Scarica il book
Transcript
Scarica il book
LA GRANDE STAGIONE| teatro eliseo 27 settembre - 30 ottobre 2016 AMERICANI Glengarry Glen Ross di David Mamet con Sergio Rubini | Gianmarco Tognazzi | Francesco Montanari e con Roberto Ciufoli | Gianluca Gobbi | Giuseppe Manfridi direzione artistica LUCA BARBARESCHI PRIMA NAZIONALE 1 - 20 novembre 2016 IL GIUOCO DELLE PARTI da Luigi Pirandello con Umberto Orsini e con Alvia Reale regia ROBERTO VALERIO 22 novembre - 11 dicembre 2016 LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO di Claudio Fava con Anna Foglietta regia ALESSANDRO GASSMANN 13 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017 DON CHISCIOTTE di Miguel de Cervantes con Luca Barbareschi | Chiara Noschese | Gianluca Gobbi regia LUCA BARBARESCHI 10 - 29 gennaio 2017 QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO di Dale Wasserman con Daniele Russo | Elisabetta Valgoi regia ALESSANDRO GASSMANN Stagione 2016/2017 14 febbraio - 5 marzo 2017 ROMEO E GIULIETTA di William Shakespeare con Lucia Lavia | Antonio Folletto e con Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio regia ANDREA BARACCO 7 - 26 marzo 2017 L’ORA DI RICEVIMENTO Banlieue di Stefano Massini con Fabrizio Bentivoglio regia MICHELE PLACIDO 28 marzo - 16 aprile 2017 ROSALIND FRANKLIN Il segreto della vita di Anna Ziegler con Asia Argento | Filippo Dini regia FILIPPO DINI PRIMA NAZIONALE 18 aprile - 7 maggio 2017 SPACCANAPOLI TIMES scritto e diretto da Ruggero Cappuccio con Ruggero Cappuccio | Giovanni Esposito 9 - 21 maggio 2017 PLAY STRINDBERG di Friedrich Dürrenmatt con Maria Paiato | Franco Castellano | Maurizio Donadoni regia FRANCO PERÒ 31 gennaio - 12 febbraio 2017 EDIPO Edipo Re - Edipo a Colono di Sofocle con Glauco Mauri | Roberto Sturno regie ANDREA BARACCO Edipo re | GLAUCO MAURI Edipo a Colono ORARIO SPETTACOLI martedì, giovedì, venerdì ore 20.00 sabato ore 16.00 e ore 20.00 mercoledì, domenica ore 17.00 AMERICANI GLENGARRY GLEN ROSS 27 sett - 30 ott AMERICANI GLENGARRY GLEN ROSS 27/09/16 - 30/10/16 Glengarry Glen Ross è una feroce rappresentazione del mondo degli affari e della nostra avida e competitiva società americana per la quale David Mamet, nel 1984, ha ricevuto il Premio Pulitzer, e dalla quale nel 1992 trarrà la sceneggiatura per il film Americani diretto da James Foley con Al Pacino, Jack Lemmon, Alec Baldwin e Kevin Spacey. Per risollevare l’agenzia immobiliare da una difficile situazione economica, Blake lancia una sfida a tutti i dipendenti: chi riuscirà a vendere di più avrà in premio una Cadillac, il secondo vincerà un servizio di coltelli da bistecca, per tutti gli altri licenziamento imminente. Tra i dipendenti si scatena subito l’ira e il panico. AMERICANI GLENGARRY GLEN ROSS di David Mamet traduzione Luca Barbareschi con Sergio Rubini Gianmarco Tognazzi Francesco Montanari e con Roberto Ciufoli Gianluca Gobbi Giuseppe Manfridi direzione artistica Luca Barbareschi produzione Casanova Teatro PRIMA NAZIONALE «È il più bel testo sulla crisi dei valori economici. Là dove la speculazione finanziaria vince sull’uomo contano solo i risultati. I testi sono composti da una serie di botta e risposta molto rapidi, puntini sospensivi e una quantità incredibile di pause. Concentrando le nostre energie sul non detto, con gli attori abbiamo scoperto che il segreto della scrittura di Mamet è in quello che non è scritto. Tra una pausa e una mezza pausa c’è tutta la sua poetica e quando le unisci alla fine diventano musica. È come ascoltare un disco di Miles Davis. Un vero e proprio capolavoro!» Luca Barbareschi IL GIUOCO DELLE PARTI 01 nov - 20 nov IL GIUOCO DELLE PARTI IL GIUOCO DELLE PARTI da Luigi Pirandello adattamento Valerio | Orsini | Balò con Umberto Orsini e Alvia Reale e con Totò Onnis | Flavio Bonacci Carlo De Ruggieri | Alessandro Federico scene Maurizio Balò costumi Gianluca Sbicca regia Roberto Valerio produzione Compagnia Orsini 01/11/16 - 20/11/16 Originariamente, la vicenda vede un Leone Gala che si è pacificamente separato dalla moglie (che lo tradisce con l’amico Guido Venanzi) a condizione di farle visita ogni sera, in modo da mantenere di fronte all’opinione pubblica il suo ruolo di marito. Questo accordo col passare del tempo si rivela insopportabile a Silia, l’ex moglie, che confida all’amante il desiderio di volersi sbarazzare del marito, la cui presenza-assenza le è diventata insostenibile. Il casuale irrompere nella casa di lei di un gruppo di ubriachi che tentano di farle violenza, senza però riuscirci, le offre un pretesto inatteso: potrebbe mettere a repentaglio la vita del marito trascinandolo in un duello. Alla notizia del fatto Leone Gala appare tranquillo: si è vuotato di ogni sentimento ed ha trovato un pernio che gli permette di affrontare ogni situazione, anche la più critica. Infatti, grazie alla sua incrollabile dialettica e al suo nichilismo, si sottrae al complotto ordito dalla moglie e dall’amante trasformandosi da vittima in carnefice. Luigi Pirandello ha scritto una commedia nera, dove matrimonio, tradimento, onore e omicidio si inseguono in una logica successione. La novità di questo allestimento sta nell’aver immaginato un futuro per Leone Gala dopo quel tragico avvenimento: lui, uomo di lettere, costretto a macchiarsi di un delitto, non riesce a liberarsi dal suo passato che riaffiora facendogli rivivere tutta la vicenda, come in un ammasso di ricordi, di ricostruzione dei fatti di chi è sopravvissuto. L’inferno del matrimonio è reinterpretato in un’ottica vicina al teatro di Strindberg, dove l’abisso morale dei protagonisti si alterna al gioco dialettico che ha quasi sempre guidato la lettura di questo testo. Alvia Reale conferisce a Silia un connotato più vicino alla novella nella quale Pirandello aveva tracciato il suo primo approccio alla vicenda (quando si è capito il giuoco), e Totò Onnis regala un ritratto inedito alla figura di Guido Venanzi. Orsini si dibatte fra i fantasmi che popolano una mente in cui il tempo batte i suoi colpi, rimbalzandoli confusamente dal passato al presente, e viceversa. LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO 22 nov - 11 dic LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO di Claudio Fava con Anna Foglietta e con Angelo Tosto | Alessandra Costanzo Sabrina Knaflitz | Liborio Natali Olga Rossi | Cecilia Di Giuli Stefania Ugomari Di Blas Giorgia Boscarino | Gaia Lo Vecchio ideazione scenica Alessandro Gassmann con la collaborazione di Alessandro Chiti costumi Mariano Tufano musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi disegno luci Marco Palmieri videografie Marco Schiavoni regia Alessandro Gassmann produzione Teatro Stabile di Catania | Teatro Stabile dell’Umbria 22/11/16 - 11/12/16 «Si va in manicomio per imparare a morire», scriveva Alda Merini in uno dei suoi aforismi più famosi. E invece la poetessa dei navigli amava la vita e amava l’amore. La pazza della porta accanto, intenso atto unico di Claudio Fava, vuole essere un omaggio alla figura di una donna dalla straordinaria parabola artistica e umana, ai suoi versi dalla forte componente mistica. Ma il testo è altresì una denuncia civile contro i trattamenti subiti da chi, proprio come Alda Merini, ha conosciuto la discesa agli inferi nei manicomi prima della Riforma Basaglia del 1978. «Conosco Claudio Fava, la sua storia, la sua sensibilità, il suo impegno politico e sociale», dichiara il regista Alessandro Gassmann, «e conoscevo la storia del padre Giuseppe, vittima della mafia, una delle piaghe più dilanianti del nostro Paese. Conoscevo Alda Merini, la poetessa dei navigli, la drammaticità della sua esistenza; anch’io, come tanti, mi sono emozionato e commosso nel sentirla leggere i suoi appassionati versi. Dopo aver letto il testo di Claudio, ritratto giovanile, intimo e struggente della grande poetessa, ho avvertito immediatamente la necessità, direi l’urgenza, di metterlo in scena. Un testo che si sviluppa all’interno di un ospedale psichiatrico e che ripercorre la drammatica esperienza della Merini. Erano gli anni in cui la parola depressione non si conosceva e chi soffriva di questa malattia veniva definito pazzo. Erano anche gli anni in cui negli ospedali psichiatrici praticavano l’elettroshock e i bagni nell’acqua gelata. È in questa particolare dimensione alienante che la protagonista si trova a condividere le giornate con le altre malate, alle quali offre spontaneamente i suoi versi, ma soprattutto è il luogo dove nasce un’appassionante storia d’amore fra lei e un giovane paziente». La drammaturgia di Claudio Fava scorre per un’ora e venti minuti senza interruzione, sonda gli abissi della mente di Alda Merini, il suo rapporto con i compagni di degenza, la nostalgia per la famiglia e le figlie, rivela il suo senso profondo della maternità, la sua fede religiosa, la capacità di resistere alla cattività forzata del manicomio, l’aspirazione profonda alla libertà del corpo e della mente. DON CHISCIOTTE 13 dic - 08 gen DON CHISCIOTTE DON CHISCIOTTE di Miguel de Cervantes adattamento di Roberto Cavosi con Luca Barbareschi Chiara Noschese | Gianluca Gobbi scene Paolo Polli costumi Silvia Bisconti luci Juraj Saleri musiche Arturo Annecchino regia Luca Barbareschi produzione Casanova Teatro Fondazione Teatro della Toscana Stabile del Friuli Venezia Giulia 13/12/16 - 08/01/17 Trasporre uno dei più importanti romanzi della letteratura mondiale, come il Don Chisciotte, per la scena teatrale, è un’impresa tanto ardita e visionaria quanto il destino stesso del personaggio che intende rappresentare. Eppure, quell’uomo di mezza età con la mania della letteratura cavalleresca, così violentemente ispirato da travolgere se stesso ed il suo casuale compagno di viaggio, Sancho, in un viaggio romanzesco con l’intento di riparare i torti del mondo, vive in un presente assoluto e mitico. Così come la Spagna del suo tempo non è quella che l’eroe cavalleresco si illude di trovare attorno a sé, lo stesso accade al Don Chisciotte odierno. È una contemporaneità ugualmente estranea che egli si trova ad affrontare e, in questo suo viaggio della mente, è solo come potrebbe esserlo un qualsiasi straniero alla periferia del mondo, sostanzialmente e linguisticamente estraneo alla realtà. La lezione scenica che sta alla base di questa trascrizione è quella del grande teatro del Novecento: una coppia di clown attraversa episodi paradossali di vita quotidiana, con un risultato esilarante. La comicità dei due è spesso involontaria, situazionale, e scaturisce dallo sguardo impietoso dei personaggi che i due si trovano ad incontrare e dalla convinzione folle che alberga in Don Chisciotte di trovarsi sempre altrove, nel Giusto, guidato dalla delirante certezza di agire in nome del bene e dell’amore. Accanto a questo grande personaggio tragicomico vi è la straniante comicità di Sancho, innamorato dell’ipotesi di diventare Re di un’isola, abitato da altrettanta tracotante mania di grandezza. In questo viaggio non può mancare l’obiettivo ideale, l’amore per Dulcinea, oggetto agognato che si manifesta in forma di tante donne diverse, che lo sfidano, lo incalzano, lo spingono avanti nella ricerca e alla fine lo aspetteranno al traguardo della vita, per accompagnarlo nella sua fine. Un grande backstage sarà la scena allestita, palco e platea, come un teatro dismesso. Camerini e specchi a vista, il grande teatro del mondo è sotto gli occhi degli spettatori. I due clown si avventurano in una scena disvelata, dove il potere dell’illusione trasforma spazi e cose come in un sogno. E mentre i due attraversano il mondo che cambia, velocemente, intorno a loro, subendone il passaggio come quello di un corpo estraneo, quel filo teso di malinconia che è alla base del racconto resta negli occhi di Don Chisciotte, che si spinge nel suo mondo immaginario in ricerca di un senso da dare ad una vita che si rifiuta di guardare e che non sa comprendere. QUALCUNO VOLò SUL NIDO DEL CUCULO 10 gen -29 gen QUALCUNO VOLò SUL NIDO DEL CUCULO QUALCUNO VOLò SUL NIDO DEL CUCULO di Dale Wasserman dall’omonimo romanzo di Ken Kesey traduzione Giovanni Lombardo Radice adattamento Maurizio de Giovanni con Daniele Russo | Elisabetta Valgoi e con Mauro Marino | Giacomo Rosselli Alfredo Angelici | Emanuele Maria Basso Giulio Federico Janni | Daniele Marino Gilberto Gliozzi | Antimo Casertano Gabriele Granito | Giulia Merelli scene Gianluca Amodio costumi Chiara Aversano luci Marco Palmieri musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi videografie Marco Schiavoni uno spettacolo di Alessandro Gassmann produzione Fondazione Teatro di Napoli 10/01/17 - 29/01/17 Qualcuno volò sul nido del cuculo è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli occhi di Randle McMurphy, uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera, la vita dei pazienti di un manicomio statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato. Nel 1971 Dale Wasserman ne realizzò, per Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della sceneggiatura dell’omonimo film di Miloš Forman, interpretato da Jack Nicholson, entrato di diritto nella storia del cinema. Oggi, la drammaturgia di Wasserman torna in scena, rielaborata dallo scrittore Maurizio de Giovanni, che, senza tradirne la forza e la sostanza visionaria, l’ha avvicinata a noi, cronologicamente e geograficamente. Randle McMurphy diventa Dario Danise e la sua storia, insieme a quella dei suoi compagni, si trasferisce nel 1982, nell’Ospedale psichiatrico di Aversa. Alessandro Gassmann ha ideato un allestimento personalissimo, elegante e contemporaneo, dirigendo un cast eccezionale. Il risultato è uno spettacolo appassionato, commovente e divertente, imperdibile, per la sua estetica dirompente e per la sua forte carica emotiva e sociale. «Un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi, ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e che fa riflettere.» Alessandro Gassmann «Le Grandi Storie si riconoscono subito. Si possono leggere nei libri o vedere al cinema; si possono incontrare per caso, nelle parole di un anziano, o ascoltare alla radio; ci si può imbattere in una di esse in televisione, o intuirne qualcuna da una notizia su un giornale o sul web. Le Grandi Storie non necessitano di una forma precisa, perché vanno direttamente a ferire la superficie dell’anima e lasciano un’indimenticabile, meravigliosa cicatrice.» Maurizio de Giovanni EDIPO - edipo re - edipo a colono 31 gen - 12 feb EDIPO EDIPO RE - EDIPO A COLONO 31/01/17 - 12/02/17 «Edipo re e Edipo a Colono sono due capolavori fondamentali nella storia dell’uomo, per gli interrogativi che pongono alla mente e per la ricchezza di umanità e di poesia che ci donano. La storia di Edipo è la storia dell’Uomo, perché racchiude in sé tutta la storia del suo vivere. Edipo Re e Edipo a Colono sono due opere scritte in epoche diverse della vita di Sofocle ed è nell’accostamento di questi due grandi testi che poeticamente si esprime, e compiutamente si racconta, la favola di Edipo alla ricerca della verità. Alla fine del suo lungo cammino Edipo comprende se stesso, la luce e le tenebre che sono dentro di lui, ma afferma anche il diritto alla libera responsabilità del suo agire. Convinti che il teatro sia un’arte che può e deve servire all’arte del vivere, affrontiamo queste due opere classiche per trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento per comprendere il nostro presente, questo è il nostro impegno e il nostro desiderio.» Glauco Mauri EDIPO EDIPO RE - EDIPO A COLONO di Sofocle con Glauco Mauri | Roberto Sturno e con Ivan Alovisio | Elena Arvigo Laura Garofoli | Mauro Mandolini Roberto Manzi | Giuliano Scarpinato scene e costumi Marta Crisolini Malatesta musiche Germano Mazzocchetti regie Andrea Baracco Edipo Re Glauco Mauri Edipo a Colono produzione Compagnia Mauri Sturno Fondazione Teatro della Toscana A distanza di vent’anni, la compagnia Mauri - Sturno ritorna a mettere in scena i due capolavori di Sofocle, per analizzare più compiutamente il mito immortale di Edipo, affidando la regia a due diversi registi: Glauco Mauri, per Edipo a Colono, e Andrea Baracco per Edipo Re. Due registi, due generazioni a confronto, esempio di collaborazione e dialogo di due diverse esperienze teatrali, oltre che condizione indispensabile per il futuro del teatro. ROMEO E GIULIETTA 14 feb -05 mar ROMEO E GIULIETTA ROMEO E GIULIETTA di William Shakespeare con Lucia Lavia | Antonio Folletto e Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio e con Gabriele Portoghese Elisa Di Eusanio | Woody Neri Roberta Zanardo | Roberto Manzi Giacomo Vezzani | Mauro Conte Laurence Mazzoni | Dario Iubatti scene Marta Crisolini Malatesta costumi Irene Monti luci Pietro Sperduti musiche Giacomo Vezzani regia Andrea Baracco produzione KHORA.teatro 14/02/17 - 05/03/17 «In Romeo e Giulietta c’è una sorta di ossessione del tempo. La vicenda, infatti, si svolge in appena quattro giorni e a questa velocità non c’è spazio per alcuna correzione, non si inciampa, si cade, ci si rompe il collo, le ossa e si perde la vita. Giulietta passa in quattro giorni da bambina a donna matura, Romeo da ragazzo imbevuto di amor cortese a vendicatore, Mercuzio da vitalistico funambolo del linguaggio a cadavere. Cosa spinge Shakespeare ad accelerare così vorticosamente il tempo dell’azione? “Non c’è tempo” o meglio “il tempo è scaduto” sembrano sussurrarsi di continuo tra loro i personaggi, o almeno tutti quelli che possiedono ancora gambe per correre, gli altri invece, i genitori, il Principe, la Chiesa, rimangono seduti in luoghi ben protetti ad osservare, immobili. Un irriducibile antagonismo sociale avvicina Romeo e Giulietta più ad una tragedia borghese che ad una tragedia della vendetta o simili; i Capuleti e i Montecchi sono ricchi borghesi e Shakespeare pare denunciare soprattutto lo spirito mercantile e pragmatico del borghese, tutto teso a fare sfoggio della propria raggiunta posizione sociale, preoccupato solo del vantaggio economico della sua famiglia. Sia Romeo che Giulietta, più Giulietta che Romeo, mettono ferocemente in discussione quel patto col mondo, quella specie di abitudine ereditaria, di convenzione prolungata che i loro padri, o sarebbe meglio dire che la generazione precedente, ha stipulato e che non sembra aver proprio alcuna voglia di ritrattare. Romeo e Giulietta è anche la tragedia di Mercuzio, essere ambiguo e pornografico, né maschio né femmina, che più di ogni altro sente l’innata inadeguatezza e allora folle, rincorre versi e costruisce mondi, finché pazzo di gelosia si lancia come Aiace su una lama ben affilata. Shakespeare elimina troppo presto Mercuzio, perché egli è un intruso, perché egli è un essere monologante, perché con lui tra i piedi non è possibile nessuna tragedia. Perché è lui ad essere la tragedia.» Andrea Baracco L’ORA DI RICEVIMENTO - BANLIEUE 07 mar -26 mar L’ORA DI RICEVIMENTO L’ORA DI RICEVIMENTO BANLIEUE di Stefano Massini con Fabrizio Bentivoglio e con Francesco Bolo Rossini Giordano Agrusta | Arianna Ancarani Carolina Balucani | Vittoria Corallo Balkissa Maiga | Stefano Patti Samuel Salamone | Giulia Zeetti Marouane Zotti scene Marco Rossi costumi Andrea Cavalletto musiche originali Luca D’Alberto voce cantante Federica Vincenti luci Simone De Angelis regia Michele Placido produzione Teatro Stabile dell’Umbria 07/03/17 - 26/03/17 «Il professor Ardèche è un insegnante di materie letterarie. Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest’anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardèche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un’ora, dalle 11 alle 12 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l’intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardèche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all’avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell’esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. Il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.» Stefano Massini «Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti.» Michele Placido ROSALIND FRANKLIN - IL SEGRETO DELLA VITA 28 mar -16 apr ROSALIND FRANKLIN IL SEGRETO DELLA VITA ROSALIND FRANKLIN IL SEGRETO DELLA VITA di Anna Ziegler con Asia Argento | Filippo Dini regia Filippo Dini produzione Casanova Teatro PRIMA NAZIONALE 28/03/17 - 16/04/17 La grande Storia è la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito il segreto della vita. La vicenda, tuttavia, fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali. Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e e le proprie motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola; una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51 riuscì ad immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a se stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passando alla storia come il vero responsabile della grande scoperta, vincendo anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni. Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle scene, in cui la vicenda della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film, o quel sogno, che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente. SPACCANAPOLI TIMES 18 apr -07 mag spaccanapoli times spaccanapoli times di Ruggero Cappuccio con Giulio Cancelli | Ruggero Cappuccio Ciro Damiano | Giovanni Esposito Gea Martire | Marina Sorrenti regia Ruggero Cappuccio produzione Teatro Stabile di Napoli 18/04/17- 07/05/17 La pièce racconta la vicenda di quattro fratelli in lotta con il modernismo globalizzante che innesca nel mondo dinamiche sociali dalle quali i componenti della famiglia si sentono esclusi, sullo scenario di una Napoli contemporanea vista come detonatore della crisi etica. Spaccanapoli Times è una dirompente macchina comica che attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata velocità. La scrittura di Ruggero Cappuccio si materializza in un italiano che slitta sul terreno delle lingue del Sud, irrorandosi di anglicismi erosivi per una partitura sonora in cui fiammeggiano allegri dirompenti e adagi malinconici. Su tutto regna il ridere e sorridere, dove la comicità volontaria, sferzante e innocente, diventa una lente d’ingrandimento per leggere la realtà del male di vivere con impeto tagliente e irriguardoso. La scena si apre nella vecchia casa della famiglia Acquaviva: un appartamento all’ultimo piano di un palazzo situato in via Spaccanapoli. Gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie d’acqua, ormai vuote, che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza. Giuseppe ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo lo raggiungono nella dimora in cui hanno vissuto infanzia e adolescenza, ma il motivo della convocazione appare ambiguo e misterioso. La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati, innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente, tra i teneri rituali dell’infanzia e l’avanzata cancerogena del capitalismo. I quattro fratelli sono disorientati dall’attualità, vivono in dimensioni mentali e fisiche estreme, concretizzando sulla vita punti di vista e interpretazioni follemente comici. La singolare pazzia sentimentale che ispira gli innamoramenti di Gabriella, la surreale visionarietà di Gennara per il mondo dello spirito, e il talento fobico che Romualdo applica nella pittura, attivano un confronto serrato sulla possibilità di amare e di esistere. Così, mentre Giuseppe rivela ai fratelli che una guerra invisibile e mortale incombe sul pianeta, si consuma l’attesa febbrile di una visita che dovrà sciogliere la ragione della convocazione degli Acquaviva nella casa della memoria. PLAY STRINDBERG 09 mag -21 mag PLAY STRINDBERG 09/05/17 - 21/05/17 Play Strindberg nasce al Teatro di Basilea nel 1969, scritta dall’autore svizzero-tedesco proprio per quella messinscena (molto applaudita), tratta dal capolavoro strindberghiano, Danza macabra. La pièce, si racconta, viene creata perché Dürrenmatt, che era parte della direzione del teatro, era affascinato dalle possibilità interpretative che Strindberg aveva ideato per gli attori nel dramma originale, ma profondamente insoddisfatto delle traduzioni e degli adattamenti esistenti. Così affronta egli stesso quella materia: il risultato si rivela molto più di un adattamento. «Il risultato», commenta infatti il traduttore Luciano Codignola, «è un’opera drammatica unitaria, serrata, densa, coerente sul piano stilistico, perfettamente sviluppata come costruzione e di una modernità stupefacente. Al regista e agli interpreti Dürrenmatt ha fornito un pezzo di bravura, una struttura aperta dove possa esercitarsi il virtuosismo degli interpreti (…) Da questo testo, apparentemente così scarno, si può trarre uno spettacolo da togliere il fiato, qualcosa che in questi ultimi tempi s’era avuto solo con Chi ha paura di Virginia Woolf?» PLAY STRINDBERG di Friedrich Dürrenmatt con Maria Paiato | Franco Castellano Maurizio Donadoni scene Antonio Fiorentino costumi Andrea Viotti musiche Antonio Di Pofi regia Franco Però produzione Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia e Artisti Riuniti «Dürrenmatt si prende gioco di noi, della nostra vita famigliare, con tutte le armi che gli sono proprie: il sarcasmo, l’ironia che trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza del linguaggio, e lo fa prendendo uno dei più formidabili testi di Strindberg, Danza macabra, riscrivendolo da quel grande costruttore di storie teatrali qual è. Prende i tre protagonisti, il capitano, la moglie e il cugino/amante che ritorna, posizionandoli sotto le luci glaciali di un ring; seziona il testo strindberghiano e ne tira fuori undici round, intervallati dai gong, proprio come un incontro di boxe o di lotta, con la sola differenza che i combattenti sono tre. Tutta l’essenza del testo originale rimane, ma Dürrenmatt ne esalta l’attualità, asciugando fin dove è possibile il linguaggio, già di per sé scarno, come in un continuo corpo a corpo, che solo il gong ferma per qualche istante, dando ai contendenti il tempo di un riposo per riprendere fiato e agli spettatori l’attimo di riflessione su quanto, nel round precedente, hanno visto.» Franco Però uomini e mare. una storia tutta italiana firmata onorato armatori. naViGaTori Da QuaTTro GeneraZioni. il più grande gruppo di cabotaggio italiano: 64 navi battenti bandiera italiana, circa 4.000 dipendenti, marittimi ed amministrativi, tutti italiani. naViGa iTaLiano Per SarDeGna, SiCiLia, CorSiCa, eLBa, arCiPeLaGo ToSCano, TremiTi. GraZie a LiGaBue GrouP, noSTro ParTner DaL 1930, manTeniamo aLTiSSima La QuaLiTà DeLLa riSToraZione a BorDo. CHI NON SI ACCONTENTA, MOBY. LA GRANDE STAGIONE | PICCOLO eliseo Stagione 2016/2017 28 settembre - 23 ottobre 2016 15 - 26 febbraio 2017 di David Mamet con Marco D’Amore e con Tonino Taiuti | Vincenzo Nemolato regia MARCO D’AMORE di Hanoch Levin con Carlo Cecchi uno spettacolo di ANDRÉE RUTH SHAMMAH ripreso da CARLO CECCHI AMERICAN BUFFALO 26 ottobre - 13 novembre 2016 IO SONO MISIA L’ape regina dei geni di Vittorio Cielo con Lucrezia Lante della Rovere regia FRANCESCO ZECCA 16 - 27 novembre 2016 ALTROVE IL LAVORO DI VIVERE 8 - 19 marzo 2017 SCANNASURICE di Enzo Moscato con Imma Villa regia CARLO CERCIELLO 22 marzo - 9 aprile 2017 L’ISOLA DEGLI SCHIAVI scritto e diretto da Paola Ponti con Massimo De Lorenzo | Constance Ponti | Mario Russo di Pierre de Marivaux con Stefano Fresi | Giovanni Anzaldo regia FERDINANDO CERIANI 30 novembre - 11 dicembre 2016 12 - 30 aprile 2017 scritto, diretto e interpretato da DUCCIO CAMERINI di Amélie Nothomb con Kaspar Capparoni regia CHIARA NOSCHESE RISORGI 14 dicembre - 8 gennaio 2017 PARADISO 2.0 Un Atto di Dio di David Javerbaum con Roberto Ciufoli regia NICOLETTA ROBELLO BRACCIFORTI PRIMA NAZIONALE 11 - 22 gennaio 2017 ANIMALI DA BAR di Gabriele Di Luca con Gabriele Di Luca | Massimiliano Setti regia ALESSANDRO TEDESCHI | GABRIELE DI LUCA | MASSIMILIANO SETTI COSMETICA DEL NEMICO PRIMA NAZIONALE 3 - 21 maggio 2017 LA PIÙ LUNGA ORA Ricordi di Dino Campana, poeta, pazzo scritto, diretto da VINICIO MARCHIONI con Vinicio Marchioni | Milena Mancini | Ruben Rigillo 24 maggio - 4 giugno 2017 OMBRETTA CALCO di Sergio Pierattini con Milvia Marigliano regia PEPPINO MAZZOTTA 25 gennaio - 12 febbraio 2017 LACCI di Domenico Starnone con Silvio Orlando regia ARMANDO PUGLIESE ORARIO SPETTACOLI martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 20.00 mercoledì, domenica ore 17.00 AMERICAN BUFFALO 28 sett - 23 ott AMERICAN BUFFALO AMERICAN BUFFALO di David Mamet adattamento Maurizio de Giovanni con Marco D’Amore e con Tonino Taiuti | Vincenzo Nemolato scene Carmine Guarino costumi Laurianne Scimeni luci Marco Ghidelli regia Marco D’Amore produzione Casanova Teatro PRIMA NAZIONALE 28/09/16 - 23/10/16 «American Buffalo è la storia di un fallimento. Annunciato, quasi voluto, destino ineluttabile a cui non ci si può sottrarre. È racconto da bassofondo, di slang e male parole, di botteghe maleodoranti e vestiti sdruciti. È apologia della deriva: tre esseri umani e un piano improbabile destinato alla rovina a cui ci si attacca con le unghie senza rinunciarci! È desiderio di rivalsa, di vita anche a costo della vita altrui. American Buffalo è un grande classico e, come fanno i grandi classici, costruisce ponti tra la realtà che racconta e le visioni possibili che è in grado di generare. Io, perso nel viaggio della lettura, ho visto costruirsi lentamente, davanti ai miei occhi, uno di questi ponti…È partito da Chicago (città natia di Mamet) e, passando per l’angusta bettola di Don (protagonista del testo), è giunto a Napoli, in un vicolo in cui le puteche (botteghe in dialetto napoletano) esistono ancora, e dove è possibile incontrare i tipi descritti nel testo, ascoltarne le storie in una lingua che ricorda il famoso sound a cui si riferisce l’autore, quando racconta dei suoi personaggi, in una lingua di popolo che arriva direttamente dalla pancia ed esplode senza filtri: la lingua napoletana. L’American Buffalo è una vecchia moneta da mezzo dollaro che probabilmente vale qualcosa, o forse no. A me fa pensare all’incertezza del nostro tempo, alla possibilità contemplata di giocarsi tutto, la vita e la morte, con un tiro soltanto…Testa o croce?» Marco D’Amore «C’è qualcosa di magico nello scrivere dentro un’altra scrittura. Navigare nel tempo e nello spazio, cercare quanto di universale e perenne ci sia in dialoghi e storie, e immaginare come sarebbero quei dialoghi e quelle storie in un altro secolo e in un altro continente. Solo questa magia consente di non sentirsi eccessivamente presuntuosi nel riscrivere un maestro come Mamet; è anzi un tributo, un inchino deferente verso un autore che ha saputo delineare personaggi senza età e senza confini. Se poi si aggiunge Napoli, una città universo, un luogo non luogo dove tutto è plausibile e anche l’assurdo diventa semplice e possibile, allora è tutto ancora più divertente e magico. American Buffalo è successo qui e ora, non lo sapete? Ed è altrettanto esplosivo, quel racconto. Venite a vedere, e ve ne accorgerete.» Maurizio de Giovanni IO SONO MISIA - L’APE REGINA DEI GENI 26 ott - 13 nov IO SONO MISIA L’APE REGINA DEI GENI 26/10/16 - 13/11/16 Io non partorisco. Io faccio partorire. Gli uomini hanno bisogno di una sfinge per partorire la bellezza. Per diventare artisti. Io li faccio partorire. Li ho fatti partorire, tutti! Dicono che il mio talento sia saper annusare il talento... Dove tutti vedono un nano, io vedo un Toulouse-Lautrec. IO SONO MISIA L’APE REGINA DEI GENI di Vittorio Cielo con Lucrezia Lante della Rovere scene Gianluca Amodio costumi Alessandro Lai luci Pasquale Mari musiche Diego Buongiorno regia Francesco Zecca produzione Casanova Teatro in collaborazione con Pierfrancesco Pisani | Progetto Goldstein Fondazione Devlata | DoppioSogno Proust, Ravel, Debussy, Stravinsky, Nijinsky e i loro segreti, svelati dalla regina di Parigi. Dopo il successo di Malamore, Premio Flaiano, Lucrezia Lante della Rovere continua a dare vita a profili di donne straordinarie che hanno costruito la cultura del Novecento. Con la sensibile regia di Francesco Zecca e un testo inedito del poeta Vittorio Cielo, rivela al pubblico italiano l’incredibile storia e la fascinosa personalità di Misia Sert, straordinaria mecenate a cui dobbiamo la scoperta, fra gli altri, di Coco Chanel. Il suo salotto parigino era frequentato da Picasso e Paul Morand; fu ritratta da Renoir e da Toulouse - Lautrec, ispirò Jean Cocteau per il personaggio della principessa nel romanzo Thomas l’imposteur e fu definita da Proust come “un monumento di storia, collocata nell’asse del gusto francese come l’obelisco di Luxor nell’asse degli Champs - Elysées”. ALTROVE 16 nov - 27 nov ALTROVE ALTROVE di Paola Ponti con Massimo De Lorenzo Constance Ponti Mario Russo scene Sonya Orfalian luci Danilo Facco musiche Alessio Mancini regia Paola Ponti produzione Compagnia della Luna 16/11/16 - 27/11/16 Emarginati o integrati? Questo dualismo ci scorre accanto, a volte, anche per tutta l’esistenza, ed esplode pericoloso nella giovane età, quando ci si accorge che esiste un dentro e un fuori delle cose: noi e il resto del mondo. Ma in questa domanda, quello che interessa, non è quanto siamo emarginati o integrati. Piuttosto quanto ci si sente, in queste due condizioni, quando si è poco più che adolescenti. Quanto conta la concezione che abbiamo di noi, rispetto a quello che siamo davvero? Chi e cosa influenza questo nostro sentire e quanto drammaticamente influisce sulle nostre scelte e la nostra possibilità di osare? «Con la generosità degli attori e di tutta la compagnia», spiega la regista Paola Ponti, «siamo arrivati a uno spettacolo autonomo. È ancora una piccola cosa. Nel senso più bello del termine, spero. Perché parla di piccole cose. Cose così. La vita, insomma. Ci siamo ritrovati a raccontare un incontro. Che però, per il protagonista, pare diventare l’incontro». Sognare è sognare, in generale non parrebbe complicato, da qualunque luogo si parta. Complicato è capire cosa si sogna. Darsene il diritto, di poterlo pensare, il futuro. Avere la forza di immaginarlo. «Il personaggio da cui sono partita sembra non poter immaginare nient’altro di quello che fa, di quello che crede di essere nato per fare. Così, senza domande, senza desideri. Semplicemente scorre i giorni uno accanto all’altro, fino a quando, una ragazza, una notte gli pone delle domande. Non credo che nelle storie, come nella vita, sia davvero utile quello che si dice a qualcuno. Anzi spesso, le cose che diciamo le diciamo per altri o per noi stessi. Credo che sia invece profondamente utile saper fare delle domande. Fare la domanda giusta a qualcuno, può davvero aprire nuove strade. I tre personaggi si trovano in quell’istante appesi al filo, quando presto tutto potrebbe essere già passato: “La vita dura un secondo? La vogliamo anche fare difficile?”» Paola Ponti Domandare e domandarsi un Altrove, in questa storia, significa poter guardare oltre la siepe, per darsi la possibilità di avvicinarsi di più a quello che siamo, per non accorgersi alla fine di aver vissuto la vita di qualcun altro. RISORGI 30 nov - 11 dic RISORGI RISORGI scritto e diretto Duccio Camerini con Simone Bobini | Barnaba Bonafaccia Duccio Camerini | Marika De Chiara Ciro Carlo Fico | Dario Guidi Igor Mattei | Marco Damiano Minandri Cristina Pedetta musiche dal vivo Matteo Colasanti scene e costumi Nika Campisi produzione La Contrada - Stabile di Trieste La casa dei racconti 30/11/16 - 11/12/16 Un clima scabroso e barocco, forse una preghiera, a cavallo tra la periferia e la campagna sventrata. Marika, un uomo di mezza età, aspirante transessuale in attesa dell’operazione; Sergetto, un ex marchettaro che non vuole smettere di illudersi; Traiano, il figlio di Marika, che gestisce insieme al padre un traffico di storpi che proteggono e addestrano a chiedere l’elemosina in occasione del Giubileo della Misericordia annunciato da Bergoglio; Mongo, un ritardato, un fool che vede dietro le cose; Semmi, un cameriere che fa arti marziali e prende bombe illegali prima di combattimenti clandestini; Rosa, la sua ex, una tossica un tempo assistente sociale; Nadia, un’impiegata che si accanisce contro il figlio disabile; Bacio, un uomo deciso a risalire la china di quel potere sommerso; infine Latodestro, uno storpio finito sotto un camion, che ha perso l’uso del braccio e della gamba sinistri, ed è lui il piccolo Robespierre che guida gli altri storpi a rivoltarsi contro chi li sfrutta. Vecchie e nuove generazioni, si alternano sullo sfondo di un degrado non solo urbano. Ogni personaggio è in attesa di una sua personale resurrezione, davanti ad un mondo ridicolo, ormai privo di una forma, che sa soltanto ignorare; un capo, uno pseudofiglio erede, un delfino, ruffiani, ma anche nemici. Un rapimento che dà inizio a una rivolta e una fine in cui qualcuno morirà. Storie senza morale alla fine di una città, in una terra di nessuno tra legalità e illegalità, pelli di diverso colore, benessere e miseria, solitudine e assenza di passato. PARADISO 2.0 - UN ATTO DI DIO 14 dic - 08 gen PARADISO 2.0 un atto di dio 14/12/2016 - 08/01/2017 “Il sesto giorno Dio creò l’uomo. Poi creò la donna. Poi creò di nuovo l’uomo, che l’altro era scappato”. PARADISO 2.0 UN ATTO DI DIO di David Javerbaum con Roberto Ciufoli e cast in via di definizione costumi Sandra Cardini luci Pietro Sperduti regia Nicoletta Robello Bracciforti produzione Casanova Teatro PRIMA NAZIONALE Protagonista di questo giovanissimo testo di David Javerbaum è proprio Lui, il Signore di Tutte le Cose, il Pezzo Grosso, Dio in persona. Un Dio che, anche se tecnologicamente all’avanguardia, viene dritto dritto dall’Antico Testamento, con la sua carica di violenza e di indifferenza. Però, anziché manifestarsi sotto forma di roveto ardente, sceglie i panni di un attore comico di fama televisiva accompagnato da due angeli alati: Gabriele, un tutt’uno con una bibbia di Gutenberg che annuncia il nuovo dettato divino, e Michele che con un microfono intercetta le domande degli spettatori in platea. Dio torna sulla Terra per annunciare al genere umano i suoi nuovi dieci comandamenti, così da porre “per sempre fine ad ogni incertezza su ciò che io desidero davvero dall’umanità e che ha causato tanta amarezza e odio fra voi nel corso dei millenni... Tutte cose che ho trovato molto lusinghiere. Di nuovo grazie. Per me ha significato molto”. L’Onnipotente è soprattutto seccato e iracondo che le cose non abbiano funzionato nell’Universo che ha creato e ben presto rivelerà le sue vere intenzioni presentando il progetto di un Universo nuovo, dove il male è finalmente estirpato e il bene premiato, un altro Paradiso Terrestre dove ricominciare da capo. ” “È molto meglio, credetemi. Francamente, è la dimostrazione di quello che succede se lavori su un progetto per più di sei giorni”. Il tema di fondo della pièce (tratta da un libro di successo che fa seguito ad un celebre account su Twitter @TheTweetOfGod), pur nell’acutezza del suo impianto comico, è molto incisivo. Immaginare Dio come interprete di un One Man Show teologico è una bellissima sfida ad ogni verosimiglianza nella quale non è assente, nel fuoco di fila di battute folgoranti, un’aria di apocalisse che traduce il sentimento di disperata allegria che accompagna i nostri giorni. È un’eco pasoliniana a fare da basso continuo all’impianto di commedia, con il terzetto alato sempre in bilico fra balordaggine e tenerezza, costantemente nell’incertezza se ci si trovi di fronte ad una scalcinata compagnia di guitti o a una miracolosa apparizione divina. Ma non è forse sempre così con l’idea di Dio, nel dubbio che ciò che sembra svelarlo altro non sia che un trucco da quattro soldi? ANIMALI DA BAR 11 gen - 22 gen ANIMALI DA BAR 11/01/17 - 22/01/17 C’era una volta una metropoli. Dentro la metropoli un quartiere. Dentro al quartiere, il bar. ANIMALI DA BAR Premio Hystrio Twister 2016 di Gabriele Di Luca con Beatrice Schiros Gabriele Di Luca | Massimiliano Setti Pier Luigi Pasino | Paolo Li Volsi voce fuori campo Alessandro Haber musiche originali Massimiliano Setti scene Maria Spazzi costumi Erika Carretta luci Giovanni Berti regia Alessandro Tedeschi Gabriele Di Luca Massimiliano Setti uno spettacolo di Carrozzerie Orfeo produzione Fondazione Teatro della Toscana in collaborazione con Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi Un bar abitato da personaggi strani: un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio utero ad una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla Grande Guerra. Sei animali notturni, illusi perdenti che, nonostante tutto, provano a combattere aggrappati ai loro piccoli e squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo. Come quelle erbacce infestanti e velenose che crescono e ricrescono senza che si riesca mai ad estirparle. Se appoggiati al bancone troviamo gli ultimi brandelli di un Occidente rabbioso e vendicativo, fatto di frustrazioni, retorica, falsa morale, psicofarmaci e decadenza, oltre la porta c’è il prepotente arrivo di un Oriente portatore di saggezze e valori ormai svuotati e consumati del loro senso originario, commercializzati come qualunque altra cosa. Tutto è venduto, sfruttato e contrattato in Animali da Bar. La morte e la vita, come ogni altra merce, si adeguano alle logiche del mercato. Quando l’alcol allenta un poco la morsa e ci toglie la museruola, la notte diventa un grande zoo, una confessione biologica dove ognuno cerca disperatamente di capire come ha fatto ad insediarsi tutta quell’angoscia. Giorno dopo giorno. Da anni, da secoli. Come abbiamo fatto a non sentirla entrare? E per quanto riguarda gli altri...Beh, cerchiamo di essere realisti. Possiamo dire di conoscerci appena. Siamo tutti degli estranei. D’altronde almeno una mezza dozzina di cristiani desidera la nostra morte ogni giorno o no? In coda sulla tangenziale, il lunedì mattina in ufficio…Chi non vorrebbe torturare il cane del vicino, o schiacciare qualche ciclista di tanto in tanto? Se volete provare l’esatta inesistenza di Dio, salite in una metro affollata di vostri simili in pieno agosto. LACCI 25 gen - 12 feb LACCI 25/01/17 - 12/02/17 «Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». Domenico Starnone LACCI tratto dal romanzo di Domenico Starnone edito da Einaudi con Silvio Orlando e con in ordine alfabetico Roberto Nobile | Sergio Romano Maria Laura Rondanini | Vanessa Scalera e Giacomo de Cataldo scene Roberto Crea costumi Silvia Polidori luci Gaetano La Mela regia Armando Pugliese produzione Cardellino srl Si apre così la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda ad una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all’inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato e ritrovarsi a trent’anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneità. Che cosa siamo disposti a sacrificare pur di non sentirci in trappola? Che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell’abbandono, ma nulla è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. A volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i nostri fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera. «Abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci nascondiamo». Domenico Starnone IL LAVORO DI VIVERE 15 feb - 26 feb IL LAVORO DI VIVERE 15/02/17- 26/02/17 Andrée Ruth Shammah, con la complicità di Carlo Cecchi, uno degli ultimi grandi maestri del Teatro Italiano, qui protagonista insieme a Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto, confeziona con la consueta eleganza e raffinatezza la regia di Il lavoro di vivere di Hanoch Levin, il più importante autore e drammaturgo israeliano. Il teatro di Levin è irriverente: la poesia si nasconde dentro le situazioni più imbarazzanti, i suoi testi sono una commistione di spiritualità nobile e cruda realtà; dalla critica alla cultura borghese, ai contrasti tra carne e spirito, arte e culo, perché il meschino sogna di stare sotto il riflesso della luce della felicità altrui. Così accade anche per Il lavoro di vivere, una storia d’amore fra due persone di mezza età, in cui l’amore appare a barlumi folgoranti, in mezzo a un mare di insulti, parole durissime e rimpianti. Lo spettatore ride di gusto, senza accorgersi che sta ridendo di se stesso. IL LAVORO DI VIVERE di Hanoch Levin con Carlo Cecchi e con Fulvia Carotenuto | Massimo Loreto scene Gian Maurizio Fercioni luci Gigi Saccomandi costumi Simona Dondoni musiche Michele Tadini uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah ripreso da Carlo Cecchi produzione Teatro Franco Parenti SCANNASURICE 08 mar -19 mar SCANNASURICE SCANNASURICE Premio della Critica 2015 Migliore spettacolo di Enzo Moscato con Imma Villa scene Roberto Crea suono Hubert Westkemper musiche originali Paolo Coletta costumi Daniela Ciancio disegno luci Cesare Accetta regia Carlo Cerciello produzione Elledieffe | Teatro Elicantropo Anonima Romanzi 08/03/17 - 19/03/17 Scannasurice è il testo che nel 1982 segnò il debutto di Enzo Moscato come autore e interprete. Oggi con questa straordinaria interpretazione di Imma Villa è diventato un piccolo classico aggiudicandosi il Premio della Critica 2015 come Migliore spettacolo. Ambientato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice è una sorta di discesa agli inferi di un personaggio dall’identità androgina nell’ipogeo napoletano dove abita all’interno di una stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità. In compagnia dei topi, metafora dei napoletani stessi, e dei fantasmi delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella‘mbriana al Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione, va alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente. Il personaggio fa la vita, batte. È, originariamente, un femminiello dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma i femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, che vanno oltre l’identità sessuale, quasi mitologiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie, in un’alternanza di ritmi e di sonorità che rendono profondamente affascinante un testo ed uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola. Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982 ed il secondo su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Si tratta di una morte simbolica, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga. l’isola degli schiavi 22 mar - 09 apr l’isola degli schiavi l’isola degli schiavi di Pierre de Marivaux con in ordine alfabetico Giovanni Anzaldo | Ippolita Baldini Carla Ferrato | Stefano Fresi Carlo Ragone scene e costumi Marta Crisolini Malatesta musiche Stefano Fresi regia Ferdinando Ceriani produzione KHORA.teatro 22/03/17- 09/04/17 E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli alla ragione? L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, ne’ l’abolizione dei privilegi, ma una “piccola”, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi. Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù. Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida i quattro in una sorta di onirico gioco teatrale fatto di travestimenti, di gags, di buffonerie e di musica, che riecheggia quella commedia dell’arte ormai in piena trasformazione. Con grande leggerezza e con un linguaggio che si fa naturalmente musica e canto, Marivaux ci descrive l’ingegneria dei sentimenti dei suoi personaggi: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all’altro. Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una “sovrastruttura”. L’Isola degli schiavi è un testo classico di sorprendente attualità e densità per la storia e i temi affrontati ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche. COSMETICA DEL NEMICO 12 apr - 30 apr COSMETICA DEL NEMICO COSMETICA DEL NEMICO di Amélie Nothomb con Kaspar Capparoni e cast in via di definizione regia Chiara Noschese produzione Casanova Teatro PRIMA NAZIONALE 12/04/17 - 30/04/17 «Sono incappata nella Cosmetica del nemico quasi per caso, anche se io non credo molto nelle casualità. Quel titolo mi aveva attratto immediatamente; il giorno dopo avevo in mano il libro e dopo aver letto tre pagine, già me lo immaginavo in scena», scrive Chiara Noschese. «L’autrice, Amélie Nothomb è una donna come me, ed ha, più o meno, la mia stessa età, altre casualità. I protagonisti della storia sono due uomini, ed io, essendo abituata a lavorare e vivere in un mondo di uomini, sono molto affascinata dalle dinamiche dell’universo maschile». Il romanzo sembra già scritto come una sceneggiatura di un thriller, per nulla descrittivo, con ritmi serrati e verticalizzazioni narrative improvvise che tolgono il fiato. Kosmos rappresenta l’ordine assoluto e la cosmetica è quell’insieme di tecniche e mezzi per riportare le cose al loro stato di origine. La strada potrebbe rivelarsi faticosa, rischiosa, a volte pericolosa da percorrere, però inevitabile. Tutto inizia e finisce nello stesso luogo. La sala d’aspetto di un aeroporto, un uomo attende per ore la partenza più volte rinviata del suo volo, qualcuno gli si avvicina per parlare, inutile rifiutarsi o provare a sottrarsi, non esiste alcuna via di fuga, almeno apparentemente. LA PIù LUNGA ORA 03 mag -21 mag LA PIù LUNGA ORA RICORDI DI DINO CAMPANA, poeta, pazzo LA PIù LUNGA ORA RICORDI DI DINO CAMPANA, POETA, PAZZO scritto e diretto da Vinicio Marchioni con Vinicio Marchioni Milena Mancini | Ruben Rigillo musiche composte ed eseguite dal vivo da Ruben Rigillo produzione Casanova Teatro 03/05/17 - 21/05/17 Dino Campana. Un poeta, un pazzo, un viaggiatore, un manesco, un intellettuale, un uomo che ha fatto mille mestieri. Campana che scrive Canti Orfici, la sua unica composizione poetica che ha illuminato la letteratura europea del Novecento. Campana, che Carmelo Bene definiva il suo poeta preferito, riscrisse i Canti Orfici a memoria, sforzo che ha definitivamente piegato il suo già precario equilibrio mentale, dopo che due editori di Firenze avevano perduto il manoscritto originale. Campana conclude la sua esistenza nel manicomio di Castelpulci a Scandicci, nel 1932, dopo quattordici anni di internamento. Cosa fa un poeta, un viaggiatore, un malato di schizofrenia o più semplicemente un uomo che ha vissuto e scritto come Dino Campana, in un manicomio per tanto tempo? Come fa un uomo a sopravvivere a se stesso e alla propria esistenza rinchiuso in un manicomio per tanti anni? “Essere è essere percepiti” scriveva Beckett. Si vive attraverso lo sguardo degli altri e, quando gli altri non ci guardano più, si ha solo la possibilità di raccontare la propria storia a se stessi, per assicurarsi o illudersi che quella storia sia esistita realmente. Non certo uno spettacolo di ricordi intellettuali o aneddotici quindi, ma uno spettacolo-concerto per voci e musica attraverso il cuore di Campana mentre cerca di ridirsi la vita, di ri-viverla, di ri-metterla in scena per non perdere la memoria di se stesso. Come a memoria ha riscritto il suo capolavoro perché “se lo riscrivevo potevo esistere”. Dalla sua memoria emerge anche la figura di Sibilla Aleramo, poetessa, donna dalla vita altrettanto burrascosa e drammatica. Emergono i suoi ricordi personali di donna intrecciati a quelli dell’amato Dino per Alda Merini “innamorati del proprio dolore”. Per scoprire che non c’è nulla che possa far morire l’istinto alla poesia in ognuno di noi. Per provare a dire, come Campana, che solo la poesia salverà il mondo. ombretta calco 24 mag - 04 giu OMBRETTA CALCO OMBRETTA CALCO di Sergio Pierattini con Milvia Marigliano scene Roberto Crea costumi Rita Zangari disegno luci Paolo Carbone regia Peppino Mazzotta produzione Rossosimona Officine Vonnegut 24/05/17 - 04/06/17 «L’estate scorsa passai parte del mese di luglio a Milano. Un giorno mi trovai a passare per Piazza Maciachini, diretto a casa di una amica che abita lì vicino. Erano passate da poco le tredici, e la giornata era torrida. Notai una donna seduta, immobile sopra una panchina. Quando fui a pochi metri da lei rimasi colpito dal colorito pallido del suo viso e dalla posizione del capo, immobile e leggermente reclinato all’indietro. Pensai che stesse dormendo ma avvicinandomi alla panchina notai che aveva gli occhi aperti e che respirava faticosamente. “Si sente bene signora?” le chiesi. Lei voltò lo sguardo verso di me e rispose sorridendo: “Sì, grazie, sto bene, solo un po’ di caldo”. Mi sentii di aggiungere: “Abita qui vicino? Posso accompagnarla se ha bisogno”. “Mi passa…è solo il caldo. Mi è già passato, non si preoccupi”. La salutai e proseguii la mia strada. Un’ora dopo ripassando per la piazza, notai un’ambulanza nei pressi della panchina dove poco prima avevo visto la donna. Mi avvicinai. In quel momento l’ambulanza ripartì a sirene spente. Chiesi a un passante cosa fosse successo. Mi rispose che una donna era stata trovata morta sopra una panchina. Il ricordo di quell’incontro, il senso di colpa di non aver fatto qualcosa che avrebbe potuto salvare la vita a quella donna, resero amari i giorni seguenti. Tornai a Roma ma ci volle molto tempo per dimenticare quell’episodio. Quest’anno, a maggio sono tornato a Milano. Una sera accetto l’invito a cena dell’amica che abita vicino a Piazza Maciachini. Manca poco alle otto. Ripasso da quella piazza. Seduta su quella stessa panchina vedo una donna. Mi avvicino: è immobile e il capo è leggermente reclinato all’indietro. È lei. La saluto, sorpreso. Lei alza la testa, mi sorride, ricambia il saluto. Il giorno dopo ho cominciato a scrivere Ombretta Calco.» Sergio Pierattini Chi è Ombretta Calco? Perché si è seduta su una panchina in una giornata torrida di luglio, a pochi passi dal portone di casa sua? Perché deve ripercorrere gli eventi sensibili della sua vita scavando ossessivamente nei ricordi? E perché deve ingaggiare, sotto il sole cocente, un duello con se stessa come se fosse una resa dei conti? Ombretta sta facendo un viaggio. Il viaggio più importante della sua vita. Un viaggio fuori dai vincoli imposti dal tempo e dallo spazio. BIGLIETTERIA B I R Q P O N M L B M N O P Q R S T U A B C A A D B A B C Balconata I - centrale Balconata II - centrale Balconata I - centrale Posto Unico Balconata I - laterale Balconata II - laterale Balconata I - laterale A C Balconata III Posto Unico F G H I L M N B D B P O A C A B Balconata II A R Q H A B C D E F G H I L A G B Balconata I F A B C A D B Balconata III - centrale Balconata II - centrale Balconata III - laterale Balconata II - laterale R Q P O N M L I H G F Posto Unico A B C Balc Balc BIGLIETTI E PROMOZIONI TEATRO ELISEO Platea PICCOLO ELISEO Platea INTERO € 40 INTERO € 30 I biglietti degli spettacoli al Teatro Eliseo e al Piccolo Eliseo sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro Eliseo e online sui siti teatroeliseo.com e vivaticket.it I prezzi dei biglietti sono comprensivi di prevendite e commissioni online. La prevendita verrà applicata fino a un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. SPECIALE PROMOZIONE PER I POSSESSORI DI CARD ATAC Per tutti gli abbonati annuali Metrebus e per gli abbonati mensili possessori di Metrebus Card, riduzione del 10% sul prezzo intero del biglietto di ingresso, mostrando la tessera direttamente in biglietteria. PROMOZIONI E AGEVOLAZIONI ABBONATI E POSSESSORI CARD Gli abbonati e i possessori di Card del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo potranno acquistare gli spettacoli fuori abbonamento con il 10% di sconto. SPECIALE GRUPPI E SCUOLE Sono previste riduzioni per gruppi, CRAL, associazioni e scuole. Per informazioni contattare l’UFFICIO PROMOZIONE PUBBLICO al 06 69317099 oppure scrivere a [email protected] GIORNI E ORARIO DI APERTURA Dal lunedì al venerdì 9.30 - 13.30 | 14.30 - 18.30 ABBONAMENTI E CARD 2016/2017 ABBONAMENTI E CARD | TEATRO ELISEO ABBONAMENTI E CARD | PICCOLO ELISEO ABBONAMENTI E CARD Abbonamenti e card alla Stagione 2016/2017 del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo possono essere acquistati presso la biglietteria del Teatro Eliseo e online su teatroeliseo.com. Inoltre possono essere acquistati attraverso il circuito Vivaticket. I prezzi degli abbonamenti sono comprensivi di prevendite e commissioni. ABBONAMENTO 13 SPETTACOLI Giorno e posto libero INTERO RIDOTTO Over 65 Poltrona ABBONAMENTO 11 SPETTACOLI Posto Fisso INTERO RIDOTTO Over 65 Platea Balconata I Balconata II Balconata III €330 €275 €220 €165 €195 CRAL Convenzioni Gruppi Associazioni Under 30 €165 €145 CRAL Convenzioni Gruppi Associazioni Under 30 €280 €235 €190 €140 €230 €195 €155 €120 ABBONAMENTO 7 SPETTACOLI* Giorno e posto fisso INTERO RIDOTTO Over 65 Poltrona Convenzioni €105 €90 CRAL Gruppi Associazioni Under 30 €80 ABBONAMENTO 7 SPETTACOLI* Posto Fisso INTERO RIDOTTO Over 65 Platea Balconata I Balconata II Balconata III €220 €185 €150 €115 CRAL Convenzioni Gruppi Associazioni Under 30 €185 €155 €125 €95 €150 €130 €105 €80 ABBONAMENTO A DOMICILIO Per la stagione 2016/17 il Teatro Eliseo offre l’opportunità di fare l’abbonamento direttamente a domicilio. Basta contattare la biglietteria del Teatro al numero 06 83510216 o all’indirizzo email [email protected] per prendere appuntamento. Uno dei nostri incaricati vi raggiungerà a casa consentendovi - senza alcun costo aggiuntivo - di abbonarvi alla nostra stagione. Potrete pagare in contanti oppure con carta di credito Visa o Mastercard, scegliendo il posto di vostro gradimento. * Percorso A | VIAGGIO D’AUTORE: Americani - Glengarry Glen Ross; Il Giuoco delle parti; Don Chisciotte; Edipo - Edipo Re - Edipo a Colono; Romeo e Giulietta, Spaccanapoli Times. * Percorso B | CONTEMPORANEO: Americani - Glengarry Glen Ross; La pazza della porta accanto; Qualcuno volò sul nido del cuculo; L’ora di ricevimento; Rosalind Franklin - Il segreto della vita; Spaccanapoli Times; Play Strindberg. * Percorso C | PROTAGONISTI: Americani - Glengarry Glen Ross; La pazza della porta accanto; Don Chisciotte; Edipo - Edipo Re - Edipo a Colono; Romeo e Giulietta; L’ora di ricevimento; Rosalind Franklin - Il segreto della vita. * Percorso A | SETTE VITE: American Buffalo; Io sono Misia - L’ape regina dei geni; Altrove; Animali da bar; Lacci; Cosmetica del nemico; La più lunga ora - Ricordi di Dino Campana, poeta, pazzo. * Percorso B | SETTE STORIE: Risorgi; Paradiso 2.0 - Un Atto di Dio; Lacci; Il lavoro di vivere; Scannasurice; L’isola degli schiavi; Ombretta Calco. ELISEO OPEN - NOVITÀ 2016 Card ad ingressi Teatro Eliseo/ Piccolo Eliseo INTERO RIDOTTO CRAL Gruppi Over 65 €240 Convenzioni Associazioni Under 30 €200 €160 Eliseo Open è la nuova card che permette di godere di tutti gli spettacoli della stagione 2016/17 in completa autonomia. Con Eliseo Open è possibile prenotare uno spettacolo fino all’ultimo momento e scegliere di venire da soli o accompagnati da una o più persone. Si può assistere agli spettacoli in programma al Teatro Eliseo o al Piccolo Eliseo, prenotando a partire da una settimana prima della replica selezionata: il costo del biglietto verrà scalato dalla cifra presente nella Eliseo Card, esattamente come una qualsiasi carta prepagata. E si può decidere anche di cambiare la propria scelta, al costo aggiuntivo di soli 5€. Per scoprire la nuova Eliseo Open basta contattare la biglietteria al numero 06 83510216 o inviare una mail a [email protected] Tutti i regolamenti relativi ad abbonamenti e card sono presenti su teatroeliseo.com INFORMAZIONI E CONTATTI BIGLIETTERIA Via Nazionale, 183 | 00184 Roma 06 83510216 [email protected] GIORNI E ORARIO DI APERTURA Lunedì: 11.00 - 17:30 Dal martedì al sabato: 10.00 - 19.00 Domenica: 10.00 - 17.30 BIGLIETTERIA ONLINE teatroeliseo.com CIRCUITO VIVATICKET Biglietteria online | vivaticket.it Call center | 892.234 MODALITÀ DI ACQUISTO I pagamenti presso la biglietteria del Teatro Eliseo possono essere effettuati con denaro contante in euro, assegno circolare non trasferibile, PagoBancomat, carta di credito, circuiti Visa e Mastercard. E’ possibile effettuare pagamenti telefonici comunicando al personale della biglietteria i dati della propria carta di credito. Tali informazioni non verranno custodite dal Teatro Eliseo, ma verranno utilizzate esclusivamente per effettuare la transazione richiesta. COME RAGGIUNGERCI AUTOSTRADA Uscita autostrada A24, centro città MEZZI PUBBLICI BUS: 70 | 170 | 71 | 60 | 64 | 40 | H | 117 Fermate: Nazionale-Palazzo delle Esposizioni, Nazionale - Quirinale, Via Milano METRO A: Repubblica METRO B: Cavour PARCHEGGIO Gli spettatori del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo potranno parcheggiare i loro automezzi per tutta la durata dello spettacolo al costo di € 5 nei seguenti garage convenzionati: Garage Nazionale Via Napoli, 35 06 4818923 aperto tutti i giorni incluso domenica e festivi dalle 6.30 alle 1.30 Parking Sant’Agata Via Sant’Agata dei Goti, 19 06 6791518 | 347 5810110 aperto dal lunedì al sabato dalle 6.30 alle 24.00 chiuso domenica e festivi dalle 13.00 alle 18.30 (sosta massima tre ore) Per poter beneficiare dello sconto, basterà esibire il tagliando (biglietto o abbonamento) del Teatro Eliseo o del Piccolo Eliseo al personale di cassa del garage. INFORMAZIONI GENERALI Gli spettatori devono essere sempre muniti di biglietto, tagliando abbonamento o Card da esibire a semplice richiesta del personale di sala addetto al controllo. I biglietti e i tagliandi valgono esclusivamente per le date indicate sugli stessi. Il cambio di data dovrà obbligatoriamente essere richiesto con almeno 24 ore di anticipo sulla data indicata sul biglietto di abbonamento. In caso contrario la direzione si riserva di non consentire l’accesso alla sala e/o al settore indicato sul tagliando. Per gli abbonati a posto fisso, è possibile effettuare cambio di turno pagando una commissione pari a €5. Nel caso di furto o smarrimento della tessera di abbonamento o Card non si rilasciano duplicati. In tali casi, per usufruire del proprio posto, l’abbonato o il possessore di Card dovrà presentare alla biglietteria del Teatro Eliseo autocertificazione dell’avvenuto furto o smarrimento. È vietato l’accesso in platea a spettacolo iniziato: gli spettatori in ritardo saranno accompagnati dal personale di sala nelle balconate e fatti accomodare nei posti eventualmente rimasti liberi. In sala è richiesto il rispetto del silenzio: gli spettatori sono pertanto invitati a spegnere i telefoni cellulari e a disattivare i dispositivi con suoneria; è vietato il consumo di cibi o bevande. Non è consentito l’utilizzo di macchine fotografiche, apparecchi di registrazione audio e/o video. Ai sensi della legge 584/75 la Direzione del Teatro Eliseo rammenta che nei locali del Teatro non è ammesso fumare. Negli spazi interni del Teatro non è gradito l’utilizzo delle sigarette elettroniche. Il servizio di guardaroba è a pagamento. È obbligatorio il deposito di ombrelli, caschi, zaini o di oggetti potenzialmente dannosi per persone o cose. La Direzione si riserva la possibilità di effettuare spostamenti dei posti assegnati o di apportare modifiche alla programmazione annunciata per ragioni tecniche o cause di forza maggiore. La Direzione si riserva altresì la facoltà di modificare o sospendere le promozioni attive. Eventuali variazioni di date, orari, luoghi, programmi, prezzi o artisti saranno comunicate tempestivamente suo sito istituzionale teatroeliseo.com, sui profili social del Teatro Eliseo, sulla stampa locale e/o attraverso affissioni. Tranne per cause di forza maggiore, in caso di annullamento di una manifestazione la Direzione del Teatro Eliseo si riserva la possibilità di effettuare una rappresentazione sostitutiva, anche in date diverse. Nel caso di non sostituzione, sarà rimborsato l’intero importo del biglietto o la corrispondente quota di abbonamento esclusivamente su presentazione del tagliando integro in tutte le sue parti o di tessera abbonamento entro dieci giorni dalla data di annullamento dello spettacolo. All’interno dei locali del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo potrebbero essere presenti fotografi e troupe televisive ai quali è consentito scattare fotografie o effettuare riprese audio/video prima, durante e dopo lo spettacolo. Le eventuali immagini raccolte potranno essere trasmesse su emittenti televisive, diffuse a mezzo stampa, su siti internet o profili social (informativa art. 13 D.Lgs 196/03 testo unico sulla privacy per il pubblico). teatroeliseo.com