Depliant Teatro Montegiorgio
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Depliant Teatro Montegiorgio
I X C IS S A N TER RA MO N T T A E MA RIAE IN GEORG IO FE L Comune di Montegiorgio Teatro Comunale Domenico Alaleona Riapertura 5 aprile 2008 D a sabato 5 aprile 2008 noi tutti Montegiorgesi, insieme agli amici d’altre località che vorranno gradire il nostro senso ospitale, potremo tornare a teatro. Potremo assaporare le atmosfere che solamente in un luogo come questo si possono creare. Il Teatro Municipale “Domenico Alaleona” riapre il suo sipario a distanza di una dozzina d’anni dalla chiusura. Motivi di indispensabile ristrutturazione, acuiti dai movimenti sismici dell’anno ’97, hanno obbligato a spegnere definitivamente i riflettori che davano luce al palcoscenico di uno dei teatri più ammirati nell’intera provincia picena. Così tutto è rimasto sospeso, come in un silenzio che attende solo di essere interrotto. Il desiderio di una cittadina intera, per tanto tempo, è stato quello di riaprire il sipario per dare continuità a tanta memoria collettiva, che attraversa le epoche e i modi di vivere. Il Teatro cittadino andava quindi recuperato alla società montegiorgese con cura e meticolosità, consapevoli che nella vita di ogni comunità l’arte, e in specie quella teatrale, ha sempre costituito un fattore determinante d’identità e di comunicazione. R istrutturato nella sua elegante linea classica, il Teatro Alaleona dovrà indefettibilmente guardare avanti: dovrà affrontare i tempi che corrono. La gestione verrà quindi informata ai richiesti criteri di autonomia, affrancandosi da cliché di vecchio stile. Gestione artistica e finanziaria, quindi, si distingueranno in modo netto dalle funzioni comunali, dovendo individuare formule per definire la rispettiva efficienza. D’altra parte la struttura che abbiamo preparato ha caratteristiche di polifunzionalità. La gamma delle fruibilità è infatti piuttosto ampia, sia nella dimensione dell’aggregazione come della crescita culturale. Tra gli auspici essenziali per cui questo intervento è stato realizzato va annoverata senza dubbio la vita culturale dei giovani. A loro spetta di farne tesoro. Per i loro incontri, ma anche come struttura entro la quale essere protagonisti di iniziative brillanti, che siano propositive e di coinvolgimento per tutti i cittadini. Il sipario si riapre anche e soprattutto per questo motivo, ed è con legittimo orgoglio che, care concittadine e cari concittadini, vi riconsegno il vostro Teatro. Il sindaco Luciano Achilli 3 Domenico Alaleona Anticipando gli innovatori D omenico Alaleona, illustre figura del panorama musicale italiano di inizio Novecento, è tra i personaggi che riuscì a concedere la vetrina della cultura nazionale a Montegiorgio, cittadina in cui ebbe i natali nel 1881 e dove ricevette fin da bambino i primi insegnamenti musicali. Studiò al Liceo di Fer mo, prima di proseguire la sua carriera scolastica a Roma. Nella capitale ottenne il diploma nel 1906 al Liceo Musicale di Santa Cecilia, una delle più antiche istituzioni musicali del mondo. Spirito attivo sotto il profilo umanistico, conseguì già l’anno dopo la laurea in Lettere e Filosofia (1907), con la tesi singolare dal titolo: “Studi per la storia dell’oratorio in Italia”. Il testo è ancora oggi un volume di riferimento per la materia. L’innata tendenza per la ricerca, per la nuova frontiera musicale, diede al montegiorgese risultati tali da poterlo considerare oggi Alaleona tra quella nutrita schiera di compositori che cercarono di rinnovare il linguaggio della musica all’inizio del XX secolo. Questa dimensione della cultura nazionale era dominata dall’opera verista e dagli emergenti interessi per la musica rinascimentale. Alaleona fu compositore, scrittore, docente e fondatore della Società Nazionale di Musica Moderna. Produsse un vasto numero di opere, ponendo sempre la sua sviluppata cultura umanistica al servizio dell’arte musicale. Si occupò con eccellenti esiti anche di musicologia, lasciando una traccia profonda sullo scenario della musica europea. L’aspetto più interessante della sua vicenda artistica, oltre ai frequenti accenni alla sinestesia, che attiene al rapporto fra suoni colori e odori, è la teoria della divisione dell’ottava in parti uguali. Conosciuta come “ennefonia”, questa intuizione anticipò le novità dei grandi compositori europei e fu determinante alla teorizzazione della dodecafonia di Schönberg. Morì nella sua terra d’origine, a Montegiorgio, nel 1928 a soli 47 anni. 4 La vocazione popolare per il Teatro S ono settanta i teatri storici nelle Marche; sedici di questi si trovano nel Piceno. Il teatro di Montegiorgio, dedicato all’insigne musicista Domenica Alaleona, è annoverato fra questi gioielli di diverse dimensioni, quasi tutti realizzati secondo i canoni stilistici neoclassici, che ne caratterizzano la tipica e confortevole eleganza. Che Montegiorgio possa vantare un teatro storico non è frutto del caso. L’inclinazione alla rappresentazione scenica è sempre stata una tendenza naturale della gente montegiorgese, testimoniata dai secoli passati. Già dal Settecento il gusto di dare uno specchio alla società del tempo con la metafora scenica è documentata dall’esistenza di teatrini presso abitazioni private. Fu nel 1770 che venne inaugurato un teatro, realizzato in un salone del primo piano del vecchio palazzo comunale, interamente costruito in legno, con tre ordini di palchi e quaranta posti per gli spettatori in platea. La struttura, rispondendo a un desiderio popolare, fu molto utilizzata. Non trascorsero molte decine d’anni che infatti andò in il deperimento. Il numero limitatissimo di posti e la difficoltà di eseguire opere di restauro, suggerirono nel 1869 un’idea risolutiva. L’architetto locale Giuseppe Sabbatini venne così incaricato di realizzare un progetto per un nuovo teatro, che doveva occupare l’intera superficie del vecchio palazzo comunale. Nel 1884 i lavori in muratura, ad 5 esclusione della facciata di nord-ovest che non fu mai completata, si potevano dire terminati. Le decorazioni, gli arredi e le pitture furono ultimati nel 1889, quando si procedette con il collaudo. Due anni più tardi, nel giorno inaugurale la struttura venne ufficialmente denominata Teatro dell’Aquila e per mandare alla memoria l’evento venne rappresentata l’opera “Maria di Rohan”, una composizione del musicista bergamasco Gaetano Donizetti la cui prima era stata allestita nel 1843 alla Fenice di Venezia. L’opera, nell’occasione montegiorgese, venne interpretata da Maria Tassinari, soprano famosissima, con la direzione di Goffredo Sacconi. I l bisogno di alcuni lavori sussidiari, come il consolidamento delle murature e le misure antincendio, costrinsero ben presto a tenere chiuso il teatro fino al 1903 quando, completato l’impianto elettrico, venne nuovamente inaugurato con “La favorita”, un’altra opera di Donizetti. Il Teatro dell’Aquila rimase tale sino al 1914, quando venne presa la decisione di ribattezzarlo in Teatro Verdi, onorando la figura del musicista di Busseto. I lavori di adattamento della struttura sono stati tuttavia ininterrotti sino ai nostri giorni: dalla sostituzione delle poltrone all’intervento all’impianto di riscaldamento, all’uso del locale come sala cinematografica sino al rifacimento del tetto. I continui miglioramenti hanno definito il Teatro nella sua forma odierna. 50 i palchi oltre a ordini di loggione, 138 poltrone in platea per una capienza di 300 posti. L’intitolazione a Domenica Alaleona venne data nel 1945. Era l’8 settembre e Montegiorgio nel suo Teatro ospitava nientemeno che Beniamino Gigli, il tenore recanatese che per fama internazionale fu secondo solo a Enrico Caruso. Gigli si esibiva quel giorno in alcune arie delle opere “Il Rigoletto” e il “Il barbiere di Siviglia”, con la direzione d’orchestra del maestro montegiorgese Mario Marcantoni e la partecipazione di Luciano Neroni, cantante lirico di Ripatransone tra i più noti a livello internazionale. Da 63 anni, dunque, il teatro montegiorgese è noto come Teatro Alaleona. Se la storia forse non ha riservato al musicista i giusti riconoscimenti, Montegiorgio mantiene vivo così il ricordo di uno dei suoi cittadini più illustri. Nell’atrio del Teatro è apposta una sua lapide commemorativa. In suo onore viene organizzata una stagione di concerti. L’Amministrazione Comunale attuale ha anche patrocinato una pubblicazione sulla storia del Teatro e dell’artista montegiorgese. 6 La società a Teatro S pecchio di un secolo, specchio di una società. Il teatro Domenico Alaleona ha adempiuto in maniera esemplare a questa funzione: quella essenziale per la quale i teatri in tutto il mondo vengono edificati e vivono. Storia e metafore della storia hanno riempito non solo il palcoscenico, ma tutti gli spazi della struttura. Basti pensare che ai molti eventi culturali ospitati sin dalla fine del XIX secolo e durante i primi decenni del XX, il Teatro montegiorgese divenne luogo d’incontri della politica contrassegnata dal fascio littorio romano. Nel periodo di sbandamento della nazione, quello segnato dall’armistizio dell’8 settembre del 1943, se ne fece poi un continuo utilizzo da parte delle truppe di occupazione tedesca. I soldati erano assidui frequentatori delle proiezioni cinematografiche che vi si tenevano e certo non avevano a cuore la migliore conservazione dei locali. Fu così che la struttura, nella fase di passaggio tra dittatura e democrazia, mentre mutava la denominazione da Teatro Verdi in Teatro Alaleona, cominciò a subire i primi ed evidenti danni. Ma la vera rovina degli interni è da collegare ai momenti di maggiore divertimento. Feste da ballo, veglioni e appuntamenti in maschera con il Carnevale si susseguirono ben presto nei difficili ma fervidi anni del secondo dopoguerra. 7 I l Teatro era il riferimento centrale per il divertimento popolare. La società montegiorgese vi si incontrava per spezzare i pensieri quotidiani; le giovani generazioni per incrociare conoscenze, far scaturire momenti sentimentali anche fioriti in nuove famiglie. Sono ancora molte le persone che ricordano le fastose e spiritose feste del giovedì grasso, cui faceva pendant il lunedì di Carnevale del Teatro dell’Aquila di Fermo. Feste in maschera così movimentate, giocose e colorate non se ne ricordano ai giorni nostri. La festa locale spesso aveva il momento culminante nell’elezione di “Miss Scroccafusa”, assegnato alla ragazza in maschera dall’immagine più accattivante. La sala, da dove venivano rimosse le poltroncine della platea, i palchi, il foyer del Teatro venivano gremiti dalla gente proveniente da un vasto circondario. Il parquet – ahinoi! – ne soffrì non poco. Il pomeriggio del martedì grasso era dedicato ai bambini. Per loro, nei primi anni ’60 si organizzò uno spettacolo con la bravissima Pinuccia Nava, l’attrice che in quegli anni imperversava nelle simpatie dei piccoli con il personaggio clownesco Scaramacai, molto spesso protagonista della TV dei Ragazzi. Silvio Gigli col suo «Botta e risposta» quiz radiofonico della RAI in onda dal 1944 trasmesso anche dal Teatro Alaleona M olti gli artisti della ribalta italiana che calcarono il palcoscenico locale. Estroversa e dotatissima, Nilla Pizzi si esibì tutta una sera senza impianto di amplificazione, accontentando i suoi ammiratori. La signora della canzone nazionale degli ani ’50 fu a Montegiorgio per due volte. 8 Al Domenico Alaleona furono in scena Sergio Endrigo, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Tullio De Piscopo, Gigliola Cinquetti, Orietta Berti, l’amabilissimo Jonny Dorelli, Ombretta Colli, Anna Identici e alcuni complessi noti e in voga. Tra questi l’Équipe 84 che, in una serata di neve e ghiaccio, rimeIl famoso clarinettistista Henghel Gualdi diarono sonanti pallasul palco del Teatro Alaleona nel 1997 te di neve da ragazzi elpidiensi con cui non avevano familiarizzato in una appuntamento canoro precedente, tenuto nella città della riviera adriatica. Professionalità non meno conosciute furono di corvée nel Teatro locale per le diverse stagioni di prosa. Tra i migliori attori si ricordano Aroldo Tieri, Valeria Moriconi, Andrea Giordana, Pupella Maggio e altri ancora della medesima caratura. M a al Domenico Alaleona il ruolo di primo piano è sempre stato giocato dalla lirica e dalla musica classica. Un ruolo che è andato scemando nei tempi odierni, anche per la progressiva e dolorosa scomparsa dei Montegiorgesi a denominazione d’origine che hanno attraversato il secolo precedente con la loro esistenza. Molti di essi erano infatti appassionati di questa espressione dell’arte, custodi di “La Traviata” di G. Verdi, in scena al Teatro Alaleona il 19 maggio 1973 con Virginia Zeani, Paolo Bini e Pacifico Cardinali un patrimonio che il futuro ciclo teatrale avrà l’impegno di salvaguardare. Una delle iniziative meritorie in tal senso è stata quella della borsa di studio messa in palio dall’Ippodromo San Paolo per giovani cantanti lirici, la cui ultima edizione è stata allestita nel 1997. 9 20 maggio 1973 - Nicola Rossi Lemeni, Sesto Bruscantini, Elvidia Ferracuti e il Maestro Giovanni Veneri al termine de “Il Barbiere di Siviglia” di G. Rossini 10 L a tradizione lirica trovò un fer vente sostenitore in Oreste Marcucci che, in una fase complicata della gestione del Teatro negli anni ’70, riuscì a sollecitare le diverse Amministrazioni Comunali. Favolosi furono alcuni spettacoli. Ma certamente di quel periodo rimane indimenticabile la serata del 20 maggio 1973. Il sipario si aprì su un’edizione dell’opera di Gioacchino Rossini “Il barbiere di Siviglia”. A esibirsi, in un sol colpo riuniti, i tre cantanti più apprezzati nel mondo in quel periodo come interpreti dei personaggi rossiniani: Nicola Rossi Lemeni, Sesto Bruscantini ed Elvidia Ferracuti. Al trio di cantanti vennero richiesti bis sino a notte inoltrata, con grande disperazione degli organiz- zatori per i costi non previsti degli straordinari da pagare all’orchestra. C’è chi sostiene che una targa ricordo di quell’evento non sarebbe fuor di luogo. Oreste Marcucci, d’altra parte faceva parte di un gruppo di giovani cittadini molto impegnati per mantenere in attività il Teatro Alaleona. La loro cura emerse in tutta evidenza dopo che terminò, per vicende interne, la gestione Enal che aveva trasformato per una ventina d’anni gli spazi teatrali anche in riferimento per incontri ricreativi e sociali del dopo lavoro. Oltre a Marcucci, i fer venti giovani erano Mario Liberati, Ser gio Alessandrini, Mario Raccichini e Giannatonio “Giovanni” Cimica. Tutti legati dall’affetto per il Teatro locale, questo nucleo attivo della società civile fu promotore di rassegne di cinema, di spettacoli di prosa e di lirica. Memorabile fu l’edizione del Falstaff con Rolando Panerai e Fedora Barbieri, che in tono semiserio pronunciò un secco rimbrotto agli organizzatori: “Fate sparire immediatamente quel programma di sala color violetto o vi pianto immediatamente!”. L’imperioso comando della Barbieri, mezzosoprano famosa in tutto il modo, venne subito obbedito. Fedora Barbieri 11 D i quel periodo restano nella memoria anche alcuni spettacoli di varietà: brillanti, estrosi e persino un poco osée. Tant’è che si diffuse la voce che il Teatro di Montegiorgio era divenuto avamposto del Crazy Horse parigino. Si fece molto, insomma, per mantenere i riflettori puntati sulla struttura teatrale montegiorgese. I n questa carrellata di ricordi, sia pure capitulatim, non può passare sotto silenzio un gruppo assai singolare e tutto autoctono, che portò al Domenico Alaleona un numero elevatissimo di spettatori. Si tratta della compagnia di poeti dialettali e di sceneggiatori sui generis nota con il nome di “Montejorgio Cacionà”. Abilissimi nell’intrattenimento popolare e di alta espressività idiomatica, erano coordinati da un capocomico riconosciuto: il bravissimo dicitore Agostino Scaloni. Per comprendere la cifra della vena artistica che li contraddistingueva è sufficiente riportare alla memoria i nomi d’arte con cui venivano apostrofati. Con Agostino Scaloni, detto “Gustì de Ciriolu”, si esibivano Giovanni Capecci noto come “Nannì de Capiccittu”, Antonio Angelelli ribattezzato “‘Ntunì de Tavarrò”, Sesto Vita in arte “Sesto de Rabbiò” e “Bruno de Carlò” al secolo Bruno Marziali. Con loro erano sempre in scena degli orchestrali altrettanto ammirati. Una trentina di musicisti che venivano definiti come “gruppo corale folk” e per ironia di loro medesimi “bifolk”. Goliardia di un tempo che fu… e che gli auspici vorrebbero far rivivere perlomeno in alcune sfumature indimenticabili. 12 Il Teatro recuperato La ragione dell’intervento È nata dall’esigenza improrogabile della messa in sicurezza la decisione di aprire il cantiere del Teatro Alaleona. Le ripetute scosse telluriche del ’97 hanno infatti acuito questa emergenza, alla quale si è potuto dare nel tempo una risposta brillante facendo riferimento alle risorse attinte dalla legislazione statale del 1998, in vigore proprio per i danni del terremoto. La struttura I lavori per il consolidamento della struttura sono stati quindi la ragione essenziale dell’intervento e, secondo la progettazione, si sono svolti su un duplice fronte. Per la migliore funzionalità dell’edificio si è proceduto innanzitutto con l’eliminazione dei punti critici individuati e analizzati accuratamente. Contestualmente è stato elaborato e predisposto l’adeguamento alla più recente normativa degli impianti antincendio ed elettrico. Momento centrale e caratterizzante del cantiere è stata l’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata anche mediante l’installazione di ascensori, utilizzabili non solo da parte delle persone con disabilità fisiche. Al terzo piano è allestito un grande Salone delle Feste, con bar e tavolinetti. Questi ultimi possono essere collegati uno all’altro in modo da formare un tavolo per convegni, riunioni e altro ancora. Tra platea, palchi e piccionaia il Teatro offre una disponibilità di circa 500 posti. 13 I fregi L’intera struttura è stata sottoposta a un accurato lavoro di recupero degli ornamenti di stile. Tecnici professionisti sono stati impegnati per i restauri degli stucchi, delle cariatidi e degli affreschi. In particolare, la volta affrescata del Teatro è stata consolidata e recuperata grazie a un lavoro delicato, che ha richiesto grande perizia. 14 L’arredo interno Per una scelta di qualità degli arredi interni è stata effettuata una gara tra aziende di settore. Ad aggiudicarsi la fornitura è stata la ditta TMA di Pordenone, società specializzata che ha fornito alcuni arredi per teatri nazionali di prim’ordine. Tant’è che gli spettatori del teatro montegiorgese potranno assistere agli spettacoli seduti sullo stesso modello di poltroncine in velluto rosso collocate all’interno del teatro alla Scala di Milano, differenziate da piccoli dettagli richiesti dall’Amministrazione locale per un migliore adattamento alla struttura montegiorgese. Dalla stessa ditta vengono poi altri arredi su misura. Si tratta di manufatti di foggia artigianale, ad ornamento di pareti, palchi e diversi altri interni. Altre forniture hanno riguardato l’arredo dei palchi, i camerini, il salone predisposto in modo da poter accogliere feste nuove e tradizionali, i locali adibiti a guardaroba, l’elegante e ampio foyer cui è rimesso il primo impatto con la nuova immagine del Teatro. 15 Tecnologie di servizio Un ulteriore obiettivo ha riguardato il completamento di alcune tecnologie di servizio. Oggi il sipario del Teatro Alaleona, che ha lo stesso color rosso delle poltroncine, viene aperto e chiuso mediante un sistema completamente meccanizzato. Il palcoscenico è adattabile a una molteplicità di scenografie grazie a una moderna strumentazione di mobilità. Del tutto rinnovata anche l’illuminazione: uno studio apposito è stato affidato a uno specialista d’esperienza per la disposizione e per la scelta dei corpi illuminanti. Il Teatro ristrutturato dispone inoltre degli arlecchini mobili, di montacarichi meccanizzati, degli occhi di bue e dell’americana luce. Quale colore per il Teatro Nella fase di scelta dei tendaggi per il palcoscenico si è avuta una sorpresa e, insieme, una perplessità. Durante la fase dei lavori di recupero, i professionisti impegnati nel restauro hanno scoperto che l’avorio-oro era il péndant cromatico dell’originaria costruzione. L’Amministrazione comunale si è quindi posta l’interrogativo del colore con cui recuperare gli interni della struttura teatrale. Sulla decisione finale ha pesato il parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Ancona. Il Sovrintendente ha infatti suggerito, con il peso che viene della sua autorevolezza, di mantenere il rosso cardinale. L’indicazione della Sovrintendenza ha contribuito così a risolvere il dilemma privilegiando le signorili atmosfere del velluto rosso, rifinite dal bruno parquet della pavimentazione. 16 Il piano finanziario C omplessivamente il recupero del Teatro Comunale ha richiesto un investimento di circa 2 milioni e 220 mila euro (4 miliardi e 300 milioni delle vecchie lire). L’Amministrazione comunale ha potuto affrontare una simile spesa grazie ai finanziamenti ottenuti a fondo perduto: poco più di 950 mila euro (circa 1 miliardo e 850 milioni delle vecchie lire). Questi finanziamenti a fondo perduto, vale a dire non gravanti sulla collettività di Montegiorgio, sono stati attinti dalla Legge n.61 del 1998, che stanzia fondi per i danni derivanti dal terremoto del ’97, e in parte dalla Legge n.43 del 1998 che, nota con denominazione Legge Terzo Millennio, è mirata alla valorizzazione dei beni culturali nazionali. Va anche segnalato che, in anni precedenti, era stato investito 1 miliardo e 50 milioni di lire per la messa a norma riferita alla legislazione in materia di sicurezza. Circa un terzo di questi fondi sono stati erogati dalla Banca Nazionale del Lavorosettore cinematografico. La gestione comunale per la fase ultimativa del complesso inter vento ha restituito in tempi più rapidi il Teatro Alaleona alla fruibilità della cittadinanza. 17 Comune di Montegiorgio 5 2008 Riapertura delel Teatro eatro Co Comunale munale Domenico Alaleona laleona CONCERTO del Corpo Bandistico “D. Alaleona” Direttore M° Gianluca Sartori Fabio con la partecipazione di Macchini (tenore) e Stefania Campioni (soprano) Sabato 5 Aprile ore 21,30 CONCERTO INAUGURALE Domenica 6 aprile ore 21,30 CONCERTO INAUGURALE (replica) PROGRAMMA Solo banda Carmen di Bizet Preludio da Cavalleria Rusticana di P. Mascagni intermezzo da Manon Lescaut di G. Puccini Preludio da La Traviata di G. Verdi Con soprano Mi chiamano Mimì da La Bohème di G. Puccini Addio del passato da La Traviata di G. Verdi Oh mio babbino caro da Gianni Schicchi di G. Puccini Con tenore Nessun dorma da Turandot di G. Puccini E lucean le stelle da Tosca di G. Puccini Duetti Oh soave fanciulla da La Bohème di G. Puccini Amami Alfredo da La Traviata di G. Verdi Visite guidate: Sabato 5 aprile alle ore 17,30 - Domenica 6 aprile dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 15 alle 19 Edizioni: Media Service Coop. a r.l. - Fermo A cura di Mario Fugazza Grafica: Palma Alessandrini - Montegiorgio Foto: Antognozzi G. by Photofinish - Montegiorgio Si ringrazia per il contributo storico e fotografico Giannantonio Cimica Fonti: “Domenica Alaleona e il teatro di Montegiorgio” di Mario Liberati Stampa: Grafiche Silver - Montegranaro