depliant storia 2.pub - Misericordia di Prato

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depliant storia 2.pub - Misericordia di Prato
Arciconfraternita della
Misericordia di Prato
Via Galcianese 17/2
La Misericordia parla con le
sue opere
Introduzione
Le confraternite, dal latino Confratemitas-atis, sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l'aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. I loro componenti conservano lo stato laico e restano nella vita secolare; essi non
hanno quindi l'obbligo di prestare i voti, né di fare vita in comune, né di
fornire il proprio patrimonio e la propria attività per la confraternita.
La denominazione di queste associazioni fu varia nei secoli e diversa in
Italia da regione a regione. I termini più frequenti furono confraternitas,
fraternitas, fraterie, confratrie, agape, caritas, consortia, fratele, fraglia,
sodalitium, sodalitas, gilda, gildonia, schola. I sinonimi tuttora usati sono
compagnia, talvolta congregazione o congrega, oltre a confraternita ed
arciconfraternita.
I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite furono molteplici ed in buona sostanza simili a quelli che determinarono la fondazione dei monti di pietà. L'assoluta mancanza nel corso del Medio Evo di
qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie
specialmente per la parte più disagiata delle collettività, in gran parte
perdurata fino a tempi abbastanza recenti, ed al tempo stesso il bisogno
di ben operare per amore e timore di Dio, furono le principali motivazioni che indussero i cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente.
Le confraternite si assunsero inoltre numerosi altri compiti sociali quali
l'assistenza ai poveri, agli orfani, agli ammalati, agli incurabili, ai carcerati, ai condannati a morte, alle giovani a rischio, si prodigarono per il
recupero delle persone deviate e delle prostitute pentite, si impegnarono
nel riscatto dei cristiani caduti schiavi dei saraceni. Di grande valore umanitario fu poi l'assistenza agli ammalati contagiosi e la pietosa opera
di sepoltura dei morti abbandonati, degli assassinati, dei poveri, delle
vittime nelle epidemie, degli stranieri, degli sconosciuti, vero grande problema di quegli oscuri e tumultuosi tempi al quale le confraternite diedero sempre adeguate risposte. Per l'adempimento di quelle pietose opere
di notevole contenuto cristiano, morale e civile, ma ancora per testimoniare fede, umiltà, carità e penitenza, fu necessario indossare un saio e
non mostrarsi pubblicamente, nascondere la propria identità, negare il
proprio volto coprendolo con un cappuccio, annullando in tal modo completamente la propria personalità, da cui la tradizione tuttora in uso in
molte congregazioni.
Le confraternite ebbero grande sviluppo tra il quattordicesimo ed il diciottesimo secolo, diffondendosi in modo capillare in tutta l'Europa, come testimoniano le loro sedi ancora oggi; molte di esse divennero impor-
tanti e potenti economicamente e, pur non impegnandosi direttamente
nelle vicende politiche, influirono ed incisero non poco nelle questioni
civili per molti secoli, contribuendo allo sviluppo sociale, artistico ed
economico delle comunità in cui si trovarono inserite. Con crescente
impegno si prodigarono nell'opera di proselitismo cercando di riservarsi un proprio spazio tra le gerarchie ecclesiali, il clero, gli ordini monastici ed il popolo, fungendo sovente da cinghia di trasmissione tra queste realtà e candidandosi come alternativa e sostegno delle attività di
pertinenza delle parrocchie. Per questo e per altri motivi nel corso dei
secoli il clero cercò di confinare in posizioni marginali le loro attività
di culto e di relegarne l'impegno prevalentemente in funzioni esterne,
quali le processioni e le rappresentazioni sacre, per poi enfatizzarne in
chiave riduttiva, talvolta, i soli aspetti di religiosità esteriore, ponendo
di fatto un pesante retaggio storico i cui effetti gravano ancora su molte fratellanze, particolarmente su quelle non dotate di un proprio oratorio.
Ciononostante molte di esse, finanziariamente forti per lasciti, donazioni e contribuzioni dei confratelli, poterono fondare ospedali, ospizi
per poveri e pellegrini, orfanotrofi e conservatori per ragazze a rischio,
erigere chiese, oratori e monumenti, organizzare e gestire scuole per
diffondere l'istruzione e l'educazione religiosa, gestire luoghi di sepoltura. Contribuirono allo sviluppo delle arti, dotando le loro sedi di
sculture, di dipinti, di decorazioni, di ori ed argenti lavorati, di paramenti pregiati, di biblioteche; diedero importanza alla musica ed al
canto liturgico che praticarono assiduamente durante le funzioni religiose e nelle sacre rappresentazioni, principalmente in quelle ispirate
alla Passione e Morte di Cristo.
Gran parte di questo patrimonio artistico e culturale è giunto sino a noi
ed è tuttora custodito, per fortuna, nelle loro chiese ed oratori e nelle
secolari tradizioni; nei loro archivi si conservano documenti di notevole importanza attraverso i quali è possibile conoscere le vicende delle
confraternite e non solo di esse, per i continui riferimenti agli avvenimenti piccoli e grandi dei tempi che le interessarono.
Le Sette Opere di Misericordia, ispirate al Vangelo di San Matteo, raffigurano appunto le sei opere di carità evangeliche in cui si impegnarono confraternite nel prendersi cura degli affamati, degli assetati, dei
pellegrini, degli ignudi degli ammalati e dei carcerati alle quali nel
Medio Evo sì aggiunse la settima opera, sepoltura dei morti. Le confraternite, al di là dei valori storici, delle tradizioni e dei patrimoni di
cultura e di arte che furono loro affidati affinché fossero gelosamente
custoditi e tramandati, hanno il dovere di svolgere compiti importanti
all'interno della Chiesa e, per suo tramite e mandato, nella società in
cui sono chiamate ad operare per antica vocazione, lungo le due strade
maestre indicate dal Vangelo: la Fede e la Carità.
La Fede quale testimonianza di amore in Cristo e di impegno, attraverso il perfezionamento spirituale, nella missione evangelica intesa come
presenza sempre più viva nella comunità ecclesiale e nella società e
più consapevole appartenenza al Popolo di Dio.
La Carità quale espressione di fraternità in Cristo attraverso le opere di
misericordia per i suoi poveri, i bisognosi di amore, di conforto e di
assistenza, gli afflitti dalla solitudine, dallo smarrimento e dal neopauperismo materiale e spirituale.
In verità le testimonianze non mancano e molte sono le confraternite
che si impegnano attivamente e confermano la loro presenza nella
Chiesa e nella società con opere di beneficenza e di assistenza. Un'attenzione particolare meritano al riguardo quelle associazioni di laici
che vanno sotto il titolo di "Misericordie" le quali, pur ricollegandosi
nella loro origine ai motivi ispiratori dell'associazionismo laicoreligioso delle Confraternite, hanno subito nel corso dei secoli sostanziali modificazioni per effetto della laicizzazione e della statalizzazione indotte dalle legislazioni degli Stati Europei, compresa l'Italia. La
secolarizzazione delle loro attività, molto apprezzabili per l'impegno
nel sociale particolarmente nell'assistenza agli infermi ed ai bisognosi,
non ha impedito in molti casi la conservazione di quei requisiti di evangelicità e quindi di ecclesialità, caratteristica peculiare per l'appartenenza al Popolo di Dio a cui fanno appunto riferimento le Confraternite.
Fratello della Misericordia in una stampa di fine 1800
La Misericordia di Prato
Una storia che inizia nel 1588
Atto di fondazione della Compagnia del Pellegrino
Bartolomeo di Tommaso Buonfiglioli
Particolare del quadro del Bronzino
Nell'anno 1588 Bartolomeo di
Tommaso Buonfiglioli, fornaio di
Porta Fuia organizzò un pellegrinaggio di penitenza a Loreto, cui
aderirono ventinove pratesi.
Il 4 maggio i Trenta partirono da
Prato, coperti da un rozzo saio di
penitenza e con un sarrocchino
sulle spalle per difendersi dalle intemperie e ciascuno
munito di un bordone per appoggiarsi, portando seco
alcuni doni da offrire all’altare della Vergine. In cinque
giorni coprirono il viaggio, furono ricevuti a Loreto dal
Vescovo e dal Governatore della S. Casa, i quali, vedendo nei loro gesti una speciale devozione, donarono : pel special gratia a detti devoti una pia immagine
di un Crocifisso levata in
lor presenza di sopra la
santa cappella.
Questo dono inaspettato
turbò i pellegrini nel viaggio di ritorno a Prato, perché quel dono era indivisibile, fu così che decisero
di fondare una Compagnia
per essere di aiuto agli
altri, diversa da quelle esistenti che pensavano soltanto all’aiuto degli ascritti. Giunti a Prato deposero
il Crocifisso presso la chiesa della Madonna delle Carceri e iniziarono a raccogliere offerte per costruire un
Oratorio, dove porre la sacra immagine, e la sede della
Compagnia, che i pratesi chiamarono Compagnia del
Pellegrino. Il 22 luglio di quell’anno gettavano le fondamenta per la sede della nuova Compagnia. Il 20
maggio 1589 il Vicario del Card. Alessandro de’ Medici,
Proposto di Prato consacrò solennemente l’Oratorio della
Compagnia, che fu dedicato a Maria Vergine Assunta, il
giorno seguente vi traslarono solennemente il Crocifisso;
la sede si trova nell’attuale via del Pellegrino. Il 22 agosto
1589 scrissero e approvarono gli statuti con i quali
l’attuale Misericordia iniziava la sua attività.
I Trenta fondatori
p. Datino Cepparelli
p. Piero di Francesco Martinozzi
p. Iacopo di Giovanni Bini
Iacopo di Lorenzo Pratesini
Giovanni di Francesco Palchetti
Niccolò di Lorenzo di Vermiglio
Vincenzo di Piero Filippi
Antonio di Tommaso Gualmi
Domenico di Giovanni Cicambelli
Francesco di Giovanni Ammirati
Vito di Francesco Godenzi
Raffaello di Bastiano Malvisti
Vincenzo di Cherubino Aliotti
Giovanni di Leonardo Rabotti
Giorgio di Lazzero Meucci
p. Silvestro di Stefano Calvi
p. Giuseppe di Lorenzo Sacchi
p. Giuseppe di Lorenzo Sacchi
Luca di messer Amerigo Roncioni
Orazio di ser Niccolò Verzoni
Pompeo di messer Giovanni Bettini
Michele di Domenico Gualmi
Bernardo di Bastiano Calendi
Luca di Antonio Cipriani
Niccolò Baroncelli
Giovan Battista di Francesco Ferracani
Girolamo di Alessandro Vignaleschi
Bartolomeo di Giovanni Buonfiglioli
Lorenzo di Niccolò Borchi
Domenico di Piero Bini
Stemma della Compagnia del Pellegrino
L’Arciconfraternita della Orazione e Morte di Roma
Una Compagnia o Confraternita che
voleva esercitare la carità doveva essere riconosciuta, per i privilegi derivanti
dall’appartenere alla Chiesa (privilegi e
indulgenze), e così i trenta chiesero
l’aggregazione alla Arciconfraternita
dell’Orazione e Morte di Roma, in
modo da godere di tutti i privilegi di
quella e questi fossero loro estesi. Da
questa assunsero anche molti simboli
identificativi, che ancora oggi compaiono in diverse insegne di rappresentanza: i teschi, le ossa decussate, la
clessidra appaiono nelle bandinelle
processionali della Brigata. Per effetto
dell’aggregazione il nome o titolo della
Compagnia divenne Compagnia della
Morte et Orazione alias del Pellegrino
di Prato in Toscana.
La Campana del Duomo per la chiamata dei fratelli
Il 17 agosto 1589 fu accordato dall’Opera della Sacra Cintola la possibilità di
adunare i fratelli col suono della Campana della Cattedrale. La Compagnia assicurava il trasporto dei defunti poveri e la
sepoltura nella propria chiesa, oltre ad assegnare una dote alle fanciulle povere
A di 17 agosto 1589 -I magnifici Signori
Operai dell’Opera del Cingolo il dì sopradetto deliberarono per loro legittimo partito
per quattro fave nere che ad ogni requisitione della Compagnia del Pellegrino di Prato
il Campanaio dell’Opera suoni una campana con quel contrassegno che parrà loro per
far congregare i fratelli a seppellire i morti
e portare gl’infermi poveri all’hospedale,
purché l’Ill.mo Cardinale nostro Proposto o
per S. Signoria Ill.ma il suo Sig. Vicario
presti il consenso e tutto fu approvato per fave 4 nere.e io Domenico puccini
governatore di detta Opera detti detta copia
Concedevi panctorita dataci da Mag.ca Ill.mo Emin.mo Niccolò Domi-
no nostri faccia judicto a jus nostra suffatto il campanaro me Filippo Modesti vicario di s.s. ill.ma Il dì 21 settembre 1589 Filippo Modesti di mano
jupropria
La Divisa
Dai Capitoli della Compagnia del Pellegrino alias della morte (1589) di Prato
CAPITOLO TERZO
Dell'Abito
Item ordinarono che l'Abito dei Fratelli sia una veste di tela nera lunga sino
sul collo del piede, col suo Cappuccio e cordiglio e di più, in memoria della
nostra peregrinazione, primo principio e causa della fondazione di questa
Confraternita, un SanRochino di Cordovano per le spalle, il quale Abito tutti
i Fratelli (eccettuati i Religiosi) sieno tenuti fare con la maggiore uguaglianza che sia possibile
Già alle soglie del 2° millennio viene sentita la necessità dell'esperienza del
pellegrinaggio, la rinascita spirituale e un periodo di relativa pace spinsero
schiere di pellegrini a visitare i luoghi della Fede. Dalle grandi mete delle
Cristianità medioevale ai luoghi devozionali più o meno vicini. I trenta fondatori della Compagnia decisero di adeguarsi alle usanze del tempo e partirono con una veste di tela nera.
LA CAPPA
Consiste, appunto, in una veste di
tela nera lunga fino al collo del
piede (in modo da nascondere gli
abiti indossati, che potevano in
qualche modo, far riconoscere la
casta di chi compiva l’opera buona)
LA BUFFA della stessa stoffa
della veste e a questa cucita, serviva a coprire la faccia di chi
compiva l’opera buona. I
"Fratelli" della Misericordia venivano chiamati anche "sfacciati" per questo motivo.
IL SARROCCHINO o sanrocchino (così chiamato in memoria di san Rocco) è un pezzo di pelle nera di forma circolare che serve per proteggersi dalla
pioggia e per trasportare meglio i pesi sulle spalle
IL CAPPELLO (o petaso nel linguaggio dei pellegrini) con larghe tese, legato sotto il mento serviva per ripararsi il capo dalle piogge.
IL BORDONE robusto bastone dalla punta metallica, aveva sulla parte
superiore una ripresa che serviva da appoggio per la mano durante il
cammino e sulla sommità un gancio cui appendere la zucca con l’acqua
per il viaggio o la bisaccia, la punta metallica oltre che avere una presa
più solida sul terreno serviva anche come strumento per difendersi dai
briganti.
IL CORDIGLIO E LA CORONA DEL ROSARIO serve per cingersi i
fianchi, (in tutto l’antico testamento si fa cenno alla cintura o cintola) e
da questo pende una corona del Rosario, è il sistema di dire tutti la stessa
cosa, il pregare Maria, camminando insieme.
La Brigata
Si chiama così il gruppo dei Fratelli che si reca a compiere un servizio di Carità,
sia per il trasporto di un malato che di un defunto, è comandata da un Capoguardia ed è composta da un numero variabile di Fratelli , secondo le esigenze del
servizio medesimo
L’affidamento alla Madonna Assunta
La Compagnia dedicò il suo
Oratorio a Maria Assunta nella
gloria del Cielo, già dalla consacrazione, e nel 1603 commissionò ad Alessandro Allori
detto il Bronzino un quadro
per l’Altare maggiore che rappresentasse la Madonna nella
gloria della sua Assunzione in
cielo. La tradizione vuole riconoscere in uno dei due pellegrini, quello di destra, rappresentati in basso, la figura di
Bartolomeo Buonfiglioli. Il
quadro del Bronzino raffigura
la Vergine circondata da cherubini, nella parte in basso si
vede la Città di Prato e raffigurato S. Tommaso con la Cintola Mariana, e S. Giacomo apostolo quale pellegrino per eccellenza, sul sepolcro la scritta
Utinam effectus superasset affectum Alexander Bronzinus Allorius Civ.
Flor. ping. A. D. MDCIII
Il quadro del Bronzino raffigura la Vergine circondata da cherubini, nella
parte in basso si vede la Città di Prato e raffigurato S. Tommaso con la
Cintola Mariana, e S. Giacomo apostolo quale pellegrino per eccellenza,
sul sepolcro la scritta Utinam effectus superasset affectum Alexander
Bronzinus Allorius Civ. Flor. ping. A. D. MDCIII.
Il Ringraziamento dei Fratelli
Compiuto un servizio di carità, i Fratelli ritornati alla Confraternita si recano
nell’Oratorio, qui il Capo Guardia o il Fratello più anziano intonano una preghiera, per il trasportato, e al termine si rivolge loro dicendo: Iddio ve ne Renda Merito e essi rispondono Vada in Pace
I Cimiteri
Primo cimitero della
Compagnia fu una
striscia di terreno fuori della Porta Fiorentina accanto alle mura
della città ed al bastione
detto
“rovinato”, concessa
dal Granduca Ferdinando II il 22 giugno
1631. La peste del
1629– 32 aveva causato in Prato 1236
morti e la punta massima fu nell’ottobre
del 1630 con ben 368
casi, molti dei morti
trovarono riposo nel
piccolo Oratorio della
Compagnia; la piccola Chiesa non era più
sufficiente e così la
Compagnia decise di
costruire un cimitero.
Vi costruì subito una cappella dedicata a San Rocco. In quel
cimitero furono seppelliti oltre 600 morti. Nella fretta di dover seppellire non fu costruito neanche il muro di cinta, cosa
che sarà fatta solo nel 1746
Quando il 28 novembre 1783, il Granduca Pietro Leopoldo e
il vescovo Scipione de’ Ricci sopprimono la Compagnia del
Pellegrino , il cimitero viene trasferito alla Comunità di Prato. Con l’avvento di Ferdinando III, il 29 ottobre 1790 la
Compagnia del Pellegrino rinasceva con il nome di Compa-
gnia della Misericordia e continuava a pagare le decime del
terreno del suo vecchio camposanto, pur non potendone servirsene per la sepoltura dei propri confratelli. Chiese quindi,
nel 1840, alla Comunità e al Granduca la possibilità di riscattare il cimitero o la concessione di un nuovo terreno ove poter seppellire e custodire i propri fratelli.
Questa richiesta fu ripetuta varie volte, anche perché non era
ancora in funzione il nuovo cimitero fatto costruire dal Comune, in località Chiesanuova, i lavori erano iniziati nel 183-
5 e sarà terminato solo nel 1852. Vicini all’entrata in funzione del cimitero
comunale veniva fatta nuova richiesta per continuare in quel cimitero di
esercitare i diritti onorifici spettanti alla Compagnia. Nel 1871 veniva deliberato di costruire un nuovo cimitero.
Secondo e attuale Cimitero quello di via Galcianese.Un progetto dell’ing.
Fortunato Rocchi, ebbe pratica attuazione su un terreno in località Madonna
Bella fuori Porta S. Paolo o Leone. Il Cimitero composto di un solo recinto,
racchiuso da cappelle gentilizie che circondano le sepolture a sterro (con al
centro l’Oratorio del SS. Redentore consacrato il 27 settembre 1874) veniva
consacrato il 29 settembre dal vescovo Sozzifanti. Già nel 1894 si rendeva
necessario l’ampliamento, il progetto fu affidato all’ingegner Luigi SalviCristiani e il secondo recinto venne benedetto il 30 agosto 1896 e fu completato nel 1920. Nel 1922 veniva esaminato un nuovo progetto per la costruzione del terzo recinto. Nel 1967 iniziava la costruzione delle cappelle
gentilizie del quarto recinto. Nel 1986 iniziava la costruzione del quinto recinto ultimata nel 1998
Il diritto di tumulazione degli ascritti
Ogni appartenente alla Arciconfraternita della Misericordia di Prato, anche
se non iscritto nel Ruolo dei Giornanti (di coloro cioè che svolgono le opere
di carità), ha diritto alla tumulazione gratuita nel cimitero, allo sterro, purché
in regola con il pagamento della tassa annua e solo se le esequie saranno
celebrate secondo il rito cattolico.
L’ammissione causa mortis
Coloro che in vita non furono iscritti alla Arciconfraternita possono essere
ammessi causa mortis e partecipare così ai suffragi che la
Misericordia continuamente celebra per i propri iscritti e per
tutti i defunti
Le sedi della Misericordia
La prima sede della Compagnia del Pellegrino, come già accennato, fu costruita nel popolo di S. Pier Forelli. Il 22 luglio
1588 venne acquistata una casa di proprietà di certo Vangelisti di Firenze per la somma di lire 231 con atto rogato da
Raffaello Godenzi, notaio pubblico pratese.
Per costruire la nuova chiesa i fondatori si tassarono varie volte,
mentre le offerte in denaro e materiali crescevano di giorno in giorno; ma per fronteggiare le spese fu deciso anche di cominciare a
iscrivere nuovi fratelli. La costruzione fu ultimata il 20 maggio
1589 e in quel giorno, dopo un anno dal ritorno dal pellegrinaggio
da Loreto, furono fatte feste solenni e il Card. Alessandro de’ Medici, Proposto di Prato, consacrò solennemente l’Oratorio della
nuova Compagnia che fu dedicato a Maria Vergine Assunta.
I Pellegrini lasciarono scritto:“Et acciocché il maligno spirito non pigliasse forza d’impedire il loro santo pensiero,
come facilmente sarebbe potuto avvenire se la cosa si fosse
mandata per la lunga, comperarono subito un sito di lor denari nella Parrocchia di Santo Piero Forelli, e gettati i fondamenti diedero principio a far la chiesa il giorno 22 luglio
1588 con solenne beneditione et cerimonia, ottenutasi licentia dal Molto Rev. Sig. Vicario”.
Il giorno dopo, processionalmente e con grande concorso di
popolo, avvenne la traslazione del SS. Crocifisso dalla chiesa
delle Carceri alla nuova Chiesa. La sede pur avendo subito
molte trasformazioni si presenta ancora inalterata e soprattutto la facciata conserva ancora la primitiva fattura. La
Compagnia del Pellegrino aveva accumulato, col passare
degli anni, un notevole patrimonio, costituito principalmente
da beni immobili, lasciati in eredità da confratelli e benefat-
tori. Nel 1662 si decise di costruire un convalescenziario per
ospitare i poveri e i derelitti, dimessi dall’ospedale. Lo Spedaletto si componeva di un refettorio al piano terreno e cinque camere al piano superiore. Ai malati dimessi
dall’ospedale e che necessitavano ancora di assistenza e riposo, purché muniti di un certificato del governatore e del cappellano dell’ospedale, veniva offerta accoglienza allo Spedaletto per tre giorni. La Convalescenza fu soppressa dal Governo dei Lorena che nel 1749 lo aveva già destinato ad ospedale militare
Il 28 novembre 1783 la
Compagnia veniva soppressa e il patrimonio fu
venduto. Con la rinascita della Compagnia della Misericordia , nel
1791, la ricca Confraternita del Pellegrino diveniva la povera Confraternita della Misericordia, tornando inquilina
in quella sede di cui era
stata proprietaria per
due secoli. Nel 1844 la
Confraternita era tornata
nuovamente a dimensioni più rilevanti sotto
ogni aspetto e necessitava di ambienti più ampi;
fu così che chiese al
Governo una porzione
del monastero di S. Michele con l’Oratorio per avere una sede più
adatta a svolgere i servizi di carità. Questo poté realizzarsi solo nel
1854, in occasione dell’epidemia colerica che il Granduca autorizzò la Confraternita ad occupare in parte e provvisoriamente i locali
del soppresso monastero. Due anni dopo, il 26 settembre 1856,
la Misericordia veniva autorizzata ad acquistare l’Oratorio e
parte di quei locali. Il contratto fu rogato dal notaio Pietro
Costantini il 24 febbraio 1858. Nel 1860 veniva acquistata la
restante parte del monastero. Nel 1861 la Misericordia si trasferiva definitivamente nei nuovi locali portandovi processionalmente il Crocifisso. Lo sviluppo del 1900 ha portato
numerosi cambiamenti nella vita della Misericordia, l’inizio
del nuovo secolo ha visto la trasformazione del servizio,
l’installazione del telefono, il servizio permanente oltre
all’evolversi dei mezzi della tecnica e della scienza; dalle
barelle a spalla ai carri a trazione umana ed ippica, da questi
alle prime autoambulanze fino ai moderni centri mobili di
soccorso
Le nuove necessità spinsero il Consiglio, nel 1971,
all’acquisto della sede operativa di via del Seminario, ove in
una vecchia fabbrica tessile la Misericordia ha ricavato la sua
sede operativa con i suoi servizi.
La Peste del 1629 -32
Nel novembre del 1629
la peste fece la sua apparizione in Toscana,
nonostante le autorità
adottassero immediatamente misure preventive e le strade di accesso
alla città fossero sorvegliate da guardie di soldati, anche nel
contado pratese si ebbero le prime manifestazioni del morbo
a Tavola e si propagò anche all’interno delle mura cittadine.
Le autorità chiudevano le case con l’ordine agli abitanti,
sotto pena della vita e confiscazione dei beni, di non uscire,
né ammettere alcuno…. In poco più di anno le case chiuse
furono oltre cento. Fu aperto un lazzaretto nella chiesa e
nell’ospedale di S. Silvestro e una convalescenza nel Casone
e nelle altre case dell’ospedale, ma ben presto fu deciso di
togliere il lazzaretto dalla città e trasferirlo fuori dalle mura,
e fu portato in S. Anna vicino al convento dei cappuccini che
ben volentieri si posero in aiuto degli appestati del lazzaretto.
Il Comune di Prato pagava quattro becchini per il trasporto
degli appestati. Dopo la morte dei primi tre, il quarto si ritirò.
Fu allora che i morti vennero lasciati a fior di terra; la Compagnia del Pellegrino non poté rimanere estranea e chiese ai
deputati della sanità di Prato il governo del lazzaretto. Gli fu
concesso e ne prendevano possesso il 17
giugno 1631. I Fratelli
del Pellegrino furono
visti tante volte passare
per le strade di Prato,
preceduti dal Capoguardia, il quale con
una mazza, allontanava
quanti si avvicinavano al loro fardello di morte. Compiuta la
carità, la brigata dava lo strame del cataletto alle fiamme. A
sera si vedevano ancora nel loro incessante, mesto peregrinare, mentre con le loro torce a vento rischiaravano quell’aria
ancora più triste per il calare della notte.
La Compagnia libera
L a C o m p a gn i a i n vi r t ù d e l l ’ a g gr e g a zi o n e
all’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di Roma, godeva
delle prerogative spettanti a una Compagnia libera, non soggetta all’autorità del parroco, ma aveva il diritto di associare
nella propria chiesa chiunque fosse morto per caso fortuito, a
qualunque parrocchia appartenesse, poteva quindi inalberare
la propria croce, simbolo di giurisdizione ecclesiastica. In
tutti gli altri casi di morte, procedeva solo dopo l’intervento
del parroco. Nel corso degli anni queste prerogative si confusero con quelle della parrocchia di S. Pier Forelli. La Compagnia verso la metà del XVII secolo volle veder chiaro dei
privilegi, ordini e altro che le spettavano e visionate le prove
il Provveditore Gervasio Mozzoni dette assoluta licenza che
in occasione di morti da seppellire in nostra Compagnia facciamo ed esercitiamo la carità senza più chiamare né far motto alcuno al curato di S. Piero. Nel marzo 1648 il parroco si
rivolse al Tribunale Ecclesiastico chiedendo che si intimasse
alla Compagnia di cessare quelli che, dal suo punto di vista,
parevano soprusi. La causa si concluse il 3 dicembre 1703
con la sentenza del Vicario, del Cardinale Proposto, Canonico Girolamo Palli con la vittoria della Compagnia.
L’anno Santo del 1650
La Compagnia fu invitata a Roma, dall’Arciconfraternita
della Morte, per lucrare i benefici spirituali del Giubileo indetto da Innocenzo X. L’invito fu discusso dal Corpo della
fratellanza. Molti fratelli erano incerti, anche a causa
dell’indebolimento fisico in cui versavano gli abitanti di Pra-
to, scampati all’ultima moria del 1648-49 , fu però deciso di
partecipare e per rendere più numeroso il gruppo dei partecipanti fu formata la Compagnia di Prato, ammettendo al pellegrinaggio anche coloro che non facevano parte del Sodalizio.
Scopo del pellegrinaggio fu oltre alle opere di carità e penitenza dell’occasione, il motivo di vedere iscritto il nome della Terra di Prato fra quelli di altre città. Infatti da tempo Prato cercava l’elevazione della Terra a rango di Città e il riconoscimento di Diocesi ( il 22 settembre 1653 il Papa concedeva la costituzione della diocesi che veniva unita a quella di
Pistoia e il 28 ottobre il Granduca Ferdinando II de’ Medici
insigniva Prato del titolo e grado di Città). La Compagnia del
Pellegrino si impegnò quindi al massimo nell’organizzare di
questo pellegrinaggio, coinvolgendo tutti quei pratesi che
ricoprivano importanti cariche a Roma. Il pellegrinaggio partì da Prato il 6 maggio 1650 preceduto da uno stendardo raffigurante l’Assunta col cingolo in mano del pittore Giovanni
Martinelli. Così il 6 maggio 1650 muovendo processionalmente dall’Oratorio della sede, dopo aver ascoltato la messa,
uscirono dalla porta del Mercatale facendo sosta alla Chiesa
della Pietà, ove si accomiatarono da parenti e amici, e proseguirono per Firenze per la strada militare, alla Madonna della
Tosse trovarono ad attenderli i confratelli della Misericordia
di Firenze, che li accompagnarono fino alla porta di S. Pier
Gattolini; da qui proseguendo per la via Cassia si avviarono
verso Siena, ove furono ricevuti dalla Compagnia di S. Caterina e presero parte alle feste della Santa. Il giorno dopo proseguirono per Roma. Giunti a Ponte Molle provvidero a ripulirsi e a cambiare la veste corta da viaggio con la cappa, come avevano fatto prima di entrare nelle città di Firenze, Siena e Viterbo, e accolti dai confratelli dell’Orazione e Morte
fecero il loro ingresso in Roma passando dalla Porta del Popolo. Al loro ingresso nella città Eterna abbassarono le insegne e baciarono la terra. Dopo aver lucrato il giubileo con la
visita alle quattro Basiliche Patriarcali il 22 maggio intrapre-
sero il viaggio di ritorno.
L’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze
Il 15 agosto 1650, nell’adunanza generale, “..soggiunto che la venerabile confraternita della città di Fiorenza, havendo fatte tante
dimostrazioni di affetto verso la nostra Compagnia et in particolare
a’ nostri inteneranti a Roma questo presente Anno Santo, sarebbe
bene aggregarsi a quella onde messo il partito restò vinto per tutti
voti favorevoli”. E alla riapertura dopo la soppressione la Compagnia “..sarà chiamata della Misericordia sotto il patrocinio ed invocazione di Maria Santissima Assunta in cielo Patrona, come lo era
in addietro, così in appresso, di detta Compagnia”. I rapporti con la
Misericordia di Firenze sono da quei lontani giorni sempre molto
cordiali
Il colera del 1854—55
Nel novembre 1854 compaiono i primi casi di colera,
nell’anno seguente il male diviene epidemico. All’inizio
l’avviso della chiamata veniva dato nel modo consueto, al
suono della campana della Cattedrale, in seguito per non allarmare eccessivamente la popolazione fu deciso di far cessare quel mezzo di avviso; e anche in questa occasione la Misericordia seppe dare il meglio di se, istituendo nella sede un
servizio permanente di guardia. Nei locali della sede di via
Convenevole ancora oggi si conserva una lapide marmorea
con impressi i nomi di quei generosi Fratelli che esercitarono
la carità in quella circostanza
Il 1900
L’inizio del nuovo secolo porta sostanziali modifiche nella gestione
del servizio della Confraternita: l’installazione del telefono, il servizio permanente, una nuova divisa per i servizi di carità in sostituzione della cappa, che rimaneva per i servizi funebri e di coro. Venivano costruiti due arsenali ove riporre i carri a mano e le lettighe,
e si procedette ad un restauro dei locali della sede, che venivano
inaugurati il 15 agosto 1902. Sempre nel 1902 venne adottato an-
che l’attuale stemma. Nel 1903 viene inaugurata una stanza per il
pronto soccorso e il dormitorio per il servizio notturno. Nel 1909
sarà inaugurato il nuovo gonfalone realizzato su disegno del Donnini. Nel 1910, la Misericordia, entra a far parte della Federazione
delle Associazioni di Misericordia costituita nel 1899, nasce la
squadra Ciclistica, nascono le Sezioni. Già nel 1866 all’antica portantina a spalla e al glorioso cataletto si era sostituito il primo carro-lettiga a cavalli; nel 1897 era entrato in funzione anche un carrino a mano. Nel 1903 si acquista dalla ditta Trinci di Pistoia un
piccolo carro-lettiga con ruote cerchiate in gomma e senza movimenti cardanici. Con l’avvento della bicicletta viene acquistato
dalla ditta De Maria di Torino un carro tandem. Nel 1912 si pensa
di acquistare un carro-lettiga automobile, ma il sopraggiungere
della prima guerra mondiale farà slittare al 1919 tale realizzazione.
Mezzi di trasporto e soccorso
Già nel 1866 all’antica portantina a spalla e al glorioso cataletto si
era sostituito il primo carro-lettiga a cavalli; nel 1897 era entrato
in funzione anche un carrino a mano. Nel 1903 si acquista
dalla ditta Trinci di Pistoia un piccolo carro-lettiga con ruote
cerchiate in gomma e senza movimenti cardanici. Con
l’avvento della bicicletta viene acquistato dalla ditta De Maria di Torino un carro tandem. Nel 1912 si pensa di acquistare un carro-lettiga automobile, ma il sopraggiungere della
prima guerra mondiale farà slittare al 1919 tale realizzazione.
Nel 1921 la seconda e la terza. Solo nel 1938 sarà acquistato
il primo carro funebre. La seconda guerra mondiale aveva
ridotto ai minimi termini il parco macchine, al punto che dopo razziata la prima autoambulanza i fratelli usarono i vecchi
carri a mano per svolgere la loro missione. Finita la guerra
nel 1948 si inaugurava la prima autoambulanza da montagna,
ricavata da una Jeep del parroco di Schignano, nel 1954 entrerà in funzione la Matta Alfa Romeo. Da allora la Misericordia ha continuato a ricercare e realizzare mezzi sempre
più moderni secondo le disposizioni della scienza e della tecnica
Conferimento del titolo di Arciconfraternita
ANDREA SARTI
per grazia di Dio e della S. Sede Apostolica
VESCOVO DI PISTOIA E PRATO
Vista l’istanza a Noi diretta dall’On. Magistrato della Ven.
Confraternita della Misericordia di questa Città, per ottenere
al pio Sodalizio il titolo di Arciconfraternita.Considerando
che la Misericordia di Prato, istituita fino dall’anno 1588, ha,
nel corso di sua vita, compiuto ogni genere di servizi di carità, acquistandosi, massime in particolari circostanze di calamità pubbliche, la benemerenza del Paese; Tenuto conto che
la Stessa, col volgere del tempo, è andata sempre aumentando d’importanza, tanto che oggidì conta ben duemila ascritti,
disimpegna oltre mille servizi annui ed è ritenuta la primaria
Istituzione cittadina di beneficenza;
Desiderosi di dare alla detta Confraternita un attestato pubblico di benevolenza e gratitudine per la molteplice opera sua
di cristiana carità a sollievo delle umane miserie;
Persuasi che il nostro atto ecciterà sempre più i Confratelli al
premuroso adempimento de’ propri uffici;
Valendoci della qualità che all’Ordinario sono date,
DECRETIAMO
La benemerita Misericordia di Prato è, da questo momento,
insignita del nome di ARCICONFRATERNITA
Dato in Prato dall’Episcopio, il dì 3 agosto 1910
† ANDREA Vescovo di Pistoia e Prato
I pompieri
Prima che venisse organizzato dal Ministero dell’Interno il Corpo
dei Vigili del Fuoco, il servizio era affidato ai Comuni e l’organico
costituito da volontari. Nel 1921, dopo un Convegno delle Misericordie, tenuto a Prato, la Misericordia costituì il Corpo dei Pompieri
dotandolo dei mezzi più moderni, nel 1923 venne inaugurato un
Carro attrezzato di Pronto Soccorso, dotato di quattro barelle e una
potente motopompa della portata di 1800 litri al minuto e una comoda e veloce vettura Fiat 501 corredata di una pompa da incendio.
Negli anni successivi, i fratelli pompieri, furono impegnati in molti
interventi. I pompieri e l’attrezzatura sanitaria della Misericordia
costituiranno gli elementi fondamentali della Squadra Federale delle Misericordie Italiane (l’attuale Protezione Civile) e che organizzano, sotto la direzione del pratese Dott. Alfonso Carlesi, la prima
manovra della squadra stessa a Prato il 15 agosto 1925. Durante
l’alluvione, del 1926, che colpì Prato e i comuni limitrofi, saranno i
pompieri della Misericordia gli unici che attualmente si trovino in
efficienza, a prodigarsi con abnegazione ed ammirevole slancio per
portare ovunque il loro soccorso, ricevendo aiuto dai fratelli di Viareggio che portarono il loro soccorso alle popolazioni del Poggetto,
di Castelnuovo, delle Caserane e Poggio a Caiano. Con la nascita
del Corpo Nazionale i materiali furono messi a disposizione dei
Vigili del Fuoco
PROTEZIONE CIVILE
La Misericordia è stata, fin dalla sua nascita, presente in ogni tempo, su ogni scenario di bisogno, sensibile alle necessità dei fratelli;
e se anche l’attività non era conosciuta come attualmente viene definita, di protezione civile, i fratelli si sono attivati e dati disponibili
non appena venuti a conoscenza di un’emergenza. Così è stato per
le grandi guerre, come per i terremoti, le alluvioni, le stragi, i disastri ferroviari. Pagine gloriose scritte nel libro della Carità con il
viso coperto dalla buffa, ma che hanno fatto apprezzare l’opera
svolta, dalla città e dalle Autorità locali e nazionali.Ne sono testimonianza i molti interventi effettuati anche in questi anni recenti in
Albania, in Sri Lanka e oggi all’Aquila
In una targa, collocata, nei locali di via Convenevole, dopo la liberazione si legge: Nei tragici giorni dell’emergenza bellica / dell’anno 1944 /
i Fratelli della Misericordia / alimentarono la fiamma della carità / del
benemerito Sodalizio / con la loro generosa dedizione / nel trasporto di
ammalati feriti e defunti/ pur in mezzo ai pericoli di bombardamenti / e
sotto l’incalzante minaccia delle inique razzie tedesche / Omessi i loro
nomi / per volontaria modestia cristiana / Dio renderà loro merito
dell’opera buona / fraternamente compiuta.
Il potenziamento dell’attività con motopompe, gruppi elettrogeni,
P.M.A., automezzi specifici hanno oggi affiancato le ambulanze per le
gestioni di emergenze più diverse.
Le Sezioni rurali o Confraternite locali
Nel 1910, la difficoltà dei mezzi di trasporto e i bisogni crescenti del
contado portano la Misericordia a stendere le sue ali sui monti e nelle
campagne, dentro e fuori del nostro comune: nascono le Sezioni. Numerosi fratelli formano squadre di volenterosi ai quali impartiscono
lezioni di pronto soccorso nelle canoniche e nelle chiese dei piccoli
centri e insegnano le tecniche di trasporto con le barelle a spalla e con i
carri a trazione umana ed ippica. Il 7 agosto veniva inaugurata la prima
sezione a Schignano e il 14 seguente quella di Coiano; successivamente
a Faltugnano, Sofignano, Fabio e S. Leonardo, Migliana, la Briglia,
Savignano, Chiesanuova, Pupigliano, Galciana, Tavola, S. Quirico di
Vernio, Cavarzano, Narnali, S. Cristina, Luciana, S. Giusto, Mazzone,
Mezzana, Iolo e negli anni ancora successivi Montemurlo, Calenzano,
Legri, Casaglia, Gonfienti. La presenza di una Squadra di Pronto Soccorso e Mutua Assistenza viene richiesta, dai popoli del contado, per colmare una lacuna locale e riscoprire un apostolato vantaggioso al benessere del popolo. E fu una gara di solidarietà della popolazione locale
per fornire alla Sezione le barelle e/o i carri, le offerte per gli armadi dei
medicinali, la bandiera e non ultimo l’impegno per la costruzione della
sede, con l’aumentare dei servizi e dei bisogni.
Le Confraternite locali oggi sono veri e propri centri di assistenza e di
aiuto per la popolazione. L’Arciconfraternita veramente ha aperto le
sue ali dotando le periferie di sedi idonee ad accogliere ed offrire aiuto
a chi ne ha bisogno. Una presenza capillare sul territorio di Prato e Firenze
Le Confraternite oggi presenti
Cafaggio
Calenzano
Capalle
Capezzana
Carraia
Chiesanuova
Coiano
Figline
Fontanelle Castelnuovo
Grignano
Iolo
Legri
Luicciana
Maliseti
Mezzana
Migliana
Montemurlo
Montepiano
Narnali
Oste
Vaiano
Schignano
Seano
Sofignano
Vaiano
Vernio
I Servizi
Emergenza Sanitaria
L'Arciconfraternita della Misericordia di Prato svolge 24 ore su 24 un servizio
d'ambulanza con medico a bordo in convenzione con l'A.S.L., utilizzando i propri
centri mobili di rianimazione attrezzati con le più sofisticate apparecchiature. Il
servizio di emergenza-urgenza, è attivabile componendo il numero
telefonico nazionale 118.
Servizi Sociali
I nostri confratelli sono impegnati nei servizi di ricovero, dimissione, trasporto in
genere di ammalati presso ospedali od altre strutture.
Un impegno cristiano che dura da più di 4 secoli.
Servizi Funebri
Dal 1957, la Misericordia di Prato, dopo essersi occupata per tre secoli del solo
raccogliere e trasportare le salme ai Cimiteri urbani e sub-urbani, allo scopo di
calmierare i prezzi, ha aperto questo servizio
Cappelle del Commiato
Nella sede di via Convenevole rimasta libera dopo il trasferimento in via
del Seminario trovano posto le Cappelle del Commiato
Centro di ascolto antiusura
E' un centro di ascolto gestito da volontari e rivolto a qualsiasi persona si trovi in
difficoltà economiche, per evitare, appunto, di cadere in mano ad usurai o strozzini. Il servizio viene svolto nei giorni di Lunedì, Martedì, Mercoledì dalle ore
16.30 in poi.
Il Gruppo Donatori di sangue Fratres è presente presso tutte le sedi delle Confraternite della Misericordia per promuovere la donazione del sangue e degli organi.
Effettua le raccolte ogni presso il Centro Trasfusionale dell'Ospedale di Prato e la
domenica con la propria autoemoteca presso le sedi delle Confraternite, secondo
un calendario articolato
Sezione Femminile
La Misericordia ha da sempre avuto al suo interno anche il ruolo
delle sorelle, ne è testimonianza la tavola delle sorelle al 29 settembre 1791 anno della sua ripresa dopo la soppressione. Il ruolo delle
sorelle è tutt’altro che marginale, infatti se i fratelli svolgono, pur nel
silenzio e nell’anonimato, il servizio più pesante, le donne nel loro
anonimato, ancora meno appariscente tengono in ordine la biancheria, sono immerse nella preghiera ma soprattutto come madri, mogli,
fidanzate permettono ai loro uomini una presenza al servizio e un
incitamento silenzioso a svolgere le opere di carità. Alle donne, con i
primi Bollettini o fogli di informazione che la Confederazione e le
varie Misericordie stampano, sono rivolti ,i consigli di comportamento nella conservazione del cibo, gli appelli per l’igiene le nozioni di primo soccorso e assistenza ai malati nelle case.
DONNA è la prima e più ricca sorgente dell’amore. Se ama un uomo è: sposa. Se genera nell’amore è: madre. Se si consacra ai fratelli
è: santa. È l’essere che neppure il male riesce a deturpare del tutto
perché nel volto resta sempre un’ombra della bellezza di Dio.
ALLARGATE IL CERCHIO DEL VOSTRO AMORE.
Non basta che amiate marito e figli, lasciate che un angolo del vostro
focolare accolga i bimbi che nel mondo cercano conforto. Le Fraternite di Misericordia ci offrono “questo vasto mondo di carità” dove
voi potete essere buone samaritane.
AASISTENZA AI MALATI
Forse voi avete qualche ora di tempo libero nella settimana. Più degli uomini. Alcune di voi hanno anzi il problema di come occuparlo.
Non vi immiserite in “Canaste” in “chiacchiere” inutili.. I malati
soli, tristi, assetati di buona parola: vi attendono.
Iscrivendoti come “Sorella” nelle Fraternite di Misericordia potrai
rendere prezioso questo tuo tempo, potrai andare come buona samaritana e consolare coloro che stanno feriti ai bordi delle strade.
OPERE SOCIALI
Altri campi di carità di offrono le Misericordie. SEI RICCA? Il tuo
denaro ti farà strumento di bene.
SEI ISTRUITA? Potrai svolgere pratiche, offrire consiglio a chi si
trova ai margini della società.
SEI SOLA ? Nella “Misericordia” troverai la “tua famiglia” essa
offrirà uno scopo alla tua vita perché ti metterà vicino il dolore nei tuoi
fratelli e tu nella generosità, comune ad ogni cuore femminile troverai
la gioia di essere a tanti madre amorosa.
UNA GRANDE FAMIGLIA Di donne sono sorelle nella Misericordia.
Angeli preziosi di ogni “Fraternità” attendono anche il tuo aiuto. È il
Signore che ti chiama in un esercito moderno dove l’unica battaglia è
quella dell’amore.
Messaggio alle donne dal numero unico del XX Congresso Nazionale a Padova e Longarone 4 e
5 novembre 1972
La donna, quale altra metà del creato, è uno degli elementi che piano
piano, in punta di piedi, entra e rafforza la presenza anche nelle nostre
Misericordie.
Nel 1982 nella nostra Arciconfraternita viene costituita la Sezione
Femminile, che si preoccupa dei primi servizi moderni, per rispondere
a esigenze nuove di una società che cambia e vengono istituiti nuovi
campi di intervento che si aprono sempre a nuove necessità e realtà, e
viste le nuove esigenze i servizi e la partecipazione sono aperti anche
ai confratelli.
Telefono Amico Italia - Centro di Prato
(Servizio gestito dalla Sezione Femminile) in funzione dalle ore
16,00 alle 24,00 ogni giorno
dell’anno per dare a tutti la possibilità
di trovare una persona anonima, ma
amica, con cui parlare in momenti
difficili, per comunicare un malessere, per scaricare la tensione della solitudine o
della depressione, anche solo per dialogare o per
indirizzare verso enti pubblici e gratuiti coloro
che non sanno a chi rivolgersi. Il servizio è presente nelle ore in cui le altre strutture sono assenti. Il numero verde è stato istituito grazie
all’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di
Prato
Assistenza domiciliare
Visite a persone sole e non autosufficienti; ginnastica a minori
disabili. Viene offerto aiuto per alcuni servizi di carattere amministrativo o medico ed in alcuni casi anche economico per medicinali, spesa o bollette. In accordo con la ASL ed i medici di famiglia viene attuata la vigilanza attiva per situazioni critiche
Assistenza ospedaliera
Assistenze giornaliere nelle ore dei pasti ai degenti soli e non autosufficienti; visita pomeridiana ai malati in stato di solitudine; aiuti di vario
tipo ai degenti bisognosi. Servizio di accoglienza e prestito libri per degenti in
collaborazione con la Biblioteca Lazzeriniana del Comune di Prato. Per assistenza pasti telefonare al 0574/24691 o al 3491817013
Ludoteca per minori
Spazio giochi per minori ricoverati. Ai medesimi viene offerta anche
la possibilità di recupero scolastico e prestito giochi. La Pediatria è
stata inoltre dotata di un circuito televisivo interno per la visione di
videocassette. La sezione ha sponsorizzato la presenza degli operatori
del Soccorso Clown per coloro che non possono recarsi in ludoteca e per accompagnare alla sala operatoria i bambini
Telesoccorso
Il servizio è rivolto alle persone sole, anziane autosufficienti e non, e
consiste nell’istallazione al proprio domicilio di un apparecchio collegato al centralino dell’Arciconfraternita della Misericordia di Prato che consente,
in caso di necessità, di avvisare un tempestivo interevento. Inoltre collegamento
telefonico giornaliero da parte di una operatrice, con possibilità di vista domiciliare.
Pasti caldi
In collaborazione con la Pubblica Assistenza e la Croce d’Oro, vengono portati pasti caldi alle persone sole in situazioni di disagio, previa
indicazione dei servizi sociali
Assistenza scolastica
Servizio quotidiano di doposcuola dalle ore 14,45 alle ore 16,45 rivolto
ai ragazzi della scuola dell’obbligo in difficoltà, per dare loro la possibilità di studiare con l’ausilio di persone competenti. Lo scopo è far
ritrovare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità e sostenere le famiglie da
un punto di vista psicologico ed economico.
Guardaroba
Si prende cura della biancheria usata nei servizi di carattere sanitario
dell’Arciconfraternita e dei paramenti sacri dell’Oratorio di S. Michele
Segreteria
È aperta il lunedì e venerdì dalle ore 16,00 alle ore 19,00 ed il mercoledì dalle ore 10,00 alle ore 12,00 in via convenevole 51, a Prato
Assistenza anziani nella Case di riposo e strutture extraospedaliere
Assistenza durante i pasti ai non autosufficienti; aiuto per chi ha
difficoltà nella deambulazione. Visita settimanale con intrattenimento pomeridiano, conversazione, organizzazione di gite ed
altre attività ricreative. Tale servizio viene effettuato presso tutte le Case di
Riposo del circondario pratese sia pubbliche che private.
Consultorio familiare
Il Consultorio Familiare con la collaborazione di specialisti appositi, offre consulenza gratuita ai giovani, alle coppie, ai genitori, per affrontare meglio le
problematiche della vita.
Museo storico
Presso la sede di via Convenevole, in alcune stanze, sono stati disposti oggetti
e materiali che hanno fatto la storia del soccorso e di testimonianze della nostra Misericordia.
Protezione Civile
Affonda le radici lontano, nel tempo, il servizio di Protezione civile
della Misericordia di Prato. La Misericordia, ha sempre svolto la sua
attività, ispirata all'attuazione delle opere di misericordia del vangelo
ininterrottamente dalla fondazione (1588) fino ad oggi, sotto i Medici e
sotto i Lorena, sotto Napoleone e sotto il Fascismo, e oggi sotto la Repubblica. Fra queste opere, quella di seppellire i morti. Se dare onorata
sepoltura ai defunti - in un epoca in cui non esistevano né normative né
adeguati servizi - poteva essere un'azione di normale, quotidiano, impegno di carità, non era più normale quando si trattava d'epidemie. Siccome le epidemie, assai ricorrenti, comportavano centinaia di morti e la
loro sepoltura non era più soltanto cristiana pietà ma era anche esigenza
collettiva di eliminare, per quanto possibile, con la rimozione dei cadaveri, le cause dell'allargarsi delle epidemie, ecco che sì può parlare di
un vero e proprio servizio di protezione civile. Negli anni la nostra Misericordia è stata sempre presente sui luoghi ove si sono verificate calamità.
La vostra carità penetra nell'umile casa, nel palagio del ricco, in Città, in campagna, nelle strade, nei luoghi di pubblici disastri, dappertutto: i fratelli della
Misericordia, incogniti e silenziosi, accorrono con mirabile sollecitudine ove
sono chiamati e con grande dolcezza, assolvono il loro compito delicato, talvolta anche con pericolo della vita. Quale miglior uguaglianza e livellazione
sociale di questa Venerabile Istituzione!
Gli umili operai ed i grandi signori si trovano vicini nel loro pietoso ufficio, ed
insieme affratellati spargono umilmente i tesori della loro bontà. Quante lacrime asciugate, quanti dolori consolati, quanti infelici sottratti dalle macerie,
scampati dagli incendi e salvati da morte sicura! E dopo tante pene, tante
fatiche e tanto triste lavoro, i vigili soldati della Carità, nulla ricevono in compenso, perchè la loro miglior ricompensa è quella di veder rifiorire il sorriso
sulle labbra scolorate dal dolore, dal terrore o dalla disperazione !
Chi dunque non avrà una parola d'ammirazione e di caldo elogio per questi
pionieri di una missione di gentilezza e di amore, che sì fedelmente seguono
gli insegnamenti del Divino Maestro e gli esempi lasciati dal Santo Poverello
d'Assisi?
Siate benedetti, o fratelli! Sieno benedetti tutti coloro che cercano le loro gioie più pure e le soddisfazioni più grandi nella pratica della
virtù, e dedicano la loro esperienza ed abilità personale a sollievo di chi soffre! Essi saranno i soli trionfatori della vita, essi soli potranno gustare la vera
felicità umana. E giunti all'estremo limite della loro esistenza, rivolgendo uno
sguardo al passato, nulla rimpiangeranno, nulla avranno a rimproverarsi,
perchè limpidamente, come in un nitido specchio essi vedranno rifulgere le
loro buone opere e con senso d'orgogliosa fierezza, potranno dire in cuor
loro: non ho perduto il mio tempo! La fede, la carità, l'amore, sono perenni
fonti di bellezza dalle quali ogni uomo può attingere le virtù che fanno compiere le azioni più nobili e più grandi. Tutto nella vita vien meno, prima o poi:
tutto può esserci sottratto: ma al di sopra delle nostre speranze tradite, delle
nostre illusioni perdute, resta in Noi la fiamma misteriosa ed immortale della
virtù; restano le gioie e le consolazioni che ci procurarono i benefici compiuti,
che, veri fiori di bellezza sbocciati dal cuore, non appassiranno giammai, né
mai il loro candore ed il loro profumo potranno alterarsi col tempo.
Maestra Virginia Arnulfo - Vaiano 1932