Documento Strategico PUG - Centro Studi Naturalistici ONLUS

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Documento Strategico PUG - Centro Studi Naturalistici ONLUS
Documento
Strategico
Comune
di San Giovanni Rotondo
per la formazione del
P.U.G.
Dipartimento
di Progettazione
dell’Architettura
Politecnico di Milano
Febbraio
2007
Gruppo di lavoro:
Prof. Vincenzo Donato
Arch. Umberto Bloise
Dott. Urb. Luigi Longo
Responsabile della Ricerca
Incaricato della stesura del PUG
Responsabile dell’Ufficio di Piano
Arch. Anna Grazia Caricato
Arch. Giovanni Drago
Arch. Piero Favino
Arch. Ottorino Meregalli
Arch. Stefano Recalcati
Arch. Andrea Sampaoli
Consulente esterno
Consulente esterno
Tecnico laureato
Tecnico laureato
Titolare di assegno di ricerca
Consulente esterno
Ing. Luigi Cascavilla
Ing. Celestino Grifa
Tecnico dell’Ufficio di Piano
Tecnico dell’Ufficio di Piano
Ricerche sui singoli temi:
La struttura socio economica
Arch. Stefano Recalcati
L’ambito extra urbano
Arch. Anna Grazia Caricato
Arch. Giovanni Drago
Arch. Stefano Recalcati
Arch. Andrea Sampaoli
Analisi della strumentazione
urbanistica vigente
Arch. Anna Grazia Caricato
Stato di attuazione del PRG
vigente
Arch. Anna Grazia Caricato
Arch. Giovanni Drago
Le previsioni di popolazione
Arch. Stefano Recalcati
Le attrezzature pubbliche
Arch. Anna Grazia Caricato
Mobilità
Arch. Piero Favino
Redazione grafica dei disegni
Arch. Ottorino Meregalli
Consulenza sui temi di ricerca
Prof.ssa Maria Margherita Baggio
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
SOMMARIO
Il Documento strategico per la formazione del Piano urbanistico generale .......................... 3
Assunti problematici e criticità emergenti ................................................................................ 5
Paesaggio naturale e umanizzato ................................................................................. 5
Itinerari di ricognizione ambientale ............................................................................. 6
Pellegrinaggio e turismo .............................................................................................. 7
Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza ..................................................................... 8
“Città internazionale”.................................................................................................. 9
Assetto produttivo ....................................................................................................... 10
Accessibilità alla città e alle sue parti........................................................................ 10
Gestione e attuazione del Piano vigente..................................................................... 16
Perequazione delle opportunità.................................................................................. 17
Struttura socio economica ........................................................................................................ 19
Settore delle costruzioni.............................................................................................. 23
Settore del turismo ...................................................................................................... 24
Settore della sanità ..................................................................................................... 31
Ambito extraurbano, caratteri, salvaguardia e valorizzazione............................................. 35
Beni paesaggistici e il territorio agrario.................................................................... 35
Piano Urbanistico Territoriale Tematico del Paesaggio,
contenuti, disposizioni e primi adempimenti Comunali.............................................. 38
Altre disposizioni e vincoli sovraordinati per la tutela dell’ambiente ....................... 44
Istituzione del Parco Nazionale del Gargano.......................................................... 45
Piano del Parco Nazionale del Gargano ................................................................. 45
Proposti Siti d'Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale................. 46
Piano di Bacino Stralcio per l'Assetto Idrogeologico
dell’Autorità di Bacino della Puglia ....................................................................... 47
Aree sottoposte a vincolo idrogeologico ................................................................ 52
Progetto per la salvaguardia del paesaggio.
Gli adeguamenti di seconda attuazione al PUTT/P .................................................. 53
Paesaggio agrario e usi agricoli ................................................................................ 55
Valorizzazione e primi orientamenti progettuali ........................................................ 61
Paesaggio e produzioni agricole ............................................................................. 62
Analisi della strumentazione urbanistica comunale passata e vigente................................. 65
Piano Regolatore Generale, (Ulivieri) ....................................................................... 65
Variante generale al PRG, (Dal Sasso)...................................................................... 66
Variante al PRG per comparti edificatori, 1995 ........................................................ 71
Risultanze.................................................................................................................... 74
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Stato di attuazione del PRG vigente ........................................................................................ 75
Carichi insediativi residenziali derivati e derivabile dall’attuazione
dei piani attuativi approvati, sulla base delle volumetrie concesse............................75
Carichi insediativi residenziali derivati e derivabile dall’attuazione
dei piani attuativi convenzionati, realizzati ed in via di realizzazione .......................75
Carichi insediativi residenziali derivabili dall’attuazione
dei piani attuativi approvati e non convenzionati .......................................................75
Capacità insediativa “teorica residua” del Piano regolatore vigente .......................78
Previsioni di popolazione .......................................................................................................... 81
Previsione di popolazione secondo la D.R. 6320/1990 ..............................................81
Previsione di popolazione secondo lo slittamento delle classi di età .........................82
Comparazione e risultanze delle stime di popolazione...............................................83
Capacità edificatorie residue e dimensionamento Piano ....................................................... 87
Capacità edificatoria residua......................................................................................87
Criteri per il dimensionamento del PUG ....................................................................87
Attrezzature pubbliche ............................................................................................................. 91
Patrimonio esistente....................................................................................................92
Quadro previsionale....................................................................................................94
Progetto per l’ambito urbano................................................................................................... 99
Contenuti del Documento programmatico preliminare e individuazione
del programma partecipativo e interistituzionale per la sua formazione .......................... 101
Contenuti del Documento programmatico preliminare
per le due componenti di Piano.................................................................................101
Componente strutturale.............................................................................................102
Sistema delle conoscenze ......................................................................................102
Individuazione degli elementi di significatività territoriale e tendenze evolutive 104
Quadri interpretativi e propensioni progettuali .....................................................104
Componente programmatica.....................................................................................105
Programma partecipativo e interistituzionale per la costruzione
del Documento programmatico preliminare.............................................................106
Attività partecipativa .............................................................................................106
Attività di concertazione interistituzionale ...........................................................107
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
IL DOCUMENTO STRATEGICO PER LA FORMAZIONE DEL
PIANO URBANISTICO GENERALE
La Legge regionale della Puglia n. 20 del 2001 "Norme generali di governo e uso del
territorio", definisce quale primo documento ufficiale per la formazione del Piano il
Documento programmatico preliminare (DPP), documento contenente gli obiettivi e i
criteri di impostazione del PUG.
La convenzione di incarico per la stesura del PUG, sottoscritta tra il professionista e
l’Amministrazione di San Giovanni Rotondo, prevede che il DPP sia prodotto sulla base
della discussione e condivisione con l’Amministrazione delle risultanze di un
preliminare rapporto di ricerca, denominato Documento strategico sugli scenari del
cambiamento, a cura del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del Politecnico
di Milano, che, poste in evidenza le tendenze insediative in atto, definisca gli
orientamenti per lo sviluppo futuro.
Si è convenuto fra gli incaricati per la formazione del Piano e d’intesa con
l’Amministrazione comunale di anticipare rispetto al DPP, con tale attività, i principi
informatori e le scelte strategiche del Piano, in coerenza alle opportunità delineate
dall’attuale quadro legislativo regionale di riferimento1.
Questo Documento strategico, costruito di fatto in condivisione tra il Responsabile delle
ricerche affidate al Dipartimento ed il professionista incaricato che ne sottoscrive i
contenuti, prefigura i caratteri strutturanti il progetto urbanistico per lo sviluppo futuro
dell’insediamento di San Giovanni Rotondo, individuando i fondamentali livelli di
salvaguardia territoriale del patrimonio naturale ed insediativo (in coerenza alle valenza
e compromissioni delle componenti ambientali) e le necessarie dotazioni pubbliche
finalizzate a corrispondere per quantità e qualità ai fabbisogni dell’insediamento attuale
e previsto.
Le finalità del Documento strategico sono quelle di individuare le linee di sviluppo
compatibili per la città, rispetto allo stato attualmente riscontrato nella sua crescita2 e di
definire i contenuti ed il programma di formazione, partecipativo e interistituzionale, del
Documento programmatico preliminare di Piano.
In tal senso il Documento strategico, in ragione dei suoi contenuti programmatori
per la formazione del Documento Programmatico Preliminare e propositivi, di
anticipazione degli obiettivi del Piano, si identifica quale Atto di indirizzo della
Giunta Comunale sul processo di formazione del PUG.
1
Cfr.: Angela Barbanente
Assessorato all’Assetto del Territorio – Urbanistica ed Edilizia Residenziale Pubblica
Linee interpretative per l’attuazione delle LL.RR. n. 20/2001 e n. 24/2004 - Circolare 1/2005, del 18-102005
2
Attraverso la ricognizione sistematica dei caratteri e delle dinamiche insediative colte rispetto agli usi
delle risorse dell’ambiente naturale e delle azioni di adeguamento al quadro vincolistico sovraordinato,
pianificatorio e programmatorio di livello sovracomunale .
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
ASSUNTI PROBLEMATICI E CRITICITÀ EMERGENTI
La città di San Giovanni Rotondo appartiene a quei luoghi, sul territorio nazionale, nei
quali si uniscono culto e devozione ad un’originaria intensità naturalistica.
Recente la devozione e poi il culto - risalgono alla prima metà del secolo scorso - legati
indissolubilmente alla crescita di carisma e all’aura di santità della figura di Padre Pio
da Pietrelcina, la cui vita e le cui vicende destarono quei sentimenti così profondamente
legati alle radici di un mondo contadino che proprio in quegli anni iniziava a declinare.
Antichi i suoi caratteri fisici e antropici, profondamente legati alle vicende storiche che
hanno segnato il suo territorio, in cui la città – in origine aggrappata ai primi contrafforti
del monte Calvo e del monte Castellano dove sfocia il vallone Portamisuso – occupa ora
con le espansioni la conca alluvionale che separa il monte dal contrafforte calcareo che
incombe e poi digrada con un ultimo salto sulla piana della Capitanata.
Le attività per la formazione del Piano Urbanistico Generale (PUG) offrono la
possibilità di analizzare le complesse dinamiche della formazione della città e del
territorio nell’orizzonte di relazioni vaste che si sono formate nel tempo, in particolare
negli ultimi cinquant’anni, attraverso lo sviluppo del fenomeno pellegrinale, che trova il
culmine nell’ultima decade del ‘900, determinando spinte di crescita di popolazione e –
incontrollate e molto maggiori - di attività ricettive, esercizi pubblici, ristoranti, bar ecc.,
a quel fenomeno strettamente e variamente legate.
Paesaggio naturale e umanizzato
Luogo di insediamenti preistorici e protostorici le cui testimonianze importanti sono
ancora rinvenibili sul monte Calvo, sulle balze della valle dell’Inferno e altrove, nel
tardo medioevo fu punto di passaggio di quel ramo della via Francigena, cammino
pellegrinale che dalla via Appia Traiana e dalla via Romea Adriatica, conduceva a
Monte Sant’Angelo per poi raggiungere i porti della costa e da questi la Terrasanta. Da
sempre il suo territorio fu punto di passaggio e di permanenza di uomini e greggi lungo
i percorsi degli antichi tratturi che strutturarono la rete insediativa sparsa della
campagna, costituita dalle testimonianze delle poste e delle masserie nei punti di tappa,
molte ancora presenti altre riconoscibili nei toponimi.
Il passaggio dall’area della bonifica e del vecchio torrente Candelaro al pedemonte
garganico, all’area delle Mattine, salendo alla convalle di San Giovanni Rotondo e
infine ai contrafforti del monte Calvo, rivelano natura e paesaggi di grande interesse
naturalistico.
Con i suoi quasi 27mila ettari di estensione ed un orientamento nord-sud, trasversale
rispetto al promontorio del Gargano, il territorio del comune di San Giovanni presenta
tutti i tratti costitutivi del paesaggio garganico sia dal punto di vista fisico che dal punto
di vista della storia del popolamento.
Partendo dalla porzione di pianura del Tavoliere (oggetto di importanti opere di bonifica
a partire dalla seconda metà dell’800) il comune si sviluppa innalzandosi in successione
su tre distinti terrazzi morfologici che si formarono in seguito a fenomeni tettonici e di
subsidenza; il nucleo urbano trova localizzazione sul secondo di questi terrazzi, sul
conoide di deiezione formatosi allo sbocco della valle Portamisuso.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
L’assenza, in San Giovanni Rotondo, di un vero e proprio reticolo idrografico
superficiale (ad eccezione del Torrente Candelaro che scorre regimentato ai piedi del
primo terrazzo) è dovuto alla natura della grande intrusione calcarea che ha come punto
sommitale la cima del monte Calvo, modellato dagli agenti atmosferici e ai cui piedi si
riconoscono gli elementi più evidenti (doline, grave, polje) del paesaggio carsico,
caratteristico di gran parte della regione pugliese.
Con questo “difficile” paesaggio e con le sue risorse naturali limitate l’uomo si è dovuto
confrontare fin dall’inizio, cercando di sfruttarne tutte le potenzialità, imparando a
plasmarlo a proprio favore: ne sono testimonianza sia l’articolazione degli insediamenti
est-ovest lungo il terrazzo mediano (via Sacra Langobardorum) sia il sistema dei
percorsi e delle produzioni agrarie sviluppatesi in senso nord-sud (lungo il tratturo
Regio dalla montagna alla pianura).
La possibilità, ancora oggi, di riconoscere queste persistenze (caratterizzanti una storia
di lungo corso che trascende le recenti contraddizioni nell’uso del suolo) deve diventare
il punto di partenza per una presa di coscienza sulla necessità di valorizzare,
riqualificandoli, quei luoghi e quegli itinerari in grado di narrare le vicende di un
paesaggio antropizzato in continua evoluzione.
Itinerari di ricognizione ambientale
L’arrivo a San Giovanni Rotondo, superati i cinque tornanti che rapidamente
consentono la presa di quota dalle Mattine, avviene attraverso la via Foggia, lungo una
strada che solo le nitide giornate di sole rendono piacevole. Il visitatore o il pellegrino
che voglia rendersi, come avviene, ai luoghi di devozione, imbocca sulla sinistra il viale
della circonvallazione: una strada effettivamente non molto trafficata, dall’aspetto
nient’affatto urbano, poco curato e di scarsa accoglienza per la varietà a versi scostante
dei manufatti che la costellano. L’orientamento nel cammino è costituito dalla mole
austera ed imponente dell’Ospedale, sulla destra della visuale, stagliato contro le
pendici boscose alle sue spalle.
L’accesso in città, imboccata l’incipiente salita della via Foggia all’incrocio con la via
Roma, è indubbiamente più gradevole per l’animazione della via causata da botteghe e
persone, ma soprattutto per il ben visibile fondale formato dalla bella statua di Padre Pio
nell’omonima piazza con alle sue spalle la chiesa di San Leonardo. Alla destra di Piazza
Padre Pio la sequenza della via Kennedy è nobilitata dal bell’edificio del Malchiondi,
dalla verde piazza del Carmine con le austere chiese di Sant’Onofrio e di San Giovanni
Battista, lungo la prospettiva alberata che conduce lo sguardo ai cipressi del Cimitero.
Sulla sinistra, il corso Umberto (privato grossolanamente in anni recenti dei suoi pochi
ma vitali alberi) segna il riconoscibile margine fra la città antica incastellata ed il
reticolo rettilineo delle vie che scendono a valle aprendo visuali sulla piana sottostante
e, in lontananza, sulla campagna della Capitanata.
Il giro delle antiche mura del vecchio centro, lungo la via Matteotti, ne fa riscoprire la
dimensione chiusa e murata, che permane nonostante i rimaneggiamenti e le
demolizioni. Il centro storico di San Giovanni, la parte edificata maggiormente
riconoscibile insieme alle espansioni dei caratteristici lamioni sette-ottocenteschi,
costituisce l’elemento urbano maggiormente intatto nell’impianto e nei caratteri che
ancora conserva. Per il nucleo storico si interviene nell’intento di risolvere l’attuale
monofunzionalità residenziale favorendo l’insediamento di nuove funzioni, ritrovando
le relazioni con i percorsi nuovi e storici, infine identificando e riqualificando i luoghi
dove il centro storico trova le sue connessioni e si può riconvertire funzionalmente.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Incoraggianti negli ultimi anni in quest’area sono i segnali delle possibilità di
rivitalizzazione e di recupero sociale ed edilizio, dati ad esempio dalla nascita di piccoli
locali e ristoranti che denota la volontà di una valorizzazione del centro e soprattutto di
un suo riconoscimento come valore spendibile, da parte di giovani e meno giovani
promotori.
Al termine della via Matteotti, verso destra, si apre lo spazio di piazza Europa in cui il
bello spazio verde che la percorre fino al culmine della leggera salita, quasi riesce a
creare la dimensione della “Villa” (intento con cui sono nati l’alberatura ed il verde
attuali). Al fondo, in direzione dell’Ospedale, il bivio fra via Aldo Morto e viale
Cappuccini già mostra lo straniamento e la perdita di qualità che caratterizza tutte le
zone di espansione recente e che non risparmia, anzi si accentua, in tutto il comparto –
da monte a valle – della “zona internazionale”, teatro della maggior parte delle
edificazioni recenti fra cui spiccano gli alberghi fra i quali è rara la qualità architettonica
e funzionale.
La sequenza lungo il viale Cappuccini, connessione storica tra la città e l’area
conventuale è resa sopportabile alla percorrenza e alla vista per la sola presenza
dell’alberatura che l’accompagna. Il resto del paesaggio urbano, se si eccettua l’insieme
rappresentato dal piazzale di Santa Maria delle Grazie, dalla Chiesa e dal Convento e
dal complesso severo ed incombente di Casa Sollievo della Sofferenza, è senza storia.
Pellegrinaggio e turismo
Alla spinta abnorme della costruzione di nuove strutture ricettive, determinata dalle
soprastimate attese giubilari e non governata quantitativamente attraverso il deleterio
meccanismo delle realizzazioni in deroga consentite dalla Delibera di Consiglio 32 del
1998 (un sostanziale triplicamento dell’offerta dal 1998 nel giro di pochi anni), fa oggi
riscontro un indebolimento strutturale degli afflussi pellegrinali e turistici, che seppure
legato principalmente a fattori generazionali di invecchiamento, lo è altrettanto in
ragione della scoraggiante qualità delle strutture di accoglienza e di offerta di servizi
che la città nel suo complesso ha saputo attrezzare.
Più che la santificazione di Padre Pio – un santo può essere venerato dovunque, alcuni
dicono – sono i fattori della contiguità fisica, del contatto visivo ed emozionale che
alcune generazioni di fedeli hanno vissuto e soprattutto per qualche tempo tramandato
ai più prossimi che è nel tempo venuto a mancare; ne può fare indirettamente fede il
calo di visitatori (fra questi anche i Gruppi di preghiera) degli ultimi anni all’Ospedale
Casa Sollievo della Sofferenza così come la percepibile anzianità dei pellegrini che
soggiornano, temperata in parte da quelle iniziative organizzate che vedono ancora
gruppi di giovani visitare in ritiro i luoghi.
L’organizzazione e le strutture per l’accoglienza non si sono giovate negli stessi anni di
capacità e volontà di investimento analoghe. Il loro stato di insufficienza è anzi
aumentato con l’aumentare della disponibilità di posti letto, degli arrivi, della
congestione. Gli investimenti privati si sono indirizzati ai soli interessi d’azienda,
mentre sono mancate politiche di indirizzo e investimenti pubblici che mirassero a
migliorarne l’organizzazione e dotare di servizi necessari la domanda turistica;
basterebbe considerare lo stato deprecabile delle strade cittadine, principalmente nelle
zone di afflusso devozionale. La stessa capacità delle Amministrazioni precedenti di
governare i mutamenti e di prevederne gli sviluppi è misurabile dal fatto che il Piano
Regolatore vigente risale al 1986 (né il tentativo di rinnovarlo negli ultimi anni ’90 ha
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
avuto esito, essendo esso, con l’Amministrazione precedente all’attuale, definitivamente
rimasto allo stato di Delibera Programmatica, nell’anno 2000).
Il periodo di permanenza nelle strutture di soggiorno (1,7 giorni), molto ridotto rispetto
a quello delle punte rilevabili nella fine degli anni ’90 (poco meno di due giorni), è
l’indice di un turismo che diviene sempre più di passaggio, originato e destinato in punti
di stanzialità maggiormente accoglienti, come ambiente se non economicamente, nelle
strutture ricettive della costa garganica ad esempio, come avviene da qualche tempo.
I tempi per un mutamento di tendenza, del pellegrinaggio del turismo e delle nuove
possibili articolazioni, non paiono né brevi, né di facile realizzazione anche supponendo
di mettere in campo iniziative e risorse capaci di agire su un miglioramento delle
condizioni ambientali e di accoglienza in città e su una diversificazione dell’offerta che
valorizzi la molteplicità di risorse di cui pure il territorio è ricco. Particolarmente
un’offerta turistica che punti sulla valorizzazione delle risorse paesaggistiche, storiche
e archeologiche, dovrebbe contare sulla convergenza di interessi che, su questo terreno,
accomuna i vari centri da San Marco in Lamis a Monte Sant’Angelo. Tuttavia le
esperienze recenti di valorizzazione di patrimoni simili svolte in altre realtà, laddove
hanno conseguito risultati, si sono sviluppate in alcuni anni di preparazione, in risorse
utilizzate con intelligenza e rigore, in una politica della qualità indirizzata prima a
segmenti turistici particolari che hanno fatto da traino e soprattutto sono state promosse
a livelli allargati, come la Provincia, condivise e sospinte dai Comuni interessati.
Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza
In parallelo al pellegrinaggio e al turismo si è assistito alla crescita fisica e di attività
della Casa Sollievo della Sofferenza, l’Ospedale voluto da Padre Pio, che rappresenta
oggi il principale polo attrattore di spostamenti giornalieri e di soggiorni, non solo dalle
province contermini, e che con i sui oltre duemila dipendenti costituisce la principale
risorsa economica della città e di quelle vicine, avendo assunto al contempo i caratteri di
istituto nel quale si praticano attività di formazione e di ricerca. Oltre all’attività clinica,
le voci maggiormente significative delle funzioni svolte all’interno dell’Ospedale (per i
possibili risvolti futuri) sono sicuramente quelle legate alla formazione e alla ricerca.
Sede di corsi di laurea in Ostetricia e Infermieristica e di corsi di formazione legati al
Pronto Soccorso e alla Genetica Medica, l’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”
detiene numerosi rapporti di collaborazione, stipulati attraverso accordi e convenzioni,
con le università italiane e straniere. La ricerca scientifica e la ricerca applicata sono
uno degli elementi più qualificanti dell’Istituto con importanti risultati riconosciuti a
livello europeo di cui è testimonianza la consistente e costante produzione di lavori
scientifici pubblicati sulle maggiori riviste internazionali del settore.
Le considerazioni qui accennate mostrano abbastanza chiaramente le potenzialità di
sviluppo del settore sanitario di San Giovanni Rotondo; settore sul quale, a nostro
avviso, si dovrebbero concentrare mirate politiche di intervento per rafforzarne la
solidità. La strategia che, oltre a consentire un salto qualitativo nella spendibilità della
ricerca clinica già oggi praticata, genererebbe un indotto prezioso per l’intera città
sarebbe, da un lato quella di favorire l’attivazione di nuovi corsi di laurea, di
specializzazione o di dottorati di ricerca (in grado di attrarre nuovi studenti), e dall’altro
la necessità di implementare l’attività legata all’offerta spazi di cura per gli anziani.
Entrambi questi indirizzi permetterebbero di assorbire, attraverso opportune modalità,
una quota non marginale dell’attuale eccedenza di posti letto nelle strutture alberghiere.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
“Città internazionale”
Nell’ambito di queste dinamiche, particolare importanza assume l’assetto e il
miglioramento dell’accessibilità alla città, richiedendo soluzioni che rispondano a
obbiettivi di riequilibrio (anche attraverso attrezzature mancanti e funzioni congruenti),
rispetto alla dicotomia fra la città storica e le sue espansioni ad ovest verso la parte della
città gravata contemporaneamente dai luoghi di culto e dai luoghi di cura e dalla gran
parte delle strutture ricettive (convenzionalmente nota come “città internazionale”).
Con la realizzazione dell’Aula liturgica si è determinato l’assetto del complesso
devozionale e ospedaliero che della “città internazionale” costituisce il fulcro. A ciò non
è seguita una razionalizzazione dei percorsi pedonali e viari dei diversi flussi generati
per ragioni devozionali e di cura. Si impone perciò un progetto capace di restituire a
questi luoghi la dignità che gli compete, il silenzio e il raccoglimento che la santità e la
venerazione richiedono. Così diventa necessario da un lato modificare gli accessi
automobilistici all’Ospedale, al Pronto soccorso e al Poliambulatorio (consentendo al
primo di poter usare a parcheggio le aree ad est del complesso, che può facilmente
attrezzare), dall’altro consentire ai pullman dei pellegrini e dei visitatori di non fare più
capo ad un punto di scambio a valle della “zona internazionale” per utilizzare poi
l’inadeguato servizio navetta, ma di arrivare direttamente al piazzale della rotonda per
caricare e scaricare, sostando poi presso il chek point. Le linee generali del progetto così
delineato comportano poi il prolungamento del viale pedonale di salita all’Aula liturgica
oltre la via Aldo Moro fino alla circonvallazione, creando in quel punto un recinto
edificato nel quale possano trovare sistemazioni le piccole attività commerciali oggi
disordinatamente sparse e, al livello inferiore, un nuovo parcheggio pubblico per auto.
Da questo recinto, vero punto di interscambio, di arrivo e partenza, inizierebbero,
protetti da consona alberatura, il Viale pedonale di ascesa all’Aula liturgica e il percorso
meccanizzato per disabili e per l’Ospedale che, seguendo un percorso più discosto,
consentirebbero di servire adeguatamente le diverse funzioni sul piazzale nevralgico di
Santa Maria delle Grazie. Una siffatta riorganizzazione permetterebbe di liberare il
piazzale dal traffico veicolare e di pedonalizzare interamente il viale Padre Pio.
Il sistema della sosta e del parcheggio, servizio primario per una consapevole politica
dell’accoglienza, è stato fino ad oggi malamente gestito. Negli ultimi mesi, in maniera
integrata all’ipotesi di ridisegno architettonico, paesistico e organizzativo della “città
internazionale”, si è affermata la volontà di governarne diversamente la struttura:
attraverso uno studio di prefattibilità economico e finanziario che ipotizza una gestione
corretta di tale attività attraverso forme di tariffazione di sosta e parcheggio, si è
dimostrato come questa sola attività possa dare luogo ad un ritorno economico per
l’Amministrazione comunale in grado di finanziare tutte le opere necessarie alla
riqualificazione dell’area, dal Viale pedonale, alla risalita meccanizzata gratuita per
l’utenza, alla struttura di sbarco e partenza dei visitatori e dei pellegrini a valle della
circonvallazione. Il sistema previsto costituirebbe il riconoscimento del valore
economico, di risorsa del flusso pellegrinale e turistico, quel flusso che secondo le stime
contribuisce per il 40% alla produzione di valore aggiunto dell’intera città.
In effetti i servizi per l’accoglienza ad oggi realizzati non hanno alcuna riconoscibilità
dal punto di vista delle strutturazione e dell’organizzazione pubblica. Essi sono
costituiti ad oggi dalla sola offerta privata e gestiti per mezzo degli alberghi delle altre
strutture ricettive e commerciali che intorno a questi flussi di persone si sono sviluppati;
ma anche così costituiti le organizzazioni private di categoria non hanno saputo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
sviluppare politiche di accoglienza capaci di assumere una valenza di promozione.
Questa è rimasta perciò confinata entro i limiti delle convenienze strettamente aziendali.
Assetto produttivo
Nell’ultimo ventennio la città ha beneficiato di notevoli iniziative economiche ed
imprenditoriali che traggono le mosse dal consolidarsi della cosiddetta “città santuario”:
impulsi (pubblici e privati) avvenuti sull’onda della consistente crescita dei flussi di
pellegrini devoti a Padre Pio da Pietrelcina, quel turismo religioso il cui indotto si è
manifestato soprattutto nel settore delle costruzioni (gli alberghi, a titolo di esempio,
sono quintuplicati in meno di venti anni; nuovi parcheggi sono sorti un po’ ovunque per
rispondere alla nuova domanda generata dai luoghi di culto), nel settore del commercio
(non solo nel settore dei bar e dei ristoranti ma anche in quello del commercio al
dettaglio non specializzato) e nel settore della sanità (legato alla presenza dell’Ospedale
Casa Sollievo della Sofferenza, voluto e fondato negli anni ’50 da Padre Pio e al
relativo indotto). Questa spinta, che per anni è stata la linfa vitale su cui si è fondata
l’economia di San Giovanni Rotondo, oltre ad aver generato una pericolosa dicotomia
urbanistica tra “città storica” e “città internazionale” rischia oggi, con il modificarsi di
determinate situazioni (diminuzione dei flussi di turisti) ed in prospettiva, con il
profilarsi di nuovi scenari (riorganizzazione del sistema sanitario provinciale), di ridursi
provocando una lenta paralisi del sistema economico dell’intero comune. Infatti, le
performance realizzate da San Giovanni Rotondo nel ventennio 1981-2001 sono in gran
parte ascrivibili a tre sottosettori particolari e cioè: costruzioni, turismo, sanità i cui
addetti rappresentano al 2001 oltre la metà di quelli totali (8.055), con la sanità che da
sola rappresenta del totale circa il 37%. Questi dati mettono chiaramente in luce come la
maggior parte dei posti di lavoro disponibili a San Giovanni Rotondo siano generati
dalle tre tipologie di attività economiche segnalate, le quali (insieme all’indotto da
queste generato) negli ultimi anni si sono fatte carico di garantire una consistente quota
della crescita e dello sviluppo dell’intera città. Il progetto di Piano dovrà farsi carico,
per quello che gli compete, di garantire possibilità di sviluppo alle attività produttive,
ma soprattutto di individuare settori di possibile diversificazione, tra i quali si possono
indicare quelli legati alle apparecchiature medicali, alle biotecnologie e, per quanto
riguarda le fonti rinnovabili per la produzione di energia, la fattibilità di impianti per la
produzione di energia eolica, lo sviluppo di cerealicoltura per la produzione di etanolo e
la eventuale localizzazione nel territorio del Comune del relativo impianto. La fattibilità
di quest’ultimo progetto, che trova oggi convenienze particolari per la “sovvenzione”
che viene garantita attraverso i certificati verdi per la produzione di energia da fonti non
petrolifere, va peraltro valutata almeno per l’intera Capitanata, le cui produzioni
cerealicole, se fossero utilizzate per il 10% a tali fini, potrebbero garantire la
generazione di qualcosa come 250 Mgw/ora l’anno.
Nell’immediato occorrerà col Piano attuare, per quanto riguarda soprattutto l’artigianato
di servizio, l’insediamento delle attività in quanto resta di utilizzabile della zona PIP.
Lo sviluppo di ulteriori attività renderà necessarie previsioni di zona da collocarsi più
opportunamente nelle zone piane, a valle dell’abitato di San Giovanni Rotondo.
Accessibilità alla città e alle sue parti
Il progetto della mobilità è, fra gli altri, il fatto strutturante meglio in grado di
riorganizzare le cesure nella città fra le sue due principali parti. Esso si fonda su
previsioni di regimentazione della circolazione e soprattutto della sosta in grado di far
compiere un salto di qualità alla razionalizzazione del sistema; i modi di gestione,
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inoltre, consentirebbero di ipotizzare operazioni a consistente ritorno economico per
l’Amministrazione, attraverso lo studio di una progettazione gestionale, finanziaria ed
economica accurata. Per inquadrare queste operazioni si è già dato l’avvio ad un piano
di fattibilità che sondi i vantaggi che potrebbero conseguirsi e li quantifichi.
Sul terreno dell’assetto macrourbanistico che investe l’intera provincia di Foggia
appaiono importanti gli aspetti e gli interventi ipotizzabili già messi in luce in
precedenza.
La riqualificazione che faciliti gli accessi alla città per le diverse provenienze troverebbe
complemento e completamento dalle opere in atto per il raddoppio della tratta
ferroviaria adriatica e dai progetti di ampliamento e rifunzionalizzazione dell’aeroporto
di Foggia.
Del tutto esuberanti appaiono peraltro le infrastrutture ipotizzate dall’ANAS nel
progetto di nuova strada di accesso a San Giovanni Rotondo e di relativa tangenziale a
quattro corsie, realizzato nel 2000. Attraverso una simulazione di carico sulla rete
effettuata nelle condizioni di maggiori flussi rilevati e modellati nell’ora di punta
antimeridiana, si nota come le quote di traffico che interesserebbero la nuova strada
proveniente dalla piana delle Mattine non supererebbero i 200 veicoli/ora equivalenti in
entrambi i sensi di marcia; analogamente la nuova tangenziale proposta sarebbe
interessata in entrambi i sensi di marcia da carichi di traffico pari a 300-450 veicoli/ora
equivalenti nella tratta iniziale ad ovest, 150-300 veicoli/ora equivalenti nella tratta
centrale, fra l’arrivo della nuova strada da valle e l’arrivo della vecchia sulla via Foggia,
meno di 150 veicoli/ora equivalenti nella tratta da via Foggia alla strada per Monte
Sant’Angelo. Il sovradimensionamento di questo progetto consiglierebbe il
potenziamento della attuale strada di risalita con la realizzazione di corsie di
arrampicamento per i mezzi pesanti e il potenziamento della risalita verso Borgo Celano
che, opportunamente segnalato, potrebbe costituire una valida alternativa. In quanto alla
progettata nuova tangenziale se ne è dimostrata l’inutilità. L’attuale circonvallazione,
potenziata e protetta, è del tutto in grado di assorbire i carichi veicolari che attualmente
e in un prevedibile futuro si manifesteranno. Del tutto invariata resterebbero poi i
carichi sulla rete cittadina. Altre considerazioni fortemente negative andrebbero poi
fatte rispetto agli effetti ambientali di tali progettate infrastrutture.
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Sempre dal punto di vista macrourbanistico si segnalano alcune infrastrutture di valenza
territoriale che corrispondono alle diverse aree di provenienza di frequentazione alla
città:
- in primo luogo un potenziamento effettivo delle strade di adduzione dalla piana lungo
i contrafforti montuosi: oltre all’adeguamento della attuale unica direttrice da sud si può
ipotizzare la il potenziamento di un secondo itinerario di risalita verso ovest, utilizzando
la strada che si immette sulla statale 272 poco prima di Borgo Celano; la rete stradale
articolata della zona di piana consentirebbe agevoli adeguamenti della strada provinciale
per Borgo Celano, consentendo facili scambi fra le diverse direttrici e razionalizzando
efficacemente le provenienze da Foggia;
- per le provenienze da Bari, l’adeguamento della strada costiera da Barletta per
Margherita di Savoia verso Manfredonia, per connettersi con la Manfredonia-Le
Mattine e/o la via che partendo dal casello autostradale di Cerignola percorre la statale
545 per Manfredonia, distaccandosi a sinistra poco prima di Sette Poste, riqualificando
la strada provinciale 60 esistente verso Stazione di Candelaro, per poi connettersi ancora
con la statale 273 all’altezza dello svincolo con la superstrada 89 Foggia Manfredonia.
La struttura della città viene concepita a partire dalla ridefinizione delle relazioni tra le
due polarità urbane, la “Città internazionale” e la “città consolidata”, attraverso il
potenziamento di alcuni assi viari e della loro gerarchia, nonchè dalla necessità di una
sua nuova configurazione fondata sul riconoscimento dei suoi principi insediativi e sulla
necessità di connettere anche le nuove previsioni, ad esempio gli azzonamenti
produttivi.
Alla zona del Santuario e dell’Ospedale si darà una configurazione non solo interna ai
tessuti, ma che attui la connessione al sistema infrastrutturale territoriale realizzando un
caposaldo di scambio sulla circonvallazione, all’altezza del prolungamento del Viale
pedonale verso l’Aula liturgica, come descritto nei paragrafi precedenti; dando quindi
un approdo che consenta di raggiungere e visitare i luoghi sacri in modo chiaro e
diretto. L’accessibilità ai luoghi della devozione viene riorganizzata lungo la direttrice
Nord-Sud, disimpegnando la zona più prossima al Santuario dalla funzione di prima
accoglienza dei pellegrini e di stazionamento veicolare.
Lungo la direttrice Est-Ovest si stabiliscono nuove relazioni tra la “città internazionale”
e la città consolidata. In particolare, viale Cappuccini, riqualificato e reso pedonale,
diviene l’asse principale della connessione tra le due polarità urbane. Il collegamento tra
il vecchio complesso conventuale e il nucleo antico acquista una nuova valenza urbana,
nella conferma della storica promiscuità funzionale rappresentata dalle attività
commerciali, ricettive, sanitarie; nella ricerca, tesa alla valorizzazione del paesaggio, di
nuove continuità dei percorsi e degli spazi pubblici.
Le simulazioni già effettuate per il Piano della mobilità consentono di apprezzare i
vantaggi qualitativi e quantitativi dell’ipotesi di assetto che si è delineata nel paragrafo
precedente per la riqualificazione della “città internazionale”. L’ipotesi di nuovo assetto
della rete viaria si fondano sulla pedonalizzazione di via Padre Pio e di viale
Cappuccini, il cui accesso è limitato ai residenti, ai mezzi di adduzione alle strutture
ricettive, ai mezzi pubblici, ai mezzi di soccorso. Per ottenere tale risultato sono state
messe in campo una razionalizzazione della maglia viaria fra lo stesso Viale Cappuccini
e via Aldo Moro, l’introduzione di una nuova strada a monte che dalla via per il
Convento delle Clarisse raggiunge dall’alto il perimetro dell’Ospedale. Nell’ipotesi si
assume la realizzazione di un nuovo parcheggio con strutture di servizio a valle della
circonvallazione, all'altezza di Pozzo Cavo, centrato prospetticamente sull'asse del Viale
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di accesso alla Nuova Aula liturgica e del suo prolungamento. Il ruolo di questa
struttura è quello di costituire il punto di approdo privilegiato dei movimenti turistici,
rispetto al quale gli arrivi con autopullman troverebbero un punto di sbarco dei turisti.
Gli autopullman proseguirebbero a deposito, e fino a capienza, nell'attuale parcheggio
Pozzo Cavo. Parimenti l’ipotesi assume la realizzazione di un parcheggio nell'ambito
della risistemazione di Casa Sollievo della Sofferenza, prevalentemente destinato al
soddisfacimento dei dipendenti e in parte dei visitatori.
Per quanto riguarda i movimenti Origine-Destinazione (OD) per lavoro e studio desunti
dal Censimento ISTAT della popolazione 2001, riferibili al territorio del comune di San
Giovanni Rotondo, essi riguardano principalmente l’ambito territoriale della provincia
di Foggia e, in misura minore, quella di Bari (Bari e Andria); sporadici sono gli
spostamenti al di fuori della regione Puglia. Dalla loro analisi si deduce un consistente
ricorso al mezzo pubblico rispetto al mezzo privato per quanto riguarda gli spostamenti
extraurbani; non altrettanto può essere detto per gli spostamenti interni, che avvengono
con uno scarso uso dei mezzi pubblici.
Quest’ultimo fatto consiglia di rivedere l’attuale sistema di trasporto, e soprattutto di
valutarne l’efficienza e la rispondenza alle necessità (l’uso di grandi mezzi appare, tra
l’altro, fortemente anacronistico, mentre si potrebbero sperimentare soluzioni con
piccoli mezzi a chiamata innovando tecnologicamente la struttura del servizio).
In particolare i principali movimenti di Origine/Destinazione interessano i comuni
contermini di San Marco in Lamis, Manfredonia e Foggia e, di seguito, si espandono
coinvolgendo a corona, gli altri centri provinciali confinanti.
Complessivamente avvengono giornalmente circa 3500 spostamenti di cui 1302 (erano
1627 nel 1991) in origine e 2130 (1463 nel 1991) in destinazione con tutti i mezzi.
Circa 2800 movimenti sono legati a motivi di lavoro con un valore percentuale quasi
equivalente sia in origine (932, il 72%, erano 1046 nel 1991) che in destinazione (1665,
il 78%, erano 896 nel 1991, con un aumento del 86% in dieci anni); di questi 435, il
26%, in destinazione a San Giovanni Rotondo, avvengono con il mezzo pubblico
(codice Istat 04 ,05 e 06) e riguardano, rispettivamente in ordine decrescente, i centri di
San Marco in Lamis (180), Manfredonia e Foggia.
Mentre in origine 304 (il 33%), utilizzano il mezzo pubblico, 230 sono diretti a Foggia,
mentre gli altri in ordine decrescente, a San Marco e Manfredonia.
Gli spostamenti in origine per motivi di studio ( che comprendono asili nido, scuola
materna e corsi di formazione professionale), al di fuori del centro urbano, sono 369
(206 a Foggia e 124 a San Marco in L.); di questi 290 avvengono su mezzo pubblico.
Quelli in destinazione sono 465 di cui 384 (l’83%) avvengono con mezzo pubblico,
principalmente dai comuni di San Marco in Lamis, 174 e Manfredonia 117, (al 1991
erano complessivamente, in origine 581 e in destinazione 567).
I movimenti interni aumentano del 13% e assommano a 10642 nel 2001,(erano 9389 nel
1991), di cui 5276 (3994 nel 1991) per studio e 5366 (5395 nel 1991) per lavoro.
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Gestione e attuazione del Piano vigente
La disordinata espansione edilizia, e la sua generale bassa qualità progettuale e
costruttiva, si è indirizzata negli anni recenti verso la tipologia della “villetta” (come
tesaurizzazione del lotto di proprietà, e espressione di vieti espedienti tipologici), vero
campionario di soluzioni architettoniche eterogenee ed individualistiche, producendo un
impasto paesistico del tutto privo di dimensioni urbane civili, in cui non sono
riconoscibili gerarchie di vie, spazi pubblici, piazze. La cultura architettonica e
costruttiva così espressa, appiattita su forme viete, modelli ed espedienti tipomorfologici elementari della casa unifamiliare, aggravata dalla incapacità di controllo
delle soluzioni inventate, determina un impoverimento ed una omologazione culturale
dei committenti – dunque tendenzialmente della gente tutta - verso l’effetto
“meraviglia” (colori, materiali, serramenti, recinzioni, ecc.) che il proprio manufatto
deve destare, definitivamente compromesso poi dalle acrobazie della statica e
dell’ingegneria della costruzione, risolte strutturalmente in modi elementari (scale
pensili, aggetti, rampe, ecc.), e perciò sempre pesanti e sovradimensionate. Costante
permane poi la ricerca, rispetto alle norme, dei metri cubi in più (premio condiviso per
costi e benefici dal committente, dal progettista, dall’esecutore) dell’usufruibilità di
sottotetti, interrati e seminterrati.
E’ proprio rispetto al Piano vigente che si sono riscontrate procedure e modalità di
gestione non pienamente rispondenti alla razio e alle prescrizioni in esso contenute,
desumibili tanto dalle Norme attuative quanto dalla cartografia che dalla relazione di
Piano. In generale la gestione recente e meno recente del Piano, attuata sulla base di
discutibili interpretazioni, investe oggi la frangia sud dell’abitato, quella compresa tra la
via per Foggia ad est e la chiusura della circonvallazione ad ovest. I Piani
Particolareggiati, correntemente denominati comparti di edificazione, in questo
territorio previsti dal Piano vigente (spesso approvati parecchi anni fa, raramente
adeguati alle esigenze dell’oggi, collocati prevalentemente nella parte più bassa della
conca valliva di San Giovanni Rotondo- quell’ambito delicato e manifestamente
problematico sottostante all’insediamento storico consolidato - soggetti ad esondazione
e rischio di allagamento secondo la zonizzazione PAI – nonostante le consistenti
riduzioni negoziate con l’Autorità di Bacino, le cui verifiche non hanno atteso le attività
di ricognizione ed approfondimento delle conoscenze sugli aspetti idrogeologici legati
alla formazione del PUG) stanno subendo per varie ragioni, non ultime quelle di
formazione del PUG stesso, una fase di accelerazione verso il convenzionamento. In
particolare i Comparti denominati Cm, destinati a zona mista residenziale ed altri usi
nella misura del 50% (la destinazione d’uso mista si desume negli elaborati di Piano
sulla base del disposto combinato delle norme e della relazione) sono stati approvati, ed
uno in via di convenzionamento, con una previsione d’uso esclusivamente residenziale,
sulla base di una interpretazione consuetudinaria – a nostro avviso non corretta - del
Piano vigente. Questo fatto comporta un sostanziale aumento della capacità insediativa
negli analoghi Comparti del tipo misto. Inoltre l’abbattimento delle quote di aree di
cessione per la realizzazione di standard per attrezzature di uso pubblico, ridotte per
questi comparti attraverso una delibera di Consiglio comunale alle quantità minime di
legge rispetto alle più consistenti precedenti previsioni di piano, contraddice la natura
stessa propria del progetto di piano, che specificamente dall’attuazione di questi
interventi prevedeva di far derivare le aree per l’uso pubblico necessarie a compensare
anche i fabbisogni pregressi. Le dotazioni attuali di attrezzature pubbliche di interesse
comunale, considerando le aree realmente attrezzate, ad oggi sono stimabili in neanche
8 mq per abitante insediato, per un deficit complessivo, dal punto di vista unicamente
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dimensionale, superiore ai 285.000 mq; considerando attrezzabili le aree di proprietà
pubblica non ancora attrezzate e di quelle derivanti dai piani particolareggiati in via di
attuazione il deficit è dimensionabile a 115.000mq.
Il quadro nuovo rappresentato dal punto di vista normativo dalla recente Legge
urbanistica regionale che ha rinnovato la precedente, consente lo studio e la
sperimentazione di modalità innovate di intervento.
Su questo panorama di fatti, problemi, potenzialità, si applica l’attività di piano,
fornendo contenuti di indagine e di diagnosi che concorrano alle scelte per la
formazione del Piano Urbanistico Generale.
Perequazione delle opportunità
Il principio perequativo sarà applicato in forma generalizzata, come politica di equa
distribuzione dei diritti e degli obblighi derivanti dalle opportunità di trasformazione
degli insediamenti e avrà come obiettivi:
1) la parità di trattamento, per condizioni di fatto e di diritto, delle proprietà;
2) la facilitazione alla acquisizioni di aree al patrimonio pubblico per la realizzazione di
servizi ed edilizia sociale ed il finanziamento per la realizzazione di attrezzature di
interesse collettivo;
3) l’attendibile attuazione delle previsioni strategiche di Piano.
Verranno dapprima fissati, con la componente strutturale del PUG, i criteri di
classificazione dei suoli in funzione alle loro caratteristiche urbanistiche e giuridiche e
successivamente, con la componente programmatica, ad ognuno di essi verrà assegnato,
in coerenza al dimensionamento di piano e sulla base delle caratteristiche omogenee
attribuite per stato di fatto e di diritto, un equivalente indice edificatorio.
A questo punto, in considerazione delle differenti strutture proprietarie e della
attendibile attuazione dei previsti progetti urbanistici, verranno definiti i comparti di
perequazione, nei quali l’istituto della perequazione, fondato sulla trasferibilità o
commercializzazione dei diritti edificatori tra proprietari all’interno di un unico
comparto, nonché tra differenti comparti nelle medesime condizioni di fatto e di diritto,
sarà attuata attraverso tre differenti meccanismi applicativi:
1) trasferimento di diritti edificatori fra le proprietà comprese in un comparto
urbanistico in cui i suoli hanno caratteristiche omogenee;
2) trasferimento a distanza di diritti edificatori fra proprietà non comprese in un unico
comparto urbanistico e fra loro anche non contigue, con origine e destinazioni
prestabilite, finalizzato all’attuazione di specifici progetti urbanistici, per suoli
precedentemente destinati ad attrezzature di interesse pubblico e gravati da vincoli di
inedificabilità non reiterabili;
3) trasferimento a distanza di diritti edificatori fra proprietà non comprese in un unico
comparto urbanistico e fra loro anche non contigue, con origine prestabilita e
destinazione libera, finalizzato all’acquisizione pubblica di aree a valenza ambientale;
Risultano evidenti i vantaggi che l’utilizzo di tale istituto offre in termini di concreta
attuazione di interventi di riqualificazione o ricomposizione paesaggistica dei tessuti
urbani degradati e delle aree di frangia, di salvaguardia ambientale e valorizzazione di
emergenze paesaggistiche, di coerente completamento del sistema del verde e degli
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spazi pubblici; ma soprattutto consente l’indifferenza localizzativa degli interventi e dei
servizi e facilita l’acquisizione delle aree.
Il Piano infine definirà i criteri per l’applicazione dell’istituto dell’incentivazione
consistente nel riconoscimento di “bonus” urbanistici, ossia di maggiori diritti
edificatori, a fronte del conseguimento di benefici pubblici aggiuntivi rispetto a quelli
previsti (ad esempio maggiori dotazioni quali-quantitative di attrezzature e spazi
pubblici o significativi miglioramenti della qualità ambientale, interventi di
riqualificazione paesaggistica e di rimozione di manufatti paesaggisticamente intrusivi
od ostruttivi).
I criteri, da definirsi, preciseranno le modalità di articolazione del riconoscimento
dell’incentivazione, aventi per finalità precipua la riqualificazione urbana, fissando un
tetto massimo per le volumetrie incrementali, attribuibili anche in forma di premialità,
in relazione ai differenti obiettivi conseguibili.
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STRUTTURA SOCIO ECONOMICA
La Giunta provinciale di Foggia, all’atto di formazione del documento programmatico
preliminare (Dpp) del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), indica
come obiettivo essenziale da perseguire il radicamento dell’identità della “pentapoli”
(ovverosia il rafforzamento di quel sistema di armature urbane costituito dai cinque
principali centri provinciali: Foggia, Lucera, San Severo, Manfredonia, Cerignola).
La Bozza di Ptcp, assumendo questa indicazione e sottolineando la necessità di
integrarla con il riconoscimento delle identità degli altri centri minori, per dimensione,
ma importanti della Capitanata ha messo in luce come (per dimensione, storia,
attrattività culturale ed economica, presenza di servizi di valenza intercomunale, ecc.) a
questi cinque poli si debba aggiungere anche San Giovanni Rotondo.
Per questo motivo all’interno del presente documento si è deciso di indagare la realtà di
San Giovanni Rotondo radicando le prime elaborazioni sull’analisi delle dinamiche
“strutturali” (popolazione ed fattori economici) del comune in confronto agli andamenti
degli altri cinque centri di valenza provinciale per comprenderne, nel quadro
provinciale, il ruolo, le potenzialità e gli attendibili scenari futuri.
Nell’ultimo ventennio la città ha beneficiato di notevoli iniziative economiche ed
imprenditoriali che traggono le mosse dal consolidarsi della cosiddetta “città santuario”:
impulsi (pubblici e privati) avvenuti sull’onda della consistente crescita dei flussi di
pellegrini devoti a Padre Pio da Pietrelcina. Turismo religioso il cui indotto si è
manifestato soprattutto nel settore delle costruzioni (gli alberghi, a titolo di esempio,
sono quintuplicati in meno di venti anni; nuovi parcheggi sono sorti un po’ ovunque per
rispondere alla nuova domanda generata dai luoghi di culto), nel settore del commercio
(non solo nel settore dei bar e dei ristoranti ma anche in quello del commercio al
dettaglio non specializzato) e nel settore della sanità (legato alla presenza dell’Ospedale
Casa Sollievo della Sofferenza, voluto e fondato negli anni ’50 da Padre Pio e al
relativo indotto).
Questa spinta, che per anni è stata la linfa vitale su cui si è fondata l’economia di San
Giovanni Rotondo, oltre ad aver generato una pericolosa dicotomia urbanistica tra “città
storica” e “città internazionale” rischia oggi, con il modificarsi di determinate
situazioni (diminuzione dei flussi di turisti) ed in prospettiva, con il profilarsi di nuovi
scenari (riorganizzazione del sistema sanitario provinciale) di ridursi, provocando una
lenta paralisi del sistema economico dell’intero comune.
Attraverso la ricostruzione in serie storica delle dinamiche economiche (che hanno
portato nel corso degli anni San Giovanni Rotondo a raggiungere una rilevanza
paragonabile, e in alcuni casi superiore, a quella degli altri cinque maggiori centri della
provincia di Foggia) si riesce a comprendere l’incremento del peso insediativo
complessivo del comune, generato sia da un saldo naturale positivo (differenza
nati/morti) che da un saldo migratorio positivo (differenza immigrati/emigrati). Favorite
dalla crescita degli andamenti turistici molte attività economiche già esistenti si sono
consolidate e altre, completamente nuove, si sono radicate nel territorio di San Giovanni
Rotondo aumentandone l’attrattività (crescente disponibilità di posti di lavoro) che, nel
medio periodo, si è tramutata in un consistente incremento della popolazione residente.
Sulla base di queste schematiche chiavi di lettura delle trasformazioni che hanno
interessato negli ultimi venti anni la città, è possibile approfondire determinate
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
tematiche attraverso l’esame delle dinamiche storiche entrando maggiormente nel
merito delle ragioni che le sottendono.
Tra queste, come importante fattore “strutturale” e parametro macrourbanistico di
riferimento (con popolazione, mobilità e tendenza insediativa), vi è sicuramente lo
studio della realtà economica della Provincia di Foggia, condotto con lo scopo di
analizzare le logiche dell’evoluzione della struttura produttiva provinciale per arrivare,
interrelandolo con gli altri parametri, a definire quali siano stati e quali possano in
futuro essere i margini e i settori nei quali sia maggiormente auspicabile prevedere uno
sviluppo.
Le analisi sono state effettuate in serie storica utilizzando i censimenti Istat della
popolazione e dell’industria tra il 1981 e il 2001 per confrontare e comprendere con
maggior chiarezza il modificarsi del peso insediativo del peso e del potenziale dei
singoli settori produttivi suddivisi, in prima approssimazione, in industria, commercio e
servizi.
Esaminando le variazioni della popolazione residente emerge come, a fronte di un
contenuto incremento provinciale del 1,38%, ci sia un incremento complessivo dei
comuni dell’esapoli del 4,92% così composto: Foggia -0,81%, Lucera +7,22%, San
Severo 3,06%, San Giovanni Rotondo +19,25%, Manfredonia +8,81%, Cerignola
+12,88%. Come si nota il comune con il maggior incremento di popolazione è San
Giovanni che passa da 21.891 abitanti a 26.106.
Attraverso l’esame delle dinamiche relative agli addetti3 si nota come, rispetto al dato
provinciale che segna un incremento complessivo del 10,4% (passando dai 124.900
addetti ai 137.923), i sei comuni oggetto della presente comparazione registrino
contemporaneamente: Foggia +6,3%, Lucera +37,5%, San Severo +17,9%, San
Giovanni Rotondo +125,6%, Manfredonia +21,5%, Cerignola +19,4%. Il comune di
San Giovanni Rotondo mostra in assoluto la migliore performance passando dai 3.570
addetti nel 1981 agli 8.055 del 2001.
Se si approfondisce ulteriormente l’analisi cercando di comprendere quali siano stati i
settori che più degli altri hanno contribuito all’incremento complessivo, ci si accorge
che mentre mediamente è stato il settore dei servizi a segnare il maggior incremento, nel
caso di San Giovanni Rotondo sia stato il settore del commercio (settore che comprende
il commercio all’ingrosso, il commercio al dettaglio, gli alberghi, i bar e i ristoranti),
che passa, nel ventennio, dai 718 addetti ai 1.829 (+154,7%). Significativo appare anche
il dato relativo ai servizi (all’interno del quale è presente, tra gli altri, il settore della
sanità) che vede passare i suoi addetti da 2.089 a 5.059 (+142,2%). Nella stessa soglia
temporale gli addetti dell’industria (al cui interno, tra gli altri, è presente il settore delle
costruzioni) passano da 763 a 1.167 addetti (+52,9%).
Le dinamiche ora esposte, pur fornendo un chiaro quadro delle trasformazioni del
settore economico, da sole non bastano a delineare gli scenari complessivi dei
mutamenti passati e in atto.
3
L’Istat definisce gli addetti “persone occupate come lavoratori in attività giuridico-economiche”; in
pratica gli addetti sono tutti i lavoratori di un comune indipendentemente dal fatto che siano residenti o
meno nel comune in cui svolgono la propria attività.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Per questo motivo, contemporaneamente e nelle stesse serie storiche, si sono analizzati
gli andamenti delle unità locali4 in modo da riuscire a delineare sia il tipo di struttura
produttiva (grande industria o piccola e media impresa, attraverso l’associazione del
numero di addetti alle singole unità locali), sia la natalità delle imprese (espansione di
attività già esistenti o nascita di nuove unità locali) su cui si fonda la realtà economica
della “esapoli”.
Rispetto al dato provinciale, che segna un incremento del 28,2% (passando dalle 31.939
u.l. alle 40.953), i sei comuni registrano tra il 1981 e il 2001 singolarmente: Foggia
+46,8%, Lucera +71,9%, San Severo +29,3%, San Giovanni Rotondo +96,3%,
Manfredonia +36,1%, Cerignola +37,8%. Nuovamente il comune di San Giovanni
Rotondo è quello che ha avuto l’incremento più significativo passando, nel ventennio,
dalle 835 unità locali alle 1.639.
Scomponendo il dato complessivo nelle voci industria, commercio e servizi notiamo
come in questo caso l’incremento nel settore dell’industria sia in linea con gli andamenti
degli altri cinque maggiori centri della provincia (si passa da 255 a 408 u.l. equivalente
ad una variazione positiva del 60%), mentre sia il settore del commercio che quello dei
servizi siano assolutamente in controtendenza rispetto ai valori degli altri comuni
registrando rispettivamente una variazione positiva del 71,9% (da 402 a 691) e del
203,4% (da 178 a 540).
Interrelando i dati degli addetti con quelli delle unità locali emerge chiaramente come la
struttura produttiva di San Giovanni Rotondo sia costituita principalmente da piccole e
medie imprese, in una piccola parte (soprattutto quelle legate all’industria) consolidatesi
negli anni attraverso l’incremento del numero di addetti, mentre per la maggior parte
(soprattutto quelle legate al commercio e ai servizi) sorte sull’indotto generato dal
turismo religioso.
Le rappresentazioni grafiche che seguono5 illustrano per comparazione i dati qui
enucleati.
4
L’Istat definisce le unità locali “quei luoghi fisici nei quali una impresa o una istituzione esercita una o
più attività economiche”; in pratica le unità locali sono le fabbriche, gli uffici, le istituzioni, ecc. nelle
quali gli addetti svolgono il proprio lavoro.
5
Il territorio provinciale è stato perimetrato secondo le indicazioni della Bozza di Ptcp in ambiti
intercomunali, di cui le città della “esapoli” rappresentano i comuni capofila.
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Variazione % degli addetti nei comuni dell’esapoli dal 1981 al 2001
Variazione % delle unità locali nei comuni dell’esapoli dal 1981 al 2001
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Procedendo per approfondimenti successivi attraverso la disgregazione dei dati in
nostro possesso ci accorgiamo che le performance realizzate da San Giovanni Rotondo
nel ventennio 1981-2001 siano in gran parte ascrivibili a tre sottosettori particolari e
cioè: costruzioni6, turismo7, sanità8.
Per quanto riguarda gli addetti, su di un totale di 8.055 (dati 2001), i tre sottosettori
assommano a 4.679, corrispondente al 58% del valore complessivo, così suddivisi:
costruzioni (616 addetti per un peso del 7,6% sul totale), turismo (1.030 addetti per un
peso del 12,8% sul totale), sanità (3.033 addetti per un peso del 37,6% sul totale).
Leggermente diverso è il discorso che riguarda le unità locali, in cui su di un totale al
2001 di 1.639, i tre sottosettori assommano a 536, corrispondente al 32,7% del valore
complessivo.
La ripartizione vede le costruzioni con 199 u.l. per un peso del 12,1% sul totale, il
turismo con 235 u.l. per un peso del 14,3% sul totale, la sanità con 102 u.l. per un peso
del 6,2% sul totale.
Questi dati (volutamente qui enumerati in forma didascalica)9 mettono chiaramente in
luce come la maggior parte dei posti di lavoro disponibili a San Giovanni Rotondo siano
generati dalle tre tipologie di attività economiche segnalate, le quali (insieme all’indotto
da queste generato) negli ultimi anni si sono fatte carico di garantire una consistente
quota della crescita e dello sviluppo dell’intera città.
Per queste ragioni i tre sottosettori meritano si essere approfonditi singolarmente per
verificarne lo stato di salute e le possibilità di sviluppo futuro.
Settore delle costruzioni
Il settore delle costruzioni negli ultimi vent’anni ha subito un vero e proprio boom
favorito principalmente10 dalle vicende legate alla crescita del fenomeno turistico di tipo
religioso (tra gli altri la costruzione della nuova aula liturgica, il parcheggio multipiano,
gli alberghi, le residenze turistiche, ecc.) e per questo localizzato quasi esclusivamente
nella “zona internazionale” ad ovest del nucleo storico di San Giovanni Rotondo.
Esulando, per il momento, da considerazioni legate agli effetti più propriamente
urbanistici di una così consistente compromissione fisica del territorio che ha generato
un evidente sfrangiamento nella struttura della città, si vuole qui puntare l’attenzione
sulle dinamiche di questo settore, per comprendere le possibili tendenza future.
6
Il settore denominato “costruzioni” comprende al suo interno le seguenti voci Istat: preparazione del
cantiere edile, costruzione completa o parziale degli edifici, installazione dei servizi di un fabbricato,
lavori di completamento degli edifici.
7
Il settore denominato “turismo” comprende al suo interno le seguenti voci Istat: alberghi, campeggi e
alloggi per brevi soggiorni, ristoranti, bar.
8
Il settore denominato “sanità” comprende al suo interno le seguenti voci Istat: attività dei servizi
sanitari, servizi veterinari, assistenza sociale.
9
Per gli opportuni approfondimenti si rimanda al capitolo “Analisi del sistema produttivo” allegato al
presente fascicolo.
10
Naturalmente una parte consistente delle realizzazioni riguarda anche l’edilizia residenziale (di cui solo
una minima parte di iniziativa pubblica) ma il dato risulta essere nella media per le città pugliesi delle
dimensioni di San Giovanni Rotondo e quindi non degno di particolari approfondimenti.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Tra il 1981 e il 2001 il settore delle costruzioni ha segnato un incremento nel numero
degli addetti e delle unità locali rispettivamente del 126,5% e del 139,8%.
Scomponendo ulteriormente il dato (già di per sé strabiliante) siamo in grado di notare
come, delle quattro voci di cui è composto il settore, una (quella della preparazione del
cantiere edile) sia del tutto trascurabile, mentre le altre tre (costruzione degli edifici,
installazione dei servizi di un fabbricato, lavori di completamento degli edifici) abbiano
rispettivamente incrementato gli addetti del 52% (da 229 a 349), del 406% (da 34 a 172)
e del 900% (da 9 a 90) mentre le unità locali rispettivamente del 65% (da 66 a 109), del
375% (da 12 a 57), del 500% (da 5 a 30).
Attualmente, stando alle prime indicazioni sulla capacità complessiva (al prossimo
quindicennio) su cui verrà dimensionato il nuovo strumento urbanistico comunale (circa
28.800 abitanti contro gli attuali 26.500), non appare ragione per credere che il futuro
del settore delle costruzioni possa continuare ad essere roseo come il più recente
passato.
Ci sono dunque gli elementi per ipotizzare che negli anni a venire questo settore non
solo non continui a crescere sui trend segnati nell’ultimo ventennio ma via via tenda a
stazionarsi per effetto della progressiva contrazione dei fenomeni che lo hanno
sostenuto fino ad oggi.
Settore del turismo
Le considerazioni preliminari fatte per il settore delle costruzioni valgono a maggior
ragione per il settore legato al turismo, qui infatti le dinamiche degli addetti e delle unità
locali esprimono con chiarezza il ruolo avuto dall’incremento dei flussi di pellegrini
nella crescita del settore economico ad esso legato (in primis alberghi, bar e ristoranti).
Tra il 1981 e il 2001 gli addetti e le unità locali passano, infatti, rispettivamente da 157
a 1.030 (+556%) e da 53 a 235 (+320%).
Attualmente la situazione è meno positiva di quello che possono mostrare i dati, perciò
merita delle considerazioni aggiuntive e alcuni approfondimenti relativamente alle
dinamiche dei flussi dei turisti analizzate nelle interrelazioni con il modificarsi del
settore economico degli alberghi e dei ristoranti.
La lettura in serie storica, tra il 1986 e il 2005, dei dati relativi ai movimenti turistici
mette in evidenza una serie di interessanti fenomeniche capaci di fornire chiavi
interpretative volte ad orientare alcune primissime ipotesi di indirizzo progettuale.
I dati presi in considerazione11 riguardano gli arrivi, le presenze e i posti letto.
Per quanto concerne gli arrivi si registra, nel ventennio, un incremento del 725%
passando dai 40.881 del 1986 ai 337.534 del 2005. Affinando l’analisi dei dati emerge
come ad una fase di crescita pressoché costante tra il 1986 e il 1999 sia seguito, tra il
2000 e il 2003, un periodo con notevoli discontinuità dovuto, presumibilmente, agli
avvenimenti religiosi che si sono susseguiti.
Al “picco” del 1999 (anno della beatificazione di Padre Pio) segue, nel 2000 (anno del
Giubileo) una leggera diminuzione degli arrivi dovuto, probabilmente, alla maggiore
attrattività esercitata in quell’anno da Roma; gli effetti della beatificazione di Padre Pio
11
I dati sono stati forniti dalla APT di San Giovanni Rotondo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
uniti alla realizzazione della nuova Aula Liturgica (allora in fase di ultimazione),
realizzata su progetto di Renzo Piano, si manifestano tra il 2001 e il 2002 quando, a
San Giovanni Rotondo, arrivano oltre 380.000 turisti. Il fenomeno si esaurisce l’anno
successivo (2003) quando la città registra la peggiore performance degli ultimi
trent’anni. Con il 2004 (santificazione di Padre Pio e inaugurazione dell’Aula Liturgica)
gli arrivi di turisti tornano a segnare un trend positivo che viene confermato, con un
leggero miglioramento anche l’anno successivo.
Per quanto riguarda le presenze (dato che quantifica la domanda) si registra, nel
ventennio, un incremento del 559% passando dalle 88.376 del 1986 alle 582.774 del
2005. L’analisi più puntuale dei dati mostra un trend assimilabile a quello degli arrivi.
Rispetto al parametro dei posti letto (dato che quantifica l’offerta) presenti a San
Giovanni Rotondo si nota come siano rimasti pressoché costati intorno alle 1.000 unità
dal 1986 al 1996, mentre registrano tra il 1997 e il 2002 un incremento del 313%,
passando da 1.548 a 6.395, quota sulla quale si sono attestati negli ultimi tre anni.
Attraverso i tre parametri sopra esaminati (arrivi, presenze, posti letto) è possibile
ricavare, attraverso semplici operazioni matematiche, sia i giorni annui di utilizzo dei
posti letto (indice della redditività delle strutture alberghiere), che la permanenza
media dei turisti (indice dell’attrattività del luogo).
Per quanto riguarda i giorni annui di utilizzo dei PL si assiste dal 1986 al 1996 ad un
incremento che porta il dato dai 95 ai 288 giorni di pieno utilizzo degli alberghi, seguito
dal 1996 al 2000 ad un decremento che riporta il dato a 98 giorni. Negli ultimi cinque
anni il dato si stabilizza sugli 88 giorni.
E’ interessante confrontare le serie storiche dei giorni annui di utilizzo dei posti letto
con quelle dei posti letto: è possibile isolare due comportamenti opposti tra un “prima
del 1996” e un “dopo il 1996”. In termini economici si assiste, prima del 1996, ad una
crescita della domanda (aumento delle presenze) alla quale non corrisponde un aumento
dell’offerta (i posti letto rimangono costanti), il risultato è ovviamente un aumento della
redditività delle strutture alberghiere (i giorni annui di utilizzo dei posti letto arrivano a
sfiorare la quota dei 300 giorni/anno di “tutto esaurito”). Dal 1996 in poi,
probabilmente, sulle ali dell’entusiasmo della possibile rendita degli investimenti nelle
strutture alberghiere favorito dalla Del. C.C. n. 32/98 che permetteva di costruire in
deroga al PRG, si assiste ad un aumento spropositato dell’offerta (i posti letto triplicano
in poco più di cinque anni) al quale non corrisponde un aumento proporzionale della
domanda (le presenze nello stesso periodo non arrivano neppure a raddoppiare): il
risultato è una crescita dell’”invenduto” (i giorni annui di utilizzo dei posti letto passano
dai 288 giorni agli 88).
Per quanto riguarda la permanenza media dei turisti a San Giovanni Rotondo assistiamo
tra il 1986 e il 2005 ad una decrescita costante che a partire dalle 2.16 notti a turista
arriva alle attuali 1.73.
Sulla scorta di queste considerazioni si evince come il settore economico più legato al
turismo (alberghi e ristoranti), pur essendo quello che negli ultimi venti anni ha segnato
le migliori performance non verta, attualmente, in una situazione particolarmente florida
e necessiti, rispetto ai più attendibili scenari futuri, di una presa di coscienza critica da
parte degli operatori del settore e degli amministratori.
In questa fase, all’interno del documento strategico sui criteri di impostazione del nuovo
PUG, ci sembra opportuno fornire (senza prefigurare soluzioni che non competono ad
uno strumento di gestione del territorio ma ad altre e più qualificate sedi) alcuni
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
elementi di stima sulle possibili tendenze del fenomeno turistico correlato alla
redditività del settore alberghiero .
Fermo restando il fatto che non si tratta di valori certi ma di stime, e come tali affette da
un grado di incertezza non prevedibile a priori, operando con il supporto di metodologie
di lavoro di tipo statistico si è cercato di fornire alcune indicazioni quantitative riguardo
la consistenza che il fenomeno del movimento turistico relativo a San Giovanni
Rotondo potrà assumere in futuro.
Per fare questo ci si è basati, in prima istanza, sugli andamenti in serie storica degli
arrivi e delle presenze relativi all’ultimo ventennio, calcolandone le rispettive rette di
regressione lineare che, proiettate al futuro, ci forniscono gli andamenti tendenziali di
tali parametri.
I dati di partenza, d’ora in poi chiamati dati reali, sono stati, in seconda istanza,
“normalizzati”, ossia ripuliti delle anomalie (per avvenimenti eccezionali e non ripetibili
nel tempo) relative al periodo 1999-2002 attraverso una media delle regressioni lineari
calcolate separatamente nei periodi 1986-1998 e 2003-2005; i dati così ottenuti per gli
anni 1999, 2000, 2001, 2002 sono stati sostituiti nelle serie storiche reali andando a
definire quelle che da qui in avanti chiameremo serie storiche su dati rettificati.
Questa operazione, statisticamente ammissibile, permette una minore approssimazione
nella definizione dei trend futuri. Le proiezioni, utilizzando i dati rettificati, sono state
effettuate sia per il parametro degli arrivi che per quello delle presenze; si è ipotizzato,
stante l’attuale saturazione del mercato, di mantenere costante nel prossimo
quinquennio il numero dei posti letto.
Dall’analisi dei dati rilevati e elaborazioni effettuate si evince come il numero degli
arrivi aumenterà passando dagli attuali 337.534 del 2005 ai 421.209 del 2010. Il numero
delle presenze passerà dalle attuali 582.774 alle 726.569 del 2010. Come già detto si è
ipotizzato di mantenere invariato il numero dei posti letto fino al 2010 sugli attuali
6.596. Correlati ai parametri arrivi, presenze e posti letto sono le stime dei giorni annui
di utilizzo dei posti letto e la permanenza media dei turisti; nel primo caso il dato passa
dagli 88,35 del 2005 ai 110,15 del 2010, nel secondo caso si passa dalle 1,73 notti del
2005 alle 1,72 notti del 2010.
Le ipotesi di indirizzo si fondano su alcune considerazioni relative alla redditività degli
investimenti nel settore alberghiero che individuano il break even point12 nel pieno
utilizzo della struttura alberghiera almeno 150 giorni all’anno.
Mantenendo costante il numero degli arrivi per come individuato nel trend su valori
rettificati e ponendo come obiettivo al 2010 (breve termine) il raggiungimento di
almeno 150 giorni annui di utilizzo dei posti letto si aprono due possibili scenari:
diminuzione dei posti letto (mantenendo invariata la permanenza media)
incremento della permanenza media (mantenendo invariato il numero dei posti letto)
Nel primo caso si è calcolato come la progressiva diminuzione dei posti letto da oggi al
2010 debba interessare circa 1.700 unità (-26%).
12
Soglia oltre la quale gli alberghi generano profitti utili per gestioni adeguate
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Nel secondo caso si è calcolato come il progressivo incremento della permanenza media
debba passare dalle attuali 1.73 notti alle 2.35 del 2010 (+36%).
E’ ovviamente possibile pensare poi a soluzioni mediane tra le due precedentemente
esposte, ma quello che si vuole mettere in evidenza è la criticità di una situazione,
quella attuale, in cui tutto il settore alberghiero soffre di una crisi che si protrae ormai da
diversi anni e, stando le cose, non mostra segni concreti di inversione di tendenza.
Le due possibili soluzioni ora esposte possono, all’interno dello strumento urbanistico,
portare a due diverse scelte di indirizzo: da un lato (nel caso della diminuzione dei posti
letto) si rende necessario pensare a particolari forme di ridestinazione d’uso delle
strutture alberghiere che oggi soffrono più delle altre della contrazione del mercato,
cercando di fornire anticipatamente risposte e soluzioni qualificate a esigenze insorgenti
(attraverso la stipula di convenzioni con l’Ospedale per residenze studentesche;
attraverso la ridestinazione a case di riposo per anziani), dall’altro (nel caso
dell’aumento della permanenza media dei turisti) si tratta di ampliare l’offerta turistica
di San Giovanni Rotondo (trovando una alternativa al turismo di tipo solamente
religioso) facendo leva sulle potenzialità offerte dal territorio in cui il comune si trova
(itinerari di fruizione del paesaggio agrario incardinati sulla riqualificazione dei tratturi
ancora oggi esistenti; itinerari di fruizione del paesaggio del lavoro attraverso la
riqualificazione delle cave dimesse; itinerari enogastronomici fondati sul sistema degli
agriturismi esistenti, ecc.)
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Settore della sanità
Il settore della sanità è quello, tra i tre esaminati, che presenta, sia in funzione delle dinamiche
in serie storica sia per le possibili tendenze future, i maggiori margini di sviluppo.
Sorretto quasi esclusivamente dall’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” e dal suo
indotto, nel ventennio 1981-2001, ha segnato dei risultati estremamente positivi sia per quanto
riguarda gli andamenti degli addetti che per quanto riguarda le unità locali, passati
rispettivamente da 1.115 a 3.030 (+172%) e da 23 a 102 (+343%).
Inaugurato da Padre Pio nel 1956 come clinica privata di 250 posti letto, ha avuto negli anni
uno sviluppo direttamente proporzionale alla fama del suo fondatore, arrivando nel giro di
pochi anni ad assumere prima la qualifica di Ospedale Provinciale (1971), poi Ospedale
Generale Regionale (1980) ed infine, nel 1991, il prestigioso riconoscimento di Istituto di
Ricovero e Cura a Carattere Scientifico che lo ha portato, oltre a svolgere attività cliniche ed
assistenziali in stretto contatto con il Ministero della Salute e con i più importanti poli di
ricerca italiani e stranieri, ad occuparsi di ricerca clinica, soprattutto nel settore della genetica
e delle malattie eredo-familiari.
Rispetto al dimensionamento iniziale (per soddisfare il bisogno sanitario del solo Gargano)
l’Ospedale è cresciuto negli anni fino ad arrivare ad assumere le dimensioni di una struttura
(privata che eroga un servizio pubblico) a dimensione sopra regionale dotata di circa 1.200
posti letto suddivisi in 12 dipartimenti formati da circa 40 reparti ad elevata specializzazione e
con un organico di oltre 2.000 dipendenti (personale medico, paramedico, amministrativo,
ecc.).
Costituito da un complesso di edifici localizzati su di un’area di circa 10 ettari, è composto
dal polo ospedaliero principale al quale, dal 2001, si è aggiunto il nuovo edificio del
Poliambulatorio. Non direttamente annessi al polo sanitario di San Giovanni Rotondo ma
facenti comunque capo al suo Ospedale troviamo sia i centri di dialisi di Manfredonia, Rodi
Garganico e Vieste che l’Istituto Mendel di Roma (struttura annessa all’università La
Sapienza che si occupata di ricerca scientifica).
Oltre all’attività clinica, le voci maggiormente significative delle attività svolte all’interno
dell’Ospedale (per i possibili risvolti futuri) sono sicuramente quelle legate alla formazione e
alla ricerca.
Sede di corsi di laurea in Ostetricia e Infermieristica e di corsi di formazione legati al Pronto
Soccorso e alla Genetica Medica, l’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” detiene
numerosi rapporti di collaborazione (stipulati attraverso accordi e convenzioni) con le
università italiane e straniere.
La ricerca scientifica e la ricerca applicata sono uno degli elementi più qualificanti
dell’Istituto, con importanti risultati riconosciuti a livello europeo di cui è testimonianza la
consistente e costante produzione di lavori scientifici pubblicati sulle maggiori riviste
internazionali del settore. A titolo esemplificativo si ricorda, tra gli altri, la scoperta della
terapia che consente di ridurre i tempi di cura dell’epatite C da sei mesi a tre mesi.
Le considerazioni qui accennate mostrano abbastanza chiaramente le potenzialità di sviluppo
del settore sanitario di San Giovanni Rotondo; settore sul quale, a nostro avviso, si
dovrebbero concentrare mirate politiche di intervento per rafforzarne la solidità.
La strategia che, oltre a consentire un salto qualitativo nella spendibilità della ricerca clinica
già oggi praticata, genererebbe un indotto prezioso per l’intera città sarebbe, da un lato quella
di favorire l’attivazione di nuovi corsi di laurea, di specializzazione o di dottorati di ricerca (in
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grado di attrarre nuovi studenti e generare nuovi posti di lavoro per il corpo docente), e
dall’altro la necessità di implementare l’attività legata all’offerta spazi di cura per gli
anziani.13
Entrambi questi indirizzi permetterebbero di assorbire, se attuati, una quota non marginale
dell’attuale eccedenza (rispetto all’odierna e, presumibilmente, futura domanda) di posti letto
nelle strutture alberghiere.
13
Si rimanda alla tavola relativa alla composizione della popolazione per classi di età al prossimo quindicennio
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AMBITO EXTRAURBANO, CARATTERI, SALVAGUARDIA E
VALORIZZAZIONE
Beni paesaggistici e territorio agrario
Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree (…) costituenti espressione dei valori storici,
culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio.14
La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali
manifestazioni identitarie percepibili.(…)
1. Le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti
le attività di tutela, pianificazione, recupero, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio e
di gestione dei relativi interventi.
2. Gli indirizzi e i criteri perseguono gli obiettivi della salvaguardia e della reintegrazione dei
valori del paesaggio anche nella prospettiva dello sviluppo sostenibile.
3. Al fine di diffondere ed accrescere la conoscenza del paesaggio le amministrazioni
pubbliche intraprendono attività di formazione e di educazione. 15
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio identifica quali beni paesaggistici i seguenti
immobili ed aree 16:
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità
geologica;
b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente
codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore
estetico e tradizionale, ivi comprese le zone di interesse archeologico;
d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di
belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze;
le ulteriori seguenti aree 17:
(…)
c) i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle
disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11
dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri
ciascuna;
(…)
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli
14
Art. 2 Patrimonio culturale, Decreto legislativo n. 156 del 2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio,
aggiornato dal Decreto legislativo n. 157 del 2006.
15
Codice dei beni culturali e del paesaggio, cit., Art. 131.
16
Codice dei beni culturali e del paesaggio, cit., Artt. 134 e 136.
17
Codice dei beni culturali e del paesaggio, cit., Artt. 134 e 142.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall'articolo 2, commi 2 e 6, del decreto
legislativo 18 maggio 2001, n. 227;
h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
i) le zone umide incluse nell'elenco previsto dal d.P.R. 13 marzo 1976, n. 448;
(…)
m) le zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del presente
codice.
Gli immobili e le aree tipizzati, individuati e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici (…)18.
Ad una tutela dei beni paesaggistici delle aree agricole da parte delle p.a. inducono oltre che
le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio anche i contenuti del modificato
Titolo V Cost.. Il primo – a differenza del precedente T.U. del 1999 e dell’accordo StatoRegioni del 19.04.2001 – coinvolge maggiormente i Comuni, prevedendo che i compiti di
tutela ad essi attribuiti si svolgano attraverso gli strumenti della pianificazione urbanistica e
del controllo di compatibilità degli interventi di trasformazione del territorio. In particolare i
comuni entro il termine stabilito nel piano paesaggistico e comunque non oltre due anni dalla
sua approvazione, (…) conformano e adeguano gli strumenti di pianificazione territoriale e
urbanistica alle previsioni dei piani paesaggistici, introducendo, ove necessario, le ulteriori
previsioni conformative che, alla luce delle caratteristiche specifiche del territorio, risultino
utili ad assicurare l’ottimale salvaguardia dei valori paesaggistici individuati dai piani. I
limiti alla proprietà derivanti da tali previsioni non sono oggetto di indennizzo.
Analogo spazio ai poteri sussidiari dei Comuni è concesso dal novellato art. 118 Cost.
Nell’ambito delle diverse legislazioni regionali, compresa quella della Regione Puglia19,
questi indirizzi hanno trovato conferme attraverso la produzione degli strumenti di
pianificazione sovraordinata per la salvaguardia e valorizzazione del paesaggio, i quali,
purtroppo, sono invece ad oggi giunti nei diversi contesti territoriali a differenti stati di
attuazione 20.
18
Codice dei beni culturali e del paesaggio, cit., Artt. 134 .
19
Cfr Piano urbanistico tematico territoriale del paesaggoi (PUUT/P), della Regione Puglia, approvato Con
Delibera regionale 15 dicembre 2000 n. 1748, pubblicata sul B.U.R.P. n. 6 del 11 gennaio 2001. Il Piano, con
riferimento agli elementi rappresentativi dei caratteri strutturanti la forma del territorio e dei suoi contenuti
paesaggistici e storico-culturali, si articola nella determinazione di criteri, indirizzi, direttive, prescrizioni e
criteri, ognuno con differente valore di efficacia rispetto ai differenti livelli di valore paesaggistico riscontrati per
l’intero territorio e finalizzati allo svolgimento delle verifiche di compatibilità delle trasformazioni proposte.
20
L’art 5.05 delle norme tecniche di attuazione del (PUUT/P), dispone che entrato in vigore il Piano, entro 180
giorni, il Sindaco, provvede alla predisposizione dei Primi adempimenti per l’attuazione del Piano, attraverso: la
perimetrazione degli Ambiti Territoriali Estesi, la perimetrazione degli Ambiti Territoriali Distinti, adeguati alle
situazioni di fatto documentate dalla cartografia comunale in scala maggiore più aggiornata e l’individuazione
sulla cartografia di Piano dei da parte del Consiglio comunale dei “territori costruiti
A maggio del 2006, a quasi sei anni dall’approvazione PUUT/P, 175 comuni pugliesi, di cui 50 compresi nella
Provincia di Foggia, tra cui San Giovanni Rotondo, sono stati sollecitati dall’Assessore regionale all’Assetto del
Territorio della Regione Puglia alla definizione dei primi adempimenti per l’attuazione del Piano, risultando tali
comuni inadempienti, a questa data, alle disposizioni dello stesso PUUT/P.
Ad agosto del 2006 la Giunta Regionale con la Deliberazione n. 1189, assumendo la relazione dell’Assessore
all’Assetto del Territorio la quale evidenzia che dei 175 comuni pugliesi riscontrati inadempienti nel maggio del
2006 ai primi adempimenti per l’attuazione del PUTT/P (intestatari della sopraccitata nota regionale di invito
all’avvio delle procedure di adeguamento), soltanto 47 hanno espletato o quantomeno avviato le procedure di
adeguamento, risultando ad oggi 128 di essi, tra cui San Giovanni Rotondo, ancora del tutto inadempienti.
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La giurisprudenza ha, peraltro, aggiunto che l’ente locale nell’esercizio della funzione di
pianificazione urbanistica, è tenuto ad adeguarsi alle direttive contenute nei piani territoriali di
coordinamento ed in quelli ad essi assimilati. Tali direttive indicano i parametri minimi a cui
deve adeguarsi, per la protezione di alcuni specifici interessi urbanistici ovvero per la tutela di
altri interessi pubblici incidenti sulla materia urbanistica (tutela paesaggistica, difesa del
suolo, ecc.), la discrezionalità dell’ente locale21.
Altre forme di tutela più particolarmente rivolte alla salvaguardia dei territori agricoli, in
relazione per esempio al rilascio di autorizzazioni edilizie per la realizzazione dei nuovi
interventi edificatori, sono dettate da altre norme statali, rispetto alle quali ormai tutte le
regionali hanno disposto i necessari adeguamenti, prevedendo l’impegno del concessionario a
non mutare la destinazione d’uso delle opere.22
Sulla scia di tali principi, ad esempio, il T.A.R. Veneto23 ha affermato che: è legittimo il
diniego di concessione edilizia opposto alla p.a. avverso un istanza finalizzata ad ottenere un
atto di assenso edificatorio in zona agricola, nel caso in cui sia emerso che oggetto
dell’istanza è la realizzazione di una casa di abitazione che presenti una struttura non adeguata
alle esigenze, anche abitative, di chi deve coltivare il fondo. Ciò sul rilievo che, ai fini del
rilascio di una concessione edilizia in tale zona è necessario che l’intervento edilizio
progettato sia funzionale esclusivamente alla conduzione del fondo e alle esigenze abitative
dell’imprenditore agricolo medesimo.
In merito alla salvaguardia delle architetture rurali la Legge 378/2003, Disposizioni per la
tutela e valorizzazione dell’architettura rurale, indirizzava alla: “salvaguardare e valorizzare le
tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti
sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII e il XIX secolo e che costituiscono testimonianza
dell’economia rurale tradizionale”, più recentemente il punto l) del comma 4 dell’art. 10 beni
culturali, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, comprende tra i beni culturali
- di attivare, l’esercizio dei poteri sostitutivi per la formazione dei primi adempimenti comunali per l’attuazione
del PUUT/P;
- di riservarsi specifici e successivi provvedimenti per la nomina dei commissari “ad acta” da emanarsi ai sensi
dell’Art. 55 co. 3° della L.R. n° 56/80;
- di demandare al competente Assessorato all’Assetto del Territorio gli ulteriori adempimenti
di competenza.
21
Cons. St., sez IV, 26 maggio 2003, n. 2827.
22
In merito alla normativa della Regione Puglia Cfr. Art. 51 Limitazioni delle previsioni insediative Legge della
Regione Puglia n. 56 del 1980, Tutela ed uso del territorio, (…) nelle zone omogenee di tipo E sono consentiti
gli interventi finalizzati allo sviluppo ed al recupero del patrimonio produttivo, tutelando l' efficienza delle unità
produttive e salvaguardando i suoli agricoli irrigui o ad alta e qualificata produttività .
Per gli interventi di edificazione di nuove costruzioni destinate a residenze, comunque riferite all' intera azienda
agricola, valgono le prescrizioni del 3º e 4º comma dell' art. 9 della legge regionale 12- 2- 1979 n. 6 e
successive modificazioni; essi devono essere riferiti a superfici non inferiori alla minima unità colturale, di cui
all' art. 846 del Codice Civile o diversamente definite in sede di PR.
Gli interventi di edificazione di nuove costruzioni destinate ad attività produttive devono essere dimensionati in
funzione delle necessità strettamente correlate con la conduzione dei fondi e la lavorazione dei prodotti
agricoli.
Per le aziende con terreni non confinanti è ammesso l' accorpamento delle aree, con asservimento delle stesse
regolarmente trascritto e registrato a cura e spese del richiedente.
23
T.A.R. Veneto, sez. II, 30 aprile 2004, n. 1261.
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sottoposti a tutela le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali
testimonianze dell’economia rurale tradizionale.
Piano Urbanistico Territoriale Tematico del Paesaggio, contenuti, disposizioni
e primi adempimenti Comunali
Con Delibera regionale 15 dicembre 2000 n. 1748, pubblicata sul B.U.R.P. n. 6 del 11
gennaio 2001 la Giunta Regionale pugliese ha approvato il P.U.T.T./P., strumento di
pianificazione territoriale sovraordinato agli strumenti di pianificazione comunale.
Il P.U.T.T./P integra gli ordinamenti vincolistici già vigenti e introduce nuove disposizioni
finalizzate a promuovere la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse territoriali e
paesaggistiche.
Il Piano, con riferimento agli elementi rappresentativi dei caratteri strutturanti la forma del
territorio e dei suoi contenuti paesaggistici e storico-culturali, si articola nella determinazione
di criteri, indirizzi, direttive, prescrizioni e criteri, ognuno con differente valore di efficacia
rispetto ai differenti livelli di valore paesaggistico riscontrati per l’intero territorio e finalizzati
allo svolgimento delle verifiche di compatibilità delle trasformazioni proposte.
Le disposizioni del Piano relative ai caratteri strutturanti, individuati per l’intero territorio,
interessano una serie di elementi, segnalati negli elaborati cartografici di Piano e definiti negli
elenchi allegati alle norme tecniche di attuazione, che in base alle componenti geo-morfoidrogeologiche, botanico-vegetazionali e storico-culturali, contraddistinguono gli Ambiti
territoriali distinti (A.T.D.).
I differenti livelli di valore paesaggistico di valore eccezionale, rilevante, distinguibile,
relativo e normale, che determinano i valori di efficacia delle norme di salvaguardia definite
dal Piano, sono rispettivamente contraddistinti, sulla base di giudizi valoriali, dagli Ambiti
territoriali estesi classificati del Piano di tipo “A” (punto 1.1 art. 2.01 delle N.T.A.), “B”
(punto 1.2 art. 2.01 delle N.T.A.), “C” (punto 1.3 art. 2.01 delle N.T.A.), “D” (punto 1.4 art.
2.01 delle N.T.A.)ed “E” (punto 1.5 art. 2.01 delle N.T.A.) ed individuati negli elaborati
grafici ad esso allegati.
Le prescrizioni di base del Piano, definite come direttamente ed immediatamente vincolanti e
prevalenti rispetto agli strumenti di pianificazione vigente ed in corso di formazione, vanno
osservate dagli operatori privati e pubblici come livello minimo di tutela paesaggistica.
Il punto 5 dell’art. 1.03 delle norme tecniche di attuazione del Piano definisce i casi in cui le
norme di salvaguardia definite dal piano stesso non trovano applicazione, disponendo quanto
di seguito testualmente riportato:
5. Le norme contenute nel Piano, di cui al titolo II “ambiti territoriali estesi” ed al titolo III
“ambiti territoriali distinti”, non trovano applicazione all’interno dei “territori costruiti”che
vengono anche in applicazione dell’art. 1 della legge 431/1985, così definiti:
5.1. aree tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti come zone omogenee “A” e “B”;
5.2. aree tipizzate dagli strumenti urbanistici vigenti come zone omogenee “C” oppure come
zone “turistiche” “direzionali” “artigianali” “industriali” “miste” se, alla data del 6 giugno
1990, incluse in uno strumento urbanistico esecutivo (piano particolareggiato o piano di
lottizzazione) regolarmente presentato e, inoltre, le aree incluse, anche se in percentuale, in
Programmi Pluriennali di Attuazione approvati alla stessa data;
5.3. aree che, ancorché non tipizzate come zone omogenee “B” dagli strumenti urbanistici
vigenti:
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• o ne abbiano di fatto le caratteristiche (ai sensi del DIM n. 1444/1968), vengano
riconosciute come regolarmente edificate (o con edificato già “sanato” ai sensi della
legge n. 47/1985), e vengano perimetrale su cartografia catastale con specifica
deliberazione di Consiglio Comunale;
• o siano intercluse all’interno del perimetro definito dalla presenza di maglie regolarmente
edificate, e vengano perimetrie su cartografia catastale con specifica deliberazione di
Consiglio Comunale;
Tali delibere, che non costituiscono variante della strumentazione urbanistica vigente ed
esplicano effetti soltanto in applicazione del Piano, vanno adottate entro 90 giorni
dall’entrata in vigore del Piano e vanno inviate anche all’Assessorato regionale
all’Urbanistica; in caso di inadempienza del Consiglio Comunale, si applicano i poteri
sostitutivi già disciplinati dall’art. 55 della l.r. 56/80.
Il Comune ad oggi non ha corrisposto adeguatamente, al fine dell’ottenimento dell’attestato
regionale di coerenza al PUTT/P, ai primi adempimenti per l’attuazione del Piano di cui
all’Art. 5.05 delle stesse Norme Tecniche di Attuazione.
Risulta pertanto urgente avviare lo svolgimento delle seguenti azioni:
A) avviare le attività necessarie alla definizione dei territori costruiti ed in particolare:
evidenziazione chiara e puntuale sullo strumento urbanistico generale, riportato sulla
cartografia aerofotogrammetria più aggiornata dei seguenti elementi:
zone omogenee tipizzate come di tipo “A” e “B” dallo strumento urbanistico vigente alla data
del 6/6/1990;
zone interessate da strumenti urbanistici esecutivi, qualora presenti, (piani particolareggiati e
lottizzazioni), regolarmente presentati alla data del 6/6/1990, con l’individuazione puntuale
dei riferimenti temporali di presentazione delle richieste di intervento;
zone incluse, anche se in percentuale, in Programmi pluriennali di attuazione approvati alla
data del 6/6/1990, con l’individuazione puntuale dei riferimenti temporali di approvazione dei
P.P.A.;
aree, che pur non essendo tipizzate come tipo “B”, di fatto ne abbiano le caratteristiche e
siano riconosciute come “regolarmente edificate”, per le quali deve essere puntualmente
dimostrata la sussistenza delle condizioni urbanistiche per essere qualificate come assimilabili
alle zone omogenee di tipo “B”, vale a dire il ricorrere dei presupposti giuridici di cui al D.M.
02-04-1968 n. 1444, relativamente ai parametri di superficie coperta e densità territoriale
dell’edificato esistente24, (la dimostrazione deve essere effettuata con riferimento al reale stato
dei luoghi ed estesa a tutte le aree del territorio comunale assimilabili per caratteristiche alle
zone “B”; essa inoltre deve riportare per tutti gli edifici ricadenti nella perimetrazione, i
24
Art. 2. Zone territoriali omogenee, D.M. 02-04-1968 n. 1444:
(…)
B) le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A): si considerano parzialmente
edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5% (un ottavo) della
superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 mc/mq;(…).
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riferimenti specifici circa la legittimità dell’edificato esistente, ossia l’elenco delle concessioni
edilizie già rilasciate e/o la relativa attestazione del dirigente dell’U.T.C);
aree, che pur non essendo tipizzate come tipo “B”, di fatto ne abbiano le caratteristiche e
vengano riconosciute come “edificato sanato” ai sensi della L. 47/1985, per le quali deve
essere puntualmente dimostrata la sussistenza delle condizioni urbanistiche per essere
qualificate come assimilabili alle zone omogenee di tipo “B”, vale a dire il ricorrere dei
presupposti giuridici di cui al D.M. 02-04-1968 n. 1444, relativamente ai parametri di
superficie coperta e densità territoriale dell’edificato esistente, (la condizione di fabbricato
sanato dovrà essere dimostrata, in relazione ai singoli provvedimenti sanzionatori e sanatori
rilasciati, con elenco delle condizioni edilizie in sanatoria già rilasciate e/o attestazione
attestazione del dirigente dell’U.T.C);
aree, che pur non essendo tipizzate come tipo “B”, risultino intercluse all’interno del
perimetro definito dalla presenza di maglie regolarmente edificate, (la chiara identificazione
grafica delle predette aree è finalizzata alla verifica, da parte dell’Ufficio regionale,
dell’effettiva “interclusione” delle stesse)25 .
aree di Sviluppo Industriale eventualmente presenti;
individuazione chiara e puntuale sulla cartografia catastale degli elementi di tutte le tipologie
di aree, qualora presenti, di cui al punto 5,3 dell’art. 1.03 delle NTA del P.U.T.T./P.,
corrispondenti alle aree di cui ai precedenti comma d., e., f., del punto 1), per le quali è
necessaria la specifica deliberazione del Consiglio Comunale.
produzione di una relazione illustrativa che espliciti se l’eventuale omessa perimetrazione di
alcune delle su elencate tipologie di aree classificabili quali “territori costruiti” sia dovuta
all’inesistenza delle stesse all’interno del territorio comunale oppure a verifiche non
effettuate.
produzione della certificazione di avvenuta pubblicazione degli atti scritti e grafici ai sensi del
D.Lvo 267/2000 e di assenza di eventuali ricorsi pervenuti avverso la delibera di Consiglio
Comunale nonché le eventuali relative controdeduzioni da parte dell’Amministrazione
Comunale, per gli atti di cui al precedente punto 2).
Trasmissione alla Regione Puglia – Assessorato all’Urbanistica e Assetto del Territorio –
Settore Urbanistico Regionale la perimetrazione dei territori costruiti, effettuata secondo le
modalità di cui ai precedenti punti 1), 2), 3) e le certificazioni di cui ai precedente punto 4).
B)
avviare le attività necessarie all’espletamento dei primi adempimenti per l’attuazione
del Piano ed in particolare:
evidenziare sullo strumento urbanistico generale vigente riportato sulla cartografia
aerofotogrammetrica aggiornata la perimetrazione delle aree dei “territori costruiti”,
individuata e validata sulla base delle modalità del precedente paragrafo B);
25
A tal proposito si confrontino le indicazioni riportate nella nota circolare del 05-2006 a cura dell’Assessore
Regionale all’Assetto del Territorio e indirizzata ai Comuni inadempienti ai “Primi Adempimenti” per
l’attuazione del P.U.T.T./P, dalla quale si è stralciato il passo di seguito testualmente riportato:
“Per area interclusa è da intendersi un’area che abbia almeno i ¾ del proprio perimetro racchiusa entro maglie
dello strumento urbanistico regolarmente edificate. E’ forse utile ricordare che per maglia, in urbanistica,
comunemente si intende una parte della città o dello strumento urbanistico delimitata da viabilità esistente o di
progetto, dotata di specifici caratteri fisici e/o funzionali.
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evidenziare sullo strumento urbanistico generale vigente riportato sulla cartografia
aerofotogrammetrica comunale in scala maggiore e più aggiornata le perimetrazioni degli
Ambiti Territoriali Distinti (A.T.D.) così come definiti nel Titolo III delle N.T.A. del PUTT/P
ed individuati nelle relative tavole tematiche del Piano, ed in particolare:
Gli A.T.D. del “sistema assetto geologico, geomorfologico, idrogeologico” (serie N° 2 serie
n° 6 degli atlanti della documentazione cartografica art. 3.07 - 3.08 – e 3.09 delle N.T.A. del
P.U.T.T./P.);
gli A.T.D. del “sistema copertura botanico vegetazionale,colturale e della potenzialità
faunistica” (serie N° 4 degli atlanti della documentazione cartografica art. 3.03 e Capo III artt.
3.11 - 3.12 - 3.13 - 3.14 delle N.T.A. del P.U.T.T./P.);
gli A.T.D. del “sistema stratificazione storica dell’organizzazione insediativa (serie N° 1 serie
n° 4 bis,serie n°5 degli atlanti della documentazione cartografica art. 3.04 delle N.T.A. del
P.U.T.T./P.).
In questa fase di primi adempimenti per l’attuazione del Piano le perimetrazioni degli A.T.D.
possono essere rimodulate rispetto alla loro configurazione planimetrica originaria
rappresentata nel P.U.T.T./P. in scala 1:25.000. Esse, quindi, possono essere diverse, sia per
configurazione planimetrica sia per classificazione, dalle rispettive tavole tematiche del
P.U.T.T./P.. E’ evidente che dette possibili variazioni della forma e della classificazione
originarie dovranno:
- essere opportunamente documentate;
- messe in rilievo sulla cartografia;
- motivate in apposita relazione illustrativa.
evidenziare sullo strumento urbanistico generale vigente riportato sulla cartografia
aerofotogrammetrica aggiornata le perimetrazioni degli Ambiti Territoriali Estesi (A.T.E.),
così come definiti nel Titolo II delle N.T.A. del PUTT/P ed individuati nelle relative tavole
tematiche del Piano, i quali:
non possono essere rimodulati rispetto alla loro configurazione planimetrica originaria, essi,
quindi, devono essere coerenti, per configurazione planimetrica e classificazione, alle
rispettive tavole tematiche originarie del P.U.T.T./P. (scala 1:25000)26;
l’unica eccezione rispetto alla regola su esposta è costituita da lievi modifiche dei perimetri
degli A.T.E. che si rendano necessari per adeguare la conformazione planimetrica di tali
Ambiti “alle situazioni di fatto documentate dalla cartografia comunale in scala maggiore
più aggiornata”27.
26
Questo per non configurare una “variante” al predetto strumento di Pianificazione Territoriale Regionale
(P.U.T.T./P.), che non risulta ammissibile nella fase di predisposizione dei “primi adempimenti” comunali, ed è
possibile solo in sede di adeguamento dei Piani Regolatori Generali (o Piani Urbanistici Generali) al P.U.T.T./P.
(artt. 2.10, 5.06, 507 delle N.T.A. del P.U.T.T./P.).
27 Per gli A.T.E. quindi, in sede di primi adempimenti, l’attuazione del P.U.T.T./P. implica il mero “riporto”
degli ambiti sullo strumento urbanistico generale vigente e sulla cartografia aerofotogrammetrica comunale ed
eventuali correzioni ai perimetri degli Ambiti resi necessari dal passaggio dalla cartografia IGM 1:25.000 del
P.U.T.T/P. alla scala di maggior dettaglio e più aggiornata della cartografia comunale. Si tratta, in sintesi, di
ricognizione e lettura quasi acritica che si limita, nel passaggio di scala, a correggere gli errori più significativi
rivenienti dalla inadeguatezza della cartografia di base utilizzata in sede di redazione del P.U.T.T./P.
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Riepilogando, l’Assessore all’Assetto del Territorio, nella nota circolare di sollecito ai
Comuni inadempienti per l’attuazione del P.U.T.T./P., così sintetizza le attività a cura degli
stessi per i primi adempimenti per l’attuazione del Piano:
L’attuazione del P.U.T.T./P. prevede un approccio graduale all’attuazione del Piano. In sede
di primi adempimenti, le Amministrazioni Comunali sono chiamate a adeguare A.T.D. e ATE
“alle situazioni di fatto documentate dalla cartografia comunale in scala maggiore più
aggiornata” per correggere errori e lacune rivenienti dalla inadeguatezza della base
conoscitiva del P.U.T.T./P., soprattutto dovuta alla cartografia di base utilizzata, vecchia e a
piccola scala. Detto “adeguamento” dovrà riguardare soprattutto perimetrazione e
classificazione degli A.T.D., poiché questi rappresentano il “punto di partenza” del processo
di conoscenza che conduce alla successiva fase pianificatoria comunale finalizzata alla tutela
e valorizzazione paesaggistica del territorio.
In fase di primi adempimenti, utilizzando una cartografia comunale più aggiornata e
dettagliata, è pertanto possibile:
- riconfigurare l’articolazione planimetrica degli A.T.D., e persino annullarne la stessa
presenza, laddove lo evidenzino oggettive situazioni di fatto, opportunamente motivate e
documentate;
- modificare classificazione degli A.T.D., ad esempio, per l’intervenuta trasformazione
(successiva all’approvazione del P.U.T.T./P.) di un’area d’interesse archeologico (beni
culturali archeologici segnalati) in area archeologica (beni culturali archeologici vincolati);
- identificare ulteriori A.T.D. in aggiunta a quelli già cartografati dal P.U.T.T./P. e/o
identificati dagli elenchi allegati alle N.T.A.;
- ancora, localizzare in cartografia comunale i “beni” elencati e non cartografati dal
P.U.T.T./P..
A parte le verifiche e gli accertamenti inerenti agli A.T.D., da effettuarsi in base all’effettivo
stato dei luoghi, non è consentita in questa prima fase l’analisi critica di dettaglio e la
correlazione tra le diverse e distinte peculiarità paesistico-ambientali del territorio comunale
necessarie alla riconfigurazione degli A.T.E..
Queste attività sono previste nella seconda fase di attuazione del P.U.T.T./P., ossia in quella
di natura pianificatoria, nella quale la tutela paesistico-ambientale è messa in relazione agli
obiettivi di sviluppo socio-economico di una comunità locale mediante la predisposizione di
“piani regolatori generali conformi al Piano “(di cui all’art.2.10 delle N.T.A. del P.U.T.T./P.);
l’“adeguamento degli strumenti urbanistici al Piano” (di cui all’art.5.06 delle N.T.A. del
P.U.T.T./P.); la redazione di “varianti al Piano” (di cui all’art. 5.07 delle N.T.A. del
P.U.T.T./P.) e, attualmente, di Piani Urbanistici Generali conformi al Piano.
In particolare, l’art.2.10 delle N.T.A. del P.U.T.T./P. prescrive che i Piani Regolatori Generali
comunali (o i Piani Urbanistici Generali) devono essere formati nel rispetto del Piano e, se
vigenti, dei Sottopiani.
I contenuti paesistico-ambientali del P.R.G. (o del P.U.G.), da costruirsi attraverso processi
cognitivi che coinvolgono competenze multidisciplinari tecnico-scientifiche e del sapere
comune, secondo le prescrizioni del P.U.T.T./P. devono essere così articolati:
- analisi del territorio comunale, documentata con idonee elaborazioni scritto-grafichefotografiche, riportanti la perimetrazione degli A.T.E. e l’individuazione e perimetrazione
degli A.T.D.;
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- specificazione delle trasformazioni e delle opere (insediative ed infrastrutturali) compatibili
con la tutela e la valorizzazione delle componenti paesaggistiche (titolo III) individuate e
perimetrate;
- specificazione operativa delle prescrizioni di base del Piano nelle norme tecniche di
esecuzione del P.R.G. (o del P.U.G.), e possono avere, all’interno del P.R.G. (o del P.U.G.),
una loro autonoma formalizzazione.
Solo questa seconda fase consente, in base ad approfondite analisi estese all’intero territorio
comunale e la predisposizione di idonee cartografie tematiche, di apportare “eventuali
modifiche alle perimetrazioni ed al valore degli A.T.E. (Titolo II), oltre che alle
perimetrazioni ed alle prescrizioni di base degli A.T.D. (Titolo III capi I,II,III;IV) del Piano
che, nel rispetto delle corrispondenti direttive di tutela (art.3.05) ed in coerenza con gli
indirizzi di tutela (art.2.02) risultino necessarie per perseguire finalità di ottimizzazione tra
tutela paesaggistico-ambientale e compatibile sviluppo socio-economico della popolazione
residente ”.
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Altre disposizioni e vincoli sovraordinati per la tutela dell’ambiente
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Istituzione del Parco Nazionale del Gargano
Istituzione del Parco Nazionale del Gargano, 6 dicembre 1991 Legge Quadro N. 394
Istituzione dell'Ente Parco Nazionale del Gargano, DPR 05.06.1995
ALLEGATO A, Misure di salvaguardia del Parco Nazionale del Gargano
- Zona 1 di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con limitato o inesistente
grado di antropizzazione (artt. 1, 4, 6)
- Zona 2 di valore naturalistico, paesaggistico e culturale con maggior grado di
antropizzazione (artt. 1, 7)
Nuova perimetrazione del Parco nazionale del Gargano, DPR del 01.10.2001,
Piano del Parco Nazionale del Gargano
In base alla legge L.n. 394/1991 il Parco avvia le procedure per la produzione del Piano del
Parco, strumentale alla tutela dei valori naturali ed ambientali.
Contestualmente al Piano del Parco (PP) viene avviata la redazione del Piano Pluriennale
Economico Sociale (PPES) e del Regolamento del Parco (RP), atti che prevedono iter di
elaborazione e approvazione in parte differenziati ma complementari tra loro, in quanto
insieme costituiscono gli strumenti per la conservazione e valorizzazione del patrimonio
naturale dell’area garganica.
Ad oggi il Piano non risulta ancora adottato dalla Regione Puglia.
Originali previsioni per lo svolgimento delle procedura di formazione del Piano del Parco:
- il piano del Parco, e contestualmente il piano pluriennale economico e sociale, è predisposto
dall'Ente parco entro 18 mesi dalla sua istituzione;
- il piano approvato dal Consiglio Direttivo è adottato dalla Regione entro 90 gg dal suo
inoltro da parte dell’Ente Parco;
- il piano rimane depositato presso i Comuni, la Comunità Montana e la Regione per 40 gg
per prenderne visione e presentare Osservazioni scritte;
- entro 30 gg l’Ente Parco esprime il proprio parere;
- i pareri vengono esaminati dalla Regione che si pronuncia a riguardo emanando il
provvedimento di approvazione con procedure d’intesa.
In coerenza al comma 7 dell’art. 12 della L.n. 394/1991 “Il piano ha effetto di dichiarazione
di pubblico generale interesse e di urgenza e di indifferibilità per gli interventi in esso previsti
e sostituisce ad ogni livello i piani paesistici, i piani territoriali o urbanistici e ogni altro
strumento di pianificazione.”
Il Piano del Parco prevede:
A) norme di indirizzo, dirette ai soggetti istituzionali, in primo luogo ai Comuni, che le
traducono in disposizioni operative con i propri strumenti di pianificazione
B) norme ad esecuzione concertata, per la cui attuazione promuove intese o conferenze di
servizi con i Comuni o gli Enti locali interessati;
C) norme precettive, vincolano direttamente i soggetti pubblici e privati definite in un
processo di confronto e discussione con gli attori locali.
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D) norme-proposta, pongono indirizzi, direttive od obiettivi di qualità ambientale
relativamente alle aree esterne al perimetro del Parco.
Proposti Siti d'Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)
Ad oggi sono state individuate da parte delle Regioni italiane 2.255 aree (di cui 311
coincidenti con ZPS designate) che, rispondendo ai requisiti della Direttiva "Habitat", sono
state proposte dal nostro Paese alla Comunità Europea, come Siti di Importanza Comunitaria
(pSIC).
Una vastissima porzione del territorio comunale di San Giovanni Rotondo è oggi interessata
dalla presenza di Siti di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale.
Tali siti e zone originariamente così identificate:
- SIC/ZPS
IT9110008 Valloni e Steppe Pedegarganiche;
- SIC
IT9110026 Monte Calvo – Piana di Monte Nero;
- SIC
IT9110030 Bosco Quarto – Monte Spigno;
sono di recente state modificate e ampliate, con l’inserimento di una nuova ZPS IT9110007
Promontorio Del Gargano che sostituisce ed amplia la precedente ZPS IT9110008 Valloni e
steppe Pedegarganiche.28
Qualsiasi piano o progetto che possa avere influenze significative sugli habitat e sulle specie
censite nei proposti Siti d?importanza Comunitaria (pSIC) e nelle Zone di Protezione Speciale
(ZPS) è sottoposto al procedimento di carattere preventivo di Valutazione D'incidenza.
Tale procedura è stata introdotta dall'articolo 6, comma 3, della direttiva "Habitat" con lo
scopo di salvaguardare l'integrità dei siti attraverso l'esame delle interferenze di piani e
progetti non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie per cui essi
sono stati individuati, ma in grado di condizionarne l'equilibrio ambientale.
Gli atti di pianificazione territoriale di rilevanza nazionale da sottoporre a valutazione di
incidenza, devono essere presentati al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio.
Nel caso di piani di rilevanza regionale, interregionale, provinciale e comunale, lo studio per
la valutazione di incidenza viene presentato alle regioni e alle province autonome competenti
(DPR 120/2003, art. 6 comma 2)
Per i progetti già assoggettati alla procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA), la
valutazione d'incidenza viene ricompresa nella procedura di VIA (DPR 120/2003, art. 6,
28
Cfr. i Siti d'Importanza Comunitaria:
D.M. 25.03.05, (G.U. n.157 08.07.05), Elenco dei Siti di importanza comunitaria (SIC) per la regione
biogeografica continentale, ai sensi della direttiva 92/43/CEE, nell’allegato A elenca i siti di importanza
comunitaria per la regione biogeografia mediterranea modificati ed ampliati rispetto a quanto riportato
nell’allegato B del D.M. 03.04.2000.
Cfr. per le Zone di Protezione Speciale:
D.M. 21.07.05 (G.U. n.168 21.07.05) Elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), classificate ai sensi della
direttica 79/409/CEE;
DGR n.1022 del 21.07.05 Classificazione di ulteriori Zone di Protezione Speciale in attuazione della direttiva
79/409/CEE ed in esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia della Comunità europea del 20/3/2003 –
causa C-378/01, introduce la:
- ZPS IT9110039 Promontorio Del Gargano che sostituisce ed amplia la precedente ZPS IT9110008 Valloni e
steppe Pedegarganiche.
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comma 4). Di conseguenza, lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente dovrà
contenere anche gli elementi sulla compatibilità fra progetto e finalità conservative del sito in
base agli indirizzi dell'allegato G del DPR 357/97.
La Regione Puglia, ha inserito la valutazione di incidenza nelle procedure per la valutazione
di impatto ambientale della L.R. 25.09.2000, n. 13 Procedure per l’attuazione del programma
operativo della regione Puglia 2000-2006. Si prevede la valutazione di incidenza per tutti gli
interventi e le opere ricadenti negli ambiti territoriali individuati come SIC o ZPS; se questi
sono assoggettati a verifica e/o procedura di VIA, lo studio di impatto deve contenere anche la
valutazione di incidenza. La successiva L.R. 12.04.2001, n. 11 Norme sulla valutazione
dell’impatto ambientale, riprende il concetto di valutazione di incidenza nelle definizioni,
basate su quelle della direttiva europea e del D.P.R. di recepimento, negli ambiti di
applicazione (art. 2 e art. 4, comma 4) e, in funzione del livello territoriale e amministrativo di
riferimento (art. 6), nella individuazione delle autorità competenti per le procedure di VIA e
di Valutazione di Incidenza coinvolgendo anche gli enti parco.
Il D.G.R. n.304 14 marzo 2006, approva l’atto di indirizzo e coordinamento per
l’espletamento della procedura di valutazione di incidenza rivolto all’Autorità competente in
materia di procedure di VIA regionale e di Valutazione di Incidenza, e cioè il Settore
Ecologia dell’Assessorato regionale all’Ecologia.
Piano di Bacino Stralcio per l'Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino della Puglia
Il Piano di Bacino Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino della Puglia
(PAI), finalizzato al miglioramento delle condizioni di regime idraulico e della stabilità
geomorfologia, individua e norma per l’intero ambito di bacino le aree a pericolosità
idraulica e le aree a pericolosità geomorfologia.
Le aree a pericolosità idraulica individuate dal PAI sono suddivise, in funzione dei differenti
gradi di rischio in:
aree ad alta probabilità di inondazione – A.P. (cfr. art. 7 delle norme tecniche di attuazione del
PAI);
aree a media probabilità di inondazione – M.P. (cfr. art. 8 delle norme tecniche di attuazione
del PAI);
aree a bassa probabilità di inondazione – B.P. (cfr. art. 9 delle norme tecniche di attuazione
del PAI).
Le aree a pericolosità geomorfologia individuate dal PAI sono suddivise, in funzione dei
differenti gradi di rischio in:
aree a pericolosità geomorfologia molto elevata – P.G.3 (cfr. art. 13 delle norme tecniche di
attuazione del PAI);
aree a pericolosità geomorfologia elevata – P.G.2 (cfr. art. 14 delle norme tecniche di
attuazione del PAI);
aree a pericolosità geomorfologia media e moderata – P.G.1 (cfr. art. 15 delle norme tecniche
di attuazione del PAI).
Il territorio comunale di San Giovanni Rotondo risulta interessato:
1) rispetto alla componenti di rischio idraulico da:
- aree ad alta probabilità di inondazione – A.P., nell’ambito del Pantano di Sant’Egidio;
- aree a media probabilità di inondazione – M.P., nell’ambito perturbano sud orientale;
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- aree a bassa probabilità di inondazione – B.P., lungo una fascia verticale con andamento
nord-sud nell’ambito urbano orientale;
2) rispetto alle componenti di rischio geomorfologio da:
- aree a pericolosità geomorfologia media e moderata – P.G.1.
Il PAI per gli ambiti territoriali soggetti alle tipologie di rischio rilevate nel territorio
comunale di San Giovanni Rotondo prevede e disciplina gli interventi, unicamente
ammissibili, per come di seguito illustrato.
Indistintamente per tutte le aree:
- nessun intervento previsto … può essere approvato da parte della competente autorità di
livello regionale, provinciale o comunale senza il preventivo o contestuale parere vincolante
da parte dell’Autorità di Bacino (cfr. artt. 4 e 11 delle norme tecniche di attuazione);
- I Comuni ricadenti nel territorio di applicazione del PAI introducono nei certificati di
destinazione urbanistica informazioni sulla perimetrazione delle aree a pericolosità idraulica e
geomorfologica (cfr. artt. 4 e 11 delle norme tecniche di attuazione);
- Tutti gli interventi e le opere destinate alla prevenzione ed alla protezione del territorio dal
rischio idraulico e geomorfologico devono essere sottoposti, dall’amministrazione
territorialmente competente, ad un idoneo piano di azioni ordinarie di manutenzione tese a
garantirne nel tempo la necessaria funzionalità (cfr. artt. 4 e 11 delle norme tecniche di
attuazione).
In particolare per le aree ad alta pericolosità idraulica (probabilità di inondazione) – A.P il
PAI prevede (cfr. art. 7 delle norme tecniche di attuazione) unicamente i seguenti interventi:
1. Nelle aree ad alta probabilità di inondazione (…) sono (…) consentiti:
a) interventi di sistemazione idraulica approvati dall’autorità idraulica competente, previo
parere favorevole dell’Autorità di Bacino sulla compatibilità degli interventi stessi con il
PAI;
b) interventi di adeguamento e ristrutturazione della viabilità e della rete dei servizi pubblici e
privati esistenti, purché siano realizzati in condizioni di sicurezza idraulica in relazione alla
natura dell’intervento e al contesto territoriale;
c) interventi necessari per la manutenzione di opere pubbliche o di interesse pubblico;
d) interventi di ampliamento e di ristrutturazione delle infrastrutture a rete pubbliche o di
interesse pubblico esistenti, comprensive dei relativi manufatti di servizio, riferite a servizi
essenziali e non delocalizzabili, nonché la realizzazione di nuove infrastrutture a rete
pubbliche o di interesse pubblico, comprensive dei relativi manufatti di servizio, parimenti
essenziali e non diversamente localizzabili, purché risultino coerenti con gli obiettivi del
presente Piano e con la pianificazione degli interventi di mitigazione. Il progetto preliminare
di nuovi interventi infrastrutturali, che deve contenere tutti gli elementi atti a dimostrare il
possesso delle caratteristiche sopra indicate anche nelle diverse soluzioni presentate, è
sottoposto al parere vincolante dell’Autorità di Bacino;
e) interventi sugli edifici esistenti, finalizzati a ridurne la vulnerabilità e a migliorare la tutela
della pubblica incolumità;
f) interventi di demolizione senza ricostruzione, interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, così come definiti alle lettere a), b) e
c) dell’art. 3 del D.P.R. n.380/2001 e s.m.i., a condizione che non concorrano ad incrementare
il carico urbanistico;
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g) adeguamenti necessari alla messa a norma delle strutture, degli edifici e degli impianti
relativamente a quanto previsto in materia igienico - sanitaria, sismica, di sicurezza ed igiene
sul lavoro, di superamento delle barriere architettoniche nonché gli interventi di riparazione di
edifici danneggiati da eventi bellici e sismici;
h) ampliamenti volumetrici degli edifici esistenti esclusivamente finalizzati alla realizzazione
di servizi igienici o ad adeguamenti igienico-sanitari, volumi tecnici, autorimesse
pertinenziali, rialzamento del sottotetto al fine di renderlo abitabile o funzionale per gli edifici
produttivi senza che si costituiscano nuove unità immobiliari, nonché manufatti che non siano
qualificabili quali volumi edilizi, a condizione che non aumentino il livello di pericolosità
nelle aree adiacenti;
i) realizzazione, a condizione che non aumentino il livello di pericolosità, di recinzioni,
pertinenze, manufatti precari, interventi di sistemazione ambientale senza la creazione di
volumetrie e/o superfici impermeabili, annessi agricoli purché indispensabili alla conduzione
del fondo e con destinazione agricola vincolata.
2. Per tutti gli interventi di cui al comma 1 l’AdB richiede, in funzione della valutazione del
rischio ad essi associato, la redazione di uno studio di compatibilità idrologica ed idraulica
che ne analizzi compiutamente gli effetti sul regime idraulico a monte e a valle dell'area
interessata. Detto studio è sempre richiesto per gli interventi di cui ai punti a), b), d), e), h ed
i).
In particolare per le aree a media pericolosità idraulica (probabilità di inondazione) – M.P il
PAI prevede (cfr. art. 8 delle norme tecniche di attuazione) unicamente i seguenti interventi:
1. Nelle aree a media probabilità di inondazione oltre agli interventi previsti per le aree ad
alta pericolosità idraulica, di cui ai precedenti punti a), b), c), d), e), f), g), h) ed i), sono
esclusivamente consentiti:
(…)
j) interventi di ristrutturazione edilizia, così come definiti alla lett. d) dell’art. 3 del D.P.R.
n.380/2001 e s.m.i., a condizione che non aumentino il livello di pericolosità nelle aree
adiacenti;
k) ulteriori tipologie di intervento a condizione che venga garantita la preventiva o
contestuale realizzazione delle opere di messa in sicurezza idraulica per eventi con tempo di
ritorno di 200 anni, previo parere favorevole dell’autorità idraulica competente e
dell’Autorità di Bacino sulla coerenza degli interventi di messa in sicurezza anche per ciò che
concerne le aree adiacenti e comunque secondo quanto previsto agli artt. 5, 24, 25 e 26 in
materia di aggiornamento dal PAI. In caso di contestualità, nei provvedimenti autorizzativi
ovvero in atti unilaterali d’obbligo, ovvero in appositi accordi laddove le Amministrazioni
competenti lo ritengano necessario, dovranno essere indicate le prescrizioni necessarie
(procedure di adempimento, tempi, modalità, ecc.) nonché le condizioni che possano
pregiudicare l’abitabilità o l’agibilità. Nelle more del completamento delle opere di
mitigazione, dovrà essere comunque garantito il non aggravio della pericolosità in altre aree.
2. Per tutti gli interventi di cui al comma 1 l’AdB richiede, in funzione della valutazione del
rischio ad essi associato, la redazione di uno studio di compatibilità idrologica ed idraulica
che ne analizzi compiutamente gli effetti sul regime idraulico a monte e a valle dell'area
interessata. Detto studio è sempre richiesto per gli interventi di cui ai punti a), b), d), e), h),
i), j) e k).
In particolare per le aree a pericolosità geomorfologia media e moderata – P.G.1 il PAI
prevede (cfr. art. 15 delle norme tecniche di attuazione) i seguenti interventi:
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1. Nelle aree a pericolosità geomorfologica media e moderata (P.G.1) sono consentiti tutti gli
interventi previsti dagli strumenti di governo del territorio purché l’intervento garantisca la
sicurezza, non determini condizioni di instabilità e non modifichi negativamente le condizioni
ed i processi geomorfologici nell’area e nella zona potenzialmente interessata dall’opera e
dalle sue pertinenze.
2. Per tutti gli interventi di cui al comma 1 l’AdB richiede, in funzione della valutazione del
rischio ad essi associato, la redazione di uno studio di compatibilità geologica e geotecnica
che ne analizzi compiutamente gli effetti sulla stabilità dell'area interessata.
3. In tali aree, nel rispetto delle condizioni fissate dagli strumenti di governo del territorio, il
PAI persegue l’obbiettivo di integrare il livello di sicurezza alle popolazioni mediante la
predisposizione prioritaria da parte degli enti competenti, ai sensi della legge 225/92, di
programmi di previsione e prevenzione.
Le opere di manutenzione e difesa del territorio, secondo quanto disposto dal PAI (cfr. art. 16
delle norme tecniche di attuazione, Finalità delle azioni) sono da perseguirsi, oltre che
attraverso gli interventi di manutenzione,vigilanza e controllo, anche attraverso gli strumenti
di governo del territorio, al fine di garantire l’attuazione delle strategie di risanamento e
prevenzione, mirate a:
a) mantenere il reticolo idrografico in buono stato idraulico ed ambientale, ivi compreso il
trattenimento idrico ai fini della ottimizzazione del deflusso superficiale e dell’andamento dei
tempi di corrivazione;
b) garantire buone condizioni di assetto idrogeologico del territorio, ivi compresa la
protezione del suolo da fenomeni di erosione accelerata e instabilità;
c) garantire la piena funzionalità delle opere di difesa finalizzate alla sicurezza idraulica e
geomorfologica;
d) privilegiare condizioni di uso del suolo, che favoriscano il miglioramento della stabilità dei
versanti e delle condizioni di assetto idrogeologico;
e) favorire il perseguimento della sicurezza idrogeologica anche attraverso l’incentivazione
delle rilocalizzazioni ai sensi dell’art. 1, comma 5, del D.L. 180/1998;
f) favorire l’informazione e la comunicazione alla popolazione in modo da renderla
consapevole sui contenuti del PAI con particolare riguardo alle condizioni d’uso delle aree a
pericolosità molto elevata e alla gestione del rischio residuo.
Ogni azione individuata deve inoltre essere informata ai seguenti principi:
a) protezione e recupero dei biotopi locali e delle specie rare ed endemiche, attraverso le
opportune valutazioni in sede progettuale e ponendo in opera adeguate precauzioni durante la
fase di cantiere;
b) diversità morfologica atta a preservare una biocenosi il più possibile ricca e diversificata,
nella valutazione complessiva che l’eterogeneità morfologica dell’habitat costituisce il valore
essenziale ai fini della biodiversità;
c) conservazione e, ovunque possibile, miglioramento delle condizioni di naturalità dei corsi
d’acqua, previa analisi dei rapporti funzionali tra l’ecosistema ripario e quello terrestre,
interventi di riqualificazione ambientale e di conservazione e messa a dimora di specie
compatibili con la buona officiosità, la sicurezza e la manutenzione dell’alveo;
d) conservazione e, ovunque possibile, miglioramento delle condizioni di naturalità dei
versanti;
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e) protezione e conservazione del suolo mediante l’uso della buona pratica agricola e la
limitazione dell’azione di spietramento inteso quale scarnificazione e macinazione del
substrato calcareo;
f) conservazione e creazione di corridoi biologici atti a garantire il libero movimento degli
organismi ed evitare l’isolamento e la conseguente estinzione di popolazioni animali;
g) naturalità e compatibilità ambientale delle strutture e delle opere, atta a mitigare l’impiego
di elementi strutturali, anche non visibili, che perturbino sensibilmente la naturalità e il valore
storico architettonico dei siti;
h) conservazione e sviluppo dei processi autodepurativi, attraverso la realizzazione di
interventi di differenziazione degli alvei tali da incrementare la diversità idrobiologica, di
“ecosistemi filtro” e sistemi di fitodepurazione nelle aree di golena e di fondovalle,
conservazione e messa a dimora, ove opportuno e possibile, di adeguate piante con capacità
fitodepurativa, specie lungo le fasce riparie.
Adeguamento degli strumenti di governo del territorio al PAI
Art. 20 delle norme tecniche di attuazione del PAI:
1. Le amministrazioni e gli enti pubblici territorialmente interessati sono tenuti, ai sensi della
normativa vigente, ad adeguare i propri strumenti di governo del territorio alle disposizioni
contenute nel PAI.
2. A seguito dell’approvazione del PAI, le amministrazioni competenti procedono ad una
verifica di coerenza tra il PAI e i propri strumenti di pianificazione urbanistica generali ed
esecutivi. Le risultanze di tale verifica sono comunicate all’Autorità di Bacino entro 90 giorni
decorrenti dall’entrata in vigore del PAI.
3. Nei casi in cui, a seguito della verifica di cui al comma 2, le amministrazioni competenti
procedano all’adeguamento, questo consiste nell’introdurre nei propri strumenti di governo
del territorio le condizioni d’uso contenute nel PAI.
4. Nei casi in cui le amministrazioni competenti procedano, ai fini dell’adeguamento, ad
approfondire il quadro conoscitivo del PAI trova applicazione l’art. 24.
Procedure di integrazione e modifica del PAI
Art. 24 delle norme tecniche di attuazione del PAI:
1. Il PAI ha valore a tempo indeterminato.
2. L’Autorità di Bacino provvede alla revisione periodica del PAI ogni 3 anni, e comunque
qualora si verifichino:
a) modifiche significative del quadro conoscitivo;
omissis
Istruttoria e valutazione delle istanze di modifica della perimetrazione di aree a pericolosità
idraulica e geomorfologia
Art. 25 delle norme tecniche di attuazione del PAI:
1. Le amministrazioni e gli enti pubblici, nonché i soggetti privati interessati, possono
presentare istanza di modifica alla perimetrazione delle aree a pericolosità idraulica e
geomorfologica sulla scorta di conoscenze e/o di studi di dettaglio sulle condizioni effettive di
pericolo delle aree di interesse.
2. L’istanza di modifica di perimetrazione deve essere inoltrata all’Autorità di Bacino. Copia
della domanda deve essere inviata per conoscenza anche alle amministrazioni provinciale e
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comunale competenti che, entro 30 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, possono
inoltrare osservazioni all’Autorità di Bacino.
3. All’istanza deve essere allegata la documentazione tecnica essenziale, di seguito elencata,
necessaria ad illustrare le motivazioni della richiesta di modifica e a fornire gli elementi utili
per la valutazione preliminare sullo stato dell’area:
a) per le aree soggette a pericolosità idraulica, studio di compatibilità idrologica ed idraulica;
b) per le aree soggette a pericolosità da frana, studio di compatibilità geologica e geotecnica;
c) planimetrie dello stato dei luoghi in scala 1:10.000, stralcio del PAI in scala 1:10.000,
particolare dell’area in scala 1:2.000 e per alvei incassati in scale di maggior dettaglio;
d) relazione tecnico-illustrativa della trasformazione che si intende realizzare sull’area,
contenente informazioni circa le volumetrie, le superfici e le destinazioni d’uso.
4. Entro 60 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, l’Autorità di Bacino esprime una
valutazione preliminare sulla possibilità di modifica del vincolo apposto. La valutazione
preliminare contiene, inoltre, indicazioni sulla documentazione tecnica da produrre al fine
dell’ottenimento del parere definitivo.
5. Entro 90 giorni dalla data di presentazione da parte del richiedente della documentazione di
cui al precedente comma 4, l’Autorità di Bacino esprime parere definitivo. Durante tale
periodo l’Autorità di Bacino potrà richiedere eventuali integrazioni. In tal caso il parere sarà
dato entro 90 giorni dalla data di presentazione delle integrazioni.
(…)
Direttive per l’assetto idrogeologico e per la redazione degli studi di compatibilità
Art. 35 delle norme tecniche di attuazione del PAI:
L’Autorità di Bacino della Puglia redige specifiche Direttive entro 6 mesi dalla approvazione
del PAI.
Aree sottoposte a vincolo idrogeologico
Più di un terzo della superficie territoriale costituente l’intero territorio comunale di San
Giovanni Rotondo è sottoposta a vincolo per scopi idro-geologici, in applicazione dell’art. 1
del Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3267. Si tratta di aree accorpate in due grandi zone di
vincolo, per complessivi 9.202 ettari, la prima di dette zone, per un estensione di 4.710 ettari,
è definita di Monte Castellana, Coppa Maddaluna, Regione Bosco San Egidio, Regione
Corniello, la seconda, per un estensione di 4.492 ettari, definita Valle Sant’Andrea, Regione
la Foresta, Castellera.
All’atto di istituzione del vincolo le descrizioni delle caratteristiche idrografiche delle due
zone evidenziano per la prima di esse la mancanza d veri e propri torrenti, per la seconda la
presenza di numerose incisioni vallive che nei periodi invernali, alimentati dalle piogge, si
trasformano in veri e propri corsi d’acqua a carattere torrentizio.
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Progetto per la salvaguardia del paesaggio.
Gli adeguamenti di seconda attuazione al PUTT/P
Espletate le procedure per i primi adempimenti previsti dal P.U.T.T./P, la seconda fase di
attuazione del piano, ossia quella di natura pianificatoria, nella quale la tutela paesisticoambientale è messa in relazione agli obiettivi di sviluppo socio-economico di una comunità
locale, avviene mediante la predisposizione dei Piani Urbanistici Generali (PUG).
I contenuti paesistico-ambientali del PUG, da costruirsi attraverso processi cognitivi che
coinvolgono competenze multidisciplinari tecnico-scientifiche e del sapere comune, secondo
le prescrizioni del P.U.T.T./P. devono essere così articolati:
- analisi del territorio comunale, documentata con idonee elaborazioni scritto-grafichefotografiche, riportanti la perimetrazione degli A.T.E. e l’individuazione e perimetrazione
degli A.T.D.;
- specificazione delle trasformazioni e delle opere (insediative ed infrastrutturali) compatibili
con la tutela e la valorizzazione delle componenti paesaggistiche (titolo III) individuate e
perimetrate;
- specificazione operativa delle prescrizioni di base del Piano nelle norme tecniche di
esecuzione del P.R.G. (o del P.U.G.), e possono avere, all’interno del P.R.G. (o del P.U.G.),
una loro autonoma formalizzazione.
Solo questa seconda fase consente, in base ad approfondite analisi estese all’intero territorio
comunale e la predisposizione di idonee cartografie tematiche, di apportare “eventuali
modifiche alle perimetrazioni ed al valore degli A.T.E.29 (Titolo II), oltre che alle
perimetrazioni ed alle prescrizioni di base degli A.T.D.30 (Titolo III capi I,II,III;IV) del Piano
che, nel rispetto delle corrispondenti direttive di tutela (art.3.05) ed in coerenza con gli
indirizzi di tutela (art.2.02) risultino necessarie per perseguire finalità di ottimizzazione tra
tutela paesaggistico-ambientale e compatibile sviluppo socio-economico della popolazione
residente ”.31
Viene di seguito illustrata la prima ipotesi di adeguamento degli Ambiti territoriali distinti
previsti dal PUTT/P per l’intero territorio comunale, che ridefinisce, sulla base degli
approfondimenti conoscitivi condotti ed in coerenza alle definizioni dello stesso piano
paesaggistico, gli elementi strutturanti il territorio, per rilevanza di interesse, rispetto alle
componenti geo-morfo-idrogeologiche e storico-culturali.
29
Gli A.T.E., Ambiti territoriali estesi definiti ed individuati dal PUUT/P, determinano i valori di efficacia delle
norme di salvaguardia definite dal Piano sulla base dei differenti livelli di valore paesaggistico.
30
Gli A.T.D., Ambiti territoriali distinti definiti ed individuati dal PUUT/P, identificano i caratteri strutturanti il
territorio sulla base delle componenti di rilievo geo-morfo-idrogeologiche, botanico-vegetazionali e storicoculturali
31
In nota circolare del 2006, di sollecito per primi adempimenti per l’attuazione del PUTT/P, inviata
dall’Assessore regionale all’Assetto del Territorio ai comuni inadempienti.
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Paesaggio agrario e usi agricoli
Le analisi e gli approfondimenti relativi all’ambito extraurbano sono stati svolti al fine di
riconoscere la matrice storica del paesaggio agrario di San Giovanni Rotondo (ripercorrendo
le tappe principali delle sue trasformazioni) con l’obiettivo di predisporre un attendibile
scenario di sviluppo futuro (coerentemente radicato sui suoi caratteri originari) fondato, da un
lato sulla tutela e la valorizzazione dei luoghi di maggior pregio, e dall’altro
sull’individuazione di possibili e diversificate forme di fruizione e visitabilità del territorio.
Con i suoi quasi 27mila ettari di estensione ed un orientamento nord-sud, trasversale rispetto
al promontorio del Gargano, il territorio del comune di San Giovanni presenta tutti i tratti
costitutivi del paesaggio garganico sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista della
storia del popolamento.32
Partendo dalla porzione di pianura del Tavoliere (oggetto di importanti opere di bonifica a
partire dalla seconda metà dell’800) il comune si sviluppa innalzandosi in successione su tre
distinti terrazzi morfologici che si formarono in seguito a fenomeni tettonici e di subsidenza;
il nucleo urbano trova localizzazione sul secondo di questi terrazzi, sul conoide di deiezione
formatosi allo sbocco della valle Portamisuso.33
L’assenza, in San Giovanni Rotondo, di un vero e proprio reticolo idrografico superficiale (ad
eccezione del Torrente Candelaro che scorre regimentato ai piedi del primo terrazzo) è dovuto
alla natura della grande intrusione calcarea che ha come punto sommitale la cima del monte
Calvo, modellato dagli agenti atmosferici e ai cui piedi si riconoscono gli elementi più
evidenti (doline e grave) del paesaggio carsico, caratteristico di gran parte della regione
pugliese.
Con questo “difficile” paesaggio e con le sue risorse naturali limitate l’uomo si è dovuto
confrontare fin dall’inizio, cercando di sfruttarne tutte le potenzialità, imparando a plasmarlo
a proprio favore: ne sono testimonianza sia l’articolazione degli insediamenti est-ovest lungo
il terrazzo mediano (via Sacra Langobardorum) sia il sistema dei percorsi e delle produzioni
agrarie sviluppatesi in senso nord-sud (lungo il tratturo Regio dalla montagna alla pianura).
La possibilità, ancora oggi, di riconoscere queste persistenze caratterizzanti una storia di
lungo corso deve diventare il punto di partenza per una presa di coscienza sulla necessità di
valorizzare, riqualificandoli, quei luoghi e quegli itinerari in grado di narrare le vicende di un
paesaggio antropizzato in continua evoluzione.
All’agricoltura con le integrazioni già presenti del patrimonio zootecnico, potrebbero essere
date grandi opportunità affinché non solo non diventi una economia marginale ma diventi il
settore chiave su cui articolare possibili scenari di sviluppo.
Indispensabile per interpretare le trasformazioni future ed individuare una politica degli
interventi mirati al raggiungimento di tale obbiettivo, fare riferimento agli orientamenti
proposti dalla CEE per il territorio europeo.
32
Si rimanda agli studi del Morsilli e di molti altri geologi che si sono interessati a questo unicum di sintesi di
aspetti geomorfologici e antropici.
33
Località incisa nella scarpata originata dal movimento localizzabile a livello della faglia di Mattinata che
costituisce la spina dorsale del Gargano, sulla quale si fonderà in seguito il tracciato della Via Sacra
Langobardorum.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
“[…] Per ogni priorità sono presentate azioni chiave illustrative. La decisione del Consiglio
Europeo 2006/144/CE, del 20 febbraio 2006, relativa agli orientamenti strategici comunitari
per lo sviluppo rurale mostra un chiaro sostegno alla creazione di un settore agroalimentare
europeo forte e dinamico, incentrato sulle priorità del trasferimento delle conoscenze, della
modernizzazione, dell’innovazione e della qualità nella catena alimentare e sui settori
prioritari degli investimenti nel capitale umano e naturale. Si fa contemporaneamente
riferimento allo sviluppo di nuovi sbocchi per i prodotti agricoli e silvicoli, nel campo della
produzione per fini non alimentari, promuovendo lo sviluppo di materiali energetici
rinnovabili, di biocarburanti e di capacità di trasformazione (asse 1 della programmazione
2007-2013).
Prioritario è migliorare le prestazioni ambientali dell’agricoltura e della silvicoltura “La
sostenibilità a lungo termine dipenderà dalla capacità del settore di produrre nel rispetto di
rigorose norme ambientali i prodotti che i consumatori vogliono comprare.”. Per tutelare e
rafforzare le risorse naturali dell’UE e i paesaggi nelle zone rurali strategicamente si punta su
tre aree di intervento: la biodiversità, la preservazione e lo sviluppo dell’attività agricola, dei
sistemi forestali ad elevata valenza naturale e dei paesaggi agrari tradizionali; il regime delle
acque; il cambiamento climatico.
Per concretizzare le priorità elencate sotto l’asse 2 gli Stati membri sono in particolare
incoraggiati a sostenere azioni chiave, che potrebbero comprendere:
-- la promozione di servizi ambientali e pratiche agricole e zootecniche rispettose degli
animali;
-- la conservazione del paesaggio agricolo e forestale;
-- la promozione di energie rinnovabili e di materie prime per la filiera bioenergetica, anche
per contrastare i cambiamenti climatici;
-- il consolidamento dell’agricoltura biologica;
-- la promozione di iniziative ambientali/economiche che procurano benefici reciproci;
-- la promozione di misure di gestione territoriale, che potrebbero dare un contributo positivo
alla distribuzione nello spazio delle attività economiche e alla coesione territoriale;
-- il sostegno allo sviluppo del turismo rurale.
Una terza priorità e il miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali e la promozione
della diversificazione dell’economia rurale (Asse 3).
La Commissione Europea esprime un preciso orientamento a sfruttare i finanziamenti messi a
disposizione “per promuovere lo sviluppo delle capacità, l’acquisizione di competenze e
l’organizzazione mirata allo sviluppo di strategie locali oltre che alla conservazione
dell’attrattiva delle zone rurali per le generazioni future. Nel promuovere la formazione,
l’informazione e l’imprenditorialità occorre tener conto in particolare delle esigenze delle
donne, dei giovani e dei lavoratori anziani”. Si fa in particolare riferimento alla possibilità di
ridare slancio ai paesi, con iniziative integrate, che combinino diversificazione, creazione di
imprese, investimenti nel patrimonio culturale, infrastrutture per i servizi locali e
rinnovamento possono contribuire a migliorare sia le prospettive economiche che la qualità
della vita.
Azioni da intraprendere con la consapevolezza che occorre comunque rafforzare le capacità
dei partenariati locali, attraverso l’animazione, l’acquisizione di capacità di mobilitazione,
così come promuovendo l’interazione pubblico-privato, la cooperazione il miglioramento
della governance locale (Asse 4).
Le innovazioni introdotte di recente nella politica agricola nazionale e comunitaria possono
rappresentare delle opportunità o delle minacce per il contesto locale di cui ci stiamo
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occupando. Valorizzando quali punti di forza e contenendo quali punti di debolezza, gli
orientamenti della PAC possono essere colti come opportunità? Si deve tener presente che i
paesi e i territori che per primi sono in grado di coglierli come opportunità possono acquisire
“vantaggi competitivi” rispetto agli altri, non solo in termini di finanziamenti ma anche di
posizionamento sui mercati.
C’è purtroppo il rischio che si colgano le opportunità in modo tattico e non strategico, che
prevalgano le motivazioni di adesione a misure e politiche per far convergere verso i territori
maggiori fondi di finanziamento; ma non basta, se li si vuole far diventare motore di sviluppo,
è necessario che il territorio reagisca come sistema e all’interno di un progetto, di una
strategia.
La competizione fra aree e regioni si gioca proprio su questo punto, sulla capacità di utilizzare
i fondi pubblici non solo per la realizzazione di opere tangibili, ma anche per la crescita del
capitale sociale, del capitale istituzionale, della capacità delle istituzioni pubbliche e private di
progettare e governare le trasformazioni, di definire comuni strategie di sviluppo.
L’efficacia delle politiche si basa dunque molto su una consapevolezza estesa e non
individuale della singola istituzione o impresa.
Si devono peraltro tener presenti alcuni fattori comunque interni al mondo agricolo: la
risposta dei contesti locali agli orientamenti comunitari in materia di sviluppo rurale sarà
infatti strettamente connessa con gli atteggiamenti che gli agricoltori assumeranno rispetto
alla riforma del “primo pilastro della PAC”, dopo l’avvio stabilito da ciascuno Stato membro
e per quel che riguarda l’adozione del disaccoppiamento.
In Italia, come è noto si è scelta la soluzione più radicale prevedendo un immediato avvio
della riforma e un aiuto totalmente disaccoppiato su tutte le colture e gli allevamenti. Questa
scelta potrebbe riorientare rapidamente gli agricoltori verso nuovi, più diversificati schemi
colturali, poiché appunto l’aiuto non è più vincolato a determinate colture. In una visione
pessimistica, però, potrebbe anche prevalere il disorientamento, l’incapacità di costruire
nuove filiere se non si è lavorato abbastanza a livello locale, in questa direzione, negli anni
che ci stanno alle spalle.
Si deve inoltre considerare che abbiamo di fronte uno scenario complessivo di
ridimensionamento dei finanziamenti che potranno essere dirottati verso le regioni del
Mezzogiorno italiano. Il processo di allargamento della UE verso est, segna infatti l’ingresso
di Paesi che presentano situazioni di svantaggio di sviluppo nettamente superiori a quelli
italiani e questo non potrà che avere delle ripercussioni dell’assegnazione delle risorse
finanziarie […]”. (Dallo studio di Matelda Reho –Multifunzionalità, territorio, ambiente: le
parole chiave dello sviluppo rurale).
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Valorizzazione e primi orientamenti progettuali
Dall’analisi comparata tra le informazioni reperibili sulla cartografia più aggiornata e quelle
reperite in sede di sopralluoghi specifici, e per confronto con le soglie cartografiche storiche,
emerge un quadro dell’agricoltura che si modifica lentamente e senza sostanziali mutamenti
nell’organizzazione fondiaria, delle produzioni e del ruolo giocato nell’economia locale.
La dinamica della proprietà fondiaria vede effettivamente un ulteriore frazionamento delle
aziende con superficie agricola minore di due ettari, ma quasi stabile o comunque in
riassestamento verso la media e grande proprietà con superficie oltre i venti ettari che
potrebbe divenire l’elemento su cui costruire un quadro di sviluppo competitivo.
Come era prevedibile dopo l’abolizione degli usi comuni foraggere e prati pascoli
diminuiscono mentre aumenta la superficie coltivata a cereali (frumento in primis) diventando
la prima coltivazione per numero di aziende e per superficie agricola.
La vite sembra ricoprire scarsa importanza (con soli 96 ha. ed in diminuzione rispetto agli
anni ottanta), l’ulivo al contrario è la seconda produzione più importante sia per superficie
occupata sia per il numero di aziende (in aumento sempre rispetto al censimento del 1980).
I mandorleti sono la terza produzione per numero di aziende ed ettari coltivati in aumento
rispetto al censimento sopra citato.
Il bosco con i suoi 1.524 ha diminuisce costantemente lasciando il sopravvento al bosco
spontaneo.
Molto interessante la crescita del patrimonio zootecnico per quanto riguarda i bovini che
indicano un’integrazione agricoltura-allevamento, e per i bufalini un’iniziale sperimentazione
di due aziende che potrebbe avere un possibile futuro sotto forma di filiera agroalimentare.
Gli equini crescono non di molto ma in modo indicativo rispetto ai possibili sviluppi, mentre
diminuiscono gli ovini anche se mantengono un numero elevato di capi.
Questo aumento è forse il dato più importante che permette di ricondurre il tema agricoltura e
zootecnia nelle possibili integrazioni e diversificazioni produttive ed agroalimentari;
l’orientabilità economica di tale operazione potrebbe avere una ricaduta sul mantenimento di
una qualità del paesaggio agrario e delle sue matrici storico ambientali sino a diventare
elemento attrattore di investimenti e di nuovo uso dello spazio agricolo.
La “qualità ambientale” sembra essere l’elemento ormai fondamentale per la competitività
urbana e territoriale, l’elemento fondamentale di input per trasformazioni produttive,
turistiche ed elemento attrattore di nuovi investimenti esterni nell’industria e nei servizi.
Ecco dunque la necessità del mantenimento di un ambiente “antropico-naturale” come
investimento sul futuro economico.
Le caratteristiche geomorfologiche permettono all’interno del perimetro amministrativo di
San Giovanni Rotondo di individuare quattro differenti zonalità agrarie fortemente
caratterizzate:
Zona 1
Comprende la porzione pianeggiante localizzata a sud del comune, all’interno dell’area
geografica del “tavoliere”. E’ caratterizzata principalmente dalla presenza di vigneti disposti
“a raggera” intorno alla Posta della Via (impiantati a partire dalle opere di bonifica idraulica e
di regimentazione delle acque del Candelaro agli inizi del Novecento) e dalla coltivazione
intensiva del frumento.
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Zona 2
Compresa tra i primi due terrazzi morfologici che dal Tavoliere si distendono verso il
promontorio del Gargano rappresenta quello che rimane del latifondo feudale in cui si
svilupparono gli insediamenti delle Costarelle e delle Mattine, in cui nel XX secolo trovò
localizzazione la miniera di bauxite della Montecatini. Nella parte meridionale della zona
sono presenti estese aree “a seminativo” (in particolare frumento) mentre nella parte centrosettentrionale si è consolidata negli anni una sorta di monocultura dell’ulivo intervallata per
brevi tratte, ai lati della strada pedegarganica e specialmente ad ovest della masseria
Signoritti, dalle coltivazioni di mandorleti.
Zona 3
Compresa nello spalto tra i 500 e i 600 metri in cui trova localizzazione il nucleo abitato di
San Giovanni Rotondo è caratterizzata da una notevole quantità di terreni incolti e da una
modesta persistenza di mandorleti disposti “a ventaglio” nel lato sud-est della città. Nella
zona del Pantano di Sant’Egidio, storicamente (in seguito alla prosciugamento del lago) sede
di vigneti, trovano oggi dimora terreni “a seminativo” e alcuni pioppeti.
Zona 4
Localizzata in ambito montano vede al suo interno il progressivo abbandono dei terreni
tradizionalmente coltivati (le doline e le “piane”: un tempo sede sia delle pratiche agricole
sugli usi civici, sia delle attività silvo-pastorali) e una discreta permanenza del bosco e della
macchia.
Dal riconoscimento delle particolari prerogative “strutturali” e delle differenti vocazioni del
territorio discendono le linee guida del progetto per l’ambito extraurbano, la cui politica degli
interventi è caratterizzata da un forte radicamento ai suoi caratteri originari.
L’idea di fondo si articola sulla base dei due livelli di proposta di seguito illustrati.
Paesaggio e produzioni agricole
La spina dorsale di un itinerario turistico-ricreativo alla scoperta del paesaggio agrario e
storico insediativo sarebbe costituita dalla riqualificazione del tracciato storico del Regio
Tratturo (che attraversando longitudinalmente il perimetro amministrativo del comune
“racconta”, per tappe e per salti di quota, tutta la storia dell’antropizzazione di un paesaggio
estremamente variegato) da cui, attraverso diramazioni diverse (tratturi minori, tracciato della
via sacra langobardorum, tracciato della via guidonis, ecc.), si renderebbero visitabili tutte le
testimonianze archeologiche, architettoniche e paesaggistiche presenti nel territorio.
Nella Zona 1 le stazioni di questo percorso permetterebbero di riconoscere oltre ai segni della
bonifica di fine Ottocento (che trasformarono profondamente il paesaggio del tavoliere
mutando la forma dei campi), quei manufatti della storia agraria di elevato valore storico e
architettonico (poste e case della bonifica).
Nella Zona 2 il percorso garantirebbe la visitabilità da un lato degli insediamenti storici delle
Mattine e delle Costarelle (con la presenza degli uliveti), e dall’altro della miniera di bauxite e
delle masserie.
Il percorso che si riuscirebbe a costituire nella Zona 3 risulterebbe il più denso di significato
storico-archeologico, in quanto radicato sulle tracce dei percorsi storici della Via Sacra
Langobardorum e della Via Guidonis, il cui incrocio, in corrispondenza del nucleo storico
originario dell’insediamento di San Giovanni Rotondo, renderebbero fruibile i maggiori
luoghi archeologici presenti nel comune (resti degli insediamenti neolitici della Valle
dell’Inferno e di Monte Castellana).
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L’idea di costituire una sorta di parco archeologico in questi luoghi garantirebbe una nuova
possibilità di fruizione di tipo escursionistico con origine dal nucleo di prima formazione del
centro abitato.
Infine, nella Zona 4, si ipotizza la riqualificazione della viabilità minore (strade vicinali,
strade poderali, mulattiere) che permetterebbe la visitabilità e la fruizione, oltre che dei
maggiori punti di vista panoramici, delle principali presenze del paesaggio naturale (doline, le
grotte, le grave).
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ANALISI DELLA STRUMENTAZIONE URBANISTICA COMUNALE
PASSATA E VIGENTE
Piano Regolatore Generale, (Ulivieri)
adottato il 14/06/1969, approvato il 26/08/1969
All’atto della formazione del Piano Regolatore di San Giovanni Rotondo, approvato nel 1969, il
polo d’attrazione costituito dalle varie associazioni religiose presenti nell’ambito occidentale
della città viene ritenuto così determinante da giustificare, ed esserne per buona parte alla base,
il notevole incremento demografico previsto per il Comune. Un’altra importante componente
di sviluppo, individuata dal Piano, è la prevista crescita per la zona industriale, alla quale viene
riservato l’ambito a sud del centro abitato.
Nel 1961 il Comune ha una popolazione residente di 20.226 abitanti e una disponibilità 15.627 vani,
all’atto della stesura del Piano la popolazione è di 20.747 abitanti e i vani disponibili sono17.491.
Il Piano, attraverso una proiezione demografica effettuata al trentennio, si dimensiona su una
previsione di popolazione al 2000 di 35.000 abitanti e, prevedendo al fine di un corretto indice
di affollamento residenziale la disponibilità di 100 Mc di volume per ogni abitante insediato,
fissa quale obiettivo per corrispondere ai fabbisogni prevista, ad avvenuta attuazione del
Piano, una disponibilità complessiva di 3.500.000 Mc di edilizia residenziale.
Essendo stata rilevata alla data di stesura del Piano una disponibilità residenziale, esistente e
in via di realizzazione, corrispondente ad una volumetria 2.800.000 Mc si individua in
700.000 Mc la quota di volumetria residenziale da corrispondere attraverso gli interventi di
nuova previsione, così ripartita fra le diverse tipologie di intervento:
140.000 Mc da reperirsi attraverso interventi di completamento;
560.000 Mc da reperirsi attraverso interventi in ambiti di espansione.
Dall’attuazione di tali previsioni sarebbe corrisposta, secondo il redattore del Piano, ad
espletamento di tutti gli interventi la seguente distribuzione di popolazione per ambiti
cittadini:
Centro storico
abitanti insediati 4.500
Zone di completamento
abitanti insediati 20.000
Agro
abitanti insediati
Zone di espansione
abitanti insediati 9.000
Altre zone
abitanti insediati 1.100
Complessivamente
abitanti insediati 35.000
400
Al 1977 la popolazione del Comune sarà di 20.000 abitanti. La prima Variante al Piano
Regolatore Generale, dello stesso anno, ridimensiona fortemente le previsioni di Piano,
prevedendo al decennio un incremento di popolazione di 2.500 abitanti e un insediamento
complessivo, al 1987, di 22.500 abitanti.
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Variante generale al PRG, (Dal Sasso)
adottata il 26/03/1984, approvata il 22/03/1988
La Variante generale al PRG è prodotta, fondamentalmente, per la necessità di adeguare lo
strumento urbanistico vigente, approvato nel 1977 e dimensionato su una previsione
insediativa effettuata al decennio, alle sopraggiunte disposizioni della L.r. n. 56 del 1980,
Tutela ed uso del territorio, la quale prevede che i piani urbanistici comunali debbano
commisurare gli interventi edificatori ad una previsione insediativa effettuate al quindicennio.
In funzione di tale nuova disposizione la Variante generale di PRG, ad integrazione delle
volumetrie residenziali previste dal vigente Piano per il suo decennio di attuazione, individua
e dimensiona i nuovi interventi edificatori, a destinazione residenziale, necessari a
corrispondere i fabbisogni derivanti dalla ulteriore proiezione insediativa effettuate per il
successivo quinquennio.
All’atto della stesura della variante la popolazione del Comune è di 23.149 abitanti, la nuova
proiezione insediativa, estesa al 1992, prevede un incremento insediativo di 1.351 unità, fissando
la popolazione al 1992 a 24.500 abitanti.
La distribuzione della popolazione complessivamente prevista, tra le diverse zone, ad
attuazione delle nuove previsioni è la seguente:
21.000 abitanti nel centro urbano;
3.500 abitanti nelle zone di nuova espansione.
L’incremento complessivo, si afferma nella relazione, induce ad un utilizzo delle zone a sud
dell’abitato, verso la circonvallazione e in quantità minore verso il cimitero.
“Un ulteriore previsione insediativa, soprattutto di carattere ricettivo. (alberghi, alloggi
temporanei per pellegrini, ecc.) e quindi slegata dal conteggio delle volumetrie strettamente
residenziali, è stata effettuata nelle vicinanze del Santuario di Padre Pio stante la necessità di
prevenire una forte richiesta di posti letto nella previsione della santificazione di quest’ultimo;
tale circostanza è stata evidenziata ed ha assunto importanza dalla recente beatificazione del
frate cappuccino: in occasione della ricorrenza le attrezzature ricettive hanno dimostrato la
carenza rispetto alla richiesta.
Del resto andava organizzata l’area nelle vicinanze del Santuario per evitare l’insorgere di
fenomeni edilizi spontanei e di salvaguardare la chiesa con ampi spazi verdi, pur
consentendone l'uso.
Nelle tre maglie di PRG (CA), che vanno disciplinate da appositi PP, sono indicati i baricentri delle
aree di parcheggio pubblico che dovranno essere ceduti al Comune e che serviranno
soprattutto a disciplinare il traffico nelle ricorrenze connesse con la santificazione di Padre Pio.
Si è anche individuato un percorso pedonale che consenta, appunto, un accesso pedonale al
Santuario.
Per quanto concerne la zona a Sud dell’abitato si sono previste aree attestate su strade per lo più
esistenti che si innestano a pettine sulla strada prevista che servirà l’attuale centro abitato,
parallela alla circonvallazione; nelle fasce intermedie (tra dente e dente del pettine) sono state
incluse le aree per attrezzature pubbliche, il tutto riunito in comparti.
Per tenere anche conto dell’art. 51 punto 5 della L.R. n.56/80 le predette aree (CM) sono state
destinate ad insediamenti misti (residenziali, commerciali, artigianali).
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Del resto il ricorso alla soluzione a pettine era necessario per rispettare la forma allungata che la
città va assumendo con direttrice verso San Marco in Lamis, senza venir meno alle richieste del
Consiglio Comunale.
Il completamento fino all’incrocio su via San Marco della zona C2 a Sud della stessa e la
“chiusura”, verso Est, fino ai confini dell’area di rispetto cimiteriale e lungo via Foggia, fino
alla zona industriale, completano le previsioni insediative.
(…) A Nord dell’abitato, a seguito della previsione del Consiglio Comunale di realizzare un
vasto parcheggio pubblico a servizio dell’ospedale viene prevista una strada che “consenta di
bypassare il viale dei Cappuccini dal centro storico fino alla strada per l’Auxologico
favorendo, quindi uno snellimento del traffico che a volte raggiunge la crisi in quanto
comprende attualmente sia quello diretto all’ospedale, sia quello diretto al Santuario, dalla
quale sia verso Sud che verso Ovest ci si può allontanare attraverso strade anguste di cui, tra
l’altro, è improbabile l’allargamento a causa delle costruzioni che le fiancheggiano.
Tra la nuova strada e la zona C2 su via Cappuccini è stata inserita una modesta fascia
edificabile per piccole residenze e una vasta area a verde pubblico di cui si prevede un
utilizzazione a parco urbano una volta rimboschito adeguatamente.
(…) Per tali zone CM si è considerata l’incidenza della residenza per un massimo del 50%
sulle volumetrie complessive.”34
A fronte di una popolazione stimata al 1992 di 24.500 abitanti e quindi di una
previsione di incremento insediativi, rispetto alla popolazione rilevata alla data di adozione
della variante, di circa 1.351 abitanti, la capacità insediativa teorica dichiarata nei documenti
di Variante è pari a 2.380 abitanti insediabili, (di cui 1.220 in zone di espansione e 1.260 in
zone di espansione di tipo misto).
A fronte della capacità insediativa teorica dichiarata, la Variante conferma e individua
zone di futura espansione per carichi insediativi, ottenuti dagli indici volumetrici fissati, di
gran lunga superiori a quelli necessari a corrispondere le quantità generate dai fabbisogni
insorgenti derivanti dalle previsioni.
La reale capacità insediativa della Variante, quantificata attraverso l’individuazione
della volumetria residenziale edificabile in tutte le aree oggetto di interventi subordinati alla
redazione di piani attuativi, in base all’applicazione dei differenti indici volumetrici definiti
dal Piano ed alle reali superfici35 utili delle diverse zone, sulla base della corrispondenza di 1
abitante teoricamente insediabile per ogni 100 Mc di volumetria residenziale disponibile,
risulta corrispondere a 10.536 abitanti teoricamente insediabili36, per 1.053.633 Mc di edilizia
34
In: Le previsioni, cap. 6 della Relazione alla Variante generale del PRG, tav. n. 13 dei documenti di Piano,
pagg. 10-12.
35
Le quantificazioni della capacità volumetrica residenziale e insediativi teorica di piano, il cui svolgimento è di
seguito riportato, si sono ottenute attraverso l’applicazione degli indici di Piano alla sole superfici libere delle
differenti zone soggette a pianificazione attuativa, non si è pertanto tenuto conto, all’atto della verifica svolta,
delle aree già occupate da insediamenti esistenti alla data di approvazione del Piano.
36
Secondo le previsioni di Piano (punto 6, Le previsioni, dell’elaborato 13, Relazione, della Variante generale di
PRG, pag.12) nelle zone CM l’uso residenziale è previsto per un incidenza massima del 50% sulla volumetria
complessivamente realizzabile all’interno di ogni zona mista, pertanto le quantificazioni della capacità
insediativi teorica per queste zone si sono svolte su una quota di volumetria residenziale edificabile pari ad un
mezzo della capacità volumetrica complessiva delle singole zone.
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residenziale realizzabili, per un utilizzo di 1.364.639 Mq di superficie territoriale, distribuiti
nelle diverse zone secondo quanto illustrato nella successiva tabella.
Volumetrie, ad uso residenziale, complessivamente realizzbili attraverso interventi soggetti a piani
attuativi e capacità insediativa teorica di Piano
Zone
Superficie territoriale
Volumetria realizzabile
Capacità insediativa
teorica
C1
190.613
285.919
2.859
C2
599.452
599.452
5.995
C3
47.427
23.713
237
B2
10.209
15.314
153
CM
516.938
129.235
1.292
Tutti
1.364.639
1.053.633
10.536
Sommando tale capacità insediativa alla popolazione residente all’atto di costituzione della
Variante, la capacità insediativi complessiva teorica di Piano ammonta a 33.685 abitanti.
Considerando l’ulteriore capacità insediativi, derivante dagli interventi attuabili in zone di
completamento e supposti dalla Variante per circa 2.000 vani, ne deriva che la capacità
complessiva teorica della Variante generale al PRG è di 35.685 abitanti, a sostanziale
conferma delle sovradimensionate previsioni del PRG del 1969, il quale prevedeva
l’insediamento di 9.000 abitanti nelle sole zone di espansione di tipo C, contro i 9.091
confermati dalla Variante.
In aggiunta a tali quantità edificatorie, previste per fini residenziali, la Variante prevede i
seguenti ulteriori possibili interventi:
113.307 Mc di volumetrie realizzabili in zone classificate Ca (alberghiere), non costituenti
capacità insediativa in quanto destinate ad attività ricettive;
129.235 Mc di volumetrie per lo svolgimento di attività artigianali e commerciali realizzabili
nelle Zone classificate CM Miste.
172.414 Mc di volumetrie realizzabili in Zone classificate D1 per insediamenti finalizzati allo
svolgimento di attività industriali;
495.298 Mc di volumetrie realizzabili in Zone classificate D2 per insediamenti finalizzati allo
svolgimento di attività artigianali.
La variante generale al PRG, al fine di corrispondere alle quantità minime di spazi pubblici o
riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi
destinati alle sedi viarie definite dal DM 1444 del 1968 nella misura minima di 18,00 Mq per
abitante insediato ed insediabile, svolge le seguenti verifiche:
spazi per uso pubblico di tipo F2 esistenti alla data di formazione della Variante 106.000 Mq;
spazi per uso pubblico di tipo F2 previsti dalla Variante e derivabili per la maggior porzione
dagli interventi nei comparti edificatori 485.000 Mq37;
disponibilità complessiva futura, ad avvenuta attuazione di tutti gli interventi, 591.000 Mq;
37
Risultanti, dalle verifiche da noi condotte, così ripartiti: 354.000 mq derivabili dagli interventi nei comparti
edificatori; 131.000 derivabili da tutti gli altri interventi soggetti a pianificazione attuativa.
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disponibilità pro-capite futura dichiarata per abitante insediato, ad avvenuta attuazione di tutti
gli interventi, quantificata sulla base della capacità insediativi di Piano, dichiarata di 24.500
abitanti, 24,1 Mq;
disponibilità pro-capite futura reale per abitante insediato, ad avvenuta attuazione di tutti gli
interventi, da noi quantificata sulla reale capacità insediativi di Piano, 16,11 Mq;
quantità di spazi per uso pubblico di tipo F2 finalizzata a corrispondere i fabbisogni pregressi,
completamente derivabili dagli interventi nei comparti edificatori, 310.682 Mq.
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Variante al PRG per comparti edificatori, 1995
Delibera n. 80 del 03/08/1995
La Variante generale al PRG del 1988, per come sopraesposto, suddivide gli ambiti a ridosso
del nucleo consolidato della città, nella parte sud-orientale ed orientale, in 14 comparti
edificatori a prevalente destinazione mista, per insediamenti di tipo residenziale, commerciale
e artigianale, contraddistinti, alla tavola n. 8 degli elaborati di Piano, Zonizzazione centro
abitato, con le lettere A-B-C-D-E-F-G-H-I-L-M-N-O-P. Di questi comparti sono destinati a
funzioni esclusivamente residenziali i comparti D-I-N-O-P e a funzioni miste i restanti 9, AB-C-E-F-G-H-L-M. Per i comparti misti è previsto un indice volumetrico territoriale di 0,5
Mc/Mq, utilizzabile a fini residenziali per una quota massima del 50% delle volumetrie
complessivamente realizzabili; per i comparti D-I-N-O, azzonati come espansioni di tipo
semiestensive, è previsto un indice volumetrico territoriale di 1,0 Mc/Mq; per il comparto P,
azzonato come completamento di tipo B2, è previsto un indice volumetrico fondiario di 3,0
Mc/Mq.
Per la realizzazione di tutti e 14 i comparti, è prevista la cessione gratuita al Comune, in sede
di attuazione dei Piani particolareggiati, di aree per la realizzazione di attrezzature ed impianti
a livello di quartiere, nella misura del 50% della superficie complessiva di comparto, da
cedersi all’Amministrazione in un unico appezzamento.
Dall’attuazione di tale previsione sarebbe derivata, a completamento delle previsioni di Piano,
una cessione complessiva di aree a favore del Comune, da destinarsi alla realizzazione di
attrezzature pubbliche, per una superficie complessiva di 354.693 Mq.
Nella predisposizione della Variante del 1995 al PRG, relativa ai comparti edificatori,
l’Amministrazione Comunale avanza le considerazioni di seguito riportate:
A circa 11 anni di distanza dall’adozione del PRG, ed a 8 dalla sua approvazione, si è dovuto,
amaramente, constatare la impossibile o, quanto meno, difficile attuazione dei Comparti, così
come disciplinati, per i seguenti motivi:
1 - Disparità di normativa tra le zone di Comparto e tutte le altre;
(standard fissati per quantità pari al 50% della superficie dell’intero comparto, a differenza
delle altre zone nelle quali gli stessi vengono invece calcolati in funzione della volumetria
realizzabile e rispettivi abitanti insediabili);
2 - Alta densità fondiaria ed elevata altezza delle tipologie edilizie, a cui induce il vincolo di
concentrare la volumetria realizzabile sul 50% dell’area, la qual cosa non trova riscontro né
nell’edilizia preesistente né nella cultura e modo di vivere cittadino;
3- Alta incidenza del costo di acquisto dell’area sul costo di vendita degli alloggi.
Da ciò si conclude ravvisando la necessità di modificare parzialmente le norme tecniche di
attuazione dei Comparti in modo tale da:
1 - ridimensionare la quantità di area da cedere per i servizi di tipo F2 (a livello di quartiere);
2 - rendere libera, all’interno del perimetro del comparto, la localizzazione delle volumetrie
realizzabili senza tenere quindi conto della delimitazione delle zone “F” come da indicazioni
di piano.
A seguito della modifica di normativa apportate dalla Variante ai comparti edificatori si
prevede un fortissimo ridimensionamento delle aree di cessione, commisurate ora alle
quantità minime previste dalla legge, pari a 18,00 Mq per abitante insediabile.
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Dall’attuazione della variante deriverebbe una cessione complessiva di aree a favore del
Comune da destinarsi alla realizzazione di attrezzature pubbliche per una superficie
complessiva di 86.150 Mq (tenendo conto dei comparti D e O già attuati), contro la
precedente prevista estensione di 354.693 Mq, per un corrispondete abbattimento di
attrezzature pubbliche di 268.543 Mq .
Viene in questo modo eliminata la possibilità di far derivare dall’attuazione di tali espansioni
l’86% della quota di attrezzature pubbliche necessaria a corrispondere i fabbisogni pregressi
della popolazione già insediata, generati dall’attuale stato di sottodotazione, quantificato dal
Piano per corrispondenti 310.682 Mq.
Inoltre la capacità insediativa di piano viene incrementata di 150 ulteriori abitanti insediabili,
per via dell’estensione della superficie fondiaria del Comparto P, azzonato come B2.
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Risultanze
Nel 1969 data di approvazione del Piano Regolatore Generale (Ulivieri) il Comune di San
Giovanni Rotondo ha una popolazione residente di 20.747 abitanti. Il Piano prospetta un
incremento insediativo al 2000 di 14.253 abitanti, fissando a questa soglia la popolazione
residente a 35.000 abitanti, secondo la seguente ripartizione, prevista fra i differenti ambiti
territoriali: 4.500 nel centro storico; 20.000 in zone di completamento, 9.000 in zone di
espansione, 1.100 in altre zone e 400 in ambito agricolo.
Nel 1977 la prima Variante allo strumento urbanistico (quando ad un decennio dalla stesura del
PRG la popolazione residente del Comune è di 20.000 abitanti) ridimensiona le previsioni di
Piano, prevedendo al decennio successivo una popolazione di 22.500 abitanti.
Nel 1984 viene adottata una Variante, approvata nel 1988, stilata per la necessità di
adeguamento alla Legge Regionale n. 5 del 1980, in modo particolare per elevare da dieci anni
(1977-1987) a quindici (1977-1992) il periodo di proiezione delle previsioni. Quest’ultima Variante fissa al 1992 la popolazione a 24.500 abitanti, stima previsionale che risulterà esatta
rispetto ai reali incrementi insediativi del Comune che al 1992 segnerà 24.721 abitanti
residenti.
A fronte del fabbisogno complessivo previsto, da soddisfare attraverso nuovi insediamenti, per
complessivi 1.350 abitanti (ottenuti per differenza tra la popolazione prevista al decennio
successivo, di 24.500 abitanti e la popolazione residente nel comune nell’anno di formazione della
Variante) la reale capacità insediativa di Piano, quantificata attraverso l’applicazione dei
parametri urbanistici dallo stesso definiti per le diverse destinazioni previste, risulta la
seguente:
9.091 abitanti insediabili in zone C di espansione;
1.292 abitanti insediabili in zone CM miste;
153 abitanti insediabili in zona B2 subordinata a piano attuativo;
2.000 abitanti insediabili in zone di completamento;
per un ammontare complessivo di 12.536abitanti insediabili, per una previsione di
popolazione complessiva alla sua definitiva attuazione, di 35.685 abitanti.
Capacità insediativa confermata dalla Variante al PRG per Comparti edificatori del 1995, che
nel contempo riduce di 268.543 mq la quantità di aree di cessione per attrezzature di uso
pubblico, precedentemente previste e necessarie a soddisfare i fabbisogni pregressi ed
insorgenti, commisurati alle reali previsioni insediative di Piano.
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STATO DI ATTUAZIONE DEL PRG VIGENTE
Carichi insediativi residenziali derivati e derivabile dall’attuazione dei piani
attuativi approvati, sulla base delle volumetrie concesse
Volumetrie residenziali e capacità insediativa teorica derivante da tutti gli interventi, oggetto
di pianificazione attuativa, realizzati, in via di realizzazione e convenzionati
Zona
Superficie
Volumetrie concesse
Capacità
insediativa
teorica
Private
ERP
Totale
mq
mc
mc
mc
B2 di completamento
11.542
34.626
0
34.626
231
C1 espansione intensiva
163.010
193.426
42.891
236.318
1.575
C2 espansione semintensiva
670.462
491.283
103.056
594.340
3.962
C3 espansione estensiva
54.540
20.114
0
20.114
134
CM miste
503.833
252.247
60
252.307
1.682
Tutte
1.403.387
991.696
146.007
1.137.704
7.585
Carichi insediativi residenziali derivati e derivabile dall’attuazione dei piani
attuativi convenzionati, realizzati ed in via di realizzazione
Volumetrie residenziali e capacità insediativa teorica derivante da tutti gli interventi, oggetto di
pianificazione attuativa, realizzati, in via di realizzazione e convenzionati
Zona
Superficie
Volumetrie concesse
Capacità
insediativa
teorica
Private
ERP
Totale
mq
mc
mc
mc
B2 di completamento
0
0
0
0
0
C1 espansione intensiva
163.010
193.426
42.891
236.318
1.575
C2 espansione semintensiva
634.268
466.819
91.326
558.146
3.721
C3 espansione estensiva
54.540
20.114
0
20.114
134
CM miste
58.498
29.249
0
29.249
195
Tutte
910.316
709.608
134.217
843.826
5.626
Carichi insediativi residenziali derivabili dall’attuazione dei piani attuativi
approvati e non convenzionati
Volumetrie residenziali e capacità insediativa teorica residua derivabile da tutti gli interventi,
oggetto di pianificazione attuativa, approvati e non convenzionati
Zona
Superficie
Volumetrie concesse
Capacità
insediativa
teorica
Private
ERP
Totale
mq
mc
mc
mc
B2 di completamento
11.542
34.626
0
34.626
231
C1 espansione intensiva
0
0
0
0
0
C2 espansione semintensiva
36.194
24.464
11.730
36.194
241
C3 espansione estensiva
0
0
0
0
0
CM miste
445.335
222.998
60
223.058
1.487
Tutte
493.071
282.088
11.790
293.878
1.959
Pag. 75
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Pag. 76
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Pag. 77
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Capacità insediativa “teorica residua” del Piano regolatore vigente
Volumetrie residenziali e capacità insediativa teorica residua
derivante da tutti gli interventi, oggetto di pianificazione attuativa,
approvati o convenzionati e non ancora realizzati
Superficie
Zona
mq
Volumetrie
Concesse
Residue
Capacità
insediativa teorica
mc
mc
abitanti insediabili
Interventi convenzionati e non ancora realizzati
C1 espansione intensiva
163.010
236.318
68.865
459
C2 espansione semintensiva
634.268
558.146
138.917
926
C3 espansione estensiva
54.540
20.144
621
4
CM miste
58.498
29.249
14.625
97
Totale
910.316
843.857
223.028
1.487
Interventi approvati e non convenzionati
B2 di completamento
11.542
34.626
34.626
231
C1 espansione intensiva
0
0
0
0
C2 espansione semintensiva
36.194
36.194
36.194
241
C3 espansione estensiva
0
0
0
0
CM miste
445.335
223.058
223.058
1.487
Totale
493.071
293.878
293.878
1.959
Tutti gli interventi
1.403.387
1.137.735
516.906
3.446
La capacità insediativi teorica residua, derivabile dal completamento delle previsioni
insediative del vigente Piano regolatore, assunta la corrispondenza di 150 mc per abitante
insediabile, risulta:
1) considerando i diritti giuridicamente acquisiti, cioè quelli derivanti dai piani attuativi già
approvati e convenzionati:
- in derivazione dei soli interventi non ancora realizzati, di
1.487 abitanti
2) considerando i diritti giuridicamente non acquisiti, cioè quelli derivanti dai piani attuativi
non convenzionati:
- in derivazione degli interventi approvati e non convenzionati,di 1.959 abitanti
di complessivi 3.446 abitanti teoricamente insediabili.
Pag. 78
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Pag. 79
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
L’elaborato cartografico mostra il consistente grado di compromissione di alcuni ambiti
territoriali interessati, dalle previsioni del vigente PRG, da previsioni espansive da attuarsi
con interventi sottoposti a pianificazione attuativa non ancora giunta a convenzionamento.
Si tratta di comparti edificatori costituenti, nelle intenzioni del PRG e per definizione
urbanistica, un aggregazione di più unità catastali da trasformare secondo un indirizzo
unitario unicamente attraverso l’attuazione di un piano particolareggiato.
L’unitarietà di attuazione di tali interventi costituirebbe, secondo le intenzioni del legislatore,
l’atto di garanzia per un coerente sviluppo insediativo che, nel rispetto dell’iniziativa privata,
esprima, per interventi previsti, un’accettabili livelli di qualità di valenza pubblica.
E’ evidente che in alcuni di questi comparti interessati da previsioni urbanistiche di tipo
attuativo, data la consistente edificazione in essi avvenuta, in difformità o in deroga alle
originarie previsioni urbanistiche del PRG, non sussistano più le condizioni minime per poter
corrispondere agli originari intenti della previsione pianificatoria, data l’impossibilità di poter
dare attuazione ad interventi i cui caratteri siano riconducibili a principi di unitarietà.38
Per questi ambiti si dovranno pertanto prevedere in linea prioritaria, per le parti maggiormente
compromesse, interventi di esclusivo assetto e riqualificazione urbanistica, per le parti meno
interessate dall’edificazione invece, ogni carico insediativo dovrà essere verificato a garanzia
della riqualificazione e del consolidamento del patrimonio complessivo delle attrezzature di
uso pubblico, attualmente fortemente deficitario e scarsamente qualificato per conformazione
e capacità prestazionali.
La necessità di potenziare e qualificare l’attuale patrimonio di uso pubblico, commisurandolo
ai fabbisogni della popolazione locale ed alle necessità e attese dei visitatori ai luoghi di culto
religioso e dei fruitori e addetti alle attrezzature sanitarie, prevalenti fonti di reddito della
città, attraverso la produzione di un piano dei servizi e delle infrastrutture, in cui l’attuazione
degli interventi previsti sia verificate in modo attendibile, sulla base delle opportunità
derivanti dal recente quadro legislativo regionale di riferimento, si configura come l’atto più
strutturante e “strutturale” dell’interno progetto urbanistico generale.
38
In tal senso all’atto di formazione del nuovo PUG la riclassificazione urbanistica omogenea delle zone
territoriali si dovrà effettuare in conformità alle vigenti disposizioni legislative, che prevedono quanto di seguito
riportato.
Cfr. Art. 2. Zone territoriali omogenee, D.M. 02-04-1968 n. 1444:
(…)
B) le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A): si considerano parzialmente
edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5% (un ottavo) della
superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 mc/mq;(…).
C) le parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi, che risultino inedificate o nelle quali
l'edificazione preesistente non raggiunga i limiti di superficie e densità di cui alla precedente lettera B); (…)
Pag. 80
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
PREVISIONI DI POPOLAZIONE
L’articolo 51 della L.r. n. 56 del 1980 “Tutela ed uso del territorio”, non modificato dalle
disposizioni della più recente L.r. n. 20 del 2001 “Norme generali di governo e uso del
territorio”, definisce il periodo di riferimento per le previsioni insediative rispetto alle quali
rapportare la dimensione degli interventi nella pianificazione di livello comunale, fissandolo
in 15 anni dalla data di formazione dei piani.
La proiezione di popolazione per classi di età al 2020 è stata inizialmente estrapolata secondo
due differenti modalità:
a) secondo le indicazioni della D.R. 6320/1990;
b) secondo il metodo dello slittamento delle classi di età,
con l’intenzione di ottenere dal confronto delle due stime una verifica a conferma
dell’attendibilità del dato finale.
I risultati, pur non presentando evidenti discrasie rispetto al dato assoluto, mostrano notevoli
differenze rispetto alla composizione della popolazione per classi di età. Per questo motivo si
è deciso di esplicitare entrambe le stime ai fini di determinare con maggior consapevolezza il
dimensionamento del Piano Urbanistico Generale.
Previsione di popolazione secondo la D.R. 6320/1990
La popolazione al quindicennio (2020) viene stimata attraverso la formula dell’interesse
composto:
Yn+h = Yn (1 + X) 15
Dove:
Yn+h
= Popolazione al 2020
Yn
= Popolazione al 2005
X
= Tasso medio annuo di crescita della popolazione
15
= Periodo temporale sul quale si effettua la stima
ottenuta utilizzando come variabile indipendente la media aritmetica della variazione media
annua tra i censimenti 1991 e 2001, tra il 1991 e il 2005 e tra il 2001 e il 2005.
Questo metodo si basa sul principio che la quantificazione degli sviluppi futuri di popolazione
abbia come termine di riferimento una media dei trend verificatisi nel passato.
La composizione per classi di età della popolazione al 2020 viene ipotizzata applicando alla
popolazione complessiva le stesse percentuali presenti nel dato al 2005.
Con questo metodo di previsione, nel 2020, la città di San Giovanni Rotondo avrà 28.876
abitanti.
Pag. 81
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
VARIAZIONE
MEDIA ANNUA
PERIODO
1991-2001
PERIODO
1990-2005
PERIODO
2001-2005
MEDIA
DELLE
MEDIE
%
0,71
0,68
0,35
0,58
PREVISIONE DI
POPOLAZIONE
AL 2020
pop. 2020 = pop.2005*(1+(0,58/100))15 = 26.472*(1+0,0058)15 =
2001
POPOLAZIONE
RESIDENTE
2005
n°
28.876
2020
n°
%
n°
Totale
26.106
100,00
26.472
366
28.876
2.404
2.770
<5
1.575
6,03
1.488
-87
1.623
135
48
5 -9
1.708
6,54
1.579
-129
1.722
143
14
10 - 14
1.832
7,02
1.841
9
2.008
167
176
15 - 19
1.860
7,12
1.780
-80
1.942
162
82
20 - 24
1.989
7,62
1.938
-51
2.114
176
125
25 - 59
12.244
46,90
12.822
578
13.986
1.164
1.742
60 - 64
1.198
4,59
1.053
-145
1.149
96
-49
65 - 74
2.036
7,80
2.082
46
2.271
189
235
> 74
1.664
6,37
1.889
225
2.061
172
397
.+/- 2001
.+/- 2005
.+/- 2001
Previsione di popolazione secondo lo slittamento delle classi di età
La popolazione al quindicennio (2020) viene stimata proiettando separatamente ciascuna
classe di età e applicando a ciascuna di esse la probabilità di sopravvivenza.
Le prime tre classi vengono costruite ipotizzando che rimanga costante il tasso di natalità39 del
2005.
Il dato così ottenuto viene successivamente corretto applicando a ciascuna classe (attraverso
una media della composizione per età degli immigrati e degli emigrati dell’ultimo decennio)
un saldo migratorio che si ipotizza rimanere uguale al dato del 2005.
Questo metodo, pur permettendo di aggiornare la composizione della popolazione su
fenomeniche reali porta ad un incremento maggiore delle ultime classi in quanto classi di
accumulo della popolazione proveniente dagli slittamenti.
Con questo metodo di previsione, nel 2020, la città di San Giovanni Rotondo avrà 28.731
abitanti.
39
Il tasso di natalità al 2005 (5.04%) è stato calcolato non sul totale della popolazione residente ma sulle sole
femmine in età fertile (15-44 anni) in modo da poterlo utilizzare nell’estrapolazione al futuro sull’effettiva
consistenza degli individui presenti in quella classi di età.
Pag. 82
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
PREVISIONE DI
POPOLAZIONE
AL 2020
28.731
2001
POPOLAZIONE
RESIDENTE
n°
2005
%
n°
2020
n°
.+/- 2001
.+/- 2005
.+/- 2001
Totale
26.106
100,00
26.472
366
28.731
2.259
2.625
<5
1.575
6,03
1.488
-87
1.166
-322
-409
5 -9
1.708
6,54
1.579
-129
1.237
-342
-471
10 - 14
1.832
7,02
1.841
9
1.195
-646
-637
15 - 19
1.860
7,12
1.780
-80
1.589
-191
-271
20 - 24
1.989
7,62
1.938
-51
1.316
-622
-673
25 - 59
12.244
46,90
12.822
578
14.290
1.468
2.046
60 - 64
1.198
4,59
1.053
-145
1.378
325
180
65 - 74
2.036
7,80
2.082
46
3.002
920
966
> 74
1.664
6,37
1.889
225
3.557
1.668
1.893
Comparazione e risultanze delle stime di popolazione
Valutando in 2 anni dal conferimento dell’incarico i tempi tecnici per la formazione del Piano
Urbanistico Generale (fino all’approvazione) si ritiene di assumere il dato complessivo
ottenuto secondo le indicazioni della D.R. 6320/1990 estendendo al diciassettennio la
previsione di popolazione secondo la formula:
Yn+h = Yn (1 + X) 17
Il piano sarà quindi dimensionato su di una popolazione residente (al 2022) di 29.212
abitanti.
La composizione futura della popolazione per classi di età è di fondamentale importanza per
la determinazione dei fabbisogni dei servizi e per il loro dimensionamento.
Stante l’attuale trend, dove si assiste da una parte al progressivo aumento dell’età di vita
media e dall’altro alla contrazione delle nascite, non si ritiene affidabile la futura
composizione della popolazione per classi di età per come indicato dalla D.R. 6320/199040,
mentre risulta maggiormente attendibile il risultato ottenuto con lo slittamento delle coorti.
Volutamente il criterio utilizzato ed i risultati conseguiti partono da alcuni presupposti (tasso
di natalità, tasso di mortalità e tasso migratorio costante) capaci di delineare un possibile
scenario futuro ottenuto per inerzia rispetto alla situazione attuale.
Sarà compito del nuovo strumento urbanistico comunale introdurre quelle questioni strutturali
in grado di modificare, attraverso scelte consapevoli e mirate, l’attuale trend.
40
Secondo la Del. 6320/1990 la composizione della popolazione per classi di età al quindicennio avrà le stesse
caratteristiche attuali.
Pag. 83
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Si è ipotizzato di mantenere invariato rispetto al dato del 2005 sia il tasso di natalità e di
mortalità41 sia il tasso di immigrazione e di emigrazione42, essendo questa una operazione
accettabile a fini statistici.
Questi fattori provocheranno nella struttura per classi di età della popolazione forti
cambiamenti, andando a modificare notevolmente il peso delle classi anziane rispetto a quelle
giovanili e di conseguenza andando ad aggravare il costo sociale del mantenimento delle
stesse per la comunità.
Rispetto al 2005 le classi di età comprese tra 0 e 14 anni (popolazione in età scolare)
subiranno un decremento del 27%; le classi tra i 15 e i 64 anni (popolazione in età lavorativa)
segneranno un incremento del 5.6%; le classi tra i 65 e + anni (popolazione in età
pensionabile) segneranno un incremento del 65.2%.
Interessante diventa in questo senso la rappresentazione grafica della struttura per classi di età
della popolazione di San Giovanni Rotondo dal 1990 al 2020, in cui si può facilmente notare
come la classica struttura “a piramide” sarà sostituita via via da una struttura “a rombo”.
VARIAZIONE
MEDIA ANNUA
PERIODO
1991-2001
PERIODO
1990-2005
PERIODO
2001-2005
MEDIA
DELLE
MEDIE
%
0,71
0,68
0,35
0,58
PREVISIONE DI
POPOLAZIONE
AL 2022
41
pop. 2022 = pop.2005*(1+(0,58/100))17 = 26.472*(1+0,0058)17 =
29.212
Tasso di natalità (per come definito alla nota 1) 5.04%, tasso di mortalità 0.65% sulla popolazione residente.
42
Tasso di immigrazione 1.19% sulla popolazione residente, tasso di emigrazione 1.54% sulla popolazione
residente.
Pag. 84
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Pag. 85
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Pag. 86
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
CAPACITÀ EDIFICATORIE RESIDUE E DIMENSIONAMENTO
PIANO
Capacità edificatoria residua
Considerando:
- i diritti giuridicamente acquisiti, cioè quelli derivanti dai piani attuativi già approvati e
convenzionati, in derivazione dei soli interventi residenziali non ancora realizzati, per una
volumetria corrispondente a 1.487 abitanti teoricamente insediabili;
- la capacità edificatorie derivabile, dagli interventi di recupero riqualificazione urbanistica
per le aree già edificate negli ambiti attualmente interessati da piani attuativi approvati e non
convenzionati e di nuovo assetto per le aree meno compromesse, per una volumetria
corrispondente a circa 980 abitanti teoricamente insediabili43;
- le capacità edificatorie maturabili da quelle aree interne alla città attualmente destinate ad
attrezzature pubbliche, il cui vincolo non è più reiterabile44 e la cui conferma d’uso dovrà
essere verificata nella coerenza con il progetto complessivo di piano attraverso l’applicazione
di principi perequativi, commisurate ad una capacità insediativa di 200 abitanti teoricamente
insediabili45
La capacità edificatoria derivante dagli interventi i cui diritti sono acquisiti e da quelli da
assumersi al fine di favorire con il nuovo piano le azioni di riqualificazione prima che di
nuova espansione, produce, per eredità della gestione urbanistica del passato, una capacità
insediativi, indicativa, complessiva teorica di 2.687 abitanti insediabili.
Criteri per il dimensionamento del PUG
Il calcolo del fabbisogno e il conseguente dimensionamento del piano, sebbene ancora
discendente dalle norme nazionali (DM 1444/68) e regionali (l.r. 56/80), non dovrebbero
costituire più di fatto le operazioni tecniche fondative del piano, in quanto sono mutati
sostanzialmente gli obiettivi assunti dai piani, orientati non più unicamente alla espansione
urbana, ma alla riqualificazione dell’esistente, al risparmio di suolo, alla tutela e
valorizzazione dell’ambiente, del paesaggio, dei beni culturali, allo sviluppo sostenibile.
Inoltre, volendo applicare i metodi tradizionali di calcolo del fabbisogno, si arriverebbe più
spesso a valori molto modesti, o addirittura negativi, in termini di fabbisogno abitativo
aggiunto, non riuscendo però a registrare e a dare risposta alle nuove e vecchie domande
espresse dalla comunità, in termini di qualità, efficienza e differenziazione delle prestazioni
della città.
43
Quantificata considerando che l’avvenuta compromissione dei comparti edificatori non convenzionati,
prevalentemente interessanti le zone di espansione definite dal vigente PRG di tipo misto CM, riduce di circa il
50% la disponibilità di aree comprese negli stessi ambiti.
44
Si tratta di alcune aree, per complessivi 49.000 mq di superficie, classificate dal vigente Piano regolatore quali
zone F2 e destinate ad Attrezzature e impianti a livello di quartiere, con interventi da attuarsi attraverso la
procedura di esproprio.
45
Quantificata considerando un indice di utilizzazione territoriale, solo indicativo e da verificarsi, di 0,20
mq/mq.
Pag. 87
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
E’ dimostrato, infatti, che sovradimensionare l’offerta di alloggi non è di per sé utile a
rispondere al diritto all'abitare di giovani, anziani, immigrati, e più in generale, di cittadini/e a
reddito medio/basso. Peraltro, sovradimensionare l’offerta di alloggi in aree di espansione è
all’origine di quegli stessi problemi di degrado e tendenze all’abbandono di parti di città che il
PUG dovrebbe mirare a risolvere. Ancora maggiori sono poi i problemi che possono derivare
dalla riduzione delle densità insediative, magari finalizzata, in fase di verifica di compatibilità,
a ridimensionare esuberanti dimensionamenti dei piani. Si tratta, in particolare, di problemi
d’insostenibilità ambientale, sociale ed economica delle previsioni insediative:
- ambientale, perché densità insediative troppo basse comportano spreco di suolo e rendono
difficoltosa la programmazione di sistemi di trasporto pubblico competitivi con il trasporto
privato, come già dal 1990 sostenuto nel Libro Verde sull’ambiente urbano dell’Unione
Europea;
- sociale, per la lievitazione dei prezzi degli immobili associata all’elevata incidenza del costo
dei suoli e la realizzazione di tipi edilizi non accessibili alle fasce di utenza di reddito più
basso;
- economica, per gli elevati costi di urbanizzazione sopportati dai promotori delle iniziative e
gli ancor più elevati costi di manutenzione e gestione delle infrastrutture e dei servizi posti a
carico della collettività.
Il dimensionamento del piano dovrebbe essere il frutto di valutazione attenta e integrata da
un lato dei diversi bisogni espressi dalla comunità locale, dall’altro della capacità di carico
dell’ ecosistema, ossia la capacità del sistema territoriale locale di sostenere dal punto di
vista ecologico insediamenti e funzioni.
Pertanto, la ricognizione della realtà socioeconomica, andrebbe finalizzata alla individuazione
dello spettro variegato delle domande di residenza, esplicite o latenti, in termini di dimensione
e composizione dei nuclei familiari, età e capacità di spesa della popolazione che accede (o
vorrebbe accedere) al mercato abitativo. Contemporaneamente, andrebbe valutata la capacità
del patrimonio edilizio esistente di dare risposte alle domande abitative, sia prendendo in
considerazione il patrimonio inutilizzato (dagli alloggi vuoti ai complessi immobiliari
dismessi), sia prevedendo piccole densificazioni e completamenti nella città consolidata
(ampliamenti, sopraelevazioni, edificazione di lotti liberi in aree dotate di urbanizzazioni
ecc.), sia orientando a tal fine le politiche abitative che il Comune ha in atto o intende mettere
in campo (programmi integrati, politiche finalizzate al recupero dei centri storici ecc).
Analoga attenzione dovrebbe essere riposta nella individuazione delle varie tipologie di
domande di spazi per le attività produttive, delle relative esigenze localizzative e dei fenomeni
di delocalizzazione già in atto, nelle loro vaste articolazioni tipologiche (artigianali,
industriali, commerciali, turistiche ecc.) espresse localmente o nell’area vasta, e al contempo
registrando le capacità residue delle aree produttive esistenti, il patrimonio industriale
dismesso da riutilizzare nonché le politiche in atto finalizzate al sostegno di tali attività.
I tumultuosi cambiamenti dell’economia nella società contemporanea e la difficoltà di
prevedere con sufficiente accuratezza le domande espresse dai settori economici, da un lato
sconsigliano di definire rigide previsioni fisiche e funzionali per le aree destinate ad attività
produttive, fatta eccezione per quelle dettate da ragioni di incompatibilità ambientale,
dall’altro suggeriscono di prestare maggiore attenzione alla qualità degli insediamenti
produttivi, quanto ad accessibilità, dotazione di verde e parcheggi, attrezzature e servizi
materiali e immateriali, in quanto fattori di potenziale attrazione di investimenti.
In linea generale, la “capacità insediativa” complessiva del piano, più che come un “dato”
di partenza per il suo dimensionamento e la sua progettazione, dovrebbe configurarsi come
Pag. 88
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
un “risultato”, cioè come l’esito della ricognizione dello stato delle risorse (ambientali,
paesaggistiche, insediative, infrastrutturali) e delle pressioni insediative cui possono essere
sottoposte senza comprometterne la qualità e la funzionalità, incrociata con la
individuazione degli interventi che possono risolvere le ricorrenti situazioni di
incompiutezza e inadeguatezza spaziale e/o funzionale. Le capacità insediative dovrebbero
derivare quindi dalla sommatoria dei singoli possibili interventi di completamento,
sostituzione, ristrutturazione e di riqualificazione nell’ambito dei contesti urbani consolidati
e di quelli da consolidare e riqualificare, nonché dalle previsioni insediative per i contesti
suscettibili di nuovo insediamento.
La individuazione e perimetrazione di tali aree suscettibili di nuovi usi insediativi deve essere
effettuata a partire dal principio del contenimento dell’espansione e della conservazione dei
territori rurali, utilizzando prioritariamente i contesti periurbani già compromessi. Così
individuate, le previsioni insediative potrebbero risultare persino sufficienti a rispondere al
fabbisogno, senza la necessità di utilizzare a fini insediativi territori rurali nei quali sia tuttora
presente l’attività agricola.46
Pertanto le preliminari verifiche di dimensionamento del Piano, svolte a partire dalle
previsioni di popolazione al quindicennio e di seguito esposte hanno esclusivo valore
indicativo; queste saranno successivamente prodotte in coerenza agli indirizzi regionali.
Le previsioni di popolazione al diciassettennio futuro, periodo di riferimento per le previsioni
insediative rispetto alle quali rapportare la dimensione degli interventi nella pianificazione di
livello comunale, ottenute secondo le indicazioni della D.R. 6320/1990, individuano una
popolazione residente nel Comune al 2022 di 29.212 abitanti, con un incremento, rispetto
all’attuale popolazione, di 2.740 abitanti;
la capacità edificatoria residua, acquisita e da confermare, per una corrispondenza insediativa
di 2.667 abitanti (1.487+980+200) dovrà in parte, da quantificarsi in modo puntuale47,
corrispondere a soddisfare i fabbisogni pregressi, generati dalle attuali situazioni di
sovraffollamento, necessità di sostituzione delle abitazioni occupate ritenute non idonee e
dalle attese generate dalla nuove tipologie familiari e per l’eventuale parte residua
corrispondere ai fabbisogni insorgenti.
Assumendo, in prima istanza ed in modo cautelativo, le quantità degli interventi già
autorizzati ed in corso di realizzazione e quelli per i quali si è in attesa di convenzionamento
quali necessari a soddisfare i fabbisogni pregressi per corrispondenti 1.947 abitanti
teoricamente insediabili48, gli interventi necessari a far fronte ai rimanenti fabbisogni
46
In: Regione Puglia, Assessorato all’Assetto del Territorio, Urbanistica, Edilizia Residenziale Pubblica, Il PUG
– Parte strutturale, Documento Regionale di Assetto generale (DRAG). Indirizzi, criteri e orientamenti per la
formazione dei piani urbanistici generali (PUG), Bozza per la Conferenza programmatica Regionale, 9
novembre 2006.
47
Sulla base della domanda di residenza, verificata sui fabbisogni reali e non solo attraverso le domande
ufficiali, attraverso una verifica puntuale delle condizioni abitative derivata dal rapporto tra tipologie familiari
per componenti ed alloggi occupati per caratteristiche e dimensione, valutata la dimensione di recupero del
patrimonio edilizio esistente, anche non utilizzato, attraverso interventi di riqualificazione e le politiche di
intervento per i nuclei storici.
48
Quantificati considerando gli interventi già autorizzati ed in via di realizzazione per corrispondenti 1.487
abitanti teoricamente insediabili e gli interventi derivanti dall’attuazione dei Comparti Misti in via di
convenzionamento per una capacità insediativi corrispondente a 500 abitanti teoricamente insediabili
Pag. 89
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
insorgenti dovrebbero essere dimensionati per una capacità insediativi teorica di (2.404(2.667-1.947)) 1.684 abitanti.
Pag. 90
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
ATTREZZATURE PUBBLICHE
La qualità dotazionale degli spazi ed attrezzature di uso pubblico si valuta sulla loro effettiva
capacità di corrispondere alle necessità generate dai cittadini e dagli utenti della città.
La verifica di tali condizioni va pertanto compiuta oltre che attraverso l’individuazione
quantitativa delle attrezzature esistenti, per le differenti tipologie d’uso, finalizzata a svolgere
le verifiche parametriche di legge, attraverso anche e soprattutto una verifica qualitativa,
definita dalla reale capacità di ogni attrezzatura di corrispondere a determinati bisogni, in
funzione delle sue caratteristiche dotazionali, stato di conservazione ed efficienza e grado di
accessibilità rispetto all’insediamento asservito.
Le dotazioni minime inderogabili di attrezzature pubbliche di interesse comunale, per gli
insediamenti residenziali, indipendentemente dalle loro caratteristiche dotazionali, sono
definite a livello nazionale dal Decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 secondo le
seguenti quantità e tipologie di servizi:
a) mq 4,50 di aree per l'istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell'obbligo;
b) mq 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali,
assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.)
ed altre;
c) mq 9,00 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente
utilizzabili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade;
d) mq 2,50 di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall'art. 18
della legge n. 765. 18 della legge n. 765): tali aree - in casi speciali - potranno essere
distribuite su diversi livelli.
Le vigenti disposizioni regionali, D.G.R. Puglia, n. 6320, del 13 novembre 1989, Criteri per la
formazione degli strumenti urbanistici e per il calcolo del fabbisogno residenziale e produttivo
per gli insediamenti residenziali, confermano in termini quantitativi le dotazioni minime di
attrezzature pubbliche previsti a livello nazionale, specificandone a titolo di indirizzo la
disaggregazione per sotto tipologie di impiego secondo le seguenti quantità:
Attrezzature per tipologie
a.
1
2
3
4
b.
1
2
3
4
c.
1
2
3
4
d.
Aree per l'istruzione
Asilo nido
Scuola materna
Scuola elementare
Scuola media
Aree per attrezzature di
interesse collettivo
Culturali
Religiose
Ricreative
Civiche
Verde attrezzato
Parco di quartiere
Gioco libero
Gioco 0-11 anni
Sport oltre 11 anni
Parcheggio
TUTTE
Dotazione m inim a per abitante in m q
D.G.R. n. 6320
D.I. n. 1444/68
4,5
4,5
0,3
0,8
4,5
2,2
1,2
2,0
0,3
0,9
0,4
0,4
9,0
4,0
1,6
0,9
2,5
2,5
18,0
2,0
2,0
9,0
9,0
2,5
18,0
Pag. 91
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Patrimonio esistente
La seguente tabella mostra la dotazione di attrezzature pubbliche, attualmente esistenti, per le
4 classi di tipologia d’uso (istruzione obbligatoria, attrezzature di interesse comune, spazi
pubblici attrezzati a parco per il gioco e lo sport, parcheggi):
ATTREZZATURE PUBBLICHE DI INTERESSE COMUNALE ESISTENTI
DOTAZIONI COMPLESSIVE PER TIPOLOGIE D'USO, QUANTITA' MEDIE PROCAPITE PER ABITANTE INSEDIATO
E QUOTE DEFICITARIE RISPETTO ALLE DOTAZIONI MINIME PREVISTE DALLA LEGGE
Dotazioni attuali
Attrezzature
per tipologie
Istruzione
Verifica degli standard
Abitanti
residenti
Dotazione
Secondo il Secondo la
Secondo il Secondo la
Secondo il Secondo la
al
per
D.I. n.
D.G.R. n.
Complessiva Disaggregata
D.I. n.
D.G.R. n. 31-12-2005
D.I. n.
D.G.R. n.
abitante
1444/68
6320
1444/68
6320
1444/68
6320
insediato
mq
a.
Dotazioni necessarie
a corispondere le
quantità minime di
legge
Dotazioni minime per
abitante insediato
mq/ab. Ins.
mq
4,5
40.091
mq
mq/ab. Ins.
119.124
1,51
-79.033
1
Asilo nido
1.583
0,3
7.942
0,06
-6.359
2
Scuola materna
13.145
0,8
21.178
0,50
-8.033
3 Scuola elementare
14.308
2,2
58.238
0,54
-43.930
4
11.055
1,2
31.766
0,42
-20.711
b.
Scuola media
Interesse comune
2,0
18.449
52.944
0,70
-34.495
1
Culturali
1.211
0,3
7.942
0,05
-6.731
2
Religiose
5.335
0,9
23.825
0,20
-18.490
3
Ricreative
0
0,4
10.589
0,00
-10.589
4
Civiche
11.903
0,4
10.589
0,45
c.
Verde attrezzato
26.472
9,0
125.477
238.248
4,74
1.314
-112.771
1 Parco di quartiere
47.424
4,0
105.888
1,79
-58.464
2
Gioco libero
29.600
1,6
42.355
1,12
-12.755
3
Gioco 0-11 anni
4 Sport oltre 11 anni
d.
Parcheggio
TUTTE
0
0,9
23.825
0,00
-23.825
48.453
2,5
66.180
1,83
-17.727
66.180
66.180
0,90
-42.357
-42.357
476.496
476.496
7,85
-268.656
-268.656
23.823
23.823
2,5
2,5
207.840
207.840
18,0
2,5
26.472
Dall’individuazione, per ora, esclusivamente quantitativa delle attrezzature pubbliche
esistenti emerge un deficit di 268.656 mq di attrezzature pubbliche di interesse comunale.
Pag. 92
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Pag. 93
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Quadro previsionale
La seguente tabella mostra, in aggiunta alle attrezzature pubbliche di interesse comunale
esistenti, le aree di proprietà comunale, non ancora attrezzate all’uso pubblico.
ATTREZZATURE PUBBLICHE DI INTERESSE COMUNALE ESISTENTI E PREVISTE
DOTAZIONI COMPLESSIVE PER TIPOLOGIE D'USO, QUANTITA' MEDIE PROCAPITE PER ABITANTE INSEDIATO
E QUOTE DEFICITARIE RISPETTO ALLE DOTAZIONI MINIME PREVISTE DALLA LEGGE
Attrezzature
per tipologie
Dotazioni
Dotazioni attuali e previste
minime
derivanti dall'attrezzamento di aree già di
per
proprietà dell'Amministrazione
abitante
Abitanti
insediato
residenti
Secondo il
al
aree di
aree
dotazioni
D.I. n.
31-12-2005
proprietà
attrezzate
complessive 1444/68 e
comunale da
esistenti
di previsione la D.G.R.
attrezzarsi
n. 6320
mq
mq/ab. Ins.
Dotazioni
minime di
legge
Verifica degli
standard
Secondo il
Secondo il
Dotazione
D.I. n.
D.I. n.
per
1444/68 e
1444/68 e
abitante
la D.G.R.
la D.G.R.
insediato
n. 6320
n. 6320
mq
mq/ab. Ins.
mq
Istruzione
40.091
0
40.091
4,5
119.124
1,51
-79.033
1
Asilo nido
1.583
0
1.583
0,3
7.942
0,06
-6.359
2
Scuola materna
a.
13.145
0
13.145
0,8
21.178
0,50
-8.033
3 Scuola elementare
14.308
0
14.308
2,2
58.238
0,54
-43.930
4
Scuola media
11.055
0
11.055
1,2
31.766
0,42
-20.711
Interesse comune
18.449
0
18.449
2,0
52.944
0,70
-34.495
Culturali
1.211
0
1.211
0,3
7.942
0,05
-6.731
2
Religiose
5.335
0
5.335
0,9
23.825
0,20
-18.490
3
Ricreative
0
0
0
0,4
10.589
0,00
-10.589
4
Civiche
11.903
0
11.903
0,4
10.589
0,45
1.314
Verde attrezzato
b.
1
c.
26.472
125.477
21.892
147.369
9,0
238.248
5,57
-90.879
1 Parco di quartiere
47.424
21.892
69.316
4,0
105.888
2,62
-36.572
2
Gioco libero
29.600
0
29.600
1,6
42.355
1,12
-12.755
3
Gioco 0-11 anni
0
0
0
0,9
23.825
0,00
-23.825
48.453
0
48.453
2,5
66.180
1,83
-17.727
4 Sport oltre 11 anni
d.
Parcheggio
TUTTE
23.823
0
23.823
2,5
207.840
21.892
229.732
18,0
26.472
66.180
0,90
-42.357
476.496
8,68
-246.764
Le attrezzature di previsione derivanti dalla sistemazione e dall’attrezzamento delle aree già
di proprietà dell’Amministrazione, per una superficie complessiva di 21.892 mq, ridurrebbe
l’attuale deficit deficit di attrezzature pubbliche di interesse comunale si ridurrebbe a
complessivi 246.764mq.
Considerando anche le aree per attrezzature pubbliche derivanti dall’attuazione degli
interventi oggetto di pianificazione attuativa in itinere, più specificamente in relazione a:
le aree ancora da attrezzarsi, cedute all’Amministrazione, relative all’attuazione di piani
attuativi in via di realizzazione;
le aree, di futura cessione all’Amministrazione, relative all’attuazione di piani attuativi già
convenzionati e per i quali non si è dato avvio ai lavori;
si avrebbe la seguente disponibilità complessiva futura:
Pag. 94
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
ATTREZZATURE PUBBLICHE DI INTERESSE COMUNALE ESISTENTI E PREVISTE
DOTAZIONI COMPLESSIVE PER TIPOLOGIE D'USO, QUANTITA' MEDIE PROCAPITE PER ABITANTE INSEDIATO
E QUOTE DEFICITARIE RISPETTO ALLE DOTAZIONI MINIME PREVISTE DALLA LEGGE
Dotazioni
minime
per
abitante
Abitanti
insediato
residenti
Secondo il
aree da
aree derivabili
al
D.I. n.
dotazioni
attrezzarsi
da P.A. in
31-12-2005
complessive di 1444/68 e
cedute da
realizzazione e
la D.G.R.
previsione
P.A.
convenzionati
n. 6320
completati
mq
mq/ab. Ins.
Dotazioni attuali e previste
derivabili dall'attrezzamento di aree già di proprietà
dell'Amministrazione e derivabili dalle cessioni dei piani
attuativi in fase di realizzazione e convenzionati
Attrezzature
per tipologie
aree
attrezzate
esistenti
Dotazioni
minime di
legge
Verifica degli
standard
Secondo il
Secondo il
Dotazione
D.I. n.
D.I. n.
per
1444/68 e
1444/68 e
abitante
la D.G.R.
la D.G.R.
insediato
n. 6320
n. 6320
mq
mq/ab. Ins.
mq
Istruzione
40.091
0
3.469
43.560
4,5
119.124
1,65
1
Asilo nido
1.583
0
0
1.583
0,3
7.942
0,06
-6.359
2
Scuola materna
13.145
0
0
13.145
0,8
21.178
0,50
-8.033
a.
-75.564
3 Scuola elementare
14.308
0
0
14.308
2,2
58.238
0,54
-43.930
4
Scuola media
11.055
0
0
11.055
1,2
31.766
0,42
-20.711
-26.969
Interesse comune
18.449
0
7.526
25.975
2,0
52.944
0,98
1
Culturali
1.211
0
0
1.211
0,3
7.942
0,05
-6.731
2
Religiose
5.335
0
0
5.335
0,9
23.825
0,20
-18.490
3
Ricreative
0
0
0
0
0,4
10.589
0,00
-10.589
4
Civiche
11.903
0
0
11.903
0,4
10.589
0,45
1.314
Verde attrezzato
125.477
21.892
125.056
272.425
9,0
238.248
10,29
34.177
b.
c.
26.472
1 Parco di quartiere
47.424
21.892
0
69.316
4,0
105.888
2,62
-36.572
2
Gioco libero
29.600
0
0
29.600
1,6
42.355
1,12
-12.755
3
Gioco 0-11 anni
4 Sport oltre 11 anni
d.
Parcheggio
TUTTE
0
0
0
0
0,9
23.825
0,00
-23.825
48.453
0
0
48.453
2,5
66.180
1,83
-17.727
66.180
1,72
-20.741
476.496
14,63
-89.097
23.823
0
21.616
45.439
2,50
207.840
21.892
157.667
387.399
18,0
26.472
Rispetto a tale previsione si avrebbe una disponibilità complessiva di attrezzature pubbliche di
interesse comunale di 387.399mq e un deficit di circa 90.000 mq.
Bisogna però tener conto del fatto che dei 157.667 mq di attrezzature pubbliche derivanti
dall’attuazione dei piani in via di realizzazione e convenzionati una quota di queste pari al
10% del totale, per circa 15.000 mq ricade in fascia di rispetto stradale.
Pertanto il reale deficit di aree per attrezzature pubbliche si eleva a circa105.000 mq.
Pag. 95
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
PROGETTO PER L’AMBITO URBANO
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
CONTENUTI DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO
PRELIMINARE E INDIVIDUAZIONE DEL PROGRAMMA
PARTECIPATIVO E INTERISTITUZIONALE PER LA SUA
FORMAZIONE
Contenuti del Documento programmatico preliminare per le due componenti
di Piano
A partire dagli approfondimenti del sistema delle conoscenze e dalla formulazione delle
tendenze evolutive e dei quadri interpretativi dei caratteri identitari e strutturanti del contesto
il Documento programmatico preliminare indicherà (nel rispetto degli indirizzi del
Documento strategico) gli obiettivi di salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione del
paesaggio urbano ed agrario e le prime azioni finalizzate al loro raggiungimento.
In particolare il Documento programmatico preliminare definirà:
1) per la componente strutturale di Piano:
a) attraverso la più ampia forma partecipativa e di concertazione
interistituzionale, il cui programma di attività è di seguito descritto, gli
obiettivi di salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione delle
componenti territoriali di eccezionale significatività, dell’ambiente
naturale e d’uso e le azioni, a valenza di medio-lungo termine, finalizzate
al raggiungimento degli obiettivi prefissati;
b) gli indirizzi e i criteri per la realizzazione delle previsioni della
componente programmatica, compresi i principi di equa distribuzione
delle opportunità derivanti dalle previste trasformazioni;
2) per la componente programmatica di Piano, in coerenza alla componente strutturale:
a) dal punto di vista dimensionale i fabbisogni insediativi, attuali e insorgenti,
per il settore residenziale e produttivo;
b) dal punto di vista dimensionale e qualitativo-dotazionale i fabbisogni
insediativi, attuali e insorgenti, per il settore infrastrutturale, finalizzati,
attraverso le verifiche delle capacità operative locali di breve-medio periodo,
alla definizione del piano dei servizi;
c) i criteri di salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio
insediativo esistente, in coerenza agli indirizzi della componente strutturale;
d) l’individuazione delle direttrici di futuro sviluppo insediativo, da attuarsi
attraverso interventi soggetti a pianificazione attuativa e i criteri per
l’attuazione degli interventi, in coerenza al dimensionamento dei fabbisogni
insediativi e le regole di equa distribuzione delle opportunità derivanti dalle
previste trasformazioni.
3) per la costruzione dei successivi atti di formazione del PUG il programma
partecipativo, il programma interistituzionale e il cronoprogramma delle attività:
a) individuazione delle azioni di cooperazione interistituzionale previste come
contributo alla costruzione degli approfondimenti conoscitivi, per la
Pag. 101
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
condivisione dei quadri interpretativi e per la condivisione degli indirizzi e
scelte di Piano;
b) individuazione delle forme partecipative ritenute più idonee al coinvolgimento
della comunità locale per la condivisione degli indirizzi di Piano attraverso
incontri pubblici, tematici e forum da svolgersi attraverso l’ausilio dell’Ufficio
di Piano con: le categorie socioeconomiche, professionali e l’associazionismo;
c) il cronoprogramma delle attività per l’adozione del PUG.
Componente strutturale
I contenuti della componente strutturale del PUG nel Documento programmatico
preliminare, più dettagliatamente, si configureranno attraverso: la costruzione del sistema
delle conoscenze; l’individuazione degli elementi di significatività territoriale e delle loro
tendenze evolutive; la formulazione dei quadri interpretativi e delle propensioni progettuali; la
formulazione degli indirizzi e dei i criteri per la realizzazione della componente
programmatica.
Sistema delle conoscenze
La costruzione del sistema delle conoscenze sarà articolata sulla base dei seguenti temi di
ricerca:
1. Ricognizione del sistema territoriale di area vasta
Comporta la descrizione della collocazione di San Giovanni Rotondo rispetto al territorio
di area vasta e l’individuazione delle risorse territoriali rilevanti nel sistema delle relazioni
sovra comunali, fra le componenti ambientali naturali, d’uso e economiche.
Il territorio comunale sarà descritto nel quadro delle relazioni esterne al suo perimetro
amministrativo e sarà individuata la presenza in esso di aree ed elementi significativi e
influenti per il contesto non solo locale (reperti archeologici, tracciati storici di interesse
religioso, santuario, ospedale, aeroporto militare), per la definizione del contributo della
pianificazione comunale alle politiche di sviluppo territoriali.
Elaborazioni tematiche previste:
1.1 Carta delle Componenti naturali;
1.2 Carta delle Componenti storiche;
1.3 Carta delle Componenti insediative;
1.4 Carta delle Componenti infrastrutturali;
1.5 Rapporto sulle Componenti umane;
1.6 Rapporto sulle Componenti economiche.
2. Ricognizione del quadro programmatico di area vasta e del sistema dei vincoli
sovraordinati
Comporta l’individuazione del sistema dei vincoli sovraordinati e la ricognizione, con la
messa in evidenza delle problematiche affrontate, di tutti gli strumenti di Pianificazione
territoriale e programmazione strategica di livello sovra comunale in vigore e in itinere, quali:
- Piano urbanistico territoriale tematico del Paesaggio; Piano territoriale di coordinamento
provinciale; Piano di assetto idrogeologico; Proposti siti di interesse comunitario e Zone di
protezione speciale; Piano del Parco Nazionale del Gargano; Atti di programmazione della
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Comunità Montana del Gargano, per il Sottosistema B; Piano Regionale dei Trasporti; Piano
di Bacino del Trasporto Pubblico Locale; Piano di Sviluppo Locale “Gal Gargano”; Piano
Strategico “Alto Tavoliere”; Proposta di Piano Strategico.
- Previsioni degli strumenti di pianificazione e programmazione urbanistica locale, vigenti ed
in fase di formazione, dei Comuni contermini.
Elaborazioni tematiche previste:
2.1 Schede informative degli strumenti di pianificazione e programmazione sovralocali;
2.2 Carta dei vincoli sovraordinati (Psic, Zps, Vincoli idrogeologici, Pai, Putt/p, Parco).
3. Ricognizione del sistema territoriale locale
Comporta la descrizione del territorio in relazione alle componenti storiche ed alla
puntuale identificazione dei diversi caratteri ambientali naturali e d’uso.
Per il sistema ambientale naturale saranno indagati, alla scala territoriale, i caratteri
geopedologici, orografici, ideologici, geomorfologici e faunistico vegetazionali.
Per il sistema ambientale d’uso saranno individuati e indagati, alla scala territoriale: gli usi
infrastrutturali attuali e storico insediativi; gli usi agricoli, boschivi e insediativi; gli Usi
civici e il patrimonio pubblico comunale e demaniale. Alla scala urbana saranno individuati e
indagati gli usi insediativi, per il settore residenziale, produttivo e infrastrutturale.
Elaborazioni tematiche previste:
3.1 Rapporto sulla Storia dell’insediamento;
3.2 Caratteri ambientali del sistema naturale:
3.2.1
Relazione Geopedologica;
3.2.2
Carta Orografica;
3.2.3
Carta Idrologica;
3.2.4
Carta Geomorfologia;
3.2.5
Carta Faunistico vegetazionale;
3.2.6
Carta di sintesi dei caratteri ambientali del sistema naturale.
3.3 Caratteri ambientali del sistema d’uso:
3.3.1
Rapporto sulla componente umana e sociale
3.3.2
Rapporto sui caratteri ambientali d’uso per l’ambito territoriale
3.3.2.1 Carta degli usi agricolo, boschivo e insediativo per l’ambito territoriale
(relativa all’individuazione delle: aree boscate (bosco, macchia, parco); aree ad
uso agricolo (estensivo, intensivo irriguo e a vigneto); aree ed insediamenti
destinati al prevalente uso agricolo, ad attività connesse all’agricoltura, ad attività
compatibili ma non connesse all’agricoltura, ad attività non compatibili con
l’agricoltura)
3.3.2.2 Carta degli usi infrastrutturali attuali e storico insediativi per l’ambito territoriale
(relativa all’individuazione del sistema delle reti viarie (aeroporti, ferrovie, strade
regionali, provinciali, comunali e vicinali), infrastrutture del paesaggio agrario
(tratturi, canali, muri a secco, pozzi, punti di presa, sistemi di irrigazione),
Pag. 103
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
infrastrutture a rete e elettrificazione rurale, tipologia delle strutture fondiarie e
insediamenti storici del paesaggio rurale (masserie, poste, casini)
3.3.2.3 Carta degli usi civici e dell’assetto proprietario pubblico per l’ambito territoriale
(relativa all’individuazione degli Usi civici e patrimonio pubblico comunale,
demaniale statale ramo bonifica, ramo Difesa Aeronautica e ramo Difesa Esercito,
ministeriale e regionale)
3.3.3
Rapporto sui caratteri ambientali d’uso per l’ambito urbano
3.3.3.1 Carta degli usi insediativi per il settore residenziale e produttivo
3.3.3.2 Carta degli usi insediativi per il settore infrastrutturale
3.4 Rapporto sullo stato di attuazione della strumentazione urbanistica vigente.
Individuazione degli elementi di significatività territoriale e tendenze evolutive
In questa fase verranno individuate le risorse umane e paesaggistiche49, quali elementi di
significatività patrimoniale territoriale, sotto il profilo storico-culturale, paesisticoambientale e le loro tendenze evolutive. L’individuazione degli elementi di significatività sarà
accompagnata da rapporti descrittivi i caratteri delle singole componenti individuate e le
eventuali loro relazioni.
4. Individuazione degli elementi di significatività territoriale
4.1 Rapporto descrittivo sui caratteri delle componenti umane e di significatività per l’ambito
territoriale e urbano;
4.2 Carta delle componenti di significatività per l’ambito territoriale;
4.3 Carta delle componenti di significatività per l’ambito urbano.
5. Tendenze evolutive degli elementi di significatività territoriale
5.1 Rapporto descrittivo sulle tendenze evolutive dei caratteri delle componenti umane e di
significatività per l’ambito territoriale e urbano;
5.2 Carta sull’evoluzione storica delle componenti di significatività per l’ambito territoriale;
5.3 Carta sull’evoluzione storica delle componenti di significatività per l’ambito urbano;
5.4 Rapporto sulle capacità residue della pianificazione vigente e scenari di possibile
trasformazione.
5.4.1
Carta sullo stato previsionale degli insediamenti derivanti dall’attuazione dei piani
attuativi approvati e convenzionati;
5.4.2
Carta sullo stato previsionale delle attrezzature pubbliche derivanti dall’attuazione
dei piani attuativi approvati e convenzionati
49
L’analisi delle risorse paesaggistiche sarà ispirata al riconoscimento del paesaggio quale componente
essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio
culturale e naturale e fondamento della loro identità, Cfr. art. 5 della Convenzione europea del Paesaggio,
Firenze 20 Ottobre 2000; concetto ripreso nella definizione di paesaggio dall’ all’art. 131 del D.lgs. 156/2004,
Codice dei beni culturali e del paesaggio, così modifico dal D.lgs 157/2006: per paesaggio si intendono parti di
territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni.
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Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Quadri interpretativi e propensioni progettuali
Sulla base delle tendenze evolutive rilevate verranno formulati, per le componenti umane
e paesaggistiche di significatività, dapprima i quadri interpretativi, evidenziando stati di
rischio e potenzialità future e successivamente formulate le propensioni progettuali.
6. Quadri interpretativi e previsioni progettuali
6.1 Rapporto sulle problematiche emergenti per le componenti umane e di significatività
territoriale;
6.1.1
Degrado sociale;
6.1.2
Criticità e potenzialità dei settori economici portanti
6.1.3
Settore delle costruzioni
6.1.3.1 Settore turistico
6.1.3.2 Settore sanitario
6.1.4
Criticità e potenzialità delle componenti di significatività per l’ambito territoriale;
6.1.5
Criticità e potenzialità delle componenti di significatività per l’ambito urbano;
6.1.6 Criticità derivanti dall’attuazione delle capacità edificatorie residue del PRG vigente;
6.1.7
Rapporto sui principi di riconoscimento dei diritti edificatori acquisiti.
6.2 Rapporto sulle propensioni progettuali per le componenti di significatività territoriale
6.2.1
Carta delle propensioni progettuali per la salvaguardia e valorizzazione degli
elementi di significatività ambientali del sistema naturale
6.2.2
Carta delle propensioni progettuali per la salvaguardia e valorizzazione degli
elementi di significatività ambientali del sistema d’uso
7. Indirizzi e criteri per la realizzazione della componente programmatica
7.1 Criteri di individuazione dei fabbisogni insediativi per il settore residenziale e produttivo;
7.2 Criteri di individuazione del patrimonio delle attrezzature pubbliche e modalità per la
redazione del Piano dei servizi per il soddisfacimento dei fabbisogni insediativi pregressi
e insorgenti;
7.3 Criteri di individuazione delle direttrici di sviluppo insediativo in relazione ai fabbisogni
rilevati e stimati;
7.4 Criteri di equa distribuzione delle opportunità derivanti dalle previste trasformazioni.
Componente programmatica
I contenuti della componente programmatica del PUG, in coerenza agli indirizzi della
componente strutturale, nel Documento programmatico preliminare, più dettagliatamente, si
configureranno attraverso l’individuazione: delle previsioni di popolazione e dei fabbisogni
insediativi, pregressi e insorgenti, per il settore residenziale e produttivo; dello stato
qualitativa-dotazionale del patrimonio di attrezzature pubbliche e previsionale (Piano dei
servizi), finalizzato a corrispondere i fabbisogni pregressi e insorgenti, in coerenza al
dimensionamento di piano; delle direttrici di futuro sviluppo insediativo, da attuarsi attraverso
interventi soggetti a pianificazione attuativa, in coerenza al dimensionamento dei fabbisogni
individuati, al Piano dei servizi; dei diritti acquisiti e delle capacità insediative residue del
PRG vigente; delle caratteristiche omogenee dei suoli per l’individuazione dei comparti di
perequazione urbanistica e modalità di equa distribuzione delle opportunità derivanti dalle
Pag. 105
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
previste trasformazioni; dei criteri di salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione del
patrimonio insediativo esistente.
Programma partecipativo e interistituzionale per la costruzione del
Documento programmatico preliminare
In parallelo allo svolgimento delle indagini di approfondimento del quadro conoscitivo e
interpretativo finalizzate alla produzione del DPP, da subito, si dovranno promuovere le
attività di partecipazione civica e concertazione interistituzionale.
Attività partecipativa
Il coinvolgimento della cittadinanza, finalizzato alla condivisione del sapere ed alla
trasparenza delle scelte nel processo di formazione del Piano, avverrà attraverso lo
svolgimento delle seguenti azioni:
Informazione
Informazione sullo svolgimento delle attività attraverso la costruzione e l’aggiornamento
di uno spazio informativo, sulla rete civica informatica comunale, sul tema PUG informazione. Il sito, a cura dell’Ufficio di Piano, presenterà le attività in corso per la
formazione del PUG, pubblicizzando le iniziative di partecipazione e argomenterà, attraverso
trattazioni tematiche, i caratteri informatori del Piano e gli orientamenti per la salvaguardia e
lo sviluppo delle risorse territoriali.
Informazioni dirette saranno invece fornite alla cittadinanza presso lo sportello
informativo del PUG, da istituirsi nell’Ufficio di Piano, presso il quale il pubblico potrà
recarsi, nei giorni da stabilire con l’Amministrazione e prendere visione diretta dei materiali
prodotti per la formazione del Piano.
Consultazione
Ulteriori consultazioni dirette in forma di incontri tematici, interviste o attraverso la
predisposizione di questionari saranno condotte con le associazioni delle categorie:
socioeconomiche (artigiani, commercianti, operatori del settore ricettivo, agricoltori);
professionali (architetti, ingegneri, geometri, geologi, agronomi, naturalisti, biologi, ecc.);
dell’associazionismo (culturale, sociale, ambientale)
Ascolto
Realizzazione e gestione di un forum, a cura dell’Ufficio di Piano sulla rete civica
informatica comunale, sul tema Partecipazione al PUG per lo scambio di informazioni,
richieste di chiarimenti, opinioni e proposte; tutte le richieste e proposte pervenute,
organizzate per tematiche dall’Ufficio di Piano, saranno vagliate e argomentate dagli estensori
del PUG e le risultanze delle trattazioni allegate agli atti costituenti il DPP.
Incontri pubblici
Si prevede un incontro pubblico per l’illustrazione del DPP, da programmarsi con
l’Amministrazione comunale, contestualmente alla sua adozione, a favore del successivo
processo di partecipazione attraverso l’istituto delle osservazioni.
Pag. 106
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Attività di concertazione interistituzionale
Riavvio delle attività di concertazione con l’ Assessorato provinciale ai Lavori Pubblici e
Programmazione Territoriale e Trasporti, Piano territoriale di coordinamento50 per la
predisposizione di un protocollo di intesa51, fra la Provincia e il Comune, finalizzato a:
1) favorire il coordinamento orizzontale delle attività di pianificazione e programmazione
territoriale fra i comuni, quantomeno contermini52, che hanno dato avvio ai processi di
formazione dei PUG;
2) favorire il coordinamento fra le a le attività di pianificazione e programmazione
territoriale di livello comunale e le attività di pianificazione territoriale e
programmazione strategica di livello sovraccomunale53.
50
Rispetto alle attività già svolte, ed agli incontri avvenuti presso la sede dell’Assessorato provinciale in data 2410-06 e 23-11-06, per la definizione di un Protocollo di Intesa, finalizzato al coordinamento della pianificazione
territoriale per le diverse scale territoriali, in coerenza agli indirizzi della convenzione tra Regione Puglia e
Provincia di Foggia del 11/07/2006 per il decentramento e la semplificazione in materia di pianificazione
territoriale e urbanistica, che, ancora ad oggi, non ha trovato opportunità di perfezionarsi.
51
Quale quello stipulato in data 13 dicembre 2006 fra la Provincia di Foggia e il Comune di Manfredonia, in cui
sulla base sulle seguenti premesse:
- che la Provincia ha preso atto (…) della presentazione della prima Bozza del piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale;
- che la Bozza di piano si articola in sei capitoli fondamentali denominate “Visioni”, una delle quali denominata
“Oltre la Pentacoli” – ovverosia il rafforzamento del sistema costituito dai cinque centri principali della
Provincia, a cui dovrebbe comunque aggiungere in centro di S. Giovanni Rotondo; (…)
- che la “Esapoli” può definirsi unità di copianificazione, quale ambito dove le relazioni e le tematiche tra i vari
comuni sono talmente forti (esempio emblematico il tema della mobilità) da richiedere una predisposizione
comune e condivisa del livello strutturale dei PUG;
- che è auspicabile adottare iniziative per favorire processi di pianificazione coordinata dei PUG sia a livello
orizzontale ( tra i sei comuni), sia a livello verticale (con la Provincia), cogliendo ove possibile la favorevole
circostanza dell’allineamento temporale di formazione dei vari strumenti urbanistici;
- che la provincia ha predisposto un consistente apparato di studi e di ricerche, utile all’elaborazione del Piano
territoriale di Coordinamento Provinciale e alla definizione di quadri di riferimento generali per la redazione
degli strumenti urbanistici locali;
- vista la convenzione tra Regione Puglia e provincia di Foggia sottoscritta in data 11/07/2006 per il
decentramento e la semplificazione in materia di pianificazione territoriale ed urbanistica;
gli Enti hanno rispettivamente assunto gli impegni di:
- svolgere ogni azione ed iniziativa per favorire processi di pianificazione coordinata dei PUG sia a livello
orizzontale (tra i sei comuni dell’Esapoli), sia a livello verticale con il PTC della Provincia,
- costituire una comune base di conoscenza che possa anticipare ed accompagnare le future attività di
copianificazione (…) condividendo elementi di analisi territoriale presenti nella dotazione documentale di
ciascuno degli Enti sottoscrittori.
52
Tra i Comuni contermini al territorio di San Giovanni Rotondo, ad oggi, Monte Sant’Angelo e Manfredonia
hanno avviato le procedure per la formazione dei Piani urbanistici generali.
53
In data 22/01/2007, si è svolta la riunione del comitato istituzionale per la redazione del piano strategico della
Capitanata alla quale hanno partecipato i comuni di Foggia, Manfredonia, Cerignola, San Severo, il Parco del
Gargano e la Provincia di Foggia; il Presidente della Provincia di Foggia in apertura della riunione ha dichiarato:
“il Piano territoriale strategico della Capitanata rappresenta lo snodo essenziale per dare, insieme all’Accordo
di programma quadro e al Piano territoriale di coordinamento provinciale, una veste compatta e omogenea ai
processi di sviluppo del territorio e per contribuire in maniera proficua alla discussione sulla nuova
programmazione strategica regionale”.
Pag. 107
Documento strategico per la formazione del piano urbanistico generale di San Giovanni Rotondo
Dato il riconoscimento provinciale dell’importante ruolo di San Giovanni Rotondo nei
processi di pianificazione e programmazione territoriale di area vasta e nel rilancio identitario
complessivo della Capitanata, sancito dalla Bozza del PTCP e più recentemente dal
protocollo di intesa sottoscritto fra la Provincia di Foggia e Comune di Manfredonia, è
necessario che la sottoscrizione di tale accordo con la Provincia si possa perfezionare entro il
mese di febbraio al fine di facilitare e rendere più proficue le altre azioni di coordinamento
interistituzionale:
-
coordinamento orizzontale delle attività di pianificazione e programmazione con i
Comuni di Monte Sant’Angelo e Manfredonia, attraverso l’organizzazione e lo
svolgimento di incontri, entro il mese di febbraio, inizi di marzo, con le
Amministrazioni e i professionisti incaricati dell’estensione dei Piani;
-
incontri con Enti pubblici: Autorità di Bacino della Puglia; Parco Nazionale del
Gargano; Comunità Montana del Gargano;
-
incontri con Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, Frati Cappuccini.
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