Untitled
Transcript
Untitled
SEVEN SEDATED Oriental Beat giunge alla settima uscita. Ne è passata di acqua sotto i ponti… In questa società post-moderna si deve smettere di dare sempre la colpa ai drogati. La soluzione è ammazzare i vecchi quando sono ancora giovani. Questo numero è dedicato all’underground. Con il mio stile sobrio e asciutto mi sono sempre fatto i cazzi miei e, in questo preciso istante, ho deciso di continuare per questa via. Nuovi acquisti nel team Oriental Beat: Andrea Valentini, Marco Ferrarese, Simone Parato. Se frequentate l’underground, il Valentini vi avrà sicuramente già parlato altre volte… Ferrarese un tempo era il Torello della scena punk rock tricolore, oggi è Monkey Motherfucker in tutto il mondo. Simone Parato invece è la recluta di cui vado più fiero, il nostro matrimonio è stato celebrato mesi fa dal Reverendo Pacino proprio in occasione di una Messa Cantata dai Bastet. Massilanciasassi e il Camanzi costituiscono la vecchia guardia, importanti conferme. Questo che hai in mano è Oriental Beat, raggiante punk rock cartaceo. Tutto il resto è noia. ROCK AND ROLL RAINBOW Mi è sempre piaciuto staccare con le unghie la colla che tiene attaccata la cannuccia al cartoncino del succo di frutta. Ognuno ha le sue manie. Pur non avendo un fisico adatto, io vivo il rock and roll. Probabilmente questa è una delle differenze tra me e molti di voi… Altri tre giorni al confine: venerdì Exploited, sabato Summer Festival, domenica Directors e Groovie Ghoulies. Per un giorno ho combattuto come mercenario nella Barmy Army. Wattie, il leader degli Exploited, ha quarantacinque anni ed è un gabber. Non so di che droga si faccia, ma mi è stato raccontato che il giorno precedente è stato trovato quasi addormentato nella doccia. Ha allagato tutto ed è stato necessario sfondare la porta per recuperarlo. Non è stata certo una giornata tranquilla per il povero Basetta. Pensate che durante il pomeriggio ho dovuto anche fronteggiare un albanese. Questo figlio di Tirana ha pensato bene di piazzare le sue magliette false dei punx scozzesi sul muretto del Transilvania. Il tour manager degli Exploited le ha viste ed è venuto da me a protestare. Ho provato a convincere l’onesto venditore a cambiare piazza, ma non c’è stato verso. Allora il tour manager degli Exploited gli ha preso ste cazzo di t-shirt; gliele ha rubate. L’albanese vuole chiamare la polizia, gli Exploited pure… Un casino incredibile, ho provato a fare da mediatore – poi mi sono arreso e ho passato il testimone alla mia boss. In cassa per tutta la giornata, ho occasione di studiare al meglio il pubblico degli Exploited. Niente veri punx pronti a un nuovo giorno del caos, solo ragazzini brufolosi e qualche nazi. Per fortuna gli Exploited suonano “Sex & Violence”, la canzone più bella in assoluto della storia della musica. L’entusiasmo è tanto e l’invasione di palco è inevitabile… Danni sia per il locale che per la band. Questo si che è Punk. Le band di supporto erano tutte ridicole, tranne i nostrani Disgorge che sono proprio dei bravi ragazzi. Passiamo al sabato. Il viaggio è piacevole poiché io, il Formenti e Claudio ci amiamo per tutto il tragitto sulle note di “Heroes” di David Bowie. Manuel mi insulta perché, come tutti, preferirei adottare un bastardino al posto di acquistare un bull terrier. Ebbene sì caro Cossu; arrivo da Milano, con le all-star di pelle e ti tiro fuori la storia del bastardino. Bene, bene. Dopo secoli rivedo Greg the Head che è bello più del solito. Greg è il classico ragazzo che piace sia alle mamme che alle figlie; forse questa cosa l’ho già scritta un’altra volta, ma visto che ci credo – ci tengo a ribadirlo. Sabato pomeriggio (passerotto non andare via) divertente, il Camanzi continua a dire che sono ubriaco perché alzo la voce. Non è vero. Formenti, ormai Messia, moltiplica i pani, separa le acque e indica la via, la verità, la vita. Caredda mi dice che adesso in spiaggia non tira più il cocco – cocco bello cocco, ma il bombolone… Il rock dei Teenage Schizoid è solido: sotto il palco la crew canta le canzoni con l’indice alzato. Bello perché in pratica nessuno le ha mai sentite più di tre volte: “Too Late For Therapy”, “New York City Boy”, “Beat On The Rich Girl”… Degli altri gruppi (Friday Star e Stinking) non so niente. Ricordo solo dei chicchi di grandine grandi come pesche. Ho paura dei fulmini e mi rifugio in macchina. Alle quattro sono a casa, posso dormire per sei ore. Camanzi e Faulzen rimangono invece da Giorgio di Spezia. I due milanesi sono una bella coppia gay, vorrebbero anche avere un figlio – speriamo bene. Domenica sera al Bulk con i Melt e i Groovie Ghoulies. Scambio due chiacchiere con Roach e passo per lo spaccone del paese. In pratica le ho detto che gli Apers sono un gruppo di merda e che i Manges sono mille volte meglio. Luca mio Cugggino allieta la serata servendo dell’ottimo vino (a me il vino fa schifo) troppo pesante però per i tre Groovie. Questi americani sono proprio sfigati… Prima fanno gli intenditori di vino, poi si arrendono davanti a un rosso un tantino “strong”. In questa occasione scopro che mentre per noi un alcolico è pesante, per loro è solo forte: io dico “heavy” e Kepi mi corregge con “strong”. Noi Directors abbiamo fatto il nostro sporco lavoro. Il pubblico non ci conosce e suoniamo poco per non rompere i coglioni. Gran divertimento. Veniamo etichettati dal Camanzi come “gruppo di ciccioni”. Purtroppo i Melt dal vivo sono cosa totalmente diversa da ciò che sono su cd. Perdono troppi punti e la folla non sembra entusiasta. Il Faulzen con tono un po’ provocatorio mi dice: “ma non avevi detto che erano la next big thing?!?”. Groovie Ghoulies divertenti come al solito… Consiglio a Kepi il gusto pistacchio e chiedo una cover di “Badlands” del Boss. Anche i Groovie hanno come gadget lo slip da femmina; perché non per 3 noi uomini? Io e il Camanzi eravamo già pronti a indossare le mutande “Fun In The Dark”. Tra le altre puttanate, la band di Sacramento vende anche le piastrelle dipinte da Kepi: Enrico pensa a quante piastrelle ci vogliono per fare tutto il bagno di casa sua e Formenti si immagina il cantante dei Groovie mentre dipinge con in sottofondo Beethoven. A fine serata mi sento un piccolo arcobaleno rock and roll, ma sono distrutto. Le gambe non reggono, ho le borse sotto gli occhi e non ho più voce. Non ho proprio il fisico. THE HANGMEN NEWSLETTER Ho pensato bene di recuperare la prima newsletter della band di Bryan Small. Sta per uscire il nuovo disco e lui ci racconta qualcosa… Speriamo si sbrighino a stamparlo, io aspetto… “Ok, non ho mai scritto una news letter prima d’ora. Non so neanche come sia fatta una newsletter... Fanculo, si parte. Tutti gli Hangmen sono stati impegnati dopo il trionfale tour europeo. Angelique ha il suo progetto Texas Mafia col quale porta in giro per Los Angeles diabolico rumore; il nostro batterista Todd Haney la segue in questa profana avventura. Io ho interpretato la parte di un fantasma tossico di nome Dax in un film diretto da Chris D. (Flesh Eaters, Divene Horsemen, produttore dei Gun Club...): “I Pass For Human”. Ho anche contribuito a un libro sulla vita di Jeffrey Lee Pierce chiamato “Walkin With The Beast”. Jimmy è molto impegnato nel suo ruolo di migliore chitarrista rock and roll d’America... Abbiamo suonato ancora con i Social Distortion, i Kills e gli Immortal Lee County Killers, ma la cosa più importante è che abbiamo completato il nostro nuovo album “Loteria”! Lasciate che vi racconti qualcosa a proposito. L’abbiamo registrato al Sandbox, qui nella zozza Los Angeles, con il nostro amico produttore Rick Parker al mixer. Abbiamo fatto tredici canzoni, dodici saranno presenti sul disco. Si tratta di avventure con fantasmi, alieni e altre storie quotidiane degli Hangmen. Siamo molto contenti, vi terremo informati sulla data di uscita dell’album. Su “Loteria” ci sarà una cover degli Stones “Citadel”, da sempre uno dei nostri pezzi preferiti rifatto alla nostra maniera. Spero vi piaccia.” Bryan Small. MINISTERO DELLE POSTE Sapete cosa accomuna veri punx e pensionati? Le poste. Se fate una fanzine, se portate avanti una distro, se avete un’etichetta… sicuramente fate la fila con gli anziani. Io non faccio di tutta un’erba un fascio, ma credo che per essere assunti dalle Poste Italiane sia necessario essere deficienti, o almeno un po’ ritardati. Perché riesco a volte a spedire una fanzine con 41 cent quando in realtà per una busta formato A5 è indispensabile un’affrancatura da 77 cent? Poi quando invio due fanze nella stessa busta – pesata con la solita bilancia dalla stessa impiegata (se ci fate caso sempre bassa e grassottella) – mi sento chiedere o 1 euro e 24 oppure 1 euro e 55. Boh. Senza tenere conto di tutte le volte che mando qualcosa in prioritaria e questo qualcosa giunge a destinazione giorni dopo. Certo, ogni tanto le Poste Italiane si fanno perdonare: pacco in ordinaria, destinazione Padova – parte da Limbiate il pomeriggio alle 4 13.30 e raggiunge il destinatario la mattina seguente. Cos’è? Sta volta vi stavo simpatico e avete sperimentato il teletrasporto?!? Potete anche non crederci, ma oggi 5 agosto 2003 la Posta Centrale di Limbiate ha finito i soldi liquidi venti minuti dopo l’apertura degli sportelli! Giorno di pensioni; decine di anziani assetati in coda più qualche desperado come il sottoscritto in cerca di soldi per le vacanze. Niente: sportelli bloccati, possibili solo i versamenti. A proposito di sportelli; non so nel vostro paese, ma qui su cinque sportelli ce ne sono sempre aperti solo tre – e uno serve esclusivamente per le spedizioni. Capisco perfettamente l’uscita di un animale locale in coda da quaranta minuti: “ma che aspettate ad aprire quella bettola lì?!?” riferito alla cassa inspiegabilmente chiusa, chiaro. Un figlio porta una bottiglia d’acqua ghiacciata alla povera mamma in fila. Tra le decine di signore presenti c’è anche una anziana della stirpe degli iracheni mafiosi che abitano da decenni a Limbiate… Lei non è un problema perché rispetta la coda come tutti, ma è il nipote di questa la superstar della mattina. Il signore in questione sembra un Saddam Hussein abbronzato e poco più giovane: passa davanti a tutti per pagare non so cosa, la luce emanata dalla sua collana d’oro gli fa strada. Io penso: “ci mancava solo questo, ma almeno è qui per pagare, questi mustafà non sborsano mai una lira e sono sempre a spasso in Mercedes…”. Qualcuno timidamente protesta, lui si difende: “sono con mia zia”. Paga quello che deve pagare e si allontana con un “ciao zia!” seguito dagli insulti dei presenti. Pochi secondi dopo un altro signore fa il furbetto e scavalla qualche preziosa posizione; dal fondo si sente un inutile “si deve rispettare la fila”, una signora replica: “però allo zingaretto prima non avete detto niente…”. Lasciamo perdere, e comunque il negretto non è zingaro, bensì iracheno. Ci tengo a precisarlo. Finalmente tocca a me, solo un’ora e dieci di fila. Ho sentito di tutto prima; dal “dovremmo rivolgerci all’associazione dei consumatori” (e io penso “si dai, così andiamo anche su Rai Tre”) a “buchiamo le gomme della direttrice” (tipica attitudine del vero limbiatese). Tocca a me diocccane. Da moderato cittadino quale sono chiedo gentilmente: “ma mi spiega perché non avete più soldi in cassa dopo neanche mezz’ora di pagamenti? – ma non crede che sarebbe stato il caso di spiegare il motivo di tale disagio? – tanto per rispetto verso i clienti… ”. Risposta dell’impiegato: “se Lei ha qualche idea geniale la metta per iscritto e la consegni”. Per quanto riguarda l’assenza di contante: “guardi non dovrei nemmeno dirglielo, ma noi a determinate ore aspettiamo la Mondialpol che ci consegna una data cifra… e non posso dirLe l’orario perché altrimenti si apposta il cecchino e spara alle guardie…”. Dopo questa risposta sono pronto anche all’Apocalisse. Prendo i miei soldi e gli auguro buon lavoro. Concludo con una chicca. Io abito in un condominio di nuova costruzione e per un anno non abbiamo avuto le cassette della posta. Il postino suonava e lasciava le lettere nelle scale. Un mese fa si sono degnati di installarci le cassette della posta. Il postino si è rifiutato di consegnarci la corrispondenza per una settimana! Perché? Perché secondo lui i condomini di nuova costruzione sono obbligati ad avere le cassette della posta all’esterno, e le nostre sono all’interno. Dopo giorni persi a rincorrere le mie lettere e le bollette dei miei genitori (lo so, sono uno schifoso mantenuto borghese), siamo riusciti a convincere il postino a mettere la posta al suo posto, nelle apposite buche. L’ho personalmente minacciato di morte. E pensare che mi stava pure simpatico. In fondo Pino Postino è proprio un bravo signore. HOLIDAY IN SAVANA Non è certo il massimo dell’originalità una column sulle vacanze estive… A quanti di voi interesserebbe davvero sapere dove sono andato, cosa ho fatto, chi ho visto...? A pochi immagino. Però questa è una fanzine che parla principalmente di musica, quindi se metto al centro della vacanza la musica tutto torna – anche la vostra attenzione forse. Premessa. Per me tutte le gite di un giorno si trasformano in gite di Pasquetta e tutte le vacanze di più giorni diventano automaticamente gite scolastiche. Eterno nostalgico, lo so. Camping Principina, provincia di Grosseto. Ogni mattina risveglio con tremendo inno da Villaggio Vacanze: “sveglia il sole è alto…”. Campeggio scelto esclusivamente per la succosa offerta live: Jerry Calà e Adriano Pappalardo. Jerry Calà è un’icona dell’estate: “Sapore di Sale” e “Professione Vacanze” fanno splendere il sole anche nelle sere di dicembre. Uno show di Jerry Calà è un ovvio mix di anni 60, volgarità da scampagnata con la scuola e… rhythm and blues. E’ infatti sulle note dei Blues Brothers che Jerry si impossessa del palcoscenico. Il sig. Calà stila una personalissima hit parade nella quale però non include “La Canzone del Sole”, i presenti non capiscono ma apprezzano comunque. Dopo aver tirato fuori tutte le canzoni più scontate del secolo, se ne esce con una bella “L’Uccelin de la Commara”: io arrossisco, le mamme cantano. “Finchè sarà vivo Jerry Calà, gli anni 60 non moriranno mai”, parole sue. Ancor più d’effetto queste però: “a noi il Pavarotti and Friends ci fa una sega”, dito medio al cielo e ringraziamo tutti in coro Lucio Battisti. Pochi giorni dopo è il turno di Gegé, direttamente da Domenica In… Con lui il Carnevale di Rio rivive in Toscana. Un cast eccezionale formato da transessuali brasiliani e avanzi delle galere di San Paolo, “facciamo un samba… e ora un merengue”. “Come piace alle donne? Ahi, Ahi”, un tormentone per tutta l’estate. Ma io al Principina ci sto per un solo motivo: Adriano Pappalardo. E grazie ai Fichissimi che ce lo hanno fatto scoprire prima della Gialappa’s Band. A me le canzoni di Adriano piacciono sul serio e gelosamente custodisco una C60 con le sue migliori performance. Dio vuole che il giorno del suo spettacolo io sia alle prese con una diabolica diarrea. Ma nulla mi può fermare e il rock salva, tutti. Lo show di Adriano comincia con “Voglio Lei”, io impazzisco totalmente – faccio i cori – lo incito. “Prendi il mio corpo, vedrai ti scalderà” canta la corista, io e Adriano rispondiamo: “io sarei soltanto un animale”. Pantalone militare, all-star, muscoli sudati: il Mr. T del Tavoliere delle Puglie. Circa quindici minuti di “Voglio Lei”, passando da ritmi tenui a distruttivi momenti R’n’B. Energia incredibile, mi viene in mente un solo momento simile nella storia del rock: “Starship” degli MC5. La rivoluzione è vicina. Pappalardo punta l’indice contro la televisione e manda a fare in culo Baudo e i soldi di San Remo. “Mino Reitano è venuto a Milano con una valigia di cartone e lo spago, io solo con lo spago”. La voce della strada, l’ugola degli ultimi. Gli MC5 stanno a guardare; la versione di “Tutti Frutti” proposta da Adriano è veramente punk, fake English e fanculo a tutti. Anche Pappalardo, come Jerry Calà e come tutti noi, deve molto a Lucio Battisti. “Mi Basta il Tempo di Morire” e “Anna” rispettosi tributi al grande Battisti. In ginocchio, sdraiato, tirato come l’Iggy Pop di “Metallic KO”, il nostro Adriano conquista tutti. Invano aspetto i brani più sporchi e funky del suo repertorio (“Hi-Fi” e “Baby”), veloce arriva “Ricominciamo”. Mi appare davanti la copertina di “Un Mondo Fichissimo” e dimentico completamente i miei dolori di pancia, anche il sacchetto con un accenno di vomito dentro (tenuto in mano per tutto lo show) diventa una bandiera da sventolare al cielo in segno di vittoria. La vittoria di chi suda davvero. “Io vorrei, potrei, saprei amarti…”. Grazie Adriano, hai reso indimenticabile la mia estate 2003. Scusate, cosa c’entra il titolo della column? Nulla: volevo il titolo di una canzone con dentro la parola estate e mi è venuto in mente l’hit single dei Cretins. PS: per correttezza nei confronti dell’animazione, devo ammettere di avere apprezzato molto anche le serate “discobaby” a base di “Calimero Dance”, “Cicale”, e, soprattutto, “Ma il Coccodrillo Come Fa?”. Effettivamente, a parte Mr. Crocodile Dundee, non c’è nessuno che lo sa. Si dice mangi troppo, non metta mai il cappotto… TELEVISION CITY DREAMS Ritorna a grande richiesta la rubrica dedicata a cinema, televisione e tutto quanto fa spettacolo. Non solo cult movie, non solo celluloide cervellotica, non solo trash tv. Di tutto di più. E tengo particolarmente a precisare che io di cinema e affini non ne capisco nulla. Viva l’ignoranza, si parte. Cominciamo con “Made in USA” di Ken Friedman, un film che Rai Tre trasmise più di dieci anni fa, in mattinata, apposta per i bambini ammalati. Post atomico? Road movie? Pellicola di denuncia? Semplice film di serie B? Non lo so. Due punk lasciano la desolante Centralia per raggiungere le onde della California. Sulla loro strada incontrano una bionda intossicata dalla diossina e un’indiana andata a male a causa dell’uranio… Paesaggi scarni, altro che America da sogno… Anche quando viaggiano i surfisti, sullo sfondo c’è una bella fabbrica fumante. Colonna sonora killer, curata dai Sonic Youth. Il film è del 1989 e io me lo sono aggiudicato per due euro nel reparto ex-noleggio di Blockbuster. Andrea Giovanni Bertolasi mi ha costretto a guardare “Volcano High”, film coreano fortunatamente sotto titolato in mangiaspaghetti. Immaginatevi un incrocio tra Matrix, i Manga e i classici film ambientati nelle scuole – questo è “Volcano High”. Cercatelo in rete, dubito sia reperibile altrove. Meno male che c’è gente come il Porna ancora alle prese con le 5 obsolete videocassette. Caro Pornacchione, mi sa che prima o poi toccherà anche a noi l’acquisto di un lettore dvd. Il mio fidato batterista mi ha prestato “Brutti, Sporchi e Cattivi”; credo si tratti di un piccolo classico del cinema tricolore. Ettore Scola regista, Nino Manfredi protagonista. Pensate al Pasolini di “Una Vita Violenta” e “Ragazzi di Strada”, l’atmosfera è quella. Il resto, si spera, fantascienza. Appartiene alla passata stagione cinematografica “L’Importanza di Chiamarsi Ernest”, remake della celebre opera di Oscar Wilde con Rupert Everet divo di turno. “Perdere un genitore è una disgrazia, perderne due vera sbadataggine”, è la battuta più bella del film – ai confini col teatro dell’assurdo. Sono riuscito a buttare giù anche “I Tenenbaum” e “La Rivincita delle Bionde”. Il primo film narra di una famiglia composta esclusivamente da pecore nere – out of step. Gwyneth Paltrow fa la bella e Ramones (con “Judy Is A Punk”), Rolling Stones, Nico e Beatles contribuiscono alla colonna sonora. “La Rivincita delle Bionde” è invece una storia di grande respiro. Una strafiga di Los Angeles si iscrive ad Harvard per riconquistare l’uomo che ama. Il ragazzotto l’ha lasciata perché convinto dell’inferiorità intellettuale della donzella, ritenuta buona solo a comprare vestiti trendy e a vincere concorsi di bellezza. Lei si fa valere e diventa la numero uno dell’ateneo, uno dei più prestigiosi di tutti gli States. Si può essere bravi anche se si è belli, questo è il messaggio del film. Non posso che concordare, una maggiorata bionda può essere un ottimo avvocato. Fuori orario, cose (mai) viste… Enrico Ghezzi ci ha regalato “Nico and the Velvet Underground” di Andy Warhol. A prescindere dall’ovvia presentazione asincrona del noto critico italiano, questo documentario è una bella rottura di coglioni. Tre quarti d’ora e più di immagini sfuocate, mosse, disturbate, con una musica straziante in sottofondo. Arte? Può essere, questo film arriva direttamente dal Museum Of Modern Art di New York. Ghezzi parla di “glacialità artistica” del maestro della pop art, io sono semplicemente allibito… C’è un bambino che balla tra Nico e Lou Reed; che il film sia una metafora della nascita e della socializzazione primaria? Quando smettono di suonare arriva la polizia, poi c’è il cazzeggio della Factory. Sembrano tutti ricchioni. Una pellicola difficile, un film di genere, un prodotto per gay drogati. Piccola finestra sull’attuale palinsesto Mediaset. Mio cugggino aveva già provato a convincermi a dare un occhiata a “Una Mamma Per Amica”, ma io che sono un minchia ho impiegato sei mesi per seguire il suo consiglio… Alla fine ho beccato sia l’episodio in cui la Mamma legge “The Dirt” – autobiografia dei Motley Crue, sia la puntata in cui è citato “Please Kill Me”, bibbia per ogni punk che si rispetti. Italia 1 propone invece in prima tv “Will e Grace”, telefilm incentrato sulle avventure di un paio di finocchi americani. Mi fa ridere tantissimo, adoro i froci e mi sono fatto crescere i baffi come Freddy Mercury. Concludo complimentandomi con Mario Giordano, direttore di Studio Aperto e mente del programma più geniale della storia della televisione: “Lucignolo”. Dalla puntata dell’11 settembre 2003: “Stasera il terrore lo vinciamo con la nostra arma più bella: la gioia di vivere”. Grazie Sig. Giordano, le mie notti ora sono molto più lunghe. Adesso so dove 6 comprare le paste, so come vestire house (prima pensavo bastassero un paio di pantaloncini e le ciabatte… dio se sono simpatico), so che se voglio sfogarmi posso andare al Bolgia di Dalmine e spaccare una macchina a martellate… Eh amici, chissà dove ci porterà il prossimo numero di Oriental Beat… DUMB EMO GUYS USE CLEVER NAPKINS (Enrico Camanzi) Pisciare in un cesso pubblico, o in quello di un locale, comporta un poco di tempo in più rispetto a farlo in casa propria. Pensateci un attimo. A casa l’operazione prevede questi passaggi: entrare, alzare il copriwater, agire, tirare l’acqua. Fuori, in questa serie quasi automatica si aggiunge – in un momento qualsiasi della visita; c’è chi lo fa appena entrato, chi mentre si libera, chi dopo, appena prima di abbandonare il gabinetto – un’invariabile occhiata a graffiti e scritte che istoriano le pareti e la porta del bagno. È vero. Molti quando pisciano fuori casa non tirano l’acqua. Ma tant’è. Perché il mio discorso fili ho bisogno d’ipotizzare che tutti, per absurdum, puliscano la tazza anche in un cesso pubblico. Da quando si è fatta strada questa abitudine di utilizzare le mura di un wc come un tazebao per esprimere i propri pensieri? Per quel che mi ricordo io, da sempre. Ho stampate ben chiare nel cervello immagini di me piccolo perso a osservare le scritte nelle toilette degli autogrill. Quante parole di cui non conoscevo il significato! E che facce faceva mio padre quando, all’uscita, gli chiedevo casa volessero dire! Posso dire che i cessi degli autogrill sono stati per me quello che è stato il soggiorno fiorentino per il buon Manzoni. Una vera risciacquatura in Arno di un vocabolario fino ad allora povero di espressioni a sfondo sessuale e parolacce. Quello che è certo, però, è che nel corso degli anni queste scritte sono cambiate. E molti bagni in giro per l’Italia, quelli più refrattari alla pulizia, ne sono testimonianza. Basta entrarci per avere squadernata su quattro mura, e per di più piuttosto anguste, l’evoluzione della società; l’italiano medio che tanti sondaggi si affannano a cercare. Per tutti gli anni ’70 e fino alla metà degli ’80, per esempio, sono andati forte gli slogan a sfondo politico. Dai semplici “vota Pci “ o “Msi boia” – l’appartenenza partitica – e “governo ladro” o “Andreotti mafioso” o ancora “tutti in galera” – la protesta mischiata a un pizzico di qualunquismo – per arrivare a quelli più fantasiosi e criptici, come i motti di sostegno a oscure formazioni extraparlamentari di estrema sinistra o estrema destra o le frasi a supporto degli scioperi dei radicali. Le scritte politiche con il passare degli anni sono state sostituite da quelle sulle squadre di calcio. Un passaggio che riflette quello avvenuto in parte della società italiana. Con la crisi del sistema partitico, la prima chiesa di appartenenza diventa la propria squadra del cuore. Ed ecco i muri dei bagni che si coprono di “forza Milan”, “Inter merda”, “juventini conigli”, “laziali burini” e così via. Quelle che preferisco però si trovano nei gabinetti delle città di provincia. Il mescolarsi delle rivalità calcistiche agli odi da campanile con il condimento dell’immediatezza dialettale regalano perle indimenticabili. Mi ricordo in un wc pubblico di Ferrara uno splendido “bolognese, ca’t vegna al zamor” (trad. “bolognese, che ti venga il cimurro”) risalente al periodo in cui Spal e Bologna militavano negli stessi campionati. Ma sono sicuro che tutti possono citarne tante altre, altrettanto immaginifiche. D’altra parte ci sono temi che vanno forte da sempre. Le espressioni a sfondo sessuale sono l’esempio più chiaro. C’è il classico “viva la figa” – a proposito nei bagni per le donne apparirà con la stessa frequenza il parallelo “viva il pisello”? Me lo chiedo perché nei cessi comuni non mi pare di averlo mai visto – alle sue varianti “a chi piace la figa tiri una riga” oppure “viva la figa e chi la castiga”. Molto gettonati anche “faccio pompini, chiamare al numero tale” oppure “ce l’ho 25 centimetri chiamare al numero tale”. I muri dei gabinetti italiani, un paese dove il gallismo è divenuto codice etico, sono naturalmente pieni di dichiarazioni di misure elefantiache. Le scritte sul sesso non sembrano destinate ad andare fuori moda tanto rapidamente. Spesso sono banali e rincorrono stereotipi e schemi triti. Anche in questo campo, però, si possono scovare picchi di assoluta genialità. Due me ne vengono in mente. L’affannato “mi sto facendo una segaaaaaaaah” e il rassegnato ma pieno di dignità “viva i piselli piccoli”. ORIENTAL BEAT #7 NOVEMBRE 2003 E.MAIL: [email protected] WEB: http://orientalbeat.cjb.net INDIRIZZO: oriental beat c/o michele bisceglia, piazza cinque giornate, 2 20051 limbiate, mi COLLABORATORI: Enrico Camanzi, Simone DeadEnd Parato, AGB, Massilanciasassi, Dani BDB, Andrea Valentini, Marco Ferrarese, Gesù di Nazareth... COPERTINA: Massimo Rotundo INSIDE: Nikki Sudden, the Spades, Mad Driver Rec, Jeff Dahl, Baronciani vs. PaperResistance... 7 ROLLING STONES di Massilanciasassi (Milano - 10 giugno) Andare a San Siro è sempre bello, soprattutto se invece che a soffrire per l’Inter ci si va per vedere quel connubio di vecchiaia, rock’n’roll e marketing che prende il nome di Rolling Stones. Ormai non ci speravo più, soprattutto dopo il ricordo del concerto milanese annullato nel 98. Ma non appena le voci che giravano si sono concretizzate sono andato a recuperarmi un biglietto, 50 euro, ma quando li avrei rivisti? Con Gli Stones ci sono cresciuto, a 13 anni ho comprato “Voodoo Lounge” e da lì in poi non ho mai smesso di ascoltarli. Il concerto era quindi obbligato, un pò come la messa a natale, qualcosa di religioso insomma. Naturalmente martedi 10 giugno i 30 gradi sono superati abbondantemente e l’impressione di essere a Tunisi è più viva che mai. Tra Cantù, Como e la Brianza saremo perlomeno in 30 che verso le 14 30 ci accalchiamo all’ombra di quel colosso che è San Siro alla ricerca di un ciuffo d’ombra. Il pubblico è già numeroso, vecchi molti ma non invadenti, ragazzi stile pubblico di Vasco, fricchettoni naturalmente, ma è un gigantesco nazi con una svastica sul petto che mi fa sognare di essere ad Altamont nel 69. I cancelli avrebbero dovuto aprirsi alle 16.30 ma come è che alle 18 ci ritroviamo ancora accalcati con mancamenti e semi svenimenti vari? Sarebbe da chiedere agli organizzatori tra l’altro pesantemente insultati (insieme ai pulotti) da padri di famiglia con bimbi al seguito e da kids della strada. Dopo due ore e mezzo circa di ressa siamo comunque dentro. Prima però c’è la perquisizione di rito, durante la quale mi ritirano un misero coltellino taglia formaggio, sempre divertente. Alle 18.38 circa sono sul campo del Meazza e il colpo d’occhio è notevole, spalti già gremiti, gran numero di canne pronte per essere gremate, niente di nuovo sotto il sole (che picchia). Naturalmente mi accascio a terra grazie anche alla birra che non ho bevuto. Ripresomi mi dirigo verso le transenne che separano il mio settore dalla zona centrale sotto il palco (80 euro circa), il mio intento è naturalmente quello di entrarci, i miei soci esprimono sfiducia, vedremo chi avrà ragione. Alle 19 iniziano i Cranberries, bravi e patetici, io li ascolto per mezza canzone poi siccome ho una faccia simpatica faccio amicizia con un zotico barbuto siciliano di nome Calogero. Il nostro è ultra trentenne, disoccupato e vive con la mamma a Lampugnano, mi confessa che è al concerto per cercare di rimorchiare…dirigo la mia attenzione verso l’altro mio vicino, semi obeso, pelato e maglietta degli Scorpions, peggio di cosi…..naturalmente non può che risultarmi simpatico. Gli irlandesi finalmente la piantano, con tristezza noto che c’era lì gente apposta per loro, che dire? Cazzi vostri. Inizia l’attesa per i Rolling, olé sugli spalti, cori sul campo e io che mi immagino calciatore e strappo un pelo d’erba da portare a mio nonno Carletto interista dal 1935. Alle 21 in punto vengo svegliato dai miei sogni ad occhi aperti, un boato pazzesco mi fa sobbalzare, alzo lo sguardo e vedo Mick Jagger. Il mio primo pensiero è “allora esiste davvero”, abituato infatti a pensare agli Stones come 8 a eroi dei fumetti, vederli è stato un pò come trovarsi davanti Hulk o Tex Willer, uno shock o qualcosa di simile. Iniziano con “Brown Sugar” ed è delirio puro, l’acustica non è il massimo ma nessuno sembra farci caso, tutti sono concertati a guardarli. Jagger è in forma, con una camicia sgargiante, pronto a zampettare da una parte all’altra del palco, Keith con le all-star e i pantaloni di pelle è il più osannato e più che suonare la chitarra sembra che ci balli assieme, Ron Wood è il più figo, quello con più stile (e con una faccetta furba da volpe), mentre Charlie Watts è un pensionato sorridente lì per caso, sempre che ride. Il secondo pezzo è “You Got Me Rockin” e il terzo è “Miss You”, insomma una carrellata di successi. Intanto alcune ragazze fingendo malori riescono a passare nel settore centrale, i boys non stanno però a guardare e tentano di scavalcare, alcuni riescono ma altri le prendono. Durante il quinto pezzo (la ballatona ”Angie”) decido di provarci, scavalco ma inciampo e frano sulla base delle transenne, scatenando risate e parapiglia. Miracolosamente però la security non si accorge di me, oppure mi vede ma prova pena, e così eccomi a 15 metri dal palco, proprio davanti al piccolo Ronnie che mi guarda e strizza l’occhio. I successi intanto continuano uno dietro l’altro “Start Me Up”, “You Can’t Always Get What You Want” e tante altre tratte dall’ultima raccolta del gruppo. L’unico peccato per me è proprio questo, i nostri danno troppo risalto ai mega hit senza andare a ripescare qualcuno dei tanti episodi minori che hanno reso grande il gruppo. Qualcosina di meno noto comunque c’è (“Out Of Control” per esempio) soprattutto quando è Keith che imbraccia il microfono. Il nostro, travolto da un ovazione da stadio, tenta anche un semi discorso prima di lanciarsi su “Happy”, a me vengono i brividi. Ma il meglio il gruppo lo da quando dal palco principale (in cui erano accompagnati da coriste, sax, trombe e piano) si trasferisce su un palchetto proprio in mezzo al campo. Qui si vede la vera band che con un suono più caldo e grezzo ci regala “It’s Only Rock’n’Roll” e “Like A Rolling Stone”, anche in questo caso da lacrime. Per il finale si ritorna però sul big stage e tra un fuoco d’artificio e una “Jumpin Jack Flash”, tra una coriandolata e una “Satisfaction” si concludono le due ore dello show. Io praticamente in trance continuo a fissare Ron Wood che oltre a essere mio eroe personale diventerà protagonista di tutti i miei sogni. Il finale è comunque commuovente con inchini dei nostri e un applauso lunghissimo del pubblico, quasi a non voler lasciar scappare Jagger e soci verso il loro albergo e la loro cenetta (o chissà cosa?). La cosa che più mi colpisce quando si spengono le luci sono le facce della gente, sembrava che avessero (avessimo) assistito a un evento straordinario, come vedere gli alieni o Cristo, si insomma tanto per darvi un idea (a ben vedere quest’ ultima frase potevo risparmiarmela). La commozione comunque è tangibile tanto che persino io non sento la fame. Mi rifarò con due tramezzini tonno e maionese alla stazione centrale pensando comunque contento a quel che il buon vecchio Keith avrebbe mangiato a Milano, in un martedì sera così caldo. SERIE-Z FESTIVAL di Simone “Dead End” Parato (Jerez de la Frontera – 28, 29 y 30 de Agosto) Protagonisti di questa piccola favola rokkeroll Simone ‘yu-uh il gusto ciclés’ Parato & Sweet ‘devo soffiarmi il naso’ Mauro. Potevamo mancare al festival rock’n roll più prestigioso dell’anno? No, che diamine! Potevamo limitarci a un report tecnicistico e serio? Forse, ma i glam punks sono gente poco seria e tecnicamente ipodotata. Potevamo innamorarci della Spagna, del clima magnifico, secco e soleggiato, delle more tutte (tutte, cazzo!) iper-tettute? Sicuro, non fosse che il cibo fa (letteralmente) cagare sangue... Come dice sempre il mio amico Sergio di Rio, mai sedersi vicino al cesso dell’aereo. Mai, cazzo! Può sempre succedere che una negrona, dalle vaghe sembianze di una Potnìa camusa, si liberi di un carico di merda, trattenuto da un mese, dai miasmi terrificanti. Che puzza, dio can! Benedetto il caro Sergio, dovrei dargli retta più spesso... fortunatamente accorre in nostro soccorso una hostess, che innamoratasi dei capelli irti del buon Sweetmauro, ci dona una intiera bottiglia di vino spagnolo, con la quale tentiamo disperatamente di intorpidire i nostri sensi. Il viaggio prosegue senza altri incidenti, a Madrid salgono assieme a noi dei tipi nerovestiti, che scopriremo più tardi essere i LORDS OF ALTAMONT, una delle (personali) rivelazioni del festival. Arrivati a Jerez, alloggiamo presso l’hotel Trujillo (ovviamente in onore della scimmia che suonava il basso nei Suicidal Tendencies), magione a una stella che offre persino il bidet e alla reception un tipo uguale a Ken, il moroso un po’ frocio di Barbie, che ribattezzo subito “L’uomo di plastica”. Il festival inizia il giorno successivo, così decidiamo di esplorare la cittadina ispano-terronica (nel senso che siamo a pochi km dal Marocco). In nostra compagnia, per tutto il festival, la coppietta rock’n roll più dotta e carismatica, a formare assieme a noi un quadretto quasi commovente... li immaginate i Fantastici Quattro punk-rock? Figata, direbbe Micina87... così tra una paella e una patatas frittas passiamo indenni attraverso Plaza San Marcos e un cameriere nervoso e finocchio, per finire in una bettola dove si sente un po’ di rock’n roll, Ramones su tutti (gioia!), e dove mi vedo recapitare una modesta razione di Jack Daniels da mezzo litro. Ricordo solo che tornando in albergo, io e Mauro, alla ricerca della birretta della buona notte, siamo finiti all’Inferno, rotolando viziosi, truccati e traballanti, in un bar losco pieno di anziani viscidi e rubizzi, da cui siamo scappati come due razzi! Nella fuga verso la mecca Trujillo, ci imbattiamo in Calle Morenos, e quivi ci appare in visione l’arcangelo AOR che, eterno sorriso, ci ricorda che abbiamo una missione rock’n roll da portare a termine... Marocchini metallari e defe(ca)zioni disforiche. “Qualcuno ha un moment?” “Zì, buana!” Il tempo di riprendersi ed eccoci all’IFECA, sede (ottimale) del festival. E’ tardo pomeriggio quando le prime bands scaldano il pubblico, i ROCK-A-HULAS suonano un buon rock’n roll grezzo e tirato, li immaginate i BAD DOG BOOGIE che cantano in spagnolo? Spero di rendere l’idea... comunque niente male, mentre i COMMANDO 9mm mi spaccano le palle dopo pochi accordi, al che preferisco fare un giro per le numerose e lussoriosissime bancarelle, e così, felice come un bimbo, dopo aver trovato una spilla dei DGeneration, mi imbatto in uno degli highlight di questa trasferta. Dietro una delle bancarelle ci sono due negri che si dimenano in air-drumming e headbanging furente, e tutto al ritmo degli Helloween sparati a volume esagerato dallo stereo!! Culto totale. It’s a negro revolution... Tocca ora ai MÖTOCHRIST capitanati da Danny Nordhal (l’uomo col look più bello del Serie-Z!), ex Throbs, NY Loose (idem per il chitarrista Mark Diamond, che ha suonato anche nei Dwarves) e visto recentemente in Italia nei Bang Tango. Alla batteria siede invece Chad Stewart, drummer dell’ultima line-up dei Faster Pussycat e di un centinaio di band di LA... Questo ensamble bastardo ci regala i primi sussulti, ottime a mio avviso “Someday”, “Holyday”, “6 Shooters, 6 Strings and 6 Packs”, un rock’n roll sporco imbastardito col punk newyorkese, che non a caso omaggia anche i Ramones. Salgono sul palco i tipi incontrati sull’aereo, sono i LORDS OF ALTAMONT, che ci deliziano con una misura di ottani, rock’n roll e sgasate garage. Fenomenale il singer che violenta e si arrampica sulla sua Farfisa, mentre la band ci propone i pezzi del recente “To Hell With The Lords Of Altamont”. Immaginario biker, croci di ferro da tutte le parti, il drummer un po’ rockabilly che suona la batteria in piedi... spettacolare, un fenomeno! E una volta sceso dal palco si fermerà più volte a chiaccherare con noi della Confederacy Of Scum e altre amenità, simpaticissimo! Nel frattempo ci iniziano anche a girare un po’ le palle: si diffonde la notizia che sono assenti i WILDHEARTS (principale attrazione della prima giornata, cazzo!), e sono pure dati per forfettari, il giorno seguente, ROCK CITY ANGELS (qua si è perso il conto delle nostre bestemmie) e WARRIOUR SOUL. Così, col cuore gonfio di tristezza e la vescica gonfia di piscio, assistiamo alla performance dei TEXAS TERRI, capitanati da furia e tette al silicone. Voce troppo strillata e grezza per i miei gusti, però la band convince, finalmente un po’ di energia e cattiveria. A chitarra e batteria i prezzemoli della line-up dei Mötochrist, e il concerto finisce (con cover di “I Wanna Be Your Dog” degli Stooges) da copione con le tette al vento, i capezzoli coperti da pezzi di nastro adesivo a formare due “T”. “Tina Turner”? “Tantra Terronico”? “Topa Troia”? Ah già, che sciocco, “Texas Terri”... Il tempo di avvelenarmi lo stomaco con una salsiccia (Giorgio di Rio non mangia mai salsiccie di dubbia provenienza et cottura. Che saggio, il Giorgio) e sale sul palco un tipo strambo, con giacca rossa foderata di tessuto leopardato e cappello da cowboy coordinato, insomma, sembrava vagamente Michael Monroe, fatta eccezione che NON aveva gli occhi da rana pronti a schizzargli dalle orbite. E’ JASON RINGENBERG (& The Nashville Allstars), il genere proposto country decisamente ignorante e bovaro... una figata! Peccato che la band fosse un po’ statica, ma il buon Jason fa un gran spettacolo, complice 9 una bella voce e mosse di gambe divertentissime. A chiudere la prima giornata i giappu THEE MICHELLE GUN ELEPHANT, introdotti dalla musica del Padrino e vestiti da mafiosi! Un portento il chitarrista, sguardo impassibile e riffaggio assassino, vagamente noisy-punk a tratti, ma originalissimo e coinvolgente. Terminato l’assalto sonico degli occhi a mandorla (a essere sincero verso la fine ne avevo un po’ due palle...), ce ne andiamo verso l’after party in un locale del centro, ma il mio stomaco incomincia a patire i primi sintomi dell’avvelenamento che finirà per mettermi in ginocchio (o meglio seduto sul cesso!) una volta tornato in Italia... porcaputtana, neanche avessi bevuto acido solforico!! Nota per il prossimo anno: portare una scatola formato famiglia di Magnesia... I WANNA ROCK!!! (beata ingenuità rokkeroll...) Il secondo giorno la Profezia si avvera: le strade della piccola Jerez sono invase dai rockers! Un bel colpo d’occhio, che dire. Oggi suona il gruppo sicuramente più atteso, e l’aria è elettrica e carica di entusiasmo, un crogiuolo variopinto di magliette diverse fa bella mostra di sè, ne riconosciamo anche un paio d’epoca di Poison, Cinderella e Wratchild (!), mentre ti può capitare di beccare Spike sotto l’albergo a sbevazzare e incontrare a cazzeggio Texas Terri, Lords Of Altamont e Mötochrist, e pranzare a fianco a loro in una pittoresca piazza del centro. In tale piazza Lucifero si tramuta in cameriere e mi propina infingardo una zuppa di ceci (e io beota avevo ordinato, o così credevo, del pesce...) che sarà l’inizio della rovina... Dopo l’irrinunciabile siesta, giungiamo all’IFECA a concerto iniziato. BUMMER e SIN CITY SIX mi lasciano un ricordo prossimo allo zero, preferisco innamorarmi alla vista di una fotografa in mini gonna inguinale (con tanto di disegnini di Iggy Pop dorati e scritta “raw power”), stivali e sguardo tossico. Mi fan troppo sesso sporco, le occhiaie tossiche... E’ giunto il momento di una delle mie band preferite di sempre, i QUIREBOYS. Quando i musicisti salgono sul palco mi scende un colpo: dove cazzo è finito Nigel Mogg? Mierda y muerte!! Come spiega Spike, Nigel ha appena avuto un figlio per cui è stato momentaneamente rimpiazzato... uff... e chi cazzo era quel tipo seduto alla batteria, io mi aspettavo Jason Bohnam, e mi ritrovo un clone di Meatloaf! Anyway, si da fuoco alle polveri, Spike calcia il microfono e mi muove come solo lui e Jany James sanno fare, peccato solo che la prima metà del concerto sia penalizzata da un suono basso che non aiuta certo la voce del cantante inglese, oggi un po’ sottotono. Però il trittico finale “I Don’t Love You Anymore”, “7 o’clock” e “Sex Party” ribalta le sorti e ci regala emozioni forti. La prossima volta mi piacerebbe sentire anche “King Of New York”, già... Sullo stage adesso i (The Heart Of) GEORGIA SATELLITES, che ci regalano uno dei concerti migliori del Serie-Z. Solo alcuni membri originali accanto Dan Baird, non per nulla vengono suonate anche molte song dal suo repertorio solista. Splendida attitudine, simpatia, voglia di divertirsi... una lezione di classe impartita da quattro cinquantenni ancora innamorati di slide guitar e rock’n roll polveroso. “Fire, fire!!”. “Back On The Streets agaiiin” – ecco i JUNKYARD, grassi come vitelli ma in bella forma, tamarri e vagamente sdentati (tutto vero, abbiamo effettuato un close-up a David Roach che non lascia dubbi!!). La band ci dà dentro, e riesce persino a farmi piacere 10 i pezzi del secondo disco, in particular “Clean The Dirt” che rende molto bene. Nulla mi toglie dalla testa che a livello di riffaggio siano un po’ troppo ripetitivi però... e bastardo Pat Muzingo, che stava per accecarmi con una bacchetta! Si meriterebbe un’abbuffata di ceci satanici... Si avvicina la notte e la temperatura è ormai calata sensibilmente... l’IFECA registra il giorno di massima affluenza, mentre sul palco si erge un muro di Marshall. Sta per verificarsi l’evento, il concerto DEFINITIVO per quanto mi riguarda. I TWISTED SISTER, l’icona dell’hard rock / metal americano, campione di tarrume, look tremendo e ironia. Inizia la intro con “It’s a Long Way To The Top” degli AC/DC, si accendono i riflettori e... bum!, torniamo negli 80s! Nessuna esagerazione, è stato uno spettacolo d’altri tempi, roba che ogni tanto sentivo i brividi corrermi lungo le braccia. Mark “The Animal” Mendoza colpisce il suo basso menando ponte e paletta come un selvaggio, Jay Jay French e Eddie Ojeda incrociano riff e assoli, mentre AJ Pero alla batteria è sì un metallaro, ma quando durante l’assolo (un concerto con assolo di batteria... c’è qualcosa di più 80s??) la sua batteria si solleva in aria, ci prostriamo fedeli. E Dee Snider? Pazzesco, incredibile... ha un’energia addosso contagiosa, dialoga col pubblico (spettacolari i siparietti con Eddie Ojeda in veste di traduttore!) e ci fa saltare come cavallette. “We’re Not Gonna Take It”, e tutti a cantare, il pezzo è ripreso ben tre volte, e più si va avanti, più la voce di Snider si scalda e con “The Price” è l’apoteosi, giuro che quasi mi stavo commuovendo. Arriva “I Wanna Rock” e un’indimenticabile botta e risposta tra band e pubblico, che culmina con quasi tremila persone che saltano col pugno in aria urlando all’unisono “I Wanna Rock - Rooock!!!” Ecco il bis, “Come Out And Play” e “S.M.F”, finisce il concerto tra fuochi d’artificio e il logo dei TS che brilla nella notte spagnola, la luna resta a guardare ma fa i cornoni da metallaro: siamo tutti dei sick mother fucker. Festeggio l’evento con una patata gigante, e gli occhi mi luccicano. I marocchini metallari sono sempre più metallari... Ormai siamo in pieno clima spagnuolo, non ce ne frega più un cazzo di niente, io in particolare vegeto e rispondo alle domande dopo 10 minuti. Arriviamo all’IFECA verso sera, saltando a piè pari gli opener, lo stomaco incomincia a gonfiarsi in modo preoccupante, mi sento vagamente un balenottero à-la Mick Mars e quindi, visto che sono offeso da colore della pelle, capelli lunghi e vestiti hippie psichedelici dei nipponici SAVOY TRUFFLE , decido di arenarmi all’interno degli stand, ovviamente di fianco al banchetto dei miei idoli negri metallari, che continuano imperterriti a fare headbanging e a fare le corna. Di fianco a me, un paio di rocker si fanno una pista di coca... cazzo, avessi avuto la Magnesia, avrei potuto sbriciolarla, spacciarla e diventare pure ricco... Iniziano gli HYDROMATICS, due palle così, tanto che ce ne andiamo al centro commerciale a mangiare. Gozzovigliamo, ci imbottiamo di caffé e torniamo giusto per veder finire i NINE POUND HAMMER, con la moglie del camionista dei Nashville Pussy (ricordiamo che prima suonava, appunto, nei NPH) che sventola la rebel flag. Bah... all’odore di canna (onnipresente durante tutto il festival) si mischia così odore di pollo fritto dai redneck... L’importante per queste band è che salgano sul palco, suonino e SEGUE A PAGINA 19 NIKKI SUDDEN intervista di Miguel Basetta Magari molti di voi non l’hanno mai sentito nominare… Ma, che ci crediate o no, Nikki Sudden è una piccola leggenda del rock and roll. Dagli anni 70 in poi mille generi si sono succeduti, centinaia di gruppi si sono sciolti e decine di eroi sono passati a vita migliore. Nikki Sudden è ancora qui. Credo tu sia una sorta di versione rock and roll di Fabrizio de André... Sai chi è? No! Lui ha mai sentito parlare di me? Il primo disco di Nikki Sudden che ho comprato è stato “Crown Of Thorns”. E’ su un’etichetta italiana, come sei entrato in contatto con loro? Ah! Quello fu un affare molto stupido che feci a causa delle fottute circostanze... La Mannequin Records era di due tipi di Milano, Stefano e Tiberio. Avevano intenzione di fare un album in sole trecento copie per la stampa e la radio in Italia. Accettai. Non so quante copie stamparono, ma sicuramente molte di più di trecento - puoi trovare quel disco in tutti i negozi del mondo. Chiesi loro di smettere di vendere quell’album, mi spedirono tre copie e poi sparirono. Per me quel disco era un bootleg, lo dissi in tutte le interviste. Contattai Stefano qualche tempo dopo chiedendogli le royalties. Mi rispose che avevo danneggiato la loro etichetta dicendo che il disco era un bootleg e che non mi avrebbero dato una lira. Due anni fa ho rimasterizzato “Crown Of Thorns” per la Secretly Canadian Records come secondo CD nella riedizione del mio album “Groove”. Insomma, alla fine ho ri-rubato il mio disco! In quell’album c’è una delle mie canzoni preferite, “Mafeking Blues”. Racconta ciò che vuoi a proposito di questa canzone... Non ricordo nulla di quella canzone, anche se sono sicuro di averla scritta... Alcune volte durante gli shows la gente la richiede... e io non ricordo più di due versi, neanche gli accordi... L’ultima volta che ho provato a suonarla live ho finito per scrivere una nuova canzone chiamata “Locked Around You”. Dovrei provare a imparare nuovamente “Mafeking Blues”, era un bel pezzo. Scrivi un sacco di canzoni... Dove trovi l’ispirazione? Di cosa canti? Io scrivo di tutto ciò che mi passa per la mente... Molte canzoni parlano di me e della gente che incontro, ma spesso tutto è visto attraverso un velo. Molte volte sono seduto al bar e alcune parole mi arrivano in testa. Devo chiedere al cameriere una penna e un foglio - solitamente mi scordo di portarne con me - così posso scrivere ciò che ho in mente. Alcune volte scrivo storie, altre volte i personaggi sono mix di diverse persone che conosco. Ci sono dieci milioni di cose che ti possono influenzare, ma di solito i versi cadono dal cielo. Devi buttarli giù o registrarli al momento altrimenti vanno via per sempre. Questo fa parte dell’essere “creativi” - non sai mai quando l’ispirazione arriverà! Hai cominciato a fare musica negli anni 70. Gli Swell Maps sono stati la tua prima band? Gli Swell Maps sono il primo gruppo con cui ho fatto un disco. Epic, David “Phones” Barrington e io abbiamo cominciato a suonare nel 1972, a Pasqua. Registravamo canzoni sempre con nomi diversi. Facevamo “album” su cassette, continuavamo a fare una canzone fino a quando non ci soddisfaceva pienamente. Steve Bird (Jowe Head) e “John Golden” Cockrell arrivarono tra il ‘73 e il ‘74. Richard “Biggles” Earl fu l’ultimo ad arrivare alla fine del 1976. Il 14 settembre del 1977 andammo in studio per registrare “Read About Seymour”, il nostro primo singolo. Quanti album hai fatto? Circa venti... Tutti ti chiederanno dei R.E.M... Come sei entrato in contatto con loro? Tra i tuoi dischi, “The Jewel Thief” è davvero il più country? “The Jewel Thief” - ristampato come “Liquor, Guns & Ammo” - è influenzato dalla Georgia, sud degli USA... Alcune canzoni furono scritte a casa di Peter Buck, ad Athens “I Belong To You”, “Grievious Angel” a Parigi. Alcuni pezzi finirono insieme in altri posti. Arrivai in Inghilterra col mio album “county” per scoprire che i Primal Scream avevano appena fatto “Screamadelica”... Ero fuori dal tempo - probabilmente avanti rispetto alla moda - ma non al passo con ciò che andava all’epoca. Sono ancora orgoglioso di quell’album, non credo ci siano pezzi mosci lì sopra. Avrei preferito una voce migliore su “The Bagman & the Twangman”, ma è comunque figo. Per quanto riguarda i R.E.M, ho incontrato Peter Buck durante un loro concerto a Francoforte - era il tour di “Green”. Pete era un mio fan e mi chiese di incontrarci. Finimmo al Frankfurter Hof Hotel a parlare e bere per ore. Mi invitò a suonare a Athens, al “40 Watt”, il locale di sua moglie. Pochi mesi dopo ero a New York per una radio session. Pete era in tour e aveva fatto una session lì il giorno prima, lasciò un messaggio per me. Ci beccammo poi al Maxwell’s in Hoboken e lui mi invitò a casa sua nel sud, dove non ero mai stato. Trascorsi i tre mesi seguenti a casa di Peter, cominciammo a lavorare a “The Jewel Thief”. A Alan McGee della Creation quei pezzi non interessavano; per me era ok, pensavo fosse ora di traslocare... In questo numero di Oriental c’è un’intervista a Jeff Dahl. So che hai fatto dei concerti con lui. E’ un tuo amico? Ho incontrato Jeff a Parigi alla fine degli anni 90. Jeff, Freddy Linxx e io abbiamo fatto il “Lost Acoustic Tour” insieme attraversando Germania e Francia... Durante il mio ultimo tour negli States ho dormito a casa di Jeff nel deserto dell’Arizona. Sì, direi proprio che è un buon amico. Sei un grande fan degli Stones. Quante volte sei stato a un loro concerto? Cinquantadue volte... Non è molto se paragonato ad alcuni miei amici. I recenti show nei club sono stati i migliori che abbia mai visto. Ho visto i T. Rex ventidue volte... Johnny Thunders circa cinquanta... Bob Dylan dieci volte o forse più. Jerry Lee tre o quattro volte. Johnny Cash e SEGUE A PAGINA 19 11 MAD DRIVER REC. intervista di Miguel Basetta Il Goti sulle pagine di Oriental Beat. Devo aggiungere altro? Ho passato gran parte di questo pomeriggio a guardare vecchie registrazioni di Indies, uno dei pochi programmi musicali decenti degli ultimi dieci anni. Te lo ricordi? Minchia, hanno messo pure un bel video dei Cramps... Ma te registravi ste cose? Ho dei vaghi ricordi di Indies, passava dei bei pezzi insieme a cose che non mi interessavano. Ho un grande dubbio però… Era figa la presentatrice? Te che hai le video cassette cosa dici? (dico che Attilio Grilloni era un bel maschione coi baffi, ndB) Cominciamo sul serio. Chi era Luca Goti prima di entrare nella “scena” punk rock? Insomma, che facevi quando non eri ancora alle prese con dischi e fanzine? Era un normale studente di liceo che non ascoltava molta musica e quella poca era pessima (e non dirò mai cosa era!!!) e passavo le mie giornate tra fare finta di studiare e oziare. In effetti ero abbastanza inutile come persona. Non Ce N’è e Gabba Gabba Hey sono state (insieme a Abbestia e Punk Stuff) le prime fanzine che ho comprato. Lasciati pure andare a dolci ricordi... Com’è che ti sei ritrovato a fare fanzine? Beh ricordassi qualcosa! Come è iniziata la cosa è semplice… Da un po’ di tempo io e il Battistetti ascoltavamo punk e hc, hc californiano soprattutto, prime cose dei Bad Religion, ecc… E compravamo Blast! E proprio lì abbiamo scoperto il mondo delle distro e delle fanzine, ci siamo documentati e abbiamo visto che bastava avere un pc e tanta voglia. Abbiamo iniziato sta cosa e siamo andati parecchio. Certo a fare il nostalgico ci sarebbe da dire che allora era tutto diverso: non c’erano le mail, internet non si sapeva manco cosa fosse e ci si scriveva con le lettere cercando di riciclare francobolli mettendoci sopra del sapone… Lo si faceva essiccare e si spediva la lettera. Poi quando ti rispondevano ti mettevano il francobollo nella lettera, lo prendevi, lo lavavi e lo riciclavi di nuovo. E poi siccome eravamo giovani andare che so a Milano a vedere concerti era una cosa rara e eccezionale, adesso bene o male è tutto più comodo… Per fortuna! Perchè hai lasciato Battistetti per metterti con Pagani? No beh, detta così è sbagliata. Io e Fabio avevamo diversi interessi musicali (io più punk rock, lui più elettronica, hc, post punk e cose così) e non aveva più molta voglia di fare l’etichetta mentre a me prendeva benissimo come cosa. Quindi in tutta tranquillità ci siamo divisi. Io ho iniziato a fare Gabba Gabba Hey fino a quando un giorno non mi chiama Gualtiero per chiedere alcune info su come e dove far stampare dei dischi e da lì è nata l’idea di fare la fanzina insieme a me in opposizione a Bassa Fedeltà che non ci piaceva… 12 Ma perchè facevi polemica con un sacco di persone? Frazzi, Pomini, i Temporal Sluts, Nando e i Senza Benza... Anedotti simpatici legati a questi scazzi? Ma boh con Frazzi c’erano delle divergenze sulla gestione di Bassa Fedeltà, anche se alla fin fine non era manco colpa sua… Con Pomini c’erano state alcune polemiche quando ci aveva definito nerds… Boh, lì per lì non avevo apprezzato molto. Comunque con queste due persone adesso ci sono buoni rapporti. Mi ricordo che quando c’era lo scazzo con Pomini, ed entrambi facevamo numeri supplementari delle rispettive fanzine, ad un certo punto ci siamo accorti che nessuno aveva veramente capito il motivo per cui litigavamo, erano uscite fanzine in cui si diceva : “la scena deve stare unita - non dovete scazzare”… Al che io e lui ci siamo fermati e abbiamo iniziato ad insultare gli altri. In effetti eravamo andati avanti per quasi un annetto, adesso cose di questo tipo si risolvono in 5 minuti scrivendo sui forum o guestbook su internet… Nando e Temporal Sluts per fortuna di fatto sono spariti; ogni tanto i Senza Benza se ne escono fuori con qualche nuovo disco che sembra essere l’hit estivo, vendono 5 copie e ritornano nell’anonimato. I Temporal Sluts credo siano morti (come band!) e ad essere sincero non me ne può fregare di meno di ste vecchie polemiche… Alla fine io a distanza di anni faccio ancora questo “lavoro”, loro sono spariti dalla circolazione… Ho ripreso in mano alcuni numeri di Gabba Gabba Hey. Dal #3 in poi avete provato a fare le cose in maniera più professionale... Carta stampata, tiratura mille copie. Poi con il quinto numero siete morti. Perchè? Il numero 3 coincide con l’entrata di Gualtiero nella fanzina. All’epoca c’era Bassa Fedeltà che non ci piaceva per come era gestita, le band “minori” venivano sempre scartate, c’era la tendenza a dare spazio a cose inutili (credo che chiunque sopravviva anche senza leggere 4 pagine di band beat cecoslovacche i cui dischi sono introvabili se non dai collezionisti… articoli che venivano scritti dai collezionisti stessi!!!) ecc ecc… Però vendeva sulle 6000 copie; al che io e Gualtiero ci siamo detti: se loro fanno 6000 copie noi ne riusciremo a vendere almeno 500. Ci sbagliavamo. Cioè Gabba vendeva, ma non abbastanza da coprire i costi che all’epoca si aggiravano sul milione e mezzo di vecchie lire… quanto stampare un singolo. Ci abbiamo rimesso soldi con il numero 3 e 4, il 5 lo abbiamo fatto in formato mini perché è stato stampato con i soli soldi che c’erano in cassa. La fanza è morta perché ci eravamo stufati di vedere i nostri soldi andare in fumo e allo stesso tempo non avevamo più tempo: Gualtiero lavorava di notte, io stavo mettendo su seriamente la Mad Driver … Nel #3 hai intervistato Poison Ivy dei Cramps; come hai fatto a non emozionarti parlando al telefono con lei? Per me è una specie di sogno proibito... Quella era l’epoca d’oro della Epitaph, aveva preso un sacco di band fighe e avevano pacchi di soldi nel fare la promozione… Le band telefonavano a casa dei fanzinari per fare le interviste… Purtroppo all’epoca il mio inglese era molto peggio di adesso (difficile a credersi visto che anche adesso…) e l’intervista telefonica la fece un mio amico (Maurizio) che aveva registrato tutta l’intervista. La cassetta è ancora custodita gelosamente nei suoi archivi e ti posso assicurare che aveva una vocina molto ma molto sexy. Peccato che le “nuove” band Epitaph non abbiano venduto un cazzo e infatti sono state scaricate. Vedi Zeke, Cramps, New Bomb Turks ecc…. E’ ora di parlare della Mad Driver, la tua etichetta. Innanzitutto il nome; è legato al brutto incidente che hai avuto o è solo un caso? Un caso della vita… Il primo disco targato Mad Driver (lo split Beat-Man / Monster) è uscito a dicembre, l’incidente è successo a marzo dell’anno dopo. Non mi ha portato molta fortuna. Il logo invece era un disegno che Fausto dei Killer Klown aveva fatto 4-5 anni prima; era uno dei 2-3 disegni che aveva fatto per il loro primo 7”. Quando ho scelto il nome mi è ritornato alle mente quel disegno. Hai dato fiducia ai Manges, ai Ray Daytona, ai Morticia’s Lovers... C’è qualche “tuo” gruppo che in seguito ti ha deluso? Direi di no. Certo, i Manges dopo che sono “andati via” (è solo un modo di dire, nessuna band è legata a contratti) hanno inciso quel disco capolavoro su Stardumb… Anche l’ultimo dei Morticia è molto bello e sono sicuro che i Ray Daytona faranno un disco della madonna. Con tutte le band ci sono ancora ottimi rapporti e mai uno scazzo. C’è un disco che ti sei pentito di aver fatto uscire? E uno che avresti voluto fare ma che non hai fatto? Pentito no… Anche se i Monelli credo non li farei più uscire. Era stata una mossa strategico –commerciale, in quel periodo qualsiasi band italiana suonava pop punk e vendevano parecchie copie… Io avevo solo i soldi per fare un 7” e all’orizzonte c’erano gli lp degli Spider Babies e Automatics… Ho fatto quel 7” che ha venduto 800 copie in tre settimane. Adesso mi ritrovo nella stessa situazione di allora, ovvero zero soldi. Però preferisco non far uscire niente piuttosto che un disco che non mi convince al 100%. Questo ragionamento lo fanno il 90 % delle etichette italiane ma nessuno lo ammette… L’ultima uscita dei Kim’s Teddy Bear è uno split tra etichette. Onestamente, cosa pensi delle due label tue partner? Non mi piacciono e a loro non credo che piacciano le mie produzioni. Loro sono più sul versante hc melodico. Il disco dei Kim’s ha avuto una gestazione lunghissima ed è uscito con molti mesi di ritardo rispetto a quando era stato registrato. Mi avevano dato un promo al festival beat e mi piaceva molto ma non avevo soldi, loro hanno iniziato a spedire il promo a varie etichette europee ed italiane e alla fine anche a Pota e Kimera. Un giorno mi telefona il Bat e mi dice che c’è la Pota che mette una quota, poi anche la Kimera e pure i Kim’s avrebbero messo dei soldi; mancava un quarto. Ho dovuto rinunciare ancora poi qualche giorno dopo ne ho parlato per caso con Seba che è il ragazzo che si occupa del mio sito e lui mi ha detto: “il disco è una figata metto io i soldi poi me li ridai”. Devo ancora restituirglieli ma questo è un altro discorso. Il disco comunque è andato parecchio bene e pur avendo avuto veramente poco tempo per fare la promozione le mie copie sono quasi tutte finite così come credo quelle degli altri. Ritornando alla tua domanda credo che la P.O.T.A. lavori bene con i suoi gruppi come promozione, rispetta i tempi di pagamento ecc. ecc… Mentre non posso dire altrettanto della Kimera che si sta comportando da vero idiota, deve dei soldi a me (pochi) e alla P.O.T.A. (molti), ma è semplicemente sparito, non risponde alle mail non da una qualsiasi giustificazione ecc. ecc… Insomma stateci alla larga se potete. Sull’ultimo numero di Bam! c’è un editoriale che ritengo abbastanza inutile per come dice certe cose, ma contiene un nocciolo (duro) di verità: non si fa più la gavetta. Che ne pensi? Mi riferisco alle mille etichette “punk” che subito fanno uscire dieci compilation, le web-zine redatte da ignoranti presuntuosi, le decine di agenzie di concerti fantasma... Credo che l’editoriale di Bam non sia inutile, anzi dica cose sagge e vere. Mi sono rotto i coglioni di ricevere in continuazione mail di richiesta di cd promo da parte di siti di merda (come contenuti, non grafica - quello è l’aspetto meno importante) fatti da ragazzini saccenti che a casa hanno solo CD (ovviamente per loro il vinile è una cosa superata) della Fat o Epitaph. Quando mando in giro i promo e mi vado a leggere le recensioni 8 volte su 10 hanno riportato fedelmente la presentazione che gli ho mandato. Certo non saprebbero cosa altro scrivere. Rimpiango i tempi delle fanzine cartacee quando ti dovevi sbattere per fare le fotocopie, pinzare, scrivere alla gente per sapere se te le prendevano in distro… Certo adesso internet dà una grossa mano anche a me, però questo ha comportato che una infinità di bimbetti si facciano la loro webzine di merda. Per le etichette, beh le vere etichette sono poche in Italia, gli altri sfruttano le band facendosi pagare per stampare dischi o sono solo la facciata “punk” di grossi distributori. Rimaniamo sulla “scena italiana”. Dimmi quali sono le etichette, i gruppi, le fanzine che più ti piacciono e quelle invece che ti stanno sul cazzo. Dai, onore a chi se lo merita e merda sulle facce dei perdenti... Beh l’etichetta più vicino a me è sicuramente la Rockin’ Bones, anche se non condivido le sue scelte, ovvero fare uscire più dischi possibili anche producendo split veramente assurdi con band che non c’entrano nulla tra di loro. Preferisco fare meno uscite, ma curarle di più. Fanzine beh… Oltre a questa (e sono sempre stato un fan, non solo adesso che mi fai l’intervista) direi Capinch, Alphamonic e Mood per la parte garage-punk. Chi mi sta veramente in culo solo l’85 % delle band italiane, gente che nemmeno sa cosa è / fa la Mad Driver ma mi manda il loro schifoso promo di rock indipendente, ska o hc e pretende pure che io gli dia una risposta. Ma andate a cagare. A sta gente manco rispondo, se loro non prendono la briga di vedere il mio sito, capire la musica che faccio e porsi la domanda “ma la mia band che fa ska andrà bene su Mad Driver?” perché dovrei essere io a sprecare il mio di tempo? 13 Dopo tanti anni, ormai credo tu campi vendendo dischi per posta. Come vedi il mercato dal tuo punto di vista? Si può ancora vivere facendo/vendendo musica? Guarda, in Italia la situazione è davvero tragica. Non vorrei sembrare come il manager della Sony che si lamenta di internet, ma è indubbio che parecchia gente scarica i dischi anziché comprarli e questo è un danno non tanto per me (vi posso stare sul cazzo e non volete darmi i vostri soldi… ok va bene) ma per le etichette stesse. Adesso leggendo sui forum mi accorgo che c’è gente che scarica dischi usciti su Screaming Apple che farà 1000-2000 copie a disco e per una etichetta così piccola è un danno questa cosa. Non capisco come mai anche i dischi delle piccole etichette vengano scaricati. Se da un lato è vero che pagare 20 e più euro per un cd major è un furto, e al massimo gli si reca un danno che loro riescono comunque ad assorbire, per una piccola label non è così. Vorrei vedere sta gente cosa dirà quando tra 5 anni usciranno meno dischi perché nessuno più li compra. Io credo che se uno ci tiene veramente alla “scena” deve comprare dei dischi, magari non dal sottoscritto (ma sarebbe meglio!), ma da qualche altra parte si. A parte che io odio i cd masterizzati, preferisco avere la copertina, le foto, ecc… Un cd senza copertina fa cagare… E’ come essere fidanzati con una fotomodella che vuole arrivare vergine al matrimonio… Che divertimento c’è? Molto meglio una bruttina ma disponibile. Ti va di fare i nomi dei tuoi tre clienti più importanti? Quelli grazie a cui al sabato sera ti ubriachi... Spero di non dimenticarmi nessuno… Direi Marco di Pavia, Davide di Bologna, Massimo di Pistoia, Andrea e suo fratello di Arezzo. Grazie a loro non mi ubriaco la sera, ma riesco a tirare avanti a fine mese. Per gli esclusi da questa lista… vi voglio bene! Non mi odiate se ho dimenticato il vostro nome. La cosa veramente figa di questo lavoro (l’unica) è che con questa gente ci conosciamo di persona ed è bello quando ci si vede passare tempo insieme, bere, fumare… Come se fossimo una grande famiglia. Ora un pò di curiosità mie personali. Su un vecchio numero di una tua fanzine dicevi che vestivi Carrera perchè era la squadra di ciclismo per cui tifavi. E’ ancora così? No, adesso vesto discount che è quello che mi posso permettere. Sono un grande tifoso di ciclismo, la Carrera al tempo era la squadra di Chiappucci e Pantani (quando era ancora una persona seria) e io stesso andavo in bici tutti i giorni facendo parecchie salite (le colline torinesi e la Maddalena… che dolori). Lo so che visto come sono adesso può sembrare strano, ma lo facevo sul serio! Poi tra l’incidente e il lavoro ho smesso. Ogni anno mi dico che dovrei ricominciare, ma non lo faccio mai. A casa tua credo di aver dormito sul divano su cui ha posato le chiappe Mr. Greg Lowery... Tu faresti mai cambiare nome a una band per pubblicare un disco su Mad Driver? E faresti tagliare loro la barba e i baffi? Insomma, il padrone della Rip Off è un cagacazzo o no?!? Greg aveva dormito per terra per problemi di schiena, la mattina mi ha ringraziato per aver potuto dormire per terra. Non è normale come tipo. Sul divano aveva dormito, o meglio era collassato, il batterista - quella montagna 14 umana di muscoli… Credevo che il divano si rompesse da un momento all’altro. Il giorno dopo avevano il day off e l’ho accompagnato in una palestra a fare i pesi… Quando sono ritornato a prenderlo perché gli altri dovevano andare via aveva una espressione di un bimbo a cui si regala la caramella. Tornando alla domanda… Come Mad Driver io scelgo solo la band, la sua musica… Alle volte come con i Ray Daytona (che magari registravano 15-17 pezzi e ne usavamo solo 12 o 13 ) abbiamo deciso insieme cosa usare e cosa no, ma era una scelta democratica, ai voti… Mai imposizioni. Però io capisco il suo modo di fare… Lui vuole dare una impronta alle sue band, vuole che si capisca da subito che quello è un disco della Rip Off e quindi un disco di punk’n’roll. Certo la cosa della barba o delle copertine è estrema, ma alla fine Greg è un nerd americano e applica un ragionamento molto “capitalista”: io tiro fuori i soldi, io rischio e tu fai come voglio io; se non ti sta bene scegli un’altra label. Comprensibile, ma non lo condivido. Ho visto che hai una bella biblioteca... Si va dai Promessi Sposi a Ellroy, passando per “Il Sesso Estremo”. Che mi dici a proposito delle tue letture? Beh, la biblioteca verrà presto rifatta. Non ho più spazio e tendo a tenere qualsiasi libro che compro. I “Promessi Sposi” era una cosa del liceo… Renditi conto! Adesso dovrò mio malgrado andare a vendere qualcosa o mettere dentro le scatole certi libri. Adoro Ellroy, credo mi manchino solo due suoi libri e in generale la letteratura americana mi piace molto. Leggo parecchio soprattutto la sera prima di dormire, questo da anni, non capisco come ci sia gente che legge un libro all’anno… Pazzi! Il più bel concerto che hai visto in vita tua fin’ora? Cazzo, domanda da un milione di euro; nell’ultima stagione quello di Leighton sicuramente, ma è impossibile dirti il migliore in assoluto. Cinque dischi che un cliente Mad Driver deve avere. Sonics, Devil Dogs, Nine Pound Hammer (“Hayseed Timebomb”), i primi Stones e Stooges. Se mi rifai questa domanda tra 5 minuti di sicuro te ne dico altri. Come ti vedi, se ti vedi, tra vent’anni? Ricco discografico, ancora distributore d.i.y, oppure impiegato statale? Mi vedo ancora qua (se sopravvivo), ma l’idea di diventare impiegato statale fancazzista attira molto. Una roba che non chiedo mai. Vuoi salutare qualcuno? Ciao mamma. JEFF DAHL intervista di Simone “Dead End” Parato Ciao Jeff! A beneficio di tutti coloro che non conoscono la tua lunga carriera, che ne dici di parlarmi un po’ di te? Bene, sono nell’ambiente da un bel po’ di tempo, per cui si tratta di un epico e accidentato viaggio. Ecco una brevissima panoramica dei punti clou. Ho registrato il mio primo singolo nel 1976, ero in una band chiamata VOX POP in cui militavano anche membri di GERMS, 45 GRAVE e DREAM SYNDICATE. In seguito ho cantato con gli ANGRY SAMOANS per due anni, band che ho lasciato per formare i POWERTRIP. Dal 1987 incido album solisti con differenti musicisti in ogni uscita, al momento ho fatto uscire 21 album, ma chi ne tiene più conto? Come ho detto, è una storia molto lunga e un resoconto più dettagliato è disponibile nel mio sito. “Three Chords and a Bad Attitude”... che cosa rappresenta il Rock’n Roll per te? Semplice, vizioso e proveniente dal cuore. Chitarre, ragazze, fumo, sudore, tirare tardi, sesso, pestare sulla batteria... all that good stuff. Veniamo ora a “Street Fighting Reptile”... parlami della registrazione, e degli amici che hanno partecipato. Questo è il mio disco più recente, l’ho registrato nel mio studio e suono la maggior parte delle parti di chitarra, basso e batteria. Ho radunato un po’ di amici che pensavo si adattassero al determinato stile delle diverse canzoni e li ho fatti partecipare come ospiti. GG e Sparkle dei 440s hanno suonato delle grandi parti di chitarra solista, e ho avuto delle session memorabili con un sacco di amici, bevendo birra e cantando le back up vocals. Si tratta di onesto e diretto rock’n roll, con influenze punk, pop e glam. Ci sono anche degli episodi acustici e blues... qualunque cosa colpisca la mia immaginazione. Faccio quello che voglio. Come ti è venuto in mente di riprendere ‘Golden Age Of Rock’n Roll’ dei MOOT THE HOOPLE? Da ragazzino i MOOT THE HOOPLE erano una delle mie band preferite... e lo sono ancora. Adoro tutto di loro e ho letteralmente divorato ogni disco che hanno fatto uscire. Qui negli USA non sono molto conosciuti e così ho voluto celebrarli con una canzone. E’ il mio tributo personale. Decisamente una band classica... Mi piace un sacco `Transvestites, Transsexuals and Chicks With Dicks´... è una canzone molto catchy e divertente!! Parlami del testo... e dei personaggi di cui narri, a partire da Andy Warhol per finire con... i TRASH BRATS! Ti ringrazio. Sì, è una canzone divertente e sembra proprio che piaccia a un sacco di gente. E’ una di quelle canzoni che ha richiesto solo 10 minuti per essere scritta! Le parole sono piccole vignette di decadenza e dissolutezza... ho vissuto a Hollywood per così tanto tempo, e con tutti i tour che ho fatto... ho visto proprio di tutto! Il verso riguardo ai TRASH BRATS è una storia vera e narra di qualcuno che esce con una ragazza per poi scoprire che... non si tratta esattamente di una ragazza. Una maleducata – e molto divertente – sorpresa! A proposito, non è proprio un peccato che i TRASH BRATS si siano sciolti? Sì, è davvero molto triste. Sono rimasto molto sorpreso perché erano degli amici molto affiatati e la band era assieme da molto tempo. Sono in contatto con Ricky e Brian ha in programma di venire a trovarmi il prossimo mese. Spero davvero di poter scrivere qualche canzone con lui e magari di registrare qualcosa assieme. Ho sentito un po’ di materiale del suo nuovo album solista ed è davvero incredibile. E’ più vicino al sound punk-glam dei TRASH BRATS che ai supi primi lavori solisti. E mi aspetto al più presto della grande nuova musica anche da Ricky. Mi piace davvero molto la copertina di “Street Fighting Reptile”!! La macchia di piscio sulla patta del tossico cadaverico è semplicemente geniale! Chi ha avuto l’idea di mettere assieme tutti quei personaggi? Sai... sembra proprio una strada della mia città, dove ero solito passare a piedi uscendo da lavoro! Penso che ognuno conosca una strada come quella! Anche io adoro questa copertina, è opera di King Velveeda, che ha fatto dei lavori anche per gli album dei TRASH BRATS e dei 440s. Gli abbiamo mandato un rough mix dell’album in modo che facesse una propria interpretazione della musica. Gli ho anche detto che volevo qualcosa di simile alla cover art di ‘Street Corner Talikin’’ di SAVOY BROWN. Quindi, ecco la sua interpretazione, penso che catturi alla perfezione l’essenza della musica, per cui è una perfetta sinergia. Come sta andando la tua fanzine ‘Sonic Iguana’? Quali pensi che siano gli aspetti positivi e negativi di scrivere per un medium alternativo come una fanzine? Purtroppo Sonic Iguana non esce più. Ho avuto davvero dei bellissimi momenti e tanto divertimento a farla, ma a causa di problemi con la stampa, la distribuzione e le vendite al dettaglio era diventato un vero casino. Ho ricevuto l’offerta di scrivere per Carbon 14, che è uno dei miei magazine preferiti, per cui ho deciso di concentrarmi su questo spazio. Adoro scrivere di musica... continuo a considerarmi più un fan che un musicista. Resta il fatto che è stato un peso mollare la fanzine, e molte persone sono state molto tristi a vederla scomparire. Che mi dici della TV e di MTV... non pensi che sia una sorta di McDonalds della musica? Se ti chiedessero di mandare in rotazione un tuo video saresti d’accordo? Ho fatto un solo video ma non mi preoccupo di chi passi la mia musica o video. Non guardo MTV o niente di quella roba. Non c’è niente che mi interessi su MTV dalla fine dei LORDS OF THE NEW CHURCH... Sii onesto, hai mai comprato un disco di TYKETTO o STRYPER? No, mai!! Non ho mai sentito parlare dei TYKETTO e degli STRYPER non me ne è mai importato molto. 15 Un sacco di eroi rock’n roll ci hanno lasciato... sto pensando a Johnny Thunders, Claude dei finlandesi SMACK, Joey e Dee Dee Ramone, Joe Strummer... quale pensi sia la loro eredità? Già, è davvero triste. Vorrei che fossero ancora vivi e che facessero ancora musica, ma i loro vecchi dischi e i loro ricordi vivono ancora. In questo senso sono ancora vivi per me. Ho una mia vecchia canzone, ‘Dead Heroes’, con il verso ‘Dead heroes never die...’ Ed è la verità. Vivono ancora grazie alla loro musica. Conosci qualcosa dell’Italia? Ti piace qualche band italiana? Sicuro, ho fatto tour in Italia così tante volte! Mi piace tutto dell’Italia!! Il cibo, il patrimonio storico, il vino... LE RAGAZZE! Conosco diverse band italiane davvero forti come i THEE STP e i TEMPORAL SLUTS. Questi ragazzi sono delle gran belle macchine rock’n roll! Ho da poco sentito un pezzo di una band chiamata BAD DOG BOOGIE che suona come una versione vintage dei BLUE OYSTER CULT che piace davvero molto. C’è sempre della ottima musica da scoprire. Che differenza vedi tra la scena rock’n roll americana e europea (band e pubblico)? Le band americane sembrano molto orientate al successo. Vogliono un grosso contratto discografico e tutte queste cose. Anche molte band scandinave danno la stessa impressione. Le band europee danno più l’impressione di suonare per passione e i fan europei sono molto più seri. Penso sia una cosa molto positiva. E’ più per il puro divertimento... Riguardo i fan, gli Stati Uniti sono un paese immenso per cui un’area può essere grandiosa e un altro posto... orribile! Molte grandi città possono essere interessanti, ma la maggior parte degli show migliori si tiene nelle città più piccole che non hanno la possibilità di tenere molti concerti. E’ pressapoco la stessa cosa in Europa - la Germania può differire in molte cose dall’Olanda, e così via... – ma a parte tutto i fan europei probabilmente hanno una conoscenza maggiore e più dettagliata dei proprio gruppi preferiti. E il Giappone, è semplicemente pazzo! Laggiù amano davvero il rock’n roll. Hanno un culto religioso dei propri gruppi preferiti. Quali sono le tue band preferite del panorama attuale? Ho appena preso il nuovo LP dei TRASHCAN DARLINGS che è fenomenale. Mi piace molto una band svedese chiamata DIAMOND DOGS. Sono un po’ come una miscela di MOOT THE HOOPLE, i FACES e ROSE TATTOO. Ho da poco visto i SIOUX CITY PETE AND THE BEGGARS che fanno un fenomenale hot psycho blues. Suonano in assoluto la migliore versione di ‘Cocksucker Blues’! Ti confesso che potremmo fare un’intervista intera solo parlando di tutte le band che mi piacciono. Come ti dicevo, mi sento davvero un semplice fan. Compro ancora un sacco di dischi e vado a un sacco di concerti. Mi eccito ancora quando ascolto una bella canzone. Quali sono i tuoi progetti futuri? Ho in uscita un Best Of album. E in questo periodo sto suonando numerosi concerti e a Ottobre registrerò un nuovo disco che vedrà la luce nel 2004. Sono sicuro poi che produrrò diverse band in autunno... se mi diverto, lo farò di sicuro! PUSSYFART KO HM, JEFF DAHL, I VICOLI DI GENOVA E I PERIGLIOSI SENTIERI DEL ROCK’N’ROLL di Andrea Valentini Vinile blu, vinile rosso, Cheetah Chrome, Amy Wickman, C. che mi fa un pompino ma io sono troppo cotto per accorgermene, il mio vecchio chiodo con scritto Misfits di lato, una chitarra Sakura nera, il primo anno di università, gli amici tossici che uno dopo l’altro sembravano schiattare, “Mary are you living”, la nebbia, la prima volta che ho ascoltato “Two headed dogs”… questi sono solo un pugno dei ricordi che mi legano a Jeff Dahl. Ci sono momenti, nella vita di un uomo (sembra l’inizio della pubblicità di qualche mutanda contenitiva), in cui si acquisisce quel grado di consapevolezza che ti consente di osservare gli avvenimenti del passato con un certo distacco e di dare alle cose il giusto valore. E’ con questa consapevolezza, degna di uno Jedi consumato da mille battaglie nei deserti sabbiosi dei pianeti ai confini del sistema solare, che posso ripensare ad HM con una punta di nostalgia e gratitudine… sì, HM: il giornaletto per i metallari italiani che impazzò con cadenza bisettimanale dal 1986 ai primi anni ’90. Aspettate, non fate quella faccia disgustata e ascoltate cosa accadde in un nebbioso autunno del 1989. Avevo 19 anni compiuti da poco e stavo 16 per cominciare l’università a Genova. Siccome la facoltà di scienze politiche sarebbe stata l’ultima o quasi a iniziare i corsi, per tutti i mesi di settembre e ottobre mi aggiravo per Alessandria in stato confusionale con nulla da fare e un sacco di tempo da far passare. Gli amici andavano tutti a scuola o avevano già iniziato i corsi e io ero l’unico pirla senza un tubo da fare. Non che mi schifasse: mi sentivo un casino di dischi, sostanzialmente. In quel periodo sul mio piatto Sony (stereo compatto fetentissimo e fatiscente) mi ricordo perfettamente che giravano a ciclo continuo “How could hell be any worse?” e “Suffer” dei Bad Religion, “Nothing more to be said” degli Upset Noise, “Perpetuum mobile” dei Jingo de Lunch, “Nel cuore” e “Finale” dei Crash Box, il disco che mi ha parzialmente cambiato la vita – ovvero “Wig out at denkos” dei Dag Nasty – e l’unico LP degli italiani Rabid Duck, che mi piaceva da impazzire. Ovviamente le mattinate erano i momenti più lunghi da far passare e spesso mi trovavo all’edicola vicino a casa cercando qualcosa da leggiucchiare per svagarmi un po’ (decisamente i libri non erano una priorità: nonostante ne avessi la casa piena, non mi veniva in mente di aprirne uno nemmeno a pagamento). Avevo smesso da quasi due anni di comprare HM, ma una mattina nebbiosa di ottobre mi ritrovai ad acquistarne una copia per disperazione: volevo leggere qualcosa che avesse a che fare con la musica, ma non c’era nulla che mi interessasse. HM era il male minore. Ricordo distintamente di avere aperto il giornale mentre ero in bagno: nell’inserto centrale c’era un articolo di due pagine su un certo Jeff Dahl, di cui si parlava come di un mito reduce del punk ’77. Non ne avevo mai sentito parlare e lessi distrattamente il tutto. Dopo un paio di mesi, a facoltà iniziata, una mattina in cui le lezioni erano finite verso le 10:30, mi ritrovai a passeggiare tra i vicoli di via Prè. Mi ricordavo vagamente dove era On Stage, negozio specializzato di Genova, e mi ci fiondai, trovandolo stranamente aperto. Qui mi trovai in mano “I kill me” di Jeff Dahl. Spinto dalla curiosità, dal prezzo basso e dal vinile blu trasparente dell’LP, lo comprai. Riuscite a dire “colpo di fulmine”? Ecco. Quella roba lì. Ricordo di avere ascoltato il disco con gli occhi pallati. In particolare c’era quel pezzo… “Mary are you living” che mi faceva impazzire. E poi una cover dei Dead Boys... che discone. Dentro c’era tutto: le nenie ipnotiche e distrutte tipo Stooges, la disperazione della New York dei Dead Boys, il rock’n’roll tossico e anfetaminico di Mott the Hoople, New York Dolls e Alice Cooper, il punk settantasettino, il rock degli Stones… Fatta qualche ricerca approssimativa, mi accorsi che possedevo un altro vinile in cui Mr Dahl era coinvolto: parlo dell’unico LP di tali Powertrip dal titolo “When we cut we bleed”, lavoro di punk\ speed metal drogatissimo, pesante e cattivo, acquistato alla cieca un paio d’anni prima. Ecco, così è iniziata la mia passione per la musica di Jeff Dahl. All’epoca lo conosceva poca gente e – oggettivamente – era semplicemente un tipo un po’ sfigato ed ex tossico che aveva suonato per un pochino con gli Angry Samoans ed era amico di Cheetah Chrome. Niente di più. Anche le sue foto lasciavano intuire un’immagine tutt’altro che cool: un capellone ricciolo, secco come un chiodo, con T-shirt degli Stooges o dei Mott The Hoople, circondato da musicisti che sembravano fuoriusciti da un disco di glam-rock minore. Da quel giorno ho iniziato a cercare i suoi altri dischi, che all’epoca erano solo un paio: “Scratch up some action” e “Vomit wet kiss”. Gli scrissi anche una lettera e lui mi rispose con una cartolina che i veri intenditori tra voi avranno visto sotto forma di copertina del 7” tributo ai Gun Club che ho fatto uscire nella primavera\estate del 2001. Negli ultimi 13 anni Jeff si è conquistato un’onesta e meritata fetta di stima e ammirazione nella comunità del punk rock mondiale e – seppur non goda dello status di un musicista professionista blasonato – campa facendo un disco all’anno e registrando band nel suo studio in Arizona. Inoltre cura una fanzine intitolata Sonic Iguana, una delle migliori, se non fosse per le poche pagine e la cadenza annuale. Io l’ho seguito con dedizione fino al 1997 circa, poi mi sono un po’ perso per strada: mi sono reso conto che i dischi di Jeff che mi piacevano di più erano sempre e comunque i primi 3, anche se “Bliss” del 1995 non è affatto male (sentitevi la cover di “Gimme danger”). I primi 3, sì: - “Vomit wet kiss”: un calderone di session differenti, praticamente una raccolta… in copertina una foto di Jeff sul palco con la backing band di GG Allin e sul vinile una collezione di brani devastanti, tra cui una cover al vetriolo di “Paint it, black” - “Scratch up some action”: un disco registrato live in studio, zeppo di cover da paura: Roky Erickson, Love, Stooges, Velvet Underground… e uno dei brani che per me rappresenta Jeff Dahl nel modo più completo: “I’m in love with the GTO’s” - “I kill me”: altra collection di brani incisi in momenti diversi, con un feeling detroitiano a fare da filo conduttore. Devastazione e intimismo miscelati. Droga, punk, rock, oscurità e incazzatura… A questo punto cosa devo dirvi? Massimo rispetto a Jeff Dahl, classe 1955 (gente, questo ha 48 anni, mica 24… e ancora si sbatte come un adolescente infervorato: sono assolutamente colpito da questa sua attitudine). Ascoltatevi i suoi dischi, magari compratene qualcuno e non trascurate le cose che fa uscire con la sua etichetta, la Ultra Under. THE LORDS OF ALTAMONT intervista di Simone Parato I Lords Of Altamont mi hanno subito conquistato, oltre che per la carica spettacolare del loro garage rock infuocato, per la simpatia e disponibilità che dimostrano una volta scesi dal palco. A un paio di settimane dalla loro esibizione al Serie-Z, ecco il resoconto della chiaccherata con Jake Cavaliere, che ci parla di Hell’s Angels, Farfisa e tatuaggi... Ciao Jake, che ne dici di parlarmi un po’ dei Lords Of Altamont? I Lords si sono formati dopo che la nostra band strumentale (BOMBORAS) si è sciolta, nel 1999/ 2000. Fondamentalmente, eravamo ormai pronti per qualcosa che rispondesse realmente al nostro stile. Tutti coloro che hanno dato una mano alla nascita dei Lords erano musicisti veterani e avevano già esperienze da professionisti alle spalle. Max (batteria) ha suonato con i SPIDER BABY, e LEVI DEXTER. Dorin (primo chitarrista/ prima line-up) aveva suonato nei CRAMPS per un anno, Johnny (chitarra) era nei BOMBORAS e negli INVISIBLE MAN, Gabe (il primo bassista) aveva suonato coi FUZZTONES. Io sono stato in diverse band, con i FUZZTONES e i BOMBORAS. Tutti e cinque avevamo un’idea molto precisa su cosa volevamo dalla nostra band, e abbiamo passato molto tempo a stendere canzoni e a preparare gli show. In seguito, avete avuto dei cambiamenti di line-up... Dopo diversi show, abbiamo deciso di separarci da Dorin, che aveva bisogno di prendersi del tempo per se stesso. Lo abbiamo sostituito con Shawn Medina alla seconda chitarra. Shawn aveva suonato con i LOS BORRACHOS. Subito dopo questo fatto, Gabe aveva finito per essere molto occupato con i FUZZTONES, e ci ha lasciato per una realizzante carriera assieme a Rudi Protudi, ed è stato rimpiazzato da Spencer al basso. Spencer è una persona seria e molto affidabile, e in più è molto preso dalla musica. Personalmente, sono molto contento di come siano andate le cose, spero che noi tutti possiamo suonare a lungo assieme, anche se non siamo certo i cazzo di GRATEFUL DEAD! I tre ragazzi con cui suono ora (Max, Shawn e Spencer) spaccano il culo, e sono totalmente presi per la musica. La vivono! Ho letto che Johnny “Stiggs” Devilla ha lasciato la band... che è successo? Johnny si è visto passare davanti delle grandi occasioni nella sua vita, e non se l’è più sentita di sedersi in un van e di girare di città in città, per un pugno di dollari e di buoni consumazione. Continuiamo a tenerci in stretto contatto, Johnny rimane uno dei miei migliori amici. “Born in the age of Altamont/ Mommy was a hippie and daddy was a drunk” (DEMOLITION 23) Qual è la tua opinione su Altamont e su tutto il casino degli Hell’s Angels? Gli Hell’s Angels? Io non c’ero, è difficile per me commentare cosa sia davvero successo... Penso però che Altamont sia stato un giorno di svolta per la storia. Gli hippies, il libero amore, 18 la musica, l’attitudine: tutto è cambiato. Non credo che gli Angels abbiano avuto tutto questo peso (nel cambiamento d’epoca), più che altro sono stati presi in mezzo, per diventare un capro espiatorio della frustrazione degli altri... E che mi dici del Flower Power? Sembra che tutti gli hippies siano diventati yuppies... Entrambi (hippies e yuppies) fanno schifo! Hanno mollato i loro pulmini per delle belle BMW, e sbevazzano Starbucks prima di un giorno di lavoro ben poco costruttivo... del resto cosa era un’hippie, se non il primo embrione di uno yuppie cazzone? Ok, parlami del vostro recente “To Hell With The Lords”! Avete qualcos’altro in cantiere? L’abbiamo registrato analogico al 100%! Ci sono troppi pro-tolls che girano di questi tempi, è come una pestilenza. Presto ogni band che abbia un minimo di rispetto per sè stessa ci sbatterà la faccia! Analogico!! Ci siamo molto divertiti a registrarlo, mi sarebbe piaciuto avere un po’ più di budget per farlo. Anche se penso che alla fine non sarebbe venuto fuori così, poco male... Il nuovo lavoro su cui stiamo lavorando al momento si chiama: “Lords Have Mercy!” Billy Zoom degli X ha incominciato a lavorare con noi su questo disco, vedremo come vanno le cose. Tu suoni un’italianissima Farfisa! Parlami un po’ di questo strumento... Io amo la Farfisa! Avrei dovuto mostrarti il mio tatuaggio, che copre tutto il mio avambraccio destro... è il logo della Farfisa! Mi piacciono anche il Vox e l’Hammond, ma il mio vero amore rimane la Farfisa. Sono strumenti costruiti alla grande e funzionano sempre! Hanno un suono molto particolare, che adoro. Alcuni lo definiscono cheesie. Io lo chiamo il mio sound! A proposito... il tuo cognome è Cavaliere, hai delle origini italiane? I miei nonni sono italiani, si sono trasferiti negli Stati Uniti poco prima che nascesse mio padre. La gente spesso mi chiede se è un nome d’arte, a causa di Felix Cavaliere (organista dei RASCALS). Invece è solo una simpatica coincidenza! Ci siamo incontrati al Serie-Z, come è stato suonare a questo festival? Qual è stata la tua performance preferita (a parte la vostra, ovviamente!)? Ci siamo divertiti un casino al Serie-Z! Nei giorni successivi, poi, abbiamo suonato anche a Madrid, ed è stata un’altra bella esperienza! Gli show sono stati pazzi, e credo che la gente si sia divertita. La mia band preferita al Serie-Z sono stati i TWISTED SISTER, era come guardare il making di Spinal Tap! Vi ho visto cazzeggiare in giro per Jerez assieme a MÖTOCHRIST e TEXAS TERRI, ve la siete spassata? Abbiamo fatto ancora cinque show in compagnia di Mötochrist e Texas Terri, è stata una figata. I ragazzi dei Mötochrist sono dei pazzi totali, gli piace decisamente fare casino! E’ interessante osservare come band dall’approccio così differente possano andare molto d’accordo on the road, come è successo a noi. L’unica altra band con cui siamo stati in tour in precedenza sono i CRAMPS, per quanto riguarda bands di un certo spessore. Riguardo la Texas Terri, è molto concentrata e sa quello che vuole, è davvero molto determinata! Adesso parliamo di cibo spagnolo! Io sono quasi rimasto avvelenato da quella merda!! Anche tu e gli altri ragazzi avete avuto brutte esperienze?? Azz, devo stare molto attento a quello che dico, visto che mia moglie è mezza spagnola! I ragazzi dei Lords non vanno molto per il sottile riguardo il cibo... gli interessa solo birra e carnazza! Per quanto mi riguarda, è dura essere vegetariano e diabetico! Ho spesso rischiato di fare la fame... Hey, quando accendo la televisione, vedo sempre quelle due palle di video di WHITE STRIPES & Co! MTV lo chiama “new rock’n roll”... Buon per loro. Grazie a Dio MTV è in grado di educare il mondo riguardo il rock’n’roll. Hai addosso un casino di tattoos traditional fighissimi! Mi parli un po’ dei tuoi tatuaggi? A L.A. ci sono studi di tattoos ad ogni angolo, ma molti fanno davvero cagare! Io vado da John Saletra, da “Tabu Tattoo”. Il tattoo implica la dedizione, come stare in una band o essere sposato. Sono ormai dodici anni che mi tatuo, e mi piacciono per lo più i disegni traditional. Non troppo pretenziosi e artistici! Cazzo, è un tattoo, non un disegno di Picasso! Alcuni hanno un significato ben preciso, altri servono giusto per riempire gli spazi. Il mio preferito senza dubbio è il logo della Farfisa. Sostanzialmente mi faccio i tatuaggi solo per me stesso, non me ne frega niente che gli altri li vedano o no, sono una cosa strettamente personale. Hai mai comprato un disco dei TYKETTO o ti sei mai messo spandex & stivali?? Confessa! Ehw, NO!! Però porto sempre dei pantaloni parecchio stretti, stivali sempre, ma modello Beatles! Ok, direi che basta così... le ultime parole sono per te, cerca di convincere questi cazzoni italiani ad adorare i Signori! Hey, dateci almeno un’occasione per convertirvi tutti! Basta col rock artistico e finocchio di chi suona guardandosi le scarpe! Il LORDS OF ALTAMONT sono qua per spaccarvi il culo, brutte fighette! Ah, e ci piacerebbe moltissimo suonare in Italia, se c’è qualcuno in ascolto... SERIE-Z FESTIVAL SEGUE DA PAGINA 10 scendano giù senza tante stronzate, e chi non salta è un ottusangolo! Gli HELLACOPTERS sono l’unica band del Serie-Z a sfracellarci i coglioni con un sound check eterno, che sfiora il ridicolo quando il roadie prova pure le maracas! Data questa premessa, dirò solo che Nicke Royale e soci sono ormai prevedibili nonché svogliati, già dopo tre secondi posano con le chitarre in aria e riescono a rendere mosci persino i pezzi di “Paying The Dues”. Che noia, ragazzi... e la cover di “Search & Destroy” è una merda totale! Finalmente ecco i redivivi RADIO BIRDMAN, che in poco più di un’ora ripassano il loro repertorio. Si sente che probabilmente han fatto poche prove, perché qua e là ci scappa l’errore, ma sul palco si crea un’onda di suoni che rapisce, i Radio Birdman sembrano vivere in una loro personale dimensione e quasi non osiamo applaudire per non disturbare... Un plauso al singer Rob Younger, nonostante l’età si muove divinamente e canta con raro trasporto. Epilogo Spendiamo gli ultimi giorni a fare i turisti, a guardare la TV spagnola osservando, stupiti, come dopo mezzanotte passino con nonchalance programmini porno belli spinti. Mica scemi ‘sti taru spagnoli! Così tra un pompino e un anal, vediamo pure la versione ispanica del Commissario Rex. Prima di lasciare Jerez e le sue ragazzine tettute, non posso fare a meno di farmi del male, così divoro temerario un mega cono gelato al gusto ciclés (sì, come gomma da masticare), una specie di puffo impazzito, un frullato di colori fosforescenti che più glam di così non si può. Perché io sono glam, che cazzo! Il gusto ricorda vagamente l’antibiotico, il tempo di digestione è stimabile intorno alla settimana. Agonizzanti, prendiamo gli aerei per tornare nella motorcity: esperienza rocambolesca che rischia di terminare con uno schianto sull’Ikea. E per leggere questo report avreste dovuto comunicare col regno dei morti. Per fortuna, l’arcangelo dell’AOR veglia sempre. Hey Sweet... andiamo a trovare Sergio? NIKKI SUDDEN SEGUE DA PAGINA 12 Chuck Berry una o due volte... Non ho mai visto Muddy Waters o Howlin Wolf o Robert Johnson... Non ancora... Molte persone credono sia strano vedere una band più di una volta durante lo stesso tour. Credo sbaglino. Trovo strano che i musicisti raramente vadano a vedere le altre band... Vai a vedere le band degli amici, ma a parte quelle... E’ importante beccare gente come gli Stones o Bob Dylan mentre sono ancora in giro al massimo delle loro forze. Se non avessi visto i T. Rex o i Mott the Hopple o i Led Zeppelin oppure i Sex Pistols e i Generation X ai tempi, non avrei avuto mai un’altra possibilità. Se sei un musicista vuoi essere o in studio oppure su un palco. Ma se non puoi, la cosa migliore è vedere altre band fighe. Se vai ai concerti di gruppi orrendi - e ce ne sono tanti - ti senti frustrato per non essere lì al posto loro... Ma con i grandi gruppi è un momento importante. E’ qualcosa per cui vale la pena vivere. 19 THE SPADES intervista di Marco Ferrarese Cinque negri sulla copertina di “Learnin The Hard Way” bastano e avanzano per creare molto interesse intorno a una band olandese… Rock and roll duro, uno scontro tra Turbonegro e Dead Boys. Altro che Apers e amici vari, da Eindhoven: the Spades. (MB) Allora, riassumi la storia della band e dimmi come fai a ottenere contratti discografici a trent’anni… La storia si fa più lunga ogni giorno che passa. Io e Denvis abbiamo messo in piedi il gruppo cinque anni fa. Abbiamo fatto diversi dischi per etichette differenti e poi il nostro cd è diventato più o meno hype in Olanda, così ora stiamo facendo un po’ di soldi. Negli ultimi sette mesi abbiamo cambiato due batteristi e quattro chitarristi, al momento è piuttosto inutile dire chi sia nella band e chi no. Sulla copertina del vostro album ci sono cinque negri selvaggi… Questo ha generato un po’ di confusione, soprattutto in Italia, poiché tutti pensavano a voi come a una band di negri dall’Olanda. Devo dire che il vostro stile di vita è molto simile a quello dei negri della giungla, ma dimmi qualcosa su quella copertina… Qualcuno ha avuto da ridire? Sì, alcuni hanno reagito positivamente. Ma in Inghilterra ci hanno annullato un tour perché siamo bianchi! Anche in Francia non sono stati molto contenti di questo fatto. Ma che me ne frega, è stato solo uno scherzo e le checche politically correct possono leccarmi le palle. I ragazzi sulla copertina pensavano fosse divertente così tutto ciò che pensano gli altri non mi interessa. Recentemente avete girato gli States e avete ottenuto un contratto con la Go Kart Records; raccontami qualcosa a proposito di questa esperienza. Che differenze hai trovato tra i palchi europei e quelli americani? Una differenza è la birra. Di solito beviamo molto quando suoniamo e negli States talvolta avevamo solo due consumazioni a testa. Per le altre devi pagare! Abbiamo perso un sacco di soldi con il tour ma ci siamo divertiti. Abbiamo suonato con band molto fighe cone Brothers Of Conquest, Camarosmith, Jack Saints… Il CD uscirà presto, non so molto dell’etichetta tranne ciò che mi ha detto Rock and Roll Outlaw. Che mi dici di Denvis? Era la testa di Trash Tv… Che fa ora oltre a suonare nella band? Non molto… Sta lavorando su roba nuova ora, ma la band ultimamente ci tiene molto occupati. Lui è come Forrest Gump, se guardi la tv olandese per qualche ora lo vedi comparire in ogni momento. Com’è la situazione in Olanda? So che voi e i Peter Pan Speedrock avete un certo seguito… Non so come sia la situazione qui, presumo noiosa. Non ci sono molte buone band. I Peter Pan sono molto famosi ora in Olanda, non so perché dato che sono uno dei gruppi più rumorosi… Probabilmente la gente si sta stancando dei DJ. 20 Avete fatto la cover di un pezzo della più grande rock and roll band italiana, perché? Come mai avete scelto quella canzone? Che pensi di Monkey Moherfucker? Dai tempi dei Village People, i Nerds sono la migliore band gay al mondo. Poiché supporto le minoranze ho pensato necessitassero un pubblico più vasto… “Beat Me” è tutto ciò che un pezzo punk rock deve essere: breve, aggressivo, testi scorretti e un grande riff. Monkey Motherfucker è il Rob Halford della sua generazione. Il vostro nuovo singolo è stato prodotto a Seattle da Jack Endino con Mark Arm dei Mudhoney come special guest… Che dici di questi due personaggi? Entrambi ok, è stato grande lavorare con loro. Ho molti album dei Mudhoney e ancora più dischi prodotti da Jack. Perché cambiate continuamente line up? Alcuni ragazzi sono stati cacciati, alcuni hanno abbandonato e altri erano troppo impegnati con scuola e lavoro. Ma voglio una line up stabile, è impossibile andare avanti in questo modo. Da quando avete iniziato a suonare il vostro suono è passato da qualcosa di molto simile ai Motorhead a uno stile più scandinavo… Amo i Turbonegro e qualcosa dei Glucifer, ma tutto finisce qui. Quando ho scritto le canzoni dell’ultimo album ascoltavo i Dead Boys, i Saints… Ma abbiamo anche imparato a suonare un po’ meglio, così le classiche canzoni LaRe-Mi ci annoiano. Prima di suonare roba alla Motorhead facevamo anche roba sixties. I nuovi pezzi sembrano molto pop. Non voglio suonare sempre la stessa roba perché piace a venticinque persone, faccio quello che mi pare e basta. Perché tutte le ragazze olandesi sono bionde e non gradiscono i maschi italiani? Anche le loro fighe sono bionde? Non sono gli italiani a non piacere alle olandesi, solo i Nerds non piacciono. Non potevano scegliere nome migliore; ho visto i Nerds intorno alle ragazze proprio come cani intorno al cibo. La maggior parte delle ragazze al giorno d’oggi rasa la figa e la cosa non mi dispiace affatto. Progetti futuri oltre a delle tette finte per diventare la next big thing del gay metal? Non lo so ancora; viaggerò un po’, scriverò nuove canzoni e troverò nuovi componenti per la band. Poi mi taglierò il coso che ho tra le gambe perché non lo sento come parte del mio corpo. Io sono una donna nel corpo di un vero uomo e ti assicuro che è dura… Molto più dura che essere donna nel corpo di una checca. ale baronciani vs. paper resistance intervista di Miguel Basetta Due bravi ragazzi, giovani come noi, ragazzi ok. Paper Resistance, sulla copertina di OB #5, ha ridato vita a Johnny Ramone - go Johnny go. Baronciani ha invece scelto Aiki (sì, alla fine è proprio lei...) come pin up per il penultimo numero della fanzine che avete sotto al naso. L’idea del faccia a faccia, dello scontro/incontro sul ring, non è venuta a me, ma allo stesso Baronciani... Ne resterà uno solo. Cosa hai mangiato a colazione stamattina? (baronciani)Té bancha, kiwi, pane tostato, burro, marmellata di mirtilli. Oppure quando sono un po’ di pessimo risveglio: té nero e biscotti. (paper_resistance) Stamattina colaziono al bar sotto casa. Finito il cibo casalingo, mi tocca il cappuccio e il dolce alle mele. Mi va pure bene. Parlaci di te: chi sei, cosa fai, da dove vieni? (baronciani) Vengo da Pesaro, che si trova all’inizio delle Marche vista da Milano. A Milano vivo, studio e lavoro. Quando prendi il treno per arrivare a Pesaro c’é una galleria. Dopo la galleria puoi cominciare a prepararti per scendere. Invece quando arrivi a Milano é facile perché il treno si ferma e i binari non continuano. Non é una cosa banale; ad esempio ieri Gianni mi diceva che le prime volte che andava su all’università di Bologna in treno non sapeva quando doveva scendere. C’é stato un periodo in cui facevo l’insegnante a Rovereto e stavo in treno circa 7 ore, e ogni fermata che faceva mi chiedevo se fosse stata la mia. (paper_resistance) Paper resistance si chiama alessandro, nasce nel Salento. Da ultramaggiorenne si trasferisce a Bologna dove tutt’ora vive. Non sa fino a quando. I soldi li recupera lavorando per una casa editrice. Poi è 1/3 del collettivo inguine.net , che è un sito che lavora sui fumetti in rete e che recentemente ha messo su una rivista quadrimestrale chiamata inguine mahgazine. Si parla (quasi) sempre di fumetti/illustrazioni. Lavorando sempre su materiale inedito, almeno in italia. Per la copertina di questo #7 ho “rubato” un disegno di tale Massimo Rotundo, lo conosci? (baronciani) Non personalmente, ha fatto molte cose per Blue, e dei fumetti per Sergio Bonelli? come lo conosci? (paper_resistance) No. Non conosco. Dove l’hai rubato il disegno? Dici che si incazza se si accorge del furto? Tu come reagiresti in una situazione simile? (baronciani) Ah, ma non lo conosci? Ma perché, allora, non la fai fare a Tuono Pettinato? (paper_resistance) E anche se si incazza…io non lo farei, o per lo meno non me la prendo sempre che il mio disegno non sia stato utilizzato “senza fini di lucro …“ et similia. Una volta ho fatto una illustrazione contro la guerra per una campagna in rete. È finito ovunque. L’ho ritrovato addirittura sui muri di Roma su delle locandine di un rave. Evidentemente piaceva. Evidentemente mi fa piacere. Come scegli i soggetti dei tuoi disegni? (baronciani) Vado in giro sempre con carta e penna o con dei piccoli libretti tascabili. Dove annoto o disegno le cose che mi piacciano quando le vedo. Poi le perdo, e quando le ritrovo penso che potrebbero servirmi quando devo disegnare qualcosa; poi non lo faccio mai e disegno sempre le stesse cose. Se invece qualcuno mi chiede di disegnare un fumetto sull’Australia allora esco di casa e vado a documentarmi. compro libri fotografici e leggo qualcosa sulle cose che dovrei disegnare. poi mi appassiono e adesso mi piacerebbe andare in Australia. (paper_resistance) Tra una cazzata e l’altra che mi passa per la testa. Non ho comunque un metodo. Se poi devo (fare una) illustrazione specifica, posso anche mettermi a cercare i soggetti. Quando sei all’opera che musica ascolti? (baronciani) Tanta, tantissima e a volume alto. Devo fare il vuoto intorno. (paper_resistance) La stessa che ascolto quando non sono all’opera. Presumo lavori anche e soprattutto su commissione; c’è qualcuno per cui non disegneresti mai, in ogni caso? (baronciani) Più che per qualcuno o per qualcosa, non mi piace disegnare per una persona che non é chiara con me prima di iniziare il lavoro. (paper_resistance) Lavoro per commissione in che senso?? Se nel senso che ad esempio Basetta mi “commissiona” la coperta per oriental beat allora si, se invece c’è un senso “commerciale” dietro la parola commissione, allora no, non lavoro su commissione. Non ho mai provato a vendere i miei disegni, nessuno ha mai provato a comprarli. C’è un sacco di gente per cui non disegnerei. È per la quale non disegnerò. Ma magari non mi metto a fare la lista… Hai partecipato all’MTV Day o all’Anti-MTV Day? Pensi che il terremoto che ha colpito sabato scorso Bologna sia stato un segnale dall’alto contro la TV dei giovani? (baronciani) Le cose non succedono per caso, però non se sia un segnale dall’alto. forse sono stati dei disobbedienti cinesi che hanno fatto una festa per avere anche loro mtv come tutto il mondo, hanno battuto tutti insieme i piedi per terra e hanno creato un terremoto dall’altra parte del globo. (paper_resistance) Chiaro che ho partecipato all’anti. Avevo anche fatto la locandina… terremoto contro la tv dei giovani? Non penso… sono ancora giovane e quando c’è stato il terremoto ero dentro un cinema…eppure l’ho sentito…che c’entravo io? Se potessi incontrare qualche “grande” personaggio -vivo o morto- chi sceglieresti? (baronciani) Quelli che mi vengono in mente adesso, anche se poi non saprei cosa dirgli: Bonvi, Hugo Pratt, Giorgio Morandi, Italo Svevo, 21 PAPER RESISTANCE Da te alle scuole elementari/medie distribuivano le figurine con la droga da leccare? Adrian Borland. (paper_resistance) ...mmm… mi piacerebbe incontrare Raymond Pettibon…poi c’è anche Winston Smith, ma lui l’ho già incontrato. Qual’è il tuo personaggio preferito dei fumetti? (baronciani) Devilman, Valentina,Ten Ten, Petzi. (paper_resistance) Ti dico il primo che mi viene in mente. “Concrete” di Paul Chadwick. Secondo me è un ottima lettura. Sei religioso? (baronciani) Domanda difficile. (paper_resistance) Sono confuso. Ultimo libro letto e ultimo film visto? (baronciani) “Orgoglio e Pregiudizio” della Austen, sto leggendo simmetrie amorose di janette witterson. Ultimo film visto, che mi é piaciuto, é stato “La cttà incantata” di Myazaki, sono tornato a vederlo al cinema 3 volte e ho sempre pianto come un vitello. Anche se non era triste. (paper_resistance) Libro - Di Cataldo : “romanzo criminale” Film – “il ritorno di cagliostro” di Ciprì e Maresco. Non bisogna commentare, vero? (baronciani) Si, ma non sono mai riuscito a finire l’album. Quelli più belli erano quelli con le bandiere di tutti gli stati. (paper_resistance) Sempre cercate ma mai trovate, anche se da me andavano di più le caramelle drogate… poi per fortuna sono arrivate le sigarette con la droga, allora… Che ne pensi del tuo sfidante in quest’intervista? Raccontaci qualcosa di lui. (baronciani) Alessandro l’ho conosciuto assieme a ratigher a Bologna e all’hiu di Milano. Mi hanno coinvolto con il progetto di” ipunk” e insieme realizzato il libro, anche se con calma, molta calma. La cosa bella di Alessandro é che é molto determinato e questa é una cosa buona quando vuoi fare qualcosa. L’occasione poi é stata quando siamo andati a vedere insieme il concerto dei q and not u el guapo e redworm’s farm a ferrara. Ero arrivato in treno a bologna e avevo perso i miei amici che passavano con la macchina. così ho provato a chiamarlo e lui mi ha detto che stasera sarebbe andato molto volentieri a vedere un concerto anche se non sapeva quale. é stata una bella serata e un bel concerto. Il cantante ha vomitato due volte perché stava male. (paper_resistance) …Baronciani, quel “pregiato autore di fumetti” come ho letto da qualche parte. Baronciani sfidante? Cosa si vince? Oh, io non so com’è ma tutto quello che fa lui a me piace. Suona e mi piace, disegna e mi piace, si vede che è un tipo talentuoso. Poi quando capita che si lavora insieme sono contento. Basta, no? Fate un pò di promozione; convincete i miei lettori a acquistare “iPunk”. (baronciani) ipunk é finito! a me sono rimaste poche copie. ipunk é uscito a maggio e a settembre quando sono arrivate le recensioni era quasi terminato. in camera mia ne ho poche copie e devo ricordarmi di prenderne una per me. (paper_resistance) IPUNK- è piaciuto a chi l’ha fatto, a chi l’ha disegnato, ai gruppi che sono stati rappresentati,a chi l’ha comprato, a chi l’ha ricevuto in regalo, ma, non so, ma iPUNK è piaciuto un po’ a tutti. A me è rimasta qualche decina di copie. Non so se verrà ristampata, ma immagino di no. Ergo… 22 ALE BARONCIANI Disco preferito? (baronciani) Mattino: This mortal coil. pomeriggio: “closer” Joy Division. da ballare primavera: Ministry, Frammenti. Estivo di questa estate: Giardini di Mirò, Fine Before You Came, Runi. Estivo di sempre: Stone Roses. In macchina: Bark Psychosis. In macchina autostrada: Stalag13, Refused, Monaco, Minor Treath. Da ascolto sul letto in ordine: Germs, Suicide, Sad Lovers and Giants. Inverno: sound. Inverno da ballo: Wolfang Press, Cccp. Ultimi acquisti: Laghetto, Colder. (paper_resistance) Per fortuna non ce l’ho “il disco” preferito in assoluto, visto che ne preferisco più di uno. Ti posso dire qual è il primo disco che metterò quando arrivo a casa oggi. Che poi è lo stesso che ho ascoltato ieri notte. Che poi è uno degli ultimi che ho comprato…James white and the blacks: “sax maniacs”, la ristampa su munster. Bellissimo! U.S. BOMBS – AGENT ORANGE – ONE MAN ARMY – DISCONTENT – Ponderano – 18 aprile (Massilanciasassi) West coast punk invasion! Leggo mentre sosto pensieroso davanti all’ingresso del Babylonia, fa un pò ridere no? Poi guardo bene il manifesto del concerto e scopro che il tour è sponsorizzato dalla Eastpak, si proprio quella degli zainetti! Ora di problemi di carattere etico io me ne frego, ma cosa c’entra la Eastpak? Mistero. Ad ogni modo stasera sono qui per gli Agent Orange (originale gruppo di 80’s punk rock dalla California) e per farmi due risate con gli U.S Bombs (che dal vivo sono sempre divertenti). Pago e entro nel locale che più odio tra tutti quelli del nord est padano, ma tant’è, mi piace sputare nel piatto in cui mangio, poi è più saporito. Quando la sala è ancora semi vuota iniziano i Discontent con il loro street punk spruzzato di rock’n’roll che ricorda (guarda un po’) gli U.S.Bombs. Bravi ma derivativi. Da segnalare però il cantante che aveva una faccia tanto cattiva da sembrare finta. Poi attaccano gli One Man Army e io mi attacco alla birra, anche perché, complice forse la scarsa affluenza di gente, l’atmosfera è stranamente lugubre. Comunque il gruppo non si scoraggia e suona una mezz’oretta di grintoso punk 77 molto molto pop (tanto da ricordare in alcuni punti le band Lookout). Vengo poi a sapere che il loro disco d’esordio è stato addirittura prodotto dal cantante dei Green day… Tutto sommato un gruppo discreto. Ma è la terza attrazione che risveglia la mia curiosità (ormai sopita). Gli Agent Orange oggi sono tre personaggi di mezza età, vestiti da turisti in vacanza che si presentano sul palco quasi intimiditi. Ma appena attaccano la musica cambia (eh eh eh) e le note di “Miserlou” iniziano a riempire il locale. I nostri infatti famosi per mischiare pezzi punk rock ad altri di surf strumentale non si smentiscono e per la gioia del Messicano anche stasera ci regalano qualche canzone su cui cavalcare le onde. Ma sono comunque i classici cantati quelli che mi fanno godere “Too Young To Die” “Bloodstains” “Living In The Darkness” e le altre tratte dal loro primo lp. A onor di cronaca non è che spacchino proprio il culo (soprattutto nel cantato) ma nemmeno risultano patetici e bolsi. Un po’ di punti li guadagnano poi nel finale quando il cantante chitarrista incendia la chitarra, la lancia, la riprende al volo e attacca a suonare. Un pò di tamarraggine over 40. Chiudono la serata in veste di star del giorno le bombe americane. Appena saliti sul palco si capisce che il pubblico (nel frattempo aumentato) è qui per loro. L’attenzione di tutti è naturalmente per i due leaders: Martinez, piccolo chitarrista chicano e Duane Peters, cantante e animale da palcoscenico. Quest’ultimo appena iniziato il concerto inizia a sbavare, sputare, saltare… raggiungendo picchi esilaranti quando ballando imita una gallina o quando dalla batteria si schianta sul palco. Più che cantare poi il nostro biascica e raglia strofe colme di saliva. I fan del gruppo si esaltano, io rido di gusto. Fanno ben pochi pezzi dell’ultimo (e scialbo) disco, mentre si concentrano sulle canzoni vecchie (le migliori), anche quelle dei dischi pre-Epitaph. Musicalmente (per chi si stesse chiedendo che diavolo fanno) rimangono fermi al loro street punk corale e in alcuni momenti molto melodico. Alla fine suonano quasi un’ora, forse un po’ troppo, ma restano un gruppo divertente e compatto, soprattutto dal vivo. In definitiva una serata non strabiliante ma decisamente meglio che una birra al pub dei metallari di Cantù, peraltro molto simpatici. Ah, questa volta non mi sono perso, non ho trovato la nebbia e ho canticchiato Zucchero per tutto il viaggio. ”Per colpa di chi chi chichichirichi” TURBO ACs – BAD DOG BOOGIE – Torino – 4 maggio (Dani BDB) Nonostante sia domenica e i concerti pasici inizino ogni volta verso la mezza, il posto è quasi pieno; suonano gli americani Turbo AC’s spalleggiati dal nuovo gruppo locale Bad Dog Boogie. I torinesi cominciano, un po’ di feedback e via col primo pezzo, qualche assolo, tamarraggine, un misto tra Motorhead, Hellacopters, Ramones, Ac/Dc; il pubblico gradisce e la loro performance dura più o meno tre quarti d’ora. Fanno tutti pezzi loro più la cover di “Paint It Black” dei Rolling Stones. Cambio palco e cominciano gli americani, tre bei tamarroni con braccia completamente tatuate, brillantina, catene, un inno alla sobrietà insomma. Sono molto bravi e divertenti, fanno un punk rock misto al surf con una spruzzatina di Motorhead; l’acustica è molto buona e il concerto fila liscio nonostante qualcuno si allontani a causa dell’ora. Finiti tutti i loro pezzi dedicano “Beating Around The Bush” degli Ac/Dc ai Bad Dog Boogie e intanto sono passate le tre; saluto tutti e me ne vado a dormire quattro orette. Purtroppo è lunedì e devo andare al lavoro, però sarà un po’ meglio delle altre volte. TURBONEGRO – DIVISION OF LAURA LEE – Transilvania Live – 19 maggio Uno degli eventi della stagione… Come mancare? Io non sono un fan dei Turbonegro, ma adoro il loro album “Apocalypse Dudes” – uno dei dischi più belli degli anni 90. Più di seicento persone accorse a questa turboserata. L’antipasto è a base di Division Of Laura Lee, abbreviato DOLL. La prima cosa che ho pensato quando ho visto la locandina del concerto su Rumore è stata: “ma chi cazzo sono questi Doll? Non dovevano suonare i Division Of Laura Lee?”. Dio, sono proprio tardo. I nostri Doll, come già detto su un vecchio numero di Oriental, sono un po’ difficili da inquadrare: immaginate una via di mezzo tra il garage e il suono dei Fugazi. Se si escludono una cinquantina di cristiani ben presi in prima fila (Gigi compreso, con t-shirt della band guadagnata, credo, qualche anno fa tentando di partecipare a uno show dei Doll al quale erano presenti ben sei persone), la maggior parte del pubblico commenta con frasi del tipo “minchia che palle”, “ma che cazzo c’entrano”, “ma quanto è brutto il 23 cantante”… Effettivamente il cantante dei Division Of Laura Lee è proprio bruttino, fa talmente schifo che anche il suo bassista gli sputa addosso. I Turbonegro non sono stati una delusione perché si sono dimostrati esattamente quello che credevo: tanto fumo e poco arrosto. Tutte scene – simpatiche - ma tutte scene. Per il sottoscritto la potenza è ben altro: per esempio i Cocknoose o magari Leighton Koizumi. Faccio i cori sui pezzi di “Apocalypse Dudes” e mi diverto a guardare il pubblico in delirio. A fine serata non riesco a contare tutti i personaggi che tornano a casa col berretto da marinaio… Il professor Basetta promuove i Turbonegro con un sette in pagella: i soliti ragazzi bravi, intelligenti, ma che tirano a campare senza sforzarsi più di tanto. Non basta un po’ di sangue finto e sei finocchi su un palco per gasare il sottoscritto. PEAWEES – TEMPORAL SLUTS – CROOKS – Rainbow Club – 22 maggio Che il Rainbow sia un posto di merda è cosa ben nota a tutti quelli che bazzicano i concerti milanesi. Stasera hanno fatto un altro numero dei loro: la serata avrebbe dovuto essere gratuita, ma i boss del locale hanno ben pensato, all’ultimo minuto, di far pagare una consumazione obbligatoria di 5 euro. Perché? Probabilmente perché gli affari ultimamente non girano molto bene… Le band hanno anche tentato di fare il muso duro invitando la gente a non entrare. Inutile: tutti sono entrati e il concerto si è svolto regolarmente. Qualcuno ha pensato che se non fosse entrato nessuno e le band avessero suonato comunque il locale sarebbe stato costretto, per contratto, a sganciare i soldi… Quando ho sentito sta storia tra me e me mi sono spanciato dal ridere e ho deciso di entrare pagando perché voglio bene ai Peawees. E poi, 5 euro consumazione compresa sono una cifra onesta. A me non frega un cazzo di quanto siano stronzi i proprietari dei locali. Io mi voglio vedere il concerto, quindi se c’è da pagare pago. Se dovessi stare a guardare le “politiche” dei locali dovrei limitarmi ad andare ai concerti all’Indians Saloon (perché sono miei amici e entro gratis, eh eh eh), al Palomar (piromani permettendo) e alla Skaletta (uno dei pochi locali gestito da punk e non da stronzi in Italia). Veniamo al rock che è meglio. Grandi Temporal Sluts, una di quelle band che vista una volta ogni tanto fa solo bene al cuore. Punk rock made in New York, hard al punto giusto. “Sex Pope” e “I’m Not Dead Yet” non le sentivo da almeno tre anni… Poi la band comasca ha un batterista che sembra uscito dall’oratorio e un bassista con capelli lunghi e baffi alla Magnum P.I, che volere di più? I Crooks spaccano con le prime due canzoni, poi è un concerto in discesa. Apprezzabile l’orecchino di Fabrizio… I Crooks vorrebbero essere una band punk rock di quelle toste, magari i D-Generation prima maniera, ma non ci riescono. Ai Crooks manca qualcosa. Cosa? Non lo so. I Peawees fanno tutte le canzoni al doppio della velocità per andare via prima, 24 fanno bene e sono bravi lo stesso. A un certo punto è salito sul palco il cantante degli STP e ho pensato che i Peawees sono fighi e gli STP no. Questione di gusti, anzi: questione di feeling. FASTER PUSSYCAT – BANG TANGO – PLAN 9 – CATHOUSE – Indian’s Saloon – 23 maggio Quattro band sono un po’ troppe… Meno gente rispetto alla serata con gli L.A.Guns, circa duecentocinquanta rockettari. La nostra cricca è leggermente diversa dal solito: io e Luca mio cugggino, il Canclini – per l’occasione discesa solitaria – e Franchino Metal con t-shirt di GG Allin. A proposito di GG Allin: tra i vari personaggi assurdi, questa sera c’era anche un tipo con jeans tagliati a mutanda e stivali da cowboy. Aprono i Cathouse, italiani. Fanno una serie di pezzi loro, poi sparano “Mama’s Fallen Angel” dei Poison attirando Luca verso il palco. Bravini, un po’ pallosi. Per salutare scelgono “Fuck Like A Beast” degli W.A.S.P. Io non la conosco, Franchino continua a dirmi: “sembra un pezzo degli W.A.S.P”. Conclude il Canclini: “l’ho riconosciuta adesso, è un pezzo degli W.A.S.P”. I Plan 9 sono stati voluti fortemente da Debbie. Io preferisco i loro compagni di etichetta Diamond Dogs, questi Plan 9 sono troppo “svedesi” per i miei gusti. Comunque non sono riuscito a gustarmi il loro spettacolo perché, come al solito, anche stasera ho trovato da fare: andare a recuperare i Faster Pussycat. Non sto a spiegarvi tutta la storia perché è troppo lunga… Loro (e due dei Bang Tango) sembrano molto scazzati per via del ritardo quantificabile in un’ora abbondante. Però, dopo aver sentito almeno trentadue volte la parola “cazzo” Brent Muscat mi chiede: “what’s cazzo?”. Dick. I Bang Tango sono una discreta sorpresa; di loro ho solo un recente cd live in cui suonano come una versione street rock dei Red Hot Chili Peppers, merda. Uno spettacolo solido, bel rock and roll americano. Seconda canzone in scaletta: “20th Century Boy”. Ormai siamo entrati nel nuovo giorno da quasi un’ora… I Faster Pussycat spaccano tutto con “Cathouse” messa in apertura, io mi faccio buona parte del concerto in air-guitar. Purtroppo suonano poco, troppo poco. E la stanchezza si sente ovunque: sul palco, tra la gente, al bar, al cesso. Io sono entrato gratis e sono contento di essermi visto una vera band rock and roll (meglio, molto meglio dei Turbonegro), ma quelli che hanno sborsato 17 euro hanno ragione a incazzarsi. Il cantante dei Faster si concede dal pubblico col saluto nazista, timido ma esplicito. Io dico heil al rock and roll. Colonna sonora di questa recensione: Vasco Rossi. GROOVIE GHOULIES + MELT + DIRECTORS – Dep. Bulk - 29 giugno (Enrico Camanzi) Ritornano i Groovie Ghoulies che, a giudicare dalla frequenza con cui scorazzano per l’Italia, devono abitare a Gallarate. Il Deposito Bulk è un forno, la maglietta mi s’incolla alla pelle e le zanzare mi bombardano le cosce nude. Aprono i Directors che hanno cambiato nome almeno quante volte i Groovie Ghoulies sono venuti nel paese delle banane. Mi piacciono i pezzi più trotterellanti, meno quelli lenti. Mi sembra che rispetto all’ultima volta che li ho visti si siano spostati ancora di più su coordinate Thunders-Heartbreakers-Ramones e abbiano perso un po’ di quei tocchi waveggianti che li rendevano originali. Peccato. Agamennone e il guy più cool della Brianza ma i suoi assoli proprio non li sopporto. I Melt per fare successo sono troppo brutti. Pop tout court, pop punk (poco poco), qualche accenno pornorivisteggiante un po’ imbarazzante. Un paio di melodie azzeccate ci sono, ma è la banalità a farla da padrona. Dei Velvet meno attraenti e un po’ più tirati. Ma perché Gigi di Brescia ha assistito a tutto il concerto dei veneti? I Groovie Ghoulies sono tanto divertenti quanto ovvi. Quest’anno mi sono piaciuti di più dell’anno scorso, una canzone in culo all’altra senza troppe palle. Kepi saltella che è un piacere, la batterista dietro le pelli copia lo stile del Porna, deve esserne rimasta affascinata. Cover dei Peawees (con un paio di cappelle) e una “Pet sematary” quanto mai azzeccata. Arrivederci all’anno prossimo. POISON IDEA – Leoncavallo – 10 luglio Piacevole atmosfera estiva nel cortile del Leo… O dio, io i Poison Idea li conosco solo di fama. Come al solito: certe sere è necessario essere presenti, al di là della band sul palco. Dopo essere andato in giro tutto il giorno vestito da anarco punk, per stasera scelgo un abbigliamento simil-emo (pantalone nero, camicia azzurra) meritandomi gli sfottò dei presenti. Qualcuno di loro chiede anche un paio di occhiali con la montatura nera, quelli che portano i nerd, i fan di Buddy Holly e, appunto, gli ascoltatori di noioso pop/hc da lacrime agli occhi. Questa recensione è iniziata proprio male. A quanto pare manca un pezzo fondamentale della lineup dei Poison Idea: tale Pig Champion. Voci indiscrete suggeriscono che la sua assenza sia dovuta all’enorme ammasso di grasso che si porta dietro: non è riuscito a uscire di casa oppure non è stato possibile il suo imbarco? Tosti questi ragazzoni americani: violento hardcore-punk ideale per pogo party. Il vero spettacolo infatti non è tanto sul palco (per l’occasione inesistente, la band suonava alla stessa altezza dei kids, perché nel punk gruppo e audience stanno sullo stesso piano e blah blah blah…), ma davanti: slam dance, pizza-maker, mulinelli… Dopo quattro canzoni mi riduco a vagare tra i banchetti e le solite facce note, un’altra sera è andata. GAZA STRIPPERS - BAD DOG BOOGIE – NERDS – Indian’s Saloon – 18 luglio Minchia che caldo… E dire che era stato annunciato l’arrivo dell’aria condizionata. Poca gente stasera, circa sessanta giovani. Sarà che i Gaza Strippers non se li caga nessuno? Sarà che le temperature tropicali di questi giorni poco invogliano la partecipazione ai sabba rock and roll? Non lo so. I migliori della serata sono i Nerds: concerto breve e intenso, nonostante la batteria abbia deciso di andare a spasso da sola. “Beat Me” è la mia preferita, e il Boss si picchia con uno sgabello di legno. Credevo che i Bad Dog Boogie fossero una band da biker, ma gli Hell’s Angels dell’Indian’s non se li filano minimamente. Strano, i conti non tornano. I torinesi sono proprio bravi, un po’ pallosi per i miei gusti – ma bravi. Il problema più grosso dei Gaza Strippers è che non hanno una canzone del tipo strofa/ritornello che te lo ricordi/strofa/ritornello che te lo ricordi/assolo/ritornello che te lo ricordi. Suonano da dio, ma che noia! Insomma, non vi siete persi niente. Però poi non andate in giro a fare i rocker quando ai concerti rock non venite mai… Franz Barcella e Gigi sono due veri rocker che non perdono mai uno show, non voi. INDIPENDENT DAY – Bologna - 7 settembre La processione del venerdì santo in confronto è una passeggiata. Mai più a un festival del genere, con tutto rispetto per il coraggio del Sig. Indipendente che ha messo in un cartellone per ragazzini Nashville Pussy, Cramps e Radio Birdman. Un passo alla volta ora. Si parte da Limbiate tranquilli: io, i miei cugggini Luca e Lucky Luciano, Cocombo. A Sesto San Giovanni recuperiamo il Camanzi che inorridisce immediatamente alla vista de il Foglio di Ferrara; tento di fargli leggere il pezzo su Jerry Springer, ma nulla. Luca propone la macchina che va a piscio. E per il pieno? Semplice, la sera prima mangi quattro meloni. Arriviamo a destinazione poco dopo mezzodì e già tre band sono andate: Los Fastidios, Hormonauts e Thrice. Pazienza, possiamo continuare a vivere. Durante lo show dei Fratelli di Soledad ci perdiamo in saluti: spezzini, piacentini, veneti… Riesco per fortuna a beccare l’ultimo brano dei Fratelli, quello che parla della “Mole antonelliana, l’hanno costruita apposta…”. Ebbene sì, ero un fan di questa band. Più o meno dodici anni fa. I Mad Caddies li perdo volentieri, gli Ataris pure. Cazzo gli Ataris, hanno un hit single in TV tremendo… Chiudono il concerto con una cover dei Misfits, olé. Guardo buona parte del set degli Alkaline Trio in compagnia di Greg the Head e i peli del suo petto. Greg mi rallegra, altri mi mettono addosso tristezza. Bellone: il trionfo della genuinità. Nota di merito al bassista degli Alkaline Trio: ottimo completo, l’ideale per un caldo pomeriggio di settembre. A.F.I imbarazzanti. Intro da band gothic, poi tutta immagine (brutta) e zero sostanza. Tuttavia i kids apprezzano molto. Approfitto della presenza on stage dei Lag Wagon per fare un giro alla tenda Estragon. Altra bella trovata: concerti in contemporanea a distanza di quasi un chilometro con un muro di Berlino (l’ingresso dell’Arena) da superare… Incontro Biso, Antonella Donati, Max e qualche altra faccia nota. Gli STP fanno il loro lavoro, spaccano: “She’s Gonna Kick You Out”, “Stp”, “Pet Sematary”… Altre band in questa parte di mondo: Motorama, Forty Winks, Peawees. Ma bisogna decidere: o di qui o di lì! Sul 25 main stage picchiano duro i Nashville Pussy. Palesemente non è il loro habitat naturale, ma con le tette si vince ovunque. Mi imbatto in un Valentini in estasi per via del suo incontro coi Birdman. E’ ubriaco e felice. Lo spettacolo degli australiani è convincente, nonostante i suoni che vanno e vengono. Partono con “Do The Pop” e chiudono con “New Race”, verso la fine piazzano la tanto attesa dal sottoscritto “Aloha Steve & Danno”. E’ una festa, non sono un grande fan dei Radio Birdman ma il loro show mi carica. Belli i balletti sexy di Rob Younger, altrettanto bella la camicia di Deniz Tek. Forse i Mars Volta sono veramente bravi, però non posso tollerare i termini prog e punk accostati… E i Mars Volta sono definiti prog punk! Stiamo seduti sul prato con Pasquale che dice “ma questi che cazzo c’entrano”. Tiriamo in ballo gli At The Drive In, gli Hawkwind e gli Mc5. Anche Lenny Kravitz è stato nominato, non tanto invano. E’ ora dell’incontro con il rock and roll. The Cramps. “Dames, Booze, Chains and Boots”. L’apoteosi. Riti sabbatici, sacrifici umani, immolazioni… “Garbage Man”, “TV Set”, “Big Black Witchcraft Rock”… Poison Ivy di ghiaccio, Lux Interior inarrestabile. I ragazzini scemi con le loro magliette della Fat Wreck non capiscono un cazzo, non rispettano il rock. E meritano una cosa sola: il sangue. Lux nudo, tuta di latex strappata, si arrampica sull’impalcatura e si taglia con i cocci della sua bottiglia di vino. “Well everybody’s heard about that bird…”. Tocca ai Rancid sparecchiare. Assisto al concerto da molto lontano. Gli stessi ragazzini che prima dormivano sul prato o, peggio, rompevano il cazzo a Poison Ivy (e non le urli “puttana facci vedere la figa”, perché è una signora di cinquant’anni – potrebbe essere tua mamma – e mentre tua mamma ha deciso di diventare una impiegata/casalinga/operaia lei – Poison Ivy - ha scelto il rock and roll – quindi devi rispettarla) si gettano nel polveroso pogo. I punk californiani tirano fuori il meglio del loro repertorio, ma l’acustica è indecente e Tim Armstrong francamente sembra un po’ pirla… “Ruby Soho”, “Salvation”, “Nihilsm”, “Roots Radicals”… “Time Bomb” e “Radio” per dire buona notte a tutti. Una trasferta importante, certo. MANGES – PEAWEES – STINKING POLECATS – RETARDED – Piacenza – 13 settembre Ritrovo in autogrill, il primo dopo il casello di Melegnano. Su una macchina io, Luca, Lucky Luciano, Cocombo e il Porna, sull’altra Claudio, la Chiara, Enrico Camanzi e il Faulzen. Dopo un muffin tipo mattoncino di tufo e gli insulti del Camanzi diretti al mio giubbotto in pelle, ci rimettiamo in viaggio e andiamo a recuperare Pasquale l’Infermiere alla stazione di Piacenza. Attraversiamo le campagne della Pianura Padana e arriviamo al Field entrando nel locale a bordo di un trattore, cantando “Ring Of Fire” in memoria di Johnny Cash. Altro che Stati del Sud, altro che Confederacy Of Scum… Iniziano i Manges, tirano fuori le nuove hit “Barrage Of Hate” e “Frontline”, fanno “The Only 26 Cool Girl In…”; suonano un po’ troppo poco, ma piacciono sempre di più – sembrano anche più cattivi ora, più punk e meno pop. Tre volte di fila la parola “più”, non va bene Basetta – non va bene. I Retarded li seguo distrattamente, non mi hanno mai fatto impazzire… E poi, a differenza dei Manges, suonano troppo. Raggiungo a fatica la prima fila con gli Stinking, è pieno di ragazzine innamorate di Cristian… La mia canzone preferita al momento è quella che fa “darling I need you now…”, sparano “Pretty Girl”, cover di All e Elvis. Concerto perfetto, nonostante la mancanza di gelatina sulla testa di Miccetta. Perdo i Peawees perché penso che la cosa più importante sia l’unità della scena… Brotherhood, united, i ragazzi sono innocenti… Bye bye rock and roll. Pasquale ha il treno all’1.51, ovviamente lo perde per un paio di secondi. Se siete di Piacenza rendetevi conto che dovete fare qualcosa per i forestieri: non ci sono cartelli indicanti la stazione. BASTET – HARDCORE SUPERSTAR – Piacenza – 27 settembre Io amo gli Stinking Polecats e per me è sempre un piacere essere ospite del Principato di Piacenza. Stasera però niente pop punk, solo canzonette. In città c’è una boy band di campagna, cinque giovani con tanta voglia di sborrare gioia… Questi Bastet sono ragazzi ok, un po’ come gli Amici di Maria – ma più rustici. A me effettivamente degli Hardcore Superstar frega poco, sono qui al Circolo Campo per sentire del buon rock veneto; quel rock vero, onesto e gentile che solo i Bastet sanno proporre. Erezione. Gli HCSS fanno un buon concerto, ma è dura competere con una band che arriva dall’operoso Nord-Est italiano. Il gruppo svedese non può fare altro che sparare i propri singoli di successo e difendersi. E così ci becchiamo le varie “Honey Tongue”, “I’ve Been Around”, “Someone Special”… Bravi certo, ma non hanno il Signore dalla loro parte. Ringraziamo Debbie per averci donato una serata come questa, vero rock nel cuore della Pianura Padana. N N N FLAMIN’ DICE ZINE #1 Terra dei tulipani, attitudine farlocca eightball - i dadi fanno sette - ho le fiamme sul culo. Band intervistate: Revolvers, Monsters, Nekromantix, Spades... Peccato per le poche recensioni e la mancanza di originalità. Il ragazzo deve essere giovane, speriamo cresca. ([email protected]) PERMANENT VACATION Olé, una fanzine con la effe maiuscola! Queste pagine parlano esclusivamente dell’andare ai concerti, non importa quali. Il protagonista, innominabile, racconta le sue trasferte che somigliano parecchio a quelle che affronto io. In fondo non c’è molta differenza tra un concerto dei Manges e uno dei With Love, sempre concerto è. Si parla di show hardcore, genere che alla maggior parte dei miei lettori non piace minimamente. Ma se ne parla con stile, e i lettori di Oriental Beat apprezzano lo stile – hanno stile. Una sola domanda: ma il Santone di Padova è Francesco o Antonio? (Giulia Vallicelli, CP 17033, 00189 Roma Grottarossa) iPUNK – ANTOLOGIA DI CANZONI PUNK A FUMETTI Ad alcuni è venuto in mente che certe canzoni non sono solo canzoni e possono diventare qualsiasi cosa. Pezzi più o meno storici dell’hardcore italiano si trasformano in fumetti disegnati da personaggi come Paper Resistance, Alessandro Baronciani, Maurizio Ribichini… E’ una bella idea e la copertina è figa, soprattutto il retro mi piace. Le menti di questo progetto hanno collaborato in passato con Oriental Beat, quindi siete obbligati ad acquistare quest’opera. Su tutti faccio vincere Alessandro “Altro” Baronciani alle prese con i Nuvola Blu, per quanto riguarda il resto sono attaccato a “Tutti Pazzi” dei Negazione (brano che però, ammetto, ho conosciuto prima nella versione dei metallari Insidia…) e a “Questi Anni” dei Kina (canzone che mi era stata registrata sul retro del demo dei Ritmo Tribale circa dieci anni fa ormai). Costa solo cinque euro, fate ingrassare la vostra libreria. PERCHE’ SI PUO’ AVERE FIDUCIA NELLA BIBBIA Grazioso opuscolo distribuito dai valorosi Testimoni di Geova. La Bibbia si contraddice? Scienza e Sacre Scritture vanno d’accordo? Possiamo fidarci di ciò che il Libro per eccellenza predice per il futuro? Semplici risposte a queste grandi domande le trovate su queste sei paginette curate dai Cavalieri della Torre di Guardia che per fortuna da un bel po’ di tempo non citofonano più a casa mia la domenica mattina all’alba. Oltre all’assenza dal mio condominio dei Testimoni di Geova, ho notato anche le mancate visite dei combattenti rossi di Lotta Continua: che siano veramente cambiati i tempi? WHY I HATE ASIA “Asia Argento fuori dall’Europa” è il sotto titolo di questa monumentale opera, forse seconda solo al “J’Accuse” di Zola sul caso Dreyfus e a “Parola di Giobbe” di Giobbe Covatta. In queste ventotto (grazie a Word ho appena scoperto che 28 si scrive senza apostrofo tra venti e otto…) pagine il Pecora racconta il suo rapporto di odio e basta con la famosa figlia di Dario Argento. Si parte dai lontani anni 80 dei Paninari “Wild Boys” di Braschi, si passa dai primi anni 90 di Indies (ricordate? L’unica trasmissione dove era possibile ammirare i Cramps, i Green Day pre-Dookie, i Warrior Soul…) e Dynamo (a distanza di secoli mi chiedo: “rivista punk o cagata totale?”) e si arriva alla copertina di Rolling Stone con su Asia (alla quale sono parecchio attaccato, alla copertina non ad Asia, perché mi ricorda la vacanza a New York). Mi sono accorto che ho messo troppe parentesi e forse non capirete niente del periodo riportato qui sopra, ma pazienza. Ora, se siete persone mediocri interessate solo agli hot-rods e al nuovo disco dei *** (mettete qui il nome del gruppo rock and roll che tira al momento) sparatevi pure un colpo in fronte. Se invece amate la lettura, amate Asia Argento, amate la vostra mamma oppure amate godere quando vi gonfiano come una zampogna, dovete assolutamente avere questa fanzine. (Marco Pecorari, via 1 maggio 229, 44034 Copparo –FE) MAXIMUM ROCK AND ROLL #238 Come insegna Jerry Calà, l’inglese si impara col rock. Ecco perché due volte all’anno acquisto MRR… L’unica band interessante su questo numero sono i nostri Chronics, tutto il resto è noia. Sì è vero, c’è anche il BeatMan, ma l’intervista è bruttina. La cosa bella sono le lettere, tipo quello che scrive dal carcere per tentare di recuperare dei soldi da Flipside oppure quello che ce l’ha con una distro che diffonde materiale di band legate all’estrema destra… Meno male che c’è George Tabb a tenere alto il morale. BAM! #2 Era ora! Ho aspettato un anno per questo cazzo di secondo numero di Bam! Nel bene e nel male questo #2 è uguale al suo predecessore. Voto alla grafica: 10. Veniamo al nocciolo della rivista adesso. L’editoriale fatto da “uno della redazione” è una palla al cazzo. E dire che è opera di una delle persone che stimo maggiormente nella “scena”… Ogni tanto compro Rock Sound, sono un mezzo coglione. Bellissima la column di Greg impegnato al pronto soccorso, da gita da oratorio (questa mi è stata suggerita, ma non dico da chi) il report di Franz da Norimberga. Interviste con A Radio With Guts, Vindictives, X… Mi è piaciuto molto l’incontro con Vapid. Ottimo il cd allegato, lo spazio recensioni inutilmente “pomposo” come al solito. Perché quando leggo le recensioni fatte dai vari Franz, Albe Useless, Donda, Mike El Topo… mi sembra di avere sotto al naso i temi che facevamo alle scuole superiori? Grandiosa però la recensione dell’album dei Gerson. Gli Skelett si ricordano dei Willy Wonkas. Avanti Franz, devo aspettare l’estate prossima? MOOD #11 Nuovo numero per questa bella rivista abruzzese. Chiacchierate con Sonny Vincent e Ivan Julian (the Voidoids), Andrea Pomini, Hormonauts, In The Red Rec… Solito spazio recensioni “Punkarolla” e decine di recensioni interessanti; libri di Philopat, Bukowski, Lou Reed, Leonard Cohen… Il tutto si chiude con uno speciale sulla cultura surf, qualche ricordo dei Devo e un incontro con Maurizio Nichetti. Ce n’è per tutti, aggiudicatevi la vostra copia di Mood. (Trovate Mood in tutti i negozi fighi). NASCA DI PITORRO #1 Una sorta di “blast from the past”… “Porta in alto la mano, segui il tuo capitano, muovi a tempo il bacino, segui il Capitan Uncino”. Mente di questa fanzine è proprio DJ Francesco… Figlio d’arte (suo padre è 27 l’anima dei Pooh), nel ’97 DJ Francesco, oltre a fare una fanzine e suonare nei Digestionecho, indossava anche un giubbetto con la donnola degli Screeching Weasel. From Brianza Country, interviste a Pectasi, Bella Lì, Maleducati… Recensioni di Dead Boyz Can’t Fly, Rip Offs, Vindictives, Stp, Sonic Dolls… Per chiudere in bellezza un report dal compleanno del Formenti e un mercatino di vibratori. Magari qualche ragazzina me la compra per 10 euro, provo a mettere questa Nasca di Pitorro su e-bay e vedo che succede. ROLLING STONE #1 Su una pietra che rotola non può nascere il muschio… Ci mancava solo questo in Italia. “La bibbia del rock and roll style”. Belle fighe, Iggy Pop, Keith Richards, Sid Vicious… Il rock and roll. Il rock and roll style: le camere d’albergo, i backstage pass, la Stratocaster… Forse ne comprerò qualche altro numero perché se è vero che rispetto il rock (a differenza della redazione di Rolling Stone) è anche vero che ho poco rispetto per me stesso e mi piace avere sul pavimento riviste patinate. S.U.T.A. ZINE #2 Io non riesco proprio a raccontare balle, a essere falso per quieto vivere… Chi fa questa fanzine è piuttosto confuso, speriamo giovane – molto giovane all’anagrafe… Nell’editoriale si dice che i Peter Punk sono una band di fighetti, ma poi si cita una loro canzone contro i truzzi. L’intera storia del movimento skinhead è stata riassunta in una paginetta, my god. C’è una biografia dei Cervelli Stanki e subito dopo un paio di pagine sui Simpsons… Non lo so, magari potevo risparmiarmi la recensione. Ora che faccio? La parte dello zio che dà consigli? Ho solo 24 anni, non posso. Interviste a Threat of Riot, Point Break, Slight… Hardcore politicizzato o quanto meno impegnato quindi… ALF, anarchia, poesie. Ma sì, in fondo anche questa volta ho imparato qualcosa di nuovo: Ferruccio Brugnaro, poeta operaio. (Laura Pescatori, P.zza Castello 13, 25020 Offlaga, Brescia). TOO MUCH JUNKIE BUSINESS Mi ritrovo a recensire il nuovo numero della ezine di Andrea tre o quattro giorni dopo averla letta... Gradinata Nord definitivamente hype, show Applicants/Leighton Koizumi, recensione acida di Capinch... Intrigante la sostanza, la forma non mi convincerà mai. ([email protected]) N N N AAVV – THE FIVE FINGERS OF DR. X (Triple X) Compilation uscita tre anni fa, ma ottima per farvi compagnia al mare, ai laghi e sui monti con Annette dove il cielo è sempre blu. Credo siano tutti pezzi editi di ottime bande: Streetwalkin Cheetahs (i migliori), Tricky Woo, Adz, Gaza Strippers e Black Halos… Se la trovate, acquistatela. 28 ASH - INTERGALACTIC SONIC 7” (Infectious) (Enrico Camanzi) Franz, noi sappiamo di aver ragione. ALICE COOPER - THE EYES OF… (Spitfire) Massilanciasassi, oltre a masterizzarmi il cd in questione, si è anche impegnato a dare un voto a ogni canzone. Una bella pagella, media dell’8. Ammetto di non avere mai seguito Alice Cooper, lo conosco per le sue opere più metallare: “Trash”, “Hey Stoopid”, “Lost In America”… Tutta la prima parte dell’album è legata al rock degli anni 70, da “Spirit Rebellious” in poi le canzoni si fanno più “attuali” e noiose. Un disco fantastico a metà. Comunque, brani come “Novocaine”, “Bye Bye Baby” e “Detroit City” valgono l’intero acquisto. BACKSLIDE - JOIN THE BACKSLIDE YOUTH (Plastic Bomb) Questo è banale oi! punk, ignorante al punto giusto, lo sto ascoltando proprio ora... E’ sufficiente l’apripista “Teenage Riot” per farmi alzare l’indice al cielo, verso la lampadina che pende dal soffitto. Non ho un lampadario, ma ho i Backslide. Tedeschi di Germania. BASTET – PROMO (Decibel) La Parola del Signore in musica. Tempo fa Nick Barolo definì i Bastet come un incrocio tra Poison e Dictators; fidatevi dell’Avvocato Alligatore. Queste cinque canzoni finiranno sul cd split con gli svedesi Plan 9. Appena esce compratelo, per cortesia. BEATNIK TERMITES (Insubordination) - GIRL CRAZY (Enrico Camanzi) I Beatnik Termites hanno voglia di sperimentare e infatti tirano fuori un disco uguale ai precedenti. Chiaramente è splendido, anche se dura meno di un ghiacciolo al limone in estate. Zucchero, miele e un pizzico di peperoncino per chi ha ancora voglia di schioccare le dita e fare bop-bop-bop con la testa. BELLRAYS – SUICIDE BABY (No Tomorrow) Giuro che mi ero proprio dimenticato dell’esistenza di questa agguerrita label spagnola. La No Tomorrow regala questa volta due pezzi di una delle band più calde del pianeta: i Bellrays. Se non vivete su Marte, avrete sicuramente letto da qualche parte che questo gruppo suona come gli Mc5 con Aretha Franklin alla voce. Proprio così anche questa “Suicide Baby” e la “Chemical” sul retro. BLACK GYN ANGELS – SHOOT IT ALL Ho conosciuto questi ragazzi in occasione della data torinese dei Lords Of The New Church. In questo cd demo propongono una manciata di canzoni ispirate a Guns ‘n’ Roses, Cinderella, Faster Pussycat… Insomma, avete capito di che si tratta. Se la cavano bene, ma non hanno l’attitudine giusta. Per essere rock and roll non basta salire su un palco col make-up e parlare in inglese, soprattutto se sei piemontese. BANG TANGO – LIVE (Deadline) Se vi siete fatti prendere dalle esibizioni italiane dei Bang Tango, non fate l’errore di acquistare questo album. La scaletta del concerto è la stessa, ma l’esecuzione delle canzoni è totalmente differente! Nel tour coi Faster Pussycat i Bang Tango hanno proposto un rock and roll americano tosto, in questo album tutte le canzoni sono suonate alla Red Hot Chilli Peppers… Disco bruttissimo, peccato. CRAMPS – BIG BLACK WITCHCRAFT ROCK (Vengeance) Per primi hanno mischiato rockabilly, surf e punk – quindi per me i Cramps sono gli inventori dello psychobilly. Sono in giro da quasi trent’anni e sono sempre sexy. Il lato A è uno degli stomp che li ha resi celebri, sull’altro lato c’è una selvaggia cover rockabilly: “Butcher Pete”. Adorabile. CRAMPS – FIENDS OF DOPE ISLAND (Vengeance) Un giorno mi hanno messo in mano “A Date With Elvis”, doveva essere il 1995… Quell’album ha cambiato la mia vita. Estate 2003: canto “Elvis Fuckin Christ”. I Cramps sono i Cramps e io sono un po’ innamorato di Poison Ivy. DISGORGE/ROTTEN BOIS – SPLIT (Pure Punk) Split all’insegna del punkcore. Un paio di brani in italiano per i Rotten Bois, tutto il resto in inglese abbastanza fake. Non è proprio il mio genere, ma sembra sopportabile. I Disgorge sono dei bravissimi ragazzi, peccato per i testi retorici come al solito. DETROIT COBRAS – SEVEN EASY PIECES (Rough Trade) Se non lo avete ancora fatto, buttatevi a pesce su questa band. Un combo che non delude e non deluderà mai nessuno. Soul, rhythm & blues, pop retrò; sette cover vissute da cinque folli del Michigan. Riusciranno a conquistare il grande pubblico? Francamente su MTV preferirei i Detroit Cobras al posto dei White Stripes… Ballate ragazzi, ballate. EGOS – FAST SWIMMING Arrivano dall’Australia, tra di loro milita un ex-Onyas e vanno tenuti d’occhio. Di solito le mie previsioni sono tutt’altro che infallibili, ma voi segnatevi questo nome: Egos. Mi sto rivolgendo soprattutto agli appassionati di tarro-rock and roll… Questo cd è solo un promo e sorge il dubbio che le canzoni appartengano a session differenti, ma i nomi che vengono in mente sono Nine Pound Hammer, Ac/Dc, Adam West… Got the message? Aspettiamo l’album ufficiale e vediamo che succede. HARDCORE SUPERSTAR – HONEY TONGUE (Music For Nation) Singolo promozionale regalato in occasione della seduta spiritica tenuta alle Fnac di Milano. Per fortuna gli HCSS fanno due passi indietro e tornano al sound di “Bad Sneakers…”, se vogliamo ancora più ripulito e pop. A me queste tre canzoni piacciono. HARDCORE SUPERSTAR - NO REGRETS (Music For Nations) Tra tutte le band svedesi, gli HCSS sono sicuramente i più leggeri. Ma non per questo sfigurano di fronte a colleghi e compaesani capelloni. Anzi, con questo nuovo disco tenendo in equilibrio punk, power pop e 70s rock - giocano in attacco. Giocano in attacco e vincono. JESSE MALIN – THE FINE ART OF SELF DESTRUCTION (Fargo) Questo disco è del 2002, il solito ritardatario Mr. Basetta… Dimenticate i D-Generation poiché in questo album il buon Jesse si dedica a tutt’altro tipo di sonorità. Cantautore rock americano, tipo il Boss o, sparo, John Mellencamp. Buone canzoni, lo spirito è quello newyorchese – ma come ha fatto notare la Ege dopo trenta secondi di distratto ascolto: “ha preso un po’ di qua e un po’ di là… che tristezza”. A basso volume si lascia ascoltare, un disco discreto. Preferivo Jesse alle prese con “Guitar Mafia”, ma il ragazzo può crescere ancora e va incoraggiato. Avanti così. Al basso Johnny Pisano, prodotto da Ryan Adams. KEVIN K – BETTER CLASS OF SLUT (Incognito) Uno dei tanti Johnny Thunders sparsi per il globo. La vecchia Incognito finanzia quattro bombe di punk rock made in New York; va bene, è stato registrato tra Francia e Germania, ma sempre rock della Grande Mela è… Kevin K, valoroso punk rocker. IGGY POP - SKULL RING (Virgin) Se non esistesse Massilanciasassi certi dischi non finirebbero mai nel mio stereo. L’Iguana, ormai da anni, scrive qualche ottima canzone e fa dischi onesti ma pallosi. Invece con questo nuovo “Skull Ring” succede qualcosa… Rinascono gli Stooges e “Little Electric Chair” sembra un pezzo di “Raw Power”… Poi c’è il bizzarro garage contemporaneo di “Superbabe” e il ruffiano hit single con i Sum 41. E come special guests pure i Green Day pronti a fare il verso a se stessi e ai Clash… Più che interessante. LAWRENCE ARMS - THE GREATEST STORY EVER TOLD (Fat wreck) (Enrico Camanzi) Recensione inutile per un disco che nessun lettore di OB comprerà mai. Sono di Chicago, amici degli Alkaline Trio e mescolano punk rock ed emo. Sono gli Alaklaine Trio? No, sono i Lawrence Arms. Sto disco mi piace meno del precedente. Belle e mai banali le canzoni, ma mancano un po’ di elettricità e potenza. Testi grandiosi, dateci un’occhiata se non riuscite ad andare oltre a “you don’t love me” e “my car run so fast”. LOVIN’ DOLLS – KILLIN’ THE DOLL DEMO In Veneto dilaga il glam… Questi quattro giovani rockettari registrano grezzamente una manciata di pezzi carini ma con una chitarra troppo metal per soddisfare i gusti del sottoscritto. Per quanto mi riguarda ritengo che l’esperienza dei Motley Crue sia stata unica e irripetibile, quindi è inutile giocare a fare Mick Mars. Comunque i Lovin’ 29 Dolls piaceranno sicuramente ai metallari come mio cugggino Luca. W l’amore. MANGES/QUEERS – ACID BEATERS (Stardumb/ Ammonia) Gli allievi battono i maestri, o meglio il maestro. Joe King, ancora ancorato al nome Queers, riempie i quindici minuti scarsi che gli spettano con una manciata di cover: un paio di instro-surf patetici e quattro canzoni azzeccate… “Girl About Town” è uno dei migliori brani delle Helen Love e “Sunday Morning” dei Velvet Underground è una pietra miliare dei sixties. Caro Joe, riesci ancora a difenderti – ma ritirati prima che sia troppo tardi. I Manges spaccano tutto. In guerra non esistono decisioni facili, ma gli spezzini sanno sempre qual è la mossa giusta. La cover dei Cheap Trick, “Barrage Of Hate”, “Morphine”… I migliori. MICHAEL MONROE – WHATCHA WANT (Spv) Ennesima prova solista per Michelino Monroe. Questo “Whatcha Want” mi piace, il Canclini dice sia meglio anche di “Twelve Shots On The Rock”… Purtroppo i pezzi più belli sono le cover: Dead Boys, X Ray Spex, Uk Subs… Chiudere un album con “Hey That’s No Way To Say Goodbye” di Leonard Cohen è come vincere Wimbledon con un ace. NERDS/HAMMER COCKS – SPLIT (Zurich Chainsaw Massacre) Confezione pregio per questo sette pollici devasto: copertina pesante patinata e foglio interno di un materiale di probabile provenienza aliena. I Nerds sono sempre più potenti e cattivi, mi piacciono. Sono i Motorhead italiani e chiamano una canzone “The Traitor”, proprio come quella di Lemmy & Co. ma con l’aggiunta dell’articolo determinativo. Gli Hammer Cocks propongono un pezzo ispirato vagamente a “Sabbath Bloody Sabbath” e uno trattore sparecchia pranzo di Natale. POUTY LIPS – PROMO Tre pezzi glam punk per questa band piemontese, buon biglietto da visita. Hanno già fatto un paio di album autoprodotti, questo cd è l’antipasto del terzo. Coordinate? I coretti su “Teenage Pills” sono intelligentemente scippati ai Wildhearts e Sweet Mauro sembra Robert Smith dei Cure vestito da checca… Unico consiglio: concentratevi di più su New York e lasciate perdere Los Angeles e la Svezia. RANCID – INDESTRUCTIBLE (Hellcat) Un buon disco, il suono e lo stile sono a metà strada tra “Let’s Go” e “And Out Come…”. I Rancid azzeccano in pratica tutte le loro uscite e i fan in giro per il mondo aumentano sempre più. Meglio ascoltare la band di Tim Armstrong piuttosto che l’ultimo gruppo emocore di moda o, peggio, l’ultima cazzata skacore. A proposito di ska: i Rancid hanno buon gusto anche nel comporre brani in levare, ascoltare “Red Hot Moon” per averne la prova. E riescono pure a fare il verso a “Like A Rolling Stone” in “Arrested in Shangai”! 30 REVOLVERS - END OF APATHY (People Like You) Album bellissimo. I Revolvers hanno ancora voglia di rimanere a metà strada tra i Manic Street Preachers di “Generation Terrorists” e i Backyard Babies di “Total 13”, rimanendo punk. RAY DAYTONA & THE GOOGOOBOMBOS - GREAT EXPECTATIONS (Ammonia) 50% surf + 50% garage = 100% fun. Atmosfere sci-fi, hot-rod, strip tease… Link Wray, i Sonics, gli Surfairs… Sì, è una raccolta e magari i più dritti tra voi avranno già tutti i singoli… Ho usato tre volte i puntini di sospensione… E quattro. RIVERDALES – PHASE THREE (1-4-5) (Enrico Camanzi) Allora Ben Weasel ha un blog in rete dove cazzeggia di baseball e football, Vapid ha persino fatto un disco su Stardumb, s’incontrano, tirano su il primo che capita (Lumley, dioccane, Lumley), si chiudono in sala di registrazione e sputano fuori queste dodici bombe. Poche palle, inutile stare a fare classifiche, c’è persino una canzone uguale a “L’estate sta finendo”. Disco dell’estate, ma poteva uscire in inverno che nessuno avrebbe avuto da obiettare. SUBTONIX – TOO COOL FOR SCHOOL (Vida Loca) Chi è che è troppo figo per la scuola alzi la mano. I Subtonix sono un quintetto di S. Francisco per molti aspetti riconducibile agli X Ray Spex: voce femminile e sassofono che pompa. Copertina rigida e vinile rosso trasparente con foro largo, ottimo. Azzardate l’acquisto. SNOTTY CHEECKBONES – WE SET THIS CITY ON FIRE (Sprinker) A questo punto di secolo, si può dire che una band è influenzata dai Manges e dai Retarded? Perché tirare fuori i vecchi Queers e Screeching Weasel come termini di paragone? Questi svizzeri suonano pop punk, potrebbero essere su Stardumb… Avete capito di che si tratta, fate voi. Non si può suonare pop punk in Svizzera! Hueber spara alla band e la quiete regna sovrana. TEDDY’S HIT – NOBODY LIKES YOU Demo su cd per una band devota degli Screeching Weasel. Quattro pezzi e via: carina la seconda traccia col sintetizzatore, tutto il resto un po’ insignificante. Ghost track: “Hey Suburbia”. TOYS THAT KILL - THE CITIZEN ABORTION (Recess) (Enrico Camanzi) Ve li ricordate gli Fyp? Scommetto di no, canzoni pazze pazze e veloci, senza perdere d’occhio la melodia. I Toys That Kill sono gli Fyp con un altro bassista, perché il primo si è suicidato, e ne sono la naturale evoluzione. Rallentano un po’ e hanno alcuni accenni orientaleggianti nelle melodie, che vi devo dire, a me è venuto in mente questo. Questo è punk rock, boys della savana, ma voi continuate pure ad ascoltarvi American Heartbreak e Cocknoose. TIJUANA BIBLES - ROCK AND ROLL FIGHTING (Ammonia) Lo sapevo che a Amsterdam dovevo comprarmi la maschera da wrestler. Ascoltare questo disco a viso scoperto è imprudente. Grandiosi, ogni tanto anche Basetta scopre l’acqua calda. Garage, surf, trash rock and roll. Provate a indovinare che canzone è “”Cual Esta En Una Muchacha?”… Pollice in su per l’Ammonia TURBONEGRO – SCANDINAVIAN LEATHER (Burning Heart) Lode a Luca che ha comprato la versione cd + dvd e me l’ha masterizzata. Questo nuovo attesissimo album è quasi ai livelli dello storico “Apocalypse Dudes”, peccato che i Turbonegro mi abbiano un po’ deluso dal vivo… Solita miscela di 70s rock e punk, il ritornello di “Drenched In Blood” è un plagio esagerato di “Just In Lust” dei Wildhearts. 31