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Progetto VICE
Progetto VICE
DOC. CU03.00003 :
“Messa a punto dello scenario applicativo –
Documento di specifica sullo scenario
applicativo”
Data: Lunedì 5 Aprile 2004
Messa a punto dello scenario applicativo
1
Progetto VICE
INDICE
1
Summary ............................................................................................................................................. 3
2
Lo scenario applicativo ........................................................................................................................ 4
2.1
2.2
2.3
3
3.1
3.2
I fabbisogni formativi delle PMI ...................................................................................................... 4
Il contesto salentino e la domanda di formazione ............................................................................. 8
Il campione di aziende prescelte per la sperimentazione................................................................. 18
Specifica dei contenuti e delle modalita’ di erogazione....................................................................... 20
Specifica dei moduli didattici e dei destinatari ............................................................................... 20
La modalità di erogazione dei moduli didattici............................................................................... 22
Messa a punto dello scenario applicativo
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Progetto VICE
1
Summary
Lo scenario applicativo di VICE definisce l’ambiente e gli obbiettivi della sperimentazione da
realizzare al termine del terzo anno.
Il settore individuato è quello dell’ICT (Information e Communication Technology) per le piccole e
medie imprese. Il panorama delle piccole e medie imprese in Italia deve introdurre la innovazione
tecnologica come strumento di sviluppo e di sostegno; in particolare la capacità per le piccole
aziende (di qualsiasi settore) di sfruttare le tecnologie della comunicazione e dell’informatica s è
dimostrata cruciale sia per la efficacia del ciclo produttivo, che per la capacità di essere presenti del
mercato, sia per la capacità di approvvigionarsi e di essere posizionati nella filiera di riferimento.
Per questi motivi il Salento (provincia di Lecce) offre un terreno valido di sperimentazione dei
risultati ottenuti da VICE. Il tessuto di piccole e medie aziende presenti sul territorio è
specificamente adatto a sperimentare una modalità innovativa di formazione. Gli argomenti
individuati sono i seguenti: Informatica di Base (Infrastrutture HW, Office Automation, Web
Design and Management), Informatica Specialistica (in base ad esigenze specifiche), Finanza di
base e agevolata (per sostegno alla innovazione), Sicurezza sul lavoro.
La modalità di erogazione prevista è mista: mediante presenza in aula (ridotta, con riduzione di
costi) e mediante uso di Internet (mediante i Learning Objects realizzati da VICE).
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Lo scenario applicativo
2.1 I fabbisogni formativi delle PMI
Il rapporto Istat 2002 sulla formazione professionale in Italia e nei paesi dell’Unione Europea
evidenzia come Italia, Grecia e Portogallo siano, analogamente a quanto rilevato nel 1993, i paesi
con la minore incidenza di imprese formatrici e con il numero medio di ore di corso per dipendente
più basso d’Europa.
Tutto ciò è soprattutto conseguenza di una struttura dimensionale delle imprese fortemente
caratterizzata da unità di piccole dimensioni, strutturalmente meno orientate alla formazione e con
un costo medio dei corsi di formazione per ogni singolo partecipante tra i più alti insieme a
Danimarca e Paesi Bassi.
Nonostante ciò, negli ultimi anni il sistema italiano della formazione nelle imprese ha cercato di
riqualificarsi, a partire da accordi fra le parti sociali e da una più attenta azione di governo e di
indirizzo istituzionale.
Per effetto dei contributi culturali e finanziari dell’UE, la formazione comincia quindi ad essere
percepita anche in Italia come una delle carte vincenti per l’innovazione dell’azienda. Si va
diffondendo l’idea che la formazione nelle imprese deve anticipare e svolgere un ruolo non passivo
nelle strategie di sviluppo (PMI).
Nonostante questo, le PMI, che rappresentano la gran parte delle risorse competitive nazionali, non
hanno ancora assunto una coerente politica formativa. Diversi sono i fattori che ostacolano il
decollo di tale politica, in particolare la ridotta dimensione aziendale, la frammentazione territoriale
e la mancanza di un sistema e di una cultura della formazione permanente e degli adulti.
Il problema dei fabbisogni formativi delle piccole e medie imprese del territorio italiano è stato
oggetto di diverse indagini nazionali condotte da vari enti di formazione e non, tra cui: l’Ente
bilaterale Nazionale Confapi-CGIL-CISL-UIL (ENFEA) nell’ambito dell’indagine nazionale sui
fabbisogni formativi nelle piccole e medie industrie private, l’Organismo Bilaterale (ConfindustriaSindacati) Nazionale per la Formazione (OBNF), l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione
Professionale dei Lavoratori (ISFOL), la Unioncamere nell’ambito dell’elaborazione Excelsior sui
corsi di formazione in Italia e l’ISTAT con il Rapporto annuale 2002 sulla Formazione in Italia e
negli altri paesi dell’UE.
Da tali indagini si evince che le piccole e medie imprese (PMI) hanno strutture formative interne
carenti, d’altro canto, il sistema di formazione in questi anni non è riuscito a produrre un rapporto di
piena collaborazione con il complesso delle PMI. Spesso le figure professionali create risultano
troppo generiche e lontane dalle specializzazioni richieste.
Dai risultati dell’elaborazione Excelsior di Unioncamere (su dati del ministero del Welfare), è
emerso che nel 2002 un’impresa su quattro ha effettuato corsi di formazione professionale per i
propri dipendenti. Ad offrire percorsi di apprendimento è stato, infatti, il 24,7% delle aziende con
almeno un dipendente, su un totale di 1 milione e 100 mila imprese. I lavoratori coinvolti sono stati
1.915.000, pari al 17,3% degli occupati.
Tali azioni formative presentano spesso per le imprese costi proibitivi. Nel 2002, infatti, sono stati
spesi oltre un miliardo e 300 milioni di euro, un esborso che ha pesato sui bilanci delle imprese che
hanno finanziato i corsi con fondi propri, manifestando una carente propensione all’attingere risorse
finanziarie attraverso operazioni di finanza di base e di finanza agevolata.
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Quanto poi alla formazione continua, le esigenze specifiche di lavoratori e imprenditori non trovano
spazio nelle politiche formative nazionali e territoriali.
Dall’indagine dettagliata condotta dall’ISFOL-ABACUS nel 2001 sulla formazione continua nelle
imprese, è possibile individuare gli obiettivi che le PMI intendono perseguire con le azioni
formative, i tratti salienti delle figure professionali potenzialmente interessate alla formazione ed i
contenuti della azioni formative stesse.
L'obiettivo prevalente per le imprese è il miglioramento delle prestazioni e delle capacità
professionali e lavorative dei propri dipendenti, al fine di aggiornarli sui processi di innovazione
tecnologica ed organizzativa. Almeno la metà delle azioni formative, infatti, è finalizzata al
miglioramento della professionalità dei lavoratori; meno rilevanti sono altri obiettivi, quali la
qualificazione, la riqualificazione o la riconversione.
A livello nazionale, è evidente una forte correlazione positiva tra dimensione aziendale e livelli di
formazione continua (Fig.2-1). La percentuale di “formati” nelle grandi imprese è nettamente
superiore rispetto alla percentuale riscontrata nelle PMI, da qui la necessità di orientare verso
quest’ultime l’azione formativa.
Figura 2-1 Formazione continua per dimensione aziendale (% di formati per dimensione aziendale ed area)
60%
53,5%
56,2%
50%
40%
33,1%
29,3%
30%
20%
23,1%
18,7%
15,3%
22,0%
10%
0%
1-9
10-49
Centro-Nord
50-249
250 e oltre
Sud
Fonte Isfol. Indagine Isfol-Abacus 2001
Se si considera la posizione lavorativa ricoperta in azienda, la formazione è rivolta in particolar
modo a dirigenti, quadri ed impiegati; minore è il coinvolgimento degli operai e dei commessi
(Fig.2-2).
Figura 2-2 Formazione continua per professione (% di formati per professione ed area)
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40,5%
43,2%
dirigenti
64,4%
67,5%
quadri
impiegati di concetto
39,0%
45,3%
impiegati tecnici
44,2%
43,1%
31,3%
29,8%
impiegati esecutivi
20,4%
21,8%
operai specializzati
13,1%
9,3%
operai generici
14,5%
11,7%
commessi/cassieri
0%
10%
20% 30%
Centro-Nord
40%
50%
Sud
60%
70%
80%
Fonte Isfol. Indagine Isfol-Abacus 2001
Esiste anche una forte correlazione tra fruizione di interventi di formazione e titolo di studio
posseduto. Al crescere del livello di istruzione corrisponde, infatti, una crescita della percentuale dei
formati.
Si può notare, inoltre, una correlazione inversa tra fruizione di corsi di formazione permanente ed
età dei dipendenti, sia perchè i giovani sono più interessati ma, anche perché, sono le stesse aziende
che preferiscono orientare la formazione verso questi ultimi (Fig.2-3).
Figura 2-3 Formazione continua per età (% di formati per classe d’età e area)
25,9%
25,7%
15-25
33,6%
25-35
36,8%
30,7%
33,2%
36-45
29,6%
28,2%
45-55
21,0%
22,7%
56-65
0,0%
5,0%
10,0%
15,0%
Centro-Nord
20,0%
25,0%
30,0%
35,0%
40,0%
Sud
Fonte Isfol. Indagine Isfol-Abacus 2001
Affinché possano corrispondere delle risposte efficaci alle esigenze di formazione delle imprese, è
necessario orientare la formazione verso quelle figure professionali e verso quelle competenze che
possano sostenere lo sviluppo nei diversi contesti produttivi.
Lo strumento che assolve ai fabbisogni formativi deve mediare le esigenze degli attori del sistema
produttivo. Il loro diretto coinvolgimento è fondamentale per prefigurare gli equilibri e le tendenze
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dei sistemi professionali (quali figure conviene formare) e le caratteristiche delle competenze
richieste (come ed in cosa conviene formare le diverse figure).
Le strutture formative devono interpretare correttamente le nuove ragioni che incidono sui sistemi
professionali e sulle competenze richieste e devono accrescere l’adattabilità dell’offerta,
aggiornandola alle tendenze in atto nell’organizzazione del lavoro e nei cambiamenti prodotti nella
struttura delle competenze.
I fabbisogni formativi di ciascuna impresa variano nel tempo e possono differire profondamente da
impresa ad impresa e presentare una distribuzione diversa a seconda della dimensione e a seconda
del settore di competenza.
Da un’analisi di tali fabbisogni formativi condotta nel 2001 dall’ISFOL nell’ambito
dell’Osservatorio sulla Formazione Continua nelle piccole e medie imprese, si evidenzia che al Sud
il settore con la percentuale maggiore di lavoratori formati è quello dell’intermediazione monetaria
e finanziaria, seguito dal settore relativo alla produzione e distribuzione di luce, gas, acqua.
Un buon numero di interventi formativi sono realizzati anche nel settore informatico (Fig.3-1).
Figura 2-4 Formazione continua per settore economico (% di formati per settore economico e area)
EST.M INERA LI
0,0%
36,8%
25,2%
24,4%
IND.M A NIFA TTURIERA
53,9%
LUCE,GA S,A CQUA
41,5%
13,9%
COSTRUZIONI
26,4%
21,9%
27,1%
COM M ERCIO
16,3%
A LB ERGHI,RISTORA NTI
27,6%
TRA SP ORTI,M A GA ZZINA GGIO
40,3%
46,9%
54,2%
58,9%
INTERM ED.M ONET.FINA NZ.
45,9%
47,4%
IM M OB ILIA RI,INFORM A TICA
26,5%
A LTRI SERV.P UB B L.SOCIA LI
0%
10%
20%
Centro-Nord
30%
34,5%
40%
Sud
50%
60%
70%
Fonte di elaborazione Isfol: Osservatorio Formazione Continua sui dati Isfol-Ministero del lavoro
Nel corso degli ultimi anni, le imprese meridionali, hanno dimostrato un maggiore interesse nei
confronti della formazione del personale. Tale orientamento caratterizza anche le imprese della
provincia di Lecce, come evidenziato nel seguito.
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2.2
Il contesto salentino e la domanda di formazione
Il sistema economico salentino ha ormai superato la fase di sviluppo caratterizzata dall’agricoltura e
dall’industria ed è nettamente cresciuto il settore terziario che concorre per il 76,3% alla
formazione del valore aggiunto provinciale (Fig. 2-4).
Figura 2-5 Valore aggiunto al costo dei fattori
Fonte: elaborazione su dati Istituto Tagliacarne, 2000
In particolare nel ramo dei servizi il maggior numero di imprese si riscontra nel comparto del
commercio all’ingrosso e al dettaglio (Tab.2-1).
Nonostante il numero di imprese agricole sia ancora rilevante (costituendo il 18,66% del totale delle
imprese) il valore aggiunto prodotto è pari solo al 4,3% . Maggiore è il valore aggiunto creato dalle
aziende manifatturiere (19,4%) le quali costituiscono il 13,11% del totale delle imprese.
Tali valori sono in linea con quelli rilevati in Puglia e nel Mezzogiorno, ma si discostano
leggermente dalla media nazionale.
Altro ramo che presenta performance considerevoli dal punto di vista del numero di aziende
presenti è quello delle costruzioni (11,31%).
Tabella 2-1 Imprese registrate presso la CCIAA di Lecce per Codice Ateco
CODICE
A
B
C
D
DA15
DB17
DB18
DD20
DJ28
DN36
E
ATTIVITA'
Agricoltura, caccia e silvicoltura
Pesca, piscicoltura e servizi connessi
Estrazione di minerali
Attività manifatturiere
Industrie alimentari e delle bevande
Industrie tessili
Confezioni articoli vestiario e pellicce
Industria legno
Fabbricazione e lavorazione prodotti in metallo
Fabbricazione mobili
Produzione e distribuzione energia elettrica,gas e acqua
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Imprese
registrate
13396
323
85
9410
1687
802
1150
1147
1343
743
11
In percentuale
sul totale
18,66%
0,45%
0,12%
13,11%
0,02%
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CODICE
F
G
H
I
J
K
M
N
O
P
TOT
Imprese
registrate
Costruzioni
8118
Commercio ingrosso e dettaglio
23175
Alberghi e ristoranti
2861
Trasporti, magazzinaggio e comunicazione
1321
Intermediazione monetaria e finanziaria
1088
Attività immobiliare, noleggio, informatica, ricerca
2992
Istruzione
211
Sanità e altri servizi sociali
294
Altri servizi pubblici, sociali e personali
2828
Servizi domestici presso famiglie e convivenze
0
TOTALE
71804
Fonte: www.starnet.unioncamere.it Dati del 2003
ATTIVITA'
In percentuale
sul totale
11,31%
32,28%
3,98%
1,84%
1,52%
4,17%
0,29%
0,41%
3,94%
0,00%
Una fonte molto interessante di dati e informazioni sul sistema industriale salentino e’ l’indagine su
“I sentieri locali dell’innovazione” realizzata nell’ambito del “Corso di Specializzazione in Agenti
di sviluppo dell’innovazione per le PMI”, realizzato da Università di Lecce, Universus – CSEI e
Industrial Liason Office (ILO) dell’Universita’ di Lecce, mirante ad analizzare le iniziative
imprenditoriali connesse all’introduzione, all’implementazione e alla gestione dei processi di
innovazione nelle aziende, finalizzate alla ricerca industriale e allo sviluppo tecnologico,
organizzativo e finanziario. Tale ricerca traccia un quadro preciso del contesto salentino ed
evidenzia come la spinta all’innovazione sia fortemente legata alle competenze presenti o richieste
nelle aziende.
Il campione di riferimento di tale ricerca è composto da 114 aziende operanti in sei settori
merceologici ripartiti come segue:
• 20,2% Terziario Avanzato;
• 19,3 % Metalmeccanico;
• 19,3% Edilizia;
• 17,5% Tessile, Abbigliamento e Calzature;
• 16,7% Agroalimentare;
• 7% Ambiente;
Quasi la metà delle 114 aziende del campione ha un numero complessivo di dipendenti compreso
tra 10 e 50 unità; le restanti aziende sono per il 30% di piccole dimensioni (meno di 10 dipendenti)
e per il 20% con più di 50 dipendenti. La forma giuridica prevalente è quella di società a
responsabilità limitata (61%), seguono le società per azioni (12%), e tutte le altre forme societarie
(così come evidenziato nella Figura. 2-5).
Figura 2-6 Forma giuridica
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61%
12%
9%
3%
S.p.a
S.r.l.
Coop.r.l.
S.n.c.
8%
S.a.s.
7%
Ditte
individuali
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003.
Dall’analisi della Tabella 2-2 si evince che più della metà delle aziende intervistate appartiene alla
classe di fatturato che va da 1 a 5 milioni di euro. Solo il 20% presenta un fatturato superiore ai 5
milioni di euro.
Tabella 2-2 Classificazione per classe di fatturato al 2002
Fatturato
Aziende
Fino a 1 milione di Euro
28,6%
da 1 a 5 milioni di Euro
51,4%
da 5 a 20 milioni di Euro
18,6%
oltre 20 milioni di Euro
1,4%
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003.
Nel periodo 2001-2002, le imprese con un numero di dipendenti non superiore a 10 hanno registrato
aumenti sia nell’occupazione (+8%) che nel fatturato (+13%); le imprese con un numero di addetti
tra 10 e 50 hanno evidenziato, invece, una riduzione del fatturato (-3%) nonostante l’occupazione
sia leggermente incrementata (+5%).
Le restanti imprese, ossia quelle con un numero di dipendenti superiore a 50 unità, hanno registrato
un incremento del fatturato (+6%) accompagnato da un aumento dell’occupazione (+4%).
Figura 2-7 Variazioni del fatturato e dell'occupazione (2001 ed il 2002)
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13%
8%
6%
5%
4%
-3%
Fino a 10 addetti
Tra 10 e 50 addetti
Variazioni fatturato
Oltre 50 addetti
Variazioni occupazione
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003.
Il principale propulsore di questo trend e’ stata proprio l’innovazione di prodotto e di processo,
attuata, nel triennio 2000-2002, dal 94% delle imprese del campione. In particolare, l’innovazione
ha riguardato il solo prodotto nel 11% dei casi ed il solo processo nel 25%, mentre le innovazioni
congiunte di prodotto e di processo hanno interessato il 53% delle imprese. Più elevata (60%) è la
percentuale di imprese che hanno sviluppato innovazioni relative alla struttura organizzativa e/o
gestionale. Dati dettagliati per ogni singolo settore sono riportati in figura.
Figura 2-8 Tipologia di innovazione introdotta nel triennio 2000-2002
100%
Innovazione
Innovazione
Innovazione
Innovazione
Nessuna
solo di prodotto
solo di processo
sia di prodotto che di processo
organizzativo-gestionale
65%
60%
58%
55%
55%
53%
50%
47%
48%
45%
41% 41%
39%
38%
37%
30%
27%
27%
26%
23%
25%
20%
15%
11%
11%
9%
4%
5%
0% 0%
0%
Agroalimentare
Ambiente
Edilizia
0%
Metalmeccanico
6%
5%
TessileAbbigliamentoCalzature
Terziario avanzato
Totale campione
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003.
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Come risulta dalla Tabella 2-3, complessivamente le aziende che hanno introdotto innovazioni
tecnologiche hanno riscontrato effetti positivi negli indicatori riguardanti il fatturato e la
produttivita’.
Tabella 2-3 Effetti delle innovazioni introdotte
Nessun effetto
Aumento
Diminuzione
Non sa
Fatturato complessivo
29%
60%
3%
8%
Fatturato esportato
38%
20%
0%
42%
Produttività
17%
70%
4%
9%
Quota di mercato
46%
41%
2%
11%
Occupazione complessiva
48%
40%
4%
8%
Occupazione qualificata
48%
40%
2%
10%
Decentramento delle
46%
21%
2%
lavorazioni
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003.
31%
Per quanto concerne gli ostacoli all’innovazione, le principali difficoltà riscontrate dalle imprese del
campione sono: difficoltà ad ottenere incentivi finanziari (46%) e insufficienza dei fondi propri
(42%). La difficoltà nel reperire personale tecnico qualificato rappresenta, invece, un forte ostacolo
soprattutto per le imprese con più di 10 addetti (Tab. 2-4).
Tabella 2-4 Principali ostacoli all'introduzione di innovazioni tecnologiche
Fino a
10
addetti
Da 10 a
50
addetti
Oltre 50
addetti
Totale
Campione
Insufficienza fondi propri
48%
42%
30%
42%
Difficoltà ad ottenere incentivi finanziari
52%
42%
50%
46%
Carenza di personale qualificato
10%
46%
35%
33%
Assenza di imprese partner
14%
17%
25%
18%
Carenza di strutture di ricerca regionale
10%
15%
25%
16%
Carenza di visibilità su strutture di
ricerca
7%
15%
15%
16%
Il settore non richiede innovazione
7%
10%
10%
8%
Altro
10%
21%
5%
17%
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003
Gli imprenditori salentini inoltre non riescono a trovare personale adeguatamente formato sul
mercato del lavoro locale. La maggior parte dei dipendenti e degli operai, infatti, vengono assunti
senza possedere le competenze idonee e solo successivamente sono formati in azienda alle loro
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mansioni. La prima conseguenza di cio’ e’ il notevole costo sostenuto dalle imprese che assumono
nuovo personale. Dall’analisi e da interviste del campione è emerso che l’esigenza di formare il
personale è forte ed è legata alla necessità di adeguarsi alle normative inerenti la certificazione di
qualità e alla sicurezza sul posto di lavoro, oltre che all’introduzione di nuovi impianti e di nuovi
software che comportano modifiche significative nei processi aziendali.
Nella Tabella 2-5 sono messi a confronto i dati inerenti le previsioni di assunzione delle aziende
italiane, pugliesi e leccesi per l’anno 2003. Dall’analisi si nota, innanzitutto, come nella provincia di
Lecce la percentuale di imprese che non formano il personale neoassunto è più alta rispetto alla
percentuale pugliese e nazionale. Risulta, infatti, che quasi nel 64% dei casi le imprese leccesi non
provvedono alla formazione dei nuovi assunti (contro il 56,60% delle imprese pugliesi e il 49,32%
delle imprese italiane). Nel restante 36% dei casi le imprese salentine provvedono alla formazione
attraverso corsi interni (16%) o con affiancamento a personale interno (16%). Solo il 4% dei
neoassunti è formato attraverso corsi esterni all’azienda.
Tabella 2-5 Previsioni assunzioni 2003
PREVISIONE ASSUNZIONI 2003
TOTALE ITALIA
PUGLIA
LECCE
FORMAZIONE
Formazione non richiesta
49,32%
56,60%
63,68%
Formazione con corsi interni
31,60%
22,82%
16,03%
Formazione con corsi esterni
10,70%
8,67%
3,96%
8,38%
11,92%
16,33%
47,87%
55,30%
62,10%
Formazione professionale (2 anni)
9,28%
11,35%
8,18%
Istruzione professionale (3 anni)
9,75%
7,83%
5,84%
26,61%
21,61%
19,48%
6,49%
3,91%
4,40%
Affiancamento a personale interno
LIVELLO D'ISTRUZIONE
Licenza scuola media
Diploma superiore
Laurea
Fonte: www.starnet.unioncamere.it Dati del 2003
Continuando nell’analisi la Tabella 2-6 evidenzia il livello di istruzione richiesto dalle aziende. In
generale si può notare come le percentuali più alte riguardano coloro che hanno un diploma di
scuola media inferiore o superiore; minore è invece la richiesta di laureati. Questo si osserva in
maniera più accentuata se consideriamo le aziende a livello provinciale.
Tali dati devono essere, comunque, analizzati alla luce del fatto che all’interno di un’azienda le
posizioni che richiedono un livello di cultura alto sono in numero inferiore rispetto a quelle che
necessitano di un livello di istruzione più basso. Ciò è rimarcato nella Tabella 2-6 in cui si
evidenziano il numero di dirigenti, impiegati e operai presenti nelle aziende della provincia di
Lecce. I dati inerenti il personale occupato nel 2002 e quelli relativi alle previsioni di assunzione nel
2003 sono suddivisi per settore di attività.
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Tabella 2-6 Dettaglio occupati aziende in provincia di Lecce
Dirigenti
LECCE
2002
Industrie estrattive, dei metalli,
chimiche e produzione energia
Impiegati
2003
2002
22
-
Industrie del marmo, della pietra e
dei materiali edili
7
-
Industrie alimentari
4
-
Industrie tessili e dell'abbigliamento
13
-
Industrie del cuoio e delle calzature
19
-
Industrie del legno, della carta e altre
manifatturiere
1
-
Industrie meccaniche, elettroniche e
dei mezzi di trasporto
17
-
Costruzioni
11
-
Commercio
10
-
5
-
58
2
Servizi operativi alle imprese
3
-
Servizi alle persone
5
-
Totale
206
512
499
288
273
494
847
2002
13
9
29
10
20
5
17
56
236
4.522
1.148
2003
415
67
2002
5.363
1.361
2003
428
76
2.162
198
2.678
227
10.356
647
10.868
657
6.299
276
6.606
296
2.491
197
2.765
202
1.914
119
2.425
136
1.106 11.445
1.162
10.587
694
12.955
930
3.858
535
4.447
595
1.364
115
6.886
424
2.316
283
2.512
2.952
339
4.293
477
15.252
915 59.177
2
Fonte: www.starnet.unioncamere.it Dati del 2003
4.991
74.604
5.908
175
3.737
2003
9.208
Turismo e trasporti
Altri servizi alle imprese
819
Totale
Dipendenti
Operai
584
5.464
193
1.336
60
307
15
138
298
Il progetto Virgilio di UnionCamere, inoltre, relativo all’orientamento al mercato del lavoro della
provincia di Lecce del 2002 (tab 2-7) evidenzia come per il 2002 il 36,3% delle imprese intervistate
prevedeva difficoltà nel reperimento delle diverse figure professionali ricercate. I maggiori
problemi segnalati dalle aziende sono riconducibili a:
•
mancanza della necessaria qualificazione e\o esperienza – l’offerta di lavoro non soddisfa la
domanda, molti dei candidati alle assunzioni non presentano i requisiti richiesti dalle
imprese;
•
mancanza di strutture formative – questa causa riguarda in prima persona il settore della
formazione, le strutture formative presenti
•
non soddisfano le richieste delle imprese che in molti casi realizzano corsi di formazione
interna per in nuovi assunti;
Messa a punto dello scenario applicativo
14
Progetto VICE
•
ridotta presenza, forte concorrenza tra le imprese – la scarsa presenza di candidati qualificati
unita alla mancanza di adeguate strutture formative causa un’eccessiva competitività fra le
imprese per le figure professionali richieste e presenti in piccolo numero;
•
retribuzione elevata – spesso le imprese, soprattutto quelle medio\piccole, rinunciano
all’assunzione di figure professionali particolarmente qualificate o specializzate, per
l’eccessivo livello retributivo che dovrebbero loro garantire;
•
altro – altre cause più frammentate e non definite che incidono negativamente sull’incontro
tra domanda ed offerta di lavoro.
Precedenti esperienze lavorative, come riportato in Tab. 2-7, rappresentano un requisito
fondamentale, per i candidati a nuove assunzioni, nell’80% circa dei casi.
Per professioni più delicate o complesse, che richiedono maggiori competenze e padronanza di
tecniche e strumenti di lavoro, esperienze maturate in precedenti attività diventano un fattore
altamente discriminante per le imprese in procinto di assumere. In particolare, si segnala la notevole
difficoltà e l’esperienza richiesta alle “Professioni intellettuali scientifiche e di elevata
specializzazione”.
Tabella 2-7 Previsioni di assunzione per gruppi di professioni (1 cifra classificazione ISCO) difficoltà di
reperimento ed esperienza richiesta- Lecce 2002
Gruppi Professionali
Dirigenti e direttori
Professioni intellettuali scientifiche e di elevata
specializzazione
Totale
val in %
Di cui:
con
difficoltà di
con
reperimento esperienza
8
0,1%
50,0%
75,0%
98
1,4%
71,4%
99,0%
6,6%
47,8%
85,5%
8,5%
9,0%
73,9%
17,6%
24,5%
65,0%
0,5%
--
--
Professioni tecniche
456
Professioni esecutive relative all'amministrazione e alla
gestione
590
Professioni relative alle vendite ed ai servizi per le
famiglie
1.214
Lavoratori specializzati nell'agricoltura e nella pesca
34
Operai specializzati
Conduttori impianti, operatori macchinari e operai
montaggio industr.
2.433
35,2%
49,7%
90,6%
1.000
14,5%
43,7%
86,6%
Personale non qualificato
1.082
15,6%
20,8%
71,6%
100,0%
36,3%
80,5%
Totale
6.915
Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema informativo Excelsior, 2002
1
L’indagine su “I sentieri locali dell’innovazione”, inoltre, evidenzia come le imprese finanzino i
propri investimenti facendo ricorso soprattutto alle risorse generate internamente
(autofinanziamento) e ai prestiti bancari prevalentemente a breve termine. Poco rilevante è il ricorso
a forme di finanza innovativa come prestiti in pool, prestiti partecipativi o project finance. Ciò
1
Il segno ( -- ) indica un valore statisticamente non significativo, ma i valori sono compresi nei totali
Messa a punto dello scenario applicativo
15
Progetto VICE
deriva sia dalla scarsa conoscenza di tali strumenti che da una gestione di impresa di tipo
tradizionale.
Di rilievo è l’indicazione relativa alle collaborazioni instaurate con partner tecnologici (Università
e centri specializzati di ricerca) per l’attuazione dei progetti di innovazione. Il 53% delle imprese,
appartenenti soprattutto ai settori agroalimentare e tessile-abbigliamento, non ha mai avuto rapporti
con strutture di ricerca pubbliche o private. Il 23% delle aziende ha, invece, collaborato con le
Università, in particolare con quella di Lecce.
Dal punto di vista dimensionale, sono le imprese con meno di 10 addetti ad essere meno propense a
realizzare partnership tecnologiche.
Figura 2-9 Collaborazione con partner di innovazione
53%
23%
18%
11%
3%
Società
private
Università
Enti pubblici di
ricerca
Parchi
scientif ici e
tecnologici
2%
Altro
Nessuna
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003
Dall’analisi di tali dati si evince che l’attività innovativa sia attuata prevalentemente all’interno
dell’impresa, con scarso ricorso a strutture esterne. Ciò dipende dal fatto che molte aziende hanno
una dimensione ridotta ed un assetto proprietario caratterizzato dalla concentrazione di tutte le
funzioni decisionali in capo all’imprenditore. Le imprese sono caratterizzate da forme di chiusura
culturale nell’approccio organizzativo essendo legate ad uno stile manageriale gerarchico e basato
sulle relazioni familiari, nonostante si senta forte la spinta delle nuove professioni.
Per quanto riguarda l’utilizzo delle ICT, il 91,23% delle imprese salentine dispone di un
collegamento alla rete internet. Si tratta sicuramente di un dato positivo poiché indica che il
passaggio verso l’informatizzazione e le nuove tecnologie, dopo un periodo di prima indecisione,
sta ora avvenendo in tempi più rapidi. La totalità delle imprese con oltre 50 addetti è on-line;
percentuale che supera il 93% per le aziende con un numero di addetti compreso tra le 10 e le 50
unità e che scende a poco meno dell’80% per quelle con meno di 10 addetti.
La ragione principale di questa larga diffusione è da individuarsi nei vantaggi connessi all’impiego
della posta elettronica, strumento di comunicazione efficiente e veloce adottato da quasi tutte le
imprese collegate alla rete. Elevato è anche il numero di aziende, oltre il 70%, che hanno deciso di
dare maggiore visibilità alla propria attività pubblicando un sito Internet.
Per le imprese, sia quelle più piccole che quelle di media dimensione, il sito internet rappresenta
soprattutto un veicolo per farsi conoscere e per pubblicizzare i propri prodotti e servizi. L’utilizzo
del sito come strumento per fornire assistenza ai clienti o per assumere il personale è invece una
Messa a punto dello scenario applicativo
16
Progetto VICE
prerogativa di poche imprese. In particolare, sono le imprese di più grandi dimensioni a fornire on
line questo tipo di servizi più avanzati.
Per quanto concerne la compravendita, le imprese salentine utilizzano quasi esclusivamente i canali
tradizionali. I tempi per la diffusione del commercio elettronico non sembrano essere ancora maturi.
Solo il 18% delle imprese ricorre all’e-commerce e non deve stupire il fatto che si tratti di piccole
imprese. Quest’ultime, offrendo servizi finanziari, informatici e turistici sono più propense ad
adattarsi ai mutamenti derivanti dall’introduzione di nuove tecnologie di informatizzazione e di
comunicazione. Interessante è notare anche che tra i pionieri del commercio elettronico vi sono
imprese che operano in settori più tipicamente tradizionali come quello della produzione e delle
distribuzione di olio e vino.
Nel corso degli ultimi anni è stato spesso denunciato lo scarso interesse delle imprese italiane nei
confronti delle tecnologie informatiche ed in particolare di quelle di rete. In riferimento alle imprese
salentine, solo il 40% del campione dispone di una rete locale (percentuale che scende
drasticamente a circa il 10% per le imprese con meno di 10 addetti) e addirittura solo il 9,65% ha
impiantato una extranet che consenta di agevolare i rapporti di comunicazione e lo scambio di
informazioni con fornitori e clienti.
Tabella 2-8 Impiego delle ICT
Collegamento internet
Fino a 10
addetti
Da 10 a
50
addetti
Oltre 50
addetti
Totale
Campione
Si
79,31%
93,75%
100,00%
91,23%
No
20,69%
6,25%
0,00%
8,77%
Si
65,52%
68,75%
85,00%
70,18%
27,58%
20,83%
10,00%
19,30%
A breve
6,90%
10,42%
5,00%
10,53%
Presentazione azienda
97,74%
100,00%
100,00%
98,00%
Catalogo
52,63%
66,67%
43,75%
59,00%
E-commerce
26,32%
21,21%
0,00%
18,00%
Selezione personale
0,00%
18,18%
6,25%
10,00%
Assistenza ai clienti
15,79%
24,24%
31,25%
25,00%
Altro
26,32%
6,06%
6,25%
11,00%
Si
10,34%
45,83%
55,00%
40,35%
No
89,66%
54,17%
45,00%
59,65%
Si
6,90%
6,95%
15,00%
9,65%
No
93,10%
93,75%
85,00%
91,35%
Linea DSL
34,48%
39,59%
55,00%
43,86%
Dial-up analogico
34,48%
16,67%
15,00%
20,18%
Linea ISDN
31,03%
43,75%
30,00%
35,96%
Utilizza
24,14%
43,75%
35,00%
34,21%
Non utilizza
72,41%
47,92%
45,00%
57,02%
In fase di sperimentazione
3,45%
8,33%
20,00%
8,77%
Pubblicazione di un sito web No
Servizi offerti on-line
Disponibilità di una intranet
Disponibilità di una extranet
Tecnologia di connessione
Firma elettronica
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003
Messa a punto dello scenario applicativo
17
Progetto VICE
Nonostante le tecnologie di comunicazione via internet abbiano ormai raggiunto una capacità di
portata impensabile fino a qualche anno fa, le aziende salentine non hanno potuto beneficiare di
queste innovazioni. La provincia di Lecce non dispone, infatti, di un sistema di cablatura a fibra
ottica, obbligando così le imprese più innovative a ricorrere a tecnologie più limitate quali le Digital
Subscribers Line (DSL). In media quasi il 44% delle aziende dispone di un collegamento DSL, con
percentuali crescenti all’aumentare della dimensione aziendale.
Tuttavia, molti imprenditori lamentano l’impossibilità di ricorrere a tale tecnologia in quanto la
propria azienda è ubicata in un’area non coperta da tali servizi di connettività. Per questo motivo il
36% delle aziende impiega ancora la rete ISDN (Integrated Services Digital Network) mentre, il
20% (percentuale che supera il 34% nel caso di imprese con meno di 10 addetti) ricorre al più
tradizionale dial-up analogico.
Il 34,21% delle aziende ricorre alla firma elettronica per semplificare i rapporti con le
amministrazioni pubbliche (in particolare Camere di Commercio) e gli istituti bancari ottenendo
vantaggi in termini di economicità e di efficienza nei processi di lavoro (ad esempio, riducendo gli
spostamenti, godendo di un orario di trasmissione delle pratiche più ampio ed eliminando
l’appesantimento cartaceo).
Per quanto concerne il reperimento delle professionalità richieste dalle ICT (Fig. 2-10), il 36% delle
imprese ha riconvertito il personale interno attraverso corsi di formazione, il 28% si è affidato a
partner esterni, mentre il 21% ha assunto direttamente personale già formato.
Figura 2-10 Reperimento delle professionalità richieste dalle ICT
36%
28%
21%
9%
Riconversione Assunzione di Assunzione di
di personale personale già personale da
interno
f ormato
formare
6%
Ricorso a
partner
esterni
Altro
Fonte: “I sentieri locali dell’Innovazione”; Indagine 2003
In sintesi il quadro salentino evidenzia un’area in notevole fermento, che ha pero’ bisogno di
competenze adeguate per la gestione degli adeguamenti normativi (es. la sicurezza sul lavoro, la
certificazione di qualita’, ecc.), per la ricerca ed uso di forme di finanziamento alternative a quelle
tradizionali, anche attingendo dalle agevolazioni pubbliche, e della formazione e addestramento di
operatori specializzati nell’uso delle tecnologie di ultima generazione.
2.3
Il campione di aziende prescelte per la sperimentazione
Vista la composizione merceologica delle aziende che costituiscono il comparto produttivo
salentino, la loro incidenza sul fatturato provinciale e la sensibilita’ ai temi dell’innovazione e della
formazione si e’ scelto un campione comprendente
Messa a punto dello scenario applicativo
18
Progetto VICE
•
•
•
•
•
•
3 aziende nel settore del terziario avanzato e/o del commercio
2 aziende nel settore agricolo
1 azienda nel settore edilizio
2 aziende nel settore manifatturiero (industrie tessili e dell'abbigliamento e industrie del cuoio e
delle calzature)
1 azienda nel settore turistico
1 azienda agroalimentare
Al nucleo industriale si aggiungono anche 2 esempi di aziende pubbliche (ASL, scuole, comuni), in
modo da completare il quadro delle aziende locali e vista la crescente sensibilizzazione ai temi
dell’egovernment e della formazione continua degli ultimi anni.
Messa a punto dello scenario applicativo
19
Progetto VICE
3
Specifica dei contenuti e delle modalita’ di erogazione
L’analisi del contesto salentino ha evidenziato come le ICT, sebbene diffuse nelle aziende,
presentino ancora problemi infrastrutturali e di uso effettivo all’interno delle aziende.
Inoltre la domanda di formazione che ne scaturisce ha evidenziato come l’uso della formazione a
distanza tout-court sia poco praticabile, soprattutto perche’ i destinatari potrebbero adattarsi con
difficoltà alla sola interazione mediata dalle tecnologie.
Da qui l’esigenza di una strategia mista (presenza/distanza) articolata sull’opportuno dosaggio di
momenti formativi in presenza (lezioni frontali in aula, lavori di gruppo) e attività in rete
(discussioni, esercitazioni assistite a distanza, progettazione collaborativa, ecc.).
Per realizzare un corso in modalità blended learning è necessaria un’attenzione particolare al
bilanciamento fra le attività in aula e quelle in rete, in modo che le une siano funzionali e
complementari alle altre: le attività in presenza non dovrebbero risultare fini a se stesse, ma
predisporre le successive basi per i momenti a distanza, chiarendo obiettivi, tempi e risultati attesi;
così come le attività a distanza dovrebbero rivelarsi funzionali ai successivi incontri in presenza ed
al riuso di materiali prodotti.
Requisiti propedeutici all’uso della modalita’ blended sono dunque
1. L’adeguata padronanza delle tecnologie informatiche da parte dei corsisti al progetto: Solo
la piena alfabetizzazione informatica può consentire al corsista di usufruire appieno di un
corso online, senza che la tecnologia sia motivo di rallentamento all’apprendimento più che
supporto al processo formativo.
2. Personalizzazione del percorso didattico che non può essere predefinito in maniera rigida,
ma deve rispondere alle esigenze specifiche dei corsisti. Gli obiettivi didattici, gli stili di
apprendimento e le esperienze passate influenzano il percorso didattico che deve essere
calibrato secondo le esigenze del gruppo specifico del corsisti.
3. La possibilita’ di riflettere sull’esperienza e di riusarla nel momento di effettiva necessita’.
La memorizzazione di tutto il lavoro svolto consente ai corsisti ad una maggiore riflessione
rispetto alla formazione in presenza e facilita al riuso del materiale del corso quando si ha
effettivamente bisogno.
3.1
Specifica dei moduli didattici e dei destinatari
Nella scelta dei contenuti dei moduli formativi, è d’obbligo un compromesso tra domanda di
formazione, da parte delle imprese, ed offerta formativa, da parte dell’Università.
Per ciò che concerne la distribuzione dei contenuti delle azioni formative per anno ed area
geografica, risultano evidenti alcuni aspetti interessanti (Fig.3-1). Primo fra tutti è sicuramente il
trend di crescita nel corso degli anni del numero di azioni formative, con netto vantaggio delle
imprese del Centro-Nord rispetto a quelle del Sud. In relazione ai contenuti, nel Meridione il
maggior numero di interventi in ambito formativo è finalizzato al conseguimento o al mantenimento
della certificazione di qualità. Segue poi un certo interesse per l’area tematica dell'innovazione
organizzativa; le imprese ripongono molta importanza all’aspetto organizzativo al fine di perseguire
una più corretta suddivisione dei ruoli al proprio interno, che permetta di migliorare le proprie
performance. Molte imprese comunque puntano, nell’ambito della formazione, sui temi della
Messa a punto dello scenario applicativo
20
Progetto VICE
sicurezza, dell’ambiente e dell'innovazione tecnico-produttiva. Per quanto riguarda le piccole
imprese, la formazione è mirata prevalentemente all’adeguamento normativo, sia riguardo al tema
della sicurezza che a quello della certificazione di qualità.
Figura 3-1 Composizione per anno ed area geografica dei contenuti delle azioni formative
Tale dato e’ confermato anche per le aziende salentine come e’ stato evidenziato nella sezione
precedente.
Inoltre il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto nelle piccole e medie imprese è
diventato, come le cronache quotidiane recenti e passate ci ricordano, una necessità improrogabile
per tutelare ogni operatore del settore. Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, l’Unione Europea ha
emanato negli anni una serie di direttive che, in Italia, si sono concretizzate nel Decreto Legislativo
626/94. Un decreto, questo, che dal 1994 ad oggi ha subito numerosi e diversificati aggiornamenti
che hanno reso difficile e, a volte, inefficace la sua applicazione. Da qui l’esigenza e l’obbligo
normativo di una formazione continua qualificata dei lavoratori che implica, però, l’allontanamento
degli stessi dal posto di lavoro e costi, di formazione e logistici, non trascurabili. La formazione in
questo campo gioca un ruolo da padrona indiscussa diventando una chiave di volta necessaria ed
urgente di tutela. Da tali necessità nasce l’idea di un modulo formativo su "626 Sicurezza" che
vuole essere un aiuto concreto per la formazione qualificante dei lavoratori attraverso l’utilizzo di
tecnologie informatiche avanzate (computer ed Internet) limitando, nel contempo, problematiche di
ordine logistico ed economico. Tale modulo vuole essere destinato ai dirigenti di azienda che
richiedono la definizione del contesto, delle strategie e dei vincoli da considerare sul tema della
sicurezza sul luogo di lavoro, sia ai tecnici della sicurezza con moduli specifici riguardanti le
metodologie e le tecniche per la sicurezza sul luogo di lavoro sotto i diversi aspetti (ergonomia,
sicurezza edile, elettrica, dei dati, ecc.).
A questi temi si affianca quello dell’aggiornamento e della formazione nel campo delle tecnologie,
la cui adozione è condizione necessaria al rilancio della competitività sia locale che dell'economia
nazionale, in particolare delle piccole e medie imprese.
In relazione all’innovazione tecnologica, si registra un notevole incremento di interesse da parte
delle PMI le quali, tuttavia, incontrano in tale campo non poche difficoltà; ciò è dimostrato dal fatto
che metà del tempo dedicato ai prodotti IT è speso per la ricerca di consulenze di esperti esterni
(fonte ibm.com: un portale per le PIM). L’interesse per tale settore si desume non solo dall’analisi
degli investimenti e dalla spesa in prodotti IT della piccola e media impresa, ma anche dalla
Messa a punto dello scenario applicativo
21
Progetto VICE
necessita’ di formare adeguatamente il personale nell’introduzione di nuovi impianti e di nuovi
software esplicitamente dichiarata dagli imprenditori salentini e descritta nella sezione precedente.
La presenza nel repository di moduli di Informatica di Base e di Informatica Specialistica ha lo
scopo di favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze che permettano di impiegare in
maniera più efficiente ed efficace gli strumenti IT con un piu’ elevato livello di autonomia nel loro
impiego.
In particolare i moduli di informatica di base, rivolti a tutto il personale dell’azienda, riguardano
l’addestramento all’uso degli strumenti di Office Automation e dei servizi su Internet, e delle
tecnologie necessarie ad usare autonomamente gli applicativi di accesso al repository dei Learning
Objects e alla loro corretta fruizione. I moduli di Informatica Specialistica sono invece rivolti a
tecnici specializzati per l’addestramento all’uso di strumenti e tecnologie specifiche per l’azienda.
L’introduzione di nuovi strumenti di lavoro e l’implementazione di innovazioni tecnologiche non
sono prive di costi, richiedono investimenti specifici in strutture, attrezzature, e formazione, spese
che, come descritto in precedenza, un’impresa, soprattutto se di piccola dimensione, decide di
sostenere solamente se intravede dei benefici nel breve periodo. Inoltre, come piu’ volte evidenziato
anche in ambito salentino, spesso, lo sviluppo delle imprese è penalizzato dalla difficoltà di accesso
al mercato dei capitali, e di conseguenza la carenza di risorse finanziarie ostacola il perseguimento
di obiettivi di crescita e di innovazione. Cosi’ il sistema delle agevolazioni finanziarie, di matrice
comunitaria, nazionale e regionale rappresenta uno strumento incentivante di fondamentale
importanza, che purtroppo le aziende utilizzano in modo saltuario.
Per tale motivo si richiede la realizzazione di un modulo formativo di “Finanza di Base e Finanza
Agevolata” con cui fornire una conoscenza di base dei più efficaci strumenti di finanza, ordinaria ed
agevolata, attualmente sul mercato. Il modulo permetterà, inoltre, di approfondire le conoscenze sul
sistema bancario alla luce dei cambiamenti indotti dal nuovo Accordo sul Capitale di Basilea 2.
Tali moduli sono generalmente rivolti al personale che si occupa di finanza e controllo di gestione
all’interno dell’azienda, che, nelle strutture di piccole dimensioni e a conduzione familiare tipiche
della realtà salentina coincide con i dirigenti o i proprietari dell’impresa.
Tali argomenti sono di interesse comune per le tipologie di aziende scelte per la sperimentazione.
3.2
La modalità di erogazione dei moduli didattici
Al fine di dare una solida formazione agli utenti del repository formativo, i contenuti didattici sono
strutturati su due livelli, uno di base e l’altro specifico delle esigenze formative delle imprese.
Il primo livello coglie i bisogni di tutti gli utenti che necessitano di una conoscenza di base sulle
infrastrutture tecnologiche utili in ambito aziendale e per la formazione stessa. Il secondo livello,
solidamente poggiato sul substrato tecnologico, è rivolto invece alle esigenze specifiche in ambito
aziendale e si articola su tre moduli rivolti a: finanza di base ed agevolata, sicurezza dei luoghi di
lavoro ed informatica specialistica, come mostrato in figura 3-2.
Figura 3-2: Architettura dei moduli formativi
Sicurezza sul lavoro
Il quadro normativo su sicurezza
nei luoghi di lavoro
Le misure tecniche, organizzative
e procedurali
Le norme di buona tecnica su opere edili,
impianti civili e industriali
Finanza di base
e agevolata
Informatica
Specialistica
Finanza ordinaria
Finanza agevolata
In base alle esigenze
dell’azienda
Informatica di base
Hardware
Messa a punto dello scenario applicativoInfrastrutture
Office Automation
Web Content Authoring & Management
22
Progetto VICE
La modalita’ di erogazione, come descritto in precedenza, e’ di tipo blended con l’adeguato
dosaggio di momenti di formazione in presenza e di formazione a distanza.
Tale opportuno dosaggio potrebbe garantire le esigenze di informazioni su richiesta e tempestive,
ma anche di colmare le eventuali carenze dello strumento tecnologico nell’interattività ed
adattabilità della proposta formativa. Inoltre, seminari erogati da docenti esperti delle reali esigenze
delle aziende salentine colmerebbero eventuali lacune e completerebbero la formazione a più ampio
raggio disponibile attraverso lo strumento informatico.
Si possono quindi riassumere le caratteristiche della modalita’ di erogazione scelta nel seguente
modo:
• percorsi formativi in modalità “blended”, tali itinerari formativi traggono i vantaggi della
formazione a distanza e della formazione in presenza, compensando vicendevolmente gli
eventuali fattori negativi. In tal modo l’organizzatore dei corsi sara’ in grado di
personalizzare l’offerta formativa definendo per ogni corsista (o per gruppi omogenei) sia la
parte di corso da erogare a distanza che in presenza
• learning object on demand, contenuti formativi specifici dei partecipanti ai corsi che
avranno a disposizione il materiale dei seminari e learning objects dei partner del progetto
accessibili in azienda quando ne avranno effettivamente bisogno
La scelta preponderante della tecnologia informatica si giustifica dalla necessità di coordinare
opportunamente ricchezza ed aggiornamento di contenuti con flessibilità e personalizzazione,
considerando tutte le potenzialità che scaturiscono dall’uso di strumenti altamente interattivi e
multimediali. La scelta tecnologica, pertanto, ricade sulle applicazioni Web di ultima generazione.
Tali nuove tecnologie telematiche permettono di costruire degli applicativi interattivi e dinamici
che, fruibili via Internet, possono veicolare informazioni e servizi a distanza ed aggiornati in tempo
reale, conservando l’eventuale natura eterogenea e frazionata delle informazioni stesse. Inoltre il
controllo della sicurezza e la gestione degli accessi alle informazioni, attraverso il Web, da parte di
tutti i potenziali utenti, produrrebbe in tempo reale dati statistici di utilizzo del sistema formativo
stesso utili ad un successivo tuning sia dell’infrastruttura che dei contenuti.
Messa a punto dello scenario applicativo
23