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Il corsivo del direttore
15 MARZO 2014
Afragola
Nuovo centrodestra disorganizzato. “Minacciano”
il futuro perché non possono parlare del presente
Il corsivo del direttore su un copione già visto: i “fedayn” del “sistema Nespoli” sbandierano il vessillo del
“terrore” contro Tuccillo collezionando figuracce a raffica. Confondono la realtà con ciò che si augurano. Una
strategia che evidenza l’assenza di un progetto politico serio di alternativa e l’assenza di una classe dirigente
autonoma, capace di camminare con la schiena dritta e dotata di un’idea di città. Pannone e Castaldo senza
Vincenzo Nespoli rappresentano il nulla. L’ex candidato a sindaco del Pdl è riuscito nell’impresa di “farsi
smentire” un’intervista rilasciata a “Mosaico” scritta sotto sua dettatura…
di Giovanni De Cicco
AFRAGOLA – Capisco la difficoltà nei paesi, per
quanto grandi come Afragola, a confrontarsi sui
contenuti e capisco pure che, al di là dei cosiddetti “leader”, difficilmente si trovano nei partiti e tra
gli addetti ai lavori persone capaci di affrontare i
problemi con oggettività oppure leggere le dinamiche con un minimo di logica, senza confondere la
realtà con “ciò che si augurano” e che quasi sempre
non accade. Scrivo questo, perché mi ha colpito tantissimo l’atteggiamento dei “fedayn” dell’ex sindaco
Enzo Nespoli. Fino a quando l’ex parlamentare del Pdl, oggi in Forza
Italia, non fosse raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare, la parola d’ordine che recitavano i “fedelissimi” era sempre la stessa: “Non è
vero”. Poi, quando è arrivata l’ordinanza d’arresto, non potendo più negare, fino a quando non è finito ai domiciliari ripetevano sempre: “Non
sarà mai arrestato”. Poi, quando per un anno è stato privato della libertà personale, i “fedayn” ripetevano ogni giorno, tutti i mesi, per circa un
anno: “Domani esce”. E’ passato, come detto, un anno. Un anno dove
i “fedayn” ribadivano: “Quando esce vedrete”. Nespoli è stato scarcerato, come detto, dopo circa 12 mesi. E non è successo niente. Cose di
ordinaria amministrazione: incontro coi dirigenti del Comune, incontri
coi consiglieri comunali, organizzazione di una sfiducia a Tuccillo che
non ha visto nemmeno la luce. E adesso i “fedayn” ripetono: “Vedrete
cosa farà”. Parlano sempre del futuro, quasi come una minaccia. Perché
del presente non possono parlare. Costantemente il presente per loro
resta indigesto. E la “tattica del terrore futuro”, la “tattica della minaccia futura” continua tutt’oggi per tentare di mascherare la mancanza di
contenuti, l’assenza di una strategia e soprattutto l’assenza di credibilità. Tentano di restare in piedi sbandierando il vessillo del “terrore” per
evitare di affogare. Per giustificare la loro esistenza. “Tuccillo va a casa
dopo l’estate”. Ho ascoltato pure questo. Niente da fare. Poi, a Natale.
Niente da fare. Adesso a Pasqua. Scadenze su scadenze. Matti da legare.
Chi manda a casa Tuccillo? Non lo sanno nemmeno loro. Eppure, è passato già un anno. E cinque son lunghi. Si augurano il “tintinnio di manette” e il copione è sempre lo stesso. In carcere ci finiscono loro: vertici
del centrodestra, parenti, militanti. Fedelissimi in carcere per camorra.
Per estorsioni. Storie che i “fedayn” non raccontano. Anzi, vanno in giro
a giustificare, a perdonare, con la faccia dei “buonisti” e un “livore” da
scaricare solo nei confronti degli avversari, colpevoli di aver restituito
dignità alle istituzioni cacciando dal tempio coloro che hanno utilizzato il Comune come un “bancomat”. Un contesto ai limiti della pazzia.
“Macchiette”, simpatiche. E’ successo anche a me. Qualche “fedayn”
mi ha ripetuto in dialetto: “Allo frivvr sient l’addore”. Significa che senti
l’odore di frittura quando friggi. Insomma, Nespoli starebbe preparando
chissà quale azione eclatante capace di mettere in ginocchio Tuccillo e la
maggioranza. Ci risiamo. Aspettiamo con ansia la “frittura di paranza”
sperando che prima di “sentire l’addore” non si mangino il pesce con
tutta la pentola e l’olio bollente. Non voglio scendere su quel livello di
follia. Ma serve raccontare quella follia per riportare, almeno per i più
attenti, la discussione su un piano serio. Ammettiamo per un momento
che Nespoli o chi per esso riesca domani mattina a mandare a casa Tuccillo. Cosa c’è come alternativa di governo? Nespoli è improponibile: le
ordinanze scritte dalla Procura della Repubblica spiegano il perché. E
lo spiegano quotidianamente anche Biagio Castaldo di Fratelli d’Italia
e Antonio Pannone, giusto per citare i due “leader” più pesanti nonché
candidati a sindaco dei due tronconi di centrodestra alle ultime Amministrative. Sul piano programmatico qual è l’alternativa? Quale idea di
città esprimono De Stefano, Pannone, Acri, Lanzano, Giacco, Zanfardino, Fusco, Tignola, Redine e chi più ne ha più ne metta? E’ questa la
classe dirigente che dovrebbe dare lezioni di legalità a Mimmo Tuccillo?
Non lasciatevi abbandonare all’ilarità. Il discorso è serio. E senza Nespoli, chi guida questa barca? E secondo quali criteri? Ripetono, ancora
parlando del futuro: “Tra un anno Tuccillo va a casa”. Sognare non costa nulla. L’aria non si paga. Ma ammettiamo, per assurdo, che sia vero.
Tuccillo lo si manda a casa per fare cosa? Nessuno lo chiarisce, al di là
dei concetti sterili generali che ripetono quasi come una filastrocca. E il
complesso d’inferiorità del centrodestra rispetto a Tuccillo è tutto nelle
frasi dei “fedayn” del sistema: mettono sempre al primo posto la legalità
e la questione morale. Senza sapere nemmeno di cosa parlano. E appena
finisco il discorso, qualsiasi interlocutore si pone sempre gli stessi interrogativi: ma era il centrodestra al potere quando il sindaco Nespoli ha
finito il mandato agli arresti domiciliari? Ma è stato durante l’amministrazione di centrodestra quando i “parenti” del sindaco hanno vinto i
concorsi al Comune? Questione morale? Ma sono loro che sono rimasti
al Municipio nonostante l’ordinanza d’arresto del sindaco? Sono sempre
loro che parlano di questione morale quando in campagna elettorale, e
adesso le inchieste sulla criminalità lo stanno dimostrando, avevano in
prima linea soggetti che addirittura, come rivelato dalla Procura, erano
a tutti gli effetti componenti del clan dominante in zona? E allora di cosa
vogliamo parlare? Di cosa possono parlare? Perché Tuccillo dovrebbe
andare a casa? Per lasciare Afragola nelle mani di chi? Anzi, la coalizione di “salute pubblica” guidata da Tuccillo è nata proprio per fronteggiare un’emergenza dovuta al clima di illegalità diffuso sul territorio
e al Municipio nei passati cinque anni. E se l’alternativa dovesse essere
rappresentata sempre da chi quell’emergenza l’ha creata, possono mettersi l’anima in pace: Tuccillo durerà cinque anni e sarà candidato pure
per la riconferma. Poi, per carità, possono “comprarsi” chiunque: non
cambierà nulla. Significa che la “selezione” tra i “buoni” e i “cattivi”
sarà sempre più radicale e netta. Le “pecore nere” o “zoppe”, come le si
voglia chiamare, sono ovunque. E tutti sanno pure chi sono. Da un lato
e dall’altro. C’è un “però”: con Mimmo Tuccillo c’è almeno la certezza
che determinati soggetti non incideranno mai nella definizione dell’agenda di governo, non avranno mai potere decisionale di orientare una
scelta dell’amministrazione verso l’interesse personale e non collettivo.
Tuccillo su questo ha dimostrato sul campo, a differenza del passato,
di essere un “garante”. In tutti i sensi. Garante di Afragola. Ed ecco
perché, e lo dico a chi me lo ha chiesto anche in maniera provocatoria,
da queste colonne lo difenderò fino alla fine. Perché sul campo Tuccillo
15 MARZO 2014
Afragola
www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord
ha dimostrato di meritarsi la “blindatura” per i valori di cui si è fatto
portatore. Valori e atteggiamenti assunti. Dimostrabili. E lo scrive uno
come me scettico della prima ora sul progetto di governo e sull’alleanza
di “salute pubblica”. Tuccillo ha la barra fissata sull’interesse collettivo.
E’ questa la cosa più importante, soprattutto in un territorio particolare
come Afragola. Vogliamo analizzare come Tuccillo ha organizzato riordinando i settori del Comune rispetto al “caos funzionale” che regnava
con Nespoli? Vogliamo verificare i metodi di selezione e pure la qualità
professionale del personale portato ad Afragola durante gli anni del centrodestra e quello arrivato in città perché portato da Tuccillo? Analizziamo il comando vigili urbani. Basta parlare col comandante Maiello per
capire la differenza tra presente e passato.
E potrei continuare all’infinito sui tanti provvedimenti attuati fino ad
oggi. Ma non è il caso. Almeno in questa sede. Un ragionamento che
serve non per spegnere la “sete di vendetta” dei “fedayn” del sistema ma
per dimostrare, atti alla mano, il contesto politico locale.
L’efficienza del governo Tuccillo e il nuovo corso dell’opposizione che
si può sintetizzare in maniera secca: nuovo centrodestra disorganizzato. Non a caso la stessa dinamica interna alla coalizione di Nespoli fa
capire che regna il caos. Antonio Pannone detta e il sottoscritto scrive
l’intervista al leader del Pdl pubblicata sullo scorso numero di “Mosaico”. La si corregge insieme ed esce la stesura definitiva. Proprio per
evitare errori o incomprensioni. Eppure il giornale di Nespoli vuole attribuire a Pannone quasi una smentita. Ci resti di stucco e capisci che con
tutta la buona volontà, oltre Nespoli da quel lato c’è il nulla. Non hanno spalle larghe. Non hanno spina dorsale. Passiamo a Castaldo. Altra
azione che definiscono politica. Propone un manifesto dal titolo”. Il duo
Giustino Tuccillo…”. Sapete perché? Pensano che nella coalizione di
“salute pubblica” ci si arrabbi se il nome di Giustino viene messo prima
o addirittura a caratteri più grandi rispetto a quello del sindaco. Questa è l’azione dell’opposizione? Non continuate a ridere. La domanda è
seria. Possono mai rappresentare l’alternativa di governo? Con tutta la
buona volontà, Castaldo e Pannone hanno dimostrato che senza Nespoli
non riescono ad organizzare nulla nonostante ripetano che “Nespoli va
usato ma non seguito”. L’ex sindaco, almeno, ha il coraggio e la faccia
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di credere in ciò che pensa, di manifestarlo e anche di puntare i piedi per
far prevalere le proprie ragioni. Condivisibile o meno, sai chi è e dove
vuole arrivare. Prendi le distanze ma lo riconosci. E poi, sempre i fatti, dimostrano che è stato storicamente Nespoli ad utilizzare Pannone e
Castaldo, non viceversa. E i due “perdenti senza successo”, invece, non
si rendono conto che proprio nella loro frase (Nespoli va usato ma non
seguito) c’è tutta l’incoerenza di Forza Italia e di Fratelli d’Italia. Lo
vogliono “usare”. E quando lo ammettono non si rendono conto che in
quel momento preciso stanno ammettendo pure di non essere all’altezza.
Insomma, quando bisogna fare sul serio Castaldo e Pannone diventano “politici con l’accompagnamento”. Leader a scadenza. Ecco perché
saranno sempre costretti a seguirlo, saranno sempre costretti a seguire
Nespoli al di là di ciò che ripetono perché sono i primi, coi fatti, ad
ammettere che da soli non solo non riescono ad organizzare un’azione
politica seria ma non riescono nemmeno ad essere credibili nei confronti
di nessuno. Nemmeno dei colleghi di maggioranza. La verità è questa.
Perdenti e nemmeno di successo. E lo stesso discorso vale per i giovani.
Anche su questo argomento ho trovato una differenza sostanziale e che,
sinceramente, mi ha sorpreso. Mi hanno sorpreso, in positivo, i Giovani
democratici, la voglia di una politica pulita, di una politica sana e finalmente giovane. E quando scrivo “giovane” per me significa “coraggiosa”, senza peli sulla lingua. Anche se c’è da mettere in discussione scelte
della propria parte politica. E il consigliere dei Gd, Giovanni Tuberosa,
e il collettivo giovanile hanno dimostrato che esistono in politica pure
giovani che sanno fare i giovani; non ragazzi che vanno in Consiglio e
votano perché pretendono che il sindaco paghi le “cambiali” di famiglia o addirittura elargisca stipendi. O, peggio ancora, il posto di lavoro. E pure su questo, vogliamo paragonare il coraggio dei Gd a quanto
successo coi “giovani” durante gli anni del “sistema” di centrodestra?
Ecco perché a chi, anche in maniera strumentale, continua a mettere
in discussione la linea editoriale di “Mosaico” e vuole sapere “perché
tanto sostegno a Tuccillo”, la risposta è tutta in questo editoriale. Per i
valori, per il progetto, per i giovani, per l’idea di città da realizzare e per
la classe dirigente. La risposta la si trova paragonando i cinque anni del
“sistema Nespoli” ai valori e ai metodi del “corso Tuccillo”.
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Perdenti, arrabbiati e incoerenti
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Afragola
Pannone e Castaldo si mettono alla guida
delle ruspe contro gli abusivi
I due candidati a sindaco perdenti gettano la maschera e mostrano il loro vero volto alla città e soprattutto a
quelle famiglie che hanno il problema dell’abbattimento dell’immobile. Da uomini di governo hanno fallito e
la Procura ha bocciato gli atti che hanno approvato dopo che sono passati all’incasso dei voti. Hanno perso lo
stesso le elezioni e adesso vogliono ostacolare Tuccillo, che non ha mai fatto promesse rischiando di perdere
consensi, ed ha affrontato la questione in un percorso di legalità. Castaldo: “Il canone di occupazione dev’essere più alto”. Hanno perso l’ultimo briciolo di credibilità
di Giovanni De Cicco
AFRAGOLA – Antonio Pannone e Biagio
Castaldo si mettono alla guida delle ruspe e
vogliono radere al suolo Afragola. La prossima settimana si terrà un’importante seduta di
consiglio comunale che si annuncia infuocata.
Infatti, all’ordine del giorno c’è il primo caso
di immobile abusivo da “salvare” seguendo il
regolamento approvato ad inizio consiliatura
dalla maggioranza guidata dal sindaco Mimmo Tuccillo. Lo scontro tra le opposte fazioni
diventa infuocato pure perché, sul piano politico, al centrodestra non va giù il fatto che le
delibere approvate nella passata consiliatura
dalla coalizione di Enzo Nespoli siano state
bocciate dalla Procura della Repubblica mentre adesso Mimmo Tuccillo “rischia” di risolvere i casi con estrema semplicità e nel rispetto della legge. Senza aver fatto nessuna
promessa per accaparrarsi consensi. Ecco perché, tralasciando gli interessi collettivi, una
parte dell’opposizione cerca di mettere le
mine sul percorso dell’attuale sindaco sperando in un fallimento che poi tenterà di vendersi
agli occhi dei cittadini. Una scelta discutibile
ma che rientra a pieno titolo nella dinamica
afragolese dove il “sistema” non ha digerito la
sconfitta elettorale e non si arrende di fronte al
fatto di aver perso il controllo del Municipio e
della gestione. Ecco allora che solo due dei
consiglieri di centrodestra, Antonio Pannone e
Biagio Castaldo, hanno protocollato un documento proprio sull’immobile da salvare in
Consiglio e al centro del prossimo ordine del
giorno. Pannone e Castaldo si tolgono la maschera ed hanno iniziato una “crociata” contro
le case da salvare. Proprio così. Antonio Pannone e Biagio Castaldo sono i “pionieri” degli
abbattimenti. Perdendo, agli occhi dei cittadini, qualsiasi tipo di credibilità. Pure perché, al
netto della sterile demagogia di parte, tutti
possono verificare le delibere “salvabusi” portate in aula dall’allora sindaco facente funzioni Antonio Pannone: due semplici paginette
senza nessun parere tecnico allegato, senza
alcuna relazione degli uffici, senza nessun
coinvolgimento dei dirigenti, che preferirono
restare fuori da quella procedura perché giudi-
cata illegittima e non a caso quelle delibere la
Procura della Repubblica le ha bocciate; senza alcuna ricostruzione storica dell’immobile
ed in alcuni casi, sempre Pannone, portò in
aula immobili soggetti ad ordinanze di abbattimento allo stato “grezzo” e quindi in nessun
modo salvabili. Ha calpestato la legge e la
Procura della Repubblica lo ha smascherato.
Tutti lo ricordano: in piena campagna elettorale il duo Antonio Pannone e Biagio Castaldo
si presenta in aula a pochi giorni dal voto al
fine di approvare altre delibere (quella bocciate dai magistrati, ndd) e cavalcare la “crociata” “antiabbattimenti” nei rioni più sensibili
per reperire consensi come il quartiere “Saggese”. Adesso, invece, una volta perse le elezioni cosa fanno? Si mettono contro gli abusivi, diventano i primi sostenitori delle ruspe e
cominciano a mettersi di traverso rispetto agli
atti presentati dalla maggioranza. Non riuscendo nemmeno a capire che la differenza tra
presente e passato sta proprio in quelle carte, è
tutto in quelle delibere. Non più le due paginette di Pannone. Innanzitutto, si tratta di una
proposta di giunta e non più del sindaco; con
tanto di pareri tecnici degli uffici competenti e
soprattutto un’ampia relazione sulla tipologia
del fabbricato, il valore catastale, il certificato
statico, note della polizia municipale, dell’Utc
e tabelle che identificano il costo mensile che
l’occupante dell’immobile dovrà pagare al
Municipio. Magari non basterà ma è tantissimo rispetto al nulla del recente passato e sul
quale la Procura si è già espressa. Chi ha fallito può dare ancora lezioni sullo stesso argomento? Le “ due paginette” di Pannone, in
molti le ricordano, in alcuni casi non identificavano nemmeno l’abuso. Di cosa vogliono
parlare? Di cosa possono parlare? Grazie a
Tuccillo abbiamo di fronte un cambio di rotta
evidente rispetto al passato, un cambio di rotta
che i resti del “sistema” non hanno digerito.
Ecco perché, adesso Pannone e Castaldo mettono da parte pure l’interesse degli abusivi pur
di tentare di creare dei problemi al sindaco
Mimmo Tuccillo. Hanno semplicemente gettato la maschera e mostrato il loro vero volto
di fronte alla città e di fronte a quelle famiglie
che hanno un problema e il centrodestra non è
riuscito a risolvere. Eppure, il centrodestra ha
sempre detto di essere disponibile, su questo
tema, a qualsiasi soluzione individuando pure
strade fuori dalla legalità al fine di accaparrarsi i voti di quelle famiglie sul cui collo pendevano le ordinanze di abbattimento della casa.
Mentre, sempre in campagna elettorale, Mimmo Tuccillo, a costo di perdere quei voti, è
stato serio e chiaro: “Faremo ciò che si può
fare ma la tematica è spinosa e non posso promettere niente a nessuno”. Ironia della sorte,
chi prometteva mari e monti, sul campo, ha
dimostrato incapacità ed inadeguatezza
nell’affrontare la vicenda. Il sindaco Tuccillo,
invece, che non ha promesso nulla proprio per
non prendere in giro la cittadinanza come hanno fatto Pannone e Castaldo, ha prima approvato in aula un regolamento generale al fine di
fornire un quadro complessivo entro cui muoversi e, dal prossimo consiglio comunale, seguendo quelle regole, inizia ad affrontare il
cosiddetto “caso per caso”. Ha fatto il massimo e vedremo, poi, come si muoverà la Procura della Repubblica consapevoli che la
maggioranza è con la coscienza a posto. Pannone e Castaldo sono gli unici che non se ne
sono accorti. Il documento che hanno protocollato al Municipio mette in discussione anche il canone mensile: Pannone e Castaldo,
udite udite, vogliono che sia più alto a carico
dei cittadini. L’assurdo. Hanno fallito nella risoluzione del problema, hanno perso le elezioni e adesso vogliono scaricare la rabbia
accumulata contro Tuccillo facendo pagare le
spese a quelle povere famiglie che hanno realizzato una casa per i propri figli (e non a fini
speculativi) e rischiano l’abbattimento
dell’immobile quando l’amministrazione cerca solo, in un contesto legale, di evitare il
dramma sociale. La sintesi è questa: Tuccillo
vuole salvare il salvabile, senza promesse da
marinaio tipiche del centrodestra, mentre Castaldo e Pannone vogliono mettersi alla guida
delle ruspe e radere al suolo Afragola. Così
pensano di riabilitarsi agli occhi della città e
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Afragola
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Antonio Pannone
dimostrare che Tuccillo non sia meglio di
loro. Sempre lo stesso discorso che ha affondato il centrodestra ad Afragola: non vuole
dimostrare di essere migliore ma cerca di dimostrare, consapevole di aver fallito, che Tuccillo e la maggioranza di governo attualmente
al Municipio non siano migliori del centrodestra. Quasi una gara a chi è più incapace. E
Pannone e Castaldo sono in “pole” per un primato indiscusso. Un gioco al ribasso che da
un lato testimonia quanto sia basso il livello di
alcuni esponenti del centrodestra e, dall’altro,
evidenzia pure perché la compagine che comprende Fratelli d’Italia e gli eletti del Pdl sia
divisa e frastagliata. Pure perché non tutti possono scegliere di seguire, come nel caso degli
abusivi, la linea suicida di Antonio Pannone e
Biagio Castaldo semplicemente perché i veri
interlocutori non sono nemmeno loro. I due
candidati a sindaco sconfitti alle elezioni hanno trovato proprio nelle rispettive debolezze il
collante per mettersi insieme e “trasformarsi”
nei “bracci armati” di Vincenzo Nespoli.
Quest’ultimo detta e loro eseguono. L’ex sindaco gli scrive il compitino e il “duo della
sconfitta” lo porta al Comune avendo addirittura difficoltà a giustificarne il contenuto.
Questa la dichiarazione rilasciata da Biagio
Castaldo a “Mosaico” sulla spinosa vicenda:
“Non si tratta di strumentalizzazioni – spiega
Biagio Castaldo di Fratelli d›Italia – ma di
constatazioni serie che devono essere prese in
considerazione.
Diversamente
l›amministrazione e i consiglieri che approveranno la delibera rischieranno grosso nei confronti innanzitutto della Corte dei conti. In
quanto, lo stabile oggetto della delibera è valutato circa 70mila euro, un prezzo irrisorio
rispetto al valore di mercato e soprattutto rispetto al valore reale dell›immobile. Inoltre,
anche le tariffe definite dalla coalizione di governo come canone di occupazione sono troppo basse perché accomunate a case di edilizia
Vincenzo Nespoli
economica e popolare quando, invece, si tratta
di edifici di tipologia diverse rispetto agli alloggi popolari. Col canone irrisorio stabilito
dall›amministrazione, non si riescono nemmeno a coprire i costi da sostenere per il pagamento dell’Imu. Incongruenze che espongono
chi approva la delibera ad un intervento della
Corte dei conti. Tralasciando la valutazione
politica in merito al fatto che con queste tariffe irrisorie, l›amministrazione Tuccillo invoglia i cittadini a costruire senza licenza perché
conviene di più sul piano economico seguire
l›iter sancito dalla coalizione di governo rispetto al pagamento di un eventuale condono.
Infine, ci tengo a precisare che il regolamento
approvato dal consiglio comunale sulla questione delle case abusive è restrittivo e non
risolverà la tematica. In aula daremo battaglia.
Nessuno confonda – conclude Castaldo -.
Non siamo contro i cittadini e non vogliamo
che paghino di più, ma non vorremmo rispondere alla Corte dei conti di danno erariale. E
poi si tratta pure di tutelare gli interessi e le
casse del Comune”. Questa è bella. Spiega
che il canone di occupazione è troppo basso, e
quindi si deve aumentare, e poi nello stesso
momento ribadisce che non “vogliono che i
cittadini paghino di più”. E’ possibile una
cosa del genere? Se alzi il canone di occupazione è evidente che chi lo deve pagare, ossia
i cittadini che hanno il problema, sono costretti a versare più soldi all’Ente locale.
Com’è possibile puntare a cifre più alte sul
canone di occupazione ed evitare che lo paghino gli occupanti? Probabilmente Enzo Nespoli non è riuscito a spiegare bene come devono giustificare la posizione politica oppure
gli interlocutori dell’ex sindaco, con tutta la
buona volontà possibile e le spiegazioni col
cucchiaino ricevute, non sono riusciti a capire
niente.
La replica a Biagio Castaldo dalla coalizione
di governo arriva da Gennaro Giustino, capo-
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Biagio Castaldo
gruppo di “A viso aperto”. “Il duo Castaldo
Pannone mente sapendo di mentire – spiega
Gennaro Giustino - . In quanto, su questa vicenda assistiamo al festival del ridicolo. Voglio solo ricordare a Castaldo, già presidente
del consiglio comunale, e a Pannone già sindaco facente funzioni, le vergognose, squallide e illegali delibere che hanno portato in
piena campagna elettorale all’attenzione del
civico consesso. Giustificate solo ed esclusivamente da fini elettorali e propagandistici,
con caratteristiche tipiche del voto di scambio. Oggi le loro ridicole riflessioni le inviano anche al Prefetto, il quale dovrebbe sapere
che le delibere di maggio 2013 erano atti che
salvavano case disabitate e in alcuni casi non
si sa nemmeno a “chi indirettamente riconducibili”. Tralasciando i rilievi sollevati da una
parte di centrodestra che, da sola, dimostra
l’incompetenza e la malafede di chi non ha
ancora smaltito le tossine della sonora sconfitta rimediata alle elezioni Comunali”.
l a v e r i t à p e z z o p e r p e z z o diretto da Giovanni De Cicco
Edito da “Associazione Mediterraneo e Città”
sede legale Corso Meridionale, 69 - Afragola (Na)
aut. del
Trib. Napoli
n.
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del
13/07/2009
Direttore responsabile: Giovanni De Cicco
Direttore editoriale: Antonio Auricchio
Comitato di redazione: Marcello Caputo,
Antonio Azzurro, Pietro Giustino, Antonio Maiello,
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Periodico di attualità, cronaca, politica, approfondimento e sport.
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Chiuso in tipografia il 13 marzo 2014
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Nel nuovo gruppo anche Antonio Caiazzo
15 MARZO 2014
Afragola
Fratelli d’Italia? No, “fratelli-coltelli”
Acri e Bassolino “contestano” Biagio Castaldo
I consiglieri di Fratelli d’Italia Cristina Acri e Tommaso Bassolino lasciano Fratelli d’Italia mentre Antonio
Caiazzo abbandona il Pdl e formano il gruppo consiliare “Insieme libera-mente”. Duri i commenti dei
protagonisti. Acri e Bassolino: “Castaldo incapace di organizzare il partito. Linea politica non chiara e nessun
seguito a quel processo di profondo rinnovamento che insieme avevamo promesso agli elettori”.
Antonio Caiazzo: “Vecchi rancori e ruggini del passato hanno impedito la scossa”
di Giovanni De Cicco
AFRAGOLA - Scossa di terremoto nel centrodestra. Giovedì mattina è stato protocollato al Municipio un documento firmato da
tre consiglieri comunali: Antonio Caiazzo,
Tommaso Bassolino e Cristina Acri. Hanno
lasciato i partiti di riferimento (Pdl e Fratelli d’Italia) ed hanno creato un nuovo gruppo
consiliare, “Insieme libera-mente”. Antonio
Caiazzo molla il Pdl mentre Cristina Acri e
Tommaso Bassolino lasciano in alto mare
Fratelli d’Italia e il capogruppo Biagio Castaldo, rimasto praticamente da solo. Una
mossa che ha spiazzato tutti nel centrodestra
e dimostra che c’è qualcuno che intende aprire una discussione chiara e franca sui ruoli,
i metodi e i valori che lo schieramento deve
esprimere. Insomma, c’è anche chi ha capito
che ha dei consensi personali e non deve dire
grazie a nessuno come, invece, sono costretti
a fare i soliti “perdenti di successo”. Caiazzo,
Acri e Bassolino hanno espresso, con questa
mossa, malumore rispetto alle ultime dinamiche della coalizione e rispetto al mancato
coinvolgimento su atti e scelte non condivise
e pure discutibili. Non vogliono fare i “servi
sciocchi” di Enzo Nespoli né tantomeno riconoscono la leadership né a Biagio Castaldo né
ad Antonio Pannone.
Antonio Caiazzo ha così motivato la scelta:
“La decisione di lasciare il gruppo consiliare del Pdl è scaturita da un naturale percorso
che si è consumato in questi mesi. Da oggi ad
Afragola nasce un nuovo gruppo consiliare,
“Insieme libera-mente”, al quale aderiscono
oltre al sottoscritto i consiglieri Acri e Bassolino. In questi mesi, mi sono confrontato
costantemente con i vertici regionali e provinciali di Forza Italia, ai quali sono legato
da rapporti amicali prima che politici. Ad
Afragola la realtà è ben diversa. Non c’è stata in quest’arco di tempo nessuna possibilità
affinché il gruppo consiliare passasse dal Pdl
a Forza Italia. Mi sono più volte confrontato col leader del Pdl locale, invitandolo a
prendere coscienza di questo passaggio quasi
naturale ed a prendere in mano le redini del
partito per darci una scossa. Purtroppo – continua Caiazzo - vecchi rancori e ruggini del
passato, che non mi appartengono, hanno
impedito tutto questo. Dopo qualche mese di
disagio, ho capito che all’interno del gruppo
consiliare del Pdl non riuscivo ad esprimermi
al meglio: pochi confronti, pochissima partecipazione, in poche parole ognuno per la sua
strada. Questo gruppo, come sempre, manterrà gli impegni con gli elettori e per questo si
colloca all’opposizione dell’amministrazione
Tuccillo. Abbiamo radici salde nei valori del
centrodestra e per questo motivo guardiamo
con attenzione lo strutturarsi dei partiti in scala provinciale e territoriale”.
Insomma, chi vuole organizzare Forza Italia
sul territorio di Afragola non può considerare Caiazzo, Bassolino e Acri, com’è stato
fino ad oggi, tre semplici numeri da utilizzare
quando servono ma soggetti politici coi quali
confrontarsi nei contenuti. Bisogna capire se
il progetto durerà e soprattutto se nel lungo
periodo riusciranno ad avere la spina dorsale
per correggere le deviazioni del “sistema” ed
impedire di finire nel tritacarne di un metodo
deviato di fare politica che tutt’oggi continua
a mortificare l’elettorato e la parte migliore
della classe dirigente di centrodestra. Altro
elemento che emerge, è il fallimento del progetto politico rappresentato dalla candidatura
a sindaco di Biagio Castaldo. Fratelli d’Italia
ha perso due dei tre consiglieri eletti proprio
a causa della decisione del leader del partito, che molti sperano non coinvolga pure il
portavoce della sezione, Domenico Polito, di
tornare all’ovile di Enzo Nespoli per occupare l’ennesima poltrona di esecutore di ordini.
Se questa doveva essere la fine del progetto
politico di Fratelli d’Italia, perché alle elezioni spaccare la coalizione e dare un contributo
determinante alla sconfitta elettorale del centrodestra? Un ragionamento politico anche
scontato ma che, purtroppo, nel centrodestra
afragolese risulta troppo complicato per la
qualità degli attori in campo. Non a caso, in
un paese che esprime un elettorato di centrodestra con percentuali bulgare, il Pdl è stato
relegato alle Amministrative all’opposizione.
E un motivo ci sarà.
Ecco il commento del consigliere Cristina
Acri e del consigliere Tommaso Bassolino
diffuso tramite “Facebook”: “La decisione di
lasciare Fratelli d’Italia è stata molto sofferta,
anche se frutto di un percorso di riflessione
che parte da lontano. Infatti, sin dalle ultime
elezioni amministrative non è stato dato alcun
seguito a quel processo di profondo rinnovamento che insieme avevamo promesso ai nostri elettori, né tantomeno delineata una linea
politica chiara, condivisa e lungimirante, dimostrando in tal modo l’incapacità di chi ha
assunto (con il nostro avallo) al ruolo di leader politico del gruppo ad organizzare un partito, quale entità che per antonomasia si nutre
del confronto democratico e della partecipazione. E’ mancata qualsiasi forma di coordinamento e condivisione, le notizie le abbiamo
dovute addirittura apprendere tramite “social
network”. Per non parlare dei rapporti con i
rappresentanti provinciali e regionali del partito; rapporti fondamentalmente bilaterali tra
questi ultimi e l’allora candidato a sindaco di
Fratelli d’Italia (Biagio Castaldo, ndd), incuranti del fatto che se il partito ad Afragola,
alle scorse elezioni Amministrative, è risultato il più votato della provincia di Napoli, e
forse di tutta la Regione Campania, è grazie
soprattutto alle preferenze ricevute dal consigliere Bassolino e la consigliera Cristina Acri,
risultata la più votata in assoluto ad Afragola.
Insomma, un “nuovo partito” costernato ancora da “vecchi politici”, da soggetti che sicuramente sono molto lontani dalle esigenze
e dai bisogni del territorio e dei cittadini e che
ancora considerano gli amministratori locali
solo come un serbatoio di voti”. E se lo dicono loro, non bisogna aggiunge altro. Un atto
d’accusa e di sfiducia nei confronti di Biagio
castaldo che alle elezioni si è candidato a sindaco spaccando il centrodestra proprio per
sottolineare la distanza da nespoli e dal “quinquennio” con l’obiettivo di avviare un rinnovamento radicale nel centrodestra. Adesso,
invece, è tornato all’ovile ed ha svenduto il
patrimonio di Fratelli d’Italia e soprattutto ha
sancito il fallimento di ciò che voleva rappresentare. Acri e Bassolino lo hanno capito e si
sono comportati di conseguenza.
7
Spettacolo
15 MARZO 2014
Afragola
“O’ Scantinato” mette in scena “Cani e Gatte”
di Antonio Auricchio
Autentica macchina per ridere, Cani e Gatte,
è un classico indiscusso della commedia
partenopea. Sorprendentemente attuale dopo
più di un secolo. Scritta da Eduardo Scarpetta
del 1901, la commedia ha visto anche una
celebre versione cinematografica nel 1952
con protagonista Titina De Filippo. La
commedia racconta con umorismo ed ironia
il la vita di un’anziana coppia di coniugi, Don
Raffaele e Rosina, costretti, loro malgrado, a
fingersi “cani e gatti” per mostrare alla figlia
Ninetta, da poco sposata con Ciccillo, quanto
sia dannoso litigare in continuazione a causa
della sua eccessiva gelosia. Tra risse verbali,
a volte fasulle, si inseriscono tutti gli altri
personaggi scritti dalla magistrale penna del
grande Scarpetta.
Sabato 15 e Domenica 16 marzo alle ore 19,45
la compagnia teatrale O’ Scantinato di Cardito
proporrà al cineteatro Lendi di Sant’ Arpino la
commedia scritta da E. Scarpetta e rielaborata
da Anna D’ Elia e Peppino Riccio. L’
associazione culturale e teatrale O’ Scantinato
è una realtà consolidata dal 1985 nell’ area a
nord di Napoli con numerosi successi a livello
di rappresentazione teatrale.
Ecco i personaggi e interpreti della commedia:
Felice (Salvatore Marino), Ninetta (Anna
Maria Peluso), Don Raffaele (Peppino
Riccio), Rosina (Anna D’Elia), Michele
(Biagio Del Gaudio), Carmela (Assunta
Belgiorno),
Antonino
(Antonio Barra), Lauretta
(Melania Di Michele),
Luigino (Tommaso Braucci),
Don Peppino (Giacomo
Aversano),
Carluccio
(Antonio Barra), Teresina
(Melania Di Michele),
Bettina (Assunta Guarino),
Fifì (Lodovico Vetere) e
Giacchino
(Gioacchino
Margarita.
Suggeritore
è Antonio Esposito, ai
costumi si dedica Maria
Pennacchio. Per il trucco c’è
Chiara Ambrosio, direttore
di scena Vittorio Di Resta.
Musica e voce: maestro
Lello Riccio e Imma Russo,
mezzosoprano. Alla regia
Peppino Riccio con l’aiuto
Anna D’Elia. La compagnia
teatrale ringrazia tutti gli
sponsor che hanno reso
possibile l’evento: “Cartofer,
Ortopedia
Ruggiero,
Coiffeur Chiara, Cardito
Uno Immobiliare, Newtrend
Helping, Studio Odontoiatra
Graziano, Istituto Paritaro
G. Leopardi.”
L’Associazione Santo Joao
presenta “Quel naso rosso”
Angelica Petrellese
“Ci sono persone che hanno vissuto con ritmo,
che hanno completato il ciclo dell’esistenza
passando dall’infuriare della giovinezza alle
solide conquiste della maturità e al quieto e
pacifico declino verso la morte. La gente di
questo genere non teme la morte né lotta per
sfuggirla giacché la vita è sempre stata completa, realizzata come un’opera d’arte. Non
hanno mai temuto né negato la vita. Non accettano la morte per stanchezza o disperazione ma l’accettano perché hanno compiuto il
ciclo con compiuta soddisfazione”.
A caratterizzare la vita di Santo hanno contribuito il RITMO, la passione e la determinazione troncate da una tragedia che ha leso i
cuori di parenti ed amici di Joào.
Joào è il nome con cui Santo è stato ribattezzato in Portogallo, terra da lui tanto amata.
La sua storia, riportata al teatro Gelsomino lo
scorso 2 marzo 2014, ha lasciato tutti con l’a-
maro in bocca.
Perché una persona così piena di vita deve
cessare di essere?
È proprio su questo presupposto che ,gli amici ed i familiari di Santo, hanno inscenato lo
spettacolo “ Quel naso rosso”.
Santo amava i bambini, amava i loro sorrisi
ed ha trasformato il suo carisma in missione;
l’Associazione Santo Joào, patrocinata dalla
sorella dello stesso, Ida D’Afiero, ha, per l’appunto, la “missione” di portare sorrisi a bambini affetti da gravi malattie e di contribuire
alla ricerca contro il melanoma.
“Quel naso rosso”, ideato e rappresentato da
Gianluigi Ciotola e Ida D’Afiero, ha come fil
rouge i momenti caratterizzanti la frenetica ed
interessante vita di Santo; dalla passione per il
ballo alla voglia di viaggiare. Metaforicamente personificato da un “naso rosso” trovato da
alcuni ragazzi, Santo viene smarrito. Da qui,
l’apice della commozione è dato dalle note
della canzone “Non passerai” di Mengoni,
eseguita da Gianluigi Ciotola ed accompagnato da una meravigliosa e commossa Ida D’Afiero che, danzando, guardava verso l’alto,
come a dire “non c’è (DAVVERO) niente che
resiste al mio cuore quando insiste, perché so
che tu non passerai… mai!”.
Lo spettacolo si conclude con il rinvenimento
del naso rosso avvolto, però, da un fascio di
luce, perché: “ Nella morte non c’è niente di
triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore” C. Bukowski.
Santo VIVE nel cuore di chi lo ama e lo
ha sempre amato. È dal forte dolore, dal
male smodato, che nasce l’insistenza e la
determinazione di questi ragazzi. Standing
ovation ed un mare di lacrime da parte del
pubblico entusiasta e moralmente arricchito
dall’esemplare vita di Santo Joào.
8
La chiamano “crisi politica”
15 MARZO 2014
CARDITO
Carnevale carditese storico: a “Cardito
libera” il premio del “carro” più bello…
Tra lasagna, trombette, coriandoli e stelle filanti, va in scena lo scontro tra il movimento di Luigi Credendino e il Partito democratico guidato dal sindaco Giuseppe Cirillo. Ecco tutte le tappe di una “guerra” fatta di
minacce, ultimatum e offese conclusasi con l’atto di dolore del leader della civica, mortificato e umiliato dai
“democrat”, per evitare di essere cacciato dalla coalizione di governo. Una “pagliacciata” che ha suscitato
grasse risate ma anche enormi riflessioni sul degrado in cui versa la città
di Giovanni De Cicco
ti e la reciproca volontà di intraprendere un
condo momento, al tavolo con l’ex Api si sieCARDITO – Carnevale movimentato per la
itinerario, da concludersi al massimo entro un
dono prima “Cardito libera” e poi l’Italia dei
politica locale e soprattutto per l’amministraanno, di superamento dell’attuale esperienza.
valori del presidente del Consiglio Pasquale
zione. Lasagna indigesta per la civica “CarCredendino pone un limite: superare Cirillo
Barra. Ossia, i due settori della maggioranza
dito libera” guidata dall’ingegnere Luigi Credopo che sono riusciti a spendere i milioni di
che non nascondono, in nessuna occasione,
dendino. A furia di tentare di prendere in giro
finanziamenti arrivati a Cardito dalla Regione
un grandissimo malcontento nei confronti del
tutti, si sono ritrovati in un vicolo cieco e al
nei Lavori pubblici. Scelta discutibile ma che
fallimento del governo locale e del progetto
centro delle ilarità sia dei colleghi e dei partiti
la dice lunga sui reali obiettivi che si persepolitico di centrosinistra. Con una distinzione
di maggioranza che dell’opposizione all’amguono
al
ministrazione del
Municipio,
sindaco Giusepma va bene
pe Cirillo. Una
così. Peppe
settimana intensa
Barra
e
durante la quale il
Nunziante
Pd e gli uomini di
Raucci
“Cardito libera”
portano a
se le sono cantate
casa un’ine suonate di santa
teressante
ragione. Hanno
novità: al
fatto tutto da soli
Municipio,
e alla fine, per
sul piano
evitare di perdere
politico, la
il potere, Luigi
maggioranCredendino è staza non esito costretto a reste più. Il
citare un “atto di
sindaco è
dolore” prima da
già
stato
Rocco Saviano,
scaricato
poi dal sindaco
dai partiti
Giuseppe Cirillo,
del centroinfine nella sezioAndrea Russo, Luigi Credendino e Gennaro Montella di “Cardito Libera” umiliati dal Pd
sinistra.
ne del Partito democratico, ricevuto dal consigliere
Luigi Fusco e dall’ex segretario Elia Schiavo,
e in ultimo durante la riunione di maggioranza. Insomma, “Cardito libera” ha organizzato
il “carnevale carditese” e Credendino è salito
di sua spontanea volontà su un grande carro
allegorico e si è messo a fare il giro del paese. Tra coriandoli, stelle filanti e il suono delle
classiche “trombette” in “bocca” ai colleghi
del consiglio comunale in piazza Garibaldi.
Ricostruiamo le tappe della crisi.
La minoranza del Pd, il gruppo guidato da
Peppe Barra e Nunziante Raucci, avvia un
percorso serio e di contenuto di alternativa
e superamento dell’attuale amministrazione.
Incontra prima, così com’è corretto, i consiglieri e i partiti di opposizione. Solo in un se-
sostanziale: l’Idv contesta metodi e scelte amministrative. “Cardito libera”, invece, va dritta a gamba tesa, sempre, sul sindaco Giuseppe
Cirillo e sul Pd. Quasi come se fosse una questione personale soprattutto nei confronti del
capo dell’amministrazione, etichettato in più
occasioni e davanti a tutti con i peggiori epiteti dispregiativi. Eppure, fino a prova contraria,
Credendino resta, nonostante tutto, al sostegno di Cirillo. Segnale evidente che ci sono
altri interessi e molto più importanti della
politica e soprattutto molto più importanti di
Cardito. Diversamente è difficile spiegare un
atteggiamento ai limiti della “schizzofrenia”.
Torniamo all’incontro tra “Cardito libera” e la
minoranza del Pd. Si registrano unità di inten-
Nei giorni
seguenti la
riunione, Gennaro Montella rilascia una dichiarazione a “Mosaico” dai toni chiari e rende pubblico il malumore della civica rispetto
al fallimento del governo locale. E mette
sott’accusa i settori guidati da Biagio Garofalo, assessore del Pd: l’ecologia e l’urbanistica.
“L’incontro è stato tenuto sabato mattina – ha
dichiarato Montella a “Mosaico” -. Ci siamo
solo confrontati per rafforzare il discorso futuristico del paese perché ci sono alcuni lati,
alcuni aspetti dell’amministrazione, dove non
va bene assolutamente niente, mentre gli altri
aspetti che vanno, e mi riferisco ai finanziamenti arrivati a Cardito, sappiamo tutti chi
dobbiamo ringraziare (il consigliere Luigi
Credendino, ndd). Ma non è che il Comune
15 MARZO 2014
CARDITO
www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord
può andare avanti solo grazie ai finanziamenti
di Credendino, ma bisogna comunque mettere
in pratica e in atto delle manovre, tipo il Puc,
che non sono capaci di partire; prendiamo ad
esempio anche il lato relativo all’ecologia
dell’assessorato di Biagio Garofalo dove non
funziona proprio nulla. Durante l’incontro –
conclude Montella - con il gruppo di Peppe
Barra abbiamo affrontato e sviscerato queste
tematiche. Attualmente non è in discussione la
sfiducia a Cirillo ma è in atto un discorso futuristico per mettere le forze insieme”. Atto d’accusa chiaro nei confronti di Garofalo e netta
bocciatura dell’amministrazione. Apriti cielo.
Il Pd chiede una smentita ufficiale a Montella
altrimenti “minaccia” una crisi politica. La
smentita ufficiale non arriva. E allora sulla testata giornalistica di riferimento del sindaco
Cirillo esce un’intervista al segretario della sezione locale, Fabio Orabona. Zeppa di “minacce” e pure segnali criptati nei confronti di
“Cardito libera”. “Solo per precisare: i finanziamenti europei – ha dichiarato sempre Orabona alla stampa - sono frutto della caparbietà
del sindaco democratico Cirillo che ha messo
in campo tutto il suo peso nei rapporti e relazioni napoletane e campane, anzi, vigileremo
attentamente affinché tali fondi vengano gestiti
in maniera trasparente e senza la
logica degli
assessorati feudi. Chiederemo politicamente
conto, invece, di quanto accade in altri settori
dove sinora per rispetto abbiamo condiviso
collegialmente scelte e metodi talvolta discutibili”. Riecco i soldi: riecco i finanziamenti.
Coi nervi scoperti iniziano a cantarsele di santa
ragione. Perché la necessità di ribadire il concetto sulla trasparenza nella gestione di quei
soldi? Gli stessi soldi che Credendino richiama
nella riunione con la minoranza del Pd come
ostacolo ad una chiusura anticipata della consiliatura. Emergono chiaramente interessi verso
quel maledetto denaro finito al centro della
guerra tra “Cardito libera” e Pd. E poi cosa
vuole dire Orabona quando dichiara che “chiederemo politicamente conto, invece, di quanto
accade in altri settori dove sinora per rispetto
abbiamo condiviso collegialmente scelte e metodi talvolta discutibili”? Com’è possibile che
di fronte a “scelte e metodi” discutibili il Pd sia
stato zitto per rispetto. Per rispetto di chi? Chi
è più importante del paese? Quali ingerenze si
intende “rispettare” al punto da giustificare l’omertà di un partito che si accorge che al Municipio in alcuni settori si applicano scelte discutibili e che non condivide? Ombre. Sospetti.
Accuse pesanti. Offese. L’aggressione a “Cardito libera” non si ferma all’intervista e alle
offese di Orabona. Si manifesta pure sul piano
amministrativo. Invasione di campo nel settore
Personale, affidato, come delega, ad Andrea
Russo, assessore di Credendino. Il sindaco rinnova i decreti per un anno a tutti i dirigenti senza concordarlo né con l’assessore al Personale
né coi partiti. Sapendo che proprio Credendino, durante una riunione di maggioranza, si era
esposto affermando: “Se non si accorpano i
settori e si riducono i dirigenti, l’assessore
Russo rimetterà la delega al Personale nelle
mani del sindaco”. Altra minaccia, altra figuraccia. Cirillo ha fatto il contrario di quanto
voleva il capogruppo di “Cardito libera” e Russo non ha fatto nulla. Spiazzando pure Credendino. Il carnevale continua. Si incartano tra
coriandoli, stelle filanti e i resti di lasagna sempre più indigesta per la civica. La festa continua. Riunione di maggioranza. Il sindaco annuncia: “Chi non viene è fuori dalla coalizione”.
Credendino non ci va e nemmeno Desimone di
“Noi popolari”. Quest’ultimo manda un sms al
sindaco che lo legge durante la riunione: assenza non politica ma dettata da problemi personali. Insomma, Cirillo spiega che Desimone,
in caso di rottura, non seguirà Credendino
all’opposizione. Saviano rincara la dose: “A
questo punto siamo legittimati a trovare qualsiasi maggioranza possibile”. Il solito “statista”.
Francia o Spagna purché “se magna”. Punta
all’alleanza col Pdl ma non si rende nemmeno
conto che l’Idv non sarà mai disponibile. L’ultimatum del sindaco nei confronti della civica
è netto: “Se domani entro l’una Credendino
non chiarisce la posizione, gli revoco l’assessore”. Arriviamo al giorno dopo. I coriandoli
iniziano a scendere, i carri allegorici a girare
per il paese e le trombette cominciano a suonare forte in piazza Garibaldi tra l’ilarità dei presenti. E’ pur sempre carnevale. Non lo dimentichiamo. Luigi Credendino al Municipio non
si presenta ma di buon mattino fa il telefono di
fuoco. Chiama tutti, maggioranza e opposizione. Da un lato, cerca di recuperare per non essere cacciato. Dall’altro, rassicura che non si
piegherà ai ricatti. Solito gioco. Quello delle
tavolette. Questa vince, questa perde. Purtroppo lo hanno smascherato. Nessuno gli crede
più. Le trombette suonano. I carri allegorici
continuano a girare in paese. Andrea Russo va
in fibrillazione e chiarisce a Credendino che “i
patti non erano questi”. Il leader di “Cardito
libera” si accorge di essere un generale senza
esercito. Se rompe con Cirillo resta da solo, lui
e la sezione di piazza Garibaldi. Senza nemmeno il mensile dell’assessore per pagare la pigione. I muscoli si sgonfiano. Il leader di “Cardito libera” sale sul primo carro allegorico che
trova in giro e si presenta da Rocco Saviano.
Primo atto di dolore. Saviano chiama il sindaco e gli spiega le novità: Credendino chiede
scusa. Cirillo non vuole nemmeno parlare al
telefono col leader di “Cardito libera”. Rinviando il chiarimento ad un incontro “de visu”.
Secondo incontro e secondo “atto di dolore”.
Cirillo ascolta e lo assolve dai peccati. Finita
qui? Nemmeno per sogno. Si festeggia pur
sempre il carnevale. Il consigliere Credendino
cerca di salvare il salvabile. Vuole un incontro
9
col Pd per evitare di subire l’ennesima mortificazione davanti a tutta la coalizione, in modo
da arrivare alla riunione di maggioranza con
un clima più tranquillo. Il Pd ci pensa, prima
dice no, poi si piega perché lo ha chiesto il sindaco. Cirillo è un buono e sa bene che sulla
“croce rossa” non si spara. I “democrat” vanno
all’incontro bilaterale. Altro atto di dolore. Prima la mortificazione, poi l’umiliazione. Il carnevale è terminato. Al netto dell’ennesima
puntata fatta di chiacchiere, giustificazioni e
una finta ricomposizione, in paese tutti sanno
qual è il collante che tiene ancorato Credendino al Comune e alla coalizione di governo. Il
carnevale è superato. Nonostante in piazza Garibaldi ci siano ancora consiglieri comunali,
bipartisan, che in tasca hanno le trombette. Appena si parla della crisi iniziano a suonare. E
nei “capannelli” tutti scoppiano a ridere. Come
dire, un “carnevale carditese” entrato nella storia. Un “carnevale” che tutti ricorderanno. Luigi Credendino è partito che voleva “giocare”
su due tavoli, capitalizzando il massimo da entrambe le postazioni, ed ha finito per non essere più credibile né per la maggioranza né per
chi sta organizzando l’alternativa. Lo hanno
relegato su carro allegorico. Questione di “opinione”. Un “carnevale” che ha suscitato grasse
risate ma anche serie riflessioni sulla bassa
qualità della locale classe dirigente e sulle condizioni di degrado e di sottosviluppo del paese.
L’ex sindaco Giuseppe Barra gioca in difesa:
“La scorsa settimana sono stato bacchettato da
“Mosaico” per non aver commentato la delicata fase politica in atto – spiega Barra –. Ecco
perché avverto l’esigenza di chiarire che non
temo assolutamente di esprimere la mia opinione, ma voglio farlo avendo a disposizione
tutte le notizie e il quadro assolutamente chiaro. Appena avrò tutti gli elementi, non mi limiterò ad una dichiarazione ma rilascerò a “Mosaico” un’intervista dettagliata com’è nel mio
stile e nella mia cultura: non mi sono mai tirato
indietro”.
10
Manovre elettorali
15 MARZO 2014
CRISPANO
Il “sistema Esposito” ha paura dell’alternativa
e consiglia a La Sala una “lista civetta”
L’anno prossimo si terranno le elezioni Amministrative e il “sindaco dello scioglimento per camorra” dovrà rendere conto al paese di un fallimento storico. Ecco perché pretende da Carlo La Sala una “lista civetta” distante da
“Progetto Crispano” per tentare di sparpagliare il dissenso nei confronti del centrosinistra. Enzo Cennamo: “Non
ci credo. Il paese vuole voltare pagina e chiede di intraprendere l’itinerario dello sviluppo e della legalità”
di Pasquale Girone
CRISPANO - In un Comune paralizzato, dove
non si parla, non ci si confronta, non si programma e non si realizza, fa scalpore qualsiasi
notizia. L’ultima in ordine di tempo riguarda
il litigio tutt’ora in corso tra Luigi Capasso
e Giuseppe Frezza per chi dovrebbe prendere il posto in giunta di Enrico Mazzara e
“incassare” altri sei mesi di stipendio da assessore. Poca roba. E’ vero. Ma solo questo
offre il triste scenario crispanese. Nella logica deviata, coniata da Carlo Esposito per non
perdere pezzi e soprattutto dare un motivo ai
consiglieri comunali di arrivare fino a fine
mandato nonostante non si muova una foglia
la Municipio e il paese affonda nel degrado
e nell’arretratezza, riguarda il “turn-over”
degli assessori: metà consiliatura al
primo gruppo e metà consiliatura al
secondo gruppo di consiglieri della
coalizione di governo. In modo da
garantire a tutti due anni e mezzo di
stipendio. Questa è la politica a Crispano. E la polemica sulle dimissioni di Enrico Mazzara nasce dal fatto che l’ex esponente dell’Udeur è
entrato in giunta dopo le dimissioni
di Enzo Cennamo, ad inizio consiliatura, quando il leader di “Progetto Crispano” decise di rompere col
centrosinistra dopo il tradimento del
programma, del mandato elettorale
e il dissenso nei confronti del percorso intrapreso dal Pd nella direzione dell’affarismo e dei conflitti di
interesse. Quindi, Mazzara, secondo
la logica sancita da Carlo Esposito,
adesso deve “posare” la poltrona
sei mesi prima della scadenza naturale del
mandato proprio perché è entrato in amministrazione prima del rimpasto. Apriti cielo. E
Capasso e Frezza si mettono a litigare per accaparrarsi il montepremi: su per giù parliamo
di seimila euro. Brutto da scrivere. Brutto da
raccontare. Brutto che succeda.
Ma ormai la comunità locale si è abituata pure
a questo. Anzi, è abituata a questo ed altro.
L’asticella della decenza si abbassa sempre
di più soprattutto perché l’anno prossimo si
terranno le nuove elezioni e sicuramente in
un territorio “inquinato” come quello di Crispano si tornerà a parlare di candidati con parentele “equivoche”, di “galoppini” dei clan
mobilitati per il reperimento del consenso,
clientele ed altri fenomeni deviati che fanno
parte della consuetudine locale. La parte sana
spera solo di non essere costretta ad assistere
al solito scenario: intimidazioni, minacce e
raid incendiari.
Sul piano politico, invece, emerge l’atteggiamento di Antonio Barra, del Pd, il quale si mostra distaccato nei confronti di Carlo Esposito
e del resto della truppa. Ma i “bene informati”
del Pd non danno peso a queste schermaglie
in quanto considerano Barra un soggetto che
per quello che ha capitalizzato durante questi anni non potrà mai avere l’autonomia di
distaccarsi dal sindaco in carica. Insomma, si
deve candidare di nuovo al civico consesso,
portare i voti e dire pure grazie a Carlo Esposito.
Sul fronte opposto si continua a lavorare ad
una seria alternativa di governo che dovrebbe
ruotare attorno al movimento “Progetto Crispano” capace di ereditare e valorizzare tutto
il lavoro fatto storicamente dall’opposizione
dei “duri e puri” al “sistema Esposito”. La
sensazione è che non si arriverà all’ultimo
momento ma l’obiettivo è quello di definire
programma e squadra sin da subito per avere
tempo a disposizione al fine di radicare il progetto politico e l’idea di citta da realizzare in
ogni singola famiglia di Crispano. Vogliono
partire prima perché c’è la necessità di dare
continuità ad un percorso fatto di confronto
non nelle stanze chiuse del Palazzo ma nelle piazze, nelle strade, coi cittadini, coi giovani, con le associazioni e con i ceti sani e
produttivi che operano sul territorio. L’unico
enigma riguarda il gruppo di Carlo La Sala.
Dal Pd fanno sapere che La Sala, su suggerimento di Carlo Esposito e Salvatore Cennamo, quest’ultimo “superdirigente” del Comune e papà del consigliere democratico Marina
Cennamo, potrebbe organizzare una terza lista e candidarsi a sindaco. Non con l’obiettivo
di vincere ma semplicemente assumere il ruolo di “lista civetta” al fine di erodere qualche
consenso alla coalizione di “Progetto Crispano” per determinare la vittoria di Carlo Esposito “sparpagliando” il dissenso
nei confronti del centrosinistra.
Insomma, il Pd sa bene di essere in pericolo “nell’uno contro
uno”. Carlo Esposito sa bene che
lo attenderà una campagna elettorale di fuoco dove dovrà dare
conto ai cittadini del fallimento
amministrativo, dei conflitti di
interesse e dovrà dare spiegazioni pure sul perché continua
a premiare quei dirigenti legati
al Pd ma che hanno garantito a
Crispano lo scioglimento degli
organi elettivi per collusione con
la criminalità organizzata favorendo, in alcuni appalti, ditte in
odore di camorra. Ha avuto la
possibilità di riabilitarsi e invece
ha fatto peggio. Ha collezionato
un altro fallimento. Ecco perché
Esposito spera nell’aiuto di Carlo La Sala e
mobiliterà il mondo per evitare che di fronte a
sé possa avere alle elezioni uno schieramento
che possa comprendere tutta la galassia che
si rivede nell’opposizione la “sistema”. Enzo
Cennamo, il leader di “Progetto Crispano”,
non crede a questa ipotesi, considerata semplicemente un inciucio messo in giro ad arte
dal Pd al fine di scardinare l’alternativa. “Non
credo all’ipotesi paventata dal Pd – spiega
Enzo Cennamo – che Carlo La Sala possa
prestarsi al gioco della “lista civetta” al fine di
favorire un gruppetto di affaristi mascherato
da centrosinistra. Sono convinto, invece, che
sia La Sala e sia i componenti del gruppo che
15 MARZO 2014
CRISPANO
www.napolimetropoli.it - il portale “all news” dell’area nord
Enzo Cennamo
rappresenta avvertono la necessità di costruire insieme a tutte le parti sane e produttive
operanti a Crispano un progetto di governo
serio lontano dall’immobilismo, dall’inerzia, dall’affarismo, dai conflitti di interesse e
soprattutto dai fannulloni che hanno portato
a Crispano solo etichette negative, problemi
e pensato a garantirsi gli interessi personali.
L’obiettivo di “Progetto Crispano” è quello
di dialogare con tutti i settori storicamente
avversi al sistema Esposito per costruire una
sorta di laboratorio: scrivere insieme un programma credibile, serio, adeguato alle esigenze del territorio e che possa portare in città
sviluppo e soprattutto economia sana. E sono
convinto che a questa grande piattaforma parteciperanno pure La Sala e i componenti del
suo gruppo. Il valore aggiunto lo fa la squadra e bisogna partire con le idee chiare ed una
classe dirigente espressione dell’idea di città
che intendiamo realizzare valorizzando ogni
singola energia che ha tempo e competenza da
dedicare al territorio. Riporteremo sviluppo e
legalità a Crispano”.
Enzo Cennamo tenta di tessere la tela perché
negli ultimi cinque anni ha rappresentato in
aula e in paese il dissenso, caricandosi sulle
spalle tutta la responsabilità dell’opposizione
e di una lotta ad un sistema perverso e deviato
che ha mostrato il suo volto peggiore ricorrendo pure ad azioni e atteggiamenti propri
di altri “contesti”. E, al rush finale, sarebbe
sbagliato disperdere l’ottimo lavoro fatto e
soprattutto sarebbe sbagliato nei confronti dei
cittadini costringerli a vivere nell’arretratezza, accontentandosi delle “briciole” garantite
da un sistema articolato di reperimento del
consenso che contrabbanda i diritti come favori.
Nei prossimi mesi Carlo Esposito tenterà di
tagliare qualche nastro col tentativo di nascon-
dere il fallimento di questi anni. Ma sarà poca
roba perché gli elettori non sono stupidi. La
stessa realizzazione in via Lutrario del famigerato “cinema”, con 120 posti a sedere, non
è il frutto di quest’amministrazione ma la città
sa bene che si tratta di un’opera che viaggia
con un ritardo di ben 12 anni. Non è il simbolo
dell’efficienza di Carlo Esposito ma il simbolo palese dell’inadeguatezza amministrativa
dei vertici del Pd. Ci hanno messo 12 anni per
realizzare una sala convegni. E lo stesso vale
per le due scuole materne promesse da decenni: quella nel rione “Scasso” e nel rione “Acquedotto”. L’iter burocratico è iniziato addirittura ad inizio 2000. Oggi siamo nel 2013.
Dopo ben tredici anni non c’è stata nemmeno
la posa della prima pietra. Adesso, ad un anno
dalle elezioni, chi vogliono prendere in giro?
Anche perché dopo 13 anni e gare bandite e ripetute, l’amministrazione è riuscita già ad entrare in contenzioso con la ditta che dovrebbe
realizzare un istituto scolastico. E tra qualche
settimana è attesa già la sentenza. “Non credo
che Carlo Esposito avrà la faccia di presentarsi al taglio del nastro – continua Enzo Cennamo – perché attesterebbe in quel momento
tutto
il
fallimento amministrativo
che
ha
caratterizzato la
sua gestione.
Dodici
anni per
realizzare
una sala
convegni,
e tredici
anni per
due scuole dove
non si è
riusciti
nemmeno
ad apporre la prima pietra
dimostrano chiaramente
l’incapacità di una
pseudo
classe
dirigente che ha
garantito
alla città
solo degrado e
scandali,
dimenti-
11
cando di risolvere i problemi della collettività. Piuttosto dei tagli dei nastri Carlo Esposito
andasse nella zona industriale per capire che
fine fanno le opere che inaugura. Avevano
promesso sviluppo e crescita, hanno garantito
povertà e tutela dei loro interessi privati. Non
sono riusciti nemmeno a rispettare il programma elettorale nelle parti più semplici: e mi
riferisco agli assessori esterni. Non hanno voluto applicare quanto promesso cinque anni fa
nel programma del centrosinistra perché tutto
il sistema si regge sulla promessa sistematica
di garantire in cinque anni due anni e mezzo di
stipendio al singolo consigliere. Cosa che non
sarebbe accaduta se, rispettando l’impegno
con gli elettori, - continua Cennamo -avessimo approvato la riforma degli assessori esterni. Hanno preferito portare a casa lo stipendio
piuttosto che aprire le porte alla partecipazione e soprattutto aprire le porte del Comune e
dell’amministrazione a soggetti e professionalità competenti che potevano garantire un
salto di qualità nella risoluzione dei problemi.
Non sono più credibili verso la città perché è
evidente che è gente che non mantiene gli impegni. Bugiardi e fannulloni”.
15 MARZO 2014
FRATTAMINORE
Non solo una squadra di pallone
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Real Frattaminore: storia d’altri tempi.
Ecco quanto è difficile operare nel sociale
Tanti disagi, ostacoli e le promesse mancate dell’amministrazione. Si allenavano nel parcheggio dello stadio, ancora inagibile,
e disputavano le gare ufficiali ad Orta di Atella pagando 130 euro a partita. Adesso la situazione è migliorata. Grazie al sindaco
Francesco Russo hanno a disposizione un campo sportivo a Frattamaggiore e pagano una quota simbolica al Comune. Lo slogan
sulle magliette “benedetto” da don Patriciello: “Vogliamo vivere/vittime terra dei veleni”
di Giovanni De Cicco
FRATTAMINORE – Sono storie che ti colpiscono. Che raccontano valori, purtroppo, di altri tempi, lontani dalla frenesia e dal business
dell’epoca moderna; dove non c’è spazio per i
sentimenti, non c’è spazio per il sociale. E, di
pari passo, la storia del “Real Frattaminore” dimostra anche quanto è difficile in questi territori
di frontiera fare sport, trovare strutture disponibili per l’aggregazione e da utilizzare innanzitutto per sottrarre i ragazzi dalle devianze della
strada. Un percorso zeppo di ostacoli intrapreso
da pochi ultimi “sognatori”. E chi tenta l’impresa, dopo qualche anno è costretto a rinunciare
perché si accorge che i primi a remare contro
sono proprio le istituzioni locali. La
politica, spesso, si riempie la bocca di
paroloni e di facili promesse al fine di
strappare qualche applauso. Ma poi
quando c’è da mostrare concretezza, i
cittadini si accorgono che la politica e
la locale classe dirigente scappano via.
Non sono interessate. I ragazzi possono
tornarsene pure a casa con un pugno di
mosche tra le mani e tanta rabbia per
un’occasione mancata e nessuna giustificazione.
Questa volta, però, il copione è stato rispettato tranne il finale. A Frattaminore
c’è chi non si è arreso davanti a niente
ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il Real Frattaminore è una squadra che svolge il
campionato di calcio di Terza categoria. L’eroe
dei tempi moderni si chiama Pasquale Mozzillo.
E’ il presidente ma per i tanti ragazzi che fanno
parte della compagine sportiva è semplicemente
un secondo papà. Un “papà” che ha dovuto lottare e continua a farlo contro mille ostacoli pur di
garantire ai “figli” un punto d’aggregazione e di
coltivare la passione di una vita: giocare a calcio.
La società è partita da zero. Senza struttura sportiva per allenamenti, senza stadio per disputare le
partite, senza sponsor. Bisognava fare i salti mortali per garantire almeno la divisa sociale. Mozzillo iniziò a rimetterci denaro dalla tasca pur di
avviare il progetto e nei primi mesi dell’avventura trovò pure uno sponsor: Salvatore Grassia detto “Saronni”. Presidente e sponsor si divisero le
spese. Almeno quelle principali come i fondi per
l’iscrizione al campionato. Gli obiettivi erano e
restano ambiziosi: “Ho voluto dare una squadra
di calcio a Frattaminore – spiega il presidente -,
riportare il calcio in paese, togliere ragazzi dalla
strada e riaprire la questione del campo sportivo
ormai andata nell’oblio”. Lo stadio comunale di
Frattaminore, infatti, da molti anni è chiuso al
pubblico e abbandonato in stato di degrado assoluto. “Ogni volta che chiedevo ai politici notizie
sul campo sportivo – continua il presidente - mi
rispondevano: “E’ inagibile”. Una risposta che
non mi piaceva perché sapevo che c’era qualcosa
che non andasse. Quindi, per protesta, una volta scelti i giocatori, iniziammo ad allenarci nel
parcheggio dello stadio “Don Carmine D’angelo”. Almeno così, nonostante i disagi, garantivo
ai ragazzi un punto d’aggregazione, per quanto
ostico, e soprattutto cercavo di lanciare un messaggio forte al paese e alle istituzioni al fine di
catalizzare la loro attenzione su una problematica seria”. Il Real Frattaminore giocava le partite
ad Orta di Atella e pagava addirittura 130 euro
ad incontro. Un’assurdità. Soldi che il presidente
Mozzillo ci rimetteva di tasca propria solo per
amore verso quei ragazzi che, come detto, ormai
sentiva come parte della famiglia. Una grande
famiglia allargata il cui collante era l’amore per
il calcio al quale andavano abbinati altri importanti valori di vita propri dello sport: come la disciplina e una condotta quotidiana sana. “Visto
che le partite le pagavo io – continua Mozzillo
-, chiesi al Comune di Frattaminore un contributo almeno per pagare le partite. All’inizio non ci
riconoscevano come squadra, ma dopo i primi
sfottò dei tifosi nei confronti dell’amministrazione comunale, il sindaco Enzo Caso fece una
“riunione-farsa” dove ci prometteva 1500 euro, i
kit da gioco e una struttura dove poterci allenare.
Queste le promesse. Nei fatti, invece, ci diede le
maglie della frattaminorese anni 80 e dei 1500
euro promessi ce ne diede solo 500. La struttura
dove poterci allenare non abbiamo visto neanche
l’ombra”. Nonostante queste difficoltà la squadra
arrivò al quinto posto in campionato. “Quest’anno le cose sono migliorate di parecchio – spiega
il presidente della compagine calcistica – anche
grazie a Michele Pellino, Salvatore Perrotta e
all’aiuto di alcuni sponsor”. La squadra si allena in un campo sportivo a Frattamaggiore e paga
mensilmente una quota simbolica al Comune
grazie all’interessamento del sindaco Francesco
Russo. I calciatori hanno, quindi, una struttura
sportiva degna di questo nome per allenarsi, due
mister, due preparatori e materiale didattico per
gli allenamenti. Senza dimenticare che i ragazzi
hanno finalmente ricevuto anche il kit sportivo:
borse, tute, magliette col logo della squadra e il
nome della città, Frattaminore, della loro città
che rappresentano con orgoglio in ogni partita.
Una maglietta che non è passata inosservata soprattutto perché ha uno slogan stampato, un messaggio da portare in giro al
fine di far sentire forte la voce di una
terra martoriata ma che non si arrende: “Vogliamo vivere/Vittime terra dei
veleni”. Chiaro riferimento alla “Terra
dei fuochi” e alla lotta contro quei criminali che hanno devastato e continuano a devastare il territorio con scarichi
abusivi mietendo vittime. Iniziativa
“benedetta” da don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che guida il
movimento popolare nella “Terra dei
fuochi”.
Ecco perché di domenica, spesso, la
società porta i ragazzi da don Maurizio
in chiesa ad ascoltare la messa. Insomma, non
solo una squadra di calcio. Ma il Real Frattaminore rappresenta diversi aspetti: sportivi, sociali,
educativi. Non a caso il 26 dicembre scorso, il
Real Frattaminore ha svolto un triangolare contro il biocidio in collaborazione col movimento “Fiumeinpiena” giocando contro la Frattese
e l’AfroNapoli. Il volto di quei ragazzi sono la
vittoria più bella per tutti quelli che conoscono
la storia del “Real Frattaminore”. Tra gli obiettivi stagionali c’è la vittoria della “Coppa disciplina”, che consente di avanzare di categoria;
valorizzare quei ragazzi validi calcisticamente
che avevano “appeso” le scarpette al chiodo;
posizionarsi in zona play-off e provarli, poi, a
vincerli per la scalata in seconda categoria. Non
c’è altro da aggiungere. Forza Real. Forza Real
Frattaminore. Da oggi, nel nostro piccolo, hanno un alleato in più: “Mosaico”. Periodicamente
seguiremo le sorti della squadra e della società
perché il Real Frattaminore non è una semplice
squadra di calcio. Ma molto di più.
Tanto di più. Una realtà che, da oggi, può contare
pure su un giornale. Forza ragazzi. Siete l’orgoglio. E non solo di Frattaminore...
15 MARZO 2014
FRATTAMAGGIORE
Varata la nuova giunta
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Russo mantiene la promessa: governo
di alto profilo e rappresentativo
Riconfermati i due assessori dell’Udc: Vincenzo Lombardi, vicesindaco, e Antonio Pascale. Cinque “new
entry” dove spicca il nome dell’avvocato amministrativista Virgina Di Caterino, anche delegata nazionale
Fit, assessore allo Sport, Politiche sociali e giovanili. Chiudono il mosaico, Luigi D’Agostino, Felice Ferrara,
Fernanda Manganelli e Antonio Fiorentino. Il commento del sindaco: “Ho preferito una squadra dove ognuno
giochi nel ruolo di competenza”. Il presidente del Consiglio Luigi Grimaldi: “Bene la giunta. Col Consiglio
lavorerà d’intesa e in un clima di confronto quotidiano”
di Giovanni Sivero
FRATTAMAGGIORE - Varata la nuova giunta. Colpaccio del sindaco Francesco Russo che
si dimostra, ancora una volta, un abile politico, autorevole e rappresentativo. Ha composto una nuova squadra di governo ottenendo
importanti risultati: ha compattato il centrosinistra ed ha impiegato nel governo della città
professionalità di grande competenza radicate
sul territorio. Insomma, la migliore espressione della cosiddetta “società civile” impegnata
nel mondo delle professioni. I nomi. Due riconferme: Vincenzo Lombardi, vicesindaco,
con delega ai Lavori pubblici, Riqualificazione e sviluppo aree periferiche; Antonio Pascale, Programmazione e assetto urbanistico,
Edilizia scolastica. Entrambi dell’Udc. Cinque “new entry”. L’avvocato Luigi D’Agostino, con delega alle Attività produttive, Tutela
dell’ambiente e Parchi urbani, espressione del
gruppo “I moderati” vicini al consigliere regionale Nicola Marrazzo. Antonio Fiorentino,
commercialista, assessore del Pd alle Politiche
strategiche, Bilancio, Tributi e Finanze. Nel
nuovo esecutivo, spicca il nome di una donna,
l’avvocato amministrativista Virginia Di Caterino, delegata nazionale della Federazione
Italiana tennis, che si occuperà ovviamente di
Sport, Politiche sociali, Politiche del lavoro,
Assistenza immigrati e Politiche giovanili. Un
bel colpo messo a segno dal primo cittadino
perché si tratta di una delle migliori energie
che il territorio esprime. A seguire, la professoressa Fernanda Manganelli, dirigente di un
istituto comprensivo di Casoria, assessore alle
Politiche dell’educazione, Cultura, Arte, Pari
opportunità e Trasparenza. Un nome gradito
in particolare al Pd e all’Italia dei valori. Ed
infine Felice Ferrara dei “Democratici per il
progresso” al quale il sindaco ha affidato le
deleghe relative all’Area mercatale, Polizia
municipale e Viabilità.
Una giunta di qualità, di altissimo profilo e
soprattutto fuori e lontana dalla logica dell’assessore “ad personam”. Un esecutivo che riuscirà, almeno questo spera Frattamaggiore,
a garantire un rilancio dell’amministrazione
nell’ultima fase del “decennio Russo” e del
centrosinistra in vista dell’appuntamento elettorale Amministrativo dell’anno prossimo.
“Ringrazio i precedenti assessori – ha spiegato il sindaco Russo – per l’ottimo lavoro
svolto. Allo stesso tempo sono soddisfatto
del nuovo esecutivo perché ritengo che sia
espressione non solo del progetto politico ma
delle migliori energie della società civile impegnata sui territori e nel mondo delle professioni. Ho preferito mettere tutti nei rispettivi
ruoli e settori di competenza in modo che, sin
dal primo giorno di lavoro, la nuova squadra
riesca a tramutare in fatti e atti concreti gli indirizzi politici che arrivano dalla coalizione di
governo e dal consiglio comunale. L’obiettivo
è quello di chiudere in bellezza il “decennio”
garantendo sempre massima efficienza, trasparenza e sviluppo alla città. Un ringraziamento ai partiti e ai consiglieri comunali tutti protagonisti in positivo di un periodo che
considero storico caratterizzato da buona amministrazione e buona politica nell’esclusivo
interesse della comunità”.
Anche il presidente del civico consesso, Luigi Grimaldi, commenta la nuova giunta con
parole di soddisfazione. “E’ sicuramente un
enorme passo in avanti – ha spiegato il presidente Grimaldi – perché si tratta di un esecutivo di alto profilo, formato da professionisti
di grande qualità che sapranno rapportarsi coi
problemi e con la comunità di Frattamaggiore
garantendo massimo coinvolgimento nei processi decisionali e soprattutto un’importante
accelerata nella programmazione e nella risoluzione dei problemi. Sono sicuro, auspico
e lavorerò, nel pieno esercizio delle funzioni
che il ruolo di presidente del Consiglio mi attribuisce, affinché il nuovo governo locale riesca a lavorare in piena sintonia col consiglio
comunale in un’ottica di recepimento degli indirizzi e di massima condivisione dei percorsi
e delle soluzioni in un contesto di assoluto e
costante confronto anche con la minoranza.
Un clima positivo che di sicuro farà bene a
Frattamaggiore e alla politica”.
L’ultima novità che completa il “puzzle” riguarda la delega di presidente del Cda del
Consorzio cimitero. Torna nelle mani del sindaco Francesco Russo. Il contesto, da ciò che
emerge anche dalle dichiarazioni dei vertici
istituzionali cittadini, è ideale, grazie all’accelerata e al decisionismo del capo dell’amministrazione, per un finale di consiliatura
spumeggiante. Pure perché si rischiava di
pensare solo alle elezioni del prossimo anno e
di perdersi nei soliti tatticismi e personalismi
che, nella stragrande maggioranza dei casi,
paralizzano l’attività amministrativa e condiscono il confronto con elementi tipici di una
guerra sterile e personale tra i diversi gruppi.
Francesco Russo lo ha capito ed ha garantito
l’ultimo scatto prima del traguardo. Un traguardo che rappresenta, allo stesso tempo, il
punto di partenza del nuovo corso. Non prima
di un bilancio del “decennio”. E, tralasciando
la logica delle polemiche quotidiane e della
“massima” secondo la quale “tutto è migliorabile”, il bilancio di Frattamaggiore alla fine
di questa esperienza è sicuramente positivo.
Ecco perché alle prossime elezioni non bisognerà tornare indietro soprattutto concedendo
spazio a chi lo ha già avuto ed ha fallito scrivendo le pagine più brutte della storia politica
locale. Ma privilegiare un ampliamento della
piattaforma politica e programmatica, sull’esempio di Francesco Russo, e soprattutto ripartire dalla “continuità” dei migliori aspetti
dell’esperienza ancora in corso. Un vanto per
il sindaco in carica che, al di là dei risultati
ottenuti nell’interesse della città, può mettersi una medaglia sul petto. Se si analizzano le
storie e i “corsi” alla fine dei “decenni” nei
paesi limitrofi, nei pochi casi dove si è riusciti a garantire una stabilità nel lungo periodo,
alle nuove elezioni si parla sempre di “discontinuità”. Se a Frattamaggiore si parla, al contrario, di “continuità”, significa che Francesco
Russo è riuscito nell’impresa di garantire un
governo rappresentativo, efficace e soprattutto che ha soddisfatto i cittadini. Che, per un
politico, è la prima cosa che conta. Pane al
pane, vino al vino.