depliant storia 2.pub - Misericordia di Prato
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depliant storia 2.pub - Misericordia di Prato
Arciconfraternita della Misericordia di Prato Via Galcianese 17/2 La Misericordia parla con le sue opere Introduzione Le confraternite, dal latino Confratemitas-atis, sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l'aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. I loro componenti conservano lo stato laico e restano nella vita secolare; essi non hanno quindi l'obbligo di prestare i voti, né di fare vita in comune, né di fornire il proprio patrimonio e la propria attività per la confraternita. La denominazione di queste associazioni fu varia nei secoli e diversa in Italia da regione a regione. I termini più frequenti furono confraternitas, fraternitas, fraterie, confratrie, agape, caritas, consortia, fratele, fraglia, sodalitium, sodalitas, gilda, gildonia, schola. I sinonimi tuttora usati sono compagnia, talvolta congregazione o congrega, oltre a confraternita ed arciconfraternita. I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite furono molteplici ed in buona sostanza simili a quelli che determinarono la fondazione dei monti di pietà. L'assoluta mancanza nel corso del Medio Evo di qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie specialmente per la parte più disagiata delle collettività, in gran parte perdurata fino a tempi abbastanza recenti, ed al tempo stesso il bisogno di ben operare per amore e timore di Dio, furono le principali motivazioni che indussero i cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente. Le confraternite si assunsero inoltre numerosi altri compiti sociali quali l'assistenza ai poveri, agli orfani, agli ammalati, agli incurabili, ai carcerati, ai condannati a morte, alle giovani a rischio, si prodigarono per il recupero delle persone deviate e delle prostitute pentite, si impegnarono nel riscatto dei cristiani caduti schiavi dei saraceni. Di grande valore umanitario fu poi l'assistenza agli ammalati contagiosi e la pietosa opera di sepoltura dei morti abbandonati, degli assassinati, dei poveri, delle vittime nelle epidemie, degli stranieri, degli sconosciuti, vero grande problema di quegli oscuri e tumultuosi tempi al quale le confraternite diedero sempre adeguate risposte. Per l'adempimento di quelle pietose opere di notevole contenuto cristiano, morale e civile, ma ancora per testimoniare fede, umiltà, carità e penitenza, fu necessario indossare un saio e non mostrarsi pubblicamente, nascondere la propria identità, negare il proprio volto coprendolo con un cappuccio, annullando in tal modo completamente la propria personalità, da cui la tradizione tuttora in uso in molte congregazioni. Le confraternite ebbero grande sviluppo tra il quattordicesimo ed il diciottesimo secolo, diffondendosi in modo capillare in tutta l'Europa, come testimoniano le loro sedi ancora oggi; molte di esse divennero impor- tanti e potenti economicamente e, pur non impegnandosi direttamente nelle vicende politiche, influirono ed incisero non poco nelle questioni civili per molti secoli, contribuendo allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle comunità in cui si trovarono inserite. Con crescente impegno si prodigarono nell'opera di proselitismo cercando di riservarsi un proprio spazio tra le gerarchie ecclesiali, il clero, gli ordini monastici ed il popolo, fungendo sovente da cinghia di trasmissione tra queste realtà e candidandosi come alternativa e sostegno delle attività di pertinenza delle parrocchie. Per questo e per altri motivi nel corso dei secoli il clero cercò di confinare in posizioni marginali le loro attività di culto e di relegarne l'impegno prevalentemente in funzioni esterne, quali le processioni e le rappresentazioni sacre, per poi enfatizzarne in chiave riduttiva, talvolta, i soli aspetti di religiosità esteriore, ponendo di fatto un pesante retaggio storico i cui effetti gravano ancora su molte fratellanze, particolarmente su quelle non dotate di un proprio oratorio. Ciononostante molte di esse, finanziariamente forti per lasciti, donazioni e contribuzioni dei confratelli, poterono fondare ospedali, ospizi per poveri e pellegrini, orfanotrofi e conservatori per ragazze a rischio, erigere chiese, oratori e monumenti, organizzare e gestire scuole per diffondere l'istruzione e l'educazione religiosa, gestire luoghi di sepoltura. Contribuirono allo sviluppo delle arti, dotando le loro sedi di sculture, di dipinti, di decorazioni, di ori ed argenti lavorati, di paramenti pregiati, di biblioteche; diedero importanza alla musica ed al canto liturgico che praticarono assiduamente durante le funzioni religiose e nelle sacre rappresentazioni, principalmente in quelle ispirate alla Passione e Morte di Cristo. Gran parte di questo patrimonio artistico e culturale è giunto sino a noi ed è tuttora custodito, per fortuna, nelle loro chiese ed oratori e nelle secolari tradizioni; nei loro archivi si conservano documenti di notevole importanza attraverso i quali è possibile conoscere le vicende delle confraternite e non solo di esse, per i continui riferimenti agli avvenimenti piccoli e grandi dei tempi che le interessarono. Le Sette Opere di Misericordia, ispirate al Vangelo di San Matteo, raffigurano appunto le sei opere di carità evangeliche in cui si impegnarono confraternite nel prendersi cura degli affamati, degli assetati, dei pellegrini, degli ignudi degli ammalati e dei carcerati alle quali nel Medio Evo sì aggiunse la settima opera, sepoltura dei morti. Le confraternite, al di là dei valori storici, delle tradizioni e dei patrimoni di cultura e di arte che furono loro affidati affinché fossero gelosamente custoditi e tramandati, hanno il dovere di svolgere compiti importanti all'interno della Chiesa e, per suo tramite e mandato, nella società in cui sono chiamate ad operare per antica vocazione, lungo le due strade maestre indicate dal Vangelo: la Fede e la Carità. La Fede quale testimonianza di amore in Cristo e di impegno, attraverso il perfezionamento spirituale, nella missione evangelica intesa come presenza sempre più viva nella comunità ecclesiale e nella società e più consapevole appartenenza al Popolo di Dio. La Carità quale espressione di fraternità in Cristo attraverso le opere di misericordia per i suoi poveri, i bisognosi di amore, di conforto e di assistenza, gli afflitti dalla solitudine, dallo smarrimento e dal neopauperismo materiale e spirituale. In verità le testimonianze non mancano e molte sono le confraternite che si impegnano attivamente e confermano la loro presenza nella Chiesa e nella società con opere di beneficenza e di assistenza. Un'attenzione particolare meritano al riguardo quelle associazioni di laici che vanno sotto il titolo di "Misericordie" le quali, pur ricollegandosi nella loro origine ai motivi ispiratori dell'associazionismo laicoreligioso delle Confraternite, hanno subito nel corso dei secoli sostanziali modificazioni per effetto della laicizzazione e della statalizzazione indotte dalle legislazioni degli Stati Europei, compresa l'Italia. La secolarizzazione delle loro attività, molto apprezzabili per l'impegno nel sociale particolarmente nell'assistenza agli infermi ed ai bisognosi, non ha impedito in molti casi la conservazione di quei requisiti di evangelicità e quindi di ecclesialità, caratteristica peculiare per l'appartenenza al Popolo di Dio a cui fanno appunto riferimento le Confraternite. Fratello della Misericordia in una stampa di fine 1800 La Misericordia di Prato Una storia che inizia nel 1588 Atto di fondazione della Compagnia del Pellegrino Bartolomeo di Tommaso Buonfiglioli Particolare del quadro del Bronzino Nell'anno 1588 Bartolomeo di Tommaso Buonfiglioli, fornaio di Porta Fuia organizzò un pellegrinaggio di penitenza a Loreto, cui aderirono ventinove pratesi. Il 4 maggio i Trenta partirono da Prato, coperti da un rozzo saio di penitenza e con un sarrocchino sulle spalle per difendersi dalle intemperie e ciascuno munito di un bordone per appoggiarsi, portando seco alcuni doni da offrire all’altare della Vergine. In cinque giorni coprirono il viaggio, furono ricevuti a Loreto dal Vescovo e dal Governatore della S. Casa, i quali, vedendo nei loro gesti una speciale devozione, donarono : pel special gratia a detti devoti una pia immagine di un Crocifisso levata in lor presenza di sopra la santa cappella. Questo dono inaspettato turbò i pellegrini nel viaggio di ritorno a Prato, perché quel dono era indivisibile, fu così che decisero di fondare una Compagnia per essere di aiuto agli altri, diversa da quelle esistenti che pensavano soltanto all’aiuto degli ascritti. Giunti a Prato deposero il Crocifisso presso la chiesa della Madonna delle Carceri e iniziarono a raccogliere offerte per costruire un Oratorio, dove porre la sacra immagine, e la sede della Compagnia, che i pratesi chiamarono Compagnia del Pellegrino. Il 22 luglio di quell’anno gettavano le fondamenta per la sede della nuova Compagnia. Il 20 maggio 1589 il Vicario del Card. Alessandro de’ Medici, Proposto di Prato consacrò solennemente l’Oratorio della Compagnia, che fu dedicato a Maria Vergine Assunta, il giorno seguente vi traslarono solennemente il Crocifisso; la sede si trova nell’attuale via del Pellegrino. Il 22 agosto 1589 scrissero e approvarono gli statuti con i quali l’attuale Misericordia iniziava la sua attività. I Trenta fondatori p. Datino Cepparelli p. Piero di Francesco Martinozzi p. Iacopo di Giovanni Bini Iacopo di Lorenzo Pratesini Giovanni di Francesco Palchetti Niccolò di Lorenzo di Vermiglio Vincenzo di Piero Filippi Antonio di Tommaso Gualmi Domenico di Giovanni Cicambelli Francesco di Giovanni Ammirati Vito di Francesco Godenzi Raffaello di Bastiano Malvisti Vincenzo di Cherubino Aliotti Giovanni di Leonardo Rabotti Giorgio di Lazzero Meucci p. Silvestro di Stefano Calvi p. Giuseppe di Lorenzo Sacchi p. Giuseppe di Lorenzo Sacchi Luca di messer Amerigo Roncioni Orazio di ser Niccolò Verzoni Pompeo di messer Giovanni Bettini Michele di Domenico Gualmi Bernardo di Bastiano Calendi Luca di Antonio Cipriani Niccolò Baroncelli Giovan Battista di Francesco Ferracani Girolamo di Alessandro Vignaleschi Bartolomeo di Giovanni Buonfiglioli Lorenzo di Niccolò Borchi Domenico di Piero Bini Stemma della Compagnia del Pellegrino L’Arciconfraternita della Orazione e Morte di Roma Una Compagnia o Confraternita che voleva esercitare la carità doveva essere riconosciuta, per i privilegi derivanti dall’appartenere alla Chiesa (privilegi e indulgenze), e così i trenta chiesero l’aggregazione alla Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di Roma, in modo da godere di tutti i privilegi di quella e questi fossero loro estesi. Da questa assunsero anche molti simboli identificativi, che ancora oggi compaiono in diverse insegne di rappresentanza: i teschi, le ossa decussate, la clessidra appaiono nelle bandinelle processionali della Brigata. Per effetto dell’aggregazione il nome o titolo della Compagnia divenne Compagnia della Morte et Orazione alias del Pellegrino di Prato in Toscana. La Campana del Duomo per la chiamata dei fratelli Il 17 agosto 1589 fu accordato dall’Opera della Sacra Cintola la possibilità di adunare i fratelli col suono della Campana della Cattedrale. La Compagnia assicurava il trasporto dei defunti poveri e la sepoltura nella propria chiesa, oltre ad assegnare una dote alle fanciulle povere A di 17 agosto 1589 -I magnifici Signori Operai dell’Opera del Cingolo il dì sopradetto deliberarono per loro legittimo partito per quattro fave nere che ad ogni requisitione della Compagnia del Pellegrino di Prato il Campanaio dell’Opera suoni una campana con quel contrassegno che parrà loro per far congregare i fratelli a seppellire i morti e portare gl’infermi poveri all’hospedale, purché l’Ill.mo Cardinale nostro Proposto o per S. Signoria Ill.ma il suo Sig. Vicario presti il consenso e tutto fu approvato per fave 4 nere.e io Domenico puccini governatore di detta Opera detti detta copia Concedevi panctorita dataci da Mag.ca Ill.mo Emin.mo Niccolò Domi- no nostri faccia judicto a jus nostra suffatto il campanaro me Filippo Modesti vicario di s.s. ill.ma Il dì 21 settembre 1589 Filippo Modesti di mano jupropria La Divisa Dai Capitoli della Compagnia del Pellegrino alias della morte (1589) di Prato CAPITOLO TERZO Dell'Abito Item ordinarono che l'Abito dei Fratelli sia una veste di tela nera lunga sino sul collo del piede, col suo Cappuccio e cordiglio e di più, in memoria della nostra peregrinazione, primo principio e causa della fondazione di questa Confraternita, un SanRochino di Cordovano per le spalle, il quale Abito tutti i Fratelli (eccettuati i Religiosi) sieno tenuti fare con la maggiore uguaglianza che sia possibile Già alle soglie del 2° millennio viene sentita la necessità dell'esperienza del pellegrinaggio, la rinascita spirituale e un periodo di relativa pace spinsero schiere di pellegrini a visitare i luoghi della Fede. Dalle grandi mete delle Cristianità medioevale ai luoghi devozionali più o meno vicini. I trenta fondatori della Compagnia decisero di adeguarsi alle usanze del tempo e partirono con una veste di tela nera. LA CAPPA Consiste, appunto, in una veste di tela nera lunga fino al collo del piede (in modo da nascondere gli abiti indossati, che potevano in qualche modo, far riconoscere la casta di chi compiva l’opera buona) LA BUFFA della stessa stoffa della veste e a questa cucita, serviva a coprire la faccia di chi compiva l’opera buona. I "Fratelli" della Misericordia venivano chiamati anche "sfacciati" per questo motivo. IL SARROCCHINO o sanrocchino (così chiamato in memoria di san Rocco) è un pezzo di pelle nera di forma circolare che serve per proteggersi dalla pioggia e per trasportare meglio i pesi sulle spalle IL CAPPELLO (o petaso nel linguaggio dei pellegrini) con larghe tese, legato sotto il mento serviva per ripararsi il capo dalle piogge. IL BORDONE robusto bastone dalla punta metallica, aveva sulla parte superiore una ripresa che serviva da appoggio per la mano durante il cammino e sulla sommità un gancio cui appendere la zucca con l’acqua per il viaggio o la bisaccia, la punta metallica oltre che avere una presa più solida sul terreno serviva anche come strumento per difendersi dai briganti. IL CORDIGLIO E LA CORONA DEL ROSARIO serve per cingersi i fianchi, (in tutto l’antico testamento si fa cenno alla cintura o cintola) e da questo pende una corona del Rosario, è il sistema di dire tutti la stessa cosa, il pregare Maria, camminando insieme. La Brigata Si chiama così il gruppo dei Fratelli che si reca a compiere un servizio di Carità, sia per il trasporto di un malato che di un defunto, è comandata da un Capoguardia ed è composta da un numero variabile di Fratelli , secondo le esigenze del servizio medesimo L’affidamento alla Madonna Assunta La Compagnia dedicò il suo Oratorio a Maria Assunta nella gloria del Cielo, già dalla consacrazione, e nel 1603 commissionò ad Alessandro Allori detto il Bronzino un quadro per l’Altare maggiore che rappresentasse la Madonna nella gloria della sua Assunzione in cielo. La tradizione vuole riconoscere in uno dei due pellegrini, quello di destra, rappresentati in basso, la figura di Bartolomeo Buonfiglioli. Il quadro del Bronzino raffigura la Vergine circondata da cherubini, nella parte in basso si vede la Città di Prato e raffigurato S. Tommaso con la Cintola Mariana, e S. Giacomo apostolo quale pellegrino per eccellenza, sul sepolcro la scritta Utinam effectus superasset affectum Alexander Bronzinus Allorius Civ. Flor. ping. A. D. MDCIII Il quadro del Bronzino raffigura la Vergine circondata da cherubini, nella parte in basso si vede la Città di Prato e raffigurato S. Tommaso con la Cintola Mariana, e S. Giacomo apostolo quale pellegrino per eccellenza, sul sepolcro la scritta Utinam effectus superasset affectum Alexander Bronzinus Allorius Civ. Flor. ping. A. D. MDCIII. Il Ringraziamento dei Fratelli Compiuto un servizio di carità, i Fratelli ritornati alla Confraternita si recano nell’Oratorio, qui il Capo Guardia o il Fratello più anziano intonano una preghiera, per il trasportato, e al termine si rivolge loro dicendo: Iddio ve ne Renda Merito e essi rispondono Vada in Pace I Cimiteri Primo cimitero della Compagnia fu una striscia di terreno fuori della Porta Fiorentina accanto alle mura della città ed al bastione detto “rovinato”, concessa dal Granduca Ferdinando II il 22 giugno 1631. La peste del 1629– 32 aveva causato in Prato 1236 morti e la punta massima fu nell’ottobre del 1630 con ben 368 casi, molti dei morti trovarono riposo nel piccolo Oratorio della Compagnia; la piccola Chiesa non era più sufficiente e così la Compagnia decise di costruire un cimitero. Vi costruì subito una cappella dedicata a San Rocco. In quel cimitero furono seppelliti oltre 600 morti. Nella fretta di dover seppellire non fu costruito neanche il muro di cinta, cosa che sarà fatta solo nel 1746 Quando il 28 novembre 1783, il Granduca Pietro Leopoldo e il vescovo Scipione de’ Ricci sopprimono la Compagnia del Pellegrino , il cimitero viene trasferito alla Comunità di Prato. Con l’avvento di Ferdinando III, il 29 ottobre 1790 la Compagnia del Pellegrino rinasceva con il nome di Compa- gnia della Misericordia e continuava a pagare le decime del terreno del suo vecchio camposanto, pur non potendone servirsene per la sepoltura dei propri confratelli. Chiese quindi, nel 1840, alla Comunità e al Granduca la possibilità di riscattare il cimitero o la concessione di un nuovo terreno ove poter seppellire e custodire i propri fratelli. Questa richiesta fu ripetuta varie volte, anche perché non era ancora in funzione il nuovo cimitero fatto costruire dal Comune, in località Chiesanuova, i lavori erano iniziati nel 183- 5 e sarà terminato solo nel 1852. Vicini all’entrata in funzione del cimitero comunale veniva fatta nuova richiesta per continuare in quel cimitero di esercitare i diritti onorifici spettanti alla Compagnia. Nel 1871 veniva deliberato di costruire un nuovo cimitero. Secondo e attuale Cimitero quello di via Galcianese.Un progetto dell’ing. Fortunato Rocchi, ebbe pratica attuazione su un terreno in località Madonna Bella fuori Porta S. Paolo o Leone. Il Cimitero composto di un solo recinto, racchiuso da cappelle gentilizie che circondano le sepolture a sterro (con al centro l’Oratorio del SS. Redentore consacrato il 27 settembre 1874) veniva consacrato il 29 settembre dal vescovo Sozzifanti. Già nel 1894 si rendeva necessario l’ampliamento, il progetto fu affidato all’ingegner Luigi SalviCristiani e il secondo recinto venne benedetto il 30 agosto 1896 e fu completato nel 1920. Nel 1922 veniva esaminato un nuovo progetto per la costruzione del terzo recinto. Nel 1967 iniziava la costruzione delle cappelle gentilizie del quarto recinto. Nel 1986 iniziava la costruzione del quinto recinto ultimata nel 1998 Il diritto di tumulazione degli ascritti Ogni appartenente alla Arciconfraternita della Misericordia di Prato, anche se non iscritto nel Ruolo dei Giornanti (di coloro cioè che svolgono le opere di carità), ha diritto alla tumulazione gratuita nel cimitero, allo sterro, purché in regola con il pagamento della tassa annua e solo se le esequie saranno celebrate secondo il rito cattolico. L’ammissione causa mortis Coloro che in vita non furono iscritti alla Arciconfraternita possono essere ammessi causa mortis e partecipare così ai suffragi che la Misericordia continuamente celebra per i propri iscritti e per tutti i defunti Le sedi della Misericordia La prima sede della Compagnia del Pellegrino, come già accennato, fu costruita nel popolo di S. Pier Forelli. Il 22 luglio 1588 venne acquistata una casa di proprietà di certo Vangelisti di Firenze per la somma di lire 231 con atto rogato da Raffaello Godenzi, notaio pubblico pratese. Per costruire la nuova chiesa i fondatori si tassarono varie volte, mentre le offerte in denaro e materiali crescevano di giorno in giorno; ma per fronteggiare le spese fu deciso anche di cominciare a iscrivere nuovi fratelli. La costruzione fu ultimata il 20 maggio 1589 e in quel giorno, dopo un anno dal ritorno dal pellegrinaggio da Loreto, furono fatte feste solenni e il Card. Alessandro de’ Medici, Proposto di Prato, consacrò solennemente l’Oratorio della nuova Compagnia che fu dedicato a Maria Vergine Assunta. I Pellegrini lasciarono scritto:“Et acciocché il maligno spirito non pigliasse forza d’impedire il loro santo pensiero, come facilmente sarebbe potuto avvenire se la cosa si fosse mandata per la lunga, comperarono subito un sito di lor denari nella Parrocchia di Santo Piero Forelli, e gettati i fondamenti diedero principio a far la chiesa il giorno 22 luglio 1588 con solenne beneditione et cerimonia, ottenutasi licentia dal Molto Rev. Sig. Vicario”. Il giorno dopo, processionalmente e con grande concorso di popolo, avvenne la traslazione del SS. Crocifisso dalla chiesa delle Carceri alla nuova Chiesa. La sede pur avendo subito molte trasformazioni si presenta ancora inalterata e soprattutto la facciata conserva ancora la primitiva fattura. La Compagnia del Pellegrino aveva accumulato, col passare degli anni, un notevole patrimonio, costituito principalmente da beni immobili, lasciati in eredità da confratelli e benefat- tori. Nel 1662 si decise di costruire un convalescenziario per ospitare i poveri e i derelitti, dimessi dall’ospedale. Lo Spedaletto si componeva di un refettorio al piano terreno e cinque camere al piano superiore. Ai malati dimessi dall’ospedale e che necessitavano ancora di assistenza e riposo, purché muniti di un certificato del governatore e del cappellano dell’ospedale, veniva offerta accoglienza allo Spedaletto per tre giorni. La Convalescenza fu soppressa dal Governo dei Lorena che nel 1749 lo aveva già destinato ad ospedale militare Il 28 novembre 1783 la Compagnia veniva soppressa e il patrimonio fu venduto. Con la rinascita della Compagnia della Misericordia , nel 1791, la ricca Confraternita del Pellegrino diveniva la povera Confraternita della Misericordia, tornando inquilina in quella sede di cui era stata proprietaria per due secoli. Nel 1844 la Confraternita era tornata nuovamente a dimensioni più rilevanti sotto ogni aspetto e necessitava di ambienti più ampi; fu così che chiese al Governo una porzione del monastero di S. Michele con l’Oratorio per avere una sede più adatta a svolgere i servizi di carità. Questo poté realizzarsi solo nel 1854, in occasione dell’epidemia colerica che il Granduca autorizzò la Confraternita ad occupare in parte e provvisoriamente i locali del soppresso monastero. Due anni dopo, il 26 settembre 1856, la Misericordia veniva autorizzata ad acquistare l’Oratorio e parte di quei locali. Il contratto fu rogato dal notaio Pietro Costantini il 24 febbraio 1858. Nel 1860 veniva acquistata la restante parte del monastero. Nel 1861 la Misericordia si trasferiva definitivamente nei nuovi locali portandovi processionalmente il Crocifisso. Lo sviluppo del 1900 ha portato numerosi cambiamenti nella vita della Misericordia, l’inizio del nuovo secolo ha visto la trasformazione del servizio, l’installazione del telefono, il servizio permanente oltre all’evolversi dei mezzi della tecnica e della scienza; dalle barelle a spalla ai carri a trazione umana ed ippica, da questi alle prime autoambulanze fino ai moderni centri mobili di soccorso Le nuove necessità spinsero il Consiglio, nel 1971, all’acquisto della sede operativa di via del Seminario, ove in una vecchia fabbrica tessile la Misericordia ha ricavato la sua sede operativa con i suoi servizi. La Peste del 1629 -32 Nel novembre del 1629 la peste fece la sua apparizione in Toscana, nonostante le autorità adottassero immediatamente misure preventive e le strade di accesso alla città fossero sorvegliate da guardie di soldati, anche nel contado pratese si ebbero le prime manifestazioni del morbo a Tavola e si propagò anche all’interno delle mura cittadine. Le autorità chiudevano le case con l’ordine agli abitanti, sotto pena della vita e confiscazione dei beni, di non uscire, né ammettere alcuno…. In poco più di anno le case chiuse furono oltre cento. Fu aperto un lazzaretto nella chiesa e nell’ospedale di S. Silvestro e una convalescenza nel Casone e nelle altre case dell’ospedale, ma ben presto fu deciso di togliere il lazzaretto dalla città e trasferirlo fuori dalle mura, e fu portato in S. Anna vicino al convento dei cappuccini che ben volentieri si posero in aiuto degli appestati del lazzaretto. Il Comune di Prato pagava quattro becchini per il trasporto degli appestati. Dopo la morte dei primi tre, il quarto si ritirò. Fu allora che i morti vennero lasciati a fior di terra; la Compagnia del Pellegrino non poté rimanere estranea e chiese ai deputati della sanità di Prato il governo del lazzaretto. Gli fu concesso e ne prendevano possesso il 17 giugno 1631. I Fratelli del Pellegrino furono visti tante volte passare per le strade di Prato, preceduti dal Capoguardia, il quale con una mazza, allontanava quanti si avvicinavano al loro fardello di morte. Compiuta la carità, la brigata dava lo strame del cataletto alle fiamme. A sera si vedevano ancora nel loro incessante, mesto peregrinare, mentre con le loro torce a vento rischiaravano quell’aria ancora più triste per il calare della notte. La Compagnia libera L a C o m p a gn i a i n vi r t ù d e l l ’ a g gr e g a zi o n e all’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di Roma, godeva delle prerogative spettanti a una Compagnia libera, non soggetta all’autorità del parroco, ma aveva il diritto di associare nella propria chiesa chiunque fosse morto per caso fortuito, a qualunque parrocchia appartenesse, poteva quindi inalberare la propria croce, simbolo di giurisdizione ecclesiastica. In tutti gli altri casi di morte, procedeva solo dopo l’intervento del parroco. Nel corso degli anni queste prerogative si confusero con quelle della parrocchia di S. Pier Forelli. La Compagnia verso la metà del XVII secolo volle veder chiaro dei privilegi, ordini e altro che le spettavano e visionate le prove il Provveditore Gervasio Mozzoni dette assoluta licenza che in occasione di morti da seppellire in nostra Compagnia facciamo ed esercitiamo la carità senza più chiamare né far motto alcuno al curato di S. Piero. Nel marzo 1648 il parroco si rivolse al Tribunale Ecclesiastico chiedendo che si intimasse alla Compagnia di cessare quelli che, dal suo punto di vista, parevano soprusi. La causa si concluse il 3 dicembre 1703 con la sentenza del Vicario, del Cardinale Proposto, Canonico Girolamo Palli con la vittoria della Compagnia. L’anno Santo del 1650 La Compagnia fu invitata a Roma, dall’Arciconfraternita della Morte, per lucrare i benefici spirituali del Giubileo indetto da Innocenzo X. L’invito fu discusso dal Corpo della fratellanza. Molti fratelli erano incerti, anche a causa dell’indebolimento fisico in cui versavano gli abitanti di Pra- to, scampati all’ultima moria del 1648-49 , fu però deciso di partecipare e per rendere più numeroso il gruppo dei partecipanti fu formata la Compagnia di Prato, ammettendo al pellegrinaggio anche coloro che non facevano parte del Sodalizio. Scopo del pellegrinaggio fu oltre alle opere di carità e penitenza dell’occasione, il motivo di vedere iscritto il nome della Terra di Prato fra quelli di altre città. Infatti da tempo Prato cercava l’elevazione della Terra a rango di Città e il riconoscimento di Diocesi ( il 22 settembre 1653 il Papa concedeva la costituzione della diocesi che veniva unita a quella di Pistoia e il 28 ottobre il Granduca Ferdinando II de’ Medici insigniva Prato del titolo e grado di Città). La Compagnia del Pellegrino si impegnò quindi al massimo nell’organizzare di questo pellegrinaggio, coinvolgendo tutti quei pratesi che ricoprivano importanti cariche a Roma. Il pellegrinaggio partì da Prato il 6 maggio 1650 preceduto da uno stendardo raffigurante l’Assunta col cingolo in mano del pittore Giovanni Martinelli. Così il 6 maggio 1650 muovendo processionalmente dall’Oratorio della sede, dopo aver ascoltato la messa, uscirono dalla porta del Mercatale facendo sosta alla Chiesa della Pietà, ove si accomiatarono da parenti e amici, e proseguirono per Firenze per la strada militare, alla Madonna della Tosse trovarono ad attenderli i confratelli della Misericordia di Firenze, che li accompagnarono fino alla porta di S. Pier Gattolini; da qui proseguendo per la via Cassia si avviarono verso Siena, ove furono ricevuti dalla Compagnia di S. Caterina e presero parte alle feste della Santa. Il giorno dopo proseguirono per Roma. Giunti a Ponte Molle provvidero a ripulirsi e a cambiare la veste corta da viaggio con la cappa, come avevano fatto prima di entrare nelle città di Firenze, Siena e Viterbo, e accolti dai confratelli dell’Orazione e Morte fecero il loro ingresso in Roma passando dalla Porta del Popolo. Al loro ingresso nella città Eterna abbassarono le insegne e baciarono la terra. Dopo aver lucrato il giubileo con la visita alle quattro Basiliche Patriarcali il 22 maggio intrapre- sero il viaggio di ritorno. L’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze Il 15 agosto 1650, nell’adunanza generale, “..soggiunto che la venerabile confraternita della città di Fiorenza, havendo fatte tante dimostrazioni di affetto verso la nostra Compagnia et in particolare a’ nostri inteneranti a Roma questo presente Anno Santo, sarebbe bene aggregarsi a quella onde messo il partito restò vinto per tutti voti favorevoli”. E alla riapertura dopo la soppressione la Compagnia “..sarà chiamata della Misericordia sotto il patrocinio ed invocazione di Maria Santissima Assunta in cielo Patrona, come lo era in addietro, così in appresso, di detta Compagnia”. I rapporti con la Misericordia di Firenze sono da quei lontani giorni sempre molto cordiali Il colera del 1854—55 Nel novembre 1854 compaiono i primi casi di colera, nell’anno seguente il male diviene epidemico. All’inizio l’avviso della chiamata veniva dato nel modo consueto, al suono della campana della Cattedrale, in seguito per non allarmare eccessivamente la popolazione fu deciso di far cessare quel mezzo di avviso; e anche in questa occasione la Misericordia seppe dare il meglio di se, istituendo nella sede un servizio permanente di guardia. Nei locali della sede di via Convenevole ancora oggi si conserva una lapide marmorea con impressi i nomi di quei generosi Fratelli che esercitarono la carità in quella circostanza Il 1900 L’inizio del nuovo secolo porta sostanziali modifiche nella gestione del servizio della Confraternita: l’installazione del telefono, il servizio permanente, una nuova divisa per i servizi di carità in sostituzione della cappa, che rimaneva per i servizi funebri e di coro. Venivano costruiti due arsenali ove riporre i carri a mano e le lettighe, e si procedette ad un restauro dei locali della sede, che venivano inaugurati il 15 agosto 1902. Sempre nel 1902 venne adottato an- che l’attuale stemma. Nel 1903 viene inaugurata una stanza per il pronto soccorso e il dormitorio per il servizio notturno. Nel 1909 sarà inaugurato il nuovo gonfalone realizzato su disegno del Donnini. Nel 1910, la Misericordia, entra a far parte della Federazione delle Associazioni di Misericordia costituita nel 1899, nasce la squadra Ciclistica, nascono le Sezioni. Già nel 1866 all’antica portantina a spalla e al glorioso cataletto si era sostituito il primo carro-lettiga a cavalli; nel 1897 era entrato in funzione anche un carrino a mano. Nel 1903 si acquista dalla ditta Trinci di Pistoia un piccolo carro-lettiga con ruote cerchiate in gomma e senza movimenti cardanici. Con l’avvento della bicicletta viene acquistato dalla ditta De Maria di Torino un carro tandem. Nel 1912 si pensa di acquistare un carro-lettiga automobile, ma il sopraggiungere della prima guerra mondiale farà slittare al 1919 tale realizzazione. Mezzi di trasporto e soccorso Già nel 1866 all’antica portantina a spalla e al glorioso cataletto si era sostituito il primo carro-lettiga a cavalli; nel 1897 era entrato in funzione anche un carrino a mano. Nel 1903 si acquista dalla ditta Trinci di Pistoia un piccolo carro-lettiga con ruote cerchiate in gomma e senza movimenti cardanici. Con l’avvento della bicicletta viene acquistato dalla ditta De Maria di Torino un carro tandem. Nel 1912 si pensa di acquistare un carro-lettiga automobile, ma il sopraggiungere della prima guerra mondiale farà slittare al 1919 tale realizzazione. Nel 1921 la seconda e la terza. Solo nel 1938 sarà acquistato il primo carro funebre. La seconda guerra mondiale aveva ridotto ai minimi termini il parco macchine, al punto che dopo razziata la prima autoambulanza i fratelli usarono i vecchi carri a mano per svolgere la loro missione. Finita la guerra nel 1948 si inaugurava la prima autoambulanza da montagna, ricavata da una Jeep del parroco di Schignano, nel 1954 entrerà in funzione la Matta Alfa Romeo. Da allora la Misericordia ha continuato a ricercare e realizzare mezzi sempre più moderni secondo le disposizioni della scienza e della tecnica Conferimento del titolo di Arciconfraternita ANDREA SARTI per grazia di Dio e della S. Sede Apostolica VESCOVO DI PISTOIA E PRATO Vista l’istanza a Noi diretta dall’On. Magistrato della Ven. Confraternita della Misericordia di questa Città, per ottenere al pio Sodalizio il titolo di Arciconfraternita.Considerando che la Misericordia di Prato, istituita fino dall’anno 1588, ha, nel corso di sua vita, compiuto ogni genere di servizi di carità, acquistandosi, massime in particolari circostanze di calamità pubbliche, la benemerenza del Paese; Tenuto conto che la Stessa, col volgere del tempo, è andata sempre aumentando d’importanza, tanto che oggidì conta ben duemila ascritti, disimpegna oltre mille servizi annui ed è ritenuta la primaria Istituzione cittadina di beneficenza; Desiderosi di dare alla detta Confraternita un attestato pubblico di benevolenza e gratitudine per la molteplice opera sua di cristiana carità a sollievo delle umane miserie; Persuasi che il nostro atto ecciterà sempre più i Confratelli al premuroso adempimento de’ propri uffici; Valendoci della qualità che all’Ordinario sono date, DECRETIAMO La benemerita Misericordia di Prato è, da questo momento, insignita del nome di ARCICONFRATERNITA Dato in Prato dall’Episcopio, il dì 3 agosto 1910 † ANDREA Vescovo di Pistoia e Prato I pompieri Prima che venisse organizzato dal Ministero dell’Interno il Corpo dei Vigili del Fuoco, il servizio era affidato ai Comuni e l’organico costituito da volontari. Nel 1921, dopo un Convegno delle Misericordie, tenuto a Prato, la Misericordia costituì il Corpo dei Pompieri dotandolo dei mezzi più moderni, nel 1923 venne inaugurato un Carro attrezzato di Pronto Soccorso, dotato di quattro barelle e una potente motopompa della portata di 1800 litri al minuto e una comoda e veloce vettura Fiat 501 corredata di una pompa da incendio. Negli anni successivi, i fratelli pompieri, furono impegnati in molti interventi. I pompieri e l’attrezzatura sanitaria della Misericordia costituiranno gli elementi fondamentali della Squadra Federale delle Misericordie Italiane (l’attuale Protezione Civile) e che organizzano, sotto la direzione del pratese Dott. Alfonso Carlesi, la prima manovra della squadra stessa a Prato il 15 agosto 1925. Durante l’alluvione, del 1926, che colpì Prato e i comuni limitrofi, saranno i pompieri della Misericordia gli unici che attualmente si trovino in efficienza, a prodigarsi con abnegazione ed ammirevole slancio per portare ovunque il loro soccorso, ricevendo aiuto dai fratelli di Viareggio che portarono il loro soccorso alle popolazioni del Poggetto, di Castelnuovo, delle Caserane e Poggio a Caiano. Con la nascita del Corpo Nazionale i materiali furono messi a disposizione dei Vigili del Fuoco PROTEZIONE CIVILE La Misericordia è stata, fin dalla sua nascita, presente in ogni tempo, su ogni scenario di bisogno, sensibile alle necessità dei fratelli; e se anche l’attività non era conosciuta come attualmente viene definita, di protezione civile, i fratelli si sono attivati e dati disponibili non appena venuti a conoscenza di un’emergenza. Così è stato per le grandi guerre, come per i terremoti, le alluvioni, le stragi, i disastri ferroviari. Pagine gloriose scritte nel libro della Carità con il viso coperto dalla buffa, ma che hanno fatto apprezzare l’opera svolta, dalla città e dalle Autorità locali e nazionali.Ne sono testimonianza i molti interventi effettuati anche in questi anni recenti in Albania, in Sri Lanka e oggi all’Aquila In una targa, collocata, nei locali di via Convenevole, dopo la liberazione si legge: Nei tragici giorni dell’emergenza bellica / dell’anno 1944 / i Fratelli della Misericordia / alimentarono la fiamma della carità / del benemerito Sodalizio / con la loro generosa dedizione / nel trasporto di ammalati feriti e defunti/ pur in mezzo ai pericoli di bombardamenti / e sotto l’incalzante minaccia delle inique razzie tedesche / Omessi i loro nomi / per volontaria modestia cristiana / Dio renderà loro merito dell’opera buona / fraternamente compiuta. Il potenziamento dell’attività con motopompe, gruppi elettrogeni, P.M.A., automezzi specifici hanno oggi affiancato le ambulanze per le gestioni di emergenze più diverse. Le Sezioni rurali o Confraternite locali Nel 1910, la difficoltà dei mezzi di trasporto e i bisogni crescenti del contado portano la Misericordia a stendere le sue ali sui monti e nelle campagne, dentro e fuori del nostro comune: nascono le Sezioni. Numerosi fratelli formano squadre di volenterosi ai quali impartiscono lezioni di pronto soccorso nelle canoniche e nelle chiese dei piccoli centri e insegnano le tecniche di trasporto con le barelle a spalla e con i carri a trazione umana ed ippica. Il 7 agosto veniva inaugurata la prima sezione a Schignano e il 14 seguente quella di Coiano; successivamente a Faltugnano, Sofignano, Fabio e S. Leonardo, Migliana, la Briglia, Savignano, Chiesanuova, Pupigliano, Galciana, Tavola, S. Quirico di Vernio, Cavarzano, Narnali, S. Cristina, Luciana, S. Giusto, Mazzone, Mezzana, Iolo e negli anni ancora successivi Montemurlo, Calenzano, Legri, Casaglia, Gonfienti. La presenza di una Squadra di Pronto Soccorso e Mutua Assistenza viene richiesta, dai popoli del contado, per colmare una lacuna locale e riscoprire un apostolato vantaggioso al benessere del popolo. E fu una gara di solidarietà della popolazione locale per fornire alla Sezione le barelle e/o i carri, le offerte per gli armadi dei medicinali, la bandiera e non ultimo l’impegno per la costruzione della sede, con l’aumentare dei servizi e dei bisogni. Le Confraternite locali oggi sono veri e propri centri di assistenza e di aiuto per la popolazione. L’Arciconfraternita veramente ha aperto le sue ali dotando le periferie di sedi idonee ad accogliere ed offrire aiuto a chi ne ha bisogno. Una presenza capillare sul territorio di Prato e Firenze Le Confraternite oggi presenti Cafaggio Calenzano Capalle Capezzana Carraia Chiesanuova Coiano Figline Fontanelle Castelnuovo Grignano Iolo Legri Luicciana Maliseti Mezzana Migliana Montemurlo Montepiano Narnali Oste Vaiano Schignano Seano Sofignano Vaiano Vernio I Servizi Emergenza Sanitaria L'Arciconfraternita della Misericordia di Prato svolge 24 ore su 24 un servizio d'ambulanza con medico a bordo in convenzione con l'A.S.L., utilizzando i propri centri mobili di rianimazione attrezzati con le più sofisticate apparecchiature. Il servizio di emergenza-urgenza, è attivabile componendo il numero telefonico nazionale 118. Servizi Sociali I nostri confratelli sono impegnati nei servizi di ricovero, dimissione, trasporto in genere di ammalati presso ospedali od altre strutture. Un impegno cristiano che dura da più di 4 secoli. Servizi Funebri Dal 1957, la Misericordia di Prato, dopo essersi occupata per tre secoli del solo raccogliere e trasportare le salme ai Cimiteri urbani e sub-urbani, allo scopo di calmierare i prezzi, ha aperto questo servizio Cappelle del Commiato Nella sede di via Convenevole rimasta libera dopo il trasferimento in via del Seminario trovano posto le Cappelle del Commiato Centro di ascolto antiusura E' un centro di ascolto gestito da volontari e rivolto a qualsiasi persona si trovi in difficoltà economiche, per evitare, appunto, di cadere in mano ad usurai o strozzini. Il servizio viene svolto nei giorni di Lunedì, Martedì, Mercoledì dalle ore 16.30 in poi. Il Gruppo Donatori di sangue Fratres è presente presso tutte le sedi delle Confraternite della Misericordia per promuovere la donazione del sangue e degli organi. Effettua le raccolte ogni presso il Centro Trasfusionale dell'Ospedale di Prato e la domenica con la propria autoemoteca presso le sedi delle Confraternite, secondo un calendario articolato Sezione Femminile La Misericordia ha da sempre avuto al suo interno anche il ruolo delle sorelle, ne è testimonianza la tavola delle sorelle al 29 settembre 1791 anno della sua ripresa dopo la soppressione. Il ruolo delle sorelle è tutt’altro che marginale, infatti se i fratelli svolgono, pur nel silenzio e nell’anonimato, il servizio più pesante, le donne nel loro anonimato, ancora meno appariscente tengono in ordine la biancheria, sono immerse nella preghiera ma soprattutto come madri, mogli, fidanzate permettono ai loro uomini una presenza al servizio e un incitamento silenzioso a svolgere le opere di carità. Alle donne, con i primi Bollettini o fogli di informazione che la Confederazione e le varie Misericordie stampano, sono rivolti ,i consigli di comportamento nella conservazione del cibo, gli appelli per l’igiene le nozioni di primo soccorso e assistenza ai malati nelle case. DONNA è la prima e più ricca sorgente dell’amore. Se ama un uomo è: sposa. Se genera nell’amore è: madre. Se si consacra ai fratelli è: santa. È l’essere che neppure il male riesce a deturpare del tutto perché nel volto resta sempre un’ombra della bellezza di Dio. ALLARGATE IL CERCHIO DEL VOSTRO AMORE. Non basta che amiate marito e figli, lasciate che un angolo del vostro focolare accolga i bimbi che nel mondo cercano conforto. Le Fraternite di Misericordia ci offrono “questo vasto mondo di carità” dove voi potete essere buone samaritane. AASISTENZA AI MALATI Forse voi avete qualche ora di tempo libero nella settimana. Più degli uomini. Alcune di voi hanno anzi il problema di come occuparlo. Non vi immiserite in “Canaste” in “chiacchiere” inutili.. I malati soli, tristi, assetati di buona parola: vi attendono. Iscrivendoti come “Sorella” nelle Fraternite di Misericordia potrai rendere prezioso questo tuo tempo, potrai andare come buona samaritana e consolare coloro che stanno feriti ai bordi delle strade. OPERE SOCIALI Altri campi di carità di offrono le Misericordie. SEI RICCA? Il tuo denaro ti farà strumento di bene. SEI ISTRUITA? Potrai svolgere pratiche, offrire consiglio a chi si trova ai margini della società. SEI SOLA ? Nella “Misericordia” troverai la “tua famiglia” essa offrirà uno scopo alla tua vita perché ti metterà vicino il dolore nei tuoi fratelli e tu nella generosità, comune ad ogni cuore femminile troverai la gioia di essere a tanti madre amorosa. UNA GRANDE FAMIGLIA Di donne sono sorelle nella Misericordia. Angeli preziosi di ogni “Fraternità” attendono anche il tuo aiuto. È il Signore che ti chiama in un esercito moderno dove l’unica battaglia è quella dell’amore. Messaggio alle donne dal numero unico del XX Congresso Nazionale a Padova e Longarone 4 e 5 novembre 1972 La donna, quale altra metà del creato, è uno degli elementi che piano piano, in punta di piedi, entra e rafforza la presenza anche nelle nostre Misericordie. Nel 1982 nella nostra Arciconfraternita viene costituita la Sezione Femminile, che si preoccupa dei primi servizi moderni, per rispondere a esigenze nuove di una società che cambia e vengono istituiti nuovi campi di intervento che si aprono sempre a nuove necessità e realtà, e viste le nuove esigenze i servizi e la partecipazione sono aperti anche ai confratelli. Telefono Amico Italia - Centro di Prato (Servizio gestito dalla Sezione Femminile) in funzione dalle ore 16,00 alle 24,00 ogni giorno dell’anno per dare a tutti la possibilità di trovare una persona anonima, ma amica, con cui parlare in momenti difficili, per comunicare un malessere, per scaricare la tensione della solitudine o della depressione, anche solo per dialogare o per indirizzare verso enti pubblici e gratuiti coloro che non sanno a chi rivolgersi. Il servizio è presente nelle ore in cui le altre strutture sono assenti. Il numero verde è stato istituito grazie all’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Prato Assistenza domiciliare Visite a persone sole e non autosufficienti; ginnastica a minori disabili. Viene offerto aiuto per alcuni servizi di carattere amministrativo o medico ed in alcuni casi anche economico per medicinali, spesa o bollette. In accordo con la ASL ed i medici di famiglia viene attuata la vigilanza attiva per situazioni critiche Assistenza ospedaliera Assistenze giornaliere nelle ore dei pasti ai degenti soli e non autosufficienti; visita pomeridiana ai malati in stato di solitudine; aiuti di vario tipo ai degenti bisognosi. Servizio di accoglienza e prestito libri per degenti in collaborazione con la Biblioteca Lazzeriniana del Comune di Prato. Per assistenza pasti telefonare al 0574/24691 o al 3491817013 Ludoteca per minori Spazio giochi per minori ricoverati. Ai medesimi viene offerta anche la possibilità di recupero scolastico e prestito giochi. La Pediatria è stata inoltre dotata di un circuito televisivo interno per la visione di videocassette. La sezione ha sponsorizzato la presenza degli operatori del Soccorso Clown per coloro che non possono recarsi in ludoteca e per accompagnare alla sala operatoria i bambini Telesoccorso Il servizio è rivolto alle persone sole, anziane autosufficienti e non, e consiste nell’istallazione al proprio domicilio di un apparecchio collegato al centralino dell’Arciconfraternita della Misericordia di Prato che consente, in caso di necessità, di avvisare un tempestivo interevento. Inoltre collegamento telefonico giornaliero da parte di una operatrice, con possibilità di vista domiciliare. Pasti caldi In collaborazione con la Pubblica Assistenza e la Croce d’Oro, vengono portati pasti caldi alle persone sole in situazioni di disagio, previa indicazione dei servizi sociali Assistenza scolastica Servizio quotidiano di doposcuola dalle ore 14,45 alle ore 16,45 rivolto ai ragazzi della scuola dell’obbligo in difficoltà, per dare loro la possibilità di studiare con l’ausilio di persone competenti. Lo scopo è far ritrovare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità e sostenere le famiglie da un punto di vista psicologico ed economico. Guardaroba Si prende cura della biancheria usata nei servizi di carattere sanitario dell’Arciconfraternita e dei paramenti sacri dell’Oratorio di S. Michele Segreteria È aperta il lunedì e venerdì dalle ore 16,00 alle ore 19,00 ed il mercoledì dalle ore 10,00 alle ore 12,00 in via convenevole 51, a Prato Assistenza anziani nella Case di riposo e strutture extraospedaliere Assistenza durante i pasti ai non autosufficienti; aiuto per chi ha difficoltà nella deambulazione. Visita settimanale con intrattenimento pomeridiano, conversazione, organizzazione di gite ed altre attività ricreative. Tale servizio viene effettuato presso tutte le Case di Riposo del circondario pratese sia pubbliche che private. Consultorio familiare Il Consultorio Familiare con la collaborazione di specialisti appositi, offre consulenza gratuita ai giovani, alle coppie, ai genitori, per affrontare meglio le problematiche della vita. Museo storico Presso la sede di via Convenevole, in alcune stanze, sono stati disposti oggetti e materiali che hanno fatto la storia del soccorso e di testimonianze della nostra Misericordia. Protezione Civile Affonda le radici lontano, nel tempo, il servizio di Protezione civile della Misericordia di Prato. La Misericordia, ha sempre svolto la sua attività, ispirata all'attuazione delle opere di misericordia del vangelo ininterrottamente dalla fondazione (1588) fino ad oggi, sotto i Medici e sotto i Lorena, sotto Napoleone e sotto il Fascismo, e oggi sotto la Repubblica. Fra queste opere, quella di seppellire i morti. Se dare onorata sepoltura ai defunti - in un epoca in cui non esistevano né normative né adeguati servizi - poteva essere un'azione di normale, quotidiano, impegno di carità, non era più normale quando si trattava d'epidemie. Siccome le epidemie, assai ricorrenti, comportavano centinaia di morti e la loro sepoltura non era più soltanto cristiana pietà ma era anche esigenza collettiva di eliminare, per quanto possibile, con la rimozione dei cadaveri, le cause dell'allargarsi delle epidemie, ecco che sì può parlare di un vero e proprio servizio di protezione civile. Negli anni la nostra Misericordia è stata sempre presente sui luoghi ove si sono verificate calamità. La vostra carità penetra nell'umile casa, nel palagio del ricco, in Città, in campagna, nelle strade, nei luoghi di pubblici disastri, dappertutto: i fratelli della Misericordia, incogniti e silenziosi, accorrono con mirabile sollecitudine ove sono chiamati e con grande dolcezza, assolvono il loro compito delicato, talvolta anche con pericolo della vita. Quale miglior uguaglianza e livellazione sociale di questa Venerabile Istituzione! Gli umili operai ed i grandi signori si trovano vicini nel loro pietoso ufficio, ed insieme affratellati spargono umilmente i tesori della loro bontà. Quante lacrime asciugate, quanti dolori consolati, quanti infelici sottratti dalle macerie, scampati dagli incendi e salvati da morte sicura! E dopo tante pene, tante fatiche e tanto triste lavoro, i vigili soldati della Carità, nulla ricevono in compenso, perchè la loro miglior ricompensa è quella di veder rifiorire il sorriso sulle labbra scolorate dal dolore, dal terrore o dalla disperazione ! Chi dunque non avrà una parola d'ammirazione e di caldo elogio per questi pionieri di una missione di gentilezza e di amore, che sì fedelmente seguono gli insegnamenti del Divino Maestro e gli esempi lasciati dal Santo Poverello d'Assisi? Siate benedetti, o fratelli! Sieno benedetti tutti coloro che cercano le loro gioie più pure e le soddisfazioni più grandi nella pratica della virtù, e dedicano la loro esperienza ed abilità personale a sollievo di chi soffre! Essi saranno i soli trionfatori della vita, essi soli potranno gustare la vera felicità umana. E giunti all'estremo limite della loro esistenza, rivolgendo uno sguardo al passato, nulla rimpiangeranno, nulla avranno a rimproverarsi, perchè limpidamente, come in un nitido specchio essi vedranno rifulgere le loro buone opere e con senso d'orgogliosa fierezza, potranno dire in cuor loro: non ho perduto il mio tempo! La fede, la carità, l'amore, sono perenni fonti di bellezza dalle quali ogni uomo può attingere le virtù che fanno compiere le azioni più nobili e più grandi. Tutto nella vita vien meno, prima o poi: tutto può esserci sottratto: ma al di sopra delle nostre speranze tradite, delle nostre illusioni perdute, resta in Noi la fiamma misteriosa ed immortale della virtù; restano le gioie e le consolazioni che ci procurarono i benefici compiuti, che, veri fiori di bellezza sbocciati dal cuore, non appassiranno giammai, né mai il loro candore ed il loro profumo potranno alterarsi col tempo. Maestra Virginia Arnulfo - Vaiano 1932