"Plauto" a San Benedetto del Tronto - A.S. 2014/2015
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"Plauto" a San Benedetto del Tronto - A.S. 2014/2015
Progetto Plauto La Casa d’Arte Teatrale Fondamenta propone per la stagione estiva 2015 un repertorio di due spettacoli da testi plautini di diversa natura ma di pari significato e valore: Il Persiano (Persa) e Il Cartaginese (Phoenulus) Il Persiano, nel suo perfetto intreccio di verità ed apparenze, realizza un modello inimitabile di macchina comica, dove la boria del potere dei padroni è messa impietosamente alla berlina con uno spirito dissacrante che rimanda alla poetica di Aristofane, all’utopia di una società di giusti in armonia con la vita naturale del mondo. Il Cartaginese, composto nel ricordo delle guerre puniche, che tanto avevano scosso la potenza militare e politica romana, costituisce un esilarante intreccio di innamorati, ragazze libere vendute come schiave, di servi sciocchi e intraprendenti, di soldati spacconi. Travestimenti, inganni, trappole costruite a vista per lo scioglimento finale dove trionfa la giustizia elementare del buon senso nel sogno della libertà collettiva. regia di scena e costumi di Daniela Catone Giancarlo Sammartano musiche di Stefano Marcucci maschere di Giancarlo Santelli Gli spettacoli rappresentabili singolarmente ovvero in sequenza a serate alterne, ripropongono la storica ed affascinante modalità scenica di quella drammaturgia: solo quattro attori infatti, Paolo Floris Tommaso Lipari Armando Mardoni Luca Totti attraverso l’uso delle maschere interpretano - in un vorticoso e di per sé esilarante gioco teatrale - i quindici ruoli dei due testi. La formula riprende con coerenza e rigore l’esperienza dei primi anni ’90 con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa intorno a Curculio e Truculento di Plauto con la regia di Giancarlo Sammartano. Le maschere, realizzate da Giancarlo Santelli, sono ricreate sul modello delle terracotte votive a Dioniso, rinvenute negli anni ’60 e ‘70 negli scavi della necropoli di Lipari, che riproducono fedelmente i tipi della commedia greca nuova di Menandro e per affinità quelli della palliata latina. Una compagnia in grado di farsi letteralmente in quattro vuole riportare oggi - con scrupolo filologico e libertà di pensiero - alla dimensione originaria il teatro plautino: restituendogli da un lato il divertimento degli intrecci, delle situazioni, dei caratteri, degli scontri verbali; ma anche guardando alla grande lezione del teatro classico che ha nel rapporto con il pubblico - sia nel tragico che nel comico - il valore di un’esperienza conoscitiva sulla natura del mondo sociale. Una memoria segreta sul senso e il valore del Teatro, in cui la parola acrobatica danza in un corpo vitale, dove oltre la malizia di espugnare il pubblico - di piacere - trasmettendo tensione o allegria, circola un umore acre e coinvolgente. 1 Il mondo plautino non descrive soltanto una galleria di tipi e situazioni comiche paradossali, ma riflette, nella deformazione del teatro, un intero mondo sociale. La Roma repubblicana e la romanità sono descritte ed interpretate come un universo parallelo dove le regole sono sovvertite e riscritte a tutto vantaggio di giovani innamorati e servi intraprendenti. Uno spazio di libertà che solo il teatro, nella sua leggerezza ed apparente innocuità può permettersi di praticare. Nel teatro plautino - un corpo di commedie leggibili come capitoli di un grande romanzo - si realizza una saga di piccole avventure di strada dove il debole per una volta sconfigge il potere della classe, del denaro, dei ruoli sociali. In una società divisa tra patrizi e plebei, tra romani ed “immigrati”, tra liberi, schiavi e schiavi affrancati, il sarcasmo di Plauto pesca, distorce ed inventa meccanismi comici che si trasformano in satira di costume e di vita sociale. Lenoni, parassiti, soldati, vecchi avari e vogliosi sono messi alla gogna senza pietà, in nome di una concezione di vita che disprezza il denaro e il possesso ed esalta l’edonismo del vivere nella leggerezza degli appetiti naturali. Comicità costruita su pochi e ricorrenti elementi di contrasto, ingenua ed apparentemente disimpegnata da grandi temi di pensiero ed azione, eppure attraversata da un amarezza malinconica sull’ingiustizia del mondo. L’artificio plautino di collocare le vicende in un generico vicino oriente (Atene, Cirene, Efeso, Calidone…) mentre dichiara con onestà il modello drammaturgico cui si ispira – la Commedia Nuova del III secolo greco-, in realtà parla in cifra dei vicoli della suburra romana, del mondo che lo popola nella lotta quotidiana per il soldo, nella fame e nel sopruso dei più forti. Ma il teatro plautino ci trasmette anche una grande lezione tutta interna al linguaggio ed all’arte del teatro. Nella sua struttura costitutiva, spogliata della storicità delle situazioni e dei personaggi, si condensa un vero e proprio metodo di costruzione architettonica del teatro. La concezione di personaggi-maschere, se da un lato toglie loro rotondità e sfumature psicologiche, d’altro canto allarga a dismisura il loro significato oltre il tempo della storia, costruendo modelli di natura antropologica che saranno ripresi ed elaborati a partire dal Rinascimento europeo fino ai giorni nostri. 2 Dalla Commedia dell’Arte, ad Ariosto, Machiavelli, Ruzante, Shakespeare, Calderon, Molière, Gozzi, Goldoni, quel mondo - come un pentagramma di tipi e situazioni - si ripropone in infinite variazioni di linguaggio ed ambientazione, conservando sempre l’idea di un teatro che non nasconde la sua natura artificiale, i suoi trucchi, ma mette al centro il pubblico chiamato a svolgere la sua funzione di attivo interlocutore della scena. In uno scambio ininterrotto di umori ed emozioni tra platea e palcoscenico si realizza così un principio di lettura del mondo fuori dalla realtà quotidiana, ma ben dentro la verità dei rapporti tra gli uomini e la loro natura sociale. Un teatro quindi, che con il pretesto del puro divertimento, rimette in moto spirito di osservazione, di comprensione, di critica. Con il futile pretesto di esili storie, di improbabili intrecci, di personaggi ridicoli, questo teatro parla del nulla che incombe sulla vita, crea molte luci per alludere ad altrettante ombre. Per suggerire allo spettatore che se il teatro non sempre riflette fedelmente la vita certamente ne spiega con sapienza le pene e le gioie. Il Persiano e Il Cartaginese, come due capitoli di un grande romanzo, nascono oggi in equilibrio tra la memoria di un vivo passato e il legittimo desiderio di inventare ancora, comunicando al nuovo pubblico - così diverso ma non difforme da quello antico - il senso di un divertimento che sia anche curiosità del conoscere e gioia del sapere. Per informazioni: Fulvio Ardone - 335.6478554 - [email protected] Stefano Marcucci -340 6473379 - [email protected] 3