DISEGNARE = RESILIERE UN PERCORSO CON IL DISEGNO
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DISEGNARE = RESILIERE UN PERCORSO CON IL DISEGNO
© L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 DISEGNARE = RESILIERE UN PERCORSO CON IL DISEGNO SIMBOLICO La storia di Terremoto dott.ssa Loredana Plotegher, educatore professionale dott.ssa Serena Olivieri, pedagogista dott.ssa Marzia Saglietti, psicologa [email protected] www.murialdo.taa.it Buon pomeriggio e grazie per essere qui ad accogliere la Storia di Terremoto, a conclusione della carrellata di buone prassi presentate nel pomeriggio, che ci hanno affascinato. Sono Loredana Plotegher e sono qui a rappresentare il mio ente di appartenenza: la Comunità Murialdo Trentino Alto Adige, con il Centro ricerca e sviluppo e l’Area Genitorialità. L’esperienza che vi presento oggi nasce all’interno di un progetto più ampio che vuole offrire ai bambini/ragazzi e alle loro famiglie un’opportunità di ascolto, una possibilità di trovare soluzioni ai problemi, in un’ottica di empowerment. Terremoto, come vedremo, è una bambina in affido, che vive il suo tempo tra famiglie, amici e scuola. La sua è una storia che ci narra di inclusione, di “fare posto”, di fare spazio. Includere socialmente un minore fuori famiglia è ancora spesso una questione poco tematizzata dalla ricerca e dalla pratica di scuola, educatori e comunità più allargata. Finora, infatti, teoria e ricerca hanno principalmente approfondito l’inclusione dei bambini con disabilità o difficoltà di apprendimento. Anzitutto, occorre comprendere che cosa si intenda per inclusione sociale. Il presente contributo segue la definizione per cui il termine è da intendersi in maniera ampia, ovvero come l’insieme di pratiche educative finalizzate alla © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 promozione di appartenenza di tutti i ragazzi alla scuola e al contesto comunitario più allargato. Ne consegue che: 1. non è sufficiente per considerarsi inclusi la mancanza di discriminazione; 2. le pratiche educative devono poter accogliere una concezione di diversità come fondamentale eterogeneità, in questo modo comprendendo l’esperienza dei fuori famiglia come l’opzione possibile, ascoltabile, più o meno difficoltosa di avere a che fare con la propria storia famigliare. Il contributo tematizza quindi come anche le condizioni di svantaggio sociali, familiari e interattive contribuiscano a interrogare sulle condizioni per un approccio più inclusivo per tutti. Il metodo Il metodo utilizzato utilizza l’ascolto attraverso il disegno simbolico, chiedendo il permesso di con-tattare la persona attraverso il segno grafico, un con-tatto che diventa così con-tatto di-segno. Il metodo ha queste caratteristiche: - è uno strumento per lo studio e la comprensione della funzionalità psichica e dell’espressività - simbolica; presenta variabili interpretative che passano per l'evoluzione degli studi psicologici e pedagogici, della psicologia della percezione, delle ricerche sull’arte, e che apportando continui contributi alla lettura - scientifica del fenomeno; ha un paradigma di riferimento, quello simbolico, in cui il disegno, come espressione di vissuti soggettivi, diventa la via d’accesso alle dinamiche del profondo; - - permette conversazioni simboliche attorno al simbolo scelto, piuttosto che interpretative, per comunicare e raccontarsi attraverso un linguaggio narrativo in cui i messaggi emotivi e razionali vengono esplicitati con il disegno; è testimonianza della maturazione percettivo-motoria e cognitiva, oltre che di un momento altamente espressivo dei vissuti profondi e dei problemi che difficilmente trovano espressione verbale; - è possibilità di trovare le “mie soluzioni”, percorrendo la strada dell’auto-cura. A suffragio di questi elementi caratterizzanti, riporto le parole della psicoterapeuta dott.ssa Vanna Puviani 1, che ha creato il metodo dell’auto-cura attraverso il disegno simbolico: “È un metodo di dialogo e di cura attraverso l’utilizzo mirato del disegno per offrire speranze nuove a bambini, genitori, insegnanti, terapeuti. Esso ci fa vedere che si può incontrare il malessere con un foglio e una matita e si può entrare nel benessere con dieci fogli e tanti colori. Con molta immaginazione, alla ricerca dei bisogni e dei sogni, tutti da rendere visibili”. La storia bella ha inizio con una domanda, perchè il tipo di domanda e come la poniamo è una fondamentale azione dell’arte della maieutica, dell’arte dell’accompagnare “una nascita” (il terapeuta come ostetrica). La 1 PUVIANI, Vanna, Le belle storie si raccontano da sole. Il disegno per comunicare con il bambino e per curare le sue ferite, edizioni junior, 2006, Azzano S.Paolo (BG) © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 domanda “Mi racconti il tuo disegno?” e il successivo svelarsi di intrecci narrativi, permette di scoprire, ad adulto e bambino, la complessa compresenza di significati proiettati nelle scene disegnate. Ora contestualizzo la storia che ho seguito personalmente. Terremoto, nome d’arte scelto per il percorso con il disegno, è una ragazzina di 10 anni in affidamento familiare. La madre è di origine marocchina. Ha due fratelli, di cui uno è in affidamento, l’altro nato da poco, vive con la madre. Terremoto non conosce il padre. La sua storia è fatta di abbandoni e separazioni. A scuola ha agiti disordinati, litiga specie con i maschietti, lancia oggetti, a volte è pericolosa per sé e per gli altri. Le maestre chiedono che sia seguita da uno psicologo. La bambina è descritta dagli affidatari come particolarmente impegnativa: in grado di gratificarli molto ma anche di stremarli. A casa ha crisi di umore altalenante che la pongono in una posizione difficile, discute, si oppone, risponde male, offende. L’équipe educativa la descrive inoltre come una ragazzina energica, espressiva, generosa, se pur impegnativa. “Ha una storia difficile, passata e presente, fatta di abbandoni (la madre), di separazioni (…di casa in casa… ), di affetti traditi, a volte ri-trovati e ri-costruiti. Ha un mare di risorse e un mare di fragilità. È discontinua nei comportamenti, prende e lascia, per poi riconquistare. Soffre, gioisce e vive con una passionalità debordante. Vive la paura di essere abbandonata e di non appartenere a nessuno”. E la storia comincia… Con dieci incontri a cadenza settimanale della durata di circa un’ora l’uno, all’interno di un ambiente semplice e accogliente, raccolto e senza intrusioni (luce, rumore, invasioni). Nella stanza, prima dell’arrivo della bambina, viene predisposto il necessario: - un tavolo ricoperto da un grande foglio bianco, due o tre scatole di colori predisposti sul tavolo (a cera, pastelli, colori morbidi), fogli A4 a disposizione, una sedia comoda per la bambina e una per l’educatore; - la video-registrazione dell’esperienza con finalità di ricerca scientifica, aderendo con un trattamento anonimo, concordato con tutti gli attori coinvolti (bambina, madre naturale, affidatari) e in linea al codice etico. 1° disegno - problema Cosa ti dà particolare fastidio in questo periodo? Litigo con le mie amiche. © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 2° disegno - soluzione Ora disegna la tua soluzione. Vogliono tutte e due fare tutti e due i giochi, la ricreazione è lunga. E all'albero cosa succede? È felice e sorride. 3° disegno: scegli il tuo animale guida Ora dimmi le sue qualità speciali. Ha buon olfatto. Ha un fiuto speciale. È un bravo capobranco. Sa cacciare. Se io mi costruissi una slitta, potrebbe trainarmi con la slitta … o con un carro. Ha il pelo morbido, è amichevole. Un lupo fa le fusa? In questa storia il lupo può fare le fusa. Sente il pericolo, ha pelo caldo. 4° disegno © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 Il lupo con il suo buon olfatto inizia il lungo viaggio alla ricerca della felicità. Subito vede che le sue qualità e le qualità della bambina, tutte speciali, hanno trovato casa. Disegna tante case quante sono le qualità e scrivi il nome della qualità davanti alla casa. 5° disegno Il lupo, felice di questi incontri, continua il suo viaggio attirato dal suono dell’acqua. Vede un fiume che nasce, scorre, sfocia. È un fiume speciale perché le sue acque raccontano. Il fiume racconta CHI ERO. Era una caramellona grande grande. Poi pioveva pioveva pioveva. Era andata a prendersi il sole, l'acqua aveva sciolto tutto il dolce della caramella e si era sciolta nel mare. Il fiume racconta CHI SONO. Sta lì a prendere il sole. © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 È in compagnia? È tutta sola, ma poi sulla spiaggia è in compagnia di una caramellina. Prendono il sole. Sono caramelline cocco. Qui in Italia e in Europa sono poco famose. Il fiume racconta CHI SARÒ Aranciata caramellosa. Cosa provi davanti al tuo disegno? Una tristezza. La felicità si nasconde nei tre cerchi. Cosa ti porti a casa? Che anche la natura può parlare. Strappi una foglia dell'albero e l'albero ti dice “Ahia!”. In un altro stato dice “Ahia!” in modo diverso. Viene un po' di vento e le foglie fanno un rumore strano. 6° disegno Il lupo, dopo aver ascoltato il racconto del fiume, cammina cammina e incontra un albero grande grande. Dentro ogni foglia c’è scritta una parola-qualità. È l’albero delle belle qualità che una donna anziana e saggia ha scritto, da regalare ai bambini tristi che passano di lì. L'albero grande grande ride. Sì, i bambini erano tristi e ora non più. I bambini cosa dicono all'albero? Grazie per la foglia che mi hai donato. © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 7° disegno Il lupo prosegue nel suo viaggio ed è attratto da un canto. È il canto di una foglia che si è staccata dall’albero. Scrivi le parole di questo canto. 8° disegno Il canto della foglia ha attirato persone vicine e lontane, genitori e figli, adulti e piccini, fa uscire tutto il paese. Disegna bambini e bambine che cantano e adulti che ascoltano e applaudono. Anche il lupo va alla festa! Questi bambini hanno i capelli strani. Sono bambini hippy. Hanno una stranezza di fantasia. Il lupo alla festa cosa fa? Si diverte. Cosa gli piace? I bambini hippy. Cosa ti piace del tuo disegno? Che l'ha fatto S.....! (Terremoto pronuncia il suo vero nome) © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 Ora scrivi il canto dei bambini. Cerchia le parole che ti suscitano più curiosità e stupore. Cosa cura ognuna di quelle parole? Quali sofferenze degli adulti cura ogni parola-canto? La tristezza e il dispiacere. (Terremoto lo canta due volte) 9° disegno E se le faccine avessero gli occhi, cosa vedrebbero? E se avessero le orecchie, cosa udirebbero? E se avessero il naso, cosa odorerebbero? E se avessero la bocca, cosa direbbero? Vedrebbero la natura, tutte. Con quali occhi? Udirebbero musica, tutte. E con quali orecchie? Le orecchie sono nascoste dai capelli. Odorerebbero tutti i profumi. E Terremoto cosa odora? Terremoto, l'orchidea, ma non ha profumo. E il lupo? © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 Lui sente odore di festa. Invece la foglia, lei odora profumo di felicità. E se scendessero dall’albero e si mettessero a ballare, che ballo farebbero? Me lo fai vedere? Ballerebbero il ballo dell'albero della quercia. Perché scelgono quello? Perché è una pianta saggia e loro sono molto sagge. Ci abitano, dentro la quercia. Si dicono qualcosa mentre ballano? Sì, ti faccio vedere. (Terremoto inizia a ballare cantando) Balliamo tutti insieme io son felice insieme a te e tu sei felice insieme a me (Mi alzo e ballo. Terremoto mi insegna i movimenti, due o tre volte). Ora mostrami le faccine che sono scese a ballare. Due tipi di risultati - livello metodologico e di approccio alle proposte: la bambina è ben disposta, si concentra e apprezza lo spazio dedicatole, mostrando una forte attesa dello sviluppo della storia incontro dopo incontro; livello di scelta della storia: la bambina ha dato vita a una gamma di azioni, pratiche e scelte anche artistiche di estrema bellezza e positività. La soluzione? Nel problema! Riscontri casa - scuola © L. Plotegher - Convegno La Qualità dell'integrazione scolastica e sociale - 8, 9 e 10 novembre 2013 Dopo l’esperienza affidatari e insegnanti descrivono la bambina: - più serena; meno provocatoria; - più capace di esprimere i suoi pensieri ed emozioni; - sono diminuiti i suoi agiti aggressivi e ha dimostrato un atteggiamento più riflessivo e pacato; - ha potuto mettere in gioco la sua femminilità in maniera costruttiva. Si ringrazia la dott.ssa Puviani Vanna per la supervisione al percorso, che diventa possibilità di poter osservare i bambini con quella tenerezza capace di trasformare in primis noi stessi e il nostro sguardo di care