Volume Abstract - l a duc a viaggi

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Volume Abstract - l a duc a viaggi
Università di Catania
Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche
Sezione di Dermatologia e Venereologia
PROF. ANTONIO SAPUPPO
- IN MEMORIAM -
XVII RIUNIONE
(1983 - 2016)
GIORNATE DI TERAPIA
IN DERMOVENEREOLOGIA
Presidente:
PROF. GIUSEPPE MICALI
ATTI
SHERATON CATANIA HOTEL
Catania, 30-31 gennaio 2016
TGIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA
XVII RIUNIONE (1983 - 2016)
SHERATON CATANIA HOTEL
Catania, 30-31 gennaio 2016
PROGRAMMA SCIENTIFICO
DEDICATO AL PROF. ANTONIO SAPUPPO
Con il patrocinio di:
Scuola Facoltà di Medicina, Università di Catania
Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Catania
INFORMAZIONI GENERALI
SEDE DEL CONVEGNO
Sheraton Catania Hotel & Conference Center
Via Antonello da Messina, 45 • 95021 Aci Castello (Catania)
Tel. 095 7114111 - Fax 095 271380 • E-mail: [email protected]
ORARIO SEGRETERIA CONGRESSUALE
Venerdì 29 Gennaio
16.00 - 19.00
Sabato 30 Gennaio
08.00 - 13.00 15.00 - 19.00
Domenica 31 Gennaio
08.00 - 13.00
ISCRIZIONI
La partecipazione è riservata ai soli iscritti.
La quota di iscrizione è fissata in:
• Delegato
€ 400,00 IVA inclusa
• Accompagnatore € 150,00 IVA inclusa
• Specializzando
gratuita
Le quote comprendono:
• Delegato: ingresso alle sedute scientifiche, kit congressuale comprensivo degli atti, attestato di
partecipazione, coffee break, colazione di lavoro di sabato;
• Accompagnatore: partecipazione agli eventi previsti dal programma sociale;
• Specializzando: (per poter usufruire della quota agevolata è necessario produrre il certificato di iscrizione
alla Scuola di Specializzazione): ingresso alle sedute scientifiche, kit congressuale, accesso atti, attestato
di partecipazione, colazione di lavoro di sabato (riservata); la quota non comprende i coffee break.
BADGE
A tutti i partecipanti, accompagnatori, operatori farmaceutici ed espositori iscritti, verrà consegnato, all’atto
della registrazione, un badge nominativo necessario per l’accesso all’area congressuale, da indossare per tutta
la durata della manifestazione.
Il badge, strettamente personale, non potrà essere ceduto e dovrà essere esibito al personale addetto al
controllo.
ATTESTATI DI PARTECIPAZIONE
L’attestato di partecipazione sarà consegnato a tutti i partecipanti regolarmente iscritti che ne faranno
richiesta alla Segreteria organizzativa.
ECM
Il congresso è accreditato al programma nazionale di Educazione Continua in Medicina per l’anno 2016.
Provider: XS events S.r.l
Rif. ECM: 3311 – 145588 ed. 1
Crediti assegnati: n. 7
Professione accreditata: Medico Chirurgo
Discipline di interesse: Dermatologia e Venereologia, Allergologia ed Immunologia Clinica, Pediatria,
Reumatologia, Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Anatomia Patologica, Medicina generale.
Per ottenere i crediti ECM sarà necessario:
• partecipare ad almeno l’80% della durata dei lavori congressuali;
• superare il test di valutazione dell’apprendimento e compilare quello della qualità percepita. Entrambi
saranno distribuiti al termine del congresso;
• autorizzare il trattamento dei dati personali ai fini ECM.
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INFORMAZIONI GENERALI
Inoltre, in caso di iscrizione sponsorizzata (reclutamento diretto), il partecipante ha l’obbligo di consegnare
al provider:
• la copia dell’invito dello Sponsor
• l’autorizzazione della ASL/Ente di appartenenza del partecipante
In alternativa, si dovrà compilare un’autocertificazione con l’indicazione dello Sponsor e la dichiarazione
che si è in possesso dell’autorizzazione del proprio Ente.
Si ricorda ai partecipanti che:
1. La Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha deliberato di limitare il reclutamento
diretto da parte di sponsor commerciali al massimo ad un terzo (50 su 150 crediti nel triennio 20142016) del debito formativo di ogni professionista della sanità. Per “reclutamento diretto” si intende
la promozione di attività ECM da parte di Sponsor commerciali che si realizza con il supporto
economico (per iscrizione, viaggi, spese di permanenza, etc.) fornito al professionista della sanità.
2. In caso di percezione di un conflitto di interessi, il discente potrà inviare una comunicazione alla
Commissione Nazionale per la Formazione Continua tramite e-mail all’indirizzo
[email protected], indicando:
• le proprie generalità;
• le motivazioni del conflitto d’interessi rilevato;
• copia della scheda sulla qualitá percepita, da lui compilata (l’invio è facoltativo).
N.B.: I nominativi dei discenti che effettueranno le segnalazioni non saranno comunicati ai provider.
CENTRO SLIDE - AREA POSTER
Le presentazioni in formato power point sono da consegnare al centro slide la mattina o il pomeriggio
immediatamente precedente la sessione.
Orario Centro Slide: Venerdì 29 Gennaio 16.00 - 19.00
Sabato 30 Gennaio 08.00 - 13.00 15.00-19.00
Domenica 31 Gennaio 08.00 - 13.00
RESPONSABILE SCIENTIFICO
Prof. Giuseppe Micali
SEGRETERIA SCIENTIFICA
Giuseppe Micali
Rosa Licastro Cicero
Federica Dall’Oglio
G. Ivano Luppino
Franco Dinotta
Maria Letizia Musumeci
Francesco Lacarrubba
Maria Rita Nasca
Giuseppa Rosalia
Aurora Tedeschi
Clinica Dermatologica, Università di Catania
Presidio Ospedaliero “G. Rodolico” - Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico-Vittorio Emanuele”
Via S. Sofia, 78 • 95123 Catania
Tel. 095 321705 - 3782425 - Fax 095 3782425 - E-mail: [email protected] - [email protected]
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
LA DUCA VIAGGI
Piazza Europa, 1 • 95127 Catania
Tel. 095 7222295 - Fax 095 7222298 - Email: [email protected]
PROVIDER ECM
XS events S.r.l.
Via Aquileia, 15 • 00198 Roma
Tel. 06 45 55 36 01 - Cell. 327 833 93 99 - Fax 06 45 50 392 - 06 45 55 35 69
E-mail: [email protected]
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sala b
sabato pomeriggio
lunch time
sabato mattina
sala a
08.30
apErTura DEI LaVorI/saLuTo DELLE auTorITÀ
08.55
un rICorDo DEL proF. anTonIo sapuppo
09.00 – 10.00 sEssIonE 1a - noVITÀ DaL MonDo DErMaToLoGICo
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
10.00 – 10.45 sEssIonE 2a – psorIasI
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
10.45 – 11.00 DIsCussIonE
11.00 – 11.30 pausa
11.30 – 12.20 sEssIonE 3a – IDrosaDEnITE suppuraTIVa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
12.20 – 12.30 DIsCussIonE
12.30 – 12.45 sEssIonE 4a – psorIasI
RELAZIONE su tEmA pREORdINAtO
12.45 – 12.50 DIsCussIonE
12.50 – 13.30 sEssIonE 5a – MaLaTTIE DEI CapELLI
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
13.30 – 15.00 pausa pranzo
13.35 – 15.00 sEssIonE 2B – sIMposIo DDI
“CoME prEsErVo La MIa pELLE…”:
TruCCHI… DErMaToLoGICI
…E
CoME
La
prEsErVo
DaLL’InQuInaMEnTo aMBIEnTaLE”: sKIn
DaMaGEs rELaTED To poLLuTIon: a nEW
CHaLLEnGE For DErMaToLoGIsTs
15.00 – 16.00 sEssIonE 6a – DErMaToLoGIa pEDIaTrICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
16.00 – 16.30 sEssIonE 7a – psorIasI
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
16.30 – 16.35 DIsCussIonE
16.35 – 16.55 sEssIonE 8a – DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY
RELAZIONE su tEmA pREORdINAtO
16.55 – 17.00 DIsCussIonE
17.00 – 17.30 pausa
17.30 – 19.00 sEssIonE 9a – noVITÀ In TErapIa DErMaToLoGICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
15.00 – 16.00 sEssIonE 3B cOmuNIcAZIONI LIbERE
16.00 – 17.00 sEssIonE 4B – noVITÀ TErapEuTICHE:
DErMaTITE sEBorroICa - InFEzIonI Da HpV
19.00 – 19.30 DIsCussIonE
19.30
CHIusura DEI LaVorI
domenica mattina
11.30 – 13.30 sEssIonE 1B - aTTuaLITÀ In TErapIa
DErMaToLoGICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
13.30 – 13.35 DIsCussIonE
17.00 – 17.30 pausa
17.30 – 18.50 sEssIonE 5B – aTTuaLITÀ su: DaYLIGHT
pHoToDYnaMIC THErapY - aCnE
18.50 – 19.30 sEssIonE 6B CoMunICazIonI LIBErE
19.30
08.45 – 09.30 sEssIonE 10a – onCoLoGIa DErMaToLoGICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
09.30 – 09.40 DIsCussIonE
09.40 – 10.00 sEssIonE 11a – MoLLusCo ConTaGIoso
RELAZIONE su tEmA pREORdINAtO
10.00 – 10.05 DIsCussIonE
10.05 – 10.50 sEssIonE 12a – psorIasI E nuoVI TarGET TErapEuTICI
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
10.50 – 11.00 DIsCussIonE
11.00 – 11.30 pausa
11.30 – 12.15 sEssIonE 13a – METoDICHE non InVasIVE nEL
MonIToraGGIo TErapEuTICo DEL “non MELanoMa
sKIn CanCEr” (In CoLLaBorazIonE Con aIDnID)
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
12.15 – 12.25 DIsCussIonE
12.25 – 12.55 sEssIonE 14a – rEazIonI CuTanEE IaTroGEnE
12.55 – 13.45 DIsCussIonE
13.45
CoMpILazIonE QuEsTIonarIo ECM
14.00
CHIusura DEL ConGrEsso
6
CHIusura DEI LaVorI
08.45 – 09.45 sEssIonE 7B – aTTuaLITÀ In TErapIa
DErMaToLoGICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
09.45 – 09.50 DIsCussIonE
09.50 – 10.35 sEssIonE 8B – approCCIo praTICo
raGIonaTo In MEDICIna DErMoEsTETICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
10.35 – 11.00 DIsCussIonE
11.00 – 11.30 pausa
11.30 – 12.35 sEssIonE 9B – EFFETTI InDEsIDEraTI In
MEDICIna DErMoEsTETICa
RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO
12.35 – 12.40 DIsCussIonE
12.40 – 13.15 sEssIonE 10B CoMunICazIonI LIBErE
13.15
CHIusura DEI LaVorI
sala d
sala c
13.30 – 15.00 sEssIonE 1C MaLaTTIE DELLE unGHIE:
DIaGnosI aVanzaTa E TErapIa
13.30 – 15.00 sEssIonE 1D ECToparassITosI:
DIaGnosI aVanzaTa E TErapIa
15.30 – 19.00 sEssIonE 2C VIDEo: InTroDuzIonE aLLa
DErMoCHIrurGIa
(a Cura DELLa sIDCo)
- proIEzIonE non sTop -
7
GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA
XVII RIUNIONE (1983 - 2016)
SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016
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GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA
XVII RIUNIONE (1983 - 2016)
SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
08.30
apertura dei lavori
saluto delle autorità
08.55
un rICorDo DEL proF. anTonIo sapuppo
mario pippione, steFano calVieri
sessione 1a - noVitÀ dal mondo dermatologico
presentano:
N. Aste, s. calvieri, p. Lisi, m. pippione
09.00 – 09.20
1
aDVanCEs In sKIn sCIEnCEs anD THEIr THErapEuTIC IMpLICaTIons
stephen i. KatZ
(NAt. INst. ARtHR. musc. sKIN dIs., NAt. INst. HEALtH, bEtHEsdA, md, usA)
09.20 – 09.40
2
THErapEuTIC pEarLs FroM JaaD
bruce h. thiers
(dERm. & dERm. suRG., mEd. uNIV. sOutH cAROLINA, cHARLEstON, sc, usA)
09.40 – 10.00
3
WHaT's nEW In THErapEuTICs oF InFECTIous DErMaToLoGY
oliVier chosidoW
(dEpt. dERm. ALLERG., HOp. HENRI-mONdOR, uNIV. pARIs-Est cRÉtEIL VAL dE
mARNE, cRÉtEIL, FRANcE)
sessione 2a - psoriasi
presentano:
s. chimenti, A. Garcovich, p. santoianni
10.00 – 10.15
4
rEaL WorLD EVIDEnCE In DErMaToLoGY
steFano piaserico
(cL. dERm., uNIV. pAdOVA)
10.15 – 10.30
5
DoDICI annI DI aDaLIMuMaB nELLa psorIasI… una “BELLa” sTorIa
paolo amerio
(cL. dERm., uNIV. G. d’ANNuNZIO, cHIEtI)
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SABATO 30 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
10.30 – 10.45
6
FarMaCI BIosIMILarI: DaLLa TEorIa aLLa praTICa
paolo dapaVo
(cL. dERm., cIttÀ sALutE sc., tORINO)
10.45 – 11.00
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
11.00 – 11.30
Pausa
sessione 3a - idrosadenite suppuratiVa
presentano:
V. bettoli, G. Fabbrocini, s. Veraldi
11.30 – 11.45
7
LInEE GuIDa sIDEMasT suLLa soMMInIsTrazIonE DEI BIoLoGICI
nELL’IDrosaDEnITE suppuraTIVa: paToGEnEsI, sCaLE DI VaLuTazIonE E
CrITErI DI InCLusIonE/EsCLusIonE
giuseppe monFrecola, matteo megna
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II,
NApOLI)
11.45 – 12.00
8
noVITÀ nELLa TErapIa MEDICa
marco romanelli
(u.O. dERm., uNIV. pIsA)
12.00 – 12.20
9
HIDraDEnITIs suppuraTIVa: surGICaL approaCH
FalK g. bechara
(dEpt. dERm. suRG., RuHR-uNIV. bOcHum, GERmANY)
12.20 – 12.30
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
sessione 4a - psoriasi
presentano:
b. Guarneri, G. monfrecola, b.m. piraccini
12.30 – 12.45
10
VITaMIna D E psorIasI
steFano calVieri
(cL. dERm., pOLIcL. umbERtO I, uNIV. sApIENZA, ROmA)
12.45 – 12.50
Discussione sull’argomento esposto durante la sessione
10
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
sessione 5a - malattie dei capelli
12.50 – 13.10
11
psorIaTIC aLopECIa
antonella tosti
(dEpt. dERm. cut. suRG., uNIV. mIAmI, FL, usA)
13.10 – 13.30
pErsIsTEnT sEXuaL DYsFunCTIon In MEn WITH anDroGEnIC aLopECIa or
prosTaTIC HYpErpLasIa WHo arE EXposED To FInasTErIDE or DuTasTErIDE
dennis p. West, *giuseppe micali
(dEpt. dERm., FEINbERG scH. mEd., NORtHWEstERN uNIV., cHIcAGO, IL, usA;
* sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
12
13.30 – 15.00
Pausa pranzo
sessione 6a - dermatologia pediatrica
presentano:
F. Ayala, c. Gelmetti, A. tosti
15.00 – 15.20
13
propranoLoL For InFanTILE HaEManGIoMas: rECoMMEnDaTIons anD
proposED THErapEuTIC proToCoL
John i. harper
(pAEd. dERm., INst. cHILd HEALtH, ucL, LONdON, uK)
15.20 – 15.40
14
GEnETIC sKIn DIsEasE: DIsCoVErY anD rECoVErY
John a. mcgrath
(st. JOHN's INst. dERm., KING's cOLL., GuY's HOsp., LONdON, uK)
15.40 – 16.00
15
suCCEssFuLLY TrEaTInG aTopIC DErMaTITIs In CHILDrEn
laWrence schachner
(dEpt. dERm., mILLER scH. mEd., mIAmI uNIV., FL, usA)
sessione 7a - psoriasi
presentano:
m.R. bongiorno, A. di carlo
16.00 – 16.15
16
MInIMaL DIsEasE aCTIVITY: un oBIETTIVo raGGIunGIBILE nELLa GEsTIonE
DEL pazIEnTE Con arTrITE psorIasICa In TErapIa Con FarMaCI BIoLoGICI
nicola balato
(sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. cH., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI)
11
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
16.15 – 16.30
17
16.30 – 16.35
sECuKInuMaB E psorIasI: una prossIMa opporTunITÀ Con InDICazIonI
InnoVaTIVE
clara de simone, giacomo caldarola
(Ist. dERm., uNIV. cAtt. sAcRO cuORE, ROmA)
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
sessione 8a - daYlight photodYnamic therapY
presenta:
m.c. Fargnoli
16.35 – 16.55
18
La LuCE soLarE In TErapIa FoToDInaMICa: nuoVa FronTIEra nEL
TraTTaMEnTo DELLE CHEraTosI aTTInICHE
hans christian WulF
(dEpt. dERm., bIspEbJERG HOsp., cOpENHAGEN, dENmARK)
16.55 – 17.00
Discussione sull’argomento esposto durante la sessione
17.00 – 17.30
Pausa
sessione 9a - noVitÀ in terapia dermatologica
presentano:
s. Amato, N. balato, m. Fimiani, m. Romanelli, L. Zichichi
17.30 – 17.45
19
nuTraCEuTICaLs For THE sKIn: an upDaTE
gioVanni scapagnini, sergio daVinelli
(dIp. mEd. sc. sALutE, uNIV. mOLIsE, cAmpObAssO)
17.45 – 18.00
20
CorTICosTEroIDI pEr uso TopICo: IMporTanza DELLa ForMuLazIonE
nicola pimpinelli, Vieri grandi
(sEZ. dERm., dIp. cH. mEd. tRAsLAZ., uNIV. FIRENZE)
18.00 – 18.15
TraTTaMEnTo DELLa TInEa InGuInaLIs E DELLa TInEa CorporIs Con
un’assoCIazIonE anTIMICoTICo-CorTICosTEroIDE
steFano Veraldi, *rossana schianchi
(u.O. dERm., uNIV. mILANO; *I.d.E., mILANO)
21
18.15 – 18.30
22
InGEnoLo MEBuTaTo nELLE CHEraTosI aTTInICHE: EspErIEnza CLInICa E
sTruMEnTaLE
marco ardigÒ
(Ist. dERm. s. GALLIcANO, IRccs, ROmA)
12
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
18.30 – 18.45
23
pEMFIGo: anTI CD-20 CoME TErapIa aDIuVanTE o TErapIa DI prIMa sCELTa?
claudio Feliciani
(cL. dERm., uNIV. pARmA)
18.45 – 19.00
24
LICHEn sCLErosus: prospETTIVE TErapEuTICHE
antonio cristaudo, alessandra latini, marinella tedesco, marina
ambriFi, massimo giuliani, carola ancona
(Ist. dERm. s. GALLIcANO, IRccs, ROmA)
19.00 – 19.30
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
19.30
Chiusura dei lavori
13
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
sessione 1b - attualitÀ in terapia dermatologica
presentano:
A. costanzo, G. pellacani, F. Ricciuti, L. stingeni, G. trevisan
11.30 – 11.45
25
ruoLo DI nICoTInaMIDE nELLa CHEMIoprEVEnzIonE DEI TuMorI CuTanEI
non MELanoMa: EVIDEnzE spErIMEnTaLI E CLInICHE
nicola pimpinelli
(sEZ. dERm., dIp. cH. mEd. tRAsLAZ., uNIV. FIRENZE)
11.45 – 12.00
26
ToCoTrIEnoLI E ToCoFEroLI TopICI In DErMaToLoGIa
gabriella Fabbrocini
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II,
NApOLI)
12.00 – 12.15
27
nuoVE VIE rECETTorIaLI DEL prurITo sInE MaTErIa
bianca maria piraccini
(dERm., dImEs, uNIV. bOLOGNA)
12.15 – 12.30
28
VasCuLITE LEuCoCIToCLasICa a IGa. CLInICa E TErapIa
massimo papi
(u.O. uLcERE cut. dERm. VAsc., IdI, ROmA)
12.30 – 12.40
MasToCITosI: QuaLE TraTTaMEnTo? DaLLa TErapIa anTIsTaMInICa aLLa
TarGET THErapY
Valeria braZZelli, steFania barruscotti, sara grassi, andrea
michelerio, *serena merante, gioVanni borroni
(cL. dERm. E *cL. EmAtOL., FONdAZ. pOLIcL. s. mAttEO IRccs, uNIV. pAVIA)
29
12.40 – 12.55
30
METoTrEXaTo: noVITÀ nELLa TraDIzIonE
steFano piaserico
(cL. dERm., uNIV. pAdOVA)
12.55 – 13.10
31
BIosIMILarI: una nuoVa sFIDa TErapEuTICa In DErMaToLoGIa
enZo berardesca
(Ist. dERm. s. GALLIcANO, IRccs, ROmA)
13.10 – 13.20
32
I FarMaCI BIoLoGICI nELLa psorIasI ErITroDErMICa
giuseppe stinco, enZo errichetti
(cL. dERm., dIp. sc. mEd. spER. cL., A.O.u. s. mARIA mIsERIcORdIA, uNIV.
udINE)
14
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
13.20 – 13.30
33
13.30 – 13.35
psorIasI, EruzIonI psorIasIForMI E MaLaTTIE InFIaMMaTorIE CronICHE
InTEsTInaLI
maddalena napolitano, nicola balato
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II,
NApOLI)
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
sessione 2b - simposio ddi
“come preserVo la mia pelle…”: trucchi… dermatologici
presentano:
A. barba, p. crawford, G. Fabbrocini, L. Larsson West, c. Rigoni
13.35 – 13.50
34
LE TErapIE DEI sanTI
luigi ValenZano
(Ist. dERm. s. GALLIcANO, ROmA)
13.50 – 14.05
35
CosMETICI E CuTE sEnsIBILE
caterina Foti, paolo romita
(sEZ. dERm., dIp. mEd. INt., ImmuNOL. mAL. INF., uNIV. bARI)
14.05– 14.20
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psorIasI E VITaMIna D In MEnopausa: uTILITÀ DELLa FoToTErapIa
Valeria braZZelli
(cL. dERm., FONdAZ. pOLIcL. s. mAttEO IRccs, uNIV. pAVIA)
“…e come la preserVo dall’inQuinamento ambientale”:
sKin damages related to pollution: a neW challenge For dermatologists
14.20 – 14.30
37
sTraTEGIEs For prEVEnTIon oF poLLuTIon-InDuCED sKIn DIsorDErs
(LEttuRA NON Ecm)
gabrielle sore
(L’OREAL REsEARcH, AsNIEREs suR sEINE, FRANcE)
14.30 – 14.40
38
poLLuTIon anD sKIn DIsorDErs (LEttuRA NON Ecm)
giuseppe Valacchi
(sEZ. bIOL. EVOLuZ., dIp. sc. VItA bIOtEcNOL., uNIV. FERRARA)
14.40 – 15.00
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
15
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
15.00 – 16.00
sessione 3b - comunicaZioni libere
presentano:
u. bottoni, L. brambilla, A. campanati, A. Rossi, N. skroza
39
pITYrIasIs ruBra pILarIs TIpo I DELL’aDuLTo: TrE CasI TraTTaTI Con
suCCEsso Con usTEKInuMaB
biagio didona, Flora canZona, tiZiano tonanZi, massimo papi
(IdI, ROmA)
40
MaLaTTIa DI HaILEY-HaILEY E suppLEMEnTazIonE oraLE DI VITaMIna D
matteo megna, pietro santoianni
(sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. cH., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI)
41
ruoLo DELLa MIrTazapIna nELLa TErapIa DEL prurITo CronICo
simone garcoVich
(Ist. dERm., uNIV. cAtt. sAcRO cuORE, FONd. pOLIcL. uNIV. A. GEmELLI, ROmA)
42
MorFEa GEnEraLIzzaTa E psorIasI: sTEssa TErapIa?
emilia cerulli, elettra antonelli, Katharina hansel, luca stingeni
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd., uNIV. pERuGIA)
43
TErapIa TopICa nELLa psorIasI unGuEaLE
amanda maZZi, salVatore panduri, Valentina dini, marco romanelli
(u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA)
44
TraTTaMEnTo Con FarMaCI BIoLoGICI DI psorIasI/EpaTopaTIE
cristina mugheddu, monica pau, rino murgia, Franco rongioletti
(cL. dERm., p.O. s. GIOVANNI dI dIO, A.O.u., cAGLIARI)
45
DErMaTITI IaTroGEnE In Corso DI TraTTaMEnTo DELL’EpaTopaTIa HCVCorrELaTa Con sIMEprEVIr
Francesco borgia, irene cacciola, FabriZio guarneri, mario Vaccaro,
seraFinella p. cannaVÒ
(sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. mEssINA)
46
47
TErapIa Con prEDnIsonE ED anaKInra In sapHo sYnDroME
teresa oranges, *andrea diociaiuti, **antonella insalaco, **FabriZio
de benedetti, *maYa el hachem
(u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER. uNIV. pIsA; *u.O.c. dERm. E **u.O.c.
REumAtOLOGIA, Osp. pEd. bAmbINO GEsÙ, IRccs, ROmA)
una rEazIonE paraDossa Da anTI-TnFaLFa
emanuela martina, Katia giuliodori, anna campanati, annamaria
oFFidani
(cL. dERm., dIp. sc. cL. mOLEcOL., uNIV. pOLItEcN. mARcHE, ANcONA)
16
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
48
EruzIonE psorIasIForME In Corso DI TErapIa Con MIDosTaurIna In
pazIEnTE Con MasToCITosI sIsTEMICa
marta tramontana, rossella marietti, Katharina hansel, leonardo
bianchi, luca stingeni
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd., uNIV. pERuGIA)
49
oMaLIzuMaB E orTICarIa CronICa sponTanEa
giuseppe pistone, maria rita bongiorno
(u.O.c. dERm. mts, A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, uNIV. pALERmO)
50
rIsoLuzIonE Con ETanErCEpT DI una sInDroME DI LYELL proVoCaTa Da
rITuXIMaB In un pazIEnTE aFFETTo Da pEMFIGo VoLGarE GraVE
biagio didona, maria antonietta pilla, dario didona, cinZia maZZanti
(IdI, ROmA)
sessione 4b - noVitÀ terapeutiche: dermatite seborroica - inFeZioni da
hpV
presentano:
p. Amerio, m. barbareschi
16.00 – 16.15
51
aTTuaLITÀ nELLa TErapIa TopICa DELLa DErMaTITE sEBorroICa
Federica dall’oglio, giuseppe micali
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
16.15 – 16.20
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
presenta:
p. Amerio
16.20 – 16.35
52
16.35 – 16.50
53
nITrIzInC CoMpLEX: EFFICaCIa E ToLLEraBILITÀ nEL TraTTaMEnTo DELLE
VErruCHE "DIFFICILI"
Francesco lacarrubba, giuseppe micali
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
un nuoVo TraTTaMEnTo DELLE VErruCHE GEnITaLI EsTErnE: nITrIzInCCoMpLEX
marinella brambati, marco cusini
(u.O.s. mts, FONdAZ. IRccs cA’ GRANdA Osp. mAGGIORE pOLIcL., mILANO)
16.50 – 17.00
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
17.00 – 17.30
Pausa
17
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
sessione 5b - attualitÀ su: daYlight photodYnamic therapY - acne
presentano:
s.p. cannavò, G. Filosa, m.c. potenza
17.30 – 17.40
54
17.40 – 17.50
55
EspErIEnza ITaLIana su DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY
L’EspErIEnza DI L’aQuILa
maria concetta Fargnoli, antonella piccioni
(cL. dERm., uNIV. L’AQuILA)
EspErIEnza ITaLIana su DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY
L’EspErIEnza DI CoMo
paolo sergio paVone, silVia loVati
(Att. cL. tERR., bR. dERm., ALLERGOL., sERV., A.O. s. ANNA, cOmO)
17.50 - 17.55
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
17.55 – 18.10
a proposITo DELLE assoCIazIonI prECosTITuITE nELLa TErapIa TopICa
DELL’aCnE
VincenZo bettoli, giulia toni, alberto bertoldi, graZiana
amendolagine
(u.O. dERm., dIp. sc. mEd., A.O.u., uNIV. FERRARA)
56
18.10 – 18.25
57
FraGILITÀ CuTanEa nELL’aCnE
gabriella Fabbrocini
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II,
NApOLI)
18.25 – 18.35
58
proBLEMaTICHE aLLErGoLoGICHE LEGaTE aLLa TErapIa TopICa DELL’aCnE
cataldo patruno, matteo megna
(sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. cH., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI)
18.35 – 18.45
59
aCnE CHELoIDEa DELLa nuCa: TErapIa
antonia gimma, carla cardinali, Franca taViti
(dERm., Osp. pRAtO)
18.45 – 18.50
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
18
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
18.50 – 19.30
sessione 6b - comunicaZioni libere
presentano:
A. cristaudo, p. Quaglino, E. Raia, V. schirripa, G. soda, G. stinco
60
aCnE rEsIsTEnTE aLLE TErapIE TraDIzIonaLI: un Caso DI sInDroME
aDrEnoGEnITaLE
Veronica balduZZi, maria concetta potenZa
(u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA)
61
un Caso DI rosaCEa DEL CuoIo CapELLuTo
maria caterina Fortuna, giulia pranteda, alFredo rossi
(u.O.c. dERm., dIp. mEd. INt. spEc. mEd., uNIV. sApIENZA, ROmA)
62
pITIrIasI LICHEnoIDE CronICa In ETÀ pEDIaTrICa: DEsCrIzIonE DI un Caso
emilia aQuila, ilaria proietti, maria concetta potenZa
(u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA)
63
64
65
66
InGEnoLo MEBuTaTo nELLE CHEraTosI aTTInICHE: sTuDIo CLInICo,
IsToLoGICo-IMMunoIsToCHIMICo E VIDEoDErMaTo-CapILLarosCopICo
iVan bobYr, anna campanati, Veronica consales, emanuela martina,
elisa molinelli, Federico diotalleVi, Valerio brisigotti, *mirella
giangiacomi, giulia ganZetti, annamaria oFFidani
(cL. dERm., dIp. sc. cL. mOLEcOL. E *Ist. ANAt. pAtOL. IstOpAtOL., uNIV.
pOLItEcN. mARcHE)
EFFICaCIa DELLa TErapIa FoToDInaMICa nELLa MICosI FunGoIDE assoCIaTa
a MorBo DI BoWEn
nicolÒ riVetti, *riccardo gioVanni borroni, Valeria braZZelli
(cL. dERm., uNIV. pAVIA E *LAb. dIAGNOst. mOLEcOL., FONdAZ. IRccs, pOLIcL.
s. mAttEO, pAVIA)
VasCuLopaTIa LIVEDoIDE assoCIaTa aD IpEroMoCIsTEInEMIa TraTTaTa Con
aCIDo FoLICo E CoMpLEsso VITaMInICo B
enZo errichetti, giuseppe stinco
(cL. dERm., uNIV. udINE)
InnEsTI EpIDErMICI FrazIonaLI: EspErIEnza DELLa CLInICa DErMaToLoGICa
pIsana
agata JanoWsKa, Valentina dini, michela macchia, salVatore
panduri, teresa oranges, marco romanelli
(u.O. dERm., dIp. cL. mEd. spER., uNIV. pIsA)
19
SABATO 30 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
67
68
19.30
TErapIa CELLuLarE DEL Danno soLarE CronICo EpITELIaLE sEVEro ED
EsTEso
michele Fimiani, pietro rubegni, elisa pianigiani, giancarlo mariotti
(cL. dERm., dIp. sc. mEd., cH. NEuROsc., uNIV. sIENA)
IL dERmA dEEpIdERmIZZAtO AcELLuLARE LIOFILIZZAtO: uNA NuOVA
OppORtuNItÀ IN VuLNOLOGIA
michele Fimiani, elisa pianigiani, Francesca ierardi, linda tognetti
(cL. dERm., dIp. sc. mEd., cH. NEuROsc., uNIV. sIENA)
Chiusura dei lavori
20
SABATO 30 GENNAIO
Lunch Time - Sala C
sessione 1c (NON ECM) - malattie delle unghie: diagnosi aVanZata e
terapia
presentano:
b.m. piraccini, F. Lacarrubba
13.30 – 14.30
69
DIaGnosI aVanzaTa E TErapIa DELLE onICopaTIE
bianca maria piraccini
(dERm., dImEs, uNIV. bOLOGNA)
14.30 – 15.00
Discussione sull’argomento esposto durante la sessione
Sessione Parallela - Sala C
15.30 – 19.00
sessione 2c (NON ECM) - Video: introduZione alla dermochirurgia
(a cura della sidco)
- proieZione non stop -
21
SABATO 30 GENNAIO
Lunch Forum - Sala D
sessione 1d (NON ECM) - ectoparassitosi: diagnosi aVanZata e terapia
presentano:
G. Leigheb, L. stingeni
13.30 – 14.30
70
EnToMoDErMaTosI E parassITosI aMBIEnTaLI
giorgio leigheb, *luca stingeni, elisa ZaVattaro, **mario principato
(cL. dERm., uNIV. pIEmONtE ORIENtALE, NOVARA; *sEZ. dERm. cL., ALLERGOL.
VENEREOL., dIp. mEd. E **sEZ. pARAssItOL., FAc. mEd. VEtER., uNIV. pERuGIA)
14.30 – 15.00
Discussione sull’argomento esposto durante la sessione
22
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
sessione 10a - oncologia dermatologica
presentano:
G. Fabrizi, A. parodi, N. pimpinelli, A. Virgili
08.45 – 09.00
71
La TErapIa MEDICa DEL MELanoMa METasTaTICo In FasE aVanzaTa
pietro Quaglino, paolo FaVa, maria teresa Fierro
(cL. dERm., uNIV. tORINO)
09.00 – 09.15
72
IL LInFonoDo sEnTInELLa: upDaTE
marco simonacci
(st. c. dERm., Osp. mAcERAtA, AsuR mARcHE AREA VAstA 3)
09.15 – 09.30
73
CaMpo DI CanCErIzzazIonE
aldo di carlo
(Ist. s. mARIA E s. GALLIcANO, IRccs, ROmA)
09.30 – 09.40
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
sessione 11a - mollusco contagioso
09.40 – 10.00
74
THE ManaGEMEnT oF MoLLusCuM ConTaGIosuM
antonio torrelo
(dEpt. dERm., HOsp. NIÑO JEsÚs, mAdRId, spAIN)
10.00 – 10.05
Discussione sull’argomento esposto durante la sessione
sessione 12a - psoriasi e nuoVi target terapeutici
presentano:
E. berardesca, m.G. bernengo, G. borroni
10.05 – 10.20
75
10.20 – 10.35
76
aprEMILasT: MECCanIsMo D’azIonE E InDICazIonI nEL TraTTaMEnTo DELLa
psorIasI
antonio costanZo
(cL. dERm., A.O. s. ANdREA, uNIV. sApIENZA, ROmA)
InTErLEuCHIna 23: CIToCHIna CHIaVE nELLa paToGEnEsI DELLE
sponDILoarTrITI
gioVanni triolo
(u.O.c. REum., dIp. bIOmEd. mEd. INt. spEc., A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE,
pALERmO)
23
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
10.35 – 10.50
77
WHEn BIoTECnoLoGY MEETs paTIEnT’s nEED In arTHropaTHIC psorIasIs
aurora parodi
(dIssAL sEZ. dERm., uNIV. GENOVA, IRccs A.O.u. s. mARtINO, Ist GENOVA)
10.50 – 11.00
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
11.00 – 11.30
Pausa
sessione 13a - metodiche non inVasiVe nel monitoraggio terapeutico del
“non melanoma sKin cancer” (in collaboraZione con aidnid)
presentano:
A. di stefani, F. Lacarrubba
11.30 – 11.45
78
11.45 – 12.00
79
12.00 – 12.15
80
12.15 – 12.25
La DErMosCopIa nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DELLE CHEraTosI
aTTInICHE
caterina longo
(sKIN cANcER u., ARcIspEd. s. mARIA NuOVA, IRccs, REGGIO EmILIA)
La DErMosCopIa nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DEL CarCInoMa
BasoCELLuLarE
aimilios lallas
(FIRst dEpt. dERm., ARIstOtLE uNIV., tHEssALONIKI, GREcIA)
La MICrosCopIa LasEr ConFoCaLE nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DEI
TuMorI CuTanEI
gioVanni pellacani
(cL. dERm., uNIV. mOdENA E REGGIO EmILIA)
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
sessione 14a - reaZioni cutanee iatrogene
presentano:
G. Angelini, G. Leigheb, F. Rongioletti
12.25 – 12.40
81
DErMopaTIE E FarMaCI anTIpErTEnsIVI
ugo bottoni, steFano dastoli, *emilio russo, giuseppe FabriZio
amoruso, *caterina palleria, elisabetta scali, *gioVambattista de
sarro
(dERm. E *FARm. cL. FARmAcOVIGIL., uNIV. mAGNA GRAEcIA, cAtANZARO)
24
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Plenaria - Sala A
12.40 – 12.55
82
IL DErMaToLoGo E L’“aLLErGIa” aI BETa-LaTTaMICI: un proBLEMa
QuoTIDIano
luca stingeni
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd., uNIV. pERuGIA)
12.55 – 13.45
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
13.45
Compilazione questionario ECM
14.00
Chiusura del Congresso
25
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
sessione 7b - attualitÀ in terapia dermatologica
presentano:
d. bonamonte, b. didona, c. Feliciani, m. picardo
08.45 – 09.00
83
FoToTErapIa E LasErTErapIa nEL Lupus ErITEMaToso
manuela papini
(cL. dERm. tERNI, uNIV. pERuGIA)
09.00 – 09.15
FInasTErIDE: possIBILE uTILIzzo TopICo nEL TraTTaMEnTo DELL’aLopECIa
anDroGEnETICa MasCHILE
alFredo rossi, maria caterina Fortuna
(u.O.c. dERm., dIp. mEd. INt. spEc. mEd., uNIV. sApIENZA, ROmA)
84
09.15 – 09.25
85
09.25– 09.35
86
09.35 – 09.45
87
09.45 – 09.50
TErapIa Con rITuXIMaB prIMa DELLa GraVIDanza In TrE pazIEnTI aFFETTE
Da pEMFIGo GraVE: VaLuTazIonE DELL’ouTCoME
camilla Vassallo, elena tagliabue, Federica derlino, gioVanni
borroni
(cL. dERm., FONdAZ. IRccs, pOLIcL. s. mAttEO, dIp. sc. cL.-cH., uNIV. pAVIA)
CarCInoMa BasoCELLuLarE DELL’EsTrEMo CEFaLICo: QuanTo L’EsCIssIonE
CHIrurGICa È LarGa E proFonDa aBBasTanza
sara grassi, mario merlino, renato rosso, gioVanni borroni
(u. dERm., uNIV. pAVIA, IRccs, pOLIcL. s. mAttEO, pAVIA)
LIVELLI sIErICI DI VITaMIna D E MELanoMa: sTuDIo Caso-ConTroLLo E
rEVIEW DELLa LETTEraTura
alessandra narcisi, giorgia cortesi, diego orsini, laura FidanZa,
*daniela pisani, **maria soFia cattaruZZa, antonio costanZo, marta
carlesimo
(u.O.c. dERm. VENEREOL. E *u.O.c. mEd. INt., mAL. mEtAb. mIN. mAL. mEtAb.
OssO , O. s. ANdREA, uNIV. sApIENZA, ROmA; **dIp. sAN. pub. mAL. INF., uNIV.
sApIENZA, ROmA)
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
sessione 8b - approccio pratico ragionato in medicina dermoestetica
presentano:
m. benci, m.p. de padova, A. tedeschi
09.50 – 10.15
88
anaToMY anD VoLuMIzInG InJECTIons oF THE CHEEK: THE DouBLE pLanE
TECHnIQuE
Fabio massimo ingallina
(cH. pLAst. RIcOstR. EstEt., cAtANIA)
26
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
10.15 – 10.35
89
LEsson FroM anaToMY: HoW To opTIMIzE THE usE oF HYaLuronIC aCID
InJECTIon For sKIn rEJuVEnaTIon
martin n. Zaiac
(dEpt. dERm., H. WERtHEIm cOLL. mEd., FLORIdA INt. uNIV. mIAmI, usA)
10.35 – 11.00
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
11.00 – 11.30
Pausa
sessione 9b - eFFetti indesiderati in medicina dermoestetica
presentano:
N. cameli, A. di pietro
11.30 – 11.40
90
EFFETTI InDEsIDEraTI Da aLTa TECnoLoGIa DErMaToLoGICa
giuseppe iVano luppino
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
11.40 – 11.50
91
GLI EFFETTI CoLLaTEraLI DEI FILLEr DELLE LaBBra E DEL DIsTrETTo pErIoraLE
maria pia de padoVa, *antonino di pietro
(dERm., Osp. pRIV. NIGRIsOLI, bOLOGNA; *sERV. dERm., Osp. L. mARcHEsI dI
INZAGO, mILANO)
11.50 – 12.00
92
EFFETTI InDEsIDEraTI Da pEELInG CHIMICI
aurora tedeschi, giuseppe micali
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
12.00 – 12.10
EFFETTI InDEsIDEraTI Da TossIna BoTuLInICa nEL TraTTaMEnTo DELLE
ruGHE
mauriZio benci
(dERm., FIRENZE)
93
12.10 – 12.20
94
12.20 – 12.35
95
12.35 – 12.40
EFFETTI InDEsIDEraTI Da TossIna BoTuLInICa nEL TraTTaMEnTo
DELL’IpErIDrosI
anna campanati, emanuela martina, annamaria oFFidani
(cL. dERm., uNIV. pOLItEc. mARcHE, Osp. RIuN., ANcONA)
rEazIonI Da FILLErs (GranuLoMa DELL’ETErna GIoVInEzza). CoME
L’IsToLoGIa aIuTa IL CLInICo
Franco rongioletti
(cL. dERm., dIp. sc. mEd. m. AREsu, uNIV. cAGLIARI)
Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione
27
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
12.40 – 13.15
sessione 10b - comunicaZioni libere
presentano:
c. de simone, m. papi, m. papini, m. pau, G. pistone, L. Valenzano
96
LE proprIETÀ non anTIMICroBICHE DELLE TETraCICLInE nELLE DErMaTosI
InFIaMMaTorIE: un Caso DI prurIGo pIGMEnTosa TraTTaTo Con
MInoCICLIna
laura cristina gironi, pamela Farinelli, *angela giacalone, enrico
colombo
(cL. dERm., dIp. mEd. cL. spER. E *ANAt. pAtOL., dIp. sc. sALutE, uNIV.
pIEmONtE ORIENtALE A. AVOGAdRO, NOVARA)
97
un Caso DI CanDIDosI DEL CuoIo CapELLuTo
maria caterina Fortuna, giulia pranteda, alFredo rossi
(u.O.c. dERm., dIp. mEd. INt. spEc. mEd., uNIV. sApIENZA, ROmA)
98
99
100
101
102
sporoTrICosI LInFoCuTanEa: a proposITo DI un Caso TraTTaTo Con
ITraConazoLo In TErapIa puLsaTa
annunZiata bartolotta, claudio guarneri, *maria lentini,
**giuseppe criseo, seraFinella p. cannaVÒ
(sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. spER. E *dIp. pAtOL. um. AduLtO EtÀ EVOLutIVA G.
bARREsI E **dIp. sc. cHIm., bIOL., FARm. Amb., uNIV. mEssINA)
TErapIa DELLa LEIsHManIosI CuTanEa Da LEIsHManIa InFanTuM E
LEIsHManIa BrazILIEnsIs Con FLuConazoLo
steFano Veraldi, gianluca naZZaro
(u.O. dERm., uNIV. mILANO)
TErapIa DELLa sCaBBIa CrosTosa Con aCITrETIna
steFano Veraldi, gianluca naZZaro, steFano maria serini
(u.O. dERm., uNIV. mILANO)
rEazIonE Lupus-LIKE Da IDrossICLoroCHIna In pazIEnTE aFFETTa Da
sInDroME DI sJÖGrEn
roberto maglie, *chiara baldini, Valentina dini, marco romanelli
(u.O. dERm. E *u.O. REum., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA)
La DErMaToMIosITE E ruoLo DEGLI Msa: Caso CLInICo
michela longone, nicola di meo, sara treVisini, cecilia noal, silVia
Vichi, serena Fagotti, giusto treVisan
(cL. dERm., uNIV. tRIEstE)
28
DOMENICA 31 GENNAIO
Sessione Parallela - Sala B
103
13.15
noVITÀ In TEMa DI ECzEMa paLpEBraLE
mario bellosta, *mauro paradisi, **nunZia maiello
(dERm., pAVIA; *dERm., uNIV. cAmpus bIOmEd., ROmA; **Amb. ALLERG. pEd.,
dIp. dONNA, bAmbINO E cH. GEN. spEc., II uNIV. NApOLI)
Chiusura dei lavori
29
GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA
XVII RIUNIONE (1983 - 2016)
SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016
Poster
31
i
ii
iii
MaLaTTIa DI KYrLE TraTTaTa Con aLLopurInoLo
giorgio la Viola, Veronica balduZZi, maria concetta potenZa
(u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA)
aDErEnza aLLa TErapIa nELLE onICoMICosI
Valentina FabriZi, Ylenia natalini, martina ruspi, Francesco robert
burKert, manuela papini
(uNIV. pERuGIA, cL. dERm., tERNI)
uLCEra pLanTarE Da DErMaBaCTEr HoMInIs
leonardo bianchi, Jacopo broZZi, *antonella mencacci, Katharina
hansel, luca stingeni
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL. E *sEZ. mIcRObIOL. mIcRObIOL. cL., dIp.
mEd. spER., uNIV. pERuGIA)
iV
pIoDErMa GanGrEnoso TraTTaTo Con MoMETasonE FuroaTo E
MEDICazIonI aVanzaTE
michela iannone, teresa oranges, agata JanoWsKa, Valentina dini,
marco romanelli
(u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA)
V
uTILIzzo DI MEDICazIonI aVanzaTE nELLa GEsTIonE DI LEsIonE Da Morso
DI raGno nECroTossICo
annalisa tonini, teresa oranges, agata JanoWsKa, simona sbolci,
Valentina dini, marco romanelli
(u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA)
Vi
La “TErapIa” DELLE InFEsTazIonI Da pYEMoTEs VEnTrICosus
diletta neVe, *simona principato, **mario principato, **iolanda
moretta, leonardo bianchi, luca stingeni
(sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd. spER., uNIV. pERuGIA;
*cENtRO RIc. uRANIA, pERuGIA (WWW.EdpA.It); **sEZ. pARAssItOL., dIp. mEd.
VEtER., uNIV. pERuGIA)
Vii
DErMaTITE aTopICa E psorIasI sEVEra In TraTTaMEnTo Con usTEKInuMaB
bruno gualtieri, salVatore panduri, Valentina dini
(u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA)
Viii
proFILo CIToCHInICo In pazIEnTI psorIasICI In TraTTaMEnTo Con FarMaCI
BIoTECnoLoGICI
ugo bottoni, *marta greco, giuseppe FabriZio amoruso, steFano
dastoli, elisabetta scali, *elio gulletta
(dERm. E *pAtOL. GEN., uNIV. mAGNA GRAEcIA, cAtANZARO)
32
iX
X
Xi
Xii
Xiii
XiV
XV
IL TraTTaMEnTo Con ETanErCEpT È In GraDo DI MoDuLarE L’apopTosI In
pazIEnTI Con psorIasI MoDEraTa-GraVE
serena lembo, *nicola balato, *giuseppina caiaZZo, *matteo megna,
*Fabio aYala, **anna balato
(dIp. mEd. cH., uNIV. sALERNO; *dIp. mEd. cL. cH. E **dIp. sc. bIOmEd. AVANZ.,
uNIV. FEdERIcO II, NApOLI)
TroMBoCITopEnIa In Corso DI TraTTaMEnTo anTI-TnFaLFa: GEsTIonE
TErapEuTICa
marta muscianese, maria concetta potenZa
(u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA)
VaLuTazIonE DI TErapIa CoMBInaTa DI GEL a BasE DI HYDroXYpInaCoLonE
rETInoaTo E MasCHEra a BasE DI arGILLa VErDE E BIanCa assoCIaTo a
raDIoFrEQuEnza nEL TraTTaMEnTo DELL’aCnE LIEVE MoDEraTa DEL VoLTo:
sTuDIo prELIMInarE
daniela bianchini, martina gerardi, angela Ferrari
(u.O.c. dERm., dAI EmAtOL., ONcOL., ANAt. pAtOL. mEd. RIGEN., uNIV.
sApIENZA, ROmA)
TErapIa FoToDInaMICa nEGLI EsITI CICaTrIzIaLI Da Lupus MILIarIs
DIssEMInaTus FaCIEI
roberta giuFFrida, Francesco borgia, antonio Foti, lucia mendolia,
seraFinella p. cannaVÒ
(sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. mEssINA)
VEICoLazIonE DEL suLForaFanE MEDIanTE VEsCICoLE uLTraDEForMaBILI:
VaLuTazIonE EX VIVo
donatella paolino, ugo bottoni, massimo Fresta
(dERm., uNIV. mAGNA GRAEcIA, cAtANZARO)
InTErazIonE FunzIonaLE Tra poLIMorFIsMI GEnETICI DI p53 E KITLG CoME
FaTTorE prEDITTIVo DI rIsposTa a TarGETED THErapIEs nEL MELanoMa
METasTaTICo
alessandra narcisi, elisabetta botti, giorgia cortesi, laura FidanZa,
*barbara marinari, marta carlesimo, antonio costanZo
(u.O.c. dERm. VENEREOL., A.O. s. ANdREA, uNIV. sApIENZA, ROmA; *dIp.
dERm., uNIV. tOR VERGAtA, ROmA)
una pIGMEnTazIonE aCQuIsITa
annamaria ronco, alessandra Farnetti, ViViana schiaVone,
Francesca deluca, mario pippione
(sERV. dERmOcH., HumANItAs GRAdENIGO, tORINO)
33
XVi
XVii
XViii
XiX
XX
XXi
XXii
un Caso DI sCHWannoMa rECIDIVo
annamaria ronco, alessandra Farnetti, ViViana schiaVone,
Francesca deluca, mario pippione
(sERV. dERmOcH., HumANItAs GRAdENIGO, tORINO)
IL pLasMa rICCo DI pIasTrInE (prp) auToLoGo nEL TraTTaMEnTo
DELL’aLopECIa arEaTa
gioVanni biondo, daVide Fattore, mariano FundarÒ, maria sorce
(u.O.c. dERm. mts, A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, uNIV. pALERmO)
IMpIEGo DI pLasMa rICCo DI pIasTrInE (prp) auToLoGo nEL TraTTaMEnTo
DELL’aLopECIa anDroGEnETICa
laura maniscalco, paolo caruso, rosa coppola, maria sorce
(u.O.c. dERm. mts, A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, uNIV. pALERmO)
psorIasI E pEMFIGoIDE BoLLoso: EFFICaCIa DI un TraTTaMEnTo
sEQuEnzIaLE Con CorTICosTEroIDI, METoTrEXaTE E aCITrETIna
daniele riZZo, *laura miceli, *maria paola ternullo, massimo
FraZZitta, concetta nocita, leonardo Zichichi
(u.O.c. dERm. E *u.O.c. ANAt. pAtOL., Osp. s. ANtONIO AbAtE, tRApANI)
TraTTaMEnTo DELLa rosaCEa ErITEMaTo-TELanGIECTasICa Con
BrIMonIDIna TopICa: VaLuTazIonE TraMITE FoToGraFIa DIGITaLE E
VIDEoDErMaTosCopIa
anna elisa VerZÌ, Francesco lacarrubba, Federica dall’oglio,
carmelinda Fusto, raFFaele gibilisco, giuseppe micali
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
su DI un Caso DI XEroDErMa pIGMEnToso TraTTaTo Con VIsMoDEGIB: DaTI
prELIMInarI
maria rita nasca, laura guZZardi, clara benintende, maria letiZia
musumeci, *Francesco FerraÙ, giuseppe micali
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA; *u.O.
ONcOL., Osp. s. VINcENZO, tAORmINA)
CIao proF
gli allieVi della clinica dermatologica di catania
(sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA)
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GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA
XVII RIUNIONE (1983 - 2016)
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Catania, 30-31 gennaio 2016
AbstrAct
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SHERATON CATANIA HOTEL
CATANIA 30-31 gennaio 2016
relAzioni
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AdvAnces in skin sciences And their therApeutic
implicAtions
stephen i. katz
National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases, National
Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA
Major scientific advances continually inform our approaches to patient care. in order
to advance our approach to patients it is incumbent on us to have a better knowledge
of the pathophysiology of disease. in this lecture i will describe several examples of
basic science discoveries that are helping us to better understand the mechanisms involved in and treatment of human diseases. i will discuss some rare diseases and novel
approaches to their treatment. As well, i will talk about the potential of the human
microbiome and discuss its role in human disease. Finally i will discuss the advent of
new treatments that are based on the molecular mechanisms of benign (psoriasis) and
malignant (melanoma) diseases.
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therApeutic peArls from JAAd
Bruce h. thiers
Dermatology & Dermatology Surgery, Medical University of South Carolina,
Charleston, South Carolina, USA
in this session the speaker, who is editor of the Journal of the American Academy of
Dermatology (JAAD), will present an overview of recent key articles published in
that Journal. emphasis will be placed on new data that affect the clinical practice of
dermatology. therapeutic advances will be featured. the goals of the session will be
to (1) examine the recent literature in dermatology, (2) identify new therapeutic approaches to skin disease, and (3) discuss the effects and side effects of these new therapies.
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WhAt’s neW in therApeutics of infectious dermAtology
olivier chosidow
Department of Dermatology, Hôpital Henri-Mondor, Université Paris-est Créteil
Val de Marne, Créteil, France
the agenda of the talk will include an update in the management of 3 main topics
1) genital herpes including the results of a just published network metaanalysis
and new therapeutics directions
2) scabies including Mass Drug Administration studies, what about the resistance
of the mite to ivermectin and permethrin, and new potential antiscabietic drug
alternatives
3) acute bacterial skin infections including new available antibiotics and new side
effects.
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reAl World evidence in dermAtology
stefano piaserico
Clinica Dermatologica, Università di Padova
l’etanercept è una proteina di fusione ricombinante (del P.M. di 150 kDa circa) costituita da 2 domini extracellulari del tnFr p75 umano legati ognuno ad una porzione
Fc della immunoglobulina umana igG1 (tnFr:Fc). si tratta pertanto di una proteina
dimerica totalmente umana. l’etanercept ostacola l’azione del tnFα agendo come
inibitore competitivo del legame tra la citochina ed i suoi recettori naturali, dal momento che possiede i medesimi siti recettoriali di legame. la natura dimerica dell’etanercept gli consente di stabilire un legame simultaneo con 2 molecole di tnFα, sia
in forma solubile che transmembrana, con maggiore affinità per il stnFα. l’etanercept, in virtù della sua struttura dimerica, lega il tnFα con affinità 50-1000 volte
maggiore rispetto al recettore solubile naturale monomerico del tnFα (stnFr). il
legame, tuttavia, presentando un’elevata velocità di associazione e dissociazione è rapidamente reversibile e pertanto relativamente instabile rispetto a quello tra l’infliximab e il tnFα: dopo 10 minuti l’etanercept libera il 50% del stnFα e il 90% del
tm-tnFα, che lega con efficacia 4 volte minore rispetto all’infliximab. numerosi
studi hanno dimostrato che l’etanercept, a differenza degli anticorpi monoclonali antitnFα, non è in grado di determinare in vitro la lisi cellulare ed ha scarse capacità di
attivare il complemento; la struttura molecolare dell’etanercept, infatti, è tale da consentire solo la formazione di dimeri o monomeri con il tnFα, mentre gli anticorpi
monoclonali si dispongono in complessi oligomerici, più inclini all’attivazione complementare. la porzione Fc della igG1 nella molecola di etanercept prolunga l’emivita
del farmaco (pari a 4,8 giorni, contro le 4 ore circa dei recettori solubili del tnFα naturali) e garantisce la stabilizzazione della molecola, dal momento che consente la dimerizzazione del recettore solubile (grazie alla capacità di formare ponti disolfuro
tramite i suoi residui di cisteina). il trattamento con etanercept può essere continuato
in definitivamente o interrrotto, ed in seguito ripreso dopo un intervallo di tempo
libero dal farmaco variabile da soggetto a soggetto. tale duttilità di utilizzo del farmaco lo rendono unico all’interno del panorama dei farmaci inibitori del tnFα. Pur
presentando molti punti in comune, i profili di sicurezza di infliximab, adalimumab
ed etanercept presentano alcune non trascurabili differenze. Una delle patologie più
importanti che è risultata aumentare in corso di terapia con farmaci anti- tnFα è la
tubercolosi. Da alcuni registri europei emerge l’evidenza che il rischio sia maggiore
per gli anticorpi monoclonali rispetto alla proteina di fusione recettoriale. Per esempio,
nel registro inglese reumatologico bsrbr sono stati descritti in 5521 pazienti trattati
con etanercept, corrispondenti a 12744 anni-paziente, 5 casi di tb, in 3718 pazienti
trattati con infliximab, corrispondenti a 8069 anni-paziente, 11 casi di tb e in 4857
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pazienti trattati con adalimumab, corrispondenti a 7634 anni-paziente, 11 casi di tb.
Di conseguenza, sono stati rilevati 39 casi di tb per 100.000 anni-paziente per etanercept, 136 casi di tb per 100.000 anni-paziente per infliximab e 144 casi di tb per
100.000 anni-paziente per adalimumab. saranno discussi inoltre altri aspetti legati
alla terapia con etanercept nel paziente affetto da psoriasi e/o artrite psoriasica e da
altre patologie che rendono complicata la gestione dello stesso paziente (paziente anziano, paziente affetto da epatite b o c, etc.).
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dodici Anni di AdAlimumAB nellA psoriAsi… unA “BellA”
storiA
paolo Amerio
Clinica Dermatologica, Università G. D’Annunzio, Chieti
Fin dalla sua approvazione nel 2003, adalimumab è stato introdotto in 87 paesi. È
stato utilizzato per trattare più di 843.000 pazienti nel mondo. il farmaco è approvato
per le seguenti indicazioni: psoriasi dell’adulto e psoriasi pediatrica, artrite reumatoide,
spondilite anchilosante dell’adulto, malattia di crohn dell’adulto e pediatrica, rettocolite ulcerosa, artrite idiopatica giovanile e idrosadenite suppurativa. negli ultimi 12
anni adalimumab ha dimostrato un ottimo profilo di “safety” confermando le caratteristiche degli studi registrativi. Anche l’efficacia si è dimostrata essere notevole con
un PAsi 75 variante dal 71 all’80% dei pazienti. l’efficacia è stata confermata da un
notevole risultato anche per quanto riguarda il PAsi 100 raggiunto da poco meno del
20% dei pazienti. Alcuni studi hanno dimostrato inoltre come adalimumab possa modificare anche alcuni fattori di rischio associati ad alcune comorbidità nella psoriasi.
in conclusione adalimumab continua ad essere un ottimo presidio per il trattamento
della psoriasi anche a molti anni dalla sua approvazione ed immissione in commercio.
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fArmAci BiosimilAri: dAllA teoriA AllA prAticA
paolo dapavo
Clinica Dermatologica, Città della Salute e della Scienza, Torino
il nostro obbiettivo è dimostrare l’efficacia terapeutica e la sicurezza del biosimilare
dell’infliximab nella gestione dei pazienti affetti da psoriasi di grado severo, sia già
in trattamento con l’originale da alcuni anni sia naive a qualsiasi trattamento biologico.
Vengono presi in esame i parametri clinici e di laboratorio per la valutazione comparata dei farmaci.
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linee guidA sidemAst sullA somministrAzione dei Biologici
nell’idrosAdenite suppurAtivA
giuseppe monfrecola, matteo megna
Sezione di Dermatologia Clinica, Allergologia e Venereologia, Dipartimento di Patologia Sistematica, Università Federico II, Napoli
l’idrosadenite suppurativa (is) è una patologia infiammatoria cronica che si manifesta
con la comparsa di lesioni nodulari, eritematose e dolenti, nonché ascessi e fistole,
localizzate principalmente alle pieghe ascellari, inguinali, alla regione ano-genitale
e/o mammaria. l’eziopatogenesi non è ancora ben definita anche se si ritiene che i
principali determinanti siano rappresentati dall’occlusione e dalla rottura delle unità
pilo-sebacee, in particolare di quelle localizzate in corrispondenza delle regioni corporee ricche di ghiandole apocrine, e dall’infiammazione secondaria delle stesse strutture. A causa della natura cronica della is, del suo impatto negativo sulla vita
quotidiana, sociale e lavorativa dei pazienti, la gestione della is è spesso frustrante
sia per il paziente che per il medico. la scelta terapeutica è influenzata sia dalla gravità
della malattia che dal suo impatto individuale e soggettivo. il gruppo di ricerca italiano
sulla is della siDeMast ha, quindi, elaborato delle linee guida sul ruolo dei farmaci
biologici (anti-tnFα) nella gestione della is, anche attraverso la proposta di una flowchart per la gestione globale della is nonché dei criteri di inclusione ed esclusione
per il trattamento della is con farmaci biologici.
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novità nellA terApiA medicA
marco romanelli
Unità Operaiva di Dermatologia, Università di Pisa
Hidradenitis suppurativa (Hs) also known as Acne inversa (Ai) is a disease that has
a profound impact in the life of the patient and often presents highly disabling outcomes. it is a chronic inflammatory dermatosis, most commonly it involves axillary, inguinal and perineal regions but can occur on many other areas. contrary to what was
thought in the past we know that the centre of the disease is the hair follicular unit
and its occlusion may be due to defective follicular support. scientists have found
that the disease stemmed from plugged hair follicles causing rupture of bacterial contents into the surrounding tissues. the inflammation of apocrine and sebaceous glands
is a secondary event. typical early lesions are deep-seated inflammatory nodules,
chronic painful abscesses, fistulas, draining sinus tracts; secondary lesions are represented by ropelike hypertrophic scars which restrict the range of movements and open
“tombstone” comedones. there are three different clinical phenotype in Hs:
axillary/mammary in about half of patients, follicular and gluteal. other phenotypes
such as the peristomal hidradenitis. the etiopathology is still unclear, we know some
risk factors present in most patients. smoking cigarettes and obesity are linked with
the onset and the severity of the disease is also known that nicotine promotes follicular
plugging. other dermatological diseases are related to Hs such as severe acne, acne
and pilonidal cysts, squamous-cell carcinoma, psoriasis and buccal cancer. Genetic
factors are involved in the pathogenesis of a subset of familial Hs, infectious factors
as some coagulase negative staphylococci even if most of the abscesses are “sterile”.
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hidrAdenitis suppurAtivA: surgicAl ApproAch
falk g. Bechara
Department of Dermatologic Surgery, Ruhr-University Bochum, Germany
Hidradenitis suppurativa (Hs) is a chronic inflammatory disease characterized by
painful nodules, abscesses, fistulas, sinus tracts and scarring. severe cases may lead
to functional impairment and a greatly reduced quality of life. Although new biologic
treatment options have proven to be effective in reducing inflammation, surgery is
still regarded as treatment of choice in advanced Hs. Facing new efficient anti-inflammatory treatment options, the main question still remains: when to perform surgery or medical treatment, or to eventually combine both options? We present a quick
and simple concept to enable the above mentioned decision-making: the mandatory
surgical indications in hidradenitis suppurativa surgery (MibHs). MibHs include
sinus tracts/fistulas, accordion-like scars, contracted scars, mutilating Hs, and the suspicion for malignancy. if MibHs are present, conservative treatment option will not
be sufficient to achieve the goal of inactive Hs or even a cure. MibHs have to be
treated surgically. in case of limited extension of MibHs, minor surgical procedures
(e.g. small excision, deroofing) may be appropriate. However, in case of extensive
and severe MibHs, radical excision of damaged tissue is necessary, often leading to
large wound areas. Postoperative wound care in secondary intention healing, and, if
necessary, further reconstruction techniques, present a therapeutical challenge for dermatologic surgeons. Additionally, surgical pitfalls such as pararectal fistulas, and the
risk of anal fistula, especially in patients with multiple previous surgeries, have to be
considered.
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vitAminA d e psoriAsi
stefano calvieri
Clinica Dermatologica, Policlinico Umberto I, Università Sapienza, Roma
Gli organi barriera giocano un ruolo chiave nella patogenesi di alcune patologie
umane. A tal riguardo, preservare la corretta funzionalità della barriera negli organi
epiteliali potrebbe essere una strategia terapeutica per prevenire e curare alcune patologie. il termine organi barriera include tutti quegli organi che sono in contatto con il
“mondo esterno” al corpo umano. sono organi barriera la cute, la mucosa orale, il
tratto gastroenterico, i polmoni, il naso e la mucosa urogenitale. l’integrità di un organo barriera è fondamentale per la sopravvivenza dell’organismo ed una sua alterazione potrebbe determinare un maggior rischio di sviluppare patologie infettive e/o
infiammatorie. la vitamina D gioca un ruolo importante nell’omeostasi della barriera,
non solo modulando il sistema immunitario innato, ma anche regolando la proliferazione e differenziazione delle cellule epiteliali. Mentre in letteratura ci sono molti lavori sul ruolo generale della vitamina D nella patogenesi della psoriasi, a differenza
delle patologie infiammatorie croniche intestinali, attualmente un minor numero di
lavori riguardano la sua associazione con le proteine della barriera cutanea. in un recente lavoro, abbiamo dimostrato come nella psoriasi lo stato e l’espressione del recettore della vitamina D (VDr) sia direttamente correlato con il livello d’espressione
e funzione delle proteine delle “tight junctions”, suggerendo multiple e differenti
azioni cellulari del VDr nella psoriasi. A tal riguardo, il mantenimento ed il ripristino
della barriera cutanea e della sua omeostasi, restano una strategia terapeutica nella
prevenzione e trattamento di questa patologia, dove la vitamina D potrebbe avere un
ruolo ancor più importante di quello fino ad ora riconosciuto. il ruolo cardine della
vitamina D nella patogenesi della psoriasi potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche, impedendo e/o prevenendo alterazioni dell’omeostasi immunitaria, modulando
la proliferazione dei cheratinociti e regolando la flora microbica e la relativa risposta
dell’ospite ai vari agenti infettivi.
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psoriAtic AlopeciA
Antonella tosti
Department of Dermatology and Cutaneous Surgery, University of Miami, Florida,
USA
scalp is a common site involved by psoriasis causing embarrassment cosmetic appearance. not only the patches or plaques psoriatic lesions are noticeable, but, many
cases can be presented with only a complaint of “hair loss”. Alopecia associated with
psoriasis has various ranges of clinical features; from mildly diffuse, thinning hair to
severe scarring lesions. recognition of this condition is considered challenging but
very important to prompt start with appropriate treatment. the objective of this presentation is to review psoriatic scalp alopecia including patterns of hair loss, dermoscopic diagnostic findings, hair shaft - hair growth abnormalities, related phenomenon
and associated micro-organism involved with scalp psoriasis.
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persistent sexuAl dysfunction in men With Androgenic
AlopeciA (AA) or prostAtic hyperplAsiA (ph) Who Are
exposed to finAsteride (f) or dutAsteride (d)
dennis p. West, *giuseppe micali
Department of Dermatology, Feinberg School of Medicine, Northwestern University, Chicago, IL, USA; *Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di
Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania
recent rADAr findings:
co-existence of psoriasis and melanoma
Hashimoto’s thyroiditis associated with psoriasis
severe Staphylococcus aureus infection and melanoma risk
tnFα inhibitors and melanoma
rituximab and melanoma
Antihypertensive agents and skin cancer
current rADAr findings:
Persistent impotence (Pi) with F or D exposure
Pi lasting ≥ 90 days after discontinuation of F or D, for 167 men (1.4% of 11,909
men, median 1,348 days) had 4 predictive variables: prostate disease, duration of F
or D exposure, age, and nsAiD use. Men without prostate disease and nsAiD use
with > 208.5 days of F or D exposure had 4.8 fold higher risk of Pi than those with
shorter exposure. of 4,284 men younger than 42 and exposed to the androgenic alopecia (AA) dose or F, 34 (0.8%) developed Pi (median 1,534 days). Young men with
> 205 days of F or D exposure had a 4.9–fold higher risk (p < 0.004) than those with
shorter exposure. Among men with F or D exposure, duration of exposure was a better
predictor of Pi than all other risk factors except prostate disease and prostate surgery.
compared to those with shorter exposure, 1 additional young man experienced Pi for
every 108 young men treated > 205 days with AA dose for F. the median duration of
Pi in young men was 1,534 days. Findings of associations between debilitating effects
of sexual dysfunction and exposure to F or D are of practical importance to prescribers
in assessing risk-to-benefit in the management of AA and PH.
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proprAnolol
for
infAntile
hAemAngiomAs:
recommendAtions And proposed therApeutic protocol
John i. harper
Paediatric Dermatology, The Institute of Child Health, UCL, London, UK
Propranolol is now recognised world-wide as the systemic drug of choice for complicated haemangiomas requiring systemic treatment. the indications for using propranolol include the risk of functional impairment, for example around the eye, airway
and perineum, and those that potentially could cause significant disfigurement, especially on the face. the first report of propranolol for the treatment of haemangiomas
was in 2008 (1) and since then a plethora of publications. in 2013/14 there were three
european Haemangioma expert Panel Meetings and a consensus paper on european
Guidelines was published in the european Journal of Pediatrics in 2015 (2). i will present these updated guidelines.
references
1. leaute-labreze c, Dumas de la roque e, Hubiche t, et al. Propranolol for severe
hemangiomas of infancy. n engl J Med 2008;358:2649-51.
2. Hoeger PH, Harper Ji, baselga e, et. al. treatment of infantile haemangiomas: recommendations of a european expert group. eur J Pediatr 2015;174:855-65.
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genetic skin diseAse: discovery And recovery
John A. mcgrath
St John’s Institute of Dermatology, King’s College, Guy’s Hospital, London, UK
A key function of human skin is the formation of a structural barrier against the external environment. in part, this is achieved through the formation of a cornified cell
envelope derived from a stratified squamous epithelium attached to epithelial basement membrane. resilient in health, the structural integrity of skin can become impaired or break down in a collection of inherited skin diseases, referred to as the
blistering genodermatoses (epidermolysis bullosa, eb). these disorders arise from
inherited gene mutations in a variety of structural and signalling proteins and manifest
clinically as blisters or erosions following minor skin trauma. in some patients, blistering can be severe resulting in significant morbidity. Furthermore, some forms of
eb are associated with debilitating extra-cutaneous manifestations including gastrointestinal, cardiac and ocular complications. in recent years, an improved understanding of the molecular basis of the eb has led to better disease classification and genetic
counselling. Pathogenic gene mutations have been discovered through a variety of investigative techniques involving genetic linkage, candidate gene analysis, and most
recently, using next generation DnA sequencing technologies. to date, mutations in
18 different genes are now implicated in inherited skin fragility diseases. For patients,
this has also advanced translational research with the advent of new clinical trials of
gene, protein, cell, drug and small molecule therapies. early phase clinical trials have
included cell therapies such as intradermal injections of allogeneic fibroblasts and intravenous infusions of allogeneic mesenchymal stromal cells. Gene therapies with
gene-corrected autologous keratinocyte grafts or intradermal autologous fibroblasts
are also in progress. stem cell therapies such as bone marrow transplantation have
also been trialled, with evidence for restoration of basement membrane function. Although curing eb still remains elusive, significant improvements in patients’ quality
of life are already being achieved, with the prospect of even greater benefits to come.
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successfully treAting Atopic dermAtitis in children
lawrence schachner
Department of Dermatology, Miller School of Medicine, Miami University, Florida,
USA
Atopic dermatitis remains the most frequently seen pediatric skin disorder in the dermatologist office. We will highlight a “therapeutic ladder” that dermatologists will
find easy to prescribe and patients find easy to use, as well as the “handout” that works
best for us. We will also discuss therapeutic options for when routine therapy fails including systemic therapies and some of the most interesting recent breakthroughs.
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minimAl diseAse Activity: un oBiettivo rAggiungiBile
nellA gestione del pAziente con Artrite psoriAsicA in
terApiA con fArmAci Biologici
nicola Balato
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgica,
Università Federico II, Napoli
l’Artrite Psoriasica (AP) è considerata una malattia infiammatoria cronica, eterogenea
e potenzialmente invalidante che si può manifestare in qualsiasi periodo della vita ma
più comunemente tra i 30-50 anni di età, con la stessa incidenza tra uomini e donne.
nella maggioranza dei casi il quadro cutaneo precede quello articolare. in italia si
stima che un terzo della popolazione affetta da psoriasi presenta o potrà sviluppare
un’artrite psoriasica. il dermatologo assume quindi sempre più il ruolo di medico-sentinella e deve essere capace di riconoscere i segni precoci di malattia. il suo trattamento
dovrebbe pertanto richiedere un approccio multidisciplinare. obiettivo della terapia
farmacologica è la remissione clinica e la normalizzazione dello stato funzionale o
almeno il raggiungimento di uno stato di Minimal Disease Activity (MDA). nell’AP
la remissione clinica si è dimostrata un obiettivo raggiungibile in una larga percentuale
di pazienti, sebbene non esistono criteri univocamente accettati che definiscano la remissione di malattia. recentemente, anche per l’AP, sono stati definiti e validati i criteri della MDA. Dati della letteratura indicano che nei pazienti con AP la MDA o la
remissione clinica potrebbe essere raggiunta nel 20-30% dei pazienti in terapia con
DMArDs e nel 50-60% dei pazienti in terapia con anti-tnFα. in particolare, la terapia
con farmaci biotecnologici permette di controllare i sintomi (dolore, astenia, rigidità
articolare ecc.); ridurre l’attività di malattia; migliorare la funzione motoria; rallentare
o arrestare il danno osteo-articolare; prevenire la disabilità. A garanzia del raggiungimento di tali obiettivi analogamente a quanto stabilito per l’artrite reumatoide, una
strategia di monitoraggio del paziente ispirata al paradigma del “treat to target”, ovvero
all’aggiustamento della terapia sulla base di obiettivi terapeutici prestabiliti e personalizzati nel singolo paziente e dei risultati effettivamente ottenuti, è da considerarsi
come un auspicabile standard of care.
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secukinumAB e psoriAsi: unA prossimA opportunità con
indicAzioni innovAtive
clara de simone, giacomo caldarola
Istituto di Dermatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
la comprensione del meccanismo patogenetico della psoriasi è stata sicuramente ampliata dalla identificazione dei linfociti t helper17 (th17) che giocano un ruolo nell’immunità innata e adattativa. i th17 esplicano la loro attività pro-infiammatoria
principalmente tramite l’interleuchina (il)-17A, citochina che è comunque prodotta
anche da altre cellule implicate nella patogenesi delle lesioni psoriasiche come i mastociti e i granulociti neutrofili. l’il-17A stimola i cheratinociti a rilasciare chemochine ed altri mediatori pro-infiammatori che reclutano altri elementi cellulari
implicati nell’esordio e nel mantenimento delle manifestazioni cutanee. Pertanto l’il17A svolge un ruolo chiave nella patogenesi della psoriasi. secukinumab è un anticorpo monoclonale completamente umano dotato di una elevata selettività nel legare
e neutralizzare l’il-i7A. nonostante la disponibilità di numerose opzioni terapeutiche
non sempre e non tutti i pazienti psoriasici ricevono la cura ottimale per migliorare i
sintomi cutanei e la loro qualità di vita. Attualmente l’endpoint primario nei trials clinici richiesto dalle agenzie regolatorie per valutare l’efficacia terapeutica, ai fini dell’approvazione del trattamento, consiste nell’ottenere una riduzione di almeno il 75%
del punteggio PAsi (Psoriasis Area and severity index) registrato al momento dell’arruolamento e questo risultato è indicato come PAsi75. nella pratica clinica, comunque, il PAsi75 potrebbe non essere sufficiente per una adeguata gestione del
paziente e per la risposta alle sue aspettative: con l’avvento dei nuovi biologici, ed in
particolare degli anticorpi anti il-17, i dermatologi dispongono di un trattamento che
induce una risposta più rapida ed efficace e, in ultima analisi, una migliore qualità di
vita. l’efficacia di secukinumab è stata valutata in studi clinici rispetto al placebo
(erAsUre) o rispetto all’etanercept (FiXtUre) i quali hanno evidenziato la netta
superiorità del farmaco in studio ai due dosaggi utilizzati (150 mg e 300 mg), rispetto
agli altri trattamenti, in termini di percentuale di pazienti che otteneva il PAsi75 alla
settimana 12 di terapia. in particolare, con il dosaggio più elevato, alla settimana 12,
il 72% dei pazienti otteneva il PAsi90 e il 37% aveva una completa remissione dei
sintomi (PAsi100). inoltre con secukinumab la risposta era particolarmente rapida in
quanto già alla terza settimana di trattamento si osservava una riduzione del 50% del
punteggio PAsi in una percentuale di pazienti significativamente più elevata rispetto
ai gruppi di confronto. secukinumab, inoltre, ha mostrato di essere superiore anche
rispetto ad ustekinumab nell’indurre il PAsi 90 dopo 16 settimane di trattamento. infine, il profilo di sicurezza di secukinumab in base ad un follow-up a lungo termine è
soddisfacente e sicuramente comparabile a quello di un trattamento standard di riferimento come etanercept.
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lA luce solAre in terApiA fotodinAmicA: nuovA frontierA
nel trAttAmento delle cherAtosi Attiniche
hans christian Wulf
Department of Dermatology, Bispebjerg Hospital, Copenhagen, Denmark
standard PDt-treatment of AK is performed with AlA or MAl, and illumination
from red diodes. the treatment is time consuming, mostly because the patient must
return to the clinic for illumination after three hours. the main problem for the patient
is pain during the illumination which can be severe, about 7 on a pain measuring scale
from 0-10, and especially severe when treating face and scalp. the introduction of
daylight PDt simplifies the procedure as only pre-treatment and application of the
MAl are performed in the clinic. the patient can return to his home and stay outdoors
for two hours half an hour after application of the cream. studies have shown that one
treatment of thin AKs will result in about 80% clearance. this has been found in several studies performed in scandinavia and outdoor treatment can be used from around
April until october in the northern european countries. by illuminating with daylight
during PPiX-formation pain score is dropping to about 1.5 on the pain measuring
scale and is thus negligible. Planning of treatment is easy and the capacity of the clinic
improves. new studies from Australia and europe have proved the beneficial effect
described above with an even better cure rate of about 90% after one treatment. in
the southern part of europe and in the subtropics treatment can be performed outside
all year around, but it has then to be combined with the use of sunscreen. in these locations exposure in the shade is sufficient for treatment efficacy.
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nutrAceuticAls for the skin: An updAte
giovanni scapagnini, sergio davinelli
Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute, Università del Molise,
Campobasso
Proper nutrition is a direct factor affecting well-being, health and proper skin condition. beyond the nutritional value, nutraceuticals and functional foods contain healthpromoting components with specific beneficial effects on skin. the human skin is
subject to constant change, which is why dietary supplements can complement the
normal diet by providing properly balanced nutrients. A number of efficient micronutrients are capable of contributing to the prevention of UV damage in humans and a
growing body of scientific evidence is becoming available to support that food derived
compounds with antioxidants and anti-inflammatory activities contribute to endogenous photoprotection and are crucial for the maintenance of skin health. spices and
herbs often contain active phenolic substances endowed with potent antioxidative and
chemopreventive properties. All of these compounds appear to have a number of different molecular targets, impinging on several signaling pathways, and showing pleiotropic activity on cells and tissues. A possible general mechanism of polyphenols
healing activity, relate to their ability to overexpress highly protective inducible genes,
involved in the cellular stress response. Unprecedent data from our laboratory have
previously shown that different classes of polyphenols, such as antochyanins, epicatechins and curcuminoids, strongly induce heme-oxygenase-1 (Ho-1) expression and
activity in skin cells via the activation of heterodimers of nF-e2-related factors 2
(nrf2)/antioxidant responsive element (Are) pathway. Many studies clearly demonstrate that activation of nrf2 target genes, and particularly Ho-1, is strongly protective
against inflammation, oxidative damage, and cell death, in skin and in several tissues.
these and other studies have begun to provide a basis for considering the use of such
polyphenols in the development of novel nutritional interventional strategies for skin
health management and against specific age-associated diseases, including photocarcinogenesis. nutraceuticals are becoming increasingly important in the physiological
maintenance of skin health, and prevention and supporting therapies of many skin diseases.
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corticosteroidi per uso topico: importAnzA dellA formulAzione
nicola pimpinelli, vieri grandi
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale,
Università di Firenze
Dalla dimostrazione d’efficacia della prima formulazione topica dell’idrocortisone
nel 1952 ad oggi c’è stata una costante evoluzione nel modo di formulare e utilizzare
i corticosteroidi in dermatologia. Passando da formulazioni galeniche “classiche” (unguenti, pomate, creme, lozioni) a prodotti più facilmente e gradevolmente applicabili
(gel, schiume), il dermatologo ha certamente modificato il suo approccio alle varie
dermatosi sensibili alla terapia steroidea. nuove possibili applicazioni terapeutiche
ed un ulteriore riduzione degli effetti avversi dei corticosteroidi sono legati alla introduzione di formulazioni contenenti “vettori” quali i liposomi, le microsfere, le nanoparticelle.
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trAttAmento dellA tineA inguinAlis e dellA tineA
corporis
con
un’AssociAzione
Antimicoticocorticosteroide
stefano veraldi, *rossana schianchi
Unità Operativa di Dermatologia, Università di Milano; *Istituto Dermatologico
Europeo, Milano
Gli autori presentano i risultati di due studi clinici spontanei, non sponsorizzati, in cui
sono state valutate l’attività e la tollerabilità di una crema contenente isoconazolo nitrato all’1% e diflucortolone-21-valerato allo 0.1% in pazienti adulti con tinea inguinalis e in bambini con tinea corporis.
bibliografia
Veraldi s, Persico Mc, schianchi r. isoconazole nitrate vs isoconazole nitrate and
diflucortolone valerate in the treatment of tinea inguinalis: results of a multicenter retrospective study. J Drugs Dermatol 2012;11:e70-3.
Veraldi s. the benefits of combination therapy in dermatomycoses. Mycoses
2013;56(suppl. 1):1-2.
Veraldi s. isoconazole nitrate: a unique broad-spectrum antimicrobial azole effective
in the treatment of dermatomycoses, both as monotherapy and in combination with
corticosteroids. Mycoses 2013;56(suppl. 1):3-15.
Veraldi s. rapid relief of intertrigo-associated pruritus due to candida albicans with
isoconazole nitrate and diflucortolone valerate combination therapy. Mycoses
2013;56(suppl. 1):41-3.
Hube b, Hay r, brasch J, Veraldi s, schaller M. Dermatomycoses and inflammation:
the adaptive balance between growth, damage, and survival. J Med Mycol
2015:25:e44-58.
schaller M, Friedrich M, Papini M, Pujol rM, Veraldi s. topical antifungal-corticosteroid combination therapy for the treatment of superficial mycoses: conclusions of
an expert panel meeting. Mycoses 2016 (in press).
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ingenolo meButAto nelle cherAtosi Attiniche: esperienzA
clinicA e strumentAle
marco Ardigò
Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma
l’incidenza delle cheratosi attiniche nella popolazione generale è in aumento soprattutto nella popolazione di età compresa fra i 40 e 60 anni a causa della fotoesposizione.
Allo stato attuale e dal punto di vista biologico la cheratosi attinica è considerata come
un carcinoma in situ e per tale motivo la terapia diventa un dovere medico. l’evoluzione della cheratosi attinica in un carcinoma infiltrante rimane comunque un evento
relativamente raro e la necessità di terapie e metodologie non invasive di monitoraggio della risposta terapeutica diventano necessarie per offrire ai pazienti una assistenza
adeguata. È a questo livello dell’intervento medico che la microscopia confocale in
vivo permette di valutare la risposta terapeutica dal punto di vista microscopico in
corso di terapie topiche e fisiche dei pazienti affetti da cheratosi attiniche. in questa
relazione verranno discussi gli aspetti microscopici identificabili con la microscopia
confocale delle cheratosi attiniche a confronto con il danno attinico severo e la valutazione, sempre in microscopia confocale, dell’efficacia dell’applicazione di terapie
topiche con particolare enfasi sull’ingenolo mebutato.
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pemfigo: Anti cd-20 come terApiA AdiuvAnte o terApiA di
primA sceltA?
claudio feliciani
Clinica Dermatologica, Università di Parma
l’utilizzo di anticorpi anti cD-20 nella terapia delle malattie bullose autoimmuni ed
in particolare nel pemfigo è oramai stata segnalata quasi da un decennio ma al momento non esiste ancora una autorizzazione all‘uso se non in “off-label”. Accanto alle
terapie adiuvanti più utilizzate come azatioprina e micofenolato esistono tante altre
opportunità terapeutiche da valutare paziente per paziente come la ciclofosfamide e
le immunoglobuline, etc. Dalle segnalazioni e case series reports l’uso degli anti cD20 risulta molto efficace e relativamente sicuro. la accurata selezione dei pazienti, la
motivazione degli stessi e follow-up inizialmente a breve scadenza sono essenziali
per ridurre al minimo gli effetti collaterali in corso di terapia. circa il 65% dei pazienti
vanno in remissione clinica e per alcuni di essi tale condizione permane per lunghi
periodi.
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lichen sclerosus: prospettive terApeutiche
Antonio cristaudo, Alessandra latini, marinella tedesco, marina Ambrifi,
massimo giuliani, carola Ancona
Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma
il lichen sclerosus (ls) è una patologia infiammatoria a carattere cronico recidivante,
che coinvolge la cute e le mucose. in genere si sviluppa soprattutto a carico dell’area
anogenitale pur potendo interessare qualunque distretto corporeo. il ls colpisce donne
e uomini di ogni età. l’eziopatogenesi non è del tutto chiara, anche se l’ipotesi più
accreditata è che sia una patologia autoimmunitaria che in soggetti geneticamente predisposti si manifesti o peggiori sotto l’azione di fattori di diversa natura, come: le infezioni, il bilancio ormonale, i traumi o l’uso di alcuni farmaci. È caratterizzato da
flogosi persistente, che arriva a determinare una progressiva alterazione dell’anatomia
dei genitali maschili e femminili. il ls è una patologia debilitante che provoca prurito,
dolore, disfunzione sessuale in entrambi i sessi e che può degenerare in un carcinoma
squamocellulare. la diagnosi è fondamentalmente clinica; in caso di incertezza diagnostica, resistenza al trattamento o sospetta evoluzione neoplastica è necessario eseguire la biopsia. Attualmente non sono disponibili trattamenti risolutivi per il ls; la
terapia è fondamentalmente tesa al miglioramento dei sintomi, a contrastare e rallentare il progredire della malattia, rilevare precocemente lo sviluppo di un tumore, cercando nello stesso tempo di migliorare la qualità della vita del paziente. le ultime
linee guida sul ls, descrivono varie opzioni terapeutiche che possiamo distinguere
in: terapia topica, sistemica, chirurgica e rigenerativa; ed introducono innovativi approcci terapeutici ancora oggetto di indagine. Viene presentata la casistica dell’ambulatorio dedicato al ls genitale dell’istituto Dermatologico san Gallicano di roma
seguita da un team multidisciplinare (dermatologo, chirurgo plastico, dermatopatologo, psicologo). Verrà focalizzata l’attenzione sui vari tipi di trattamento oggi disponibili e discusse le prospettive terapeutiche future.
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lA terApiA medicA del melAnomA metAstAtico in fAse
AvAnzAtA
pietro Quaglino, paolo fava, maria teresa fierro
Clinica Dermatologica, Università di Torino
negli ultimi anni, i notevoli progressi in campo biomolecolare hanno portato all’individuazione di specifiche mutazioni a livello della cellula melanocitaria. il 50-60%
dei melanomi presentano mutazioni a carico di brAF, gene che codifica per una protein-chinasi coinvolta nei processi di regolazione della crescita cellulare. la mutazione
di nrAs si osserva nel 15-30% dei melanomi ed è mutuamente esclusiva con quella
di brAF; p16 e p14ArF (cDKn2A) sono spesso inattivati nei melanomi che insorgono su cute cronicamente fotoesposta, mentre mutazioni di cKit si osservano nei
melanomi acrali, mucosi e su cute fotodanneggiata. l’individuazione di tali mutazioni
costituisce un target per lo sviluppo di farmaci. il vemurafenib e il dabrafenib sono
inibitori di brAF che agiscono in presenza della mutazione pV600e. studi di fase
iii hanno evidenziato la sua superiorità nei confronti della chemioterapia (dacarbazina)
in termini sia di sopravvivenza globale sia di tassi di risposta. recentemente, studi
randomizzati hanno dimostrato come l’impiego di una terapia combinata che associ
a un inibitore di brAF un altro inibitore di MeK, molecola coinvolta sempre nella
pathway delle MAPchinasi ma a valle di brAF, consenta un significativo incremento
del tempo di progressione e una riduzione degli effetti collaterali legati all’attivazione
paradossa della cascata delle chinasi. i dati recentemente presentati evidenziano una
sopravvivenza mediana per pazienti trattati con tale “combo” target pari a 24 mesi.
l’ipilimumab è invece un anticorpo umano che si lega a ctlA-4, molecola di superficie sulle cellule t helper, inducendo una risposta immunitaria attiva contro le cellule
tumorali. studi randomizzati hanno dimostrato come l'impiego di ipilimumab consenta
un significativo incremento della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard
in pazienti con melanoma metastatico in fase avanzata. Un secondo gruppo di composti che vanno ad agire nei confronti dei checkpoint inhibitors è costituito dagli antiPD1, che rispetto ad ipilimumab vanno a bloccare sinpasi inibitorie tra le cellule t e
la cellula neoplastica, quindi agendo in una fase della risposta immunitaria più avanzata rispetto agli anti-ctlA4. ne deriva per tali composti una potenziale maggior rapidità di azione ed una minor incidenza di effetti collaterali auto-immuni. studi
randomizzati hanno evidenziato un significativo beneficio della “combo” immuno
(ipilimumab più nivolumab) rispetto a ipilimumab da solo, permettendo di ottenere
percentuali di sopravvivenza a 2 anni fino al 79%. i dati ottenuti dagli studi più recenti
evidenziano quindi come il panorama del trattamento medico del melanoma metastatico in fase avanzata sia totalmente modificato rispetto a pochi anni fa, e come l’impiego dei nuovi farmaci abbia consentito un significativo e veramente rilevante
miglioramento della prognosi dei pazienti.
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il linfonodo sentinellA: updAte
marco simonacci
Struttura Complessa di Dermatologia, Ospedale di Macerata, ASUR Marche Area
Vasta 3
la biopsia del linfonodo sentinella nel Melanoma è considerata, tutt’oggi, un’indagine fondamentale nello studio del Melanoma invasivo. secondo la maggioranza degli
autori, infatti, questa metodica costituisce lo standard of care nella stadiazione della
patologia. non tutti però sono d’accordo con quest’affermazione, per due ordini di
motivi: innanzitutto perché, pur trattandosi di una tecnica chirurgica mini-invasiva,
essa non è scevra da rischi o effetti collaterali, a volte invalidanti. in secondo luogo,
gli studi clinici effettuati, miranti a dimostrare che, attraverso l’individuazione precoce
di metastasi loco-regionali con successiva linfoadenectomia, si agisce positivamente
sulla mortalità, abbassandola, non hanno dimostrato in modo deciso, questo risultato.
l’autore, con la sua presentazione, fa notare i risultati contraddittori di questa metodica
consolidata, ponendo l’accento sugli effetti collaterali più frequenti.
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cAmpo di cAncerizzAzione
Aldo di carlo
Istituto Santa Maria e San Gallicano, IRCCS, Roma
il concetto di campo di cancerizzazione (cc) venne introdotto da slaughter nel 1953
nel riportare a livello del cavo orale la presenza di alterazioni istotissutali in aree adiacenti alla sede di escissione chirurgica di un carcinoma spinocellulare (csc), e la possibilità quindi dello sviluppo di un secondo tumore primario nella stessa area
topografica. Descritto successivamente in altri organi, il cc a livello cutaneo è definito, sulla base di numerosi studi sinora intrapresi, alle aree di fotoesposizione cronica
di soggetti a rischio (volto in particolare). nel cc le lesioni che si osservano sono
l’espressione sul piano clinico di un processo carcinogenetico che progredisce in maniera multistadio sino a csc, a partire da una iniziale displasia subclinica UV-mediata.
in accordo quindi con braakhuis (2003) il trattamento di tumori epiteliali non dovrebbe essere concentrata solo sul tumore, ma anche sul campo da cui si è sviluppata.
biopsia ed esame istologico sono ovviamente il gold standard per la diagnosi delle
lesioni cliniche e delle lesioni subcliniche. Peraltro in questo secondo caso la biopsia
non è proponibile in quanto richiederebbe numerosi tentativi per individuare la sede
delle alterazioni iniziali nell’ambito del cc, né d’altra parte si può attendere un follow-up di 5-10 anni per evidenziare la eventuale comparsa di csc in dette aree (Dika,
2015). Diverse sono le tecnologie di imaging impiegate allo scopo di individuare in
tempi utili il cc, prima della comparsa di lesioni visibili, facilitando così sia la prevenzione che la precoce terapia. ne sono un esempio i sistemi spettrali, la fluorescenza, la microscopia confocale a riflettanza (rcM), la tomografia a coerenza ottica
(HD-oct). tra esse la teletermografia merita un posto di rilievo. È una metodica
semplice non invasiva, ripetibile e documentabile applicata per primo in Dermatologia
da brasfield (1964) che riportò l’elevato gradiente termico del melanoma. successivamente tale caratteristica termografica venne osservata anche nei csc e nelle cheratosi attiniche (KA) e non nelle neoformazioni benigne. su questa base, è stato
condotto uno studio termografico per valutare gli effetti di una preparazione che associa un filtro solare a un enzima, la fotoliasi, nel ridurre la progressione e/o l’estensione delle KA in soggetti a rischio.
Metodo. lo studio ha incluso 30 soggetti affetti da KA, 22 M e 8 F, di età media 54
anni, che avevano subito di recente una escissione chirurgica per KA. l’obiettività
clinica delle aree interessate (regione fronto-temporale) è stata valutata clinicamente
e termograficamente al tempo 0 (9 mesi dopo l’intervento) e rispettivamente dopo 3,
6 e 9 mesi di terapia. È stato impiegato un termografo Flir di nuova generazione
(A655).
risultati. i risultati hanno posto in evidenza in tutti i soggetti la presenza di un’area
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ipertermica in area lesionale estesa oltre i bordi della lesione iniziale. Dopo il trattamento, abbiamo osservato una riduzione sia del gradiente termico che dell’estensione
delle aree. in 5 soggetti in cui è stata eseguita una biopsia perilesionale delle aree ipertermiche perilesionali, abbiamo rilevato una elevate espressione di p53 e Ki 67 mediante tecniche immunoistochimiche.
conclusione. tale dato, se confermato da successivi studi, indicherebbe la utilità della
metodica termografica nello studio del cc.
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the mAnAgement of molluscum contAgiosum
Antonio torrelo
Department of Dermatology, Hospital del Niño Jesús, Madrid, Spain
Molluscum contagiosum (Mc) affects children and adults worldwide. the incidence
of Mc in childhood may be as high as 17% of children. the highest peak of incidence
of Mc occurs in younger children, usually between 2 and 10 years of age. Mc has
been reported to be more common in patients with AD. Mc virus (McV) is acquired
by direct contact with infected skin or fomites. A link of Mc to winter swimming
pools has been largely acknowledged. the incubation period ranges from 2 weeks to
6 months. Mc undergoes spontaneous regression in most patients, but spontaneous
resolution may take even years. Hence, some clinicians believe it should be left alone
to wait for spontaneous healing, whereas others support the use of therapeutic measures. treating Mc is mostly favored, not only for cosmetic reasons, but also to prevent transmission and avoid complications. treatments for Mc in europe include
removal by curettage and destructive therapies, such as cryotherapy or the application
of destructive solutions. immunotherapy with imiquimod has also been advocated.
We review the current therapeutic approaches to Mc and discuss their pros and cons.
the author will provide his own experience with the management of Mc.
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ApremilAst: meccAnismo d’Azione e indicAzioni nel
trAttAmento dellA psoriAsi
Antonio costanzo
Clinica Dermatologica, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Università Sapienza,
Roma
Apremilast è una piccola molecola, disponibile per via orale, che inibisce la fosfodiesterasi 4 (PDe-4), determinando l’inibizione di molteplici mediatori dell’infiammazione, incluso il tnF. Attualmente sono noti i risultati di due studi clinici per valutare
il farmaco in pazienti con psoriasi a placche non responsivi alle terapie standard ed in
pazienti con artrite psoriasica. nello studio di fase sull’artrite psoriasica, presentato
da poco, 204 pazienti con artrite psoriasica, hanno ricevuto 20 mg di apremilast due
volte al giorno, 40 mg di apremilast una volta al giorno o placebo. Dopo 12 settimane
di studio, i risultati hanno evidenziato che il 43% dei pazienti che hanno ricevuto la
dose di farmaco più bassa hanno visto migliorare del 20% la sintomatologia della
malattia, verso il 35,8% di coloro che hanno ricevuto la dose più elevate e l’11,8% in
placebo. lo studio ha anche valutato l’Acr50 e l’Acr70, parametri che indicano il
50 e il 70% del miglioramento. nel gruppo cui è stata somministrata la dose da 20
mg, il 17,4% dei pazienti ha raggiunto l’Acr50 e il 5,8% l’Acr70. tra coloro che
hanno assunto la dose da 40 mg, la risposta è stata del 13,4% (Acr50) e 7,5%
(Acr70). nel gruppo la risposta è stata del 2,9% e dell’1,5%, rispettivamente. se i
risultati di questo studio saranno confermati anche su pazienti affetti da psoriasi volgare, è verosimile che apremilast possa posizionarsi come alternativa a ciclosporina
e metotrexate nel trattamento della psoriasi moderata-severa.
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interleuchinA 23: citochinA chiAve nellA pAtogenesi delle
spondiloArtriti
giovanni triolo
Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Dipartimento Biomedico di Medicina
Interna e Specialistica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo
Giaccone, Palermo
l’interleuchina 23 (il-23) svolge un ruolo preminente nella patogenesi dell’infiammazione articolare in corso di spondiloartriti e nella patogenesi della psoriasi. la maggior parte di tale citochina viene rilasciata a livello intestinale in particolare da
macrofagi e dalle cellule di Paneth, cellule specializzate situate nel fondo delle cripte
di lieberkuhn. l’il-23 attiverebbe cellule dell’immunità innata che esprimendo un
recettore di “homing” sono in grado di migrare e di localizzarsi nelle sedi dove presente uno specifico contro-recettore e localmente capaci di produrre citochine proinfiammatorie come l’il-17 e l’il-22. in tal senso tale citochina rappresenta un
bersaglio ideale nella terapia di patologie come l’artrite psoriasica e in generale delle
spondiloartriti.
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When Biotechnology meets pAtient’s need in ArthropAthic
psoriAsis
Aurora parodi
DiSSal Sezione di Dermatologia, Università di Genova, IRCCS Azienda
Ospedaliero-Universitaria San Martino, IST Genova
la relazione sarà orientata ad una breve disamina della gestione del paziente affetto
da artrite psoriasica considerando l’esito delle evidenze scientifiche sull’approccio
olistico alla malattia e dei dati provenienti dagli studi clinici randomizzati dei nuovi
farmaci nella artrite psoriasica (studio rAPiD-PsA con certolizumab pegol). sarà
quindi analizzato il profilo rischio/beneficio di certolizumab pegol sui segni e sintomi
dell’artrite psoriasica e le differenziazioni di quest’ultimo nei confronti degli altri antitnF.
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lA dermoscopiA nel monitorAggio terApeutico delle
cherAtosi Attiniche
caterina longo
Skin Cancer Unit, Arcispedale Santa Maria Nuova, IRCCS, Reggio Emilia
la cheratosi Attinica (AK) rappresenta la più comune neoplasia cutanea in stadio iniziale ed è classificata come carcinoma squamocellulare in situ. le lesioni sono generalmente conseguenza di un’esposizione prolungata alla luce del sole, ai raggi UV da
fonti artificiali o ai raggi X, in presenza di predisposizione genetica e di particolari
fototipi cutanei e possono progredire nella forma invasiva del carcinoma squamocellulare. la diagnosi di AK si basa sugli aspetti clinici tipici. la conferma istologica è
necessaria quando esistano dubbi o quando vengano prese in considerazione forme
particolari di trattamento. Una biopsia che comprenda il derma è richiesta se è necessario escludere un interessamento più profondo. Dal punto di vista clinico, la AK è
diagnosticata in presenza di papule ipercheratosiche squamose o placche su superfici
esposte al sole come il viso, il cuoio capelluto calvo, il dorso della mano e l’avambraccio. la dermoscopia può essere utile nella diagnosi differenziale della AK pigmentata rispetto alla lentigo maligna-melanoma e al carcinoma a cellule basali
superficiale o pigmentato. in particolare, la dermoscopia può essere utilizzata sia in
ambito clinico che in trials per il monitoraggio dell’efficacia terapeutica dei trattamenti
topici in quanto permette di osservare l’eventuale clearance parziale o completa della
patologia. in particolare, la dermoscopia evidenzia l’eventuale assenza delle strutture
quali pattern a fragola, cerchi bianchi e presenza di squame quali segni indicativi di
AK a seguito delle terapie.
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dermoscopy for treAtment monitoring of BAsAl cell
cArcinomA
Aimilios lallas
First Department of Dermatology, Aristotle University, Thessaloniki, Greece
A common problem associated with non-ablative modalities used for basal cell carcinoma (bcc) is the post-treatment evaluation, since at the end of a treatment cycle,
the clinical morphology of the lesion often does not allow a safe estimation of the
possible presence of residual disease. Dermoscopy was recently shown to improve
the post-treatment evaluation of bcc following non-ablative procedures, facilitating
the accurate assessment of the presence or absence of residual disease. specifically,
the disappearance of bcc-related dermoscopic criteria after treatment was shown to
accurately predict histopathologic clearance, while the persistence or new appearance
of some criteria correlated well with persistence and relapse, respectively. According
to the results of a recent study, the presence of arborizing vessels, ulceration or pigmented structures (blue-gray ovoid nests, maple leaf-like areas, etc) accurately predicts
residual disease, and should prompt the clinician to continue the treatment. instead,
red/white structureless areas and/or superficial fine telangiectasia might represent misleading features, since they do not always correspond to residual disease. effectively,
detection of the latter criteria warrants close monitoring to recognize a possible recurrence of the bcc.
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lA microscopiA lAser confocAle nel monitorAggio
terApeutico dei tumori cutAnei
giovanni pellacani
Clinica Dermatologica, Università di Modena e Reggio Emilia
la microscopia laser confocale è una metodica diagnostica rivoluzionaria per la diagnostica clinica ed oncologica. Attualmente esistono 2 diversi tipi di microscopi confocali in vivo, per lo studio diretto dei tessuti senza necessità di asportazione,
particolarmente rivolti ai tumori della pelle, alle patologie infiammatorie e allo studio
degli aspetti fisiopatologici cutanei. la microscopia confocale in vivo trova quindi
prevalente applicazione in dermatologia: è uno strumento di diagnosi estremamente
sofisticato che consente di fornire in tempo reale e senza produrre alcun danno cutaneo, immagini in dettaglio delle cellule e delle strutture cutanee con una risoluzione
istologica. lo strumento è di facile utilizzo e in pochi minuti permette di ottenere una
fotografia istologica senza dolore e senza alcun danno cutaneo. nel corso del programma si discuteranno i diversi applicativi di tale metodica, sia in campo oncologico
per la diagnosi di neoplasie cutanee, focalizzandosi prevalentemente sull’utilità della
metodica di fronte a situazioni cliniche particolarmente complesse, e portando l’attenzione sui recenti risultati ottenuti nel monitoraggio terapeutico.
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dermopAtie e fArmAci Antipertensivi
ugo Bottoni, stefano dastoli, *emilio russo, giuseppe fabrizio Amoruso,
*caterina palleria, elisabetta scali, *giovambattista de sarro
Dermatologia e *Farmacologia Clinica, Dipartimento di Scienze della Salute,
Università Magna Graecia, Catanzaro
nel gruppo dei farmaci antipertensivi oltre ai diuretici vengono inclusi i farmaci attivi
sul sistema nervoso autonomo (beta-bloccanti), i vasodilatatori (calcio-antagonisti) e
i farmaci attivi sul sistema renina-angiotensina (anti-Ace e sartani). nel rapporto
osmed 2014 i farmaci cardiovascolari si confermano al primo posto sia in termini di
consumo (536,0 DDD/1000 ab die) sia in termini di spesa farmaceutica totale pubblica
e privata (4.087 milioni di euro). nell’elenco dei 20 principi attivi più prescritti in
italia nel 2014 sono inclusi 2 farmaci attivi sul sistema renina-angiotensina: l’olmesartan medoximil e il ramipril. in letteratura è ben descritta e rappresentata la possibilità che diversi farmaci antipertensivi possano causare esacerbazioni della psoriasi
così come alcuni anti-Ace possano indurre o slatentizzare il pemfigo. tornando ai
farmaci antipertensivi più prescritti in italia nel 2014 l’olmesartan medoximil presenta
tra gli eventi avversi a livello dermatologico: iperidrosi (1%-10%), prurito, orticaria,
esantema, dermatite allergica, edema facciale (0.1%-1%), e inoltre alopecia, dermatite
atopica, esacerbazioni della psoriasi, pemfigo. D’altra parte il ramipril è stato descritto
associato a rash maculopapuloso (1%-10%), prurito e iperidrosi (0.1%-1%), orticaria,
onicolisi e dermatite esfoliativa (<0,1%), e inoltre porpora, pemfigo, pemfigoide, eritema multiforme, ten, sindrome di stevens Johnson, alopecia, esacerbazione della
psoriasi, esantema lichenoide, enantema. Da tutto ciò consegue che diversi farmaci
antipertensivi, inclusi quelli attualmente più prescritti in italia, possono essere associati
a manifestazioni e malattie dermatologiche anche gravi. D’altra parte, poiché alcuni
dei farmaci utilizzati per dermopatie come i corticosteroidi e la ciclosporina possono
indurre ipertensione arteriosa, l’uso dei farmaci antipertensivi in questi casi deve essere particolarmente attento e controllato.
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il dermAtologo e l’“AllergiA” Ai BetAlAttAmici: un
proBlemA QuotidiAno
luca stingeni
Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di
Medicina, Università di Perugia
le reazioni avverse cutaneo-mucose ai betalattamici (bl) sono note dagli anni ’40
del secolo scorso; attualmente, in accordo con la letteratura internazionale, si preferisce utilizzare la terminologia di “reazioni di ipersensibilità” rispetto a “reazioni allergiche” e “reazioni immunomediate”. nonostante che la loro prevalenza nella
popolazione generale non sia precisabile, si stima che esse si realizzino in oltre il
20% dei pazienti ospedalizzati, con netta prevalenza del sesso femminile rispetto al
maschile; la prevalenza nella popolazione generale, desunta da programmi di farmacovigilanza, è stimata pari al 3,5-5% negli adulti, 3,2% nei bambini, con netta prevalenza delle penicilline rispetto alle cefalosporine (10:1). le implicazioni nella pratica
clinica sono importanti in termini di costi, di antibiotico resistenza e di ospedalizzazione. al pari di tutte le reazioni avverse cutaneo-mucose da farmaci, anche quelle indotte da bl sono distinte in immediate (entro 1 h dalla somministrazione) e non
immediate (oltre 1 h dalla somministrazione); i meccanismi patogenetici coinvolti
sono per lo più ige-mediati per le prime (soprattutto orticaria con o senza angioedema), cellulomediati per le seconde. tra quest’ultime, le estrinsecazioni cliniche
sono molteplici e per lo più rappresentate dall’esantema maculo-papuloso, ma anche
da reazioni gravi quali Dress, AGeP, ssJ e net. l’inquadramento diagnostico è
complesso, anche per il riscontro frequente di cross-reazioni tra penicilline e cefalosporine; infatti, possono fungere da determinanti antigenici tutti i componenti delle
strutture molecolari dei bl, tra i quali l’anello tetratomico, l’anello tiazinico e diidrotiazinico e le catene laterali. Queste ultime, in particolare, sono oggi ritenute le maggiori responsabili di reazioni crociate tra aminopenicilline e cefalosporine. ne
consegue che i test diagnostici (sia quelli in vivo che quelli in vitro) sono difficilmente
standardizzabili ma andrebbero “targhettati” al singolo paziente, specialmente per
quanto concerne i test cutanei allergodiagnostici (patch, prick e test intradermico). A
tal proposito l’autore presenta la propria esperienza in relazione all’inquadramento
diagnostico di questo complesso settore della dermatologia allergologica.
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ruolo di nicotinAmide nellA chemioprevenzione dei
tumori cutAnei non melAnomA: evidenze sperimentAli e
cliniche
nicola pimpinelli
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale,
Università di Firenze
la prevenzione dei tumori cutanei non melanoma (non-melanoma skin cancer,
nMsc) rappresenta indubbiamente un’esigenza medica sempre più pressante visto
l’inesorabile aumento di incidenza (100-120 nuovi casi per 100.000 abitanti l’anno
alle nostre latitudini) e le conseguenti ripercussioni sulla spesa sanitaria. Dopo le numerose esperienze, per lo più monocentriche e non controllate, è recentissima la pubblicazione (n engl J Med 2015) del primo studio randomizzato di fase iii su un ampio
campione di popolazione australiana (386 pazienti), altamente suscettibile ai nMsc:
nicotinamide 500 mg x 2 al dì per 12 mesi vs placebo. lo studio ha dimostrato una riduzione significativa della comparsa di nMsc e cheratosi attiniche (23 e 13%, rispettivamente), con un profilo di tossicità assolutamente eccellente, e la mancanza di
beneficio a lungo termine dopo l’interruzione del trattamento. Questo dato, anche in
considerazione delle differenze razziali ed ambientali, fa ipotizzare che la chiave per
una corretta chemioprevenzione sia legata all’utilizzo pulsato di nicotinamide alla
dose di 1 g al giorno.
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tocotrienoli e tocoferoli topici in dermAtologiA
gabriella fabbrocini
Sezione di Dermatologia Clinica, Allergologia e Venereologia, Dipartimento
Patologia Sistematica, Università Federico II, Napoli
la cute rappresenta un bersaglio specifico dei moderni trattamenti oncologici. Xerosi,
lesioni infiammatorie e radiodermiti sono tra le manifestazioni più frequenti. esse
rappresentano un’importante causa di peggioramento della qualità della vita e possono
compromettere l’aderenza alla terapia oncologica. la vitamina e è ben nota per la sua
azione antiossidante, per cui trova impiego in numerose patologie cutanee caratterizzate da infiammazione. Abbiamo valutato l’efficacia e la tollerabilità di un dispositivo
medico a base di vitamina e per uso topico nel trattamento di xerosi, rash papulo-pustoloso e radiodermite. il protocollo di terapia prevedeva l’applicazione di un prodotto
topico composto da tocoferoli al 10% e tocotrienoli allo 0,3% mattina e sera all’area
interessata dalla patologia in 20 soggetti di sesso femminile (35-60 anni) affette da
esiti di xerosi cutanea, rash papulo-pustoloso e radiodermite. le valutazioni sono state
effettuate all’inizio del trattamento (t0) e dopo 40 giorni (t1) utilizzando le seguenti
metodiche: valutazione fotografica; valutazione clinica; valutazione della trans epidermal Water loss (teWl) mediante corneometria; valutazione del colore della cute
mediante colorimetro X-rite 968® secondo il sistema l*a*b*; valutazione della tollerabilità mediante un questionario compilato dal medico al t1; valutazione dell’aderenza alla terapia mediante la compilazione di un diario giornaliero dell’applicazione
del prodotto. la valutazione clinica ha dimostrato un buon miglioramento in 13 pazienti su 20 (65%). il teWl nelle pazienti con xerosi passava da un valore medio di
19,86 al t0 a un valore medio di 14,62 al t1. le pazienti con esiti di rash papulo-pustoloso presentavano a t0 un valore medio di teWl di 17,25, che al t1 era di 15,42.
nelle pazienti con precedente radiodermite, il teWl passava da 35,06 a t0 a 13,23
al t1. la colorimetria ha mostrato un valore medio di l* delle pazienti con xerosi di
58,06 al t0 mentre questo era 60,04 al t1. le pazienti con precedente rash papulopustoloso presentavano a t0 un valore medio di l* di 57,33 mentre al t1 questo era
in media di 59,67. nelle pazienti con esiti di radiodermite l* medio passava da 53,12
al t0 a 59,91 a t1. la tollerabilità è stata ottima nel 100% dei casi. l’analisi dei diari
di applicazione del prodotto ha mostrato un’ottima aderenza alla terapia. la preparazione a base di tocoferolo e tocotrienoli ha mostrato un ottimo profilo di efficacia, soprattutto nel ristabilire la compromessa funzione di barriera della cute; un ottimo
profilo di tollerabilità e sicurezza; un ottimo profilo di aderenza da parte dei pazienti.
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nuove vie recettoriAli del prurito sine mAteriA
Bianca maria piraccini
Dermatologia, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale
(DIMES), Università di Bologna
conoscere i meccanismi patofisiologici del prurito è fondamentale per cercare rimedi
efficaci. È recente la scoperta che il prurito non è sempre legato alla liberazione di
istamina, come dimostrano la frequente resistenza agli antistaminici del prurito cronico
e l’inefficacia degli antistaminici nel prevenire il prurito indotto dal contatto con la
pianta Mucuna pruriens. A tutt’oggi si riconoscono 3 vie recettoriali distinte, la cui
attivazione, isolata o assieme alle altre, è responsabile della comparsa di prurito: recettori H1, responsabili del prurito istamino-indotto; recettori PAr-2; recettori
trPV1. i recettori PAr-2 (Protease-Activated receptors) sono espressi da tutte le
cellule della cute, soprattutto dai cheratinociti e dalle fibre nervose periferiche. l’attivazione dei recettori PAr-2 è indotta da stimoli endogeni, inclusi citochine infiammatorie, reazioni immunitarie, riparazione tissutale, e da fattori esogeni, fra cui agenti
irritanti, allergeni, antigeni batterici e fungini e chimici aggressivi. l’attivazione dei
PAr-2 induce diverse reazioni, fra cui l’inibizione della sintesi dei lipidi di barriera,
il potenziamento dell’infiammazione mediante l’effetto positivo sulla sintesi di mediatori proinfiammatori, e, soprattutto, la comparsa del sintomo prurito. l’espressione
dei PAr-2 è infatti tipicamente aumentata in diverse condizioni associate ad infiammazione e a prurito, fra cui la dermatite atopica e il prurito uremico. i recettori trPV1
(transient receptor Potential Vanilloid) sono espressi dai neuroni afferenti nocicettivi
e sono attivati dalla capsaicina, dal caldo (<43°c), dall’etanolo e da vari irritanti. l’attivazione del recettore trVP1 sembra non solo promuovere la comparsa delle sensazioni prurito e bruciore, ma anche abbassare la soglia di eccitabilità per le fibre nervose
che generano tale sensazione. l’attivazione dei recettori potenzia inoltre l’effetto pruriginoso indotto dall’istamina. il numero dei recettori trPV1 aumenta esponenzialmente col passare degli anni, rendendo necessari stimoli sempre più lievi per la
comparsa di prurito.
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vAsculite leucocitoclAsicA A igA. clinicA e terApiA
massimo papi
Unità Operativa Ulcere Cutanee e Dermatologia Vascolare, Istituto Dermopatico
dell’Immacolata, Roma
“Vasculite a igA” è il nuovo termine suggerito dalla chapel Hill consensus conference del 2012 che include, nelle vasculiti cutanee dei piccoli vasi da immunocomplessi circolanti, la porpora di schonlein-Henoch e la vasculite a igA dell’adulto. È
una vasculite che può compromettere, oltre alla cute, anche organi interni, in particolare la funzione renale. Discutiamo gli aspetti patogenetici e le caratteristiche cliniche
di tale patologia, nel bambino e nell’adulto, e le più recenti indicazioni terapeutiche.
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mAstocitosi:
QuAle
trAttAmento?
dAllA terApiA
AntistAminicA AllA tArget therApy
valeria Brazzelli, stefania Barruscotti, sara grassi, Andrea michelerio, *serena
merante, giovanni Borroni
Clinica Dermatologica e *Clinica Ematologica, Fondazione Policlinico San Matteo
IRCCS, Università di Pavia
la mastocitosi è una patologia rara caratterizzata da un’abnorme proliferazione ed
accumulo di mastociti in differenti organi e tessuti quali la cute, il midollo osseo, il
fegato, la milza, il tratto gastrointestinale ed i linfonodi. la presentazione clinica delle
mastocitosi è eterogenea e comprende un ampio spettro di entità differenti per sintomatologia, decorso clinico e prognosi. la classificazione WHo del 2008 distingue 7
varianti di mastocitosi: dalla mastocitosi ad esclusiva localizzazione cutanea fino a
forme aggressive con interessamento ematologico e prognosi sfavorevole. la mastocitosi cutanea (Mc) è una patologia benigna nella quale l’accumulo dei mastociti è
limitato alla cute e si manifesta tipicamente come urticaria pigmentosa o mastocitosi
cutanea diffusa. si presenta di solito nell’età infantile e tende a regredire spontaneamente con la pubertà. la mastocitosi sistemica (Ms), invece, è più frequente nell’età
adulta ed è caratterizzata dall’accumulo di mastociti in altri organi ed apparati, non
sempre vi è interessamento cutaneo. la sintomatologia cutanea e sistemica comunque
è causata dall’accumulo e dal rilascio di prodotti secretori di mastociti attivati e iperproliferanti. Per quanto riguarda la cute, il prurito è il sintomo più frequente oltre ai
rash orticarioidi. l’eterogeneità clinica e sintomatologica si riflette quindi nella complessità terapeutica. il primo passo della terapia delle mastocitosi è l’attenzione per le
sostanze e gli ambienti che possono provocare attivazione dei mastociti e la liberazione
d’istamina. se una reazione anafilattica grave si verifica, dovrebbe essere trattata aggressivamente con epinefrina intramuscolare e steroidi ad alte dosi. la sintomatologia
più comune e frequente quale il prurito, i rash orticarioidi, i flushing e la sintomatologia gastrointestinale, sia nella Mc che nella Ms, si avvale dell’impiego di antistaminici anti-H1 che di anti-H2. in particolare si tendono ad usare antistaminici sedativi
ad azione prolungata come la loratadina, la cetirizina, la fexofenadina e l’idrossizina.
la ciproeptadina è un farmaco antistaminico di prima generazione dotato di proprietà
anticolinergiche e antiserotoninergiche: è utile nei pazienti con diarrea, flushing o cefalea. Gli antistaminici anti-H2 quali la famotidina e la ranitidina sono utilizzati nei
pazienti con sintomi gastrointestinali prevalenti come gastralgie, nausea, crampi addominali e diarrea. A volte i farmaci con attività antagonista sui recettori per i leucotrieni come il montelukast o lo zileuton possono essere utilizzati in associazione agli
antistaminici anti-H1 e anti-H2. l’acido acetilsalicilico può essere utile in alcuni pazienti che hanno flushing e angioedema (con alti livelli di prostaglandina D2 urinaria
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o 11β-PGF2α) se non note allergie a FAns. Gli antidepressivi triciclici (ad esempio,
amitriptilina o doxepina) e la proclorperazina possono essere utili perché hanno attività
antistaminica anti-H1 e proprietà inibitorie sui mastociti, ma la sedazione e l’aumento
di peso diminuiscono l’aderenza del paziente alla terapia. il chetotifene e la rupatadina
sono antagonisti dei recettori H1, ma sono anche inibitori dell’attivazione dei mastociti. il disodiocromoglicato riduce i sintomi gastrointestinali, poiché è un debole inibitore in vivo dell’attivazione dei mastociti. in alcuni pazienti la terapia di prima linea
non è sufficiente e il prurito intenso è generalmente il sintomo più recalcitrante, rendendo quindi necessario l’utilizzo di terapie di seconda linea quali la foto-fotochemioterapia sfruttando l’effetto immunomodulante della fototerapia stessa oltre che
nell’induzione di meccanismi apoptotici a carico dei mastociti cutanei. Alcuni studi
clinici suggeriscono che l’anticorpo monoclonale anti-ige omalizumab, che è approvato per il trattamento di asma e orticaria cronica possa prevenire episodi ricorrenti
di crisi anafilattiche. Per le fasi avanzate/aggressive (vedi classificazione WHo 2008)
vi è indicazione ad iniziare trattamento citoriduttivo con interferone, cladribina e inibitori delle tirosinchinasi (dasatinib, midostaurina, imatinib). Gli inibitori tirosinochinasici sono farmaci di nuova generazione che inibiscono la proteina Kit e possono
essere efficaci nella Ms ove non sia presente la mutazione D816V, che conferisce resistenza a questi farmaci. in italia la procedura di richiesta dei farmaci per la Ms può
essere fatta attraverso l’applicazione della legge 648 (solo cladribina) oppure “off
label” (interferone, dasatinib, imatinib) oppure protocollo compassionevole (midostaurina). in conclusione la mastocitosi sia cutanea che sistemica prevede un grande
armamentario terapeutico utilizzato in modo personalizzato a seconda delle caratteristiche del paziente, della sintomatologia clinica, dell’età e della prognosi della patologia stessa.
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BiosimilAri: unA nuovA sfidA terApeuticA in dermAtologiA
enzo Berardesca
Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma
Da questa primavera saranno disponibili nuovi farmaci per il trattamento delle patologie infiammatorie della pelle ed in particolare della psoriasi. si parla già di una
svolta epocale come quella occorsa più di 10 anni fa con la comparsa sul mercato dei
biologici. infatti, le tecniche biotecnologiche hanno permesso lo sviluppo di trattamenti non solo per la psoriasi ma anche per un’ampia varietà di malattie di grande rilievo clinico ed epidemiologico fornendo risposte fondamentali alla crescente
domanda di salute della popolazione. Ad oggi, a livello mondiale, milioni di pazienti
hanno già beneficiato dei medicinali biologici. la perdita della copertura brevettuale
permette l’entrata sulla scena terapeutica dei farmaci cosiddetti “biosimilari”, medicinali simili ai farmaci biologici originatori non più soggetti a copertura brevettuale,
che possono essere prodotti dalle industrie farmaceutiche secondo procedure e normative espresse da specifiche linee guida europee e commercializzati a prezzi inferiori
rispetto ai prodotti originatori. i farmaci biosimilari sono, quindi, medicinali biologici
autorizzati dall’Agenzia europea dei Medicinali (european Medicines Agency eMA) simili per qualità, efficacia e sicurezza al prodotto biologico di riferimento. la
disponibilità di questi prodotti che, per un certo verso possono essere paragonati ai
generici, rappresenta un fattore importante per il mantenimento della sostenibilità economica dei servizi sanitari nel prossimo futuro. tuttavia, bisognerà vedere come il
loro utilizzo sarà regolamentato: infatti, sorgeranno problemi etici e forse legali sul
loro utilizzo. Ad esempio, un paziente in trattamento di mantenimento con un farmaco
originale potrà essere “girato” in un trattamento meno costoso con biosimilare? se sì,
in caso di effetti collaterali o mancata risposta (non è detto che il ritorno all’originale
possa essere sempre effettuato) di chi sarà la colpa? Possono le regioni e le Asl “obbligare” il medico a scegliere in prima battuta un biosimilare anziché un originale?
come si comporteranno le aziende farmaceutiche che hanno in portafoglio una molecola originale e si troveranno a competere con una “copia” a basso costo? sono tutte
domande alle quali oggi è prematuro se non impossibile dare risposte adeguate in attesa delle direttive legislative.
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BiosimilAri: unA nuovA sfidA terApeuticA in dermAtologiA
enzo Berardesca
Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma
Da questa primavera saranno disponibili nuovi farmaci per il trattamento delle patologie infiammatorie della pelle ed in particolare della psoriasi. si parla già di una
svolta epocale come quella occorsa più di 10 anni fa con la comparsa sul mercato dei
biologici. infatti, le tecniche biotecnologiche hanno permesso lo sviluppo di trattamenti non solo per la psoriasi ma anche per un’ampia varietà di malattie di grande rilievo clinico ed epidemiologico fornendo risposte fondamentali alla crescente
domanda di salute della popolazione. Ad oggi, a livello mondiale, milioni di pazienti
hanno già beneficiato dei medicinali biologici. la perdita della copertura brevettuale
permette l’entrata sulla scena terapeutica dei farmaci cosiddetti “biosimilari”, medicinali simili ai farmaci biologici originatori non più soggetti a copertura brevettuale,
che possono essere prodotti dalle industrie farmaceutiche secondo procedure e normative espresse da specifiche linee guida europee e commercializzati a prezzi inferiori
rispetto ai prodotti originatori. i farmaci biosimilari sono, quindi, medicinali biologici
autorizzati dall’Agenzia europea dei Medicinali (european Medicines Agency eMA) simili per qualità, efficacia e sicurezza al prodotto biologico di riferimento. la
disponibilità di questi prodotti che, per un certo verso possono essere paragonati ai
generici, rappresenta un fattore importante per il mantenimento della sostenibilità economica dei servizi sanitari nel prossimo futuro. tuttavia, bisognerà vedere come il
loro utilizzo sarà regolamentato: infatti, sorgeranno problemi etici e forse legali sul
loro utilizzo. Ad esempio, un paziente in trattamento di mantenimento con un farmaco
originale potrà essere “girato” in un trattamento meno costoso con biosimilare? se sì,
in caso di effetti collaterali o mancata risposta (non è detto che il ritorno all’originale
possa essere sempre effettuato) di chi sarà la colpa? Possono le regioni e le Asl “obbligare” il medico a scegliere in prima battuta un biosimilare anziché un originale?
come si comporteranno le aziende farmaceutiche che hanno in portafoglio una molecola originale e si troveranno a competere con una “copia” a basso costo? sono tutte
domande alle quali oggi è prematuro se non impossibile dare risposte adeguate in attesa delle direttive legislative.
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i fArmAci Biologici nellA psoriAsi eritrodermicA
giuseppe stinco, enzo errichetti
Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche Sperimentali e Cliniche,
Università di Udine, Azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della
Misericordia, Udine
la psoriasi eritrodermica è una forma grave di psoriasi che si può associare a complicazioni gravi e talvolta fatali. il trattamento è spesso una sfida e diversi fattori, tra cui
le comorbilità o possibili complicazioni, possono limitare l’utilizzo di farmaci tradizionali. recenti evidenze suggeriscono che i farmaci biologici, sia gli anti-tnFα che
l’ustekinumab, possono essere utili per migliorare la gestione della psoriasi eritrodermica. Purtroppo, dal momento che i soggetti che soffrono di questa grave forma di
psoriasi sono di solito esclusi dai trials clinici, i dati disponibili provengono essenzialmente da piccole serie di casi o da singole segnalazioni. scopo di questa review è
di valutare criticamente la letteratura esistente sul ruolo dei farmaci biologici, infliximab, etanercept, adalimumab e ustekinumab, nel trattamento dell’eritrodermia psoriasica.
bibliografia
rosenbach M, Hsu s, Korman nJ, et al. treatment of erythrodermic psoriasis: from
the medical board of the national Psoriasis Foundation. J Am Acad Dermatol
2010;62:655-62.
stinco G, errichetti e. erythrodermic psoriasis: current and future role of biologicals.
bio Drugs 2015;29(2):91-101.
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psoriAsi, eruzioni psoriAsiformi e mAlAttie infiAmmAtorie
croniche intestinAli
maddalena napolitano, nicola Balato
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgica,
Università Federico II, Napoli
le malattie infiammatorie croniche intestinali (ibD) comprendono colite ulcerosa,
morbo di crohn e le cosiddette “coliti indeterminate”. sono condizioni ad elevata
morbilità, con un marcato impatto negativo sulla qualità della vita. in italia hanno
un’incidenza di circa 5-6 nuovi casi/100.000 persone/anno ed una prevalenza di 6070 casi/100.000 persone. le manifestazioni extra-intestinali sono una complicanza
relativamente frequente della ibD e la cute è uno degli organi maggiormente colpiti.
la psoriasi sembrerebbe la patologia più comunemente associata alle ibD. infatti, la
psoriasi si manifesta in circa l’1-2% della popolazione generale, mentre nei pazienti
affetti da ibD è stata riscontrata una prevalenza del 3-11%. l’ipotesi è che comuni
meccanismi patogenetici possano essere alla base dell’associazione tra queste due patologie e un ruolo fondamentale sarebbe svolto dai linfociti th1 e th17. nei pazienti
con ibD in terapia con anti-tnF sono state segnalate inoltre, eruzioni psoriasiformi
probabilmente dovute allo sbilanciamento del pathway citochinico con blocco del
tnF e aumento di iFn. l’interpretazione di queste dermatiti psoriasiformi è ancora
poco chiara.
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le terApie dei sAnti
luigi valenzano
Istituto Dermatologico San Gallicano, Roma
l’esigenza e l’opportunità di appartenenza ad un gruppo, tribù, etnia, setta, credo religioso etc., si sono manifestate nell’essere umano fin dai tempi più remoti. in particolare la necessità di avere assistenza ed un indirizzo terapeutico da parte di un’entità
autorevole e sicuro, è insito nell’animo umano e di ciò ne sono chiara testimonianza
alcuni rari reperti paleoantropologici. Ancor più nelle epoche e civiltà successive, in
particolare in quella cristiana ove nella stessa ottica compaiono santi, beati, testimoni
della fede e, per quanto riguarda le guarigioni di natura medica, i miracoli del cosiddetto taumaturgo. si tratta di un ampio spettro di eventi che si estende da quelli “terreni” più facilmente intuibili (olio santo, acqua santa etc.), a quelli“extraterreni”
(miracoli, esorcismi, stimmate, transverberazioni, etc.) sempre di dubbia e complessa
valutazione ed interpretazione patogenetica. Di tutto queste “risorse terapeutiche” si
farà un cenno fugace ed esemplificativo di alcune di esse, discutendone i contenuti e
le relative conseguenze pratiche.
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cosmetici e cute sensiBile
caterina foti, paolo romita
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina interna, Immunologia e
Malattie infettive, Università di Bari
i cosmetici sono prodotti comunemente utilizzati per la cura dell’aspetto fisico; essi
comprendono prodotti per la cura della pelle, decorativi (per il “make-up”) ed articoli
da toeletta quali saponi, shampoo e bagnoschiuma; in genere essi sono ben tollerati,
essendo raramente responsabili di effetti collaterali. Questi ultimi sono, invece, frequenti quando la cute del soggetto è sensibile. tale condizione è caratterizzata da
un’alterata funzione della barriera cutanea, causata principalmente dalla perdita del
film idrolipidico di superficie, il quale costituisce il primo target dell’azione lesiva
dei vari fattori ambientali sulla cute. Per il make-up e la detersione di questa categoria
di soggetti sono indicati prodotti che rispecchino l’equilibrio fisiologico cutaneo e
che siano adeguatamente formulati al fine di evitare l’insorgenza di reazioni cutanee.
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psoriAsi e vitAminA d in menopAusA: utilità dellA
fototerApiA
valeria Brazzelli
Clinica Dermatologica, Fondazione Policlinico San Matteo IRCCS, Università di
Pavia
la psoriasi è una malattia cutanea infiammatoria cronica che ha un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti. interessa nel mondo occidentale dal 2 al 5%
della popolazione. spesso la psoriasi è associata ad altri disturbi, in particolare alla
sindrome metabolica con l’obesità, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari, ai tumori, all’alcolismo e alla depressione. nella donna in menopausa queste patologie si
acuiscono e si associano alla comparsa di osteoporosi. l’osteoporosi porta ad una
maggiore fragilità ossea attraverso la perdita di massa ossea e al deterioramento della
microarchitettura ossea. l’osteoporosi è spesso correlata a bassi livelli serici di vitamina D3. la carenza di vitamina D è frequente nei pazienti con psoriasi ed è descritta
una correlazione diretta tra il deficit e la gravità della malattia. la fototerapia che utilizza la radiazione UVb a banda stretta (UVbnb) con lunghezza d’onda di 311nm è
una terapia utile nella psoriasi di moderata entità o quando esistano controindicazioni
ad altre terapie topiche o sistemiche. inoltre gli UVb hanno un’importante azione
sulla produzione cutanea di vitamina D3. in conclusione sulla scorta di queste premesse la fototerapia con UVbnb si rivela una terapia di prima scelta nella donna in
menopausa affetta da psoriasi.
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strAtegies for prevention of pollution-induced skin
disorders (letturA non ecm)
gabrielle sore
L’Oreal Research, Asnières sur Seine, France
Pollution is a major concern in big cities. Most pollution studies have focused on the
related side effects to the pulmonary and cardiovascular systems. More recently, however, epidemiological and mechanistic studies suggest that air pollution can also
have a negative impact on the integrity of the skin. Given the importance of the global
issue, it has been decided to create an international board of scientific experts with
specific interests in environmental health, clinical and basic research in general and
cosmetic dermatology. An initial review of the literature by the board confirmed the
detrimental effects of air pollution on the skin and more importantly on diseased skin.
the data illustrated that pollution can result in aggravated skin sensitivity and reactivity. in addition there was an increase in urticaria, eczema, contact dermatitis and rashes noted. these results are not surprising when one considers that sensitive skin
pathophysiology is associated with a disrupted barrier function. it has been determined
that particulate matter can generate reactive oxygen species, leading to lipid and protein oxidation that can induce up-regulation of pro-inflammatory mediators. A harmful
interaction between UV (particularly UVA) radiation and pollution was also observed.
in response, three studies on pollution and its effects on the skin were published: (1)
the link between pollution and skin sensitivity, (2) pollution and acne through sebum
peroxidation and inflammation and (3) pollution and hyper-pigmented lesions (environment-induced lentigines). the board of experts recommended the following measures as a general strategy to protect against pollution-induced skin damage: apply
topical products which help to reduce particle load on skin; use rinse-off products to
remove pollution from the skin; use emollients to preserve and restore skin barrier
function; use sunscreens to protect against UV radiation and to prevent photoreactive
compounds from reacting upon UV exposure; apply topical products containing antioxidants to reduce the harmful effect of reactive oxygen species; avoid over cleansing
which can disrupt the cutaneous barrier. similarly, consumer skincare routines have
been developed that follow these recommendations along three main actions: remove/purify: cleanser with proven efficacy on particulate matter PM 2.5; reinforce/restore: emollient/cream to reinforce/restore the skin barrier + anti PM2.5 adhesion;
protect against UV/ros: daily sunscreen with UVb/UVA protection and antioxidants
+ anti PM 2.5 adhesion. All selected products were tested to prove the related efficacy:
PM2.5 removal for the cleanser, anti PM2.5 adhesion for the skin care products developed for sensitive skin, and the anti-peroxidation effect for the protective
(UVb/UVA filters & antioxidants) products. A routine has already been clinically te89
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sted in shanghai on 53 chinese women with sensitive skin for 4 weeks in a highly
polluted environment (115X WHo recommended threshold). After 4 weeks of products use, a significant decrease (-29%) of facial skin sensitivity was observed as assessed by a stinging test as well as a significant decrease in the intensity of all the
skin sensitivity triggering factors. the dryness and roughness of the skin assessed by
a dermatologist were also significantly decreased. 100% of the women felt their skin
had improved at the end of 4 weeks. Most urban areas are exposed to a pollution level
which exceeds the acceptable level defined by the WHo. this pollution can have a
detrimental impact on skin and the overall quality of life. educating people on what
to do to help prevent the related skin conditions is a key objective for the brand.
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pollution And skin disorders (letturA non ecm)
giuseppe valacchi
Sezione di Biologia ed Evoluzione, Dipartimento di Scienze della Vita e
Biotecnologie, Università di Ferrara
living organisms are continuously exposed to environmental pollutants. in order of
importance, the skin is the second most frequent route by which chemicals can enter
in the body and it is the major target of liquid and gaseous pollutants. being the skin
the interface between the body and the environment it is chronically exposed to several
forms of stress such as ultraviolet (UV) irradiation and other environmental oxidants
such as cigarette smoke (cs), particular matters (PM) and ozone (o3). All these stressors have the common denominator to induce oxidative stress via the production of
reactive oxygen species (ros), either directly or indirectly. there is abundant information that ros such as hydroxyl radicals are involved in UV-induced skin damage
but only recently the oxidative stress induced by other pollutants such as cs, PM and
o3 have on cutaneous tissues have been investigated. it has been shown that cs and
o3 do not penetrate the skin. For instance, o3 reacts instantaneously with polyunsaturated fatty acids (PUFA) present in the stratum corneum to form hydrogen peroxide
and the cascade of lipid peroxidation products (loPs) and unsaturated aldehydes (4hydroxy-2,3-nonenal) that act as ‘second messengers’ in the deeper layers of the skin,
which, in turn, elicits repair responses and/or the induction of defense endogenous
enzymes. oxidative injury to the outermost layers of the skin may initiate localized
inflammatory responses, resulting in the recruitment of phagocytes and their cell-specific, tightly regulated nAD(P)H-oxidase systems for generating oxidants, thus amplifying oxidative stress and inducing activation of MMPs. similar mechanism has
been demonstrated for cs, indeed many compounds presented in cs, have been
shown to induce, directly or indirectly, cellular oxidative stress (os) and inflammation
via the production of ros and lipid peroxidation. Also the mechanisms of PM-health
effects are believed to involve oxidative stress and inflammation. Air pollution is comprised by a wide range of chemicals and solid particles. the oxidative capacity of PM
is primarily attributed to its transition metal constituents, which typically include Fe,
V, cr, Mn, co, ni, cu, zn, and ti. some of these metals can catalyze Fenton-type reactions and generate reactive o2 species, which are able to initiate oxidative damage
mechanisms. Moreover, through semi-quinone, lipopolysaccaride, hydrocarbon, and
ultrafine constituents, PM may also exert oxidative stress by presenting or by stimulating the cells to produce ros. in conclusion many of the pollutants to which we are
daily exposed are able to affect cutaneous tissues via a common mechanism that consist in altering the redox skin balance and inducing a cascade of effects that can affect
skin physiology.
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AttuAlità nellA terApiA topicA dellA dermAtite
seBorroicA
federica dall’oglio, giuseppe micali
Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania
la dermatite seborroica (Ds) è una patologia infiammatoria ad andamento cronicorecidivante, caratterizzata clinicamente da manifestazioni eritemato-desquamative
spesso pruriginose con localizzazione elettiva nelle aree seborroiche del distretto cefalico e/o del tronco. Presso la clinica Dermatologica dell’Università di catania è
stato condotto uno studio clinico in aperto prospettico per valutare l’efficacia e la tollerabilità di un cosmetico topico a base si sostanze antimicotiche e antinfiammatorie
nel trattamento della Ds del volto. A tale scopo venivano arruolati 20 pazienti adulti,
di entrambi i sessi, affetti da Ds al volto di grado lieve-intermedio. il protocollo prevedeva l’applicazione del topico due volte al giorno, per un periodo complessivo di 6
settimane. la valutazione veniva effettuata tenendo conto dei parametri desquamazione, eritema ed intensità della sintomatologia pruriginosa, rispettivamente rilevati
sulla base di osservazione clinica, fotografia digitale (VisiA-cr rbX™) e misurazione con Visual Analogue scale (VAs). Veranno discussi i risultati dello studio, le
caratteristiche del topico utilizzato e la validità delle metodiche impiegate.
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nitric-zinc complex: efficAciA e tollerABilità nel
trAttAmento delle verruche “difficili”
francesco lacarrubba, giuseppe micali
Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e
Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania
le verruche virali rappresentano una delle patologie cutanee più comunemente osservate. numerose sono le opzioni terapeutiche a disposizione del dermatologo, tra
le quali le più utilizzate sono i prodotti a base di acido salicilico, la crioterapia, il curettage/diatermocoagulazione e la laserterapia. nella scelta del trattamento adeguato
devono essere presi in considerazione diversi fattori. Alcuni di essi sono strettamente
legati alla lesione da trattare e sono rappresentati dal tipo di verruca (volgare, plantare,
piana, filiforme, etc.), dalle dimensioni, dal numero e dalla localizzazione, altri sono
legati alle caratteristiche del paziente, quali età, storia di allergie a farmaci, presenza
di patologie concomitanti o gravidanza, stato immunologico. nella selezione del trattamento da utilizzare devono inoltre essere presi in considerazione, oltre ovviamente
la sua efficacia clinica, la potenziale tossicità, il dolore associato, gli esiti cicatriziali
ed il costo. Da non sottovalutare infine la confidenza del medico con il trattamento e
la preferenza/compliance del paziente. nessuna delle terapie attualmente utilizzate ha
un’efficacia del 100% né può essere sempre utilizzata. in particolare il trattamento
delle verruche plantari e periungueali (cosiddette “difficult-to-treat” warts) è spesso
insoddisfacente. il complesso nitric-zinc (nz-c) è una nuova soluzione per applicazione topica contenente acido nitrico, zinco, rame e acidi organici che esercita un effetto di denaturazione tissutale a livello della verruca. la soluzione, di semplice
utilizzo, è applicata in ambulatorio dallo specialista sulla lesione da trattare 1 volta la
settimana per 1-4 settimane. nella nostra esperienza il complesso nz-c è risultato efficace nella terapia delle verruche virali cutanee, anche di quelle “difficili”. Da sottolineare l’elevata tollerabilità del trattamento, che risulta del tutto indolore. il complesso
nz-c si va ad aggiungere all’armamentario terapeutico a disposizione del dermatologo, potendo rappresentare una valida alternativa ai trattamenti di corrente utilizzo.
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un nuovo trAttAmento delle verruche genitAli esterne:
nitrizinc-complex
marinella Brambati, marco cusini
Unità Operativa Semplice Malattie a Trasmissione Sessuale, Fondazione IRCCS
Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano
le verruche genitali esterne rappresentano una delle malattie a trasmissione sessuale
di più frequente riscontro clinico. Gli attuali trattamenti disponibili (crioterapia, curettage, laser, imiquimod, podofillotossina, ect.) presentano rilevanti limitazioni in
quanto la percentuale di guarigione completa spesso non supera il 75% delle lesioni
trattate. inoltre tali trattamenti possono spesso risultare dolorosi, causare cicatrici post
procedurali, recidive o richiedere trattamenti prolungati nel tempo. non esiste pertanto
attualmente un trattamento golden standard dei condilomi. nel caso della crioterapia
studi clinici controllati evidenziano come siano necessarie in media 3,5 sessioni di
trattamento per ottenere la percentuale di guarigione più elevata possibile, che spesso
non supera il 75%. il nitrizinc-complex è una miscela di acidi inorganici (acido nitrico), acidi organici (acetico, ossalico) con presenza di rame e zinco, caratterizzata
da una prevalente azione di denaturazione e precipitazione delle proteine, una volta
applicato topicamente a livello delle lesioni virali. il nitrizinc-complex ha prevalentemente un’azione non di tipo caustico ma bensì di denaturazione proteica e devitalizzazione della cute (“mummificazione”). il trattamento si esegue applicando una
piccola quantità di soluzione tramite un applicatore di precisione (capillare) sopra la
verruca/condiloma fino ad osservare lo sbiancamento/ingiallimento della lesione che
testimonia l’avvenuto processo di precipitazione e denaturazione proteica delle cellule
epidermiche infettate dal virus. Da notare che in genere il trattamento risulta molto
ben tollerato in quanto fondamentalmente non doloroso. il processo di mummificazione, che può concludersi nel giro di 4-6 settimane, in genere non si accompagna
alla formazione di cicatrici o alterazioni pigmentarie della cute trattata. Attualmente
sono stati valutati in due studi clinici internazionali condotti in belgio, italia, Messico
ed Ungheria, più di 120 soggetti (uomini e donne di età media 35 anni) con condilomi
singoli o multipli trattati con nitrizinc-complex. il trattamento ha indotto una guarigione completa (in media dopo 1,3 sessioni di applicazione) nel più del 92% delle lesioni trattate. in questa casistica l’applicazione di nitrizinc-complex ha presentato
inoltre una tollerabilità locale molto buona. Pertanto il profilo di efficacia e di tollerabilità di nitrizinc-complex offre una alternativa terapeutica di rilevanza clinica nell’approccio al trattamento dei condilomi. nitrizinc-complex inoltre può rappresentare
una valida alternativa alla crioterapia anche in termini di farmaco-economia, con costi
diretti ed indiretti sensibilmente inferiori.
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esperienzA itAliAnA su dAylight photodynAmic therApy
l’esperienzA dell’AQuilA
maria concetta fargnoli, Antonella piccioni
Clinica Dermatologica, Università dell’Aquila
la terapia fotodinamica convenzionale (c-PDt, photodynamic therapy) è un trattamento dimostrato efficace per le cheratosi attiniche e di alcune altre forme di non
Melanoma skin cancer, basata sull’impiego di una sostanza fotosensibilizzante,
l’acido metil-aminolevulinico, applicata sulla zona da trattare in occlusione per 3 ore
e successivamente attivata da una luce di lunghezza d’onda specifica (nel visibile)
mediante l’ausilio di una lampada, determinando necrosi cellulare selettiva delle cellule tumorali. È una terapia molto efficace per le cheratosi attiniche che presenta percentuali di risposta del 70-90% e che si accompagna ad un eccellente risultato
cosmetico. Principali eventi avversi o svantaggi della c-PDt sono il dolore, talvolta
intenso, durante l’illuminazione, i lunghi tempi di attesa per il paziente in clinica e la
necessità di centri specializzati presso i quali sia disponibile l’apparecchiatura e che
abbiano l’expertise. esclusivamente per il trattamento delle cheratosi attiniche è stata
recentemente autorizzata una modalità alternativa di esecuzione della terapia fotodinamica (Daylight-PDt), che semplifica il trattamento utilizzando una sorgente di luce
naturale invece di una sorgente di luce artificiale, e si associa ad una riduzione del
dolore e dei tempi di esecuzione rispetto alla PDt convenzionale. studi recenti hanno
infatti dimostrato come la Daylight-PDt (Dl-DPt) sia un’alternativa efficace, sicura
e conveniente alla PDt convenzionale nel trattamento di cheratosi attiniche multiple
di grado lieve/moderato (di grado i e ii), soprattutto in ampi campi di cancerizzazione
che possono facilmente essere esposti alla luce del giorno. Due studi multicentrici,
randomizzati, controllati, intra-paziente, condotti rispettivamente in Australia e in europa hanno confrontato l’efficacia e la tollerabilità della Dl-DPt rispetto alla PDt
convenzionale in pazienti con cheratosi attiniche di grado lieve (studio australiano) e
di grado lieve e moderato (studio europeo), dimostrando un’efficacia della Dl-DPt
(in termini di risposta completa delle lesioni) non inferiore rispetto alla PDt convenzionale unitamente ad una riduzione significativa del dolore e dell’intensità degli
eventi avversi rispetto alla c-PDt. l’Autrice presenterà l’esperienza con la PDt in
Daylight nel centro dell’Aquila, in particolare i risultati di uno studio italiano monocentrico prospettico intra-individuale che ha confrontato l’efficacia e la tollerabilità
della Dl-PDt in confronto alla c-PDt nella terapia delle cheratosi attiniche del volto
e del cuoio capelluto, dimostrando, in linea con i precedenti studi europei ed australiano, un’elevata efficacia nel trattamento delle cheratosi attiniche lievi, non inferiore
alla c-PDt, e un profilo di tollerabilità significativamente più favorevole. la correlazione tra i parametri climatici monitorati ed il livello di risposta clinica sembra indicare
una risposta clinica superiore in funzione dell’incremento della temperatura.
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esperienzA itAliAnA su dAylight photodynAmic therApy
l’esperienzA di como
paolo sergio pavone, silvia lovati
Attività cliniche del Territorio, Branca Dermatologia, Allergologia, Servizi, Azienda
Ospedaliera Sant’Anna, Como
Gli attuali orientamenti e i dati della letteratura recente sono ormai concordi nel considerare la cheratosi attinica una fase iniziale, in situ, del carcinoma squamocellulare.
Poiché non è possibile prevedere il rischio di evoluzione in una forma invasiva, l’approccio terapeutico deve avere come obiettivo la risoluzione completa (clearance)
delle lesioni cliniche e delle lesioni subcliniche all’interno del campo di cancerizzazione. la terapia fotodinamica convenzionale (c-PDt), basata sull’applicazione di
una sostanza fotosensibilizzante (metil-aminolevulinato) e incubazione per 3 ore con
successiva esposizione a luce di specifica lunghezza d’onda con lampada dedicata, è
una terapia efficace per il trattamento di cheratosi attiniche non ipercheratosiche del
viso e del cuoio capelluto, associata ad un alto tasso di risposta clinica completa dopo
una sessione di trattamento. tale terapia è documentata efficace anche nel trattamento
del campo di cancerizzazione. Presenta tuttavia alcuni inconvenienti, in particolare
tempi di esecuzione piuttosto lunghi, necessità di una struttura e apparecchiatura adeguate e una sintomatologia dolorosa piuttosto intensa riferita dal paziente durante l’illuminazione. Dopo oltre un decennio di studi, è stata recentemente autorizzata in
europa e in italia, una modalità alternativa di esecuzione della terapia fotodinamica,
che prevede l’esposizione alla luce naturale (daylight) anziché ad una lampada artificiale (Dl-PDt), con una semplificazione della procedura rispetto alla PDt convenzionale, grazie ai ridotti tempi di esecuzione e alla migliore tollerabilità per il paziente
in quanto associata ad una sintomatologia dolorosa quasi del tutto assente. Gli studi
autorizzativi condotti in Australia e in europa hanno documentato un’efficacia della
Dl-PDt non inferiore alla terapia convenzionale nelle cheratosi attiniche del viso e
del cuoio capelluto. la risposta completa delle lesioni a 3 mesi è risultata all’incirca
90% per le cheratosi attiniche di grado i (studio australiano) e 70% per i gradi i-ii
egualmente rappresentate (studio europeo), con mantenimento della risposta sino ad
almeno 6 mesi. l’irradianza ottimale è stata stabilita al di sopra di 130W/m2 (pari a
8J/cm2), livello determinato sulla base dei dati meteorologici rilevati in diverse aree
geografiche in europa tra il 1986 e il 2005 nell’arco di ciascun intero anno e confrontati con i dati rilevati in uno studio scandinavo. Dagli studi meteorologici si evince
che il livello di irradianza ottimale è riscontrabile tutto l’anno nel sud dell’europa
(37-43°l) e da Febbraio/Marzo ad ottobre nei paesi tra 45-55°l, tra cui l’italia (situata
a 45°l). Gli studi hanno inoltre documentato che la terapia Dl-PDt può essere eseguita in tutte le condizioni atmosferiche eccetto nei giorni di pioggia e purché la tem96
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peratura esterna sia superiore a 10 °c. nella relazione verrà presentato in dettaglio il
protocollo terapeutico della Dl-PDt, focalizzando il razionale e le raccomandazioni
per un corretto approccio, sulla base dei dati della letteratura e della propria esperienza
clinica, di cui verranno presentati i casi più significativi.
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A proposito delle AssociAzioni precostituite nellA
terApiA topicA dell’Acne
vincenzo Bettoli, giulia toni, Alberto Bertoldi, graziana Amendolagine
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Scienze Mediche, Azienda
Ospedaliero-Universitaria, Università di Ferrara
se si analizzano le cause degl’insuccessi terapeutici nell’acne appare chiaro come la
scarsa aderenza al trattamento primeggi tra le altre. efficacia terapeutica non soddisfacente, lenta comparsa degli effetti clinici, tollerabilità non ottimale, necessità di
applicazioni ripetute del topico nell’arco della stessa giornata ed una inadeguata informazione del paziente sulle caratteristiche della malattia, sono i fattori che maggiormente influenzano l’aderenza alla terapia topica nell’acne. Un aspetto negativo
che caratterizza questa tipologia di terapia è la lunga attesa che precede la comparsa
dei primi effetti clinici. talvolta sono necessari due mesi prima di osservare risultati
consistenti. Questo non giova all’aderenza terapeutica, in particolar modo se i pazienti
sono in età adolescenziale. tutte le procedure che semplificano l’esecuzione del trattamento sono di supporto ad una buona aderenza e quindi ad un risultato ottimale. Da
quando si sono rese disponibili le associazioni precostituite di farmaci antiacne topici
si è osservato un miglioramento significativo dell’aderenza terapeutica. la possibilità
di usufruire degli effetti di due farmaci attivi con una singola applicazione giornaliera
ha reso gli adolescenti, come anche i/le pazienti di età superiore, molto più collaborativi. in particolare l’applicazione serale, dopo la cena, oppure prima di coricarsi, risulta essere quella più gradita dai pazienti. Un altro aspetto che ha caratterizzato le
associazioni precostituite di recente introduzione è la tollerabilità. la disponibilità di
nuove tecnologie, applicate sia a veicoli innovativi che all’elaborazione delle molecole
farmacologiche attive, ha sensibilmente migliorato la tollerabilità dei topici antiacne
e di conseguenza l’aderenza terapeutica.
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frAgilità cutAneA nell’Acne
gabriella fabbrocini
sezione di Dermatologia Clinica, Allergologia e Venereologia, Dipartimento
Patologia Sistematica, Università Federico II, Napoli
l’acne è una patologia infiammatoria che interessa l’88-95% degli adolescenti e il
47% degli adulti. il P. acnes è presente al livello delle lesioni acneiche e svolge, assieme alle ghiandole sebacee, un ruolo importante nella patogenesi della patologia: P.
acnes infatti libera lipasi, fattori chemiottatici, metalloproteinasi e porfirine, inducendo
una risposta infiammatoria, con produzione di radicali liberi e determinando danno
del cheratinocita. il danno del cheratinocita conduce ad un alterazione della barriera
epidermica: la cute del volto del paziente acneico, infatti, differisce dalla cute normale
per la maggiore produzione di sebo e per la dimensione delle ghiandole sebacee; per
la maggiore teWl (trans epidermal Water loss) e una minore idratazione dello
strato corneo (sc) (ridotta conduttanza). in aggiunta, il paziente acneico ha una ridotta
presenza di sfingosina e ceramidi totali, tutto ciò è indicativo di un deficit di lipidi di
membrana e determina alterazione della barriera dello sc. l’incremento della teWl
e la riduzione dell’idratazione del sc (conduttanza) è risultata di un grado maggiore
in pazienti con acne moderata rispetto ai pazienti con acne lieve. Alcuni trattamenti
topici e sistemici per l’acne (benzoil perossido, tretinoina, tazarotene e isotretinoina),
possono determinare alterazione della permeabilità del sc incrementando la teWl
e determinando visibili segni di xerosi. le strategie per mitigare l’alterata funzione
della barriera epidermica supportano l’importanza della terapia di riparo, basata sull’applicazione di prodotti con azione anti-irritante, anti-infiammatoria e antibatterica.
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proBlemAtiche Allergologiche legAte AllA terApiA
topicA dell’Acne
cataldo patruno, matteo megna
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia, Università
Federico II, Napoli
la terapia topica è largamente utilizzata nel trattamento dell’acne, in particolare della
forma lieve-moderata. i farmaci utilizzati sono frequentemente causa di dermatite da
contatto irritante (Dci) che, almeno in parte, è legata al meccanismo d’azione di tali
sostanze. solitamente, la Dci è di lieve entità, anche se è riportata come causa di interruzione del trattamento nel 5-15% dei pazienti. la Dci, insieme con l’utilizzo prolungato dei topici, può favorire l’insorgenza anche di sensibilizzazioni allergiche da
contatto iatrogene. Una vera e propria dermatite allergica da contatto (DAc) da topici
per l’acne è riportata, nei diversi studi, in una percentuale molto variabile di pazienti,
da 0,2% a 2%. il perossido di benzoile è la sostanza più frequentemente causa di sensibilizzazione. clinicamente, la DAc può manifestarsi in forma atipica: pertanto, i
pazienti che presentano variazioni del quadro clinico durante il trattamento, specie se
in associazione a prurito, dovrebbero essere sottoposti a test epicutanei.
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Acne cheloideA dellA nucA: terApiA
Antonia gimma, carla cardinali, franca taviti
Dermatologia, Ospedale Prato
il termine acne cheloidea della nuca (AKn) si riferisce alla presenza di papule e placche simil-cheloidee nella regione occipitale del cuoio capelluto e della nuca, quasi
esclusivamente in soggetti Afro-Americani con fototipo V e Vi. la prima linea terapeutica è la prevenzione. se la malattia si è sviluppata, la terapia va iniziata il più presto possibile per evitare la progressione delle lesioni. la terapia medica si avvale di
corticosteroidi sistemici ed intralesionali, antibiotici topici e/o sistemici e recentemente
imiquimod. inoltre laserterapia con apparecchiature a diossido di carbonio o nd:YAG,
crioterapia e fototerapia con UVb. l’escissione chirurgica può essere indicata nelle
lesioni fino ad un cm con losanga orizzontale. nei casi di lesioni molto grandi che
non rispondono alle terapie mediche ed ad interventi di piccola chirurgia, l’escissione
in più tempi con guarigione per seconda intenzione può essere considerata.
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diAgnosi AvAnzAtA e terApiA delle onicopAtie (letturA non
ecm)
Bianca maria piraccini
Dermatologia, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale
(DIMES), Università di Bologna
Verranno discussi quadri comuni di patologie ungueali ed i loro trattamenti. Una parte
della trattazione sarà inoltre dedicata alla diagnosi non invasiva (dermatoscopia) delle
onicopatie, in alcuni casi di non facile inquadramento. Particolare attenzione verrà infine dedicata alla gestione diagnostica e terapeutica dell’onicopatie psoriasica, delle
infezioni ungueali fungine e delle alterazioni pigmentarie della lamina.
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entomodermAtosi e pArAssitosi AmBientAli (letturA non
ecm)
giorgio leigheb, *luca stingeni, elisa zavattaro, **mario principato
Clinica Dermatologica, Università del Piemonte Orientale, Novara; *Sezione di
Dermatologia Clinica, Allergologica Venereologica, Dipartimento di Medicina e
**Sezione di Parassitologia, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Perugia
Poco noti sono al dermatologo insetti ed acari ambientali che possono provocare i più
frequenti quadri clinici di entomodermatosi. il Prof. leigheb presenterà varie specie
di artropodi in causa e le rispettive patologie indotte nonché le possibili diagnosi differenziali. il Prof. stingeni, sulla scorta di ricerche personali, illustrerà la casistica relativa a isolamenti effettuati in ambiente confinato ed i meccanismi patogenetici delle
lesioni cutanee.
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fototerApiA e lAserterApiA nel lupus eritemAtoso
manuela papini
Clinica Dermatologica di Terni, Università di Perugia
il lupus eritematoso è notoriamente una malattia fotosensibile. le lunghezze d’onda
della luce più nocive per il paziente con lupus sono quelle che si collocano nello spettro compreso tra 315-340 nm (UVA2) e in quello degli UVb (280-315 nm). Gli UVA1
(340-400 nm) sono i raggi ultravioletti più vicini alla luce visibile nello spettro elettromagnetico, i loro fotoni hanno la maggiore penetrazione nei tessuti, ma la minore
energia di tutto lo spettro ultravioletto. i raggi UVA1 hanno molteplici effetti biologici
che includono la sovra-regolazione delle collagenasi, l’apoptosi dei t-linfociti, la deplezione di cellule dendritiche e di mastociti, la riduzione delle interleuchine 4 e 10 e
dell’iFn-gamma. Per queste loro azioni sono stati impiegati nel trattamento della morfea e più recentemente anche del lupus eritematoso cutaneo e sistemico. in studi controllati in doppio-cieco, dosi molto basse di UVA1, pari a 1/8-1/6 della MeD, hanno
determinato regressione delle lesioni anulari e negativizzazione degli anticorpi antiro in soggetti con lupus eritematoso subacuto, ma anche regressione delle lesioni cutanee, riduzione degli AnA e dell’attività di malattia in soggetti con les stabile. la
terapia con dye-laser pulsato agisce invece prevalentemente sulla componente vascolare delle lesioni cutanee del lupus, esercitando anche effetti secondari con riduzione
dei depositi di mucina e dell’infiltrato infiammatorio. le lesioni ipercheratosiche,
l’atrofia e le discromie non risentono significativamente del trattamento. È efficace
solo sulle singole lesioni trattate e non sembra avere rilevanti effetti sistemici, né modificare l’evoluzione del quadro clinico complessivo; tuttavia, può fornire un importante ausilio terapeutico in soggetti con elevato impatto estetico delle lesioni.
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finAsteride: possiBile utilizzo topico nel trAttAmento
dell’AlopeciA AndrogeneticA mAschile
Alfredo rossi, maria caterina fortuna
Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Interna e
Specialità Mediche, Università Sapienza, Roma
l’alopecia androgenetica è la causa più comune di perdita di capelli negli uomini. interessa circa 1 uomo su 2 in europa (nella fascia di età 35-45 anni); i pazienti spesso
hanno una storia familiare positiva. l’alopecia è definita “andro-genetica” in quanto
per la sua comparsa sono necessari due fattori: gli ormoni androgeni; la predisposizione genetica. Gli individui di sesso maschile predisposti geneticamente generalmente notano l’inizio del processo intorno ai 16-20 anni. l’alopecia androgenetica
colpisce selettivamente i follicoli dei capelli delle regioni frontale, temporale e del
vertice, mentre risparmia tipicamente la regione occipitale. i capelli diventano progressivamente più sottili: si osserva una graduale recessione fronto-temporale, la cosiddetta stempiatura, ed un diradamento a livello del vertice nel maschio. la gravità
del fenomeno è comunemente valutata utilizzando la scala di Hamilton per l’alopecia
androgenetica maschile. la finasteride è il farmaco di prima scelta nel trattamento
dell’alopecia androgenetica maschile; è una molecola che agisce come inibitore competitivo della 5α-reduttasi umana di tipo ii, bloccando la conversione del testosterone
in diidrotestosterone a livello della guaina epiteliale esterna e della papilla dermica
dove sono presenti i suoi recettori. Fino a poco tempo fa il farmaco è stato disponibile
ad uso esclusivamente sistemico con un dosaggio standard di 1 mg/die per l’alopecia
androgenetica. tale via di somministrazione espone lo 0,3%-3% dei pazienti ad effetti
collaterali, soprattutto relativi alla sfera sessuale: impotenza, diminuzione della libido
e riduzione del volume dell’eiaculato. Gli effetti collaterali da ricondurre all’uso di
finasteride sono notoriamente dovuti all’incremento degli estrogeni per la conversione
di una parte del testosterone ad estradiolo tramite l’enzima aromatasi e contemporaneamente alla riduzione del DHt in circolo. Gli estrogeni in eccesso possono facilmente apportare problemi quali ritenzione idrica, accumuli adiposi, ginecomastia ed
aumento del rischio di contrarre carcinoma mammario mentre la riduzione dei livelli
ematici di DHt e di testosterone libero può comportare disturbi della sfera sessuale
tra i quali riduzione della libido, disordini dell’eiaculazione e disfunzione erettile.
Altri effetti collaterali riportati nella fase post-marketing comprendono orticaria, esantema, prurito, gonfiore delle labbra e del volto, dolore testicolare. sono stati inoltre
riportati complicanze a carico dell’apparato visivo in sede intraoperatoria e sintomi
depressivi. Per tali ragioni attualmente è stata introdotta la formulazione topica, finora
non disponibile a causa della mancanza di un veicolo idoneo all’assorbimento locale
ma non sistemico del farmaco. Gli autori riportano i dati preliminari di un studio sull’utilizzo di finasteride topica in soggetti affetti da alopecia androgenetica.
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terApiA con rituximAB primA dellA grAvidAnzA in tre
pAzienti Affette dA pemfigo grAve: vAlutAzione
dell’outcome
camilla vassallo, elena tagliabue, federica derlino, giovanni Borroni
Clinica Dermatologica, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Dipartimento
di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostico e Pediatriche, Università di Pavia
l’attuale definizione di “pemfigo” comprende un gruppo di patologie rare, caratterizzate da una bolla intradermica o più raramente sotto-cornea e anticorpi circolanti
diretti contro i diversi tipi di antigeni, prevalentemente desmogleine, localizzati sulla
superficie dei cheratinociti. Descriviamo tre pazienti affette da pemfigo grave che
hanno concepito, portato avanti e concluso una gravidanza in modo regolare, in assenza di terapie sistemiche immunosoppressive, durante un periodo di remissione clinica ottenuto attraverso l’impiego combinato di terapia steroidea sistemica e
rituximab. Due pazienti hanno presentato recidiva alla fine della gravidanza, ma coincidendo la fine della gravidanza con il periodo massimo in cui queste due pazienti
erano libere da malattia, la recidiva risultava quindi avere un ritmo identico a quello
pre-gravidanza, e dunque atteso; inoltre una paziente, quella affetta da pemfigo superficiale, non ha presentato più recidive, risultando ad oggi in remissione completa.
le nostre pazienti hanno quindi avuto una gravidanza fisiologica, tutte a termine, solo
una ha partorito con un parto di tipo cesareo. Anche l’andamento della gravidanza di
quest’ultima è stato regolare, il parto cesareo è stato effettuato per posizione podalica
del bambino. nessun bambino aveva presentato manifestazioni cliniche di malattia
alla nascita. i follow-up sono stati effettuati tra i 12 mesi a 4 anni e nessun bambino
aveva presentato storie mediche di rilievo, nessuna patologia di rilievo nemmeno di
tipo infettivo. nonostante il numero limitato di pazienti, da correlarsi alla rarità della
malattia in generale, ed in particolare in donne in età fertile, queste osservazioni ci
permettono di ipotizzare la possibilità di pianificare una gravidanza in pazienti affette
da pemfigo volgare e superficiale grave, attraverso l’impiego di rituximab, tenendo
comunque in considerazione la risposta terapeutica e i tempi necessari affinché il farmaco non possa essere tossico per il nascituro (almeno 6 mesi).
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cArcinomA BAsocellulAre dell’estremo cefAlico: QuAnto
l’escissione chirurgicA è lArgA e profondA ABBAstAnzA
sara grassi, mario merlino, renato rosso, giovanni Borroni
Unità di Dermatologia, Università di Pavia, IRCCS, Policlinico San Matteo, Pavia
il carcinoma basocellulare (bcc) è la neoplasia cutanea più frequente nella popolazione caucasica, e nell’80% dei casi insorge all’estremo cefalico. l’escissione chirurgica radicale è l’obiettivo primario del trattamento del bcc; tuttavia, non è sempre
raggiunta al primo trattamento chirurgico, soprattutto nei casi in cui il bcc è localizzato nelle cosiddette aree critiche del volto. lo studio presente ha lo scopo di valutare
la frequenza di escissioni chirurgiche non radicali di bcc dell’estremo cefalico effettuate presso la clinica Dermatologica, Università di Pavia in un periodo di quattro
anni consecutivi, e di analizzare i principali fattori implicati nel mancato raggiungimento dell’escissione chirurgica radicale. in particolare, è stato elaborato uno score
sulla base dei seguenti parametri: 1) l’età del paziente al momento della diagnosi; 2)
la sede di localizzazione del bcc; 3) la variante clinica; 4) le dimensioni della lesione;
5) i margini (laterali e/o profondi) interessati. tale score è stato dunque applicato a
ogni caso, e si è osservato che la percentuale di fallimenti chirurgici è direttamente
proporzionale allo score raggiunto in ogni caso. in conclusione, l’applicazione di uno
score, con caratteristiche analoghe a questo qui presentato, può essere utile nella valutazione preoperatoria al fine di ottimizzare il raggiungimento della radicalità chirurgica.
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livelli sierici di vitAminA d e melAnomA: studio cAsocontrollo e revieW dellA letterAturA
Alessandra narcisi, giorgia cortesi, diego orsini, laura fidanza, *daniela
pisani, **maria sofia cattaruzza, Antonio costanzo, marta carlesimo
Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Venereologia e *Unità Operativa
Complessa di Medicina Interna, Malattie del Metabolismo minerale e Malattie
metaboliche dell’osso, Ospedale Sant’Andrea e **Dipartimento di Sanità pubblica
e Malattie infettive, Università Sapienza, Roma
background. il melanoma cutaneo (Mc) è un tumore maligno ad elevata aggressività
con un tasso di mortalità in rapido aumento (90%). la vitamina D è un ormone steroideo liposolubile; studi clinici e sperimentali suggeriscono un ruolo causale e favorente della carenza di tale sostanza nella carcinogenesi di numerosi tumori. tuttavia,
i risultati derivanti dagli studi epidemiologici sulla relazione tra livelli sierici di vitamina D e melanoma, sono tuttavia frammentari e poco confrontabili.
obiettivi. scopo dello studio è stato quello di investigare l’associazione tra livelli sierici di 25-idrossivitamina D [25(oH)D] e melanoma.
Metodi. sono stati analizzati i livelli sierici di 25(oH)D, paratormone e calcio in 158
pazienti con diagnosi di Mc e in 99 controlli sani.
risultati. i livelli sierici di 25(oH)D sono risultati significativamente più bassi nei
pazienti affetti da melanoma rispetto al gruppo di controllo. Una larga percentuale di
pazienti affetti da melanoma hanno dimostrato di avere livelli deficienti (60,5%,
<20ng/ml) o insufficienti (32,5%, <30ng/ml) di 25(oH)D.
conclusioni. Abbiamo quindi ipotizzato che la vitamina D possa giocare un ruolo fondamentale nel processo di carcinogenesi e che una deficienza di vitamina D possa
rappresentare un fattore di rischio significativo nello sviluppo del melanoma cutaneo.
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AnAtomy And volumizing inJections of the cheek: the
douBle plAne techniQue
fabio massimo
Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, Catania
the fat of the cheek is divided by septa and membranes in 5 superficial and 5 deep
fat compartments. the major axial vessels and their perforating branches travel into
the septa. the aging process of this region is characterized by an uneven loss of volume in charge of the superficial and deep fat compartments. the detailed knowledge
of the topographical anatomy of these compartments is mandatory to understand their
shape and distribution and to perform safe and effective treatment injecting hyaluronic
acid in the cheek.
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lesson from AnAtomy: hoW to optimize the use of
hyAluronic inJection for skin reJuvenAtion
martin n. zaiac
Department of Dermatology, Herbert Wertheim College of Medicine, Florida
International University, Miami, USA
Filler injections have become one of the most commonly performed procedures in the
field of dermatology. As a dermatologist, your goal is to provide your patients with
the best possible results along with minimal downtime. in this session we will discuss
different techniques for how to optimize the use of hyaluronic acid plus other filler
injections for skin rejuvenation. these techniques are focused primarily on the upper
face. by using these techniques, it will allow for our colleagues to deal with these rejuvenation issues. selection of the fillers which are most effective in reaching your
ultimate goals will also be discussed. Use of these methods will result in your patient
having less pain, minimal downtime, along with the best possible results.
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effetti indesiderAti dA AltA tecnologiA dermAtologicA
giuseppe ivano luppino
Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e
Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania
negli ultimi dieci anni la tecnologia ha permeato la pratica quotidiana del dermatologo. laser e luci intensamente pulsate (iPl) rappresentano momenti fondamentali
nella gestione di alcune patologie e inestetismi cutaneo-mucosi. sebbene ormai consolidate siano le conoscenze fisico-biologiche nell’interazione con la superficie cutanea, ancora oggi è possibile osservare effetti indesiderati a breve e lungo termine.
Vengono esaminati con rassegna iconografica i principali riscontri non desiderati nella
conduzione di interventi laser ablativi, vascolari, epilatori e con iPl.
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gli effetti collAterAli dei filler delle lABBrA e del
distretto periorAle
maria pia de padova, *Antonino di pietro
Dermatologia, Ospedale Privato Nigrisoli, Bologna; *Servizio di Dermatologia,
Ospedale Luigi Marchesi di Inzago, Milano
i filler trovano larghissimo impiego in medicina e chirurgia estetica per le loro ottime
capacità correttive ed il basso numero di effetti collaterali. i materiali che vengono
utilizzati sono esclusivamente biocompatibili, temporanei e totalmente riassorbibili,
questo per garantire l’assoluta sicurezza medica e la possibilità di un adattamento
estetico idoneo alle caratteristiche del volto. il più utilizzato è sicuramente l’acido ialuronico, un disaccaride presente in tutti i tessuti connettivi umani, compresa la cute.
Questa molecola è essenziale per la formazione della matrice di collagene e di fibre
elastiche ed inoltre per il mantenimento dell’idratazione cutanea. l’utilizzo dei filler
rappresenta una scelta molto comune per il ringiovanimento mini-invasivo, i medici
però dovrebbero essere consapevoli dei gravi potenziali effetti negativi, riconoscere
le loro complicanze ed essere in grado di utilizzare trattamenti appropriati prontamente
disponibili. i riempitivi attuali non necessitano di alcun test allergico, ma il trattamento
è controindicato in caso di malattie cutanee della zona da trattare, infezioni virali o
batteriche in atto, malattie cutanee di natura autoimmunitaria, o in caso di gravidanza
ed allattamento. Vanno sempre valute le controindicazioni mediche: storia di ipersensibilità o allergia nota ai componenti dei filler, storia di herpes simplex recidivante,
cicatrizzazione anomala o storia di cheloidi. il trattamento è inoltre controindicato in
presenza nel tessuto da trattare di materiali permanenti o di natura non conosciuta. le
più comuni reazioni locali avverse a queste tecniche sono, subito dopo il trattamento,
un transitorio arrossamento e senso di tensione determinato dal trauma dell’ago, che
può permanere, per qualche ora, un lieve gonfiore è normale per qualche ora, e può
durare più a lungo in alcuni casi o in caso di aumento del volume delle labbra. immediatamente può essere palpabile un cordoncino o piccoli noduli di consistenza più
dura, che non sono più avvertibili dopo alcuni giorni, una dolorabilità locale che si risolve in qualche ora, qualche piccola reazione di tipo infettivo, soprattutto quando
non è stato completamente rimosso il trucco. raramente sono stati segnalati reazioni
granulomatose o indurimenti palpabili della zona, probabilmente legati a reattività infiammatoria individuale, e comunque quasi sempre regredibili. Prima del trattamento
è opportuno che il paziente non abbia assunto aspirina, antinfiammatori o farmaci anticoagulanti nella settimana precedente, al fine di ridurre la probabilità di sanguinamenti (tutti questi farmaci riducono la capacità coagulante del sangue). nel caso che
un paziente abbia già ricevuto un trattamento con un filler in precedenza è necessario
conoscere quali sostanze siano state utilizzate al fine di evitare possibili interazioni
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pericolose. talvolta possono residuare delle ecchimosi, che spariscono in alcuni giorni,
circa 4-8 giorni e che possono essere mascherate con un correttore e trattate con prodotti topici e sistemici, come l’arnica. nel caso di pazienti con episodi recidivanti di
herpes labiale è possibile che le iniezioni possano contribuire all’insorgenza di un episodio erpetico, un trattamento profilattico può essere indicato in questi casi. Dopo il
trattamento è buona norma non esporsi al sole o a lampade abbronzanti per qualche
giorno. la conoscenza quindi delle potenziali complicanze associate a filler, cosi come
evitarle e/o come trattarle, se dovessero presentarsi, può aiutare ad ottimizzare il risultato di queste importanti tecniche.
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effetti indesiderAti dA peeling chimici
Aurora tedeschi, giuseppe micali
Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e
Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania
i peeling sono delle procedure dermoestetiche che prevedono l’applicazione di uno o
più agenti chimici esfolianti allo scopo di determinare un “danno” all’epidermide e/o
al derma cui consegue una successiva ripetilizzazione. Utilizzati nel trattamento di
patologie (acne, rosacea, cicatrici da acne, melasma, iperpigmentazioni, etc.) nonchè
in condizioni fisiologiche (aging) e (fotoaging) rappresentano procedure non scevre
da rischi specie se effettuati da operatori poco esperti. Vengono illustrati i principali
effetti indesiderati legati al loro utilizzo e suggerite le misure cautelative per prevenirne l’insorgenza.
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effetti
indesiderAti
dA tossinA BotulinicA nel
trAttAmento delle rughe
maurizio Benci
Dermatologia, Firenze
le poche complicazioni che sono state descritte in letteratura sono dovute ad inadeguate precauzioni o a tecniche di iniezione imprecise. le complicanze sono comunque
sempre reversibili e temporanee (da pochi giorni a qualche mese). le reazioni possono
essere generalizzate, quali nausea, fatica, malessere generale, sintomi influenzali, rash
cutanei, o locali, come eritema, ecchimosi (quando avviene la penetrazione o la rottura
di un piccolo vaso, oppure il paziente assume anticoagulanti o salicilati), emicrania
(non è infrequente e può iniziare 2-3 ore dopo l’iniezione e durare per circa 6 ore).
Un particolare fastidio nel punto di iniezione viene spesso riferito dai pazienti. la
complicanza più importante è la ptosi di una o di entrambe le sopracciglia o la ptosi
di una o di entrambe le palpebre, dovuta ad inappropriato uso della tossina, un volume
iniettato inadeguato o una errata direzione dell’ago. Può verificarsi un risultato asimmetrico od insoddisfacente a causa di una iniezione non bilanciata della tossina, per
una iniezione troppo superficiale o troppo vicino alla galea o intravascolare o per l’utilizzazione di una dose troppo piccola. non sono stati riportati casi di allergia alla tossina botulinica A. Vengono comunque raccomandate avvertenze importanti quali: - il
prodotto non deve essere usato in gravidanza o allattamento; - è controindicato in pazienti affetti da Myasthenia gravis; - può modificare l’azione dei farmaci contenenti
curaro (gli anestesisti devono fare attenzione se il paziente deve sottoporsi ad anestesia
generale). il trattamento necessita sempre di un’adeguata esperienza per evitare le
possibili complicazioni e la conoscenza ed il rispetto di semplici linee guida per ridurre
le reazioni avverse.
bibliografia
Klein AW. complications and adverse reactions with the use of botulin toxin semin
cutan Med surg 2001;20:109-20.
Goldman A. treatment of axillary and palmar hyperhidrosis with botulin toxin. Aesth
Plast surg 2000;24:280.
benci M, cirillo PF, silvestris P. Uso della tossina botulinica in dermatologia: update
e linee guida. Dermatologia Ambulatoriale 2003;3:18-25.
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effetti
indesiderAti
dA tossinA BotulinicA nel
trAttAmento dell’iperidrosi
Anna campanati, emanuela martina, Annamaria offidani
Clinica Dermatologica, Università Politecnica delle Marche, Ospedali Riuniti,
Ancona
l’introduzione della tossina botulinica nella cura dell’iperidrosi focale idiopatica ha
sostanzialmente rivoluzionato la gestione del paziente iperidrotico. numerosi studi
apparsi in letteratura dimostrano l’efficacia del farmaco ed il suo elevato profilo di
sicurezza, unitamente alla correlata capacità di indurre un significativo miglioramento
in tema di qualità di vita nei soggetti sottoposti al trattamento. l’interesse riposto nell’argomento e l’esperienza pratica acquisita sul campo ci hanno permesso di focalizzare l’attenzione sugli aspetti salienti riguardanti l’impiego del farmaco, i risultati
clinici conseguibili con la sua somministrazione e le modalità di assistenza rivolte al
paziente sia prima che dopo il trattamento, al fine di evitare la comparsa di effetti collaterali.
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reAzioni dA fillers (grAnulomA dell’eternA giovinezzA).
come l’istologiA AiutA il clinico
franco rongioletti
Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche Mario Aresu, Università
di Cagliari
i fillers sono sempre più utilizzati per migliorare l’estetica del viso ma possono dare
complicanze disastrose come le reazioni da corpo estraneo granulomatose con le conseguenti implicazioni legali. la diagnosi clinica di reazione da filler non è sempre
così facile come si crede per diverse ragioni: 1. le reazioni possono svilupparsi anche
dopo diversi anni dall’iniezione per cui il paziente non collega i due eventi; 2. il paziente è riluttante a dire che ha iniettato dei fillers; 3. il paziente non sa che tipo di
filler è stato iniettato; 4. il medico “iniettore” è riluttante a dare dettagli o non è facilmente reperibile. in questa presentazione cercherò di dimostrare come l’istologia sia
il modo migliore per fare diagnosi e rispondere a tutti i quesiti. inoltre verrà illustrato
un nuovo tipo di dipendenza che è la richiesta continua di iniezioni in cui vengono
spesso utilizzati anche fillers diversi che aumentano il rischio di granulomi.
bibliografia
rongioletti F. Granulomatous reactions from aesthetic dermal microimplants. Ann
Dermatol Venereol 2008;135:1s59-65.
rongioletti F, Atzori l, Ferreli c, Pau M, Pinna Al, Mercuri sr, Aste n, Fraitag s.
Granulomatous reactions after injections of multiple aesthetic micro-implants in temporal combinations: a complication of filler addiction. J eur Acad Dermatol Venereol
2015;29:1188-92.
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coMUnicAzioni libere
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pityriAsis ruBrA pilAris tipo i dell’Adulto: tre cAsi
trAttAti con successo con ustekinumAB
Biagio didona, flora canzona, tiziano tonanzi, massimo papi
Istituto Dermopatico dell’Immacolata, Roma
la Pityriasis rubra Pilaris (PrP) è una rara dermatosi, caratterizzata da chiazze eritemato-squamose, le quali spesso confluiscono a determinare uno stato eritrodermico;
caratteristici sono il “viso gessato”, le papule follicolari, le aree corporee di risparmio
e la cheratodermia palmo-plantare. Griffiths ha classificato la PrP in cinque sottotipi
in base all’età di insorgenza, la familiarità, gli aspetti clinici, il decorso e la prognosi.
noi presentiamo tre pazienti affetti da PrP tipo i dell’adulto, trattati con ustekinumab,
i quali hanno ottenuto remissione completa dopo la terza iniezione di tale farmaco.
la buona risposta terapeutica a tale farmaco induce a dare importanza all’asse il12/il-23 nella patogenesi della PrP e ad avvicinare tale malattia cutanea alla psoriasi.
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mAlAttiA di hAiley-hAiley e supplementAzione orAle di
vitAminA d
matteo megna, pietro santoianni
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, Università
Federico II, Napoli
Una donna di 37 anni giungeva alla nostra attenzione per la presenza di una dermatite
eritemato-edemato-erosiva e squamo-crostosa della pieghe sottomammarie e ascellari.
tali manifestazioni erano comparse da circa 2 anni e avevano assunto, a detta della
paziente, un andamento cronico-recidivante nel corso del tempo, esacerbandosi soprattutto nei mesi estivi. Gli esami ematochimici di routine risultavano nella norma
ad eccetto di un deficit evidente della vitamina D (15,8 ng/ml, v.n. 30-100 ng/ml).
l’esame istologico da biopsia cutanea evidenziava la presenza di focolai di acantolisi
sovrabasale e di piccole aree di pararacheratosi superficiali. sulla base anche di tali
reperti veniva effettuata diagnosi di malattia di Hailey-Hailey. tacalcitolo unguento
veniva utilizzato per pochi giorni a causa della scarsa compliance della paziente legata
alla comparsa di prurito e sensazione di bruciore. la supplementazione orale con vitamina D 800 U.i./die veniva, invece, protratta per 3 mesi con scomparsa delle manifestazioni cutanee e normalizzazione dei livelli ematici della vitamina D stessa (38
ng/ml). infatti, anche alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, la vitamina
D sembra giocare un ruolo importante nel contrastare i principali fattori coinvolti nella
patogenesi della malattia di Hailey-Hailey, in particolare l’alterata adesione intercheratinochitaria, potendo essere dunque considerata come possibile terapia elettiva.
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ruolo dellA mirtAzApinA nellA terApiA del prurito
cronico
simone garcovich
Istituto di Dermatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione
Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Roma
la terapia del prurito cronico rappresenta un problema frequente nella pratica clinica
dermatologica. le condizioni caratterizzate da prurito cronico e lesioni da grattamento
comprendono i quadri clinici di prurigo nodulare e lichen simplex cronicus, come indicato dalla recente classificazione isFi (International Forum for the Study of Itch).
Presentiamo una serie di casi di condizioni pruriginose croniche, refrattarie che sono
state trattati con mirtazapina, un farmaco antidepressivo con attività antiserotoninergica, anti-alfa-2-adrenergica e anti-istaminergica. la terapia con mirtazapina, in monoterapia o in combinazione con la terapia topica, è stata utilizzata rispettivamente in
tre casi di prurigo nodulare atopica, in due casi di prurigo-lichen simplex cronicus a
eziologia mista e in un caso di prurito cronico di tipo paraneoplastico-farmacologico.
la terapia con mirtazapina ha determinato una remissione clinica della sintomatologia
pruriginosa in cinque pazienti, con una buona tollerabilità. la mirtazapina è stata utilizzata precedentemente con successo nella terapia del prurito notturno associato alla
dermatite atopica, del prurito uremico, colestatico e del prurito di tipo paraneoplastico.
il favorevole profilo di sicurezza, la somministrazione a dosaggio fisso e il basso rischio di interazioni farmacologiche supportano il ruolo della mirtazapina nella terapia
delle condizioni pruriginose cronica, ad origine dermatologica e sistemica.
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morfeA generAlizzAtA e psoriAsi: stessA terApiA?
emilia cerulli, elettra Antonelli, katharina hansel, luca stingeni
Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di
Medicina, Università di Perugia
Gli autori descrivono il caso di una donna di 67 anni che presentava un quadro clinico
cutaneo di morfea generalizzata, caratterizzato da chiazze ovalari multiple, di colorito
bianco-brunastro, sclerotiche, diffuse a tronco ed arti insorto da circa 7 anni in assenza
di coinvolgimento sistemico. le numerose terapie precedentemente effettuate a base
di corticosteroidi sistemici e topici corticosteroidei e con inibitori della calcineurina
aveva sortito solo scarsi e transitori benefici. la paziente giungeva alla nostra osservazione in seguito alla comparsa, da circa un anno, di psoriasi plantare bilaterale, per
la quale aveva eseguito diverse terapie topiche a base di cheratolitici e derivati della
vitamina D; la paziente, inoltre, era da circa sei mesi in trattamento sistemico con retinoidi, con scarsa risposta clinica. Dopo un’attenta disamina della letteratura in merito
alle possibili scelte terapeutiche alternative ai retinoidi nel trattamento della psoriasi,
abbiamo optato per intraprendere una terapia con metotrexato 15 mg fl al dosaggio di
1 fl iM alla settimana, escludendo la possibilità di utilizzare farmaci biologici per la
conosciuta, seppur rara, capacità di questi ultimi di indurre o peggiorare quadri clinici
cutanei morfeiformi. nei primi 10 mesi di trattamento con metotrexato la paziente ha
mostrato un netto miglioramento della sintomatologia plantare ed anche una progressiva regressione delle lesioni cutanee sclerodermiche. sono discusse le peculiarità farmacologiche di metotrexato ed i suoi impieghi clinici, con particolare attenzione al
suo impiego come farmaco di seconda linea nella terapia della morfea generalizzata.
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terApiA topicA nellA psoriAsi ungueAle
Amanda mazzi, salvatore panduri, valentina dini, marco romanelli
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale,
Università di Pisa
la psoriasi ungueale si riscontra in una percentuale variabile, dal 10 al 78%, dei pazienti con psoriasi volgare e nel 70-80% dei pazienti con artrite psoriasica, mentre un
interessamento esclusivamente ungueale è presente nel 5-10% dei casi. le terapie di
cui attualmente disponiamo risultano essere prolungate e spesso insoddisfacenti. Vari
studi hanno evidenziato come la psoriasi ungueale abbia ripercussioni importanti sulla
qualità della vita dei pazienti. Una delle possibilità di cui disponiamo è rappresentata
dal tazarotene 0,1% gel, che in genere viene utilizzato per un periodo di trattamento
di 12-24 settimane, consentendo di ottenere dei buoni risultati, soprattutto nella risoluzione di pitting, salmon patch ed onicolisi. Abbiamo utilizzato il tazarotene 0,1%
gel in associazione con uno smalto a base di urea stabilizzata al 15% con risultati soddisfacenti. Presentiamo la nostra casistica clinica.
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trAttAmento con fArmAci Biologici di psoriAsi/epAtopAtie
cristina mugheddu, monica pau, rino murgia, franco rongioletti
Clinica Dermatologica, Presidio Ospedaliero San Giovanni di Dio, Azienda
Ospedaliero-Universitaria, Cagliari
oramai i farmaci biologici sono entrati nella comune pratica clinica per il trattamento
della psoriasi a placche moderata grave. l’esperienza di oltre 10 anni ci ha permesso
di utilizzare questi farmaci in situazioni di borderline che un tempo rappresentavano
una controindicazione assoluta alla loro prescrizione. Presentiamo alcuni casi di pazienti affetti da psoriasi e diversi tipi di epatopatia (autoimmune, HbV-relata, HcVrelata) trattati, in accordo con colleghi epatologi, con anti-tnFα e anti il 12-23. Gli
ottimi risultati ottenuti in assenza di ripercussioni sull’epatopatia dimostrano, in accordo con i dati della letteratura la sicurezza dei farmaci biologici in presenza di tali
comorbilità.
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dermAtiti
iAtrogene
in
corso
di
trAttAmento
dell’epAtopAtiA hcv-correlAtA con simeprevir
francesco Borgia, irene cacciola, fabrizio guarneri, mario vaccaro, serafinella
p. cannavò
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale,
Università di Messina
l’avvento dei Direct Antiviral Agents ha determinato una autentica rivoluzione nel
trattamento dell’epatopatia HcV-correlata: telaprevir e boceprevir, somministrati in
associazione a interferone pegilato e ribavirina, infatti, incrementano la possibilità di
eradicazione definitiva del virus a fronte, tuttavia, di una elevata incidenza di manifestazioni cutanee, principalmente rappresentate da eczema diffuso, xerosi e prurito
di grado lieve-moderato. in corso di triplice terapia, specialmente con telaprevir, sono
stati anche descritti quadri cutanei rapidamente progressivi, fino a condizioni potenzialmente life-threatening, quali sindrome di stevens-Johnson e Dress, per i quali
si impone la sospensione del trattamento. Più recentemente, sono stati introdotti in
commercio farmaci antivirali di seconda generazione, simeprevir e sofosbuvir, disponibili in regime terapeutico interferon-free. trials clinici di fase iii hanno evidenziato
come i due farmaci, somministrati in associazione, risultino maggiormente efficaci
rispetto a quelli di prima generazione, con un ridotto tasso d’incidenza di eventi avversi cutanei, principalmente rappresentati da rash di grado lieve, prurito e, più raramente, fotosensibilità. A tal proposito, gli autori presentano la loro esperienza, scaturita
dalla collaborazione con l’Uoc di epatologia clinica e biomolecolare. l’avvento di
questi nuovi farmaci antivirali apre indubbiamente promettenti scenari terapeutici, ma
la significativa incidenza di dermatiti iatrogene e la loro delicata gestione impongono
una stretta collaborazione interdisciplinare, per rendere possibile la guarigione dell’epatopatia garantendo elevati profili di sicurezza.
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terApiA con prednisone ed AnAkinrA in sApho syndrome
teresa oranges, *Andrea diociaiuti, **Antonella insalaco, **fabrizio de
Benedetti, *maya el hachem
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale,
Università di Pisa; *Unità Operativa Complessa di Dermatologia e **Unità
Operativa Complessa di Reumatologia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS,
Roma
ragazzo di 17 anni, affetto da acne nodulo-cistica a livello di volto, regione pre-sternale e dorso, in terapia con isotretinoina (0.5 mg/kg/die) per 4 settimane, sviluppa lesioni infiammatorie, ulcerate e dolenti a livello di volto e tronco e dolori muscolari.
Viene interrotta la terapia con isotretinoina ed iniziata terapia con naprossene 500 mg,
due volte al giorno. Un mese dopo viene ricoverato per tumefazioni dolenti bilaterali
a livello sternoclavicolare, limitazioni funzionali, dolore sternale e lombare alla digitopressione e dolorosa mobilizzazione coxo-femorale. Viene effettuata diagnosi di
sindrome sAPHo, confermata dalla presenza di alterazioni osteo-articolari alla risonanza magnetica ed alla scintigrafia. si effettua terapia con prednisone (0.8 mg/kg/die)
ed anakinra (100mg/die), con risoluzione completa della sintomatologia in 4 settimane. si riporta il caso clinico per l’efficacia del protocollo terapeutico.
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unA reAzione pArAdossA dA Anti-tnfα
emanuela martina, katia giuliodori, Anna campanati, Anna maria offidani
Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari, Università
Politecnica delle Marche, Ancona
Gli antagonisti dell’anti-tnFα rappresentano da diversi anni i pilastri del trattamento
di patologie immunomediate, reumatiche e non. tuttavia, l’ampio uso ha portato al
riconoscimento di alcuni effetti – cosiddetti “paradossi” – di interesse dermatologico
anche in pazienti trattati per patologie non dermatologiche. Questi pazienti sono divenuti casi talora di difficile gestione ed hanno posto molte domande sui meccanismi
patogenetici alla base di queste reazioni, ad esempio sulla possibilità di prevederne
l’insorgenza. Presentiamo un caso di una donna affetta da morbo di crohn e spondilite
enteropatica per il cui trattamento venivano somministrati inibitori del tnFα cui seguiva la comparsa di un quadro di psoriasi in placca e di un’idrosadenite suppurativa.
la comunicazione verterà sull’analisi del caso e la gestione terapeutica, sulle evidenze
presenti in letteratura e i possibili scenari futuri.
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eruzione psoriAsiforme in corso di terApiA con
midostAurinA in pAziente con mAstocitosi sistemicA
marta tramontana, rossella marietti, katharina hansel, leonardo Bianchi,
luca stingeni
Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di
Medicina, Università di Perugia
Presentiamo il caso di un uomo di 66 anni affetto dal 1980 da mastocitosi sistemica
aggressiva con mutazione D816V del gene Kit, precedentemente sottoposto a trattamento con interferon alfa 2b e dasatinib, terapie entrambe sospese a distanza di qualche mese per scarsa efficacia o importanti effetti collaterali. in relazione a ciò, i
colleghi ematologi decidevano di intraprendere trattamento (ottenuto per “uso compassionevole”) con midostaurina, inibitore delle protein chinasi. A distanza di un mese
circa dall’inizio della terapia, comparivano lesioni eritemato-papulo-desquamative,
nummulari, con morfologia psoriasiforme, moderatamente pruriginose, al tronco e
arti superiori. l’esame istologico da biopsia incisionale rilevava un quadro compatibile
con eruzione farmaco-indotta. il termine “mastocitosi” è indicativo di una serie di affezioni mieloproliferative aventi come comune denominatore una proliferazione clonale di mastociti morfologicamente e immunofenotipicamente anomali con
infiltrazione di organi e apparati, quali cute, fegato, milza, linfonodi, tratto gastroenterico e midollo osseo. la gran parte di questi pazienti, come nel nostro caso, presenta
mutazione del gene codificante per il recettore tirosin chinasi Kit. il trattamento delle
forme più aggressive si basa, essenzialmente, sull’utilizzo di farmaci citostatici, quali
interferon alfa e cladribina. inoltre, negli ultimi anni, sono stati condotti molteplici
studi per valutare l’efficacia in tale settore degli inibitori delle tirosin chinasi, come
imatinib mesilato, dasatinib e midostaurina1. Gli Autori descrivono il caso in esame,
ripercorrendo le tappe fondamentali che hanno condotto alla diagnosi di mastocitosi
sistemica, anche in relazione all’impegno cutaneo, e ai trattamenti impiegati. Viene
focalizzata, infine, l’attenzione alle lesioni cutanee insorte in corso di terapia con midostaurina, che, tra l’altro, ha mostrato soddisfacenti risultati clinico-laboratoristici,
e alle possibili correlazioni eziologiche e patogenetiche con la molecola impiegata,
oltre alla complessa gestione del paziente, che necessita di una stretta cooperazione
tra l’ematologo e il dermatologo.
bibliografia
1. Pardanani A. systemic mastocytosis in adults: 2011 update on diagnosis, risk stratification, and management. Am J Hematol 2011;86:362-71.
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omAlizumAB e orticAriA cronicA spontAneA
giuseppe pistone, maria rita Bongiorno
Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale,
Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Università di
Palermo
l’orticaria cronica che insorge spontaneamente senza uno specifico fattore scatenante
viene definita orticaria cronica spontanea (csU). la csU rappresenta una malattia
con impatto negativo sulla qualità di vita del paziente e con un elevato costo socioeconomico a causa dei costi diretti e indiretti. la difficoltà ad identificare le cause responsabili della csU rende assai difficile il trattamento. le linee guida
eAAcl/GA2len/WAo/eDF raccomandano, come trattamento di prima linea, l'uso
degli antistaminici antiH1 di seconda generazione e, come seconda linea per i pazienti
non responder, gli stessi antistaminici alla dose aumentata fino a quattro volte. Per i
pazienti con csU che presentano una risposta inadeguata agli antistaminici anti H1,
anche ad alte dosi, le linee guida internazionali raccomandano, come opzione di terza
linea, l'aggiunta alla terapia in corso con antistaminici antiH1 di omalizumab, ciclosporina A o montelucast. omalizumab, obiettivo del nostro contributo, è un anticorpo
monoclonale umanizzato derivato dal DnA ricombinante il cui effetto è quello di determinare l'attenuazione dell'asse ige-Fceri-mastociti e l'aumento della soglia di attivazione dei mastociti. e' proprio la riduzione della sensibilità dei mastociti e la loro
maggiore stabilità a determinare una riduzione delle manifestazioni cliniche correlate
alla csU con un profilo di sicurezza e tollerabilità del farmaco veramente efficace.
bibliografia
Marrouche n, Grattan c. Update and insights into treatment options for chronic spontaneous urticaria. expert rev clin immunol 2014;10(3):397-403.
Maurer M, Magerl M, Metz M, zuberbier t. revisions to the international guidelines
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Mccormack Pl. omalizumab: a review of its use in patients with chronic spontaneous
urticaria. n engl J Med 2013;368(10):924-35.
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risoluzione con etAnercept di unA sindrome di lyell
provocAtA dA rituximAB in un pAziente Affetto dA pemfigo
volgAre grAve
Biagio didona, maria Antonietta pilla, dario didona, cinzia mazzanti
Istituto Dermopatico dell’Immacolata, Roma
Da alcuni anni il farmaco rituximab è entrato nell’armamentario del dermatologo per
la cura del pemfigo volgare grave. numerosi lavori pubblicati in letteratura ne dimostrano la ottima efficacia. tra i rari effetti collaterali del rituximab c’è l’insorgenza
della sindrome di lyell. noi presentiamo un paziente, affetto da una grave forma di
pemfigo volgare, il quale ha manifestato una sindrome di lyell dopo la prima infusione
di rituximab. il trattamento con una solo iniezione di etanercept ha determinato la
guarigione della agrave reazione iatrogena e ha comportato una trasformazione del
pemfigo volgare in pemfigo foliaceo.
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Acne resistente Alle terApie trAdizionAli: un cAso di
sindrome AdrenogenitAle
veronica Balduzzi, maria concetta potenza
Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino,
Università Sapienza, Roma
la sindrome adrenogenitale è una malattia ereditaria che colpisce entrambi i sessi
causata da un difetto enzimatico, più frequentemente a carico della 21-idrossilasi. A
fronte di forme cosiddette classiche, nelle quali le manifestazioni appaiono precocemente nel corso dello sviluppo, esistono forme non-classiche, asintomatiche o tardive
ed associate a lievi segni di iperandrogenismo (irsutismo, oligomenorrea, acne, infertilità, ecc.). Presentiamo il caso di una ragazza di 20 anni affetta da acne intermedia
papulo-pustolosa con lievi segni di androgenismo, in cui lo studio dell’assetto ormonale ha permesso la diagnosi di sindrome adrenogenitale. si discute l’approccio diagnostico e terapeutico del caso.
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un cAso di rosAceA del cuoio cApelluto
maria caterina fortuna, giulia pranteda, Alfredo rossi
Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Interna e
Specialità Mediche, Università Sapienza, Roma
l’acne rosacea è una dermatosi infiammatoria che predilige la regione mediana del
volto (guance, naso, fronte, mento) e meno frequentemente il collo e il torace. Ha un
decorso cronico recidivante caratterizzato clinicamente da varie fasi evolutive cui corrispondono diversi livelli di gravità. la malattia è sostenuta da una notevole reattività
vascolare a livello del distretto cefalico che si esprime con una tendenza al flushing e
conseguente formazione di teleangectasie. Frequente è anche il riscontro di papule e
pustole su fondo eritematose e teleangectasico. la patologia è molto frequente, affligge 45 milioni di persone nel mondo con maggiore incidenza nei paesi dell’europa
nord-occidentale, predilige il sesso femminile tra ii 30 e 60 anni, sebbene le forme
più gravi si riscontrano negli uomini. l’eziopatogenesi della rosacea non è ancora
chiara, ma diversi fattori sono stati implicati come i disturbi della reattività vascolare,
la predisposizione genetica, le condizioni atmosferiche e la risposta immunitaria contro microrganismi come Demodex folliculorum e Helicobacter pylori. nonostante la
localizzazione al volto sia la più frequente sono stati riportati in letteratura rari casi
di localizzazione extrafacciale di tale patologia, in particolare alcuni casi di rosacea
del cuoio capelluto. il coinvolgimento del cuoio capelluto è caratterizzato da pustole
su fondo eritematoso, ed è una sfida diagnostica per il suo quadro clinico atipico. Gli
autori riportano un caso di rosacea con il coinvolgimento del cuoio capelluto.
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pitiriAsi lichenoide cronicA in età pediAtricA: descrizione
di un cAso
emilia Aquila, ilaria proietti, maria concetta potenza
Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino,
Università Sapienza, Roma
la pitiriasi lichenoide cronica (Plc) è una dermatite infiammatoria ad eziologia per
lo più sconosciuta che coinvolge principalmente soggetti adulti e si manifesta clinicamente con la comparsa di lesioni papulose sormontate da squame aderenti “ad ostia”
a lenta risoluzione con esiti ipocromici. la terapia negli adulti si fonda principalmente
sull’utilizzo di retinoidi, PUVA ed elioterapia. Presentiamo il caso di un paziente di 4
anni, in cui le manifestazioni cliniche e l’aspetto istologico hanno condotto alla diagnosi di pitiriasi lichenoide cronica. il precedente sospetto di impetigine, formulato
presso altro centro, aveva imposto una terapia antibiotica sistemica e il divieto assoluto
di esporsi al sole. l’elioterapia in associazione ad antistaminici ed emollienti hanno
invece contribuito al notevole miglioramento dell’obiettività. il caso offre interessanti
spunti di riflessione da un punto di vista diagnostico ma soprattutto terapeutico, in
quanto la Plc è rara in età pediatrica ed il suo trattamento in questa fascia di età deve
tener conto delle controindicazioni delle terapie convenzionali.
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ingenolo meButAto nelle cherAtosi Attiniche: studio
clinico, istologico-immunoistochimico e videodermAtocApillAroscopico
ivan Bobyr, Anna campanati, veronica consales, emanuela martina, elisa
molinelli, federico diotallevi, valerio Brisigotti, *mirella giangiacomi, giulia
ganzetti, Annamaria offidani
Clinica di Dermatologia, Dipartimento delle scienze cliniche e molecolari e *Istituto
di Anatomia Patologica e Istopatologia, Università Politecnica delle Marche
background: cheratosi attinica (AK) è una neoplasia intraepiteliale cutanea che si
sviluppa tipicamente sulla cute fotodanneggiata delle persone anziane. l’incidenza di
AK è in aumento in tutto il mondo, ed è considerata come la lesione pre-maligna più
frequente nell’uomo. Analisi immunoistochimica di marcatori delle cellule staminali,
proteine regolatrici della proliferazione ed apoptosi cellulare e neo-angiogenesi (p63, ki-67 e VeGF) potrebbe essere utile per prevedere il comportamento biologico di
AK e fornire ulteriori vantaggi nella valutazione dell’efficacia di farmaci topici per il
trattamento di AK.
Materiali e Metodi: sono stati arruolati 60 soggetti (età superiore di 18 anni) con cheratosi attiniche non ipertrofiche multiple in uno studio prospettico open-label di fase
iV. Acquisizione di immagini cliniche, dermoscopiche e capillaroscopiche con una
macchina fotografica digitale è stata eseguita al basale (t0) della terapia, al 3° (tronco
e/o estremità) o 4° (cuoio capelluto e / o del viso) giorno (t1), dopo 14 giorni (t2) e
a 60 giorni (t3) dopo il trattamento. Punch biopsia 4(6)-mm è stata eseguita nei 20
pazienti al basale della terapia e ripetuta in 10 di 20 pazienti dopo 60 giorni per la valutazione di marcatori immunoistochimici (apoptosi, proliferazione e neovascolarizzazione).
risultati: tutti i 60 pazienti arruolati hanno completato lo studio. il miglioramento
clinico dopo 60 giorni di follow-up è stato osservato nel 100% dei pazienti. la clearance totale (completa scomparsa clinica delle lesioni) è stata osservata in 41 pazienti
(68,3%). clearance parziale (riduzione del 75% delle lesioni), con un significativo
miglioramento clinico è stato osservato in 19 pazienti (32,7%). Dopo il trattamento,
è stato osservato un miglioramento dermoscopico di tutte le lesioni AK sia non pigmentate che pigmentate. la maggior parte delle caratteristiche dermoscopiche sono
scomparse dopo il trattamento, ma alcuni pattern persistevano nei pazienti che hanno
ottenuto clearance parziale delle lesioni (p <0,016). totale scomparsa delle strutture
vascolari specifiche o significativa riduzione del numero medio e del calibro dei vasi
sanguigni è stato osservata mediante videocapillaroscopia in tutti i pazienti analizzati
(p <0,017). È stata osservata, inoltre, una diminuzione statisticamente significativa di
espressione immunoistochimica di Ki-67 (p = 0,021), p63 (p = 0,018) e VeGF (p =
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0,02) dopo il trattamento con ingenolo mebutato topico.
conclusioni: i risultati del nostro studio dimostrano che ingenolo mebutato gel è una
modalità di trattamento efficace per AK a causa della sua capacità di indurre significativo clearence clinica, dermoscopica e capillaroscopica delle lesioni. l’efficacia del
farmaco è confermata dall’importante miglioramento istopatologico e riduzione di
marcatori immunoistochimici dell’apoptosi, proliferazione e neovascolarizzazione,
attraverso il suo duplice meccanismo d’azione, che combina attività pro-apoptotica
diretta con la risposta immunitaria mediata dai neutrofili, supportati da effetti antiproliferativi e antiangiogenici del farmaco.
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efficAciA dellA terApiA fotodinAmicA nellA micosi
fungoide AssociAtA A morBo di BoWen
nicolò rivetti, *riccardo giovanni Borroni, valeria Brazzelli
Clinica Dermatologica, Università di Pavia e *Laboratorio di Diagnostica
Molecolare, Fondazione IRCCS, Policlinico San Matteo, Pavia
Presentiamo il caso di un paziente di 73 anni affetto da micosi fungoide (MF) dal
1986, in follow-up fino ad oggi presso la clinica Dermatologica. nel corso degli anni
la MF è stata trattata sia con terapie steroidee topiche e UVb-nb che con diverse terapie sistemiche (etretinato, acitretina, PUVA terapia,), alternando lunghi periodi di
remissione (>12 mesi fino a 3 anni) a periodi di recidiva. Ad ogni recidiva il paziente
è stato ristadiato e la malattia ha sempre mantenuto lo stesso stadio (ib) fino ad oggi.
nel corso degli anni il paziente ha inoltre asportato alcuni epiteliomi basocellulari e
5 cheratoacantomi. Perso al follow-up per 6 anni, dal 2006 al 2012 è quindi giunto
alla nostra attenzione per la comparsa di placche eritematose, desquamanti localizzate
alle cosce. in relazione all’estensione delle lesioni sono state eseguite due biopsie cutanee dalla stessa area che hanno evidenziato la presenza di morbo di bowen nel contesto di MF. Poiché il paziente era già stato trattato per lungo tempo con PUVA terapia,
con raggiungimento di un elevato dosaggio cumulativo di Joules/cm2, e in relazione
all’insufficiente controllo della MF con l’uso del solo retinoide sistemico, abbiamo
deciso di utilizzare la terapia fotodinamica topica (PDt) con metilaminolevulinato
per trattare sia il morbo di bowen che la MF. lo stadio della MF (ib) inoltre controindicava altre terapie skin-directed più aggressive. la PDt, dopo sole 4 sedute di
terapia, ha portato ad una remissione completa, clinica ed istologica, sia della MF che
del morbo di bowen, assicurando inoltre un ottimo risultato estetico in assenza di effetti collaterali. in conclusione, la PDt è una terapia sempre più utilizzata in campo
dermatologico, non solo per il trattamento delle cheratosi attiniche, del morbo di
bowen e dei carcinomi basocellulari, ma anche per altre patologie dermatologiche,
tra cui la MF in cui si è rivelata un valido approccio terapeutico.
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vAsculopAtiA livedoide AssociAtA Ad iperomocisteinemiA
trAttAtA con Acido folico e complesso vitAminico B
enzo errichetti, giuseppe stinco
Clinica Dermatologica, Università di Udine
la vasculopatia livedoide (Vl) è un raro disordine vascolare caratterizzato dalla insorgenza di macule e papule purpuriche e lesioni ulcerative dolorose evolventi in cicatrici atrofiche stellate a livello degli arti inferiori; talora si può associare anche una
storia di livedo reticolare. sebbene la patogenesi di tale condizione risulti essere alquanto complessa, il principale fattore chiamato in causa nella comparsa delle lesioni
cutanee sarebbe uno stato di ipercoagulabilità che può essere ascrivibile a diverse
cause (deficit di proteina c ed s, fattore V di leiden, mutazione del gene codificante
per la protrombina, deficit di antitrombina iii, sindrome da anticorpi antifosfolipidi e
iperomocisteinemia). numerose terapie sono state utilizzate per il trattamento di tale
condizione (antinfiammatori, vasodilatatori, anticoagulanti, antiaggreganti e fibrinolitici) ma spesso con risultati deludenti. riportiamo la nostra esperienza in due casi di
Vl associati ad iperomocisteinemia e resistenti a diverse terapie che sono stati trattati
con successo mediante somministrazione di acido folico e complesso vitaminico b.
bibliografia
Feng s, su W, Jin P, shao c. livedoid vasculopathy: clinical features and treatment
in 24 chinese patients. Acta Derm Venereol 2014;94:574-8.
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innesti epidermici frAzionAli: esperienzA dellA clinicA
dermAtologicA pisAnA
Agata Janowska, valentina dini, michela macchia, salvatore panduri, teresa
oranges, marco romanelli
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Clinica e Medicina Sperimentale,
Università di Pisa
introduzione. le indicazioni per l’innesto epidermico frazionale sono le ferite acute,
ulcere croniche, le ustioni e la vitiligine stabile da almeno 12 mesi. il meccanismo
d’azione è esplicato dalla pressione negativa (400-500 mmHg) e dal riscaldamento
(37-41 Gradi) necessari per il sollevamento delle calotte epidermiche (1,2,3).
Materiali e metodi. sono stati reclutati 10 pazienti (6 donne e 4 uomini), che presentavano vari tipi di ulcere: 5 venose e 5 atipiche, con un buon tessuto di granulazione,
assenza di infezione, essudato moderato e di piccole dimensioni. le microcalotte sono
state raccolte grazie a una garza non aderente e poi trasferite al sito ricevente e coperte
da una medicazione e da un bendaggio adeguato al tipo di ulcera. Altri 5 pazienti (3
donne e 2 uomini) con vitiligine stabile da almeno 12 mesi, sono stati sottoposti a innesti epidermici frazionali. il sito ricevente è stato sottoposto a dermoabrasione meccanica in anestesia locale.
risultati. Abbiamo eseguito follow up a 7 giorni, a 14 giorni, a 21 giorni e dopo un
mese. in 3 settimane abbiamo visto la guarigione di 6 ulcere su 10 (60%) e una riduzione dell’area di 4 su 10 (40%). nei pazienti con vitiligine abbiamo visto inoltre una
parziale ripigmentazione nel 1° mese.
conclusioni. tutte le ulcere trattate hanno presentato un miglioramento clinico con
riduzione delle dimensioni in 3 settimane. i pazienti con vitiligine hanno mostrato un
buon attecchimento dei microinnesti nelle prime 2 settimane, una parziale ripigmentazione nel primo mese. in conclusione possiamo affermare che gli innesti cutanei
epidermici frazionali possono fornire una buona alternativa per gestire la vitiligine
stabile e le ferite di piccole dimensioni, con difficoltà a guarire con le terapie standard.
bibliografia
1. tam J, Wang Y, Farinelli WA, Jiménez-lozano J, Franco W, sakamoto FH, cheung
eJ, Purschke M, Doukas AG, Anderson rr. Fractional skin harvesting: autologous
skin grafting without donor-site morbidity. Plast reconstr surg Glob open
2013;1(6):e47.
2. romanelli M, Dini V. Fractional epidermal skin grafting. br J Dermatol
2015;172(4):853-4.
3. Purchke M. et al. novel methods for generating fractional epidermal micrografts.
br J Dermatol 2015;172(4):1021-8.
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terApiA cellulAre del dAnno solAre cronico epiteliAle
severo ed esteso
michele fimiani, pietro rubegni, elisa pianigiani, giancarlo mariotti
Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e
Neuroscienze, Università di Siena
la esposizione ai raggi UV è considerato ormai il fattore di rischio più importante
per l’insorgenza dei tumori epiteliali cutanei. Per il trattamento di queste neoplasie
UV indotte (carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e cheratosi attiniche)
abbiamo a disposizione un non trascurabile numero di opzioni che includono la crioterapia, la laserterapia, la terapia fotodinamica, il curettage, la diatermocoagulazione,
l’escissione chirurgica tradizionale e la chemioterapia topica con diverse molecole
quali il 5-fluorouracile, l’ingenolo mebutato, l’imiquimod, il diclofenac. Questi ultimi
prodotti hanno trovato il loro principale settore di impiego nella cura delle cheratosi
attiniche in quanto in grado di eliminare non solo le manifestazioni neoplastiche specifiche di questa forma morbosa, ma anche di prevenire le recidive agendo in maniera
positiva sul campo di cancerizzazione. Allorchè tuttavia le manifestazioni del photoaging epiteliale siano particolarmente estese l’impiego di questi topici potrebbe risultare problematico o non sufficientemente efficace. in questi casi una terapia
sequenziale che preveda la rimozione completa dell’epitelio fotodanneggiato (laser
co2 o erbium-Yag, o crioterapia con azoto liquido) seguita immediatamente dall’innesto di lamine di cheratinociti coltivati (epidermide espansa in vitro) ottenuti da prelievi bioptici eseguiti in aree cutanee non usualmente esposte alla luce può risultare
estremamente efficace. Questa procedura si è dimostrata notevolmente efficace nei
casi trattati consentendo di ottenere risultati incoraggianti sia nell’ambito della prevenzione delle recidive che sotto il profilo estetico. Vengono discussi i limiti, i vantaggi e le indicazioni di questo tipo di terapia.
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il dermA deepidermizzAto AcellulAre liofilizzAto: unA
nuovA opportunità in vulnologiA
michele fimiani, elisa pianigiani, francesca ierardi, linda tognetti
Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e
Neuroscienze, Università di Siena
Accanto ai graft tradizionali costituiti da lamine di cute omologa criopreservata e glicero-preservata, impiegati nelle ustioni, nelle perdite di sostanza cutanea che richiedono copertura e/o integrazione nel letto della ferita della componente dermica,
recentemente si sono affiancati bioprodotti omologhi utilizzati elettivamente come
“dermal-equivalent”. il derma de-epidermizzato (DeD) (privato della sola epidermide)
ed il DeD acellulare (privato della epidermide e di tutte le componenti cellulari dermiche) hanno acquisito una particolare rilevanza per la loro elevata biocompatibilità
legata alla rimozione degli elementi cellulari e attività biologica connessa con la presenza, nel DeD criopreservato, di cellule vitali. tuttavia la presenza di cellule vitali
all’interno del graft criopreservato garantisce una attività biologica importante ma risulta immunogeno, non consentendo l’impiego in ferite chiuse o per scopi diversi da
quelli dermatologici (es. ricostruzioni dei tessuti molli in ortopedia o chirurgia ricostruttiva o odontostomatologica). Da ciò la utilità di produrre una matrice dermica
che presenti le caratteristiche di capacità di attecchimento e maneggevolezza del DeD
criopreservato, ma privato della componente cellulare al fine di ridurne la immunogenicità. Una stretta collaborazione tra il centro conservazione cute della AoU senese e tissuelab s.p.a. ha permesso di mettere a punto una metodica di produzione di
DeD acellulare, liofilizzato e gammairradiato, con caratteristiche biofisiche tali da
consentirne l’uso anche in quelle situazioni cliniche in cui i tessuti tradizionali non
trovavano indicazione. il derma omologo, così ottenuto, rappresenta una impalcatura
o scaffold che può essere utilizzato nella ricostruzione tissutale come sostegno semipermanente in grado di guidare un processo di cicatrizzazione mediante colonizzazione delle cellule dell’ospite.
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le proprietà non AntimicroBiche delle tetrAcicline
nelle dermAtosi infiAmmAtorie: un cAso di prurigo
pigmentosA trAttAto con minociclinA
laura cristina gironi, pamela farinelli, *Angela giacalone, enrico colombo
Clinica Dermatologica, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale e
*Anatomia Patologica, Dipartimento di Scienze della Salute, Università del
Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Novara
la Prurigo Pigmentosa (PP) è una rara dermatite infiammatoria a patogenesi ignota
caratterizzata da lesioni cutanee maculo-papulose pruriginose che si presentano in
eruzioni ricorrenti, prevalentemente localizzate al tronco. tali lesioni tendono rapidamente a risolversi evolvendo in un esito iperpigmentario reticolato. le tetracicline
(in particolare la minociclina e la doxiciclina) e il dapsone si sono dimostrate le migliori opzioni terapeutiche. la PP, descritta per la prima volta da nagashima nel 1978,
colpisce più frequentemente giovani donne adulte di etnia asiatica. sono stati descritti
circa 300 casi, solo il 15% dei quali in pazienti non giapponesi. Presentiamo un raro
caso di PP ad insorgenza prepuberale in una ragazza italiana caucasica trattato efficacemente con minociclina. l’efficacia della minociclina nel trattamento delle dermatosi
infiammatorie sarebbe da attribuire alla sue numerose capacità non antimicrobiche
come scavenger delle specie reattive dell’ossigeno, inibizione della funzione e della
chemiotassi dei neutrofili. la letteratura scientifica ha dimostrato l’efficacia della minociclina nel trattamento di altre patologie infiammatorie come la sarcoidosi, il pioderma gangrenoso, le malattie bollose autoimmuni, le malattie infiammatorie
intestinali, l’artrite reumatoide; alcuni autori hanno recentemente dimostrato anche
capacità neuroprotettive nei paziente affetti da patologie neurodegenerative e da dolore
neuropatico.
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un cAso di cAndidosi del cuoio cApelluto
maria caterina fortuna, giulia pranteda, Alfredo rossi
Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Interna e
Specialità Mediche, Università Sapienza, Roma
la candida albicans è un fungo diploide che cresce sia come lievito che in forma filamentosa. È il più importante micete opportunista e generalmente risiede come commensale a livello del tratto gastrointestinale, delle vie genitourinarie e nella flora orale
e congiuntivale. tale microrganismo può, tuttavia, diventare virulento a dar luogo ad
infezione in soggetti debilitati o immunodepressi. Queste infezioni possono essere superficiali ed interessare cute e mucose oppure possono invadere il circolo ematico e
diffondere agli organi interni. i fattori di rischio per lo sviluppo di infezione da candida includono la chirurgia (chirurgia addominale in particolare), le ustioni, i ricoveri
di lunga durata in reparti di terapia intensiva, e la somministrazione prolungata di antibiotici ad ampio spettro o di agenti immunosoppressivi. le sedi principalmente colpite da infezioni da candida albicans sono le pieghe cutanee, gli spazi interdigitali, le
unghie e la regione periungueale. Gli autori riportano un caso di infezione da candida
in sede atipica, in paziente immunocompetente con diagnosi di candidosi del cuoio
capelluto.
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sporotricosi linfocutAneA: A proposito di un cAso
trAttAto con itrAconAzolo in terApiA pulsAtA
Annunziata Bartolotta, claudio guarneri, *maria lentini, **giuseppe criseo,
serafinella p. cannavò
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale e
*Dipartimento di Patologia Umana dell’adulto e dell’età evolutiva Gaetano Barresi
e **Dipartimento di Scienze chimiche, biologiche, farmaceutiche e ambientali,
Università di Messina
la sporotricosi è un’infezione micotica granulomatosa cronica, causata da sporothrix
schenckii, endemica nelle zone tropicali e subtropicali e di eccezionale riscontro nel
nostro territorio. l’infezione avviene, generalmente, mediante inoculazione traumatica
di materia organica contaminata con il fungo. A fronte dell’obiettività clinica tipica,
la dimostrazione microbiologica e il riscontro delle spore fungine nei preparati bioptici
sono talvolta difficili. Gli Autori riferiscono su un caso tipico, osservato in un paziente
residente in provincia di Vibo Valentia, nel quale si otteneva remissione completa
dopo trattamento sistemico pulsato con itraconazolo.
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terApiA dellA leishmAniosi cutAneA dA leishmAniA
infAntum e leishmAniA BrAziliensis con fluconAzolo
stefano veraldi, gianluca nazzaro
Unità Operativa di Dermatologia, Università di Milano
i farmaci azolici e triazolici inibiscono la crescita di leishmania spp. inibendo la 14α-demetilazione del lanosterolo (mediata dal citocromo P450), bloccando la sintesi
dell’ergosterolo e determinando l’accumulo di 14-α-metilsteroli. il primo studio randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo (!) sull’attività del fluconazolo
(200 mg/die per sei settimane) nella leishmaniosi cutanea (da leishmania major) è
stato pubblicato nel 2002. Gli autori presentano la loro esperienza relativa all’utilizzo
del fluconazolo in tre pazienti con leishmaniosi da leishmania braziliensis e in un paziente con leishmania infantum.
bibliografia
Vaira F, nazzaro G, Pesapane F, Veraldi s. 'Dumbo' ear. clin exp Dermatol
2014;39:667-8.
Veraldi s, nazzaro G. successful treatment of cutaneous leishmaniasis of the ear with
oral fluconazole. clin exp Dermatol 2015 (in press).
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terApiA dellA scABBiA crostosA con AcitretinA
stefano veraldi, gianluca nazzaro, stefano maria serini
Unità Operativa di Dermatologia, Università di Milano
Gli autori presentano due pazienti (un uomo di 78 anni e una donna di 83 anni), affetti
da scabbia crostosa, che sono stati trattati con successo con acitretina (30 m/die per
otto settimane). oltre all’azione cheratolitica, l’acitretina potrebbe essere stata efficace
per l’inibizione dell’espressione della filaggrina, “cibo” principe dell’acaro della scabbia, e per la presenza di recettori per i retinoidi, presenti sul soma del parassita.
bibliografia
Veraldi s, nazzaro G, serini sM. treatment of crusted scabies with acitretin. br J
Dermatol 2015;173:862-3.
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reAzione lupus-like dA idrossiclorochinA in pAziente
AffettA dA sindrome di sJÖgren
roberto maglie, *chiara Baldini, valentina dini, marco romanelli
Unità Operativa di Dermatologia e *Unità Operativa di Reumatologia, Dipartimento
di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa
Una giovane donna di 30 anni, affetta da sindrome di sjogren da circa 3 anni, in terapia con steroidi sistemici, giungeva alla nostra attenzione a seguito della comparsa,
nei 6 giorni precedenti, di un rash cutaneo ingravescente. All’esame obiettivo dermatologico si notava la presenza di lesioni eritemato-anulari con margine d’avanzamento
desquamante, che interessavano gran parte dell’ambito corporeo con risparmio del
volto e delle regioni palmo-plantari. Presentava inoltre due lesioni discoidi eritematodesquamative con ipercheratosi centrale aderente, a livello della coscia destra. Assenti
sintomi sistemici. la sierologia evidenziava AnA 1:640 con anticorpi anti-ro/ssA
fortemente positivi. A causa del recente incremento del titolo anticorpale, la paziente
aveva iniziato da circa 2 mesi idrossiclorochina 200 mg/die. nel sospetto di una reazione avversa da farmaco abbiamo sospeso la terapia in atto con importante miglioramento del quadro clinico, dopo una settimana dalla sospensione. l’idrossiclorochina
è un farmaco ampiamente utilizzato nei pazienti reumatici. Gli eventi avversi cutanei
sono rari e includono reazioni orticariodi o bollose, la sindrome di stevensJohnson/necrolisi epidermica tossica e la pustolosi eritrodermica generalizzata in pazienti psoriasici. Presentiamo il caso per la reazione avversa scatenata dalla terapia
con idrossiclorochina, non precedentemente descritta in letteratura.
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dermAtomiosite e ruolo degli msA: cAso clinico
michela longone, nicola di meo, sara trevisini, cecilia noal, silvia vichi, serena
fagotti, giusto trevisan
Clinica Dermatologica, Università di Trieste
Paziente di 76 anni con eritema diffuso del corpo, eritema eliotropo del volto e papule
alle nocche del dorso delle mani tipo Gottron. clinicamente mioartralgie degli arti
con difficoltà a pettinarsi, e fare le scale. All’esame capillaroscopico evidenza di figure
arborescenti suggestive per una dermatomiosite. Agli esami ematochimici
cK=290U/l, AnA=1:80. Vengono effettuati gli MsA, che evidenziano una forte positività per l’anticorpo antiP155/149, che riconosce l’antigene tiF-1-gamma. Viene
discusso il significato di questo antigene, con le relative correlazioni cliniche e terapeutiche.
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novità in temA di eczemA pAlpeBrAle
mario Bellosta, *mauro paradisi, **nunzia maiello
Dermatologia, Pavia; *Dermatologia, Università Campus Biomedico, Roma;
**Ambulatorio di Allergologia Pediatrica, Dipartimento della Donna, del Bambino
e di Chirurgia Generale e Specialistica, II Università, Napoli
l’eczema palpebrale in età pediatrica costituisce in genere una sfida terapeutica più
che diagnostica. i farmaci antinfiammatori più usati, i corticosteroidi topici, anche se
di bassa potenza, devono essere utilizzati per un breve periodo o in modo intermittente
sulle palpebre per evitare effetti indesiderati. A causa infatti della loro particolare anatomia e sottigliezza, le palpebre, specie in età pediatrica, soggiacciono a un alto rischio
di effetti collaterali steroido-dipendenti; inoltre il loro uso andrebbe limitato anche
per evitare effetti rebound. in aggiunta lo specialista deve attualmente confrontarsi
con la corticofobia, a cui più recentemente si è affiancata la itc-fobia, che è un elemento capace di alterare la compliance in modo significativo e diminuire l’aderenza
terapeutica stessa. Una soluzione ideale sarebbe poter disporre di un topico ad azione
lenitiva e idratante, efficace ma soprattutto maneggevole e ben tollerato, applicabile
pertanto in modo continuativo. Per tali motivi ci è sembrato opportuno effettuare uno
studio in aperto su pazienti affetti da dermatite palpebrale bilaterale, in grande maggioranza atopici, con un prodotto specificamente commercializzato per tale localizzazione. tale prodotto, contenente due sostanze di origine vegetale, il primo estratto
dalla Perilla frutescens il secondo da semi di girasole, il glicero-fosfo-inositolo (GPi),
sotto forma di sale di colina, ha mostrato proprietà antinfiammatorie, sia in vitro che
in vivo nella dermatite atopica. lo studio è stato portato a termine da 30/34 pazienti,
mostrando una riduzione del 67% del valore medio di eritema, del 79% del valore
medio di edema, del 78% del valore medio di lichenificazione, del 74% del valore
medio di desquamazione, dell’81% del valore medio di fissurazione rispetto al basale.
il valore medio di prurito avvertito dai pazienti passa da 44/100 al tempo 0 a 14/100
al t4 (dopo 4 settimane), con una percentuale di riduzione del 69%. il valore medio
di bruciore mostra una riduzione del 77% dopo 4 settimane. l’efficacia è stata giudicata buona dal 57%, ottima dal 40% mentre la tollerabilità è stata giudicata buona dal
43% e ottima dal 53% degli utilizzatori.
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Poster
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mAlAttiA di kyrle trAttAtA con Allopurinolo
giorgio la viola, veronica Balduzzi, maria concetta potenza
Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino,
Università Sapienza, Roma
la malattia di Kyrle appartiene allo spettro delle cosiddette dermatosi perforanti, caratterizzate istologicamente dall’estrusione transepidermica di materiale dermico che
si manifesta clinicamente con la formazione di papule o noduli ombelicati centrati da
un bottone cheratotico. l’eziologia è incerta, sebbene sia frequente l’associazione con
il diabete e l’insufficienza renale cronica: per tale motivo tra i fattori causali si ipotizzano la microangiopatia, alterazioni del metabolismo della vitamina A e la micro-deposizione di materiali esogeni. il trattamento è spesso poco soddisfacente e si fonda
sull’utilizzo di retinoidi, in particolare l’acitretina. Presentiamo il caso di un paziente
di 74 anni, diabetico, affetto da circa 10 anni da una forma estensiva di malattia di
Kyrle e trattato con allopurinolo con notevole beneficio clinico. tale terapia potrebbe
rappresentare una opzione terapeutica efficace e maneggevole in pazienti, come nel
nostro caso, già affetti da diverse comorbidità ed in cui l’utilizzo dell’acitretina risulta
poco indicato.
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AderenzA AllA terApiA nelle onicomicosi
valentina fabrizi, ylenia natalini, martina ruspi, francesco robert Burkert,
manuela papini
Università di Perugia, Clinica Dermatologica di Terni
i risultati della terapia nel trattamento delle onicomicosi sono ancora insoddisfacenti.
i successi della terapia farmacologica non superano l’80% per quanto riguarda la guarigione micologica e sono ancora meno buoni sul piano clinico. Molteplici fattori possono influire sul successo terapeutico. tra i tanti, l’aderenza al trattamento è
certamente uno dei fattori più importanti e, paradossalmente, tra i meno indagati. Una
serie di 128 pazienti giunti alla nostra osservazione nel 2013-14 per onicomicosi, confermata dalle indagini micologiche, sono stati invitati ad una visita di controllo per
verificare l’esito della terapia e l’aderenza al trattamento. i pazienti che hanno accettato di partecipare allo studio sono stati 92 (48 M e 44 F; età media 61 anni). Di questi,
64 pazienti (69,5%) hanno dichiarato di aver seguito le prescrizioni terapeutiche, mentre 28 pazienti (29,5%) hanno ammesso di non aver eseguito la terapia. in 9 casi il
trattamento non è stato neppure iniziato, mentre 19 pazienti dichiaravano di aver interrotto precocemente la terapia o di averla eseguita solo in parte. tra i soggetti aderenti alle prescrizioni, il 56% erano guariti e il 36% molto migliorati, mentre solo
l’8% presentavano un fallimento terapeutico. nel gruppo dei pazienti che non avevano
aderito al trattamento prescritto, i motivi addotti per l’interruzione prematura della terapia e/o per il mancati inizio della stessa erano i seguenti: terapia troppo lunga (11%),
terapia complessa / difficile da eseguire (18%), sensazione di non efficacia del trattamento in corso (21%), comparsa di effetti collaterali (11%), terapia troppo costosa
(7%). l’aderenza o meno alla terapia non è risultata correlata significativamente con
età, genere, titolo di studio, tipo e sede dell’onicomicosi, tipo di terapia prescritta (topica, sistemica, combinata). l’indagine evidenzia quindi che la scarsa aderenza terapeutica è un fattore di grande rilievo nel determinare il fallimento terapeutico in caso
di onicomicosi. Una migliore comunicazione con il paziente può verosimilmente migliorare la compliance in questi soggetti.
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ulcerA plAntAre dA dermABActer hominis
leonardo Bianchi, Jacopo Brozzi, *Antonella mencacci, katharina hansel, luca
stingeni
Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica e *Sezione di
Microbiologia e Microbiologia clinica, Dipartimento di Medicina Sperimentale,
Università di Perugia
Presentiamo il caso di un boscaiolo di 59 anni giunto alla nostra osservazione per la
comparsa, alla pianta del piede sinistro, di un’ampia lesione bollosa, a tetto spesso, di
colorito biancastro, su cute poco o nulla flogistica, intensamente dolente. la rimozione
del tetto della bolla, costituito da cute macerata, ha determinato la fuoriuscita di abbondante materiale purulento bianco-giallastro, con odore pungente, evidenziando
un’ulcera a fondo bianco-rosato, essudante, nel cui ambito si osservavano alcune aree
roseo-rossastre, meno che lenticolari. l’esame colturale da pus ha evidenziato lo sviluppo di Dermabacter hominis in coltura pura. il paziente, sulla base dell’antibiogramma, è stato trattato con doxiciclina 100 mg ogni 12 ore per 14 giorni ed impacchi
a base di ipoclorito di sodio, con riparazione della lesione e restitutio ad integrum in
20 giorni. Dermabacter hominis è un batterio gram positivo, appartenente al gruppo
dei batteri corineformi, catalogato solo nel 1994. raramente isolato su campioni
umani, è in genere considerato un contaminante, occasionalmente descritto come patogeno; in letteratura, tuttavia, sono riportati casi di infezione di ferita chirurgica,
osteomielite, ascessi cerebrali e sepsi, sia in pazienti immunocompetenti che immunodepressi. nel nostro caso, l’aspetto clinico della lesione, l’isolamento del germe in
coltura pura e la risoluzione dopo terapia antibiotica specifica, ci ha indotto a considerare Dermabacter hominis responsabile della lesione cutanea.
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piodermA gAngrenoso trAttAto con mometAsone furoAto
e medicAzioni AvAnzAte
michela iannone, teresa oranges, Agata Janowska, valentina dini, marco
romanelli
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale,
Università di Pisa
Donna di 75 anni, giunge alla nostra attenzione per la presenza di una lesione nodulare,
ulcerata, di circa 4 cm di diametro, dolente, con bordo violaceo, presente da circa
due mesi a livello della gamba destra. la paziente è affetta da diabete, aritmia e cirrosi
epatica in epatopatia alcolica. effettuiamo diagnosi di esclusione di pioderma gangrenoso. considerata la complessità del quadro clinico generale e lo stadio iniziale
della patologia cutanea, intraprendiamo terapia topica con mometasone furoato ed
idrocolloide, associato ad un bendaggio compressivo anelastico. in una settimana la
lesione appare migliorata in termini di infiammazione peri-lesionale, area, volume e
qualità del fondo del letto di ferita. Dopo 20 giorni, ottenuta la completa granulazione
del fondo di ferita, sospendiamo la terapia topica con cortisone e procediamo con medicazione avanzata e bendaggio compressivo anelastico fino a guarigione completa.
riportiamo il caso clinico per l’efficacia di terapia cortisonica topica, per breve periodo, in associazione a medicazioni avanzate, in pazienti complessi affetti da pioderma gangrenoso in fase iniziale.
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utilizzo di medicAzioni AvAnzAte nellA gestione di lesione
dA morso di rAgno necrotossico
Annalisa tonini, teresa oranges, Agata Janowska, simona sbolci, valentina
dini, marco romanelli
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale,
Università di Pisa
Morsi di ragno che determinino lesioni clinicamente significative sono abbastanza
rari nell’area mediterranea e poche sono le specie di aracnidi implicate in questo tipo
di manifestazioni. Quelle di maggior interesse dermatologico sono le specie produttrici
di veleno necrotossico, che può provocare da modesti effetti locali a estese ulcerazioni,
con coinvolgimento dei tessuti molli sottostanti ed eventuali effetti sistemici anche
gravi, tali da compromettere la sopravvivenza. Descriviamo il caso di una paziente di
60 anni valutata presso la nostra clinica per un’estesa escara necrotica della regione
zigomatica destra, comparsa a seguito di un morso di ragno verificatosi in una piscina
all'aperto. inizialmente asintomatica, la paziente ha sviluppato nelle ore successive al
morso un imponente edema locale associato ad eritema a carico prima della regione
periorbitaria e poi dell’intero emivolto destro, con insorgenza di lieve difficoltà respiratoria e prurito periorale per cui è stata ricoverata in pronto soccorso e trattata con
corticosteroidi e antistaminici. nei giorni successivi l'edema si è ridotto e sono comparsi i primi segni di necrosi cutanea nella regione del morso. non è stato possibile
determinare con certezza la specie del ragno responsabile, ma l’anamnesi e la presentazione clinica sono suggestive per morso di loxosceles rufescens. Data la localizzazione, l’estensione della lesione ed il rischio di esiti cicatriziali, abbiamo effettuato
terapia locale con debridement enzimatico associato ad idrocolloide, seguita da terapia
con collagene associato ad idrocolloide, con risoluzione del quadro clinico ed ottimo
risultato estetico.
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lA “terApiA” delle infestAzioni dA pyemotes ventricosus
diletta neve, *simona principato, **mario principato, **iolanda moretta,
leonardo Bianchi, luca stingeni
Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di
Medicina Sperimentale, Università di Perugia; *Centro di Ricerca Urania, Perugia
(www.edpa.it); **Sezione di Parassitologia, Dipartimento di Medicina Veterinaria,
Università di Perugia
Pyemotes (P) ventricosus (newport, 1850) (classe: Arachnida; ordine: Acarina; subordine: Prostigmata; Famiglia: Pyemotidae) è una frequente causa di ectoparassitosi
in ambiente “indoor”, e in quello domestico in particolare. il meccanismo patogenetico
prospettato, per quanto non completamente noto, è riconducibile alla complessa anatomia dell’apparato buccale di P ventricosus, organo vulnerante dell’artropode. tale
organo è provvisto di stiletti (cheliceri) estroflessibili che, infliggendosi ripetutamente
nella cute, garantiscono le necessità trofiche dell’artropode. l’inquadramento clinico,
quando si estrinseca con il classico strofulo, è per lo più agevole, specie se in presenza
di dati anamnestici fortemente deponenti per infestazione dell’ambiente confinato.
Più difficile è la dimostrazione eziologica dell’ectoparassitosi da P ventricosus e la
conseguente gestione terapeutica adottata. i pazienti, infatti, sono spesso coinvolti in
complessi e poco utili trattamenti terapeutici e, soprattutto, in dispendiosi interventi
di bonifica ambientale. la dimostrazione eziologica di P ventricosus è diagnosticabile
utilizzando la metodica dell’esame Diretto delle Polveri Ambientali (eDPA) che consente l’isolamento e l’identificazione di tale artropode in ambienti “indoor”. Questa
metodica permette non solo di precisare il ruolo causale dell’artropode, ma anche di
quantificarne il tasso di infestazione, la vitalità e il grado di riproduzione. Questi ultimi
dati, fra l’altro, sono indispensabili al fine di monitorizzare nel tempo i pazienti, verificando nel corso del follow-up l’efficacia delle misure di bonifica ambientale messe
in atto al fine di eradicare l’infestazione nell’ambiente “indoor”. Quest’ultimo intervento, infatti, rimane la principale “terapia”, dal momento che gli approcci terapeutici
sul paziente sono solo ed esclusivamente sintomatici. A tal proposito gli Autori presentano la loro esperienza condotta con modalità sistematica in un’ampia casistica di
ectoparassitosi da P ventricosus.
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dermAtite AtopicA e psoriAsi severA in trAttAmento con
ustekinumAB
Bruno gualtieri, salvatore panduri, valentina dini
Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale,
Università di Pisa
Presentiamo il caso di una paziente di 24 anni, affetta dall’età di 9 anni da dermatite
atopica e psoriasi a placche di grado moderato-severo. la paziente è stata sottoposta
a numerose terapie, tra cui emollienti cutanei, corticosteroidi topici e sistemici ed antistaminici. A causa della scarsa risposta terapeutica, all’età di 22 anni è stata sottoposta ad un ciclo con ciclosporina, della durata di 6 mesi e, successivamente, a terapia
con metotrexate, con risultati insoddisfacenti e numerosi effetti collaterali. considerati
i molteplici fallimenti terapeutici, la gravità del quadro clinico e le forti ripercussioni
sulla qualità della vita del paziente, è stata introdotta la terapia con ustekinumab. la
paziente ha mostrato un’eccellente tollerabilità al farmaco, con risoluzione completa
del quadro cutaneo. riportiamo il caso clinico per l’efficacia della terapia biologica
sia sulle lesioni psoriasiche, che sulle lesioni di dermatite atopica.
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profilo citochinico in pAzienti psoriAsici in trAttAmento
con fArmAci Biotecnologici
ugo Bottoni, *marta greco, giuseppe fabrizio Amoruso, stefano dastoli,
elisabetta scali, *elio gulletta
Dermatologia e *Patologia Generale, Università Magna Graecia, Catanzaro
Abstract non pervenuto
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il trAttAmento con etAnercept è in grAdo di modulAre
l’Apoptosi in pAzienti con psoriAsi moderAtA-grAve
serena lembo, *nicola Balato, *giuseppina caiazzo, *matteo megna, *fabio
Ayala, **Anna Balato
Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università di Salerno; *Dipartimento di
Medicina Clinica e Chirurgia e **Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate,
Università Federico II, Napoli
la psoriasi, patologia infiammatoria cronica, vede coinvolti una serie di fattori: genetici, ambientali, immunologici, responsabili di un complesso pathway infiammatorio
che porta tra l’altro alla nota iperproliferazione epidermica. i cheratinociti presenti a
livello della placca psoriasica, oltre all’aumento della proliferazione con deficit di differenziazione, mostrano una significativa resistenza all’apoptosi. scopo del presente
studio è stato quello di valutare l’effetto del trattamento con etanercept su markers di
replicazione (cAF-1/p60), proliferazione (PcnA), sopravvivenza (survivina) e apoptosi (caspasi-3) in pazienti con psoriasi moderata-grave. sono stati arruolati 20 pazienti
adulti: gli indici di gravità della patologia quali bsA, DlQi, PAsi e PGA sono stati
analizzati alla prima visita, dopo 2, 8, 12 e 24 settimane di terapia. inoltre, i profili di
espressione genica e proteica dei markers suddetti sono stati valutati prima e dopo 12
settimane di trattamento. l’efficacia di etanercept è stata confermata dal raggiungimento del PAsi75 e del PAsi90 dal 77% e 38,5% dei pazienti, rispettivamente, dopo
24 settimane di terapia. l’espressione genica di cAF-1/p60, cosi come di PcnA, incrementava significativamente a livello della placca psoriasica (p<0,05) ed il trattamento con etanercept apparentemente non modificava l’espressione genica di questi
due markers dopo 12 settimane di terapia; stratificando correttamente i pazienti, si è
registrato un decremento di entrambi. la survivina risultava aumentata nella cute psoriasica (p<0,01), laddove nessun incremento veniva evidenziato per caspasi-3. interessantemente, sia per la survivina che per caspasi-3, dopo 12 settimane di terapia, si
osservava un significativo aumento dell’espressione genica (p<0,05). i risultati ottenuti, successivamente sono stati confermati con analisi di immunoistochimica. etanercept è, dunque, in grado di incrementare l’apoptosi dei cheratinociti psoriasici,
senza eliminare il freno inibitorio fisiologico rappresentato dalla survivina. in conclusione, dai nostri dati si evince che l’efficacia antiproliferativa di etanercept potrebbe
essere basata sulla modulazione “fisiologica” dei meccanismi cellulari di sopravvivenza e apoptosi.
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tromBocitopeniA in corso di trAttAmento Anti-tnfα:
gestione terApeuticA
marta muscianese, maria concetta potenza
Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino,
Università Sapienza, Roma
esiste ormai una ampia esperienza circa l’utilizzo delle terapie biologiche con agenti
anti-tnFα nella psoriasi. tra gli effetti avversi ematologici descritti nella terapia antitnFα, la trombocitopenia è molto rara e la sua esatta patogenesi rimane oscura. Descriviamo il caso di un paziente 68 anni affetto da psoriasi con coinvolgimento
artropatico, sottoposto a terapia biologica con etanercept, nel corso della quale ha manifestato una piastrinopenia severa con componente monoclonale igG lambda. Discutiamo della possibile associazione tra l’utilizzo di anti-tnFα e lo sviluppo di
piastrinopenia e del possibile management terapeutico.
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vAlutAzione di terApiA comBinAtA di gel A BAse di
hydroxypinAcolone retinoAto e mAscherA A BAse di
ArgillA verde e BiAncA AssociAto A rAdiofreQuenzA nel
trAttAmento dell’Acne lieve moderAtA del volto: studio
preliminAre
daniela Bianchini, martina gerardi, Angela ferrari
Unità Operativa Complessa di Dermatologia, DAI di Ematologia,Oncologia,
Anatomia Patologica e Medicina Rigenerativa, Università Sapienza, Roma
numerosi studi dimostrano che sia la radiofrequenza ablativa che i derivati della vitamina A hanno un effetto esfoliante, sia la rF subablativa che i retinoidi hanno un
effetto stimolante sull’ attività fibroblastica ed entrambi agiscono riducendo la produzione di sebo da parte della ghiandola sebacea. la combinazione di radiofrequenza
e hydroxypinacolone retinoato è, pertanto, una valida combinazione nel trattamento
dell’acne di entità lieve-moderata.
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terApiA fotodinAmicA negli esiti cicAtriziAli dA lupus
miliAris disseminAtus fAciei
roberta giuffrida, francesco Borgia, Antonio foti, lucia mendolia, serafinella
p. cannavò
Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale,
Università di Messina
il lupus miliaris disseminatus faciei (lMDF) è una rara dermatosi granulomatosa,
classicamente localizzata al volto, caratterizzata dalla presenza di multiple papule monomorfe e simmetriche, di colorito rosso-brunastro. l’inquadramento nosografico è
a tutt’oggi incerto: ritenuta per molto tempo espressione di tubercolosi cutanea a causa
del suo pattern istologico di tipo tubercoloide, oggi tende ad essere considerata un’entità distinta. l’evoluzione rapidamente ingravescente, l’assenza di percorsi terapeutici
definiti e il decorso cronico, con esiti cicatriziali spesso disfiguranti, rendono tale dermatosi di difficile gestione. Gli Autori riportano il caso di un uomo di 54 anni, affetto
da lMDF in fase cicatriziale, trattato con successo mediante terapia fotodinamica con
acido aminolevulinico al 10%. Accanto al noto potenziale d’azione in campo oncologico, la terapia fotodinamica è dotata di effetti immunomodulatori, in parte ancora da
chiarire, che ne inducono l’utilizzo off-label in un numero crescente di patologie dermatologiche a carattere infiammatorio e granulomatoso. la modulazione della secrezione di citochine, ad azione pro- e anti-infiammatoria da parte dei cheratinociti, e la
produzione di metalloproteinasi da parte dei fibroblasti, con rimodellamento della matrice dermica, possono, in parte, giustificare il positivo outcome osservato nel nostro
paziente.
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veicolAzione del sulforAfAne mediAnte
ultrAdeformABili: vAlutAzione ex vivo
donatella paolino, ugo Bottoni, massimo fresta
Dermatologia, Università Magna Graecia, Catanzaro
Abstract non pervenuto
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vescicole
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interAzione funzionAle trA polimorfismi genetici di p53 e
kitlg come fAttore predittivo di rispostA A tArgeted
therApies nel melAnomA metAstAtico
Alessandra narcisi, elisabetta Botti, giorgia cortesi, laura fidanza, *Barbara
marinari, marta carlesimo, Antonio costanzo
Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Venereologia, Azienda Ospedaliera
Sant’Andrea, Università Sapienza, Roma; *Dipartimento di Dermatologia,
Università Tor Vergata, Roma
il melanoma metastatico rimane una malattia nella stragrande maggioranza dei casi
non suscettibile di guarigione. la sopravvivenza mediana dei pazienti con malattia
avanzata è pari a 7-8 mesi. l’attivazione aberrante della “pathway” MAPK è presente
in oltre l’80% dei melanomi primari, e le mutazioni di proteine lungo la rAs-rAFMeK-erK (MAPK chinasi) si pensa siano mutuamente esclusive. tali mutazioni
sono state documentate in tutti i sottotipi di melanoma, tra cui il melanoma cutaneo
[50-60% brAF, 15% nrAs e 17% c-Kit (quest’ultimo nella cute esposta cronicamente ai raggi solari)], il melanoma delle mucose (11% brAF, 5% nrAs e il 21%
c-Kit) e infine il melanoma uveale (50% GnAQ). Queste osservazioni hanno portato
allo sviluppo di farmaci specifici in grado di inibire la via rAs-rAF-MeK-erK a
diversi livelli. nel melanoma cutaneo, contrariamente alla stragrande maggioranza
delle altre neoplasie, il gene soppressore tumorale p53 non è mutato ma è funzionalmente incapace di indurre l’inibizione della proliferazione. obiettivo dello studio è
stato quello di valutare il ruolo di p53 e di altri geni coinvolti nella proliferazione cellulare (quali iGFr, PDGFr, cKite Pi3K), nella risposta cellulare agli inibitori di
brAF. A tal fine è stato caratterizzato il genotipo di p53 e di altri geni coinvolti nella
pigmentazione e nella proliferazione cellulare in un set di linee di melanoma ed in
linee di melanoma trattate, prima e dopo trattamento cronico con vemurafenib. in conclusione è stato osservato come la presenza di alcuni genotipi cellulari condiziona la
rapida insorgenza di cloni resistenti a vemurafenib, mentre la presenza di altri condiziona una ottima risposta a vemurafenib ed un ritardo significativamente superiore
agli altri genotipi nella comparsa di resistenza al farmaco.
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unA pigmentAzione AcQuisitA
Annamaria ronco, Alessandra farnetti, viviana schiavone, francesca deluca,
mario pippione
Servizio di Dermochirurgia, Humanitas Gradenigo, Torino
Presentiamo il caso di una donna giunta alla nostra osservazione per una colorazione
grigio-bluastra soprattutto delle sedi fotoesposte. Ad un’attenta anamnesi la paziente
riferiva l’assunzione prolungata di un prodotto omeopatico. l’accertamento della composizione del prodotto e la biopsia cutanea hanno confermato il sospetto diagnostico.
È stata proposta terapia con vitamina e orale; in letteratura è anche proposta la terapia
con nd:YAG laser.
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un cAso di schWAnnomA recidivo
Annamaria ronco, Alessandra farnetti, viviana schiavone, francesca deluca,
mario pippione
Servizio di Dermochirurgia, Humanitas Gradenigo, Torino
Presentiamo il caso di un uomo giunto alla nostra osservazione per la presenza di una
lesione nodulare cutanea localizzata al cuoio capelluto. la lesione era già stata precedentemente asportata in altra sede, e diagnosticata come schwannoma dermo-sottocutaneo. la particolarità di questo caso risiede nell’importanza del corretto
approccio terapeutico delle rare lesioni delle guaine dei nervi periferici a sede cutanea.
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il plAsmA ricco di piAstrine (prp) Autologo nel
trAttAmento dell’AlopeciA AreAtA
giovanni Biondo, davide fattore, mariano fundarò, maria sorce
Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale,
Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Università di
Palermo
l’alopecia areata è un disordine cronico immunomediato che colpisce la fase anagen
del follicolo pilifero e causa una alopecia non cicatriziale. tipicamente si presenta
con chiazze alopeciche al cuoio capelluto, nei casi severi con una alopecia totale. la
prevalenza nella popolazione generale è stimata 1/10001, l’esordio comunemente avviene prima dei 30 anni. nella patologia si riconosce una flogosi produttiva che coinvolge solo il bulbo pilifero senza lasciare esiti cicatriziali. All’esame istologico i
follicoli che normalmente mostrano una fase di attiva crescita (anagen), una fase di
stasi (telogen) e una fase di involuzione (catagen), mostrano dei cambiamenti distrofici
in fase anagen che causano una prematura transizione in catagen e telogen con conseguente caduta. la condizione si associa a patologie autoimmuni quali vitiligine e
tiroidite. studi “genome-wide association” mostrano una suscettibilità genetica determinata dall'aplotipo HlA-DQb1*032, altri loci di suscettibilità sono per i geni
ctlA4, il-2/il-21 e e il-2rA, ritrovati in altre malattie autoimmuni. Anticorpi sierici diretti contro il follicolo pilifero hanno un ruolo patogenetico incerto. il trattamento della alopecia areata ha da sempre costituito una sfida per lo specialista.
numerose terapie sono adoperate con benefici parziali e transitori, con notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti. negli ultimi anni il PrP/lisato, o gel piastrinico
autologo, si è dimostrato efficace in diversi settori della medicina e, in particolare, ha
trovato impiego nel trattamento delle varie forme di alopecia3-4. il Plasma ricco di
Piastrine (PrP) è un emocomponente per uso non trasfusionale ottenuto da concentrato piastrinico attivato con calcio e trombina autologa. le piastrine sono in grado di
rilasciare numerosi fattori di crescita, capaci di stimolare la replicazione delle cellule
di origine mesenchimale, come fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali, esercitando
un’azione chemiotattica nei confronti di macrofagi, monociti e polimorfonucleati. intervengono, inoltre, nei meccanismi di riparazione tissutale e ciò rappresenta il presupposto teorico al loro utilizzo in patologie accumunate dall’esigenza di attivare un
processo di rigenerazione tissutale5. riportiamo la nostra esperienza su 8 casi di alopecia areata, rivalutati trimestralmente nel corso di un anno.
bibliografia
1. Messenger AG, et al. british Association of Dermatologists’ guidelines for the management of alopecia areata. br J Dermatol 2012;166(5):916-26.
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2. takikawa M, et al. enhanced effect of plateled-rich plasma containing a new carrier
on hair growth. Dermatologic surgery 2011;37(12):1721-9.
3. Maria-Angeliki G, et al. Platelet-rich Plasma as potential treatment for non cicatricial alopecias. int J trichology 2015;7(2):54-63.
4. carter M, et al. Use of plateled rich-plasma gel on wound healing: a systematic review and meta-analysis. eplasty 2011;11:38.
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impiego di plAsmA ricco di piAstrine (prp) Autologo nel
trAttAmento dell’AlopeciA AndrogeneticA
laura maniscalco, paolo caruso, rosa coppola, maria sorce
Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale,
Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Università di
Palermo
l’alopecia androgenetica è una condizione cronica conseguente al defluvio androgenetico, che consiste in una progressiva superficializzazione, depigmentazione e miniaturizzazione, fino alla totale atrofia, dei follicoli dei capelli dell’area frontoparietale
e del vertice. si tratta di una condizione molto frequente nella popolazione maschile
e molto meno comune in quella femminile, in grado di determinare nei pazienti non
solo un problema estetico, ma anche un disagio psicologico. Diverse sono le terapie
topiche e sistemiche contemplate nel trattamento dell’alopecia androgenetica, ma
spesso i risultati sono scadenti o limitati nel tempo. il Plasma ricco di Piastrine
(PrP)/lisato, o gel piastrinico autologo, si è recentemente dimostrato efficace in diversi settori della medicina e, in particolare, ha trovato impiego nel trattamento delle
varie forme di alopecia2-3. il PrP è un emocomponente per uso non trasfusionale ottenuto da concentrato piastrinico attivato con calcio e trombina autologa. le piastrine
sono in grado di rilasciare numerosi fattori di crescita, capaci di stimolare la replicazione delle cellule di origine mesenchimale, come fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali, esercitando un’azione chemiotattica nei confronti di macrofagi, monociti e
polimorfonucleati. intervengono, inoltre, nei meccanismi di riparazione tissutale e ciò
rappresenta il presupposto teorico al loro utilizzo in patologie accomunate dall’esigenza di attivare un processo di rigenerazione tissutale4. Alla luce di questi aspetti,
abbiamo valutato la possibile efficacia del PrP/lisato piastrinico autologo per infiltrazione dermica e/o sottocutanea con tecnica a micro-pomfi nel trattamento dell’alopecia androgenica. riportiamo la nostra esperienza, condotta sui casi trattati e
rivalutati trimestralmente nel corso di un anno.
bibliografia
1. Goldsmith lA, et al. Fitzpatrick’s Dermatology in General Medicine. Mc Graw
Hill: 8th edition, 2012.
2. takikawa M, et al. enhanced effect of plateled-rich plasma containing a new carrier
on hair growth. Dermatologic surgery 2011;37(12):1721-9.
3. Maria-Angeliki G, et al. Platelet-rich Plasma as potential treatment for non cicatricial alopecias. int J trichology 2015;7(2):54-63.
4. carter M, et al. Use of plateled rich-plasma gel on wound healing: a systematic review and meta-analysis. eplasty 2011;11:38.
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psoriAsi e pemfigoide Bolloso: efficAciA di un
trAttAmento
seQuenziAle
con
corticosteroidi,
metotrexAte e AcitretinA
daniele rizzo, *laura miceli, *maria paola ternullo, massimo frazzitta,
concetta nocita, leonardo zichichi
Unità Operativa Complessa di Dermatologia e *Unità Operativa Complessa di
Anatomia Patologica, Ospedale Sant’Antonio Abate, Trapani
la psoriasi e il pemfigoide bolloso rappresentano due patologie infiammatorie croniche ben caratterizzate dal punto di vista etiopatogenetico ed immunologico. la presenza concomitante delle due patologie nello stesso paziente costituisce un evento
non comune, di cui ad oggi in letteratura sono descritti circa 40 casi. Descriviamo il
caso di una donna affetta da Psoriasi volgare a placche, in cui è insorto un pemfigoide
bolloso. le biopsie cutanee mostravano le caratteristiche istologiche tipiche del pemfigoide bolloso e della psoriasi, risultavano positivi gli anticorpi igG anti bP180.
l’eruzione bollosa è stata efficacemente trattata con prednisone orale inizialmente, e
successivamente con metotrexate i.m. e acitretina orale che hanno permesso anche un
ottimale controllo della psoriasi. le correlazioni patogenetiche tra la psoriasi e il pemfigoide bolloso non sono chiare. si ipotizza che il processo autoimmune scatenante
la comparsa delle lesioni cliniche del pemfigoide bolloso, possa essere dovuto all’esposizione ai raggi ultravioletti, all’utilizzo di corticosteroidi topici e/o ad una intensa reazione infiammatoria in fase di riacutizzazione della psoriasi.
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trAttAmento dellA rosAceA eritemAto-telAngiectAsicA
con BrimonidinA topicA: vAlutAzione trAmite fotogrAfiA
digitAle e videodermAtoscopiA
Anna elisa verzì, francesco lacarrubba, federica dall’oglio, carmelinda
fusto, raffaele gibilisco, giuseppe micali
Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e
Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania
la brimonidina è un agonista altamente selettivo dei recettori alfa2-adrenergici con
potente attività vasocostrittrice approvata per il trattamento della rosacea eritematotelangiectasica (etr), dermatosi caratterizzata da una componente vascolare profonda
(eritema di fondo) e da una superficiale (teleangiectasie). essendo la risposta terapeutica a tale farmaco alquanto variabile, è stato condotto uno studio atto a valutare l’utilità di talune metodiche non invasive quali la fotografia digitale e la
videodermatoscopia (VD) nell’identificazione dei pazienti potenzialmente responsivi
e pertanto candidati ideali. sono stati arruolati 10 pazienti (5M, 5F; età: 32-65 anni)
affetti da etr e valutati sia tramite apparecchiatura fotografica digitale provvista di
sistema rbX capace di evidenziare le “red areas” corrispondenti ad un aumentato
flusso vascolare, che con la VD a ingrandimenti pari a 30X e 150X. il protocollo prevedeva una singola applicazione di brimonidina tartrato gel 0,5% sull’intero viso e la
valutazione al baseline e dopo 6 ore. la valutazione combinata rbX e VD al baseline
ha consentito di identificare 3 gruppi di pazienti con le seguenti caratteristiche: A (3
casi) marcato eritema di fondo e minime telangiectasie; b (5 casi) marcato eritema di
fondo e marcate telangiectasie; c (2 casi) minimo eritema di fondo e marcate telangiectasie. la valutazione dopo 6 ore ha mostrato nel 100% dei casi una marcata riduzione dell’eritema di fondo e un effetto minimo o nullo sulle telangiectasie, con una
risposta clinica globale alla brimonidina valutabile come eccellente nel gruppo A, moderata/buona nel gruppo b, e lieve/assente nel gruppo c. in conclusione, lo studio
combinato tramite fotografia digitale con sistema rbX e VD, potendo differenziare
la componente vascolare profonda da quella superficiale, può essere utile nell’identificazione dei pazienti con etr eleggibili per il trattamento con brimonidina, corrispondenti a coloro nei quali la componente predominante è conferita dall’eritema di
fondo.
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su di un cAso di xerodermA pigmentoso trAttAto con
vismodegiB: dAti preliminAri
maria rita nasca, laura guzzardi, clara Benintende, maria letizia musumeci,
*francesco ferraù, giuseppe micali
Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e
Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania; *Unità Operativa di
Oncologia, Ospedale San Vincenzo, Taormina
lo xeroderma pigmentoso (XP) è una rara genodermatosi a trasmissione autosomica
recessiva, geneticamente e clinicamente eterogenea, causata da un deficit dei sistemi
enzimatici implicati nella riparazione del DnA danneggiato dalle radiazioni ultraviolette (UV). la diagnosi è prevalentemente clinica ed è confermata da test genetici e
cellulari che individuano nei fibroblasti cutanei in coltura i difetti della riparazione
del DnA e l’ipersensibilità nei confronti delle radiazioni UV. la gravità dei segni clinici e l’età di esordio sono molto variabili e dipendono sia dall’esposizione ai raggi
UV che dal gruppo di complementazione genetica. Viene presentato il caso di una ragazza di 15 anni affetta da XP sottoposta a follow-up clinici e strumentali presso la
clinica Dermatologica dell’Università di catania sin dai primi mesi di vita. la paziente ha effettuato nel corso degli anni numerosissimi interventi finalizzati alla rimozione di neoplasie epiteliali invasive (epiteliomi spinocellulari e basocellulari,
cheratoacantomi) con localizzazione al volto con risultati estetici spesso invalidanti.
in considerazione delle continue recidive e della nuova comparsa di neoformazioni
cutanee, nel mese di Maggio dello scorso anno è stato intrapreso trattamento con Vismodegib, i cui risultati sono stati monitorati mediante iconografia classica e digitale
(VisiA-crtM), videodermatoscopia e microscopia confocale. Vengono presentati i
risultati preliminari di tale trattamento e discusse le misure supplementari correttive
attuate.
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RINGRAZIAMENTI
aBBVIE GaLDErMa ITaLIa pFIzEr
MunDIpHarMa
noVarTIs FarMa
BaYEr
IsDIn
MsD ITaLIa
pIErrE FaBrE ITaLIa
DIFa CoopEr
BIoGEna-VaLETuDo
La roCHE posaY - L’orEaL ITaLIa
aLMIraLL
CELGEnE
ELI LILLY
MEDa pHarMa
sanDoz
DuCraY a-DErMa
JanssEn CILaG
LEo pHarMa
uCB pHarMa
aVanTGarDE
GIuLIanI pHarMa
LIEraC - aLEs GroupE
IBsa FarMaCEuTICI
IDI FarMaCEuTICI
CLInIQuE
DEKa M.E.L.a.
GEnEraL TopICs
JoHnson & JoHnson
GD TECn-InTEr-FarM
BIonIKE - ICIM InTErnaTIonaL
roCHE
saVoMa MEDICInaLI
VIsuFarMa
BIoDErMa naos
norEVa ITaLIa
BraDErM
pErFarMa
aLLErGan
FIDIa FarMaCEuTICI
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Impaginazione
“La provvidenza” - Catania
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