Volume Abstract - l a duc a viaggi
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Volume Abstract - l a duc a viaggi
Università di Catania Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche Sezione di Dermatologia e Venereologia PROF. ANTONIO SAPUPPO - IN MEMORIAM - XVII RIUNIONE (1983 - 2016) GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA Presidente: PROF. GIUSEPPE MICALI ATTI SHERATON CATANIA HOTEL Catania, 30-31 gennaio 2016 TGIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL Catania, 30-31 gennaio 2016 PROGRAMMA SCIENTIFICO DEDICATO AL PROF. ANTONIO SAPUPPO Con il patrocinio di: Scuola Facoltà di Medicina, Università di Catania Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Catania INFORMAZIONI GENERALI SEDE DEL CONVEGNO Sheraton Catania Hotel & Conference Center Via Antonello da Messina, 45 • 95021 Aci Castello (Catania) Tel. 095 7114111 - Fax 095 271380 • E-mail: [email protected] ORARIO SEGRETERIA CONGRESSUALE Venerdì 29 Gennaio 16.00 - 19.00 Sabato 30 Gennaio 08.00 - 13.00 15.00 - 19.00 Domenica 31 Gennaio 08.00 - 13.00 ISCRIZIONI La partecipazione è riservata ai soli iscritti. La quota di iscrizione è fissata in: • Delegato € 400,00 IVA inclusa • Accompagnatore € 150,00 IVA inclusa • Specializzando gratuita Le quote comprendono: • Delegato: ingresso alle sedute scientifiche, kit congressuale comprensivo degli atti, attestato di partecipazione, coffee break, colazione di lavoro di sabato; • Accompagnatore: partecipazione agli eventi previsti dal programma sociale; • Specializzando: (per poter usufruire della quota agevolata è necessario produrre il certificato di iscrizione alla Scuola di Specializzazione): ingresso alle sedute scientifiche, kit congressuale, accesso atti, attestato di partecipazione, colazione di lavoro di sabato (riservata); la quota non comprende i coffee break. BADGE A tutti i partecipanti, accompagnatori, operatori farmaceutici ed espositori iscritti, verrà consegnato, all’atto della registrazione, un badge nominativo necessario per l’accesso all’area congressuale, da indossare per tutta la durata della manifestazione. Il badge, strettamente personale, non potrà essere ceduto e dovrà essere esibito al personale addetto al controllo. ATTESTATI DI PARTECIPAZIONE L’attestato di partecipazione sarà consegnato a tutti i partecipanti regolarmente iscritti che ne faranno richiesta alla Segreteria organizzativa. ECM Il congresso è accreditato al programma nazionale di Educazione Continua in Medicina per l’anno 2016. Provider: XS events S.r.l Rif. ECM: 3311 – 145588 ed. 1 Crediti assegnati: n. 7 Professione accreditata: Medico Chirurgo Discipline di interesse: Dermatologia e Venereologia, Allergologia ed Immunologia Clinica, Pediatria, Reumatologia, Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Anatomia Patologica, Medicina generale. Per ottenere i crediti ECM sarà necessario: • partecipare ad almeno l’80% della durata dei lavori congressuali; • superare il test di valutazione dell’apprendimento e compilare quello della qualità percepita. Entrambi saranno distribuiti al termine del congresso; • autorizzare il trattamento dei dati personali ai fini ECM. 4 INFORMAZIONI GENERALI Inoltre, in caso di iscrizione sponsorizzata (reclutamento diretto), il partecipante ha l’obbligo di consegnare al provider: • la copia dell’invito dello Sponsor • l’autorizzazione della ASL/Ente di appartenenza del partecipante In alternativa, si dovrà compilare un’autocertificazione con l’indicazione dello Sponsor e la dichiarazione che si è in possesso dell’autorizzazione del proprio Ente. Si ricorda ai partecipanti che: 1. La Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha deliberato di limitare il reclutamento diretto da parte di sponsor commerciali al massimo ad un terzo (50 su 150 crediti nel triennio 20142016) del debito formativo di ogni professionista della sanità. Per “reclutamento diretto” si intende la promozione di attività ECM da parte di Sponsor commerciali che si realizza con il supporto economico (per iscrizione, viaggi, spese di permanenza, etc.) fornito al professionista della sanità. 2. In caso di percezione di un conflitto di interessi, il discente potrà inviare una comunicazione alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua tramite e-mail all’indirizzo [email protected], indicando: • le proprie generalità; • le motivazioni del conflitto d’interessi rilevato; • copia della scheda sulla qualitá percepita, da lui compilata (l’invio è facoltativo). N.B.: I nominativi dei discenti che effettueranno le segnalazioni non saranno comunicati ai provider. CENTRO SLIDE - AREA POSTER Le presentazioni in formato power point sono da consegnare al centro slide la mattina o il pomeriggio immediatamente precedente la sessione. Orario Centro Slide: Venerdì 29 Gennaio 16.00 - 19.00 Sabato 30 Gennaio 08.00 - 13.00 15.00-19.00 Domenica 31 Gennaio 08.00 - 13.00 RESPONSABILE SCIENTIFICO Prof. Giuseppe Micali SEGRETERIA SCIENTIFICA Giuseppe Micali Rosa Licastro Cicero Federica Dall’Oglio G. Ivano Luppino Franco Dinotta Maria Letizia Musumeci Francesco Lacarrubba Maria Rita Nasca Giuseppa Rosalia Aurora Tedeschi Clinica Dermatologica, Università di Catania Presidio Ospedaliero “G. Rodolico” - Azienda Ospedaliero-Universitaria “Policlinico-Vittorio Emanuele” Via S. Sofia, 78 • 95123 Catania Tel. 095 321705 - 3782425 - Fax 095 3782425 - E-mail: [email protected] - [email protected] SEGRETERIA ORGANIZZATIVA LA DUCA VIAGGI Piazza Europa, 1 • 95127 Catania Tel. 095 7222295 - Fax 095 7222298 - Email: [email protected] PROVIDER ECM XS events S.r.l. Via Aquileia, 15 • 00198 Roma Tel. 06 45 55 36 01 - Cell. 327 833 93 99 - Fax 06 45 50 392 - 06 45 55 35 69 E-mail: [email protected] 5 sala b sabato pomeriggio lunch time sabato mattina sala a 08.30 apErTura DEI LaVorI/saLuTo DELLE auTorITÀ 08.55 un rICorDo DEL proF. anTonIo sapuppo 09.00 – 10.00 sEssIonE 1a - noVITÀ DaL MonDo DErMaToLoGICo RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 10.00 – 10.45 sEssIonE 2a – psorIasI RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 10.45 – 11.00 DIsCussIonE 11.00 – 11.30 pausa 11.30 – 12.20 sEssIonE 3a – IDrosaDEnITE suppuraTIVa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 12.20 – 12.30 DIsCussIonE 12.30 – 12.45 sEssIonE 4a – psorIasI RELAZIONE su tEmA pREORdINAtO 12.45 – 12.50 DIsCussIonE 12.50 – 13.30 sEssIonE 5a – MaLaTTIE DEI CapELLI RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 13.30 – 15.00 pausa pranzo 13.35 – 15.00 sEssIonE 2B – sIMposIo DDI “CoME prEsErVo La MIa pELLE…”: TruCCHI… DErMaToLoGICI …E CoME La prEsErVo DaLL’InQuInaMEnTo aMBIEnTaLE”: sKIn DaMaGEs rELaTED To poLLuTIon: a nEW CHaLLEnGE For DErMaToLoGIsTs 15.00 – 16.00 sEssIonE 6a – DErMaToLoGIa pEDIaTrICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 16.00 – 16.30 sEssIonE 7a – psorIasI RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 16.30 – 16.35 DIsCussIonE 16.35 – 16.55 sEssIonE 8a – DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY RELAZIONE su tEmA pREORdINAtO 16.55 – 17.00 DIsCussIonE 17.00 – 17.30 pausa 17.30 – 19.00 sEssIonE 9a – noVITÀ In TErapIa DErMaToLoGICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 15.00 – 16.00 sEssIonE 3B cOmuNIcAZIONI LIbERE 16.00 – 17.00 sEssIonE 4B – noVITÀ TErapEuTICHE: DErMaTITE sEBorroICa - InFEzIonI Da HpV 19.00 – 19.30 DIsCussIonE 19.30 CHIusura DEI LaVorI domenica mattina 11.30 – 13.30 sEssIonE 1B - aTTuaLITÀ In TErapIa DErMaToLoGICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 13.30 – 13.35 DIsCussIonE 17.00 – 17.30 pausa 17.30 – 18.50 sEssIonE 5B – aTTuaLITÀ su: DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY - aCnE 18.50 – 19.30 sEssIonE 6B CoMunICazIonI LIBErE 19.30 08.45 – 09.30 sEssIonE 10a – onCoLoGIa DErMaToLoGICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 09.30 – 09.40 DIsCussIonE 09.40 – 10.00 sEssIonE 11a – MoLLusCo ConTaGIoso RELAZIONE su tEmA pREORdINAtO 10.00 – 10.05 DIsCussIonE 10.05 – 10.50 sEssIonE 12a – psorIasI E nuoVI TarGET TErapEuTICI RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 10.50 – 11.00 DIsCussIonE 11.00 – 11.30 pausa 11.30 – 12.15 sEssIonE 13a – METoDICHE non InVasIVE nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DEL “non MELanoMa sKIn CanCEr” (In CoLLaBorazIonE Con aIDnID) RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 12.15 – 12.25 DIsCussIonE 12.25 – 12.55 sEssIonE 14a – rEazIonI CuTanEE IaTroGEnE 12.55 – 13.45 DIsCussIonE 13.45 CoMpILazIonE QuEsTIonarIo ECM 14.00 CHIusura DEL ConGrEsso 6 CHIusura DEI LaVorI 08.45 – 09.45 sEssIonE 7B – aTTuaLITÀ In TErapIa DErMaToLoGICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 09.45 – 09.50 DIsCussIonE 09.50 – 10.35 sEssIonE 8B – approCCIo praTICo raGIonaTo In MEDICIna DErMoEsTETICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 10.35 – 11.00 DIsCussIonE 11.00 – 11.30 pausa 11.30 – 12.35 sEssIonE 9B – EFFETTI InDEsIDEraTI In MEDICIna DErMoEsTETICa RELAZIONI su tEmA pREORdINAtO 12.35 – 12.40 DIsCussIonE 12.40 – 13.15 sEssIonE 10B CoMunICazIonI LIBErE 13.15 CHIusura DEI LaVorI sala d sala c 13.30 – 15.00 sEssIonE 1C MaLaTTIE DELLE unGHIE: DIaGnosI aVanzaTa E TErapIa 13.30 – 15.00 sEssIonE 1D ECToparassITosI: DIaGnosI aVanzaTa E TErapIa 15.30 – 19.00 sEssIonE 2C VIDEo: InTroDuzIonE aLLa DErMoCHIrurGIa (a Cura DELLa sIDCo) - proIEzIonE non sTop - 7 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 8 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 SABATO 30 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A 08.30 apertura dei lavori saluto delle autorità 08.55 un rICorDo DEL proF. anTonIo sapuppo mario pippione, steFano calVieri sessione 1a - noVitÀ dal mondo dermatologico presentano: N. Aste, s. calvieri, p. Lisi, m. pippione 09.00 – 09.20 1 aDVanCEs In sKIn sCIEnCEs anD THEIr THErapEuTIC IMpLICaTIons stephen i. KatZ (NAt. INst. ARtHR. musc. sKIN dIs., NAt. INst. HEALtH, bEtHEsdA, md, usA) 09.20 – 09.40 2 THErapEuTIC pEarLs FroM JaaD bruce h. thiers (dERm. & dERm. suRG., mEd. uNIV. sOutH cAROLINA, cHARLEstON, sc, usA) 09.40 – 10.00 3 WHaT's nEW In THErapEuTICs oF InFECTIous DErMaToLoGY oliVier chosidoW (dEpt. dERm. ALLERG., HOp. HENRI-mONdOR, uNIV. pARIs-Est cRÉtEIL VAL dE mARNE, cRÉtEIL, FRANcE) sessione 2a - psoriasi presentano: s. chimenti, A. Garcovich, p. santoianni 10.00 – 10.15 4 rEaL WorLD EVIDEnCE In DErMaToLoGY steFano piaserico (cL. dERm., uNIV. pAdOVA) 10.15 – 10.30 5 DoDICI annI DI aDaLIMuMaB nELLa psorIasI… una “BELLa” sTorIa paolo amerio (cL. dERm., uNIV. G. d’ANNuNZIO, cHIEtI) 9 SABATO 30 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A 10.30 – 10.45 6 FarMaCI BIosIMILarI: DaLLa TEorIa aLLa praTICa paolo dapaVo (cL. dERm., cIttÀ sALutE sc., tORINO) 10.45 – 11.00 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 11.00 – 11.30 Pausa sessione 3a - idrosadenite suppuratiVa presentano: V. bettoli, G. Fabbrocini, s. Veraldi 11.30 – 11.45 7 LInEE GuIDa sIDEMasT suLLa soMMInIsTrazIonE DEI BIoLoGICI nELL’IDrosaDEnITE suppuraTIVa: paToGEnEsI, sCaLE DI VaLuTazIonE E CrITErI DI InCLusIonE/EsCLusIonE giuseppe monFrecola, matteo megna (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) 11.45 – 12.00 8 noVITÀ nELLa TErapIa MEDICa marco romanelli (u.O. dERm., uNIV. pIsA) 12.00 – 12.20 9 HIDraDEnITIs suppuraTIVa: surGICaL approaCH FalK g. bechara (dEpt. dERm. suRG., RuHR-uNIV. bOcHum, GERmANY) 12.20 – 12.30 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione sessione 4a - psoriasi presentano: b. Guarneri, G. monfrecola, b.m. piraccini 12.30 – 12.45 10 VITaMIna D E psorIasI steFano calVieri (cL. dERm., pOLIcL. umbERtO I, uNIV. sApIENZA, ROmA) 12.45 – 12.50 Discussione sull’argomento esposto durante la sessione 10 SABATO 30 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A sessione 5a - malattie dei capelli 12.50 – 13.10 11 psorIaTIC aLopECIa antonella tosti (dEpt. dERm. cut. suRG., uNIV. mIAmI, FL, usA) 13.10 – 13.30 pErsIsTEnT sEXuaL DYsFunCTIon In MEn WITH anDroGEnIC aLopECIa or prosTaTIC HYpErpLasIa WHo arE EXposED To FInasTErIDE or DuTasTErIDE dennis p. West, *giuseppe micali (dEpt. dERm., FEINbERG scH. mEd., NORtHWEstERN uNIV., cHIcAGO, IL, usA; * sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) 12 13.30 – 15.00 Pausa pranzo sessione 6a - dermatologia pediatrica presentano: F. Ayala, c. Gelmetti, A. tosti 15.00 – 15.20 13 propranoLoL For InFanTILE HaEManGIoMas: rECoMMEnDaTIons anD proposED THErapEuTIC proToCoL John i. harper (pAEd. dERm., INst. cHILd HEALtH, ucL, LONdON, uK) 15.20 – 15.40 14 GEnETIC sKIn DIsEasE: DIsCoVErY anD rECoVErY John a. mcgrath (st. JOHN's INst. dERm., KING's cOLL., GuY's HOsp., LONdON, uK) 15.40 – 16.00 15 suCCEssFuLLY TrEaTInG aTopIC DErMaTITIs In CHILDrEn laWrence schachner (dEpt. dERm., mILLER scH. mEd., mIAmI uNIV., FL, usA) sessione 7a - psoriasi presentano: m.R. bongiorno, A. di carlo 16.00 – 16.15 16 MInIMaL DIsEasE aCTIVITY: un oBIETTIVo raGGIunGIBILE nELLa GEsTIonE DEL pazIEnTE Con arTrITE psorIasICa In TErapIa Con FarMaCI BIoLoGICI nicola balato (sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. cH., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) 11 SABATO 30 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A 16.15 – 16.30 17 16.30 – 16.35 sECuKInuMaB E psorIasI: una prossIMa opporTunITÀ Con InDICazIonI InnoVaTIVE clara de simone, giacomo caldarola (Ist. dERm., uNIV. cAtt. sAcRO cuORE, ROmA) Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione sessione 8a - daYlight photodYnamic therapY presenta: m.c. Fargnoli 16.35 – 16.55 18 La LuCE soLarE In TErapIa FoToDInaMICa: nuoVa FronTIEra nEL TraTTaMEnTo DELLE CHEraTosI aTTInICHE hans christian WulF (dEpt. dERm., bIspEbJERG HOsp., cOpENHAGEN, dENmARK) 16.55 – 17.00 Discussione sull’argomento esposto durante la sessione 17.00 – 17.30 Pausa sessione 9a - noVitÀ in terapia dermatologica presentano: s. Amato, N. balato, m. Fimiani, m. Romanelli, L. Zichichi 17.30 – 17.45 19 nuTraCEuTICaLs For THE sKIn: an upDaTE gioVanni scapagnini, sergio daVinelli (dIp. mEd. sc. sALutE, uNIV. mOLIsE, cAmpObAssO) 17.45 – 18.00 20 CorTICosTEroIDI pEr uso TopICo: IMporTanza DELLa ForMuLazIonE nicola pimpinelli, Vieri grandi (sEZ. dERm., dIp. cH. mEd. tRAsLAZ., uNIV. FIRENZE) 18.00 – 18.15 TraTTaMEnTo DELLa TInEa InGuInaLIs E DELLa TInEa CorporIs Con un’assoCIazIonE anTIMICoTICo-CorTICosTEroIDE steFano Veraldi, *rossana schianchi (u.O. dERm., uNIV. mILANO; *I.d.E., mILANO) 21 18.15 – 18.30 22 InGEnoLo MEBuTaTo nELLE CHEraTosI aTTInICHE: EspErIEnza CLInICa E sTruMEnTaLE marco ardigÒ (Ist. dERm. s. GALLIcANO, IRccs, ROmA) 12 SABATO 30 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A 18.30 – 18.45 23 pEMFIGo: anTI CD-20 CoME TErapIa aDIuVanTE o TErapIa DI prIMa sCELTa? claudio Feliciani (cL. dERm., uNIV. pARmA) 18.45 – 19.00 24 LICHEn sCLErosus: prospETTIVE TErapEuTICHE antonio cristaudo, alessandra latini, marinella tedesco, marina ambriFi, massimo giuliani, carola ancona (Ist. dERm. s. GALLIcANO, IRccs, ROmA) 19.00 – 19.30 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 19.30 Chiusura dei lavori 13 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B sessione 1b - attualitÀ in terapia dermatologica presentano: A. costanzo, G. pellacani, F. Ricciuti, L. stingeni, G. trevisan 11.30 – 11.45 25 ruoLo DI nICoTInaMIDE nELLa CHEMIoprEVEnzIonE DEI TuMorI CuTanEI non MELanoMa: EVIDEnzE spErIMEnTaLI E CLInICHE nicola pimpinelli (sEZ. dERm., dIp. cH. mEd. tRAsLAZ., uNIV. FIRENZE) 11.45 – 12.00 26 ToCoTrIEnoLI E ToCoFEroLI TopICI In DErMaToLoGIa gabriella Fabbrocini (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) 12.00 – 12.15 27 nuoVE VIE rECETTorIaLI DEL prurITo sInE MaTErIa bianca maria piraccini (dERm., dImEs, uNIV. bOLOGNA) 12.15 – 12.30 28 VasCuLITE LEuCoCIToCLasICa a IGa. CLInICa E TErapIa massimo papi (u.O. uLcERE cut. dERm. VAsc., IdI, ROmA) 12.30 – 12.40 MasToCITosI: QuaLE TraTTaMEnTo? DaLLa TErapIa anTIsTaMInICa aLLa TarGET THErapY Valeria braZZelli, steFania barruscotti, sara grassi, andrea michelerio, *serena merante, gioVanni borroni (cL. dERm. E *cL. EmAtOL., FONdAZ. pOLIcL. s. mAttEO IRccs, uNIV. pAVIA) 29 12.40 – 12.55 30 METoTrEXaTo: noVITÀ nELLa TraDIzIonE steFano piaserico (cL. dERm., uNIV. pAdOVA) 12.55 – 13.10 31 BIosIMILarI: una nuoVa sFIDa TErapEuTICa In DErMaToLoGIa enZo berardesca (Ist. dERm. s. GALLIcANO, IRccs, ROmA) 13.10 – 13.20 32 I FarMaCI BIoLoGICI nELLa psorIasI ErITroDErMICa giuseppe stinco, enZo errichetti (cL. dERm., dIp. sc. mEd. spER. cL., A.O.u. s. mARIA mIsERIcORdIA, uNIV. udINE) 14 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 13.20 – 13.30 33 13.30 – 13.35 psorIasI, EruzIonI psorIasIForMI E MaLaTTIE InFIaMMaTorIE CronICHE InTEsTInaLI maddalena napolitano, nicola balato (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione sessione 2b - simposio ddi “come preserVo la mia pelle…”: trucchi… dermatologici presentano: A. barba, p. crawford, G. Fabbrocini, L. Larsson West, c. Rigoni 13.35 – 13.50 34 LE TErapIE DEI sanTI luigi ValenZano (Ist. dERm. s. GALLIcANO, ROmA) 13.50 – 14.05 35 CosMETICI E CuTE sEnsIBILE caterina Foti, paolo romita (sEZ. dERm., dIp. mEd. INt., ImmuNOL. mAL. INF., uNIV. bARI) 14.05– 14.20 36 psorIasI E VITaMIna D In MEnopausa: uTILITÀ DELLa FoToTErapIa Valeria braZZelli (cL. dERm., FONdAZ. pOLIcL. s. mAttEO IRccs, uNIV. pAVIA) “…e come la preserVo dall’inQuinamento ambientale”: sKin damages related to pollution: a neW challenge For dermatologists 14.20 – 14.30 37 sTraTEGIEs For prEVEnTIon oF poLLuTIon-InDuCED sKIn DIsorDErs (LEttuRA NON Ecm) gabrielle sore (L’OREAL REsEARcH, AsNIEREs suR sEINE, FRANcE) 14.30 – 14.40 38 poLLuTIon anD sKIn DIsorDErs (LEttuRA NON Ecm) giuseppe Valacchi (sEZ. bIOL. EVOLuZ., dIp. sc. VItA bIOtEcNOL., uNIV. FERRARA) 14.40 – 15.00 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 15 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 15.00 – 16.00 sessione 3b - comunicaZioni libere presentano: u. bottoni, L. brambilla, A. campanati, A. Rossi, N. skroza 39 pITYrIasIs ruBra pILarIs TIpo I DELL’aDuLTo: TrE CasI TraTTaTI Con suCCEsso Con usTEKInuMaB biagio didona, Flora canZona, tiZiano tonanZi, massimo papi (IdI, ROmA) 40 MaLaTTIa DI HaILEY-HaILEY E suppLEMEnTazIonE oraLE DI VITaMIna D matteo megna, pietro santoianni (sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. cH., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) 41 ruoLo DELLa MIrTazapIna nELLa TErapIa DEL prurITo CronICo simone garcoVich (Ist. dERm., uNIV. cAtt. sAcRO cuORE, FONd. pOLIcL. uNIV. A. GEmELLI, ROmA) 42 MorFEa GEnEraLIzzaTa E psorIasI: sTEssa TErapIa? emilia cerulli, elettra antonelli, Katharina hansel, luca stingeni (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd., uNIV. pERuGIA) 43 TErapIa TopICa nELLa psorIasI unGuEaLE amanda maZZi, salVatore panduri, Valentina dini, marco romanelli (u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA) 44 TraTTaMEnTo Con FarMaCI BIoLoGICI DI psorIasI/EpaTopaTIE cristina mugheddu, monica pau, rino murgia, Franco rongioletti (cL. dERm., p.O. s. GIOVANNI dI dIO, A.O.u., cAGLIARI) 45 DErMaTITI IaTroGEnE In Corso DI TraTTaMEnTo DELL’EpaTopaTIa HCVCorrELaTa Con sIMEprEVIr Francesco borgia, irene cacciola, FabriZio guarneri, mario Vaccaro, seraFinella p. cannaVÒ (sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. mEssINA) 46 47 TErapIa Con prEDnIsonE ED anaKInra In sapHo sYnDroME teresa oranges, *andrea diociaiuti, **antonella insalaco, **FabriZio de benedetti, *maYa el hachem (u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER. uNIV. pIsA; *u.O.c. dERm. E **u.O.c. REumAtOLOGIA, Osp. pEd. bAmbINO GEsÙ, IRccs, ROmA) una rEazIonE paraDossa Da anTI-TnFaLFa emanuela martina, Katia giuliodori, anna campanati, annamaria oFFidani (cL. dERm., dIp. sc. cL. mOLEcOL., uNIV. pOLItEcN. mARcHE, ANcONA) 16 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 48 EruzIonE psorIasIForME In Corso DI TErapIa Con MIDosTaurIna In pazIEnTE Con MasToCITosI sIsTEMICa marta tramontana, rossella marietti, Katharina hansel, leonardo bianchi, luca stingeni (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd., uNIV. pERuGIA) 49 oMaLIzuMaB E orTICarIa CronICa sponTanEa giuseppe pistone, maria rita bongiorno (u.O.c. dERm. mts, A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, uNIV. pALERmO) 50 rIsoLuzIonE Con ETanErCEpT DI una sInDroME DI LYELL proVoCaTa Da rITuXIMaB In un pazIEnTE aFFETTo Da pEMFIGo VoLGarE GraVE biagio didona, maria antonietta pilla, dario didona, cinZia maZZanti (IdI, ROmA) sessione 4b - noVitÀ terapeutiche: dermatite seborroica - inFeZioni da hpV presentano: p. Amerio, m. barbareschi 16.00 – 16.15 51 aTTuaLITÀ nELLa TErapIa TopICa DELLa DErMaTITE sEBorroICa Federica dall’oglio, giuseppe micali (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) 16.15 – 16.20 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione presenta: p. Amerio 16.20 – 16.35 52 16.35 – 16.50 53 nITrIzInC CoMpLEX: EFFICaCIa E ToLLEraBILITÀ nEL TraTTaMEnTo DELLE VErruCHE "DIFFICILI" Francesco lacarrubba, giuseppe micali (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) un nuoVo TraTTaMEnTo DELLE VErruCHE GEnITaLI EsTErnE: nITrIzInCCoMpLEX marinella brambati, marco cusini (u.O.s. mts, FONdAZ. IRccs cA’ GRANdA Osp. mAGGIORE pOLIcL., mILANO) 16.50 – 17.00 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 17.00 – 17.30 Pausa 17 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B sessione 5b - attualitÀ su: daYlight photodYnamic therapY - acne presentano: s.p. cannavò, G. Filosa, m.c. potenza 17.30 – 17.40 54 17.40 – 17.50 55 EspErIEnza ITaLIana su DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY L’EspErIEnza DI L’aQuILa maria concetta Fargnoli, antonella piccioni (cL. dERm., uNIV. L’AQuILA) EspErIEnza ITaLIana su DaYLIGHT pHoToDYnaMIC THErapY L’EspErIEnza DI CoMo paolo sergio paVone, silVia loVati (Att. cL. tERR., bR. dERm., ALLERGOL., sERV., A.O. s. ANNA, cOmO) 17.50 - 17.55 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 17.55 – 18.10 a proposITo DELLE assoCIazIonI prECosTITuITE nELLa TErapIa TopICa DELL’aCnE VincenZo bettoli, giulia toni, alberto bertoldi, graZiana amendolagine (u.O. dERm., dIp. sc. mEd., A.O.u., uNIV. FERRARA) 56 18.10 – 18.25 57 FraGILITÀ CuTanEa nELL’aCnE gabriella Fabbrocini (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. pAt. sIst., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) 18.25 – 18.35 58 proBLEMaTICHE aLLErGoLoGICHE LEGaTE aLLa TErapIa TopICa DELL’aCnE cataldo patruno, matteo megna (sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. cH., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) 18.35 – 18.45 59 aCnE CHELoIDEa DELLa nuCa: TErapIa antonia gimma, carla cardinali, Franca taViti (dERm., Osp. pRAtO) 18.45 – 18.50 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 18 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 18.50 – 19.30 sessione 6b - comunicaZioni libere presentano: A. cristaudo, p. Quaglino, E. Raia, V. schirripa, G. soda, G. stinco 60 aCnE rEsIsTEnTE aLLE TErapIE TraDIzIonaLI: un Caso DI sInDroME aDrEnoGEnITaLE Veronica balduZZi, maria concetta potenZa (u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA) 61 un Caso DI rosaCEa DEL CuoIo CapELLuTo maria caterina Fortuna, giulia pranteda, alFredo rossi (u.O.c. dERm., dIp. mEd. INt. spEc. mEd., uNIV. sApIENZA, ROmA) 62 pITIrIasI LICHEnoIDE CronICa In ETÀ pEDIaTrICa: DEsCrIzIonE DI un Caso emilia aQuila, ilaria proietti, maria concetta potenZa (u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA) 63 64 65 66 InGEnoLo MEBuTaTo nELLE CHEraTosI aTTInICHE: sTuDIo CLInICo, IsToLoGICo-IMMunoIsToCHIMICo E VIDEoDErMaTo-CapILLarosCopICo iVan bobYr, anna campanati, Veronica consales, emanuela martina, elisa molinelli, Federico diotalleVi, Valerio brisigotti, *mirella giangiacomi, giulia ganZetti, annamaria oFFidani (cL. dERm., dIp. sc. cL. mOLEcOL. E *Ist. ANAt. pAtOL. IstOpAtOL., uNIV. pOLItEcN. mARcHE) EFFICaCIa DELLa TErapIa FoToDInaMICa nELLa MICosI FunGoIDE assoCIaTa a MorBo DI BoWEn nicolÒ riVetti, *riccardo gioVanni borroni, Valeria braZZelli (cL. dERm., uNIV. pAVIA E *LAb. dIAGNOst. mOLEcOL., FONdAZ. IRccs, pOLIcL. s. mAttEO, pAVIA) VasCuLopaTIa LIVEDoIDE assoCIaTa aD IpEroMoCIsTEInEMIa TraTTaTa Con aCIDo FoLICo E CoMpLEsso VITaMInICo B enZo errichetti, giuseppe stinco (cL. dERm., uNIV. udINE) InnEsTI EpIDErMICI FrazIonaLI: EspErIEnza DELLa CLInICa DErMaToLoGICa pIsana agata JanoWsKa, Valentina dini, michela macchia, salVatore panduri, teresa oranges, marco romanelli (u.O. dERm., dIp. cL. mEd. spER., uNIV. pIsA) 19 SABATO 30 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 67 68 19.30 TErapIa CELLuLarE DEL Danno soLarE CronICo EpITELIaLE sEVEro ED EsTEso michele Fimiani, pietro rubegni, elisa pianigiani, giancarlo mariotti (cL. dERm., dIp. sc. mEd., cH. NEuROsc., uNIV. sIENA) IL dERmA dEEpIdERmIZZAtO AcELLuLARE LIOFILIZZAtO: uNA NuOVA OppORtuNItÀ IN VuLNOLOGIA michele Fimiani, elisa pianigiani, Francesca ierardi, linda tognetti (cL. dERm., dIp. sc. mEd., cH. NEuROsc., uNIV. sIENA) Chiusura dei lavori 20 SABATO 30 GENNAIO Lunch Time - Sala C sessione 1c (NON ECM) - malattie delle unghie: diagnosi aVanZata e terapia presentano: b.m. piraccini, F. Lacarrubba 13.30 – 14.30 69 DIaGnosI aVanzaTa E TErapIa DELLE onICopaTIE bianca maria piraccini (dERm., dImEs, uNIV. bOLOGNA) 14.30 – 15.00 Discussione sull’argomento esposto durante la sessione Sessione Parallela - Sala C 15.30 – 19.00 sessione 2c (NON ECM) - Video: introduZione alla dermochirurgia (a cura della sidco) - proieZione non stop - 21 SABATO 30 GENNAIO Lunch Forum - Sala D sessione 1d (NON ECM) - ectoparassitosi: diagnosi aVanZata e terapia presentano: G. Leigheb, L. stingeni 13.30 – 14.30 70 EnToMoDErMaTosI E parassITosI aMBIEnTaLI giorgio leigheb, *luca stingeni, elisa ZaVattaro, **mario principato (cL. dERm., uNIV. pIEmONtE ORIENtALE, NOVARA; *sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd. E **sEZ. pARAssItOL., FAc. mEd. VEtER., uNIV. pERuGIA) 14.30 – 15.00 Discussione sull’argomento esposto durante la sessione 22 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A sessione 10a - oncologia dermatologica presentano: G. Fabrizi, A. parodi, N. pimpinelli, A. Virgili 08.45 – 09.00 71 La TErapIa MEDICa DEL MELanoMa METasTaTICo In FasE aVanzaTa pietro Quaglino, paolo FaVa, maria teresa Fierro (cL. dERm., uNIV. tORINO) 09.00 – 09.15 72 IL LInFonoDo sEnTInELLa: upDaTE marco simonacci (st. c. dERm., Osp. mAcERAtA, AsuR mARcHE AREA VAstA 3) 09.15 – 09.30 73 CaMpo DI CanCErIzzazIonE aldo di carlo (Ist. s. mARIA E s. GALLIcANO, IRccs, ROmA) 09.30 – 09.40 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione sessione 11a - mollusco contagioso 09.40 – 10.00 74 THE ManaGEMEnT oF MoLLusCuM ConTaGIosuM antonio torrelo (dEpt. dERm., HOsp. NIÑO JEsÚs, mAdRId, spAIN) 10.00 – 10.05 Discussione sull’argomento esposto durante la sessione sessione 12a - psoriasi e nuoVi target terapeutici presentano: E. berardesca, m.G. bernengo, G. borroni 10.05 – 10.20 75 10.20 – 10.35 76 aprEMILasT: MECCanIsMo D’azIonE E InDICazIonI nEL TraTTaMEnTo DELLa psorIasI antonio costanZo (cL. dERm., A.O. s. ANdREA, uNIV. sApIENZA, ROmA) InTErLEuCHIna 23: CIToCHIna CHIaVE nELLa paToGEnEsI DELLE sponDILoarTrITI gioVanni triolo (u.O.c. REum., dIp. bIOmEd. mEd. INt. spEc., A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, pALERmO) 23 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A 10.35 – 10.50 77 WHEn BIoTECnoLoGY MEETs paTIEnT’s nEED In arTHropaTHIC psorIasIs aurora parodi (dIssAL sEZ. dERm., uNIV. GENOVA, IRccs A.O.u. s. mARtINO, Ist GENOVA) 10.50 – 11.00 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 11.00 – 11.30 Pausa sessione 13a - metodiche non inVasiVe nel monitoraggio terapeutico del “non melanoma sKin cancer” (in collaboraZione con aidnid) presentano: A. di stefani, F. Lacarrubba 11.30 – 11.45 78 11.45 – 12.00 79 12.00 – 12.15 80 12.15 – 12.25 La DErMosCopIa nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DELLE CHEraTosI aTTInICHE caterina longo (sKIN cANcER u., ARcIspEd. s. mARIA NuOVA, IRccs, REGGIO EmILIA) La DErMosCopIa nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DEL CarCInoMa BasoCELLuLarE aimilios lallas (FIRst dEpt. dERm., ARIstOtLE uNIV., tHEssALONIKI, GREcIA) La MICrosCopIa LasEr ConFoCaLE nEL MonIToraGGIo TErapEuTICo DEI TuMorI CuTanEI gioVanni pellacani (cL. dERm., uNIV. mOdENA E REGGIO EmILIA) Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione sessione 14a - reaZioni cutanee iatrogene presentano: G. Angelini, G. Leigheb, F. Rongioletti 12.25 – 12.40 81 DErMopaTIE E FarMaCI anTIpErTEnsIVI ugo bottoni, steFano dastoli, *emilio russo, giuseppe FabriZio amoruso, *caterina palleria, elisabetta scali, *gioVambattista de sarro (dERm. E *FARm. cL. FARmAcOVIGIL., uNIV. mAGNA GRAEcIA, cAtANZARO) 24 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Plenaria - Sala A 12.40 – 12.55 82 IL DErMaToLoGo E L’“aLLErGIa” aI BETa-LaTTaMICI: un proBLEMa QuoTIDIano luca stingeni (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd., uNIV. pERuGIA) 12.55 – 13.45 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 13.45 Compilazione questionario ECM 14.00 Chiusura del Congresso 25 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B sessione 7b - attualitÀ in terapia dermatologica presentano: d. bonamonte, b. didona, c. Feliciani, m. picardo 08.45 – 09.00 83 FoToTErapIa E LasErTErapIa nEL Lupus ErITEMaToso manuela papini (cL. dERm. tERNI, uNIV. pERuGIA) 09.00 – 09.15 FInasTErIDE: possIBILE uTILIzzo TopICo nEL TraTTaMEnTo DELL’aLopECIa anDroGEnETICa MasCHILE alFredo rossi, maria caterina Fortuna (u.O.c. dERm., dIp. mEd. INt. spEc. mEd., uNIV. sApIENZA, ROmA) 84 09.15 – 09.25 85 09.25– 09.35 86 09.35 – 09.45 87 09.45 – 09.50 TErapIa Con rITuXIMaB prIMa DELLa GraVIDanza In TrE pazIEnTI aFFETTE Da pEMFIGo GraVE: VaLuTazIonE DELL’ouTCoME camilla Vassallo, elena tagliabue, Federica derlino, gioVanni borroni (cL. dERm., FONdAZ. IRccs, pOLIcL. s. mAttEO, dIp. sc. cL.-cH., uNIV. pAVIA) CarCInoMa BasoCELLuLarE DELL’EsTrEMo CEFaLICo: QuanTo L’EsCIssIonE CHIrurGICa È LarGa E proFonDa aBBasTanza sara grassi, mario merlino, renato rosso, gioVanni borroni (u. dERm., uNIV. pAVIA, IRccs, pOLIcL. s. mAttEO, pAVIA) LIVELLI sIErICI DI VITaMIna D E MELanoMa: sTuDIo Caso-ConTroLLo E rEVIEW DELLa LETTEraTura alessandra narcisi, giorgia cortesi, diego orsini, laura FidanZa, *daniela pisani, **maria soFia cattaruZZa, antonio costanZo, marta carlesimo (u.O.c. dERm. VENEREOL. E *u.O.c. mEd. INt., mAL. mEtAb. mIN. mAL. mEtAb. OssO , O. s. ANdREA, uNIV. sApIENZA, ROmA; **dIp. sAN. pub. mAL. INF., uNIV. sApIENZA, ROmA) Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione sessione 8b - approccio pratico ragionato in medicina dermoestetica presentano: m. benci, m.p. de padova, A. tedeschi 09.50 – 10.15 88 anaToMY anD VoLuMIzInG InJECTIons oF THE CHEEK: THE DouBLE pLanE TECHnIQuE Fabio massimo ingallina (cH. pLAst. RIcOstR. EstEt., cAtANIA) 26 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 10.15 – 10.35 89 LEsson FroM anaToMY: HoW To opTIMIzE THE usE oF HYaLuronIC aCID InJECTIon For sKIn rEJuVEnaTIon martin n. Zaiac (dEpt. dERm., H. WERtHEIm cOLL. mEd., FLORIdA INt. uNIV. mIAmI, usA) 10.35 – 11.00 Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 11.00 – 11.30 Pausa sessione 9b - eFFetti indesiderati in medicina dermoestetica presentano: N. cameli, A. di pietro 11.30 – 11.40 90 EFFETTI InDEsIDEraTI Da aLTa TECnoLoGIa DErMaToLoGICa giuseppe iVano luppino (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) 11.40 – 11.50 91 GLI EFFETTI CoLLaTEraLI DEI FILLEr DELLE LaBBra E DEL DIsTrETTo pErIoraLE maria pia de padoVa, *antonino di pietro (dERm., Osp. pRIV. NIGRIsOLI, bOLOGNA; *sERV. dERm., Osp. L. mARcHEsI dI INZAGO, mILANO) 11.50 – 12.00 92 EFFETTI InDEsIDEraTI Da pEELInG CHIMICI aurora tedeschi, giuseppe micali (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) 12.00 – 12.10 EFFETTI InDEsIDEraTI Da TossIna BoTuLInICa nEL TraTTaMEnTo DELLE ruGHE mauriZio benci (dERm., FIRENZE) 93 12.10 – 12.20 94 12.20 – 12.35 95 12.35 – 12.40 EFFETTI InDEsIDEraTI Da TossIna BoTuLInICa nEL TraTTaMEnTo DELL’IpErIDrosI anna campanati, emanuela martina, annamaria oFFidani (cL. dERm., uNIV. pOLItEc. mARcHE, Osp. RIuN., ANcONA) rEazIonI Da FILLErs (GranuLoMa DELL’ETErna GIoVInEzza). CoME L’IsToLoGIa aIuTa IL CLInICo Franco rongioletti (cL. dERm., dIp. sc. mEd. m. AREsu, uNIV. cAGLIARI) Discussione sugli argomenti esposti durante la sessione 27 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 12.40 – 13.15 sessione 10b - comunicaZioni libere presentano: c. de simone, m. papi, m. papini, m. pau, G. pistone, L. Valenzano 96 LE proprIETÀ non anTIMICroBICHE DELLE TETraCICLInE nELLE DErMaTosI InFIaMMaTorIE: un Caso DI prurIGo pIGMEnTosa TraTTaTo Con MInoCICLIna laura cristina gironi, pamela Farinelli, *angela giacalone, enrico colombo (cL. dERm., dIp. mEd. cL. spER. E *ANAt. pAtOL., dIp. sc. sALutE, uNIV. pIEmONtE ORIENtALE A. AVOGAdRO, NOVARA) 97 un Caso DI CanDIDosI DEL CuoIo CapELLuTo maria caterina Fortuna, giulia pranteda, alFredo rossi (u.O.c. dERm., dIp. mEd. INt. spEc. mEd., uNIV. sApIENZA, ROmA) 98 99 100 101 102 sporoTrICosI LInFoCuTanEa: a proposITo DI un Caso TraTTaTo Con ITraConazoLo In TErapIa puLsaTa annunZiata bartolotta, claudio guarneri, *maria lentini, **giuseppe criseo, seraFinella p. cannaVÒ (sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. spER. E *dIp. pAtOL. um. AduLtO EtÀ EVOLutIVA G. bARREsI E **dIp. sc. cHIm., bIOL., FARm. Amb., uNIV. mEssINA) TErapIa DELLa LEIsHManIosI CuTanEa Da LEIsHManIa InFanTuM E LEIsHManIa BrazILIEnsIs Con FLuConazoLo steFano Veraldi, gianluca naZZaro (u.O. dERm., uNIV. mILANO) TErapIa DELLa sCaBBIa CrosTosa Con aCITrETIna steFano Veraldi, gianluca naZZaro, steFano maria serini (u.O. dERm., uNIV. mILANO) rEazIonE Lupus-LIKE Da IDrossICLoroCHIna In pazIEnTE aFFETTa Da sInDroME DI sJÖGrEn roberto maglie, *chiara baldini, Valentina dini, marco romanelli (u.O. dERm. E *u.O. REum., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA) La DErMaToMIosITE E ruoLo DEGLI Msa: Caso CLInICo michela longone, nicola di meo, sara treVisini, cecilia noal, silVia Vichi, serena Fagotti, giusto treVisan (cL. dERm., uNIV. tRIEstE) 28 DOMENICA 31 GENNAIO Sessione Parallela - Sala B 103 13.15 noVITÀ In TEMa DI ECzEMa paLpEBraLE mario bellosta, *mauro paradisi, **nunZia maiello (dERm., pAVIA; *dERm., uNIV. cAmpus bIOmEd., ROmA; **Amb. ALLERG. pEd., dIp. dONNA, bAmbINO E cH. GEN. spEc., II uNIV. NApOLI) Chiusura dei lavori 29 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 Poster 31 i ii iii MaLaTTIa DI KYrLE TraTTaTa Con aLLopurInoLo giorgio la Viola, Veronica balduZZi, maria concetta potenZa (u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA) aDErEnza aLLa TErapIa nELLE onICoMICosI Valentina FabriZi, Ylenia natalini, martina ruspi, Francesco robert burKert, manuela papini (uNIV. pERuGIA, cL. dERm., tERNI) uLCEra pLanTarE Da DErMaBaCTEr HoMInIs leonardo bianchi, Jacopo broZZi, *antonella mencacci, Katharina hansel, luca stingeni (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL. E *sEZ. mIcRObIOL. mIcRObIOL. cL., dIp. mEd. spER., uNIV. pERuGIA) iV pIoDErMa GanGrEnoso TraTTaTo Con MoMETasonE FuroaTo E MEDICazIonI aVanzaTE michela iannone, teresa oranges, agata JanoWsKa, Valentina dini, marco romanelli (u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA) V uTILIzzo DI MEDICazIonI aVanzaTE nELLa GEsTIonE DI LEsIonE Da Morso DI raGno nECroTossICo annalisa tonini, teresa oranges, agata JanoWsKa, simona sbolci, Valentina dini, marco romanelli (u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA) Vi La “TErapIa” DELLE InFEsTazIonI Da pYEMoTEs VEnTrICosus diletta neVe, *simona principato, **mario principato, **iolanda moretta, leonardo bianchi, luca stingeni (sEZ. dERm. cL., ALLERGOL. VENEREOL., dIp. mEd. spER., uNIV. pERuGIA; *cENtRO RIc. uRANIA, pERuGIA (WWW.EdpA.It); **sEZ. pARAssItOL., dIp. mEd. VEtER., uNIV. pERuGIA) Vii DErMaTITE aTopICa E psorIasI sEVEra In TraTTaMEnTo Con usTEKInuMaB bruno gualtieri, salVatore panduri, Valentina dini (u.O. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. pIsA) Viii proFILo CIToCHInICo In pazIEnTI psorIasICI In TraTTaMEnTo Con FarMaCI BIoTECnoLoGICI ugo bottoni, *marta greco, giuseppe FabriZio amoruso, steFano dastoli, elisabetta scali, *elio gulletta (dERm. E *pAtOL. GEN., uNIV. mAGNA GRAEcIA, cAtANZARO) 32 iX X Xi Xii Xiii XiV XV IL TraTTaMEnTo Con ETanErCEpT È In GraDo DI MoDuLarE L’apopTosI In pazIEnTI Con psorIasI MoDEraTa-GraVE serena lembo, *nicola balato, *giuseppina caiaZZo, *matteo megna, *Fabio aYala, **anna balato (dIp. mEd. cH., uNIV. sALERNO; *dIp. mEd. cL. cH. E **dIp. sc. bIOmEd. AVANZ., uNIV. FEdERIcO II, NApOLI) TroMBoCITopEnIa In Corso DI TraTTaMEnTo anTI-TnFaLFa: GEsTIonE TErapEuTICa marta muscianese, maria concetta potenZa (u.O.c. dERm. d. INNOcENZI, pOLO pONtINO, uNIV. sApIENZA, ROmA) VaLuTazIonE DI TErapIa CoMBInaTa DI GEL a BasE DI HYDroXYpInaCoLonE rETInoaTo E MasCHEra a BasE DI arGILLa VErDE E BIanCa assoCIaTo a raDIoFrEQuEnza nEL TraTTaMEnTo DELL’aCnE LIEVE MoDEraTa DEL VoLTo: sTuDIo prELIMInarE daniela bianchini, martina gerardi, angela Ferrari (u.O.c. dERm., dAI EmAtOL., ONcOL., ANAt. pAtOL. mEd. RIGEN., uNIV. sApIENZA, ROmA) TErapIa FoToDInaMICa nEGLI EsITI CICaTrIzIaLI Da Lupus MILIarIs DIssEMInaTus FaCIEI roberta giuFFrida, Francesco borgia, antonio Foti, lucia mendolia, seraFinella p. cannaVÒ (sEZ. dERm., dIp. mEd. cL. spER., uNIV. mEssINA) VEICoLazIonE DEL suLForaFanE MEDIanTE VEsCICoLE uLTraDEForMaBILI: VaLuTazIonE EX VIVo donatella paolino, ugo bottoni, massimo Fresta (dERm., uNIV. mAGNA GRAEcIA, cAtANZARO) InTErazIonE FunzIonaLE Tra poLIMorFIsMI GEnETICI DI p53 E KITLG CoME FaTTorE prEDITTIVo DI rIsposTa a TarGETED THErapIEs nEL MELanoMa METasTaTICo alessandra narcisi, elisabetta botti, giorgia cortesi, laura FidanZa, *barbara marinari, marta carlesimo, antonio costanZo (u.O.c. dERm. VENEREOL., A.O. s. ANdREA, uNIV. sApIENZA, ROmA; *dIp. dERm., uNIV. tOR VERGAtA, ROmA) una pIGMEnTazIonE aCQuIsITa annamaria ronco, alessandra Farnetti, ViViana schiaVone, Francesca deluca, mario pippione (sERV. dERmOcH., HumANItAs GRAdENIGO, tORINO) 33 XVi XVii XViii XiX XX XXi XXii un Caso DI sCHWannoMa rECIDIVo annamaria ronco, alessandra Farnetti, ViViana schiaVone, Francesca deluca, mario pippione (sERV. dERmOcH., HumANItAs GRAdENIGO, tORINO) IL pLasMa rICCo DI pIasTrInE (prp) auToLoGo nEL TraTTaMEnTo DELL’aLopECIa arEaTa gioVanni biondo, daVide Fattore, mariano FundarÒ, maria sorce (u.O.c. dERm. mts, A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, uNIV. pALERmO) IMpIEGo DI pLasMa rICCo DI pIasTrInE (prp) auToLoGo nEL TraTTaMEnTo DELL’aLopECIa anDroGEnETICa laura maniscalco, paolo caruso, rosa coppola, maria sorce (u.O.c. dERm. mts, A.O.u. pOLIcL. p. GIAccONE, uNIV. pALERmO) psorIasI E pEMFIGoIDE BoLLoso: EFFICaCIa DI un TraTTaMEnTo sEQuEnzIaLE Con CorTICosTEroIDI, METoTrEXaTE E aCITrETIna daniele riZZo, *laura miceli, *maria paola ternullo, massimo FraZZitta, concetta nocita, leonardo Zichichi (u.O.c. dERm. E *u.O.c. ANAt. pAtOL., Osp. s. ANtONIO AbAtE, tRApANI) TraTTaMEnTo DELLa rosaCEa ErITEMaTo-TELanGIECTasICa Con BrIMonIDIna TopICa: VaLuTazIonE TraMITE FoToGraFIa DIGITaLE E VIDEoDErMaTosCopIa anna elisa VerZÌ, Francesco lacarrubba, Federica dall’oglio, carmelinda Fusto, raFFaele gibilisco, giuseppe micali (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) su DI un Caso DI XEroDErMa pIGMEnToso TraTTaTo Con VIsMoDEGIB: DaTI prELIMInarI maria rita nasca, laura guZZardi, clara benintende, maria letiZia musumeci, *Francesco FerraÙ, giuseppe micali (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA; *u.O. ONcOL., Osp. s. VINcENZO, tAORmINA) CIao proF gli allieVi della clinica dermatologica di catania (sEZ. dERm. VENEREOL., dIp. cH. GEN. spEc. mEd.-cH., uNIV. cAtANIA) 34 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL Catania, 30-31 gennaio 2016 AbstrAct GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL CATANIA 30-31 gennaio 2016 relAzioni GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 AdvAnces in skin sciences And their therApeutic implicAtions stephen i. katz National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases, National Institutes of Health, Bethesda, Maryland, USA Major scientific advances continually inform our approaches to patient care. in order to advance our approach to patients it is incumbent on us to have a better knowledge of the pathophysiology of disease. in this lecture i will describe several examples of basic science discoveries that are helping us to better understand the mechanisms involved in and treatment of human diseases. i will discuss some rare diseases and novel approaches to their treatment. As well, i will talk about the potential of the human microbiome and discuss its role in human disease. Finally i will discuss the advent of new treatments that are based on the molecular mechanisms of benign (psoriasis) and malignant (melanoma) diseases. 38 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 therApeutic peArls from JAAd Bruce h. thiers Dermatology & Dermatology Surgery, Medical University of South Carolina, Charleston, South Carolina, USA in this session the speaker, who is editor of the Journal of the American Academy of Dermatology (JAAD), will present an overview of recent key articles published in that Journal. emphasis will be placed on new data that affect the clinical practice of dermatology. therapeutic advances will be featured. the goals of the session will be to (1) examine the recent literature in dermatology, (2) identify new therapeutic approaches to skin disease, and (3) discuss the effects and side effects of these new therapies. 39 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 WhAt’s neW in therApeutics of infectious dermAtology olivier chosidow Department of Dermatology, Hôpital Henri-Mondor, Université Paris-est Créteil Val de Marne, Créteil, France the agenda of the talk will include an update in the management of 3 main topics 1) genital herpes including the results of a just published network metaanalysis and new therapeutics directions 2) scabies including Mass Drug Administration studies, what about the resistance of the mite to ivermectin and permethrin, and new potential antiscabietic drug alternatives 3) acute bacterial skin infections including new available antibiotics and new side effects. 40 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 reAl World evidence in dermAtology stefano piaserico Clinica Dermatologica, Università di Padova l’etanercept è una proteina di fusione ricombinante (del P.M. di 150 kDa circa) costituita da 2 domini extracellulari del tnFr p75 umano legati ognuno ad una porzione Fc della immunoglobulina umana igG1 (tnFr:Fc). si tratta pertanto di una proteina dimerica totalmente umana. l’etanercept ostacola l’azione del tnFα agendo come inibitore competitivo del legame tra la citochina ed i suoi recettori naturali, dal momento che possiede i medesimi siti recettoriali di legame. la natura dimerica dell’etanercept gli consente di stabilire un legame simultaneo con 2 molecole di tnFα, sia in forma solubile che transmembrana, con maggiore affinità per il stnFα. l’etanercept, in virtù della sua struttura dimerica, lega il tnFα con affinità 50-1000 volte maggiore rispetto al recettore solubile naturale monomerico del tnFα (stnFr). il legame, tuttavia, presentando un’elevata velocità di associazione e dissociazione è rapidamente reversibile e pertanto relativamente instabile rispetto a quello tra l’infliximab e il tnFα: dopo 10 minuti l’etanercept libera il 50% del stnFα e il 90% del tm-tnFα, che lega con efficacia 4 volte minore rispetto all’infliximab. numerosi studi hanno dimostrato che l’etanercept, a differenza degli anticorpi monoclonali antitnFα, non è in grado di determinare in vitro la lisi cellulare ed ha scarse capacità di attivare il complemento; la struttura molecolare dell’etanercept, infatti, è tale da consentire solo la formazione di dimeri o monomeri con il tnFα, mentre gli anticorpi monoclonali si dispongono in complessi oligomerici, più inclini all’attivazione complementare. la porzione Fc della igG1 nella molecola di etanercept prolunga l’emivita del farmaco (pari a 4,8 giorni, contro le 4 ore circa dei recettori solubili del tnFα naturali) e garantisce la stabilizzazione della molecola, dal momento che consente la dimerizzazione del recettore solubile (grazie alla capacità di formare ponti disolfuro tramite i suoi residui di cisteina). il trattamento con etanercept può essere continuato in definitivamente o interrrotto, ed in seguito ripreso dopo un intervallo di tempo libero dal farmaco variabile da soggetto a soggetto. tale duttilità di utilizzo del farmaco lo rendono unico all’interno del panorama dei farmaci inibitori del tnFα. Pur presentando molti punti in comune, i profili di sicurezza di infliximab, adalimumab ed etanercept presentano alcune non trascurabili differenze. Una delle patologie più importanti che è risultata aumentare in corso di terapia con farmaci anti- tnFα è la tubercolosi. Da alcuni registri europei emerge l’evidenza che il rischio sia maggiore per gli anticorpi monoclonali rispetto alla proteina di fusione recettoriale. Per esempio, nel registro inglese reumatologico bsrbr sono stati descritti in 5521 pazienti trattati con etanercept, corrispondenti a 12744 anni-paziente, 5 casi di tb, in 3718 pazienti trattati con infliximab, corrispondenti a 8069 anni-paziente, 11 casi di tb e in 4857 41 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 pazienti trattati con adalimumab, corrispondenti a 7634 anni-paziente, 11 casi di tb. Di conseguenza, sono stati rilevati 39 casi di tb per 100.000 anni-paziente per etanercept, 136 casi di tb per 100.000 anni-paziente per infliximab e 144 casi di tb per 100.000 anni-paziente per adalimumab. saranno discussi inoltre altri aspetti legati alla terapia con etanercept nel paziente affetto da psoriasi e/o artrite psoriasica e da altre patologie che rendono complicata la gestione dello stesso paziente (paziente anziano, paziente affetto da epatite b o c, etc.). 42 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 dodici Anni di AdAlimumAB nellA psoriAsi… unA “BellA” storiA paolo Amerio Clinica Dermatologica, Università G. D’Annunzio, Chieti Fin dalla sua approvazione nel 2003, adalimumab è stato introdotto in 87 paesi. È stato utilizzato per trattare più di 843.000 pazienti nel mondo. il farmaco è approvato per le seguenti indicazioni: psoriasi dell’adulto e psoriasi pediatrica, artrite reumatoide, spondilite anchilosante dell’adulto, malattia di crohn dell’adulto e pediatrica, rettocolite ulcerosa, artrite idiopatica giovanile e idrosadenite suppurativa. negli ultimi 12 anni adalimumab ha dimostrato un ottimo profilo di “safety” confermando le caratteristiche degli studi registrativi. Anche l’efficacia si è dimostrata essere notevole con un PAsi 75 variante dal 71 all’80% dei pazienti. l’efficacia è stata confermata da un notevole risultato anche per quanto riguarda il PAsi 100 raggiunto da poco meno del 20% dei pazienti. Alcuni studi hanno dimostrato inoltre come adalimumab possa modificare anche alcuni fattori di rischio associati ad alcune comorbidità nella psoriasi. in conclusione adalimumab continua ad essere un ottimo presidio per il trattamento della psoriasi anche a molti anni dalla sua approvazione ed immissione in commercio. 43 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 fArmAci BiosimilAri: dAllA teoriA AllA prAticA paolo dapavo Clinica Dermatologica, Città della Salute e della Scienza, Torino il nostro obbiettivo è dimostrare l’efficacia terapeutica e la sicurezza del biosimilare dell’infliximab nella gestione dei pazienti affetti da psoriasi di grado severo, sia già in trattamento con l’originale da alcuni anni sia naive a qualsiasi trattamento biologico. Vengono presi in esame i parametri clinici e di laboratorio per la valutazione comparata dei farmaci. 44 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 linee guidA sidemAst sullA somministrAzione dei Biologici nell’idrosAdenite suppurAtivA giuseppe monfrecola, matteo megna Sezione di Dermatologia Clinica, Allergologia e Venereologia, Dipartimento di Patologia Sistematica, Università Federico II, Napoli l’idrosadenite suppurativa (is) è una patologia infiammatoria cronica che si manifesta con la comparsa di lesioni nodulari, eritematose e dolenti, nonché ascessi e fistole, localizzate principalmente alle pieghe ascellari, inguinali, alla regione ano-genitale e/o mammaria. l’eziopatogenesi non è ancora ben definita anche se si ritiene che i principali determinanti siano rappresentati dall’occlusione e dalla rottura delle unità pilo-sebacee, in particolare di quelle localizzate in corrispondenza delle regioni corporee ricche di ghiandole apocrine, e dall’infiammazione secondaria delle stesse strutture. A causa della natura cronica della is, del suo impatto negativo sulla vita quotidiana, sociale e lavorativa dei pazienti, la gestione della is è spesso frustrante sia per il paziente che per il medico. la scelta terapeutica è influenzata sia dalla gravità della malattia che dal suo impatto individuale e soggettivo. il gruppo di ricerca italiano sulla is della siDeMast ha, quindi, elaborato delle linee guida sul ruolo dei farmaci biologici (anti-tnFα) nella gestione della is, anche attraverso la proposta di una flowchart per la gestione globale della is nonché dei criteri di inclusione ed esclusione per il trattamento della is con farmaci biologici. 45 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 novità nellA terApiA medicA marco romanelli Unità Operaiva di Dermatologia, Università di Pisa Hidradenitis suppurativa (Hs) also known as Acne inversa (Ai) is a disease that has a profound impact in the life of the patient and often presents highly disabling outcomes. it is a chronic inflammatory dermatosis, most commonly it involves axillary, inguinal and perineal regions but can occur on many other areas. contrary to what was thought in the past we know that the centre of the disease is the hair follicular unit and its occlusion may be due to defective follicular support. scientists have found that the disease stemmed from plugged hair follicles causing rupture of bacterial contents into the surrounding tissues. the inflammation of apocrine and sebaceous glands is a secondary event. typical early lesions are deep-seated inflammatory nodules, chronic painful abscesses, fistulas, draining sinus tracts; secondary lesions are represented by ropelike hypertrophic scars which restrict the range of movements and open “tombstone” comedones. there are three different clinical phenotype in Hs: axillary/mammary in about half of patients, follicular and gluteal. other phenotypes such as the peristomal hidradenitis. the etiopathology is still unclear, we know some risk factors present in most patients. smoking cigarettes and obesity are linked with the onset and the severity of the disease is also known that nicotine promotes follicular plugging. other dermatological diseases are related to Hs such as severe acne, acne and pilonidal cysts, squamous-cell carcinoma, psoriasis and buccal cancer. Genetic factors are involved in the pathogenesis of a subset of familial Hs, infectious factors as some coagulase negative staphylococci even if most of the abscesses are “sterile”. 46 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 hidrAdenitis suppurAtivA: surgicAl ApproAch falk g. Bechara Department of Dermatologic Surgery, Ruhr-University Bochum, Germany Hidradenitis suppurativa (Hs) is a chronic inflammatory disease characterized by painful nodules, abscesses, fistulas, sinus tracts and scarring. severe cases may lead to functional impairment and a greatly reduced quality of life. Although new biologic treatment options have proven to be effective in reducing inflammation, surgery is still regarded as treatment of choice in advanced Hs. Facing new efficient anti-inflammatory treatment options, the main question still remains: when to perform surgery or medical treatment, or to eventually combine both options? We present a quick and simple concept to enable the above mentioned decision-making: the mandatory surgical indications in hidradenitis suppurativa surgery (MibHs). MibHs include sinus tracts/fistulas, accordion-like scars, contracted scars, mutilating Hs, and the suspicion for malignancy. if MibHs are present, conservative treatment option will not be sufficient to achieve the goal of inactive Hs or even a cure. MibHs have to be treated surgically. in case of limited extension of MibHs, minor surgical procedures (e.g. small excision, deroofing) may be appropriate. However, in case of extensive and severe MibHs, radical excision of damaged tissue is necessary, often leading to large wound areas. Postoperative wound care in secondary intention healing, and, if necessary, further reconstruction techniques, present a therapeutical challenge for dermatologic surgeons. Additionally, surgical pitfalls such as pararectal fistulas, and the risk of anal fistula, especially in patients with multiple previous surgeries, have to be considered. 47 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 vitAminA d e psoriAsi stefano calvieri Clinica Dermatologica, Policlinico Umberto I, Università Sapienza, Roma Gli organi barriera giocano un ruolo chiave nella patogenesi di alcune patologie umane. A tal riguardo, preservare la corretta funzionalità della barriera negli organi epiteliali potrebbe essere una strategia terapeutica per prevenire e curare alcune patologie. il termine organi barriera include tutti quegli organi che sono in contatto con il “mondo esterno” al corpo umano. sono organi barriera la cute, la mucosa orale, il tratto gastroenterico, i polmoni, il naso e la mucosa urogenitale. l’integrità di un organo barriera è fondamentale per la sopravvivenza dell’organismo ed una sua alterazione potrebbe determinare un maggior rischio di sviluppare patologie infettive e/o infiammatorie. la vitamina D gioca un ruolo importante nell’omeostasi della barriera, non solo modulando il sistema immunitario innato, ma anche regolando la proliferazione e differenziazione delle cellule epiteliali. Mentre in letteratura ci sono molti lavori sul ruolo generale della vitamina D nella patogenesi della psoriasi, a differenza delle patologie infiammatorie croniche intestinali, attualmente un minor numero di lavori riguardano la sua associazione con le proteine della barriera cutanea. in un recente lavoro, abbiamo dimostrato come nella psoriasi lo stato e l’espressione del recettore della vitamina D (VDr) sia direttamente correlato con il livello d’espressione e funzione delle proteine delle “tight junctions”, suggerendo multiple e differenti azioni cellulari del VDr nella psoriasi. A tal riguardo, il mantenimento ed il ripristino della barriera cutanea e della sua omeostasi, restano una strategia terapeutica nella prevenzione e trattamento di questa patologia, dove la vitamina D potrebbe avere un ruolo ancor più importante di quello fino ad ora riconosciuto. il ruolo cardine della vitamina D nella patogenesi della psoriasi potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche, impedendo e/o prevenendo alterazioni dell’omeostasi immunitaria, modulando la proliferazione dei cheratinociti e regolando la flora microbica e la relativa risposta dell’ospite ai vari agenti infettivi. 48 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 psoriAtic AlopeciA Antonella tosti Department of Dermatology and Cutaneous Surgery, University of Miami, Florida, USA scalp is a common site involved by psoriasis causing embarrassment cosmetic appearance. not only the patches or plaques psoriatic lesions are noticeable, but, many cases can be presented with only a complaint of “hair loss”. Alopecia associated with psoriasis has various ranges of clinical features; from mildly diffuse, thinning hair to severe scarring lesions. recognition of this condition is considered challenging but very important to prompt start with appropriate treatment. the objective of this presentation is to review psoriatic scalp alopecia including patterns of hair loss, dermoscopic diagnostic findings, hair shaft - hair growth abnormalities, related phenomenon and associated micro-organism involved with scalp psoriasis. 49 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 persistent sexuAl dysfunction in men With Androgenic AlopeciA (AA) or prostAtic hyperplAsiA (ph) Who Are exposed to finAsteride (f) or dutAsteride (d) dennis p. West, *giuseppe micali Department of Dermatology, Feinberg School of Medicine, Northwestern University, Chicago, IL, USA; *Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania recent rADAr findings: co-existence of psoriasis and melanoma Hashimoto’s thyroiditis associated with psoriasis severe Staphylococcus aureus infection and melanoma risk tnFα inhibitors and melanoma rituximab and melanoma Antihypertensive agents and skin cancer current rADAr findings: Persistent impotence (Pi) with F or D exposure Pi lasting ≥ 90 days after discontinuation of F or D, for 167 men (1.4% of 11,909 men, median 1,348 days) had 4 predictive variables: prostate disease, duration of F or D exposure, age, and nsAiD use. Men without prostate disease and nsAiD use with > 208.5 days of F or D exposure had 4.8 fold higher risk of Pi than those with shorter exposure. of 4,284 men younger than 42 and exposed to the androgenic alopecia (AA) dose or F, 34 (0.8%) developed Pi (median 1,534 days). Young men with > 205 days of F or D exposure had a 4.9–fold higher risk (p < 0.004) than those with shorter exposure. Among men with F or D exposure, duration of exposure was a better predictor of Pi than all other risk factors except prostate disease and prostate surgery. compared to those with shorter exposure, 1 additional young man experienced Pi for every 108 young men treated > 205 days with AA dose for F. the median duration of Pi in young men was 1,534 days. Findings of associations between debilitating effects of sexual dysfunction and exposure to F or D are of practical importance to prescribers in assessing risk-to-benefit in the management of AA and PH. 50 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 proprAnolol for infAntile hAemAngiomAs: recommendAtions And proposed therApeutic protocol John i. harper Paediatric Dermatology, The Institute of Child Health, UCL, London, UK Propranolol is now recognised world-wide as the systemic drug of choice for complicated haemangiomas requiring systemic treatment. the indications for using propranolol include the risk of functional impairment, for example around the eye, airway and perineum, and those that potentially could cause significant disfigurement, especially on the face. the first report of propranolol for the treatment of haemangiomas was in 2008 (1) and since then a plethora of publications. in 2013/14 there were three european Haemangioma expert Panel Meetings and a consensus paper on european Guidelines was published in the european Journal of Pediatrics in 2015 (2). i will present these updated guidelines. references 1. leaute-labreze c, Dumas de la roque e, Hubiche t, et al. Propranolol for severe hemangiomas of infancy. n engl J Med 2008;358:2649-51. 2. Hoeger PH, Harper Ji, baselga e, et. al. treatment of infantile haemangiomas: recommendations of a european expert group. eur J Pediatr 2015;174:855-65. 51 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 genetic skin diseAse: discovery And recovery John A. mcgrath St John’s Institute of Dermatology, King’s College, Guy’s Hospital, London, UK A key function of human skin is the formation of a structural barrier against the external environment. in part, this is achieved through the formation of a cornified cell envelope derived from a stratified squamous epithelium attached to epithelial basement membrane. resilient in health, the structural integrity of skin can become impaired or break down in a collection of inherited skin diseases, referred to as the blistering genodermatoses (epidermolysis bullosa, eb). these disorders arise from inherited gene mutations in a variety of structural and signalling proteins and manifest clinically as blisters or erosions following minor skin trauma. in some patients, blistering can be severe resulting in significant morbidity. Furthermore, some forms of eb are associated with debilitating extra-cutaneous manifestations including gastrointestinal, cardiac and ocular complications. in recent years, an improved understanding of the molecular basis of the eb has led to better disease classification and genetic counselling. Pathogenic gene mutations have been discovered through a variety of investigative techniques involving genetic linkage, candidate gene analysis, and most recently, using next generation DnA sequencing technologies. to date, mutations in 18 different genes are now implicated in inherited skin fragility diseases. For patients, this has also advanced translational research with the advent of new clinical trials of gene, protein, cell, drug and small molecule therapies. early phase clinical trials have included cell therapies such as intradermal injections of allogeneic fibroblasts and intravenous infusions of allogeneic mesenchymal stromal cells. Gene therapies with gene-corrected autologous keratinocyte grafts or intradermal autologous fibroblasts are also in progress. stem cell therapies such as bone marrow transplantation have also been trialled, with evidence for restoration of basement membrane function. Although curing eb still remains elusive, significant improvements in patients’ quality of life are already being achieved, with the prospect of even greater benefits to come. 52 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 successfully treAting Atopic dermAtitis in children lawrence schachner Department of Dermatology, Miller School of Medicine, Miami University, Florida, USA Atopic dermatitis remains the most frequently seen pediatric skin disorder in the dermatologist office. We will highlight a “therapeutic ladder” that dermatologists will find easy to prescribe and patients find easy to use, as well as the “handout” that works best for us. We will also discuss therapeutic options for when routine therapy fails including systemic therapies and some of the most interesting recent breakthroughs. 53 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 minimAl diseAse Activity: un oBiettivo rAggiungiBile nellA gestione del pAziente con Artrite psoriAsicA in terApiA con fArmAci Biologici nicola Balato Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgica, Università Federico II, Napoli l’Artrite Psoriasica (AP) è considerata una malattia infiammatoria cronica, eterogenea e potenzialmente invalidante che si può manifestare in qualsiasi periodo della vita ma più comunemente tra i 30-50 anni di età, con la stessa incidenza tra uomini e donne. nella maggioranza dei casi il quadro cutaneo precede quello articolare. in italia si stima che un terzo della popolazione affetta da psoriasi presenta o potrà sviluppare un’artrite psoriasica. il dermatologo assume quindi sempre più il ruolo di medico-sentinella e deve essere capace di riconoscere i segni precoci di malattia. il suo trattamento dovrebbe pertanto richiedere un approccio multidisciplinare. obiettivo della terapia farmacologica è la remissione clinica e la normalizzazione dello stato funzionale o almeno il raggiungimento di uno stato di Minimal Disease Activity (MDA). nell’AP la remissione clinica si è dimostrata un obiettivo raggiungibile in una larga percentuale di pazienti, sebbene non esistono criteri univocamente accettati che definiscano la remissione di malattia. recentemente, anche per l’AP, sono stati definiti e validati i criteri della MDA. Dati della letteratura indicano che nei pazienti con AP la MDA o la remissione clinica potrebbe essere raggiunta nel 20-30% dei pazienti in terapia con DMArDs e nel 50-60% dei pazienti in terapia con anti-tnFα. in particolare, la terapia con farmaci biotecnologici permette di controllare i sintomi (dolore, astenia, rigidità articolare ecc.); ridurre l’attività di malattia; migliorare la funzione motoria; rallentare o arrestare il danno osteo-articolare; prevenire la disabilità. A garanzia del raggiungimento di tali obiettivi analogamente a quanto stabilito per l’artrite reumatoide, una strategia di monitoraggio del paziente ispirata al paradigma del “treat to target”, ovvero all’aggiustamento della terapia sulla base di obiettivi terapeutici prestabiliti e personalizzati nel singolo paziente e dei risultati effettivamente ottenuti, è da considerarsi come un auspicabile standard of care. 54 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 secukinumAB e psoriAsi: unA prossimA opportunità con indicAzioni innovAtive clara de simone, giacomo caldarola Istituto di Dermatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma la comprensione del meccanismo patogenetico della psoriasi è stata sicuramente ampliata dalla identificazione dei linfociti t helper17 (th17) che giocano un ruolo nell’immunità innata e adattativa. i th17 esplicano la loro attività pro-infiammatoria principalmente tramite l’interleuchina (il)-17A, citochina che è comunque prodotta anche da altre cellule implicate nella patogenesi delle lesioni psoriasiche come i mastociti e i granulociti neutrofili. l’il-17A stimola i cheratinociti a rilasciare chemochine ed altri mediatori pro-infiammatori che reclutano altri elementi cellulari implicati nell’esordio e nel mantenimento delle manifestazioni cutanee. Pertanto l’il17A svolge un ruolo chiave nella patogenesi della psoriasi. secukinumab è un anticorpo monoclonale completamente umano dotato di una elevata selettività nel legare e neutralizzare l’il-i7A. nonostante la disponibilità di numerose opzioni terapeutiche non sempre e non tutti i pazienti psoriasici ricevono la cura ottimale per migliorare i sintomi cutanei e la loro qualità di vita. Attualmente l’endpoint primario nei trials clinici richiesto dalle agenzie regolatorie per valutare l’efficacia terapeutica, ai fini dell’approvazione del trattamento, consiste nell’ottenere una riduzione di almeno il 75% del punteggio PAsi (Psoriasis Area and severity index) registrato al momento dell’arruolamento e questo risultato è indicato come PAsi75. nella pratica clinica, comunque, il PAsi75 potrebbe non essere sufficiente per una adeguata gestione del paziente e per la risposta alle sue aspettative: con l’avvento dei nuovi biologici, ed in particolare degli anticorpi anti il-17, i dermatologi dispongono di un trattamento che induce una risposta più rapida ed efficace e, in ultima analisi, una migliore qualità di vita. l’efficacia di secukinumab è stata valutata in studi clinici rispetto al placebo (erAsUre) o rispetto all’etanercept (FiXtUre) i quali hanno evidenziato la netta superiorità del farmaco in studio ai due dosaggi utilizzati (150 mg e 300 mg), rispetto agli altri trattamenti, in termini di percentuale di pazienti che otteneva il PAsi75 alla settimana 12 di terapia. in particolare, con il dosaggio più elevato, alla settimana 12, il 72% dei pazienti otteneva il PAsi90 e il 37% aveva una completa remissione dei sintomi (PAsi100). inoltre con secukinumab la risposta era particolarmente rapida in quanto già alla terza settimana di trattamento si osservava una riduzione del 50% del punteggio PAsi in una percentuale di pazienti significativamente più elevata rispetto ai gruppi di confronto. secukinumab, inoltre, ha mostrato di essere superiore anche rispetto ad ustekinumab nell’indurre il PAsi 90 dopo 16 settimane di trattamento. infine, il profilo di sicurezza di secukinumab in base ad un follow-up a lungo termine è soddisfacente e sicuramente comparabile a quello di un trattamento standard di riferimento come etanercept. 55 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lA luce solAre in terApiA fotodinAmicA: nuovA frontierA nel trAttAmento delle cherAtosi Attiniche hans christian Wulf Department of Dermatology, Bispebjerg Hospital, Copenhagen, Denmark standard PDt-treatment of AK is performed with AlA or MAl, and illumination from red diodes. the treatment is time consuming, mostly because the patient must return to the clinic for illumination after three hours. the main problem for the patient is pain during the illumination which can be severe, about 7 on a pain measuring scale from 0-10, and especially severe when treating face and scalp. the introduction of daylight PDt simplifies the procedure as only pre-treatment and application of the MAl are performed in the clinic. the patient can return to his home and stay outdoors for two hours half an hour after application of the cream. studies have shown that one treatment of thin AKs will result in about 80% clearance. this has been found in several studies performed in scandinavia and outdoor treatment can be used from around April until october in the northern european countries. by illuminating with daylight during PPiX-formation pain score is dropping to about 1.5 on the pain measuring scale and is thus negligible. Planning of treatment is easy and the capacity of the clinic improves. new studies from Australia and europe have proved the beneficial effect described above with an even better cure rate of about 90% after one treatment. in the southern part of europe and in the subtropics treatment can be performed outside all year around, but it has then to be combined with the use of sunscreen. in these locations exposure in the shade is sufficient for treatment efficacy. 56 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 nutrAceuticAls for the skin: An updAte giovanni scapagnini, sergio davinelli Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute, Università del Molise, Campobasso Proper nutrition is a direct factor affecting well-being, health and proper skin condition. beyond the nutritional value, nutraceuticals and functional foods contain healthpromoting components with specific beneficial effects on skin. the human skin is subject to constant change, which is why dietary supplements can complement the normal diet by providing properly balanced nutrients. A number of efficient micronutrients are capable of contributing to the prevention of UV damage in humans and a growing body of scientific evidence is becoming available to support that food derived compounds with antioxidants and anti-inflammatory activities contribute to endogenous photoprotection and are crucial for the maintenance of skin health. spices and herbs often contain active phenolic substances endowed with potent antioxidative and chemopreventive properties. All of these compounds appear to have a number of different molecular targets, impinging on several signaling pathways, and showing pleiotropic activity on cells and tissues. A possible general mechanism of polyphenols healing activity, relate to their ability to overexpress highly protective inducible genes, involved in the cellular stress response. Unprecedent data from our laboratory have previously shown that different classes of polyphenols, such as antochyanins, epicatechins and curcuminoids, strongly induce heme-oxygenase-1 (Ho-1) expression and activity in skin cells via the activation of heterodimers of nF-e2-related factors 2 (nrf2)/antioxidant responsive element (Are) pathway. Many studies clearly demonstrate that activation of nrf2 target genes, and particularly Ho-1, is strongly protective against inflammation, oxidative damage, and cell death, in skin and in several tissues. these and other studies have begun to provide a basis for considering the use of such polyphenols in the development of novel nutritional interventional strategies for skin health management and against specific age-associated diseases, including photocarcinogenesis. nutraceuticals are becoming increasingly important in the physiological maintenance of skin health, and prevention and supporting therapies of many skin diseases. 57 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 corticosteroidi per uso topico: importAnzA dellA formulAzione nicola pimpinelli, vieri grandi Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale, Università di Firenze Dalla dimostrazione d’efficacia della prima formulazione topica dell’idrocortisone nel 1952 ad oggi c’è stata una costante evoluzione nel modo di formulare e utilizzare i corticosteroidi in dermatologia. Passando da formulazioni galeniche “classiche” (unguenti, pomate, creme, lozioni) a prodotti più facilmente e gradevolmente applicabili (gel, schiume), il dermatologo ha certamente modificato il suo approccio alle varie dermatosi sensibili alla terapia steroidea. nuove possibili applicazioni terapeutiche ed un ulteriore riduzione degli effetti avversi dei corticosteroidi sono legati alla introduzione di formulazioni contenenti “vettori” quali i liposomi, le microsfere, le nanoparticelle. 58 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 trAttAmento dellA tineA inguinAlis e dellA tineA corporis con un’AssociAzione Antimicoticocorticosteroide stefano veraldi, *rossana schianchi Unità Operativa di Dermatologia, Università di Milano; *Istituto Dermatologico Europeo, Milano Gli autori presentano i risultati di due studi clinici spontanei, non sponsorizzati, in cui sono state valutate l’attività e la tollerabilità di una crema contenente isoconazolo nitrato all’1% e diflucortolone-21-valerato allo 0.1% in pazienti adulti con tinea inguinalis e in bambini con tinea corporis. bibliografia Veraldi s, Persico Mc, schianchi r. isoconazole nitrate vs isoconazole nitrate and diflucortolone valerate in the treatment of tinea inguinalis: results of a multicenter retrospective study. J Drugs Dermatol 2012;11:e70-3. Veraldi s. the benefits of combination therapy in dermatomycoses. Mycoses 2013;56(suppl. 1):1-2. Veraldi s. isoconazole nitrate: a unique broad-spectrum antimicrobial azole effective in the treatment of dermatomycoses, both as monotherapy and in combination with corticosteroids. Mycoses 2013;56(suppl. 1):3-15. Veraldi s. rapid relief of intertrigo-associated pruritus due to candida albicans with isoconazole nitrate and diflucortolone valerate combination therapy. Mycoses 2013;56(suppl. 1):41-3. Hube b, Hay r, brasch J, Veraldi s, schaller M. Dermatomycoses and inflammation: the adaptive balance between growth, damage, and survival. J Med Mycol 2015:25:e44-58. schaller M, Friedrich M, Papini M, Pujol rM, Veraldi s. topical antifungal-corticosteroid combination therapy for the treatment of superficial mycoses: conclusions of an expert panel meeting. Mycoses 2016 (in press). 59 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ingenolo meButAto nelle cherAtosi Attiniche: esperienzA clinicA e strumentAle marco Ardigò Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma l’incidenza delle cheratosi attiniche nella popolazione generale è in aumento soprattutto nella popolazione di età compresa fra i 40 e 60 anni a causa della fotoesposizione. Allo stato attuale e dal punto di vista biologico la cheratosi attinica è considerata come un carcinoma in situ e per tale motivo la terapia diventa un dovere medico. l’evoluzione della cheratosi attinica in un carcinoma infiltrante rimane comunque un evento relativamente raro e la necessità di terapie e metodologie non invasive di monitoraggio della risposta terapeutica diventano necessarie per offrire ai pazienti una assistenza adeguata. È a questo livello dell’intervento medico che la microscopia confocale in vivo permette di valutare la risposta terapeutica dal punto di vista microscopico in corso di terapie topiche e fisiche dei pazienti affetti da cheratosi attiniche. in questa relazione verranno discussi gli aspetti microscopici identificabili con la microscopia confocale delle cheratosi attiniche a confronto con il danno attinico severo e la valutazione, sempre in microscopia confocale, dell’efficacia dell’applicazione di terapie topiche con particolare enfasi sull’ingenolo mebutato. 60 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 pemfigo: Anti cd-20 come terApiA AdiuvAnte o terApiA di primA sceltA? claudio feliciani Clinica Dermatologica, Università di Parma l’utilizzo di anticorpi anti cD-20 nella terapia delle malattie bullose autoimmuni ed in particolare nel pemfigo è oramai stata segnalata quasi da un decennio ma al momento non esiste ancora una autorizzazione all‘uso se non in “off-label”. Accanto alle terapie adiuvanti più utilizzate come azatioprina e micofenolato esistono tante altre opportunità terapeutiche da valutare paziente per paziente come la ciclofosfamide e le immunoglobuline, etc. Dalle segnalazioni e case series reports l’uso degli anti cD20 risulta molto efficace e relativamente sicuro. la accurata selezione dei pazienti, la motivazione degli stessi e follow-up inizialmente a breve scadenza sono essenziali per ridurre al minimo gli effetti collaterali in corso di terapia. circa il 65% dei pazienti vanno in remissione clinica e per alcuni di essi tale condizione permane per lunghi periodi. 61 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lichen sclerosus: prospettive terApeutiche Antonio cristaudo, Alessandra latini, marinella tedesco, marina Ambrifi, massimo giuliani, carola Ancona Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma il lichen sclerosus (ls) è una patologia infiammatoria a carattere cronico recidivante, che coinvolge la cute e le mucose. in genere si sviluppa soprattutto a carico dell’area anogenitale pur potendo interessare qualunque distretto corporeo. il ls colpisce donne e uomini di ogni età. l’eziopatogenesi non è del tutto chiara, anche se l’ipotesi più accreditata è che sia una patologia autoimmunitaria che in soggetti geneticamente predisposti si manifesti o peggiori sotto l’azione di fattori di diversa natura, come: le infezioni, il bilancio ormonale, i traumi o l’uso di alcuni farmaci. È caratterizzato da flogosi persistente, che arriva a determinare una progressiva alterazione dell’anatomia dei genitali maschili e femminili. il ls è una patologia debilitante che provoca prurito, dolore, disfunzione sessuale in entrambi i sessi e che può degenerare in un carcinoma squamocellulare. la diagnosi è fondamentalmente clinica; in caso di incertezza diagnostica, resistenza al trattamento o sospetta evoluzione neoplastica è necessario eseguire la biopsia. Attualmente non sono disponibili trattamenti risolutivi per il ls; la terapia è fondamentalmente tesa al miglioramento dei sintomi, a contrastare e rallentare il progredire della malattia, rilevare precocemente lo sviluppo di un tumore, cercando nello stesso tempo di migliorare la qualità della vita del paziente. le ultime linee guida sul ls, descrivono varie opzioni terapeutiche che possiamo distinguere in: terapia topica, sistemica, chirurgica e rigenerativa; ed introducono innovativi approcci terapeutici ancora oggetto di indagine. Viene presentata la casistica dell’ambulatorio dedicato al ls genitale dell’istituto Dermatologico san Gallicano di roma seguita da un team multidisciplinare (dermatologo, chirurgo plastico, dermatopatologo, psicologo). Verrà focalizzata l’attenzione sui vari tipi di trattamento oggi disponibili e discusse le prospettive terapeutiche future. 62 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lA terApiA medicA del melAnomA metAstAtico in fAse AvAnzAtA pietro Quaglino, paolo fava, maria teresa fierro Clinica Dermatologica, Università di Torino negli ultimi anni, i notevoli progressi in campo biomolecolare hanno portato all’individuazione di specifiche mutazioni a livello della cellula melanocitaria. il 50-60% dei melanomi presentano mutazioni a carico di brAF, gene che codifica per una protein-chinasi coinvolta nei processi di regolazione della crescita cellulare. la mutazione di nrAs si osserva nel 15-30% dei melanomi ed è mutuamente esclusiva con quella di brAF; p16 e p14ArF (cDKn2A) sono spesso inattivati nei melanomi che insorgono su cute cronicamente fotoesposta, mentre mutazioni di cKit si osservano nei melanomi acrali, mucosi e su cute fotodanneggiata. l’individuazione di tali mutazioni costituisce un target per lo sviluppo di farmaci. il vemurafenib e il dabrafenib sono inibitori di brAF che agiscono in presenza della mutazione pV600e. studi di fase iii hanno evidenziato la sua superiorità nei confronti della chemioterapia (dacarbazina) in termini sia di sopravvivenza globale sia di tassi di risposta. recentemente, studi randomizzati hanno dimostrato come l’impiego di una terapia combinata che associ a un inibitore di brAF un altro inibitore di MeK, molecola coinvolta sempre nella pathway delle MAPchinasi ma a valle di brAF, consenta un significativo incremento del tempo di progressione e una riduzione degli effetti collaterali legati all’attivazione paradossa della cascata delle chinasi. i dati recentemente presentati evidenziano una sopravvivenza mediana per pazienti trattati con tale “combo” target pari a 24 mesi. l’ipilimumab è invece un anticorpo umano che si lega a ctlA-4, molecola di superficie sulle cellule t helper, inducendo una risposta immunitaria attiva contro le cellule tumorali. studi randomizzati hanno dimostrato come l'impiego di ipilimumab consenta un significativo incremento della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard in pazienti con melanoma metastatico in fase avanzata. Un secondo gruppo di composti che vanno ad agire nei confronti dei checkpoint inhibitors è costituito dagli antiPD1, che rispetto ad ipilimumab vanno a bloccare sinpasi inibitorie tra le cellule t e la cellula neoplastica, quindi agendo in una fase della risposta immunitaria più avanzata rispetto agli anti-ctlA4. ne deriva per tali composti una potenziale maggior rapidità di azione ed una minor incidenza di effetti collaterali auto-immuni. studi randomizzati hanno evidenziato un significativo beneficio della “combo” immuno (ipilimumab più nivolumab) rispetto a ipilimumab da solo, permettendo di ottenere percentuali di sopravvivenza a 2 anni fino al 79%. i dati ottenuti dagli studi più recenti evidenziano quindi come il panorama del trattamento medico del melanoma metastatico in fase avanzata sia totalmente modificato rispetto a pochi anni fa, e come l’impiego dei nuovi farmaci abbia consentito un significativo e veramente rilevante miglioramento della prognosi dei pazienti. 63 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 il linfonodo sentinellA: updAte marco simonacci Struttura Complessa di Dermatologia, Ospedale di Macerata, ASUR Marche Area Vasta 3 la biopsia del linfonodo sentinella nel Melanoma è considerata, tutt’oggi, un’indagine fondamentale nello studio del Melanoma invasivo. secondo la maggioranza degli autori, infatti, questa metodica costituisce lo standard of care nella stadiazione della patologia. non tutti però sono d’accordo con quest’affermazione, per due ordini di motivi: innanzitutto perché, pur trattandosi di una tecnica chirurgica mini-invasiva, essa non è scevra da rischi o effetti collaterali, a volte invalidanti. in secondo luogo, gli studi clinici effettuati, miranti a dimostrare che, attraverso l’individuazione precoce di metastasi loco-regionali con successiva linfoadenectomia, si agisce positivamente sulla mortalità, abbassandola, non hanno dimostrato in modo deciso, questo risultato. l’autore, con la sua presentazione, fa notare i risultati contraddittori di questa metodica consolidata, ponendo l’accento sugli effetti collaterali più frequenti. 64 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 cAmpo di cAncerizzAzione Aldo di carlo Istituto Santa Maria e San Gallicano, IRCCS, Roma il concetto di campo di cancerizzazione (cc) venne introdotto da slaughter nel 1953 nel riportare a livello del cavo orale la presenza di alterazioni istotissutali in aree adiacenti alla sede di escissione chirurgica di un carcinoma spinocellulare (csc), e la possibilità quindi dello sviluppo di un secondo tumore primario nella stessa area topografica. Descritto successivamente in altri organi, il cc a livello cutaneo è definito, sulla base di numerosi studi sinora intrapresi, alle aree di fotoesposizione cronica di soggetti a rischio (volto in particolare). nel cc le lesioni che si osservano sono l’espressione sul piano clinico di un processo carcinogenetico che progredisce in maniera multistadio sino a csc, a partire da una iniziale displasia subclinica UV-mediata. in accordo quindi con braakhuis (2003) il trattamento di tumori epiteliali non dovrebbe essere concentrata solo sul tumore, ma anche sul campo da cui si è sviluppata. biopsia ed esame istologico sono ovviamente il gold standard per la diagnosi delle lesioni cliniche e delle lesioni subcliniche. Peraltro in questo secondo caso la biopsia non è proponibile in quanto richiederebbe numerosi tentativi per individuare la sede delle alterazioni iniziali nell’ambito del cc, né d’altra parte si può attendere un follow-up di 5-10 anni per evidenziare la eventuale comparsa di csc in dette aree (Dika, 2015). Diverse sono le tecnologie di imaging impiegate allo scopo di individuare in tempi utili il cc, prima della comparsa di lesioni visibili, facilitando così sia la prevenzione che la precoce terapia. ne sono un esempio i sistemi spettrali, la fluorescenza, la microscopia confocale a riflettanza (rcM), la tomografia a coerenza ottica (HD-oct). tra esse la teletermografia merita un posto di rilievo. È una metodica semplice non invasiva, ripetibile e documentabile applicata per primo in Dermatologia da brasfield (1964) che riportò l’elevato gradiente termico del melanoma. successivamente tale caratteristica termografica venne osservata anche nei csc e nelle cheratosi attiniche (KA) e non nelle neoformazioni benigne. su questa base, è stato condotto uno studio termografico per valutare gli effetti di una preparazione che associa un filtro solare a un enzima, la fotoliasi, nel ridurre la progressione e/o l’estensione delle KA in soggetti a rischio. Metodo. lo studio ha incluso 30 soggetti affetti da KA, 22 M e 8 F, di età media 54 anni, che avevano subito di recente una escissione chirurgica per KA. l’obiettività clinica delle aree interessate (regione fronto-temporale) è stata valutata clinicamente e termograficamente al tempo 0 (9 mesi dopo l’intervento) e rispettivamente dopo 3, 6 e 9 mesi di terapia. È stato impiegato un termografo Flir di nuova generazione (A655). risultati. i risultati hanno posto in evidenza in tutti i soggetti la presenza di un’area 65 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ipertermica in area lesionale estesa oltre i bordi della lesione iniziale. Dopo il trattamento, abbiamo osservato una riduzione sia del gradiente termico che dell’estensione delle aree. in 5 soggetti in cui è stata eseguita una biopsia perilesionale delle aree ipertermiche perilesionali, abbiamo rilevato una elevate espressione di p53 e Ki 67 mediante tecniche immunoistochimiche. conclusione. tale dato, se confermato da successivi studi, indicherebbe la utilità della metodica termografica nello studio del cc. 66 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 the mAnAgement of molluscum contAgiosum Antonio torrelo Department of Dermatology, Hospital del Niño Jesús, Madrid, Spain Molluscum contagiosum (Mc) affects children and adults worldwide. the incidence of Mc in childhood may be as high as 17% of children. the highest peak of incidence of Mc occurs in younger children, usually between 2 and 10 years of age. Mc has been reported to be more common in patients with AD. Mc virus (McV) is acquired by direct contact with infected skin or fomites. A link of Mc to winter swimming pools has been largely acknowledged. the incubation period ranges from 2 weeks to 6 months. Mc undergoes spontaneous regression in most patients, but spontaneous resolution may take even years. Hence, some clinicians believe it should be left alone to wait for spontaneous healing, whereas others support the use of therapeutic measures. treating Mc is mostly favored, not only for cosmetic reasons, but also to prevent transmission and avoid complications. treatments for Mc in europe include removal by curettage and destructive therapies, such as cryotherapy or the application of destructive solutions. immunotherapy with imiquimod has also been advocated. We review the current therapeutic approaches to Mc and discuss their pros and cons. the author will provide his own experience with the management of Mc. 67 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ApremilAst: meccAnismo d’Azione e indicAzioni nel trAttAmento dellA psoriAsi Antonio costanzo Clinica Dermatologica, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Università Sapienza, Roma Apremilast è una piccola molecola, disponibile per via orale, che inibisce la fosfodiesterasi 4 (PDe-4), determinando l’inibizione di molteplici mediatori dell’infiammazione, incluso il tnF. Attualmente sono noti i risultati di due studi clinici per valutare il farmaco in pazienti con psoriasi a placche non responsivi alle terapie standard ed in pazienti con artrite psoriasica. nello studio di fase sull’artrite psoriasica, presentato da poco, 204 pazienti con artrite psoriasica, hanno ricevuto 20 mg di apremilast due volte al giorno, 40 mg di apremilast una volta al giorno o placebo. Dopo 12 settimane di studio, i risultati hanno evidenziato che il 43% dei pazienti che hanno ricevuto la dose di farmaco più bassa hanno visto migliorare del 20% la sintomatologia della malattia, verso il 35,8% di coloro che hanno ricevuto la dose più elevate e l’11,8% in placebo. lo studio ha anche valutato l’Acr50 e l’Acr70, parametri che indicano il 50 e il 70% del miglioramento. nel gruppo cui è stata somministrata la dose da 20 mg, il 17,4% dei pazienti ha raggiunto l’Acr50 e il 5,8% l’Acr70. tra coloro che hanno assunto la dose da 40 mg, la risposta è stata del 13,4% (Acr50) e 7,5% (Acr70). nel gruppo la risposta è stata del 2,9% e dell’1,5%, rispettivamente. se i risultati di questo studio saranno confermati anche su pazienti affetti da psoriasi volgare, è verosimile che apremilast possa posizionarsi come alternativa a ciclosporina e metotrexate nel trattamento della psoriasi moderata-severa. 68 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 interleuchinA 23: citochinA chiAve nellA pAtogenesi delle spondiloArtriti giovanni triolo Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Dipartimento Biomedico di Medicina Interna e Specialistica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Palermo l’interleuchina 23 (il-23) svolge un ruolo preminente nella patogenesi dell’infiammazione articolare in corso di spondiloartriti e nella patogenesi della psoriasi. la maggior parte di tale citochina viene rilasciata a livello intestinale in particolare da macrofagi e dalle cellule di Paneth, cellule specializzate situate nel fondo delle cripte di lieberkuhn. l’il-23 attiverebbe cellule dell’immunità innata che esprimendo un recettore di “homing” sono in grado di migrare e di localizzarsi nelle sedi dove presente uno specifico contro-recettore e localmente capaci di produrre citochine proinfiammatorie come l’il-17 e l’il-22. in tal senso tale citochina rappresenta un bersaglio ideale nella terapia di patologie come l’artrite psoriasica e in generale delle spondiloartriti. 69 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 When Biotechnology meets pAtient’s need in ArthropAthic psoriAsis Aurora parodi DiSSal Sezione di Dermatologia, Università di Genova, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria San Martino, IST Genova la relazione sarà orientata ad una breve disamina della gestione del paziente affetto da artrite psoriasica considerando l’esito delle evidenze scientifiche sull’approccio olistico alla malattia e dei dati provenienti dagli studi clinici randomizzati dei nuovi farmaci nella artrite psoriasica (studio rAPiD-PsA con certolizumab pegol). sarà quindi analizzato il profilo rischio/beneficio di certolizumab pegol sui segni e sintomi dell’artrite psoriasica e le differenziazioni di quest’ultimo nei confronti degli altri antitnF. 70 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lA dermoscopiA nel monitorAggio terApeutico delle cherAtosi Attiniche caterina longo Skin Cancer Unit, Arcispedale Santa Maria Nuova, IRCCS, Reggio Emilia la cheratosi Attinica (AK) rappresenta la più comune neoplasia cutanea in stadio iniziale ed è classificata come carcinoma squamocellulare in situ. le lesioni sono generalmente conseguenza di un’esposizione prolungata alla luce del sole, ai raggi UV da fonti artificiali o ai raggi X, in presenza di predisposizione genetica e di particolari fototipi cutanei e possono progredire nella forma invasiva del carcinoma squamocellulare. la diagnosi di AK si basa sugli aspetti clinici tipici. la conferma istologica è necessaria quando esistano dubbi o quando vengano prese in considerazione forme particolari di trattamento. Una biopsia che comprenda il derma è richiesta se è necessario escludere un interessamento più profondo. Dal punto di vista clinico, la AK è diagnosticata in presenza di papule ipercheratosiche squamose o placche su superfici esposte al sole come il viso, il cuoio capelluto calvo, il dorso della mano e l’avambraccio. la dermoscopia può essere utile nella diagnosi differenziale della AK pigmentata rispetto alla lentigo maligna-melanoma e al carcinoma a cellule basali superficiale o pigmentato. in particolare, la dermoscopia può essere utilizzata sia in ambito clinico che in trials per il monitoraggio dell’efficacia terapeutica dei trattamenti topici in quanto permette di osservare l’eventuale clearance parziale o completa della patologia. in particolare, la dermoscopia evidenzia l’eventuale assenza delle strutture quali pattern a fragola, cerchi bianchi e presenza di squame quali segni indicativi di AK a seguito delle terapie. 71 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 dermoscopy for treAtment monitoring of BAsAl cell cArcinomA Aimilios lallas First Department of Dermatology, Aristotle University, Thessaloniki, Greece A common problem associated with non-ablative modalities used for basal cell carcinoma (bcc) is the post-treatment evaluation, since at the end of a treatment cycle, the clinical morphology of the lesion often does not allow a safe estimation of the possible presence of residual disease. Dermoscopy was recently shown to improve the post-treatment evaluation of bcc following non-ablative procedures, facilitating the accurate assessment of the presence or absence of residual disease. specifically, the disappearance of bcc-related dermoscopic criteria after treatment was shown to accurately predict histopathologic clearance, while the persistence or new appearance of some criteria correlated well with persistence and relapse, respectively. According to the results of a recent study, the presence of arborizing vessels, ulceration or pigmented structures (blue-gray ovoid nests, maple leaf-like areas, etc) accurately predicts residual disease, and should prompt the clinician to continue the treatment. instead, red/white structureless areas and/or superficial fine telangiectasia might represent misleading features, since they do not always correspond to residual disease. effectively, detection of the latter criteria warrants close monitoring to recognize a possible recurrence of the bcc. 72 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lA microscopiA lAser confocAle nel monitorAggio terApeutico dei tumori cutAnei giovanni pellacani Clinica Dermatologica, Università di Modena e Reggio Emilia la microscopia laser confocale è una metodica diagnostica rivoluzionaria per la diagnostica clinica ed oncologica. Attualmente esistono 2 diversi tipi di microscopi confocali in vivo, per lo studio diretto dei tessuti senza necessità di asportazione, particolarmente rivolti ai tumori della pelle, alle patologie infiammatorie e allo studio degli aspetti fisiopatologici cutanei. la microscopia confocale in vivo trova quindi prevalente applicazione in dermatologia: è uno strumento di diagnosi estremamente sofisticato che consente di fornire in tempo reale e senza produrre alcun danno cutaneo, immagini in dettaglio delle cellule e delle strutture cutanee con una risoluzione istologica. lo strumento è di facile utilizzo e in pochi minuti permette di ottenere una fotografia istologica senza dolore e senza alcun danno cutaneo. nel corso del programma si discuteranno i diversi applicativi di tale metodica, sia in campo oncologico per la diagnosi di neoplasie cutanee, focalizzandosi prevalentemente sull’utilità della metodica di fronte a situazioni cliniche particolarmente complesse, e portando l’attenzione sui recenti risultati ottenuti nel monitoraggio terapeutico. 73 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 dermopAtie e fArmAci Antipertensivi ugo Bottoni, stefano dastoli, *emilio russo, giuseppe fabrizio Amoruso, *caterina palleria, elisabetta scali, *giovambattista de sarro Dermatologia e *Farmacologia Clinica, Dipartimento di Scienze della Salute, Università Magna Graecia, Catanzaro nel gruppo dei farmaci antipertensivi oltre ai diuretici vengono inclusi i farmaci attivi sul sistema nervoso autonomo (beta-bloccanti), i vasodilatatori (calcio-antagonisti) e i farmaci attivi sul sistema renina-angiotensina (anti-Ace e sartani). nel rapporto osmed 2014 i farmaci cardiovascolari si confermano al primo posto sia in termini di consumo (536,0 DDD/1000 ab die) sia in termini di spesa farmaceutica totale pubblica e privata (4.087 milioni di euro). nell’elenco dei 20 principi attivi più prescritti in italia nel 2014 sono inclusi 2 farmaci attivi sul sistema renina-angiotensina: l’olmesartan medoximil e il ramipril. in letteratura è ben descritta e rappresentata la possibilità che diversi farmaci antipertensivi possano causare esacerbazioni della psoriasi così come alcuni anti-Ace possano indurre o slatentizzare il pemfigo. tornando ai farmaci antipertensivi più prescritti in italia nel 2014 l’olmesartan medoximil presenta tra gli eventi avversi a livello dermatologico: iperidrosi (1%-10%), prurito, orticaria, esantema, dermatite allergica, edema facciale (0.1%-1%), e inoltre alopecia, dermatite atopica, esacerbazioni della psoriasi, pemfigo. D’altra parte il ramipril è stato descritto associato a rash maculopapuloso (1%-10%), prurito e iperidrosi (0.1%-1%), orticaria, onicolisi e dermatite esfoliativa (<0,1%), e inoltre porpora, pemfigo, pemfigoide, eritema multiforme, ten, sindrome di stevens Johnson, alopecia, esacerbazione della psoriasi, esantema lichenoide, enantema. Da tutto ciò consegue che diversi farmaci antipertensivi, inclusi quelli attualmente più prescritti in italia, possono essere associati a manifestazioni e malattie dermatologiche anche gravi. D’altra parte, poiché alcuni dei farmaci utilizzati per dermopatie come i corticosteroidi e la ciclosporina possono indurre ipertensione arteriosa, l’uso dei farmaci antipertensivi in questi casi deve essere particolarmente attento e controllato. 74 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 il dermAtologo e l’“AllergiA” Ai BetAlAttAmici: un proBlemA QuotidiAno luca stingeni Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di Medicina, Università di Perugia le reazioni avverse cutaneo-mucose ai betalattamici (bl) sono note dagli anni ’40 del secolo scorso; attualmente, in accordo con la letteratura internazionale, si preferisce utilizzare la terminologia di “reazioni di ipersensibilità” rispetto a “reazioni allergiche” e “reazioni immunomediate”. nonostante che la loro prevalenza nella popolazione generale non sia precisabile, si stima che esse si realizzino in oltre il 20% dei pazienti ospedalizzati, con netta prevalenza del sesso femminile rispetto al maschile; la prevalenza nella popolazione generale, desunta da programmi di farmacovigilanza, è stimata pari al 3,5-5% negli adulti, 3,2% nei bambini, con netta prevalenza delle penicilline rispetto alle cefalosporine (10:1). le implicazioni nella pratica clinica sono importanti in termini di costi, di antibiotico resistenza e di ospedalizzazione. al pari di tutte le reazioni avverse cutaneo-mucose da farmaci, anche quelle indotte da bl sono distinte in immediate (entro 1 h dalla somministrazione) e non immediate (oltre 1 h dalla somministrazione); i meccanismi patogenetici coinvolti sono per lo più ige-mediati per le prime (soprattutto orticaria con o senza angioedema), cellulomediati per le seconde. tra quest’ultime, le estrinsecazioni cliniche sono molteplici e per lo più rappresentate dall’esantema maculo-papuloso, ma anche da reazioni gravi quali Dress, AGeP, ssJ e net. l’inquadramento diagnostico è complesso, anche per il riscontro frequente di cross-reazioni tra penicilline e cefalosporine; infatti, possono fungere da determinanti antigenici tutti i componenti delle strutture molecolari dei bl, tra i quali l’anello tetratomico, l’anello tiazinico e diidrotiazinico e le catene laterali. Queste ultime, in particolare, sono oggi ritenute le maggiori responsabili di reazioni crociate tra aminopenicilline e cefalosporine. ne consegue che i test diagnostici (sia quelli in vivo che quelli in vitro) sono difficilmente standardizzabili ma andrebbero “targhettati” al singolo paziente, specialmente per quanto concerne i test cutanei allergodiagnostici (patch, prick e test intradermico). A tal proposito l’autore presenta la propria esperienza in relazione all’inquadramento diagnostico di questo complesso settore della dermatologia allergologica. 75 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ruolo di nicotinAmide nellA chemioprevenzione dei tumori cutAnei non melAnomA: evidenze sperimentAli e cliniche nicola pimpinelli Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale, Università di Firenze la prevenzione dei tumori cutanei non melanoma (non-melanoma skin cancer, nMsc) rappresenta indubbiamente un’esigenza medica sempre più pressante visto l’inesorabile aumento di incidenza (100-120 nuovi casi per 100.000 abitanti l’anno alle nostre latitudini) e le conseguenti ripercussioni sulla spesa sanitaria. Dopo le numerose esperienze, per lo più monocentriche e non controllate, è recentissima la pubblicazione (n engl J Med 2015) del primo studio randomizzato di fase iii su un ampio campione di popolazione australiana (386 pazienti), altamente suscettibile ai nMsc: nicotinamide 500 mg x 2 al dì per 12 mesi vs placebo. lo studio ha dimostrato una riduzione significativa della comparsa di nMsc e cheratosi attiniche (23 e 13%, rispettivamente), con un profilo di tossicità assolutamente eccellente, e la mancanza di beneficio a lungo termine dopo l’interruzione del trattamento. Questo dato, anche in considerazione delle differenze razziali ed ambientali, fa ipotizzare che la chiave per una corretta chemioprevenzione sia legata all’utilizzo pulsato di nicotinamide alla dose di 1 g al giorno. 76 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 tocotrienoli e tocoferoli topici in dermAtologiA gabriella fabbrocini Sezione di Dermatologia Clinica, Allergologia e Venereologia, Dipartimento Patologia Sistematica, Università Federico II, Napoli la cute rappresenta un bersaglio specifico dei moderni trattamenti oncologici. Xerosi, lesioni infiammatorie e radiodermiti sono tra le manifestazioni più frequenti. esse rappresentano un’importante causa di peggioramento della qualità della vita e possono compromettere l’aderenza alla terapia oncologica. la vitamina e è ben nota per la sua azione antiossidante, per cui trova impiego in numerose patologie cutanee caratterizzate da infiammazione. Abbiamo valutato l’efficacia e la tollerabilità di un dispositivo medico a base di vitamina e per uso topico nel trattamento di xerosi, rash papulo-pustoloso e radiodermite. il protocollo di terapia prevedeva l’applicazione di un prodotto topico composto da tocoferoli al 10% e tocotrienoli allo 0,3% mattina e sera all’area interessata dalla patologia in 20 soggetti di sesso femminile (35-60 anni) affette da esiti di xerosi cutanea, rash papulo-pustoloso e radiodermite. le valutazioni sono state effettuate all’inizio del trattamento (t0) e dopo 40 giorni (t1) utilizzando le seguenti metodiche: valutazione fotografica; valutazione clinica; valutazione della trans epidermal Water loss (teWl) mediante corneometria; valutazione del colore della cute mediante colorimetro X-rite 968® secondo il sistema l*a*b*; valutazione della tollerabilità mediante un questionario compilato dal medico al t1; valutazione dell’aderenza alla terapia mediante la compilazione di un diario giornaliero dell’applicazione del prodotto. la valutazione clinica ha dimostrato un buon miglioramento in 13 pazienti su 20 (65%). il teWl nelle pazienti con xerosi passava da un valore medio di 19,86 al t0 a un valore medio di 14,62 al t1. le pazienti con esiti di rash papulo-pustoloso presentavano a t0 un valore medio di teWl di 17,25, che al t1 era di 15,42. nelle pazienti con precedente radiodermite, il teWl passava da 35,06 a t0 a 13,23 al t1. la colorimetria ha mostrato un valore medio di l* delle pazienti con xerosi di 58,06 al t0 mentre questo era 60,04 al t1. le pazienti con precedente rash papulopustoloso presentavano a t0 un valore medio di l* di 57,33 mentre al t1 questo era in media di 59,67. nelle pazienti con esiti di radiodermite l* medio passava da 53,12 al t0 a 59,91 a t1. la tollerabilità è stata ottima nel 100% dei casi. l’analisi dei diari di applicazione del prodotto ha mostrato un’ottima aderenza alla terapia. la preparazione a base di tocoferolo e tocotrienoli ha mostrato un ottimo profilo di efficacia, soprattutto nel ristabilire la compromessa funzione di barriera della cute; un ottimo profilo di tollerabilità e sicurezza; un ottimo profilo di aderenza da parte dei pazienti. 77 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 nuove vie recettoriAli del prurito sine mAteriA Bianca maria piraccini Dermatologia, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale (DIMES), Università di Bologna conoscere i meccanismi patofisiologici del prurito è fondamentale per cercare rimedi efficaci. È recente la scoperta che il prurito non è sempre legato alla liberazione di istamina, come dimostrano la frequente resistenza agli antistaminici del prurito cronico e l’inefficacia degli antistaminici nel prevenire il prurito indotto dal contatto con la pianta Mucuna pruriens. A tutt’oggi si riconoscono 3 vie recettoriali distinte, la cui attivazione, isolata o assieme alle altre, è responsabile della comparsa di prurito: recettori H1, responsabili del prurito istamino-indotto; recettori PAr-2; recettori trPV1. i recettori PAr-2 (Protease-Activated receptors) sono espressi da tutte le cellule della cute, soprattutto dai cheratinociti e dalle fibre nervose periferiche. l’attivazione dei recettori PAr-2 è indotta da stimoli endogeni, inclusi citochine infiammatorie, reazioni immunitarie, riparazione tissutale, e da fattori esogeni, fra cui agenti irritanti, allergeni, antigeni batterici e fungini e chimici aggressivi. l’attivazione dei PAr-2 induce diverse reazioni, fra cui l’inibizione della sintesi dei lipidi di barriera, il potenziamento dell’infiammazione mediante l’effetto positivo sulla sintesi di mediatori proinfiammatori, e, soprattutto, la comparsa del sintomo prurito. l’espressione dei PAr-2 è infatti tipicamente aumentata in diverse condizioni associate ad infiammazione e a prurito, fra cui la dermatite atopica e il prurito uremico. i recettori trPV1 (transient receptor Potential Vanilloid) sono espressi dai neuroni afferenti nocicettivi e sono attivati dalla capsaicina, dal caldo (<43°c), dall’etanolo e da vari irritanti. l’attivazione del recettore trVP1 sembra non solo promuovere la comparsa delle sensazioni prurito e bruciore, ma anche abbassare la soglia di eccitabilità per le fibre nervose che generano tale sensazione. l’attivazione dei recettori potenzia inoltre l’effetto pruriginoso indotto dall’istamina. il numero dei recettori trPV1 aumenta esponenzialmente col passare degli anni, rendendo necessari stimoli sempre più lievi per la comparsa di prurito. 78 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 vAsculite leucocitoclAsicA A igA. clinicA e terApiA massimo papi Unità Operativa Ulcere Cutanee e Dermatologia Vascolare, Istituto Dermopatico dell’Immacolata, Roma “Vasculite a igA” è il nuovo termine suggerito dalla chapel Hill consensus conference del 2012 che include, nelle vasculiti cutanee dei piccoli vasi da immunocomplessi circolanti, la porpora di schonlein-Henoch e la vasculite a igA dell’adulto. È una vasculite che può compromettere, oltre alla cute, anche organi interni, in particolare la funzione renale. Discutiamo gli aspetti patogenetici e le caratteristiche cliniche di tale patologia, nel bambino e nell’adulto, e le più recenti indicazioni terapeutiche. 79 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 mAstocitosi: QuAle trAttAmento? dAllA terApiA AntistAminicA AllA tArget therApy valeria Brazzelli, stefania Barruscotti, sara grassi, Andrea michelerio, *serena merante, giovanni Borroni Clinica Dermatologica e *Clinica Ematologica, Fondazione Policlinico San Matteo IRCCS, Università di Pavia la mastocitosi è una patologia rara caratterizzata da un’abnorme proliferazione ed accumulo di mastociti in differenti organi e tessuti quali la cute, il midollo osseo, il fegato, la milza, il tratto gastrointestinale ed i linfonodi. la presentazione clinica delle mastocitosi è eterogenea e comprende un ampio spettro di entità differenti per sintomatologia, decorso clinico e prognosi. la classificazione WHo del 2008 distingue 7 varianti di mastocitosi: dalla mastocitosi ad esclusiva localizzazione cutanea fino a forme aggressive con interessamento ematologico e prognosi sfavorevole. la mastocitosi cutanea (Mc) è una patologia benigna nella quale l’accumulo dei mastociti è limitato alla cute e si manifesta tipicamente come urticaria pigmentosa o mastocitosi cutanea diffusa. si presenta di solito nell’età infantile e tende a regredire spontaneamente con la pubertà. la mastocitosi sistemica (Ms), invece, è più frequente nell’età adulta ed è caratterizzata dall’accumulo di mastociti in altri organi ed apparati, non sempre vi è interessamento cutaneo. la sintomatologia cutanea e sistemica comunque è causata dall’accumulo e dal rilascio di prodotti secretori di mastociti attivati e iperproliferanti. Per quanto riguarda la cute, il prurito è il sintomo più frequente oltre ai rash orticarioidi. l’eterogeneità clinica e sintomatologica si riflette quindi nella complessità terapeutica. il primo passo della terapia delle mastocitosi è l’attenzione per le sostanze e gli ambienti che possono provocare attivazione dei mastociti e la liberazione d’istamina. se una reazione anafilattica grave si verifica, dovrebbe essere trattata aggressivamente con epinefrina intramuscolare e steroidi ad alte dosi. la sintomatologia più comune e frequente quale il prurito, i rash orticarioidi, i flushing e la sintomatologia gastrointestinale, sia nella Mc che nella Ms, si avvale dell’impiego di antistaminici anti-H1 che di anti-H2. in particolare si tendono ad usare antistaminici sedativi ad azione prolungata come la loratadina, la cetirizina, la fexofenadina e l’idrossizina. la ciproeptadina è un farmaco antistaminico di prima generazione dotato di proprietà anticolinergiche e antiserotoninergiche: è utile nei pazienti con diarrea, flushing o cefalea. Gli antistaminici anti-H2 quali la famotidina e la ranitidina sono utilizzati nei pazienti con sintomi gastrointestinali prevalenti come gastralgie, nausea, crampi addominali e diarrea. A volte i farmaci con attività antagonista sui recettori per i leucotrieni come il montelukast o lo zileuton possono essere utilizzati in associazione agli antistaminici anti-H1 e anti-H2. l’acido acetilsalicilico può essere utile in alcuni pazienti che hanno flushing e angioedema (con alti livelli di prostaglandina D2 urinaria 80 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 o 11β-PGF2α) se non note allergie a FAns. Gli antidepressivi triciclici (ad esempio, amitriptilina o doxepina) e la proclorperazina possono essere utili perché hanno attività antistaminica anti-H1 e proprietà inibitorie sui mastociti, ma la sedazione e l’aumento di peso diminuiscono l’aderenza del paziente alla terapia. il chetotifene e la rupatadina sono antagonisti dei recettori H1, ma sono anche inibitori dell’attivazione dei mastociti. il disodiocromoglicato riduce i sintomi gastrointestinali, poiché è un debole inibitore in vivo dell’attivazione dei mastociti. in alcuni pazienti la terapia di prima linea non è sufficiente e il prurito intenso è generalmente il sintomo più recalcitrante, rendendo quindi necessario l’utilizzo di terapie di seconda linea quali la foto-fotochemioterapia sfruttando l’effetto immunomodulante della fototerapia stessa oltre che nell’induzione di meccanismi apoptotici a carico dei mastociti cutanei. Alcuni studi clinici suggeriscono che l’anticorpo monoclonale anti-ige omalizumab, che è approvato per il trattamento di asma e orticaria cronica possa prevenire episodi ricorrenti di crisi anafilattiche. Per le fasi avanzate/aggressive (vedi classificazione WHo 2008) vi è indicazione ad iniziare trattamento citoriduttivo con interferone, cladribina e inibitori delle tirosinchinasi (dasatinib, midostaurina, imatinib). Gli inibitori tirosinochinasici sono farmaci di nuova generazione che inibiscono la proteina Kit e possono essere efficaci nella Ms ove non sia presente la mutazione D816V, che conferisce resistenza a questi farmaci. in italia la procedura di richiesta dei farmaci per la Ms può essere fatta attraverso l’applicazione della legge 648 (solo cladribina) oppure “off label” (interferone, dasatinib, imatinib) oppure protocollo compassionevole (midostaurina). in conclusione la mastocitosi sia cutanea che sistemica prevede un grande armamentario terapeutico utilizzato in modo personalizzato a seconda delle caratteristiche del paziente, della sintomatologia clinica, dell’età e della prognosi della patologia stessa. 81 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 BiosimilAri: unA nuovA sfidA terApeuticA in dermAtologiA enzo Berardesca Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma Da questa primavera saranno disponibili nuovi farmaci per il trattamento delle patologie infiammatorie della pelle ed in particolare della psoriasi. si parla già di una svolta epocale come quella occorsa più di 10 anni fa con la comparsa sul mercato dei biologici. infatti, le tecniche biotecnologiche hanno permesso lo sviluppo di trattamenti non solo per la psoriasi ma anche per un’ampia varietà di malattie di grande rilievo clinico ed epidemiologico fornendo risposte fondamentali alla crescente domanda di salute della popolazione. Ad oggi, a livello mondiale, milioni di pazienti hanno già beneficiato dei medicinali biologici. la perdita della copertura brevettuale permette l’entrata sulla scena terapeutica dei farmaci cosiddetti “biosimilari”, medicinali simili ai farmaci biologici originatori non più soggetti a copertura brevettuale, che possono essere prodotti dalle industrie farmaceutiche secondo procedure e normative espresse da specifiche linee guida europee e commercializzati a prezzi inferiori rispetto ai prodotti originatori. i farmaci biosimilari sono, quindi, medicinali biologici autorizzati dall’Agenzia europea dei Medicinali (european Medicines Agency eMA) simili per qualità, efficacia e sicurezza al prodotto biologico di riferimento. la disponibilità di questi prodotti che, per un certo verso possono essere paragonati ai generici, rappresenta un fattore importante per il mantenimento della sostenibilità economica dei servizi sanitari nel prossimo futuro. tuttavia, bisognerà vedere come il loro utilizzo sarà regolamentato: infatti, sorgeranno problemi etici e forse legali sul loro utilizzo. Ad esempio, un paziente in trattamento di mantenimento con un farmaco originale potrà essere “girato” in un trattamento meno costoso con biosimilare? se sì, in caso di effetti collaterali o mancata risposta (non è detto che il ritorno all’originale possa essere sempre effettuato) di chi sarà la colpa? Possono le regioni e le Asl “obbligare” il medico a scegliere in prima battuta un biosimilare anziché un originale? come si comporteranno le aziende farmaceutiche che hanno in portafoglio una molecola originale e si troveranno a competere con una “copia” a basso costo? sono tutte domande alle quali oggi è prematuro se non impossibile dare risposte adeguate in attesa delle direttive legislative. 82 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 BiosimilAri: unA nuovA sfidA terApeuticA in dermAtologiA enzo Berardesca Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS, Roma Da questa primavera saranno disponibili nuovi farmaci per il trattamento delle patologie infiammatorie della pelle ed in particolare della psoriasi. si parla già di una svolta epocale come quella occorsa più di 10 anni fa con la comparsa sul mercato dei biologici. infatti, le tecniche biotecnologiche hanno permesso lo sviluppo di trattamenti non solo per la psoriasi ma anche per un’ampia varietà di malattie di grande rilievo clinico ed epidemiologico fornendo risposte fondamentali alla crescente domanda di salute della popolazione. Ad oggi, a livello mondiale, milioni di pazienti hanno già beneficiato dei medicinali biologici. la perdita della copertura brevettuale permette l’entrata sulla scena terapeutica dei farmaci cosiddetti “biosimilari”, medicinali simili ai farmaci biologici originatori non più soggetti a copertura brevettuale, che possono essere prodotti dalle industrie farmaceutiche secondo procedure e normative espresse da specifiche linee guida europee e commercializzati a prezzi inferiori rispetto ai prodotti originatori. i farmaci biosimilari sono, quindi, medicinali biologici autorizzati dall’Agenzia europea dei Medicinali (european Medicines Agency eMA) simili per qualità, efficacia e sicurezza al prodotto biologico di riferimento. la disponibilità di questi prodotti che, per un certo verso possono essere paragonati ai generici, rappresenta un fattore importante per il mantenimento della sostenibilità economica dei servizi sanitari nel prossimo futuro. tuttavia, bisognerà vedere come il loro utilizzo sarà regolamentato: infatti, sorgeranno problemi etici e forse legali sul loro utilizzo. Ad esempio, un paziente in trattamento di mantenimento con un farmaco originale potrà essere “girato” in un trattamento meno costoso con biosimilare? se sì, in caso di effetti collaterali o mancata risposta (non è detto che il ritorno all’originale possa essere sempre effettuato) di chi sarà la colpa? Possono le regioni e le Asl “obbligare” il medico a scegliere in prima battuta un biosimilare anziché un originale? come si comporteranno le aziende farmaceutiche che hanno in portafoglio una molecola originale e si troveranno a competere con una “copia” a basso costo? sono tutte domande alle quali oggi è prematuro se non impossibile dare risposte adeguate in attesa delle direttive legislative. 83 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 i fArmAci Biologici nellA psoriAsi eritrodermicA giuseppe stinco, enzo errichetti Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche Sperimentali e Cliniche, Università di Udine, Azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della Misericordia, Udine la psoriasi eritrodermica è una forma grave di psoriasi che si può associare a complicazioni gravi e talvolta fatali. il trattamento è spesso una sfida e diversi fattori, tra cui le comorbilità o possibili complicazioni, possono limitare l’utilizzo di farmaci tradizionali. recenti evidenze suggeriscono che i farmaci biologici, sia gli anti-tnFα che l’ustekinumab, possono essere utili per migliorare la gestione della psoriasi eritrodermica. Purtroppo, dal momento che i soggetti che soffrono di questa grave forma di psoriasi sono di solito esclusi dai trials clinici, i dati disponibili provengono essenzialmente da piccole serie di casi o da singole segnalazioni. scopo di questa review è di valutare criticamente la letteratura esistente sul ruolo dei farmaci biologici, infliximab, etanercept, adalimumab e ustekinumab, nel trattamento dell’eritrodermia psoriasica. bibliografia rosenbach M, Hsu s, Korman nJ, et al. treatment of erythrodermic psoriasis: from the medical board of the national Psoriasis Foundation. J Am Acad Dermatol 2010;62:655-62. stinco G, errichetti e. erythrodermic psoriasis: current and future role of biologicals. bio Drugs 2015;29(2):91-101. 84 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 psoriAsi, eruzioni psoriAsiformi e mAlAttie infiAmmAtorie croniche intestinAli maddalena napolitano, nicola Balato Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgica, Università Federico II, Napoli le malattie infiammatorie croniche intestinali (ibD) comprendono colite ulcerosa, morbo di crohn e le cosiddette “coliti indeterminate”. sono condizioni ad elevata morbilità, con un marcato impatto negativo sulla qualità della vita. in italia hanno un’incidenza di circa 5-6 nuovi casi/100.000 persone/anno ed una prevalenza di 6070 casi/100.000 persone. le manifestazioni extra-intestinali sono una complicanza relativamente frequente della ibD e la cute è uno degli organi maggiormente colpiti. la psoriasi sembrerebbe la patologia più comunemente associata alle ibD. infatti, la psoriasi si manifesta in circa l’1-2% della popolazione generale, mentre nei pazienti affetti da ibD è stata riscontrata una prevalenza del 3-11%. l’ipotesi è che comuni meccanismi patogenetici possano essere alla base dell’associazione tra queste due patologie e un ruolo fondamentale sarebbe svolto dai linfociti th1 e th17. nei pazienti con ibD in terapia con anti-tnF sono state segnalate inoltre, eruzioni psoriasiformi probabilmente dovute allo sbilanciamento del pathway citochinico con blocco del tnF e aumento di iFn. l’interpretazione di queste dermatiti psoriasiformi è ancora poco chiara. 85 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 le terApie dei sAnti luigi valenzano Istituto Dermatologico San Gallicano, Roma l’esigenza e l’opportunità di appartenenza ad un gruppo, tribù, etnia, setta, credo religioso etc., si sono manifestate nell’essere umano fin dai tempi più remoti. in particolare la necessità di avere assistenza ed un indirizzo terapeutico da parte di un’entità autorevole e sicuro, è insito nell’animo umano e di ciò ne sono chiara testimonianza alcuni rari reperti paleoantropologici. Ancor più nelle epoche e civiltà successive, in particolare in quella cristiana ove nella stessa ottica compaiono santi, beati, testimoni della fede e, per quanto riguarda le guarigioni di natura medica, i miracoli del cosiddetto taumaturgo. si tratta di un ampio spettro di eventi che si estende da quelli “terreni” più facilmente intuibili (olio santo, acqua santa etc.), a quelli“extraterreni” (miracoli, esorcismi, stimmate, transverberazioni, etc.) sempre di dubbia e complessa valutazione ed interpretazione patogenetica. Di tutto queste “risorse terapeutiche” si farà un cenno fugace ed esemplificativo di alcune di esse, discutendone i contenuti e le relative conseguenze pratiche. 86 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 cosmetici e cute sensiBile caterina foti, paolo romita Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina interna, Immunologia e Malattie infettive, Università di Bari i cosmetici sono prodotti comunemente utilizzati per la cura dell’aspetto fisico; essi comprendono prodotti per la cura della pelle, decorativi (per il “make-up”) ed articoli da toeletta quali saponi, shampoo e bagnoschiuma; in genere essi sono ben tollerati, essendo raramente responsabili di effetti collaterali. Questi ultimi sono, invece, frequenti quando la cute del soggetto è sensibile. tale condizione è caratterizzata da un’alterata funzione della barriera cutanea, causata principalmente dalla perdita del film idrolipidico di superficie, il quale costituisce il primo target dell’azione lesiva dei vari fattori ambientali sulla cute. Per il make-up e la detersione di questa categoria di soggetti sono indicati prodotti che rispecchino l’equilibrio fisiologico cutaneo e che siano adeguatamente formulati al fine di evitare l’insorgenza di reazioni cutanee. 87 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 psoriAsi e vitAminA d in menopAusA: utilità dellA fototerApiA valeria Brazzelli Clinica Dermatologica, Fondazione Policlinico San Matteo IRCCS, Università di Pavia la psoriasi è una malattia cutanea infiammatoria cronica che ha un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti. interessa nel mondo occidentale dal 2 al 5% della popolazione. spesso la psoriasi è associata ad altri disturbi, in particolare alla sindrome metabolica con l’obesità, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari, ai tumori, all’alcolismo e alla depressione. nella donna in menopausa queste patologie si acuiscono e si associano alla comparsa di osteoporosi. l’osteoporosi porta ad una maggiore fragilità ossea attraverso la perdita di massa ossea e al deterioramento della microarchitettura ossea. l’osteoporosi è spesso correlata a bassi livelli serici di vitamina D3. la carenza di vitamina D è frequente nei pazienti con psoriasi ed è descritta una correlazione diretta tra il deficit e la gravità della malattia. la fototerapia che utilizza la radiazione UVb a banda stretta (UVbnb) con lunghezza d’onda di 311nm è una terapia utile nella psoriasi di moderata entità o quando esistano controindicazioni ad altre terapie topiche o sistemiche. inoltre gli UVb hanno un’importante azione sulla produzione cutanea di vitamina D3. in conclusione sulla scorta di queste premesse la fototerapia con UVbnb si rivela una terapia di prima scelta nella donna in menopausa affetta da psoriasi. 88 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 strAtegies for prevention of pollution-induced skin disorders (letturA non ecm) gabrielle sore L’Oreal Research, Asnières sur Seine, France Pollution is a major concern in big cities. Most pollution studies have focused on the related side effects to the pulmonary and cardiovascular systems. More recently, however, epidemiological and mechanistic studies suggest that air pollution can also have a negative impact on the integrity of the skin. Given the importance of the global issue, it has been decided to create an international board of scientific experts with specific interests in environmental health, clinical and basic research in general and cosmetic dermatology. An initial review of the literature by the board confirmed the detrimental effects of air pollution on the skin and more importantly on diseased skin. the data illustrated that pollution can result in aggravated skin sensitivity and reactivity. in addition there was an increase in urticaria, eczema, contact dermatitis and rashes noted. these results are not surprising when one considers that sensitive skin pathophysiology is associated with a disrupted barrier function. it has been determined that particulate matter can generate reactive oxygen species, leading to lipid and protein oxidation that can induce up-regulation of pro-inflammatory mediators. A harmful interaction between UV (particularly UVA) radiation and pollution was also observed. in response, three studies on pollution and its effects on the skin were published: (1) the link between pollution and skin sensitivity, (2) pollution and acne through sebum peroxidation and inflammation and (3) pollution and hyper-pigmented lesions (environment-induced lentigines). the board of experts recommended the following measures as a general strategy to protect against pollution-induced skin damage: apply topical products which help to reduce particle load on skin; use rinse-off products to remove pollution from the skin; use emollients to preserve and restore skin barrier function; use sunscreens to protect against UV radiation and to prevent photoreactive compounds from reacting upon UV exposure; apply topical products containing antioxidants to reduce the harmful effect of reactive oxygen species; avoid over cleansing which can disrupt the cutaneous barrier. similarly, consumer skincare routines have been developed that follow these recommendations along three main actions: remove/purify: cleanser with proven efficacy on particulate matter PM 2.5; reinforce/restore: emollient/cream to reinforce/restore the skin barrier + anti PM2.5 adhesion; protect against UV/ros: daily sunscreen with UVb/UVA protection and antioxidants + anti PM 2.5 adhesion. All selected products were tested to prove the related efficacy: PM2.5 removal for the cleanser, anti PM2.5 adhesion for the skin care products developed for sensitive skin, and the anti-peroxidation effect for the protective (UVb/UVA filters & antioxidants) products. A routine has already been clinically te89 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 sted in shanghai on 53 chinese women with sensitive skin for 4 weeks in a highly polluted environment (115X WHo recommended threshold). After 4 weeks of products use, a significant decrease (-29%) of facial skin sensitivity was observed as assessed by a stinging test as well as a significant decrease in the intensity of all the skin sensitivity triggering factors. the dryness and roughness of the skin assessed by a dermatologist were also significantly decreased. 100% of the women felt their skin had improved at the end of 4 weeks. Most urban areas are exposed to a pollution level which exceeds the acceptable level defined by the WHo. this pollution can have a detrimental impact on skin and the overall quality of life. educating people on what to do to help prevent the related skin conditions is a key objective for the brand. 90 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 pollution And skin disorders (letturA non ecm) giuseppe valacchi Sezione di Biologia ed Evoluzione, Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie, Università di Ferrara living organisms are continuously exposed to environmental pollutants. in order of importance, the skin is the second most frequent route by which chemicals can enter in the body and it is the major target of liquid and gaseous pollutants. being the skin the interface between the body and the environment it is chronically exposed to several forms of stress such as ultraviolet (UV) irradiation and other environmental oxidants such as cigarette smoke (cs), particular matters (PM) and ozone (o3). All these stressors have the common denominator to induce oxidative stress via the production of reactive oxygen species (ros), either directly or indirectly. there is abundant information that ros such as hydroxyl radicals are involved in UV-induced skin damage but only recently the oxidative stress induced by other pollutants such as cs, PM and o3 have on cutaneous tissues have been investigated. it has been shown that cs and o3 do not penetrate the skin. For instance, o3 reacts instantaneously with polyunsaturated fatty acids (PUFA) present in the stratum corneum to form hydrogen peroxide and the cascade of lipid peroxidation products (loPs) and unsaturated aldehydes (4hydroxy-2,3-nonenal) that act as ‘second messengers’ in the deeper layers of the skin, which, in turn, elicits repair responses and/or the induction of defense endogenous enzymes. oxidative injury to the outermost layers of the skin may initiate localized inflammatory responses, resulting in the recruitment of phagocytes and their cell-specific, tightly regulated nAD(P)H-oxidase systems for generating oxidants, thus amplifying oxidative stress and inducing activation of MMPs. similar mechanism has been demonstrated for cs, indeed many compounds presented in cs, have been shown to induce, directly or indirectly, cellular oxidative stress (os) and inflammation via the production of ros and lipid peroxidation. Also the mechanisms of PM-health effects are believed to involve oxidative stress and inflammation. Air pollution is comprised by a wide range of chemicals and solid particles. the oxidative capacity of PM is primarily attributed to its transition metal constituents, which typically include Fe, V, cr, Mn, co, ni, cu, zn, and ti. some of these metals can catalyze Fenton-type reactions and generate reactive o2 species, which are able to initiate oxidative damage mechanisms. Moreover, through semi-quinone, lipopolysaccaride, hydrocarbon, and ultrafine constituents, PM may also exert oxidative stress by presenting or by stimulating the cells to produce ros. in conclusion many of the pollutants to which we are daily exposed are able to affect cutaneous tissues via a common mechanism that consist in altering the redox skin balance and inducing a cascade of effects that can affect skin physiology. 91 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 AttuAlità nellA terApiA topicA dellA dermAtite seBorroicA federica dall’oglio, giuseppe micali Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania la dermatite seborroica (Ds) è una patologia infiammatoria ad andamento cronicorecidivante, caratterizzata clinicamente da manifestazioni eritemato-desquamative spesso pruriginose con localizzazione elettiva nelle aree seborroiche del distretto cefalico e/o del tronco. Presso la clinica Dermatologica dell’Università di catania è stato condotto uno studio clinico in aperto prospettico per valutare l’efficacia e la tollerabilità di un cosmetico topico a base si sostanze antimicotiche e antinfiammatorie nel trattamento della Ds del volto. A tale scopo venivano arruolati 20 pazienti adulti, di entrambi i sessi, affetti da Ds al volto di grado lieve-intermedio. il protocollo prevedeva l’applicazione del topico due volte al giorno, per un periodo complessivo di 6 settimane. la valutazione veniva effettuata tenendo conto dei parametri desquamazione, eritema ed intensità della sintomatologia pruriginosa, rispettivamente rilevati sulla base di osservazione clinica, fotografia digitale (VisiA-cr rbX™) e misurazione con Visual Analogue scale (VAs). Veranno discussi i risultati dello studio, le caratteristiche del topico utilizzato e la validità delle metodiche impiegate. 92 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 nitric-zinc complex: efficAciA e tollerABilità nel trAttAmento delle verruche “difficili” francesco lacarrubba, giuseppe micali Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania le verruche virali rappresentano una delle patologie cutanee più comunemente osservate. numerose sono le opzioni terapeutiche a disposizione del dermatologo, tra le quali le più utilizzate sono i prodotti a base di acido salicilico, la crioterapia, il curettage/diatermocoagulazione e la laserterapia. nella scelta del trattamento adeguato devono essere presi in considerazione diversi fattori. Alcuni di essi sono strettamente legati alla lesione da trattare e sono rappresentati dal tipo di verruca (volgare, plantare, piana, filiforme, etc.), dalle dimensioni, dal numero e dalla localizzazione, altri sono legati alle caratteristiche del paziente, quali età, storia di allergie a farmaci, presenza di patologie concomitanti o gravidanza, stato immunologico. nella selezione del trattamento da utilizzare devono inoltre essere presi in considerazione, oltre ovviamente la sua efficacia clinica, la potenziale tossicità, il dolore associato, gli esiti cicatriziali ed il costo. Da non sottovalutare infine la confidenza del medico con il trattamento e la preferenza/compliance del paziente. nessuna delle terapie attualmente utilizzate ha un’efficacia del 100% né può essere sempre utilizzata. in particolare il trattamento delle verruche plantari e periungueali (cosiddette “difficult-to-treat” warts) è spesso insoddisfacente. il complesso nitric-zinc (nz-c) è una nuova soluzione per applicazione topica contenente acido nitrico, zinco, rame e acidi organici che esercita un effetto di denaturazione tissutale a livello della verruca. la soluzione, di semplice utilizzo, è applicata in ambulatorio dallo specialista sulla lesione da trattare 1 volta la settimana per 1-4 settimane. nella nostra esperienza il complesso nz-c è risultato efficace nella terapia delle verruche virali cutanee, anche di quelle “difficili”. Da sottolineare l’elevata tollerabilità del trattamento, che risulta del tutto indolore. il complesso nz-c si va ad aggiungere all’armamentario terapeutico a disposizione del dermatologo, potendo rappresentare una valida alternativa ai trattamenti di corrente utilizzo. 93 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 un nuovo trAttAmento delle verruche genitAli esterne: nitrizinc-complex marinella Brambati, marco cusini Unità Operativa Semplice Malattie a Trasmissione Sessuale, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano le verruche genitali esterne rappresentano una delle malattie a trasmissione sessuale di più frequente riscontro clinico. Gli attuali trattamenti disponibili (crioterapia, curettage, laser, imiquimod, podofillotossina, ect.) presentano rilevanti limitazioni in quanto la percentuale di guarigione completa spesso non supera il 75% delle lesioni trattate. inoltre tali trattamenti possono spesso risultare dolorosi, causare cicatrici post procedurali, recidive o richiedere trattamenti prolungati nel tempo. non esiste pertanto attualmente un trattamento golden standard dei condilomi. nel caso della crioterapia studi clinici controllati evidenziano come siano necessarie in media 3,5 sessioni di trattamento per ottenere la percentuale di guarigione più elevata possibile, che spesso non supera il 75%. il nitrizinc-complex è una miscela di acidi inorganici (acido nitrico), acidi organici (acetico, ossalico) con presenza di rame e zinco, caratterizzata da una prevalente azione di denaturazione e precipitazione delle proteine, una volta applicato topicamente a livello delle lesioni virali. il nitrizinc-complex ha prevalentemente un’azione non di tipo caustico ma bensì di denaturazione proteica e devitalizzazione della cute (“mummificazione”). il trattamento si esegue applicando una piccola quantità di soluzione tramite un applicatore di precisione (capillare) sopra la verruca/condiloma fino ad osservare lo sbiancamento/ingiallimento della lesione che testimonia l’avvenuto processo di precipitazione e denaturazione proteica delle cellule epidermiche infettate dal virus. Da notare che in genere il trattamento risulta molto ben tollerato in quanto fondamentalmente non doloroso. il processo di mummificazione, che può concludersi nel giro di 4-6 settimane, in genere non si accompagna alla formazione di cicatrici o alterazioni pigmentarie della cute trattata. Attualmente sono stati valutati in due studi clinici internazionali condotti in belgio, italia, Messico ed Ungheria, più di 120 soggetti (uomini e donne di età media 35 anni) con condilomi singoli o multipli trattati con nitrizinc-complex. il trattamento ha indotto una guarigione completa (in media dopo 1,3 sessioni di applicazione) nel più del 92% delle lesioni trattate. in questa casistica l’applicazione di nitrizinc-complex ha presentato inoltre una tollerabilità locale molto buona. Pertanto il profilo di efficacia e di tollerabilità di nitrizinc-complex offre una alternativa terapeutica di rilevanza clinica nell’approccio al trattamento dei condilomi. nitrizinc-complex inoltre può rappresentare una valida alternativa alla crioterapia anche in termini di farmaco-economia, con costi diretti ed indiretti sensibilmente inferiori. 94 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 esperienzA itAliAnA su dAylight photodynAmic therApy l’esperienzA dell’AQuilA maria concetta fargnoli, Antonella piccioni Clinica Dermatologica, Università dell’Aquila la terapia fotodinamica convenzionale (c-PDt, photodynamic therapy) è un trattamento dimostrato efficace per le cheratosi attiniche e di alcune altre forme di non Melanoma skin cancer, basata sull’impiego di una sostanza fotosensibilizzante, l’acido metil-aminolevulinico, applicata sulla zona da trattare in occlusione per 3 ore e successivamente attivata da una luce di lunghezza d’onda specifica (nel visibile) mediante l’ausilio di una lampada, determinando necrosi cellulare selettiva delle cellule tumorali. È una terapia molto efficace per le cheratosi attiniche che presenta percentuali di risposta del 70-90% e che si accompagna ad un eccellente risultato cosmetico. Principali eventi avversi o svantaggi della c-PDt sono il dolore, talvolta intenso, durante l’illuminazione, i lunghi tempi di attesa per il paziente in clinica e la necessità di centri specializzati presso i quali sia disponibile l’apparecchiatura e che abbiano l’expertise. esclusivamente per il trattamento delle cheratosi attiniche è stata recentemente autorizzata una modalità alternativa di esecuzione della terapia fotodinamica (Daylight-PDt), che semplifica il trattamento utilizzando una sorgente di luce naturale invece di una sorgente di luce artificiale, e si associa ad una riduzione del dolore e dei tempi di esecuzione rispetto alla PDt convenzionale. studi recenti hanno infatti dimostrato come la Daylight-PDt (Dl-DPt) sia un’alternativa efficace, sicura e conveniente alla PDt convenzionale nel trattamento di cheratosi attiniche multiple di grado lieve/moderato (di grado i e ii), soprattutto in ampi campi di cancerizzazione che possono facilmente essere esposti alla luce del giorno. Due studi multicentrici, randomizzati, controllati, intra-paziente, condotti rispettivamente in Australia e in europa hanno confrontato l’efficacia e la tollerabilità della Dl-DPt rispetto alla PDt convenzionale in pazienti con cheratosi attiniche di grado lieve (studio australiano) e di grado lieve e moderato (studio europeo), dimostrando un’efficacia della Dl-DPt (in termini di risposta completa delle lesioni) non inferiore rispetto alla PDt convenzionale unitamente ad una riduzione significativa del dolore e dell’intensità degli eventi avversi rispetto alla c-PDt. l’Autrice presenterà l’esperienza con la PDt in Daylight nel centro dell’Aquila, in particolare i risultati di uno studio italiano monocentrico prospettico intra-individuale che ha confrontato l’efficacia e la tollerabilità della Dl-PDt in confronto alla c-PDt nella terapia delle cheratosi attiniche del volto e del cuoio capelluto, dimostrando, in linea con i precedenti studi europei ed australiano, un’elevata efficacia nel trattamento delle cheratosi attiniche lievi, non inferiore alla c-PDt, e un profilo di tollerabilità significativamente più favorevole. la correlazione tra i parametri climatici monitorati ed il livello di risposta clinica sembra indicare una risposta clinica superiore in funzione dell’incremento della temperatura. 95 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 esperienzA itAliAnA su dAylight photodynAmic therApy l’esperienzA di como paolo sergio pavone, silvia lovati Attività cliniche del Territorio, Branca Dermatologia, Allergologia, Servizi, Azienda Ospedaliera Sant’Anna, Como Gli attuali orientamenti e i dati della letteratura recente sono ormai concordi nel considerare la cheratosi attinica una fase iniziale, in situ, del carcinoma squamocellulare. Poiché non è possibile prevedere il rischio di evoluzione in una forma invasiva, l’approccio terapeutico deve avere come obiettivo la risoluzione completa (clearance) delle lesioni cliniche e delle lesioni subcliniche all’interno del campo di cancerizzazione. la terapia fotodinamica convenzionale (c-PDt), basata sull’applicazione di una sostanza fotosensibilizzante (metil-aminolevulinato) e incubazione per 3 ore con successiva esposizione a luce di specifica lunghezza d’onda con lampada dedicata, è una terapia efficace per il trattamento di cheratosi attiniche non ipercheratosiche del viso e del cuoio capelluto, associata ad un alto tasso di risposta clinica completa dopo una sessione di trattamento. tale terapia è documentata efficace anche nel trattamento del campo di cancerizzazione. Presenta tuttavia alcuni inconvenienti, in particolare tempi di esecuzione piuttosto lunghi, necessità di una struttura e apparecchiatura adeguate e una sintomatologia dolorosa piuttosto intensa riferita dal paziente durante l’illuminazione. Dopo oltre un decennio di studi, è stata recentemente autorizzata in europa e in italia, una modalità alternativa di esecuzione della terapia fotodinamica, che prevede l’esposizione alla luce naturale (daylight) anziché ad una lampada artificiale (Dl-PDt), con una semplificazione della procedura rispetto alla PDt convenzionale, grazie ai ridotti tempi di esecuzione e alla migliore tollerabilità per il paziente in quanto associata ad una sintomatologia dolorosa quasi del tutto assente. Gli studi autorizzativi condotti in Australia e in europa hanno documentato un’efficacia della Dl-PDt non inferiore alla terapia convenzionale nelle cheratosi attiniche del viso e del cuoio capelluto. la risposta completa delle lesioni a 3 mesi è risultata all’incirca 90% per le cheratosi attiniche di grado i (studio australiano) e 70% per i gradi i-ii egualmente rappresentate (studio europeo), con mantenimento della risposta sino ad almeno 6 mesi. l’irradianza ottimale è stata stabilita al di sopra di 130W/m2 (pari a 8J/cm2), livello determinato sulla base dei dati meteorologici rilevati in diverse aree geografiche in europa tra il 1986 e il 2005 nell’arco di ciascun intero anno e confrontati con i dati rilevati in uno studio scandinavo. Dagli studi meteorologici si evince che il livello di irradianza ottimale è riscontrabile tutto l’anno nel sud dell’europa (37-43°l) e da Febbraio/Marzo ad ottobre nei paesi tra 45-55°l, tra cui l’italia (situata a 45°l). Gli studi hanno inoltre documentato che la terapia Dl-PDt può essere eseguita in tutte le condizioni atmosferiche eccetto nei giorni di pioggia e purché la tem96 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 peratura esterna sia superiore a 10 °c. nella relazione verrà presentato in dettaglio il protocollo terapeutico della Dl-PDt, focalizzando il razionale e le raccomandazioni per un corretto approccio, sulla base dei dati della letteratura e della propria esperienza clinica, di cui verranno presentati i casi più significativi. 97 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 A proposito delle AssociAzioni precostituite nellA terApiA topicA dell’Acne vincenzo Bettoli, giulia toni, Alberto Bertoldi, graziana Amendolagine Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Scienze Mediche, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Università di Ferrara se si analizzano le cause degl’insuccessi terapeutici nell’acne appare chiaro come la scarsa aderenza al trattamento primeggi tra le altre. efficacia terapeutica non soddisfacente, lenta comparsa degli effetti clinici, tollerabilità non ottimale, necessità di applicazioni ripetute del topico nell’arco della stessa giornata ed una inadeguata informazione del paziente sulle caratteristiche della malattia, sono i fattori che maggiormente influenzano l’aderenza alla terapia topica nell’acne. Un aspetto negativo che caratterizza questa tipologia di terapia è la lunga attesa che precede la comparsa dei primi effetti clinici. talvolta sono necessari due mesi prima di osservare risultati consistenti. Questo non giova all’aderenza terapeutica, in particolar modo se i pazienti sono in età adolescenziale. tutte le procedure che semplificano l’esecuzione del trattamento sono di supporto ad una buona aderenza e quindi ad un risultato ottimale. Da quando si sono rese disponibili le associazioni precostituite di farmaci antiacne topici si è osservato un miglioramento significativo dell’aderenza terapeutica. la possibilità di usufruire degli effetti di due farmaci attivi con una singola applicazione giornaliera ha reso gli adolescenti, come anche i/le pazienti di età superiore, molto più collaborativi. in particolare l’applicazione serale, dopo la cena, oppure prima di coricarsi, risulta essere quella più gradita dai pazienti. Un altro aspetto che ha caratterizzato le associazioni precostituite di recente introduzione è la tollerabilità. la disponibilità di nuove tecnologie, applicate sia a veicoli innovativi che all’elaborazione delle molecole farmacologiche attive, ha sensibilmente migliorato la tollerabilità dei topici antiacne e di conseguenza l’aderenza terapeutica. 98 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 frAgilità cutAneA nell’Acne gabriella fabbrocini sezione di Dermatologia Clinica, Allergologia e Venereologia, Dipartimento Patologia Sistematica, Università Federico II, Napoli l’acne è una patologia infiammatoria che interessa l’88-95% degli adolescenti e il 47% degli adulti. il P. acnes è presente al livello delle lesioni acneiche e svolge, assieme alle ghiandole sebacee, un ruolo importante nella patogenesi della patologia: P. acnes infatti libera lipasi, fattori chemiottatici, metalloproteinasi e porfirine, inducendo una risposta infiammatoria, con produzione di radicali liberi e determinando danno del cheratinocita. il danno del cheratinocita conduce ad un alterazione della barriera epidermica: la cute del volto del paziente acneico, infatti, differisce dalla cute normale per la maggiore produzione di sebo e per la dimensione delle ghiandole sebacee; per la maggiore teWl (trans epidermal Water loss) e una minore idratazione dello strato corneo (sc) (ridotta conduttanza). in aggiunta, il paziente acneico ha una ridotta presenza di sfingosina e ceramidi totali, tutto ciò è indicativo di un deficit di lipidi di membrana e determina alterazione della barriera dello sc. l’incremento della teWl e la riduzione dell’idratazione del sc (conduttanza) è risultata di un grado maggiore in pazienti con acne moderata rispetto ai pazienti con acne lieve. Alcuni trattamenti topici e sistemici per l’acne (benzoil perossido, tretinoina, tazarotene e isotretinoina), possono determinare alterazione della permeabilità del sc incrementando la teWl e determinando visibili segni di xerosi. le strategie per mitigare l’alterata funzione della barriera epidermica supportano l’importanza della terapia di riparo, basata sull’applicazione di prodotti con azione anti-irritante, anti-infiammatoria e antibatterica. 99 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 proBlemAtiche Allergologiche legAte AllA terApiA topicA dell’Acne cataldo patruno, matteo megna Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia, Università Federico II, Napoli la terapia topica è largamente utilizzata nel trattamento dell’acne, in particolare della forma lieve-moderata. i farmaci utilizzati sono frequentemente causa di dermatite da contatto irritante (Dci) che, almeno in parte, è legata al meccanismo d’azione di tali sostanze. solitamente, la Dci è di lieve entità, anche se è riportata come causa di interruzione del trattamento nel 5-15% dei pazienti. la Dci, insieme con l’utilizzo prolungato dei topici, può favorire l’insorgenza anche di sensibilizzazioni allergiche da contatto iatrogene. Una vera e propria dermatite allergica da contatto (DAc) da topici per l’acne è riportata, nei diversi studi, in una percentuale molto variabile di pazienti, da 0,2% a 2%. il perossido di benzoile è la sostanza più frequentemente causa di sensibilizzazione. clinicamente, la DAc può manifestarsi in forma atipica: pertanto, i pazienti che presentano variazioni del quadro clinico durante il trattamento, specie se in associazione a prurito, dovrebbero essere sottoposti a test epicutanei. 100 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 Acne cheloideA dellA nucA: terApiA Antonia gimma, carla cardinali, franca taviti Dermatologia, Ospedale Prato il termine acne cheloidea della nuca (AKn) si riferisce alla presenza di papule e placche simil-cheloidee nella regione occipitale del cuoio capelluto e della nuca, quasi esclusivamente in soggetti Afro-Americani con fototipo V e Vi. la prima linea terapeutica è la prevenzione. se la malattia si è sviluppata, la terapia va iniziata il più presto possibile per evitare la progressione delle lesioni. la terapia medica si avvale di corticosteroidi sistemici ed intralesionali, antibiotici topici e/o sistemici e recentemente imiquimod. inoltre laserterapia con apparecchiature a diossido di carbonio o nd:YAG, crioterapia e fototerapia con UVb. l’escissione chirurgica può essere indicata nelle lesioni fino ad un cm con losanga orizzontale. nei casi di lesioni molto grandi che non rispondono alle terapie mediche ed ad interventi di piccola chirurgia, l’escissione in più tempi con guarigione per seconda intenzione può essere considerata. 101 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 diAgnosi AvAnzAtA e terApiA delle onicopAtie (letturA non ecm) Bianca maria piraccini Dermatologia, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale (DIMES), Università di Bologna Verranno discussi quadri comuni di patologie ungueali ed i loro trattamenti. Una parte della trattazione sarà inoltre dedicata alla diagnosi non invasiva (dermatoscopia) delle onicopatie, in alcuni casi di non facile inquadramento. Particolare attenzione verrà infine dedicata alla gestione diagnostica e terapeutica dell’onicopatie psoriasica, delle infezioni ungueali fungine e delle alterazioni pigmentarie della lamina. 102 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 entomodermAtosi e pArAssitosi AmBientAli (letturA non ecm) giorgio leigheb, *luca stingeni, elisa zavattaro, **mario principato Clinica Dermatologica, Università del Piemonte Orientale, Novara; *Sezione di Dermatologia Clinica, Allergologica Venereologica, Dipartimento di Medicina e **Sezione di Parassitologia, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Perugia Poco noti sono al dermatologo insetti ed acari ambientali che possono provocare i più frequenti quadri clinici di entomodermatosi. il Prof. leigheb presenterà varie specie di artropodi in causa e le rispettive patologie indotte nonché le possibili diagnosi differenziali. il Prof. stingeni, sulla scorta di ricerche personali, illustrerà la casistica relativa a isolamenti effettuati in ambiente confinato ed i meccanismi patogenetici delle lesioni cutanee. 103 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 fototerApiA e lAserterApiA nel lupus eritemAtoso manuela papini Clinica Dermatologica di Terni, Università di Perugia il lupus eritematoso è notoriamente una malattia fotosensibile. le lunghezze d’onda della luce più nocive per il paziente con lupus sono quelle che si collocano nello spettro compreso tra 315-340 nm (UVA2) e in quello degli UVb (280-315 nm). Gli UVA1 (340-400 nm) sono i raggi ultravioletti più vicini alla luce visibile nello spettro elettromagnetico, i loro fotoni hanno la maggiore penetrazione nei tessuti, ma la minore energia di tutto lo spettro ultravioletto. i raggi UVA1 hanno molteplici effetti biologici che includono la sovra-regolazione delle collagenasi, l’apoptosi dei t-linfociti, la deplezione di cellule dendritiche e di mastociti, la riduzione delle interleuchine 4 e 10 e dell’iFn-gamma. Per queste loro azioni sono stati impiegati nel trattamento della morfea e più recentemente anche del lupus eritematoso cutaneo e sistemico. in studi controllati in doppio-cieco, dosi molto basse di UVA1, pari a 1/8-1/6 della MeD, hanno determinato regressione delle lesioni anulari e negativizzazione degli anticorpi antiro in soggetti con lupus eritematoso subacuto, ma anche regressione delle lesioni cutanee, riduzione degli AnA e dell’attività di malattia in soggetti con les stabile. la terapia con dye-laser pulsato agisce invece prevalentemente sulla componente vascolare delle lesioni cutanee del lupus, esercitando anche effetti secondari con riduzione dei depositi di mucina e dell’infiltrato infiammatorio. le lesioni ipercheratosiche, l’atrofia e le discromie non risentono significativamente del trattamento. È efficace solo sulle singole lesioni trattate e non sembra avere rilevanti effetti sistemici, né modificare l’evoluzione del quadro clinico complessivo; tuttavia, può fornire un importante ausilio terapeutico in soggetti con elevato impatto estetico delle lesioni. 104 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 finAsteride: possiBile utilizzo topico nel trAttAmento dell’AlopeciA AndrogeneticA mAschile Alfredo rossi, maria caterina fortuna Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Università Sapienza, Roma l’alopecia androgenetica è la causa più comune di perdita di capelli negli uomini. interessa circa 1 uomo su 2 in europa (nella fascia di età 35-45 anni); i pazienti spesso hanno una storia familiare positiva. l’alopecia è definita “andro-genetica” in quanto per la sua comparsa sono necessari due fattori: gli ormoni androgeni; la predisposizione genetica. Gli individui di sesso maschile predisposti geneticamente generalmente notano l’inizio del processo intorno ai 16-20 anni. l’alopecia androgenetica colpisce selettivamente i follicoli dei capelli delle regioni frontale, temporale e del vertice, mentre risparmia tipicamente la regione occipitale. i capelli diventano progressivamente più sottili: si osserva una graduale recessione fronto-temporale, la cosiddetta stempiatura, ed un diradamento a livello del vertice nel maschio. la gravità del fenomeno è comunemente valutata utilizzando la scala di Hamilton per l’alopecia androgenetica maschile. la finasteride è il farmaco di prima scelta nel trattamento dell’alopecia androgenetica maschile; è una molecola che agisce come inibitore competitivo della 5α-reduttasi umana di tipo ii, bloccando la conversione del testosterone in diidrotestosterone a livello della guaina epiteliale esterna e della papilla dermica dove sono presenti i suoi recettori. Fino a poco tempo fa il farmaco è stato disponibile ad uso esclusivamente sistemico con un dosaggio standard di 1 mg/die per l’alopecia androgenetica. tale via di somministrazione espone lo 0,3%-3% dei pazienti ad effetti collaterali, soprattutto relativi alla sfera sessuale: impotenza, diminuzione della libido e riduzione del volume dell’eiaculato. Gli effetti collaterali da ricondurre all’uso di finasteride sono notoriamente dovuti all’incremento degli estrogeni per la conversione di una parte del testosterone ad estradiolo tramite l’enzima aromatasi e contemporaneamente alla riduzione del DHt in circolo. Gli estrogeni in eccesso possono facilmente apportare problemi quali ritenzione idrica, accumuli adiposi, ginecomastia ed aumento del rischio di contrarre carcinoma mammario mentre la riduzione dei livelli ematici di DHt e di testosterone libero può comportare disturbi della sfera sessuale tra i quali riduzione della libido, disordini dell’eiaculazione e disfunzione erettile. Altri effetti collaterali riportati nella fase post-marketing comprendono orticaria, esantema, prurito, gonfiore delle labbra e del volto, dolore testicolare. sono stati inoltre riportati complicanze a carico dell’apparato visivo in sede intraoperatoria e sintomi depressivi. Per tali ragioni attualmente è stata introdotta la formulazione topica, finora non disponibile a causa della mancanza di un veicolo idoneo all’assorbimento locale ma non sistemico del farmaco. Gli autori riportano i dati preliminari di un studio sull’utilizzo di finasteride topica in soggetti affetti da alopecia androgenetica. 105 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA con rituximAB primA dellA grAvidAnzA in tre pAzienti Affette dA pemfigo grAve: vAlutAzione dell’outcome camilla vassallo, elena tagliabue, federica derlino, giovanni Borroni Clinica Dermatologica, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostico e Pediatriche, Università di Pavia l’attuale definizione di “pemfigo” comprende un gruppo di patologie rare, caratterizzate da una bolla intradermica o più raramente sotto-cornea e anticorpi circolanti diretti contro i diversi tipi di antigeni, prevalentemente desmogleine, localizzati sulla superficie dei cheratinociti. Descriviamo tre pazienti affette da pemfigo grave che hanno concepito, portato avanti e concluso una gravidanza in modo regolare, in assenza di terapie sistemiche immunosoppressive, durante un periodo di remissione clinica ottenuto attraverso l’impiego combinato di terapia steroidea sistemica e rituximab. Due pazienti hanno presentato recidiva alla fine della gravidanza, ma coincidendo la fine della gravidanza con il periodo massimo in cui queste due pazienti erano libere da malattia, la recidiva risultava quindi avere un ritmo identico a quello pre-gravidanza, e dunque atteso; inoltre una paziente, quella affetta da pemfigo superficiale, non ha presentato più recidive, risultando ad oggi in remissione completa. le nostre pazienti hanno quindi avuto una gravidanza fisiologica, tutte a termine, solo una ha partorito con un parto di tipo cesareo. Anche l’andamento della gravidanza di quest’ultima è stato regolare, il parto cesareo è stato effettuato per posizione podalica del bambino. nessun bambino aveva presentato manifestazioni cliniche di malattia alla nascita. i follow-up sono stati effettuati tra i 12 mesi a 4 anni e nessun bambino aveva presentato storie mediche di rilievo, nessuna patologia di rilievo nemmeno di tipo infettivo. nonostante il numero limitato di pazienti, da correlarsi alla rarità della malattia in generale, ed in particolare in donne in età fertile, queste osservazioni ci permettono di ipotizzare la possibilità di pianificare una gravidanza in pazienti affette da pemfigo volgare e superficiale grave, attraverso l’impiego di rituximab, tenendo comunque in considerazione la risposta terapeutica e i tempi necessari affinché il farmaco non possa essere tossico per il nascituro (almeno 6 mesi). 106 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 cArcinomA BAsocellulAre dell’estremo cefAlico: QuAnto l’escissione chirurgicA è lArgA e profondA ABBAstAnzA sara grassi, mario merlino, renato rosso, giovanni Borroni Unità di Dermatologia, Università di Pavia, IRCCS, Policlinico San Matteo, Pavia il carcinoma basocellulare (bcc) è la neoplasia cutanea più frequente nella popolazione caucasica, e nell’80% dei casi insorge all’estremo cefalico. l’escissione chirurgica radicale è l’obiettivo primario del trattamento del bcc; tuttavia, non è sempre raggiunta al primo trattamento chirurgico, soprattutto nei casi in cui il bcc è localizzato nelle cosiddette aree critiche del volto. lo studio presente ha lo scopo di valutare la frequenza di escissioni chirurgiche non radicali di bcc dell’estremo cefalico effettuate presso la clinica Dermatologica, Università di Pavia in un periodo di quattro anni consecutivi, e di analizzare i principali fattori implicati nel mancato raggiungimento dell’escissione chirurgica radicale. in particolare, è stato elaborato uno score sulla base dei seguenti parametri: 1) l’età del paziente al momento della diagnosi; 2) la sede di localizzazione del bcc; 3) la variante clinica; 4) le dimensioni della lesione; 5) i margini (laterali e/o profondi) interessati. tale score è stato dunque applicato a ogni caso, e si è osservato che la percentuale di fallimenti chirurgici è direttamente proporzionale allo score raggiunto in ogni caso. in conclusione, l’applicazione di uno score, con caratteristiche analoghe a questo qui presentato, può essere utile nella valutazione preoperatoria al fine di ottimizzare il raggiungimento della radicalità chirurgica. 107 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 livelli sierici di vitAminA d e melAnomA: studio cAsocontrollo e revieW dellA letterAturA Alessandra narcisi, giorgia cortesi, diego orsini, laura fidanza, *daniela pisani, **maria sofia cattaruzza, Antonio costanzo, marta carlesimo Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Venereologia e *Unità Operativa Complessa di Medicina Interna, Malattie del Metabolismo minerale e Malattie metaboliche dell’osso, Ospedale Sant’Andrea e **Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive, Università Sapienza, Roma background. il melanoma cutaneo (Mc) è un tumore maligno ad elevata aggressività con un tasso di mortalità in rapido aumento (90%). la vitamina D è un ormone steroideo liposolubile; studi clinici e sperimentali suggeriscono un ruolo causale e favorente della carenza di tale sostanza nella carcinogenesi di numerosi tumori. tuttavia, i risultati derivanti dagli studi epidemiologici sulla relazione tra livelli sierici di vitamina D e melanoma, sono tuttavia frammentari e poco confrontabili. obiettivi. scopo dello studio è stato quello di investigare l’associazione tra livelli sierici di 25-idrossivitamina D [25(oH)D] e melanoma. Metodi. sono stati analizzati i livelli sierici di 25(oH)D, paratormone e calcio in 158 pazienti con diagnosi di Mc e in 99 controlli sani. risultati. i livelli sierici di 25(oH)D sono risultati significativamente più bassi nei pazienti affetti da melanoma rispetto al gruppo di controllo. Una larga percentuale di pazienti affetti da melanoma hanno dimostrato di avere livelli deficienti (60,5%, <20ng/ml) o insufficienti (32,5%, <30ng/ml) di 25(oH)D. conclusioni. Abbiamo quindi ipotizzato che la vitamina D possa giocare un ruolo fondamentale nel processo di carcinogenesi e che una deficienza di vitamina D possa rappresentare un fattore di rischio significativo nello sviluppo del melanoma cutaneo. 108 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 AnAtomy And volumizing inJections of the cheek: the douBle plAne techniQue fabio massimo Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, Catania the fat of the cheek is divided by septa and membranes in 5 superficial and 5 deep fat compartments. the major axial vessels and their perforating branches travel into the septa. the aging process of this region is characterized by an uneven loss of volume in charge of the superficial and deep fat compartments. the detailed knowledge of the topographical anatomy of these compartments is mandatory to understand their shape and distribution and to perform safe and effective treatment injecting hyaluronic acid in the cheek. 109 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lesson from AnAtomy: hoW to optimize the use of hyAluronic inJection for skin reJuvenAtion martin n. zaiac Department of Dermatology, Herbert Wertheim College of Medicine, Florida International University, Miami, USA Filler injections have become one of the most commonly performed procedures in the field of dermatology. As a dermatologist, your goal is to provide your patients with the best possible results along with minimal downtime. in this session we will discuss different techniques for how to optimize the use of hyaluronic acid plus other filler injections for skin rejuvenation. these techniques are focused primarily on the upper face. by using these techniques, it will allow for our colleagues to deal with these rejuvenation issues. selection of the fillers which are most effective in reaching your ultimate goals will also be discussed. Use of these methods will result in your patient having less pain, minimal downtime, along with the best possible results. 110 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 effetti indesiderAti dA AltA tecnologiA dermAtologicA giuseppe ivano luppino Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania negli ultimi dieci anni la tecnologia ha permeato la pratica quotidiana del dermatologo. laser e luci intensamente pulsate (iPl) rappresentano momenti fondamentali nella gestione di alcune patologie e inestetismi cutaneo-mucosi. sebbene ormai consolidate siano le conoscenze fisico-biologiche nell’interazione con la superficie cutanea, ancora oggi è possibile osservare effetti indesiderati a breve e lungo termine. Vengono esaminati con rassegna iconografica i principali riscontri non desiderati nella conduzione di interventi laser ablativi, vascolari, epilatori e con iPl. 111 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 gli effetti collAterAli dei filler delle lABBrA e del distretto periorAle maria pia de padova, *Antonino di pietro Dermatologia, Ospedale Privato Nigrisoli, Bologna; *Servizio di Dermatologia, Ospedale Luigi Marchesi di Inzago, Milano i filler trovano larghissimo impiego in medicina e chirurgia estetica per le loro ottime capacità correttive ed il basso numero di effetti collaterali. i materiali che vengono utilizzati sono esclusivamente biocompatibili, temporanei e totalmente riassorbibili, questo per garantire l’assoluta sicurezza medica e la possibilità di un adattamento estetico idoneo alle caratteristiche del volto. il più utilizzato è sicuramente l’acido ialuronico, un disaccaride presente in tutti i tessuti connettivi umani, compresa la cute. Questa molecola è essenziale per la formazione della matrice di collagene e di fibre elastiche ed inoltre per il mantenimento dell’idratazione cutanea. l’utilizzo dei filler rappresenta una scelta molto comune per il ringiovanimento mini-invasivo, i medici però dovrebbero essere consapevoli dei gravi potenziali effetti negativi, riconoscere le loro complicanze ed essere in grado di utilizzare trattamenti appropriati prontamente disponibili. i riempitivi attuali non necessitano di alcun test allergico, ma il trattamento è controindicato in caso di malattie cutanee della zona da trattare, infezioni virali o batteriche in atto, malattie cutanee di natura autoimmunitaria, o in caso di gravidanza ed allattamento. Vanno sempre valute le controindicazioni mediche: storia di ipersensibilità o allergia nota ai componenti dei filler, storia di herpes simplex recidivante, cicatrizzazione anomala o storia di cheloidi. il trattamento è inoltre controindicato in presenza nel tessuto da trattare di materiali permanenti o di natura non conosciuta. le più comuni reazioni locali avverse a queste tecniche sono, subito dopo il trattamento, un transitorio arrossamento e senso di tensione determinato dal trauma dell’ago, che può permanere, per qualche ora, un lieve gonfiore è normale per qualche ora, e può durare più a lungo in alcuni casi o in caso di aumento del volume delle labbra. immediatamente può essere palpabile un cordoncino o piccoli noduli di consistenza più dura, che non sono più avvertibili dopo alcuni giorni, una dolorabilità locale che si risolve in qualche ora, qualche piccola reazione di tipo infettivo, soprattutto quando non è stato completamente rimosso il trucco. raramente sono stati segnalati reazioni granulomatose o indurimenti palpabili della zona, probabilmente legati a reattività infiammatoria individuale, e comunque quasi sempre regredibili. Prima del trattamento è opportuno che il paziente non abbia assunto aspirina, antinfiammatori o farmaci anticoagulanti nella settimana precedente, al fine di ridurre la probabilità di sanguinamenti (tutti questi farmaci riducono la capacità coagulante del sangue). nel caso che un paziente abbia già ricevuto un trattamento con un filler in precedenza è necessario conoscere quali sostanze siano state utilizzate al fine di evitare possibili interazioni 112 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 pericolose. talvolta possono residuare delle ecchimosi, che spariscono in alcuni giorni, circa 4-8 giorni e che possono essere mascherate con un correttore e trattate con prodotti topici e sistemici, come l’arnica. nel caso di pazienti con episodi recidivanti di herpes labiale è possibile che le iniezioni possano contribuire all’insorgenza di un episodio erpetico, un trattamento profilattico può essere indicato in questi casi. Dopo il trattamento è buona norma non esporsi al sole o a lampade abbronzanti per qualche giorno. la conoscenza quindi delle potenziali complicanze associate a filler, cosi come evitarle e/o come trattarle, se dovessero presentarsi, può aiutare ad ottimizzare il risultato di queste importanti tecniche. 113 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 effetti indesiderAti dA peeling chimici Aurora tedeschi, giuseppe micali Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania i peeling sono delle procedure dermoestetiche che prevedono l’applicazione di uno o più agenti chimici esfolianti allo scopo di determinare un “danno” all’epidermide e/o al derma cui consegue una successiva ripetilizzazione. Utilizzati nel trattamento di patologie (acne, rosacea, cicatrici da acne, melasma, iperpigmentazioni, etc.) nonchè in condizioni fisiologiche (aging) e (fotoaging) rappresentano procedure non scevre da rischi specie se effettuati da operatori poco esperti. Vengono illustrati i principali effetti indesiderati legati al loro utilizzo e suggerite le misure cautelative per prevenirne l’insorgenza. 114 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 effetti indesiderAti dA tossinA BotulinicA nel trAttAmento delle rughe maurizio Benci Dermatologia, Firenze le poche complicazioni che sono state descritte in letteratura sono dovute ad inadeguate precauzioni o a tecniche di iniezione imprecise. le complicanze sono comunque sempre reversibili e temporanee (da pochi giorni a qualche mese). le reazioni possono essere generalizzate, quali nausea, fatica, malessere generale, sintomi influenzali, rash cutanei, o locali, come eritema, ecchimosi (quando avviene la penetrazione o la rottura di un piccolo vaso, oppure il paziente assume anticoagulanti o salicilati), emicrania (non è infrequente e può iniziare 2-3 ore dopo l’iniezione e durare per circa 6 ore). Un particolare fastidio nel punto di iniezione viene spesso riferito dai pazienti. la complicanza più importante è la ptosi di una o di entrambe le sopracciglia o la ptosi di una o di entrambe le palpebre, dovuta ad inappropriato uso della tossina, un volume iniettato inadeguato o una errata direzione dell’ago. Può verificarsi un risultato asimmetrico od insoddisfacente a causa di una iniezione non bilanciata della tossina, per una iniezione troppo superficiale o troppo vicino alla galea o intravascolare o per l’utilizzazione di una dose troppo piccola. non sono stati riportati casi di allergia alla tossina botulinica A. Vengono comunque raccomandate avvertenze importanti quali: - il prodotto non deve essere usato in gravidanza o allattamento; - è controindicato in pazienti affetti da Myasthenia gravis; - può modificare l’azione dei farmaci contenenti curaro (gli anestesisti devono fare attenzione se il paziente deve sottoporsi ad anestesia generale). il trattamento necessita sempre di un’adeguata esperienza per evitare le possibili complicazioni e la conoscenza ed il rispetto di semplici linee guida per ridurre le reazioni avverse. bibliografia Klein AW. complications and adverse reactions with the use of botulin toxin semin cutan Med surg 2001;20:109-20. Goldman A. treatment of axillary and palmar hyperhidrosis with botulin toxin. Aesth Plast surg 2000;24:280. benci M, cirillo PF, silvestris P. Uso della tossina botulinica in dermatologia: update e linee guida. Dermatologia Ambulatoriale 2003;3:18-25. 115 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 effetti indesiderAti dA tossinA BotulinicA nel trAttAmento dell’iperidrosi Anna campanati, emanuela martina, Annamaria offidani Clinica Dermatologica, Università Politecnica delle Marche, Ospedali Riuniti, Ancona l’introduzione della tossina botulinica nella cura dell’iperidrosi focale idiopatica ha sostanzialmente rivoluzionato la gestione del paziente iperidrotico. numerosi studi apparsi in letteratura dimostrano l’efficacia del farmaco ed il suo elevato profilo di sicurezza, unitamente alla correlata capacità di indurre un significativo miglioramento in tema di qualità di vita nei soggetti sottoposti al trattamento. l’interesse riposto nell’argomento e l’esperienza pratica acquisita sul campo ci hanno permesso di focalizzare l’attenzione sugli aspetti salienti riguardanti l’impiego del farmaco, i risultati clinici conseguibili con la sua somministrazione e le modalità di assistenza rivolte al paziente sia prima che dopo il trattamento, al fine di evitare la comparsa di effetti collaterali. 116 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 reAzioni dA fillers (grAnulomA dell’eternA giovinezzA). come l’istologiA AiutA il clinico franco rongioletti Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche Mario Aresu, Università di Cagliari i fillers sono sempre più utilizzati per migliorare l’estetica del viso ma possono dare complicanze disastrose come le reazioni da corpo estraneo granulomatose con le conseguenti implicazioni legali. la diagnosi clinica di reazione da filler non è sempre così facile come si crede per diverse ragioni: 1. le reazioni possono svilupparsi anche dopo diversi anni dall’iniezione per cui il paziente non collega i due eventi; 2. il paziente è riluttante a dire che ha iniettato dei fillers; 3. il paziente non sa che tipo di filler è stato iniettato; 4. il medico “iniettore” è riluttante a dare dettagli o non è facilmente reperibile. in questa presentazione cercherò di dimostrare come l’istologia sia il modo migliore per fare diagnosi e rispondere a tutti i quesiti. inoltre verrà illustrato un nuovo tipo di dipendenza che è la richiesta continua di iniezioni in cui vengono spesso utilizzati anche fillers diversi che aumentano il rischio di granulomi. bibliografia rongioletti F. Granulomatous reactions from aesthetic dermal microimplants. Ann Dermatol Venereol 2008;135:1s59-65. rongioletti F, Atzori l, Ferreli c, Pau M, Pinna Al, Mercuri sr, Aste n, Fraitag s. Granulomatous reactions after injections of multiple aesthetic micro-implants in temporal combinations: a complication of filler addiction. J eur Acad Dermatol Venereol 2015;29:1188-92. 117 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 coMUnicAzioni libere GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 pityriAsis ruBrA pilAris tipo i dell’Adulto: tre cAsi trAttAti con successo con ustekinumAB Biagio didona, flora canzona, tiziano tonanzi, massimo papi Istituto Dermopatico dell’Immacolata, Roma la Pityriasis rubra Pilaris (PrP) è una rara dermatosi, caratterizzata da chiazze eritemato-squamose, le quali spesso confluiscono a determinare uno stato eritrodermico; caratteristici sono il “viso gessato”, le papule follicolari, le aree corporee di risparmio e la cheratodermia palmo-plantare. Griffiths ha classificato la PrP in cinque sottotipi in base all’età di insorgenza, la familiarità, gli aspetti clinici, il decorso e la prognosi. noi presentiamo tre pazienti affetti da PrP tipo i dell’adulto, trattati con ustekinumab, i quali hanno ottenuto remissione completa dopo la terza iniezione di tale farmaco. la buona risposta terapeutica a tale farmaco induce a dare importanza all’asse il12/il-23 nella patogenesi della PrP e ad avvicinare tale malattia cutanea alla psoriasi. 120 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 mAlAttiA di hAiley-hAiley e supplementAzione orAle di vitAminA d matteo megna, pietro santoianni Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, Università Federico II, Napoli Una donna di 37 anni giungeva alla nostra attenzione per la presenza di una dermatite eritemato-edemato-erosiva e squamo-crostosa della pieghe sottomammarie e ascellari. tali manifestazioni erano comparse da circa 2 anni e avevano assunto, a detta della paziente, un andamento cronico-recidivante nel corso del tempo, esacerbandosi soprattutto nei mesi estivi. Gli esami ematochimici di routine risultavano nella norma ad eccetto di un deficit evidente della vitamina D (15,8 ng/ml, v.n. 30-100 ng/ml). l’esame istologico da biopsia cutanea evidenziava la presenza di focolai di acantolisi sovrabasale e di piccole aree di pararacheratosi superficiali. sulla base anche di tali reperti veniva effettuata diagnosi di malattia di Hailey-Hailey. tacalcitolo unguento veniva utilizzato per pochi giorni a causa della scarsa compliance della paziente legata alla comparsa di prurito e sensazione di bruciore. la supplementazione orale con vitamina D 800 U.i./die veniva, invece, protratta per 3 mesi con scomparsa delle manifestazioni cutanee e normalizzazione dei livelli ematici della vitamina D stessa (38 ng/ml). infatti, anche alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, la vitamina D sembra giocare un ruolo importante nel contrastare i principali fattori coinvolti nella patogenesi della malattia di Hailey-Hailey, in particolare l’alterata adesione intercheratinochitaria, potendo essere dunque considerata come possibile terapia elettiva. 121 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ruolo dellA mirtAzApinA nellA terApiA del prurito cronico simone garcovich Istituto di Dermatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Roma la terapia del prurito cronico rappresenta un problema frequente nella pratica clinica dermatologica. le condizioni caratterizzate da prurito cronico e lesioni da grattamento comprendono i quadri clinici di prurigo nodulare e lichen simplex cronicus, come indicato dalla recente classificazione isFi (International Forum for the Study of Itch). Presentiamo una serie di casi di condizioni pruriginose croniche, refrattarie che sono state trattati con mirtazapina, un farmaco antidepressivo con attività antiserotoninergica, anti-alfa-2-adrenergica e anti-istaminergica. la terapia con mirtazapina, in monoterapia o in combinazione con la terapia topica, è stata utilizzata rispettivamente in tre casi di prurigo nodulare atopica, in due casi di prurigo-lichen simplex cronicus a eziologia mista e in un caso di prurito cronico di tipo paraneoplastico-farmacologico. la terapia con mirtazapina ha determinato una remissione clinica della sintomatologia pruriginosa in cinque pazienti, con una buona tollerabilità. la mirtazapina è stata utilizzata precedentemente con successo nella terapia del prurito notturno associato alla dermatite atopica, del prurito uremico, colestatico e del prurito di tipo paraneoplastico. il favorevole profilo di sicurezza, la somministrazione a dosaggio fisso e il basso rischio di interazioni farmacologiche supportano il ruolo della mirtazapina nella terapia delle condizioni pruriginose cronica, ad origine dermatologica e sistemica. 122 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 morfeA generAlizzAtA e psoriAsi: stessA terApiA? emilia cerulli, elettra Antonelli, katharina hansel, luca stingeni Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di Medicina, Università di Perugia Gli autori descrivono il caso di una donna di 67 anni che presentava un quadro clinico cutaneo di morfea generalizzata, caratterizzato da chiazze ovalari multiple, di colorito bianco-brunastro, sclerotiche, diffuse a tronco ed arti insorto da circa 7 anni in assenza di coinvolgimento sistemico. le numerose terapie precedentemente effettuate a base di corticosteroidi sistemici e topici corticosteroidei e con inibitori della calcineurina aveva sortito solo scarsi e transitori benefici. la paziente giungeva alla nostra osservazione in seguito alla comparsa, da circa un anno, di psoriasi plantare bilaterale, per la quale aveva eseguito diverse terapie topiche a base di cheratolitici e derivati della vitamina D; la paziente, inoltre, era da circa sei mesi in trattamento sistemico con retinoidi, con scarsa risposta clinica. Dopo un’attenta disamina della letteratura in merito alle possibili scelte terapeutiche alternative ai retinoidi nel trattamento della psoriasi, abbiamo optato per intraprendere una terapia con metotrexato 15 mg fl al dosaggio di 1 fl iM alla settimana, escludendo la possibilità di utilizzare farmaci biologici per la conosciuta, seppur rara, capacità di questi ultimi di indurre o peggiorare quadri clinici cutanei morfeiformi. nei primi 10 mesi di trattamento con metotrexato la paziente ha mostrato un netto miglioramento della sintomatologia plantare ed anche una progressiva regressione delle lesioni cutanee sclerodermiche. sono discusse le peculiarità farmacologiche di metotrexato ed i suoi impieghi clinici, con particolare attenzione al suo impiego come farmaco di seconda linea nella terapia della morfea generalizzata. 123 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA topicA nellA psoriAsi ungueAle Amanda mazzi, salvatore panduri, valentina dini, marco romanelli Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa la psoriasi ungueale si riscontra in una percentuale variabile, dal 10 al 78%, dei pazienti con psoriasi volgare e nel 70-80% dei pazienti con artrite psoriasica, mentre un interessamento esclusivamente ungueale è presente nel 5-10% dei casi. le terapie di cui attualmente disponiamo risultano essere prolungate e spesso insoddisfacenti. Vari studi hanno evidenziato come la psoriasi ungueale abbia ripercussioni importanti sulla qualità della vita dei pazienti. Una delle possibilità di cui disponiamo è rappresentata dal tazarotene 0,1% gel, che in genere viene utilizzato per un periodo di trattamento di 12-24 settimane, consentendo di ottenere dei buoni risultati, soprattutto nella risoluzione di pitting, salmon patch ed onicolisi. Abbiamo utilizzato il tazarotene 0,1% gel in associazione con uno smalto a base di urea stabilizzata al 15% con risultati soddisfacenti. Presentiamo la nostra casistica clinica. 124 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 trAttAmento con fArmAci Biologici di psoriAsi/epAtopAtie cristina mugheddu, monica pau, rino murgia, franco rongioletti Clinica Dermatologica, Presidio Ospedaliero San Giovanni di Dio, Azienda Ospedaliero-Universitaria, Cagliari oramai i farmaci biologici sono entrati nella comune pratica clinica per il trattamento della psoriasi a placche moderata grave. l’esperienza di oltre 10 anni ci ha permesso di utilizzare questi farmaci in situazioni di borderline che un tempo rappresentavano una controindicazione assoluta alla loro prescrizione. Presentiamo alcuni casi di pazienti affetti da psoriasi e diversi tipi di epatopatia (autoimmune, HbV-relata, HcVrelata) trattati, in accordo con colleghi epatologi, con anti-tnFα e anti il 12-23. Gli ottimi risultati ottenuti in assenza di ripercussioni sull’epatopatia dimostrano, in accordo con i dati della letteratura la sicurezza dei farmaci biologici in presenza di tali comorbilità. 125 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 dermAtiti iAtrogene in corso di trAttAmento dell’epAtopAtiA hcv-correlAtA con simeprevir francesco Borgia, irene cacciola, fabrizio guarneri, mario vaccaro, serafinella p. cannavò Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, Università di Messina l’avvento dei Direct Antiviral Agents ha determinato una autentica rivoluzione nel trattamento dell’epatopatia HcV-correlata: telaprevir e boceprevir, somministrati in associazione a interferone pegilato e ribavirina, infatti, incrementano la possibilità di eradicazione definitiva del virus a fronte, tuttavia, di una elevata incidenza di manifestazioni cutanee, principalmente rappresentate da eczema diffuso, xerosi e prurito di grado lieve-moderato. in corso di triplice terapia, specialmente con telaprevir, sono stati anche descritti quadri cutanei rapidamente progressivi, fino a condizioni potenzialmente life-threatening, quali sindrome di stevens-Johnson e Dress, per i quali si impone la sospensione del trattamento. Più recentemente, sono stati introdotti in commercio farmaci antivirali di seconda generazione, simeprevir e sofosbuvir, disponibili in regime terapeutico interferon-free. trials clinici di fase iii hanno evidenziato come i due farmaci, somministrati in associazione, risultino maggiormente efficaci rispetto a quelli di prima generazione, con un ridotto tasso d’incidenza di eventi avversi cutanei, principalmente rappresentati da rash di grado lieve, prurito e, più raramente, fotosensibilità. A tal proposito, gli autori presentano la loro esperienza, scaturita dalla collaborazione con l’Uoc di epatologia clinica e biomolecolare. l’avvento di questi nuovi farmaci antivirali apre indubbiamente promettenti scenari terapeutici, ma la significativa incidenza di dermatiti iatrogene e la loro delicata gestione impongono una stretta collaborazione interdisciplinare, per rendere possibile la guarigione dell’epatopatia garantendo elevati profili di sicurezza. 126 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA con prednisone ed AnAkinrA in sApho syndrome teresa oranges, *Andrea diociaiuti, **Antonella insalaco, **fabrizio de Benedetti, *maya el hachem Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa; *Unità Operativa Complessa di Dermatologia e **Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS, Roma ragazzo di 17 anni, affetto da acne nodulo-cistica a livello di volto, regione pre-sternale e dorso, in terapia con isotretinoina (0.5 mg/kg/die) per 4 settimane, sviluppa lesioni infiammatorie, ulcerate e dolenti a livello di volto e tronco e dolori muscolari. Viene interrotta la terapia con isotretinoina ed iniziata terapia con naprossene 500 mg, due volte al giorno. Un mese dopo viene ricoverato per tumefazioni dolenti bilaterali a livello sternoclavicolare, limitazioni funzionali, dolore sternale e lombare alla digitopressione e dolorosa mobilizzazione coxo-femorale. Viene effettuata diagnosi di sindrome sAPHo, confermata dalla presenza di alterazioni osteo-articolari alla risonanza magnetica ed alla scintigrafia. si effettua terapia con prednisone (0.8 mg/kg/die) ed anakinra (100mg/die), con risoluzione completa della sintomatologia in 4 settimane. si riporta il caso clinico per l’efficacia del protocollo terapeutico. 127 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 unA reAzione pArAdossA dA Anti-tnfα emanuela martina, katia giuliodori, Anna campanati, Anna maria offidani Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari, Università Politecnica delle Marche, Ancona Gli antagonisti dell’anti-tnFα rappresentano da diversi anni i pilastri del trattamento di patologie immunomediate, reumatiche e non. tuttavia, l’ampio uso ha portato al riconoscimento di alcuni effetti – cosiddetti “paradossi” – di interesse dermatologico anche in pazienti trattati per patologie non dermatologiche. Questi pazienti sono divenuti casi talora di difficile gestione ed hanno posto molte domande sui meccanismi patogenetici alla base di queste reazioni, ad esempio sulla possibilità di prevederne l’insorgenza. Presentiamo un caso di una donna affetta da morbo di crohn e spondilite enteropatica per il cui trattamento venivano somministrati inibitori del tnFα cui seguiva la comparsa di un quadro di psoriasi in placca e di un’idrosadenite suppurativa. la comunicazione verterà sull’analisi del caso e la gestione terapeutica, sulle evidenze presenti in letteratura e i possibili scenari futuri. 128 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 eruzione psoriAsiforme in corso di terApiA con midostAurinA in pAziente con mAstocitosi sistemicA marta tramontana, rossella marietti, katharina hansel, leonardo Bianchi, luca stingeni Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di Medicina, Università di Perugia Presentiamo il caso di un uomo di 66 anni affetto dal 1980 da mastocitosi sistemica aggressiva con mutazione D816V del gene Kit, precedentemente sottoposto a trattamento con interferon alfa 2b e dasatinib, terapie entrambe sospese a distanza di qualche mese per scarsa efficacia o importanti effetti collaterali. in relazione a ciò, i colleghi ematologi decidevano di intraprendere trattamento (ottenuto per “uso compassionevole”) con midostaurina, inibitore delle protein chinasi. A distanza di un mese circa dall’inizio della terapia, comparivano lesioni eritemato-papulo-desquamative, nummulari, con morfologia psoriasiforme, moderatamente pruriginose, al tronco e arti superiori. l’esame istologico da biopsia incisionale rilevava un quadro compatibile con eruzione farmaco-indotta. il termine “mastocitosi” è indicativo di una serie di affezioni mieloproliferative aventi come comune denominatore una proliferazione clonale di mastociti morfologicamente e immunofenotipicamente anomali con infiltrazione di organi e apparati, quali cute, fegato, milza, linfonodi, tratto gastroenterico e midollo osseo. la gran parte di questi pazienti, come nel nostro caso, presenta mutazione del gene codificante per il recettore tirosin chinasi Kit. il trattamento delle forme più aggressive si basa, essenzialmente, sull’utilizzo di farmaci citostatici, quali interferon alfa e cladribina. inoltre, negli ultimi anni, sono stati condotti molteplici studi per valutare l’efficacia in tale settore degli inibitori delle tirosin chinasi, come imatinib mesilato, dasatinib e midostaurina1. Gli Autori descrivono il caso in esame, ripercorrendo le tappe fondamentali che hanno condotto alla diagnosi di mastocitosi sistemica, anche in relazione all’impegno cutaneo, e ai trattamenti impiegati. Viene focalizzata, infine, l’attenzione alle lesioni cutanee insorte in corso di terapia con midostaurina, che, tra l’altro, ha mostrato soddisfacenti risultati clinico-laboratoristici, e alle possibili correlazioni eziologiche e patogenetiche con la molecola impiegata, oltre alla complessa gestione del paziente, che necessita di una stretta cooperazione tra l’ematologo e il dermatologo. bibliografia 1. Pardanani A. systemic mastocytosis in adults: 2011 update on diagnosis, risk stratification, and management. Am J Hematol 2011;86:362-71. 129 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 omAlizumAB e orticAriA cronicA spontAneA giuseppe pistone, maria rita Bongiorno Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Università di Palermo l’orticaria cronica che insorge spontaneamente senza uno specifico fattore scatenante viene definita orticaria cronica spontanea (csU). la csU rappresenta una malattia con impatto negativo sulla qualità di vita del paziente e con un elevato costo socioeconomico a causa dei costi diretti e indiretti. la difficoltà ad identificare le cause responsabili della csU rende assai difficile il trattamento. le linee guida eAAcl/GA2len/WAo/eDF raccomandano, come trattamento di prima linea, l'uso degli antistaminici antiH1 di seconda generazione e, come seconda linea per i pazienti non responder, gli stessi antistaminici alla dose aumentata fino a quattro volte. Per i pazienti con csU che presentano una risposta inadeguata agli antistaminici anti H1, anche ad alte dosi, le linee guida internazionali raccomandano, come opzione di terza linea, l'aggiunta alla terapia in corso con antistaminici antiH1 di omalizumab, ciclosporina A o montelucast. omalizumab, obiettivo del nostro contributo, è un anticorpo monoclonale umanizzato derivato dal DnA ricombinante il cui effetto è quello di determinare l'attenuazione dell'asse ige-Fceri-mastociti e l'aumento della soglia di attivazione dei mastociti. e' proprio la riduzione della sensibilità dei mastociti e la loro maggiore stabilità a determinare una riduzione delle manifestazioni cliniche correlate alla csU con un profilo di sicurezza e tollerabilità del farmaco veramente efficace. bibliografia Marrouche n, Grattan c. Update and insights into treatment options for chronic spontaneous urticaria. expert rev clin immunol 2014;10(3):397-403. Maurer M, Magerl M, Metz M, zuberbier t. revisions to the international guidelines on the diagnosis and therapy of chronic urticaria. JoDG 2013;11(10):971-79. Mccormack Pl. omalizumab: a review of its use in patients with chronic spontaneous urticaria. n engl J Med 2013;368(10):924-35. o’Donnell bF, lawlor F, et al. the impact of chronic urticaria on the quality life. br J Dermatol 1997;136(2):197-201. zuberbier t, Aberer W, et al. the eAAcl/GA2len/eDF/WAo Guideline for the definition, classification, diagnosis and management of urticaria. the 2013 revision and update. Allergy 2014;69(7):868-87. 130 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 risoluzione con etAnercept di unA sindrome di lyell provocAtA dA rituximAB in un pAziente Affetto dA pemfigo volgAre grAve Biagio didona, maria Antonietta pilla, dario didona, cinzia mazzanti Istituto Dermopatico dell’Immacolata, Roma Da alcuni anni il farmaco rituximab è entrato nell’armamentario del dermatologo per la cura del pemfigo volgare grave. numerosi lavori pubblicati in letteratura ne dimostrano la ottima efficacia. tra i rari effetti collaterali del rituximab c’è l’insorgenza della sindrome di lyell. noi presentiamo un paziente, affetto da una grave forma di pemfigo volgare, il quale ha manifestato una sindrome di lyell dopo la prima infusione di rituximab. il trattamento con una solo iniezione di etanercept ha determinato la guarigione della agrave reazione iatrogena e ha comportato una trasformazione del pemfigo volgare in pemfigo foliaceo. 131 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 Acne resistente Alle terApie trAdizionAli: un cAso di sindrome AdrenogenitAle veronica Balduzzi, maria concetta potenza Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino, Università Sapienza, Roma la sindrome adrenogenitale è una malattia ereditaria che colpisce entrambi i sessi causata da un difetto enzimatico, più frequentemente a carico della 21-idrossilasi. A fronte di forme cosiddette classiche, nelle quali le manifestazioni appaiono precocemente nel corso dello sviluppo, esistono forme non-classiche, asintomatiche o tardive ed associate a lievi segni di iperandrogenismo (irsutismo, oligomenorrea, acne, infertilità, ecc.). Presentiamo il caso di una ragazza di 20 anni affetta da acne intermedia papulo-pustolosa con lievi segni di androgenismo, in cui lo studio dell’assetto ormonale ha permesso la diagnosi di sindrome adrenogenitale. si discute l’approccio diagnostico e terapeutico del caso. 132 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 un cAso di rosAceA del cuoio cApelluto maria caterina fortuna, giulia pranteda, Alfredo rossi Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Università Sapienza, Roma l’acne rosacea è una dermatosi infiammatoria che predilige la regione mediana del volto (guance, naso, fronte, mento) e meno frequentemente il collo e il torace. Ha un decorso cronico recidivante caratterizzato clinicamente da varie fasi evolutive cui corrispondono diversi livelli di gravità. la malattia è sostenuta da una notevole reattività vascolare a livello del distretto cefalico che si esprime con una tendenza al flushing e conseguente formazione di teleangectasie. Frequente è anche il riscontro di papule e pustole su fondo eritematose e teleangectasico. la patologia è molto frequente, affligge 45 milioni di persone nel mondo con maggiore incidenza nei paesi dell’europa nord-occidentale, predilige il sesso femminile tra ii 30 e 60 anni, sebbene le forme più gravi si riscontrano negli uomini. l’eziopatogenesi della rosacea non è ancora chiara, ma diversi fattori sono stati implicati come i disturbi della reattività vascolare, la predisposizione genetica, le condizioni atmosferiche e la risposta immunitaria contro microrganismi come Demodex folliculorum e Helicobacter pylori. nonostante la localizzazione al volto sia la più frequente sono stati riportati in letteratura rari casi di localizzazione extrafacciale di tale patologia, in particolare alcuni casi di rosacea del cuoio capelluto. il coinvolgimento del cuoio capelluto è caratterizzato da pustole su fondo eritematoso, ed è una sfida diagnostica per il suo quadro clinico atipico. Gli autori riportano un caso di rosacea con il coinvolgimento del cuoio capelluto. 133 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 pitiriAsi lichenoide cronicA in età pediAtricA: descrizione di un cAso emilia Aquila, ilaria proietti, maria concetta potenza Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino, Università Sapienza, Roma la pitiriasi lichenoide cronica (Plc) è una dermatite infiammatoria ad eziologia per lo più sconosciuta che coinvolge principalmente soggetti adulti e si manifesta clinicamente con la comparsa di lesioni papulose sormontate da squame aderenti “ad ostia” a lenta risoluzione con esiti ipocromici. la terapia negli adulti si fonda principalmente sull’utilizzo di retinoidi, PUVA ed elioterapia. Presentiamo il caso di un paziente di 4 anni, in cui le manifestazioni cliniche e l’aspetto istologico hanno condotto alla diagnosi di pitiriasi lichenoide cronica. il precedente sospetto di impetigine, formulato presso altro centro, aveva imposto una terapia antibiotica sistemica e il divieto assoluto di esporsi al sole. l’elioterapia in associazione ad antistaminici ed emollienti hanno invece contribuito al notevole miglioramento dell’obiettività. il caso offre interessanti spunti di riflessione da un punto di vista diagnostico ma soprattutto terapeutico, in quanto la Plc è rara in età pediatrica ed il suo trattamento in questa fascia di età deve tener conto delle controindicazioni delle terapie convenzionali. 134 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ingenolo meButAto nelle cherAtosi Attiniche: studio clinico, istologico-immunoistochimico e videodermAtocApillAroscopico ivan Bobyr, Anna campanati, veronica consales, emanuela martina, elisa molinelli, federico diotallevi, valerio Brisigotti, *mirella giangiacomi, giulia ganzetti, Annamaria offidani Clinica di Dermatologia, Dipartimento delle scienze cliniche e molecolari e *Istituto di Anatomia Patologica e Istopatologia, Università Politecnica delle Marche background: cheratosi attinica (AK) è una neoplasia intraepiteliale cutanea che si sviluppa tipicamente sulla cute fotodanneggiata delle persone anziane. l’incidenza di AK è in aumento in tutto il mondo, ed è considerata come la lesione pre-maligna più frequente nell’uomo. Analisi immunoistochimica di marcatori delle cellule staminali, proteine regolatrici della proliferazione ed apoptosi cellulare e neo-angiogenesi (p63, ki-67 e VeGF) potrebbe essere utile per prevedere il comportamento biologico di AK e fornire ulteriori vantaggi nella valutazione dell’efficacia di farmaci topici per il trattamento di AK. Materiali e Metodi: sono stati arruolati 60 soggetti (età superiore di 18 anni) con cheratosi attiniche non ipertrofiche multiple in uno studio prospettico open-label di fase iV. Acquisizione di immagini cliniche, dermoscopiche e capillaroscopiche con una macchina fotografica digitale è stata eseguita al basale (t0) della terapia, al 3° (tronco e/o estremità) o 4° (cuoio capelluto e / o del viso) giorno (t1), dopo 14 giorni (t2) e a 60 giorni (t3) dopo il trattamento. Punch biopsia 4(6)-mm è stata eseguita nei 20 pazienti al basale della terapia e ripetuta in 10 di 20 pazienti dopo 60 giorni per la valutazione di marcatori immunoistochimici (apoptosi, proliferazione e neovascolarizzazione). risultati: tutti i 60 pazienti arruolati hanno completato lo studio. il miglioramento clinico dopo 60 giorni di follow-up è stato osservato nel 100% dei pazienti. la clearance totale (completa scomparsa clinica delle lesioni) è stata osservata in 41 pazienti (68,3%). clearance parziale (riduzione del 75% delle lesioni), con un significativo miglioramento clinico è stato osservato in 19 pazienti (32,7%). Dopo il trattamento, è stato osservato un miglioramento dermoscopico di tutte le lesioni AK sia non pigmentate che pigmentate. la maggior parte delle caratteristiche dermoscopiche sono scomparse dopo il trattamento, ma alcuni pattern persistevano nei pazienti che hanno ottenuto clearance parziale delle lesioni (p <0,016). totale scomparsa delle strutture vascolari specifiche o significativa riduzione del numero medio e del calibro dei vasi sanguigni è stato osservata mediante videocapillaroscopia in tutti i pazienti analizzati (p <0,017). È stata osservata, inoltre, una diminuzione statisticamente significativa di espressione immunoistochimica di Ki-67 (p = 0,021), p63 (p = 0,018) e VeGF (p = 135 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 0,02) dopo il trattamento con ingenolo mebutato topico. conclusioni: i risultati del nostro studio dimostrano che ingenolo mebutato gel è una modalità di trattamento efficace per AK a causa della sua capacità di indurre significativo clearence clinica, dermoscopica e capillaroscopica delle lesioni. l’efficacia del farmaco è confermata dall’importante miglioramento istopatologico e riduzione di marcatori immunoistochimici dell’apoptosi, proliferazione e neovascolarizzazione, attraverso il suo duplice meccanismo d’azione, che combina attività pro-apoptotica diretta con la risposta immunitaria mediata dai neutrofili, supportati da effetti antiproliferativi e antiangiogenici del farmaco. 136 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 efficAciA dellA terApiA fotodinAmicA nellA micosi fungoide AssociAtA A morBo di BoWen nicolò rivetti, *riccardo giovanni Borroni, valeria Brazzelli Clinica Dermatologica, Università di Pavia e *Laboratorio di Diagnostica Molecolare, Fondazione IRCCS, Policlinico San Matteo, Pavia Presentiamo il caso di un paziente di 73 anni affetto da micosi fungoide (MF) dal 1986, in follow-up fino ad oggi presso la clinica Dermatologica. nel corso degli anni la MF è stata trattata sia con terapie steroidee topiche e UVb-nb che con diverse terapie sistemiche (etretinato, acitretina, PUVA terapia,), alternando lunghi periodi di remissione (>12 mesi fino a 3 anni) a periodi di recidiva. Ad ogni recidiva il paziente è stato ristadiato e la malattia ha sempre mantenuto lo stesso stadio (ib) fino ad oggi. nel corso degli anni il paziente ha inoltre asportato alcuni epiteliomi basocellulari e 5 cheratoacantomi. Perso al follow-up per 6 anni, dal 2006 al 2012 è quindi giunto alla nostra attenzione per la comparsa di placche eritematose, desquamanti localizzate alle cosce. in relazione all’estensione delle lesioni sono state eseguite due biopsie cutanee dalla stessa area che hanno evidenziato la presenza di morbo di bowen nel contesto di MF. Poiché il paziente era già stato trattato per lungo tempo con PUVA terapia, con raggiungimento di un elevato dosaggio cumulativo di Joules/cm2, e in relazione all’insufficiente controllo della MF con l’uso del solo retinoide sistemico, abbiamo deciso di utilizzare la terapia fotodinamica topica (PDt) con metilaminolevulinato per trattare sia il morbo di bowen che la MF. lo stadio della MF (ib) inoltre controindicava altre terapie skin-directed più aggressive. la PDt, dopo sole 4 sedute di terapia, ha portato ad una remissione completa, clinica ed istologica, sia della MF che del morbo di bowen, assicurando inoltre un ottimo risultato estetico in assenza di effetti collaterali. in conclusione, la PDt è una terapia sempre più utilizzata in campo dermatologico, non solo per il trattamento delle cheratosi attiniche, del morbo di bowen e dei carcinomi basocellulari, ma anche per altre patologie dermatologiche, tra cui la MF in cui si è rivelata un valido approccio terapeutico. 137 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 vAsculopAtiA livedoide AssociAtA Ad iperomocisteinemiA trAttAtA con Acido folico e complesso vitAminico B enzo errichetti, giuseppe stinco Clinica Dermatologica, Università di Udine la vasculopatia livedoide (Vl) è un raro disordine vascolare caratterizzato dalla insorgenza di macule e papule purpuriche e lesioni ulcerative dolorose evolventi in cicatrici atrofiche stellate a livello degli arti inferiori; talora si può associare anche una storia di livedo reticolare. sebbene la patogenesi di tale condizione risulti essere alquanto complessa, il principale fattore chiamato in causa nella comparsa delle lesioni cutanee sarebbe uno stato di ipercoagulabilità che può essere ascrivibile a diverse cause (deficit di proteina c ed s, fattore V di leiden, mutazione del gene codificante per la protrombina, deficit di antitrombina iii, sindrome da anticorpi antifosfolipidi e iperomocisteinemia). numerose terapie sono state utilizzate per il trattamento di tale condizione (antinfiammatori, vasodilatatori, anticoagulanti, antiaggreganti e fibrinolitici) ma spesso con risultati deludenti. riportiamo la nostra esperienza in due casi di Vl associati ad iperomocisteinemia e resistenti a diverse terapie che sono stati trattati con successo mediante somministrazione di acido folico e complesso vitaminico b. bibliografia Feng s, su W, Jin P, shao c. livedoid vasculopathy: clinical features and treatment in 24 chinese patients. Acta Derm Venereol 2014;94:574-8. 138 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 innesti epidermici frAzionAli: esperienzA dellA clinicA dermAtologicA pisAnA Agata Janowska, valentina dini, michela macchia, salvatore panduri, teresa oranges, marco romanelli Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Clinica e Medicina Sperimentale, Università di Pisa introduzione. le indicazioni per l’innesto epidermico frazionale sono le ferite acute, ulcere croniche, le ustioni e la vitiligine stabile da almeno 12 mesi. il meccanismo d’azione è esplicato dalla pressione negativa (400-500 mmHg) e dal riscaldamento (37-41 Gradi) necessari per il sollevamento delle calotte epidermiche (1,2,3). Materiali e metodi. sono stati reclutati 10 pazienti (6 donne e 4 uomini), che presentavano vari tipi di ulcere: 5 venose e 5 atipiche, con un buon tessuto di granulazione, assenza di infezione, essudato moderato e di piccole dimensioni. le microcalotte sono state raccolte grazie a una garza non aderente e poi trasferite al sito ricevente e coperte da una medicazione e da un bendaggio adeguato al tipo di ulcera. Altri 5 pazienti (3 donne e 2 uomini) con vitiligine stabile da almeno 12 mesi, sono stati sottoposti a innesti epidermici frazionali. il sito ricevente è stato sottoposto a dermoabrasione meccanica in anestesia locale. risultati. Abbiamo eseguito follow up a 7 giorni, a 14 giorni, a 21 giorni e dopo un mese. in 3 settimane abbiamo visto la guarigione di 6 ulcere su 10 (60%) e una riduzione dell’area di 4 su 10 (40%). nei pazienti con vitiligine abbiamo visto inoltre una parziale ripigmentazione nel 1° mese. conclusioni. tutte le ulcere trattate hanno presentato un miglioramento clinico con riduzione delle dimensioni in 3 settimane. i pazienti con vitiligine hanno mostrato un buon attecchimento dei microinnesti nelle prime 2 settimane, una parziale ripigmentazione nel primo mese. in conclusione possiamo affermare che gli innesti cutanei epidermici frazionali possono fornire una buona alternativa per gestire la vitiligine stabile e le ferite di piccole dimensioni, con difficoltà a guarire con le terapie standard. bibliografia 1. tam J, Wang Y, Farinelli WA, Jiménez-lozano J, Franco W, sakamoto FH, cheung eJ, Purschke M, Doukas AG, Anderson rr. Fractional skin harvesting: autologous skin grafting without donor-site morbidity. Plast reconstr surg Glob open 2013;1(6):e47. 2. romanelli M, Dini V. Fractional epidermal skin grafting. br J Dermatol 2015;172(4):853-4. 3. Purchke M. et al. novel methods for generating fractional epidermal micrografts. br J Dermatol 2015;172(4):1021-8. 139 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA cellulAre del dAnno solAre cronico epiteliAle severo ed esteso michele fimiani, pietro rubegni, elisa pianigiani, giancarlo mariotti Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze, Università di Siena la esposizione ai raggi UV è considerato ormai il fattore di rischio più importante per l’insorgenza dei tumori epiteliali cutanei. Per il trattamento di queste neoplasie UV indotte (carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e cheratosi attiniche) abbiamo a disposizione un non trascurabile numero di opzioni che includono la crioterapia, la laserterapia, la terapia fotodinamica, il curettage, la diatermocoagulazione, l’escissione chirurgica tradizionale e la chemioterapia topica con diverse molecole quali il 5-fluorouracile, l’ingenolo mebutato, l’imiquimod, il diclofenac. Questi ultimi prodotti hanno trovato il loro principale settore di impiego nella cura delle cheratosi attiniche in quanto in grado di eliminare non solo le manifestazioni neoplastiche specifiche di questa forma morbosa, ma anche di prevenire le recidive agendo in maniera positiva sul campo di cancerizzazione. Allorchè tuttavia le manifestazioni del photoaging epiteliale siano particolarmente estese l’impiego di questi topici potrebbe risultare problematico o non sufficientemente efficace. in questi casi una terapia sequenziale che preveda la rimozione completa dell’epitelio fotodanneggiato (laser co2 o erbium-Yag, o crioterapia con azoto liquido) seguita immediatamente dall’innesto di lamine di cheratinociti coltivati (epidermide espansa in vitro) ottenuti da prelievi bioptici eseguiti in aree cutanee non usualmente esposte alla luce può risultare estremamente efficace. Questa procedura si è dimostrata notevolmente efficace nei casi trattati consentendo di ottenere risultati incoraggianti sia nell’ambito della prevenzione delle recidive che sotto il profilo estetico. Vengono discussi i limiti, i vantaggi e le indicazioni di questo tipo di terapia. 140 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 il dermA deepidermizzAto AcellulAre liofilizzAto: unA nuovA opportunità in vulnologiA michele fimiani, elisa pianigiani, francesca ierardi, linda tognetti Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze, Università di Siena Accanto ai graft tradizionali costituiti da lamine di cute omologa criopreservata e glicero-preservata, impiegati nelle ustioni, nelle perdite di sostanza cutanea che richiedono copertura e/o integrazione nel letto della ferita della componente dermica, recentemente si sono affiancati bioprodotti omologhi utilizzati elettivamente come “dermal-equivalent”. il derma de-epidermizzato (DeD) (privato della sola epidermide) ed il DeD acellulare (privato della epidermide e di tutte le componenti cellulari dermiche) hanno acquisito una particolare rilevanza per la loro elevata biocompatibilità legata alla rimozione degli elementi cellulari e attività biologica connessa con la presenza, nel DeD criopreservato, di cellule vitali. tuttavia la presenza di cellule vitali all’interno del graft criopreservato garantisce una attività biologica importante ma risulta immunogeno, non consentendo l’impiego in ferite chiuse o per scopi diversi da quelli dermatologici (es. ricostruzioni dei tessuti molli in ortopedia o chirurgia ricostruttiva o odontostomatologica). Da ciò la utilità di produrre una matrice dermica che presenti le caratteristiche di capacità di attecchimento e maneggevolezza del DeD criopreservato, ma privato della componente cellulare al fine di ridurne la immunogenicità. Una stretta collaborazione tra il centro conservazione cute della AoU senese e tissuelab s.p.a. ha permesso di mettere a punto una metodica di produzione di DeD acellulare, liofilizzato e gammairradiato, con caratteristiche biofisiche tali da consentirne l’uso anche in quelle situazioni cliniche in cui i tessuti tradizionali non trovavano indicazione. il derma omologo, così ottenuto, rappresenta una impalcatura o scaffold che può essere utilizzato nella ricostruzione tissutale come sostegno semipermanente in grado di guidare un processo di cicatrizzazione mediante colonizzazione delle cellule dell’ospite. 141 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 le proprietà non AntimicroBiche delle tetrAcicline nelle dermAtosi infiAmmAtorie: un cAso di prurigo pigmentosA trAttAto con minociclinA laura cristina gironi, pamela farinelli, *Angela giacalone, enrico colombo Clinica Dermatologica, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale e *Anatomia Patologica, Dipartimento di Scienze della Salute, Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, Novara la Prurigo Pigmentosa (PP) è una rara dermatite infiammatoria a patogenesi ignota caratterizzata da lesioni cutanee maculo-papulose pruriginose che si presentano in eruzioni ricorrenti, prevalentemente localizzate al tronco. tali lesioni tendono rapidamente a risolversi evolvendo in un esito iperpigmentario reticolato. le tetracicline (in particolare la minociclina e la doxiciclina) e il dapsone si sono dimostrate le migliori opzioni terapeutiche. la PP, descritta per la prima volta da nagashima nel 1978, colpisce più frequentemente giovani donne adulte di etnia asiatica. sono stati descritti circa 300 casi, solo il 15% dei quali in pazienti non giapponesi. Presentiamo un raro caso di PP ad insorgenza prepuberale in una ragazza italiana caucasica trattato efficacemente con minociclina. l’efficacia della minociclina nel trattamento delle dermatosi infiammatorie sarebbe da attribuire alla sue numerose capacità non antimicrobiche come scavenger delle specie reattive dell’ossigeno, inibizione della funzione e della chemiotassi dei neutrofili. la letteratura scientifica ha dimostrato l’efficacia della minociclina nel trattamento di altre patologie infiammatorie come la sarcoidosi, il pioderma gangrenoso, le malattie bollose autoimmuni, le malattie infiammatorie intestinali, l’artrite reumatoide; alcuni autori hanno recentemente dimostrato anche capacità neuroprotettive nei paziente affetti da patologie neurodegenerative e da dolore neuropatico. 142 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 un cAso di cAndidosi del cuoio cApelluto maria caterina fortuna, giulia pranteda, Alfredo rossi Unità Operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Università Sapienza, Roma la candida albicans è un fungo diploide che cresce sia come lievito che in forma filamentosa. È il più importante micete opportunista e generalmente risiede come commensale a livello del tratto gastrointestinale, delle vie genitourinarie e nella flora orale e congiuntivale. tale microrganismo può, tuttavia, diventare virulento a dar luogo ad infezione in soggetti debilitati o immunodepressi. Queste infezioni possono essere superficiali ed interessare cute e mucose oppure possono invadere il circolo ematico e diffondere agli organi interni. i fattori di rischio per lo sviluppo di infezione da candida includono la chirurgia (chirurgia addominale in particolare), le ustioni, i ricoveri di lunga durata in reparti di terapia intensiva, e la somministrazione prolungata di antibiotici ad ampio spettro o di agenti immunosoppressivi. le sedi principalmente colpite da infezioni da candida albicans sono le pieghe cutanee, gli spazi interdigitali, le unghie e la regione periungueale. Gli autori riportano un caso di infezione da candida in sede atipica, in paziente immunocompetente con diagnosi di candidosi del cuoio capelluto. 143 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 sporotricosi linfocutAneA: A proposito di un cAso trAttAto con itrAconAzolo in terApiA pulsAtA Annunziata Bartolotta, claudio guarneri, *maria lentini, **giuseppe criseo, serafinella p. cannavò Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale e *Dipartimento di Patologia Umana dell’adulto e dell’età evolutiva Gaetano Barresi e **Dipartimento di Scienze chimiche, biologiche, farmaceutiche e ambientali, Università di Messina la sporotricosi è un’infezione micotica granulomatosa cronica, causata da sporothrix schenckii, endemica nelle zone tropicali e subtropicali e di eccezionale riscontro nel nostro territorio. l’infezione avviene, generalmente, mediante inoculazione traumatica di materia organica contaminata con il fungo. A fronte dell’obiettività clinica tipica, la dimostrazione microbiologica e il riscontro delle spore fungine nei preparati bioptici sono talvolta difficili. Gli Autori riferiscono su un caso tipico, osservato in un paziente residente in provincia di Vibo Valentia, nel quale si otteneva remissione completa dopo trattamento sistemico pulsato con itraconazolo. 144 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA dellA leishmAniosi cutAneA dA leishmAniA infAntum e leishmAniA BrAziliensis con fluconAzolo stefano veraldi, gianluca nazzaro Unità Operativa di Dermatologia, Università di Milano i farmaci azolici e triazolici inibiscono la crescita di leishmania spp. inibendo la 14α-demetilazione del lanosterolo (mediata dal citocromo P450), bloccando la sintesi dell’ergosterolo e determinando l’accumulo di 14-α-metilsteroli. il primo studio randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo (!) sull’attività del fluconazolo (200 mg/die per sei settimane) nella leishmaniosi cutanea (da leishmania major) è stato pubblicato nel 2002. Gli autori presentano la loro esperienza relativa all’utilizzo del fluconazolo in tre pazienti con leishmaniosi da leishmania braziliensis e in un paziente con leishmania infantum. bibliografia Vaira F, nazzaro G, Pesapane F, Veraldi s. 'Dumbo' ear. clin exp Dermatol 2014;39:667-8. Veraldi s, nazzaro G. successful treatment of cutaneous leishmaniasis of the ear with oral fluconazole. clin exp Dermatol 2015 (in press). 145 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA dellA scABBiA crostosA con AcitretinA stefano veraldi, gianluca nazzaro, stefano maria serini Unità Operativa di Dermatologia, Università di Milano Gli autori presentano due pazienti (un uomo di 78 anni e una donna di 83 anni), affetti da scabbia crostosa, che sono stati trattati con successo con acitretina (30 m/die per otto settimane). oltre all’azione cheratolitica, l’acitretina potrebbe essere stata efficace per l’inibizione dell’espressione della filaggrina, “cibo” principe dell’acaro della scabbia, e per la presenza di recettori per i retinoidi, presenti sul soma del parassita. bibliografia Veraldi s, nazzaro G, serini sM. treatment of crusted scabies with acitretin. br J Dermatol 2015;173:862-3. 146 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 reAzione lupus-like dA idrossiclorochinA in pAziente AffettA dA sindrome di sJÖgren roberto maglie, *chiara Baldini, valentina dini, marco romanelli Unità Operativa di Dermatologia e *Unità Operativa di Reumatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa Una giovane donna di 30 anni, affetta da sindrome di sjogren da circa 3 anni, in terapia con steroidi sistemici, giungeva alla nostra attenzione a seguito della comparsa, nei 6 giorni precedenti, di un rash cutaneo ingravescente. All’esame obiettivo dermatologico si notava la presenza di lesioni eritemato-anulari con margine d’avanzamento desquamante, che interessavano gran parte dell’ambito corporeo con risparmio del volto e delle regioni palmo-plantari. Presentava inoltre due lesioni discoidi eritematodesquamative con ipercheratosi centrale aderente, a livello della coscia destra. Assenti sintomi sistemici. la sierologia evidenziava AnA 1:640 con anticorpi anti-ro/ssA fortemente positivi. A causa del recente incremento del titolo anticorpale, la paziente aveva iniziato da circa 2 mesi idrossiclorochina 200 mg/die. nel sospetto di una reazione avversa da farmaco abbiamo sospeso la terapia in atto con importante miglioramento del quadro clinico, dopo una settimana dalla sospensione. l’idrossiclorochina è un farmaco ampiamente utilizzato nei pazienti reumatici. Gli eventi avversi cutanei sono rari e includono reazioni orticariodi o bollose, la sindrome di stevensJohnson/necrolisi epidermica tossica e la pustolosi eritrodermica generalizzata in pazienti psoriasici. Presentiamo il caso per la reazione avversa scatenata dalla terapia con idrossiclorochina, non precedentemente descritta in letteratura. 147 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 dermAtomiosite e ruolo degli msA: cAso clinico michela longone, nicola di meo, sara trevisini, cecilia noal, silvia vichi, serena fagotti, giusto trevisan Clinica Dermatologica, Università di Trieste Paziente di 76 anni con eritema diffuso del corpo, eritema eliotropo del volto e papule alle nocche del dorso delle mani tipo Gottron. clinicamente mioartralgie degli arti con difficoltà a pettinarsi, e fare le scale. All’esame capillaroscopico evidenza di figure arborescenti suggestive per una dermatomiosite. Agli esami ematochimici cK=290U/l, AnA=1:80. Vengono effettuati gli MsA, che evidenziano una forte positività per l’anticorpo antiP155/149, che riconosce l’antigene tiF-1-gamma. Viene discusso il significato di questo antigene, con le relative correlazioni cliniche e terapeutiche. 148 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 novità in temA di eczemA pAlpeBrAle mario Bellosta, *mauro paradisi, **nunzia maiello Dermatologia, Pavia; *Dermatologia, Università Campus Biomedico, Roma; **Ambulatorio di Allergologia Pediatrica, Dipartimento della Donna, del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica, II Università, Napoli l’eczema palpebrale in età pediatrica costituisce in genere una sfida terapeutica più che diagnostica. i farmaci antinfiammatori più usati, i corticosteroidi topici, anche se di bassa potenza, devono essere utilizzati per un breve periodo o in modo intermittente sulle palpebre per evitare effetti indesiderati. A causa infatti della loro particolare anatomia e sottigliezza, le palpebre, specie in età pediatrica, soggiacciono a un alto rischio di effetti collaterali steroido-dipendenti; inoltre il loro uso andrebbe limitato anche per evitare effetti rebound. in aggiunta lo specialista deve attualmente confrontarsi con la corticofobia, a cui più recentemente si è affiancata la itc-fobia, che è un elemento capace di alterare la compliance in modo significativo e diminuire l’aderenza terapeutica stessa. Una soluzione ideale sarebbe poter disporre di un topico ad azione lenitiva e idratante, efficace ma soprattutto maneggevole e ben tollerato, applicabile pertanto in modo continuativo. Per tali motivi ci è sembrato opportuno effettuare uno studio in aperto su pazienti affetti da dermatite palpebrale bilaterale, in grande maggioranza atopici, con un prodotto specificamente commercializzato per tale localizzazione. tale prodotto, contenente due sostanze di origine vegetale, il primo estratto dalla Perilla frutescens il secondo da semi di girasole, il glicero-fosfo-inositolo (GPi), sotto forma di sale di colina, ha mostrato proprietà antinfiammatorie, sia in vitro che in vivo nella dermatite atopica. lo studio è stato portato a termine da 30/34 pazienti, mostrando una riduzione del 67% del valore medio di eritema, del 79% del valore medio di edema, del 78% del valore medio di lichenificazione, del 74% del valore medio di desquamazione, dell’81% del valore medio di fissurazione rispetto al basale. il valore medio di prurito avvertito dai pazienti passa da 44/100 al tempo 0 a 14/100 al t4 (dopo 4 settimane), con una percentuale di riduzione del 69%. il valore medio di bruciore mostra una riduzione del 77% dopo 4 settimane. l’efficacia è stata giudicata buona dal 57%, ottima dal 40% mentre la tollerabilità è stata giudicata buona dal 43% e ottima dal 53% degli utilizzatori. 149 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 Poster GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 mAlAttiA di kyrle trAttAtA con Allopurinolo giorgio la viola, veronica Balduzzi, maria concetta potenza Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino, Università Sapienza, Roma la malattia di Kyrle appartiene allo spettro delle cosiddette dermatosi perforanti, caratterizzate istologicamente dall’estrusione transepidermica di materiale dermico che si manifesta clinicamente con la formazione di papule o noduli ombelicati centrati da un bottone cheratotico. l’eziologia è incerta, sebbene sia frequente l’associazione con il diabete e l’insufficienza renale cronica: per tale motivo tra i fattori causali si ipotizzano la microangiopatia, alterazioni del metabolismo della vitamina A e la micro-deposizione di materiali esogeni. il trattamento è spesso poco soddisfacente e si fonda sull’utilizzo di retinoidi, in particolare l’acitretina. Presentiamo il caso di un paziente di 74 anni, diabetico, affetto da circa 10 anni da una forma estensiva di malattia di Kyrle e trattato con allopurinolo con notevole beneficio clinico. tale terapia potrebbe rappresentare una opzione terapeutica efficace e maneggevole in pazienti, come nel nostro caso, già affetti da diverse comorbidità ed in cui l’utilizzo dell’acitretina risulta poco indicato. 152 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 AderenzA AllA terApiA nelle onicomicosi valentina fabrizi, ylenia natalini, martina ruspi, francesco robert Burkert, manuela papini Università di Perugia, Clinica Dermatologica di Terni i risultati della terapia nel trattamento delle onicomicosi sono ancora insoddisfacenti. i successi della terapia farmacologica non superano l’80% per quanto riguarda la guarigione micologica e sono ancora meno buoni sul piano clinico. Molteplici fattori possono influire sul successo terapeutico. tra i tanti, l’aderenza al trattamento è certamente uno dei fattori più importanti e, paradossalmente, tra i meno indagati. Una serie di 128 pazienti giunti alla nostra osservazione nel 2013-14 per onicomicosi, confermata dalle indagini micologiche, sono stati invitati ad una visita di controllo per verificare l’esito della terapia e l’aderenza al trattamento. i pazienti che hanno accettato di partecipare allo studio sono stati 92 (48 M e 44 F; età media 61 anni). Di questi, 64 pazienti (69,5%) hanno dichiarato di aver seguito le prescrizioni terapeutiche, mentre 28 pazienti (29,5%) hanno ammesso di non aver eseguito la terapia. in 9 casi il trattamento non è stato neppure iniziato, mentre 19 pazienti dichiaravano di aver interrotto precocemente la terapia o di averla eseguita solo in parte. tra i soggetti aderenti alle prescrizioni, il 56% erano guariti e il 36% molto migliorati, mentre solo l’8% presentavano un fallimento terapeutico. nel gruppo dei pazienti che non avevano aderito al trattamento prescritto, i motivi addotti per l’interruzione prematura della terapia e/o per il mancati inizio della stessa erano i seguenti: terapia troppo lunga (11%), terapia complessa / difficile da eseguire (18%), sensazione di non efficacia del trattamento in corso (21%), comparsa di effetti collaterali (11%), terapia troppo costosa (7%). l’aderenza o meno alla terapia non è risultata correlata significativamente con età, genere, titolo di studio, tipo e sede dell’onicomicosi, tipo di terapia prescritta (topica, sistemica, combinata). l’indagine evidenzia quindi che la scarsa aderenza terapeutica è un fattore di grande rilievo nel determinare il fallimento terapeutico in caso di onicomicosi. Una migliore comunicazione con il paziente può verosimilmente migliorare la compliance in questi soggetti. 153 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 ulcerA plAntAre dA dermABActer hominis leonardo Bianchi, Jacopo Brozzi, *Antonella mencacci, katharina hansel, luca stingeni Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica e *Sezione di Microbiologia e Microbiologia clinica, Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università di Perugia Presentiamo il caso di un boscaiolo di 59 anni giunto alla nostra osservazione per la comparsa, alla pianta del piede sinistro, di un’ampia lesione bollosa, a tetto spesso, di colorito biancastro, su cute poco o nulla flogistica, intensamente dolente. la rimozione del tetto della bolla, costituito da cute macerata, ha determinato la fuoriuscita di abbondante materiale purulento bianco-giallastro, con odore pungente, evidenziando un’ulcera a fondo bianco-rosato, essudante, nel cui ambito si osservavano alcune aree roseo-rossastre, meno che lenticolari. l’esame colturale da pus ha evidenziato lo sviluppo di Dermabacter hominis in coltura pura. il paziente, sulla base dell’antibiogramma, è stato trattato con doxiciclina 100 mg ogni 12 ore per 14 giorni ed impacchi a base di ipoclorito di sodio, con riparazione della lesione e restitutio ad integrum in 20 giorni. Dermabacter hominis è un batterio gram positivo, appartenente al gruppo dei batteri corineformi, catalogato solo nel 1994. raramente isolato su campioni umani, è in genere considerato un contaminante, occasionalmente descritto come patogeno; in letteratura, tuttavia, sono riportati casi di infezione di ferita chirurgica, osteomielite, ascessi cerebrali e sepsi, sia in pazienti immunocompetenti che immunodepressi. nel nostro caso, l’aspetto clinico della lesione, l’isolamento del germe in coltura pura e la risoluzione dopo terapia antibiotica specifica, ci ha indotto a considerare Dermabacter hominis responsabile della lesione cutanea. 154 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 piodermA gAngrenoso trAttAto con mometAsone furoAto e medicAzioni AvAnzAte michela iannone, teresa oranges, Agata Janowska, valentina dini, marco romanelli Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa Donna di 75 anni, giunge alla nostra attenzione per la presenza di una lesione nodulare, ulcerata, di circa 4 cm di diametro, dolente, con bordo violaceo, presente da circa due mesi a livello della gamba destra. la paziente è affetta da diabete, aritmia e cirrosi epatica in epatopatia alcolica. effettuiamo diagnosi di esclusione di pioderma gangrenoso. considerata la complessità del quadro clinico generale e lo stadio iniziale della patologia cutanea, intraprendiamo terapia topica con mometasone furoato ed idrocolloide, associato ad un bendaggio compressivo anelastico. in una settimana la lesione appare migliorata in termini di infiammazione peri-lesionale, area, volume e qualità del fondo del letto di ferita. Dopo 20 giorni, ottenuta la completa granulazione del fondo di ferita, sospendiamo la terapia topica con cortisone e procediamo con medicazione avanzata e bendaggio compressivo anelastico fino a guarigione completa. riportiamo il caso clinico per l’efficacia di terapia cortisonica topica, per breve periodo, in associazione a medicazioni avanzate, in pazienti complessi affetti da pioderma gangrenoso in fase iniziale. 155 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 utilizzo di medicAzioni AvAnzAte nellA gestione di lesione dA morso di rAgno necrotossico Annalisa tonini, teresa oranges, Agata Janowska, simona sbolci, valentina dini, marco romanelli Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa Morsi di ragno che determinino lesioni clinicamente significative sono abbastanza rari nell’area mediterranea e poche sono le specie di aracnidi implicate in questo tipo di manifestazioni. Quelle di maggior interesse dermatologico sono le specie produttrici di veleno necrotossico, che può provocare da modesti effetti locali a estese ulcerazioni, con coinvolgimento dei tessuti molli sottostanti ed eventuali effetti sistemici anche gravi, tali da compromettere la sopravvivenza. Descriviamo il caso di una paziente di 60 anni valutata presso la nostra clinica per un’estesa escara necrotica della regione zigomatica destra, comparsa a seguito di un morso di ragno verificatosi in una piscina all'aperto. inizialmente asintomatica, la paziente ha sviluppato nelle ore successive al morso un imponente edema locale associato ad eritema a carico prima della regione periorbitaria e poi dell’intero emivolto destro, con insorgenza di lieve difficoltà respiratoria e prurito periorale per cui è stata ricoverata in pronto soccorso e trattata con corticosteroidi e antistaminici. nei giorni successivi l'edema si è ridotto e sono comparsi i primi segni di necrosi cutanea nella regione del morso. non è stato possibile determinare con certezza la specie del ragno responsabile, ma l’anamnesi e la presentazione clinica sono suggestive per morso di loxosceles rufescens. Data la localizzazione, l’estensione della lesione ed il rischio di esiti cicatriziali, abbiamo effettuato terapia locale con debridement enzimatico associato ad idrocolloide, seguita da terapia con collagene associato ad idrocolloide, con risoluzione del quadro clinico ed ottimo risultato estetico. 156 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 lA “terApiA” delle infestAzioni dA pyemotes ventricosus diletta neve, *simona principato, **mario principato, **iolanda moretta, leonardo Bianchi, luca stingeni Sezione di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica, Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università di Perugia; *Centro di Ricerca Urania, Perugia (www.edpa.it); **Sezione di Parassitologia, Dipartimento di Medicina Veterinaria, Università di Perugia Pyemotes (P) ventricosus (newport, 1850) (classe: Arachnida; ordine: Acarina; subordine: Prostigmata; Famiglia: Pyemotidae) è una frequente causa di ectoparassitosi in ambiente “indoor”, e in quello domestico in particolare. il meccanismo patogenetico prospettato, per quanto non completamente noto, è riconducibile alla complessa anatomia dell’apparato buccale di P ventricosus, organo vulnerante dell’artropode. tale organo è provvisto di stiletti (cheliceri) estroflessibili che, infliggendosi ripetutamente nella cute, garantiscono le necessità trofiche dell’artropode. l’inquadramento clinico, quando si estrinseca con il classico strofulo, è per lo più agevole, specie se in presenza di dati anamnestici fortemente deponenti per infestazione dell’ambiente confinato. Più difficile è la dimostrazione eziologica dell’ectoparassitosi da P ventricosus e la conseguente gestione terapeutica adottata. i pazienti, infatti, sono spesso coinvolti in complessi e poco utili trattamenti terapeutici e, soprattutto, in dispendiosi interventi di bonifica ambientale. la dimostrazione eziologica di P ventricosus è diagnosticabile utilizzando la metodica dell’esame Diretto delle Polveri Ambientali (eDPA) che consente l’isolamento e l’identificazione di tale artropode in ambienti “indoor”. Questa metodica permette non solo di precisare il ruolo causale dell’artropode, ma anche di quantificarne il tasso di infestazione, la vitalità e il grado di riproduzione. Questi ultimi dati, fra l’altro, sono indispensabili al fine di monitorizzare nel tempo i pazienti, verificando nel corso del follow-up l’efficacia delle misure di bonifica ambientale messe in atto al fine di eradicare l’infestazione nell’ambiente “indoor”. Quest’ultimo intervento, infatti, rimane la principale “terapia”, dal momento che gli approcci terapeutici sul paziente sono solo ed esclusivamente sintomatici. A tal proposito gli Autori presentano la loro esperienza condotta con modalità sistematica in un’ampia casistica di ectoparassitosi da P ventricosus. 157 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 dermAtite AtopicA e psoriAsi severA in trAttAmento con ustekinumAB Bruno gualtieri, salvatore panduri, valentina dini Unità Operativa di Dermatologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa Presentiamo il caso di una paziente di 24 anni, affetta dall’età di 9 anni da dermatite atopica e psoriasi a placche di grado moderato-severo. la paziente è stata sottoposta a numerose terapie, tra cui emollienti cutanei, corticosteroidi topici e sistemici ed antistaminici. A causa della scarsa risposta terapeutica, all’età di 22 anni è stata sottoposta ad un ciclo con ciclosporina, della durata di 6 mesi e, successivamente, a terapia con metotrexate, con risultati insoddisfacenti e numerosi effetti collaterali. considerati i molteplici fallimenti terapeutici, la gravità del quadro clinico e le forti ripercussioni sulla qualità della vita del paziente, è stata introdotta la terapia con ustekinumab. la paziente ha mostrato un’eccellente tollerabilità al farmaco, con risoluzione completa del quadro cutaneo. riportiamo il caso clinico per l’efficacia della terapia biologica sia sulle lesioni psoriasiche, che sulle lesioni di dermatite atopica. 158 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 profilo citochinico in pAzienti psoriAsici in trAttAmento con fArmAci Biotecnologici ugo Bottoni, *marta greco, giuseppe fabrizio Amoruso, stefano dastoli, elisabetta scali, *elio gulletta Dermatologia e *Patologia Generale, Università Magna Graecia, Catanzaro Abstract non pervenuto 159 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 il trAttAmento con etAnercept è in grAdo di modulAre l’Apoptosi in pAzienti con psoriAsi moderAtA-grAve serena lembo, *nicola Balato, *giuseppina caiazzo, *matteo megna, *fabio Ayala, **Anna Balato Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università di Salerno; *Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia e **Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate, Università Federico II, Napoli la psoriasi, patologia infiammatoria cronica, vede coinvolti una serie di fattori: genetici, ambientali, immunologici, responsabili di un complesso pathway infiammatorio che porta tra l’altro alla nota iperproliferazione epidermica. i cheratinociti presenti a livello della placca psoriasica, oltre all’aumento della proliferazione con deficit di differenziazione, mostrano una significativa resistenza all’apoptosi. scopo del presente studio è stato quello di valutare l’effetto del trattamento con etanercept su markers di replicazione (cAF-1/p60), proliferazione (PcnA), sopravvivenza (survivina) e apoptosi (caspasi-3) in pazienti con psoriasi moderata-grave. sono stati arruolati 20 pazienti adulti: gli indici di gravità della patologia quali bsA, DlQi, PAsi e PGA sono stati analizzati alla prima visita, dopo 2, 8, 12 e 24 settimane di terapia. inoltre, i profili di espressione genica e proteica dei markers suddetti sono stati valutati prima e dopo 12 settimane di trattamento. l’efficacia di etanercept è stata confermata dal raggiungimento del PAsi75 e del PAsi90 dal 77% e 38,5% dei pazienti, rispettivamente, dopo 24 settimane di terapia. l’espressione genica di cAF-1/p60, cosi come di PcnA, incrementava significativamente a livello della placca psoriasica (p<0,05) ed il trattamento con etanercept apparentemente non modificava l’espressione genica di questi due markers dopo 12 settimane di terapia; stratificando correttamente i pazienti, si è registrato un decremento di entrambi. la survivina risultava aumentata nella cute psoriasica (p<0,01), laddove nessun incremento veniva evidenziato per caspasi-3. interessantemente, sia per la survivina che per caspasi-3, dopo 12 settimane di terapia, si osservava un significativo aumento dell’espressione genica (p<0,05). i risultati ottenuti, successivamente sono stati confermati con analisi di immunoistochimica. etanercept è, dunque, in grado di incrementare l’apoptosi dei cheratinociti psoriasici, senza eliminare il freno inibitorio fisiologico rappresentato dalla survivina. in conclusione, dai nostri dati si evince che l’efficacia antiproliferativa di etanercept potrebbe essere basata sulla modulazione “fisiologica” dei meccanismi cellulari di sopravvivenza e apoptosi. 160 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 tromBocitopeniA in corso di trAttAmento Anti-tnfα: gestione terApeuticA marta muscianese, maria concetta potenza Unità Operativa Complessa di Dermatologia Daniele Innocenzi, Polo Pontino, Università Sapienza, Roma esiste ormai una ampia esperienza circa l’utilizzo delle terapie biologiche con agenti anti-tnFα nella psoriasi. tra gli effetti avversi ematologici descritti nella terapia antitnFα, la trombocitopenia è molto rara e la sua esatta patogenesi rimane oscura. Descriviamo il caso di un paziente 68 anni affetto da psoriasi con coinvolgimento artropatico, sottoposto a terapia biologica con etanercept, nel corso della quale ha manifestato una piastrinopenia severa con componente monoclonale igG lambda. Discutiamo della possibile associazione tra l’utilizzo di anti-tnFα e lo sviluppo di piastrinopenia e del possibile management terapeutico. 161 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 vAlutAzione di terApiA comBinAtA di gel A BAse di hydroxypinAcolone retinoAto e mAscherA A BAse di ArgillA verde e BiAncA AssociAto A rAdiofreQuenzA nel trAttAmento dell’Acne lieve moderAtA del volto: studio preliminAre daniela Bianchini, martina gerardi, Angela ferrari Unità Operativa Complessa di Dermatologia, DAI di Ematologia,Oncologia, Anatomia Patologica e Medicina Rigenerativa, Università Sapienza, Roma numerosi studi dimostrano che sia la radiofrequenza ablativa che i derivati della vitamina A hanno un effetto esfoliante, sia la rF subablativa che i retinoidi hanno un effetto stimolante sull’ attività fibroblastica ed entrambi agiscono riducendo la produzione di sebo da parte della ghiandola sebacea. la combinazione di radiofrequenza e hydroxypinacolone retinoato è, pertanto, una valida combinazione nel trattamento dell’acne di entità lieve-moderata. 162 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 terApiA fotodinAmicA negli esiti cicAtriziAli dA lupus miliAris disseminAtus fAciei roberta giuffrida, francesco Borgia, Antonio foti, lucia mendolia, serafinella p. cannavò Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, Università di Messina il lupus miliaris disseminatus faciei (lMDF) è una rara dermatosi granulomatosa, classicamente localizzata al volto, caratterizzata dalla presenza di multiple papule monomorfe e simmetriche, di colorito rosso-brunastro. l’inquadramento nosografico è a tutt’oggi incerto: ritenuta per molto tempo espressione di tubercolosi cutanea a causa del suo pattern istologico di tipo tubercoloide, oggi tende ad essere considerata un’entità distinta. l’evoluzione rapidamente ingravescente, l’assenza di percorsi terapeutici definiti e il decorso cronico, con esiti cicatriziali spesso disfiguranti, rendono tale dermatosi di difficile gestione. Gli Autori riportano il caso di un uomo di 54 anni, affetto da lMDF in fase cicatriziale, trattato con successo mediante terapia fotodinamica con acido aminolevulinico al 10%. Accanto al noto potenziale d’azione in campo oncologico, la terapia fotodinamica è dotata di effetti immunomodulatori, in parte ancora da chiarire, che ne inducono l’utilizzo off-label in un numero crescente di patologie dermatologiche a carattere infiammatorio e granulomatoso. la modulazione della secrezione di citochine, ad azione pro- e anti-infiammatoria da parte dei cheratinociti, e la produzione di metalloproteinasi da parte dei fibroblasti, con rimodellamento della matrice dermica, possono, in parte, giustificare il positivo outcome osservato nel nostro paziente. 163 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 veicolAzione del sulforAfAne mediAnte ultrAdeformABili: vAlutAzione ex vivo donatella paolino, ugo Bottoni, massimo fresta Dermatologia, Università Magna Graecia, Catanzaro Abstract non pervenuto 164 vescicole GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 interAzione funzionAle trA polimorfismi genetici di p53 e kitlg come fAttore predittivo di rispostA A tArgeted therApies nel melAnomA metAstAtico Alessandra narcisi, elisabetta Botti, giorgia cortesi, laura fidanza, *Barbara marinari, marta carlesimo, Antonio costanzo Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Venereologia, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Università Sapienza, Roma; *Dipartimento di Dermatologia, Università Tor Vergata, Roma il melanoma metastatico rimane una malattia nella stragrande maggioranza dei casi non suscettibile di guarigione. la sopravvivenza mediana dei pazienti con malattia avanzata è pari a 7-8 mesi. l’attivazione aberrante della “pathway” MAPK è presente in oltre l’80% dei melanomi primari, e le mutazioni di proteine lungo la rAs-rAFMeK-erK (MAPK chinasi) si pensa siano mutuamente esclusive. tali mutazioni sono state documentate in tutti i sottotipi di melanoma, tra cui il melanoma cutaneo [50-60% brAF, 15% nrAs e 17% c-Kit (quest’ultimo nella cute esposta cronicamente ai raggi solari)], il melanoma delle mucose (11% brAF, 5% nrAs e il 21% c-Kit) e infine il melanoma uveale (50% GnAQ). Queste osservazioni hanno portato allo sviluppo di farmaci specifici in grado di inibire la via rAs-rAF-MeK-erK a diversi livelli. nel melanoma cutaneo, contrariamente alla stragrande maggioranza delle altre neoplasie, il gene soppressore tumorale p53 non è mutato ma è funzionalmente incapace di indurre l’inibizione della proliferazione. obiettivo dello studio è stato quello di valutare il ruolo di p53 e di altri geni coinvolti nella proliferazione cellulare (quali iGFr, PDGFr, cKite Pi3K), nella risposta cellulare agli inibitori di brAF. A tal fine è stato caratterizzato il genotipo di p53 e di altri geni coinvolti nella pigmentazione e nella proliferazione cellulare in un set di linee di melanoma ed in linee di melanoma trattate, prima e dopo trattamento cronico con vemurafenib. in conclusione è stato osservato come la presenza di alcuni genotipi cellulari condiziona la rapida insorgenza di cloni resistenti a vemurafenib, mentre la presenza di altri condiziona una ottima risposta a vemurafenib ed un ritardo significativamente superiore agli altri genotipi nella comparsa di resistenza al farmaco. 165 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 unA pigmentAzione AcQuisitA Annamaria ronco, Alessandra farnetti, viviana schiavone, francesca deluca, mario pippione Servizio di Dermochirurgia, Humanitas Gradenigo, Torino Presentiamo il caso di una donna giunta alla nostra osservazione per una colorazione grigio-bluastra soprattutto delle sedi fotoesposte. Ad un’attenta anamnesi la paziente riferiva l’assunzione prolungata di un prodotto omeopatico. l’accertamento della composizione del prodotto e la biopsia cutanea hanno confermato il sospetto diagnostico. È stata proposta terapia con vitamina e orale; in letteratura è anche proposta la terapia con nd:YAG laser. 166 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 un cAso di schWAnnomA recidivo Annamaria ronco, Alessandra farnetti, viviana schiavone, francesca deluca, mario pippione Servizio di Dermochirurgia, Humanitas Gradenigo, Torino Presentiamo il caso di un uomo giunto alla nostra osservazione per la presenza di una lesione nodulare cutanea localizzata al cuoio capelluto. la lesione era già stata precedentemente asportata in altra sede, e diagnosticata come schwannoma dermo-sottocutaneo. la particolarità di questo caso risiede nell’importanza del corretto approccio terapeutico delle rare lesioni delle guaine dei nervi periferici a sede cutanea. 167 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 il plAsmA ricco di piAstrine (prp) Autologo nel trAttAmento dell’AlopeciA AreAtA giovanni Biondo, davide fattore, mariano fundarò, maria sorce Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Università di Palermo l’alopecia areata è un disordine cronico immunomediato che colpisce la fase anagen del follicolo pilifero e causa una alopecia non cicatriziale. tipicamente si presenta con chiazze alopeciche al cuoio capelluto, nei casi severi con una alopecia totale. la prevalenza nella popolazione generale è stimata 1/10001, l’esordio comunemente avviene prima dei 30 anni. nella patologia si riconosce una flogosi produttiva che coinvolge solo il bulbo pilifero senza lasciare esiti cicatriziali. All’esame istologico i follicoli che normalmente mostrano una fase di attiva crescita (anagen), una fase di stasi (telogen) e una fase di involuzione (catagen), mostrano dei cambiamenti distrofici in fase anagen che causano una prematura transizione in catagen e telogen con conseguente caduta. la condizione si associa a patologie autoimmuni quali vitiligine e tiroidite. studi “genome-wide association” mostrano una suscettibilità genetica determinata dall'aplotipo HlA-DQb1*032, altri loci di suscettibilità sono per i geni ctlA4, il-2/il-21 e e il-2rA, ritrovati in altre malattie autoimmuni. Anticorpi sierici diretti contro il follicolo pilifero hanno un ruolo patogenetico incerto. il trattamento della alopecia areata ha da sempre costituito una sfida per lo specialista. numerose terapie sono adoperate con benefici parziali e transitori, con notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti. negli ultimi anni il PrP/lisato, o gel piastrinico autologo, si è dimostrato efficace in diversi settori della medicina e, in particolare, ha trovato impiego nel trattamento delle varie forme di alopecia3-4. il Plasma ricco di Piastrine (PrP) è un emocomponente per uso non trasfusionale ottenuto da concentrato piastrinico attivato con calcio e trombina autologa. le piastrine sono in grado di rilasciare numerosi fattori di crescita, capaci di stimolare la replicazione delle cellule di origine mesenchimale, come fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali, esercitando un’azione chemiotattica nei confronti di macrofagi, monociti e polimorfonucleati. intervengono, inoltre, nei meccanismi di riparazione tissutale e ciò rappresenta il presupposto teorico al loro utilizzo in patologie accumunate dall’esigenza di attivare un processo di rigenerazione tissutale5. riportiamo la nostra esperienza su 8 casi di alopecia areata, rivalutati trimestralmente nel corso di un anno. bibliografia 1. Messenger AG, et al. british Association of Dermatologists’ guidelines for the management of alopecia areata. br J Dermatol 2012;166(5):916-26. 168 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 2. takikawa M, et al. enhanced effect of plateled-rich plasma containing a new carrier on hair growth. Dermatologic surgery 2011;37(12):1721-9. 3. Maria-Angeliki G, et al. Platelet-rich Plasma as potential treatment for non cicatricial alopecias. int J trichology 2015;7(2):54-63. 4. carter M, et al. Use of plateled rich-plasma gel on wound healing: a systematic review and meta-analysis. eplasty 2011;11:38. 169 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 impiego di plAsmA ricco di piAstrine (prp) Autologo nel trAttAmento dell’AlopeciA AndrogeneticA laura maniscalco, paolo caruso, rosa coppola, maria sorce Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Paolo Giaccone, Università di Palermo l’alopecia androgenetica è una condizione cronica conseguente al defluvio androgenetico, che consiste in una progressiva superficializzazione, depigmentazione e miniaturizzazione, fino alla totale atrofia, dei follicoli dei capelli dell’area frontoparietale e del vertice. si tratta di una condizione molto frequente nella popolazione maschile e molto meno comune in quella femminile, in grado di determinare nei pazienti non solo un problema estetico, ma anche un disagio psicologico. Diverse sono le terapie topiche e sistemiche contemplate nel trattamento dell’alopecia androgenetica, ma spesso i risultati sono scadenti o limitati nel tempo. il Plasma ricco di Piastrine (PrP)/lisato, o gel piastrinico autologo, si è recentemente dimostrato efficace in diversi settori della medicina e, in particolare, ha trovato impiego nel trattamento delle varie forme di alopecia2-3. il PrP è un emocomponente per uso non trasfusionale ottenuto da concentrato piastrinico attivato con calcio e trombina autologa. le piastrine sono in grado di rilasciare numerosi fattori di crescita, capaci di stimolare la replicazione delle cellule di origine mesenchimale, come fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali, esercitando un’azione chemiotattica nei confronti di macrofagi, monociti e polimorfonucleati. intervengono, inoltre, nei meccanismi di riparazione tissutale e ciò rappresenta il presupposto teorico al loro utilizzo in patologie accomunate dall’esigenza di attivare un processo di rigenerazione tissutale4. Alla luce di questi aspetti, abbiamo valutato la possibile efficacia del PrP/lisato piastrinico autologo per infiltrazione dermica e/o sottocutanea con tecnica a micro-pomfi nel trattamento dell’alopecia androgenica. riportiamo la nostra esperienza, condotta sui casi trattati e rivalutati trimestralmente nel corso di un anno. bibliografia 1. Goldsmith lA, et al. Fitzpatrick’s Dermatology in General Medicine. Mc Graw Hill: 8th edition, 2012. 2. takikawa M, et al. enhanced effect of plateled-rich plasma containing a new carrier on hair growth. Dermatologic surgery 2011;37(12):1721-9. 3. Maria-Angeliki G, et al. Platelet-rich Plasma as potential treatment for non cicatricial alopecias. int J trichology 2015;7(2):54-63. 4. carter M, et al. Use of plateled rich-plasma gel on wound healing: a systematic review and meta-analysis. eplasty 2011;11:38. 170 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 psoriAsi e pemfigoide Bolloso: efficAciA di un trAttAmento seQuenziAle con corticosteroidi, metotrexAte e AcitretinA daniele rizzo, *laura miceli, *maria paola ternullo, massimo frazzitta, concetta nocita, leonardo zichichi Unità Operativa Complessa di Dermatologia e *Unità Operativa Complessa di Anatomia Patologica, Ospedale Sant’Antonio Abate, Trapani la psoriasi e il pemfigoide bolloso rappresentano due patologie infiammatorie croniche ben caratterizzate dal punto di vista etiopatogenetico ed immunologico. la presenza concomitante delle due patologie nello stesso paziente costituisce un evento non comune, di cui ad oggi in letteratura sono descritti circa 40 casi. Descriviamo il caso di una donna affetta da Psoriasi volgare a placche, in cui è insorto un pemfigoide bolloso. le biopsie cutanee mostravano le caratteristiche istologiche tipiche del pemfigoide bolloso e della psoriasi, risultavano positivi gli anticorpi igG anti bP180. l’eruzione bollosa è stata efficacemente trattata con prednisone orale inizialmente, e successivamente con metotrexate i.m. e acitretina orale che hanno permesso anche un ottimale controllo della psoriasi. le correlazioni patogenetiche tra la psoriasi e il pemfigoide bolloso non sono chiare. si ipotizza che il processo autoimmune scatenante la comparsa delle lesioni cliniche del pemfigoide bolloso, possa essere dovuto all’esposizione ai raggi ultravioletti, all’utilizzo di corticosteroidi topici e/o ad una intensa reazione infiammatoria in fase di riacutizzazione della psoriasi. 171 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 trAttAmento dellA rosAceA eritemAto-telAngiectAsicA con BrimonidinA topicA: vAlutAzione trAmite fotogrAfiA digitAle e videodermAtoscopiA Anna elisa verzì, francesco lacarrubba, federica dall’oglio, carmelinda fusto, raffaele gibilisco, giuseppe micali Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania la brimonidina è un agonista altamente selettivo dei recettori alfa2-adrenergici con potente attività vasocostrittrice approvata per il trattamento della rosacea eritematotelangiectasica (etr), dermatosi caratterizzata da una componente vascolare profonda (eritema di fondo) e da una superficiale (teleangiectasie). essendo la risposta terapeutica a tale farmaco alquanto variabile, è stato condotto uno studio atto a valutare l’utilità di talune metodiche non invasive quali la fotografia digitale e la videodermatoscopia (VD) nell’identificazione dei pazienti potenzialmente responsivi e pertanto candidati ideali. sono stati arruolati 10 pazienti (5M, 5F; età: 32-65 anni) affetti da etr e valutati sia tramite apparecchiatura fotografica digitale provvista di sistema rbX capace di evidenziare le “red areas” corrispondenti ad un aumentato flusso vascolare, che con la VD a ingrandimenti pari a 30X e 150X. il protocollo prevedeva una singola applicazione di brimonidina tartrato gel 0,5% sull’intero viso e la valutazione al baseline e dopo 6 ore. la valutazione combinata rbX e VD al baseline ha consentito di identificare 3 gruppi di pazienti con le seguenti caratteristiche: A (3 casi) marcato eritema di fondo e minime telangiectasie; b (5 casi) marcato eritema di fondo e marcate telangiectasie; c (2 casi) minimo eritema di fondo e marcate telangiectasie. la valutazione dopo 6 ore ha mostrato nel 100% dei casi una marcata riduzione dell’eritema di fondo e un effetto minimo o nullo sulle telangiectasie, con una risposta clinica globale alla brimonidina valutabile come eccellente nel gruppo A, moderata/buona nel gruppo b, e lieve/assente nel gruppo c. in conclusione, lo studio combinato tramite fotografia digitale con sistema rbX e VD, potendo differenziare la componente vascolare profonda da quella superficiale, può essere utile nell’identificazione dei pazienti con etr eleggibili per il trattamento con brimonidina, corrispondenti a coloro nei quali la componente predominante è conferita dall’eritema di fondo. 172 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 su di un cAso di xerodermA pigmentoso trAttAto con vismodegiB: dAti preliminAri maria rita nasca, laura guzzardi, clara Benintende, maria letizia musumeci, *francesco ferraù, giuseppe micali Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania; *Unità Operativa di Oncologia, Ospedale San Vincenzo, Taormina lo xeroderma pigmentoso (XP) è una rara genodermatosi a trasmissione autosomica recessiva, geneticamente e clinicamente eterogenea, causata da un deficit dei sistemi enzimatici implicati nella riparazione del DnA danneggiato dalle radiazioni ultraviolette (UV). la diagnosi è prevalentemente clinica ed è confermata da test genetici e cellulari che individuano nei fibroblasti cutanei in coltura i difetti della riparazione del DnA e l’ipersensibilità nei confronti delle radiazioni UV. la gravità dei segni clinici e l’età di esordio sono molto variabili e dipendono sia dall’esposizione ai raggi UV che dal gruppo di complementazione genetica. Viene presentato il caso di una ragazza di 15 anni affetta da XP sottoposta a follow-up clinici e strumentali presso la clinica Dermatologica dell’Università di catania sin dai primi mesi di vita. la paziente ha effettuato nel corso degli anni numerosissimi interventi finalizzati alla rimozione di neoplasie epiteliali invasive (epiteliomi spinocellulari e basocellulari, cheratoacantomi) con localizzazione al volto con risultati estetici spesso invalidanti. in considerazione delle continue recidive e della nuova comparsa di neoformazioni cutanee, nel mese di Maggio dello scorso anno è stato intrapreso trattamento con Vismodegib, i cui risultati sono stati monitorati mediante iconografia classica e digitale (VisiA-crtM), videodermatoscopia e microscopia confocale. Vengono presentati i risultati preliminari di tale trattamento e discusse le misure supplementari correttive attuate. 173 GIORNATE DI TERAPIA IN DERMOVENEREOLOGIA XVII RIUNIONE (1983 - 2016) SHERATON CATANIA HOTEL - Catania 30-31 gennaio 2016 174 RINGRAZIAMENTI aBBVIE GaLDErMa ITaLIa pFIzEr MunDIpHarMa noVarTIs FarMa BaYEr IsDIn MsD ITaLIa pIErrE FaBrE ITaLIa DIFa CoopEr BIoGEna-VaLETuDo La roCHE posaY - L’orEaL ITaLIa aLMIraLL CELGEnE ELI LILLY MEDa pHarMa sanDoz DuCraY a-DErMa JanssEn CILaG LEo pHarMa uCB pHarMa aVanTGarDE GIuLIanI pHarMa LIEraC - aLEs GroupE IBsa FarMaCEuTICI IDI FarMaCEuTICI CLInIQuE DEKa M.E.L.a. GEnEraL TopICs JoHnson & JoHnson GD TECn-InTEr-FarM BIonIKE - ICIM InTErnaTIonaL roCHE saVoMa MEDICInaLI VIsuFarMa BIoDErMa naos norEVa ITaLIa BraDErM pErFarMa aLLErGan FIDIa FarMaCEuTICI 175 Impaginazione “La provvidenza” - Catania Via F. Confalonieri, 19 - Tel. 095 363029 email: [email protected]