettivamente il 39,6% e il 35,7% della Superficie Agricola
Totale (S.A.T.).
Dai dati messi a disposizione dalla Camera di Commercio di Siena si evince che
nella Provincia di Siena gli addetti del settore agricoltura, silvicoltura, pesca e
caccia ammontano a circa 8.940 unità, pari al 13,1% del totale degli addetti di tutti
i settori produttivi a livello provinciale (Tabella 1.4).
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
15
Tabella 1.5: Superficie in ettari investita secondo le principali forme di utilizzazione dei terreni. Fonte: 5° Censimento Generale dell’Agricoltura, 2000.
Provincia
Chianti
Senese
Crete Senesi
Val d'Arbia
Siena
Val di Chiana
Val d'Elsa
Val di Merse
Val d'Orcia
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
184.384,40
16.201,82
34.987,43
7.123,81
41.528,34
28.973,2
16.243,40
39.912,48
seminativi
131.614,2
6.440,23
29.608,54
5.250,26
29.285,31
19.002,07
12.846,93
29.180,78
orti familiari
460,7
34,52
68,58
13,46
136,95
110,94
43,19
53,05
viti
18.058,2
5.176,65
586,13
542,43
4.481,15
3.631,18
432,39
3.208,29
coltivazioni legnose agrarie
33.561,7
8.275,8
2.015,77
1.536,82
7.625,41
6.478,28
1.954,41
6.122,13
prati
5.340,5
355,83
1.108,65
189,36
1.449,1
788,41
394,91
1.054,29
13.407,40
1.095,44
1.599,76
133,91
3.031,67
3.040,33
1.004,04
3.502,23
118.617,50
22.217,33
9.368,34
2.770,73
14.241,04
23.201,49
28.323,47
18.495,11
Arboricoltura da legno
3.540,1
292,95
867,24
217,93
516,33
715,21
354,96
575,48
Superficie agricola non utilizzata
15.533,8
2.525,31
2.340,62
479,02
2.791,45
2.271,95
1.600,48
3.524,94
Altra superficie
10.205,5
1.099,01
2.010,08
308,35
1.966,73
1.194,85
450,74
3.463,85
Superficie Agricola Totale (SAT)
332.281,3
42.336,42
49.573,71
10.899,84
61.043,89
56.356,7
46.973,05
65.683,79
Superficie
Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.):
pascoli
Boschi
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
16
Nel settore zootecnico, lo stesso Censimento 2000 individua in totale 4.959 aziende
con allevamenti. La maggioranza degli animali censiti sono ovini mentre bovini e
suini sono presenti in numero più esiguo (Tabella 1.6)
Tabella 1.6: Numero e tipologia delle principali
specie di bestiame. Fonte: 5° Censimento
Generale dell’Agricoltura, 2000.
Principali specie di bestiame
Numero di capi
Bovini e bufalini
14.143
Ovini e caprini
125.601
Equini
2.274
Suini
23.699
Il settore manifatturiero (4.581 unità locali e 18.286 addetti) della Provincia di
Siena ruota prevalentemente attorno alle attività della fabbricazione, produzione e
lavorazione dei minerali metalliferi con il 18,3% degli addetti, la fabbricazione di
mobili e l’industria meccanica che raccolgono rispettivamente il 12,7% e il 27,9% del
totale degli addetti di tutto il settore manifatturiero. Il settore delle costruzioni
impiega 6.512 addetti (pari al 9,5% del totale provinciale) in 3.948 unità locali. Le
aree industriali di maggior rilevanza sono individuabili nel Comune di Poggibonsi con
il 23% di industrie meccaniche e di lavorazione di metalli ed il 16,3% di alimentari e
tessili e a Colle di Val d’Elsa per la lavorazione di minerali non metalliferi rivolta alla
produzione di cristallo, per la quale la zona è ormai un centro di produzione
internazionale.
Nel settore dei servizi primeggiano le attività commerciali e alberghiere con
rispettivamente 15.146 addetti in 9.613 unità locali e 4.773 addetti in 2.622 unità
locali. In particolare, le strutture ricettive sono rappresentative di un’attività
turistica diffusa più o meno omogeneamente su tutto il territorio provinciale.
L’industria turistica nel suo complesso rappresenta una delle voci più importanti
dell’economia senese e richiama ogni anno più di tre milioni di presenze, collocando
la Provincia al 23° posto fra le Province italiane più visitate.
Il numero di arrivi nel 2004 (Tabella 1.7) ha raggiunto la quota di 1.254.952 unità
(solo un 9% in più rispetto all’anno precedente). Il 27,2% (341.449) dei visitatori è
stato ospitato in esercizi extra-alberghieri.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
17
Tabella 1.7: Arrivi turistici in Provincia di Siena nel 2004 scorporati per Circondario. Fonte: Osservatorio
Economico della Provincia di Siena, 2004.
2004
Provincia
di Siena
Chianti
Senese
Crete Senesi
Val d'Arbia
Siena
Val di
Chiana
Val d'Elsa
Val di
Merse
Val d'Orcia
Arrivi
1.254.952
86.824
44.984
392.877
390.412
178.285
57.029
104.541
Presenze
3.543.495
291.253
133.398
790.813 1.260.833
548.064
243.303
275.831
Nella Provincia si trovano 1.769 strutture extra-alberghiere e 508 strutture
alberghiere. In questi ultimi anni sta prendendo sempre più campo un nuovo tipo di
turismo che privilegia l’aspetto naturalistico (agriturismo). Per quanto riguarda
invece le presenze (numero di arrivi moltiplicato per i giorni di permanenza media),
nella Provincia di Siena, per l’anno 2004, si arriva ad un totale di 3.543.495, per la
maggior parte 35% (1.260.833) concentrati nel Circondario della Val di Chiana. Tale
cifra trova spiegazione nel fatto che uno dei Comuni che compongono il Circondario
della Val di Chiana, Chianciano Terme, vede ogni anno l’arrivo, per una permanenza
media di 3-4 giorni, di turisti per cure e soggiorni termali.
Nel 2004, in Provincia di Siena è stato registrato un prodotto interno lordo (P.I.L.)
pro capite di 36.600 euro; tale valore la colloca al 7° posto nella graduatoria delle
Province italiane.
Nella classifica della Qualità della Vita elaborata dal Sole 24 Ore per le Province
italiane, nell’anno 2004 (dati 2003) la Provincia di Siena si colloca al 16° posto, 7
posizioni in meno rispetto al 1999, ed è la terza tra le Province toscane dopo Livorno
e Pisa.
1.3 IL SISTEMA ENERGIA
L’ENERGIA ELETTRICA
La serie storica che riassume la domanda provinciale di energia elettrica (Tabella
1.8) mostra, come era lecito attendersi, un trend in crescita. Tra gli anni 1999 e 2003
si assiste ad un aumento complessivo di quasi il 20% della domanda. Tuttavia Siena si
presenta come una delle Province toscane meno “energivore”. I consumi attuali,
infatti si assestano intorno a 1.227 GWh/anno, in contrapposizione alla media delle
Province toscane, che è di ben oltre 1.600 GWh/anno più elevata.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
18
Tabella 1.8: Domanda provinciale di energia elettrica: serie storica
anni 2000-2003. Fonte: ENEL-GRTN.
GWh
Consumi
Variazione %
1999
2000
1.027,83 1.050,05
-
2,2%
2001
2002
2003
1.090,10
1.156,40
1.226,70
4,0%
6,6%
7,0%
In Tabella 1.9 è evidenziata l’incidenza dei vari settori rispetto all’intero consumo
provinciale; il comparto più energivoro è comunque l’industria, che rappresenta più
del 38% del totale. Tale valore, ad ogni modo, non si discosta molto dai consumi del
terziario a conferma del fatto che quest’ultimo è il settore più sviluppato della
Provincia. Nell’ultima colonna è riportato l’indice di pressione, che fornisce un
valore della domanda energetica per abitante, che è stimato in 4.739,5 kWh.
Tabella 1.9: Ripartizione dei consumi elettrici (espressi in GWh) in Provincia di Siena nell’anno 2003.
Fonte: ENEL-GRTN.
Settore
Anno 2003
(GWh)
Agricoltura
Terziario Industria
Totale
Servizi non
vendibili
Utenti
domestici
Provincia
49,6
402,0
472,5
112,5
302,7
1.226,7
% dei settori
4,0%
32,7%
38,5%
9,1%
24,6%
100,0%
Indicatore di
pressione
(kWh/ab)
4.739,5
Nella Tabella 1.10 è stata riportata la domanda di energia elettrica per categoria e
Circondario riferita all’anno 1999. La maggiore richiesta di energia elettrica in
quell’anno arrivava dal Circondario della Val d’Elsa, dalla Val di Chiana e Siena. Da
notare il fatto che i consumi provinciali per settore, dal 1999 al 2003 sono tutti in
aumento, tranne quelli relativi al settore industriale che registrano una diminuzione
del 15%.
La domanda complessiva di energia elettrica è quasi completamente coperta dalla
produzione locale Nel 2003 sono stati prodotti 1.149,36 GWh di energia elettrica di
cui 1.148 GWh da fonte geotermica e solo 1,36 GWh da rifiuti, che complessivamente
rappresentano più del 90% della domanda energetica provinciale. Questo valore ha un
significato interessante considerato che poche Province in Italia riescono a soddisfare
il proprio fabbisogno elettrico sfruttando fonti energetiche locali rinnovabili e non
combustibili fossili.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
19
Per ulteriori dettagli sulle produzioni di energia elettrica, ed in particolare sulla
geotermia, si rimanda alla lettura dei volumi relativi ai Circondari ed ai Comuni.
Tabella 1.10: Domanda provinciale e circondariale di energia elettrica (espressa in GWh) scorporata per
settore, nell’anno 1999. Fonte: PEP.
Agricoltura
e silvicoltura
Industria
Terziario
Domestico
Totale
Indicatore
di
pressione
(kWh/ab)
Provincia di Siena
42,0
412,9
291,8
281,2
1.027,8
4.063,03
Chianti Senese
Crete Senesi Val d'Arbia
Siena
Val di Chiana
Val d'Elsa
Val di Merse
Val d'Orcia
6,7
2,9
1,4
8,0
9,7
2,2
11,1
19,4
40,4
28,8
79,1
148,0
27,8
69,5
11,9
13,5
114,7
68,9
53,9
9,1
19,8
18,7
24,1
67,1
66,0
61,0
16,9
27,4
56,7
80,8
211,8
222,1
272,6
56,0
127,8
4.028,19
3.645,69
3.904,78
3.756,26
4.199,71
4.133,92
5.133,30
GWh
IL GAS NATURALE
La distribuzione del gas metano in Provincia di Siena, nell’anno 2003, è stata gestita
da tre Enti: Intesa, Gestione Valdichiana e Fiorentinagas. Attualmente i Comuni
serviti da rete distribuzione del gas metano sono 29 su 36,con una copertura del
98,9% della popolazione residente nella Provincia. Non hanno distribuzione del gas
metano i Comuni di Abbadia San Salvatore, Chiusdino, Monticiano, Murlo,
Piancastagnaio, Radicofani e Radicondoli. L’uso principale del gas naturale è
senz’altro da attribuirsi al riscaldamento individuale, anche se l’aumento della rete
di distribuzione rende la risorsa disponibile anche agli altri comparti produttivi.
Infatti si assiste, negli ultimi anni, sia ad un aumento dei consumi civili che di quelli
industriali. In Tabella 1.11 sono riportati i dati relativi al consumo suddivisi nelle tre
destinazioni d’uso: produttivo, terziario e civile.
Tabella 1.11: Ripartizione dei consumi di gas naturale in Provincia di
Siena nell’anno 2003. Fonte: nostra elaborazione su dati forniti dagli
enti gestori.
Anno 2003
(m3)
Provincia
Peso dei settori
SETTORE
Terziario
Industria
Civile
53.911.006
26.703.583
87.332.471
32,1%
15,9%
52,0%
SPIN-ECO
Totale
167.947.060
I numeri della Provincia di Siena
20
Il settore con i maggiori consumi di gas naturale è il civile che, consumando oltre 87
milioni di metri cubi, rappresenta il 52% del gas distribuito nella Provincia (Tabella
1.11). Il settore industriale consuma solo il 15,9% del gas distribuito, mentre il
terziario si assesta sul 32,1%. Queste percentuali sono coerenti con lo sviluppo
produttivo locale, incentrato principalmente sul terziario.
Nella Tabella 1.12, i consumi di gas naturale (relativi all’anno 1999) sono stati
ripartiti per Circondari. Tra questi spicca, primo tra tutti, con quasi il 30%, il Comune
di Siena, seguito dal Circondario della Val d’Elsa con una domanda del 23,23%. Per
quanto riguarda invece la domanda di gas del Circondario della Val di Merse, è
interessante puntualizzare tra tutti i Comuni che lo compongono, solo quello di
Sovicille concorre al risultato finale, in quanto gli altri tre Comuni (Chiusdino,
Monticiano e Murlo) non sono metanizzati.
Tabella 1.12: Consumi di gas metano del 1999 per la Provincia di Siena e ripartiti per Circondario. Fonte:
Enti gestori e nostra elaborazione.
Gas metano
Provincia di
Siena
Chianti
Senese
Crete
Senesi
Val d'Arbia
Siena
Val di
Chiana
Val d'Elsa
Val di
Merse
Val d'Orcia
Mm3
144,1
3,6
16,2
42,4
33,2
33,5
4,1
11,1
Consumi
I COMBUSTIBILI DERIVATI DAL PETROLIO
Combustibili ad uso civile e produttivo
I dati riguardanti gli usi in Provincia dei Combustibili derivati dal petrolio derivano
dalle stime sulle vendite redatte dalla Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse
Minerarie (GDERM). In Tabella 1.13 è riportata la serie storica dei derivati dal
Petrolio ad uso civile, commerciale ed industriale nel decennio 1993-2003. Dalla
rappresentazione grafica dei dati (Figura 1.4) si evince che il trend generale è in
diminuzione in quanto legato all’aumento della metanizzazione e quindi al trend di
crescita dei consumi di gas metano.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
21
Tabella 1.13: Vendite di Combustibili derivati dal petrolio ad uso civile e produttivo in Provincia di
Siena. Serie Storica anni 1993-2003. Fonte: DGERM.
Combustibili
(tonnellate)
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
olio comb.
7.659
5.563
4.500
4.039
3.203
1.861
480
2.737
1.663
2.795
2.363
G.P.L. riscald.
6.829
6.804
6.412
4.642
4.396 11.262 9.756
7.556
10.333
13.686 14.285
Lubrificanti
1.899
1.529
1.504
1.542
1.560
1.549
1.533
1.547
1.712
1.641
1.495
Gasolio riscald. 21.321 11.337
10.939 13.884 12.226 11.615 14.091 11.962 14.318
14.339 11.235
Gasolio agr.
16.937 18.511
12.892 12.629
17.279 16.353
7.986 11.167 10.397 10.646
6.338
25000
Olio Comb.
20000
G.P.L.
15000
Lubrificanti
10000
Gasolio
riscald.
Gasolio agr.
5000
0
1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003
Figura 1.4: Vendite di Combustibili ad uso civile e produttivo in Provincia di Siena. Serie Storica anni
1993-2003, in tonnellate.
Definendo il fabbisogno energetico complessivo della Provincia come la somma dei
contributi dati dal settore industriale, terziario, civile ed agricolo, si ottiene il
consumo complessivo di metano, gasolio, GPL, olio combustibile e lubrificanti. Tale
valore, pari a 7,73 x 1015 J all’anno diviso per il numero di abitanti, fornisce un
indicatore di pressione delle attività economiche sul territorio. L’indicatore così
calcolato per la Provincia di Siena fornisce un valore di 30,5 GJ/ab (v. Tabella 1.14).
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
22
Tabella 1.14: Domanda energetica dei principali settori nella
Provincia di Siena per l’anno 1999. Fonte: nostra elaborazione
su dati Intesa e DGERM.
Uso
Combustibile
Produttivo
Metano
1,76E+15
Gasolio
5,56E+14
GPL
2,16E+14
Olio combustibili
1,93E+13
Lubrificanti
6,57E+13
Totale
Terziario
2,62E+15
Metano
8,71E+14
Gasolio
1,06E+14
GPL
4,11E+13
Totale
Civile
1,02E+15
Metano
2,85E+15
Gasolio
5,67E+14
GPL
2,21E+14
Totale
Agricolo
Consumi
Provinciali
(J)
3,64E+15
Gasolio
Totale
Fabbisogno energetico da combustibili (J)
Indicatore di pressione (GJ/ab)
4,51E+14
4,51E+14
7,73E+15
30,5
Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il
numero seguito dalla potenza in base dieci (ad esempio 1,50E+2
sta per 1,50x102 equivalente a 150).
Combustibili per il trasporto
Analogamente a quanto detto per i derivati del petrolio ad uso civile e produttivo, i
dati riguardanti i combustibili per autotrazione consumati in Provincia derivano da
stime sulle vendite redatte dalla Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse
Minerarie. In Tabella 1.15 è riportata la serie storica delle vendite di benzina, GPL e
gasolio per trasporto nel decennio 1993-2003. Dalla rappresentazione grafica dei dati
(Figura 1.5) si evince che i consumi di benzina a partire dal 1998-1999 siano
cominciati a diminuire passando da una media di poco più di 102.000 tonnellate ad
un consumo di circa 85.000 tonnellate nel 2003, con la rispettiva conseguenza di un
aumento del consumo di gasolio che nel 2003 ha quasi 110.000 tonnellate.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
23
Informazioni relative all’uso di questi combustibili a livello comunale non sono
disponibili; per poter fare delle stime abbiamo effettuato alcune assunzioni. Abbiamo
considerato le vendite di benzina per uso promiscuo (trasporto individuale), mentre
le vendite di gasolio principalmente per uso produttivo (trasporto merci). Delle
vendite complessive di gasolio per autotrazione avvenute in Provincia nell’anno 1999
abbiamo assunto, da informazioni presentate sul Piano Energetico Provinciale che il
22% circa sia per il trasporto privato e il restante 78% per trasporto merci. Anche una
parte delle vendite di GPL sono attribuite all’utilizzo nei trasporti. Per valutarne i
consumi a livello comunale abbiamo considerato che l’impiego da GPL sia
prevalentemente per trasporto privato.
Tabella 1.15: Vendite di Combustibili da trasporto in Provincia di Siena. Serie Storica anni 1993-2003.
Fonte: GDERM.
Combustibili
(tonnellate)
benzina
GPL
gasolio
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
95.446 99.335 102.399 102.896 102.397 102.680 102.173 97.923 95.982 89.738 85.380
3.187 3.639 3.851 4.166 4.404 6.917 5.397 9.914 6.470 5.643 6.920
71.980 75.167 77.936 73.474 69.208 74.668 81.704 89.895 109.071 119.999 109.632
120000
100000
Benzina
80000
Gasolio
motori
GPL
60000
40000
20000
0
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Figura 1.5: Vendite di Combustibili da trasporto in Provincia di Siena. Serie Storica anni 1993-2003, in
tonnellate.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
24
1.4 IL SISTEMA RIFIUTI
Nel periodo marzo 2003 febbraio 2004 la produzione di rifiuti nella Provincia di
Siena ammonta a 159.658,90 tonnellate, che corrispondono ad una produzione
annuale pro capite di 616,81 kg/ab. Questa enorme mole di spazzatura è stata
raccolta in maniera differenziata per circa il 35%. Il trend di produzione dei rifiuti
nella Provincia ha registrato un calo abbastanza significativo nell’ultimo anno,
mentre la produzione pro capite, dopo un calo negli ultimi anni, è nuovamente
aumentata (Tabella 1.16a). Questa crescita positiva nella produzione dei rifiuti si è
maggiormente verificata nel Circondario della Val d’Elsa e in quello della Val d’Orcia
con un valore rispettivamente di 10,41% e 9,24% al quale hanno però saputo
rispondere positivamente con un aumento della raccolta differenziata maggiore del
50% nella Val d’Elsa, mentre la Val d’Orcia si è impegnata per il 43% dei rifiuti
complessivi. In Tabella 1.16b sono riportate le informazioni statistiche sulla
produzione dei rifiuti nei 7 Circondari per il periodo marzo 2003 – febbraio 2004.
Tabella 1.16a: Serie storica (1998-2004) della produzione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e della Raccolta
Differenziata (RD) nella Provincia di Siena. Fonte: Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR).
1998
RSU (t/anno)
RD (t/anno)
RSU+RD (t/anno)
RSU+RD (kg/ab*anno)
Cresc. Prod. pro-capite
% RD su RSU+RD
1999
105.932,32 108.652,01
14.212,55 21.321,02
120.144,87 129.973,03
478,47
514,19
0,07
12,32%
17,09%
2000
2001
2002
03/200202/2003
03/200302/2004
107.336,93
30.429,05
137.765,98
544,08
0,06
108.011,64
38.472,56
146.484,20
582,97
0,07
109.430,98
38.523,02
147.954,01
577,06
-0,01
109.228,63
36.620,82
145.849,45
568,85
-0,02
106.853,08
52.805,82
159.658,90
616,81
5,81
23,01%
27,36%
27,12%
26,15%
35,36%
Tabella 1.16b: Produzione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e della Raccolta Differenziata (RD) nei
Circondari della Provincia di Siena. Anno di riferimento marzo 2003-febbraio 2004. Fonte: Agenzia
Regionale Recupero Risorse (ARRR).
CHIANTI CRETE SENESI
SIENA
VAL DI CHIANA VAL D'ELSA VAL DI MERSE VAL D'ORCIA
SENESE
VAL D'ARBIA
RSU (t/anno)
RD (t/anno)
RSU+RD (t/anno)
RSU+RD (kg/ab*anno)
Cresc. Prod. pro-capite
6.893,08
% RD su RSU+RD
7.909,34
25.557,63
24.829,85
2.221,72
4.277,04
12.244,34
10.205,44
16.802,13
2.427,58
4.627,57
9.114,80
12.186,38
37.801,97
35.035,29
41.940,78
8.206,02
15.373,66
616,11
524,28
693,69
584,37
620,05
582,4
624,24
-0,74%
4,64%
6,15%
2,17%
10,41%
3,05%
9,24%
25,93%
37,34%
35,21%
30,99%
42,62%
31,47%
32,02%
SPIN-ECO
25.138,65
5.778,44
10.746,09
I numeri della Provincia di Siena
25
Sempre analizzando il problema della raccolta differenziata, la Provincia raggiunge
nel 1999 il traguardo del 17,09%, superando il limite minimo del 15% definito dal
decreto Ronchi per arrivare nell’anno 2003-2004 a superare nuovamente il limite
minimo previsto per il 2003 (35%) dello 0,36%.
Tabella 1.17: Serie storica della raccolta differenziata per frazione merceologica nella Provincia di Siena
1998-2003. Fonte: Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR)
FRAZ.
MERCEOLOGICA
(TONNELLATE)
Carta, cartone
Vetro
Lattine
Plastica
Sovvalli multimateriale
Vetro, lattine multimat.le
Metalli
Organico
Sfalci e potature
Ingombranti
Oli min. e vegetali
Farmaci
Pile e batterie
Altro
PROVINCIA DI SIENA
1998
1999
2000
2001
2002
2003
6.351,81
2.817,28
37,07
554,70
195,81
695,79
882,47
190,56
360,58
1.875,68
2,70
10,36
80,32
158,29
8.087,84
3.757,82
115,56
702,78
285,50
533,65
1.652,43
2.022,56
1.256,17
2.529,40
5,64
13,28
94,02
264,39
10.948,19
4.494,96
215,50
864,16
347,79
233,36
2.246,12
4.831,22
2.647,84
3.183,10
6,37
10,12
111,72
288,60
11.384,20
4.811,60
325,03
1.149,03
349,25
148,08
2.845,75
7.084,14
6.413,46
3.413,48
8,13
11,69
137,42
391,31
11.136,05
5.027,18
367,33
1.348,64
460,18
129,28
3.039,11
7.876,46
5.344,36
3.224,68
7,01
15,93
182,64
364,20
17.204,80
5.482,74
619,90
2.190,54
271,28
146,22
6.183,36
8.805,23
3.835,14
5.841,49
8,96
19,22
169,41
386,47
Nel 2003, la frazione di carta e cartone, con un valore di 17.204,80 tonnellate, è la
maggiore in peso, seguita con 8.805,23 tonnellate dall’organico. La frazione
caratterizzata dal più alto incremento nel passaggio dal 2002 al 2003 è invece quella
dei metalli che ha più che raddoppiato la raccolta (51%).
1.5 L’ATTIVITÀ ESTRATTIVA
Secondo quanto rilevato dal Piano Regionale delle Attività Estrattive (P.R.A.E) nel
corso dell’anno 2000, i Comuni della Provincia di Siena interessati dall’attività
estrattiva risultano 24.
Nella Tabella 1.18 sono riportate, per ogni Circondario, il numero delle cave attive
e le quantità estratte disaggregate, espresse in termini percentuali sul totale
provinciale, per tipologie di materiali.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
26
Il Circondario con il maggior numero di cave attive è quello della Val di Chiana con
ben il 27% delle cave presenti nel territorio provinciale (11 su 40) con una produzione
massima per il settore degli “inerti per l’industria delle costruzioni”.
L’attività di estrazione di materiali industriali, argille e leganti più significativa si
rileva nel Circondario delle Crete Senesi – Val d’Arbia. Gli inerti per costruzione sono
prevalentemente estratti nelle zone della Val di Chiana, mentre gli ornamentali
derivano quasi esclusivamente dal Circondario della Val di Merse.
Tabella 1.18: Quantità totale di materiale estratto e ripartizione percentuale in peso sui
Circondari. Fonte: PRAE, 2000.
Circondario
Provincia
Chianti Senese
Crete Senesi - Val d'Arbia
Siena
Val di Chiana
Val d'Elsa
Val di Merse
Val d'Orcia
N. cave
attive
40+42
5
5+2
1
11
8
6
4+2
industriali,
argille e leganti
715.194 m3
5,82%
51,47%
20,68%
4,04%
5,19%
12,81%
inerti per l'industria
delle costruzioni
965.455 m3
17,59%
12,35%
12,27%
36,81%
11,76%
7,03%
2,19%
Ornamentali
182.112 m3
0,85%
4,38%
0,89%
93,87%
-
Purtroppo, a causa della mancanza di una rilevazione statistica puntuale da parte
dell’Ente di competenza, non è possibile proporre una serie storica.
Queste risorse, essendo non rinnovabili, ai fini di politiche di sostenibilità,
dovrebbero essere attentamente monitorate, sia per quanto riguarda la disponibilità
che per quanto riguarda le quantità estratte.
1.6 LA RISORSA IDRICA
Il quantitativo di acqua a fini potabili immessa in rete nell’anno 2002 è stato di
17.422.450 m3 per un consumo medio pro capite pari a 188 l/(ab giorno), valore
molto inferiore alla media Italiana 240 l/(ab giorno).
Per quel che riguarda il valore delle perdite, cioè di quella quantità d’acqua
prelevata dall’ambiente che non raggiunge l’utilizzatore, ma viene “dispersa” nella
fase di captazione, potabilizzazione e distribuzione, è risultata pari al 24%.
2
Il numero 4, dato dalla somma dei due “+2” dei Circondari della Val d’Orcia e delle Crete Senesi-Val d’Arbia, sono Piani di
Recupero Ambientale.
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
27
Vista la particolare criticità che le risorse idriche avranno nel prossimo futuro è
fondamentale un attento monitoraggio della loro disponibilità, velocità di prelievo e
di ricarica delle “falde” e delle altre sorgenti.
Tabella 1.19: Consumi idrici della Provincia di Siena ripartiti per Circondario. Fonte: Enti gestori
e nostra elaborazione, 2002.
Consumi idrici
Provincia
di Siena
Chianti
Senese
Crete Senesi
Val d'Arbia
m3
17.422.450
1.042.341
1.288.016
m3 / ab
68,52
71,63
56,4
74,8
l / (ab giorno)
188
196
155
205
Siena
Val di
Chiana
3.949.634 4.085.955
SPIN-ECO
Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia
4.575.341
849.905
1.631.259
68,9
68,8
61,63
66,4
189
188
169
182
I numeri della Provincia di Siena
28
Bibliografia di riferimento
Amministrazione Provinciale di Siena, 1999. 1° Rapporto sullo stato dell'ambiente
della provincia di Siena.
Amministrazione Provinciale di Siena, 2002. Piano Energetico Provinciale (PEP).
Amministrazione Provinciale di Siena, 1999 e 2000. Rapporto statistico della
Provincia di Siena.
Amministrazione Provinciale di Siena, 2000. Sistemi Economici Locali 1999-2000.
Istituto Tagliacarne, 2001. Database Istituto Tagliacarne.
Regione Toscana, Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana
e Agenzia Regionale Protezione Ambiente Toscana; Rapporto 2000 - Rapporto sullo
stato dell'ambiente in Toscana; 2000.
Regione Toscana; Segnali Ambientali in Toscana: indicatori ambientali e politiche
pubbliche; 2001.
Regione Toscana; Segnali Ambientali in Toscana: indicatori ambientali e politiche
pubbliche; 2002.
Regione Toscana; Segnali Ambientali in Toscana: indicatori ambientali e politiche
pubbliche; 2003.
Le principali fonti informative consultate sono:
ACI (Automobile Club d’Italia)
ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani)
ANPA (Associazione Nazionale Protezione Ambiente)
ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana)
ARRR (Agenzia Regionale Recupero Risorse)
ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricoloforestale)
CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia di
Siena)
CNR (Consiglio Nazionale Ricerche)
Comuni della Provincia di Siena
Corpo Forestale dello Stato-Coordinamento Provinciale
SPIN-ECO
I numeri della Provincia di Siena
29
ENEL – GRTN (Gestore della Rete Trasmissione Nazionale)
Gestori Locali della risorsa idrica e del metano
INTESA (Consorzio Intercomunale Telecomunicazioni Energia Servizi e Acqua)
IRPET (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana)
ISTAT (Istituto nazionale di statistica)
Istituto Guglielmo Tagliacarne
DGERM (Direzione Generale dell'Energia e delle Risorse Minerarie)
Ministero dei Trasporti
Ministero dell’Ambiente
Provincia di Siena
Regione Toscana, Assessorati vari
Sienambiente
SNAM
UNIONCAMERE
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
30
2. Bilancio dei gas serra della Provincia di Siena
Questo capitolo tratta di un importante metodo di valutazione del grado di
sostenibilità di un territorio: il bilancio serra. La seconda legge di sostenibilità,
proposta da H. Daly, infatti impone il divieto, in un’ottica di sviluppo sostenibile, di
produrre rifiuti ad una velocità superiore rispetto alle capacità naturali di
assorbimento da parte degli ecosistemi in cui vengono immessi. In riferimento a
questa legge un inventario dei gas serra è capace di valutare in che misura un
sistema territoriale riesce ad riassorbire i rifiuti gassosi, in particolare la CO2, che
produce per mantenere i propri consumi.
Dopo un breve approfondimento relativo al fenomeno “effetto serra” (par. 2.1),
verrà proposta una ricostruzione storica delle tappe che hanno portato alla stesura
del Protocollo di Kyoto (par. 2.2) e, di seguito, i risultati dell’analisi effettuata
preceduti da una descrizione della metodologia utilizzata (par. 2.3 e par. 2.4). Il
paragrafo 2.5 riporta invece le conclusioni che emergono dal bilancio dei gas serra.
2.1 CHE COS’È L’EFFETTO SERRA
Come ormai noto, l’attività dell’uomo sta inquinando oltre al suolo ed alle acque,
anche l’atmosfera: esistono infatti massicce emissioni di gas che ne mutano la
conformazione e le caratteristiche provocando variazioni climatiche. Fin dal secolo
scorso famosi scienziati avevano inquadrato il problema dell'anidride carbonica,
tuttavia, fu solo alla fine degli anni '60 che la crescente conoscenza circa il
funzionamento del sistema atmosferico terrestre fece aumentare l'attenzione
riservata a questo ramo scientifico.
O3
7%
CO2
22%
La
N2O
4%
composizione
attuale
dell'atmosfera è il prodotto
CH 4
2,5%
altri
2,5
della
stretta
e
continua
interazione con la biosfera;
l'una
e
influenzate
l'altra
a
si
sono
vicenda
nel
corso dello sviluppo geologico
e
H 2O(g)
62%
Figura 2.1: I gas responsabili dell'effetto serra naturale.
SPIN-ECO
biologico.
La
CO2,
il
Bilancio dei Gas Serra
31
metano, il vapore acqueo ed altri gas minori intrappolano la radiazione riflessa dalla
superficie terrestre, impedendone la dispersione nello spazio esterno. La mancata
dispersione del calore permette alla terra di mantenere una temperatura media
globale di 15°C. La temperatura terrestre sarebbe di -18°C se questi gas, detti
appunto gas serra, non fossero presenti. L'effetto serra naturale aumenta pertanto la
temperatura terrestre di 33°C e tale aumento dipende da gas che si trovano in
piccole concentrazioni in atmosfera, come la CO2 (0,035%) e il CH4 (0,00015%).
I principali gas, che costituiscono l’effetto serra naturale e le percentuali relative
ad ognuno sono rappresentati in Figura 2.1. Le variazioni di concentrazione di questi
gas causano effetti immediati
sulla
CH 4
media
globale.
15%
CFC
temperatura
La composizione dell’atmosfera
11%
N2O
CO2
4%
61%
O3
permette che la maggior parte
delle
radiazioni
lunghezza
9%
d’onda
catturate.
Figura 2.2: I gas responsabili effetto serra antropogenico.
queste
ad
alta
(IR)
siano
L’assorbimento
radiazioni
è
di
dovuto
principalmente alla presenza di
due gas: il vapore acqueo (per il
62%) e l’anidride carbonica (per
il 22%)
Con la rivoluzione industriale e
la
diffusione
trasporto,
dei
il
mezzi
rapporto
di
tra
attività umane e atmosfera è
cambiato: l'uomo ha cominciato
a
immettere
nell'atmosfera
anidride carbonica e anidride
solforica,
Figura 2.3: Variazione della concentrazione di CO2 nell’atmosfera.
SPIN-ECO
prodotte
combustione
dei
fossili
nuove
e
dalla
combustibili
sostanze
Bilancio dei Gas Serra
32
chimiche, come i clorofluorocarburi (CFC).
L'aumento della concentrazione di CO2, del metano e di altri gas minori ha portato
al riscaldamento della troposfera. I gas serra provenienti dalle attività umane e la
loro importanza relativa sono visibili nella Figura 2.2.
Come si vede la CO2 è il gas preponderante tra quelli a effetto serra antropogenico;
essa deriva principalmente dalla combustione di combustibili fossili, dalla
deforestazione, e, in misura minore, dalla produzione di cemento. La concentrazione
di CO2 è passata da 300 a 360 ppm nell'ultimo secolo (Figura 2.3), con un aumento di
circa il 20%, mentre il metano è arrivato addirittura ad un aumento del 100%.
Enrico C. Lorenzini, dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, Cambridge,
Massachussets (USA) descrive così gli scenari a venire: “la stima più recente
all’aumento futuro della temperatura media globale alla superficie, dovuta
all’incremento dei gas ad effetto serra, è compresa fra 1° e 4°C prima della fine del
prossimo secolo, ipotizzando (come indicato dalle proiezioni odierne) che la
concentrazione di CO2 dell’atmosfera raddoppi durante lo stesso periodo di tempo. Il
valore medio più probabile è quindi intorno a 2,5°C in circa un secolo”.
Il senso di una tale variazione è da ricercare nella storia del nostro pianeta e
precisamente nelle variazioni climatiche che ci hanno preceduto. Da studi
paleoclimatici,
attraverso
l'analisi
dell'aria
intrappolata
nei
ghiacciai
della
Groenlandia e dell'Antartide migliaia di anni fa, si è rilevato che la temperatura
terrestre ha subito un aumento di 10°C in un periodo di 4000 anni dall'ultima
glaciazione. La variazione massima di temperatura dall'ultima glaciazione a oggi è di
circa 0,25°C nell'arco di un secolo. La variazione per il prossimo secolo è perciò circa
dieci volte superiore rispetto al valore storico.
Le oscillazioni della temperatura, che ci hanno preceduto nella storia del pianeta,
non sono paragonabili a quelle che sta già provocando l’immissione massiccia di
combustibili fossili nell’atmosfera. Le probabili conseguenze dell’effetto serra sono
da valutare alla luce della rapidità con la quale tale aumento sta avvenendo. Gli
scenari che ci si propongono sono preoccupanti, secondo un rapporto del Forum on
Global Change Modeling, i probabili effetti climatici e geofisici del riscaldamento per
la fine del prossimo secolo saranno una diminuzione dei ghiacciai marini nell'emisfero
nord, un innalzamento del livello medio dei mari di circa mezzo metro, con
conseguenti allagamenti e un aumento medio delle piogge, causato da una
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
33
evaporazione media maggiore. Si prevede inoltre un aumento della siccità estiva,
della desertificazione e anche della forza degli eventi climatici meteorologici estremi
(tempeste, uragani, ecc..).
Le specie viventi necessitano di tempi lunghi per potersi adattare a simili
cambiamenti, una variazione del genere metterà sicuramente in crisi molte forme di
vita vegetale e animale: i tempi storici non vanno d’accordo con i tempi biologici
(Tiezzi, 1983, 2003).
2.2 IL PROTOCOLLO DI KYOTO
La presa di coscienza che certe emissioni di gas dovute alle attività umane
potessero avere effetti sulle variazioni climatiche del pianeta, nonostante la cosa
fosse già nota, come già detto, dalla fine dell’ottocento, risale soltanto alla fine
degli anni sessanta. Risale a quegli anni infatti la prima conferenza sul clima
organizzata dal World Meteorological Organization (WMO) tenutasi a Ginevra. Nel
1988 sempre ad opera del WMO in collaborazione con il Programma sull’Ambiente
delle Nazioni Unite (UNEP) fu istituito l’Intergovernmental Panel on Climate Change
(IPCC), cioè una speciale commissione intergovernativa adibita a valutare e rendere
note all’opinione pubblica le informazioni scientifiche in merito ai cambiamenti
climatici. Fu così che due anni dopo , nel 1990, l’IPCC pubblicò il primo rapporto sul
clima dove emergeva la problematica ”effetto serra” come la principale minaccia
alla stabilità climatica del pianeta.
Sulla base di questo rapporto il 9 Maggio del 1992 a New York venne conclusa la
convenzione quadro sui cambiamenti climatici che, un mese dopo, il 4 Giugno,
sarebbe stata presentata al vertice su ambiente e sviluppo a Rio de Janeiro. La
convenzione ha come obbiettivo la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas ad
effetto serra ad un livello tale da escludere qualsiasi interferenza sui sistemi
climatici globali. La convenzione ha inoltre istituito come suo organo di governo, la
cosiddetta Conferenza delle Parti che ha come compito principale quello di
esaminare l’attuazione degli accordi e gli strumenti giuridici diretti a mettere in
pratica gli accordi stessi.
Nel 1997 a Kyoto la conferenza si è riunita per l’aggiornamento della Convenzione
quadro sottoscritta a Rio nel ’92. Visto che gli obbiettivi, per altro non vincolanti,
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
34
fissati a Rio non erano stati raggiunti si è reso necessario adottare un protocollo più
rigoroso per frenare l’aumento delle emissioni serra. In particolare il Protocollo di
Kyoto ha fissato degli obbiettivi di riduzione specifici per ogni Paese cercando di non
creare vincoli allo sviluppo delle singole Nazioni. Il Protocollo è diventato operativo il
16 Febbraio 2005. Per i paesi industrializzati il protocollo impone una riduzione
media del 5,2% delle emissioni serra entro il 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990. Gli
obiettivi individuali vanno da una riduzione complessiva dell’8% per quanto riguarda
l’Unione Europea, ad un aumento tollerato fino al 10% per l’Islanda. Anche Australia
e Norvegia possono permettersi un aumento rispettivamente fino all’8% e all’1%,
mentre Nuova Zelanda, Federazione Russa e Ucraina devono mantenere i loro livelli
di emissione del 1990. Per altri paesi dell’Europa dell’est in transizione verso nuove
economie di mercato, gli obbiettivi di riduzione vanno tra il 5% e l’8%. Gli obiettivi di
riduzione per Canada e Giappone sono invece del 6% e per gli Stati Uniti il 7%.
Il Protocollo indica inoltre le politiche e le misure che devono essere adottate da
ciascun paese per attuare le suddette riduzioni attraverso la promozione
dell’efficienza energetica, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la protezione delle aree
boschive, lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile ecc. Ci sono inoltre tre meccanismi
che permetteranno ai paesi industrializzati una certa flessibilità nel raggiungimento
degli obbiettivi. I meccanismi sono: lo “scambio dei diritti di emissione”, la
”attuazione congiunta” e il “meccanismo di sviluppo pulito”.
Il Protocollo però non è stato immediatamente vincolante e quindi efficace, poiché
necessitava della ratifica da parte di 55 paesi che rappresentassero il 55% del totale
delle emissioni (dati riferiti al 1990). Le quattro successive conferenze di Buenos
Aires (1998) di Bonn (1999), dell’ Aja (2000) e di Johannesburg (2002) hanno cercato
di concordare i paesi al fine di una ratifica del trattato. Il 16 Febbraio 2005 il
trattato è però diventato effettivo poiché è arrivata la ratifica del Protocollo, da
parte della Russia che, nonostante la mancata ratifica degli Stati Uniti, ha permesso
di raggiungere la quota necessaria.
2.3 APPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA IPCC (INTERGOVERNMENTAL PANEL ON CLIMATE CHANGE)
Per questo studio sono state seguite le linee guida denominate “Revised 1996 IPCC
Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories” accettate dal Intergovernmental
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
35
Panel on Climate Change (IPCC) riunitosi a Città del Messico, nel Settembre 1996. Le
nuove linee guida proposte dall’IPCC consistono di tre volumi:
Volume 1, the Reporting Instructions;
Volume 2, the Workbook;
Volume 3, the Reference Manual.
Il Volume 1 contiene le tabelle per calcolare le emissioni di gas serra ed è diviso in
sei Moduli:
1.
Energia (Energy),
2.
Processi industriali (Industrial Processes),
3.
Uso di solventi ed altri prodotti (Solvent and Other Product Use),
4.
Agricoltura (Agriculture),
5.
Foreste e cambiamento nell’uso del suolo (Land-Use Change and Forestry),
6.
Rifiuti (Waste).
Le Tabelle presenti in ciascun Modulo permettono di effettuare l’inventario delle
emissioni valutando sia le fonti di gas serra che i serbatoi capaci di assorbire anidride
carbonica. Tale inventario include, oltre ad emissione e assorbimento di CO2, le
emissioni di CH4, N2O, NOx, CO, NMVOC (composti organici volatili), SO2, HFC, PFC, e
SF6. I gas CO2, CH4 e N2O sono definiti gas serra diretti poiché sono in grado di
intrappolare direttamente la radiazione IR. Gli altri gas contemplati nelle guide IPCC
sono da considerarsi gas serra indiretti poiché concorrono con la loro presenza ad
amplificare gli effetti dei gas serra diretti.
Il Volume 2, denominato “Greenhouse Gas Inventory Workbook”, è anch’esso
suddiviso in sei moduli. Questo volume contiene i metodi e gli strumenti, sotto forma
di fattori di emissione specifici (F.E.), per calcolare la produzione di tutte le
tipologie di gas serra precedentemente citate. La varietà di fonti di emissione
raccolte nel secondo modulo è estremamente ampia poiché cerca di contemplare
tutte le possibili sorgenti di gas climalterante.
Per poter effettuare un Bilancio Serra che risulti attendibile conviene concentrare
l’attenzione principalmente sulla produzione e l’assorbimento di CO2. Gli altri gas
serra contemplati dall’IPCC, che siano essi ad azione diretta o indiretta,
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
36
rappresentano comunque una quota minoritaria sul computo complessivo. Lo sforzo
maggiore del lavoro è concentrato quindi sul Modulo “energia” ovvero quel Modulo
che contempla le emissioni da combustione di combustibili fossili e nel Modulo
“foreste e cambiamento dell’uso del suolo” dove viene stimata la potenzialità in
termini
di
assorbimento
da
parte
della
biomassa
boschiva.
Molti
paesi
industrializzati, compresa l’Italia, stanno registrando, di anno in anno, aumenti del
proprio consumo di combustibili fossili. Nel periodo dal 1995 al 1999, le emissioni di
CO2 dovute alla combustione di fonti fossili in Europa occidentale, sono aumentate
del 4,5%, negli U.S.A. del 6,3%, in Giappone del 3,0% ed in India dell’8,8%. È scopo di
questo studio indagare sull’origine delle emissioni per fungere da supporto alle
decisioni politiche ad esempio in materia di produzione e consumo di energia.
Relativamente all’importanza che rivestono le foreste è significativo invece citare
due recenti articoli che si sono occupati del riassorbimento di CO2. Il primo, di J.
Hansen e M. Sato propone una stima dei contributi sia naturali che antropogenici che
influenzano le variazioni climatiche. Hansen e Sato dichiarano che “il tasso di
crescita dell’immissione di CO2 in atmosfera, pari a circa l’1% all’anno, è in parte
mitigato dall’aumento della capacità di assorbimento naturale da parte delle aree
verdi verificatosi negli anni Novanta.” Il secondo articolo di Myneni et al. evidenzia
come il carbonio prodotto dalle emissioni di combustibili fossili venga riassorbito in
maniera significativa nella foresta boreale euroasiatica e nelle foreste temperate
nord americane. Da entrambi i lavori emerge la grande importanza che rivestono le
aree verdi presenti su un territorio. È quindi evidente la necessità di focalizzare il
presente studio, da una parte sulle principali fonti di emissioni, prima fra tutte
l’energia, e dall’altra sui siti di sequestro di CO2, quindi sull’estensione delle aree
verdi.
Lo studio si soffermerà quindi all’interno di ogni Modulo sulle fonti emissione più
significative seguendo in maniera rigorosa il protocollo proposto dall’IPCC così da
fornire un bilancio del tutto confrontabile con altri lavori realizzati dal nostro gruppo
di ricerca per altre Province italiane.
2.4. IL BILANCIO SERRA DELLA PROVINCIA DI SIENA
Di seguito viene riportata una valutazione dei gas ad effetto serra che derivano
dalle attività antropiche che insistono sul territorio della provincia di Siena. Nello
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
37
specifico sono stati presi in considerazione i tre gas concordemente considerati più
significativi: CO2, N2O e CH4. Le rispettive emissioni vengono tradotte in termini di
CO2 equivalente tramite un coefficiente di conversione chiamato Global Warming
Potential (GWP) che tiene conto del potere riscaldante delle varie molecole rispetto
all’anidride carbonica (ad esempio il CH4 ha un GWP pari a 23).
Il bilancio si riferisce all’anno 2000 ed è stato realizzato sulle base delle indicazioni
fornite dal “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories”
accettate dall’Intergovernamentel Panel on Climate Change (I.P.C.C.) nel 1996.
Tutti i dati che compaiono in queste pagine fanno riferimento al Capitolo 1 “I
numeri della provincia di Siena” di questo volume.
Realizzare un bilancio serra (greenhouse gas inventory) significa identificare le
sorgenti di emissione - dirette o indotte - dei gas climalteranti (espressi in termini di
CO2 equivalente) e i serbatoi, cioè le strutture in grado di assorbire e immagazzinare
questi gas. In seguito vengono quantificate le emissioni legate ai settori ritenuti più
significativi: il settore energetico, il settore agricolo, e quello dei rifiuti e
successivamente confrontate con la capacità di assorbimento del patrimonio
forestale della provincia.
Di seguito viene proposto un commento relativo ai principali settori-sorgente, al
termine di ogni modulo descritto vengono mostrate in dettaglio le tabelle di calcolo
elaborate per ciascuno di essi.
MODULO 1: ENERGIA
Il calcolo delle emissioni della CO2 imputabili al settore energetico provengono
dalla combustione diretta di fonti fossili e, in maniera indiretta, dal consumo di
energia elettrica. L’origine dell’energia elettrica consumata nella Provincia è per il
90% di tipo geotermico e per il restante 10% di tipo termoelettrico. Secondo queste
proporzioni, conoscendo le emissioni specifiche di un impianto geotermico e i
consumi di combustibili fossili della produzione termoelettrica italiana, è stato
calcolato un valore di emissione specifico per l’elettricità consumata in Provincia di
Siena.
La CO2 viene prodotta principalmente (69%) attraverso la combustione diretta di
combustibili fossili con differenti tipologie di utilizzo e, indirettamente, dal consumo
di energia elettrica (31%). Il dettaglio relativo alle emissioni è riportato in Tabella
2.1.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
38
31%
Tabella 2.1: Contributo del settore energetico alle
emissioni di CO2.
Emissioni
39%
(Gg di CO2)
Elettricità
Combustibili fossili
461,22
1.035,27
Riscaldamento
448,50
Autotrazione
586,77
TOTALE
1.496,50
30%
Elettrici
Termici
Trasporto
Figura 2.4: Ripartizione percentuale delle emissioni del
settore energetico per tipologia di utilizzo.
La Figura 2.4 mostra invece le emissioni di anidride carbonica suddivise per
tipologia di utilizzo. Come risulta evidente dal diagramma a torta riportato, quasi il
40% delle emissioni del settore energetico sono imputabili all’utilizzo di combustibile
fossile per autotrasporto mentre il restante 60% è in ugual misura attribuibile ad usi
elettrici e termici dell’energia.
Entrando nel dettaglio dei combustibili consumati è possibile notare come il
contributo più alto all’emissione di CO2 deriva dall’utilizzo di gas naturale (32%)
seguito dal gasolio (33%), e dalla benzina (31%). La ripartizione delle emissioni del
comparto energetico per tipologia di combustibile è riportata in Figura 2.5.
Se passiamo adesso ad analizzare i dati su scala circondariale è possibile notare,
come era lecito attendersi, che il comune capoluogo contribuisce con la quota più
elevata alle emissioni del comparto energetico. Su valori simili a quelli della città di
Siena si attestano anche i Circondari della Val d’Elsa e della Val di Chiana. Valori di
emissione particolarmente bassi sono invece registrati nei circondari Chianti Senese e
Val di Merse. L’istogramma riportato in Figura 2.6 riporta le emissioni del comparto
energetico di tutti i Circondari nel dettaglio.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
39
Metano
31%
Benzina
30%
Olio
Combustibile
1%
GPL
5%
Gasolio
33%
Benzina
Gasolio
GPL
Olio Combustibile
Metano
Figura 2.5: Ripartizione percentuale delle emissioni del settore energetico per tipologia di
combustibile.
400
350
300
250
200
150
100
50
0
Val d’Orcia Chiant
Senesei
Crete
Senesi
Siena
Val d'Elsa
Val di
Chiana
Val di
Merse
Figura 2.6: Emissioni di CO2 del comparto energetico dei 7 Circondari della Provincia.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
40
Tabella 2.2: Foglio di calcolo 1-1 del Modulo ENERGY, sottomodulo CO2 da combustibili.
Consumi di combustibile per riscaldamento e autotrazione
Quantità
Combustibili
EF
Emissioni
t C/TJ
Gg di C
C ossidato
Emissioni
Kt
TJ
Gg di CO2
Gas naturale
113,75
5.144
17,2
88,47
0,999
324,06
GPL
16,42
777
17,2
13,37
0,995
48,76
32,74
riscaldamento
11,03
522
17,2
8,97
0,995
autotrazione
5,40
255
17,2
4,39
0,995
16,02
102,17
4.577
18,9
86,51
0,995
315,62
107,16
4.643
20,2
93,79
0,99
340,47
28,37
1.229
20,2
24,83
0,99
90,13
Benzina
Gasolio
riscaldamento
agricolo
10,40
451
20,2
9,10
0,99
33,03
autotrazione
68,39
2.964
20,2
59,86
0,99
217,30
Olio combustibile
0,48
21
21,1
0,43
0,99
1,57
Lubrificanti
1,641
66
20
1,32
0,99
4,79
TOTALE
1.035,27
Consumi di energia elettrica
Dato Italia
Dato Italia
E.F.
Emissioni
J
TJ
t C/TJ
Gg di C
Solidi
2,53E+17
2,53E+05
26,8
6.789,42
Gas naturale
7,88E+17
7,88E+05
17,2
13.554,57
Gas derivati
4,05E+16
4,05E+04
29,5
1.195,35
Prodotti petroliferi
7,87E+17
7,87E+05
21,1
Altri combustibili
4,58E+16
4,58E+04
21,1
Totale termo
1,91E+18
1,91E+06
C Ossidato
Emissioni
Rapporto
SI/IT
Emissioni SI
Gg di CO2
GWh SI/ GWh
IT
Gg di CO2
0,98
24.396,66
0,00044
10,85
0,999
49.650,39
0,00044
22,07
0,98
4.295,31
0,00044
1,91
16.608,56
0,99
60.289,06
0,00044
26,80
966,27
0,99
3.507,56
0,00044
Importata
Geotermico
Prodotta
Geotermico
39.114,18
Gwh
Gg/Gwh
4.416
0,43
Gwh
Gg/Gwh
933
0,43
142.138,99
1.879,78
1,56
63,19
0,00044
0,84
397,20
TOTALE
267.922,22
461,22
MODULO 2: PROCESSI INDUSTRIALI
I processi industriali individuati dalle linee guida dell’IPCC includono: produzione di
cemento, produzione di malta di calce, uso di calcare e dolomite, produzione di
soda, produzione di asfalto, produzione di ammoniaca, produzione di altri metalli, e
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
41
inoltre le industrie della carta, di cibi e bevande (inclusi alcolici e pane). L’unica
emissione industriale conteggiabile in Provincia di Siena, secondo le indicazioni IPCC,
riguarda
gli
NMVOC
imputabili
alla
produzione
alimentare.
Non
essendo
quantificabile, come già in precedenza spiegato, il contributo in termini di effetto
serra di questi gas, la loro inclusione nell’inventario è puramente indicativa.
MODULO 3: USO DI SOLVENTI
Questo modulo tiene conto delle seguenti attività: 1. applicazione di pittura; 2.
sgrassaggio e pulizia a secco; 3. produzione di prodotti chimici, manifattura e
processo. I gas serra che le linee guida attribuiscono a queste attività sono CO2, N2O,
NMVOC.
Nessuna di queste attività risulta comunque attualmente presente in maniera
rilevante nel territorio per cui non sono state considerate le emissioni relative a
questo modulo.
MODULO 4: AGRICOLTURA
In questo modulo sono contemplate le emissioni di metano dovute alla
fermentazione enterica del bestiame ed alla gestione del letame degli animali da
allevamento. La gestione del letame comporta anche una limitata emissione di N2O,
che viene anche emesso in maniera più consistente dall’uso di fertilizzanti azotati.
Conoscendo il numero e il tipo animali presenti nella Provincia (5° censimento
generale dell’agricoltura 2000) è stato possibile, seguendo le linee guida IPCC,
calcolare sia le emissioni di metano che quelle di N2O. I valori trovati risultano pari
rispettivamente a circa 2660 tonnellate di CH4 e 7,4 tonnellate di N2O. L’ulteriore
contributo in termini di emissione di N2O imputabile all’uso di fertilizzanti risulta pari
a 94 tonnellate. I Circondari Val di Chiana e Val d’Orcia, in virtù della loro forte
vocazione agricola e zootecnica hanno i più alti livelli di emissione in questo
comparto.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
42
Tabella 2.3: Foglio di calcolo 4-1 del Modulo AGRICOLTURE, emissioni da fermentazione enterica.
Modulo
AGRICOLTURE
Sottomodulo
Emissions from domestic Livestock enteric fermentation and manure management
Foglio di calcolo
4-1
Gas emesso
Metano
Tipo di capo
N° di capi
E.F.
fermetazione
Emissioni
fermentazione
E.F. gestione
concime
Emissioni
gestione
concime
Emissioni
Totali di CH4
Migliaia
kg CH4/capo
t CH4
kg CH4/capo
t CH4
Gg
0,50
Bovini da latte
3.477
100
347,7
44
152,988
Bovini non da latte
10.431
48
500,688
20
208,62
0,71
Ovini
128.166
8
1.025,328
0,28
35,88648
1,06
Caprini
1.474
5
7,37
0,18
0,26532
0,01
Equini
2.354
18
42,372
2,1
4,9434
0,05
Muli e asini
0
10
0
1,14
0
0,00
Suini
24.005
1,5
36,0075
10
240,05
0,28
Avicoli
495.779
0
0
0,117
58,006143
0,058
TOTALE
665.686
298,06
2,66
Gas emesso
36,01
N 2O
Tipo di capo
N° di capi
Escrezione di
azoto
Frazione di concime
per AWMS
Escrezione di
azoto per
AWMS
Fattore di
Emissione da
AWMS
Emissioni
Totali di N2O
kg/capo/anno
%
kg/anno
kg N2O / kg N
Gg
Bovini da latte
3.477
100
0,08
27.816
0,01
0,0003
Bovini non da latte
10.431
70
0,33
240.956,1
0,01
0,0024
Ovini
128.166
20
0,02
51.266,4
0,01
0,0005
Caprini
1.474
0
0,01
0,0000
Equini
2.354
0
0,01
0,0000
Muli e asini
0
Suini
24.005
20
Avicoli
495.779
20
TOTALE
665.686
0,87
0
0,01
0,0000
417.687
0,01
0,0042
0,0074
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
43
MODULO 5: FORESTE E CAMBIAMENTO DELL’USO DEL SUOLO
Questo è un settore di notevole interesse scientifico nonché di alta rilevanza per le
politiche nazionali perché foreste e aree verdi possono assorbire CO2 in maniera
consistente. La gestione delle foreste a livello locale ha quindi un effetto diretto
sulla quantità di CO2 immagazzinabile ed incide sul bilancio serra finale. Gli elementi
richiesti dalle indicazioni IPCC comprendono: 1. Variazioni nelle foreste e nella
riserva di biomassa legnosa; 2. Conversione di foresta a prateria; 3. Incendi delle
aree forestali; 4. Abbandono di terre coltivate (cioè terre in precedenza agricole
nelle quali viene permessa la ricrescita della vegetazione naturale); 5. % di carbonio
del suolo.
Un corretta gestione politica dovrebbe portare ad una conservazione o,
possibilmente, ad un aumento della biomassa legnosa presente nel territorio, (sia la
biomassa delle foreste protette, delle coltivazioni legnose agrarie, del legname
commerciale, e delle aree urbane, sia la biomassa immagazzinata nel suolo). I
terreni descritti sopra costituiscono un elemento chiave del ciclo naturale del
carbonio, grazie alla proprietà di fissare, attraverso il processo fotosintetico
l’anidride carbonica presente nell’aria.
Il calcolo relativo all’immagazzinamento dell’anidride carbonica da parte dei boschi
della Provincia di Siena mostra un assorbimento approssimativo pari a quasi 990.000
tonnellate di CO2, nell’anno 2000. L’assorbimento risulta essere estremamente
elevato se confrontato con altre realtà italiane. La presenza di aree boschive
all’interno del territorio è talmente consistente che, come vedremo, riesce quasi ad
assorbire la CO2 equivalente emessa dalle attività umane. L’assorbimento è
importante in quasi tutti i circondari (esclusa la città di Siena) ma il distretto della
Val di Merse con le sue 230.000 tonnellate di anidride carbonica assorbita
rappresenta “il polmone verde” della Provincia di Siena (vedi Figura 2.7).
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
44
250
200
150
100
50
0
Val d’Orcia Chianti
Senese
Crete
Senesi
Siena
Val d'Elsa
Val di
Chiana
Val di
Merse
Figura 2.7: Assorbimento di CO2 da parte delle aree verdi nei 7 Circondari della Provincia. I valori
sono espressi in termini di Gg di CO2.
Tabella 2.4: Foglio di calcolo 5-1 del Modulo LAND USE CHANGE & FORESTRY, assorbimento di CO2 da
biomassa.
Gas Assorbito
CO2
Area
Boschiva
Tasso di
crescita
Incremento annuale
kha
t dm/ha
Gg dm
122,157
5
610,785
Frazione di C nella
biomassa secca
0,5
C totale assorbito
CO2 assorbita
Gg C
Gg
305,3925
1.120
MODULO 6: RIFIUTI
La decomposizione anaerobica da parte di batteri metanogenici della frazione
organica dei rifiuti solidi comporta il rilascio di CH4 nell’atmosfera. Si stima che
questa fonte rappresenti dal 5 al 20% circa delle emissioni antropogeniche globali di
CH4. Di primario interesse sono le emissioni di metano da: 1. Siti di smaltimento di
rifiuti solidi; 2. Trattamento di acque e fanghi di scarico da usi civili e commerciali;
3. Trattamento di acque di scarico industriali. In questo lavoro sono state stimate le
emissioni di CH4 imputabili agli RSU ed alle acque reflue urbane mentre non è stato
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
45
possibile, causa mancanza di dati, stimare le emissioni imputabili al trattamento
delle acque industriali. Nel 1999 in Provincia di Siena è stata generata una quantità
pari a 4.126 tonnellate di CH4 da rifiuti solidi urbani e una quantità pari a 1.084
tonnellate di CH4 dal trattamento delle acque reflue. I picchi di emissione sono
logicamente concentrati nei Circondari più densamente popolati.
Tabella 2.5: Foglio di calcolo 6-1 del Modulo WASTE, emissioni di metano da rifiuti.
Gas emesso
RSU
(discarica)
Metano
Fattore
correzione
CH4
Frazione
DOC°
Frazione di
rifiuto
degradata
Frazione C
rilasciata in
CH4
Resa
Gg
85,51
0,94
0,1
0,77
0,5
1,33
Gg CH4/Gg RSU
Tasso
generazione
CH4
Gg CH4/Gg RSU
0,051
0,048
Tasso potenziale
generazione CH4
CH4
generato
Gg CH4
4,13
° frazione di carbonio organico degradabile nel rifiuto, stimato al 10%
2.5 Conclusioni
La Tabella 2.6 riporta i risultati complessivi relativi alle emissioni annuali
imputabili alla Provincia di Siena. La seconda colonna riporta di dati specifici per
ogni tipologia di gas serra, mentre la terza colonna mostra le stesse emissioni
espresse sotto forma di CO2 equivalente. La conversione avviene, in base alla misura
dell’effetto della forzante radiativa di ogni gas serra, tramite un indice semplificato,
chiamato “Global Warming Potential” (GWP) o Potenziale climalterante, specifico
per ogni gas preso in considerazione. Il GWP di un gas riflette l’effetto della forzante
radiativa per uno specifico periodo di tempo con inizio dal momento in cui è emesso.
Esso è espresso come il rapporto tra l’effetto della forzante radiativa del gas in
questione rispetto a quello associato alla stessa massa di CO2. Convenzionalmente
alla CO2 è assegnato un valore di riferimento per il GWP pari a 1. Il GWP del metano
è invece pari a 23 ovvero il metano ha un potenziale climalterante 23 volte superiore
alla CO2. Per i già citati gas definiti gas serra indiretti quali CO, NOx, NMVOC, e SO2,
non esistono valori di GWP, in quanto non c’è accordo sui metodi per stimare il
contributo che questi gas hanno sulla forzante radiativa. Per questo motivo, già
accennato in precedenza, abbiamo scelto di non includerli nell’inventario realizzato.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
46
La Tabella 2.6 include oltre ai valori delle emissioni serra anche quello relativo
all’emissione procapite espressa in unità di CO2 equivalente attraverso l’ausilio del
GWP. I risultati mostrano che il bilancio netto dei gas serra per la Provincia di Siena è
di circa 720.000 tonnellate di CO2 equivalente. L’istogramma riportato in Figura 2.8
mostra in maniera esplicita i livelli di emissione ed assorbimento del Circondario
(prime barre due dell’istogramma) ed il valore di emissione netta (la terza barra
dell’istogramma).
Le emissioni sono, per la maggior parte, imputabili al comparto energetico come
mostra la torta in Figura 2.9 che riporta le emissioni dei vari gas climalteranti,
espresse in termini di CO2 equivalente, divise per fonte di emissione. Una incidenza
consistente sulle emissioni complessive è anche quella imputabile alla produzione di
metano da rifiuti.
Tabella 2.6: Bilancio dei gas serra della Provincia di Siena.
Provincia di Siena
Emissione ed assorbimento di gas serra
Gg
Gg di CO2 eq
CO2 pro-capite
t/ab
Provincia
CO2 emessa dal comparto energetico
1.496,50
1.496,50
CH4 emesso da allevamenti
2,66
61,19
CH4 emesso da RSU
5,21
119,84
N2O emesso da agricoltura
0,10
29,95
987,88
987,88
CO2 assorbita dalle aree boschive
TOTALE
719,60
SPIN-ECO
2,85
Bilancio dei Gas Serra
47
1800
1600
1400
1200
1000
800
600
400
200
0
Emissione
Assorbimento
Netto
Figura 2.8: Emissione ed assorbimento della Provincia di Siena (espressi in termini di Gg di CO2
eq.).
7%
2%
4%
87%
Energia
Allevamenti
Agricoltura
Rifiuti
Figura 2.9: Emissioni di gas serra divise per fonte di emissione della Provincia di Siena.
Il dato delle emissioni pro-capite riportato nella Tabella 2.6 risulta notevolmente
più basso rispetto ai dati riscontrabili in altre Province italiane che hanno redatto un
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
48
inventario dei gas serra (vedi Figura 2.10). Questo dato è spiegabile attraverso le
peculiarità che il territorio senese possiede. La bassa densità abitativa e la bassa
presenza di attività produttive, coadiuvate da una massiccia presenza di aree
boschive presenti che permettono di assorbire un quantitativo di CO2 (vedi Figura
2.8) pari al 58% circa di quella complessivamente emessa, portano la Provincia di
Siena ad avere una delle migliori condizioni in termini di bilancio dei gas serra.
La Figura 2.11 e la Figura 2.12 mostrano invece quali siano i livelli di emissione ed
assorbimento propri dei 7 Circondari che compongono la Provincia mentre la Figura
2.13 fornisce il dettaglio comunale. Come già accennato in precedenza le zone
maggiormente popolate ed con una considerevole presenza di attività produttive
quali la città di Siena e i Circondari della Val di Chiana e della Val d’Elsa, sono
responsabili del 68% delle emissioni complessive del territorio. Le zone poco
sviluppate da un punto di vista industriale quali la Val di Merse e il Chianti
rappresentano invece dei fantastici serbatoi di anidride carbonica ed hanno la
funzione di attenuare i livelli di emissione pro-capite propri delle zone
precedentemente citate.
Emissione procapite (Gg di CO2 eq/ab.)
12
10
8
6
4
2
0
Ancona
Modena
Pesaro
Ravenna
Forlì-Cesena
Siena
Figura 2.10: Confronto tra le emissioni di CO2 eq. pro-capite della Provincia di Siena con altre
Province italiane. I valori sono espressi in termini di Gg di CO2 eq per abitante.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
49
500,00
400,00
300,00
200,00
100,00
er
se
iM
iC
Va
ld
Va
ld
hi
an
a
sa
'E
l
Va
ld
en
a
Si
Cr
et
e
an
ti
Ch
i
-100,00
Am
ia
ta
0,00
-200,00
Emissione
Assorbimento
Netto
Figura 2.11: Valori di emissione, assorbimento e saldo netto dei 7 Circondari della Provincia di Siena. I
valori sono espressi in termini di Gg di CO2 eq.
Figura 2.12: Valori di emissione/assorbimento dei 7 Circondari della Provincia di Siena. I valori sono
espressi in termini di Gg di CO2.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
50
<0
0-10
10-100
>100
Figura 2.13: Valori di emissione/assorbimento dei 36 Comuni della Provincia di Siena.
In riferimento al grafico di Figura 2.8 possiamo quindi concludere definendo la
Provincia di Siena, una sorgente di gas serra di media entità soprattutto grazie alla
disponibilità di un patrimonio forestale si dimostra sempre più “insostituibile”.
Tuttavia ancora molti passi possono essere compiuti nella direzione di ridurre
l’entità locale, e quindi globale, del fenomeno. Alcuni delle azioni da avviare al fine
di conseguire obbietti di riduzione delle emissioni possono essere sintetizzate nei
seguenti punti.
• promozione dell’efficienza energetica in tutti i settori;
• sviluppo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia e delle tecnologie
innovative per la riduzione delle emissioni;
• promozione dell’agricoltura sostenibile;
• limitazione e riduzione delle emissioni di metano dalle discariche dei rifiuti e dagli
altri settori energetici;
• protezione ed estensione delle foreste per l’assorbimento del carbonio.
SPIN-ECO
Bilancio dei Gas Serra
51
Bibliografia di riferimento
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vol 98, p. 14784-14789 e online al sito:
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v.
404,
p.
861-865.
Disponibile
online
al
sito:
http://www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.261555198.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
52
3. Analisi eMergetica della Provincia di Siena
In questo capitolo viene presentata l’analisi della Provincia di Siena realizzata
attraverso la metodologia eMergetica e i suoi indicatori.
Il capitolo parte con un’introduzione dove viene presentata sinteticamente la
metodologia utilizzata, nelle caratteristiche principali, e la sua applicazione a livello
territoriale. Si passa quindi alla descrizione del modello energetico e al commento
dei risultati dell’analisi provinciale.
Infine saranno proposte le mappe di sostenibilità a diversi livelli di dettaglio: per la
Provincia di Siena, per i suoi 7 Circondari e i suoi 36 Comuni, al fine di capire come
sono distribuiti sul territorio i consumi di risorse e di disegnare la geografia
emergetica del territorio senese.
3.1 L’ANALISI EMERGETICA
CONCETTI E DEFINIZIONI
Qualsiasi azione o attività umana atta a promuovere la gestione sostenibile di un
territorio, non può prescindere dalla realizzazione di una preliminare analisi
sistemica, che sappia riprodurre fedelmente le caratteristiche e le interazioni
principali che regolano il sistema; una sorta di risonanza magnetica che aiuti a
definire lo stato di salute del territorio dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse,
focalizzando l’attenzione sulle eventuali criticità che possono emergere.
Questo tipo di indagine vuole essere un valido supporto ai decision makers per
pianificare le politiche di risanamento e gestione di un territorio, ispirate ai principi
dello sviluppo sostenibile.
L’analisi eMergetica è stata introdotta negli anni ’80 dal prof. H.T. Odum
(Università della Florida, USA) e si rifà ai principi della termodinamica e a quelli
della sostenibilità.
L’analisi eMergetica è stata concepita come uno strumento in grado di assegnare un
“valore ambientale” ad ogni risorsa nel modo più coerente possibile con i processi
reali che stanno alla base dei sistemi antropici e naturali. L’innovazione introdotta
da questa metodologia è quella di fornire fattori qualitativi e quantitativi atti a
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
53
valutare il “valore reale” di ogni risorsa naturale partendo dal presupposto che tutto
ha un contenuto energetico e che tutto richiede dei flussi di energia e materia per
essere prodotto.
In questo modo è possibile considerare contemporaneamente sia gli aspetti
economici che quelli ambientali, spesso trascurati, di un certo sistema, uniformando
tutti gli input, i flussi e gli output, al comune denominatore dell’energia solare,
ovvero l’energia primaria che alimenta i processi che si verificano all’interno della
biosfera.
Per definizione, l’eMergia solare, o eMergia semplicemente detta, è la quantità di
energia solare equivalente necessaria, direttamente o indirettamente, per ottenere
un prodotto o un flusso di energia in un dato processo. Essa è una grandezza
estensiva (dipendente dalle dimensioni del sistema) e la sua unità di misura è il solar
emergy joule (sej).
Ogni risorsa (i) che viene utilizzata in un dato processo ha un suo contenuto
energetico (Ei) e un suo costo ambientale (per unità energetica) che può essere
espresso in termini di energia solare che è stata direttamente o indirettamente
necessaria nel tempo per ottenerla. Questo costo ambientale, diverso da risorsa a
risorsa, è tecnicamente chiamato Transformity ed è indicato con la sigla Tr. Quando
ad ogni risorsa necessaria al processo considerato viene associato un opportuno costo
ambientale, otteniamo l’eMergia di quel processo.
In pratica, l’eMergia (Em) corrisponde alla sommatoria dei prodotti tra il contenuto
della
risorsa
impiegata
e
il
rispettivo
costo
ambientale,
come
riportato
nell’equazione seguente.
n
Em = (E1 × Tr1) + (E2 × Tr2 ) + (E3 × Tr3 ) + ......... + (En × Trn ) = ∑ Ei × Tri
i=1
Facciamo un esempio: per calcolare l’eMergia di un kg di petrolio, dobbiamo
misurare tutta l’energia solare che è caduta sul terreno interessato dal processo,
tutta l’energia contenuta nelle piante, tutta l’energia che ha contribuito a
comprimere e fossilizzare la massa vegetale, fino ad arrivare all’energia necessaria
per la sua estrazione e trasporto nel luogo di utilizzo. Se vogliamo considerare anche
i derivati del petrolio, come ad esempio la benzina, ai processi appena descritti deve
essere aggiunta anche l’energia spesa nei processi di raffinazione.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
54
Perciò l’eMergia differenzia le varie forme energetiche ed i vari materiali, in virtù
del loro differente “contenuto” di energia solare equivalente.
Il comune denominatore che è stato scelto non è casuale: l’energia solare è la
forma di energia più elementare di cui possiamo disporre e, insieme al calore
geotermico, è alla base di tutti i processi che avvengono sulla Terra.
In Figura 3.1 è rappresentata schematicamente la gerarchia delle risorse, dal
sistema naturale fino a quello antropico, in cima alla quale si trova la specie umana.
UOMO
Industria
Agricoltura
Industria estrattiva
Animali e vegetali
Minerali ed energia fossile
Suolo fertile
Circolazione atmosferica
Sole
Figura 3.1: Rappresentazione della gerarchia dell’energia.
Per spiegare le strette relazioni che legano i diversi livelli è possibile fare
un’analogia con una catena alimentare. La vita su questo pianeta è stata paragonata
ad una piramide con una base incredibilmente ampia e una punta piccolissima. Alla
base della catena ci sono i microrganismi del suolo e le piante superiori, mano a
mano che si sale la piramide scopriamo che ogni livello è inferiore, in termini
numerici, a quello che si trova sotto. Ai “piani alti” pascolano gli erbivori. Ogni
antilope, per esempio, necessita di milioni di pianticelle d’erba per sopravvivere.
Sopra gli erbivori “pascolano” i carnivori: ogni leone ha bisogno di centinaia di
antilopi per sopravvivere. Allo stesso modo, se si considera la vita sulla terra in base
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
55
ai flussi energetici che la sostengono, possiamo immaginare alla base della piramide
l’energia solare. L’energia fornita dal sole ha un duplice compito: sostiene i processi
fotosintetici che sono la base della vita sulla terra e genera calore, dando origine alla
circolazione atmosferica, che a sua volta alimenta i cicli biogeochimici. Dai cicli
biogeochimici dipende la conformazione della crosta terrestre e la presenza di
minerali che, oltre ad essere essenziali per la conservazione degli ecosistemi
naturali, insieme alle fonti energetiche fossili sono alla base dell’industria e
dell’agricoltura.
Il secondo principio della termodinamica ci dice che ogni trasformazione è
accompagnata da una perdita di energia. Salendo i livelli della piramide energetica
aumenta il numero delle trasformazioni che l’energia solare ha subito e aumenta
quindi il costo ambientale sostenuto.
In quest’ottica, l’eMergia può essere considerata come una energy memory, ovvero
come una memoria di tutta l’energia solare necessaria per supportare un certo
sistema, comprese sia le energie spese a monte dei processi di trasformazione interni
al sistema, sia quelle coinvolte in tutte le fasi dei processi stessi.
Più grande quindi risulta essere il flusso eMergetico complessivo necessario a
supportare tale processo, maggiore è la quantità di energia solare che questo
“consuma”, ovvero maggiore è il costo ambientale presente e passato necessario a
mantenerlo. Questo significa che un alto flusso di eMergia può essere indizio di un
alto livello organizzativo di un sistema, mentre, a parità di processo o prodotto, può
essere sinonimo di una non efficiente utilizzazione delle risorse disponibili. Per
questo motivo, la grandezza “eMergia” di per sé non è sufficiente a caratterizzare un
sistema. È necessario suddividere l’eMergia stessa in tipologie e ricavarne indicatori
più specifici.
LA SCELTA DELL’ANALISI EMERGETICA: CONFRONTO CON LE ANALISI TRADIZIONALI
Le analisi energetiche o economiche tradizionali solitamente trascurano gli input
che non sono in grado di valutare su una base energetica o monetaria,
rispettivamente. In questo modo, dato che input differenti hanno unità di misura
diverse (grammi di minerale, kWh di elettricità, ore di lavoro ecc.), un bilancio
completo è impossibile.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
56
Quando invece una Transformity o un contenuto eMergetico vengono attribuiti a un
prodotto, ciascun input, a prescindere dall’unità di misura che lo caratterizza, può
essere misurato in termini eMergetici, cioè su una base comune.
L'analisi emergetica
valuta questi flussi
L'analisi economica
valuta questi flussi
Beni e
Servizi
€
Mercato
Risorse
Ambientali
Ecosistema
Sistema
Naturale
Economico
€
Figura 3.2: Modello di confronto fra l’approccio eMergetico e quello economico classico. Un’analisi
termodinamica basata sulla funzione eMergy è in grado di fornire delle risposte concrete molto più
delle analisi tradizionali, sia energetiche che economiche, in quanto cerca di considerare sia le
componenti ambientali di un sistema (cioè il capitale naturale), che quelle puramente
economiche.
La Figura 3.2 riassume la differenza tra l’analisi economica classica e l’analisi
eMergetica, e mette in evidenza come quest’ultima riesca a tenere conto di un
numero di fattori superiore, compresi quelli naturali che sono difficilmente
contabilizzabili.
I modelli dell’analisi eMergetica differiscono profondamente dai tradizionali modelli
di analisi economica. Per quest’ultimi, il principale criterio per le decisioni di
politica economica è il mercato, e quindi tutto ciò che non è valutabile in termini
monetari viene considerato come un’esternalità per il sistema: l’ambiente e i bisogni
sociali condividono il più delle volte questa sorte, e richiedono l’elaborazione di
meccanismi correttivi per il decision making economico. Modificare la prospettiva,
adottando invece modelli ambiente-centrici dove l’ambiente recupera finalmente il
ruolo centrale, diviene un arricchimento fondamentale per la comprensione dei
meccanismi di funzionamento di un territorio e allo stesso tempo un momento di
integrazione e confronto con l’analisi economica.
L’analisi eMergetica riesce, dunque, sia a tener conto dei diversi input che
contribuiscono allo sviluppo del sistema che a fornire degli importanti indicatori per
definire modelli di sviluppo sostenibile e per un utilizzo del capitale naturale e di
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
57
quello prodotto dall’uomo che sia corretto non solo da un punto di vista economico,
ma anche ambientale.
L’analisi eMergetica, inoltre, è in grado di differenziare sistemi che hanno un tipo di
sviluppo economicamente simile ma non necessariamente ugualmente sostenibile. È
infatti importante notare che l’eMergia non dipende solo dalle condizioni dello stato
iniziale e finale di un processo di trasformazione, ma anche e soprattutto dal tipo di
percorso adottato per raggiungere il punto finale (si dice cioè che non è una funzione
di stato termodinamica). Se consideriamo, per esempio, diversi modi di produrre
elettricità, otterremo Transformity differenti a seconda che essa venga ottenuta
direttamente dal sole (come nel fotovoltaico), da biomassa o da una centrale
termoelettrica alimentata a combustibile fossile.
3.2 L’ANALISI EMERGETICA DI UN SISTEMA TERRITORIALE
Questo metodo è già stato applicato con successo ad alcune aree territoriali sia in
Italia che all’Estero. Molti dei risultati ottenuti da questi studi sono consultabili nella
letteratura scientifica e presso gli Enti interessati come riportato in bibliografia.
In Figura 3.3 è riportato il diagramma a blocchi che identifica le principali fasi di
realizzazione di un’analisi territoriale: come si può notare le differenti fasi sono
correlate tra di loro e prevedono numerose interazioni.
Per prima cosa bisogna definire chiaramente i confini dell’area geografica da
analizzare. In secondo luogo è necessario raccogliere tutte le informazioni sul
territorio, individuando gli elementi che lo costituiscono sia naturali che artificiali e
le differenti relazioni tra di essi nei vari processi e sistemi produttivi. I dati raccolti
servono a costruire un diagramma energetico in cui sono rappresentate tutte le parti
che costituiscono il sistema insieme ai flussi di materia ed energia coinvolti.
Convenzionalmente l’analisi eMergetica viene effettuata su una scala temporale di
un anno solare per evitare errori dovuti ad eventuali fluttuazioni stagionali.
La fase successiva è quella principale e corrisponde all’analisi vera e propria.
L’analisi porta a quantificare i flussi di energia e materia classificandoli in
rinnovabili, non rinnovabili, locali ed importati. Sulla base di queste suddivisioni
vengono elaborati gli indicatori eMergetici che verranno spiegati nel dettaglio più
avanti. In ultimo è possibile visualizzare i valori calcolati per i diversi indici,
costruendo delle vere e proprie mappe di sostenibilità.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
58
Descrizione del sistema e dei suoi confini
Acquisizione, elaborazione e
controllo dei dati sul territorio
Costruzione del diagramma energetico
Analisi emergetica
Calcolo
Calcolodegli
degliindicatori
indicatori emergetici
emergetici
Interpretazione dei valori
Rappresentazione mappe di sostenibilità
Valutazione finale
Figura 3.3: Fasi di realizzazione di un’analisi eMergetica territoriale.
I CONFINI
Un sistema territoriale è un sistema termodinamicamente aperto in grado di
scambiare con l’esterno materia, energia e informazione.
Il territorio riceve l’energia per alimentare i processi che avvengono al suo interno
dal sole, dalla pioggia e dal vento e da risorse, come materie prime, semilavorati e
fonti energetiche di elevata qualità, che servono a sostenere e alimentare i processi
naturali, agricoli e industriali. Allo stesso modo, ciascun sistema territoriale
restituisce all’esterno i suoi prodotti attraverso il commercio e rilascia forme di
energia degradata attraverso i rifiuti. Questi continui scambi con l’esterno
sostengono e rendono possibile il metabolismo di un territorio.
Lo studio di un territorio implica innanzitutto l’identificazione di un confine; questo
confine può avere un fondamento fisico oppure, semplicemente, coincidere con le
convenzioni amministrative. In generale, tanto più riduciamo i confini del sistema,
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
59
tanto più i flussi di energia e materia provenienti dall’esterno tendono a essere
preponderanti rispetto a quelli interni al sistema.
A livello concettuale le risorse possono essere classificate in almeno due modi
diversi:
1) sulla base della provenienza è possibile fare una distinzione tra risorse locali e non
locali (o importate), evidenziando quindi ciò che è caratteristico del sistema
rispetto a ciò che il sistema è costretto a prelevare dall’esterno. Esempi di risorse
locali sono l’energia solare diretta, la pioggia, il vento, il calore geotermico e i
materiali d’estrazione, mentre l’elettricità e i combustibili, così come tutti i beni
che vengono importati dal commercio, rappresentano generalmente risorse non
locali.
2) sulla base del tempo di rigenerazione le risorse possono essere distinte in
rinnovabili e non rinnovabili. Su scala globale tutte le risorse naturali sono
rinnovabili, l’elemento discriminante è il loro tempo di formazione rispetto a
quello di utilizzo. L’uomo deve incentivare l’utilizzo di risorse naturali tenendo
bene a mente il loro tempo di ripristino utilizzandole, cioè, in maniera
rinnovabile. Per essere più chiari con un esempio, possiamo dire che l’acqua del
fiume è una risorsa rinnovabile per gli usi più disparati se, e solo se, il prelievo
avviene in misura minore o uguale alla capacità della pioggia di alimentare il
fiume. In caso contrario, anche l’acqua va considerata una risorsa non rinnovabile,
o solo lentamente rinnovabile.
Per la gestione delle risorse sono stati proposti da Herman Daly, padre fondatore
della teoria della sostenibilità, due ovvi principi:
• il primo afferma che la velocità di prelievo delle risorse dovrebbe essere pari alla
velocità di rigenerazione delle stesse da parte della Natura (principio del
rendimento sostenibile).
• il secondo afferma che la velocità di produzione degli scarti o dei rifiuti dovrebbe
essere uguale alle capacità naturali di assorbimento da parte degli ecosistemi in
cui i rifiuti vengono immessi. Le capacità di rigenerazione e di assorbimento
debbono essere trattate come capitale naturale e il fallimento nel mantenere
queste capacità deve essere considerato come consumo di capitale e perciò non
sostenibile (principio della capacità di assorbimento).
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
60
Il flusso di eMergia solare che deriva dall’utilizzo di risorse locali si identifica con la
lettera L ed è dato dalla somma dei flussi delle risorse rinnovabili (R) e di quelle non
rinnovabili (N).
L’altro importante flusso di risorse che alimenta un territorio urbanizzato è dato da
tutti i beni ed i servizi provenienti da altri sistemi territoriali. La lettera F identifica
questo flusso che è dato dalla somma di materie prime, semilavorati e fonti
energetiche di elevata qualità che, o non sono disponibili nel territorio o, per motivi
dettati da regole di mercato, vengono importati piuttosto che prelevati in loco. Per
comodità spesso le F sono divise in F1 (risorse energetiche, energia elettrica e
combustibili importati) e F2 (beni e servizi importati). Queste risorse in pratica sono
considerate
sempre
non
rinnovabili
dal
momento
che
sono
sottoposte
a
trasformazione durante la lavorazione e successivamente trasportate all’interno del
sistema, operazioni che attualmente avvengono per lo più con l’ausilio di risorse non
rinnovabili.
A livello teorico alcuni beni importati potrebbero essere considerati di tipo
rinnovabile. Facciamo un esempio, se il frumento venisse prodotto senza utilizzare
combustibili fossili per la semina e la raccolta e venisse trasportato tramite mezzi
alimentati da energie rinnovabili si tratterebbe di un prodotto agricolo importato ma
rinnovabile. Al contrario l’elevato grado di industrializzazione che generalmente
caratterizza l’agricoltura fa sì che anche i prodotti agricoli importati debbano essere
considerate praticamente non rinnovabili.
In Figura 3.4 sono rappresentati schematicamente i flussi F, N e R.
Sommando i tre diversi flussi, R, N e F l’analisi eMergetica quantifica l’energia
solare equivalente che il sistema territoriale sfrutta per mantenere il suo livello di
sviluppo sintetizzando le relazioni tra le diverse componenti della comunità. La
somma dei tre flussi viene identificata con la lettera U.
U=(N+R)+F=L+F
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
61
Figura 3.4: Le risorse che alimentano un sistema territoriale.
GLI INDICATORI DELL’ANALISI EMERGETICA
Un indicatore è uno strumento in grado di fornire informazioni in forma sintetica di
un fenomeno più complesso e con significato più ampio e di rendere visibile un
andamento o un fenomeno che non è immediatamente percepibile. Può essere usato
per fotografare le condizioni attuali di un sistema, per confrontarlo con altri o per
effettuare un regolare monitoraggio.
Obiettivo della metodologia eMergetica è quello di offrire degli indicatori di
sostenibilità che siano in grado di condensare tutte le informazioni raccolte e di
esprimere i risultati attraverso degli indici aggregati. Gli indicatori eMergetici
derivano dalla combinazione delle diverse categorie di flusso. I più importanti sono:
la Densità di Flusso di EMergia, l’EMergia per persona, il Rapporto di Impatto
Ambientale ed infine il Rapporto di Investimento EMergetico. In Tabella 3.1 sono
elencati gli indicatori e la loro espressione.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
62
Tabella 3.1: Principali flussi e indicatori eMergetici.
Espressione
Unità di misura
R
sej/anno
N
F1
F2
F= (F1 + F2)
U= (N + F + R)
R
U
E
E
F
sej/anno
sej/anno
sej/anno
sej/anno
sej/anno
Flussi EMergetici
EMergia da fonti locali rinnovabili
EMergia da fonti locali non rinnovabili
Riserve di energia importate
EMergia importata (commercio)
EMergia totale importata
EMergia Totale
Frazione di eMergia rinnovabile
EMergia esportata
EMergia esportata/importata
sej/anno
Indicatori EMergetici
Rapporto di impatto ambientale
Densità di Flusso di Emergia
EMergia usata per persona
Rendimento eMergetico
Rapporto di investimento eMergetico
(F + N)
R
U
E.D.=
area
U
popolazione
U
E.Y.R.=
F
F
E.I.R.=
(N + R)
sej/(popolazione anno)
U
PIL
sej/€
E.L.R.=
EMergia/prodotto interno lordo
sej/(m2 anno)
La Densità di Flusso di EMergia è espressa dal rapporto tra il flusso totale di eMergia
(U) e la superficie del sistema e mette in relazione la quantità di risorse utilizzate
con la superficie su cui insistono.
Possiamo identificare un trend in crescita di questo indicatore proporzionale al
grado di artificialità di un sistema. Ad esempio un sistema naturale alimentato da
risorse rinnovabili, quale un lago d’alta montagna, necessita di poco più di un
migliaio di unità di energia solare equivalente per m2. Aumentando il grado di
artificialità, passiamo a considerare un sistema agricolo (la coltivazione di pomodori
in un paese occidentale) per il quale le unità di energia solare equivalente per m2
superano i 100 miliardi. Appare ovvio che il valore di questo indicatore per un’area
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
63
urbanizzata sia ancora più alto, si hanno infatti circa 100 mila miliardi di unità di
energia solare equivalente per m2 nel caso di una grande città europea.
Se da un lato non è possibile pensare ad un avvicinamento di questo indicatore per
sistemi antropici ai valori dei sistemi naturali, dall’altro è comunque necessaria una
sua diminuzione nel tempo.
Un alto valore di questo indice suggerisce che la disponibilità di territorio possa
divenire un fattore limitante per la crescita economica futura del sistema, anche se
non impedisce lo sviluppo che invece deriva da un miglior uso delle risorse e dello
spazio disponibile.
L’indicatore eMergia per persona si calcola rapportando il flusso totale di eMergia
(U) alla popolazione che abita il territorio. Esso si può considerare una misura, in
senso lato, dello standard di vita medio di un’area territoriale, inteso anche in
termini di sviluppo tecnologico dello stesso. Per standard di vita si intende la
disponibilità potenziale di risorse e di beni. Un elevato uso di emergia pro capite
potrebbe suggerire quindi un elevato livello di sviluppo tecnologico e industriale, ma
anche un elevato stress ambientale, qualora non si utilizzino risorse rinnovabili.
Se i due indicatori precedenti descrivono la “quantità” di risorse utilizzate, gli
indicatori Rapporto di Impatto Ambientale e Rapporto di Investimento EMergetico ne
descrivono la “qualità”. Il primo infatti valuta le risorse in base alle loro
caratteristiche di rinnovabilità, il secondo in base alla loro provenienza.
Il Rapporto di Impatto Ambientale è definito dal rapporto tra l’eMergia rappresenta
da ciò che è rinnovabile e quella legata al non rinnovabile, rispettivamente i flussi R,
e (N + F). Un valore pari a 10 di questo indicatore, indica, ad esempio, che il nostro
sistema, per sostenersi, consuma risorse non rinnovabili in misura 10 volte superiore
alle risorse rinnovabili. Monitorare questo indicatore nel tempo ci fornisce una misura
della tendenza verso la sostenibilità. Una diminuzione nel tempo del Rapporto di
Impatto Ambientale è indice di una programmazione attenta del territorio: ad
esempio incentivare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili può indurne una
riduzione. L’osservazione rigorosa del primo principio di Daly, che sta alla base
dell’idea stessa di sostenibilità, porterebbe questo indicatore ad una valore limite
pari a zero, poiché non verrebbero utilizzate risorse in maniera non sostenibile.
Il Rapporto di Investimento EMergetico è dato dal rapporto tra le risorse provenienti
dall’esterno del sistema (F) e quelle locali (R e N) e ci indica in che misura il sistema
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
64
dipenda dall’esterno o, in altre parole, quanto sfrutti le risorse che gli sono proprie,
senza scaricare la propria insostenibilità all’esterno. Un valore di questo indicatore
pari a 4 ci indica che il nostro sistema necessita di 4 unità importate per ogni unità di
eMergia locale sfruttata. Partendo dal presupposto che non si può considerare un
territorio un sistema isolato che non scambia materia ed energia con l’esterno, è
comunque auspicabile una diminuzione nel tempo di questo indice.
3.3 IL MODELLO DELLA PROVINCIA
La rappresentazione del sistema territoriale oggetto dell’analisi è avvenuta con
l’ausilio degli energy system symbols, in modo da fotografare il sistema nel suo
complesso, i suoi input, gli output, le componenti principali e alcune delle
interrelazioni tra queste componenti e tra esse e l’esterno.
In Figura 3.5 vengono riportati i simboli essenziali della modellistica ecologica.
Flusso di energia. Tale flusso è proporzionale alla
quantità da cui tale flusso si origina.
Produttore. Una unità che raccoglie e
trasforma input di energia di bassa qualità
sotto controllo di ingressi di alta qualità.
Sorgente. Una sorgente esterna di energia, una
funzione forzante.
Pozzo di calore. Dispersione dell'energia che è
connessa ad ogni trasformazione.
Consumatore. Unità che trasforma energia
proveniente da un produttore, nei confronti
del quale svolge un'azione di feedback..
Box. Elemento generico che raccoglie al suo
interno altri elementi, noti o incogniti.
Serbatoio. Un compartimento dove viene
immagazzinata l'energia, che e una variabile di
stato.
Interazione. Intersezione di due (o più) flussi di
energia che danno luogo ad un uscita che e
funzione dei due input. E un simbolo chiave per
funzioni di controllo, fattori limitanti.
Amplificatore. Elemento che fornisce un
output proporzionale all'input I, modificato
per un fattore costante finche la sorgente S
fornisce un flusso sufficiente.
Figura 3.5: Simboli usati per i diagrammi energetici.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
65
La modellizzazione ha dato origine al diagramma energetico riportato in Figura 3.6
nel quale il grande contenitore a forma di rettangolo definisce i confini del sistemaProvincia di Siena.
Seguendo le indicazioni suggerite dall’ISTAT, il sistema è stato scorporato in quattro
macrosettori, nella fattispecie: Agricoltura, Allevamento Caccia e Pesca, Industria
Estrattiva e Industria Manifatturiera, che fungono da produttori primari e secondari e
che configurano le varie tipologie di attività che si sono instaurate nel tessuto
produttivo della zona.
Le singole voci che compaiono nel diagramma sono tra loro correlate da flussi di
energia e materia, definiti da una freccia; le frecce verso il basso, che convergono
all’heat sink, indicano che ad ogni trasformazione parte dell’energia viene degradata
sotto forma di calore, in accordo con i principi della termodinamica. Le frecce
tratteggiate rappresentano invece i flussi di denaro che caratterizzano il sistema
economico.
Ecco le principali voci del diagramma.
Risorse: si distinguono innanzitutto a seconda che la loro origine sia endogena o
esogena.
1.
Risorse endogene: locali rinnovabili, calore geotermico, acqua, suolo, materiali
da cava.
Locali rinnovabili (fonti di energia come sole, vento, pioggia, ecc.) costituiscono
le forzanti del sistema e ad esse viene associato come simbolo un cerchio, posto
sul lato sinistro, che presenta una freccia ricurva verso l’esterno del sistema, per
tenere conto che solo una parte di queste risorse viene sfruttata dal sistema
mentre la maggior parte viene dispersa. Esse rivestono un ruolo fondamentale
per l’equilibrio di qualsiasi sistema territoriale, anche se spesso sono trascurate,
dal momento che non è semplice attribuire loro un peso adeguato rispetto agli
altri input. Esse sono il vero “dono gratuito” che l’ambiente fornisce al sistema.
La risorsa geotermica, infine, costituisce un importante storage del sottosuolo
senese. I pozzi sono principalmente localizzati nelle zone dell’Amiata e TravaleRadicondoli. Lo sfruttamento di questa risorsa ha permesso il recupero di calore
sia per la produzione di energia elettrica che per il teleriscaldamento di serre.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
66
Acqua di laghi e bacini, suolo fertile: si tratta propriamente di risorse, il cui
grado di rinnovabilità è legato al rapporto tra il flusso in entrata e quello in
uscita. Se l’utilizzo della risorsa è superiore alla capacità di rigenerazione della
stessa, ci troviamo di fronte ad una risorsa non rinnovabile.
Le risorse minerarie sono rappresentate con il simbolo di storage, cioè un
serbatoio di capacità limitata, e sono propriamente non rinnovabili considerati i
lunghi tempi di rigenerazione.
Il mettere in evidenza la limitatezza di queste risorse (con il simbolo di storage)
significa stimolare una certa oculatezza nella loro gestione, coerentemente con i
principi della sostenibilità di Daly.
Considerazioni analoghe possono essere sviluppate per il suolo; la pressione
esercitata sul terreno, attraverso le colture intensive, porta ricchezza in termini
di produzione, ma allo stesso tempo impoverisce il suolo in termini, per esempio,
di humus. Ancora una volta, il criterio precauzionale deve indirizzare verso una
gestione oculata della risorsa-terreno, adottando, per esempio, la rotazione
delle colture piuttosto che il ricorso a dosi massicce di fertilizzanti.
I materiali da cava, nella fattispecie materiali inerti per costruzione, materiali
industriali, argille e leganti e materiali ornamentali, costituiscono anch’essi uno
storage, una riserva di risorse. Per loro natura, queste risorse, non avendo una
capacità di rigenerazione confrontabile con i tempi storici durante i quali
vengono utilizzate, sono destinate ad esaurirsi, creando alterazioni più o meno
evidenti degli equilibri ambientali e per questo degne di accorte politiche di
gestione.
2.
Risorse esogene: sono le risorse che provengono dall’esterno attraverso i canali
del commercio; sono in generale quei beni, materiali, informazioni, fonti di
energia, lavoro umano, e qualsiasi altro tipo di servizio che sono necessari per
sostenere il sistema. Anch’esse sono considerate come risorse non rinnovabili,
dal momento che sono sottoposte almeno ad una trasformazione, quella nello
spazio, che prevede il trasporto dall’esterno all’interno del sistema, cosa che
avviene con l’ausilio di risorse non rinnovabili. Un eccessivo utilizzo di queste
risorse è indice di elevata dipendenza del sistema da altri sistemi. Nel
diagramma, sono collocate nella parte superiore (Importazioni e Beni e servizi) e
sono rappresentate con dei cerchi.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
67
Produzione locale di energia elettrica: deriva essenzialmente da fonte geotermica e
da una bassa percentuale di idroelettrico e riesce a soddisfare quasi tutta la
domanda provinciale.
Città e popolazione: si tratta di un’entità specifica, che serve a individuare i flussi
di materia e di energia che alimentano la parte urbanizzata del territorio, vale a dire
la parte in cui vive la maggior parte della popolazione e dove sono verosimilmente
collocate le attività produttive. Essa riveste il ruolo di consumatore ed è pertanto
rappresentata da un esagono. L’amministrazione pubblica si pone come regolatore
dei rapporti fra la popolazione e i flussi che alimentano il sistema.
Rifiuti: sono prodotti dalle varie attività antropiche che premono sul sistema e
convergono anch’essi in un serbatoio la cui capienza è stata quasi saturata; questa
mole di “spazzatura” potrebbe costituire una risorsa, se opportunamente valorizzata
attraverso azioni quali il recupero di materia e/o di energia.
Mercato: è inteso come un’entità esterna. La presenza del mercato funge da
interfaccia tra il sistema dei flussi energetici e la quantificazione economica che
all’interno è rappresentata dallo storage P.P.L. (Prodotto Provinciale Lordo).
Nel diagramma, con il simbolo di rombo sono descritte tutte le relazioni nelle quali
ci sia scambio di merci e di denaro tra il sistema e l’esterno.
Turismo: rappresenta uno degli elementi di maggior impulso dell’economia locale;
tale input è considerato in questo modello come un flusso di denaro in ingresso al
sistema (freccia tratteggiata), che contribuisce ad alimentare il prodotto provinciale
lordo.
Infine,
è
da
notare
che
industria,
produzioni
energetiche
e
pubblica
amministrazione sono raffigurati con il simbolo di box - scatola o rettangolo - in
genere utilizzato per rappresentare componenti complesse che comprendono al loro
interno una serie di interazioni e altre componenti.
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68
Figura 3.6: Diagramma energetico della Provincia di Siena.
SPIN-ECO
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69
3.4 LA RACCOLTA DATI
L’analisi ha preso in considerazione il lasso temporale di un anno e, in particolare, il
periodo preso in esame è stato il 1999. Quando non è stato possibile acquisire i dati
relativi a tale periodo, sono state operate opportune stime e assunzioni affinché le
informazioni potessero essere confrontabili e omogenee.
La ricerca capillare dei dati statistici ha riguardato, da una parte, l’attività
antropica sul territorio (produzioni, consumi, importazioni, esportazioni, commercio,
utilizzo di combustibili ecc.), e, dall’altra, le caratteristiche fisiche, chimiche e
geomorfologiche dello stesso (energia solare, pioggia, erosione del suolo, giacimenti
minerari, acque, rifiuti, superficie agricola utilizzata ecc.).
Grazie alla collaborazione di tutti gli enti interpellati, è stato possibile costruire un
ricco database che raccoglie una grande mole di dati.
Tutti i dati che compaiono in queste pagine fanno riferimento al capitolo 1 di questo
volume nel quale sono riportati tutti i “numeri” della Provincia.
I dati raccolti sono stati convenzionalmente raggruppati in tre tabelle 3.2A, 3.2B e
3.2C:
• nella Tabella 3.2A compaiono le risorse utilizzate dal sistema, suddivise, in base
alla loro provenienza e natura, in locali rinnovabili R (energia solare, pioggia,
vento e calore geotermico), locali non rinnovabili N (materiali estratti, suolo eroso
e acqua) e riserve di energia F1 (prodotti petroliferi, gas naturale ed elettricità);
• nella Tabella 3.2B sono riportate le risorse importate dall’esterno del sistema,
raggruppate in quattro macrosettori (agricoltura, allevamento caccia e pesca,
industria estrattiva, industria manifatturiera). Queste informazioni sono state
elaborate prendendo in considerazione sia l’import dall’estero (vedi documento
ISTAT 1999 per la provincia di Siena con le 236 voci della classificazione per gruppi
merceologici), sia l’import nazionale, attraverso i dati della contabilità regionale
estratti dalla matrice IRPET.
• nella Tabella 3.2C, strutturalmente identica alla precedente, sono riportate le
risorse esportate dalla Provincia estrapolate contestualmente dal documento
ISTAT e dalla matrice IRPET.
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3.5 I RISULTATI
La presente analisi è rivolta prima all’intero territorio della Provincia di Siena, poi,
attraverso un rilevamento di dati a maglie strette e una disaggregazione accurata, è
ripetuta su ognuno dei sette Circondari e poi, ad un ulteriore livello di dettaglio, sui
36 Comuni della Provincia. I risultati ottenuti permettono di costruire le mappe di
sostenibilità che descrivono la geografia dei flussi eMergetici, vale a dire, localizzano
i consumi di risorse direttamente su specifici ambiti locali. L’esposizione dei risultati
seguirà lo schema logico appena descritto.
Di seguito sono riportate le 3 tabelle (Tabelle 3.2A, 3.2B, 3.2C) realizzate per la
Provincia di Siena, mentre per quello che riguarda invece le analisi dei 7 Circondari e
dei 36 Comuni si rimanda alla lettura dei relativi volumi. Per una più puntuale visione
dei dati e della loro elaborazione possono essere consultati i volumi relativi alla
Provincia e ai 36 Comuni disponibili presso l’Amministrazione Provinciale.
Per avere una chiave di lettura delle tabelle è opportuno fare riferimento al Box 1.
BOX 1
COME SI LEGGONO LE TABELLE
La compilazione di una tabella, necessaria alla valutazione eMergetica di un comprensorio
territoriale, di un processo, di un deposito di risorse ecc., richiede una procedura di calcolo che ha
fatto uso di uno spread sheet per computer (es. Excel).
Una tabella ha lo scopo di evidenziare l’apporto di eMergia che deriva da ogni risorsa necessaria
all’alimentazione e alla sopravvivenza del sistema (Tabelle A e B), nonché da ogni risorsa prodotta
ed esportata dal sistema, che rappresenta quindi l’output del sistema stesso (Tabella C).
Ogni tabella consta di sei colonne che forniscono informazioni diverse sulle risorse:
1. denominazione;
2. quantità utilizzata o prodotta nell’arco dell’anno di riferimento;
3. unità di misura con la quale si evidenzia il contenuto energetico, il peso o il valore economico (a
seconda del dato a disposizione);
4. Transformity o eMergia specifica per unità espressa, a seconda della risorsa, in sej/J, sej/g o sej/€;
5. l’eMergia di ogni risorsa, calcolata moltiplicando orizzontalmente la quantità utilizzata (3a colonna)
per la corrispondente Transformity (4a colonna).
Sommando verticalmente i valori dell’ultima colonna, si può misurare l’apporto eMergetico di ogni
gruppo di risorse, e produrre, quindi, i primi bilanci. Ad esempio, assemblando i risultati finali in
termini eMergetici delle Tabelle A e B (risorse locali e importate), si giunge ad avere il computo totale
dell’emergia necessaria a supportare il sistema oggetto di studio, del quale il totale della Tabella C
(esportazioni) rappresenta l’output.
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71
Tabella 3.2A: Valutazione dell’eMergia delle risorse locali e delle fonti energetiche.
Input
1
2
3
4
5
6
7
Energia solare
Pioggia
Vento
Calore geotermico
Erosione del suolo
Acqua
Materiali da estrazione
Industriali, argille e leganti
Inerti per l'industria delle costruzioni
Ornamentali
8 Elettricità prodotta in Provincia
9 Elettricità importata
10 Gasolio e benzina
11 Olio combustibile, lubrificanti e GPL
12 Gas naturale
Quantità
annua
Unità
di mis.
Solar
Transformity
(sej/unità)
Rif.
per
Transf.(*)
EMergia
Solare
(sej/anno)
1,64E+19
3,13E+15
8,09E+15
1,34E+16
9,26E+14
2,06E+13
J
g
J
J
J
g
1
1,45E+05
2,47E+03
1,20E+04
7,40E+04
1,95E+06
[11]
[11]
[11]
[11]
[11]
[16]
1,16E+12
1,65E+12
4,75E+11
3,33E+15
3,70E+14
9,18E+15
8,02E+14
5,49E+15
g
g
g
J
J
J
J
J
1,68E+09
1,68E+09
2,44E+09
8,66E+04
2,05E+05
1,11E+05
9,12E+04
8,11E+04
[11]
[11]
[11]
[18]
[18]
[18]
[18]
[18]
1,64E+19
4,53E+20
2,00E+19
1,61E+20
6,85E+19
4,01E+19
5,87E+21
1,94E+21
2,77E+21
1,16E+21
2,88E+20
7,59E+19
1,02E+21
7,32E+19
4,45E+20
FONTI DI ENERGIA LOCALE RINNOVABILE, R (somma delle voci 2, 4 e 75% di 8)
FONTI DI ENERGIA LOCALE NON RINNOVABILE, N (somma delle voci 5, 6 e 7)
FONTI DI ENERGIA IMPORTATE, F1 (somma delle voci 9, 10, 11, 12 e 25% di 8)
8,30E+20
5,98E+21
1,69E+21
(*)
Per i riferimenti alle Transformity si veda Appendice 1.
Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad
esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150).
SPIN-ECO
Analisi emergetica
72
Tabella 3.2B: Valutazione dell’eMergia delle importazioni.
Input
AGRICOLTURA
1 Cereali
2
3
4
5
6
7
Legumi
Frutta
Vegetali filamentosi
Semi
Spezie e tabacco
Piante e fiori
ALLEVAMENTO, CACCIA E PESCA
8 Allevamenti zootecnici
9 Silvicoltura
10 Pesca e caccia
INDUSTRIA ESTRATTIVA
11 Minerali metalliferi
12 Minerali non metalliferi
INDUSTRIA MANIFATTURIERA
13 Industria alimentare
14 Industria del tabacco
15 Industria delle pelli e del cuoio
16 Industrie tessili
17 Industria vestiario e arredamento
18 Industria legno e sughero
19 Industria della carta
20 Industria grafica
21 Industria metallurgica
22 Industria meccanica
23 Industria dei minerali
24 Industria chimica
25 Industria della gomma
26 Industrie manifatturiere varie
Rif.
Solar
per
Transformity
Transf.(*)
(sej/unità)
Quantità
Unità
su
anno
2,32E+14
3,56E+12
1,14E+11
1,57E+12
9,32E+12
2,87E+09
J
J
J
J
J
J
g
1,59E+05
8,27E+04
2,87E+05
1,90E+06
7,91E+05
2,00E+05
2,82E+09
[6]
[8]
[6]
[3]
[6]
[3]
[13]
3,69E+19
2,95E+17
3,26E+16
1,24E+18
1,86E+18
8,08E+18
3,37E+12
3,54E+10
1,64E+09
J
g
g
3,17E+06
1,00E+08
1,35E+08
[7]
[3]
[12]
1,07E+19
3,54E+18
2,21E+17
3,79E+07
5,44E+09
g
g
3,46E+09
1,68E+09
[7]
[11]
1,31E+17
9,15E+18
1,78E+14
2,88E+12
6,18E+12
2,26E+13
1,40E+15
9,90E+13
1,65E+12
6,90E+09
1,75E+10
2,45E+10
2,97E+10
7,66E+08
3,95E+09
J
J
J
J
J
J
J
J
g
g
g
g
g
g
3,17E+06
1,05E+05
8,60E+06
3,80E+06
3,80E+06
3,49E+04
2,15E+05
2,15E+05
6,70E+09
1,25E+10
1,84E+09
3,80E+08
4,30E+09
3,46E+09
[7]
[7]
[2]
[3]
[3]
[4]
[3]
[3]
[3]
[1]
[15]
[10]
[3]
[7]
5,65E+20
2,48E+19
2,35E+19
8,58E+19
4,90E+19
2,13E+19
3,55E+17
4,62E+19
2,19E+20
4,52E+19
1,13E+19
3,29E+18
1,37E+19
TOTALE IMPORTAZIONI, F2 (somma delle voci 1-26)
EMergia
Solare
(sej/anno)
1,18E+21
(*)
Per i riferimenti alle Transformity si veda Appendice 1.
Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad
esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150).
SPIN-ECO
Analisi emergetica
73
Tabella 3.2C: Valutazione dell’eMergia delle esportazioni.
Input
AGRICOLTURA
1 Cereali
2
3
4
5
6
7
Legumi
Frutta
Vegetali filamentosi
Semi
Spezie e tabacco
Piante e fiori
ALLEVAMENTO, CACCIA E PESCA
8 Allevamenti zootecnici
9 Silvicoltura
10 Pesca e caccia
INDUSTRIA ESTRATTIVA
11 Minerali metalliferi
12 Minerali non metalliferi
INDUSTRIA MANIFATTURIERA
13 Industria alimentare
14 Industria del tabacco
15 Industria delle pelli e del cuoio
16 Industrie tessili
17 Industria vestiario e arredamento
18 Industria legno e sughero
19 Industria della carta
20 Industria grafica
21 Industria metallurgica
22 Industria meccanica
23 Industria dei minerali
24 Industria chimica
25 Industria della gomma
26 Industrie manifatturiere varie
Rif.
Solar
per
Transformity
(sej/unità) Transf.(*)
Quantità
Unità
su
anno
7,27E+12
1,97E+10
1,62E+09
6,45E+09
6,57E+13
3,02E+09
J
J
J
J
J
J
g
1,15E+05
8,27E+04
2,87E+05
1,90E+06
7,14E+04
2,00E+05
2,82E+09
[9]
[8]
[6]
[3]
[9]
[3]
[13]
8,36E+17
1,63E+15
4,64E+14
1,23E+16
1,31E+19
8,51E+18
1,40E+10
9,92E+05
-
J
g
J
1,33E+06
1,00E+08
8,42E+10
[9]
[3]
[12]
1,86E+16
9,92E+13
-
2,97E+09
g
g
3,46E+09
2,44E+09
[7]
[5]
7,23E+18
2,92E+11
7,35E+11
4,75E+12
2,69E+13
2,81E+14
1,43E+13
2,11E+12
3,72E+08
1,33E+11
1,60E+11
5,05E+10
4,74E+08
4,42E+09
g
g
J
J
J
J
J
J
g
g
g
g
g
g
1,50E+09
1,05E+05
8,60E+06
3,80E+06
3,80E+06
3,49E+04
2,15E+05
2,15E+05
6,70E+09
1,25E+10
1,84E+09
3,80E+08
4,30E+09
3,46E+09
[14]
[7]
[2]
[3]
[3]
[4]
[3]
[3]
[3]
[1]
[15]
[10]
[3]
[7]
4,39E+20
6,32E+18
1,81E+19
1,02E+20
9,81E+18
3,08E+18
4,53E+17
2,49E+18
1,67E+21
2,94E+20
1,92E+19
2,04E+18
1,53E+19
TOTALE ESPORTAZIONI, E (somma delle voci 1-26)
EMergia
Solare
(sej/anno)
2,61E+21
(*)
Per i riferimenti alle Transformity si veda Appendice 1.
Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad
esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150).
SPIN-ECO
Analisi emergetica
74
In Figura 3.7 sono riportati tutti gli input che concorrono ad alimentare il sistema
territoriale senese contemplati nelle Tabelle 3.2A e 3.2B. Questa visione d’insieme
consente di apprezzare il peso relativo di ogni singola voce, espresso su di una base
comune.
Dal grafico emerge che in Provincia di Siena, il contributo eMergetico di gran lunga
più rilevante, e per questo “fuori scala”, è da attribuire alla presenza in loco di una
consistente attività estrattiva. Il ruolo dei materiali da estrazione è, sotto certi
aspetti, uno dei temi centrali di questo studio, tanto che è stato curato un intero
report dedicato a questa tematica.
6000,00
1400,00
5873,8
1180,0
1200,00
1018,8
800,00
18
Emergia (x10 sej/anno)
1000,00
600,00
453,3
445,1
364,2
400,00
160,9
200,00
68,5
73,2
40,1
0,00
Pioggia
Calore
geotermico
Erosione
del suolo
Acqua
Materiali da Consumo Gasolio e
estrazione en. elettrica benzina
Olio comb.,
lubrif. e
GPL
Gas
naturale
Beni
importati
Figura 3.7: Diagramma di confronto delle risorse energetiche utilizzate dalla Provincia di Siena.
Un secondo tipo di contributo assai rilevante, grazie anche al tipo di attività che
insistono sul territorio, deriva dai beni di importazione e mezzi di produzione che
derivano dal commercio e rappresentano il 12% dell’eMergia complessivamente
utilizzata nell’ambito provinciale.
SPIN-ECO
Analisi emergetica
75
Per ciò che concerne il consumo di combustibili derivati dal petrolio, la voce più
significativa è rappresentata dal consumo di gasolio e di benzina, prevalentemente
per autotrazione. Anche il metano assume un peso significativo, essendo la fonte di
riscaldamento più sfruttata in Provincia.
I FLUSSI DI EMERGIA
Tutti gli input coinvolti nel metabolismo territoriale senese, sono stati classificati in
macrocategorie in relazione al grado di rinnovabilità e alla loro origine (endogena o
esogena):
• Risorse locali Rinnovabili (R);
• Risorse locali Non Rinnovabili (N);
• Risorse Locali (L = N+R);
• Risorse Importate (Energetiche) (F1);
• Risorse Importate (Beni e Servizi) (F2);
• Risorse Importate (F = F1+F2);
Nelle tabelle 3.2A, 3.2B e 3.2C relative alla Provincia e nella Tabella di sintesi 3.3
in cui compaiono anche i valori per i 7 Circondari, sono riportati tutti i risultati
dell’analisi in termini di flussi di eMergia.
Il commento dei risultati parte dall’analisi a maglie larghe della Provincia per
stringere poi le maglie e il commento a livello circondariale e comunale.
SPIN-ECO
Analisi emergetica
76
Tabella 3.3: Flussi eMergetici calcolati per la Provincia di Siena e per i suoi Circondari.
Unità di
misura
Espressione
Provincia di
Siena
Chianti
Senese
Crete Senesi
Val d’Arbia
Siena
Val di Chiana
Val d’Elsa
Val di Merse
Val d’Orcia
830,44
5.982,51
6.812,95
1.685,02
1.180,51
2.865,52
9.678,48
2.608,11
0,91
71,57
607,72
679,30
84,58
54,03
138,61
817,91
168,17
1,21
95,34
1.367,71
1.463,05
145,93
83,12
229,04
1.692,09
230,92
1,01
62,26
353,80
416,06
419,13
110,63
529,76
945,82
191,20
0,36
146,56
1.499,83
1.646,38
389,48
298,55
688,02
2.334,41
579,00
0,84
174,61
433,44
608,06
382,65
443,85
826,50
1.434,56
1.169,02
1,41
105,70
1.390,57
1.496,26
78,89
62,59
141,47
1.637,74
74,97
0,53
174,56
322,99
497,55
175,75
134,20
309,95
807,50
183,22
0,59
Flusso EMergetico
da fonti locali rinnovabili
da fonti locali non rinnovabili
da fonti locali
Riserve di energia importate
Importato (commercio)
Importato totale
totale usato all'interno del sistema
Esportato
Esportato / Importato
1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X 1018 sej/anno
X
R
N
L=R+N
F1
F2
F = F1 + F2
U=R+N+F
E
E/F
SPIN-ECO
Analisi emergetica
77
Il flusso di eMergia totale che alimenta il territorio della Provincia di Siena,
nell’anno solare di riferimento, è risultato essere pari a 9,68x1021 sej/anno.
Attraverso il grafico seguente è possibile evidenziare in che percentuali il sistema
attinge alle risorse di tipo R, N, F1 e F2.
N
62%
F2
12%
F
29%
F1
17%
R 9%
Rinnovabili (R)
Non rinnovabili (N)
Energia importata (F1)
Beni importati (F2)
Figura 3.8: Ripartizione percentuale delle risorse nella Provincia di Siena.
A tal riguardo sono possibili alcune riflessioni:
• Esiste una disparità di utilizzo tra risorse di origine endogena (L = N + R) ed
esogena (F = F1 + F2): le prime sono circa due volte e mezzo più grandi delle
seconde (71% L e 29% F). Questo implica che il sistema si “sostiene”
principalmente su risorse locali.
•
Tra le risorse di origine locale si evidenzia una netta predominanza delle risorse
di origine non rinnovabile (62%) rispetto a quelle rinnovabili (9%). È utile
ricordare che il contributo complessivo delle risorse rinnovabili costituisce, in
termini eMergetici, una sempre bassa percentuale rispetto alle risorse utilizzate,
anche in relazione al fatto che, essendo di diretta derivazione ambientale e
quindi rigenerate con dinamiche molto veloci, viene loro attribuito un basso
coefficiente di trasformazione (Transformity).
•
La percentuale delle risorse rinnovabili (9%) ha un valore abbastanza alto nella
realtà senese, rispetto ad altre realtà provinciali italiane analizzate in
precedenza dal nostro gruppo di ricerca. Questo può essere spiegato in primo
luogo, perché nella Provincia di Siena è presente un’importante e consistente
SPIN-ECO
Analisi emergetica
78
produzione di energia elettrica da geotermico, che nell’analisi è stata
considerata in buona parte rinnovabile; in secondo luogo, perché nel sistema è
rilevato complessivamente un basso utilizzo di risorse. Inoltre, il flusso delle
risorse rinnovabili (R) è legato all’estensione del sistema e alla presenza in seno
al territorio di superfici agricole e biologicamente produttive; Siena con i suoi
3.821 km2 è una Provincia piuttosto vasta (la seconda in Toscana dopo Grosseto e
al 20° posto in Italia) di cui l’80% è investito a superficie agricola.
•
Il grande utilizzo di risorse locali non rinnovabili (N) è dovuto essenzialmente
alla presenza di un’industria estrattiva che sfrutta giacimenti locali, presenti
abbastanza diffusamente nel territorio senese. In particolare, i Circondari
maggiormente interessati alla questione sono quelli della Val di Merse (Comune
di Sovicille), della Val di Chiana (Comuni di Montepulciano, Sinalunga e
Trequanda) e delle Crete Senesi – Val d’Arbia (Comune di Rapolano e Asciano).
Nella Provincia di Siena si rileva un’importante attività di estrazione di materiali
inerti per costruzioni (nella fattispecie sabbia, ghiaie e pietrischi), che in termini
eMergetici ha un peso di circa il 50% sulla voce attività estrattiva, ma anche di
materiali industriali, argille e leganti e materiali lapidei come il travertino e il
marmo. Questo tipo di attività riesce sia a soddisfare la richiesta locale che ad
imporsi nel mercato, nazionale ed internazionale, per la rarità e la bellezza dei
materiali ornamentali di pregio.
L’estrazione di materiali che si pratica in queste zone è un’attività di minore
impatto sull’ambiente rispetto ad altri tipi di estrazione, come quella del
petrolio e del gas naturale, non fosse altro per le gravi ripercussioni che si
manifestano al momento dell’utilizzo di questi ultimi rispetto ai primi (per
esempio le emissioni dei gas serra). La questione, ampiamente dibattuta, è stata
oggetto di approfondimento ed ha portato alla redazione, nell’ambito del
progetto SPIn-Eco, di un report, per l’Amministrazione Provinciale, su: “Uso del
travertino come materiale per i beni artistici”.
•
Il tessuto produttivo della Provincia è imperniato sul turismo e sul terziario
piuttosto che sull’attività manifatturiera e di trasformazione, e quindi dipende in
misura ridotta dal commercio. Questo comporta che l’import di materie prime e
mezzi di produzione (F2) sia abbastanza ridotto.
SPIN-ECO
Analisi emergetica
•
79
La domanda di energia elettrica in Provincia è relativamente bassa e soddisfatta
in massima parte da una produzione locale (90%) attraverso fonti pressoché
rinnovabili. Per questo motivo la voce energia elettrica è stata suddivisa in
energia elettrica prodotta in Provincia (Tabella 3.2A voce 8) e in energia
elettrica importata (Tabella 3.2A voce 9), data dalla differenza tra la richiesta di
energia e la produzione locale. Dal punto di vista eMergetico, l’energia elettrica
prodotta da fonte rinnovabile (soprattutto geotermico) è stata contabilizzata per
il 75% come risorsa rinnovabile, e quindi sommata nella categoria delle R, e per
un 25% (la parte dovuta agli impianti e quindi considerata non rinnovabile)
sommata alle risorse energetiche importate (F1). Queste percentuali sono frutto
di uno studio sul sistema elettrico italiano realizzato dal nostro gruppo di
ricerca. L’energia elettrica importata è stata invece considerata completamente
nelle risorse energetiche non rinnovabili importate (F1), poiché la produzione
nazionale è per la quasi totalità di tipo non rinnovabile.
Restringiamo adesso le maglie dell’analisi ed approfondiamo la situazione a livello
di Circondari attraverso il supporto delle Figure 3.9, 3.10, 3.11 e 3.12.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
80
17%
10%
Ripartizione dell’Emergia
totale U per Circondario
8%
24%
15%
Chianti
Senese
8%
18%
Val d’Elsa
Siena
Crete Senesi
Val d’Arbia Va
ld
Val di Merse
i
Ch
ia
Val d’Orcia
L’eMergia complessiva U che caratterizza la
Provincia di Siena è data dalla somma di tutti
i flussi di risorse (sia di energia che di
materia) che vengono metabolizzate e che
provengono da fonti locali (L) o esterne ai
confini del territorio (F).
na
Figura 3.9: Il flusso di eMergia totale (U) della Provincia di Siena disaggregato per Circondari.
7%
13%
21%
21
%
18%
9%
11%
Ripartizione dell’Emergia
Rinnovabile (R) per
Circondario
Il flusso di eMergia Rinnovabile (R) è dato
dalla somma di tutti i flussi di origine naturale
quali: l’energia solare, l’energia della pioggia
e del vento, il calore del sottosuolo, etc…
Chianti
Senese
Val d’Elsa
Siena
Crete Senesi
Val d’Arbia Va
ld
Val di Merse
i
Val d’Orcia
Ch
ia
na
Figura 3.10: Il flusso di eMergia rinnovabile (R) della Provincia di Siena disaggregato per Circondari.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
81
5% 6%
23%
7%
23%
Chianti
Senese
10%
26%
Ripartizione dell’Emergia
Non Rinnovabile (N) per
Circondario
Il flusso di eMergia Non Rinnovabile (N) è
dato dalla somma di flussi come: il consumo
di acqua, l’estrazione di materiali.
Val d’Elsa
Siena
Crete Senesi
Val d’Arbia Va
ld
Val di Merse
i
Val d’Orcia
Ch
ia
na
Figura 3.11: Il flusso di eMergia non rinnovabile (N) della Provincia di Siena disaggregato per Circondari.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
82
56%
37%
7%
9%
17%
12%
74%
58% 30%
14%
6%
9% 6%
6%
80%
85%
29%
65%
38%
22%
40%
Rinnovabili (R)
Non Rinnovabili (N)
Importate (F)
Figura 3.12: Mappa del flusso di eMergia totale (U) disaggregato per categoria di flusso, per Circondario.
Di tutta quanta l’eMergia assorbita a livello provinciale circa ¼ è concentrata nella
Val di Chiana sia per soddisfare le esigenze di una popolazione residente
(corrispondente al 23% del totale provinciale), la cui densità (95 ab/km2) è superiore
rispetto alla media provinciale di 66 ab/km2, sia per coprire il fabbisogno di un
dinamico comparto produttivo operante soprattutto nel settore manifatturiero. Non è
assolutamente da trascurare la grande quantità di risorse che sono consumate, in
maniera più o meno mascherata, dall’industria del turismo, e in particolare del
turismo termale, come ad esempio quelle energetiche e idriche. L’impatto del
turismo viene molto spesso considerato un “impatto fantasma”, e per questo
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
83
erroneamente trascurato, in quanto non facilmente contabilizzabile. In realtà, è
ormai noto che il turismo è un importante elemento di pressione di cui tenere conto
per una corretta valutazione della sostenibilità di un territorio, soprattutto se si
parla di zone, come quella di Chianciano Terme, che richiamano annualmente una
grande massa di turisti.
Con il 65%, la categoria preponderante è rappresentata dalle risorse identificate
con la lettera N, in virtù del fatto che in quest’area, e nello specifico nelle zone di
Trequanda, soprattutto, e in quelle di Sinalunga e Montepulciano, sono localizzate
cave dalle quali vengono estratte quantità notevoli di materiali e in particolare di
materiali inerti per l’industria delle costruzioni. In unità eMergetiche il contributo
delle N di questo Circondario è pari al 26% delle N provinciali.
Con la stessa logica può essere spiegato il contributo della Val d’Elsa (15%)
all’eMergia provinciale. In questa zona si concentra il 21% della popolazione
provinciale per una densità di popolazione piuttosto consistente (95 ab/km2), in
particolare nei centri di Colle di Val d’Elsa e di Poggibonsi dove raggiunge valori
molto elevati, 205 ab/km2 e 388 ab/km2, rispettivamente. Ma un’alta richiesta di
eMergia è spesso sinonimo anche di intensa attività produttiva; si pensi che ben il
44% del totale degli addetti provinciali impiegati nel settore manufatturiero risultano
occupati in quest’area, di cui circa il 12% è localizzato nel Comune di Colle mentre il
16% nel Comune di Poggibonsi. Complessivamente la dipendenza da risorse di tipo F è
del 58%, con grande richiesta sia di flussi di tipo F1 (risorse energetiche) e F2 (risorse
importate).
La situazione, nell’ambito del Circondario, si presenta abbastanza eterogenea
anche se è possibile distinguere due situazioni distinte:
- una regione ad alto flusso di eMergia a nord, comprendente i Comuni di Colle,
Poggibonsi e Monteriggioni. La differenziazione tra di essi si coglie a livello di
categorie di risorse: mentre nei primi due territori si concentra la maggiore
percentuale di F, a Monteriggioni la categoria eMergeticamente predominante è
quella dei materiali da estrazione.
- una regione a flusso di eMergia moderato a sud e ovest (che comprende Casole,
Radicondoli e San Gimignano), in cui inoltre è preponderante il flusso delle risorse
di origine rinnovabile (R), soprattutto nel Comune di Radicondoli. Sotto il profilo
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
84
ambientale, tali aree si rivelano pedine strategiche in quanto agiscono come un
sistema tampone naturale limitando l’impatto generato dalle aree limitrofe.
Questo aspetto è particolarmente interessante per i decision makers che si
troveranno a pianificare politiche di sviluppo di un territorio che mirano ad una
integrazione della Natura con l’opera dell’uomo. Che si indichino con il termine di
serbatoi per l’assorbimento di anidride carbonica (si veda l’analisi dei gas serra)
oppure zone con elevata biocapacità e quindi con grande dotazione di ecosistemi
produttivi (si veda l’analisi dell’Impronta Ecologica), oppure anche zone con una
grande percentuale di eMergia Rinnovabile, la presenza di queste nicchie di
capitale naturale in seno al proprio territorio costituisce un vero e proprio punto di
forza per lo sviluppo di un territorio.
Il 18% dell’eMergia provinciale è catturata nel Circondario delle Crete Senesi - Val
d’Arbia. Una densità di popolazione inferiore alla media provinciale (44 ab/km2
rispetto al valore provinciale di 66 ab/km2), un’estensione superficiale abbastanza
contenuta e un’economia prevalentemente di tipo agricolo riescono a giustificare
solo il 20% del flusso totale di eMergia. L’altro contributo, il restante 80%,
estremamente più significativo, deriva essenzialmente dalla sola attività estrattiva,
che si pratica nelle cave presenti ad Asciano e a Rapolano Terme, dove si trova un
materiale versatile ed elegante: il travertino toscano chiaro classico.
La Val di Merse, territorio quasi incontaminato, di frontiera con la vicina Provincia
di Grosseto, presenta analogie strutturali col precedente Circondario.
Negli ultimi anni l’economia, prevalentemente rurale, ha avuto un lento e graduale
cambiamento, dando ampio spazio anche all’industria, all’artigianato e ad una
nascente attività agri-turistica. Nonostante ciò, il profilo eMergetico del Circondario
è completamente dominato dalla categoria di risorse non rinnovabili (85%). L’impatto
dell’industria estrattiva, in termini di eMergia, è grandissimo e avremo modo di
apprezzarlo ancora meglio più avanti nel paragrafo dedicato al commento degli
indicatori. Dalla Montagnola Senese (e più in particolare dal Comune di Sovicille)
proviene uno dei "Marmi colorati" più famoso d'Italia: il "Giallo Siena" o “broccatello”,
conosciuto sin dai tempi del Medioevo.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
85
Dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse, si possono identificare due regioni
all’interno del Circondario:
- un’area che raggruppa i Comuni di Chiusdino, Monticiano e Murlo, un territorio ricco
di risorse naturali, prodotti tipici, di biodiversità, di itinerari storico naturalistici,
di paesaggi naturali e di bellezze architettoniche. Un vero e proprio polmone verde
che l’uomo non ha ancora colonizzato ma più saggiamente ha lasciato intatto. In
quest’area le risorse rinnovabili sono ridondanti.
- per contro abbiamo un’area delimitata dai confini amministrativi del solo Comune
di Sovicille, la parte più urbanizzata e industrializzata della Val di Merse che
richiede grandi flussi di risorse.
Siena, unico Comune del Circondario di Siena, assorbe, da solo, il 10% dell’eMergia
provinciale. Questo risultato è abbastanza plausibile alla luce delle seguenti
considerazioni:
- in quest’area si addensa una grande quantità di persone residenti (il 21% del totale
provinciale per una densità di popolazione pari a 457 ab/km2, ben 7 volte superiore
alla media provinciale) e una moltitudine di residenti “fantasma” fra domiciliati e
studenti;
- ogni anno arrivano e visitano la città, e quindi indirettamente consumano risorse e
producono scarti e rifiuti, oltre 350.000 turisti (ufficiali), non considerando
completamente la frazione dei turisti cosiddetti “mordi e fuggi” che sfuggono ad
ogni tipo di contabilità, ma che arrivano numerosissimi nel capoluogo e rsi
trattengono per poche ore;
- è l’area in cui sono localizzati i principali Servizi per il senese;
- è la sede di importanti strutture quali la Banca Monte dei Paschi di Siena,
l’Università degli Studi di Siena e il Policlinico “Le Scotte”, strutture intorno alle
quali gravita una grande mole di persone, residenti, domiciliati e pendolari;
- esiste una attività di estrazione di modesta entità;
Per tutti questi motivi, la categoria di risorse eMergeticamente più rilevante non è
quella delle risorse non rinnovabili bensì quella delle risorse importate (56%) e in
particolare delle risorse energetiche (44%).
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
86
Il Chianti Senese, terra di ricche tradizioni vitivinicole, ha fatto di questa vocazione
il perno dell’economia non solo locale ma anche provinciale. Negli ultimi anni ha
cercato di sviluppare intorno a quest’attività anche un turismo rurale, con la nascita
di attività agrituristiche, che sta richiamando ogni anno sempre più persone e che ha
permesso la salvaguardia di valori, tradizioni e cultura.
In questo Circondario i consumi di risorse sono abbastanza contenuti, anche se
l’enorme contributo (circa il 70%) che è apportato dall’estrazione di materiale
(praticata principalmente nei Comuni di Castelnuovo Berardenga e Gaiole in Chianti)
nasconde completamente il contributo delle altre categorie e soprattutto cela
l’importanza del Circondario dal punto di vista naturalistico e come dotazione di
sistemi naturali.
Infine, la Val d’Orcia consuma l’8% dell’eMergia che alimenta complessivamente la
Provincia. Il contributo del materiale da estrazione (le cave sono esclusivamente
localizzate nel Comune di San Quirico d’Orcia) è al solito preponderante (40%), anche
se in misura minore rispetto ad altre realtà circondariali, considerato che ha un peso
del 5% sul totale provinciale.
Vale però la pena enfatizzare che in queste zone si concentra la più grande quantità
di risorse rinnovabili (21% del totale provinciale). Il territorio è particolarmente ricco
di acqua: nel Comune di Castiglion d’Orcia si trovano le sorgenti del Vivo, che
riforniscono in parte Siena. La zona di Piancastagnaio è la zona della geotermia, della
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, anche se ultimamente il
problema del rapporto fra gestione ambientale e sviluppo industriale è stato
ampiamente dibattuto. La Val d’Orcia è anche la zona dei prodotti tipici e delle
sagre paesane: il vino è parte integrante della cultura e della storia dell’area di
Montalcino, il formaggio pecorino delle zone di Pienza, per citare alcuni esempi.
Infine, la scarsa presenza del comparto industriale e dell’insediamento urbano (solo
31 ab/km2) non rappresentano elementi di forte pressione sul territorio.
Tutti
questi
aspetti
concorrono
a
tenere
complessivamente richiesta.
SPIN-ECO
basso
il
valore
dell’eMergia
Analisi eMergetica
87
GLI INDICATORI EMERGETICI
Le informazioni tratte dall’analisi dei flussi di energia e materia che alimentano
Siena e i suoi Circondari possono essere integrate con l’analisi degli indicatori di
sostenibilità.
Gli indicatori di sostenibilità su base eMergetica nascono dalla combinazione dei
flussi, sia rispetto ad alcune categorie di risorse, sia rispetto ad elementi di pressione
quali la superficie territoriale e gli abitanti residenti. I risultati che emergono
vengono presentati attraverso l’ausilio di scale cromatiche a diversa intensità
assegnando tonalità più scure a valori più elevati dell’indicatore. Hanno così origine
le mappe di sostenibilità che rappresentano delle TAC del territorio, strumenti
diagnostici che descrivono lo stato di salute di un territorio.
Il commento degli indicatori di sostenibilità ambientale, segue lo schema di
discussione presentato nel paragrafo precedente, partendo dall’analisi a maglie
larghe della Provincia e passando a quella a maglie strette dei Circondari e dei
Comuni. La discussione sarà arricchita anche dal confronto con altre realtà
provinciali italiane (più precisamente del centro-nord d’Italia), i cui dati sono stati
raccolti da questo gruppo di ricerca, grazie ad un’esperienza decennale maturata nel
campo delle analisi di sostenibilità ambientale a livello territoriale.
Per poter confrontare tra di loro i diversi studi provinciali è stato assegnato un
numero indice pari a 1 ai vari indicatori ricavati dall’analisi eMergetica dell’Italia: i
risultati provinciali sono così multipli o frazioni, del corrispondente nazionale è
vanno a comporre una vera e propria scala di valori. Il confronto fra le varie Province
è svolto a carattere puramente conoscitivo, ma permette di inquadrare la Provincia
di Siena nel contesto nazionale e regionale.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
88
Tabella 3.3: Indici eMergetici della Provincia di Siena e dei suoi Circondari.
ELR
ED
Em/persona
EYR
EIR
x1012 sej/(m2 anno) x1016 sej/(ab anno)
PROVINCIA
10,65
2,53
3,83
3,38
0,42
Chianti Senese
Crete Senesi – Val d’Arbia
Siena
Val di Chiana
Val d'Elsa
Val di Merse
Val d'Orcia
10,43
16,75
14,19
14,93
7,22
14,49
3,63
1,68
3,16
7,97
3,38
2,10
3,21
1,01
5,82
7,63
1,74
3,95
2,21
12,08
3,24
5,89
7,38
1,79
3,39
1,74
11,58
2,61
0,20
0,16
1,27
0,42
1,36
0,09
0,62
Legenda:
ELR (Rapporto di Impatto Ambientale) ELR =
ED (Densità di Flusso di EMergia) ED =
(N + F)
R
U
area
Em/persona (EMergia per Persona) Em / persona =
EYR (Rendimento EMergetico) EYR =
U
abi tan ti
U
F
EIR (Rapporto di Investimento EMergetico) EIR =
F
(N + R)
Il Rapporto di Impatto Ambientale (o Environmental Loading Ratio, ELR) può essere
letto come una misura della pressione esercitata dall’attività umana sull’ambiente,
in relazione alla quantità di risorse non rinnovabili utilizzate rispetto a quelle
rinnovabili. La pressione può essere locale o globale, a seconda dell’origine delle
risorse utilizzate.
L’ELR è il risultato del rapporto tra tutte le risorse non rinnovabili (N e F) che
alimentano il sistema e le risorse rinnovabili (R) impiegate.
Le risorse non rinnovabili, siano esse locali (N) o importate (F), esercitano pressione
sull’ambiente, dal momento che sollecitano i cicli naturali, poiché per definizione
sono usate ad una velocità superiore rispetto alla capacità dell’ambiente di
ripristinarle e con buona probabilità danno origine a fenomeni di inquinamento. Le
risorse importate vengono annoverate tra le risorse non rinnovabili, dal momento
che, per la maggior parte, sono risorse che hanno subito delle trasformazioni in
seguito a processi di lavorazione, richiedendo impiego di energia e materia.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
89
L’indicatore ELR calcolato per la Provincia di Siena è pari a 10,65 e, anche se
letteralmente indica che il consumo di risorse di tipo non rinnovabile è dieci volte
superiore a quello di risorse rinnovabili, è fra i valori più bassi rispetto alle altre
Province italiane fino ad ora analizzate.
Esso riflette una bassa pressione esercitata sul territorio, una bassa sollecitazione
dei cicli naturali, dovuta a diversi fattori, quali una bassa densità di popolazione e un
tessuto produttivo di tipo agricolo, artigianale o di piccola impresa. Il trend di
sviluppo dell’area non ha visto emergere, finora, attività impattanti, basate su
impieghi intensivi di energia e materia, che potessero intaccare il grande patrimonio
naturalistico e di biodiversità che la Provincia vanta.
In Figura 3.15 viene riportata la mappa della geografia del Rapporto di Impatto
Ambientale dell’Italia, con particolare riferimento dell’area Centro-Nord.
Siena, insieme a Grosseto e Verbano-Cusio-Ossola, rientra fra quelle Province con
minor impatto sull’ambiente, con un valore di ELR che si assesta sul valor medio
italiano. La forza di queste aree, non si esaurisce solo in un uso contenuto delle
risorse, ma piuttosto si fonda sulla grande dotazione di capitale naturale e di servizi
naturali, che come dei potenti tamponi, cercano di mitigare l’impatto degli
insediamenti urbani e delle attività industriali.
Non è infatti un caso che punte record dell’indice ELR siano proprie di realtà come
le Province di Venezia, Ancona, Bologna, Biella, dove si ha un grande addensamento
di persone (anche 4 volte la media nazionale di 191 ab/km2), un conglomerato
urbano importante e un tessuto produttivo molto dinamico e radicato. La
sopravvivenza di questi sistemi è garantita solo da un apporto continuo e ingente di
risorse, prevalentemente di tipo non rinnovabile, siano esse di origine locale o
importata. Esiste, però, un limite fisico, che deriva proprio dalla finitezza del
Pianeta Terra, di poter sostenere indefinitamente l’attuale modello di sviluppo.
Questo evidenzia una fragilità intrinseca di questi sistemi e quindi una bassa
sostenibilità nel lungo periodo.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
90
Figura 3.14: Mappa del Rapporto di Impatto Ambientale. I valori sono espressi come
numero indice rispetto alla situazione italiana: ELRItalia=1.
Passiamo ora ad analizzare la geografia eMergetica della Provincia di Siena,
attraverso l’analisi dell’indicatore ELR, prima per Circondari e poi per Comuni.
Come anticipato, il tema centrale emerso da questo tipo di indagine è l’estrazione
di cospicue quantità di materiali da cava, come lapidei pregiati (marmo e travertino)
materiali inerti da costruzione (sabbie e ghiaie) e materiali industriali, argille e
leganti, praticata in maniera diffusa su tutta la Provincia.
La grande importanza che queste risorse rivestono nella contabilità eMergetica
deriva dal fatto che il loro ciclo di rigenerazione equivale a quello sedimentario,
ovvero implica tempi geologici.
Una veloce occhiata alle due mappe (Figura 3.15) mostra che queste hanno un
motivo comune: l’intensità della gradazione cromatica e quindi l’impatto delle varie
aree aumenta di pari passo con l’importanza dell’attività estrattiva, sia a livello
Circondariale che Comunale. Tre dei quattro Circondari con i maggiori valori di ELR
sono interessati da questo fenomeno: Val di Merse, Crete Senesi – Val d’Arbia e Val di
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
91
Chiana. Le macchie più scure sono proprie dei Comuni di Sovicille, San Quirico,
Rapolano, Trequanda, Sinalunga e Asciano.
Il quarto Circondario, che è influenzato solo in minor percentuale dalla presenza
dell’attività estrattiva, è quello che comprende il Comune capoluogo. Questo valore
di ELR viene ricondotto a motivazioni più eterogenee, considerato che l’alto flusso di
eMergia, prevalentemente di origine non rinnovabile, è dovuto ad una concomitanza
di fattori come un significativo livello di urbanizzazione, una grande densità di
popolazione e una importante presenza di attività produttive ma soprattutto di
servizi, consumatori di risorse, soprattutto di tipo energetico.
Il Circondario del Chianti Senese, anche se in misura minore rispetto ai precedenti,
risente dell’attività estrattiva: si consideri, ad esempio, che l’assenza dell’attività
estrattiva produce un abbassamento dell’indicatore da 10,43 a 2,03.
Abbiamo più volte trattato in questo studio del peso dell’attività estrattiva in seno
all’analisi e di quanto sia rilevante, dal punto di vista della sostenibilità una gestione
oculata di questa risorsa, basata su di un attento monitoraggio per evitare un
impoverimento sistematico del capitale naturale della zona.
Quello che ci preme rilevare in questa fase è che, se si escludesse questo
contributo, la situazione senese perderebbe quasi completamente la sua diversità
cromatica in quanto i valori dell’indicatore si uniformerebbero intorno a 2-3 per
ciascun Circondario, a riprova di quanto, in queste zone, sia praticato un uso delle
risorse compatibile con la capacità riproduttiva della Natura. La parte “più scura”
corrisponderebbe alle zone più densamente popolate.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
92
ABBADIA S. S.
ASCIANO
BUONCONVENTO
CASOLE
CASTELLINA IN CHIANTI
CASTELNUOVO B.GA
CASTIGLIONE D'ORCIA
CETONA
CHIANCIANO
CHIUSDINO
CHIUSI
COLLE VAL D'ELSA
GAIOLE IN CHIANTI
MONTALCINO
MONTEPULCIANO
MONTERIGGIONI
MONTERONI
MONTICIANO
MURLO
PIANCASTAGNAIO
PIENZA
POGGIBONSI
RADDA IN CHIANTI
RADICOFANI
RADICONDOLI
RAPOLANO
SAN CASCIANO DEI BAGNI
SAN GIMIGNANO
SAN GIOVANNI D'ASSO
SAN QUIRICO D'ORCIA
SARTEANO
SIENA
SINALUNGA
SOVICILLE
TORRITA
TREQUANDA
..
CHIANTI SENESE
10,43
CRETE SENESI - VALDARBIA
16,75
SIENA
14,19
VAL D'ELSA
7,22
VAL DI CHIANA
14,93
VAL DI MERSE
14,49
VAL D'ORCIA
3,63
Figura 3.15: Mappa del Rapporto di Impatto Ambientale per Circondario (sinistra) e per Comune (destra).
SPIN-ECO
3,48
16,68
4,20
2,61
10,44
13,47
3,93
2,79
5,65
0,69
8,64
8,65
11,02
1,75
14,69
14,98
4,98
0,42
1,00
1,63
2,34
14,51
2,32
0,92
0,31
47,32
5,96
4,56
1,08
20,32
11,98
14,19
28,99
45,30
7,88
48,79
Analisi eMergetica
93
L’indicatore di Densità di Flusso di eMergia (ED) misura quanto la componente
antropica influisca sul livello di sostenibilità di un territorio: esso infatti mette in
relazione la domanda complessiva di eMergia con l’estensione del territorio.
Il maggiore valore di densità di flusso di eMergia si rileva in corrispondenza della
maggiore pressione antropica, in sostanza là dove è presente una maggiore
concentrazione di popolazione e/o di attività produttive che provocano una
“accumulazione” di eMergia per unità di territorio. In altri termini, il flusso di
densità eMergetica fornisce delle indicazioni molto chiare in merito alla carrying
capacity del sistema. La carrying capacity indica il massimo “carico” (in termini di
popolazione e consumi pro capite) che può essere esercitato su un certo ambiente
senza comprometterne irreversibilmente l’integrità. La carrying capacity è un
concetto sito-specifico e suggerisce quale è la soglia massima di popolazione con i
relativi consumi che non è conveniente superare, una soglia rispetto alla quale è
possibile valutare il regime di sostenibilità-insostenibilità di un sistema.
L’estensione superficiale rappresenta uno dei possibili fattore limitanti per lo
sviluppo futuro del sistema.
In Provincia di Siena il valore della densità di flusso di eMergia [2,53x1012 sej/(m2
anno)] è fra i più bassi fino ad oggi riscontrati nelle analisi che sono state portate a
termine.
La “geografia della densità di flusso di eMergia” italiana è stata riportata in Figura
3.16. Mentre l’indicatore di impatto ambientale misura lo stress esercitato su di un
territorio in termini di utilizzo e di ripartizione delle risorse in R, N e F, l’indicatore
della densità di flusso di eMergia tiene conto del tipo di modello di sviluppo che
persegue una realtà territoriale, contabilizzando gli effettivi consumi di risorse.
L’intensità della gradazione cromatica della mappa va quindi di pari passo con la
pressione esercitata.
I valori di ED concordano con quanto emerso con l’altro indicatore: le Province di
Siena, Grosseto e Verbano-Cusio-Ossola hanno un profilo eMergetico abbastanza
simile anche se l’ultima presenta caratteristiche socio economiche e produttive un
po’ diverse rispetto alle prime due.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
94
Il valore massimo è ancora una volta segnalato nella Provincia di Biella: in essa la
componente antropica sta forzando notevolmente quella naturale, che è
concentrata in un’area molto ristretta.
Figura 3.16: Mappa della Densità di flusso di EMergia. I valori sono espressi come numero
indice rispetto alla situazione italiana: EDItalia=1.
Analizzando invece la geografia della densità di flusso di eMergia nel dettaglio
della Provincia di Siena scopriamo che il Circondario di Siena, e in definitiva il
Comune di Siena, è quello che richiede un maggior flusso di eMergia per unità di
area. Questo risultato è abbastanza prevedibile alla luce del ruolo del capoluogo
come fulcro dei molti servizi provinciali, del suo tessuto produttivo e della sua
capacità di accogliere il 21% della popolazione residente in Provincia su di una
superficie che, invece, è solo il 3% dell’area provinciale.
Altre realtà particolari che presentano valori alti di ED sono Colle di Val d’Elsa e
Poggibonsi, principalmente a causa di un alto flusso di risorse che alimentano le
industrie e la popolazione della zona, e Sovicille, Rapolano e Trequanda per la
grande importanza dell’attività estrattiva.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
95
I fattori di pressione sono sostanzialmente quelli evidenziati anche nel commento
dell’indicatore del Rapporto di Impatto Ambientale.
La scala gerarchica di questo indicatore non è cosi netta, a riprova del fatto che la
pressione esercitata su ogni Circondario e su ogni Comune non sia così consistente e
soprattutto che le differenze che si riscontrano fra i Comuni rappresentino un
elemento da valorizzare piuttosto che un punto critico da dover affrontare.
La
mappa
del
flusso
di
densità
eMergetica
esprime
una
valutazione
complementare a quella fornita dalla mappa dell’Impronta Ecologica (vedi capitolo
4): la prima mappa esprime la relazione fra il territorio effettivamente disponibile e
la pressione antropica mentre la seconda rappresenta la superficie di territorio
biologicamente produttivo necessario per supportare la pressione antropica locale.
Per questo si rimanda alla lettura del prossimo capitolo in cui si affronta l’analisi
dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena al fine di poter integrare le
informazioni che ne derivano e di poter definire il ruolo “ambientale” di ogni
Comune e quale è il contributo alla sostenibilità del territorio senese.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
CHIANTI SENESE
96
ABBADIA S. S.
ASCIANO
BUONCONVENTO
CASOLE
CASTELLINA IN CHIANTI
CASTELNUOVO B.GA
CASTIGLIONE D'ORCIA
CETONA
CHIANCIANO
CHIUSDINO
CHIUSI
COLLE VAL D'ELSA
GAIOLE IN CHIANTI
MONTALCINO
MONTEPULCIANO
MONTERIGGIONI
MONTERONI
MONTICIANO
MURLO
PIANCASTAGNAIO
PIENZA
POGGIBONSI
RADDA IN CHIANTI
RADICOFANI
RADICONDOLI
RAPOLANO
SAN CASCIANO DEI BAGNI
SAN GIMIGNANO
SAN GIOVANNI D'ASSO
SAN QUIRICO D'ORCIA
SARTEANO
SIENA
SINALUNGA
SOVICILLE
TORRITA
TREQUANDA
1,68
CRETE SENESI - VALDARBIA
3,16
SIENA
7,97
VAL D'ELSA
2,10
VAL DI CHIANA
3,38
VAL DI MERSE
3,21
VAL D'ORCIA
1,01
Figura 3.17: Mappa della Densità di flusso di EMergia per Circondario (sinistra) e per Comune (destra). Unità di misura: 1012 sej/(m2 anno)
SPIN-ECO
1,53
3,06
0,92
0,68
1,75
2,20
0,95
0,76
2,23
0,38
2,82
3,72
1,68
0,50
2,97
3,63
1,10
0,29
0,33
0,91
0,48
6,06
0,47
0,45
0,32
10,07
1,34
1,14
0,31
6,76
1,94
7,97
7,88
10,53
2,08
8,24
Analisi eMergetica
97
L’eMergia per persona esprime la distribuzione dell’eMergia totale in funzione
degli abitanti dell’area di riferimento. Questo indice, mettendo in relazione
l’assetto produttivo e sociale, con l’ammontare della popolazione, attribuisce agli
abitanti una “responsabilità” individuale in termini di consumo di risorse.
In letteratura si trova sovente la tendenza a definire tale valore come la misura, in
senso lato, della disponibilità di risorse della quale può godere ogni individuo che
abita un certo sistema. In realtà, la veridicità di tale affermazione è relativa alla
categoria e alla quantità di risorse che vengono consumate. Se un sistema si
alimenta per gran parte di risorse rinnovabili, utilizzandole in modo oculato e
sostenibile, allora è legittimo pensare che la disponibilità di esse si protrarrà per un
periodo di tempo anche lungo. Qualora, invece, come accade quando si studiano i
sistemi territoriali, gli input che sono necessari alla sopravvivenza del sistema sono
per lo più di natura non rinnovabile, allora non è detto che si potrà fare conto su di
essi nel futuro. Il secondo caso, pur presentando un’apparente ricchezza pro capite
in termini eMergetici, è con buona probabilità un caso di insostenibilità.
La valutazione dell’indicatore sia come disponibilità sia come consumo è
comunque strettamente legata alla densità di popolazione; infatti, un sistema con
una densità di popolazione abbastanza contenuta dovrebbe avere un valore
abbastanza elevato dell’eMergia per persona.
È in quest’ottica che deve essere spiegato il valore dell’eMergia per persona della
Provincia [3,83x1016 sej/(ab anno)] a conforto di quanto emerso dall’analisi degli
altri indicatori. Se le risorse che alimentano il sistema sono principalmente di tipo
rinnovabile, allora l’indice eMergia per persona mostrerà la disponibilità di risorse
per persona. Viceversa rappresenterà il consumo pro capite, se le risorse saranno
principalmente di tipo non rinnovabile.
Questo risultato va dunque letto in congiunzione con i precedenti indicatori. Nel
caso della Provincia di Siena, il valore del rapporto eMergia su persona indica una
relativa maggiore disponibilità di risorse naturali, visto che sia l’ELR sia l’ED sono
più bassi che negli altri casi.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
98
Figura 3.18: Mappa dell’eMergia per persona. I valori sono espressi come numero indice rispetto alla
situazione italiana: Em/personaItalia=1.
Il confronto con gli altri sistemi deve dunque essere effettuato considerando
contemporaneamente l’insieme degli indicatori calcolati: l’impatto ambientale, la
densità di flusso di eMergia e l’eMergia per persona.
Per esempio, se confrontiamo il valore dell’eMergia per persona relativo alla
Provincia di Novara con quello di Siena, individuiamo due valori numerici molto
simili. Le considerazioni da trarre sono però molto differenti perché la Provincia di
Novara ha un alto rapporto di impatto ambientale e una elevata densità di flusso di
eMergia. L’eMergia per persona non può in questo caso essere considerata come
un’indicazione della disponibilità di risorse ma piuttosto come un’indicazione del
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
99
consumo, dato che il rapporto fra le risorse non rinnovabili e rinnovabili mostra un
forte sbilanciamento a favore delle prime.
Sulla base di queste considerazioni, viene adesso analizzata la situazione a livello
Circondariale e Comunale.
L’analisi della distribuzione spaziale dell’indice rivela un aspetto molto
interessante: i valori più elevati sono in corrispondenza di aree dove l’elevato
consumo di risorse non è attribuibile agli alti livelli di urbanizzazione e quindi in
definitiva ai consumi della popolazione residente ma è invece collegato ad altre
attività e nella fattispecie all’attività estrattiva.
La prima cosa che risalta agli occhi è infatti la “macchia scura” della Val di Merse
(nella mappa dei Circondari) e quella di Sovicille (nella mappa dei Comuni).
Sovicille è il Comune, fra i quattro che compongono il Circondario Val di Merse, che
altera i valori dell’area non solo nel valore di questo indicatore ma più in generale
di tutti gli indicatori eMergetici. Ciò è dovuto sia alla densità di popolazione, che è
più alta delle altre realtà del Circondario, sia (e soprattutto) alla pressione che
deriva dall’attività estrattiva.
Si può in ogni modo concludere che questo grande valore di eMergia per persona è,
con buona probabilità, sinonimo di uso di risorse non rinnovabili e quindi di relativa
insostenibilità. Considerazioni simili possono essere estese anche al Circondario
delle Crete Senesi – Val d’Arbia.
Per tutti gli altri Circondari si rileva una situazione in linea con la media
provinciale.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
CHIANTI SENESE
100
ABBADIA S. S.
ASCIANO
BUONCONVENTO
CASOLE
CASTELLINA IN CHIANTI
CASTELNUOVO B.GA
CASTIGLIONE D'ORCIA
CETONA
CHIANCIANO
CHIUSDINO
CHIUSI
COLLE VAL D'ELSA
GAIOLE IN CHIANTI
MONTALCINO
MONTEPULCIANO
MONTERIGGIONI
MONTERONI
MONTICIANO
MURLO
PIANCASTAGNAIO
PIENZA
POGGIBONSI
RADDA IN CHIANTI
RADICOFANI
RADICONDOLI
RAPOLANO
SAN CASCIANO DEI BAGNI
SAN GIMIGNANO
SAN GIOVANNI D'ASSO
SAN QUIRICO D'ORCIA
SARTEANO
SIENA
SINALUNGA
SOVICILLE
TORRITA
TREQUANDA
5,82
CRETE SENESI - VALDARBIA
7,63
SIENA
1,74
VAL D'ELSA
2,21
VAL DI CHIANA
3,95
VAL DI MERSE
12,08
VAL D'ORCIA
3,24
Figura 3.19: Mappa dell’Emergia per Persona per Circondario (sinistra) e per Comune (destra). Unità di misura: 1016 sej/(ab anno).
SPIN-ECO
1,31
10,36
1,89
3,60
6,66
5,27
5,34
1,41
1,13
2,80
1,88
1,81
9,05
2,40
3,54
4,67
1,66
2,15
2,01
1,42
2,59
1,56
2,26
4,34
4,37
17,57
6,78
2,26
2,28
11,66
3,68
1,74
5,30
18,32
1,72
36,66
Analisi eMergetica
Il
Rendimento
101
EMergetico
e
il
Rapporto
di
Investimento
Emergetico
rappresentano una misura dell’equilibrio con il quale le categorie di risorse sono
utilizzate nel sistema.
Il primo è l’Indice di Rendimento EMergetico (Emergy Yield Ratio – EYR), dato dal
rapporto tra il totale dell’eMergia utilizzata nell’arco del periodo considerato e le
risorse provenienti dall’esterno del sistema. Esso serve a valutare quanto un processo
è competitivo come fonte di eMergia primaria, vale a dire proveniente direttamente
dall’ambiente. In altri termini, esso rappresenta una sorta di valore che il sistema
aggiunge, attraverso l’uso di risorse locali, ai fattori importati. Quanto maggiore è
questo valore, tanto maggiore sarà la capacità del sistema di sfruttare le risorse
locali per ogni unità di input proveniente dall’esterno.
Il valore calcolato sulla Provincia di Siena (3,38) supera il valore medio delle altre
Province italiane analizzate, e questo indica un uso di risorse locali che alimentano il
sistema superiore rispetto alla media.
L’indice è correlato al grado di dipendenza da altri sistemi ed è proprio questo che
viene, in modo migliore, esplicitato da un altro indice: l’Investimento EMergetico
(Emergy Investment Ratio – EIR), che, in senso lato, può essere considerato un
indicatore economico. Esso rappresenta il rapporto tra le risorse acquisite
dall’esterno del sistema e quelle locali provenienti dall’ambiente, sia rinnovabili sia
non rinnovabili. In questo caso si parla di “investimento” perché l’indicatore
quantifica l’eMergia che deve essere acquistata (dal momento che, per importare
risorse, bisogna far ricorso al mercato) per poter sfruttare ogni unità di eMergia
locale. Se il valore dell’indicatore è troppo alto, significa che si sta importando
molto dal di fuori del sistema per poter sfruttare poche risorse interne. È facile
supporre che le regioni maggiormente dedite all’industria abbiano valori rilevanti di
investimento eMergetico, dato l’elevato ammontare di importazioni necessario.
Questo non è il caso della Provincia di Siena, dove le importazioni dal sistema
esterno (F1+F2) raggiungono solo il 29% del totale dell’eMergia. A Siena, infatti, il
rapporto di investimento eMergetico presenta un valore di 0,42 e questo deriva dal
fatto che ad un basso valore dell’import viene contrapposto un valore maggiore di
risorse locali sfruttate. Il tessuto economico produttivo della Provincia di Siena si
sostiene principalmente sui servizi, su un’agricoltura e un artigianato di qualità e su
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
102
una fiorente industria del turismo culturale e naturalistico alimentata dalla bellezza
del territorio e dalle ricchezze storico-artistiche.
In generale, dal momento che il problema della sostenibilità è un problema globale,
acquistare risorse non rinnovabili dall’esterno significa semplicemente trasferire
spazialmente i problemi di pressione antropica sull’ambiente. Ciò vuol dire che
qualora il sistema esportatore avesse dei problemi di esaurimento di risorse, di
inquinamento etc., l’importatore di quelle risorse vedrebbe pregiudicata la propria
possibilità di sviluppo. Questo è il significato di dipendenza dall’esterno che il
rapporto di investimento eMergetico mette in evidenza.
.
Figura 3.20: Mappa del Rapporto di Investimento EMergetico. I valori sono espressi come
numero indice rispetto alla situazione italiana: EIRItalia=1.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
103
L’indice eMergia/P.I.L. è il rapporto tra l’eMergia totale utilizzata nel sistema
territoriale, in un anno, e il prodotto interno lordo realizzato nello stesso anno.
Questo indicatore correla il consumo di risorse alla produzione di ricchezza di un
territorio; un basso valore può quindi essere attribuibile ad un basso consumo di
risorse rispetto alla ricchezza prodotta.
Il valore di questo indicatore (2,15x1012 sej/€) calcolato per la Provincia di Siena è
stato comparato con i valori ottenuti per le altre province analizzate.
La Provincia di Siena riporta il più basso valore di questo indice: questo implica che,
a parità di sfruttamento di risorse, e quindi di eMergia, il sistema senese riesce a
produrre maggiore ricchezza, rispetto ai sistemi caratterizzati da valori maggiori
dell’indice. Le motivazioni di questo risultato possono essere ricondotte ai seguenti
fattori:
• il settore primario è caratterizzato da un’attività agricola e agro-alimentare non
intensiva (a bassa eMergia);
• l’industria e la manifattura non costituiscono la base fondamentale sulla quale
poggia il sistema socio-economico provinciale;
• entrambi questi settori fanno leva sulla produzione di beni di estrema qualità
(riconosciuti a livello nazionale ed internazionale) e portatori di un alto valore
aggiunto (si pensi alla produzione del cristallo);
• l’economia
senese
è
connotata
da
un
dinamico
settore
terziario
e
contemporaneamente da un sistema ricettivo che consente di ospitare flussi
turistici in costante aumento negli ultimi anni.
Con questo indice si sottolinea quindi come l’aspetto ambientale e quello
economico risultino complementari nel disegno di uno sviluppo sostenibile.
Uno spunto di riflessione interessante è invece offerto dall’inverso del rapporto
eMergia su PIL in quanto permette di trasformare un determinato flusso eMergetico
in termini economici. Questo aspetto non è affatto da sottovalutare considerato che
l’analisi eMergetica non tiene conto solo dell’energia o del lavoro necessario per
estrarre una risorsa dall’ambiente ma anche del valore intrinseco della risorsa stessa
nei termini del costo ambientale che la natura ha sostenuto per renderla disponibile.
Quindi, se trasformiamo con questo artificio il flusso eMergetico in denaro siamo in
grado di attribuire un “valore economico” alla risorsa naturale.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
104
Cerchiamo cioè di rispondere alla domanda: se trattiamo un bene ambientale alla
stregua di un bene prodotto dall’uomo, questo sarà il suo valore?
Ad esempio: se moltiplichiamo il valore eMergetico dei materiali estratti per
l’inverso del rapporto eMergia su PIL otteniamo un valore in denaro, che rappresenta
il corrispettivo valore dei materiali estratti.
Poiché tale valore risulta nettamente superiore ai prezzi di mercato del settore
estrattivo siamo di fronte ad una situazione in cui il sistema si sta privando di una
risorsa di un certo valore (comprensivo del valore intrinseco) avendo come
corrispettivo da parte del mercato (come contropartita economica) un ammontare
inferiore che non potrà mai remunerare il costo ambientale sostenuto gratuitamente
dalla Natura per renderla disponibile.
Ciò non vuol dire che il valore trovato può essere assunto come prezzo da praticare
sul mercato. Si tratta di un metodo che, coerentemente con la filosofia dell’analisi
eMergetica, mira a determinare il valore, non necessariamente economico, dei beni,
indipendentemente dal loro passaggio attraverso il mercato.
In questo caso l’eventuale sistema importatore sta beneficiando dei servizi gratuiti
offerti dalla Natura a scapito del territorio dal quale la risorsa è prelevata.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
105
3.6 DISCUSSIONE DEI RISULTATI FORNITI DAGLI INDICATORI EMERGETICI
Alcune delle tematiche più importanti che l’analisi degli indicatori eMergetici ha
evidenziato sono approfondite in questo paragrafo.
ATTIVITÀ ESTRATTIVA
L’analisi eMergetica della Provincia di Siena e l’interpretazione dei valori ottenuti,
in particolare gli indici di impatto ambientale (ELR = 10,65) e della densità di flusso
di eMergia [ED = 2,53x1012 sej/(m2 anno)], mettono in evidenza il ruolo che giocano
le risorse locali non rinnovabili e in particolare la voce “materiali da estrazione.
È innanzitutto evidente lo squilibrio (in termini eMergetici) fra l’utilizzo di materiali
di cava (98,18%) e le altre categorie di risorse. Se, da un lato, il fatto che si tratti di
risorse locali implica un minore grado di dipendenza dall’esterno, dall’altro,
trattandosi di risorse non rinnovabili, si rende necessario un attento monitoraggio e
un’oculata gestione dell’attività di estrazione, affinché questo settore non provochi
un impoverimento sistematico del capitale naturale della zona.
L’attenzione richiesta dal settore estrattivo è legata a un doppio aspetto, implicito
nella sua non rinnovabilità: innanzitutto la discrepanza fra i ritmi del prelievo e i
ritmi di rigenerazione dei cicli naturali; in secondo luogo, le modifiche apportate
dall’attività estrattiva al sistema sono spesso irreversibili e possono produrre delle
conseguenze, anche nel lungo periodo, difficili da prevedere e da controllare. Le
attività minerarie possono anche compromettere l’esistenza di interi ecosistemi o la
permanenza in loco di alcune specie viventi a causa della produzione di rifiuti o
scarti tossici.
Se, da un lato, è impossibile non rilevare tale situazione, dall’altro è anche
necessario dire che il materiale estratto rappresenta una ricchezza propria del
territorio, oltre che fonte di reddito e occupazione. Inoltre alcuni materiali estratti
sono risorse di particolare pregio o di grande qualità, risorse specifiche ed esclusive
di una zona, che permettono di identificarla fra tante (ad esempio, marmo giallo e
travertino).
Per una gestione sostenibile dell’attività estrattiva occorre innanzitutto ridurre
gradualmente le quantità estratte nell’unità di tempo, cercando di riconvertire le
attività verso prodotti in cui gli elementi caratterizzanti siano qualità più che
quantità e valore aggiunto da lavorazioni artigianali e specialistiche. Nello stesso
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
106
tempo, per la sostenibilità del sistema, è opportuno attivare processi per
differenziare l’economia locale e indirizzare gradualmente le nuove generazioni
verso occupazioni alternative all’attività di estrazione.
Fa al caso la regola di “quasi sostenibilità” di Herman Daly di cui si è ampiamente
trattato nei vari Report che sono stati redatti. È ovvio che sfruttare il non rinnovabile
vuol dire utilizzare input a una velocità superiore alla capacità della Natura di
rigenerarli, tuttavia è necessario trovare una modalità che permetta di ridurre lo
sfruttamento della risorsa non rinnovabile attraverso la creazione di sostituti
rinnovabili. Nel caso specifico, potrebbero essere incentivati, ad esempio, processi di
sviluppo basati su tecnologie del recupero e riutilizzo dei materiali di scarto, sulla
riconversione paesaggistica delle cave e delle miniere dismesse, nonché sul ripristino
delle funzioni naturali intaccate dalle attività per prevenire il territorio da rischi
idrogeologici.
Hans Christoph Binswanger (1998) sostiene che il fatto di ridurre l’input di risorse
che
alimentano
un
sistema
potrebbe
essere in
fondo più economico ed
ecologicamente più efficace rispetto a dover riparare i danni ambientali dovuti al
sovrasfruttamento o alle conseguenze di esso. Allo stesso modo, potrebbe essere più
utile risparmiare le risorse scarse e l’energia piuttosto che cercarne dei sostituti.
Avendo a disposizione un deposito (giacimento) di una risorsa non rinnovabile e dato
un certo livello di consumo attuale, esiste, secondo Binswanger, il modo di sfruttare
quella risorsa per un tempo indefinito proprio riducendo di periodo in periodo
l’estrazione.
La Figura 3.21, mostra che, date le condizioni iniziali (disponibilità di risorse 1000
volte maggiore rispetto al prelievo annuo), una riduzione dei consumi pari allo 0,1%
all’anno permetterebbe una disponibilità della risorsa per un tempo indefinito.
Nel caso in cui anche una piccola ma stabile riduzione percentuale del consumo
della risorsa possa essere sufficiente per far sì che il tempo di vita del giacimento si
ampli notevolmente, è pur sempre necessario un ingente sforzo a livello politico
affinché si consolidi un nuovo modello produttivo che preveda un uso meno intensivo
di materia ed energia. In questo senso gli strumenti principali da utilizzare sono la
tecnologia, atta a migliorare l’efficienza e le performances in fase di trasformazione
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
107
della materia grezza e di produzione di rifiuti, e la politica fiscale, atta a direzionare
gli investimenti in questo senso.
Figura 3.21: Tassi di consumo annuo ed esaurimento di una risorsa non rinnovabile.
ASPETTI ENERGETICI
Il valore dell’indice di impatto ambientale, se, da una parte, risente del peso
dell’attività estrattiva, dall’altra gode del fatto che molta dell’energia elettrica
consumata nella Provincia di Siena è prodotta localmente e da fonte rinnovabile.
Infatti, per il 1999, la domanda di energia elettrica della Provincia di Siena
ammontava a 1,03x109 kWh/anno, di cui il 90% è stato prodotto nell’ambito del
territorio provinciale. Da un punto di vista energetico, la Provincia si configura
pertanto come un sistema quasi auto-sufficiente. Inoltre, è da sottolineare come
questa produzione derivi quasi totalmente dallo sfruttamento della risorsa
geotermica di cui la Provincia è ricca.
Lo sfruttamento della geotermia a fini energetici deve avvenire in accordo con i due
principi di sostenibilità teorizzati da Herman Daly. Mentre è semplice rispettare il
primo principio, in virtù del fatto che gli impianti attualmente operativi sfruttano il
vapore geotermico rispettando i cicli della natura, risulta più complicato rispettare il
secondo. Infatti la produzione di energia elettrica da fonte geotermica, in assenza di
procedure di gestione e controllo opportune, può provocare emissioni di inquinanti o
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
108
dissesti geologici di natura spesso irreversibile e, in alcuni casi, reazioni di rigetto da
parte delle comunità locali interessate.
L’analisi eMergetica, concentrando la sua attenzione sul primo dei due principi,
premia sistemi dove siano sfruttate risorse endogene rinnovabili a prescindere
dall’impatto che esse hanno sui sistemi stessi. Ogni volta che si incontrano problemi
di questo tipo è opportuno affiancare all’analisi altri tipi di considerazione.
L’eventuale abbandono di una produzione che si rivela non sostenibile sul territorio,
deve essere comunque uno stimolo per la ricerca e la sperimentazione di nuovi
sistemi per produrre energia da fonti rinnovabili. Va ricordato che nessuna
produzione di energia può considerarsi del tutto priva di impatto; è evidente,
tuttavia, che esiste una scala di preferenza, che va dall’utilizzo delle biomasse, alla
produzione di energia eolica, al fotovoltaico, all’idroelettrico.
La delicatezza della questione energetica in generale, e geotermica in particolare,
e il ruolo che questa risorsa riveste nell’ambito dell’analisi eMergetica e degli
indicatori di sostenibilità, ha richiesto la formulazione di due diversi scenari, a
seconda che si consideri l’energia elettrica utilizzata dalla Provincia come autoprodotta oppure come importata dalla rete nazionale.
1. Il primo scenario considera che la Provincia di Siena sia un auto-produttore di
energia elettrica, riuscendo a coprire il 90% del fabbisogno complessivo attraverso
l’utilizzo di una fonte alternativa quale la geotermia, fonte che per il 75% è di tipo
rinnovabile. Il rimanente 10% viene invece importato attraverso la rete ENEL
nazionale; la produzione nazionale si avvale di tipologie di produzione che sono
prevalentemente di origine non rinnovabile (il solo termoelettrico è pari all’80%
della produzione).
2. Nel secondo scenario sono stati calcolati nuovamente tutti gli indicatori,
modificando l’ipotesi di base relativa all’energia elettrica: è stato assunto che
l’intero consumo di energia elettrica gravi sul sistema nazionale, cioè non si
considera l’auto-produzione da fonte rinnovabile.
Nella Tabella 3.4 di seguito sono mostrati i valori degli indicatori per i due scenari.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
109
Tabella 3.4: Flussi e indicatori eMergetici calcolati per la Provincia di Siena. Vengono mostrati i valori
sia per il 1° scenario (per il 90% auto-produzione da fonte geotermica) che per il 2° scenario (utente
della rete nazionale).
Indici EMergetici
EMergia usata per persona
Rapporto di Investimento EMergetico
Rendimento EMergetico
Densità di Flusso di EMergia
Rapporto di Impatto Ambientale
Unità di
misura
Espressione
1° scenario
2° scenario
3,83
3,98
F / (N + R)
0,42
0,53
U/F
3,38
2,90
2,53
2,64
10,65
15,40
1016 sej/(ab anno) U / popolazione
-
1012 sej/(m2 anno) U / area
-
(N + F) / R
Nel secondo scenario, l’utilizzo di energia elettrica dalla rete nazionale porta il
sistema Provincia di Siena ad essere molto più dipendente da risorse di tipo non
rinnovabile e per tale motivo tutti gli indici eMergetici risultano leggermente
peggiorati rispetto all’altra situazione. In particolare, il rapporto di impatto
ambientale sale del 45%, fino al valore di 15,40.
I valori degli altri indicatori mostrano un profilo della Provincia leggermente
peggiore rispetto al primo, anche se, in definitiva, i numeri, sia del primo sia del
secondo scenario, definiscono univocamente il sistema territoriale senese come un
sistema in cui il comparto antropico si integra in modo armonico con le componenti
naturali, senza esercitare uno stress importante.
Questo secondo scenario nasce dalla consapevolezza che considerare rinnovabile la
produzione di energia elettrica da fonte geotermica, oggi più che mai può risultare
fuorviante, sia per il dibattito che si è creato intorno all’argomento, sia per il fatto
che, all’interno dell’analisi eMergetica, un flusso maggiore di risorse rinnovabili
potrebbe delineare un profilo eMergetico del sistema in studio non aderente alla
realtà.
MODELLO INSEDIATIVO
Gli indici eMergetici, e in particolare l’indice della densità di flusso di eMergia,
danno informazioni utili per valutare l’impatto che il modello di urbanizzazione ha
sul territorio. Il livello e il tipo di urbanizzazione incidono, infatti, sulla disponibilità
di spazio, sottraendo superficie ai territori biologicamente produttivi.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
110
Per un modello di sviluppo atto a perseguire la sostenibilità, deve essere ribadita,
innanzitutto, l’esigenza di una graduale ma decisa rinuncia ad una politica urbana
basata sulla crescita, sull’espansione indiscriminata dei centri urbani.
L’auspicio è dunque quello di uno sviluppo mirato ad individuare le risorse, le
unicità, le caratteristiche principali dei centri urbani, a diffondere e promuovere una
consapevolezza e autoreferenzialità tra i vari attori urbani ed infine una
configurazione di luoghi ispirata all’integrazione dei settori, in opposizione alla
settorializzazione forzata, strumento tipico di una certa obsoleta urbanistica
moderna.
Opportuni piani di recupero urbano sono validi strumenti ed occasioni per
riqualificare aree ed edifici e attivare meccanismi a catena di riqualificazione del
patrimonio edilizio, di conversione delle imprese costruttrici verso interventi edilizi
di qualità, specializzandosi nella tecnologia del restauro e del recupero edilizio,
pratica questa già molto diffusa nella Provincia di Siena.
Si dovranno individuare le unicità dei centri urbani, le risorse di cui dispongono e
operare per valorizzarle. Ci riferiamo soprattutto all’opportunità di enfatizzare il
dialogo tra componenti abiotiche e biotiche, là dove esistono, all’interno del tessuto
edilizio.
È soprattutto il caso di definire delle direttive comuni, anche in termini di
normativa tecnica, che orientino la produzione edilizia ad adottare forme
strettamente pertinenti con le condizioni ambientali e climatiche del sito in vista di
una ridefinizione progressiva dell’architettura locale come valore culturale, nonchè
di una riduzione sostanziale dei consumi energetici.
L’adesione diffusa ad un certo tipo di “accortezza” nei modi del costruire potrebbe
diventare, per esempio, se non norma giuridica, criterio di selezione per la funzione
di controllo esercitata dalle commissioni edilizie; in ogni caso deve andare di pari
passo con le direttive di un programma energetico urbano, per la riduzione dei
consumi e delle emissioni, unitamente ad altre iniziative quali istallazione di impianti
fotovoltaici sui tetti o impianti di cogenerazione nei locali produttivi.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
111
3.7 CONCLUSIONI
Le mappe di sostenibilità ottenute dall’analisi eMergetica della Provincia di Siena,
consentono una prima valutazione dello stato di salute del sistema, sulla base delle
risorse utilizzate al suo interno e del confronto con altre realtà territoriali italiane. Il
profilo eMergetico che ne risulta può essere inoltre un valido riferimento su cui
fondare politiche di sviluppo e ipotesi di trasformazione.
I valori degli indicatori eMergetici che si ricavano dallo studio realizzato,
concordano nel descrivere la Provincia di Siena come un sistema complesso
sottoposto ad un basso stress, generato da un’attività antropica che sembra
integrarsi con le caratteristiche del territorio rispettando i tempi e gli equilibri della
Natura. I risultati ottenuti sono coerenti con una struttura in cui si rileva una bassa
densità di popolazione e un tessuto produttivo essenzialmente caratterizzato dalla
presenza di attività di piccole dimensioni in particolare imprese artigiane trasversali
a diversi settori.
L’andamento degli indicatori di stress (il rapporto di impatto ambientale - ELR e la
densità di flusso di eMergia - ED) va di pari passo con l’intensità dell’urbanizzazione e
la densità delle attività produttive che provocano “un’accumulazione” di eMergia per
unità di territorio. Siena ha un tessuto produttivo incentrato principalmente sul
terziario e una densità demografica di 66 ab/km2, fra le più basse rispetto alla media
italiana (191 ab/km2). La Provincia di Siena è quindi un sistema in cui la transizione
da un’economia da “mondo vuoto” a un’economia da “mondo pieno” ancora non si è
completamente realizzata: le risorse naturali locali non costituiscono ad oggi il
fattore limitante per lo sviluppo ma piuttosto concorrono alla ricchezza del territorio
in esame.
Sinteticamente possiamo dire che:
• Il sistema si sostiene attraverso un flusso di risorse prevalentemente di origine non
rinnovabile (91%), di cui il 62% proviene da risorse locali (per la maggior parte
dall’attività estrattiva), mentre il rimanente 29% viene importato tramite il
commercio. Queste percentuali, pur evidenziando una bassa dipendenza del
sistema dall’esterno, dall’altro ci invitano ad un attento monitoraggio e gestione
dei materiali da cava, al fine di evitare un impoverimento sistematico del capitale
naturale della zona. Sarebbe pertanto auspicabile la riduzione delle quantità
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
112
estratte nell’unità di tempo, cercando di riconvertire le attività verso prodotti di
qualità, che abbiano un maggiore valore aggiunto derivante da lavorazioni
artigianali e specialistiche.
• La percentuale di risorse rinnovabili utilizzate (9%), anche se bassa rispetto al
totale, ha uno dei valori più elevati nel confronto con gli altri sistemi territoriali.
(A testimonianza dell’impegno dell’amministrazione locale verso la valorizzazione
e lo sfruttamento delle risorse locali).
• Il valore dell’indicatore ELR (pari a 10,65) e quello del flusso di densità eMergetica
[2,53x1012 sej/(m2 anno)] riflettono una bassa pressione esercitata sul territorio
che risulta, infatti, fra le più basse fino ad oggi riscontrate nelle analisi che
abbiamo condotto a termine.
• I
dati
relativi
al
rendimento
e
all’investimento
eMergetico
supportano
ulteriormente i risultati che indicano la Provincia di Siena come un utilizzatore di
risorse locali piuttosto che un potente trasformatore di beni e risorse importate. Il
sistema si configura come un serbatoio ricco di capitale naturale ancora
preservato dalla moderna tendenza alla crescita economica sfrenata. Il tessuto
economico produttivo si sostiene infatti principalmente sui servizi, su una
agricoltura e un artigianato di qualità e su un turismo storico e culturale.
È opportuno, per la Provincia di Siena, a seconda delle aree, ipotizzare un modello
di sviluppo più vocato alla valorizzazione delle risorse naturali. Ciò che si intende per
valorizzazione è, in primo luogo, un elevato livello di attenzione al controllo del
territorio attraverso il potenziamento e l’istituzione, dove non esistono, di enti
adibiti al monitoraggio continuo del territorio, alla raccolta periodica di dati, di
rilievo e statistici, sul territorio e sul capitale naturale in genere, all’impiego di
indicatori efficaci per valutarne lo stato di salute. È opportuno incentivare attività
basate su prodotti tipici, in particolare gastronomici, quali olio, vino, formaggi,
funghi, frutti di bosco, selvaggina, e controllare accuratamente che la rinnovabilità
di queste risorse non venga compromessa o venga addirittura ripristinata dove è
venuta a mancare. La sostenibilità non significa autosufficienza, ma richiede la
valorizzazione e lo sviluppo delle caratteristiche locali: è evidente che un sistema
come una Provincia non può essere auto-sostenibile, ma necessariamente deve
rivolgersi al mercato per acquistare quei beni e quelle risorse di cui non dispone; è
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
113
altrettanto vero, però, che non considerare le peculiarità di un territorio e affidarsi
solo alle transazioni economiche è un errore strategico fondamentale.
Il nostro contributo alla definizione di un modello di sviluppo vuole fissare
un’immagine chiara del sistema in studio e quindi scendere nel dettaglio attraverso
le analisi a livello comunale, per evidenziare la presenza di eventuali criticità.
In conclusione ci preme sottolineare quanto la programmazione, in tutti i settori,
possa operare come metodo base per la politica di sviluppo in costante riferimento
ad un disegno strategico predefinito e chiaramente ispirato alla sostenibilità. Si
tratterà di relazionare le scelte di programma alle vocazioni locali dei vari ambiti
territoriali e quindi ridurre il divario tra le idee progettuali e la capacità di renderle
operative. Le scelte, gli investimenti, le azioni devono essere realizzate secondo
un’idea complessiva e condivisa del modello di sviluppo e della sua configurazione sul
territorio.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
114
Appendice 1
Riferimenti per le Transformity
1
Odum H.T. and Odum E.C., Energy Analysis Overview of Nations. WP-83-82.
International Institute for Applied Systems Analysis, Laxenburg, Austria,
1983.
2
Odum H.T. and Odum E.C., Ecology and Economy. EMergy Analysis and Public
Policy in Texas, Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, Policy Research
Project Report n. 78, 1987.
3
Brown M.T. and J.E. Arding, Transformity Working Paper, Center for
Wetlands, University of Florida, 1991.
4
Odum H.T. and Arding J.E., EMergy analysis of shrimp mariculture in
Ecuador. Department of Environmental Engineering Sciences, University of
Florida, Working paper prepared for Coastal Resources Center, University of
Rhode Island, Narragansett, RI, 1991.
5
Odum H.T., EMergy and Public Policy. Part I-II, Environmental Engineering
Sciences, University of Florida, Gainsville, FL., 1992.
6
Ulgiati S., Odum H.T. and Bastianoni S., EMergy Analysis of Italian
Agricultural System.The Role of Energy Quality and Environmental Inputs, in:
Trends in Ecological Physical Chemestry. Elsevier, Amsterdam, 1993, p. 187215.
7
Ulgiati S., Odum H.T. and Bastianoni S., EMergy use, environmental loading
and sustainability. An eMergy analisysis of Italy, Ecological Modelling, vol.
73, p. 215-268, 1994.
8
Bastianoni S., Brown M.T., Marchettini N. and Ulgiati S., Assessing Energy
Quality, Process Efficiency and Environmental Loading in Biofuelfs Production
from Biomass, Biomass for Energy Environment, Agriculture and Industry,
Chartier, Ph. Beenackers A.A.C. and Grassi G. (Eds.), 2300-2312, 1994.
9
Panzieri M., Analisi e indagine termodinamica di sistemi complessi, Tesi di
laurea in chimica, Università di Siena, 1995.
10
Odum H.T., Environmental accounting, Wiley & Sons, New York, USA, 1996.
SPIN-ECO
Analisi eMergetica
115
11
Odum H.T. et al., Introduction and Global Processes. Center for
Environmental Policy, University of Florida, 2000. Folio #1.
12
Tiezzi E. et al., Studio per un progetto di valutazione di scenari per uno
sviluppo sostenibile della Laguna di Venezia, Report non pubblicato, Siena,
2000.
13
Tiezzi E. et al., Analisi di sostenibilità ambientale del Comune di Pescia,
Report non pubblicato, Siena, 2000.
14
Marchettini N., Panzieri M., Niccolucci V. e Bastianoni S., Valutazione della
performance ambientale di quattro famose produzioni di vini italiani:
Chianti, Brunello, Nobile e Barbera, Oikos, Ekoclub International, vol. 9, pp.
57-65, 2000.
15
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Impronta Ecologica
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4. Analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena
La ricerca presentata in questo paragrafo ha lo scopo di analizzare la situazione
ambientale della Provincia di Siena attraverso un indicatore di sostenibilità proposto
solo recentemente all’attenzione della comunità scientifica internazionale. Nel
primo paragrafo vengono fornite le linee guida teoriche per capire il significato e le
potenzialità di questo indicatore, mentre nel secondo paragrafo sono brevemente
descritti alcuni studi precedenti che hanno utilizzato l’Impronta Ecologica. Tali
ricerche, assieme ai principi guida europei descritti nel terzo paragrafo, sono stati
presi come punto di riferimento per la presente ricerca. Infine viene descritta più in
dettaglio l’analisi svolta sulla Provincia di Siena; il paragrafo 4.4 è dedicato ai dati
utilizzati nella ricerca mentre il paragrafo 4.5 illustra la metodologia di calcolo
adottata. Il paragrafo 4.6 si occupa di come sono stati accorpati i risultati per
renderne più chiara e più efficace la lettura. Nell’ultima parte della studio sono
descritti e analizzati i risultati ottenuti.
4.1 LA FORMULAZIONE TEORICA DELL’IMPRONTA ECOLOGICA
L’Impronta Ecologica è stata introdotta da William Rees (ecologo della British
Columbia University di Vancouver, Canada) e da Mathis Wackernagel (direttore
esecutivo del Global Footprint Network) a partire dagli anni Novanta.
Si tratta di un indicatore sintetico di sostenibilità ambientale in grado di stimare
l’impatto che una popolazione esercita sull’ambiente con i propri consumi,
quantificando l’area totale di ecosistemi terrestri e acquatici necessaria per fornire,
in modo sostenibile, tutte le risorse utilizzate e per assorbire, sempre in modo
sostenibile, tutte le emissioni prodotte.
È interessante confrontare il concetto di Impronta Ecologica con quello, già da
tempo utilizzato, di Capacità di Carico (Carrying Capacity). Quest’ultima grandezza è
definita come il carico massimo, esercitato dalla popolazione di una certa specie,
che un determinato territorio può supportare senza che venga permanentemente
compromessa la produttività del territorio stesso. L’Impronta Ecologica rappresenta
quindi la quota di Capacità di Carico di cui si è appropriata la popolazione umana
residente nell’area considerata.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
120
L’analisi dell’Impronta Ecologica rovescia, in un certo qual senso, il concetto di
Capacità di Carico: l’attenzione infatti non viene posta sulla determinazione della
massima popolazione umana (intesa non solamente in termini numerici ma come
“carico”) che un’area può supportare, bensì sul computo del territorio produttivo
effettivamente utilizzato dai residenti, indipendentemente dal fatto che questa
superficie coincida con il territorio su cui la popolazione stessa vive.
La metodologia dell’Impronta Ecologica è stata adottata dal ministero per
l’Ambiente Britannico, dalla regione australiana del Queensland (Simpson et al.,
1995), dalla città di Vancouver e da numerose università (Rees e Wackernagel, 1996;
Wackernagel e Rees, 1997; Bologna et al., 1999; Hanley et al., 1999; Proops et al.,
1999; van den Bergh e Verbruggen, 1999; Wackernagel et al., 1999) per stimare il
livello di sostenibilità di singole attività, di regioni o anche di intere nazioni. Nel
2000 è uscito il Living Planet Report una pubblicazione in cui vengono riportate le
ultime stime aggiornate dell’Impronta Ecologica per tutte le nazioni del mondo con
una popolazione superiore al milione di abitanti (UNEP-WCMC, WWF, 2000). Da
allora, ogni 2 anni, il volume viene pubblicato con i dati aggiornati.
All’approfondimento delle valenze e delle potenzialità di questo indicatore è stato
inoltre dedicato un intero numero monografico della più importante rivista
scientifica, dedicata all’economia ecologica, Ecological Economics (volume 32, marzo
2000).
IL CALCOLO DELL’IMPRONTA ECOLOGICA
Nella formulazione classica, proposta da Wackernagel e Rees, il calcolo
dell’Impronta Ecologica si basa sui consumi medi della popolazione, partendo dal
presupposto che ad ogni unità di materia o di energia consumata corrisponda una
certa estensione di territorio, appartenente ad uno o più ecosistemi, che garantisce
il relativo apporto di risorse per il consumo e/o per l’assorbimento delle emissioni. Il
formalismo dell’Impronta Ecologica considera i seguenti tipi di attività che generano
impatto sull’ambiente e che possono essere tradotti in superfici di terreno
ecologicamente produttivo:
•
produzione dei beni e delle merci consumate;
•
produzione dell’energia utilizzata;
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
•
121
smaltimento degli scarti e delle emissioni prodotte dai vari consumi (vedi, ad
esempio la superficie necessaria per assorbire la CO2 emessa),
•
occupazione di territorio per l’allocazione di infrastrutture, impianti, abitazioni,
ecc.
Riprendendo la classificazione usata dall’Unione Mondiale per la Conservazione, la
formulazione classica dell’Impronta Ecologica suddivide l’utilizzo di territorio
ecologicamente produttivo in sei principali categorie:
1. Terreno per l’energia: superficie necessaria per produrre, con modalità
sostenibili (es. coltivazione di biomassa) la quantità di energia utilizzata. In realtà
Wackernagel e Rees (1996) applicano una definizione differente, che si basa sull’area
di foresta necessaria per assorbire la CO2 emessa dalla produzione di energia a
partire da combustibili fossili. Le due aree hanno lo stesso ordine di grandezza, ma
questo secondo metodo consente di centrare il calcolo della componente energetica
dell’Impronta Ecologica, sul problema della concentrazione della CO2 in atmosfera e
della conseguente alterazione del clima. In questo modo diventa inoltre possibile,
partendo dai dati riguardanti le diverse emissioni di CO2, distinguere gli impatti
provocati dall’uso di differenti combustibili fossili (solidi, liquidi, gassosi) per
produrre energia.
2. Terreno agricolo: superficie arabile (campi, orti, ecc.) utilizzata per la
produzione delle derrate alimentari e di altri prodotti non alimentari di origine
agricola (es. cotone, iuta, tabacco).
3. Pascoli:
superficie
dedicata
all’allevamento
e,
conseguentemente,
alla
produzione di carne, latticini, uova, lana e, in generale, di tutti i prodotti derivati
dall’allevamento.
4. Foreste: area dei sistemi naturali modificati dedicati alla produzione di legname.
5. Superficie degradata: terreno degradato, ecologicamente improduttivo, dedicato
alla localizzazione delle infrastrutture quali abitazioni, attività manifatturiere, aree
per servizi, vie di comunicazione, ecc.
6. Mare: superficie marina necessaria alla crescita delle risorse ittiche consumate.
Il formalismo di calcolo considera l’uso mutuamente esclusivo di questi territori, nel
senso che ad ogni territorio ricopre una ed una sola funzione, anche se questo non
corrisponde esattamente al vero. Si tratta comunque di un’approssimazione
accettabile.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
122
La considerazione di tipi di territorio così diversi ha posto il problema delle loro
differenti produttività. Per rendere comparabili tra loro gli usi dei diversi tipi di
terreno, la formulazione classica dell’Impronta Ecologica introduce un’operazione di
normalizzazione, che consente di pesare le aree dei differenti tipi di terreno in base
alla loro produttività media mondiale. Per queste superfici, non si utilizza come unità
di misura l’ettaro, che si riferisce a superfici reali, bensì una più generica “unità di
area”, altrimenti indicato con il termine “ettaro equivalente” (ha equivalente). Un
ettaro equivalente, o unità di area, equivale a circa 0,3 ha di terreno arabile, o 0,6
ha di foresta, o 2,7 ha di pascoli, o 16,3 ha di superficie marina. Un ettaro di terreno
altamente produttivo rappresenta quindi più ettari equivalenti rispetto alla stessa
quantità di terreno meno produttivo.
Per illustrare la metodologia di calcolo consideriamo una generica regione di cui si
vuole valutare l’Impronta Ecologica: procedendo per passi successivi si devono
affrontare le operazioni di seguito elencate.
1. Calcolo dei consumi medi Cn, (espressi in kg/anno) per ogni bene o prodotto n
consumato dalla popolazione residente nella regione in esame.
2. Calcolo della superficie Sn (espressa in ha) necessaria per la produzione dello
specifico bene n, ottenuta dividendo il consumo medio annuale di quel bene Cn
per la sua produttività o rendimento medio annuale pn, espresso in kg/(ha anno):
Sn =
Cn
pn
Nella contabilizzazione dei territori devono essere inclusi anche quei terreni
produttivi che non sono legati direttamente ai consumi di beni ma a quei servizi
naturali indispensabili per assorbire le emissioni prodotte. In questo caso la
produttività media pn dovrà essere intesa in senso generalizzato, come la
quantità, in chilogrammi, della sostanza inquinante n che può essere assorbita da
un ettaro di terreno produttivo.
3. Calcolo dell’Impronta Ecologica F (espressa in ha) sommando i contributi delle
diverse superfici Sn relative a tutti gli n beni consumati:
F=
tutti i beni
∑S
n
n
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123
4. Calcolo dell’Impronta Ecologica pro capite f (espressa in ha/persona) dividendo
l’Impronta Ecologica totale F per la popolazione P residente nella regione in
esame:
f =
F
p
5. Calcolo della superficie equivalente moltiplicando le aree dei sei diversi tipi di
terreno per i pesi proporzionali alla loro produttività media mondiale si ottengono
l’Impronta Ecologica E espressa in ha equivalenti e l’Impronta Ecologica pro
capite e espressa in ha equivalenti pro capite.
Il calcolo dell’Impronta Ecologica, secondo la formulazione classica di Wackernagel
e Rees, permette di arrivare ad un valore sintetico finale (la superficie o superficie
equivalente) che consente di stimare il livello di sostenibilità della regione
considerata. A fianco di questa metodologia si sono sviluppate nuove formulazioni
volte a disaggregare maggiormente il risultato ottenuto al fine di focalizzare meglio
le possibili cause dell’insostenibilità.
Questo tipo di metodologia propone, insieme all’Impronta Ecologica, un secondo
indicatore chiamato biocapacità. Con questo termine si indica la superficie di terreni
ecologicamente produttivi che sono presenti all’interno della regione in esame.
Riprendendo quanto affermato nel Rapporto Finale del Progetto Indicatori Comuni
Europei EUROCITIES (Lewan, Simmons, 2001) “la biocapacità misura l’offerta di
bioproduttività, ossia la produzione biologica di una data area. Essa è data dalla
produzione aggregata dei diversi ecosistemi appartenenti all’area designata, che
vanno dalle terre arabili ai pascoli alle foreste alle aree marine produttive e
comprende, in parte, aree edificate o in degrado. La biocapacità non dipende dalle
sole condizioni naturali, ma anche dalle pratiche agricole e forestali dominanti”.
Il calcolo della biocapacità è un procedimento a step che si rifà alle definizioni e al
formalismo matematico dell’Impronta Ecologica:
1.
Il primo passo consiste nel calcolare l’estensione ai dei territori ecologicamente
produttivi presenti all’interno della regione in esame, raggruppandoli per
ciascuna delle sei categorie sopra menzionate.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
2.
124
Sommando le aree ai delle sei categorie di terreno si ottiene l’area totale B
(misurata in ha) di terreno occupato da ecosistemi, e quindi potenzialmente
produttivo, che è presente sul territorio:
6
B = ∑ ai
i =1
3.
In realtà, per confrontare in modo coerente la biocapacità con l’Impronta
Ecologica è necessario moltiplicare le aree ai dei sei diversi tipi di terreno per i
pesi proporzionali alla loro produttività media mondiale: in questo modo si
ottiene una misura della biocapacità che, similmente all’Impronta Ecologica,
risulta espressa in ha equivalenti.
4.
A tale valore si sottrae, seguendo le indicazioni suggerite da Wackernagel
(1997), un 12% di terreno per ecosistemi, equivalente all’area minima,
indispensabile, per la preservazione della biodiversità nel pianeta, pur
riconoscendo che si tratta di un valore comunque basso.
5.
Partendo dalla misura così ottenuta e dividendola per il numero di abitanti è
possibile calcolare la biocapacità pro capite b.
La biocapacità rappresenta quindi l’estensione totale di territorio ecologicamente
produttivo presente nella regione, ossia la capacità potenziale di erogazione di
risorse e servizi naturali a partire dagli ecosistemi locali. Questa grandezza va
comparata con l’Impronta Ecologica che fornisce una stima dei servizi ecologici
richiesti dalla popolazione locale. È possibile definire un vero e proprio bilancio
ambientale sottraendo all’offerta locale di superficie ecologica (la biocapacità) la
domanda di tale superficie, richiesta dalla popolazione locale, (l’Impronta
Ecologica). Ad un valore negativo (positivo) del bilancio corrisponde una situazione di
deficit (surplus) ecologico: questo sta ad indicare una situazione di insostenibilità
(sostenibilità) in cui i consumi di risorse naturali sono almeno teoricamente superiori
(inferiori) ai livelli di rigenerazione che si hanno partendo dagli ecosistemi locali.
L’entità del deficit o del surplus ecologico rappresenta pertanto una stima del livello
di sostenibilità/insostenibilità del territorio locale.
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Impronta Ecologica
125
4.2 IL LIVING PLANET REPORT
Il Living Planet Report è stato realizzato, per la prima volta nel 2000, con l’intento
di valutare i cambiamenti degli ecosistemi nel tempo, di misurare l’impatto umano
sull’ambiente dovuto al consumo di risorse e di analizzare la distribuzione geografica
di questo fenomeno. A tal fine sono stati utilizzati due indicatori ambientali. Il primo
è il Living Planet Index (LPI) stimato sulla media di tre indici (The Global Forest
Population Index, The Freshwater Species Population Index e The Marine Species
Population Index) volti a monitorare la variazione numerica di alcune specie animali
prese come campione rappresentativo dell’ecosistema considerato. Il secondo
indicatore utilizzato è l’Impronta Ecologica che è stato calcolato per tutte le nazioni
del mondo con più di un milione di abitanti. Il calcolo è effettuato su dati forniti
dalle Nazioni Unite, la stima dei consumi è ottenuta sommando alla produzione
locale ciò che viene importato e sottraendo ciò che viene esportato. Uno dei limiti di
questo procedimento, come viene fatto notare dagli autori stessi, è il fatto di non
poter considerare, per carenza di dati, le perdite durante la produzione; ciò va a
gravare sull’Impronta Ecologica dei paesi che hanno un’intensa produzione (per
esempio un ampio settore agricolo) e una ridotta popolazione e quindi ridotti
consumi. L’importante innovazione alla metodologia di calcolo dell’Impronta
Ecologica introdotta in questo studio è il calcolo di nuovi fattori di equivalenza che
permettono di pesare la biocapacità media delle diverse tipologie di terreno
ecologicamente produttivo rendendone così comparabili e sommabili le aree. Lo
studio introduce quindi, come unità di misura, in luogo degli ettari, delle generiche
‘unità di area’. L’unità di area è equivalente a un ettaro di terreno biologicamente
produttivo secondo la produttività media mondiale.
Lo studio confronta, inoltre, l’Impronta pro capite della popolazione del paese
considerato con la biocapacità media globale pro capite e con la relativa biocapacità
locale. Il Living Planet Report fornisce anche l’evoluzione temporale dell’Impronta
Ecologica globale dal 1961 al 1997, suddiviso per ogni tipologia di terreno produttivo
e il confronto fra le impronte ecologiche delle diverse aree geografiche del mondo.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
126
ESEMPI E APPLICAZIONI DELL’IMPRONTA ECOLOGICA TRATTI DAL LIVING PLANET REPORT
La metodologia dell’Impronta Ecologica è stata utilizzata in numerosi studi sulla
sostenibilità ambientale. Attraverso un linguaggio semplice ma scientificamente
rigoroso, l’Impronta Ecologica non solo riesce a rendere più concreto e immediato il
concetto di sostenibilità, ma si presenta come uno strumento di grande efficacia per
diffondere i principi dello sviluppo sostenibile. L’analisi dell’Impronta Ecologica, se
opportunamente abbinata con altri indicatori, può costituire un valido elemento di
valutazione sul quale poter pianificare processi decisionali.
Citiamo qui tre differenti esempi per mostrare la sua utilità e versatilità.
Molto interessanti sono, anzitutto, i risultati che derivano dagli studi sull’evoluzione
temporale dell’Impronta Ecologica. Dall’inizio del secolo lo spazio ecologico
disponibile pro capite, secondo le stime del Living Planet Report (2000), è diminuito
da 5,7 ha equivalenti pro capite a soli 2,18 ha equivalenti pro capite. Nello stesso
tempo, aumentando il benessere generale e con esso il livello dei consumi,
l’Impronta Ecologica globale è cresciuta molto velocemente, raddoppiando negli
ultimi 50 anni (Figura 4.1).
Figura 4.1: Crescita dell’Impronta Ecologica della popolazione mondiale dal 1961 al
1997. Si può notare la suddivisione nelle 6 categorie di terreno ecologicamente
produttivo. Tratto da Living Planet Report (2000).
Legenda: superficie edificata (Built-up land), superficie per l’energia (Energy),
superficie marina (Fishing ground), foreste (Forest), pascoli (Granzing Land),
terreno agricolo (Cropland).
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Oggi ci troviamo in una situazione estremamente critica perché l’Impronta Ecologica
globale pro capite vale 2,85 ha equivalenti pro capite e supera del 30% la capacità
biologica mondiale, ossia la quantità di terreni ecologicamente produttivi presenti
sulla Terra. Queste tendenze illustrano molto bene il problema della mancanza, a
livello mondiale, di una sostenibilità inter-generazionale: con i nostri consumi stiamo
distruggendo per sempre risorse naturali che dovremmo invece consegnare intatte
alle generazioni future.
Anche la distribuzione spaziale dei consumi, e quindi dei conseguenti impatti
ambientali, può essere accuratamente radiografata attraverso l’Impronta Ecologica.
Questo indicatore permette di evidenziare, in tutta la sua drammaticità, il problema
della mancanza di sostenibilità intra-generazionale: ossia i profondi squilibri
presenti, a livello mondiale, nell’accesso delle diverse nazioni alle risorse. Per citare
solo un esempio si consideri che l’Impronta Ecologica media di un cittadino nei paesi
OCSE, è di 7,22 ha equivalenti pro capite ossia 4 volte più grande di quella dei paesi
non-OCSE (1,81 ha equivalenti pro capite) e 3 volte maggiore della legittima quota di
terra (2,18 ha equivalenti pro capite), come si può notare dalle Figure 4.2 e 4.3.
Figura 4.2: Estensione dell’Impronta Ecologica di 7 regioni del pianeta nel 1996. L’area di ogni
rettangolo è proporzionale all’Impronta Ecologica di ogni regione: l’altezza indica l’Impronta
Ecologica pro capite media della regione, mentre l’asse orizzontale rappresenta la popolazione
ivi residente. Tratto da Living Planet Report (2000).
La legittima quota di terra rappresenta la quantità di terreno che spetterebbe a
ogni persona se le risorse fossero ripartite equamente, ottenibile dividendo la
superficie produttiva dell’intero pianeta per la popolazione mondiale.
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Impronta Ecologica
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Figura 4.3. L’Impronta Ecologica delle nazioni. Tratto da Living Planet Report (2000).
Come terzo esempio consideriamo il caso dell’Italia: la sua Impronta Ecologica pro
capite è 5,51 ha equivalenti pro capite (Living Planet Report, 2000). È interessante
anzitutto comparare questo valore con la quota legittima di terra: ogni italiano
oltrepassa di ben tre volte il tetto dei consumi accettabile per avere un’economia
ambientalmente sostenibile e un’equa ripartizione delle risorse.
Si può inoltre confrontare l’Impronta Ecologica italiana con la capacità biologica
della nazione, pari a 1,92 ha equivalenti pro capite. La differenza fra l’Impronta
Ecologica e la capacità biologica rappresenta il deficit ecologico della nazione, che,
nel caso italiano vale ben 3,59 ha equivalenti pro capite. Il deficit ecologico fornisce
una valutazione del sovraccarico locale, svelando quanto una specifica regione sia
dipendente da capacità produttive extra-territoriali, attraverso il commercio e/o
l’appropriazione dei flussi naturali. Questo vuol dire che solo un terzo dei consumi
degli italiani potrebbe essere prodotto a partire dal territorio nazionale.
Da quando è iniziato lo studio ad oggi, sono uscite altre due edizioni del Living
Planet Report: LPR-2002 e LPR-2004. I coefficienti adottati in questo studio sono
coerenti con i dati utilizzati e pertanto si riferiscono all’edizione LPR-2000.
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4.3 CRITERI E INDICAZIONI PER LA CORRETTA APPLICAZIONE DELL’IMPRONTA ECOLOGICA
IL PROGETTO INDICATORI COMUNI EUROPEI
Di grande importanza è il recente Rapporto Finale redatto per il Progetto Indicatori
Comuni Europei EUROCITIES (Lewan, Simmons, 2001). Si tratta dei risultati di una
commissione di esperti dell’Impronta Ecologica che hanno studiato le potenzialità, le
problematiche, le metodologie e i criteri pratici per applicare l’analisi dell’Impronta
Ecologica a territori a scala geografica sub-nazionale. Per la realizzazione del calcolo
dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena si è cercato di rimanere il più
possibile aderenti ai suggerimenti e alle raccomandazioni fornite in questo
documento. Il rapporto redige 14 criteri per studiare e comparare le diverse
applicazioni del concetto di Impronta Ecologica all’interno della Comunità Europea.
Nel documento si trovano anche 5 raccomandazioni iniziali, fornite dagli autori alla
luce dei risultati degli studi e delle comparazioni eseguite all’interno del Progetto e
della loro esperienza in ambito di applicazione e sviluppo dell’Impronta Ecologica e
delle analisi sulla biocapacità. L’obiettivo finale del documento è quello di proporre
e diffondere un metodo comune e concertato per l’analisi dell’Impronta Ecologica a
scala locale.
Riassumiamo qui di seguito i criteri d’analisi elaborati da questo rapporto grazie ai
quali è possibile giudicare la scientificità, la correttezza e l’accuratezza di uno
studio di sostenibilità che utilizzi l’Impronta Ecologica. Per ulteriori informazioni si
rimanda alla bibliografia.
•
Criterio 1. Principio ‘geografico’ o ‘di responsabilità
Questo criterio stabilisce se lo studio è impostato in modo tale da fornire l’Impronta Ecologica del
territorio considerato (Principio geografico) o del consumo dei suoi abitanti (Principio di
responsabilità). Nel primo caso si considera tutto l’impatto delle attività che avvengono sul
territorio, nel secondo caso si stima solo la parte di impatto riconducibile agli abitanti.
Tutti gli studi analizzati dal rapporto, seguendo la definizione di Impronta Ecologica, fanno
riferimento al principio di responsabilità. Anche l’analisi della Provincia di Siena che qui
presentiamo, rifacendosi al formalismo dell’Impronta Ecologica, applica il principio di
responsabilità e centra il calcolo sui consumi degli abitanti residenti nell’area considerata.
•
Criterio 2. Rendimenti locali o rendimenti globali
Si distinguono due possibilità: si possono definire i rendimenti dei prodotti agricoli e forestali in
base ai valori locali (rendimenti effettivi) o rispetto alla media mondiale. Il Rapporto, pur
affermando che “i rendimenti effettivi contengono informazioni utili ai fini della pianificazione
della sostenibilità a livello regionale”, riconosce “l’estrema difficoltà di ottenere informazioni
circa i rendimenti locali di tutti i prodotti importati” e dichiara infine che “se il consumo viene
espresso in termini di rendimenti effettivi, i risultati non possono essere confrontati agevolmente
con altri paesi o altre aree e non si può effettuare alcuna valutazione in termini di sostenibilità
globale. Ciò in virtù del fatto che i risultati non sono espressi in termini di area bioproduttiva
mondiale media.”
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
130
Alla luce di queste considerazioni e dell’estrema difficoltà di trovare valori locali di rendimenti
tra loro coerenti, si è deciso, seguendo l’esempio della Svezia, della Liguria e di Bologna, di
impostare il calcolo sui rendimenti globali, in modo da rendere il risultato confrontabile con altre
ricerche ed analisi a livello mondiale.
•
Criterio 3. I fattori di equivalenza
Il criterio in esame evidenzia se, in sede di calcolo dell’Impronta Ecologica, i diversi tipi di
terreno sono stati pesati per la propria biocapacità. Ove non si faccia uso dei fattori di
equivalenza, il consumo di diversi tipi di terreno non può essere aggregato in un’unica impronta
e, inoltre, il risultato non può essere facilmente confrontato con quelli relativi ad altre regioni, in
quanto gli ettari non sono stati standardizzati rispetto allo spazio bioproduttivo medio mondiale.
L’analisi della Provincia di Siena, come la quasi totalità delle applicazioni dell’Impronta
Ecologica, fa uso dei fattori di equivalenza. È bene soffermarsi su questo punto facendo notare
che Wackernagel e collaboratori (Chambers et al. 2000) hanno proposto nuovi fattori di
equivalenza (adottati nelle analisi del Living Planet Report 2000) diversi da quelli introdotti da
Wackernagel (1997) ed utilizzati in numerosi studi precedenti. Per rendere confrontabile l’analisi
della Provincia di Siena sia con i nuovi (e futuri) studi sia con quelli precedenti, si è deciso di
utilizzare entrambi i fattori di equivalenza. Nella parte relativa alla descrizione dei risultati
ottenuti, oltre ad un’analisi dettagliata dei valori derivanti dai nuovi fattori di equivalenza, si
faranno accenni ai risultati che si ottengono con i valori precedenti, per permettere una
confrontabilità del nostro calcolo con studi precedenti che utilizzavano tali fattori di equivalenza.
•
Criterio 4. Utilizzo di un modello disaggregato per componenti o di uno aggregato
Il criterio valuta se i risultati sono disaggregati secondo le componenti rilevanti per le politiche
ambientali o se viene fornito un unico risultato finale.
Anche in questo caso, come già per il criterio 3, si è deciso di impostare l’analisi della Provincia
di Siena in modo da offrire la massima leggibilità e fruibilità dei dati da parte degli
amministratori locali. A tale fine non solo il calcolo è stato disaggregato nelle componenti
“classiche” già analizzate nei precedenti lavori sull’Impronta Ecologica (Consumi alimentari,
Abitazione, Trasporti, Altri beni, Servizi, Rifiuti), ma si è anche deciso di creare una nuova
disaggregazione, “per competenze”, maggiormente rivolta agli amministratori locali, attraverso
cui presentare i risultati. L’analisi in parallelo delle due diverse disaggregazioni facilita una
lettura più approfondita della situazione della sostenibilità ambientale della Provincia.
•
Criterio 5. Dati sui consumi: dati di origine locale e dati di origine nazionale
In relazione alla difficoltà di reperimento dei dati a livello regionale, gli studi utilizzano, quando
possibile, dati regionali o altrimenti dati nazionali ponderati per la popolazione locale.
Nel nostro caso, seguendo peraltro l’impostazione di numerosi altri studi precedenti (Liguria,
Bologna), si sono utilizzati per il calcolo i dati ISTAT sui consumi medi: si tratta di dati di alta
qualità, omogenei a livello nazionale (sono quindi possibili comparazioni tra studi diversi che
utilizzano questo database), che hanno, come spiegato più in dettaglio nel seguito, un livello di
discretizzazione regionale e/o macroregionale.
•
Criterio 6. Aggiunte rispetto al calcolo standard dell’Impronta
Il criterio indica quali sono le innovazioni introdotte dallo studio in esame rispetto alla
metodologia generale.
Per quanto riguarda lo studio della Provincia di Siena, l’impostazione è stata quella di seguire il
più possibile i criteri qui esposti, uniformando il metodo di calcolo agli standard che si vanno
discutendo a livello europeo, in modo da garantire la massima confrontabilità dei risultati.
Si è altresì ritenuta opportuna l’introduzione, commentata nei criteri 3 e 4, di variazioni ed
aggiunte al fine di favorire la leggibilità e la fruibilità dei risultati.
•
Criterio 7. Omissioni rispetto al calcolo standard dell’Impronta
Questo criterio indica se ci sono delle parti che sono state trascurate rispetto alla metodologia
originale.
Non vi è alcuna omissione nello studio della Provincia di Siena che, a differenza di alcune altre
analisi, include anche l’utilizzo di superficie marina.
•
Criterio 8. Fonti
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
131
Suddivisione delle fonti rispetto all’origine: internazionale, nazionale o dell’area geografica di
interesse.
Questa parte viene esaustivamente commentata nel paragrafo “Fonti informative e dati
utilizzati”.
•
Criterio 9. Classificazione dell’energia nucleare
Valutazione del conteggio dell’energia nucleare, che viene in qualche caso trattata e conteggiata
in maniera analoga ai combustibili fossili.
Nel caso di regioni italiane il problema dell’energia nucleare sussiste ad un livello minore poiché
non vi è produzione diretta interna ma solamente importazione di energia elettrica da nucleare,
specialmente dalla Francia. Per maggiori dettagli vedere il paragrafo relativo al computo della
componente energia.
•
Criterio
10.
Stime dell’energia incorporata
manufatti/prodotti lavorati
utilizzate
per
il
calcolo
di
Distinzione fra stime locali, nazionali o globali utilizzate per il calcolo dell’energia contenuta in
manufatti e prodotti lavorati.
Vengono qui utilizzate stime globali (coefficienti desunti da diversi studi di Wackernagel).
•
Criterio 11. Contabilizzazione del terreno edificato
La biocapacità del terreno edificato viene stimata pari a quella del terreno arabile, in altri studi
è stimata in base a una biocapacità media.
Si è qui fatto uso del primo metodo di stima, che è quello di gran lunga più utilizzato.
•
Criterio 12. Contabilizzazione della biodiversità
Come e se viene considerato questo fattore all’interno del calcolo dell’Impronta Ecologica.
La biodiversità viene inclusa nel calcolo della biocapacità della Provincia di Siena: si utilizza la
stima classica che conteggia un 12% del territorio da sottrarre alle aree ecologicamente
disponibili per stimare la biocapacità locale.
•
Criterio 13. Assorbimento della CO2
La maggioranza degli studi fa uso del tasso di assorbimento medio globale riportato nello studio
“L’Impronta delle Nazioni”, considerando la natura globale di questa sostanza inquinante.
Anche lo studio della Provincia di Siena fa riferimento a questi parametri.
•
Criterio 14. Considerazione della biocapacità
Si rileva se lo studio include o meno il calcolo della biocapacità.
Come già affermato per il criterio 12, viene qui calcolata la biocapacità della Provincia di Siena.
4.4 I DATI E LE FONTI UTILIZZATE
L’applicazione della procedura di calcolo dell’Impronta Ecologica richiede una
notevole quantità di informazioni relative ai consumi di risorse e di beni,
all’efficienza tecnologica ed energetica dei processi industriali, alla produttività
agricola. Questi dati sono generalmente presenti a livello nazionale mentre sono
difficilmente reperibili a livello regionale e soprattutto locale. Ciò significa che
nell’applicazione a scala locale (dettaglio provinciale e/o comunale) è necessario
ricorrere ad operazioni di stima e di approssimazione. Nel presente calcolo
dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena sono stati considerati i dati relativi
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
132
all’anno 1999, in linea con gli altri indicatori e metodologie di indagine che fanno
parte del Progetto SPIn-Eco. Ciò permette la confrontabilità tra queste differenti
analisi.
Si è cercato, inoltre, di utilizzare dati il più possibile omogenei, al fine di evitare,
per quanto possibile, errori sistematici nel calcolo e ridurre al minimo le
approssimazioni, peraltro inevitabili.
Le principali fonti di dati utilizzate sono state:
•
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), Consumi delle famiglie (1999);
•
Dati relativi ai prezzi al consumo sono stati rilevati “in sito” e riportati all’anno
1999;
•
ISTAT, Indici generali nazionali dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e
impiegati;
•
BEN (Bilancio Energetico Nazionale) (1999);
•
DGERM (Direzione Generale dell'Energia e le Risorse Minerarie), consumo di
gasolio per riscaldamento e gpl per usi domestici e commerciali (1999);
•
ENEA (Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente), consumo di benzina e gasolio
per i trasporti (2000);
•
GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale), consumo di energia
elettrica (1999);
•
SNAM Rete Gas, consumo di gas naturale (1998) e PEP (Piano Energetico
Provinciale);
•
Elaborazione della copertura GIS del CORINE Land Cover tagliata sul territorio
provinciale di Siena;
•
Enti Gestori Locali (Fiorentina Gas, Intesa, Publiser, Nuove Acque, Cigaf, Asav, In
Economia) per i dati sui consumi di acqua (1999);
•
Sienambiente, dati sui rifiuti (1999);
Per quanto riguarda i principali parametri demografici e territoriali, sono stati
utilizzati i seguenti dati (ISTAT) riportati in Tabella 4.1.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
133
Tabella 4.1: Parametri demografici e territoriali.
INDICATORE
VALORE
Popolazione Provincia di Siena
Imprenditori e liberi professionisti
Lavoratori in proprio
Dirigenti e impiegati
Operai e assimilati
Ritirati dal lavoro
Altri in condizione non professionale
Componenti medi per famiglia
Totale superficie Provincia di Siena
252.972 ab (100 %)
8.332,5 ab (3,29 %)
19.061,2 ab (7,53 %)
28.732,5 ab (11,35 %)
48.013,6 ab (18,97 %)
53.593,9 ab (21,18 %)
95.238,3 ab (37,64 %)
2,7 ab
381.972,5 m2
I dati ISTAT sui Consumi delle famiglie italiane si riferiscono alla spesa media
mensile delle famiglie a differenti livelli di dettaglio. I dati sono suddivisi secondo la
ripartizione geografica e la regione di residenza della famiglia, le caratteristiche
della persona di riferimento (condizione professionale, età) e la tipologia familiare
(numero di componenti della famiglia). Ad un maggior dettaglio territoriale
corrisponde un maggior livello di aggregazione delle voci di spesa. Per la stima
dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena ci si è avvalsi dei dati sulla spesa
media secondo la Regione d’appartenenza e della spesa media secondo la condizione
professionale al fine di differenziare i consumi della Provincia di Siena rispetto a
quelli della Regione Toscana.
Per quanto riguarda i dati sugli indici dei prezzi al consumo, sono stati sfruttati per
correggere e attualizzare i fattori di conversione forniti da Wackernagel con i più
recenti valori del cambio euro/dollaro.
Per i dati relativi al consumo di energia e combustibili è stato fatto riferimento ai
dati GDERM, ENEA, SNAM e GRTN. In particolare si sono sfruttati i dati GDERM relativi
alle vendite di gasolio per il riscaldamento e gpl per usi commerciali e domestici, le
tabelle relative al consumo, in peso, di benzina e gasolio per quanto riguarda i dati
ENEA, quelle relative ai dati sul consumo di gas naturale elaborate dalla SNAM e i
valori di consumo di energia elettrica ripartiti per settore di utilizzo forniti dal GRTN.
I dati del Bilancio Energetico Nazionale del 1999 sono stati utilizzati per stimare il
reale consumo di fonti energetiche, primarie e secondarie, necessario per la
produzione di energia elettrica in Italia.
I dati sull’uso del suolo e sul consumo di acqua hanno permesso di stimare i
differenti utilizzi del suolo della Provincia di Siena, distinguendo tra i consumi
direttamente ascrivibili ai singoli cittadini, che sono stati inseriti nel calcolo, e quelli
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
134
riferiti alla produzione industriale che non sono stati utilizzati. Tramite le
informazioni sull’utilizzo del territorio è stato, inoltre, possibile calcolare la
biocapacità della Provincia.
Infine, per quanto riguarda i rifiuti, si sono utilizzati i dati forniti da Sienambiente
riferiti al 1999. I valori relativi alle produzioni medie pro capite annue di rifiuti
indifferenziati (RSU indifferenziati) e differenziati sono ripartiti secondo le categorie
merceologiche di riferimento: carta, plastica, alluminio, metalli ferrosi, vetro,
organico e altro.
4.5 LA METODOLOGIA DI CALCOLO
In questo paragrafo viene approfondita la metodologia di calcolo utilizzata. La
divisione in sottoparagrafi riprende quella seguita nella matrice di calcolo. Le
categorie generali in cui sono stati suddivisi i consumi sono:
•
Consumi ISTAT, comprendente i consumi alimentari e i consumi di beni non
alimentari
e
servizi
(“Tabacchi”,
“Abbigliamento
e
calzature”,
“Mobili,
elettrodomestici e servizi per la casa”, “Sanità”, “Trasporti”, “Comunicazioni”,
“Istruzione”, “Tempo libero, cultura e giochi”, “Altri beni e servizi”);
•
Consumo di energia, suddiviso nelle sottocategorie: “Carburanti per trasporto
privato”, “Energia elettrica”, “Riscaldamento e altro”;
•
Uso del suolo;
•
Acqua;
•
Rifiuti.
All’interno di ogni categoria è stata calcolata la componente di Impronta Ecologica
per ognuna delle sei tipologie di terreno ecologicamente produttivo: Terreno per
l’energia, Terreno agricolo, Pascoli, Foreste, Superficie degradata, Superficie Marina.
Ricordiamo che nella versione più aggiornata della metodologia di calcolo
dell’Impronta Ecologica non si fa più riferimento agli ettari, bensì a “unità di
superficie” o, anche, ettari equivalenti (ha eq). Le diverse tipologie di terreno
produttivo vengono infatti pesate moltiplicandole per specifici fattori di equivalenza
che tengono conto della loro bioproduttività media. In tale modo si passa dalla
considerazione di una superficie reale ad un’area equivalente, che conteggia
l’estensione che si avrebbe se si considerasse un terreno con una produttività uguale
alla media mondiale.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
135
LA SCELTA DEI FATTORI DI CONVERSIONE
Per la valutazione dell’Impronta Ecologica si utilizzano dei fattori di conversione
che permettono di passare dal bene o servizio consumato al corrispettivo terreno in
ettari utilizzato per produrre, direttamente e/o indirettamente quel bene o servizio.
Alcuni di questi fattori sono espressi in ha/euro, altri fanno invece riferimento alle
quantità (ha/kg o ha/litri). In questo paragrafo, per chiarezza e trasparenza della
trattazione, ci si sofferma sui fattori di conversione utilizzati nell’analisi della
Provincia di Siena, specificandone la provenienza e l’eventuale rielaborazione cui
sono stati sottoposti.
Le quattro fonti da cui sono stati ricavati i fattori di conversione fanno tutte
riferimento, in maniera diretta o indiretta, a Wackernagel; per questo saranno nel
seguito abbreviate con W1, W2, W3 e W4.
W1
Si tratta della ricerca riportata nel testo “How big is your ecological Footprint?”
(Wackernagel, 1993) al quale fa riferimento il CRAS (Centro Ricerche Applicate
per lo Sviluppo Sostenibile) nel suo calcolo dell’Impronta Ecologica per la
Regione Liguria.
W2
È lo studio dell’Impronta Ecologica di 52 Nazioni del mondo, eseguito da
Wackernagel (1997).
W3
Indica la matrice di calcolo “Asses your household Ecological Footprint”
(Wackernagel, 2000) dalla quale sono estrapolati la maggior parte dei fattori di
conversione.
W4
Rappresenta il libro “Manuale delle Impronte Ecologiche” (Chambers, Simmons,
Wackernagel, 2002) che contiene i fattori di conversione più aggiornati. Da tale
testo è stato tratto il fattore di conversione per l’Impronta Ecologica relativa al
consumo di acqua.
La scelta di quale fattore di conversione utilizzare è stata guidata dalla volontà di
ridurre il più possibile le approssimazioni e di minimizzare gli errori che si
introducono con operazioni di ridefinizione e di riaggregazione delle categorie di
consumo o, di passaggio da fattori di conversione euro a fattori espressi in quantità.
La Tabella 4.2 sintetizza le informazioni relative ad ogni fattore per ogni singola
voce di consumo.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
137
Tabella 4.2: Fonti e tipo di elaborazione dei fattori di conversione per le differenti categorie di consumo. Per indicare le diverse fonti si le seguenti abbreviazioni
riportate nel testo.
FONTE DEI
CATEGORIA DI CONSUMO
FATTORI DI
CONVERSIONE
UNITÀ DI
MISURA
UTILIZZO
TIPO DI ELABORAZIONE
Consumi alimentari
Tutti i consumi alimentari
W3
ha/kg
diretto
Tabacchi
W3
ha/kg
diretto
Acquisto apparecchi per telefonia
W3
ha/€
rielaborato
Altri beni
Libri scolastici
Abbigliamento
Il fattore di conversione proposto faceva riferimento ad una spesa in dollari riferita al Marzo 2000 (data di riferimento di W3), per cui si è resa
necessaria una attualizzazione che tenesse conto della conversione lira/dollaro al Marzo 2000 e dell’inflazione maturata tra il 2000 e il 2001
W1
ha/€
rielaborato
Calzature
Si è utilizzato il fattore di conversione del CRAS (ricavato dal testo di Wackernagel del 1993 e attualizzato secondo i valori d’inflazione dal
1993 al 1997) e lo si è ulteriormente aggiornato dal 1997 al 2001 con gli indici di inflazione di questi anni
Elettrodomestici
Mobili e articoli di arredamento
biancheria per la casa, detersivi, pentole, posate e altro
Libri non scolastici, giornali, riviste e cancelleria
Prodotti per la cura personale
Servizi
Sanità, assicurazione vita e malattie e altro
W3
ha/€
rielaborato
Telefono
Il fattore di conversione proposto faceva riferimento ad una spesa in dollari riferita al Marzo 2000 (data di riferimento di W3), per cui si è resa
necessaria una attualizzazione che tenesse conto della conversione lira/dollaro al Marzo 2000 e dell’inflazione maturata tra il 2000 e il 2001
Tasse scolastiche
Riparazione di mobili e abbigliamento
W1
ha/€
rielaborato
Lavanderia e tintoria
Si è utilizzato il fattore di conversione del CRAS (ricavato dal testo di Wackernagel del 1993 e attualizzato secondo i valori d’inflazione dal
1993 al 1997) e lo si è ulteriormente aggiornato dal 1997 al 2001 con gli indici di inflazione di questi anni
Servizi domestici
Alberghi, pensioni e viaggi organizzati
W3
ha/€
rielaborato
Il fattore di conversione proposto faceva riferimento ad una spesa in dollari riferita al Marzo 2000 (data di riferimento di W3), per cui si è resa
necessaria una attualizzazione che tenesse conto della conversione lira/dollaro al Marzo 2000 e dell’inflazione maturata tra il 2000 e il 2001
Energia
W2
ha/Gj
diretto
Uso del suolo
W3
ha/ha
diretto
Trasporti
W1
ha/€
rielaborato
Si è utilizzato il fattore di conversione del CRAS (ricavato dal testo di Wackernagel del 1993 e attualizzato secondo i valori d’inflazione dal
1993 al 1997) e lo si è ulteriormente aggiornato dal 1997 al 2001 con gli indici di inflazione di questi anni
Carburanti
W2
ha/Gj
diretto
Consumo acqua
W4
ha/litri
diretto
Rifiuti
W3
ha/kg
diretto
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
138
LA STIMA DEI CONSUMI ISTAT ANNUALI PRO CAPITE
Per il calcolo dell’Impronta Ecologica relativa alla categoria “consumi ISTAT” ci si è
avvalsi dei dati ISTAT sui consumi mensili delle famiglie del 1999. Questi dati, in
euro, sono organizzati in due differenti formati:
•
regionali: consumi disaggregati spazialmente a livello regionale ma con scarso
dettaglio per quanto riguarda la distinzione delle voci di consumo che sono infatti
specificate solo per macrocategorie;
•
macroregionali: consumi specificati solo per macroregione geografica (la Regione
Toscana è compresa nella macroregione “Centro Italia”), ma con alto livello di
disaggregazione sulle voci di consumo. I consumi al livello macroregionale sono
ulteriormente differenziati secondo la condizione professionale.
La Tabella 4.3 indica le diverse categorie di consumi presenti nei due casi.
Tabella 4.3: Categorie di consumi presenti nei dati ISTAT a livello regionale e macroregionale.
CATEGORIE DI CONSUMI PRESENTI
PER LA REGIONE TOSCANA
Pane e cereali
Carne
Pesce
Latte formaggi e uova
Olii e grassi
Patate, frutta e ortaggi
Zucchero, caffè e drogheria
Bevande
CATEGORIE DI CONSUMI PRESENTI
PER LA MACROREGIONE CENTRO ITALIA
Pane e cereali
Pane, grissini e crackers
Biscotti
Pasta e riso
Pasticceria dolciumi
Altro
Carne
Carne bovina
Carne suina
Pollame, conigli, selvaggina
Salumi
Altra carne
Pesce
Latte formaggi e uova
Latte
Formaggi
Uova
Altro
Olii e grassi
Olio d’oliva
Patate, frutta e ortaggi
Zucchero, caffè e drogheria
Zucchero
Caffè, tè, cacao
Gelato
Altro
Bevande
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
Tabacchi
Abbigliamento e calzature
Abitazione (principale e secondaria)
Combustibili ed energia
Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa
Sanità
Trasporti
Comunicazioni
Istruzione
Tempo libero, cultura e giochi
139
Vino
Birra
Acqua minerale
Tabacchi
Abbigliamento e calzature
Abbigliamento
Calzature
Riparazione di abbigliamento e calzature
Abitazione (principale e secondaria)
Affitto
Fitto figurativo
Acqua e condominio
Manutenzione ordinaria
Manutenzione straordinaria
Combustibili ed energia
Energia elettrica
Gas
Riscaldamento centralizzato
Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa
Elettrodomestici
Mobili
Articoli di arredamento
Biancheria per la casa
Detersivi
Pentole, posate ed altre stoviglie
Tovaglioli e piatti di carta, contenitori di alluminio, ecc.
Lavanderia e tintoria
Servizi domestici
Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria
Sanità
Medicinali
Visite mediche generiche e specialistiche
Trasporti
Acquisto di auto
Acquisto di moto e scooter
Pezzi di ricambio, olio e lubrificanti
Carburanti per veicoli
Manutenzione e riparazioni
Tram, autobus e taxi
Altri trasporti
Comunicazioni
Telefono
Acquisto apparecchi per telefonia
Istruzione
Libri scolastici
Tasse scolastiche, rette e simili
Tempo libero, cultura e giochi
Giochi e giocattoli
Radio, televisione, HiFi, videoregistratore
Computer, macchine da scrivere e calcolatrici
Libri non scolastici
Giornali e riviste
Dischi, cassette e videocassette
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
Altri beni e servizi
140
Cancelleria
Abbonamento radio-televisione e internet
Lotto e lotterie
Animali domestici
Piante e fiori
Riparazioni radio, televisione, computer, ecc.
Altri beni e servizi
Prodotti per la cura personale
Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza
Argenteria, gioielleria, bigiotteria, orologi
Borse, valige ed altri effetti personali
Assicurazioni vita e malattie
Onorari liberi professionisti
Alberghi, pensioni e viaggi organizzati
Pasti e consumazioni fuori casa
Attraverso le stime di seguito spiegate, utilizzando i dati relativi alla Regione
Toscana, al Centro Italia e alla ripartizione secondo la condizione professionale, si è
effettuata una operazione di stima per ottenere dati con un alto livello di dettaglio
sulle categorie di consumo a scala provinciale.
•
Partendo dai dati demografici della Provincia di Siena si sono calcolate le
percentuali della popolazione ripartita secondo le varie categorie professionali.
•
Il consumo familiare mensile macroregionale, in funzione della composizione
percentuale della popolazione, è stato calcolato effettuando una media
ponderata sui dati ISTAT suddivisi secondo le categorie professionali.
•
Dividendo i valori delle macrocategorie a livello regionale per i corrispettivi
valori per il Centro Italia, si ottengono il fattori di proporzione necessari per
passare dai consumi pesati sulle categorie professionali macroregionali ai
rispettivi valori pesati a livello regionale.
•
Sottraendo al valore della voce principale la somma delle spese per le
sottocategorie, si ottiene la spesa relativa a una voce che è stata chiamata
“Altro”. Questa operazione è stata effettuata per ogni categoria di spesa.
Si riporta qui di seguito il calcolo esemplificato per la macrocategoria “Carne”:
•
Calcolo della voce di consumo a livello macroregionale Sp pesata attraverso le
percentuali delle categorie professionali per la Provincia di Siena (Imprenditori
e liberi professionisti 3,3%, Lavoratori in proprio 7,5%, Dirigenti e impiegati
11,4%, Operai e assimilati 19%, Ritirati dal lavoro 21,2%%, Altri in condizione
non pro-fessionale 37,6%):
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
141
n
Sp = ∑ S i ×
i
%i
100
Dove Si indica la spesa per la carne relativa alla categoria professionale i-esima e
%i indica la percentuale della categoria professionale i-esima rispetto al totale
della popolazione della Provincia.
•
Stima delle sottovoci di spesa sp della categoria Carne (Carne bovina, Carne
suina, Pollame, Conigli, Selvaggina, Salumi) per la Provincia di Siena. Si
moltiplicano le voci di spesa a livello macroregionale pesate per il fattore di
proporzionalità F:
sp = Sp ×F
•
Ripetizione del calcolo per ognuna delle sottovoci di spesa.
•
Calcolo della sottovoce “Altro” relativa al consumo di carne.
"Altro" = "carne" - ∑ sottovoci
Per arrivare alla stima della spesa pro capite annua sono stati inoltre necessari i
seguenti calcoli:
•
Calcolo dei valori medi annuali familiari (misurati in euro all’anno per famiglia)
per ogni categoria di consumo ottenuta moltiplicando i valori medi mensili per i
12 mesi dell’anno.
•
Calcolo della spesa pro capite annua (in euro pro capite all’anno) ottenuta
dividendo la spesa annua familiare per il numero medio di componenti di una
famiglia ricavato dall’ISTAT (2,7 per la Regione Toscana):
spesa annua pro capite =
Spesa annua familiare
2,7
A questo punto la procedura di calcolo dell’Impronta Ecologica si differenzia a
seconda delle categorie considerate.
1. CONSUMI DI ALIMENTI
I fattori di conversione si basano, per quanto concerne i consumi di alimenti, su
valori quantitativi del bene. È stato quindi necessario tradurre le spese di beni
alimentari da unità monetaria (euro) ad unità di massa (solitamente in peso, talvolta
in volume o in numero, come nel caso delle bevande o delle uova). A tal fine sono
stati utilizzati, per ogni voce di consumo, i prezzi medi per quella categorie di
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
142
consumo. Per le voci di consumo “Altro” si è fatto riferimento a medie dei prezzi
delle voci della stessa categoria. I risultati ottenuti sono presentati nella Tabella 4.4.
Per quanto riguarda i fattori di conversione per gli alimentari si è fatto riferimento
a quelli del gruppo W3. In relazione a ciò si è riscontrato il problema di utilizzare
categorie che fossero quanto più possibile simili a quelle utilizzate da Wackernagel,
per cui è stato necessario disaggregare e raggruppare diverse voci o anche elaborare
nuovi fattori di conversione a partire da quelli disponibili. E’ il caso delle seguenti
voci:
•
“Altro pane e cereali”
•
“Altra carne”. Partendo dall’ipotesi che il prezzo medio di questa categoria sia
stimabile come media dei prezzi delle altre categorie il fattore di conversione è
stato stimato come valore medio dei fattori di conversione delle altre categorie
di consumo di carne.
•
“Altro latte, formaggi e uova”. Anche qui il fattore di conversione è calcolato
come media tra i fattori relativi alle categorie formaggio e latte (considerando 1
litro di latte equivalente a 1 kg)
•
“Gelati”. Ottenuto come media fra i fattori relativi al latte e allo zucchero.
•
“Altro zucchero, caffè e drogheria”. Si è effettuata una media dei fattori di
zucchero, caffè/tè e cacao, escludendo la voce gelati in quanto già media di
altre voci.
•
“Altre bevande”. Si è calcolata la media dei fattori relativi alle voci vino, birra e
acqua minerale
Partendo dai fattori di conversione così ricavati, si è fatta l’ipotesi che buona parte
dei prodotti alimentari consumati dagli abitanti della Provincia di Siena non sia di
origine locale o sia fuori stagione o, ancora, risulti provvista di imballaggio. A partire
da tale ipotesi, seguendo W3, sono stati ritoccati tutti i fattori di conversione per gli
alimentari.
Moltiplicando i diversi consumi di alimenti per i rispettivi fattori di conversione si
sono ottenute le aree di superficie ecologicamente produttive utilizzate dalla
Provincia di Siena per soddisfare i propri consumi alimentari. Tali superfici sono
relative all’uso di terreno per energia, agricolo, pascoli e mare.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
143
Tabella 4.4: Consumi alimentari per la regione Toscana in euro pro capite all’anno e
prezzi medi per unità di riferimento.
Consumi per la regione
Toscana
(€ / pro capite anno)
268,60
108,16
34,91
60,82
39,18
25,50
418,31
188,75
37,13
88,89
83,96
19,55
138,88
215,58
70,07
99,75
18,69
27,05
81,00
62,67
18,32
297,90
148,90
149,00
117,90
15,92
53,36
22,05
26,56
162,38
52,97
12,67
53,12
43,78
77,79
250,27
Categoria di consumo
Pane e cereali
Pane, grissini e crackers
Biscotti
Pasta e riso
Pasticceria dolciumi
Altro pane e cereali
Carne
Carne bovina
Carne suina
Pollame, conigli, selvaggina
Salumi
Altra carne
Pesce
Latte formaggi e uova
Latte
Formaggi
Uova
Altro latte, formaggi e uova
Olii e grassi
Olio d’oliva
Burro e altro
Patate, frutta e ortaggi
Frutta
Altro patate, frutta e ortaggi
Zucchero, caffè e drogheria
Zucchero
Caffè, tè, cacao
Gelato
Altro zucchero, caffè e drogheria
Bevande
Vino
Birra
Acqua minerale
Altre bevande
Tabacchi
Pasti e consumazioni fuori casa
Prezzi medi per unità di
riferimento
(€/ kg)
1,86
4,65
1,02
9,77
1,02
8,37
6,04
5,81
13,85
8,52
10,23
0,93
10,70
0,18
5,81
5,58
5,58
1,86
1.86
0,88
7,44
6,98
2,77
0,74
0,74
0,74
0,74
14,41
14,41
2. CONSUMI DI BENI NON ALIMENTARI E SERVIZI
Per queste categorie di consumo sono stati utilizzati i fattori di conversione di W1 e
W3 applicando le correzioni segnalate nella Tabella 4.2.
A partire dai dati sui consumi e dai fattori di conversione si sono calcolate le
estensioni delle diverse componenti dell’Impronta Ecologica. Il terreno per energia è
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
144
quello che fornisce la percentuale più significativa di Impronta Ecologica perché
conteggia tutta l’energia impiegata per la lavorazione ed il trasporto di tali beni o
per l’esecuzione dei servizi considerati. Questo tipo di consumi, inoltre, incrementa
l’Impronta Ecologica delle seguenti tipologie di terreno: pascoli, terreno agricolo
(categoria “Abbigliamento e Calzature”), foreste (categorie “Alberghi, pensioni e
viaggi organizzati”, “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, “Tempo libero,
cultura e giochi”) e superficie degradata (categorie “Sanità”, “Comunicazione”,
“Istruzione”).
3. CONSUMO DI ENERGIA
L’impronta Ecologica relativa all’energia conteggia il consumo di energia elettrica,
il consumo di carburanti per il trasporto privato e i consumi per il riscaldamento e usi
civili.
I dati a cui si fa riferimento forniscono il quantitativo di fonte primaria o secondaria
utilizzata per produrre le diverse tipologie d’energia. In realtà per raggiungere una
maggiore precisione del calcolo dei consumi si è deciso di tenere conto anche delle
perdite subite durante la produzione, la trasformazione o il trasporto (per esempio
nel caso dell’energia elettrica) della fonte energetica considerata. Il valore della
reale quantità di fonte energetica consumata è stato fatto proporzionando gli
impieghi finali di ogni singola fonte con il consumo lordo di fonte primaria o
secondaria, cioè con una voce che tenesse conto, al suo interno, delle perdite subite.
Tutti questi valori sono stati direttamente ricavati dal BEN (Bilancio Energetico
Nazionale) 1999, il quale fornisce la ripartizione dei consumi di energia lordi e di
quelli al netto delle perdite, secondo la fonte energetica primaria (solidi, gas
naturale, petrolio, energie rinnovabili, energia elettrica).
I fattori di conversione utilizzati per passare dal consumo energetico espresso in GJ
(Gigajoule) alla corrispondente superficie in ettari sono quelli elaborati da
Wackernagel nello studio W2 per le diverse fonti primarie di energia (combustibili
fossili solidi, combustibili fossili liquidi, combustibili fossili gassosi, biomassa, energia
idroelettrica) e sono espressi in ha/GJ.
Il fattore di conversione per l’energia elettrica ha richiesto una procedura di calcolo
particolare poiché l’impatto ambientale generato dall’utilizzo di energia elettrica
dipende dalle modalità con cui essa viene prodotta.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
145
Per stimare in maniera corretta anche questa componente dell’Impronta Ecologica
si è considerata la composizione percentuale delle fonti energetiche utilizzate per la
produzione di energia elettrica in Italia, giungendo così a calcolare il fattore di
conversione di 1 GJ di energia elettrica prodotta con il mix nazionale. L’energia
elettrica italiana viene prodotta dalle seguenti fonti: idroelettrica (19,3%),
termoelettrica (79,0%), geotermoelettrica, biomasse, eolico, fotovoltaico, ecc.
(1,7%). A partire da questi dati, ricavati dal BEN (1999) e tenendo conto della
percentuale media di perdite di energia elettrica dovute alle differenti tipologie di
produzione e al trasporto (ricavate anch’esse a partire dal BEN 1999) si è quindi
calcolato il fattore di conversione per l’energia elettrica con mix italiano.
È bene sottolineare che il calcolo dell’Impronta Ecologica media per chilowattora è
stato eseguito su base nazionale e non per il sistema territoriale della Provincia di
Siena o della Regione Toscana, dove sussistono percentuali di produzione di energia
elettrica a partire da fonti rinnovabili (prima fra tutte il geotermico) decisamente
superiori alla media italiana. Questo deriva dal fatto che l’energia elettrica non può
essere immagazzinata e, all’atto della produzione, viene immessa direttamente nella
rete nazionale: ogni utenza che preleva elettricità dalla rete utilizza quindi energia
elettrica prodotta con il mix nazionale.
4. USO DEL SUOLO
Per la stima della superficie direttamente utilizzata dagli abitanti della Provincia di
Siena, si sono utilizzati i dati elaborati dalla copertura GIS del CORINE Land Cover
tagliata sul territorio della Provincia di Siena. Da questa banca dati geografica sono
state selezionate le categorie di uso del suolo con una tipologia di consumo
ascrivibile ai singoli cittadini. Le voci che sono state utilizzate e i valori pro capite
ottenuti sono elencati nella Tabella 4.5.
L’uso del suolo va a influire sulla componente di Impronta Ecologica legata al
terreno degradato e sulla componente di Impronta Ecologica legata al terreno per
energia per quanto riguarda le due categorie di terreno edificato. Questa scelta è
stata presa per tener conto dell’energia necessaria per la costruzione e il
mantenimento nel periodo di vita dell’edificio. Il fattore di conversione utilizzato in
questo caso è quello proposto da Wackernagel nel lavoro W3. Tale fattore è stato
calcolato dall’autore analizzando il ciclo di vita di un edificio canadese di 350 m2
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
146
abitabili, considerandone una durata media di 70 anni e un consumo energetico pari
a 1.310 GJ. Si tratta senza dubbio di una approssimazione non del tutto
soddisfacente perché non coglie pienamente la struttura media delle abitazioni
italiane e toscane nella fattispecie. In mancanza di calcoli e studi migliori si è
comunque deciso di utilizzare tale fattore.
Tabella 4.5: Uso del suolo per i consumi locali e voci accorpate in ogni
categoria.
Categorie di uso del suolo
Superficie
[ha/(ab anno)]
Superficie degradata edificata per usi civili
0,017160339
Superficie degradata non edificata per usi civili (giardini privati, ecc.)
Superficie degradata edificata per usi commerciali e servizi (negozi, centrali
elettriche, edifici amministrazione pubblica, ecc.)
Superficie degradata non edificata per usi commerciali e servizi
(infrastrutture, strade, porti, ecc.)
0,000252152
0,000118017
0,000728713
5. ACQUA
Il consumo d’acqua è stato suddiviso in due voci: “Acqua erogata per usi civili e
commerciali” che tiene conto della quantità d’acqua utilizzata per usi pubblici e per
abitazioni e negozi, e la voce “Acqua dispersa per usi civili e commerciali (non
conteggiata nell'acqua erogata)”.
Per ottenere il valore dell’Impronta Ecologica relativo al consumo di acqua si è
considerata solo l’energia necessaria per trattare, trasportare in condutture,
distribuire e, quando applicabile, riscaldare l’acqua. Facendo riferimento alle
indicazioni fornite in W4, si è considerato per ogni megalitro (1 milione di litri) di
acqua l’emissione di 370 kg di CO2. Con queste premesse l’Impronta Ecologica
relativa ad ogni megalitro può essere derivata applicando il valore dell’Impronta
della CO2:
Impronta Ecologica = 370 • 0,00019 • 1,17 = 0,08 ha/anno
Dove:
0,00019 è l’area necessaria per assorbire un kg di CO2;
1,17 è il fattore di equivalenza per la foresta.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
147
6. RIFIUTI
Per il calcolo dell’Impronta Ecologica relativa ai rifiuti prodotti nella Provincia di
Siena ci si è potuti avvalere dei dati in kg di produzione di Rifiuti Solidi Urbani (RSU)
indifferenziati e di rifiuti da Raccolta Differenziata suddivisi secondo le categorie
merceologiche presentate nella Tabella 4.6.
Il calcolo è stato suddiviso in due parti:
•
La prima parte ha permesso di valutare la componente di Impronta Ecologica
legata alla quantità di Rifiuti Solidi Urbani (RSU) indifferenziati. Per ottenere tale
componente sono stati applicati i fattori di conversione ottenuti a partire da W3
considerando una percentuale di raccolta differenziata pari a 0 (cioè l’unico
valore considerabile per gli RSU indifferenziati).
Tabella 4.6: Categorie merceologiche valutate nel calcolo dell’Impronta
Ecologica per tipologia di rifiuto.
RSU indifferenziato
Rifiuto da Raccolta Differenziata
Carta
Carta
Alluminio
Alluminio
Metalli ferrosi
Metalli ferrosi
Vetro
Vetro
Plastica
Plastica
Organico
Organico
Altro
Altro
•
La seconda parte del calcolo ha preso in considerazione le quantità di rifiuti da
Raccolta Differenziata. A queste quantità in kg sono stati applicati i fattori di
conversione derivati anch’essi da W3, riferiti però, in questo caso, alla sola
raccolta differenziata (utilizzando quindi, nella matrice di calcolo proposta da
Wackernagel, una percentuale di raccolta differenziata del 100%).
Non si può stimare l’influenza della frazione organica in quanto non esistono, a
tutt’oggi, gli strumenti per valutarne l’Impronta Ecologica.
L’Impronta Ecologica relativa alla produzione di rifiuti conteggia esclusivamente le
tipologie di terreno per l’energia e di superficie degradata, fatto salvo il caso di
terreno per foreste nel caso della carta.
CALCOLO DELL’IMPRONTA ECOLOGICA E DELLA BIOCAPACITÀ
Sommando le superfici ottenute per le diverse categorie di consumo si ottiene il
valore dell’Impronta Ecologica totale della Provincia di Siena. Come già specificato
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
148
nel paragrafo 4.1, per rendere confrontabili e sommabili tra loro le diverse
componenti di terreno ecologicamente produttivo, è necessario introdurre una
operazione di pesatura che consiste nel moltiplicare le aree dei sei diversi tipi di
terreno per i pesi (i fattori di equivalenza di cui si raccomanda l’applicazione nel
Criterio 3 del Rapporto Finale redatto per il Progetto Indicatori Comuni Europei
EUROCITIES e qui riportato nel paragrafo 4.3) proporzionali alla loro produttività
media mondiale. Il valore di Impronta Ecologica che si ricava in questo modo non è
più espresso in ettari bensì in unità di superficie o, meglio, in ettari equivalenti (ha
eq).
Parallelamente al calcolo dell’Impronta Ecologica, è stato realizzato anche quello
della biocapacità che rappresenta l’estensione totale di territorio ecologicamente
produttivo presente nell’area, ossia la capacità di erogazione di servizi naturali a
partire dagli ecosistemi locali.
Partendo dai dati sull’uso del suolo (CORINE Land Cover) per la Provincia di Siena i
diversi tipi di uso del suolo sono stati aggregati nelle sei categorie di terreno
ecologicamente produttivo considerate. La Tabella 4.7 riporta la ripartizione
adottata e i valori pro capite per ogni categoria.
Tabella 4.7: Categorie di terreno ecologicamente produttivo.
Categoria di uso del suolo
SUPERFICIE AGRICOLA
SUPERFICIE A PASCOLI
SUPERFICIE A FORESTE (include anche i territori per l’energia)
SUPERFICIE DEGRADATA
Edificata per usi civili
Non edificata per usi civili
Edificata per usi commerciali e servizi
Non edificata per usi commerciali e servizi
SUPERFICIE ACQUE
Superficie
[ha/(ab anno)]
0,735723817
0,091932605
0,644069672
0,024580481
0,003894431
La biodiversità viene inclusa nel calcolo della biocapacità della Provincia di Siena
utilizzando la stima classica che conteggia una percentuale del territorio pari al 12%
da sottrarre alle aree ecologicamente disponibili per stimare la biocapacità locale.
Anche per la stima della biocapacità si è eseguita l’operazione di pesatura
attraverso i fattori di equivalenza. In tale modo anche questa quantità viene ad
essere espressa in ettari equivalenti (ha eq) e può quindi essere confrontata con i
valori dell’Impronta Ecologica.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
149
4.6 AGGREGAZIONE E PRESENTAZIONE DEI RISULTATI
I risultati sull’Impronta Ecologica relativi alla Provincia di Siena sono stati aggregati
e presentati secondo due ripartizioni. Nella prima l’Impronta Ecologica è suddivisa
secondo le categorie di consumo che la compongono, nella seconda si è effettuata
una suddivisione più amministrativa nella quale i consumi sono ripartiti a seconda che
competano al singolo cittadino o all’amministrazione locale. E’ importante tener
presente che non si tratta di voci diverse bensì di differenti raggruppamenti delle
stesse voci.
AGGREGAZIONE PER CONSUMI
I risultati sono stati aggregati secondo le seguenti categorie:
•
Consumi alimentari. Questa categoria comprende quella parte di consumi ISTAT
relativi agli alimenti, sono inclusi anche i pasti fuori casa.
•
Abitazioni. La categoria comprende l’uso del suolo relativo al terreno edificato e
non edificato per usi civili e commerciali, il consumo di energia per le abitazioni
(energia elettrica, gas, gasolio, gpl), il consumo di acqua e le spese relative alle
attrezzature turistiche come alberghi e pensioni.
•
Trasporti. I trasporti sono suddivisi in trasporti pubblici e privati; i secondi
comprendono i consumi di carburante e le spese relative all’acquisto, gestione e
manutenzione del veicolo.
•
Altri
beni.
La
voce
comprende
le
seguenti
sottocategorie:
Tabacchi,
Abbigliamento e calzature, Mobili, Elettrodomestici e Servizi per la Casa,
Comunicazioni, Sanità e Istruzione, Tempo libero, Cultura e giochi, Altri beni.
•
Servizi. Questa categoria comprende le spese relative a tutta una serie di servizi
di utilizzo quotidiano, più il consumo di energia per usi commerciali, per il
settore terziario e per i servizi. Le voci considerate sono elencate in Tabella 4.8.
•
Rifiuti.
L’impronta
ecologica
relativa
indifferenziati e da quelli differenziati.
SPIN-ECO
ai
rifiuti
è
composta
dai
rifiuti
Impronta Ecologica
150
Tabella 4.8: Voci di consumo per la categoria che costituiscono
l’Impronta Ecologica relativa ai servizi.
Riparazioni di abbigliamento e calzature
Lavanderia e tintoria
Servizi domestici
Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria
Visite mediche generiche e specialistiche
Altro sanità
Telefono
Altro comunicazioni
Tasse scolastiche, rette e simili
Altro istruzione
Abbonamento radio-televisione e internet
Lotto e lotterie
Riparazioni radio, televisore, computer ecc.
Altro tempo libero, cultura e giochi
Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza
Assicurazioni vita e malattie
Onorari liberi professionisti
Altro altri beni e servizi
Energia elettrica per amministrazione pubblica
Energia elettrica per commercio e altri servizi
Gasolio per amministrazione pubblica, altri servizi e commercio
Gas per usi commerciali
Gpl per terziario
AGGREGAZIONE PER COMPETENZE
Per facilitare la lettura e l’interpretazione dei dati da parte delle Amministrazioni
Locali e, soprattutto, per offrire uno strumento che possa risultare davvero utile nel
delineare la situazione della sostenibilità della Provincia di Siena ed efficace nel
progettare azioni di pianificazione ispirate ai principi dello sviluppo sostenibile si è
deciso di presentare i risultati dell’Impronta Ecologica suddivisi non solo secondo le
“classiche” tipologie dei consumi, ma anche secondo una nuova suddivisione. La
finalità è quella di distinguere i contributi dell’Impronta Ecologica dovuti ad
abitudini, azioni e comportamenti del singolo cittadino da quelli che dipendono o
possono essere almeno parzialmente influenzati, in maniera più o meno diretta, dalle
politiche e dalle decisioni della Pubblica Amministrazione.
1. Impronta Ecologica di competenza del cittadino. E’ costituita da tre voci:
consumi di alimenti, altri beni e servizi privati, abitazioni. Nella categoria altri
beni e servizi sono incluse le voci elencate nella Tabella 4.9. Infine i consumi
relativi all’abitazione comprendono il consumo di superficie, i consumi di
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
151
energia per uso domestico, di acqua e le spese relative alle attrezzature
turistiche come alberghi e pensioni.
Tabella 4.9: Voci di spesa che compongono la categoria di consumo “Altri beni e servizi”.
Altri beni
Servizi
Tabacchi
Riparazioni di abbigliamento e calzature
Abbigliamento e calzature
Lavanderia e tintoria
Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa
Servizi domestici
Comunicazioni, sanità e istruzione
Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria
Tempo libero, cultura e giochi
Telefono
Altri beni e servizi
Altro comunicazioni
Lotto e lotterie
Riparazioni radio, televisore, computer ecc.
Altro tempo libero, cultura e giochi
Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza
Assicurazioni vita e malattie
Onorari liberi professionisti
Altro altri beni e servizi
2. Impronta Ecologica di competenza della Pubblica Amministrazione. Comprende le
seguenti categorie di consumo: riscaldamento e servizi pubblici, trasporti, rifiuti.
Le voci incluse in queste tre categorie sono elencate in Tabella 4.10.
Tabella 4.10: Voci di spesa che compongono le categorie di consumo “riscaldamento e servizi
pubblici”, “trasporti”, “rifiuti”.
Riscaldamento e servizi pubblici
Riscaldamento
Altri consumi di energia per servizi
pubblici e usi commerciali
Uso del suolo per per servizi pubblici e
usi commerciali
Altri servizi pubblici: Sanità, Istruzione,
Comunicazioni
Trasporti
TRASPORTO PUBBLICO
Rifiuti
Rifiuti Solidi Urbani indifferenziati
TRASPORTO PRIVATO:
Carburante
Altro
Rifiuti Solidi Urbani differenziati
4.7 DISCUSSIONE DEI RISULTATI
Si consideri anzitutto il valore dell’Impronta Ecologica del territorio in esame. La
Tabella 4.11 ne riporta i risultati in valori assoluti (ha equivalenti) e pro capite,
insieme alla superficie provinciale, alla biocapacità e al deficit ecologico con cui è
bene confrontare l’Impronta Ecologica per interpretarne correttamente i risultati.
Anche se si è riportato in Tabella il valore della superficie totale della Provincia
(l’estensione effettivamente esistente) è bene sottolineare che un confronto
coerente e significativo può essere fatto solo tra le misure di Impronta Ecologica,
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
152
biocapacità e deficit ecologico, perché sono tutte grandezze pesate rispetto alla
bioproduttività media mondiale.
Tabella 4.11: I valori della superficie totale, della biocapacità, dell’Impronta Ecologica e del
deficit ecologico riferiti alla Provincia di Siena e riportati in valori assoluti e pro capite.
Superficie totale
379.508,8
ha
Superficie totale pro-capite
1,50
ha/ab
Biocapacità
1.451.782,7
ha eq.
Biocapacità pro-capite
5,74
ha eq./ab
Impronta Ecologica
1.466.153,7
ha eq.
Impronta Ecologica pro-capite
5,80
ha eq./ab
-14.370,9
ha eq.
Deficit Ecologico pro-capite
-0,06
ha eq./ab
Deficit Ecologico
Una prima analisi da compiere è il confronto fra la biocapacità locale, che
conteggia l’estensione dei territori ecologicamente produttivi presente nella
Provincia, ossia la capacità di erogazione di servizi naturali a partire dagli ecosistemi
locali, e l’Impronta Ecologica che fornisce una stima dei servizi ecologici richiesti
dalla popolazione locale. Dei 1.466.153,7 ettari equivalenti di superficie ecologica
richiesti dagli abitanti della Provincia di Siena, la bioproduttività locale riesce a
coprirne 1.451.782,7 ossia il 99,0% (Figura 4.4). Partendo da questi dati è possibile
definire un vero e proprio bilancio ambientale e stimare il deficit/surplus ecologico
sottraendo alla biocapacità l’Impronta Ecologica. Questo calcolo porta al risultato di
–14.370,9 ettari equivalenti: si tratta di un valore negativo, ossia di una situazione di
deficit ecologico che è proporzionale al 1,0% della domanda di servizi ecologici, ossia
dell’Impronta Ecologica (Figura 4.4). C’è da dire che questo tipo di analisi comporta
un errore di misura sicuramente superiore all’1%, per cui i valori della biocapacità e
dell’Impronta Ecologica sono da considerare praticamente equivalenti.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
Biocapacità
153
Impronta
Ecologica
Deficit
Ecologico
Figura 4.4: Sono mostrate, da sinistra verso destra tre immagini della Provincia di Siena, proporzionali
rispettivamente alla biocapacità (in bianco), all’Impronta Ecologica (in grigio) e al deficit ecologico (in
nero).
Passando ai dati pro capite si ottiene per la biocapacità un valore di 5,74 ha eq pro
capite, che, a fronte di un'Impronta Ecologica di 5,80 ha eq pro capite, provoca un
deficit ecologico di –0,06 ha eq pro capite. Un confronto con i valori medi dell’Italia
(vedi Tabella 4.12), derivati dal calcolo del Living Planet Report, mostrano una
biocapacità media di 1,92 ha eq pro capite ed un deficit ecologico di –3,59 ha eq pro
capite. La biocapacità media italiana è quindi in grado di coprire solo il 34,8%
dell’Impronta Ecologica lasciando un deficit ecologico pari al 65,2%, una situazione
percentualmente nettamente peggiore di quella della Provincia di Siena, che indica
come la carrying capacity dell’Italia sia abbondantemente superata, mentre il livello
di popolazione e consumi in Provincia di Siena sia ancora entro limiti accettabili.
Ritornando a considerare il valore finale totale dell’Impronta Ecologica per persona
(5,8 ha eq pro capite) e comparandolo con quello ricavato per la media italiana dal
Living Planet Report 2000 che fornisce per l’Italia 5,51 ha eq pro capite, emerge
come l’Impronta Ecologica della Provincia di Siena risulta essere del 5% superiore a
quella italiana.
Per giudicare il risultato bisogna considerare che la comparabilità tra i due valori
non è totale, poiché si tratta di due studi a scale molto differenti (provinciale–
nazionale) che quindi utilizzano metodologie e approssimazioni diverse tra loro. Un
confronto tra i due valori è quindi lecito se si tengono presenti queste limitazioni.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
154
Dalla comparazione con la media italiana si può affermare che la Provincia di Siena
ha un’Impronta Ecologica lievemente superiore alla media nazionale, che, a sua volta
si colloca al 26° posto su 152 nazioni (Living Planet Report 2000), ossia ad un livello
di elevata Impronta Ecologica, di gran lunga superiore alla biocapacità media
mondiale. I residenti all’interno del territorio provinciale consumano quindi, in
media, beni e servizi (e quindi fruiscono in maniera diretta e/o indiretta di servizi
naturali) in misura un po’ superiore alla media italiana, oltrepassando di gran lunga
la soglia media di consumi ed emissioni sostenibili a livello mondiale. Purtroppo tutte
le nazioni industrializzate, caratterizzate da stili di vita basati sui consumi e su alti
utilizzi delle risorse naturali, sono accomunate da valori simili dell’Impronta
Ecologica.
Comparando i risultati delle singole categorie di terreno ecologicamente produttivo
(vedi Tabella 4.12) emerge come la Provincia di Siena risulti avere un’Impronta
Ecologica minore della media italiana rispetto al terreno agricolo, ai pascoli e alla
superficie marina, mentre il consumo medio di terreno per l’energia e le foreste e la
superficie degradata risultano superiori nel caso nazionale.
Dobbiamo però sottolineare che abbiamo ipotizzato che tutta l’energia elettrica
utilizzata provenga dalla rete elettrica nazionale (con il suo carico di CO2 emessa dal
termoelettrico), mentre è stato trascurato il fatto che la Provincia di Siena riesce a
soddisfare le proprie necessità elettriche con produzioni a bassissima emissione di
gas serra. In questo caso la richiesta di terreno per energia diminuirebbe
drasticamente.
Tabella 4.12. Confronto fra Italia e Provincia di Siena, per categorie di terreno ecologicamente
produttivo che compongono l’Impronta Ecologica. Il terreno per l’energia è stato accorpato alle foreste
giacché si tratta in ogni caso di terreno boschivo atto a riassorbire la CO2 emessa.
Energia
Foreste
Agricolo
Pascoli
Sup.
degradata
Mare
TOTALE
Biocapacità
Deficit
ecologico
Italia
2.7
1,33
1,24
0,16
0,08
5,51
1,92
-3,59
Provincia
di Siena
4.29
0,73
0.52
0.20
0.04
5.8
5.74
-0.06
Analizzando la Figura 4.5 sull’Impronta Ecologica per categoria di terreno, risulta
evidente la grande percentuale di terreno utilizzato per usi energetici. Questa
rappresenta l’estensione di foresta necessaria per riassorbire tutte le emissioni di
CO2 causate dall’utilizzo di energia da parte degli abitanti della Provincia di Siena. Si
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
155
noti che, all’interno di questa categoria, sono conteggiati sia gli usi diretti di
energia, come i consumi di carburante per la mobilità o il riscaldamento, o gli usi di
combustibili fossili per la produzione di energia elettrica, sia quelli indiretti, ossia
l’energia impiegata nella fabbricazione e nel trasporto dei beni consumati e quella
utilizzata nell’esecuzione dei servizi fruiti.
Impronta Ecologica della Provincia di Siena per categorie di terreno
Pascoli
9%
Foreste Sup. degradata
3%
6%
Mare
1%
Agricolo
13%
Energia
68%
Figura 4.5: La ripartizione percentuale dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle differenti
categorie di terreno ecologicamente produttivo.
Più in generale, è possibile affermare che la Provincia di Siena segue un trend
tipico delle nazioni industrializzate, in cui una buona parte (tra uno e due terzi)
dell’Impronta Ecologica è imputabile al consumo di energia. Politiche di risparmio
energetico e di aumento dell’efficienza nella produzione di beni e servizi potrebbero
aiutare a ridurre questa componente dell’Impronta Ecologica.
Un altro contributo decisivo all’abbattimento dell’impatto ambientale dovuto alla
CO2 (e di conseguenza alla riduzione della componente energia dell’Impronta
Ecologica) si focalizza a monte del processo di utilizzo dell’energia e va a toccare la
fase di produzione, che avviene in gran parte utilizzando combustibili fossili.
É utile sottolineare che questo studio è stato realizzato considerando la Provincia
di Siena come un qualsiasi utente della rete nazionale che distribuisce energia
elettrica prodotta principalmente da fonti non-rinnovabili. La Provincia di Siena,
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
però,
riesce
156
a
produrre
annualmente
una
quantità
di
energia
elettrica,
prevalentemente da fonte geotermica, atta a soddisfare quasi completamente la
propria richiesta. Ovviamente, se si tenesse conto di questa composizione per
l’energia elettrica i calcoli porterebbero ad un valore inferiore di Impronta
Ecologica.
L’incentivazione
dell’uso
di
fonti
energetiche
rinnovabili,
in
aggiunta
all’idroelettrico, porterebbe un grande contributo verso una fruizione più sostenibile
(o meglio, meno insostenibile) dell’energia. Infine, una riduzione dell’uso da parte
dei cittadini e delle amministrazioni di energia diretta (per spostamenti,
riscaldamento, illuminazione, elettrodomestici, ecc.) e indiretta (consumo di beni
che sono stati prodotti utilizzando energia) potrebbe rappresentare l’unica soluzione
capace di agire direttamente sulle cause prime dell’insostenibilità.
È interessante analizzare la composizione dell’Impronta Ecologica in termini di
categorie di terreno ecologicamente produttivo non solo per quanto riguarda il valore
totale, ma anche per le singole categorie di consumo.
Impronta Ecologica per categorie di terreno
4,00
ha eq pro capite
3,50
3,00
2,50
2,00
1,50
1,00
0,50
0,00
Energia
Consumi alimentari
Agricolo
Abitazioni
Pascoli
Foreste
Trasporti
Sup.
degradata
Altri beni
Mare
Servizi
Rifiuti
Figura 4.6. La ripartizione dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle categorie di terreno
ecologicamente produttivo e di consumo. Tutti i valori sono in ha eq pro capite.
La Figura 4.6 mostra quali sono le categorie di consumo che più contribuiscono alla
componente energia dell’Impronta Ecologica: si tratta dei trasporti e delle
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
157
abitazioni, due settori ad alto utilizzo di energia, come sarà confermato anche dalla
Figura 4.7.
L’IMPRONTA ECOLOGICA PER TIPOLOGIA DI CONSUMO
La ripartizione dell’Impronta Ecologica per tipologia di consumo permette di
focalizzare meglio l’origine dei diversi contributi e quindi di indagare le cause della
insostenibilità ambientale.
La Figura 4.7 riporta tale ripartizione, da cui emerge che il contributo maggiore
(33,8%) è causato dai consumi alimentari, seguito dai trasporti (22,5%) e dalle
abitazioni (16,3%).
Impronta Ecologica per categorie di consumo
Servizi
10,1%
Rifiuti
8,8%
Consumi alimentari
33,8%
Altri beni
8,5%
Trasporti
22,5%
Abitazioni
16,3%
Figura 4.7. La ripartizione percentuale dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle differenti
categorie di consumo.
È interessante analizzare ulteriormente quali sono le categorie che maggiormente
contribuiscono all’Impronta Ecologica perché questo può aiutare a individuare le reali
cause dell’impatto ambientale e invogliare a intraprendere azioni correttive.
La Figura 4.8 mostra che la componente energia ha il peso maggiore in tutte le
categorie in particolare arriva a sfiorare la quasi totalità per quanto concerne i
trasporti, le abitazioni e i servizi.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
158
Impronta Ecologica per categorie di consumo
Energia
Rifiuti
Agricolo
Servizi
Pascoli
Altri beni
Foreste
Trasporti
Abitazioni
Sup.
degradata
Consumi alimentari
0.0
Mare
0.5
1.0
1.5
2.0
ha eq pro capite
Figura 4.8. La ripartizione dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle categorie di consumo e di
terreno ecologicamente produttivo. Tutti i valori sono in ha eq pro capite.
Si analizzeranno, ora, più nel dettaglio i consumi alimentari; si può notare, che
nella ripartizione dell’Impronta Ecologica, giocano un ruolo importante sia il
contributo di terreno per l’energia, sia quello di terreno agricolo e di pascoli. Si
tratta di un risultato atteso perché la maggior parte dei prodotti ricavati
dall’agricoltura e dall’allevamento è finalizzato ai consumi alimentari, ad eccezione
di fibre animali (lana, seta) e vegetali (iuta, cotone) destinate al settore tessile. Per
dettagliare ulteriormente l’analisi dei risultati si è guardato all’Impronta Ecologica
totale differenziata per singola categoria di consumo alimentare. La Figura 4.9 ne
riporta i risultati: emerge chiaramente il picco dovuto alla carne bovina, che è
generato sia dagli alti consumi di questo alimento (3,75 volte superiori alla carne
suina e ai salumi e del 47% superiori al pollame, conigli e selvaggina) sia soprattutto
all’alto valore di Impronta Ecologica che si ha per ogni kg di carne bovina consumata.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
159
Impronta ecologica dei consumi alimentari
Pane, grissini e crackers
Biscotti
Pasta e riso
Pasticceria e dolciumi
Altro pane e cereali
Carne bovina
Carne suina
Pollame, conigli e selvaggina
Salumi
Altra carne
Pesce
Latte
Formaggi
Uova
Altro latte, formaggii e uova
Olio di oliva
Altri oli e grassi
Frutta
Altro patate, frutta e ortaggi
Zucchero
Caffè, tè e cacao
Gelati
Altro zucchero, caffè e drogheria
Vino
Birra
Acqua minerale
Altre bevande
Pasti e consumazioni fuori casa
0.00
0.05
0.10
0.15
0.20
0.25
ha eq pro capite
Figura 4.9: Impronta Ecologica dei consumi alimentari.
SPIN-ECO
0.30
0.35
0.40
Impronta Ecologica
160
È interessante notare, parallelamente, il basso valore dovuto alla categoria patate,
frutta e ortaggi, pur avendo un consumo in kg di 4,5 volte maggiore rispetto a quello
di carne bovina. Questo è dovuto alla limitata estensione di terreno che è necessario
utilizzare per far crescere vegetali rispetto all’area che si dovrebbe avere per
ricavare lo stesso quantitativo di calorie allevando animali. Una dieta equilibrata che
comprenda carne ma anche vegetali e frutta risulta quindi a minore Impronta
Ecologica rispetto ad un regime alimentare basato sul forte consumo di carne e altri
prodotti di origine animale quali i latticini e le uova.
L’IMPRONTA ECOLOGICA PER COMPETENZE
Come spiegato nel paragrafo “Aggregazione e presentazione dei risultati”, si è
deciso di presentare i risultati dell’Impronta Ecologica suddivisi non solo per le
categorie classiche, ossia secondo le tipologie dei consumi o dei tipi di terreno
ecologicamente produttivo, ma anche secondo una suddivisione relativa alle
competenze. La finalità di questa ripartizione è di distinguere i contributi
dell’Impronta Ecologica dovuti ad abitudini, azioni e comportamenti del singolo
cittadino da quelli che dipendono o possono essere almeno parzialmente influenzati,
in maniera più o meno diretta, dalle politiche e dalle decisioni della Pubblica
Amministrazione.
La Figura 4.10 presenta la suddivisione generale “per competenze”, da cui emerge
che la Pubblica Amministrazione potrebbe (almeno teoricamente) influenzare, in
modo diretto o indiretto il 40,2% circa delle cause dell’Impronta Ecologica della
Provincia di Siena. Per quanto riguarda la componente di competenza del singolo
cittadino l’Amministrazione Pubblica può puntare ad azioni di riduzione indiretta
dell’Impronta Ecologica attraverso azioni informative e educative mirate a ridurre i
consumi medi dei cittadini.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
161
Impronta Ecologica per competenze
EF di competenza
del cittadino
59,8%
EF di competenza
della pubblica
amministrazione
40,2%
Figura 4.10: La ripartizione dell’Impronta Ecologica “per competenze”.
Passiamo ora ad analizzare con più dettaglio quella parte di Impronta Ecologica
causata direttamente dalla Pubblica Amministrazione o da pratiche ed azioni su cui
essa può esercitare un qualche tipo di controllo. La Figura 4.11 mostra la ripartizione
nelle sottocategorie ed il loro peso relativo.
Impronta Ecologica ripartita per competenze
Trasporti
22,5%
Rifiuti
8,8%
EF di competenza del
cittadino
59,8%
EF competenza
Amministrazione
40,2%
Riscaldamento e
servizi pubblici
8,9%
Figura 4.11: La ripartizione dell’Impronta Ecologica “per competenze”: la parte a carico della Pubblica
Amministrazione è ulteriormente dettagliata nelle sottocategorie.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
162
Si ritrovano qui voci precedentemente già viste, poiché, è bene ricordarlo, la Figura
4.11 non presenta i risultati di un calcolo differente bensì solo un modo diverso di
suddividere e raggruppare i diversi contributi dell’Impronta Ecologica. Il grafico fa
risaltare con grande evidenza diversi punti nevralgici.
•
Il problema del trasporto che, da solo, contribuisce per oltre la metà
dell’Impronta Ecologica “di competenza” dell’Amministrazione Pubblica. Questo
sottolinea la presenza di un sistema locale di trasporto delle persone (il trasporto
merci non è conteggiato in questa categoria) chiaramente poco sostenibile e
acuisce l’esigenza di soluzioni più rispettose dell’ambiente che portino ad
abbassare l’Impronta Ecologica relativa all’utilizzo di auto private. Calcoli
precedenti (Wackernagel e Rees, 1996) mostrano che la scelta del mezzo di
trasporto ha una grandissima influenza sull’Impronta Ecologica. Se si considera
che, nel caso della Provincia di Siena, il 91,1% dell’Impronta Ecologica dei
trasporti è causata dal traffico di veicoli privati (Figura 4.12), si capisce qual’è
l’entità del miglioramento, in termini ambientali, che si potrebbe avere
spostando una parte dei trasporti privati (ad alta Impronta Ecologica) su quelli
pubblici (a minor Impronta Ecologica).
Impronta Ecologica relativa al settore trasporti
Trasporto
pubblico
8,9%
Trasporto
privato
91,1%
Figura 4.12: La ripartizione dell’Impronta Ecologica relativa al settore trasporti in pubblico e
privato.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
•
163
Il problema dello smaltimento dei rifiuti. Come si può notare dalla Figura 4.13 è
dovuta principalmente ai rifiuti indifferenziati e in particolar modo alla carta.
Questa, infatti, costituisce, assieme alla frazione organica (30%), la percentuale
più elevata (24%) nella composizione merceologica dei rifiuti. Purtroppo non è
possibile invece stimare l’importanza della frazione organica in quanto, come già
spiegato nel paragrafo sulla metodologia di calcolo, non esistono gli strumenti per
valutarne l’Impronta Ecologica. Per diminuire l’Impronta Ecologica potrebbero
essere intraprese azioni di riduzione della produzione dei rifiuti, di adozione, ove
possibile, del riuso (riutilizzo delle bottiglie del latte, degli imballaggi, dei
contenitori, ecc.), di massimizzazione della raccolta differenziata e del
conseguente riciclo delle materie prime e secondarie.
Impronta Ecologica dei rifiuti
0.45
0.4
0.35
altro
organico
plastica
vetro
metalli ferrosi
alluminio
carta
0.3
0.25
0.2
0.15
0.1
0.05
0
RSU indifferenziati
RSU differenziati
Figura 4.13: Ripartizione per composizione merceologica dell’Impronta Ecologica relativa ai rifiuti
indifferenziati e differenziati.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
164
Riscaldamento e servizi pubblici
Anche in questo settore, come si può notare dalla Figura 4.14, ciò che
maggiormente influisce sull’Impronta Ecologica sono i consumi energetici sia relativi
agli usi pubblici e commerciali (82%) che inerenti al riscaldamento (12%).
Impronta Ecologica di competenza della pubblica
amministrazione: settore riscaldamento e servizi pubblici
Altri servizi
Uso suolo per pubblici: sanità,
servizi pubblici
istruzione,
e usi
Comunicazioni
commerciali
5%
1%
Riscaldamento
12%
Altri consumi
energetici per
usi pubblici e
commerciali
82%
Figura 4.14: Ripartizione dell’Impronta Ecologica di competenza della pubblica amministrazione per il
settore riscaldamento e servizi pubblici.
Si focalizzerà, ora, l’attenzione su quelle categorie di consumo che competono in
maniera più diretta il singolo cittadino ovvero gli alimenti, le abitazioni e i beni e
servizi privati. Un’analisi più approfondita sui consumi di alimenti è già stata
effettuata nel paragrafo sulle tipologie di consumo, ora si prenderanno in
considerazione le altre due categorie. La categoria abitazioni comprende gli utilizzi
di energia (sia elettrica per illuminazione, riscaldamento e funzionamento di
elettrodomestici, sia combustibili fossili per riscaldamento), i consumi di acqua,
l’occupazione di suolo dell’edificio e l’utilizzo di servizi di tipo abitativo (alberghi,
pensioni, etc.).
Dalla Figura 4.15 emerge chiaramente come, anche in questa categoria, la
maggioranza dell’Impronta Ecologica (ben il 61%) è da imputare al consumo di
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
165
energia, per il quale valgono identiche considerazioni sull’importanza di politiche che
portino ad una riduzione dei consumi e ad un uso più efficiente delle risorse.
Impronta Ecologica di competenza del cittadino:
settore consumi per abitazioni
Consumi di
acqua
0,3%
Alberghi,
pensioni e viaggi
organizzati
6,4%
Consumi di
energia per
abitazione
61,0%
Consumo di
superficie
32,3%
Figura 4.15: La ripartizione dell’Impronta Ecologica relativa al settore abitazioni.
Impronta Ecologica di competenza del cittadino: settore
altri beni e servizi privati
Servizi
22%
Tabacchi
5%
Abbigliamento e
calzature
19%
Mobili,
elettrodomestici e
servizi per la casa
17%
Altri beni e servizi
4%
Tempo libero,
cultura e giochi
31%
Comunicazioni,
sanità e istruzione
2%
Figura 4.16. Ripartizione dei consumi relativi ai beni non alimentari e ai servizi privati
La ripartizione del settore “altri beni e servizi privati” è illustrata in Figura 4.16. Si
può notare il notevole peso ambientale delle attività relative al tempo libero alla
cultura e ai giochi.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
166
4.8 CONFRONTO CON ALTRE PROVINCE ITALIANE
Anche per questa metodologia viene proposto un confronto con i risultati emersi da
studi condotti su alcune Province italiane e in particolare del centro-nord. Tutti
questi studi sono stati realizzati, negli ultimi quattro anni, dal nostro team di ricerca
utilizzando il medesimo approccio e gli stessi fattori di conversione, al fine di
produrre risultati completamente paragonabili.
In Tabella 4.13 vengono riportati i valori pro-capite dei tre indicatori: Impronta
Ecologica, Biocapacità e Deficit Ecologico.
Tabella 4.13: Confronto tra l’Impronta Ecologica, la Biocapacità e il Deficit
Ecologico di alcune Province italiane. I calcoli fanno riferimento ai fattori di
equivalenza e di rendimento del Living Planet Report 2000.
Impronta
Ecologica
Biocapacità
Deficit
Ecologico
ha eq pro capite
ha eq pro capite
ha eq pro capite
5,51
6,11
6,54
5,43
7,43
6,32
5,80
5,71
1,92
2,07
2,42
4,03
2,56
3,43
5,74
2,33
-3,59
-4,04
-4,12
-1,39
-4,87
-2,89
-0,06
-3,38
ITALIA
prov. Ancona
prov. Ascoli Piceno
prov. Cagliari
prov. Forlì Cesena
prov. Pesaro-Urbino
prov. Siena
prov. Venezia
Il database, pur essendo piuttosto limitato rispetto, ad esempio, a quello
dell’analisi eMergetica, si rivela comunque molto prezioso per trarre delle prime,
indicative considerazioni:
•
La prima considerazione riguarda i valori dell’Impronta Ecologica: essi sono in
linea con il valore medio italiano, e quindi mediamente alti rispetto ad altre
realtà europee e mondiali, ed anche abbastanza simili fra di loro, a testimonianza
della sostanziale omogeneità negli stili di vita degli italiani, caratterizzati da una
elevata
richiesta,
diretta
o
indiretta,
di
beni
e
servizi
naturali.
Un elevato valore di Impronta Ecologica è sinonimo sia di pressione a livello
globale che locale, in quanto denuncia un uso ingente di risorse che spesso non
tiene conto dei tempi biologici necessari alla Natura per rigenerare ciò che viene
consumato, sia di mancanza di equità nei confronti delle generazioni presenti
(equità intragenerazionale) e future (equità intergenerazionale), condizione
essenziale per la sostenibilità. Per concludere, il valore dell’Impronta Ecologica
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
167
vuole esprimere il contributo, di un singolo cittadino, di una popolazione o di una
intera Nazione, all’insostenibilità globale e locale.
•
La seconda considerazione riguarda invece la Biocapacità, ovvero la dotazione di
potenziali servizi naturali di una certa regione. In questo caso, il range dei valori
si presenta più eterogeneo a testimonianza di quanto sia variabile la situazione
socio-demografica fra le varie Province analizzate. La Biocapacità, infatti, oltre
che dipendere dalla estensione degli ecosistemi presenti sul territorio e dalla loro
destinazione d’uso, presenta un forte legame con la popolazione che in tale area
risiede. La concomitanza di questi fattori determina la variegata situazione
riportata in Tabella 4.13.
La Provincia di Siena presenta un valore di Biocapacità più elevato di tutte le
altre Province analizzate, grazie alla presenza di una grande estensione di aree
ad alta produttività (più del 90% di territori biologicamente produttivi sono adibiti
a terreno agricolo, pascoli e foreste) e di una bassa densità di popolazione (66
ab/km2). Viceversa, realtà come Ancona, ma anche Venezia, “soffrono”
soprattutto della presenza di un gran numero di persone (la densità di
popolazione registrata è di oltre 230 ab/km2).
Un indice di Biocapacità molto basso potrebbe rivelarsi nel lungo periodo (ovvero
nei tempi della sostenibilità), un elemento di fragilità per l’economia complessiva
del sistema. La disponibilità di spazio potrebbe, infatti, costituire un elemento
limitante per lo sviluppo futuro del sistema.
•
Infine è interessante notare che tutti i bilanci ambientali (intesi come differenza
fra il valore della Biocapacità e dell’Impronta Ecologica) siano tutti in negativo ad
evidenziare la presenza, più o meno ingente, di deficit ambientali. Questo
implica che nessuno dei territori analizzati è in grado di far fronte alle richieste
di servizi naturali dei propri abitanti a partire dalla propria dotazione di
ecosistemi e quindi che la “popolazione” è costretta ad importare territori
esterni al sistema. L’Italia, e molte delle sue Province, dipendono largamente
dalla superficie bioproduttiva degli altri paesi: l’Italia non è solo forte
importatrice di merci (soprattutto di alimenti ed energie) ma anche di carrying
capacity che sottrae a qualche altra popolazione oppure ai suoi discendenti.
Fino ad ora l’unica eccezione a questo tipo di andamento è rappresentata dalla
Provincia di Siena, il cui bilancio è praticamente in pari. L’immenso patrimonio di
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
168
capitale naturale e di biodiversità di cui può godere la Provincia senese riesce a
tamponare, almeno localmente, il grande impatto prodotto dalla grande richiesta
di risorse.
Quest’ultima considerazione ha in sè due aspetti impliciti:
a) Un’Amministrazione, chiamata a gestire un territorio, deve lavorare sempre nella
direzione di far diminuire il valore dell’Impronta Ecologica dei suoi cittadini,
attraverso sia una politica di sensibilizzazione del cittadino sia di una politica
fatta “di piccoli accorgimenti”. Di seguito sono riportate alcune azioni che
possono essere intraprese dal cittadino e dalla pubblica amministrazione per
diminuire l’Impronta Ecologica.
b) La “fortuna” di poter disporre di un’area così ricca dal punto di vista naturalistico
deve spingere gli Amministratori a gestire in maniera sostenibile il proprio
territorio, sviluppando politiche di tutela e di salvaguardia che mirino anche a
conservare l’equilibrio fra le zone a maggior e minor impatto.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
169
CITTADINO
PUBBLICA AMMNISTRAZIONE
Ridurre gli sprechi e i consumi in generale
Si fa riferimento in questa categoria in particolare agli sprechi e ai consumi di cibo e quelli
energetici che producono sempre delle impronte elevate.
Ogni cittadino dovrebbe seguire un regime di dieta equilibrato e variegato che privilegia i
prodotti freschi e di origine locale, limitando il consumo di carne e in particolare di quella
bovina.
Dovrebbero anche essere fatti degli acquisti consapevoli scegliendo beni confezionati senza
imballaggi, valorizzando i prodotti tipici del luogo e con marchi ECOLABEL che garantisco la
qualità e il rispetto dell’ambiente.
Indispensabile è anche la riduzione degli altissimi consumi energetici, soprattutto nelle
abitazioni (ad esempio per il riscaldamento o per l’impianto di condizionamento) e nei trasporti,
attraverso l’adozione di politiche di risparmio energetico.
Limitare il trasporto privato
Il trasporto è una delle voci a maggiore impronta, non solo per la provincia di Venezia, ma per
tutto il mondo occidentale. Grazie anche all’aiuto della Pubblica Amministrazione, il cittadino
deve convertirsi ad un tipo di trasporto più sostenibile che prevede l’incentivazione del mezzo
pubblico, del treno, della bicicletta, del motorino,ecc…. a discapito del mezzo privato.
Limitare la produzione dei rifiuti
Il cittadino dovrebbe limitare a monte la produzione del rifiuto solido urbano e privilegiare a
valle, il recupero, la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali.
Fare un turismo più responsabile
Il turista dovrebbe privilegiare sempre più mete e strutture rispettose dell’ambiente e fare un
turismo più responsabile che si integri con l’ambiente circostante senza alterare i suoi equilibri
ecologici, limitando gli indesiderati impatti.
SPIN-ECO
• Garantire un sistema di trasporti quanto più efficiente possibile e rispondente
alle necessità del cittadino.
• Favorire la produzione di energia da fonti rinnovabili.
• Incentivare, attraverso politiche di sensibilizzazione della comunità, la
riduzione della produzione dei rifiuti, l’importanza del riuso, della raccolta
differenziata e del riciclo.
• Incentivare metodi di coltivazione biologica più rispettosi dell’ambiente
rispetto alle pratiche agricole tradizionali che fanno uso di concimi e
fertilizzanti in dosi massicce.
• Valorizzare i prodotti tipici locali e incentivare l’acquisto di beni prodotti in
loco.
• Incentivare pratiche di pesca sostenibili sia in laguna che in mare.
• Promuovere azioni di tutela delle aree verdi (boschi e foreste) e di
rimboschimento così da aumentare la biomassa totale, la biodiversità e la
biocapacità complessiva della regione.
• Promuovere un turismo più sostenibile diluendo la concentrazione dei turisti
nello spazio e nel tempo. Un turismo più rispettoso del patrimonio
ambientale, delle tradizioni e della popolazione residente.
• Incentivare il ripristino architettonico di vecchi edifici abbandonati piuttosto
che la costruzione ex-novo.
• Ridurre gli sprechi di energia nelle strutture pubbliche.
Impronta Ecologica
170
4.9 DISAGGREGAZIONE DEL RISULTATO A LIVELLO CIRCONDARIALE E COMUNALE
Passiamo adesso ad analizzare la situazione senese attraverso la lettura delle
mappe dell’Impronta Ecologica, della Biocapacità e del Deficit Ecologico a livello
Circondariale e a livello Comunale. La chiave di lettura delle mappe è sempre la
stessa: a colore più scuro corrisponde un più alto valore dell’indicatore di
riferimento:
La mappa che offre maggiori spunti di riflessione è quella del Deficit Ecologico
(Figura 4.17). L’analisi contestuale dei risultati a livello Circondariale e Comunale,
definisce una geografia molto chiara: le zone caratterizzate da un valore di deficit
elevate sono quelle urbane o comunque più densamente popolate, zone dove si
concentra l’attività del settore terziario e del turismo, zone in cui la capacità
naturale di erogazione di beni e servizi si dimostra piuttosto limitata.
Così si osserva che i Circondari di Siena, della Val d’Elsa, della Val di Chiana non
hanno una Biocapacità così grande da poter compensare il valore dell’Impronta
Ecologica e pertanto denotano una situazione di deficit ecologico, e quindi di
pressione, mentre i Circondari del Chianti Senese, della Val di Merse, delle Crete
Senesi e della Val d’Orcia, sono dei veri e propri “polmoni verdi” che determinano
un’offerta di servizi ecologici in grado di far fronte non solo alla richiesta locale
(condizione denominata di surplus ecologico), ma anche a quella provinciale.
Il messaggio che emerge dalla mappa Comunale è ancora più esplicito: tre sono i
nuclei principali dove si evidenzia il maggior deficit:
1) il primo nucleo è individuato dai Comuni di Colle di Val d’Elsa, Poggibonsi,
Monteriggioni e Siena, dove si concentra:
-
circa il 43% della popolazione provinciale,
-
la maggior parte dei servizi della Provincia,
-
un traffico automobilistico molto intenso,
-
il 27% delle presenze turistiche provinciali e il 37% degli arrivi provinciali,
-
il 50% della produzione totale di rifiuti,
-
l’85% delle emissioni nette di CO2 eq. della Provincia,
-
solo il 10% della Superficie Agricola Totale della Provincia.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
171
2) Il secondo nucleo è invece delimitato dai Comuni di Sinalunga, Torrita,
Chianciano Terme, Chiusi e Montepulciano. Questa è una zona dove il segno degli
abitanti fantasma (ovvero dei turisti) è particolarmente evidente. Ogni anno una
grande massa di turisti, che corrisponde al 33% degli arrivi provinciali e al 41%
delle presenze provinciali, arriva in queste zone principalmente per cure termali.
La massa fantasma corrisponde, secondo le statistiche del 1999, a 4.394 abitanti
da aggiungere alla popolazione locale, ovvero un incremento di circa l’8% della
popolazione. Naturalmente questo tipo di incremento si riferisce solo alla
frazione di turisti che sono desumibili dalle statistiche ufficiali, sfugge ad ogni
contabilità la cosiddetta frazione “mordi e fuggi”.
La grande densità di popolazione e la conseguente urbanizzazione rendono questa
porzione di territorio decisamente poco bio-produttiva e quindi con scarsa
biocapacità.
3) Il terzo nucleo è invece rappresentato dai Comuni di Piancastagnaio e Abbadia
San Salvatore dove il grande deficit è soprattutto attribuito alla bassa
Biocapacità. Questo fatto, all’apparenza molto strano, è dovuto ad un limite
strumentale del satellite, che riesce a coprire solo parzialmente i due territori
comunali.
Intorno a questi nuclei il fenomeno tende piano piano a diluirsi portando a valori
sempre più positivi nella differenza, come mostrato nel passaggio della sfumatura
dallo scuro al chiaro, passando da una situazione di deficit ad una di surplus
ecologico.
Anche questa metodologia mette in evidenza il ruolo di vere e proprie nicche
ecologiche dei Circondari della Val di Merse (e in particolare dei Comuni di
Chiusdino, Murlo e Monticiano), della Val d’Orcia (e in particolare dei Comuni di
Castiglion d’Orcia, Pienza e Radicofani) e del Chianti Senese (e in particolare dei
Comune di Radda in Chianti).
Nella Figura 4.18 sono riportati i bilanci ambientali ricavati da questa metodologia
per ognuno dei 36 Comuni della Provincia di Siena.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
172
BIO-EF
ha eq/ab
RADICONDOLI
35,16
RADICOFANI
28,82
SAN GIOVANNI D'ASSO
26,28
PIENZA
18,55
CHIUSDINO
16,13
CASTIGLIONE D'ORCIA
15,69
SAN CASCIANO DEI BAGNI
13,55
MONTICIANO
12,67
MURLO
12,44
MONTALCINO
11,98
CASOLE
11,82
TREQUANDA
10,64
GAIOLE IN CHIANTI
10,41
ASCIANO
9,39
RADDA IN CHIANTI
7,77
CASTELLINA IN CHIANTI
7,41
CASTELNUOVO B.GA
3,69
BUONCONVENTO
3,68
SAN QUIRICO D'ORCIA
2,27
CETONA
2,13
SAN GIMIGNANO
1,78
MONTERONI
1,46
SARTEANO
0,97
SOVICILLE
0,66
BIO-EF
RAPOLANO
0,37
ha eq/ab
6,22
MONTEPULCIANO
-0,26
PIANCASTAGNAIO
-0,44
CHIANTI SENESE
6,01
MONTERIGGIONI
-1,07
VAL DI MERSE
5,80
TORRITA
-1,78
CRETE SENESI VAL D'ARBIA
4,82
VAL D'ORCIA
VAL DI CHIANA
-0,92
VAL D'ELSA
-1,56
SIENA
-5,80
Figura 4.17: Mappa del Deficit Ecologico per Circondario (a destra) e per Comune (a sinistra). Il Deficit Ecologico è espresso in ha eq. pro
capite.
SPIN-ECO
SINALUNGA
-2,58
COLLE VAL D'ELSA
-2,87
CHIUSI
-3,13
ABBADIA S. S.
-3,89
CHIANCIANO
-4,29
POGGIBONSI
-4,32
SIENA
-5,80
Impronta Ecologica
173
Figura 4.18: Bilancio Ecologico dei Comuni della Provincia di Siena. I tre indicatori sono espressi
in termini di ha eq. per persona.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
174
4.10 SINTESI FINALE
Una sintesi dei risultati derivanti dall’analisi dell’Impronta Ecologica non può che
partire dai valori totali dell’Impronta Ecologica1 pro capite (5,8 ha eq. pro capite) e
della biocapacità pro capite, che, con 5,74 ha eq pro capite, è in grado di coprire il
99,0% dell’utilizzo di servizi naturali da parte della popolazione residente nella
Provincia di Siena lasciando solo un deficit ecologico dell’1%. Questo dato sottolinea
una situazione di bilancio ambientale praticamente in pareggio. Rispetto ai valori
medi nazionali il bilancio ecologico della Provincia di Siena è quindi decisamente
positivo. Questa situazione di pareggio è resa possibile non per merito dei bassi livelli
dell’Impronta Ecologica bensì grazie ad un elevata dotazione provinciale di terreni
ecologici, come evidenzia la grande biocapacità presente a livello provinciale. Si
tratta senza dubbio di uno dei punti di forza della Provincia: una estensione di
territori naturali o semi-naturali, dedicati comunque alle attività agricole, al pascolo
e al bosco che, proporzionata alla popolazione residente, risulta essere decisamente
maggiore della media italiana. Questa caratteristica territoriale, sfruttata dalla
Provincia di Siena è senza dubbio, da mantenere e, laddove possibile, da potenziare
ulteriormente.
In parallelo alla conservazione e alla messa in valore delle risorse ambientali locali
questo tipo di approccio considera anche i consumi di servizi naturali: la fruizione
totale di servizi ecologici da parte della Provincia di Siena, rappresentata dalla
misura dell’Impronta Ecologica, risulta essere alta e superiore anche alla media
nazionale che già si situa su posizioni di alto uso dei servizi naturali. Questo vuol dire
che, malgrado il bilancio ambientale sia in pareggio, gli abitanti della Provincia di
Siena hanno un utilizzo degli ecosistemi a scala globale che risulta di molto superiore
allo spazio ecologico medio disponibile pro capite a livello planetario, che si attesta
intorno ai 2,18 ha eq pro capite. Si tratta di un punto importante, sul quale sono
possibili e auspicabili margini di miglioramento, da un lato, attraverso politiche
indirizzate a formare ed educare i cittadini a ridurre gli sprechi e a perseguire livelli
1 Riprendendo quanto affermato nel paragrafo dedicato all’Impronta Ecologica dell’energia, è bene ricordare che il
calcolo dell’Impronta Ecologica dell’energia elettrica è stato eseguito sui dati medi nazionali e non per il sistema
territoriale della Provincia di Siena, dove sussistono percentuali di produzione di energia elettrica a partire da fonti
rinnovabili (prima fra tutte il geotermico) decisamente superiori alla media italiana. Un calcolo basato su base
provinciale porterebbe probabilmente a valori dell’Impronta Ecologica inferiori a quelli mostrati in questa analisi.
Tali valori risulterebbero però poco realistici perché l’energia elettrica non può essere immagazzinata e, all’atto
della produzione, viene immessa direttamente nella rete nazionale: ogni utenza che preleva elettricità dalla rete
utilizza quindi energia elettrica prodotta con il mix nazionale.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
175
di consumi più sobri, e dall’altro lato, con azioni mirate a rendere ambientalmente
più sostenibile la produzione di energia, la gestione dei trasporti, la raccolta e lo
smaltimento dei rifiuti.
Una buona percentuale dell’Impronta Ecologica ricade direttamente sulle scelte dei
singoli cittadini e riguarda soprattutto l’alto uso di energia (per i trasporti, per
l’illuminazione e per il funzionamento di elettrodomestici), gli elevati consumi di
beni e servizi ad alto contenuto energetico, le abitudini alimentari orientate verso
diete con grande consumo di carne. L’altra componente dell’Impronta Ecologica è
direttamente o indirettamente influenzabile da azioni e politiche da parte della
Pubblica Amministrazione e riguarda il problema dei trasporti, dello smaltimento dei
rifiuti, il riscaldamento e i servizi pubblici.
SPIN-ECO
Impronta Ecologica
176
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SPIN-ECO
Impronta Ecologica
177
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SPIN-ECO
Analisi exergetica
178
5. Analisi exergetica
Uno dei maggiori problemi odierni riguarda lo sfruttamento delle risorse energetiche
mondiali in particolare quelle non rinnovabili, che ha raggiunto un livello
inimmaginabile fino a qualche anno fa.
Partendo quindi dalla necessità di razionalizzare il campo della captazione,
conversione, trasporto ed uso finale dell’energia, la ricerca scientifica si sta
muovendo nella direzione di fornire metodologie utili alla comprensione delle
trasformazioni dei flussi energetici; la disciplina della termodinamica, in particolare
grazie alla seconda legge, risulta essere l’approccio più corretto per poter fornire
risposte in merito a problematiche energetiche di sistemi complessi.
È infatti noto che durante i processi che trasformano un flusso di risorsa primaria
(materia o energia) in un flusso di energia (elettrica, termica o chimica) fruibile
dall’utente finale, la materia subisce molteplici trattamenti, ciascuno dei quali
comporta un inevitabile deterioramento qualitativo del contenuto energetico che la
risorsa originariamente possiede. Proprio in riferimento al concetto di qualità
dell’energia, in merito alla quale il primo principio della termodinamica non fornisce
gli strumenti adeguati per una corretta comprensione, introduciamo qui il concetto
di exergia.
5.1 IL CONCETTO DI EXERGIA
La conservazione dell’energia nel suo complesso enunciata dalla prima legge
fornisce sì informazioni quantitative, ma in nessun modo descrive le qualità
intrinseche di una forma di energia rispetto ad un’altra. Grazie al secondo principio,
che introduce il concetto di entropia, siamo in grado invece di conoscere in termini
anche qualitativi le energie in gioco. La velocità di deterioramento qualitativo
dell’energia e la produzione di entropia sono una misura del grado di irreversibilità
dei processi di trasformazione di energia o materia che avvengono costantemente
negli ecosistemi.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
179
La Figura 5.1 chiarifica quello che avviene all’interno di un sistema al passaggio di
un flusso di energia utile al sostentamento del sistema stesso.
QUALITA’
Alta
ENERGIA
INPUT
SISTEMA
ENERGIA
OUTPUT
Bassa
Figura 5.1: Perdita di qualità energetica in un processo reale.
Come possiamo osservare, il flusso di energia (ma la stessa cosa è valida anche per
la materia) non aumenta né diminuisce (in senso globale) durante l’attraversamento
del sistema: ma la sua qualità viene deteriorata irreversibilmente ad ogni
trasformazione.
La necessità di esplicitare la qualità dell’energia ha motivato l’introduzione della
grandezza termodinamica chiamata exergia. L’exergia unisce le informazioni di tipo
quantitativo (intensità d’energia) con quelle di tipo qualitativo (trasformazioni
irreversibili); questa caratteristica fa dell’exergia il miglior strumento di indagine
per le efficienze di trasformazione di materia ed energia che interessano un
determinato sistema, mettendo per esempio in risalto i processi che utilizzano
energia d’alta qualità, definita nella pagina successiva, per ottenere prodotti di
basso valore qualitativo da un punto di vista energetico. In casi come questo appena
descritto l’utilizzo di vettori energetici di minore qualità (“source Æ end use
matching”) consentirebbe di raggiungere lo stesso scopo minimizzando gli sprechi di
risorse energeticamente pregiate.
Il sistema complesso che analizzeremo in questo lavoro è rappresentato dall’intera
Provincia di Siena. Un sistema territoriale quindi, dove sono presenti innumerevoli
flussi di materia ed energia che provengono sia dall’ambiente naturale che dal
SPIN-ECO
Analisi exergetica
180
sistema economico esterno alla Provincia stessa. Un sistema dove sono presenti
processi continui di trasformazione dell’energia che coinvolgono e creano forte
interdipendenza tra il sistema antropico e l’ecosistema. Il sistema Provincia di Siena,
come vedremo, è stato modellato suddividendolo al suo interno in comparti. Questi
comparti rappresentano i diversi settori produttivi e scambiano tra di loro flussi di
energia (o per meglio dire exergia) e ricevono energia di elevata qualità
dall’ambiente esterno dove, successivamente, riversano gli scarti del proprio
“metabolismo”. Il modello assume di essere in presenza di un sistema allo stato
stazionario, trascurando in questo modo problematiche legate a transizioni di breve e
lungo termine (come le variazioni stagionali o quelle dovute alla scarsità di risorse
provenienti dall’ambiente). Dopo aver indagato sui diversi scambi di energia e
materia tra i vari settori sarà possibile calcolare i rendimenti relativi ai vari comparti
ed eventualmente indicare quali di questi necessitano di alcune migliorie.
I dati utilizzati per questo lavoro risalgono al 1999 (in linea con le altre analisi SPInEco presentate in questo volume), poiché erano gli unici abbastanza completi da
poter affrontare un’analisi così vasta ed articolata.
DEFINIZIONE DELLA FUNZIONE EXERGIA
La più classica delle analisi termodinamiche, cioè quella energetica in senso stretto,
è basata sul Primo Principio della Termodinamica, che considera del tutto equivalenti
i flussi di calore e lavoro.
Dalla Seconda Legge viene invece evidenziato come le differenti forme di energia,
lavoro e calore non siano affatto equivalenti poiché mentre è possibile trasformare
integralmente il primo nel secondo, non può mai accadere la trasformazione
completa di calore in lavoro. La grandezza che regola il grado di trasformazione del
calore in energia veramente disponibile è la temperatura.
Il concetto di “qualità” di una forma di energia, precedentemente menzionato,
viene così correlato alla possibilità che ha quest’ultima di essere convertita, con
l’obiettivo di ottenere lavoro utile, come ad esempio quello meccanico.
L’exergia di un certo sistema è definita “come il massimo lavoro ottenibile da un
sistema che interagisce con l’ambiente sino a portarsi in equilibrio con esso”. Per
capire in maniera più intuitiva il significato dell’exergia riportiamo adesso alcuni
esempi che mostrano il ruolo dell’exergia in sistemi fisici.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
181
Un sistema in completo equilibrio con il suo ambiente (cioè alla stessa temperatura,
pressione, concentrazione chimica, etc.) ha per definizione exergia uguale a zero;
viceversa più grande è il contenuto exergetico di un sistema, maggiore sarà la sua
distanza dall’equilibrio termodinamico con l’ambiente. L’esempio più immediato da
proporre è quello di un blocco di ghiaccio che non ha gradienti termici interni: esso
ha exergia nulla se la temperatura dell’ambiente è di zero gradi centigradi mentre ha
una certa exergia di liquefazione se si trova a temperature maggiori dello zero;
ugualmente la stessa massa d’acqua a temperatura di 50° ha più exergia in inverno
che non in una giornata d’estate poiché la sua distanza dalla temperatura esterna in
inverno è maggiore che d’estate.
Quando una risorsa sotto forma di energia o materia viene utilizzata, parte del suo
contenuto exergetico viene distrutto. Mentre l’energia si conserva sempre infatti,
l’exergia può essere dissipata. A questo proposito può risultare utile portare
l’esempio di un deposito di minerale ferroso. L’intero deposito si trova ad un elevato
gradiente di concentrazione chimica (in ossidi di ferro presenti) rispetto all’ambiente
esterno (il resto della crosta terrestre) nel quale i minerali ferrosi sono dispersi
completamente. Il minerale in questione possiede un’exergia che sarà tanto
maggiore quanto più il minerale è concentrato. Lo stesso minerale una volta estratto
e disperso in maniera uniforme nell’ambiente perde il suo contenuto exergetico dato
dalla differenza di concentrazione che originariamente era presente tra il deposito e
l’ambiente.
Il contenuto exergetico di una sostanza dipende quindi dall’ambiente circostante,
che è però variabile da luogo a luogo. Questa variabilità estrema della funzione
exergia ha imposto, per poter fare confronti, degli standard ambientali medi relativi
alla concentrazione di composti chimici per l’atmosfera, il mare ed il suolo. In base a
questo “ambiente standard” è stato possibile calcolare delle exergie specifiche
standard per ogni composto chimico in base alla diversità di concentrazione che
possiede nei confronti dei parametri ambientali universali.
CONFRONTO ENERGIA - EXERGIA
Alla luce di quanto detto fino ad ora, vogliamo evidenziare quelle che sono le
maggiori differenze tra energia ed exergia, perché è di fondamentale importanza per
SPIN-ECO
Analisi exergetica
182
comprendere l’utilità dell’analisi che abbiamo affrontato e la diversità di risultati
che derivano da tale approccio.
Il concetto di energia è fondamentalmente associato al Primo Principio della
Termodinamica mentre l’exergia deriva dalla formulazione del Secondo. L’energia
(anche quella posseduta da una unità di massa di materia) si conserva sempre, non si
può né distruggere, né creare. L’exergia viceversa per definizione si conserva
solamente in un processo reversibile; tutti i processi reali però sono di tipo
irreversibile, per cui alla fine di ogni processo è destinata a degradarsi.
La Figura 5.2 mostra come in un sistema antropico come quello di una Provincia,
mentre l’energia in ingresso fluisce ed esce quantitativamente invariata, l’exergia si
consuma completamente all’interno del sistema (non consideriamo l’export di
materia).
ENERGIA
Sistema
EXERGIA
Figura 5.2: Flussi energetici ed exergetici passanti per un sistema
Nel paragrafo successivo viene mostrata la derivazione algebrica dell’exergia. A tale
scopo si rende utile il Box 1 presente al termine del paragrafo dove sono spiegate nel
dettaglio le notazioni utilizzate durante la spiegazione teorica.
ALGEBRA DELL’EXERGIA
Definiamo un sistema A immerso nel proprio ambiente A0 che scambia con esso flussi
di materia e/o energia (vedi Figura 5.3) con i rispettivi parametri caratteristici
intensivi ed estensivi.
Per il sistema A:
• parametri intensivi: T, p, μi
• parametri estensivi: H, V, S, ni
SPIN-ECO
Analisi exergetica
183
Per l’ambiente A0:
• T0, p0, μi 0
A
• H0, V0, S0, ni0
A0
Figura 5.3: Generico sistema immerso nel
proprio ambiente
Sia:
H«H0, V«V0, ni«ni0
(1)
Si consideri (A+A0) come isolato (non scambia né materia né energia con l’esterno):
dH+dH0+dW=0
dV+dV0=0
dni+dni0=0
(2)
Poiché A è piccolo (vedi Espressioni 1), i parametri intensivi di A0 non cambiano:
dT0=0
dp0=0
dμi0=0
Il differenziale dell’entropia di A0, tenendo conto della (2), è:
dS0= (dH0-∑i μiodni0) /T0= - (dH-∑iμi0dni)T0 - (dW/T0)
Il differenziale totale dell’entropia del sistema più quella dell’ambiente è:
dStot=dS+dS0= - (dH-T0dS-∑iμi0dni) /T0 - (dW/T0)
La precedente può essere anche scritta come:
dStot= -(dE+dW) /T0
(3)
dove introduciamo l’exergia E:
E=H-T0S-∑iμi0ni
(4)
Se usiamo la relazione:
dH=TdS+Vdp+∑iμidni
Allora:
E=S (T-T0) + V (p-p0) +∑ini (μi-μi0) (5)
La (5) è l’equazione migliore per collegare l’exergia del sistema ai gradienti che
quest’ultimo ha con l’ambiente.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
184
L’exergia aumenta con l’aumentare delle differenze tra parentesi nella precedente
equazione. Quando queste differenze diventano nulle, allora l’exergia è uguale a
zero.
Consideriamo ora il caso in cui il sistema A vada verso l’equilibrio con il suo
ambiente A0, senza effettuare nessun lavoro (dW = 0). In questo caso l’exergia passa
dal valore di E a 0 e l’entropia totale va da Stot a Stot,eq.
Integrando la (3):
tot
S eq
− S tot = −
(−E )
T0
E quindi
tot
E = T 0 (S eq
− S tot )
Sapendo che:
ΔStot= - (-E+W) /T0
poiché
ΔStot≥0
allora
W≤E
Possiamo quindi enunciare che l’exergia è la quantità massima di lavoro che
dovrebbe essere estratta da A nel suo processo di raggiungimento dell’equilibrio con
l’ambiente.
Adesso dalla (4) sottraiamo l’espressione all’equilibrio, ottenendo:
E=H-Heq-T0 (S-Seq) -∑iμi0 (ni- nieq)
che rappresenta l’equazione solitamente usata per il calcolo dell’exergia.
Dalla (5) possiamo calcolare l’exergia dei materiali; ipotizzando che T=T0 e che
p=p0, abbiamo:
E=∑ni (μi-μi0)
Con:
µi=µi0+RT 0 lnai
Se ai ∝ci :
E=n(μo-μoo+RToln(c/co))
In questo modo è possibile calcolare il contenuto exergetico di ogni tipo di
materiale.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
185
INDICI EXERGETICI E RENDIMENTO
Per stabilire in modo chiaro una correlazione tra l’energia posseduta da un generico
flusso ed il valore della relativa exergia, usiamo i cosiddetti indici exergetici.
La
qualità
dell’energia
è
infatti
indicata
con
un
indice
che
fornisce
approssimativamente il contenuto exergetico come percentuale del contenuto
energetico totale.
Dovendo esprimere gli indici in percentuale, questi assumeranno valori che possono
ovviamente andare da 0 nel caso di energie non più utilizzabili come del calore a
temperatura ambiente, a 100, per le forme di energia che possono essere totalmente
trasformate in altre (come energia elettrica o meccanica).
Stesso discorso vale per la materia che è comunque una forma di energia; in questo
caso l’indice fornisce il contenuto exergetico in funzione della quantità di materia.
Nella Tabella 5.1 sono stati mostrati gli indici di alcune forme di “energia”.
Tabella 5.1 : Indici exergetici di diverse forme di energia.
Forma di energia
Energia potenziale
Indice (α)
(%)
100
Energia cinetica
Energia elettrica
Energia nucleare
Irraggiamento solare
Energia chimica
Energia chimica del combustibile
Vapore ad alte temperature
Vapore a basse temperature
Radiazioni uscenti dalla terra
100
100
≅100
≅95
100
92-98
60∗
30∗
0
In generale quindi la relazione è:
EXERGIA = α * ENERGIA
Per l’energia di legame chimico, l’indice exergetico (α) viene preso pari ad 1 (100%)
per convenzione, per questo motivo l’exergia chimica di un combustibile (che non
può essere convertita direttamente in lavoro meccanico) viene calcolata attraverso il
suo “potere calorifico”.
∗
Per la spiegazione dettagliata dei differenti valori dell’indice al variare della temperatura del vapore si rimanda al paragrafo
successivo.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
186
Grazie agli indici che convertono i flussi di energia e materia in exergia è possibile
calcolare l’efficienza termodinamica di una trasformazione rispetto al Secondo
Principio.
Nel presente studio si farà uso come indicatore del “rendimento exergetico”, o di
seconda legge, espresso come:
η = Exergia utile in uscita / Exergia totale entrante
α DELL’ENERGIA TERMICA
Consideriamo una macchina termica che utilizza la quantità di calore Q ceduta da
una sorgente a temperatura T, con T>T0 (T0 è la temperatura dell’ambiente). Il
lavoro massimo che otterremo utilizzando una ideale macchina di Carnot funzionante
tra le temperature T e T0 è:
Lmax = ηcarnot*Q
con ηcarnot =1-T0/T
Quindi il valore dell’exergia termica associata a Q sarà:
ExQ = Lma x= ηcarnot*Q = (1-T0/T)*Q
É a questo punto evidente come non sia possibile convertire tutta l’energia termica
disponibile in lavoro. Ciò comporta che l’exergia associata al flusso Q sarà minore
della sua energia e l’indice exergetico è dato dall’espressione:
α = 1-T0/T
DIAGRAMMI DI FLUSSO
Per l’analisi exergetica ci siamo serviti di uno strumento molto utile ed immediato:
il diagramma di flusso dell’exergia nella trasformazione in esame.
Questa schematizzazione (vedi Figura 5.4) identifica un generico processo in esame
come “black-box” nel quale confluiscono e si diramano i vari flussi exergetici.
E1out
E1in
Sistema
E2in
E2out
Eλ
Figura 5.4: Generico diagramma di flussi exergetici in un sistema “black-box”.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
187
Vediamone adesso un esempio pratico applicato ad un generico settore i-esimo, che
può essere uno qualunque del nostro sistema in esame.
In ingresso abbiamo i flussi:
• Risorsa primaria (R);
• Risorsa naturale (N);
• Prodotti entranti (P)
Mentre in uscita:
• Prodotti del settore (Pout);
• Rifiuti solidi (T);
• Scarichi energetici (D)
Graficamente otteniamo (Figura 5.5):
R
N
Pout
Settore i-esimo
P
T
D
Figura 5.5: Generico diagramma di flusso di un sistema territoriale.
Ovviamente ad ogni flusso rappresentato corrisponde un analogo dell’energia (Figura
5.6) con un’equazione di bilancio che avrà la forma:
EnR + EnN + EnP = EnPout + EnT + EnD
EnR
EnN
EnPout
Settore i-esimo
EnP
EnT
EnD
Figura 5.6: Diagramma di flusso energetico.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
188
Uno schema del tutto analogo riguarderà i flussi di exergia, con la novità del
concetto di exergia distrutta (ExLoss).
Quest’ultima rappresenta la differenza tra l’exergia delle risorse in entrata e quelle
in uscita.
Per l’exergia, al contrario di ciò che accade per l’energia, non vale il principio di
conservazione; infatti, non consideriamo l’ExLoss come un flusso vero e proprio ma il
segnale che in ogni trasformazione reale si consuma exergia, anche se all’atto
pratico lo usiamo alla stregua di un flusso per poter continuare a “chiudere il
bilancio”.
ExR
ExN
ExPout
Settore i-esimo
ExP
ExT
ExD
ExLoss
Figura 5.7: Diagramma di flusso exergetico.
In questo caso (vedi Figura 5.7) l’equazione del bilancio diventerà:
ExR +ExN + ExP = ExPout + ExT + ExD +ExLoss
SPIN-ECO
Analisi exergetica
189
BOX 1.
INDICE DEI SIMBOLI UTILIZZATI
A
A0
ai
α
ci
c0
E,Ex
Ein
Eλ o Exloss
EnX
Eout
Exq
ExX
H,H0
Lmax
m
μi,μi0
ni,ni0
nieq
η
ηcarnot
p,p0
Q
R
S,S0
Seq
Stot
Stot,eq
T,T0
U,U0
Ueq
V,V0
Veq
W
sistema
ambiente del sistema A
attività della specie “i”
indice exergetico
concentrazione della specie “i” (g/mol)
concentrazione nell’ambiente
exergia (J)
flusso energetico o exergetico in entrata
perdita exergetica (J)
flusso energetico del componente generico X
flusso energetico o exergetico in uscita
exergia termica associata a Q
flusso exergetico del componente generico X
entalpia(J)
lavoro massimo ottenuto (J)
flusso di massa (kg/s)
potenziale chimico del componente “i” (J/mol)
quantità di materia in flusso “i” (mol)
quantità di materia alle condizioni di equilibrio termodinamico
rendimento exergetico
rendimento di una ideale macchina di Carnot
pressione del sistema e dell’ambiente (Pa)
quantità di calore (J)
costante dei gas (J/(kg*K))
entropia del sistema e dell’ambiente (J/K)
entropia del sistema alle condizioni di equilibrio termodinamico
entropia totale
entropia totale alle condizioni di equilibrio termodinamico
temperatura del sistema e dell’ambiente in scala termodinamica (K)
energia interna del sistema e dell’ambiente (J)
energia interna alle condizioni di equilibrio termodinamico
volume del sistema e dell’ambiente (m3)
volume alle condizioni di equilibrio termodinamico
lavoro (J)
5.2 L’ANALISI EXERGETICA ESTESA (EXTENDED EXERGY ANALYSIS)
L’analisi exergetica estesa (“EEA” nel seguito, dall’acronimo dell’inglese Extended
Exergy Analysis), è un metodo recentemente proposto per il calcolo del valore di una
commodity (bene o servizio) in termini di risorse primarie. Il metodo, descritto nei
paragrafi seguenti, presenta secondo i suoi proponenti due vantaggi fondamentali
rispetto alle correnti analisi energetiche (inclusa la LCA) e termo-economiche (cioè
basate sull’exergia):
SPIN-ECO
Analisi exergetica
190
1) permette un confronto omogeneo (basato su di un quantificatore exergetico) tra
grandezze disomogenee (beni, usualmente quantificati “a pezzo”, e servizi,
quantificati “ad ora lavoro equivalente”);
2) permette di confrontare differenti scenari socio-economici raffrontandoli su una
base comune (una misura exergetica del consumo equivalente di risorse primarie).
La EEA si basa per larga parte su concetti già acquisiti e ben collaudati, adattati da
altre teorie di valore. In particolare:
a – come la LCA, la EEA esegue l’analisi dell’intero ciclo di vita di un oggetto,
partendo dall’estrazione delle materie prime e comprendendo la fase di riciclo dei
materiali e di decommissionamento dell’impianto di produzione;
b – come la Termo-economia, la EEA usa come quantificatore primario il contenuto
exergetico dei materiali e dei flussi di energia impiegati direttamente ed
indirettamente nei processi produttivi;
c – come nell’analisi exergetica (la “Cumulative Exergy Consumption” di Szargut), la
EEA procede con un processo iterativo di “nesting”, inglobando via via in un
prodotto tutti i flussi (misurati in termini exergetici) che concorrono alla sua
formazione;
d – come nell’analisi emergetica, la EEA attribuisce un valore (in termini exergetici)
ai fattori produttivi rappresentati dal lavoro e dal capitale;
e – come nella Embodied Energy Analysis, la EEA ingloba nel “costo” di produzione le
esternalità ambientali.
L’EXERGIA COME MISURA DEL CONSUMO DI RISORSE
L’exergia e (misurata in kJ/kg se riferita a flussi di materia, in kJ se riferita a flussi
di energia) possiede alcune proprietà intrinseche che la rendono adatta a fungere da
quantificatore di consumo di risorse in un generico processo:
1)
è una grandezza “di stato”: una volta che sia univocamente definito un
“ambiente di riferimento” con il quale il sistema sotto analisi scambia i “flussi
primari” (cioè quelli che non possono essere riferiti a processi interni al volume
di controllo) non dipende dal cammino della trasformazione ma dai valori iniziale
SPIN-ECO
Analisi exergetica
191
e finale. Tipicamente, tali flussi sono quelli di materie prime e di energia
primaria in input, e quelli degli scarti materiali ed energetici in output;
2)
per un qualsiasi flusso f, la “storia” del processo produttivo cui esso partecipa
può essere scritta in termini exergetici, misurando o calcolando gli incrementi o
le diminuzioni di exergia specifica di f. Di conseguenza, un qualsiasi prodotto di
una qualsiasi linea produttiva ha un contenuto exergetico che può essere
univocamente calcolato a partire dai flussi primari entranti;
3)
se si definisce un database di tutti i contenuti exergetici primari, cioè dei valori
dell’exergia delle materie prime nella crosta terrestre e nella biosfera, tutti i
flussi entranti in un sistema risultano univocamente quantificati;
4)
se si accetta che “inquinamento zero” significa in realtà “zero immissione di
exergia dal processo all’ambiente”, l’exergia di un effluente costituisce una
misura univoca del suo “potenziale di inquinamento”, cioè della quantità di
exergia che l’ambiente dovrà spendere per riassorbirlo completamente;
5)
i fattori produttivi non exergetici (Lavoro e Capitale) si possono esprimere in
termini exergetici eseguendo un bilancio globale del sistema in cui il processo
produttivo è inserito: il concetto è che, per “produrre” un’ora-lavoro, l’individuo
deve consumare un certo quantitativo di exergia di risorse primarie per
mantenere i propri standard di vita. Inoltre, la circolazione monetaria all’interno
di un certo sistema può essere messa in relazione diretta con il consumo
exergetico globale di risorse primarie del sistema stesso.
I CONTENUTI EXERGETICI EQUIVALENTI
Si definisce contenuto exergetico equivalente di un bene il suo contenuto
exergetico fisico (somma dell’exergia fisico-chimica delle materie prime da cui la
commodity è stata ricavata e di tutti i flussi exergetici che hanno contribuito al suo
processo di formazione) addizionato di una quantità che esprime l’equivalente
exergetico delle esternalità (Lavoro, Capitale e costi ambientali). Il punto
fondamentale è qui chiaramente il calcolo delle esternalità, che viene compiuto
secondo il seguente paradigma:
1) si attribuisce all’unità monetaria un valore exergetico esteso definito come il
rapporto tra l’input globale di risorse exergetiche in una certa società e la
circolazione monetaria interna al sistema:
SPIN-ECO
Analisi exergetica
192
ee C,Sector =
E in
M2
[kJ/€]
dove Ein rappresenta il flusso exergetico totale di risorse primarie entranti e M 2 è
un parametro monetario pubblicato dalle Banche Centrali;
2) ne segue che l’ora-lavoro ha un contenuto exergetico equivalente dato da:
ee L,Sector =
E in
n ore −lavoro
[kJ/(ora-lavoro)]
3) si attribuisce ad ogni flusso uscente dal sistema un valore exergetico esteso
equivalente dato dalla spesa exergetica necessaria a riportare tutti i componenti
di tale flusso alle condizioni fisico-chimiche dell’ambiente di riferimento. Tale
spesa exergetica va calcolata in base ad opportuni e noti processi (ideali o reali,
se disponibili) di trattamento effluenti.
DATA/BASE RICHIESTO DALLA EEA
Per eseguire un calcolo EEA occorre:
1)
conoscere i bilanci di massa e di energia del processo produttivo sotto esame;
2)
conoscere lo stato di riferimento dell’ambiente (livello di exergia zero);
3)
conoscere lo stato fisico-chimico di tutti i flussi di materia entranti ed uscenti
dal sistema;
4)
conoscere i processi (ideali o reali) di trattamento effluenti;
5)
conoscere in dettaglio lo stato della circolazione monetaria nel sistema;
6)
conoscere in dettaglio la ripartizione delle ore-lavoro sulle singole attività
produttive.
RISULTATI ED APPLICAZIONI DEL CALCOLO EEA
Un calcolo EEA fornisce tre tipi di risultati:
1)
un diagramma di flusso dell’exergia estesa, che mostra come l’exergia primaria
venga ripartita tra i vari processi di produzione e via via consumata dalla
inevitabili irreversibilità;
2)
un “costo” dei beni espresso in kJ/pezzo (per flussi di materia) o kJ/kJ (per
flussi di energia). Tale costo è ovviamente differente dal costo monetario di tali
oggetti: uno dei risultati fondamentali della EEA è che i costi di beni differenti
SPIN-ECO
Analisi exergetica
193
stanno tra loro in rapporti diversi dai corrispondenti costi monetari. La EEA è, in
questo senso, una teoria alternativa del valore economico;
3)
un valore di “efficienza exergetica di conversione” da risorse primarie a prodotti
finali che può essere usato per paragonare direttamente processi produttivi e
scenari socio-economici diversi.
5.3 ANALISI DEL SISTEMA PROVINCIA DI SIENA
L’obbiettivo di questo lavoro è quindi quello di proporre un’analisi di tipo
exergetico utilizzando le “estensioni” che include la EEA per avere una più veritiera
fotografia relativa alle efficienze produttive del sistema Provincia di Siena.
L’applicazione della EEA ad un sistema relativamente piccolo come quello provinciale
è un’assoluta novità; questo concetto infatti è stato finora utilizzato soltanto per
proporre analisi di sistemi-nazione. La diversità di dimensioni tra il nostro sistema e i
sistemi già studiati in letteratura ha imposto una leggera revisione delle impostazioni
e delle condizioni al contorno del sistema territoriale stesso che verranno descritte
dettagliatamente prima di proporre i risultati finali.
MODELLO
Il primo passo affrontato per attuare l’analisi exergetica è stato quello di
modellizzare il sistema Provincia di Siena. Il modello prevede la divisione delle
attività presenti sul territorio in macro-settori schematizzati con dei quadrati (vedi
Figura 5.8) che scambiano flussi di materia, energia e, nel caso della EEA, denaro e
lavoro. Relativamente agli scambi interni della Provincia i settori scelti sono
sostanzialmente i classici macro-settori industria (In), agricoltura (Ag), terziario (Te),
trasporti (Tr) e domestico (Do) più due settori che potremmo definire sottoinsiemi
del settore industriale. Questi due ulteriori settori, rispettivamente il settore
conversione (Co) e quello estrazione (Ex), vengono differenziati da In perché
risultano importanti per capire i flussi di energia sotto forma di elettricità e risorse
fossili destinate a tutti gli altri settori; l’analisi dei flussi di questi due settori è
inoltre preziosa al fine di valutare le perdite exergetiche che il sistema ha nel
complesso.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
194
Risorse naturali (N)
Risorse primarie (R)
Calore Geotermico (N)
Servizio terziario (PTe)
Beni industriali (PIn)
Servizio trasporto (PTr)
Capitali (C)
Lavoro (W)
Rifiuti solidi (T)
Scarichi termici (D)
Figura 5.8: Schema dei flussi exergetici nella Provincia di Siena.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
195
Il settore conversione riguarda la generazione di energia elettrica e il rifornimento
elettrico di tutti gli altri comparti. In questo settore entrano sia flussi di energia
rinnovabile dall’ambiente (nel caso Provincia di Siena è particolarmente rilevante il
flusso di calore geotermico) che flussi di combustibili fossili provenienti dal settore
estrattivo o dall’import. La produzione di elettricità necessita anche di flussi di
materia sotto forma di macchinari proveniente dal settore industriale e di servizi di
trasporto che vengono da Tr.
Il settore estrattivo riguarda invece il prelievo di beni dalla natura sotto forma di
materia. Questo settore risulta fondamentale in un’analisi relativa ad un’intera
nazione perché è quello che alimenta il sistema attraverso combustibili fossili, nello
specifico caso della Provincia di Siena invece, dove l’estrazione è limitata a cave di
ghiaie, argille e marmi, il peso di questo settore è notevolmente più basso. Nel caso
di un sistema provinciale infatti, i beni che non sono prelevabili direttamente dal
territorio
locale
(l’ambiente
E)
vengono
importati
dal
sistema
economico
rappresentato convenzionalmente dal resto d’Italia (It). Molti dei flussi exergetici
necessari al sostentamento della Provincia di Siena provengono ovviamente dal
sistema Italia. Tutti i settori, tranne quello domestico, necessitano, oltre che dei
flussi di energia elettrica e termica, di flussi exergetici provenienti dal settore
industriale e da quello dei trasporti che forniscono rispettivamente beni e servizi
necessari al funzionamento. Si è assunto che il settore domestico invece riceva tutti
gli input diversi da quelli energetici esclusivamente dal settore terziario, ovvero
comprando beni e servizi “al dettaglio” dalle attività commerciali. Vista la limitata
densità di industrie nel territorio senese, la maggior parte dei beni diversi da quelli
alimentari provengono tutti dall’esterno della Provincia. Viceversa il settore terziario
riveste un ruolo determinante nell’economia della Provincia, il 65% della ricchezza
prodotta (PIL) infatti deriva da questo settore (vedi Figura 5.9).
SPIN-ECO
Analisi exergetica
196
Siena-Prodotto Interno Lordo (P.I.L.)
0.5%
5%
0.9%
26.8%
4.5%
62.2%
Estrazione
Conversione
Industria
Agricoltura
Terziario
Trasporto
Figura 5.9: Prodotto interno lordo diviso per settori produttivi in Provincia di Siena.
Anno 1998.
La suddivisione del sistema nei sottoinsiemi appena descritti richiede un utilizzo dei
dati con livello di aggregazione coerente con il modello. La difficoltà incontrata nel
reperire dati disaggregati relativi soprattutto ai settori conversione e estrazione ha
richiesto in certi casi assunzioni che verranno spiegate nel dettaglio nel prossimo
paragrafo. La seconda componente fondamentale del modello è rappresentata dai
flussi exergetici che provengono dall’ambiente, naturali o economici che siano, o che
scorrono all’interno del sistema Provincia tra i vari settori descritti. I flussi di risorse
primarie sono indicate con la lettera R e rappresentano sia le risorse direttamente
prelevate dall’ambiente (combustibili fossili solidi, liquidi e gassosi, risorse
rinnovabili come l’energia solare o eolica e le biomasse, minerali e metalli grezzi,
energia geotermica ed idraulica), che quelle che hanno subito una prima
trasformazione, come i prodotti di raffinazione petrolifera, i metalli e i minerali
estratti e preconcentrati o l’energia elettrica. Con il flusso N si indicano invece i
flussi naturali di prodotti vegetali (agricoltura o legname) e animali (allevamento,
caccia e pesca). La lettera P indica i flussi di beni e i servizi che vengono prodotti dai
settori industriale, trasporti e terziario. Ogni settore inoltre ha dei flussi in uscita di
materia ed energia degradata sotto forma di rifiuto e calore. I flussi di rifiuti indicati
con T contengono l’equivalente exergetico degli RSU, i flussi di energia degradata a
calore da combustione o utilizzo di energia elettrica sono indicati con D.
Come è stato più volte spiegato gli elementi nuovi conteggiati nella analisi exergetica
estesa risultano essere i flussi di lavoro umano (W) e i flussi di capitali tra settori (C),
SPIN-ECO
Analisi exergetica
197
convertiti in flussi exergetici tramite, rispettivamente, l’equivalente exergetico del
lavoro umano e della moneta precedentemente descritti. C’è anche da sottolineare
che a causa dell’impossibilità di reperire dati affidabili, non sono state incluse
nell’analisi EEA le “esternalità ambientali”, cioè quel flusso di capitale adibito al
ripristino delle condizioni ambientali di una particolare emissione.
DESCRIZIONE DEI FLUSSI
É opportuno ora soffermarsi sull’origine dei dati utilizzati per quantificare questi
flussi. La fase di raccolta dati ed elaborazione, sia a causa dell’aggregazione degli
stessi che per difficoltà di conversioni in termini di exergia, ha richiesto alcune
assunzioni motivate nel corso della seguente descrizione.
Le risorse provenienti dall’ambiente (inteso come naturale ed economico), incluse
nei flussi di tipo R, riguardano le energie, rinnovabili e non, sfruttate in Provincia.
Per quanto riguarda i combustibili fossili, la conversione in flusso exergetico avviene
utilizzando i poteri calorifici inferiori di ciascuna fonte. I dati relativi al metano
consumato in Provincia ad uso termico provengono dagli enti gestori della rete
(Consorzio Intesa, Valdichiana e Fiorentinagas) mentre per quanto riguarda i derivati
del petrolio i dati provengono dal Ministero dell’Industria, del Commercio e
dell’Artigianato (MICA) e sono distinti tra usi termici e per autotrazione. L’energia
elettrica prodotta in Provincia è esclusivamente di tipo rinnovabile, quasi
interamente di tipo geotermico, e soddisfa circa il 90% del fabbisogno dell’intera
Provincia. I dati relativi sia ai consumi che alle produzioni provengono da fonte ENEL.
Per stimare l’energia termica utilizzata dagli impianti geotermici abbiamo assunto un
rendimento energetico medio delle centrali pari al 20%, il contenuto exergetico dello
stesso flusso è stato invece valutato assumendo un indice exergetico pari al 30% (che
equivale ad una temperatura media del vapore nei pozzi di circa 150°C). Alla fonte
idroelettrica è stato attribuito un indice exergetico di conversione uguale a 1
trattandosi di energia di tipo meccanico. I dati relativi al consumo di energia
elettrica sono forniti con livello di disaggregazione adeguato alla suddivisione dei
settori da noi attuata, mentre per quanto riguarda i consumi di combustibili fossili è
stato necessario stimare i consumi del settore estrattivo, assumendo che i consumi
stessi avessero la stessa proporzione sul totale rispetto ai consumi elettrici dei quali
possedevamo il dettaglio.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
198
I flussi di materiale estrattivo, i cui dati provengono dal Piano Regionale Attività
Estrattive, sono convertiti in quantità exergetiche tramite i coefficienti di exergia
specifica presenti in letteratura (Szargut, 1988). Abbiamo assunto di convogliare la
totalità del materiale estratto verso il settore industriale per la lavorazione.
Ai flussi di tipo N è assegnato un valore energetico proporzionale all’ammontare
della radiazione solare utilizzata nella catena dei processi biologici. Il valore viene
calcolato considerando la frazione di radiazione solare che cade sulla superficie della
Provincia per un rendimento convenzionale. La frazione di radiazione utile è pari ai
due terzi del totale poiché circa un terzo viene riflesso e disperso. La parte di
radiazione che incide sulla superficie agricola e boschiva (circa l’85% della superficie
provinciale) è convogliata nel settore agricolo mentre la restante entra nel settore
domestico. Entrambi i flussi sono moltiplicati, come già detto, per un rendimento,
assunto pari allo 0,1%, che tiene conto dei processi fotosintetici e della catena
alimentare. Il rispettivo valore exergetico si calcola, invece, moltiplicando il
precedente risultato per l’indice exergetico della radiazione solare uguale al 93%. Il
flusso di beni agricoli prodotti è stato ripreso dal censimento dell’agricoltura, che
fornisce il dettaglio delle quantità dei vari prodotti agricoli. La conversione in unità
energetiche avviene tramite dei valori exergetici specifici per ogni prodotto trovati
in letteratura (Wall, 1987).
I flussi P descrivono i beni o i servizi prodotti dai settori: industriale, trasporti e
terziario. Il flusso incorpora, oltre al valore energetico del prodotto stesso, anche
tutti i costi sotto forma di materia ed energia che sono necessari in fase di
produzione. La conversione in exergia avviene attraverso degli indici exergetici
ricavati dalla letteratura che tengono conto dei “mix” energetici medi caratteristici
delle diverse attività produttive. I settori trasporto e industria hanno lo stesso indice
uguale al 59% mentre il settore terziario è pari al 66%.
Un’attenta valutazione dei rifiuti che un settore produce è fondamentale per capire
le perdite exergetiche a cui un processo va incontro. L’analisi exergetica divide la
produzione di rifiuti, come già accennato, in due flussi, uno che valuta il contenuto
exergetico dei rifiuti solidi (T), l’altro che valuta l’energia degradata sotto forma di
calore (D) che scaturisce dall’utilizzo di combustibili o energia elettrica. Per quanto
riguarda la produzione di rifiuti della Provincia è stato utilizzato un dato aggregato,
preso dal rapporto sullo stato dell’ambiente della Regione Toscana, nel quale sono
SPIN-ECO
Analisi exergetica
199
riportati i dati sulle produzioni di rifiuti distinti tra R.S.U., speciali e pericolosi.
L’attribuzione dei rifiuti speciali ai vari settori è stata fatta in base al numero di
addetti operanti in ogni settore, escluso quello domestico che abbiamo assunto non
produrre rifiuti speciali. Relativamente al settore conversione è stato possibile
stimare l’esatto ammontare dei rifiuti speciali dal rapporto ambientale ENEL per cui
non è stato necessario includerlo nella riproporzione. La produzione di R.S.U. invece
è stata attribuita esclusivamente ai settori domestico e terziario assegnando a
quest’ultimo una quantità proporzionale alla percentuale di lavoratori di settore
rispetto all’intera popolazione. Per quanto riguarda i rifiuti classificati pericolosi,
vista l’assenza di industria pesante, la loro produzione è nulla. Il contenuto
energetico ed exergetico dei rifiuti è stato infine calcolato attribuendo dei poteri
calorifici specifici per ogni tipologia di rifiuto. Gli scarichi termici come già
accennato dipendono invece dal flusso di energia entrante sotto forma di
combustibile o elettricità nello specifico settore e il relativo indice exergetico, che
in questo caso è dato dal coefficiente di Carnot ηi, dipende dalla temperatura alla
quale il calore viene scaricato nell’ambiente. La Tabella 5.2 mostra le assunzioni
fatte relative alle temperature di scarico per ogni settore.
Tabella 5.2: Indici exergetici degli scarichi termici relativi ai
vari settori studiati.
Settore
Temperatura
(° Celsius)
Indice
exergetico
Estrazione
Conversione
Agricoltura
Industria
Trasporto
Terziario
Domestico
60
45-50
20
60-70
60
18
18
16%
20,7%
2%
31,9%
16%
1%
1%
Gli ultimi due flussi exergetici che restano da descrivere, propri dell’utilizzo
dell’analisi exergetica estesa sono i flussi di lavoro (W) e flussi di capitali (C) che,
rispetto ai precedenti, risultano di più difficile quantificazione. I flussi di lavoro
dipendono dalle ore lavorative complessive svolte dagli addetti di un determinato
settore moltiplicati per un equivalente exergetico che attribuisce un valore
exergetico all’ora di lavoro. Il calcolo di questo equivalente è dato dal rapporto tra
l’intero flusso exergetico in ingresso al sistema diviso per le ore lavorative effettuate
SPIN-ECO
Analisi exergetica
200
in un anno dalla totalità dei lavoratori della Provincia. Assumendo un numero medio
di ore annue fisse per ogni lavoratore pari a 1872 (ovvero 36 ore settimanali) e
conoscendo sia il numero di addetti totali in Provincia che il flusso di exergia in
ingresso, si ottiene un valore di equivalente exergetico del lavoro umano (Klavoro) pari
a 253 MJ/ora. A partire da questo valore è possibile convertire in flussi exergetici
tutta la forza lavoro che alimenta i vari settori produttivi.
Un analogo equivalente è necessario per la conversione in exergia dei flussi di
capitali (C) presenti in ingresso ed uscita dei vari settori. Questo equivalente
exergetico monetario (Kcapitale) viene calcolato facendo il rapporto tra il flusso
exergetico totale che entra nel sistema Provincia e l’indice economico M2 che stima
la circolazione monetaria nel sistema. Stimato un valore di M2 pari a 1.97 miliardi di
€/anno si ottiene un Kcapitale uguale a 16 MJ/€.
I flussi exergetici di capitali in uscita dai vari settori sono identificabili con il
prodotto interno lordo dei settori stessi moltiplicato per l’equivalente exergetico del
denaro. Nel settore conversione, non essendo disponibile il P.I.L. specifico, il flusso
prodotto è stato calcolato attribuendo un prezzo di circa 4 €cent/kWh all’elettricità
prodotta da geotermia. Relativamente al settore domestico per valutare gli stessi
flussi ci siamo basati sul reddito complessivo delle famiglie come flusso in ingresso al
settore e sulle spese sostenute dalle famiglie stesse come flusso in uscita, entrambi i
dati sono elaborazioni dell’istituto Tagliacarne.
La stima dei capitali spesi per il funzionamento dei settori diversi dal domestico
risultano invece di più difficile valutazione perché richiedono l’inventario di tutte le
spese sostenute ed alcune assunzioni per quantificarle. Le spese energetiche
sostenute da ogni settore sono state quantificate conoscendo i consumi e assumendo
alcuni costi medi per l’energia elettrica e i combustibili, sia da riscaldamento che da
autotrazione. Un’altra fonte di spesa per i settori è stata quantificata nello
smaltimento di rifiuti, sia solidi (costi stimati dal piano di smaltimento rifiuti
provinciali) che sotto forma di calore, ipotizzando la necessità di utilizzare degli
scambiatori per immettere il calore disperso nell’ambiente alla temperatura
dell’ambiente stesso. Abbiamo inoltre attribuito spese proporzionali ai flussi di beni o
servizi che avvengono tra settori; una frazione dell’intero prodotto lordo di un
generico settore che fornisce un bene ad un secondo viene attribuita a quest’ultimo
in maniera proporzionale alla quantità di exergia che riceve. É stato infine tenuto
SPIN-ECO
Analisi exergetica
201
conto anche del costo economico relativo ai dipendenti di ogni settore facendo delle
assunzioni sui salari medi di settore. Tutti i flussi economici entrano poi nel bilancio
exergetico esteso grazie all’equivalente Kcapitali descritto precedentemente.
La descrizione dell’origine dei dati utilizzati e delle relative fonti è comunque
riportata in maniera più approfondita del capitolo 1 relativo a “i numeri della
Provincia”.
Prima di discutere i risultati riteniamo interessante proporre già in questo paragrafo
un primo confronto tra il sistema in studio e due sistemi precedentemente studiati in
letteratura sulla base dei due equivalenti, quello del lavoro e quello del capitale. Il
confronto che proponiamo adesso e riproporremo nel mostrare i risultati finali,
compara un sistema Provincia con due sistemi nazionali, quello italiano e quello
statunitense. Il fatto di comparare una Provincia con intere nazioni può non risultare
del tutto corretto viste le notevoli diversità esistenti, riteniamo comunque di poter
trarre interessanti indicazioni da questo esercizio, tanto più che questo è il primo
studio in assoluto di analisi exergetica estesa applicato ad un sistema piccolo come
quello a scala provinciale. La Tabella 5.3 riporta il dettaglio dei due equivalenti per
le tre realtà.
Tabella 5.3: Confronto tra gli equivalenti di lavoro e
capitale
Kcapitale (MJ/€)
Klavoro (MJ/ora)
USA
Italia
Siena
33
250
20
209
16
253
Il basso valore di Kcapitale, rispetto all’Italia, e soprattutto agli Stati Uniti, significa
che la Provincia di Siena ha grossi flussi di capitali con bassi consumi di risorse
energetiche. Questo è spiegabile con la bassa diffusione di industrie energivore nella
Provincia che ha, viceversa, un forte sviluppo del settore terziario. L’alto valore di
Klavoro è dato dalla bassa densità di popolazione e quindi di lavoratori, ma può
indicare la presenza di tipologie di lavoratori con alti tenori di vita assunti nel
settore terziario tipicamente poco energivoro. Un altro fattore che contribuisce a
questi anomali valori delle K può essere individuato nella massiccia presenza di
turismo che porta, da un lato ad un aumento dei consumi a parità di abitanti, e
dall’altro notevoli flussi di capitali. Il consumo exergetico dell’abitante-equivalente
in Provincia di Siena è sicuramente maggiore di quello dell’abitante indigeno; ciò
SPIN-ECO
Analisi exergetica
202
comporta una significativa anomalia rispetto agli altri due sistemi proposti come
confronto.
Il fatto di aver trascurato nei diagrammi di flusso exergetico le esternalità
ambientali è dovuto, come accennato sopra, all’impossibilità di reperire in questa
sede dati congruenti al necessario livello di aggregazione.
L’influenza di tale omissione è presumibilmente diversa per i vari settori. Nel
settore industriale, per esempio, l’inclusione di tale flusso in entrata ridurrebbe
sensibilmente, ma non sostanzialmente, il rendimento exergetico esteso: stime
parziali indicano nel 3-7% l’effetto della nostra omissione.
Nel settore estrattivo, d’altro canto, il costo, espresso in risorse primarie, del
ripristino ambientale è altissimo: in questo caso, pur non disponendo di stime
precise, la variazione del rendimento exergetico esteso sarebbe superiore al 50% in
meno.
Per il presente studio, tali effetti sono però minimi, perché il settore estrattivo e di
conversione nella Provincia di Siena non presentano flussi in ingresso tanto elevati da
poter influenzare sostanzialmente i rendimenti di sistema.
RISULTATI
I risultati che un’analisi di questo tipo fornisce sono la valutazione delle efficienze,
sia di tipo energetico che exergetico classico ed esteso, e la valutazione delle
perdite exergetiche, di tipo classico ed esteso, per tutti i settori studiati. La
valutazione di efficienza del settore domestico è effettuabile solamente attraverso
l’exergia estesa perché nel caso exergetico classico questo settore, non producendo
beni o servizi quantificabili con la teoria tradizionale, è visto come un comparto
puramente dissipativo. La Tabella 5.4 mostra il dettaglio dei flussi energetici ed
exergetici classici ed estesi per i vari settori.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
203
Tabella 5.4: Flussi exergetici in entrata e in uscita dei settori analizzati.
Ex
Co
Ag
In
Tr
Te
Do
Input
R
P
N
W
C
6,26E+14
3,58E+14
0
2,23E+14
3,58E+14
5,04E+15
3,58E+14
0
5,04E+15
6,48E+11
6,09E+14
3,58E+14
9,72E+15
1,37E+15
1,14E+16
7,60E+15
2,44E+14
9,72E+15
1,17E+16
1,94E+16
8,40E+15
2,05E+14
0
1,37E+15
2,05E+14
1,94E+15
5,52E+15
0
1,46E+16
5,52E+15
4,02E+15
6,19E+15
1,99E+15
0
1,99E+15
Output
R
P
N
W
C
T
D
4,94E+14
0
0
0
3,62E+14
5,95E+13
1,09E+14
3,36E+15
0
0
0
6,34E+14
3,10E+12
2,91E+15
0
0
9,72E+15
0
3,22E+15
1,54E+13
6,06E+13
0
6,46E+15
0
0
1,91E+16
2,43E+14
9,50E+14
0
6,98E+14
0
0
3,60E+15
5,12E+12
1,21E+15
0
6,19E+15
0
0
9,12E+16
1,61E+14
1,75E+13
0
0
0
3,24E+16
2,63E+16
5,29E+14
1,50E+14
Legenda:
Ex (estrazione), Co (Conversione), Ag (Agricoltura), In (Industria), Tr (Trasporto), Te (Terziario) e
Do (Domestico).
R (flussi di risorse primarie), N (flussi naturali di prodotti vegetali e umani), P (flussi di beni e servizi
prodotti dai settori industriale, trasporti e terziario), T (flussi dei rifiuti), D (flussi di energia
degradata a calore da combustione o utilizzo di energia elettrica), W (flussi di lavoro umano), C
(flussi di capitale fra i settori).
Le Tabelle 5.5 e 5.6 riportano i due indicatori che intendiamo utilizzare per
commentare i risultati ovvero i vari rendimenti e l’exergia dissipata sempre
distinguendo per settore.
Tabella 5.5: Rendimenti energetici ed exergetici dei settori studiati.
Settori
Rendimento
energetico
(%)
Rendimento
exergetico
(%)
Rendimento
EEA
(%)
Estrazione
Conversione
Industria
Agricoltura
Terziario
Trasporto
Domestico
19
77
77
83
14
-
50
62
47
78
83
8
-
33
54
64
61
85
26
83
SPIN-ECO
Analisi exergetica
204
Cominciamo col commentare i risultati relativi ad analisi energetica ed exergetica
classica, lasciando per ultima l’analisi relativa all’exergia estesa.
Il confronto tra rendimento energetico ed exergetico del settore conversione del
sistema in studio risulta piuttosto significativo. La produzione elettrica, per il 90%
proveniente da geotermia, infatti, ha basse efficienze energetiche di conversione
dovute alla relativamente bassa temperatura del vapore sotterraneo; se guardiamo lo
stesso processo dal punto di vista exergetico si scopre come l’energia elettrica da
geotermico sia in realtà più efficiente poiché sfrutta energia di media qualità, cioè
calore a temperature intorno ai 150°C e basso contenuto exergetico, invece di
utilizzare, come avviene in gran parte della produzione elettrica italiana,
combustibili ad alta qualità energetica. Il rendimento exergetico del settore
conversione italiano si attesta infatti su un 34% di efficienza contro il 62% dello stesso
settore in Provincia di Siena. Da un punto di vista prettamente energetico invece la
produzione italiana sembrerebbe, erroneamente, più efficiente (37% contro 19%).
Un’altra grossa differenza si osserva confrontando i rendimenti energetici e
exergetici del settore industriale. Ciò è dovuto all’impiego di grossi quantitativi di
energia di alta qualità per l’esercizio delle produzioni industriali. L’industria senese
risulta
comunque
avere
un’efficienza
in
linea
con
quella
italiana
ed
è
complessivamente non molto energivora. Il settore estrattivo di Siena ha un
rendimento energetico non calcolabile a causa del tipo di bene estratto che non è
quantificabile in termini prettamente energetici. Anche il confronto dei rendimenti
exergetici rispetto al sistema Italia è comunque fuorviante perché, mentre questo
settore include, relativamente all’Italia, l’estrazione di combustibili fossili ad alto
contenuto exergetico, nel caso di Siena lo stesso settore si occupa della sola
estrazione di materiali da cava come ghiaia o argilla che hanno bassi contenuti
exergetici e richiedono alti costi energetici di estrazione. Il settore trasporto risulta
estremamente inefficiente sia dal punto di vista energetico che exergetico,
rispettivamente 14% e 8%, in linea con il rendimento italiano. Il settore agricolo della
Provincia risulta avere efficienze sia energetiche che exergetiche leggermente più
basse di quelle medie italiane; la differenza è però piccola e non significativa. Per
concludere, spendiamo due parole sui rendimenti del settore terziario. Questo
settore, che è quello preponderante nella Provincia, ha rendimenti sia energetici che
exergetici di 4 punti percentuali più alti rispetto alla media italiana (83% contro
SPIN-ECO
Analisi exergetica
205
79%). Uno scarto tutto sommato così piccolo potrebbe non sembrare così significativo
se non fosse però ribadito in maniera più netta nella valutazione del rendimento
exergetico esteso. Il rendimento esteso pari all’85% (79% in Italia), più alto di quello
exergetico indica un settore particolarmente efficiente con alla base servizi che
gestiscono grandi flussi di denaro (che sono conteggiati nella EEA) e richiedono bassi
consumi di risorse primarie per produrre il servizio. Per tutti gli altri settori i
rendimenti di exergia estesa risultano più bassi, oltre che del sistema Italia, anche
rispetto ai rendimenti exergetici classici. Il motivo risiede nel fatto che il costo
exergetico del lavoro ha una voce molto rilevante in tutti settori (vedi Klavoro) e non è
compensato da flussi economici altrettanto rilevanti per i settori diversi da quello
terziario che gestisce flussi di capitali finanziari. Il settore domestico torna ad essere
in linea con la media italiana a livello di efficienza (83% contro 85%) poiché il grande
flusso di capitale in ingresso, dovuto gli alti redditi pro-capite rispetto alla media
italiana, è compensato da un costo exergetico del lavoro prodotto dagli abitanti più
alto della media nazionale.
E’ interessante adesso soffermarci sui dati relativi alle perdite exergetiche (Tabella
5.6) che, in linea con i dati relativi ai rendimenti, mostrano quali sono i settori che
dissipano maggiormente exergia.
Tabella 5.6: Perdite exergetiche dei settori studiati.
Perdite exergetiche
Settori
(J/anno)
Estrazione
Conversione
Industria
Agricoltura
Terziario
Trasporto
Domestico
5,61E+14
2,11E+15
6,36E+15
2,27E+15
1,13E+15
7,90E+15
1,35E+16
L’istogramma riportato in Figura 5.10 chiarifica ulteriormente la situazione relativa
alle perdite assolute di ogni settore e mostra come, a parte il settore domestico, che
per definizione dissipa tutte le risorse in input, il settore trasporti risulti il maggior
dissipatore di exergia in termini assoluti.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
206
Perdite exergetiche (J)
1.50E+16
1.00E+16
5.00E+15
0.00E+00
Estrazione
Conversione
Industria
Agricoltura
Terziario
Trasporto
Domestico
Figura 5.10: Istogramma delle perdite exergetiche relative ai settori studiati
Un alto livello di dissipazione è prodotto anche dal comparto industriale, mentre
tutti gli altri settori incidono in maniera limitata sulle perdite di energia utile della
Provincia. E’ interessante vedere come le perdite exergetiche specifiche (Figura
5.11), calcolate dividendo l’exergia persa per l’unità energetica di beni o servizi
prodotti, estremizzino il risultato relativo al settore trasporto che ha una perdita di
exergia specifica di un ordine di grandezza superiore agli altri settori.
Perdite exergetiche specifiche (Jpersi/Jprodotti)
11,33
3.00
11,33
2.00
1.00
1.13
0.99
0.61
0.27
0.20
Agricoltura
Terziario
0.00
Estrazione
Conversione
Industria
Trasporto
Figura 5.11: Istogramma delle perdite exergetiche specifiche relative ai settori studiati.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
207
Questo tipo di indicatore mostra inoltre come i settori di estrazione e conversione
pur bassi a livello assoluto siano fonte di perdite exergetiche simili rispetto al
comparto industriale. I settori agricolo e terziario, dato il loro basso utilizzo di
risorse energetiche, hanno le più basse perdite in assoluto. La perdita specifica del
settore domestico invece risulta calcolabile soltanto attraverso l’EEA che attribuisce
dei prodotti anche a questo settore. La Figura 5.12, che riporta proprio le perdite
exergetiche specifiche calcolate con l’exergia estesa, conferma l’alta efficienza del
settore domestico, il quale grazie alle risorse che consuma produce una grande forza
lavoro che alimenta gli altri settori. Con la EEA il settore domestico, non è più un
settore di pura dissipazione ma è, a tutti gli effetti, un settore che produce il
servizio “lavoro umano” con un’efficienza calcolabile esattamente come negli altri
casi.
Perdite exergetiche specifiche (Jpersi/Jprodotti)
2.90
3.00
2.06
2.00
1.00
0.87
0.64
0.55
0.21
0.18
0.00
Estrazione Conversione
.
Industria
Agricoltura
Terziario
Trasporto
Domestico
Figura 5.12: Istogramma delle perdite exergetiche estese specifiche relative ai settori
studiati
I risultati degli altri settori confermano grosso modo gli andamenti delle exergie
specifiche classiche. I settori industriale e trasporto migliorano i rispettivi valori
grazie agli ingressi economici che “risarciscono” gli elevati consumi di exergia sotto
forma di combustibili ed elettricità. La Tabella successiva (5.7) mostra le perdite
assolute di exergia estesa che riportiamo senza proporre confronti poiché la
SPIN-ECO
Analisi exergetica
208
differenza di flussi monetari che esiste tra i vari settori non consente di poter fare
paragoni.
Tabella 5.7: Perdite di EEA dei settori studiati
Settori
Perdite EEA
(J/anno)
Estrazione
Conversione
Industria
Agricoltura
Terziario
Trasporto
Domestico
1,76E+15
3,46E+15
1,43E+16
8,33E+15
1,78E+16
1,25E+16
1,23E+16
5.4 CONCLUSIONI
La fotografia del sistema che emerge dall’analisi exergetica classica ed estesa
mette in risalto le “anomalie” che la Provincia di Siena ha rispetto alla media
italiana. La autosufficiente e rinnovabile produzione di energia elettrica che viene
fatta in Provincia risulta essere, dal punto di vista exergetico, molto più efficiente
della produzione media nazionale che deriva da impianti termoelettrici. Anche
questo tipo di analisi, così come l’analisi eMergetica descritta nel Capitolo 3 di
questo volume, non include le valutazioni relative agli impatti ambientali e sociali
che una produzione di tipo geotermica può comportare. Per cui alla positiva
valutazione della produzione geotermica che scaturisce dallo studio dei flussi
energetici, per poter proporre un confronto più obiettivo, andrebbero stimate sotto
forma di costi exergetici, anche le esternalità relative agli impatti sul territorio.
Gli anomali valori dei due equivalenti exergetici, già precedentemente commentati
inoltre, dipendono fortemente da un’elevata presenza turistica. La massiccia
presenza di visitatori in una Provincia con così bassa densità di popolazione porta,
contemporaneamente, ad valori elevati di consumo procapite di risorse (alto Klavoro) e
grandi flussi di capitali provenienti dall’esterno (basso Kcapitale). Il settore che fruisce
maggiormente di questa situazione è quello terziario che risulta essere il più
sviluppato
economicamente
e,
nello
stesso
tempo,
molto
efficiente
exergeticamente. Gli altri settori hanno da un punto di vista exergetico efficienze
SPIN-ECO
Analisi exergetica
209
paragonabili a quelle italiane ma risultano meno efficienti dall’EEA perché risentono
dell’alto costo exergetico dell’ora-lavoro che è calcolato sugli abitanti residenti, non
considerando gli abitanti equivalenti.
Per concludere è interessante mettere in evidenza la caratteristica dissipativa di un
sistema territoriale come una Provincia, attraverso lo schema riportato in Figura 5.13
che mostra, in maniera semi-quantitativa, la diminuzione dei flussi exergetici dalla
loro origine fino al consumatore finale del settore domestico. Nei vari stadi
attraversati, i flussi subiscono vari tipi di trasformazione, tutte irreversibili, che
comportano ogni volta delle perdite di exergia. I flussi exergetici di risorse
provenienti dall’ambiente in questo sistema semplificato sono soltanto cinque: i
prodotti agricoli, i minerali, il calore geotermico, il metano e il petrolio che viene
raffinato in un impianto (Ra) al di fuori della provincia ed entra sotto forma di
derivati quali benzina o gasolio. La risorsa primaria “petrolio” in arancione è quella
che va maggiormente perduta poiché alimenta in maniera pressoché totale il settore
trasporti, che abbiamo visto essere il più inefficiente in Provincia. Dallo studio risulta
inoltre particolarmente evidente quale sia lo spreco al quale andiamo incontro
utilizzando l’elettricità (che è una forma di energia pregiata in quanto
completamente trasformabile in lavoro) per usi prettamente termici. L’utilizzo
diretto di combustibile infatti permette di risparmiare un processo altamente
dissipativo come la conversione dell’energia chimica contenuta nel petrolio in
energia elettrica ed evitare perdite exergetiche. L’ultimo diagramma mostra come,
anche una Provincia come quella di Siena, all’interno della quale il consumo
complessivo di risorse è piuttosto esiguo, l’exergia dissipata sia comunque elevata.
Visto che ogni processo di trasformazione comporta delle perdite exergetiche, è
importante, in prospettiva impostare politiche che mirino a destinare i flussi a più
alto contenuto exergetico, esclusivamente agli impieghi richiedano energia
particolarmente pregiata.
SPIN-ECO
Analisi exergetica
210
Figura 5.13: Diagramma dei flussi e delle perdite exergetiche in Provincia di Siena
SPIN-ECO
Analisi exergetica
211
Bibliografia di riferimento
F.Azzarone, E.Sciubba: Analysis of the energetic and exergetic sustainability of
complex systems, Proc. ASME Conf., AES vol. 35, 1995
R.Del Po, V.Naso, F.Orecchini: Energy and Exergy balance in complex systems. A
calculation model applied to system Italia, CIRPS Roma, 1995
D.Milia, E.Sciubba: Structural Analysis of the Resource Procurement, Allocation
and Consumption in Very Large Complex Systems via the Extended Exergy
Accounting Method, Proc. ECOS’2000
V.Naso, E.Sciubba, G. Wall: Exergy use in the italian society, Energy n.19, 1994
V.Naso, E.Sciubba, G.Wall: Analisi Exergetica dei Flussi di Energia nel “Sistema
Italia”, Relazione di Ricerca, ENEL, 1993
V.Naso, F.Orecchini: Exergia, Technology Review n.78-79,1995
G.M.Reistad: Avaible energy conversion and utilization in the US, ASME J.Eng.
for Power, n.97, 1975
E.Sciubba: Modelling the energetic and exergetic self-sustainablility of soceties
with different structures, J.Eng. Res. Techn. v.117, n.6, 1995
E.Sciubba: A nested black-box exergetic method for the analysis of complex
systems, Proc. Adv. in Energy Studies, P.Venere, Italy, 1998
E.Sciubba: The concept of Extended Exergy Accounting and its application to
the optimal design of Thermal Processes, Proc. ECOS ’99, Tokyo 1999
J. Szargut, D.R. Morris, F.R. Steward: Exergy Analysis of Thermal, Chemical and
Metallurgical Processes, Hemisphere Pub., 1988
J.
Szargut:
Depletion
of
unrestorable
natural
exergy
resources,
Bull.Pol.Ac.Sci.,1997
G. Wall: Exergy Analysis of the Swedish Pulp Industry, Res. and Energy, n.9, 1987
G. Wall: Exergy Conversion in the Japanese Society, Energy n.2, 1990
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
212
6. Turismo sostenibile in Val di Merse
L’obbiettivo di questa ricerca è stato quello di definire, nella prima fase, un
modello concettuale complessivo, grazie al quale le comunità locali possono pesare i
costi e i benefici relativi all’espansione del turismo. Inoltre, il modello ha presentato
un rigoroso approccio teorico per definire la scala ottimale per l’industria turistica di
Siena. La seconda parte del lavoro si è orientata verso la definizione dei possibili
impatti negativi che lo sviluppo del turismo potrebbe avere nel caso oggetto dello
studio, la Val di Merse.
Ricerca bibliografica, consultazioni di focus group, indagini e questionari sono stati
gli strumenti per una migliore comprensione di quali aspetti dello sviluppo del
turismo contribuiscono ad un incremento del rischio sociale, ambientale, culturale ed
economico.
Questo livello della ricerca identifica le carenze nei dati sul turismo che vengono ad
oggi raccolti e nell’impostazione teorica, specialmente quelle che ostacolano una
completa comprensione dei costi e benefici del turismo.
Questo livello dell’analisi definisce un programma di ricerca che identificherà
alcune delle debolezze metodologiche degli indicatori di sostenibilità rispetto al
settore turistico, e contribuirà ad un piano per migliorare il livello di comprensione e
per sviluppare un turismo più sostenibile in Val di Merse.
6.1 INTRODUZIONE
Il turismo è l’industria a maggiore velocità di espansione e la più grande a livello
mondiale: la domanda che occorre porsi è se l’espansione turistica continuerà ad
aumentare i benefici a livello sociale in un dato territorio, o se ci sono dei fattori
limitanti alla crescita del turismo. Nel passato, le risposte a questa domanda hanno
fatto appello all’incredibile abilità del turismo di generare occupazione e margini di
profitto in tempi brevissimi.
Comunque, il miraggio del metodo “infallibile” dell’industria turistica per
raggiungere la crescita economica nel mondo, è stato ampiamente messo in ombra
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
213
dalla crescente consapevolezza dei costi ecologici, sociali e culturali che essa
implica. La letteratura sulla gestione del turismo e l’esperienza di alcune
destinazioni turistiche suggeriscono che ci sono rilevanti questioni di scala ottimale
che sarebbero importanti da analizzare. Sarebbero d’aiuto nel decidere se, quando e
dove la capacità portante “carrying capacity” delle risorse legate al turismo sia stata
superata. Nelle aree nelle quali il turismo è ancora lontano dall’esaurire la capacità
portante del sistema, è possibile proporre delle raccomandazioni su come costruire
dei sistemi di monitoraggio e controllo che consentano di massimizzare i benefici
sociali e al contempo minimizzare i costi sociali legati al turismo, entrambi definiti
nei termini di ciò che risulta rilevante a livello locale dal punto di vista ambientale,
economico, culturale e sociale.
Nella maggior parte dei casi, ci si può aspettare che l’industria turistica cresca in
accordo con la domanda, senza considerare se la disponibilità delle risorse sia
adeguata a supportare l’ulteriore crescita (Mowforth and Munt, 1998).
Il turismo è raramente soggetto a una pianificazione complessiva, dal momento che
sfrutta diverse nicchie di settore, è caratterizzato da una struttura dell’offerta a
catena (che non rispecchia la normale economia di scala), e mostra una tendenza a
un rapido sviluppo. Le pianificazioni di lungo termine sono spesso il prodotto di lobby
di potenti attori economici, il più delle volte legati agli interessi delle grandi
multinazionali. Al contrario, i gruppi locali di stakeholder (gli attori direttamente
coinvolti in una determinata situazione) sono difficili da identificare nel loro insieme
e sono pochi i meccanismi per coordinarli o per assicurarne una equa rappresentanza.
La rapidità dello sviluppo turistico induce spesso un boom economico che si
manifesta innanzitutto nel visibile aumento della popolazione e nella pressione a cui
sono sottoposte le infrastrutture civili. Inoltre, le conseguenze ambientali e sociali
dello sviluppo turistico, generalmente imprevedibili, permeano quasi ogni aspetto
della vita delle comunità locali. Questa condizione è di particolare rilievo per il
turismo rurale, i cui impatti sono più diffusi e possono richiedere più tempo perché si
manifestino in forme controllabili.
Data la complessità dei trade-off legati allo sviluppo turistico, sono poche le
comunità che hanno la capacità di coglierne pienamente le conseguenze o di
controllarle. È in questo che consiste la sfida centrale della sostenibilità: sviluppare
la capacità di monitorare, prevedere e controllare le conseguenze impattanti della
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
214
crescita economica, per evitare che una mancanza di programmazione finisca per
minacciare i fondamenti naturali e sociali che supportano la qualità della vita delle
comunità locali e che attraggano i visitatori in un luogo.
Abbiamo molto da imparare sugli impatti delle visite e dei visitatori: l’analisi
dell’industria turistica è rimasta molto indietro nel dibattito scientifico e i modelli di
analisi del turismo devono ancora scontare l’assenza di un modello di mercato che
sappia tener conto di tutti i costi, inclusi quelli sociali e ambientali.
L’analisi costi-benefici tende, infatti, ad essere determinante nelle decisioni
inerenti la pianificazione e lo sviluppo del turismo (Choy, 1991), ma la
considerazione di scale di analisi ridotte, che sono in genere concentrate sul sito
turistico strettamente inteso, impedisce di valutare la reale ripartizione dei costi. I
costi, infatti, vanno generalmente a pesare a scale diverse dai benefici, e questo li
rende meno passibili di monitoraggio e controllo.
Numerosi studi hanno documentato che l’esclusione dalla valutazione costi-benefici
degli impatti di natura non strettamente economica conduce di frequente a una
sovrastima dei benefici sociali netti dello sviluppo turistico (Lindberg and Johnson,
1996) e questo può indurre a scegliere sentieri di sviluppo che sono in realtà
socialmente meno desiderabili.
Un secondo errore di fondo, tipico dei modelli tradizionali di analisi del turismo, è il
considerare il turismo come un’industria in qualche modo “pulita”, non inquinante. Il
turismo considerato “naturale”, come eco-turismo e agriturismo, ha infatti, in ogni
caso, un forte impatto sulle condizioni socio-culturali e ambientali, ma ad una scala
più larga del singolo sito, alla quale gli effetti negativi risultano meno evidenti e
meno controllabili.
Se l’obiettivo dello sviluppo economico è l’aumento del benessere sociale, è dunque
necessario, per quanto complesso, estendere l’analisi per includere considerazioni
sociali ed ecologiche e applicarle ad una scala che metta in evidenza gli impatti
sociali collettivi.
È dunque necessario valutare attentamente costi e benefici dello sviluppo turistico
per comprendere se, e a quali condizioni, esso può aumentare il benessere della
popolazione locale. In particolare, valutare i reali costi e benefici legati al turismo
significa dare alla comunità locale gli strumenti per scegliere che tipo di strada
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
215
percorrere per lo sviluppo e come gestire i cambiamenti che potrebbero essere
indotti in una determinata area dalle prime fasi di uno sviluppo turistico.
6.2 BASI TEORICHE: L’ECONOMIA ECOLOGICA
Un aumento del turismo in Val di Merse deve essere perseguito a condizione che il
turismo incrementi il beneficio sociale netto dei residenti e dell’intera Provincia.
Il beneficio sociale netto implica un aumento del benessere per le generazioni
presenti e future. Il benessere totale è il risultato dalla combinazione tra benessere
economico e benessere non economico (ovvero socio-culturale ed ecologiconaturalistico). Talvolta, l’investire in una forma di benessere rappresenta un “tradeoff” rispetto all’investire in altre forme. Il paradigma dominante costi-benefici
enfatizza la corrispondenza tra crescita del benessere e crescita economica. Dal
momento che lo sviluppo del turismo spesso realizza tale crescita economica,
dovremmo essere consapevoli degli aspetti che contribuiscono alla qualità della vita
(ovvero al benessere) che l’area proposta rischia di perdere a causa dello sviluppo
del turismo in forme differenti (religioso, rurale, artistico e culturale), e a diverse
scale (turismo di massa, di lusso o il turismo giovanile dei backpackers*). Questo è
particolarmente importante per la Val di Merse, che ha tradizionalmente offerto ai
residenti una elevata qualità della vita - attraverso la sua ricchezza di capitale
naturale, sociale e culturale, senza dubbio legata al fatto che ci sono pochi residenti
rispetto alle risorse disponibili. Il turismo, dal momento che porta una popolazione
“invisibile” con una tendenza ad elevati consumi di risorse e produzione di rifiuti,
rappresenta una minaccia per alcuni aspetti di questo benessere.
Considerando i costi e i benefici reali dello sviluppo del turismo, nella prima parte
di questo lavoro (2002) è stato elaborato un modello concettuale, per aiutare a
valutare le caratteristiche della Val di Merse come destinazione turistica. Questo
modello ha aiutato a sviluppare i fattori di identificazione della scala sostenibile (ad
es. come viene determinata la capacità portante), dell’allocazione efficiente (come
vengono pesati i costi e i benefici degli stock di capitale naturale, sociale, culturale
*
“Ragazzi con lo zaino”.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
216
e prodotto dall’uomo) e, infine, dell’equa distribuzione (come vengono distribuiti i
costi e i benefici tra le generazioni presenti e future).
6.3 LA COSTRUZIONE DI UN MODELLO CONCETTUALE
La
costruzione
di
un
modello
concettuale
è
uno
strumento
utile
per
l’identificazione dei trend di molte dinamiche dell’interazione economico-ecologica,
nei casi in cui la sperimentazione di lungo termine non sia praticabile (Costanza,
Waigner et al., 1993). Per poter affrontare questioni ambientali e sociali, è
necessario coniugare, entro lo stesso modello dinamico, dati quantitativi e dati
qualitativi, selezionando le informazioni sulla base del fatto che si tratti di fenomeni
endogeni, esogeni o da ignorare e sulla base della scala di dettaglio che si decide di
assumere.
Il presente modello differisce dai tradizionali approcci allo sviluppo turistico. Il più
delle volte, infatti, la selezione delle aree per lo sviluppo turistico si basa sulle
previsioni di ricavo dei privati che vi investono. La scelta di ciò che può
rappresentare un bene di valore turistico è pertanto spesso determinata da attori
economici che non sono parte della comunità locale. Di frequente questo
contribuisce a determinare ciò che è stato definito come una “mercificazione” del
sito che ospita l’attività turistica: il sito è cioè percepito da un investitore esterno
come una merce, il più delle volte in virtù dei suoi attributi estetici (Urry, 1995). I
caratteri del sito che sono più strettamente legati alla storia naturale o umana
dell’area non sono cioè sufficientemente valorizzati nello sviluppo turistico. La
conseguenza, nel lungo termine, può essere ciò che gli antropologi chiamano
“Disneyficazione” delle destinazioni turistiche: ciò che si fa attrazione per il turista è
esasperato quasi all’eccesso ed è spesso privo di un reale radicamento nel tessuto
socio-economico e culturale del sito.
C’è generale accordo tra gli operatori turistici sul fatto che sono necessarie delle
tecniche per identificare gli attributi più genuini e di maggior rilievo che devono
essere promossi e rafforzati dallo sviluppo turistico. In questo modo il turismo
rafforzerebbe l’unicità culturale degli attributi dell’area, mantenendo al contempo
l’integrità del tessuto sociale.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
217
Muovendo dalla definizione di alcuni criteri di sostenibilità propri dell’economia
ecologica, il modello concettuale descritto si focalizza su quell’insieme di
conoscenze e valori propri del sito e cerca di identificare le dinamiche ecologiche,
sociali ed economiche a livello locale e paesaggistico. Il modello consente anche di
selezionare le informazioni raccolte e di descrivere l’andamento del sito considerato
nel recente passato (circa gli ultimi 50 anni) e di gettare le basi della progettazione
per i prossimi 50 anni e oltre.
6.4 L’UTILIZZO DELL’IMPRONTA ECOLOGICA NELL’ANALISI DEL TURISMO
Una questione fondamentale nell’approccio ecologico-economico allo sviluppo del
turismo è se il capitale naturale rimanente è adeguato a sostenere il previsto
aumento del carico del turismo umano nel prossimo secolo. Il capitale naturale si
riferisce allo “stock di beni naturali che dà origine a un flusso di beni e servizi di
valore nel futuro” (Costanza e Daly, 1992). L’Impronta Ecologica è un indicatore
particolarmente interessante a questo proposito, dal momento che è stato introdotto
per valutare la dipendenza umana dai sistemi ecologici che supportano la vita
(Troell, 2002). Usata in questo contesto, l’Impronta Ecologica è considerata da molti
come uno degli indicatori di sostenibilità più efficaci tra quelli finora concepiti
(Moffat 2000, Jorgensen et.al, 2002).
Per un approfondimento teorico in materia di Impronta Ecologica si rimanda alla
lettura del capitolo relativo presente in questo volume.
Uno degli attributi chiave dell’Impronta Ecologica è l’attenzione che essa pone alla
questione dei consumi. Questo è un aspetto critico degli studi di sviluppo sostenibile,
specialmente nei paesi industrializzati, dal momento che questi consumano già, in
media, il triplo della quota globale sostenibile che spetterebbe loro in una ipotetica
equa distribuzione. Dal momento che l’ulteriore crescita materiale nei paesi ricchi
richiederebbe di una ulteriore porzione di carrying capacity e in tal modo, inoltre,
ridurrebbe lo spazio ecologico disponibile per i paesi poveri, alcuni hanno richiamato
l’attenzione sul fatto che tutto questo sia ecologicamente pericoloso e moralmente
discutibile. Essi argomentano che nella misura in cui possiamo creare spazio per la
crescita, essa dovrebbe essere allocata nel terzo mondo. L’analisi dell’Impronta
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
218
Ecologica supporta l’argomento che, per essere sostenibile, la crescita economica
deve essere molto meno intensa, dal punto di vista materiale ed energetico, rispetto
al presente (si veda per esempio Pearce, 1994) ovvero si deve mirare di più allo
“sviluppo” che alla “crescita”. Quindi la sostenibilità può richiedere che
l’individualismo competitivo e lo stile di vita del consumatore lascino spazio al
mutualismo cooperativo e all’economia della sufficienza. Questo, ovviamente, ha
delle implicazioni per i legami fra il turismo e i consumi e per come le considerazioni
di matrice economica, sociale e culturale determineranno alternative politiche. Dal
momento che l’Impronta Ecologica è più un indicatore bio-fisico, i tre metodi di
analisi qui di seguito descrivono l’analisi dei vari impatti del turismo sulla sfera
sociale, culturale ed economica.
Nella letteratura scientifica sono disponibili finora pochi studi dell’Impronta
Ecologica del turismo. Gossling et al. (2002) hanno completato l’Impronta Ecologica
per le isole Seychelles, ma sono venute alla luce alcune debolezze metodologiche. È
stata calcolata l’Impronta Ecologica del turismo alle Baleari (Murray, 2000) e a
Manali, India (Cole, 1999), ma con un alto livello d’errore legato alle aggregazioni sui
dati. Entrambi i problemi metodologici possono essere migliorati e l’errore
d’aggregazione può essere ridotto per l’Impronta Ecologica attraverso l’uso in un
apparato statistico superiore e attraverso l’utilizzo di interviste sul campo.
Una seconda opportunità di miglioramento è data dalla possibilità di ricercare dati
più completi, che includano nel conto i trasporti aerei verso l’Italia. Diversamente
dallo studio sulle Seychelles, i casi delle Baleari e di Manali escludono i trasporti
verso la destinazione.
IEA (International Energy Agency, 1998) sostiene che l’Impronta Ecologica dovuta al
turismo dovrebbe essere assegnata completamente al paese di appartenenza del
visitatore. L’impostazione che qui seguiamo intende procedere innanzitutto a
un’accurata quantificazione dell’influenza del turismo sull’Impronta Ecologica, che
sarà seguita dalla decisione rispetto a dove attribuire tale influenza.
Una terza opportunità di miglioramento risiede nella disponibilità di dati per le
varie categorie ricettive del territorio (per esempio, agriturismo, alberghi a una,
due, tre stelle ecc.). Inoltre, ci sono dei precedenti di suddivisione dell’Impronta
Ecologica a seconda del tipo di sistemazione turistica, per esempio Johnson (2003) ha
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
219
stimato l’Impronta Ecologica del turismo in Canada secondo il tipo di categoria
ricettiva.
E’ importante notare che l’applicazione locale dell’impronta ecologia non fornisce
una fedele rappresentazione delle destinazioni, regioni o province nelle quali una
forte componente di uso del suolo e/o dell’economia siano influenzate dal turismo.
In alcuni casi, i dati sono aggregati in modo da rendere molto laboriosa la possibilità
di distinguere tra abitanti e turisti. In altri casi, i fattori dei trasporti e dei viaggi
implicano un movimento oltre i “confini” dell’Impronta Ecologica, e rimangono
quindi esclusi dall’analisi. Quando i fattori turistici sono oggetto specifico dell’analisi
dell’Impronta Ecologica, diventa difficile da controllare il doppio conteggio o
l’omissione. Per esempio, il calcolo dell’ "impronta delle vacanze” non prende in
considerazione le risorse risparmiate a casa mentre la persona sta consumando
all’estero, anche se i consumi all’estero sono in genere maggiori rispetto a quelli a
casa propria.
6.5 L’AREA DELLA VAL DI MERSE
In vista del riconoscimento della zona come Patrimonio Culturale da parte
dell’Unesco, la Provincia di Siena (superficie 3.821 km2, popolazione 254.270) ha
commissionato un’indagine all'interno del progetto SPIN-Eco, per delineare una
politica sulla congestione turistica nella Provincia (il turismo in Provincia di Siena è
aumentato di oltre il 250% negli ultimi sette anni), sulla mancanza di opportunità
lavorative nelle zone rurali e sulla inefficiente utilizzazione delle risorse.
Quattro Comuni localizzati nella parte occidentale della Provincia di Siena
(Sovicille, Chiusdino, Monticiano, Murlo) delimitano iI bacino agricolo-forestale
conosciuto come Val di Merse (superficie 508 km2, popolazione 13.789).
La Val di Merse possiede molti siti d’interesse naturalistico e culturale. Le
caratteristiche di questa zona sono considerate importanti per lo sviluppo sostenibile
dell’intera Provincia, poiché si stima che l’agriturismo sia potenzialmente in grado di
sostenere un’economia diversificata, a pressione ambientale relativamente bassa,
mantenendo allo stesso tempo in vita le tradizioni culturali. Per questi motivi la Val
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
220
di Merse è stata identificata come un’area utile per diminuire la pressione del
turismo sulla Provincia, in termini sia di spazio che di tempo.
Val di Merse
area: 508 km2
Figura 6.1: La Provincia di Siena e la Val di Merse.
Il turismo nella Val di Merse è legato soprattutto alle bellezze naturali, al relax,
alla gastronomia e alla cultura (APT, 2002 ed interviste). I turisti hanno la tendenza a
rimanere più a lungo (in media 5,3 giorni), rispetto ad altre destinazioni italiane, e
generalmente soggiornano in una sola località, da cui si spostano per gite giornaliere.
La Val di Merse non rientra tra le mete turistiche più frequentate, non essendo
generalmente segnalata dalle fonti utilizzate dai turisti per programmare le loro
vacanze. La maggior parte dei turisti proviene dall’Italia (31%), seguita dalla
Germania (22%), Gran Bretagna (11%), Olanda (10%), Stati Uniti (5%). Il restante 21%
arriva dal resto d’Europa e solo il 5% dei visitatori dal resto del mondo.
6.6 METODI
Flusso turistico ed equivalenti residenti
Pur non essendo disponibili dati ufficiali, la presenza di persone in viaggio d’affari o
turisti giornalieri, a causa della localizzazione geografica della zona, è molto bassa e
non in grado di influenzare le statistiche sul turismo (diversamente da altre
destinazioni).
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
221
Per mettere a confronto l’Impronta Ecologica (EF) derivante dai consumi dei turisti
e dei residenti, è stato calcolato il parametro “residenti equivalenti” (T),
corrispondente al numero totale dei pernottamenti di tutti i turisti in Val di Merse
(uguale agli arrivi totali per la loro durata media) diviso per 365. Questo valore
(T=685) indica una popolazione che va ad aumentare del 5% la popolazione
documentata, che è presente a tempo pieno in Val di Merse, che consuma risorse e
produce rifiuti, e che deve essere considerata dalle Amministrazioni nella
pianificazione dello sviluppo urbano. Fino ad oggi tale considerazione non era stata
inclusa nelle statistiche ufficiali (Tabella 6.1).
Tabella 6.1: Popolazione residente e turistica. Fonte: (APT 2002).
Popolazione
Residente
(R)
Presenza di Turisti
(pernottamenti)
Residenti
popolazione
Equivalenti
equivalente
(T)
Peq=(R+T)
Chiusdino
1.918
87.856
241
2.159
Monticiano
1.408
8.400
23
1.431
Murlo
1.932
74.840
205
2.137
Sovicille
8.366
79.017
216
8.582
13.624
250.113
685
14.309
VALDIMERSE
Uso dell’ “Impronta Ecologica”
Per determinare l’Impronta Ecologica (EF) della popolazione turistica e residente,
sono state individuate le categorie di consumo che determinano un impatto. Per la
popolazione residente, in accordo con quanto è stato proposto dalla letteratura, sono
state considerate 6 categorie di consumo: di alimenti, per abitazioni, per il
trasporto, per altri beni e servizi e la produzione di rifiuti. Per poter agevolare la
confrontabilità fra i risultati dei due calcoli, le categorie di consumo considerate per
un turista sono simili alle precedenti: consumo di alimenti e fibre, produzione di
rifiuti, trasporto inteso sia dal luogo di origine a quello di destinazione e ritorno sia
alla mobilità interna al territorio della Val di Merse, abitazioni (inclusi energia,
territorio, acqua e uso di combustibile per riscaldamento), attività (si considerano
dentro questa voce tutte le attività che un turista svolge quando arriva per trascorre
una vacanza in queste zone, per esempio, divertimenti, acquisti di souvenir o di
prodotti tipici, ecc.).
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
222
Tali categorie di consumo vengono convertite in categorie di territorio
ecologicamente produttivo, che è necessario per rendere fruibile un bene o un
servizio e per assorbire i rifiuti, attraverso l’uso di opportuno coefficienti di
conversione noti come equivalence factor e yield factor che tengono conto delle
differenze produttive tra i diversi tipi di territorio e tra la produttività locale e
globale all’interno di una determinata categoria (LPR, 2002; Monfreda et al., 2004;
Wackernagel, 2002; Monfreda et al., 2002). Rifacendosi alla classificazione IUCN
(International Union for the Conservation of Nature), sono state riconosciuti sei
diversi tipi di aree ecologicamente produttive: zone agricole, pascoli, foreste, zone
edificate, aree di pesca e infine aree per l’energia ovvero quei terreni che sono
necessari per assorbire i rifiuti e, in modo particolare, il rifiuto per eccellenza ovvero
l’anidride carbonica (Wackernagel et al., 1995; LPR, 2004). I risultati sono stati
valutati in termini di “ettari globali/(persona-anno)” (gha/(persona-anno)) di
superficie ecologicamente produttiva, piuttosto che per ettari (che si riferiscono alla
reale superficie del territorio).
Raccolta dei dati
L’Impronta Ecologica è essenzialmente un modello di consumo, che assegna pesi
diversi alle diverse modalità di utilizzazione di materiali e forme di energia. La
maggior parte delle fonti a cui si attinge per determinare l’Impronta Ecologica sono
stime ufficiali, limitate nel senso che non forniscono modelli di misure o range. I
‘pesi’ sono sottoposti a processo di revisione da parte di una commissione di esperti
(LPR, 2004), ciononostante rappresentano un’astrazione della realtà e non possono
essere usati per fornire una valida prova statistica della differenza tra le popolazioni.
In ogni caso, anche se priva di validità statistica, l’Impronta Ecologica rappresenta un
comune denominatore ed è quindi considerata un parametro accettabile per mettere
a confronto popolazioni (oppure nazioni) diverse.
L’Impronta Ecologica riporta il risultato sulla scala temporale di un anno. L’anno di
riferimento per quest’analisi è il 2002; i dati utilizzati per il calcolo si riferiscono per
quanto possibile a tale periodo, in alternativa sono stati utilizzati dati più recenti
possibile.
Per calcolare l’Impronta Ecologica di un cittadino-tipo della Val di Merse è stato
fatto riferimento ai dati utilizzati nello studio dell’Impronta Ecologica della Provincia
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
223
di Siena, dei 36 Comuni e dei 7 Circondari (vedi capitolo relativo allo studio
dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena), seguendo lo schematismo classico
proposto dagli autori.
Una delle maggiori difficoltà nel quantificare la pressione ambientale dovuta alla
presenza turistica è la disponibilità dei dati che documentano i modelli di consumo
dei turisti. Questo ha determinato l’elaborazione di stime per arrivare al livello di
dettaglio richiesto dalla metodologia.
A tale scopo di seguito verrà spiegato in dettaglio, per ciascuna categoria, come è
stato possibile stimare il dato richiesto.
I consumi sono stati stimati utilizzando dati pubblicati dalla Provincia oppure
ricavati attraverso le interviste realizzate ad un campione rappresentativo sia di
turisti che di stakeholder. Nell’estate 2003, da Giugno ad Agosto, sono stati
intervistati 220 turisti e 20 proprietari di strutture turistiche presso l’Abbazia di San
Galgano (Chiusdino), un sito frequentato dalla maggior parte dei turisti della Val di
Merse. Sono stati utilizzati questionari che includevano il consumo di risorse, le
modalità di viaggio, le destinazioni e le attività locali, per i turisti, mentre dai
proprietari delle strutture sono state raccolte informazioni su energia, uso di acqua e
produzione di rifiuti. Nei casi in cui non erano disponibili dati specifici, sono stati
utilizzati dati dell’Amministrazione Comunale, opportunamente modificati per la
popolazione residente e “residente equivalente”.
I dati sulle modalità di utilizzo del territorio derivano da CORINE Land Cover
(Provincia di Siena, 1996), consumo di cibo della popolazione residente (ISTAT,
1999), elettricità (GRTN, 2000; PEP, 2000; e nostre stime), combustibili-GPL, olio per
riscaldamento, carburante per auto dei residenti (DGERM, 1999; e nostre stime),
metano (Enti Gestori Locali), rifiuti (Sienambiente, 2002), acqua (Acquedotto del
Fiora, 2001), prezzi al consumo (rilevazione diretta).
Viaggio
Questa categoria si riferisce al viaggio percorso dal turista dal luogo di origine alla
Val di Merse e ritorno. Sulla base di dati raccolti dall’APT (2000) e dalla Provincia di
Siena sul numero di arrivi e sulla provenienza degli stessi, sono stati elaborati diversi
scenari per valutare l’impatto del viaggio.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
224
Il 34% dei turisti stranieri arrivano in Italia per via aerea. La distanza totale del
viaggio per ogni turista è stata moltiplicata per un fattore di conversione che tiene
conto sia delle emissioni di CO2 sia del fatto che queste avvengono nella parte alta
della biosfera, come specificato da Wackernagel et al., (2002) secondo le indicazioni
riportate nell’IPCC (1999). E’ stata calcolata la minima distanza dalla capitale del
Paese di provenienza all’aeroporto di Pisa e viceversa, in quanto l’aeroporto di Pisa è
quello tipicamente utilizzato per raggiungere la zona della Val di Merse. Precedenti
studi hanno utilizzato un simile approccio (Gossling, 2002). A questo valore sono stati
aggiunti 300 km di viaggio in auto, per considerare la distanza da Pisa alla Val di
Merse e viceversa.
Il rimanente 66% dei turisti stranieri che arriva a Siena utilizza altri mezzi secondo
le seguenti percentuali: 50% arriva a Siena via auto mentre il 16% attraverso bus o
treni.
Per quanto riguarda i turisti italiani è stato stimato che utilizzino i seguenti mezzi
di trasporto: 83% auto, 17% bus o treno, meno dell’1% l’aereo.
L’EF per i trasporti non copre i costi di assicurazione, pezzi di ricambio o
riparazioni, né l’uso di altri tipi di trasporto pubblico.
Dalle interviste svolte abbiamo stimato che ogni auto di turisti contiene in media
2,5 persone pertanto sono stati assegnati coefficienti di conversione per il viaggio in
auto uguali a 2,5.
Altri tipi di trasporto via terra all’interno dell’area della Val di Merse sono stati
considerati nella categoria “trasporto locale”.
Consumo di cibo e fibre
I turisti in Val di Merse adottano prevalentemente una dieta basata sui piatti tipici
toscani. Questa informazione è in contrasto con l’approccio adottato da Gossling et
al., (2002), che ha associato il consumo di cibo dei turisti con l’ “Impronta Ecologica”
(EF) del cibo del loro Paese di provenienza. Stime della dieta tipica dell’Italia
centrale, basate sui dati ISTAT (1999) sono state applicate alla formulazione della
EF.
Anche se il tipo di cibo consumato può essere simile tra turisti e residenti, è stato
considerato un maggiore numero di consumazioni “fuori casa”, per tenere conto
dell’uso più frequente di ristoranti e bar (APT, 2000 ed interviste; ISTAT, 1999).
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
225
Alloggio, utilizzazione del territorio, servizi e rifiuti
Per sistemazione turistica ci si riferisce alle aree edificate per stanze,
appartamenti, attività, strade e al territorio da considerare per uso energetico
(elettricità, gas per riscaldamento e consumo di acqua). Più del 90% delle strutture
ricettive per turisti in Val di Merse rientrano nella categoria di agriturismo o di casa
per vacanze. Tutte le strutture sono state standardizzate in base alla media di
soggiorno di 5,3 giorni (APT, 2000), contrariamente a ricerche precedenti su alcune
stazioni balneari, che basavano i calcoli su diverse categorie (Gossling et al., 2002). Il
consumo di energia per lavanderia è normalmente una delle voci principali nella
valutazione dell’impatto ambientale del turismo, ma in questo caso l’uso di
elettricità e di acqua non sono state aumentate poiché nelle strutture di soggiorno
per
i
turisti
la
biancheria
viene
ritirata
settimanalmente,
invece
che
quotidianamente, quindi allo stesso modo che per la popolazione residente. I dati
sull’utilizzazione del territorio sono stati ricavati dal Corinne Land Cover (Provincia
di Siena, 1996) delle strutture turistiche, più l’uso proporzionale di vigneti e olivi da
parte dei residenti. Il consumo pro capite di gas per riscaldamento (GDERM, Enti
Gestori Locali, e nostre stime 1999), acqua municipale (Acquedotto del Fiora, 2001) e
produzione di rifiuti è stato calcolato dividendo il consumo domestico e municipale
per il totale di residenti ed residenti equivalenti.
Precedenti studi hanno identificato nella produzione di rifiuti un elemento
importante della pressione ambientale, soprattutto a causa del turismo giornaliero a
Siena (Gambassi, 2003), ma per quanto è a nostra conoscenza questo fattore non è
stato considerato in altre valutazioni dell’ “Impronta Ecologica” del turismo. E’ stato
osservato che i turisti tendono a produrre quotidianamente meno rifiuti dei residenti,
con un picco di maggiore produzione nel giorno di partenza (Rhyner, 1995). In questo
studio sono stati assegnati ai turisti valori di produzione di rifiuti equivalenti a quelli
dei residenti.
Spostamenti in loco
Le escursioni in zona rappresentano la principale attività turistica per la Val di
Merse (ad esempio, gite nei paesi circostanti o in campagna). Agli intervistati è stata
presentata una cartina geografica in cui indicare gli itinerari e le distanze,
considerando soltanto le destinazioni all’interno della valle. La distanza giornaliera
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
226
risultante (60 km al giorno) è stata confrontata con la reale distanza tra i luoghi
visitati e con dati riportati in interviste con proprietari di sette autonoleggi nei pressi
dell’aeroporto di Pisa. Come risultato, è stata scelta una distanza maggiore (100 km
al giorno), considerata una stima più realistica. Le spese per il noleggio dell’auto
sono state calcolate includendo l’assicurazione di base, ma escludendo polizze
assicurative addizionali, riparazioni, ecc. Questa cifra, più il consumo di carburante
sono stati convertiti in ettari equivalenti utilizzando valori applicabili per le auto di
famiglia, come indicato da Wackernagel et al.,(2000).
Attività
Questa categoria si riferisce ad energia e materiali utilizzati per il divertimento e
l’acquisto di souvenir. La categoria “divertimenti” comprende visite a musei,
shopping, acquisto di prodotti tipici. Le attività sono state valutate attraverso
interviste, mentre l’utilizzazione di energia media giornaliera è stata calcolata come
media di quattro fattori principali (valori da Becken and Simmons, 2002):
- visite a musei: 10 MJ/turista (60% elettrica, 40% gas),
- visita a fattorie: 7 MJ/turista (70% elettrica, 25% benzina, 5% gas),
- shopping: 0,8 MJ/turista (60% elettrica, 40% gas),
- gite a cavallo: 0,6 MJ/turista (15% elettrica, 80% benzina, 5% gas).
Le stime sugli acquisti di souvenir derivano da interviste e da dati sulle spese
effettuate dai turisti (APT, 2000). Ai prodotti tipici sono stati assegnati valori di EF
coerenti con quelli nazionali per gli stessi prodotti (olio di oliva, pasta, vino,
formaggi, vestiario, legno, pelle e carta).
6.7 RISULTATI
Consumi di turisti e residenti
La metodologia dell’impronta Ecologica riesce a focalizzare l’attenzione sui
consumi di una popolazione ad un livello di informazione e di dettaglio non
facilmente ottenibile da altri tipi di metodologia o indicatori. Per tale motivo, pur
riconoscendo che si tratta di un indice aggregato che semplifica la complessità del
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
227
sistema oggetto di studio, la validità di questo tipo di approccio è ampiamente
riconosciuta a livello scientifico.
Il primo obbiettivo di questo studio è quello di mettere a confronto il valore di
Impronta Ecologica delle due diverse popolazioni che gravitano sul territorio della Val
di Merse e che sono caratterizzate da uno stile di vita e un modello di consumo
diverso. Come illustrato in Figura 6.2, l’Impronta Ecologica di un turista (5,36
gha/persona), con l’esclusione del contributo del viaggio di andata e ritorno dal
luogo di destinazione, è solo di poco più bassa rispetto a quella dei residenti (5,46
gha/persona).
gha/person
6
beni e servizi
5
attività
4
abitazioni
trasporto locale
3
produzione di
rifuti
consumo di
alimenti
2
1
0
EF per
turista
EF per
residente
Figura 6.2: EF turisti vs. EF residenti in gha/persona.
Un risultato di questo tipo rileva che il turismo praticato in queste zone porta ad un
consumo relativamente basso di energia e di risorse. Questo fattore, combinato con
la presenza di turisti provenienti per lo più dall’Italia e dall’Europa, ha come
risultato un turismo più eco-efficiente rispetto ad altri casi documentati (Gossling et
al., 2005).
La differenza maggiore tra turisti (considerati come residenti equivalenti) e
popolazione locale è dovuta all’effetto del trasporto a livello locale.
Questo pone il turista “residente equivalente” a livelli di consumo più bassi della
maggior parte delle medie nazionali dei Paesi di provenienza dei turisti stessi (Figura
6.3). Osservando la Figura 6.3, è opportuno sottolineare che tali dati si riferiscono ad
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
228
una scala nazionale, anziché locale, e che sono stati ottenuti dai ricercatori del
Global Footprint Network adottando un approccio più complesso, anche in virtù del
grande patrimonio di informazioni e dati statistici disponibile al dettaglio nazionale.
USA
SVIZZERA
SVEZIA
REGNO UNITO
PAESI BASSI
NORVEGIA
ITALIA
IRLANDA
GERMANIA
FRANCIA
DANIMARCA
CANADA
BELGIO
AUSTRIA
0
2
4
6
8
10
12
14
gha/persona
Figura 6.3: Livelli nazionali di Impronta Ecologica per la media dei residenti (Living
Planet Report, 2002).
Uno dei principali limiti di questo calcolo è che il numero di residenti equivalenti
(T) tende a sottostimare l’utilizzazione reale delle risorse, poiché gli arrivi turistici
sono distribuiti in maniera irregolare nell’arco dell’anno. Per esempio, solo 685 letti
sono disponibili in termini di residenti equivalenti, ma poiché gli arrivi possono
duplicare durante una stagione, il numero necessario di letti per i turisti potrebbe
essere in realtà più elevato. Inoltre, i nostri calcoli sui residenti equivalenti non
includono i consumi dei turisti giornalieri, vale a dire quelli che non pernottano in
zona, poiché non sono disponibili dati quantitativi affidabili. Il turismo giornaliero è
una componente più importante per le destinazioni continentali rispetto a quelle
insulari (unico altro esempio per il quale sia stata calcolata l’Impronta Ecologica), ma
è stato comunque osservato, mediante le interviste, che la zona ospita relativamente
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
229
pochi turisti giornalieri. Quando questo succede, si hanno in ogni caso pochi acquisti,
bassi consumi e scarsa produzione di rifiuti.
È doveroso far presente che i due calcoli non sono riferiti allo stesso anno: in
particolare l’Impronta Ecologica per i residenti è basata su dati raccolti nel 2000,
mentre l’Impronta Ecologica dei turisti deriva da dati 2002. Si ritiene comunque che
non sussistano fra i due anni grandi oscillazioni nei valori e quindi che i due dati siano
confrontabili.
Popolazione turistica vs Carrying Capacity
Nell’ottica di voler diluire nello spazio l’impatto esercitato dai turisti nel territorio
provinciale è stata analizzata la situazione a livello sia Circondariale che Comunale
per quanto riguarda la Biocapacità, ovvero la “dotazione di capitale naturale”
propria dei vari sistemi territoriali. L’obbiettivo è quello di individuare aree in grado
di poter assorbire il carico prodotto localmente dai turisti senza per questo
pregiudicare l’integrità dell’ecosistema. La Val di Merse è uno dei Circondari senesi
che risponde appieno a questo requisito, in quanto presenta un bilancio nettamente
positivo riportando un surplus ecologico, ovvero un eccesso di biocapacità che
potenzialmente non viene sfruttato (si veda il capitolo 4 del presente studio).
Pertanto è stata confrontata, in termini assoluti, l’impronta ecologica totale (intesa
come il carico prodotto complessivamente sia dalla popolazione residente sia dalla
popolazione dei turisti, con e senza il contributo del viaggio di trasferimento dalla
località di origine a quella di destinazione e viceversa) con la biocapacità (intesa
come una sorta di misura della carrying capacity, nel senso che vuole essere una
stima della dotazione di ecosistemi e di servizi naturali di cui è, al massimo, possibile
usufruire).
I risultati emersi sono sintetizzati nel grafico riportato in Figura 6.4, dal quali è
possibile vedere che l’impatto prodotto in loco dalle due popolazioni è assorbito
ampiamente dalla grande dotazione di biocapacità.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
230
120000
100000
EF viaggio
gha
80000
EF turisti
60000
40000
EF residenti
biocapacità
20000
0
1
2
Figura 6.4: L’Impronta Ecologica totale dei residenti della Val di Merse, dei residenti
equivalenti (presenza turistica) compreso anche il viaggio di trasferimento andata e
ritorno, confrontata con la biocapacità dell’area di studio.
L’Impronta Ecologica del turismo e i viaggi
Se si considerano soltanto gli effetti locali del turismo in Val di Merse, l’Impronta
Ecologica cumulativa di residenti e dei residenti equivalenti è sostanzialmente al di
sotto della biocapacità calcolata per questa zona (vedi Figura 6.5). Tale descrizione,
però, non è completa. Questo studio è progettato per considerare tutti i tipi di
pressione ambientale provocati dall’industria turistica sulla valle, iniziando da
quando i turisti lasciano il loro Paese di provenienza. Includendo fattori esterni
addizionali (come le emissioni dei mezzi di trasporto), la pressione ambientale totale
dovuta al turismo è di 32 gha ; questo significa che oltre i 85% della EF totale del
turismo deriva dal viaggio per raggiungere la valle. Questa analisi ha perciò
evidenziato l’importanza critica dei mezzi di trasporto per i turisti in termini di
pressione ambientale globale. Quando tale valore viene confrontato con la
biocapacità locale, la pressione ambientale totale dovuta al turismo appare
leggermente superiore alla biocapacità dell’area studiata.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
231
consumo di
cibo e fibre
6%
rifiuti
1%
trasporti locali
4%
alloggi
3%
attività
0%
viaggio
86%
Figura 6.5: Proporzione della pressione ambientale dovuta ai
consumi dei turisti, incluso il raggiungimento della località.
6.8 LA ECO-EFFICIENZA DEL TURISMO IN VAL DI MERSE
Un modo di contestualizzare questi risultati nell’ottica di possibili alternative per
lo sviluppo del turismo in Val di Merse consiste nel valutare i costi ed i benefici del
turismo con due semplici indicatori: le emissioni di CO2-eq., e le spese locali (Ceron
et al.). Pur essendo questo uno strumento estremamente semplice, permette di
porre gli scambi dovuti all’espansione del turismo nel più ampio contesto del
guadagno economico opposto alla pressione ambientale.
La valutazione dei costi e dei benefici delle emissioni di CO2 equivalenti si può
basare sia sui valori derivanti dal solo viaggio, (vedi Figura 6.6), sia sulle emissioni
del viaggio, più quelle derivanti dal soggiorno nella località, valutate per durata del
soggiorno (vedi Figura 6.7).
La maggiore emissione di gas serra (in termini di emissioni equivalenti di biossido di
carbonio (CO2–eq)) relativa al viaggio e al soggiorno, è dovuta agli arrivi dagli Stati
Uniti (26%), dalla Germania (18%), dall’Italia (13%), dall’Olanda (7%) e dalla Gran
Bretagna (6%). Del restante 30%, quasi la metà è rappresentata da turisti di altri
Paesi europei (Ceron et al.). Questi calcoli si sono basati su una media totale di 20 kg
CO2–eq per pernottamento, con le emissioni misurate considerando il viaggio di arrivo
e una media di soggiorno di 5,3 giorni.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
232
Emissioni Totali per paese di provenienza
Israele Irlanda
Francia 1%
Danimarca
1%
Resto del Mondo 1%
1%
Norvegia
Italia
6%
1%
2%
Svezia
1%
Europa
2%
Olanda
USA
2%
42%
Giappon
3%
Canada
4%
Nuova Zelanda Germania
5%
5%
Austria
Gran Bretagna
6%
16%
Figura 6.6: Emissioni totali dovute al viaggio verso la Val di Merse, per Paese di provenienza.
Altri
19%
USA
25%
Canada
3%
Austria
3%
Australia
3%
Francia
3%
Germania
18%
Gran Bretagna
6%
Olanda
7%
Italia
13%
Figura 6.7: Emissioni totali per Paese di origine dovute al viaggio e al soggiorno
in Val di Merse. Fonte: (Patterson, 2003; Gossling, 2005).
Tali emissioni possono essere messe a confronto con i proventi del turismo locale.
La media locale è di 69 euro per turista al giorno, per alloggio, cibo, attività varie e
noleggio auto (vedi Figura 6.8). Il consumo locale di gasolio viene calcolato nella
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
233
categoria combustibili vari, ma il viaggio ed i costi del noleggio auto non sono inclusi
(circa il 30% di coloro che visitano la Val di Merse prende un’auto a noleggio pagando
in media 30 euro per persona al giorno). Una cifra pari a € 0,05 pkm (pkm indica
passeggero per chilometro) è stata utilizzata per i trasporti (ibid). La spesa-tipo
sostenuta in loco è riportata in Figura 6.8.
Attraverso questo calcolo (Ceron et al.), gli Italiani appaiono come i turisti più
ecoefficienti, generando 0,4 kg di CO2–eq per Euro. Secondo una certa prospettiva,
questo valore può essere paragonato ai turisti australiani, che generano 4 kg di CO2 –
eq per Euro.
Spesa Giornaliera per Turista (Euro)
alloggio
2.60
prodotti alimentari tipici
3.63
4.15
prodotti di artigianato
locale
3.89
28.15
ristoranti
combustibili fossili
15.57
giornali/informazioni
musei/mostre
5.19
6.23
Altro
Figura 6.8:. Spesa per un turista ‘tipo’ in Val di Merse. Fonte: (APT, 2000).
Switzerland
3%
All Others
13%
Italy
30%
France
3%
Austria
4%
USA
5%
Netherlands
10%
Germany
21%
GreatBritain
11%
Figura 6.9: Redditi locali dovuti a turismo, suddivisi per Paese di provenienza.
Fonte: (APT, 2002).
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
234
Per capire meglio gli scambi per il turismo della Val di Merse (rispetto ad altri
settori), si può analizzare il Bilancio dei Gas Serra della Val di Merse (vedi Figura 6.10
e capitolo 2 di questo volume).
Anche se la Val di Merse ha avuto solamente 46.971 arrivi nel 2002, le emissioni
aeree relative a tali visitatori corrispondono a più di un quarto dell’impatto totale
dei Gas Serra dell’area. Confrontando la popolazione turistica equivalente, pari a
685, con la popolazione locale, vediamo che meno di 1/8 della popolazione effettiva
ha prodotto più di 1/4 del totale dell’impatto ambientale. Tale impatto appare
sproporzionato, se paragonato alla percentuale del reddito locale derivato dal
settore del turismo.
allevamento
4%
rifiuti
6%
agricoltura
2%
viaggio
25%
energia
63%
Figura 6.10: Emissioni di Gas Serra calcolati in (SPIn-Eco 2002), in
accordo con le linee guida dell’IPCC del 1996. I voli turistici (non
compresi nelle linee guida) sono stati calcolati da (Patterson, 2004).
6.9
DISCUSSIONE
Rispetto ad esempi di destinazioni insulari e di turismo di massa, almeno su base
locale, questo studio riporta un risultato anomalo rispetto a quel che ci si potrebbe
aspettare dall’impatto ambientale dovuto al turismo. La Val di Merse rappresenta un
raro esempio di destinazione nella quale i turisti hanno consumi simili a quelli della
popolazione residente e più bassi, in termini di Impronta Ecologica, rispetto alla
media degli abitanti del proprio Paese di origine. Questo risultato contraddice la
regola secondo cui i turisti hanno, generalmente, consumi più elevati che a casa e
consumano più della popolazione locale. Le infrastrutture, l’informazione ed i prezzi
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
235
sembrano perciò avere una forte influenza sul livello dei consumi da parte dei turisti.
Partendo da questa considerazione, si può valutare il consumo di risorse da parte dei
turisti in maniera più flessibile di quando valutato in precedenza.
La Val di Merse ha un’alta percentuale di visitatori abituali e questo può essere
considerato come un dato positivo, dal punto di vista del rapporto servizi/costo.
Questa ricerca, però, non è stata effettuata per valutare i servizi, né il livello di
soddisfazione. Essendo uno studio esclusivamente sui consumi, documenta l’esistenza
di una popolazione che, almeno in un caso specifico, sembra adattarsi ai minori
consumi locali. Sarà oggetto di future ricerche valutare se questo sia il risultato di
una libera scelta o di una scelta in qualche modo obbligata (per l’assenza di
alternative), o il risultato della pressione sociale; in ogni caso, dato l’urgente bisogno
di identificare vettori sociali che possano ridurre il carico, suggeriamo di continuare
a perseguire la strada del confronto culturale di modelli di consumo e adattamento.
I dati demografici della popolazione locale ed ospite sono di una certa rilevanza per
valutare i modelli di consumo. Si nota una percentuale particolarmente elevata di
anziani all’interno della comunità ospitante. Questo può implicare una tendenza a
consumare meno, o può rendere meno probabile la tendenza della comunità locale
ad adottare abitudini al consumo propria della popolazione turistica. Ciononostante,
i visitatori sono attirati in questa zona dalla visibile forza delle sue tradizioni.
Diversi fattori portano ad una pressione ambientale da parte del turismo più bassa.
Per prima cosa, bisogna menzionare che la Toscana è nota per il suo clima mite.
Raramente si hanno temperature estreme, inoltre è importante sottolineare che le
strutture architettoniche sono efficienti dal punto di vista energetico. Le vecchie
case in pietra, con muri spessi e finestre piccole, sono più efficaci nel controllare gli
sbalzi termici. Il secondo fattore che provoca un risparmio di energia è l’abitudine
locale di aprire gli scuri di giorno e chiuderli di notte. Infine, alcune strutture hanno
impianti elettrici e di riscaldamento autonomi. Questo modo di utilizzare l’energia ha
un rapido feedback sul turista, indirizzandolo probabilmente verso un minore
consumo energetico. Tutti questi elementi combinati assieme hanno come risultato
una EF dovuta al turismo molto bassa.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
236
Riguardo agli acquisti effettuati dai turisti, le offerte di prodotti locali sembrano
avere
una
qualità
ed
un’attrattiva
sufficientemente
alta.
Molti
prodotti
dell’agricoltura sono biologici e poiché l’agricoltura ha una grande influenza sullo
stile di vita, anche i prodotti tradizionali locali sono a basso impatto. La dieta è ben
integrata, anche grazie all’uso sostenibile dei terreni agricoli, ed i menù toscani sono
caratterizzati da una rigorosa economia domestica e da cibi locali o prodotti
dell’orto. A differenza del turismo di massa, che spesso favorisce strutture di
enclave, qui i turisti non hanno facilmente a disposizione le pietanze del Paese
d’origine e questo contribuisce ad abbassare i livelli di EF.
Si deve anche considerare che il tipo di turismo della zona include attività a bassa
energia e quindi basso impatto ambientale e si integra con la cultura locale e con
l’ambiente e pertanto non richiede particolari infrastrutture. Sono stati fatti sforzi
coordinati nella Val di Merse perché si potessero avere all’interno della valle delle
attrattive per i turisti, come vie ciclabili e sentieri per escursioni a piedi.
Effettuare stime di questo tipo può avere l’ulteriore vantaggio di migliorare le
conoscenze dell’Amministrazione Pubblica sulla situazione dei consumi nella
popolazione residente. Per esempio, in aree ad alta presenza turistica, il consumo di
elettricità attribuita soltanto alla popolazione residente può risultare superiore
rispetto alla reale domanda. Errori nei dati di utilizzazione dell’energia, relativi alla
popolazione residente, sono molto meno rilevanti per il turismo nella Val di Merse,
rispetto a quelli che potrebbero verificarsi per destinazioni in cui le forme di turismo
sono più intensive dal punto di vista energetico (Becken and Simpson, 2002), o per
zone che richiedono un maggiore controllo delle temperature (vale a dire zone a
latitudine maggiore o minore) (EPA, 2000; Gossling, 2002).
Vale la pena ripetere che, anche se i valori del turismo in Val di Merse sono
relativamente bassi, sono tuttavia al di sopra dei valori disponibili a livello mondiale
pro capite. Sarà descritta in ulteriori studi l’esplorazione dell’Impronta Ecologica,
confrontata con la biocapacità della Provincia di appartenenza.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
237
Riguardo alla carrying capacity in termini locali, turismo ed attività locali possono
essere considerate in grado di produrre degli effetti sulla biocapacità della Val Di
Merse. Comunque tali valutazioni non sono in grado di considerare tutti gli effetti del
turismo, in particolare, quelli che hanno un ruolo su scala globale. In particolare, gli
effetti dei trasporti (noleggio auto e trasporto aereo) dal luogo di origine a quello di
destinazione (e ritorno) hanno un impatto globale (per esempio, riscaldamento
globale), le cui conseguenze non possono essere esclusivamente a carico dei residenti
locali. Una possibile opzione per ridurre questo tipo di impatto potrebbe essere
quella di promuovere maggiormente il turismo dall’Italia o da Paesi vicini (orientando
la promozione verso Paesi confinanti piuttosto che Giappone o Stati Uniti), oppure
fornire incentivi per soggiorni più lunghi (Ceron et al., submitted). Inoltre, anche se
tali informazioni sono rese disponibili, in assenza di un qualche coordinamento a
livello globale, le destinazioni locali hanno pochi incentivi a sacrificare guadagni a
breve termine per un più ampio bene pubblico.
La responsabilità delle emissioni è condivisa da tutti coloro che traggono beneficio
dal turismo. Si dibatte attualmente all’interno della ECLAT (Rete di ricerca su
turismo e cambiamenti climatici) (Amelung, 2004) se la maggior parte debba gravare
dai Paesi di origine dei turisti o all’interno della comunità locale. Naturalmente, una
informazione di base sulla natura e sull’ampiezza di tali effetti è critica per
un’appropriata risoluzione di tali problemi.
Il fatto che gli effetti locali dell’industria del turismo in Val di Merse siano
generalmente più bassi di quelli di altre destinazioni, porta molti a considerarla
come una industria ‘benigna’ o ‘senza fumo’ (OECD 2002). Comunque, una volta
considerata l’intera varietà di attività che supportano l’economia del turismo locale,
diventa chiaro che il turismo non è così ecologicamente efficiente, come spesso si
assume. I decision makers che devono valutare se promuovere o meno lo sviluppo
turistico dovrebbero considerare tali fattori al momento di considerare l’impatto
ambientale del turismo sulle località che li ospitano. Come minimo, questo richiede
due fasi: la prima comprende il confronto dell’intensità dell’uso dell’energia sia dei
turisti che dei residenti; la seconda, una valutazione del contributo del turismo alle
economie locali, considerando se i benefici economici siano in linea con i costi
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
238
ambientali previsti. Come menzionato in precedenza, ridurre l’impatto ambientale
mantenendo al tempo stesso gli obiettivi economici per la regione richiederà un
cambio di politica dei trasporti per i turisti.
6.10
CONCLUSIONI
Questo studio rappresenta una vera novità nelle analisi di settore del turismo per
diversi motivi:
- innanzitutto per il tipo di approccio seguito e per la metodologia adottata;
- perchè l’area in questione situata sulla terraferma e non su di un’isola confinata
dove è notevolmente più semplice monitorizzare il flusso e il comportamento dei
turisti;
- per la grande mole di dati raccolti in sito tramite interviste con turisti e operatori
del settore;
- per il basso ricorso a stime generiche su viaggi, prenotazioni, acquisti (attività)
- per il grande livello di dettaglio del calcolo dell’Impronta Ecologica (vedi ad
esempio anche l’inclusione del contributo dei rifiuti);
- per l’inclusione nel calcolo del contributo del viaggio di trasferimento A/R in Val
di Merse, considerando tutte le varie differenti modalità e mezzi di trasporto (per
esempio aereo, treno, automobile)
- è inoltre il primo studio di questo tipo condotto in un’area in cui l’interesse per
l’ambiente e l’agriturismo sono il principale motivo di viaggio.
- infine, è il primo caso in cui sia stato effettuato un confronto diretto e
quantitativo tra “Impronta Ecologica” della popolazione residente e quella della
popolazione dei turisti.
La riduzione dei consumi non è un aspetto secondario. Pur non rappresentando un
confronto valido dal punto di vista statistico e non confrontando livelli di
soddisfazione o utilità, questa ricerca mostra un caso unico, in cui i turisti risultano
aver soddisfatto le loro necessità, ed i loro desideri pur avendo allo stesso tempo
ridotto i propri consumi, almeno per un determinato periodo di tempo. Sarà oggetto
di futuri studi verificare se i turisti mantengano determinate abitudini quando
ritornano a casa (ad esempio, utilizzando in maniera più intelligente le finestre
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
239
invece del condizionatore). Questa è un’area in cui l’ecoturismo può avere un ruolo
importante, anche a livello di educazione ambientale.
Modelli di attività (interventi, operatività) umana suggeriscono che le disposizioni
(al contrario del destino) che ereditiamo (Rose, 1995) si correlano alla nostra
capacità e propensione ad imparare; le risposte dipendono dalla disposizione
(innata), da comportamenti appresi e fattori ambientali (Jackson, 2002). Anche se
questa ultima categoria si riferisce in genere all’ambiente naturale, è l’ambiente
culturale, in cui si forma l’abitudine al consumo, a rappresentare la chiave per
rivedere il processo di necessità-soddisfazione.
Max Neef (1991), tentando di caratterizzare i bisogni fondamentali dell’uomo, ha
sottolineato l’importanza di distinguere tra bisogno e appagamento, il primo
universale e finito, il secondo estremamente variabile, e potenzialmente infinito, dal
punto di vista temporale e tra le diverse culture. La grande varietà di possibili
soddisfazioni è l’unica chiave attraverso cui ci possiamo aspettare dei progressi nella
riduzione dei consumi economici ed è un’area meritevole di ulteriori studi.
SPIN-ECO
Turismo sostenibile in Val di Merse
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SPIN-ECO
Postfazione
246
7. POSTFAZIONE:
Un commento sui risultati del Progetto SPIn-Eco
di Christian Leipert
7.1 Introduzione
Le basi delle mie considerazioni sul progetto SPIn-Eco sono i seguenti tre reports:
- Provincia di Siena, Giugno 2002, pg. 257
- Turismo sostenibile in Val di Merse, Parte II, pp. 44-69
- Verso un’Agricoltura Sostenibile, Report IV, pg. 33
Il progetto SPIn-Eco ha una direzione pratica; la sua intenzione è quella di fornire
risultati che creino un nuovo substrato di informazioni e di concetti utili per la
Pubblica Amministrazione, per le imprese e le organizzazioni private e in ultimo, ma
non per importanza, per i residenti. Il fine ultimo del progetto è proprio quello di
essere un valido aiuto per tutti coloro i quali desiderino lavorare per il
raggiungimento di uno sviluppo sostenibile della Provincia di Siena attraverso la presa
di coscienza e l’identificazione di quelli che potrebbero essere i fattori “limitanti”
per un suo completo sviluppo che protegga anche gli interessi delle generazioni
future.
La parte centrale di questo progetto consiste nell’applicazione-calcolo di indicatori
di sostenibilità al territorio dell’intera Provincia di Siena, con l’obiettivo di rendere
lo sviluppo sostenibile “misurabile”. È, infatti, solo attraverso cifre concrete che sarà
possibile giudicare se la Provincia stia realmente cercando di raggiungere il traguardo
dello “Sviluppo Sostenibile” o se invece se ne stia allontanando.
Fin dal primo “Earth Summit” di Rio de Janeiro (1992), è stato trovato un accordo
che accomuna politici, scienziati e economisti: lo sviluppo sostenibile è l’unica
soluzione
per
promuovere
il
progresso
socio
economico
proteggendo
contemporaneamente l’ambiente quale elemento di sostegno della nostra vita. Ma la
prima e più popolare definizione di “Sviluppo Sostenibile” intesa come “lo sviluppo
SPIN-ECO
Postfazione
247
che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità
delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni” si ritrova nel Rapporto
Brundtland o WCED (World Commission on Environment and Development) del 1987,
la quale focalizzò subito l’attenzione sull’interdipendenza che esiste tra ambiente,
economia e società, fino a quel momento sottovalutata.
Tuttavia, il consenso scaturisce dall’incomprensibilità del concetto piuttosto che da
una convincente strategia di attuazione del paradigma. Ecco perché un progetto che
intende costruire un know-how attraverso l’applicazione di indicatori di sostenibilità
sembra importante affinché questo rilevante concetto possa essere reso misurabile e
controllabile.
7.2 Un adeguato approccio teorico per il progetto
L’economia classica considera il capitale umano, quello prodotto dall’uomo e il
progresso tecnico come i principali fattori che contribuiscono alla crescita
economica, mentre non considera, nell’equazione finale, il fattore “capitale
naturale”.
È proprio a questo proposito, come critica al pensiero classico, che è nata la teoria
dello sviluppo sostenibile, in quanto i sistemi di produzione e di consumo tipici
dell’economica tradizionale hanno avuto, e tuttora hanno, severe e negative
ripercussioni sull’ambiente, risorsa base dell’economia, facendolo diventare il
fattore limitante dello sviluppo economico.
L’approccio teorico che sta dietro questo progetto è quello dell’“Ecological
Economics”. Questa teoria nacque verso la metà degli anni ottanta come reazione
all’inadeguatezza delle economie tradizionali e alla teoria neoclassica delle
esternalità - e questa, secondo il mio punto di vista, fu una giusta decisione.
L’Ecological Economics considera il sistema economico come un sotto-sistema aperto
del più ampio sistema ecologico della Terra: sistema finito, non soggetto a crescita e
con risorse e serbatoi per i rifiuti (aria, acqua e suolo) materialmente limitati.
Secondo questa teoria, quindi, gli economisti ecologici affermano che non è
sostenibile studiare la crescita del sistema economico indipendentemente dallo
studio
dell’ambiente
naturale,
il
flusso
SPIN-ECO
circolare
delle
economie
deve
Postfazione
248
necessariamente essere collegato all’ambiente, in quanto è proprio quest’ultimo che
agisce come recettore dei rifiuti e come fonte di input (beni e servizi) per il sistema
stesso e, una riduzione della qualità/quantità delle risorse naturali conduce
necessariamente ad una riduzione dell’attività economica e del benessere.
Noi tutti ci dobbiamo sentire in debito con Herman Daly, padre fondatore
dell’Ecological Economics, per aver formulato due chiare regole dello sviluppo
sostenibile:
- L’uso delle risorse rinnovabili non deve eccedere il loro rendimento sostenibile,
altrimenti, tali risorse da rinnovabili diventerebbero non rinnovabili, con il
conseguente rischio di un loro esaurimento.
- Le emissioni inquinanti e i rifiuti legati a processi di produzione e consumo non
devono eccedere le capacità di assorbimento e di rigenerazione da parte del
sistema ambiente.
C’è anche una terza regola, che concerne l’uso delle risorse non rinnovabili: il
capitale naturale deve essere tenuto costante con il passare del tempo. Ciò significa
che le risorse non rinnovabili non dovrebbero essere sfruttate; questo al momento
non avviene, dato che, stiamo assistendo addirittura ad un loro spreco.
Visto che le economie contemporanee e la loro crescita economica sono basate sul
consumo dei combustibili fossili, potrebbe essere introdotto un ulteriore principio, a
sostegno dei precedenti:
- l’uso delle risorse minerali non rinnovabili e delle risorse energetiche potrebbe
essere ridotto in maniera considerevole attraverso una strategia1 salva-risorse o
- coloro che usano le risorse non rinnovabili dovrebbero creare - come una sorta di
compensazione - adeguati sostituti rinnovabili.
Superare questi limiti vuol dire consumare il capitale naturale, andando contro al
terzo principio, precedentemente citato, dell’Ecological Economics: “il capitale
naturale deve rimanere intatto”.
Nell’era della crisi ecologica, in cui stiamo vivendo, il capitale naturale è diventato
la risorsa più scarsa; Daly afferma, infatti, che il mondo sviluppato durante le
dinamiche crescenti della loro produzione ha cambiato rotta passando da “mondo
vuoto” ad un “mondo pieno”, ed investire nella risorsa più scarsa, in quello che è
diventato il fattore limitante, è sicuramente una strategia razionale dal punto di
La sostenibilità ecologica può essere misurata in termini di riduzione materiale del volume, per es. “dematerializzazione”
dell’economia che rappresenta una ridotta pressione sulle naturali capacità di carico.
1
SPIN-ECO
Conclusioni
269
8. Conclusioni
I risultati conseguiti dal Progetto SPIn-Eco evidenziano una realtà sicuramente
privilegiata rispetto a molte altre situazioni italiane, grazie soprattutto alla bassa
densità di popolazione, alla grande disponibilità di risorse naturali e a un’economia
di servizi. Il territorio della Provincia di Siena ha infatti una superficie boschiva pari
al 41% del totale (contro il 19% dell’Italia) e un 58% di superficie dedicata
all’agricoltura (71% per l’Italia). L’uso delle immagini satellitari a varie frequenze
(Remote Sensing) ha permesso di fotografare la realtà della provincia, aggiornando e
rendendo più dettagliate le informazioni contenute nel Corine Land Cover.
Questa grande disponibilità consente, come evidenzia il Bilancio dei gas serra,
di “riassorbire” i due terzi delle emissioni di gas serra, quelli cioè che, come
l’anidride carbonica, sono responsabili dell’aumento dell’effetto serra. In altre realtà
italiane il dato si ferma al 10%, anche se il settore più critico è il medesimo: i
trasporti. l’approccio adottato inoltre è in grado di offrire una lettura puntuale della
geografia senese dei “carbon sink” (pozzo di CO2) e “carbon source” (sorgente di
CO2) e rivela quanto sia equilibrata la situazione fra le varie aree del senese rispetto
ad altre realtà provinciali analizzate.
Dall’Impronta ecologica emerge che la Provincia di Siena ha un bilancio
praticamente in pareggio fra quello che i suoi abitanti globalmente consumano e
quella che è la disponibilità potenziale di risorse, mentre la situazione media italiana
è quella di un’impronta che è quasi tre volte superiore alla “biodisponibilità”. È
importante sottolineare che l’Impronta complessiva è comunque alta rispetto al
livello medio mondiale, tipica di un paese industrializzato. Un aspetto da enfatizzare
è il valore elevato di biocapacità del territorio provinciale: questo conferma che è
ricchissimo di capitale naturale e di biodiversità. Mantenere tale valore significa
tenere vivo un sistema tampone naturale che, potenzialmente, riesce a sopperire
alla richiesta da parte della popolazione.
L’Analisi Emergetica mostra che il rapporto fra le risorse non
rinnovabili e quelle rinnovabili è fra i più favorevoli che siano emersi con
questo tipo di analisi, sia in Italia sia in altre parti del mondo. Emerge un
settore su cui porre l’attenzione per la programmazione futura, quello
dell’estrazione dei materiali da cava, che sono risorse non rinnovabili.
SPIN-ECO
Conclusioni
270
Dall’Analisi exergetica si nota come il settore più importante
dell’economia della Provincia, quello terziario, sia particolarmente efficiente,
anche rispetto alla media italiana. Anche questo tipo di analisi conferma una
scarsa efficienza nel settore dei trasporti.
Il percorso di certificazione appena concluso è uno degli elementi che
caratterizzano il Progetto SPIn-Eco: Siena è la prima Provincia in Italia ad aver
ottenuto la certificazione ambientale ISO 14001, che ne attesta l’elevato standard
ambientale ma soprattutto la continuità di un processo di miglioramento della
qualità del territorio. Quella della provincia di Siena può davvero essere considerata
una certificazione ambientale del territorio, e ancor di più lo sarà quando si sarà
raggiunto l’obiettivo di certificare buona parte dei comuni.
Un aspetto molto importante scaturito dal progetto SPIn-Eco è la possibilità di
poter disporre di un database adeguato per perseguire politiche di sostenibilità: il
primo e fondamentale passo nella direzione della sostenibilità è la conoscenza del
sistema. Se su di esso le informazioni sono scarse ed imprecise il compito degli
amministratori diventa ancora più difficile. Purtroppo, nell’ambito del progetto, più
volte è stata evidenziata la carenza o l’eccessiva aggregazione dei dati disponibili.
Questa carenza di informazioni non è assolutamente da addebitare alla provincia,
ma piuttosto ad un trend generalizzato che ha portato ad esempio l’ISTAT a non
raccogliere più i suoi dati su import ed export nelle quantità caratteristiche degli
oggetti trattati (tonnellate, litri, etc.), ma solo in termini di denaro. Le
caratteristiche ambientali di un sistema difficilmente possono essere descritte in
euro!
SPIN-ECO
Postfazione
249
vista economico, visto che è proprio il fattore “ambiente” che fornisce servizi
cruciali al sostegno della vita ai quali l’umanità non può rinunciare.
Un esempio eclatante di quanto affermato fino ad ora, è l’attuale crisi del prezzo
del petrolio che minaccia le economie di tutto il mondo con ripercussioni negative sul
lavoro (e le opportunità di lavoro), i redditi (e l’incremento potenziale dei redditi) e
il benessere socio-economico della gente. Quindi, seguendo i principi di Daly, per
evitare tale situazione, sarebbe stato meglio se il mondo industrializzato - e non solo
l’Italia - avesse reagito fin dalle prime crisi petrolifere del 1973, 1980 e 1991 e
avesse investito in sostituti rinnovabili per ottenere più indipendenza dall’assoluta
scarsità dei combustibili fossili, causa principale dell’effetto serra, la più importante
problematica ambientale con la quale siamo costretti a fare i conti tutti i giorni.
7.3 Tre criteri per valutare le scelte di uno Sviluppo Sostenibile
Ad H. Daly dobbiamo anche la formulazione di tre criteri per stimare le scelte da
fare per uno sviluppo sostenibile: (1) scala sostenibile, (2) l’allocazione efficiente,
(3) l’equa distribuzione.
La questione relativa al criterio della scala sostenibile relativo alle attività
economiche potrebbe trovare una risposta nel principio “mantenere il capitale
naturale intatto”. Le regole che utilizzano solo il rendimento sostenibile delle
attività agricole e del mantenimento della capacità di assorbimento da parte dei
mezzi ambientali sono state rispettate o no? Il compito di determinare la scala di
sostenibilità delle attività potrebbe anche essere collegato al concetto di carrying
capacity. Questo è il percorso seguito nel progetto attraverso lo studio dell’ Impronta
Ecologica della Provincia. Ma torneremo più avanti a trattare ciò.
La determinazione di una scala sostenibile è un argomento della macroeconomia
ecologica, mentre la questione di un’efficiente allocazione delle risorse economiche
(incluse le risorse ecologiche essendo economicamente scarse) è invece il soggetto
tradizionale della microeconomia (neoclassica).
Stabilire una “scala sostenibile” si riferisce alla dimensione fisica dell’economia
rispetto ai sistemi naturali. Quindi al passaggio del volume fisico di “throughput”,
SPIN-ECO
Postfazione
250
cioè del flusso di materia-energia a bassa entropia dall’ambiente all’economia e del
suo ritorno all’ambiente come rifiuto ad alta entropia. Non può esserci una “scala
sostenibile” di flusso se sono inficiate le capacità rigenerative dei sistemi naturali, se
si preleva oltre la loro capacità di rigenerazione e se i rifiuti prodotti superano la
capacità di “metabolizzazione” dei sistemi naturali. Questo è il compito delle
politiche economiche ed ambientali, in quanto i servizi dell’ambiente a sostegno
della vita - indispensabili per l’umanità - da un punto di vista economico sono un
bene pubblico e non un bene privato. Un bene pubblico non può essere
adeguatamente amministrato e controllato dal mercato, quindi la determinazione di
una scala adeguata e della qualità di un bene pubblico è compito della società. Il
governo - controllato da strutture decisionali democratiche - è responsabile per la
costituzione di obiettivi concreti e dettagliati e di limiti, il cui rispetto potrebbe
garantire una scala sostenibile dell’economia.
Estremamente d’aiuto, specialmente per i politici che devono risolvere questo
difficile compito, sono gli otto criteri per la determinazione della scala di
sostenibilità per uno sviluppo turistico, che sono stati formulati dal gruppo di ricerca
nel case-study sulla “Val di Merse”.
Il grado di efficienza dell’allocazione delle risorse dipende dal modello legale e
politico nel quale il mercato opera. Tutte le limitate risorse economiche (comprese
quelle ecologiche) dovrebbero avere il giusto prezzo che ne rispecchia la scarsità o,
essere espresse da necessità politiche (standard, limiti, incentivi, diritti ad inquinare
commerciabili, etc...) in vista dei costi di opportunità delle scelte politiche.
Per quanto riguarda invece la questione della equa distribuzione delle risorse, il
problema si riferisce a due aree cruciali: la distribuzione intra e inter generazionale.
Se le generazioni presenti non fissano in maniera seria una scala ecologica di
sostenibilità delle attività economiche, corrono il rischio di consumare ed esaurire il
capitale naturale ed una sua giusta distribuzione tra la generazione presente e quelle
future potrebbe non essere più possibile. Per quanto riguarda il problema della
distribuzione intragenerazionale, sorge la questione se essa debba essere considerata
e analizzata a livello regionale, nazionale, della più ampia Europa o addirittura
SPIN-ECO
Postfazione
251
globalmente. Il gruppo di ricerca tiene conto di questo argomento nel contesto
dell’analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia.
7.4 Caratteristiche speciali del Capitale Naturale della Provincia di Siena
La Provincia di Siena è una regione caratterizzata da speciali configurazioni - come
ogni Regione. La Provincia è caratterizzata da una scarsa densità di popolazione, da
un’agricoltura intensiva e una produzione di vino e olio di alta qualità; l’industria è
solo piccola-media, spesso specializzata su prodotti di qualità impareggiabile; il
settore terziario ed il turismo sono in via di espansione ed il tutto è immerso in un
ricco patrimonio di capitale naturale.
Esaminare le condizioni di sostenibilità della Provincia per costruire un insieme di
indicatori significa studiare la sostenibilità di un’area caratterizzata da uno speciale
tipo di sviluppo, detto “capitale naturale intensivo”. Un caso di studio opposto
potrebbe essere quello che studia le condizioni di sostenibilità della città di Milano e
della sua Provincia.
La Provincia di Siena ha caratteristiche uniche e speciali, che la rendono famosa in
tutto il mondo come la varietà del suo paesaggio, la sua cultura e la sua storia, dal
Medio Evo in poi, tutti aspetti che hanno creato, attraverso i secoli, la bellezza del
territorio, ricco di segni della civiltà umana, di opere d’arte e di piccole ma famose
città, gemme preziose di questa Provincia.
Il capitale naturale, presente oggi, è un capitale semi-naturale, in quanto unito al
capitale culturale, storico e artistico; infatti, il capitale naturale fu potenziato dalle
coltivazioni degli agricoltori e dalle attività dei cittadini nelle città e nelle comunità,
creando capitale naturale - culturalmente e artisticamente valorizzato - con
l’aggiunta del valore estetico. Questa valorizzazione del capitale naturale è tipica
della Toscana. Quando guardiamo il paesaggio fuori Siena e le attività agricole delle
persone nel famoso affresco “Il Buon Governo” – dipinto nel XIV sec – all’interno del
Palazzo Comunale, possiamo vedere lo stesso tipo di paesaggio odierno, preservato
dalle generazioni precedenti in tutto il suo splendore.
SPIN-ECO
Postfazione
252
Il capitale naturale rappresenta per la Provincia un valore economico estremamente
elevato. Non solo fornisce servizi essenziali di input per la produzione e il consumo,
funge da serbatoio per l’assorbimento dei rifiuti, ma rappresenta anche un elevato
valore di consumo per i residenti che gradiscono e vengono appagati dalla bellezza
delle cose che li circondano. Inoltre esso possiede un altro valore economico, in
quanto, proprio la sua peculiarità attrae gente da molte parti del mondo andando a
incrementare un altro settore molto vivo: il turismo.
Il turismo, per la Provincia di Siena, è estremamente importante. Investire in
capitale naturale, in Toscana e specialmente per la Provincia di Siena, è ragionevole
non solo perché questi investimenti potrebbero prevenire crisi ecologiche locali,
nazionali o globali, assicurare raccolti soddisfacenti per gli agricoltori, ma anche
perché la conservazione e la rivalorizzazione del paesaggio naturale potrebbero
guidare un turismo addizionale in tutta l’area con un notevole incremento dei
riscontri economici in questo settore.
7.5 Analisi energetica al centro del progetto
La ricerca scientifica del gruppo di lavoro del progetto SPIn-Eco può essere
suddivisa in quattro parti principali:
1)
capitoli introduttivi (i numeri della Provincia e analisi remote sensing);
2)
studi relativi all’energia (bilancio dei gas serra, analisi eMergetica ed
exergetica);
3)
analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena;
4)
vari interventi relativi all’analisi del “turismo sostenibile in Val di Merse”.
I capitoli introduttivi sono fondamentali ed indispensabili per qualsiasi lettore. Essi
forniscono una visione generale sulle caratteristiche demografiche, economiche,
ambientali ed energetiche che caratterizzano la Provincia. I dati relativi al remote
sensing ampliano queste informazioni per mezzo di una dettagliata classificazione del
territorio, effettuata attraverso dati satellitari.
Gli studi relativi all’energia costituiscono un punto cruciale per l’intero progetto.
Questi studi manifestano le specifiche competenze del gruppo di ricerca, tra i primi
SPIN-ECO
Postfazione
253
in Italia nelle analisi emergetiche ed exergetiche. Mi sembra che questi metodi di
analisi energetica siano ancora sconosciuti in Germania. Questo è utile per
incrementare gli scambi culturali con i ricercatori tedeschi e per aumentare
l’interesse verso questi metodi di analisi.
Uno dei punti focali dell’intero progetto è, a mio avviso, l’analisi dell’Impronta
Ecologica della Provincia che esaminerò più approfonditamente nel paragrafo
successivo. Come ho scritto all’inizio, uno degli obbiettivi primari del progetto è
l’interazione tra la ricerca e la politica, utile per i vari gruppi che agiscono
all’interno della Provincia. Vedremo inseguito come il calcolo dell’Impronta
Ecologica sia in linea con questo tipo di ricerca.
Inoltre l’analisi del “Turismo sostenibile in Val di Merse” dovrebbe essere utilizzata
come uno strumento informativo per organizzazioni ed istituzioni impegnate nel
campo del turismo.
Vengono infine considerate le intricate questioni relative alle relazioni tra il
turismo (in via di espansione), le opportunità economiche, la salvaguardia
dell’ambiente e la qualità della vita dei cittadini residenti.
7.6 Calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia
Il calcolo dell’Impronta Ecologica, una metodologia che ha le proprie radici nel
concetto di carrying capacity, fornisce una stima, dal punto di vista ecologico, dei
consumi umani. Gli studi sull’Impronta Ecologica confrontano la domanda di
ecosistemi terrestri ed acquatici, calcolata ogni anno, con l’effettiva offerta
annualmente disponibile (la biocapacità, ovvero la disponibilità locale di ecosistemi
terrestri ed acquatici)2, al fine di determinare se e come, la popolazione
appartenente alla Regione considerata, contribuisca alla condizione globale di deficit
ecologico. Il contributo maggiore dell’Impronta Ecologica, come indicatore dei
consumi umani, è quello di quantificare i vari deficit ecologici e di fornire precisi
riferimenti circa le azioni da intraprendere per porre rimedio a queste situazioni. Le
2 La
biocapacità disponibile dipende non solo dalle condizioni naturali, ma anche dalle pratiche agricole e forestali dominanti.
SPIN-ECO
Postfazione
254
nazioni industrializzate, caratterizzate da una situazione di deficit ecologico,
riescono a sostenere il proprio stile di vita, appropriandosi del surplus ecologico delle
altre nazioni, sia attraverso gli scambi commerciali, sia sovrasfruttando le risorse
globali (ad esempio utilizzando l’atmosfera e gli oceani come discariche o sfruttando
il libero accesso alle risorse ittiche).
Il calcolo dell’Impronta Ecologica - applicato nelle approfondite analisi effettuate
dal gruppo di ricerca di SPIn-Eco - presenta numerosi vantaggi:
1) Contrariamente alle teorie economiche classiche, l’Impronta Ecologica non
considera la possibilità di sostituire la produttività ecologica con altri prodotti,
quali il capitale prodotto dall’uomo o altre tipologie di rendite. Quindi, l’Impronta
Ecologica evidenzia i potenziali conflitti e le potenziali difficoltà che possono
insorgere quando risulta impossibile la sostituibilità del capitale prodotto, o del
lavoro, con le aree marine o terrestri ecologicamente produttive.
2) L’Impronta Ecologica, come tutti gli altri indicatori aggregati, semplifica e riduce
ad un unico valore la complessa gamma delle risorse consumate. Il maggior
vantaggio, rispetto agli altri indicatori, è che l’Impronta Ecologica riesce a
comunicare in maniera semplice, risultando facilmente comprensibile come è
dimostrato dal crescente numero delle sue applicazioni e, dai numerosi riferimenti
a questa metodologia. L’Impronta Ecologica usa dati economici e li traduce in
valori ecologici, risultando quindi più facile da comprendere per i decision makers
continuamente
a
contatto
con
dati
economici.
L’adeguata
integrazione
dell’Impronta Ecologica con gli altri indicatori e risultati presentati nel progetto
SPIn-Eco (in particolar modo gli indicatori emergetici, i risultati delle analisi
exergetiche e del bilancio dei gas serra), costituisce un valido strumento di analisi
e di valutazione, in grado di favorire le decisioni dei policy makers.
Più alto è il deficit ecologico e minore è la sostenibilità dell’area considerata.
Sebbene ciascun indicatore aggregato sia caratterizzato da una relativa semplicità, le
unità di area (ettari equivalenti, ha eq. o ettari globali, gha ), utilizzate
dall’Impronta Ecologica, sono concettualmente più comprensibili che non le unità
monetarie o energetiche.
SPIN-ECO
Postfazione
255
Da tempo l’amministrazione regionale della Toscana usufruisce della metodologia
dell’Impronta Ecologica, utilizzata anche in questo progetto. Inoltre, il Presidente
della Provincia di Siena ha più volte fatto riferimento, in maniera esplicita, al
progetto SPIn-Eco (Toscana. Periodico Quindicinale di Notizie del Consiglio Regionale,
No. 3, 15.03.2004, p.1). Il forte interesse suscitato nell’amministrazione regionale ed
in quella provinciale, dagli importanti strumenti analitici e dai concreti risultati
ottenuti dal progetto, costituisce un primo successo di questa ricerca, orientata
all’applicazione, in campo politico, delle conoscenze scientifiche.
La nuova programmazione cerca di utilizzare la metodologia dell’Impronta
Ecologica come un indicatore della (in)sostenibilità delle scelte in ambito di
produzione e di consumo. Il piano regionale 2004-2006 relativo alle azioni in campo
ambientale, la più importante programmazione regionale in materia, stabilisce che
l’Impronta Ecologica della Toscana è circa 4 ha eq. pro capite, cioè circa il doppio
della media mondiale (2,3 ha eq.), ma abbondantemente inferiore al valore di
nazioni, quali gli Stati Uniti, che hanno un valore di 10 ha eq. pro capite (p.1). In
accordo con il Presidente della Provincia, il lavoro del progetto SPIn-Eco è stato
utilizzato come un lavoro di base, di cui usufruire per la procedura di certificazione
(ISO 14001) dell’Amministrazione Provinciale e può esserlo anche per i 36 Comuni che
ne fanno parte.
3) L’Impronta Ecologica considera la sostenibilità a livello globale, ponendo
l’attenzione sull’equità e sulla distribuzione delle risorse. Il confronto tra la
biocapacità media mondiale (pro capite) ed il valore dell’Impronta Ecologica
regionale (anch’essa pro capite), indica infatti la distanza dalla sostenibilità
globale della Regione analizzata.
La quota di carrying capacity di cui si appropria la Germania, proveniente da
territori esterni ai confini nazionali - soltanto per quanto riguarda il terreno agricolo
- supera del 30% la disponibilità locale di terreni agricoli. La richiesta totale di
materia ed energia per i consumi della Germania è circa il doppio della disponibilità
locale.
SPIN-ECO
Postfazione
256
Le 25 Nazioni più ricche del Mondo, che rappresentano meno del 20% della
popolazione mondiale, richiedono il 120% delle aree biologicamente produttive
disponibili sulla Terra. Inoltre, la quota degli input materiali globali, incorporati
nelle importazioni della Comunità Europea, è in continua crescita a partire dagli anni
ottanta. Contemporaneamente l’area biologicamente produttiva disponibile per
ciascun abitante della Terra, sta progressivamente diminuendo a causa del
depauperamento delle risorse, dell’aumento della popolazione, dell’erosione, della
deforestazione, della desertificazione e dell’urbanizzazione.
Gli studi, che terminano nel calcolo del valore aggregato dell’Impronta Ecologica,
forniscono un’informazione approfondita sulle implicite conseguenze ecologiche
dell’attuale stile di vita degli abitanti della Provincia di Siena. Essi mostrano come il
valore provinciale (5,80 ha eq. pro capite) sia leggermente più alto del valore medio
nazionale (5,51 ha eq. pro capite), ma nonostante ciò la Provincia è caratterizzata da
un lieve deficit ecologico (solo l’1%). Questa situazione è resa possibile dall’elevata
biocapacità pro-capite della Provincia di Siena, una provincia ricca di capitale
naturale. Se comparata con questa condizione favorevole la biocapacità media
italiana, è infatti molto più bassa: con una biocapacità di 1,92 ha eq. pro capite,
l’Italia è caratterizzata da un deficit ecologico pari a 3,59 ha eq. pro capite.
Per quanto riguarda il confronto tra il valore dell’Impronta Ecologica locale ed il
valore della biocapacità media mondiale, anche la Provincia di Siena è caratterizzata
da un elevato deficit ecologico. La biocapacità media mondiale (pro capite),
disponibile in base ad un’equa ridistribuzione delle risorse, è infatti di poco inferiore
ai 2 ha eq. pro capite. La Provincia di Siena fa parte del mondo industrializzato,
rappresentato da uno stile di vita insostenibile, nocivo per l’ambiente e fortemente
basato sul consumo delle risorse. Attraverso gli scambi commerciali, il mondo
industrializzato si appropria infatti della carrying capacity esterna ai propri confini,
situata in particolar modo nei paesi del terzo mondo, andando a sovrasfruttare
alcune risorse globalmente disponibili come l’atmosfera e gli oceani.
La ricca dote locale, caratterizzata dal capitale naturale, spiega invece il motivo
per il quale la Provincia di Siena è specializzata nell’esportazione di beni e servizi,
basati sulla disponibilità di capitale naturale: prodotti agricoli di alta qualità come il
SPIN-ECO
Postfazione
257
vino, l’olio di oliva, il formaggio di pecora e prodotti in legno. Inoltre, sta diventando
sempre più importante l’esportazione di servizi nel settore del turismo.
4) Gli studi sull’Impronta Ecologica fanno riferimento a statistiche nazionali e
regionali. Una situazione più difficile sembra insorgere con il turismo. La presenza
dei turisti (temporanei consumatori giornalieri di beni ecologici) distorce infatti le
statistiche provinciali e regionali, sulle quali si basa il calcolo dell’Impronta
Ecologica. La produzione dei rifiuti ed il consumo di acqua da parte dei turisti
incrementano i valori dei corrispondenti dati provinciali determinando, quindi,
una sovrastima dei valori relativi agli abitanti residenti. D’altro canto, il consumo
dei residenti durante il periodo di vacanza al di fuori del territorio provinciale,
generalmente più alto che a casa, non viene conteggiato. I problemi relativi al
turismo, inerenti il calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia, sono trattati
ampiamente nel progetto, nel quale sono inoltre presentate varie soluzioni a
questi problemi.
Il fattore predominante nel calcolo dell’Impronta Ecologica è il consumo di energia.
Gli studi del gruppo di ricerca SPIn-Eco sull’Impronta Ecologica e sugli indicatori
eMergetici, mostrano chiaramente le caratteristiche tipiche della Provincia di Siena
in cui, fortunatamente, circa il 90% del consumo di energia elettrica è dovuto a
risorse energetiche rinnovabili, in particolare, allo sfruttamento delle risorse
geotermiche3. Il problema energetico costituisce quindi un punto cruciale, per una
strategia futura volta a diminuire l’Impronta Ecologica pro capite in Provincia di
Siena, in Toscana, in Italia e nel resto dell’Europa.
Ultimamente il governo italiano è stato pesantemente criticato, sulla base del
recente aumento del costo del petrolio, per il suo evidente disinteresse nel campo di
una nuova politica energetica, mirata ad incrementare la porzione di risorse
energetiche rinnovabili, nonostante le preoccupanti condizioni climatiche della
nazione. Al contrario, il governo tedesco, negli ultimi sei anni, ha portato avanti una
politica energetica mirata a favorire la costruzione di infrastrutture, per l’utilizzo
3 Grazie
allo sfruttamento delle risorse geotermiche in Toscana, la regione ha preso il primo posto in Europa per quanto riguarda
la percentuale di risorse rinnovabili sull’energia totale consumata, ed ha già raggiunto l’obbiettivo della Commissione Europea per
il 2010 (Toscana…, Marzo 2004).
SPIN-ECO
Postfazione
258
delle risorse rinnovabili (vento, energia solare4, acqua e biomasse). Nei primi mesi
del 2004 le risorse rinnovabili hanno infatti coperto, per la prima volta, il 10% del
consumo totale di energia elettrica in Germania.
I Pericoli del riscaldamento climatico riguardano ovviamente anche la Regione
Toscana. Al Congresso Internazionale di Geologia, tenutosi quest’anno in Agosto a
Firenze, sono stati presentati alcuni studi sugli effetti di un aumento della
temperatura di 2°C su 27 famose Regioni vinicole europee. I risultati forniti mostrano
condizioni sfavorevoli per le regioni dell’Europa situate più a sud, come la Toscana, e
in particolar modo le zone del Chianti e del Brunello. Qualora questo aumento si
verificasse, c’è da aspettarsi danni per le attuali coltivazioni locali (ad esempio, la
coltivazione del Sangiovese)5.
La differenziazione delle varie voci di consumo, sulla base dei fattori che
influenzano maggiormente l’Impronta Ecologica, è fondamentale per quanto riguarda
l’orientamento degli studi. Quali voci di consumo possono essere maggiormente
influenzate dalle aziende pubbliche o dai privati (imprese, organizzazioni, nuclei
familiari, singoli individui)? Questa domanda è fondamentale, anche se ciò non
significa che le autorità politiche non possano influenzare lo stile di vita ed il livello
dei consumi dei privati. Esse possono infatti sviluppare programmi politici basati sugli
incentivi, volti a premiare quelle decisioni mirate alla salvaguardia delle risorse e
dell’energia.
7.7 Studi sul Turismo Sostenibile
L’analisi del “turismo sostenibile” da parte del gruppo di ricerca del progetto SPInEco, non si ferma alla sola Provincia di Siena. Il turismo rappresenta infatti uno dei
più importanti settori dell’economia provinciale e si pone inoltre, come un settore
rilevante anche per il futuro. Gli studi relativi al considerevole sviluppo del turismo
4 I pannelli solari totali, installati in Italia, non arrivano a 500.000 metri quadri, ovvero la superficie raggiunta dai pannelli installati
in un solo anno in Germania.
5 Sono previsti vantaggi per la Germania ed il Nord della Francia.
SPIN-ECO
Postfazione
259
in Val di Merse, forniscono importanti informazioni preliminari per la nascita di
raccomandazioni concrete.
I risultati riportati in questo studio evidenziano che:
1) I residenti potrebbero trarre vantaggi economici dalla crescita del turismo.
La recente espansione dell’agriturismo assicura inoltre, guadagni anche per gli
agricoltori. L’agriturismo contribuisce ad aumentare le aree di lavoro in campo
agricolo, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai prodotti tradizionali.
Esso contribuisce inoltre a preservare le vecchie case coloniche, che vengono
ristrutturate dagli agricoltori grazie agli incentivi pubblici per l’agriturismo.
La Toscana è stata una Regione innovativa, guadagnandosi la leadership nel
settore dell’agriturismo. Esperti del settore, provenienti dalla Toscana, forniranno
lezioni a parlamentari greci e a managers del settore turistico, che vogliano
favorire lo sviluppo di questo settore in Grecia.
2) La qualità della vita dei residenti non dovrebbe essere compromessa dagli effetti
negativi di un turismo inadeguatamente regolato.
3) Lo sviluppo del turismo dovrebbe essere in linea con le esigenze dello sviluppo
sostenibile. L’obiettivo è infatti il turismo ecocompatibile, che contribuisca alla
protezione delle varie località e porti risorse alle economie locali.
“Il secolo passato è stato il secolo dell’ampio sviluppo del turismo, mentre, il
secolo attuale, sarà il secolo dei limiti al turismo, il secolo del turismo sostenibile,
duraturo e responsabile. Esso non dovrebbe essere compatibile solamente con la
protezione dell’ambiente, ma anche inspirato dai criteri etici della solidarietà,
della cooperazione, dell’educazione, della formazione e dell’accessibilità sociale”
(Franco Palascia, Università Lumsa, Roma).
Bisogna inoltre ricordare che i turisti non consumano solamente risorse nella
Regione che li ospita, ma anche attraverso i trasporti, necessari per giungere a
destinazione. Da un punto di vista ecologico, le località turistiche dovrebbero
quindi cercare di attrarre turisti dalle aree a loro circostanti. “Un singolo viaggio
SPIN-ECO
Postfazione
260
di lunga percorrenza richiede infatti un area grande quanto l’area pro capite
disponibile globalmente” (Gossling et al. 2002).
4) Investimenti nel settore turistico potrebbero valorizzare il capitale naturale,
culturale ed artistico della Regione, principali attrazioni per i visitatori della
Toscana.
5) L’espansione del turismo può diventare un peso per le insufficienti risorse
naturali,
in
particolar
modo
per
le
riserve
idriche,
senza
considerare
l’inquinamento acustico e la contaminazione dell’aria a causa del sempre maggior
traffico e, il problema della rimozione dei rifiuti.
L’amministrazione regionale ha di recente comunicato che la situazione dei rifiuti
è peggiorata. In Toscana la produzione pro capite di rifiuti è di gran lunga
superiore alla media nazionale, anche a causa dell’aumento dei turisti. Bisogna
comunque sottolineare che il sistema della raccolta differenziata dei rifiuti, negli
ultimi due anni, è notevolmente migliorato, specialmente sul territorio
provinciale6.
Una politica orientata alla prevenzione è necessaria, altrimenti, nella stagione
turistica, la Provincia andrà in contro a ricorrenti situazioni di emergenza. Un
prova del fatto che il capitale naturale costituisce un fattore limitante per lo
sviluppo dell’economia, è stata la crisi idrica dell’estate 2003, in molte comunità
toscane, inclusa la Provincia di Siena. Tradizionalmente il consumo di acqua
aumenta nelle aree turistiche, specialmente in agosto, quando il turismo
raggiunge il picco annuale. Di regola i turisti consumano giornalmente, una
quantità d’acqua doppia rispetto ai residenti7. Lo scorso anno, perfino molti turisti
che alloggiavano nelle strutture agrituristiche, hanno risentito dell’irregolare
fornitura d’acqua.
Come residente di due diverse zone - Berlino e San Quirico d’Orcia - per un lungo periodo di tempo, mi sono meravigliato della
mancanza di containers per la raccolta differenziata della carta, a San Quirico d’Orcia. La carta veniva raccolta separatamente,
ma non in containers, acquistati finalmente nel 2004. In Germania la raccolta differenziata dei rifiuti iniziò nei primi anni settanta,
da prima con la raccolta di carta, seguita da containers per la raccolta di vetro, ad esempio bottiglie.
7 In accordo con il rapporto del WWF “Acqua dolce e Turismo nel Mediterraneo” dell’agosto 2004, un turista consuma quattro volte
il consumo medio di un cittadino spagnolo. Inoltre, un campo da golf necessita di una quantità d’acqua pari a quella richiesta da
una piccola città di 12000 abitanti. Il turismo, come riportanto nel rapporto del WWF, minaccia le riserve di acqua dolce circostanti
il mar mediterraneo.
6
SPIN-ECO
Postfazione
261
Teoricamente i costi sociali ed ecologici del turismo dovrebbero essere
internalizzati e coperti dai turisti stessi. Questo implica che i prezzi dovrebbero
rappresentare la “verità ecologica”: la quota per l’acqua, che dovrebbe essere
inclusa nei prezzi per l’alloggio, supererebbe tutti i costi. In molte regioni,
l’acqua costituisce infatti un bene naturale veramente carente e sarebbe quindi
ragionevole fissare un prezzo per il consumo delle risorse stesse, un costo d’uso.
In Germania alcune regioni hanno introdotto un costo per il prelievo dell’acqua; in
questo modo il prezzo dell’acqua è determinato da tre componenti: i costi relativi
agli acquedotti per la fornitura di acqua da bere, il costo per il consumo di scarse
risorse idriche ed una quota per la depurazione delle acque reflue. Così come la
Provincia e le autorità amministrative possono influenzare questo costo,
potrebbero tentare di applicare il principio del costo pieno ai servizi pubblici,
richiesti dai turisti, per stabilire i giusti prezzi.
6) La Regione non dovrebbe cadere nella tentazione di sfruttare economicamente i
turisti (cambiamento della mentalità e della morale di una parte dei residenti). In
alcune aree della Regione, l’elevato livello dei prezzi per i turisti (hotel, case e
appartamenti in affitto, ristoranti, stabilimenti balneari e servizi vari) è un
impedimento per un forte sviluppo del settore turistico. Inoltre, l’aumento
(ingiustificato) dei prezzi è spesso accompagnato da una diminuzione della
qualità. Esagerazioni nell’aumento dei prezzi potrebbero portare alla riduzione
del numero dei turisti in Toscana, specialmente dei turisti provenienti dall’estero.
Questo è stato il tema ricorrente per i mezzi di comunicazione toscani, nell’estate
2004. Chi offre il miglior rapporto qualità-prezzo, viene avvantaggiato.
7) L’espansione del turismo dovrebbe avere un’influenza positiva sull’economia
provinciale. L’economia locale dovrebbe trarre profitto da investimenti in nuove
strutture turistiche, coinvolgendo dipendenti locali, sfruttando servizi di aziende
locali ed ancora reinvestendo, almeno in parte, i profitti nella comunità e nel
territorio provinciale.
Il concetto del moltiplicatore del turismo sembra essere un adeguato strumento
per analizzare gli effetti di un’ulteriore domanda da parte del settore turistico.
Una domanda supplementare crea una produzione e quindi un profitto,
SPIN-ECO
Postfazione
262
addizionale. Un’alta percentuale di questo profitto aggiuntivo sarà utilizzata per
un ulteriore consumo e di conseguenza, per creare un’ulteriore produzione ed un
ulteriore profitto. L’impulso economico finale, sulla produzione e sui guadagni
della Provincia, è più grande dell’impulso iniziale dovuto al turismo, ma è ridotto
dalla quota di importazioni che derivano dalla domanda addizionale. Il
moltiplicatore mostra come l’effetto finale sull’economia può essere, in certe
condizioni, più alto dell’originale effetto dell’ulteriore spesa per il turismo.
8) La Provincia dovrebbe far leva sugli indubbi vantaggi economici del territorio,
quali:
- il capitale naturale unico, impreziosito da una cultura rurale e urbana vecchia di
secoli, e da opere architettoniche di artisti di fama mondiale;
- la ricerca della qualità, specializzandosi su prodotti caratterizzati da un alto
valore aggiunto, come l’eccezionale vino, basato su di un sofisticato know-how
dei produttori, l’olio di oliva di elevata qualità, e prodotti di cristallo o
manufatti.
9) Anche il settore turistico ha bisogno di certificazioni. La certificazione non ha
soltanto un valore etico, ma anche economico. Verrà il giorno in cui gli avventori
pretenderanno queste certificazioni. Nel settore turistico la cultura della
protezione e della valorizzazione della qualità dei servizi si è sviluppata con
ritardo rispetto al settore industriale. Fino ad oggi solo l’1% di tutti i certificati è
stato conferito alle aziende turistiche8, anche se, negli ultimi 3 anni, è stata
osservata l’inversione di questa tendenza.
La programmazione regionale ufficiale per lo sviluppo economico fornisce, nel
settore del turismo, una serie di interventi caratterizzati da un denominatore
comune, la sostenibilità. Di conseguenza, vengono riconosciute ed incoraggiate
quelle aziende e quelle organizzazioni pubbliche che hanno scelto il percorso della
qualità, e che si impegnano nel conseguimento della certificazione ambientale. I vari
operatori in questo campo dovrebbero imparare ad applicare il principio del “system
thinking” e a coordinare tutte le azioni e le risorse richieste.
Il Turing Club Italiano è uno dei pochi enti turistici in Italia ad aver richiesto e ricevuto la certificazione, in conformità alla norma
ISO 9001:2000 e alla norma 14001 (per la gestione delle loro strutture ricettive).
8
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Postfazione
263
7.8 La certificazione ed il “Greening” delle pubbliche amministrazioni
La Provincia di Siena - rappresentata dall’amministrazione provinciale - ha
ottenuto, prima tra le Province italiane, la certificazione ambientale ISO 14001 per
le attività di programmazione, la gestione del territorio, il monitoraggio ambientale
e la gestione dei servizi e delle infrastrutture. L’obbiettivo è quello di incoraggiare
almeno un terzo delle comunità provinciali ad operare nella stessa direzione. Inoltre,
queste amministrazioni dovrebbero essere incluse in una alleanza tra agenzie
pubbliche, istituzioni ed organizzazioni private, che garantiscono lo sviluppo delle
certificazioni ambientali anche nelle aziende private.
Fino ad oggi solo poche amministrazioni consideravano gli aspetti ecologici.
Recentemente 18 comunità europee (per esempio il “Ravensburg” in Germania) si
sono attentamente riunite nell’associazione “procura plus” (www.procuraplus.com)
per cambiare questa situazione a livello europeo. I principi della “spesa pubblica
verde” sottolineano il ruolo delle amministrazioni pubbliche - responsabili nelle
nazioni OECD del 20-25% del consumo nazionale - come soggetti fondamentali per lo
sviluppo di nuovi mercati verdi. A livello nazionale, regionale e locale, le istituzioni
statali potrebbero diminuire la quantità di gas serra emessi attualmente dai 15
milioni di cittadini europei, attraverso il cambiamento del modello di consumo. Esse
possono favorire l’acquisto e l’uso di pullman a risparmio energetico, strumenti
tecnologici di comunicazione altamente efficienti dal punto di vista energetico
(computers, fotocopiatrici, etc...) e altri prodotti che giornalmente ci possono
servire preferendo quelli “eco-label”, “a energia pulita”, moderni impianti di
riscaldamento e raffreddamento, cibo da agricoltura biologica nelle mense e negli
ospedali, etc.
Anche per la politica che riguarda la protezione del clima, le responsabilità
dovrebbero essere prese anche a livello regionale e non solo nazionale.
Recentemente il Mussachusetts ha emanato un piano per la protezione dello stato del
clima, è stato il primo Stato americano che ha fissato gli obiettivi per la riduzione
globale delle emissioni climalteranti dal 1990 al 2010, riducendo del 10% i livelli del
1990 entro il 2020, e riducendo le emissioni del 75-85%.
SPIN-ECO
Postfazione
264
7.9 Agricoltura in linea con i principi dello sviluppo sostenibile
La politica agricola, proposta dal progetto, si focalizza sui seguenti punti:
- il modo di produrre basato sull’utilizzo di risorse rinnovabili
- miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi di produzione
- generare prodotti più salutari
- protezione dell’ambiente e dei paesaggi
- preservare e promuovere la biodiversità
- salvare e allevare specie animali tradizionali e in via di estinzione
L’Unione Europea – che influenza pesantemente il corso dell’agricoltura nei singoli
paesi dell’Europa più che le istituzioni politiche nazionali – ha impedito fino ad ora
un cambiamento di direzione descritta nel progetto, sebbene la Commissione
Europea abbia identificato la produzione agricola come la causa fondamentale del
deterioramento dell’ambiente.
Da poco, anche se con notevole ritardo, è stata presa una decisione da parte dei
ministeri dell’agricoltura dell’EU, per il cambiamento di direzione della politica
agricola Europea, in quanto, da decenni, questa sovvenzionava la meccanizzazione e
l’industrializzazione dell’agricoltura, l’aumento nelle quantità prodotte attraverso
una politica di stabilizzazione dei prezzi e non quella di un miglioramento nella
qualità del prodotto.
Gli agricoltori erano così incentivati ad utilizzare macchinari costosi con un
aumento costante di richiesta di energia dall’esterno, che ultimamente risultava
essere controproducente.
L’agricoltura industrializzata e intensiva dal punto di vista energetico, costruisce in
maniera artificiale un terreno fertile. Questa cosa è diventata sempre più difficile e
richiedeva interventi sul suolo sempre più profondi. Allo stesso tempo, gli agricoltori
hanno negli anni sperimentato con abbondanza di raccolti un calo nel prezzo del
grano. L’alternativa per uno sviluppo sostenibile è una più elementare, e modesta
agricoltura, che necessita di minori interventi dall’esterno e raggiunge una qualità
del prodotto più elevata.
SPIN-ECO
Postfazione
265
Nei prossimi 5-10 anni ci sarà un cambiamento a favore della promozione della
qualità. L’EU darà contributi ai singoli agricoltori in relazione agli ettari delle loro
aziende e l’agricoltore riceverà una remunerazione aggiuntiva al suo reddito. Il nuovo
sistema di pagamenti legati alle aree, renderà possibile guadagnare un giusto reddito
anche attraverso la produzione di prodotti di qualità “labour intensive” e l’uso di
terreni adibiti a pascolo per allevare i bovini. È un importante passo per fondare i
pagamenti dell’EU sul fattore lavoro. Con questo nuovo sistema questi agricoltori
saranno più ricchi e si concentreranno sul miglioramento della qualità dei loro
prodotti attraverso l’ottenimento di un prezzo più alto sul mercato (come gli
agricoltori biologici).
L’agricoltura biologica in Italia è maggiormente sviluppata che negli altri stati
dell’EU – con eccezione dell’Austria. La sua proporzione rispetto alla produzione
agricola totale porta l’Italia al secondo posto tra i paesi dell’Unione. L’agricoltore
biologico adotta un approccio differente che abolisce l’uso di fertilizzanti minerali e
pesticidi sintetici, aderendo ad un regolamento specifico dell’EU. L’agricoltore
biologico toscano viene esaminato e può ottenere una certificazione. È strano come
in Italia quasi non esistano promozioni governative per questo settore. Il piano di
azione europea per la promozione dell’agricoltura biologica ha pesi differenti tra i
vari stati membri. La Germania sostiene questo settore con 70 milioni di Euro, la
Francia con 50 milioni di Euro, mentre l’Italia, fino ad oggi, non vi ha destinato
alcuna cifra.
7.10 Il ruolo cruciale del consumo energetico
Gli studi complessivi del gruppo di ricerca SPIn-Eco mostrano, in maniera evidente,
il ruolo dei consumi energetici della Provincia di Siena per rispondere alla domanda
“La Provincia è sulla strada dello sviluppo sostenibile?”. È possibile vedere,
all’interno del capitolo sul calcolo dell’Impronta Ecologica, che il valore finale di tale
indicatore è determinato principalmente da un elevato uso di energia.
Sembra chiaro come una politica energetica orientata alla tutela dell’ambiente
dovrebbe essere al centro di una strategia “salva risorse” per avvicinarsi all’obiettivo
SPIN-ECO
Postfazione
266
dello sviluppo sostenibile in Provincia di Siena e altrove. Utile è la differenziazione
del valore finale dell’Impronta Ecologica nei principali fattori che la compongono, al
fine di rintracciare i settori - pubblici o privati – che la influenzano maggiormente.
Infatti, il sistema dei trasporti, la produzione di energia elettrica, il riscaldamento
per le case private, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, l’educazione e gli altri
servizi pubblici sono settori tradizionalmente sotto la responsabilità delle istituzioni
politiche locali, regionali e nazionali e/o di speciali agenzie pubbliche.
La qualità ambientale e la sostenibilità sono beni pubblici; pertanto lo Stato deve
definire un modello politico e legale per i soggetti privati che agiscono nell’economia
di mercato. Il Governo e il mercato hanno regole complementari nel nostro sistema
democratico rappresentativo e solo agendo insieme ed in maniera adeguata, è
possibile raggiungere gli obiettivi di un’efficienza economico–ambientale di attività
socio economiche. Il concetto di eco-efficienza significa passare da un approccio di
tipo riparatore, ex-post, curativo e settoriale, ad uno integrato e preventivo,
intervenendo a monte dei processi di produzione e di consumo.
Attraverso una considerevole riduzione del consumo di energia, si ha anche una
considerevole riduzione delle quantità di emissioni che danneggiano l’ambiente,
rilasciate durante i processi di estrazione delle risorse energetiche, di trasporto,
trasformazione e uso finale.
Questo tipo di intervento, di primaria importanza, trova un ampio consenso
all’interno della società per due motivi. In primo luogo, perché molta dell’energia
richiesta viene sprecata a causa dalle nostre cattive abitudini (es. l’acquisto di beni e
servizi non strettamente necessari), da alcune strutture, come le nostre abitazioni,
molto energivore in quanto, in passato, non venivano costruite tenendo conto del
risparmio energetico e dal nostro sistema di trasporto basato principalmente sull’uso
dei mezzi privati. In secondo luogo, una riduzione della nostra dipendenza dai
combustibili fossili, specialmente dal petrolio, la cui richiesta è ancora molto
impellente, significherebbe contemporaneamente un aumento nella proporzione
dell’uso di risorse energetiche rinnovabili.
La migliore soluzione da adottare per una riduzione dei gas effetto serra (dopo l’uso
dell’energia solare ed eolica) sta nell’uso delle biomasse.
In Germania, questa alternativa potrebbe soddisfare più del 14% dei bisogni
energetici dell’interna Nazione entro il 2030; per questo motivo, il ministro
SPIN-ECO
Postfazione
267
dell’agricoltura tedesco ripone le sue speranze sugli agricoltori che producono più
energia e materie prime. Gli agricoltori potrebbero diventare gli “sceicchi del
petrolio di domani”, se il potenziale di risorse rinnovabili per la produzione di
materie prime per i bisogni industriali ed energetici fosse usata in maniera più
intensiva. Nelle zone rurali potrebbero nascere nuove fonti di reddito e nuovi posti di
lavoro; una stima approssimativa mostra come siano stati creati circa 50.000 posti di
lavoro intorno alla produzione e all’uso di materie prime bio-energetiche.
Anche a livello industriale, è possibile ottenere ulteriore risparmio energetico ma
solo limitato rispetto all’elevato potenziale di riduzione. Due esempi importanti sono
il traffico di auto private e la richiesta di riscaldamento delle case, inadeguatamente
coibentate.
Incentivi per un comportamento salva-energia dovrebbero essere applicati più in
generale; strumenti di mercato come le eco-tasse o l’acquisto di permessi ad
inquinare, infatti, servirebbero agli agenti economici per internalizzare i costi
ambientali nei loro piani e budgets. L’utilizzo di questi strumenti economici di
controllo ambientale potrebbe creare una duplice vittoria, aumentando l’efficienza
sia economica che ambientale. Ad esempio, nel 1999 in Germania c’è stata una
riforma della tassa ecologica, che, attraverso varie tappe, ha portato ad un aumento
del prezzo dell’energia (elettrica, gasolio9...). Sfortunatamente l’EU non è ancora
stata capace di organizzare un accordo generale riguardo ad un’armonizzazione delle
eco-tasse per tutti i paesi dell’Europa.
Cosa desiderata ed auspicata, potrebbe essere la tassa sul kerosene, ma i voli sono
troppo economici, e l’EU e la comunità internazionale non riescono a trovare un
accordo su questa tassa, che farebbe aumentare, in maniera considerevole, i prezzi
dei biglietti, che già sono gravati da un’altra tassa diretta (IVA). In realtà, il
trasporto aereo è sovvenzionato dalla società, sebbene sia un’attività estremamente
dannosa per l’ambiente. Il rilascio dei gas ad effetto serra da parte degli aeroplani
danneggia il clima in maniera considerevole più che tutte le fonti sulla terra10.
Un’altra proposta riguardante il settore dei trasporti ha come obiettivo quello di
9
La maggior parte dell’introito delle tasse serve a diminuire il costo del lavoro (diminuzione dei contributi che devono essere
pagati dai lavoratori e dai datori di lavoro per i lavoratori in pensione), una parte minore viene reinvestita in tecnologie salvaenergia. L’aumento del prezzo ha avuto l’effetto desiderato e cioè una diminuzione relativa della domanda di energia.
10 Le emissioni aeree devono essere pesate con un fattore di 2,5-3 per includere il loro potenziale effetto riscaldamento (Gössling
et al. 2002).
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Postfazione
268
rendere più economici i biglietti dei mezzi pubblici con il dimezzamento delle tasse
indirette che gravano sul costo del biglietto per le lunghe distanze.
Dopo il primo shock petrolifero del 1973 e il quadruplicamento del prezzo del
petrolio, per l’industria è diventato redditizio investire in tecnologie salva-energia,
forzata dal mercato a tagliare i costi dove era possibile. Da trenta anni a questa
parte, in molti paesi industrializzati si osserva un incremento della produttività delle
risorse (energia e materie prime) delle attività economiche. In Germania questi dati
sono pubblicati regolarmente dall’istituto nazionale di statistica nel EnvironmentalSatellite-Accounting (come supplemento alla Contabilità Nazionale)11. Per fare un
esempio: la produzione di una unità di PIL (Prodotto Interno Lordo) necessita oggi in
Germania solo di metà dell’input energetico rispetto a 30 anni fa. Recenti risultati
derivati dall’analisi dei flussi di materia, indicano che una scissione delle pressioni
ambientali dalla crescita economica non necessariamente significa una diminuzione
nei livelli assoluti dei flussi di materie a causa di aumenti compensatori del PIL.
Molte ricerche tedesche, specialmente quelle del Wuppertal – Institute, mostrano
che l’aumento della produttività delle risorse da un fattore 4 o maggiore è possibile.
L’obiettivo Fattore 4 che dimezza gli input di materia mentre duplica la ricchezza e
il benessere (E. von Weisäcker and Lovings/Lovinghs 1997) è derivato dal bisogno di
mantenere “l’equilibrio di lungo periodo del pianeta terra”. Secondo i livelli correnti
di produzione e i modelli di consumo, il Fattore globale 4 corrisponde al Fattore 10
per i paesi industrializzati. L’assunzione che sta dietro a tutto ciò è che entro i
prossimi 50 anni deve essere concesso a tutti un eguale accesso alle risorse
ambientali mentre deve essere limitato l’aumento dell’uso di materie nei paesi
sviluppati (Schmidt-Bleek, Wuppertal-Institute).
Il ministro del Consiglio dell’OECD recentemente ha preso accordi su una raccomandazione da fare agli Stati membri che
devono incominciare a muoversi nella direzione di misurare la loro produttività materiale e continuare a sviluppare strumenti per
l’analisi dei flussi di materie. servono come riferimento le linee guida metodologiche di Eurostat per l’economy-wide material flow
analysis e i relativi che da essa derivano dal 2001.
11
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