Direzione della Ricerca
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PROVINCIA DI SIENA SPIN–ECO STUDIO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI SIENA ATTRAVERSO INDICATORI ECODINAMICI PROVINCIA DI SIENA SPIN–ECO FONDAZIONE MONTE DEI PASCHI DI SIENA U N I V E R S I T A’ D I S I E N A DIPARTIMENTO DI SCIENZE E TECNOLOGIE CHIMICHE E DEI BIOSISTEMI ARCA ONLUS Direzione della Ricerca Enzo Tiezzi • • (Coordinatore) • • Simone Bastianoni Alessandro Donati Nadia Marchettini Claudio Rossi Collaboratori al Progetto di Ricerca Dipart. di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi – Università di Siena • • • • • • • • • • • Romolo Bortot Luca Bracchini Francesca Ciampalini Andrea Cognetta Arduino Massimo Dattilo Angelo Facchini Silvia Focardi Laura Fugaro Alessandro Galli Claudio Granai Steven A. Loiselle • • • • • • • • • • Fabiana Mapelli Valentina Niccolucci Antonio C.I. Pizzigallo Marcello Porcelli Federico M. Pulselli Riccardo M. Pulselli Ilaria Principi Roberto Ridolfi Marco Rosini Federico Rossi Ludovico Susani • Simone Contu Ilaria Coscia • Università di Torino • • • Marco Bagliani Anna Benedetti Manuela Carechino • University of Maryland – College Park, Maryland, USA • Trista M. Patterson Università “La Sapienza” – Roma • Enrico Sciubba University of Copenaghen, Denmark • Sven E. Jørgensen Global Footprint Network, San Francisco, USA • Mathis Wackernagel Institute of Ecological Economical Research, Berlin, Germany • Cristian Leipert Altri consulenti • • • • • • • • • • • • • Mara Boni Stefano Borsa Fabio Brogi Francesco Capocasa Pietro Cascella Andrea De Rossi Margaret Kneller • Letizia Magnoni Chiara Mocenni Maurizio Pelagaggia Stefania Paoletti Cordelia von den Steinen Elisa B.P. Tiezzi Donatella Valacchi Amministrazione Provinciale di Siena • Dr. Paolo Casprini - Direttore Area Politiche per l'Ambiente - Dirigente Servizio • Dr. Giampiero Sammuri - Dirigente Servizio Risorse Faunistiche (fino a settembre 2002) • Arch. Massimo Vivi - P.O. Servizio Ambiente • D.ssa Sabrina Petricci - Consulente Servizio Ambiente • Dr. Leonardo Maiellaro - Consulente Servizio Ambiente • D.ssa Giovanna Torpigliani - Servizio Ambiente Ambiente (dall'ottobre 2002) INDICE INTRODUZIONE Pag. 1 1 I NUMERI DELLA PROVINCIA 1.1 Il territorio Pag. 5 1.2 Il sistema socio-economico Pag. 13 1.3 Il sistema energia Pag. 17 1.4 Il sistema rifiuti Pag. 24 1.5 L’attività estrattiva Pag. 25 1.6 La risorsa idrica Pag. 26 Pag. 28 Bibliografia di riferimento 2 BILANCIO DEI GAS SERRA DELLA PROVINCIA DI SIENA 2.1 Che cosa è l’effetto serra Pag. 30 2.2 Il protocollo di Kyoto Pag. 33 2.3 Applicazione della metodologia IPCC Pag. 34 2.4 Il bilancio dei Gas Serra della Provincia di Siena Pag. 36 2.5 Conclusioni Pag. 45 Pag. 51 Bibliografia di riferimento 3 ANALISI EMERGETICA DELLA PROVINCIA DI SIENA 3.1 L’analisi eMergetica Pag. 52 3.2 L’analisi eMergetica di un sistema territoriale Pag. 57 3.3 Il modello della Provincia Pag. 64 3.4 La raccolta dati Pag. 69 3.5 I risultati Pag. 70 3.6 Discussione dei risultati forniti dagli indicatori emergetici Pag. 105 3.7 Conclusioni Pag. 111 Appendice 1 Pag. 114 Bibliografia di riferimento Pag. 116 4 ANALISI DELL’IMPRONTA ECOLOGICA DELLA PROVINCIA DI SIENA 4.1 La formulazione teorica dell’impronta ecologica Pag. 119 4.2 Il Living Planet Report 2000 Pag. 125 4.3 Criteri e indicazioni per la corretta applicazione dell’impronta ecologica Pag. 129 4.4 I dati e le fonti utilizzate Pag. 132 4.5 La metodologia di calcolo Pag. 134 4.6 Aggregazione e presentazione dei risultati Pag. 149 4.7 Discussione dei risultati Pag. 151 4.8 Confronto con altre realtà provinciali italiane Pag 166 4.9 Disaggregazione del risultato a livello Circondariale e Comunale Pag 170 4.10 Sintesi Finale Pag 174 Bibliografia di riferimento Pag. 176 5 ANALISI EXERGETICA DELLA PROVINCIA DI SIENA 5.1 Il concetto di exergia Pag. 178 5.2 L’analisi exergetica estesa Pag. 189 5.3 L’analisi del sistema Provincia di Siena Pag. 193 5.4 Conclusioni Pag. 208 Pag. 211 Bibliografia di riferimento 6 TURISMO SOSTENIBILE IN VAL DI MERSE 6.1 Introduzione Pag. 212 6.2 Basi teoriche: l’economia ecologica Pag. 215 6.3 La costruzione di un modello concettuale Pag. 216 6.4 L’utilizzo dell’Impronta Ecologica nell’analisi del turismo Pag. 217 6.5 Il caso della Val di Merse Pag. 219 6.6 I metodi Pag. 220 6.7 I risultati Pag. 226 6.8 La eco-efficienza del turismo della Val di Merse Pag. 231 6.9 Discussione Pag. 234 6.10 Conclusioni Pag. 238 Pag. 240 Bibliografia di riferimento 7 POSTFAZIONE: UN COMMENTO DEI RISULTATI DEL PROGETTO SPIN-ECO 7.1 Introduzione Pag. 246 7.2 Un adeguato approccio teorico per il progetto Pag. 247 7.3 Tre criteri per valutare le scelte di uno Sviluppo Sostenibile Pag. 249 7.4 Caratteristiche speciali del Capitale Naturale della Provincia di Siena Pag. 251 7.5 Analisi energetica al centro del progetto Pag. 252 7.6 Calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia Pag. 253 7.7 Studi sul Turismo Sostenibile Pag. 258 7.8 La certificazione ed il “Greening” delle pubbliche amministrazioni Pag. 263 7.9 Agricoltura in linea con i principi dello sviluppo sostenibile Pag. 264 7.10 Il ruolo cruciale del consumo energetico Pag. 265 Pag. 269 8 CONCLUSIONI Sostenibilità vuol dire sviluppo Ciò che la Provincia di Siena ha realizzato attraverso il Progetto SPIn-Eco rappresenta probabilmente une delle prima esperienze europee nelle quali, su vasta scala (un intero territorio provinciale che conta 260.000 abitanti), si sia monitorato con dettaglio, a livello di ogni singolo comune, lo stato di salute di gran parte delle componenti ambientali attraverso l’uso di indicatori ad elevato contenuto scientifico. Una sistematica ricerca, durata oltre tre anni, finalizzata a produrre una analisi della sostenibilità ambientale dell’attività umana sul territorio provinciale e che ha permesso di attivare e concludere (per la prima volta in Italia) le procedure relative alla certificazione ambientale ISO 14001 dell’intera Amministrazione Provinciale di Siena. Il progetto – la cui sigla SPIn-Eco significa “Sostenibilità in Provincia di Siena mediante Indicatori Ecodinamici” – è stato voluto dall’Amministrazione Provinciale ed ha visto il coinvolgimento di tutti i comuni della provincia. La sua realizzazione è stata possibile grazie al finanziamento della Fondazione Monte dei Paschi ed al contributo scientifico, coordinato dall’Università di Siena, di oltre cinquanta giovani ricercatori, allievi di prestigiosi scienziati nel campo dello sviluppo sostenibile, con la supervisione di quattordici docenti provenienti dalle Università del Maryland, della California, di Berlino e di Copenhagen. Tutti guidati dal professore Enzo Tiezzi, docente di chimica fisica presso il dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi dell’Ateneo senese. A lavoro svolto, preme evidenziare la valenza politico-amministrativa di questo studio e i suoi risvolti economici e sociali, visto che i risultati di SPIn-Eco garantiranno indicazioni di tutela ambientale e indirizzi per il governo del territorio mirati a favorire, grazie anche alla possibile ed auspicata certificazione dei prodotti, nuova e maggiore qualità dello sviluppo. Quindi ne risulteranno accresciuti e qualificati il quadro conoscitivo e l’assetto programmatico della stessa Amministrazione Provinciale. Così come certi indicatori di sostenibilità supporteranno i processi avviati con Agenda 21. Insomma, di quella che fino ad oggi poteva apparire una pura teoria scientifica (il cosiddetto sviluppo sostenibile) è dimostrabile e verificabile l’applicazione alla realtà, proprio in virtù di questo originale lavoro di ricerca che fa del territorio senese un enorme laboratorio nel quale andranno attentamente tutelati tutti quegli elementi di valore ambientale che garantiscono il mantenimento ed il miglioramento dei valori degli indicatori calcolati. E’ dunque auspicabile che in tale contesto innovativo e qualificante siano riconducibili le diverse attività agricole, industriali, turistiche, in modo da costituire una programmazione “di sistema” che sappia concretamente coniugare e far interagire sviluppo e sostenibilità. Fabio Ceccherini Presidente Provincia di Siena 1 SPIn-Eco – Un patrimonio di conoscenza . Il Progetto SPIn-Eco costituisce un prezioso patrimonio di conoscenza nell’ambito della vasta ed articolata esperienza della provincia di Siena e del suo intero territorio nel mondo della “sostenibilità ambientale”. Il percorso iniziato a suo tempo con il progetto SPIn-Eco ha già prodotto effetti e risultati positivi fra i quali spicca la certificazione ambientale ISO 14001. La spinta del progetto è destinata comunque a prolungarsi ulteriormente in quanto si sta trasmettendo questa esperienza dell’Amministrazione Provinciale ad un primo gruppo di dodici comuni (il comune di Montalcino ed il “Comitato Tecnico Intercomunale Val d’Orcia” sono già certificati ISO 14001) con il chiaro obbiettivo di diffonderla nel tempo a tutto il territorio provinciale e non solo agli enti locali. Dunque, non solo uno strumento di valutazione ma anche e soprattutto un supporto alla attività programmazione che potrà garantire scelte e decisioni orientate al rispetto ed al miglioramento delle prestazioni ambientali complessive del nostro territorio. Altre e nuove esperienze si vanno aggiungendo al già vasto contesto di attività che è nato intorno all’esperienza di SPIn-Eco: preme citare l’attività dell’Associazione Qualitambiente, un organismo a carattere nazionale che ha sede a Siena ed al quale aderiscono gran parte dei territori certificati e che si pone l’obbiettivo di studiare e proporre schemi normativi che permettano di realizzare concrete misure di agevolazione e sostegno per gli enti certificati; non si può peraltro sottacere la notevole attività già svolta ed in corso di svolgimento da parte della neo-costituita Agenzia per l’Energia e l’Ambiente s.r.l. che nasce ed opera come valido strumento operativo dell’Amministrazione Provinciale di Siena e dei comuni del territorio per le varie attività connesse con la certificazione ambientale, il risparmio energetico e gli altri temi legati allo sviluppo sostenibile. Non mancano, peraltro, occasioni di confronto con l’esterno: la Provincia di Siena è infatti partner, insieme ad altre 15 città e regioni europee, del progetto “Managing Urban Europe 25” con il quale, oltre a scambiare e conoscere esperienze significative relative alla pratica della “sostenibilità ambientale” si potranno individuare percorsi tecnico-amministrativi al fine di trasformare i Sistemi di gestione Ambientale anche in strumenti adatti per il miglioramento della qualità dell’ambiente urbano. Un panorama vasto e complesso di attività ed impegni per i quali SPIn-Eco costituisce un insostituibile livello di conoscenza e monitoraggio, e che testimoniano l’interesse e la volontà di questa Amministrazione Provinciale di mantenere e raggiungere livelli sempre più elevati di qualità ambientale nel proprio percorso di sviluppo. L’auspicio è che questa pubblicazione possa costituire ulteriore e valido riferimento al fine di permettere orientamenti e scelte di programmazione conformi ad un percorso condiviso di sviluppo sostenibile del territorio e delle sue attività. Ernesto Rabizzi Assessore all’Ambiente Vice-Presidente Provincia di Siena 2 SPIn-Eco: la ricerca scientifica come fondamento per lo sviluppo sostenibile Un modello di sviluppo che voglia tenere conto della complessità del territorio deve trovare riferimento e forza nei principi dello sviluppo sostenibile perchè possano essere create condizioni di vita e di benessere economico e sociale, nel pieno rispetto delle future generazioni e della capacità di carico dell’ambiente. Uno dei punti caratterizzanti il pensiero epistemologico dello sviluppo sostenibile è condensato nello slogan emerso dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992: pensare globalmente e agire localmente. In sintonia con questo filone di pensiero è nato il progetto “Una prospettiva di sostenibilità per la Provincia di Siena” denominato con l’acronimo SPIn-Eco. Il Progetto SPIn-Eco (Sostenibilità della Provincia mediante Indicatori Ecodinamici), è stato voluto dall’Amministrazione Provinciale di Siena e finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi. Il progetto è stato affidato alla direzione del Prof. Enzo Tiezzi e alla sua équipe del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche e dei Biosistemi dell’Università di Siena, con la collaborazione di ARCA Onlus e di molti ricercatori di Università e Enti di ricerca italiani, europei e americani. Il progetto, nei tre anni previsti (2001-04), si è posto l’obiettivo di esaminare il territorio senese (la Provincia e i 36 Comuni) mediante vari indicatori di sostenibilità per offrire una valutazione delle risorse ambientali e della loro gestione nel territorio senese. Tutto questo è stato sintetizzato in mappe territoriali di sostenibilità, che costituiscono una sorta di “TAC” del territorio, in grado di mostrare i fattori che possono frenare lo sviluppo futuro dell’economia locale. L’aspetto da sottolineare è che la scelta di questo ventaglio di indicatori ha consentito di descrivere un quadro completo delle relazioni tra risorse naturali e attività umane presenti sul territorio, gettando le basi per definire le migliori alternative nella gestione dell’ambiente per il territorio senese. Gli indicatori usati sono riconducibili a diverse metodologie, dall’analisi eMergetica a quella eXergetica, dall’Impronta ecologica alla valutazione dei flussi di anidride carbonica (bilancio dei gas serra, dall’Analisi dei cicli di vita (Life Cycle Assessment) all’analisi dei dati da satellite (Remote Sensing).Sono stati oggetto del Progetto anche alcuni studi di settore sull’analisi del ciclo di vita sia in campo agricolo (produzione di vino) sia in campo industriale (produzione del cristallo). Un altro aspetto d’avanguardia dell’analisi del Progetto SPIn-Eco è lo studio svolto sui possibili scenari di turismo sostenibile in Val di Merse, una zona della provincia con uno scarso sviluppo dell’attività turistica. Vista infatti la scarsa attenzione, a livello internazionale, prestata al turismo come elemento di pressione sull’ambiente, questo studio si propone di fornire dei nuovi modelli di analisi della questione e degli strumenti per valutare e ripartire in modo più sostenibile i costi ambientali ad esso legati. La complessità e l’importanza del progetto SPIn-Eco hanno portato la Provincia di Siena al centro del dibattito scientifico sullo sviluppo sostenibile come dimostrano i congressi internazionali “Sustainable City” e “Brownfields” e quello nazionale di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali, tenutisi nel giugno 2004 fra Siena e Colle Val d’Elsa, che hanno visto la partecipazione di qualche centinaio di scienziati di varie parti del mondo. Nel Giugno 2006, inoltre, si terrà nel nostro territorio anche il primo workshop mondiale sull’Impronta Ecologica (“Accounting for a Small Planet”), organizzato dall’Università di Siena, dal Global Footprint Network con il sostegno dell’Amministrazione Provinciale di Siena. Enzo Tiezzi Professore Ordinario di Chimica Fisica Direttore scientifico del Progetto SPIn-Eco 3 SPIn-Eco – Un’esperienza nuova e complessa per la Pubblica Amministrazione. Il Progetto SPIn-Eco ha rappresentato e rappresenta una novità assoluta nell’esperienza amministrativa dell’Amministrazione Provinciale: è un’attività nuova e assolutamente inedita che si può inquadrare nella fattispecie dei c.d. “strumenti volontari”. La novità più rilevante non riguarda comunque solo la ricerca in se stessa ma anche e soprattutto gli scenari successivi che ha permesso di aprire con particolare riferimento alla Certificazione Ambientale ISO 14001 ed alla Registrazione EMAS II. Iniziato dalla prima Giunta Ceccherini con l’attività di Alessandro Piccini che ha impostato il percorso fino alla certificazione ambientale ISO 14001 del 2003, il progetto prosegue oggi sotto la guida di Ernesto Rabizzi che, fra l’altro, ha attivato con successo il processo di estensione della certificazione ambientale ad un primo gruppo di comuni della provincia e sta concludendo il percorso per la registrazione EMAS II. Il Sistema di Gestione Ambientale, del quale l’Amministrazione Provinciale si è dotata, è uno strumento nuovo e di non semplice applicazione alla realtà amministrativa di un ente locale. E’ infatti non solo un elemento fondamentale per acquisire la certificazione ambientale ma si configura come un sistema di gestione indirizzato all’organizzazione dell’ente locale con l’obbiettivo di favorire la razionalizzazione della gestione ambientale basata non solo sul rispetto dei limiti imposti dalle leggi ma anche su un impegno rivolto al miglioramento continuo della varie prestazioni che coinvolge anche altre istituzioni pubbliche ed imprese private. In questo contesto, che implica notevoli effetti sia sulla gestione quotidiana dell’ente sia sull’impostazione delle varie politiche con particolare riferimento alla programmazione, il processo di trasformazione delle procedure è inevitabile e lo sarà ancora di più con la registrazione EMAS II che impegna l’amministrazione ad un forte coordinamento dei processi decisionali e amministrativi di gestione del territorio. Rispetto alla “normale” organizzazione del lavoro di un ente locale le modifiche apportate da SPIn Eco e dalle sue attività successive hanno richiesto e richiedono un costante sforzo di adeguamento ed aggiornamento sia dal punto di vista delle procedure amministrative, sia dal punto di vista della capacità professionale dei singoli. A distanza di oltre tre anni dall’inizio del progetto registriamo con soddisfazione una notevole attenzione della struttura amministrativa verso queste nuove tematiche e verso le loro implicazioni che costituiscono un giornaliero banco di prova verso un modo nuovo di lavorare nell’ente locale, più dinamico e fortemente attento alle tematiche ambientali e dello sviluppo sostenibile. Dr. Paolo Casprini Direttore Area Politiche per l’Ambiente Dirigente Servizio Ambiente 4 I numeri della Provincia di Siena 5 1. I numeri della Provincia di Siena Questo capitolo raccoglie l’insieme delle informazioni che hanno costituito la base di partenza per le analisi che saranno presentate nei capitoli che seguono. Il database è aggiornato al valore più recente che è stato possibile recuperare, mentre le analisi, sia della Provincia che dei Comuni e dei Circondari, fanno riferimento all’anno 1999. 1.1 IL TERRITORIO L’INQUADRAMENTO GEOGRAFICO La Provincia di Siena è posizionata nella MS PO Toscana meridionale e si estende su di una superficie di 3.821 km2, di carattere LU PT prevalentemente collinare (93%), con una zona FI montana limitata (7%). È fra le Province più AR PI estese di Italia e la seconda per dimensione in Toscana, preceduta dalla sola Grosseto (vedi LI SI Figura 1.1). Secondo le rilevazioni ISTAT al 31/12/2003 la GR popolazione residente viene stimata in 258.821 unità, per una densità di popolazione di circa 68 ab/km2, che risulta essere una fra le più basse per le Province italiane e quasi un terzo Figura 1.1: La Regione Toscana e le sue Province. di quella nazionale (187 ab/km2). Il territorio provinciale è suddiviso amministrativamente in 36 Comuni che a loro volta sono raggruppati complessivamente in 7 Circondari (Figura 1.2): 1. Val d’Elsa: comprende i Comuni di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa, Monteriggioni, Poggibonsi, Radicondoli e San Gimignano. Questo Circondario copre la zona nord-ovest del territorio provinciale, ha un’estensione di 582,93 km2, pari a circa il 18% del territorio provinciale complessivo, e accoglie (nel 2003) una popolazione di 67.920 abitanti (pari al 26% del totale provinciale) con una densità demografica di 116,51 ab/km2. Al suo interno possono essere distinte due zone: una fascia ad elevata densità abitativa ed industriale che comprende Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa e una fascia territorialmente più SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 6 estesa che include i restanti Comuni di Casole d’Elsa, Monteriggioni, Radicondoli e San Gimignano, che invece è caratterizzata da un’economia agricola diffusa. In questo Circondario è possibile individuare il polo industriale più consistente di tutta la Provincia con un ampio sviluppo del settore metal-meccanico nei Comuni di Poggibonsi, Casole e, in misura minore, San Gimignano, accanto al più rinomato polo industriale del cristallo, nel Comune di Colle di Val d’Elsa. Nel 2005 due dei Comuni di questo Circondario, Casole d’Elsa e San Gimignano, hanno ricevuto la “Bandiera Arancione”1 da parte del Touring Club Italiano. Questo riconoscimento era già stato ottenuto durante la scorsa edizione (2003) dal Comune di Casole. San Gimignano è considerato patrimonio dell'Umanità in quanto “rappresenta un capolavoro del genio creativo umano, porta una testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato ed è un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana”. 2. Chianti Senese: comprende i Comuni di Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Gaiole in Chianti e Radda in Chianti. Questo Circondario, localizzato a nord-est della Provincia, occupa una superficie di 486,03 km2, che corrisponde a circa il 13% del territorio provinciale, in cui accoglie una popolazione di 14.840 abitanti (pari al 6% del totale provinciale) con una densità demografica di 30,53 ab/km2. Questo Circondario è caratterizzato, ed è famoso a livello mondiale, per essere centro di produzione di vini di particolare pregio. L’agricoltura rappresenta quindi il motore dell’economia locale e costituisce anche il presupposto per lo sviluppo agrituristico dell’area. Il Chianti è uno dei sistemi economici a più alta densità di aziende operanti nel settore del turismo verde, che negli ultimi anni si è sviluppato a ritmi molto sostenuti. Anche in questo Circondario due Comuni hanno ricevuto la “Bandiera Arancione”: Castelnuovo Berardenga e Radda in Chianti. 3. Siena: comprende solo l’omonimo capoluogo. Questo Circondario si espande per 118,71 km2 e ospita, al 2003, una popolazione di 54.370 abitanti (pari al 21% del totale provinciale) ed è quindi il Circondario con la più alta densità demografica 1 Il marchio premia quei Comuni dell’entroterra che dimostrano di saper conservare, valorizzare e promuovere le proprie risorse turistiche senza compromettere l’ambiente, il paesaggio e le esigenze delle comunità ospitanti, con particolare attenzione agli elementi strategici per lo sviluppo di un’offerta turistica competitiva: arte e cultura, paesaggio e natura, tradizioni e accoglienza, patrimonio eno-gastronomico e artigianato. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 7 (458 ab/km2). Il suo sistema economico riproduce il tradizionale schema conosciuto come “Terza Italia”, caratterizzato da uno sviluppo industriale diffuso sul territorio, con la presenza di piccole e medie imprese, che ruota attorno ad una struttura urbana policentrica e che è basato sostanzialmente sulle attività terziarie. La struttura globale dell’area è incentrata su due poli: quello bancario con la presenza del Monte dei Paschi di Siena e quello universitario; ma non sono da trascurare tutte le attività legate al settore turistico, specialmente quello a carattere culturale. Anche il centro storico di questo Comune fa parte, dal 1990, dei luoghi sotto tutela dell’UNESCO. 4. Crete Senesi - Val d’Arbia: comprende i Comuni di Asciano, Buonconvento, Monteroni d’Arbia, Rapolano Terme e San Giovanni d’Asso ed è situato nella parte centro-orientale del territorio provinciale. L’area è considerata una delle zone a maggior valenza ambientale della Provincia per le sue risorse naturali e per la presenza di beni storico-artistici di notevole pregio. Questo comprensorio si estende su una superficie di 535,47 km2 (il 14,01% della Provincia) e, al 2003, accoglie 23.209 abitanti (pari al 9% del totale provinciale), con una densità demografica pari a 43,34 ab/km2. Il suo sistema economico è caratterizzato da tutte quelle attività che in qualche modo sono connesse con le materie prime presenti nel Circondario, come l’argilla e il travertino, che vanno dalla produzione di laterzi e materiali per l’edilizia a manufatti artigianali, spesso di notevole pregio. Accanto a queste attività c’è l’agricoltura che continua a giocare un ruolo fondamentale come nella maggior parte delle economie degli altri Circondari senesi. La presenza di impianti termali e la bellezza del paesaggio costituiscono elementi di attrazione per un’attività turistica in forte crescita. 5. Val di Merse: situato nella parte occidentale della Provincia, comprende i Comuni di Chiusdino, Monticiano, Murlo e Sovicille. Nel 2003 sono stati rilevati 14.015 abitanti (pari al 5% della popolazione provinciale) distribuiti su un’area di 509,81 km2 (27,49 ab/km2) corrispondente al 13,34% del territorio complessivo provinciale. Questo Circondario svolge molteplici funzioni; infatti alcune zone risultano legate direttamente al sistema urbano senese, altre invece fanno da ponte con la Maremma e altre ancora hanno rapporti molto stretti con il Circondario delle Crete. Tutto ciò ha come diretta conseguenza la frammentazione, la disomogeneità e la mancanza di legami funzionali delle SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 8 attività economiche presenti in quest’area, impedendo di caratterizzare il suo tessuto economico, tranne che per l’industria chimica. Anche in questo Circondario le altre attività di rilievo sono quelle relative all’industria agroalimentare e al turismo, quest’ultima molto ben sviluppata grazie anche alla presenza, in questo Circondario, di quattro riserve naturali. 6. Val d’Orcia: il Circondario della Val d’Orcia è localizzato nella parte sud-ovest della Provincia e comprende i Comuni di Abbadia San Salvatore, Castiglion d’Orcia, Montalcino (Bandiera Arancione 2005), Pienza (patrimonio dell’UNESCO), Radicofani, San Quirico d’Orcia e Piancastagnaio. Nel 2003 la popolazione residente registrata è pari a 24.540 abitanti (circa il 9% della popolazione provinciale) su un’area di 797,22 km2, pari a circa il 29% del territorio provinciale, con una rispettiva densità demografica pari a 30,78 ab/km2. Il suo patrimonio ambientale si presenta abbastanza variegato, infatti si passa da zone di montagna a quelle più collinari che sono caratterizzate da attività economiche alquanto diversificate: si va dalla produzione di legno e mobili, alla pelletteria-cuoio-calzature, a prodotti per l’edilizia all’agricoltura ed in particolare la cerealicoltura, che è l’attività principale che insiste su quasi tutto il territorio. Anche in queste zone il turismo (e in particolare l’agriturismo) è molto importante offrendo occasioni di reddito e di occupazione per la popolazione locale. Famosissimi in tutto il mondo sono i vini rossi DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) prodotti in queste zone. Da alcuni anni è stato istituito il Parco della Val d'Orcia (di cui fanno parte i Comuni di Montalcino, Pienza, Castiglioni d’Orcia, San Quirico d’Orcia e Radicofani) che, il 2 luglio 2004 è stato iscritto nella lista dei beni da tutelare e valorizzare quale patrimonio dell'Umanità, riconoscendone l'unicità e l'alto valore culturale e paesaggistico (UNESCO). 7. Val di Chiana: comprende i Comuni di Cetona, Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita e Trequanda. Questo Circondario, situato a sud-est, con i suoi 690 km2 occupa circa il 18% del territorio dell’intera Provincia, ed ospita una popolazione di 59.927 abitanti (pari al 23% del totale provinciale) con una densità demografica di 86,66 ab/km2 (nel 2003). Il suo tessuto produttivo si è particolarmente sviluppato intorno agli anni sessanta-settanta del secolo scorso, quando, accanto SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 9 alle attività produttive tradizionali come la lavorazione del legno e del mobile, dell’abbigliamento e dei materiali estrattivi, si sono cominciati ad affermare anche i settori metalmeccanico ed elettronico. Grazie alla particolare conformazione del territorio, in quest’area si è sviluppata sia l’agricoltura che il turismo; quest’ultimo grazie alla presenza del polo termale di Chianciano. Il Circondario non ha una distribuzione omogenea; piuttosto si rileva una natura dualistica al suo interno: l’area nord (comprendente i Comuni di Sinalunga, Torrita di Siena e Trequanda) è caratterizzata da un maggiore livello di industrializzazione, le cui principali attività sono il settore alimentare, quello dei minerali non metalliferi e quello della produzione della gomma e materie plastiche. La parte meridionale invece presenta una maggiore caratterizzazione in senso turistico e rurale. Tre Comuni di questo Circondario, all’inizio del 2005, hanno ricevuto la Bandiera Arancione: Cetona, Montepulciano e Trequanda. CHIANTI SENESE CRETE SENESI VAL D’ARBIA VAL D’ELSA SIENA VAL DI CHIANA VAL DI MERSE VAL D’ORCIA Figura 1.2: I 7 Circondari della Provincia di Siena. Nel territorio provinciale senese si riscontra la presenza di tre Comunità Montane (vedi Figura 1.3): ovvero Enti Pubblici che esercitano la propria attività col fine di promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio, l’innovazione e la soluzione dei problemi a livello locale, facendo fronte ai problemi tipici del territorio montano. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 10 C.M. VAL DI MERSE C.M. DEL CETONA C.M. AMIATA SENESE Figura 1.3: Le Comunità Montane (C.M.) senesi. Tabella 1.1: Le caratteristiche delle Comunità Montane della Provincia di Siena. Comunità Montana Amiata Senese Cetona Val di Merse Comuni afferenti Abbadia San Salvatore, Castiglion d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani Cetona, Cianciano Terme, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Montepulciano Casole d’Elsa, Chiusdino, Monticiano, Murlo, Radicondoli e Sovicille Abitanti Superficie (km2) Densità (ab/km2) 14.715 388,90 37,84 30.461 432,87 70,37 18.102 709,97 25,49 Come si può osservare dalle tabelle 1.2 e 1.3, la distribuzione della popolazione nel territorio provinciale non è omogenea, si mostra piuttosto concentrata soprattutto nei Comuni a nord della Provincia (in primis Siena, Poggibonsi, Colle di Val d’Elsa e Chianciano Terme rispettivamente con 458, 401, 218, e 198 ab/km2) in corrispondenza di grandi centri in cui dominano le attività secondarie (industriali) e terziarie, mentre appare molto diluita nei Comuni collinari più isolati fra cui Radicondoli, Radicofani e Monticiano, rispettivamente con 8, 10 e 13 ab/km2. Rispetto all’ultimo censimento ISTAT, datato 1990, si rileva che l’incremento demografico della Provincia nell’ultimo decennio è stato abbastanza contenuto (circa l’1%). Per ciò che concerne le dinamiche demografiche dei singoli Comuni si SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 11 possono notare due opposte tendenze. Nelle aree collinari più decentrate si registra una lenta ma progressiva diminuzione demografica, contrapposta ad un aumento nei Comuni più industrializzati, come Sinalunga, Poggibonsi e Colle. Questo trasferimento è sicuramente riconducibile sia a migliori prospettive lavorative che a scelte di vita più convenienti. Nella Tabella 1.2 si riporta la serie storica della popolazione della Provincia e di tutti i Circondari dal 1999 al 2003, mentre in Tabella 1.3 sono riportate le principali caratteristiche demografiche dei 36 Comuni, a loro volta raggruppati ognuno sotto il Circondario di appartenenza. Tabella 1.2: Serie storica della popolazione della Provincia di Siena e dei 7 Circondari. Fonte: ISTAT. Provincia di Siena Chianti Senese Crete Senesi - Val d'Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia 1999 2000 2001 2002 2003 252.829 14.066 22.174 54.256 59.096 64.896 13.556 24.785 254.078 14.119 22.387 54.366 59.195 65.660 13.657 24.694 252.008 14.198 22.505 52.586 58.912 65.855 13.624 24.328 254.270 14.551 22.823 52.775 59.312 66.461 13.789 24.559 258.821 14.840 23.209 54.370 59.927 67.920 14.015 24.540 SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 12 Tabella 1.3: Le caratteristiche dei Comuni della Provincia di Siena e dei suoi 7 Circondari. Fonte: ISTAT, 2003. Castellina in Chianti Castelnuovo Berardenga Gaiole in Chianti Radda in Chianti Chianti Senese Asciano Buonconvento Monteroni San Giovanni d'Asso Rapolano Crete Senesi-Val d'Arbia Siena Cetona Chiusi Chianciano Montepulciano San Casciano Bagni Sarteano Sinalunga Torrita di Siena Trequanda Val di Chiana Casole d'Elsa Colle di Val d'Elsa Monteriggioni Poggibonsi San Gimignano Radicondoli Val d'Elsa Chiusdino Monticiano Murlo Sovicille Val di Merse Abbadia San Salvatore Castiglione d'Orcia Montalcino Piancastagnaio Pienza Radicofani San Quirico d'Orcia Val d'Orcia Provincia di Siena Area km2 99,45 177,03 128,99 80,56 486,03 215,51 64,78 105,75 66,36 83,07 535,47 118,71 53,19 58,06 36,52 165,58 91,86 85,27 78,60 58,36 64,10 691,54 148,63 92,21 99,49 70,73 138,83 132,53 682,42 141,81 109,45 114,79 143,76 509,81 58,90 141,81 243,62 69,70 122,53 118,46 42,20 797,22 3.821 SPIN-ECO Popolazione ab 2.776 7.767 2.599 1.698 14.840 6.737 3.190 7.449 922 4.911 23.209 54.370 2.892 8.700 7.234 13.965 1.729 4.641 12.092 7.255 1.419 59.927 3.066 20.110 8.111 28.341 7.283 1.009 67.920 1.909 1.401 2.036 8.669 14.015 6.802 2.551 5.077 4.133 2.227 1.229 2.521 24.540 258.821 Densità ab/km2 27,91 43,87 20,15 21,08 30,53 31,26 49,24 70,44 13,89 59,12 43,34 458,01 54,37 149,84 198,08 84,34 18,82 54,43 153,84 124,31 22,14 86,66 20,63 218,09 81,53 400,69 52,46 7,61 99,53 13,46 12,80 17,74 60,30 27,49 115,48 17,99 20,84 59,30 18,18 10,37 59,74 30,78 67,74 I numeri della Provincia di Siena 13 1.2 IL SISTEMA SOCIO-ECONOMICO Il tessuto produttivo della Provincia di Siena non è tradizionalmente fondato sulle attività industriali, sebbene esistano sul territorio alcuni importanti poli produttivi. I dati dello “Osservatorio Economico Locale – POLOS 2001”, riferiti all’anno 1999 per la Provincia di Siena, attribuiscono al settore industriale (manifatturiero e costruzioni) un peso percentuale pari al 28,3% del Valore Aggiunto al Costo dei Fattori, mentre il 66,5% è attribuito al settore dei servizi (commercio, turismo, agriturismo, trasporti e comunicazioni, credito e assicurazioni, servizi non destinabili alla vendita e altri servizi). L’agricoltura incide sul valore aggiunto per il 5,2%, dato che, seppure basso, è superiore al valore medio nazionale (3,3%) e a quello della Regione Toscana (2,2%). L’analisi del numero delle unità locali e degli addetti nei vari settori permette di avere un quadro più completo della situazione (si veda Tabella 1.4). I dati sono stati raccolti presso la Camera di Commercio di Siena su numero di unità locali, numero di addetti per classe e per tipologia di attività economica (dati 1999). Per quanto riguarda gli addetti, sono state effettuate delle stime sulla base dell’attribuzione di un addetto anche alle unità locali non dichiaranti addetti e a quelle dichiaranti zero addetti. Tabella 1.4: Riepilogo delle informazioni socio-economiche per la Provincia di Siena. Fonte: nostra elaborazione su dati CCIAA Siena (anno 1999). Macrosettori Agricoltura Silvicoltura Estrazione Attività Manifatturiere Energia Costruzioni Commercio Alberghi e Ristoranti Trasporti e Telecomunicazioni Interm. Finanziaria Attiv. Immobiliare, informatica Istruzione Sanità Altri servizi pubblici e sociali Imprese non classificate Totale U.L. 8.606 79 4.581 22 3.948 9.613 2.622 1.487 897 2.727 60 94 1.321 659 36.717 SPIN-ECO Addetti 8.937 471 18.286 595 6.512 15.146 4.773 2.960 2.673 4.448 109 457 2.137 3 68.382 % addetti su tot. prov. 13,7% 0,69% 26,74% 0,87% 9,52% 22,15% 6,98% 4,33% 3,91% 6,50% 0,16% 0,67% 3,13% 0,00% 100,00% I numeri della Provincia di Siena 14 I SETTORI PRODUTTIVI Il settore agricolo, incentrato principalmente su produzioni tipiche quali vino e olio, ha permesso la creazione di attività connesse, quali industrie di prima trasformazione e agro-alimentari. Il settore vitivinicolo con le sue produzioni di qualità (come ad esempio Brunello di Montalcino, Chianti, Nobile di Montepulciano e Vernaccia di S. Gimignano) è rinomato in tutto il mondo e rappresenta circa il 40% dell’intera produzione Toscana. In questo settore, il numero di aziende individuate sul territorio provinciale dal 5°Censimento generale dell’Agricoltura 2000 è pari a 15.044 per una superficie agricola totale di 333.281,3 ha. La Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.) è di 184.384,4 ha (circa il 48% dell’intera superficie provinciale) con una diminuzione di circa il 6% rispetto al Censimento del 1990. La ripartizione provinciale tra le principali utilizzazioni dei terreni agricoli (Tabella 1.5) vede una netta prevalenza dei terreni investiti a seminativi e a boschi che rappresentano rispettivamente il 39,6% e il 35,7% della Superficie Agricola Totale (S.A.T.). Dai dati messi a disposizione dalla Camera di Commercio di Siena si evince che nella Provincia di Siena gli addetti del settore agricoltura, silvicoltura, pesca e caccia ammontano a circa 8.940 unità, pari al 13,1% del totale degli addetti di tutti i settori produttivi a livello provinciale (Tabella 1.4). SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 15 Tabella 1.5: Superficie in ettari investita secondo le principali forme di utilizzazione dei terreni. Fonte: 5° Censimento Generale dell’Agricoltura, 2000. Provincia Chianti Senese Crete Senesi Val d'Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia (ha) (ha) (ha) (ha) (ha) (ha) (ha) (ha) 184.384,40 16.201,82 34.987,43 7.123,81 41.528,34 28.973,2 16.243,40 39.912,48 seminativi 131.614,2 6.440,23 29.608,54 5.250,26 29.285,31 19.002,07 12.846,93 29.180,78 orti familiari 460,7 34,52 68,58 13,46 136,95 110,94 43,19 53,05 viti 18.058,2 5.176,65 586,13 542,43 4.481,15 3.631,18 432,39 3.208,29 coltivazioni legnose agrarie 33.561,7 8.275,8 2.015,77 1.536,82 7.625,41 6.478,28 1.954,41 6.122,13 prati 5.340,5 355,83 1.108,65 189,36 1.449,1 788,41 394,91 1.054,29 13.407,40 1.095,44 1.599,76 133,91 3.031,67 3.040,33 1.004,04 3.502,23 118.617,50 22.217,33 9.368,34 2.770,73 14.241,04 23.201,49 28.323,47 18.495,11 Arboricoltura da legno 3.540,1 292,95 867,24 217,93 516,33 715,21 354,96 575,48 Superficie agricola non utilizzata 15.533,8 2.525,31 2.340,62 479,02 2.791,45 2.271,95 1.600,48 3.524,94 Altra superficie 10.205,5 1.099,01 2.010,08 308,35 1.966,73 1.194,85 450,74 3.463,85 Superficie Agricola Totale (SAT) 332.281,3 42.336,42 49.573,71 10.899,84 61.043,89 56.356,7 46.973,05 65.683,79 Superficie Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.): pascoli Boschi SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 16 Nel settore zootecnico, lo stesso Censimento 2000 individua in totale 4.959 aziende con allevamenti. La maggioranza degli animali censiti sono ovini mentre bovini e suini sono presenti in numero più esiguo (Tabella 1.6) Tabella 1.6: Numero e tipologia delle principali specie di bestiame. Fonte: 5° Censimento Generale dell’Agricoltura, 2000. Principali specie di bestiame Numero di capi Bovini e bufalini 14.143 Ovini e caprini 125.601 Equini 2.274 Suini 23.699 Il settore manifatturiero (4.581 unità locali e 18.286 addetti) della Provincia di Siena ruota prevalentemente attorno alle attività della fabbricazione, produzione e lavorazione dei minerali metalliferi con il 18,3% degli addetti, la fabbricazione di mobili e l’industria meccanica che raccolgono rispettivamente il 12,7% e il 27,9% del totale degli addetti di tutto il settore manifatturiero. Il settore delle costruzioni impiega 6.512 addetti (pari al 9,5% del totale provinciale) in 3.948 unità locali. Le aree industriali di maggior rilevanza sono individuabili nel Comune di Poggibonsi con il 23% di industrie meccaniche e di lavorazione di metalli ed il 16,3% di alimentari e tessili e a Colle di Val d’Elsa per la lavorazione di minerali non metalliferi rivolta alla produzione di cristallo, per la quale la zona è ormai un centro di produzione internazionale. Nel settore dei servizi primeggiano le attività commerciali e alberghiere con rispettivamente 15.146 addetti in 9.613 unità locali e 4.773 addetti in 2.622 unità locali. In particolare, le strutture ricettive sono rappresentative di un’attività turistica diffusa più o meno omogeneamente su tutto il territorio provinciale. L’industria turistica nel suo complesso rappresenta una delle voci più importanti dell’economia senese e richiama ogni anno più di tre milioni di presenze, collocando la Provincia al 23° posto fra le Province italiane più visitate. Il numero di arrivi nel 2004 (Tabella 1.7) ha raggiunto la quota di 1.254.952 unità (solo un 9% in più rispetto all’anno precedente). Il 27,2% (341.449) dei visitatori è stato ospitato in esercizi extra-alberghieri. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 17 Tabella 1.7: Arrivi turistici in Provincia di Siena nel 2004 scorporati per Circondario. Fonte: Osservatorio Economico della Provincia di Siena, 2004. 2004 Provincia di Siena Chianti Senese Crete Senesi Val d'Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia Arrivi 1.254.952 86.824 44.984 392.877 390.412 178.285 57.029 104.541 Presenze 3.543.495 291.253 133.398 790.813 1.260.833 548.064 243.303 275.831 Nella Provincia si trovano 1.769 strutture extra-alberghiere e 508 strutture alberghiere. In questi ultimi anni sta prendendo sempre più campo un nuovo tipo di turismo che privilegia l’aspetto naturalistico (agriturismo). Per quanto riguarda invece le presenze (numero di arrivi moltiplicato per i giorni di permanenza media), nella Provincia di Siena, per l’anno 2004, si arriva ad un totale di 3.543.495, per la maggior parte 35% (1.260.833) concentrati nel Circondario della Val di Chiana. Tale cifra trova spiegazione nel fatto che uno dei Comuni che compongono il Circondario della Val di Chiana, Chianciano Terme, vede ogni anno l’arrivo, per una permanenza media di 3-4 giorni, di turisti per cure e soggiorni termali. Nel 2004, in Provincia di Siena è stato registrato un prodotto interno lordo (P.I.L.) pro capite di 36.600 euro; tale valore la colloca al 7° posto nella graduatoria delle Province italiane. Nella classifica della Qualità della Vita elaborata dal Sole 24 Ore per le Province italiane, nell’anno 2004 (dati 2003) la Provincia di Siena si colloca al 16° posto, 7 posizioni in meno rispetto al 1999, ed è la terza tra le Province toscane dopo Livorno e Pisa. 1.3 IL SISTEMA ENERGIA L’ENERGIA ELETTRICA La serie storica che riassume la domanda provinciale di energia elettrica (Tabella 1.8) mostra, come era lecito attendersi, un trend in crescita. Tra gli anni 1999 e 2003 si assiste ad un aumento complessivo di quasi il 20% della domanda. Tuttavia Siena si presenta come una delle Province toscane meno “energivore”. I consumi attuali, infatti si assestano intorno a 1.227 GWh/anno, in contrapposizione alla media delle Province toscane, che è di ben oltre 1.600 GWh/anno più elevata. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 18 Tabella 1.8: Domanda provinciale di energia elettrica: serie storica anni 2000-2003. Fonte: ENEL-GRTN. GWh Consumi Variazione % 1999 2000 1.027,83 1.050,05 - 2,2% 2001 2002 2003 1.090,10 1.156,40 1.226,70 4,0% 6,6% 7,0% In Tabella 1.9 è evidenziata l’incidenza dei vari settori rispetto all’intero consumo provinciale; il comparto più energivoro è comunque l’industria, che rappresenta più del 38% del totale. Tale valore, ad ogni modo, non si discosta molto dai consumi del terziario a conferma del fatto che quest’ultimo è il settore più sviluppato della Provincia. Nell’ultima colonna è riportato l’indice di pressione, che fornisce un valore della domanda energetica per abitante, che è stimato in 4.739,5 kWh. Tabella 1.9: Ripartizione dei consumi elettrici (espressi in GWh) in Provincia di Siena nell’anno 2003. Fonte: ENEL-GRTN. Settore Anno 2003 (GWh) Agricoltura Terziario Industria Totale Servizi non vendibili Utenti domestici Provincia 49,6 402,0 472,5 112,5 302,7 1.226,7 % dei settori 4,0% 32,7% 38,5% 9,1% 24,6% 100,0% Indicatore di pressione (kWh/ab) 4.739,5 Nella Tabella 1.10 è stata riportata la domanda di energia elettrica per categoria e Circondario riferita all’anno 1999. La maggiore richiesta di energia elettrica in quell’anno arrivava dal Circondario della Val d’Elsa, dalla Val di Chiana e Siena. Da notare il fatto che i consumi provinciali per settore, dal 1999 al 2003 sono tutti in aumento, tranne quelli relativi al settore industriale che registrano una diminuzione del 15%. La domanda complessiva di energia elettrica è quasi completamente coperta dalla produzione locale Nel 2003 sono stati prodotti 1.149,36 GWh di energia elettrica di cui 1.148 GWh da fonte geotermica e solo 1,36 GWh da rifiuti, che complessivamente rappresentano più del 90% della domanda energetica provinciale. Questo valore ha un significato interessante considerato che poche Province in Italia riescono a soddisfare il proprio fabbisogno elettrico sfruttando fonti energetiche locali rinnovabili e non combustibili fossili. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 19 Per ulteriori dettagli sulle produzioni di energia elettrica, ed in particolare sulla geotermia, si rimanda alla lettura dei volumi relativi ai Circondari ed ai Comuni. Tabella 1.10: Domanda provinciale e circondariale di energia elettrica (espressa in GWh) scorporata per settore, nell’anno 1999. Fonte: PEP. Agricoltura e silvicoltura Industria Terziario Domestico Totale Indicatore di pressione (kWh/ab) Provincia di Siena 42,0 412,9 291,8 281,2 1.027,8 4.063,03 Chianti Senese Crete Senesi Val d'Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia 6,7 2,9 1,4 8,0 9,7 2,2 11,1 19,4 40,4 28,8 79,1 148,0 27,8 69,5 11,9 13,5 114,7 68,9 53,9 9,1 19,8 18,7 24,1 67,1 66,0 61,0 16,9 27,4 56,7 80,8 211,8 222,1 272,6 56,0 127,8 4.028,19 3.645,69 3.904,78 3.756,26 4.199,71 4.133,92 5.133,30 GWh IL GAS NATURALE La distribuzione del gas metano in Provincia di Siena, nell’anno 2003, è stata gestita da tre Enti: Intesa, Gestione Valdichiana e Fiorentinagas. Attualmente i Comuni serviti da rete distribuzione del gas metano sono 29 su 36,con una copertura del 98,9% della popolazione residente nella Provincia. Non hanno distribuzione del gas metano i Comuni di Abbadia San Salvatore, Chiusdino, Monticiano, Murlo, Piancastagnaio, Radicofani e Radicondoli. L’uso principale del gas naturale è senz’altro da attribuirsi al riscaldamento individuale, anche se l’aumento della rete di distribuzione rende la risorsa disponibile anche agli altri comparti produttivi. Infatti si assiste, negli ultimi anni, sia ad un aumento dei consumi civili che di quelli industriali. In Tabella 1.11 sono riportati i dati relativi al consumo suddivisi nelle tre destinazioni d’uso: produttivo, terziario e civile. Tabella 1.11: Ripartizione dei consumi di gas naturale in Provincia di Siena nell’anno 2003. Fonte: nostra elaborazione su dati forniti dagli enti gestori. Anno 2003 (m3) Provincia Peso dei settori SETTORE Terziario Industria Civile 53.911.006 26.703.583 87.332.471 32,1% 15,9% 52,0% SPIN-ECO Totale 167.947.060 I numeri della Provincia di Siena 20 Il settore con i maggiori consumi di gas naturale è il civile che, consumando oltre 87 milioni di metri cubi, rappresenta il 52% del gas distribuito nella Provincia (Tabella 1.11). Il settore industriale consuma solo il 15,9% del gas distribuito, mentre il terziario si assesta sul 32,1%. Queste percentuali sono coerenti con lo sviluppo produttivo locale, incentrato principalmente sul terziario. Nella Tabella 1.12, i consumi di gas naturale (relativi all’anno 1999) sono stati ripartiti per Circondari. Tra questi spicca, primo tra tutti, con quasi il 30%, il Comune di Siena, seguito dal Circondario della Val d’Elsa con una domanda del 23,23%. Per quanto riguarda invece la domanda di gas del Circondario della Val di Merse, è interessante puntualizzare tra tutti i Comuni che lo compongono, solo quello di Sovicille concorre al risultato finale, in quanto gli altri tre Comuni (Chiusdino, Monticiano e Murlo) non sono metanizzati. Tabella 1.12: Consumi di gas metano del 1999 per la Provincia di Siena e ripartiti per Circondario. Fonte: Enti gestori e nostra elaborazione. Gas metano Provincia di Siena Chianti Senese Crete Senesi Val d'Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia Mm3 144,1 3,6 16,2 42,4 33,2 33,5 4,1 11,1 Consumi I COMBUSTIBILI DERIVATI DAL PETROLIO Combustibili ad uso civile e produttivo I dati riguardanti gli usi in Provincia dei Combustibili derivati dal petrolio derivano dalle stime sulle vendite redatte dalla Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse Minerarie (GDERM). In Tabella 1.13 è riportata la serie storica dei derivati dal Petrolio ad uso civile, commerciale ed industriale nel decennio 1993-2003. Dalla rappresentazione grafica dei dati (Figura 1.4) si evince che il trend generale è in diminuzione in quanto legato all’aumento della metanizzazione e quindi al trend di crescita dei consumi di gas metano. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 21 Tabella 1.13: Vendite di Combustibili derivati dal petrolio ad uso civile e produttivo in Provincia di Siena. Serie Storica anni 1993-2003. Fonte: DGERM. Combustibili (tonnellate) 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 olio comb. 7.659 5.563 4.500 4.039 3.203 1.861 480 2.737 1.663 2.795 2.363 G.P.L. riscald. 6.829 6.804 6.412 4.642 4.396 11.262 9.756 7.556 10.333 13.686 14.285 Lubrificanti 1.899 1.529 1.504 1.542 1.560 1.549 1.533 1.547 1.712 1.641 1.495 Gasolio riscald. 21.321 11.337 10.939 13.884 12.226 11.615 14.091 11.962 14.318 14.339 11.235 Gasolio agr. 16.937 18.511 12.892 12.629 17.279 16.353 7.986 11.167 10.397 10.646 6.338 25000 Olio Comb. 20000 G.P.L. 15000 Lubrificanti 10000 Gasolio riscald. Gasolio agr. 5000 0 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Figura 1.4: Vendite di Combustibili ad uso civile e produttivo in Provincia di Siena. Serie Storica anni 1993-2003, in tonnellate. Definendo il fabbisogno energetico complessivo della Provincia come la somma dei contributi dati dal settore industriale, terziario, civile ed agricolo, si ottiene il consumo complessivo di metano, gasolio, GPL, olio combustibile e lubrificanti. Tale valore, pari a 7,73 x 1015 J all’anno diviso per il numero di abitanti, fornisce un indicatore di pressione delle attività economiche sul territorio. L’indicatore così calcolato per la Provincia di Siena fornisce un valore di 30,5 GJ/ab (v. Tabella 1.14). SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 22 Tabella 1.14: Domanda energetica dei principali settori nella Provincia di Siena per l’anno 1999. Fonte: nostra elaborazione su dati Intesa e DGERM. Uso Combustibile Produttivo Metano 1,76E+15 Gasolio 5,56E+14 GPL 2,16E+14 Olio combustibili 1,93E+13 Lubrificanti 6,57E+13 Totale Terziario 2,62E+15 Metano 8,71E+14 Gasolio 1,06E+14 GPL 4,11E+13 Totale Civile 1,02E+15 Metano 2,85E+15 Gasolio 5,67E+14 GPL 2,21E+14 Totale Agricolo Consumi Provinciali (J) 3,64E+15 Gasolio Totale Fabbisogno energetico da combustibili (J) Indicatore di pressione (GJ/ab) 4,51E+14 4,51E+14 7,73E+15 30,5 Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150). Combustibili per il trasporto Analogamente a quanto detto per i derivati del petrolio ad uso civile e produttivo, i dati riguardanti i combustibili per autotrazione consumati in Provincia derivano da stime sulle vendite redatte dalla Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse Minerarie. In Tabella 1.15 è riportata la serie storica delle vendite di benzina, GPL e gasolio per trasporto nel decennio 1993-2003. Dalla rappresentazione grafica dei dati (Figura 1.5) si evince che i consumi di benzina a partire dal 1998-1999 siano cominciati a diminuire passando da una media di poco più di 102.000 tonnellate ad un consumo di circa 85.000 tonnellate nel 2003, con la rispettiva conseguenza di un aumento del consumo di gasolio che nel 2003 ha quasi 110.000 tonnellate. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 23 Informazioni relative all’uso di questi combustibili a livello comunale non sono disponibili; per poter fare delle stime abbiamo effettuato alcune assunzioni. Abbiamo considerato le vendite di benzina per uso promiscuo (trasporto individuale), mentre le vendite di gasolio principalmente per uso produttivo (trasporto merci). Delle vendite complessive di gasolio per autotrazione avvenute in Provincia nell’anno 1999 abbiamo assunto, da informazioni presentate sul Piano Energetico Provinciale che il 22% circa sia per il trasporto privato e il restante 78% per trasporto merci. Anche una parte delle vendite di GPL sono attribuite all’utilizzo nei trasporti. Per valutarne i consumi a livello comunale abbiamo considerato che l’impiego da GPL sia prevalentemente per trasporto privato. Tabella 1.15: Vendite di Combustibili da trasporto in Provincia di Siena. Serie Storica anni 1993-2003. Fonte: GDERM. Combustibili (tonnellate) benzina GPL gasolio 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 95.446 99.335 102.399 102.896 102.397 102.680 102.173 97.923 95.982 89.738 85.380 3.187 3.639 3.851 4.166 4.404 6.917 5.397 9.914 6.470 5.643 6.920 71.980 75.167 77.936 73.474 69.208 74.668 81.704 89.895 109.071 119.999 109.632 120000 100000 Benzina 80000 Gasolio motori GPL 60000 40000 20000 0 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Figura 1.5: Vendite di Combustibili da trasporto in Provincia di Siena. Serie Storica anni 1993-2003, in tonnellate. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 24 1.4 IL SISTEMA RIFIUTI Nel periodo marzo 2003 febbraio 2004 la produzione di rifiuti nella Provincia di Siena ammonta a 159.658,90 tonnellate, che corrispondono ad una produzione annuale pro capite di 616,81 kg/ab. Questa enorme mole di spazzatura è stata raccolta in maniera differenziata per circa il 35%. Il trend di produzione dei rifiuti nella Provincia ha registrato un calo abbastanza significativo nell’ultimo anno, mentre la produzione pro capite, dopo un calo negli ultimi anni, è nuovamente aumentata (Tabella 1.16a). Questa crescita positiva nella produzione dei rifiuti si è maggiormente verificata nel Circondario della Val d’Elsa e in quello della Val d’Orcia con un valore rispettivamente di 10,41% e 9,24% al quale hanno però saputo rispondere positivamente con un aumento della raccolta differenziata maggiore del 50% nella Val d’Elsa, mentre la Val d’Orcia si è impegnata per il 43% dei rifiuti complessivi. In Tabella 1.16b sono riportate le informazioni statistiche sulla produzione dei rifiuti nei 7 Circondari per il periodo marzo 2003 – febbraio 2004. Tabella 1.16a: Serie storica (1998-2004) della produzione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e della Raccolta Differenziata (RD) nella Provincia di Siena. Fonte: Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR). 1998 RSU (t/anno) RD (t/anno) RSU+RD (t/anno) RSU+RD (kg/ab*anno) Cresc. Prod. pro-capite % RD su RSU+RD 1999 105.932,32 108.652,01 14.212,55 21.321,02 120.144,87 129.973,03 478,47 514,19 0,07 12,32% 17,09% 2000 2001 2002 03/200202/2003 03/200302/2004 107.336,93 30.429,05 137.765,98 544,08 0,06 108.011,64 38.472,56 146.484,20 582,97 0,07 109.430,98 38.523,02 147.954,01 577,06 -0,01 109.228,63 36.620,82 145.849,45 568,85 -0,02 106.853,08 52.805,82 159.658,90 616,81 5,81 23,01% 27,36% 27,12% 26,15% 35,36% Tabella 1.16b: Produzione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) e della Raccolta Differenziata (RD) nei Circondari della Provincia di Siena. Anno di riferimento marzo 2003-febbraio 2004. Fonte: Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR). CHIANTI CRETE SENESI SIENA VAL DI CHIANA VAL D'ELSA VAL DI MERSE VAL D'ORCIA SENESE VAL D'ARBIA RSU (t/anno) RD (t/anno) RSU+RD (t/anno) RSU+RD (kg/ab*anno) Cresc. Prod. pro-capite 6.893,08 % RD su RSU+RD 7.909,34 25.557,63 24.829,85 2.221,72 4.277,04 12.244,34 10.205,44 16.802,13 2.427,58 4.627,57 9.114,80 12.186,38 37.801,97 35.035,29 41.940,78 8.206,02 15.373,66 616,11 524,28 693,69 584,37 620,05 582,4 624,24 -0,74% 4,64% 6,15% 2,17% 10,41% 3,05% 9,24% 25,93% 37,34% 35,21% 30,99% 42,62% 31,47% 32,02% SPIN-ECO 25.138,65 5.778,44 10.746,09 I numeri della Provincia di Siena 25 Sempre analizzando il problema della raccolta differenziata, la Provincia raggiunge nel 1999 il traguardo del 17,09%, superando il limite minimo del 15% definito dal decreto Ronchi per arrivare nell’anno 2003-2004 a superare nuovamente il limite minimo previsto per il 2003 (35%) dello 0,36%. Tabella 1.17: Serie storica della raccolta differenziata per frazione merceologica nella Provincia di Siena 1998-2003. Fonte: Agenzia Regionale Recupero Risorse (ARRR) FRAZ. MERCEOLOGICA (TONNELLATE) Carta, cartone Vetro Lattine Plastica Sovvalli multimateriale Vetro, lattine multimat.le Metalli Organico Sfalci e potature Ingombranti Oli min. e vegetali Farmaci Pile e batterie Altro PROVINCIA DI SIENA 1998 1999 2000 2001 2002 2003 6.351,81 2.817,28 37,07 554,70 195,81 695,79 882,47 190,56 360,58 1.875,68 2,70 10,36 80,32 158,29 8.087,84 3.757,82 115,56 702,78 285,50 533,65 1.652,43 2.022,56 1.256,17 2.529,40 5,64 13,28 94,02 264,39 10.948,19 4.494,96 215,50 864,16 347,79 233,36 2.246,12 4.831,22 2.647,84 3.183,10 6,37 10,12 111,72 288,60 11.384,20 4.811,60 325,03 1.149,03 349,25 148,08 2.845,75 7.084,14 6.413,46 3.413,48 8,13 11,69 137,42 391,31 11.136,05 5.027,18 367,33 1.348,64 460,18 129,28 3.039,11 7.876,46 5.344,36 3.224,68 7,01 15,93 182,64 364,20 17.204,80 5.482,74 619,90 2.190,54 271,28 146,22 6.183,36 8.805,23 3.835,14 5.841,49 8,96 19,22 169,41 386,47 Nel 2003, la frazione di carta e cartone, con un valore di 17.204,80 tonnellate, è la maggiore in peso, seguita con 8.805,23 tonnellate dall’organico. La frazione caratterizzata dal più alto incremento nel passaggio dal 2002 al 2003 è invece quella dei metalli che ha più che raddoppiato la raccolta (51%). 1.5 L’ATTIVITÀ ESTRATTIVA Secondo quanto rilevato dal Piano Regionale delle Attività Estrattive (P.R.A.E) nel corso dell’anno 2000, i Comuni della Provincia di Siena interessati dall’attività estrattiva risultano 24. Nella Tabella 1.18 sono riportate, per ogni Circondario, il numero delle cave attive e le quantità estratte disaggregate, espresse in termini percentuali sul totale provinciale, per tipologie di materiali. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 26 Il Circondario con il maggior numero di cave attive è quello della Val di Chiana con ben il 27% delle cave presenti nel territorio provinciale (11 su 40) con una produzione massima per il settore degli “inerti per l’industria delle costruzioni”. L’attività di estrazione di materiali industriali, argille e leganti più significativa si rileva nel Circondario delle Crete Senesi – Val d’Arbia. Gli inerti per costruzione sono prevalentemente estratti nelle zone della Val di Chiana, mentre gli ornamentali derivano quasi esclusivamente dal Circondario della Val di Merse. Tabella 1.18: Quantità totale di materiale estratto e ripartizione percentuale in peso sui Circondari. Fonte: PRAE, 2000. Circondario Provincia Chianti Senese Crete Senesi - Val d'Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia N. cave attive 40+42 5 5+2 1 11 8 6 4+2 industriali, argille e leganti 715.194 m3 5,82% 51,47% 20,68% 4,04% 5,19% 12,81% inerti per l'industria delle costruzioni 965.455 m3 17,59% 12,35% 12,27% 36,81% 11,76% 7,03% 2,19% Ornamentali 182.112 m3 0,85% 4,38% 0,89% 93,87% - Purtroppo, a causa della mancanza di una rilevazione statistica puntuale da parte dell’Ente di competenza, non è possibile proporre una serie storica. Queste risorse, essendo non rinnovabili, ai fini di politiche di sostenibilità, dovrebbero essere attentamente monitorate, sia per quanto riguarda la disponibilità che per quanto riguarda le quantità estratte. 1.6 LA RISORSA IDRICA Il quantitativo di acqua a fini potabili immessa in rete nell’anno 2002 è stato di 17.422.450 m3 per un consumo medio pro capite pari a 188 l/(ab giorno), valore molto inferiore alla media Italiana 240 l/(ab giorno). Per quel che riguarda il valore delle perdite, cioè di quella quantità d’acqua prelevata dall’ambiente che non raggiunge l’utilizzatore, ma viene “dispersa” nella fase di captazione, potabilizzazione e distribuzione, è risultata pari al 24%. 2 Il numero 4, dato dalla somma dei due “+2” dei Circondari della Val d’Orcia e delle Crete Senesi-Val d’Arbia, sono Piani di Recupero Ambientale. SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 27 Vista la particolare criticità che le risorse idriche avranno nel prossimo futuro è fondamentale un attento monitoraggio della loro disponibilità, velocità di prelievo e di ricarica delle “falde” e delle altre sorgenti. Tabella 1.19: Consumi idrici della Provincia di Siena ripartiti per Circondario. Fonte: Enti gestori e nostra elaborazione, 2002. Consumi idrici Provincia di Siena Chianti Senese Crete Senesi Val d'Arbia m3 17.422.450 1.042.341 1.288.016 m3 / ab 68,52 71,63 56,4 74,8 l / (ab giorno) 188 196 155 205 Siena Val di Chiana 3.949.634 4.085.955 SPIN-ECO Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia 4.575.341 849.905 1.631.259 68,9 68,8 61,63 66,4 189 188 169 182 I numeri della Provincia di Siena 28 Bibliografia di riferimento Amministrazione Provinciale di Siena, 1999. 1° Rapporto sullo stato dell'ambiente della provincia di Siena. Amministrazione Provinciale di Siena, 2002. Piano Energetico Provinciale (PEP). Amministrazione Provinciale di Siena, 1999 e 2000. Rapporto statistico della Provincia di Siena. Amministrazione Provinciale di Siena, 2000. Sistemi Economici Locali 1999-2000. Istituto Tagliacarne, 2001. Database Istituto Tagliacarne. Regione Toscana, Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana e Agenzia Regionale Protezione Ambiente Toscana; Rapporto 2000 - Rapporto sullo stato dell'ambiente in Toscana; 2000. Regione Toscana; Segnali Ambientali in Toscana: indicatori ambientali e politiche pubbliche; 2001. Regione Toscana; Segnali Ambientali in Toscana: indicatori ambientali e politiche pubbliche; 2002. Regione Toscana; Segnali Ambientali in Toscana: indicatori ambientali e politiche pubbliche; 2003. Le principali fonti informative consultate sono: ACI (Automobile Club d’Italia) ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ANPA (Associazione Nazionale Protezione Ambiente) ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) ARRR (Agenzia Regionale Recupero Risorse) ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricoloforestale) CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia di Siena) CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) Comuni della Provincia di Siena Corpo Forestale dello Stato-Coordinamento Provinciale SPIN-ECO I numeri della Provincia di Siena 29 ENEL – GRTN (Gestore della Rete Trasmissione Nazionale) Gestori Locali della risorsa idrica e del metano INTESA (Consorzio Intercomunale Telecomunicazioni Energia Servizi e Acqua) IRPET (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana) ISTAT (Istituto nazionale di statistica) Istituto Guglielmo Tagliacarne DGERM (Direzione Generale dell'Energia e delle Risorse Minerarie) Ministero dei Trasporti Ministero dell’Ambiente Provincia di Siena Regione Toscana, Assessorati vari Sienambiente SNAM UNIONCAMERE SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 30 2. Bilancio dei gas serra della Provincia di Siena Questo capitolo tratta di un importante metodo di valutazione del grado di sostenibilità di un territorio: il bilancio serra. La seconda legge di sostenibilità, proposta da H. Daly, infatti impone il divieto, in un’ottica di sviluppo sostenibile, di produrre rifiuti ad una velocità superiore rispetto alle capacità naturali di assorbimento da parte degli ecosistemi in cui vengono immessi. In riferimento a questa legge un inventario dei gas serra è capace di valutare in che misura un sistema territoriale riesce ad riassorbire i rifiuti gassosi, in particolare la CO2, che produce per mantenere i propri consumi. Dopo un breve approfondimento relativo al fenomeno “effetto serra” (par. 2.1), verrà proposta una ricostruzione storica delle tappe che hanno portato alla stesura del Protocollo di Kyoto (par. 2.2) e, di seguito, i risultati dell’analisi effettuata preceduti da una descrizione della metodologia utilizzata (par. 2.3 e par. 2.4). Il paragrafo 2.5 riporta invece le conclusioni che emergono dal bilancio dei gas serra. 2.1 CHE COS’È L’EFFETTO SERRA Come ormai noto, l’attività dell’uomo sta inquinando oltre al suolo ed alle acque, anche l’atmosfera: esistono infatti massicce emissioni di gas che ne mutano la conformazione e le caratteristiche provocando variazioni climatiche. Fin dal secolo scorso famosi scienziati avevano inquadrato il problema dell'anidride carbonica, tuttavia, fu solo alla fine degli anni '60 che la crescente conoscenza circa il funzionamento del sistema atmosferico terrestre fece aumentare l'attenzione riservata a questo ramo scientifico. O3 7% CO2 22% La N2O 4% composizione attuale dell'atmosfera è il prodotto CH 4 2,5% altri 2,5 della stretta e continua interazione con la biosfera; l'una e influenzate l'altra a si sono vicenda nel corso dello sviluppo geologico e H 2O(g) 62% Figura 2.1: I gas responsabili dell'effetto serra naturale. SPIN-ECO biologico. La CO2, il Bilancio dei Gas Serra 31 metano, il vapore acqueo ed altri gas minori intrappolano la radiazione riflessa dalla superficie terrestre, impedendone la dispersione nello spazio esterno. La mancata dispersione del calore permette alla terra di mantenere una temperatura media globale di 15°C. La temperatura terrestre sarebbe di -18°C se questi gas, detti appunto gas serra, non fossero presenti. L'effetto serra naturale aumenta pertanto la temperatura terrestre di 33°C e tale aumento dipende da gas che si trovano in piccole concentrazioni in atmosfera, come la CO2 (0,035%) e il CH4 (0,00015%). I principali gas, che costituiscono l’effetto serra naturale e le percentuali relative ad ognuno sono rappresentati in Figura 2.1. Le variazioni di concentrazione di questi gas causano effetti immediati sulla CH 4 media globale. 15% CFC temperatura La composizione dell’atmosfera 11% N2O CO2 4% 61% O3 permette che la maggior parte delle radiazioni lunghezza 9% d’onda catturate. Figura 2.2: I gas responsabili effetto serra antropogenico. queste ad alta (IR) siano L’assorbimento radiazioni è di dovuto principalmente alla presenza di due gas: il vapore acqueo (per il 62%) e l’anidride carbonica (per il 22%) Con la rivoluzione industriale e la diffusione trasporto, dei il mezzi rapporto di tra attività umane e atmosfera è cambiato: l'uomo ha cominciato a immettere nell'atmosfera anidride carbonica e anidride solforica, Figura 2.3: Variazione della concentrazione di CO2 nell’atmosfera. SPIN-ECO prodotte combustione dei fossili nuove e dalla combustibili sostanze Bilancio dei Gas Serra 32 chimiche, come i clorofluorocarburi (CFC). L'aumento della concentrazione di CO2, del metano e di altri gas minori ha portato al riscaldamento della troposfera. I gas serra provenienti dalle attività umane e la loro importanza relativa sono visibili nella Figura 2.2. Come si vede la CO2 è il gas preponderante tra quelli a effetto serra antropogenico; essa deriva principalmente dalla combustione di combustibili fossili, dalla deforestazione, e, in misura minore, dalla produzione di cemento. La concentrazione di CO2 è passata da 300 a 360 ppm nell'ultimo secolo (Figura 2.3), con un aumento di circa il 20%, mentre il metano è arrivato addirittura ad un aumento del 100%. Enrico C. Lorenzini, dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, Cambridge, Massachussets (USA) descrive così gli scenari a venire: “la stima più recente all’aumento futuro della temperatura media globale alla superficie, dovuta all’incremento dei gas ad effetto serra, è compresa fra 1° e 4°C prima della fine del prossimo secolo, ipotizzando (come indicato dalle proiezioni odierne) che la concentrazione di CO2 dell’atmosfera raddoppi durante lo stesso periodo di tempo. Il valore medio più probabile è quindi intorno a 2,5°C in circa un secolo”. Il senso di una tale variazione è da ricercare nella storia del nostro pianeta e precisamente nelle variazioni climatiche che ci hanno preceduto. Da studi paleoclimatici, attraverso l'analisi dell'aria intrappolata nei ghiacciai della Groenlandia e dell'Antartide migliaia di anni fa, si è rilevato che la temperatura terrestre ha subito un aumento di 10°C in un periodo di 4000 anni dall'ultima glaciazione. La variazione massima di temperatura dall'ultima glaciazione a oggi è di circa 0,25°C nell'arco di un secolo. La variazione per il prossimo secolo è perciò circa dieci volte superiore rispetto al valore storico. Le oscillazioni della temperatura, che ci hanno preceduto nella storia del pianeta, non sono paragonabili a quelle che sta già provocando l’immissione massiccia di combustibili fossili nell’atmosfera. Le probabili conseguenze dell’effetto serra sono da valutare alla luce della rapidità con la quale tale aumento sta avvenendo. Gli scenari che ci si propongono sono preoccupanti, secondo un rapporto del Forum on Global Change Modeling, i probabili effetti climatici e geofisici del riscaldamento per la fine del prossimo secolo saranno una diminuzione dei ghiacciai marini nell'emisfero nord, un innalzamento del livello medio dei mari di circa mezzo metro, con conseguenti allagamenti e un aumento medio delle piogge, causato da una SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 33 evaporazione media maggiore. Si prevede inoltre un aumento della siccità estiva, della desertificazione e anche della forza degli eventi climatici meteorologici estremi (tempeste, uragani, ecc..). Le specie viventi necessitano di tempi lunghi per potersi adattare a simili cambiamenti, una variazione del genere metterà sicuramente in crisi molte forme di vita vegetale e animale: i tempi storici non vanno d’accordo con i tempi biologici (Tiezzi, 1983, 2003). 2.2 IL PROTOCOLLO DI KYOTO La presa di coscienza che certe emissioni di gas dovute alle attività umane potessero avere effetti sulle variazioni climatiche del pianeta, nonostante la cosa fosse già nota, come già detto, dalla fine dell’ottocento, risale soltanto alla fine degli anni sessanta. Risale a quegli anni infatti la prima conferenza sul clima organizzata dal World Meteorological Organization (WMO) tenutasi a Ginevra. Nel 1988 sempre ad opera del WMO in collaborazione con il Programma sull’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) fu istituito l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), cioè una speciale commissione intergovernativa adibita a valutare e rendere note all’opinione pubblica le informazioni scientifiche in merito ai cambiamenti climatici. Fu così che due anni dopo , nel 1990, l’IPCC pubblicò il primo rapporto sul clima dove emergeva la problematica ”effetto serra” come la principale minaccia alla stabilità climatica del pianeta. Sulla base di questo rapporto il 9 Maggio del 1992 a New York venne conclusa la convenzione quadro sui cambiamenti climatici che, un mese dopo, il 4 Giugno, sarebbe stata presentata al vertice su ambiente e sviluppo a Rio de Janeiro. La convenzione ha come obbiettivo la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas ad effetto serra ad un livello tale da escludere qualsiasi interferenza sui sistemi climatici globali. La convenzione ha inoltre istituito come suo organo di governo, la cosiddetta Conferenza delle Parti che ha come compito principale quello di esaminare l’attuazione degli accordi e gli strumenti giuridici diretti a mettere in pratica gli accordi stessi. Nel 1997 a Kyoto la conferenza si è riunita per l’aggiornamento della Convenzione quadro sottoscritta a Rio nel ’92. Visto che gli obbiettivi, per altro non vincolanti, SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 34 fissati a Rio non erano stati raggiunti si è reso necessario adottare un protocollo più rigoroso per frenare l’aumento delle emissioni serra. In particolare il Protocollo di Kyoto ha fissato degli obbiettivi di riduzione specifici per ogni Paese cercando di non creare vincoli allo sviluppo delle singole Nazioni. Il Protocollo è diventato operativo il 16 Febbraio 2005. Per i paesi industrializzati il protocollo impone una riduzione media del 5,2% delle emissioni serra entro il 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990. Gli obiettivi individuali vanno da una riduzione complessiva dell’8% per quanto riguarda l’Unione Europea, ad un aumento tollerato fino al 10% per l’Islanda. Anche Australia e Norvegia possono permettersi un aumento rispettivamente fino all’8% e all’1%, mentre Nuova Zelanda, Federazione Russa e Ucraina devono mantenere i loro livelli di emissione del 1990. Per altri paesi dell’Europa dell’est in transizione verso nuove economie di mercato, gli obbiettivi di riduzione vanno tra il 5% e l’8%. Gli obiettivi di riduzione per Canada e Giappone sono invece del 6% e per gli Stati Uniti il 7%. Il Protocollo indica inoltre le politiche e le misure che devono essere adottate da ciascun paese per attuare le suddette riduzioni attraverso la promozione dell’efficienza energetica, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la protezione delle aree boschive, lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile ecc. Ci sono inoltre tre meccanismi che permetteranno ai paesi industrializzati una certa flessibilità nel raggiungimento degli obbiettivi. I meccanismi sono: lo “scambio dei diritti di emissione”, la ”attuazione congiunta” e il “meccanismo di sviluppo pulito”. Il Protocollo però non è stato immediatamente vincolante e quindi efficace, poiché necessitava della ratifica da parte di 55 paesi che rappresentassero il 55% del totale delle emissioni (dati riferiti al 1990). Le quattro successive conferenze di Buenos Aires (1998) di Bonn (1999), dell’ Aja (2000) e di Johannesburg (2002) hanno cercato di concordare i paesi al fine di una ratifica del trattato. Il 16 Febbraio 2005 il trattato è però diventato effettivo poiché è arrivata la ratifica del Protocollo, da parte della Russia che, nonostante la mancata ratifica degli Stati Uniti, ha permesso di raggiungere la quota necessaria. 2.3 APPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA IPCC (INTERGOVERNMENTAL PANEL ON CLIMATE CHANGE) Per questo studio sono state seguite le linee guida denominate “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories” accettate dal Intergovernmental SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 35 Panel on Climate Change (IPCC) riunitosi a Città del Messico, nel Settembre 1996. Le nuove linee guida proposte dall’IPCC consistono di tre volumi: Volume 1, the Reporting Instructions; Volume 2, the Workbook; Volume 3, the Reference Manual. Il Volume 1 contiene le tabelle per calcolare le emissioni di gas serra ed è diviso in sei Moduli: 1. Energia (Energy), 2. Processi industriali (Industrial Processes), 3. Uso di solventi ed altri prodotti (Solvent and Other Product Use), 4. Agricoltura (Agriculture), 5. Foreste e cambiamento nell’uso del suolo (Land-Use Change and Forestry), 6. Rifiuti (Waste). Le Tabelle presenti in ciascun Modulo permettono di effettuare l’inventario delle emissioni valutando sia le fonti di gas serra che i serbatoi capaci di assorbire anidride carbonica. Tale inventario include, oltre ad emissione e assorbimento di CO2, le emissioni di CH4, N2O, NOx, CO, NMVOC (composti organici volatili), SO2, HFC, PFC, e SF6. I gas CO2, CH4 e N2O sono definiti gas serra diretti poiché sono in grado di intrappolare direttamente la radiazione IR. Gli altri gas contemplati nelle guide IPCC sono da considerarsi gas serra indiretti poiché concorrono con la loro presenza ad amplificare gli effetti dei gas serra diretti. Il Volume 2, denominato “Greenhouse Gas Inventory Workbook”, è anch’esso suddiviso in sei moduli. Questo volume contiene i metodi e gli strumenti, sotto forma di fattori di emissione specifici (F.E.), per calcolare la produzione di tutte le tipologie di gas serra precedentemente citate. La varietà di fonti di emissione raccolte nel secondo modulo è estremamente ampia poiché cerca di contemplare tutte le possibili sorgenti di gas climalterante. Per poter effettuare un Bilancio Serra che risulti attendibile conviene concentrare l’attenzione principalmente sulla produzione e l’assorbimento di CO2. Gli altri gas serra contemplati dall’IPCC, che siano essi ad azione diretta o indiretta, SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 36 rappresentano comunque una quota minoritaria sul computo complessivo. Lo sforzo maggiore del lavoro è concentrato quindi sul Modulo “energia” ovvero quel Modulo che contempla le emissioni da combustione di combustibili fossili e nel Modulo “foreste e cambiamento dell’uso del suolo” dove viene stimata la potenzialità in termini di assorbimento da parte della biomassa boschiva. Molti paesi industrializzati, compresa l’Italia, stanno registrando, di anno in anno, aumenti del proprio consumo di combustibili fossili. Nel periodo dal 1995 al 1999, le emissioni di CO2 dovute alla combustione di fonti fossili in Europa occidentale, sono aumentate del 4,5%, negli U.S.A. del 6,3%, in Giappone del 3,0% ed in India dell’8,8%. È scopo di questo studio indagare sull’origine delle emissioni per fungere da supporto alle decisioni politiche ad esempio in materia di produzione e consumo di energia. Relativamente all’importanza che rivestono le foreste è significativo invece citare due recenti articoli che si sono occupati del riassorbimento di CO2. Il primo, di J. Hansen e M. Sato propone una stima dei contributi sia naturali che antropogenici che influenzano le variazioni climatiche. Hansen e Sato dichiarano che “il tasso di crescita dell’immissione di CO2 in atmosfera, pari a circa l’1% all’anno, è in parte mitigato dall’aumento della capacità di assorbimento naturale da parte delle aree verdi verificatosi negli anni Novanta.” Il secondo articolo di Myneni et al. evidenzia come il carbonio prodotto dalle emissioni di combustibili fossili venga riassorbito in maniera significativa nella foresta boreale euroasiatica e nelle foreste temperate nord americane. Da entrambi i lavori emerge la grande importanza che rivestono le aree verdi presenti su un territorio. È quindi evidente la necessità di focalizzare il presente studio, da una parte sulle principali fonti di emissioni, prima fra tutte l’energia, e dall’altra sui siti di sequestro di CO2, quindi sull’estensione delle aree verdi. Lo studio si soffermerà quindi all’interno di ogni Modulo sulle fonti emissione più significative seguendo in maniera rigorosa il protocollo proposto dall’IPCC così da fornire un bilancio del tutto confrontabile con altri lavori realizzati dal nostro gruppo di ricerca per altre Province italiane. 2.4. IL BILANCIO SERRA DELLA PROVINCIA DI SIENA Di seguito viene riportata una valutazione dei gas ad effetto serra che derivano dalle attività antropiche che insistono sul territorio della provincia di Siena. Nello SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 37 specifico sono stati presi in considerazione i tre gas concordemente considerati più significativi: CO2, N2O e CH4. Le rispettive emissioni vengono tradotte in termini di CO2 equivalente tramite un coefficiente di conversione chiamato Global Warming Potential (GWP) che tiene conto del potere riscaldante delle varie molecole rispetto all’anidride carbonica (ad esempio il CH4 ha un GWP pari a 23). Il bilancio si riferisce all’anno 2000 ed è stato realizzato sulle base delle indicazioni fornite dal “Revised 1996 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories” accettate dall’Intergovernamentel Panel on Climate Change (I.P.C.C.) nel 1996. Tutti i dati che compaiono in queste pagine fanno riferimento al Capitolo 1 “I numeri della provincia di Siena” di questo volume. Realizzare un bilancio serra (greenhouse gas inventory) significa identificare le sorgenti di emissione - dirette o indotte - dei gas climalteranti (espressi in termini di CO2 equivalente) e i serbatoi, cioè le strutture in grado di assorbire e immagazzinare questi gas. In seguito vengono quantificate le emissioni legate ai settori ritenuti più significativi: il settore energetico, il settore agricolo, e quello dei rifiuti e successivamente confrontate con la capacità di assorbimento del patrimonio forestale della provincia. Di seguito viene proposto un commento relativo ai principali settori-sorgente, al termine di ogni modulo descritto vengono mostrate in dettaglio le tabelle di calcolo elaborate per ciascuno di essi. MODULO 1: ENERGIA Il calcolo delle emissioni della CO2 imputabili al settore energetico provengono dalla combustione diretta di fonti fossili e, in maniera indiretta, dal consumo di energia elettrica. L’origine dell’energia elettrica consumata nella Provincia è per il 90% di tipo geotermico e per il restante 10% di tipo termoelettrico. Secondo queste proporzioni, conoscendo le emissioni specifiche di un impianto geotermico e i consumi di combustibili fossili della produzione termoelettrica italiana, è stato calcolato un valore di emissione specifico per l’elettricità consumata in Provincia di Siena. La CO2 viene prodotta principalmente (69%) attraverso la combustione diretta di combustibili fossili con differenti tipologie di utilizzo e, indirettamente, dal consumo di energia elettrica (31%). Il dettaglio relativo alle emissioni è riportato in Tabella 2.1. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 38 31% Tabella 2.1: Contributo del settore energetico alle emissioni di CO2. Emissioni 39% (Gg di CO2) Elettricità Combustibili fossili 461,22 1.035,27 Riscaldamento 448,50 Autotrazione 586,77 TOTALE 1.496,50 30% Elettrici Termici Trasporto Figura 2.4: Ripartizione percentuale delle emissioni del settore energetico per tipologia di utilizzo. La Figura 2.4 mostra invece le emissioni di anidride carbonica suddivise per tipologia di utilizzo. Come risulta evidente dal diagramma a torta riportato, quasi il 40% delle emissioni del settore energetico sono imputabili all’utilizzo di combustibile fossile per autotrasporto mentre il restante 60% è in ugual misura attribuibile ad usi elettrici e termici dell’energia. Entrando nel dettaglio dei combustibili consumati è possibile notare come il contributo più alto all’emissione di CO2 deriva dall’utilizzo di gas naturale (32%) seguito dal gasolio (33%), e dalla benzina (31%). La ripartizione delle emissioni del comparto energetico per tipologia di combustibile è riportata in Figura 2.5. Se passiamo adesso ad analizzare i dati su scala circondariale è possibile notare, come era lecito attendersi, che il comune capoluogo contribuisce con la quota più elevata alle emissioni del comparto energetico. Su valori simili a quelli della città di Siena si attestano anche i Circondari della Val d’Elsa e della Val di Chiana. Valori di emissione particolarmente bassi sono invece registrati nei circondari Chianti Senese e Val di Merse. L’istogramma riportato in Figura 2.6 riporta le emissioni del comparto energetico di tutti i Circondari nel dettaglio. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 39 Metano 31% Benzina 30% Olio Combustibile 1% GPL 5% Gasolio 33% Benzina Gasolio GPL Olio Combustibile Metano Figura 2.5: Ripartizione percentuale delle emissioni del settore energetico per tipologia di combustibile. 400 350 300 250 200 150 100 50 0 Val d’Orcia Chiant Senesei Crete Senesi Siena Val d'Elsa Val di Chiana Val di Merse Figura 2.6: Emissioni di CO2 del comparto energetico dei 7 Circondari della Provincia. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 40 Tabella 2.2: Foglio di calcolo 1-1 del Modulo ENERGY, sottomodulo CO2 da combustibili. Consumi di combustibile per riscaldamento e autotrazione Quantità Combustibili EF Emissioni t C/TJ Gg di C C ossidato Emissioni Kt TJ Gg di CO2 Gas naturale 113,75 5.144 17,2 88,47 0,999 324,06 GPL 16,42 777 17,2 13,37 0,995 48,76 32,74 riscaldamento 11,03 522 17,2 8,97 0,995 autotrazione 5,40 255 17,2 4,39 0,995 16,02 102,17 4.577 18,9 86,51 0,995 315,62 107,16 4.643 20,2 93,79 0,99 340,47 28,37 1.229 20,2 24,83 0,99 90,13 Benzina Gasolio riscaldamento agricolo 10,40 451 20,2 9,10 0,99 33,03 autotrazione 68,39 2.964 20,2 59,86 0,99 217,30 Olio combustibile 0,48 21 21,1 0,43 0,99 1,57 Lubrificanti 1,641 66 20 1,32 0,99 4,79 TOTALE 1.035,27 Consumi di energia elettrica Dato Italia Dato Italia E.F. Emissioni J TJ t C/TJ Gg di C Solidi 2,53E+17 2,53E+05 26,8 6.789,42 Gas naturale 7,88E+17 7,88E+05 17,2 13.554,57 Gas derivati 4,05E+16 4,05E+04 29,5 1.195,35 Prodotti petroliferi 7,87E+17 7,87E+05 21,1 Altri combustibili 4,58E+16 4,58E+04 21,1 Totale termo 1,91E+18 1,91E+06 C Ossidato Emissioni Rapporto SI/IT Emissioni SI Gg di CO2 GWh SI/ GWh IT Gg di CO2 0,98 24.396,66 0,00044 10,85 0,999 49.650,39 0,00044 22,07 0,98 4.295,31 0,00044 1,91 16.608,56 0,99 60.289,06 0,00044 26,80 966,27 0,99 3.507,56 0,00044 Importata Geotermico Prodotta Geotermico 39.114,18 Gwh Gg/Gwh 4.416 0,43 Gwh Gg/Gwh 933 0,43 142.138,99 1.879,78 1,56 63,19 0,00044 0,84 397,20 TOTALE 267.922,22 461,22 MODULO 2: PROCESSI INDUSTRIALI I processi industriali individuati dalle linee guida dell’IPCC includono: produzione di cemento, produzione di malta di calce, uso di calcare e dolomite, produzione di soda, produzione di asfalto, produzione di ammoniaca, produzione di altri metalli, e SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 41 inoltre le industrie della carta, di cibi e bevande (inclusi alcolici e pane). L’unica emissione industriale conteggiabile in Provincia di Siena, secondo le indicazioni IPCC, riguarda gli NMVOC imputabili alla produzione alimentare. Non essendo quantificabile, come già in precedenza spiegato, il contributo in termini di effetto serra di questi gas, la loro inclusione nell’inventario è puramente indicativa. MODULO 3: USO DI SOLVENTI Questo modulo tiene conto delle seguenti attività: 1. applicazione di pittura; 2. sgrassaggio e pulizia a secco; 3. produzione di prodotti chimici, manifattura e processo. I gas serra che le linee guida attribuiscono a queste attività sono CO2, N2O, NMVOC. Nessuna di queste attività risulta comunque attualmente presente in maniera rilevante nel territorio per cui non sono state considerate le emissioni relative a questo modulo. MODULO 4: AGRICOLTURA In questo modulo sono contemplate le emissioni di metano dovute alla fermentazione enterica del bestiame ed alla gestione del letame degli animali da allevamento. La gestione del letame comporta anche una limitata emissione di N2O, che viene anche emesso in maniera più consistente dall’uso di fertilizzanti azotati. Conoscendo il numero e il tipo animali presenti nella Provincia (5° censimento generale dell’agricoltura 2000) è stato possibile, seguendo le linee guida IPCC, calcolare sia le emissioni di metano che quelle di N2O. I valori trovati risultano pari rispettivamente a circa 2660 tonnellate di CH4 e 7,4 tonnellate di N2O. L’ulteriore contributo in termini di emissione di N2O imputabile all’uso di fertilizzanti risulta pari a 94 tonnellate. I Circondari Val di Chiana e Val d’Orcia, in virtù della loro forte vocazione agricola e zootecnica hanno i più alti livelli di emissione in questo comparto. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 42 Tabella 2.3: Foglio di calcolo 4-1 del Modulo AGRICOLTURE, emissioni da fermentazione enterica. Modulo AGRICOLTURE Sottomodulo Emissions from domestic Livestock enteric fermentation and manure management Foglio di calcolo 4-1 Gas emesso Metano Tipo di capo N° di capi E.F. fermetazione Emissioni fermentazione E.F. gestione concime Emissioni gestione concime Emissioni Totali di CH4 Migliaia kg CH4/capo t CH4 kg CH4/capo t CH4 Gg 0,50 Bovini da latte 3.477 100 347,7 44 152,988 Bovini non da latte 10.431 48 500,688 20 208,62 0,71 Ovini 128.166 8 1.025,328 0,28 35,88648 1,06 Caprini 1.474 5 7,37 0,18 0,26532 0,01 Equini 2.354 18 42,372 2,1 4,9434 0,05 Muli e asini 0 10 0 1,14 0 0,00 Suini 24.005 1,5 36,0075 10 240,05 0,28 Avicoli 495.779 0 0 0,117 58,006143 0,058 TOTALE 665.686 298,06 2,66 Gas emesso 36,01 N 2O Tipo di capo N° di capi Escrezione di azoto Frazione di concime per AWMS Escrezione di azoto per AWMS Fattore di Emissione da AWMS Emissioni Totali di N2O kg/capo/anno % kg/anno kg N2O / kg N Gg Bovini da latte 3.477 100 0,08 27.816 0,01 0,0003 Bovini non da latte 10.431 70 0,33 240.956,1 0,01 0,0024 Ovini 128.166 20 0,02 51.266,4 0,01 0,0005 Caprini 1.474 0 0,01 0,0000 Equini 2.354 0 0,01 0,0000 Muli e asini 0 Suini 24.005 20 Avicoli 495.779 20 TOTALE 665.686 0,87 0 0,01 0,0000 417.687 0,01 0,0042 0,0074 SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 43 MODULO 5: FORESTE E CAMBIAMENTO DELL’USO DEL SUOLO Questo è un settore di notevole interesse scientifico nonché di alta rilevanza per le politiche nazionali perché foreste e aree verdi possono assorbire CO2 in maniera consistente. La gestione delle foreste a livello locale ha quindi un effetto diretto sulla quantità di CO2 immagazzinabile ed incide sul bilancio serra finale. Gli elementi richiesti dalle indicazioni IPCC comprendono: 1. Variazioni nelle foreste e nella riserva di biomassa legnosa; 2. Conversione di foresta a prateria; 3. Incendi delle aree forestali; 4. Abbandono di terre coltivate (cioè terre in precedenza agricole nelle quali viene permessa la ricrescita della vegetazione naturale); 5. % di carbonio del suolo. Un corretta gestione politica dovrebbe portare ad una conservazione o, possibilmente, ad un aumento della biomassa legnosa presente nel territorio, (sia la biomassa delle foreste protette, delle coltivazioni legnose agrarie, del legname commerciale, e delle aree urbane, sia la biomassa immagazzinata nel suolo). I terreni descritti sopra costituiscono un elemento chiave del ciclo naturale del carbonio, grazie alla proprietà di fissare, attraverso il processo fotosintetico l’anidride carbonica presente nell’aria. Il calcolo relativo all’immagazzinamento dell’anidride carbonica da parte dei boschi della Provincia di Siena mostra un assorbimento approssimativo pari a quasi 990.000 tonnellate di CO2, nell’anno 2000. L’assorbimento risulta essere estremamente elevato se confrontato con altre realtà italiane. La presenza di aree boschive all’interno del territorio è talmente consistente che, come vedremo, riesce quasi ad assorbire la CO2 equivalente emessa dalle attività umane. L’assorbimento è importante in quasi tutti i circondari (esclusa la città di Siena) ma il distretto della Val di Merse con le sue 230.000 tonnellate di anidride carbonica assorbita rappresenta “il polmone verde” della Provincia di Siena (vedi Figura 2.7). SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 44 250 200 150 100 50 0 Val d’Orcia Chianti Senese Crete Senesi Siena Val d'Elsa Val di Chiana Val di Merse Figura 2.7: Assorbimento di CO2 da parte delle aree verdi nei 7 Circondari della Provincia. I valori sono espressi in termini di Gg di CO2. Tabella 2.4: Foglio di calcolo 5-1 del Modulo LAND USE CHANGE & FORESTRY, assorbimento di CO2 da biomassa. Gas Assorbito CO2 Area Boschiva Tasso di crescita Incremento annuale kha t dm/ha Gg dm 122,157 5 610,785 Frazione di C nella biomassa secca 0,5 C totale assorbito CO2 assorbita Gg C Gg 305,3925 1.120 MODULO 6: RIFIUTI La decomposizione anaerobica da parte di batteri metanogenici della frazione organica dei rifiuti solidi comporta il rilascio di CH4 nell’atmosfera. Si stima che questa fonte rappresenti dal 5 al 20% circa delle emissioni antropogeniche globali di CH4. Di primario interesse sono le emissioni di metano da: 1. Siti di smaltimento di rifiuti solidi; 2. Trattamento di acque e fanghi di scarico da usi civili e commerciali; 3. Trattamento di acque di scarico industriali. In questo lavoro sono state stimate le emissioni di CH4 imputabili agli RSU ed alle acque reflue urbane mentre non è stato SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 45 possibile, causa mancanza di dati, stimare le emissioni imputabili al trattamento delle acque industriali. Nel 1999 in Provincia di Siena è stata generata una quantità pari a 4.126 tonnellate di CH4 da rifiuti solidi urbani e una quantità pari a 1.084 tonnellate di CH4 dal trattamento delle acque reflue. I picchi di emissione sono logicamente concentrati nei Circondari più densamente popolati. Tabella 2.5: Foglio di calcolo 6-1 del Modulo WASTE, emissioni di metano da rifiuti. Gas emesso RSU (discarica) Metano Fattore correzione CH4 Frazione DOC° Frazione di rifiuto degradata Frazione C rilasciata in CH4 Resa Gg 85,51 0,94 0,1 0,77 0,5 1,33 Gg CH4/Gg RSU Tasso generazione CH4 Gg CH4/Gg RSU 0,051 0,048 Tasso potenziale generazione CH4 CH4 generato Gg CH4 4,13 ° frazione di carbonio organico degradabile nel rifiuto, stimato al 10% 2.5 Conclusioni La Tabella 2.6 riporta i risultati complessivi relativi alle emissioni annuali imputabili alla Provincia di Siena. La seconda colonna riporta di dati specifici per ogni tipologia di gas serra, mentre la terza colonna mostra le stesse emissioni espresse sotto forma di CO2 equivalente. La conversione avviene, in base alla misura dell’effetto della forzante radiativa di ogni gas serra, tramite un indice semplificato, chiamato “Global Warming Potential” (GWP) o Potenziale climalterante, specifico per ogni gas preso in considerazione. Il GWP di un gas riflette l’effetto della forzante radiativa per uno specifico periodo di tempo con inizio dal momento in cui è emesso. Esso è espresso come il rapporto tra l’effetto della forzante radiativa del gas in questione rispetto a quello associato alla stessa massa di CO2. Convenzionalmente alla CO2 è assegnato un valore di riferimento per il GWP pari a 1. Il GWP del metano è invece pari a 23 ovvero il metano ha un potenziale climalterante 23 volte superiore alla CO2. Per i già citati gas definiti gas serra indiretti quali CO, NOx, NMVOC, e SO2, non esistono valori di GWP, in quanto non c’è accordo sui metodi per stimare il contributo che questi gas hanno sulla forzante radiativa. Per questo motivo, già accennato in precedenza, abbiamo scelto di non includerli nell’inventario realizzato. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 46 La Tabella 2.6 include oltre ai valori delle emissioni serra anche quello relativo all’emissione procapite espressa in unità di CO2 equivalente attraverso l’ausilio del GWP. I risultati mostrano che il bilancio netto dei gas serra per la Provincia di Siena è di circa 720.000 tonnellate di CO2 equivalente. L’istogramma riportato in Figura 2.8 mostra in maniera esplicita i livelli di emissione ed assorbimento del Circondario (prime barre due dell’istogramma) ed il valore di emissione netta (la terza barra dell’istogramma). Le emissioni sono, per la maggior parte, imputabili al comparto energetico come mostra la torta in Figura 2.9 che riporta le emissioni dei vari gas climalteranti, espresse in termini di CO2 equivalente, divise per fonte di emissione. Una incidenza consistente sulle emissioni complessive è anche quella imputabile alla produzione di metano da rifiuti. Tabella 2.6: Bilancio dei gas serra della Provincia di Siena. Provincia di Siena Emissione ed assorbimento di gas serra Gg Gg di CO2 eq CO2 pro-capite t/ab Provincia CO2 emessa dal comparto energetico 1.496,50 1.496,50 CH4 emesso da allevamenti 2,66 61,19 CH4 emesso da RSU 5,21 119,84 N2O emesso da agricoltura 0,10 29,95 987,88 987,88 CO2 assorbita dalle aree boschive TOTALE 719,60 SPIN-ECO 2,85 Bilancio dei Gas Serra 47 1800 1600 1400 1200 1000 800 600 400 200 0 Emissione Assorbimento Netto Figura 2.8: Emissione ed assorbimento della Provincia di Siena (espressi in termini di Gg di CO2 eq.). 7% 2% 4% 87% Energia Allevamenti Agricoltura Rifiuti Figura 2.9: Emissioni di gas serra divise per fonte di emissione della Provincia di Siena. Il dato delle emissioni pro-capite riportato nella Tabella 2.6 risulta notevolmente più basso rispetto ai dati riscontrabili in altre Province italiane che hanno redatto un SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 48 inventario dei gas serra (vedi Figura 2.10). Questo dato è spiegabile attraverso le peculiarità che il territorio senese possiede. La bassa densità abitativa e la bassa presenza di attività produttive, coadiuvate da una massiccia presenza di aree boschive presenti che permettono di assorbire un quantitativo di CO2 (vedi Figura 2.8) pari al 58% circa di quella complessivamente emessa, portano la Provincia di Siena ad avere una delle migliori condizioni in termini di bilancio dei gas serra. La Figura 2.11 e la Figura 2.12 mostrano invece quali siano i livelli di emissione ed assorbimento propri dei 7 Circondari che compongono la Provincia mentre la Figura 2.13 fornisce il dettaglio comunale. Come già accennato in precedenza le zone maggiormente popolate ed con una considerevole presenza di attività produttive quali la città di Siena e i Circondari della Val di Chiana e della Val d’Elsa, sono responsabili del 68% delle emissioni complessive del territorio. Le zone poco sviluppate da un punto di vista industriale quali la Val di Merse e il Chianti rappresentano invece dei fantastici serbatoi di anidride carbonica ed hanno la funzione di attenuare i livelli di emissione pro-capite propri delle zone precedentemente citate. Emissione procapite (Gg di CO2 eq/ab.) 12 10 8 6 4 2 0 Ancona Modena Pesaro Ravenna Forlì-Cesena Siena Figura 2.10: Confronto tra le emissioni di CO2 eq. pro-capite della Provincia di Siena con altre Province italiane. I valori sono espressi in termini di Gg di CO2 eq per abitante. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 49 500,00 400,00 300,00 200,00 100,00 er se iM iC Va ld Va ld hi an a sa 'E l Va ld en a Si Cr et e an ti Ch i -100,00 Am ia ta 0,00 -200,00 Emissione Assorbimento Netto Figura 2.11: Valori di emissione, assorbimento e saldo netto dei 7 Circondari della Provincia di Siena. I valori sono espressi in termini di Gg di CO2 eq. Figura 2.12: Valori di emissione/assorbimento dei 7 Circondari della Provincia di Siena. I valori sono espressi in termini di Gg di CO2. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 50 <0 0-10 10-100 >100 Figura 2.13: Valori di emissione/assorbimento dei 36 Comuni della Provincia di Siena. In riferimento al grafico di Figura 2.8 possiamo quindi concludere definendo la Provincia di Siena, una sorgente di gas serra di media entità soprattutto grazie alla disponibilità di un patrimonio forestale si dimostra sempre più “insostituibile”. Tuttavia ancora molti passi possono essere compiuti nella direzione di ridurre l’entità locale, e quindi globale, del fenomeno. Alcuni delle azioni da avviare al fine di conseguire obbietti di riduzione delle emissioni possono essere sintetizzate nei seguenti punti. • promozione dell’efficienza energetica in tutti i settori; • sviluppo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia e delle tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni; • promozione dell’agricoltura sostenibile; • limitazione e riduzione delle emissioni di metano dalle discariche dei rifiuti e dagli altri settori energetici; • protezione ed estensione delle foreste per l’assorbimento del carbonio. SPIN-ECO Bilancio dei Gas Serra 51 Bibliografia di riferimento Bastianoni S., Pulselli F.M. and Tiezzi E., 2004. The problem of assigning responsibility for greenhouse gas emissions. Ecological Economics, 49(3), 253-257. Hansen James e Makiko Sato, Dec. 18, 2001, “Trends of measured climate forcing agents,” Proceedings of the National Academies of Science, vol 98, p. 1477814783. Disponibile online al sito: www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.261553698. Hansen James, R. Reudy, M. Sato, and K. Lo, 11 January 2002, “Global Warming Continues,” Science, vol 295, p. 275. IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), 1996, Revised 1996 IPCC guidelines for national greenhouse gas inventories. Kerr Richard, 4 January, 2002, “Reducing uncertainties of Global Warming,” Science, vol 295, p. 29-30. Myneni R. B., J. Dong, C. J. Tucker, R. K. Kaufmann, P. E. Kauppi, J. Liski, L. Zhou, V. Alexeyev, and M. K. Hughes, Dec. 18, 2001, “A large carbon sink in the woody biomass of Northern forests,” Proceedings of the National Academies of Science, vol 98, p. 14784-14789 e online al sito: Peñuelas J., U. Filella, P. Comas, 2002, “Changed plant and animal life cycles from 1952 to 2000 in the Mediterranean region,” in Global Change Biology, v. 8, p. 531544. Tiezzi E., 1933, Tempi Storici, Tempi Biologici. Garzanti Editore. Tiezzi E., 2003, Tempi Storici, Tempi Biologici. Vent’anni dopo. Donzelli Editore. Tiezzi E., Bastianoni S., and Marchettini N., 1996a, Environmental cost and steady state: the problem of adiabacity in the emergy value. Ecological Modelling, 90, 3337. Valentini R., G. Matteucci, A. J. Dolman, E.-D. Schulze, and others, 2000, “Respiration as the main determinant of carbon balance in European forests,” Nature, v. 404, p. 861-865. Disponibile online al sito: http://www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.261555198. SPIN-ECO Analisi eMergetica 52 3. Analisi eMergetica della Provincia di Siena In questo capitolo viene presentata l’analisi della Provincia di Siena realizzata attraverso la metodologia eMergetica e i suoi indicatori. Il capitolo parte con un’introduzione dove viene presentata sinteticamente la metodologia utilizzata, nelle caratteristiche principali, e la sua applicazione a livello territoriale. Si passa quindi alla descrizione del modello energetico e al commento dei risultati dell’analisi provinciale. Infine saranno proposte le mappe di sostenibilità a diversi livelli di dettaglio: per la Provincia di Siena, per i suoi 7 Circondari e i suoi 36 Comuni, al fine di capire come sono distribuiti sul territorio i consumi di risorse e di disegnare la geografia emergetica del territorio senese. 3.1 L’ANALISI EMERGETICA CONCETTI E DEFINIZIONI Qualsiasi azione o attività umana atta a promuovere la gestione sostenibile di un territorio, non può prescindere dalla realizzazione di una preliminare analisi sistemica, che sappia riprodurre fedelmente le caratteristiche e le interazioni principali che regolano il sistema; una sorta di risonanza magnetica che aiuti a definire lo stato di salute del territorio dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse, focalizzando l’attenzione sulle eventuali criticità che possono emergere. Questo tipo di indagine vuole essere un valido supporto ai decision makers per pianificare le politiche di risanamento e gestione di un territorio, ispirate ai principi dello sviluppo sostenibile. L’analisi eMergetica è stata introdotta negli anni ’80 dal prof. H.T. Odum (Università della Florida, USA) e si rifà ai principi della termodinamica e a quelli della sostenibilità. L’analisi eMergetica è stata concepita come uno strumento in grado di assegnare un “valore ambientale” ad ogni risorsa nel modo più coerente possibile con i processi reali che stanno alla base dei sistemi antropici e naturali. L’innovazione introdotta da questa metodologia è quella di fornire fattori qualitativi e quantitativi atti a SPIN-ECO Analisi eMergetica 53 valutare il “valore reale” di ogni risorsa naturale partendo dal presupposto che tutto ha un contenuto energetico e che tutto richiede dei flussi di energia e materia per essere prodotto. In questo modo è possibile considerare contemporaneamente sia gli aspetti economici che quelli ambientali, spesso trascurati, di un certo sistema, uniformando tutti gli input, i flussi e gli output, al comune denominatore dell’energia solare, ovvero l’energia primaria che alimenta i processi che si verificano all’interno della biosfera. Per definizione, l’eMergia solare, o eMergia semplicemente detta, è la quantità di energia solare equivalente necessaria, direttamente o indirettamente, per ottenere un prodotto o un flusso di energia in un dato processo. Essa è una grandezza estensiva (dipendente dalle dimensioni del sistema) e la sua unità di misura è il solar emergy joule (sej). Ogni risorsa (i) che viene utilizzata in un dato processo ha un suo contenuto energetico (Ei) e un suo costo ambientale (per unità energetica) che può essere espresso in termini di energia solare che è stata direttamente o indirettamente necessaria nel tempo per ottenerla. Questo costo ambientale, diverso da risorsa a risorsa, è tecnicamente chiamato Transformity ed è indicato con la sigla Tr. Quando ad ogni risorsa necessaria al processo considerato viene associato un opportuno costo ambientale, otteniamo l’eMergia di quel processo. In pratica, l’eMergia (Em) corrisponde alla sommatoria dei prodotti tra il contenuto della risorsa impiegata e il rispettivo costo ambientale, come riportato nell’equazione seguente. n Em = (E1 × Tr1) + (E2 × Tr2 ) + (E3 × Tr3 ) + ......... + (En × Trn ) = ∑ Ei × Tri i=1 Facciamo un esempio: per calcolare l’eMergia di un kg di petrolio, dobbiamo misurare tutta l’energia solare che è caduta sul terreno interessato dal processo, tutta l’energia contenuta nelle piante, tutta l’energia che ha contribuito a comprimere e fossilizzare la massa vegetale, fino ad arrivare all’energia necessaria per la sua estrazione e trasporto nel luogo di utilizzo. Se vogliamo considerare anche i derivati del petrolio, come ad esempio la benzina, ai processi appena descritti deve essere aggiunta anche l’energia spesa nei processi di raffinazione. SPIN-ECO Analisi eMergetica 54 Perciò l’eMergia differenzia le varie forme energetiche ed i vari materiali, in virtù del loro differente “contenuto” di energia solare equivalente. Il comune denominatore che è stato scelto non è casuale: l’energia solare è la forma di energia più elementare di cui possiamo disporre e, insieme al calore geotermico, è alla base di tutti i processi che avvengono sulla Terra. In Figura 3.1 è rappresentata schematicamente la gerarchia delle risorse, dal sistema naturale fino a quello antropico, in cima alla quale si trova la specie umana. UOMO Industria Agricoltura Industria estrattiva Animali e vegetali Minerali ed energia fossile Suolo fertile Circolazione atmosferica Sole Figura 3.1: Rappresentazione della gerarchia dell’energia. Per spiegare le strette relazioni che legano i diversi livelli è possibile fare un’analogia con una catena alimentare. La vita su questo pianeta è stata paragonata ad una piramide con una base incredibilmente ampia e una punta piccolissima. Alla base della catena ci sono i microrganismi del suolo e le piante superiori, mano a mano che si sale la piramide scopriamo che ogni livello è inferiore, in termini numerici, a quello che si trova sotto. Ai “piani alti” pascolano gli erbivori. Ogni antilope, per esempio, necessita di milioni di pianticelle d’erba per sopravvivere. Sopra gli erbivori “pascolano” i carnivori: ogni leone ha bisogno di centinaia di antilopi per sopravvivere. Allo stesso modo, se si considera la vita sulla terra in base SPIN-ECO Analisi eMergetica 55 ai flussi energetici che la sostengono, possiamo immaginare alla base della piramide l’energia solare. L’energia fornita dal sole ha un duplice compito: sostiene i processi fotosintetici che sono la base della vita sulla terra e genera calore, dando origine alla circolazione atmosferica, che a sua volta alimenta i cicli biogeochimici. Dai cicli biogeochimici dipende la conformazione della crosta terrestre e la presenza di minerali che, oltre ad essere essenziali per la conservazione degli ecosistemi naturali, insieme alle fonti energetiche fossili sono alla base dell’industria e dell’agricoltura. Il secondo principio della termodinamica ci dice che ogni trasformazione è accompagnata da una perdita di energia. Salendo i livelli della piramide energetica aumenta il numero delle trasformazioni che l’energia solare ha subito e aumenta quindi il costo ambientale sostenuto. In quest’ottica, l’eMergia può essere considerata come una energy memory, ovvero come una memoria di tutta l’energia solare necessaria per supportare un certo sistema, comprese sia le energie spese a monte dei processi di trasformazione interni al sistema, sia quelle coinvolte in tutte le fasi dei processi stessi. Più grande quindi risulta essere il flusso eMergetico complessivo necessario a supportare tale processo, maggiore è la quantità di energia solare che questo “consuma”, ovvero maggiore è il costo ambientale presente e passato necessario a mantenerlo. Questo significa che un alto flusso di eMergia può essere indizio di un alto livello organizzativo di un sistema, mentre, a parità di processo o prodotto, può essere sinonimo di una non efficiente utilizzazione delle risorse disponibili. Per questo motivo, la grandezza “eMergia” di per sé non è sufficiente a caratterizzare un sistema. È necessario suddividere l’eMergia stessa in tipologie e ricavarne indicatori più specifici. LA SCELTA DELL’ANALISI EMERGETICA: CONFRONTO CON LE ANALISI TRADIZIONALI Le analisi energetiche o economiche tradizionali solitamente trascurano gli input che non sono in grado di valutare su una base energetica o monetaria, rispettivamente. In questo modo, dato che input differenti hanno unità di misura diverse (grammi di minerale, kWh di elettricità, ore di lavoro ecc.), un bilancio completo è impossibile. SPIN-ECO Analisi eMergetica 56 Quando invece una Transformity o un contenuto eMergetico vengono attribuiti a un prodotto, ciascun input, a prescindere dall’unità di misura che lo caratterizza, può essere misurato in termini eMergetici, cioè su una base comune. L'analisi emergetica valuta questi flussi L'analisi economica valuta questi flussi Beni e Servizi € Mercato Risorse Ambientali Ecosistema Sistema Naturale Economico € Figura 3.2: Modello di confronto fra l’approccio eMergetico e quello economico classico. Un’analisi termodinamica basata sulla funzione eMergy è in grado di fornire delle risposte concrete molto più delle analisi tradizionali, sia energetiche che economiche, in quanto cerca di considerare sia le componenti ambientali di un sistema (cioè il capitale naturale), che quelle puramente economiche. La Figura 3.2 riassume la differenza tra l’analisi economica classica e l’analisi eMergetica, e mette in evidenza come quest’ultima riesca a tenere conto di un numero di fattori superiore, compresi quelli naturali che sono difficilmente contabilizzabili. I modelli dell’analisi eMergetica differiscono profondamente dai tradizionali modelli di analisi economica. Per quest’ultimi, il principale criterio per le decisioni di politica economica è il mercato, e quindi tutto ciò che non è valutabile in termini monetari viene considerato come un’esternalità per il sistema: l’ambiente e i bisogni sociali condividono il più delle volte questa sorte, e richiedono l’elaborazione di meccanismi correttivi per il decision making economico. Modificare la prospettiva, adottando invece modelli ambiente-centrici dove l’ambiente recupera finalmente il ruolo centrale, diviene un arricchimento fondamentale per la comprensione dei meccanismi di funzionamento di un territorio e allo stesso tempo un momento di integrazione e confronto con l’analisi economica. L’analisi eMergetica riesce, dunque, sia a tener conto dei diversi input che contribuiscono allo sviluppo del sistema che a fornire degli importanti indicatori per definire modelli di sviluppo sostenibile e per un utilizzo del capitale naturale e di SPIN-ECO Analisi eMergetica 57 quello prodotto dall’uomo che sia corretto non solo da un punto di vista economico, ma anche ambientale. L’analisi eMergetica, inoltre, è in grado di differenziare sistemi che hanno un tipo di sviluppo economicamente simile ma non necessariamente ugualmente sostenibile. È infatti importante notare che l’eMergia non dipende solo dalle condizioni dello stato iniziale e finale di un processo di trasformazione, ma anche e soprattutto dal tipo di percorso adottato per raggiungere il punto finale (si dice cioè che non è una funzione di stato termodinamica). Se consideriamo, per esempio, diversi modi di produrre elettricità, otterremo Transformity differenti a seconda che essa venga ottenuta direttamente dal sole (come nel fotovoltaico), da biomassa o da una centrale termoelettrica alimentata a combustibile fossile. 3.2 L’ANALISI EMERGETICA DI UN SISTEMA TERRITORIALE Questo metodo è già stato applicato con successo ad alcune aree territoriali sia in Italia che all’Estero. Molti dei risultati ottenuti da questi studi sono consultabili nella letteratura scientifica e presso gli Enti interessati come riportato in bibliografia. In Figura 3.3 è riportato il diagramma a blocchi che identifica le principali fasi di realizzazione di un’analisi territoriale: come si può notare le differenti fasi sono correlate tra di loro e prevedono numerose interazioni. Per prima cosa bisogna definire chiaramente i confini dell’area geografica da analizzare. In secondo luogo è necessario raccogliere tutte le informazioni sul territorio, individuando gli elementi che lo costituiscono sia naturali che artificiali e le differenti relazioni tra di essi nei vari processi e sistemi produttivi. I dati raccolti servono a costruire un diagramma energetico in cui sono rappresentate tutte le parti che costituiscono il sistema insieme ai flussi di materia ed energia coinvolti. Convenzionalmente l’analisi eMergetica viene effettuata su una scala temporale di un anno solare per evitare errori dovuti ad eventuali fluttuazioni stagionali. La fase successiva è quella principale e corrisponde all’analisi vera e propria. L’analisi porta a quantificare i flussi di energia e materia classificandoli in rinnovabili, non rinnovabili, locali ed importati. Sulla base di queste suddivisioni vengono elaborati gli indicatori eMergetici che verranno spiegati nel dettaglio più avanti. In ultimo è possibile visualizzare i valori calcolati per i diversi indici, costruendo delle vere e proprie mappe di sostenibilità. SPIN-ECO Analisi eMergetica 58 Descrizione del sistema e dei suoi confini Acquisizione, elaborazione e controllo dei dati sul territorio Costruzione del diagramma energetico Analisi emergetica Calcolo Calcolodegli degliindicatori indicatori emergetici emergetici Interpretazione dei valori Rappresentazione mappe di sostenibilità Valutazione finale Figura 3.3: Fasi di realizzazione di un’analisi eMergetica territoriale. I CONFINI Un sistema territoriale è un sistema termodinamicamente aperto in grado di scambiare con l’esterno materia, energia e informazione. Il territorio riceve l’energia per alimentare i processi che avvengono al suo interno dal sole, dalla pioggia e dal vento e da risorse, come materie prime, semilavorati e fonti energetiche di elevata qualità, che servono a sostenere e alimentare i processi naturali, agricoli e industriali. Allo stesso modo, ciascun sistema territoriale restituisce all’esterno i suoi prodotti attraverso il commercio e rilascia forme di energia degradata attraverso i rifiuti. Questi continui scambi con l’esterno sostengono e rendono possibile il metabolismo di un territorio. Lo studio di un territorio implica innanzitutto l’identificazione di un confine; questo confine può avere un fondamento fisico oppure, semplicemente, coincidere con le convenzioni amministrative. In generale, tanto più riduciamo i confini del sistema, SPIN-ECO Analisi eMergetica 59 tanto più i flussi di energia e materia provenienti dall’esterno tendono a essere preponderanti rispetto a quelli interni al sistema. A livello concettuale le risorse possono essere classificate in almeno due modi diversi: 1) sulla base della provenienza è possibile fare una distinzione tra risorse locali e non locali (o importate), evidenziando quindi ciò che è caratteristico del sistema rispetto a ciò che il sistema è costretto a prelevare dall’esterno. Esempi di risorse locali sono l’energia solare diretta, la pioggia, il vento, il calore geotermico e i materiali d’estrazione, mentre l’elettricità e i combustibili, così come tutti i beni che vengono importati dal commercio, rappresentano generalmente risorse non locali. 2) sulla base del tempo di rigenerazione le risorse possono essere distinte in rinnovabili e non rinnovabili. Su scala globale tutte le risorse naturali sono rinnovabili, l’elemento discriminante è il loro tempo di formazione rispetto a quello di utilizzo. L’uomo deve incentivare l’utilizzo di risorse naturali tenendo bene a mente il loro tempo di ripristino utilizzandole, cioè, in maniera rinnovabile. Per essere più chiari con un esempio, possiamo dire che l’acqua del fiume è una risorsa rinnovabile per gli usi più disparati se, e solo se, il prelievo avviene in misura minore o uguale alla capacità della pioggia di alimentare il fiume. In caso contrario, anche l’acqua va considerata una risorsa non rinnovabile, o solo lentamente rinnovabile. Per la gestione delle risorse sono stati proposti da Herman Daly, padre fondatore della teoria della sostenibilità, due ovvi principi: • il primo afferma che la velocità di prelievo delle risorse dovrebbe essere pari alla velocità di rigenerazione delle stesse da parte della Natura (principio del rendimento sostenibile). • il secondo afferma che la velocità di produzione degli scarti o dei rifiuti dovrebbe essere uguale alle capacità naturali di assorbimento da parte degli ecosistemi in cui i rifiuti vengono immessi. Le capacità di rigenerazione e di assorbimento debbono essere trattate come capitale naturale e il fallimento nel mantenere queste capacità deve essere considerato come consumo di capitale e perciò non sostenibile (principio della capacità di assorbimento). SPIN-ECO Analisi eMergetica 60 Il flusso di eMergia solare che deriva dall’utilizzo di risorse locali si identifica con la lettera L ed è dato dalla somma dei flussi delle risorse rinnovabili (R) e di quelle non rinnovabili (N). L’altro importante flusso di risorse che alimenta un territorio urbanizzato è dato da tutti i beni ed i servizi provenienti da altri sistemi territoriali. La lettera F identifica questo flusso che è dato dalla somma di materie prime, semilavorati e fonti energetiche di elevata qualità che, o non sono disponibili nel territorio o, per motivi dettati da regole di mercato, vengono importati piuttosto che prelevati in loco. Per comodità spesso le F sono divise in F1 (risorse energetiche, energia elettrica e combustibili importati) e F2 (beni e servizi importati). Queste risorse in pratica sono considerate sempre non rinnovabili dal momento che sono sottoposte a trasformazione durante la lavorazione e successivamente trasportate all’interno del sistema, operazioni che attualmente avvengono per lo più con l’ausilio di risorse non rinnovabili. A livello teorico alcuni beni importati potrebbero essere considerati di tipo rinnovabile. Facciamo un esempio, se il frumento venisse prodotto senza utilizzare combustibili fossili per la semina e la raccolta e venisse trasportato tramite mezzi alimentati da energie rinnovabili si tratterebbe di un prodotto agricolo importato ma rinnovabile. Al contrario l’elevato grado di industrializzazione che generalmente caratterizza l’agricoltura fa sì che anche i prodotti agricoli importati debbano essere considerate praticamente non rinnovabili. In Figura 3.4 sono rappresentati schematicamente i flussi F, N e R. Sommando i tre diversi flussi, R, N e F l’analisi eMergetica quantifica l’energia solare equivalente che il sistema territoriale sfrutta per mantenere il suo livello di sviluppo sintetizzando le relazioni tra le diverse componenti della comunità. La somma dei tre flussi viene identificata con la lettera U. U=(N+R)+F=L+F SPIN-ECO Analisi eMergetica 61 Figura 3.4: Le risorse che alimentano un sistema territoriale. GLI INDICATORI DELL’ANALISI EMERGETICA Un indicatore è uno strumento in grado di fornire informazioni in forma sintetica di un fenomeno più complesso e con significato più ampio e di rendere visibile un andamento o un fenomeno che non è immediatamente percepibile. Può essere usato per fotografare le condizioni attuali di un sistema, per confrontarlo con altri o per effettuare un regolare monitoraggio. Obiettivo della metodologia eMergetica è quello di offrire degli indicatori di sostenibilità che siano in grado di condensare tutte le informazioni raccolte e di esprimere i risultati attraverso degli indici aggregati. Gli indicatori eMergetici derivano dalla combinazione delle diverse categorie di flusso. I più importanti sono: la Densità di Flusso di EMergia, l’EMergia per persona, il Rapporto di Impatto Ambientale ed infine il Rapporto di Investimento EMergetico. In Tabella 3.1 sono elencati gli indicatori e la loro espressione. SPIN-ECO Analisi eMergetica 62 Tabella 3.1: Principali flussi e indicatori eMergetici. Espressione Unità di misura R sej/anno N F1 F2 F= (F1 + F2) U= (N + F + R) R U E E F sej/anno sej/anno sej/anno sej/anno sej/anno Flussi EMergetici EMergia da fonti locali rinnovabili EMergia da fonti locali non rinnovabili Riserve di energia importate EMergia importata (commercio) EMergia totale importata EMergia Totale Frazione di eMergia rinnovabile EMergia esportata EMergia esportata/importata sej/anno Indicatori EMergetici Rapporto di impatto ambientale Densità di Flusso di Emergia EMergia usata per persona Rendimento eMergetico Rapporto di investimento eMergetico (F + N) R U E.D.= area U popolazione U E.Y.R.= F F E.I.R.= (N + R) sej/(popolazione anno) U PIL sej/€ E.L.R.= EMergia/prodotto interno lordo sej/(m2 anno) La Densità di Flusso di EMergia è espressa dal rapporto tra il flusso totale di eMergia (U) e la superficie del sistema e mette in relazione la quantità di risorse utilizzate con la superficie su cui insistono. Possiamo identificare un trend in crescita di questo indicatore proporzionale al grado di artificialità di un sistema. Ad esempio un sistema naturale alimentato da risorse rinnovabili, quale un lago d’alta montagna, necessita di poco più di un migliaio di unità di energia solare equivalente per m2. Aumentando il grado di artificialità, passiamo a considerare un sistema agricolo (la coltivazione di pomodori in un paese occidentale) per il quale le unità di energia solare equivalente per m2 superano i 100 miliardi. Appare ovvio che il valore di questo indicatore per un’area SPIN-ECO Analisi eMergetica 63 urbanizzata sia ancora più alto, si hanno infatti circa 100 mila miliardi di unità di energia solare equivalente per m2 nel caso di una grande città europea. Se da un lato non è possibile pensare ad un avvicinamento di questo indicatore per sistemi antropici ai valori dei sistemi naturali, dall’altro è comunque necessaria una sua diminuzione nel tempo. Un alto valore di questo indice suggerisce che la disponibilità di territorio possa divenire un fattore limitante per la crescita economica futura del sistema, anche se non impedisce lo sviluppo che invece deriva da un miglior uso delle risorse e dello spazio disponibile. L’indicatore eMergia per persona si calcola rapportando il flusso totale di eMergia (U) alla popolazione che abita il territorio. Esso si può considerare una misura, in senso lato, dello standard di vita medio di un’area territoriale, inteso anche in termini di sviluppo tecnologico dello stesso. Per standard di vita si intende la disponibilità potenziale di risorse e di beni. Un elevato uso di emergia pro capite potrebbe suggerire quindi un elevato livello di sviluppo tecnologico e industriale, ma anche un elevato stress ambientale, qualora non si utilizzino risorse rinnovabili. Se i due indicatori precedenti descrivono la “quantità” di risorse utilizzate, gli indicatori Rapporto di Impatto Ambientale e Rapporto di Investimento EMergetico ne descrivono la “qualità”. Il primo infatti valuta le risorse in base alle loro caratteristiche di rinnovabilità, il secondo in base alla loro provenienza. Il Rapporto di Impatto Ambientale è definito dal rapporto tra l’eMergia rappresenta da ciò che è rinnovabile e quella legata al non rinnovabile, rispettivamente i flussi R, e (N + F). Un valore pari a 10 di questo indicatore, indica, ad esempio, che il nostro sistema, per sostenersi, consuma risorse non rinnovabili in misura 10 volte superiore alle risorse rinnovabili. Monitorare questo indicatore nel tempo ci fornisce una misura della tendenza verso la sostenibilità. Una diminuzione nel tempo del Rapporto di Impatto Ambientale è indice di una programmazione attenta del territorio: ad esempio incentivare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili può indurne una riduzione. L’osservazione rigorosa del primo principio di Daly, che sta alla base dell’idea stessa di sostenibilità, porterebbe questo indicatore ad una valore limite pari a zero, poiché non verrebbero utilizzate risorse in maniera non sostenibile. Il Rapporto di Investimento EMergetico è dato dal rapporto tra le risorse provenienti dall’esterno del sistema (F) e quelle locali (R e N) e ci indica in che misura il sistema SPIN-ECO Analisi eMergetica 64 dipenda dall’esterno o, in altre parole, quanto sfrutti le risorse che gli sono proprie, senza scaricare la propria insostenibilità all’esterno. Un valore di questo indicatore pari a 4 ci indica che il nostro sistema necessita di 4 unità importate per ogni unità di eMergia locale sfruttata. Partendo dal presupposto che non si può considerare un territorio un sistema isolato che non scambia materia ed energia con l’esterno, è comunque auspicabile una diminuzione nel tempo di questo indice. 3.3 IL MODELLO DELLA PROVINCIA La rappresentazione del sistema territoriale oggetto dell’analisi è avvenuta con l’ausilio degli energy system symbols, in modo da fotografare il sistema nel suo complesso, i suoi input, gli output, le componenti principali e alcune delle interrelazioni tra queste componenti e tra esse e l’esterno. In Figura 3.5 vengono riportati i simboli essenziali della modellistica ecologica. Flusso di energia. Tale flusso è proporzionale alla quantità da cui tale flusso si origina. Produttore. Una unità che raccoglie e trasforma input di energia di bassa qualità sotto controllo di ingressi di alta qualità. Sorgente. Una sorgente esterna di energia, una funzione forzante. Pozzo di calore. Dispersione dell'energia che è connessa ad ogni trasformazione. Consumatore. Unità che trasforma energia proveniente da un produttore, nei confronti del quale svolge un'azione di feedback.. Box. Elemento generico che raccoglie al suo interno altri elementi, noti o incogniti. Serbatoio. Un compartimento dove viene immagazzinata l'energia, che e una variabile di stato. Interazione. Intersezione di due (o più) flussi di energia che danno luogo ad un uscita che e funzione dei due input. E un simbolo chiave per funzioni di controllo, fattori limitanti. Amplificatore. Elemento che fornisce un output proporzionale all'input I, modificato per un fattore costante finche la sorgente S fornisce un flusso sufficiente. Figura 3.5: Simboli usati per i diagrammi energetici. SPIN-ECO Analisi eMergetica 65 La modellizzazione ha dato origine al diagramma energetico riportato in Figura 3.6 nel quale il grande contenitore a forma di rettangolo definisce i confini del sistemaProvincia di Siena. Seguendo le indicazioni suggerite dall’ISTAT, il sistema è stato scorporato in quattro macrosettori, nella fattispecie: Agricoltura, Allevamento Caccia e Pesca, Industria Estrattiva e Industria Manifatturiera, che fungono da produttori primari e secondari e che configurano le varie tipologie di attività che si sono instaurate nel tessuto produttivo della zona. Le singole voci che compaiono nel diagramma sono tra loro correlate da flussi di energia e materia, definiti da una freccia; le frecce verso il basso, che convergono all’heat sink, indicano che ad ogni trasformazione parte dell’energia viene degradata sotto forma di calore, in accordo con i principi della termodinamica. Le frecce tratteggiate rappresentano invece i flussi di denaro che caratterizzano il sistema economico. Ecco le principali voci del diagramma. Risorse: si distinguono innanzitutto a seconda che la loro origine sia endogena o esogena. 1. Risorse endogene: locali rinnovabili, calore geotermico, acqua, suolo, materiali da cava. Locali rinnovabili (fonti di energia come sole, vento, pioggia, ecc.) costituiscono le forzanti del sistema e ad esse viene associato come simbolo un cerchio, posto sul lato sinistro, che presenta una freccia ricurva verso l’esterno del sistema, per tenere conto che solo una parte di queste risorse viene sfruttata dal sistema mentre la maggior parte viene dispersa. Esse rivestono un ruolo fondamentale per l’equilibrio di qualsiasi sistema territoriale, anche se spesso sono trascurate, dal momento che non è semplice attribuire loro un peso adeguato rispetto agli altri input. Esse sono il vero “dono gratuito” che l’ambiente fornisce al sistema. La risorsa geotermica, infine, costituisce un importante storage del sottosuolo senese. I pozzi sono principalmente localizzati nelle zone dell’Amiata e TravaleRadicondoli. Lo sfruttamento di questa risorsa ha permesso il recupero di calore sia per la produzione di energia elettrica che per il teleriscaldamento di serre. SPIN-ECO Analisi eMergetica 66 Acqua di laghi e bacini, suolo fertile: si tratta propriamente di risorse, il cui grado di rinnovabilità è legato al rapporto tra il flusso in entrata e quello in uscita. Se l’utilizzo della risorsa è superiore alla capacità di rigenerazione della stessa, ci troviamo di fronte ad una risorsa non rinnovabile. Le risorse minerarie sono rappresentate con il simbolo di storage, cioè un serbatoio di capacità limitata, e sono propriamente non rinnovabili considerati i lunghi tempi di rigenerazione. Il mettere in evidenza la limitatezza di queste risorse (con il simbolo di storage) significa stimolare una certa oculatezza nella loro gestione, coerentemente con i principi della sostenibilità di Daly. Considerazioni analoghe possono essere sviluppate per il suolo; la pressione esercitata sul terreno, attraverso le colture intensive, porta ricchezza in termini di produzione, ma allo stesso tempo impoverisce il suolo in termini, per esempio, di humus. Ancora una volta, il criterio precauzionale deve indirizzare verso una gestione oculata della risorsa-terreno, adottando, per esempio, la rotazione delle colture piuttosto che il ricorso a dosi massicce di fertilizzanti. I materiali da cava, nella fattispecie materiali inerti per costruzione, materiali industriali, argille e leganti e materiali ornamentali, costituiscono anch’essi uno storage, una riserva di risorse. Per loro natura, queste risorse, non avendo una capacità di rigenerazione confrontabile con i tempi storici durante i quali vengono utilizzate, sono destinate ad esaurirsi, creando alterazioni più o meno evidenti degli equilibri ambientali e per questo degne di accorte politiche di gestione. 2. Risorse esogene: sono le risorse che provengono dall’esterno attraverso i canali del commercio; sono in generale quei beni, materiali, informazioni, fonti di energia, lavoro umano, e qualsiasi altro tipo di servizio che sono necessari per sostenere il sistema. Anch’esse sono considerate come risorse non rinnovabili, dal momento che sono sottoposte almeno ad una trasformazione, quella nello spazio, che prevede il trasporto dall’esterno all’interno del sistema, cosa che avviene con l’ausilio di risorse non rinnovabili. Un eccessivo utilizzo di queste risorse è indice di elevata dipendenza del sistema da altri sistemi. Nel diagramma, sono collocate nella parte superiore (Importazioni e Beni e servizi) e sono rappresentate con dei cerchi. SPIN-ECO Analisi eMergetica 67 Produzione locale di energia elettrica: deriva essenzialmente da fonte geotermica e da una bassa percentuale di idroelettrico e riesce a soddisfare quasi tutta la domanda provinciale. Città e popolazione: si tratta di un’entità specifica, che serve a individuare i flussi di materia e di energia che alimentano la parte urbanizzata del territorio, vale a dire la parte in cui vive la maggior parte della popolazione e dove sono verosimilmente collocate le attività produttive. Essa riveste il ruolo di consumatore ed è pertanto rappresentata da un esagono. L’amministrazione pubblica si pone come regolatore dei rapporti fra la popolazione e i flussi che alimentano il sistema. Rifiuti: sono prodotti dalle varie attività antropiche che premono sul sistema e convergono anch’essi in un serbatoio la cui capienza è stata quasi saturata; questa mole di “spazzatura” potrebbe costituire una risorsa, se opportunamente valorizzata attraverso azioni quali il recupero di materia e/o di energia. Mercato: è inteso come un’entità esterna. La presenza del mercato funge da interfaccia tra il sistema dei flussi energetici e la quantificazione economica che all’interno è rappresentata dallo storage P.P.L. (Prodotto Provinciale Lordo). Nel diagramma, con il simbolo di rombo sono descritte tutte le relazioni nelle quali ci sia scambio di merci e di denaro tra il sistema e l’esterno. Turismo: rappresenta uno degli elementi di maggior impulso dell’economia locale; tale input è considerato in questo modello come un flusso di denaro in ingresso al sistema (freccia tratteggiata), che contribuisce ad alimentare il prodotto provinciale lordo. Infine, è da notare che industria, produzioni energetiche e pubblica amministrazione sono raffigurati con il simbolo di box - scatola o rettangolo - in genere utilizzato per rappresentare componenti complesse che comprendono al loro interno una serie di interazioni e altre componenti. SPIN-ECO Analisi emergetica 68 Figura 3.6: Diagramma energetico della Provincia di Siena. SPIN-ECO Analisi emergetica 69 3.4 LA RACCOLTA DATI L’analisi ha preso in considerazione il lasso temporale di un anno e, in particolare, il periodo preso in esame è stato il 1999. Quando non è stato possibile acquisire i dati relativi a tale periodo, sono state operate opportune stime e assunzioni affinché le informazioni potessero essere confrontabili e omogenee. La ricerca capillare dei dati statistici ha riguardato, da una parte, l’attività antropica sul territorio (produzioni, consumi, importazioni, esportazioni, commercio, utilizzo di combustibili ecc.), e, dall’altra, le caratteristiche fisiche, chimiche e geomorfologiche dello stesso (energia solare, pioggia, erosione del suolo, giacimenti minerari, acque, rifiuti, superficie agricola utilizzata ecc.). Grazie alla collaborazione di tutti gli enti interpellati, è stato possibile costruire un ricco database che raccoglie una grande mole di dati. Tutti i dati che compaiono in queste pagine fanno riferimento al capitolo 1 di questo volume nel quale sono riportati tutti i “numeri” della Provincia. I dati raccolti sono stati convenzionalmente raggruppati in tre tabelle 3.2A, 3.2B e 3.2C: • nella Tabella 3.2A compaiono le risorse utilizzate dal sistema, suddivise, in base alla loro provenienza e natura, in locali rinnovabili R (energia solare, pioggia, vento e calore geotermico), locali non rinnovabili N (materiali estratti, suolo eroso e acqua) e riserve di energia F1 (prodotti petroliferi, gas naturale ed elettricità); • nella Tabella 3.2B sono riportate le risorse importate dall’esterno del sistema, raggruppate in quattro macrosettori (agricoltura, allevamento caccia e pesca, industria estrattiva, industria manifatturiera). Queste informazioni sono state elaborate prendendo in considerazione sia l’import dall’estero (vedi documento ISTAT 1999 per la provincia di Siena con le 236 voci della classificazione per gruppi merceologici), sia l’import nazionale, attraverso i dati della contabilità regionale estratti dalla matrice IRPET. • nella Tabella 3.2C, strutturalmente identica alla precedente, sono riportate le risorse esportate dalla Provincia estrapolate contestualmente dal documento ISTAT e dalla matrice IRPET. SPIN-ECO Analisi emergetica 70 3.5 I RISULTATI La presente analisi è rivolta prima all’intero territorio della Provincia di Siena, poi, attraverso un rilevamento di dati a maglie strette e una disaggregazione accurata, è ripetuta su ognuno dei sette Circondari e poi, ad un ulteriore livello di dettaglio, sui 36 Comuni della Provincia. I risultati ottenuti permettono di costruire le mappe di sostenibilità che descrivono la geografia dei flussi eMergetici, vale a dire, localizzano i consumi di risorse direttamente su specifici ambiti locali. L’esposizione dei risultati seguirà lo schema logico appena descritto. Di seguito sono riportate le 3 tabelle (Tabelle 3.2A, 3.2B, 3.2C) realizzate per la Provincia di Siena, mentre per quello che riguarda invece le analisi dei 7 Circondari e dei 36 Comuni si rimanda alla lettura dei relativi volumi. Per una più puntuale visione dei dati e della loro elaborazione possono essere consultati i volumi relativi alla Provincia e ai 36 Comuni disponibili presso l’Amministrazione Provinciale. Per avere una chiave di lettura delle tabelle è opportuno fare riferimento al Box 1. BOX 1 COME SI LEGGONO LE TABELLE La compilazione di una tabella, necessaria alla valutazione eMergetica di un comprensorio territoriale, di un processo, di un deposito di risorse ecc., richiede una procedura di calcolo che ha fatto uso di uno spread sheet per computer (es. Excel). Una tabella ha lo scopo di evidenziare l’apporto di eMergia che deriva da ogni risorsa necessaria all’alimentazione e alla sopravvivenza del sistema (Tabelle A e B), nonché da ogni risorsa prodotta ed esportata dal sistema, che rappresenta quindi l’output del sistema stesso (Tabella C). Ogni tabella consta di sei colonne che forniscono informazioni diverse sulle risorse: 1. denominazione; 2. quantità utilizzata o prodotta nell’arco dell’anno di riferimento; 3. unità di misura con la quale si evidenzia il contenuto energetico, il peso o il valore economico (a seconda del dato a disposizione); 4. Transformity o eMergia specifica per unità espressa, a seconda della risorsa, in sej/J, sej/g o sej/€; 5. l’eMergia di ogni risorsa, calcolata moltiplicando orizzontalmente la quantità utilizzata (3a colonna) per la corrispondente Transformity (4a colonna). Sommando verticalmente i valori dell’ultima colonna, si può misurare l’apporto eMergetico di ogni gruppo di risorse, e produrre, quindi, i primi bilanci. Ad esempio, assemblando i risultati finali in termini eMergetici delle Tabelle A e B (risorse locali e importate), si giunge ad avere il computo totale dell’emergia necessaria a supportare il sistema oggetto di studio, del quale il totale della Tabella C (esportazioni) rappresenta l’output. SPIN-ECO Analisi emergetica 71 Tabella 3.2A: Valutazione dell’eMergia delle risorse locali e delle fonti energetiche. Input 1 2 3 4 5 6 7 Energia solare Pioggia Vento Calore geotermico Erosione del suolo Acqua Materiali da estrazione Industriali, argille e leganti Inerti per l'industria delle costruzioni Ornamentali 8 Elettricità prodotta in Provincia 9 Elettricità importata 10 Gasolio e benzina 11 Olio combustibile, lubrificanti e GPL 12 Gas naturale Quantità annua Unità di mis. Solar Transformity (sej/unità) Rif. per Transf.(*) EMergia Solare (sej/anno) 1,64E+19 3,13E+15 8,09E+15 1,34E+16 9,26E+14 2,06E+13 J g J J J g 1 1,45E+05 2,47E+03 1,20E+04 7,40E+04 1,95E+06 [11] [11] [11] [11] [11] [16] 1,16E+12 1,65E+12 4,75E+11 3,33E+15 3,70E+14 9,18E+15 8,02E+14 5,49E+15 g g g J J J J J 1,68E+09 1,68E+09 2,44E+09 8,66E+04 2,05E+05 1,11E+05 9,12E+04 8,11E+04 [11] [11] [11] [18] [18] [18] [18] [18] 1,64E+19 4,53E+20 2,00E+19 1,61E+20 6,85E+19 4,01E+19 5,87E+21 1,94E+21 2,77E+21 1,16E+21 2,88E+20 7,59E+19 1,02E+21 7,32E+19 4,45E+20 FONTI DI ENERGIA LOCALE RINNOVABILE, R (somma delle voci 2, 4 e 75% di 8) FONTI DI ENERGIA LOCALE NON RINNOVABILE, N (somma delle voci 5, 6 e 7) FONTI DI ENERGIA IMPORTATE, F1 (somma delle voci 9, 10, 11, 12 e 25% di 8) 8,30E+20 5,98E+21 1,69E+21 (*) Per i riferimenti alle Transformity si veda Appendice 1. Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150). SPIN-ECO Analisi emergetica 72 Tabella 3.2B: Valutazione dell’eMergia delle importazioni. Input AGRICOLTURA 1 Cereali 2 3 4 5 6 7 Legumi Frutta Vegetali filamentosi Semi Spezie e tabacco Piante e fiori ALLEVAMENTO, CACCIA E PESCA 8 Allevamenti zootecnici 9 Silvicoltura 10 Pesca e caccia INDUSTRIA ESTRATTIVA 11 Minerali metalliferi 12 Minerali non metalliferi INDUSTRIA MANIFATTURIERA 13 Industria alimentare 14 Industria del tabacco 15 Industria delle pelli e del cuoio 16 Industrie tessili 17 Industria vestiario e arredamento 18 Industria legno e sughero 19 Industria della carta 20 Industria grafica 21 Industria metallurgica 22 Industria meccanica 23 Industria dei minerali 24 Industria chimica 25 Industria della gomma 26 Industrie manifatturiere varie Rif. Solar per Transformity Transf.(*) (sej/unità) Quantità Unità su anno 2,32E+14 3,56E+12 1,14E+11 1,57E+12 9,32E+12 2,87E+09 J J J J J J g 1,59E+05 8,27E+04 2,87E+05 1,90E+06 7,91E+05 2,00E+05 2,82E+09 [6] [8] [6] [3] [6] [3] [13] 3,69E+19 2,95E+17 3,26E+16 1,24E+18 1,86E+18 8,08E+18 3,37E+12 3,54E+10 1,64E+09 J g g 3,17E+06 1,00E+08 1,35E+08 [7] [3] [12] 1,07E+19 3,54E+18 2,21E+17 3,79E+07 5,44E+09 g g 3,46E+09 1,68E+09 [7] [11] 1,31E+17 9,15E+18 1,78E+14 2,88E+12 6,18E+12 2,26E+13 1,40E+15 9,90E+13 1,65E+12 6,90E+09 1,75E+10 2,45E+10 2,97E+10 7,66E+08 3,95E+09 J J J J J J J J g g g g g g 3,17E+06 1,05E+05 8,60E+06 3,80E+06 3,80E+06 3,49E+04 2,15E+05 2,15E+05 6,70E+09 1,25E+10 1,84E+09 3,80E+08 4,30E+09 3,46E+09 [7] [7] [2] [3] [3] [4] [3] [3] [3] [1] [15] [10] [3] [7] 5,65E+20 2,48E+19 2,35E+19 8,58E+19 4,90E+19 2,13E+19 3,55E+17 4,62E+19 2,19E+20 4,52E+19 1,13E+19 3,29E+18 1,37E+19 TOTALE IMPORTAZIONI, F2 (somma delle voci 1-26) EMergia Solare (sej/anno) 1,18E+21 (*) Per i riferimenti alle Transformity si veda Appendice 1. Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150). SPIN-ECO Analisi emergetica 73 Tabella 3.2C: Valutazione dell’eMergia delle esportazioni. Input AGRICOLTURA 1 Cereali 2 3 4 5 6 7 Legumi Frutta Vegetali filamentosi Semi Spezie e tabacco Piante e fiori ALLEVAMENTO, CACCIA E PESCA 8 Allevamenti zootecnici 9 Silvicoltura 10 Pesca e caccia INDUSTRIA ESTRATTIVA 11 Minerali metalliferi 12 Minerali non metalliferi INDUSTRIA MANIFATTURIERA 13 Industria alimentare 14 Industria del tabacco 15 Industria delle pelli e del cuoio 16 Industrie tessili 17 Industria vestiario e arredamento 18 Industria legno e sughero 19 Industria della carta 20 Industria grafica 21 Industria metallurgica 22 Industria meccanica 23 Industria dei minerali 24 Industria chimica 25 Industria della gomma 26 Industrie manifatturiere varie Rif. Solar per Transformity (sej/unità) Transf.(*) Quantità Unità su anno 7,27E+12 1,97E+10 1,62E+09 6,45E+09 6,57E+13 3,02E+09 J J J J J J g 1,15E+05 8,27E+04 2,87E+05 1,90E+06 7,14E+04 2,00E+05 2,82E+09 [9] [8] [6] [3] [9] [3] [13] 8,36E+17 1,63E+15 4,64E+14 1,23E+16 1,31E+19 8,51E+18 1,40E+10 9,92E+05 - J g J 1,33E+06 1,00E+08 8,42E+10 [9] [3] [12] 1,86E+16 9,92E+13 - 2,97E+09 g g 3,46E+09 2,44E+09 [7] [5] 7,23E+18 2,92E+11 7,35E+11 4,75E+12 2,69E+13 2,81E+14 1,43E+13 2,11E+12 3,72E+08 1,33E+11 1,60E+11 5,05E+10 4,74E+08 4,42E+09 g g J J J J J J g g g g g g 1,50E+09 1,05E+05 8,60E+06 3,80E+06 3,80E+06 3,49E+04 2,15E+05 2,15E+05 6,70E+09 1,25E+10 1,84E+09 3,80E+08 4,30E+09 3,46E+09 [14] [7] [2] [3] [3] [4] [3] [3] [3] [1] [15] [10] [3] [7] 4,39E+20 6,32E+18 1,81E+19 1,02E+20 9,81E+18 3,08E+18 4,53E+17 2,49E+18 1,67E+21 2,94E+20 1,92E+19 2,04E+18 1,53E+19 TOTALE ESPORTAZIONI, E (somma delle voci 1-26) EMergia Solare (sej/anno) 2,61E+21 (*) Per i riferimenti alle Transformity si veda Appendice 1. Nota: I valori numerici sono espressi in formato scientifico con il numero seguito dalla potenza in base dieci (ad esempio 1,50E+2 sta per 1,50x102 equivalente a 150). SPIN-ECO Analisi emergetica 74 In Figura 3.7 sono riportati tutti gli input che concorrono ad alimentare il sistema territoriale senese contemplati nelle Tabelle 3.2A e 3.2B. Questa visione d’insieme consente di apprezzare il peso relativo di ogni singola voce, espresso su di una base comune. Dal grafico emerge che in Provincia di Siena, il contributo eMergetico di gran lunga più rilevante, e per questo “fuori scala”, è da attribuire alla presenza in loco di una consistente attività estrattiva. Il ruolo dei materiali da estrazione è, sotto certi aspetti, uno dei temi centrali di questo studio, tanto che è stato curato un intero report dedicato a questa tematica. 6000,00 1400,00 5873,8 1180,0 1200,00 1018,8 800,00 18 Emergia (x10 sej/anno) 1000,00 600,00 453,3 445,1 364,2 400,00 160,9 200,00 68,5 73,2 40,1 0,00 Pioggia Calore geotermico Erosione del suolo Acqua Materiali da Consumo Gasolio e estrazione en. elettrica benzina Olio comb., lubrif. e GPL Gas naturale Beni importati Figura 3.7: Diagramma di confronto delle risorse energetiche utilizzate dalla Provincia di Siena. Un secondo tipo di contributo assai rilevante, grazie anche al tipo di attività che insistono sul territorio, deriva dai beni di importazione e mezzi di produzione che derivano dal commercio e rappresentano il 12% dell’eMergia complessivamente utilizzata nell’ambito provinciale. SPIN-ECO Analisi emergetica 75 Per ciò che concerne il consumo di combustibili derivati dal petrolio, la voce più significativa è rappresentata dal consumo di gasolio e di benzina, prevalentemente per autotrazione. Anche il metano assume un peso significativo, essendo la fonte di riscaldamento più sfruttata in Provincia. I FLUSSI DI EMERGIA Tutti gli input coinvolti nel metabolismo territoriale senese, sono stati classificati in macrocategorie in relazione al grado di rinnovabilità e alla loro origine (endogena o esogena): • Risorse locali Rinnovabili (R); • Risorse locali Non Rinnovabili (N); • Risorse Locali (L = N+R); • Risorse Importate (Energetiche) (F1); • Risorse Importate (Beni e Servizi) (F2); • Risorse Importate (F = F1+F2); Nelle tabelle 3.2A, 3.2B e 3.2C relative alla Provincia e nella Tabella di sintesi 3.3 in cui compaiono anche i valori per i 7 Circondari, sono riportati tutti i risultati dell’analisi in termini di flussi di eMergia. Il commento dei risultati parte dall’analisi a maglie larghe della Provincia per stringere poi le maglie e il commento a livello circondariale e comunale. SPIN-ECO Analisi emergetica 76 Tabella 3.3: Flussi eMergetici calcolati per la Provincia di Siena e per i suoi Circondari. Unità di misura Espressione Provincia di Siena Chianti Senese Crete Senesi Val d’Arbia Siena Val di Chiana Val d’Elsa Val di Merse Val d’Orcia 830,44 5.982,51 6.812,95 1.685,02 1.180,51 2.865,52 9.678,48 2.608,11 0,91 71,57 607,72 679,30 84,58 54,03 138,61 817,91 168,17 1,21 95,34 1.367,71 1.463,05 145,93 83,12 229,04 1.692,09 230,92 1,01 62,26 353,80 416,06 419,13 110,63 529,76 945,82 191,20 0,36 146,56 1.499,83 1.646,38 389,48 298,55 688,02 2.334,41 579,00 0,84 174,61 433,44 608,06 382,65 443,85 826,50 1.434,56 1.169,02 1,41 105,70 1.390,57 1.496,26 78,89 62,59 141,47 1.637,74 74,97 0,53 174,56 322,99 497,55 175,75 134,20 309,95 807,50 183,22 0,59 Flusso EMergetico da fonti locali rinnovabili da fonti locali non rinnovabili da fonti locali Riserve di energia importate Importato (commercio) Importato totale totale usato all'interno del sistema Esportato Esportato / Importato 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X 1018 sej/anno X R N L=R+N F1 F2 F = F1 + F2 U=R+N+F E E/F SPIN-ECO Analisi emergetica 77 Il flusso di eMergia totale che alimenta il territorio della Provincia di Siena, nell’anno solare di riferimento, è risultato essere pari a 9,68x1021 sej/anno. Attraverso il grafico seguente è possibile evidenziare in che percentuali il sistema attinge alle risorse di tipo R, N, F1 e F2. N 62% F2 12% F 29% F1 17% R 9% Rinnovabili (R) Non rinnovabili (N) Energia importata (F1) Beni importati (F2) Figura 3.8: Ripartizione percentuale delle risorse nella Provincia di Siena. A tal riguardo sono possibili alcune riflessioni: • Esiste una disparità di utilizzo tra risorse di origine endogena (L = N + R) ed esogena (F = F1 + F2): le prime sono circa due volte e mezzo più grandi delle seconde (71% L e 29% F). Questo implica che il sistema si “sostiene” principalmente su risorse locali. • Tra le risorse di origine locale si evidenzia una netta predominanza delle risorse di origine non rinnovabile (62%) rispetto a quelle rinnovabili (9%). È utile ricordare che il contributo complessivo delle risorse rinnovabili costituisce, in termini eMergetici, una sempre bassa percentuale rispetto alle risorse utilizzate, anche in relazione al fatto che, essendo di diretta derivazione ambientale e quindi rigenerate con dinamiche molto veloci, viene loro attribuito un basso coefficiente di trasformazione (Transformity). • La percentuale delle risorse rinnovabili (9%) ha un valore abbastanza alto nella realtà senese, rispetto ad altre realtà provinciali italiane analizzate in precedenza dal nostro gruppo di ricerca. Questo può essere spiegato in primo luogo, perché nella Provincia di Siena è presente un’importante e consistente SPIN-ECO Analisi emergetica 78 produzione di energia elettrica da geotermico, che nell’analisi è stata considerata in buona parte rinnovabile; in secondo luogo, perché nel sistema è rilevato complessivamente un basso utilizzo di risorse. Inoltre, il flusso delle risorse rinnovabili (R) è legato all’estensione del sistema e alla presenza in seno al territorio di superfici agricole e biologicamente produttive; Siena con i suoi 3.821 km2 è una Provincia piuttosto vasta (la seconda in Toscana dopo Grosseto e al 20° posto in Italia) di cui l’80% è investito a superficie agricola. • Il grande utilizzo di risorse locali non rinnovabili (N) è dovuto essenzialmente alla presenza di un’industria estrattiva che sfrutta giacimenti locali, presenti abbastanza diffusamente nel territorio senese. In particolare, i Circondari maggiormente interessati alla questione sono quelli della Val di Merse (Comune di Sovicille), della Val di Chiana (Comuni di Montepulciano, Sinalunga e Trequanda) e delle Crete Senesi – Val d’Arbia (Comune di Rapolano e Asciano). Nella Provincia di Siena si rileva un’importante attività di estrazione di materiali inerti per costruzioni (nella fattispecie sabbia, ghiaie e pietrischi), che in termini eMergetici ha un peso di circa il 50% sulla voce attività estrattiva, ma anche di materiali industriali, argille e leganti e materiali lapidei come il travertino e il marmo. Questo tipo di attività riesce sia a soddisfare la richiesta locale che ad imporsi nel mercato, nazionale ed internazionale, per la rarità e la bellezza dei materiali ornamentali di pregio. L’estrazione di materiali che si pratica in queste zone è un’attività di minore impatto sull’ambiente rispetto ad altri tipi di estrazione, come quella del petrolio e del gas naturale, non fosse altro per le gravi ripercussioni che si manifestano al momento dell’utilizzo di questi ultimi rispetto ai primi (per esempio le emissioni dei gas serra). La questione, ampiamente dibattuta, è stata oggetto di approfondimento ed ha portato alla redazione, nell’ambito del progetto SPIn-Eco, di un report, per l’Amministrazione Provinciale, su: “Uso del travertino come materiale per i beni artistici”. • Il tessuto produttivo della Provincia è imperniato sul turismo e sul terziario piuttosto che sull’attività manifatturiera e di trasformazione, e quindi dipende in misura ridotta dal commercio. Questo comporta che l’import di materie prime e mezzi di produzione (F2) sia abbastanza ridotto. SPIN-ECO Analisi emergetica • 79 La domanda di energia elettrica in Provincia è relativamente bassa e soddisfatta in massima parte da una produzione locale (90%) attraverso fonti pressoché rinnovabili. Per questo motivo la voce energia elettrica è stata suddivisa in energia elettrica prodotta in Provincia (Tabella 3.2A voce 8) e in energia elettrica importata (Tabella 3.2A voce 9), data dalla differenza tra la richiesta di energia e la produzione locale. Dal punto di vista eMergetico, l’energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile (soprattutto geotermico) è stata contabilizzata per il 75% come risorsa rinnovabile, e quindi sommata nella categoria delle R, e per un 25% (la parte dovuta agli impianti e quindi considerata non rinnovabile) sommata alle risorse energetiche importate (F1). Queste percentuali sono frutto di uno studio sul sistema elettrico italiano realizzato dal nostro gruppo di ricerca. L’energia elettrica importata è stata invece considerata completamente nelle risorse energetiche non rinnovabili importate (F1), poiché la produzione nazionale è per la quasi totalità di tipo non rinnovabile. Restringiamo adesso le maglie dell’analisi ed approfondiamo la situazione a livello di Circondari attraverso il supporto delle Figure 3.9, 3.10, 3.11 e 3.12. SPIN-ECO Analisi eMergetica 80 17% 10% Ripartizione dell’Emergia totale U per Circondario 8% 24% 15% Chianti Senese 8% 18% Val d’Elsa Siena Crete Senesi Val d’Arbia Va ld Val di Merse i Ch ia Val d’Orcia L’eMergia complessiva U che caratterizza la Provincia di Siena è data dalla somma di tutti i flussi di risorse (sia di energia che di materia) che vengono metabolizzate e che provengono da fonti locali (L) o esterne ai confini del territorio (F). na Figura 3.9: Il flusso di eMergia totale (U) della Provincia di Siena disaggregato per Circondari. 7% 13% 21% 21 % 18% 9% 11% Ripartizione dell’Emergia Rinnovabile (R) per Circondario Il flusso di eMergia Rinnovabile (R) è dato dalla somma di tutti i flussi di origine naturale quali: l’energia solare, l’energia della pioggia e del vento, il calore del sottosuolo, etc… Chianti Senese Val d’Elsa Siena Crete Senesi Val d’Arbia Va ld Val di Merse i Val d’Orcia Ch ia na Figura 3.10: Il flusso di eMergia rinnovabile (R) della Provincia di Siena disaggregato per Circondari. SPIN-ECO Analisi eMergetica 81 5% 6% 23% 7% 23% Chianti Senese 10% 26% Ripartizione dell’Emergia Non Rinnovabile (N) per Circondario Il flusso di eMergia Non Rinnovabile (N) è dato dalla somma di flussi come: il consumo di acqua, l’estrazione di materiali. Val d’Elsa Siena Crete Senesi Val d’Arbia Va ld Val di Merse i Val d’Orcia Ch ia na Figura 3.11: Il flusso di eMergia non rinnovabile (N) della Provincia di Siena disaggregato per Circondari. SPIN-ECO Analisi eMergetica 82 56% 37% 7% 9% 17% 12% 74% 58% 30% 14% 6% 9% 6% 6% 80% 85% 29% 65% 38% 22% 40% Rinnovabili (R) Non Rinnovabili (N) Importate (F) Figura 3.12: Mappa del flusso di eMergia totale (U) disaggregato per categoria di flusso, per Circondario. Di tutta quanta l’eMergia assorbita a livello provinciale circa ¼ è concentrata nella Val di Chiana sia per soddisfare le esigenze di una popolazione residente (corrispondente al 23% del totale provinciale), la cui densità (95 ab/km2) è superiore rispetto alla media provinciale di 66 ab/km2, sia per coprire il fabbisogno di un dinamico comparto produttivo operante soprattutto nel settore manifatturiero. Non è assolutamente da trascurare la grande quantità di risorse che sono consumate, in maniera più o meno mascherata, dall’industria del turismo, e in particolare del turismo termale, come ad esempio quelle energetiche e idriche. L’impatto del turismo viene molto spesso considerato un “impatto fantasma”, e per questo SPIN-ECO Analisi eMergetica 83 erroneamente trascurato, in quanto non facilmente contabilizzabile. In realtà, è ormai noto che il turismo è un importante elemento di pressione di cui tenere conto per una corretta valutazione della sostenibilità di un territorio, soprattutto se si parla di zone, come quella di Chianciano Terme, che richiamano annualmente una grande massa di turisti. Con il 65%, la categoria preponderante è rappresentata dalle risorse identificate con la lettera N, in virtù del fatto che in quest’area, e nello specifico nelle zone di Trequanda, soprattutto, e in quelle di Sinalunga e Montepulciano, sono localizzate cave dalle quali vengono estratte quantità notevoli di materiali e in particolare di materiali inerti per l’industria delle costruzioni. In unità eMergetiche il contributo delle N di questo Circondario è pari al 26% delle N provinciali. Con la stessa logica può essere spiegato il contributo della Val d’Elsa (15%) all’eMergia provinciale. In questa zona si concentra il 21% della popolazione provinciale per una densità di popolazione piuttosto consistente (95 ab/km2), in particolare nei centri di Colle di Val d’Elsa e di Poggibonsi dove raggiunge valori molto elevati, 205 ab/km2 e 388 ab/km2, rispettivamente. Ma un’alta richiesta di eMergia è spesso sinonimo anche di intensa attività produttiva; si pensi che ben il 44% del totale degli addetti provinciali impiegati nel settore manufatturiero risultano occupati in quest’area, di cui circa il 12% è localizzato nel Comune di Colle mentre il 16% nel Comune di Poggibonsi. Complessivamente la dipendenza da risorse di tipo F è del 58%, con grande richiesta sia di flussi di tipo F1 (risorse energetiche) e F2 (risorse importate). La situazione, nell’ambito del Circondario, si presenta abbastanza eterogenea anche se è possibile distinguere due situazioni distinte: - una regione ad alto flusso di eMergia a nord, comprendente i Comuni di Colle, Poggibonsi e Monteriggioni. La differenziazione tra di essi si coglie a livello di categorie di risorse: mentre nei primi due territori si concentra la maggiore percentuale di F, a Monteriggioni la categoria eMergeticamente predominante è quella dei materiali da estrazione. - una regione a flusso di eMergia moderato a sud e ovest (che comprende Casole, Radicondoli e San Gimignano), in cui inoltre è preponderante il flusso delle risorse di origine rinnovabile (R), soprattutto nel Comune di Radicondoli. Sotto il profilo SPIN-ECO Analisi eMergetica 84 ambientale, tali aree si rivelano pedine strategiche in quanto agiscono come un sistema tampone naturale limitando l’impatto generato dalle aree limitrofe. Questo aspetto è particolarmente interessante per i decision makers che si troveranno a pianificare politiche di sviluppo di un territorio che mirano ad una integrazione della Natura con l’opera dell’uomo. Che si indichino con il termine di serbatoi per l’assorbimento di anidride carbonica (si veda l’analisi dei gas serra) oppure zone con elevata biocapacità e quindi con grande dotazione di ecosistemi produttivi (si veda l’analisi dell’Impronta Ecologica), oppure anche zone con una grande percentuale di eMergia Rinnovabile, la presenza di queste nicchie di capitale naturale in seno al proprio territorio costituisce un vero e proprio punto di forza per lo sviluppo di un territorio. Il 18% dell’eMergia provinciale è catturata nel Circondario delle Crete Senesi - Val d’Arbia. Una densità di popolazione inferiore alla media provinciale (44 ab/km2 rispetto al valore provinciale di 66 ab/km2), un’estensione superficiale abbastanza contenuta e un’economia prevalentemente di tipo agricolo riescono a giustificare solo il 20% del flusso totale di eMergia. L’altro contributo, il restante 80%, estremamente più significativo, deriva essenzialmente dalla sola attività estrattiva, che si pratica nelle cave presenti ad Asciano e a Rapolano Terme, dove si trova un materiale versatile ed elegante: il travertino toscano chiaro classico. La Val di Merse, territorio quasi incontaminato, di frontiera con la vicina Provincia di Grosseto, presenta analogie strutturali col precedente Circondario. Negli ultimi anni l’economia, prevalentemente rurale, ha avuto un lento e graduale cambiamento, dando ampio spazio anche all’industria, all’artigianato e ad una nascente attività agri-turistica. Nonostante ciò, il profilo eMergetico del Circondario è completamente dominato dalla categoria di risorse non rinnovabili (85%). L’impatto dell’industria estrattiva, in termini di eMergia, è grandissimo e avremo modo di apprezzarlo ancora meglio più avanti nel paragrafo dedicato al commento degli indicatori. Dalla Montagnola Senese (e più in particolare dal Comune di Sovicille) proviene uno dei "Marmi colorati" più famoso d'Italia: il "Giallo Siena" o “broccatello”, conosciuto sin dai tempi del Medioevo. SPIN-ECO Analisi eMergetica 85 Dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse, si possono identificare due regioni all’interno del Circondario: - un’area che raggruppa i Comuni di Chiusdino, Monticiano e Murlo, un territorio ricco di risorse naturali, prodotti tipici, di biodiversità, di itinerari storico naturalistici, di paesaggi naturali e di bellezze architettoniche. Un vero e proprio polmone verde che l’uomo non ha ancora colonizzato ma più saggiamente ha lasciato intatto. In quest’area le risorse rinnovabili sono ridondanti. - per contro abbiamo un’area delimitata dai confini amministrativi del solo Comune di Sovicille, la parte più urbanizzata e industrializzata della Val di Merse che richiede grandi flussi di risorse. Siena, unico Comune del Circondario di Siena, assorbe, da solo, il 10% dell’eMergia provinciale. Questo risultato è abbastanza plausibile alla luce delle seguenti considerazioni: - in quest’area si addensa una grande quantità di persone residenti (il 21% del totale provinciale per una densità di popolazione pari a 457 ab/km2, ben 7 volte superiore alla media provinciale) e una moltitudine di residenti “fantasma” fra domiciliati e studenti; - ogni anno arrivano e visitano la città, e quindi indirettamente consumano risorse e producono scarti e rifiuti, oltre 350.000 turisti (ufficiali), non considerando completamente la frazione dei turisti cosiddetti “mordi e fuggi” che sfuggono ad ogni tipo di contabilità, ma che arrivano numerosissimi nel capoluogo e rsi trattengono per poche ore; - è l’area in cui sono localizzati i principali Servizi per il senese; - è la sede di importanti strutture quali la Banca Monte dei Paschi di Siena, l’Università degli Studi di Siena e il Policlinico “Le Scotte”, strutture intorno alle quali gravita una grande mole di persone, residenti, domiciliati e pendolari; - esiste una attività di estrazione di modesta entità; Per tutti questi motivi, la categoria di risorse eMergeticamente più rilevante non è quella delle risorse non rinnovabili bensì quella delle risorse importate (56%) e in particolare delle risorse energetiche (44%). SPIN-ECO Analisi eMergetica 86 Il Chianti Senese, terra di ricche tradizioni vitivinicole, ha fatto di questa vocazione il perno dell’economia non solo locale ma anche provinciale. Negli ultimi anni ha cercato di sviluppare intorno a quest’attività anche un turismo rurale, con la nascita di attività agrituristiche, che sta richiamando ogni anno sempre più persone e che ha permesso la salvaguardia di valori, tradizioni e cultura. In questo Circondario i consumi di risorse sono abbastanza contenuti, anche se l’enorme contributo (circa il 70%) che è apportato dall’estrazione di materiale (praticata principalmente nei Comuni di Castelnuovo Berardenga e Gaiole in Chianti) nasconde completamente il contributo delle altre categorie e soprattutto cela l’importanza del Circondario dal punto di vista naturalistico e come dotazione di sistemi naturali. Infine, la Val d’Orcia consuma l’8% dell’eMergia che alimenta complessivamente la Provincia. Il contributo del materiale da estrazione (le cave sono esclusivamente localizzate nel Comune di San Quirico d’Orcia) è al solito preponderante (40%), anche se in misura minore rispetto ad altre realtà circondariali, considerato che ha un peso del 5% sul totale provinciale. Vale però la pena enfatizzare che in queste zone si concentra la più grande quantità di risorse rinnovabili (21% del totale provinciale). Il territorio è particolarmente ricco di acqua: nel Comune di Castiglion d’Orcia si trovano le sorgenti del Vivo, che riforniscono in parte Siena. La zona di Piancastagnaio è la zona della geotermia, della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, anche se ultimamente il problema del rapporto fra gestione ambientale e sviluppo industriale è stato ampiamente dibattuto. La Val d’Orcia è anche la zona dei prodotti tipici e delle sagre paesane: il vino è parte integrante della cultura e della storia dell’area di Montalcino, il formaggio pecorino delle zone di Pienza, per citare alcuni esempi. Infine, la scarsa presenza del comparto industriale e dell’insediamento urbano (solo 31 ab/km2) non rappresentano elementi di forte pressione sul territorio. Tutti questi aspetti concorrono a tenere complessivamente richiesta. SPIN-ECO basso il valore dell’eMergia Analisi eMergetica 87 GLI INDICATORI EMERGETICI Le informazioni tratte dall’analisi dei flussi di energia e materia che alimentano Siena e i suoi Circondari possono essere integrate con l’analisi degli indicatori di sostenibilità. Gli indicatori di sostenibilità su base eMergetica nascono dalla combinazione dei flussi, sia rispetto ad alcune categorie di risorse, sia rispetto ad elementi di pressione quali la superficie territoriale e gli abitanti residenti. I risultati che emergono vengono presentati attraverso l’ausilio di scale cromatiche a diversa intensità assegnando tonalità più scure a valori più elevati dell’indicatore. Hanno così origine le mappe di sostenibilità che rappresentano delle TAC del territorio, strumenti diagnostici che descrivono lo stato di salute di un territorio. Il commento degli indicatori di sostenibilità ambientale, segue lo schema di discussione presentato nel paragrafo precedente, partendo dall’analisi a maglie larghe della Provincia e passando a quella a maglie strette dei Circondari e dei Comuni. La discussione sarà arricchita anche dal confronto con altre realtà provinciali italiane (più precisamente del centro-nord d’Italia), i cui dati sono stati raccolti da questo gruppo di ricerca, grazie ad un’esperienza decennale maturata nel campo delle analisi di sostenibilità ambientale a livello territoriale. Per poter confrontare tra di loro i diversi studi provinciali è stato assegnato un numero indice pari a 1 ai vari indicatori ricavati dall’analisi eMergetica dell’Italia: i risultati provinciali sono così multipli o frazioni, del corrispondente nazionale è vanno a comporre una vera e propria scala di valori. Il confronto fra le varie Province è svolto a carattere puramente conoscitivo, ma permette di inquadrare la Provincia di Siena nel contesto nazionale e regionale. SPIN-ECO Analisi eMergetica 88 Tabella 3.3: Indici eMergetici della Provincia di Siena e dei suoi Circondari. ELR ED Em/persona EYR EIR x1012 sej/(m2 anno) x1016 sej/(ab anno) PROVINCIA 10,65 2,53 3,83 3,38 0,42 Chianti Senese Crete Senesi – Val d’Arbia Siena Val di Chiana Val d'Elsa Val di Merse Val d'Orcia 10,43 16,75 14,19 14,93 7,22 14,49 3,63 1,68 3,16 7,97 3,38 2,10 3,21 1,01 5,82 7,63 1,74 3,95 2,21 12,08 3,24 5,89 7,38 1,79 3,39 1,74 11,58 2,61 0,20 0,16 1,27 0,42 1,36 0,09 0,62 Legenda: ELR (Rapporto di Impatto Ambientale) ELR = ED (Densità di Flusso di EMergia) ED = (N + F) R U area Em/persona (EMergia per Persona) Em / persona = EYR (Rendimento EMergetico) EYR = U abi tan ti U F EIR (Rapporto di Investimento EMergetico) EIR = F (N + R) Il Rapporto di Impatto Ambientale (o Environmental Loading Ratio, ELR) può essere letto come una misura della pressione esercitata dall’attività umana sull’ambiente, in relazione alla quantità di risorse non rinnovabili utilizzate rispetto a quelle rinnovabili. La pressione può essere locale o globale, a seconda dell’origine delle risorse utilizzate. L’ELR è il risultato del rapporto tra tutte le risorse non rinnovabili (N e F) che alimentano il sistema e le risorse rinnovabili (R) impiegate. Le risorse non rinnovabili, siano esse locali (N) o importate (F), esercitano pressione sull’ambiente, dal momento che sollecitano i cicli naturali, poiché per definizione sono usate ad una velocità superiore rispetto alla capacità dell’ambiente di ripristinarle e con buona probabilità danno origine a fenomeni di inquinamento. Le risorse importate vengono annoverate tra le risorse non rinnovabili, dal momento che, per la maggior parte, sono risorse che hanno subito delle trasformazioni in seguito a processi di lavorazione, richiedendo impiego di energia e materia. SPIN-ECO Analisi eMergetica 89 L’indicatore ELR calcolato per la Provincia di Siena è pari a 10,65 e, anche se letteralmente indica che il consumo di risorse di tipo non rinnovabile è dieci volte superiore a quello di risorse rinnovabili, è fra i valori più bassi rispetto alle altre Province italiane fino ad ora analizzate. Esso riflette una bassa pressione esercitata sul territorio, una bassa sollecitazione dei cicli naturali, dovuta a diversi fattori, quali una bassa densità di popolazione e un tessuto produttivo di tipo agricolo, artigianale o di piccola impresa. Il trend di sviluppo dell’area non ha visto emergere, finora, attività impattanti, basate su impieghi intensivi di energia e materia, che potessero intaccare il grande patrimonio naturalistico e di biodiversità che la Provincia vanta. In Figura 3.15 viene riportata la mappa della geografia del Rapporto di Impatto Ambientale dell’Italia, con particolare riferimento dell’area Centro-Nord. Siena, insieme a Grosseto e Verbano-Cusio-Ossola, rientra fra quelle Province con minor impatto sull’ambiente, con un valore di ELR che si assesta sul valor medio italiano. La forza di queste aree, non si esaurisce solo in un uso contenuto delle risorse, ma piuttosto si fonda sulla grande dotazione di capitale naturale e di servizi naturali, che come dei potenti tamponi, cercano di mitigare l’impatto degli insediamenti urbani e delle attività industriali. Non è infatti un caso che punte record dell’indice ELR siano proprie di realtà come le Province di Venezia, Ancona, Bologna, Biella, dove si ha un grande addensamento di persone (anche 4 volte la media nazionale di 191 ab/km2), un conglomerato urbano importante e un tessuto produttivo molto dinamico e radicato. La sopravvivenza di questi sistemi è garantita solo da un apporto continuo e ingente di risorse, prevalentemente di tipo non rinnovabile, siano esse di origine locale o importata. Esiste, però, un limite fisico, che deriva proprio dalla finitezza del Pianeta Terra, di poter sostenere indefinitamente l’attuale modello di sviluppo. Questo evidenzia una fragilità intrinseca di questi sistemi e quindi una bassa sostenibilità nel lungo periodo. SPIN-ECO Analisi eMergetica 90 Figura 3.14: Mappa del Rapporto di Impatto Ambientale. I valori sono espressi come numero indice rispetto alla situazione italiana: ELRItalia=1. Passiamo ora ad analizzare la geografia eMergetica della Provincia di Siena, attraverso l’analisi dell’indicatore ELR, prima per Circondari e poi per Comuni. Come anticipato, il tema centrale emerso da questo tipo di indagine è l’estrazione di cospicue quantità di materiali da cava, come lapidei pregiati (marmo e travertino) materiali inerti da costruzione (sabbie e ghiaie) e materiali industriali, argille e leganti, praticata in maniera diffusa su tutta la Provincia. La grande importanza che queste risorse rivestono nella contabilità eMergetica deriva dal fatto che il loro ciclo di rigenerazione equivale a quello sedimentario, ovvero implica tempi geologici. Una veloce occhiata alle due mappe (Figura 3.15) mostra che queste hanno un motivo comune: l’intensità della gradazione cromatica e quindi l’impatto delle varie aree aumenta di pari passo con l’importanza dell’attività estrattiva, sia a livello Circondariale che Comunale. Tre dei quattro Circondari con i maggiori valori di ELR sono interessati da questo fenomeno: Val di Merse, Crete Senesi – Val d’Arbia e Val di SPIN-ECO Analisi eMergetica 91 Chiana. Le macchie più scure sono proprie dei Comuni di Sovicille, San Quirico, Rapolano, Trequanda, Sinalunga e Asciano. Il quarto Circondario, che è influenzato solo in minor percentuale dalla presenza dell’attività estrattiva, è quello che comprende il Comune capoluogo. Questo valore di ELR viene ricondotto a motivazioni più eterogenee, considerato che l’alto flusso di eMergia, prevalentemente di origine non rinnovabile, è dovuto ad una concomitanza di fattori come un significativo livello di urbanizzazione, una grande densità di popolazione e una importante presenza di attività produttive ma soprattutto di servizi, consumatori di risorse, soprattutto di tipo energetico. Il Circondario del Chianti Senese, anche se in misura minore rispetto ai precedenti, risente dell’attività estrattiva: si consideri, ad esempio, che l’assenza dell’attività estrattiva produce un abbassamento dell’indicatore da 10,43 a 2,03. Abbiamo più volte trattato in questo studio del peso dell’attività estrattiva in seno all’analisi e di quanto sia rilevante, dal punto di vista della sostenibilità una gestione oculata di questa risorsa, basata su di un attento monitoraggio per evitare un impoverimento sistematico del capitale naturale della zona. Quello che ci preme rilevare in questa fase è che, se si escludesse questo contributo, la situazione senese perderebbe quasi completamente la sua diversità cromatica in quanto i valori dell’indicatore si uniformerebbero intorno a 2-3 per ciascun Circondario, a riprova di quanto, in queste zone, sia praticato un uso delle risorse compatibile con la capacità riproduttiva della Natura. La parte “più scura” corrisponderebbe alle zone più densamente popolate. SPIN-ECO Analisi eMergetica 92 ABBADIA S. S. ASCIANO BUONCONVENTO CASOLE CASTELLINA IN CHIANTI CASTELNUOVO B.GA CASTIGLIONE D'ORCIA CETONA CHIANCIANO CHIUSDINO CHIUSI COLLE VAL D'ELSA GAIOLE IN CHIANTI MONTALCINO MONTEPULCIANO MONTERIGGIONI MONTERONI MONTICIANO MURLO PIANCASTAGNAIO PIENZA POGGIBONSI RADDA IN CHIANTI RADICOFANI RADICONDOLI RAPOLANO SAN CASCIANO DEI BAGNI SAN GIMIGNANO SAN GIOVANNI D'ASSO SAN QUIRICO D'ORCIA SARTEANO SIENA SINALUNGA SOVICILLE TORRITA TREQUANDA .. CHIANTI SENESE 10,43 CRETE SENESI - VALDARBIA 16,75 SIENA 14,19 VAL D'ELSA 7,22 VAL DI CHIANA 14,93 VAL DI MERSE 14,49 VAL D'ORCIA 3,63 Figura 3.15: Mappa del Rapporto di Impatto Ambientale per Circondario (sinistra) e per Comune (destra). SPIN-ECO 3,48 16,68 4,20 2,61 10,44 13,47 3,93 2,79 5,65 0,69 8,64 8,65 11,02 1,75 14,69 14,98 4,98 0,42 1,00 1,63 2,34 14,51 2,32 0,92 0,31 47,32 5,96 4,56 1,08 20,32 11,98 14,19 28,99 45,30 7,88 48,79 Analisi eMergetica 93 L’indicatore di Densità di Flusso di eMergia (ED) misura quanto la componente antropica influisca sul livello di sostenibilità di un territorio: esso infatti mette in relazione la domanda complessiva di eMergia con l’estensione del territorio. Il maggiore valore di densità di flusso di eMergia si rileva in corrispondenza della maggiore pressione antropica, in sostanza là dove è presente una maggiore concentrazione di popolazione e/o di attività produttive che provocano una “accumulazione” di eMergia per unità di territorio. In altri termini, il flusso di densità eMergetica fornisce delle indicazioni molto chiare in merito alla carrying capacity del sistema. La carrying capacity indica il massimo “carico” (in termini di popolazione e consumi pro capite) che può essere esercitato su un certo ambiente senza comprometterne irreversibilmente l’integrità. La carrying capacity è un concetto sito-specifico e suggerisce quale è la soglia massima di popolazione con i relativi consumi che non è conveniente superare, una soglia rispetto alla quale è possibile valutare il regime di sostenibilità-insostenibilità di un sistema. L’estensione superficiale rappresenta uno dei possibili fattore limitanti per lo sviluppo futuro del sistema. In Provincia di Siena il valore della densità di flusso di eMergia [2,53x1012 sej/(m2 anno)] è fra i più bassi fino ad oggi riscontrati nelle analisi che sono state portate a termine. La “geografia della densità di flusso di eMergia” italiana è stata riportata in Figura 3.16. Mentre l’indicatore di impatto ambientale misura lo stress esercitato su di un territorio in termini di utilizzo e di ripartizione delle risorse in R, N e F, l’indicatore della densità di flusso di eMergia tiene conto del tipo di modello di sviluppo che persegue una realtà territoriale, contabilizzando gli effettivi consumi di risorse. L’intensità della gradazione cromatica della mappa va quindi di pari passo con la pressione esercitata. I valori di ED concordano con quanto emerso con l’altro indicatore: le Province di Siena, Grosseto e Verbano-Cusio-Ossola hanno un profilo eMergetico abbastanza simile anche se l’ultima presenta caratteristiche socio economiche e produttive un po’ diverse rispetto alle prime due. SPIN-ECO Analisi eMergetica 94 Il valore massimo è ancora una volta segnalato nella Provincia di Biella: in essa la componente antropica sta forzando notevolmente quella naturale, che è concentrata in un’area molto ristretta. Figura 3.16: Mappa della Densità di flusso di EMergia. I valori sono espressi come numero indice rispetto alla situazione italiana: EDItalia=1. Analizzando invece la geografia della densità di flusso di eMergia nel dettaglio della Provincia di Siena scopriamo che il Circondario di Siena, e in definitiva il Comune di Siena, è quello che richiede un maggior flusso di eMergia per unità di area. Questo risultato è abbastanza prevedibile alla luce del ruolo del capoluogo come fulcro dei molti servizi provinciali, del suo tessuto produttivo e della sua capacità di accogliere il 21% della popolazione residente in Provincia su di una superficie che, invece, è solo il 3% dell’area provinciale. Altre realtà particolari che presentano valori alti di ED sono Colle di Val d’Elsa e Poggibonsi, principalmente a causa di un alto flusso di risorse che alimentano le industrie e la popolazione della zona, e Sovicille, Rapolano e Trequanda per la grande importanza dell’attività estrattiva. SPIN-ECO Analisi eMergetica 95 I fattori di pressione sono sostanzialmente quelli evidenziati anche nel commento dell’indicatore del Rapporto di Impatto Ambientale. La scala gerarchica di questo indicatore non è cosi netta, a riprova del fatto che la pressione esercitata su ogni Circondario e su ogni Comune non sia così consistente e soprattutto che le differenze che si riscontrano fra i Comuni rappresentino un elemento da valorizzare piuttosto che un punto critico da dover affrontare. La mappa del flusso di densità eMergetica esprime una valutazione complementare a quella fornita dalla mappa dell’Impronta Ecologica (vedi capitolo 4): la prima mappa esprime la relazione fra il territorio effettivamente disponibile e la pressione antropica mentre la seconda rappresenta la superficie di territorio biologicamente produttivo necessario per supportare la pressione antropica locale. Per questo si rimanda alla lettura del prossimo capitolo in cui si affronta l’analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena al fine di poter integrare le informazioni che ne derivano e di poter definire il ruolo “ambientale” di ogni Comune e quale è il contributo alla sostenibilità del territorio senese. SPIN-ECO Analisi eMergetica CHIANTI SENESE 96 ABBADIA S. S. ASCIANO BUONCONVENTO CASOLE CASTELLINA IN CHIANTI CASTELNUOVO B.GA CASTIGLIONE D'ORCIA CETONA CHIANCIANO CHIUSDINO CHIUSI COLLE VAL D'ELSA GAIOLE IN CHIANTI MONTALCINO MONTEPULCIANO MONTERIGGIONI MONTERONI MONTICIANO MURLO PIANCASTAGNAIO PIENZA POGGIBONSI RADDA IN CHIANTI RADICOFANI RADICONDOLI RAPOLANO SAN CASCIANO DEI BAGNI SAN GIMIGNANO SAN GIOVANNI D'ASSO SAN QUIRICO D'ORCIA SARTEANO SIENA SINALUNGA SOVICILLE TORRITA TREQUANDA 1,68 CRETE SENESI - VALDARBIA 3,16 SIENA 7,97 VAL D'ELSA 2,10 VAL DI CHIANA 3,38 VAL DI MERSE 3,21 VAL D'ORCIA 1,01 Figura 3.17: Mappa della Densità di flusso di EMergia per Circondario (sinistra) e per Comune (destra). Unità di misura: 1012 sej/(m2 anno) SPIN-ECO 1,53 3,06 0,92 0,68 1,75 2,20 0,95 0,76 2,23 0,38 2,82 3,72 1,68 0,50 2,97 3,63 1,10 0,29 0,33 0,91 0,48 6,06 0,47 0,45 0,32 10,07 1,34 1,14 0,31 6,76 1,94 7,97 7,88 10,53 2,08 8,24 Analisi eMergetica 97 L’eMergia per persona esprime la distribuzione dell’eMergia totale in funzione degli abitanti dell’area di riferimento. Questo indice, mettendo in relazione l’assetto produttivo e sociale, con l’ammontare della popolazione, attribuisce agli abitanti una “responsabilità” individuale in termini di consumo di risorse. In letteratura si trova sovente la tendenza a definire tale valore come la misura, in senso lato, della disponibilità di risorse della quale può godere ogni individuo che abita un certo sistema. In realtà, la veridicità di tale affermazione è relativa alla categoria e alla quantità di risorse che vengono consumate. Se un sistema si alimenta per gran parte di risorse rinnovabili, utilizzandole in modo oculato e sostenibile, allora è legittimo pensare che la disponibilità di esse si protrarrà per un periodo di tempo anche lungo. Qualora, invece, come accade quando si studiano i sistemi territoriali, gli input che sono necessari alla sopravvivenza del sistema sono per lo più di natura non rinnovabile, allora non è detto che si potrà fare conto su di essi nel futuro. Il secondo caso, pur presentando un’apparente ricchezza pro capite in termini eMergetici, è con buona probabilità un caso di insostenibilità. La valutazione dell’indicatore sia come disponibilità sia come consumo è comunque strettamente legata alla densità di popolazione; infatti, un sistema con una densità di popolazione abbastanza contenuta dovrebbe avere un valore abbastanza elevato dell’eMergia per persona. È in quest’ottica che deve essere spiegato il valore dell’eMergia per persona della Provincia [3,83x1016 sej/(ab anno)] a conforto di quanto emerso dall’analisi degli altri indicatori. Se le risorse che alimentano il sistema sono principalmente di tipo rinnovabile, allora l’indice eMergia per persona mostrerà la disponibilità di risorse per persona. Viceversa rappresenterà il consumo pro capite, se le risorse saranno principalmente di tipo non rinnovabile. Questo risultato va dunque letto in congiunzione con i precedenti indicatori. Nel caso della Provincia di Siena, il valore del rapporto eMergia su persona indica una relativa maggiore disponibilità di risorse naturali, visto che sia l’ELR sia l’ED sono più bassi che negli altri casi. SPIN-ECO Analisi eMergetica 98 Figura 3.18: Mappa dell’eMergia per persona. I valori sono espressi come numero indice rispetto alla situazione italiana: Em/personaItalia=1. Il confronto con gli altri sistemi deve dunque essere effettuato considerando contemporaneamente l’insieme degli indicatori calcolati: l’impatto ambientale, la densità di flusso di eMergia e l’eMergia per persona. Per esempio, se confrontiamo il valore dell’eMergia per persona relativo alla Provincia di Novara con quello di Siena, individuiamo due valori numerici molto simili. Le considerazioni da trarre sono però molto differenti perché la Provincia di Novara ha un alto rapporto di impatto ambientale e una elevata densità di flusso di eMergia. L’eMergia per persona non può in questo caso essere considerata come un’indicazione della disponibilità di risorse ma piuttosto come un’indicazione del SPIN-ECO Analisi eMergetica 99 consumo, dato che il rapporto fra le risorse non rinnovabili e rinnovabili mostra un forte sbilanciamento a favore delle prime. Sulla base di queste considerazioni, viene adesso analizzata la situazione a livello Circondariale e Comunale. L’analisi della distribuzione spaziale dell’indice rivela un aspetto molto interessante: i valori più elevati sono in corrispondenza di aree dove l’elevato consumo di risorse non è attribuibile agli alti livelli di urbanizzazione e quindi in definitiva ai consumi della popolazione residente ma è invece collegato ad altre attività e nella fattispecie all’attività estrattiva. La prima cosa che risalta agli occhi è infatti la “macchia scura” della Val di Merse (nella mappa dei Circondari) e quella di Sovicille (nella mappa dei Comuni). Sovicille è il Comune, fra i quattro che compongono il Circondario Val di Merse, che altera i valori dell’area non solo nel valore di questo indicatore ma più in generale di tutti gli indicatori eMergetici. Ciò è dovuto sia alla densità di popolazione, che è più alta delle altre realtà del Circondario, sia (e soprattutto) alla pressione che deriva dall’attività estrattiva. Si può in ogni modo concludere che questo grande valore di eMergia per persona è, con buona probabilità, sinonimo di uso di risorse non rinnovabili e quindi di relativa insostenibilità. Considerazioni simili possono essere estese anche al Circondario delle Crete Senesi – Val d’Arbia. Per tutti gli altri Circondari si rileva una situazione in linea con la media provinciale. SPIN-ECO Analisi eMergetica CHIANTI SENESE 100 ABBADIA S. S. ASCIANO BUONCONVENTO CASOLE CASTELLINA IN CHIANTI CASTELNUOVO B.GA CASTIGLIONE D'ORCIA CETONA CHIANCIANO CHIUSDINO CHIUSI COLLE VAL D'ELSA GAIOLE IN CHIANTI MONTALCINO MONTEPULCIANO MONTERIGGIONI MONTERONI MONTICIANO MURLO PIANCASTAGNAIO PIENZA POGGIBONSI RADDA IN CHIANTI RADICOFANI RADICONDOLI RAPOLANO SAN CASCIANO DEI BAGNI SAN GIMIGNANO SAN GIOVANNI D'ASSO SAN QUIRICO D'ORCIA SARTEANO SIENA SINALUNGA SOVICILLE TORRITA TREQUANDA 5,82 CRETE SENESI - VALDARBIA 7,63 SIENA 1,74 VAL D'ELSA 2,21 VAL DI CHIANA 3,95 VAL DI MERSE 12,08 VAL D'ORCIA 3,24 Figura 3.19: Mappa dell’Emergia per Persona per Circondario (sinistra) e per Comune (destra). Unità di misura: 1016 sej/(ab anno). SPIN-ECO 1,31 10,36 1,89 3,60 6,66 5,27 5,34 1,41 1,13 2,80 1,88 1,81 9,05 2,40 3,54 4,67 1,66 2,15 2,01 1,42 2,59 1,56 2,26 4,34 4,37 17,57 6,78 2,26 2,28 11,66 3,68 1,74 5,30 18,32 1,72 36,66 Analisi eMergetica Il Rendimento 101 EMergetico e il Rapporto di Investimento Emergetico rappresentano una misura dell’equilibrio con il quale le categorie di risorse sono utilizzate nel sistema. Il primo è l’Indice di Rendimento EMergetico (Emergy Yield Ratio – EYR), dato dal rapporto tra il totale dell’eMergia utilizzata nell’arco del periodo considerato e le risorse provenienti dall’esterno del sistema. Esso serve a valutare quanto un processo è competitivo come fonte di eMergia primaria, vale a dire proveniente direttamente dall’ambiente. In altri termini, esso rappresenta una sorta di valore che il sistema aggiunge, attraverso l’uso di risorse locali, ai fattori importati. Quanto maggiore è questo valore, tanto maggiore sarà la capacità del sistema di sfruttare le risorse locali per ogni unità di input proveniente dall’esterno. Il valore calcolato sulla Provincia di Siena (3,38) supera il valore medio delle altre Province italiane analizzate, e questo indica un uso di risorse locali che alimentano il sistema superiore rispetto alla media. L’indice è correlato al grado di dipendenza da altri sistemi ed è proprio questo che viene, in modo migliore, esplicitato da un altro indice: l’Investimento EMergetico (Emergy Investment Ratio – EIR), che, in senso lato, può essere considerato un indicatore economico. Esso rappresenta il rapporto tra le risorse acquisite dall’esterno del sistema e quelle locali provenienti dall’ambiente, sia rinnovabili sia non rinnovabili. In questo caso si parla di “investimento” perché l’indicatore quantifica l’eMergia che deve essere acquistata (dal momento che, per importare risorse, bisogna far ricorso al mercato) per poter sfruttare ogni unità di eMergia locale. Se il valore dell’indicatore è troppo alto, significa che si sta importando molto dal di fuori del sistema per poter sfruttare poche risorse interne. È facile supporre che le regioni maggiormente dedite all’industria abbiano valori rilevanti di investimento eMergetico, dato l’elevato ammontare di importazioni necessario. Questo non è il caso della Provincia di Siena, dove le importazioni dal sistema esterno (F1+F2) raggiungono solo il 29% del totale dell’eMergia. A Siena, infatti, il rapporto di investimento eMergetico presenta un valore di 0,42 e questo deriva dal fatto che ad un basso valore dell’import viene contrapposto un valore maggiore di risorse locali sfruttate. Il tessuto economico produttivo della Provincia di Siena si sostiene principalmente sui servizi, su un’agricoltura e un artigianato di qualità e su SPIN-ECO Analisi eMergetica 102 una fiorente industria del turismo culturale e naturalistico alimentata dalla bellezza del territorio e dalle ricchezze storico-artistiche. In generale, dal momento che il problema della sostenibilità è un problema globale, acquistare risorse non rinnovabili dall’esterno significa semplicemente trasferire spazialmente i problemi di pressione antropica sull’ambiente. Ciò vuol dire che qualora il sistema esportatore avesse dei problemi di esaurimento di risorse, di inquinamento etc., l’importatore di quelle risorse vedrebbe pregiudicata la propria possibilità di sviluppo. Questo è il significato di dipendenza dall’esterno che il rapporto di investimento eMergetico mette in evidenza. . Figura 3.20: Mappa del Rapporto di Investimento EMergetico. I valori sono espressi come numero indice rispetto alla situazione italiana: EIRItalia=1. SPIN-ECO Analisi eMergetica 103 L’indice eMergia/P.I.L. è il rapporto tra l’eMergia totale utilizzata nel sistema territoriale, in un anno, e il prodotto interno lordo realizzato nello stesso anno. Questo indicatore correla il consumo di risorse alla produzione di ricchezza di un territorio; un basso valore può quindi essere attribuibile ad un basso consumo di risorse rispetto alla ricchezza prodotta. Il valore di questo indicatore (2,15x1012 sej/€) calcolato per la Provincia di Siena è stato comparato con i valori ottenuti per le altre province analizzate. La Provincia di Siena riporta il più basso valore di questo indice: questo implica che, a parità di sfruttamento di risorse, e quindi di eMergia, il sistema senese riesce a produrre maggiore ricchezza, rispetto ai sistemi caratterizzati da valori maggiori dell’indice. Le motivazioni di questo risultato possono essere ricondotte ai seguenti fattori: • il settore primario è caratterizzato da un’attività agricola e agro-alimentare non intensiva (a bassa eMergia); • l’industria e la manifattura non costituiscono la base fondamentale sulla quale poggia il sistema socio-economico provinciale; • entrambi questi settori fanno leva sulla produzione di beni di estrema qualità (riconosciuti a livello nazionale ed internazionale) e portatori di un alto valore aggiunto (si pensi alla produzione del cristallo); • l’economia senese è connotata da un dinamico settore terziario e contemporaneamente da un sistema ricettivo che consente di ospitare flussi turistici in costante aumento negli ultimi anni. Con questo indice si sottolinea quindi come l’aspetto ambientale e quello economico risultino complementari nel disegno di uno sviluppo sostenibile. Uno spunto di riflessione interessante è invece offerto dall’inverso del rapporto eMergia su PIL in quanto permette di trasformare un determinato flusso eMergetico in termini economici. Questo aspetto non è affatto da sottovalutare considerato che l’analisi eMergetica non tiene conto solo dell’energia o del lavoro necessario per estrarre una risorsa dall’ambiente ma anche del valore intrinseco della risorsa stessa nei termini del costo ambientale che la natura ha sostenuto per renderla disponibile. Quindi, se trasformiamo con questo artificio il flusso eMergetico in denaro siamo in grado di attribuire un “valore economico” alla risorsa naturale. SPIN-ECO Analisi eMergetica 104 Cerchiamo cioè di rispondere alla domanda: se trattiamo un bene ambientale alla stregua di un bene prodotto dall’uomo, questo sarà il suo valore? Ad esempio: se moltiplichiamo il valore eMergetico dei materiali estratti per l’inverso del rapporto eMergia su PIL otteniamo un valore in denaro, che rappresenta il corrispettivo valore dei materiali estratti. Poiché tale valore risulta nettamente superiore ai prezzi di mercato del settore estrattivo siamo di fronte ad una situazione in cui il sistema si sta privando di una risorsa di un certo valore (comprensivo del valore intrinseco) avendo come corrispettivo da parte del mercato (come contropartita economica) un ammontare inferiore che non potrà mai remunerare il costo ambientale sostenuto gratuitamente dalla Natura per renderla disponibile. Ciò non vuol dire che il valore trovato può essere assunto come prezzo da praticare sul mercato. Si tratta di un metodo che, coerentemente con la filosofia dell’analisi eMergetica, mira a determinare il valore, non necessariamente economico, dei beni, indipendentemente dal loro passaggio attraverso il mercato. In questo caso l’eventuale sistema importatore sta beneficiando dei servizi gratuiti offerti dalla Natura a scapito del territorio dal quale la risorsa è prelevata. SPIN-ECO Analisi eMergetica 105 3.6 DISCUSSIONE DEI RISULTATI FORNITI DAGLI INDICATORI EMERGETICI Alcune delle tematiche più importanti che l’analisi degli indicatori eMergetici ha evidenziato sono approfondite in questo paragrafo. ATTIVITÀ ESTRATTIVA L’analisi eMergetica della Provincia di Siena e l’interpretazione dei valori ottenuti, in particolare gli indici di impatto ambientale (ELR = 10,65) e della densità di flusso di eMergia [ED = 2,53x1012 sej/(m2 anno)], mettono in evidenza il ruolo che giocano le risorse locali non rinnovabili e in particolare la voce “materiali da estrazione. È innanzitutto evidente lo squilibrio (in termini eMergetici) fra l’utilizzo di materiali di cava (98,18%) e le altre categorie di risorse. Se, da un lato, il fatto che si tratti di risorse locali implica un minore grado di dipendenza dall’esterno, dall’altro, trattandosi di risorse non rinnovabili, si rende necessario un attento monitoraggio e un’oculata gestione dell’attività di estrazione, affinché questo settore non provochi un impoverimento sistematico del capitale naturale della zona. L’attenzione richiesta dal settore estrattivo è legata a un doppio aspetto, implicito nella sua non rinnovabilità: innanzitutto la discrepanza fra i ritmi del prelievo e i ritmi di rigenerazione dei cicli naturali; in secondo luogo, le modifiche apportate dall’attività estrattiva al sistema sono spesso irreversibili e possono produrre delle conseguenze, anche nel lungo periodo, difficili da prevedere e da controllare. Le attività minerarie possono anche compromettere l’esistenza di interi ecosistemi o la permanenza in loco di alcune specie viventi a causa della produzione di rifiuti o scarti tossici. Se, da un lato, è impossibile non rilevare tale situazione, dall’altro è anche necessario dire che il materiale estratto rappresenta una ricchezza propria del territorio, oltre che fonte di reddito e occupazione. Inoltre alcuni materiali estratti sono risorse di particolare pregio o di grande qualità, risorse specifiche ed esclusive di una zona, che permettono di identificarla fra tante (ad esempio, marmo giallo e travertino). Per una gestione sostenibile dell’attività estrattiva occorre innanzitutto ridurre gradualmente le quantità estratte nell’unità di tempo, cercando di riconvertire le attività verso prodotti in cui gli elementi caratterizzanti siano qualità più che quantità e valore aggiunto da lavorazioni artigianali e specialistiche. Nello stesso SPIN-ECO Analisi eMergetica 106 tempo, per la sostenibilità del sistema, è opportuno attivare processi per differenziare l’economia locale e indirizzare gradualmente le nuove generazioni verso occupazioni alternative all’attività di estrazione. Fa al caso la regola di “quasi sostenibilità” di Herman Daly di cui si è ampiamente trattato nei vari Report che sono stati redatti. È ovvio che sfruttare il non rinnovabile vuol dire utilizzare input a una velocità superiore alla capacità della Natura di rigenerarli, tuttavia è necessario trovare una modalità che permetta di ridurre lo sfruttamento della risorsa non rinnovabile attraverso la creazione di sostituti rinnovabili. Nel caso specifico, potrebbero essere incentivati, ad esempio, processi di sviluppo basati su tecnologie del recupero e riutilizzo dei materiali di scarto, sulla riconversione paesaggistica delle cave e delle miniere dismesse, nonché sul ripristino delle funzioni naturali intaccate dalle attività per prevenire il territorio da rischi idrogeologici. Hans Christoph Binswanger (1998) sostiene che il fatto di ridurre l’input di risorse che alimentano un sistema potrebbe essere in fondo più economico ed ecologicamente più efficace rispetto a dover riparare i danni ambientali dovuti al sovrasfruttamento o alle conseguenze di esso. Allo stesso modo, potrebbe essere più utile risparmiare le risorse scarse e l’energia piuttosto che cercarne dei sostituti. Avendo a disposizione un deposito (giacimento) di una risorsa non rinnovabile e dato un certo livello di consumo attuale, esiste, secondo Binswanger, il modo di sfruttare quella risorsa per un tempo indefinito proprio riducendo di periodo in periodo l’estrazione. La Figura 3.21, mostra che, date le condizioni iniziali (disponibilità di risorse 1000 volte maggiore rispetto al prelievo annuo), una riduzione dei consumi pari allo 0,1% all’anno permetterebbe una disponibilità della risorsa per un tempo indefinito. Nel caso in cui anche una piccola ma stabile riduzione percentuale del consumo della risorsa possa essere sufficiente per far sì che il tempo di vita del giacimento si ampli notevolmente, è pur sempre necessario un ingente sforzo a livello politico affinché si consolidi un nuovo modello produttivo che preveda un uso meno intensivo di materia ed energia. In questo senso gli strumenti principali da utilizzare sono la tecnologia, atta a migliorare l’efficienza e le performances in fase di trasformazione SPIN-ECO Analisi eMergetica 107 della materia grezza e di produzione di rifiuti, e la politica fiscale, atta a direzionare gli investimenti in questo senso. Figura 3.21: Tassi di consumo annuo ed esaurimento di una risorsa non rinnovabile. ASPETTI ENERGETICI Il valore dell’indice di impatto ambientale, se, da una parte, risente del peso dell’attività estrattiva, dall’altra gode del fatto che molta dell’energia elettrica consumata nella Provincia di Siena è prodotta localmente e da fonte rinnovabile. Infatti, per il 1999, la domanda di energia elettrica della Provincia di Siena ammontava a 1,03x109 kWh/anno, di cui il 90% è stato prodotto nell’ambito del territorio provinciale. Da un punto di vista energetico, la Provincia si configura pertanto come un sistema quasi auto-sufficiente. Inoltre, è da sottolineare come questa produzione derivi quasi totalmente dallo sfruttamento della risorsa geotermica di cui la Provincia è ricca. Lo sfruttamento della geotermia a fini energetici deve avvenire in accordo con i due principi di sostenibilità teorizzati da Herman Daly. Mentre è semplice rispettare il primo principio, in virtù del fatto che gli impianti attualmente operativi sfruttano il vapore geotermico rispettando i cicli della natura, risulta più complicato rispettare il secondo. Infatti la produzione di energia elettrica da fonte geotermica, in assenza di procedure di gestione e controllo opportune, può provocare emissioni di inquinanti o SPIN-ECO Analisi eMergetica 108 dissesti geologici di natura spesso irreversibile e, in alcuni casi, reazioni di rigetto da parte delle comunità locali interessate. L’analisi eMergetica, concentrando la sua attenzione sul primo dei due principi, premia sistemi dove siano sfruttate risorse endogene rinnovabili a prescindere dall’impatto che esse hanno sui sistemi stessi. Ogni volta che si incontrano problemi di questo tipo è opportuno affiancare all’analisi altri tipi di considerazione. L’eventuale abbandono di una produzione che si rivela non sostenibile sul territorio, deve essere comunque uno stimolo per la ricerca e la sperimentazione di nuovi sistemi per produrre energia da fonti rinnovabili. Va ricordato che nessuna produzione di energia può considerarsi del tutto priva di impatto; è evidente, tuttavia, che esiste una scala di preferenza, che va dall’utilizzo delle biomasse, alla produzione di energia eolica, al fotovoltaico, all’idroelettrico. La delicatezza della questione energetica in generale, e geotermica in particolare, e il ruolo che questa risorsa riveste nell’ambito dell’analisi eMergetica e degli indicatori di sostenibilità, ha richiesto la formulazione di due diversi scenari, a seconda che si consideri l’energia elettrica utilizzata dalla Provincia come autoprodotta oppure come importata dalla rete nazionale. 1. Il primo scenario considera che la Provincia di Siena sia un auto-produttore di energia elettrica, riuscendo a coprire il 90% del fabbisogno complessivo attraverso l’utilizzo di una fonte alternativa quale la geotermia, fonte che per il 75% è di tipo rinnovabile. Il rimanente 10% viene invece importato attraverso la rete ENEL nazionale; la produzione nazionale si avvale di tipologie di produzione che sono prevalentemente di origine non rinnovabile (il solo termoelettrico è pari all’80% della produzione). 2. Nel secondo scenario sono stati calcolati nuovamente tutti gli indicatori, modificando l’ipotesi di base relativa all’energia elettrica: è stato assunto che l’intero consumo di energia elettrica gravi sul sistema nazionale, cioè non si considera l’auto-produzione da fonte rinnovabile. Nella Tabella 3.4 di seguito sono mostrati i valori degli indicatori per i due scenari. SPIN-ECO Analisi eMergetica 109 Tabella 3.4: Flussi e indicatori eMergetici calcolati per la Provincia di Siena. Vengono mostrati i valori sia per il 1° scenario (per il 90% auto-produzione da fonte geotermica) che per il 2° scenario (utente della rete nazionale). Indici EMergetici EMergia usata per persona Rapporto di Investimento EMergetico Rendimento EMergetico Densità di Flusso di EMergia Rapporto di Impatto Ambientale Unità di misura Espressione 1° scenario 2° scenario 3,83 3,98 F / (N + R) 0,42 0,53 U/F 3,38 2,90 2,53 2,64 10,65 15,40 1016 sej/(ab anno) U / popolazione - 1012 sej/(m2 anno) U / area - (N + F) / R Nel secondo scenario, l’utilizzo di energia elettrica dalla rete nazionale porta il sistema Provincia di Siena ad essere molto più dipendente da risorse di tipo non rinnovabile e per tale motivo tutti gli indici eMergetici risultano leggermente peggiorati rispetto all’altra situazione. In particolare, il rapporto di impatto ambientale sale del 45%, fino al valore di 15,40. I valori degli altri indicatori mostrano un profilo della Provincia leggermente peggiore rispetto al primo, anche se, in definitiva, i numeri, sia del primo sia del secondo scenario, definiscono univocamente il sistema territoriale senese come un sistema in cui il comparto antropico si integra in modo armonico con le componenti naturali, senza esercitare uno stress importante. Questo secondo scenario nasce dalla consapevolezza che considerare rinnovabile la produzione di energia elettrica da fonte geotermica, oggi più che mai può risultare fuorviante, sia per il dibattito che si è creato intorno all’argomento, sia per il fatto che, all’interno dell’analisi eMergetica, un flusso maggiore di risorse rinnovabili potrebbe delineare un profilo eMergetico del sistema in studio non aderente alla realtà. MODELLO INSEDIATIVO Gli indici eMergetici, e in particolare l’indice della densità di flusso di eMergia, danno informazioni utili per valutare l’impatto che il modello di urbanizzazione ha sul territorio. Il livello e il tipo di urbanizzazione incidono, infatti, sulla disponibilità di spazio, sottraendo superficie ai territori biologicamente produttivi. SPIN-ECO Analisi eMergetica 110 Per un modello di sviluppo atto a perseguire la sostenibilità, deve essere ribadita, innanzitutto, l’esigenza di una graduale ma decisa rinuncia ad una politica urbana basata sulla crescita, sull’espansione indiscriminata dei centri urbani. L’auspicio è dunque quello di uno sviluppo mirato ad individuare le risorse, le unicità, le caratteristiche principali dei centri urbani, a diffondere e promuovere una consapevolezza e autoreferenzialità tra i vari attori urbani ed infine una configurazione di luoghi ispirata all’integrazione dei settori, in opposizione alla settorializzazione forzata, strumento tipico di una certa obsoleta urbanistica moderna. Opportuni piani di recupero urbano sono validi strumenti ed occasioni per riqualificare aree ed edifici e attivare meccanismi a catena di riqualificazione del patrimonio edilizio, di conversione delle imprese costruttrici verso interventi edilizi di qualità, specializzandosi nella tecnologia del restauro e del recupero edilizio, pratica questa già molto diffusa nella Provincia di Siena. Si dovranno individuare le unicità dei centri urbani, le risorse di cui dispongono e operare per valorizzarle. Ci riferiamo soprattutto all’opportunità di enfatizzare il dialogo tra componenti abiotiche e biotiche, là dove esistono, all’interno del tessuto edilizio. È soprattutto il caso di definire delle direttive comuni, anche in termini di normativa tecnica, che orientino la produzione edilizia ad adottare forme strettamente pertinenti con le condizioni ambientali e climatiche del sito in vista di una ridefinizione progressiva dell’architettura locale come valore culturale, nonchè di una riduzione sostanziale dei consumi energetici. L’adesione diffusa ad un certo tipo di “accortezza” nei modi del costruire potrebbe diventare, per esempio, se non norma giuridica, criterio di selezione per la funzione di controllo esercitata dalle commissioni edilizie; in ogni caso deve andare di pari passo con le direttive di un programma energetico urbano, per la riduzione dei consumi e delle emissioni, unitamente ad altre iniziative quali istallazione di impianti fotovoltaici sui tetti o impianti di cogenerazione nei locali produttivi. SPIN-ECO Analisi eMergetica 111 3.7 CONCLUSIONI Le mappe di sostenibilità ottenute dall’analisi eMergetica della Provincia di Siena, consentono una prima valutazione dello stato di salute del sistema, sulla base delle risorse utilizzate al suo interno e del confronto con altre realtà territoriali italiane. Il profilo eMergetico che ne risulta può essere inoltre un valido riferimento su cui fondare politiche di sviluppo e ipotesi di trasformazione. I valori degli indicatori eMergetici che si ricavano dallo studio realizzato, concordano nel descrivere la Provincia di Siena come un sistema complesso sottoposto ad un basso stress, generato da un’attività antropica che sembra integrarsi con le caratteristiche del territorio rispettando i tempi e gli equilibri della Natura. I risultati ottenuti sono coerenti con una struttura in cui si rileva una bassa densità di popolazione e un tessuto produttivo essenzialmente caratterizzato dalla presenza di attività di piccole dimensioni in particolare imprese artigiane trasversali a diversi settori. L’andamento degli indicatori di stress (il rapporto di impatto ambientale - ELR e la densità di flusso di eMergia - ED) va di pari passo con l’intensità dell’urbanizzazione e la densità delle attività produttive che provocano “un’accumulazione” di eMergia per unità di territorio. Siena ha un tessuto produttivo incentrato principalmente sul terziario e una densità demografica di 66 ab/km2, fra le più basse rispetto alla media italiana (191 ab/km2). La Provincia di Siena è quindi un sistema in cui la transizione da un’economia da “mondo vuoto” a un’economia da “mondo pieno” ancora non si è completamente realizzata: le risorse naturali locali non costituiscono ad oggi il fattore limitante per lo sviluppo ma piuttosto concorrono alla ricchezza del territorio in esame. Sinteticamente possiamo dire che: • Il sistema si sostiene attraverso un flusso di risorse prevalentemente di origine non rinnovabile (91%), di cui il 62% proviene da risorse locali (per la maggior parte dall’attività estrattiva), mentre il rimanente 29% viene importato tramite il commercio. Queste percentuali, pur evidenziando una bassa dipendenza del sistema dall’esterno, dall’altro ci invitano ad un attento monitoraggio e gestione dei materiali da cava, al fine di evitare un impoverimento sistematico del capitale naturale della zona. Sarebbe pertanto auspicabile la riduzione delle quantità SPIN-ECO Analisi eMergetica 112 estratte nell’unità di tempo, cercando di riconvertire le attività verso prodotti di qualità, che abbiano un maggiore valore aggiunto derivante da lavorazioni artigianali e specialistiche. • La percentuale di risorse rinnovabili utilizzate (9%), anche se bassa rispetto al totale, ha uno dei valori più elevati nel confronto con gli altri sistemi territoriali. (A testimonianza dell’impegno dell’amministrazione locale verso la valorizzazione e lo sfruttamento delle risorse locali). • Il valore dell’indicatore ELR (pari a 10,65) e quello del flusso di densità eMergetica [2,53x1012 sej/(m2 anno)] riflettono una bassa pressione esercitata sul territorio che risulta, infatti, fra le più basse fino ad oggi riscontrate nelle analisi che abbiamo condotto a termine. • I dati relativi al rendimento e all’investimento eMergetico supportano ulteriormente i risultati che indicano la Provincia di Siena come un utilizzatore di risorse locali piuttosto che un potente trasformatore di beni e risorse importate. Il sistema si configura come un serbatoio ricco di capitale naturale ancora preservato dalla moderna tendenza alla crescita economica sfrenata. Il tessuto economico produttivo si sostiene infatti principalmente sui servizi, su una agricoltura e un artigianato di qualità e su un turismo storico e culturale. È opportuno, per la Provincia di Siena, a seconda delle aree, ipotizzare un modello di sviluppo più vocato alla valorizzazione delle risorse naturali. Ciò che si intende per valorizzazione è, in primo luogo, un elevato livello di attenzione al controllo del territorio attraverso il potenziamento e l’istituzione, dove non esistono, di enti adibiti al monitoraggio continuo del territorio, alla raccolta periodica di dati, di rilievo e statistici, sul territorio e sul capitale naturale in genere, all’impiego di indicatori efficaci per valutarne lo stato di salute. È opportuno incentivare attività basate su prodotti tipici, in particolare gastronomici, quali olio, vino, formaggi, funghi, frutti di bosco, selvaggina, e controllare accuratamente che la rinnovabilità di queste risorse non venga compromessa o venga addirittura ripristinata dove è venuta a mancare. La sostenibilità non significa autosufficienza, ma richiede la valorizzazione e lo sviluppo delle caratteristiche locali: è evidente che un sistema come una Provincia non può essere auto-sostenibile, ma necessariamente deve rivolgersi al mercato per acquistare quei beni e quelle risorse di cui non dispone; è SPIN-ECO Analisi eMergetica 113 altrettanto vero, però, che non considerare le peculiarità di un territorio e affidarsi solo alle transazioni economiche è un errore strategico fondamentale. Il nostro contributo alla definizione di un modello di sviluppo vuole fissare un’immagine chiara del sistema in studio e quindi scendere nel dettaglio attraverso le analisi a livello comunale, per evidenziare la presenza di eventuali criticità. In conclusione ci preme sottolineare quanto la programmazione, in tutti i settori, possa operare come metodo base per la politica di sviluppo in costante riferimento ad un disegno strategico predefinito e chiaramente ispirato alla sostenibilità. Si tratterà di relazionare le scelte di programma alle vocazioni locali dei vari ambiti territoriali e quindi ridurre il divario tra le idee progettuali e la capacità di renderle operative. Le scelte, gli investimenti, le azioni devono essere realizzate secondo un’idea complessiva e condivisa del modello di sviluppo e della sua configurazione sul territorio. SPIN-ECO Analisi eMergetica 114 Appendice 1 Riferimenti per le Transformity 1 Odum H.T. and Odum E.C., Energy Analysis Overview of Nations. WP-83-82. International Institute for Applied Systems Analysis, Laxenburg, Austria, 1983. 2 Odum H.T. and Odum E.C., Ecology and Economy. EMergy Analysis and Public Policy in Texas, Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, Policy Research Project Report n. 78, 1987. 3 Brown M.T. and J.E. Arding, Transformity Working Paper, Center for Wetlands, University of Florida, 1991. 4 Odum H.T. and Arding J.E., EMergy analysis of shrimp mariculture in Ecuador. Department of Environmental Engineering Sciences, University of Florida, Working paper prepared for Coastal Resources Center, University of Rhode Island, Narragansett, RI, 1991. 5 Odum H.T., EMergy and Public Policy. Part I-II, Environmental Engineering Sciences, University of Florida, Gainsville, FL., 1992. 6 Ulgiati S., Odum H.T. and Bastianoni S., EMergy Analysis of Italian Agricultural System.The Role of Energy Quality and Environmental Inputs, in: Trends in Ecological Physical Chemestry. Elsevier, Amsterdam, 1993, p. 187215. 7 Ulgiati S., Odum H.T. and Bastianoni S., EMergy use, environmental loading and sustainability. An eMergy analisysis of Italy, Ecological Modelling, vol. 73, p. 215-268, 1994. 8 Bastianoni S., Brown M.T., Marchettini N. and Ulgiati S., Assessing Energy Quality, Process Efficiency and Environmental Loading in Biofuelfs Production from Biomass, Biomass for Energy Environment, Agriculture and Industry, Chartier, Ph. Beenackers A.A.C. and Grassi G. (Eds.), 2300-2312, 1994. 9 Panzieri M., Analisi e indagine termodinamica di sistemi complessi, Tesi di laurea in chimica, Università di Siena, 1995. 10 Odum H.T., Environmental accounting, Wiley & Sons, New York, USA, 1996. SPIN-ECO Analisi eMergetica 115 11 Odum H.T. et al., Introduction and Global Processes. Center for Environmental Policy, University of Florida, 2000. Folio #1. 12 Tiezzi E. et al., Studio per un progetto di valutazione di scenari per uno sviluppo sostenibile della Laguna di Venezia, Report non pubblicato, Siena, 2000. 13 Tiezzi E. et al., Analisi di sostenibilità ambientale del Comune di Pescia, Report non pubblicato, Siena, 2000. 14 Marchettini N., Panzieri M., Niccolucci V. e Bastianoni S., Valutazione della performance ambientale di quattro famose produzioni di vini italiani: Chianti, Brunello, Nobile e Barbera, Oikos, Ekoclub International, vol. 9, pp. 57-65, 2000. 15 Bjorklund J. et al., EMergy analysis of municipal wastewater treatment and generation of electricity by digestion of sewage sludge, Resources Conservation & Recycling, 31, p. 293-316, 2000. 16 Tiezzi E. et al., Implementazione di un sistema di contabilità ambientale su scala provinciale e intercomunale, 2001. 17 Tiezzi E. et al., Un approccio integrato alla valutazione del sistema elettrico nazionale: analisi eMergetica e capitale naturale, 2001. 18 Susani L., Analisi termodinamica dei processi di produzione dell'energia termoelettrica mediante il calcolo di nuove Transformity delle risorse petrolifere, Tesi di laurea in chimica, Università di Siena, 2001. SPIN-ECO Analisi eMergetica 116 Bibliografia di riferimento Bastianoni S. and Marchettini N., 1995. Ethanol production from biomass: Analysis of process efficiency and sustainability. Biomass and Bioenergy, Vol. 11, N. 5, 411418. Bastianoni S., Brown M.T., Marchettini N., and Ulgiati S., 1995. Assessing energy quality, process efficiency and environmental loading in biofuels production from biomass. Biomass for Energy, Environment, Agriculture and Industry, Chartier, Ph., Beenackers A.A.C. and Grassi G. (Eds), 2300-2312. Bastianoni S., Tiezzi El. and Tiezzi En., 1996. How to assess the sustainability of a complex system? A proposal of new indicators. In Advances in Ecosystems Research (G.E.Lasker and N.Marchettini editors), Canada, vol.II, 11-16. Bastianoni S., Marchettini N., Panzieri M., 1997. Process Efficiency and Environmental Loading of Biofuel Production in an Agricultural Farm. Proceedings of the 30th ISATA Conference, Firenze (Italy), 539-546. 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Infine viene descritta più in dettaglio l’analisi svolta sulla Provincia di Siena; il paragrafo 4.4 è dedicato ai dati utilizzati nella ricerca mentre il paragrafo 4.5 illustra la metodologia di calcolo adottata. Il paragrafo 4.6 si occupa di come sono stati accorpati i risultati per renderne più chiara e più efficace la lettura. Nell’ultima parte della studio sono descritti e analizzati i risultati ottenuti. 4.1 LA FORMULAZIONE TEORICA DELL’IMPRONTA ECOLOGICA L’Impronta Ecologica è stata introdotta da William Rees (ecologo della British Columbia University di Vancouver, Canada) e da Mathis Wackernagel (direttore esecutivo del Global Footprint Network) a partire dagli anni Novanta. Si tratta di un indicatore sintetico di sostenibilità ambientale in grado di stimare l’impatto che una popolazione esercita sull’ambiente con i propri consumi, quantificando l’area totale di ecosistemi terrestri e acquatici necessaria per fornire, in modo sostenibile, tutte le risorse utilizzate e per assorbire, sempre in modo sostenibile, tutte le emissioni prodotte. È interessante confrontare il concetto di Impronta Ecologica con quello, già da tempo utilizzato, di Capacità di Carico (Carrying Capacity). Quest’ultima grandezza è definita come il carico massimo, esercitato dalla popolazione di una certa specie, che un determinato territorio può supportare senza che venga permanentemente compromessa la produttività del territorio stesso. L’Impronta Ecologica rappresenta quindi la quota di Capacità di Carico di cui si è appropriata la popolazione umana residente nell’area considerata. SPIN-ECO Impronta Ecologica 120 L’analisi dell’Impronta Ecologica rovescia, in un certo qual senso, il concetto di Capacità di Carico: l’attenzione infatti non viene posta sulla determinazione della massima popolazione umana (intesa non solamente in termini numerici ma come “carico”) che un’area può supportare, bensì sul computo del territorio produttivo effettivamente utilizzato dai residenti, indipendentemente dal fatto che questa superficie coincida con il territorio su cui la popolazione stessa vive. La metodologia dell’Impronta Ecologica è stata adottata dal ministero per l’Ambiente Britannico, dalla regione australiana del Queensland (Simpson et al., 1995), dalla città di Vancouver e da numerose università (Rees e Wackernagel, 1996; Wackernagel e Rees, 1997; Bologna et al., 1999; Hanley et al., 1999; Proops et al., 1999; van den Bergh e Verbruggen, 1999; Wackernagel et al., 1999) per stimare il livello di sostenibilità di singole attività, di regioni o anche di intere nazioni. Nel 2000 è uscito il Living Planet Report una pubblicazione in cui vengono riportate le ultime stime aggiornate dell’Impronta Ecologica per tutte le nazioni del mondo con una popolazione superiore al milione di abitanti (UNEP-WCMC, WWF, 2000). Da allora, ogni 2 anni, il volume viene pubblicato con i dati aggiornati. All’approfondimento delle valenze e delle potenzialità di questo indicatore è stato inoltre dedicato un intero numero monografico della più importante rivista scientifica, dedicata all’economia ecologica, Ecological Economics (volume 32, marzo 2000). IL CALCOLO DELL’IMPRONTA ECOLOGICA Nella formulazione classica, proposta da Wackernagel e Rees, il calcolo dell’Impronta Ecologica si basa sui consumi medi della popolazione, partendo dal presupposto che ad ogni unità di materia o di energia consumata corrisponda una certa estensione di territorio, appartenente ad uno o più ecosistemi, che garantisce il relativo apporto di risorse per il consumo e/o per l’assorbimento delle emissioni. Il formalismo dell’Impronta Ecologica considera i seguenti tipi di attività che generano impatto sull’ambiente e che possono essere tradotti in superfici di terreno ecologicamente produttivo: • produzione dei beni e delle merci consumate; • produzione dell’energia utilizzata; SPIN-ECO Impronta Ecologica • 121 smaltimento degli scarti e delle emissioni prodotte dai vari consumi (vedi, ad esempio la superficie necessaria per assorbire la CO2 emessa), • occupazione di territorio per l’allocazione di infrastrutture, impianti, abitazioni, ecc. Riprendendo la classificazione usata dall’Unione Mondiale per la Conservazione, la formulazione classica dell’Impronta Ecologica suddivide l’utilizzo di territorio ecologicamente produttivo in sei principali categorie: 1. Terreno per l’energia: superficie necessaria per produrre, con modalità sostenibili (es. coltivazione di biomassa) la quantità di energia utilizzata. In realtà Wackernagel e Rees (1996) applicano una definizione differente, che si basa sull’area di foresta necessaria per assorbire la CO2 emessa dalla produzione di energia a partire da combustibili fossili. Le due aree hanno lo stesso ordine di grandezza, ma questo secondo metodo consente di centrare il calcolo della componente energetica dell’Impronta Ecologica, sul problema della concentrazione della CO2 in atmosfera e della conseguente alterazione del clima. In questo modo diventa inoltre possibile, partendo dai dati riguardanti le diverse emissioni di CO2, distinguere gli impatti provocati dall’uso di differenti combustibili fossili (solidi, liquidi, gassosi) per produrre energia. 2. Terreno agricolo: superficie arabile (campi, orti, ecc.) utilizzata per la produzione delle derrate alimentari e di altri prodotti non alimentari di origine agricola (es. cotone, iuta, tabacco). 3. Pascoli: superficie dedicata all’allevamento e, conseguentemente, alla produzione di carne, latticini, uova, lana e, in generale, di tutti i prodotti derivati dall’allevamento. 4. Foreste: area dei sistemi naturali modificati dedicati alla produzione di legname. 5. Superficie degradata: terreno degradato, ecologicamente improduttivo, dedicato alla localizzazione delle infrastrutture quali abitazioni, attività manifatturiere, aree per servizi, vie di comunicazione, ecc. 6. Mare: superficie marina necessaria alla crescita delle risorse ittiche consumate. Il formalismo di calcolo considera l’uso mutuamente esclusivo di questi territori, nel senso che ad ogni territorio ricopre una ed una sola funzione, anche se questo non corrisponde esattamente al vero. Si tratta comunque di un’approssimazione accettabile. SPIN-ECO Impronta Ecologica 122 La considerazione di tipi di territorio così diversi ha posto il problema delle loro differenti produttività. Per rendere comparabili tra loro gli usi dei diversi tipi di terreno, la formulazione classica dell’Impronta Ecologica introduce un’operazione di normalizzazione, che consente di pesare le aree dei differenti tipi di terreno in base alla loro produttività media mondiale. Per queste superfici, non si utilizza come unità di misura l’ettaro, che si riferisce a superfici reali, bensì una più generica “unità di area”, altrimenti indicato con il termine “ettaro equivalente” (ha equivalente). Un ettaro equivalente, o unità di area, equivale a circa 0,3 ha di terreno arabile, o 0,6 ha di foresta, o 2,7 ha di pascoli, o 16,3 ha di superficie marina. Un ettaro di terreno altamente produttivo rappresenta quindi più ettari equivalenti rispetto alla stessa quantità di terreno meno produttivo. Per illustrare la metodologia di calcolo consideriamo una generica regione di cui si vuole valutare l’Impronta Ecologica: procedendo per passi successivi si devono affrontare le operazioni di seguito elencate. 1. Calcolo dei consumi medi Cn, (espressi in kg/anno) per ogni bene o prodotto n consumato dalla popolazione residente nella regione in esame. 2. Calcolo della superficie Sn (espressa in ha) necessaria per la produzione dello specifico bene n, ottenuta dividendo il consumo medio annuale di quel bene Cn per la sua produttività o rendimento medio annuale pn, espresso in kg/(ha anno): Sn = Cn pn Nella contabilizzazione dei territori devono essere inclusi anche quei terreni produttivi che non sono legati direttamente ai consumi di beni ma a quei servizi naturali indispensabili per assorbire le emissioni prodotte. In questo caso la produttività media pn dovrà essere intesa in senso generalizzato, come la quantità, in chilogrammi, della sostanza inquinante n che può essere assorbita da un ettaro di terreno produttivo. 3. Calcolo dell’Impronta Ecologica F (espressa in ha) sommando i contributi delle diverse superfici Sn relative a tutti gli n beni consumati: F= tutti i beni ∑S n n SPIN-ECO Impronta Ecologica 123 4. Calcolo dell’Impronta Ecologica pro capite f (espressa in ha/persona) dividendo l’Impronta Ecologica totale F per la popolazione P residente nella regione in esame: f = F p 5. Calcolo della superficie equivalente moltiplicando le aree dei sei diversi tipi di terreno per i pesi proporzionali alla loro produttività media mondiale si ottengono l’Impronta Ecologica E espressa in ha equivalenti e l’Impronta Ecologica pro capite e espressa in ha equivalenti pro capite. Il calcolo dell’Impronta Ecologica, secondo la formulazione classica di Wackernagel e Rees, permette di arrivare ad un valore sintetico finale (la superficie o superficie equivalente) che consente di stimare il livello di sostenibilità della regione considerata. A fianco di questa metodologia si sono sviluppate nuove formulazioni volte a disaggregare maggiormente il risultato ottenuto al fine di focalizzare meglio le possibili cause dell’insostenibilità. Questo tipo di metodologia propone, insieme all’Impronta Ecologica, un secondo indicatore chiamato biocapacità. Con questo termine si indica la superficie di terreni ecologicamente produttivi che sono presenti all’interno della regione in esame. Riprendendo quanto affermato nel Rapporto Finale del Progetto Indicatori Comuni Europei EUROCITIES (Lewan, Simmons, 2001) “la biocapacità misura l’offerta di bioproduttività, ossia la produzione biologica di una data area. Essa è data dalla produzione aggregata dei diversi ecosistemi appartenenti all’area designata, che vanno dalle terre arabili ai pascoli alle foreste alle aree marine produttive e comprende, in parte, aree edificate o in degrado. La biocapacità non dipende dalle sole condizioni naturali, ma anche dalle pratiche agricole e forestali dominanti”. Il calcolo della biocapacità è un procedimento a step che si rifà alle definizioni e al formalismo matematico dell’Impronta Ecologica: 1. Il primo passo consiste nel calcolare l’estensione ai dei territori ecologicamente produttivi presenti all’interno della regione in esame, raggruppandoli per ciascuna delle sei categorie sopra menzionate. SPIN-ECO Impronta Ecologica 2. 124 Sommando le aree ai delle sei categorie di terreno si ottiene l’area totale B (misurata in ha) di terreno occupato da ecosistemi, e quindi potenzialmente produttivo, che è presente sul territorio: 6 B = ∑ ai i =1 3. In realtà, per confrontare in modo coerente la biocapacità con l’Impronta Ecologica è necessario moltiplicare le aree ai dei sei diversi tipi di terreno per i pesi proporzionali alla loro produttività media mondiale: in questo modo si ottiene una misura della biocapacità che, similmente all’Impronta Ecologica, risulta espressa in ha equivalenti. 4. A tale valore si sottrae, seguendo le indicazioni suggerite da Wackernagel (1997), un 12% di terreno per ecosistemi, equivalente all’area minima, indispensabile, per la preservazione della biodiversità nel pianeta, pur riconoscendo che si tratta di un valore comunque basso. 5. Partendo dalla misura così ottenuta e dividendola per il numero di abitanti è possibile calcolare la biocapacità pro capite b. La biocapacità rappresenta quindi l’estensione totale di territorio ecologicamente produttivo presente nella regione, ossia la capacità potenziale di erogazione di risorse e servizi naturali a partire dagli ecosistemi locali. Questa grandezza va comparata con l’Impronta Ecologica che fornisce una stima dei servizi ecologici richiesti dalla popolazione locale. È possibile definire un vero e proprio bilancio ambientale sottraendo all’offerta locale di superficie ecologica (la biocapacità) la domanda di tale superficie, richiesta dalla popolazione locale, (l’Impronta Ecologica). Ad un valore negativo (positivo) del bilancio corrisponde una situazione di deficit (surplus) ecologico: questo sta ad indicare una situazione di insostenibilità (sostenibilità) in cui i consumi di risorse naturali sono almeno teoricamente superiori (inferiori) ai livelli di rigenerazione che si hanno partendo dagli ecosistemi locali. L’entità del deficit o del surplus ecologico rappresenta pertanto una stima del livello di sostenibilità/insostenibilità del territorio locale. SPIN-ECO Impronta Ecologica 125 4.2 IL LIVING PLANET REPORT Il Living Planet Report è stato realizzato, per la prima volta nel 2000, con l’intento di valutare i cambiamenti degli ecosistemi nel tempo, di misurare l’impatto umano sull’ambiente dovuto al consumo di risorse e di analizzare la distribuzione geografica di questo fenomeno. A tal fine sono stati utilizzati due indicatori ambientali. Il primo è il Living Planet Index (LPI) stimato sulla media di tre indici (The Global Forest Population Index, The Freshwater Species Population Index e The Marine Species Population Index) volti a monitorare la variazione numerica di alcune specie animali prese come campione rappresentativo dell’ecosistema considerato. Il secondo indicatore utilizzato è l’Impronta Ecologica che è stato calcolato per tutte le nazioni del mondo con più di un milione di abitanti. Il calcolo è effettuato su dati forniti dalle Nazioni Unite, la stima dei consumi è ottenuta sommando alla produzione locale ciò che viene importato e sottraendo ciò che viene esportato. Uno dei limiti di questo procedimento, come viene fatto notare dagli autori stessi, è il fatto di non poter considerare, per carenza di dati, le perdite durante la produzione; ciò va a gravare sull’Impronta Ecologica dei paesi che hanno un’intensa produzione (per esempio un ampio settore agricolo) e una ridotta popolazione e quindi ridotti consumi. L’importante innovazione alla metodologia di calcolo dell’Impronta Ecologica introdotta in questo studio è il calcolo di nuovi fattori di equivalenza che permettono di pesare la biocapacità media delle diverse tipologie di terreno ecologicamente produttivo rendendone così comparabili e sommabili le aree. Lo studio introduce quindi, come unità di misura, in luogo degli ettari, delle generiche ‘unità di area’. L’unità di area è equivalente a un ettaro di terreno biologicamente produttivo secondo la produttività media mondiale. Lo studio confronta, inoltre, l’Impronta pro capite della popolazione del paese considerato con la biocapacità media globale pro capite e con la relativa biocapacità locale. Il Living Planet Report fornisce anche l’evoluzione temporale dell’Impronta Ecologica globale dal 1961 al 1997, suddiviso per ogni tipologia di terreno produttivo e il confronto fra le impronte ecologiche delle diverse aree geografiche del mondo. SPIN-ECO Impronta Ecologica 126 ESEMPI E APPLICAZIONI DELL’IMPRONTA ECOLOGICA TRATTI DAL LIVING PLANET REPORT La metodologia dell’Impronta Ecologica è stata utilizzata in numerosi studi sulla sostenibilità ambientale. Attraverso un linguaggio semplice ma scientificamente rigoroso, l’Impronta Ecologica non solo riesce a rendere più concreto e immediato il concetto di sostenibilità, ma si presenta come uno strumento di grande efficacia per diffondere i principi dello sviluppo sostenibile. L’analisi dell’Impronta Ecologica, se opportunamente abbinata con altri indicatori, può costituire un valido elemento di valutazione sul quale poter pianificare processi decisionali. Citiamo qui tre differenti esempi per mostrare la sua utilità e versatilità. Molto interessanti sono, anzitutto, i risultati che derivano dagli studi sull’evoluzione temporale dell’Impronta Ecologica. Dall’inizio del secolo lo spazio ecologico disponibile pro capite, secondo le stime del Living Planet Report (2000), è diminuito da 5,7 ha equivalenti pro capite a soli 2,18 ha equivalenti pro capite. Nello stesso tempo, aumentando il benessere generale e con esso il livello dei consumi, l’Impronta Ecologica globale è cresciuta molto velocemente, raddoppiando negli ultimi 50 anni (Figura 4.1). Figura 4.1: Crescita dell’Impronta Ecologica della popolazione mondiale dal 1961 al 1997. Si può notare la suddivisione nelle 6 categorie di terreno ecologicamente produttivo. Tratto da Living Planet Report (2000). Legenda: superficie edificata (Built-up land), superficie per l’energia (Energy), superficie marina (Fishing ground), foreste (Forest), pascoli (Granzing Land), terreno agricolo (Cropland). SPIN-ECO Impronta Ecologica 127 Oggi ci troviamo in una situazione estremamente critica perché l’Impronta Ecologica globale pro capite vale 2,85 ha equivalenti pro capite e supera del 30% la capacità biologica mondiale, ossia la quantità di terreni ecologicamente produttivi presenti sulla Terra. Queste tendenze illustrano molto bene il problema della mancanza, a livello mondiale, di una sostenibilità inter-generazionale: con i nostri consumi stiamo distruggendo per sempre risorse naturali che dovremmo invece consegnare intatte alle generazioni future. Anche la distribuzione spaziale dei consumi, e quindi dei conseguenti impatti ambientali, può essere accuratamente radiografata attraverso l’Impronta Ecologica. Questo indicatore permette di evidenziare, in tutta la sua drammaticità, il problema della mancanza di sostenibilità intra-generazionale: ossia i profondi squilibri presenti, a livello mondiale, nell’accesso delle diverse nazioni alle risorse. Per citare solo un esempio si consideri che l’Impronta Ecologica media di un cittadino nei paesi OCSE, è di 7,22 ha equivalenti pro capite ossia 4 volte più grande di quella dei paesi non-OCSE (1,81 ha equivalenti pro capite) e 3 volte maggiore della legittima quota di terra (2,18 ha equivalenti pro capite), come si può notare dalle Figure 4.2 e 4.3. Figura 4.2: Estensione dell’Impronta Ecologica di 7 regioni del pianeta nel 1996. L’area di ogni rettangolo è proporzionale all’Impronta Ecologica di ogni regione: l’altezza indica l’Impronta Ecologica pro capite media della regione, mentre l’asse orizzontale rappresenta la popolazione ivi residente. Tratto da Living Planet Report (2000). La legittima quota di terra rappresenta la quantità di terreno che spetterebbe a ogni persona se le risorse fossero ripartite equamente, ottenibile dividendo la superficie produttiva dell’intero pianeta per la popolazione mondiale. SPIN-ECO Impronta Ecologica 128 Figura 4.3. L’Impronta Ecologica delle nazioni. Tratto da Living Planet Report (2000). Come terzo esempio consideriamo il caso dell’Italia: la sua Impronta Ecologica pro capite è 5,51 ha equivalenti pro capite (Living Planet Report, 2000). È interessante anzitutto comparare questo valore con la quota legittima di terra: ogni italiano oltrepassa di ben tre volte il tetto dei consumi accettabile per avere un’economia ambientalmente sostenibile e un’equa ripartizione delle risorse. Si può inoltre confrontare l’Impronta Ecologica italiana con la capacità biologica della nazione, pari a 1,92 ha equivalenti pro capite. La differenza fra l’Impronta Ecologica e la capacità biologica rappresenta il deficit ecologico della nazione, che, nel caso italiano vale ben 3,59 ha equivalenti pro capite. Il deficit ecologico fornisce una valutazione del sovraccarico locale, svelando quanto una specifica regione sia dipendente da capacità produttive extra-territoriali, attraverso il commercio e/o l’appropriazione dei flussi naturali. Questo vuol dire che solo un terzo dei consumi degli italiani potrebbe essere prodotto a partire dal territorio nazionale. Da quando è iniziato lo studio ad oggi, sono uscite altre due edizioni del Living Planet Report: LPR-2002 e LPR-2004. I coefficienti adottati in questo studio sono coerenti con i dati utilizzati e pertanto si riferiscono all’edizione LPR-2000. SPIN-ECO Impronta Ecologica 129 4.3 CRITERI E INDICAZIONI PER LA CORRETTA APPLICAZIONE DELL’IMPRONTA ECOLOGICA IL PROGETTO INDICATORI COMUNI EUROPEI Di grande importanza è il recente Rapporto Finale redatto per il Progetto Indicatori Comuni Europei EUROCITIES (Lewan, Simmons, 2001). Si tratta dei risultati di una commissione di esperti dell’Impronta Ecologica che hanno studiato le potenzialità, le problematiche, le metodologie e i criteri pratici per applicare l’analisi dell’Impronta Ecologica a territori a scala geografica sub-nazionale. Per la realizzazione del calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena si è cercato di rimanere il più possibile aderenti ai suggerimenti e alle raccomandazioni fornite in questo documento. Il rapporto redige 14 criteri per studiare e comparare le diverse applicazioni del concetto di Impronta Ecologica all’interno della Comunità Europea. Nel documento si trovano anche 5 raccomandazioni iniziali, fornite dagli autori alla luce dei risultati degli studi e delle comparazioni eseguite all’interno del Progetto e della loro esperienza in ambito di applicazione e sviluppo dell’Impronta Ecologica e delle analisi sulla biocapacità. L’obiettivo finale del documento è quello di proporre e diffondere un metodo comune e concertato per l’analisi dell’Impronta Ecologica a scala locale. Riassumiamo qui di seguito i criteri d’analisi elaborati da questo rapporto grazie ai quali è possibile giudicare la scientificità, la correttezza e l’accuratezza di uno studio di sostenibilità che utilizzi l’Impronta Ecologica. Per ulteriori informazioni si rimanda alla bibliografia. • Criterio 1. Principio ‘geografico’ o ‘di responsabilità Questo criterio stabilisce se lo studio è impostato in modo tale da fornire l’Impronta Ecologica del territorio considerato (Principio geografico) o del consumo dei suoi abitanti (Principio di responsabilità). Nel primo caso si considera tutto l’impatto delle attività che avvengono sul territorio, nel secondo caso si stima solo la parte di impatto riconducibile agli abitanti. Tutti gli studi analizzati dal rapporto, seguendo la definizione di Impronta Ecologica, fanno riferimento al principio di responsabilità. Anche l’analisi della Provincia di Siena che qui presentiamo, rifacendosi al formalismo dell’Impronta Ecologica, applica il principio di responsabilità e centra il calcolo sui consumi degli abitanti residenti nell’area considerata. • Criterio 2. Rendimenti locali o rendimenti globali Si distinguono due possibilità: si possono definire i rendimenti dei prodotti agricoli e forestali in base ai valori locali (rendimenti effettivi) o rispetto alla media mondiale. Il Rapporto, pur affermando che “i rendimenti effettivi contengono informazioni utili ai fini della pianificazione della sostenibilità a livello regionale”, riconosce “l’estrema difficoltà di ottenere informazioni circa i rendimenti locali di tutti i prodotti importati” e dichiara infine che “se il consumo viene espresso in termini di rendimenti effettivi, i risultati non possono essere confrontati agevolmente con altri paesi o altre aree e non si può effettuare alcuna valutazione in termini di sostenibilità globale. Ciò in virtù del fatto che i risultati non sono espressi in termini di area bioproduttiva mondiale media.” SPIN-ECO Impronta Ecologica 130 Alla luce di queste considerazioni e dell’estrema difficoltà di trovare valori locali di rendimenti tra loro coerenti, si è deciso, seguendo l’esempio della Svezia, della Liguria e di Bologna, di impostare il calcolo sui rendimenti globali, in modo da rendere il risultato confrontabile con altre ricerche ed analisi a livello mondiale. • Criterio 3. I fattori di equivalenza Il criterio in esame evidenzia se, in sede di calcolo dell’Impronta Ecologica, i diversi tipi di terreno sono stati pesati per la propria biocapacità. Ove non si faccia uso dei fattori di equivalenza, il consumo di diversi tipi di terreno non può essere aggregato in un’unica impronta e, inoltre, il risultato non può essere facilmente confrontato con quelli relativi ad altre regioni, in quanto gli ettari non sono stati standardizzati rispetto allo spazio bioproduttivo medio mondiale. L’analisi della Provincia di Siena, come la quasi totalità delle applicazioni dell’Impronta Ecologica, fa uso dei fattori di equivalenza. È bene soffermarsi su questo punto facendo notare che Wackernagel e collaboratori (Chambers et al. 2000) hanno proposto nuovi fattori di equivalenza (adottati nelle analisi del Living Planet Report 2000) diversi da quelli introdotti da Wackernagel (1997) ed utilizzati in numerosi studi precedenti. Per rendere confrontabile l’analisi della Provincia di Siena sia con i nuovi (e futuri) studi sia con quelli precedenti, si è deciso di utilizzare entrambi i fattori di equivalenza. Nella parte relativa alla descrizione dei risultati ottenuti, oltre ad un’analisi dettagliata dei valori derivanti dai nuovi fattori di equivalenza, si faranno accenni ai risultati che si ottengono con i valori precedenti, per permettere una confrontabilità del nostro calcolo con studi precedenti che utilizzavano tali fattori di equivalenza. • Criterio 4. Utilizzo di un modello disaggregato per componenti o di uno aggregato Il criterio valuta se i risultati sono disaggregati secondo le componenti rilevanti per le politiche ambientali o se viene fornito un unico risultato finale. Anche in questo caso, come già per il criterio 3, si è deciso di impostare l’analisi della Provincia di Siena in modo da offrire la massima leggibilità e fruibilità dei dati da parte degli amministratori locali. A tale fine non solo il calcolo è stato disaggregato nelle componenti “classiche” già analizzate nei precedenti lavori sull’Impronta Ecologica (Consumi alimentari, Abitazione, Trasporti, Altri beni, Servizi, Rifiuti), ma si è anche deciso di creare una nuova disaggregazione, “per competenze”, maggiormente rivolta agli amministratori locali, attraverso cui presentare i risultati. L’analisi in parallelo delle due diverse disaggregazioni facilita una lettura più approfondita della situazione della sostenibilità ambientale della Provincia. • Criterio 5. Dati sui consumi: dati di origine locale e dati di origine nazionale In relazione alla difficoltà di reperimento dei dati a livello regionale, gli studi utilizzano, quando possibile, dati regionali o altrimenti dati nazionali ponderati per la popolazione locale. Nel nostro caso, seguendo peraltro l’impostazione di numerosi altri studi precedenti (Liguria, Bologna), si sono utilizzati per il calcolo i dati ISTAT sui consumi medi: si tratta di dati di alta qualità, omogenei a livello nazionale (sono quindi possibili comparazioni tra studi diversi che utilizzano questo database), che hanno, come spiegato più in dettaglio nel seguito, un livello di discretizzazione regionale e/o macroregionale. • Criterio 6. Aggiunte rispetto al calcolo standard dell’Impronta Il criterio indica quali sono le innovazioni introdotte dallo studio in esame rispetto alla metodologia generale. Per quanto riguarda lo studio della Provincia di Siena, l’impostazione è stata quella di seguire il più possibile i criteri qui esposti, uniformando il metodo di calcolo agli standard che si vanno discutendo a livello europeo, in modo da garantire la massima confrontabilità dei risultati. Si è altresì ritenuta opportuna l’introduzione, commentata nei criteri 3 e 4, di variazioni ed aggiunte al fine di favorire la leggibilità e la fruibilità dei risultati. • Criterio 7. Omissioni rispetto al calcolo standard dell’Impronta Questo criterio indica se ci sono delle parti che sono state trascurate rispetto alla metodologia originale. Non vi è alcuna omissione nello studio della Provincia di Siena che, a differenza di alcune altre analisi, include anche l’utilizzo di superficie marina. • Criterio 8. Fonti SPIN-ECO Impronta Ecologica 131 Suddivisione delle fonti rispetto all’origine: internazionale, nazionale o dell’area geografica di interesse. Questa parte viene esaustivamente commentata nel paragrafo “Fonti informative e dati utilizzati”. • Criterio 9. Classificazione dell’energia nucleare Valutazione del conteggio dell’energia nucleare, che viene in qualche caso trattata e conteggiata in maniera analoga ai combustibili fossili. Nel caso di regioni italiane il problema dell’energia nucleare sussiste ad un livello minore poiché non vi è produzione diretta interna ma solamente importazione di energia elettrica da nucleare, specialmente dalla Francia. Per maggiori dettagli vedere il paragrafo relativo al computo della componente energia. • Criterio 10. Stime dell’energia incorporata manufatti/prodotti lavorati utilizzate per il calcolo di Distinzione fra stime locali, nazionali o globali utilizzate per il calcolo dell’energia contenuta in manufatti e prodotti lavorati. Vengono qui utilizzate stime globali (coefficienti desunti da diversi studi di Wackernagel). • Criterio 11. Contabilizzazione del terreno edificato La biocapacità del terreno edificato viene stimata pari a quella del terreno arabile, in altri studi è stimata in base a una biocapacità media. Si è qui fatto uso del primo metodo di stima, che è quello di gran lunga più utilizzato. • Criterio 12. Contabilizzazione della biodiversità Come e se viene considerato questo fattore all’interno del calcolo dell’Impronta Ecologica. La biodiversità viene inclusa nel calcolo della biocapacità della Provincia di Siena: si utilizza la stima classica che conteggia un 12% del territorio da sottrarre alle aree ecologicamente disponibili per stimare la biocapacità locale. • Criterio 13. Assorbimento della CO2 La maggioranza degli studi fa uso del tasso di assorbimento medio globale riportato nello studio “L’Impronta delle Nazioni”, considerando la natura globale di questa sostanza inquinante. Anche lo studio della Provincia di Siena fa riferimento a questi parametri. • Criterio 14. Considerazione della biocapacità Si rileva se lo studio include o meno il calcolo della biocapacità. Come già affermato per il criterio 12, viene qui calcolata la biocapacità della Provincia di Siena. 4.4 I DATI E LE FONTI UTILIZZATE L’applicazione della procedura di calcolo dell’Impronta Ecologica richiede una notevole quantità di informazioni relative ai consumi di risorse e di beni, all’efficienza tecnologica ed energetica dei processi industriali, alla produttività agricola. Questi dati sono generalmente presenti a livello nazionale mentre sono difficilmente reperibili a livello regionale e soprattutto locale. Ciò significa che nell’applicazione a scala locale (dettaglio provinciale e/o comunale) è necessario ricorrere ad operazioni di stima e di approssimazione. Nel presente calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena sono stati considerati i dati relativi SPIN-ECO Impronta Ecologica 132 all’anno 1999, in linea con gli altri indicatori e metodologie di indagine che fanno parte del Progetto SPIn-Eco. Ciò permette la confrontabilità tra queste differenti analisi. Si è cercato, inoltre, di utilizzare dati il più possibile omogenei, al fine di evitare, per quanto possibile, errori sistematici nel calcolo e ridurre al minimo le approssimazioni, peraltro inevitabili. Le principali fonti di dati utilizzate sono state: • ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), Consumi delle famiglie (1999); • Dati relativi ai prezzi al consumo sono stati rilevati “in sito” e riportati all’anno 1999; • ISTAT, Indici generali nazionali dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati; • BEN (Bilancio Energetico Nazionale) (1999); • DGERM (Direzione Generale dell'Energia e le Risorse Minerarie), consumo di gasolio per riscaldamento e gpl per usi domestici e commerciali (1999); • ENEA (Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente), consumo di benzina e gasolio per i trasporti (2000); • GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale), consumo di energia elettrica (1999); • SNAM Rete Gas, consumo di gas naturale (1998) e PEP (Piano Energetico Provinciale); • Elaborazione della copertura GIS del CORINE Land Cover tagliata sul territorio provinciale di Siena; • Enti Gestori Locali (Fiorentina Gas, Intesa, Publiser, Nuove Acque, Cigaf, Asav, In Economia) per i dati sui consumi di acqua (1999); • Sienambiente, dati sui rifiuti (1999); Per quanto riguarda i principali parametri demografici e territoriali, sono stati utilizzati i seguenti dati (ISTAT) riportati in Tabella 4.1. SPIN-ECO Impronta Ecologica 133 Tabella 4.1: Parametri demografici e territoriali. INDICATORE VALORE Popolazione Provincia di Siena Imprenditori e liberi professionisti Lavoratori in proprio Dirigenti e impiegati Operai e assimilati Ritirati dal lavoro Altri in condizione non professionale Componenti medi per famiglia Totale superficie Provincia di Siena 252.972 ab (100 %) 8.332,5 ab (3,29 %) 19.061,2 ab (7,53 %) 28.732,5 ab (11,35 %) 48.013,6 ab (18,97 %) 53.593,9 ab (21,18 %) 95.238,3 ab (37,64 %) 2,7 ab 381.972,5 m2 I dati ISTAT sui Consumi delle famiglie italiane si riferiscono alla spesa media mensile delle famiglie a differenti livelli di dettaglio. I dati sono suddivisi secondo la ripartizione geografica e la regione di residenza della famiglia, le caratteristiche della persona di riferimento (condizione professionale, età) e la tipologia familiare (numero di componenti della famiglia). Ad un maggior dettaglio territoriale corrisponde un maggior livello di aggregazione delle voci di spesa. Per la stima dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena ci si è avvalsi dei dati sulla spesa media secondo la Regione d’appartenenza e della spesa media secondo la condizione professionale al fine di differenziare i consumi della Provincia di Siena rispetto a quelli della Regione Toscana. Per quanto riguarda i dati sugli indici dei prezzi al consumo, sono stati sfruttati per correggere e attualizzare i fattori di conversione forniti da Wackernagel con i più recenti valori del cambio euro/dollaro. Per i dati relativi al consumo di energia e combustibili è stato fatto riferimento ai dati GDERM, ENEA, SNAM e GRTN. In particolare si sono sfruttati i dati GDERM relativi alle vendite di gasolio per il riscaldamento e gpl per usi commerciali e domestici, le tabelle relative al consumo, in peso, di benzina e gasolio per quanto riguarda i dati ENEA, quelle relative ai dati sul consumo di gas naturale elaborate dalla SNAM e i valori di consumo di energia elettrica ripartiti per settore di utilizzo forniti dal GRTN. I dati del Bilancio Energetico Nazionale del 1999 sono stati utilizzati per stimare il reale consumo di fonti energetiche, primarie e secondarie, necessario per la produzione di energia elettrica in Italia. I dati sull’uso del suolo e sul consumo di acqua hanno permesso di stimare i differenti utilizzi del suolo della Provincia di Siena, distinguendo tra i consumi direttamente ascrivibili ai singoli cittadini, che sono stati inseriti nel calcolo, e quelli SPIN-ECO Impronta Ecologica 134 riferiti alla produzione industriale che non sono stati utilizzati. Tramite le informazioni sull’utilizzo del territorio è stato, inoltre, possibile calcolare la biocapacità della Provincia. Infine, per quanto riguarda i rifiuti, si sono utilizzati i dati forniti da Sienambiente riferiti al 1999. I valori relativi alle produzioni medie pro capite annue di rifiuti indifferenziati (RSU indifferenziati) e differenziati sono ripartiti secondo le categorie merceologiche di riferimento: carta, plastica, alluminio, metalli ferrosi, vetro, organico e altro. 4.5 LA METODOLOGIA DI CALCOLO In questo paragrafo viene approfondita la metodologia di calcolo utilizzata. La divisione in sottoparagrafi riprende quella seguita nella matrice di calcolo. Le categorie generali in cui sono stati suddivisi i consumi sono: • Consumi ISTAT, comprendente i consumi alimentari e i consumi di beni non alimentari e servizi (“Tabacchi”, “Abbigliamento e calzature”, “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, “Sanità”, “Trasporti”, “Comunicazioni”, “Istruzione”, “Tempo libero, cultura e giochi”, “Altri beni e servizi”); • Consumo di energia, suddiviso nelle sottocategorie: “Carburanti per trasporto privato”, “Energia elettrica”, “Riscaldamento e altro”; • Uso del suolo; • Acqua; • Rifiuti. All’interno di ogni categoria è stata calcolata la componente di Impronta Ecologica per ognuna delle sei tipologie di terreno ecologicamente produttivo: Terreno per l’energia, Terreno agricolo, Pascoli, Foreste, Superficie degradata, Superficie Marina. Ricordiamo che nella versione più aggiornata della metodologia di calcolo dell’Impronta Ecologica non si fa più riferimento agli ettari, bensì a “unità di superficie” o, anche, ettari equivalenti (ha eq). Le diverse tipologie di terreno produttivo vengono infatti pesate moltiplicandole per specifici fattori di equivalenza che tengono conto della loro bioproduttività media. In tale modo si passa dalla considerazione di una superficie reale ad un’area equivalente, che conteggia l’estensione che si avrebbe se si considerasse un terreno con una produttività uguale alla media mondiale. SPIN-ECO Impronta Ecologica 135 LA SCELTA DEI FATTORI DI CONVERSIONE Per la valutazione dell’Impronta Ecologica si utilizzano dei fattori di conversione che permettono di passare dal bene o servizio consumato al corrispettivo terreno in ettari utilizzato per produrre, direttamente e/o indirettamente quel bene o servizio. Alcuni di questi fattori sono espressi in ha/euro, altri fanno invece riferimento alle quantità (ha/kg o ha/litri). In questo paragrafo, per chiarezza e trasparenza della trattazione, ci si sofferma sui fattori di conversione utilizzati nell’analisi della Provincia di Siena, specificandone la provenienza e l’eventuale rielaborazione cui sono stati sottoposti. Le quattro fonti da cui sono stati ricavati i fattori di conversione fanno tutte riferimento, in maniera diretta o indiretta, a Wackernagel; per questo saranno nel seguito abbreviate con W1, W2, W3 e W4. W1 Si tratta della ricerca riportata nel testo “How big is your ecological Footprint?” (Wackernagel, 1993) al quale fa riferimento il CRAS (Centro Ricerche Applicate per lo Sviluppo Sostenibile) nel suo calcolo dell’Impronta Ecologica per la Regione Liguria. W2 È lo studio dell’Impronta Ecologica di 52 Nazioni del mondo, eseguito da Wackernagel (1997). W3 Indica la matrice di calcolo “Asses your household Ecological Footprint” (Wackernagel, 2000) dalla quale sono estrapolati la maggior parte dei fattori di conversione. W4 Rappresenta il libro “Manuale delle Impronte Ecologiche” (Chambers, Simmons, Wackernagel, 2002) che contiene i fattori di conversione più aggiornati. Da tale testo è stato tratto il fattore di conversione per l’Impronta Ecologica relativa al consumo di acqua. La scelta di quale fattore di conversione utilizzare è stata guidata dalla volontà di ridurre il più possibile le approssimazioni e di minimizzare gli errori che si introducono con operazioni di ridefinizione e di riaggregazione delle categorie di consumo o, di passaggio da fattori di conversione euro a fattori espressi in quantità. La Tabella 4.2 sintetizza le informazioni relative ad ogni fattore per ogni singola voce di consumo. SPIN-ECO Impronta Ecologica 137 Tabella 4.2: Fonti e tipo di elaborazione dei fattori di conversione per le differenti categorie di consumo. Per indicare le diverse fonti si le seguenti abbreviazioni riportate nel testo. FONTE DEI CATEGORIA DI CONSUMO FATTORI DI CONVERSIONE UNITÀ DI MISURA UTILIZZO TIPO DI ELABORAZIONE Consumi alimentari Tutti i consumi alimentari W3 ha/kg diretto Tabacchi W3 ha/kg diretto Acquisto apparecchi per telefonia W3 ha/€ rielaborato Altri beni Libri scolastici Abbigliamento Il fattore di conversione proposto faceva riferimento ad una spesa in dollari riferita al Marzo 2000 (data di riferimento di W3), per cui si è resa necessaria una attualizzazione che tenesse conto della conversione lira/dollaro al Marzo 2000 e dell’inflazione maturata tra il 2000 e il 2001 W1 ha/€ rielaborato Calzature Si è utilizzato il fattore di conversione del CRAS (ricavato dal testo di Wackernagel del 1993 e attualizzato secondo i valori d’inflazione dal 1993 al 1997) e lo si è ulteriormente aggiornato dal 1997 al 2001 con gli indici di inflazione di questi anni Elettrodomestici Mobili e articoli di arredamento biancheria per la casa, detersivi, pentole, posate e altro Libri non scolastici, giornali, riviste e cancelleria Prodotti per la cura personale Servizi Sanità, assicurazione vita e malattie e altro W3 ha/€ rielaborato Telefono Il fattore di conversione proposto faceva riferimento ad una spesa in dollari riferita al Marzo 2000 (data di riferimento di W3), per cui si è resa necessaria una attualizzazione che tenesse conto della conversione lira/dollaro al Marzo 2000 e dell’inflazione maturata tra il 2000 e il 2001 Tasse scolastiche Riparazione di mobili e abbigliamento W1 ha/€ rielaborato Lavanderia e tintoria Si è utilizzato il fattore di conversione del CRAS (ricavato dal testo di Wackernagel del 1993 e attualizzato secondo i valori d’inflazione dal 1993 al 1997) e lo si è ulteriormente aggiornato dal 1997 al 2001 con gli indici di inflazione di questi anni Servizi domestici Alberghi, pensioni e viaggi organizzati W3 ha/€ rielaborato Il fattore di conversione proposto faceva riferimento ad una spesa in dollari riferita al Marzo 2000 (data di riferimento di W3), per cui si è resa necessaria una attualizzazione che tenesse conto della conversione lira/dollaro al Marzo 2000 e dell’inflazione maturata tra il 2000 e il 2001 Energia W2 ha/Gj diretto Uso del suolo W3 ha/ha diretto Trasporti W1 ha/€ rielaborato Si è utilizzato il fattore di conversione del CRAS (ricavato dal testo di Wackernagel del 1993 e attualizzato secondo i valori d’inflazione dal 1993 al 1997) e lo si è ulteriormente aggiornato dal 1997 al 2001 con gli indici di inflazione di questi anni Carburanti W2 ha/Gj diretto Consumo acqua W4 ha/litri diretto Rifiuti W3 ha/kg diretto SPIN-ECO Impronta Ecologica 138 LA STIMA DEI CONSUMI ISTAT ANNUALI PRO CAPITE Per il calcolo dell’Impronta Ecologica relativa alla categoria “consumi ISTAT” ci si è avvalsi dei dati ISTAT sui consumi mensili delle famiglie del 1999. Questi dati, in euro, sono organizzati in due differenti formati: • regionali: consumi disaggregati spazialmente a livello regionale ma con scarso dettaglio per quanto riguarda la distinzione delle voci di consumo che sono infatti specificate solo per macrocategorie; • macroregionali: consumi specificati solo per macroregione geografica (la Regione Toscana è compresa nella macroregione “Centro Italia”), ma con alto livello di disaggregazione sulle voci di consumo. I consumi al livello macroregionale sono ulteriormente differenziati secondo la condizione professionale. La Tabella 4.3 indica le diverse categorie di consumi presenti nei due casi. Tabella 4.3: Categorie di consumi presenti nei dati ISTAT a livello regionale e macroregionale. CATEGORIE DI CONSUMI PRESENTI PER LA REGIONE TOSCANA Pane e cereali Carne Pesce Latte formaggi e uova Olii e grassi Patate, frutta e ortaggi Zucchero, caffè e drogheria Bevande CATEGORIE DI CONSUMI PRESENTI PER LA MACROREGIONE CENTRO ITALIA Pane e cereali Pane, grissini e crackers Biscotti Pasta e riso Pasticceria dolciumi Altro Carne Carne bovina Carne suina Pollame, conigli, selvaggina Salumi Altra carne Pesce Latte formaggi e uova Latte Formaggi Uova Altro Olii e grassi Olio d’oliva Patate, frutta e ortaggi Zucchero, caffè e drogheria Zucchero Caffè, tè, cacao Gelato Altro Bevande SPIN-ECO Impronta Ecologica Tabacchi Abbigliamento e calzature Abitazione (principale e secondaria) Combustibili ed energia Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa Sanità Trasporti Comunicazioni Istruzione Tempo libero, cultura e giochi 139 Vino Birra Acqua minerale Tabacchi Abbigliamento e calzature Abbigliamento Calzature Riparazione di abbigliamento e calzature Abitazione (principale e secondaria) Affitto Fitto figurativo Acqua e condominio Manutenzione ordinaria Manutenzione straordinaria Combustibili ed energia Energia elettrica Gas Riscaldamento centralizzato Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa Elettrodomestici Mobili Articoli di arredamento Biancheria per la casa Detersivi Pentole, posate ed altre stoviglie Tovaglioli e piatti di carta, contenitori di alluminio, ecc. Lavanderia e tintoria Servizi domestici Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria Sanità Medicinali Visite mediche generiche e specialistiche Trasporti Acquisto di auto Acquisto di moto e scooter Pezzi di ricambio, olio e lubrificanti Carburanti per veicoli Manutenzione e riparazioni Tram, autobus e taxi Altri trasporti Comunicazioni Telefono Acquisto apparecchi per telefonia Istruzione Libri scolastici Tasse scolastiche, rette e simili Tempo libero, cultura e giochi Giochi e giocattoli Radio, televisione, HiFi, videoregistratore Computer, macchine da scrivere e calcolatrici Libri non scolastici Giornali e riviste Dischi, cassette e videocassette SPIN-ECO Impronta Ecologica Altri beni e servizi 140 Cancelleria Abbonamento radio-televisione e internet Lotto e lotterie Animali domestici Piante e fiori Riparazioni radio, televisione, computer, ecc. Altri beni e servizi Prodotti per la cura personale Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza Argenteria, gioielleria, bigiotteria, orologi Borse, valige ed altri effetti personali Assicurazioni vita e malattie Onorari liberi professionisti Alberghi, pensioni e viaggi organizzati Pasti e consumazioni fuori casa Attraverso le stime di seguito spiegate, utilizzando i dati relativi alla Regione Toscana, al Centro Italia e alla ripartizione secondo la condizione professionale, si è effettuata una operazione di stima per ottenere dati con un alto livello di dettaglio sulle categorie di consumo a scala provinciale. • Partendo dai dati demografici della Provincia di Siena si sono calcolate le percentuali della popolazione ripartita secondo le varie categorie professionali. • Il consumo familiare mensile macroregionale, in funzione della composizione percentuale della popolazione, è stato calcolato effettuando una media ponderata sui dati ISTAT suddivisi secondo le categorie professionali. • Dividendo i valori delle macrocategorie a livello regionale per i corrispettivi valori per il Centro Italia, si ottengono il fattori di proporzione necessari per passare dai consumi pesati sulle categorie professionali macroregionali ai rispettivi valori pesati a livello regionale. • Sottraendo al valore della voce principale la somma delle spese per le sottocategorie, si ottiene la spesa relativa a una voce che è stata chiamata “Altro”. Questa operazione è stata effettuata per ogni categoria di spesa. Si riporta qui di seguito il calcolo esemplificato per la macrocategoria “Carne”: • Calcolo della voce di consumo a livello macroregionale Sp pesata attraverso le percentuali delle categorie professionali per la Provincia di Siena (Imprenditori e liberi professionisti 3,3%, Lavoratori in proprio 7,5%, Dirigenti e impiegati 11,4%, Operai e assimilati 19%, Ritirati dal lavoro 21,2%%, Altri in condizione non pro-fessionale 37,6%): SPIN-ECO Impronta Ecologica 141 n Sp = ∑ S i × i %i 100 Dove Si indica la spesa per la carne relativa alla categoria professionale i-esima e %i indica la percentuale della categoria professionale i-esima rispetto al totale della popolazione della Provincia. • Stima delle sottovoci di spesa sp della categoria Carne (Carne bovina, Carne suina, Pollame, Conigli, Selvaggina, Salumi) per la Provincia di Siena. Si moltiplicano le voci di spesa a livello macroregionale pesate per il fattore di proporzionalità F: sp = Sp ×F • Ripetizione del calcolo per ognuna delle sottovoci di spesa. • Calcolo della sottovoce “Altro” relativa al consumo di carne. "Altro" = "carne" - ∑ sottovoci Per arrivare alla stima della spesa pro capite annua sono stati inoltre necessari i seguenti calcoli: • Calcolo dei valori medi annuali familiari (misurati in euro all’anno per famiglia) per ogni categoria di consumo ottenuta moltiplicando i valori medi mensili per i 12 mesi dell’anno. • Calcolo della spesa pro capite annua (in euro pro capite all’anno) ottenuta dividendo la spesa annua familiare per il numero medio di componenti di una famiglia ricavato dall’ISTAT (2,7 per la Regione Toscana): spesa annua pro capite = Spesa annua familiare 2,7 A questo punto la procedura di calcolo dell’Impronta Ecologica si differenzia a seconda delle categorie considerate. 1. CONSUMI DI ALIMENTI I fattori di conversione si basano, per quanto concerne i consumi di alimenti, su valori quantitativi del bene. È stato quindi necessario tradurre le spese di beni alimentari da unità monetaria (euro) ad unità di massa (solitamente in peso, talvolta in volume o in numero, come nel caso delle bevande o delle uova). A tal fine sono stati utilizzati, per ogni voce di consumo, i prezzi medi per quella categorie di SPIN-ECO Impronta Ecologica 142 consumo. Per le voci di consumo “Altro” si è fatto riferimento a medie dei prezzi delle voci della stessa categoria. I risultati ottenuti sono presentati nella Tabella 4.4. Per quanto riguarda i fattori di conversione per gli alimentari si è fatto riferimento a quelli del gruppo W3. In relazione a ciò si è riscontrato il problema di utilizzare categorie che fossero quanto più possibile simili a quelle utilizzate da Wackernagel, per cui è stato necessario disaggregare e raggruppare diverse voci o anche elaborare nuovi fattori di conversione a partire da quelli disponibili. E’ il caso delle seguenti voci: • “Altro pane e cereali” • “Altra carne”. Partendo dall’ipotesi che il prezzo medio di questa categoria sia stimabile come media dei prezzi delle altre categorie il fattore di conversione è stato stimato come valore medio dei fattori di conversione delle altre categorie di consumo di carne. • “Altro latte, formaggi e uova”. Anche qui il fattore di conversione è calcolato come media tra i fattori relativi alle categorie formaggio e latte (considerando 1 litro di latte equivalente a 1 kg) • “Gelati”. Ottenuto come media fra i fattori relativi al latte e allo zucchero. • “Altro zucchero, caffè e drogheria”. Si è effettuata una media dei fattori di zucchero, caffè/tè e cacao, escludendo la voce gelati in quanto già media di altre voci. • “Altre bevande”. Si è calcolata la media dei fattori relativi alle voci vino, birra e acqua minerale Partendo dai fattori di conversione così ricavati, si è fatta l’ipotesi che buona parte dei prodotti alimentari consumati dagli abitanti della Provincia di Siena non sia di origine locale o sia fuori stagione o, ancora, risulti provvista di imballaggio. A partire da tale ipotesi, seguendo W3, sono stati ritoccati tutti i fattori di conversione per gli alimentari. Moltiplicando i diversi consumi di alimenti per i rispettivi fattori di conversione si sono ottenute le aree di superficie ecologicamente produttive utilizzate dalla Provincia di Siena per soddisfare i propri consumi alimentari. Tali superfici sono relative all’uso di terreno per energia, agricolo, pascoli e mare. SPIN-ECO Impronta Ecologica 143 Tabella 4.4: Consumi alimentari per la regione Toscana in euro pro capite all’anno e prezzi medi per unità di riferimento. Consumi per la regione Toscana (€ / pro capite anno) 268,60 108,16 34,91 60,82 39,18 25,50 418,31 188,75 37,13 88,89 83,96 19,55 138,88 215,58 70,07 99,75 18,69 27,05 81,00 62,67 18,32 297,90 148,90 149,00 117,90 15,92 53,36 22,05 26,56 162,38 52,97 12,67 53,12 43,78 77,79 250,27 Categoria di consumo Pane e cereali Pane, grissini e crackers Biscotti Pasta e riso Pasticceria dolciumi Altro pane e cereali Carne Carne bovina Carne suina Pollame, conigli, selvaggina Salumi Altra carne Pesce Latte formaggi e uova Latte Formaggi Uova Altro latte, formaggi e uova Olii e grassi Olio d’oliva Burro e altro Patate, frutta e ortaggi Frutta Altro patate, frutta e ortaggi Zucchero, caffè e drogheria Zucchero Caffè, tè, cacao Gelato Altro zucchero, caffè e drogheria Bevande Vino Birra Acqua minerale Altre bevande Tabacchi Pasti e consumazioni fuori casa Prezzi medi per unità di riferimento (€/ kg) 1,86 4,65 1,02 9,77 1,02 8,37 6,04 5,81 13,85 8,52 10,23 0,93 10,70 0,18 5,81 5,58 5,58 1,86 1.86 0,88 7,44 6,98 2,77 0,74 0,74 0,74 0,74 14,41 14,41 2. CONSUMI DI BENI NON ALIMENTARI E SERVIZI Per queste categorie di consumo sono stati utilizzati i fattori di conversione di W1 e W3 applicando le correzioni segnalate nella Tabella 4.2. A partire dai dati sui consumi e dai fattori di conversione si sono calcolate le estensioni delle diverse componenti dell’Impronta Ecologica. Il terreno per energia è SPIN-ECO Impronta Ecologica 144 quello che fornisce la percentuale più significativa di Impronta Ecologica perché conteggia tutta l’energia impiegata per la lavorazione ed il trasporto di tali beni o per l’esecuzione dei servizi considerati. Questo tipo di consumi, inoltre, incrementa l’Impronta Ecologica delle seguenti tipologie di terreno: pascoli, terreno agricolo (categoria “Abbigliamento e Calzature”), foreste (categorie “Alberghi, pensioni e viaggi organizzati”, “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, “Tempo libero, cultura e giochi”) e superficie degradata (categorie “Sanità”, “Comunicazione”, “Istruzione”). 3. CONSUMO DI ENERGIA L’impronta Ecologica relativa all’energia conteggia il consumo di energia elettrica, il consumo di carburanti per il trasporto privato e i consumi per il riscaldamento e usi civili. I dati a cui si fa riferimento forniscono il quantitativo di fonte primaria o secondaria utilizzata per produrre le diverse tipologie d’energia. In realtà per raggiungere una maggiore precisione del calcolo dei consumi si è deciso di tenere conto anche delle perdite subite durante la produzione, la trasformazione o il trasporto (per esempio nel caso dell’energia elettrica) della fonte energetica considerata. Il valore della reale quantità di fonte energetica consumata è stato fatto proporzionando gli impieghi finali di ogni singola fonte con il consumo lordo di fonte primaria o secondaria, cioè con una voce che tenesse conto, al suo interno, delle perdite subite. Tutti questi valori sono stati direttamente ricavati dal BEN (Bilancio Energetico Nazionale) 1999, il quale fornisce la ripartizione dei consumi di energia lordi e di quelli al netto delle perdite, secondo la fonte energetica primaria (solidi, gas naturale, petrolio, energie rinnovabili, energia elettrica). I fattori di conversione utilizzati per passare dal consumo energetico espresso in GJ (Gigajoule) alla corrispondente superficie in ettari sono quelli elaborati da Wackernagel nello studio W2 per le diverse fonti primarie di energia (combustibili fossili solidi, combustibili fossili liquidi, combustibili fossili gassosi, biomassa, energia idroelettrica) e sono espressi in ha/GJ. Il fattore di conversione per l’energia elettrica ha richiesto una procedura di calcolo particolare poiché l’impatto ambientale generato dall’utilizzo di energia elettrica dipende dalle modalità con cui essa viene prodotta. SPIN-ECO Impronta Ecologica 145 Per stimare in maniera corretta anche questa componente dell’Impronta Ecologica si è considerata la composizione percentuale delle fonti energetiche utilizzate per la produzione di energia elettrica in Italia, giungendo così a calcolare il fattore di conversione di 1 GJ di energia elettrica prodotta con il mix nazionale. L’energia elettrica italiana viene prodotta dalle seguenti fonti: idroelettrica (19,3%), termoelettrica (79,0%), geotermoelettrica, biomasse, eolico, fotovoltaico, ecc. (1,7%). A partire da questi dati, ricavati dal BEN (1999) e tenendo conto della percentuale media di perdite di energia elettrica dovute alle differenti tipologie di produzione e al trasporto (ricavate anch’esse a partire dal BEN 1999) si è quindi calcolato il fattore di conversione per l’energia elettrica con mix italiano. È bene sottolineare che il calcolo dell’Impronta Ecologica media per chilowattora è stato eseguito su base nazionale e non per il sistema territoriale della Provincia di Siena o della Regione Toscana, dove sussistono percentuali di produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili (prima fra tutte il geotermico) decisamente superiori alla media italiana. Questo deriva dal fatto che l’energia elettrica non può essere immagazzinata e, all’atto della produzione, viene immessa direttamente nella rete nazionale: ogni utenza che preleva elettricità dalla rete utilizza quindi energia elettrica prodotta con il mix nazionale. 4. USO DEL SUOLO Per la stima della superficie direttamente utilizzata dagli abitanti della Provincia di Siena, si sono utilizzati i dati elaborati dalla copertura GIS del CORINE Land Cover tagliata sul territorio della Provincia di Siena. Da questa banca dati geografica sono state selezionate le categorie di uso del suolo con una tipologia di consumo ascrivibile ai singoli cittadini. Le voci che sono state utilizzate e i valori pro capite ottenuti sono elencati nella Tabella 4.5. L’uso del suolo va a influire sulla componente di Impronta Ecologica legata al terreno degradato e sulla componente di Impronta Ecologica legata al terreno per energia per quanto riguarda le due categorie di terreno edificato. Questa scelta è stata presa per tener conto dell’energia necessaria per la costruzione e il mantenimento nel periodo di vita dell’edificio. Il fattore di conversione utilizzato in questo caso è quello proposto da Wackernagel nel lavoro W3. Tale fattore è stato calcolato dall’autore analizzando il ciclo di vita di un edificio canadese di 350 m2 SPIN-ECO Impronta Ecologica 146 abitabili, considerandone una durata media di 70 anni e un consumo energetico pari a 1.310 GJ. Si tratta senza dubbio di una approssimazione non del tutto soddisfacente perché non coglie pienamente la struttura media delle abitazioni italiane e toscane nella fattispecie. In mancanza di calcoli e studi migliori si è comunque deciso di utilizzare tale fattore. Tabella 4.5: Uso del suolo per i consumi locali e voci accorpate in ogni categoria. Categorie di uso del suolo Superficie [ha/(ab anno)] Superficie degradata edificata per usi civili 0,017160339 Superficie degradata non edificata per usi civili (giardini privati, ecc.) Superficie degradata edificata per usi commerciali e servizi (negozi, centrali elettriche, edifici amministrazione pubblica, ecc.) Superficie degradata non edificata per usi commerciali e servizi (infrastrutture, strade, porti, ecc.) 0,000252152 0,000118017 0,000728713 5. ACQUA Il consumo d’acqua è stato suddiviso in due voci: “Acqua erogata per usi civili e commerciali” che tiene conto della quantità d’acqua utilizzata per usi pubblici e per abitazioni e negozi, e la voce “Acqua dispersa per usi civili e commerciali (non conteggiata nell'acqua erogata)”. Per ottenere il valore dell’Impronta Ecologica relativo al consumo di acqua si è considerata solo l’energia necessaria per trattare, trasportare in condutture, distribuire e, quando applicabile, riscaldare l’acqua. Facendo riferimento alle indicazioni fornite in W4, si è considerato per ogni megalitro (1 milione di litri) di acqua l’emissione di 370 kg di CO2. Con queste premesse l’Impronta Ecologica relativa ad ogni megalitro può essere derivata applicando il valore dell’Impronta della CO2: Impronta Ecologica = 370 • 0,00019 • 1,17 = 0,08 ha/anno Dove: 0,00019 è l’area necessaria per assorbire un kg di CO2; 1,17 è il fattore di equivalenza per la foresta. SPIN-ECO Impronta Ecologica 147 6. RIFIUTI Per il calcolo dell’Impronta Ecologica relativa ai rifiuti prodotti nella Provincia di Siena ci si è potuti avvalere dei dati in kg di produzione di Rifiuti Solidi Urbani (RSU) indifferenziati e di rifiuti da Raccolta Differenziata suddivisi secondo le categorie merceologiche presentate nella Tabella 4.6. Il calcolo è stato suddiviso in due parti: • La prima parte ha permesso di valutare la componente di Impronta Ecologica legata alla quantità di Rifiuti Solidi Urbani (RSU) indifferenziati. Per ottenere tale componente sono stati applicati i fattori di conversione ottenuti a partire da W3 considerando una percentuale di raccolta differenziata pari a 0 (cioè l’unico valore considerabile per gli RSU indifferenziati). Tabella 4.6: Categorie merceologiche valutate nel calcolo dell’Impronta Ecologica per tipologia di rifiuto. RSU indifferenziato Rifiuto da Raccolta Differenziata Carta Carta Alluminio Alluminio Metalli ferrosi Metalli ferrosi Vetro Vetro Plastica Plastica Organico Organico Altro Altro • La seconda parte del calcolo ha preso in considerazione le quantità di rifiuti da Raccolta Differenziata. A queste quantità in kg sono stati applicati i fattori di conversione derivati anch’essi da W3, riferiti però, in questo caso, alla sola raccolta differenziata (utilizzando quindi, nella matrice di calcolo proposta da Wackernagel, una percentuale di raccolta differenziata del 100%). Non si può stimare l’influenza della frazione organica in quanto non esistono, a tutt’oggi, gli strumenti per valutarne l’Impronta Ecologica. L’Impronta Ecologica relativa alla produzione di rifiuti conteggia esclusivamente le tipologie di terreno per l’energia e di superficie degradata, fatto salvo il caso di terreno per foreste nel caso della carta. CALCOLO DELL’IMPRONTA ECOLOGICA E DELLA BIOCAPACITÀ Sommando le superfici ottenute per le diverse categorie di consumo si ottiene il valore dell’Impronta Ecologica totale della Provincia di Siena. Come già specificato SPIN-ECO Impronta Ecologica 148 nel paragrafo 4.1, per rendere confrontabili e sommabili tra loro le diverse componenti di terreno ecologicamente produttivo, è necessario introdurre una operazione di pesatura che consiste nel moltiplicare le aree dei sei diversi tipi di terreno per i pesi (i fattori di equivalenza di cui si raccomanda l’applicazione nel Criterio 3 del Rapporto Finale redatto per il Progetto Indicatori Comuni Europei EUROCITIES e qui riportato nel paragrafo 4.3) proporzionali alla loro produttività media mondiale. Il valore di Impronta Ecologica che si ricava in questo modo non è più espresso in ettari bensì in unità di superficie o, meglio, in ettari equivalenti (ha eq). Parallelamente al calcolo dell’Impronta Ecologica, è stato realizzato anche quello della biocapacità che rappresenta l’estensione totale di territorio ecologicamente produttivo presente nell’area, ossia la capacità di erogazione di servizi naturali a partire dagli ecosistemi locali. Partendo dai dati sull’uso del suolo (CORINE Land Cover) per la Provincia di Siena i diversi tipi di uso del suolo sono stati aggregati nelle sei categorie di terreno ecologicamente produttivo considerate. La Tabella 4.7 riporta la ripartizione adottata e i valori pro capite per ogni categoria. Tabella 4.7: Categorie di terreno ecologicamente produttivo. Categoria di uso del suolo SUPERFICIE AGRICOLA SUPERFICIE A PASCOLI SUPERFICIE A FORESTE (include anche i territori per l’energia) SUPERFICIE DEGRADATA Edificata per usi civili Non edificata per usi civili Edificata per usi commerciali e servizi Non edificata per usi commerciali e servizi SUPERFICIE ACQUE Superficie [ha/(ab anno)] 0,735723817 0,091932605 0,644069672 0,024580481 0,003894431 La biodiversità viene inclusa nel calcolo della biocapacità della Provincia di Siena utilizzando la stima classica che conteggia una percentuale del territorio pari al 12% da sottrarre alle aree ecologicamente disponibili per stimare la biocapacità locale. Anche per la stima della biocapacità si è eseguita l’operazione di pesatura attraverso i fattori di equivalenza. In tale modo anche questa quantità viene ad essere espressa in ettari equivalenti (ha eq) e può quindi essere confrontata con i valori dell’Impronta Ecologica. SPIN-ECO Impronta Ecologica 149 4.6 AGGREGAZIONE E PRESENTAZIONE DEI RISULTATI I risultati sull’Impronta Ecologica relativi alla Provincia di Siena sono stati aggregati e presentati secondo due ripartizioni. Nella prima l’Impronta Ecologica è suddivisa secondo le categorie di consumo che la compongono, nella seconda si è effettuata una suddivisione più amministrativa nella quale i consumi sono ripartiti a seconda che competano al singolo cittadino o all’amministrazione locale. E’ importante tener presente che non si tratta di voci diverse bensì di differenti raggruppamenti delle stesse voci. AGGREGAZIONE PER CONSUMI I risultati sono stati aggregati secondo le seguenti categorie: • Consumi alimentari. Questa categoria comprende quella parte di consumi ISTAT relativi agli alimenti, sono inclusi anche i pasti fuori casa. • Abitazioni. La categoria comprende l’uso del suolo relativo al terreno edificato e non edificato per usi civili e commerciali, il consumo di energia per le abitazioni (energia elettrica, gas, gasolio, gpl), il consumo di acqua e le spese relative alle attrezzature turistiche come alberghi e pensioni. • Trasporti. I trasporti sono suddivisi in trasporti pubblici e privati; i secondi comprendono i consumi di carburante e le spese relative all’acquisto, gestione e manutenzione del veicolo. • Altri beni. La voce comprende le seguenti sottocategorie: Tabacchi, Abbigliamento e calzature, Mobili, Elettrodomestici e Servizi per la Casa, Comunicazioni, Sanità e Istruzione, Tempo libero, Cultura e giochi, Altri beni. • Servizi. Questa categoria comprende le spese relative a tutta una serie di servizi di utilizzo quotidiano, più il consumo di energia per usi commerciali, per il settore terziario e per i servizi. Le voci considerate sono elencate in Tabella 4.8. • Rifiuti. L’impronta ecologica relativa indifferenziati e da quelli differenziati. SPIN-ECO ai rifiuti è composta dai rifiuti Impronta Ecologica 150 Tabella 4.8: Voci di consumo per la categoria che costituiscono l’Impronta Ecologica relativa ai servizi. Riparazioni di abbigliamento e calzature Lavanderia e tintoria Servizi domestici Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria Visite mediche generiche e specialistiche Altro sanità Telefono Altro comunicazioni Tasse scolastiche, rette e simili Altro istruzione Abbonamento radio-televisione e internet Lotto e lotterie Riparazioni radio, televisore, computer ecc. Altro tempo libero, cultura e giochi Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza Assicurazioni vita e malattie Onorari liberi professionisti Altro altri beni e servizi Energia elettrica per amministrazione pubblica Energia elettrica per commercio e altri servizi Gasolio per amministrazione pubblica, altri servizi e commercio Gas per usi commerciali Gpl per terziario AGGREGAZIONE PER COMPETENZE Per facilitare la lettura e l’interpretazione dei dati da parte delle Amministrazioni Locali e, soprattutto, per offrire uno strumento che possa risultare davvero utile nel delineare la situazione della sostenibilità della Provincia di Siena ed efficace nel progettare azioni di pianificazione ispirate ai principi dello sviluppo sostenibile si è deciso di presentare i risultati dell’Impronta Ecologica suddivisi non solo secondo le “classiche” tipologie dei consumi, ma anche secondo una nuova suddivisione. La finalità è quella di distinguere i contributi dell’Impronta Ecologica dovuti ad abitudini, azioni e comportamenti del singolo cittadino da quelli che dipendono o possono essere almeno parzialmente influenzati, in maniera più o meno diretta, dalle politiche e dalle decisioni della Pubblica Amministrazione. 1. Impronta Ecologica di competenza del cittadino. E’ costituita da tre voci: consumi di alimenti, altri beni e servizi privati, abitazioni. Nella categoria altri beni e servizi sono incluse le voci elencate nella Tabella 4.9. Infine i consumi relativi all’abitazione comprendono il consumo di superficie, i consumi di SPIN-ECO Impronta Ecologica 151 energia per uso domestico, di acqua e le spese relative alle attrezzature turistiche come alberghi e pensioni. Tabella 4.9: Voci di spesa che compongono la categoria di consumo “Altri beni e servizi”. Altri beni Servizi Tabacchi Riparazioni di abbigliamento e calzature Abbigliamento e calzature Lavanderia e tintoria Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa Servizi domestici Comunicazioni, sanità e istruzione Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria Tempo libero, cultura e giochi Telefono Altri beni e servizi Altro comunicazioni Lotto e lotterie Riparazioni radio, televisore, computer ecc. Altro tempo libero, cultura e giochi Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza Assicurazioni vita e malattie Onorari liberi professionisti Altro altri beni e servizi 2. Impronta Ecologica di competenza della Pubblica Amministrazione. Comprende le seguenti categorie di consumo: riscaldamento e servizi pubblici, trasporti, rifiuti. Le voci incluse in queste tre categorie sono elencate in Tabella 4.10. Tabella 4.10: Voci di spesa che compongono le categorie di consumo “riscaldamento e servizi pubblici”, “trasporti”, “rifiuti”. Riscaldamento e servizi pubblici Riscaldamento Altri consumi di energia per servizi pubblici e usi commerciali Uso del suolo per per servizi pubblici e usi commerciali Altri servizi pubblici: Sanità, Istruzione, Comunicazioni Trasporti TRASPORTO PUBBLICO Rifiuti Rifiuti Solidi Urbani indifferenziati TRASPORTO PRIVATO: Carburante Altro Rifiuti Solidi Urbani differenziati 4.7 DISCUSSIONE DEI RISULTATI Si consideri anzitutto il valore dell’Impronta Ecologica del territorio in esame. La Tabella 4.11 ne riporta i risultati in valori assoluti (ha equivalenti) e pro capite, insieme alla superficie provinciale, alla biocapacità e al deficit ecologico con cui è bene confrontare l’Impronta Ecologica per interpretarne correttamente i risultati. Anche se si è riportato in Tabella il valore della superficie totale della Provincia (l’estensione effettivamente esistente) è bene sottolineare che un confronto coerente e significativo può essere fatto solo tra le misure di Impronta Ecologica, SPIN-ECO Impronta Ecologica 152 biocapacità e deficit ecologico, perché sono tutte grandezze pesate rispetto alla bioproduttività media mondiale. Tabella 4.11: I valori della superficie totale, della biocapacità, dell’Impronta Ecologica e del deficit ecologico riferiti alla Provincia di Siena e riportati in valori assoluti e pro capite. Superficie totale 379.508,8 ha Superficie totale pro-capite 1,50 ha/ab Biocapacità 1.451.782,7 ha eq. Biocapacità pro-capite 5,74 ha eq./ab Impronta Ecologica 1.466.153,7 ha eq. Impronta Ecologica pro-capite 5,80 ha eq./ab -14.370,9 ha eq. Deficit Ecologico pro-capite -0,06 ha eq./ab Deficit Ecologico Una prima analisi da compiere è il confronto fra la biocapacità locale, che conteggia l’estensione dei territori ecologicamente produttivi presente nella Provincia, ossia la capacità di erogazione di servizi naturali a partire dagli ecosistemi locali, e l’Impronta Ecologica che fornisce una stima dei servizi ecologici richiesti dalla popolazione locale. Dei 1.466.153,7 ettari equivalenti di superficie ecologica richiesti dagli abitanti della Provincia di Siena, la bioproduttività locale riesce a coprirne 1.451.782,7 ossia il 99,0% (Figura 4.4). Partendo da questi dati è possibile definire un vero e proprio bilancio ambientale e stimare il deficit/surplus ecologico sottraendo alla biocapacità l’Impronta Ecologica. Questo calcolo porta al risultato di –14.370,9 ettari equivalenti: si tratta di un valore negativo, ossia di una situazione di deficit ecologico che è proporzionale al 1,0% della domanda di servizi ecologici, ossia dell’Impronta Ecologica (Figura 4.4). C’è da dire che questo tipo di analisi comporta un errore di misura sicuramente superiore all’1%, per cui i valori della biocapacità e dell’Impronta Ecologica sono da considerare praticamente equivalenti. SPIN-ECO Impronta Ecologica Biocapacità 153 Impronta Ecologica Deficit Ecologico Figura 4.4: Sono mostrate, da sinistra verso destra tre immagini della Provincia di Siena, proporzionali rispettivamente alla biocapacità (in bianco), all’Impronta Ecologica (in grigio) e al deficit ecologico (in nero). Passando ai dati pro capite si ottiene per la biocapacità un valore di 5,74 ha eq pro capite, che, a fronte di un'Impronta Ecologica di 5,80 ha eq pro capite, provoca un deficit ecologico di –0,06 ha eq pro capite. Un confronto con i valori medi dell’Italia (vedi Tabella 4.12), derivati dal calcolo del Living Planet Report, mostrano una biocapacità media di 1,92 ha eq pro capite ed un deficit ecologico di –3,59 ha eq pro capite. La biocapacità media italiana è quindi in grado di coprire solo il 34,8% dell’Impronta Ecologica lasciando un deficit ecologico pari al 65,2%, una situazione percentualmente nettamente peggiore di quella della Provincia di Siena, che indica come la carrying capacity dell’Italia sia abbondantemente superata, mentre il livello di popolazione e consumi in Provincia di Siena sia ancora entro limiti accettabili. Ritornando a considerare il valore finale totale dell’Impronta Ecologica per persona (5,8 ha eq pro capite) e comparandolo con quello ricavato per la media italiana dal Living Planet Report 2000 che fornisce per l’Italia 5,51 ha eq pro capite, emerge come l’Impronta Ecologica della Provincia di Siena risulta essere del 5% superiore a quella italiana. Per giudicare il risultato bisogna considerare che la comparabilità tra i due valori non è totale, poiché si tratta di due studi a scale molto differenti (provinciale– nazionale) che quindi utilizzano metodologie e approssimazioni diverse tra loro. Un confronto tra i due valori è quindi lecito se si tengono presenti queste limitazioni. SPIN-ECO Impronta Ecologica 154 Dalla comparazione con la media italiana si può affermare che la Provincia di Siena ha un’Impronta Ecologica lievemente superiore alla media nazionale, che, a sua volta si colloca al 26° posto su 152 nazioni (Living Planet Report 2000), ossia ad un livello di elevata Impronta Ecologica, di gran lunga superiore alla biocapacità media mondiale. I residenti all’interno del territorio provinciale consumano quindi, in media, beni e servizi (e quindi fruiscono in maniera diretta e/o indiretta di servizi naturali) in misura un po’ superiore alla media italiana, oltrepassando di gran lunga la soglia media di consumi ed emissioni sostenibili a livello mondiale. Purtroppo tutte le nazioni industrializzate, caratterizzate da stili di vita basati sui consumi e su alti utilizzi delle risorse naturali, sono accomunate da valori simili dell’Impronta Ecologica. Comparando i risultati delle singole categorie di terreno ecologicamente produttivo (vedi Tabella 4.12) emerge come la Provincia di Siena risulti avere un’Impronta Ecologica minore della media italiana rispetto al terreno agricolo, ai pascoli e alla superficie marina, mentre il consumo medio di terreno per l’energia e le foreste e la superficie degradata risultano superiori nel caso nazionale. Dobbiamo però sottolineare che abbiamo ipotizzato che tutta l’energia elettrica utilizzata provenga dalla rete elettrica nazionale (con il suo carico di CO2 emessa dal termoelettrico), mentre è stato trascurato il fatto che la Provincia di Siena riesce a soddisfare le proprie necessità elettriche con produzioni a bassissima emissione di gas serra. In questo caso la richiesta di terreno per energia diminuirebbe drasticamente. Tabella 4.12. Confronto fra Italia e Provincia di Siena, per categorie di terreno ecologicamente produttivo che compongono l’Impronta Ecologica. Il terreno per l’energia è stato accorpato alle foreste giacché si tratta in ogni caso di terreno boschivo atto a riassorbire la CO2 emessa. Energia Foreste Agricolo Pascoli Sup. degradata Mare TOTALE Biocapacità Deficit ecologico Italia 2.7 1,33 1,24 0,16 0,08 5,51 1,92 -3,59 Provincia di Siena 4.29 0,73 0.52 0.20 0.04 5.8 5.74 -0.06 Analizzando la Figura 4.5 sull’Impronta Ecologica per categoria di terreno, risulta evidente la grande percentuale di terreno utilizzato per usi energetici. Questa rappresenta l’estensione di foresta necessaria per riassorbire tutte le emissioni di CO2 causate dall’utilizzo di energia da parte degli abitanti della Provincia di Siena. Si SPIN-ECO Impronta Ecologica 155 noti che, all’interno di questa categoria, sono conteggiati sia gli usi diretti di energia, come i consumi di carburante per la mobilità o il riscaldamento, o gli usi di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica, sia quelli indiretti, ossia l’energia impiegata nella fabbricazione e nel trasporto dei beni consumati e quella utilizzata nell’esecuzione dei servizi fruiti. Impronta Ecologica della Provincia di Siena per categorie di terreno Pascoli 9% Foreste Sup. degradata 3% 6% Mare 1% Agricolo 13% Energia 68% Figura 4.5: La ripartizione percentuale dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle differenti categorie di terreno ecologicamente produttivo. Più in generale, è possibile affermare che la Provincia di Siena segue un trend tipico delle nazioni industrializzate, in cui una buona parte (tra uno e due terzi) dell’Impronta Ecologica è imputabile al consumo di energia. Politiche di risparmio energetico e di aumento dell’efficienza nella produzione di beni e servizi potrebbero aiutare a ridurre questa componente dell’Impronta Ecologica. Un altro contributo decisivo all’abbattimento dell’impatto ambientale dovuto alla CO2 (e di conseguenza alla riduzione della componente energia dell’Impronta Ecologica) si focalizza a monte del processo di utilizzo dell’energia e va a toccare la fase di produzione, che avviene in gran parte utilizzando combustibili fossili. É utile sottolineare che questo studio è stato realizzato considerando la Provincia di Siena come un qualsiasi utente della rete nazionale che distribuisce energia elettrica prodotta principalmente da fonti non-rinnovabili. La Provincia di Siena, SPIN-ECO Impronta Ecologica però, riesce 156 a produrre annualmente una quantità di energia elettrica, prevalentemente da fonte geotermica, atta a soddisfare quasi completamente la propria richiesta. Ovviamente, se si tenesse conto di questa composizione per l’energia elettrica i calcoli porterebbero ad un valore inferiore di Impronta Ecologica. L’incentivazione dell’uso di fonti energetiche rinnovabili, in aggiunta all’idroelettrico, porterebbe un grande contributo verso una fruizione più sostenibile (o meglio, meno insostenibile) dell’energia. Infine, una riduzione dell’uso da parte dei cittadini e delle amministrazioni di energia diretta (per spostamenti, riscaldamento, illuminazione, elettrodomestici, ecc.) e indiretta (consumo di beni che sono stati prodotti utilizzando energia) potrebbe rappresentare l’unica soluzione capace di agire direttamente sulle cause prime dell’insostenibilità. È interessante analizzare la composizione dell’Impronta Ecologica in termini di categorie di terreno ecologicamente produttivo non solo per quanto riguarda il valore totale, ma anche per le singole categorie di consumo. Impronta Ecologica per categorie di terreno 4,00 ha eq pro capite 3,50 3,00 2,50 2,00 1,50 1,00 0,50 0,00 Energia Consumi alimentari Agricolo Abitazioni Pascoli Foreste Trasporti Sup. degradata Altri beni Mare Servizi Rifiuti Figura 4.6. La ripartizione dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle categorie di terreno ecologicamente produttivo e di consumo. Tutti i valori sono in ha eq pro capite. La Figura 4.6 mostra quali sono le categorie di consumo che più contribuiscono alla componente energia dell’Impronta Ecologica: si tratta dei trasporti e delle SPIN-ECO Impronta Ecologica 157 abitazioni, due settori ad alto utilizzo di energia, come sarà confermato anche dalla Figura 4.7. L’IMPRONTA ECOLOGICA PER TIPOLOGIA DI CONSUMO La ripartizione dell’Impronta Ecologica per tipologia di consumo permette di focalizzare meglio l’origine dei diversi contributi e quindi di indagare le cause della insostenibilità ambientale. La Figura 4.7 riporta tale ripartizione, da cui emerge che il contributo maggiore (33,8%) è causato dai consumi alimentari, seguito dai trasporti (22,5%) e dalle abitazioni (16,3%). Impronta Ecologica per categorie di consumo Servizi 10,1% Rifiuti 8,8% Consumi alimentari 33,8% Altri beni 8,5% Trasporti 22,5% Abitazioni 16,3% Figura 4.7. La ripartizione percentuale dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle differenti categorie di consumo. È interessante analizzare ulteriormente quali sono le categorie che maggiormente contribuiscono all’Impronta Ecologica perché questo può aiutare a individuare le reali cause dell’impatto ambientale e invogliare a intraprendere azioni correttive. La Figura 4.8 mostra che la componente energia ha il peso maggiore in tutte le categorie in particolare arriva a sfiorare la quasi totalità per quanto concerne i trasporti, le abitazioni e i servizi. SPIN-ECO Impronta Ecologica 158 Impronta Ecologica per categorie di consumo Energia Rifiuti Agricolo Servizi Pascoli Altri beni Foreste Trasporti Abitazioni Sup. degradata Consumi alimentari 0.0 Mare 0.5 1.0 1.5 2.0 ha eq pro capite Figura 4.8. La ripartizione dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena nelle categorie di consumo e di terreno ecologicamente produttivo. Tutti i valori sono in ha eq pro capite. Si analizzeranno, ora, più nel dettaglio i consumi alimentari; si può notare, che nella ripartizione dell’Impronta Ecologica, giocano un ruolo importante sia il contributo di terreno per l’energia, sia quello di terreno agricolo e di pascoli. Si tratta di un risultato atteso perché la maggior parte dei prodotti ricavati dall’agricoltura e dall’allevamento è finalizzato ai consumi alimentari, ad eccezione di fibre animali (lana, seta) e vegetali (iuta, cotone) destinate al settore tessile. Per dettagliare ulteriormente l’analisi dei risultati si è guardato all’Impronta Ecologica totale differenziata per singola categoria di consumo alimentare. La Figura 4.9 ne riporta i risultati: emerge chiaramente il picco dovuto alla carne bovina, che è generato sia dagli alti consumi di questo alimento (3,75 volte superiori alla carne suina e ai salumi e del 47% superiori al pollame, conigli e selvaggina) sia soprattutto all’alto valore di Impronta Ecologica che si ha per ogni kg di carne bovina consumata. SPIN-ECO Impronta Ecologica 159 Impronta ecologica dei consumi alimentari Pane, grissini e crackers Biscotti Pasta e riso Pasticceria e dolciumi Altro pane e cereali Carne bovina Carne suina Pollame, conigli e selvaggina Salumi Altra carne Pesce Latte Formaggi Uova Altro latte, formaggii e uova Olio di oliva Altri oli e grassi Frutta Altro patate, frutta e ortaggi Zucchero Caffè, tè e cacao Gelati Altro zucchero, caffè e drogheria Vino Birra Acqua minerale Altre bevande Pasti e consumazioni fuori casa 0.00 0.05 0.10 0.15 0.20 0.25 ha eq pro capite Figura 4.9: Impronta Ecologica dei consumi alimentari. SPIN-ECO 0.30 0.35 0.40 Impronta Ecologica 160 È interessante notare, parallelamente, il basso valore dovuto alla categoria patate, frutta e ortaggi, pur avendo un consumo in kg di 4,5 volte maggiore rispetto a quello di carne bovina. Questo è dovuto alla limitata estensione di terreno che è necessario utilizzare per far crescere vegetali rispetto all’area che si dovrebbe avere per ricavare lo stesso quantitativo di calorie allevando animali. Una dieta equilibrata che comprenda carne ma anche vegetali e frutta risulta quindi a minore Impronta Ecologica rispetto ad un regime alimentare basato sul forte consumo di carne e altri prodotti di origine animale quali i latticini e le uova. L’IMPRONTA ECOLOGICA PER COMPETENZE Come spiegato nel paragrafo “Aggregazione e presentazione dei risultati”, si è deciso di presentare i risultati dell’Impronta Ecologica suddivisi non solo per le categorie classiche, ossia secondo le tipologie dei consumi o dei tipi di terreno ecologicamente produttivo, ma anche secondo una suddivisione relativa alle competenze. La finalità di questa ripartizione è di distinguere i contributi dell’Impronta Ecologica dovuti ad abitudini, azioni e comportamenti del singolo cittadino da quelli che dipendono o possono essere almeno parzialmente influenzati, in maniera più o meno diretta, dalle politiche e dalle decisioni della Pubblica Amministrazione. La Figura 4.10 presenta la suddivisione generale “per competenze”, da cui emerge che la Pubblica Amministrazione potrebbe (almeno teoricamente) influenzare, in modo diretto o indiretto il 40,2% circa delle cause dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena. Per quanto riguarda la componente di competenza del singolo cittadino l’Amministrazione Pubblica può puntare ad azioni di riduzione indiretta dell’Impronta Ecologica attraverso azioni informative e educative mirate a ridurre i consumi medi dei cittadini. SPIN-ECO Impronta Ecologica 161 Impronta Ecologica per competenze EF di competenza del cittadino 59,8% EF di competenza della pubblica amministrazione 40,2% Figura 4.10: La ripartizione dell’Impronta Ecologica “per competenze”. Passiamo ora ad analizzare con più dettaglio quella parte di Impronta Ecologica causata direttamente dalla Pubblica Amministrazione o da pratiche ed azioni su cui essa può esercitare un qualche tipo di controllo. La Figura 4.11 mostra la ripartizione nelle sottocategorie ed il loro peso relativo. Impronta Ecologica ripartita per competenze Trasporti 22,5% Rifiuti 8,8% EF di competenza del cittadino 59,8% EF competenza Amministrazione 40,2% Riscaldamento e servizi pubblici 8,9% Figura 4.11: La ripartizione dell’Impronta Ecologica “per competenze”: la parte a carico della Pubblica Amministrazione è ulteriormente dettagliata nelle sottocategorie. SPIN-ECO Impronta Ecologica 162 Si ritrovano qui voci precedentemente già viste, poiché, è bene ricordarlo, la Figura 4.11 non presenta i risultati di un calcolo differente bensì solo un modo diverso di suddividere e raggruppare i diversi contributi dell’Impronta Ecologica. Il grafico fa risaltare con grande evidenza diversi punti nevralgici. • Il problema del trasporto che, da solo, contribuisce per oltre la metà dell’Impronta Ecologica “di competenza” dell’Amministrazione Pubblica. Questo sottolinea la presenza di un sistema locale di trasporto delle persone (il trasporto merci non è conteggiato in questa categoria) chiaramente poco sostenibile e acuisce l’esigenza di soluzioni più rispettose dell’ambiente che portino ad abbassare l’Impronta Ecologica relativa all’utilizzo di auto private. Calcoli precedenti (Wackernagel e Rees, 1996) mostrano che la scelta del mezzo di trasporto ha una grandissima influenza sull’Impronta Ecologica. Se si considera che, nel caso della Provincia di Siena, il 91,1% dell’Impronta Ecologica dei trasporti è causata dal traffico di veicoli privati (Figura 4.12), si capisce qual’è l’entità del miglioramento, in termini ambientali, che si potrebbe avere spostando una parte dei trasporti privati (ad alta Impronta Ecologica) su quelli pubblici (a minor Impronta Ecologica). Impronta Ecologica relativa al settore trasporti Trasporto pubblico 8,9% Trasporto privato 91,1% Figura 4.12: La ripartizione dell’Impronta Ecologica relativa al settore trasporti in pubblico e privato. SPIN-ECO Impronta Ecologica • 163 Il problema dello smaltimento dei rifiuti. Come si può notare dalla Figura 4.13 è dovuta principalmente ai rifiuti indifferenziati e in particolar modo alla carta. Questa, infatti, costituisce, assieme alla frazione organica (30%), la percentuale più elevata (24%) nella composizione merceologica dei rifiuti. Purtroppo non è possibile invece stimare l’importanza della frazione organica in quanto, come già spiegato nel paragrafo sulla metodologia di calcolo, non esistono gli strumenti per valutarne l’Impronta Ecologica. Per diminuire l’Impronta Ecologica potrebbero essere intraprese azioni di riduzione della produzione dei rifiuti, di adozione, ove possibile, del riuso (riutilizzo delle bottiglie del latte, degli imballaggi, dei contenitori, ecc.), di massimizzazione della raccolta differenziata e del conseguente riciclo delle materie prime e secondarie. Impronta Ecologica dei rifiuti 0.45 0.4 0.35 altro organico plastica vetro metalli ferrosi alluminio carta 0.3 0.25 0.2 0.15 0.1 0.05 0 RSU indifferenziati RSU differenziati Figura 4.13: Ripartizione per composizione merceologica dell’Impronta Ecologica relativa ai rifiuti indifferenziati e differenziati. SPIN-ECO Impronta Ecologica 164 Riscaldamento e servizi pubblici Anche in questo settore, come si può notare dalla Figura 4.14, ciò che maggiormente influisce sull’Impronta Ecologica sono i consumi energetici sia relativi agli usi pubblici e commerciali (82%) che inerenti al riscaldamento (12%). Impronta Ecologica di competenza della pubblica amministrazione: settore riscaldamento e servizi pubblici Altri servizi Uso suolo per pubblici: sanità, servizi pubblici istruzione, e usi Comunicazioni commerciali 5% 1% Riscaldamento 12% Altri consumi energetici per usi pubblici e commerciali 82% Figura 4.14: Ripartizione dell’Impronta Ecologica di competenza della pubblica amministrazione per il settore riscaldamento e servizi pubblici. Si focalizzerà, ora, l’attenzione su quelle categorie di consumo che competono in maniera più diretta il singolo cittadino ovvero gli alimenti, le abitazioni e i beni e servizi privati. Un’analisi più approfondita sui consumi di alimenti è già stata effettuata nel paragrafo sulle tipologie di consumo, ora si prenderanno in considerazione le altre due categorie. La categoria abitazioni comprende gli utilizzi di energia (sia elettrica per illuminazione, riscaldamento e funzionamento di elettrodomestici, sia combustibili fossili per riscaldamento), i consumi di acqua, l’occupazione di suolo dell’edificio e l’utilizzo di servizi di tipo abitativo (alberghi, pensioni, etc.). Dalla Figura 4.15 emerge chiaramente come, anche in questa categoria, la maggioranza dell’Impronta Ecologica (ben il 61%) è da imputare al consumo di SPIN-ECO Impronta Ecologica 165 energia, per il quale valgono identiche considerazioni sull’importanza di politiche che portino ad una riduzione dei consumi e ad un uso più efficiente delle risorse. Impronta Ecologica di competenza del cittadino: settore consumi per abitazioni Consumi di acqua 0,3% Alberghi, pensioni e viaggi organizzati 6,4% Consumi di energia per abitazione 61,0% Consumo di superficie 32,3% Figura 4.15: La ripartizione dell’Impronta Ecologica relativa al settore abitazioni. Impronta Ecologica di competenza del cittadino: settore altri beni e servizi privati Servizi 22% Tabacchi 5% Abbigliamento e calzature 19% Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa 17% Altri beni e servizi 4% Tempo libero, cultura e giochi 31% Comunicazioni, sanità e istruzione 2% Figura 4.16. Ripartizione dei consumi relativi ai beni non alimentari e ai servizi privati La ripartizione del settore “altri beni e servizi privati” è illustrata in Figura 4.16. Si può notare il notevole peso ambientale delle attività relative al tempo libero alla cultura e ai giochi. SPIN-ECO Impronta Ecologica 166 4.8 CONFRONTO CON ALTRE PROVINCE ITALIANE Anche per questa metodologia viene proposto un confronto con i risultati emersi da studi condotti su alcune Province italiane e in particolare del centro-nord. Tutti questi studi sono stati realizzati, negli ultimi quattro anni, dal nostro team di ricerca utilizzando il medesimo approccio e gli stessi fattori di conversione, al fine di produrre risultati completamente paragonabili. In Tabella 4.13 vengono riportati i valori pro-capite dei tre indicatori: Impronta Ecologica, Biocapacità e Deficit Ecologico. Tabella 4.13: Confronto tra l’Impronta Ecologica, la Biocapacità e il Deficit Ecologico di alcune Province italiane. I calcoli fanno riferimento ai fattori di equivalenza e di rendimento del Living Planet Report 2000. Impronta Ecologica Biocapacità Deficit Ecologico ha eq pro capite ha eq pro capite ha eq pro capite 5,51 6,11 6,54 5,43 7,43 6,32 5,80 5,71 1,92 2,07 2,42 4,03 2,56 3,43 5,74 2,33 -3,59 -4,04 -4,12 -1,39 -4,87 -2,89 -0,06 -3,38 ITALIA prov. Ancona prov. Ascoli Piceno prov. Cagliari prov. Forlì Cesena prov. Pesaro-Urbino prov. Siena prov. Venezia Il database, pur essendo piuttosto limitato rispetto, ad esempio, a quello dell’analisi eMergetica, si rivela comunque molto prezioso per trarre delle prime, indicative considerazioni: • La prima considerazione riguarda i valori dell’Impronta Ecologica: essi sono in linea con il valore medio italiano, e quindi mediamente alti rispetto ad altre realtà europee e mondiali, ed anche abbastanza simili fra di loro, a testimonianza della sostanziale omogeneità negli stili di vita degli italiani, caratterizzati da una elevata richiesta, diretta o indiretta, di beni e servizi naturali. Un elevato valore di Impronta Ecologica è sinonimo sia di pressione a livello globale che locale, in quanto denuncia un uso ingente di risorse che spesso non tiene conto dei tempi biologici necessari alla Natura per rigenerare ciò che viene consumato, sia di mancanza di equità nei confronti delle generazioni presenti (equità intragenerazionale) e future (equità intergenerazionale), condizione essenziale per la sostenibilità. Per concludere, il valore dell’Impronta Ecologica SPIN-ECO Impronta Ecologica 167 vuole esprimere il contributo, di un singolo cittadino, di una popolazione o di una intera Nazione, all’insostenibilità globale e locale. • La seconda considerazione riguarda invece la Biocapacità, ovvero la dotazione di potenziali servizi naturali di una certa regione. In questo caso, il range dei valori si presenta più eterogeneo a testimonianza di quanto sia variabile la situazione socio-demografica fra le varie Province analizzate. La Biocapacità, infatti, oltre che dipendere dalla estensione degli ecosistemi presenti sul territorio e dalla loro destinazione d’uso, presenta un forte legame con la popolazione che in tale area risiede. La concomitanza di questi fattori determina la variegata situazione riportata in Tabella 4.13. La Provincia di Siena presenta un valore di Biocapacità più elevato di tutte le altre Province analizzate, grazie alla presenza di una grande estensione di aree ad alta produttività (più del 90% di territori biologicamente produttivi sono adibiti a terreno agricolo, pascoli e foreste) e di una bassa densità di popolazione (66 ab/km2). Viceversa, realtà come Ancona, ma anche Venezia, “soffrono” soprattutto della presenza di un gran numero di persone (la densità di popolazione registrata è di oltre 230 ab/km2). Un indice di Biocapacità molto basso potrebbe rivelarsi nel lungo periodo (ovvero nei tempi della sostenibilità), un elemento di fragilità per l’economia complessiva del sistema. La disponibilità di spazio potrebbe, infatti, costituire un elemento limitante per lo sviluppo futuro del sistema. • Infine è interessante notare che tutti i bilanci ambientali (intesi come differenza fra il valore della Biocapacità e dell’Impronta Ecologica) siano tutti in negativo ad evidenziare la presenza, più o meno ingente, di deficit ambientali. Questo implica che nessuno dei territori analizzati è in grado di far fronte alle richieste di servizi naturali dei propri abitanti a partire dalla propria dotazione di ecosistemi e quindi che la “popolazione” è costretta ad importare territori esterni al sistema. L’Italia, e molte delle sue Province, dipendono largamente dalla superficie bioproduttiva degli altri paesi: l’Italia non è solo forte importatrice di merci (soprattutto di alimenti ed energie) ma anche di carrying capacity che sottrae a qualche altra popolazione oppure ai suoi discendenti. Fino ad ora l’unica eccezione a questo tipo di andamento è rappresentata dalla Provincia di Siena, il cui bilancio è praticamente in pari. L’immenso patrimonio di SPIN-ECO Impronta Ecologica 168 capitale naturale e di biodiversità di cui può godere la Provincia senese riesce a tamponare, almeno localmente, il grande impatto prodotto dalla grande richiesta di risorse. Quest’ultima considerazione ha in sè due aspetti impliciti: a) Un’Amministrazione, chiamata a gestire un territorio, deve lavorare sempre nella direzione di far diminuire il valore dell’Impronta Ecologica dei suoi cittadini, attraverso sia una politica di sensibilizzazione del cittadino sia di una politica fatta “di piccoli accorgimenti”. Di seguito sono riportate alcune azioni che possono essere intraprese dal cittadino e dalla pubblica amministrazione per diminuire l’Impronta Ecologica. b) La “fortuna” di poter disporre di un’area così ricca dal punto di vista naturalistico deve spingere gli Amministratori a gestire in maniera sostenibile il proprio territorio, sviluppando politiche di tutela e di salvaguardia che mirino anche a conservare l’equilibrio fra le zone a maggior e minor impatto. SPIN-ECO Impronta Ecologica 169 CITTADINO PUBBLICA AMMNISTRAZIONE Ridurre gli sprechi e i consumi in generale Si fa riferimento in questa categoria in particolare agli sprechi e ai consumi di cibo e quelli energetici che producono sempre delle impronte elevate. Ogni cittadino dovrebbe seguire un regime di dieta equilibrato e variegato che privilegia i prodotti freschi e di origine locale, limitando il consumo di carne e in particolare di quella bovina. Dovrebbero anche essere fatti degli acquisti consapevoli scegliendo beni confezionati senza imballaggi, valorizzando i prodotti tipici del luogo e con marchi ECOLABEL che garantisco la qualità e il rispetto dell’ambiente. Indispensabile è anche la riduzione degli altissimi consumi energetici, soprattutto nelle abitazioni (ad esempio per il riscaldamento o per l’impianto di condizionamento) e nei trasporti, attraverso l’adozione di politiche di risparmio energetico. Limitare il trasporto privato Il trasporto è una delle voci a maggiore impronta, non solo per la provincia di Venezia, ma per tutto il mondo occidentale. Grazie anche all’aiuto della Pubblica Amministrazione, il cittadino deve convertirsi ad un tipo di trasporto più sostenibile che prevede l’incentivazione del mezzo pubblico, del treno, della bicicletta, del motorino,ecc…. a discapito del mezzo privato. Limitare la produzione dei rifiuti Il cittadino dovrebbe limitare a monte la produzione del rifiuto solido urbano e privilegiare a valle, il recupero, la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali. Fare un turismo più responsabile Il turista dovrebbe privilegiare sempre più mete e strutture rispettose dell’ambiente e fare un turismo più responsabile che si integri con l’ambiente circostante senza alterare i suoi equilibri ecologici, limitando gli indesiderati impatti. SPIN-ECO • Garantire un sistema di trasporti quanto più efficiente possibile e rispondente alle necessità del cittadino. • Favorire la produzione di energia da fonti rinnovabili. • Incentivare, attraverso politiche di sensibilizzazione della comunità, la riduzione della produzione dei rifiuti, l’importanza del riuso, della raccolta differenziata e del riciclo. • Incentivare metodi di coltivazione biologica più rispettosi dell’ambiente rispetto alle pratiche agricole tradizionali che fanno uso di concimi e fertilizzanti in dosi massicce. • Valorizzare i prodotti tipici locali e incentivare l’acquisto di beni prodotti in loco. • Incentivare pratiche di pesca sostenibili sia in laguna che in mare. • Promuovere azioni di tutela delle aree verdi (boschi e foreste) e di rimboschimento così da aumentare la biomassa totale, la biodiversità e la biocapacità complessiva della regione. • Promuovere un turismo più sostenibile diluendo la concentrazione dei turisti nello spazio e nel tempo. Un turismo più rispettoso del patrimonio ambientale, delle tradizioni e della popolazione residente. • Incentivare il ripristino architettonico di vecchi edifici abbandonati piuttosto che la costruzione ex-novo. • Ridurre gli sprechi di energia nelle strutture pubbliche. Impronta Ecologica 170 4.9 DISAGGREGAZIONE DEL RISULTATO A LIVELLO CIRCONDARIALE E COMUNALE Passiamo adesso ad analizzare la situazione senese attraverso la lettura delle mappe dell’Impronta Ecologica, della Biocapacità e del Deficit Ecologico a livello Circondariale e a livello Comunale. La chiave di lettura delle mappe è sempre la stessa: a colore più scuro corrisponde un più alto valore dell’indicatore di riferimento: La mappa che offre maggiori spunti di riflessione è quella del Deficit Ecologico (Figura 4.17). L’analisi contestuale dei risultati a livello Circondariale e Comunale, definisce una geografia molto chiara: le zone caratterizzate da un valore di deficit elevate sono quelle urbane o comunque più densamente popolate, zone dove si concentra l’attività del settore terziario e del turismo, zone in cui la capacità naturale di erogazione di beni e servizi si dimostra piuttosto limitata. Così si osserva che i Circondari di Siena, della Val d’Elsa, della Val di Chiana non hanno una Biocapacità così grande da poter compensare il valore dell’Impronta Ecologica e pertanto denotano una situazione di deficit ecologico, e quindi di pressione, mentre i Circondari del Chianti Senese, della Val di Merse, delle Crete Senesi e della Val d’Orcia, sono dei veri e propri “polmoni verdi” che determinano un’offerta di servizi ecologici in grado di far fronte non solo alla richiesta locale (condizione denominata di surplus ecologico), ma anche a quella provinciale. Il messaggio che emerge dalla mappa Comunale è ancora più esplicito: tre sono i nuclei principali dove si evidenzia il maggior deficit: 1) il primo nucleo è individuato dai Comuni di Colle di Val d’Elsa, Poggibonsi, Monteriggioni e Siena, dove si concentra: - circa il 43% della popolazione provinciale, - la maggior parte dei servizi della Provincia, - un traffico automobilistico molto intenso, - il 27% delle presenze turistiche provinciali e il 37% degli arrivi provinciali, - il 50% della produzione totale di rifiuti, - l’85% delle emissioni nette di CO2 eq. della Provincia, - solo il 10% della Superficie Agricola Totale della Provincia. SPIN-ECO Impronta Ecologica 171 2) Il secondo nucleo è invece delimitato dai Comuni di Sinalunga, Torrita, Chianciano Terme, Chiusi e Montepulciano. Questa è una zona dove il segno degli abitanti fantasma (ovvero dei turisti) è particolarmente evidente. Ogni anno una grande massa di turisti, che corrisponde al 33% degli arrivi provinciali e al 41% delle presenze provinciali, arriva in queste zone principalmente per cure termali. La massa fantasma corrisponde, secondo le statistiche del 1999, a 4.394 abitanti da aggiungere alla popolazione locale, ovvero un incremento di circa l’8% della popolazione. Naturalmente questo tipo di incremento si riferisce solo alla frazione di turisti che sono desumibili dalle statistiche ufficiali, sfugge ad ogni contabilità la cosiddetta frazione “mordi e fuggi”. La grande densità di popolazione e la conseguente urbanizzazione rendono questa porzione di territorio decisamente poco bio-produttiva e quindi con scarsa biocapacità. 3) Il terzo nucleo è invece rappresentato dai Comuni di Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore dove il grande deficit è soprattutto attribuito alla bassa Biocapacità. Questo fatto, all’apparenza molto strano, è dovuto ad un limite strumentale del satellite, che riesce a coprire solo parzialmente i due territori comunali. Intorno a questi nuclei il fenomeno tende piano piano a diluirsi portando a valori sempre più positivi nella differenza, come mostrato nel passaggio della sfumatura dallo scuro al chiaro, passando da una situazione di deficit ad una di surplus ecologico. Anche questa metodologia mette in evidenza il ruolo di vere e proprie nicche ecologiche dei Circondari della Val di Merse (e in particolare dei Comuni di Chiusdino, Murlo e Monticiano), della Val d’Orcia (e in particolare dei Comuni di Castiglion d’Orcia, Pienza e Radicofani) e del Chianti Senese (e in particolare dei Comune di Radda in Chianti). Nella Figura 4.18 sono riportati i bilanci ambientali ricavati da questa metodologia per ognuno dei 36 Comuni della Provincia di Siena. SPIN-ECO Impronta Ecologica 172 BIO-EF ha eq/ab RADICONDOLI 35,16 RADICOFANI 28,82 SAN GIOVANNI D'ASSO 26,28 PIENZA 18,55 CHIUSDINO 16,13 CASTIGLIONE D'ORCIA 15,69 SAN CASCIANO DEI BAGNI 13,55 MONTICIANO 12,67 MURLO 12,44 MONTALCINO 11,98 CASOLE 11,82 TREQUANDA 10,64 GAIOLE IN CHIANTI 10,41 ASCIANO 9,39 RADDA IN CHIANTI 7,77 CASTELLINA IN CHIANTI 7,41 CASTELNUOVO B.GA 3,69 BUONCONVENTO 3,68 SAN QUIRICO D'ORCIA 2,27 CETONA 2,13 SAN GIMIGNANO 1,78 MONTERONI 1,46 SARTEANO 0,97 SOVICILLE 0,66 BIO-EF RAPOLANO 0,37 ha eq/ab 6,22 MONTEPULCIANO -0,26 PIANCASTAGNAIO -0,44 CHIANTI SENESE 6,01 MONTERIGGIONI -1,07 VAL DI MERSE 5,80 TORRITA -1,78 CRETE SENESI VAL D'ARBIA 4,82 VAL D'ORCIA VAL DI CHIANA -0,92 VAL D'ELSA -1,56 SIENA -5,80 Figura 4.17: Mappa del Deficit Ecologico per Circondario (a destra) e per Comune (a sinistra). Il Deficit Ecologico è espresso in ha eq. pro capite. SPIN-ECO SINALUNGA -2,58 COLLE VAL D'ELSA -2,87 CHIUSI -3,13 ABBADIA S. S. -3,89 CHIANCIANO -4,29 POGGIBONSI -4,32 SIENA -5,80 Impronta Ecologica 173 Figura 4.18: Bilancio Ecologico dei Comuni della Provincia di Siena. I tre indicatori sono espressi in termini di ha eq. per persona. SPIN-ECO Impronta Ecologica 174 4.10 SINTESI FINALE Una sintesi dei risultati derivanti dall’analisi dell’Impronta Ecologica non può che partire dai valori totali dell’Impronta Ecologica1 pro capite (5,8 ha eq. pro capite) e della biocapacità pro capite, che, con 5,74 ha eq pro capite, è in grado di coprire il 99,0% dell’utilizzo di servizi naturali da parte della popolazione residente nella Provincia di Siena lasciando solo un deficit ecologico dell’1%. Questo dato sottolinea una situazione di bilancio ambientale praticamente in pareggio. Rispetto ai valori medi nazionali il bilancio ecologico della Provincia di Siena è quindi decisamente positivo. Questa situazione di pareggio è resa possibile non per merito dei bassi livelli dell’Impronta Ecologica bensì grazie ad un elevata dotazione provinciale di terreni ecologici, come evidenzia la grande biocapacità presente a livello provinciale. Si tratta senza dubbio di uno dei punti di forza della Provincia: una estensione di territori naturali o semi-naturali, dedicati comunque alle attività agricole, al pascolo e al bosco che, proporzionata alla popolazione residente, risulta essere decisamente maggiore della media italiana. Questa caratteristica territoriale, sfruttata dalla Provincia di Siena è senza dubbio, da mantenere e, laddove possibile, da potenziare ulteriormente. In parallelo alla conservazione e alla messa in valore delle risorse ambientali locali questo tipo di approccio considera anche i consumi di servizi naturali: la fruizione totale di servizi ecologici da parte della Provincia di Siena, rappresentata dalla misura dell’Impronta Ecologica, risulta essere alta e superiore anche alla media nazionale che già si situa su posizioni di alto uso dei servizi naturali. Questo vuol dire che, malgrado il bilancio ambientale sia in pareggio, gli abitanti della Provincia di Siena hanno un utilizzo degli ecosistemi a scala globale che risulta di molto superiore allo spazio ecologico medio disponibile pro capite a livello planetario, che si attesta intorno ai 2,18 ha eq pro capite. Si tratta di un punto importante, sul quale sono possibili e auspicabili margini di miglioramento, da un lato, attraverso politiche indirizzate a formare ed educare i cittadini a ridurre gli sprechi e a perseguire livelli 1 Riprendendo quanto affermato nel paragrafo dedicato all’Impronta Ecologica dell’energia, è bene ricordare che il calcolo dell’Impronta Ecologica dell’energia elettrica è stato eseguito sui dati medi nazionali e non per il sistema territoriale della Provincia di Siena, dove sussistono percentuali di produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili (prima fra tutte il geotermico) decisamente superiori alla media italiana. Un calcolo basato su base provinciale porterebbe probabilmente a valori dell’Impronta Ecologica inferiori a quelli mostrati in questa analisi. Tali valori risulterebbero però poco realistici perché l’energia elettrica non può essere immagazzinata e, all’atto della produzione, viene immessa direttamente nella rete nazionale: ogni utenza che preleva elettricità dalla rete utilizza quindi energia elettrica prodotta con il mix nazionale. SPIN-ECO Impronta Ecologica 175 di consumi più sobri, e dall’altro lato, con azioni mirate a rendere ambientalmente più sostenibile la produzione di energia, la gestione dei trasporti, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Una buona percentuale dell’Impronta Ecologica ricade direttamente sulle scelte dei singoli cittadini e riguarda soprattutto l’alto uso di energia (per i trasporti, per l’illuminazione e per il funzionamento di elettrodomestici), gli elevati consumi di beni e servizi ad alto contenuto energetico, le abitudini alimentari orientate verso diete con grande consumo di carne. L’altra componente dell’Impronta Ecologica è direttamente o indirettamente influenzabile da azioni e politiche da parte della Pubblica Amministrazione e riguarda il problema dei trasporti, dello smaltimento dei rifiuti, il riscaldamento e i servizi pubblici. SPIN-ECO Impronta Ecologica 176 BIbliografia di riferimento Bagliani M., Ferlaino F., Procopio S., L’Impronta Ecologica: analisi regionale e settoriale, XXII Conferenza Nazionale Associazione Italiana Scienze Regionali, Venezia, 10-12/10/2001. Bianchi D., Bono L., Pasinetti R., Santos T., 2001, Impronta ecologica della Provincia di Torino, Provincia di Torino. Bicknell K., Ball R., Cullen R., Bigsby H., 1998, New methodology for the ecological footprint with an application to the New Zealand economy, Ecological Economics (27)2, 149-160. Bilancio Energetico Nazionale, 1999 Bilanzone e Pietrobelli. 1999, L’impronta ecologica delle città: un’applicazione sperimentale in tre piccole città del nord, del centro e del sud. 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Partendo quindi dalla necessità di razionalizzare il campo della captazione, conversione, trasporto ed uso finale dell’energia, la ricerca scientifica si sta muovendo nella direzione di fornire metodologie utili alla comprensione delle trasformazioni dei flussi energetici; la disciplina della termodinamica, in particolare grazie alla seconda legge, risulta essere l’approccio più corretto per poter fornire risposte in merito a problematiche energetiche di sistemi complessi. È infatti noto che durante i processi che trasformano un flusso di risorsa primaria (materia o energia) in un flusso di energia (elettrica, termica o chimica) fruibile dall’utente finale, la materia subisce molteplici trattamenti, ciascuno dei quali comporta un inevitabile deterioramento qualitativo del contenuto energetico che la risorsa originariamente possiede. Proprio in riferimento al concetto di qualità dell’energia, in merito alla quale il primo principio della termodinamica non fornisce gli strumenti adeguati per una corretta comprensione, introduciamo qui il concetto di exergia. 5.1 IL CONCETTO DI EXERGIA La conservazione dell’energia nel suo complesso enunciata dalla prima legge fornisce sì informazioni quantitative, ma in nessun modo descrive le qualità intrinseche di una forma di energia rispetto ad un’altra. Grazie al secondo principio, che introduce il concetto di entropia, siamo in grado invece di conoscere in termini anche qualitativi le energie in gioco. La velocità di deterioramento qualitativo dell’energia e la produzione di entropia sono una misura del grado di irreversibilità dei processi di trasformazione di energia o materia che avvengono costantemente negli ecosistemi. SPIN-ECO Analisi exergetica 179 La Figura 5.1 chiarifica quello che avviene all’interno di un sistema al passaggio di un flusso di energia utile al sostentamento del sistema stesso. QUALITA’ Alta ENERGIA INPUT SISTEMA ENERGIA OUTPUT Bassa Figura 5.1: Perdita di qualità energetica in un processo reale. Come possiamo osservare, il flusso di energia (ma la stessa cosa è valida anche per la materia) non aumenta né diminuisce (in senso globale) durante l’attraversamento del sistema: ma la sua qualità viene deteriorata irreversibilmente ad ogni trasformazione. La necessità di esplicitare la qualità dell’energia ha motivato l’introduzione della grandezza termodinamica chiamata exergia. L’exergia unisce le informazioni di tipo quantitativo (intensità d’energia) con quelle di tipo qualitativo (trasformazioni irreversibili); questa caratteristica fa dell’exergia il miglior strumento di indagine per le efficienze di trasformazione di materia ed energia che interessano un determinato sistema, mettendo per esempio in risalto i processi che utilizzano energia d’alta qualità, definita nella pagina successiva, per ottenere prodotti di basso valore qualitativo da un punto di vista energetico. In casi come questo appena descritto l’utilizzo di vettori energetici di minore qualità (“source Æ end use matching”) consentirebbe di raggiungere lo stesso scopo minimizzando gli sprechi di risorse energeticamente pregiate. Il sistema complesso che analizzeremo in questo lavoro è rappresentato dall’intera Provincia di Siena. Un sistema territoriale quindi, dove sono presenti innumerevoli flussi di materia ed energia che provengono sia dall’ambiente naturale che dal SPIN-ECO Analisi exergetica 180 sistema economico esterno alla Provincia stessa. Un sistema dove sono presenti processi continui di trasformazione dell’energia che coinvolgono e creano forte interdipendenza tra il sistema antropico e l’ecosistema. Il sistema Provincia di Siena, come vedremo, è stato modellato suddividendolo al suo interno in comparti. Questi comparti rappresentano i diversi settori produttivi e scambiano tra di loro flussi di energia (o per meglio dire exergia) e ricevono energia di elevata qualità dall’ambiente esterno dove, successivamente, riversano gli scarti del proprio “metabolismo”. Il modello assume di essere in presenza di un sistema allo stato stazionario, trascurando in questo modo problematiche legate a transizioni di breve e lungo termine (come le variazioni stagionali o quelle dovute alla scarsità di risorse provenienti dall’ambiente). Dopo aver indagato sui diversi scambi di energia e materia tra i vari settori sarà possibile calcolare i rendimenti relativi ai vari comparti ed eventualmente indicare quali di questi necessitano di alcune migliorie. I dati utilizzati per questo lavoro risalgono al 1999 (in linea con le altre analisi SPInEco presentate in questo volume), poiché erano gli unici abbastanza completi da poter affrontare un’analisi così vasta ed articolata. DEFINIZIONE DELLA FUNZIONE EXERGIA La più classica delle analisi termodinamiche, cioè quella energetica in senso stretto, è basata sul Primo Principio della Termodinamica, che considera del tutto equivalenti i flussi di calore e lavoro. Dalla Seconda Legge viene invece evidenziato come le differenti forme di energia, lavoro e calore non siano affatto equivalenti poiché mentre è possibile trasformare integralmente il primo nel secondo, non può mai accadere la trasformazione completa di calore in lavoro. La grandezza che regola il grado di trasformazione del calore in energia veramente disponibile è la temperatura. Il concetto di “qualità” di una forma di energia, precedentemente menzionato, viene così correlato alla possibilità che ha quest’ultima di essere convertita, con l’obiettivo di ottenere lavoro utile, come ad esempio quello meccanico. L’exergia di un certo sistema è definita “come il massimo lavoro ottenibile da un sistema che interagisce con l’ambiente sino a portarsi in equilibrio con esso”. Per capire in maniera più intuitiva il significato dell’exergia riportiamo adesso alcuni esempi che mostrano il ruolo dell’exergia in sistemi fisici. SPIN-ECO Analisi exergetica 181 Un sistema in completo equilibrio con il suo ambiente (cioè alla stessa temperatura, pressione, concentrazione chimica, etc.) ha per definizione exergia uguale a zero; viceversa più grande è il contenuto exergetico di un sistema, maggiore sarà la sua distanza dall’equilibrio termodinamico con l’ambiente. L’esempio più immediato da proporre è quello di un blocco di ghiaccio che non ha gradienti termici interni: esso ha exergia nulla se la temperatura dell’ambiente è di zero gradi centigradi mentre ha una certa exergia di liquefazione se si trova a temperature maggiori dello zero; ugualmente la stessa massa d’acqua a temperatura di 50° ha più exergia in inverno che non in una giornata d’estate poiché la sua distanza dalla temperatura esterna in inverno è maggiore che d’estate. Quando una risorsa sotto forma di energia o materia viene utilizzata, parte del suo contenuto exergetico viene distrutto. Mentre l’energia si conserva sempre infatti, l’exergia può essere dissipata. A questo proposito può risultare utile portare l’esempio di un deposito di minerale ferroso. L’intero deposito si trova ad un elevato gradiente di concentrazione chimica (in ossidi di ferro presenti) rispetto all’ambiente esterno (il resto della crosta terrestre) nel quale i minerali ferrosi sono dispersi completamente. Il minerale in questione possiede un’exergia che sarà tanto maggiore quanto più il minerale è concentrato. Lo stesso minerale una volta estratto e disperso in maniera uniforme nell’ambiente perde il suo contenuto exergetico dato dalla differenza di concentrazione che originariamente era presente tra il deposito e l’ambiente. Il contenuto exergetico di una sostanza dipende quindi dall’ambiente circostante, che è però variabile da luogo a luogo. Questa variabilità estrema della funzione exergia ha imposto, per poter fare confronti, degli standard ambientali medi relativi alla concentrazione di composti chimici per l’atmosfera, il mare ed il suolo. In base a questo “ambiente standard” è stato possibile calcolare delle exergie specifiche standard per ogni composto chimico in base alla diversità di concentrazione che possiede nei confronti dei parametri ambientali universali. CONFRONTO ENERGIA - EXERGIA Alla luce di quanto detto fino ad ora, vogliamo evidenziare quelle che sono le maggiori differenze tra energia ed exergia, perché è di fondamentale importanza per SPIN-ECO Analisi exergetica 182 comprendere l’utilità dell’analisi che abbiamo affrontato e la diversità di risultati che derivano da tale approccio. Il concetto di energia è fondamentalmente associato al Primo Principio della Termodinamica mentre l’exergia deriva dalla formulazione del Secondo. L’energia (anche quella posseduta da una unità di massa di materia) si conserva sempre, non si può né distruggere, né creare. L’exergia viceversa per definizione si conserva solamente in un processo reversibile; tutti i processi reali però sono di tipo irreversibile, per cui alla fine di ogni processo è destinata a degradarsi. La Figura 5.2 mostra come in un sistema antropico come quello di una Provincia, mentre l’energia in ingresso fluisce ed esce quantitativamente invariata, l’exergia si consuma completamente all’interno del sistema (non consideriamo l’export di materia). ENERGIA Sistema EXERGIA Figura 5.2: Flussi energetici ed exergetici passanti per un sistema Nel paragrafo successivo viene mostrata la derivazione algebrica dell’exergia. A tale scopo si rende utile il Box 1 presente al termine del paragrafo dove sono spiegate nel dettaglio le notazioni utilizzate durante la spiegazione teorica. ALGEBRA DELL’EXERGIA Definiamo un sistema A immerso nel proprio ambiente A0 che scambia con esso flussi di materia e/o energia (vedi Figura 5.3) con i rispettivi parametri caratteristici intensivi ed estensivi. Per il sistema A: • parametri intensivi: T, p, μi • parametri estensivi: H, V, S, ni SPIN-ECO Analisi exergetica 183 Per l’ambiente A0: • T0, p0, μi 0 A • H0, V0, S0, ni0 A0 Figura 5.3: Generico sistema immerso nel proprio ambiente Sia: H«H0, V«V0, ni«ni0 (1) Si consideri (A+A0) come isolato (non scambia né materia né energia con l’esterno): dH+dH0+dW=0 dV+dV0=0 dni+dni0=0 (2) Poiché A è piccolo (vedi Espressioni 1), i parametri intensivi di A0 non cambiano: dT0=0 dp0=0 dμi0=0 Il differenziale dell’entropia di A0, tenendo conto della (2), è: dS0= (dH0-∑i μiodni0) /T0= - (dH-∑iμi0dni)T0 - (dW/T0) Il differenziale totale dell’entropia del sistema più quella dell’ambiente è: dStot=dS+dS0= - (dH-T0dS-∑iμi0dni) /T0 - (dW/T0) La precedente può essere anche scritta come: dStot= -(dE+dW) /T0 (3) dove introduciamo l’exergia E: E=H-T0S-∑iμi0ni (4) Se usiamo la relazione: dH=TdS+Vdp+∑iμidni Allora: E=S (T-T0) + V (p-p0) +∑ini (μi-μi0) (5) La (5) è l’equazione migliore per collegare l’exergia del sistema ai gradienti che quest’ultimo ha con l’ambiente. SPIN-ECO Analisi exergetica 184 L’exergia aumenta con l’aumentare delle differenze tra parentesi nella precedente equazione. Quando queste differenze diventano nulle, allora l’exergia è uguale a zero. Consideriamo ora il caso in cui il sistema A vada verso l’equilibrio con il suo ambiente A0, senza effettuare nessun lavoro (dW = 0). In questo caso l’exergia passa dal valore di E a 0 e l’entropia totale va da Stot a Stot,eq. Integrando la (3): tot S eq − S tot = − (−E ) T0 E quindi tot E = T 0 (S eq − S tot ) Sapendo che: ΔStot= - (-E+W) /T0 poiché ΔStot≥0 allora W≤E Possiamo quindi enunciare che l’exergia è la quantità massima di lavoro che dovrebbe essere estratta da A nel suo processo di raggiungimento dell’equilibrio con l’ambiente. Adesso dalla (4) sottraiamo l’espressione all’equilibrio, ottenendo: E=H-Heq-T0 (S-Seq) -∑iμi0 (ni- nieq) che rappresenta l’equazione solitamente usata per il calcolo dell’exergia. Dalla (5) possiamo calcolare l’exergia dei materiali; ipotizzando che T=T0 e che p=p0, abbiamo: E=∑ni (μi-μi0) Con: µi=µi0+RT 0 lnai Se ai ∝ci : E=n(μo-μoo+RToln(c/co)) In questo modo è possibile calcolare il contenuto exergetico di ogni tipo di materiale. SPIN-ECO Analisi exergetica 185 INDICI EXERGETICI E RENDIMENTO Per stabilire in modo chiaro una correlazione tra l’energia posseduta da un generico flusso ed il valore della relativa exergia, usiamo i cosiddetti indici exergetici. La qualità dell’energia è infatti indicata con un indice che fornisce approssimativamente il contenuto exergetico come percentuale del contenuto energetico totale. Dovendo esprimere gli indici in percentuale, questi assumeranno valori che possono ovviamente andare da 0 nel caso di energie non più utilizzabili come del calore a temperatura ambiente, a 100, per le forme di energia che possono essere totalmente trasformate in altre (come energia elettrica o meccanica). Stesso discorso vale per la materia che è comunque una forma di energia; in questo caso l’indice fornisce il contenuto exergetico in funzione della quantità di materia. Nella Tabella 5.1 sono stati mostrati gli indici di alcune forme di “energia”. Tabella 5.1 : Indici exergetici di diverse forme di energia. Forma di energia Energia potenziale Indice (α) (%) 100 Energia cinetica Energia elettrica Energia nucleare Irraggiamento solare Energia chimica Energia chimica del combustibile Vapore ad alte temperature Vapore a basse temperature Radiazioni uscenti dalla terra 100 100 ≅100 ≅95 100 92-98 60∗ 30∗ 0 In generale quindi la relazione è: EXERGIA = α * ENERGIA Per l’energia di legame chimico, l’indice exergetico (α) viene preso pari ad 1 (100%) per convenzione, per questo motivo l’exergia chimica di un combustibile (che non può essere convertita direttamente in lavoro meccanico) viene calcolata attraverso il suo “potere calorifico”. ∗ Per la spiegazione dettagliata dei differenti valori dell’indice al variare della temperatura del vapore si rimanda al paragrafo successivo. SPIN-ECO Analisi exergetica 186 Grazie agli indici che convertono i flussi di energia e materia in exergia è possibile calcolare l’efficienza termodinamica di una trasformazione rispetto al Secondo Principio. Nel presente studio si farà uso come indicatore del “rendimento exergetico”, o di seconda legge, espresso come: η = Exergia utile in uscita / Exergia totale entrante α DELL’ENERGIA TERMICA Consideriamo una macchina termica che utilizza la quantità di calore Q ceduta da una sorgente a temperatura T, con T>T0 (T0 è la temperatura dell’ambiente). Il lavoro massimo che otterremo utilizzando una ideale macchina di Carnot funzionante tra le temperature T e T0 è: Lmax = ηcarnot*Q con ηcarnot =1-T0/T Quindi il valore dell’exergia termica associata a Q sarà: ExQ = Lma x= ηcarnot*Q = (1-T0/T)*Q É a questo punto evidente come non sia possibile convertire tutta l’energia termica disponibile in lavoro. Ciò comporta che l’exergia associata al flusso Q sarà minore della sua energia e l’indice exergetico è dato dall’espressione: α = 1-T0/T DIAGRAMMI DI FLUSSO Per l’analisi exergetica ci siamo serviti di uno strumento molto utile ed immediato: il diagramma di flusso dell’exergia nella trasformazione in esame. Questa schematizzazione (vedi Figura 5.4) identifica un generico processo in esame come “black-box” nel quale confluiscono e si diramano i vari flussi exergetici. E1out E1in Sistema E2in E2out Eλ Figura 5.4: Generico diagramma di flussi exergetici in un sistema “black-box”. SPIN-ECO Analisi exergetica 187 Vediamone adesso un esempio pratico applicato ad un generico settore i-esimo, che può essere uno qualunque del nostro sistema in esame. In ingresso abbiamo i flussi: • Risorsa primaria (R); • Risorsa naturale (N); • Prodotti entranti (P) Mentre in uscita: • Prodotti del settore (Pout); • Rifiuti solidi (T); • Scarichi energetici (D) Graficamente otteniamo (Figura 5.5): R N Pout Settore i-esimo P T D Figura 5.5: Generico diagramma di flusso di un sistema territoriale. Ovviamente ad ogni flusso rappresentato corrisponde un analogo dell’energia (Figura 5.6) con un’equazione di bilancio che avrà la forma: EnR + EnN + EnP = EnPout + EnT + EnD EnR EnN EnPout Settore i-esimo EnP EnT EnD Figura 5.6: Diagramma di flusso energetico. SPIN-ECO Analisi exergetica 188 Uno schema del tutto analogo riguarderà i flussi di exergia, con la novità del concetto di exergia distrutta (ExLoss). Quest’ultima rappresenta la differenza tra l’exergia delle risorse in entrata e quelle in uscita. Per l’exergia, al contrario di ciò che accade per l’energia, non vale il principio di conservazione; infatti, non consideriamo l’ExLoss come un flusso vero e proprio ma il segnale che in ogni trasformazione reale si consuma exergia, anche se all’atto pratico lo usiamo alla stregua di un flusso per poter continuare a “chiudere il bilancio”. ExR ExN ExPout Settore i-esimo ExP ExT ExD ExLoss Figura 5.7: Diagramma di flusso exergetico. In questo caso (vedi Figura 5.7) l’equazione del bilancio diventerà: ExR +ExN + ExP = ExPout + ExT + ExD +ExLoss SPIN-ECO Analisi exergetica 189 BOX 1. INDICE DEI SIMBOLI UTILIZZATI A A0 ai α ci c0 E,Ex Ein Eλ o Exloss EnX Eout Exq ExX H,H0 Lmax m μi,μi0 ni,ni0 nieq η ηcarnot p,p0 Q R S,S0 Seq Stot Stot,eq T,T0 U,U0 Ueq V,V0 Veq W sistema ambiente del sistema A attività della specie “i” indice exergetico concentrazione della specie “i” (g/mol) concentrazione nell’ambiente exergia (J) flusso energetico o exergetico in entrata perdita exergetica (J) flusso energetico del componente generico X flusso energetico o exergetico in uscita exergia termica associata a Q flusso exergetico del componente generico X entalpia(J) lavoro massimo ottenuto (J) flusso di massa (kg/s) potenziale chimico del componente “i” (J/mol) quantità di materia in flusso “i” (mol) quantità di materia alle condizioni di equilibrio termodinamico rendimento exergetico rendimento di una ideale macchina di Carnot pressione del sistema e dell’ambiente (Pa) quantità di calore (J) costante dei gas (J/(kg*K)) entropia del sistema e dell’ambiente (J/K) entropia del sistema alle condizioni di equilibrio termodinamico entropia totale entropia totale alle condizioni di equilibrio termodinamico temperatura del sistema e dell’ambiente in scala termodinamica (K) energia interna del sistema e dell’ambiente (J) energia interna alle condizioni di equilibrio termodinamico volume del sistema e dell’ambiente (m3) volume alle condizioni di equilibrio termodinamico lavoro (J) 5.2 L’ANALISI EXERGETICA ESTESA (EXTENDED EXERGY ANALYSIS) L’analisi exergetica estesa (“EEA” nel seguito, dall’acronimo dell’inglese Extended Exergy Analysis), è un metodo recentemente proposto per il calcolo del valore di una commodity (bene o servizio) in termini di risorse primarie. Il metodo, descritto nei paragrafi seguenti, presenta secondo i suoi proponenti due vantaggi fondamentali rispetto alle correnti analisi energetiche (inclusa la LCA) e termo-economiche (cioè basate sull’exergia): SPIN-ECO Analisi exergetica 190 1) permette un confronto omogeneo (basato su di un quantificatore exergetico) tra grandezze disomogenee (beni, usualmente quantificati “a pezzo”, e servizi, quantificati “ad ora lavoro equivalente”); 2) permette di confrontare differenti scenari socio-economici raffrontandoli su una base comune (una misura exergetica del consumo equivalente di risorse primarie). La EEA si basa per larga parte su concetti già acquisiti e ben collaudati, adattati da altre teorie di valore. In particolare: a – come la LCA, la EEA esegue l’analisi dell’intero ciclo di vita di un oggetto, partendo dall’estrazione delle materie prime e comprendendo la fase di riciclo dei materiali e di decommissionamento dell’impianto di produzione; b – come la Termo-economia, la EEA usa come quantificatore primario il contenuto exergetico dei materiali e dei flussi di energia impiegati direttamente ed indirettamente nei processi produttivi; c – come nell’analisi exergetica (la “Cumulative Exergy Consumption” di Szargut), la EEA procede con un processo iterativo di “nesting”, inglobando via via in un prodotto tutti i flussi (misurati in termini exergetici) che concorrono alla sua formazione; d – come nell’analisi emergetica, la EEA attribuisce un valore (in termini exergetici) ai fattori produttivi rappresentati dal lavoro e dal capitale; e – come nella Embodied Energy Analysis, la EEA ingloba nel “costo” di produzione le esternalità ambientali. L’EXERGIA COME MISURA DEL CONSUMO DI RISORSE L’exergia e (misurata in kJ/kg se riferita a flussi di materia, in kJ se riferita a flussi di energia) possiede alcune proprietà intrinseche che la rendono adatta a fungere da quantificatore di consumo di risorse in un generico processo: 1) è una grandezza “di stato”: una volta che sia univocamente definito un “ambiente di riferimento” con il quale il sistema sotto analisi scambia i “flussi primari” (cioè quelli che non possono essere riferiti a processi interni al volume di controllo) non dipende dal cammino della trasformazione ma dai valori iniziale SPIN-ECO Analisi exergetica 191 e finale. Tipicamente, tali flussi sono quelli di materie prime e di energia primaria in input, e quelli degli scarti materiali ed energetici in output; 2) per un qualsiasi flusso f, la “storia” del processo produttivo cui esso partecipa può essere scritta in termini exergetici, misurando o calcolando gli incrementi o le diminuzioni di exergia specifica di f. Di conseguenza, un qualsiasi prodotto di una qualsiasi linea produttiva ha un contenuto exergetico che può essere univocamente calcolato a partire dai flussi primari entranti; 3) se si definisce un database di tutti i contenuti exergetici primari, cioè dei valori dell’exergia delle materie prime nella crosta terrestre e nella biosfera, tutti i flussi entranti in un sistema risultano univocamente quantificati; 4) se si accetta che “inquinamento zero” significa in realtà “zero immissione di exergia dal processo all’ambiente”, l’exergia di un effluente costituisce una misura univoca del suo “potenziale di inquinamento”, cioè della quantità di exergia che l’ambiente dovrà spendere per riassorbirlo completamente; 5) i fattori produttivi non exergetici (Lavoro e Capitale) si possono esprimere in termini exergetici eseguendo un bilancio globale del sistema in cui il processo produttivo è inserito: il concetto è che, per “produrre” un’ora-lavoro, l’individuo deve consumare un certo quantitativo di exergia di risorse primarie per mantenere i propri standard di vita. Inoltre, la circolazione monetaria all’interno di un certo sistema può essere messa in relazione diretta con il consumo exergetico globale di risorse primarie del sistema stesso. I CONTENUTI EXERGETICI EQUIVALENTI Si definisce contenuto exergetico equivalente di un bene il suo contenuto exergetico fisico (somma dell’exergia fisico-chimica delle materie prime da cui la commodity è stata ricavata e di tutti i flussi exergetici che hanno contribuito al suo processo di formazione) addizionato di una quantità che esprime l’equivalente exergetico delle esternalità (Lavoro, Capitale e costi ambientali). Il punto fondamentale è qui chiaramente il calcolo delle esternalità, che viene compiuto secondo il seguente paradigma: 1) si attribuisce all’unità monetaria un valore exergetico esteso definito come il rapporto tra l’input globale di risorse exergetiche in una certa società e la circolazione monetaria interna al sistema: SPIN-ECO Analisi exergetica 192 ee C,Sector = E in M2 [kJ/€] dove Ein rappresenta il flusso exergetico totale di risorse primarie entranti e M 2 è un parametro monetario pubblicato dalle Banche Centrali; 2) ne segue che l’ora-lavoro ha un contenuto exergetico equivalente dato da: ee L,Sector = E in n ore −lavoro [kJ/(ora-lavoro)] 3) si attribuisce ad ogni flusso uscente dal sistema un valore exergetico esteso equivalente dato dalla spesa exergetica necessaria a riportare tutti i componenti di tale flusso alle condizioni fisico-chimiche dell’ambiente di riferimento. Tale spesa exergetica va calcolata in base ad opportuni e noti processi (ideali o reali, se disponibili) di trattamento effluenti. DATA/BASE RICHIESTO DALLA EEA Per eseguire un calcolo EEA occorre: 1) conoscere i bilanci di massa e di energia del processo produttivo sotto esame; 2) conoscere lo stato di riferimento dell’ambiente (livello di exergia zero); 3) conoscere lo stato fisico-chimico di tutti i flussi di materia entranti ed uscenti dal sistema; 4) conoscere i processi (ideali o reali) di trattamento effluenti; 5) conoscere in dettaglio lo stato della circolazione monetaria nel sistema; 6) conoscere in dettaglio la ripartizione delle ore-lavoro sulle singole attività produttive. RISULTATI ED APPLICAZIONI DEL CALCOLO EEA Un calcolo EEA fornisce tre tipi di risultati: 1) un diagramma di flusso dell’exergia estesa, che mostra come l’exergia primaria venga ripartita tra i vari processi di produzione e via via consumata dalla inevitabili irreversibilità; 2) un “costo” dei beni espresso in kJ/pezzo (per flussi di materia) o kJ/kJ (per flussi di energia). Tale costo è ovviamente differente dal costo monetario di tali oggetti: uno dei risultati fondamentali della EEA è che i costi di beni differenti SPIN-ECO Analisi exergetica 193 stanno tra loro in rapporti diversi dai corrispondenti costi monetari. La EEA è, in questo senso, una teoria alternativa del valore economico; 3) un valore di “efficienza exergetica di conversione” da risorse primarie a prodotti finali che può essere usato per paragonare direttamente processi produttivi e scenari socio-economici diversi. 5.3 ANALISI DEL SISTEMA PROVINCIA DI SIENA L’obbiettivo di questo lavoro è quindi quello di proporre un’analisi di tipo exergetico utilizzando le “estensioni” che include la EEA per avere una più veritiera fotografia relativa alle efficienze produttive del sistema Provincia di Siena. L’applicazione della EEA ad un sistema relativamente piccolo come quello provinciale è un’assoluta novità; questo concetto infatti è stato finora utilizzato soltanto per proporre analisi di sistemi-nazione. La diversità di dimensioni tra il nostro sistema e i sistemi già studiati in letteratura ha imposto una leggera revisione delle impostazioni e delle condizioni al contorno del sistema territoriale stesso che verranno descritte dettagliatamente prima di proporre i risultati finali. MODELLO Il primo passo affrontato per attuare l’analisi exergetica è stato quello di modellizzare il sistema Provincia di Siena. Il modello prevede la divisione delle attività presenti sul territorio in macro-settori schematizzati con dei quadrati (vedi Figura 5.8) che scambiano flussi di materia, energia e, nel caso della EEA, denaro e lavoro. Relativamente agli scambi interni della Provincia i settori scelti sono sostanzialmente i classici macro-settori industria (In), agricoltura (Ag), terziario (Te), trasporti (Tr) e domestico (Do) più due settori che potremmo definire sottoinsiemi del settore industriale. Questi due ulteriori settori, rispettivamente il settore conversione (Co) e quello estrazione (Ex), vengono differenziati da In perché risultano importanti per capire i flussi di energia sotto forma di elettricità e risorse fossili destinate a tutti gli altri settori; l’analisi dei flussi di questi due settori è inoltre preziosa al fine di valutare le perdite exergetiche che il sistema ha nel complesso. SPIN-ECO Analisi exergetica 194 Risorse naturali (N) Risorse primarie (R) Calore Geotermico (N) Servizio terziario (PTe) Beni industriali (PIn) Servizio trasporto (PTr) Capitali (C) Lavoro (W) Rifiuti solidi (T) Scarichi termici (D) Figura 5.8: Schema dei flussi exergetici nella Provincia di Siena. SPIN-ECO Analisi exergetica 195 Il settore conversione riguarda la generazione di energia elettrica e il rifornimento elettrico di tutti gli altri comparti. In questo settore entrano sia flussi di energia rinnovabile dall’ambiente (nel caso Provincia di Siena è particolarmente rilevante il flusso di calore geotermico) che flussi di combustibili fossili provenienti dal settore estrattivo o dall’import. La produzione di elettricità necessita anche di flussi di materia sotto forma di macchinari proveniente dal settore industriale e di servizi di trasporto che vengono da Tr. Il settore estrattivo riguarda invece il prelievo di beni dalla natura sotto forma di materia. Questo settore risulta fondamentale in un’analisi relativa ad un’intera nazione perché è quello che alimenta il sistema attraverso combustibili fossili, nello specifico caso della Provincia di Siena invece, dove l’estrazione è limitata a cave di ghiaie, argille e marmi, il peso di questo settore è notevolmente più basso. Nel caso di un sistema provinciale infatti, i beni che non sono prelevabili direttamente dal territorio locale (l’ambiente E) vengono importati dal sistema economico rappresentato convenzionalmente dal resto d’Italia (It). Molti dei flussi exergetici necessari al sostentamento della Provincia di Siena provengono ovviamente dal sistema Italia. Tutti i settori, tranne quello domestico, necessitano, oltre che dei flussi di energia elettrica e termica, di flussi exergetici provenienti dal settore industriale e da quello dei trasporti che forniscono rispettivamente beni e servizi necessari al funzionamento. Si è assunto che il settore domestico invece riceva tutti gli input diversi da quelli energetici esclusivamente dal settore terziario, ovvero comprando beni e servizi “al dettaglio” dalle attività commerciali. Vista la limitata densità di industrie nel territorio senese, la maggior parte dei beni diversi da quelli alimentari provengono tutti dall’esterno della Provincia. Viceversa il settore terziario riveste un ruolo determinante nell’economia della Provincia, il 65% della ricchezza prodotta (PIL) infatti deriva da questo settore (vedi Figura 5.9). SPIN-ECO Analisi exergetica 196 Siena-Prodotto Interno Lordo (P.I.L.) 0.5% 5% 0.9% 26.8% 4.5% 62.2% Estrazione Conversione Industria Agricoltura Terziario Trasporto Figura 5.9: Prodotto interno lordo diviso per settori produttivi in Provincia di Siena. Anno 1998. La suddivisione del sistema nei sottoinsiemi appena descritti richiede un utilizzo dei dati con livello di aggregazione coerente con il modello. La difficoltà incontrata nel reperire dati disaggregati relativi soprattutto ai settori conversione e estrazione ha richiesto in certi casi assunzioni che verranno spiegate nel dettaglio nel prossimo paragrafo. La seconda componente fondamentale del modello è rappresentata dai flussi exergetici che provengono dall’ambiente, naturali o economici che siano, o che scorrono all’interno del sistema Provincia tra i vari settori descritti. I flussi di risorse primarie sono indicate con la lettera R e rappresentano sia le risorse direttamente prelevate dall’ambiente (combustibili fossili solidi, liquidi e gassosi, risorse rinnovabili come l’energia solare o eolica e le biomasse, minerali e metalli grezzi, energia geotermica ed idraulica), che quelle che hanno subito una prima trasformazione, come i prodotti di raffinazione petrolifera, i metalli e i minerali estratti e preconcentrati o l’energia elettrica. Con il flusso N si indicano invece i flussi naturali di prodotti vegetali (agricoltura o legname) e animali (allevamento, caccia e pesca). La lettera P indica i flussi di beni e i servizi che vengono prodotti dai settori industriale, trasporti e terziario. Ogni settore inoltre ha dei flussi in uscita di materia ed energia degradata sotto forma di rifiuto e calore. I flussi di rifiuti indicati con T contengono l’equivalente exergetico degli RSU, i flussi di energia degradata a calore da combustione o utilizzo di energia elettrica sono indicati con D. Come è stato più volte spiegato gli elementi nuovi conteggiati nella analisi exergetica estesa risultano essere i flussi di lavoro umano (W) e i flussi di capitali tra settori (C), SPIN-ECO Analisi exergetica 197 convertiti in flussi exergetici tramite, rispettivamente, l’equivalente exergetico del lavoro umano e della moneta precedentemente descritti. C’è anche da sottolineare che a causa dell’impossibilità di reperire dati affidabili, non sono state incluse nell’analisi EEA le “esternalità ambientali”, cioè quel flusso di capitale adibito al ripristino delle condizioni ambientali di una particolare emissione. DESCRIZIONE DEI FLUSSI É opportuno ora soffermarsi sull’origine dei dati utilizzati per quantificare questi flussi. La fase di raccolta dati ed elaborazione, sia a causa dell’aggregazione degli stessi che per difficoltà di conversioni in termini di exergia, ha richiesto alcune assunzioni motivate nel corso della seguente descrizione. Le risorse provenienti dall’ambiente (inteso come naturale ed economico), incluse nei flussi di tipo R, riguardano le energie, rinnovabili e non, sfruttate in Provincia. Per quanto riguarda i combustibili fossili, la conversione in flusso exergetico avviene utilizzando i poteri calorifici inferiori di ciascuna fonte. I dati relativi al metano consumato in Provincia ad uso termico provengono dagli enti gestori della rete (Consorzio Intesa, Valdichiana e Fiorentinagas) mentre per quanto riguarda i derivati del petrolio i dati provengono dal Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (MICA) e sono distinti tra usi termici e per autotrazione. L’energia elettrica prodotta in Provincia è esclusivamente di tipo rinnovabile, quasi interamente di tipo geotermico, e soddisfa circa il 90% del fabbisogno dell’intera Provincia. I dati relativi sia ai consumi che alle produzioni provengono da fonte ENEL. Per stimare l’energia termica utilizzata dagli impianti geotermici abbiamo assunto un rendimento energetico medio delle centrali pari al 20%, il contenuto exergetico dello stesso flusso è stato invece valutato assumendo un indice exergetico pari al 30% (che equivale ad una temperatura media del vapore nei pozzi di circa 150°C). Alla fonte idroelettrica è stato attribuito un indice exergetico di conversione uguale a 1 trattandosi di energia di tipo meccanico. I dati relativi al consumo di energia elettrica sono forniti con livello di disaggregazione adeguato alla suddivisione dei settori da noi attuata, mentre per quanto riguarda i consumi di combustibili fossili è stato necessario stimare i consumi del settore estrattivo, assumendo che i consumi stessi avessero la stessa proporzione sul totale rispetto ai consumi elettrici dei quali possedevamo il dettaglio. SPIN-ECO Analisi exergetica 198 I flussi di materiale estrattivo, i cui dati provengono dal Piano Regionale Attività Estrattive, sono convertiti in quantità exergetiche tramite i coefficienti di exergia specifica presenti in letteratura (Szargut, 1988). Abbiamo assunto di convogliare la totalità del materiale estratto verso il settore industriale per la lavorazione. Ai flussi di tipo N è assegnato un valore energetico proporzionale all’ammontare della radiazione solare utilizzata nella catena dei processi biologici. Il valore viene calcolato considerando la frazione di radiazione solare che cade sulla superficie della Provincia per un rendimento convenzionale. La frazione di radiazione utile è pari ai due terzi del totale poiché circa un terzo viene riflesso e disperso. La parte di radiazione che incide sulla superficie agricola e boschiva (circa l’85% della superficie provinciale) è convogliata nel settore agricolo mentre la restante entra nel settore domestico. Entrambi i flussi sono moltiplicati, come già detto, per un rendimento, assunto pari allo 0,1%, che tiene conto dei processi fotosintetici e della catena alimentare. Il rispettivo valore exergetico si calcola, invece, moltiplicando il precedente risultato per l’indice exergetico della radiazione solare uguale al 93%. Il flusso di beni agricoli prodotti è stato ripreso dal censimento dell’agricoltura, che fornisce il dettaglio delle quantità dei vari prodotti agricoli. La conversione in unità energetiche avviene tramite dei valori exergetici specifici per ogni prodotto trovati in letteratura (Wall, 1987). I flussi P descrivono i beni o i servizi prodotti dai settori: industriale, trasporti e terziario. Il flusso incorpora, oltre al valore energetico del prodotto stesso, anche tutti i costi sotto forma di materia ed energia che sono necessari in fase di produzione. La conversione in exergia avviene attraverso degli indici exergetici ricavati dalla letteratura che tengono conto dei “mix” energetici medi caratteristici delle diverse attività produttive. I settori trasporto e industria hanno lo stesso indice uguale al 59% mentre il settore terziario è pari al 66%. Un’attenta valutazione dei rifiuti che un settore produce è fondamentale per capire le perdite exergetiche a cui un processo va incontro. L’analisi exergetica divide la produzione di rifiuti, come già accennato, in due flussi, uno che valuta il contenuto exergetico dei rifiuti solidi (T), l’altro che valuta l’energia degradata sotto forma di calore (D) che scaturisce dall’utilizzo di combustibili o energia elettrica. Per quanto riguarda la produzione di rifiuti della Provincia è stato utilizzato un dato aggregato, preso dal rapporto sullo stato dell’ambiente della Regione Toscana, nel quale sono SPIN-ECO Analisi exergetica 199 riportati i dati sulle produzioni di rifiuti distinti tra R.S.U., speciali e pericolosi. L’attribuzione dei rifiuti speciali ai vari settori è stata fatta in base al numero di addetti operanti in ogni settore, escluso quello domestico che abbiamo assunto non produrre rifiuti speciali. Relativamente al settore conversione è stato possibile stimare l’esatto ammontare dei rifiuti speciali dal rapporto ambientale ENEL per cui non è stato necessario includerlo nella riproporzione. La produzione di R.S.U. invece è stata attribuita esclusivamente ai settori domestico e terziario assegnando a quest’ultimo una quantità proporzionale alla percentuale di lavoratori di settore rispetto all’intera popolazione. Per quanto riguarda i rifiuti classificati pericolosi, vista l’assenza di industria pesante, la loro produzione è nulla. Il contenuto energetico ed exergetico dei rifiuti è stato infine calcolato attribuendo dei poteri calorifici specifici per ogni tipologia di rifiuto. Gli scarichi termici come già accennato dipendono invece dal flusso di energia entrante sotto forma di combustibile o elettricità nello specifico settore e il relativo indice exergetico, che in questo caso è dato dal coefficiente di Carnot ηi, dipende dalla temperatura alla quale il calore viene scaricato nell’ambiente. La Tabella 5.2 mostra le assunzioni fatte relative alle temperature di scarico per ogni settore. Tabella 5.2: Indici exergetici degli scarichi termici relativi ai vari settori studiati. Settore Temperatura (° Celsius) Indice exergetico Estrazione Conversione Agricoltura Industria Trasporto Terziario Domestico 60 45-50 20 60-70 60 18 18 16% 20,7% 2% 31,9% 16% 1% 1% Gli ultimi due flussi exergetici che restano da descrivere, propri dell’utilizzo dell’analisi exergetica estesa sono i flussi di lavoro (W) e flussi di capitali (C) che, rispetto ai precedenti, risultano di più difficile quantificazione. I flussi di lavoro dipendono dalle ore lavorative complessive svolte dagli addetti di un determinato settore moltiplicati per un equivalente exergetico che attribuisce un valore exergetico all’ora di lavoro. Il calcolo di questo equivalente è dato dal rapporto tra l’intero flusso exergetico in ingresso al sistema diviso per le ore lavorative effettuate SPIN-ECO Analisi exergetica 200 in un anno dalla totalità dei lavoratori della Provincia. Assumendo un numero medio di ore annue fisse per ogni lavoratore pari a 1872 (ovvero 36 ore settimanali) e conoscendo sia il numero di addetti totali in Provincia che il flusso di exergia in ingresso, si ottiene un valore di equivalente exergetico del lavoro umano (Klavoro) pari a 253 MJ/ora. A partire da questo valore è possibile convertire in flussi exergetici tutta la forza lavoro che alimenta i vari settori produttivi. Un analogo equivalente è necessario per la conversione in exergia dei flussi di capitali (C) presenti in ingresso ed uscita dei vari settori. Questo equivalente exergetico monetario (Kcapitale) viene calcolato facendo il rapporto tra il flusso exergetico totale che entra nel sistema Provincia e l’indice economico M2 che stima la circolazione monetaria nel sistema. Stimato un valore di M2 pari a 1.97 miliardi di €/anno si ottiene un Kcapitale uguale a 16 MJ/€. I flussi exergetici di capitali in uscita dai vari settori sono identificabili con il prodotto interno lordo dei settori stessi moltiplicato per l’equivalente exergetico del denaro. Nel settore conversione, non essendo disponibile il P.I.L. specifico, il flusso prodotto è stato calcolato attribuendo un prezzo di circa 4 €cent/kWh all’elettricità prodotta da geotermia. Relativamente al settore domestico per valutare gli stessi flussi ci siamo basati sul reddito complessivo delle famiglie come flusso in ingresso al settore e sulle spese sostenute dalle famiglie stesse come flusso in uscita, entrambi i dati sono elaborazioni dell’istituto Tagliacarne. La stima dei capitali spesi per il funzionamento dei settori diversi dal domestico risultano invece di più difficile valutazione perché richiedono l’inventario di tutte le spese sostenute ed alcune assunzioni per quantificarle. Le spese energetiche sostenute da ogni settore sono state quantificate conoscendo i consumi e assumendo alcuni costi medi per l’energia elettrica e i combustibili, sia da riscaldamento che da autotrazione. Un’altra fonte di spesa per i settori è stata quantificata nello smaltimento di rifiuti, sia solidi (costi stimati dal piano di smaltimento rifiuti provinciali) che sotto forma di calore, ipotizzando la necessità di utilizzare degli scambiatori per immettere il calore disperso nell’ambiente alla temperatura dell’ambiente stesso. Abbiamo inoltre attribuito spese proporzionali ai flussi di beni o servizi che avvengono tra settori; una frazione dell’intero prodotto lordo di un generico settore che fornisce un bene ad un secondo viene attribuita a quest’ultimo in maniera proporzionale alla quantità di exergia che riceve. É stato infine tenuto SPIN-ECO Analisi exergetica 201 conto anche del costo economico relativo ai dipendenti di ogni settore facendo delle assunzioni sui salari medi di settore. Tutti i flussi economici entrano poi nel bilancio exergetico esteso grazie all’equivalente Kcapitali descritto precedentemente. La descrizione dell’origine dei dati utilizzati e delle relative fonti è comunque riportata in maniera più approfondita del capitolo 1 relativo a “i numeri della Provincia”. Prima di discutere i risultati riteniamo interessante proporre già in questo paragrafo un primo confronto tra il sistema in studio e due sistemi precedentemente studiati in letteratura sulla base dei due equivalenti, quello del lavoro e quello del capitale. Il confronto che proponiamo adesso e riproporremo nel mostrare i risultati finali, compara un sistema Provincia con due sistemi nazionali, quello italiano e quello statunitense. Il fatto di comparare una Provincia con intere nazioni può non risultare del tutto corretto viste le notevoli diversità esistenti, riteniamo comunque di poter trarre interessanti indicazioni da questo esercizio, tanto più che questo è il primo studio in assoluto di analisi exergetica estesa applicato ad un sistema piccolo come quello a scala provinciale. La Tabella 5.3 riporta il dettaglio dei due equivalenti per le tre realtà. Tabella 5.3: Confronto tra gli equivalenti di lavoro e capitale Kcapitale (MJ/€) Klavoro (MJ/ora) USA Italia Siena 33 250 20 209 16 253 Il basso valore di Kcapitale, rispetto all’Italia, e soprattutto agli Stati Uniti, significa che la Provincia di Siena ha grossi flussi di capitali con bassi consumi di risorse energetiche. Questo è spiegabile con la bassa diffusione di industrie energivore nella Provincia che ha, viceversa, un forte sviluppo del settore terziario. L’alto valore di Klavoro è dato dalla bassa densità di popolazione e quindi di lavoratori, ma può indicare la presenza di tipologie di lavoratori con alti tenori di vita assunti nel settore terziario tipicamente poco energivoro. Un altro fattore che contribuisce a questi anomali valori delle K può essere individuato nella massiccia presenza di turismo che porta, da un lato ad un aumento dei consumi a parità di abitanti, e dall’altro notevoli flussi di capitali. Il consumo exergetico dell’abitante-equivalente in Provincia di Siena è sicuramente maggiore di quello dell’abitante indigeno; ciò SPIN-ECO Analisi exergetica 202 comporta una significativa anomalia rispetto agli altri due sistemi proposti come confronto. Il fatto di aver trascurato nei diagrammi di flusso exergetico le esternalità ambientali è dovuto, come accennato sopra, all’impossibilità di reperire in questa sede dati congruenti al necessario livello di aggregazione. L’influenza di tale omissione è presumibilmente diversa per i vari settori. Nel settore industriale, per esempio, l’inclusione di tale flusso in entrata ridurrebbe sensibilmente, ma non sostanzialmente, il rendimento exergetico esteso: stime parziali indicano nel 3-7% l’effetto della nostra omissione. Nel settore estrattivo, d’altro canto, il costo, espresso in risorse primarie, del ripristino ambientale è altissimo: in questo caso, pur non disponendo di stime precise, la variazione del rendimento exergetico esteso sarebbe superiore al 50% in meno. Per il presente studio, tali effetti sono però minimi, perché il settore estrattivo e di conversione nella Provincia di Siena non presentano flussi in ingresso tanto elevati da poter influenzare sostanzialmente i rendimenti di sistema. RISULTATI I risultati che un’analisi di questo tipo fornisce sono la valutazione delle efficienze, sia di tipo energetico che exergetico classico ed esteso, e la valutazione delle perdite exergetiche, di tipo classico ed esteso, per tutti i settori studiati. La valutazione di efficienza del settore domestico è effettuabile solamente attraverso l’exergia estesa perché nel caso exergetico classico questo settore, non producendo beni o servizi quantificabili con la teoria tradizionale, è visto come un comparto puramente dissipativo. La Tabella 5.4 mostra il dettaglio dei flussi energetici ed exergetici classici ed estesi per i vari settori. SPIN-ECO Analisi exergetica 203 Tabella 5.4: Flussi exergetici in entrata e in uscita dei settori analizzati. Ex Co Ag In Tr Te Do Input R P N W C 6,26E+14 3,58E+14 0 2,23E+14 3,58E+14 5,04E+15 3,58E+14 0 5,04E+15 6,48E+11 6,09E+14 3,58E+14 9,72E+15 1,37E+15 1,14E+16 7,60E+15 2,44E+14 9,72E+15 1,17E+16 1,94E+16 8,40E+15 2,05E+14 0 1,37E+15 2,05E+14 1,94E+15 5,52E+15 0 1,46E+16 5,52E+15 4,02E+15 6,19E+15 1,99E+15 0 1,99E+15 Output R P N W C T D 4,94E+14 0 0 0 3,62E+14 5,95E+13 1,09E+14 3,36E+15 0 0 0 6,34E+14 3,10E+12 2,91E+15 0 0 9,72E+15 0 3,22E+15 1,54E+13 6,06E+13 0 6,46E+15 0 0 1,91E+16 2,43E+14 9,50E+14 0 6,98E+14 0 0 3,60E+15 5,12E+12 1,21E+15 0 6,19E+15 0 0 9,12E+16 1,61E+14 1,75E+13 0 0 0 3,24E+16 2,63E+16 5,29E+14 1,50E+14 Legenda: Ex (estrazione), Co (Conversione), Ag (Agricoltura), In (Industria), Tr (Trasporto), Te (Terziario) e Do (Domestico). R (flussi di risorse primarie), N (flussi naturali di prodotti vegetali e umani), P (flussi di beni e servizi prodotti dai settori industriale, trasporti e terziario), T (flussi dei rifiuti), D (flussi di energia degradata a calore da combustione o utilizzo di energia elettrica), W (flussi di lavoro umano), C (flussi di capitale fra i settori). Le Tabelle 5.5 e 5.6 riportano i due indicatori che intendiamo utilizzare per commentare i risultati ovvero i vari rendimenti e l’exergia dissipata sempre distinguendo per settore. Tabella 5.5: Rendimenti energetici ed exergetici dei settori studiati. Settori Rendimento energetico (%) Rendimento exergetico (%) Rendimento EEA (%) Estrazione Conversione Industria Agricoltura Terziario Trasporto Domestico 19 77 77 83 14 - 50 62 47 78 83 8 - 33 54 64 61 85 26 83 SPIN-ECO Analisi exergetica 204 Cominciamo col commentare i risultati relativi ad analisi energetica ed exergetica classica, lasciando per ultima l’analisi relativa all’exergia estesa. Il confronto tra rendimento energetico ed exergetico del settore conversione del sistema in studio risulta piuttosto significativo. La produzione elettrica, per il 90% proveniente da geotermia, infatti, ha basse efficienze energetiche di conversione dovute alla relativamente bassa temperatura del vapore sotterraneo; se guardiamo lo stesso processo dal punto di vista exergetico si scopre come l’energia elettrica da geotermico sia in realtà più efficiente poiché sfrutta energia di media qualità, cioè calore a temperature intorno ai 150°C e basso contenuto exergetico, invece di utilizzare, come avviene in gran parte della produzione elettrica italiana, combustibili ad alta qualità energetica. Il rendimento exergetico del settore conversione italiano si attesta infatti su un 34% di efficienza contro il 62% dello stesso settore in Provincia di Siena. Da un punto di vista prettamente energetico invece la produzione italiana sembrerebbe, erroneamente, più efficiente (37% contro 19%). Un’altra grossa differenza si osserva confrontando i rendimenti energetici e exergetici del settore industriale. Ciò è dovuto all’impiego di grossi quantitativi di energia di alta qualità per l’esercizio delle produzioni industriali. L’industria senese risulta comunque avere un’efficienza in linea con quella italiana ed è complessivamente non molto energivora. Il settore estrattivo di Siena ha un rendimento energetico non calcolabile a causa del tipo di bene estratto che non è quantificabile in termini prettamente energetici. Anche il confronto dei rendimenti exergetici rispetto al sistema Italia è comunque fuorviante perché, mentre questo settore include, relativamente all’Italia, l’estrazione di combustibili fossili ad alto contenuto exergetico, nel caso di Siena lo stesso settore si occupa della sola estrazione di materiali da cava come ghiaia o argilla che hanno bassi contenuti exergetici e richiedono alti costi energetici di estrazione. Il settore trasporto risulta estremamente inefficiente sia dal punto di vista energetico che exergetico, rispettivamente 14% e 8%, in linea con il rendimento italiano. Il settore agricolo della Provincia risulta avere efficienze sia energetiche che exergetiche leggermente più basse di quelle medie italiane; la differenza è però piccola e non significativa. Per concludere, spendiamo due parole sui rendimenti del settore terziario. Questo settore, che è quello preponderante nella Provincia, ha rendimenti sia energetici che exergetici di 4 punti percentuali più alti rispetto alla media italiana (83% contro SPIN-ECO Analisi exergetica 205 79%). Uno scarto tutto sommato così piccolo potrebbe non sembrare così significativo se non fosse però ribadito in maniera più netta nella valutazione del rendimento exergetico esteso. Il rendimento esteso pari all’85% (79% in Italia), più alto di quello exergetico indica un settore particolarmente efficiente con alla base servizi che gestiscono grandi flussi di denaro (che sono conteggiati nella EEA) e richiedono bassi consumi di risorse primarie per produrre il servizio. Per tutti gli altri settori i rendimenti di exergia estesa risultano più bassi, oltre che del sistema Italia, anche rispetto ai rendimenti exergetici classici. Il motivo risiede nel fatto che il costo exergetico del lavoro ha una voce molto rilevante in tutti settori (vedi Klavoro) e non è compensato da flussi economici altrettanto rilevanti per i settori diversi da quello terziario che gestisce flussi di capitali finanziari. Il settore domestico torna ad essere in linea con la media italiana a livello di efficienza (83% contro 85%) poiché il grande flusso di capitale in ingresso, dovuto gli alti redditi pro-capite rispetto alla media italiana, è compensato da un costo exergetico del lavoro prodotto dagli abitanti più alto della media nazionale. E’ interessante adesso soffermarci sui dati relativi alle perdite exergetiche (Tabella 5.6) che, in linea con i dati relativi ai rendimenti, mostrano quali sono i settori che dissipano maggiormente exergia. Tabella 5.6: Perdite exergetiche dei settori studiati. Perdite exergetiche Settori (J/anno) Estrazione Conversione Industria Agricoltura Terziario Trasporto Domestico 5,61E+14 2,11E+15 6,36E+15 2,27E+15 1,13E+15 7,90E+15 1,35E+16 L’istogramma riportato in Figura 5.10 chiarifica ulteriormente la situazione relativa alle perdite assolute di ogni settore e mostra come, a parte il settore domestico, che per definizione dissipa tutte le risorse in input, il settore trasporti risulti il maggior dissipatore di exergia in termini assoluti. SPIN-ECO Analisi exergetica 206 Perdite exergetiche (J) 1.50E+16 1.00E+16 5.00E+15 0.00E+00 Estrazione Conversione Industria Agricoltura Terziario Trasporto Domestico Figura 5.10: Istogramma delle perdite exergetiche relative ai settori studiati Un alto livello di dissipazione è prodotto anche dal comparto industriale, mentre tutti gli altri settori incidono in maniera limitata sulle perdite di energia utile della Provincia. E’ interessante vedere come le perdite exergetiche specifiche (Figura 5.11), calcolate dividendo l’exergia persa per l’unità energetica di beni o servizi prodotti, estremizzino il risultato relativo al settore trasporto che ha una perdita di exergia specifica di un ordine di grandezza superiore agli altri settori. Perdite exergetiche specifiche (Jpersi/Jprodotti) 11,33 3.00 11,33 2.00 1.00 1.13 0.99 0.61 0.27 0.20 Agricoltura Terziario 0.00 Estrazione Conversione Industria Trasporto Figura 5.11: Istogramma delle perdite exergetiche specifiche relative ai settori studiati. SPIN-ECO Analisi exergetica 207 Questo tipo di indicatore mostra inoltre come i settori di estrazione e conversione pur bassi a livello assoluto siano fonte di perdite exergetiche simili rispetto al comparto industriale. I settori agricolo e terziario, dato il loro basso utilizzo di risorse energetiche, hanno le più basse perdite in assoluto. La perdita specifica del settore domestico invece risulta calcolabile soltanto attraverso l’EEA che attribuisce dei prodotti anche a questo settore. La Figura 5.12, che riporta proprio le perdite exergetiche specifiche calcolate con l’exergia estesa, conferma l’alta efficienza del settore domestico, il quale grazie alle risorse che consuma produce una grande forza lavoro che alimenta gli altri settori. Con la EEA il settore domestico, non è più un settore di pura dissipazione ma è, a tutti gli effetti, un settore che produce il servizio “lavoro umano” con un’efficienza calcolabile esattamente come negli altri casi. Perdite exergetiche specifiche (Jpersi/Jprodotti) 2.90 3.00 2.06 2.00 1.00 0.87 0.64 0.55 0.21 0.18 0.00 Estrazione Conversione . Industria Agricoltura Terziario Trasporto Domestico Figura 5.12: Istogramma delle perdite exergetiche estese specifiche relative ai settori studiati I risultati degli altri settori confermano grosso modo gli andamenti delle exergie specifiche classiche. I settori industriale e trasporto migliorano i rispettivi valori grazie agli ingressi economici che “risarciscono” gli elevati consumi di exergia sotto forma di combustibili ed elettricità. La Tabella successiva (5.7) mostra le perdite assolute di exergia estesa che riportiamo senza proporre confronti poiché la SPIN-ECO Analisi exergetica 208 differenza di flussi monetari che esiste tra i vari settori non consente di poter fare paragoni. Tabella 5.7: Perdite di EEA dei settori studiati Settori Perdite EEA (J/anno) Estrazione Conversione Industria Agricoltura Terziario Trasporto Domestico 1,76E+15 3,46E+15 1,43E+16 8,33E+15 1,78E+16 1,25E+16 1,23E+16 5.4 CONCLUSIONI La fotografia del sistema che emerge dall’analisi exergetica classica ed estesa mette in risalto le “anomalie” che la Provincia di Siena ha rispetto alla media italiana. La autosufficiente e rinnovabile produzione di energia elettrica che viene fatta in Provincia risulta essere, dal punto di vista exergetico, molto più efficiente della produzione media nazionale che deriva da impianti termoelettrici. Anche questo tipo di analisi, così come l’analisi eMergetica descritta nel Capitolo 3 di questo volume, non include le valutazioni relative agli impatti ambientali e sociali che una produzione di tipo geotermica può comportare. Per cui alla positiva valutazione della produzione geotermica che scaturisce dallo studio dei flussi energetici, per poter proporre un confronto più obiettivo, andrebbero stimate sotto forma di costi exergetici, anche le esternalità relative agli impatti sul territorio. Gli anomali valori dei due equivalenti exergetici, già precedentemente commentati inoltre, dipendono fortemente da un’elevata presenza turistica. La massiccia presenza di visitatori in una Provincia con così bassa densità di popolazione porta, contemporaneamente, ad valori elevati di consumo procapite di risorse (alto Klavoro) e grandi flussi di capitali provenienti dall’esterno (basso Kcapitale). Il settore che fruisce maggiormente di questa situazione è quello terziario che risulta essere il più sviluppato economicamente e, nello stesso tempo, molto efficiente exergeticamente. Gli altri settori hanno da un punto di vista exergetico efficienze SPIN-ECO Analisi exergetica 209 paragonabili a quelle italiane ma risultano meno efficienti dall’EEA perché risentono dell’alto costo exergetico dell’ora-lavoro che è calcolato sugli abitanti residenti, non considerando gli abitanti equivalenti. Per concludere è interessante mettere in evidenza la caratteristica dissipativa di un sistema territoriale come una Provincia, attraverso lo schema riportato in Figura 5.13 che mostra, in maniera semi-quantitativa, la diminuzione dei flussi exergetici dalla loro origine fino al consumatore finale del settore domestico. Nei vari stadi attraversati, i flussi subiscono vari tipi di trasformazione, tutte irreversibili, che comportano ogni volta delle perdite di exergia. I flussi exergetici di risorse provenienti dall’ambiente in questo sistema semplificato sono soltanto cinque: i prodotti agricoli, i minerali, il calore geotermico, il metano e il petrolio che viene raffinato in un impianto (Ra) al di fuori della provincia ed entra sotto forma di derivati quali benzina o gasolio. La risorsa primaria “petrolio” in arancione è quella che va maggiormente perduta poiché alimenta in maniera pressoché totale il settore trasporti, che abbiamo visto essere il più inefficiente in Provincia. Dallo studio risulta inoltre particolarmente evidente quale sia lo spreco al quale andiamo incontro utilizzando l’elettricità (che è una forma di energia pregiata in quanto completamente trasformabile in lavoro) per usi prettamente termici. L’utilizzo diretto di combustibile infatti permette di risparmiare un processo altamente dissipativo come la conversione dell’energia chimica contenuta nel petrolio in energia elettrica ed evitare perdite exergetiche. L’ultimo diagramma mostra come, anche una Provincia come quella di Siena, all’interno della quale il consumo complessivo di risorse è piuttosto esiguo, l’exergia dissipata sia comunque elevata. Visto che ogni processo di trasformazione comporta delle perdite exergetiche, è importante, in prospettiva impostare politiche che mirino a destinare i flussi a più alto contenuto exergetico, esclusivamente agli impieghi richiedano energia particolarmente pregiata. SPIN-ECO Analisi exergetica 210 Figura 5.13: Diagramma dei flussi e delle perdite exergetiche in Provincia di Siena SPIN-ECO Analisi exergetica 211 Bibliografia di riferimento F.Azzarone, E.Sciubba: Analysis of the energetic and exergetic sustainability of complex systems, Proc. ASME Conf., AES vol. 35, 1995 R.Del Po, V.Naso, F.Orecchini: Energy and Exergy balance in complex systems. A calculation model applied to system Italia, CIRPS Roma, 1995 D.Milia, E.Sciubba: Structural Analysis of the Resource Procurement, Allocation and Consumption in Very Large Complex Systems via the Extended Exergy Accounting Method, Proc. ECOS’2000 V.Naso, E.Sciubba, G. Wall: Exergy use in the italian society, Energy n.19, 1994 V.Naso, E.Sciubba, G.Wall: Analisi Exergetica dei Flussi di Energia nel “Sistema Italia”, Relazione di Ricerca, ENEL, 1993 V.Naso, F.Orecchini: Exergia, Technology Review n.78-79,1995 G.M.Reistad: Avaible energy conversion and utilization in the US, ASME J.Eng. for Power, n.97, 1975 E.Sciubba: Modelling the energetic and exergetic self-sustainablility of soceties with different structures, J.Eng. Res. Techn. v.117, n.6, 1995 E.Sciubba: A nested black-box exergetic method for the analysis of complex systems, Proc. Adv. in Energy Studies, P.Venere, Italy, 1998 E.Sciubba: The concept of Extended Exergy Accounting and its application to the optimal design of Thermal Processes, Proc. ECOS ’99, Tokyo 1999 J. Szargut, D.R. Morris, F.R. Steward: Exergy Analysis of Thermal, Chemical and Metallurgical Processes, Hemisphere Pub., 1988 J. Szargut: Depletion of unrestorable natural exergy resources, Bull.Pol.Ac.Sci.,1997 G. Wall: Exergy Analysis of the Swedish Pulp Industry, Res. and Energy, n.9, 1987 G. Wall: Exergy Conversion in the Japanese Society, Energy n.2, 1990 SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 212 6. Turismo sostenibile in Val di Merse L’obbiettivo di questa ricerca è stato quello di definire, nella prima fase, un modello concettuale complessivo, grazie al quale le comunità locali possono pesare i costi e i benefici relativi all’espansione del turismo. Inoltre, il modello ha presentato un rigoroso approccio teorico per definire la scala ottimale per l’industria turistica di Siena. La seconda parte del lavoro si è orientata verso la definizione dei possibili impatti negativi che lo sviluppo del turismo potrebbe avere nel caso oggetto dello studio, la Val di Merse. Ricerca bibliografica, consultazioni di focus group, indagini e questionari sono stati gli strumenti per una migliore comprensione di quali aspetti dello sviluppo del turismo contribuiscono ad un incremento del rischio sociale, ambientale, culturale ed economico. Questo livello della ricerca identifica le carenze nei dati sul turismo che vengono ad oggi raccolti e nell’impostazione teorica, specialmente quelle che ostacolano una completa comprensione dei costi e benefici del turismo. Questo livello dell’analisi definisce un programma di ricerca che identificherà alcune delle debolezze metodologiche degli indicatori di sostenibilità rispetto al settore turistico, e contribuirà ad un piano per migliorare il livello di comprensione e per sviluppare un turismo più sostenibile in Val di Merse. 6.1 INTRODUZIONE Il turismo è l’industria a maggiore velocità di espansione e la più grande a livello mondiale: la domanda che occorre porsi è se l’espansione turistica continuerà ad aumentare i benefici a livello sociale in un dato territorio, o se ci sono dei fattori limitanti alla crescita del turismo. Nel passato, le risposte a questa domanda hanno fatto appello all’incredibile abilità del turismo di generare occupazione e margini di profitto in tempi brevissimi. Comunque, il miraggio del metodo “infallibile” dell’industria turistica per raggiungere la crescita economica nel mondo, è stato ampiamente messo in ombra SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 213 dalla crescente consapevolezza dei costi ecologici, sociali e culturali che essa implica. La letteratura sulla gestione del turismo e l’esperienza di alcune destinazioni turistiche suggeriscono che ci sono rilevanti questioni di scala ottimale che sarebbero importanti da analizzare. Sarebbero d’aiuto nel decidere se, quando e dove la capacità portante “carrying capacity” delle risorse legate al turismo sia stata superata. Nelle aree nelle quali il turismo è ancora lontano dall’esaurire la capacità portante del sistema, è possibile proporre delle raccomandazioni su come costruire dei sistemi di monitoraggio e controllo che consentano di massimizzare i benefici sociali e al contempo minimizzare i costi sociali legati al turismo, entrambi definiti nei termini di ciò che risulta rilevante a livello locale dal punto di vista ambientale, economico, culturale e sociale. Nella maggior parte dei casi, ci si può aspettare che l’industria turistica cresca in accordo con la domanda, senza considerare se la disponibilità delle risorse sia adeguata a supportare l’ulteriore crescita (Mowforth and Munt, 1998). Il turismo è raramente soggetto a una pianificazione complessiva, dal momento che sfrutta diverse nicchie di settore, è caratterizzato da una struttura dell’offerta a catena (che non rispecchia la normale economia di scala), e mostra una tendenza a un rapido sviluppo. Le pianificazioni di lungo termine sono spesso il prodotto di lobby di potenti attori economici, il più delle volte legati agli interessi delle grandi multinazionali. Al contrario, i gruppi locali di stakeholder (gli attori direttamente coinvolti in una determinata situazione) sono difficili da identificare nel loro insieme e sono pochi i meccanismi per coordinarli o per assicurarne una equa rappresentanza. La rapidità dello sviluppo turistico induce spesso un boom economico che si manifesta innanzitutto nel visibile aumento della popolazione e nella pressione a cui sono sottoposte le infrastrutture civili. Inoltre, le conseguenze ambientali e sociali dello sviluppo turistico, generalmente imprevedibili, permeano quasi ogni aspetto della vita delle comunità locali. Questa condizione è di particolare rilievo per il turismo rurale, i cui impatti sono più diffusi e possono richiedere più tempo perché si manifestino in forme controllabili. Data la complessità dei trade-off legati allo sviluppo turistico, sono poche le comunità che hanno la capacità di coglierne pienamente le conseguenze o di controllarle. È in questo che consiste la sfida centrale della sostenibilità: sviluppare la capacità di monitorare, prevedere e controllare le conseguenze impattanti della SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 214 crescita economica, per evitare che una mancanza di programmazione finisca per minacciare i fondamenti naturali e sociali che supportano la qualità della vita delle comunità locali e che attraggano i visitatori in un luogo. Abbiamo molto da imparare sugli impatti delle visite e dei visitatori: l’analisi dell’industria turistica è rimasta molto indietro nel dibattito scientifico e i modelli di analisi del turismo devono ancora scontare l’assenza di un modello di mercato che sappia tener conto di tutti i costi, inclusi quelli sociali e ambientali. L’analisi costi-benefici tende, infatti, ad essere determinante nelle decisioni inerenti la pianificazione e lo sviluppo del turismo (Choy, 1991), ma la considerazione di scale di analisi ridotte, che sono in genere concentrate sul sito turistico strettamente inteso, impedisce di valutare la reale ripartizione dei costi. I costi, infatti, vanno generalmente a pesare a scale diverse dai benefici, e questo li rende meno passibili di monitoraggio e controllo. Numerosi studi hanno documentato che l’esclusione dalla valutazione costi-benefici degli impatti di natura non strettamente economica conduce di frequente a una sovrastima dei benefici sociali netti dello sviluppo turistico (Lindberg and Johnson, 1996) e questo può indurre a scegliere sentieri di sviluppo che sono in realtà socialmente meno desiderabili. Un secondo errore di fondo, tipico dei modelli tradizionali di analisi del turismo, è il considerare il turismo come un’industria in qualche modo “pulita”, non inquinante. Il turismo considerato “naturale”, come eco-turismo e agriturismo, ha infatti, in ogni caso, un forte impatto sulle condizioni socio-culturali e ambientali, ma ad una scala più larga del singolo sito, alla quale gli effetti negativi risultano meno evidenti e meno controllabili. Se l’obiettivo dello sviluppo economico è l’aumento del benessere sociale, è dunque necessario, per quanto complesso, estendere l’analisi per includere considerazioni sociali ed ecologiche e applicarle ad una scala che metta in evidenza gli impatti sociali collettivi. È dunque necessario valutare attentamente costi e benefici dello sviluppo turistico per comprendere se, e a quali condizioni, esso può aumentare il benessere della popolazione locale. In particolare, valutare i reali costi e benefici legati al turismo significa dare alla comunità locale gli strumenti per scegliere che tipo di strada SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 215 percorrere per lo sviluppo e come gestire i cambiamenti che potrebbero essere indotti in una determinata area dalle prime fasi di uno sviluppo turistico. 6.2 BASI TEORICHE: L’ECONOMIA ECOLOGICA Un aumento del turismo in Val di Merse deve essere perseguito a condizione che il turismo incrementi il beneficio sociale netto dei residenti e dell’intera Provincia. Il beneficio sociale netto implica un aumento del benessere per le generazioni presenti e future. Il benessere totale è il risultato dalla combinazione tra benessere economico e benessere non economico (ovvero socio-culturale ed ecologiconaturalistico). Talvolta, l’investire in una forma di benessere rappresenta un “tradeoff” rispetto all’investire in altre forme. Il paradigma dominante costi-benefici enfatizza la corrispondenza tra crescita del benessere e crescita economica. Dal momento che lo sviluppo del turismo spesso realizza tale crescita economica, dovremmo essere consapevoli degli aspetti che contribuiscono alla qualità della vita (ovvero al benessere) che l’area proposta rischia di perdere a causa dello sviluppo del turismo in forme differenti (religioso, rurale, artistico e culturale), e a diverse scale (turismo di massa, di lusso o il turismo giovanile dei backpackers*). Questo è particolarmente importante per la Val di Merse, che ha tradizionalmente offerto ai residenti una elevata qualità della vita - attraverso la sua ricchezza di capitale naturale, sociale e culturale, senza dubbio legata al fatto che ci sono pochi residenti rispetto alle risorse disponibili. Il turismo, dal momento che porta una popolazione “invisibile” con una tendenza ad elevati consumi di risorse e produzione di rifiuti, rappresenta una minaccia per alcuni aspetti di questo benessere. Considerando i costi e i benefici reali dello sviluppo del turismo, nella prima parte di questo lavoro (2002) è stato elaborato un modello concettuale, per aiutare a valutare le caratteristiche della Val di Merse come destinazione turistica. Questo modello ha aiutato a sviluppare i fattori di identificazione della scala sostenibile (ad es. come viene determinata la capacità portante), dell’allocazione efficiente (come vengono pesati i costi e i benefici degli stock di capitale naturale, sociale, culturale * “Ragazzi con lo zaino”. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 216 e prodotto dall’uomo) e, infine, dell’equa distribuzione (come vengono distribuiti i costi e i benefici tra le generazioni presenti e future). 6.3 LA COSTRUZIONE DI UN MODELLO CONCETTUALE La costruzione di un modello concettuale è uno strumento utile per l’identificazione dei trend di molte dinamiche dell’interazione economico-ecologica, nei casi in cui la sperimentazione di lungo termine non sia praticabile (Costanza, Waigner et al., 1993). Per poter affrontare questioni ambientali e sociali, è necessario coniugare, entro lo stesso modello dinamico, dati quantitativi e dati qualitativi, selezionando le informazioni sulla base del fatto che si tratti di fenomeni endogeni, esogeni o da ignorare e sulla base della scala di dettaglio che si decide di assumere. Il presente modello differisce dai tradizionali approcci allo sviluppo turistico. Il più delle volte, infatti, la selezione delle aree per lo sviluppo turistico si basa sulle previsioni di ricavo dei privati che vi investono. La scelta di ciò che può rappresentare un bene di valore turistico è pertanto spesso determinata da attori economici che non sono parte della comunità locale. Di frequente questo contribuisce a determinare ciò che è stato definito come una “mercificazione” del sito che ospita l’attività turistica: il sito è cioè percepito da un investitore esterno come una merce, il più delle volte in virtù dei suoi attributi estetici (Urry, 1995). I caratteri del sito che sono più strettamente legati alla storia naturale o umana dell’area non sono cioè sufficientemente valorizzati nello sviluppo turistico. La conseguenza, nel lungo termine, può essere ciò che gli antropologi chiamano “Disneyficazione” delle destinazioni turistiche: ciò che si fa attrazione per il turista è esasperato quasi all’eccesso ed è spesso privo di un reale radicamento nel tessuto socio-economico e culturale del sito. C’è generale accordo tra gli operatori turistici sul fatto che sono necessarie delle tecniche per identificare gli attributi più genuini e di maggior rilievo che devono essere promossi e rafforzati dallo sviluppo turistico. In questo modo il turismo rafforzerebbe l’unicità culturale degli attributi dell’area, mantenendo al contempo l’integrità del tessuto sociale. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 217 Muovendo dalla definizione di alcuni criteri di sostenibilità propri dell’economia ecologica, il modello concettuale descritto si focalizza su quell’insieme di conoscenze e valori propri del sito e cerca di identificare le dinamiche ecologiche, sociali ed economiche a livello locale e paesaggistico. Il modello consente anche di selezionare le informazioni raccolte e di descrivere l’andamento del sito considerato nel recente passato (circa gli ultimi 50 anni) e di gettare le basi della progettazione per i prossimi 50 anni e oltre. 6.4 L’UTILIZZO DELL’IMPRONTA ECOLOGICA NELL’ANALISI DEL TURISMO Una questione fondamentale nell’approccio ecologico-economico allo sviluppo del turismo è se il capitale naturale rimanente è adeguato a sostenere il previsto aumento del carico del turismo umano nel prossimo secolo. Il capitale naturale si riferisce allo “stock di beni naturali che dà origine a un flusso di beni e servizi di valore nel futuro” (Costanza e Daly, 1992). L’Impronta Ecologica è un indicatore particolarmente interessante a questo proposito, dal momento che è stato introdotto per valutare la dipendenza umana dai sistemi ecologici che supportano la vita (Troell, 2002). Usata in questo contesto, l’Impronta Ecologica è considerata da molti come uno degli indicatori di sostenibilità più efficaci tra quelli finora concepiti (Moffat 2000, Jorgensen et.al, 2002). Per un approfondimento teorico in materia di Impronta Ecologica si rimanda alla lettura del capitolo relativo presente in questo volume. Uno degli attributi chiave dell’Impronta Ecologica è l’attenzione che essa pone alla questione dei consumi. Questo è un aspetto critico degli studi di sviluppo sostenibile, specialmente nei paesi industrializzati, dal momento che questi consumano già, in media, il triplo della quota globale sostenibile che spetterebbe loro in una ipotetica equa distribuzione. Dal momento che l’ulteriore crescita materiale nei paesi ricchi richiederebbe di una ulteriore porzione di carrying capacity e in tal modo, inoltre, ridurrebbe lo spazio ecologico disponibile per i paesi poveri, alcuni hanno richiamato l’attenzione sul fatto che tutto questo sia ecologicamente pericoloso e moralmente discutibile. Essi argomentano che nella misura in cui possiamo creare spazio per la crescita, essa dovrebbe essere allocata nel terzo mondo. L’analisi dell’Impronta SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 218 Ecologica supporta l’argomento che, per essere sostenibile, la crescita economica deve essere molto meno intensa, dal punto di vista materiale ed energetico, rispetto al presente (si veda per esempio Pearce, 1994) ovvero si deve mirare di più allo “sviluppo” che alla “crescita”. Quindi la sostenibilità può richiedere che l’individualismo competitivo e lo stile di vita del consumatore lascino spazio al mutualismo cooperativo e all’economia della sufficienza. Questo, ovviamente, ha delle implicazioni per i legami fra il turismo e i consumi e per come le considerazioni di matrice economica, sociale e culturale determineranno alternative politiche. Dal momento che l’Impronta Ecologica è più un indicatore bio-fisico, i tre metodi di analisi qui di seguito descrivono l’analisi dei vari impatti del turismo sulla sfera sociale, culturale ed economica. Nella letteratura scientifica sono disponibili finora pochi studi dell’Impronta Ecologica del turismo. Gossling et al. (2002) hanno completato l’Impronta Ecologica per le isole Seychelles, ma sono venute alla luce alcune debolezze metodologiche. È stata calcolata l’Impronta Ecologica del turismo alle Baleari (Murray, 2000) e a Manali, India (Cole, 1999), ma con un alto livello d’errore legato alle aggregazioni sui dati. Entrambi i problemi metodologici possono essere migliorati e l’errore d’aggregazione può essere ridotto per l’Impronta Ecologica attraverso l’uso in un apparato statistico superiore e attraverso l’utilizzo di interviste sul campo. Una seconda opportunità di miglioramento è data dalla possibilità di ricercare dati più completi, che includano nel conto i trasporti aerei verso l’Italia. Diversamente dallo studio sulle Seychelles, i casi delle Baleari e di Manali escludono i trasporti verso la destinazione. IEA (International Energy Agency, 1998) sostiene che l’Impronta Ecologica dovuta al turismo dovrebbe essere assegnata completamente al paese di appartenenza del visitatore. L’impostazione che qui seguiamo intende procedere innanzitutto a un’accurata quantificazione dell’influenza del turismo sull’Impronta Ecologica, che sarà seguita dalla decisione rispetto a dove attribuire tale influenza. Una terza opportunità di miglioramento risiede nella disponibilità di dati per le varie categorie ricettive del territorio (per esempio, agriturismo, alberghi a una, due, tre stelle ecc.). Inoltre, ci sono dei precedenti di suddivisione dell’Impronta Ecologica a seconda del tipo di sistemazione turistica, per esempio Johnson (2003) ha SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 219 stimato l’Impronta Ecologica del turismo in Canada secondo il tipo di categoria ricettiva. E’ importante notare che l’applicazione locale dell’impronta ecologia non fornisce una fedele rappresentazione delle destinazioni, regioni o province nelle quali una forte componente di uso del suolo e/o dell’economia siano influenzate dal turismo. In alcuni casi, i dati sono aggregati in modo da rendere molto laboriosa la possibilità di distinguere tra abitanti e turisti. In altri casi, i fattori dei trasporti e dei viaggi implicano un movimento oltre i “confini” dell’Impronta Ecologica, e rimangono quindi esclusi dall’analisi. Quando i fattori turistici sono oggetto specifico dell’analisi dell’Impronta Ecologica, diventa difficile da controllare il doppio conteggio o l’omissione. Per esempio, il calcolo dell’ "impronta delle vacanze” non prende in considerazione le risorse risparmiate a casa mentre la persona sta consumando all’estero, anche se i consumi all’estero sono in genere maggiori rispetto a quelli a casa propria. 6.5 L’AREA DELLA VAL DI MERSE In vista del riconoscimento della zona come Patrimonio Culturale da parte dell’Unesco, la Provincia di Siena (superficie 3.821 km2, popolazione 254.270) ha commissionato un’indagine all'interno del progetto SPIN-Eco, per delineare una politica sulla congestione turistica nella Provincia (il turismo in Provincia di Siena è aumentato di oltre il 250% negli ultimi sette anni), sulla mancanza di opportunità lavorative nelle zone rurali e sulla inefficiente utilizzazione delle risorse. Quattro Comuni localizzati nella parte occidentale della Provincia di Siena (Sovicille, Chiusdino, Monticiano, Murlo) delimitano iI bacino agricolo-forestale conosciuto come Val di Merse (superficie 508 km2, popolazione 13.789). La Val di Merse possiede molti siti d’interesse naturalistico e culturale. Le caratteristiche di questa zona sono considerate importanti per lo sviluppo sostenibile dell’intera Provincia, poiché si stima che l’agriturismo sia potenzialmente in grado di sostenere un’economia diversificata, a pressione ambientale relativamente bassa, mantenendo allo stesso tempo in vita le tradizioni culturali. Per questi motivi la Val SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 220 di Merse è stata identificata come un’area utile per diminuire la pressione del turismo sulla Provincia, in termini sia di spazio che di tempo. Val di Merse area: 508 km2 Figura 6.1: La Provincia di Siena e la Val di Merse. Il turismo nella Val di Merse è legato soprattutto alle bellezze naturali, al relax, alla gastronomia e alla cultura (APT, 2002 ed interviste). I turisti hanno la tendenza a rimanere più a lungo (in media 5,3 giorni), rispetto ad altre destinazioni italiane, e generalmente soggiornano in una sola località, da cui si spostano per gite giornaliere. La Val di Merse non rientra tra le mete turistiche più frequentate, non essendo generalmente segnalata dalle fonti utilizzate dai turisti per programmare le loro vacanze. La maggior parte dei turisti proviene dall’Italia (31%), seguita dalla Germania (22%), Gran Bretagna (11%), Olanda (10%), Stati Uniti (5%). Il restante 21% arriva dal resto d’Europa e solo il 5% dei visitatori dal resto del mondo. 6.6 METODI Flusso turistico ed equivalenti residenti Pur non essendo disponibili dati ufficiali, la presenza di persone in viaggio d’affari o turisti giornalieri, a causa della localizzazione geografica della zona, è molto bassa e non in grado di influenzare le statistiche sul turismo (diversamente da altre destinazioni). SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 221 Per mettere a confronto l’Impronta Ecologica (EF) derivante dai consumi dei turisti e dei residenti, è stato calcolato il parametro “residenti equivalenti” (T), corrispondente al numero totale dei pernottamenti di tutti i turisti in Val di Merse (uguale agli arrivi totali per la loro durata media) diviso per 365. Questo valore (T=685) indica una popolazione che va ad aumentare del 5% la popolazione documentata, che è presente a tempo pieno in Val di Merse, che consuma risorse e produce rifiuti, e che deve essere considerata dalle Amministrazioni nella pianificazione dello sviluppo urbano. Fino ad oggi tale considerazione non era stata inclusa nelle statistiche ufficiali (Tabella 6.1). Tabella 6.1: Popolazione residente e turistica. Fonte: (APT 2002). Popolazione Residente (R) Presenza di Turisti (pernottamenti) Residenti popolazione Equivalenti equivalente (T) Peq=(R+T) Chiusdino 1.918 87.856 241 2.159 Monticiano 1.408 8.400 23 1.431 Murlo 1.932 74.840 205 2.137 Sovicille 8.366 79.017 216 8.582 13.624 250.113 685 14.309 VALDIMERSE Uso dell’ “Impronta Ecologica” Per determinare l’Impronta Ecologica (EF) della popolazione turistica e residente, sono state individuate le categorie di consumo che determinano un impatto. Per la popolazione residente, in accordo con quanto è stato proposto dalla letteratura, sono state considerate 6 categorie di consumo: di alimenti, per abitazioni, per il trasporto, per altri beni e servizi e la produzione di rifiuti. Per poter agevolare la confrontabilità fra i risultati dei due calcoli, le categorie di consumo considerate per un turista sono simili alle precedenti: consumo di alimenti e fibre, produzione di rifiuti, trasporto inteso sia dal luogo di origine a quello di destinazione e ritorno sia alla mobilità interna al territorio della Val di Merse, abitazioni (inclusi energia, territorio, acqua e uso di combustibile per riscaldamento), attività (si considerano dentro questa voce tutte le attività che un turista svolge quando arriva per trascorre una vacanza in queste zone, per esempio, divertimenti, acquisti di souvenir o di prodotti tipici, ecc.). SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 222 Tali categorie di consumo vengono convertite in categorie di territorio ecologicamente produttivo, che è necessario per rendere fruibile un bene o un servizio e per assorbire i rifiuti, attraverso l’uso di opportuno coefficienti di conversione noti come equivalence factor e yield factor che tengono conto delle differenze produttive tra i diversi tipi di territorio e tra la produttività locale e globale all’interno di una determinata categoria (LPR, 2002; Monfreda et al., 2004; Wackernagel, 2002; Monfreda et al., 2002). Rifacendosi alla classificazione IUCN (International Union for the Conservation of Nature), sono state riconosciuti sei diversi tipi di aree ecologicamente produttive: zone agricole, pascoli, foreste, zone edificate, aree di pesca e infine aree per l’energia ovvero quei terreni che sono necessari per assorbire i rifiuti e, in modo particolare, il rifiuto per eccellenza ovvero l’anidride carbonica (Wackernagel et al., 1995; LPR, 2004). I risultati sono stati valutati in termini di “ettari globali/(persona-anno)” (gha/(persona-anno)) di superficie ecologicamente produttiva, piuttosto che per ettari (che si riferiscono alla reale superficie del territorio). Raccolta dei dati L’Impronta Ecologica è essenzialmente un modello di consumo, che assegna pesi diversi alle diverse modalità di utilizzazione di materiali e forme di energia. La maggior parte delle fonti a cui si attinge per determinare l’Impronta Ecologica sono stime ufficiali, limitate nel senso che non forniscono modelli di misure o range. I ‘pesi’ sono sottoposti a processo di revisione da parte di una commissione di esperti (LPR, 2004), ciononostante rappresentano un’astrazione della realtà e non possono essere usati per fornire una valida prova statistica della differenza tra le popolazioni. In ogni caso, anche se priva di validità statistica, l’Impronta Ecologica rappresenta un comune denominatore ed è quindi considerata un parametro accettabile per mettere a confronto popolazioni (oppure nazioni) diverse. L’Impronta Ecologica riporta il risultato sulla scala temporale di un anno. L’anno di riferimento per quest’analisi è il 2002; i dati utilizzati per il calcolo si riferiscono per quanto possibile a tale periodo, in alternativa sono stati utilizzati dati più recenti possibile. Per calcolare l’Impronta Ecologica di un cittadino-tipo della Val di Merse è stato fatto riferimento ai dati utilizzati nello studio dell’Impronta Ecologica della Provincia SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 223 di Siena, dei 36 Comuni e dei 7 Circondari (vedi capitolo relativo allo studio dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena), seguendo lo schematismo classico proposto dagli autori. Una delle maggiori difficoltà nel quantificare la pressione ambientale dovuta alla presenza turistica è la disponibilità dei dati che documentano i modelli di consumo dei turisti. Questo ha determinato l’elaborazione di stime per arrivare al livello di dettaglio richiesto dalla metodologia. A tale scopo di seguito verrà spiegato in dettaglio, per ciascuna categoria, come è stato possibile stimare il dato richiesto. I consumi sono stati stimati utilizzando dati pubblicati dalla Provincia oppure ricavati attraverso le interviste realizzate ad un campione rappresentativo sia di turisti che di stakeholder. Nell’estate 2003, da Giugno ad Agosto, sono stati intervistati 220 turisti e 20 proprietari di strutture turistiche presso l’Abbazia di San Galgano (Chiusdino), un sito frequentato dalla maggior parte dei turisti della Val di Merse. Sono stati utilizzati questionari che includevano il consumo di risorse, le modalità di viaggio, le destinazioni e le attività locali, per i turisti, mentre dai proprietari delle strutture sono state raccolte informazioni su energia, uso di acqua e produzione di rifiuti. Nei casi in cui non erano disponibili dati specifici, sono stati utilizzati dati dell’Amministrazione Comunale, opportunamente modificati per la popolazione residente e “residente equivalente”. I dati sulle modalità di utilizzo del territorio derivano da CORINE Land Cover (Provincia di Siena, 1996), consumo di cibo della popolazione residente (ISTAT, 1999), elettricità (GRTN, 2000; PEP, 2000; e nostre stime), combustibili-GPL, olio per riscaldamento, carburante per auto dei residenti (DGERM, 1999; e nostre stime), metano (Enti Gestori Locali), rifiuti (Sienambiente, 2002), acqua (Acquedotto del Fiora, 2001), prezzi al consumo (rilevazione diretta). Viaggio Questa categoria si riferisce al viaggio percorso dal turista dal luogo di origine alla Val di Merse e ritorno. Sulla base di dati raccolti dall’APT (2000) e dalla Provincia di Siena sul numero di arrivi e sulla provenienza degli stessi, sono stati elaborati diversi scenari per valutare l’impatto del viaggio. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 224 Il 34% dei turisti stranieri arrivano in Italia per via aerea. La distanza totale del viaggio per ogni turista è stata moltiplicata per un fattore di conversione che tiene conto sia delle emissioni di CO2 sia del fatto che queste avvengono nella parte alta della biosfera, come specificato da Wackernagel et al., (2002) secondo le indicazioni riportate nell’IPCC (1999). E’ stata calcolata la minima distanza dalla capitale del Paese di provenienza all’aeroporto di Pisa e viceversa, in quanto l’aeroporto di Pisa è quello tipicamente utilizzato per raggiungere la zona della Val di Merse. Precedenti studi hanno utilizzato un simile approccio (Gossling, 2002). A questo valore sono stati aggiunti 300 km di viaggio in auto, per considerare la distanza da Pisa alla Val di Merse e viceversa. Il rimanente 66% dei turisti stranieri che arriva a Siena utilizza altri mezzi secondo le seguenti percentuali: 50% arriva a Siena via auto mentre il 16% attraverso bus o treni. Per quanto riguarda i turisti italiani è stato stimato che utilizzino i seguenti mezzi di trasporto: 83% auto, 17% bus o treno, meno dell’1% l’aereo. L’EF per i trasporti non copre i costi di assicurazione, pezzi di ricambio o riparazioni, né l’uso di altri tipi di trasporto pubblico. Dalle interviste svolte abbiamo stimato che ogni auto di turisti contiene in media 2,5 persone pertanto sono stati assegnati coefficienti di conversione per il viaggio in auto uguali a 2,5. Altri tipi di trasporto via terra all’interno dell’area della Val di Merse sono stati considerati nella categoria “trasporto locale”. Consumo di cibo e fibre I turisti in Val di Merse adottano prevalentemente una dieta basata sui piatti tipici toscani. Questa informazione è in contrasto con l’approccio adottato da Gossling et al., (2002), che ha associato il consumo di cibo dei turisti con l’ “Impronta Ecologica” (EF) del cibo del loro Paese di provenienza. Stime della dieta tipica dell’Italia centrale, basate sui dati ISTAT (1999) sono state applicate alla formulazione della EF. Anche se il tipo di cibo consumato può essere simile tra turisti e residenti, è stato considerato un maggiore numero di consumazioni “fuori casa”, per tenere conto dell’uso più frequente di ristoranti e bar (APT, 2000 ed interviste; ISTAT, 1999). SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 225 Alloggio, utilizzazione del territorio, servizi e rifiuti Per sistemazione turistica ci si riferisce alle aree edificate per stanze, appartamenti, attività, strade e al territorio da considerare per uso energetico (elettricità, gas per riscaldamento e consumo di acqua). Più del 90% delle strutture ricettive per turisti in Val di Merse rientrano nella categoria di agriturismo o di casa per vacanze. Tutte le strutture sono state standardizzate in base alla media di soggiorno di 5,3 giorni (APT, 2000), contrariamente a ricerche precedenti su alcune stazioni balneari, che basavano i calcoli su diverse categorie (Gossling et al., 2002). Il consumo di energia per lavanderia è normalmente una delle voci principali nella valutazione dell’impatto ambientale del turismo, ma in questo caso l’uso di elettricità e di acqua non sono state aumentate poiché nelle strutture di soggiorno per i turisti la biancheria viene ritirata settimanalmente, invece che quotidianamente, quindi allo stesso modo che per la popolazione residente. I dati sull’utilizzazione del territorio sono stati ricavati dal Corinne Land Cover (Provincia di Siena, 1996) delle strutture turistiche, più l’uso proporzionale di vigneti e olivi da parte dei residenti. Il consumo pro capite di gas per riscaldamento (GDERM, Enti Gestori Locali, e nostre stime 1999), acqua municipale (Acquedotto del Fiora, 2001) e produzione di rifiuti è stato calcolato dividendo il consumo domestico e municipale per il totale di residenti ed residenti equivalenti. Precedenti studi hanno identificato nella produzione di rifiuti un elemento importante della pressione ambientale, soprattutto a causa del turismo giornaliero a Siena (Gambassi, 2003), ma per quanto è a nostra conoscenza questo fattore non è stato considerato in altre valutazioni dell’ “Impronta Ecologica” del turismo. E’ stato osservato che i turisti tendono a produrre quotidianamente meno rifiuti dei residenti, con un picco di maggiore produzione nel giorno di partenza (Rhyner, 1995). In questo studio sono stati assegnati ai turisti valori di produzione di rifiuti equivalenti a quelli dei residenti. Spostamenti in loco Le escursioni in zona rappresentano la principale attività turistica per la Val di Merse (ad esempio, gite nei paesi circostanti o in campagna). Agli intervistati è stata presentata una cartina geografica in cui indicare gli itinerari e le distanze, considerando soltanto le destinazioni all’interno della valle. La distanza giornaliera SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 226 risultante (60 km al giorno) è stata confrontata con la reale distanza tra i luoghi visitati e con dati riportati in interviste con proprietari di sette autonoleggi nei pressi dell’aeroporto di Pisa. Come risultato, è stata scelta una distanza maggiore (100 km al giorno), considerata una stima più realistica. Le spese per il noleggio dell’auto sono state calcolate includendo l’assicurazione di base, ma escludendo polizze assicurative addizionali, riparazioni, ecc. Questa cifra, più il consumo di carburante sono stati convertiti in ettari equivalenti utilizzando valori applicabili per le auto di famiglia, come indicato da Wackernagel et al.,(2000). Attività Questa categoria si riferisce ad energia e materiali utilizzati per il divertimento e l’acquisto di souvenir. La categoria “divertimenti” comprende visite a musei, shopping, acquisto di prodotti tipici. Le attività sono state valutate attraverso interviste, mentre l’utilizzazione di energia media giornaliera è stata calcolata come media di quattro fattori principali (valori da Becken and Simmons, 2002): - visite a musei: 10 MJ/turista (60% elettrica, 40% gas), - visita a fattorie: 7 MJ/turista (70% elettrica, 25% benzina, 5% gas), - shopping: 0,8 MJ/turista (60% elettrica, 40% gas), - gite a cavallo: 0,6 MJ/turista (15% elettrica, 80% benzina, 5% gas). Le stime sugli acquisti di souvenir derivano da interviste e da dati sulle spese effettuate dai turisti (APT, 2000). Ai prodotti tipici sono stati assegnati valori di EF coerenti con quelli nazionali per gli stessi prodotti (olio di oliva, pasta, vino, formaggi, vestiario, legno, pelle e carta). 6.7 RISULTATI Consumi di turisti e residenti La metodologia dell’impronta Ecologica riesce a focalizzare l’attenzione sui consumi di una popolazione ad un livello di informazione e di dettaglio non facilmente ottenibile da altri tipi di metodologia o indicatori. Per tale motivo, pur riconoscendo che si tratta di un indice aggregato che semplifica la complessità del SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 227 sistema oggetto di studio, la validità di questo tipo di approccio è ampiamente riconosciuta a livello scientifico. Il primo obbiettivo di questo studio è quello di mettere a confronto il valore di Impronta Ecologica delle due diverse popolazioni che gravitano sul territorio della Val di Merse e che sono caratterizzate da uno stile di vita e un modello di consumo diverso. Come illustrato in Figura 6.2, l’Impronta Ecologica di un turista (5,36 gha/persona), con l’esclusione del contributo del viaggio di andata e ritorno dal luogo di destinazione, è solo di poco più bassa rispetto a quella dei residenti (5,46 gha/persona). gha/person 6 beni e servizi 5 attività 4 abitazioni trasporto locale 3 produzione di rifuti consumo di alimenti 2 1 0 EF per turista EF per residente Figura 6.2: EF turisti vs. EF residenti in gha/persona. Un risultato di questo tipo rileva che il turismo praticato in queste zone porta ad un consumo relativamente basso di energia e di risorse. Questo fattore, combinato con la presenza di turisti provenienti per lo più dall’Italia e dall’Europa, ha come risultato un turismo più eco-efficiente rispetto ad altri casi documentati (Gossling et al., 2005). La differenza maggiore tra turisti (considerati come residenti equivalenti) e popolazione locale è dovuta all’effetto del trasporto a livello locale. Questo pone il turista “residente equivalente” a livelli di consumo più bassi della maggior parte delle medie nazionali dei Paesi di provenienza dei turisti stessi (Figura 6.3). Osservando la Figura 6.3, è opportuno sottolineare che tali dati si riferiscono ad SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 228 una scala nazionale, anziché locale, e che sono stati ottenuti dai ricercatori del Global Footprint Network adottando un approccio più complesso, anche in virtù del grande patrimonio di informazioni e dati statistici disponibile al dettaglio nazionale. USA SVIZZERA SVEZIA REGNO UNITO PAESI BASSI NORVEGIA ITALIA IRLANDA GERMANIA FRANCIA DANIMARCA CANADA BELGIO AUSTRIA 0 2 4 6 8 10 12 14 gha/persona Figura 6.3: Livelli nazionali di Impronta Ecologica per la media dei residenti (Living Planet Report, 2002). Uno dei principali limiti di questo calcolo è che il numero di residenti equivalenti (T) tende a sottostimare l’utilizzazione reale delle risorse, poiché gli arrivi turistici sono distribuiti in maniera irregolare nell’arco dell’anno. Per esempio, solo 685 letti sono disponibili in termini di residenti equivalenti, ma poiché gli arrivi possono duplicare durante una stagione, il numero necessario di letti per i turisti potrebbe essere in realtà più elevato. Inoltre, i nostri calcoli sui residenti equivalenti non includono i consumi dei turisti giornalieri, vale a dire quelli che non pernottano in zona, poiché non sono disponibili dati quantitativi affidabili. Il turismo giornaliero è una componente più importante per le destinazioni continentali rispetto a quelle insulari (unico altro esempio per il quale sia stata calcolata l’Impronta Ecologica), ma è stato comunque osservato, mediante le interviste, che la zona ospita relativamente SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 229 pochi turisti giornalieri. Quando questo succede, si hanno in ogni caso pochi acquisti, bassi consumi e scarsa produzione di rifiuti. È doveroso far presente che i due calcoli non sono riferiti allo stesso anno: in particolare l’Impronta Ecologica per i residenti è basata su dati raccolti nel 2000, mentre l’Impronta Ecologica dei turisti deriva da dati 2002. Si ritiene comunque che non sussistano fra i due anni grandi oscillazioni nei valori e quindi che i due dati siano confrontabili. Popolazione turistica vs Carrying Capacity Nell’ottica di voler diluire nello spazio l’impatto esercitato dai turisti nel territorio provinciale è stata analizzata la situazione a livello sia Circondariale che Comunale per quanto riguarda la Biocapacità, ovvero la “dotazione di capitale naturale” propria dei vari sistemi territoriali. L’obbiettivo è quello di individuare aree in grado di poter assorbire il carico prodotto localmente dai turisti senza per questo pregiudicare l’integrità dell’ecosistema. La Val di Merse è uno dei Circondari senesi che risponde appieno a questo requisito, in quanto presenta un bilancio nettamente positivo riportando un surplus ecologico, ovvero un eccesso di biocapacità che potenzialmente non viene sfruttato (si veda il capitolo 4 del presente studio). Pertanto è stata confrontata, in termini assoluti, l’impronta ecologica totale (intesa come il carico prodotto complessivamente sia dalla popolazione residente sia dalla popolazione dei turisti, con e senza il contributo del viaggio di trasferimento dalla località di origine a quella di destinazione e viceversa) con la biocapacità (intesa come una sorta di misura della carrying capacity, nel senso che vuole essere una stima della dotazione di ecosistemi e di servizi naturali di cui è, al massimo, possibile usufruire). I risultati emersi sono sintetizzati nel grafico riportato in Figura 6.4, dal quali è possibile vedere che l’impatto prodotto in loco dalle due popolazioni è assorbito ampiamente dalla grande dotazione di biocapacità. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 230 120000 100000 EF viaggio gha 80000 EF turisti 60000 40000 EF residenti biocapacità 20000 0 1 2 Figura 6.4: L’Impronta Ecologica totale dei residenti della Val di Merse, dei residenti equivalenti (presenza turistica) compreso anche il viaggio di trasferimento andata e ritorno, confrontata con la biocapacità dell’area di studio. L’Impronta Ecologica del turismo e i viaggi Se si considerano soltanto gli effetti locali del turismo in Val di Merse, l’Impronta Ecologica cumulativa di residenti e dei residenti equivalenti è sostanzialmente al di sotto della biocapacità calcolata per questa zona (vedi Figura 6.5). Tale descrizione, però, non è completa. Questo studio è progettato per considerare tutti i tipi di pressione ambientale provocati dall’industria turistica sulla valle, iniziando da quando i turisti lasciano il loro Paese di provenienza. Includendo fattori esterni addizionali (come le emissioni dei mezzi di trasporto), la pressione ambientale totale dovuta al turismo è di 32 gha ; questo significa che oltre i 85% della EF totale del turismo deriva dal viaggio per raggiungere la valle. Questa analisi ha perciò evidenziato l’importanza critica dei mezzi di trasporto per i turisti in termini di pressione ambientale globale. Quando tale valore viene confrontato con la biocapacità locale, la pressione ambientale totale dovuta al turismo appare leggermente superiore alla biocapacità dell’area studiata. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 231 consumo di cibo e fibre 6% rifiuti 1% trasporti locali 4% alloggi 3% attività 0% viaggio 86% Figura 6.5: Proporzione della pressione ambientale dovuta ai consumi dei turisti, incluso il raggiungimento della località. 6.8 LA ECO-EFFICIENZA DEL TURISMO IN VAL DI MERSE Un modo di contestualizzare questi risultati nell’ottica di possibili alternative per lo sviluppo del turismo in Val di Merse consiste nel valutare i costi ed i benefici del turismo con due semplici indicatori: le emissioni di CO2-eq., e le spese locali (Ceron et al.). Pur essendo questo uno strumento estremamente semplice, permette di porre gli scambi dovuti all’espansione del turismo nel più ampio contesto del guadagno economico opposto alla pressione ambientale. La valutazione dei costi e dei benefici delle emissioni di CO2 equivalenti si può basare sia sui valori derivanti dal solo viaggio, (vedi Figura 6.6), sia sulle emissioni del viaggio, più quelle derivanti dal soggiorno nella località, valutate per durata del soggiorno (vedi Figura 6.7). La maggiore emissione di gas serra (in termini di emissioni equivalenti di biossido di carbonio (CO2–eq)) relativa al viaggio e al soggiorno, è dovuta agli arrivi dagli Stati Uniti (26%), dalla Germania (18%), dall’Italia (13%), dall’Olanda (7%) e dalla Gran Bretagna (6%). Del restante 30%, quasi la metà è rappresentata da turisti di altri Paesi europei (Ceron et al.). Questi calcoli si sono basati su una media totale di 20 kg CO2–eq per pernottamento, con le emissioni misurate considerando il viaggio di arrivo e una media di soggiorno di 5,3 giorni. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 232 Emissioni Totali per paese di provenienza Israele Irlanda Francia 1% Danimarca 1% Resto del Mondo 1% 1% Norvegia Italia 6% 1% 2% Svezia 1% Europa 2% Olanda USA 2% 42% Giappon 3% Canada 4% Nuova Zelanda Germania 5% 5% Austria Gran Bretagna 6% 16% Figura 6.6: Emissioni totali dovute al viaggio verso la Val di Merse, per Paese di provenienza. Altri 19% USA 25% Canada 3% Austria 3% Australia 3% Francia 3% Germania 18% Gran Bretagna 6% Olanda 7% Italia 13% Figura 6.7: Emissioni totali per Paese di origine dovute al viaggio e al soggiorno in Val di Merse. Fonte: (Patterson, 2003; Gossling, 2005). Tali emissioni possono essere messe a confronto con i proventi del turismo locale. La media locale è di 69 euro per turista al giorno, per alloggio, cibo, attività varie e noleggio auto (vedi Figura 6.8). Il consumo locale di gasolio viene calcolato nella SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 233 categoria combustibili vari, ma il viaggio ed i costi del noleggio auto non sono inclusi (circa il 30% di coloro che visitano la Val di Merse prende un’auto a noleggio pagando in media 30 euro per persona al giorno). Una cifra pari a € 0,05 pkm (pkm indica passeggero per chilometro) è stata utilizzata per i trasporti (ibid). La spesa-tipo sostenuta in loco è riportata in Figura 6.8. Attraverso questo calcolo (Ceron et al.), gli Italiani appaiono come i turisti più ecoefficienti, generando 0,4 kg di CO2–eq per Euro. Secondo una certa prospettiva, questo valore può essere paragonato ai turisti australiani, che generano 4 kg di CO2 – eq per Euro. Spesa Giornaliera per Turista (Euro) alloggio 2.60 prodotti alimentari tipici 3.63 4.15 prodotti di artigianato locale 3.89 28.15 ristoranti combustibili fossili 15.57 giornali/informazioni musei/mostre 5.19 6.23 Altro Figura 6.8:. Spesa per un turista ‘tipo’ in Val di Merse. Fonte: (APT, 2000). Switzerland 3% All Others 13% Italy 30% France 3% Austria 4% USA 5% Netherlands 10% Germany 21% GreatBritain 11% Figura 6.9: Redditi locali dovuti a turismo, suddivisi per Paese di provenienza. Fonte: (APT, 2002). SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 234 Per capire meglio gli scambi per il turismo della Val di Merse (rispetto ad altri settori), si può analizzare il Bilancio dei Gas Serra della Val di Merse (vedi Figura 6.10 e capitolo 2 di questo volume). Anche se la Val di Merse ha avuto solamente 46.971 arrivi nel 2002, le emissioni aeree relative a tali visitatori corrispondono a più di un quarto dell’impatto totale dei Gas Serra dell’area. Confrontando la popolazione turistica equivalente, pari a 685, con la popolazione locale, vediamo che meno di 1/8 della popolazione effettiva ha prodotto più di 1/4 del totale dell’impatto ambientale. Tale impatto appare sproporzionato, se paragonato alla percentuale del reddito locale derivato dal settore del turismo. allevamento 4% rifiuti 6% agricoltura 2% viaggio 25% energia 63% Figura 6.10: Emissioni di Gas Serra calcolati in (SPIn-Eco 2002), in accordo con le linee guida dell’IPCC del 1996. I voli turistici (non compresi nelle linee guida) sono stati calcolati da (Patterson, 2004). 6.9 DISCUSSIONE Rispetto ad esempi di destinazioni insulari e di turismo di massa, almeno su base locale, questo studio riporta un risultato anomalo rispetto a quel che ci si potrebbe aspettare dall’impatto ambientale dovuto al turismo. La Val di Merse rappresenta un raro esempio di destinazione nella quale i turisti hanno consumi simili a quelli della popolazione residente e più bassi, in termini di Impronta Ecologica, rispetto alla media degli abitanti del proprio Paese di origine. Questo risultato contraddice la regola secondo cui i turisti hanno, generalmente, consumi più elevati che a casa e consumano più della popolazione locale. Le infrastrutture, l’informazione ed i prezzi SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 235 sembrano perciò avere una forte influenza sul livello dei consumi da parte dei turisti. Partendo da questa considerazione, si può valutare il consumo di risorse da parte dei turisti in maniera più flessibile di quando valutato in precedenza. La Val di Merse ha un’alta percentuale di visitatori abituali e questo può essere considerato come un dato positivo, dal punto di vista del rapporto servizi/costo. Questa ricerca, però, non è stata effettuata per valutare i servizi, né il livello di soddisfazione. Essendo uno studio esclusivamente sui consumi, documenta l’esistenza di una popolazione che, almeno in un caso specifico, sembra adattarsi ai minori consumi locali. Sarà oggetto di future ricerche valutare se questo sia il risultato di una libera scelta o di una scelta in qualche modo obbligata (per l’assenza di alternative), o il risultato della pressione sociale; in ogni caso, dato l’urgente bisogno di identificare vettori sociali che possano ridurre il carico, suggeriamo di continuare a perseguire la strada del confronto culturale di modelli di consumo e adattamento. I dati demografici della popolazione locale ed ospite sono di una certa rilevanza per valutare i modelli di consumo. Si nota una percentuale particolarmente elevata di anziani all’interno della comunità ospitante. Questo può implicare una tendenza a consumare meno, o può rendere meno probabile la tendenza della comunità locale ad adottare abitudini al consumo propria della popolazione turistica. Ciononostante, i visitatori sono attirati in questa zona dalla visibile forza delle sue tradizioni. Diversi fattori portano ad una pressione ambientale da parte del turismo più bassa. Per prima cosa, bisogna menzionare che la Toscana è nota per il suo clima mite. Raramente si hanno temperature estreme, inoltre è importante sottolineare che le strutture architettoniche sono efficienti dal punto di vista energetico. Le vecchie case in pietra, con muri spessi e finestre piccole, sono più efficaci nel controllare gli sbalzi termici. Il secondo fattore che provoca un risparmio di energia è l’abitudine locale di aprire gli scuri di giorno e chiuderli di notte. Infine, alcune strutture hanno impianti elettrici e di riscaldamento autonomi. Questo modo di utilizzare l’energia ha un rapido feedback sul turista, indirizzandolo probabilmente verso un minore consumo energetico. Tutti questi elementi combinati assieme hanno come risultato una EF dovuta al turismo molto bassa. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 236 Riguardo agli acquisti effettuati dai turisti, le offerte di prodotti locali sembrano avere una qualità ed un’attrattiva sufficientemente alta. Molti prodotti dell’agricoltura sono biologici e poiché l’agricoltura ha una grande influenza sullo stile di vita, anche i prodotti tradizionali locali sono a basso impatto. La dieta è ben integrata, anche grazie all’uso sostenibile dei terreni agricoli, ed i menù toscani sono caratterizzati da una rigorosa economia domestica e da cibi locali o prodotti dell’orto. A differenza del turismo di massa, che spesso favorisce strutture di enclave, qui i turisti non hanno facilmente a disposizione le pietanze del Paese d’origine e questo contribuisce ad abbassare i livelli di EF. Si deve anche considerare che il tipo di turismo della zona include attività a bassa energia e quindi basso impatto ambientale e si integra con la cultura locale e con l’ambiente e pertanto non richiede particolari infrastrutture. Sono stati fatti sforzi coordinati nella Val di Merse perché si potessero avere all’interno della valle delle attrattive per i turisti, come vie ciclabili e sentieri per escursioni a piedi. Effettuare stime di questo tipo può avere l’ulteriore vantaggio di migliorare le conoscenze dell’Amministrazione Pubblica sulla situazione dei consumi nella popolazione residente. Per esempio, in aree ad alta presenza turistica, il consumo di elettricità attribuita soltanto alla popolazione residente può risultare superiore rispetto alla reale domanda. Errori nei dati di utilizzazione dell’energia, relativi alla popolazione residente, sono molto meno rilevanti per il turismo nella Val di Merse, rispetto a quelli che potrebbero verificarsi per destinazioni in cui le forme di turismo sono più intensive dal punto di vista energetico (Becken and Simpson, 2002), o per zone che richiedono un maggiore controllo delle temperature (vale a dire zone a latitudine maggiore o minore) (EPA, 2000; Gossling, 2002). Vale la pena ripetere che, anche se i valori del turismo in Val di Merse sono relativamente bassi, sono tuttavia al di sopra dei valori disponibili a livello mondiale pro capite. Sarà descritta in ulteriori studi l’esplorazione dell’Impronta Ecologica, confrontata con la biocapacità della Provincia di appartenenza. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 237 Riguardo alla carrying capacity in termini locali, turismo ed attività locali possono essere considerate in grado di produrre degli effetti sulla biocapacità della Val Di Merse. Comunque tali valutazioni non sono in grado di considerare tutti gli effetti del turismo, in particolare, quelli che hanno un ruolo su scala globale. In particolare, gli effetti dei trasporti (noleggio auto e trasporto aereo) dal luogo di origine a quello di destinazione (e ritorno) hanno un impatto globale (per esempio, riscaldamento globale), le cui conseguenze non possono essere esclusivamente a carico dei residenti locali. Una possibile opzione per ridurre questo tipo di impatto potrebbe essere quella di promuovere maggiormente il turismo dall’Italia o da Paesi vicini (orientando la promozione verso Paesi confinanti piuttosto che Giappone o Stati Uniti), oppure fornire incentivi per soggiorni più lunghi (Ceron et al., submitted). Inoltre, anche se tali informazioni sono rese disponibili, in assenza di un qualche coordinamento a livello globale, le destinazioni locali hanno pochi incentivi a sacrificare guadagni a breve termine per un più ampio bene pubblico. La responsabilità delle emissioni è condivisa da tutti coloro che traggono beneficio dal turismo. Si dibatte attualmente all’interno della ECLAT (Rete di ricerca su turismo e cambiamenti climatici) (Amelung, 2004) se la maggior parte debba gravare dai Paesi di origine dei turisti o all’interno della comunità locale. Naturalmente, una informazione di base sulla natura e sull’ampiezza di tali effetti è critica per un’appropriata risoluzione di tali problemi. Il fatto che gli effetti locali dell’industria del turismo in Val di Merse siano generalmente più bassi di quelli di altre destinazioni, porta molti a considerarla come una industria ‘benigna’ o ‘senza fumo’ (OECD 2002). Comunque, una volta considerata l’intera varietà di attività che supportano l’economia del turismo locale, diventa chiaro che il turismo non è così ecologicamente efficiente, come spesso si assume. I decision makers che devono valutare se promuovere o meno lo sviluppo turistico dovrebbero considerare tali fattori al momento di considerare l’impatto ambientale del turismo sulle località che li ospitano. Come minimo, questo richiede due fasi: la prima comprende il confronto dell’intensità dell’uso dell’energia sia dei turisti che dei residenti; la seconda, una valutazione del contributo del turismo alle economie locali, considerando se i benefici economici siano in linea con i costi SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 238 ambientali previsti. Come menzionato in precedenza, ridurre l’impatto ambientale mantenendo al tempo stesso gli obiettivi economici per la regione richiederà un cambio di politica dei trasporti per i turisti. 6.10 CONCLUSIONI Questo studio rappresenta una vera novità nelle analisi di settore del turismo per diversi motivi: - innanzitutto per il tipo di approccio seguito e per la metodologia adottata; - perchè l’area in questione situata sulla terraferma e non su di un’isola confinata dove è notevolmente più semplice monitorizzare il flusso e il comportamento dei turisti; - per la grande mole di dati raccolti in sito tramite interviste con turisti e operatori del settore; - per il basso ricorso a stime generiche su viaggi, prenotazioni, acquisti (attività) - per il grande livello di dettaglio del calcolo dell’Impronta Ecologica (vedi ad esempio anche l’inclusione del contributo dei rifiuti); - per l’inclusione nel calcolo del contributo del viaggio di trasferimento A/R in Val di Merse, considerando tutte le varie differenti modalità e mezzi di trasporto (per esempio aereo, treno, automobile) - è inoltre il primo studio di questo tipo condotto in un’area in cui l’interesse per l’ambiente e l’agriturismo sono il principale motivo di viaggio. - infine, è il primo caso in cui sia stato effettuato un confronto diretto e quantitativo tra “Impronta Ecologica” della popolazione residente e quella della popolazione dei turisti. La riduzione dei consumi non è un aspetto secondario. Pur non rappresentando un confronto valido dal punto di vista statistico e non confrontando livelli di soddisfazione o utilità, questa ricerca mostra un caso unico, in cui i turisti risultano aver soddisfatto le loro necessità, ed i loro desideri pur avendo allo stesso tempo ridotto i propri consumi, almeno per un determinato periodo di tempo. Sarà oggetto di futuri studi verificare se i turisti mantengano determinate abitudini quando ritornano a casa (ad esempio, utilizzando in maniera più intelligente le finestre SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 239 invece del condizionatore). Questa è un’area in cui l’ecoturismo può avere un ruolo importante, anche a livello di educazione ambientale. Modelli di attività (interventi, operatività) umana suggeriscono che le disposizioni (al contrario del destino) che ereditiamo (Rose, 1995) si correlano alla nostra capacità e propensione ad imparare; le risposte dipendono dalla disposizione (innata), da comportamenti appresi e fattori ambientali (Jackson, 2002). Anche se questa ultima categoria si riferisce in genere all’ambiente naturale, è l’ambiente culturale, in cui si forma l’abitudine al consumo, a rappresentare la chiave per rivedere il processo di necessità-soddisfazione. Max Neef (1991), tentando di caratterizzare i bisogni fondamentali dell’uomo, ha sottolineato l’importanza di distinguere tra bisogno e appagamento, il primo universale e finito, il secondo estremamente variabile, e potenzialmente infinito, dal punto di vista temporale e tra le diverse culture. La grande varietà di possibili soddisfazioni è l’unica chiave attraverso cui ci possiamo aspettare dei progressi nella riduzione dei consumi economici ed è un’area meritevole di ulteriori studi. SPIN-ECO Turismo sostenibile in Val di Merse 240 Bibliografia di riferimento Abel, A.B., 1990. Asset prices under habit formation and catch up with the Jonses. American Economic Review, 80: 38-42. Acquedotto del Fiora, 2001. Water Consumption. Personal Communication, Siena, Italy. Akama, J.S., 1999. Marginalization of the Maasai in Kenya. Annals of Tourism Research, 26(3): 716-718. Amministrazione Provinciale di Siena, 1996. Land Use by Corine Land Cover, Siena, Italy. APT, 2000. Azienda di Promozione Turistica. Economia e marketing del turismo per il territorio della APT di Siena. Mercury SRL, Florence, Italy. Argyle, M., 1987. The Psychology of Happiness. London, Methuen. Bagliani, M., Contu, S., Coscia, I., Tiezzi, E., 2003. 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Il fine ultimo del progetto è proprio quello di essere un valido aiuto per tutti coloro i quali desiderino lavorare per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile della Provincia di Siena attraverso la presa di coscienza e l’identificazione di quelli che potrebbero essere i fattori “limitanti” per un suo completo sviluppo che protegga anche gli interessi delle generazioni future. La parte centrale di questo progetto consiste nell’applicazione-calcolo di indicatori di sostenibilità al territorio dell’intera Provincia di Siena, con l’obiettivo di rendere lo sviluppo sostenibile “misurabile”. È, infatti, solo attraverso cifre concrete che sarà possibile giudicare se la Provincia stia realmente cercando di raggiungere il traguardo dello “Sviluppo Sostenibile” o se invece se ne stia allontanando. Fin dal primo “Earth Summit” di Rio de Janeiro (1992), è stato trovato un accordo che accomuna politici, scienziati e economisti: lo sviluppo sostenibile è l’unica soluzione per promuovere il progresso socio economico proteggendo contemporaneamente l’ambiente quale elemento di sostegno della nostra vita. Ma la prima e più popolare definizione di “Sviluppo Sostenibile” intesa come “lo sviluppo SPIN-ECO Postfazione 247 che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni” si ritrova nel Rapporto Brundtland o WCED (World Commission on Environment and Development) del 1987, la quale focalizzò subito l’attenzione sull’interdipendenza che esiste tra ambiente, economia e società, fino a quel momento sottovalutata. Tuttavia, il consenso scaturisce dall’incomprensibilità del concetto piuttosto che da una convincente strategia di attuazione del paradigma. Ecco perché un progetto che intende costruire un know-how attraverso l’applicazione di indicatori di sostenibilità sembra importante affinché questo rilevante concetto possa essere reso misurabile e controllabile. 7.2 Un adeguato approccio teorico per il progetto L’economia classica considera il capitale umano, quello prodotto dall’uomo e il progresso tecnico come i principali fattori che contribuiscono alla crescita economica, mentre non considera, nell’equazione finale, il fattore “capitale naturale”. È proprio a questo proposito, come critica al pensiero classico, che è nata la teoria dello sviluppo sostenibile, in quanto i sistemi di produzione e di consumo tipici dell’economica tradizionale hanno avuto, e tuttora hanno, severe e negative ripercussioni sull’ambiente, risorsa base dell’economia, facendolo diventare il fattore limitante dello sviluppo economico. L’approccio teorico che sta dietro questo progetto è quello dell’“Ecological Economics”. Questa teoria nacque verso la metà degli anni ottanta come reazione all’inadeguatezza delle economie tradizionali e alla teoria neoclassica delle esternalità - e questa, secondo il mio punto di vista, fu una giusta decisione. L’Ecological Economics considera il sistema economico come un sotto-sistema aperto del più ampio sistema ecologico della Terra: sistema finito, non soggetto a crescita e con risorse e serbatoi per i rifiuti (aria, acqua e suolo) materialmente limitati. Secondo questa teoria, quindi, gli economisti ecologici affermano che non è sostenibile studiare la crescita del sistema economico indipendentemente dallo studio dell’ambiente naturale, il flusso SPIN-ECO circolare delle economie deve Postfazione 248 necessariamente essere collegato all’ambiente, in quanto è proprio quest’ultimo che agisce come recettore dei rifiuti e come fonte di input (beni e servizi) per il sistema stesso e, una riduzione della qualità/quantità delle risorse naturali conduce necessariamente ad una riduzione dell’attività economica e del benessere. Noi tutti ci dobbiamo sentire in debito con Herman Daly, padre fondatore dell’Ecological Economics, per aver formulato due chiare regole dello sviluppo sostenibile: - L’uso delle risorse rinnovabili non deve eccedere il loro rendimento sostenibile, altrimenti, tali risorse da rinnovabili diventerebbero non rinnovabili, con il conseguente rischio di un loro esaurimento. - Le emissioni inquinanti e i rifiuti legati a processi di produzione e consumo non devono eccedere le capacità di assorbimento e di rigenerazione da parte del sistema ambiente. C’è anche una terza regola, che concerne l’uso delle risorse non rinnovabili: il capitale naturale deve essere tenuto costante con il passare del tempo. Ciò significa che le risorse non rinnovabili non dovrebbero essere sfruttate; questo al momento non avviene, dato che, stiamo assistendo addirittura ad un loro spreco. Visto che le economie contemporanee e la loro crescita economica sono basate sul consumo dei combustibili fossili, potrebbe essere introdotto un ulteriore principio, a sostegno dei precedenti: - l’uso delle risorse minerali non rinnovabili e delle risorse energetiche potrebbe essere ridotto in maniera considerevole attraverso una strategia1 salva-risorse o - coloro che usano le risorse non rinnovabili dovrebbero creare - come una sorta di compensazione - adeguati sostituti rinnovabili. Superare questi limiti vuol dire consumare il capitale naturale, andando contro al terzo principio, precedentemente citato, dell’Ecological Economics: “il capitale naturale deve rimanere intatto”. Nell’era della crisi ecologica, in cui stiamo vivendo, il capitale naturale è diventato la risorsa più scarsa; Daly afferma, infatti, che il mondo sviluppato durante le dinamiche crescenti della loro produzione ha cambiato rotta passando da “mondo vuoto” ad un “mondo pieno”, ed investire nella risorsa più scarsa, in quello che è diventato il fattore limitante, è sicuramente una strategia razionale dal punto di La sostenibilità ecologica può essere misurata in termini di riduzione materiale del volume, per es. “dematerializzazione” dell’economia che rappresenta una ridotta pressione sulle naturali capacità di carico. 1 SPIN-ECO Conclusioni 269 8. Conclusioni I risultati conseguiti dal Progetto SPIn-Eco evidenziano una realtà sicuramente privilegiata rispetto a molte altre situazioni italiane, grazie soprattutto alla bassa densità di popolazione, alla grande disponibilità di risorse naturali e a un’economia di servizi. Il territorio della Provincia di Siena ha infatti una superficie boschiva pari al 41% del totale (contro il 19% dell’Italia) e un 58% di superficie dedicata all’agricoltura (71% per l’Italia). L’uso delle immagini satellitari a varie frequenze (Remote Sensing) ha permesso di fotografare la realtà della provincia, aggiornando e rendendo più dettagliate le informazioni contenute nel Corine Land Cover. Questa grande disponibilità consente, come evidenzia il Bilancio dei gas serra, di “riassorbire” i due terzi delle emissioni di gas serra, quelli cioè che, come l’anidride carbonica, sono responsabili dell’aumento dell’effetto serra. In altre realtà italiane il dato si ferma al 10%, anche se il settore più critico è il medesimo: i trasporti. l’approccio adottato inoltre è in grado di offrire una lettura puntuale della geografia senese dei “carbon sink” (pozzo di CO2) e “carbon source” (sorgente di CO2) e rivela quanto sia equilibrata la situazione fra le varie aree del senese rispetto ad altre realtà provinciali analizzate. Dall’Impronta ecologica emerge che la Provincia di Siena ha un bilancio praticamente in pareggio fra quello che i suoi abitanti globalmente consumano e quella che è la disponibilità potenziale di risorse, mentre la situazione media italiana è quella di un’impronta che è quasi tre volte superiore alla “biodisponibilità”. È importante sottolineare che l’Impronta complessiva è comunque alta rispetto al livello medio mondiale, tipica di un paese industrializzato. Un aspetto da enfatizzare è il valore elevato di biocapacità del territorio provinciale: questo conferma che è ricchissimo di capitale naturale e di biodiversità. Mantenere tale valore significa tenere vivo un sistema tampone naturale che, potenzialmente, riesce a sopperire alla richiesta da parte della popolazione. L’Analisi Emergetica mostra che il rapporto fra le risorse non rinnovabili e quelle rinnovabili è fra i più favorevoli che siano emersi con questo tipo di analisi, sia in Italia sia in altre parti del mondo. Emerge un settore su cui porre l’attenzione per la programmazione futura, quello dell’estrazione dei materiali da cava, che sono risorse non rinnovabili. SPIN-ECO Conclusioni 270 Dall’Analisi exergetica si nota come il settore più importante dell’economia della Provincia, quello terziario, sia particolarmente efficiente, anche rispetto alla media italiana. Anche questo tipo di analisi conferma una scarsa efficienza nel settore dei trasporti. Il percorso di certificazione appena concluso è uno degli elementi che caratterizzano il Progetto SPIn-Eco: Siena è la prima Provincia in Italia ad aver ottenuto la certificazione ambientale ISO 14001, che ne attesta l’elevato standard ambientale ma soprattutto la continuità di un processo di miglioramento della qualità del territorio. Quella della provincia di Siena può davvero essere considerata una certificazione ambientale del territorio, e ancor di più lo sarà quando si sarà raggiunto l’obiettivo di certificare buona parte dei comuni. Un aspetto molto importante scaturito dal progetto SPIn-Eco è la possibilità di poter disporre di un database adeguato per perseguire politiche di sostenibilità: il primo e fondamentale passo nella direzione della sostenibilità è la conoscenza del sistema. Se su di esso le informazioni sono scarse ed imprecise il compito degli amministratori diventa ancora più difficile. Purtroppo, nell’ambito del progetto, più volte è stata evidenziata la carenza o l’eccessiva aggregazione dei dati disponibili. Questa carenza di informazioni non è assolutamente da addebitare alla provincia, ma piuttosto ad un trend generalizzato che ha portato ad esempio l’ISTAT a non raccogliere più i suoi dati su import ed export nelle quantità caratteristiche degli oggetti trattati (tonnellate, litri, etc.), ma solo in termini di denaro. Le caratteristiche ambientali di un sistema difficilmente possono essere descritte in euro! SPIN-ECO Postfazione 249 vista economico, visto che è proprio il fattore “ambiente” che fornisce servizi cruciali al sostegno della vita ai quali l’umanità non può rinunciare. Un esempio eclatante di quanto affermato fino ad ora, è l’attuale crisi del prezzo del petrolio che minaccia le economie di tutto il mondo con ripercussioni negative sul lavoro (e le opportunità di lavoro), i redditi (e l’incremento potenziale dei redditi) e il benessere socio-economico della gente. Quindi, seguendo i principi di Daly, per evitare tale situazione, sarebbe stato meglio se il mondo industrializzato - e non solo l’Italia - avesse reagito fin dalle prime crisi petrolifere del 1973, 1980 e 1991 e avesse investito in sostituti rinnovabili per ottenere più indipendenza dall’assoluta scarsità dei combustibili fossili, causa principale dell’effetto serra, la più importante problematica ambientale con la quale siamo costretti a fare i conti tutti i giorni. 7.3 Tre criteri per valutare le scelte di uno Sviluppo Sostenibile Ad H. Daly dobbiamo anche la formulazione di tre criteri per stimare le scelte da fare per uno sviluppo sostenibile: (1) scala sostenibile, (2) l’allocazione efficiente, (3) l’equa distribuzione. La questione relativa al criterio della scala sostenibile relativo alle attività economiche potrebbe trovare una risposta nel principio “mantenere il capitale naturale intatto”. Le regole che utilizzano solo il rendimento sostenibile delle attività agricole e del mantenimento della capacità di assorbimento da parte dei mezzi ambientali sono state rispettate o no? Il compito di determinare la scala di sostenibilità delle attività potrebbe anche essere collegato al concetto di carrying capacity. Questo è il percorso seguito nel progetto attraverso lo studio dell’ Impronta Ecologica della Provincia. Ma torneremo più avanti a trattare ciò. La determinazione di una scala sostenibile è un argomento della macroeconomia ecologica, mentre la questione di un’efficiente allocazione delle risorse economiche (incluse le risorse ecologiche essendo economicamente scarse) è invece il soggetto tradizionale della microeconomia (neoclassica). Stabilire una “scala sostenibile” si riferisce alla dimensione fisica dell’economia rispetto ai sistemi naturali. Quindi al passaggio del volume fisico di “throughput”, SPIN-ECO Postfazione 250 cioè del flusso di materia-energia a bassa entropia dall’ambiente all’economia e del suo ritorno all’ambiente come rifiuto ad alta entropia. Non può esserci una “scala sostenibile” di flusso se sono inficiate le capacità rigenerative dei sistemi naturali, se si preleva oltre la loro capacità di rigenerazione e se i rifiuti prodotti superano la capacità di “metabolizzazione” dei sistemi naturali. Questo è il compito delle politiche economiche ed ambientali, in quanto i servizi dell’ambiente a sostegno della vita - indispensabili per l’umanità - da un punto di vista economico sono un bene pubblico e non un bene privato. Un bene pubblico non può essere adeguatamente amministrato e controllato dal mercato, quindi la determinazione di una scala adeguata e della qualità di un bene pubblico è compito della società. Il governo - controllato da strutture decisionali democratiche - è responsabile per la costituzione di obiettivi concreti e dettagliati e di limiti, il cui rispetto potrebbe garantire una scala sostenibile dell’economia. Estremamente d’aiuto, specialmente per i politici che devono risolvere questo difficile compito, sono gli otto criteri per la determinazione della scala di sostenibilità per uno sviluppo turistico, che sono stati formulati dal gruppo di ricerca nel case-study sulla “Val di Merse”. Il grado di efficienza dell’allocazione delle risorse dipende dal modello legale e politico nel quale il mercato opera. Tutte le limitate risorse economiche (comprese quelle ecologiche) dovrebbero avere il giusto prezzo che ne rispecchia la scarsità o, essere espresse da necessità politiche (standard, limiti, incentivi, diritti ad inquinare commerciabili, etc...) in vista dei costi di opportunità delle scelte politiche. Per quanto riguarda invece la questione della equa distribuzione delle risorse, il problema si riferisce a due aree cruciali: la distribuzione intra e inter generazionale. Se le generazioni presenti non fissano in maniera seria una scala ecologica di sostenibilità delle attività economiche, corrono il rischio di consumare ed esaurire il capitale naturale ed una sua giusta distribuzione tra la generazione presente e quelle future potrebbe non essere più possibile. Per quanto riguarda il problema della distribuzione intragenerazionale, sorge la questione se essa debba essere considerata e analizzata a livello regionale, nazionale, della più ampia Europa o addirittura SPIN-ECO Postfazione 251 globalmente. Il gruppo di ricerca tiene conto di questo argomento nel contesto dell’analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia. 7.4 Caratteristiche speciali del Capitale Naturale della Provincia di Siena La Provincia di Siena è una regione caratterizzata da speciali configurazioni - come ogni Regione. La Provincia è caratterizzata da una scarsa densità di popolazione, da un’agricoltura intensiva e una produzione di vino e olio di alta qualità; l’industria è solo piccola-media, spesso specializzata su prodotti di qualità impareggiabile; il settore terziario ed il turismo sono in via di espansione ed il tutto è immerso in un ricco patrimonio di capitale naturale. Esaminare le condizioni di sostenibilità della Provincia per costruire un insieme di indicatori significa studiare la sostenibilità di un’area caratterizzata da uno speciale tipo di sviluppo, detto “capitale naturale intensivo”. Un caso di studio opposto potrebbe essere quello che studia le condizioni di sostenibilità della città di Milano e della sua Provincia. La Provincia di Siena ha caratteristiche uniche e speciali, che la rendono famosa in tutto il mondo come la varietà del suo paesaggio, la sua cultura e la sua storia, dal Medio Evo in poi, tutti aspetti che hanno creato, attraverso i secoli, la bellezza del territorio, ricco di segni della civiltà umana, di opere d’arte e di piccole ma famose città, gemme preziose di questa Provincia. Il capitale naturale, presente oggi, è un capitale semi-naturale, in quanto unito al capitale culturale, storico e artistico; infatti, il capitale naturale fu potenziato dalle coltivazioni degli agricoltori e dalle attività dei cittadini nelle città e nelle comunità, creando capitale naturale - culturalmente e artisticamente valorizzato - con l’aggiunta del valore estetico. Questa valorizzazione del capitale naturale è tipica della Toscana. Quando guardiamo il paesaggio fuori Siena e le attività agricole delle persone nel famoso affresco “Il Buon Governo” – dipinto nel XIV sec – all’interno del Palazzo Comunale, possiamo vedere lo stesso tipo di paesaggio odierno, preservato dalle generazioni precedenti in tutto il suo splendore. SPIN-ECO Postfazione 252 Il capitale naturale rappresenta per la Provincia un valore economico estremamente elevato. Non solo fornisce servizi essenziali di input per la produzione e il consumo, funge da serbatoio per l’assorbimento dei rifiuti, ma rappresenta anche un elevato valore di consumo per i residenti che gradiscono e vengono appagati dalla bellezza delle cose che li circondano. Inoltre esso possiede un altro valore economico, in quanto, proprio la sua peculiarità attrae gente da molte parti del mondo andando a incrementare un altro settore molto vivo: il turismo. Il turismo, per la Provincia di Siena, è estremamente importante. Investire in capitale naturale, in Toscana e specialmente per la Provincia di Siena, è ragionevole non solo perché questi investimenti potrebbero prevenire crisi ecologiche locali, nazionali o globali, assicurare raccolti soddisfacenti per gli agricoltori, ma anche perché la conservazione e la rivalorizzazione del paesaggio naturale potrebbero guidare un turismo addizionale in tutta l’area con un notevole incremento dei riscontri economici in questo settore. 7.5 Analisi energetica al centro del progetto La ricerca scientifica del gruppo di lavoro del progetto SPIn-Eco può essere suddivisa in quattro parti principali: 1) capitoli introduttivi (i numeri della Provincia e analisi remote sensing); 2) studi relativi all’energia (bilancio dei gas serra, analisi eMergetica ed exergetica); 3) analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia di Siena; 4) vari interventi relativi all’analisi del “turismo sostenibile in Val di Merse”. I capitoli introduttivi sono fondamentali ed indispensabili per qualsiasi lettore. Essi forniscono una visione generale sulle caratteristiche demografiche, economiche, ambientali ed energetiche che caratterizzano la Provincia. I dati relativi al remote sensing ampliano queste informazioni per mezzo di una dettagliata classificazione del territorio, effettuata attraverso dati satellitari. Gli studi relativi all’energia costituiscono un punto cruciale per l’intero progetto. Questi studi manifestano le specifiche competenze del gruppo di ricerca, tra i primi SPIN-ECO Postfazione 253 in Italia nelle analisi emergetiche ed exergetiche. Mi sembra che questi metodi di analisi energetica siano ancora sconosciuti in Germania. Questo è utile per incrementare gli scambi culturali con i ricercatori tedeschi e per aumentare l’interesse verso questi metodi di analisi. Uno dei punti focali dell’intero progetto è, a mio avviso, l’analisi dell’Impronta Ecologica della Provincia che esaminerò più approfonditamente nel paragrafo successivo. Come ho scritto all’inizio, uno degli obbiettivi primari del progetto è l’interazione tra la ricerca e la politica, utile per i vari gruppi che agiscono all’interno della Provincia. Vedremo inseguito come il calcolo dell’Impronta Ecologica sia in linea con questo tipo di ricerca. Inoltre l’analisi del “Turismo sostenibile in Val di Merse” dovrebbe essere utilizzata come uno strumento informativo per organizzazioni ed istituzioni impegnate nel campo del turismo. Vengono infine considerate le intricate questioni relative alle relazioni tra il turismo (in via di espansione), le opportunità economiche, la salvaguardia dell’ambiente e la qualità della vita dei cittadini residenti. 7.6 Calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia Il calcolo dell’Impronta Ecologica, una metodologia che ha le proprie radici nel concetto di carrying capacity, fornisce una stima, dal punto di vista ecologico, dei consumi umani. Gli studi sull’Impronta Ecologica confrontano la domanda di ecosistemi terrestri ed acquatici, calcolata ogni anno, con l’effettiva offerta annualmente disponibile (la biocapacità, ovvero la disponibilità locale di ecosistemi terrestri ed acquatici)2, al fine di determinare se e come, la popolazione appartenente alla Regione considerata, contribuisca alla condizione globale di deficit ecologico. Il contributo maggiore dell’Impronta Ecologica, come indicatore dei consumi umani, è quello di quantificare i vari deficit ecologici e di fornire precisi riferimenti circa le azioni da intraprendere per porre rimedio a queste situazioni. Le 2 La biocapacità disponibile dipende non solo dalle condizioni naturali, ma anche dalle pratiche agricole e forestali dominanti. SPIN-ECO Postfazione 254 nazioni industrializzate, caratterizzate da una situazione di deficit ecologico, riescono a sostenere il proprio stile di vita, appropriandosi del surplus ecologico delle altre nazioni, sia attraverso gli scambi commerciali, sia sovrasfruttando le risorse globali (ad esempio utilizzando l’atmosfera e gli oceani come discariche o sfruttando il libero accesso alle risorse ittiche). Il calcolo dell’Impronta Ecologica - applicato nelle approfondite analisi effettuate dal gruppo di ricerca di SPIn-Eco - presenta numerosi vantaggi: 1) Contrariamente alle teorie economiche classiche, l’Impronta Ecologica non considera la possibilità di sostituire la produttività ecologica con altri prodotti, quali il capitale prodotto dall’uomo o altre tipologie di rendite. Quindi, l’Impronta Ecologica evidenzia i potenziali conflitti e le potenziali difficoltà che possono insorgere quando risulta impossibile la sostituibilità del capitale prodotto, o del lavoro, con le aree marine o terrestri ecologicamente produttive. 2) L’Impronta Ecologica, come tutti gli altri indicatori aggregati, semplifica e riduce ad un unico valore la complessa gamma delle risorse consumate. Il maggior vantaggio, rispetto agli altri indicatori, è che l’Impronta Ecologica riesce a comunicare in maniera semplice, risultando facilmente comprensibile come è dimostrato dal crescente numero delle sue applicazioni e, dai numerosi riferimenti a questa metodologia. L’Impronta Ecologica usa dati economici e li traduce in valori ecologici, risultando quindi più facile da comprendere per i decision makers continuamente a contatto con dati economici. L’adeguata integrazione dell’Impronta Ecologica con gli altri indicatori e risultati presentati nel progetto SPIn-Eco (in particolar modo gli indicatori emergetici, i risultati delle analisi exergetiche e del bilancio dei gas serra), costituisce un valido strumento di analisi e di valutazione, in grado di favorire le decisioni dei policy makers. Più alto è il deficit ecologico e minore è la sostenibilità dell’area considerata. Sebbene ciascun indicatore aggregato sia caratterizzato da una relativa semplicità, le unità di area (ettari equivalenti, ha eq. o ettari globali, gha ), utilizzate dall’Impronta Ecologica, sono concettualmente più comprensibili che non le unità monetarie o energetiche. SPIN-ECO Postfazione 255 Da tempo l’amministrazione regionale della Toscana usufruisce della metodologia dell’Impronta Ecologica, utilizzata anche in questo progetto. Inoltre, il Presidente della Provincia di Siena ha più volte fatto riferimento, in maniera esplicita, al progetto SPIn-Eco (Toscana. Periodico Quindicinale di Notizie del Consiglio Regionale, No. 3, 15.03.2004, p.1). Il forte interesse suscitato nell’amministrazione regionale ed in quella provinciale, dagli importanti strumenti analitici e dai concreti risultati ottenuti dal progetto, costituisce un primo successo di questa ricerca, orientata all’applicazione, in campo politico, delle conoscenze scientifiche. La nuova programmazione cerca di utilizzare la metodologia dell’Impronta Ecologica come un indicatore della (in)sostenibilità delle scelte in ambito di produzione e di consumo. Il piano regionale 2004-2006 relativo alle azioni in campo ambientale, la più importante programmazione regionale in materia, stabilisce che l’Impronta Ecologica della Toscana è circa 4 ha eq. pro capite, cioè circa il doppio della media mondiale (2,3 ha eq.), ma abbondantemente inferiore al valore di nazioni, quali gli Stati Uniti, che hanno un valore di 10 ha eq. pro capite (p.1). In accordo con il Presidente della Provincia, il lavoro del progetto SPIn-Eco è stato utilizzato come un lavoro di base, di cui usufruire per la procedura di certificazione (ISO 14001) dell’Amministrazione Provinciale e può esserlo anche per i 36 Comuni che ne fanno parte. 3) L’Impronta Ecologica considera la sostenibilità a livello globale, ponendo l’attenzione sull’equità e sulla distribuzione delle risorse. Il confronto tra la biocapacità media mondiale (pro capite) ed il valore dell’Impronta Ecologica regionale (anch’essa pro capite), indica infatti la distanza dalla sostenibilità globale della Regione analizzata. La quota di carrying capacity di cui si appropria la Germania, proveniente da territori esterni ai confini nazionali - soltanto per quanto riguarda il terreno agricolo - supera del 30% la disponibilità locale di terreni agricoli. La richiesta totale di materia ed energia per i consumi della Germania è circa il doppio della disponibilità locale. SPIN-ECO Postfazione 256 Le 25 Nazioni più ricche del Mondo, che rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale, richiedono il 120% delle aree biologicamente produttive disponibili sulla Terra. Inoltre, la quota degli input materiali globali, incorporati nelle importazioni della Comunità Europea, è in continua crescita a partire dagli anni ottanta. Contemporaneamente l’area biologicamente produttiva disponibile per ciascun abitante della Terra, sta progressivamente diminuendo a causa del depauperamento delle risorse, dell’aumento della popolazione, dell’erosione, della deforestazione, della desertificazione e dell’urbanizzazione. Gli studi, che terminano nel calcolo del valore aggregato dell’Impronta Ecologica, forniscono un’informazione approfondita sulle implicite conseguenze ecologiche dell’attuale stile di vita degli abitanti della Provincia di Siena. Essi mostrano come il valore provinciale (5,80 ha eq. pro capite) sia leggermente più alto del valore medio nazionale (5,51 ha eq. pro capite), ma nonostante ciò la Provincia è caratterizzata da un lieve deficit ecologico (solo l’1%). Questa situazione è resa possibile dall’elevata biocapacità pro-capite della Provincia di Siena, una provincia ricca di capitale naturale. Se comparata con questa condizione favorevole la biocapacità media italiana, è infatti molto più bassa: con una biocapacità di 1,92 ha eq. pro capite, l’Italia è caratterizzata da un deficit ecologico pari a 3,59 ha eq. pro capite. Per quanto riguarda il confronto tra il valore dell’Impronta Ecologica locale ed il valore della biocapacità media mondiale, anche la Provincia di Siena è caratterizzata da un elevato deficit ecologico. La biocapacità media mondiale (pro capite), disponibile in base ad un’equa ridistribuzione delle risorse, è infatti di poco inferiore ai 2 ha eq. pro capite. La Provincia di Siena fa parte del mondo industrializzato, rappresentato da uno stile di vita insostenibile, nocivo per l’ambiente e fortemente basato sul consumo delle risorse. Attraverso gli scambi commerciali, il mondo industrializzato si appropria infatti della carrying capacity esterna ai propri confini, situata in particolar modo nei paesi del terzo mondo, andando a sovrasfruttare alcune risorse globalmente disponibili come l’atmosfera e gli oceani. La ricca dote locale, caratterizzata dal capitale naturale, spiega invece il motivo per il quale la Provincia di Siena è specializzata nell’esportazione di beni e servizi, basati sulla disponibilità di capitale naturale: prodotti agricoli di alta qualità come il SPIN-ECO Postfazione 257 vino, l’olio di oliva, il formaggio di pecora e prodotti in legno. Inoltre, sta diventando sempre più importante l’esportazione di servizi nel settore del turismo. 4) Gli studi sull’Impronta Ecologica fanno riferimento a statistiche nazionali e regionali. Una situazione più difficile sembra insorgere con il turismo. La presenza dei turisti (temporanei consumatori giornalieri di beni ecologici) distorce infatti le statistiche provinciali e regionali, sulle quali si basa il calcolo dell’Impronta Ecologica. La produzione dei rifiuti ed il consumo di acqua da parte dei turisti incrementano i valori dei corrispondenti dati provinciali determinando, quindi, una sovrastima dei valori relativi agli abitanti residenti. D’altro canto, il consumo dei residenti durante il periodo di vacanza al di fuori del territorio provinciale, generalmente più alto che a casa, non viene conteggiato. I problemi relativi al turismo, inerenti il calcolo dell’Impronta Ecologica della Provincia, sono trattati ampiamente nel progetto, nel quale sono inoltre presentate varie soluzioni a questi problemi. Il fattore predominante nel calcolo dell’Impronta Ecologica è il consumo di energia. Gli studi del gruppo di ricerca SPIn-Eco sull’Impronta Ecologica e sugli indicatori eMergetici, mostrano chiaramente le caratteristiche tipiche della Provincia di Siena in cui, fortunatamente, circa il 90% del consumo di energia elettrica è dovuto a risorse energetiche rinnovabili, in particolare, allo sfruttamento delle risorse geotermiche3. Il problema energetico costituisce quindi un punto cruciale, per una strategia futura volta a diminuire l’Impronta Ecologica pro capite in Provincia di Siena, in Toscana, in Italia e nel resto dell’Europa. Ultimamente il governo italiano è stato pesantemente criticato, sulla base del recente aumento del costo del petrolio, per il suo evidente disinteresse nel campo di una nuova politica energetica, mirata ad incrementare la porzione di risorse energetiche rinnovabili, nonostante le preoccupanti condizioni climatiche della nazione. Al contrario, il governo tedesco, negli ultimi sei anni, ha portato avanti una politica energetica mirata a favorire la costruzione di infrastrutture, per l’utilizzo 3 Grazie allo sfruttamento delle risorse geotermiche in Toscana, la regione ha preso il primo posto in Europa per quanto riguarda la percentuale di risorse rinnovabili sull’energia totale consumata, ed ha già raggiunto l’obbiettivo della Commissione Europea per il 2010 (Toscana…, Marzo 2004). SPIN-ECO Postfazione 258 delle risorse rinnovabili (vento, energia solare4, acqua e biomasse). Nei primi mesi del 2004 le risorse rinnovabili hanno infatti coperto, per la prima volta, il 10% del consumo totale di energia elettrica in Germania. I Pericoli del riscaldamento climatico riguardano ovviamente anche la Regione Toscana. Al Congresso Internazionale di Geologia, tenutosi quest’anno in Agosto a Firenze, sono stati presentati alcuni studi sugli effetti di un aumento della temperatura di 2°C su 27 famose Regioni vinicole europee. I risultati forniti mostrano condizioni sfavorevoli per le regioni dell’Europa situate più a sud, come la Toscana, e in particolar modo le zone del Chianti e del Brunello. Qualora questo aumento si verificasse, c’è da aspettarsi danni per le attuali coltivazioni locali (ad esempio, la coltivazione del Sangiovese)5. La differenziazione delle varie voci di consumo, sulla base dei fattori che influenzano maggiormente l’Impronta Ecologica, è fondamentale per quanto riguarda l’orientamento degli studi. Quali voci di consumo possono essere maggiormente influenzate dalle aziende pubbliche o dai privati (imprese, organizzazioni, nuclei familiari, singoli individui)? Questa domanda è fondamentale, anche se ciò non significa che le autorità politiche non possano influenzare lo stile di vita ed il livello dei consumi dei privati. Esse possono infatti sviluppare programmi politici basati sugli incentivi, volti a premiare quelle decisioni mirate alla salvaguardia delle risorse e dell’energia. 7.7 Studi sul Turismo Sostenibile L’analisi del “turismo sostenibile” da parte del gruppo di ricerca del progetto SPInEco, non si ferma alla sola Provincia di Siena. Il turismo rappresenta infatti uno dei più importanti settori dell’economia provinciale e si pone inoltre, come un settore rilevante anche per il futuro. Gli studi relativi al considerevole sviluppo del turismo 4 I pannelli solari totali, installati in Italia, non arrivano a 500.000 metri quadri, ovvero la superficie raggiunta dai pannelli installati in un solo anno in Germania. 5 Sono previsti vantaggi per la Germania ed il Nord della Francia. SPIN-ECO Postfazione 259 in Val di Merse, forniscono importanti informazioni preliminari per la nascita di raccomandazioni concrete. I risultati riportati in questo studio evidenziano che: 1) I residenti potrebbero trarre vantaggi economici dalla crescita del turismo. La recente espansione dell’agriturismo assicura inoltre, guadagni anche per gli agricoltori. L’agriturismo contribuisce ad aumentare le aree di lavoro in campo agricolo, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai prodotti tradizionali. Esso contribuisce inoltre a preservare le vecchie case coloniche, che vengono ristrutturate dagli agricoltori grazie agli incentivi pubblici per l’agriturismo. La Toscana è stata una Regione innovativa, guadagnandosi la leadership nel settore dell’agriturismo. Esperti del settore, provenienti dalla Toscana, forniranno lezioni a parlamentari greci e a managers del settore turistico, che vogliano favorire lo sviluppo di questo settore in Grecia. 2) La qualità della vita dei residenti non dovrebbe essere compromessa dagli effetti negativi di un turismo inadeguatamente regolato. 3) Lo sviluppo del turismo dovrebbe essere in linea con le esigenze dello sviluppo sostenibile. L’obiettivo è infatti il turismo ecocompatibile, che contribuisca alla protezione delle varie località e porti risorse alle economie locali. “Il secolo passato è stato il secolo dell’ampio sviluppo del turismo, mentre, il secolo attuale, sarà il secolo dei limiti al turismo, il secolo del turismo sostenibile, duraturo e responsabile. Esso non dovrebbe essere compatibile solamente con la protezione dell’ambiente, ma anche inspirato dai criteri etici della solidarietà, della cooperazione, dell’educazione, della formazione e dell’accessibilità sociale” (Franco Palascia, Università Lumsa, Roma). Bisogna inoltre ricordare che i turisti non consumano solamente risorse nella Regione che li ospita, ma anche attraverso i trasporti, necessari per giungere a destinazione. Da un punto di vista ecologico, le località turistiche dovrebbero quindi cercare di attrarre turisti dalle aree a loro circostanti. “Un singolo viaggio SPIN-ECO Postfazione 260 di lunga percorrenza richiede infatti un area grande quanto l’area pro capite disponibile globalmente” (Gossling et al. 2002). 4) Investimenti nel settore turistico potrebbero valorizzare il capitale naturale, culturale ed artistico della Regione, principali attrazioni per i visitatori della Toscana. 5) L’espansione del turismo può diventare un peso per le insufficienti risorse naturali, in particolar modo per le riserve idriche, senza considerare l’inquinamento acustico e la contaminazione dell’aria a causa del sempre maggior traffico e, il problema della rimozione dei rifiuti. L’amministrazione regionale ha di recente comunicato che la situazione dei rifiuti è peggiorata. In Toscana la produzione pro capite di rifiuti è di gran lunga superiore alla media nazionale, anche a causa dell’aumento dei turisti. Bisogna comunque sottolineare che il sistema della raccolta differenziata dei rifiuti, negli ultimi due anni, è notevolmente migliorato, specialmente sul territorio provinciale6. Una politica orientata alla prevenzione è necessaria, altrimenti, nella stagione turistica, la Provincia andrà in contro a ricorrenti situazioni di emergenza. Un prova del fatto che il capitale naturale costituisce un fattore limitante per lo sviluppo dell’economia, è stata la crisi idrica dell’estate 2003, in molte comunità toscane, inclusa la Provincia di Siena. Tradizionalmente il consumo di acqua aumenta nelle aree turistiche, specialmente in agosto, quando il turismo raggiunge il picco annuale. Di regola i turisti consumano giornalmente, una quantità d’acqua doppia rispetto ai residenti7. Lo scorso anno, perfino molti turisti che alloggiavano nelle strutture agrituristiche, hanno risentito dell’irregolare fornitura d’acqua. Come residente di due diverse zone - Berlino e San Quirico d’Orcia - per un lungo periodo di tempo, mi sono meravigliato della mancanza di containers per la raccolta differenziata della carta, a San Quirico d’Orcia. La carta veniva raccolta separatamente, ma non in containers, acquistati finalmente nel 2004. In Germania la raccolta differenziata dei rifiuti iniziò nei primi anni settanta, da prima con la raccolta di carta, seguita da containers per la raccolta di vetro, ad esempio bottiglie. 7 In accordo con il rapporto del WWF “Acqua dolce e Turismo nel Mediterraneo” dell’agosto 2004, un turista consuma quattro volte il consumo medio di un cittadino spagnolo. Inoltre, un campo da golf necessita di una quantità d’acqua pari a quella richiesta da una piccola città di 12000 abitanti. Il turismo, come riportanto nel rapporto del WWF, minaccia le riserve di acqua dolce circostanti il mar mediterraneo. 6 SPIN-ECO Postfazione 261 Teoricamente i costi sociali ed ecologici del turismo dovrebbero essere internalizzati e coperti dai turisti stessi. Questo implica che i prezzi dovrebbero rappresentare la “verità ecologica”: la quota per l’acqua, che dovrebbe essere inclusa nei prezzi per l’alloggio, supererebbe tutti i costi. In molte regioni, l’acqua costituisce infatti un bene naturale veramente carente e sarebbe quindi ragionevole fissare un prezzo per il consumo delle risorse stesse, un costo d’uso. In Germania alcune regioni hanno introdotto un costo per il prelievo dell’acqua; in questo modo il prezzo dell’acqua è determinato da tre componenti: i costi relativi agli acquedotti per la fornitura di acqua da bere, il costo per il consumo di scarse risorse idriche ed una quota per la depurazione delle acque reflue. Così come la Provincia e le autorità amministrative possono influenzare questo costo, potrebbero tentare di applicare il principio del costo pieno ai servizi pubblici, richiesti dai turisti, per stabilire i giusti prezzi. 6) La Regione non dovrebbe cadere nella tentazione di sfruttare economicamente i turisti (cambiamento della mentalità e della morale di una parte dei residenti). In alcune aree della Regione, l’elevato livello dei prezzi per i turisti (hotel, case e appartamenti in affitto, ristoranti, stabilimenti balneari e servizi vari) è un impedimento per un forte sviluppo del settore turistico. Inoltre, l’aumento (ingiustificato) dei prezzi è spesso accompagnato da una diminuzione della qualità. Esagerazioni nell’aumento dei prezzi potrebbero portare alla riduzione del numero dei turisti in Toscana, specialmente dei turisti provenienti dall’estero. Questo è stato il tema ricorrente per i mezzi di comunicazione toscani, nell’estate 2004. Chi offre il miglior rapporto qualità-prezzo, viene avvantaggiato. 7) L’espansione del turismo dovrebbe avere un’influenza positiva sull’economia provinciale. L’economia locale dovrebbe trarre profitto da investimenti in nuove strutture turistiche, coinvolgendo dipendenti locali, sfruttando servizi di aziende locali ed ancora reinvestendo, almeno in parte, i profitti nella comunità e nel territorio provinciale. Il concetto del moltiplicatore del turismo sembra essere un adeguato strumento per analizzare gli effetti di un’ulteriore domanda da parte del settore turistico. Una domanda supplementare crea una produzione e quindi un profitto, SPIN-ECO Postfazione 262 addizionale. Un’alta percentuale di questo profitto aggiuntivo sarà utilizzata per un ulteriore consumo e di conseguenza, per creare un’ulteriore produzione ed un ulteriore profitto. L’impulso economico finale, sulla produzione e sui guadagni della Provincia, è più grande dell’impulso iniziale dovuto al turismo, ma è ridotto dalla quota di importazioni che derivano dalla domanda addizionale. Il moltiplicatore mostra come l’effetto finale sull’economia può essere, in certe condizioni, più alto dell’originale effetto dell’ulteriore spesa per il turismo. 8) La Provincia dovrebbe far leva sugli indubbi vantaggi economici del territorio, quali: - il capitale naturale unico, impreziosito da una cultura rurale e urbana vecchia di secoli, e da opere architettoniche di artisti di fama mondiale; - la ricerca della qualità, specializzandosi su prodotti caratterizzati da un alto valore aggiunto, come l’eccezionale vino, basato su di un sofisticato know-how dei produttori, l’olio di oliva di elevata qualità, e prodotti di cristallo o manufatti. 9) Anche il settore turistico ha bisogno di certificazioni. La certificazione non ha soltanto un valore etico, ma anche economico. Verrà il giorno in cui gli avventori pretenderanno queste certificazioni. Nel settore turistico la cultura della protezione e della valorizzazione della qualità dei servizi si è sviluppata con ritardo rispetto al settore industriale. Fino ad oggi solo l’1% di tutti i certificati è stato conferito alle aziende turistiche8, anche se, negli ultimi 3 anni, è stata osservata l’inversione di questa tendenza. La programmazione regionale ufficiale per lo sviluppo economico fornisce, nel settore del turismo, una serie di interventi caratterizzati da un denominatore comune, la sostenibilità. Di conseguenza, vengono riconosciute ed incoraggiate quelle aziende e quelle organizzazioni pubbliche che hanno scelto il percorso della qualità, e che si impegnano nel conseguimento della certificazione ambientale. I vari operatori in questo campo dovrebbero imparare ad applicare il principio del “system thinking” e a coordinare tutte le azioni e le risorse richieste. Il Turing Club Italiano è uno dei pochi enti turistici in Italia ad aver richiesto e ricevuto la certificazione, in conformità alla norma ISO 9001:2000 e alla norma 14001 (per la gestione delle loro strutture ricettive). 8 SPIN-ECO Postfazione 263 7.8 La certificazione ed il “Greening” delle pubbliche amministrazioni La Provincia di Siena - rappresentata dall’amministrazione provinciale - ha ottenuto, prima tra le Province italiane, la certificazione ambientale ISO 14001 per le attività di programmazione, la gestione del territorio, il monitoraggio ambientale e la gestione dei servizi e delle infrastrutture. L’obbiettivo è quello di incoraggiare almeno un terzo delle comunità provinciali ad operare nella stessa direzione. Inoltre, queste amministrazioni dovrebbero essere incluse in una alleanza tra agenzie pubbliche, istituzioni ed organizzazioni private, che garantiscono lo sviluppo delle certificazioni ambientali anche nelle aziende private. Fino ad oggi solo poche amministrazioni consideravano gli aspetti ecologici. Recentemente 18 comunità europee (per esempio il “Ravensburg” in Germania) si sono attentamente riunite nell’associazione “procura plus” (www.procuraplus.com) per cambiare questa situazione a livello europeo. I principi della “spesa pubblica verde” sottolineano il ruolo delle amministrazioni pubbliche - responsabili nelle nazioni OECD del 20-25% del consumo nazionale - come soggetti fondamentali per lo sviluppo di nuovi mercati verdi. A livello nazionale, regionale e locale, le istituzioni statali potrebbero diminuire la quantità di gas serra emessi attualmente dai 15 milioni di cittadini europei, attraverso il cambiamento del modello di consumo. Esse possono favorire l’acquisto e l’uso di pullman a risparmio energetico, strumenti tecnologici di comunicazione altamente efficienti dal punto di vista energetico (computers, fotocopiatrici, etc...) e altri prodotti che giornalmente ci possono servire preferendo quelli “eco-label”, “a energia pulita”, moderni impianti di riscaldamento e raffreddamento, cibo da agricoltura biologica nelle mense e negli ospedali, etc. Anche per la politica che riguarda la protezione del clima, le responsabilità dovrebbero essere prese anche a livello regionale e non solo nazionale. Recentemente il Mussachusetts ha emanato un piano per la protezione dello stato del clima, è stato il primo Stato americano che ha fissato gli obiettivi per la riduzione globale delle emissioni climalteranti dal 1990 al 2010, riducendo del 10% i livelli del 1990 entro il 2020, e riducendo le emissioni del 75-85%. SPIN-ECO Postfazione 264 7.9 Agricoltura in linea con i principi dello sviluppo sostenibile La politica agricola, proposta dal progetto, si focalizza sui seguenti punti: - il modo di produrre basato sull’utilizzo di risorse rinnovabili - miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi di produzione - generare prodotti più salutari - protezione dell’ambiente e dei paesaggi - preservare e promuovere la biodiversità - salvare e allevare specie animali tradizionali e in via di estinzione L’Unione Europea – che influenza pesantemente il corso dell’agricoltura nei singoli paesi dell’Europa più che le istituzioni politiche nazionali – ha impedito fino ad ora un cambiamento di direzione descritta nel progetto, sebbene la Commissione Europea abbia identificato la produzione agricola come la causa fondamentale del deterioramento dell’ambiente. Da poco, anche se con notevole ritardo, è stata presa una decisione da parte dei ministeri dell’agricoltura dell’EU, per il cambiamento di direzione della politica agricola Europea, in quanto, da decenni, questa sovvenzionava la meccanizzazione e l’industrializzazione dell’agricoltura, l’aumento nelle quantità prodotte attraverso una politica di stabilizzazione dei prezzi e non quella di un miglioramento nella qualità del prodotto. Gli agricoltori erano così incentivati ad utilizzare macchinari costosi con un aumento costante di richiesta di energia dall’esterno, che ultimamente risultava essere controproducente. L’agricoltura industrializzata e intensiva dal punto di vista energetico, costruisce in maniera artificiale un terreno fertile. Questa cosa è diventata sempre più difficile e richiedeva interventi sul suolo sempre più profondi. Allo stesso tempo, gli agricoltori hanno negli anni sperimentato con abbondanza di raccolti un calo nel prezzo del grano. L’alternativa per uno sviluppo sostenibile è una più elementare, e modesta agricoltura, che necessita di minori interventi dall’esterno e raggiunge una qualità del prodotto più elevata. SPIN-ECO Postfazione 265 Nei prossimi 5-10 anni ci sarà un cambiamento a favore della promozione della qualità. L’EU darà contributi ai singoli agricoltori in relazione agli ettari delle loro aziende e l’agricoltore riceverà una remunerazione aggiuntiva al suo reddito. Il nuovo sistema di pagamenti legati alle aree, renderà possibile guadagnare un giusto reddito anche attraverso la produzione di prodotti di qualità “labour intensive” e l’uso di terreni adibiti a pascolo per allevare i bovini. È un importante passo per fondare i pagamenti dell’EU sul fattore lavoro. Con questo nuovo sistema questi agricoltori saranno più ricchi e si concentreranno sul miglioramento della qualità dei loro prodotti attraverso l’ottenimento di un prezzo più alto sul mercato (come gli agricoltori biologici). L’agricoltura biologica in Italia è maggiormente sviluppata che negli altri stati dell’EU – con eccezione dell’Austria. La sua proporzione rispetto alla produzione agricola totale porta l’Italia al secondo posto tra i paesi dell’Unione. L’agricoltore biologico adotta un approccio differente che abolisce l’uso di fertilizzanti minerali e pesticidi sintetici, aderendo ad un regolamento specifico dell’EU. L’agricoltore biologico toscano viene esaminato e può ottenere una certificazione. È strano come in Italia quasi non esistano promozioni governative per questo settore. Il piano di azione europea per la promozione dell’agricoltura biologica ha pesi differenti tra i vari stati membri. La Germania sostiene questo settore con 70 milioni di Euro, la Francia con 50 milioni di Euro, mentre l’Italia, fino ad oggi, non vi ha destinato alcuna cifra. 7.10 Il ruolo cruciale del consumo energetico Gli studi complessivi del gruppo di ricerca SPIn-Eco mostrano, in maniera evidente, il ruolo dei consumi energetici della Provincia di Siena per rispondere alla domanda “La Provincia è sulla strada dello sviluppo sostenibile?”. È possibile vedere, all’interno del capitolo sul calcolo dell’Impronta Ecologica, che il valore finale di tale indicatore è determinato principalmente da un elevato uso di energia. Sembra chiaro come una politica energetica orientata alla tutela dell’ambiente dovrebbe essere al centro di una strategia “salva risorse” per avvicinarsi all’obiettivo SPIN-ECO Postfazione 266 dello sviluppo sostenibile in Provincia di Siena e altrove. Utile è la differenziazione del valore finale dell’Impronta Ecologica nei principali fattori che la compongono, al fine di rintracciare i settori - pubblici o privati – che la influenzano maggiormente. Infatti, il sistema dei trasporti, la produzione di energia elettrica, il riscaldamento per le case private, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, l’educazione e gli altri servizi pubblici sono settori tradizionalmente sotto la responsabilità delle istituzioni politiche locali, regionali e nazionali e/o di speciali agenzie pubbliche. La qualità ambientale e la sostenibilità sono beni pubblici; pertanto lo Stato deve definire un modello politico e legale per i soggetti privati che agiscono nell’economia di mercato. Il Governo e il mercato hanno regole complementari nel nostro sistema democratico rappresentativo e solo agendo insieme ed in maniera adeguata, è possibile raggiungere gli obiettivi di un’efficienza economico–ambientale di attività socio economiche. Il concetto di eco-efficienza significa passare da un approccio di tipo riparatore, ex-post, curativo e settoriale, ad uno integrato e preventivo, intervenendo a monte dei processi di produzione e di consumo. Attraverso una considerevole riduzione del consumo di energia, si ha anche una considerevole riduzione delle quantità di emissioni che danneggiano l’ambiente, rilasciate durante i processi di estrazione delle risorse energetiche, di trasporto, trasformazione e uso finale. Questo tipo di intervento, di primaria importanza, trova un ampio consenso all’interno della società per due motivi. In primo luogo, perché molta dell’energia richiesta viene sprecata a causa dalle nostre cattive abitudini (es. l’acquisto di beni e servizi non strettamente necessari), da alcune strutture, come le nostre abitazioni, molto energivore in quanto, in passato, non venivano costruite tenendo conto del risparmio energetico e dal nostro sistema di trasporto basato principalmente sull’uso dei mezzi privati. In secondo luogo, una riduzione della nostra dipendenza dai combustibili fossili, specialmente dal petrolio, la cui richiesta è ancora molto impellente, significherebbe contemporaneamente un aumento nella proporzione dell’uso di risorse energetiche rinnovabili. La migliore soluzione da adottare per una riduzione dei gas effetto serra (dopo l’uso dell’energia solare ed eolica) sta nell’uso delle biomasse. In Germania, questa alternativa potrebbe soddisfare più del 14% dei bisogni energetici dell’interna Nazione entro il 2030; per questo motivo, il ministro SPIN-ECO Postfazione 267 dell’agricoltura tedesco ripone le sue speranze sugli agricoltori che producono più energia e materie prime. Gli agricoltori potrebbero diventare gli “sceicchi del petrolio di domani”, se il potenziale di risorse rinnovabili per la produzione di materie prime per i bisogni industriali ed energetici fosse usata in maniera più intensiva. Nelle zone rurali potrebbero nascere nuove fonti di reddito e nuovi posti di lavoro; una stima approssimativa mostra come siano stati creati circa 50.000 posti di lavoro intorno alla produzione e all’uso di materie prime bio-energetiche. Anche a livello industriale, è possibile ottenere ulteriore risparmio energetico ma solo limitato rispetto all’elevato potenziale di riduzione. Due esempi importanti sono il traffico di auto private e la richiesta di riscaldamento delle case, inadeguatamente coibentate. Incentivi per un comportamento salva-energia dovrebbero essere applicati più in generale; strumenti di mercato come le eco-tasse o l’acquisto di permessi ad inquinare, infatti, servirebbero agli agenti economici per internalizzare i costi ambientali nei loro piani e budgets. L’utilizzo di questi strumenti economici di controllo ambientale potrebbe creare una duplice vittoria, aumentando l’efficienza sia economica che ambientale. Ad esempio, nel 1999 in Germania c’è stata una riforma della tassa ecologica, che, attraverso varie tappe, ha portato ad un aumento del prezzo dell’energia (elettrica, gasolio9...). Sfortunatamente l’EU non è ancora stata capace di organizzare un accordo generale riguardo ad un’armonizzazione delle eco-tasse per tutti i paesi dell’Europa. Cosa desiderata ed auspicata, potrebbe essere la tassa sul kerosene, ma i voli sono troppo economici, e l’EU e la comunità internazionale non riescono a trovare un accordo su questa tassa, che farebbe aumentare, in maniera considerevole, i prezzi dei biglietti, che già sono gravati da un’altra tassa diretta (IVA). In realtà, il trasporto aereo è sovvenzionato dalla società, sebbene sia un’attività estremamente dannosa per l’ambiente. Il rilascio dei gas ad effetto serra da parte degli aeroplani danneggia il clima in maniera considerevole più che tutte le fonti sulla terra10. Un’altra proposta riguardante il settore dei trasporti ha come obiettivo quello di 9 La maggior parte dell’introito delle tasse serve a diminuire il costo del lavoro (diminuzione dei contributi che devono essere pagati dai lavoratori e dai datori di lavoro per i lavoratori in pensione), una parte minore viene reinvestita in tecnologie salvaenergia. L’aumento del prezzo ha avuto l’effetto desiderato e cioè una diminuzione relativa della domanda di energia. 10 Le emissioni aeree devono essere pesate con un fattore di 2,5-3 per includere il loro potenziale effetto riscaldamento (Gössling et al. 2002). SPIN-ECO Postfazione 268 rendere più economici i biglietti dei mezzi pubblici con il dimezzamento delle tasse indirette che gravano sul costo del biglietto per le lunghe distanze. Dopo il primo shock petrolifero del 1973 e il quadruplicamento del prezzo del petrolio, per l’industria è diventato redditizio investire in tecnologie salva-energia, forzata dal mercato a tagliare i costi dove era possibile. Da trenta anni a questa parte, in molti paesi industrializzati si osserva un incremento della produttività delle risorse (energia e materie prime) delle attività economiche. In Germania questi dati sono pubblicati regolarmente dall’istituto nazionale di statistica nel EnvironmentalSatellite-Accounting (come supplemento alla Contabilità Nazionale)11. Per fare un esempio: la produzione di una unità di PIL (Prodotto Interno Lordo) necessita oggi in Germania solo di metà dell’input energetico rispetto a 30 anni fa. Recenti risultati derivati dall’analisi dei flussi di materia, indicano che una scissione delle pressioni ambientali dalla crescita economica non necessariamente significa una diminuzione nei livelli assoluti dei flussi di materie a causa di aumenti compensatori del PIL. Molte ricerche tedesche, specialmente quelle del Wuppertal – Institute, mostrano che l’aumento della produttività delle risorse da un fattore 4 o maggiore è possibile. L’obiettivo Fattore 4 che dimezza gli input di materia mentre duplica la ricchezza e il benessere (E. von Weisäcker and Lovings/Lovinghs 1997) è derivato dal bisogno di mantenere “l’equilibrio di lungo periodo del pianeta terra”. Secondo i livelli correnti di produzione e i modelli di consumo, il Fattore globale 4 corrisponde al Fattore 10 per i paesi industrializzati. L’assunzione che sta dietro a tutto ciò è che entro i prossimi 50 anni deve essere concesso a tutti un eguale accesso alle risorse ambientali mentre deve essere limitato l’aumento dell’uso di materie nei paesi sviluppati (Schmidt-Bleek, Wuppertal-Institute). Il ministro del Consiglio dell’OECD recentemente ha preso accordi su una raccomandazione da fare agli Stati membri che devono incominciare a muoversi nella direzione di misurare la loro produttività materiale e continuare a sviluppare strumenti per l’analisi dei flussi di materie. servono come riferimento le linee guida metodologiche di Eurostat per l’economy-wide material flow analysis e i relativi che da essa derivano dal 2001. 11 SPIN-ECO