domani l`europa numero 33 - 26 aprile 2007
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domani l`europa numero 33 - 26 aprile 2007
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25 aprile 2007 – numero 33
Fine della pausa di riflessione
Dal 1 gennaio 2007, l'Unione Europea conta 27 membri e la Slovenia è ora il 13° Stato della zona euro. Il compimento dell'allargamento storico dell'Unione avviene in corrispondenza dei festeggiamenti per i 50 anni del Trattato di Roma. Il mondo si è trasformato completamente dall'istituzione
della Comunità economica europea. L'Unione Europea ha contribuito a realizzare questi cambiamenti di cui però subisce anche le conseguenze.
ngela Merkel ha parlato al Parlamento Europeo
in quanto presidente del Consiglio dell'Unione e
A con questo suo intervento ha presentato il programma della presidenza tedesca. Per ciò che riguarda il trattato costituzionale, il Cancelliere tedesco, sig.ra Merkel, ritiene che “(la) fase di riflessione
è terminata. È ora necessario sviluppare nuove decisioni entro il mese di giugno 2007” e che “un fallimento sarebbe una mancanza di proporzioni storiche” (1).
semburghese, Jean-Claude Juncker, è favorevole
ad aggiungere una dimensione sociale al trattato. Il
Primo Ministro belga, Guy Verhofstadt, che si era
già detto favorevole ad un'aggiunta al trattato costituzionale (4), ha confermato questa posizione difronte all'Assemblea Parlamentare del Consiglio in
Europa, a Strasburgo, sostenendo la proposta di
“una soluzione caratterizzata da valore aggiunto”
per la crisi costituzionale e insistendo sulla necessità di abbandonare la regola dell'unanimità (5).
A margine del Consiglio europeo del dicembre
2006, la Spagna e il Lussemburgo avevano proposto di organizzare una riunione comprendente i 18
paesi che avevano già terminato la procedura di
ratifica. Tale incontro, conosciuto come “la riunione
ministeriale degli Amici della Costituzione” si è tenuto il 26 gennaio 2007 a Madrid. Il Portogallo e l'Irlanda, paesi nei quali è stata sospesa l'organizzazione del referendum, avevano deciso di inviarvi
alcuni rappresentanti. Secondo l'opinione del Ministro degli Affari esteri lussemburghese, delegato
all'incontro, Nicolas Schmit, sono arrivati “eco favorevoli” dalla Svezia e dalla Danimarca che non hanno partecipato all'incontro di Madrid. Questi due paesi avevano già espresso la propria disponibilità a
procedere alla ratifica se la situazione fosse stata
chiarita (2). Alla fine dell'incontro degli “Amici della
Costituzione”, è stato diffuso un messaggio secondo
cui gli Amici della Costituzione si dichiarano pronti “a
dare ascolto, con spirito costruttivo, alle proposte
degli altri Stati membri” (..) e “a lavorare assieme
sulla base del Trattato costituzionale, firmato a Roma nell'ottobre del 2004 da tutti i Governi degli Stati
membri dell’Unione Europea, per giungere ad un
accordo sul testo che rispetti la sua sostanza ed i
suoi equilibri” (3). L’ambizione degli “Amici della Costituzione” consisteva nel domandare ai paesi che
hanno rifiutato il testo di spiegare le proprie reticenze, senza respingere l'idea di un rinegoziato, a condizione che tale nuovo negoziato aggiunga nuovi
elementi al testo esistente. Il Primo Ministro lus-
I ministri del lavoro vogliono rafforzare il
“modello sociale europeo”
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Il 14 febbraio 2007, i Ministri del Lavoro di nove paesi (Belgio, Bulgaria, Grecia, Spagna, Francia, Italia,
Cipro, Lussemburgo e Ungheria) hanno lanciato un
appello a favore di “un nuovo slancio verso l'Europa
sociale” (6). Sottolineano la necessità di “legare il
rilancio dell'Europa sociale alla ripresa della dinamica
istituzionale”. I Ministri raccomandano “la necessità
di rafforzare il modello sociale europeo” e riaffermano la “necessità di rafforzare la convergenza economica e sociale in seno all'Unione al fine di promuovere l'occupazione, la formazione permanente,
la modernizzazione del sistema di protezione sociale”. Si stima in particolare che “la lotta contro la disoccupazione deve rimanere un asse prioritario della
politica economica e sociale” degli Stati dell'Unione e
si sostiene la necessità di un supporto al dialogo
sociale europeo. Il testo raccomanda anche la generalizzazione delle clausole sociali negli accordi commerciali dell'Unione Europea con i paesi terzi. “Cre-
diamo che l'Europa non possa ridursi ad una zona di
libero scambio, ma che debba assicurare l'equilibrio
indispensabile tra libertà economica e diritti sociali,
in modo che il mercato interno possa diventare uno
spazio regolato anche a livello sociale”, questo è
quanto affermato nel testo. Negli allegati, i firmatari
identificano il percorso da seguire per “combattere il
lavoro precario e favorire la stabilizzazione dell'occupazione e la qualità del lavoro”, nonché quanto
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necessario per “impegnarsi al fine di realizzare delle
riforme del sistema di protezione sociale che siano
mirate alla sostenibilità finanziaria, ma anche all'esigenza di preservarne le finalità sociali e il carattere
universale e solidale”. Con l'inaugurazione della presidenza in trio del Consiglio, a seguito della modifica
del regolamento interno del Consiglio stesso, la
Germania, il Portogallo e la Slovenia non sono – in
questa fase – firmatari dell'appello.
Si sarà osservato che, in seguito all'incontro con il
Primo Ministro lussemburghese, la candidata del
Partito Socialista francese, Ségolène Royal, ha auspicato “che vi possa essere una fase sociale e che i
diritti dei lavoratori siano tenuti in considerazione a
livello europeo” (7). Jean-Claude Juncker si era detto d'accordo “in relazione all'idea di completare il
trattato con una dichiarazione sociale più allettante
ed ha considerato l'idea di una base di diritti sociali
minimi per i lavoratori”. I funzionari europei troveranno un accordo in relazione al principio di una retribuzione sociale minima valida ovunque in Europa,
la necessità di una retribuzione minima di inserimento, un reddito minimo garantito – anch'essa
valida ovunque in Europa – fissata a livello nazionale, nonché un accordo in relazione a regole minime
in materia di licenziamento. Seguendo l'esempio di
Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal ha criticato la Banca Centrale Europea. Non si tratta di rimetterne in
discussione l'indipendenza ma di “non lasciare che
eserciti la propria onnipotenza”. Jean-Claude Juncker ha attenuato la proposta parlando di un rafforzamento del polo economico e monetario senza intaccare l'indipendenza della BCE e suggerendo di
tornare allo spirito dei trattati, secondo cui la stabilità dei prezzi, la crescita e l'occupazione hanno eguale considerazione all'interno dell'Europa (8).
Il trio presidenziale
Nel settembre 2006, il Consiglio dell'Unione Europea
ha modificato il proprio regolamento interno: “Per
ogni periodo di 18 mesi, le tre presidenze che saranno in esercizio in quel dato momento sono tenuta a elaborare, in collaborazione con la Commissione
e dopo aver organizzato le consultazioni necessarie,
un progetto di programma delle attività del Consiglio
per quel periodo” (Cfr. Allegato I per le modifiche
delle tre istituzioni politiche dell'Unione a seguito
dell'allargamento). La Germania, con i due paesi che
deterranno la presidenza successivamente al turno
tedesco, il Portogallo e la Slovenia, ha presentato al
Consiglio “Affari generali e relazioni esterne”, nel
dicembre 2006, un programma comune per 18 mesi
(9).
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Il programma sociale delle attività del Consiglio elaborato dal “trio presidenziale” che comprende la Germania, il
Portogallo e la Slovenia.
Nel settore sociale, “l'obiettivo generale delle tre presidenze
consisterà nel rafforzare il modello sociale europeo quale parte
integrante della strategia di Lisbona, migliorando in tal modo la
sua visibilità e rafforzando l'accettazione della UE, nonché nel
garantire la sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale. Nell'ambito di tali parametri saranno affrontate in particolare le
questioni seguenti: prosieguo dei lavori sulla combinazione di
flessibilità lavorativa, protezione sociale e sicurezza occupazionale ("flessicurezza"); migliore conciliazione fra lavoro, famiglia e
vita privata; adeguata infrastruttura per l'assistenza e la custodia
dei bambini; assistenza agli anziani e ai disabili; sfide derivanti
da tendenze e cambiamenti demografici, in particolare l'invecchiamento delle nostre società e i bassi tassi di natalità; promozione dell'inclusione sociale e lotta contro la povertà quali elementi distintivi del progetto europeo. Le discussioni sul futuro
dei servizi sociali in un mercato interno sempre più liberalizzato
saranno inoltre parte integrante del dibattito sociale e politico a
livello di UE nei prossimi anni. Il seguito dell'attuale comunicazione della Commissione europea richiederà una stretta cooperazione fra le prossime presidenze.
Per quanto riguarda il coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale e delle disposizioni in materia di pensionamento, le tre
presidenze intensificheranno i lavori relativi alla direttiva sulla
trasferibilità delle pensioni e aggiorneranno periodicamente il
regolamento sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale”.
Diritti fondamentali
Non tutti gli attuali Stati membri della UE condividono queste richieste di obiettivi sociali. Una soluzione
potrebbe essere includere sempre di più i diritti sociali nell'agenda europea. Il trattato costituzionale
prevede l'adesione della UE alla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo (Convention européenne
des droits de l’Homme - CEDH) ma non si esprime
in relazione all'adesione di questa agli altri strumenti
del Consiglio d'Europa, tra i quali vi è la Carta sociale 1996 rivista. La Confederazione europea dei Sindacati sostiene il rafforzamento dei diritti sociali e
invita gli Stati membri a ratificare la Carta e il protocollo di reclamo collettivo (10). In un rapporto redatto
per il Consiglio d'Europa nell'aprile 2006, il PM lussemburghese ha difeso il principio dell'adesione dell'Unione alla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo, nonché al Consiglio d'Europa, entro il 2010
(11). Secondo il PM lussemburghese, le inquietudini
suscitate dagli effetti della creazione dell'Agenzia
dei Diritti Fondamentali della UE, in relazione all'unicità, la validità e l'efficacia degli strumenti di followup dell'applicazione dei diritti umani del Consiglio
d'Europa, troverebbero una soluzione positiva a
condizione che l'Agenzia si occupi del rispetto dei
diritti fondamentali solo nell'ambito del diritto comu2
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nitario. Quasi un anno dopo, l'Agenzia dei diritti fondamentali della UE ha iniziato a lavorare e dovrebbe
diventare pienamente operativa entro il termine del
2007 (12).
Il regolamento, adottato formalmente in occasione
della sessione del Consiglio Giustizia e Affari interni
tenutosi nel mese di febbraio 2007, riflette le divergenze esistenti tra gli Stati membri. La flessibilità del
compromesso raggiunto è notevole. Con l'obiettivo
di raggiungere un accordo globale in relazione alla
creazione dell'Agenzia alla fine del 2006, la presidenza finlandese si era trovata di fronte a numerosi
problemi, in particolare: il riferimento alla Carta dei
diritti fondamentali dell'Unione europea (che verrà
alla fine menzionata solo in due motivazioni e non
nel dispositivo di regolamento); la possibilità di avviare una procedura in virtù dell'articolo 7 del Trattato sull'Unione Europea (TUE) (sospensione dei diritti
di uno Stato membro in caso di violazione dei diritti
umani); le competenze dell'Agenzia nelle materie
disciplinate dal titolo VI del TUE (cooperazione di
polizia e giudiziaria in materia penale - terzo pilastro) e la competenza territoriale dell'Agenzia (13).
All'interno del regolamento adottato, le attività dell'Agenzia si riferiscono all'articolo 6 par. 2 del Trattato CE. Non riguardano né l'articolo 7 del TUE, né la
cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale sebbene una maggioranza di delegazioni ritenga che gli articoli 30, 31 e 34, paragrafo 2, lettera c)
del TUE costituiscano una base giuridica appropriata per la decisione, una minoranza ha negato l'esistenza di una base giuridica per la decisione proposta. Numerose dichiarazioni, allegate al verbale del
Consiglio, espongono la flessibilità del compromesso raggiunto (14). Pertanto, “il Consiglio ritiene che
né i trattati né il regolamento che istituisce l'Agenzia
dell'Unione europea per i diritti fondamentali precludano la possibilità per il Consiglio di avvalersi dell'assistenza della futura Agenzia (...) al momento in
cui si decide di chiedere a delle personalità indipendenti di presentare un rapporto sulla situazione in
uno Stato membro a norma dell'articolo 7 TUE, qualora il Consiglio stabilisca che le condizioni di tale
articolo sono soddisfatte". Quanto al mandato dell'Agenzia, in un'altra dichiarazione si legge: "il Consiglio accetta di riesaminare, anteriormente al 31
dicembre 2009, il mandato dell'Agenzia per i diritti
fondamentali (...) ai fini della possibile estensione
del medesimo al settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. Il Consiglio invita
la Commissione a presentare una proposta in tal
senso, ove opportuno". Per quanto riguarda invece
la consultazione dell'Agenzia nei settori della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, “Il
Consiglio ritiene che le istituzioni dell'Unione possano, nell'ambito del processo legislativo e nel rispetto
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dei rispettivi poteri, beneficiare ognuna, se del caso
e su base volontaria, di tali competenze anche nel
settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in
materia penale e (...) ritiene che tali competenze
generali possano essere utili anche agli Stati membri che desiderino avvalersene nel corso dell'attuazione di atti legislativi dell'Unione in detto settore". I
Paesi Bassi hanno preso le distanze da una tale
dichiarazione e affermano che non intendono utilizzare questa possibilità. Al contrario, l'Italia la considera “alla stregua un impegno politico ad avvalersi
costantemente dell’ausilio dell’Agenzia nel settore
della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia
penale” e attende, da parte della Commissione, le
misure necessarie.
L'obiettivo, i compiti, la cooperazione con la società civile ,
la portata geografica dell'Agenzia e le sue relazioni con il
Consiglio d'Europa
In quanto tale, ha lo scopo di fornire alle istituzioni competenti della Comunità e agli Stati membri, nell'attuazione del
diritto comunitario, assistenza e consulenza in materia di
diritti fondamentali, in modo da aiutarli a rispettare pienamente tali diritti quando essi adottano misure o definiscono
iniziative nei loro rispettivi settori di competenza.
L'Agenzia sarà un organo di raccolta e analisi dei dati con la
capacità di formulare pareri, proprio come l'attuale Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (anche
se, ovviamente, con un campo di applicazione sostanziale più
ampio). Il regolamento di base dell'Agenzia, però, rispetto a
quello dell'Osservatorio attribuisce maggiore importanza alla
sensibilizzazione del pubblico e alla cooperazione con la società civile.
Il regolamento attribuisce all'Agenzia i seguenti compiti.
- Per quanto riguarda informazioni e dati: raccogliere, registrare, analizzare e diffondere informazioni e dati rilevanti,
obiettivi, attendibili e comparabili; predisporre metodi per
migliorare la qualità dei dati; svolgere o promuovere la ricerca e le indagini scientifiche.
Per quanto riguarda le funzioni di consulenza:
* formulare e pubblicare conclusioni e pareri per l'Unione e
per gli Stati membri quando danno attuazione al diritto comunitario, di propria iniziativa o a richiesta del Parlamento
europeo, del Consiglio o della Commissione;
* pubblicare una relazione annuale sulle questioni inerenti ai
diritti fondamentali che rientrano nei settori di azione dell'Agenzia, segnalando anche gli esempi di buone pratiche;
* pubblicare relazioni tematiche.
Per quanto riguarda la cooperazione con la società civile e la
sensibilizzazione: predisporre una strategia di comunicazione
e favorire il dialogo con la società civile, per sensibilizzare il
vasto pubblico in materia di diritti fondamentali e informarlo
attivamente sui suoi lavori. A tal fine l'agenzia stabilisce una
rete di cooperazione («piattaforma dei diritti fondamentali»)
costituita da organizzazioni non governative per la difesa dei
diritti dell'uomo, da sindacati e associazioni di datori di lavoro, da enti socio-professionali competenti, da chiese, da associazioni religiose, filosofiche e non confessionali, da università, nonché da esperti qualificati di organizzazioni ed enti a
livello europeo e internazionale.
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In base al regolamento, "nello svolgimento dei suoi compiti
l'Agenzia fa riferimento ai diritti fondamentali quali definiti
nell'articolo 6, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea".
Il regolamento prevede un quadro pluriennale che definirà i
settori tematici dell'attività dell'Agenzia. Il quadro pluriennale
sarà adottato dal Consiglio su proposta della Commissione
previa consultazione del Parlamento europeo. All'atto dell'elaborazione della sua proposta, la Commissione dovrà consultare il consiglio di amministrazione.
Il quadro coprirà cinque anni e dovrà in ogni caso comprendere la lotta contro il razzismo, la xenofobia e le forme di
intolleranza connesse (come voluto da tutte le istituzioni dell'UE, l'azione dell'Agenzia continuerà a riguardare tali argomenti).
In relazione alla portata geografica dell'Agenzia, essa include
la UE e i suoi 27 Stati membri.
- L'Agenzia sarà inoltre aperta alla partecipazione, come osservatori, di paesi candidati (Turchia, Croazia, ex Repubblica
jugoslava di Macedonia), previa decisione del pertinente consiglio di associazione, che stabilirà la natura, la portata e le
modalità della partecipazione di quei paesi ai lavori dell'Agenzia, tenendo conto dello status specifico di ciascun paese.
- Il Consiglio potrà inoltre invitare i paesi dei Balcani occidentali (Albania, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro) che
hanno concluso un accordo di stabilizzazione e di associazione con la Comunità europea a partecipare all'Agenzia in qualità di osservatori (seguirà una decisione del pertinente consiglio di associazione, come per i paesi candidati). Secondo il
regolamento di base, per evitare duplicazioni e garantire la
complementarietà e il valore aggiunto, l'Agenzia deve coordinare le sue attività con quelle del Consiglio d'Europa. A tal
fine, la Comunità concluderà un accordo con il Consiglio d'Europa. Inoltre, il Consiglio d'Europa nominerà una personalità
indipendente come membro del consiglio di amministrazione,
che potrà partecipare anche alle riunioni dell'ufficio di presidenza. (Per la struttura dell'Agenzia vedere allegato II).
Il Consiglio europeo di Primavera
Il Consiglio europeo di primavera rimane quello dedicato alla revisione della strategia di Lisbona e ai
“progressi” ottenuti nel settore delle riforme e in termini di investimento nei settori della ricerca e dello
sviluppo, nonché nel settore dell'istruzione. Gli Stati
membri si sono impegnati a proseguire le riforme di
modernizzazione del mercato del lavoro. Malgrado
la ridefinizione della strategia di Lisbona nel 2005 in
relazione alla crescita e all'occupazione, il Consiglio
europeo ha posto l'accento sull'importanza del dialogo sociale e del modello sociale europeo, nonché
sull'importanza “dell'occupazione di qualità”.
Realtà sociale o realtà economica?
In seguito all'accordo del Consiglio europeo di giugno 2006, la Commissione ha appena avviato una
consultazione sulla base di una relazione riguardante la realtà sociale dell'Europa, tale relazione è stata
redatta dagli esperti dell'Ufficio consiglieri di politica
europea. Tale documento, “La Realtà sociale europea” descrive un prospetto dei cambiamenti realizzatesi in Europa tra cui il “rapido percorso in direzione di un'economia post-industriale di conoscenza e
di servizi che trasforma la natura del lavoro e delle
divisioni tra classi sociali, nonché le condizioni di
accesso alle opportunità economiche, l'ampiezza
della mobilità sociale e l'incidenza della povertà e
delle ineguaglianze” (p. 8) (15). Risulta significativo
che, tra i primi elementi identificati, figuri la trasformazione del capitalismo. In questo settore, l'importanza del capitalismo finanziario è al centro delle
preoccupazioni della presidenza tedesca, che sta
tentando di far includere la questione del controllo
dei fondi speculativi “hedge funds” nell'ordine del
giorno del prossimo G7 (maggio 2007). Si tratta di
una questione controversa, i paesi più liberali (USA
e UK) sono contrari a qualsiasi regolamentazione.
In occasione della riunione informale dei Ministri delle Finanze tenutasi a Berlino il 21 aprile, la presidenza tedesca ha lanciato l'idea di un codice di
condotta al fine di definire le buone pratiche. La UE
vuole anche allargare questo tipo di riflessione agli
investimenti capitale “private equity” di cui i fondi
maggiori moltiplicano il rilevamento delle società
grazie a massicci prestiti dalle banche (16). Tale argomento è stato recentemente oggetto di un richiamo al controllo da parte della BCE, la Banca Centrale Europea.
Nuovo capitalismo e ruolo dei fondi di investimento capitale e dei fondi speculativi
In occasione del suo XXI Congresso (21-24 maggio 2007), la
CES vuole difendere il modello sociale europeo e si prepara a
lanciare una campagna contro il nuovo capitalismo o “il casinò
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dell'economia”. Si tratta di un argomento che era già stato affrontato nel novembre 2006 dal Segretario generale della CES,
John Monks, in occasione di un intervento al memoriale di Aneurin Bevan (17). In questa occasione aveva descritto questo nuovo capitalismo, basato sulla finanza ed essenzialmente concentrato su profitti rapidi, che porta a sempre maggiori ineguaglianze e licenziamenti. In particolare si è messo l'accento sui fondi di
investimento speculativi che caratterizzano questo nuovo capitalismo e presentano notevoli rischi per la stabilità economica,
l'industria tradizionale e l'occupazione.
Nel marzo 2007, il gruppo socialista del Parlamento europeo ha
organizzato un seminario intitolato “I Fondi di investimento capitale e i fondi speculativi. Che raccoglie i frutti del loro successo?”. Gli euro-deputati socialisti vogliono includere il loro percorso nella volontà di sviluppare “un'economia sociale di mercato” e
non “una società di mercato”, così come afferma la relazione
redatta a supporto del seminario e preparata da un team di
consiglieri specializzati e collaboratori dei due responsabili della
tutela, l’ex primo ministro danese Poul Nyrup Rasmussen e la
olandese Ieke van den Burg, portavoce socialista per le questioni economiche e monetarie (18). L'analisi presenta numerosi
esempi concreti e identifica sei fenomeni che rischiano di compromettere l'economia sociale di mercato:
- il rischio legato ai fondi pensione privati;
- la mancanza di potenzialità delle imprese del settore privato;
- la mancanza di sicurezza giuridica dei servizi pubblici;
- la mancanza di lavoro adeguato e di partecipazione dei lavoratori alle questioni dell'impresa;
- l’instabilità dei mercati finanziari;
- la mancanza di comportamenti etici, in particolare da parte dei
finanziatori, che riscuotono oneri troppo alti e beneficiano di una
bassa tassazione.
In particolare, il documento indica che i finanziatori di fondi speculativi saranno, nel 2007, a capo di una somma pari a 1,7 trilioni di dollari e che i fondi di investimento privati, in continua
crescita e non regolamentati, l'anno scorso disponevano di una
riserva di 640 miliardi di euro da investire nel rilevamento di
società. La relazione sottolinea la necessità di elaborare leggi
migliori con la prospettiva di proteggere, tra i vari investimenti, i
fondi pensione. Il commissario europeo per il mercato interno e i
servizi, Charlie McCreevy, ha respinto il progetto di una regolamentazione più severa.
La dichiarazione di Berlino
In vista della redazione della Dichiarazione di Berlino, nonché dell'Fdr che dovrebbe essere adottato
dal Consiglio europeo del giugno 2007, Angela
Merkel, Cancelliere tedesco, ha scelto il metodo della consultazione bilaterale degli altri Stati Membri, ai
quali è stato chiesto di nominare due “sherpa”. La
preparazione della Dichiarazione di Berlino, firmata
a Berlino il 25 marzo dai presidenti delle tre istituzioni politiche della UE: Angela Merkel per il Consiglio, José Manuel Barroso per la Commissione e il
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nuovo presidente del Parlamento Europeo, HansGert Pöttering, aveva fatto emergere le divergenze
tra i 27: il Regno Unito era contrario a un riferimento
all'euro, la Polonia richiedeva un riferimento alla radici cristiane, la Francia rifiutava il riferimento all'allargamento. Il termine “costituzione” stesso veniva
respinto. La Repubblica Ceca non voleva che la dichiarazione di Berlino menzionasse l'anno 2009
come data limite di ratifica del Trattato europeo. Ad
eccezione dell'euro, la Dichiarazione di Berlino non
dice nulla in relazione agli argomenti fonte di discordia e non menziona, in quanto tali, né l'allargamento
né il trattato costituzionale. In conclusione, rappresenta una tappa in vista dell'adozione dell'FdR che
sarà presentata al Consiglio europeo di giugno (vedere allegato II). Dopo le conclusioni del Consiglio
europeo di giugno 2006, che aveva fissato il termine
dell'anno 2006 per l'adozione delle riforme, la Dichiarazione di Berlino comprende il seguente obiettivo “fondare l'Unione Europea su basi comuni rinnovate entro le elezioni europee del 2009”.
Davanti al Parlamento europeo, Angela Merkel ha
risposto alle critiche relative al metodo di redazione
della dichiarazione (19). Angela Merkel ritiene che
sia necessario “trovare un equilibrio tra la partecipazione e la realizzazione”, e che i migliori risultati non
sempre sono ottenuti “sulla pubblica piazza”. Condividendo la volontà di una partecipazione dell'opinione pubblica, e ritenendo che il “Consiglio non è il
luogo migliore per fare questo”, Angela Merkel ha
“suggerito” al Parlamento “di chiamare in causa la
società civile, ad esempio in maggio”, al fine di rendere conto al Consiglio delle “aspettative della società civile in relazione a questo nuovo processo
istituzionale comune; le opinioni della società civile,
ciò che spera, ciò che pensa”.
Le incertezze parte delle consultazioni
della presidenza tedesca
I sette paesi che non hanno espresso la propria opinione si suddividono in due campi: da una parte, i
due paesi membri della zona euro favorevoli al Trattato costituzionale (Irlanda e Portogallo), nonché
Svezia e Danimarca, e dall'altra, i paesi che rifiutano
la ratifica del trattato attuale, la Repubblica Ceca, la
Polonia e il Regno Unito (raggiunto anche dai Paesi
Bassi) che sono annoverati tra i paesi più euroscettici. In Francia, si dovrà attendere il risultato del
secondo turno delle presidenziali il 6 maggio prossimo. A seguito del primo turno delle presidenziali
francesi, che ha registrato una forte affluenza alle
urne (84,6% contro il 73% del 21 aprile 2002), i
Francesi devono scegliere tra il candidato della destra, Nicolas Sarkozy (31,11% dei suffragi) e la candidata del Partito Socialista, Ségolène Royal
(25,84%). Al centro dello scacchiere politico, il terzo
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candidato più importante, François Bayrou, ha ottenuto il 18,55 % e viene considerato come l'ago della
bilancia del secondo turno. La grande affluenza ha
contribuito al cedimento dell'estrema destra. Il candidato di questa, Jean-Marie Le Pen, che era arrivato secondo il 21 aprile 2002, ha ottenuto una percentuale non superiore al 10,51 % dei suffragi.
La Repubblica Ceca
Alla fine di dicembre 2006, l'ODS, il partito cristianodemocratico, e i Verdi hanno firmato un accordo di
coalizione. Il 20 gennaio 2007, il governo di Mirek
Topolanek ha ottenuto la fiducia del Parlamento dopo la defezione di due deputati del CSSD. I leader
dei partiti membri della coalizione governativa hanno discusso delle rispettive posizioni in relazione
alla Costituzione Europea. Con una dichiarazione
comune, l'ODS, il KDU-CSL e i Verdi hanno, in particolare, “fatto presente il desiderio che il nuovo testo sia basato sulla Costituzione attuale”.
Il 25 marzo 2007, il presidente Ceco, Vaclav Klaus,
aveva preso le distanze dalla data del 2009, fissata
dalla dichiarazione di Berlino. In conseguenza, i dirigenti Cechi hanno considerato come auspicabile
che la Conferenza Intergovernativa non coincida
con il semestre di presidenza dell'Unione della Repubblica Ceca (I semestre del 2009). Recentemente, il Presidente Vaclav Klaus non ha escluso la
possibilità di “un'Europa a due velocità” (20).
Polonia: opposizione alla nuova definizione di maggioranza qualificata
Il 20 febbraio 2007, di fronte al Forum Nazionale
Irlandese, il presidente Lech Kaczynski ha dichiarato che la Polonia sarebbe favorevole all'adozione di
un Trattato Costituzionale europeo. Fino a quel
momento la Polonia rifiutava, per l'Europa stessa,
anche l'idea di dotarsi di un trattato. Il presidente
polacco ha anche posto l'accento “sull'entusiasmo
delle autorità polacche in relazione all'Europa”, ricordando, tuttavia, la propria idea dell'Europa come
“Continente di Nazioni 21 “. Secondo il presidente
polacco, “la Polonia non vede una crisi profonda in
relazione al processo decisionale nella UE”. Ha inoltre preso le distanze dalla posizione irlandese che
supporta la soluzione dei cambiamenti di piccola
entità, che la Polonia non può accettare. La Polonia
è contraria alla nuova definizione di maggioranza
qualificata poiché questa le è meno favorevole rispetto al sistema di ponderazione attuale che dà
alla Polonia tanti voti quanto la Spagna e quasi tanti
quanto i grandi paesi (vedere allegato 1).
Paesi Bassi e Regno Unito: negoziati a partire dal
trattato di Nizza
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Nei Paesi Bassi, la coalizione CDA-PvdAChristenUnie, formatasi all'inizio di febbraio, ha
chiesto al Consiglio di Stato il parere sulla modalità
di ratifica di un futuro trattato europeo (22). A marzo,
il governo olandese ha trasmesso una lettera al Parlamento dove si dichiara favorevole a un trattato
mirato ad emendare i trattati attuali (23). In aprile, a
seguito dell'incontro con il Primo Ministro Balkenende, il Primo Ministro britannico Tony Blair ha affermato che “gli Olandesi ed i Britannici pensano che
sia importante tornare all'idea di un trattato convenzionale che abbia come obiettivo di permettere all'Europa di lavorare in modo più efficace, perché in
Europa adesso ci sono 27, e poi saranno 28, e non
più solo 15 paesi (...), piuttosto che cercare un trattato che abbia le caratteristiche di una costituzione”
(24). Il Primo Ministro Balkenende ha parlato dei timori espressi dagli Olandesi per la creazione “di un
super Stato europeo”.
Conclusioni
50 anni dopo la firma del Trattato di Roma, che aveva istituito la Comunità economica europea, l'Europa unita non ha più nulla a che vedere con la Comunità dei padri fondatori. Lanciata dal Trattato di
Maastricht, la moneta unica rappresenta un elemento essenziale del mercato interno, spazio di “libera
circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e
dei capitali” (25). Lo spazio monetario e lo spazio del
mercato tuttavia non coincidono in termini di Stati
partecipanti. La cooperazione giudiziaria e di polizia,
nonché la cooperazione nel settore dell'asilo e dell'immigrazione, viene sviluppata dal trattato di Amsterdam e di Nizza. Le aspettative dei terzi nei confronti dell'Unione sono chiare, sia che arrivino dalla
parte dei paesi candidati all'adesione che dalla parte
degli Stati con cui l'Unione intrattiene delle relazioni
di stabilizzazione, vicinato o partenariato.
Dall'instaurazione della fase di riflessione, le istituzioni dell'Unione tentanto di contrastare l'apatia dei
cittadini europei, la cui partecipazione alle elezioni
europee è in costante diminuzione dalla prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento
nel 1979. Oltre al modello economico e sociale dell'Unione, vengono avanzate richieste in vista del
rafforzamento dei diritti sociali fondamentali, nonché
in relazione al settore dell'ambiente e dell'energia,
ma anche in relazione alla riaffermazione del principio di sussidiarietà, vale a dire il principio secondo
cui l'intervento europeo deve rispettare le competenze nazionali e regionali. Alcune di queste richieste non saranno condivise da tutti gli Stati membri.
L'unione avrà pertanto una sola alternativa, migliorare la differenziazione della UE, un meccanismo che
rafforza il trattato costituzionale in parecchi settori,
ma che risulta poco operativo a livello economico e
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sociale, il cui coordinamento delle politiche nazionali
a livello europeo è poco probante.
Una conferenza intergovernativa (CIG) dovrebbe
essere convocata nel 2007 sotto la presidenza portoghese. Il Consiglio europeo del dicembre 2006 ha
fissato come data ultima la fine del 2008 per la conclusione del processo delle riforme. Angela Merkel,
come una maggioranza di deputati europei, desidera che la Costituzione sia realizzata prima delle elezioni del 2009. Questo presuppone una CIG breve,
in modo tale da finalizzare per tempo il processo di
ratifica. Spuntano a questo punto due ipotesi. La
prima afferma che i dirigenti della UE possono decidere di convocare una CIG al fine di includere nel
Trattato di Nizza le disposizioni istituzionali del trattato costituzionale. Questo significa mettere in pratica, a livello di CIG, la tecnica del “cherry-picking”.
Non si escludono altri miglioramenti, ma il negoziato
per questi rischia di aprire un'ampia serie di lavori.
D'altronde potrebbe risultare difficile anche l'inclusione delle disposizioni istituzionali. Tra i 27 partner
europeo, alcuni già rimettono in causa i compromessi raggiunti con i lavori della Convenzione europea e della CIG 2003-2004. Uno Stato membro si è
già allontanato dalla nuova definizione di maggioranza qualificata, un altro rischia di respingere l'integrazione della carta dei diritti fondamentali, indipendentemente dalla tecnica ecc.
La seconda ipotesi prevede che i negoziati comincino sulla base del trattato costituzionale, il cui nome
potrebbe essere modificato (trattato fondamentale,
trattato di base, legge fondamentale, …). Vari scenari sono possibili (26) : 1) miglioramenti della terza
parte, 2) alleggerimento del trattato, 3) riorganizzazione di questo, e 4) aggiunta di elementi (Trattato
plus). La maggioranza dei sostenitori di questo scenario ha identificato la necessità di rivedere la clausola di revisione. Questo potrà significare che, qualunque sia il risultato dei negoziati, il futuro testo potrà contenere una clausola di revisione a tempo.
Nel 2004, il trattato costituzionale non fu finalizzato
in tempo prima delle elezioni europee del mese di
giugno. Le elezioni europee del 2009 saranno l'occasione per rovesciare la tendenza? Dipenderà tutto
dalla volontà degli elettori di partecipare alla vita politica sia a livello nazionale che europeo, nonché
dalla capacità dei dirigenti politici di veicolare un discorso coerente in relazione alle loro azioni sia a
livello nazionale che europeo.
Cécile Barbier
1
Discorso di Angela Merkel, Cancelliere della Repubblica
Federale Tedesca, mercoledì 17 gennaio 2007, al Parlamento
europeo,
a
Strasburgo.
Demain l’Europe – 25 aprile 2007 – n° 33
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http://www.eu2007.de/fr/News/Speeches_Interviews/Janu
ary/Rede_Bundeskanzlerin2.html
Bollettino giornaliero Europa n° 9350 24 gennaio 2007.
Riunione ministeriale degli Amici della Costituzione « Per
un'Europa migliore » Madrid, 26 gennaio 2007.
Guy Verhofstadt, Primo Ministro belga, aveva sottolineato
che « la Costituzione non deve farsi dal basso, ma dall'alto. Il testo è stato rifiutato per quello di cui è deficitario, e
la riflessione deve concentrarsi su ciò che è necessario
aggiungere ». Sintesi dell'incontro « Notre Europe demain » (La nostra Europa di domani), 18 Novembre 2006,
Senato, Parigi.
Agenzia Belga via « le Vif », 23 gennaio 2007.
Un nuovo stimolo per l'Europa sociale. Dichiarazione del
7 febbraio 2007.
Gennaio 2007.
In relazione a questo argomento: « Come cambiare alcuni elementi della politica monetaria? », Laurence Boone,
7 gennaio 2007. Telos, agenzia intellettuale on line.
http://www.teloseu.com/2007/01/comment_changer_quelque_chose.php
Programma comprendente 1 18 mesi delle presidenze
tedesca, portoghese e slovena. 21 dicembre 2006 doc.
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Consiglio d'Europa: dichiarazione della CES in occasione
del III vertice dei capi di Stato e di governo (maggio 2005,
Varsavia), Documento adottato dal Comitato esecutivo
della CES in occasione della riunione di Bruxelles, il 15 e
16 marzo 2005 (http://www.etuc.org/a/1109). Vedere anche Olivier De Schutter : «L’adesione della UE alla Carta
sociale europea rivista», EUI Working Paper Law, n°
2004/11, European University Institute, Firenze, Facoltà
di Giurisprudenza.
Consiglio d'Europa-Unione Europea. La stessa ambizione
per
il
continente
europeo.
11
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http://www.gouvernement.lu/salle_presse/actualite/2006/0
4/11conseil_europe/francais_mod.pdf
Regolamento (CE) n°168/2007 del Consiglio 15 febbraio
2007 relativo alla creazione di una Agenzia dei diritti fondamentali della UE, JOUE L n° 53 del 22 febbraio 2007.
Doc 16018/06, 29 novembre 2006.
Doc 6396/07 ADD 1, 27 febbraio 2007.
Documento consultivo del Gruppo dei Consiglieri di politica europea, «La realtà sociale dell'Europa», Roger Liddle
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http://ec.europa.eu/citizens_agenda/social_reality_stockta
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La Tribune, 21 aprile 2007.
John Monks, “Bevan Memorial lecture: The Challenge of
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Discorso del presidente Lech Kaczynski, «Polonia e Irlanda in un'Europa Unita», Forum nazionale irlandese
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NRC Handelsblad, 5 febbraio 2007.
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http://www.minbuza.nl/nl/actueel/brievenparlement,2007/
03/Kamerbrief-inzake-EU-verdragswijziging.html
Conferenza stampa con il PM olandese, 16 aprile 2007.
http://www.numberten.gov.uk/output/Page11479.asp
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25 Articolo 3 del Trattato CE, ex-article 3 del trattato CEE.
26 Cfr. DLE 32 e bollettino settimanale del CRISP, n° 19391940.
Demain l'Europe
newsletter dell'Osservatorio sociale europeo, Asbl pubblicata su richiesta
della Confederazione europea dei sindacati e in collaborazione con l'Istituto
sindacale europeo per la ricerca, l'istruzione, la sanità e la sicurezza, dipartimento ricerca.
La responsabilità di questi testi è dell'Osservatorio sociale europeo, Asbl
Editore capo: Philippe Pochet
Redazione: Cécile Barbier
Demain l’Europe
Lettre électronique de l’Observatoire social européen, Asbl éditée à la demande de la Confédération
européenne des syndicats et en collaboration avec
l’Institut syndical européen pour la recherche,
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recherche.
Ces textes n’engagent que la responsabilité de
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