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2 Il corsivo del direttore 15 MARZO 2014 Afragola Nuovo centrodestra disorganizzato. “Minacciano” il futuro perché non possono parlare del presente Il corsivo del direttore su un copione già visto: i “fedayn” del “sistema Nespoli” sbandierano il vessillo del “terrore” contro Tuccillo collezionando figuracce a raffica. Confondono la realtà con ciò che si augurano. Una strategia che evidenza l’assenza di un progetto politico serio di alternativa e l’assenza di una classe dirigente autonoma, capace di camminare con la schiena dritta e dotata di un’idea di città. Pannone e Castaldo senza Vincenzo Nespoli rappresentano il nulla. L’ex candidato a sindaco del Pdl è riuscito nell’impresa di “farsi smentire” un’intervista rilasciata a “Mosaico” scritta sotto sua dettatura… di Giovanni De Cicco AFRAGOLA – Capisco la difficoltà nei paesi, per quanto grandi come Afragola, a confrontarsi sui contenuti e capisco pure che, al di là dei cosiddetti “leader”, difficilmente si trovano nei partiti e tra gli addetti ai lavori persone capaci di affrontare i problemi con oggettività oppure leggere le dinamiche con un minimo di logica, senza confondere la realtà con “ciò che si augurano” e che quasi sempre non accade. Scrivo questo, perché mi ha colpito tantissimo l’atteggiamento dei “fedayn” dell’ex sindaco Enzo Nespoli. Fino a quando l’ex parlamentare del Pdl, oggi in Forza Italia, non fosse raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare, la parola d’ordine che recitavano i “fedelissimi” era sempre la stessa: “Non è vero”. Poi, quando è arrivata l’ordinanza d’arresto, non potendo più negare, fino a quando non è finito ai domiciliari ripetevano sempre: “Non sarà mai arrestato”. Poi, quando per un anno è stato privato della libertà personale, i “fedayn” ripetevano ogni giorno, tutti i mesi, per circa un anno: “Domani esce”. E’ passato, come detto, un anno. Un anno dove i “fedayn” ribadivano: “Quando esce vedrete”. Nespoli è stato scarcerato, come detto, dopo circa 12 mesi. E non è successo niente. Cose di ordinaria amministrazione: incontro coi dirigenti del Comune, incontri coi consiglieri comunali, organizzazione di una sfiducia a Tuccillo che non ha visto nemmeno la luce. E adesso i “fedayn” ripetono: “Vedrete cosa farà”. Parlano sempre del futuro, quasi come una minaccia. Perché del presente non possono parlare. Costantemente il presente per loro resta indigesto. E la “tattica del terrore futuro”, la “tattica della minaccia futura” continua tutt’oggi per tentare di mascherare la mancanza di contenuti, l’assenza di una strategia e soprattutto l’assenza di credibilità. Tentano di restare in piedi sbandierando il vessillo del “terrore” per evitare di affogare. Per giustificare la loro esistenza. “Tuccillo va a casa dopo l’estate”. Ho ascoltato pure questo. Niente da fare. Poi, a Natale. Niente da fare. Adesso a Pasqua. Scadenze su scadenze. Matti da legare. Chi manda a casa Tuccillo? Non lo sanno nemmeno loro. Eppure, è passato già un anno. E cinque son lunghi. Si augurano il “tintinnio di manette” e il copione è sempre lo stesso. In carcere ci finiscono loro: vertici del centrodestra, parenti, militanti. Fedelissimi in carcere per camorra. Per estorsioni. Storie che i “fedayn” non raccontano. Anzi, vanno in giro a giustificare, a perdonare, con la faccia dei “buonisti” e un “livore” da scaricare solo nei confronti degli avversari, colpevoli di aver restituito dignità alle istituzioni cacciando dal tempio coloro che hanno utilizzato il Comune come un “bancomat”. Un contesto ai limiti della pazzia. “Macchiette”, simpatiche. E’ successo anche a me. Qualche “fedayn” mi ha ripetuto in dialetto: “Allo frivvr sient l’addore”. Significa che senti l’odore di frittura quando friggi. Insomma, Nespoli starebbe preparando chissà quale azione eclatante capace di mettere in ginocchio Tuccillo e la maggioranza. Ci risiamo. Aspettiamo con ansia la “frittura di paranza” sperando che prima di “sentire l’addore” non si mangino il pesce con tutta la pentola e l’olio bollente. Non voglio scendere su quel livello di follia. Ma serve raccontare quella follia per riportare, almeno per i più attenti, la discussione su un piano serio. Ammettiamo per un momento che Nespoli o chi per esso riesca domani mattina a mandare a casa Tuccillo. Cosa c’è come alternativa di governo? Nespoli è improponibile: le ordinanze scritte dalla Procura della Repubblica spiegano il perché. E lo spiegano quotidianamente anche Biagio Castaldo di Fratelli d’Italia e Antonio Pannone, giusto per citare i due “leader” più pesanti nonché candidati a sindaco dei due tronconi di centrodestra alle ultime Amministrative. Sul piano programmatico qual è l’alternativa? Quale idea di città esprimono De Stefano, Pannone, Acri, Lanzano, Giacco, Zanfardino, Fusco, Tignola, Redine e chi più ne ha più ne metta? E’ questa la classe dirigente che dovrebbe dare lezioni di legalità a Mimmo Tuccillo? Non lasciatevi abbandonare all’ilarità. Il discorso è serio. E senza Nespoli, chi guida questa barca? E secondo quali criteri? Ripetono, ancora parlando del futuro: “Tra un anno Tuccillo va a casa”. Sognare non costa nulla. L’aria non si paga. Ma ammettiamo, per assurdo, che sia vero. Tuccillo lo si manda a casa per fare cosa? Nessuno lo chiarisce, al di là dei concetti sterili generali che ripetono quasi come una filastrocca. E il complesso d’inferiorità del centrodestra rispetto a Tuccillo è tutto nelle frasi dei “fedayn” del sistema: mettono sempre al primo posto la legalità e la questione morale. Senza sapere nemmeno di cosa parlano. E appena finisco il discorso, qualsiasi interlocutore si pone sempre gli stessi interrogativi: ma era il centrodestra al potere quando il sindaco Nespoli ha finito il mandato agli arresti domiciliari? Ma è stato durante l’amministrazione di centrodestra quando i “parenti” del sindaco hanno vinto i concorsi al Comune? Questione morale? Ma sono loro che sono rimasti al Municipio nonostante l’ordinanza d’arresto del sindaco? Sono sempre loro che parlano di questione morale quando in campagna elettorale, e adesso le inchieste sulla criminalità lo stanno dimostrando, avevano in prima linea soggetti che addirittura, come rivelato dalla Procura, erano a tutti gli effetti componenti del clan dominante in zona? E allora di cosa vogliamo parlare? Di cosa possono parlare? Perché Tuccillo dovrebbe andare a casa? Per lasciare Afragola nelle mani di chi? Anzi, la coalizione di “salute pubblica” guidata da Tuccillo è nata proprio per fronteggiare un’emergenza dovuta al clima di illegalità diffuso sul territorio e al Municipio nei passati cinque anni. E se l’alternativa dovesse essere rappresentata sempre da chi quell’emergenza l’ha creata, possono mettersi l’anima in pace: Tuccillo durerà cinque anni e sarà candidato pure per la riconferma. Poi, per carità, possono “comprarsi” chiunque: non cambierà nulla. Significa che la “selezione” tra i “buoni” e i “cattivi” sarà sempre più radicale e netta. Le “pecore nere” o “zoppe”, come le si voglia chiamare, sono ovunque. E tutti sanno pure chi sono. Da un lato e dall’altro. C’è un “però”: con Mimmo Tuccillo c’è almeno la certezza che determinati soggetti non incideranno mai nella definizione dell’agenda di governo, non avranno mai potere decisionale di orientare una scelta dell’amministrazione verso l’interesse personale e non collettivo. Tuccillo su questo ha dimostrato sul campo, a differenza del passato, di essere un “garante”. In tutti i sensi. Garante di Afragola. Ed ecco perché, e lo dico a chi me lo ha chiesto anche in maniera provocatoria, da queste colonne lo difenderò fino alla fine. Perché sul campo Tuccillo 15 MARZO 2014 Afragola www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord ha dimostrato di meritarsi la “blindatura” per i valori di cui si è fatto portatore. Valori e atteggiamenti assunti. Dimostrabili. E lo scrive uno come me scettico della prima ora sul progetto di governo e sull’alleanza di “salute pubblica”. Tuccillo ha la barra fissata sull’interesse collettivo. E’ questa la cosa più importante, soprattutto in un territorio particolare come Afragola. Vogliamo analizzare come Tuccillo ha organizzato riordinando i settori del Comune rispetto al “caos funzionale” che regnava con Nespoli? Vogliamo verificare i metodi di selezione e pure la qualità professionale del personale portato ad Afragola durante gli anni del centrodestra e quello arrivato in città perché portato da Tuccillo? Analizziamo il comando vigili urbani. Basta parlare col comandante Maiello per capire la differenza tra presente e passato. E potrei continuare all’infinito sui tanti provvedimenti attuati fino ad oggi. Ma non è il caso. Almeno in questa sede. Un ragionamento che serve non per spegnere la “sete di vendetta” dei “fedayn” del sistema ma per dimostrare, atti alla mano, il contesto politico locale. L’efficienza del governo Tuccillo e il nuovo corso dell’opposizione che si può sintetizzare in maniera secca: nuovo centrodestra disorganizzato. Non a caso la stessa dinamica interna alla coalizione di Nespoli fa capire che regna il caos. Antonio Pannone detta e il sottoscritto scrive l’intervista al leader del Pdl pubblicata sullo scorso numero di “Mosaico”. La si corregge insieme ed esce la stesura definitiva. Proprio per evitare errori o incomprensioni. Eppure il giornale di Nespoli vuole attribuire a Pannone quasi una smentita. Ci resti di stucco e capisci che con tutta la buona volontà, oltre Nespoli da quel lato c’è il nulla. Non hanno spalle larghe. Non hanno spina dorsale. Passiamo a Castaldo. Altra azione che definiscono politica. Propone un manifesto dal titolo”. Il duo Giustino Tuccillo…”. Sapete perché? Pensano che nella coalizione di “salute pubblica” ci si arrabbi se il nome di Giustino viene messo prima o addirittura a caratteri più grandi rispetto a quello del sindaco. Questa è l’azione dell’opposizione? Non continuate a ridere. La domanda è seria. Possono mai rappresentare l’alternativa di governo? Con tutta la buona volontà, Castaldo e Pannone hanno dimostrato che senza Nespoli non riescono ad organizzare nulla nonostante ripetano che “Nespoli va usato ma non seguito”. L’ex sindaco, almeno, ha il coraggio e la faccia 3 di credere in ciò che pensa, di manifestarlo e anche di puntare i piedi per far prevalere le proprie ragioni. Condivisibile o meno, sai chi è e dove vuole arrivare. Prendi le distanze ma lo riconosci. E poi, sempre i fatti, dimostrano che è stato storicamente Nespoli ad utilizzare Pannone e Castaldo, non viceversa. E i due “perdenti senza successo”, invece, non si rendono conto che proprio nella loro frase (Nespoli va usato ma non seguito) c’è tutta l’incoerenza di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Lo vogliono “usare”. E quando lo ammettono non si rendono conto che in quel momento preciso stanno ammettendo pure di non essere all’altezza. Insomma, quando bisogna fare sul serio Castaldo e Pannone diventano “politici con l’accompagnamento”. Leader a scadenza. Ecco perché saranno sempre costretti a seguirlo, saranno sempre costretti a seguire Nespoli al di là di ciò che ripetono perché sono i primi, coi fatti, ad ammettere che da soli non solo non riescono ad organizzare un’azione politica seria ma non riescono nemmeno ad essere credibili nei confronti di nessuno. Nemmeno dei colleghi di maggioranza. La verità è questa. Perdenti e nemmeno di successo. E lo stesso discorso vale per i giovani. Anche su questo argomento ho trovato una differenza sostanziale e che, sinceramente, mi ha sorpreso. Mi hanno sorpreso, in positivo, i Giovani democratici, la voglia di una politica pulita, di una politica sana e finalmente giovane. E quando scrivo “giovane” per me significa “coraggiosa”, senza peli sulla lingua. Anche se c’è da mettere in discussione scelte della propria parte politica. E il consigliere dei Gd, Giovanni Tuberosa, e il collettivo giovanile hanno dimostrato che esistono in politica pure giovani che sanno fare i giovani; non ragazzi che vanno in Consiglio e votano perché pretendono che il sindaco paghi le “cambiali” di famiglia o addirittura elargisca stipendi. O, peggio ancora, il posto di lavoro. E pure su questo, vogliamo paragonare il coraggio dei Gd a quanto successo coi “giovani” durante gli anni del “sistema” di centrodestra? Ecco perché a chi, anche in maniera strumentale, continua a mettere in discussione la linea editoriale di “Mosaico” e vuole sapere “perché tanto sostegno a Tuccillo”, la risposta è tutta in questo editoriale. Per i valori, per il progetto, per i giovani, per l’idea di città da realizzare e per la classe dirigente. La risposta la si trova paragonando i cinque anni del “sistema Nespoli” ai valori e ai metodi del “corso Tuccillo”. 4 Perdenti, arrabbiati e incoerenti 15 MARZO 2014 Afragola Pannone e Castaldo si mettono alla guida delle ruspe contro gli abusivi I due candidati a sindaco perdenti gettano la maschera e mostrano il loro vero volto alla città e soprattutto a quelle famiglie che hanno il problema dell’abbattimento dell’immobile. Da uomini di governo hanno fallito e la Procura ha bocciato gli atti che hanno approvato dopo che sono passati all’incasso dei voti. Hanno perso lo stesso le elezioni e adesso vogliono ostacolare Tuccillo, che non ha mai fatto promesse rischiando di perdere consensi, ed ha affrontato la questione in un percorso di legalità. Castaldo: “Il canone di occupazione dev’essere più alto”. Hanno perso l’ultimo briciolo di credibilità di Giovanni De Cicco AFRAGOLA – Antonio Pannone e Biagio Castaldo si mettono alla guida delle ruspe e vogliono radere al suolo Afragola. La prossima settimana si terrà un’importante seduta di consiglio comunale che si annuncia infuocata. Infatti, all’ordine del giorno c’è il primo caso di immobile abusivo da “salvare” seguendo il regolamento approvato ad inizio consiliatura dalla maggioranza guidata dal sindaco Mimmo Tuccillo. Lo scontro tra le opposte fazioni diventa infuocato pure perché, sul piano politico, al centrodestra non va giù il fatto che le delibere approvate nella passata consiliatura dalla coalizione di Enzo Nespoli siano state bocciate dalla Procura della Repubblica mentre adesso Mimmo Tuccillo “rischia” di risolvere i casi con estrema semplicità e nel rispetto della legge. Senza aver fatto nessuna promessa per accaparrarsi consensi. Ecco perché, tralasciando gli interessi collettivi, una parte dell’opposizione cerca di mettere le mine sul percorso dell’attuale sindaco sperando in un fallimento che poi tenterà di vendersi agli occhi dei cittadini. Una scelta discutibile ma che rientra a pieno titolo nella dinamica afragolese dove il “sistema” non ha digerito la sconfitta elettorale e non si arrende di fronte al fatto di aver perso il controllo del Municipio e della gestione. Ecco allora che solo due dei consiglieri di centrodestra, Antonio Pannone e Biagio Castaldo, hanno protocollato un documento proprio sull’immobile da salvare in Consiglio e al centro del prossimo ordine del giorno. Pannone e Castaldo si tolgono la maschera ed hanno iniziato una “crociata” contro le case da salvare. Proprio così. Antonio Pannone e Biagio Castaldo sono i “pionieri” degli abbattimenti. Perdendo, agli occhi dei cittadini, qualsiasi tipo di credibilità. Pure perché, al netto della sterile demagogia di parte, tutti possono verificare le delibere “salvabusi” portate in aula dall’allora sindaco facente funzioni Antonio Pannone: due semplici paginette senza nessun parere tecnico allegato, senza alcuna relazione degli uffici, senza nessun coinvolgimento dei dirigenti, che preferirono restare fuori da quella procedura perché giudi- cata illegittima e non a caso quelle delibere la Procura della Repubblica le ha bocciate; senza alcuna ricostruzione storica dell’immobile ed in alcuni casi, sempre Pannone, portò in aula immobili soggetti ad ordinanze di abbattimento allo stato “grezzo” e quindi in nessun modo salvabili. Ha calpestato la legge e la Procura della Repubblica lo ha smascherato. Tutti lo ricordano: in piena campagna elettorale il duo Antonio Pannone e Biagio Castaldo si presenta in aula a pochi giorni dal voto al fine di approvare altre delibere (quella bocciate dai magistrati, ndd) e cavalcare la “crociata” “antiabbattimenti” nei rioni più sensibili per reperire consensi come il quartiere “Saggese”. Adesso, invece, una volta perse le elezioni cosa fanno? Si mettono contro gli abusivi, diventano i primi sostenitori delle ruspe e cominciano a mettersi di traverso rispetto agli atti presentati dalla maggioranza. Non riuscendo nemmeno a capire che la differenza tra presente e passato sta proprio in quelle carte, è tutto in quelle delibere. Non più le due paginette di Pannone. Innanzitutto, si tratta di una proposta di giunta e non più del sindaco; con tanto di pareri tecnici degli uffici competenti e soprattutto un’ampia relazione sulla tipologia del fabbricato, il valore catastale, il certificato statico, note della polizia municipale, dell’Utc e tabelle che identificano il costo mensile che l’occupante dell’immobile dovrà pagare al Municipio. Magari non basterà ma è tantissimo rispetto al nulla del recente passato e sul quale la Procura si è già espressa. Chi ha fallito può dare ancora lezioni sullo stesso argomento? Le “ due paginette” di Pannone, in molti le ricordano, in alcuni casi non identificavano nemmeno l’abuso. Di cosa vogliono parlare? Di cosa possono parlare? Grazie a Tuccillo abbiamo di fronte un cambio di rotta evidente rispetto al passato, un cambio di rotta che i resti del “sistema” non hanno digerito. Ecco perché, adesso Pannone e Castaldo mettono da parte pure l’interesse degli abusivi pur di tentare di creare dei problemi al sindaco Mimmo Tuccillo. Hanno semplicemente gettato la maschera e mostrato il loro vero volto di fronte alla città e di fronte a quelle famiglie che hanno un problema e il centrodestra non è riuscito a risolvere. Eppure, il centrodestra ha sempre detto di essere disponibile, su questo tema, a qualsiasi soluzione individuando pure strade fuori dalla legalità al fine di accaparrarsi i voti di quelle famiglie sul cui collo pendevano le ordinanze di abbattimento della casa. Mentre, sempre in campagna elettorale, Mimmo Tuccillo, a costo di perdere quei voti, è stato serio e chiaro: “Faremo ciò che si può fare ma la tematica è spinosa e non posso promettere niente a nessuno”. Ironia della sorte, chi prometteva mari e monti, sul campo, ha dimostrato incapacità ed inadeguatezza nell’affrontare la vicenda. Il sindaco Tuccillo, invece, che non ha promesso nulla proprio per non prendere in giro la cittadinanza come hanno fatto Pannone e Castaldo, ha prima approvato in aula un regolamento generale al fine di fornire un quadro complessivo entro cui muoversi e, dal prossimo consiglio comunale, seguendo quelle regole, inizia ad affrontare il cosiddetto “caso per caso”. Ha fatto il massimo e vedremo, poi, come si muoverà la Procura della Repubblica consapevoli che la maggioranza è con la coscienza a posto. Pannone e Castaldo sono gli unici che non se ne sono accorti. Il documento che hanno protocollato al Municipio mette in discussione anche il canone mensile: Pannone e Castaldo, udite udite, vogliono che sia più alto a carico dei cittadini. L’assurdo. Hanno fallito nella risoluzione del problema, hanno perso le elezioni e adesso vogliono scaricare la rabbia accumulata contro Tuccillo facendo pagare le spese a quelle povere famiglie che hanno realizzato una casa per i propri figli (e non a fini speculativi) e rischiano l’abbattimento dell’immobile quando l’amministrazione cerca solo, in un contesto legale, di evitare il dramma sociale. La sintesi è questa: Tuccillo vuole salvare il salvabile, senza promesse da marinaio tipiche del centrodestra, mentre Castaldo e Pannone vogliono mettersi alla guida delle ruspe e radere al suolo Afragola. Così pensano di riabilitarsi agli occhi della città e 15 MARZO 2014 Afragola www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord Antonio Pannone dimostrare che Tuccillo non sia meglio di loro. Sempre lo stesso discorso che ha affondato il centrodestra ad Afragola: non vuole dimostrare di essere migliore ma cerca di dimostrare, consapevole di aver fallito, che Tuccillo e la maggioranza di governo attualmente al Municipio non siano migliori del centrodestra. Quasi una gara a chi è più incapace. E Pannone e Castaldo sono in “pole” per un primato indiscusso. Un gioco al ribasso che da un lato testimonia quanto sia basso il livello di alcuni esponenti del centrodestra e, dall’altro, evidenzia pure perché la compagine che comprende Fratelli d’Italia e gli eletti del Pdl sia divisa e frastagliata. Pure perché non tutti possono scegliere di seguire, come nel caso degli abusivi, la linea suicida di Antonio Pannone e Biagio Castaldo semplicemente perché i veri interlocutori non sono nemmeno loro. I due candidati a sindaco sconfitti alle elezioni hanno trovato proprio nelle rispettive debolezze il collante per mettersi insieme e “trasformarsi” nei “bracci armati” di Vincenzo Nespoli. Quest’ultimo detta e loro eseguono. L’ex sindaco gli scrive il compitino e il “duo della sconfitta” lo porta al Comune avendo addirittura difficoltà a giustificarne il contenuto. Questa la dichiarazione rilasciata da Biagio Castaldo a “Mosaico” sulla spinosa vicenda: “Non si tratta di strumentalizzazioni – spiega Biagio Castaldo di Fratelli d›Italia – ma di constatazioni serie che devono essere prese in considerazione. Diversamente l›amministrazione e i consiglieri che approveranno la delibera rischieranno grosso nei confronti innanzitutto della Corte dei conti. In quanto, lo stabile oggetto della delibera è valutato circa 70mila euro, un prezzo irrisorio rispetto al valore di mercato e soprattutto rispetto al valore reale dell›immobile. Inoltre, anche le tariffe definite dalla coalizione di governo come canone di occupazione sono troppo basse perché accomunate a case di edilizia Vincenzo Nespoli economica e popolare quando, invece, si tratta di edifici di tipologia diverse rispetto agli alloggi popolari. Col canone irrisorio stabilito dall›amministrazione, non si riescono nemmeno a coprire i costi da sostenere per il pagamento dell’Imu. Incongruenze che espongono chi approva la delibera ad un intervento della Corte dei conti. Tralasciando la valutazione politica in merito al fatto che con queste tariffe irrisorie, l›amministrazione Tuccillo invoglia i cittadini a costruire senza licenza perché conviene di più sul piano economico seguire l›iter sancito dalla coalizione di governo rispetto al pagamento di un eventuale condono. Infine, ci tengo a precisare che il regolamento approvato dal consiglio comunale sulla questione delle case abusive è restrittivo e non risolverà la tematica. In aula daremo battaglia. Nessuno confonda – conclude Castaldo -. Non siamo contro i cittadini e non vogliamo che paghino di più, ma non vorremmo rispondere alla Corte dei conti di danno erariale. E poi si tratta pure di tutelare gli interessi e le casse del Comune”. Questa è bella. Spiega che il canone di occupazione è troppo basso, e quindi si deve aumentare, e poi nello stesso momento ribadisce che non “vogliono che i cittadini paghino di più”. E’ possibile una cosa del genere? Se alzi il canone di occupazione è evidente che chi lo deve pagare, ossia i cittadini che hanno il problema, sono costretti a versare più soldi all’Ente locale. Com’è possibile puntare a cifre più alte sul canone di occupazione ed evitare che lo paghino gli occupanti? Probabilmente Enzo Nespoli non è riuscito a spiegare bene come devono giustificare la posizione politica oppure gli interlocutori dell’ex sindaco, con tutta la buona volontà possibile e le spiegazioni col cucchiaino ricevute, non sono riusciti a capire niente. La replica a Biagio Castaldo dalla coalizione di governo arriva da Gennaro Giustino, capo- 5 Biagio Castaldo gruppo di “A viso aperto”. “Il duo Castaldo Pannone mente sapendo di mentire – spiega Gennaro Giustino - . In quanto, su questa vicenda assistiamo al festival del ridicolo. Voglio solo ricordare a Castaldo, già presidente del consiglio comunale, e a Pannone già sindaco facente funzioni, le vergognose, squallide e illegali delibere che hanno portato in piena campagna elettorale all’attenzione del civico consesso. Giustificate solo ed esclusivamente da fini elettorali e propagandistici, con caratteristiche tipiche del voto di scambio. Oggi le loro ridicole riflessioni le inviano anche al Prefetto, il quale dovrebbe sapere che le delibere di maggio 2013 erano atti che salvavano case disabitate e in alcuni casi non si sa nemmeno a “chi indirettamente riconducibili”. Tralasciando i rilievi sollevati da una parte di centrodestra che, da sola, dimostra l’incompetenza e la malafede di chi non ha ancora smaltito le tossine della sonora sconfitta rimediata alle elezioni Comunali”. l a v e r i t à p e z z o p e r p e z z o diretto da Giovanni De Cicco Edito da “Associazione Mediterraneo e Città” sede legale Corso Meridionale, 69 - Afragola (Na) aut. del Trib. Napoli n. 54 del 13/07/2009 Direttore responsabile: Giovanni De Cicco Direttore editoriale: Antonio Auricchio Comitato di redazione: Marcello Caputo, Antonio Azzurro, Pietro Giustino, Antonio Maiello, Vincenzo Fico, Giovanni Sivero, Angelica Petrellese, [email protected] Facebook.: Mosaico Live tel. 329 64 43 886 Periodico di attualità, cronaca, politica, approfondimento e sport. Progetto grafico studioocra comunicazione - [email protected] stampa Soc. Coop Grafica ETICA C.so Alcide De Gasperi - tel. 081.852.44.83 fax 081.852.48.55 - 80021 Afragola (Na) [email protected] Chiuso in tipografia il 13 marzo 2014 6 Nel nuovo gruppo anche Antonio Caiazzo 15 MARZO 2014 Afragola Fratelli d’Italia? No, “fratelli-coltelli” Acri e Bassolino “contestano” Biagio Castaldo I consiglieri di Fratelli d’Italia Cristina Acri e Tommaso Bassolino lasciano Fratelli d’Italia mentre Antonio Caiazzo abbandona il Pdl e formano il gruppo consiliare “Insieme libera-mente”. Duri i commenti dei protagonisti. Acri e Bassolino: “Castaldo incapace di organizzare il partito. Linea politica non chiara e nessun seguito a quel processo di profondo rinnovamento che insieme avevamo promesso agli elettori”. Antonio Caiazzo: “Vecchi rancori e ruggini del passato hanno impedito la scossa” di Giovanni De Cicco AFRAGOLA - Scossa di terremoto nel centrodestra. Giovedì mattina è stato protocollato al Municipio un documento firmato da tre consiglieri comunali: Antonio Caiazzo, Tommaso Bassolino e Cristina Acri. Hanno lasciato i partiti di riferimento (Pdl e Fratelli d’Italia) ed hanno creato un nuovo gruppo consiliare, “Insieme libera-mente”. Antonio Caiazzo molla il Pdl mentre Cristina Acri e Tommaso Bassolino lasciano in alto mare Fratelli d’Italia e il capogruppo Biagio Castaldo, rimasto praticamente da solo. Una mossa che ha spiazzato tutti nel centrodestra e dimostra che c’è qualcuno che intende aprire una discussione chiara e franca sui ruoli, i metodi e i valori che lo schieramento deve esprimere. Insomma, c’è anche chi ha capito che ha dei consensi personali e non deve dire grazie a nessuno come, invece, sono costretti a fare i soliti “perdenti di successo”. Caiazzo, Acri e Bassolino hanno espresso, con questa mossa, malumore rispetto alle ultime dinamiche della coalizione e rispetto al mancato coinvolgimento su atti e scelte non condivise e pure discutibili. Non vogliono fare i “servi sciocchi” di Enzo Nespoli né tantomeno riconoscono la leadership né a Biagio Castaldo né ad Antonio Pannone. Antonio Caiazzo ha così motivato la scelta: “La decisione di lasciare il gruppo consiliare del Pdl è scaturita da un naturale percorso che si è consumato in questi mesi. Da oggi ad Afragola nasce un nuovo gruppo consiliare, “Insieme libera-mente”, al quale aderiscono oltre al sottoscritto i consiglieri Acri e Bassolino. In questi mesi, mi sono confrontato costantemente con i vertici regionali e provinciali di Forza Italia, ai quali sono legato da rapporti amicali prima che politici. Ad Afragola la realtà è ben diversa. Non c’è stata in quest’arco di tempo nessuna possibilità affinché il gruppo consiliare passasse dal Pdl a Forza Italia. Mi sono più volte confrontato col leader del Pdl locale, invitandolo a prendere coscienza di questo passaggio quasi naturale ed a prendere in mano le redini del partito per darci una scossa. Purtroppo – continua Caiazzo - vecchi rancori e ruggini del passato, che non mi appartengono, hanno impedito tutto questo. Dopo qualche mese di disagio, ho capito che all’interno del gruppo consiliare del Pdl non riuscivo ad esprimermi al meglio: pochi confronti, pochissima partecipazione, in poche parole ognuno per la sua strada. Questo gruppo, come sempre, manterrà gli impegni con gli elettori e per questo si colloca all’opposizione dell’amministrazione Tuccillo. Abbiamo radici salde nei valori del centrodestra e per questo motivo guardiamo con attenzione lo strutturarsi dei partiti in scala provinciale e territoriale”. Insomma, chi vuole organizzare Forza Italia sul territorio di Afragola non può considerare Caiazzo, Bassolino e Acri, com’è stato fino ad oggi, tre semplici numeri da utilizzare quando servono ma soggetti politici coi quali confrontarsi nei contenuti. Bisogna capire se il progetto durerà e soprattutto se nel lungo periodo riusciranno ad avere la spina dorsale per correggere le deviazioni del “sistema” ed impedire di finire nel tritacarne di un metodo deviato di fare politica che tutt’oggi continua a mortificare l’elettorato e la parte migliore della classe dirigente di centrodestra. Altro elemento che emerge, è il fallimento del progetto politico rappresentato dalla candidatura a sindaco di Biagio Castaldo. Fratelli d’Italia ha perso due dei tre consiglieri eletti proprio a causa della decisione del leader del partito, che molti sperano non coinvolga pure il portavoce della sezione, Domenico Polito, di tornare all’ovile di Enzo Nespoli per occupare l’ennesima poltrona di esecutore di ordini. Se questa doveva essere la fine del progetto politico di Fratelli d’Italia, perché alle elezioni spaccare la coalizione e dare un contributo determinante alla sconfitta elettorale del centrodestra? Un ragionamento politico anche scontato ma che, purtroppo, nel centrodestra afragolese risulta troppo complicato per la qualità degli attori in campo. Non a caso, in un paese che esprime un elettorato di centrodestra con percentuali bulgare, il Pdl è stato relegato alle Amministrative all’opposizione. E un motivo ci sarà. Ecco il commento del consigliere Cristina Acri e del consigliere Tommaso Bassolino diffuso tramite “Facebook”: “La decisione di lasciare Fratelli d’Italia è stata molto sofferta, anche se frutto di un percorso di riflessione che parte da lontano. Infatti, sin dalle ultime elezioni amministrative non è stato dato alcun seguito a quel processo di profondo rinnovamento che insieme avevamo promesso ai nostri elettori, né tantomeno delineata una linea politica chiara, condivisa e lungimirante, dimostrando in tal modo l’incapacità di chi ha assunto (con il nostro avallo) al ruolo di leader politico del gruppo ad organizzare un partito, quale entità che per antonomasia si nutre del confronto democratico e della partecipazione. E’ mancata qualsiasi forma di coordinamento e condivisione, le notizie le abbiamo dovute addirittura apprendere tramite “social network”. Per non parlare dei rapporti con i rappresentanti provinciali e regionali del partito; rapporti fondamentalmente bilaterali tra questi ultimi e l’allora candidato a sindaco di Fratelli d’Italia (Biagio Castaldo, ndd), incuranti del fatto che se il partito ad Afragola, alle scorse elezioni Amministrative, è risultato il più votato della provincia di Napoli, e forse di tutta la Regione Campania, è grazie soprattutto alle preferenze ricevute dal consigliere Bassolino e la consigliera Cristina Acri, risultata la più votata in assoluto ad Afragola. Insomma, un “nuovo partito” costernato ancora da “vecchi politici”, da soggetti che sicuramente sono molto lontani dalle esigenze e dai bisogni del territorio e dei cittadini e che ancora considerano gli amministratori locali solo come un serbatoio di voti”. E se lo dicono loro, non bisogna aggiunge altro. Un atto d’accusa e di sfiducia nei confronti di Biagio castaldo che alle elezioni si è candidato a sindaco spaccando il centrodestra proprio per sottolineare la distanza da nespoli e dal “quinquennio” con l’obiettivo di avviare un rinnovamento radicale nel centrodestra. Adesso, invece, è tornato all’ovile ed ha svenduto il patrimonio di Fratelli d’Italia e soprattutto ha sancito il fallimento di ciò che voleva rappresentare. Acri e Bassolino lo hanno capito e si sono comportati di conseguenza. 7 Spettacolo 15 MARZO 2014 Afragola “O’ Scantinato” mette in scena “Cani e Gatte” di Antonio Auricchio Autentica macchina per ridere, Cani e Gatte, è un classico indiscusso della commedia partenopea. Sorprendentemente attuale dopo più di un secolo. Scritta da Eduardo Scarpetta del 1901, la commedia ha visto anche una celebre versione cinematografica nel 1952 con protagonista Titina De Filippo. La commedia racconta con umorismo ed ironia il la vita di un’anziana coppia di coniugi, Don Raffaele e Rosina, costretti, loro malgrado, a fingersi “cani e gatti” per mostrare alla figlia Ninetta, da poco sposata con Ciccillo, quanto sia dannoso litigare in continuazione a causa della sua eccessiva gelosia. Tra risse verbali, a volte fasulle, si inseriscono tutti gli altri personaggi scritti dalla magistrale penna del grande Scarpetta. Sabato 15 e Domenica 16 marzo alle ore 19,45 la compagnia teatrale O’ Scantinato di Cardito proporrà al cineteatro Lendi di Sant’ Arpino la commedia scritta da E. Scarpetta e rielaborata da Anna D’ Elia e Peppino Riccio. L’ associazione culturale e teatrale O’ Scantinato è una realtà consolidata dal 1985 nell’ area a nord di Napoli con numerosi successi a livello di rappresentazione teatrale. Ecco i personaggi e interpreti della commedia: Felice (Salvatore Marino), Ninetta (Anna Maria Peluso), Don Raffaele (Peppino Riccio), Rosina (Anna D’Elia), Michele (Biagio Del Gaudio), Carmela (Assunta Belgiorno), Antonino (Antonio Barra), Lauretta (Melania Di Michele), Luigino (Tommaso Braucci), Don Peppino (Giacomo Aversano), Carluccio (Antonio Barra), Teresina (Melania Di Michele), Bettina (Assunta Guarino), Fifì (Lodovico Vetere) e Giacchino (Gioacchino Margarita. Suggeritore è Antonio Esposito, ai costumi si dedica Maria Pennacchio. Per il trucco c’è Chiara Ambrosio, direttore di scena Vittorio Di Resta. Musica e voce: maestro Lello Riccio e Imma Russo, mezzosoprano. Alla regia Peppino Riccio con l’aiuto Anna D’Elia. La compagnia teatrale ringrazia tutti gli sponsor che hanno reso possibile l’evento: “Cartofer, Ortopedia Ruggiero, Coiffeur Chiara, Cardito Uno Immobiliare, Newtrend Helping, Studio Odontoiatra Graziano, Istituto Paritaro G. Leopardi.” L’Associazione Santo Joao presenta “Quel naso rosso” Angelica Petrellese “Ci sono persone che hanno vissuto con ritmo, che hanno completato il ciclo dell’esistenza passando dall’infuriare della giovinezza alle solide conquiste della maturità e al quieto e pacifico declino verso la morte. La gente di questo genere non teme la morte né lotta per sfuggirla giacché la vita è sempre stata completa, realizzata come un’opera d’arte. Non hanno mai temuto né negato la vita. Non accettano la morte per stanchezza o disperazione ma l’accettano perché hanno compiuto il ciclo con compiuta soddisfazione”. A caratterizzare la vita di Santo hanno contribuito il RITMO, la passione e la determinazione troncate da una tragedia che ha leso i cuori di parenti ed amici di Joào. Joào è il nome con cui Santo è stato ribattezzato in Portogallo, terra da lui tanto amata. La sua storia, riportata al teatro Gelsomino lo scorso 2 marzo 2014, ha lasciato tutti con l’a- maro in bocca. Perché una persona così piena di vita deve cessare di essere? È proprio su questo presupposto che ,gli amici ed i familiari di Santo, hanno inscenato lo spettacolo “ Quel naso rosso”. Santo amava i bambini, amava i loro sorrisi ed ha trasformato il suo carisma in missione; l’Associazione Santo Joào, patrocinata dalla sorella dello stesso, Ida D’Afiero, ha, per l’appunto, la “missione” di portare sorrisi a bambini affetti da gravi malattie e di contribuire alla ricerca contro il melanoma. “Quel naso rosso”, ideato e rappresentato da Gianluigi Ciotola e Ida D’Afiero, ha come fil rouge i momenti caratterizzanti la frenetica ed interessante vita di Santo; dalla passione per il ballo alla voglia di viaggiare. Metaforicamente personificato da un “naso rosso” trovato da alcuni ragazzi, Santo viene smarrito. Da qui, l’apice della commozione è dato dalle note della canzone “Non passerai” di Mengoni, eseguita da Gianluigi Ciotola ed accompagnato da una meravigliosa e commossa Ida D’Afiero che, danzando, guardava verso l’alto, come a dire “non c’è (DAVVERO) niente che resiste al mio cuore quando insiste, perché so che tu non passerai… mai!”. Lo spettacolo si conclude con il rinvenimento del naso rosso avvolto, però, da un fascio di luce, perché: “ Nella morte non c’è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore” C. Bukowski. Santo VIVE nel cuore di chi lo ama e lo ha sempre amato. È dal forte dolore, dal male smodato, che nasce l’insistenza e la determinazione di questi ragazzi. Standing ovation ed un mare di lacrime da parte del pubblico entusiasta e moralmente arricchito dall’esemplare vita di Santo Joào. 8 La chiamano “crisi politica” 15 MARZO 2014 CARDITO Carnevale carditese storico: a “Cardito libera” il premio del “carro” più bello… Tra lasagna, trombette, coriandoli e stelle filanti, va in scena lo scontro tra il movimento di Luigi Credendino e il Partito democratico guidato dal sindaco Giuseppe Cirillo. Ecco tutte le tappe di una “guerra” fatta di minacce, ultimatum e offese conclusasi con l’atto di dolore del leader della civica, mortificato e umiliato dai “democrat”, per evitare di essere cacciato dalla coalizione di governo. Una “pagliacciata” che ha suscitato grasse risate ma anche enormi riflessioni sul degrado in cui versa la città di Giovanni De Cicco ti e la reciproca volontà di intraprendere un condo momento, al tavolo con l’ex Api si sieCARDITO – Carnevale movimentato per la itinerario, da concludersi al massimo entro un dono prima “Cardito libera” e poi l’Italia dei politica locale e soprattutto per l’amministraanno, di superamento dell’attuale esperienza. valori del presidente del Consiglio Pasquale zione. Lasagna indigesta per la civica “CarCredendino pone un limite: superare Cirillo Barra. Ossia, i due settori della maggioranza dito libera” guidata dall’ingegnere Luigi Credopo che sono riusciti a spendere i milioni di che non nascondono, in nessuna occasione, dendino. A furia di tentare di prendere in giro finanziamenti arrivati a Cardito dalla Regione un grandissimo malcontento nei confronti del tutti, si sono ritrovati in un vicolo cieco e al nei Lavori pubblici. Scelta discutibile ma che fallimento del governo locale e del progetto centro delle ilarità sia dei colleghi e dei partiti la dice lunga sui reali obiettivi che si persepolitico di centrosinistra. Con una distinzione di maggioranza che dell’opposizione all’amguono al ministrazione del Municipio, sindaco Giusepma va bene pe Cirillo. Una così. Peppe settimana intensa Barra e durante la quale il Nunziante Pd e gli uomini di Raucci “Cardito libera” portano a se le sono cantate casa un’ine suonate di santa teressante ragione. Hanno novità: al fatto tutto da soli Municipio, e alla fine, per sul piano evitare di perdere politico, la il potere, Luigi maggioranCredendino è staza non esito costretto a reste più. Il citare un “atto di sindaco è dolore” prima da già stato Rocco Saviano, scaricato poi dal sindaco dai partiti Giuseppe Cirillo, del centroinfine nella sezioAndrea Russo, Luigi Credendino e Gennaro Montella di “Cardito Libera” umiliati dal Pd sinistra. ne del Partito democratico, ricevuto dal consigliere Luigi Fusco e dall’ex segretario Elia Schiavo, e in ultimo durante la riunione di maggioranza. Insomma, “Cardito libera” ha organizzato il “carnevale carditese” e Credendino è salito di sua spontanea volontà su un grande carro allegorico e si è messo a fare il giro del paese. Tra coriandoli, stelle filanti e il suono delle classiche “trombette” in “bocca” ai colleghi del consiglio comunale in piazza Garibaldi. Ricostruiamo le tappe della crisi. La minoranza del Pd, il gruppo guidato da Peppe Barra e Nunziante Raucci, avvia un percorso serio e di contenuto di alternativa e superamento dell’attuale amministrazione. Incontra prima, così com’è corretto, i consiglieri e i partiti di opposizione. Solo in un se- sostanziale: l’Idv contesta metodi e scelte amministrative. “Cardito libera”, invece, va dritta a gamba tesa, sempre, sul sindaco Giuseppe Cirillo e sul Pd. Quasi come se fosse una questione personale soprattutto nei confronti del capo dell’amministrazione, etichettato in più occasioni e davanti a tutti con i peggiori epiteti dispregiativi. Eppure, fino a prova contraria, Credendino resta, nonostante tutto, al sostegno di Cirillo. Segnale evidente che ci sono altri interessi e molto più importanti della politica e soprattutto molto più importanti di Cardito. Diversamente è difficile spiegare un atteggiamento ai limiti della “schizzofrenia”. Torniamo all’incontro tra “Cardito libera” e la minoranza del Pd. Si registrano unità di inten- Nei giorni seguenti la riunione, Gennaro Montella rilascia una dichiarazione a “Mosaico” dai toni chiari e rende pubblico il malumore della civica rispetto al fallimento del governo locale. E mette sott’accusa i settori guidati da Biagio Garofalo, assessore del Pd: l’ecologia e l’urbanistica. “L’incontro è stato tenuto sabato mattina – ha dichiarato Montella a “Mosaico” -. Ci siamo solo confrontati per rafforzare il discorso futuristico del paese perché ci sono alcuni lati, alcuni aspetti dell’amministrazione, dove non va bene assolutamente niente, mentre gli altri aspetti che vanno, e mi riferisco ai finanziamenti arrivati a Cardito, sappiamo tutti chi dobbiamo ringraziare (il consigliere Luigi Credendino, ndd). Ma non è che il Comune 15 MARZO 2014 CARDITO www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord può andare avanti solo grazie ai finanziamenti di Credendino, ma bisogna comunque mettere in pratica e in atto delle manovre, tipo il Puc, che non sono capaci di partire; prendiamo ad esempio anche il lato relativo all’ecologia dell’assessorato di Biagio Garofalo dove non funziona proprio nulla. Durante l’incontro – conclude Montella - con il gruppo di Peppe Barra abbiamo affrontato e sviscerato queste tematiche. Attualmente non è in discussione la sfiducia a Cirillo ma è in atto un discorso futuristico per mettere le forze insieme”. Atto d’accusa chiaro nei confronti di Garofalo e netta bocciatura dell’amministrazione. Apriti cielo. Il Pd chiede una smentita ufficiale a Montella altrimenti “minaccia” una crisi politica. La smentita ufficiale non arriva. E allora sulla testata giornalistica di riferimento del sindaco Cirillo esce un’intervista al segretario della sezione locale, Fabio Orabona. Zeppa di “minacce” e pure segnali criptati nei confronti di “Cardito libera”. “Solo per precisare: i finanziamenti europei – ha dichiarato sempre Orabona alla stampa - sono frutto della caparbietà del sindaco democratico Cirillo che ha messo in campo tutto il suo peso nei rapporti e relazioni napoletane e campane, anzi, vigileremo attentamente affinché tali fondi vengano gestiti in maniera trasparente e senza la logica degli assessorati feudi. Chiederemo politicamente conto, invece, di quanto accade in altri settori dove sinora per rispetto abbiamo condiviso collegialmente scelte e metodi talvolta discutibili”. Riecco i soldi: riecco i finanziamenti. Coi nervi scoperti iniziano a cantarsele di santa ragione. Perché la necessità di ribadire il concetto sulla trasparenza nella gestione di quei soldi? Gli stessi soldi che Credendino richiama nella riunione con la minoranza del Pd come ostacolo ad una chiusura anticipata della consiliatura. Emergono chiaramente interessi verso quel maledetto denaro finito al centro della guerra tra “Cardito libera” e Pd. E poi cosa vuole dire Orabona quando dichiara che “chiederemo politicamente conto, invece, di quanto accade in altri settori dove sinora per rispetto abbiamo condiviso collegialmente scelte e metodi talvolta discutibili”? Com’è possibile che di fronte a “scelte e metodi” discutibili il Pd sia stato zitto per rispetto. Per rispetto di chi? Chi è più importante del paese? Quali ingerenze si intende “rispettare” al punto da giustificare l’omertà di un partito che si accorge che al Municipio in alcuni settori si applicano scelte discutibili e che non condivide? Ombre. Sospetti. Accuse pesanti. Offese. L’aggressione a “Cardito libera” non si ferma all’intervista e alle offese di Orabona. Si manifesta pure sul piano amministrativo. Invasione di campo nel settore Personale, affidato, come delega, ad Andrea Russo, assessore di Credendino. Il sindaco rinnova i decreti per un anno a tutti i dirigenti senza concordarlo né con l’assessore al Personale né coi partiti. Sapendo che proprio Credendino, durante una riunione di maggioranza, si era esposto affermando: “Se non si accorpano i settori e si riducono i dirigenti, l’assessore Russo rimetterà la delega al Personale nelle mani del sindaco”. Altra minaccia, altra figuraccia. Cirillo ha fatto il contrario di quanto voleva il capogruppo di “Cardito libera” e Russo non ha fatto nulla. Spiazzando pure Credendino. Il carnevale continua. Si incartano tra coriandoli, stelle filanti e i resti di lasagna sempre più indigesta per la civica. La festa continua. Riunione di maggioranza. Il sindaco annuncia: “Chi non viene è fuori dalla coalizione”. Credendino non ci va e nemmeno Desimone di “Noi popolari”. Quest’ultimo manda un sms al sindaco che lo legge durante la riunione: assenza non politica ma dettata da problemi personali. Insomma, Cirillo spiega che Desimone, in caso di rottura, non seguirà Credendino all’opposizione. Saviano rincara la dose: “A questo punto siamo legittimati a trovare qualsiasi maggioranza possibile”. Il solito “statista”. Francia o Spagna purché “se magna”. Punta all’alleanza col Pdl ma non si rende nemmeno conto che l’Idv non sarà mai disponibile. L’ultimatum del sindaco nei confronti della civica è netto: “Se domani entro l’una Credendino non chiarisce la posizione, gli revoco l’assessore”. Arriviamo al giorno dopo. I coriandoli iniziano a scendere, i carri allegorici a girare per il paese e le trombette cominciano a suonare forte in piazza Garibaldi tra l’ilarità dei presenti. E’ pur sempre carnevale. Non lo dimentichiamo. Luigi Credendino al Municipio non si presenta ma di buon mattino fa il telefono di fuoco. Chiama tutti, maggioranza e opposizione. Da un lato, cerca di recuperare per non essere cacciato. Dall’altro, rassicura che non si piegherà ai ricatti. Solito gioco. Quello delle tavolette. Questa vince, questa perde. Purtroppo lo hanno smascherato. Nessuno gli crede più. Le trombette suonano. I carri allegorici continuano a girare in paese. Andrea Russo va in fibrillazione e chiarisce a Credendino che “i patti non erano questi”. Il leader di “Cardito libera” si accorge di essere un generale senza esercito. Se rompe con Cirillo resta da solo, lui e la sezione di piazza Garibaldi. Senza nemmeno il mensile dell’assessore per pagare la pigione. I muscoli si sgonfiano. Il leader di “Cardito libera” sale sul primo carro allegorico che trova in giro e si presenta da Rocco Saviano. Primo atto di dolore. Saviano chiama il sindaco e gli spiega le novità: Credendino chiede scusa. Cirillo non vuole nemmeno parlare al telefono col leader di “Cardito libera”. Rinviando il chiarimento ad un incontro “de visu”. Secondo incontro e secondo “atto di dolore”. Cirillo ascolta e lo assolve dai peccati. Finita qui? Nemmeno per sogno. Si festeggia pur sempre il carnevale. Il consigliere Credendino cerca di salvare il salvabile. Vuole un incontro 9 col Pd per evitare di subire l’ennesima mortificazione davanti a tutta la coalizione, in modo da arrivare alla riunione di maggioranza con un clima più tranquillo. Il Pd ci pensa, prima dice no, poi si piega perché lo ha chiesto il sindaco. Cirillo è un buono e sa bene che sulla “croce rossa” non si spara. I “democrat” vanno all’incontro bilaterale. Altro atto di dolore. Prima la mortificazione, poi l’umiliazione. Il carnevale è terminato. Al netto dell’ennesima puntata fatta di chiacchiere, giustificazioni e una finta ricomposizione, in paese tutti sanno qual è il collante che tiene ancorato Credendino al Comune e alla coalizione di governo. Il carnevale è superato. Nonostante in piazza Garibaldi ci siano ancora consiglieri comunali, bipartisan, che in tasca hanno le trombette. Appena si parla della crisi iniziano a suonare. E nei “capannelli” tutti scoppiano a ridere. Come dire, un “carnevale carditese” entrato nella storia. Un “carnevale” che tutti ricorderanno. Luigi Credendino è partito che voleva “giocare” su due tavoli, capitalizzando il massimo da entrambe le postazioni, ed ha finito per non essere più credibile né per la maggioranza né per chi sta organizzando l’alternativa. Lo hanno relegato su carro allegorico. Questione di “opinione”. Un “carnevale” che ha suscitato grasse risate ma anche serie riflessioni sulla bassa qualità della locale classe dirigente e sulle condizioni di degrado e di sottosviluppo del paese. L’ex sindaco Giuseppe Barra gioca in difesa: “La scorsa settimana sono stato bacchettato da “Mosaico” per non aver commentato la delicata fase politica in atto – spiega Barra –. Ecco perché avverto l’esigenza di chiarire che non temo assolutamente di esprimere la mia opinione, ma voglio farlo avendo a disposizione tutte le notizie e il quadro assolutamente chiaro. Appena avrò tutti gli elementi, non mi limiterò ad una dichiarazione ma rilascerò a “Mosaico” un’intervista dettagliata com’è nel mio stile e nella mia cultura: non mi sono mai tirato indietro”. 10 Manovre elettorali 15 MARZO 2014 CRISPANO Il “sistema Esposito” ha paura dell’alternativa e consiglia a La Sala una “lista civetta” L’anno prossimo si terranno le elezioni Amministrative e il “sindaco dello scioglimento per camorra” dovrà rendere conto al paese di un fallimento storico. Ecco perché pretende da Carlo La Sala una “lista civetta” distante da “Progetto Crispano” per tentare di sparpagliare il dissenso nei confronti del centrosinistra. Enzo Cennamo: “Non ci credo. Il paese vuole voltare pagina e chiede di intraprendere l’itinerario dello sviluppo e della legalità” di Pasquale Girone CRISPANO - In un Comune paralizzato, dove non si parla, non ci si confronta, non si programma e non si realizza, fa scalpore qualsiasi notizia. L’ultima in ordine di tempo riguarda il litigio tutt’ora in corso tra Luigi Capasso e Giuseppe Frezza per chi dovrebbe prendere il posto in giunta di Enrico Mazzara e “incassare” altri sei mesi di stipendio da assessore. Poca roba. E’ vero. Ma solo questo offre il triste scenario crispanese. Nella logica deviata, coniata da Carlo Esposito per non perdere pezzi e soprattutto dare un motivo ai consiglieri comunali di arrivare fino a fine mandato nonostante non si muova una foglia la Municipio e il paese affonda nel degrado e nell’arretratezza, riguarda il “turn-over” degli assessori: metà consiliatura al primo gruppo e metà consiliatura al secondo gruppo di consiglieri della coalizione di governo. In modo da garantire a tutti due anni e mezzo di stipendio. Questa è la politica a Crispano. E la polemica sulle dimissioni di Enrico Mazzara nasce dal fatto che l’ex esponente dell’Udeur è entrato in giunta dopo le dimissioni di Enzo Cennamo, ad inizio consiliatura, quando il leader di “Progetto Crispano” decise di rompere col centrosinistra dopo il tradimento del programma, del mandato elettorale e il dissenso nei confronti del percorso intrapreso dal Pd nella direzione dell’affarismo e dei conflitti di interesse. Quindi, Mazzara, secondo la logica sancita da Carlo Esposito, adesso deve “posare” la poltrona sei mesi prima della scadenza naturale del mandato proprio perché è entrato in amministrazione prima del rimpasto. Apriti cielo. E Capasso e Frezza si mettono a litigare per accaparrarsi il montepremi: su per giù parliamo di seimila euro. Brutto da scrivere. Brutto da raccontare. Brutto che succeda. Ma ormai la comunità locale si è abituata pure a questo. Anzi, è abituata a questo ed altro. L’asticella della decenza si abbassa sempre di più soprattutto perché l’anno prossimo si terranno le nuove elezioni e sicuramente in un territorio “inquinato” come quello di Crispano si tornerà a parlare di candidati con parentele “equivoche”, di “galoppini” dei clan mobilitati per il reperimento del consenso, clientele ed altri fenomeni deviati che fanno parte della consuetudine locale. La parte sana spera solo di non essere costretta ad assistere al solito scenario: intimidazioni, minacce e raid incendiari. Sul piano politico, invece, emerge l’atteggiamento di Antonio Barra, del Pd, il quale si mostra distaccato nei confronti di Carlo Esposito e del resto della truppa. Ma i “bene informati” del Pd non danno peso a queste schermaglie in quanto considerano Barra un soggetto che per quello che ha capitalizzato durante questi anni non potrà mai avere l’autonomia di distaccarsi dal sindaco in carica. Insomma, si deve candidare di nuovo al civico consesso, portare i voti e dire pure grazie a Carlo Esposito. Sul fronte opposto si continua a lavorare ad una seria alternativa di governo che dovrebbe ruotare attorno al movimento “Progetto Crispano” capace di ereditare e valorizzare tutto il lavoro fatto storicamente dall’opposizione dei “duri e puri” al “sistema Esposito”. La sensazione è che non si arriverà all’ultimo momento ma l’obiettivo è quello di definire programma e squadra sin da subito per avere tempo a disposizione al fine di radicare il progetto politico e l’idea di citta da realizzare in ogni singola famiglia di Crispano. Vogliono partire prima perché c’è la necessità di dare continuità ad un percorso fatto di confronto non nelle stanze chiuse del Palazzo ma nelle piazze, nelle strade, coi cittadini, coi giovani, con le associazioni e con i ceti sani e produttivi che operano sul territorio. L’unico enigma riguarda il gruppo di Carlo La Sala. Dal Pd fanno sapere che La Sala, su suggerimento di Carlo Esposito e Salvatore Cennamo, quest’ultimo “superdirigente” del Comune e papà del consigliere democratico Marina Cennamo, potrebbe organizzare una terza lista e candidarsi a sindaco. Non con l’obiettivo di vincere ma semplicemente assumere il ruolo di “lista civetta” al fine di erodere qualche consenso alla coalizione di “Progetto Crispano” per determinare la vittoria di Carlo Esposito “sparpagliando” il dissenso nei confronti del centrosinistra. Insomma, il Pd sa bene di essere in pericolo “nell’uno contro uno”. Carlo Esposito sa bene che lo attenderà una campagna elettorale di fuoco dove dovrà dare conto ai cittadini del fallimento amministrativo, dei conflitti di interesse e dovrà dare spiegazioni pure sul perché continua a premiare quei dirigenti legati al Pd ma che hanno garantito a Crispano lo scioglimento degli organi elettivi per collusione con la criminalità organizzata favorendo, in alcuni appalti, ditte in odore di camorra. Ha avuto la possibilità di riabilitarsi e invece ha fatto peggio. Ha collezionato un altro fallimento. Ecco perché Esposito spera nell’aiuto di Carlo La Sala e mobiliterà il mondo per evitare che di fronte a sé possa avere alle elezioni uno schieramento che possa comprendere tutta la galassia che si rivede nell’opposizione la “sistema”. Enzo Cennamo, il leader di “Progetto Crispano”, non crede a questa ipotesi, considerata semplicemente un inciucio messo in giro ad arte dal Pd al fine di scardinare l’alternativa. “Non credo all’ipotesi paventata dal Pd – spiega Enzo Cennamo – che Carlo La Sala possa prestarsi al gioco della “lista civetta” al fine di favorire un gruppetto di affaristi mascherato da centrosinistra. Sono convinto, invece, che sia La Sala e sia i componenti del gruppo che 15 MARZO 2014 CRISPANO www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord Enzo Cennamo rappresenta avvertono la necessità di costruire insieme a tutte le parti sane e produttive operanti a Crispano un progetto di governo serio lontano dall’immobilismo, dall’inerzia, dall’affarismo, dai conflitti di interesse e soprattutto dai fannulloni che hanno portato a Crispano solo etichette negative, problemi e pensato a garantirsi gli interessi personali. L’obiettivo di “Progetto Crispano” è quello di dialogare con tutti i settori storicamente avversi al sistema Esposito per costruire una sorta di laboratorio: scrivere insieme un programma credibile, serio, adeguato alle esigenze del territorio e che possa portare in città sviluppo e soprattutto economia sana. E sono convinto che a questa grande piattaforma parteciperanno pure La Sala e i componenti del suo gruppo. Il valore aggiunto lo fa la squadra e bisogna partire con le idee chiare ed una classe dirigente espressione dell’idea di città che intendiamo realizzare valorizzando ogni singola energia che ha tempo e competenza da dedicare al territorio. Riporteremo sviluppo e legalità a Crispano”. Enzo Cennamo tenta di tessere la tela perché negli ultimi cinque anni ha rappresentato in aula e in paese il dissenso, caricandosi sulle spalle tutta la responsabilità dell’opposizione e di una lotta ad un sistema perverso e deviato che ha mostrato il suo volto peggiore ricorrendo pure ad azioni e atteggiamenti propri di altri “contesti”. E, al rush finale, sarebbe sbagliato disperdere l’ottimo lavoro fatto e soprattutto sarebbe sbagliato nei confronti dei cittadini costringerli a vivere nell’arretratezza, accontentandosi delle “briciole” garantite da un sistema articolato di reperimento del consenso che contrabbanda i diritti come favori. Nei prossimi mesi Carlo Esposito tenterà di tagliare qualche nastro col tentativo di nascon- dere il fallimento di questi anni. Ma sarà poca roba perché gli elettori non sono stupidi. La stessa realizzazione in via Lutrario del famigerato “cinema”, con 120 posti a sedere, non è il frutto di quest’amministrazione ma la città sa bene che si tratta di un’opera che viaggia con un ritardo di ben 12 anni. Non è il simbolo dell’efficienza di Carlo Esposito ma il simbolo palese dell’inadeguatezza amministrativa dei vertici del Pd. Ci hanno messo 12 anni per realizzare una sala convegni. E lo stesso vale per le due scuole materne promesse da decenni: quella nel rione “Scasso” e nel rione “Acquedotto”. L’iter burocratico è iniziato addirittura ad inizio 2000. Oggi siamo nel 2013. Dopo ben tredici anni non c’è stata nemmeno la posa della prima pietra. Adesso, ad un anno dalle elezioni, chi vogliono prendere in giro? Anche perché dopo 13 anni e gare bandite e ripetute, l’amministrazione è riuscita già ad entrare in contenzioso con la ditta che dovrebbe realizzare un istituto scolastico. E tra qualche settimana è attesa già la sentenza. “Non credo che Carlo Esposito avrà la faccia di presentarsi al taglio del nastro – continua Enzo Cennamo – perché attesterebbe in quel momento tutto il fallimento amministrativo che ha caratterizzato la sua gestione. Dodici anni per realizzare una sala convegni, e tredici anni per due scuole dove non si è riusciti nemmeno ad apporre la prima pietra dimostrano chiaramente l’incapacità di una pseudo classe dirigente che ha garantito alla città solo degrado e scandali, dimenti- 11 cando di risolvere i problemi della collettività. Piuttosto dei tagli dei nastri Carlo Esposito andasse nella zona industriale per capire che fine fanno le opere che inaugura. Avevano promesso sviluppo e crescita, hanno garantito povertà e tutela dei loro interessi privati. Non sono riusciti nemmeno a rispettare il programma elettorale nelle parti più semplici: e mi riferisco agli assessori esterni. Non hanno voluto applicare quanto promesso cinque anni fa nel programma del centrosinistra perché tutto il sistema si regge sulla promessa sistematica di garantire in cinque anni due anni e mezzo di stipendio al singolo consigliere. Cosa che non sarebbe accaduta se, rispettando l’impegno con gli elettori, - continua Cennamo -avessimo approvato la riforma degli assessori esterni. Hanno preferito portare a casa lo stipendio piuttosto che aprire le porte alla partecipazione e soprattutto aprire le porte del Comune e dell’amministrazione a soggetti e professionalità competenti che potevano garantire un salto di qualità nella risoluzione dei problemi. Non sono più credibili verso la città perché è evidente che è gente che non mantiene gli impegni. Bugiardi e fannulloni”. 15 MARZO 2014 FRATTAMINORE Non solo una squadra di pallone 13 Real Frattaminore: storia d’altri tempi. Ecco quanto è difficile operare nel sociale Tanti disagi, ostacoli e le promesse mancate dell’amministrazione. Si allenavano nel parcheggio dello stadio, ancora inagibile, e disputavano le gare ufficiali ad Orta di Atella pagando 130 euro a partita. Adesso la situazione è migliorata. Grazie al sindaco Francesco Russo hanno a disposizione un campo sportivo a Frattamaggiore e pagano una quota simbolica al Comune. Lo slogan sulle magliette “benedetto” da don Patriciello: “Vogliamo vivere/vittime terra dei veleni” di Giovanni De Cicco FRATTAMINORE – Sono storie che ti colpiscono. Che raccontano valori, purtroppo, di altri tempi, lontani dalla frenesia e dal business dell’epoca moderna; dove non c’è spazio per i sentimenti, non c’è spazio per il sociale. E, di pari passo, la storia del “Real Frattaminore” dimostra anche quanto è difficile in questi territori di frontiera fare sport, trovare strutture disponibili per l’aggregazione e da utilizzare innanzitutto per sottrarre i ragazzi dalle devianze della strada. Un percorso zeppo di ostacoli intrapreso da pochi ultimi “sognatori”. E chi tenta l’impresa, dopo qualche anno è costretto a rinunciare perché si accorge che i primi a remare contro sono proprio le istituzioni locali. La politica, spesso, si riempie la bocca di paroloni e di facili promesse al fine di strappare qualche applauso. Ma poi quando c’è da mostrare concretezza, i cittadini si accorgono che la politica e la locale classe dirigente scappano via. Non sono interessate. I ragazzi possono tornarsene pure a casa con un pugno di mosche tra le mani e tanta rabbia per un’occasione mancata e nessuna giustificazione. Questa volta, però, il copione è stato rispettato tranne il finale. A Frattaminore c’è chi non si è arreso davanti a niente ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il Real Frattaminore è una squadra che svolge il campionato di calcio di Terza categoria. L’eroe dei tempi moderni si chiama Pasquale Mozzillo. E’ il presidente ma per i tanti ragazzi che fanno parte della compagine sportiva è semplicemente un secondo papà. Un “papà” che ha dovuto lottare e continua a farlo contro mille ostacoli pur di garantire ai “figli” un punto d’aggregazione e di coltivare la passione di una vita: giocare a calcio. La società è partita da zero. Senza struttura sportiva per allenamenti, senza stadio per disputare le partite, senza sponsor. Bisognava fare i salti mortali per garantire almeno la divisa sociale. Mozzillo iniziò a rimetterci denaro dalla tasca pur di avviare il progetto e nei primi mesi dell’avventura trovò pure uno sponsor: Salvatore Grassia detto “Saronni”. Presidente e sponsor si divisero le spese. Almeno quelle principali come i fondi per l’iscrizione al campionato. Gli obiettivi erano e restano ambiziosi: “Ho voluto dare una squadra di calcio a Frattaminore – spiega il presidente -, riportare il calcio in paese, togliere ragazzi dalla strada e riaprire la questione del campo sportivo ormai andata nell’oblio”. Lo stadio comunale di Frattaminore, infatti, da molti anni è chiuso al pubblico e abbandonato in stato di degrado assoluto. “Ogni volta che chiedevo ai politici notizie sul campo sportivo – continua il presidente - mi rispondevano: “E’ inagibile”. Una risposta che non mi piaceva perché sapevo che c’era qualcosa che non andasse. Quindi, per protesta, una volta scelti i giocatori, iniziammo ad allenarci nel parcheggio dello stadio “Don Carmine D’angelo”. Almeno così, nonostante i disagi, garantivo ai ragazzi un punto d’aggregazione, per quanto ostico, e soprattutto cercavo di lanciare un messaggio forte al paese e alle istituzioni al fine di catalizzare la loro attenzione su una problematica seria”. Il Real Frattaminore giocava le partite ad Orta di Atella e pagava addirittura 130 euro ad incontro. Un’assurdità. Soldi che il presidente Mozzillo ci rimetteva di tasca propria solo per amore verso quei ragazzi che, come detto, ormai sentiva come parte della famiglia. Una grande famiglia allargata il cui collante era l’amore per il calcio al quale andavano abbinati altri importanti valori di vita propri dello sport: come la disciplina e una condotta quotidiana sana. “Visto che le partite le pagavo io – continua Mozzillo -, chiesi al Comune di Frattaminore un contributo almeno per pagare le partite. All’inizio non ci riconoscevano come squadra, ma dopo i primi sfottò dei tifosi nei confronti dell’amministrazione comunale, il sindaco Enzo Caso fece una “riunione-farsa” dove ci prometteva 1500 euro, i kit da gioco e una struttura dove poterci allenare. Queste le promesse. Nei fatti, invece, ci diede le maglie della frattaminorese anni 80 e dei 1500 euro promessi ce ne diede solo 500. La struttura dove poterci allenare non abbiamo visto neanche l’ombra”. Nonostante queste difficoltà la squadra arrivò al quinto posto in campionato. “Quest’anno le cose sono migliorate di parecchio – spiega il presidente della compagine calcistica – anche grazie a Michele Pellino, Salvatore Perrotta e all’aiuto di alcuni sponsor”. La squadra si allena in un campo sportivo a Frattamaggiore e paga mensilmente una quota simbolica al Comune grazie all’interessamento del sindaco Francesco Russo. I calciatori hanno, quindi, una struttura sportiva degna di questo nome per allenarsi, due mister, due preparatori e materiale didattico per gli allenamenti. Senza dimenticare che i ragazzi hanno finalmente ricevuto anche il kit sportivo: borse, tute, magliette col logo della squadra e il nome della città, Frattaminore, della loro città che rappresentano con orgoglio in ogni partita. Una maglietta che non è passata inosservata soprattutto perché ha uno slogan stampato, un messaggio da portare in giro al fine di far sentire forte la voce di una terra martoriata ma che non si arrende: “Vogliamo vivere/Vittime terra dei veleni”. Chiaro riferimento alla “Terra dei fuochi” e alla lotta contro quei criminali che hanno devastato e continuano a devastare il territorio con scarichi abusivi mietendo vittime. Iniziativa “benedetta” da don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che guida il movimento popolare nella “Terra dei fuochi”. Ecco perché di domenica, spesso, la società porta i ragazzi da don Maurizio in chiesa ad ascoltare la messa. Insomma, non solo una squadra di calcio. Ma il Real Frattaminore rappresenta diversi aspetti: sportivi, sociali, educativi. Non a caso il 26 dicembre scorso, il Real Frattaminore ha svolto un triangolare contro il biocidio in collaborazione col movimento “Fiumeinpiena” giocando contro la Frattese e l’AfroNapoli. Il volto di quei ragazzi sono la vittoria più bella per tutti quelli che conoscono la storia del “Real Frattaminore”. Tra gli obiettivi stagionali c’è la vittoria della “Coppa disciplina”, che consente di avanzare di categoria; valorizzare quei ragazzi validi calcisticamente che avevano “appeso” le scarpette al chiodo; posizionarsi in zona play-off e provarli, poi, a vincerli per la scalata in seconda categoria. Non c’è altro da aggiungere. Forza Real. Forza Real Frattaminore. Da oggi, nel nostro piccolo, hanno un alleato in più: “Mosaico”. Periodicamente seguiremo le sorti della squadra e della società perché il Real Frattaminore non è una semplice squadra di calcio. Ma molto di più. Tanto di più. Una realtà che, da oggi, può contare pure su un giornale. Forza ragazzi. Siete l’orgoglio. E non solo di Frattaminore... 15 MARZO 2014 FRATTAMAGGIORE Varata la nuova giunta 15 Russo mantiene la promessa: governo di alto profilo e rappresentativo Riconfermati i due assessori dell’Udc: Vincenzo Lombardi, vicesindaco, e Antonio Pascale. Cinque “new entry” dove spicca il nome dell’avvocato amministrativista Virgina Di Caterino, anche delegata nazionale Fit, assessore allo Sport, Politiche sociali e giovanili. Chiudono il mosaico, Luigi D’Agostino, Felice Ferrara, Fernanda Manganelli e Antonio Fiorentino. Il commento del sindaco: “Ho preferito una squadra dove ognuno giochi nel ruolo di competenza”. Il presidente del Consiglio Luigi Grimaldi: “Bene la giunta. Col Consiglio lavorerà d’intesa e in un clima di confronto quotidiano” di Giovanni Sivero FRATTAMAGGIORE - Varata la nuova giunta. Colpaccio del sindaco Francesco Russo che si dimostra, ancora una volta, un abile politico, autorevole e rappresentativo. Ha composto una nuova squadra di governo ottenendo importanti risultati: ha compattato il centrosinistra ed ha impiegato nel governo della città professionalità di grande competenza radicate sul territorio. Insomma, la migliore espressione della cosiddetta “società civile” impegnata nel mondo delle professioni. I nomi. Due riconferme: Vincenzo Lombardi, vicesindaco, con delega ai Lavori pubblici, Riqualificazione e sviluppo aree periferiche; Antonio Pascale, Programmazione e assetto urbanistico, Edilizia scolastica. Entrambi dell’Udc. Cinque “new entry”. L’avvocato Luigi D’Agostino, con delega alle Attività produttive, Tutela dell’ambiente e Parchi urbani, espressione del gruppo “I moderati” vicini al consigliere regionale Nicola Marrazzo. Antonio Fiorentino, commercialista, assessore del Pd alle Politiche strategiche, Bilancio, Tributi e Finanze. Nel nuovo esecutivo, spicca il nome di una donna, l’avvocato amministrativista Virginia Di Caterino, delegata nazionale della Federazione Italiana tennis, che si occuperà ovviamente di Sport, Politiche sociali, Politiche del lavoro, Assistenza immigrati e Politiche giovanili. Un bel colpo messo a segno dal primo cittadino perché si tratta di una delle migliori energie che il territorio esprime. A seguire, la professoressa Fernanda Manganelli, dirigente di un istituto comprensivo di Casoria, assessore alle Politiche dell’educazione, Cultura, Arte, Pari opportunità e Trasparenza. Un nome gradito in particolare al Pd e all’Italia dei valori. Ed infine Felice Ferrara dei “Democratici per il progresso” al quale il sindaco ha affidato le deleghe relative all’Area mercatale, Polizia municipale e Viabilità. Una giunta di qualità, di altissimo profilo e soprattutto fuori e lontana dalla logica dell’assessore “ad personam”. Un esecutivo che riuscirà, almeno questo spera Frattamaggiore, a garantire un rilancio dell’amministrazione nell’ultima fase del “decennio Russo” e del centrosinistra in vista dell’appuntamento elettorale Amministrativo dell’anno prossimo. “Ringrazio i precedenti assessori – ha spiegato il sindaco Russo – per l’ottimo lavoro svolto. Allo stesso tempo sono soddisfatto del nuovo esecutivo perché ritengo che sia espressione non solo del progetto politico ma delle migliori energie della società civile impegnata sui territori e nel mondo delle professioni. Ho preferito mettere tutti nei rispettivi ruoli e settori di competenza in modo che, sin dal primo giorno di lavoro, la nuova squadra riesca a tramutare in fatti e atti concreti gli indirizzi politici che arrivano dalla coalizione di governo e dal consiglio comunale. L’obiettivo è quello di chiudere in bellezza il “decennio” garantendo sempre massima efficienza, trasparenza e sviluppo alla città. Un ringraziamento ai partiti e ai consiglieri comunali tutti protagonisti in positivo di un periodo che considero storico caratterizzato da buona amministrazione e buona politica nell’esclusivo interesse della comunità”. Anche il presidente del civico consesso, Luigi Grimaldi, commenta la nuova giunta con parole di soddisfazione. “E’ sicuramente un enorme passo in avanti – ha spiegato il presidente Grimaldi – perché si tratta di un esecutivo di alto profilo, formato da professionisti di grande qualità che sapranno rapportarsi coi problemi e con la comunità di Frattamaggiore garantendo massimo coinvolgimento nei processi decisionali e soprattutto un’importante accelerata nella programmazione e nella risoluzione dei problemi. Sono sicuro, auspico e lavorerò, nel pieno esercizio delle funzioni che il ruolo di presidente del Consiglio mi attribuisce, affinché il nuovo governo locale riesca a lavorare in piena sintonia col consiglio comunale in un’ottica di recepimento degli indirizzi e di massima condivisione dei percorsi e delle soluzioni in un contesto di assoluto e costante confronto anche con la minoranza. Un clima positivo che di sicuro farà bene a Frattamaggiore e alla politica”. L’ultima novità che completa il “puzzle” riguarda la delega di presidente del Cda del Consorzio cimitero. Torna nelle mani del sindaco Francesco Russo. Il contesto, da ciò che emerge anche dalle dichiarazioni dei vertici istituzionali cittadini, è ideale, grazie all’accelerata e al decisionismo del capo dell’amministrazione, per un finale di consiliatura spumeggiante. Pure perché si rischiava di pensare solo alle elezioni del prossimo anno e di perdersi nei soliti tatticismi e personalismi che, nella stragrande maggioranza dei casi, paralizzano l’attività amministrativa e condiscono il confronto con elementi tipici di una guerra sterile e personale tra i diversi gruppi. Francesco Russo lo ha capito ed ha garantito l’ultimo scatto prima del traguardo. Un traguardo che rappresenta, allo stesso tempo, il punto di partenza del nuovo corso. Non prima di un bilancio del “decennio”. E, tralasciando la logica delle polemiche quotidiane e della “massima” secondo la quale “tutto è migliorabile”, il bilancio di Frattamaggiore alla fine di questa esperienza è sicuramente positivo. Ecco perché alle prossime elezioni non bisognerà tornare indietro soprattutto concedendo spazio a chi lo ha già avuto ed ha fallito scrivendo le pagine più brutte della storia politica locale. Ma privilegiare un ampliamento della piattaforma politica e programmatica, sull’esempio di Francesco Russo, e soprattutto ripartire dalla “continuità” dei migliori aspetti dell’esperienza ancora in corso. Un vanto per il sindaco in carica che, al di là dei risultati ottenuti nell’interesse della città, può mettersi una medaglia sul petto. Se si analizzano le storie e i “corsi” alla fine dei “decenni” nei paesi limitrofi, nei pochi casi dove si è riusciti a garantire una stabilità nel lungo periodo, alle nuove elezioni si parla sempre di “discontinuità”. Se a Frattamaggiore si parla, al contrario, di “continuità”, significa che Francesco Russo è riuscito nell’impresa di garantire un governo rappresentativo, efficace e soprattutto che ha soddisfatto i cittadini. Che, per un politico, è la prima cosa che conta. Pane al pane, vino al vino.