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MENTAL BEAT Wow. Hello! You are looking good my dear. How was the island? The sun and the sea? Tell me all about it! Just too much Maria, it was like a dream come true. Go on! I want details. Where did you stay? What did you do? Who did you meet? Oh, I don’t know where to start...E’ un po’ come quando mastichi la cicca e sai che da un momento all’altro ti morderai la lingua. Oriental Beat è una presenza silenziosa e inquietante che osserva tutto e tutti, il suo volto impassibile lo puoi scoprire fra il pubblico nelle ultime file al concerto dei Bastet e confuso tra i kids davanti alla più rissosa kermesse oi! Oriental Beat mescola realtà immaginarie e finzioni reali senza soluzione di continuità. Oriental Beat colpisce comodamente e quando scoppia il casino è già lontana a bordo di una Fiat 131 Mirafiori. Oriental Beat viaggia di epoca in epoca e di corpo in corpo, ha viaggiato fra i cinque sessi senza bisogno di prendere precauzioni. Oriental Beat scrivendo la propria storia riscrive la storia e si autostoricizza. Autocelebrazione punto com. Oriental Beat chiede ai sindaci di tutte le città italiane di intitolare una via a suo nome. New York ha già Oriental Beat Place, dietro il CBGB. Anche la tua città deve avere un CBGB. Oriental Beat plagiarizza una cultura già blobbizzata fino al midollo, perché tutti comunque copiano tutti senza chiedere permesso. I Ramones copiano i Ramones rendendo implicito ciò che è esplicito e morbosamente eccitante ciò che è da tutti ignorato e tollerato. Oriental Beat è la vendetta del quotidiano desolante e anomalo sull’odioso spettacolo delle celebrità, è la possibilità di vivere molte vite a distanza ed essere vissuti da tanti in una sola esistenza. Trasforma la tua vita in un’opera d’Arte, tagliati le vene. Forse è già mattina e non lo so… CLONAZIONE La roba che segue è tratta da “That’s America” di Carlo Masi. Ve la trascrivo ricopiandola da “Io Donna” del 21 febbraio 2004… Sì, mi piacciono le riviste femminili e adesso mi sto ascoltando i N.Y. Loose. Chiedi ai tuoi fratelli, ai tuoi amici, ai passanti in strada: “voi credete in Dio?”. Obiettivo di Scp (Second Coming Project), associazione non profit con sede a Los Angeles: clonare Gesù Cristo, usando l’ingegneria genetica e le biotecnologie d’avanguardia messe a punto dal Rosling Institute. Mr. John Lattimore, coordinatore del progetto, spiega: “Si prelevano cellule intatte da alcune reliquie di Gesù sparse nei santuari di tutto il mondo. Da esse si estrae il dna e lo si inserisce in ovuli umani fertili, posti nell’utero di giovani vergini che abbiano volontariamente accettato il ruolo di Maria. La fecondazione di Gesù avverrebbe nei tempi e nei modi naturali, tanto che se i calcoli risulteranno corretti e se tutto funzionerà come previsto, i Gesù potrebbero nascere tutti il 25 dicembre. Questo metodo è sicuro, è già stato sperimentato con successo, si chiama nuclear transfer. Potrebbero fallire solo se le reliquie fossero false”. Le figlie di Maria sono le prime a darla via. MIO CARO DIARIO C’è quell’etichetta lì, come si chiama?, la Deep Elm, che produce gli “Emo Diaries”. Ecco i miei di diaries… “Rock and Roll Diaries”? Può darsi. “Emo” è proprio un aggettivo di merda. Nella classifica aggettivi di merda “Rock and Roll” si becca un terzo posto, dopo “Emo” e “Punk”. Sabato 20 marzo suoniamo con i Directors al Rochdale di Vertemate con Minoprio, provincia di Como. Il posto è figo. Un bel bar senza palco, cessi ipertecnologici (insomma, la luce si accende e si spegne da sola lasciandoti al buio mentre pisci), schermo gigante con Milan - Parma a San Siro… Tre band, tre gusti, tre baci. I Juliet’s Crying sono cinque ragazzi del varesotto cresciuti a pane e Porno Riviste. La sintesi della disgrazia. L’anno prossimo smetteranno di suonare e si dedicheranno ad altro. Per fortuna. Magari alle scuole superiori potevano conquistare le ragazze di 3^ B, ma ora i Juliet’s Crying sono ventenni: il tempo è scaduto. I Serena Grandi Fan 3 Boys sono i protagonisti indiscussi della serata. L’armageddon del pop punk. Il cantante sembra un quindicenne, fighetto di Brianza come tanti altri - qualche anno fa avrebbe sicuramente avuto il Booster a specchio. No, Samuele è un grande front man: si denuda canzone dopo canzone e rimane sospeso sulle teste dei presenti. E’ una festa, è una festa… Ah, non vi ho detto che alla chitarra c’è il Messicano - il Kirk Hammet del comasco. Ci piacciono i Bellissimi di Rete 4, ci piacciono i Bellissimi di Rete 4… A questo punto, dopo tutto questo casino, noi Directors dovremmo prendere e andare a casa. Ma vabbé, Luca si è comprato la chitarra nuova quindi dobbiamo suonare. Reggiamo il confronto. Anche il Porna ha fatto acquisti e picchia come una vecchia scippata. Io suono sull’ampli del basso e il Lanciasassi spacca una corda. A che serve il basso se la parola d’ordine è “destroy”? Spacchiamo tutto e ci aggiudichiamo la medaglia d’argento. Il popolo rock ringrazia. Sabato 3 aprile siamo a Spezia con i Teenage Schizoid. Nonostante l’ora e mezzo di ritardo siamo carichi e gustiamo focacce e pizzette comprate davanti casa di Corriot, in via dei Transiti. Sto aspettando il treno per raggiungere Claudio e Formenti in piazzale Cadorna e mi si avvicina un matto. Vede il basso e mi chiede se per suonarlo ho bisogno della scatola, della cassa. Vuole sapere se faccio musica italiana o straniera; rispondo rock, rock duro. Vogliamo vedere il mare e Matteo ci porta all’ingresso delle Cinque Terre. Colline, mare, aria pulita. Un paradiso per uno abituato allo smog di Piazza San Babila. Arnozzo dice che siamo stati più ordinati del solito, sembravamo GG Allin. Alla faccia dell’ordine. Io dico che i Teenage Schizoid potrebbero vincere il Festivalbar. Nel pomeriggio c’è stata una più che accesa discussione tra me, Manuel, Matteo e la Federica. Devo ammettere che mi è dispiaciuto parecchio, ma il conflitto fa parte del quotidiano. Hanno ragione gli skin: la politica divide i ragazzi. Gli spezzini sostengono che l’America (o meglio, il Governo americano) sapeva 4 dell’11 settembre e che il terrorismo è anche e soprattutto una risposta allo spadroneggiare degli yankee. Per me l’America ha fatto e fa tante porcate, queste schifezze possono anche alimentare il terrorismo, ma alla base della jihad c’è un’ideologia. L’Islam radicale è l’ideologia del XXI secolo e spaventa ancora di più perché non appartiene al nostro mondo. L’Occidente secolarizzato e sopravvissuto a nazismo e comunismo fatica a riconoscere la Guerra Santa come parte piccola ma integrante del mondo islamico. Ecco perché si litiga. Fa bene Andrea Valentini a invocare la rock and roll jihad. Berlusconi a Nassirija, Basetta all’Arcitaun di Fidenza. Faccio il porno roadie per gli Uptights, nuova pop band che scalda il cuore delle teenager milanesi. Camanzi al basso, Claudio alla chitarra, Luca (non mio Cugggino, un altro) alla batteria e il Faulzen nelle vesti di leader spirituale. Bello l’Arcitaun; ha un grandissimo backstage (più grande del palco), bagni puliti e tanta gioia di vivere. I Cunningham sono una band inutile, tanto impegno ma il mondo non ha bisogno di loro. Lo dico con simpatia. Sono un gruppo fuori dal mondo e adesso che va di moda essere fuori dal tunnel del divertimento non serve a niente essere fuori dal mondo. Vuoi fare pop punk? Bene! Ma non suonare come una qualsiasi pop punk band della Stardumb, non aspirare a diventare un Aper. Ti prego. Headliner ORIENTAL maggio BEAT2004 #8 E.MAIL: [email protected] WEB: http://orientalbeat.cjb.net INDIRIZZO: oriental beat c/o michele bisceglia, piazza cinque giornate, 2 20051 limbiate, mi COLLABORATORI: Enrico Ca- manzi, Simone DeadEnd Parato, AGB, Massilanciasassi, Andrea Tarabbia, Andrea Valentini, Marco Ferrarese... della serata i Reekys. Non ricordo perché, ma Caredda ci portò i Reekys quattro anni fa - al Cavalcavia di Novara. Suonavo con i Willy Wonkas e il resto del cartellone prevedeva Grabbies e Maradonas. Ricordavo solo una chiave inglese che Anus mi tirò dal palco - colpendomi su uno stinco… Il bassista dei Reekys mi ha ricordato anche le zanzare. Che merda di serata che fu. Spero di avere utilizzato correttamente il passato remoto. La pizzeria “The Pirate” è deliziosa, peccato non ce ne sia una uguale a Limbiate. Con il teschio sull’insegna. Bé, ora devo parlare degli Uptights. Non so che genere suonino. All’inizio sembrano i Green Day, poi si fanno più complessi - più emo? Secondo me vogliono suonare un po’ come quei gruppi che fanno quel punk rock un po’ strano. Quelli che piacciono a rocker frù frù, ambigui - tipo Paco oppure Simone Polecat. Dovrò ascoltarmi i Jawbreaker prima o poi. Gli Uptights spaccano, anche se i presenti scappano. Non lo dico perché sono miei amici. Spaccano perché questo è il loro primo show e non sembra proprio… Viva la Pasqua, viva quell’ubriaco degli Atomsmashers, viva il Deutschland Contingent (e per scrivere questa parola ho dovuto controllare sulle Guide Pratiche di Rumore) al seguito dei Reekys. Giovedì 15 siamo ancora sulla strada coi Directors. Ci aspetta una serata infuocata al Sitting Bull di Certosa di Pavia. Pernacchie: la serata mai potrà essere infuocata perché piove e l’acqua sconfigge il fuoco… Suoniamo di supporto agli Imodium, una band tra il grunge e i Queens Of The Stone Age - almeno così sostiene il Lanciasassi. Forse il momento più significativo è la cena a base di insalata di riso offertaci da Luca che oltre a essere mio Cugggino è anche il guitar-hero più killer del territorio. Altri momenti… Bé, io mi sono totalmente calato nella parte di Ugo Thunders oppure Johnny Fantozzi: ho finalmente acquistato le movenze del rocker maledetto ma siccome non mi drogo e sono studente di scienze politiche il risultato finale è fantozziano. Da un po’ di show a questa parte tento numeri da stunt man e puntualmente rischio di farmi male. Sono ancora vivo. Presenti in sala forse quindici persone compresi i ragazzi degli Imodium e i proprietari del locale con i loro amici… If you want blood, you got it. Tra me e me dedico lo show a due metallari seduti a un tavolo alla mia sinistra: lui sorride quando io e Luca accenniamo “Live Wire”, lei indifferente. Il Formenti direbbe: “…e seghe”. Compenso: 13 euro da dividere in due. Per questioni di spiccioli torniamo a casa con in tasca 5 euro e 50. Il Porna ci racconta del suo collega, quello che si fotografa il cazzo con il telefonino e raccoglie le autostoppiste sedicenni che gli dicono: “scopiamo”. Veniamo inghiottiti dalla jungla d’asfalto che ci risputa immediatamente. Vi lascio con una citazione. “La bestemmia è sintomo di libertà, come la minigonna”. E’ Luca che vi parla. Ma sì dai, un’altra perla: “basta con gli esperimenti nucleari a Mururoa, facciamoli a Napoli”. Striscione esposto durante Napoli - Padova del 10 settembre 1995. TELEVISION CITY DREAMS ANTROPOPHAGUS Annoiato da “L’Infedele” di Gad Lerner (si parlava di leadership Berlusconi/ Prodi…), infilo nel videoregistratore “Antropophagus” di Joe D’Amato. Film inesistente, un po’ come masticare un chewingum. Qualche attimo di suspence, due o tre momenti disgustosi ma non troppo, un coniglio che esce dall’utero della qui esordiente Serena Grandi… KILL BILL Uma Thurman, le 5678s, Tarantino… No, in questo caso l’idea di uscire in due “volumi” non è legata al far soldi. La pausa di quattro mesi finisce per far parte del film. Vi è piaciuto “Pulp Fiction”? Vi piace Bruce Lee? E “Matrix”? In fondo Quentin Tarantino è il regista dei punk, un regista punk, lo sappiamo tutti. E’ un film violento, e a tamponare il sangue ci pensano i cartoni animati e il bianco e nero. Violenza e coolness per un film che vorrei senza fine. Per il momento aspetto quattro mesi. KATIA ARREDAMENTI Vendono mobili in televisione, all’inizio registravano le televendite nei loro negozi di Villasanta e Cinisello Balsamo, 5 poi hanno cominciato ad andare in giro per Milano… Un bel giro sul Naviglio e un bagno in piscina utilizzando un’anta d’armadio come materassino. Ora sono arrivati a Firenze; Katia prende per mano la Sciura Maria e la porta a fare un giro sul Ponte Vecchio. Fantastico. Senza indugi o patimenti, scegli Katia Arredamenti. DJANGO 1966. Regia di Sergio Corbucci. Messicani contro yankee, una bella gara. Franco Nero è Django che se ne va in giro con una bara… Spaghetti western a cui i Rancid hanno dedicato una canzone. I tipi di Nocturno Cinema stanno svuotando i magazzini, vhs acquistata su commissione in edicola per 5.50 euro. La trama parla di primo western gotico. Ci vediamo all’inferno. RICHARD KERN Finalmente, grazie a Andrea Giovanni Bertolasi, riesco a mettere gli occhi su alcuni video di Richard Kern. Chi è Richard Kern? Scopritelo da soli. “Stray Dogs”, un pittore, un suo fan e la moglie del pittore che entra in un negozio di biancheria e sparisce dalla scena. Storia liberamente ispirata a “Pittore ti voglio parlare” di Fausto Leali… “You Killed Me First”, uno dei pochi film di Kern con una trama, pare parodia delle sit-com che spopolavano negli anni 80. “The Evil Cameraman”, must per gli amanti del bondage e delle svastiche. “Fingered”, capolavoro con Lidia Lunch. Telefoni erotici, pistole e violenza… “Thrust In Me”, video clip (almeno credo si tratti di un video clip) per i Cop Shoot Cop; di estrema attualità, armi da fuoco e bandiere stelle e strisce. Dovete conoscere Richard Kern, almeno per cultura generale. LEGALLY BLONDE 2 Visto il primo episodio, io e l’Ege non potevamo certo perdere il sequel. Film gustato in un cinema Pathé (il Warner Village dei francesi) di Eindhoven, quindi lingua originale e sottotitoli in olandese… Conquistata Harvard, la bella bionda punta Washington per difendere i diritti di tutti i cani del mondo. Sì, vince anche questa volta! BUDDY LEE ROTH Questo tipo suona la batteria nei Tijuana Bibles, band rock and roll dal freddo Canada recentemente uscita per la nostrana Ammonia. 6 Il caro Buddy Lee Roth fa anche il film maker: la musica dei Tijuana Bibles e i video del loro batterista sono un tutt’uno e finiscono per confondersi. Donne nude, rock and roll e wrestling. Una sola curiosità: ma il video di “Cuel Este En Una Muchacha?” è vero vintage o girato nowadays? Amanti di Russ Meyer, dei Cramps e del Messico fatevi avanti. VITE ALLO SPECCHIO Talk show di altà qualità in onda su La7 tutti i giorni alle 16.55. Pettegolezzo fine con Monica Setta e ospiti come Daniela Santanché, Mita Medici, Renato Balestra, Fausto Bertinotti… Il rosa preferito dal Basetta. SOGNANDO BECKHAM Il calcio, le donne e gli indiani. Tre parole che difficilmente vanno a spasso insieme… La presenza più stimolante di tutto il film è un ragazzo indiano e gay. E se fosse stato pure un nano? Voglio dire: una storia con una ragazza indiana che gioca a pallone non può comprendere anche un nano omosessuale originario di Nuova Deli? Consigliato. EMPIRE Ecco nuovamente il mio amicone Andy Warhol. La versione originale di questo film dura svariate ore (sei? ventiquattro?), Ghezzi ne ha mandata in onda una piccola parte, io ne ho visti solo quindici minuti… Andy ha pensato bene di piazzare una telecamera davanti all’Empire State Building e riprenderlo per un giorno intero. Tutto qui. A parte qualche gocciolina sull’obiettivo e, forse, qualche moscerino. Un applauso per il Capo. Su Sette è comparsa una foto di Warhol insieme a Calvin Klein; una festa nel cuore degli anni 80. Gli anni 80 sono stati la festa più lunga della storia dell’Uomo. BOYS FROM BRASIL “e se i figli dei vostri figli ariani dovranno vivere in un mondo dominato dagli ebrei e dai negri e dai gialli e dagli hippies a voi non interesserà nient’altro”. Con Gregory Peck, film gentilmente offertoci su un piatto d’argento dal Pornacchione.MONSTERS & CO. Capita di rado che io capisca il senso di un film al primo colpo… E poi i cartoni animati, quelli alla Walt Disney che escono a Natale, non mi hanno mai attratto più di tanto. Shrek a parte e pochi altri. Inoltre, odio tutte le produzioni (musicali, letterarie, cinematografiche) che a tutti i costi vogliono lanciare un messaggio. Monsters & Co. alla fine, neanche troppo metaforicamente, ci dice che l’utilizzo di altre fonti energetiche è possibile - anche per un mondo che si nutre di urla di bambini. E io, come il sole dei Verdi, sorrido felice. MEET THE FEEBLES Peter Jackson, prima di fare impazzire tutto il mondo con il Signore degli Anelli, si divertiva come un torturatore dell’Inquisizione girando film come questo “Meet The Feebles”. E’ una parodia del famoso “Muppet Show”: qui si gode guardando pupazzi che si drogano, scopano e si ammazzano… C’è Heidi l’Ippopotamo, Bletch il Tricheco, Trevor il Ratto. Insomma, un cast d’eccezione. Se siete di Milano e dintorni tenete d’occhio le iniziative di Esterni in via Paladini; è grazie a loro che è stata possibile una maratona Peter Jackson all’ombra della Madonnina. SIX FEET UNDER Un telefilm sui becchini! Ma perché mentre in Italia continuano a produrre nonni felici e storiche fiction gli americani si gustano drogati, ricchioni e mafiosi? Uno dei becchini di Six Feet Under è gay e sta con un poliziotto negro. In mezzo agli episodi ci sono anche gli spot dei prodotti necessari a una degna sepoltura: carri funebri, cere per cadaveri e bare de-luxe… Chi non sa prendere in giro la morte non sa ridere alla vita. CRYBABY Grazie Biscione che alle tre di notte hai trasmesso questo film che inseguivo da circa un anno. Johnny Depp, Tracii Lords, Iggy Pop... Un film di Elvis degenerato, un manifesto della freak-nation. Cos’è la freak-nation? Non lo so, ma avevo voglia di scriverlo! Wanda, Mannaja e Peperona: “la potenza di una donna è tutta nelle tette”. Mai pronunciata verità più profonda. DUMB EMO GUYS USE CLEVER NAPKINS (Enrico Camanzi) Cosa c’è in comune fra Enzo Biagi, la sorella di Corrado Riot, la mamma del mio compagno di classe al liceo Leonardo Milla (che ora è a Lipsia a farsi menare dai naziskin) e il sottoscritto? Facile, siamo tutti iscritti all’ordine dei giornalisti di Lombardia. L’ho scoperto nell’annuario degli imbrattacarte, un volume dalla sobria copertina verde pisello, una lettura interessante per i pomeriggi a rosolare in spiaggia e per questi giorni di nevicate padane. Cosa volete, io avrei preferito il dizionario delle medicine e relativi principi attivi che finisce nella casella della posta dei farmacisti, ma tant’è. Noi giornalisti mettiamo tutti d’accordo. Ci odia D’Alema, ma Berlusconi non ci sopporta. Carlo d’Inghilterra ci schiaccerebbe come un moschino nell’occhio e invece il macellaio all’angolo di casa vostra ci farebbe a fettine. Galliani ci prenderebbe a calci nel sedere, mentre Moggi ci consegnerebbe in custodia a un amico degli amici. Prendete il Berlusca, per esempio, sì lo so, sempre lì vado a parare Basetta. Dalla Bulgaria - una nazione che fino a qualche anno fa non sarebbe riuscito nemmeno a collocare su una cartina della Bulgaria - qualche tempo fa, il Cavaliere ha lanciato il suo anatema. “Biagi, Luttazzi e Santoro: mai più in televisione” (Quella di parlare come i titoli di prima pagina è una perversione da giornalisti. Scusate, cercherò di non farlo più). All’unto del signore è riuscito il miracolo. Mettere insieme Biagi, un vecchino dignitoso un po’ imbesuito che non ha mai detto cazzo in vita sua, con Santoro, che a volte per aggressività e paraculaggine fa impallidire anche me. Luttazzi non è diventato pericoloso quando ha mangiato un pezzo di merda finto, ma quando ha invitato Travaglio a raccontare qualche fatterello su Berlusconi certificato dagli atti di svariati processi. Un po’ il nano presidente ha ragione, però. No, non su SantoroBiagi-Luttazzi (da quel dì bulgaro citare rigorosamente in trinità, o trimurti, visto l’ostracismo delle tv). Sui giornalisti, dico. Tanto per cominciare siamo i peggiori imbucati della storia. Laddove c’è buffetino, regalino, cinemino gratuito o aperitivino, c’infiliamo. Siamo capaci di passare dalla presentazione mattiniera di una nuova pasta per le dentiere alla soireè di gala per la prima del film del grande regista 7 Calendoli (cazzo, chi mi riconosce questa citazione si merita un bacio), passando per la conferenza sul nuovo progetto di riqualificazione del comune di Milano. Tutto questo per addentare una tartina al caviale o per agguantare un astuccetto per le penne biro. Poi siamo delle gran facce di bronzo. Facciamo finta di non sapere, interpretiamo le dichiarazioni a modo nostro, a volte non sappiamo proprio niente. Mi ricordo un’intervista con Luca Giurato, sì, quel bagonghi di Uno mattina con la gaffe sempre in canna e gli occhiali colorati, in cui ricordava, con una punta di orgoglio cinico mascherata da censura, di quando faceva cronaca nera e si presentava dai parenti delle persone decedute di fresco a chiedere una foto dello scomparso per chiudere pagina 48. Spesso questi poveracci non avevano ancora ricevuto la notizia della morte del congiunto dalla polizia. Ecco, voi immaginate di essere la moglie di un tizio appena stirato dal Sette barrato della circolare sinistra, vi suona la porta e vi trovate davanti un deficiente con la pronuncia blesa e un taccuino scarabocchiato in mano che vi chiede una foto di vostro marito. Ancora, noi giornalisti facciamo branco peggio dei piranha. Io oggi faccio un favore a te, tu domani lo fai a me, diamoci la mano, strizziamoci l’occhio, io ti passo questa notizia, tu mi lasci quel morto, lui mi regala la diciassettenne scappata di casa. Gad Lerner e Vittorio Feltri, ripeto, Gad Lerner e Vittorio Feltri hanno fatto la pubblicità insieme per una marca di vestiti. Tutti e due in blazer, si danno la mano con la faccia da pirla e pensano “li abbiamo fregati un’altra volta”. Anch’io spero di fregare qualcuno un giorno, andare a La Sette, condurre un programma con Ferrara solo per la soddisfazione di tirargli uno schiaffo, incontrare Vespa alla presentazione di un suo libro e tirargli un neo per vedere se sono tutti veri, farmi dare del comunista da Berlusconi, o dal figlio Piersilvio, cazziare un cameraman perché sotto le bombe non trova il mio profilo migliore, andare in onda prima della finale di coppa del 8 mondo (o al momento in cui arrivano i primi dati delle elezioni, tanto è lo stesso) e dire porco dio. Per ora scrivo su Oriental Beat e Basetta mi dà da recensire i ciddì che scarta lui. La strada è ancora lunga. YOU KNOW WHERE YOU ARE? YOU’RE IN THE JUNGLE BABY... Bé, più che in una giungla, sono in un giardino botanico. Dai, esageriamo: uno zoo safari. Pensate a un ragazzetto tredicenne, coi brufoli, aspirante metallaro. Ecco, questo sono io intorno al 1992. Entro in edicola e compro Metal Shock. Ci sono in copertina i Guns and Roses, il tour di “Use Your Illusion”, il concerto a Torino con Soundgarden e Faith No More… Anche se il mio obiettivo sarebbe quello di diventare un truce fan di Sepultura, Megadeth, Pestilence, Death e compagnia brutta, i bei capelli lunghi di Axl Rose e amici mi affascinano. Sono risucchiato in un vortice di pistole, rose e camicie da boscaiolo. Ancora troppo ingenuo e ignorante per comprendere la svolta/ sputtanamento dei Guns: apprezzo anche i boxer aderenti bianchi di Axl. Siamo ai limiti dell’omosessualità, capite? La mia cameretta si riempie di poster e gagliardetti della band, in tv aspetto solo “Knockin’ On Heavens Door” live al tributo per Freddy Mercury e lo stereo mi costringe a pensare agli amori estivi ascoltando “Patience”… Altro che “kill your idols”, i Guns and Roses per me sono degli dei. Me li sogno anche la notte… C’è da dire che oggi, a quasi 25 anni, faccio sogni ben più inquietanti. Una volta mi è apparso in sogno Giuliano “spia della C.I.A” Ferrara ricoperto di tatuaggi. Torniamo però agli anni 90. Mi applico, studio e capisco: i veri Guns non sono quelli di “Spaghetti Incident”. All’appello mancano un paio di personaggi: Izzy Stradlin e Steven Adler. Mentre Gilby Clarke, almeno da un punto di vista estetico, ha il suo perché, Matt Sorum c’entra come i cavoli a merenda. Che cazzo ci fa nei Guns and Roses un metallaro palestrato? Mistero della fede, anche in Vaticano stanno ancora indagando. Ok. Il mio Io brufoloso e coi capelli lunghi è a dir poco malleabile, qualcuno riesce a convincermi a sacrificare lo stereo esclusivamente al thrash - death metal e poi arriva un’inaspettata svolta demenzial-sinistroide. C’è “Chaos AD” dei Sepultura, ma anche tutte le dilaganti “posse” - 99 in testa. Con le autogestioni da organizzare e Che Guevara nello zainetto, Guns and Roses = vergogna. Dieci anni dopo sbatto la testa, riacquisto la memoria e compro nell’ordine: vinile di “Guns and Roses - Lies”, t-shirt “Lies” con tettona sulle spalle, LP “Appetite For Destruction”. Nel frattempo, nei cinque anni precedenti, ho incontrato: Trey “non mi ricordo mai il cognome impronunciabile” dei Morbid Angel (che su Metal Shock ne diceva delle belle), Glenn “croce rovesciata incisa a fuoco sulla fronte” Benton dei Deicide, Dave “Sham 69-Russian Roulette-ho suonato con Andy McCoy e Stiv Bators” Tregunna, Capitano “primo singolo della storia del punk inglese” Sensible, Brian “amico di quei due di prima” James, Dee Dee “ahimé quanto sei stato stronzo ma ti voglio bene lo stesso” Ramone e decine di altri… Ho detto anche “ciao” a Mike Monroe e Andy McCoy… Mi mancano solo Poison Ivy e consorte e Iggy Pop. Per il resto, credo di aver conosciuto tutti i personaggi che stimolavano le mie fantasie adolescenziali. No, mancano i Metallica. Un giorno sento la Debbie e mi dice: “sai, faccio venire Steven Adler…”. Mi viene immediatamente in mente il video di “Paradise City”, la foto sul retro di “Appetite For Destruction”, i capelli lunghi di Steven sulla mia t-shirt dei Guns… Insomma, non siamo ai livelli di Dee Dee, ma poco ci manca. Lo so benissimo che Steven Adler non è né Slash né Axl - e so meglio di voi che il mio Guns preferito era Duff “Re delle birre” McKagan. Ma Steven - per Michele Bisceglia a 13, 14, 15 anni - era il rocker misterioso, quello che era stato buttato fuori dalla più grande rock band del mondo perché tossico. Quando gli altri quattro non erano sicuramente più puliti di lui… Bé, quando è sceso dal furgone mi ha salutato e non l’ho neanche riconosciuto. Pollice verso per il Basetta. D’altronde, uno con la calzamaglia da Super Pippo, il cappellino da camionista e la bocca storta, non può essere Steven Adler. E poi, come fa notare Luca, sembra Enzo Paolo - il marito di Carmen Russo. Wow, “road to rock and roll”. Il sentiero tortuoso del rock ha portato Steven a due infarti - due infarti per uno che ha quarantanni, ci rimane un po’ sotto e si porta dietro un bel souvenir di Rockandrollville: la bocca storta. Adler’s Appetite è un progetto triste, ma un po’ di gloria Steven la merita. Molta di più di quel fesso che cantava con lui, con buona pace della Democrazia Cinese. Il simbolo della pace coi colori della Giamaica; Mr. Adler ha sta schifezza tatuata sulla mano… Line up Adler’s Appetite: Brent Muscat (colonna vertebrale dei Faster Pussycat), Robbie Crane (forse ha suonato il basso con Vince Neil, e nei Ratt), Keri “prezzemolo” Kelli (suona la chitarra con chiunque, anche con Massimo di Cataldo nel video di “Come Sei Bella”) e Jizzy Pearl. Su quest’ultimo richiamo la vostra attenzione: Jizzy Pearl cantava con i Love/Hate ed è noto per una prodezza compiuta in gioventù che, sì, gasò il Michelino Basetta. Jizzy Pearl si è crocifisso sulla “Y” di Hollywood. Tanto di cappello. Ovviamente, ho chiesto a Jizzy di quest’episodio, ma lui non mi è sembrato tanto disposto a parlarne; molto gentilmente mi ha detto di andare a leggere tutta la storia sul suo sito… Come cazzo ti viene in mente di metterti in croce? E soprattutto come cazzo ti viene in mente di farlo sulla “Y” di Hollywood!?! Ah, il rock and roll... Steven continua a darmi pacche sulle spalle, io e Paolo siamo riusciti a trovargli la “Adler Beer” - birra ultra light… Un bambino felice che si imbosca le lattine con su il suo nome... Cazzo, la sera precedente suona a Roma e dona tutte le bacchette ai fan. A Milano è costretto a chiederle a Carmen dei Bastet, poi è riuscito a regalarle pure. Sì, mi sono fatto anche una foto con Steven, ma soprattutto ho scattato circa SEGUE A PAGINA 12 9 s a n o m r o H I forni tricolore continuano a buttar fuori pane profumato… Gli Hormonas sono come Bo e Luke, ragazzi in gamba con una marcia in più. Però, a differenza dei cugini Duke, gli Hormonas sono in quattro… Ma a pensarci bene anche i cugini Duke erano in quattro: Bo e Luke, Coy e Vance… Ok, here we go. Risponde alle domande Pido, chitarra sonica della famiglia Hormonas. So che durante il vostro show a Mestre Massi ha distrutto il contrabbasso! Una curiosità che ho da sempre: quanto pesa un contrabbasso? Abbastanza. Non lo so con precisione, ma credo che pesi sui 20-30 kg, dipende dal contrabbasso... credo. Rimanendo in ambito quattro corde, è vero che Massi suonava nei City Porn Stars? Se così fosse, la domanda sorge spontanea: Joey troverà fortuna in California o lo rivedremo presto? Da quello che so Gian e la Manu stanno lavorando alle canzoni con dei nuovi musicisti californiani e nel frattempo hanno trovato dei lavoretti part-time. Credo che sentiremo presto parlare di loro. Vi chiamate Hormonas... Perchè? Immagino sappiate che molti vi confondono con gli Hormonauts... Bella domanda... Gli Hormonas si sono formati a metà 1999, il nome è venuto fuori ad una ragazza ubriaca durante una festa dove c’erano Massi, Andrea e Max, i primi componenti degli Hormonas. Io non ero alla festa e quindi non saprei spiegarti bene 10 perchè “Hormonas”. Ho chiesto anche a Rev. Sam che ricorda: “a quella famosa festa dove si è deciso il nome io non c’ero, gli Hormonas erano i tre balordi che sappiamo, dopo qualche tempo ad una festa al Jack the Ripper mi hanno dato in mano un volantone verde con una scritta poco comprensibile ed uno psycho in motoretta; ed io dopo averlo letto ho detto: “Mormonas! Figo!”... Poco dopo ho cominciato a cantare con loro!”. Quando Max è andato via dal gruppo, Massi mi ha chiesto se volevo suonare in un gruppo il cui scopo era fare sesso con la musica... Naturalmente accettai. Questo è il senso di Hormonas. Musica che viene dalle viscere, istintiva, sessuale, blues primitivo suonato senza mai dimenticare il nostro scopo: conoscere ragazze. Eravamo tutti fans degli Spamabilly... Devo dire che ci siamo rimasti male quando abbiamo visto che era uscito su Voodoo Rythm un disco a nome Hormonauts, in cui ci suona Randy ex-Spamabilly, che ci conosce e ci ha visto suonare. Che dire?... Casualità? Si vede che l’ormone era nell’aria.... Molta gente confonde le due bands. Il mese scorso abbiamo suonato a Mestre con i Kim’s Teddy Bears e le Nasties (il concerto dove Massi ha rotto il contrabbasso), e su Radio Sherwood girava uno spot che diceva che suonavano gli Hormonauts!. Non ci diamo molto peso, comunque. Loro sono un gruppo medio-grosso, con management, booking e tutto il resto. Noi non abbiamo video che girano su All Music né tantomeno qualcuno che ci organizza i concerti. Siamo indipendenti, ci organizziamo i concerti tramite i rapporti personali che abbiamo sviluppato con persone che ci stimano per quello che siamo. Esistiamo solo ad un livello non - professionale, quindi, è probabile che su Radio Sherwood continueranno a correggere il nome Hormonas in Hormonauts, credendo in uno sbaglio di battitura. Più che su disco, dal vivo avete un suono particolare. Non siete la classica psychoband... Io e il Pornacchione crediamo ci sia qualcosa dei Sonic Youth nel vostro suono, o qualcosa del genere... Non abbiamo il suono “secco” che di solito hanno i gruppi psycho, con il contrabbasso e la voce in primo piano. Ascoltiamo un sacco di musica e questo inevitabilmente finisce nel nostro lavoro con gli Hormonas. Se hai sentito qualcosa dei Sonic Youth negli Hormonas... non è stato cercato coscientemente. Stiamo trovando la nostra strada, in cui c’è anche la confusione, i feedback di chitarra e la sporcizia… Non scriveremo la storia del rock ‘n ‘roll, ma cerchiamo almeno di essere onesti con noi stessi e con le gente che ci ascolta. Si tratta di blues, e cerchiamo di suonarlo come lo sentiamo dentro di noi. C’è posto per il rumore, insomma … Mia mamma ha visto il vostro 7” e ha detto “che brutta copertina!”; secondo te quanto conta una certa estetica rock and roll (culi e coltelli nel vostro caso, dadi, fiamme, rondini e croci varie per altri...) nel rock and roll? L’estetica rock ‘n’ roll c’entra nel rock ‘n’ roll. Se avessimo registrato un 7’’ di country magari sulla copertina ci sarebbe stata la prateria, un cavallo...etc. Scherzo! Credo che certi simboli e oggetti “rock ‘n’ roll” siano stati usati anche troppo e senza originalità. Mi spiego. Sesso, violenza, velocità, frenesia, sporcizia, confusione... sono idee e concetti-tipo rock n roll a cui possono essere associate delle immagini - oggetti, forme, simboli… Il punto è: prendere queste immagini retoriche, che nascono da una sedimentazione dei significati in una data cultura, e utilizzarle così come sono, oppure, fare proprio il concetto che ne sta alla base e interpretarlo? Nel nostro caso noi siamo gli Hormonas . Trattandosi di ormoni, ci è sembrato una buona idea mettere un bel culo in copertina. Fa parte del nostro immaginario. La foto comunque è originale, non la abbiamo presa da un libro o da internet, ma è stata fatta apposta per il nostro 7’’, e sinceramente, non ne ho mai visto un’altra (copertina) simile, benché donne nude e culi li puoi vedere ovunque. Per rispondere alla domanda... L’estetica conta parecchio, soprattutto se è sopra qualcosa che deve essere venduto. Bé, complimenti allora per il connubio culo/estetica! Di chi è il sederino? E’ di una nostra amica che ci ha chiesto di non dire il suo nome. A tua mamma non è piaciuta la copertina, ma tu cosa ne pensi? A parte il fatto che qui le domande le faccio io, la cover del vostro singolo mi piace parecchio, anche se avrei lasciato perdere il coltello. Le armi mi fanno paura... Racconta del parto del 7”. Perchè avete scelto come genitori la famiglia Capinch? Sono loro che hanno scelto noi! I genitori mica li puoi scegliere! Beppe ci ha visto suonare al Madly pub un paio di anni fa (assieme a Kim’s Teddy Bears e ai Richie la mazza ) e gli siamo piaciuti. Ha dedicato due pagine a Hormonas e John Woo (l’altra band in cui suoniamo io e Samu) sulla sua fanzine e ha deciso di fare uscire il 7’’ degli Hormonas. Beppe e Barbara sono due bellissime persone, molto colte, che amano la musica. Lavorano seriamente anche se la loro è una etichetta molto piccola. Il 7’’ di Walter Daniles per la Shake your Ass è uno dei dischi più belli che ho sentito ultimamente. Ho avuto il piacere di ospitarli a casa mia durante la due giorni “Rock’ n’roll Nightmare” che abbiamo organizzato come Tales From The Lagoon qui a Mestre il mese scorso (dove hanno suonato anche gli incredibili Rippers- altra uscita Shake Your Ass- oltre a Muthzi Mambo, Kiss Cowboys, Nasties e Kim’s Teddy Bears) ed è stato uno spasso. Sono persone veramente in gamba e sono molto contento che credano in noi e ci sostengano con il loro lavoro nell’ etichetta. A questo punto è inevitabile: sei implicato anche nel caso John Woo. Di che si tratta? Ci sono state quelle pagine sulla fanza di Beppe e Barbara, ma dei John Woo non si parla molto, almeno da queste parti... Nei John Woo Samu suona la tastiera e canta e io suono la chitarra e canto, con noi suonano Davide la batteria e Tabe il basso. La grossa differenza rispetto agli Hormonas è che non siamo così legati al blues 12 battute e al roots rock’n’roll come con gli Hormonas. La musica dei John Woo è meno boogie, decisamente piu’ elettronica e veloce e con strutture meno convenzionali. Suoniamo da circa 5 anni e abbiamo registrato alcune cose, 2 cd-r autoprodotti e un cd per la Fog Records (“Woodoo”) che adesso è distribuito dalla Nicotine Records. Questa estate abbiamo registrato alcune canzoni nuove, 3 usciranno su 7’’ per la Shake Your Ass di Capinch e tra poco (prossimi due mesi) andiamo a registrare del materiale nuovo. Non siamo molto conosciuti, forse anche perchè non abbiamo mai fatto un vero tour, e per i problemi distributivi che ha avuto il cd uscito nel 2001 per la Fog Records. Abbiamo avuto delle buone recensioni su fanzine e anche il Mucchio Selvaggio ci ha fatto una intervista. Ci è mancata una vera promozione dell’oggetto - cd che magari poteva permetterci di fare qualche concerto in piu’ e piu’ lontano. Invece abbiamo continuato a suonare dalle nostre parti, tra Padova e Mestre con poche uscite dalla 11 zona Veneto-Emilia. Adesso la Nicotine cerca di fare qualcosa con le copie che rimangono del nostro cd per la Fog, ma mi sembra assurdo vedere su Rumore di questo mese (gennaio 2004) la recensione di “Woodoo”, che abbiamo registrato a dicembre 1999! Tra l’altro una recensione piena di cazzate che sembra non voler dire niente... Speriamo di girare un pò di piu’ in futuro e magari di venire a suonare nella tua città una sera! La scena è piccola e la gente mormora: è vero che suoni anche in band hardcore? (quando ho spedito questa domanda gli Hormonas erano in studio… ndB) Ho suonato per circa un anno e mezzo con L’Amico Di Martucci, un gruppo di miei amici di Mestre. Era divertente ma dopo un pò non ce la facevo a seguire bene le cose che facevo. Suonavo troppo! Tre gruppi sono veramente un impegno se oltre a questo devi studiare con profitto, guadagnare qualche euro qua e là per la birra e aver dei rapporti interpersonali complessi! Mi piace la musica veloce, ma senti... non vorrei che questa intervista diventasse troppo personale. Parliamo degli Hormonas piuttosto ... che comunque sono hard core, da un certo punto di vista! Bene, bene. Studio di registrazione, pezzi nuovi, magari un disco intero degli Hormonas? Intanto li registriamo, poi vediamo cosa succede... Ti posso dire che siamo molto contenti di come stanno venendo i pezzi. Per adesso abbiamo fatto tutte le basi con gli arrangiamenti di chitarre, manca ancora la voce, il finto orgasmo, qualche percussione e l’armonica. Speriamo per fine mese/inizio febbraio di avere un master in mano... Prima settimana del 2004 andata: propositi per questo nuovo anno? Crediamo molto nei pezzi nuovi e ci piacerebbe vederli pubblicati su un bel vinile da 90000 grammi. Non abbiamo degli obbiettivi precisi: scrivere canzoni nuove, imparare nuovi tricks, suonare in giro, ubriacarsi di birra Forst e dare libero sfogo agli ormoni. Come per il 2003, 2002, 2001, 2000..... Se siete ancora tutti insieme scrivetemi quello che volete e giuro che pubblico tutto. No. Purtroppo sono tornato a casa! Per concludere degnamente inviterei tutti lettori di questa fanza a visitare il nostro schifoso sito www.thehormonas.da.ru, il sito dei John Woo www.johnwoo.it, la pagina dei download http://musicaliena.tripod.com/ , dove ci sono mp3 vari ed eventualmente dare anche un’occhiata al sito www.talesfromthe lagoon.da.ru, dove pubblicizziamo i concerti che organizziamo a Mestre. Ciao e grazie per lo spazio che ci hai dato! 12 COLUMNS SEGUE DA PAGINA 9 centocinquantacinque fotografie al Sig. Adler in compagnia dei suoi ammiratori. Macchinette usa e getta, fotocamere digitali, cellulari ultima generazione… Questi mi danno maggiori problemi. Il concerto è scontato: cover band dei Guns and Roses. “Welcome To The Jungle”, “It’s So Easy”, “Night Train”, ecc. ecc... Cinquecento scalmanati in delirio, tranne DeadEnd che consegna la seguente recensione della serata: “una merda”. Durante lo spettacolo dei Bastet sono in cassa a staccare biglietti e fare tessere Arci. Come ti chiami? “Craxi”. Parente? “Sì, perché?”. Alzo gli occhi, vedo Bettino con i capelli. Aggiusto il garofano rosso che ho nel taschino e con un inchino saluto. Notte inoltrata, le due o le tre, ricordo solo Steven Adler che mi bacia e mi dice “grazie Miguel” e una serie di parole che non comprendo assolutamente… Delle tre date successive non so niente, tranne che Paolo ha portato il tour manager a Cesano Maderno… Thomas Cesano. Mi chiamo Thomas Cesano e sono originario di Cesano Maderno. Perché non Cesano Boscone allora? Strane richieste nel mondo del rock. E’ come se ai tempi dei Willy Wonkas Chaz ci avesse chiesto di portarlo a Palermo. Mi chiamo Chaz Palermo e sono originario di Palermo. Mica lo abbiamo portato a Palermo noi, l’abbiamo lasciato a Cesano. a n o t y Da y s o a b R Googoobom e h t & Popolo rock, giovani punx, piccoli Puffi. E’ a voi che mi rivolgo. Sono orgoglioso di avere sulle pagine di Oriental Beat Ray Daytona e i suoi GooGooBombos. Spero vogliate condividere con me questa gioia. Benvenuti alla Messa del Signore… Sono appena tornato dall’Olanda. Secondo voi perchè l’Italia è così poco rock and roll rispetto a paesi come Germania, Spagna, o - appunto - Olanda? Bella domanda! Credo che sia tutta colpa di Pavarotti, della stupidaggine dei cantautori, e di una intellighenzia di sinistra che ha sempre visto nel rock’n’roll una musica stupida e reazionaria (ma figuriamoci!). Ora infatti ci ritroviamo il Berlusca che scrive le canzoni e fa pubblicare i dischi. Ben ci sta!! Rimanendo in ambito grafico: come avete fatto a entrare in contatto con Winston Smith? Ma, soprattutto, dato che conoscerlo è facile - come avete fatto a convincerlo a lavorare con voi? Lo pagate molto? Ho conosciuto Winston a Firenze nel corso di una sua esposizione durante un concerto di Lydia Lunch. Siamo entrati subito in sintonia. Per me è stato come conoscere un mito della mia adolescenza. Poi sono stato a trovarlo a San Franciso un paio di volte. E’ buffo, perché la prima volta mi è venuto a prendere all’appuntamento in auto e mi ha detto: “stasera vado ad una festa coi miei amici, ti va di venire?” io ho detto di sì, e poi mi sono ritrovato a bere fianco a fianco con Biafra e compagnia bella... Il fatto di avere un ottimo rapporto e delle affinità con Winston ci ha permesso di ottenere il suo aiuto a costi molto bassi. Naturalmente è col suo lavoro che Winston paga l’affitto ogni mese, e quindi qualcosa abbiamo dovuto pargare per le copertine, ma non più di quanto ci avrebbe chiesto un semplice grafico qui in Italia. Voi curate molto tutte le vostre copertine. E’ una domanda che ho fatto anche agli Hormonas... Quanta importanza date Vediamo se cogli al volo il collegamento all’estetica e all’immagine? Ci tenete Lydia Lunch - Richard Kern… Vuoi che ti faccia una videocassetta con i molto ai cliché? Dato che anche la copertina fa parte del disco, credo sia giusto dare anche a questa una attenzione. Personalmente ho sempre apprezzato le belle copertine. Eppoi mi piace associare l’aspetto grafico al gruppo che ascolto: a volte capisci il contenuto di un disco proprio dalla copertina. Di cliché purtroppo ce ne sono tanti in giro, credo che non valga la pena parlarne. film di Kern? Mi stai chiedendo se è nato prima l’uovo o la gallina? Prima di approdare all’Ammonia avete lavorato con etichette d.i.y come E, nel vostro caso, nasce prima l’amore per il garage surf o prima la passione per i sixties in generale? 14 Che film hai di Kern? E libri? Cristo, ha fatto una mostra a Milano e io me la sono persa, l’ho scoperto il giorno dopo... Ho una videocassetta originale con dei corti (in questi c’è anche Lydia Lunch) e altra roba doppiatami da un amico (dovrei controllare e al momento ho le videocassette in disordine). Di libri non ne ho, ma li ho avuti praticamente tutti tra le mani sino all’anno scorso (lavoravo in una libreria specializzata in libri fotografici, erotici, weird, ecc). Bad Man, Pure Vinil, Mad Driver... Che differenze avete trovato tra il lurido mondo punk e quello patinato della vostra attuale etichetta? Beh, la Ammonia ancora non mi è sembrata così patinata come dici, magari siamo in mezzo a gruppi con cui non siamo particolarmente in linea come attitudine e linea musicale, ma del resto gli interessi dell’etichetta sono praticamente a 360 gradi. Per il momento stiamo avendo un buon supporto. Il fatto che si siano interessati a noi forse dimostra che non siano esclusivamente interessati alle vendite e all’immagine.Con Greg e Gerhard, rispettivamente della Bad Man e della Pure Vinyl, ci siamo trovati bene, Gerhard mi ha anche mandato una e-mail quando ha saputo dell’accordo con la Ammonia per complimentarsi. Col Goti della Mad Driver, come sai, abbiamo fatto uscire i nostri primi due dischi, e anche “Fasten Seat Belt” probabilmente l’avremmo fatto uscire per la sua etichetta, ma due anni fa, quando è uscito “Space Age Traffic Jam”, ci ha fatto sapere che non voleva più far dischi, quindi ci siamo guardati in giro e a tiro c’era la Ammonia che proprio in quel momento si voleva allargare al punk rock’n’roll. Peawees e Hormonauts non mi sembrano gruppi da etichetta rileccata, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Comunque alla Ammonia siamo solo gli ultimi arrivati, ed è presto per dare un giudizio approfondito. Avete fatto un tour con Peawees e Stp. Parlatemi un pò di queste due band, pettegolezzi sempre ben accetti... Ci siamo trovati sempre bene con loro e i problemi che abbiamo avuto nel tour mai sono stati legati al comportamento dei gruppi. Ognuno ha fatto la sua parte, senza cercare di far da protagonista della serata. Per motivi di cambio palco - e non di rivalità tra i gruppi - abbiamo quasi sempre dovuto aprire i concerti, ci è dispiaciuto, perché qualcuno del pubblico magari arrivava al locale più tardi e ci diceva il solito “No! avete già suonato?”. Sono cose che succedono quando fai un tour in tre gruppi, è chiaro che qualcuno a volte suona ad ore sconvenienti. Non ho pettegolezzi da raccontarti, non abbiamo mai avuto problemi, né scazzi. Pensa che i Peawees ci hanno sempre messo a disposizione la loro batteria ed il loro ampli da basso. Ti posso garantire che se le cose andassero con gli altri gruppi con cui ti capita di suoanre nella stessa serata come sono andate con Stp e Peawees ci farei la firma. Se non foste i GooGooBombos quale gruppo italiano vorreste essere? I Killer Klown, senza alcuna ombra di dubbio. Cazzo, “Ciulai” dei KK dovrebbe essere l’inno dei prossimi mondiali di calcio... Mmmmh, interessante, a Fausto e a Piera farei anche presentare una trasmissione dove si parla di calcio, secondo me sarebbero dei grandissimi a spaccare il culo a quelle faccedimerda che parlano solo di pallone. A settembre scorso, su Hey Hey Punk Rockers Forum, si è scatenato un putiferio contro l’Ammonia. Che ne Qual’è la cosa peggiore (tour, disco, pensate delle solite critiche rivolte a quello che vi pare) che avete fatto come questa label? Ray Daytona & the GooGooBombos? Oh, cavolo, devo ammettere che non so niente di tutto questo! Io non parteciopo a nessun forum, non ho neppure la tv a casa ed il computer lo uso solo per lavoro. Beh, diciamo che ripeto quello che ho detto prima, salvo cose di cui non sono al corrente...... Non mi vengono in mente cose di cui dobbiamo vergognarci... Abbiamo fatto un po’ di cazzate, ma niente di eccessivamente grave, almeno credo... Anche come dischi, sebbene qualcuno sia venuto meno riuscito per motivi di budget, più o meno ci piacciono ancora tutti. Insomma per concludere: al momento non ci pentiamo di niente. comprano ‘a colonna sonora e ai diggei che la mettonon nee discoteghe, così posso continuà a fa’ musica de mmerda senza preoccupamme della pensione”. Ma con un titolo così lungo non avrei venduto una copia del disco! L’italiano medio si merita Rolling Stone, Ligabue, ecc. Certo che avere giornali come Hitlist e Juxtapoz sarebbe fichissimo. Però ancora tutto non è perduto: forza ragazzacci che avete una fanzine, datevi da fare e cercate di SEGUE A PAGINA 17 Torniamo al surf. Com’è che decidete i titoli dei pezzi strumentali? Se voi aveste scritto “Miserlou” come l’avreste Secondo voi, onestamente, l’Italia ha chiamata per esempio? bisogno di riviste/fanzine come Hitlist Ogni titolo ha una storia a sé, difficile o Juxtapoz? Oppure l’Italiano si merita rispondere in poche battute. Se avessi Rolling Stone, Rumore e se gli va bene scritto “Misirlou” l’avrei chiamata “Ho fatto Bam o Oriental Beat? Insomma, a me ‘sto pezzo brutto, mo’ aspetto trent’anni, piacerebbe chiudere la mia fanzine e che Tarantino ce faccia un firm e che dovento mettere su qualcosa di più grosso, ma ricco grazie a tutti gli stronzoni che se ho bisogno di incentivi morali! 15 e s u o h l l o D Quattro ragazzetti svedesi alle prese con la rivoluzione degli Mc5. I Dollhouse sono gli Mc5 del 2004, stessa carica soul, stesso animo rock and roll. Tra plagio e religiosa devozione. Quest’intervista è stata improvvisata il 10 febbraio al Tempio di Broni, da qualche parte nelle campagne pavesi. Non avevo una scaletta delle domande, non c’era un registratore, non mi era mai capitato di dover appuntare le risposte su un blocchetto… Ferrarese mi ha detto che sembravo un cameriere. Mettete pure a tavola il mio pessimo inglese… Brothers and sisters, i Dollhouse. Ma cos’è questa storia della Levi’s e degli Mc5? La band ha venduto il logo? No, la Levi’s ha prodotto una linea limitata di vestiti con il logo degli Mc5… Sempre e influenze? solo Mc5. Avete altre Miles Davis, Stooges, James Brown, Mc5 e Britney Spears… Ma cosa ne pensate dell’attuale scena punk? Vi piacciono i Backyard Babies, i Diamond Dogs? Non ci piace, non ci interessa. In linea di massima ascoltiamo solo dischi prodotti prima del 1973! I Backyard Babies sono una band di plastica… Fanno schifo. I Diamond Dogs invece sono fighi da vedere dal vivo perché sono una big-band, sono in nove sul palco! Ma non ci fanno impazzire… Quanti anni avete? In media 24… Cosa avete prodotto fin’ora? Un 7” abbastanza raro per la Puresome Rec, un’etichetta di un nostro amico. Siete fissati con la scena di Detroit e venite dalla Svezia degli Hellacopters… Noi non vogliamo rifare semplicemente la musica dei 70s, la reinterpretiamo a modo nostro. In Svezia manca qualcosa; vogliamo riempire questo gap che separa gli Stooges dagli Hellacopters! Paolo mi ha detto che avete venduto Conoscete i Trash Brats di Detroit? No… Non li abbiamo mai sentiti… tutto per comprare il furgone... Male, molto male! Che cover suonate dal E’ vero, per fare questo tour. So che siete stati a Los Angeles. Non vivo? James Brown, BB King, Mc5… credo ci siate andati in furgone… No! Abbiamo fatto tre date lì, due da Tu Cris hai una t-shirt di Wayne Kramer. headliner. E abbiamo lavorato al nuovo disco Ti piacciono i suoi lavori da solista? con Michael Davis degli Mc5. Lo abbiamo conosciuto tramite sua moglie, Angela, che è la nostra manager. 16 No, non tanto. Ho solo un suo disco… Ma lui è un figo, è Wayne Kramer! Di queste tshirt ne ho tante perchè le ho gratis, me le regalano! Che mi dite dell’Italia? In Italia tutto è bello, tranne Paolo! (Paolo di Get Smart! è stato il loro tour manager e Santo Protettore, ndB). L’Italia è bellissima, soprattutto per le ragazze… Ok. A voi svedesi piacciono le italiane, a noi le svedesi. Facciamo cambio! Le ragazze svedesi sono belle solo d’estate, durante l’inverno si coprono troppo! (Da qui in poi lasciamo la cena e ci spostiamo su un tavolino più tranquillo. Non c’è più Ferrarese e io vado avanti in free-style totale…) Gli Mc5 erano legati alle Pantere Nere. Vi interessa il clima di quel periodo, la politica? Recentemente abbiamo letto un libro di Sinclair (John Sinclair era la guida spirituale degli Mc5, ndB): tutto girava intorno agli acidi, era una questione mentale, non politica! A noi non frega niente della politica, ma andiamo a votare comunque… Parlatemi un po’ della Svezia. Perché secondo voi ci sono così tante black metal band? Perché in Svezia ti puoi vestire come vuoi e nessuno ti dice niente! Poi se vuoi fare incazzare mamma e papà il massimo è fare il satanista! Indubbiamente Satana è più figo di Gesù… Inoltre in Svezia abbiamo anche un sacco di greasers intrippati con Elvis Presley e gli hot-rods… Fa buio molto presto da voi, non sapete cosa fare e allora suonate. E’ davvero questo il motivo per cui ci sono così tante band nel nord-Europa? Hai ragione, da noi è sempre inverno! Conta che le sale prove sono gratis… O fai sport, giochi a pallone, oppure diventi un musicista! Noi come sportivi non siamo il massimo… Ci piace il wrestling femminile nel fango! Voi utilizzate strumenti vintage? Sì, vecchi Marshall, una Rickenbacker del 65… Sono importanti per ottenere un certo tipo di suono. Il brutto di molte band svedesi è che hanno un suono “nuovo”, troppo attuale! Conta molto anche la produzione però. Ora cosa fate? Tornate a casa? Sì, il tour è finito, dovevamo suonare in Germania ma la data al Wild at Heart di Berlino è saltata. Considerazioni finali? RAY DAYTONA SEGUE DA PAGINA 15 fare il vostro lavoro sempre meglio, qualcuno che apprezza i vostri sforzi c’è!!!! Ma dovete muovere il culo, usare il cervello, e cercare di essere puntuali con le uscite. Gli argomenti non mancano, forse neppure il pubblico. In questi giorni c’è Sanremo. Lo state seguendo? Ma, soprattutto, a Mantova stanno facendo una sorta di contro Festival... Che è più vecchio e grigio di quello ligure... Fatemi l’elenco delle 12 band che vorreste in gara nella prima edizione del Sanremo Rock and Roll Italiano Festival. Arghhhhh! Quando ho saputo del Cotrofestival di Sanremo ho pensato anche io che si trattasse solo di gente invidiosa che in realtà voleva soltanto essere al festival ufficiale. E’ atroce: eppoi molti dei gruppi che aderiscono a questo controfestival sono gruppi che già hanno fatto Sanremo nelle edizioni precedenti. Insomma gente che il culo lo ha già venduto da anni, altro che integrità artistica!!! Quelli hanno il culo più rotto di una checca di sessantanni. E allora che fare? Organizzare il Contro-Contro Festival? Magari con Killer Klown, Hormonas, Peawees, Gallara, Pin Pals, Los Dragos, molti altri, e anche Ray Daytona, sempre se ci accettano… Chi è che si offre di organizzarlo? E quanto si paga per partecipare? Devo avere uno zio onorevole per piazzarmi tra i primi quattro? Ragazzi, a meno che non mi vengano idee geniali all’ultimo minuto, l’intervista è finita. Prima di andare in pace, se avete qualcosa da pubblicizzare fatelo... Bene, andiamo in pace, non prima di aver mangiato un po’ del Corpo di Cristo, è così buono che non riesco a farne a meno ogni domenica mattina!!! Speriamo che la Debbie ci faccia tornare… 17 s p i L y t u o P I POUTY LIPS sono cinque gay prostituti rubati alla strada, che soddisfano i loro umidi vizietti suonando un putrido rock’n roll che ammicca al glam più 70s e bocchinaro, a cavallo tra la trash scene di NY e il Junk Shop Glam, come lo ama definire il Dolce Mauro. Sedetevi comodi, sbottonatevi i pantaloni e godetevi l’intervista… E magari fate un salto sul loro sito www.poutylips.biz, ma prima pulitevi quelle cazzo di mani!! Di Simone Deadend Parato Yo Sweet, incominciamo a presentare la tua band ai lettori di Oriental Beat.. ...Siamo in cinque : SweetMauro - voce, Danny Boy - guitars, Max Milian -guitars, Toyo - bass, Icy Ivo - drums. Ricordo che era un periodaccio per lui. Cosa avete fatto uscire fin’ora? Avete già in cantiere pezzi nuovi per la prossima uscita? Fino ad oggi siamo entrati in studio 4 volte. La prima volta è stata per registrare un full lenght cd di 11 pezzi, ma tutto è andato a puttane perchè il nostro produttore, che ci metteva pure i soldi, è stato vittima di un incidente stradale che l’ha costretto a modificare non poco il suo stile di vita... Non so come stia adesso... spero bene! Poi abbiamo registrato “Trash Me”, che però è stato penalizzato da un mixaggio di merda, non posso ascoltarlo o mi viene il nervoso. Abbiamo poi registrato ancora nel 2003 tre pezzi, che fanno parte del nostro ultimo promo e sempre l’anno scorso abbiamo ri-registrato e remixato “Sfregiami” per migliorarla in vista del videoclip. Pezzi in cantiere ne abbiamo una valanga, però di registrare demo ci siamo rotti le palle, ma nello stesso tempo non voglio che vadano persi... Vedremo. Se non erro sarete presto coinvolti in un tributo agli Hollywood Brats... Spero... Questi due mesi sono stai un po’ inattivi a livello di prove a causa di un’operazione che a subito Ivo alla spalla... e che lo constringe ad un riposo forzato. E’ noto che hai cooptato i membri della tua band in galera o mentre si prostituivano nei vicoli... Parliamo un “I wanna dangle up your feet”... Anche po’ di loro! a me piacciono molto i piedi femmili (e Mah, forse a prostituirsi non ci sono mai tutti i giochetti che ci puoi fare)... Ti fa arrivati, comunque due di loro (non dico il soffrire questa passione, eh? nome per la privacy e non ho neanche voglia o tempo di chiamarli per chieder loro se posso nominarli) mi ricordo di averli convinti a suonare tempo fa, prima che finissimo nella stessa band, quando nei vicoli ci dormivano o passavano il tempo a drogarsi per bene e bere. In ogni caso Max suonava già il basso con la mia precedente band, Toyo ha suonato in qualche gruppo punk rock di Vercelli e Icy Ivo ha fatto un po’ di tutto prima che approdasse sotto la mia ala protettiva... 18 Soffro tantissimo soprattutto d’esate quando le ragazze indossano le scarpe aperte coi tacchi, è l’insieme scarpa-piede-taccosmalto che mi fa uscire fuori di senno... Sono feticista perso, quando queste quattro cose raggiungono un equilibrio perfetto tra di loro divento l’uomo più vulnerabile e allo stesso tempo pericoloso che puoi avere intorno. Il bello è che è una cosa che ho maturato di sentire fin dall’infanzia, mi ricordo che mi capitava di essere stranamente scosso dalla visione di piedi femminili che giudicavo piacevoli alla vista quando ancora non ero consapevole di essere un feticista, o quando ancora l’idea di sesso in sè era lontana dai miei pensieri... Perciò mi ritrovavo ad annusare le scarpe di mia cugina di nascosto senza sapere il perchè... O a camminare a quattro zampe in spiaggia lungo le sedio sdraio... Tanto ero piccolo e potevo farlo... Cazzo mi fregava! Visto che siamo in argomento, consigliaci un bel feet movie... Qual è secondo te l’attrice più... in gamba? Mah, guarda, ti dirò, molti feet.movies in circolazione ti fanno vedere ragazze che indossano la classica scarpa con zeppa da film porno che io detesto... Preferisco di gran lunga il buon gusto nell’indossare calzature di classe da parte delle ragazze che incontri per strada o nei clubs. Tempo fa avete girato un video, come andata? Ci racconti un po’ il contenuto del video? Sì, abbiamo registrato il tutto in un night club, utilizzando il palco, i priveé e la pista... Mi ricordo che ero tesissimo, il tempo a disposizione era poco, i soldi non parliamone, fortunatamente siamo riusciti a far tutto quanto nei limiti prestabiliti... In fin dei conti mi sono divertito al momento delle riprese... Io avevo ingurgitato qualsiasi cosa, non mi ricordo molto, solo che giravano fiumi di alcool per tenere buone le comparse, una volta che avevo organizzato tutto da solo praticamente e i figuranti erano arrivati, i ragazzi con la telecamera pure, la protagonista anche, mi sono lasciato andare per ammazzare tutti i sensi di responsabilità che mi avevano fatto impazzire fino a 5 minuti prima... Che poi alla fine se avessimo avuto solo dei soldi in più tutto sarebbe stato più rilassato! Sostanzialmente c’è questa ragazza che sogna di trovarsi ad un nostro concerto che degenera in una mezza orgia, avevamo un sacco di idee comunque, riprese esterne e altre cose che non abbiamo potuto realizzare. Pouty Lips... Cosa volete provocare nel pubblico? Cosa cerchi di trasmettere con le tue canzoni e modo di essere? Io voglio solo far vedere alla gente quello che vorrei vedere io ad un concerto rock... Però adesso che lo faccio sono geloso di questo e se mai vedessi qualcuno che fa le mie stesse cose mi incazzerei. Con le mie canzoni cerco di esprimere tormenti, alla fine tutti dicono che vogliono esprimere emozioni, secondo me le emozioni appena dopo che ti hanno pervaso si trasformano in tormenti... Io voglio sputarti in faccia quei tormenti... Non sono sicuro di riuscirci sempre ma ci provo. Sullo stage vi limonate e strizzate i capezzoli, fa parte dello spettacolo oppure vi piace proprio, eh? Mah... Ci viene da far così... Penso di non essermi mai messo a costruire uno show a tavolino... Cosa che forse dovrei fare a volte per perfezionare l’insieme... Perciò ci piace, ci viene naturale. Lo sai che l’altro giorno i miei informatori hanno visto il tuo batterista a Striscia la Notizia... ehm... Ah ah... Me l’hanno detto... Purtroppo ero in giro a bere in quel momento. Sei stato mio compagno di bagordi allo scorso Serie-Z... Hai in mente qualche aneddoto che ho dimenticato nel mio report? 5 giorni favolosi, clima stupendo, i prorompenti seni delle spagnole, pubblico del festival mooolto rock... Ricordo con piacere la sbronza della prima sera e i vecchiacci bavosi eccitati alla nostra vista, gente che passava joint senza neanche che glielo chiedessi, Dan Baird, i Twisted Sisters e il terribile cibo spagnolo... Quest’estate hai visto i Rolling Stones che so che adori... Impressioni? A dir la verità mi ero ripromesso, dopo i precedenti show annullati, che se sarebbero tornati in Italia non sarei andato a vederli per paura di trovarmi di fronte delle barzellette viventi... Alla fine non ho resistito e ci sono andato e mi sono dovuto ricredere... Uno show perfetto, ero a bocca aperta, le ragazze erano tutte eccitate per Jagger... Molto bello!!! Se Basetta andasse al potere, cosa vorresti vedere realizzato? Allora... Il divieto per le ragazze di indossare quei sandalacci di gomma estivi, niente più pantagonna, poi gli chiederei di far marcire in galera i medici degli ospedali che se ne sbattono le palle e fanno morire la gente... Gli chiederei pure di abbattere quelli che ti fermano per strada per venderti le penne e i profumi... Ma questa domanda è troppo difficile... Ogni giorno trovo qualcosa di nuovo che odio o che posso amare in qualche modo. La maggior parte del pubblico glam è metallara e spera in un ritorno degli anni 80... Vuoi mandarli tu a quel paese? Andate a quel paese... Ma poi alla fine lasciali lì... Non li odio come altre categorie di persone, ma mi aiutano comunque a sentirmi migliore. Io adoro Capitan Harlock... Tu hai qualche eroe, non necessariamente un personaggio musicale? Uh sì, rimanendo in campo fumettistico adoro Felix The Cat, Andrea Pazienza, Betty Boop... Per variare Aristide Massacesi, Andrew Blake, Warhol, Gaudì, Picasso, Dalì, 19 Bruegel, poi mi sono sempre piaciute le raffigurazioni di S.Sebastiano, dicono che faccia parte dell’iconografia gay... Mah... Poi Danny Deen, Schiele, HR Giger e un sacco di altra gente... Anche per questa domanda vedi la mia conclusione due risposte fa. Un marocchino rock n roll suona alla porta... cosa immagini abbia in serbo per te? soprattutto a livello di affinità, in ogni caso pare sappia suonare di tutto. Mi ha poi detto di aver visto un Chris Spedding visivamente ingrassato alle prese con la reunion dei Roxy Music, quasi a farmi voler vedere come invece lui sia in perfetta forma. Che dischi hai ascoltato mentre rispondevi a queste domande? Recentemente qual Hai/Avete altri progetti musicali? Ti è il disco che ti spinge a toccarti? piacerebbe suonare qualcosa di diverso Ho ascoltato un po’ di Junk Shop Glam dei 70’s, roba come Soho Jets, Rats, Buzz e dai Pouty Lips? Erba e vinili rubati! Sì... Mi piacerebbe suonare in un duo acustico, oppure suonare la chitarra in un gruppo assolutamente fuori dai canoni con elementi improbabili, dove poter mischiare un po’ di tutto, dal bubblegum pop più diabetico al blues allo psycho-billy... Ci stavo riuscendo in passato ma come al solito l’affidabilità di certe persone è paragonabile a quella del cazzo di un cocainomane perso. Hector... Poi gli Hormonauts e i Taxi Boys. Cosa mi fa toccare ultimamente? Ehehe... Sono stato giusto sabato al concerto degli Hormonauts e devo dire che ero parecchio stimolato, ho avuto uno scambio di toccate decisamente “hot”!!!! Uh... Mai mi sarei immaginato di vedere i Vibrators a Vercelli, mi sono divertito parecchio a vederli on-stage e a sentire le canzoni che mi facevano impazzire anni fa. Knox mi ha parlato degli Hanoi Rocks con cui ha registrato un album a nome Fallen Angels e del quale è autore dell’artwork “I’m proud of it” mi ha detto....Poi gli ho chiesto di Darrell Bath, che mi ha detto essere forse il miglior chitarrista con cui abbia mai lavorato, fregato più di tanto. Di cosa non riesci a fare proprio a meno? Alcool, dischi, la mia harmonica e i vestiti. chitarra, la mia Avete recentemente suonato di spalla ai Ultima domanda idiota: hai un numero Vibrators... Come è andata? Cosa ti ha preferito? No... Mi piaceva il 3 però non me ne è mai raccontato Knox? 20 Ok, puoi salutare chi vuoi... E adesso che ne dici se andiamo a mangiarci un paio di tortillas? Saluto Larry che so essere solito a leggere Oriental Beat, poi tutte le persone che mi sono vicine in OGNI situazione e quelle a cui fa piacere a me starci, saluto Basetta e tutta Oriental Beat. Tortillas ne riuscirei a mangiare al massimo mezza... Poi il baratro! s e g n a M Respect the rock. Siamo in macchina con Matteo, ci sta portando alle Cinque Terre. Passando dalle vie di Spezia vediamo una scritta “Straight Edge” sul muro e cominciamo a parlarne… Gli inquisitori siamo io, Claudio e il Formenti. Qual è il tuo gruppo hardcore preferito? Parlando di adesso, degli anni 90, sicuramente gli Avail… Dei vecchi gli Uniform Choice, un album solo però. Quel vinile mi ha folgorato. Ora dicci qualcosa dei Queers… All’inizio pensavo di trovarli un po’ arrugginiti. Joe prima del tour non si faceva sentire, ho pensato “non avrà mica voglia…”. Grande chitarrista, una voce della madonna. Lui era la mente dei Queers. Ho trovato una persona tranquilla e rilassata, nonostante i 47 anni. Sul palco dava sempre il meglio. Adesso come adesso uno li guarda e pensa “belin, i Queers…”, sono tutte hit! Sparate una dopo l’altra. Impressione proprio positiva. Il batterista era un bravo fante, suonava nei Beautys che francamente neanche conosco. Il bassista era la mente dei Teen Idols, quello che scriveva le canzoni… Su una panchina davanti alla Skaletta faccio qualche domanda a Massi. Mi interessa il tour. Italia-Germania, Italia-Danimarca… In Italia si suona spesso in posti grossi, mezzi vuoti, dove i suoni fanno cagare. Locali del genere con mille spie sul palco non vanno bene per i concerti punk rock, noi vogliamo il suono degli amplificatori e basta! Germania sempre bellissimo. In Danimarca non ci eravamo mai stati, abbiamo suonato a Christiania. E’ una sorta di comune, veramente bello. A Berlino abbiamo suonato al Wild At Heart coi Queers e con gli Holy Racket, una band punk 77 inglese… Con Joe King come è andata? Joe ha i suoi alti e bassi, ma è una favola. Anche lui prendeva sempre in giro Caredda. Caredda all’inizio del tour è stato soprannominato “Jimbo” e così ogni tre canzoni Joe dedicava un pezzo a Jimbo oppure infilava Jimbo nelle canzoni… (qui ho cominciato a pensare a canzoni tipo: “Jimbo is a punk”, “Jimbo finally has tits”, “Jimbo is a wimp”…, ndB) Ma la gente veniva per voi o per i Queers? Per i Manges! Ovvio che la maggior parte della gente veniva per i Queers… Però c’erano anche tante persone che avevano la nostra maglietta e conoscevano le nostre canzoni. Come va invece con l’Ammonia? E’ partito tutto come una collaborazione. Uscito lo split coi Queers e presto sarà fuori la nuova versione di “Rocket To You” con una decina di canzoni diverse e una differente grafica, all’interno un collage di foto e in copertina non più il disegno di Merinuk bensì una nostra fotografia… Kappa è un tipo ok, ha la giusta attitudine. Ma farete un po’ di promozione come si deve? Andrete in TV? A noi ste cose non piacciono… Abbiamo il videoclip di “Blame Game”, ma altro no; noi non siamo tipi da televisione. Non siamo come gli Shandon con Olly che se la sa cavare in ogni situazione. Disco nuovo? State preparando nuove canzoni? Sì qualche canzone nuova la stiamo preparando, vorremmo registrare per l’estate. Abbiamo già un 45 giri in testa da fare uscire per l’Outsider! A questo punto, il bancone della Skaletta diventa peggio del salotto di Bruno Vespa. Parto chiedendo a Manuel della posizione politica di Johnny Ramone, riferendomi alla diatriba Punkvoter vs. Conservativepunk, e 21 non scriveva le canzoni. Secondo me è una stronzata, ho sempre pensato che E’ sempre stato di destra, pro-Reagan. Per i Ramones siano stati in piedi 25 anni quanto riguarda il nazismo scherzava… proprio grazie a Johnny. Tu che dici? il discorso si anima… Allora, Johnny è fascista? Comunque se è fascista sono cazzi suoi. Johnny ogni tanto parla male degli altri Ramones… Sì, da sempre. Si sono sempre parlati dietro, prima e anche dopo lo scioglimento. C’è stata anche una telefonata stratosferica tra Johnny e Marky al Jerry Springer Show, solite cazzate… Riassumo a Manuel, Matteo e Federica la storia di Conservativepunk e scoppia il battibecco! Per me un presidente democratico avrebbe risposto all’11 settembre esattamente come ha fatto Bush, quindi fare una campagna against-Bush e pro-democratici come quella iniziata da Fat Mike è ridicolo. Nonostante le politiche estere degli USA siano delle porcate colossali, il terrorismo islamico non c’entra nulla con lo sfruttamento del mondo da parte dell’occidente e gli USA, se avessero saputo/potuto, avrebbero volentieri fatto a meno dell’abbattimento delle Twin Towers. Credo che il vero problema oggi sia il fondamentalismo islamico, per intenderci: l’estremismo religioso come ideologia. Questo, spero sia chiaro, non significa che tutti i musulmani sono degli esaltati pronti a farsi esplodere in piazza a Limbiate. I tre rockers di Spezia mi fanno a pezzetti e il momento più bello è quando Manuel, parlando del Mullah Omar, spara: “lo sguercio se lo sono fatti scappare, è fuggito con il Ciao!”. Grande Cossu! Su un numero di Rolling Stone (931, 18 settembre 2003) è uscita una classifica dei 100 chitarristi più importanti della storia del rock; bene Johnny figura al sedicesimo posto come inventore della chitarra punk rock! Non all’ottantesimo o al cinquantesimo, ma al sedicesimo prima di grandissimi del calibro di Dick Dale o Bo Diddley! Quindi Johnny riveste un ruolo già altissimo a livello storico. Per quanto riguarda i Ramones è stato tutt’altro che personaggio secondario. E’ vero che ha scritto pochi pezzi, ma ha mantenuto fissa l’immagine dei Ramones alla quale siamo tutti affezionati: chiodo/caschetto/jeans. Figurati che la copertina di “End Of The Century” non gli piace solo perché sono senza giubbotto di pelle. Dare a Johnny del personaggio secondario solo perché non scriveva i pezzi è veramente da incompetenti. Pensa alla lungimiranza di quest’uomo: all’uscita del primo album avevano già tutti i pezzi anche di “Leave Home” e “Rocket To Russia”, ma Johnny ha insistito a volerli fare uscire nel corso di tre album per non fare un super disco debutto con tutte le potenziali hit e fare uscire gli altri due con i pezzi un po’ più deboli (anche se secondo me pezzi deboli dei Ramones non esistono!). Johnny in secondo piano solo perché non scriveva le canzoni? Come dire che nell’Italia campione del mondo Gentile era in secondo piano perché non faceva goal! Sì, però prendeva a calci in culo Maradona. Quindi fanculo i Bad Religion e fanculo i dibattiti su internet. Per me i Ramones sono il riassunto di 50 anni di rock and roll. Per te cosa Allora, ricominciamo da dove ci siamo rappresentano? lasciati: Johnny Ramone è fascista? Il futuro del rock and roll. Oppure un semplice repubblicano? Se Veniamo a voi, ai Manges… Siete in giro da non sbaglio, sullo speciale Metallik KO 11 anni: il punk rock italiano è cambiato dedicato a Joey, qualcuno ha detto che in meglio o in peggio? Apparentemente è una domanda stupida, ma le cose sono Johnny è nazista… Vedi in Europa i tipi come Johnny tutto cambiate sul serio. I gruppi suonano Reagan, Elvis, baseball e amor di patria meglio, i dischi sono prodotti meglio, ma possono essere indicati in tre modi: fascisti, un certo spirito punk va scomparendo. repubblicani (con tutto il discorso della Non ci sono più fanzine, non si fanno più differenza tra destra americana e destra sette pollici, a Milano i posti per suonare di casa nostra) o semplicemente americani non esistono oppure fanno schifo… Ed ecco che per posta, non e-mail, intervisto con calma Manuel. medi. Per quanto mi riguarda, con tutti i miei limiti da fanatico, Johnny Ramone è solo il chitarrista dei Ramones. Molta gente, da alcuni pirla sul forum HHPR ai Bad Religion su Mtv, mettono Johnny in secondo piano solo perché 22 Ma non ti so dire se meglio o peggio, personalmente preferisco sette pollici e fanze di carta (fatte con un certo stile). Se i gruppi suonano meglio penso sia positivo anche se apprezzo di più lo stile che la tecnica. E per quanto riguarda i posti per suonare è tutta una questione di sacrifici. Noi della Skaletta è dieci anni che ci sbattiamo, non ci siamo mai fermati di fronte ai mille problemi che sono arrivati nel corso degli anni… Poi magari la gente viene il sabato e ti dice “siete fortunati a Spezia ad avere un posto così!”. Fortunati un cazzo. Non è stata la fortuna, ma il sacrificio. Ci siamo fottuti la salute per mantenere viva la Skaletta nel corso degli anni! Too tough to die! Un saluto a tutti i locals. fino all`ultimo album e ovviamente nel 98 non avrei neppure sognato cose del genere per i Manges. Non so quanto posso avere in comune con Joe, sicuramente certe abitudini da vecchietto, il che non mi fa molto onore! In ogni caso, sono molto felice dell`intesa che c`e`stata tra i membri di entrambi i gruppi e con Joe sono andato molto d`accordo. tutto dopo due concerti. Andammo avanti per un po’ in tre e poi venne Hervé che restò con noi un anno registrando la prima demo e il primo sette pollici split (coi Boyz Nex’ Door, ndB). Hervé se ne andò principalmente per motivi musicali, era interessato ad altre cose e così mise su i Peawees. Fu allora che conoscemmo Max, personaggio al quale sono ancora molto legato. Max ha suonato con noi fino a quando gli è stato possibile far coincidere gruppo e famiglia. Quando la cosa diventò troppo pesante se ne andò. E qui entra in gioco Matteo. A differenza di Manuel, che scrive molti testi con me, io scrivo canzoni molto legate alle mie esperienze dirette. Se la sua genialità partorisce la “mitologia” Manges fatta di scimmie incazzate e soldati mercenari, dandomi spunti o intere canzoni su cui lavorare, io tendo a essere più legato alla realtà. Scrivo con facilità di amore, ragazze, scena punk, Hawaii etc e tendo ad essere un po` piu` introspettivo… E cerco di inserire sia nei miei testi che nella stesura definitiva di quelli che scrive Manuel una certa dose di ironia “cartoonesca”. Vorrei aggiungere che comunque i Manges bocciano molte delle cose che scrivo e che se avessi carta bianca il gruppo suonerebbe orribilmente piu` pop e zuccheroso. Di questo devo dare atto ai ragazzi… E’ il gruppo nel suo insieme che ha quello stile e non contano nulla le capacità che ho di scrivere musica. Vedi i Danny`s Wednesday, quando ci suonavo, ho fatto quello che ho voluto e alla fine il gruppo non sapeva di un cazzo, anche se alcune delle canzoni secondo me erano molto belle. Ma nei Manges anche chi non scrive conta molto. Quando faccio sentire le mie idee agli altri mi viene detto spesso “non è male… mettila nel tuo disco solista”. Forse un giorno mi piacerebbe davvero provare a vedere cosa tiro fuori decidendo tutto io! Ma non è una priorità… Ho imparato a suonare insieme a Mass e Manuel e per me è normale confrontarmi con loro. La loro opinione conta molto per me. Facciamo una lezione di storia per i più giovani: non tutti sanno che Hervé dei Peawees era uno di voi… Perché se ne andò? Poi è arrivato Arnozzo, sostituito Lasciamo da parte Joe e i Queers ora, recentemente (bé, ormai un po’ di anni!) tanto ne parlano già sia Massi che da Matteo… Racconta! Matteo… Parlami dei tuoi testi. A che ti Il nucleo storico dei Manges nasce nel 1993 con ispiri? Come li scrivi? Si può dire che sei me, Massi, Andrea e una tipa che abbandonò un vero song-writer? Oltre a essere la spina dorsale della band, tu scrivi anche i testi. Da dove ti vengono le idee per canzoni che parlano di scimmie e soldati? Ognuno a suo modo è la spina dorsale del gruppo. Massi per una cosa, Andrea per un’altra e così via. Anche i testi non li scrivo solo io, diciamo che li divido con Andrea. Le idee mi vengono guardando le foto dei Ramones, guardando film e leggendo libri. Quindi soldati, sbirri tossici, tipi con l’inferno dentro: la poesia degli spaccaossa. Per le scimmie il merito va ai Ramones: la copertina di “Animal Boy” o la copertina del bootleg “Paco Ramone Pour Homme” mi entusiasmano da sempre. Tanto per concludere in bellezza: sei andato a sentire Marky Parrucchino questa settimana? Certamente e l’ho trovato in grande forma: braccio fermo e polso a mille all’ora. Grande stile! Sei attaccato a tutte le vostre uscite discografiche o c’è qualcosa che rinneghi o che comunque faresti oggi in modo Ora tocca a Caredda, via mail… Allora Jimbo, sul numero 3 di Gabba diverso? Io credo che alcuni vecchi pezzi Gabba Hey del 1998, riferendoti a Joe siano tutt’ora all’altezza della vostra King, dici “lo posso considerare un mito, fama; voglio dire, i Manges sono sempre per quanto possa avere un concetto di stati i Manges. Penso a “Oh Mary” o mito. Leggo i testi e sento qualcosa in “Bop Bop Bop” e dico “diocccane che comune…”. Ora ci hai fatto un disco e canzoni!”… un tour insieme. L’avresti mai detto? E, Guarda che io sono molto critico nei confronti soprattutto, avete qualcosa in comune dei Manges. Ci sono molte cose che non mi piacciono. Cancellerei i primi singoli e farei o no? Eh eh ok l`ho detto io. Non nego di essere sempre stato un fan dei Queers e non ne faccio mistero neanche adesso. Ho continuato a comprare e godermi i loro dischi iniziare il gruppo dal 1997. L`unica uscita di cui sono pienamente soddisfatto è lo split coi Queers. Anche se ascolto la raccolta nuova “93-03”, che pure taglia fuori un sacco di pezzi, mi mangio le unghie… Poi 23 ci sono anche molti pezzi qua e là che mi piacciono molto, certo. Non rinnego nulla comunque. Il gruppo e` nato e maturato facendo dischi quasi da subito e si sente. Sono fiero dei Manges ma certo non posso dirti che un pezzo che ho fatto a 18 anni mi dà le stesse sensazioni adesso che ne ho quasi 30 e 10 anni di esperienza e ascolti in piu` alle spalle. Raccontami di chi era Caredda capellone. Eri un metallaro, ti piacevano gli Skid Row… Mah più o meno dall`89 ho iniziato ad ascoltare hard rock, metal e punk. Avevo molto entusiasmo nei confronti della musica in generale e andavo a vedere molti concerti grossi e piccoli di svariati generi. Ho fatto crescere i capelli fino al 95… non so esattamente se ero un metallaro… Alla fine di metal ascoltavo pochi gruppi e non amavo roba pesa. Mi buttavo più volentieri sull`hardrock che c`era all`epoca, vedi anche gli SkidRow. O Guns`n`Roses, Motley Crue, Aerosmith, robe cosi`. Pero` amavo anche Nirvana, Iron Maiden, FaithNoMore, Megadeth… Un bel minestrone. Mi sono molto divertito in quel periodo, non solo con la musica. Ero decisamente una persona piu` solare e irresponsabile. Hai fatto una marea di dischi, tour in America, uno split con una band che sicuramente ha influenzato i Manges, gli Screechin Weasel hanno fatto una vostra cover… Manca qualcosa? C’è qualcos’altro che vorresti fare? Premettendo che sono contento così, qualcosa ancora vorrei fare. Vorrei fare un nuovo album riuscendo ad avere il suono e lo stile dei pezzi dello split con i Queers, un buon disco di cui andare fiero. Poi vorrei riuscire a suonare in Giappone, visto che non ci siamo mai stati ma qualcuno che ci segue c`e`. Parlando invece di sogni veri e propri, io come tutti nei Manges amo il cinema e mi piacerebbe molto se noi fossimo inclusi in qualche colonna sonora di un film figo, o addirittura facessimo un cameo! Con Massi abbiamo parlato un po’ dell’essere su Ammonia, del fare i video, promozione ai dischi… Onestamente, ti ci vedi musicista professionista? Se ti dicessero “lascia tutto per il rock and roll” lo faresti? La cosa bella dei Manges è che abbiamo sempre fatto ciò che volevamo. Vogliamo continuare così. Un gruppo può fare 150 date all`anno e tirare avanti senza dover lavorare, ma non credo sia il nostro caso. A me piace stare in tour ma non vorrei essere forzato a fare solo quello della mia vita. Alla lunga stanca. E la promozione non deve essere un obbligo. Poi, sinceramente, non siamo certo “personaggi” che puoi mettere in tv a sparare cazzate. Siamo persone normali come è giusto per 24 un gruppo punk che abbia una dignità. Non abbiamo mai leccato il culo né ai media né a chi ci ascolta e tutto quello che abbiamo fatto ce lo siamo sudato con passione. Certo che se vendessimo abbastanza dischi da non dover più lavorare, sarei ben felice di non alzarmi alla mattina. Ma credo che sia impossibile per un gruppo come il nostro. Altre band, magari con un suono anche piu` “facile”, passano le giornate a pubblicizzare se stessi e non riescono a tirare avanti comunque. Quello sì che e` miseria, sgomitare in mezzo agli altri gruppi per chi riesce a vendersi il culo per primo, suonare 2-3 anni a fuoco, passare di moda e delusi, uscire di scena. Se noi abbiamo continuato, non senza sacrifici reali (nessuno ha impostato una qualche carriera o ha finito gli studi o ha una buona situazione economica, questo per seguire anche gli interessi del gruppo), é perchè comunque abbiamo il nostro ritmo e ci facciamo i cazzi nostri a Spezia dentro alla Scaletta. Mi piace tutto ciò che vuol dire suonare, come anche rispondere a questa intervista. Mi piacerebbe fare un vero video perchè mi diverto a guardarne e comunque è una cosa che potremmo seguire noi. Mi piace il web e avere il sito del gruppo etc. Ma passo il mio tempo pensando a molte altre cose. Oggi con Ammonia abbiamo una buona distribuzione e si può pensare che qualcosa sia cambiato. In realtà noi diamo ad Ammonia il nostro prodotto finito e seguito da noi in ogni dettaglio come abbiamo sempre fatto con altre etichette più piccole. Ammonia stampa e fa promozione, poi ci propone alcune cose, tipo concerti, interviste o partecipazioni in giro. Se ci va di andare diciamo sì, altrimenti nessuno può forzarci. Per questo sappiamo di essere rispettati e ci troviamo molto bene, anche se le vendite dei nostri dischi sono pressoché le stesse. Non vuol dire nulla mollare tutto per il “rock`n`roll”. E` infantile e stupido. Un certo spirito o ce l`hai dentro oppure non è che puoi lasciare il lavoro, riempirti di tatuaggi e andare a suonare finchè ne escono i soldi, per poi tornare a casa. E` quell`atteggiamento superficiale che hanno molti gruppi americani. Per me il mio gruppo è qualcosa a cui tengo molto di più, non è un marchio da sfruttare, e se lo fosse, sarebbe un bel prodotto fallimentare. I Manges faranno dischi finchè ne avranno voglia e andranno in giro a suonare finché ne avranno voglia. Siamo molto uniti quindi non credo che smetteremo molto presto. Io personalmente, adoro quello che faccio. Ma mi piace molto stare in casa, vivo con la mia ragazza e anche lei si merita le mie attenzioni e il mio tempo, molto di piu` di molti pirla che vengono a sentirmi suonare. La mia libertà di godermi la vita non passa solo per i Manges. n a l y D b o B Assago, FilaForum, 02/11/2003 (Andrea Tarabbia) Poi, perfettamente puntuale nonostante i cancelli siano stati aperti con un’ora e passa di ritardo, si presenta sul palco questo ometto piccolo, riccio, vestito come Dustin Hoffman in Hook-Capitan Uncino (un blazer blu da marinaio dell’Invincibile Armata bordato d’oro, con i bottoni anche quelli dorati, il colletto alla coreana chiuso fino all’ultimo occhiello), fa un inchino traballante al Forum stipato, si mette dietro alle tastiere (alle tastiere!!!), e attacca a cantare un rock ‘n’ roll che nessuno riconosce. Davvero, neanche quelli che, di fianco, davanti e dietro a me stanno piangendo. Che cazzo di canzone è? Chissenefrega, dicono tutti, quello lì è Bob Dylan. Il quale non è seduto: è in piedi dietro una tastiera, ma per i primi tre pezzi nessuno se ne accorge, ha i tasti all’altezza dello sterno, sarebbe perfetto per essere sopra uno sgabello: invece suona con le gambe lievemente ripiegate, ingobbito, tira delle nerbate a piene mani sopra le ottave, ogni tanto va fuori accordo, si gira verso il chitarrista che ha più vicino, guarda la posizione delle mani, si rimette in carreggiata, tiene la tonalità, per un po’ sembra quasi che si ricordi i giri delle canzoni che sta suonando. Bob Dylan è completamente ubriaco, e onestamente è quasi una sorpresa: non che pensassimo che fosse astemio, ci mancherebbe, ma nel 1997 gli USA l’hanno proposto per il Nobel alla Letteratura, e fino all’ultimo avrebbe anche potuto vincerlo, e poi oggi ha 63 anni, non ha certo fatto la vita di Mick Jagger, ha avuto anche una crisi mistica negli anni 80. Insomma tra un canzone e l’altra riesce quasi sempre a raggiungere il centro del palco, ci impiega un sacco di tempo, salta i cavi dei microfoni molleggiando, tutti quelli della band corrono verso di lui, il bassista e i due chitarristi, con il batterista che tende l’orecchio da dietro i piatti, e pare che decidano sempre sul momento il prossimo pezzo da fare. In realtà credo che Dylan chieda: “Ma Mr Tambourine è quella in la o in re?”, o cose del genere, e mi sembra che gli altri lo piglino anche un po’ per il culo, perché se la ridono, e perché in svariate occasioni il Nostro sbaglia clamorosamente l’attacco e guarda male il batterista, oppure aspetta che gli altri della band facciano un giro pieno prima di mettersi a suonare anche lui. Però non si dimentica una parola dei testi, si ricorda tutto a memoria, è per quello che gli volevano dare il Nobel. Fa solo paura quando gira per il palco, quando tenta di fare gli inchini verso il pubblico, o quando si gira per prendere l’armonica da un tavolino che gli hanno messo dietro, salvo poi ricordarsi di essersela già messa in tasca e confondersi. E poi suda dal naso, tre-quattro volte a canzone gli parte uno scaracchio di sudore che finisce sui tasti bianchi. Io non sono un cultore del dottor Zimmermann: ci sono andato solo perché è Bob Dylan, perché in qualche modo mi sembrava un appuntamento con la Storia, alla fine per molte cose Dylan non è meno importante di Picasso. Ovviamente un po’ lo conosco, e mi piace. Ma ci sono altri trenta/ quaranta personaggi che conosco quanto conosco lui e al cui concerto non andrei mai. In ogni caso la cosa è irrilevante: anche i fan più oltranzisti, quelli che negli anni 60 andavano a citofonargli a casa nel Greenwich, fanno fatica a riconoscere Desolation Row quando parte. Però poi tutti capiscono, e il Forum in toto tenta di stare dietro alla nuova linea vocale, a incastrare le parole vecchie sulla nuova melodia, a non farsi fregare quando parte l’assolo r ‘n’ r laddove normalmente ci sarebbero ancora una strofa e un ritornello. Ci sono Like a rolling stone, All along the watchtower, Mr Tambuorine Man, It’s all over now, SEGUE A PAGINA 29 25 y t i c r o t s o g a M r B Zimba, il mio vicino di casa negro & gay, una sera che cercava emozioni diverse si è avventurato nei vicoli di Torino dove la fanno da padrone i prostituti omosessuali. Zimba ha un debole per i maschi bianchi selvaggi e con i lunghi capelli, e così ha conosciuto il prode McKill, homoboy di professione, ostinatamente bassista. Zimba ha un cuore d’oro, e così mi ha indicato i MOTORCITY BRAGS, nella speranza che un giorno il successo arrida alla band e il suo amichetto possa abbandonare la strada. Che dire… se sono rose fioriranno, altrimenti sapete a chi rivolgervi per un pompino maschio. Intervista raccolta da Deadend, con la preziosa collaborazione di Sweetmauro e Tommy Leech cazzi tutto il giorno, la voglia viene anche a te!), quando entra questo tizio fulminato che mi fa “yeah , c’mon! Rock n roll!! Hai da accendere??”... ci siamo messi a parlare del più e del meno, e abbiamo cominciato ad accarezzare l’idea di mettere su una cover band dei Village People, sai giusto per arrotondare i già congrui guadagni che facevamo al locale... Però la cosa si è rivelata lunga e problematica, insomma trovare i costumi, trovare il negro, eccetera, poi fare i froci sul palco in fondo non ci andava così tanto. Così abbiamo ripiegato su una band di rock n roll... Avevamo un chitarrista che suonava il basso (io) e un altro chitarrista. Ci mancava soltanto un chitarrista da mettere alla batteria; parlando con un chitarrista amico mio, venni a sapere che c’era questo Mark che suonava la tastiera, il basso, e la chitarra. Così l’ho contattato, e gli ho detto di mettersi a suonare la batteria, perché doveva venire urgentemente a completare una bella collezione di teste di cazzo. E così è stato. Quale era la parola d’ordine che usavano i clienti per farsi riconoscere? Noi dovevamo dire “che uccello grande che hai!!!” e i clienti rispondere “per sborrare meglio!!!” Da imbracciare cazzi siete passati ai manici delle chitarre… Come è avvenuto questo passaggio? Se vuoi l’intervista te la facciamo in E’ stato molto naturale per noi, da sempre siamo avvezzi a pratiche autoerotiche e i inglese, se ti senti preparato… Yes of course… tanto basta dire fuck fuck rock n roll fuck fuck… Si narra (e c’è una foto a testimoniarlo) che la band sia nata dal vostro incontro nei cessi di un locale a luci rosse, dove eravate adusi alla prostituzione gay… Dunque in realtà le cose sono andate esattamente così... Io ero nel cesso del locale che mi facevo la mia pausetta, fumando uno spinellino e sparandomi una sega (lo so cosa stai pensando, ma a furia di ciucciar 26 manici delle chitarre come spessore e durezza non sono molto diversi dai nostri grossi cazzi. Neanche Mex che come è risaputo ce l’ha più grosso di tutti e tre, purtroppo non arriva alla lunghezza del manico, sarà al massimo un 25 cm più corto... Mckill... Dopo quante vicissitudini hai scoperto di essere l’anello mancante tra Jerry Only e Duff? E cosa mi dici della patologia che ti affligge quando senti il rullante di Matt Sorum? Oh è una storia lunghissima. Pensa che ho iniziato a suonare la batteria, poi son passato alla tastiera, poi chitarra, finché un giorno non vedo un video con sto sfigato biondo platino che smanazza sul basso con l’aria di chi non sa fare un cazzo e sputa per aria , gironzolando per il palco con la bottega aperta e le bretelle… e penso “cristo è QUELLO il mio strumento!” Jerry Only è arrivato dopo, e mi ha fatto capire che si può benissimo suonare il basso in un gruppo in cui il basso non serve a niente e per di più sembrare bravi. Per quel che riguarda il rullante di Matt, è ormai inutile negare che vedere e sentire suonare questa icona del rock n roll mi provoca delle spaventose ed incontrollabili erezioni ogni volta che sento sti stacchi SPA SPA SPATAF, STATATRA ; a testimonianza del rapporto estremamente organico/biologico che ho con la musica…. Suoni anche in una, pfff, cover band dei GNR… Non pensi sia il momento di crescere e piantarla lì? Neanche per il cazzo. E’ un modo per sentirsi sempre giovani. Vedere davanti a te dei bambini grassi e brufolosi, o dei vecchi rockers nostalgici grassi e brufolosi che si esaltano sentendo le covers di Axl & co. (grasso e brufoloso pure lui, by the way), ti fa rendere conto che anche se nella vita non sarai mai nessuno, potrai sempre fare il cazzone scimmiottando qualcun altro, insomma se le cover dei Guns le fa Steven Adler, perché non le posso fare io che oltretutto sono più giovane, più bello, e non ho la mascella paralizzata? Oh ma che figata è?!? Perché avete messo su i Motorcity Brags? Scommetto che è un modo per esorcizzare l’aura da sfigati che vi circonda… Beh è alquanto riduttivo pensare che l’aria da sfigati, che in tanti anni di gavetta ci siamo costruiti, possa essere esorcizzata con la nascita di una band, anche spettacolare come sono i MCB. In realtà un giorno ci siamo guardati intorno e abbiamo detto “Eh ma che scena di merda!” E abbiamo deciso di risollevarla noi, diventando i più stronzi di tutti (e credimi che non è facile!) Parlami un po’ della merda sonora che avete registrato… Dunque, al momento siamo impegnati nelle registrazioni di un EP (sa il cazzo cosa vuol dire sta sigla!) di debutto. E un lavoro che andrà ancora per le lunghe, visto e considerato che essendoci rotti le palle di cagare soldi a dei fonici rincoglioniti che non sanno far altro che tirar fuori lavori di merda, abbiamo deciso di registrarcelo tutto da soli. Farà cagare ugualmente, ma almeno risparmiamo qualche soldo che possiamo usare in modo più proficuo (ad esempio per ricomprare tutta la roba che perdiamo ai festival, droga e puttane, concerti e via dicendo). La demo che abbiamo messo sul sito è stata registrata in più o meno un minuto. I pezzi sono tuttavia destinati a squassare i culi, una volta che saranno messi in circolazione decentemente… Cosa che non avverrà ancora per qualche tempo, visto che siamo troppo stupidi per renderci conto che per finire un disco bisogna spenderci del tempo. Ad ogni modo, le canzoni parlano di argomenti alquanto sentiti da noi tutti, come il bullismo, il mal di testa della domenica mattina, la merda che ci arriva dall’estero, Gesù Cristo e via dicendo. Ah si, poi c’è anche la musica, che potrebbe essere un mischione tra rock n roll, punk, grunge e via dicendo. Pfff “The Drugs Don’t Work”, cantava una scimmia brit pop camusa… Che ne pensate voi? Vi drogate, leccate i rospi… o cosa? Io personalmente mi sono drogato abbastanza in passato, quindi diciamo che per il momento non mi drogo abitualmente. Mexx invece non si droga, però in compenso dorme 4 ore per notte, ed è sempre rincoglionito, per cui più o meno l’effetto è lo stesso. Mark invece non si è quasi mai drogato, preferisce ubriacarsi e sfrandarsi in macchina contro i guard rail. Ad ogni modo le droghe funzionano, eccome!!! Abbiamo saputo che tua madre era la vicepreside al tuo liceo....Ti hanno mai menato i bulli per questo? In continuazione. A causa di questi traumi adolescenziali ancora oggi ho un rigetto totale per i bagni pubblici (questi pestaggi avvenivano spesso e volentieri nei cessi del liceo.) Per cui per lo più sono costretto a pisciarmi addosso, quando vengo colto dal bisogno mentre sono in giro. Ai tempi per lo più mi vendicavo di questi individui scopando con le loro fidanzate, salvo venire quasi sempre scoperto, e massacrato letteralmente di botte. Deve essere anche per questo, capisci, che sono passato dall’altra sponda… Certi traumi non si dimenticano… Oriental Beat… ma tu, cazzo di zotico, almeno lo sai da dove prende il nome? Penso che prenda il nome da una canzonaccia di quei 4 coglioni coi capelli sparati che infiammavano i teenager (a me l’unica cosa che hanno infiammato è stata lo scroto) durante i primi anni 80… Chi erano? Gli Skid Row? Uhm... L’epiteto che ti sei affibbiato di “Blowjob Lord” lascia poco spazio all’immaginazione, ma sei davvero il migliore sulla piazza o è tutta scena? Pff, lasciami fare 5 minuti, e vedrai che in confronto la tua ragazza risulterà eccitante 27 quanto uno sturalavandini!!! Ho notato che la tua ragazza sul guestbook del vostro gruppo ci tiene ad evidenziare il fatto che fate poco all’amore, ora che la tua copertura sta facendo acqua da tutte le parti, non credi sia l’ora di dichiarare la tua omosessualità? Cristo santo, ma pensi che sia facile suonare in 3 bands, lavorare al club la sera, registrare sto disco della minchia, fare marchette per pagarsi le sbronze e contemporaneamente tenere una relazione, seppur a scopo propagandistico? Vorrei vedere te!!! Cosa ne pensi delle band che si dichiarano apertamente Gay ? E’ tutta un’abile mossa pubblicitaria e c’è qualcuno dietro? Se si chi? (Anche in questo momento?) Guarda il maggior problema di chi si dichiara gay, è che cerca sempre di farlo con stile. Noi invece ci limitiamo ad essere dei froci del cazzo! So che suoni davvero molte volte all’anno, dunque è lecito pensare che esista davvero una lobby gay in Italia in campo musicale che ha lo scopo di promuove artisti con un forte appeal per il pubblico omosessuale? Premesso che non ho la minima idea del significato della parola LOBBY, in quel senso mi autopromuovo; ho infatti fondato una lega chiamata M.A.I.B.A.I.L.I (My ass is bleeding and I like it) che ha lo scopo di tutelare i musicisti omosessuali; tuttavia lo spirito innovativo di questa cosa è che NON punta all’uguaglianza tra omosessuali ed eterosessuali; punta invece a riconoscere una certa “infermità” (dio che parola orrenda!) ai primi, con relativa immunità da tasse e contributi di vario genere. Questo giustificato dal fatto che il fattore emotivo conta molto di più per un omosessuale, rendendo più impegnative le prestazioni da palco, più faticoso il sesso orale, più violenti i rapporti sessuali, con maggior dispendio per l’acquisto di preservativi più resistenti e/o per l’utilizzo di due preservativi in vece di uno solo. Visti i vostri trascorsi, perché non avete optato per il monicker “Motorcity Fags”? A dire il vero ci abbiamo seriamente pensato… Ma non siamo così spacconi da aggiudicarci da soli un titolo che è molto ambito e conteso da tutte le altre bande di finocchi che popolano la Motorcity e dintorni!!! 28 Come ben sai su internet proliferano i siti erotici che ritraggono giovani ragazze in abiti succinti e pose lascive, come ti è venuta in mente l’idea di erigerti ad icona gay e fare concorrenza? E’ tutta una questione di rispetto e possibilità. Non ti sei mai chiesto perché gli omosessuali si scoprono tali solo a un certo punto della loro vita, mentre probabilmente lo sono dalla nascita? Voglio dire: al giorno d’oggi l’omosessualità latente ha veramente poche occasioni di essere liberata; con tutte queste donne nude in tv, internet, ecc, il ragazzino/ragazzone/adulto viene bombardato in continuazione di messaggi “ devi scopare con una così se vuoi essere cool“… È ovvio che il suo vero io ha un grande TIMORE ad emergere, non se la sente di affacciarsi a un mondo che non ha spazio per lui. Io voglio dare la possibilità di esprimersi anche a questi individui, cercando di liberare il loro potere nascosto, mostrando pubblicamente il mio. Noto in voi una certa inclinazione, un po’ alla Turbonegro diciamo, al puntare molto sul fattore scenico e che sfocia anche nella dissacrazione di molti clichès del RnR. Vi piacerebbe dunque essere definiti “la parodia di un gruppo” oppure “un gruppo-parodia”? E perché? Dunque, non a caso hai citato i Turbonegro, beh allora sappi da subito che non è che ci ispiriamo a loro, li copiamo direttamente. Oggi giorno la creatività è diventata scopiazzare da una parte all’altra e mettere tutto insieme, noi copiamo direttamente in blocco dai Turbonegro, per risparmiare tempo e sbattimenti. Sicuramente entrambe le definizioni ci calzano a pennello, siamo la parodia di noi stessi, pensa che uno dei primi nomi del gruppo era stato “TRES TRONZES”. Siamo pero anche la parodia di un gruppo, visto che puntiamo giustamente sulla scena per mascherare le gravi lacune tecniche e compositive che ci affliggono. Siamo tuttavia anche un gruppo- parodia, nel senso che abbiamo deciso (a tavolino, by the way) di andare contro tutto e tutti e le solite cazzate che si sentono in giro; è stata un’ astuta mossa pubblicitaria, in quanto se tu vedi in un centro commerciale 3 cretini che corrono su per le scale mobili che invece scendono, non puoi fare a meno di notare “ ma guarda che coglioni”. Esterniamo l’esempio al music businnes, et voilà. Si dice in giro che se fallite con la band sarete costretti a tornare sulla strada a battere… Come arrivereste a corrompere gli organizzatori di un grosso festival come il Glam Attakk? Bah, in fin dei conti non è molto diverso battere da suonare… Voglio dire in entrambi i casi hai a che fare con altri ragazzi, in entrambi i casi ti dai da fare con le mani e con la bocca, sudi, fatichi, cerchi di “tirar fuori qualcosa” da chi ti sta davanti (emozioni, sperma, o quel che è) e te ne arrivi a casa stanco ma contento, e con qualche lira in tasca. Per il Glam Attakk penso che non se ne farà nulla, abbiamo picchiato gli organizzatori l’anno scorso, temo che quest’anno non ci lasceranno nemmeno avvicinare… E’ tutto, ora se vuoi puoi salutare la mamma… Preferisco salutare le VOSTRE! BOB DYLAN SEGUE DA PAGINA 25 baby blue, Dignity e tutta una serie di altre pietre: cazzo, lui è l’unico essere vivente di cui io sia a conoscenza che è in grado di fare uno spettacolo di oltre due ore inanellando soltanto classici. Ed è anche l’unico diventato famoso come menestrello, cantastorie o come diavolo vi pare, insomma come “uomo con la chitarra”, che può permettersi di stare per tutto il concerto alle tastiere! Bob Dylan che non suona la chitarra! A suo modo è un altro appuntamento con la Storia, o giù di lì. E le spiegazioni tra il pubblico si sprecano: “non ha voglia”, “sta dando inizio a un nuovo corso”, “vuole stravolgere tutto di nuovo, per l’ennesima volta”. Ma no: non ce la fa! Non è in grado di reggerla! La tastiera non la sa suonare, non contiamoci palle, la sta torturando, ha un tocco pesantissimo perché ci si sta appoggiando. Figurarsi se è in grado di tenere sulle spalle una chitarra, e magari di andare a beccare un barré al 5° tasto! Tra l’altro la tastiera non è posizionata frontalmente al pubblico, lui ci da il fianco destro (è per quello che si possono contare le gocce di sudore che gli colano dal naso): a noi del parterre può anche andare bene, ma, come nota giustamente Socio, a quelli della tribuna di sinistra a cui ha dato le spalle per due ore consecutive, il concerto sarà piaciuto? Insomma una leggenda. Con un pubblico di pazzi, gente che l’ha visto 32 volte, che nell’ultimo mese è stata a Roma, Ravenna, Vienna, e in qualsiasi posto d’Europa raggiungibile in 24 ore, gente che gira per il parterre con il taccuino, e mentre il concerto va avanti si segna la scaletta, chiedendo conferma del titolo al vicino se la versione è troppo lontana dall’originale. Gente che piange come le ragazzine per Robbie Williams, solo che ha cinquant’anni, si abbraccia, si dice che sta vedendo Bob Dylan, si mostra a vicenda (questo durante le due ore di coda all’ingresso) i biglietti privi di matrice dell’esibizione della sera prima…e poi non c’era il tipo del concerto dell’anno scorso (io non c’ero, me l’hanno raccontato): pare che esista questo individuo, un signore di mezza età, che segue Dylan ogni volta che questi capita sotto Berlino; questo signore ad ogni concerto indossa un cappello da cowboy leopardato, e se lo tiene in testa mentre canta tutte le canzoni a memoria dalla prima fila. Durante i bis si leva il cappello e lo lancia sul palco, ai piedi di Bob. “E’ il mio modo di fargli sapere che ci sono anche stavolta”, dice. A fine concerto Bob ringrazia il pubblico, si china, prende in mano il cappello leopardato e glielo ritira. Socio dice che l’anno scorso quando gli è ritornato il cappello il signore aveva gli occhi lucidi. Ma stavolta mancava all’appello. Si vede che quest’anno l’influenza ce l’ha portato via. Pace all’anima sua. 29 l l o r r a C m i J JIM CARROLL COME LO RACCONTEREBBE JIM CARROLL... O UN SUO IMITATORE SFIGATO (Andrea Valentini) Keith Richards, E.T. l’extraterrestre, Eroina, Patti Smith, premio Pulitzer, Andy Warhol, Blue Oyster Cult, Leonardo di Caprio, Rancid, Velvet Underground, River Phoenix. Forse i nomi che compongono quest’elenco vi sembrano vagamente correlati, ma vi sfugge quale sia il denominatore comune che li lega. E’ presto detto: si tratta di un uomo di 54 anni, secco come un appendiabiti e con un nido di capelli rossi in testa, che ha avuto un impatto decisivo nella direzione e nell’evoluzione di buona parte della cultura underground degli ultimi 30 anni. Signori e signore, Jim Carroll. Alcuni di voi non lo avranno mai sentito nominare e - magari - lo confondono con Lewis Carrol, quello di “Alice nel paese delle meraviglie” (peraltro personaggio mica da poco); altri ricorderanno il suo pluricitato e omaggiato libro “Basketball diaries”. Pochi sapranno che Jim si è cimentato con la musica, sfornando alcuni ottimi dischi. Ma andiamo con ordine e - soprattutto concedetemi , come al solito, di utilizzare la mia memoria e il mio vissuto per parlarne. Io Carroll l’ho scoperto tardi. Era il maggio del 1997, se non erro... ...quel pomeriggio ho appuntamento dal tatuatore. Uscendo da lì, marchiato e vagamente in stato confusionale per una sessione di Campari e gin e Lexotan (cocktail che in quei giorni mi andava molto a genio), vado a sbattere in una libreria del centro. Sfoglio volumi e volumetti, quando mi capita in mano una ristampa fresca fresca di “Jim ha 30 cambiato strada” (ossia “Forced entries”). Mi sembra interessante e scucio poco più di 10.000 Lire per comprarlo. Poco dopo mi incontro col mio amico ZZZZ e iniziamo a girare in macchina senza meta. Dopo alcuni minuti individuiamo due ragazze vestite come pornodive in svendita: minigonne inguinali, calze a rete, top scollatissimi e trucco pesante come una sassata. “Volete un passaggio?” e queste saltano in macchina ridendo come oche. C’è un problema: non è che sono vestite da pornodive in svendita e basta. Queste sono proprio in svendita. Nel senso che sono due prostitute albanesi che stanno andando al lavoro. Iniziano a fare uno show lesbo-albanese nella mia auto, mettendosi le lingue in bocca e toccando il mio amico e il sottoscritto, ormai in marasma totale. Ovviamente si fanno portare a destinazione e si fondano giù dall’auto gridando “Grazie” e mostrandoci le tette. Ma non ci regalano nemmeno una piccola prestazione al volo. A sera, a casa, riesco a connettere a sufficienza per leggere: e resto fulminato da quella prosa e da quei racconti. Lì c’è tutto... la musica, la New York degli anni ’70, la droga... è come un disco dei Velvet Underground su carta. E mi esalto anche un po’, sentendomi un filino Jim Carrol dopo il pomeriggio passato nel modo che vi ho detto. L’andazzo di Carroll è proprio questo, amplificato all’ennesima potenza e ambientato in una New York che sta per subire l’attacco della Factory, dei Velvet, di Patti Smith e del punk. Droga, vita marginale, esuberanza giovanile e un bel po’ di rabbia di quella obnubilante, quella che ti fa preferire un ago in vena piuttosto che andare a sbatterti in giro e fare casino. E’ proprio questo, in lui, a colpire: il fatto che ci sia qualcosa di irrimediabilmente guasto a guidarlo, qualcosa che gli impedisce di aggrapparsi a qualsivoglia accenno di evento positivo. Comunque e sempre. Prodigio del basket giovanile, ha saggiamente deciso di dedicarsi all’eroina piuttosto che continuare con lo sport. Ottimo scrittore già a sedici anni, ha passato la maggior parte del suo tempo a vagare in stato confusionale, seguito da stuoli di colleghi più affermati che lo imploravano di scrivere e di darsi una ripulita. Giunto a un pelo dal successo con la musica, si è lasciato andare alla deriva, sfiorando solo il grande pubblico e tornando ai suoi incubi poetici. Osannato da tutti come scrittore di prosa, ha sempre e comunque preferito comporre poesie (sono solo due i suoi romanzi). Capite? Forse no. Ma è legittimo. L’unica cosa da fare è procurarvi una copia di “Jim entra nel campo da basket” e di “Jim ha cambiato strada”: grande prosa. Roba che fa impallidire anche i mostri sacri della beat generation. Roba ancora attuale. Ma quello di cui mi premerebbe parlare, ora, è la sua musica. Carroll è un rocker: su questo non si discute. Il suo è un rock che arriva direttamente dalle atmosfere di Reed e dei Velvet, passando per la lezione del Patti Smith Group, degli Stones dei primi Settanta, del punk e del rock americano più tradizionale. Tanto per farvi un’idea: nella scena d’apertura di “E.T. l’extraterrestre”, Spielberg scelse di utilizzare l’epocale “People who died” (tratta dal primo album di Carroll). E Spielberg non era certo un fine amante della ricerca musicale underground. Il fatto è che musica come questa è l’epitome del borderline, una terra di confine in grado di mettere d’accordo un po’ tutti e - se vogliamo - anche di disegnare il ritratto di una cultura tipicamente statunitense, che è quella del rock. Sfido chiunque ad ascoltare il lato A del primo disco di Carroll, quel “Catholic boy” dato alle stampe dalla Atlantic nel 1980: a meno che costui non sia un fan dell’elettronica, oppure non sia in preda alla tipica intransigenza musicale adolescenziale, non potrà non trovarlo bello. Ma bello nel senso che tocca - come accade con tutte le grandi band - quelle corde musicali e liriche che vanno toccate. Musica che non è mai assurta al Gotha del business, ma che rimarrà immortale. Fra 10, 15, 20 anni ci sarà sempre un ragazzo che ascolterà “People who died” oppure la ballad “Day and night” e si troverà imbambolato a pensare: “Cristo... che roba...”. A questo rock micidiale aggiungete i testi: poesie in prosa, ma con forma di canzone... gli argomenti sono i soliti decadenti, ma l’occhio di Carroll è tagliente e acuto. Parole che meritano di essere lette, rilette e magari - imparate un pochino a memoria. Leggerlo, ascoltarlo e viverselo un pochino. Jim Carroll, signori de signore. DISCOGRAFIA ESSENZIALE Jim Carroll “Runaway EP” (Kill Rock Stars, 2000) Jim Carroll “Pools of Mercury” (Mercury, 1998) The Jim Carroll Band “A World Without Gravity” (Rhino, 1993) The Jim Carroll Band “I Write Your Name” (Atlantic, 1984) The Jim Carroll Band “Dry Dreams” (Atlantic, 1982) The Jim Carroll Band “Catholic Boy” (Atlantic, 1980) 31 LI MORTACCI NOSTRI!!! Ovvero: un’introduzione allo zombi-cinema italiano (Marco Ferrarese) Oggi come oggi, se si dovesse fare una piccola inchiesta, penso che i mostri più conosciuti risulterebbe sicuramente i morti viventi; inutile sottolineare che la figura del cadavere barcollante e putrefatto affamato di carne umana è ormai diventata un vero e proprio patrimonio comune delle ultime generazioni, ma mi preme puntualizzare che tutto questo successo non deriva nè dalla produzione letteraria (davvero scarsa per quanto riguarda gli zombies) nè dai vecchi e gloriosi film interpretati da attori del calibro di Boris Karloff e Bela Lugosi. Il morto vivente è venuto alla ribalta solo alla fine degli anni sessanta, quando il talentuoso esordiente alla regia George Romero e la sua troupe composta da amici, parenti e soltanto due attori professionisti (i due protagonisti Duane Jones e Judith O’ Dea, attori di teatro) riuscirono a girare uno dei film più terrificanti e incredibilmente allegorici di tutti i tempi, ovvero La Notte dei Morti Viventi, subito diventato un classico da drive-in, che riusciva contemporaneamente a spaventare e a polemizzare sui peggiori aspetti della società americana. Prima di allora, la figura del morto vivente aveva barcollato su celluloide ben poche volte e con risultati o completamente diversi o totalmente demenziali: cito White Zombie (L’Isola degli Zombies, 1932) di Victor Halperin, che vanta il sottovalutato Bela Lugosi tra il cast, e I Walked with a Zombie (Ho Camminato con uno Zombi, 1943) di Jacques Tourneur tra gli esempi più seri, mentre sono altrettanto interessanti ma involontariamente divertenti pellicole quali 32 Plan 9 from Outer Space (1956), delirante commistione tra space-invasion e zombiemovie del genio Ed Wood, Teenage Zombies (1957) di Jerry Warren, divertente teenexploitation film in bilico tra commediola e horror a basso costo, e Zombies on Broadway (1945) di Gordon Douglas. Comunque, il film che può essere considerato il primo zombie-movie italiano è Roma contro Roma di Giuseppe Vari (1963), curiosa commistione tra peplum (pellicole a sfondo mitologico) e horror: in Asia Minore I soldati romani scompaiono misteriosamente senza lasciare traccia. Un centurione (Ettore Manni), inviato sul posto per indagare, scoprirà che il sacerdote Aderbal (John Drew Barrymore) si serve dei cadaveri dei suoi commilitoni per creare un esercito di morti viventi da scatenare proprio contro Roma. Sicuramente più da ascrivere al filone horror che a quello peplum/mitologico, Roma contro Roma dà il via all’invasione dei morti viventi italici: difatti, nello stesso anno esce L’Ultimo uomo sulla Terra di Ubaldo Ragona, liberamente ispirato al romanzo “I vampiri” di Richard Matheson. Un misterioso morbo decima lentamente la popolazione mondiale, ma stranamente lo scienziato Morgan (interpretato dal grande Vincent Price)riesce a sopravvivere e a difendersi dalle frotte di vampiri che infestano le strade. L’analogia che ha questa pellicola con il filone degli zombi sta proprio nei vampiri, che camminano e barcollano con movenze più adatte ad un George Romero piuttosto che a un discendente di Dracula, e in ogni caso è un esperimento perfettamente riuscito e veramente da non lasciarsi scappare. Prosegue il filone una coproduzione italospagnola, Non si deve profanare il sonno dei morti (successivamente riedito coi titoli Chi Sei? e Zombi 3), girato da Jorge Grau nel 1972. Questa pellicola, sicuramente molto influenzata dal ben più famoso film di Romero, non spicca di certo per originalità: una macchina disinfestatrice, emettendo nel terreno vibrazioni ultrasoniche, fa in modo che i morti si risveglino. Per il resto, Grau segue il modello di Romero sino al finale, a mio parere davvero emozionante. Questo film non deve essere dimenticato assolutamente, sia perchè può essere considerato come il primo vero esperimento di zombie-movie italiano, sia perchè inserisce nel filone l’elemento dello splatter più spinto, poco utilizzato da Romero, qui portato a buoni livelli grazie anche agli effetti speciali curati da Giannetto de Rossi. Se Grau con il suo film aveva inaugurato un filone, nel 1979, dopo l’uscita di Zombi (Dawn of the Dead), nuovo incubo di Romero, l’Italia vede il proliferare dei primi esperimenti in questa direzione: il primo regista a cimentarsi ufficialmente con questo filone è il mai troppo dimenticato Lucio Fulci, che nello stesso anno gira Zombi 2, ottima vicenda caraibica di zombies condita da buoni e sanguinolenti effetti speciali. Benchè il titolo sia un’evidente operazione commerciale per sfruttare il successo del ben più famoso film di Romero, Fulci non si riduce a girare una banale pellicola exploitation, ma cerca di dare un’impronta molto personale ai morti viventi del suo film, ciechi involucri umani affamati di carne. Come è caratteristico del suo stile, Fulci non si risparmia scene davvero forti e spettacolari: una delle protagoniste viene impalata da un legno aguzzo attraverso l’occhio, uno zombie lotta sott’acqua con uno squalo e lo morde prima di essere divorato e altre delizie simili. Nello stesso anno, il veterano Marino Girolami, ben più famoso per aver girato i primi due episodi del ciclo di Pierino con Vitali, dirige sotto lo pseudonimo di Frank Martin Zombi Holocaust, conosciuto anche con il titolo La regina dei cannibali e Doctor Butcher M.D.; questa pellicola, arrivata ad essere considerata dagli appassionati un classico del gore, non è propriamente uno zombie-movie, ma un ibrido tra un film di morti viventi e un cannibal-movie. L’azione si svolge su un’isoletta dei tropici dove un folle chirurgo trasforma gli abitanti della zona in creature prive di volontà. Il film è notevole per la quantità di sangue che viene versata, ma, da un punto di vista più obiettivo, sicuramente non si tratta di uno degli esempi più rappresentativi del genere. Continuando il nostro excursus, bisogna aspettare il 1980 per assistere a nuove invasioni di morti viventi, e più precisamente grazie a Lucio Fulci, Aristide Massacesi e Andrea Bianchi. Le Notti erotiche dei Morti Viventi, diretto da Massacesi con il consueto pseudonimo Joe D’Amato, è una curiosa commistione tra horror e hardcore in ambientazione caraibica: questo curioso film, interpretato da due star del cinema di genere come Luigi Montefiori e Laura Gemser, è stato girato nei caraibi assieme ad un altra pellicola delle stesso D’Amato, ovvero Porno Holocaust che, vantando più o meno lo stesso cast, non può però essere incluso in questo filone. Ritornando a Le Notti Erotiche dei Morti Viventi, Massacesi usa il pretesto commerciale degli zombi per rendere più interessante una banale pellicola hardcore in cui i mostri compaiono soltanto in una sporadica sequenza finale, mentre il film è imperniato sulla mistica seduzione di un lupo di mare (Montefiori) nei confronti di una bella indigena (la Gemser). Di ben altro tono è il meravigliosamente macabro Paura nella città dei morti viventi di Fulci, indubbiamente superiore a Zombi 2 per impatto visivo e scene gore: sventramenti, intestini vomitati, teste sfondate sono soltanto alcuni dei notevoli effetti speciali curati da Giannetto De Rossi e Franco Ruffini. Il film di Fulci non stanca, benchè contenga sequenze fortemente violente e talvolta oniriche,al contrario prende lo spettatore e lo catapulta a Dunwich, cittadina del Massachussets dove si scatena il Male aprendo le porte dell’Inferno e facendo marciare il suo esercito di morti viventi affamati di carne umana. Anche il cast è di tutto rispetto: Katherine Mc Coll, Christopher George, Giovanni Lombardo Radice e il futuro regista Michele Soavi. Sicuramente uno dei capolavori sia del genere che del grande Lucio Fulci che, anche se più volte alle prese coi morti viventi, non può essere definito come un semplice prosecutore dello zombiemovie all’italiana, ma al contrario il pioniere del genere, l’unico regista in grado di poter superare il prototipo Romeriano gonfiandolo con venature barocche e poetiche tipiche di un indescrivibile estro cinematografico. Di ben altro tono è una nuova pellicola, Zombi Horror (conosciuto anche come Le Notti del Terrore), diretto nel 1980 da Andrea Bianchi sotto il consueto pseudonimo di Andrew White. Decisamente realizzato 33 con uno scarsissimo budget, questo film è diventato un vero cult-movie per gli amanti del cinema spazzatura, forse per la trama davvero esigua e inconcludente, forse per i dialoghi stentati oppure per la commistione di scene erotiche e sanguinolente realizzate con effetti speciali davvero inverosimili. Uno strano individuo barbuto chiamato “il Professore”, dopo essersi recato in una caverna e aver scoperto alcune iscrizioni misteriose, riesce a risvegliare i morti viventi e ne viene subito divorato. Contemporaneamente, in una villa situata nei paraggi, un gruppo di parenti sta decidendo riguardo a come spartire un’eredità. Ma pare che, più che essere interessati al denaro, gli abitanti della villa amino intrattenersi sessualmente ovunque...e qui entrano in scena i morti viventi, che faranno una vera e propria strage. Notevoli gli effetti speciali, sicuramente non per la cura con cui sono stati realizzati, ma degni di essere ricordati tra gli esempi più spinti dello splatter a bassissimo costo italiano. Questa volta, a mio parere, Giannetto de Rossi delude i fans dell’horror italiano. Si rifarà l’anno successivo curando gli effetti di un’altra pellicola di Fulci, E tu vivrai nel terrore... L’Aldilà, ottimo horror a tinte soprannaturali scritto dallo stesso Fulci, Dardano Sacchetti e Giorgio Mariuzzo. La storia questa volta è ambientata in Louisiana e ruota attorno ad un misterioso albergo che la giovane e bella Lisa ha ereditato: durante i lavori di restauro, accadono inspiegabili e macabri avvenimenti. Un imbianchino cade da un’impalcatura e muore, un idraulico fa una fine orrenda mantre cerca di bloccare una falla nello scantinato e la moglie, accorsa in ospedale, viene uccisa da un morto vivente. Tutto questo accade a causa della maledizione di un pittore sospettato di stregoneria e ucciso nella misteriosa camera Numero Trentasei dell’albergo molti anni prima da una folla inferocita. L’albergo infatti, situato sopra ad una delle Porte dell’Inferno, scatenerà sui protagonisti un esercito di morti viventi che non daranno loro tregua fino al suggestivo finale. La pellicola in questione gode di ottimi effetti speciali e di una fotografia molto suggestiva e a tratti barocca che riesce a comunicare allo spettatore un buon senso di angoscia e trepidazione sulle sorti dei personaggi, tra cui spiccano Katherine Mc Coll, già interprete di Paura nella città dei morti viventi, e il veterano David Warbeck. Di ben altra qualità è Virus, girato nello stesso anno da Bruno 34 Mattei: nella sua unica incursione nel filone zombesco italiano, Mattei riesce a girare una delle pellicole in assoluto più camp e idiote dell’intera storia del cinema, una vera e propria chicca per appassionati della serie b; a causa degli scarichi radioattivi della multinazionale Hope, assistiamo alla consueta invasione di morti viventi, questa volta nelle lande deserte e popolate dai cannibali della Nuova Guinea. Un drappello di militari viene inviato sul posto per indagare sugli “strani avvenimenti” che stanno lentamente decimando la popolazione e, dopo aver incontrato per caso la reporter Lia Rousseau (interpretata dalla bella Margie Newton) e il suo assistente Pierre, assemblando le testimonianze capiranno ben presto che si tratta ancora una volta dei famigerati zombi. Questa pellicola, che, a suo dire, deve molto anche al regista Claudio Fragrasso, che l’avrebbe codiretta benchè nei titoli sia accreditato il solo Mattei, ha sicuramente negli eccessi I suoi punti di forza: le esagerate scene di sangue, il machismo involontariamente ultracaricaturale dei militari, le riprese che insistono sui particolari fastidiosi e raccapriccianti contribuiscono a fare di Virus una pietra miliare del gore tricolore, ovviamente coi suoi pregi e I suoi difetti. Anzi, soprattutto con molti difetti. Più o meno con gli stessi risultati di Mattei si cimenta nel filone zombesco anche il mestierante Umberto Lenzi, sicuramente più famoso per I suoi poliziotteschi con Maurizio Merli che per questo Incubo sulla città contaminata, sempre del 1981. Il film in questione, secondo l’autore stesso, non è completamente inquadrabile nel filone, perchè I mostri che compaiono nella pellicola non sono morti viventi, ma uomini mutanti a causa delle misteriose contaminazioni accennate nel titolo; fatto stà che qui gli zombi parlano, corrono, guidano aerei, usano fucili e si comportano esattamente come gli esseri umani, e vi lascio immaginare gli effetti ridicoli che hanno sull’incauto spettatore. L’invasione questa volta avviene a Madrid: un misterioso aereo carico di morti viventi atterra senza permesso all’aereoporto, e qui comincia la strage… Quello che contraddistingue questa coproduzione italo/spagnola è sicuramente l’originalità: che volesse o meno girare un film di zombi, Lenzi sopperisce agli scarsi mezzi con un’idea abbastanza originale, seppur involontariamente comica, e con un ritmo di regia abbastanza serrato. Insomma, sicuramente non eccezionale, ma nemmeno da ignorare. Le sorti del cinema italiano dei morti viventi vengono risollevate lo stesso anno grazie al solito Lucio Fulci con l’ottimo Quella villa accanto al cimitero, interpretato ancora una volta dalla sua attrice-feticcio Katherine Mc Coll; la pellicola in questione non rientra pienamente nei margini del mio piccolo saggio, ma come dimenticare il mostruoso Professore Freudstein (unica nota: mamma mia, questo è il nome più exploitation che abbia mai sentito!), morto vivente segregato nella cantina della villa, che continua a vivere cibandosi delle sue numerose vittime? Mitica la scena in cui, ferito gravemente, continua a barcollare perdendo vermi e cagnotti dal taglio! Un’ottima pellicola, quasi completamente girata in interni e ricca di momenti splatter, fatela vostra assolutamente. In un certo senso, I due esperimenti di Lenzi e Mattei chiudono per un pò la stagione italiana dei morti viventi, forse per lo scetticismo dei produttori, forse per le nuove tendenze del cinema horror, qui all’apice delle sue sperimentazioni, che culmineranno in un totale rifiuto dei prduttori a partire dagli anni ’90: si sa infatti che, almeno in Italia, il genere fantastico è sfruttamento, exploitation. Se il filone degli zombi-movies si era sviluppato grazie a Romero, in questo periodo di siccità mortifera e barcollante non c’è da stupirsi se le produzioni si bloccano così improvvisamente. Bisognerà attendere il 1985, anno de Il Giorno degli Zombi, ultimo capitolo della trilogia di Romero, perchè le tombe italiane si scoperchino di nuovo e I primi morti tastino il terreno prima di preparare la penultima invasione: Zombi 3 del 1988, a cura dell’instancabile Lucio Fulci. A mio giudizio, probabilmente questa è una delle peggiori pellicole del regista: la storia ruota attorno ad un nuovo letale composto chimico creato apposta per la guerra battereologica che, trafugato da una ignara spia industriale, finirà per fuoriuscire dal suo contenitore dando il lento inizio alla zombificazione di massa, dapprima in un albergo, poi nell’aria (forse l’unico film in cui possiamo vedere degli uccelli morti-viventi…mitico!) e infine nel mondo intero. Un gruppo di militari ( tra cui spicca un inossidabile Deran Serafian, regista di piccoli capolavori come Alien Predators, qui in veste di attore) e altra gente comune raccolta per le strade tenterà di sfuggire alla minaccia, non riuscendo troppo bene nel loro intento. Zombi 3 si dimostra sin dall’inizio un film abbastanza confuso e profondamente standardizzato dal cinema d’azione americano di bassa lega: battute idiote (una su tutte “hey, io fumo erba, tiro di coca quando posso e cerco di non dare fastidio a nessuno…ti sembra che così io non rispetti la natura?”), machismo prorompente e sfoggio di virilità militare davvero fastidioso sono solo alcune delle caratteristiche di questa pellicola. Altra stranezza sono I morti viventi, che non si capisce se siano totalmente bloccati da un proiettile al cervello o se per abbatterli bastino raffiche di mitragliatrice o bastonate sul petto…come se non bastasse, alcuni parlano e ragionano quasi perfettamente, altri barcollano e poi, afferrata la vittima, diventano mostruosamente agili, altri ancora nuotano addirittura!!! Tutto sommato non si tratta di un film completamente fallimentare, ma da Fulci, sinceramente, mi aspettavo qualcosa di più; forse Zombi 3 non decolla a dovere perchè, a quanto si dice, durante le riprese, a causa di problemi di salute, Fulci dovette abbandonare il set e la casa di produzione Variety affidò le ultime due settimane di riprese a Bruno Mattei, il regista del famigerato Virus, benchè non sia accreditato nei titoli. Fatto stà che, se gli Italiani volevano provare a sfruttare di nuovo con risultati più incoraggianti il filone dei morti viventi, questa pellicola non è assolutamente riuscita a centrare l’obiettivo. L’ultima pellicola dedicata ai morti viventi è After Death di Claudio Fragrasso, autore di piccole gemme della serie B italiana come Monster Dog, Non Aprite quella porta 3 (nulla a che vedere con Leatherface e soci), Troll 2 e La Casa 5, poi passato a dirigere film più impegnati e attualmente invischiato con raz Degan e Raoul Bova nel nuovo Coppia Omicida… che tristezza! Comunque, come ultimo gemito dello zombimovie italico, After Death si difende abbastanza bene e spicca decisamente su Zombi 3; su di un’isola sperduta la maledizione di uno stregone fa risorgere I morti, che, assetati di sangue, faranno strage di un gruppo di giovinastri in gita e di alcuni ricercatori. Tutto sembra perduto, finchè, grazie ad un talismano dai poteri misteriosi, la minaccia verrà finalmente ricacciata negli inferi… Questo film merita sicuramente un plauso per la semplicità con cui è stato realizzato, e, a mio parere, anche per I sempre più deliranti effetti gore che hanno sempre caratterizzato la filmografia di Fragrasso, forse l’implicito creatore della moda splatter nello zombiemovie made in Italy. Attualmente I morti viventi italiani, e in buona parte anche quelli stranieri, hanno definitivamente smesso di camminare, uccisi da quel mostro potentissimo che è la televisione dei giorni nostri: è davvero un peccato che gli unici zombi che bazzicano gli schermi della nostra penisola oggi siano solo Mike Buongiorno e la Carrà, decisamente più spaventosi e meno divertenti dei loro colleghi putrescenti. L’unica speranza è quella di una nuova invasione… 35 *CONCERTI* cazzo. Sono tra i pochi a potere superare l’ora di show senza stracciare le balle. Anzi, io sono quasi triste quando finiscono. Viaggio di ritorno se possibile ancora peggio del primo. Tante grazie alle autostrade italiane. In totale stiamo in ballo sette ore per un concerto di un’ora e gli Hanson Bros io li avevo già visti ad aprile, ma questo è il punk rock, baby. NEKROMANTIX – KIM’S TEDDY BEAR – 10/10/ DAVID BOWIE – 23/10/03 – Milano 03 – Milano Che roba gli eventi rock. Ziggy Stardust, il Non è molto onesto recensire un concerto che non ho visto. Stasera, a Bassano del Grappa, ci sono i Dictators. E io, per tre o quattro motivi – non di più, rimango a Milano. Nella Batcaverna del Leoncavallo (quindi una Leocaverna) c’è gente di tutti i tipi. Alcuni psychobilly, qualche dark, punk, skin… Ok, ha senso un concerto psycho senza nazi? No. Seguo, o almeno ci provo, i Kim’s per i primi due pezzi, poi come al solito mi arrendo. Ma in sala c’è movimento, i ragazzi mascherati piacciono. Esteticamente i Nekromantix convincono, sono davvero coatti, come i veri psychobilly devono essere. Sulla loro musica i pareri sono discordanti; io ho sentito solo una manciata di canzoni – l’aria della stanza è irrespirabile e non si vede un cazzo. Deathabilly? Hardcore con contrabbasso? Meteors meet Misfits? Avvistati un cappellino del Foggia, una compagnia di tossici old school, Rossella che non vedevo da un paio d’anni. In sede di recensione, mi trovo costretto a segnalare la presenza in aula di Vandalo. Visto Stefano che in questo numero sei citato? Siete pregati di spiegarmi la strada da Niguarda al Leoncavallo senza passare da Viale Marche. Io arrivo dalla Meda-Milano, a Niguarda giro a sinistra direzione Bicocca, poi che faccio per non perdermi? HANSON BROTHERS – 17/10/03 - Torino (Enrico Camanzi) Gli Hanson Brothers per me non sono esseri umani, sono dei fumetti a strisce. Viaggio d’andata allucinante ma alla guida Davide Delorean è un nocchiero senza macchia. Fa persino una curva che mi fa venire i capelli bianchi e avrebbe spinto all’applauso anche Niki Lauda. Tra autostrade interrotte, deviazioni incoerenti e strade ciccate arriviamo all’Hiroshima che i canadesi sono già sul palco. L’Hiroshima è meglio di come me lo immaginavo, anche se i gestori non devono essere troppo alla mano. L’acustica, però, è più che dignitosa e ciò basta. Rispetto a Bologna, qualche mese fa, gli Hansons hanno cambiato un filino la scaletta (“Can’t hide the heino”, “Brad” e altro forse) e aggiunto un paio di siparietti con il dizionario italiano/canadese. Sono sempre compatti, canzoni ultratight, suonate alla grande. Avete presente quando si dice che un gruppo non sbaglia un cazzo? Beh, gli Hanson brothers non sbagliano un 36 Duca Bianco, oggi solo David Bowie è tra noi. Onestamente, non ho il suo disco “Reality” e non sono interessato granché a tutto quello che ha fatto negli ultimi venticinque anni. Lui, David Bowie – 56 anni, ha sempre avuto gli occhi su presente e futuro. Io, almeno per quanto riguarda la musica, finisco sempre per guardare al passato. Bene. Nonostante i trentanni che ci separano, Bowie risulta molto più giovane di me. Ventenni, trentenni, quarantenni, cinquantenni… Gli eventi rock appunto. Primo boato sul giro di basso di “Under Pressure”, seguono “Ashes To Ashes” e forse “Fashion”. I grandi successi ci sono tutti: “Heroes”, “Let’s Dance”, “Changes”… Sì, alla fine è tornato anche lui. “Hang On To Yourself” e “Ziggy Stardust”, con un ragno che mi entra nell’orecchio. Gli eventi rock, i grandi eventi rock. W.A.S – ANDY’S DONUTS – 25/10/03 – Sesto San Giovanni Trascinati dalle parole di Enrico, dall’idea di vedere i Radio Days di Paco, giungiamo freddini in questo simpatico teatrino della lotta extraparlamentare milanese. Sul palco ci sono tali W.A.S, una band da liceo, da oratorio, da Centro Sociale di Sesto San Giovanni. I Punkreas, le canne, lo ska… I Radio Days non suonano perché il loro batterista è timido. Quattro canzoni degli Andy’s Donuts, poi scappiamo in cortile – al freddo. Gli Andy’s Donuts fanno blucerchiatocore, pop core melodico con la Sampdoria nel cuore. Al basso c’è la Contessa. La giovane mi confessa il suo amore per il surf e per i dischi dei Trashmen a quaranta euro… Io penso a Dick Dale, ma la mia tosse mi distrae e allora mi vengono in mente le ciambelle. Quelle di McDonald’s che fanno schifo. GLI IMPOSSIBILI – 22/11/03- Milano Centro Sociale Vittoria pieno di facce sconosciute, qualche anno fa uno show degli Impossibili avrebbe radunato cani, porci e belli della “scena”… Riusciamo tuttavia a sentirci a nostro agio anche in questo ambiente di matti, di maranza e di malati di mente: seduti in cerchio sembriamo dei Carbonari. I gruppi di supporto non me li ricordo, un tipo grida “questa la dedichiamo al popolo palestinese” e Luca, rischiando di brutto, risponde “Forza Israele”. Sì, per un momento mio cugggino Luca mi è sembrato Giuliano Ferrara. Gli Impossibili sono rimasti al 1996, fantastico. Attaccano con “Sul Sedile Con Te”, colonna sonora dei miei 16, 17, 18 anni. E’ un susseguirsi di hit single: “Malata Tumorale”, “Mostro”, “Odio Lo Straight Edge” di cui capisco le parole solo ora, alla fine del 2003… Cover di Camerini, Vasco e Misfits. Camanzi esaltatissimo, Luca pure, Claudio già a casa da ore probabilmente. Una serata del genere la consiglierei a tutti quelli che praticano l’urinoterapia. BASTET – 27/11/03 – Milano Apparentemente il Pow Wow si trova in un quartiere del tipo “Milano Odia, La Polizia Non Può Sparare”. Se sia veramente pericoloso non lo so, ma la sensazione è questa. Una sensazione come di… assorbimento. Uno show capriccioso messo in piedi da gente che ha ancora voglia di amare. Troppo punk per piacere ai metallari, troppo metallari per piacere ai punk. Io dico: “troppo giusti”, wild boys. I Bastet fanno battere il mio cuore come una band di metallo pesante. “Eretto”, “Stasera Ti Trombo”, “L’Esercito del Rossetto”… Anche una stonatissima e parecchio apprezzata “If I Told You…”, ballatona strappamutande per un ballo da strappamutande. Andiamo a casa sulle note di “New York, New York” perché tutti vorremmo svegliarci in una città che non dorme mai. New York, Milano, Limbiate. Glam cristiano con Sant’Antonio da Padova nel cuore. LEECHES – NERDS – 4/12/03 – Transilvania Como I tour dei Leeches sono interminabili, come quelli di Claudio Baglioni: stasera qui, domani lì. Settimana scorsa erano a Pavia, oggi sono a Lipomo Comasco, domani in qualche altro paese della Brianza. La ridente Brianza. Il Messicano, Massi e Mone sono tutori del Reebok-core, un genere da loro creato e da loro portato alla testa della classifica di TV, Sorrisi e Canzoni. I tre riescono anche a far vergognare David Bowie, una versione di “Suffragette City” degna dei più scaltri Angry Samoans. I Nerds mi piacciono perché sono un vero gruppo metal, non metallari per moda ma metallari per passione. E di questi tempi non è poco. BUS ONE FESTIVAL – 7/12/03 – Thunder Road Codevilla Con i festival ho chiuso. Arriviamo alle sei passate e ci vogliono almeno quarantacinque minuti prima che le band comincino a suonare… Ma il tempo scorre, la gente da salutare è tanta: Calemme, Ferrarese, Goti, Franchino Metal e Dario… Luca e il Pornacchione fanno acquisti, io promozione al nuovo numero di Oriental Beat. Devo ammettere di sentire la mancanza del Camanzi, in una giornata come questa la sua presenza mi avrebbe aiutato molto; il giovane di Sesto San Giovanni preferisce rimanere a casa a guardare le partite (divagazione: se tutto ciò fosse accaduto vent’anni fa, forse il Camanzi sarebbe venuto con una radiolina portatile! Ve le ricordate le radioline della domenica pomeriggio? Accese ovunque. E invece, complici le varie tv locali, ora si sta tutti a casa sul divano in compagnia di Maurizio Mosca, Toni Damascelli, Tiziano Crudeli…) e leggere “l’Unità”. Le prime a salire sul palco sono le Queen Bee: garage piuttosto acerbo e cupo, ricordo cover di “The Witch” e “I Wanna Be You Dog”… Le ragazze sono un po’ timide, ma non posso fare a meno di ammirare la tastierista vestita come Pocahontas (non so se scrive così, ma pazienza). Durante il cambio palco mi intrattengo con la coppia Andrea Rota – Johnny Stornante, col primo che mi dice che se fosse nato donna sarebbe stato una gran puttana. Insieme ai due bergamaschi mi avvicino allo stage per lo spettacolo degli Hormonas. Amore a prima vista! Gli Hormonas sono molto psycho Cramps, ma con i Cramps hanno poco a che fare. Ora provo a spiegare. La ritmica è psycho – con il contrabbasso che pompa, ma la chitarra è molto “wave”… C’è originalità nell’aria e Samuele è un vero leader. Il Porna mi fa notare la maglietta dei Buzzcock del chitarrista e soprattutto il logo degli Einsturzende Neubaten che questo ha sulla tracolla; è la conferma, questi Hormonas hanno gusti fini – sanno dove andare a pescare. Qui comincia l’odissea. Dalla fine di questo live set - che i giornalisti di Rumore definirebbero “infuocato” all’inizio della seconda parte del festival passano circa tre ore. Tre ore trascorse a vagare tra i banchetti (e non ho soldi da spendere, tortura), cercare facce amiche, prendere per il culo i presenti che non conosco e me stesso. Odioso il sound check della Titty Twister Orchestra… Arrivano i rinforzi: Greg Bellone, gli Stinking Polecats al gran completo (sì, anche Miccetta) e Paco. Con Paco ho una bella conversazione a base di amore e Strokes; ci piacciono gli Strokes!!! Io e Paco abbiamo capito tutto della vita, voi un cazzo. Cosa conta per voi nella vita? Io al primo posto metto la salute, seguita da famiglia, amicizie e eventuali amori. Sia io che il batterista dei Retarded concordiamo che il terzo posto spetta alla musica. Scopro anche che Simone dei Polecats è il mio gemello del destino: entrambi ci siamo fatti crescere la barba e abbiamo un anello al pollice destro… Unendo i due anelli azioniamo i raggi laser e sconfiggiamo le forze del male. Finalmente, all’alba delle 22.30, sale sul palco la T.T.Orchestra. Un impatto della madonna, big band in stile Brian Setzer Orchestra ma col formaggio e il sugo come condimento… Tutte cover mi dicono, la gente balla e si diverte. Io subisco il solito effetto Kim’s 37 Teddy Bears: ok tre canzoni, poi mi rompo il cazzo. Premio “band più inutile dell’anno” ai Sheetah et les Weissmuller. Non saprei come descrivere questi francesi: sì scambiano gli strumenti e sono vestiti come Alì Babà e i quaranta ladroni, poi hanno i bonghi… Mezzanotte passata. Siamo all’interno del Thunder Road da più di sei ore, uscire a prendere un po’ d’aria sarebbe una stupidata dato che fuori ci sono zero gradi, rimaniamo in questa camera a gas, facciamoci del male. E’ ora degli Hermits, reunion attesa da molti, tanta curiosità per noi che in fondo siamo qui per loro. Inizio da urlo con quel matto del cantante mummificato, segue demente garage punk. Peccato, se solo avessero iniziato a suonare due ore prima sarebbe stata forse una serata memorabile. Ma io ne ho le palle piene, e così come me molti dei presenti. Adios festival. SEED ‘N’ FEED – FRIDAY STAR – MINNIES – 9/ 1/04 – Rolling Stone – Mi Sapevamo benissimo, io e il Camanzi, che dopo pochi minuti ci saremmo chiesti “ma che cazzo siamo venuti a fare? Anche stasera… ”. In superstrada abbiamo rischiato grosso, ma Luca al volante è come Maradona in area di rigore. Un pirla totale ha preteso di fare retromarcia in superstrada, parlando al cellulare… Luca ha inchiodato, la macchina ha sculettato un po’ e così, anche grazie ad Allah che è grande, non è successo niente… L’ingresso era gratuito, hanno messo in scena una specie di festa della birra – due birre piccole più acqua che birra a 6 euro. Ma andate a cagare per cortesia. Prima dei Roskos ha suonato un gruppo di cattorasta, tremendi, non mi ricordo il nome… Grazie Signore, grazie. I Roskos li avevamo già visti al Vittoria qualche mese addietro, fanno metal. O meglio, fanno hardcore melodico però con riff e assoli degni di Steve Vai – cover di “Moonlight Shadow” compresa nel prezzo. Dani dei Minnies mi ha detto che, secondo lui, loro suonano punk rock. Secondo me e il Camanzi invece (che siamo i saggi di qualsiasi scena, da quella dei gruppi di liscio che suonano alle feste di partito a quella crust che non conosciamo neanche) i Minnies fanno hardcore melodico. E lo fanno anche bene, ma a me piacciono i Ramones quindi pazienza. Durante il concerto dei Friday Star mi sono intrattenuto con Enrico Point Break, ho visto il Porna che vagava tra i kids e mi è apparsa la Madonna. Questa volta non la mamma di Gesù, bensì la cantante. I Seed ‘n’ Feed? Forse vi ho già detto in passato che il batterista andava a scuola con Luca; li vedete Luca e Fabio dei Seed ‘n’ Feed che in seconda media parlano della potenza dei Sepultura?!? I Seed ‘n’ Feed mi sono sembrati una via di mezzo tra l’emo e Ligabue, 38 non abbastanza veloci per essere hardcore – non troppo urlati per trasmettere vere emozioni… Abbiamo dato una chance anche all’ultima band della serata: indovinate un po’? Ce ne siamo andati dopo neanche metà della prima canzone. ROCK AND ROLL HOLOCAUST FESTIVAL – 25/1/ 04 – Bloom – Mezzago Certe regioni italiane, certe zone della Brianza, mi lasciano senza parole. Perché un ragazzo di città come me dovrebbe rischiare la vita sulle strade di campagna, strette, asfaltate male, con profondi fossati e sterminati campi ai lati? Il Pornacchione guida tranquillo e uno scalmanato ci sorpassa a 200 km/h su una strada larga 70 centimetri… Io e il Porna uniti nel nome del Rock. Io e il Porna soli contro il mondo. Allegria! Al Bloom c’è parecchia gente, tutti presenti per il Messicano. I Leeches fanno un bel concerto, ne ho seguito più della metà. Dopo pochi minuti il rito del Messicano, sacrificare una corda della sua chitarra. Un giorno forse sarà la chitarra a sacrificare il Messicano, l’Apocalisse si avvicina. Dopo i comaschi è il turno di Wertham. Se non avessi conosciuto il volto celato dal passamontagna, probabilmente avrei avuto paura sul serio. Al di là della musica – industriale? – che non mi fa né caldo né freddo, la performance punta allo stomaco. Mi ritrovo la testa nello stomaco e lo stomaco nella testa. Pena di morte? Sofferenza? Potere? Una nuova porta si apre davanti a me, speriamo dietro non ci sia l’uomo nero che mi tiene un anno intero. Meglio la befana che mi tiene per una settimana. I Long Dong Silver sono una sorpresa, è un po’ che si parla di loro… Mi dicevano stoner. A me sembrano una versione riveduta e aggiornata degli Stooges. Il cantante balla, si contorce, si taglia. E’ finito il tempo del Candela, è iniziato il tempo di Samuele. Alla chitarra c’è uno che secondo me suonava nelle Gambe di Burro; ora è una specie di Keith Richards brianzolo. Ci mancava un Keith Richards in Brianza. Che bello Ferrarese che incula Samuele. Sembra una scena di pedofilia. I Nerds come al solito spaccano, il Boss con la frusta da domatore di leoni è ancora più selvaggio… Però alla settima canzone il Basettometro esplode. Il Basettometro è uno strumento che misura il grado di sopportazione show, è stato inventato dai Cinesi ma brevettato a Foggia. Non ho visto il concerto dei Killer Klown, ho preferito giocare a carte con Franz e Gigi. Vorrei salutare con affetto il ragazzone che prima mi ha chiesto “ma sei fascista?”, poi mi ha fatto vedere il Che Guevara tatuato sulla pancia e, infine, ha detto che io e il Formenti siamo due ricchioni. HARDCORE SUPERSTAR – GEMINI 5 – 28/01/ ricordo niente, il secondo gruppo invece è qualcosa di incredibile. Il cantante è strano, 04 – Indian’s Saloon – Bresso Gli Hardcore Superstar hanno in Italia lo stesso successo che ha Abr Diab in Egitto. Non è poco, ve lo assicuro. Però prima di Silver Silver e amici, sul palco dell’Indian’s si dimenano come tarantolati i Gemini Five. Di loro so poco, uno suonava nei Queer For Girls e, infatti, nell’album dei Queer For Girls c’è una canzone che si chiama “Gemini Five”. Che bordello, non si capisce un cazzo. I Gemini Five secondo Luca mio Cugggino hanno un suono moderno. Ma, sempre secondo Luca mio Cugggino, il cantante dei Gemini Five sembra la copia sfigata di Ginger dei Wildhearts… Avete visto “Matrix Reloaded”? Presente i gemelli fantasma che abitano a casa della Bellucci? Ecco, uno dei due è il frontman dei Gemini Five. Dal Vangelo Secondo mio Cugggino: “Non avrai altro Cugggino all’infuori di me”. Gli Hardcore Superstar mi stanno simpatici, nonostante un paio di pezzi orrendi. All’inizio del concerto sto in piedi sul tavolo davanti al merchandise, il responsabile della mercanzia mi invita a scendere perché sporco il tavolo… Non sono scemo. Se sono salito in piedi sul tavolo è perché non c’era nulla sopra. Che cazzo ne so io che tu sul tavolo ci devi mettere le magliette dopo lo show… Cosa che poi in effetti non ha fatto. Che palle essere bassi, non si vede mai un cazzo. Ma tanto c’è bisogno di uomini forti sotto il palco (dove c’è il massacro, come al solito, parola d’ordine: destroy); Debbie mi viene a prendere e mi ritrovo a un centimetro da Silver Silver, mano nella mano con tanti amici della security, cordone tipo corteo ‘68-’77, dietro di me un centocinquanta kids che spingono. Oh Yeah! I love rock and roll. Amici svedesi, fratelli Hardcore Superstar, non potete sbagliare “Don’t Never Leave Me” degli Hanoi. “And I’ll start livin’ in a memory” è il verso fondamentale della canzone... ecchecazzo. Adesso sto ascoltando “Honey Tongue”, hit single di questo 28 gennaio 2004. VIBRATORS – 31/01/04 – Palapenz – Chiasso Stasera trasferta all’estero. Cristo Santo Risorto. Socci direbbe: “Perché? Ma perché? Perché?”. Il Palapenz è quello che Basetta definisce “un posto di merda”. Un palazzetto dello sport, quasi una palestra scolastica, con le bandiere di tutti i cantoni svizzeri… Il pubblico è composto da ragazzi innocenti. Età media diciassette anni, sabato sera per sfogare nel pogo gli abusi di professori elvetici. Chissà come sono i professori delle scuole superiori svizzere, avranno fatto pure loro il 68? ’68, P38, che 48. Giocatevi questi numeri al Superenalotto. Creste, borchie, brufoli… Della prima band non ha una t-shirt degli Warzone, canta un pezzo dei Basta… Poi il vuoto, il Formenti che fa una foto al culo del Porna. Con gli ex Devilskins c’è il Balestrino, un susseguirsi di inni da stadio, tutto dedicato a questi ragazzi innocenti che speriamo continuino a farsi una risata insieme alla loro ragazza con la maglietta degli Angelic Upstarts. Sono in trance, non riconosco neanche “Garage Land” dei Clash… Il bello deve ancora arrivare. Le Pornoriviste del Canton Ticino, tali Vomitors. No, non è possibile, il loro concerto andrebbe videoregistrato e depositato al Museo della Tortura. Abbiamo pagato 15 euro per sta cagata. All’una e mezza passata tocca ai Vibrators, in tre non sembrano male. Attaccano “Automatic Lover”, ma il sogno dura poco. Loro sono mosci, i suoni orrendi, l’acustica indecente. Complessivamente la peggior serata degli ultimi tre anni. Yeah Yeah Yeah. LOCO LIVE - ANNA & THE PSYCHOMEN VIDEONEVE - 21 febbraio ‘04 - C.S. Garibaldi Una vittoria del Milan nel derby mi assicura un tranquillo viaggio in compagnia del Camanzi il quale, sì, ammette di avere dei problemi a tifare rossonero dopo la discesa in campo del Presidente… Per un attimo crediamo di essere tornati ai vecchi tempi: io e Enrico, la Chiara con Claudio, la distro, un concerto inutile in una serata piovosa… I Videoneve hanno un tastierista bellissimo, tipo pianobar… Fanno una via di mezzo tra l’indie-pop e Eros Ramazzotti, qualcosa di molto simile alle armi di distruzione di massa presumibilmente nascoste da Saddam Hussein… My god. Anna e gli Psychomen purtroppo hanno cambiato strumentazione, ora hanno una chitarra e un basso molto rock and roll - e suonano come i gruppi storici della Rip Off… Però via quei passamontagna! A che servono? Non sono male questi ragazzi, solo che dopo due pezzi non reggo più. I giovani in sala sono gasati, qualcuno balla, alcuni cantano, altri fanno gli occhi dolci a Anna… Anna è carina, cantaballa-si dimena - ma io la vedrei meglio in un gruppo tipo Dirotta su Cuba. E veniamo ai Loco Live. Avevamo voglia di qualcosa del genere, a noi - sapete - piacciono i Ramones. Ma questa cover band (si vocifera che, quando non impegnati con i Ramones, i Loco Live si trasformino in una Pearl Jam cover band!) fa troppi errori, non puoi sbagliare i testi e poi fare i siparietti pari pari a “Loco Live”! Nella vita ci sono delle priorità! Il bassista effettivamente assomiglia a CJ, il cantante invece - per quanto si impegni a fare Joey - è Luca Laurenti con una parrucca nera! Qualche chicca la tirano fuori: “Poison Heart”, “The 39 Crusher”, “Swallow My Pride”… Meritano comunque un applauso, meritano comunque il mio headbanging. WILDHEARTS - DARKNESS - 23 febbraio ’04 - Milano Non voglio esagerare, ma lo show dei Wildhearts è stato uno dei concerti più belli che abbia mai visto. Non scrivo da fan, ma da ascoltatore di rock. Una bella pernacchia per il Basetta, prego! Attaccano con “I Wanna Go Where The People Go” mentre io sono ancora fuori a cercare un biglietto per il povero Claudio... All’inizio della prima strofa sono però già sotto al palco con le lacrime agli occhi. Sì, Stidi suona con una canotta degli Hanoi Rocks! I fan dei Wildhearts cantano, i deficienti lì per i Darkness rimangono a bocca aperta. Seguono “Tv Tan” e “Greetings From Shitsville”. Poi è un susseguirsi di pezzi vecchi (“Nita Nitro” e “Jonesing For Jones”…) e nuove hit (“Vanilla Radio”, “Top Of The World”)… A un certo punto, forse all’inizio del concerto dei Darkness, mi si avvicina Ginger. Sapete che gli ho detto? “Thank You”. L’ho ringraziato per essere il più grande songwriter del mondo. E basta. Perché a uno che scrive “I ain’t crazy about Elvis but I’m sure there’s a few in Memphis, I don’t know about Jesus but I’d still walk the waters between us” posso solo dire grazie di esistere. Da bambino scemo mi sono anche fatto autografare il cd. Ho regalato il biglietto del concerto a un fan dei Wildhearts, ticket-feticista. Sapete che mi ha dato in cambio? Un buono pasto! Ho scoperto che molti kids (Lanciasassi compreso) collezionano i biglietti dei concerti e piangono quando hanno tra le mani solo la ricevuta della prevendita… I Darkness sono una truffa, ma non è colpa loro. Come fai a fare uno show da headliner con un solo disco alle spalle? Dalle 22.31 alle 22.41 la band ha cazzeggiato, melodia di “We Will Rock You” suonata con la chitarra compresa. All’inizio sembrano anche simpatici, con tutte quelle luci da circo rock - ma poi risultano tristi come un programma di Magalli. Voglio proprio vedere se con il secondo disco riusciranno a bissare questo grande successo attuale. Dubito fortemente. ATARIS - 3 marzo 2004 - Transilvania Live (Enrico Camanzi) “Basetta, domani vado a vedere gli Ataris, interessa la recensione?” Sono certo che al buon OB editor sarà spuntata una nuvoletta fumettosa in testa con scritto Gulp. Eh, vabbè, anch’io ho i miei scheletri nell’armadio. Sono comunista, mi metto le dita nel naso e mi piacciono gli Ataris. Mi perdo i due gruppi spalla ma, per dio, una buona ragione c’è, ero a mangiare la pizza in un tavolo a fianco di Bruno Chiodi impegnato in un romantico tète a tète con 40 una bionda tatuata. Che il Transilvania faccia schifo ormai lo diamo per assodato, tanto ve lo ripetono su queste pagine due o tre volte a numero. Entro e becco subito Giovanni, ancora stampellato, e Stefano di Wynona. Hanno venduto fantasiliardi di copie delle loro compilation, sono contenti e sono contento pure io per loro, son bravi ragazzi. Pare che una sia arrivata sul tavolo del ministro della cultura Urbani. C’è Paco, con una schiera di vogheresi o diossacchissesi cresciuti all’ombra dei Retarded. Paco, ti ho visto meglio dell’altra volta, sai. Quando io e Paco c’incontriamo scatta subito una chimica particolare, anche se non ci vediamo da anni, e ci mettiamo a sparare cazzate, ridere come dei scemi e bere troppo. Stasera poi c’è un tedesco sosia di Nardi dieci anni fa, quindi tutto va bene. Intanto gli Ataris hanno iniziato, i volumi sono troppo bassi e la voce troppo sparata, una chitarra non funziona proprio e le altre poco, non si sentono le parti soliste, vacca boia. Comunque i quattro, anzi cinque per l’occasione, se la cavano bene. Sui pezzi più noti, “In This Diary”, “Summer ‘79”, “Summer wind was always our song”, “Boys of summer”, è un mezzo trionfo. Proprio bravi ‘sti Ataris, ma niente punk, li consiglierei perfino a mia madre. Tre cover, una dei Nirvana piuttosto incomprensibile, “Astrozombies” e “Jinx removing” dei Jawbreaker (bravi Ataris, un voto in più) che riconosco solo io e mi permette di fare il figo, il vecchio e lo snob, che era esattamente quello che volevo fare. Post concerto avvilente con il gestore del Transilvania a sparare cazzate in consolle e il cantante degli Ataris nel ruolo di dj che, alla mia richiesta di un pezzo dei Black flag, mi dice in inglese che non li tiene. MANGES - QUEERS - 17 marzo 2004 Carpaneto Piacentino Hey ragazzi! In città c’è una nuova moda: è scoppiata la diocanemania! Tour de force per i Manges… A spasso con quella vecchia sagoma di Joe King. La squadra spezzina pare un pò stanca, ma nei loro occhi c’è ancora quella voglia di vincere tipica delle notti magiche. I Manges attaccano con “Morphine” e Formenti mi dice “stanno facendo il soundcheck”… Sparano una cover degli Hard Ons e poi, tutte di fila, “Havana Affair”, “Apeman Hop” e “Glad To See You Go”… Preferivo le scalette vecchie, ma si sa: i Manges sono gli Anti-Hero per eccellenza. Seguo metà concerto dei Queers. Sono in tre, al basso c’è uno dei Teen Idols e alla batteria non lo so. La prima canzone è “No Tits”, seguono tutti gli hit-single dall’83 a oggi. Dopo “Kicked Out The Webeloes” sono sazio e trascorro tutto il resto della serata in compagnia di Kappa dell’Ammonia che è un bravo ragazzo e mi ricorda Gas, il mio migliore amico delle scuole superiori. Nota di merito alla parrucca a scodella indossata questa sera da Enrico Camanzi. ATOMSMASHERS + DELOREANS - 27 marzo 2004 - Fidenza (Enrico Camanzi) Gli 11 euro che ci spillano alla cassa per la tessera Arci sono davvero un po’ troppi Il concerto non inizia più perché si aspetta Pagani, che è un po’ la mamma di questa serata, visto che ha partorito lo split tra le due band. Nell’attesa mi dedico al mio solito gioco delle somiglianze. Il cantante degli Atomsmashers è uguale a Eric Cantona. Il Miccetta, che non vedevo da una vita, è diventato un Roberto D’Agostino un po’ più cicciotto. Finalmente arriva il Pagani, vestito da gran sera, porta i suoi dischi da gran sera con prezzi da gran sera. Attaccano i Deloreans. Claudio come sempre ci prende quando sentenzia Hanson brothers più Devildogs. Suonano veramente poco, cover degli Atomsmashers compresa. I siparietti comici, l’ho già detto, non mi piacciono e per piacere non fate fare a Franz le facce cattive, lui è un buono. Poi nella batcaverna (la sala concerti del Taun) tocca agli Atomsmashers. Anche per loro concerto breve, ma credo sia una consuetudine. È l’ultimo loro concerto in Italia, poi andranno in tour, ma non per questo si capisce perché parlino in inglese dal palco. Comunque belli compatti, molto Rip-offs style, bla bla bla. Due band gradevoli nonostante dei suoni un poco indecenti. E comunque avrei gradito concerti più lunghi, per una volta. Arrivederci tra un paio di settimane con gli Uptights. BELLRAYS - 14 aprile 2004 - Transilvania Milano Gridatelo: il Signore è con noi. Urlatelo al mondo. Il viaggio d’andata ci fa capire che sta per succedere qualcosa di meraviglioso, un qualcosa per cui un Mel Gibson qualsiasi potrebbe sbavare. Il tragitto è tortuoso, le insidie numerose. Stasera c’è la Voce del Signore ad accoglierci. I BellRays sono Motown + Fred Sonic Smith, Stooges + Tina Turner, ancora uno + uno. Il Goti si chiede dove sia la Milano Punk Rock, io mi domando “dov’è Dio?” perché lo sento vicino - ma fatico a riconoscerlo. Che Dio sia una pettinatura afro sulla testa di una rocker californiana? Può essere. Io so che alcuni stasera hanno visto la luce, altri fanno ancora fatica a trovare l’interruttore… Dove sono gli altri? Risponde ancora Tozzi: “gli altri siamo noi”. La fatica di portare la croce, la gioia del trovare Dio. Ma vaffanculo, lunga vita ai BellRays. Batterista tarantolato, chitarrista epilettico, bassista indemoniato, voce celeste. Cantante nera, voce celeste? Cantante nero-azzurra? Vai Lisa, thumbs up for you. *CARTA* JAHMAICAN FANZINE Questa l’ho presa da Riot. È gratis. “La fanza dedicata a tutti gli amanti della musica, completamente gratuita, estremamente competente”. Fate voi, non mi sembra ci sia l’indirizzo per prenderli per il culo. VOICE OF THE KIDZ #1 Mini fanza di stampo oi! Davvero poca roba: Statuto, Merdonald’s e vivisezione… E’ un esordio, certo - ma se il buon giorno si vede dal mattino… PUNKSTER #0 Prima uscita allegata a Rumore. Meglio Rumore. Meglio Rock Sound. Qualsiasi cosa è meglio di Punkster, e non lo dico con cattiveria perché l’idea che stava dietro a questa rivista non era male: mi avevano parlato di una nuova “Dynamo”, un qualcosa con la sostanza di “Bassa Fedeltà” e la forma di “Rock Sound”. Niente di tutto ciò. Poche e inutili news, interviste a band del cazzo, un pezzo “know global” che sembra una tesina di terza media… E’ solo il primo numero comunque; mica si dice che dal letame nascono i fiori? Illusione, dolce chimera sei tu. MUUNA TAKEENA #8 Una luminosa finestra sul magico mondo dei fanzinari; c’è gente che fa fanzine sulla roba da mangiare, sulle reti metropolitane, sui quartieri di New York… “Am I miserable because I am doing a fanzine or am I doing a fanzine because I am miserable?”. Essere o non essere? E’ nato prima l’uovo o la gallina? Meglio Maradona o Pelé? (Timo Palonen, Oritie 4 c 24, Fin - 01200, Vantaa - Finland) TOO MUCH JUNKIE BUSINESS #10 C’è il Valentini che non vede uomini in giro, nella scena, nel nostro giro. Gente che fa musica senza palle… Tutto può essere, ma smettere di suonare mi pare un po’ eccessivo. Ospite del Pianeta delle Scimmie, il batterista dei Love, una delle tre band preferite da Andrea… Le recensioni: dagli sputi in faccia all’Arcana agli sputi in faccia a Rolling Stone, Immortal Lee County Killers e Spiders From Mars, Dictators a Roma e Tav Falco non mi ricordo dove… Eroe, mito, icona di questo numero 10: Martosh. Ora le mie scuse a tutti voi. Credo di aver recensito tutti i numeri di questa e-zine segnalandovi sempre la mail di Andrea senza spiegarvi che dovete scrivergli per ricevere l’opera. Inoltre, esiste un archivio di Too Much: http://www.angelfire.com/retro/junkie_ business/ 41 COLORS #59 dicembre 2003 - gennaio Recensioni brevi, senza la pretesa di essere il Mario Luzzato Fegiz del punk rock. 2004 Dedicato alle telenovelas messicane, con qualche irruzione di alcuni wrestler… “Amarte Es Mi Pecado”. Dr. Wagner ci insegna che “le stelle non hanno età”. Sapete che per 1.200 dollari potete noleggiare la star di una telenovela? Per una festa o per un’occasione speciale. “La tua vita non è abbastanza movimentata? Diventa protagonista di un matrimonio da telenovela con tanto di lite in famiglia…”. Non so se vi ricordate la parodia di “Anche I Ricchi Piangono” di Gianfranco d’Angelo al Drive In… Ancora e definitivamente anni 80. Sono felicemente stupito dal mondo di Veronica Castro. Un mondo in cui trova posto anche Enrique Metinides che fotografa tragedie e disgrazie, ho visto una sua mostra al PS1 di New York City… Prendete nota: “La vita è una telenovela. Soltanto che è più grande e ci sono molti più attori”. NO RISK NO FUN #2 D’accordo, ognuno ha i suoi gusti. Ma Rixx deve decidere da che parte stare. O dalla parte di Ray Daytona o da quella dei Sodomia Montecitorio. In queste pagine c’è voglia di fare bene, c’è genuina ingenuità, c’è orgogliosa ignoranza. Però c’è anche qualcosa che non mi piace, che proprio mi dà fastidio. Forse alcuni giudizi sparati a minchia (tipo lo sproloquio sull’Indipendent Festival) oppure, più semplicemente, le Kakkole Esilaranti e i Berenice Beach… No Risk No Fun si lascia leggere, a volte fa anche sorridere. Aspettiamo il prossimo numero. (Riccardo Cogliati, via della Molgoretta 5, 23887, Olgiate Molgora - LC) FREAK OUT #35 Era un po’ di tempo che non mi capitava di avere tra le mani questa fanzine partenopea. Nonostante la carta patinata, il prodotto è sempre lo stesso. Musica “indipendente” per grandi e piccini, un breve report della due giorni Radio Birdman (Perugia-Bologna) e una scarna intervista ai Cramps per noi giovani punk. E’ gratis. ANGOLO #4 Fanzine che vorrebbe forse essere femminista, ma finisce per essere “femminile” e basta. E’ carina, la quarta di copertina ricorda Oriental Beat #5… Mi piace il formato, metà A5 - non ho voglia di prendere il righello per dirvi le dimensioni precise… “Cosa significa oggi, …, essere donna?”. Sabina dà ben 28 motivi. A voi scoprirli, è divertente. ([email protected] <mailto:angolo.shar [email protected]>) MAGAZINE LOVE #4 Un foglio A4. Dio benedica quest’uomo che ha il dono della sintesi. Un’intervista ai romani Intellectuals e ventitre recensioni. 42 Dieci e lode. ([email protected] [email protected]>) <mailto: GENESI OF NOISE #1 “The uncool bible of nothing”. Che ce l’abbia con Rolling Stone e Punkster il ragazzo? Fanza di stampo hardcore, parecchio legata alla scena californiana dei primi anni 80... Interviste a Aiki, I Treni All’Alba, Gonna Fall Hard. E poi O.dio Contro i Vecchi, non posso che ammirare una band con un nome del genere: largo ai giovani. In sta fanzine ci sono delle domande/discorsi che proprio non capisco, tipo: “Secondo voi parte della scena che rapporto ha col Sesso?” oppure “Se gettiamo una pietra in un fiume, cambiamo forse il suo corso?”... Meglio ascoltarsi il mini CDR allegato: Viboras, i Distillers di Milano. ([email protected]) *DISCHI* AAVV - BURNING MATERIAL (Alphamonic Tapes) VOL. 1 Miccetta vorrebbe una via d’Italia intitolata a Andrea Rota che nel 2004 produce ancora le cassette... Compilation di schiaffazzi con Transex, Homoplastik, Tyrades, Leeches, Exploders e chi più ne ha più ne metta. Ottima la qualità se si esclude il live inascoltabile degli Atomsmashers. AAVV - ME AND MY SIX STRINGS (Rockin Bones) Un contest di one man band, una gara a chi è più scemo. Terzo posto per Fabian e la sua fidanzata Miriam perché l’amore è una cosa meravigliosa; vincono un anello “Status”, quello col semaforo, ve lo ricordate? Medaglia d’argento per Mr. California. Cos’è il premio per il secondo classificato? La medaglia d’argento, che cazzo vuole di più. Sale sul gradino più alto del podio Monsterman con “Baby I Can’t Play My Guitar” e si mette in tasca dieci buoni da 5.000 lire gentilmente offerti da “La Luna Del Gelato” - gelateria artigianale - Limbiate. AAVV - MUSIC FOR THE TERRACE (Mad Butcher) (Enrico Camanzi) Uno, Ics, Oi, ecco la compilation per rallegrare le vostre domeniche di tafferugli. Gruppi da tutto il mondo, nomi storici e sconosciuti, canzoni solo sul pallone e Holly e Benjie in copertina. Per l’Italia Derozer (sempre ok), Berenice Beach, Klasse Kriminale con “goal” ma non è una cover di Elio e le storie tese e Los Fastidios. Spero che lo scudetto lo vinca il Milan. ANTIPRODUCT - MADE IN USA (Sony) Chiedo a Ferrarese e mi risponde: “figata, fanno metal, il cantante sembra GG Allin e ci sono due fighe nella band”. Richiedo a Pacino e il serenissimo mi dice: “non fanno metal, le sperimentazioni dei Wildhearts, più estreme…”. Questo è l’eccesso: sì, i pezzi “complicati” come i Wildhearts, lo spirito dei Turbonegro e una specie di Andrew WK alla voce. Forse questo “Made in USA” vi farà mettere in soffitta “Apocalypse Dudes”. Tre canzoni bastano: “Going Where The Action Is”, “Girls Who Wanna Be Boys”, “The Rules We Rock And Roll By”. AGAINST ME! - AS THE ETERNAL COWBOY (Fat Wreck) (Enrico Camanzi) A gruppo marxista, recensione marxiana. La tesi: sul lato A gli AM! suonano tirati e secchi, punk come non mai. L’antitesi: sul lato B i toni si ammorbidiscono, spunta pure una splendida ballata sommessa. La sintesi: un bel disco, forse non scioccante come il precedente ma si sa, le rivoluzioni riescono una volta sola. DESCENDENTS - COOL TO BE YOU Wreck) (Fat (Massilanciasassi) Sette anni dall’ultimo disco sono tanti ma ai Descendents sembra non importare molto, tanto più che i pezzi qui presenti sono del 2002 ed escono adesso. Che dire, un gruppo che se la prende comoda no? E a quel che sembra Milo e compagni se la prendono comoda anche per quel che riguarda il versante musicale. Nel nuovo disco infatti rallentano, ragionano, suonano canzoni che si fanno ancora più raffinate ma nello stesso tempo fluide, leggere. E a parte un paio di stilettate hc, gli anni forse iniziano a farsi sentire anche per loro. Niente di male comunque, il disco è scritto e prodotto alla grande e io vi consiglio di ascoltarlo. Ora. DRUGS/DRUGS - SPLIT (Rockin Bones) Tra genialità e idiozia totale. Uno split tra due band con lo stesso nome. I Drugs brasiliani suonano garage punk, i Drugs olandesi sono un minimo più originali - un pezzo tipo Dwarves lo-fi e un brano con un riff semplice semplice alla Link Wray… BACKYARD BABIES - STOCKHOLM SYNDROME ENDS - NEW ROME 2003 (Dirtnap) (Bmg) Leggermente (d)evoluti rispetto al precedente A me i Backyard Babies stavano proprio sul cazzo. Questione di pregiudizi. Poi mi sono innamorato di loro. Questo disco è la colonna sonora dell’Internazionale Sleazy Rock. Perché? Mike Monroe è finlandese, Joey Ramone di New York, Tyla inglese… Ai cori ci sono io che sono di Limbiate. Pezzi come “A Song For The Outcast”, “Say When”, “Be Myself and I” valgono molto di più dei 21 euro che ho speso per questo cd. singolo su Pelado, gli Ends continuano a essere frizzanti come pochi... Più grezzi e sferraglianti di prima, si lasciano la melodia alle spalle e si apprestano a diventare i nuovi Stitches. O i nuovi Sex Pistols? Finalmente, la prima uscita in società dei Bastet. Un po’ mi dispiace per i Plan 9, più che in secondo piano sono proprio sullo sfondo. Cinque canzoni per gli svedesi, e neanche tutti inediti… “Let’s Dance” è un bel pezzo, ma magari avete già il loro “Generation Action”… Veniamo a noi, ai NordEst Motherfuckers. Io ve l’ho già detto più volte: siamo di fronte a un fenomeno. Tre titoli: “Erected”, “Spurtin Joy Wherever I Go” e “God Is Good”. Questo è glam punk in tutto e per tutto. FRIDAY STAR - DEFENSELESS (Ammonia) BASTET/PLAN 9 - SONGS THAT WILL GET YOU LAID (Decibel) BASTET - GONNA GET LAID TONIGHT Picture disc, sette pollici, i Bastet!!! Cosa chiedere di più? Due canzoni della madonna!!! La title track, cavallo di battaglia dei campagnoli. Si parla d’amore. Sul retro qualcosa di eccezionale, una canzone che piace a quattro persone in tutto il mondo. Piace a Pacino che l’ha scritta, a Ric Browde, a non so quale regista porno amico di Ric Browde, e a me: “Try A Pariah”. Disco battezzato da HangOver. EVOLUTION SO FAR BITTERNESS (Nh-n) - THE ARMIES OF Un disco del genere potrebbe tranquillamente fare parte del catalogo Victory. Stop and go, urla, melodie. Ma a La Spezia si cresce a pane e punk? Questo è hardcore senza traccia di emo… Musica tosta. (Enrico Camanzi) Emo-core romano de Roma col còre in mano. Assai melodiche e un tantinello smielate queste stelle del venerdì sono piacevoli a dosi piccine, soporifere tutte d’un fiato. Come i sedativi. Però la prima canzone potrebbe farvi innamorare. FALL OUT - AMERICANANTI (Area Pirata) Un cd che vive tra passato, presente e futuro. Hardcore evoluto che abbraccia metal, punk rock e industrial; un album che può soddisfare sia i fan degli Extrema che quelli degli Sham 69. Più lo ascolto più mi diverte. Sembra un mix di tutto quello che ascoltavo alle scuole superiori. La canzone più bella del disco è la title track, con tanto di armonica blueseggiante. Unica pecca: i testi, solite richieste di giustizia che mai verranno soddisfatte. Per il resto, decisamente sopra la media del genere. FORTY WINKS - SWEET SWEET FRENZY (Wynona) (Enrico Camanzi) Becca strano ‘sto cd dei bolognesi. A parte l’amaro in bocca lasciato 43 dai due brani già editi (su sette), rispetto al lavoro precedente mi sembra evidente un certo cambio di rotta. Sempre di pop-core si tratta, ma melodie e schitarrate diventano più cupe e malinconiche, più emo, ecco. Maturazione? Involuzione? Un compagno di banco secchione mi suggerisce “disco di transizione”. Fiuuu, salvato in corner. GEOFF STARR ROCK AND ROLL BAND - DON’T BLAME ME (Sew Knee) (Simone Deadend) Riecco il leopardato Geoff Starr, già nei Sonic Boom Boys autori di un buon album, “Generation 3”, a cavallo tra NY Dolls e Hanoi Rocks. Questo mini di tre pezzi è più tirato e furioso dei Sonic Boom Boys, “Don’t Blame Me” apre con la voglia di spaccare tutto, ma ci riesce parzialmente. Con “Kickin’ In The Dirt” le cose si fanno più interessanti, un bel sleazy punk che mi ricorda un po’ un frullato di Revolvers e Baby Strange. Chiude una bella cover di “King Of Fools”, che - attenzione - a differenza di come han scritto in molti non è un pezzo dei Social Distortion… Che dire, un mini godibile, ma niente per cui strapparsi i capelli. Io preferivo i Sonic Boom Boys by the way… GET UP KIDS - GUILT SHOW (Vagrant) (Enrico Camanzi) Cazzo, non riesco a iniziare questa recensione. Potrei dire che i Get up kids sono i Beatles dell’emo, che questo è un bel disco pop, che il precedente “On a wire” mi aveva fatto dormire, che il pianoforte è ormai diventato strumento portante e gli archi si sprecano, che i pezzi più saltellanti sono i migliori, che “Something to write home about” rimarrà sempre la loro perla. Toh, guarda, ho tirato le cinque righe. HASIL ADKINS - KIM ROCK (Rockin Bones) Con l’arresto di Calisto Tanzi, Gualtiero Pagani diventa l’imprenditore più in vista di Parma. Maxi single su 12” per il vecchio Adkins, rock and roll one man band. La copertina è stata disegnata da Merinuk, quasi quasi l’appendo - ne faccio un bel quadretto. HEROS & ZEROS - WAKE UP CALL (Mad Butcher) Noioso Oi!-punk con sezione fiati dall’Olanda... C’è anche una cover di Hank Williams che però nelle strofe mi ricorda un pezzo degli Scorpions… Via, si passa oltre. gli Highschool Rockers. Comunque, la foto dei Dead City Rebels vale l’acquisto: come direbbe Deadend, “it’s a negro revolution”. HOREHOUNDS - NO TIME FOR YOU (Rockin Bones) Uno degli Horehounds non è nuovo al catalogo Rockin Bones, suonava nei Big Bobby and the Nightcaps… Tanto di cappello a questa band; saranno le mani fatate di Steve Baise, ma sto disco ha dei suoni della madonna. Deragliante rock and roll per un altro “big fuckin party”. HUNTINGTONS - SELF TITLED ALBUM (Fast music) (Enrico Camanzi) Torna il gruppo più odiato dal Basetta. Il titolo dell’album vuole segnare un nuovo inizio, fatto di aperture ad altri generi. In realtà questo disco è una schifezza, gli Huntingtons non fanno più pop punk, ma una specie di rock con qualche sbiadito ricordo punk rock, vogliono copiare gli Weezer ma non ne hanno la stoffa. Insomma, un disco che non piacerebbe neanche a Don Gianni, dell’oratorio sotto casa vostra JOSEPH C - PUSH THE BUTTON IN ADVANCE (La Fiera dell’Odio) “Tremerete guardando missili portatori di morte”. Ascolto questo cd, penso al Canclini e a Rocco, e mi chiedo: “ma che cazzo hanno in testa sti montanari?”. Joseph C è un torturatore. Elettronica minimale, campionatori epilettici, atmosfere lugubri… Non fa per me e non so che altro scrivere perché di queste sonorità non capisco un cazzo. “Perdonami Signore e accoglimi con la tua misericordia”. LEIGHTON KOIZUMI FEAT. THE BRAINSUCKERS - WHEN THE NIGHT FALLS (Ammonia) Il Joey Ramone giallo, in compagnia di Tito e i Brainsuckers, (ri)scrive questo bignami garage punk, manca solo una parrucca a caschetto in omaggio… Abbiamo i Kinks, gli Outsiders, i Love, gli Stooges… Tutto rimasticato e vomitato. Le canzoni sono belle, la band suona come Allah comanda e il suono è potente e compatto. Si vocifera una versione in vinile. Cominciate pure dal cd, poi chi vivrà vedrà. LADY KILLERS - DTK Lo Stivale continua a puzzare di punk 77. I Lady HIGHSCHOOL ROCKERS/DEAD CITY REBELS - Killers avrebbero potuto tranquillamente far SPLIT (Rockin Bones) parte di quel “First Italian Punk Contest” Olé, spacchiamo tutto! Il problema è che un 7” del genere io lo ascolto una volta e mezza, poi lo lascio a prendere polvere insieme a tutti gli altri… Grezzo punk rock per i Dead City Rebels, canonico trash rock and roll per 44 di cui tanto si parlò qualche anno fa. Non a caso, questo demo è stato registrato e mixato da Alex Vargiu… Un buon punto di partenza. LAND$LIDE LADIE$ - LOUD, LOUSY & LOOSE (Simone Deadend) Da Reggio Emilia, ecco un altro branco di puttanelle truccate e lascive: i Landslide Ladies! In questo EP la band propone 5 pezzi di Trash Rock ammiccante e homo, le cose più belle la voce catarrosa e alla nicotina di Le$ter e linee di chitarra che profumano di vecchi vinili e di piscio alcolico, le cose peggiori una registrazione moscia e piatta che non dà ai pezzi la sufficiente grinta, e dei cori a volte davvero fastidiosi. “Hollywood” e “It’s Alright” le mie preferite, divertente anche “New Disease”, accompagnata da un talk box alla “Paperino” (è una citazione degli Hanoi! NdBasetta) e i sempre efficaci clap. Belli ‘sti Landslide Ladies, mi aspetto una bella crescita dal gruppo emiliano! MANGES - BARRAGE OF HATE (Outsider) Più che un sette pollici, una bomba intelligente. Ogni cosa è scritta: Manges e Outsider Records dovevano incontrarsi. “Barrage Of Hate” è un inno, “Havana Affair” un rendiamo grazie. 100% punk rock su vinile bianco. MORTICIA’S LOVERS - SMASH THE RADIO (Ammonia) I Kids che si bevono una birra con quei mongoloidi dei Devo. I Buzzcocks che accarezzano gli Hives. I Briefs che prendono a schiaffi Greg Lowery. Un’ottima prova che fa dimenticare i vecchi Morticia’s. Andate a prendervi un croissant al bar ballando al ritmo di “Ca Plan Pour Moi”. MR T EXPERIENCE (Lookout) - YESTERDAY RULES (Massilanciasassi) Dopo il flop di “Alcatraz” e dopo un pò di anni passati ecco ritornare dottor Frank e soci, e io mi chiedo a chi possa interessare questo nuovo disco e francamente non lo so. I Mr T non sono mai stati molto amati nell’età d’oro della Lookout (92-96) e del pop punk, figuriamoci ora che queste cose non vanno certo per la maggiore e che persino i gruppi più grossi faticano a sbarcare il lunario. Ma il disco c’è, e per la verità non si tratta nemmeno di un disco malvagio, zuccheroso certo ma sopportabile, sospeso tra la voglia di ritornare a fare punk rock e la necessità di ricercare altre strade, più indie rock, più sixties… Canzoni insomma troppo froce per il rock, troppo delicate per il punk rock e troppo semplici per l’emo. Ma se avete amato “Love is dead” fate uno sforzo e ascoltate il primo pezzo. MUDLARKS R ‘N (www.mudlarks.com) R WAR (Massilanciasassi) Secondo demo per i vicentini e nettissimo passo in avanti. Innanzitutto ottima la scelta di cantare solo in inglese, poi migliorata anche la registrazione e la qualità dei pezzi (“Without future” su tutti). Musicalmente si tratta di punk rock di matrice settantasettina con forti dosi di rock’n’roll e una squillante voce femminile che ci riporta ai vari X-Ray Spex-Penetrators. Niente copie comunque, i Mudlarks non mi ricordano nessuno in particolare e questo è un bene. Unica nota negativa, solo 4 canzoni, ma non rammaricatevi e andateveli a vedere dal vivo per saperne di più. NASTIES - CDR Dal vivo al Leo, anche se non si capiva un cazzo, mi sembravano una band rock and roll 77 alla Kids, Rocks e compagnia brutta. Su questo ciddì le Nasties mi ricordano inevitabilmente le Bobbyteens; rock and roll sì, ma piuttosto zuccheroso. THE NETWORK (Adeline) - MONEY MONEY 2020 (Enrico Camanzi) Billie Joe ha realizzato il sogno dei Senzabenza, è diventato miliardario col punk rock. Per questo può permettersi di fare uscire i dischi che gli pare. Come questi Network, misterioso (ma mica troppo, ascoltate la voce di alcuni pezzi) combo dedito a un misto tra elettronica festaiola e pop punk. Musica da tinello per giovanotti in anfetamina, non è altro che un divertissement. Ma ostrega, se ci si diverte! PERMANENT Bones) VOLTAGE - BOOOM (Rockin Duo giapponese dedito a un trash rock and roll a tratti sconfinante nella cessofonia. Un album intero di sta roba per me è troppo, sto diventando allergico al lo-fi… Comunque Gualtiero era esaltato con sti tipi ai tempi di Gabba Gabba Hey e rimane esaltato pure ora. Almeno c’è ancora qualcuno coerente in giro. PERSUADERS/BLACKS Bones) - SPLIT (Rockin Che il Pagani voglia darsi alle Pompe Funebri? Dopo lo split tra Trash Brats e Campus Tramps, ecco anche Persuaders e Blacks. Tutti morti. Blues punk al top della forma. “Fuck You Mr. Roboto” canzone più bella del sette. PROWLERS - CHAOS IN THE CITY (Mad Butcher) Storie di galere, bar e ragazzi sulla strada. Cinque pezzi, l’ultimo brano è “Chaos” dei 4 Skins… RADIO DAYS/ANDY’S DONUTZ - SPLIT CD (Kimera) (Enrico Camanzi) Due giovani band padane all’esordio. Più pop punk i vogheresi Radio Days, discreti ma niente di che, il pezzo 45 migliore è la weaseliana (con tanto di tastierina) “Everything I want”. Ora c’è di mezzo Paco Retarded, le cose non possono che migliorare. Gli Andy’s donutz invece fanno hc melodico e quando li ho visti il cantante indossava la maglietta della Sampdoria. Di più non posso dire. Entrambe le band ci sanno fare con gli strumenti. SURFAHOLICS - THE SUGAR SMILE ONJ CANDY FACES (Spiderweb) Gran sorpresa, apro un pacchetto e che ci trovo dentro? Il nuovo album dei Ray Daytona. Cavalcate le onde della vostra fantasia, l’astronave spaziale decolla… Il rock and roll tricolore vola alto, atterra su Marte e fa le boccacce alla terra. Il 60s sound del futuro impacchettato da Winston Smith. Sci-Fi? No, Googoobombos. TRASH BRATS/CAMPUS TRAMPS HELLRAISERS VOL.9 (Rockin Bones) RAY DAYTONA & THE GOOGOOBOMBOS - FASTEM SEAT BELT (Ammonia) REVOLVERS - SOME KIND OF WONDERFUL (Radio Blast) Alla faccia delle schegge punk, due canzoni ampiamente sopra i tre minuti! Per il Lanciasassi (che ora fa anche il giudice ai concorsi punk) i Revolvers suonano come le band più melodiche dei 70s, tipo Stiff Little Fingers... Sì, ci siamo quasi. La title track è da cantare sotto la doccia, “Enjoy Your Enemy” mostra al meglio le mille facce dei rocker crucchi. Spilla in regalo. RAZORBACK HILL - PROMO Per essere un promo autoprodotto (insomma, un cd masterizzato), la confezione è da dieci in pagella. Un paragone obbligatorio: i torinesi Bad Dog Boogie. La musica masticata è esattamente la stessa, hard rock and roll che col punk ha poco a che fare. Proprio bravi questi Razorback Hill, io darei solo un’aggiustatina alla voce e un taglio a certi assolini. Poi nella mischia a combattere. Dalle ceneri dei Digestionecho, band di DJ Francesco… RITALINS - KELLY (All-nite) (Enrico Camanzi) Cavoli, credevo di averli venduti tutti i dischi degli Apers. Ah no, questi sono i Ritalins e questa è la prima uscita della All-nite, un’etichetta inglese di cui nessuno di noi sentiva la mancanza. Pop punk scrauso che persino i Monelli erano meglio. Aveva ragione il Formenti, la fantasia è morta. STROKES - ROOM ON FIRE (Rca) Presenza costante nel juke box di Oriental Beat. Passatemi una semplificazione: più new wave, meno Velvet Underground. Questo “Room On Fire” guarda in faccia “Is This It” e sorride. Gli Strokes continuano a sorprendermi: secondo disco perfetto. 46 (Enrico Camanzi) Tedeschi con la passione dell’hard punk, questi surfisti alcolizzati cucinano un minestrone a base di Backyard Babies ed Hellacopters reso più speziato da tanti corettoni glam. Il genere non è proprio il mio (palle 8, fiamme, cristi e madonne, blah), ma il gruppo ha un certo stile e in più mi hanno regalato il ciddì, quindi li promuovo. THE Split pazzesco tra due band sepolte. I Trash Brats, direttamente dalla Motor City, prendevano per il culo tutti con un look trash glam paura e uno stile unico e inconfondibile. Su questo split ci sono i pezzi migliori di “American Disaster” (album uscito su vinile per la Alien Snatch), “Must Be Cocaine” e “Who Put The Words…” su tutte. Gli inglesi Campus Tramps invece erano un trio alla Devil Dogs, non troppo zozzi e una gran voglia di far casino. Nonostante il disegno di Miguel Martin, la copertina fa cagare. WET TONES (Ammonia) - MUCHO REVERBERO L’Ammonia è stata travolta dall’onda assassina. Dopo il grande ritorno di Ray Daytona, un’altra band alle prese con riverberi, tremolii e riff oceanici. Figata. Ora però, ascoltando “Tropicana”, voglio raccontarvi di quando abbiamo registrato il primo demo con i Teenage Schizoids e il tipo dello studio aveva il Telegatto assegnato proprio al Gruppo Italiano per questa indimenticabile hit degli anni 80. Supertelegattone? Miaaao. WILDHEARTS - … MUST BE DESTROYED! (Gut) La copertina fa schifo al cazzo, sembra la locandina di un film trash anni 80. Il disco? Mi inchino. Per questo ultimo album i Wildhearts presentano il loro lato più immediato e pop - per intenderci: non ci sono pezzi alla “Inglorious” o “Everlone”… Ma le canzoni sono pazzesche. Prendete “Only Love”, “Vanilla Radio”, “Nexus Icon”... Capolavori. Però più che chiedermi dov’è Elvis, io mi domando: “where’s my Danny?”.