Dispensa Comico.qxd - Cineforum del Circolo

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ITALIA RIDENS - 1
I
l ciclo Meglio morire dal ridere è arrivato alla
quinta puntata: Italia ridens 1, ovvero il cinema comico italiano dalle origini agli anni
Cinquanta.
Faremo un po' di archeologia disseppellendo qualche reperto legato all'epoca del muto, proseguiremo con il sonoro e le prime apparizioni di comici
illustri come Macario e Totò, il cinema del regime,
la bufera della guerra.
E poi, finalmente, il dopoguerra con la sua povertà
ma con la sua ricchezza di occasioni di riso e di
presenze di comici finalmente liberi (o quasi) di
esprimersi appieno. Artisti per la più parte provenienti dalla Rivista, la più seducente forma di spettacolo dell'epoca, la vetrina per eccellenza dei
talenti comici e musicali, il luogo del desiderio e
di culto, il brodo di coltura in cui nacque e si sviluppò un'intera generazione di commedianti,
caratteristi e vedette che si riversò praticamente
per intero nel rinascente cinema italiano del dopoguerra. Che doveva fronteggiare già allora l'invasione incontrastata del cinema americano che
negli ultimi anni era stato bandito dai nostri schermi per motivi bellici. Il boom economico era di là
da venire. Nacquero e crebbero molti protagonisti
della commedia comica, non pochi dei quali
hanno attraversato i decenni che ci separano dal
quel periodo così difficile della ricostruzione del
paese, ma così esaltante per il gusto della rinascita artistica sulle ceneri di un regime politico che
aveva imposto i telefoni bianchi come cifra della
commedia d'evasione.
corsa, che i tempi della proiezione d'allora accelerava ulteriormente. Fra i tanti ricordiamo ora
Robinet. Di cui vediamo una singolare operina dal
titolo Amor pedestre (1914). Un dramma con finale tragico con protagonisti e attori le scarpe dei
personaggi seguendo le quali comprendiamo lo
svolgimento dell'azione.
4. Il più famoso protagonista di comiche del primo
decennio della storia del cinema è stato il francese
André Deed, prima noto con il nome di Boireau
quando lavorava in Francia, chiamato nel 1909 in
Italia da Giovanni Pastrone (futuro creatore di
Cabiria, il primo kolossal mondiale) alla sua Itala
Film di Torino. Dove prese il nome di Cretinetti
portandolo ad una notorietà così capillare da rimanere ancora nel nostro lessico quotidiano. Da
nome di personaggio noto divenne a poco a poco
dunque un vocabolo con una sua propria autonomia. Ma un tempo quando lo si utilizzava il riferimento implicito era il personaggio di André Deed.
Sentiamo queste battute tratte da Dora Nelson
(1937) di Mario Soldati.
5. Ascoltiamo ora un breve dialogo tratto da Il
vedovo (1959) di Dino Risi…
6. Ma ora vediamo André Deed in persona. Non in
una comica delle sue, purtroppo ma in un film
della sua maturità da lui stesso diretto, L'uomo
meccanico (1922). Film avveniristico di robot e di
schermi per la visione da lontano!
1. Il neonato cinema porta nel mondo l'influenza
della prima ricerca artistica del francese Georges 7. Se non possiamo vedere una comica dei grandi
Meliès. I trucchi e gli effetti speciali sono la prima personaggi italiani di prima della grande guerra
realizzazione che anche in Italia trovano un'immediata applicazione. Ne La valigia dei sogni (1953)
di Luigi Comencini troviamo questo Lottatori
stregati.
2. Dalla stessa fonte ricuperiamo Le uova di
Pasqua.
3. Intanto era nato e si stava affermando in tutto il
globo il genere delle comiche. Erano storie neanche abbozzate, ma solo pretestuose per permettere
al protagonista di turno di compiere capitomboli e
cascatone in tutte le situazioni possibili, sempre di
Cretinetti
facciamocene almeno un'idea con un facsimile ne della storia del comico nel cinema italiano
realizzato per il film Viva la rivista (1953) di Enzo anche se le sue presenze saranno scarsissime.E'
Trapani con Tino Scotti.
l'antesignano dell'umorismo surreale e satirico
insieme. Caro successivamente a Renato Rascel.
8. Se pensiamo ad un vagabondo e ad una bom- Lo utilizzò Alessandro Blasetti in una celebre
betta nel 1933 a chi va il nostro ricordo se non a parodia di Nerone, ed erano tempi di regime…
Charlot? Infatti come abbiamo visto sia in Qui lo vediamo in Carosello del varietà (1955) di
Inghilterra, sia in Francia e ora anche in Italia non Giuseppe Guarino. La sua aggressiva romanità
si può fare i comici senza fare i conti con Charlie appena percepibile in questa scena ci prepara
Chaplin. Nasce al cinema un comico nostrano, all'avvento di Alberto Sordi che non a caso si è
Erminio Macario, che pure avrà le sue peculiarità sempre dichiarato suo grande estimatore.
e il suo carattere specifico, ma per esordire ricalca
il personaggio americano. Vediamo questo brano 15. Nel periodo del regime lavora un po' appartatratto da Aria di paese di Eugenio De Liguoro
to nella sua sicilianità Angelo Musco.
Principalmente attore teatrale regionale, porta nel
9. Capiterà anche a un certo Totò, come vedremo. cinema una recitazione molto controllata più effiMa ora facciamo la sua conoscenza attraverso la cace nel non detto e in tutta la sua mimica misuradescrizione tratta da San Giovanni decollato ta. Vediamolo in Fiat voluntas dei (1935) d
(1940) di Amleto Palermi
Amleto Palermi nelle vesti di un parroco di paese
felice da cartolina alle prese con i soli problemi
10. Ma guardiamo l' abbigliamento di Totò e le sue che il regime permetteva di rappresentare.
movenze nel suo primissimo apparire sullo schermo, anch'egli tratteggiando un vagabondo. Fermo 16. Sopraggiunta la guerra, la realtà cinematogracon le mani (1937) di Gero Zambuto.
fica italiana divenne sempre più irreale. I telefoni
bianchi ambientavano le commedie in Ungheria o
11. E guardiamo ora, diciamo così, l'originale, in paesi dell'immaginario, i comici erano costretti
Chaplin ne Il Pellegrino (1923).
a non far ridere, il film divennero melassa e basta.
Ma passata la terribile tempesta, nel nome di una
12. Torniamo a Totò in Fermo con le mani...
ritrovata libertà e di un fervore di nuove iniziative,
ecco sbocciare alla conoscenza del pubblico affa13. e a Chaplin in Charlot soldato (1918).
mato di nuovo cinema tanti comici che non attendevano che l'occasione per presentarsi. Ecco
14. Ettore Petrolini è importante nella ricostruzio- Gilberto Govi in Che tempi! (1947) di Giorgio
Bianchi. Già attempato, corona
una splendida carriera nel teatro
regionale, portando sullo schermo i suoi successi migliori.
17. Nel varietà romano si era
fatto notare Aldo Fabrizi tanto da
convincere Roberto Rossellini a
offrirgli il ruolo drammatico che
lo rese famoso nel mondo in
Roma città aperta (1945) In
seguito percorse una parabola
quasi del tutto rivolta solo al
comico, come nella celebre macchietta del tranviere ripresa da
Carosello del varietà (1955) di
Giuseppe Guarino.
Tino Scotti (a sinistra) e Totò (a destra)
18. Peppino De Filippo, il fratel-
completo showman
da palcoscenico. Nel
cinema è da ricordare per Carosello del
varietà (1955) di
Giuseppe Guarino.
Il brano che esegue
oltre che strampalato è anche fortemente allusivo ai tempi
appena trascorsi.
Renato Rascel
21. Carlo Dapporto
è un altro asso della
ribalta di quel periodo. Amatissimo per
lo stile dei suoi personaggi
sempre
inclini ad una eleganza che il grosso pubblico avvertiva come una
lontanissima, quasi irraggiungibile promessa di
riscatto sociale. Siamo nel 1948 con I pompieri di
Viggiù di Mario Mattoli, lontanissimi dal tempo di
Charlot. Ma è ancora Charlie Chaplin ha dettare
l'ispirazione nella macchietta di Monsieur
Verdoux.
lo più giovane del celebre trio, aveva lavorato con
Eduardo e Titina sia in teatro che al cinema anche
durante alla guerra. Deve ancora incontrare Totò
per sviluppare quel formidabile meccanismo
comico che conosciamo. Tuttavia si rende ben presto artisticamente indipendente dalla famiglia. E
non esita a farsi plasmare come vedremo nel 1951
dalle giovani e ancora non del tutto esperte mani
di Alberto Lattuada e Federico Fellini in Luci del 22. Con uno scarto temporale molto audace provarietà.
viamo a catapultarci nel 1997 per cogliere Aldo,
Giovanni e Giacomo alle prese con il meridionali19. Totò nel dopoguerra è il fenomeno cinemato- smo di Tre uomini e una gamba di cui sono autori
grafico più rilevante. Tutti i suoi film sono un suc- con Massimo Venier.
cesso garantito; garantisce con la sua presenza sia
i produttori che il suo pubblico. A questi offre la 23. Il meridionalismo era uno dei temi più trattati,
novità dello sberleffo, della satira, dell'insofferen- anche nel comico,
za ai potenti e ai burocrati. Testimonia la difficoltà negli anni dopo la
del vivere di quei tempi e , perché no, anche il fine della guerra. Era
diritto di palesare e sottolineare l'ammirazione per un aspetto del rimele belle donne…In Totò e i re di Roma (1951) di scolamento sociale
Steno-Monicelli vediamo la sequenza dell'esame che la ricostruzione
per la licenza elementare dove fra gli esaminatori aveva imposto alla
c'è un terribile Alberto Sordi che sta mettendo a nazione così provata
punto la cattiveria che sarà una delle componenti da lutti e distruzioni.
del suo personaggio successivo, quando si giun- Nino Taranto in Assi
gerà al prossimo e venturo boom economico.
della ribalta (1954)
di Ferdinando Baldi
20. Renato Rascel proviene dall'avanspettacolo e ci illustra scherzosapoi dalla rivista. E' interprete della linea d'umori- mente il momento
smo che discende dalla tradizione di Ettore della salita al nord di
Petrolini. Un cultore delle filastrocche senza filo una nuova generalogico e dell'accostamento arbitrario delle rime. zione di meridionali
Buon cantante e ballerino è un raro esempio di che farà rifiorire il Walter Chiari
settentrione con il suo fondamentale apporto.
diventerà l'immediato elemento riconoscitivo.
Ascoltiamolo in Una di quelle (1953) di Aldo
24. Walter Chiari è un altro ammiratissimo divo Fabrizi.
della ribalta. Porta un fisico insolito per un comico, alto e slanciato, dai lineamenti più appropriati 29. Tino Scotti in Assi alla ribalta (1954) di
per le parti da amoroso. Ma soprattutto porta un Ferdinando Baldi. Fu il primo comico in Italia ad
difettaccio che trasforma in virtuosismo originale. essere contraddistinto con l'epiteto di Cavaliere. Il
Non tace un attimo e gestisce il suo eloquio in suo dinamismo alla milanese, i suoi intercalari
continuo ottovolante eloquenziale. Vediamolo in lombardi, lo hanno contrapposto in tante commeViva la rivista (1953) di Enzo Trapani Gli è a fian- die comiche del tempo ai colleghi di Napoli o
co Carlo Campanini, grande caratterista e spesso Roma. Anche il suo era un dinamismo che girava
compagno di lavoro in teatro e al cinema.
su se stesso, atto solo a produrre comicità.
25. Il gioco comico appena ebbe successo tanto
da essere ripreso in altri film. Eccolo in Totò,
Vittorio e la dottoressa (1957) di Camillo
Mastrocinque. L'interprete è Darry Cowl che
abbiamo già conosciuto nella puntata del comico
alla francese. Il dottore, anzi la dottoressa, è Abbe
Lane la prorompente ballerina e cantante moglie
del celebre direttore cubano Xavier Cugat che
giunta in tournée in Italia col marito, incontrò i
produttori italiani che ne fecero un'apprezzatissima icona di quegli anni.
30. In quegli anni altri talenti che poi sapranno
affermarsi con luminose carriere si stanno affacciando con apparizioni minori e con personaggi
che ancora sono alla ricerca della maturazione.
Uno di questi è Nino Manfredi. Eccolo in Tempo
di villeggiatura (1956) di Antonio Racioppi.
31. Nel 1956 poteva iniziare una carriera cinematografica eccezionale. Invece l'exploit di un nuovo
comico non ebbe quasi seguito, forse perché, chi
lo poteva immaginare, il suo percorso dovendo
approdare al premio Nobel doveva per forza essere diverso. Dario Fo in Lo svitato (1956) di Carlo
Lizzani. Lo vediamo in un surreale confronto con
un grande caratterista del tempo, Alberto
Bonucci.
26. Un'altra icona musicale del tempo fu Carmen
Miranda, brasiliana e poi americana scomparsa
prematuramente. In Arrivano i nostri (1951) di
Mario Mattoli. Riccardo Billi ne fa una gustosa
imitazione. Billi ha fatto quasi sempre coppia con
Mario Riva che vediamo alle sue spalle con altri
due valenti caratteristi.
32. Alberto Sordi aveva perseguito il suo incontenibile scopo di arrivare al successo fin da adole27. Carlo Croccolo, che capita ancora oggi di scente, introducendosi nel mondo dello spettacolo
ammirare in qualche fiction televisiva, ha percor- come comparsa nel cinema addirittura prima della
so una lunga carriera iniziata nell'avanspettacolo, guerra, poi nella rivista e alla radio. In seguito in
sia pure in ruoli secondari rispetto ai tre o quattro qualunque spazio il cinema gli offrisse. Siamo nel
capocomici che abbiamo già presentato. Spesso 1951 con Mamma mia che impressione di Roberto
compagno di Totò, lo vediamo ora esibirsi in Non Savarese. E' irresistibile nella cattiveria che mette
è vero... ma ci credo (1952) di Sergio Grieco, nel tratteggiare un personaggio molto presente
forse il più riuscito film di Peppino De Filippo nella società del tempo.
come protagonista di questi anni.
33. Chiudiamo la carrellata di quegli anni ripren28. Alberto Talegalli con la sua celebre parlata dendo un memorabile passaggio di Totò ne Gli
umbra è stato un condimento di molti film di quei onorevoli (1963) di Sergio Corbucci. Giunge quetempi. E' stato dunque un precursore dell'utilizzo sta sera in lieve ma decisivo ritardo per raccomandi un linguaggio e di una cadenza personale che dare di votare e votare bene….
frammenti dei film proiettati nel corso della serata sono tratti da:
La valigia dei sogni. (1953). Regia di Luigi Comencini. Con Umberto Melnati, Maria Pia Casilio,
Elena Makowska, Roberto Risso, Pietro De Vico.
Dora Nelson. (1939). Regia di Mario Soldati. Con Assia Noris, Carlo Ninchi, Luigi Cimara, Massimo
Girotti, Carlo Campanini.
Il vedovo (1959). Regia di Dino Risi. con Alberto Sordi, Franca Valeri, Livio Lorenzon, Nando Bruno,
Ruggero Marchi, Leonora Ruffo, Nanda Primavera, Ignazio Leone, Angela Luce, Gigi Reder.
L’uomo meccanico (1922). Regia di Andrée Deed. Con Andrée Deed.
Viva la rivista! (1953). Regia di Enzo Trapani. Con Walter Chiari, Carlo Campanini, Isa Barzizza,
Carlo Dapporto, Anna Maria Ferrero, Tino Scotti, Arnoldo Foà.
Aria di paese (1933). Regia di Eugenio De Liguoro. Con Erminio Macario, Laura Adani, Enrico
Marroni.
San Giovanni decollato (1940). Regia di Amleto Palermi. Con Totò, Titina De Filippo, Silvana
Jachino, Luigi Almirante, Franco Coop, Bella Starace Sainati, Liliana De Curtis.
Fermo con le mani (1937). Regia di Gero Zambuto. Con Totò, Erzsi Paal, Franco Coop, Tina Pica,
Oreste Bilancia.
Il pellegrino (1923). Regia di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin.
Charlot soldato. (Shoulder Arms). 1918. Regia di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Edna
Purviance, Sidney Chaplin, Henry Bergman.
Carosello del varietà (1955). Regia di Giuseppe Guarino. Con Ettore Petrolini.
Fiat Voluntas Dei (1935). Regia di Amleto Palermi. Con Angelo Musco, Maria Denis, Sarah Ferrati,
Amelia Chellini, Pina Renzi, Nerio Bernardi, Pino Locchi.
Che tempi! (1947). Regia di Giorgio Bianchi. Con Gilberto Govi, Lea Padovani, Paolo Stoppa, Walter
Chiari, Alberto Sordi.
Luci del varietà (1951). Regia di Alberto Lattuada e Federico Fellini. Con Carla Del Poggio, Giulietta
Masina, Peppino De Filippo, Folco Lulli, Franca Valeri, Carlo Romano, Checco Durante, Vittorio
Caprioli, Alberto Lattuada, Giovanna Ralli, Sophia Loren.
Totò e i re di Roma (1952). Regia di Steno e Mario Monicelli. Con Totò, Anna Carena, Aroldo Tieri,
Giovanna Pala, Anna Vita, Ernesto Almirante, Alberto Sordi.
I pompieri di Viggiù (1949). Regia di Mario Mattòli. Con Totò, Carlo Campanini, Silvana Pampanini,
Ave Ninchi, Nino Taranto, Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Isa Barzizza, Mario Castellani, Ricky
Denver, Carlo Croccolo.
Tre uomini e una gamba (1997). Regia di Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti e Massimo
Venier. Con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Marina Massironi, Carlo Croccolo, Maria
Pia Casilio, Rosalina Neri.
Assi alla ribalta (1959). Regia di Ferdinando Baldi. Con Nino Taranto, Carlo Croccolo, Ugo Tognazzi,
Raimondo Vianello, Tino Scotti.
Totò, Vittorio e la dottoressa (1957). Regia di Camillo Mastrocinque. Con Totò, Vittorio De Sica,
Titina De Filippo, Abbe Lane, Pierre Mondy, Agostino Salvietti, Franco Coop, Dante Maggio, Luigi
Pavese.
Arrivano i nostri (1951). Regia di Mario Mattòli. Con Walter Chiari, Mario Riva, Riccardo Billi,
Lisetta Nava.
Non è vero... ma ci credo (1952). Regia di Sergio Grieco. Con Peppino De Filippo, Carlo Croccolo,
Titina De Filippo, Liliana Bonfatti, Luigi De Filippo.
Una di quelle (1953). Regia di Aldo Fabrizi. Con Totò, Aldo Fabrizi, Lea Padovani, Peppino De
Filippo, Laura Gore, Mara Landi.
Assi alla ribalta (1959). Regia di Ferdinando Baldi. Con Nino Taranto, Carlo Croccolo, Ugo Tognazzi,
Raimondo Vianello, Tino Scotti.
Tempo di villeggiatura (1956). Regia di Antonio Racioppi. Con Nino Manfredi.
Lo svitato (1956) regia di Carlo Lizzani. Con Dario Fo, Franca Rame, Giorgia Moll, Alberto Bonucci,
Franco Parenti, Giancarlo Cobelli, Giustino Durano, Leo Pisani.
Mamma mia, che impressione! (1951). regia di Roberto L. Savarese. Con Alberto Sordi, Giovanna
Pala, Carlo Giustini, Carlo Delle Piane.
Gli onorevoli (1963). Regia di Sergio Corbucci. Con Totò, Franca Valeri, Peppino De Filippo, Gino
Cervi, Franco Fabrizi, Walter Chiari, Aroldo Tieri, Luciano Salce.