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LA GRANDE STAGIONE| teatro eliseo
27 settembre - 30 ottobre 2016
AMERICANI Glengarry Glen Ross
di David Mamet
con Sergio Rubini | Gianmarco Tognazzi | Francesco Montanari
e con Roberto Ciufoli | Gianluca Gobbi | Giuseppe Manfridi
direzione artistica LUCA BARBARESCHI
PRIMA NAZIONALE
1 - 20 novembre 2016
IL GIUOCO DELLE PARTI
da Luigi Pirandello
con Umberto Orsini
e con Alvia Reale
regia ROBERTO VALERIO
22 novembre - 11 dicembre 2016
LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
di Claudio Fava
con Anna Foglietta
regia ALESSANDRO GASSMANN
13 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
DON CHISCIOTTE
di Miguel de Cervantes
con Luca Barbareschi | Chiara Noschese | Gianluca Gobbi
regia LUCA BARBARESCHI
10 - 29 gennaio 2017
QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO
di Dale Wasserman
con Daniele Russo | Elisabetta Valgoi
regia ALESSANDRO GASSMANN
Stagione 2016/2017
14 febbraio - 5 marzo 2017
ROMEO E GIULIETTA
di William Shakespeare
con Lucia Lavia | Antonio Folletto
e con Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio
regia ANDREA BARACCO
7 - 26 marzo 2017
L’ORA DI RICEVIMENTO Banlieue
di Stefano Massini
con Fabrizio Bentivoglio
regia MICHELE PLACIDO
28 marzo - 16 aprile 2017
ROSALIND FRANKLIN Il segreto della vita
di Anna Ziegler
con Asia Argento | Filippo Dini
regia FILIPPO DINI
PRIMA NAZIONALE
18 aprile - 7 maggio 2017
SPACCANAPOLI TIMES
scritto e diretto da Ruggero Cappuccio
con Ruggero Cappuccio | Giovanni Esposito
9 - 21 maggio 2017
PLAY STRINDBERG
di Friedrich Dürrenmatt con Maria Paiato | Franco Castellano | Maurizio Donadoni
regia FRANCO PERÒ
31 gennaio - 12 febbraio 2017
EDIPO Edipo Re - Edipo a Colono
di Sofocle
con Glauco Mauri | Roberto Sturno
regie ANDREA BARACCO Edipo re | GLAUCO MAURI Edipo a Colono
ORARIO SPETTACOLI
martedì, giovedì, venerdì ore 20.00
sabato ore 16.00 e ore 20.00
mercoledì, domenica ore 17.00
AMERICANI GLENGARRY GLEN ROSS
27 sett - 30 ott
AMERICANI
GLENGARRY GLEN ROSS
27/09/16 - 30/10/16
Glengarry Glen Ross è una feroce rappresentazione del mondo
degli affari e della nostra avida e competitiva società americana
per la quale David Mamet, nel 1984, ha ricevuto il Premio Pulitzer,
e dalla quale nel 1992 trarrà la sceneggiatura per il film Americani
diretto da James Foley con Al Pacino, Jack Lemmon, Alec Baldwin
e Kevin Spacey.
Per risollevare l’agenzia immobiliare da una difficile situazione
economica, Blake lancia una sfida a tutti i dipendenti: chi riuscirà
a vendere di più avrà in premio una Cadillac, il secondo vincerà
un servizio di coltelli da bistecca, per tutti gli altri licenziamento
imminente. Tra i dipendenti si scatena subito l’ira e il panico.
AMERICANI
GLENGARRY GLEN ROSS
di David Mamet
traduzione Luca Barbareschi
con Sergio Rubini
Gianmarco Tognazzi
Francesco Montanari
e con Roberto Ciufoli
Gianluca Gobbi
Giuseppe Manfridi
direzione artistica Luca Barbareschi
produzione
Casanova Teatro
PRIMA NAZIONALE
«È il più bel testo sulla crisi dei valori economici. Là dove la
speculazione finanziaria vince sull’uomo contano solo i risultati.
I testi sono composti da una serie di botta e risposta molto
rapidi, puntini sospensivi e una quantità incredibile di pause.
Concentrando le nostre energie sul non detto, con gli attori
abbiamo scoperto che il segreto della scrittura di Mamet è in
quello che non è scritto. Tra una pausa e una mezza pausa c’è tutta
la sua poetica e quando le unisci alla fine diventano musica. È come
ascoltare un disco di Miles Davis. Un vero e proprio capolavoro!»
Luca Barbareschi
IL GIUOCO DELLE PARTI
01 nov - 20 nov
IL GIUOCO DELLE PARTI
IL GIUOCO DELLE PARTI
da Luigi Pirandello
adattamento Valerio | Orsini | Balò
con Umberto Orsini
e Alvia Reale
e con Totò Onnis | Flavio Bonacci
Carlo De Ruggieri | Alessandro Federico
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca
regia Roberto Valerio
produzione
Compagnia Orsini
01/11/16 - 20/11/16
Originariamente, la vicenda vede un Leone Gala che si è
pacificamente separato dalla moglie (che lo tradisce con l’amico
Guido Venanzi) a condizione di farle visita ogni sera, in modo da
mantenere di fronte all’opinione pubblica il suo ruolo di marito.
Questo accordo col passare del tempo si rivela insopportabile
a Silia, l’ex moglie, che confida all’amante il desiderio di volersi
sbarazzare del marito, la cui presenza-assenza le è diventata
insostenibile. Il casuale irrompere nella casa di lei di un gruppo
di ubriachi che tentano di farle violenza, senza però riuscirci, le
offre un pretesto inatteso: potrebbe mettere a repentaglio la vita
del marito trascinandolo in un duello. Alla notizia del fatto Leone
Gala appare tranquillo: si è vuotato di ogni sentimento ed ha
trovato un pernio che gli permette di affrontare ogni situazione,
anche la più critica. Infatti, grazie alla sua incrollabile dialettica
e al suo nichilismo, si sottrae al complotto ordito dalla moglie e
dall’amante trasformandosi da vittima in carnefice.
Luigi Pirandello ha scritto una commedia nera, dove matrimonio,
tradimento, onore e omicidio si inseguono in una logica
successione.
La novità di questo allestimento sta nell’aver immaginato un
futuro per Leone Gala dopo quel tragico avvenimento: lui, uomo
di lettere, costretto a macchiarsi di un delitto, non riesce a
liberarsi dal suo passato che riaffiora facendogli rivivere tutta la
vicenda, come in un ammasso di ricordi, di ricostruzione dei fatti
di chi è sopravvissuto. L’inferno del matrimonio è reinterpretato
in un’ottica vicina al teatro di Strindberg, dove l’abisso morale
dei protagonisti si alterna al gioco dialettico che ha quasi sempre
guidato la lettura di questo testo. Alvia Reale conferisce a Silia
un connotato più vicino alla novella nella quale Pirandello aveva
tracciato il suo primo approccio alla vicenda (quando si è capito il
giuoco), e Totò Onnis regala un ritratto inedito alla figura di Guido
Venanzi. Orsini si dibatte fra i fantasmi che popolano una mente
in cui il tempo batte i suoi colpi, rimbalzandoli confusamente dal
passato al presente, e viceversa.
LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
22 nov - 11 dic
LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
di Claudio Fava
con Anna Foglietta
e con Angelo Tosto | Alessandra Costanzo
Sabrina Knaflitz | Liborio Natali
Olga Rossi | Cecilia Di Giuli
Stefania Ugomari Di Blas
Giorgia Boscarino | Gaia Lo Vecchio
ideazione scenica Alessandro Gassmann
con la collaborazione di Alessandro Chiti
costumi Mariano Tufano
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
disegno luci Marco Palmieri
videografie Marco Schiavoni
regia Alessandro Gassmann
produzione
Teatro Stabile di Catania | Teatro Stabile
dell’Umbria
22/11/16 - 11/12/16
«Si va in manicomio per imparare a morire», scriveva Alda Merini
in uno dei suoi aforismi più famosi. E invece la poetessa dei navigli
amava la vita e amava l’amore. La pazza della porta accanto, intenso
atto unico di Claudio Fava, vuole essere un omaggio alla figura di
una donna dalla straordinaria parabola artistica e umana, ai suoi
versi dalla forte componente mistica. Ma il testo è altresì una
denuncia civile contro i trattamenti subiti da chi, proprio come
Alda Merini, ha conosciuto la discesa agli inferi nei manicomi
prima della Riforma Basaglia del 1978.
«Conosco Claudio Fava, la sua storia, la sua sensibilità, il suo
impegno politico e sociale», dichiara il regista Alessandro
Gassmann, «e conoscevo la storia del padre Giuseppe, vittima
della mafia, una delle piaghe più dilanianti del nostro Paese.
Conoscevo Alda Merini, la poetessa dei navigli, la drammaticità
della sua esistenza; anch’io, come tanti, mi sono emozionato
e commosso nel sentirla leggere i suoi appassionati versi.
Dopo aver letto il testo di Claudio, ritratto giovanile, intimo e
struggente della grande poetessa, ho avvertito immediatamente
la necessità, direi l’urgenza, di metterlo in scena. Un testo che si
sviluppa all’interno di un ospedale psichiatrico e che ripercorre la
drammatica esperienza della Merini. Erano gli anni in cui la parola
depressione non si conosceva e chi soffriva di questa malattia
veniva definito pazzo. Erano anche gli anni in cui negli ospedali
psichiatrici praticavano l’elettroshock e i bagni nell’acqua gelata. È
in questa particolare dimensione alienante che la protagonista si
trova a condividere le giornate con le altre malate, alle quali offre
spontaneamente i suoi versi, ma soprattutto è il luogo dove nasce
un’appassionante storia d’amore fra lei e un giovane paziente».
La drammaturgia di Claudio Fava scorre per un’ora e venti minuti
senza interruzione, sonda gli abissi della mente di Alda Merini,
il suo rapporto con i compagni di degenza, la nostalgia per la
famiglia e le figlie, rivela il suo senso profondo della maternità, la
sua fede religiosa, la capacità di resistere alla cattività forzata del
manicomio, l’aspirazione profonda alla libertà del corpo e della
mente.
DON CHISCIOTTE
13 dic - 08 gen
DON CHISCIOTTE
DON CHISCIOTTE
di Miguel de Cervantes
adattamento di Roberto Cavosi
con Luca Barbareschi
Chiara Noschese | Gianluca Gobbi
scene Paolo Polli
costumi Silvia Bisconti
luci Juraj Saleri
musiche Arturo Annecchino
regia Luca Barbareschi
produzione
Casanova Teatro
Fondazione Teatro della Toscana
Stabile del Friuli Venezia Giulia
13/12/16 - 08/01/17
Trasporre uno dei più importanti romanzi della letteratura
mondiale, come il Don Chisciotte, per la scena teatrale, è un’impresa
tanto ardita e visionaria quanto il destino stesso del personaggio
che intende rappresentare. Eppure, quell’uomo di mezza età
con la mania della letteratura cavalleresca, così violentemente
ispirato da travolgere se stesso ed il suo casuale compagno di
viaggio, Sancho, in un viaggio romanzesco con l’intento di riparare
i torti del mondo, vive in un presente assoluto e mitico. Così come
la Spagna del suo tempo non è quella che l’eroe cavalleresco si
illude di trovare attorno a sé, lo stesso accade al Don Chisciotte
odierno. È una contemporaneità ugualmente estranea che egli
si trova ad affrontare e, in questo suo viaggio della mente, è solo
come potrebbe esserlo un qualsiasi straniero alla periferia del
mondo, sostanzialmente e linguisticamente estraneo alla realtà.
La lezione scenica che sta alla base di questa trascrizione è quella
del grande teatro del Novecento: una coppia di clown attraversa
episodi paradossali di vita quotidiana, con un risultato esilarante.
La comicità dei due è spesso involontaria, situazionale, e scaturisce
dallo sguardo impietoso dei personaggi che i due si trovano ad
incontrare e dalla convinzione folle che alberga in Don Chisciotte
di trovarsi sempre altrove, nel Giusto, guidato dalla delirante
certezza di agire in nome del bene e dell’amore. Accanto a questo
grande personaggio tragicomico vi è la straniante comicità di
Sancho, innamorato dell’ipotesi di diventare Re di un’isola, abitato
da altrettanta tracotante mania di grandezza.
In questo viaggio non può mancare l’obiettivo ideale, l’amore per
Dulcinea, oggetto agognato che si manifesta in forma di tante
donne diverse, che lo sfidano, lo incalzano, lo spingono avanti
nella ricerca e alla fine lo aspetteranno al traguardo della vita, per
accompagnarlo nella sua fine.
Un grande backstage sarà la scena allestita, palco e platea, come un
teatro dismesso. Camerini e specchi a vista, il grande teatro del
mondo è sotto gli occhi degli spettatori. I due clown si avventurano
in una scena disvelata, dove il potere dell’illusione trasforma spazi
e cose come in un sogno. E mentre i due attraversano il mondo
che cambia, velocemente, intorno a loro, subendone il passaggio
come quello di un corpo estraneo, quel filo teso di malinconia che
è alla base del racconto resta negli occhi di Don Chisciotte, che si
spinge nel suo mondo immaginario in ricerca di un senso da dare
ad una vita che si rifiuta di guardare e che non sa comprendere.
QUALCUNO VOLò SUL NIDO DEL CUCULO
10 gen -29 gen
QUALCUNO VOLò SUL NIDO DEL CUCULO
QUALCUNO VOLò SUL NIDO DEL CUCULO
di Dale Wasserman
dall’omonimo romanzo di Ken Kesey
traduzione Giovanni Lombardo Radice
adattamento Maurizio de Giovanni
con Daniele Russo | Elisabetta Valgoi
e con Mauro Marino | Giacomo Rosselli
Alfredo Angelici | Emanuele Maria Basso
Giulio Federico Janni | Daniele Marino
Gilberto Gliozzi | Antimo Casertano
Gabriele Granito | Giulia Merelli
scene Gianluca Amodio
costumi Chiara Aversano
luci Marco Palmieri
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
videografie Marco Schiavoni
uno spettacolo di Alessandro Gassmann
produzione
Fondazione Teatro di Napoli
10/01/17 - 29/01/17
Qualcuno volò sul nido del cuculo è il romanzo che Ken Kesey
pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un
ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli
occhi di Randle McMurphy, uno sfacciato delinquente che si
finge matto per sfuggire alla galera, la vita dei pazienti di un
manicomio statunitense e il trattamento coercitivo che viene
loro riservato. Nel 1971 Dale Wasserman ne realizzò, per
Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della
sceneggiatura dell’omonimo film di Miloš Forman, interpretato
da Jack Nicholson, entrato di diritto nella storia del cinema. Oggi,
la drammaturgia di Wasserman torna in scena, rielaborata dallo
scrittore Maurizio de Giovanni, che, senza tradirne la forza e la
sostanza visionaria, l’ha avvicinata a noi, cronologicamente e
geograficamente. Randle McMurphy diventa Dario Danise e
la sua storia, insieme a quella dei suoi compagni, si trasferisce
nel 1982, nell’Ospedale psichiatrico di Aversa. Alessandro
Gassmann ha ideato un allestimento personalissimo, elegante e
contemporaneo, dirigendo un cast eccezionale. Il risultato è uno
spettacolo appassionato, commovente e divertente, imperdibile,
per la sua estetica dirompente e per la sua forte carica emotiva e
sociale.
«Un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato
atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione
adottati all’interno dei manicomi, ma anche, e soprattutto,
una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e
potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul
condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di
denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere.»
Alessandro Gassmann
«Le Grandi Storie si riconoscono subito. Si possono leggere nei libri
o vedere al cinema; si possono incontrare per caso, nelle parole di
un anziano, o ascoltare alla radio; ci si può imbattere in una di esse
in televisione, o intuirne qualcuna da una notizia su un giornale
o sul web. Le Grandi Storie non necessitano di una forma precisa,
perché vanno direttamente a ferire la superficie dell’anima e
lasciano un’indimenticabile, meravigliosa cicatrice.»
Maurizio de Giovanni
EDIPO - edipo re - edipo a colono
31 gen - 12 feb
EDIPO
EDIPO RE - EDIPO A COLONO
31/01/17 - 12/02/17
«Edipo re e Edipo a Colono sono due capolavori fondamentali nella
storia dell’uomo, per gli interrogativi che pongono alla mente e per
la ricchezza di umanità e di poesia che ci donano. La storia di Edipo
è la storia dell’Uomo, perché racchiude in sé tutta la storia del suo
vivere. Edipo Re e Edipo a Colono sono due opere scritte in epoche
diverse della vita di Sofocle ed è nell’accostamento di questi due
grandi testi che poeticamente si esprime, e compiutamente si
racconta, la favola di Edipo alla ricerca della verità.
Alla fine del suo lungo cammino Edipo comprende se stesso, la
luce e le tenebre che sono dentro di lui, ma afferma anche il diritto
alla libera responsabilità del suo agire.
Convinti che il teatro sia un’arte che può e deve servire all’arte del
vivere, affrontiamo queste due opere classiche per trovare nelle
radici del nostro passato il nutrimento per comprendere il nostro
presente, questo è il nostro impegno e il nostro desiderio.»
Glauco Mauri
EDIPO
EDIPO RE - EDIPO A COLONO
di Sofocle
con Glauco Mauri | Roberto Sturno
e con Ivan Alovisio | Elena Arvigo
Laura Garofoli | Mauro Mandolini
Roberto Manzi | Giuliano Scarpinato
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Germano Mazzocchetti
regie Andrea Baracco Edipo Re
Glauco Mauri Edipo a Colono
produzione
Compagnia Mauri Sturno
Fondazione Teatro della Toscana
A distanza di vent’anni, la compagnia Mauri - Sturno ritorna a
mettere in scena i due capolavori di Sofocle, per analizzare più
compiutamente il mito immortale di Edipo, affidando la regia a
due diversi registi: Glauco Mauri, per Edipo a Colono, e Andrea
Baracco per Edipo Re. Due registi, due generazioni a confronto,
esempio di collaborazione e dialogo di due diverse esperienze
teatrali, oltre che condizione indispensabile per il futuro del
teatro.
ROMEO E GIULIETTA
14 feb -05 mar
ROMEO E GIULIETTA
ROMEO E GIULIETTA
di William Shakespeare
con Lucia Lavia | Antonio Folletto
e Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio
e con Gabriele Portoghese
Elisa Di Eusanio | Woody Neri
Roberta Zanardo | Roberto Manzi
Giacomo Vezzani | Mauro Conte
Laurence Mazzoni | Dario Iubatti
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Irene Monti
luci Pietro Sperduti
musiche Giacomo Vezzani
regia Andrea Baracco
produzione
KHORA.teatro
14/02/17 - 05/03/17
«In Romeo e Giulietta c’è una sorta di ossessione del tempo. La
vicenda, infatti, si svolge in appena quattro giorni e a questa
velocità non c’è spazio per alcuna correzione, non si inciampa, si
cade, ci si rompe il collo, le ossa e si perde la vita. Giulietta passa
in quattro giorni da bambina a donna matura, Romeo da ragazzo
imbevuto di amor cortese a vendicatore, Mercuzio da vitalistico
funambolo del linguaggio a cadavere. Cosa spinge Shakespeare
ad accelerare così vorticosamente il tempo dell’azione? “Non
c’è tempo” o meglio “il tempo è scaduto” sembrano sussurrarsi
di continuo tra loro i personaggi, o almeno tutti quelli che
possiedono ancora gambe per correre, gli altri invece, i genitori,
il Principe, la Chiesa, rimangono seduti in luoghi ben protetti ad
osservare, immobili. Un irriducibile antagonismo sociale avvicina
Romeo e Giulietta più ad una tragedia borghese che ad una tragedia
della vendetta o simili; i Capuleti e i Montecchi sono ricchi
borghesi e Shakespeare pare denunciare soprattutto lo spirito
mercantile e pragmatico del borghese, tutto teso a fare sfoggio
della propria raggiunta posizione sociale, preoccupato solo del
vantaggio economico della sua famiglia. Sia Romeo che Giulietta,
più Giulietta che Romeo, mettono ferocemente in discussione
quel patto col mondo, quella specie di abitudine ereditaria, di
convenzione prolungata che i loro padri, o sarebbe meglio dire
che la generazione precedente, ha stipulato e che non sembra
aver proprio alcuna voglia di ritrattare.
Romeo e Giulietta è anche la tragedia di Mercuzio, essere ambiguo
e pornografico, né maschio né femmina, che più di ogni altro sente
l’innata inadeguatezza e allora folle, rincorre versi e costruisce
mondi, finché pazzo di gelosia si lancia come Aiace su una lama
ben affilata. Shakespeare elimina troppo presto Mercuzio, perché
egli è un intruso, perché egli è un essere monologante, perché
con lui tra i piedi non è possibile nessuna tragedia. Perché è lui ad
essere la tragedia.»
Andrea Baracco
L’ORA DI RICEVIMENTO - BANLIEUE
07 mar -26 mar
L’ORA DI RICEVIMENTO
L’ORA DI RICEVIMENTO
BANLIEUE
di Stefano Massini
con Fabrizio Bentivoglio
e con Francesco Bolo Rossini
Giordano Agrusta | Arianna Ancarani
Carolina Balucani | Vittoria Corallo
Balkissa Maiga | Stefano Patti
Samuel Salamone | Giulia Zeetti
Marouane Zotti
scene Marco Rossi
costumi Andrea Cavalletto
musiche originali Luca D’Alberto
voce cantante Federica Vincenti
luci Simone De Angelis
regia Michele Placido
produzione
Teatro Stabile dell’Umbria
07/03/17 - 26/03/17
«Il professor Ardèche è un insegnante di materie letterarie. Un
disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo
polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di
Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell’esplosiva
banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa:
un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una
trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata
affidata quest’anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e
razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella
convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi
allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardèche
riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un’ora, dalle
11 alle 12 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di
brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che
prende vita sulla scena l’intero anno scolastico della classe Sesta
sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito
di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno
ribattezzato dal professor Ardèche con un ironico soprannome,
e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello
spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande
albero da frutto sembra assistere impassibile all’avvicendarsi dei
personaggi, al dramma dell’esclusione sociale, ai piccoli incidenti
scolastici di questi giovani apprendisti della vita. Il ciclo naturale
della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna
lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi
come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che
di anno in anno è sempre più diverso.»
Stefano Massini
«Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano
è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle
trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore
e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione
del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Leggendo
il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di
ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che
stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che
ci riguardano tutti.»
Michele Placido
ROSALIND FRANKLIN - IL SEGRETO DELLA VITA
28 mar -16 apr
ROSALIND FRANKLIN
IL SEGRETO DELLA VITA
ROSALIND FRANKLIN
IL SEGRETO DELLA VITA
di Anna Ziegler
con Asia Argento | Filippo Dini
regia Filippo Dini
produzione
Casanova Teatro
PRIMA NAZIONALE
28/03/17 - 16/04/17
La grande Storia è la scoperta della struttura del DNA e il piccolo
straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata
Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti
più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle
conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace
in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati
che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito
il segreto della vita. La vicenda, tuttavia, fu tutt’altro che epica e
nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti
scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa
ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne
fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella
Storia, ognuno con le proprie capacità e e le proprie motivazioni,
talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto
personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola;
una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e
contradditoria, ambiziosa e vigliacca, una donna fuori dalle umane
catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin.
Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con
una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione
a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51 riuscì ad
immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA.
Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a se
stessa.
L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega
Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino
del DNA, passando alla storia come il vero responsabile della
grande scoperta, vincendo anche il Nobel, nove anni dopo, quando
ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa
all’età di 37 anni. Nel corso della pièce, i personaggi saltano
continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato,
che è quello del ricordo, quello delle scene, in cui la vicenda
della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le
scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei
personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che
risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della
nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad
arricchire e a comporre quel film, o quel sogno, che lentamente
si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
SPACCANAPOLI TIMES
18 apr -07 mag
spaccanapoli times
spaccanapoli times
di Ruggero Cappuccio
con Giulio Cancelli | Ruggero Cappuccio
Ciro Damiano | Giovanni Esposito
Gea Martire | Marina Sorrenti
regia Ruggero Cappuccio
produzione
Teatro Stabile di Napoli
18/04/17- 07/05/17
La pièce racconta la vicenda di quattro fratelli in lotta con il
modernismo globalizzante che innesca nel mondo dinamiche
sociali dalle quali i componenti della famiglia si sentono esclusi,
sullo scenario di una Napoli contemporanea vista come
detonatore della crisi etica.
Spaccanapoli Times è una dirompente macchina comica che
attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata
velocità.
La scrittura di Ruggero Cappuccio si materializza in un italiano
che slitta sul terreno delle lingue del Sud, irrorandosi di anglicismi
erosivi per una partitura sonora in cui fiammeggiano allegri
dirompenti e adagi malinconici. Su tutto regna il ridere e sorridere,
dove la comicità volontaria, sferzante e innocente, diventa una
lente d’ingrandimento per leggere la realtà del male di vivere con
impeto tagliente e irriguardoso.
La scena si apre nella vecchia casa della famiglia Acquaviva:
un appartamento all’ultimo piano di un palazzo situato in via
Spaccanapoli. Gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici
oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie
d’acqua, ormai vuote, che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza.
Giuseppe ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione
d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo lo raggiungono
nella dimora in cui hanno vissuto infanzia e adolescenza, ma il
motivo della convocazione appare ambiguo e misterioso.
La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati,
innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente,
tra i teneri rituali dell’infanzia e l’avanzata cancerogena del
capitalismo. I quattro fratelli sono disorientati dall’attualità,
vivono in dimensioni mentali e fisiche estreme, concretizzando
sulla vita punti di vista e interpretazioni follemente comici.
La singolare pazzia sentimentale che ispira gli innamoramenti di
Gabriella, la surreale visionarietà di Gennara per il mondo dello
spirito, e il talento fobico che Romualdo applica nella pittura,
attivano un confronto serrato sulla possibilità di amare e di
esistere.
Così, mentre Giuseppe rivela ai fratelli che una guerra invisibile e
mortale incombe sul pianeta, si consuma l’attesa febbrile di una
visita che dovrà sciogliere la ragione della convocazione degli
Acquaviva nella casa della memoria.
PLAY STRINDBERG
09 mag -21 mag
PLAY STRINDBERG
09/05/17 - 21/05/17
Play Strindberg nasce al Teatro di Basilea nel 1969, scritta
dall’autore svizzero-tedesco proprio per quella messinscena
(molto applaudita), tratta dal capolavoro strindberghiano, Danza
macabra. La pièce, si racconta, viene creata perché Dürrenmatt,
che era parte della direzione del teatro, era affascinato dalle
possibilità interpretative che Strindberg aveva ideato per gli attori
nel dramma originale, ma profondamente insoddisfatto delle
traduzioni e degli adattamenti esistenti. Così affronta egli stesso
quella materia: il risultato si rivela molto più di un adattamento. «Il
risultato», commenta infatti il traduttore Luciano Codignola, «è
un’opera drammatica unitaria, serrata, densa, coerente sul piano
stilistico, perfettamente sviluppata come costruzione e di una
modernità stupefacente. Al regista e agli interpreti Dürrenmatt
ha fornito un pezzo di bravura, una struttura aperta dove possa
esercitarsi il virtuosismo degli interpreti (…) Da questo testo,
apparentemente così scarno, si può trarre uno spettacolo da
togliere il fiato, qualcosa che in questi ultimi tempi s’era avuto
solo con Chi ha paura di Virginia Woolf?»
PLAY STRINDBERG
di Friedrich Dürrenmatt
con Maria Paiato | Franco Castellano
Maurizio Donadoni
scene Antonio Fiorentino
costumi Andrea Viotti
musiche Antonio Di Pofi
regia Franco Però
produzione
Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia
e Artisti Riuniti
«Dürrenmatt si prende gioco di noi, della nostra vita famigliare,
con tutte le armi che gli sono proprie: il sarcasmo, l’ironia che
trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza
del linguaggio, e lo fa prendendo uno dei più formidabili testi
di Strindberg, Danza macabra, riscrivendolo da quel grande
costruttore di storie teatrali qual è.
Prende i tre protagonisti, il capitano, la moglie e il cugino/amante
che ritorna, posizionandoli sotto le luci glaciali di un ring; seziona
il testo strindberghiano e ne tira fuori undici round, intervallati
dai gong, proprio come un incontro di boxe o di lotta, con la sola
differenza che i combattenti sono tre.
Tutta l’essenza del testo originale rimane, ma Dürrenmatt ne
esalta l’attualità, asciugando fin dove è possibile il linguaggio, già
di per sé scarno, come in un continuo corpo a corpo, che solo il
gong ferma per qualche istante, dando ai contendenti il tempo
di un riposo per riprendere fiato e agli spettatori l’attimo di
riflessione su quanto, nel round precedente, hanno visto.»
Franco Però
uomini e mare.
una storia tutta italiana firmata onorato armatori.
naViGaTori Da QuaTTro GeneraZioni.
il più grande gruppo di cabotaggio italiano:
64 navi battenti bandiera italiana, circa 4.000 dipendenti, marittimi ed amministrativi, tutti italiani.
naViGa iTaLiano Per SarDeGna, SiCiLia, CorSiCa, eLBa, arCiPeLaGo ToSCano, TremiTi.
GraZie a LiGaBue GrouP, noSTro ParTner DaL 1930, manTeniamo aLTiSSima La QuaLiTà DeLLa riSToraZione a BorDo.
CHI NON SI ACCONTENTA, MOBY.
LA GRANDE STAGIONE | PICCOLO eliseo
Stagione 2016/2017
28 settembre - 23 ottobre 2016
15 - 26 febbraio 2017
di David Mamet
con Marco D’Amore
e con Tonino Taiuti | Vincenzo Nemolato
regia MARCO D’AMORE
di Hanoch Levin
con Carlo Cecchi
uno spettacolo di ANDRÉE RUTH SHAMMAH ripreso da CARLO CECCHI
AMERICAN BUFFALO
26 ottobre - 13 novembre 2016
IO SONO MISIA L’ape regina dei geni
di Vittorio Cielo
con Lucrezia Lante della Rovere
regia FRANCESCO ZECCA
16 - 27 novembre 2016
ALTROVE
IL LAVORO DI VIVERE
8 - 19 marzo 2017
SCANNASURICE
di Enzo Moscato
con Imma Villa
regia CARLO CERCIELLO
22 marzo - 9 aprile 2017
L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
scritto e diretto da Paola Ponti
con Massimo De Lorenzo | Constance Ponti | Mario Russo
di Pierre de Marivaux
con Stefano Fresi | Giovanni Anzaldo
regia FERDINANDO CERIANI
30 novembre - 11 dicembre 2016
12 - 30 aprile 2017
scritto, diretto e interpretato da DUCCIO CAMERINI
di Amélie Nothomb
con Kaspar Capparoni
regia CHIARA NOSCHESE
RISORGI
14 dicembre - 8 gennaio 2017
PARADISO 2.0 Un Atto di Dio
di David Javerbaum
con Roberto Ciufoli
regia NICOLETTA ROBELLO BRACCIFORTI
PRIMA NAZIONALE
11 - 22 gennaio 2017
ANIMALI DA BAR
di Gabriele Di Luca
con Gabriele Di Luca | Massimiliano Setti
regia ALESSANDRO TEDESCHI | GABRIELE DI LUCA | MASSIMILIANO SETTI
COSMETICA DEL NEMICO
PRIMA NAZIONALE
3 - 21 maggio 2017
LA PIÙ LUNGA ORA Ricordi di Dino Campana, poeta, pazzo
scritto, diretto da VINICIO MARCHIONI
con Vinicio Marchioni | Milena Mancini | Ruben Rigillo
24 maggio - 4 giugno 2017
OMBRETTA CALCO
di Sergio Pierattini
con Milvia Marigliano
regia PEPPINO MAZZOTTA
25 gennaio - 12 febbraio 2017
LACCI
di Domenico Starnone
con Silvio Orlando
regia ARMANDO PUGLIESE
ORARIO SPETTACOLI
martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 20.00
mercoledì, domenica ore 17.00
AMERICAN BUFFALO
28 sett - 23 ott
AMERICAN BUFFALO
AMERICAN BUFFALO
di David Mamet
adattamento Maurizio de Giovanni
con Marco D’Amore
e con Tonino Taiuti | Vincenzo Nemolato
scene Carmine Guarino
costumi Laurianne Scimeni
luci Marco Ghidelli
regia Marco D’Amore
produzione
Casanova Teatro
PRIMA NAZIONALE
28/09/16 - 23/10/16
«American Buffalo è la storia di un fallimento. Annunciato, quasi
voluto, destino ineluttabile a cui non ci si può sottrarre. È racconto
da bassofondo, di slang e male parole, di botteghe maleodoranti e
vestiti sdruciti. È apologia della deriva: tre esseri umani e un piano
improbabile destinato alla rovina a cui ci si attacca con le unghie
senza rinunciarci! È desiderio di rivalsa, di vita anche a costo della
vita altrui.
American Buffalo è un grande classico e, come fanno i grandi
classici, costruisce ponti tra la realtà che racconta e le visioni
possibili che è in grado di generare. Io, perso nel viaggio della
lettura, ho visto costruirsi lentamente, davanti ai miei occhi, uno
di questi ponti…È partito da Chicago (città natia di Mamet) e,
passando per l’angusta bettola di Don (protagonista del testo), è
giunto a Napoli, in un vicolo in cui le puteche (botteghe in dialetto
napoletano) esistono ancora, e dove è possibile incontrare i tipi
descritti nel testo, ascoltarne le storie in una lingua che ricorda il
famoso sound a cui si riferisce l’autore, quando racconta dei suoi
personaggi, in una lingua di popolo che arriva direttamente dalla
pancia ed esplode senza filtri: la lingua napoletana.
L’American Buffalo è una vecchia moneta da mezzo dollaro
che probabilmente vale qualcosa, o forse no. A me fa pensare
all’incertezza del nostro tempo, alla possibilità contemplata di
giocarsi tutto, la vita e la morte, con un tiro soltanto…Testa o
croce?»
Marco D’Amore
«C’è qualcosa di magico nello scrivere dentro un’altra scrittura.
Navigare nel tempo e nello spazio, cercare quanto di universale
e perenne ci sia in dialoghi e storie, e immaginare come
sarebbero quei dialoghi e quelle storie in un altro secolo e in
un altro continente. Solo questa magia consente di non sentirsi
eccessivamente presuntuosi nel riscrivere un maestro come
Mamet; è anzi un tributo, un inchino deferente verso un autore
che ha saputo delineare personaggi senza età e senza confini. Se
poi si aggiunge Napoli, una città universo, un luogo non luogo dove
tutto è plausibile e anche l’assurdo diventa semplice e possibile,
allora è tutto ancora più divertente e magico. American Buffalo è
successo qui e ora, non lo sapete? Ed è altrettanto esplosivo, quel
racconto. Venite a vedere, e ve ne accorgerete.»
Maurizio de Giovanni
IO SONO MISIA - L’APE REGINA DEI GENI
26 ott - 13 nov
IO SONO MISIA
L’APE REGINA DEI GENI
26/10/16 - 13/11/16
Io non partorisco. Io faccio partorire.
Gli uomini hanno bisogno di una sfinge per partorire la bellezza.
Per diventare artisti.
Io li faccio partorire. Li ho fatti partorire, tutti!
Dicono che il mio talento sia saper annusare il talento...
Dove tutti vedono un nano, io vedo un Toulouse-Lautrec.
IO SONO MISIA
L’APE REGINA DEI GENI
di Vittorio Cielo
con Lucrezia Lante della Rovere
scene Gianluca Amodio
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
musiche Diego Buongiorno
regia Francesco Zecca
produzione
Casanova Teatro
in collaborazione con
Pierfrancesco Pisani | Progetto Goldstein
Fondazione Devlata | DoppioSogno
Proust, Ravel, Debussy, Stravinsky, Nijinsky e i loro segreti, svelati
dalla regina di Parigi.
Dopo il successo di Malamore, Premio Flaiano, Lucrezia Lante
della Rovere continua a dare vita a profili di donne straordinarie
che hanno costruito la cultura del Novecento.
Con la sensibile regia di Francesco Zecca e un testo inedito del
poeta Vittorio Cielo, rivela al pubblico italiano l’incredibile storia
e la fascinosa personalità di Misia Sert, straordinaria mecenate
a cui dobbiamo la scoperta, fra gli altri, di Coco Chanel. Il suo
salotto parigino era frequentato da Picasso e Paul Morand; fu
ritratta da Renoir e da Toulouse - Lautrec, ispirò Jean Cocteau per
il personaggio della principessa nel romanzo Thomas l’imposteur
e fu definita da Proust come “un monumento di storia, collocata
nell’asse del gusto francese come l’obelisco di Luxor nell’asse
degli Champs - Elysées”.
ALTROVE
16 nov - 27 nov
ALTROVE
ALTROVE
di Paola Ponti
con Massimo De Lorenzo
Constance Ponti
Mario Russo
scene Sonya Orfalian
luci Danilo Facco
musiche Alessio Mancini
regia Paola Ponti
produzione
Compagnia della Luna
16/11/16 - 27/11/16
Emarginati o integrati? Questo dualismo ci scorre accanto, a volte,
anche per tutta l’esistenza, ed esplode pericoloso nella giovane
età, quando ci si accorge che esiste un dentro e un fuori delle
cose: noi e il resto del mondo. Ma in questa domanda, quello che
interessa, non è quanto siamo emarginati o integrati. Piuttosto
quanto ci si sente, in queste due condizioni, quando si è poco più
che adolescenti. Quanto conta la concezione che abbiamo di noi,
rispetto a quello che siamo davvero? Chi e cosa influenza questo
nostro sentire e quanto drammaticamente influisce sulle nostre
scelte e la nostra possibilità di osare? «Con la generosità degli
attori e di tutta la compagnia», spiega la regista Paola Ponti, «siamo
arrivati a uno spettacolo autonomo. È ancora una piccola cosa. Nel
senso più bello del termine, spero. Perché parla di piccole cose.
Cose così. La vita, insomma. Ci siamo ritrovati a raccontare un
incontro. Che però, per il protagonista, pare diventare l’incontro».
Sognare è sognare, in generale non parrebbe complicato, da
qualunque luogo si parta. Complicato è capire cosa si sogna.
Darsene il diritto, di poterlo pensare, il futuro. Avere la forza di
immaginarlo. «Il personaggio da cui sono partita sembra non
poter immaginare nient’altro di quello che fa, di quello che crede
di essere nato per fare. Così, senza domande, senza desideri.
Semplicemente scorre i giorni uno accanto all’altro, fino a quando,
una ragazza, una notte gli pone delle domande. Non credo che
nelle storie, come nella vita, sia davvero utile quello che si dice a
qualcuno. Anzi spesso, le cose che diciamo le diciamo per altri o
per noi stessi. Credo che sia invece profondamente utile saper fare
delle domande. Fare la domanda giusta a qualcuno, può davvero
aprire nuove strade. I tre personaggi si trovano in quell’istante
appesi al filo, quando presto tutto potrebbe essere già passato:
“La vita dura un secondo? La vogliamo anche fare difficile?”»
Paola Ponti
Domandare e domandarsi un Altrove, in questa storia, significa
poter guardare oltre la siepe, per darsi la possibilità di avvicinarsi
di più a quello che siamo, per non accorgersi alla fine di aver
vissuto la vita di qualcun altro.
RISORGI
30 nov - 11 dic
RISORGI
RISORGI
scritto e diretto Duccio Camerini
con Simone Bobini | Barnaba Bonafaccia
Duccio Camerini | Marika De Chiara
Ciro Carlo Fico | Dario Guidi
Igor Mattei | Marco Damiano Minandri
Cristina Pedetta
musiche dal vivo Matteo Colasanti
scene e costumi Nika Campisi
produzione
La Contrada - Stabile di Trieste
La casa dei racconti
30/11/16 - 11/12/16
Un clima scabroso e barocco, forse una preghiera, a cavallo tra la
periferia e la campagna sventrata. Marika, un uomo di mezza età,
aspirante transessuale in attesa dell’operazione; Sergetto, un ex
marchettaro che non vuole smettere di illudersi; Traiano, il figlio
di Marika, che gestisce insieme al padre un traffico di storpi che
proteggono e addestrano a chiedere l’elemosina in occasione del
Giubileo della Misericordia annunciato da Bergoglio; Mongo, un
ritardato, un fool che vede dietro le cose; Semmi, un cameriere
che fa arti marziali e prende bombe illegali prima di combattimenti
clandestini; Rosa, la sua ex, una tossica un tempo assistente sociale;
Nadia, un’impiegata che si accanisce contro il figlio disabile; Bacio,
un uomo deciso a risalire la china di quel potere sommerso; infine
Latodestro, uno storpio finito sotto un camion, che ha perso l’uso
del braccio e della gamba sinistri, ed è lui il piccolo Robespierre
che guida gli altri storpi a rivoltarsi contro chi li sfrutta.
Vecchie e nuove generazioni, si alternano sullo sfondo di un
degrado non solo urbano. Ogni personaggio è in attesa di una
sua personale resurrezione, davanti ad un mondo ridicolo, ormai
privo di una forma, che sa soltanto ignorare; un capo, uno pseudofiglio erede, un delfino, ruffiani, ma anche nemici. Un rapimento
che dà inizio a una rivolta e una fine in cui qualcuno morirà.
Storie senza morale alla fine di una città, in una terra di nessuno
tra legalità e illegalità, pelli di diverso colore, benessere e miseria,
solitudine e assenza di passato.
PARADISO 2.0 - UN ATTO DI DIO
14 dic - 08 gen
PARADISO 2.0
un atto di dio
14/12/2016 - 08/01/2017
“Il sesto giorno Dio creò l’uomo. Poi creò la donna. Poi creò di nuovo
l’uomo, che l’altro era scappato”.
PARADISO 2.0
UN ATTO DI DIO
di David Javerbaum
con Roberto Ciufoli
e cast in via di definizione
costumi Sandra Cardini
luci Pietro Sperduti
regia Nicoletta Robello Bracciforti
produzione
Casanova Teatro
PRIMA NAZIONALE
Protagonista di questo giovanissimo testo di David Javerbaum è
proprio Lui, il Signore di Tutte le Cose, il Pezzo Grosso, Dio in persona.
Un Dio che, anche se tecnologicamente all’avanguardia, viene
dritto dritto dall’Antico Testamento, con la sua carica di violenza
e di indifferenza. Però, anziché manifestarsi sotto forma di roveto
ardente, sceglie i panni di un attore comico di fama televisiva
accompagnato da due angeli alati: Gabriele, un tutt’uno con
una bibbia di Gutenberg che annuncia il nuovo dettato divino,
e Michele che con un microfono intercetta le domande degli
spettatori in platea. Dio torna sulla Terra per annunciare al genere
umano i suoi nuovi dieci comandamenti, così da porre “per sempre
fine ad ogni incertezza su ciò che io desidero davvero dall’umanità e
che ha causato tanta amarezza e odio fra voi nel corso dei millenni...
Tutte cose che ho trovato molto lusinghiere. Di nuovo grazie. Per me ha
significato molto”.
L’Onnipotente è soprattutto seccato e iracondo che le cose non
abbiano funzionato nell’Universo che ha creato e ben presto
rivelerà le sue vere intenzioni presentando il progetto di un
Universo nuovo, dove il male è finalmente estirpato e il bene
premiato, un altro Paradiso Terrestre dove ricominciare da capo. ”
“È molto meglio, credetemi. Francamente, è la dimostrazione di quello
che succede se lavori su un progetto per più di sei giorni”.
Il tema di fondo della pièce (tratta da un libro di successo che
fa seguito ad un celebre account su Twitter @TheTweetOfGod),
pur nell’acutezza del suo impianto comico, è molto incisivo.
Immaginare Dio come interprete di un One Man Show teologico
è una bellissima sfida ad ogni verosimiglianza nella quale non è
assente, nel fuoco di fila di battute folgoranti, un’aria di apocalisse
che traduce il sentimento di disperata allegria che accompagna
i nostri giorni. È un’eco pasoliniana a fare da basso continuo
all’impianto di commedia, con il terzetto alato sempre in bilico
fra balordaggine e tenerezza, costantemente nell’incertezza se
ci si trovi di fronte ad una scalcinata compagnia di guitti o a una
miracolosa apparizione divina. Ma non è forse sempre così con
l’idea di Dio, nel dubbio che ciò che sembra svelarlo altro non sia
che un trucco da quattro soldi?
ANIMALI DA BAR
11 gen - 22 gen
ANIMALI DA BAR
11/01/17 - 22/01/17
C’era una volta una metropoli.
Dentro la metropoli un quartiere.
Dentro al quartiere, il bar.
ANIMALI DA BAR
Premio Hystrio
Twister 2016
di Gabriele Di Luca
con Beatrice Schiros
Gabriele Di Luca | Massimiliano Setti
Pier Luigi Pasino | Paolo Li Volsi
voce fuori campo Alessandro Haber
musiche originali Massimiliano Setti
scene Maria Spazzi
costumi Erika Carretta
luci Giovanni Berti
regia Alessandro Tedeschi
Gabriele Di Luca
Massimiliano Setti
uno spettacolo di Carrozzerie Orfeo
produzione
Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con
Festival Internazionale di Andria
Castel dei Mondi
Un bar abitato da personaggi strani: un vecchio malato, misantropo
e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una
donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio
utero ad una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che
gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia;
un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet,
subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che
deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; uno scrittore
alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo
sulla Grande Guerra.
Sei animali notturni, illusi perdenti che, nonostante tutto,
provano a combattere aggrappati ai loro piccoli e squallidi sogni,
ad una speranza che resiste troppo a lungo. Come quelle erbacce
infestanti e velenose che crescono e ricrescono senza che si
riesca mai ad estirparle. Se appoggiati al bancone troviamo gli
ultimi brandelli di un Occidente rabbioso e vendicativo, fatto di
frustrazioni, retorica, falsa morale, psicofarmaci e decadenza,
oltre la porta c’è il prepotente arrivo di un Oriente portatore
di saggezze e valori ormai svuotati e consumati del loro senso
originario, commercializzati come qualunque altra cosa.
Tutto è venduto, sfruttato e contrattato in Animali da Bar. La
morte e la vita, come ogni altra merce, si adeguano alle logiche
del mercato. Quando l’alcol allenta un poco la morsa e ci toglie
la museruola, la notte diventa un grande zoo, una confessione
biologica dove ognuno cerca disperatamente di capire come ha
fatto ad insediarsi tutta quell’angoscia. Giorno dopo giorno. Da
anni, da secoli. Come abbiamo fatto a non sentirla entrare? E
per quanto riguarda gli altri...Beh, cerchiamo di essere realisti.
Possiamo dire di conoscerci appena. Siamo tutti degli estranei.
D’altronde almeno una mezza dozzina di cristiani desidera la
nostra morte ogni giorno o no? In coda sulla tangenziale, il lunedì
mattina in ufficio…Chi non vorrebbe torturare il cane del vicino,
o schiacciare qualche ciclista di tanto in tanto? Se volete provare
l’esatta inesistenza di Dio, salite in una metro affollata di vostri
simili in pieno agosto.
LACCI
25 gen - 12 feb
LACCI
25/01/17 - 12/02/17
«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua
moglie».
Domenico Starnone
LACCI
tratto dal romanzo di Domenico Starnone
edito da Einaudi
con Silvio Orlando
e con in ordine alfabetico
Roberto Nobile | Sergio Romano
Maria Laura Rondanini | Vanessa Scalera
e Giacomo de Cataldo
scene Roberto Crea
costumi Silvia Polidori
luci Gaetano La Mela
regia Armando Pugliese
produzione
Cardellino srl
Si apre così la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato
di casa, lasciandola in preda ad una tempesta di rabbia impotente
e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani
all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma
poi attorno a loro il mondo è cambiato e ritrovarsi a trent’anni
con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più
che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato
della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre
gioiosi, e lei a Napoli con i figli a misurare l’estensione del silenzio
e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare
pur di non sentirci in trappola? Che cosa perdiamo, quando
scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale
dell’abbandono, ma nulla è più tenace di quei lacci invisibili che
legano le persone le une alle altre. A volte basta un gesto minimo
per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte.
Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima,
il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i nostri
fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno
compagnia per una vita intera.
«Abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci
molto meno di quanto ci nascondiamo».
Domenico Starnone
IL LAVORO DI VIVERE
15 feb - 26 feb
IL LAVORO DI VIVERE
15/02/17- 26/02/17
Andrée Ruth Shammah, con la complicità di Carlo Cecchi, uno
degli ultimi grandi maestri del Teatro Italiano, qui protagonista
insieme a Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto, confeziona con
la consueta eleganza e raffinatezza la regia di Il lavoro di vivere di
Hanoch Levin, il più importante autore e drammaturgo israeliano.
Il teatro di Levin è irriverente: la poesia si nasconde dentro le
situazioni più imbarazzanti, i suoi testi sono una commistione di
spiritualità nobile e cruda realtà; dalla critica alla cultura borghese,
ai contrasti tra carne e spirito, arte e culo, perché il meschino sogna
di stare sotto il riflesso della luce della felicità altrui. Così accade
anche per Il lavoro di vivere, una storia d’amore fra due persone di
mezza età, in cui l’amore appare a barlumi folgoranti, in mezzo a
un mare di insulti, parole durissime e rimpianti. Lo spettatore ride
di gusto, senza accorgersi che sta ridendo di se stesso.
IL LAVORO DI VIVERE
di Hanoch Levin
con Carlo Cecchi
e con Fulvia Carotenuto | Massimo Loreto
scene Gian Maurizio Fercioni
luci Gigi Saccomandi
costumi Simona Dondoni
musiche Michele Tadini
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
ripreso da Carlo Cecchi
produzione
Teatro Franco Parenti
SCANNASURICE
08 mar -19 mar
SCANNASURICE
SCANNASURICE
Premio della
Critica 2015
Migliore
spettacolo
di Enzo Moscato
con Imma Villa
scene Roberto Crea
suono Hubert Westkemper
musiche originali Paolo Coletta
costumi Daniela Ciancio
disegno luci Cesare Accetta
regia Carlo Cerciello
produzione
Elledieffe | Teatro Elicantropo
Anonima Romanzi
08/03/17 - 19/03/17
Scannasurice è il testo che nel 1982 segnò il debutto di Enzo
Moscato come autore e interprete. Oggi con questa straordinaria
interpretazione di Imma Villa è diventato un piccolo classico
aggiudicandosi il Premio della Critica 2015 come Migliore
spettacolo.
Ambientato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice
è una sorta di discesa agli inferi di un personaggio dall’identità
androgina nell’ipogeo napoletano dove abita all’interno di una
stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità. In
compagnia dei topi, metafora dei napoletani stessi, e dei fantasmi
delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella‘mbriana al
Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione,
va alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della
storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e
metafisicamente.
Il personaggio fa la vita, batte. È, originariamente, un femminiello
dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma i femminielli di Enzo Moscato
sono creature senza identità, che vanno oltre l’identità sessuale,
quasi mitologiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del
personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. In un dialetto lirico
e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla
imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie,
in un’alternanza di ritmi e di sonorità che rendono profondamente
affascinante un testo ed uno spettacolo propriamente
caratterizzato dalla parola.
Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti
successivi: il primo nel 1982 ed il secondo su impulso di Annibale
Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Si tratta di una morte
simbolica, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.
l’isola degli schiavi
22 mar - 09 apr
l’isola degli schiavi
l’isola degli schiavi
di Pierre de Marivaux
con in ordine alfabetico
Giovanni Anzaldo | Ippolita Baldini
Carla Ferrato | Stefano Fresi
Carlo Ragone
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Stefano Fresi
regia Ferdinando Ceriani
produzione
KHORA.teatro
22/03/17- 09/04/17
E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli
schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le
malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli
alla ragione?
L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici
italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione
francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, ne’ l’abolizione
dei privilegi, ma una “piccola”, semplice, utopia umana: la
possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la
sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un
gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare
repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei
padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni
sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida i quattro in una sorta di
onirico gioco teatrale fatto di travestimenti, di gags, di buffonerie
e di musica, che riecheggia quella commedia dell’arte ormai in
piena trasformazione.
Con grande leggerezza e con un linguaggio che si fa naturalmente
musica e canto, Marivaux ci descrive l’ingegneria dei sentimenti
dei suoi personaggi: non perde un solo passaggio, una sola
vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo
magnetico che collega un animo all’altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa
più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora
oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non
chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che
il cuore sia solo una “sovrastruttura”.
L’Isola degli schiavi è un testo classico di sorprendente attualità
e densità per la storia e i temi affrontati ma è anche un grande
gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi
potenzialità espressive e comiche.
COSMETICA DEL NEMICO
12 apr - 30 apr
COSMETICA DEL NEMICO
COSMETICA DEL NEMICO
di Amélie Nothomb
con Kaspar Capparoni
e cast in via di definizione
regia Chiara Noschese
produzione
Casanova Teatro
PRIMA NAZIONALE
12/04/17 - 30/04/17
«Sono incappata nella Cosmetica del nemico quasi per caso, anche
se io non credo molto nelle casualità. Quel titolo mi aveva attratto
immediatamente; il giorno dopo avevo in mano il libro e dopo aver
letto tre pagine, già me lo immaginavo in scena», scrive Chiara
Noschese. «L’autrice, Amélie Nothomb è una donna come me,
ed ha, più o meno, la mia stessa età, altre casualità. I protagonisti
della storia sono due uomini, ed io, essendo abituata a lavorare
e vivere in un mondo di uomini, sono molto affascinata dalle
dinamiche dell’universo maschile».
Il romanzo sembra già scritto come una sceneggiatura di un
thriller, per nulla descrittivo, con ritmi serrati e verticalizzazioni
narrative improvvise che tolgono il fiato.
Kosmos rappresenta l’ordine assoluto e la cosmetica è
quell’insieme di tecniche e mezzi per riportare le cose al loro stato
di origine. La strada potrebbe rivelarsi faticosa, rischiosa, a volte
pericolosa da percorrere, però inevitabile.
Tutto inizia e finisce nello stesso luogo. La sala d’aspetto di un
aeroporto, un uomo attende per ore la partenza più volte rinviata
del suo volo, qualcuno gli si avvicina per parlare, inutile rifiutarsi
o provare a sottrarsi, non esiste alcuna via di fuga, almeno
apparentemente.
LA PIù LUNGA ORA
03 mag -21 mag
LA PIù LUNGA ORA
RICORDI DI DINO CAMPANA, poeta, pazzo
LA PIù LUNGA ORA
RICORDI DI DINO CAMPANA, POETA, PAZZO
scritto e diretto da
Vinicio Marchioni
con Vinicio Marchioni
Milena Mancini | Ruben Rigillo
musiche composte ed eseguite dal vivo
da Ruben Rigillo
produzione
Casanova Teatro
03/05/17 - 21/05/17
Dino Campana. Un poeta, un pazzo, un viaggiatore, un manesco,
un intellettuale, un uomo che ha fatto mille mestieri. Campana
che scrive Canti Orfici, la sua unica composizione poetica che ha
illuminato la letteratura europea del Novecento. Campana, che
Carmelo Bene definiva il suo poeta preferito, riscrisse i Canti
Orfici a memoria, sforzo che ha definitivamente piegato il suo
già precario equilibrio mentale, dopo che due editori di Firenze
avevano perduto il manoscritto originale. Campana conclude la
sua esistenza nel manicomio di Castelpulci a Scandicci, nel 1932,
dopo quattordici anni di internamento.
Cosa fa un poeta, un viaggiatore, un malato di schizofrenia o
più semplicemente un uomo che ha vissuto e scritto come Dino
Campana, in un manicomio per tanto tempo? Come fa un uomo
a sopravvivere a se stesso e alla propria esistenza rinchiuso in un
manicomio per tanti anni? “Essere è essere percepiti” scriveva
Beckett. Si vive attraverso lo sguardo degli altri e, quando gli
altri non ci guardano più, si ha solo la possibilità di raccontare
la propria storia a se stessi, per assicurarsi o illudersi che quella
storia sia esistita realmente. Non certo uno spettacolo di ricordi
intellettuali o aneddotici quindi, ma uno spettacolo-concerto per
voci e musica attraverso il cuore di Campana mentre cerca di
ridirsi la vita, di ri-viverla, di ri-metterla in scena per non perdere
la memoria di se stesso. Come a memoria ha riscritto il suo
capolavoro perché “se lo riscrivevo potevo esistere”.
Dalla sua memoria emerge anche la figura di Sibilla Aleramo,
poetessa, donna dalla vita altrettanto burrascosa e drammatica.
Emergono i suoi ricordi personali di donna intrecciati a quelli
dell’amato Dino per Alda Merini “innamorati del proprio dolore”.
Per scoprire che non c’è nulla che possa far morire l’istinto alla
poesia in ognuno di noi.
Per provare a dire, come Campana, che solo la poesia salverà il
mondo.
ombretta calco
24 mag - 04 giu
OMBRETTA CALCO
OMBRETTA CALCO
di Sergio Pierattini
con Milvia Marigliano
scene Roberto Crea
costumi Rita Zangari
disegno luci Paolo Carbone
regia Peppino Mazzotta
produzione
Rossosimona
Officine Vonnegut
24/05/17 - 04/06/17
«L’estate scorsa passai parte del mese di luglio a Milano. Un giorno
mi trovai a passare per Piazza Maciachini, diretto a casa di una
amica che abita lì vicino. Erano passate da poco le tredici, e la
giornata era torrida. Notai una donna seduta, immobile sopra una
panchina. Quando fui a pochi metri da lei rimasi colpito dal
colorito pallido del suo viso e dalla posizione del capo, immobile
e leggermente reclinato all’indietro. Pensai che stesse dormendo
ma avvicinandomi alla panchina notai che aveva gli occhi aperti e
che respirava faticosamente. “Si sente bene signora?” le chiesi. Lei
voltò lo sguardo verso di me e rispose sorridendo: “Sì, grazie, sto
bene, solo un po’ di caldo”. Mi sentii di aggiungere: “Abita qui vicino?
Posso accompagnarla se ha bisogno”. “Mi passa…è solo il caldo.
Mi è già passato, non si preoccupi”. La salutai e proseguii la mia
strada. Un’ora dopo ripassando per la piazza, notai un’ambulanza
nei pressi della panchina dove poco prima avevo visto la donna.
Mi avvicinai. In quel momento l’ambulanza ripartì a sirene spente.
Chiesi a un passante cosa fosse successo. Mi rispose che una
donna era stata trovata morta sopra una panchina.
Il ricordo di quell’incontro, il senso di colpa di non aver fatto
qualcosa che avrebbe potuto salvare la vita a quella donna, resero
amari i giorni seguenti. Tornai a Roma ma ci volle molto tempo per
dimenticare quell’episodio. Quest’anno, a maggio sono tornato a
Milano. Una sera accetto l’invito a cena dell’amica che abita vicino
a Piazza Maciachini. Manca poco alle otto. Ripasso da quella
piazza. Seduta su quella stessa panchina vedo una donna. Mi
avvicino: è immobile e il capo è leggermente reclinato all’indietro.
È lei. La saluto, sorpreso. Lei alza la testa, mi sorride, ricambia il
saluto. Il giorno dopo ho cominciato a scrivere Ombretta Calco.»
Sergio Pierattini
Chi è Ombretta Calco? Perché si è seduta su una panchina in
una giornata torrida di luglio, a pochi passi dal portone di casa
sua? Perché deve ripercorrere gli eventi sensibili della sua vita
scavando ossessivamente nei ricordi? E perché deve ingaggiare,
sotto il sole cocente, un duello con se stessa come se fosse una
resa dei conti? Ombretta sta facendo un viaggio. Il viaggio più
importante della sua vita. Un viaggio fuori dai vincoli imposti dal
tempo e dallo spazio.
BIGLIETTERIA
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Balconata I - centrale
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Balconata I - laterale
Balconata II - laterale
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BIGLIETTI E PROMOZIONI
TEATRO ELISEO
Platea
PICCOLO ELISEO
Platea
INTERO
€ 40
INTERO
€ 30
I biglietti degli spettacoli al Teatro Eliseo e al Piccolo Eliseo sono in vendita presso la
Biglietteria del Teatro Eliseo e online sui siti teatroeliseo.com e vivaticket.it
I prezzi dei biglietti sono comprensivi di prevendite e commissioni online.
La prevendita verrà applicata fino a un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
SPECIALE PROMOZIONE PER I POSSESSORI DI CARD ATAC
Per tutti gli abbonati annuali Metrebus e per gli abbonati mensili possessori di Metrebus
Card, riduzione del 10% sul prezzo intero del biglietto di ingresso, mostrando la tessera
direttamente in biglietteria.
PROMOZIONI E AGEVOLAZIONI
ABBONATI E POSSESSORI CARD
Gli abbonati e i possessori di Card del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo potranno acquistare
gli spettacoli fuori abbonamento con il 10% di sconto.
SPECIALE GRUPPI E SCUOLE
Sono previste riduzioni per gruppi, CRAL, associazioni e scuole.
Per informazioni contattare
l’UFFICIO PROMOZIONE PUBBLICO
al 06 69317099 oppure scrivere a [email protected]
GIORNI E ORARIO DI APERTURA
Dal lunedì al venerdì
9.30 - 13.30 | 14.30 - 18.30
ABBONAMENTI E CARD
2016/2017
ABBONAMENTI E CARD | TEATRO ELISEO
ABBONAMENTI E CARD | PICCOLO ELISEO
ABBONAMENTI E CARD
Abbonamenti e card alla Stagione 2016/2017 del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo possono
essere acquistati presso la biglietteria del Teatro Eliseo e online su teatroeliseo.com.
Inoltre possono essere acquistati attraverso il circuito Vivaticket.
I prezzi degli abbonamenti sono comprensivi di prevendite e commissioni.
ABBONAMENTO 13 SPETTACOLI
Giorno e posto libero
INTERO
RIDOTTO
Over 65
Poltrona
ABBONAMENTO 11 SPETTACOLI
Posto Fisso
INTERO
RIDOTTO
Over 65
Platea
Balconata I
Balconata II
Balconata III
€330
€275
€220
€165
€195
CRAL
Convenzioni
Gruppi
Associazioni
Under 30
€165
€145
CRAL
Convenzioni
Gruppi
Associazioni
Under 30
€280
€235
€190
€140
€230
€195
€155
€120
ABBONAMENTO 7 SPETTACOLI*
Giorno e posto fisso
INTERO
RIDOTTO
Over 65
Poltrona
Convenzioni
€105
€90
CRAL
Gruppi
Associazioni
Under 30
€80
ABBONAMENTO 7 SPETTACOLI*
Posto Fisso
INTERO
RIDOTTO
Over 65
Platea
Balconata I
Balconata II
Balconata III
€220
€185
€150
€115
CRAL
Convenzioni
Gruppi
Associazioni
Under 30
€185
€155
€125
€95
€150
€130
€105
€80
ABBONAMENTO A DOMICILIO
Per la stagione 2016/17 il Teatro Eliseo offre l’opportunità di fare l’abbonamento
direttamente a domicilio. Basta contattare la biglietteria del Teatro al numero 06 83510216
o all’indirizzo email [email protected] per prendere appuntamento. Uno dei
nostri incaricati vi raggiungerà a casa consentendovi - senza alcun costo aggiuntivo - di
abbonarvi alla nostra stagione. Potrete pagare in contanti oppure con carta di credito Visa
o Mastercard, scegliendo il posto di vostro gradimento.
* Percorso A | VIAGGIO D’AUTORE: Americani - Glengarry Glen Ross; Il Giuoco delle parti; Don Chisciotte;
Edipo - Edipo Re - Edipo a Colono; Romeo e Giulietta, Spaccanapoli Times.
* Percorso B | CONTEMPORANEO: Americani - Glengarry Glen Ross; La pazza della porta accanto;
Qualcuno volò sul nido del cuculo; L’ora di ricevimento; Rosalind Franklin - Il segreto della vita; Spaccanapoli Times; Play Strindberg.
* Percorso C | PROTAGONISTI: Americani - Glengarry Glen Ross; La pazza della porta accanto; Don Chisciotte;
Edipo - Edipo Re - Edipo a Colono; Romeo e Giulietta; L’ora di ricevimento; Rosalind Franklin - Il segreto della vita.
* Percorso A | SETTE VITE: American Buffalo; Io sono Misia - L’ape regina dei geni; Altrove; Animali da bar; Lacci;
Cosmetica del nemico; La più lunga ora - Ricordi di Dino Campana, poeta, pazzo.
* Percorso B | SETTE STORIE: Risorgi; Paradiso 2.0 - Un Atto di Dio; Lacci; Il lavoro di vivere; Scannasurice;
L’isola degli schiavi; Ombretta Calco.
ELISEO OPEN - NOVITÀ 2016
Card ad ingressi Teatro Eliseo/ Piccolo Eliseo INTERO
RIDOTTO
CRAL
Gruppi
Over 65
€240
Convenzioni
Associazioni
Under 30
€200
€160
Eliseo Open è la nuova card che permette di godere di tutti gli spettacoli della stagione 2016/17 in completa
autonomia. Con Eliseo Open è possibile prenotare uno spettacolo fino all’ultimo momento e scegliere di venire
da soli o accompagnati da una o più persone. Si può assistere agli spettacoli in programma al Teatro Eliseo o al
Piccolo Eliseo, prenotando a partire da una settimana prima della replica selezionata: il costo del biglietto verrà
scalato dalla cifra presente nella Eliseo Card, esattamente come una qualsiasi carta prepagata. E si può decidere
anche di cambiare la propria scelta, al costo aggiuntivo di soli 5€.
Per scoprire la nuova Eliseo Open basta contattare la biglietteria al numero 06 83510216 o inviare una mail a
[email protected]
Tutti i regolamenti relativi ad abbonamenti e card sono presenti su teatroeliseo.com
INFORMAZIONI
E CONTATTI
BIGLIETTERIA
Via Nazionale, 183 | 00184 Roma
06 83510216
[email protected]
GIORNI E ORARIO DI APERTURA
Lunedì: 11.00 - 17:30
Dal martedì al sabato: 10.00 - 19.00
Domenica: 10.00 - 17.30
BIGLIETTERIA ONLINE
teatroeliseo.com
CIRCUITO VIVATICKET
Biglietteria online | vivaticket.it
Call center | 892.234
MODALITÀ DI ACQUISTO
I pagamenti presso la biglietteria del
Teatro Eliseo possono essere effettuati con
denaro contante in euro, assegno circolare
non trasferibile, PagoBancomat, carta di
credito, circuiti Visa e Mastercard.
E’ possibile effettuare pagamenti telefonici
comunicando al personale della biglietteria
i dati della propria carta di credito. Tali
informazioni non verranno custodite
dal Teatro Eliseo, ma verranno utilizzate
esclusivamente per effettuare la transazione
richiesta.
COME RAGGIUNGERCI
AUTOSTRADA
Uscita autostrada A24, centro città
MEZZI PUBBLICI
BUS: 70 | 170 | 71 | 60 | 64 | 40 | H | 117
Fermate: Nazionale-Palazzo delle
Esposizioni, Nazionale - Quirinale, Via
Milano
METRO A: Repubblica
METRO B: Cavour
PARCHEGGIO
Gli spettatori del Teatro Eliseo e del
Piccolo Eliseo potranno parcheggiare i
loro automezzi per tutta la durata dello
spettacolo al costo di € 5 nei seguenti
garage convenzionati:
Garage Nazionale
Via Napoli, 35
06 4818923
aperto tutti i giorni incluso domenica e
festivi dalle 6.30 alle 1.30
Parking Sant’Agata
Via Sant’Agata dei Goti, 19
06 6791518 | 347 5810110
aperto dal lunedì al sabato dalle 6.30 alle
24.00
chiuso domenica e festivi dalle 13.00 alle
18.30 (sosta massima tre ore)
Per poter beneficiare dello sconto, basterà
esibire il tagliando (biglietto o abbonamento)
del Teatro Eliseo o del Piccolo Eliseo al
personale di cassa del garage.
INFORMAZIONI GENERALI
Gli spettatori devono essere sempre muniti
di biglietto, tagliando abbonamento o Card
da esibire a semplice richiesta del personale
di sala addetto al controllo.
I biglietti e i tagliandi valgono esclusivamente
per le date indicate sugli stessi.
Il cambio di data dovrà obbligatoriamente
essere richiesto con almeno 24 ore di
anticipo sulla data indicata sul biglietto di
abbonamento. In caso contrario la direzione
si riserva di non consentire l’accesso alla sala
e/o al settore indicato sul tagliando.
Per gli abbonati a posto fisso, è possibile
effettuare cambio di turno pagando una
commissione pari a €5.
Nel caso di furto o smarrimento della
tessera di abbonamento o Card non si
rilasciano duplicati. In tali casi, per usufruire
del proprio posto, l’abbonato o il possessore
di Card dovrà presentare alla biglietteria
del Teatro Eliseo autocertificazione
dell’avvenuto furto o smarrimento.
È vietato l’accesso in platea a spettacolo
iniziato: gli spettatori in ritardo saranno
accompagnati dal personale di sala nelle
balconate e fatti accomodare nei posti
eventualmente rimasti liberi.
In sala è richiesto il rispetto del silenzio: gli
spettatori sono pertanto invitati a spegnere
i telefoni cellulari e a disattivare i dispositivi
con suoneria; è vietato il consumo di cibi
o bevande. Non è consentito l’utilizzo
di macchine fotografiche, apparecchi di
registrazione audio e/o video. Ai sensi
della legge 584/75 la Direzione del Teatro
Eliseo rammenta che nei locali del Teatro
non è ammesso fumare. Negli spazi interni
del Teatro non è gradito l’utilizzo delle
sigarette elettroniche.
Il servizio di guardaroba è a pagamento.
È obbligatorio il deposito di ombrelli,
caschi, zaini o di oggetti potenzialmente
dannosi per persone o cose.
La Direzione si riserva la possibilità
di effettuare spostamenti dei posti
assegnati o di apportare modifiche alla
programmazione annunciata per ragioni
tecniche o cause di forza maggiore.
La Direzione si riserva altresì la facoltà di
modificare o sospendere le promozioni
attive. Eventuali variazioni di date, orari,
luoghi, programmi, prezzi o artisti saranno
comunicate tempestivamente suo sito
istituzionale teatroeliseo.com, sui profili
social del Teatro Eliseo, sulla stampa locale
e/o attraverso affissioni.
Tranne per cause di forza maggiore,
in caso di annullamento di una
manifestazione la Direzione del Teatro
Eliseo si riserva la possibilità di effettuare
una
rappresentazione
sostitutiva,
anche in date diverse. Nel caso di non
sostituzione, sarà rimborsato l’intero
importo del biglietto o la corrispondente
quota di abbonamento esclusivamente
su presentazione del tagliando integro
in tutte le sue parti o di tessera
abbonamento entro dieci giorni dalla data
di annullamento dello spettacolo.
All’interno dei locali del Teatro Eliseo
e del Piccolo Eliseo potrebbero essere
presenti fotografi e troupe televisive ai
quali è consentito scattare fotografie o
effettuare riprese audio/video prima,
durante e dopo lo spettacolo. Le eventuali
immagini raccolte potranno essere
trasmesse su emittenti televisive, diffuse
a mezzo stampa, su siti internet o profili
social (informativa art. 13 D.Lgs 196/03
testo unico sulla privacy per il pubblico).
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