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MENTAL BEAT
Wow. Hello! You are looking good my
dear. How was the island? The sun
and the sea? Tell me all about it! Just
too much Maria, it was like a dream
come true. Go on! I want details.
Where did you stay? What did you
do? Who did you meet? Oh, I don’t
know where to start...E’ un po’ come
quando mastichi la cicca e sai che da
un momento all’altro ti morderai la
lingua. Oriental Beat è una presenza
silenziosa e inquietante che osserva
tutto e tutti, il suo volto impassibile
lo puoi scoprire fra il pubblico nelle
ultime file al concerto dei Bastet
e confuso tra i kids davanti alla
più rissosa kermesse oi! Oriental
Beat mescola realtà immaginarie
e finzioni reali senza soluzione di
continuità. Oriental Beat colpisce
comodamente e quando scoppia il
casino è già lontana a bordo di una
Fiat 131 Mirafiori. Oriental Beat
viaggia di epoca in epoca e di corpo
in corpo, ha viaggiato fra i cinque
sessi senza bisogno di prendere
precauzioni. Oriental Beat scrivendo
la propria storia riscrive la storia e
si autostoricizza. Autocelebrazione
punto com. Oriental Beat chiede
ai sindaci di tutte le città italiane
di intitolare una via a suo nome.
New York ha già Oriental Beat
Place, dietro il CBGB. Anche la tua
città deve avere un CBGB. Oriental
Beat plagiarizza una cultura già
blobbizzata fino al midollo, perché
tutti comunque copiano tutti senza
chiedere permesso. I Ramones
copiano i Ramones rendendo implicito
ciò che è esplicito e morbosamente
eccitante ciò che è da tutti ignorato
e tollerato. Oriental Beat è la
vendetta del quotidiano desolante
e anomalo sull’odioso spettacolo
delle celebrità, è la possibilità
di vivere molte vite a distanza ed
essere vissuti da tanti in una sola
esistenza. Trasforma la tua vita in
un’opera d’Arte, tagliati le vene.
Forse è già mattina e non lo so…
CLONAZIONE
La roba che segue è tratta da “That’s
America” di Carlo Masi. Ve la trascrivo
ricopiandola da “Io Donna” del 21
febbraio 2004… Sì, mi piacciono
le riviste femminili e adesso mi sto
ascoltando i N.Y. Loose. Chiedi ai tuoi
fratelli, ai tuoi amici, ai passanti in
strada: “voi credete in Dio?”.
Obiettivo di Scp (Second Coming
Project), associazione non profit
con sede a Los Angeles: clonare Gesù
Cristo, usando l’ingegneria genetica
e le biotecnologie d’avanguardia
messe a punto dal Rosling Institute.
Mr. John Lattimore, coordinatore
del progetto, spiega: “Si prelevano
cellule intatte da alcune reliquie di
Gesù sparse nei santuari di tutto il
mondo. Da esse si estrae il dna e lo si
inserisce in ovuli umani fertili, posti
nell’utero di giovani vergini che
abbiano volontariamente accettato
il ruolo di Maria. La fecondazione
di Gesù avverrebbe nei tempi e
nei modi naturali, tanto che se i
calcoli risulteranno corretti e se
tutto funzionerà come previsto,
i Gesù potrebbero nascere tutti
il 25 dicembre. Questo metodo è
sicuro, è già stato sperimentato con
successo, si chiama nuclear transfer.
Potrebbero fallire solo se le reliquie
fossero false”.
Le figlie di Maria sono le prime a
darla via.
MIO CARO DIARIO
C’è quell’etichetta lì, come si
chiama?, la Deep Elm, che produce
gli “Emo Diaries”. Ecco i miei di
diaries… “Rock and Roll Diaries”?
Può darsi. “Emo” è proprio un
aggettivo di merda. Nella classifica
aggettivi di merda “Rock and Roll”
si becca un terzo posto, dopo
“Emo” e “Punk”. Sabato 20 marzo
suoniamo con i Directors al Rochdale
di Vertemate con Minoprio, provincia
di Como. Il posto è figo. Un bel bar
senza palco, cessi ipertecnologici
(insomma, la luce si accende e si
spegne da sola lasciandoti al buio
mentre pisci), schermo gigante con
Milan - Parma a San Siro… Tre band,
tre gusti, tre baci. I Juliet’s Crying
sono cinque ragazzi del varesotto
cresciuti a pane e Porno Riviste.
La sintesi della disgrazia. L’anno
prossimo smetteranno di suonare e si
dedicheranno ad altro. Per fortuna.
Magari alle scuole superiori potevano
conquistare le ragazze di 3^ B, ma
ora i Juliet’s Crying sono ventenni: il
tempo è scaduto. I Serena Grandi Fan
3
Boys sono i protagonisti indiscussi
della serata. L’armageddon del
pop punk. Il cantante sembra un
quindicenne, fighetto di Brianza
come tanti altri - qualche anno fa
avrebbe sicuramente avuto il Booster
a specchio. No, Samuele è un grande
front man: si denuda canzone dopo
canzone e rimane sospeso sulle
teste dei presenti. E’ una festa, è
una festa… Ah, non vi ho detto che
alla chitarra c’è il Messicano - il Kirk
Hammet del comasco. Ci piacciono
i Bellissimi di Rete 4, ci piacciono
i Bellissimi di Rete 4… A questo
punto, dopo tutto questo casino,
noi Directors dovremmo prendere e
andare a casa. Ma vabbé, Luca si è
comprato la chitarra nuova quindi
dobbiamo suonare. Reggiamo il
confronto. Anche il Porna ha fatto
acquisti e picchia come una vecchia
scippata. Io suono sull’ampli del
basso e il Lanciasassi spacca una
corda. A che serve il basso se la parola
d’ordine è “destroy”? Spacchiamo
tutto e ci aggiudichiamo la medaglia
d’argento. Il popolo rock ringrazia.
Sabato 3 aprile siamo a Spezia con i
Teenage Schizoid. Nonostante l’ora
e mezzo di ritardo siamo carichi
e gustiamo focacce e pizzette
comprate davanti casa di Corriot,
in via dei Transiti. Sto aspettando
il treno per raggiungere Claudio e
Formenti in piazzale Cadorna e mi si
avvicina un matto. Vede il basso e mi
chiede se per suonarlo ho bisogno
della scatola, della cassa. Vuole
sapere se faccio musica italiana o
straniera; rispondo rock, rock duro.
Vogliamo vedere il mare e Matteo
ci porta all’ingresso delle Cinque
Terre. Colline, mare, aria pulita.
Un paradiso per uno abituato allo
smog di Piazza San Babila. Arnozzo
dice che siamo stati più ordinati
del solito, sembravamo GG Allin.
Alla faccia dell’ordine. Io dico che i
Teenage Schizoid potrebbero vincere
il Festivalbar. Nel pomeriggio c’è
stata una più che accesa discussione
tra me, Manuel, Matteo e la Federica.
Devo ammettere che mi è dispiaciuto
parecchio, ma il conflitto fa parte
del quotidiano. Hanno ragione gli
skin: la politica divide i ragazzi. Gli
spezzini sostengono che l’America (o
meglio, il Governo americano) sapeva
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dell’11 settembre e che il terrorismo
è anche e soprattutto una risposta
allo spadroneggiare degli yankee.
Per me l’America ha fatto e fa tante
porcate, queste schifezze possono
anche alimentare il terrorismo, ma
alla base della jihad c’è un’ideologia.
L’Islam radicale è l’ideologia del
XXI secolo e spaventa ancora di più
perché non appartiene al nostro
mondo. L’Occidente secolarizzato e
sopravvissuto a nazismo e comunismo
fatica a riconoscere la Guerra Santa
come parte piccola ma integrante del
mondo islamico. Ecco perché si litiga.
Fa bene Andrea Valentini a invocare
la rock and roll jihad. Berlusconi a
Nassirija, Basetta all’Arcitaun di
Fidenza. Faccio il porno roadie per gli
Uptights, nuova pop band che scalda
il cuore delle teenager milanesi.
Camanzi al basso, Claudio alla
chitarra, Luca (non mio Cugggino,
un altro) alla batteria e il Faulzen
nelle vesti di leader spirituale.
Bello l’Arcitaun; ha un grandissimo
backstage (più grande del palco),
bagni puliti e tanta gioia di vivere.
I Cunningham sono una band inutile,
tanto impegno ma il mondo non ha
bisogno di loro. Lo dico con simpatia.
Sono un gruppo fuori dal mondo e
adesso che va di moda essere fuori
dal tunnel del divertimento non serve
a niente essere fuori dal mondo.
Vuoi fare pop punk? Bene! Ma non
suonare come una qualsiasi pop punk
band della Stardumb, non aspirare a
diventare un Aper. Ti prego. Headliner
ORIENTAL maggio
BEAT2004
#8
E.MAIL: [email protected]
WEB: http://orientalbeat.cjb.net
INDIRIZZO: oriental beat c/o
michele bisceglia, piazza cinque
giornate, 2 20051 limbiate, mi
COLLABORATORI: Enrico Ca-
manzi, Simone DeadEnd Parato,
AGB, Massilanciasassi, Andrea
Tarabbia, Andrea Valentini, Marco
Ferrarese...
della serata i Reekys. Non ricordo
perché, ma Caredda ci portò i Reekys
quattro anni fa - al Cavalcavia di
Novara. Suonavo con i Willy Wonkas
e il resto del cartellone prevedeva
Grabbies e Maradonas. Ricordavo
solo una chiave inglese che Anus mi
tirò dal palco - colpendomi su uno
stinco… Il bassista dei Reekys mi
ha ricordato anche le zanzare. Che
merda di serata che fu. Spero di avere
utilizzato correttamente il passato
remoto. La pizzeria “The Pirate”
è deliziosa, peccato non ce ne sia
una uguale a Limbiate. Con il teschio
sull’insegna. Bé, ora devo parlare
degli Uptights. Non so che genere
suonino. All’inizio sembrano i Green
Day, poi si fanno più complessi - più
emo? Secondo me vogliono suonare un
po’ come quei gruppi che fanno quel
punk rock un po’ strano. Quelli che
piacciono a rocker frù frù, ambigui
- tipo Paco oppure Simone Polecat.
Dovrò ascoltarmi i Jawbreaker prima
o poi. Gli Uptights spaccano, anche
se i presenti scappano. Non lo dico
perché sono miei amici. Spaccano
perché questo è il loro primo show
e non sembra proprio… Viva la
Pasqua, viva quell’ubriaco degli
Atomsmashers, viva il Deutschland
Contingent (e per scrivere questa
parola ho dovuto controllare sulle
Guide Pratiche di Rumore) al seguito
dei Reekys. Giovedì 15 siamo ancora
sulla strada coi Directors. Ci aspetta
una serata infuocata al Sitting Bull
di Certosa di Pavia. Pernacchie: la
serata mai potrà essere infuocata
perché piove e l’acqua sconfigge il
fuoco… Suoniamo di supporto agli
Imodium, una band tra il grunge e
i Queens Of The Stone Age - almeno
così sostiene il Lanciasassi. Forse il
momento più significativo è la cena
a base di insalata di riso offertaci
da Luca che oltre a essere mio
Cugggino è anche il guitar-hero più
killer del territorio. Altri momenti…
Bé, io mi sono totalmente calato
nella parte di Ugo Thunders oppure
Johnny Fantozzi: ho finalmente
acquistato le movenze del rocker
maledetto ma siccome non mi drogo
e sono studente di scienze politiche
il risultato finale è fantozziano. Da
un po’ di show a questa parte tento
numeri da stunt man e puntualmente
rischio di farmi male. Sono ancora
vivo. Presenti in sala forse quindici
persone compresi i ragazzi degli
Imodium e i proprietari del locale con
i loro amici… If you want blood, you
got it. Tra me e me dedico lo show a
due metallari seduti a un tavolo alla
mia sinistra: lui sorride quando io
e Luca accenniamo “Live Wire”, lei
indifferente. Il Formenti direbbe:
“…e seghe”. Compenso: 13 euro
da dividere in due. Per questioni di
spiccioli torniamo a casa con in tasca
5 euro e 50. Il Porna ci racconta del
suo collega, quello che si fotografa
il cazzo con il telefonino e raccoglie
le autostoppiste sedicenni che
gli dicono: “scopiamo”. Veniamo
inghiottiti dalla jungla d’asfalto
che ci risputa immediatamente.
Vi lascio con una citazione. “La
bestemmia è sintomo di libertà, come
la minigonna”. E’ Luca che vi parla.
Ma sì dai, un’altra perla: “basta con
gli esperimenti nucleari a Mururoa,
facciamoli a Napoli”. Striscione
esposto durante Napoli - Padova del
10 settembre 1995.
TELEVISION CITY DREAMS
ANTROPOPHAGUS
Annoiato
da
“L’Infedele” di Gad Lerner (si
parlava di leadership Berlusconi/
Prodi…), infilo nel videoregistratore
“Antropophagus” di Joe D’Amato.
Film inesistente, un po’ come
masticare un chewingum. Qualche
attimo di suspence, due o tre
momenti disgustosi ma non troppo, un
coniglio che esce dall’utero della qui
esordiente Serena Grandi… KILL BILL
Uma Thurman, le 5678s, Tarantino…
No, in questo caso l’idea di uscire
in due “volumi” non è legata al far
soldi. La pausa di quattro mesi finisce
per far parte del film. Vi è piaciuto
“Pulp Fiction”? Vi piace Bruce
Lee? E “Matrix”? In fondo Quentin
Tarantino è il regista dei punk, un
regista punk, lo sappiamo tutti. E’
un film violento, e a tamponare il
sangue ci pensano i cartoni animati e
il bianco e nero. Violenza e coolness
per un film che vorrei senza fine. Per
il momento aspetto quattro mesi.
KATIA ARREDAMENTI Vendono mobili in
televisione, all’inizio registravano
le televendite nei loro negozi di
Villasanta e Cinisello Balsamo,
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poi hanno cominciato ad andare
in giro per Milano… Un bel giro
sul Naviglio e un bagno in piscina
utilizzando un’anta d’armadio come
materassino. Ora sono arrivati a
Firenze; Katia prende per mano la
Sciura Maria e la porta a fare un giro
sul Ponte Vecchio. Fantastico. Senza
indugi o patimenti, scegli Katia
Arredamenti. DJANGO 1966. Regia di
Sergio Corbucci. Messicani contro
yankee, una bella gara. Franco
Nero è Django che se ne va in giro
con una bara… Spaghetti western
a cui i Rancid hanno dedicato una
canzone. I tipi di Nocturno Cinema
stanno svuotando i magazzini,
vhs acquistata su commissione in
edicola per 5.50 euro. La trama
parla di primo western gotico. Ci
vediamo all’inferno. RICHARD KERN
Finalmente, grazie a Andrea Giovanni
Bertolasi, riesco a mettere gli occhi
su alcuni video di Richard Kern. Chi
è Richard Kern? Scopritelo da soli.
“Stray Dogs”, un pittore, un suo
fan e la moglie del pittore che entra
in un negozio di biancheria e sparisce
dalla scena. Storia liberamente
ispirata a “Pittore ti voglio parlare”
di Fausto Leali… “You Killed Me
First”, uno dei pochi film di Kern
con una trama, pare parodia delle
sit-com che spopolavano negli anni
80. “The Evil Cameraman”, must
per gli amanti del bondage e delle
svastiche. “Fingered”, capolavoro
con Lidia Lunch. Telefoni erotici,
pistole e violenza… “Thrust In Me”,
video clip (almeno credo si tratti
di un video clip) per i Cop Shoot
Cop; di estrema attualità, armi da
fuoco e bandiere stelle e strisce.
Dovete conoscere Richard Kern,
almeno per cultura generale. LEGALLY
BLONDE 2 Visto il primo episodio,
io e l’Ege non potevamo certo
perdere il sequel. Film gustato in un
cinema Pathé (il Warner Village dei
francesi) di Eindhoven, quindi lingua
originale e sottotitoli in olandese…
Conquistata Harvard, la bella bionda
punta Washington per difendere i
diritti di tutti i cani del mondo. Sì,
vince anche questa volta! BUDDY LEE
ROTH Questo tipo suona la batteria
nei Tijuana Bibles, band rock and
roll dal freddo Canada recentemente
uscita per la nostrana Ammonia.
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Il caro Buddy Lee Roth fa anche il
film maker: la musica dei Tijuana
Bibles e i video del loro batterista
sono un tutt’uno e finiscono per
confondersi. Donne nude, rock and
roll e wrestling. Una sola curiosità:
ma il video di “Cuel Este En Una
Muchacha?” è vero vintage o girato
nowadays? Amanti di Russ Meyer, dei
Cramps e del Messico fatevi avanti.
VITE ALLO SPECCHIO Talk show di altà
qualità in onda su La7 tutti i giorni
alle 16.55. Pettegolezzo fine con
Monica Setta e ospiti come Daniela
Santanché, Mita Medici, Renato
Balestra, Fausto Bertinotti… Il rosa
preferito dal Basetta. SOGNANDO
BECKHAM Il calcio, le donne e gli
indiani. Tre parole che difficilmente
vanno a spasso insieme… La presenza
più stimolante di tutto il film è un
ragazzo indiano e gay. E se fosse
stato pure un nano? Voglio dire: una
storia con una ragazza indiana che
gioca a pallone non può comprendere
anche un nano omosessuale originario
di Nuova Deli? Consigliato. EMPIRE
Ecco nuovamente il mio amicone
Andy Warhol. La versione originale
di questo film dura svariate ore
(sei? ventiquattro?), Ghezzi ne ha
mandata in onda una piccola parte,
io ne ho visti solo quindici minuti…
Andy ha pensato bene di piazzare una
telecamera davanti all’Empire State
Building e riprenderlo per un giorno
intero. Tutto qui. A parte qualche
gocciolina sull’obiettivo e, forse,
qualche moscerino. Un applauso per
il Capo. Su Sette è comparsa una
foto di Warhol insieme a Calvin Klein;
una festa nel cuore degli anni 80.
Gli anni 80 sono stati la festa più
lunga della storia dell’Uomo. BOYS
FROM BRASIL “e se i figli dei vostri
figli ariani dovranno vivere in un
mondo dominato dagli ebrei e dai
negri e dai gialli e dagli hippies a
voi non interesserà nient’altro”.
Con Gregory Peck, film gentilmente
offertoci su un piatto d’argento dal
Pornacchione.MONSTERS & CO. Capita
di rado che io capisca il senso di un
film al primo colpo… E poi i cartoni
animati, quelli alla Walt Disney che
escono a Natale, non mi hanno mai
attratto più di tanto. Shrek a parte
e pochi altri. Inoltre, odio tutte
le produzioni (musicali, letterarie,
cinematografiche) che a tutti i costi
vogliono lanciare un messaggio.
Monsters & Co. alla fine, neanche
troppo metaforicamente, ci dice che
l’utilizzo di altre fonti energetiche
è possibile - anche per un mondo
che si nutre di urla di bambini. E io,
come il sole dei Verdi, sorrido felice.
MEET THE FEEBLES Peter Jackson,
prima di fare impazzire tutto il
mondo con il Signore degli Anelli,
si divertiva come un torturatore
dell’Inquisizione girando film come
questo “Meet The Feebles”. E’ una
parodia del famoso “Muppet Show”:
qui si gode guardando pupazzi che si
drogano, scopano e si ammazzano…
C’è Heidi l’Ippopotamo, Bletch il
Tricheco, Trevor il Ratto. Insomma,
un cast d’eccezione. Se siete di
Milano e dintorni tenete d’occhio le
iniziative di Esterni in via Paladini;
è grazie a loro che è stata possibile
una
maratona
Peter
Jackson
all’ombra della Madonnina. SIX FEET
UNDER Un telefilm sui becchini! Ma
perché mentre in Italia continuano
a produrre nonni felici e storiche
fiction gli americani si gustano
drogati, ricchioni e mafiosi? Uno dei
becchini di Six Feet Under è gay e sta
con un poliziotto negro. In mezzo
agli episodi ci sono anche gli spot
dei prodotti necessari a una degna
sepoltura: carri funebri, cere per
cadaveri e bare de-luxe… Chi non sa
prendere in giro la morte non sa ridere
alla vita. CRYBABY Grazie Biscione
che alle tre di notte hai trasmesso
questo film che inseguivo da circa un
anno. Johnny Depp, Tracii Lords, Iggy
Pop... Un film di Elvis degenerato,
un manifesto della freak-nation.
Cos’è la freak-nation? Non lo so,
ma avevo voglia di scriverlo! Wanda,
Mannaja e Peperona: “la potenza di
una donna è tutta nelle tette”. Mai
pronunciata verità più profonda.
DUMB EMO GUYS USE CLEVER
NAPKINS
(Enrico Camanzi) Cosa c’è in comune
fra Enzo Biagi, la sorella di Corrado
Riot, la mamma del mio compagno
di classe al liceo Leonardo Milla
(che ora è a Lipsia a farsi menare
dai naziskin) e il sottoscritto?
Facile, siamo tutti iscritti all’ordine
dei giornalisti di Lombardia. L’ho
scoperto
nell’annuario
degli
imbrattacarte, un volume dalla
sobria copertina verde pisello, una
lettura interessante per i pomeriggi
a rosolare in spiaggia e per questi
giorni di nevicate padane. Cosa
volete, io avrei preferito il dizionario
delle medicine e relativi principi
attivi che finisce nella casella della
posta dei farmacisti, ma tant’è.
Noi
giornalisti
mettiamo
tutti
d’accordo. Ci odia D’Alema, ma
Berlusconi non ci sopporta. Carlo
d’Inghilterra ci schiaccerebbe come
un moschino nell’occhio e invece il
macellaio all’angolo di casa vostra
ci farebbe a fettine. Galliani ci
prenderebbe a calci nel sedere,
mentre Moggi ci consegnerebbe in
custodia a un amico degli amici.
Prendete il Berlusca, per esempio, sì
lo so, sempre lì vado a parare Basetta.
Dalla Bulgaria - una nazione che
fino a qualche anno fa non sarebbe
riuscito nemmeno a collocare su una
cartina della Bulgaria - qualche
tempo fa, il Cavaliere ha lanciato
il suo anatema. “Biagi, Luttazzi
e Santoro: mai più in televisione”
(Quella di parlare come i titoli di
prima pagina è una perversione da
giornalisti. Scusate, cercherò di non
farlo più). All’unto del signore è
riuscito il miracolo. Mettere insieme
Biagi, un vecchino dignitoso un po’
imbesuito che non ha mai detto cazzo
in vita sua, con Santoro, che a volte
per aggressività e paraculaggine fa
impallidire anche me. Luttazzi non
è diventato pericoloso quando ha
mangiato un pezzo di merda finto,
ma quando ha invitato Travaglio a
raccontare qualche fatterello su
Berlusconi certificato dagli atti di
svariati processi.
Un po’ il nano presidente ha
ragione, però. No, non su SantoroBiagi-Luttazzi (da quel dì bulgaro
citare rigorosamente in trinità, o
trimurti, visto l’ostracismo delle
tv). Sui giornalisti, dico. Tanto per
cominciare siamo i peggiori imbucati
della storia. Laddove c’è buffetino,
regalino,
cinemino
gratuito
o
aperitivino, c’infiliamo. Siamo capaci
di passare dalla presentazione
mattiniera di una nuova pasta per
le dentiere alla soireè di gala per
la prima del film del grande regista
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Calendoli (cazzo, chi mi riconosce
questa citazione si merita un bacio),
passando per la conferenza sul
nuovo progetto di riqualificazione
del comune di Milano. Tutto questo
per addentare una tartina al caviale
o per agguantare un astuccetto per
le penne biro.
Poi siamo delle gran facce di bronzo.
Facciamo finta di non sapere,
interpretiamo le dichiarazioni a modo
nostro, a volte non sappiamo proprio
niente. Mi ricordo un’intervista con
Luca Giurato, sì, quel bagonghi di
Uno mattina con la gaffe sempre in
canna e gli occhiali colorati, in cui
ricordava, con una punta di orgoglio
cinico mascherata da censura, di
quando faceva cronaca nera e si
presentava dai parenti delle persone
decedute di fresco a chiedere una
foto dello scomparso per chiudere
pagina 48. Spesso questi poveracci
non avevano ancora ricevuto la
notizia della morte del congiunto
dalla polizia. Ecco, voi immaginate di
essere la moglie di un tizio appena
stirato dal Sette barrato della
circolare sinistra, vi suona la porta
e vi trovate davanti un deficiente
con la pronuncia blesa e un taccuino
scarabocchiato in mano che vi chiede
una foto di vostro marito.
Ancora, noi giornalisti facciamo
branco peggio dei piranha. Io oggi
faccio un favore a te, tu domani lo fai
a me, diamoci la mano, strizziamoci
l’occhio, io ti passo questa notizia,
tu mi lasci quel morto, lui mi regala
la diciassettenne scappata di casa.
Gad Lerner e Vittorio Feltri, ripeto,
Gad Lerner e Vittorio Feltri hanno
fatto la pubblicità insieme per una
marca di vestiti. Tutti e due in blazer,
si danno la mano con la faccia da
pirla e pensano “li abbiamo fregati
un’altra volta”. Anch’io spero di
fregare qualcuno un giorno, andare
a La Sette, condurre un programma
con Ferrara solo per la soddisfazione
di tirargli uno schiaffo, incontrare
Vespa alla presentazione di un suo
libro e tirargli un neo per vedere
se sono tutti veri, farmi dare del
comunista da Berlusconi, o dal figlio
Piersilvio, cazziare un cameraman
perché sotto le bombe non trova
il mio profilo migliore, andare in
onda prima della finale di coppa del
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mondo (o al momento in cui arrivano
i primi dati delle elezioni, tanto è
lo stesso) e dire porco dio. Per ora
scrivo su Oriental Beat e Basetta mi
dà da recensire i ciddì che scarta lui.
La strada è ancora lunga.
YOU KNOW WHERE YOU
ARE? YOU’RE IN THE JUNGLE
BABY...
Bé, più che in una giungla, sono
in un giardino botanico. Dai,
esageriamo: uno zoo safari. Pensate
a un ragazzetto tredicenne, coi
brufoli, aspirante metallaro. Ecco,
questo sono io intorno al 1992.
Entro in edicola e compro Metal
Shock. Ci sono in copertina i Guns
and Roses, il tour di “Use Your
Illusion”, il concerto a Torino con
Soundgarden e Faith No More…
Anche se il mio obiettivo sarebbe
quello di diventare un truce fan di
Sepultura, Megadeth, Pestilence,
Death e compagnia brutta, i bei
capelli lunghi di Axl Rose e amici mi
affascinano. Sono risucchiato in un
vortice di pistole, rose e camicie da
boscaiolo. Ancora troppo ingenuo e
ignorante per comprendere la svolta/
sputtanamento dei Guns: apprezzo
anche i boxer aderenti bianchi di Axl.
Siamo ai limiti dell’omosessualità,
capite? La mia cameretta si riempie
di poster e gagliardetti della
band, in tv aspetto solo “Knockin’
On Heavens Door” live al tributo
per Freddy Mercury e lo stereo
mi costringe a pensare agli amori
estivi
ascoltando
“Patience”…
Altro che “kill your idols”, i Guns
and Roses per me sono degli dei.
Me li sogno anche la notte… C’è
da dire che oggi, a quasi 25 anni,
faccio sogni ben più inquietanti.
Una volta mi è apparso in sogno
Giuliano “spia della C.I.A” Ferrara
ricoperto di tatuaggi. Torniamo però
agli anni 90. Mi applico, studio e
capisco: i veri Guns non sono quelli
di “Spaghetti Incident”. All’appello
mancano un paio di personaggi:
Izzy Stradlin e Steven Adler. Mentre
Gilby Clarke, almeno da un punto
di vista estetico, ha il suo perché,
Matt Sorum c’entra come i cavoli a
merenda. Che cazzo ci fa nei Guns
and Roses un metallaro palestrato?
Mistero della fede, anche in Vaticano
stanno ancora indagando. Ok. Il mio
Io brufoloso e coi capelli lunghi è a
dir poco malleabile, qualcuno riesce
a convincermi a sacrificare lo stereo
esclusivamente al thrash - death
metal e poi arriva un’inaspettata
svolta demenzial-sinistroide. C’è
“Chaos AD” dei Sepultura, ma
anche tutte le dilaganti “posse”
- 99 in testa. Con le autogestioni
da organizzare e Che Guevara
nello zainetto, Guns and Roses =
vergogna. Dieci anni dopo sbatto
la testa, riacquisto la memoria e
compro nell’ordine: vinile di “Guns
and Roses - Lies”, t-shirt “Lies” con
tettona sulle spalle, LP “Appetite
For Destruction”. Nel frattempo,
nei cinque anni precedenti, ho
incontrato: Trey “non mi ricordo mai il
cognome impronunciabile” dei Morbid
Angel (che su Metal Shock ne diceva
delle belle), Glenn “croce rovesciata
incisa a fuoco sulla fronte” Benton
dei Deicide, Dave “Sham 69-Russian
Roulette-ho suonato con Andy
McCoy e Stiv Bators” Tregunna,
Capitano “primo singolo della storia
del punk inglese” Sensible, Brian
“amico di quei due di prima” James,
Dee Dee “ahimé quanto sei stato
stronzo ma ti voglio bene lo stesso”
Ramone e decine di altri… Ho detto
anche “ciao” a Mike Monroe e Andy
McCoy… Mi mancano solo Poison
Ivy e consorte e Iggy Pop. Per il
resto, credo di aver conosciuto
tutti i personaggi che stimolavano
le mie fantasie adolescenziali. No,
mancano i Metallica. Un giorno sento
la Debbie e mi dice: “sai, faccio
venire Steven Adler…”. Mi viene
immediatamente in mente il video di
“Paradise City”, la foto sul retro di
“Appetite For Destruction”, i capelli
lunghi di Steven sulla mia t-shirt dei
Guns… Insomma, non siamo ai livelli
di Dee Dee, ma poco ci manca. Lo so
benissimo che Steven Adler non è né
Slash né Axl - e so meglio di voi che
il mio Guns preferito era Duff “Re
delle birre” McKagan. Ma Steven
- per Michele Bisceglia a 13, 14,
15 anni - era il rocker misterioso,
quello che era stato buttato fuori
dalla più grande rock band del
mondo perché tossico. Quando gli
altri quattro non erano sicuramente
più puliti di lui… Bé, quando è sceso
dal furgone mi ha salutato e non
l’ho neanche riconosciuto. Pollice
verso per il Basetta. D’altronde, uno
con la calzamaglia da Super Pippo, il
cappellino da camionista e la bocca
storta, non può essere Steven Adler.
E poi, come fa notare Luca, sembra
Enzo Paolo - il marito di Carmen
Russo. Wow, “road to rock and roll”.
Il sentiero tortuoso del rock ha
portato Steven a due infarti - due
infarti per uno che ha quarantanni, ci
rimane un po’ sotto e si porta dietro
un bel souvenir di Rockandrollville: la
bocca storta. Adler’s Appetite è un
progetto triste, ma un po’ di gloria
Steven la merita. Molta di più di
quel fesso che cantava con lui, con
buona pace della Democrazia Cinese.
Il simbolo della pace coi colori della
Giamaica; Mr. Adler ha sta schifezza
tatuata sulla mano… Line up Adler’s
Appetite: Brent Muscat (colonna
vertebrale dei Faster Pussycat),
Robbie Crane (forse ha suonato il
basso con Vince Neil, e nei Ratt), Keri
“prezzemolo” Kelli (suona la chitarra
con chiunque, anche con Massimo
di Cataldo nel video di “Come Sei
Bella”) e Jizzy Pearl. Su quest’ultimo
richiamo la vostra attenzione: Jizzy
Pearl cantava con i Love/Hate ed è
noto per una prodezza compiuta in
gioventù che, sì, gasò il Michelino
Basetta. Jizzy Pearl si è crocifisso
sulla “Y” di Hollywood. Tanto di
cappello. Ovviamente, ho chiesto
a Jizzy di quest’episodio, ma lui
non mi è sembrato tanto disposto
a parlarne; molto gentilmente mi
ha detto di andare a leggere tutta
la storia sul suo sito… Come cazzo
ti viene in mente di metterti in
croce? E soprattutto come cazzo ti
viene in mente di farlo sulla “Y” di
Hollywood!?! Ah, il rock and roll...
Steven continua a darmi pacche
sulle spalle, io e Paolo siamo riusciti
a trovargli la “Adler Beer” - birra
ultra light… Un bambino felice che si
imbosca le lattine con su il suo nome...
Cazzo, la sera precedente suona a
Roma e dona tutte le bacchette ai
fan. A Milano è costretto a chiederle
a Carmen dei Bastet, poi è riuscito
a regalarle pure. Sì, mi sono fatto
anche una foto con Steven, ma
soprattutto ho
scattato circa SEGUE A PAGINA 12
9
s
a
n
o
m
r
o
H
I forni tricolore continuano a
buttar fuori pane profumato…
Gli Hormonas sono come Bo e
Luke, ragazzi in gamba con una
marcia in più. Però, a differenza
dei cugini Duke, gli Hormonas
sono in quattro… Ma a pensarci
bene anche i cugini Duke erano in
quattro: Bo e Luke, Coy e Vance…
Ok, here we go. Risponde alle
domande Pido, chitarra sonica
della famiglia Hormonas.
So che durante il vostro show a Mestre
Massi ha distrutto il contrabbasso! Una
curiosità che ho da sempre: quanto pesa
un contrabbasso?
Abbastanza. Non lo so con precisione, ma
credo che pesi sui 20-30 kg, dipende dal
contrabbasso... credo.
Rimanendo in ambito quattro corde,
è vero che Massi suonava nei City Porn
Stars? Se così fosse, la domanda sorge
spontanea: Joey troverà fortuna in
California o lo rivedremo presto?
Da quello che so Gian e la Manu stanno
lavorando alle canzoni con dei nuovi musicisti
californiani e nel frattempo hanno trovato
dei lavoretti part-time. Credo che sentiremo
presto parlare di loro.
Vi
chiamate
Hormonas...
Perchè?
Immagino sappiate che molti vi
confondono con gli Hormonauts...
Bella domanda... Gli Hormonas si sono
formati a metà 1999, il nome è venuto fuori
ad una ragazza ubriaca durante una festa
dove c’erano Massi, Andrea e Max, i primi
componenti degli Hormonas. Io non ero alla
festa e quindi non saprei spiegarti bene
10
perchè “Hormonas”. Ho chiesto anche a
Rev. Sam che ricorda: “a quella famosa festa
dove si è deciso il nome io non c’ero, gli
Hormonas erano i tre balordi che sappiamo,
dopo qualche tempo ad una festa al Jack the
Ripper mi hanno dato in mano un volantone
verde con una scritta poco comprensibile ed
uno psycho in motoretta; ed io dopo averlo
letto ho detto: “Mormonas! Figo!”... Poco
dopo ho cominciato a cantare con loro!”.
Quando Max è andato via dal gruppo, Massi
mi ha chiesto se volevo suonare in un gruppo
il cui scopo era fare sesso con la musica...
Naturalmente accettai. Questo è il senso di
Hormonas. Musica che viene dalle viscere,
istintiva, sessuale, blues primitivo suonato
senza mai dimenticare il nostro scopo:
conoscere ragazze. Eravamo tutti fans degli
Spamabilly... Devo dire che ci siamo rimasti
male quando abbiamo visto che era uscito su
Voodoo Rythm un disco a nome Hormonauts,
in cui ci suona Randy ex-Spamabilly, che
ci conosce e ci ha visto suonare. Che
dire?... Casualità? Si vede che l’ormone era
nell’aria.... Molta gente confonde le due
bands. Il mese scorso abbiamo suonato a
Mestre con i Kim’s Teddy Bears e le Nasties (il
concerto dove Massi ha rotto il contrabbasso),
e su Radio Sherwood girava uno spot che
diceva che suonavano gli Hormonauts!. Non
ci diamo molto peso, comunque. Loro sono
un gruppo medio-grosso, con management,
booking e tutto il resto. Noi non abbiamo
video che girano su All Music né tantomeno
qualcuno che ci organizza i concerti. Siamo
indipendenti, ci organizziamo i concerti
tramite i rapporti personali che abbiamo
sviluppato con persone che ci stimano per
quello che siamo. Esistiamo solo ad un livello
non - professionale, quindi, è probabile
che su Radio Sherwood continueranno a
correggere il nome Hormonas in Hormonauts,
credendo in uno sbaglio di battitura.
Più che su disco, dal vivo avete un suono
particolare. Non siete la classica psychoband... Io e il Pornacchione crediamo ci
sia qualcosa dei Sonic Youth nel vostro
suono, o qualcosa del genere...
Non abbiamo il suono “secco” che di solito
hanno i gruppi psycho, con il contrabbasso e
la voce in primo piano. Ascoltiamo un sacco di
musica e questo inevitabilmente finisce nel
nostro lavoro con gli Hormonas. Se hai sentito
qualcosa dei Sonic Youth negli Hormonas...
non è stato cercato coscientemente. Stiamo
trovando la nostra strada, in cui c’è anche
la confusione, i feedback di chitarra e la
sporcizia… Non scriveremo la storia del rock
‘n ‘roll, ma cerchiamo almeno di essere onesti
con noi stessi e con le gente che ci ascolta.
Si tratta di blues, e cerchiamo di suonarlo
come lo sentiamo dentro di noi. C’è posto per
il rumore, insomma …
Mia mamma ha visto il vostro 7” e ha
detto “che brutta copertina!”; secondo
te quanto conta una certa estetica rock
and roll (culi e coltelli nel vostro caso,
dadi, fiamme, rondini e croci varie per
altri...) nel rock and roll?
L’estetica rock ‘n’ roll c’entra nel rock ‘n’
roll. Se avessimo registrato un 7’’ di country
magari sulla copertina ci sarebbe stata la
prateria, un cavallo...etc. Scherzo! Credo che
certi simboli e oggetti “rock ‘n’ roll” siano
stati usati anche troppo e senza originalità.
Mi spiego. Sesso, violenza, velocità,
frenesia, sporcizia, confusione... sono idee
e concetti-tipo rock n roll a cui possono
essere associate delle immagini - oggetti,
forme, simboli… Il punto è: prendere
queste immagini retoriche, che nascono da
una sedimentazione dei significati in una
data cultura, e utilizzarle così come sono,
oppure, fare proprio il concetto che ne
sta alla base e interpretarlo? Nel nostro
caso noi siamo gli Hormonas . Trattandosi
di ormoni, ci è sembrato una buona idea
mettere un bel culo in copertina. Fa parte
del nostro immaginario. La foto comunque è
originale, non la abbiamo presa da un libro
o da internet, ma è stata fatta apposta
per il nostro 7’’, e sinceramente, non ne ho
mai visto un’altra (copertina) simile, benché
donne nude e culi li puoi vedere ovunque. Per
rispondere alla domanda... L’estetica conta
parecchio, soprattutto se è sopra qualcosa
che deve essere venduto.
Bé, complimenti allora per il connubio
culo/estetica! Di chi è il sederino?
E’ di una nostra amica che ci ha chiesto di non
dire il suo nome. A tua mamma non è piaciuta
la copertina, ma tu cosa ne pensi?
A parte il fatto che qui le domande le
faccio io, la cover del vostro singolo mi
piace parecchio, anche se avrei lasciato
perdere il coltello. Le armi mi fanno
paura... Racconta del parto del 7”.
Perchè avete scelto come genitori la
famiglia Capinch?
Sono loro che hanno scelto noi! I genitori
mica li puoi scegliere! Beppe ci ha visto
suonare al Madly pub un paio di anni fa
(assieme a Kim’s Teddy Bears e ai Richie la
mazza ) e gli siamo piaciuti. Ha dedicato due
pagine a Hormonas e John Woo (l’altra band
in cui suoniamo io e Samu) sulla sua fanzine e
ha deciso di fare uscire il 7’’ degli Hormonas.
Beppe e Barbara sono due bellissime persone,
molto colte, che amano la musica. Lavorano
seriamente anche se la loro è una etichetta
molto piccola. Il 7’’ di Walter Daniles per
la Shake your Ass è uno dei dischi più belli
che ho sentito ultimamente. Ho avuto il
piacere di ospitarli a casa mia durante la due
giorni “Rock’ n’roll Nightmare” che abbiamo
organizzato come Tales From The Lagoon qui
a Mestre il mese scorso (dove hanno suonato
anche gli incredibili Rippers- altra uscita
Shake Your Ass- oltre a Muthzi Mambo, Kiss
Cowboys, Nasties e Kim’s Teddy Bears) ed è
stato uno spasso. Sono persone veramente
in gamba e sono molto contento che credano
in noi e ci sostengano con il loro lavoro nell’
etichetta.
A questo punto è inevitabile: sei
implicato anche nel caso John Woo. Di
che si tratta? Ci sono state quelle pagine
sulla fanza di Beppe e Barbara, ma dei
John Woo non si parla molto, almeno da
queste parti...
Nei John Woo Samu suona la tastiera e canta
e io suono la chitarra e canto, con noi
suonano Davide la batteria e Tabe il basso.
La grossa differenza rispetto agli Hormonas è
che non siamo così legati al blues 12 battute
e al roots rock’n’roll come con gli Hormonas.
La musica dei John Woo è meno boogie,
decisamente piu’ elettronica e veloce e con
strutture meno convenzionali. Suoniamo da
circa 5 anni e abbiamo registrato alcune
cose, 2 cd-r autoprodotti e un cd per la
Fog Records (“Woodoo”) che adesso è
distribuito dalla Nicotine Records. Questa
estate abbiamo registrato alcune canzoni
nuove, 3 usciranno su 7’’ per la Shake Your
Ass di Capinch e tra poco (prossimi due mesi)
andiamo a registrare del materiale nuovo.
Non siamo molto conosciuti, forse anche
perchè non abbiamo mai fatto un vero tour,
e per i problemi distributivi che ha avuto
il cd uscito nel 2001 per la Fog Records.
Abbiamo avuto delle buone recensioni su
fanzine e anche il Mucchio Selvaggio ci ha
fatto una intervista. Ci è mancata una vera
promozione dell’oggetto - cd che magari
poteva permetterci di fare qualche concerto
in piu’ e piu’ lontano. Invece abbiamo
continuato a suonare dalle nostre parti,
tra Padova e Mestre con poche uscite dalla
11
zona Veneto-Emilia. Adesso la Nicotine cerca
di fare qualcosa con le copie che rimangono
del nostro cd per la Fog, ma mi sembra
assurdo vedere su Rumore di questo mese
(gennaio 2004) la recensione di “Woodoo”,
che abbiamo registrato a dicembre 1999!
Tra l’altro una recensione piena di cazzate
che sembra non voler dire niente... Speriamo
di girare un pò di piu’ in futuro e magari di
venire a suonare nella tua città una sera!
La scena è piccola e la gente mormora: è
vero che suoni anche in band hardcore?
(quando ho spedito questa domanda gli
Hormonas erano in studio… ndB)
Ho suonato per circa un anno e mezzo con
L’Amico Di Martucci, un gruppo di miei amici
di Mestre. Era divertente ma dopo un pò
non ce la facevo a seguire bene le cose che
facevo. Suonavo troppo! Tre gruppi sono
veramente un impegno se oltre a questo devi
studiare con profitto, guadagnare qualche
euro qua e là per la birra e aver dei rapporti
interpersonali complessi! Mi piace la musica
veloce, ma senti... non vorrei che questa
intervista diventasse troppo personale.
Parliamo degli Hormonas piuttosto ... che
comunque sono hard core, da un certo punto
di vista!
Bene, bene. Studio di registrazione,
pezzi nuovi, magari un disco intero degli
Hormonas?
Intanto li registriamo, poi vediamo cosa
succede... Ti posso dire che siamo molto
contenti di come stanno venendo i pezzi. Per
adesso abbiamo fatto tutte le basi con gli
arrangiamenti di chitarre, manca ancora la
voce, il finto orgasmo, qualche percussione
e l’armonica. Speriamo per fine mese/inizio
febbraio di avere un master in mano...
Prima settimana del 2004 andata:
propositi per questo nuovo anno?
Crediamo molto nei pezzi nuovi e ci piacerebbe
vederli pubblicati su un bel vinile da 90000
grammi. Non abbiamo degli obbiettivi precisi:
scrivere canzoni nuove, imparare nuovi
tricks, suonare in giro, ubriacarsi di birra
Forst e dare libero sfogo agli ormoni. Come
per il 2003, 2002, 2001, 2000.....
Se siete ancora tutti insieme scrivetemi
quello che volete e giuro che pubblico
tutto.
No. Purtroppo sono tornato a casa! Per
concludere degnamente inviterei tutti
lettori di questa fanza a visitare il nostro
schifoso sito www.thehormonas.da.ru, il sito
dei John Woo www.johnwoo.it, la pagina dei
download http://musicaliena.tripod.com/ ,
dove ci sono mp3 vari ed eventualmente dare
anche un’occhiata al sito www.talesfromthe
lagoon.da.ru, dove pubblicizziamo i concerti
che organizziamo a Mestre. Ciao e grazie per
lo spazio che ci hai dato!
12
COLUMNS
SEGUE DA PAGINA 9
centocinquantacinque
fotografie al Sig. Adler
in
compagnia
dei
suoi
ammiratori.
Macchinette
usa e getta, fotocamere
digitali,
cellulari
ultima
generazione… Questi mi
danno maggiori problemi.
Il concerto è scontato:
cover band dei Guns and
Roses. “Welcome To The
Jungle”, “It’s So Easy”,
“Night Train”, ecc. ecc...
Cinquecento
scalmanati
in delirio, tranne DeadEnd
che consegna la seguente
recensione della serata:
“una merda”. Durante lo
spettacolo dei Bastet sono
in cassa a staccare biglietti
e fare tessere Arci. Come ti
chiami? “Craxi”. Parente?
“Sì, perché?”. Alzo gli
occhi, vedo Bettino con i
capelli. Aggiusto il garofano
rosso che ho nel taschino
e con un inchino saluto.
Notte inoltrata, le due o
le tre, ricordo solo Steven
Adler che mi bacia e mi dice
“grazie Miguel” e una serie
di parole che non comprendo
assolutamente… Delle tre
date successive non so
niente, tranne che Paolo
ha portato il tour manager
a Cesano Maderno… Thomas
Cesano. Mi chiamo Thomas
Cesano e sono originario
di Cesano Maderno. Perché
non Cesano Boscone allora?
Strane richieste nel mondo
del rock. E’ come se ai tempi
dei Willy Wonkas Chaz ci
avesse chiesto di portarlo
a Palermo. Mi chiamo Chaz
Palermo e sono originario
di Palermo. Mica lo abbiamo
portato a Palermo noi,
l’abbiamo
lasciato
a
Cesano.
a
n
o
t
y
Da
y
s
o
a
b
R Googoobom
e
h
t
&
Popolo rock, giovani punx,
piccoli Puffi. E’ a voi che mi
rivolgo. Sono orgoglioso di avere
sulle pagine di Oriental Beat Ray
Daytona e i suoi GooGooBombos.
Spero vogliate condividere con
me questa gioia. Benvenuti alla
Messa del Signore…
Sono appena tornato dall’Olanda. Secondo
voi perchè l’Italia è così poco rock and
roll rispetto a paesi come Germania,
Spagna, o - appunto - Olanda?
Bella domanda! Credo che sia tutta colpa
di Pavarotti, della stupidaggine dei
cantautori, e di una intellighenzia di sinistra
che ha sempre visto nel rock’n’roll una musica
stupida e reazionaria (ma figuriamoci!). Ora
infatti ci ritroviamo il Berlusca che scrive le
canzoni e fa pubblicare i dischi. Ben ci sta!!
Rimanendo in ambito grafico: come
avete fatto a entrare in contatto con
Winston Smith? Ma, soprattutto, dato
che conoscerlo è facile - come avete
fatto a convincerlo a lavorare con voi?
Lo pagate molto?
Ho conosciuto Winston a Firenze nel corso di
una sua esposizione durante un concerto di
Lydia Lunch. Siamo entrati subito in sintonia.
Per me è stato come conoscere un mito della
mia adolescenza. Poi sono stato a trovarlo
a San Franciso un paio di volte. E’ buffo,
perché la prima volta mi è venuto a prendere
all’appuntamento in auto e mi ha detto:
“stasera vado ad una festa coi miei amici, ti
va di venire?” io ho detto di sì, e poi mi sono
ritrovato a bere fianco a fianco con Biafra
e compagnia bella... Il fatto di avere un
ottimo rapporto e delle affinità con Winston
ci ha permesso di ottenere il suo aiuto a costi
molto bassi. Naturalmente è col suo lavoro
che Winston paga l’affitto ogni mese, e
quindi qualcosa abbiamo dovuto pargare per
le copertine, ma non più di quanto ci avrebbe
chiesto un semplice grafico qui in Italia.
Voi curate molto tutte le vostre copertine.
E’ una domanda che ho fatto anche agli
Hormonas... Quanta importanza date Vediamo se cogli al volo il collegamento
all’estetica e all’immagine? Ci tenete Lydia Lunch - Richard Kern…
Vuoi che ti faccia una videocassetta con i
molto ai cliché?
Dato che anche la copertina fa parte del
disco, credo sia giusto dare anche a questa
una attenzione. Personalmente ho sempre
apprezzato le belle copertine. Eppoi mi
piace associare l’aspetto grafico al gruppo
che ascolto: a volte capisci il contenuto di
un disco proprio dalla copertina. Di cliché
purtroppo ce ne sono tanti in giro, credo che
non valga la pena parlarne.
film di Kern?
Mi stai chiedendo se è nato prima l’uovo o la
gallina?
Prima di approdare all’Ammonia avete
lavorato con etichette d.i.y come
E, nel vostro caso, nasce prima l’amore
per il garage surf o prima la passione per
i sixties in generale?
14
Che film hai di Kern? E libri? Cristo, ha
fatto una mostra a Milano e io me la sono
persa, l’ho scoperto il giorno dopo...
Ho una videocassetta originale con dei corti
(in questi c’è anche Lydia Lunch) e altra roba
doppiatami da un amico (dovrei controllare e
al momento ho le videocassette in disordine).
Di libri non ne ho, ma li ho avuti praticamente
tutti tra le mani sino all’anno scorso
(lavoravo in una libreria specializzata in libri
fotografici, erotici, weird, ecc).
Bad Man, Pure Vinil, Mad Driver... Che
differenze avete trovato tra il lurido
mondo punk e quello patinato della
vostra attuale etichetta?
Beh, la Ammonia ancora non mi è sembrata
così patinata come dici, magari siamo in mezzo
a gruppi con cui non siamo particolarmente in
linea come attitudine e linea musicale, ma
del resto gli interessi dell’etichetta sono
praticamente a 360 gradi. Per il momento
stiamo avendo un buon supporto. Il fatto
che si siano interessati a noi forse dimostra
che non siano esclusivamente interessati alle
vendite e all’immagine.Con Greg e Gerhard,
rispettivamente della Bad Man e della Pure
Vinyl, ci siamo trovati bene, Gerhard mi
ha anche mandato una e-mail quando ha
saputo dell’accordo con la Ammonia per
complimentarsi. Col Goti della Mad Driver,
come sai, abbiamo fatto uscire i nostri primi
due dischi, e anche “Fasten Seat Belt”
probabilmente l’avremmo fatto uscire per
la sua etichetta, ma due anni fa, quando
è uscito “Space Age Traffic Jam”, ci ha
fatto sapere che non voleva più far dischi,
quindi ci siamo guardati in giro e a tiro c’era
la Ammonia che proprio in quel momento si
voleva allargare al punk rock’n’roll. Peawees
e Hormonauts non mi sembrano gruppi da
etichetta rileccata, solo per citare i primi che
mi vengono in mente. Comunque alla Ammonia
siamo solo gli ultimi arrivati, ed è presto per
dare un giudizio approfondito.
Avete fatto un tour con Peawees e Stp.
Parlatemi un pò di queste due band,
pettegolezzi sempre ben accetti...
Ci siamo trovati sempre bene con loro e i
problemi che abbiamo avuto nel tour mai
sono stati legati al comportamento dei
gruppi. Ognuno ha fatto la sua parte, senza
cercare di far da protagonista della serata.
Per motivi di cambio palco - e non di rivalità
tra i gruppi - abbiamo quasi sempre dovuto
aprire i concerti, ci è dispiaciuto, perché
qualcuno del pubblico magari arrivava al
locale più tardi e ci diceva il solito “No! avete
già suonato?”. Sono cose che succedono
quando fai un tour in tre gruppi, è chiaro che
qualcuno a volte suona ad ore sconvenienti.
Non ho pettegolezzi da raccontarti, non
abbiamo mai avuto problemi, né scazzi.
Pensa che i Peawees ci hanno sempre messo
a disposizione la loro batteria ed il loro
ampli da basso. Ti posso garantire che se le
cose andassero con gli altri gruppi con cui ti
capita di suoanre nella stessa serata come
sono andate con Stp e Peawees ci farei la
firma.
Se non foste i GooGooBombos quale
gruppo italiano vorreste essere?
I Killer Klown, senza alcuna ombra di dubbio.
Cazzo, “Ciulai” dei KK dovrebbe essere
l’inno dei prossimi mondiali di calcio...
Mmmmh, interessante, a Fausto e a Piera
farei anche presentare una trasmissione
dove si parla di calcio, secondo me sarebbero
dei grandissimi a spaccare il culo a quelle
faccedimerda che parlano solo di pallone.
A settembre scorso, su Hey Hey Punk
Rockers Forum, si è scatenato un
putiferio contro l’Ammonia. Che ne Qual’è la cosa peggiore (tour, disco,
pensate delle solite critiche rivolte a quello che vi pare) che avete fatto come
questa label?
Ray Daytona & the GooGooBombos?
Oh, cavolo, devo ammettere che non so
niente di tutto questo! Io non parteciopo a
nessun forum, non ho neppure la tv a casa
ed il computer lo uso solo per lavoro. Beh,
diciamo che ripeto quello che ho detto prima,
salvo cose di cui non sono al corrente......
Non mi vengono in mente cose di cui dobbiamo
vergognarci... Abbiamo fatto un po’ di
cazzate, ma niente di eccessivamente grave,
almeno credo... Anche come dischi, sebbene
qualcuno sia venuto meno riuscito per motivi
di budget, più o meno ci piacciono ancora
tutti. Insomma per concludere: al momento
non ci pentiamo di niente.
comprano ‘a colonna sonora e ai diggei che
la mettonon nee discoteghe, così posso
continuà a fa’ musica de mmerda senza
preoccupamme della pensione”. Ma con un
titolo così lungo non avrei venduto una copia
del disco!
L’italiano medio si merita Rolling Stone,
Ligabue, ecc. Certo che avere giornali
come Hitlist e Juxtapoz sarebbe fichissimo.
Però ancora tutto non è perduto: forza
ragazzacci che avete una fanzine, datevi
da fare e cercate di SEGUE A PAGINA 17
Torniamo al surf. Com’è che decidete
i titoli dei pezzi strumentali? Se voi
aveste scritto “Miserlou” come l’avreste Secondo voi, onestamente, l’Italia ha
chiamata per esempio?
bisogno di riviste/fanzine come Hitlist
Ogni titolo ha una storia a sé, difficile o Juxtapoz? Oppure l’Italiano si merita
rispondere in poche battute. Se avessi Rolling Stone, Rumore e se gli va bene
scritto “Misirlou” l’avrei chiamata “Ho fatto Bam o Oriental Beat? Insomma, a me
‘sto pezzo brutto, mo’ aspetto trent’anni, piacerebbe chiudere la mia fanzine e
che Tarantino ce faccia un firm e che dovento mettere su qualcosa di più grosso, ma
ricco grazie a tutti gli stronzoni che se ho bisogno di incentivi morali!
15
e
s
u
o
h
l
l
o
D
Quattro ragazzetti svedesi alle
prese con la rivoluzione degli Mc5.
I Dollhouse sono gli Mc5 del 2004,
stessa carica soul, stesso animo
rock and roll. Tra plagio e religiosa
devozione.
Quest’intervista
è stata improvvisata il 10
febbraio al Tempio di Broni, da
qualche parte nelle campagne
pavesi. Non avevo una scaletta
delle domande, non c’era un
registratore, non mi era mai
capitato di dover appuntare
le risposte su un blocchetto…
Ferrarese mi ha detto che
sembravo un cameriere. Mettete
pure a tavola il mio pessimo
inglese… Brothers and sisters,
i Dollhouse.
Ma cos’è questa storia della Levi’s e degli
Mc5? La band ha venduto il logo?
No, la Levi’s ha prodotto una linea limitata di
vestiti con il logo degli Mc5…
Sempre e
influenze?
solo
Mc5.
Avete
altre
Miles Davis, Stooges, James Brown, Mc5 e
Britney Spears…
Ma cosa ne pensate dell’attuale scena
punk? Vi piacciono i Backyard Babies, i
Diamond Dogs?
Non ci piace, non ci interessa. In linea di
massima ascoltiamo solo dischi prodotti prima
del 1973! I Backyard Babies sono una band
di plastica… Fanno schifo. I Diamond Dogs
invece sono fighi da vedere dal vivo perché
sono una big-band, sono in nove sul palco!
Ma non ci fanno impazzire…
Quanti anni avete?
In media 24…
Cosa avete prodotto fin’ora?
Un 7” abbastanza raro per la Puresome Rec,
un’etichetta di un nostro amico.
Siete fissati con la scena di Detroit e
venite dalla Svezia degli Hellacopters…
Noi non vogliamo rifare semplicemente la
musica dei 70s, la reinterpretiamo a modo
nostro. In Svezia manca qualcosa; vogliamo
riempire questo gap che separa gli Stooges
dagli Hellacopters!
Paolo mi ha detto che avete venduto Conoscete i Trash Brats di Detroit?
No… Non li abbiamo mai sentiti…
tutto per comprare il furgone...
Male, molto male! Che cover suonate dal
E’ vero, per fare questo tour.
So che siete stati a Los Angeles. Non vivo?
James Brown, BB King, Mc5…
credo ci siate andati in furgone…
No! Abbiamo fatto tre date lì, due da Tu Cris hai una t-shirt di Wayne Kramer.
headliner. E abbiamo lavorato al nuovo disco Ti piacciono i suoi lavori da solista?
con Michael Davis degli Mc5. Lo abbiamo
conosciuto tramite sua moglie, Angela, che è
la nostra manager.
16
No, non tanto. Ho solo un suo disco… Ma
lui è un figo, è Wayne Kramer! Di queste tshirt ne ho tante perchè le ho gratis, me le
regalano!
Che mi dite dell’Italia?
In Italia tutto è bello, tranne Paolo! (Paolo
di Get Smart! è stato il loro tour manager e
Santo Protettore, ndB). L’Italia è bellissima,
soprattutto per le ragazze…
Ok. A voi svedesi piacciono le italiane, a
noi le svedesi. Facciamo cambio!
Le ragazze svedesi sono belle solo d’estate,
durante l’inverno si coprono troppo!
(Da qui in poi lasciamo la cena e ci spostiamo
su un tavolino più tranquillo. Non c’è più
Ferrarese e io vado avanti in free-style
totale…)
Gli Mc5 erano legati alle Pantere Nere.
Vi interessa il clima di quel periodo, la
politica?
Recentemente abbiamo letto un libro di
Sinclair (John Sinclair era la guida spirituale
degli Mc5, ndB): tutto girava intorno agli
acidi, era una questione mentale, non
politica! A noi non frega niente della politica,
ma andiamo a votare comunque…
Parlatemi un po’ della Svezia. Perché
secondo voi ci sono così tante black
metal band?
Perché in Svezia ti puoi vestire come vuoi
e nessuno ti dice niente! Poi se vuoi fare
incazzare mamma e papà il massimo è fare il
satanista! Indubbiamente Satana è più figo
di Gesù… Inoltre in Svezia abbiamo anche un
sacco di greasers intrippati con Elvis Presley
e gli hot-rods…
Fa buio molto presto da voi, non sapete
cosa fare e allora suonate. E’ davvero
questo il motivo per cui ci sono così
tante band nel nord-Europa?
Hai ragione, da noi è sempre inverno! Conta
che le sale prove sono gratis… O fai sport,
giochi a pallone, oppure diventi un musicista!
Noi come sportivi non siamo il massimo… Ci
piace il wrestling femminile nel fango!
Voi utilizzate strumenti vintage?
Sì, vecchi Marshall, una Rickenbacker del
65… Sono importanti per ottenere un certo
tipo di suono. Il brutto di molte band svedesi
è che hanno un suono “nuovo”, troppo
attuale! Conta molto anche la produzione
però.
Ora cosa fate? Tornate a casa?
Sì, il tour è finito, dovevamo suonare in
Germania ma la data al Wild at Heart di Berlino
è saltata.
Considerazioni finali?
RAY DAYTONA
SEGUE DA PAGINA 15
fare il vostro lavoro sempre meglio,
qualcuno che apprezza i vostri sforzi
c’è!!!! Ma dovete muovere il culo,
usare il cervello, e cercare di essere
puntuali con le uscite. Gli argomenti
non mancano, forse neppure il
pubblico.
In questi giorni c’è Sanremo. Lo
state seguendo? Ma, soprattutto,
a Mantova stanno facendo una
sorta di contro Festival... Che
è più vecchio e grigio di quello
ligure... Fatemi l’elenco delle 12
band che vorreste in gara nella
prima edizione del Sanremo Rock
and Roll Italiano Festival.
Arghhhhh! Quando ho saputo del
Cotrofestival di Sanremo ho pensato
anche io che si trattasse solo di
gente invidiosa che in realtà voleva
soltanto essere al festival ufficiale.
E’ atroce: eppoi molti dei gruppi che
aderiscono a questo controfestival
sono gruppi che già hanno fatto
Sanremo nelle edizioni precedenti.
Insomma gente che il culo lo ha già
venduto da anni, altro che integrità
artistica!!! Quelli hanno il culo più
rotto di una checca di sessantanni.
E allora che fare? Organizzare il
Contro-Contro Festival? Magari con
Killer Klown, Hormonas, Peawees,
Gallara, Pin Pals, Los Dragos, molti
altri, e anche Ray Daytona, sempre
se ci accettano… Chi è che si offre
di organizzarlo? E quanto si paga
per partecipare? Devo avere uno zio
onorevole per piazzarmi tra i primi
quattro?
Ragazzi, a meno che non mi
vengano idee geniali all’ultimo
minuto, l’intervista è finita.
Prima di andare in pace, se
avete qualcosa da pubblicizzare
fatelo...
Bene, andiamo in pace, non prima
di aver mangiato un po’ del Corpo
di Cristo, è così buono che non
riesco a farne a meno ogni domenica
mattina!!!
Speriamo che la Debbie ci faccia tornare…
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s
p
i
L
y
t
u
o
P
I POUTY LIPS sono cinque gay
prostituti rubati alla strada, che
soddisfano i loro umidi vizietti
suonando un putrido rock’n roll
che ammicca al glam più 70s
e bocchinaro, a cavallo tra la
trash scene di NY e il Junk Shop
Glam, come lo ama definire il
Dolce Mauro. Sedetevi comodi,
sbottonatevi i pantaloni e
godetevi l’intervista… E magari
fate un salto sul loro sito
www.poutylips.biz, ma prima
pulitevi quelle cazzo di mani!!
Di Simone Deadend Parato
Yo Sweet, incominciamo a presentare la
tua band ai lettori di Oriental Beat..
...Siamo in cinque : SweetMauro - voce,
Danny Boy - guitars, Max Milian -guitars,
Toyo - bass, Icy Ivo - drums.
Ricordo che era un periodaccio per lui.
Cosa avete fatto uscire fin’ora? Avete
già in cantiere pezzi nuovi per la prossima
uscita?
Fino ad oggi siamo entrati in studio 4 volte.
La prima volta è stata per registrare un full
lenght cd di 11 pezzi, ma tutto è andato a
puttane perchè il nostro produttore, che
ci metteva pure i soldi, è stato vittima di
un incidente stradale che l’ha costretto a
modificare non poco il suo stile di vita...
Non so come stia adesso... spero bene! Poi
abbiamo registrato “Trash Me”, che però è
stato penalizzato da un mixaggio di merda,
non posso ascoltarlo o mi viene il nervoso.
Abbiamo poi registrato ancora nel 2003 tre
pezzi, che fanno parte del nostro ultimo
promo e sempre l’anno scorso abbiamo
ri-registrato e remixato “Sfregiami” per
migliorarla in vista del videoclip. Pezzi in
cantiere ne abbiamo una valanga, però di
registrare demo ci siamo rotti le palle, ma
nello stesso tempo non voglio che vadano
persi... Vedremo.
Se non erro sarete presto coinvolti in un
tributo agli Hollywood Brats...
Spero... Questi due mesi sono stai un
po’ inattivi a livello di prove a causa di
un’operazione che a subito Ivo alla spalla...
e che lo constringe ad un riposo forzato.
E’ noto che hai cooptato i membri
della tua band in galera o mentre si
prostituivano nei vicoli... Parliamo un “I wanna dangle up your feet”... Anche
po’ di loro!
a me piacciono molto i piedi femmili (e
Mah, forse a prostituirsi non ci sono mai tutti i giochetti che ci puoi fare)... Ti fa
arrivati, comunque due di loro (non dico il soffrire questa passione, eh?
nome per la privacy e non ho neanche voglia
o tempo di chiamarli per chieder loro se posso
nominarli) mi ricordo di averli convinti a
suonare tempo fa, prima che finissimo nella
stessa band, quando nei vicoli ci dormivano
o passavano il tempo a drogarsi per bene e
bere. In ogni caso Max suonava già il basso
con la mia precedente band, Toyo ha suonato
in qualche gruppo punk rock di Vercelli e
Icy Ivo ha fatto un po’ di tutto prima che
approdasse sotto la mia ala protettiva...
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Soffro tantissimo soprattutto d’esate
quando le ragazze indossano le scarpe aperte
coi tacchi, è l’insieme scarpa-piede-taccosmalto che mi fa uscire fuori di senno... Sono
feticista perso, quando queste quattro cose
raggiungono un equilibrio perfetto tra di loro
divento l’uomo più vulnerabile e allo stesso
tempo pericoloso che puoi avere intorno.
Il bello è che è una cosa che ho maturato
di sentire fin dall’infanzia, mi ricordo che
mi capitava di essere stranamente scosso
dalla visione di piedi femminili che giudicavo
piacevoli alla vista quando ancora non ero
consapevole di essere un feticista, o quando
ancora l’idea di sesso in sè era lontana
dai miei pensieri... Perciò mi ritrovavo ad
annusare le scarpe di mia cugina di nascosto
senza sapere il perchè... O a camminare a
quattro zampe in spiaggia lungo le sedio
sdraio... Tanto ero piccolo e potevo farlo...
Cazzo mi fregava!
Visto che siamo in argomento, consigliaci
un bel feet movie... Qual è secondo te
l’attrice più... in gamba?
Mah, guarda, ti dirò, molti feet.movies in
circolazione ti fanno vedere ragazze che
indossano la classica scarpa con zeppa da
film porno che io detesto... Preferisco di gran
lunga il buon gusto nell’indossare calzature
di classe da parte delle ragazze che incontri
per strada o nei clubs.
Tempo fa avete girato un video, come
andata? Ci racconti un po’ il contenuto
del video?
Sì, abbiamo registrato il tutto in un night
club, utilizzando il palco, i priveé e la
pista... Mi ricordo che ero tesissimo, il
tempo a disposizione era poco, i soldi non
parliamone, fortunatamente siamo riusciti
a far tutto quanto nei limiti prestabiliti...
In fin dei conti mi sono divertito al momento
delle riprese... Io avevo ingurgitato qualsiasi
cosa, non mi ricordo molto, solo che giravano
fiumi di alcool per tenere buone le comparse,
una volta che avevo organizzato tutto
da solo praticamente e i figuranti erano
arrivati, i ragazzi con la telecamera pure, la
protagonista anche, mi sono lasciato andare
per ammazzare tutti i sensi di responsabilità
che mi avevano fatto impazzire fino a 5 minuti
prima... Che poi alla fine se avessimo avuto
solo dei soldi in più tutto sarebbe stato
più rilassato! Sostanzialmente c’è questa
ragazza che sogna di trovarsi ad un nostro
concerto che degenera in una mezza orgia,
avevamo un sacco di idee comunque, riprese
esterne e altre cose che non abbiamo potuto
realizzare.
Pouty Lips... Cosa volete provocare nel
pubblico? Cosa cerchi di trasmettere con
le tue canzoni e modo di essere?
Io voglio solo far vedere alla gente quello che
vorrei vedere io ad un concerto rock... Però
adesso che lo faccio sono geloso di questo e
se mai vedessi qualcuno che fa le mie stesse
cose mi incazzerei. Con le mie canzoni cerco
di esprimere tormenti, alla fine tutti dicono
che vogliono esprimere emozioni, secondo
me le emozioni appena dopo che ti hanno
pervaso si trasformano in tormenti... Io
voglio sputarti in faccia quei tormenti... Non
sono sicuro di riuscirci sempre ma ci provo.
Sullo stage vi limonate e strizzate i
capezzoli, fa parte dello spettacolo
oppure vi piace proprio, eh?
Mah... Ci viene da far così... Penso di non
essermi mai messo a costruire uno show a
tavolino... Cosa che forse dovrei fare a volte
per perfezionare l’insieme... Perciò ci piace,
ci viene naturale.
Lo sai che l’altro giorno i miei informatori
hanno visto il tuo batterista a Striscia la
Notizia... ehm...
Ah ah... Me l’hanno detto... Purtroppo ero in
giro a bere in quel momento.
Sei stato mio compagno di bagordi allo
scorso Serie-Z... Hai in mente qualche
aneddoto che ho dimenticato nel mio
report?
5 giorni favolosi, clima stupendo, i
prorompenti seni delle spagnole, pubblico
del festival mooolto rock... Ricordo con
piacere la sbronza della prima sera e i
vecchiacci bavosi eccitati alla nostra vista,
gente che passava joint senza neanche che
glielo chiedessi, Dan Baird, i Twisted Sisters
e il terribile cibo spagnolo...
Quest’estate hai visto i Rolling Stones
che so che adori... Impressioni?
A dir la verità mi ero ripromesso, dopo i
precedenti show annullati, che se sarebbero
tornati in Italia non sarei andato a vederli per
paura di trovarmi di fronte delle barzellette
viventi... Alla fine non ho resistito e ci
sono andato e mi sono dovuto ricredere...
Uno show perfetto, ero a bocca aperta, le
ragazze erano tutte eccitate per Jagger...
Molto bello!!!
Se Basetta andasse al potere, cosa
vorresti vedere realizzato?
Allora... Il divieto per le ragazze di indossare
quei sandalacci di gomma estivi, niente più
pantagonna, poi gli chiederei di far marcire
in galera i medici degli ospedali che se ne
sbattono le palle e fanno morire la gente...
Gli chiederei pure di abbattere quelli che ti
fermano per strada per venderti le penne
e i profumi... Ma questa domanda è troppo
difficile... Ogni giorno trovo qualcosa di
nuovo che odio o che posso amare in qualche
modo.
La maggior parte del pubblico glam è
metallara e spera in un ritorno degli anni
80... Vuoi mandarli tu a quel paese?
Andate a quel paese... Ma poi alla fine
lasciali lì... Non li odio come altre categorie di
persone, ma mi aiutano comunque a sentirmi
migliore.
Io adoro Capitan Harlock... Tu hai
qualche eroe, non necessariamente un
personaggio musicale?
Uh sì, rimanendo in campo fumettistico
adoro Felix The Cat, Andrea Pazienza, Betty
Boop... Per variare Aristide Massacesi,
Andrew Blake, Warhol, Gaudì, Picasso, Dalì,
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Bruegel, poi mi sono sempre piaciute le
raffigurazioni di S.Sebastiano, dicono che
faccia parte dell’iconografia gay... Mah...
Poi Danny Deen, Schiele, HR Giger e un sacco
di altra gente... Anche per questa domanda
vedi la mia conclusione due risposte fa.
Un marocchino rock n roll suona alla
porta... cosa immagini abbia in serbo
per te?
soprattutto a livello di affinità, in ogni caso
pare sappia suonare di tutto. Mi ha poi detto
di aver visto un Chris Spedding visivamente
ingrassato alle prese con la reunion dei Roxy
Music, quasi a farmi voler vedere come invece
lui sia in perfetta forma.
Che dischi hai ascoltato mentre rispondevi
a queste domande? Recentemente qual
Hai/Avete altri progetti musicali? Ti è il disco che ti spinge a toccarti?
piacerebbe suonare qualcosa di diverso Ho ascoltato un po’ di Junk Shop Glam dei
70’s, roba come Soho Jets, Rats, Buzz e
dai Pouty Lips?
Erba e vinili rubati!
Sì... Mi piacerebbe suonare in un duo acustico,
oppure suonare la chitarra in un gruppo
assolutamente fuori dai canoni con elementi
improbabili, dove poter mischiare un po’ di
tutto, dal bubblegum pop più diabetico al
blues allo psycho-billy... Ci stavo riuscendo
in passato ma come al solito l’affidabilità di
certe persone è paragonabile a quella del
cazzo di un cocainomane perso.
Hector... Poi gli Hormonauts e i Taxi Boys.
Cosa mi fa toccare ultimamente? Ehehe...
Sono stato giusto sabato al concerto degli
Hormonauts e devo dire che ero parecchio
stimolato, ho avuto uno scambio di toccate
decisamente “hot”!!!!
Uh... Mai mi sarei immaginato di vedere
i Vibrators a Vercelli, mi sono divertito
parecchio a vederli on-stage e a sentire le
canzoni che mi facevano impazzire anni fa.
Knox mi ha parlato degli Hanoi Rocks con cui
ha registrato un album a nome Fallen Angels
e del quale è autore dell’artwork “I’m proud
of it” mi ha detto....Poi gli ho chiesto di
Darrell Bath, che mi ha detto essere forse il
miglior chitarrista con cui abbia mai lavorato,
fregato più di tanto.
Di cosa non riesci a fare proprio a meno?
Alcool, dischi, la mia
harmonica e i vestiti.
chitarra,
la
mia
Avete recentemente suonato di spalla ai Ultima domanda idiota: hai un numero
Vibrators... Come è andata? Cosa ti ha preferito?
No... Mi piaceva il 3 però non me ne è mai
raccontato Knox?
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Ok, puoi salutare chi vuoi... E adesso che
ne dici se andiamo a mangiarci un paio di
tortillas?
Saluto Larry che so essere solito a leggere
Oriental Beat, poi tutte le persone che mi
sono vicine in OGNI situazione e quelle a
cui fa piacere a me starci, saluto Basetta e
tutta Oriental Beat. Tortillas ne riuscirei a
mangiare al massimo mezza... Poi il baratro!
s
e
g
n
a
M
Respect the rock.
Siamo in macchina con Matteo, ci sta
portando alle Cinque Terre. Passando dalle
vie di Spezia vediamo una scritta “Straight
Edge” sul muro e cominciamo a parlarne… Gli
inquisitori siamo io, Claudio e il Formenti.
Qual è il tuo gruppo hardcore preferito?
Parlando di adesso, degli anni 90,
sicuramente gli Avail… Dei vecchi gli Uniform
Choice, un album solo però. Quel vinile mi ha
folgorato.
Ora dicci qualcosa dei Queers…
All’inizio pensavo di trovarli un po’ arrugginiti.
Joe prima del tour non si faceva sentire, ho
pensato “non avrà mica voglia…”. Grande
chitarrista, una voce della madonna. Lui era
la mente dei Queers. Ho trovato una persona
tranquilla e rilassata, nonostante i 47 anni.
Sul palco dava sempre il meglio. Adesso
come adesso uno li guarda e pensa “belin,
i Queers…”, sono tutte hit! Sparate una
dopo l’altra. Impressione proprio positiva. Il
batterista era un bravo fante, suonava nei
Beautys che francamente neanche conosco.
Il bassista era la mente dei Teen Idols,
quello che scriveva le canzoni…
Su una panchina davanti alla Skaletta faccio
qualche domanda a Massi.
Mi interessa il tour. Italia-Germania,
Italia-Danimarca…
In Italia si suona spesso in posti grossi,
mezzi vuoti, dove i suoni fanno cagare.
Locali del genere con mille spie sul palco non
vanno bene per i concerti punk rock, noi
vogliamo il suono degli amplificatori e basta!
Germania sempre bellissimo. In Danimarca
non ci eravamo mai stati, abbiamo suonato
a Christiania. E’ una sorta di comune,
veramente bello. A Berlino abbiamo suonato
al Wild At Heart coi Queers e con gli Holy
Racket, una band punk 77 inglese…
Con Joe King come è andata?
Joe ha i suoi alti e bassi, ma è una
favola. Anche lui prendeva sempre in giro
Caredda. Caredda all’inizio del tour è
stato soprannominato “Jimbo” e così ogni
tre canzoni Joe dedicava un pezzo a Jimbo
oppure infilava Jimbo nelle canzoni… (qui ho
cominciato a pensare a canzoni tipo: “Jimbo
is a punk”, “Jimbo finally has tits”, “Jimbo
is a wimp”…, ndB)
Ma la gente veniva per voi o per i
Queers?
Per i Manges! Ovvio che la maggior parte della
gente veniva per i Queers… Però c’erano
anche tante persone che avevano la nostra
maglietta e conoscevano le nostre canzoni.
Come va invece con l’Ammonia?
E’ partito tutto come una collaborazione.
Uscito lo split coi Queers e presto sarà fuori
la nuova versione di “Rocket To You” con una
decina di canzoni diverse e una differente
grafica, all’interno un collage di foto e in
copertina non più il disegno di Merinuk bensì
una nostra fotografia… Kappa è un tipo ok,
ha la giusta attitudine.
Ma farete un po’ di promozione come si
deve? Andrete in TV?
A noi ste cose non piacciono… Abbiamo il
videoclip di “Blame Game”, ma altro no; noi
non siamo tipi da televisione. Non siamo come
gli Shandon con Olly che se la sa cavare in
ogni situazione.
Disco nuovo? State preparando nuove
canzoni?
Sì qualche canzone nuova la stiamo
preparando,
vorremmo
registrare
per
l’estate. Abbiamo già un 45 giri in testa da
fare uscire per l’Outsider!
A questo punto, il bancone della Skaletta
diventa peggio del salotto di Bruno Vespa.
Parto chiedendo a Manuel della posizione
politica di Johnny Ramone, riferendomi alla
diatriba Punkvoter vs. Conservativepunk, e
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non scriveva le canzoni. Secondo me è
una stronzata, ho sempre pensato che
E’ sempre stato di destra, pro-Reagan. Per i Ramones siano stati in piedi 25 anni
quanto riguarda il nazismo scherzava… proprio grazie a Johnny. Tu che dici?
il discorso si anima…
Allora, Johnny è fascista?
Comunque se è fascista sono cazzi suoi.
Johnny ogni tanto parla male degli altri
Ramones…
Sì, da sempre. Si sono sempre parlati dietro,
prima e anche dopo lo scioglimento. C’è
stata anche una telefonata stratosferica
tra Johnny e Marky al Jerry Springer Show,
solite cazzate…
Riassumo a Manuel, Matteo e Federica la storia
di Conservativepunk e scoppia il battibecco!
Per me un presidente democratico avrebbe
risposto all’11 settembre esattamente come
ha fatto Bush, quindi fare una campagna
against-Bush e pro-democratici come quella
iniziata da Fat Mike è ridicolo. Nonostante
le politiche estere degli USA siano delle
porcate colossali, il terrorismo islamico
non c’entra nulla con lo sfruttamento del
mondo da parte dell’occidente e gli USA,
se avessero saputo/potuto, avrebbero
volentieri fatto a meno dell’abbattimento
delle Twin Towers. Credo che il vero problema
oggi sia il fondamentalismo islamico, per
intenderci: l’estremismo religioso come
ideologia. Questo, spero sia chiaro, non
significa che tutti i musulmani sono degli
esaltati pronti a farsi esplodere in piazza
a Limbiate. I tre rockers di Spezia mi fanno
a pezzetti e il momento più bello è quando
Manuel, parlando del Mullah Omar, spara: “lo
sguercio se lo sono fatti scappare, è fuggito
con il Ciao!”. Grande Cossu!
Su un numero di Rolling Stone (931, 18
settembre 2003) è uscita una classifica dei
100 chitarristi più importanti della storia del
rock; bene Johnny figura al sedicesimo posto
come inventore della chitarra punk rock! Non
all’ottantesimo o al cinquantesimo, ma al
sedicesimo prima di grandissimi del calibro di
Dick Dale o Bo Diddley! Quindi Johnny riveste
un ruolo già altissimo a livello storico. Per
quanto riguarda i Ramones è stato tutt’altro
che personaggio secondario. E’ vero che ha
scritto pochi pezzi, ma ha mantenuto fissa
l’immagine dei Ramones alla quale siamo
tutti affezionati: chiodo/caschetto/jeans.
Figurati che la copertina di “End Of The
Century” non gli piace solo perché sono
senza giubbotto di pelle. Dare a Johnny del
personaggio secondario solo perché non
scriveva i pezzi è veramente da incompetenti.
Pensa alla lungimiranza di quest’uomo:
all’uscita del primo album avevano già tutti
i pezzi anche di “Leave Home” e “Rocket To
Russia”, ma Johnny ha insistito a volerli fare
uscire nel corso di tre album per non fare un
super disco debutto con tutte le potenziali
hit e fare uscire gli altri due con i pezzi un
po’ più deboli (anche se secondo me pezzi
deboli dei Ramones non esistono!). Johnny
in secondo piano solo perché non scriveva le
canzoni? Come dire che nell’Italia campione
del mondo Gentile era in secondo piano
perché non faceva goal! Sì, però prendeva a
calci in culo Maradona. Quindi fanculo i Bad
Religion e fanculo i dibattiti su internet.
Per me i Ramones sono il riassunto di
50 anni di rock and roll. Per te cosa
Allora, ricominciamo da dove ci siamo rappresentano?
lasciati: Johnny Ramone è fascista? Il futuro del rock and roll.
Oppure un semplice repubblicano? Se Veniamo a voi, ai Manges… Siete in giro da
non sbaglio, sullo speciale Metallik KO 11 anni: il punk rock italiano è cambiato
dedicato a Joey, qualcuno ha detto che in meglio o in peggio? Apparentemente
è una domanda stupida, ma le cose sono
Johnny è nazista…
Vedi in Europa i tipi come Johnny tutto cambiate sul serio. I gruppi suonano
Reagan, Elvis, baseball e amor di patria meglio, i dischi sono prodotti meglio, ma
possono essere indicati in tre modi: fascisti, un certo spirito punk va scomparendo.
repubblicani (con tutto il discorso della Non ci sono più fanzine, non si fanno più
differenza tra destra americana e destra sette pollici, a Milano i posti per suonare
di casa nostra) o semplicemente americani non esistono oppure fanno schifo…
Ed ecco che per posta, non e-mail, intervisto
con calma Manuel.
medi. Per quanto mi riguarda, con tutti i miei
limiti da fanatico, Johnny Ramone è solo il
chitarrista dei Ramones.
Molta gente, da alcuni pirla sul forum
HHPR ai Bad Religion su Mtv, mettono
Johnny in secondo piano solo perché
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Ma non ti so dire se meglio o peggio,
personalmente preferisco sette pollici e
fanze di carta (fatte con un certo stile). Se
i gruppi suonano meglio penso sia positivo
anche se apprezzo di più lo stile che la
tecnica. E per quanto riguarda i posti per
suonare è tutta una questione di sacrifici.
Noi della Skaletta è dieci anni che ci
sbattiamo, non ci siamo mai fermati di fronte
ai mille problemi che sono arrivati nel corso
degli anni… Poi magari la gente viene il
sabato e ti dice “siete fortunati a Spezia ad
avere un posto così!”. Fortunati un cazzo.
Non è stata la fortuna, ma il sacrificio. Ci
siamo fottuti la salute per mantenere viva la
Skaletta nel corso degli anni! Too tough to
die! Un saluto a tutti i locals.
fino all`ultimo album e ovviamente nel 98
non avrei neppure sognato cose del genere
per i Manges. Non so quanto posso avere in
comune con Joe, sicuramente certe abitudini
da vecchietto, il che non mi fa molto onore! In
ogni caso, sono molto felice dell`intesa che
c`e`stata tra i membri di entrambi i gruppi e
con Joe sono andato molto d`accordo.
tutto dopo due concerti. Andammo avanti
per un po’ in tre e poi venne Hervé che restò
con noi un anno registrando la prima demo
e il primo sette pollici split (coi Boyz Nex’
Door, ndB). Hervé se ne andò principalmente
per motivi musicali, era interessato ad altre
cose e così mise su i Peawees. Fu allora che
conoscemmo Max, personaggio al quale sono
ancora molto legato. Max ha suonato con
noi fino a quando gli è stato possibile far
coincidere gruppo e famiglia. Quando la cosa
diventò troppo pesante se ne andò. E qui
entra in gioco Matteo.
A differenza di Manuel, che scrive molti testi
con me, io scrivo canzoni molto legate alle
mie esperienze dirette. Se la sua genialità
partorisce la “mitologia” Manges fatta
di scimmie incazzate e soldati mercenari,
dandomi spunti o intere canzoni su cui
lavorare, io tendo a essere più legato alla
realtà. Scrivo con facilità di amore, ragazze,
scena punk, Hawaii etc e tendo ad essere un
po` piu` introspettivo… E cerco di inserire
sia nei miei testi che nella stesura definitiva
di quelli che scrive Manuel una certa dose
di ironia “cartoonesca”. Vorrei aggiungere
che comunque i Manges bocciano molte delle
cose che scrivo e che se avessi carta bianca
il gruppo suonerebbe orribilmente piu` pop
e zuccheroso. Di questo devo dare atto
ai ragazzi… E’ il gruppo nel suo insieme
che ha quello stile e non contano nulla le
capacità che ho di scrivere musica. Vedi i
Danny`s Wednesday, quando ci suonavo,
ho fatto quello che ho voluto e alla fine il
gruppo non sapeva di un cazzo, anche se
alcune delle canzoni secondo me erano molto
belle. Ma nei Manges anche chi non scrive
conta molto. Quando faccio sentire le mie
idee agli altri mi viene detto spesso “non è
male… mettila nel tuo disco solista”. Forse
un giorno mi piacerebbe davvero provare a
vedere cosa tiro fuori decidendo tutto io! Ma
non è una priorità… Ho imparato a suonare
insieme a Mass e Manuel e per me è normale
confrontarmi con loro. La loro opinione conta
molto per me.
Facciamo una lezione di storia per i più
giovani: non tutti sanno che Hervé dei
Peawees era uno di voi… Perché se ne
andò? Poi è arrivato Arnozzo, sostituito Lasciamo da parte Joe e i Queers ora,
recentemente (bé, ormai un po’ di anni!) tanto ne parlano già sia Massi che
da Matteo… Racconta!
Matteo… Parlami dei tuoi testi. A che ti
Il nucleo storico dei Manges nasce nel 1993 con ispiri? Come li scrivi? Si può dire che sei
me, Massi, Andrea e una tipa che abbandonò un vero song-writer?
Oltre a essere la spina dorsale della
band, tu scrivi anche i testi. Da dove ti
vengono le idee per canzoni che parlano
di scimmie e soldati?
Ognuno a suo modo è la spina dorsale del
gruppo. Massi per una cosa, Andrea per
un’altra e così via. Anche i testi non li scrivo
solo io, diciamo che li divido con Andrea.
Le idee mi vengono guardando le foto dei
Ramones, guardando film e leggendo libri.
Quindi soldati, sbirri tossici, tipi con l’inferno
dentro: la poesia degli spaccaossa. Per le
scimmie il merito va ai Ramones: la copertina
di “Animal Boy” o la copertina del bootleg
“Paco Ramone Pour Homme” mi entusiasmano
da sempre.
Tanto per concludere in bellezza: sei
andato a sentire Marky Parrucchino
questa settimana?
Certamente e l’ho trovato in grande forma:
braccio fermo e polso a mille all’ora. Grande
stile!
Sei attaccato a tutte le vostre uscite
discografiche o c’è qualcosa che rinneghi
o che comunque faresti oggi in modo
Ora tocca a Caredda, via mail…
Allora Jimbo, sul numero 3 di Gabba diverso? Io credo che alcuni vecchi pezzi
Gabba Hey del 1998, riferendoti a Joe siano tutt’ora all’altezza della vostra
King, dici “lo posso considerare un mito, fama; voglio dire, i Manges sono sempre
per quanto possa avere un concetto di stati i Manges. Penso a “Oh Mary” o
mito. Leggo i testi e sento qualcosa in “Bop Bop Bop” e dico “diocccane che
comune…”. Ora ci hai fatto un disco e canzoni!”…
un tour insieme. L’avresti mai detto? E, Guarda che io sono molto critico nei confronti
soprattutto, avete qualcosa in comune dei Manges. Ci sono molte cose che non mi
piacciono. Cancellerei i primi singoli e farei
o no?
Eh eh ok l`ho detto io. Non nego di essere
sempre stato un fan dei Queers e non
ne faccio mistero neanche adesso. Ho
continuato a comprare e godermi i loro dischi
iniziare il gruppo dal 1997. L`unica uscita di
cui sono pienamente soddisfatto è lo split
coi Queers. Anche se ascolto la raccolta
nuova “93-03”, che pure taglia fuori un
sacco di pezzi, mi mangio le unghie… Poi
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ci sono anche molti pezzi qua e là che mi
piacciono molto, certo. Non rinnego nulla
comunque. Il gruppo e` nato e maturato
facendo dischi quasi da subito e si sente.
Sono fiero dei Manges ma certo non posso
dirti che un pezzo che ho fatto a 18 anni
mi dà le stesse sensazioni adesso che ne ho
quasi 30 e 10 anni di esperienza e ascolti in
piu` alle spalle.
Raccontami di chi era Caredda capellone.
Eri un metallaro, ti piacevano gli Skid
Row…
Mah più o meno dall`89 ho iniziato ad
ascoltare hard rock, metal e punk. Avevo
molto entusiasmo nei confronti della
musica in generale e andavo a vedere molti
concerti grossi e piccoli di svariati generi.
Ho fatto crescere i capelli fino al 95… non
so esattamente se ero un metallaro… Alla
fine di metal ascoltavo pochi gruppi e non
amavo roba pesa. Mi buttavo più volentieri
sull`hardrock che c`era all`epoca, vedi
anche gli SkidRow. O Guns`n`Roses, Motley
Crue, Aerosmith, robe cosi`. Pero` amavo
anche Nirvana, Iron Maiden, FaithNoMore,
Megadeth… Un bel minestrone. Mi sono
molto divertito in quel periodo, non solo con
la musica. Ero decisamente una persona piu`
solare e irresponsabile.
Hai fatto una marea di dischi, tour in
America, uno split con una band che
sicuramente ha influenzato i Manges,
gli Screechin Weasel hanno fatto una
vostra cover… Manca qualcosa? C’è
qualcos’altro che vorresti fare?
Premettendo che sono contento così,
qualcosa ancora vorrei fare. Vorrei fare un
nuovo album riuscendo ad avere il suono e
lo stile dei pezzi dello split con i Queers,
un buon disco di cui andare fiero. Poi vorrei
riuscire a suonare in Giappone, visto che non
ci siamo mai stati ma qualcuno che ci segue
c`e`. Parlando invece di sogni veri e propri,
io come tutti nei Manges amo il cinema e mi
piacerebbe molto se noi fossimo inclusi in
qualche colonna sonora di un film figo, o
addirittura facessimo un cameo!
Con Massi abbiamo parlato un po’
dell’essere su Ammonia, del fare i video,
promozione ai dischi… Onestamente, ti
ci vedi musicista professionista? Se ti
dicessero “lascia tutto per il rock and
roll” lo faresti?
La cosa bella dei Manges è che abbiamo sempre
fatto ciò che volevamo. Vogliamo continuare
così. Un gruppo può fare 150 date all`anno
e tirare avanti senza dover lavorare, ma non
credo sia il nostro caso. A me piace stare in
tour ma non vorrei essere forzato a fare solo
quello della mia vita. Alla lunga stanca. E la
promozione non deve essere un obbligo. Poi,
sinceramente, non siamo certo “personaggi”
che puoi mettere in tv a sparare cazzate.
Siamo persone normali come è giusto per
24
un gruppo punk che abbia una dignità. Non
abbiamo mai leccato il culo né ai media né a chi
ci ascolta e tutto quello che abbiamo fatto
ce lo siamo sudato con passione. Certo che se
vendessimo abbastanza dischi da non dover
più lavorare, sarei ben felice di non alzarmi
alla mattina. Ma credo che sia impossibile per
un gruppo come il nostro. Altre band, magari
con un suono anche piu` “facile”, passano
le giornate a pubblicizzare se stessi e non
riescono a tirare avanti comunque. Quello sì
che e` miseria, sgomitare in mezzo agli altri
gruppi per chi riesce a vendersi il culo per
primo, suonare 2-3 anni a fuoco, passare
di moda e delusi, uscire di scena. Se noi
abbiamo continuato, non senza sacrifici reali
(nessuno ha impostato una qualche carriera o
ha finito gli studi o ha una buona situazione
economica, questo per seguire anche gli
interessi del gruppo), é perchè comunque
abbiamo il nostro ritmo e ci facciamo i cazzi
nostri a Spezia dentro alla Scaletta. Mi
piace tutto ciò che vuol dire suonare, come
anche rispondere a questa intervista. Mi
piacerebbe fare un vero video perchè mi
diverto a guardarne e comunque è una cosa
che potremmo seguire noi. Mi piace il web e
avere il sito del gruppo etc. Ma passo il mio
tempo pensando a molte altre cose. Oggi con
Ammonia abbiamo una buona distribuzione e
si può pensare che qualcosa sia cambiato.
In realtà noi diamo ad Ammonia il nostro
prodotto finito e seguito da noi in ogni
dettaglio come abbiamo sempre fatto con
altre etichette più piccole. Ammonia stampa
e fa promozione, poi ci propone alcune cose,
tipo concerti, interviste o partecipazioni in
giro. Se ci va di andare diciamo sì, altrimenti
nessuno può forzarci. Per questo sappiamo
di essere rispettati e ci troviamo molto
bene, anche se le vendite dei nostri dischi
sono pressoché le stesse. Non vuol dire nulla
mollare tutto per il “rock`n`roll”. E` infantile
e stupido. Un certo spirito o ce l`hai dentro
oppure non è che puoi lasciare il lavoro,
riempirti di tatuaggi e andare a suonare
finchè ne escono i soldi, per poi tornare a
casa. E` quell`atteggiamento superficiale
che hanno molti gruppi americani. Per me il
mio gruppo è qualcosa a cui tengo molto di
più, non è un marchio da sfruttare, e se lo
fosse, sarebbe un bel prodotto fallimentare.
I Manges faranno dischi finchè ne avranno
voglia e andranno in giro a suonare finché
ne avranno voglia. Siamo molto uniti quindi
non credo che smetteremo molto presto. Io
personalmente, adoro quello che faccio. Ma
mi piace molto stare in casa, vivo con la mia
ragazza e anche lei si merita le mie attenzioni
e il mio tempo, molto di piu` di molti pirla che
vengono a sentirmi suonare. La mia libertà di
godermi la vita non passa solo per i Manges.
n
a
l
y
D
b
o
B
Assago, FilaForum, 02/11/2003
(Andrea Tarabbia)
Poi, perfettamente puntuale nonostante
i cancelli siano stati aperti con un’ora
e passa di ritardo, si presenta sul palco
questo ometto piccolo, riccio, vestito come
Dustin Hoffman in Hook-Capitan Uncino (un
blazer blu da marinaio dell’Invincibile Armata
bordato d’oro, con i bottoni anche quelli
dorati, il colletto alla coreana chiuso fino
all’ultimo occhiello), fa un inchino traballante
al Forum stipato, si mette dietro alle tastiere
(alle tastiere!!!), e attacca a cantare un
rock ‘n’ roll che nessuno riconosce. Davvero,
neanche quelli che, di fianco, davanti e
dietro a me stanno piangendo. Che cazzo
di canzone è? Chissenefrega, dicono tutti,
quello lì è Bob Dylan. Il quale non è seduto:
è in piedi dietro una tastiera, ma per i primi
tre pezzi nessuno se ne accorge, ha i tasti
all’altezza dello sterno, sarebbe perfetto
per essere sopra uno sgabello: invece
suona con le gambe lievemente ripiegate,
ingobbito, tira delle nerbate a piene mani
sopra le ottave, ogni tanto va fuori accordo,
si gira verso il chitarrista che ha più vicino,
guarda la posizione delle mani, si rimette in
carreggiata, tiene la tonalità, per un po’
sembra quasi che si ricordi i giri delle canzoni
che sta suonando. Bob Dylan è completamente
ubriaco, e onestamente è quasi una sorpresa:
non che pensassimo che fosse astemio, ci
mancherebbe, ma nel 1997 gli USA l’hanno
proposto per il Nobel alla Letteratura, e fino
all’ultimo avrebbe anche potuto vincerlo, e
poi oggi ha 63 anni, non ha certo fatto la
vita di Mick Jagger, ha avuto anche una crisi
mistica negli anni 80.
Insomma tra un canzone e l’altra riesce
quasi sempre a raggiungere il centro del
palco, ci impiega un sacco di tempo, salta i
cavi dei microfoni molleggiando, tutti quelli
della band corrono verso di lui, il bassista e
i due chitarristi, con il batterista che tende
l’orecchio da dietro i piatti, e pare che
decidano sempre sul momento il prossimo
pezzo da fare. In realtà credo che Dylan
chieda: “Ma Mr Tambourine è quella in la o
in re?”, o cose del genere, e mi sembra che
gli altri lo piglino anche un po’ per il culo,
perché se la ridono, e perché in svariate
occasioni il Nostro sbaglia clamorosamente
l’attacco e guarda male il batterista,
oppure aspetta che gli altri della band
facciano un giro pieno prima di mettersi a
suonare anche lui.
Però non si dimentica una parola dei testi, si
ricorda tutto a memoria, è per quello che gli
volevano dare il Nobel. Fa solo paura quando
gira per il palco, quando tenta di fare gli
inchini verso il pubblico, o quando si gira per
prendere l’armonica da un tavolino che gli
hanno messo dietro, salvo poi ricordarsi di
essersela già messa in tasca e confondersi.
E poi suda dal naso, tre-quattro volte a
canzone gli parte uno scaracchio di sudore
che finisce sui tasti bianchi.
Io non sono un cultore del dottor
Zimmermann: ci sono andato solo perché
è Bob Dylan, perché in qualche modo mi
sembrava un appuntamento con la Storia,
alla fine per molte cose Dylan non è meno
importante di Picasso. Ovviamente un po’ lo
conosco, e mi piace. Ma ci sono altri trenta/
quaranta personaggi che conosco quanto
conosco lui e al cui concerto non andrei
mai. In ogni caso la cosa è irrilevante:
anche i fan più oltranzisti, quelli che negli
anni 60 andavano a citofonargli a casa
nel Greenwich, fanno fatica a riconoscere
Desolation Row quando parte. Però poi tutti
capiscono, e il Forum in toto tenta di stare
dietro alla nuova linea vocale, a incastrare
le parole vecchie sulla nuova melodia, a non
farsi fregare quando parte l’assolo r ‘n’ r
laddove normalmente ci sarebbero ancora
una strofa e un ritornello. Ci sono Like a
rolling stone, All along the watchtower, Mr
Tambuorine Man,
It’s all over now, SEGUE A PAGINA 29
25
y
t
i
c
r
o
t
s
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g
a
M
r
B
Zimba, il mio vicino di casa
negro & gay, una sera che
cercava emozioni diverse si è
avventurato nei vicoli di Torino
dove la fanno da padrone i
prostituti omosessuali. Zimba
ha un debole per i maschi bianchi
selvaggi e con i lunghi capelli,
e così ha conosciuto il prode
McKill, homoboy di professione,
ostinatamente bassista. Zimba
ha un cuore d’oro, e così mi
ha indicato i MOTORCITY BRAGS,
nella speranza che un giorno il
successo arrida alla band e il suo
amichetto possa abbandonare la
strada. Che dire… se sono rose
fioriranno, altrimenti sapete
a chi rivolgervi per un pompino
maschio.
Intervista raccolta da Deadend,
con la preziosa collaborazione di
Sweetmauro e Tommy Leech
cazzi tutto il giorno, la voglia viene anche
a te!), quando entra questo tizio fulminato
che mi fa “yeah , c’mon! Rock n roll!! Hai
da accendere??”... ci siamo messi a parlare
del più e del meno, e abbiamo cominciato
ad accarezzare l’idea di mettere su una
cover band dei Village People, sai giusto
per arrotondare i già congrui guadagni che
facevamo al locale... Però la cosa si è rivelata
lunga e problematica, insomma trovare i
costumi, trovare il negro, eccetera, poi fare
i froci sul palco in fondo non ci andava così
tanto. Così abbiamo ripiegato su una band
di rock n roll... Avevamo un chitarrista che
suonava il basso (io) e un altro chitarrista. Ci
mancava soltanto un chitarrista da mettere
alla batteria; parlando con un chitarrista
amico mio, venni a sapere che c’era questo
Mark che suonava la tastiera, il basso, e la
chitarra. Così l’ho contattato, e gli ho detto
di mettersi a suonare la batteria, perché
doveva venire urgentemente a completare
una bella collezione di teste di cazzo. E così
è stato.
Quale era la parola d’ordine che usavano
i clienti per farsi riconoscere?
Noi dovevamo dire “che uccello grande che
hai!!!” e i clienti rispondere “per sborrare
meglio!!!”
Da imbracciare cazzi siete passati ai
manici delle chitarre… Come è avvenuto
questo passaggio?
Se vuoi l’intervista te la facciamo in E’ stato molto naturale per noi, da sempre
siamo avvezzi a pratiche autoerotiche e i
inglese, se ti senti preparato…
Yes of course… tanto basta dire fuck fuck
rock n roll fuck fuck…
Si narra (e c’è una foto a testimoniarlo)
che la band sia nata dal vostro incontro
nei cessi di un locale a luci rosse, dove
eravate adusi alla prostituzione gay…
Dunque in realtà le cose sono andate
esattamente così... Io ero nel cesso del
locale che mi facevo la mia pausetta, fumando
uno spinellino e sparandomi una sega (lo so
cosa stai pensando, ma a furia di ciucciar
26
manici delle chitarre come spessore e durezza
non sono molto diversi dai nostri grossi cazzi.
Neanche Mex che come è risaputo ce l’ha più
grosso di tutti e tre, purtroppo non arriva
alla lunghezza del manico, sarà al massimo un
25 cm più corto...
Mckill... Dopo quante vicissitudini hai
scoperto di essere l’anello mancante
tra Jerry Only e Duff? E cosa mi dici della
patologia che ti affligge quando senti il
rullante di Matt Sorum?
Oh è una storia lunghissima. Pensa che
ho iniziato a suonare la batteria, poi son
passato alla tastiera, poi chitarra, finché
un giorno non vedo un video con sto sfigato
biondo platino che smanazza sul basso con
l’aria di chi non sa fare un cazzo e sputa
per aria , gironzolando per il palco con la
bottega aperta e le bretelle… e penso
“cristo è QUELLO il mio strumento!” Jerry Only
è arrivato dopo, e mi ha fatto capire che si
può benissimo suonare il basso in un gruppo
in cui il basso non serve a niente e per di
più sembrare bravi. Per quel che riguarda il
rullante di Matt, è ormai inutile negare che
vedere e sentire suonare questa icona del
rock n roll mi provoca delle spaventose ed
incontrollabili erezioni ogni volta che sento
sti stacchi SPA SPA SPATAF, STATATRA ; a
testimonianza del rapporto estremamente
organico/biologico che ho con la musica….
Suoni anche in una, pfff, cover band
dei GNR… Non pensi sia il momento di
crescere e piantarla lì?
Neanche per il cazzo. E’ un modo per sentirsi
sempre giovani. Vedere davanti a te dei
bambini grassi e brufolosi, o dei vecchi
rockers nostalgici grassi e brufolosi che
si esaltano sentendo le covers di Axl & co.
(grasso e brufoloso pure lui, by the way),
ti fa rendere conto che anche se nella vita
non sarai mai nessuno, potrai sempre fare
il cazzone scimmiottando qualcun altro,
insomma se le cover dei Guns le fa Steven
Adler, perché non le posso fare io che
oltretutto sono più giovane, più bello, e non
ho la mascella paralizzata? Oh ma che figata
è?!?
Perché avete messo su i Motorcity Brags?
Scommetto che è un modo per esorcizzare
l’aura da sfigati che vi circonda…
Beh è alquanto riduttivo pensare che l’aria
da sfigati, che in tanti anni di gavetta ci
siamo costruiti, possa essere esorcizzata con
la nascita di una band, anche spettacolare
come sono i MCB. In realtà un giorno ci siamo
guardati intorno e abbiamo detto “Eh ma
che scena di merda!” E abbiamo deciso di
risollevarla noi, diventando i più stronzi di
tutti (e credimi che non è facile!)
Parlami un po’ della merda sonora che
avete registrato…
Dunque, al momento siamo impegnati nelle
registrazioni di un EP (sa il cazzo cosa vuol
dire sta sigla!) di debutto. E un lavoro
che andrà ancora per le lunghe, visto e
considerato che essendoci rotti le palle di
cagare soldi a dei fonici rincoglioniti che
non sanno far altro che tirar fuori lavori di
merda, abbiamo deciso di registrarcelo tutto
da soli. Farà cagare ugualmente, ma almeno
risparmiamo qualche soldo che possiamo
usare in modo più proficuo (ad esempio per
ricomprare tutta la roba che perdiamo ai
festival, droga e puttane, concerti e via
dicendo). La demo che abbiamo messo sul
sito è stata registrata in più o meno un
minuto. I pezzi sono tuttavia destinati a
squassare i culi, una volta che saranno messi
in circolazione decentemente… Cosa che
non avverrà ancora per qualche tempo, visto
che siamo troppo stupidi per renderci conto
che per finire un disco bisogna spenderci
del tempo. Ad ogni modo, le canzoni parlano
di argomenti alquanto sentiti da noi tutti,
come il bullismo, il mal di testa della domenica
mattina, la merda che ci arriva dall’estero,
Gesù Cristo e via dicendo. Ah si, poi c’è anche
la musica, che potrebbe essere un mischione
tra rock n roll, punk, grunge e via dicendo.
Pfff “The Drugs Don’t Work”, cantava
una scimmia brit pop camusa… Che
ne pensate voi? Vi drogate, leccate i
rospi… o cosa?
Io personalmente mi sono drogato abbastanza
in passato, quindi diciamo che per il momento
non mi drogo abitualmente. Mexx invece non
si droga, però in compenso dorme 4 ore per
notte, ed è sempre rincoglionito, per cui più
o meno l’effetto è lo stesso. Mark invece non
si è quasi mai drogato, preferisce ubriacarsi e
sfrandarsi in macchina contro i guard rail. Ad
ogni modo le droghe funzionano, eccome!!!
Abbiamo saputo che tua madre era la
vicepreside al tuo liceo....Ti hanno mai
menato i bulli per questo?
In continuazione. A causa di questi traumi
adolescenziali ancora oggi ho un rigetto
totale per i bagni pubblici (questi pestaggi
avvenivano spesso e volentieri nei cessi del
liceo.) Per cui per lo più sono costretto a
pisciarmi addosso, quando vengo colto dal
bisogno mentre sono in giro. Ai tempi per lo
più mi vendicavo di questi individui scopando
con le loro fidanzate, salvo venire quasi
sempre scoperto, e massacrato letteralmente
di botte. Deve essere anche per questo,
capisci, che sono passato dall’altra sponda…
Certi traumi non si dimenticano…
Oriental Beat… ma tu, cazzo di zotico,
almeno lo sai da dove prende il nome?
Penso che prenda il nome da una canzonaccia
di quei 4 coglioni coi capelli sparati che
infiammavano i teenager (a me l’unica cosa
che hanno infiammato è stata lo scroto)
durante i primi anni 80… Chi erano? Gli Skid
Row? Uhm...
L’epiteto che ti sei affibbiato di
“Blowjob Lord”
lascia poco spazio
all’immaginazione, ma sei davvero il
migliore sulla piazza o è tutta scena?
Pff, lasciami fare 5 minuti, e vedrai che in
confronto la tua ragazza risulterà eccitante
27
quanto uno sturalavandini!!!
Ho notato che la tua ragazza sul
guestbook del vostro gruppo ci tiene
ad evidenziare il fatto che fate poco
all’amore, ora che la tua copertura
sta facendo acqua da tutte le parti,
non credi sia l’ora di dichiarare la tua
omosessualità?
Cristo santo, ma pensi che sia facile suonare
in 3 bands, lavorare al club la sera, registrare
sto disco della minchia, fare marchette per
pagarsi le sbronze e contemporaneamente
tenere una relazione, seppur a scopo
propagandistico? Vorrei vedere te!!!
Cosa ne pensi delle band che si dichiarano
apertamente Gay ? E’ tutta un’abile
mossa pubblicitaria e c’è qualcuno
dietro? Se si chi? (Anche in questo
momento?)
Guarda il maggior problema di chi si dichiara
gay, è che cerca sempre di farlo con stile.
Noi invece ci limitiamo ad essere dei froci del
cazzo!
So che suoni davvero molte volte
all’anno, dunque è lecito pensare che
esista davvero una lobby gay in Italia
in campo musicale che ha lo scopo di
promuove artisti con un forte appeal per
il pubblico omosessuale?
Premesso che non ho la minima idea del
significato della parola LOBBY, in quel senso
mi autopromuovo; ho infatti fondato una
lega chiamata M.A.I.B.A.I.L.I (My ass is
bleeding and I like it) che ha lo scopo di
tutelare i musicisti omosessuali; tuttavia lo
spirito innovativo di questa cosa è che NON
punta all’uguaglianza tra omosessuali ed
eterosessuali; punta invece a riconoscere
una certa “infermità” (dio che parola
orrenda!) ai primi, con relativa immunità da
tasse e contributi di vario genere. Questo
giustificato dal fatto che il fattore emotivo
conta molto di più per un omosessuale,
rendendo più impegnative le prestazioni da
palco, più faticoso il sesso orale, più violenti
i rapporti sessuali, con maggior dispendio
per l’acquisto di preservativi più resistenti
e/o per l’utilizzo di due preservativi in vece
di uno solo.
Visti i vostri trascorsi, perché non
avete optato per il monicker “Motorcity
Fags”?
A dire il vero ci abbiamo seriamente pensato…
Ma non siamo così spacconi da aggiudicarci da
soli un titolo che è molto ambito e conteso da
tutte le altre bande di finocchi che popolano
la Motorcity e dintorni!!!
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Come ben sai su internet proliferano i siti
erotici che ritraggono giovani ragazze
in abiti succinti e pose lascive, come ti
è venuta in mente l’idea di erigerti ad
icona gay e fare concorrenza?
E’ tutta una questione di rispetto e
possibilità. Non ti sei mai chiesto perché gli
omosessuali si scoprono tali solo a un certo
punto della loro vita, mentre probabilmente
lo sono dalla nascita? Voglio dire: al giorno
d’oggi l’omosessualità latente ha veramente
poche occasioni di essere liberata; con
tutte queste donne nude in tv, internet,
ecc, il ragazzino/ragazzone/adulto viene
bombardato in continuazione di messaggi
“ devi scopare con una così se vuoi essere
cool“… È ovvio che il suo vero io ha un
grande TIMORE ad emergere, non se la
sente di affacciarsi a un mondo che non ha
spazio per lui. Io voglio dare la possibilità di
esprimersi anche a questi individui, cercando
di liberare il loro potere nascosto, mostrando
pubblicamente il mio.
Noto in voi una certa inclinazione, un
po’ alla Turbonegro diciamo, al puntare
molto sul fattore scenico e che sfocia
anche nella dissacrazione di molti clichès
del RnR. Vi piacerebbe dunque essere
definiti “la parodia di un gruppo” oppure
“un gruppo-parodia”? E perché?
Dunque, non a caso hai citato i Turbonegro,
beh allora sappi da subito che non è che ci
ispiriamo a loro, li copiamo direttamente.
Oggi giorno la creatività è diventata
scopiazzare da una parte all’altra e mettere
tutto insieme, noi copiamo direttamente
in blocco dai Turbonegro, per risparmiare
tempo e sbattimenti. Sicuramente entrambe
le definizioni ci calzano a pennello, siamo la
parodia di noi stessi, pensa che uno dei primi
nomi del gruppo era stato “TRES TRONZES”.
Siamo pero anche la parodia di un gruppo,
visto che puntiamo giustamente sulla scena
per mascherare le gravi lacune tecniche e
compositive che ci affliggono. Siamo tuttavia
anche un gruppo- parodia, nel senso che
abbiamo deciso (a tavolino, by the way) di
andare contro tutto e tutti e le solite cazzate
che si sentono in giro; è stata un’ astuta
mossa pubblicitaria, in quanto se tu vedi in
un centro commerciale 3 cretini che corrono
su per le scale mobili che invece scendono,
non puoi fare a meno di notare “ ma guarda
che coglioni”. Esterniamo l’esempio al music
businnes, et voilà.
Si dice in giro che se fallite con la
band sarete costretti a tornare sulla
strada a battere… Come arrivereste a
corrompere gli organizzatori di un grosso
festival come il Glam Attakk?
Bah, in fin dei conti non è molto diverso
battere da suonare… Voglio dire in entrambi
i casi hai a che fare con altri ragazzi, in
entrambi i casi ti dai da fare con le mani e con
la bocca, sudi, fatichi, cerchi di “tirar fuori
qualcosa” da chi ti sta davanti (emozioni,
sperma, o quel che è) e te ne arrivi a casa
stanco ma contento, e con qualche lira in
tasca. Per il Glam Attakk penso che non se ne
farà nulla, abbiamo picchiato gli organizzatori
l’anno scorso, temo che quest’anno non ci
lasceranno nemmeno avvicinare…
E’ tutto, ora se vuoi puoi salutare la
mamma…
Preferisco salutare le VOSTRE!
BOB DYLAN
SEGUE DA PAGINA 25
baby blue, Dignity e tutta una serie di altre
pietre: cazzo, lui è l’unico essere vivente di
cui io sia a conoscenza che è in grado di fare
uno spettacolo di oltre due ore inanellando soltanto classici.
Ed è anche l’unico diventato famoso come menestrello, cantastorie o
come diavolo vi pare, insomma come “uomo con la chitarra”, che può
permettersi di stare per tutto il concerto alle tastiere! Bob Dylan che
non suona la chitarra! A suo modo è un altro appuntamento con la
Storia, o giù di lì. E le spiegazioni tra il pubblico si sprecano: “non ha
voglia”, “sta dando inizio a un nuovo corso”, “vuole stravolgere tutto
di nuovo, per l’ennesima volta”. Ma no: non ce la fa! Non è in grado di
reggerla! La tastiera non la sa suonare, non contiamoci palle, la sta
torturando, ha un tocco pesantissimo perché ci si sta appoggiando.
Figurarsi se è in grado di tenere sulle spalle una chitarra, e magari
di andare a beccare un barré al 5° tasto! Tra l’altro la tastiera non è
posizionata frontalmente al pubblico, lui ci da il fianco destro (è per
quello che si possono contare le gocce di sudore che gli colano dal naso):
a noi del parterre può anche andare bene, ma, come nota giustamente
Socio, a quelli della tribuna di sinistra a cui ha dato le spalle per due ore
consecutive, il concerto sarà piaciuto?
Insomma una leggenda. Con un pubblico di pazzi, gente che l’ha visto
32 volte, che nell’ultimo mese è stata a Roma, Ravenna, Vienna, e in
qualsiasi posto d’Europa raggiungibile in 24 ore, gente che gira per
il parterre con il taccuino, e mentre il concerto va avanti si segna
la scaletta, chiedendo conferma del titolo al vicino se la versione è
troppo lontana dall’originale. Gente che piange come le ragazzine per
Robbie Williams, solo che ha cinquant’anni, si abbraccia, si dice che
sta vedendo Bob Dylan, si mostra a vicenda (questo durante le due
ore di coda all’ingresso) i biglietti privi di matrice dell’esibizione della
sera prima…e poi non c’era il tipo del concerto dell’anno scorso (io
non c’ero, me l’hanno raccontato): pare che esista questo individuo,
un signore di mezza età, che segue Dylan ogni volta che questi capita
sotto Berlino; questo signore ad ogni concerto indossa un cappello
da cowboy leopardato, e se lo tiene in testa mentre canta tutte le
canzoni a memoria dalla prima fila. Durante i bis si leva il cappello e lo
lancia sul palco, ai piedi di Bob. “E’ il mio modo di fargli sapere che ci
sono anche stavolta”, dice. A fine concerto Bob ringrazia il pubblico,
si china, prende in mano il cappello leopardato e glielo ritira. Socio dice
che l’anno scorso quando gli è ritornato il cappello il signore aveva gli
occhi lucidi. Ma stavolta mancava all’appello. Si vede che quest’anno
l’influenza ce l’ha portato via. Pace all’anima sua.
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C
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J
JIM CARROLL COME LO RACCONTEREBBE
JIM CARROLL... O UN SUO IMITATORE
SFIGATO (Andrea Valentini)
Keith Richards, E.T. l’extraterrestre, Eroina,
Patti Smith, premio Pulitzer, Andy Warhol,
Blue Oyster Cult, Leonardo di Caprio, Rancid,
Velvet Underground, River Phoenix. Forse
i nomi che compongono quest’elenco vi
sembrano vagamente correlati, ma vi sfugge
quale sia il denominatore comune che li
lega. E’ presto detto: si tratta di un uomo
di 54 anni, secco come un appendiabiti e
con un nido di capelli rossi in testa, che ha
avuto un impatto decisivo nella direzione e
nell’evoluzione di buona parte della cultura
underground degli ultimi 30 anni.
Signori e signore, Jim Carroll.
Alcuni di voi non lo avranno mai sentito
nominare e - magari - lo confondono con
Lewis Carrol, quello di “Alice nel paese delle
meraviglie” (peraltro personaggio mica da
poco); altri ricorderanno il suo pluricitato
e omaggiato libro “Basketball diaries”.
Pochi sapranno che Jim si è cimentato con la
musica, sfornando alcuni ottimi dischi.
Ma andiamo con ordine e - soprattutto concedetemi , come al solito, di utilizzare la
mia memoria e il mio vissuto per parlarne. Io
Carroll l’ho scoperto tardi. Era il maggio del
1997, se non erro...
...quel pomeriggio ho appuntamento dal
tatuatore. Uscendo da lì, marchiato e
vagamente in stato confusionale per una
sessione di Campari e gin e Lexotan (cocktail
che in quei giorni mi andava molto a genio),
vado a sbattere in una libreria del centro.
Sfoglio volumi e volumetti, quando mi capita
in mano una ristampa fresca fresca di “Jim ha
30
cambiato strada” (ossia “Forced entries”).
Mi sembra interessante e scucio poco più
di 10.000 Lire per comprarlo. Poco dopo
mi incontro col mio amico ZZZZ e iniziamo a
girare in macchina senza meta. Dopo alcuni
minuti individuiamo due ragazze vestite come
pornodive in svendita: minigonne inguinali,
calze a rete, top scollatissimi e trucco
pesante come una sassata. “Volete un
passaggio?” e queste saltano in macchina
ridendo come oche. C’è un problema: non è
che sono vestite da pornodive in svendita e
basta. Queste sono proprio in svendita. Nel
senso che sono due prostitute albanesi che
stanno andando al lavoro. Iniziano a fare
uno show lesbo-albanese nella mia auto,
mettendosi le lingue in bocca e toccando il
mio amico e il sottoscritto, ormai in marasma
totale. Ovviamente si fanno portare a
destinazione e si fondano giù dall’auto
gridando “Grazie” e mostrandoci le tette.
Ma non ci regalano nemmeno una piccola
prestazione al volo. A sera, a casa, riesco
a connettere a sufficienza per leggere: e
resto fulminato da quella prosa e da quei
racconti. Lì c’è tutto... la musica, la New
York degli anni ’70, la droga... è come un
disco dei Velvet Underground su carta. E mi
esalto anche un po’, sentendomi un filino Jim
Carrol dopo il pomeriggio passato nel modo
che vi ho detto.
L’andazzo di Carroll è proprio questo,
amplificato
all’ennesima
potenza
e
ambientato in una New York che sta per
subire l’attacco della Factory, dei Velvet,
di Patti Smith e del punk. Droga, vita
marginale, esuberanza giovanile e un bel po’
di rabbia di quella obnubilante, quella che
ti fa preferire un ago in vena piuttosto che
andare a sbatterti in giro e fare casino. E’
proprio questo, in lui, a colpire: il fatto che
ci sia qualcosa di irrimediabilmente guasto
a guidarlo, qualcosa che gli impedisce di
aggrapparsi a qualsivoglia accenno di evento
positivo. Comunque e sempre.
Prodigio del basket giovanile, ha saggiamente
deciso di dedicarsi all’eroina piuttosto che
continuare con lo sport.
Ottimo scrittore già a sedici anni, ha passato
la maggior parte del suo tempo a vagare in
stato confusionale, seguito da stuoli di
colleghi più affermati che lo imploravano di
scrivere e di darsi una ripulita.
Giunto a un pelo dal successo con la musica,
si è lasciato andare alla deriva, sfiorando
solo il grande pubblico e tornando ai suoi
incubi poetici.
Osannato da tutti come scrittore di prosa, ha
sempre e comunque preferito comporre poesie
(sono solo due i suoi romanzi). Capite?
Forse no. Ma è legittimo. L’unica cosa da fare
è procurarvi una copia di “Jim entra nel campo
da basket” e di “Jim ha cambiato strada”:
grande prosa. Roba che fa impallidire anche
i mostri sacri della beat generation. Roba
ancora attuale.
Ma quello di cui mi premerebbe parlare,
ora, è la sua musica. Carroll è un rocker:
su questo non si discute. Il suo è un rock
che arriva direttamente dalle atmosfere di
Reed e dei Velvet, passando per la lezione
del Patti Smith Group, degli Stones dei primi
Settanta, del punk e del rock americano più
tradizionale. Tanto per farvi un’idea: nella
scena d’apertura di “E.T. l’extraterrestre”,
Spielberg scelse di utilizzare l’epocale
“People who died” (tratta dal primo album
di Carroll). E Spielberg non era certo un fine
amante della ricerca musicale underground.
Il fatto è che musica come questa è l’epitome
del borderline, una terra di confine in grado
di mettere d’accordo un po’ tutti e - se
vogliamo - anche di disegnare il ritratto di
una cultura tipicamente statunitense,
che è quella del rock. Sfido chiunque ad
ascoltare il lato A del primo disco di Carroll,
quel “Catholic boy” dato alle stampe dalla
Atlantic nel 1980: a meno che costui non
sia un fan dell’elettronica, oppure non sia
in preda alla tipica intransigenza musicale
adolescenziale, non potrà non trovarlo bello.
Ma bello nel senso che tocca - come accade
con tutte le grandi band - quelle corde
musicali e liriche che vanno toccate. Musica
che non è mai assurta al Gotha del business,
ma che rimarrà immortale. Fra 10, 15, 20
anni ci sarà sempre un ragazzo che ascolterà
“People who died” oppure la ballad “Day and
night” e si troverà imbambolato a pensare:
“Cristo... che roba...”.
A questo rock micidiale aggiungete i testi:
poesie in prosa, ma con forma di canzone...
gli argomenti sono i soliti decadenti, ma
l’occhio di Carroll è tagliente e acuto. Parole
che meritano di essere lette, rilette e magari - imparate un pochino a memoria.
Leggerlo, ascoltarlo e viverselo un pochino.
Jim Carroll, signori de signore.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
Jim Carroll “Runaway EP” (Kill Rock Stars, 2000)
Jim Carroll “Pools of Mercury” (Mercury, 1998)
The Jim Carroll Band “A World Without Gravity” (Rhino, 1993)
The Jim Carroll Band “I Write Your Name” (Atlantic, 1984)
The Jim Carroll Band “Dry Dreams” (Atlantic, 1982)
The Jim Carroll Band “Catholic Boy” (Atlantic, 1980)
31
LI MORTACCI NOSTRI!!!
Ovvero: un’introduzione allo zombi-cinema italiano
(Marco Ferrarese)
Oggi come oggi, se si dovesse fare una
piccola inchiesta, penso che i mostri più
conosciuti risulterebbe sicuramente i morti
viventi; inutile sottolineare che la figura del
cadavere barcollante e putrefatto affamato
di carne umana è ormai diventata un vero
e proprio patrimonio comune delle ultime
generazioni, ma mi preme puntualizzare che
tutto questo successo non deriva nè dalla
produzione letteraria (davvero scarsa per
quanto riguarda gli zombies) nè dai vecchi
e gloriosi film interpretati da attori del
calibro di Boris Karloff e Bela Lugosi. Il morto
vivente è venuto alla ribalta solo alla fine
degli anni sessanta, quando il talentuoso
esordiente alla regia George Romero e la sua
troupe composta da amici, parenti e soltanto
due attori professionisti (i due protagonisti
Duane Jones e Judith O’ Dea, attori di teatro)
riuscirono a girare uno dei film più terrificanti
e incredibilmente allegorici di tutti i tempi,
ovvero La Notte dei Morti Viventi, subito
diventato un classico da drive-in, che riusciva
contemporaneamente a spaventare e a
polemizzare sui peggiori aspetti della società
americana. Prima di allora, la figura del morto
vivente aveva barcollato su celluloide ben
poche volte e con risultati o completamente
diversi o totalmente demenziali: cito White
Zombie (L’Isola degli Zombies, 1932) di
Victor Halperin, che vanta il sottovalutato
Bela Lugosi tra il cast, e I Walked with a
Zombie (Ho Camminato con uno Zombi, 1943)
di Jacques Tourneur tra gli esempi più seri,
mentre sono altrettanto interessanti ma
involontariamente divertenti pellicole quali
32
Plan 9 from Outer Space (1956), delirante
commistione tra space-invasion e zombiemovie del genio Ed Wood, Teenage Zombies
(1957) di Jerry Warren, divertente teenexploitation film in bilico tra commediola e
horror a basso costo, e Zombies on Broadway
(1945) di Gordon Douglas.
Comunque, il film che può essere considerato
il primo zombie-movie italiano è Roma contro
Roma di Giuseppe Vari (1963), curiosa
commistione tra peplum (pellicole a sfondo
mitologico) e horror: in Asia Minore I soldati
romani scompaiono misteriosamente senza
lasciare traccia. Un centurione (Ettore
Manni), inviato sul posto per indagare,
scoprirà che il sacerdote Aderbal (John
Drew Barrymore) si serve dei cadaveri dei
suoi commilitoni per creare un esercito di
morti viventi da scatenare proprio contro
Roma. Sicuramente più da ascrivere al filone
horror che a quello peplum/mitologico, Roma
contro Roma dà il via all’invasione dei morti
viventi italici: difatti, nello stesso anno
esce L’Ultimo uomo sulla Terra di Ubaldo
Ragona, liberamente ispirato al romanzo “I
vampiri” di Richard Matheson. Un misterioso
morbo decima lentamente la popolazione
mondiale, ma stranamente lo scienziato
Morgan (interpretato dal grande Vincent
Price)riesce a sopravvivere e a difendersi
dalle frotte di vampiri che infestano le
strade. L’analogia che ha questa pellicola con
il filone degli zombi sta proprio nei vampiri,
che camminano e barcollano con movenze più
adatte ad un George Romero piuttosto che
a un discendente di Dracula, e in ogni caso
è un esperimento perfettamente riuscito
e veramente da non lasciarsi scappare.
Prosegue il filone una coproduzione italospagnola, Non si deve profanare il sonno
dei morti (successivamente riedito coi titoli
Chi Sei? e Zombi 3), girato da Jorge Grau
nel 1972. Questa pellicola, sicuramente
molto influenzata dal ben più famoso film di
Romero, non spicca di certo per originalità:
una macchina disinfestatrice, emettendo nel
terreno vibrazioni ultrasoniche, fa in modo
che i morti si risveglino. Per il resto, Grau
segue il modello di Romero sino al finale, a
mio parere davvero emozionante. Questo film
non deve essere dimenticato assolutamente,
sia perchè può essere considerato come
il primo vero esperimento di zombie-movie
italiano, sia perchè inserisce nel filone
l’elemento dello splatter più spinto, poco
utilizzato da Romero, qui portato a buoni
livelli grazie anche agli effetti speciali curati
da Giannetto de Rossi. Se Grau con il suo film
aveva inaugurato un filone, nel 1979, dopo
l’uscita di Zombi (Dawn of the Dead), nuovo
incubo di Romero, l’Italia vede il proliferare
dei primi esperimenti in questa direzione: il
primo regista a cimentarsi ufficialmente con
questo filone è il mai troppo dimenticato Lucio
Fulci, che nello stesso anno
gira Zombi 2, ottima vicenda
caraibica di zombies condita
da buoni e sanguinolenti
effetti
speciali.
Benchè
il titolo sia un’evidente
operazione commerciale per
sfruttare il successo del ben
più famoso film di Romero,
Fulci non si riduce a girare una
banale pellicola exploitation,
ma cerca di dare un’impronta
molto personale ai morti
viventi del suo film, ciechi
involucri umani affamati di
carne. Come è caratteristico
del suo stile, Fulci non si risparmia scene
davvero forti e spettacolari: una delle
protagoniste viene impalata da un legno
aguzzo attraverso l’occhio, uno zombie lotta
sott’acqua con uno squalo e lo morde prima
di essere divorato e altre delizie simili.
Nello stesso anno, il veterano Marino
Girolami, ben più famoso per aver girato
i primi due episodi del ciclo di Pierino con
Vitali, dirige sotto lo pseudonimo di Frank
Martin Zombi Holocaust, conosciuto anche
con il titolo La regina dei cannibali e Doctor
Butcher M.D.; questa pellicola, arrivata ad
essere considerata dagli appassionati un
classico del gore, non è propriamente uno
zombie-movie, ma un ibrido tra un film di
morti viventi e un cannibal-movie. L’azione
si svolge su un’isoletta dei tropici dove un
folle chirurgo trasforma gli abitanti della
zona in creature prive di volontà. Il film
è notevole per la quantità di sangue che
viene versata, ma, da un punto di vista
più obiettivo, sicuramente non si tratta
di uno degli esempi più rappresentativi del
genere. Continuando il nostro excursus,
bisogna aspettare il 1980 per assistere
a nuove invasioni di morti viventi, e più
precisamente grazie a Lucio Fulci, Aristide
Massacesi e Andrea Bianchi. Le Notti erotiche
dei Morti Viventi, diretto da Massacesi con
il consueto pseudonimo Joe D’Amato, è una
curiosa commistione tra horror e hardcore
in ambientazione caraibica: questo curioso
film, interpretato da due star del cinema di
genere come Luigi Montefiori e Laura Gemser,
è stato girato nei caraibi assieme ad un
altra pellicola delle stesso D’Amato, ovvero
Porno Holocaust che, vantando più o meno lo
stesso cast, non può però essere incluso in
questo filone. Ritornando a Le Notti Erotiche
dei Morti Viventi, Massacesi usa il pretesto
commerciale degli zombi per rendere più
interessante una banale pellicola hardcore
in cui i mostri compaiono soltanto in una
sporadica sequenza finale, mentre il film
è imperniato sulla mistica seduzione di un
lupo di mare (Montefiori) nei confronti di
una bella indigena (la Gemser). Di ben altro
tono è il meravigliosamente
macabro Paura nella città
dei morti viventi di Fulci,
indubbiamente superiore a
Zombi 2 per impatto visivo e
scene gore: sventramenti,
intestini
vomitati,
teste
sfondate
sono
soltanto
alcuni dei notevoli effetti
speciali curati da Giannetto
De Rossi e Franco Ruffini.
Il film di Fulci non stanca,
benchè contenga sequenze
fortemente
violente
e
talvolta oniriche,al contrario
prende lo spettatore e
lo catapulta a Dunwich, cittadina del
Massachussets dove si scatena il Male
aprendo le porte dell’Inferno e facendo
marciare il suo esercito di morti viventi
affamati di carne umana. Anche il cast è di
tutto rispetto: Katherine Mc Coll, Christopher
George, Giovanni Lombardo Radice e il futuro
regista Michele Soavi. Sicuramente uno dei
capolavori sia del genere che del grande
Lucio Fulci che, anche se più volte alle prese
coi morti viventi, non può essere definito
come un semplice prosecutore dello zombiemovie all’italiana, ma al contrario il pioniere
del genere, l’unico regista in grado di poter
superare il prototipo Romeriano gonfiandolo
con venature barocche e poetiche tipiche di
un indescrivibile estro cinematografico.
Di ben altro tono è una nuova pellicola,
Zombi Horror (conosciuto anche come Le
Notti del Terrore), diretto nel 1980 da
Andrea Bianchi sotto il consueto pseudonimo
di Andrew White. Decisamente realizzato
33
con uno scarsissimo budget, questo film è
diventato un vero cult-movie per gli amanti
del cinema spazzatura, forse per la trama
davvero esigua e inconcludente, forse per i
dialoghi stentati oppure per la commistione
di scene erotiche e sanguinolente realizzate
con effetti speciali davvero inverosimili.
Uno strano individuo barbuto chiamato
“il Professore”, dopo essersi recato
in una caverna e aver scoperto alcune
iscrizioni misteriose, riesce a risvegliare i
morti viventi e ne viene subito divorato.
Contemporaneamente, in una villa situata nei
paraggi, un gruppo di parenti sta decidendo
riguardo a come spartire un’eredità. Ma pare
che, più che essere interessati al denaro,
gli abitanti della villa amino intrattenersi
sessualmente ovunque...e qui entrano in
scena i morti viventi, che faranno una vera e
propria strage. Notevoli gli effetti speciali,
sicuramente non per la cura con cui sono
stati realizzati, ma degni di essere ricordati
tra gli esempi più spinti dello splatter a
bassissimo costo italiano. Questa volta,
a mio parere, Giannetto de Rossi delude i
fans dell’horror italiano. Si rifarà l’anno
successivo curando gli effetti
di un’altra pellicola di Fulci,
E tu vivrai nel terrore...
L’Aldilà, ottimo horror a
tinte soprannaturali scritto
dallo stesso Fulci, Dardano
Sacchetti e Giorgio Mariuzzo.
La storia questa volta è
ambientata in Louisiana e
ruota attorno ad un misterioso
albergo che la giovane e bella
Lisa ha ereditato: durante i
lavori di restauro, accadono
inspiegabili
e
macabri
avvenimenti. Un imbianchino
cade da un’impalcatura e
muore, un idraulico fa una fine orrenda
mantre cerca di bloccare una falla nello
scantinato e la moglie, accorsa in ospedale,
viene uccisa da un morto vivente. Tutto
questo accade a causa della maledizione di
un pittore sospettato di stregoneria e ucciso
nella misteriosa camera Numero Trentasei
dell’albergo molti anni prima da una folla
inferocita.
L’albergo
infatti,
situato
sopra ad una delle Porte dell’Inferno,
scatenerà sui protagonisti un esercito di
morti viventi che non daranno loro tregua
fino al suggestivo finale. La pellicola in
questione gode di ottimi effetti speciali
e di una fotografia molto suggestiva e a
tratti barocca che riesce a comunicare allo
spettatore un buon senso di angoscia e
trepidazione sulle sorti dei personaggi, tra
cui spiccano Katherine Mc Coll, già interprete
di Paura nella città dei morti viventi, e il
veterano David Warbeck. Di ben altra qualità
è Virus, girato nello stesso anno da Bruno
34
Mattei: nella sua unica incursione nel filone
zombesco italiano, Mattei riesce a girare
una delle pellicole in assoluto più camp e
idiote dell’intera storia del cinema, una
vera e propria chicca per appassionati della
serie b; a causa degli scarichi radioattivi
della multinazionale Hope, assistiamo alla
consueta invasione di morti viventi, questa
volta nelle lande deserte e popolate dai
cannibali della Nuova Guinea. Un drappello di
militari viene inviato sul posto per indagare
sugli “strani avvenimenti” che stanno
lentamente decimando la popolazione e,
dopo aver incontrato per caso la reporter
Lia Rousseau (interpretata dalla bella
Margie Newton) e il suo assistente Pierre,
assemblando le testimonianze capiranno
ben presto che si tratta ancora una volta
dei famigerati zombi. Questa pellicola,
che, a suo dire, deve molto anche al
regista Claudio Fragrasso, che l’avrebbe
codiretta benchè nei titoli sia accreditato
il solo Mattei, ha sicuramente negli eccessi
I suoi punti di forza: le esagerate scene
di sangue, il machismo involontariamente
ultracaricaturale dei militari, le riprese
che insistono sui particolari
fastidiosi e raccapriccianti
contribuiscono a fare di Virus
una pietra miliare del gore
tricolore, ovviamente coi
suoi pregi e I suoi difetti.
Anzi, soprattutto con molti
difetti. Più o meno con gli
stessi risultati di Mattei si
cimenta nel filone zombesco
anche il mestierante Umberto
Lenzi, sicuramente più famoso
per I suoi poliziotteschi
con Maurizio Merli che per
questo Incubo sulla città
contaminata, sempre del
1981. Il film in questione, secondo l’autore
stesso, non è completamente inquadrabile
nel filone, perchè I mostri che compaiono
nella pellicola non sono morti viventi, ma
uomini mutanti a causa delle misteriose
contaminazioni accennate nel titolo; fatto
stà che qui gli zombi parlano, corrono,
guidano aerei, usano fucili e si comportano
esattamente come gli esseri umani, e vi
lascio immaginare gli effetti ridicoli che
hanno sull’incauto spettatore. L’invasione
questa volta avviene a Madrid: un misterioso
aereo carico di morti viventi atterra senza
permesso all’aereoporto, e qui comincia la
strage… Quello che contraddistingue questa
coproduzione italo/spagnola è sicuramente
l’originalità: che volesse o meno girare un
film di zombi, Lenzi sopperisce agli scarsi
mezzi con un’idea abbastanza originale,
seppur involontariamente comica, e con un
ritmo di regia abbastanza serrato. Insomma,
sicuramente non eccezionale, ma nemmeno
da ignorare. Le sorti del cinema italiano dei
morti viventi vengono risollevate lo stesso
anno grazie al solito Lucio Fulci con l’ottimo
Quella villa accanto al cimitero, interpretato
ancora una volta dalla sua attrice-feticcio
Katherine Mc Coll; la pellicola in questione
non rientra pienamente nei margini del
mio piccolo saggio, ma come dimenticare
il mostruoso Professore Freudstein (unica
nota: mamma mia, questo è il nome più
exploitation che abbia mai sentito!), morto
vivente segregato nella cantina della villa,
che continua a vivere cibandosi delle sue
numerose vittime? Mitica la scena in cui,
ferito gravemente, continua a barcollare
perdendo vermi e cagnotti dal taglio!
Un’ottima pellicola, quasi completamente
girata in interni e ricca di momenti splatter,
fatela vostra assolutamente.
In un certo senso, I due esperimenti di Lenzi
e Mattei chiudono per un pò la stagione
italiana dei morti viventi, forse per lo
scetticismo dei produttori, forse per le nuove
tendenze del cinema horror, qui all’apice
delle sue sperimentazioni, che culmineranno
in un totale rifiuto dei prduttori a partire
dagli anni ’90: si sa infatti che, almeno in
Italia, il genere fantastico è sfruttamento,
exploitation. Se il filone degli zombi-movies
si era sviluppato grazie a Romero, in questo
periodo di siccità mortifera e barcollante non
c’è da stupirsi se le produzioni si bloccano
così improvvisamente. Bisognerà attendere il
1985, anno de Il Giorno degli Zombi, ultimo
capitolo della trilogia di Romero, perchè le
tombe italiane si scoperchino di nuovo e I primi
morti tastino il terreno prima di preparare la
penultima invasione: Zombi 3 del 1988, a cura
dell’instancabile Lucio Fulci. A mio giudizio,
probabilmente questa è una delle peggiori
pellicole del regista: la storia ruota attorno
ad un nuovo letale composto chimico creato
apposta per la guerra battereologica che,
trafugato da una ignara spia industriale,
finirà per fuoriuscire dal suo contenitore
dando il lento inizio alla zombificazione di
massa, dapprima in un albergo, poi nell’aria
(forse l’unico film in cui possiamo vedere
degli uccelli morti-viventi…mitico!) e infine
nel mondo intero. Un gruppo di militari ( tra
cui spicca un inossidabile Deran Serafian,
regista di piccoli capolavori come Alien
Predators, qui in veste di attore) e altra
gente comune raccolta per le strade tenterà
di sfuggire alla minaccia, non riuscendo
troppo bene nel loro intento. Zombi 3 si
dimostra sin dall’inizio un film abbastanza
confuso e profondamente standardizzato
dal cinema d’azione americano di bassa lega:
battute idiote (una su tutte “hey, io fumo
erba, tiro di coca quando posso e cerco di
non dare fastidio a nessuno…ti sembra che
così io non rispetti la natura?”), machismo
prorompente e sfoggio di virilità militare
davvero fastidioso sono solo alcune delle
caratteristiche di questa pellicola. Altra
stranezza sono I morti viventi, che non si
capisce se siano totalmente bloccati da
un proiettile al cervello o se per abbatterli
bastino raffiche di mitragliatrice o bastonate
sul petto…come se non bastasse, alcuni
parlano e ragionano quasi perfettamente,
altri barcollano e poi, afferrata la vittima,
diventano mostruosamente agili, altri
ancora nuotano addirittura!!! Tutto sommato
non si tratta di un film completamente
fallimentare, ma da Fulci, sinceramente,
mi aspettavo qualcosa di più; forse Zombi
3 non decolla a dovere perchè, a quanto si
dice, durante le riprese, a causa di problemi
di salute, Fulci dovette abbandonare il set e
la casa di produzione Variety affidò le ultime
due settimane di riprese a Bruno Mattei, il
regista del famigerato Virus, benchè non
sia accreditato nei titoli. Fatto stà che, se
gli Italiani volevano provare a sfruttare di
nuovo con risultati più incoraggianti il filone
dei morti viventi, questa pellicola non è
assolutamente riuscita a centrare l’obiettivo.
L’ultima pellicola dedicata ai morti viventi
è After Death di Claudio Fragrasso, autore
di piccole gemme della serie B italiana come
Monster Dog, Non Aprite quella porta 3 (nulla
a che vedere con Leatherface e soci), Troll
2 e La Casa 5, poi passato a dirigere film
più impegnati e attualmente invischiato con
raz Degan e Raoul Bova nel nuovo Coppia
Omicida… che tristezza!
Comunque, come ultimo gemito dello zombimovie italico, After Death si difende
abbastanza bene e spicca decisamente
su Zombi 3; su di un’isola sperduta la
maledizione di uno stregone fa risorgere
I morti, che, assetati di sangue, faranno
strage di un gruppo di giovinastri in gita e
di alcuni ricercatori. Tutto sembra perduto,
finchè, grazie ad un talismano dai poteri
misteriosi, la minaccia verrà finalmente
ricacciata negli inferi… Questo film merita
sicuramente un plauso per la semplicità con
cui è stato realizzato, e, a mio parere, anche
per I sempre più deliranti effetti gore che
hanno sempre caratterizzato la filmografia
di Fragrasso, forse l’implicito creatore della
moda splatter nello zombiemovie made in
Italy. Attualmente I morti viventi italiani,
e in buona parte anche quelli stranieri,
hanno definitivamente smesso di camminare,
uccisi da quel mostro potentissimo che è la
televisione dei giorni nostri: è davvero un
peccato che gli unici zombi che bazzicano gli
schermi della nostra penisola oggi siano solo
Mike Buongiorno e la Carrà, decisamente più
spaventosi e meno divertenti dei loro colleghi
putrescenti. L’unica speranza è quella di una
nuova invasione…
35
*CONCERTI*
cazzo. Sono tra i pochi a potere superare
l’ora di show senza stracciare le balle.
Anzi, io sono quasi triste quando finiscono.
Viaggio di ritorno se possibile ancora peggio
del primo. Tante grazie alle autostrade
italiane. In totale stiamo in ballo sette ore
per un concerto di un’ora e gli Hanson Bros
io li avevo già visti ad aprile, ma questo è il
punk rock, baby.
NEKROMANTIX – KIM’S TEDDY BEAR – 10/10/ DAVID BOWIE – 23/10/03 – Milano
03 – Milano
Che roba gli eventi rock. Ziggy Stardust, il
Non è molto onesto recensire un concerto
che non ho visto. Stasera, a Bassano del
Grappa, ci sono i Dictators. E io, per tre o
quattro motivi – non di più, rimango a Milano.
Nella Batcaverna del Leoncavallo (quindi una
Leocaverna) c’è gente di tutti i tipi. Alcuni
psychobilly, qualche dark, punk, skin… Ok,
ha senso un concerto psycho senza nazi? No.
Seguo, o almeno ci provo, i Kim’s per i primi
due pezzi, poi come al solito mi arrendo. Ma
in sala c’è movimento, i ragazzi mascherati
piacciono. Esteticamente i Nekromantix
convincono, sono davvero coatti, come i veri
psychobilly devono essere. Sulla loro musica
i pareri sono discordanti; io ho sentito
solo una manciata di canzoni – l’aria della
stanza è irrespirabile e non si vede un cazzo.
Deathabilly? Hardcore con contrabbasso?
Meteors meet Misfits? Avvistati un cappellino
del Foggia, una compagnia di tossici old
school, Rossella che non vedevo da un paio
d’anni. In sede di recensione, mi trovo
costretto a segnalare la presenza in aula di
Vandalo. Visto Stefano che in questo numero
sei citato? Siete pregati di spiegarmi la strada
da Niguarda al Leoncavallo senza passare da
Viale Marche. Io arrivo dalla Meda-Milano, a
Niguarda giro a sinistra direzione Bicocca,
poi che faccio per non perdermi?
HANSON BROTHERS – 17/10/03 - Torino
(Enrico Camanzi) Gli Hanson Brothers per me
non sono esseri umani, sono dei fumetti a
strisce. Viaggio d’andata allucinante ma
alla guida Davide Delorean è un nocchiero
senza macchia. Fa persino una curva che
mi fa venire i capelli bianchi e avrebbe
spinto all’applauso anche Niki Lauda. Tra
autostrade interrotte, deviazioni incoerenti
e strade ciccate arriviamo all’Hiroshima che
i canadesi sono già sul palco. L’Hiroshima è
meglio di come me lo immaginavo, anche se i
gestori non devono essere troppo alla mano.
L’acustica, però, è più che dignitosa e ciò
basta. Rispetto a Bologna, qualche mese
fa, gli Hansons hanno cambiato un filino la
scaletta (“Can’t hide the heino”, “Brad” e
altro forse) e aggiunto un paio di siparietti
con il dizionario italiano/canadese. Sono
sempre
compatti,
canzoni
ultratight,
suonate alla grande. Avete presente quando
si dice che un gruppo non sbaglia un cazzo?
Beh, gli Hanson brothers non sbagliano un
36
Duca Bianco, oggi solo David Bowie è tra noi.
Onestamente, non ho il suo disco “Reality” e
non sono interessato granché a tutto quello
che ha fatto negli ultimi venticinque anni.
Lui, David Bowie – 56 anni, ha sempre avuto
gli occhi su presente e futuro. Io, almeno per
quanto riguarda la musica, finisco sempre
per guardare al passato. Bene. Nonostante
i trentanni che ci separano, Bowie risulta
molto più giovane di me. Ventenni,
trentenni, quarantenni, cinquantenni…
Gli eventi rock appunto. Primo boato sul
giro di basso di “Under Pressure”, seguono
“Ashes To Ashes” e forse “Fashion”. I
grandi successi ci sono tutti: “Heroes”,
“Let’s Dance”, “Changes”… Sì, alla fine è
tornato anche lui. “Hang On To Yourself” e
“Ziggy Stardust”, con un ragno che mi entra
nell’orecchio. Gli eventi rock, i grandi eventi
rock.
W.A.S – ANDY’S DONUTS – 25/10/03 – Sesto
San Giovanni
Trascinati dalle parole di Enrico, dall’idea
di vedere i Radio Days di Paco, giungiamo
freddini in questo simpatico teatrino della
lotta extraparlamentare milanese. Sul palco
ci sono tali W.A.S, una band da liceo, da
oratorio, da Centro Sociale di Sesto San
Giovanni. I Punkreas, le canne, lo ska…
I Radio Days non suonano perché il loro
batterista è timido. Quattro canzoni degli
Andy’s Donuts, poi scappiamo in cortile – al
freddo. Gli Andy’s Donuts fanno blucerchiatocore, pop core melodico con la Sampdoria nel
cuore. Al basso c’è la Contessa. La giovane mi
confessa il suo amore per il surf e per i dischi
dei Trashmen a quaranta euro… Io penso a
Dick Dale, ma la mia tosse mi distrae e allora
mi vengono in mente le ciambelle. Quelle di
McDonald’s che fanno schifo.
GLI IMPOSSIBILI – 22/11/03- Milano
Centro Sociale Vittoria pieno di facce
sconosciute, qualche anno fa uno show degli
Impossibili avrebbe radunato cani, porci e
belli della “scena”… Riusciamo tuttavia
a sentirci a nostro agio anche in questo
ambiente di matti, di maranza e di malati
di mente: seduti in cerchio sembriamo dei
Carbonari. I gruppi di supporto non me li
ricordo, un tipo grida “questa la dedichiamo
al popolo palestinese” e Luca, rischiando di
brutto, risponde “Forza Israele”. Sì, per un
momento mio cugggino Luca mi è sembrato
Giuliano Ferrara. Gli Impossibili sono rimasti al
1996, fantastico. Attaccano con “Sul Sedile
Con Te”, colonna sonora dei miei 16, 17, 18
anni. E’ un susseguirsi di hit single: “Malata
Tumorale”, “Mostro”, “Odio Lo Straight
Edge” di cui capisco le parole solo ora, alla
fine del 2003… Cover di Camerini, Vasco e
Misfits. Camanzi esaltatissimo, Luca pure,
Claudio già a casa da ore probabilmente.
Una serata del genere la consiglierei a tutti
quelli che praticano l’urinoterapia.
BASTET – 27/11/03 – Milano
Apparentemente il Pow Wow si trova in un
quartiere del tipo “Milano Odia, La Polizia Non
Può Sparare”. Se sia veramente pericoloso
non lo so, ma la sensazione è questa. Una
sensazione come di… assorbimento. Uno
show capriccioso messo in piedi da gente
che ha ancora voglia di amare. Troppo punk
per piacere ai metallari, troppo metallari per
piacere ai punk. Io dico: “troppo giusti”,
wild boys. I Bastet fanno battere il mio
cuore come una band di metallo pesante.
“Eretto”, “Stasera Ti Trombo”, “L’Esercito
del Rossetto”… Anche una stonatissima e
parecchio apprezzata “If I Told You…”,
ballatona strappamutande per un ballo da
strappamutande. Andiamo a casa sulle note di
“New York, New York” perché tutti vorremmo
svegliarci in una città che non dorme mai.
New York, Milano, Limbiate. Glam cristiano
con Sant’Antonio da Padova nel cuore.
LEECHES – NERDS – 4/12/03 – Transilvania
Como
I tour dei Leeches sono interminabili, come
quelli di Claudio Baglioni: stasera qui, domani
lì. Settimana scorsa erano a Pavia, oggi sono
a Lipomo Comasco, domani in qualche altro
paese della Brianza. La ridente Brianza. Il
Messicano, Massi e Mone sono tutori del
Reebok-core, un genere da loro creato e
da loro portato alla testa della classifica di
TV, Sorrisi e Canzoni. I tre riescono anche a
far vergognare David Bowie, una versione
di “Suffragette City” degna dei più scaltri
Angry Samoans. I Nerds mi piacciono perché
sono un vero gruppo metal, non metallari per
moda ma metallari per passione. E di questi
tempi non è poco.
BUS ONE FESTIVAL – 7/12/03 – Thunder
Road Codevilla
Con i festival ho chiuso. Arriviamo alle sei
passate e ci vogliono almeno quarantacinque
minuti prima che le band comincino a
suonare… Ma il tempo scorre, la gente
da salutare è tanta: Calemme, Ferrarese,
Goti, Franchino Metal e Dario… Luca e il
Pornacchione fanno acquisti, io promozione
al nuovo numero di Oriental Beat. Devo
ammettere di sentire la mancanza del
Camanzi, in una giornata come questa la sua
presenza mi avrebbe aiutato molto; il giovane
di Sesto San Giovanni preferisce rimanere a
casa a guardare le partite (divagazione: se
tutto ciò fosse accaduto vent’anni fa, forse
il Camanzi sarebbe venuto con una radiolina
portatile! Ve le ricordate le radioline della
domenica pomeriggio? Accese ovunque. E
invece, complici le varie tv locali, ora si
sta tutti a casa sul divano in compagnia
di Maurizio Mosca, Toni Damascelli, Tiziano
Crudeli…) e leggere “l’Unità”. Le prime a
salire sul palco sono le Queen Bee: garage
piuttosto acerbo e cupo, ricordo cover di
“The Witch” e “I Wanna Be You Dog”… Le
ragazze sono un po’ timide, ma non posso
fare a meno di ammirare la tastierista
vestita come Pocahontas (non so se scrive
così, ma pazienza). Durante il cambio palco
mi intrattengo con la coppia Andrea Rota
– Johnny Stornante, col primo che mi dice
che se fosse nato donna sarebbe stato una
gran puttana. Insieme ai due bergamaschi mi
avvicino allo stage per lo spettacolo degli
Hormonas. Amore a prima vista! Gli Hormonas
sono molto psycho Cramps, ma con i Cramps
hanno poco a che fare. Ora provo a spiegare.
La ritmica è psycho – con il contrabbasso che
pompa, ma la chitarra è molto “wave”…
C’è originalità nell’aria e Samuele è un vero
leader. Il Porna mi fa notare la maglietta
dei Buzzcock del chitarrista e soprattutto il
logo degli Einsturzende Neubaten che questo
ha sulla tracolla; è la conferma, questi
Hormonas hanno gusti fini – sanno dove
andare a pescare. Qui comincia l’odissea.
Dalla fine di questo live set - che i giornalisti
di Rumore definirebbero “infuocato” all’inizio della seconda parte del festival
passano circa tre ore. Tre ore trascorse a
vagare tra i banchetti (e non ho soldi da
spendere, tortura), cercare facce amiche,
prendere per il culo i presenti che non
conosco e me stesso. Odioso il sound check
della Titty Twister Orchestra… Arrivano i
rinforzi: Greg Bellone, gli Stinking Polecats
al gran completo (sì, anche Miccetta) e Paco.
Con Paco ho una bella conversazione a base
di amore e Strokes; ci piacciono gli Strokes!!!
Io e Paco abbiamo capito tutto della vita,
voi un cazzo. Cosa conta per voi nella vita?
Io al primo posto metto la salute, seguita da
famiglia, amicizie e eventuali amori. Sia io che
il batterista dei Retarded concordiamo che il
terzo posto spetta alla musica. Scopro anche
che Simone dei Polecats è il mio gemello del
destino: entrambi ci siamo fatti crescere la
barba e abbiamo un anello al pollice destro…
Unendo i due anelli azioniamo i raggi laser e
sconfiggiamo le forze del male. Finalmente,
all’alba delle 22.30, sale sul palco la
T.T.Orchestra. Un impatto della madonna,
big band in stile Brian Setzer Orchestra ma
col formaggio e il sugo come condimento…
Tutte cover mi dicono, la gente balla e si
diverte. Io subisco il solito effetto Kim’s
37
Teddy Bears: ok tre canzoni, poi mi rompo il
cazzo. Premio “band più inutile dell’anno” ai
Sheetah et les Weissmuller. Non saprei come
descrivere questi francesi: sì scambiano
gli strumenti e sono vestiti come Alì Babà
e i quaranta ladroni, poi hanno i bonghi…
Mezzanotte passata. Siamo all’interno del
Thunder Road da più di sei ore, uscire a
prendere un po’ d’aria sarebbe una stupidata
dato che fuori ci sono zero gradi, rimaniamo
in questa camera a gas, facciamoci del male.
E’ ora degli Hermits, reunion attesa da molti,
tanta curiosità per noi che in fondo siamo
qui per loro. Inizio da urlo con quel matto
del cantante mummificato, segue demente
garage punk. Peccato, se solo avessero
iniziato a suonare due ore prima sarebbe
stata forse una serata memorabile. Ma io ne
ho le palle piene, e così come me molti dei
presenti. Adios festival.
SEED ‘N’ FEED – FRIDAY STAR – MINNIES – 9/
1/04 – Rolling Stone – Mi
Sapevamo benissimo, io e il Camanzi, che
dopo pochi minuti ci saremmo chiesti “ma che
cazzo siamo venuti a fare? Anche stasera…
”. In superstrada abbiamo rischiato grosso,
ma Luca al volante è come Maradona in area
di rigore. Un pirla totale ha preteso di fare
retromarcia in superstrada, parlando al
cellulare… Luca ha inchiodato, la macchina
ha sculettato un po’ e così, anche grazie ad
Allah che è grande, non è successo niente…
L’ingresso era gratuito, hanno messo in
scena una specie di festa della birra – due
birre piccole più acqua che birra a 6 euro.
Ma andate a cagare per cortesia. Prima
dei Roskos ha suonato un gruppo di cattorasta, tremendi, non mi ricordo il nome…
Grazie Signore, grazie. I Roskos li avevamo
già visti al Vittoria qualche mese addietro,
fanno metal. O meglio, fanno hardcore
melodico però con riff e assoli degni di Steve
Vai – cover di “Moonlight Shadow” compresa
nel prezzo. Dani dei Minnies mi ha detto che,
secondo lui, loro suonano punk rock. Secondo
me e il Camanzi invece (che siamo i saggi di
qualsiasi scena, da quella dei gruppi di liscio
che suonano alle feste di partito a quella
crust che non conosciamo neanche) i Minnies
fanno hardcore melodico. E lo fanno anche
bene, ma a me piacciono i Ramones quindi
pazienza. Durante il concerto dei Friday Star
mi sono intrattenuto con Enrico Point Break,
ho visto il Porna che vagava tra i kids e mi
è apparsa la Madonna. Questa volta non la
mamma di Gesù, bensì la cantante. I Seed
‘n’ Feed? Forse vi ho già detto in passato
che il batterista andava a scuola con Luca;
li vedete Luca e Fabio dei Seed ‘n’ Feed che
in seconda media parlano della potenza
dei Sepultura?!? I Seed ‘n’ Feed mi sono
sembrati una via di mezzo tra l’emo e Ligabue,
38
non abbastanza veloci per essere hardcore
– non troppo urlati per trasmettere vere
emozioni… Abbiamo dato una chance anche
all’ultima band della serata: indovinate un
po’? Ce ne siamo andati dopo neanche metà
della prima canzone.
ROCK AND ROLL HOLOCAUST FESTIVAL – 25/1/
04 – Bloom – Mezzago
Certe regioni italiane, certe zone della
Brianza, mi lasciano senza parole. Perché un
ragazzo di città come me dovrebbe rischiare
la vita sulle strade di campagna, strette,
asfaltate male, con profondi fossati e
sterminati campi ai lati? Il Pornacchione
guida tranquillo e uno scalmanato ci
sorpassa a 200 km/h su una strada larga
70 centimetri… Io e il Porna uniti nel nome
del Rock. Io e il Porna soli contro il mondo.
Allegria! Al Bloom c’è parecchia gente, tutti
presenti per il Messicano. I Leeches fanno un
bel concerto, ne ho seguito più della metà.
Dopo pochi minuti il rito del Messicano,
sacrificare una corda della sua chitarra. Un
giorno forse sarà la chitarra a sacrificare il
Messicano, l’Apocalisse si avvicina. Dopo i
comaschi è il turno di Wertham. Se non avessi
conosciuto il volto celato dal passamontagna,
probabilmente avrei avuto paura sul serio. Al
di là della musica – industriale? – che non
mi fa né caldo né freddo, la performance
punta allo stomaco. Mi ritrovo la testa nello
stomaco e lo stomaco nella testa. Pena di
morte? Sofferenza? Potere? Una nuova
porta si apre davanti a me, speriamo dietro
non ci sia l’uomo nero che mi tiene un anno
intero. Meglio la befana che mi tiene per
una settimana. I Long Dong Silver sono una
sorpresa, è un po’ che si parla di loro… Mi
dicevano stoner. A me sembrano una versione
riveduta e aggiornata degli Stooges. Il
cantante balla, si contorce, si taglia. E’
finito il tempo del Candela, è iniziato il
tempo di Samuele. Alla chitarra c’è uno che
secondo me suonava nelle Gambe di Burro;
ora è una specie di Keith Richards brianzolo.
Ci mancava un Keith Richards in Brianza. Che
bello Ferrarese che incula Samuele. Sembra
una scena di pedofilia. I Nerds come al solito
spaccano, il Boss con la frusta da domatore
di leoni è ancora più selvaggio… Però alla
settima canzone il Basettometro esplode.
Il Basettometro è uno strumento che misura
il grado di sopportazione show, è stato
inventato dai Cinesi ma brevettato a Foggia.
Non ho visto il concerto dei Killer Klown, ho
preferito giocare a carte con Franz e Gigi.
Vorrei salutare con affetto il ragazzone che
prima mi ha chiesto “ma sei fascista?”, poi
mi ha fatto vedere il Che Guevara tatuato
sulla pancia e, infine, ha detto che io e il
Formenti siamo due ricchioni.
HARDCORE SUPERSTAR – GEMINI 5 – 28/01/ ricordo niente, il secondo gruppo invece è
qualcosa di incredibile. Il cantante è strano,
04 – Indian’s Saloon – Bresso
Gli Hardcore Superstar hanno in Italia lo
stesso successo che ha Abr Diab in Egitto.
Non è poco, ve lo assicuro. Però prima di
Silver Silver e amici, sul palco dell’Indian’s si
dimenano come tarantolati i Gemini Five. Di
loro so poco, uno suonava nei Queer For Girls
e, infatti, nell’album dei Queer For Girls c’è
una canzone che si chiama “Gemini Five”. Che
bordello, non si capisce un cazzo. I Gemini
Five secondo Luca mio Cugggino hanno un
suono moderno. Ma, sempre secondo Luca mio
Cugggino, il cantante dei Gemini Five sembra
la copia sfigata di Ginger dei Wildhearts…
Avete visto “Matrix Reloaded”? Presente i
gemelli fantasma che abitano a casa della
Bellucci? Ecco, uno dei due è il frontman
dei Gemini Five. Dal Vangelo Secondo mio
Cugggino: “Non avrai altro Cugggino
all’infuori di me”. Gli Hardcore Superstar
mi stanno simpatici, nonostante un paio
di pezzi orrendi. All’inizio del concerto sto
in piedi sul tavolo davanti al merchandise,
il responsabile della mercanzia mi invita a
scendere perché sporco il tavolo… Non sono
scemo. Se sono salito in piedi sul tavolo è
perché non c’era nulla sopra. Che cazzo
ne so io che tu sul tavolo ci devi mettere
le magliette dopo lo show… Cosa che poi
in effetti non ha fatto. Che palle essere
bassi, non si vede mai un cazzo. Ma tanto c’è
bisogno di uomini forti sotto il palco (dove c’è
il massacro, come al solito, parola d’ordine:
destroy); Debbie mi viene a prendere e mi
ritrovo a un centimetro da Silver Silver, mano
nella mano con tanti amici della security,
cordone tipo corteo ‘68-’77, dietro di me un
centocinquanta kids che spingono. Oh Yeah!
I love rock and roll. Amici svedesi, fratelli
Hardcore Superstar, non potete sbagliare
“Don’t Never Leave Me” degli Hanoi. “And
I’ll start livin’ in a memory” è il verso
fondamentale della canzone... ecchecazzo.
Adesso sto ascoltando “Honey Tongue”, hit
single di questo 28 gennaio 2004.
VIBRATORS – 31/01/04 – Palapenz –
Chiasso
Stasera trasferta all’estero. Cristo Santo
Risorto. Socci direbbe: “Perché? Ma perché?
Perché?”. Il Palapenz è quello che Basetta
definisce “un posto di merda”. Un palazzetto
dello sport, quasi una palestra scolastica,
con le bandiere di tutti i cantoni svizzeri…
Il pubblico è composto da ragazzi innocenti.
Età media diciassette anni, sabato sera
per sfogare nel pogo gli abusi di professori
elvetici. Chissà come sono i professori delle
scuole superiori svizzere, avranno fatto
pure loro il 68? ’68, P38, che 48. Giocatevi
questi numeri al Superenalotto. Creste,
borchie, brufoli… Della prima band non
ha una t-shirt degli Warzone, canta un
pezzo dei Basta… Poi il vuoto, il Formenti
che fa una foto al culo del Porna. Con gli ex
Devilskins c’è il Balestrino, un susseguirsi
di inni da stadio, tutto dedicato a questi
ragazzi innocenti che speriamo continuino
a farsi una risata insieme alla loro ragazza
con la maglietta degli Angelic Upstarts.
Sono in trance, non riconosco neanche
“Garage Land” dei Clash… Il bello deve
ancora arrivare. Le Pornoriviste del Canton
Ticino, tali Vomitors. No, non è possibile,
il loro concerto andrebbe videoregistrato e
depositato al Museo della Tortura. Abbiamo
pagato 15 euro per sta cagata. All’una e
mezza passata tocca ai Vibrators, in tre
non sembrano male. Attaccano “Automatic
Lover”, ma il sogno dura poco. Loro sono
mosci, i suoni orrendi, l’acustica indecente.
Complessivamente la peggior serata degli
ultimi tre anni. Yeah Yeah Yeah.
LOCO LIVE - ANNA & THE PSYCHOMEN VIDEONEVE - 21 febbraio ‘04 - C.S.
Garibaldi
Una vittoria del Milan nel derby mi assicura un
tranquillo viaggio in compagnia del Camanzi
il quale, sì, ammette di avere dei problemi a
tifare rossonero dopo la discesa in campo del
Presidente… Per un attimo crediamo di essere
tornati ai vecchi tempi: io e Enrico, la Chiara
con Claudio, la distro, un concerto inutile
in una serata piovosa… I Videoneve hanno
un tastierista bellissimo, tipo pianobar…
Fanno una via di mezzo tra l’indie-pop e Eros
Ramazzotti, qualcosa di molto simile alle
armi di distruzione di massa presumibilmente
nascoste da Saddam Hussein… My god. Anna
e gli Psychomen purtroppo hanno cambiato
strumentazione, ora hanno una chitarra e un
basso molto rock and roll - e suonano come
i gruppi storici della Rip Off… Però via quei
passamontagna! A che servono? Non sono
male questi ragazzi, solo che dopo due pezzi
non reggo più. I giovani in sala sono gasati,
qualcuno balla, alcuni cantano, altri fanno
gli occhi dolci a Anna… Anna è carina, cantaballa-si dimena - ma io la vedrei meglio in un
gruppo tipo Dirotta su Cuba. E veniamo ai Loco
Live. Avevamo voglia di qualcosa del genere,
a noi - sapete - piacciono i Ramones. Ma
questa cover band (si vocifera che, quando
non impegnati con i Ramones, i Loco Live si
trasformino in una Pearl Jam cover band!)
fa troppi errori, non puoi sbagliare i testi e
poi fare i siparietti pari pari a “Loco Live”!
Nella vita ci sono delle priorità! Il bassista
effettivamente assomiglia a CJ, il cantante
invece - per quanto si impegni a fare Joey - è
Luca Laurenti con una parrucca nera! Qualche
chicca la tirano fuori: “Poison Heart”, “The
39
Crusher”, “Swallow My Pride”… Meritano
comunque un applauso, meritano comunque
il mio headbanging.
WILDHEARTS - DARKNESS - 23 febbraio ’04
- Milano
Non voglio esagerare, ma lo show dei
Wildhearts è stato uno dei concerti più belli
che abbia mai visto. Non scrivo da fan, ma da
ascoltatore di rock. Una bella pernacchia per
il Basetta, prego! Attaccano con “I Wanna Go
Where The People Go” mentre io sono ancora
fuori a cercare un biglietto per il povero
Claudio... All’inizio della prima strofa sono
però già sotto al palco con le lacrime agli
occhi. Sì, Stidi suona con una canotta degli
Hanoi Rocks! I fan dei Wildhearts cantano, i
deficienti lì per i Darkness rimangono a bocca
aperta. Seguono “Tv Tan” e “Greetings
From Shitsville”. Poi è un susseguirsi di
pezzi vecchi (“Nita Nitro” e “Jonesing For
Jones”…) e nuove hit (“Vanilla Radio”,
“Top Of The World”)… A un certo punto,
forse all’inizio del concerto dei Darkness, mi
si avvicina Ginger. Sapete che gli ho detto?
“Thank You”. L’ho ringraziato per essere il
più grande songwriter del mondo. E basta.
Perché a uno che scrive “I ain’t crazy about
Elvis but I’m sure there’s a few in Memphis,
I don’t know about Jesus but I’d still walk
the waters between us” posso solo dire
grazie di esistere. Da bambino scemo mi
sono anche fatto autografare il cd. Ho
regalato il biglietto del concerto a un fan
dei Wildhearts, ticket-feticista. Sapete
che mi ha dato in cambio? Un buono pasto!
Ho scoperto che molti kids (Lanciasassi
compreso) collezionano i biglietti dei concerti
e piangono quando hanno tra le mani solo la
ricevuta della prevendita… I Darkness sono
una truffa, ma non è colpa loro. Come fai a
fare uno show da headliner con un solo disco
alle spalle? Dalle 22.31 alle 22.41 la band ha
cazzeggiato, melodia di “We Will Rock You”
suonata con la chitarra compresa. All’inizio
sembrano anche simpatici, con tutte quelle
luci da circo rock - ma poi risultano tristi
come un programma di Magalli. Voglio proprio
vedere se con il secondo disco riusciranno
a bissare questo grande successo attuale.
Dubito fortemente.
ATARIS - 3 marzo 2004 - Transilvania
Live
(Enrico Camanzi) “Basetta, domani vado a
vedere gli Ataris, interessa la recensione?”
Sono certo che al buon OB editor sarà
spuntata una nuvoletta fumettosa in testa
con scritto Gulp. Eh, vabbè, anch’io ho i
miei scheletri nell’armadio. Sono comunista,
mi metto le dita nel naso e mi piacciono gli
Ataris. Mi perdo i due gruppi spalla ma, per
dio, una buona ragione c’è, ero a mangiare
la pizza in un tavolo a fianco di Bruno Chiodi
impegnato in un romantico tète a tète con
40
una bionda tatuata. Che il Transilvania
faccia schifo ormai lo diamo per assodato,
tanto ve lo ripetono su queste pagine due
o tre volte a numero. Entro e becco subito
Giovanni, ancora stampellato, e Stefano di
Wynona. Hanno venduto fantasiliardi di copie
delle loro compilation, sono contenti e sono
contento pure io per loro, son bravi ragazzi.
Pare che una sia arrivata sul tavolo del
ministro della cultura Urbani. C’è Paco, con
una schiera di vogheresi o diossacchissesi
cresciuti all’ombra dei Retarded. Paco, ti ho
visto meglio dell’altra volta, sai. Quando io e
Paco c’incontriamo scatta subito una chimica
particolare, anche se non ci vediamo da anni,
e ci mettiamo a sparare cazzate, ridere come
dei scemi e bere troppo. Stasera poi c’è un
tedesco sosia di Nardi dieci anni fa, quindi
tutto va bene. Intanto gli Ataris hanno
iniziato, i volumi sono troppo bassi e la voce
troppo sparata, una chitarra non funziona
proprio e le altre poco, non si sentono
le parti soliste, vacca boia. Comunque i
quattro, anzi cinque per l’occasione, se la
cavano bene. Sui pezzi più noti, “In This
Diary”, “Summer ‘79”, “Summer wind was
always our song”, “Boys of summer”, è un
mezzo trionfo. Proprio bravi ‘sti Ataris, ma
niente punk, li consiglierei perfino a mia
madre. Tre cover, una dei Nirvana piuttosto
incomprensibile, “Astrozombies” e “Jinx
removing” dei Jawbreaker (bravi Ataris,
un voto in più) che riconosco solo io e mi
permette di fare il figo, il vecchio e lo snob,
che era esattamente quello che volevo fare.
Post concerto avvilente con il gestore del
Transilvania a sparare cazzate in consolle e il
cantante degli Ataris nel ruolo di dj che, alla
mia richiesta di un pezzo dei Black flag, mi
dice in inglese che non li tiene.
MANGES - QUEERS - 17 marzo 2004 Carpaneto Piacentino
Hey ragazzi! In città c’è una nuova moda:
è scoppiata la diocanemania! Tour de force
per i Manges… A spasso con quella vecchia
sagoma di Joe King. La squadra spezzina
pare un pò stanca, ma nei loro occhi c’è
ancora quella voglia di vincere tipica delle
notti magiche. I Manges attaccano con
“Morphine” e Formenti mi dice “stanno
facendo il soundcheck”… Sparano una cover
degli Hard Ons e poi, tutte di fila, “Havana
Affair”, “Apeman Hop” e “Glad To See You
Go”… Preferivo le scalette vecchie, ma si sa:
i Manges sono gli Anti-Hero per eccellenza.
Seguo metà concerto dei Queers. Sono in
tre, al basso c’è uno dei Teen Idols e alla
batteria non lo so. La prima canzone è “No
Tits”, seguono tutti gli hit-single dall’83 a
oggi. Dopo “Kicked Out The Webeloes” sono
sazio e trascorro tutto il resto della serata
in compagnia di Kappa dell’Ammonia che è un
bravo ragazzo e mi ricorda Gas, il mio migliore
amico delle scuole superiori. Nota di merito
alla parrucca a scodella indossata questa
sera da Enrico Camanzi.
ATOMSMASHERS + DELOREANS - 27 marzo
2004 - Fidenza
(Enrico Camanzi) Gli 11 euro che ci spillano
alla cassa per la tessera Arci sono davvero un
po’ troppi Il concerto non inizia più perché
si aspetta Pagani, che è un po’ la mamma di
questa serata, visto che ha partorito lo split
tra le due band. Nell’attesa mi dedico al mio
solito gioco delle somiglianze. Il cantante
degli Atomsmashers è uguale a Eric Cantona.
Il Miccetta, che non vedevo da una vita,
è diventato un Roberto D’Agostino un po’
più cicciotto. Finalmente arriva il Pagani,
vestito da gran sera, porta i suoi dischi da
gran sera con prezzi da gran sera. Attaccano
i Deloreans. Claudio come sempre ci prende
quando sentenzia Hanson brothers più
Devildogs. Suonano veramente poco, cover
degli Atomsmashers compresa. I siparietti
comici, l’ho già detto, non mi piacciono e
per piacere non fate fare a Franz le facce
cattive, lui è un buono. Poi nella batcaverna (la sala concerti del Taun) tocca
agli Atomsmashers. Anche per loro concerto
breve, ma credo sia una consuetudine. È
l’ultimo loro concerto in Italia, poi andranno
in tour, ma non per questo si capisce perché
parlino in inglese dal palco. Comunque belli
compatti, molto Rip-offs style, bla bla bla.
Due band gradevoli nonostante dei suoni un
poco indecenti. E comunque avrei gradito
concerti più lunghi, per una volta. Arrivederci
tra un paio di settimane con gli Uptights.
BELLRAYS - 14 aprile 2004 - Transilvania
Milano
Gridatelo: il Signore è con noi. Urlatelo al
mondo. Il viaggio d’andata ci fa capire che
sta per succedere qualcosa di meraviglioso,
un qualcosa per cui un Mel Gibson qualsiasi
potrebbe sbavare. Il tragitto è tortuoso,
le insidie numerose. Stasera c’è la Voce del
Signore ad accoglierci. I BellRays sono Motown
+ Fred Sonic Smith, Stooges + Tina Turner,
ancora uno + uno. Il Goti si chiede dove sia
la Milano Punk Rock, io mi domando “dov’è
Dio?” perché lo sento vicino - ma fatico a
riconoscerlo. Che Dio sia una pettinatura
afro sulla testa di una rocker californiana?
Può essere. Io so che alcuni stasera hanno
visto la luce, altri fanno ancora fatica a
trovare l’interruttore… Dove sono gli altri?
Risponde ancora Tozzi: “gli altri siamo noi”.
La fatica di portare la croce, la gioia del
trovare Dio. Ma vaffanculo, lunga vita ai
BellRays. Batterista tarantolato, chitarrista
epilettico, bassista indemoniato, voce
celeste. Cantante nera, voce celeste?
Cantante nero-azzurra? Vai Lisa, thumbs up
for you.
*CARTA*
JAHMAICAN FANZINE
Questa l’ho presa da Riot. È gratis. “La fanza
dedicata a tutti gli amanti della musica,
completamente
gratuita,
estremamente
competente”. Fate voi, non mi sembra ci sia
l’indirizzo per prenderli per il culo.
VOICE OF THE KIDZ #1
Mini fanza di stampo oi! Davvero poca roba:
Statuto, Merdonald’s e vivisezione… E’ un
esordio, certo - ma se il buon giorno si vede
dal mattino…
PUNKSTER #0
Prima uscita allegata a Rumore. Meglio
Rumore. Meglio Rock Sound. Qualsiasi cosa
è meglio di Punkster, e non lo dico con
cattiveria perché l’idea che stava dietro
a questa rivista non era male: mi avevano
parlato di una nuova “Dynamo”, un qualcosa
con la sostanza di “Bassa Fedeltà” e la
forma di “Rock Sound”. Niente di tutto ciò.
Poche e inutili news, interviste a band del
cazzo, un pezzo “know global” che sembra
una tesina di terza media… E’ solo il primo
numero comunque; mica si dice che dal letame
nascono i fiori? Illusione, dolce chimera sei
tu.
MUUNA TAKEENA #8
Una luminosa finestra sul magico mondo dei
fanzinari; c’è gente che fa fanzine sulla
roba da mangiare, sulle reti metropolitane,
sui quartieri di New York… “Am I miserable
because I am doing a fanzine or am I doing a
fanzine because I am miserable?”. Essere o
non essere? E’ nato prima l’uovo o la gallina?
Meglio Maradona o Pelé? (Timo Palonen,
Oritie 4 c 24, Fin - 01200, Vantaa - Finland)
TOO MUCH JUNKIE BUSINESS #10
C’è il Valentini che non vede uomini in giro,
nella scena, nel nostro giro. Gente che fa
musica senza palle… Tutto può essere,
ma smettere di suonare mi pare un po’
eccessivo. Ospite del Pianeta delle Scimmie,
il batterista dei Love, una delle tre band
preferite da Andrea… Le recensioni: dagli
sputi in faccia all’Arcana agli sputi in faccia
a Rolling Stone, Immortal Lee County Killers
e Spiders From Mars, Dictators a Roma e Tav
Falco non mi ricordo dove… Eroe, mito, icona
di questo numero 10: Martosh. Ora le mie
scuse a tutti voi. Credo di aver recensito
tutti i numeri di questa e-zine segnalandovi
sempre la mail di Andrea senza spiegarvi
che dovete scrivergli per ricevere l’opera.
Inoltre, esiste un archivio di Too Much:
http://www.angelfire.com/retro/junkie_
business/
41
COLORS #59 dicembre 2003 - gennaio Recensioni brevi, senza la pretesa di
essere il Mario Luzzato Fegiz del punk rock.
2004
Dedicato alle telenovelas messicane, con
qualche irruzione di alcuni wrestler…
“Amarte Es Mi Pecado”. Dr. Wagner ci insegna
che “le stelle non hanno età”. Sapete
che per 1.200 dollari potete noleggiare
la star di una telenovela? Per una festa
o per un’occasione speciale. “La tua vita
non è abbastanza movimentata? Diventa
protagonista di un matrimonio da telenovela
con tanto di lite in famiglia…”. Non so se
vi ricordate la parodia di “Anche I Ricchi
Piangono” di Gianfranco d’Angelo al Drive
In… Ancora e definitivamente anni 80. Sono
felicemente stupito dal mondo di Veronica
Castro. Un mondo in cui trova posto anche
Enrique Metinides che fotografa tragedie e
disgrazie, ho visto una sua mostra al PS1 di
New York City… Prendete nota: “La vita è
una telenovela. Soltanto che è più grande e
ci sono molti più attori”.
NO RISK NO FUN #2
D’accordo, ognuno ha i suoi gusti. Ma
Rixx deve decidere da che parte stare. O
dalla parte di Ray Daytona o da quella dei
Sodomia Montecitorio. In queste pagine c’è
voglia di fare bene, c’è genuina ingenuità,
c’è orgogliosa ignoranza. Però c’è anche
qualcosa che non mi piace, che proprio mi
dà fastidio. Forse alcuni giudizi sparati a
minchia (tipo lo sproloquio sull’Indipendent
Festival) oppure, più semplicemente, le
Kakkole Esilaranti e i Berenice Beach… No
Risk No Fun si lascia leggere, a volte fa anche
sorridere. Aspettiamo il prossimo numero.
(Riccardo Cogliati, via della Molgoretta 5,
23887, Olgiate Molgora - LC)
FREAK OUT #35
Era un po’ di tempo che non mi capitava di
avere tra le mani questa fanzine partenopea.
Nonostante la carta patinata, il prodotto è
sempre lo stesso. Musica “indipendente”
per grandi e piccini, un breve report della
due giorni Radio Birdman (Perugia-Bologna)
e una scarna intervista ai Cramps per noi
giovani punk. E’ gratis.
ANGOLO #4
Fanzine che vorrebbe forse essere femminista,
ma finisce per essere “femminile” e basta.
E’ carina, la quarta di copertina ricorda
Oriental Beat #5… Mi piace il formato, metà
A5 - non ho voglia di prendere il righello per
dirvi le dimensioni precise… “Cosa significa
oggi, …, essere donna?”. Sabina dà ben
28 motivi. A voi scoprirli, è divertente.
([email protected] <mailto:angolo.shar
[email protected]>)
MAGAZINE LOVE #4
Un foglio A4. Dio benedica quest’uomo che
ha il dono della sintesi. Un’intervista ai
romani Intellectuals e ventitre recensioni.
42
Dieci e lode. ([email protected]
[email protected]>)
<mailto:
GENESI OF NOISE #1
“The uncool bible of nothing”. Che ce l’abbia
con Rolling Stone e Punkster il ragazzo?
Fanza di stampo hardcore, parecchio legata
alla scena californiana dei primi anni 80...
Interviste a Aiki, I Treni All’Alba, Gonna
Fall Hard. E poi O.dio Contro i Vecchi, non
posso che ammirare una band con un nome
del genere: largo ai giovani. In sta fanzine ci
sono delle domande/discorsi che proprio non
capisco, tipo: “Secondo voi parte della scena
che rapporto ha col Sesso?” oppure “Se
gettiamo una pietra in un fiume, cambiamo
forse il suo corso?”... Meglio ascoltarsi il
mini CDR allegato: Viboras, i Distillers di
Milano. ([email protected])
*DISCHI*
AAVV - BURNING MATERIAL
(Alphamonic Tapes)
VOL.
1
Miccetta vorrebbe una via d’Italia intitolata
a Andrea Rota che nel 2004 produce ancora
le cassette... Compilation di schiaffazzi con
Transex, Homoplastik, Tyrades, Leeches,
Exploders e chi più ne ha più ne metta. Ottima
la qualità se si esclude il live inascoltabile
degli Atomsmashers.
AAVV - ME AND MY SIX STRINGS (Rockin
Bones)
Un contest di one man band, una gara a chi
è più scemo. Terzo posto per Fabian e la sua
fidanzata Miriam perché l’amore è una cosa
meravigliosa; vincono un anello “Status”,
quello col semaforo, ve lo ricordate? Medaglia
d’argento per Mr. California. Cos’è il premio
per il secondo classificato? La medaglia
d’argento, che cazzo vuole di più. Sale sul
gradino più alto del podio Monsterman con
“Baby I Can’t Play My Guitar” e si mette in
tasca dieci buoni da 5.000 lire gentilmente
offerti da “La Luna Del Gelato” - gelateria
artigianale - Limbiate.
AAVV - MUSIC FOR THE TERRACE (Mad
Butcher)
(Enrico Camanzi) Uno, Ics, Oi, ecco la
compilation per rallegrare le vostre domeniche
di tafferugli. Gruppi da tutto il mondo, nomi
storici e sconosciuti, canzoni solo sul pallone
e Holly e Benjie in copertina. Per l’Italia
Derozer (sempre ok), Berenice Beach, Klasse
Kriminale con “goal” ma non è una cover di
Elio e le storie tese e Los Fastidios. Spero che
lo scudetto lo vinca il Milan.
ANTIPRODUCT - MADE IN USA (Sony)
Chiedo a Ferrarese e mi risponde: “figata,
fanno metal, il cantante sembra GG Allin e
ci sono due fighe nella band”. Richiedo a
Pacino e il serenissimo mi dice: “non fanno
metal, le sperimentazioni dei Wildhearts, più
estreme…”. Questo è l’eccesso: sì, i pezzi
“complicati” come i Wildhearts, lo spirito dei
Turbonegro e una specie di Andrew WK alla
voce. Forse questo “Made in USA” vi farà
mettere in soffitta “Apocalypse Dudes”. Tre
canzoni bastano: “Going Where The Action
Is”, “Girls Who Wanna Be Boys”, “The Rules
We Rock And Roll By”.
AGAINST ME! - AS THE ETERNAL COWBOY (Fat
Wreck)
(Enrico Camanzi) A gruppo marxista,
recensione marxiana. La tesi: sul lato A gli
AM! suonano tirati e secchi, punk come
non mai. L’antitesi: sul lato B i toni si
ammorbidiscono, spunta pure una splendida
ballata sommessa. La sintesi: un bel disco,
forse non scioccante come il precedente ma
si sa, le rivoluzioni riescono una volta sola.
DESCENDENTS - COOL TO BE YOU
Wreck)
(Fat
(Massilanciasassi) Sette anni dall’ultimo
disco sono tanti ma ai Descendents sembra
non importare molto, tanto più che i pezzi
qui presenti sono del 2002 ed escono adesso.
Che dire, un gruppo che se la prende comoda
no? E a quel che sembra Milo e compagni se la
prendono comoda anche per quel che riguarda
il versante musicale. Nel nuovo disco infatti
rallentano, ragionano, suonano canzoni
che si fanno ancora più raffinate ma nello
stesso tempo fluide, leggere. E a parte un
paio di stilettate hc, gli anni forse iniziano
a farsi sentire anche per loro. Niente di male
comunque, il disco è scritto e prodotto alla
grande e io vi consiglio di ascoltarlo. Ora.
DRUGS/DRUGS - SPLIT (Rockin Bones)
Tra genialità e idiozia totale. Uno split
tra due band con lo stesso nome. I Drugs
brasiliani suonano garage punk, i Drugs
olandesi sono un minimo più originali - un
pezzo tipo Dwarves lo-fi e un brano con un
riff semplice semplice alla Link Wray…
BACKYARD BABIES - STOCKHOLM SYNDROME ENDS - NEW ROME 2003 (Dirtnap)
(Bmg)
Leggermente (d)evoluti rispetto al precedente
A me i Backyard Babies stavano proprio sul
cazzo. Questione di pregiudizi. Poi mi sono
innamorato di loro. Questo disco è la colonna
sonora dell’Internazionale Sleazy Rock.
Perché? Mike Monroe è finlandese, Joey
Ramone di New York, Tyla inglese… Ai cori
ci sono io che sono di Limbiate. Pezzi come
“A Song For The Outcast”, “Say When”, “Be
Myself and I” valgono molto di più dei 21
euro che ho speso per questo cd.
singolo su Pelado, gli Ends continuano a
essere frizzanti come pochi... Più grezzi e
sferraglianti di prima, si lasciano la melodia
alle spalle e si apprestano a diventare i nuovi
Stitches. O i nuovi Sex Pistols?
Finalmente, la prima uscita in società dei
Bastet. Un po’ mi dispiace per i Plan 9, più
che in secondo piano sono proprio sullo
sfondo. Cinque canzoni per gli svedesi, e
neanche tutti inediti… “Let’s Dance” è
un bel pezzo, ma magari avete già il loro
“Generation Action”… Veniamo a noi, ai
NordEst Motherfuckers. Io ve l’ho già detto
più volte: siamo di fronte a un fenomeno. Tre
titoli: “Erected”, “Spurtin Joy Wherever I
Go” e “God Is Good”. Questo è glam punk in
tutto e per tutto.
FRIDAY STAR - DEFENSELESS (Ammonia)
BASTET/PLAN 9 - SONGS THAT WILL GET YOU
LAID (Decibel)
BASTET - GONNA GET LAID TONIGHT
Picture disc, sette pollici, i Bastet!!! Cosa
chiedere di più? Due canzoni della madonna!!!
La title track, cavallo di battaglia dei
campagnoli. Si parla d’amore. Sul retro
qualcosa di eccezionale, una canzone che
piace a quattro persone in tutto il mondo.
Piace a Pacino che l’ha scritta, a Ric
Browde, a non so quale regista porno amico
di Ric Browde, e a me: “Try A Pariah”. Disco
battezzato da HangOver.
EVOLUTION SO FAR
BITTERNESS (Nh-n)
-
THE
ARMIES
OF
Un disco del genere potrebbe tranquillamente
fare parte del catalogo Victory. Stop and go,
urla, melodie. Ma a La Spezia si cresce a pane
e punk? Questo è hardcore senza traccia di
emo… Musica tosta.
(Enrico Camanzi) Emo-core romano de Roma
col còre in mano. Assai melodiche e un
tantinello smielate queste stelle del venerdì
sono piacevoli a dosi piccine, soporifere
tutte d’un fiato. Come i sedativi. Però la
prima canzone potrebbe farvi innamorare.
FALL OUT - AMERICANANTI (Area Pirata)
Un cd che vive tra passato, presente e
futuro. Hardcore evoluto che abbraccia
metal, punk rock e industrial; un album che
può soddisfare sia i fan degli Extrema che
quelli degli Sham 69. Più lo ascolto più mi
diverte. Sembra un mix di tutto quello che
ascoltavo alle scuole superiori. La canzone
più bella del disco è la title track, con
tanto di armonica blueseggiante. Unica
pecca: i testi, solite richieste di giustizia
che mai verranno soddisfatte. Per il resto,
decisamente sopra la media del genere.
FORTY WINKS - SWEET SWEET FRENZY
(Wynona)
(Enrico Camanzi) Becca strano ‘sto cd dei
bolognesi. A parte l’amaro in bocca lasciato
43
dai due brani già editi (su sette), rispetto
al lavoro precedente mi sembra evidente un
certo cambio di rotta. Sempre di pop-core si
tratta, ma melodie e schitarrate diventano
più cupe e malinconiche, più emo, ecco.
Maturazione? Involuzione? Un compagno
di banco secchione mi suggerisce “disco di
transizione”. Fiuuu, salvato in corner.
GEOFF STARR ROCK AND ROLL BAND - DON’T
BLAME ME (Sew Knee)
(Simone Deadend) Riecco il leopardato Geoff
Starr, già nei Sonic Boom Boys autori di un
buon album, “Generation 3”, a cavallo tra
NY Dolls e Hanoi Rocks. Questo mini di tre
pezzi è più tirato e furioso dei Sonic Boom
Boys, “Don’t Blame Me” apre con la voglia
di spaccare tutto, ma ci riesce parzialmente.
Con “Kickin’ In The Dirt” le cose si fanno
più interessanti, un bel sleazy punk che mi
ricorda un po’ un frullato di Revolvers e Baby
Strange. Chiude una bella cover di “King Of
Fools”, che - attenzione - a differenza di
come han scritto in molti non è un pezzo dei
Social Distortion… Che dire, un mini godibile,
ma niente per cui strapparsi i capelli. Io
preferivo i Sonic Boom Boys by the way…
GET UP KIDS - GUILT SHOW (Vagrant)
(Enrico Camanzi) Cazzo, non riesco a iniziare
questa recensione. Potrei dire che i Get up
kids sono i Beatles dell’emo, che questo è un
bel disco pop, che il precedente “On a wire”
mi aveva fatto dormire, che il pianoforte è
ormai diventato strumento portante e gli
archi si sprecano, che i pezzi più saltellanti
sono i migliori, che “Something to write home
about” rimarrà sempre la loro perla. Toh,
guarda, ho tirato le cinque righe.
HASIL ADKINS - KIM ROCK (Rockin Bones)
Con l’arresto di Calisto Tanzi, Gualtiero
Pagani diventa l’imprenditore più in vista
di Parma. Maxi single su 12” per il vecchio
Adkins, rock and roll one man band. La
copertina è stata disegnata da Merinuk,
quasi quasi l’appendo - ne faccio un bel
quadretto.
HEROS & ZEROS - WAKE UP CALL (Mad
Butcher)
Noioso
Oi!-punk
con
sezione
fiati
dall’Olanda... C’è anche una cover di Hank
Williams che però nelle strofe mi ricorda un
pezzo degli Scorpions… Via, si passa oltre.
gli Highschool Rockers. Comunque, la foto
dei Dead City Rebels vale l’acquisto: come
direbbe Deadend, “it’s a negro revolution”.
HOREHOUNDS - NO TIME FOR YOU (Rockin
Bones)
Uno degli Horehounds non è nuovo al catalogo
Rockin Bones, suonava nei Big Bobby and
the Nightcaps… Tanto di cappello a questa
band; saranno le mani fatate di Steve Baise,
ma sto disco ha dei suoni della madonna.
Deragliante rock and roll per un altro “big
fuckin party”.
HUNTINGTONS - SELF TITLED ALBUM (Fast
music)
(Enrico Camanzi) Torna il gruppo più odiato
dal Basetta. Il titolo dell’album vuole
segnare un nuovo inizio, fatto di aperture
ad altri generi. In realtà questo disco è una
schifezza, gli Huntingtons non fanno più
pop punk, ma una specie di rock con qualche
sbiadito ricordo punk rock, vogliono copiare
gli Weezer ma non ne hanno la stoffa.
Insomma, un disco che non piacerebbe
neanche a Don Gianni, dell’oratorio sotto
casa vostra
JOSEPH C - PUSH THE BUTTON IN ADVANCE
(La Fiera dell’Odio)
“Tremerete guardando missili portatori di
morte”. Ascolto questo cd, penso al Canclini
e a Rocco, e mi chiedo: “ma che cazzo
hanno in testa sti montanari?”. Joseph
C è un torturatore. Elettronica minimale,
campionatori epilettici, atmosfere lugubri…
Non fa per me e non so che altro scrivere
perché di queste sonorità non capisco un
cazzo. “Perdonami Signore e accoglimi con la
tua misericordia”.
LEIGHTON KOIZUMI FEAT. THE BRAINSUCKERS
- WHEN THE NIGHT FALLS (Ammonia)
Il Joey Ramone giallo, in compagnia di Tito
e i Brainsuckers, (ri)scrive questo bignami
garage punk, manca solo una parrucca a
caschetto in omaggio… Abbiamo i Kinks,
gli Outsiders, i Love, gli Stooges… Tutto
rimasticato e vomitato. Le canzoni sono
belle, la band suona come Allah comanda e il
suono è potente e compatto. Si vocifera una
versione in vinile. Cominciate pure dal cd, poi
chi vivrà vedrà.
LADY KILLERS - DTK
Lo Stivale continua a puzzare di punk 77. I Lady
HIGHSCHOOL ROCKERS/DEAD CITY REBELS - Killers avrebbero potuto tranquillamente far
SPLIT (Rockin Bones)
parte di quel “First Italian Punk Contest”
Olé, spacchiamo tutto! Il problema è che un
7” del genere io lo ascolto una volta e mezza,
poi lo lascio a prendere polvere insieme a
tutti gli altri… Grezzo punk rock per i Dead
City Rebels, canonico trash rock and roll per
44
di cui tanto si parlò qualche anno fa. Non
a caso, questo demo è stato registrato e
mixato da Alex Vargiu… Un buon punto di
partenza.
LAND$LIDE LADIE$ - LOUD, LOUSY & LOOSE
(Simone Deadend) Da Reggio Emilia, ecco un
altro branco di puttanelle truccate e lascive:
i Landslide Ladies! In questo EP la band
propone 5 pezzi di Trash Rock ammiccante
e homo, le cose più belle la voce catarrosa
e alla nicotina di Le$ter e linee di chitarra
che profumano di vecchi vinili e di piscio
alcolico, le cose peggiori una registrazione
moscia e piatta che non dà ai pezzi la
sufficiente grinta, e dei cori a volte davvero
fastidiosi. “Hollywood” e “It’s Alright”
le mie preferite, divertente anche “New
Disease”, accompagnata da un talk box alla
“Paperino” (è una citazione degli Hanoi!
NdBasetta) e i sempre efficaci clap. Belli
‘sti Landslide Ladies, mi aspetto una bella
crescita dal gruppo emiliano!
MANGES - BARRAGE OF HATE (Outsider)
Più che un sette pollici, una bomba
intelligente. Ogni cosa è scritta: Manges
e Outsider Records dovevano incontrarsi.
“Barrage Of Hate” è un inno, “Havana
Affair” un rendiamo grazie. 100% punk rock
su vinile bianco.
MORTICIA’S LOVERS - SMASH THE RADIO
(Ammonia)
I Kids che si bevono una birra con quei
mongoloidi dei Devo. I Buzzcocks che
accarezzano gli Hives. I Briefs che prendono
a schiaffi Greg Lowery. Un’ottima prova che
fa dimenticare i vecchi Morticia’s. Andate
a prendervi un croissant al bar ballando al
ritmo di “Ca Plan Pour Moi”.
MR T EXPERIENCE
(Lookout)
-
YESTERDAY
RULES
(Massilanciasassi) Dopo il flop di “Alcatraz”
e dopo un pò di anni passati ecco ritornare
dottor Frank e soci, e io mi chiedo a chi
possa interessare questo nuovo disco e
francamente non lo so. I Mr T non sono mai
stati molto amati nell’età d’oro della Lookout
(92-96) e del pop punk, figuriamoci ora che
queste cose non vanno certo per la maggiore
e che persino i gruppi più grossi faticano
a sbarcare il lunario. Ma il disco c’è, e per
la verità non si tratta nemmeno di un disco
malvagio, zuccheroso certo ma sopportabile,
sospeso tra la voglia di ritornare a fare punk
rock e la necessità di ricercare altre strade,
più indie rock, più sixties… Canzoni insomma
troppo froce per il rock, troppo delicate per
il punk rock e troppo semplici per l’emo. Ma
se avete amato “Love is dead” fate uno
sforzo e ascoltate il primo pezzo.
MUDLARKS
R
‘N
(www.mudlarks.com)
R
WAR
(Massilanciasassi) Secondo demo per i vicentini
e nettissimo passo in avanti. Innanzitutto
ottima la scelta di cantare solo in inglese,
poi migliorata anche la registrazione e la
qualità dei pezzi (“Without future” su
tutti). Musicalmente si tratta di punk rock
di matrice settantasettina con forti dosi di
rock’n’roll e una squillante voce femminile
che ci riporta ai vari X-Ray Spex-Penetrators.
Niente copie comunque, i Mudlarks non mi
ricordano nessuno in particolare e questo
è un bene. Unica nota negativa, solo 4
canzoni, ma non rammaricatevi e andateveli
a vedere dal vivo per saperne di più.
NASTIES - CDR
Dal vivo al Leo, anche se non si capiva un
cazzo, mi sembravano una band rock and
roll 77 alla Kids, Rocks e compagnia brutta.
Su questo ciddì le Nasties mi ricordano
inevitabilmente le Bobbyteens; rock and roll
sì, ma piuttosto zuccheroso.
THE NETWORK
(Adeline)
-
MONEY
MONEY
2020
(Enrico Camanzi) Billie Joe ha realizzato
il sogno dei Senzabenza, è diventato
miliardario col punk rock. Per questo può
permettersi di fare uscire i dischi che gli
pare. Come questi Network, misterioso (ma
mica troppo, ascoltate la voce di alcuni pezzi)
combo dedito a un misto tra elettronica
festaiola e pop punk. Musica da tinello per
giovanotti in anfetamina, non è altro che un
divertissement. Ma ostrega, se ci si diverte!
PERMANENT
Bones)
VOLTAGE
-
BOOOM
(Rockin
Duo giapponese dedito a un trash rock and
roll a tratti sconfinante nella cessofonia.
Un album intero di sta roba per me è troppo,
sto diventando allergico al lo-fi… Comunque
Gualtiero era esaltato con sti tipi ai tempi
di Gabba Gabba Hey e rimane esaltato pure
ora. Almeno c’è ancora qualcuno coerente in
giro.
PERSUADERS/BLACKS
Bones)
-
SPLIT
(Rockin
Che il Pagani voglia darsi alle Pompe Funebri?
Dopo lo split tra Trash Brats e Campus Tramps,
ecco anche Persuaders e Blacks. Tutti morti.
Blues punk al top della forma. “Fuck You Mr.
Roboto” canzone più bella del sette.
PROWLERS - CHAOS IN THE CITY (Mad
Butcher)
Storie di galere, bar e ragazzi sulla strada.
Cinque pezzi, l’ultimo brano è “Chaos” dei
4 Skins…
RADIO DAYS/ANDY’S DONUTZ - SPLIT CD
(Kimera)
(Enrico Camanzi) Due giovani band padane
all’esordio. Più pop punk i vogheresi Radio
Days, discreti ma niente di che, il pezzo
45
migliore è la weaseliana (con tanto di
tastierina) “Everything I want”. Ora c’è di
mezzo Paco Retarded, le cose non possono
che migliorare. Gli Andy’s donutz invece fanno
hc melodico e quando li ho visti il cantante
indossava la maglietta della Sampdoria. Di
più non posso dire. Entrambe le band ci sanno
fare con gli strumenti.
SURFAHOLICS - THE SUGAR SMILE ONJ CANDY
FACES (Spiderweb)
Gran sorpresa, apro un pacchetto e che
ci trovo dentro? Il nuovo album dei Ray
Daytona. Cavalcate le onde della vostra
fantasia, l’astronave spaziale decolla…
Il rock and roll tricolore vola alto, atterra
su Marte e fa le boccacce alla terra. Il 60s
sound del futuro impacchettato da Winston
Smith. Sci-Fi? No, Googoobombos.
TRASH BRATS/CAMPUS TRAMPS HELLRAISERS VOL.9 (Rockin Bones)
RAY DAYTONA & THE GOOGOOBOMBOS - FASTEM
SEAT BELT (Ammonia)
REVOLVERS - SOME KIND OF WONDERFUL
(Radio Blast)
Alla faccia delle schegge punk, due canzoni
ampiamente sopra i tre minuti! Per il
Lanciasassi (che ora fa anche il giudice ai
concorsi punk) i Revolvers suonano come le
band più melodiche dei 70s, tipo Stiff Little
Fingers... Sì, ci siamo quasi. La title track
è da cantare sotto la doccia, “Enjoy Your
Enemy” mostra al meglio le mille facce dei
rocker crucchi. Spilla in regalo.
RAZORBACK HILL - PROMO
Per essere un promo autoprodotto (insomma,
un cd masterizzato), la confezione è da
dieci in pagella. Un paragone obbligatorio: i
torinesi Bad Dog Boogie. La musica masticata
è esattamente la stessa, hard rock and roll
che col punk ha poco a che fare. Proprio
bravi questi Razorback Hill, io darei solo
un’aggiustatina alla voce e un taglio a certi
assolini. Poi nella mischia a combattere.
Dalle ceneri dei Digestionecho, band di DJ
Francesco…
RITALINS - KELLY (All-nite)
(Enrico Camanzi) Cavoli, credevo di averli
venduti tutti i dischi degli Apers. Ah no,
questi sono i Ritalins e questa è la prima
uscita della All-nite, un’etichetta inglese
di cui nessuno di noi sentiva la mancanza.
Pop punk scrauso che persino i Monelli erano
meglio. Aveva ragione il Formenti, la fantasia
è morta.
STROKES - ROOM ON FIRE (Rca)
Presenza costante nel juke box di Oriental
Beat. Passatemi una semplificazione: più
new wave, meno Velvet Underground. Questo
“Room On Fire” guarda in faccia “Is This
It” e sorride. Gli Strokes continuano a
sorprendermi: secondo disco perfetto.
46
(Enrico Camanzi) Tedeschi con la passione
dell’hard punk, questi surfisti alcolizzati
cucinano un minestrone a base di Backyard
Babies ed Hellacopters reso più speziato da
tanti corettoni glam. Il genere non è proprio
il mio (palle 8, fiamme, cristi e madonne,
blah), ma il gruppo ha un certo stile e in più mi
hanno regalato il ciddì, quindi li promuovo.
THE
Split pazzesco tra due band sepolte. I
Trash Brats, direttamente dalla Motor City,
prendevano per il culo tutti con un look trash
glam paura e uno stile unico e inconfondibile.
Su questo split ci sono i pezzi migliori di
“American Disaster” (album uscito su vinile
per la Alien Snatch), “Must Be Cocaine” e
“Who Put The Words…” su tutte. Gli inglesi
Campus Tramps invece erano un trio alla Devil
Dogs, non troppo zozzi e una gran voglia di
far casino. Nonostante il disegno di Miguel
Martin, la copertina fa cagare.
WET
TONES
(Ammonia)
-
MUCHO
REVERBERO
L’Ammonia è stata travolta dall’onda
assassina. Dopo il grande ritorno di Ray
Daytona, un’altra band alle prese con
riverberi, tremolii e riff oceanici. Figata.
Ora però, ascoltando “Tropicana”, voglio
raccontarvi di quando abbiamo registrato
il primo demo con i Teenage Schizoids e
il tipo dello studio aveva il Telegatto
assegnato proprio al Gruppo Italiano per
questa indimenticabile hit degli anni 80.
Supertelegattone? Miaaao.
WILDHEARTS - … MUST BE DESTROYED!
(Gut)
La copertina fa schifo al cazzo, sembra
la locandina di un film trash anni 80. Il
disco? Mi inchino. Per questo ultimo album
i Wildhearts presentano il loro lato più
immediato e pop - per intenderci: non ci sono
pezzi alla “Inglorious” o “Everlone”… Ma
le canzoni sono pazzesche. Prendete “Only
Love”, “Vanilla Radio”, “Nexus Icon”...
Capolavori. Però più che chiedermi dov’è
Elvis, io mi domando: “where’s my Danny?”.