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SEVEN SEDATED
Oriental Beat giunge alla settima uscita. Ne
è passata di acqua sotto i ponti… In questa
società post-moderna si deve smettere di
dare sempre la colpa ai drogati. La soluzione è
ammazzare i vecchi quando sono ancora giovani.
Questo numero è dedicato all’underground. Con il
mio stile sobrio e asciutto mi sono sempre fatto i
cazzi miei e, in questo preciso istante, ho deciso
di continuare per questa via. Nuovi acquisti nel
team Oriental Beat: Andrea Valentini, Marco
Ferrarese, Simone Parato. Se frequentate
l’underground, il Valentini vi avrà sicuramente
già parlato altre volte… Ferrarese un tempo era
il Torello della scena punk rock tricolore, oggi è
Monkey Motherfucker in tutto il mondo. Simone
Parato invece è la recluta di cui vado più fiero,
il nostro matrimonio è stato celebrato mesi fa
dal Reverendo Pacino proprio in occasione di
una Messa Cantata dai Bastet. Massilanciasassi
e il Camanzi costituiscono la vecchia guardia,
importanti conferme. Questo che hai in mano è
Oriental Beat, raggiante punk rock cartaceo.
Tutto il resto è noia.
ROCK AND ROLL RAINBOW
Mi è sempre piaciuto staccare con le unghie
la colla che tiene attaccata la cannuccia al
cartoncino del succo di frutta. Ognuno ha le
sue manie. Pur non avendo un fisico adatto,
io vivo il rock and roll. Probabilmente questa è
una delle differenze tra me e molti di voi… Altri
tre giorni al confine: venerdì Exploited, sabato
Summer Festival, domenica Directors e Groovie
Ghoulies. Per un giorno ho combattuto come
mercenario nella Barmy Army. Wattie, il leader
degli Exploited, ha quarantacinque anni ed è
un gabber. Non so di che droga si faccia, ma mi
è stato raccontato che il giorno precedente è
stato trovato quasi addormentato nella doccia.
Ha allagato tutto ed è stato necessario sfondare
la porta per recuperarlo. Non è stata certo
una giornata tranquilla per il povero Basetta.
Pensate che durante il pomeriggio ho dovuto
anche fronteggiare un albanese. Questo figlio
di Tirana ha pensato bene di piazzare le sue
magliette false dei punx scozzesi sul muretto del
Transilvania. Il tour manager degli Exploited le ha
viste ed è venuto da me a protestare. Ho provato
a convincere l’onesto venditore a cambiare
piazza, ma non c’è stato verso. Allora il tour
manager degli Exploited gli ha preso ste cazzo
di t-shirt; gliele ha rubate. L’albanese vuole
chiamare la polizia, gli Exploited pure… Un casino
incredibile, ho provato a fare da mediatore – poi
mi sono arreso e ho passato il testimone alla mia
boss. In cassa per tutta la giornata, ho occasione
di studiare al meglio il pubblico degli Exploited.
Niente veri punx pronti a un nuovo giorno del
caos, solo ragazzini brufolosi e qualche nazi. Per
fortuna gli Exploited suonano “Sex & Violence”,
la canzone più bella in assoluto della storia della
musica. L’entusiasmo è tanto e l’invasione di
palco è inevitabile… Danni sia per il locale che
per la band. Questo si che è Punk. Le band di
supporto erano tutte ridicole, tranne i nostrani
Disgorge che sono proprio dei bravi ragazzi.
Passiamo al sabato. Il viaggio è piacevole poiché
io, il Formenti e Claudio ci amiamo per tutto il
tragitto sulle note di “Heroes” di David Bowie.
Manuel mi insulta perché, come tutti, preferirei
adottare un bastardino al posto di acquistare
un bull terrier. Ebbene sì caro Cossu; arrivo da
Milano, con le all-star di pelle e ti tiro fuori la
storia del bastardino. Bene, bene. Dopo secoli
rivedo Greg the Head che è bello più del solito.
Greg è il classico ragazzo che piace sia alle mamme
che alle figlie; forse questa cosa l’ho già scritta
un’altra volta, ma visto che ci credo – ci tengo
a ribadirlo. Sabato pomeriggio (passerotto non
andare via) divertente, il Camanzi continua a dire
che sono ubriaco perché alzo la voce. Non è vero.
Formenti, ormai Messia, moltiplica i pani, separa
le acque e indica la via, la verità, la vita. Caredda
mi dice che adesso in spiaggia non tira più il cocco
– cocco bello cocco, ma il bombolone… Il rock dei
Teenage Schizoid è solido: sotto il palco la crew
canta le canzoni con l’indice alzato. Bello perché
in pratica nessuno le ha mai sentite più di tre
volte: “Too Late For Therapy”, “New York City
Boy”, “Beat On The Rich Girl”… Degli altri gruppi
(Friday Star e Stinking) non so niente. Ricordo
solo dei chicchi di grandine grandi come pesche.
Ho paura dei fulmini e mi rifugio in macchina. Alle
quattro sono a casa, posso dormire per sei ore.
Camanzi e Faulzen rimangono invece da Giorgio
di Spezia. I due milanesi sono una bella coppia
gay, vorrebbero anche avere un figlio – speriamo
bene. Domenica sera al Bulk con i Melt e i Groovie
Ghoulies. Scambio due chiacchiere con Roach e
passo per lo spaccone del paese. In pratica le
ho detto che gli Apers sono un gruppo di merda
e che i Manges sono mille volte meglio. Luca mio
Cugggino allieta la serata servendo dell’ottimo
vino (a me il vino fa schifo) troppo pesante
però per i tre Groovie. Questi americani sono
proprio sfigati… Prima fanno gli intenditori di
vino, poi si arrendono davanti a un rosso un
tantino “strong”. In questa occasione scopro
che mentre per noi un alcolico è pesante, per
loro è solo forte: io dico “heavy” e Kepi mi
corregge con “strong”. Noi Directors abbiamo
fatto il nostro sporco lavoro. Il pubblico non
ci conosce e suoniamo poco per non rompere i
coglioni. Gran divertimento. Veniamo etichettati
dal Camanzi come “gruppo di ciccioni”. Purtroppo
i Melt dal vivo sono cosa totalmente diversa
da ciò che sono su cd. Perdono troppi punti e
la folla non sembra entusiasta. Il Faulzen con
tono un po’ provocatorio mi dice: “ma non avevi
detto che erano la next big thing?!?”. Groovie
Ghoulies divertenti come al solito… Consiglio
a Kepi il gusto pistacchio e chiedo una cover
di “Badlands” del Boss. Anche i Groovie hanno
come gadget lo slip da femmina; perché non per
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noi uomini? Io e il Camanzi eravamo già pronti a
indossare le mutande “Fun In The Dark”. Tra le
altre puttanate, la band di Sacramento vende
anche le piastrelle dipinte da Kepi: Enrico pensa
a quante piastrelle ci vogliono per fare tutto
il bagno di casa sua e Formenti si immagina il
cantante dei Groovie mentre dipinge con in
sottofondo Beethoven. A fine serata mi sento
un piccolo arcobaleno rock and roll, ma sono
distrutto. Le gambe non reggono, ho le borse
sotto gli occhi e non ho più voce. Non ho proprio
il fisico.
THE HANGMEN NEWSLETTER
Ho pensato bene di recuperare la prima newsletter
della band di Bryan Small. Sta per uscire il nuovo
disco e lui ci racconta qualcosa… Speriamo si
sbrighino a stamparlo, io aspetto…
“Ok, non ho mai scritto una news letter prima
d’ora. Non so neanche come sia fatta una
newsletter... Fanculo, si parte. Tutti gli Hangmen
sono stati impegnati dopo il trionfale tour
europeo. Angelique ha il suo progetto Texas Mafia
col quale porta in giro per Los Angeles diabolico
rumore; il nostro batterista Todd Haney la segue
in questa profana avventura. Io ho interpretato
la parte di un fantasma tossico di nome Dax in
un film diretto da Chris D. (Flesh Eaters, Divene
Horsemen, produttore dei Gun Club...): “I Pass
For Human”. Ho anche contribuito a un libro sulla
vita di Jeffrey Lee Pierce chiamato “Walkin With
The Beast”. Jimmy è molto impegnato nel suo ruolo
di migliore chitarrista rock and roll d’America...
Abbiamo suonato ancora con i Social Distortion, i
Kills e gli Immortal Lee County Killers, ma la cosa
più importante è che abbiamo completato il nostro
nuovo album “Loteria”! Lasciate che vi racconti
qualcosa a proposito. L’abbiamo registrato al
Sandbox, qui nella zozza Los Angeles, con il nostro
amico produttore Rick Parker al mixer. Abbiamo
fatto tredici canzoni, dodici saranno presenti sul
disco. Si tratta di avventure con fantasmi, alieni
e altre storie quotidiane degli Hangmen. Siamo
molto contenti, vi terremo informati sulla data di
uscita dell’album. Su “Loteria” ci sarà una cover
degli Stones “Citadel”, da sempre uno dei nostri
pezzi preferiti rifatto alla nostra maniera. Spero
vi piaccia.” Bryan Small.
MINISTERO DELLE POSTE
Sapete cosa accomuna veri punx e pensionati?
Le poste. Se fate una fanzine, se portate avanti
una distro, se avete un’etichetta… sicuramente
fate la fila con gli anziani. Io non faccio di tutta
un’erba un fascio, ma credo che per essere
assunti dalle Poste Italiane sia necessario
essere deficienti, o almeno un po’ ritardati.
Perché riesco a volte a spedire una fanzine
con 41 cent quando in realtà per una busta
formato A5 è indispensabile un’affrancatura
da 77 cent? Poi quando invio due fanze nella
stessa busta – pesata con la solita bilancia dalla
stessa impiegata (se ci fate caso sempre bassa
e grassottella) – mi sento chiedere o 1 euro e 24
oppure 1 euro e 55. Boh. Senza tenere conto di
tutte le volte che mando qualcosa in prioritaria
e questo qualcosa giunge a destinazione giorni
dopo. Certo, ogni tanto le Poste Italiane si fanno
perdonare: pacco in ordinaria, destinazione
Padova – parte da Limbiate il pomeriggio alle
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13.30 e raggiunge il destinatario la mattina
seguente. Cos’è? Sta volta vi stavo simpatico e
avete sperimentato il teletrasporto?!? Potete
anche non crederci, ma oggi 5 agosto 2003 la
Posta Centrale di Limbiate ha finito i soldi liquidi
venti minuti dopo l’apertura degli sportelli!
Giorno di pensioni; decine di anziani assetati in
coda più qualche desperado come il sottoscritto
in cerca di soldi per le vacanze. Niente: sportelli
bloccati, possibili solo i versamenti. A proposito
di sportelli; non so nel vostro paese, ma qui su
cinque sportelli ce ne sono sempre aperti solo tre
– e uno serve esclusivamente per le spedizioni.
Capisco perfettamente l’uscita di un animale
locale in coda da quaranta minuti: “ma che
aspettate ad aprire quella bettola lì?!?” riferito
alla cassa inspiegabilmente chiusa, chiaro. Un
figlio porta una bottiglia d’acqua ghiacciata alla
povera mamma in fila. Tra le decine di signore
presenti c’è anche una anziana della stirpe
degli iracheni mafiosi che abitano da decenni a
Limbiate… Lei non è un problema perché rispetta
la coda come tutti, ma è il nipote di questa la
superstar della mattina. Il signore in questione
sembra un Saddam Hussein abbronzato e poco più
giovane: passa davanti a tutti per pagare non so
cosa, la luce emanata dalla sua collana d’oro gli
fa strada. Io penso: “ci mancava solo questo,
ma almeno è qui per pagare, questi mustafà non
sborsano mai una lira e sono sempre a spasso in
Mercedes…”. Qualcuno timidamente protesta,
lui si difende: “sono con mia zia”. Paga quello
che deve pagare e si allontana con un “ciao zia!”
seguito dagli insulti dei presenti. Pochi secondi
dopo un altro signore fa il furbetto e scavalla
qualche preziosa posizione; dal fondo si sente un
inutile “si deve rispettare la fila”, una signora
replica: “però allo zingaretto prima non avete
detto niente…”. Lasciamo perdere, e comunque
il negretto non è zingaro, bensì iracheno. Ci
tengo a precisarlo. Finalmente tocca a me, solo
un’ora e dieci di fila. Ho sentito di tutto prima;
dal “dovremmo rivolgerci all’associazione dei
consumatori” (e io penso “si dai, così andiamo
anche su Rai Tre”) a “buchiamo le gomme
della direttrice” (tipica attitudine del vero
limbiatese). Tocca a me diocccane. Da moderato
cittadino quale sono chiedo gentilmente: “ma mi
spiega perché non avete più soldi in cassa dopo
neanche mezz’ora di pagamenti? – ma non crede
che sarebbe stato il caso di spiegare il motivo di
tale disagio? – tanto per rispetto verso i clienti…
”. Risposta dell’impiegato: “se Lei ha qualche
idea geniale la metta per iscritto e la consegni”.
Per quanto riguarda l’assenza di contante:
“guardi non dovrei nemmeno dirglielo, ma noi a
determinate ore aspettiamo la Mondialpol che
ci consegna una data cifra… e non posso dirLe
l’orario perché altrimenti si apposta il cecchino e
spara alle guardie…”. Dopo questa risposta sono
pronto anche all’Apocalisse. Prendo i miei soldi e
gli auguro buon lavoro. Concludo con una chicca.
Io abito in un condominio di nuova costruzione
e per un anno non abbiamo avuto le cassette
della posta. Il postino suonava e lasciava le
lettere nelle scale. Un mese fa si sono degnati
di installarci le cassette della posta. Il postino
si è rifiutato di consegnarci la corrispondenza
per una settimana! Perché? Perché secondo lui
i condomini di nuova costruzione sono obbligati
ad avere le cassette della posta all’esterno, e
le nostre sono all’interno. Dopo giorni persi a
rincorrere le mie lettere e le bollette dei miei
genitori (lo so, sono uno schifoso mantenuto
borghese), siamo riusciti a convincere il postino
a mettere la posta al suo posto, nelle apposite
buche. L’ho personalmente minacciato di morte.
E pensare che mi stava pure simpatico. In fondo
Pino Postino è proprio un bravo signore.
HOLIDAY IN SAVANA
Non è certo il massimo dell’originalità una
column sulle vacanze estive… A quanti di voi
interesserebbe davvero sapere dove sono
andato, cosa ho fatto, chi ho visto...? A pochi
immagino. Però questa è una fanzine che parla
principalmente di musica, quindi se metto al
centro della vacanza la musica tutto torna
– anche la vostra attenzione forse. Premessa.
Per me tutte le gite di un giorno si trasformano in
gite di Pasquetta e tutte le vacanze di più giorni
diventano automaticamente gite scolastiche.
Eterno nostalgico, lo so. Camping Principina,
provincia di Grosseto. Ogni mattina risveglio con
tremendo inno da Villaggio Vacanze: “sveglia il
sole è alto…”. Campeggio scelto esclusivamente
per la succosa offerta live: Jerry Calà e Adriano
Pappalardo. Jerry Calà è un’icona dell’estate:
“Sapore di Sale” e “Professione Vacanze” fanno
splendere il sole anche nelle sere di dicembre.
Uno show di Jerry Calà è un ovvio mix di anni
60, volgarità da scampagnata con la scuola
e… rhythm and blues. E’ infatti sulle note
dei Blues Brothers che Jerry si impossessa del
palcoscenico. Il sig. Calà stila una personalissima
hit parade nella quale però non include “La
Canzone del Sole”, i presenti non capiscono ma
apprezzano comunque. Dopo aver tirato fuori
tutte le canzoni più scontate del secolo, se ne
esce con una bella “L’Uccelin de la Commara”: io
arrossisco, le mamme cantano. “Finchè sarà vivo
Jerry Calà, gli anni 60 non moriranno mai”, parole
sue. Ancor più d’effetto queste però: “a noi il
Pavarotti and Friends ci fa una sega”, dito medio
al cielo e ringraziamo tutti in coro Lucio Battisti.
Pochi giorni dopo è il turno di Gegé, direttamente
da Domenica In… Con lui il Carnevale di Rio
rivive in Toscana. Un cast eccezionale formato
da transessuali brasiliani e avanzi delle galere
di San Paolo, “facciamo un samba… e ora
un merengue”. “Come piace alle donne? Ahi,
Ahi”, un tormentone per tutta l’estate. Ma io
al Principina ci sto per un solo motivo: Adriano
Pappalardo. E grazie ai Fichissimi che ce lo hanno
fatto scoprire prima della Gialappa’s Band. A
me le canzoni di Adriano piacciono sul serio e
gelosamente custodisco una C60 con le sue
migliori performance. Dio vuole che il giorno del
suo spettacolo io sia alle prese con una diabolica
diarrea. Ma nulla mi può fermare e il rock salva,
tutti. Lo show di Adriano comincia con “Voglio
Lei”, io impazzisco totalmente – faccio i cori – lo
incito. “Prendi il mio corpo, vedrai ti scalderà”
canta la corista, io e Adriano rispondiamo: “io
sarei soltanto un animale”. Pantalone militare,
all-star, muscoli sudati: il Mr. T del Tavoliere
delle Puglie. Circa quindici minuti di “Voglio Lei”,
passando da ritmi tenui a distruttivi momenti
R’n’B. Energia incredibile, mi viene in mente
un solo momento simile nella storia del rock:
“Starship” degli MC5. La rivoluzione è vicina.
Pappalardo punta l’indice contro la televisione e
manda a fare in culo Baudo e i soldi di San Remo.
“Mino Reitano è venuto a Milano con una valigia di
cartone e lo spago, io solo con lo spago”. La voce
della strada, l’ugola degli ultimi. Gli MC5 stanno a
guardare; la versione di “Tutti Frutti” proposta
da Adriano è veramente punk, fake English e
fanculo a tutti. Anche Pappalardo, come Jerry
Calà e come tutti noi, deve molto a Lucio Battisti.
“Mi Basta il Tempo di Morire” e “Anna” rispettosi
tributi al grande Battisti. In ginocchio, sdraiato,
tirato come l’Iggy Pop di “Metallic KO”, il nostro
Adriano conquista tutti. Invano aspetto i brani
più sporchi e funky del suo repertorio (“Hi-Fi” e
“Baby”), veloce arriva “Ricominciamo”. Mi appare
davanti la copertina di “Un Mondo Fichissimo”
e dimentico completamente i miei dolori di
pancia, anche il sacchetto con un accenno di
vomito dentro (tenuto in mano per tutto lo
show) diventa una bandiera da sventolare al
cielo in segno di vittoria. La vittoria di chi suda
davvero. “Io vorrei, potrei, saprei amarti…”.
Grazie Adriano, hai reso indimenticabile la mia
estate 2003. Scusate, cosa c’entra il titolo della
column? Nulla: volevo il titolo di una canzone con
dentro la parola estate e mi è venuto in mente
l’hit single dei Cretins. PS: per correttezza nei
confronti dell’animazione, devo ammettere di
avere apprezzato molto anche le serate “discobaby” a base di “Calimero Dance”, “Cicale”,
e, soprattutto, “Ma il Coccodrillo Come Fa?”.
Effettivamente, a parte Mr. Crocodile Dundee,
non c’è nessuno che lo sa. Si dice mangi troppo,
non metta mai il cappotto…
TELEVISION CITY DREAMS
Ritorna a grande richiesta la rubrica dedicata
a cinema, televisione e tutto quanto fa
spettacolo. Non solo cult movie, non solo
celluloide cervellotica, non solo trash tv. Di tutto
di più. E tengo particolarmente a precisare che
io di cinema e affini non ne capisco nulla. Viva
l’ignoranza, si parte. Cominciamo con “Made in
USA” di Ken Friedman, un film che Rai Tre trasmise
più di dieci anni fa, in mattinata, apposta per
i bambini ammalati. Post atomico? Road movie?
Pellicola di denuncia? Semplice film di serie B? Non
lo so. Due punk lasciano la desolante Centralia
per raggiungere le onde della California. Sulla
loro strada incontrano una bionda intossicata
dalla diossina e un’indiana andata a male a
causa dell’uranio… Paesaggi scarni, altro che
America da sogno… Anche quando viaggiano
i surfisti, sullo sfondo c’è una bella fabbrica
fumante. Colonna sonora killer, curata dai
Sonic Youth. Il film è del 1989 e io me lo sono
aggiudicato per due euro nel reparto ex-noleggio
di Blockbuster. Andrea Giovanni Bertolasi mi
ha costretto a guardare “Volcano High”, film
coreano fortunatamente sotto titolato in
mangiaspaghetti. Immaginatevi un incrocio tra
Matrix, i Manga e i classici film ambientati nelle
scuole – questo è “Volcano High”. Cercatelo in
rete, dubito sia reperibile altrove. Meno male che
c’è gente come il Porna ancora alle prese con le
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obsolete videocassette. Caro Pornacchione, mi
sa che prima o poi toccherà anche a noi l’acquisto
di un lettore dvd. Il mio fidato batterista mi ha
prestato “Brutti, Sporchi e Cattivi”; credo si
tratti di un piccolo classico del cinema tricolore.
Ettore Scola regista, Nino Manfredi protagonista.
Pensate al Pasolini di “Una Vita Violenta” e
“Ragazzi di Strada”, l’atmosfera è quella. Il
resto, si spera, fantascienza. Appartiene alla
passata stagione cinematografica “L’Importanza
di Chiamarsi Ernest”, remake della celebre opera
di Oscar Wilde con Rupert Everet divo di turno.
“Perdere un genitore è una disgrazia, perderne
due vera sbadataggine”, è la battuta più bella
del film – ai confini col teatro dell’assurdo. Sono
riuscito a buttare giù anche “I Tenenbaum” e
“La Rivincita delle Bionde”. Il primo film narra di
una famiglia composta esclusivamente da pecore
nere – out of step. Gwyneth Paltrow fa la bella e
Ramones (con “Judy Is A Punk”), Rolling Stones,
Nico e Beatles contribuiscono alla colonna sonora.
“La Rivincita delle Bionde” è invece una storia di
grande respiro. Una strafiga di Los Angeles si
iscrive ad Harvard per riconquistare l’uomo che
ama. Il ragazzotto l’ha lasciata perché convinto
dell’inferiorità intellettuale della donzella,
ritenuta buona solo a comprare vestiti trendy e
a vincere concorsi di bellezza. Lei si fa valere e
diventa la numero uno dell’ateneo, uno dei più
prestigiosi di tutti gli States. Si può essere bravi
anche se si è belli, questo è il messaggio del film.
Non posso che concordare, una maggiorata bionda
può essere un ottimo avvocato. Fuori orario, cose
(mai) viste… Enrico Ghezzi ci ha regalato “Nico
and the Velvet Underground” di Andy Warhol. A
prescindere dall’ovvia presentazione asincrona
del noto critico italiano, questo documentario
è una bella rottura di coglioni. Tre quarti d’ora
e più di immagini sfuocate, mosse, disturbate,
con una musica straziante in sottofondo. Arte?
Può essere, questo film arriva direttamente dal
Museum Of Modern Art di New York. Ghezzi parla di
“glacialità artistica” del maestro della pop art,
io sono semplicemente allibito… C’è un bambino
che balla tra Nico e Lou Reed; che il film sia una
metafora della nascita e della socializzazione
primaria? Quando smettono di suonare arriva
la polizia, poi c’è il cazzeggio della Factory.
Sembrano tutti ricchioni. Una pellicola difficile,
un film di genere, un prodotto per gay drogati.
Piccola finestra sull’attuale palinsesto Mediaset.
Mio cugggino aveva già provato a convincermi a
dare un occhiata a “Una Mamma Per Amica”, ma
io che sono un minchia ho impiegato sei mesi per
seguire il suo consiglio… Alla fine ho beccato
sia l’episodio in cui la Mamma legge “The Dirt”
– autobiografia dei Motley Crue, sia la puntata
in cui è citato “Please Kill Me”, bibbia per ogni
punk che si rispetti. Italia 1 propone invece in
prima tv “Will e Grace”, telefilm incentrato sulle
avventure di un paio di finocchi americani. Mi fa
ridere tantissimo, adoro i froci e mi sono fatto
crescere i baffi come Freddy Mercury. Concludo
complimentandomi con Mario Giordano, direttore
di Studio Aperto e mente del programma più geniale
della storia della televisione: “Lucignolo”. Dalla
puntata dell’11 settembre 2003: “Stasera il
terrore lo vinciamo con la nostra arma più bella:
la gioia di vivere”. Grazie Sig. Giordano, le mie
notti ora sono molto più lunghe. Adesso so dove
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comprare le paste, so come vestire house (prima
pensavo bastassero un paio di pantaloncini e
le ciabatte… dio se sono simpatico), so che se
voglio sfogarmi posso andare al Bolgia di Dalmine
e spaccare una macchina a martellate… Eh amici,
chissà dove ci porterà il prossimo numero di
Oriental Beat…
DUMB EMO GUYS USE CLEVER NAPKINS
(Enrico Camanzi) Pisciare in un cesso pubblico, o
in quello di un locale, comporta un poco di tempo
in più rispetto a farlo in casa propria. Pensateci
un attimo. A casa l’operazione prevede questi
passaggi: entrare, alzare il copriwater, agire,
tirare l’acqua. Fuori, in questa serie quasi
automatica si aggiunge – in un momento qualsiasi
della visita; c’è chi lo fa appena entrato,
chi mentre si libera, chi dopo, appena prima
di abbandonare il gabinetto – un’invariabile
occhiata a graffiti e scritte che istoriano le
pareti e la porta del bagno. È vero. Molti quando
pisciano fuori casa non tirano l’acqua. Ma tant’è.
Perché il mio discorso fili ho bisogno d’ipotizzare
che tutti, per absurdum, puliscano la tazza anche
in un cesso pubblico. Da quando si è fatta strada
questa abitudine di utilizzare le mura di un wc
come un tazebao per esprimere i propri pensieri?
Per quel che mi ricordo io, da sempre. Ho stampate
ben chiare nel cervello immagini di me piccolo
perso a osservare le scritte nelle toilette degli
autogrill. Quante parole di cui non conoscevo il
significato! E che facce faceva mio padre quando,
all’uscita, gli chiedevo casa volessero dire!
Posso dire che i cessi degli autogrill sono stati
per me quello che è stato il soggiorno fiorentino
per il buon Manzoni. Una vera risciacquatura in
Arno di un vocabolario fino ad allora povero di
espressioni a sfondo sessuale e parolacce. Quello
che è certo, però, è che nel corso degli anni
queste scritte sono cambiate. E molti bagni in
giro per l’Italia, quelli più refrattari alla pulizia,
ne sono testimonianza. Basta entrarci per avere
squadernata su quattro mura, e per di più
piuttosto anguste, l’evoluzione della società;
l’italiano medio che tanti sondaggi si affannano
a cercare. Per tutti gli anni ’70 e fino alla metà
degli ’80, per esempio, sono andati forte gli
slogan a sfondo politico. Dai semplici “vota Pci
“ o “Msi boia” – l’appartenenza partitica – e
“governo ladro” o “Andreotti mafioso” o ancora
“tutti in galera” – la protesta mischiata a un
pizzico di qualunquismo – per arrivare a quelli più
fantasiosi e criptici, come i motti di sostegno a
oscure formazioni extraparlamentari di estrema
sinistra o estrema destra o le frasi a supporto
degli scioperi dei radicali. Le scritte politiche con
il passare degli anni sono state sostituite da
quelle sulle squadre di calcio. Un passaggio che
riflette quello avvenuto in parte della società
italiana. Con la crisi del sistema partitico, la
prima chiesa di appartenenza diventa la propria
squadra del cuore. Ed ecco i muri dei bagni che
si coprono di “forza Milan”, “Inter merda”,
“juventini conigli”, “laziali burini” e così
via. Quelle che preferisco però si trovano nei
gabinetti delle città di provincia. Il mescolarsi
delle rivalità calcistiche agli odi da campanile
con il condimento dell’immediatezza dialettale
regalano perle indimenticabili. Mi ricordo in un wc
pubblico di Ferrara uno splendido “bolognese,
ca’t vegna al zamor” (trad. “bolognese, che ti
venga il cimurro”) risalente al periodo in cui Spal
e Bologna militavano negli stessi campionati. Ma
sono sicuro che tutti possono citarne tante altre,
altrettanto immaginifiche. D’altra parte ci sono
temi che vanno forte da sempre. Le espressioni
a sfondo sessuale sono l’esempio più chiaro. C’è
il classico “viva la figa” – a proposito nei bagni
per le donne apparirà con la stessa frequenza il
parallelo “viva il pisello”? Me lo chiedo perché
nei cessi comuni non mi pare di averlo mai visto
– alle sue varianti “a chi piace la figa tiri una
riga” oppure “viva la figa e chi la castiga”.
Molto gettonati anche “faccio pompini,
chiamare al numero tale” oppure “ce l’ho 25
centimetri chiamare al numero tale”. I muri dei
gabinetti italiani, un paese dove il gallismo
è divenuto codice etico, sono naturalmente
pieni di dichiarazioni di misure elefantiache.
Le scritte sul sesso non sembrano destinate ad
andare fuori moda tanto rapidamente. Spesso
sono banali e rincorrono stereotipi e schemi
triti. Anche in questo campo, però, si possono
scovare picchi di assoluta genialità. Due me ne
vengono in mente. L’affannato “mi sto facendo
una segaaaaaaaah” e il rassegnato ma pieno di
dignità “viva i piselli piccoli”.
ORIENTAL BEAT #7 NOVEMBRE 2003
E.MAIL:
[email protected]
WEB:
http://orientalbeat.cjb.net
INDIRIZZO:
oriental beat c/o michele bisceglia,
piazza cinque giornate, 2 20051
limbiate, mi
COLLABORATORI:
Enrico Camanzi, Simone DeadEnd
Parato, AGB, Massilanciasassi,
Dani BDB, Andrea Valentini, Marco
Ferrarese, Gesù di Nazareth...
COPERTINA:
Massimo Rotundo
INSIDE:
Nikki Sudden, the Spades, Mad
Driver Rec, Jeff Dahl, Baronciani vs.
PaperResistance...
7
ROLLING STONES
di Massilanciasassi
(Milano - 10 giugno) Andare a San Siro è sempre
bello, soprattutto se invece che a soffrire
per l’Inter ci si va per vedere quel connubio di
vecchiaia, rock’n’roll e marketing che prende
il nome di Rolling Stones. Ormai non ci speravo
più, soprattutto dopo il ricordo del concerto
milanese annullato nel 98. Ma non appena le voci
che giravano si sono concretizzate sono andato
a recuperarmi un biglietto, 50 euro, ma quando
li avrei rivisti? Con Gli Stones ci sono cresciuto,
a 13 anni ho comprato “Voodoo Lounge” e
da lì in poi non ho mai smesso di ascoltarli. Il
concerto era quindi obbligato, un pò come la
messa a natale, qualcosa di religioso insomma.
Naturalmente martedi 10 giugno i 30 gradi sono
superati abbondantemente e l’impressione di
essere a Tunisi è più viva che mai. Tra Cantù,
Como e la Brianza saremo perlomeno in 30 che
verso le 14 30 ci accalchiamo all’ombra di quel
colosso che è San Siro alla ricerca di un ciuffo
d’ombra. Il pubblico è già numeroso, vecchi molti
ma non invadenti, ragazzi stile pubblico di Vasco,
fricchettoni naturalmente, ma è un gigantesco
nazi con una svastica sul petto che mi fa sognare
di essere ad Altamont nel 69. I cancelli avrebbero
dovuto aprirsi alle 16.30 ma come è che alle 18
ci ritroviamo ancora accalcati con mancamenti e
semi svenimenti vari? Sarebbe da chiedere agli
organizzatori tra l’altro pesantemente insultati
(insieme ai pulotti) da padri di famiglia con bimbi
al seguito e da kids della strada. Dopo due ore
e mezzo circa di ressa siamo comunque dentro.
Prima però c’è la perquisizione di rito, durante
la quale mi ritirano un misero coltellino taglia
formaggio, sempre divertente. Alle 18.38 circa
sono sul campo del Meazza e il colpo d’occhio
è notevole, spalti già gremiti, gran numero di
canne pronte per essere gremate, niente di
nuovo sotto il sole (che picchia). Naturalmente
mi accascio a terra grazie anche alla birra che
non ho bevuto. Ripresomi mi dirigo verso le
transenne che separano il mio settore dalla
zona centrale sotto il palco (80 euro circa), il
mio intento è naturalmente quello di entrarci,
i miei soci esprimono sfiducia, vedremo chi avrà
ragione. Alle 19 iniziano i Cranberries, bravi e
patetici, io li ascolto per mezza canzone poi
siccome ho una faccia simpatica faccio amicizia
con un zotico barbuto siciliano di nome Calogero.
Il nostro è ultra trentenne, disoccupato e vive
con la mamma a Lampugnano, mi confessa che è al
concerto per cercare di rimorchiare…dirigo la mia
attenzione verso l’altro mio vicino, semi obeso,
pelato e maglietta degli Scorpions, peggio di
cosi…..naturalmente non può che risultarmi
simpatico. Gli irlandesi finalmente la piantano,
con tristezza noto che c’era lì gente apposta per
loro, che dire? Cazzi vostri. Inizia l’attesa per i
Rolling, olé sugli spalti, cori sul campo e io che
mi immagino calciatore e strappo un pelo d’erba
da portare a mio nonno Carletto interista dal
1935. Alle 21 in punto vengo svegliato dai miei
sogni ad occhi aperti, un boato pazzesco mi fa
sobbalzare, alzo lo sguardo e vedo Mick Jagger.
Il mio primo pensiero è “allora esiste davvero”,
abituato infatti a pensare agli Stones come
8
a eroi dei fumetti, vederli è stato un pò come
trovarsi davanti Hulk o Tex Willer, uno shock o
qualcosa di simile. Iniziano con “Brown Sugar”
ed è delirio puro, l’acustica non è il massimo ma
nessuno sembra farci caso, tutti sono concertati
a guardarli. Jagger è in forma, con una camicia
sgargiante, pronto a zampettare da una parte
all’altra del palco, Keith con le all-star e i
pantaloni di pelle è il più osannato e più che
suonare la chitarra sembra che ci balli assieme,
Ron Wood è il più figo, quello con più stile (e con
una faccetta furba da volpe), mentre Charlie
Watts è un pensionato sorridente lì per caso,
sempre che ride. Il secondo pezzo è “You Got
Me Rockin” e il terzo è “Miss You”, insomma una
carrellata di successi. Intanto alcune ragazze
fingendo malori riescono a passare nel settore
centrale, i boys non stanno però a guardare
e tentano di scavalcare, alcuni riescono ma
altri le prendono. Durante il quinto pezzo (la
ballatona ”Angie”) decido di provarci, scavalco
ma inciampo e frano sulla base delle transenne,
scatenando risate e parapiglia. Miracolosamente
però la security non si accorge di me, oppure mi
vede ma prova pena, e così eccomi a 15 metri
dal palco, proprio davanti al piccolo Ronnie che
mi guarda e strizza l’occhio. I successi intanto
continuano uno dietro l’altro “Start Me Up”,
“You Can’t Always Get What You Want” e tante
altre tratte dall’ultima raccolta del gruppo.
L’unico peccato per me è proprio questo, i nostri
danno troppo risalto ai mega hit senza andare
a ripescare qualcuno dei tanti episodi minori
che hanno reso grande il gruppo. Qualcosina
di meno noto comunque c’è (“Out Of Control”
per esempio) soprattutto quando è Keith che
imbraccia il microfono. Il nostro, travolto da un
ovazione da stadio, tenta anche un semi discorso
prima di lanciarsi su “Happy”, a me vengono i
brividi. Ma il meglio il gruppo lo da quando dal
palco principale (in cui erano accompagnati da
coriste, sax, trombe e piano) si trasferisce su un
palchetto proprio in mezzo al campo. Qui si vede
la vera band che con un suono più caldo e grezzo
ci regala “It’s Only Rock’n’Roll” e “Like A Rolling
Stone”, anche in questo caso da lacrime. Per il
finale si ritorna però sul big stage e tra un fuoco
d’artificio e una “Jumpin Jack Flash”, tra una
coriandolata e una “Satisfaction” si concludono
le due ore dello show. Io praticamente in trance
continuo a fissare Ron Wood che oltre a essere
mio eroe personale diventerà protagonista
di tutti i miei sogni. Il finale è comunque
commuovente con inchini dei nostri e un applauso
lunghissimo del pubblico, quasi a non voler lasciar
scappare Jagger e soci verso il loro albergo e la
loro cenetta (o chissà cosa?). La cosa che più mi
colpisce quando si spengono le luci sono le facce
della gente, sembrava che avessero (avessimo)
assistito a un evento straordinario, come vedere
gli alieni o Cristo, si insomma tanto per darvi un
idea (a ben vedere quest’ ultima frase potevo
risparmiarmela). La commozione comunque è
tangibile tanto che persino io non sento la fame.
Mi rifarò con due tramezzini tonno e maionese alla
stazione centrale pensando comunque contento
a quel che il buon vecchio Keith avrebbe mangiato
a Milano, in un martedì sera così caldo.
SERIE-Z FESTIVAL
di Simone “Dead End” Parato
(Jerez de la Frontera – 28, 29 y 30 de Agosto)
Protagonisti di questa piccola favola rokkeroll
Simone ‘yu-uh il gusto ciclés’ Parato & Sweet
‘devo soffiarmi il naso’ Mauro. Potevamo mancare
al festival rock’n roll più prestigioso dell’anno?
No, che diamine! Potevamo limitarci a un report
tecnicistico e serio? Forse, ma i glam punks sono
gente poco seria e tecnicamente ipodotata.
Potevamo innamorarci della Spagna, del clima
magnifico, secco e soleggiato, delle more tutte
(tutte, cazzo!) iper-tettute? Sicuro, non fosse
che il cibo fa (letteralmente) cagare sangue...
Come dice sempre il mio amico Sergio di Rio, mai
sedersi vicino al cesso dell’aereo. Mai, cazzo!
Può sempre succedere che una negrona, dalle
vaghe sembianze di una Potnìa camusa, si liberi
di un carico di merda, trattenuto da un mese,
dai miasmi terrificanti. Che puzza, dio can!
Benedetto il caro Sergio, dovrei dargli retta
più spesso... fortunatamente accorre in nostro
soccorso una hostess, che innamoratasi dei
capelli irti del buon Sweetmauro, ci dona una
intiera bottiglia di vino spagnolo, con la quale
tentiamo disperatamente di intorpidire i nostri
sensi. Il viaggio prosegue senza altri incidenti, a
Madrid salgono assieme a noi dei tipi nerovestiti,
che scopriremo più tardi essere i LORDS OF
ALTAMONT, una delle (personali) rivelazioni del
festival. Arrivati a Jerez, alloggiamo presso
l’hotel Trujillo (ovviamente in onore della scimmia
che suonava il basso nei Suicidal Tendencies),
magione a una stella che offre persino il bidet
e alla reception un tipo uguale a Ken, il moroso
un po’ frocio di Barbie, che ribattezzo subito
“L’uomo di plastica”. Il festival inizia il giorno
successivo, così decidiamo di esplorare la
cittadina ispano-terronica (nel senso che siamo
a pochi km dal Marocco). In nostra compagnia,
per tutto il festival, la coppietta rock’n roll più
dotta e carismatica, a formare assieme a noi un
quadretto quasi commovente... li immaginate i
Fantastici Quattro punk-rock? Figata, direbbe
Micina87... così tra una paella e una patatas
frittas passiamo indenni attraverso Plaza San
Marcos e un cameriere nervoso e finocchio, per
finire in una bettola dove si sente un po’ di rock’n
roll, Ramones su tutti (gioia!), e dove mi vedo
recapitare una modesta razione di Jack Daniels da
mezzo litro. Ricordo solo che tornando in albergo,
io e Mauro, alla ricerca della birretta della buona
notte, siamo finiti all’Inferno, rotolando viziosi,
truccati e traballanti, in un bar losco pieno di
anziani viscidi e rubizzi, da cui siamo scappati
come due razzi! Nella fuga verso la mecca Trujillo,
ci imbattiamo in Calle Morenos, e quivi ci appare
in visione l’arcangelo AOR che, eterno sorriso, ci
ricorda che abbiamo una missione rock’n roll da
portare a termine...
Marocchini metallari e defe(ca)zioni disforiche.
“Qualcuno ha un moment?” “Zì, buana!” Il
tempo di riprendersi ed eccoci all’IFECA, sede
(ottimale) del festival. E’ tardo pomeriggio
quando le prime bands scaldano il pubblico, i
ROCK-A-HULAS suonano un buon rock’n roll grezzo
e tirato, li immaginate i BAD DOG BOOGIE che
cantano in spagnolo? Spero di rendere l’idea...
comunque niente male, mentre i COMMANDO
9mm mi spaccano le palle dopo pochi accordi, al
che preferisco fare un giro per le numerose e
lussoriosissime bancarelle, e così, felice come
un bimbo, dopo aver trovato una spilla dei DGeneration, mi imbatto in uno degli highlight di
questa trasferta. Dietro una delle bancarelle ci
sono due negri che si dimenano in air-drumming
e headbanging furente, e tutto al ritmo degli
Helloween sparati a volume esagerato dallo
stereo!! Culto totale. It’s a negro revolution...
Tocca ora ai MÖTOCHRIST capitanati da Danny
Nordhal (l’uomo col look più bello del Serie-Z!),
ex Throbs, NY Loose (idem per il chitarrista Mark
Diamond, che ha suonato anche nei Dwarves) e
visto recentemente in Italia nei Bang Tango. Alla
batteria siede invece Chad Stewart, drummer
dell’ultima line-up dei Faster Pussycat e di
un centinaio di band di LA... Questo ensamble
bastardo ci regala i primi sussulti, ottime a mio
avviso “Someday”, “Holyday”, “6 Shooters,
6 Strings and 6 Packs”, un rock’n roll sporco
imbastardito col punk newyorkese, che non a caso
omaggia anche i Ramones. Salgono sul palco i tipi
incontrati sull’aereo, sono i LORDS OF ALTAMONT,
che ci deliziano con una misura di ottani, rock’n
roll e sgasate garage. Fenomenale il singer che
violenta e si arrampica sulla sua Farfisa, mentre
la band ci propone i pezzi del recente “To Hell
With The Lords Of Altamont”. Immaginario biker,
croci di ferro da tutte le parti, il drummer un
po’ rockabilly che suona la batteria in piedi...
spettacolare, un fenomeno! E una volta sceso
dal palco si fermerà più volte a chiaccherare con
noi della Confederacy Of Scum e altre amenità,
simpaticissimo! Nel frattempo ci iniziano anche a
girare un po’ le palle: si diffonde la notizia che
sono assenti i WILDHEARTS (principale attrazione
della prima giornata, cazzo!), e sono pure dati
per forfettari, il giorno seguente, ROCK CITY
ANGELS (qua si è perso il conto delle nostre
bestemmie) e WARRIOUR SOUL. Così, col cuore
gonfio di tristezza e la vescica gonfia di piscio,
assistiamo alla performance dei TEXAS TERRI,
capitanati da furia e tette al silicone. Voce
troppo strillata e grezza per i miei gusti, però
la band convince, finalmente un po’ di energia e
cattiveria. A chitarra e batteria i prezzemoli della
line-up dei Mötochrist, e il concerto finisce (con
cover di “I Wanna Be Your Dog” degli Stooges)
da copione con le tette al vento, i capezzoli
coperti da pezzi di nastro adesivo a formare due
“T”. “Tina Turner”? “Tantra Terronico”? “Topa
Troia”? Ah già, che sciocco, “Texas Terri”...
Il tempo di avvelenarmi lo stomaco con una
salsiccia (Giorgio di Rio non mangia mai salsiccie
di dubbia provenienza et cottura. Che saggio,
il Giorgio) e sale sul palco un tipo strambo, con
giacca rossa foderata di tessuto leopardato
e cappello da cowboy coordinato, insomma,
sembrava vagamente Michael Monroe, fatta
eccezione che NON aveva gli occhi da rana pronti
a schizzargli dalle orbite. E’ JASON RINGENBERG
(& The Nashville Allstars), il genere proposto
country decisamente ignorante e bovaro... una
figata! Peccato che la band fosse un po’ statica,
ma il buon Jason fa un gran spettacolo, complice
9
una bella voce e mosse di gambe divertentissime.
A chiudere la prima giornata i giappu THEE
MICHELLE GUN ELEPHANT, introdotti dalla musica
del Padrino e vestiti da mafiosi! Un portento
il chitarrista, sguardo impassibile e riffaggio
assassino, vagamente noisy-punk a tratti, ma
originalissimo e coinvolgente. Terminato l’assalto
sonico degli occhi a mandorla (a essere sincero
verso la fine ne avevo un po’ due palle...), ce
ne andiamo verso l’after party in un locale del
centro, ma il mio stomaco incomincia a patire i
primi sintomi dell’avvelenamento che finirà per
mettermi in ginocchio (o meglio seduto sul cesso!)
una volta tornato in Italia... porcaputtana,
neanche avessi bevuto acido solforico!! Nota per
il prossimo anno: portare una scatola formato
famiglia di Magnesia...
I WANNA ROCK!!! (beata ingenuità rokkeroll...)
Il secondo giorno la Profezia si avvera: le strade
della piccola Jerez sono invase dai rockers! Un
bel colpo d’occhio, che dire. Oggi suona il gruppo
sicuramente più atteso, e l’aria è elettrica e
carica di entusiasmo, un crogiuolo variopinto
di magliette diverse fa bella mostra di sè, ne
riconosciamo anche un paio d’epoca di Poison,
Cinderella e Wratchild (!), mentre ti può capitare
di beccare Spike sotto l’albergo a sbevazzare
e incontrare a cazzeggio Texas Terri, Lords Of
Altamont e Mötochrist, e pranzare a fianco a loro
in una pittoresca piazza del centro. In tale piazza
Lucifero si tramuta in cameriere e mi propina
infingardo una zuppa di ceci (e io beota avevo
ordinato, o così credevo, del pesce...) che sarà
l’inizio della rovina... Dopo l’irrinunciabile siesta,
giungiamo all’IFECA a concerto iniziato. BUMMER e
SIN CITY SIX mi lasciano un ricordo prossimo allo
zero, preferisco innamorarmi alla vista di una
fotografa in mini gonna inguinale (con tanto
di disegnini di Iggy Pop dorati e scritta “raw
power”), stivali e sguardo tossico. Mi fan troppo
sesso sporco, le occhiaie tossiche... E’ giunto
il momento di una delle mie band preferite di
sempre, i QUIREBOYS. Quando i musicisti salgono
sul palco mi scende un colpo: dove cazzo è finito
Nigel Mogg? Mierda y muerte!! Come spiega Spike,
Nigel ha appena avuto un figlio per cui è stato
momentaneamente rimpiazzato... uff... e chi
cazzo era quel tipo seduto alla batteria, io mi
aspettavo Jason Bohnam, e mi ritrovo un clone di
Meatloaf! Anyway, si da fuoco alle polveri, Spike
calcia il microfono e mi muove come solo lui e
Jany James sanno fare, peccato solo che la prima
metà del concerto sia penalizzata da un suono
basso che non aiuta certo la voce del cantante
inglese, oggi un po’ sottotono. Però il trittico
finale “I Don’t Love You Anymore”, “7 o’clock”
e “Sex Party” ribalta le sorti e ci regala emozioni
forti. La prossima volta mi piacerebbe sentire
anche “King Of New York”, già... Sullo stage
adesso i (The Heart Of) GEORGIA SATELLITES, che
ci regalano uno dei concerti migliori del Serie-Z.
Solo alcuni membri originali accanto Dan Baird,
non per nulla vengono suonate anche molte song
dal suo repertorio solista. Splendida attitudine,
simpatia, voglia di divertirsi... una lezione
di classe impartita da quattro cinquantenni
ancora innamorati di slide guitar e rock’n roll
polveroso. “Fire, fire!!”. “Back On The Streets
agaiiin” – ecco i JUNKYARD, grassi come vitelli
ma in bella forma, tamarri e vagamente sdentati
(tutto vero, abbiamo effettuato un close-up
a David Roach che non lascia dubbi!!). La band
ci dà dentro, e riesce persino a farmi piacere
10
i pezzi del secondo disco, in particular “Clean
The Dirt” che rende molto bene. Nulla mi toglie
dalla testa che a livello di riffaggio siano un po’
troppo ripetitivi però... e bastardo Pat Muzingo,
che stava per accecarmi con una bacchetta! Si
meriterebbe un’abbuffata di ceci satanici...
Si avvicina la notte e la temperatura è ormai
calata sensibilmente... l’IFECA registra il giorno
di massima affluenza, mentre sul palco si erge
un muro di Marshall. Sta per verificarsi l’evento,
il concerto DEFINITIVO per quanto mi riguarda.
I TWISTED SISTER, l’icona dell’hard rock / metal
americano, campione di tarrume, look tremendo e
ironia. Inizia la intro con “It’s a Long Way To The
Top” degli AC/DC, si accendono i riflettori e...
bum!, torniamo negli 80s! Nessuna esagerazione,
è stato uno spettacolo d’altri tempi, roba che
ogni tanto sentivo i brividi corrermi lungo le
braccia. Mark “The Animal” Mendoza colpisce
il suo basso menando ponte e paletta come un
selvaggio, Jay Jay French e Eddie Ojeda incrociano
riff e assoli, mentre AJ Pero alla batteria è sì
un metallaro, ma quando durante l’assolo (un
concerto con assolo di batteria... c’è qualcosa
di più 80s??) la sua batteria si solleva in aria,
ci prostriamo fedeli. E Dee Snider? Pazzesco,
incredibile... ha un’energia addosso contagiosa,
dialoga col pubblico (spettacolari i siparietti con
Eddie Ojeda in veste di traduttore!) e ci fa saltare
come cavallette. “We’re Not Gonna Take It”, e
tutti a cantare, il pezzo è ripreso ben tre volte,
e più si va avanti, più la voce di Snider si scalda
e con “The Price” è l’apoteosi, giuro che quasi
mi stavo commuovendo. Arriva “I Wanna Rock” e
un’indimenticabile botta e risposta tra band e
pubblico, che culmina con quasi tremila persone
che saltano col pugno in aria urlando all’unisono
“I Wanna Rock - Rooock!!!” Ecco il bis, “Come
Out And Play” e “S.M.F”, finisce il concerto tra
fuochi d’artificio e il logo dei TS che brilla nella
notte spagnola, la luna resta a guardare ma fa i
cornoni da metallaro: siamo tutti dei sick mother
fucker. Festeggio l’evento con una patata
gigante, e gli occhi mi luccicano.
I marocchini metallari sono sempre più metallari...
Ormai siamo in pieno clima spagnuolo, non ce ne
frega più un cazzo di niente, io in particolare
vegeto e rispondo alle domande dopo 10 minuti.
Arriviamo all’IFECA verso sera, saltando a piè
pari gli opener, lo stomaco incomincia a gonfiarsi
in modo preoccupante, mi sento vagamente un
balenottero à-la Mick Mars e quindi, visto che
sono offeso da colore della pelle, capelli lunghi
e vestiti hippie psichedelici dei nipponici SAVOY
TRUFFLE , decido di arenarmi all’interno degli
stand, ovviamente di fianco al banchetto dei miei
idoli negri metallari, che continuano imperterriti
a fare headbanging e a fare le corna. Di fianco
a me, un paio di rocker si fanno una pista di
coca... cazzo, avessi avuto la Magnesia, avrei
potuto sbriciolarla, spacciarla e diventare pure
ricco... Iniziano gli HYDROMATICS, due palle così,
tanto che ce ne andiamo al centro commerciale
a mangiare. Gozzovigliamo, ci imbottiamo di
caffé e torniamo giusto per veder finire i NINE
POUND HAMMER, con la moglie del camionista dei
Nashville Pussy (ricordiamo che prima suonava,
appunto, nei NPH) che sventola la rebel flag.
Bah... all’odore di canna (onnipresente durante
tutto il festival) si mischia così odore di pollo
fritto dai redneck... L’importante per queste
band è che salgano
sul palco, suonino e SEGUE A PAGINA 19
NIKKI SUDDEN
intervista di Miguel Basetta
Magari molti di voi non l’hanno mai sentito
nominare… Ma, che ci crediate o no, Nikki
Sudden è una piccola leggenda del rock and roll.
Dagli anni 70 in poi mille generi si sono succeduti,
centinaia di gruppi si sono sciolti e decine di
eroi sono passati a vita migliore. Nikki Sudden è
ancora qui.
Credo tu sia una sorta di versione rock and roll
di Fabrizio de André... Sai chi è?
No! Lui ha mai sentito parlare di me?
Il primo disco di Nikki Sudden che ho comprato
è stato “Crown Of Thorns”. E’ su un’etichetta
italiana, come sei entrato in contatto con
loro?
Ah! Quello fu un affare molto stupido che feci a
causa delle fottute circostanze... La Mannequin
Records era di due tipi di Milano, Stefano e Tiberio.
Avevano intenzione di fare un album in sole
trecento copie per la stampa e la radio in Italia.
Accettai. Non so quante copie stamparono, ma
sicuramente molte di più di trecento - puoi trovare
quel disco in tutti i negozi del mondo. Chiesi loro
di smettere di vendere quell’album, mi spedirono
tre copie e poi sparirono. Per me quel disco era un
bootleg, lo dissi in tutte le interviste. Contattai
Stefano qualche tempo dopo chiedendogli le
royalties. Mi rispose che avevo danneggiato la
loro etichetta dicendo che il disco era un bootleg
e che non mi avrebbero dato una lira. Due anni
fa ho rimasterizzato “Crown Of Thorns” per la
Secretly Canadian Records come secondo CD nella
riedizione del mio album “Groove”. Insomma, alla
fine ho ri-rubato il mio disco!
In quell’album c’è una delle mie canzoni
preferite, “Mafeking Blues”. Racconta ciò che
vuoi a proposito di questa canzone...
Non ricordo nulla di quella canzone, anche se
sono sicuro di averla scritta... Alcune volte
durante gli shows la gente la richiede... e io non
ricordo più di due versi, neanche gli accordi...
L’ultima volta che ho provato a suonarla live ho
finito per scrivere una nuova canzone chiamata
“Locked Around You”. Dovrei provare a imparare
nuovamente “Mafeking Blues”, era un bel
pezzo.
Scrivi un sacco di canzoni... Dove trovi
l’ispirazione? Di cosa canti?
Io scrivo di tutto ciò che mi passa per la mente...
Molte canzoni parlano di me e della gente che
incontro, ma spesso tutto è visto attraverso
un velo. Molte volte sono seduto al bar e alcune
parole mi arrivano in testa. Devo chiedere al
cameriere una penna e un foglio - solitamente mi
scordo di portarne con me - così posso scrivere ciò
che ho in mente. Alcune volte scrivo storie, altre
volte i personaggi sono mix di diverse persone
che conosco. Ci sono dieci milioni di cose che ti
possono influenzare, ma di solito i versi cadono
dal cielo. Devi buttarli giù o registrarli al momento
altrimenti vanno via per sempre. Questo fa parte
dell’essere “creativi” - non sai mai quando
l’ispirazione arriverà!
Hai cominciato a fare musica negli anni 70. Gli
Swell Maps sono stati la tua prima band?
Gli Swell Maps sono il primo gruppo con cui ho
fatto un disco. Epic, David “Phones” Barrington
e io abbiamo cominciato a suonare nel 1972,
a Pasqua. Registravamo canzoni sempre con
nomi diversi. Facevamo “album” su cassette,
continuavamo a fare una canzone fino a quando
non ci soddisfaceva pienamente. Steve Bird (Jowe
Head) e “John Golden” Cockrell arrivarono tra il
‘73 e il ‘74. Richard “Biggles” Earl fu l’ultimo ad
arrivare alla fine del 1976. Il 14 settembre del
1977 andammo in studio per registrare “Read
About Seymour”, il nostro primo singolo.
Quanti album hai fatto?
Circa venti...
Tutti ti chiederanno dei R.E.M... Come sei
entrato in contatto con loro? Tra i tuoi dischi,
“The Jewel Thief” è davvero il più country?
“The Jewel Thief” - ristampato come “Liquor,
Guns & Ammo” - è influenzato dalla Georgia, sud
degli USA... Alcune canzoni furono scritte a casa
di Peter Buck, ad Athens “I Belong To You”,
“Grievious Angel” a Parigi. Alcuni pezzi finirono
insieme in altri posti. Arrivai in Inghilterra col mio
album “county” per scoprire che i Primal Scream
avevano appena fatto “Screamadelica”... Ero
fuori dal tempo - probabilmente avanti rispetto
alla moda - ma non al passo con ciò che andava
all’epoca. Sono ancora orgoglioso di quell’album,
non credo ci siano pezzi mosci lì sopra. Avrei
preferito una voce migliore su “The Bagman
& the Twangman”, ma è comunque figo. Per
quanto riguarda i R.E.M, ho incontrato Peter
Buck durante un loro concerto a Francoforte
- era il tour di “Green”. Pete era un mio fan e
mi chiese di incontrarci. Finimmo al Frankfurter
Hof Hotel a parlare e bere per ore. Mi invitò a
suonare a Athens, al “40 Watt”, il locale di sua
moglie. Pochi mesi dopo ero a New York per una
radio session. Pete era in tour e aveva fatto una
session lì il giorno prima, lasciò un messaggio
per me. Ci beccammo poi al Maxwell’s in Hoboken
e lui mi invitò a casa sua nel sud, dove non ero
mai stato. Trascorsi i tre mesi seguenti a casa
di Peter, cominciammo a lavorare a “The Jewel
Thief”. A Alan McGee della Creation quei pezzi
non interessavano; per me era ok, pensavo fosse
ora di traslocare...
In questo numero di Oriental c’è un’intervista
a Jeff Dahl. So che hai fatto dei concerti con
lui. E’ un tuo amico?
Ho incontrato Jeff a Parigi alla fine degli anni
90. Jeff, Freddy Linxx e io abbiamo fatto il “Lost
Acoustic Tour” insieme attraversando Germania e
Francia... Durante il mio ultimo tour negli States
ho dormito a casa di Jeff nel deserto dell’Arizona.
Sì, direi proprio che è un buon amico.
Sei un grande fan degli Stones. Quante volte
sei stato a un loro concerto?
Cinquantadue volte... Non è molto se paragonato
ad alcuni miei amici. I recenti show nei club sono
stati i migliori che abbia mai visto. Ho visto i
T. Rex ventidue volte... Johnny Thunders circa
cinquanta... Bob Dylan dieci volte o forse più.
Jerry Lee tre o quattro
volte. Johnny Cash e SEGUE A PAGINA 19
11
MAD DRIVER REC.
intervista di Miguel Basetta
Il Goti sulle pagine di Oriental Beat. Devo
aggiungere altro?
Ho passato gran parte di questo pomeriggio
a guardare vecchie registrazioni di Indies, uno
dei pochi programmi musicali decenti degli
ultimi dieci anni. Te lo ricordi? Minchia, hanno
messo pure un bel video dei Cramps...
Ma te registravi ste cose? Ho dei vaghi ricordi
di Indies, passava dei bei pezzi insieme a cose
che non mi interessavano. Ho un grande dubbio
però… Era figa la presentatrice? Te che hai le
video cassette cosa dici? (dico che Attilio Grilloni
era un bel maschione coi baffi, ndB)
Cominciamo sul serio. Chi era Luca Goti prima di
entrare nella “scena” punk rock? Insomma,
che facevi quando non eri ancora alle prese
con dischi e fanzine?
Era un normale studente di liceo che non ascoltava
molta musica e quella poca era pessima (e non
dirò mai cosa era!!!) e passavo le mie giornate
tra fare finta di studiare e oziare. In effetti ero
abbastanza inutile come persona.
Non Ce N’è e Gabba Gabba Hey sono state
(insieme a Abbestia e Punk Stuff) le prime
fanzine che ho comprato. Lasciati pure andare
a dolci ricordi... Com’è che ti sei ritrovato a
fare fanzine?
Beh ricordassi qualcosa! Come è iniziata la cosa è
semplice… Da un po’ di tempo io e il Battistetti
ascoltavamo punk e hc, hc californiano
soprattutto, prime cose dei Bad Religion, ecc…
E compravamo Blast! E proprio lì abbiamo scoperto
il mondo delle distro e delle fanzine, ci siamo
documentati e abbiamo visto che bastava avere
un pc e tanta voglia. Abbiamo iniziato sta cosa e
siamo andati parecchio. Certo a fare il nostalgico
ci sarebbe da dire che allora era tutto diverso:
non c’erano le mail, internet non si sapeva manco
cosa fosse e ci si scriveva con le lettere cercando
di riciclare francobolli mettendoci sopra del
sapone… Lo si faceva essiccare e si spediva la
lettera. Poi quando ti rispondevano ti mettevano
il francobollo nella lettera, lo prendevi, lo lavavi
e lo riciclavi di nuovo. E poi siccome eravamo
giovani andare che so a Milano a vedere concerti
era una cosa rara e eccezionale, adesso bene o
male è tutto più comodo… Per fortuna!
Perchè hai lasciato Battistetti per metterti
con Pagani?
No beh, detta così è sbagliata. Io e Fabio avevamo
diversi interessi musicali (io più punk rock, lui più
elettronica, hc, post punk e cose così) e non
aveva più molta voglia di fare l’etichetta mentre a
me prendeva benissimo come cosa. Quindi in tutta
tranquillità ci siamo divisi. Io ho iniziato a fare
Gabba Gabba Hey fino a quando un giorno non mi
chiama Gualtiero per chiedere alcune info su come
e dove far stampare dei dischi e da lì è nata l’idea
di fare la fanzina insieme a me in opposizione a
Bassa Fedeltà che non ci piaceva…
12
Ma perchè facevi polemica con un sacco di
persone? Frazzi, Pomini, i Temporal Sluts,
Nando e i Senza Benza... Anedotti simpatici
legati a questi scazzi?
Ma boh con Frazzi c’erano delle divergenze sulla
gestione di Bassa Fedeltà, anche se alla fin fine
non era manco colpa sua… Con Pomini c’erano
state alcune polemiche quando ci aveva definito
nerds… Boh, lì per lì non avevo apprezzato
molto. Comunque con queste due persone
adesso ci sono buoni rapporti. Mi ricordo che
quando c’era lo scazzo con Pomini, ed entrambi
facevamo numeri supplementari delle rispettive
fanzine, ad un certo punto ci siamo accorti che
nessuno aveva veramente capito il motivo per
cui litigavamo, erano uscite fanzine in cui si
diceva : “la scena deve stare unita - non dovete
scazzare”… Al che io e lui ci siamo fermati e
abbiamo iniziato ad insultare gli altri. In effetti
eravamo andati avanti per quasi un annetto,
adesso cose di questo tipo si risolvono in 5 minuti
scrivendo sui forum o guestbook su internet…
Nando e Temporal Sluts per fortuna di fatto
sono spariti; ogni tanto i Senza Benza se ne
escono fuori con qualche nuovo disco che sembra
essere l’hit estivo, vendono 5 copie e ritornano
nell’anonimato. I Temporal Sluts credo siano morti
(come band!) e ad essere sincero non me ne può
fregare di meno di ste vecchie polemiche… Alla
fine io a distanza di anni faccio ancora questo
“lavoro”, loro sono spariti dalla circolazione…
Ho ripreso in mano alcuni numeri di Gabba
Gabba Hey. Dal #3 in poi avete provato a fare
le cose in maniera più professionale... Carta
stampata, tiratura mille copie. Poi con il
quinto numero siete morti. Perchè?
Il numero 3 coincide con l’entrata di Gualtiero
nella fanzina. All’epoca c’era Bassa Fedeltà
che non ci piaceva per come era gestita, le
band “minori” venivano sempre scartate, c’era
la tendenza a dare spazio a cose inutili (credo
che chiunque sopravviva anche senza leggere 4
pagine di band beat cecoslovacche i cui dischi
sono introvabili se non dai collezionisti… articoli
che venivano scritti dai collezionisti stessi!!!)
ecc ecc… Però vendeva sulle 6000 copie; al che
io e Gualtiero ci siamo detti: se loro fanno 6000
copie noi ne riusciremo a vendere almeno 500.
Ci sbagliavamo. Cioè Gabba vendeva, ma non
abbastanza da coprire i costi che all’epoca si
aggiravano sul milione e mezzo di vecchie lire…
quanto stampare un singolo. Ci abbiamo rimesso
soldi con il numero 3 e 4, il 5 lo abbiamo fatto
in formato mini perché è stato stampato con i
soli soldi che c’erano in cassa. La fanza è morta
perché ci eravamo stufati di vedere i nostri soldi
andare in fumo e allo stesso tempo non avevamo
più tempo: Gualtiero lavorava di notte, io stavo
mettendo su seriamente la Mad Driver …
Nel #3 hai intervistato Poison Ivy dei Cramps;
come hai fatto a non emozionarti parlando al
telefono con lei? Per me è una specie di sogno
proibito...
Quella era l’epoca d’oro della Epitaph, aveva
preso un sacco di band fighe e avevano pacchi
di soldi nel fare la promozione… Le band
telefonavano a casa dei fanzinari per fare le
interviste… Purtroppo all’epoca il mio inglese
era molto peggio di adesso (difficile a credersi
visto che anche adesso…) e l’intervista
telefonica la fece un mio amico (Maurizio) che
aveva registrato tutta l’intervista. La cassetta
è ancora custodita gelosamente nei suoi archivi e
ti posso assicurare che aveva una vocina molto ma
molto sexy. Peccato che le “nuove” band Epitaph
non abbiano venduto un cazzo e infatti sono
state scaricate. Vedi Zeke, Cramps, New Bomb
Turks ecc….
E’ ora di parlare della Mad Driver, la tua
etichetta. Innanzitutto il nome; è legato al
brutto incidente che hai avuto o è solo un
caso?
Un caso della vita… Il primo disco targato Mad
Driver (lo split Beat-Man / Monster) è uscito
a dicembre, l’incidente è successo a marzo
dell’anno dopo. Non mi ha portato molta fortuna.
Il logo invece era un disegno che Fausto dei Killer
Klown aveva fatto 4-5 anni prima; era uno dei
2-3 disegni che aveva fatto per il loro primo 7”.
Quando ho scelto il nome mi è ritornato alle mente
quel disegno.
Hai dato fiducia ai Manges, ai Ray Daytona, ai
Morticia’s Lovers... C’è qualche “tuo” gruppo
che in seguito ti ha deluso?
Direi di no. Certo, i Manges dopo che sono
“andati via” (è solo un modo di dire, nessuna
band è legata a contratti) hanno inciso quel
disco capolavoro su Stardumb… Anche l’ultimo
dei Morticia è molto bello e sono sicuro che i Ray
Daytona faranno un disco della madonna. Con
tutte le band ci sono ancora ottimi rapporti e mai
uno scazzo.
C’è un disco che ti sei pentito di aver fatto
uscire? E uno che avresti voluto fare ma che
non hai fatto?
Pentito no… Anche se i Monelli credo non li
farei più uscire. Era stata una mossa strategico
–commerciale, in quel periodo qualsiasi band
italiana suonava pop punk e vendevano parecchie
copie… Io avevo solo i soldi per fare un 7” e
all’orizzonte c’erano gli lp degli Spider Babies e
Automatics… Ho fatto quel 7” che ha venduto
800 copie in tre settimane. Adesso mi ritrovo nella
stessa situazione di allora, ovvero zero soldi.
Però preferisco non far uscire niente piuttosto
che un disco che non mi convince al 100%. Questo
ragionamento lo fanno il 90 % delle etichette
italiane ma nessuno lo ammette…
L’ultima uscita dei Kim’s Teddy Bear è uno
split tra etichette. Onestamente, cosa pensi
delle due label tue partner?
Non mi piacciono e a loro non credo che piacciano
le mie produzioni. Loro sono più sul versante
hc melodico. Il disco dei Kim’s ha avuto una
gestazione lunghissima ed è uscito con molti mesi
di ritardo rispetto a quando era stato registrato.
Mi avevano dato un promo al festival beat e mi
piaceva molto ma non avevo soldi, loro hanno
iniziato a spedire il promo a varie etichette
europee ed italiane e alla fine anche a Pota e
Kimera. Un giorno mi telefona il Bat e mi dice che
c’è la Pota che mette una quota, poi anche la
Kimera e pure i Kim’s avrebbero messo dei soldi;
mancava un quarto. Ho dovuto rinunciare ancora
poi qualche giorno dopo ne ho parlato per caso
con Seba che è il ragazzo che si occupa del mio
sito e lui mi ha detto: “il disco è una figata
metto io i soldi poi me li ridai”. Devo ancora
restituirglieli ma questo è un altro discorso. Il
disco comunque è andato parecchio bene e pur
avendo avuto veramente poco tempo per fare la
promozione le mie copie sono quasi tutte finite
così come credo quelle degli altri. Ritornando alla
tua domanda credo che la P.O.T.A. lavori bene con
i suoi gruppi come promozione, rispetta i tempi
di pagamento ecc. ecc… Mentre non posso dire
altrettanto della Kimera che si sta comportando
da vero idiota, deve dei soldi a me (pochi) e alla
P.O.T.A. (molti), ma è semplicemente sparito,
non risponde alle mail non da una qualsiasi
giustificazione ecc. ecc… Insomma stateci alla
larga se potete.
Sull’ultimo numero di Bam! c’è un editoriale
che ritengo abbastanza inutile per come dice
certe cose, ma contiene un nocciolo (duro)
di verità: non si fa più la gavetta. Che ne
pensi? Mi riferisco alle mille etichette “punk”
che subito fanno uscire dieci compilation, le
web-zine redatte da ignoranti presuntuosi, le
decine di agenzie di concerti fantasma...
Credo che l’editoriale di Bam non sia inutile, anzi
dica cose sagge e vere. Mi sono rotto i coglioni di
ricevere in continuazione mail di richiesta di cd
promo da parte di siti di merda (come contenuti,
non grafica - quello è l’aspetto meno importante)
fatti da ragazzini saccenti che a casa hanno
solo CD (ovviamente per loro il vinile è una cosa
superata) della Fat o Epitaph. Quando mando in
giro i promo e mi vado a leggere le recensioni
8 volte su 10 hanno riportato fedelmente la
presentazione che gli ho mandato. Certo non
saprebbero cosa altro scrivere. Rimpiango i tempi
delle fanzine cartacee quando ti dovevi sbattere
per fare le fotocopie, pinzare, scrivere alla
gente per sapere se te le prendevano in distro…
Certo adesso internet dà una grossa mano
anche a me, però questo ha comportato che una
infinità di bimbetti si facciano la loro webzine di
merda. Per le etichette, beh le vere etichette
sono poche in Italia, gli altri sfruttano le band
facendosi pagare per stampare dischi o sono solo
la facciata “punk” di grossi distributori.
Rimaniamo sulla “scena italiana”. Dimmi
quali sono le etichette, i gruppi, le fanzine
che più ti piacciono e quelle invece che ti
stanno sul cazzo. Dai, onore a chi se lo merita
e merda sulle facce dei perdenti...
Beh l’etichetta più vicino a me è sicuramente la
Rockin’ Bones, anche se non condivido le sue
scelte, ovvero fare uscire più dischi possibili anche
producendo split veramente assurdi con band che
non c’entrano nulla tra di loro. Preferisco fare
meno uscite, ma curarle di più. Fanzine beh…
Oltre a questa (e sono sempre stato un fan, non
solo adesso che mi fai l’intervista) direi Capinch,
Alphamonic e Mood per la parte garage-punk. Chi
mi sta veramente in culo solo l’85 % delle band
italiane, gente che nemmeno sa cosa è / fa la
Mad Driver ma mi manda il loro schifoso promo di
rock indipendente, ska o hc e pretende pure che
io gli dia una risposta. Ma andate a cagare. A sta
gente manco rispondo, se loro non prendono la
briga di vedere il mio sito, capire la musica che
faccio e porsi la domanda “ma la mia band che
fa ska andrà bene su Mad Driver?” perché dovrei
essere io a sprecare il mio di tempo?
13
Dopo tanti anni, ormai credo tu campi
vendendo dischi per posta. Come vedi il
mercato dal tuo punto di vista? Si può ancora
vivere facendo/vendendo musica?
Guarda, in Italia la situazione è davvero tragica.
Non vorrei sembrare come il manager della Sony
che si lamenta di internet, ma è indubbio che
parecchia gente scarica i dischi anziché comprarli
e questo è un danno non tanto per me (vi posso
stare sul cazzo e non volete darmi i vostri soldi…
ok va bene) ma per le etichette stesse. Adesso
leggendo sui forum mi accorgo che c’è gente che
scarica dischi usciti su Screaming Apple che farà
1000-2000 copie a disco e per una etichetta così
piccola è un danno questa cosa. Non capisco come
mai anche i dischi delle piccole etichette vengano
scaricati. Se da un lato è vero che pagare 20 e
più euro per un cd major è un furto, e al massimo
gli si reca un danno che loro riescono comunque
ad assorbire, per una piccola label non è così.
Vorrei vedere sta gente cosa dirà quando tra 5
anni usciranno meno dischi perché nessuno più li
compra. Io credo che se uno ci tiene veramente
alla “scena” deve comprare dei dischi, magari
non dal sottoscritto (ma sarebbe meglio!), ma
da qualche altra parte si. A parte che io odio i
cd masterizzati, preferisco avere la copertina, le
foto, ecc… Un cd senza copertina fa cagare…
E’ come essere fidanzati con una fotomodella
che vuole arrivare vergine al matrimonio… Che
divertimento c’è? Molto meglio una bruttina ma
disponibile.
Ti va di fare i nomi dei tuoi tre clienti più
importanti? Quelli grazie a cui al sabato sera
ti ubriachi...
Spero di non dimenticarmi nessuno… Direi Marco
di Pavia, Davide di Bologna, Massimo di Pistoia,
Andrea e suo fratello di Arezzo. Grazie a loro non
mi ubriaco la sera, ma riesco a tirare avanti a fine
mese. Per gli esclusi da questa lista… vi voglio
bene! Non mi odiate se ho dimenticato il vostro
nome. La cosa veramente figa di questo lavoro
(l’unica) è che con questa gente ci conosciamo
di persona ed è bello quando ci si vede passare
tempo insieme, bere, fumare… Come se fossimo
una grande famiglia.
Ora un pò di curiosità mie personali. Su un
vecchio numero di una tua fanzine dicevi che
vestivi Carrera perchè era la squadra di ciclismo
per cui tifavi. E’ ancora così?
No, adesso vesto discount che è quello che mi
posso permettere. Sono un grande tifoso di
ciclismo, la Carrera al tempo era la squadra di
Chiappucci e Pantani (quando era ancora una
persona seria) e io stesso andavo in bici tutti i
giorni facendo parecchie salite (le colline torinesi
e la Maddalena… che dolori). Lo so che visto come
sono adesso può sembrare strano, ma lo facevo
sul serio! Poi tra l’incidente e il lavoro ho smesso.
Ogni anno mi dico che dovrei ricominciare, ma non
lo faccio mai.
A casa tua credo di aver dormito sul divano
su cui ha posato le chiappe Mr. Greg Lowery...
Tu faresti mai cambiare nome a una band per
pubblicare un disco su Mad Driver? E faresti
tagliare loro la barba e i baffi? Insomma, il
padrone della Rip Off è un cagacazzo o no?!?
Greg aveva dormito per terra per problemi di
schiena, la mattina mi ha ringraziato per aver
potuto dormire per terra. Non è normale come
tipo. Sul divano aveva dormito, o meglio era
collassato, il batterista - quella montagna
14
umana di muscoli… Credevo che il divano si
rompesse da un momento all’altro. Il giorno dopo
avevano il day off e l’ho accompagnato in una
palestra a fare i pesi… Quando sono ritornato
a prenderlo perché gli altri dovevano andare via
aveva una espressione di un bimbo a cui si regala
la caramella. Tornando alla domanda… Come Mad
Driver io scelgo solo la band, la sua musica…
Alle volte come con i Ray Daytona (che magari
registravano 15-17 pezzi e ne usavamo solo 12
o 13 ) abbiamo deciso insieme cosa usare e cosa
no, ma era una scelta democratica, ai voti… Mai
imposizioni. Però io capisco il suo modo di fare…
Lui vuole dare una impronta alle sue band, vuole
che si capisca da subito che quello è un disco della
Rip Off e quindi un disco di punk’n’roll. Certo la
cosa della barba o delle copertine è estrema, ma
alla fine Greg è un nerd americano e applica un
ragionamento molto “capitalista”: io tiro fuori i
soldi, io rischio e tu fai come voglio io; se non ti
sta bene scegli un’altra label. Comprensibile, ma
non lo condivido.
Ho visto che hai una bella biblioteca... Si va
dai Promessi Sposi a Ellroy, passando per “Il
Sesso Estremo”. Che mi dici a proposito delle
tue letture?
Beh, la biblioteca verrà presto rifatta. Non ho
più spazio e tendo a tenere qualsiasi libro che
compro. I “Promessi Sposi” era una cosa del
liceo… Renditi conto! Adesso dovrò mio malgrado
andare a vendere qualcosa o mettere dentro le
scatole certi libri. Adoro Ellroy, credo mi manchino
solo due suoi libri e in generale la letteratura
americana mi piace molto. Leggo parecchio
soprattutto la sera prima di dormire, questo da
anni, non capisco come ci sia gente che legge un
libro all’anno… Pazzi!
Il più bel concerto che hai visto in vita tua
fin’ora?
Cazzo, domanda da un milione di euro; nell’ultima
stagione quello di Leighton sicuramente, ma è
impossibile dirti il migliore in assoluto.
Cinque dischi che un cliente Mad Driver deve
avere.
Sonics, Devil Dogs, Nine Pound Hammer (“Hayseed
Timebomb”), i primi Stones e Stooges. Se mi rifai
questa domanda tra 5 minuti di sicuro te ne dico
altri.
Come ti vedi, se ti vedi, tra vent’anni? Ricco
discografico, ancora distributore d.i.y, oppure
impiegato statale?
Mi vedo ancora qua (se sopravvivo), ma l’idea di
diventare impiegato statale fancazzista attira
molto.
Una roba che non chiedo mai. Vuoi salutare
qualcuno?
Ciao mamma.
JEFF DAHL
intervista di Simone “Dead End” Parato
Ciao Jeff! A beneficio di tutti coloro che non
conoscono la tua lunga carriera, che ne dici di
parlarmi un po’ di te?
Bene, sono nell’ambiente da un bel po’ di tempo,
per cui si tratta di un epico e accidentato viaggio.
Ecco una brevissima panoramica dei punti clou. Ho
registrato il mio primo singolo nel 1976, ero in una
band chiamata VOX POP in cui militavano anche
membri di GERMS, 45 GRAVE e DREAM SYNDICATE.
In seguito ho cantato con gli ANGRY SAMOANS
per due anni, band che ho lasciato per formare
i POWERTRIP. Dal 1987 incido album solisti con
differenti musicisti in ogni uscita, al momento
ho fatto uscire 21 album, ma chi ne tiene più
conto? Come ho detto, è una storia molto lunga
e un resoconto più dettagliato è disponibile nel
mio sito.
“Three Chords and a Bad Attitude”... che
cosa rappresenta il Rock’n Roll per te?
Semplice, vizioso e proveniente dal cuore.
Chitarre, ragazze, fumo, sudore, tirare tardi,
sesso, pestare sulla batteria... all that good
stuff.
Veniamo ora a “Street Fighting Reptile”...
parlami della registrazione, e degli amici che
hanno partecipato.
Questo è il mio disco più recente, l’ho registrato
nel mio studio e suono la maggior parte delle
parti di chitarra, basso e batteria. Ho radunato
un po’ di amici che pensavo si adattassero al
determinato stile delle diverse canzoni e li ho
fatti partecipare come ospiti. GG e Sparkle dei
440s hanno suonato delle grandi parti di chitarra
solista, e ho avuto delle session memorabili con
un sacco di amici, bevendo birra e cantando le
back up vocals. Si tratta di onesto e diretto
rock’n roll, con influenze punk, pop e glam.
Ci sono anche degli episodi acustici e blues...
qualunque cosa colpisca la mia immaginazione.
Faccio quello che voglio.
Come ti è venuto in mente di riprendere
‘Golden Age Of Rock’n Roll’ dei MOOT THE
HOOPLE?
Da ragazzino i MOOT THE HOOPLE erano una delle
mie band preferite... e lo sono ancora. Adoro
tutto di loro e ho letteralmente divorato ogni
disco che hanno fatto uscire. Qui negli USA non
sono molto conosciuti e così ho voluto celebrarli
con una canzone. E’ il mio tributo personale.
Decisamente una band classica...
Mi piace un sacco `Transvestites, Transsexuals
and Chicks With Dicks´... è una canzone molto
catchy e divertente!! Parlami del testo... e
dei personaggi di cui narri, a partire da Andy
Warhol per finire con... i TRASH BRATS!
Ti ringrazio. Sì, è una canzone divertente e
sembra proprio che piaccia a un sacco di gente.
E’ una di quelle canzoni che ha richiesto solo
10 minuti per essere scritta! Le parole sono
piccole vignette di decadenza e dissolutezza...
ho vissuto a Hollywood per così tanto tempo, e
con tutti i tour che ho fatto... ho visto proprio
di tutto! Il verso riguardo ai TRASH BRATS è una
storia vera e narra di qualcuno che esce con
una ragazza per poi scoprire che... non si tratta
esattamente di una ragazza. Una maleducata – e
molto divertente – sorpresa!
A proposito, non è proprio un peccato che i
TRASH BRATS si siano sciolti?
Sì, è davvero molto triste. Sono rimasto molto
sorpreso perché erano degli amici molto affiatati
e la band era assieme da molto tempo. Sono in
contatto con Ricky e Brian ha in programma di
venire a trovarmi il prossimo mese. Spero davvero
di poter scrivere qualche canzone con lui e magari
di registrare qualcosa assieme. Ho sentito un
po’ di materiale del suo nuovo album solista
ed è davvero incredibile. E’ più vicino al sound
punk-glam dei TRASH BRATS che ai supi primi lavori
solisti. E mi aspetto al più presto della grande
nuova musica anche da Ricky.
Mi piace davvero molto la copertina di “Street
Fighting Reptile”!! La macchia di piscio sulla
patta del tossico cadaverico è semplicemente
geniale! Chi ha avuto l’idea di mettere assieme
tutti quei personaggi? Sai... sembra proprio
una strada della mia città, dove ero solito
passare a piedi uscendo da lavoro!
Penso che ognuno conosca una strada come
quella! Anche io adoro questa copertina, è opera
di King Velveeda, che ha fatto dei lavori anche
per gli album dei TRASH BRATS e dei 440s. Gli
abbiamo mandato un rough mix dell’album in modo
che facesse una propria interpretazione della
musica. Gli ho anche detto che volevo qualcosa di
simile alla cover art di ‘Street Corner Talikin’’ di
SAVOY BROWN. Quindi, ecco la sua interpretazione,
penso che catturi alla perfezione l’essenza della
musica, per cui è una perfetta sinergia.
Come sta andando la tua fanzine ‘Sonic
Iguana’? Quali pensi che siano gli aspetti
positivi e negativi di scrivere per un medium
alternativo come una fanzine?
Purtroppo Sonic Iguana non esce più. Ho
avuto davvero dei bellissimi momenti e tanto
divertimento a farla, ma a causa di problemi
con la stampa, la distribuzione e le vendite
al dettaglio era diventato un vero casino. Ho
ricevuto l’offerta di scrivere per Carbon 14, che è
uno dei miei magazine preferiti, per cui ho deciso
di concentrarmi su questo spazio. Adoro scrivere
di musica... continuo a considerarmi più un fan
che un musicista. Resta il fatto che è stato un
peso mollare la fanzine, e molte persone sono
state molto tristi a vederla scomparire.
Che mi dici della TV e di MTV... non pensi che
sia una sorta di McDonalds della musica? Se ti
chiedessero di mandare in rotazione un tuo
video saresti d’accordo?
Ho fatto un solo video ma non mi preoccupo di
chi passi la mia musica o video. Non guardo MTV
o niente di quella roba. Non c’è niente che mi
interessi su MTV dalla fine dei LORDS OF THE NEW
CHURCH...
Sii onesto, hai mai comprato un disco di
TYKETTO o STRYPER?
No, mai!! Non ho mai sentito parlare dei TYKETTO e
degli STRYPER non me ne è mai importato molto.
15
Un sacco di eroi rock’n roll ci hanno lasciato...
sto pensando a Johnny Thunders, Claude dei
finlandesi SMACK, Joey e Dee Dee Ramone, Joe
Strummer... quale pensi sia la loro eredità?
Già, è davvero triste. Vorrei che fossero ancora
vivi e che facessero ancora musica, ma i loro
vecchi dischi e i loro ricordi vivono ancora. In
questo senso sono ancora vivi per me. Ho una
mia vecchia canzone, ‘Dead Heroes’, con il verso
‘Dead heroes never die...’ Ed è la verità. Vivono
ancora grazie alla loro musica.
Conosci qualcosa dell’Italia? Ti piace qualche
band italiana?
Sicuro, ho fatto tour in Italia così tante volte!
Mi piace tutto dell’Italia!! Il cibo, il patrimonio
storico, il vino... LE RAGAZZE! Conosco diverse
band italiane davvero forti come i THEE STP e i
TEMPORAL SLUTS. Questi ragazzi sono delle gran
belle macchine rock’n roll! Ho da poco sentito un
pezzo di una band chiamata BAD DOG BOOGIE che
suona come una versione vintage dei BLUE OYSTER
CULT che piace davvero molto. C’è sempre della
ottima musica da scoprire.
Che differenza vedi tra la scena rock’n roll
americana e europea (band e pubblico)?
Le band americane sembrano molto orientate
al successo. Vogliono un grosso contratto
discografico e tutte queste cose. Anche molte
band scandinave danno la stessa impressione. Le
band europee danno più l’impressione di suonare
per passione e i fan europei sono molto più seri.
Penso sia una cosa molto positiva. E’ più per il
puro divertimento... Riguardo i fan, gli Stati Uniti
sono un paese immenso per cui un’area può essere
grandiosa e un altro posto... orribile! Molte grandi
città possono essere interessanti, ma la maggior
parte degli show migliori si tiene nelle città più
piccole che non hanno la possibilità di tenere
molti concerti. E’ pressapoco la stessa cosa in
Europa - la Germania può differire in molte cose
dall’Olanda, e così via... – ma a parte tutto i fan
europei probabilmente hanno una conoscenza
maggiore e più dettagliata dei proprio gruppi
preferiti. E il Giappone, è semplicemente pazzo!
Laggiù amano davvero il rock’n roll. Hanno un
culto religioso dei propri gruppi preferiti.
Quali sono le tue band preferite del panorama
attuale?
Ho appena preso il nuovo LP dei TRASHCAN
DARLINGS che è fenomenale. Mi piace molto una
band svedese chiamata DIAMOND DOGS. Sono un
po’ come una miscela di MOOT THE HOOPLE, i FACES
e ROSE TATTOO. Ho da poco visto i SIOUX CITY PETE
AND THE BEGGARS che fanno un fenomenale hot
psycho blues. Suonano in assoluto la migliore
versione di ‘Cocksucker Blues’! Ti confesso che
potremmo fare un’intervista intera solo parlando
di tutte le band che mi piacciono. Come ti dicevo,
mi sento davvero un semplice fan. Compro ancora
un sacco di dischi e vado a un sacco di concerti. Mi
eccito ancora quando ascolto una bella canzone.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho in uscita un Best Of album. E in questo periodo
sto suonando numerosi concerti e a Ottobre
registrerò un nuovo disco che vedrà la luce nel
2004. Sono sicuro poi che produrrò diverse band
in autunno... se mi diverto, lo farò di sicuro!
PUSSYFART KO
HM, JEFF DAHL, I VICOLI DI GENOVA E I PERIGLIOSI SENTIERI DEL ROCK’N’ROLL
di Andrea Valentini
Vinile blu, vinile rosso, Cheetah Chrome, Amy
Wickman, C. che mi fa un pompino ma io sono
troppo cotto per accorgermene, il mio vecchio
chiodo con scritto Misfits di lato, una chitarra
Sakura nera, il primo anno di università, gli
amici tossici che uno dopo l’altro sembravano
schiattare, “Mary are you living”, la nebbia,
la prima volta che ho ascoltato “Two headed
dogs”… questi sono solo un pugno dei ricordi
che mi legano a Jeff Dahl. Ci sono momenti,
nella vita di un uomo (sembra l’inizio della
pubblicità di qualche mutanda contenitiva), in
cui si acquisisce quel grado di consapevolezza
che ti consente di osservare gli avvenimenti del
passato con un certo distacco e di dare alle cose
il giusto valore. E’ con questa consapevolezza,
degna di uno Jedi consumato da mille battaglie
nei deserti sabbiosi dei pianeti ai confini del
sistema solare, che posso ripensare ad HM con
una punta di nostalgia e gratitudine… sì, HM: il
giornaletto per i metallari italiani che impazzò con
cadenza bisettimanale dal 1986 ai primi anni ’90.
Aspettate, non fate quella faccia disgustata e
ascoltate cosa accadde in un nebbioso autunno
del 1989. Avevo 19 anni compiuti da poco e stavo
16
per cominciare l’università a Genova. Siccome
la facoltà di scienze politiche sarebbe stata
l’ultima o quasi a iniziare i corsi, per tutti i mesi di
settembre e ottobre mi aggiravo per Alessandria
in stato confusionale con nulla da fare e un
sacco di tempo da far passare. Gli amici andavano
tutti a scuola o avevano già iniziato i corsi e
io ero l’unico pirla senza un tubo da fare. Non
che mi schifasse: mi sentivo un casino di dischi,
sostanzialmente. In quel periodo sul mio piatto
Sony (stereo compatto fetentissimo e fatiscente)
mi ricordo perfettamente che giravano a ciclo
continuo “How could hell be any worse?” e
“Suffer” dei Bad Religion, “Nothing more to be
said” degli Upset Noise, “Perpetuum mobile” dei
Jingo de Lunch, “Nel cuore” e “Finale” dei Crash
Box, il disco che mi ha parzialmente cambiato la
vita – ovvero “Wig out at denkos” dei Dag Nasty
– e l’unico LP degli italiani Rabid Duck, che mi
piaceva da impazzire. Ovviamente le mattinate
erano i momenti più lunghi da far passare e
spesso mi trovavo all’edicola vicino a casa
cercando qualcosa da leggiucchiare per svagarmi
un po’ (decisamente i libri non erano una priorità:
nonostante ne avessi la casa piena, non mi veniva
in mente di aprirne uno nemmeno a pagamento).
Avevo smesso da quasi due anni di comprare HM,
ma una mattina nebbiosa di ottobre mi ritrovai ad
acquistarne una copia per disperazione: volevo
leggere qualcosa che avesse a che fare con la
musica, ma non c’era nulla che mi interessasse.
HM era il male minore. Ricordo distintamente di
avere aperto il giornale mentre ero in bagno:
nell’inserto centrale c’era un articolo di due
pagine su un certo Jeff Dahl, di cui si parlava
come di un mito reduce del punk ’77. Non ne
avevo mai sentito parlare e lessi distrattamente
il tutto. Dopo un paio di mesi, a facoltà iniziata,
una mattina in cui le lezioni erano finite verso
le 10:30, mi ritrovai a passeggiare tra i vicoli
di via Prè. Mi ricordavo vagamente dove era On
Stage, negozio specializzato di Genova, e mi ci
fiondai, trovandolo stranamente aperto. Qui mi
trovai in mano “I kill me” di Jeff Dahl. Spinto
dalla curiosità, dal prezzo basso e dal vinile
blu trasparente dell’LP, lo comprai. Riuscite a
dire “colpo di fulmine”? Ecco. Quella roba lì.
Ricordo di avere ascoltato il disco con gli occhi
pallati. In particolare c’era quel pezzo… “Mary
are you living” che mi faceva impazzire. E poi
una cover dei Dead Boys... che discone. Dentro
c’era tutto: le nenie ipnotiche e distrutte tipo
Stooges, la disperazione della New York dei Dead
Boys, il rock’n’roll tossico e anfetaminico di
Mott the Hoople, New York Dolls e Alice Cooper,
il punk settantasettino, il rock degli Stones…
Fatta qualche ricerca approssimativa, mi accorsi
che possedevo un altro vinile in cui Mr Dahl era
coinvolto: parlo dell’unico LP di tali Powertrip dal
titolo “When we cut we bleed”, lavoro di punk\
speed metal drogatissimo, pesante e cattivo,
acquistato alla cieca un paio d’anni prima. Ecco,
così è iniziata la mia passione per la musica di
Jeff Dahl. All’epoca lo conosceva poca gente e
– oggettivamente – era semplicemente un tipo un
po’ sfigato ed ex tossico che aveva suonato per
un pochino con gli Angry Samoans ed era amico
di Cheetah Chrome. Niente di più. Anche le sue
foto lasciavano intuire un’immagine tutt’altro
che cool: un capellone ricciolo, secco come un
chiodo, con T-shirt degli Stooges o dei Mott The
Hoople, circondato da musicisti che sembravano
fuoriusciti da un disco di glam-rock minore. Da quel
giorno ho iniziato a cercare i suoi altri dischi, che
all’epoca erano solo un paio: “Scratch up some
action” e “Vomit wet kiss”. Gli scrissi anche una
lettera e lui mi rispose con una cartolina che i veri
intenditori tra voi avranno visto sotto forma di
copertina del 7” tributo ai Gun Club che ho fatto
uscire nella primavera\estate del 2001. Negli
ultimi 13 anni Jeff si è conquistato un’onesta
e meritata fetta di stima e ammirazione nella
comunità del punk rock mondiale e – seppur non
goda dello status di un musicista professionista
blasonato – campa facendo un disco all’anno
e registrando band nel suo studio in Arizona.
Inoltre cura una fanzine intitolata Sonic Iguana,
una delle migliori, se non fosse per le poche
pagine e la cadenza annuale. Io l’ho seguito con
dedizione fino al 1997 circa, poi mi sono un po’
perso per strada: mi sono reso conto che i dischi
di Jeff che mi piacevano di più erano sempre e
comunque i primi 3, anche se “Bliss” del 1995
non è affatto male (sentitevi la cover di “Gimme
danger”). I primi 3, sì: - “Vomit wet kiss”: un
calderone di session differenti, praticamente
una raccolta… in copertina una foto di Jeff sul
palco con la backing band di GG Allin e sul vinile
una collezione di brani devastanti, tra cui una
cover al vetriolo di “Paint it, black” - “Scratch
up some action”: un disco registrato live in
studio, zeppo di cover da paura: Roky Erickson,
Love, Stooges, Velvet Underground… e uno dei
brani che per me rappresenta Jeff Dahl nel modo
più completo: “I’m in love with the GTO’s” - “I
kill me”: altra collection di brani incisi in momenti
diversi, con un feeling detroitiano a fare da filo
conduttore. Devastazione e intimismo miscelati.
Droga, punk, rock, oscurità e incazzatura… A
questo punto cosa devo dirvi? Massimo rispetto
a Jeff Dahl, classe 1955 (gente, questo ha 48
anni, mica 24… e ancora si sbatte come un
adolescente infervorato: sono assolutamente
colpito da questa sua attitudine). Ascoltatevi
i suoi dischi, magari compratene qualcuno e
non trascurate le cose che fa uscire con la sua
etichetta, la Ultra Under.
THE LORDS OF ALTAMONT
intervista di Simone Parato
I Lords Of Altamont mi hanno subito conquistato,
oltre che per la carica spettacolare del loro
garage rock infuocato, per la simpatia e
disponibilità che dimostrano una volta scesi dal
palco. A un paio di settimane dalla loro esibizione
al Serie-Z, ecco il resoconto della chiaccherata
con Jake Cavaliere, che ci parla di Hell’s Angels,
Farfisa e tatuaggi...
Ciao Jake, che ne dici di parlarmi un po’ dei
Lords Of Altamont?
I Lords si sono formati dopo che la nostra band
strumentale (BOMBORAS) si è sciolta, nel 1999/
2000. Fondamentalmente, eravamo ormai pronti
per qualcosa che rispondesse realmente al nostro
stile. Tutti coloro che hanno dato una mano alla
nascita dei Lords erano musicisti veterani e
avevano già esperienze da professionisti alle
spalle. Max (batteria) ha suonato con i SPIDER
BABY, e LEVI DEXTER. Dorin (primo chitarrista/
prima line-up) aveva suonato nei CRAMPS per
un anno, Johnny (chitarra) era nei BOMBORAS e
negli INVISIBLE MAN, Gabe (il primo bassista)
aveva suonato coi FUZZTONES. Io sono stato in
diverse band, con i FUZZTONES e i BOMBORAS. Tutti
e cinque avevamo un’idea molto precisa su cosa
volevamo dalla nostra band, e abbiamo passato
molto tempo a stendere canzoni e a preparare gli
show.
In seguito, avete avuto dei cambiamenti di
line-up...
Dopo diversi show, abbiamo deciso di separarci
da Dorin, che aveva bisogno di prendersi del
tempo per se stesso. Lo abbiamo sostituito
con Shawn Medina alla seconda chitarra. Shawn
aveva suonato con i LOS BORRACHOS. Subito dopo
questo fatto, Gabe aveva finito per essere molto
occupato con i FUZZTONES, e ci ha lasciato per una
realizzante carriera assieme a Rudi Protudi, ed è
stato rimpiazzato da Spencer al basso. Spencer
è una persona seria e molto affidabile, e in più
è molto preso dalla musica. Personalmente, sono
molto contento di come siano andate le cose,
spero che noi tutti possiamo suonare a lungo
assieme, anche se non siamo certo i cazzo di
GRATEFUL DEAD! I tre ragazzi con cui suono ora
(Max, Shawn e Spencer) spaccano il culo, e sono
totalmente presi per la musica. La vivono!
Ho letto che Johnny “Stiggs” Devilla ha lasciato
la band... che è successo?
Johnny si è visto passare davanti delle grandi
occasioni nella sua vita, e non se l’è più sentita
di sedersi in un van e di girare di città in città,
per un pugno di dollari e di buoni consumazione.
Continuiamo a tenerci in stretto contatto,
Johnny rimane uno dei miei migliori amici.
“Born in the age of Altamont/ Mommy was
a hippie and daddy was a drunk” (DEMOLITION
23)
Qual è la tua opinione su Altamont e su tutto
il casino degli Hell’s Angels?
Gli Hell’s Angels? Io non c’ero, è difficile per
me commentare cosa sia davvero successo...
Penso però che Altamont sia stato un giorno di
svolta per la storia. Gli hippies, il libero amore,
18
la musica, l’attitudine: tutto è cambiato. Non
credo che gli Angels abbiano avuto tutto questo
peso (nel cambiamento d’epoca), più che altro
sono stati presi in mezzo, per diventare un capro
espiatorio della frustrazione degli altri...
E che mi dici del Flower Power? Sembra che
tutti gli hippies siano diventati yuppies...
Entrambi (hippies e yuppies) fanno schifo!
Hanno mollato i loro pulmini per delle belle BMW,
e sbevazzano Starbucks prima di un giorno di
lavoro ben poco costruttivo... del resto cosa era
un’hippie, se non il primo embrione di uno yuppie
cazzone?
Ok, parlami del vostro recente “To Hell With
The Lords”! Avete qualcos’altro in cantiere?
L’abbiamo registrato analogico al 100%! Ci sono
troppi pro-tolls che girano di questi tempi, è
come una pestilenza. Presto ogni band che abbia
un minimo di rispetto per sè stessa ci sbatterà
la faccia! Analogico!! Ci siamo molto divertiti a
registrarlo, mi sarebbe piaciuto avere un po’ più
di budget per farlo. Anche se penso che alla fine
non sarebbe venuto fuori così, poco male... Il
nuovo lavoro su cui stiamo lavorando al momento
si chiama: “Lords Have Mercy!” Billy Zoom degli
X ha incominciato a lavorare con noi su questo
disco, vedremo come vanno le cose.
Tu suoni un’italianissima Farfisa! Parlami un
po’ di questo strumento...
Io amo la Farfisa! Avrei dovuto mostrarti il mio
tatuaggio, che copre tutto il mio avambraccio
destro... è il logo della Farfisa! Mi piacciono anche
il Vox e l’Hammond, ma il mio vero amore rimane
la Farfisa. Sono strumenti costruiti alla grande
e funzionano sempre! Hanno un suono molto
particolare, che adoro. Alcuni lo definiscono
cheesie. Io lo chiamo il mio sound!
A proposito... il tuo cognome è Cavaliere, hai
delle origini italiane?
I miei nonni sono italiani, si sono trasferiti negli
Stati Uniti poco prima che nascesse mio padre. La
gente spesso mi chiede se è un nome d’arte, a
causa di Felix Cavaliere (organista dei RASCALS).
Invece è solo una simpatica coincidenza!
Ci siamo incontrati al Serie-Z, come è stato
suonare a questo festival? Qual è stata la
tua performance preferita (a parte la vostra,
ovviamente!)?
Ci siamo divertiti un casino al Serie-Z! Nei giorni
successivi, poi, abbiamo suonato anche a
Madrid, ed è stata un’altra bella esperienza!
Gli show sono stati pazzi, e credo che la gente
si sia divertita. La mia band preferita al Serie-Z
sono stati i TWISTED SISTER, era come guardare il
making di Spinal Tap!
Vi ho visto cazzeggiare in giro per Jerez
assieme a MÖTOCHRIST e TEXAS TERRI, ve la
siete spassata?
Abbiamo fatto ancora cinque show in compagnia
di Mötochrist e Texas Terri, è stata una figata. I
ragazzi dei Mötochrist sono dei pazzi totali, gli
piace decisamente fare casino! E’ interessante
osservare come band dall’approccio così
differente possano andare molto d’accordo on
the road, come è successo a noi. L’unica altra
band con cui siamo stati in tour in precedenza
sono i CRAMPS, per quanto riguarda bands di un
certo spessore. Riguardo la Texas Terri, è molto
concentrata e sa quello che vuole, è davvero
molto determinata!
Adesso parliamo di cibo spagnolo! Io sono
quasi rimasto avvelenato da quella merda!!
Anche tu e gli altri ragazzi avete avuto brutte
esperienze??
Azz, devo stare molto attento a quello che dico,
visto che mia moglie è mezza spagnola! I ragazzi
dei Lords non vanno molto per il sottile riguardo
il cibo... gli interessa solo birra e carnazza! Per
quanto mi riguarda, è dura essere vegetariano e
diabetico! Ho spesso rischiato di fare la fame...
Hey, quando accendo la televisione, vedo
sempre quelle due palle di video di WHITE
STRIPES & Co! MTV lo chiama “new rock’n
roll”...
Buon per loro. Grazie a Dio MTV è in grado di
educare il mondo riguardo il rock’n’roll.
Hai addosso un casino di tattoos traditional
fighissimi! Mi parli un po’ dei tuoi tatuaggi?
A L.A. ci sono studi di tattoos ad ogni angolo,
ma molti fanno davvero cagare! Io vado da John
Saletra, da “Tabu Tattoo”. Il tattoo implica
la dedizione, come stare in una band o essere
sposato. Sono ormai dodici anni che mi tatuo,
e mi piacciono per lo più i disegni traditional.
Non troppo pretenziosi e artistici! Cazzo, è un
tattoo, non un disegno di Picasso! Alcuni hanno
un significato ben preciso, altri servono giusto
per riempire gli spazi. Il mio preferito senza
dubbio è il logo della Farfisa. Sostanzialmente mi
faccio i tatuaggi solo per me stesso, non me ne
frega niente che gli altri li vedano o no, sono una
cosa strettamente personale.
Hai mai comprato un disco dei TYKETTO o ti sei
mai messo spandex & stivali?? Confessa!
Ehw, NO!! Però porto sempre dei pantaloni
parecchio stretti, stivali sempre, ma modello
Beatles!
Ok, direi che basta così... le ultime parole
sono per te, cerca di convincere questi cazzoni
italiani ad adorare i Signori!
Hey, dateci almeno un’occasione per convertirvi
tutti! Basta col rock artistico e finocchio di
chi suona guardandosi le scarpe! Il LORDS OF
ALTAMONT sono qua per spaccarvi il culo, brutte
fighette! Ah, e ci piacerebbe moltissimo suonare
in Italia, se c’è qualcuno in ascolto...
SERIE-Z FESTIVAL
SEGUE DA PAGINA 10
scendano giù senza
tante stronzate,
e chi non salta è
un ottusangolo! Gli HELLACOPTERS sono l’unica
band del Serie-Z a sfracellarci i coglioni con
un sound check eterno, che sfiora il ridicolo
quando il roadie prova pure le maracas! Data
questa premessa, dirò solo che Nicke Royale
e soci sono ormai prevedibili nonché svogliati,
già dopo tre secondi posano con le chitarre in
aria e riescono a rendere mosci persino i pezzi
di “Paying The Dues”. Che noia, ragazzi... e la
cover di “Search & Destroy” è una merda totale!
Finalmente ecco i redivivi RADIO BIRDMAN, che in
poco più di un’ora ripassano il loro repertorio.
Si sente che probabilmente han fatto poche
prove, perché qua e là ci scappa l’errore, ma
sul palco si crea un’onda di suoni che rapisce,
i Radio Birdman sembrano vivere in una loro
personale dimensione e quasi non osiamo
applaudire per non disturbare... Un plauso al
singer Rob Younger, nonostante l’età si muove
divinamente e canta con raro trasporto.
Epilogo
Spendiamo gli ultimi giorni a fare i turisti, a
guardare la TV spagnola osservando, stupiti,
come dopo mezzanotte passino con nonchalance programmini porno belli spinti. Mica
scemi ‘sti taru spagnoli! Così tra un pompino e
un anal, vediamo pure la versione ispanica del
Commissario Rex. Prima di lasciare Jerez e le sue
ragazzine tettute, non posso fare a meno di
farmi del male, così divoro temerario un mega
cono gelato al gusto ciclés (sì, come gomma da
masticare), una specie di puffo impazzito, un
frullato di colori fosforescenti che più glam di
così non si può. Perché io sono glam, che cazzo! Il
gusto ricorda vagamente l’antibiotico, il tempo
di digestione è stimabile intorno alla settimana.
Agonizzanti, prendiamo gli aerei per tornare
nella motorcity: esperienza rocambolesca che
rischia di terminare con uno schianto sull’Ikea.
E per leggere questo report avreste dovuto
comunicare col regno dei morti. Per fortuna,
l’arcangelo dell’AOR veglia sempre.
Hey Sweet... andiamo a trovare Sergio?
NIKKI SUDDEN
SEGUE DA PAGINA 12
Chuck Berry una
o due volte... Non
ho mai visto Muddy
Waters o Howlin Wolf o Robert Johnson... Non
ancora... Molte persone credono sia strano
vedere una band più di una volta durante lo
stesso tour. Credo sbaglino. Trovo strano che
i musicisti raramente vadano a vedere le altre
band... Vai a vedere le band degli amici, ma a
parte quelle... E’ importante beccare gente
come gli Stones o Bob Dylan mentre sono ancora
in giro al massimo delle loro forze. Se non avessi
visto i T. Rex o i Mott the Hopple o i Led Zeppelin
oppure i Sex Pistols e i Generation X ai tempi,
non avrei avuto mai un’altra possibilità. Se sei
un musicista vuoi essere o in studio oppure su
un palco. Ma se non puoi, la cosa migliore è
vedere altre band fighe. Se vai ai concerti di
gruppi orrendi - e ce ne sono tanti - ti senti
frustrato per non essere lì al posto loro... Ma
con i grandi gruppi è un momento importante. E’
qualcosa per cui vale la pena vivere.
19
THE SPADES
intervista di Marco Ferrarese
Cinque negri sulla copertina di “Learnin The
Hard Way” bastano e avanzano per creare molto
interesse intorno a una band olandese… Rock
and roll duro, uno scontro tra Turbonegro e Dead
Boys. Altro che Apers e amici vari, da Eindhoven:
the Spades. (MB)
Allora, riassumi la storia della band e dimmi
come fai a ottenere contratti discografici a
trent’anni…
La storia si fa più lunga ogni giorno che passa. Io
e Denvis abbiamo messo in piedi il gruppo cinque
anni fa. Abbiamo fatto diversi dischi per etichette
differenti e poi il nostro cd è diventato più o
meno hype in Olanda, così ora stiamo facendo
un po’ di soldi. Negli ultimi sette mesi abbiamo
cambiato due batteristi e quattro chitarristi,
al momento è piuttosto inutile dire chi sia nella
band e chi no.
Sulla copertina del vostro album ci sono
cinque negri selvaggi… Questo ha generato
un po’ di confusione, soprattutto in Italia,
poiché tutti pensavano a voi come a una band
di negri dall’Olanda. Devo dire che il vostro
stile di vita è molto simile a quello dei negri
della giungla, ma dimmi qualcosa su quella
copertina… Qualcuno ha avuto da ridire?
Sì, alcuni hanno reagito positivamente. Ma in
Inghilterra ci hanno annullato un tour perché
siamo bianchi! Anche in Francia non sono stati
molto contenti di questo fatto. Ma che me ne
frega, è stato solo uno scherzo e le checche
politically correct possono leccarmi le palle.
I ragazzi sulla copertina pensavano fosse
divertente così tutto ciò che pensano gli altri
non mi interessa.
Recentemente avete girato gli States e
avete ottenuto un contratto con la Go Kart
Records; raccontami qualcosa a proposito di
questa esperienza. Che differenze hai trovato
tra i palchi europei e quelli americani?
Una differenza è la birra. Di solito beviamo molto
quando suoniamo e negli States talvolta avevamo
solo due consumazioni a testa. Per le altre devi
pagare! Abbiamo perso un sacco di soldi con il
tour ma ci siamo divertiti. Abbiamo suonato con
band molto fighe cone Brothers Of Conquest,
Camarosmith, Jack Saints… Il CD uscirà presto,
non so molto dell’etichetta tranne ciò che mi ha
detto Rock and Roll Outlaw.
Che mi dici di Denvis? Era la testa di Trash
Tv… Che fa ora oltre a suonare nella band?
Non molto… Sta lavorando su roba nuova ora, ma
la band ultimamente ci tiene molto occupati. Lui è
come Forrest Gump, se guardi la tv olandese per
qualche ora lo vedi comparire in ogni momento.
Com’è la situazione in Olanda? So che voi
e i Peter Pan Speedrock avete un certo
seguito…
Non so come sia la situazione qui, presumo noiosa.
Non ci sono molte buone band. I Peter Pan sono
molto famosi ora in Olanda, non so perché
dato che sono uno dei gruppi più rumorosi…
Probabilmente la gente si sta stancando dei DJ.
20
Avete fatto la cover di un pezzo della più
grande rock and roll band italiana, perché?
Come mai avete scelto quella canzone? Che
pensi di Monkey Moherfucker?
Dai tempi dei Village People, i Nerds sono la
migliore band gay al mondo. Poiché supporto le
minoranze ho pensato necessitassero un pubblico
più vasto… “Beat Me” è tutto ciò che un pezzo
punk rock deve essere: breve, aggressivo, testi
scorretti e un grande riff. Monkey Motherfucker
è il Rob Halford della sua generazione.
Il vostro nuovo singolo è stato prodotto
a Seattle da Jack Endino con Mark Arm dei
Mudhoney come special guest… Che dici di
questi due personaggi?
Entrambi ok, è stato grande lavorare con loro.
Ho molti album dei Mudhoney e ancora più dischi
prodotti da Jack.
Perché cambiate continuamente line up?
Alcuni ragazzi sono stati cacciati, alcuni hanno
abbandonato e altri erano troppo impegnati con
scuola e lavoro. Ma voglio una line up stabile, è
impossibile andare avanti in questo modo.
Da quando avete iniziato a suonare il vostro
suono è passato da qualcosa di molto simile ai
Motorhead a uno stile più scandinavo…
Amo i Turbonegro e qualcosa dei Glucifer, ma
tutto finisce qui. Quando ho scritto le canzoni
dell’ultimo album ascoltavo i Dead Boys, i
Saints… Ma abbiamo anche imparato a suonare
un po’ meglio, così le classiche canzoni LaRe-Mi ci annoiano. Prima di suonare roba alla
Motorhead facevamo anche roba sixties. I nuovi
pezzi sembrano molto pop. Non voglio suonare
sempre la stessa roba perché piace a venticinque
persone, faccio quello che mi pare e basta.
Perché tutte le ragazze olandesi sono bionde
e non gradiscono i maschi italiani? Anche le
loro fighe sono bionde?
Non sono gli italiani a non piacere alle olandesi,
solo i Nerds non piacciono. Non potevano
scegliere nome migliore; ho visto i Nerds intorno
alle ragazze proprio come cani intorno al cibo. La
maggior parte delle ragazze al giorno d’oggi rasa
la figa e la cosa non mi dispiace affatto.
Progetti futuri oltre a delle tette finte per
diventare la next big thing del gay metal?
Non lo so ancora; viaggerò un po’, scriverò nuove
canzoni e troverò nuovi componenti per la band.
Poi mi taglierò il coso che ho tra le gambe perché
non lo sento come parte del mio corpo. Io sono
una donna nel corpo di un vero uomo e ti assicuro
che è dura… Molto più dura che essere donna nel
corpo di una checca.
ale baronciani
vs.
paper resistance
intervista di Miguel Basetta
Due bravi ragazzi, giovani come noi, ragazzi ok.
Paper Resistance, sulla copertina di OB #5, ha
ridato vita a Johnny Ramone - go Johnny go.
Baronciani ha invece scelto Aiki (sì, alla fine è
proprio lei...) come pin up per il penultimo numero
della fanzine che avete sotto al naso. L’idea del
faccia a faccia, dello scontro/incontro sul ring,
non è venuta a me, ma allo stesso Baronciani...
Ne resterà uno solo.
Cosa hai mangiato a colazione stamattina?
(baronciani)Té bancha, kiwi, pane tostato,
burro, marmellata di mirtilli. Oppure quando sono
un po’ di pessimo risveglio: té nero e biscotti.
(paper_resistance) Stamattina colaziono al bar
sotto casa. Finito il cibo casalingo, mi tocca il
cappuccio e il dolce alle mele.
Mi va pure bene.
Parlaci di te: chi sei, cosa fai, da dove vieni?
(baronciani) Vengo da Pesaro, che si trova
all’inizio delle Marche vista da Milano.
A Milano vivo, studio e lavoro. Quando prendi
il treno per arrivare a Pesaro c’é una galleria.
Dopo la galleria puoi cominciare a prepararti
per scendere. Invece quando arrivi a Milano
é facile perché il treno si ferma e i binari non
continuano. Non é una cosa banale; ad esempio
ieri Gianni mi diceva che le prime volte che andava
su all’università di Bologna in treno non sapeva
quando doveva scendere. C’é stato un periodo
in cui facevo l’insegnante a Rovereto e stavo in
treno circa 7 ore, e ogni fermata che faceva mi
chiedevo se fosse stata la mia.
(paper_resistance)
Paper
resistance
si
chiama alessandro, nasce nel Salento. Da
ultramaggiorenne si trasferisce a Bologna dove
tutt’ora vive. Non sa fino a quando. I soldi li
recupera lavorando per una casa editrice. Poi è
1/3 del collettivo inguine.net , che è un sito che
lavora sui fumetti in rete e che recentemente
ha messo su una rivista quadrimestrale chiamata
inguine mahgazine. Si parla (quasi) sempre di
fumetti/illustrazioni. Lavorando sempre su
materiale inedito, almeno in italia.
Per la copertina di questo #7 ho “rubato” un
disegno di tale Massimo Rotundo, lo conosci?
(baronciani) Non personalmente, ha fatto molte
cose per Blue, e dei fumetti per Sergio Bonelli?
come lo conosci?
(paper_resistance) No. Non conosco. Dove l’hai
rubato il disegno?
Dici che si incazza se si accorge del furto? Tu
come reagiresti in una situazione simile?
(baronciani) Ah, ma non lo conosci? Ma perché,
allora, non la fai fare a Tuono Pettinato?
(paper_resistance) E anche se si incazza…io
non lo farei, o per lo meno non me la prendo
sempre che il mio disegno non sia stato utilizzato
“senza fini di lucro …“ et similia. Una volta ho
fatto una illustrazione contro la guerra per una
campagna in rete. È finito ovunque. L’ho ritrovato
addirittura sui muri di Roma su delle locandine di
un rave. Evidentemente piaceva. Evidentemente
mi fa piacere.
Come scegli i soggetti dei tuoi disegni?
(baronciani) Vado in giro sempre con carta e
penna o con dei piccoli libretti tascabili. Dove
annoto o disegno le cose che mi piacciano quando
le vedo. Poi le perdo, e quando le ritrovo penso
che potrebbero servirmi quando devo disegnare
qualcosa; poi non lo faccio mai e disegno sempre
le stesse cose. Se invece qualcuno mi chiede
di disegnare un fumetto sull’Australia allora
esco di casa e vado a documentarmi. compro
libri fotografici e leggo qualcosa sulle cose che
dovrei disegnare. poi mi appassiono e adesso mi
piacerebbe andare in Australia.
(paper_resistance) Tra una cazzata e l’altra che mi
passa per la testa. Non ho comunque un metodo.
Se poi devo (fare una) illustrazione specifica,
posso anche mettermi a cercare i soggetti.
Quando sei all’opera che musica ascolti?
(baronciani) Tanta, tantissima e a volume alto.
Devo fare il vuoto intorno.
(paper_resistance) La stessa che ascolto quando
non sono all’opera.
Presumo lavori anche e soprattutto su
commissione; c’è qualcuno per cui non
disegneresti mai, in ogni caso?
(baronciani) Più che per qualcuno o per qualcosa,
non mi piace disegnare per una persona che non é
chiara con me prima di iniziare il lavoro.
(paper_resistance) Lavoro per commissione in che
senso?? Se nel senso che ad esempio Basetta mi
“commissiona” la coperta per oriental beat allora
si, se invece c’è un senso “commerciale” dietro
la parola commissione, allora no, non lavoro su
commissione. Non ho mai provato a vendere i miei
disegni, nessuno ha mai provato a comprarli. C’è
un sacco di gente per cui non disegnerei. È per la
quale non disegnerò. Ma magari non mi metto a
fare la lista…
Hai partecipato all’MTV Day o all’Anti-MTV
Day? Pensi che il terremoto che ha colpito
sabato scorso Bologna sia stato un segnale
dall’alto contro la TV dei giovani?
(baronciani) Le cose non succedono per caso,
però non se sia un segnale dall’alto. forse sono
stati dei disobbedienti cinesi che hanno fatto
una festa per avere anche loro mtv come tutto
il mondo, hanno battuto tutti insieme i piedi
per terra e hanno creato un terremoto dall’altra
parte del globo.
(paper_resistance) Chiaro che ho partecipato
all’anti. Avevo anche fatto la locandina…
terremoto contro la tv dei giovani? Non penso…
sono ancora giovane e quando c’è stato il
terremoto ero dentro un cinema…eppure l’ho
sentito…che c’entravo io?
Se potessi incontrare qualche “grande”
personaggio -vivo o morto- chi sceglieresti?
(baronciani) Quelli che mi vengono in mente
adesso, anche se poi non saprei cosa dirgli:
Bonvi, Hugo Pratt, Giorgio Morandi, Italo Svevo,
21
PAPER RESISTANCE
Da te alle scuole elementari/medie
distribuivano le figurine con la droga da
leccare?
Adrian Borland.
(paper_resistance) ...mmm… mi piacerebbe
incontrare Raymond Pettibon…poi c’è anche
Winston Smith, ma lui l’ho già incontrato.
Qual’è il tuo personaggio preferito dei
fumetti?
(baronciani) Devilman, Valentina,Ten Ten, Petzi.
(paper_resistance) Ti dico il primo che mi viene in
mente. “Concrete” di Paul Chadwick. Secondo me
è un ottima lettura.
Sei religioso?
(baronciani) Domanda difficile.
(paper_resistance) Sono confuso.
Ultimo libro letto e ultimo film visto?
(baronciani) “Orgoglio e Pregiudizio” della
Austen, sto leggendo simmetrie amorose di
janette witterson. Ultimo film visto, che mi é
piaciuto, é stato “La cttà incantata” di Myazaki,
sono tornato a vederlo al cinema 3 volte e ho
sempre pianto come un vitello. Anche se non era
triste.
(paper_resistance) Libro - Di Cataldo : “romanzo
criminale” Film – “il ritorno di cagliostro” di Ciprì
e Maresco. Non bisogna commentare, vero?
(baronciani) Si, ma non sono mai riuscito a
finire l’album. Quelli più belli erano quelli con le
bandiere di tutti gli stati.
(paper_resistance) Sempre cercate ma mai
trovate, anche se da me andavano di più le
caramelle drogate… poi per fortuna sono
arrivate le sigarette con la droga, allora…
Che ne pensi del tuo sfidante in
quest’intervista? Raccontaci qualcosa di lui.
(baronciani) Alessandro l’ho conosciuto assieme
a ratigher a Bologna e all’hiu di Milano. Mi hanno
coinvolto con il progetto di” ipunk” e insieme
realizzato il libro, anche se con calma, molta
calma. La cosa bella di Alessandro é che é molto
determinato e questa é una cosa buona quando
vuoi fare qualcosa. L’occasione poi é stata
quando siamo andati a vedere insieme il concerto
dei q and not u el guapo e redworm’s farm a
ferrara. Ero arrivato in treno a bologna e avevo
perso i miei amici che passavano con la macchina.
così ho provato a chiamarlo e lui mi ha detto che
stasera sarebbe andato molto volentieri a vedere
un concerto anche se non sapeva quale. é stata
una bella serata e un bel concerto. Il cantante
ha vomitato due volte perché stava male.
(paper_resistance) …Baronciani, quel “pregiato
autore di fumetti” come ho letto da qualche
parte. Baronciani sfidante? Cosa si vince? Oh,
io non so com’è ma tutto quello che fa lui a me
piace. Suona e mi piace, disegna e mi piace, si
vede che è un tipo talentuoso. Poi quando capita
che si lavora insieme sono contento. Basta, no?
Fate un pò di promozione; convincete i miei
lettori a acquistare “iPunk”.
(baronciani) ipunk é finito! a me sono rimaste
poche copie. ipunk é uscito a maggio e a
settembre quando sono arrivate le recensioni era
quasi terminato. in camera mia ne ho poche copie
e devo ricordarmi di prenderne una per me.
(paper_resistance) IPUNK- è piaciuto a chi l’ha
fatto, a chi l’ha disegnato, ai gruppi che sono
stati rappresentati,a chi l’ha comprato, a chi
l’ha ricevuto in regalo, ma, non so, ma iPUNK è
piaciuto un po’ a tutti. A me è rimasta qualche
decina di copie. Non so se verrà ristampata, ma
immagino di no. Ergo…
22
ALE BARONCIANI
Disco preferito?
(baronciani) Mattino: This mortal coil. pomeriggio:
“closer” Joy Division. da ballare primavera:
Ministry, Frammenti. Estivo di questa estate:
Giardini di Mirò, Fine Before You Came, Runi.
Estivo di sempre: Stone Roses. In macchina: Bark
Psychosis. In macchina autostrada: Stalag13,
Refused, Monaco, Minor Treath. Da ascolto
sul letto in ordine: Germs, Suicide, Sad Lovers
and Giants. Inverno: sound. Inverno da ballo:
Wolfang Press, Cccp. Ultimi acquisti: Laghetto,
Colder.
(paper_resistance) Per fortuna non ce l’ho
“il disco” preferito in assoluto, visto che ne
preferisco più di uno. Ti posso dire qual è il primo
disco che metterò quando arrivo a casa oggi. Che
poi è lo stesso che ho ascoltato ieri notte. Che
poi è uno degli ultimi che ho comprato…James
white and the blacks: “sax maniacs”, la ristampa
su munster. Bellissimo!
U.S. BOMBS – AGENT ORANGE – ONE MAN ARMY
– DISCONTENT – Ponderano – 18 aprile
(Massilanciasassi) West coast punk invasion!
Leggo mentre sosto pensieroso davanti
all’ingresso del Babylonia, fa un pò ridere
no? Poi guardo bene il manifesto del concerto
e scopro che il tour è sponsorizzato dalla
Eastpak, si proprio quella degli zainetti!
Ora di problemi di carattere etico io me ne
frego, ma cosa c’entra la Eastpak? Mistero.
Ad ogni modo stasera sono qui per gli Agent
Orange (originale gruppo di 80’s punk rock
dalla California) e per farmi due risate con
gli U.S Bombs (che dal vivo sono sempre
divertenti). Pago e entro nel locale che più
odio tra tutti quelli del nord est padano,
ma tant’è, mi piace sputare nel piatto in cui
mangio, poi è più saporito. Quando la sala è
ancora semi vuota iniziano i Discontent con
il loro street punk spruzzato di rock’n’roll
che ricorda (guarda un po’) gli U.S.Bombs.
Bravi ma derivativi. Da segnalare però il
cantante che aveva una faccia tanto cattiva
da sembrare finta. Poi attaccano gli One
Man Army e io mi attacco alla birra, anche
perché, complice forse la scarsa affluenza di
gente, l’atmosfera è stranamente lugubre.
Comunque il gruppo non si scoraggia e suona
una mezz’oretta di grintoso punk 77 molto
molto pop (tanto da ricordare in alcuni punti
le band Lookout). Vengo poi a sapere che
il loro disco d’esordio è stato addirittura
prodotto dal cantante dei Green day…
Tutto sommato un gruppo discreto. Ma è la
terza attrazione che risveglia la mia curiosità
(ormai sopita). Gli Agent Orange oggi sono
tre personaggi di mezza età, vestiti da
turisti in vacanza che si presentano sul
palco quasi intimiditi. Ma appena attaccano
la musica cambia (eh eh eh) e le note di
“Miserlou” iniziano a riempire il locale. I
nostri infatti famosi per mischiare pezzi
punk rock ad altri di surf strumentale non
si smentiscono e per la gioia del Messicano
anche stasera ci regalano qualche canzone
su cui cavalcare le onde. Ma sono comunque
i classici cantati quelli che mi fanno godere
“Too Young To Die” “Bloodstains” “Living In
The Darkness” e le altre tratte dal loro primo
lp. A onor di cronaca non è che spacchino
proprio il culo (soprattutto nel cantato) ma
nemmeno risultano patetici e bolsi. Un po’ di
punti li guadagnano poi nel finale quando
il cantante chitarrista incendia la chitarra,
la lancia, la riprende al volo e attacca a
suonare. Un pò di tamarraggine over 40.
Chiudono la serata in veste di star del giorno
le bombe americane. Appena saliti sul palco
si capisce che il pubblico (nel frattempo
aumentato) è qui per loro. L’attenzione
di tutti è naturalmente per i due leaders:
Martinez, piccolo chitarrista chicano e Duane
Peters, cantante e animale da palcoscenico.
Quest’ultimo appena iniziato il concerto inizia
a sbavare, sputare, saltare… raggiungendo
picchi esilaranti quando ballando imita una
gallina o quando dalla batteria si schianta sul
palco. Più che cantare poi il nostro biascica e
raglia strofe colme di saliva. I fan del gruppo
si esaltano, io rido di gusto. Fanno ben pochi
pezzi dell’ultimo (e scialbo) disco, mentre
si concentrano sulle canzoni vecchie (le
migliori), anche quelle dei dischi pre-Epitaph.
Musicalmente (per chi si stesse chiedendo
che diavolo fanno) rimangono fermi al loro
street punk corale e in alcuni momenti molto
melodico. Alla fine suonano quasi un’ora,
forse un po’ troppo, ma restano un gruppo
divertente e compatto, soprattutto dal vivo.
In definitiva una serata non strabiliante ma
decisamente meglio che una birra al pub dei
metallari di Cantù, peraltro molto simpatici.
Ah, questa volta non mi sono perso, non ho
trovato la nebbia e ho canticchiato Zucchero
per tutto il viaggio. ”Per colpa di chi chi
chichichirichi”
TURBO ACs – BAD DOG BOOGIE – Torino – 4
maggio
(Dani BDB) Nonostante sia domenica e i
concerti pasici inizino ogni volta verso la
mezza, il posto è quasi pieno; suonano gli
americani Turbo AC’s spalleggiati dal nuovo
gruppo locale Bad Dog Boogie. I torinesi
cominciano, un po’ di feedback e via col
primo pezzo, qualche assolo, tamarraggine,
un misto tra Motorhead, Hellacopters,
Ramones, Ac/Dc; il pubblico gradisce e la loro
performance dura più o meno tre quarti d’ora.
Fanno tutti pezzi loro più la cover di “Paint
It Black” dei Rolling Stones. Cambio palco e
cominciano gli americani, tre bei tamarroni
con
braccia
completamente
tatuate,
brillantina, catene, un inno alla sobrietà
insomma. Sono molto bravi e divertenti,
fanno un punk rock misto al surf con una
spruzzatina di Motorhead; l’acustica è molto
buona e il concerto fila liscio nonostante
qualcuno si allontani a causa dell’ora. Finiti
tutti i loro pezzi dedicano “Beating Around
The Bush” degli Ac/Dc ai Bad Dog Boogie e
intanto sono passate le tre; saluto tutti
e me ne vado a dormire quattro orette.
Purtroppo è lunedì e devo andare al lavoro,
però sarà un po’ meglio delle altre volte.
TURBONEGRO – DIVISION OF LAURA LEE –
Transilvania Live – 19 maggio
Uno degli eventi della stagione… Come
mancare? Io non sono un fan dei Turbonegro,
ma adoro il loro album “Apocalypse Dudes”
– uno dei dischi più belli degli anni 90.
Più di seicento persone accorse a questa
turboserata. L’antipasto è a base di Division
Of Laura Lee, abbreviato DOLL. La prima cosa
che ho pensato quando ho visto la locandina
del concerto su Rumore è stata: “ma chi
cazzo sono questi Doll? Non dovevano
suonare i Division Of Laura Lee?”. Dio, sono
proprio tardo. I nostri Doll, come già detto
su un vecchio numero di Oriental, sono un po’
difficili da inquadrare: immaginate una via di
mezzo tra il garage e il suono dei Fugazi. Se
si escludono una cinquantina di cristiani ben
presi in prima fila (Gigi compreso, con t-shirt
della band guadagnata, credo, qualche anno
fa tentando di partecipare a uno show dei
Doll al quale erano presenti ben sei persone),
la maggior parte del pubblico commenta con
frasi del tipo “minchia che palle”, “ma che
cazzo c’entrano”, “ma quanto è brutto il
23
cantante”… Effettivamente il cantante dei
Division Of Laura Lee è proprio bruttino, fa
talmente schifo che anche il suo bassista gli
sputa addosso. I Turbonegro non sono stati
una delusione perché si sono dimostrati
esattamente quello che credevo: tanto fumo
e poco arrosto. Tutte scene – simpatiche - ma
tutte scene. Per il sottoscritto la potenza è
ben altro: per esempio i Cocknoose o magari
Leighton Koizumi. Faccio i cori sui pezzi di
“Apocalypse Dudes” e mi diverto a guardare
il pubblico in delirio. A fine serata non riesco
a contare tutti i personaggi che tornano a
casa col berretto da marinaio… Il professor
Basetta promuove i Turbonegro con un sette
in pagella: i soliti ragazzi bravi, intelligenti,
ma che tirano a campare senza sforzarsi
più di tanto. Non basta un po’ di sangue
finto e sei finocchi su un palco per gasare il
sottoscritto.
PEAWEES – TEMPORAL SLUTS – CROOKS – Rainbow
Club – 22 maggio
Che il Rainbow sia un posto di merda è
cosa ben nota a tutti quelli che bazzicano
i concerti milanesi. Stasera hanno fatto un
altro numero dei loro: la serata avrebbe
dovuto essere gratuita, ma i boss del locale
hanno ben pensato, all’ultimo minuto, di
far pagare una consumazione obbligatoria
di 5 euro. Perché? Probabilmente perché gli
affari ultimamente non girano molto bene…
Le band hanno anche tentato di fare il muso
duro invitando la gente a non entrare.
Inutile: tutti sono entrati e il concerto si è
svolto regolarmente. Qualcuno ha pensato
che se non fosse entrato nessuno e le band
avessero suonato comunque il locale sarebbe
stato costretto, per contratto, a sganciare
i soldi… Quando ho sentito sta storia tra
me e me mi sono spanciato dal ridere e ho
deciso di entrare pagando perché voglio
bene ai Peawees. E poi, 5 euro consumazione
compresa sono una cifra onesta. A me non
frega un cazzo di quanto siano stronzi i
proprietari dei locali. Io mi voglio vedere il
concerto, quindi se c’è da pagare pago. Se
dovessi stare a guardare le “politiche” dei
locali dovrei limitarmi ad andare ai concerti
all’Indians Saloon (perché sono miei amici e
entro gratis, eh eh eh), al Palomar (piromani
permettendo) e alla Skaletta (uno dei pochi
locali gestito da punk e non da stronzi in
Italia). Veniamo al rock che è meglio. Grandi
Temporal Sluts, una di quelle band che vista
una volta ogni tanto fa solo bene al cuore.
Punk rock made in New York, hard al punto
giusto. “Sex Pope” e “I’m Not Dead Yet” non
le sentivo da almeno tre anni… Poi la band
comasca ha un batterista che sembra uscito
dall’oratorio e un bassista con capelli lunghi
e baffi alla Magnum P.I, che volere di più? I
Crooks spaccano con le prime due canzoni,
poi è un concerto in discesa. Apprezzabile
l’orecchino di Fabrizio… I Crooks vorrebbero
essere una band punk rock di quelle toste,
magari i D-Generation prima maniera, ma non
ci riescono. Ai Crooks manca qualcosa. Cosa?
Non lo so. I Peawees fanno tutte le canzoni
al doppio della velocità per andare via prima,
24
fanno bene e sono bravi lo stesso. A un certo
punto è salito sul palco il cantante degli STP
e ho pensato che i Peawees sono fighi e gli
STP no. Questione di gusti, anzi: questione
di feeling.
FASTER PUSSYCAT – BANG TANGO – PLAN 9
– CATHOUSE – Indian’s Saloon – 23 maggio
Quattro band sono un po’ troppe… Meno
gente rispetto alla serata con gli L.A.Guns,
circa duecentocinquanta rockettari. La
nostra cricca è leggermente diversa dal
solito: io e Luca mio cugggino, il Canclini
– per l’occasione discesa solitaria – e
Franchino Metal con t-shirt di GG Allin. A
proposito di GG Allin: tra i vari personaggi
assurdi, questa sera c’era anche un tipo con
jeans tagliati a mutanda e stivali da cowboy.
Aprono i Cathouse, italiani. Fanno una serie
di pezzi loro, poi sparano “Mama’s Fallen
Angel” dei Poison attirando Luca verso il
palco. Bravini, un po’ pallosi. Per salutare
scelgono “Fuck Like A Beast” degli W.A.S.P.
Io non la conosco, Franchino continua a
dirmi: “sembra un pezzo degli W.A.S.P”.
Conclude il Canclini: “l’ho riconosciuta
adesso, è un pezzo degli W.A.S.P”. I Plan
9 sono stati voluti fortemente da Debbie.
Io preferisco i loro compagni di etichetta
Diamond Dogs, questi Plan 9 sono troppo
“svedesi” per i miei gusti. Comunque non
sono riuscito a gustarmi il loro spettacolo
perché, come al solito, anche stasera ho
trovato da fare: andare a recuperare i Faster
Pussycat. Non sto a spiegarvi tutta la storia
perché è troppo lunga… Loro (e due dei Bang
Tango) sembrano molto scazzati per via del
ritardo quantificabile in un’ora abbondante.
Però, dopo aver sentito almeno trentadue
volte la parola “cazzo” Brent Muscat mi
chiede: “what’s cazzo?”. Dick. I Bang
Tango sono una discreta sorpresa; di loro ho
solo un recente cd live in cui suonano come
una versione street rock dei Red Hot Chili
Peppers, merda. Uno spettacolo solido, bel
rock and roll americano. Seconda canzone in
scaletta: “20th Century Boy”. Ormai siamo
entrati nel nuovo giorno da quasi un’ora…
I Faster Pussycat spaccano tutto con
“Cathouse” messa in apertura, io mi faccio
buona parte del concerto in air-guitar.
Purtroppo suonano poco, troppo poco. E la
stanchezza si sente ovunque: sul palco, tra
la gente, al bar, al cesso. Io sono entrato
gratis e sono contento di essermi visto
una vera band rock and roll (meglio, molto
meglio dei Turbonegro), ma quelli che hanno
sborsato 17 euro hanno ragione a incazzarsi.
Il cantante dei Faster si concede dal pubblico
col saluto nazista, timido ma esplicito. Io
dico heil al rock and roll. Colonna sonora di
questa recensione: Vasco Rossi.
GROOVIE GHOULIES + MELT + DIRECTORS – Dep.
Bulk - 29 giugno
(Enrico Camanzi) Ritornano i Groovie Ghoulies
che, a giudicare dalla frequenza con cui
scorazzano per l’Italia, devono abitare a
Gallarate. Il Deposito Bulk è un forno, la
maglietta mi s’incolla alla pelle e le zanzare mi
bombardano le cosce nude. Aprono i Directors
che hanno cambiato nome almeno quante
volte i Groovie Ghoulies sono venuti nel
paese delle banane. Mi piacciono i pezzi più
trotterellanti, meno quelli lenti. Mi sembra
che rispetto all’ultima volta che li ho visti si
siano spostati ancora di più su coordinate
Thunders-Heartbreakers-Ramones e abbiano
perso un po’ di quei tocchi waveggianti che
li rendevano originali. Peccato. Agamennone
e il guy più cool della Brianza ma i suoi assoli
proprio non li sopporto. I Melt per fare
successo sono troppo brutti. Pop tout court,
pop punk (poco poco), qualche accenno
pornorivisteggiante un po’ imbarazzante.
Un paio di melodie azzeccate ci sono, ma è la
banalità a farla da padrona. Dei Velvet meno
attraenti e un po’ più tirati. Ma perché Gigi
di Brescia ha assistito a tutto il concerto
dei veneti? I Groovie Ghoulies sono tanto
divertenti quanto ovvi. Quest’anno mi sono
piaciuti di più dell’anno scorso, una canzone
in culo all’altra senza troppe palle. Kepi
saltella che è un piacere, la batterista dietro
le pelli copia lo stile del Porna, deve esserne
rimasta affascinata. Cover dei Peawees (con
un paio di cappelle) e una “Pet sematary”
quanto mai azzeccata. Arrivederci all’anno
prossimo.
POISON IDEA – Leoncavallo – 10 luglio
Piacevole atmosfera estiva nel cortile del
Leo… O dio, io i Poison Idea li conosco solo di
fama. Come al solito: certe sere è necessario
essere presenti, al di là della band sul palco.
Dopo essere andato in giro tutto il giorno
vestito da anarco punk, per stasera scelgo
un abbigliamento simil-emo (pantalone nero,
camicia azzurra) meritandomi gli sfottò dei
presenti. Qualcuno di loro chiede anche un
paio di occhiali con la montatura nera, quelli
che portano i nerd, i fan di Buddy Holly e,
appunto, gli ascoltatori di noioso pop/hc
da lacrime agli occhi. Questa recensione
è iniziata proprio male. A quanto pare
manca un pezzo fondamentale della lineup dei Poison Idea: tale Pig Champion. Voci
indiscrete suggeriscono che la sua assenza
sia dovuta all’enorme ammasso di grasso che
si porta dietro: non è riuscito a uscire di casa
oppure non è stato possibile il suo imbarco?
Tosti questi ragazzoni americani: violento
hardcore-punk ideale per pogo party. Il vero
spettacolo infatti non è tanto sul palco (per
l’occasione inesistente, la band suonava
alla stessa altezza dei kids, perché nel punk
gruppo e audience stanno sullo stesso piano
e blah blah blah…), ma davanti: slam dance,
pizza-maker, mulinelli… Dopo quattro
canzoni mi riduco a vagare tra i banchetti e le
solite facce note, un’altra sera è andata.
GAZA STRIPPERS - BAD DOG BOOGIE – NERDS
– Indian’s Saloon – 18 luglio
Minchia che caldo… E dire che era stato
annunciato l’arrivo dell’aria condizionata.
Poca gente stasera, circa sessanta
giovani. Sarà che i Gaza Strippers non se
li caga nessuno? Sarà che le temperature
tropicali di questi giorni poco invogliano la
partecipazione ai sabba rock and roll? Non
lo so. I migliori della serata sono i Nerds:
concerto breve e intenso, nonostante la
batteria abbia deciso di andare a spasso da
sola. “Beat Me” è la mia preferita, e il Boss
si picchia con uno sgabello di legno. Credevo
che i Bad Dog Boogie fossero una band da
biker, ma gli Hell’s Angels dell’Indian’s non
se li filano minimamente. Strano, i conti non
tornano. I torinesi sono proprio bravi, un po’
pallosi per i miei gusti – ma bravi. Il problema
più grosso dei Gaza Strippers è che non
hanno una canzone del tipo strofa/ritornello
che te lo ricordi/strofa/ritornello che te lo
ricordi/assolo/ritornello che te lo ricordi.
Suonano da dio, ma che noia! Insomma, non
vi siete persi niente. Però poi non andate in
giro a fare i rocker quando ai concerti rock
non venite mai… Franz Barcella e Gigi sono
due veri rocker che non perdono mai uno
show, non voi.
INDIPENDENT DAY – Bologna - 7 settembre
La processione del venerdì santo in confronto
è una passeggiata. Mai più a un festival del
genere, con tutto rispetto per il coraggio
del Sig. Indipendente che ha messo in un
cartellone per ragazzini Nashville Pussy,
Cramps e Radio Birdman. Un passo alla volta
ora. Si parte da Limbiate tranquilli: io, i miei
cugggini Luca e Lucky Luciano, Cocombo. A
Sesto San Giovanni recuperiamo il Camanzi
che inorridisce immediatamente alla vista de
il Foglio di Ferrara; tento di fargli leggere
il pezzo su Jerry Springer, ma nulla. Luca
propone la macchina che va a piscio. E per il
pieno? Semplice, la sera prima mangi quattro
meloni. Arriviamo a destinazione poco dopo
mezzodì e già tre band sono andate: Los
Fastidios, Hormonauts e Thrice. Pazienza,
possiamo continuare a vivere. Durante lo show
dei Fratelli di Soledad ci perdiamo in saluti:
spezzini, piacentini, veneti… Riesco per
fortuna a beccare l’ultimo brano dei Fratelli,
quello che parla della “Mole antonelliana,
l’hanno costruita apposta…”. Ebbene sì,
ero un fan di questa band. Più o meno dodici
anni fa. I Mad Caddies li perdo volentieri, gli
Ataris pure. Cazzo gli Ataris, hanno un hit
single in TV tremendo… Chiudono il concerto
con una cover dei Misfits, olé. Guardo buona
parte del set degli Alkaline Trio in compagnia
di Greg the Head e i peli del suo petto.
Greg mi rallegra, altri mi mettono addosso
tristezza. Bellone: il trionfo della genuinità.
Nota di merito al bassista degli Alkaline
Trio: ottimo completo, l’ideale per un caldo
pomeriggio di settembre. A.F.I imbarazzanti.
Intro da band gothic, poi tutta immagine
(brutta) e zero sostanza. Tuttavia i kids
apprezzano molto. Approfitto della presenza
on stage dei Lag Wagon per fare un giro alla
tenda Estragon. Altra bella trovata: concerti
in contemporanea a distanza di quasi un
chilometro con un muro di Berlino (l’ingresso
dell’Arena) da superare… Incontro Biso,
Antonella Donati, Max e qualche altra faccia
nota. Gli STP fanno il loro lavoro, spaccano:
“She’s Gonna Kick You Out”, “Stp”, “Pet
Sematary”… Altre band in questa parte di
mondo: Motorama, Forty Winks, Peawees.
Ma bisogna decidere: o di qui o di lì! Sul
25
main stage picchiano duro i Nashville Pussy.
Palesemente non è il loro habitat naturale,
ma con le tette si vince ovunque. Mi imbatto in
un Valentini in estasi per via del suo incontro
coi Birdman. E’ ubriaco e felice. Lo spettacolo
degli australiani è convincente, nonostante
i suoni che vanno e vengono. Partono con
“Do The Pop” e chiudono con “New Race”,
verso la fine piazzano la tanto attesa dal
sottoscritto “Aloha Steve & Danno”. E’ una
festa, non sono un grande fan dei Radio
Birdman ma il loro show mi carica. Belli i balletti
sexy di Rob Younger, altrettanto bella la
camicia di Deniz Tek. Forse i Mars Volta sono
veramente bravi, però non posso tollerare
i termini prog e punk accostati… E i Mars
Volta sono definiti prog punk! Stiamo seduti
sul prato con Pasquale che dice “ma questi
che cazzo c’entrano”. Tiriamo in ballo gli At
The Drive In, gli Hawkwind e gli Mc5. Anche
Lenny Kravitz è stato nominato, non tanto
invano. E’ ora dell’incontro con il rock and
roll. The Cramps. “Dames, Booze, Chains and
Boots”. L’apoteosi. Riti sabbatici, sacrifici
umani, immolazioni… “Garbage Man”, “TV
Set”, “Big Black Witchcraft Rock”… Poison
Ivy di ghiaccio, Lux Interior inarrestabile. I
ragazzini scemi con le loro magliette della
Fat Wreck non capiscono un cazzo, non
rispettano il rock. E meritano una cosa sola:
il sangue. Lux nudo, tuta di latex strappata,
si arrampica sull’impalcatura e si taglia con
i cocci della sua bottiglia di vino. “Well
everybody’s heard about that bird…”. Tocca
ai Rancid sparecchiare. Assisto al concerto da
molto lontano. Gli stessi ragazzini che prima
dormivano sul prato o, peggio, rompevano il
cazzo a Poison Ivy (e non le urli “puttana
facci vedere la figa”, perché è una signora di
cinquant’anni – potrebbe essere tua mamma
– e mentre tua mamma ha deciso di diventare
una impiegata/casalinga/operaia lei – Poison
Ivy - ha scelto il rock and roll – quindi devi
rispettarla) si gettano nel polveroso pogo.
I punk californiani tirano fuori il meglio del
loro repertorio, ma l’acustica è indecente
e Tim Armstrong francamente sembra un
po’ pirla… “Ruby Soho”, “Salvation”,
“Nihilsm”, “Roots Radicals”… “Time Bomb”
e “Radio” per dire buona notte a tutti. Una
trasferta importante, certo.
MANGES – PEAWEES – STINKING POLECATS
– RETARDED – Piacenza – 13 settembre
Ritrovo in autogrill, il primo dopo il casello
di Melegnano. Su una macchina io, Luca,
Lucky Luciano, Cocombo e il Porna, sull’altra
Claudio, la Chiara, Enrico Camanzi e il
Faulzen. Dopo un muffin tipo mattoncino di
tufo e gli insulti del Camanzi diretti al mio
giubbotto in pelle, ci rimettiamo in viaggio e
andiamo a recuperare Pasquale l’Infermiere
alla stazione di Piacenza. Attraversiamo le
campagne della Pianura Padana e arriviamo
al Field entrando nel locale a bordo di un
trattore, cantando “Ring Of Fire” in memoria
di Johnny Cash. Altro che Stati del Sud,
altro che Confederacy Of Scum… Iniziano i
Manges, tirano fuori le nuove hit “Barrage
Of Hate” e “Frontline”, fanno “The Only
26
Cool Girl In…”; suonano un po’ troppo
poco, ma piacciono sempre di più – sembrano
anche più cattivi ora, più punk e meno pop.
Tre volte di fila la parola “più”, non va bene
Basetta – non va bene. I Retarded li seguo
distrattamente, non mi hanno mai fatto
impazzire… E poi, a differenza dei Manges,
suonano troppo. Raggiungo a fatica la prima
fila con gli Stinking, è pieno di ragazzine
innamorate di Cristian… La mia canzone
preferita al momento è quella che fa “darling
I need you now…”, sparano “Pretty Girl”,
cover di All e Elvis. Concerto perfetto,
nonostante la mancanza di gelatina sulla
testa di Miccetta. Perdo i Peawees perché
penso che la cosa più importante sia l’unità
della scena… Brotherhood, united, i ragazzi
sono innocenti… Bye bye rock and roll.
Pasquale ha il treno all’1.51, ovviamente
lo perde per un paio di secondi. Se siete di
Piacenza rendetevi conto che dovete fare
qualcosa per i forestieri: non ci sono cartelli
indicanti la stazione.
BASTET – HARDCORE SUPERSTAR – Piacenza – 27
settembre
Io amo gli Stinking Polecats e per me
è sempre un piacere essere ospite del
Principato di Piacenza. Stasera però niente
pop punk, solo canzonette. In città c’è
una boy band di campagna, cinque giovani
con tanta voglia di sborrare gioia… Questi
Bastet sono ragazzi ok, un po’ come gli Amici
di Maria – ma più rustici. A me effettivamente
degli Hardcore Superstar frega poco, sono
qui al Circolo Campo per sentire del buon
rock veneto; quel rock vero, onesto e
gentile che solo i Bastet sanno proporre.
Erezione. Gli HCSS fanno un buon concerto,
ma è dura competere con una band che arriva
dall’operoso Nord-Est italiano. Il gruppo
svedese non può fare altro che sparare i
propri singoli di successo e difendersi. E così
ci becchiamo le varie “Honey Tongue”, “I’ve
Been Around”, “Someone Special”… Bravi
certo, ma non hanno il Signore dalla loro
parte. Ringraziamo Debbie per averci donato
una serata come questa, vero rock nel cuore
della Pianura Padana.
N N N
FLAMIN’ DICE ZINE #1
Terra dei tulipani, attitudine farlocca
eightball - i dadi fanno sette - ho le fiamme
sul culo. Band intervistate: Revolvers,
Monsters, Nekromantix, Spades... Peccato
per le poche recensioni e la mancanza di
originalità. Il ragazzo deve essere giovane,
speriamo cresca. ([email protected])
PERMANENT VACATION
Olé, una fanzine con la effe maiuscola!
Queste pagine parlano esclusivamente
dell’andare ai concerti, non importa quali. Il
protagonista, innominabile, racconta le sue
trasferte che somigliano parecchio a quelle
che affronto io. In fondo non c’è molta
differenza tra un concerto dei Manges e uno
dei With Love, sempre concerto è. Si parla
di show hardcore, genere che alla maggior
parte dei miei lettori non piace minimamente.
Ma se ne parla con stile, e i lettori di Oriental
Beat apprezzano lo stile – hanno stile. Una
sola domanda: ma il Santone di Padova è
Francesco o Antonio? (Giulia Vallicelli, CP
17033, 00189 Roma Grottarossa)
iPUNK – ANTOLOGIA DI CANZONI PUNK A
FUMETTI
Ad alcuni è venuto in mente che certe canzoni
non sono solo canzoni e possono diventare
qualsiasi cosa. Pezzi più o meno storici
dell’hardcore italiano si trasformano in
fumetti disegnati da personaggi come Paper
Resistance, Alessandro Baronciani, Maurizio
Ribichini… E’ una bella idea e la copertina
è figa, soprattutto il retro mi piace. Le
menti di questo progetto hanno collaborato
in passato con Oriental Beat, quindi siete
obbligati ad acquistare quest’opera. Su
tutti faccio vincere Alessandro “Altro”
Baronciani alle prese con i Nuvola Blu, per
quanto riguarda il resto sono attaccato a
“Tutti Pazzi” dei Negazione (brano che però,
ammetto, ho conosciuto prima nella versione
dei metallari Insidia…) e a “Questi Anni” dei
Kina (canzone che mi era stata registrata sul
retro del demo dei Ritmo Tribale circa dieci
anni fa ormai). Costa solo cinque euro, fate
ingrassare la vostra libreria.
PERCHE’ SI PUO’ AVERE FIDUCIA NELLA BIBBIA
Grazioso opuscolo distribuito dai valorosi
Testimoni di Geova. La Bibbia si contraddice?
Scienza e Sacre Scritture vanno d’accordo?
Possiamo fidarci di ciò che il Libro per
eccellenza predice per il futuro? Semplici
risposte a queste grandi domande le trovate
su queste sei paginette curate dai Cavalieri
della Torre di Guardia che per fortuna da
un bel po’ di tempo non citofonano più a
casa mia la domenica mattina all’alba. Oltre
all’assenza dal mio condominio dei Testimoni
di Geova, ho notato anche le mancate visite
dei combattenti rossi di Lotta Continua: che
siano veramente cambiati i tempi?
WHY I HATE ASIA
“Asia Argento fuori dall’Europa” è il sotto
titolo di questa monumentale opera, forse
seconda solo al “J’Accuse” di Zola sul caso
Dreyfus e a “Parola di Giobbe” di Giobbe
Covatta. In queste ventotto (grazie a Word
ho appena scoperto che 28 si scrive senza
apostrofo tra venti e otto…) pagine il
Pecora racconta il suo rapporto di odio e
basta con la famosa figlia di Dario Argento.
Si parte dai lontani anni 80 dei Paninari “Wild
Boys” di Braschi, si passa dai primi anni 90 di
Indies (ricordate? L’unica trasmissione dove
era possibile ammirare i Cramps, i Green Day
pre-Dookie, i Warrior Soul…) e Dynamo (a
distanza di secoli mi chiedo: “rivista punk
o cagata totale?”) e si arriva alla copertina
di Rolling Stone con su Asia (alla quale sono
parecchio attaccato, alla copertina non ad
Asia, perché mi ricorda la vacanza a New
York). Mi sono accorto che ho messo troppe
parentesi e forse non capirete niente del
periodo riportato qui sopra, ma pazienza.
Ora, se siete persone mediocri interessate
solo agli hot-rods e al nuovo disco dei ***
(mettete qui il nome del gruppo rock and
roll che tira al momento) sparatevi pure un
colpo in fronte. Se invece amate la lettura,
amate Asia Argento, amate la vostra mamma
oppure amate godere quando vi gonfiano
come una zampogna, dovete assolutamente
avere questa fanzine. (Marco Pecorari, via 1
maggio 229, 44034 Copparo –FE)
MAXIMUM ROCK AND ROLL #238
Come insegna Jerry Calà, l’inglese si impara
col rock. Ecco perché due volte all’anno
acquisto MRR… L’unica band interessante su
questo numero sono i nostri Chronics, tutto
il resto è noia. Sì è vero, c’è anche il BeatMan, ma l’intervista è bruttina. La cosa bella
sono le lettere, tipo quello che scrive dal
carcere per tentare di recuperare dei soldi
da Flipside oppure quello che ce l’ha con una
distro che diffonde materiale di band legate
all’estrema destra… Meno male che c’è
George Tabb a tenere alto il morale.
BAM! #2
Era ora! Ho aspettato un anno per questo
cazzo di secondo numero di Bam! Nel
bene e nel male questo #2 è uguale al
suo predecessore. Voto alla grafica: 10.
Veniamo al nocciolo della rivista adesso.
L’editoriale fatto da “uno della redazione”
è una palla al cazzo. E dire che è opera di
una delle persone che stimo maggiormente
nella “scena”… Ogni tanto compro Rock
Sound, sono un mezzo coglione. Bellissima
la column di Greg impegnato al pronto
soccorso, da gita da oratorio (questa mi
è stata suggerita, ma non dico da chi) il
report di Franz da Norimberga. Interviste
con A Radio With Guts, Vindictives, X… Mi è
piaciuto molto l’incontro con Vapid. Ottimo il
cd allegato, lo spazio recensioni inutilmente
“pomposo” come al solito. Perché quando
leggo le recensioni fatte dai vari Franz, Albe
Useless, Donda, Mike El Topo… mi sembra
di avere sotto al naso i temi che facevamo
alle scuole superiori? Grandiosa però la
recensione dell’album dei Gerson. Gli Skelett
si ricordano dei Willy Wonkas. Avanti Franz,
devo aspettare l’estate prossima?
MOOD #11
Nuovo numero per questa bella rivista
abruzzese. Chiacchierate con Sonny Vincent
e Ivan Julian (the Voidoids), Andrea Pomini,
Hormonauts, In The Red Rec… Solito
spazio recensioni “Punkarolla” e decine di
recensioni interessanti; libri di Philopat,
Bukowski, Lou Reed, Leonard Cohen…
Il tutto si chiude con uno speciale sulla
cultura surf, qualche ricordo dei Devo e un
incontro con Maurizio Nichetti. Ce n’è per
tutti, aggiudicatevi la vostra copia di Mood.
(Trovate Mood in tutti i negozi fighi).
NASCA DI PITORRO #1
Una sorta di “blast from the past”… “Porta
in alto la mano, segui il tuo capitano,
muovi a tempo il bacino, segui il Capitan
Uncino”. Mente di questa fanzine è proprio
DJ Francesco… Figlio d’arte (suo padre è
27
l’anima dei Pooh), nel ’97 DJ Francesco,
oltre a fare una fanzine e suonare nei
Digestionecho,
indossava
anche
un
giubbetto con la donnola degli Screeching
Weasel. From Brianza Country, interviste a
Pectasi, Bella Lì, Maleducati… Recensioni
di Dead Boyz Can’t Fly, Rip Offs, Vindictives,
Stp, Sonic Dolls… Per chiudere in bellezza
un report dal compleanno del Formenti e
un mercatino di vibratori. Magari qualche
ragazzina me la compra per 10 euro, provo a
mettere questa Nasca di Pitorro su e-bay e
vedo che succede.
ROLLING STONE #1
Su una pietra che rotola non può nascere
il muschio… Ci mancava solo questo in
Italia. “La bibbia del rock and roll style”.
Belle fighe, Iggy Pop, Keith Richards, Sid
Vicious… Il rock and roll. Il rock and roll
style: le camere d’albergo, i backstage pass,
la Stratocaster… Forse ne comprerò qualche
altro numero perché se è vero che rispetto il
rock (a differenza della redazione di Rolling
Stone) è anche vero che ho poco rispetto
per me stesso e mi piace avere sul pavimento
riviste patinate.
S.U.T.A. ZINE #2
Io non riesco proprio a raccontare balle, a
essere falso per quieto vivere… Chi fa questa
fanzine è piuttosto confuso, speriamo
giovane – molto giovane all’anagrafe…
Nell’editoriale si dice che i Peter Punk sono
una band di fighetti, ma poi si cita una loro
canzone contro i truzzi. L’intera storia del
movimento skinhead è stata riassunta in
una paginetta, my god. C’è una biografia
dei Cervelli Stanki e subito dopo un paio
di pagine sui Simpsons… Non lo so, magari
potevo risparmiarmi la recensione. Ora che
faccio? La parte dello zio che dà consigli? Ho
solo 24 anni, non posso. Interviste a Threat
of Riot, Point Break, Slight… Hardcore
politicizzato o quanto meno impegnato
quindi… ALF, anarchia, poesie. Ma sì, in
fondo anche questa volta ho imparato
qualcosa di nuovo: Ferruccio Brugnaro, poeta
operaio. (Laura Pescatori, P.zza Castello 13,
25020 Offlaga, Brescia).
TOO MUCH JUNKIE BUSINESS
Mi ritrovo a recensire il nuovo numero della ezine di Andrea tre o quattro giorni dopo averla
letta... Gradinata Nord definitivamente
hype, show Applicants/Leighton Koizumi,
recensione acida di Capinch... Intrigante la
sostanza, la forma non mi convincerà mai.
([email protected])
N N N
AAVV – THE FIVE FINGERS OF DR. X (Triple X)
Compilation uscita tre anni fa, ma ottima
per farvi compagnia al mare, ai laghi e sui
monti con Annette dove il cielo è sempre blu.
Credo siano tutti pezzi editi di ottime bande:
Streetwalkin Cheetahs (i migliori), Tricky
Woo, Adz, Gaza Strippers e Black Halos… Se
la trovate, acquistatela.
28
ASH - INTERGALACTIC SONIC 7” (Infectious)
(Enrico Camanzi) Franz, noi sappiamo di aver
ragione.
ALICE COOPER - THE EYES OF… (Spitfire)
Massilanciasassi, oltre a masterizzarmi il cd
in questione, si è anche impegnato a dare un
voto a ogni canzone. Una bella pagella, media
dell’8. Ammetto di non avere mai seguito
Alice Cooper, lo conosco per le sue opere
più metallare: “Trash”, “Hey Stoopid”,
“Lost In America”… Tutta la prima parte
dell’album è legata al rock degli anni 70, da
“Spirit Rebellious” in poi le canzoni si fanno
più “attuali” e noiose. Un disco fantastico a
metà. Comunque, brani come “Novocaine”,
“Bye Bye Baby” e “Detroit City” valgono
l’intero acquisto.
BACKSLIDE - JOIN THE BACKSLIDE YOUTH (Plastic
Bomb)
Questo è banale oi! punk, ignorante al
punto giusto, lo sto ascoltando proprio
ora... E’ sufficiente l’apripista “Teenage
Riot” per farmi alzare l’indice al cielo, verso
la lampadina che pende dal soffitto. Non ho
un lampadario, ma ho i Backslide. Tedeschi di
Germania.
BASTET – PROMO (Decibel)
La Parola del Signore in musica. Tempo fa Nick
Barolo definì i Bastet come un incrocio tra
Poison e Dictators; fidatevi dell’Avvocato
Alligatore. Queste cinque canzoni finiranno
sul cd split con gli svedesi Plan 9. Appena
esce compratelo, per cortesia.
BEATNIK
TERMITES
(Insubordination)
-
GIRL
CRAZY
(Enrico Camanzi) I Beatnik Termites hanno
voglia di sperimentare e infatti tirano fuori
un disco uguale ai precedenti. Chiaramente
è splendido, anche se dura meno di un
ghiacciolo al limone in estate. Zucchero,
miele e un pizzico di peperoncino per chi ha
ancora voglia di schioccare le dita e fare
bop-bop-bop con la testa.
BELLRAYS – SUICIDE BABY (No Tomorrow)
Giuro che mi ero proprio dimenticato
dell’esistenza di questa agguerrita label
spagnola. La No Tomorrow regala questa
volta due pezzi di una delle band più calde del
pianeta: i Bellrays. Se non vivete su Marte,
avrete sicuramente letto da qualche parte
che questo gruppo suona come gli Mc5 con
Aretha Franklin alla voce. Proprio così anche
questa “Suicide Baby” e la “Chemical” sul
retro.
BLACK GYN ANGELS – SHOOT IT ALL
Ho conosciuto questi ragazzi in occasione
della data torinese dei Lords Of The New
Church. In questo cd demo propongono
una manciata di canzoni ispirate a Guns
‘n’ Roses, Cinderella, Faster Pussycat…
Insomma, avete capito di che si tratta. Se
la cavano bene, ma non hanno l’attitudine
giusta. Per essere rock and roll non basta
salire su un palco col make-up e parlare in
inglese, soprattutto se sei piemontese.
BANG TANGO – LIVE (Deadline)
Se vi siete fatti prendere dalle esibizioni
italiane dei Bang Tango, non fate l’errore
di acquistare questo album. La scaletta del
concerto è la stessa, ma l’esecuzione delle
canzoni è totalmente differente! Nel tour coi
Faster Pussycat i Bang Tango hanno proposto
un rock and roll americano tosto, in questo
album tutte le canzoni sono suonate alla
Red Hot Chilli Peppers… Disco bruttissimo,
peccato.
CRAMPS – BIG BLACK WITCHCRAFT ROCK
(Vengeance)
Per primi hanno mischiato rockabilly, surf
e punk – quindi per me i Cramps sono gli
inventori dello psychobilly. Sono in giro da
quasi trent’anni e sono sempre sexy. Il lato
A è uno degli stomp che li ha resi celebri,
sull’altro lato c’è una selvaggia cover
rockabilly: “Butcher Pete”. Adorabile.
CRAMPS – FIENDS OF DOPE ISLAND (Vengeance)
Un giorno mi hanno messo in mano “A
Date With Elvis”, doveva essere il 1995…
Quell’album ha cambiato la mia vita. Estate
2003: canto “Elvis Fuckin Christ”. I Cramps
sono i Cramps e io sono un po’ innamorato di
Poison Ivy.
DISGORGE/ROTTEN BOIS – SPLIT (Pure Punk)
Split all’insegna del punkcore. Un paio di brani
in italiano per i Rotten Bois, tutto il resto in
inglese abbastanza fake. Non è proprio il mio
genere, ma sembra sopportabile. I Disgorge
sono dei bravissimi ragazzi, peccato per i
testi retorici come al solito.
DETROIT COBRAS – SEVEN EASY PIECES (Rough
Trade)
Se non lo avete ancora fatto, buttatevi a
pesce su questa band. Un combo che non
delude e non deluderà mai nessuno. Soul,
rhythm & blues, pop retrò; sette cover vissute
da cinque folli del Michigan. Riusciranno a
conquistare il grande pubblico? Francamente
su MTV preferirei i Detroit Cobras al posto dei
White Stripes… Ballate ragazzi, ballate.
EGOS – FAST SWIMMING
Arrivano dall’Australia, tra di loro milita
un ex-Onyas e vanno tenuti d’occhio. Di
solito le mie previsioni sono tutt’altro che
infallibili, ma voi segnatevi questo nome:
Egos. Mi sto rivolgendo soprattutto agli
appassionati di tarro-rock and roll… Questo
cd è solo un promo e sorge il dubbio che le
canzoni appartengano a session differenti,
ma i nomi che vengono in mente sono Nine
Pound Hammer, Ac/Dc, Adam West… Got the
message? Aspettiamo l’album ufficiale e
vediamo che succede.
HARDCORE SUPERSTAR – HONEY TONGUE (Music
For Nation)
Singolo promozionale regalato in occasione
della seduta spiritica tenuta alle Fnac di
Milano. Per fortuna gli HCSS fanno due
passi indietro e tornano al sound di “Bad
Sneakers…”, se vogliamo ancora più ripulito
e pop. A me queste tre canzoni piacciono.
HARDCORE SUPERSTAR - NO REGRETS (Music For
Nations)
Tra tutte le band svedesi, gli HCSS sono
sicuramente i più leggeri. Ma non per questo
sfigurano di fronte a colleghi e compaesani
capelloni. Anzi, con questo nuovo disco tenendo in equilibrio punk, power pop e 70s
rock - giocano in attacco. Giocano in attacco
e vincono.
JESSE MALIN – THE FINE ART OF SELF DESTRUCTION
(Fargo)
Questo disco è del 2002, il solito ritardatario
Mr. Basetta… Dimenticate i D-Generation
poiché in questo album il buon Jesse
si dedica a tutt’altro tipo di sonorità.
Cantautore rock americano, tipo il Boss o,
sparo, John Mellencamp. Buone canzoni, lo
spirito è quello newyorchese – ma come ha
fatto notare la Ege dopo trenta secondi di
distratto ascolto: “ha preso un po’ di qua
e un po’ di là… che tristezza”. A basso
volume si lascia ascoltare, un disco discreto.
Preferivo Jesse alle prese con “Guitar
Mafia”, ma il ragazzo può crescere ancora e
va incoraggiato. Avanti così. Al basso Johnny
Pisano, prodotto da Ryan Adams.
KEVIN K – BETTER CLASS OF SLUT (Incognito)
Uno dei tanti Johnny Thunders sparsi per il
globo. La vecchia Incognito finanzia quattro
bombe di punk rock made in New York; va
bene, è stato registrato tra Francia e
Germania, ma sempre rock della Grande Mela
è… Kevin K, valoroso punk rocker.
IGGY POP - SKULL RING (Virgin)
Se non esistesse Massilanciasassi certi
dischi non finirebbero mai nel mio stereo.
L’Iguana, ormai da anni, scrive qualche
ottima canzone e fa dischi onesti ma pallosi.
Invece con questo nuovo “Skull Ring”
succede qualcosa… Rinascono gli Stooges
e “Little Electric Chair” sembra un pezzo di
“Raw Power”… Poi c’è il bizzarro garage
contemporaneo di “Superbabe” e il ruffiano
hit single con i Sum 41. E come special guests
pure i Green Day pronti a fare il verso a se
stessi e ai Clash… Più che interessante.
LAWRENCE ARMS - THE GREATEST STORY EVER
TOLD (Fat wreck)
(Enrico Camanzi) Recensione inutile per un
disco che nessun lettore di OB comprerà
mai. Sono di Chicago, amici degli Alkaline
Trio e mescolano punk rock ed emo. Sono gli
Alaklaine Trio? No, sono i Lawrence Arms. Sto
disco mi piace meno del precedente. Belle e
mai banali le canzoni, ma mancano un po’ di
elettricità e potenza. Testi grandiosi, dateci
un’occhiata se non riuscite ad andare oltre a
“you don’t love me” e “my car run so fast”.
LOVIN’ DOLLS – KILLIN’ THE DOLL DEMO
In Veneto dilaga il glam… Questi quattro
giovani rockettari registrano grezzamente
una manciata di pezzi carini ma con una
chitarra troppo metal per soddisfare i gusti
del sottoscritto. Per quanto mi riguarda
ritengo che l’esperienza dei Motley Crue sia
stata unica e irripetibile, quindi è inutile
giocare a fare Mick Mars. Comunque i Lovin’
29
Dolls piaceranno sicuramente ai metallari
come mio cugggino Luca. W l’amore.
MANGES/QUEERS – ACID BEATERS (Stardumb/
Ammonia)
Gli allievi battono i maestri, o meglio il
maestro. Joe King, ancora ancorato al nome
Queers, riempie i quindici minuti scarsi che
gli spettano con una manciata di cover:
un paio di instro-surf patetici e quattro
canzoni azzeccate… “Girl About Town”
è uno dei migliori brani delle Helen Love e
“Sunday Morning” dei Velvet Underground è
una pietra miliare dei sixties. Caro Joe, riesci
ancora a difenderti – ma ritirati prima che
sia troppo tardi. I Manges spaccano tutto.
In guerra non esistono decisioni facili, ma
gli spezzini sanno sempre qual è la mossa
giusta. La cover dei Cheap Trick, “Barrage Of
Hate”, “Morphine”… I migliori.
MICHAEL MONROE – WHATCHA WANT (Spv)
Ennesima prova solista per Michelino Monroe.
Questo “Whatcha Want” mi piace, il Canclini
dice sia meglio anche di “Twelve Shots On
The Rock”… Purtroppo i pezzi più belli sono
le cover: Dead Boys, X Ray Spex, Uk Subs…
Chiudere un album con “Hey That’s No Way
To Say Goodbye” di Leonard Cohen è come
vincere Wimbledon con un ace.
NERDS/HAMMER COCKS – SPLIT (Zurich Chainsaw
Massacre)
Confezione pregio per questo sette pollici
devasto: copertina pesante patinata e
foglio interno di un materiale di probabile
provenienza aliena. I Nerds sono sempre
più potenti e cattivi, mi piacciono. Sono i
Motorhead italiani e chiamano una canzone
“The Traitor”, proprio come quella di
Lemmy & Co. ma con l’aggiunta dell’articolo
determinativo. Gli Hammer Cocks propongono
un pezzo ispirato vagamente a “Sabbath
Bloody Sabbath” e uno trattore sparecchia
pranzo di Natale.
POUTY LIPS – PROMO
Tre pezzi glam punk per questa band
piemontese, buon biglietto da visita. Hanno
già fatto un paio di album autoprodotti,
questo cd è l’antipasto del terzo.
Coordinate? I coretti su “Teenage Pills”
sono intelligentemente scippati ai Wildhearts
e Sweet Mauro sembra Robert Smith dei
Cure vestito da checca… Unico consiglio:
concentratevi di più su New York e lasciate
perdere Los Angeles e la Svezia.
RANCID – INDESTRUCTIBLE (Hellcat)
Un buon disco, il suono e lo stile sono a metà
strada tra “Let’s Go” e “And Out Come…”.
I Rancid azzeccano in pratica tutte le loro
uscite e i fan in giro per il mondo aumentano
sempre più. Meglio ascoltare la band di Tim
Armstrong piuttosto che l’ultimo gruppo
emocore di moda o, peggio, l’ultima cazzata
skacore. A proposito di ska: i Rancid hanno
buon gusto anche nel comporre brani in
levare, ascoltare “Red Hot Moon” per
averne la prova. E riescono pure a fare il
verso a “Like A Rolling Stone” in “Arrested
in Shangai”!
30
REVOLVERS - END OF APATHY (People Like You)
Album bellissimo. I Revolvers hanno ancora
voglia di rimanere a metà strada tra i Manic
Street Preachers di “Generation Terrorists”
e i Backyard Babies di “Total 13”, rimanendo
punk.
RAY DAYTONA & THE GOOGOOBOMBOS - GREAT
EXPECTATIONS (Ammonia)
50% surf + 50% garage = 100% fun.
Atmosfere sci-fi, hot-rod, strip tease…
Link Wray, i Sonics, gli Surfairs… Sì, è una
raccolta e magari i più dritti tra voi avranno
già tutti i singoli… Ho usato tre volte i
puntini di sospensione… E quattro.
RIVERDALES – PHASE THREE (1-4-5)
(Enrico Camanzi) Allora Ben Weasel ha un blog
in rete dove cazzeggia di baseball e football,
Vapid ha persino fatto un disco su Stardumb,
s’incontrano, tirano su il primo che capita
(Lumley, dioccane, Lumley), si chiudono in
sala di registrazione e sputano fuori queste
dodici bombe. Poche palle, inutile stare a
fare classifiche, c’è persino una canzone
uguale a “L’estate sta finendo”. Disco
dell’estate, ma poteva uscire in inverno che
nessuno avrebbe avuto da obiettare.
SUBTONIX – TOO COOL FOR SCHOOL (Vida Loca)
Chi è che è troppo figo per la scuola alzi
la mano. I Subtonix sono un quintetto di
S. Francisco per molti aspetti riconducibile
agli X Ray Spex: voce femminile e sassofono
che pompa. Copertina rigida e vinile rosso
trasparente con foro largo, ottimo.
Azzardate l’acquisto.
SNOTTY CHEECKBONES – WE SET THIS CITY ON FIRE
(Sprinker)
A questo punto di secolo, si può dire che
una band è influenzata dai Manges e dai
Retarded? Perché tirare fuori i vecchi
Queers e Screeching Weasel come termini
di paragone? Questi svizzeri suonano pop
punk, potrebbero essere su Stardumb…
Avete capito di che si tratta, fate voi. Non
si può suonare pop punk in Svizzera! Hueber
spara alla band e la quiete regna sovrana.
TEDDY’S HIT – NOBODY LIKES YOU
Demo su cd per una band devota degli
Screeching Weasel. Quattro pezzi e via:
carina la seconda traccia col sintetizzatore,
tutto il resto un po’ insignificante. Ghost
track: “Hey Suburbia”.
TOYS THAT KILL - THE CITIZEN ABORTION
(Recess)
(Enrico Camanzi) Ve li ricordate gli Fyp?
Scommetto di no, canzoni pazze pazze e
veloci, senza perdere d’occhio la melodia.
I Toys That Kill sono gli Fyp con un altro
bassista, perché il primo si è suicidato, e ne
sono la naturale evoluzione. Rallentano un
po’ e hanno alcuni accenni orientaleggianti
nelle melodie, che vi devo dire, a me è
venuto in mente questo. Questo è punk
rock, boys della savana, ma voi continuate
pure ad ascoltarvi American Heartbreak e
Cocknoose.
TIJUANA BIBLES - ROCK AND ROLL FIGHTING
(Ammonia)
Lo sapevo che a Amsterdam dovevo comprarmi
la maschera da wrestler. Ascoltare questo
disco a viso scoperto è imprudente.
Grandiosi, ogni tanto anche Basetta scopre
l’acqua calda. Garage, surf, trash rock and
roll. Provate a indovinare che canzone è
“”Cual Esta En Una Muchacha?”… Pollice in
su per l’Ammonia
TURBONEGRO – SCANDINAVIAN LEATHER (Burning
Heart)
Lode a Luca che ha comprato la versione cd
+ dvd e me l’ha masterizzata. Questo nuovo
attesissimo album è quasi ai livelli dello
storico “Apocalypse Dudes”, peccato che
i Turbonegro mi abbiano un po’ deluso dal
vivo… Solita miscela di 70s rock e punk, il
ritornello di “Drenched In Blood” è un plagio
esagerato di “Just In Lust” dei Wildhearts.
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