Depliant Teatro Montegiorgio

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Depliant Teatro Montegiorgio
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Comune di Montegiorgio
Teatro Comunale
Domenico
Alaleona
Riapertura 5 aprile 2008
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a sabato 5 aprile 2008 noi tutti Montegiorgesi, insieme agli amici
d’altre località che vorranno gradire il nostro senso ospitale,
potremo tornare a teatro. Potremo assaporare le atmosfere che
solamente in un luogo come questo si possono creare. Il Teatro
Municipale “Domenico Alaleona” riapre il suo sipario a distanza di una
dozzina d’anni dalla chiusura. Motivi di indispensabile ristrutturazione,
acuiti dai movimenti sismici dell’anno ’97, hanno obbligato a spegnere
definitivamente i riflettori che davano luce al palcoscenico di uno dei teatri più ammirati nell’intera provincia picena. Così tutto è rimasto sospeso, come in un silenzio che attende solo di essere interrotto. Il desiderio
di una cittadina intera, per tanto tempo, è stato quello di riaprire il sipario per dare continuità a tanta memoria collettiva, che attraversa le epoche e i modi di vivere.
Il Teatro cittadino andava quindi recuperato alla società montegiorgese
con cura e meticolosità, consapevoli che nella vita di ogni comunità l’arte, e in specie quella teatrale, ha sempre costituito un fattore determinante d’identità e di comunicazione.
R
istrutturato nella sua elegante linea classica, il Teatro Alaleona
dovrà indefettibilmente guardare avanti: dovrà affrontare i tempi
che corrono. La gestione verrà quindi informata ai richiesti criteri
di autonomia, affrancandosi da cliché di vecchio stile.
Gestione artistica e finanziaria, quindi, si distingueranno in modo netto
dalle funzioni comunali, dovendo individuare formule per definire la
rispettiva efficienza. D’altra parte la struttura che abbiamo preparato
ha caratteristiche di polifunzionalità. La gamma delle fruibilità è infatti
piuttosto ampia, sia nella dimensione dell’aggregazione come della crescita culturale.
Tra gli auspici essenziali per cui questo intervento è stato realizzato va
annoverata senza dubbio la vita culturale dei giovani. A loro spetta di
farne tesoro. Per i loro incontri, ma anche come struttura entro la quale
essere protagonisti di iniziative brillanti, che siano propositive e di coinvolgimento per tutti i cittadini.
Il sipario si riapre anche e soprattutto per questo motivo, ed è con legittimo orgoglio che, care concittadine e cari concittadini, vi riconsegno il
vostro Teatro.
Il sindaco
Luciano Achilli
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Domenico Alaleona
Anticipando gli innovatori
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omenico Alaleona, illustre figura del panorama musicale italiano di
inizio Novecento, è tra i personaggi che riuscì a concedere la
vetrina della cultura nazionale a Montegiorgio, cittadina in
cui ebbe i natali nel 1881 e
dove ricevette fin da bambino
i primi insegnamenti musicali.
Studiò al Liceo di Fer mo,
prima di proseguire la sua
carriera scolastica a Roma.
Nella capitale ottenne il diploma nel 1906 al Liceo Musicale di Santa Cecilia, una delle più antiche istituzioni musicali del mondo. Spirito attivo sotto il profilo umanistico, conseguì
già l’anno dopo la laurea in Lettere e Filosofia (1907), con la tesi singolare
dal titolo: “Studi per la storia dell’oratorio in Italia”. Il testo è ancora oggi un
volume di riferimento per la materia.
L’innata tendenza per la ricerca, per la nuova frontiera musicale, diede al
montegiorgese risultati tali da poterlo considerare oggi Alaleona tra quella
nutrita schiera di compositori che cercarono di rinnovare il linguaggio della
musica all’inizio del XX secolo.
Questa dimensione della cultura nazionale era dominata dall’opera verista e
dagli emergenti interessi per la musica rinascimentale. Alaleona fu compositore, scrittore, docente e fondatore della Società Nazionale di Musica Moderna.
Produsse un vasto numero di opere, ponendo sempre la sua sviluppata cultura
umanistica al servizio dell’arte musicale.
Si occupò con eccellenti esiti anche di musicologia, lasciando una traccia
profonda sullo scenario della musica europea. L’aspetto più interessante della
sua vicenda artistica, oltre ai frequenti accenni alla sinestesia, che attiene al
rapporto fra suoni colori e odori, è la teoria della divisione dell’ottava in parti
uguali. Conosciuta come “ennefonia”, questa intuizione anticipò le novità dei
grandi compositori europei e fu determinante alla teorizzazione della dodecafonia di Schönberg.
Morì nella sua terra d’origine, a Montegiorgio, nel 1928 a soli 47 anni.
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La vocazione popolare per il Teatro
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ono settanta i teatri storici nelle Marche; sedici di questi si trovano nel
Piceno. Il teatro di Montegiorgio, dedicato all’insigne musicista
Domenica Alaleona, è annoverato fra questi gioielli di diverse dimensioni, quasi tutti realizzati secondo i canoni stilistici neoclassici, che ne caratterizzano la tipica e confortevole eleganza. Che Montegiorgio possa vantare un
teatro storico non è frutto del caso. L’inclinazione alla rappresentazione scenica è sempre stata una tendenza naturale della gente montegiorgese, testimoniata dai secoli passati. Già dal Settecento il gusto di dare uno specchio alla
società del tempo con la metafora scenica è documentata dall’esistenza di teatrini presso abitazioni private.
Fu nel 1770 che venne inaugurato un teatro, realizzato in un salone del primo
piano del vecchio palazzo comunale, interamente costruito in legno, con tre
ordini di palchi e quaranta posti per gli spettatori in platea. La struttura,
rispondendo a un desiderio popolare, fu molto utilizzata. Non trascorsero
molte decine d’anni che infatti andò in il deperimento. Il numero limitatissimo di posti e la difficoltà di eseguire opere di restauro, suggerirono nel 1869
un’idea risolutiva. L’architetto locale Giuseppe Sabbatini venne così incaricato di realizzare un progetto per un nuovo teatro, che doveva occupare l’intera
superficie del vecchio palazzo comunale. Nel 1884 i lavori in muratura, ad
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esclusione della facciata di nord-ovest che non fu mai completata, si potevano
dire terminati. Le decorazioni, gli arredi e le pitture furono ultimati nel 1889,
quando si procedette con il collaudo. Due anni più tardi, nel giorno inaugurale
la struttura venne ufficialmente denominata Teatro dell’Aquila e per mandare
alla memoria l’evento venne rappresentata l’opera “Maria di Rohan”, una
composizione del musicista bergamasco Gaetano Donizetti la cui prima era
stata allestita nel 1843 alla Fenice di Venezia. L’opera, nell’occasione montegiorgese, venne interpretata da Maria Tassinari, soprano famosissima, con la
direzione di Goffredo Sacconi.
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l bisogno di alcuni lavori sussidiari, come il consolidamento delle murature e le misure antincendio, costrinsero ben presto a tenere chiuso il
teatro fino al 1903 quando, completato l’impianto elettrico, venne nuovamente inaugurato con “La favorita”, un’altra opera di Donizetti.
Il Teatro dell’Aquila rimase tale sino al 1914, quando venne presa la decisione di ribattezzarlo in Teatro Verdi, onorando la figura del musicista di
Busseto. I lavori di adattamento della struttura sono stati tuttavia ininterrotti sino ai nostri giorni: dalla sostituzione delle poltrone all’intervento all’impianto di riscaldamento, all’uso del locale come sala cinematografica sino al
rifacimento del tetto. I continui miglioramenti hanno definito il Teatro nella
sua forma odierna. 50 i palchi oltre a ordini di loggione, 138 poltrone in platea per una capienza di 300 posti.
L’intitolazione a Domenica Alaleona venne data nel 1945. Era l’8 settembre e
Montegiorgio nel suo Teatro ospitava nientemeno che Beniamino Gigli, il tenore recanatese che per fama internazionale fu
secondo solo a Enrico Caruso. Gigli si esibiva quel giorno in alcune arie delle opere “Il
Rigoletto” e il “Il barbiere di Siviglia”, con
la direzione d’orchestra del maestro montegiorgese Mario Marcantoni e la partecipazione di Luciano Neroni, cantante lirico di
Ripatransone tra i più noti a livello internazionale. Da 63 anni, dunque, il teatro montegiorgese è noto come Teatro Alaleona.
Se la storia forse non ha riservato al musicista i giusti riconoscimenti, Montegiorgio
mantiene vivo così il ricordo di uno dei suoi
cittadini più illustri. Nell’atrio del Teatro è
apposta una sua lapide commemorativa. In
suo onore viene organizzata una stagione di
concerti. L’Amministrazione Comunale
attuale ha anche patrocinato una pubblicazione sulla storia del Teatro e dell’artista
montegiorgese.
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La società a Teatro
S
pecchio di un secolo, specchio di una società. Il teatro Domenico
Alaleona ha adempiuto in maniera esemplare a questa funzione:
quella essenziale per la quale i teatri in tutto il mondo vengono edificati e vivono. Storia e metafore della storia hanno riempito non solo il palcoscenico, ma tutti gli spazi della struttura. Basti pensare che ai molti eventi
culturali ospitati sin dalla fine del XIX secolo e durante i primi decenni del
XX, il Teatro montegiorgese divenne luogo d’incontri della politica contrassegnata dal fascio littorio romano. Nel periodo di sbandamento della nazione, quello segnato dall’armistizio dell’8 settembre del 1943, se ne fece poi
un continuo utilizzo da parte delle truppe di occupazione tedesca. I soldati
erano assidui frequentatori delle proiezioni cinematografiche che vi si tenevano e certo non avevano a cuore la migliore conservazione dei locali. Fu così
che la struttura, nella fase di passaggio tra dittatura e democrazia, mentre
mutava la denominazione da Teatro Verdi in Teatro Alaleona, cominciò a
subire i primi ed evidenti danni. Ma la vera rovina degli interni è da collegare ai momenti di maggiore divertimento. Feste da ballo, veglioni e appuntamenti in maschera con il Carnevale si susseguirono ben presto nei difficili
ma fervidi anni del secondo dopoguerra.
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I
l Teatro era il riferimento centrale per il
divertimento popolare.
La società montegiorgese vi
si incontrava per spezzare i
pensieri quotidiani; le giovani
generazioni per incrociare
conoscenze, far scaturire
momenti sentimentali anche
fioriti in nuove famiglie. Sono
ancora molte le persone che
ricordano le fastose e spiritose feste del giovedì grasso,
cui faceva pendant il lunedì
di Carnevale del Teatro
dell’Aquila di Fermo. Feste in
maschera così movimentate,
giocose e colorate non se ne
ricordano ai giorni nostri.
La festa locale spesso aveva il
momento culminante nell’elezione di “Miss Scroccafusa”,
assegnato alla ragazza in
maschera dall’immagine più
accattivante. La sala, da dove
venivano rimosse le poltroncine della platea, i palchi, il foyer del Teatro
venivano gremiti dalla gente proveniente da un vasto circondario.
Il parquet – ahinoi! – ne soffrì non poco.
Il pomeriggio del martedì grasso era dedicato ai bambini. Per loro, nei primi anni ’60
si organizzò uno spettacolo con la bravissima Pinuccia Nava, l’attrice che in quegli
anni imperversava nelle simpatie dei piccoli con il personaggio clownesco Scaramacai,
molto spesso protagonista della TV dei
Ragazzi.
Silvio Gigli col suo «Botta e risposta»
quiz radiofonico della RAI in onda dal 1944
trasmesso anche dal Teatro Alaleona
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olti gli artisti della ribalta italiana che
calcarono il palcoscenico locale.
Estroversa e dotatissima, Nilla Pizzi
si esibì tutta una sera senza impianto di
amplificazione, accontentando i suoi ammiratori. La signora della canzone nazionale
degli ani ’50 fu a Montegiorgio per due volte.
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Al Domenico Alaleona
furono in scena Sergio
Endrigo,
Gianni
Morandi, Lucio Dalla,
Tullio De Piscopo,
Gigliola Cinquetti,
Orietta Berti, l’amabilissimo Jonny Dorelli,
Ombretta Colli, Anna
Identici e alcuni complessi noti e in voga.
Tra questi l’Équipe 84
che, in una serata di
neve e ghiaccio, rimeIl famoso clarinettistista Henghel Gualdi
diarono sonanti pallasul palco del Teatro Alaleona nel 1997
te di neve da ragazzi
elpidiensi con cui non avevano familiarizzato in una appuntamento canoro
precedente, tenuto nella città della riviera adriatica.
Professionalità non meno conosciute furono di corvée nel Teatro locale per le
diverse stagioni di prosa. Tra i migliori attori si ricordano Aroldo Tieri,
Valeria Moriconi, Andrea Giordana, Pupella Maggio e altri ancora della
medesima caratura.
M
a al Domenico Alaleona il ruolo di primo piano è sempre stato giocato
dalla lirica e dalla musica classica. Un ruolo che è andato scemando
nei tempi odierni, anche per la progressiva e dolorosa scomparsa dei
Montegiorgesi a denominazione d’origine che hanno attraversato il secolo
precedente con la loro esistenza. Molti di essi erano infatti appassionati di
questa espressione
dell’arte, custodi di “La Traviata” di G. Verdi, in scena al Teatro Alaleona il 19 maggio 1973
con Virginia Zeani, Paolo Bini e Pacifico Cardinali
un patrimonio che il
futuro ciclo teatrale
avrà l’impegno di
salvaguardare.
Una delle iniziative
meritorie in tal
senso è stata quella
della borsa di studio messa in palio
dall’Ippodromo San
Paolo per giovani
cantanti lirici, la cui
ultima edizione è
stata allestita nel
1997.
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20 maggio 1973 - Nicola Rossi Lemeni, Sesto Bruscantini,
Elvidia Ferracuti e il Maestro Giovanni Veneri al termine
de “Il Barbiere di Siviglia” di G. Rossini
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a tradizione lirica
trovò un fer vente
sostenitore in Oreste
Marcucci che, in una fase
complicata della gestione
del Teatro negli anni ’70,
riuscì a sollecitare le diverse
Amministrazioni Comunali.
Favolosi furono alcuni spettacoli. Ma certamente di
quel periodo rimane indimenticabile la serata del 20
maggio 1973. Il sipario si
aprì su un’edizione dell’opera di Gioacchino Rossini “Il
barbiere di Siviglia”.
A esibirsi, in un sol colpo
riuniti, i tre cantanti più
apprezzati nel mondo in
quel periodo come interpreti dei personaggi rossiniani:
Nicola Rossi Lemeni, Sesto
Bruscantini ed Elvidia
Ferracuti. Al trio di cantanti
vennero richiesti bis sino a
notte inoltrata, con grande
disperazione degli organiz-
zatori per i costi non previsti degli straordinari da pagare all’orchestra. C’è
chi sostiene che una targa ricordo di quell’evento non sarebbe fuor di luogo.
Oreste Marcucci, d’altra parte faceva parte di un gruppo di giovani cittadini
molto impegnati per mantenere in attività il Teatro Alaleona. La loro cura
emerse in tutta evidenza dopo che terminò, per vicende interne, la gestione
Enal che aveva trasformato per una ventina d’anni gli spazi teatrali anche in
riferimento per incontri ricreativi e sociali del dopo lavoro.
Oltre a Marcucci, i fer venti giovani erano Mario Liberati, Ser gio
Alessandrini, Mario Raccichini e Giannatonio “Giovanni” Cimica. Tutti legati dall’affetto per il Teatro locale, questo nucleo attivo della società civile fu
promotore di rassegne di cinema, di spettacoli di prosa e di lirica.
Memorabile fu l’edizione del Falstaff con Rolando Panerai e Fedora
Barbieri, che in tono semiserio pronunciò un secco rimbrotto agli organizzatori: “Fate sparire immediatamente quel programma di sala color violetto o
vi pianto immediatamente!”. L’imperioso comando della Barbieri, mezzosoprano famosa in tutto il modo, venne subito obbedito.
Fedora
Barbieri
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D
i quel periodo restano nella memoria anche alcuni spettacoli di varietà:
brillanti, estrosi e persino un poco osée. Tant’è che si diffuse la voce
che il Teatro di Montegiorgio era divenuto avamposto del Crazy Horse
parigino. Si fece molto, insomma, per mantenere i riflettori puntati sulla struttura teatrale montegiorgese.
I
n questa carrellata di ricordi, sia pure capitulatim, non può passare
sotto silenzio un gruppo assai singolare e tutto autoctono, che portò al
Domenico Alaleona un numero elevatissimo di spettatori. Si tratta
della compagnia di poeti dialettali e di sceneggiatori sui generis nota con il
nome di “Montejorgio Cacionà”. Abilissimi nell’intrattenimento popolare e
di alta espressività idiomatica, erano coordinati da un capocomico riconosciuto: il bravissimo dicitore Agostino Scaloni. Per comprendere la cifra
della vena artistica che li contraddistingueva è sufficiente riportare alla
memoria i nomi d’arte con cui venivano apostrofati. Con Agostino Scaloni,
detto “Gustì de Ciriolu”, si esibivano Giovanni Capecci noto come “Nannì
de Capiccittu”, Antonio Angelelli ribattezzato “‘Ntunì de Tavarrò”, Sesto
Vita in arte “Sesto de Rabbiò” e “Bruno de Carlò” al secolo Bruno Marziali.
Con loro erano sempre in scena degli orchestrali altrettanto ammirati. Una
trentina di musicisti che venivano definiti come “gruppo corale folk” e per
ironia di loro medesimi “bifolk”.
Goliardia di un tempo che fu… e che gli auspici vorrebbero far rivivere perlomeno in alcune sfumature indimenticabili.
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Il Teatro recuperato
La ragione dell’intervento
È nata dall’esigenza improrogabile della
messa in sicurezza la decisione di aprire il
cantiere del Teatro Alaleona. Le ripetute
scosse telluriche del ’97 hanno infatti acuito questa emergenza, alla quale si è potuto
dare nel tempo una risposta brillante
facendo riferimento alle risorse attinte
dalla legislazione statale del 1998, in vigore proprio per i danni del terremoto.
La struttura
I lavori per il consolidamento della struttura sono stati quindi la ragione essenziale dell’intervento e, secondo la progettazione, si sono svolti su un duplice fronte.
Per la migliore funzionalità dell’edificio si
è proceduto innanzitutto con l’eliminazione dei punti critici individuati e analizzati
accuratamente. Contestualmente è stato
elaborato e predisposto l’adeguamento
alla più recente normativa degli impianti
antincendio ed elettrico. Momento centrale e caratterizzante del cantiere è stata
l’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata anche mediante l’installazione di ascensori, utilizzabili non solo da
parte delle persone con disabilità fisiche.
Al terzo piano è allestito un
grande Salone delle Feste, con
bar e tavolinetti. Questi ultimi
possono essere collegati uno
all’altro in modo da formare un
tavolo per convegni, riunioni e
altro ancora.
Tra platea, palchi e piccionaia il
Teatro offre una disponibilità di
circa 500 posti.
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I fregi
L’intera struttura è stata sottoposta a un accurato lavoro
di recupero degli ornamenti
di stile.
Tecnici professionisti sono
stati impegnati per i restauri
degli stucchi, delle cariatidi
e degli affreschi.
In particolare, la volta affrescata del Teatro è stata consolidata e recuperata grazie a
un lavoro delicato, che ha
richiesto grande perizia.
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L’arredo interno
Per una scelta di qualità
degli arredi interni è stata
effettuata una gara tra aziende di settore.
Ad aggiudicarsi la fornitura
è stata la ditta TMA di
Pordenone, società specializzata che ha fornito alcuni
arredi per teatri nazionali di
prim’ordine. Tant’è che gli
spettatori del teatro montegiorgese potranno assistere agli spettacoli seduti sullo stesso modello di
poltroncine in velluto rosso collocate all’interno del teatro alla Scala di
Milano, differenziate da piccoli dettagli richiesti dall’Amministrazione locale per un migliore adattamento alla struttura montegiorgese. Dalla stessa
ditta vengono poi altri arredi su misura. Si tratta di manufatti di foggia artigianale, ad ornamento di pareti, palchi e diversi altri interni.
Altre forniture hanno riguardato l’arredo dei palchi, i camerini, il salone
predisposto in modo da poter accogliere feste nuove e tradizionali, i locali
adibiti a guardaroba, l’elegante e ampio foyer cui è rimesso il primo impatto
con la nuova immagine del Teatro.
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Tecnologie di servizio
Un ulteriore obiettivo ha
riguardato il completamento di alcune tecnologie di
servizio. Oggi il sipario del
Teatro Alaleona, che ha lo
stesso color rosso delle poltroncine, viene aperto e
chiuso mediante un sistema completamente meccanizzato. Il palcoscenico è
adattabile a una molteplicità di scenografie grazie a
una moderna strumentazione di mobilità.
Del tutto rinnovata anche l’illuminazione: uno studio apposito è stato affidato a uno specialista d’esperienza per la disposizione e per la scelta dei corpi
illuminanti. Il Teatro ristrutturato dispone inoltre degli arlecchini mobili, di
montacarichi meccanizzati, degli occhi di bue e dell’americana luce.
Quale colore per il Teatro
Nella fase di scelta dei tendaggi per il palcoscenico si è avuta una sorpresa
e, insieme, una perplessità. Durante la fase dei lavori di recupero, i professionisti impegnati nel restauro hanno scoperto che l’avorio-oro era il péndant cromatico dell’originaria costruzione.
L’Amministrazione comunale si è quindi posta l’interrogativo del colore con
cui recuperare gli interni della struttura teatrale. Sulla decisione finale ha
pesato il parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Ancona.
Il Sovrintendente ha
infatti suggerito, con il
peso che viene della
sua autorevolezza, di
mantenere il rosso cardinale.
L’indicazione della Sovrintendenza ha contribuito così a risolvere il
dilemma privilegiando
le signorili atmosfere
del velluto rosso, rifinite dal bruno parquet
della pavimentazione.
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Il piano finanziario
C
omplessivamente il recupero del Teatro Comunale
ha richiesto un investimento di circa 2 milioni e 220
mila euro (4 miliardi e 300
milioni delle vecchie lire).
L’Amministrazione comunale ha
potuto affrontare una simile
spesa grazie ai finanziamenti
ottenuti a fondo perduto: poco
più di 950 mila euro (circa 1
miliardo e 850 milioni delle vecchie lire). Questi finanziamenti
a fondo perduto, vale a dire non
gravanti sulla collettività di
Montegiorgio, sono stati attinti
dalla Legge n.61 del 1998, che
stanzia fondi per i danni derivanti dal terremoto del ’97, e in
parte dalla Legge n.43 del 1998
che, nota con denominazione
Legge Terzo Millennio, è mirata
alla valorizzazione dei beni culturali nazionali.
Va anche segnalato che, in anni
precedenti, era stato investito 1
miliardo e 50 milioni di lire per
la messa a norma riferita alla
legislazione in materia di sicurezza. Circa un terzo di questi
fondi sono stati erogati dalla
Banca Nazionale del Lavorosettore cinematografico.
La gestione comunale per la
fase ultimativa del complesso
inter vento ha restituito in
tempi più rapidi il Teatro
Alaleona alla fruibilità della cittadinanza.
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Comune di Montegiorgio
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2008
Riapertura
delel Teatro
eatro Co
Comunale
munale
Domenico Alaleona
laleona
CONCERTO
del Corpo Bandistico “D. Alaleona”
Direttore M° Gianluca Sartori
Fabio
con la partecipazione di
Macchini (tenore) e Stefania Campioni (soprano)
Sabato 5 Aprile
ore 21,30
CONCERTO
INAUGURALE
Domenica 6 aprile
ore 21,30
CONCERTO
INAUGURALE
(replica)
PROGRAMMA
Solo banda
Carmen di Bizet
Preludio da Cavalleria Rusticana di P. Mascagni
intermezzo da Manon Lescaut di G. Puccini
Preludio da La Traviata di G. Verdi
Con soprano
Mi chiamano Mimì da La Bohème di G. Puccini
Addio del passato da La Traviata di G. Verdi
Oh mio babbino caro da Gianni Schicchi di G. Puccini
Con tenore
Nessun dorma da Turandot di G. Puccini
E lucean le stelle da Tosca di G. Puccini
Duetti
Oh soave fanciulla da La Bohème di G. Puccini
Amami Alfredo da La Traviata di G. Verdi
Visite guidate: Sabato 5 aprile alle ore 17,30 - Domenica 6 aprile dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 15 alle 19
Edizioni: Media Service Coop. a r.l. - Fermo
A cura di Mario Fugazza
Grafica: Palma Alessandrini - Montegiorgio
Foto: Antognozzi G. by Photofinish - Montegiorgio
Si ringrazia per il contributo storico e fotografico Giannantonio Cimica
Fonti: “Domenica Alaleona e il teatro di Montegiorgio” di Mario Liberati
Stampa: Grafiche Silver - Montegranaro