STORIA DELLA FORMULA 1 - Museo dell`automobile
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STORIA DELLA FORMULA 1 - Museo dell`automobile
STORIA dei regolamenti di Formula 1 Si cominciò a parlare di regolamenti sportivi fin dalla Parigi – Rouen del 1894, considerata la prima corsa della storia. In quell’occasione si decise una serie di regole da rispettare, quali la distanza da percorrere, le caratteristiche delle vetture e la velocità da tenere. Fu per questo che il vincitore, il marchese De Dion, fu squalificato: la sua vettura aveva superato la velocità consentita. Le vetture furono dapprima suddivise in base al tipo di motore (elettrico, a vapore, a scoppio), quindi al genere di veicolo (auto a quattro ruote, tricicli, motocicli), infine secondo il peso delle vetture stesse, in base al quale furono stabilite le prime categorie: vetturette fino a 500 kg, vetture leggere fino a 1000 kg; grandi oltre 1000 kg. Un primo passo verso la regolamentazione internazionale fu fatto quando l’AIACR (Associazione Internazionale Automobile Club Riconosciuti), l’attuale FIA, stabilì che solo le auto di peso massimo non superiore ai 1000 kg potevano partecipare ai Gran Premi internazionali. Il Gran Premio di Francia del 1906 è considerato l’inizio della categoria “formula”, la massima espressione dell’automobilismo sportivo, e da quell’anno si fa iniziare la storia dei Grands Prix. Ecco un riepilogo dei regolamenti sportivi di Formula Uno: 1906 1907 1908 19191911 1912 1913 1914 19151920 1921 19221924 Peso massimo delle vetture: 1000 kg; 1007 se adottavano il magnete. Il percorso non poteva superare i 1226 km, da effettuarsi in 2 giornate Abolito il peso massimo. Il consumo non doveva superare i 30 l / 100 km Peso minimo kg 1100; per i motori a 4 cilindri l’alesaggio non doveva superare i 155 mm; per i motori a sei cilindri i 127 mm Nessuna formula Vigono due formula: la 1° è libera; la 2°, per le vetturette, prescrive cilindrata massima di 3000 cmc e peso massimo di 800 kg Consumo massimo: 20 l / 100 km Cilindrata massima di 4500 cmc; il peso a vuoto non può superare i 1000 kg; la pressione di introduzione della miscela carburante non deve essere superiore alla pressione atmosferica Nessuna formula Cilindrata massima 3000 cmc (1500 cmc per le vetturette); peso minimo 800 kg Cilindrata massima 2000 cmc; peso minimo 650 kg 1 1925 1926 1927 1928 1929 1930 19311933 19341937 19381946 19471953 19541957 19581960 19611965 19661972 19731980 1981 1982 1983 19841985 1986 1987 La vettura a due posti deve essere senza meccanico a bordo; prescritto lo specchio retrovisore Cilindrata massima 1500 cmc Larghezza minima della biposto o della monoposto: 85 cm Peso minimo: 550 kg; peso massimo 750. Percorso minimo, 600 km. Peso minimo 900 kg. Il serbatoio della benzina deve essere del modello prescritto, accessibile, visibile, sistemato dietro i sedili, separato dalla carrozzeria. Permessi non più di 14 kg in totale tra olio e carburante, per ogni 100 km di percorso (che deve essere almeno di 600 km) Ammessa l’aggiunta del 30% di benzolo al carburante in commercio Nessuna limitazione costruttiva. Percorso di durata non superiore a 10 ore e non inferiore a 5 Nessuna limitazione di cilindrata. Peso a vuoto senza gomme 750 kg; larghezza minima della carrozzeria 85 cm; Cilindrata fino a 3000 cmc per motori con compressore; fino a 4500 per motori aspirati. Peso a vuoto, senza ruote: tra 400 e 800 kg in proporzione alla cilindrata. Cilindrata fino a 1500 per motori con compressore; fino a 4500 per motori aspirati. Nessuna limitazione di peso e di carburante Cilindrata fino a 2500 per motori aspirati; fino a 750 con compressore. Il carburante deve essere quello in commercio Cilindrata compresa tra 1300 e 1500 cmc per motori aspirati. Peso minimo 450 kg con acqua ed olio ma senza carburante. Il carburante deve essere quello in commercio Cilindrata fino a 3000 cmc per motori aspirati e fino a 1500 cmc per motori con compressore. Numero massimo cilindri: 12. Peso minimo 500 kg con acqua ed olio ma senza carburante. Peso minimo 575 kg. Altezza minima da terra: 6 cm. Peso minimo 585 kg; pneumatici da 18 pollici Peso minimo 580 kg; minigonne Abolizione minigonne; fondo della carrozzeria piatto. Peso minimo senza pilota 540 kg. Limitazione del consumo di benzina e divieto di rifornimenti in corsa. Capacità serbatoio benzina imposta a 220 litri. Capacità serbatoio benzina 195 litri per i motori turbo, limite di 195 litri di carburante; nessun limite di consumo per i motori aspirati; peso minimo 540 kg (motori turbo), 500 kg 2 1988 19891991 1992 1994 1995 1998 2000 (aspirati); cilindrata max aspirati 3500 cmc. Pneumatici uguali per tutti per i motori turbo, limite di 150 litri di carburante, decompressione a 2,5 bar; per i motori aspirati, cilindrata massima di 3500 cmc, nessun limite di consumo. Libertà nei pneumatici Ammessi soltanto i motori aspirati; vietata la sovralimentazione; cilindrata massima 3500 cmc, n. massimo cilindri 12, peso minimo 500 kg Pneumatici uguali per tutti Vietate le sospensioni attive, per evitare la modifica dell’aerodinamica in corsa; vietato il cambio automatico e le 4 ruote sterzanti. Ammessi i rifornimenti in gara, mediante erogatori ufficiali. Capacità minima del serbatoio: 200 litri Riduzione della cilindrata max a 3 litri Restrizioni su gomme (scanalate) e telai (largh. mx retrotreno 180 cm) per contenere la velocità in curva Peso minimo 600 kg; numero massimo dei cilindri: 10, con non più di 5 valvole per cilindro. Immutata la cilindrata massima, 3000 cmc, e il divieto di sovralimentazione A leggerli tutti insieme, questi regolamenti, sembrano scritti da una mano epilettica. Il peso massimo stabilito nel primo Grand Prix della storia, 1000 kg (1906), diventa inferiore al peso minimo deciso due anni dopo, 1100 kg (1908), limite che sei anni dopo si trasforma nel peso massimo (1914). Nel 1928 drastica limitazione (peso massimo 750 kg), mentre l'anno dopo il criterio diventa un peso minimo di 900 kg (1929); finalmente si arriva a nessuna limitazione di peso (1947-1948). Ci si occupa anche del peso dei piloti, oltre che delle vetture. Una norma del 1906 prescriveva che il peso medio dei due piloti dovesse essere di 60 kg. C'è da chiedersi come facesse a rispettarla, per esempio, Vincenzo Lancia, piuttosto corpulento, Felice Nazzaro, altissimo, o qualunque altro pilota che per essere tale doveva disporre di grande forza fisica, e difficilmente aveva la corporatura di un fantino. La forza e la resistenza fisica non erano sicuramente superflue, se si considera che nel 1931, con formula libera, le competizioni non potessero durare meno di dieci ore (nel 1932 questa diventa la durata massima). Dieci ore nella polvere, con scossoni furibondi, privi di servosterzo e servofreni, al volante di vetture pesantissime condotte a velocità anche di 150, 160 km/h! Quello della velocità è poi un altro capitolo. Innanzitutto non si decise fin dall'inizio che il vincitore fosse colui che compiva il tragitto in minor tempo: questo criterio si affermò con il tempo. Nella gara che per convenzione accettata universalmente è considerata la prima al mondo per vetture a motore, la ParigiRouen del luglio 1894, si stabilì che il primo premio sarebbe spettato alla vettura più maneggevole, più sicura e più economica. Anzi, addirittura era prescritta una 3 velocità massima, che da 17 chilometri all'ora fu abbassata a 12, per timore d'incidenti! Ben 103 veicoli risultarono iscritti. Di questi, ventuno partirono, e il primo ad arrivare fu quello, a vapore, pilotato da Georges Bouton. Fu considerato vincitore? Ma nemmeno per sogno! Era andato troppo in fretta. Vinsero ex aequo la Peugeot e la Panhard-Levassor, più lente. La storia registra un'altra priorità, durante questa gara: l'utilizzo per la prima volta di uno sterzo con volante inclinato, montato sulla Vacheron, giunta quarta ex aequo con la Le Brun. L'anno dopo si decise di organizzare una bella gara di velocità. Scelto un percorso di 1200 chilometri (Parigi-Bordeaux-Parigi), si stabilì che stavolta il vincitore sarebbe stato il primo arrivato. Risultò più veloce di tutti Levassor, alla guida di una Panhard, dopo quarantotto ore e quarantasette minuti di guida. Fu acclamato vincitore e cinto d'alloro? Niente di tutto questo. Fu considerato secondo, perché la sua vettura era una due posti, e il regolamento riservava il primo premio soltanto a una quattro posti. La Panhard si rifece negli anni successivi: vinse infatti la Parigi-Marsiglia-Parigi (1896), la Parigi-Bordeaux (1898), la Parigi-Amsterdam-Parigi (1898), il primo Tour de France (1899), su distanze che raggiungevano anche i duemila chilometri. E comunque il principio della velocità era stato stabilito e, sia pure con esitazione (che Levassor avrà trovato alquanto irritante), era affermato per sempre. Per sempre? Certo, ma con qualche limitazione. Per esempio, nel 1913 fu vietata la carrozzeria con coda aerodinamica, temendo che desse un vantaggio troppo forte sugli altri concorrenti (ma se uno aveva avuto l'idea geniale, perché non premiarlo?). L'abitudine alla prudenza continuò negli sessanta, quando furono vietate le carrozzerie aerodinamiche e si imposero le ruote scoperte. La stessa sorte della sovralimentazione rivela quanto sia stato ambivalente l'atteggiamento verso la velocità pura. Nel 1914 fu vietata. Nel 1938 fu consentita, fino ad una cilindrata massima di 3 litri, con un rapporto tra motori con compressore e motori senza compressore di 1:1,5, poi passato ad 1:3 (1947) e infine 1:4 (1952). Per quell'anno, grazie ad un rapporto che favoriva in tal modo l'aspirato, tutti i costruttori scelsero motori non sovralimentati, e così si continuò fino al 1976. Nel 1977, la bomba: la Renault, che mancava dalla scena dei Gran Premi dal 1908, si presentò con una V6 di 1,5 litri sovralimentata con turbocompressore. Nel 1981 anche altre marche adottarono il turbocompressore, e nella stagione 1985/1986 parteciparono al campionato soltanto vetture con motore turbo. Si arrivò (1986) a vietare il motore aspirato. Riammesse le vetture aspirate nel 1987, si decise anche (1988) che era consentito passare nel corso della stessa stagione da un motore sovralimentato ad uno aspirato, ma non il contrario. Infine, le auto con motore turbo sono state ufficialmente vietate (1989), e lo sono tuttora. Se è vero che possono essere entrati in gioco, nella tormentata storia della sovralimentazione, considerazioni sulla sicurezza dei piloti - ed infatti tante furono le misure di sicurezza rese obbligatorie dal 1952 in avanti, a cominciare al casco (1952), alle cinture di sicurezza (1971), ai serbatoi di sicurezza (1970) - non 4 si capisce allora perché i rifornimenti di benzina sono stati vietati nel 1984, perché considerati troppo pericolosi, e quindi riammessi nel 1994. Il fatto è che i rifornimenti in gara, ossia le soste ai box, l'intervento dei meccanici, il riinserimento nella corsa sono spesso gli unici momenti eccitanti - dal punto di vista televisivo, e perciò anche finanziario - di un gran Premio. E sempre la televisione ha portato ad una progressiva riduzione della durata di una gara di formula 1. Nessuno spettatore, anche il più accanito, potrebbe resistere dodici ore davanti allo schermo! Dagli anni settanta, la durata massima consentita è di circa 2 ore, pari a quella di un qualsiasi altro show televisivo. Ben diverso l'impegno di Francois Szisz, vincitore del primo gran Premio della Storia, quello dell'Automobile Club de France del 1906. Il regolamento, molto particolareggiato, stabiliva una distanza totale di 1236 km, pari a dodici giri del circuito della Sarthe, da compiersi in due giorni. Ciascun costruttore poteva iscrivere tre auto, e il pilota e copilota dovevano alternarsi al volante e comunque essere sempre a bordo. Particolare curioso, ma giustificato dall'enorme nube di polvere che le auto sollevavano al loro passaggio, e che spesso rendeva nulla la visibilità dalla seconda in poi: l'impianto di scarico doveva seguire un andamento orizzontale, con la parte terminale rivolta verso l'alto, in modo da ridurre al minimo la polvere ( ma ce n'era pur sempre un'enorme quantità). L'ungherese Szisz, al volante di una Renault di 13 litri (12.986 cm3), sbaragliò Fiat, Itala, Mercedes, De Dietrich, Darracq, Brasier, Gordon-Brillé, Panhar, Hotchkiss, Clément-Bayard, Grégoire, impiegando 12 ore, 14 minuti, sette secondi. Se paiono tanti tredici litri, parranno tantissimi i sedici litri della Fiat, e gli oltre 17 della Lorraine Dietrich che parteciparono al Gran Prix dell'ACF del 1907. Nel 1908 si tentò di porvi argine con la cosiddetta formula Ostenda, ossia con una limitazione dell'alesaggio, lasciando libera la corsa. Ma questo portò a delle aberrazioni ridicole: come la "vetturetta" Lyon Peugeot, che presentava pistoni alti 280 mm. Soltanto nel 1914 arrivò la prima limitazione di cilindrata: non poteva superare i 4500 cm3. Ma il Gran Premio dell'ACF - l'Automobile Club di Francia - del 1914 passò alla storia non soltanto perché introdusse un criterio poi adottato nelle gare di formula di tutti gli anni successivi. Segnò un culmine, nella storia delle corse, per varietà e numero di vetture e nazioni partecipanti, per epicità del duello, per tensione e grandezza sportiva. Si iscrissero tre Alda (F), tre Opel (D), due Nagant (B), tra Vauxhall (GB), tre Peugeot (F), tre Schneider (F), tre Nazzaro (I), tre Delage (F), tre Sunbeam (GB), due Piccard-Pictet (CH), una Aquila Italiana, tre Fiat (I) e cinque Mercedes (D). Il duello si svolse fin dal primo minuto di gara tra la marca tedesca e quella francese, fra la Peugeot e la Mercedes. Dopo sette ore di una lotta che riproduceva in piccolo la sinistra tensione tra Francia e Germania sulla scena politica del tempo, arrivò primo Lautenschlager, su Mercedes, accolto da un gelido silenzio. Con il Gran Premio di Lione calò il sipario su una grande stagione sportiva, 5 terminò l'epoca delle gare su percorsi improvvisati e itinerari sempre differenti, scomparvero quegli eroici piloti capaci di stare al volante per ore ed ore, senza sostituzione, su strade impossibili, avvolti in una nube di polvere. Sono pochi a ricordare i loro nomi, ma merita citarli ancora, uno per uno: Paul Bablot, Georges Boillot, David Bruce Brown, Alessandro Cagno, Emanuele Cedrino, Ralph de Palma, Arthur Duray, Jules Goux, Victor Héméry, Camille Jenatzy, Carl Jorns, Vincenzo Lancia, Christian Lautenschlager, Felice Nazzaro, Barney Oldfield, Theodore Pilette, Marcel Renault, Dario Resta, Max Sailer, Otto Salzer, François Szisz, Louis Wagner … Donatella Biffignandi Centro di Documentazione del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino 6