on line - Basilica Parrocchiale

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on line - Basilica Parrocchiale
effatà
Apriti
Basilica S. Giuseppe al Trionfale • Periodico pro manuscripto - uso interno - anno I - n°2 • 29.aprile.2012
“Buon Centenario
San Giuseppe!”
sommario
n.2 - 29.aprile.2012
l’EDITORIALE
L’editoriale
Buon compleanno San Giuseppe!
1
Don Wladimiro Bogoni
effatà
Apriti
Basilica S. Giuseppe al Trionfale • Periodico pro manuscripto - uso interno - anno I - n°2 • 29.aprile.2012
faccia a faccia
Portiamo nel mondo la bellezza che Dio donò a Maria. Intervista a S. Em. Card. A. Comastri 3
Ilaria Jachini
Nuova Evangelizzazione
Le nuove religiosità. Ostacolo all’evangelizzazione
7
Toni Pizzoli
catechesi
“Buon Centenario
San Giuseppe!”
Una Pasqua d’amore
9
Angela Melchionda
Movimenti
Il cammino Neocatecumenale, una realtà parrocchiale. Intervista a F. Baiocco
Apriti! - Effatà
Periodico pro manuscripto- Uso Interno
Ogni collaborazione dei membri della
redazione è prestata a titolo
volontario e gratuito
Parrocchia San Giuseppe al Trionfale
Via Bernardino Telesio 4/b, Roma
Tel 06 39730889
www.sangiuseppealtrionfale.org
focus centenario
San Giuseppe vorrei incontrarti fra 100 anni
don Wladimiro Bogoni
Caporedattore
Ilaria Jachini
in redazione:
Daria Ciotti
Valentina Giulio
Angela Melchionda
Laura Minniti
Maurizio Moscone
Enrico Notarangelo
Toni Pizzoli
Fotografia
ed Archivio:
don Cosimo Schiavone
Gianicola Cusanno
Associazione Culturale “Proposta 80”
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Daria Ciotti
Come eravamo. San Giuseppe nei ricordi e negli aneddoti di un parrocchiano doc
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Ilaria Jachini
Un anno di grazie se solo..
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don Wladimiro Bogoni
Il centenario in Oratorio
Direttore Editoriale
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Maurizio Moscone
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Gianicola Cusanno
Album fotografico del Centenario
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essere famiglia
Il calvario della famiglia
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Ilaria Jachini
apri il tuo cuore
Suor Antonietta e la mensa di solidarietà
29
Valentina Giulio
in volo sul mondo
Promozione culturale e sviluppo socioeconomico in India
32
Valentina Giulio
DIARIO DELLA COMUNITA’
Vi porto Gesù a domicilio
35
Maria Pia Di Pietro
la bellezza salverà il mondo
Grafica & Stampa
Tipografia GEMMAGRAF 2007 srl
00171 ROMA
Tel. 06/24416888 - Fax 06/24408006
www.gemmagraf.it - [email protected]
La bellezza dell’arte ci fa immaginare quanto è bello il paradiso!
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Angela Melchionda
La “Via Angelica”
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Laura Minniti
IL TERRITORIO
In ultima di copertina:
Album fotografico della festa di S. Giuseppe
Parrocchia svegliati! I laici e la pastorale territoriale
Enrico Notarangelo
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Buon compleanno San Giuseppe!
La nostra Basilica, proprio nel giorno di san Giuseppe ha compiuto 100 anni di vita!
Cento anni da quando don Guanella l’ha inaugurata celebrandovi la S. Messa nel primo
mattino del 19 marzo 1912. Il prossimo 24 maggio invece saranno cent’anni da
quando il papa San Pio X istituì e dedicò la Parrocchia al “Transito di San Giuseppe”.
Tante ricorrenze per un unico corale nostro impegno: fare quello che ha fatto San
Giuseppe con Gesù, cioè “custodire” Gesù. Che cosa ci chiede San Giuseppe, nostro
patrono e custode di Gesù, se non di diventare anche noi “custodi” di questo Immenso
Bene e della nostra fede? “Difendere” il bene della fede e far sì che nessuno ce lo
rubi e lo porti via anche ai nostri figli? Anzi, in un tempo in cui molti si sono allontanati
dal Signore, dalla Chiesa, insieme, sacerdoti e fedeli cristiani, diamo vita ad una nuova
evangelizzazione nella nostra parrocchia! Basterebbe che chi mi sta leggendo si offrisse
a diventare, nel proprio palazzo, un piccolo Seme, una Cellula di una nuova Evangelizzazione (ascolto dei bisogni, empatia, annuncio della Parola, diffusore delle proposte
pastorali della parrocchia).
Dobbiamo ripartire – come scrivevo nel progetto pastorale – dal face to face, dal faccia
a faccia, dal tu per tu, “voce a voce” ovvero la cura delle relazioni per curare e trasmettere la fede. Proprio come accadeva duemila anni fa, secondo l’usanza palestinese,
greggi di diversi pastori durante la notte venivano raccolti in un unico ovile. All’indomani
erano tratti fuori e alla voce del proprio pastore ogni gregge si riconosceva e usciva
dietro di lui. Come il pastore era armato solo della voce, così la nuova evangelizzazione
non solo da parte di noi sacerdoti, ma anche di voi fedeli, sarà quella della voce, dal
rapporto uno a uno. Riorganizziamo la rete dei referenti dei condomini, - chiamate nella
tradizione “trionfalina” le “messaggere” - per formare una rete di conoscenza delle
realtà ed esigenze dei rispettivi condomini: anziani soli, malati, meno abbienti, povertà
assoluta ecc. Non solo cellule di una nuova evangelizzazione ma anche “cellule della
solidarietà” che portino capillarmente la presenza di Cristo nelle realtà dei disagiati; una
presenza capace di produrre amicizia, oltre che sostegno e amore.
Come potrete notare anche dalle pagine di questa nostra rivista, son tante, molte le
iniziative che la nostra parrocchia ha in cantiere che sforna quasi ogni settimana, ma
“La” cosa indispensabile e necessaria non è ancora al primo posto: L’evangelizzazione,
cioè favorire l’incontro con Cristo vivo.
Ed evangelizzare cosa può significare? Quello che i nostri santi Fondatori, i nostri vecchi parroci, chiamavano “Salvare le anime”. Si può cominciare a rievangelizzare, così,
semplicemente con il mostrare che siamo felici di essere cristiani E’ urgente parlare
della Bellezza del Cristianesimo. Il Vangelo non è solo un Annuncio “buono” ma è anche
un annuncio “bello”, e “del bello”.
L’azione bella, estetizzante di Gesù appare nel restituire all’essere umano la sua libertà e integrità. Gesù riflette l’aspetto luminoso, bello, affascinante di Dio.
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don Wladimiro Bogoni
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l’EDITORIALE
FACCIA A FACCIA
di Ilaria Jachini
PORTIAMO NEL MONDO
LA BELLEZZA CHE DIO DONÒ A MARIA
A chi ti chiede della fede devi sì rispondere con le parola ma soprattutto con la vita: “è bello credere”.
Quanti uomini e donne, nella storia, si sono avvicinati alla fede perché attratti dalla bellezza del Cristo, dalla sua ineguagliata umanità, dalla sua profonda tenerezza, dalla sua stupefacente maturità. Senza coinvolgimento emotivo, senza
reale bellezza, senza entusiasmo, è difficile essere credenti, è difficile restare cristiani. Il nostro mondo ha bisogno di
bellezza, di armonia.
Nel caos dell’eccesso (che di bello ha l’apparenza, ma che spesso nasconde il nulla) il nostro mondo può imparare dal
cristianesimo la bellezza della fede, della preghiera, del silenzio, del gesto d’amore verso il fratello.
Se qualcuno ci chiedesse perché siamo cristiani, dovremmo poter dire : “Perché non ho trovato nulla di più
bello di Cristo”. Dovremo forse recuperare questo aspetto nella nostra vita cristiana, ripartire dalla bellezza.
Abbiamo urgente bisogno di bellezza, della bellezza di Dio che è verità, bene e bontà.
Non è forse questa la fragilità della nostra fede contemporanea? Non è forse questa la ragione di tanta tiepidezza della
nostra comunità? Non abbiamo forse smarrito la bellezza nel raccontare la fede? Nel celebrare il Risorto? Varrebbe
la pena di recuperare il senso dello stupore e della bellezza, l’ascolto dell’interiorità che ci porta in alto, sul monte, a
fissare lo sguardo su Cristo. Facciamo delle nostre messe dei luoghi di bellezza: il silenzio, il canto, la fede, il luogo in
cui preghiamo, può riportare un briciolo di bellezza nella nostra quotidianità.
Soprattutto quelli che si reputano i “più vicini”, quelli che collaborano con il presbiterio parrocchiale devono chiedersi
ogni giorno: credo? Come credo? Chi mi avvicina sente il profumo di Gesù? A chi mi incontra, dal modo di parlare e di
comportarmi, gli nasce il desiderio di conoscere Gesù o si allontana? Cosa conta Dio nella mia vita? E’ l’ispirazione che
mi guida in tutte le scelte che faccio, oppure rimane un fatto intellettuale e staccato dalla vita quotidiana?
Da dove iniziare? Basterebbe avere il Rosario in mano, l’Eucaristia al centro e l’amore nel cuore.
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effatà
Apriti
intervista a
N
egli occhi ha Maria. Chi lo incontra non può fare a
meno di notarlo. Senti la presenza di Gesù e del suo
Spirito in maniera viva e prorompente. E Giovanni Paolo
II lo aveva scelto per guidare e rappresentare nel mondo
uno dei luoghi a lui più cari: il Santuario della Santa Casa
di Loreto. Parliamo di S. Em. il card. Angelo Comastri, ora
arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano,
presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale
di sua santità per la Città del Vaticano. Lo abbiamo incontrato per cogliere dalle sue parole la vibrante bellezza di
Maria, Madre Nostra. E per farci indicare da lui, nell’anno
della canonizzazione del nostro Fondatore, la via più breve
per la santità.
Eminenza, l’appressarsi del mese di maggio rende necessaria una riflessione sullo splendore di Maria: cosa
può significare la figura della Madre di Dio per l’uomo
di oggi?
«Per far capire quanto è attuale la testimonianza di Maria,
effatà
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S. Em. Angelo Comastri
prendo due parole oggi molto usate e le avvicino a Maria,
affinché ritrovino il loro splendore: Bellezza e Successo.
Prima parola: Bellezza! Oggi c’è il culto della bellezza, si fanno gare di bellezza, si moltiplicano gli istituti di
bellezza, ci si sottopone a interventi chirurgici per avere
più bellezza ... ma cos’ è la bellezza? Ve lo dico con un
episodio accaduto nella piazza del santuario di Loreto.
Un pomeriggio, durante la processione eucaristica, notai
uno strano movimento in fondo alla piazza. La gente si
voltava, sorrideva, era distratta, non seguiva più la preghiera che veniva proposta. Non capivo che cosa stesse
succedendo. Al termine della processione domandai al
padre cappuccino presente in piazza che cosa era accaduto. Mi rispose: «Sono venute da San Benedetto del
Tronto un gruppo di ragazze che partecipano al concorso
di Miss Italia! Ed è saltato tutto!». Rimasi stupito e anche
un po’ amareggiato, però mi venne subito un’idea. Chiesi
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FACCIA A FACCIA
prontamente il microfono e invitai tutti a restare in piazza
perché dovevo presentare la nuova Miss Italia.
L’attenzione fu subito altissima. Chiamai una mamma calabrese che da tanti anni veniva a Loreto, portando con sé
i suoi due figli handicappati mentali.
Quella mamma meravigliosa li accudiva come due gioielli
e veniva in pellegrinaggio per chiedere alla Madonna di
farla morire un quarto d’ora dopo i suoi figli.
Sul suo volto brillava la bellezza dell’amore non sfiorato dall’egoismo. Era la Bellezza vera! «Ecco Miss Italia!»
gridai.
Tutti furono sorpresi, ma sono convinto che, in fondo al
cuore, mi davano ragione.Questa è la bellezza che brillava
sul volto di Maria... e partiva dal suo cuore veramente
bello, perché immacolato.
L’angelo giustamente le aveva detto: «Gioisci, tu che sei
stata riempita di bellezza! Il Signore è con te».
Se non recuperiamo questa bellezza, il mondo si popolerà
di mostri ... con maschere di bellezza. E la bruttezza sarà
sovrana del mondo! No, questo non lo vogliamo. E, allora,
corriamo ai piedi di Maria e fissiamo il suo volto ... veramente bello!
Seconda parola: successo! Chiediamoci: chi sono i veri
grandi? Qual è il vero successo nella vita? Chi sono i veri
VIP? Quando l’angelo andò nella povera casa di Maria,
Ella era una sconosciuta per il mondo di allora: era una
donna senza successo!
Erano famose, in quel tempo, Cleopatra ... Erodiade ...
Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Augusto.
Maria non era famosa, però, era veramente grande perché aveva Dio nel cuore e le sue mani erano aggrappate
all’Onnipotente. Dopo duemila anni chi ricorda più Cleopatra o Erodiade o Livia, la moglie dell’imperatore? Maria,
invece, è benedetta da tutte le generazioni e il suo nome
è invocato da un angolo all’altro della terra. Lo stesso
Giosuè Carducci, autore blasfemo di un inno a satana, si
fermò rispettoso davanti a Maria e disse:
Ave Maria!
Quando su l’aure corre l’umil saluto, i piccioli mortali
scovrono il capo, curvano la fronte
Dante e Aroldo [cioè il dotto e il semplice].
Maria ci ricorda che gli unici veri grandi non sono coloro
che riempiono gli schermi televisivi o possiedono vistosi
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FACCIA A FACCIA
conti banca: i veri grandi sono coloro che costruiscono la
vita sulla roccia: e la roccia è Dio e soltanto Dio.
Vengono in mente le parole del Salmo 37:
Non adirarti contro gli empi, non invidiare i malfattori.
Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba
del prato. E così accade! Il salmista continua:
Ho visto l’empio trionfante ergersi come cedro rigoglioso;
sono passato e più non c’era, l’ho cercato e più non si è
trovato. La storia di ogni giorno ci conferma la verità di
queste parole del Salmo. Non ve ne accorgete?»
I nostri lettori sono compagni di cammino, parrocchiani che condividono con noi esperienze spirituali e di
vita. Ne conosciamo i volti e sappiamo quanta sofferenza ci sia, a volte, nelle loro famiglie; quante miserie
materiali e non.
Molti di loro sono piagati da malattie che rendono il
loro vivere quotidiano un calvario.
C’è fame di Dio e Maria, nostra madre, ci insegna a
dire “sì” ogni giorno: in che modo?
«Gesù, alle nozze di Cana, parlò di “una sua ora”: doveva
essere un’ora decisiva! Maria vide prepararsi quest’ora:
dopo i primi successi, Ella notò che intorno a Gesù si
stringeva un cerchio di incomprensione e di ostilità e di
odio. Maria, seguendo il Figlio, si trovò ai piedi della Croce: è il cammino nella fede. Maria sentì l’urlo della folla:
«Crocifiggilo!» (Gv 19,15).
Era suo figlio! Pensateci bene, era Suo figlio! Maria sentì
lo scherno e la derisione; vide la croce preparata e vide
i chiodi; sentì i colpi del martello e vide le contrazioni
del volto ... di Suo figlio! L’evangelista Giovanni racconta:
«Stavano presso la Croce di Gesù sua Madre, la sorella
di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala» (Gv
19,25).
Maria, sul Tabor non c’era, ma, ai piedi della Croce, Maria... c’è! E Gesù, ancora una volta, si rivolge alla Madre
e la invita a camminare nell’ultimo e decisivo tratto di
fede: «Gesù, allora, vedendo la Madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla Madre: “Donna, ecco
tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”» (Gv
19,26-27).
Cosa significano queste parole pronunciate nel momento
più grande della storia? Cosa significa questa consegna
effatà
Apriti
data dal Figlio dell’uomo alla più grande Madre degli uomini? Cosa significano queste parole in un’ora in cui tutto
è messaggio, è lezione, è insegnamento?
Gesù vuol dire alla Madre: «Mamma, non piangere! Non
piangere per me: tu sai che Dio è Amore, tu vedi l’Amore di Dio, perché tu sai vedere dove nessun altro riesce
a vedere.
Madre, ama con l’Amore stesso di Dio e, con l’amore ma-
terno, racconta l’amore di Dio a Giovanni e a tutti i miei
discepoli».
E Maria ha accolto nel cuore l’Amore di Dio ed è diventata la più grande presenza dell’Amore di Dio nel deserto
d’amore dell’umanità. Maria, in Cielo, è vivente preghiera per invocare il dono dell’ Amore per ciascuno di noi
e, vivendo l’amore, noi troviamo la gioia anche in mezzo
alle più grandi tribolazioni.»
Un ateo
devoto a Maria
Un ateo devoto
a Maria
«...La Vergine è pallida e guarda il Bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso, è uno stupore ansioso che non
è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo
è il suo bambino, la carne della sua carne e il frutto del suo
ventre. L’ha portato nove mesi, e gli darà il seno. E il suo latte
diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione
è così forte, che dimentica che è Dio. Lo stringe fra le sue
braccia, e dice: «Piccolo mio!».
Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: «Dio è là…»,
e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto,
per questo Bambino terrificante.
Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti da questo
frammento ribelle della loro carne, che è il loro bambino, e si
sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta
con la loro vita e che popolano i pensieri estranei.
Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre, poiché Egli è Dio, ed è oltre
tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per
una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo Figlio. Ma penso che ci sono altri
momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, che è Dio lo
guarda e pensa: «Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne». È fatta di me, ha i miei occhi. E
questa forma della sua bocca è la forma della mia bocca. Mi rassomiglia.
È Dio che mi rassomiglia! E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo, che si può
prendere nelle braccia e coprire di baci. Un Dio caldo, che sorride e respira, un Dio che si può toccare, e che
vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria - se fossi pittore - e cercherei di rendere l’espressione di tenera
audacia, di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo Bambino di cui sente
sulle ginocchia il peso tiepido, e che le sorride.....»
L’ateo esistenzialista Jean-Paul Sartre
da un campo di concentramento nella notte di Natale del 1940.
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Apriti
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FACCIA A FACCIA
NUOVA EVANGELIZZAZIONE
di Toni Pizzoli
Sant’Ireneo dice che «Maria obbedendo, divenne causa di salvezza per Sé e per tutto il genere umano ».
L’uomo moderno rifiuta l’idea di dover essere “salvato”
e ancor più lo fa con il concetto di obbedienza a Dio.
Per parafrasare il titolo di un suo libro… “come andremo a finire”?
«Rispondendo all’invito consegnato dalla Madonna ai tre
pastorelli di Fatima il 13 luglio 1917, Giovanni Paolo II
consacrò la Russia al Cuore Immacolato di Maria nel giorno della festa dell’Annunciazione, cioè il 25 marzo 1984.
Il fatto, ad occhi superficiali, poteva sembrare un semplice gesto di devozione.
Invece... un anno dopo, in Russia va al potere Michail
Gorbaciov ed inizia il pacifico processo di autodemolizione
dell’ impero del comunismo ateo: qualcosa di incredibile,
di impensabile, di imprevedibile!
E l’8 dicembre 1991, festa dell’Immacolata Concezione
di Maria, in una riunione dei leaders delle più importanti repubbliche dell’URSS viene deciso lo smantellamento
dell’Unione Sovietica: il fatto stupì il mondo intero e lasciò
tutti con il fiato sospeso. Come era stato possibile?
Lo stesso Michail Gorbaciov, ricordando quell’8 dicembre memorabile, recentemente ha confidato: «Ancora
oggi non riesco a capire quello che passò per la testa
dei deputati russi, ucraini e bielorussi in quell’8 dicembre
1991» (“Corriere della Sera”, 30 dicembre 2001 n.d.r.).
Ma se osserviamo attentamente le date, scorgiamo attraverso questo ricamo di eventi una mano delicata e decisa:
la mano materna di Maria!
Ma le sorprese non sono finite. Il 25 dicembre 1991, festa
della Nascita di Gesù dalla Vergine Maria, viene ammainata la bandiera rossa dal Cremlino e termina ufficialmente
l’esperimento comunista, che ha insanguinato l’Europa (e
oltre!) per settanta anni.
Questi fatti non hanno bisogno di alcun commento: bisogna soltanto restare in silenzio e ringraziare Maria con
l’affetto filiale, che abbiamo visto negli occhi e sentito nella
voce del Beato Giovanni Paolo II.
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Vengo ora alla domanda: come andremo a finire?
Rispondo: andremo a finire… bene, perché l’ultima parola la dice Dio! E Maria ce lo ricorda con l’esempio della
sua fede incrollabile.»
«I miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime».... in che modo questa confidenza
di Madre Teresa di Calcutta può collocarsi nella vita di
ciascuno di noi?
«In queste parole di Madre Teresa c’è il segreto della
libertà che tutti cercano, ma pochi trovano. La felicità,
infatti, si trova soltanto facendo del bene: i santi ne sono
la prova convincente.
Veniamo all’episodio di Madre Teresa.
Una volta, durante una celebrazione di professione delle
suore in una parrocchia romana, un fotografo importunava Madre Teresa facendo continui lampi davanti al
suo volto. Mi permisi di dirgli: «Abbia la bontà di lasciarla
in pace: sta pregando!» Il giornalista replicò: «Madre Teresa ha uno dei volti più brutti che io abbia mai incontrato,
però ha gli occhi più felici che io abbia mai visto: come è
possibile questo?»
Mi colpirono queste parole e, al termine della celebrazione, riferii alla Madre le parole del giornalista.
Ella, con la consueta semplicità e umiltà, rispose: «I miei
occhi sono felici, perché le mie mani asciugano tante
lacrime. Provateci anche voi: vi assicuro che è così». E
sorrise interrompendo il discorso: forse sentiva di aver
detto troppo.
A conferma delle parole di Madre Teresa riporto la testimonianza di un giovane medico canadese, il quale, al
termine di un periodo di servizio volontario tra i poveri
di Calcutta, scrisse: «Non mi sono mai sentito così vivo
come mi sento vivo ora in questo posto pieno di morte;
non sono mai stato più vicino al Cielo di quanto lo sia ora
in questo inferno. Qui si sente che Dio c’è, perché questo
luogo è pieno di amore!».
I. J.
effatà
Apriti
LE NUOVE RELIGIOSITà
ostacolo all’evangelizzazione
“L
a cultura contemporanea sembra aver smarrito il
senso del bene e del male, mentre occorre ribadire
con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è «buono
e fa il bene” .
Mi sembra importante prendere spunto da alcune preziose
indicazioni che papa Benedetto XVI offre ai cristiani come
meditazione nel suo Messaggio per la Quaresima 2012,
dove più volte sottolinea l’importanza, anzi l’urgenza più
che mai attuale, del discernimento, indispensabile ad ogni
livello per il cristiano nel cammino verso la Verità. Stiamo
vivendo a più dimensioni un momento di grande scollamento e di crisi valoriale: ce lo diciamo spesso, lo ripetiamo a
più voci e in più ambienti, ce lo ricordano tutti gli addetti ai
lavori. “L’uomo ormai è in confusione”, ripeteva H.Boll nel
suo libro Opinioni di un clown, dove il protagonista Hans
Schnier si è perso nel labirinto della sua coscienza e stenta
a ritrovarsi. Questa confusione è sicuramente il termine
più adatto per descrivere il clima che si respira in ambito
religioso e che ha purtroppo generato una preoccupante
pluralità di proposte spirituali, che stanno contaminando
l’originale freschezza e integrità del messaggio cristiano, coltivando ulteriormente quel relativismo che
ormai da tempo è considerato il vero male della
nostra fede, difficile da estirpare,
pericoloso nelle sue forme di
contagio. Già papa Giovanni
Paolo II il 12 ottobre del
1992, in occasione del
quinto centenario della
scoperta e dell’evangelizzazione del continente
americano, in un discorso all’episcopato latinoamericano affermava che
la nuova evangelizzazione
effatà
Apriti
incontra due seri ostacoli nel suo percorso di trasmissione dei valori cattolici: il secolarismo, ovvero un graduale
allontanamento della sfera religiosa da ogni aspetto della vita umana; la nascita di sette e movimenti pseudospirituali che offrono certezze fondate su false ideologie
capaci di rassicurare e confortare gli adepti. Anche il sociologo cattolico Massimo Introvigne, fondatore del CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni) e uno dei massimi
esperti mondiali sullo studio dei nuovi movimenti religiosi,
autore tra l’altro di numerosi testi su questo argomento,
afferma in uno dei suoi lavori più riusciti che “..Da qualche
tempo un nuovo spettro si aggira per l’Europa, anzi, per il
mondo intero: quello dei
nuovi movimenti religiosi…” (M.Introvigne,
La questione delle
nuove religiosità,
ed. Cristianità,
Piacenza 1993).
Dati alla mano
bisogna operare
alcune distinzio-
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NUOVA EVANGELIZZAZIONE
CATECHESI
di Angela Melchionda
ni: se per “nuove religioni” intendiamo una reale adesione a
gruppi organizzati non dobbiamo preoccuparci più di tanto,
perché in realtà gli aderenti più numerosi appartengono
sempre ai soliti gruppi più in voga quali I testimoni di Geova, i mormoni, la Soga Gakkai, Hare Krishna; ma se per
“nuova religiosità” intendiamo non solo sistemi organizzati
di appartenenza a gruppi, ma semplicemente “credenze”, il
problema diventa più serio, perché il moltiplicarsi appunto
di queste “credenze” è lo specchio di un disagio spirituale
evidente che rientra nel percorso di scristianizzazione in
atto. E’ il concetto ormai diffuso che gli americani chiamano “believing without belonging”, cioè “credere senza
appartenere”e che spesso serve per giustificare la ricerca
di un benessere psico fisico e della fuga dalla realtà, attraverso tecniche da imparare (Ron Hubbard e la sua Scientology) che per reali interessi mistici! Anche in Italia, come
del resto in tutto l’Occidente, non è il numero degli adepti
che deve preoccuparci (“Adoreremo volentieri Giove, Ercole o Pallade, ma non vogliamo più saperne di quel
fantomatico artefice dell’universo che invece si muove
da solo,” diceva Francoise De Sade), ma il clima particolare che si sta respirando e soprattutto le sfide che il no-
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stro tempo pone
alla Chiesa e alla
pastorale. La domanda del sacro,
di una spiritualità,
di religione, esistono da sempre
ma oggi più che
mai sono diventati bisogni impellenti. Morto il
materialismo che
si è giustiziato da
Massimo Introvigne
solo, l’uomo sta
provando a colmare il vuoto lasciato da questo vecchio stile
di vita. Il problema però ce lo ricorda il grande scrittore
G.K. Chesterton: “Chi non crede in Dio non è vero che non
crede in niente perché comincia a credere in tutto!”. Ed
ecco allora che i libri più letti negli ultimi dieci anni sono
La profezia di Celestino di James Redfield, L’Alchimista
di Paulo Coelho, Il Codice da Vinci di Dan Brown, testi
devianti che magari approfondiremo in un’altra occasione
e che non sono altro che specchietti per le allodole dove la
verità è edulcorata in uno spirito new age che purtroppo
ha già contagiato molte persone. In un cammino di fede
importante, non si può restare in superficie: “Ma sia il vostro parlare: Sì, si; o no, no: quel che vi è di più proviene dal
male.”( Matteo 5, 37). Proprio su questo dobbiamo stare
attenti: non adeguarci ad una corrente che critica in maniera pregiudiziale un cristianesimo reo soltanto di portare
avanti e difendere la Verità. Ma dobbiamo essere coerenti
con la nostra vita di testimoni della fede, smontando con la
ragione chi vuol far passare per vero quello che vero non
è, ma che fa tendenza e soprattutto è più facile da seguire. Gesù Cristo ci ha lasciato un messaggio autentico che
nessun movimento o pseudo religione possono edulcorare,
ma ci ha anche lasciato un impegno importante per noi
suoi figli: “Andate: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”
(Luca 10). E la forza ci deve venire dal desiderio costante di
difendere la verità con i modi giusti, tempi giusti, linguaggio
giusto: questi aspetti imprescindibili per la crescita di un
cristiano autentico, vanno oggi coltivati con una formazione
permanente, un cammino a fianco della Chiesa di Dio e
soprattutto con tanta preghiera. effatà
Apriti
UNA PASQUA D’AMORE
L
a Pasqua è la festività più importante dell’anno liturgico, quella in cui celebriamo la morte e la resurrezione
di Gesù, per questo la comunità è chiamata a viverla in
maniera solenne.
In preparazione di questo gioioso evento i bambini della
catechesi hanno vissuto 40 giorni di allenamento per
imparare ad Amare come ha fatto Gesù. Per questo è
proprio un cuore il simbolo che accompagna il cammino
quaresimale.
Un cuore grande posto nel presbiterio è stato diviso in più
parti e ogni Domenica i bambini che hanno animato la celebrazione eucaristica hanno posto su ciascuna parte del
cuore una frase che richiama il tema della settimana di
Quaresima. Con questi gesti abbiamo voluto sottolineare
come questo periodo di preparazione alla Pasqua sia un
percorso di conversione, iniziato il mercoledì delle ceneri,
che coinvolge ogni battezzato perchè ciascuno senta il bisogno e il desiderio di ritrovare nella verità il rapporto personale con Gesù.
Proprio il Mercoledì delle ceneri tutti i bambini della catechesi sono stati invitati a partecipare alla liturgia eucaristica
delle 18:30 durante la quale i bambini sono stati chiamati a riflettere, sull’esempio di Gesù, per convertirsi e per
cambiare il loro cuore: un cuore che sappia ascoltare, che
cresca nella fede e si sacrifichi per gli altri, un cuore puro
liberato dal peccato.
La Quaresima è proprio questo sforzo di conversione: è un
tempo in cui ci viene chiesto di rinunciare ad alcune cose
per capire il vero valore dei gesti che facciamo e per comprendere meglio cosa è davvero importante nella nostra
vita. Rinunciare a qualche divertimento per aiutare chi sta
nel bisogno, fare a meno di una ghiottoneria per dare da
mangiare a un povero sono gesti concreti che aiutano i
bambini a scoprire quali sono le cose per cui veramente
essere felici.
In questa prospettiva la Quaresima non è un tempo triste
ma una occasione per riscoprire l’Amore infinito di Dio per
noi che di conseguenza si trasforma nell’Amore verso il
effatà
Apriti
prossimo. Gesù stesso ci ha detto: «...ogni volta che lo avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me»
(Mt 25,45).
I bambini devono essere colpiti dalla bellezza della nostra
Fede: una storia d’Amore con il Padre celeste che non ha
mai smesso di volerci bene e in quanto Padre ci aspetta,
ci prende per mano per tenerci con Lui. Il dono più grande che Gesù ci potesse fare è stato durante la Sua ultima
cena, quando ci ha lasciato se stesso, realmente presente,
nel segno del Pane Eucaristico.
Per far vivere in maniera più efficace questo dono tutti i
bambini della catechesi hanno vissuto l’esperienza
dell’Adorazione Eucaristica durante l’incontro di cate-
11
CATECHESI
Movimenti
di Maurizio Moscone
chismo insieme a don Tommaso. L’adorazione si è svolta
durante la settimana Eucaristica vissuta da tutta la comunità, come preparazione dell’Adorazione perpetua, nella
nuova cappellina adiacente alla Basilica.
É importante che anche i bambini imparino a vivere con
intensità dei momenti con Gesù per far crescere in loro
il desiderio di restare in silenzio con Lui. Anche i ragazzi della Cresima, hanno espresso il desiderio di rivivere
l’esperienza dell’Adorazione durante i prossimi incontri di
catechesi, proprio perchè felici di pregare davanti a Gesù.
I bambini che quest’anno faranno la prima comunione
hanno vissuto una esperienza nuova grazie alla quale
hanno compreso meglio il significato dell’ultima cena
di Gesù. Durante due serate, il 3 e 10 marzo,insieme alle
loro famiglie sono stati invitati a partecipare alla “cena
ebraica”.
L’origine storica della cena ebraica lega la comunità dei
cristiani al popolo ebraico, perchè Gesù di Nazareth è figlio
di questo popolo così come lo sono i Dodici apostoli che ha
scelto. Il cristianesimo è nato in seno al giudaismo del primo
secolo e, anche se progressivamente se ne è distaccato, la
Chiesa non ha potuto dimenticare le sue radici ebraiche
attestate in modo chiaro nel Nuovo Testamento da Paolo:
il Vangelo è una «forza divina per la salvezza di chiunque
crede, del Giudeo prima e poi del greco»( Rm 1, 16).
Attraverso la lettura dei brani tratti dal libro dell’Esodo e dal
Vangelo di Marco, i bambini hanno vissuto l’esperienza che
Gesù stesso ha fatto con la sua famiglia quando era bambino, perchè Dio stesso aveva chiesto agli ebrei di ricordare
sempre questo grande passaggio dalla schiavitù dell’Egitto
alla libertà della terra di Canaan: «Questo giorno sarà per
voi un memoriale, lo celebrerete come festa del Signore
di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito
perenne»( Es 12,14).
Per questo ancora oggi tutte le famiglie ebree continuano
solennemente a celebrare questo grande avvenimento che
ha segnato la storia del loro popolo. Il giorno precedente la
sua morte, Gesù chiamò i suoi discepoli per festeggiare la
Pasqua a Gerusalemme e proprio in questa occasione il
Maestro diede inizio al nuovo memoriale. Quella sera con
grande Amore benedisse il pane e il vino trasformandoli nel
suo corpo e nel suo sangue e li offrì ai suoi discepoli affinchè si nutrissero di Lui. I bambini hanno rievocato questo
giorno della vita di Gesù; la cena si è svolta in una saletta
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dell’oratorio che improvvisamente si era trasformata in un
ambiente molto suggestivo per il colore dei tappeti di cui
era coperto il pavimento, la musica e gli abiti dei commensali. La serata è stata animata dalle catechiste e da Don
Tommaso, il quale ha illustrato il significato dei gesti che si
compiono: il lavare le mani, l’accensione delle candele per
il candelabro a sette bracci, la benedizione del cibo e infine
lo spezzare il pane azzimo. I genitori dei bambini hanno
partecipato alla cena, assaporando le pietanze preparate
con cura secondo la tradizione ebraica: l’agnello, il pane
azzimo, le erbe amare, le uova sode.
I ragazzi del primo e terzo anno della Cresima invece
hanno organizzato un musical sulla Pasqua dal titolo:
“La sua Pasqua con gli amici”e il gruppo del secondo
anno ha drammatizzato la Passione. Attraverso queste
esperienze in cui i ragazzi sono stati i protagonisti, si sono
analizzati e approfonditi molti brani del Vangelo per ripercorrere la vita di Gesù dall’ultima cena fino alla Risurrezione, una vita vissuta per Amore. Il musical si è svolto in
Basilica il 31 Marzo alla vigilia della domenica delle palme:
lo spettacolo si è iniziato proprio con l’ingresso di Gesù a
Gerusalemme dove una grande folla lo accoglieva.
In Basilica si è invece tenuta, nel martedì santo, la Rappresentazione Sacra Pasquale ad opera dei ragazzi dei
gruppi II Cresima. Con una partecipazione emotiva veramente toccante, i ragazzi hanno rappresentato la passione
di Gesù verso il Calvario, interpretando i vari personaggi del
Vangelo e indossando gli abiti di quel tempo. Alla messa
in scena hanno assistito i bambini più piccoli delle classi
di preparazione alla Santa Comunione; insieme con le loro
catechiste hanno osservato, pregato e cantato rispettando
un raccoglimento pieno di stupore.
Quest’anno il filo conduttore del tempo di Quaresima
è stato quindi il tema dell’Amore: i ragazzi della catechesi hanno vissuto attraverso vari gesti le tappe
fondamentali della vita di Gesù, una vita vissuta per
Amore nei riguardi di ciascuno di noi.
Madre Teresa di Calcutta sosteneva che l’uomo oggi ha
più bisogno d’Amore che di pane; in questo tempo più che
mai nella nostra società c’è bisogno di testimoniare l’Amore che viene da Cristo e i ragazzi devono essere i primi
a vivere questa unica e meravigliosa esperienza per poter
crescere nella consapevolezza che la vera felicità non viene
dalle cose effimere ma da Dio.
effatà
Apriti
IL CAMMINO NEOCATECUMENALE
UNA REALTÀ PARROCCHIALE
Intervista a Francesco Baiocco
P
resentiamo, da questo numero della rivista, le diverse realtà ecclesiali che operano nella Parrocchia.
Iniziamo con il Cammino Neocatecumenale, che dal gennaio scorso sta facendo delle catechesi per giovani e
adulti. Il Cammino Neocatecumenale non è un movimento o un’associazione, ma uno strumento nelle parrocchie
al servizio dei Vescovi per riportare alla fede tanta gente che l’ha abbandonata.
Si tratta di un cammino di conversione attraverso il quale si possono riscoprire le ricchezze del Battesimo
ed ha lo scopo ultimo di portare gradualmente i fedeli all’intimità con Gesù Cristo e di renderli soggetti attivi
nella Chiesa e testimoni credibili della Buona Novella del Salvatore.
Il Cammino si è diffuso in più di 900 Diocesi di 105 Nazioni, con oltre 20 mila comunità in 6.000 parrocchie.
All’interno delle comunità neocatecumenali maturano vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio, e attualmente ci
sono nel mondo 86 seminari diocesani missionari dove si stanno formando più di mille seminaristi.
La Santa Sede ha approvato ufficialmente lo Statuto del Cammino Neocatecumenale nel 2008, il Direttorio
catechetico nel 2010, le celebrazioni contenute nel Direttorio catechetico nel 2012.
Nella Chiesa di S. Giuseppe al Trionfale il responsabile di questa realtà ecclesiale è Francesco Baiocco, un avvocato,
sposato, con quattro figli. Gli rivolgo alcune domande per presentare la vita del Cammino nella nostra Parrocchia.
Quando è iniziato il Cammino qui a
S. Giuseppe al Trionfale?
Circa 26 anni fa, nel marzo 1986, chiamato dall’allora
parroco Don Antonio Tamburini, il quale accolse i catechisti provenienti dalla Parrocchia di Santa Maria delle
Grazie alle Fornaci e consentì loro di fare le catechesi
del Cammino nella nostra Parrocchia. L’attuale prima
Comunità, composta da 45 fratelli, è nata appunto dalla
loro evangelizzazione.
A chi è rivolto?
A tutti: giovani, adulti ed anziani; a uomini e donne di ogni
estrazione sociale o culturale, a persone sposate e non,
vicine alla Chiesa o lontane da essa. Noi, ad esempio, invitiamo i nostri figli ad ascoltare le catechesi iniziali del
Cammino subito dopo che hanno ricevuto il sacramento
della confermazione, perché vediamo l’aiuto che da esse
ricevono in un’età che di solito coincide con il progressivo
distacco dei giovani dalla Chiesa e dalla fede.
effatà
Apriti
Come è strutturato?
Il Cammino è essenzialmente celebrativo. I fratelli si
incontrano per comunità ogni settimana, il mercoledì, per una liturgia della Parola, ed il sabato sera,
dopo i primi vespri della domenica, per la celebrazione
dell’Eucarestia. Ogni mese, poi, di domenica, vivono
una giornata comunitaria. Il Cammino risponde bene
all’immagine di Parrocchia come comunità di comunità, tutte in comunione tra loro e con le altre realtà
parrocchiali, guidate dai presbiteri e dai catechisti ed
in obbedienza al Parroco.
Le comunità più avanti nel cammino si pongono a disposizione di quest’ultimo per tutti i compiti richiesti al
servizio della intera comunità parrocchiale. Quelle più
giovani, proprio perché costituite da fratelli che si sono
per la prima volta avvicinati o che sono ritornati alla
Chiesa dopo anni di distacco e di esperienze spesso
laceranti, lo faranno solo dopo un congruo periodo di
cammino e di formazione.
13
FOCUS
Movimenti
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Quante comunità ci sono e quante
persone partecipano?
Nella nostra Parrocchia vivono e celebrano quattro comunità; la prima, come già detto, nata dall’evangelizzazione dei catechisti delle Fornaci e le altre dall’evangelizzazione della prima comunità. Vi partecipano in tutto
circa centodieci fratelli. Come avviene in tutte le parrocchie dove c’è questa esperienza di fede, anche qui a S.
Giuseppe la prima comunità è costituita in prevalenza da
persone piuttosto avanti nell’età e già vicine alla Chiesa,
mentre le altre comunità sono composte per la maggior
parte da giovani e da persone in passato molto lontane
dalla fede. Le quattro comunità si trovano a diverse tappe di cammino. Ogni anno, in Avvento o in Quaresima, la
prima comunità evangelizza in Parrocchia.
Inoltre posso dire di aver visto giovani interrogarsi seriamente sulla propria vocazione alla vita consacrata o
al matrimonio; giovani coppie di sposi aprirsi alla vita e,
sia pure nella precarietà fisica ed economica, accogliere
con gioia i figli che Dio ha mandato loro. Ho visto sposi perdonarsi reciprocamente da gravi peccati, vedere
ricostruito dal Signore il loro matrimonio e riaprirsi alla
vita generando figli che altrimenti non sarebbero mai
nati. Ho visto anziani spendersi per l’evangelizzazione,
vegeti e rigogliosi, come dice il salmo 91; fratelli di comunità entrare nella sofferenza e nella malattia benedicendo Dio. Sono stato infine testimone di morti sante.
Conosco bene questi fratelli e sorelle, ne ho toccato con
mano le debolezze e i peccati, e posso affermare con
certezza che tutto questo non viene da loro!
Quali sono i frutti più significativi?
Nella nostra pur piccola realtà c’è stata una vocazione
sacerdotale, quella di Don Giulio Barbieri, ordinato dal
Papa Benedetto XVI nel 2007 ed oggi viceparroco a Torbellamonaca. Ci sono due famiglie in missione, una in
aiuto al Seminario Redemptoris Mater del Madagascar e
una seconda in aiuto ai Seminari di Europa e Asia. Una
ragazza è in missione in Austria, a Vienna, in aiuto a
famiglie del Cammino che stanno lì evangelizzando. Una
vedova è in missione presso il Seminario Redemptoris
Mater di Roma.
Cos’è che opera questo cambiamento
nelle persone?
Lo scoprirsi deboli e peccatori, ma, nello stesso tempo,
il sentirsi proprio lì profondamente amati e perdonati da Dio. Questa consapevolezza chiama ogni giorno
all’umiltà e ad uscire dal moralismo, apre alla comprensione e al perdono, riconcilia le persone con la propria
storia e le fa entrare nella gratitudine e nella lode a Dio.
La conversione personale del cuore e, conseguentemente, i carismi che sorgono nelle Comunità – e che
sopra ho un po’ evidenziato – nascono da lì. Quello che
abbiamo ricevuto non possiamo tenercelo solo per noi
stessi. Infine, proprio perché siamo consapevoli che,
nella libertà lasciataci da Dio, possiamo in qualsiasi momento contristare lo Spirito Santo (il vero autore della
conversione) e dare un calcio alla fede ricevuta, cerchiamo di essere fedeli all’ascolto della Parola di Dio,
all’Eucarestia e ai sacramenti, alla preghiera ed alla partecipazione alla vita in Comunità.
effatà
Apriti
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
BUON
CENTENARIO
SAN GIUSEPPE!
I
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
San giuseppe
vorrei incontrarti
fra cent’anni
di Daria Ciotti
T
re Papi, senza saperlo, hanno contribuito a rendere speciale i festeggiamenti per il centenario della Basilica di S. Giuseppe al Trionfale, coinciso con la festa del Santo Patrono della nostra Parrocchia, S. Giuseppe, il 19 marzo. Papa Pio
X, che all’inizio del 1900 ha chiesto all’allora giovanissimo Luigi Guanella di costruire la Basilica che ancora oggi accoglie
la nutrita comunità cristiana che la frequenta. Papa Giovanni Paolo II, che tanti anni fa l’ha lasciata al Cardinal Severino
Poletto, che ha celebrato la Messa solenne del 19 marzo, come titolo cardinalizio. E Papa Benedetto XVI, che lo scorso 12
ottobre in Piazza San Pietro, di fronte a migliaia di fedeli, ha canonizzato Don Luigi Guanella, che la Basilica l’ha fondata,
costruita e inaugurata.
Da quel 19 marzo 1912 quante cose sono
cambiate? L’insieme di baracche è diventato
un quartiere ordinato, al quale Don Guanella
“ha regalato una consistenza di comunità cristiana, che dopo 100 anni rappresenta il frutto
di 100 anni di lavoro di preti, suore e fedeli che
hanno reso questa comunità così speciale”.
A chi appartengono questi pensieri? Al Cardinal Severino Poletto, che dopo tanta attesa
quest’anno è riuscito a presenziare nuovamente la tradizionale processione di San Giuseppe per le vie del quartiere, preceduta come
sempre dalla Banda della Gendarmeria Vaticana e da un gruppo di luigini in costume
scelti fra i bambini della parrocchia.
Sentita ed emozionante l’omelia del Cardinal Poletto dopo il Vangelo secondo Matteo,
narrante l’episodio dell’annuncio a Giuseppe
da parte dell’Angelo del Signore della sua
imminente paternità. Il Cardinale ha voluto
sottolineare non solamente l’importanza che
la Parrocchia riveste per lui, in quanto lascito
cardinalizio di Papa Giovanni Paolo II, ma anche la sua gioia per il “doppio festeggiamento
del centenario della fondazione della basilica e
per la canonizzazione del suo fondatore, Don
Luigi Guanella. Mi fa sempre piacere essere
16
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
qui - ha detto - ma in questa occasione e per
queste ragioni, quest’anno lo sono ancora di
più”.
La Santità di Giuseppe, tema centrale
dell’Omelia del Cardinal Poletto, “si traduce in tre aspetti fondamentali: l’obbedienza
silenziosa alla volontà di Dio; la tenerezza
amorosa nei confronti della sua sposa, Maria;
l’aver fatto da padre al Verbo incarnato, Gesù.
Giuseppe è l’uomo che ha sempre creduto in
Dio e noi, per quanto nella nostra “povertà”,
dobbiamo imitarlo, prendere ad esempio la
sua fede. E partecipare, alla vita parrocchiale ed all’Eucarestia: solo così la comunità si
santifica e cammina verso il progetto di Dio”.
Un invito (alla partecipazione) decisamente accolto dalla comunità parrocchiale di
San Giuseppe che non solo lunedì 19 marzo, ma a partire dal sabato precedente, ha
preso parte alla tre-giorni di festeggiamenti
per la solennità del Santo Patrono. Il sabato pomeriggio l’apertura delle danze con la
prima biciclettata per le vie del quartiere,
alla quale hanno preso parte fedeli di tutte le
età, mamme e figli, nonne e nipoti, ognuno
col suo “fratino” giallo limone a pedalare per
le strade colorate di mille colori e rese più
allegre dal vociare degli improvvisati ciclisti.
Ed ancora in oratorio gli stand gastronomici e di artigianato, che hanno aperto i
battenti nel tardo pomeriggio in attesa dello
spettacolo musicale della sera, presentato
da Roberta Moretti, co-direttrice del coro che
anima la Messa domenicale delle 10.30 che
si è improvvisata “anchorwoman”, con enorme successo a dirla tutta. Un concerto con
tutte le carte in regola, al quale hanno preso
parte (nella prima metà) alcuni dei bambini
partecipanti al programma musicale “Ti lascio una canzone” presentato da Antonella
Clerici, e concluso poi dal gruppo emergente
Progetto G, specializzato nelle cover delle più
belle canzoni dei Negramaro, e della cantante
Giorgia. Come sempre disponibile per tutti gli
“avventori” lo stand gastronomico specializ17
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
zato nella preparazione dei tradizionali hot
dog, panini con salsiccia ma, soprattutto, con
l’amata porchetta di Ariccia. Mentre domenica, a partire dalla tarda mattinata, ancora
stand con prodotti di artigianato, bigiotteria
e oggettistica per la casa, oltre che etnica.
Non soltanto, finalmente aperte le bancarelle
con i giochi: la pesca di beneficenza nei locali
della Pia Unione del Transito di San Giuseppe,
lo stand dei pesci rossi (assalito dai bambini
che hanno fatto incetta di animaletti), lo stand
delle piantine, della pesca con i regali per i
più piccini, ma soprattutto… la vendita dei
bignè di San Giuseppe (fritti, al forno, per
tutti i gusti) molto attesa da tutti i presenti.
Un’altra intensa giornata di festeggiamenti,
una domenica come non se ne vedono tutte
le settimane, preludio di un giorno di festa, il 19 marzo, che sebbene quest’anno sia caduta di lunedì ha visto la partecipazione di centinaia e centinaia di parrocchiani e abitanti del quartiere. La fila, fuori al cancello, un’impressionante mole
di gente ansiosa di prendere parte alla festa. In un giorno lavorativo, quando è verosimile pensare che la partecipazione
sia ridotta all’osso. Hanno certo contribuito, un po’ più prosaicamente, le frittelle, le tradizionali frittelle che il gruppo delle
mamme dell’Oratorio tutti gli anni preparano con le loro mani e che sono diventate ormai il segno distintivo della festa di
San Giuseppe. Tutto come da programma: la processione, la Messa, le frittelle… e il palo della cuccagna, ancora un
concerto e ancora tanti stand, presi di mira ancora una volta da tutti i partecipanti alla festa, che hanno comprato tutto,
che hanno mangiato tutto, che hanno vinto tutto. E per concludere in bellezza, l’ormai tradizionale spettacolo pirotecnico
che da qualche anno chiude i festeggiamenti per la solennità di San Giuseppe. Una mezz’oretta di fuochi d’artificio belli
come non mai, che hanno tenuto tutti i partecipanti con il naso all’insù, incapaci di guardare altrove, incantati dalla magia
dei fuochi e dei giochi di luce che hanno colorato il cielo dell’Oratorio. E soprattutto, nonostante un cielo plumbeo e carico
di pioggia, tipico ormai del 19 marzo, non una goccia ha rovinato la festa. Perché in fondo, San Giuseppe è anche questo,
una giornata speciale, dove tutto può succedere, anche quello che non ti aspetti.
D. C.
come eravamo
San giuseppe
negli aneddoti e nei ricordi di un parrocchiano doc
di Ilaria Jachini
«N
on ho cent’anni come la Parrocchia ma diciamo che la sua storia e la mia vanno di pari passo dal 1935». E’ Vittorio
Cristofani a parlare, uno di quei parrocchiani “fedelissimi” il cui viso fa ormai parte del panorama a noi tutti familiare
della nostra amata Comunità. E’ lui uno di quei “personaggi” che sono la memoria storica del S. Giuseppe a cui chiediamo
nell’anno del Centenario di ricordare quei particolari non riportati nelle cronache ufficiali e che con il loro servizio hanno
reso una bella avventura questi primi cento anni di storia.. Abbiamo provato a ricordare un passato fatto di volti -appuntoIV
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
di nomi e di aneddoti; ma anche a capire cosa potrebbe cambiare se guardassimo finalmente indietro invece di voler per forza andare avanti.
«Quanti giovani c’erano! Tra circ.ne trionfale e Via Paolo Sarpi c’era solo la
costruzione della Basilica e dell’oratorio. Oltre c’era il Monte Ciocci, sterpaglie
e campagne dove andavamo a prendere l’argilla. Quindi San Giuseppe era il
centro della vita del quartiere. Qui si faceva sport, si riceveva l’educazione sociale e religiosa; qui, con le sorelle degli amici magari, ci si fidanzava e qui si
tornava per essere salutati. Alla nostra epoca -spiega Vittorio- non c’erano tutte
le distrazioni e gli impegni di adesso. Si era semplici e si aspettavano le feste
e le partite di pallone come degli eventi speciali. Si provava anche ad entrare
nell’Oratorio femminile delle Figlie di Maria ma quello era più chiuso di una
cassaforte!!!» .
Ma torniamo indietro con ordine: i ricordi vengono giù a raffica, si affastellano
in un turbinio di nomi, di date.«Sono nato nel 1935 e sono stato battezzato qui
e...tutto il resto! Quando è iniziata la guerra e Roma è stata invasa l’Oratorio,
che si chiamava di San Luigi Gonzaga, era per noi bambini e per i genitori un’oasi di pace e serenità, dove essere al sicuro
dalla violenza che fuori impazzava. Eravamo divisi in Oratorio maschile e femminile ma qualche sorellina, come la mia,
riuscivamo a nasconderla sotto i tavolini quando mangiavamo. E i sacerdoti facevano finta di non accorgersene». Roma
era alla fame allora ma i preti del San Giuseppe, che all’epoca erano talmente tanti -ricorda Vittorio- da«riempire tutte
le stanze dell’ultimo piano dell’edificio», seguivano i bambini
e i ragazzi da vicino.«Come quel giorno in cui don Giovanni
Colombo venne col campanaccio -e qui la risata esce spontanea- nell’androne di casa a scampanare e gridare il mio
nome. Avevo quasi 8 anni e non ero più andato a catechismo
perché i soldi per organizzare la festa della Prima Comunione
non c’erano. Mia madre e mio padre dovettero cedere alle
scampanate di don Colombo perché promise che mi avrebbe
fatto vestire lui di tutto punto, E così fu. Ero bellissimo vestito
di bianco!». E continua:«Noi bambini eravamo entusiasti, divisi
in Oratorio San Luigi e Associazione del Sacro Cuore, l’Azione
Cattolica, ma quelli erano dell’elite e noi, che li invidiavamo,
ci vedicavamo sui campi di calcio: certe botte!».«Mi ricordo
-e qui lo sguardo si incupisce- che per avere qualcosa da
mangiare in più andavamo con alcuni compagni dell’Oratorio
a comprare i gelati per i tedeschi del quartier generale di Viale
Angelico. Andavamo alla gelateria di V.le Giulio Cesare e loro
in cambio ci davano dei pezzi di pane nero di segale. Pensa
che pazzi che eravamo. Se lo avesse saputo don Colombo!!!».
Nei ricordi “a raffica” di Vittorio un nome compare in continuazione e lo sguardo si riempie di sincero affetto e nostalgia. E’
quello di Virginio Valeri,«un vero sant’uomo di Dio».«Fu lui
-spiega Vittorio- a seguirci come responsabile laico. Arrivò a
costruirci un calcio balilla con i manici di scopa, tutto di legno, quando ancora non era stato inventato. Era Valeri che ci
seguiva amorevolmente anche nello Sport e che ci accompagnava a ricevere all’ora del vespro la benedizione con il Santissimo. Ci mettevamo davanti al Sacro Cuore che prima era dove ora è san Pio X. E chi era stato più buono riceveva una
copia del mitico “Vittorioso”, un giornaletto molto ambìto tra i ragazzini. Bei tempi!».A parte l’Oratorio non c’era niente. Ma
V
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
questo bastava!«Era tutto più puro. La gente rispettava le regole e aveva timor di Dio, quello vero! Don Colombo se vedeva
una donna non vestita adeguatamente, anche d’estate, dal pulpito la mandava a casa a suon di scampanate!».
Nel dopoguerra si imboccò un periodo di rinascita. E Vittorio continua:«aspettavamo la festa di San Giuseppe con un’ansia
incredibile. Subito dopo la guerra, Via Andrea Doria -che era ancora un limite del quartiere perché la fontana di Piazz.le
degli Eroi la inaugurò il presidente Einaudi più tardi- si riempiva di bancarelle e ogni via profumava del fritto di ciambelle e
zeppole. La banda suonava per giorni: ti svegliava al mattino e alla sera ancora suonava. Alla processione c’era un mare
di gente: la statua usciva quando l’inizio della processione stava già per rientrare -e ride-. Quanta gente! E si pregava
incessantemente facendo un giro lunghissimo, come quello di quest’anno. Ma i luigini non erano vestiti di nero e bianco
come quelli “moderni”». Ma questi -ribatto- erano di san Luigi Guanella, finalmente! Glielo spiego, ma non è convinto. E
continua:«fu in quel periodo, dopo la guerra, che divenni chierichetto, Allora c’era una messa ogni 45 minuti, un servizio
mica da ridere! Avevamo i turni organizzati e chi capitava all’ultima Messa prima del pranzo beccava pure qualche dolcetto.
L’organizzazione -spiega con fierezza- era ferrea. Don Aristide Mainardi ci teneva in stretto ordine gerarchico. Avevamo
anche il papa dei ministranti!!».
La mente corre a quei giorni di speranza in cui il buio della guerra era svanito per far posto alla serenità pur nella difficoltà
della ricostruzione:«Avevamo due squadre di calcio in parrocchia: la ARDENS dell’Oratorio e la Vigor dell’Associazione Sacro
Cuore che poi fece una squadretta di ragazzini, la VIGORINA. E ci si scontrava anche con Santa Maria delle Grazie ma vincevano quasi sempre loro! La domenica organizzavamo i pellegrinaggi, a volte alla Madonna del Tufo. Si andava in pulman,
quando andava bene, e a volte con i camion con sopra le panche di legno buttate a caso, quando andava male! Certo il
viaggio non era facile ma si faceva tutto con gioia!». Poi anche Vittorio è diventato un animatore:«accompagnavo i ragazzini
in colonia con don Peppino Campopiano. Portavamo bambini e i gruppi giovanili a Villa Ruffinella, di proprietà del prinicipe
Lancillotti, a Frascati. E poi a Santa Severa, dove le suore mi davano da assaggiare prima il pranzo. Abbiamo fatto tanto del
bene!». E in un moto di orgoglio:«ma lo sa che i platani in fondo all’Oratorio li ho piantati io?». E chi scrive non dubita, vista
la solidità di quest’uomo intelligente e arguto, capace di regalarci un pezzo della nostra storia sul filo dei suoi tanti ricordi.
I. J.
un anno di grazie
...se solo...
di don W. Bogoni
I
n occasione dell’Anno Centenario dell’Istituzione della Parrocchia dedicata al “Transito di San Giuseppe al Trionfale”, avvenuta
il 24 maggio del 1912 per decreto di Papa
San Pio X , il Parroco ha chiesto, tramite la
Penitenzieria Apostolica, al Santo Padre di
concedere L’INDULGENZA PLENARIA, a tutti
i fedeli cristiani che visiteranno la Basilica
dal 24 MAGGIO 2012 AL 19 MARZO 2013.
In questo speciale anno di grazia, mediante
l’acquisto dell’indulgenza plenaria, si vorrebbe che della misericordia di Dio ne potessero
20
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
beneficiare non solo i fedeli della parrocchia ma anche
quanti nella città di Roma sono devoti di san Giuseppe.
A tale scopo il presbiterio parrocchiale della Basilica,
predisponendo di un buon numero di sacerdoti per le
Confessioni, programmerà nel corso dell’anno e in
occasione delle festi più importanti, solenni e curate
Celebrazioni Penitenziali, certi – come ha ricordato
Papa Benedetto XVI - “che la nuova evangelizzazione, parte anche dal Confessionale; parte cioè dal
misterioso incontro tra l’inesauribile domanda dell’uomo, segno in lui del Mistero Creatore, e la Misericordia
di Dio, unica risposta adeguata al bisogno umano di
infinito”. I pellegrini che entreranno in Basilica, una
volta al giorno potranno lucrare dell’indulgenza, che
ovviamente può essere applicata non solo per i vivi ma
anche per le anime dei fedeli defunti in Purgatorio, se,
oltre l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato anche
veniale, osserveranno le solite condizioni: confessione
sacramentale, per ottenere il perdono dei peccati; comunione eucaristica, per essere spiritualmente unito a
Cristo; e preghiera secondo le intenzioni del Sommo
Pontefice per rafforzare il legame con la Chiesa. (Le tre
condizioni possono essere adempiute parecchi giorni
prima o dopo le opere prescritte ; tuttavia è conveniente che la comunione e la preghiera per il papa siano
fatte nello stesso giorno, in cui si compie l’opera). I
dettagli delle condizioni per poter lucrare delle Indulgenze saranno comunicati più avanti, ora è importante chiedersi: che cos’è l’indulgenza?
La legislazione sulle indulgenze nella Chiesa
Cattolica sta nel Diritto Canonico, ai canoni 992997.
L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi per quanto riguarda la
colpa (per i quali cioè si è già ottenuta l’assoluzione confessandosi).
L’indulgenza è una remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della
Chiesa, la quale, come ministro della Redenzione, con la sua autorità, dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di
Cristo e dei santi. “L’indulgenza è parziale o plenaria a seconda che liberi in parte, o in tutto, dalla pena temporale dovuta ai
peccati” (Paolo VI, Costituzione Apostolica Indulgentiarum doctrina, 1967).
La Chiesa dispensa le indulgenze in forza del suo unico tesoro: i meriti di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi. Lo fa in merito
al potere di legare e sciogliere, che Gesù dette a Pietro: “Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli; tutto ciò che avrai legato sulla
terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli” ( Mt, 16, 19).
Nella Comunione dei Santi, “tra i fedeli che già hanno raggiunto la Patria Celeste o che stanno espiando le loro colpe in Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità e un abbondante scambio di tutti i
beni” ( Paolo VI, Indulgentiarum doctrina, 1967). Ricorrere alla Comunione dei Santi permette al peccatore di essere purificato
rapidamente e con più efficacia dalle pene del peccato.
VII
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
Cos’è necessario per ricevere l’indulgenza
Per ottenere le indulgenze il fedele deve essere:
•battezzato, poiché l’atto di giurisdizione delle indulgenze
può essere esercitato solo su chi appartiene al Corpo
mistico di Cristo, che è la Chiesa;
•non scomunicato, in quanto se lo fosse non potrebbe
partecipare né alle indulgenze né alle pubbliche preghiere della Chiesa;
•in stato di grazia, perché il debito della pena temporale si
può cancellare dopo la cancellazione della colpa e della
pena eterna per mezzo della confessione sacramentale;
•intenzionato ad ottenere l’indulgenza, poiché il beneficio
non può essere concesso a chi non lo vuole.
24 Maggio 2012
ore 17.00 - 18.00
ore 18.30
ore 19.30
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
Come si ottiene
un’indulgenza?
Come prima cosa deve effettuarsi il totale distacco dal peccato, anche quello veniale; se manca questa fondamentale condizione di distacco totale dal peccato e del sincero
pentimento, l’indulgenza non sarà plenaria, bensì parziale.
In secondo luogo è necessario confessarsi, fare la comunione, pregare secondo le intenzioni del Papa e compiere
l’atto a cui la Chiesa annette l’indulgenza, come per esempio, visitare una Basilica…
DUNQUE UNA PIOGGIA DI GRAZIE. SÌ!
SE… SOLO… CI CONVERTIAMO
A cento anni dalla dedicazione della Parrocchia al Transito di San Giuseppe,
ha inizio l’Anno di grazie dell’Indulgenza plenaria.
Adorazione eucaristica
S.Messa Solenne
Presentazione dell’autobiografia di don Guanella (Sala Bacciarini)
A seguire Buffet
il centenario in
oratorio
di Gianicola Cusanno
I
l 30 maggio dello scorso anno nasceva un nuovo organismo associativo
e oratoriale che avrebbe accompagnato e coordinato tutte le iniziative
del nostro oratorio (Oratorio San Giuseppe al Trionfale-ANSPI). Nell’ultimo
numero di questa rubrica don Tommaso ha ben rappresentato lo spirito
aggregativo e l’entusiasmo che traspare dietro questa nuova realtà della
nostra parrocchia. In questi mesi tanto si è fatto, concretizzando i propositi
dei soci fondatori .
E così, il carnevale e san Giuseppe sono stati organizzati con l’ausilio della
nuova associazione; la recente occasione dei festeggiamenti di San Giuseppe ci ha maggiormente permesso di lavorare al fianco dell’organizzazione
parrocchiale per creare una festa di condivisione e coinvolgimento con il
quartiere. La biciclettata, che ha “aperto” le iniziative oratoriane in occa-
22
sione della festa, è stato il simbolo del nostro proiettarsi
nel quartiere. Riempire le principali vie della nostra
parrocchia con le nostre pettorine gialle è stata una
pacifica invasione del nostro entusiasmo.
E gli artisti di strada, i concerti e i rinnovati stand hanno confermato la nostra volontà di essere sempre più
ombelico vitale della pastorale giovanile della nostra
parrocchia. Una conferma dell’apprezzamento di queste
due iniziative itineranti (biciclettata e artisti di strada) è
stato lo stupore della gente; le espressioni, l’interesse
e l’attenzione dei passanti e dei parrocchiani è stato lo
23
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
specchio del successo della nostra idea di condivisione. Lo slancio verso gli altri e le mani protese verso il territorio,
eredità che ci portiamo dal carisma di San Luigi Guanella, vogliono essere un marchio distintivo del lavoro futuro. E
così, magari barcollando come un neonato che muove i suoi primi passi, l’associazione sta crescendo. Attraverso le varie
iniziative che hanno scandito l’anno di attività, sta cercando di entrare nei cuori di tutti quelli che come noi vogliono prima
di tutto “l’educazione integrale dei bambini, dei ragazzi e dei giovani del nostro quartiere”.
Ma il cambiamento non è un fenomeno unilaterale. Non si cambia il mondo se prima non si cambia dentro di se. E così non
si cambia il modo di pensare l’oratorio, gli spazi, le dinamiche educative e le attività sportive se non ci si mette in gioco;
penso sinceramente che “il nuovo” deve essere spunto per il nostro cambiamento ma che dal nostro cambiamento esso
prende contemporaneamente vitalità. Quindi rinnoviamo il nostro entusiasmo e lasciamoci contagiare … e soprattutto contagiamo per fare in modo che l’oratorio divenga veramente, come recitava il titolo della nostra rubrica nello scorso numero,
il “nuovo centro propulsore per il quartiere!”.
G. C.
X
FOCUS
26
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
FOCUS
BASILICA DI S. GIUSEPPE AL TRIONFALE
ESSERE FAMIGLIA
di Ilaria Jachini
IL CALVARIO
DELLA FAMIGLIA
Anche le Istituzioni Europee all’“attacco” della
famiglia tradizionale...
L
a famiglia tradizionale, concepita da Dio come nucleo
fondante l’Umanità, è in agonia. Lo hanno deciso le
spinte al laicismo presenti nell’Unione Europea. E’ nel corso di questo anno infatti che a livello comunitario si sta
ridisegnando il concetto giuridico di famiglia allargato alle
persone dello stesso sesso; per questo, dopo il semaforo
verde del Parlamento di Bruxelles per il riconoscimento delle coppie omosex, Papa Benedetto XVI per la prima volta
ha affidato ad una coppia di sposi l’incarico di scrivere
le meditazioni della VIA CRUCIS trasmessa in mondovisione dal Colosseo la sera del venerdì santo. Gli autori delle
meditazioni si chiamano Anna Maria e Danilo Zanzucchi,
81 anni lei e 90 lui, sposati da quasi sessant’anni, coppia
felice e carismatica. Assieme a Chiara Lubich sono tra i
fondatori del Movimento dei Focolarini.
«Quando abbiamo ricevuto la notizia di essere stati incaricati dal Papa di scrivere la Via Crucis, abbiamo capito che
Gesù ci chiamava a partecipare più profondamente alla Sua
Passione» hanno commentato alla stampa i due autori. Per
comporre le meditazioni richieste dal Santo Padre -continuano i coniugi Zanzucchi- «abbiamo immaginato cosa
deve aver passato Gesù quel giorno, proprio come uomo».
In questo itinerario ideale è maturata la convinzione di fare
degli esempi concreti, di mettere in rilievo i «momenti dolorosi» che molte famiglie stanno attraversando. «Per esempio - spiegano- la stazione del Cireneo: questo chinarsi al
dolore di un parente, fare il possibile per sollevarlo. Oppure
l’incontro di Gesù con la Madre, la compartecipazione.
Sono episodi che parlano di momenti veri, vivi nella famiglia». Insomma la «Via Crucis è una realtà viva».
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effatà
Apriti
«Noi vi abbiamo trovato anche analogie con momenti della
nostra esperienza: per esempio la calunnia o l’incomprensione che ogni cristiano osservante riscuote nell’ambiente
di lavoro una volta fatta la scelta di vivere con radicalità
il Vangelo». Anna Maria e Danilo osservano sconvolti i
mutamenti sociali che stanno introducendo un concetto di famiglia diverso da quello “disegnato” per l’uomo
dal Creatore. Alla famiglia composta da un uomo e una
donna uniti in matrimonio si sta pian piano facendo spazio
una nuova realtà formata da persone dello stesso sesso.
Non riescono a trattenere l’incredulità. «E’ una cosa do-
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lorosissima, abbiamo l’impressione che stiamo rovinando
l’infanzia dei bambini, l’impressione che si rovini la natura
dei nostri figli, perché non c’è più niente di naturale, nel
senso di ciò che Dio ha creato, nella sua purezza, nella
sua integrità. Tutto questo è rovinato, deturpato, negato,
stravolto. Questa situazione che si è venuta a creare è
la Via Crucis della famiglia». E guardando alla Croce di
Gesù, anche noi come famiglia, sposi, genitori e figli stiamo
imparando ad amarci e ad amare, a nutrire tra noi quell’accoglienza che dona se stessa e che sa essere accolta con
riconoscenza. Che sa soffrire, che sa trasformare la sofferenza in amore.
E c’è poi l’infedeltà.
Quel buio che entra nelle coppie quando il giuramento fatto
davanti a Dio viene violato: «Non poche delle nostre famiglie
soffrono per il tradimento del coniuge, la persona più cara.
Dov’è finita la gioia della vicinanza, del vivere all’unisono?
Dov’è il sentirsi una cosa sola? Dov’è quel “per sempre”
che ci si era dichiarati -si chiedono i due anziani sposi nelle
meditazioni-? «GuardarTi, Gesù, il Tradito, e vivere con
Te il momento in cui crolla l’amore e l’amicizia che
s’erano creati nella nostra coppia, avvertire nel cuore
le ferite della fiducia tradita, della confidenza smarrita,
della sicurezza svanita. GuardarTi, Gesù, proprio ora
30
APRI
che vengo giudicato da chi non ricorda il legame che
ci univa, nel dono totale di noi stessi. Solo Tu, Gesù,
mi puoi capire, puoi darmi coraggio, puoi dirmi parole
di verità, anche se fatico a capirle. Puoi darmi quella
forza che mi permette di non giudicare a mia volta,
di non soccombere, per amore di quelle creature che
mi aspettano a casa e per le quali ora sono l’unico
appoggio».
L’attacco che la Famiglia sta subendo è quindi neutralizzabile solo guardando a Cristo e alla famiglia di Nazareth.
Nelle meditazioni si legge: «La cosa migliore da fare,
Gesù, è venirTi dietro, essere docili a ciò che ci chiedi.
Tante famiglie lo possono confermare per esperienza
diretta: non serve ribellarsi, conviene dirTi di sì, perché
Tu sei il Signore del Cielo e della Terra. Ma non solo
per questo possiamo e vogliamo dirTi di sì. Tu ci ami di
amore infinito. Più del padre, della madre, dei fratelli,
della moglie, del marito, dei figli. Ci ami di un amore
che vede lontano, un amore che, al di là di tutto, anche
della nostra miseria, ci vuole salvi, felici, con Te, per
sempre.» E’ vero, è un momento storico duro, cruciale,
per chi della famiglia ha fatto il “progetto” di vita. Ma solo
Cristo è il collante dell’unità, il faro nel buio, l’unico vero
testimone di coerenza e verità!
effatà
Apriti
IL TUO
ESSERE FAMIGLIA
CUORE
&di solidarietà
la mensa
di Valentina Giulio
Suor Antonietta
C
lochard d’Italia: il 73% sono uomini; il 27% donne.
Italiani e stranieri. Tra questi, numerosissimi i nord
africani: da Marocco, Eritrea, Egitto, Somalia, Algeria e Tunisia. Ma anche molti provenienti dall’est Europa. Vivono
per la strada, senza servizi, esposti al freddo, alla fame.
Tutti i giorni, sotto gli occhi di tutti. Spesso mendicano, o si
adattano per come possono. Parliamo di più di un milione
di persone nel nostro Paese; circa 75.000 i clochard che
vivono soltanto nelle stazioni ferroviarie, luoghi privilegiati,
perché qui c’è più calore d’inverno, riparo sicuro dalla pioggia e tanta gente di passaggio.
E’ questa la mappa dei “barboni” d’Italia stilata dall’ONDS, Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà
che nell’indagine “Mind the gap, oltre la Linea Gialla” ha
individuato nell’anno 2011 il numero medio di presenze,
la variazione nelle diverse fasce orarie e le abitudini dei
senzacasa di casa nostra. Prima sorpresa: sono, per il
54%, persone giovani, tra i 18 ed i 40 anni. In molti casi
hanno alle spalle storie di abbandono, perdita dei legami
socio affettivi, espulsioni dal contesto sociale, economico
e lavorativo. Vite senza orizzonti, senza cittadinanza.
Si parla di giovani tossicodipendenti, donne abbandonate,
anziani, ex carcerati, deospedalizzati, spesso affetti da patologie psichiche. E poi ci sono gli immigrati, che hannolasciato le famiglie e il proprio Paese d’origine per bisogno
in cerca di un futuro migliore, e che per arrivare qui hanno
già superato momenti durissimi. Insomma c’è la povertà
propriamente materiale, la mancanza di una casa, di un
PANE E PARADISO
“Pane e Paradiso” è uno degli slogan attorno al quale don
Guanella ha imbastito, cucito il vestito di tutta la sua vita, la
sua missione. Con questa sintetica e folgorante espressione
si sono riempiti tanti volumi nella letteratura guanelliana;
essa sta ad indicare che ogni azione educativa persegue il
suo scopo se porta ad incontrare Dio; meglio ancora ogni
incontro con Dio, soprattutto nell’eucaristia è fonte sorgiva
di autentica carità. Don Guanella si sentì fin da subito inviato, spinto ai poveri, dall’amore eucaristico. L’Eucaristia fa
“vedere oltre”, allarga gli orizzonti, fa “vedere lontano”. Essa
è in grado di formare uomini capaci di relazioni, di fare comunione e di produrre comunione, persone capaci di amare i poveri e di
aiutare il mondo a passare dall’economia del possesso a quella del dono. Due “segni” che sottolineano questo percorso pedagogico
e di evangelizzazione li possiamo trovare anche nella nostra parrocchia. Il primo è visibile nell’altare laterale di destra della nostra
Basilica, dedicato a san Luigi Guanella, dove si può ammirare uno stupendo mosaico dal titolo: “Pane e Paradiso”, in cui viene
rappresentato don Guanella nel movimento, nel gesto di “prendere” il pane dalla cesta – tale infatti è la forma del tabernacolo -,
contenente il pane divino dell’Eucaristia e donarlo, “trasformato” in pane di sostentamento, nutrimento, e di promozione umana, ad
alcune figure che rappresentano il popolo dei poveri di don Guanella. La carità cristiana dunque, questo amore divino diffuso nel
cuore del cristiano, si riconosce nella raffigurazione musiva, come un movimento che attinge al cuore di Dio-Padre che si incarna
nel Figlio suo Gesù, e si riversa in continuazione sulle ferite dell’uomo. Il secondo segno del binomio inscindibile di “pane e paradiso”
è raccontato da un’esperienza, piccola, ma significativa. Ogni lunedì mattina dalle ore 11.00 alle ore 12.00 alcuni volontari preparano dei cestini, che contengono un pranzo semplice ma cucinato con cuore e una preghiera; poi altri volontari lo distribuiscono ai
nostri poveri di strada accompagnandolo con un sorriso. Una carità che si fa itinerante, che è movimento; ancora un piccolo seme
che aspetta di dare frutti ma abbiamo fiducia nella Provvidenza. Dare fa bene a chi lo fa e a chi lo riceve e dare cibo e Cielo e’ una
bellissima opportunità di amare.
L. M.
effatà
Apriti
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CUORE
Lucia e le mitiche signore
Carmelo, suor Antonietta e Eleonora
Il team dei cuochi
APRI
reddito, ma anche quella legata alle relazioni sociali,
una famiglia, degli amici.
Per molti si tratta una condizione transitoria; anche se
poi non tutti lasciano la strada. E per quanto siano numerosi e attivi sul territorio, strutture e alloggi di prima
accoglienza non riescono ad accoglierli tutti.
Le mense di solidarietà sono piene ogni giorno, presso
le grandi strutture e spesso presso le parrocchie nei
diversi quartieri della città. Siamo in una società che
consente che ci siano persone che vivono per strada,
ai margini, invisibili. Come in diversi altre zone della
nostra città, anche da noi c’è chi si dà tanto da fare:
nella nostra parrocchia è attiva da anni una mensa di
solidarietà, animata dal calore e dalla volontà di tanti e
gestita da una piccola-grande donna: suor Antonietta.
Sempre sorridente e tranquilla, la dolcissima suor Antonietta parla con la sua voce sottile e gli occhi pieni di
luce, e ci racconta alcune tra le mille storie di incontro,
amore e accoglienza che sono avvenute in tutti questi
anni di attività: «alcuni sono nuovi, occasionali, ma ci
sono anche persone che conosciamo da anni: c’è Carmelo, professore di filosofia, e Angelo che è timido ma
suona benissimo il pianoforte. Abbiamo un piano, e lui
si ferma sempre a suonare, prima o dopo il pranzo. E
Giuseppe, che ha avuto l’encomio al Comune anni fa
per aver trovato e restituito un portafoglio smarrito». I
volontari sono entusiasti, e tra loro c’è una grande gara
di solidarietà. «Tutti dovrebbero fare questa esperienza,
è infinitamente ricca». Sono in tanti, e così vengono
organizzati dei turni. Da quest’anno poi c’è un bellissimo gruppo di ragazzi delle scuole superiori, i
licei Seneca e Tacito, arrivati qui grazie alla sensibilità di alcune insegnanti anch’esse volontarie
e al passaparola tra i ragazzi. La cosa più bella è
vederli lavorare tutti insieme, religiosi e laici, di tutte le
età. E ci sono naturalmente i volontari “storici”, quelli
che questa mensa l’hanno costruita e vissuta per anni:
Eleonora, Cesare, Lucia, Teresa, Stefania, Renzo e tanti
altri.. sono davvero tantissimi.
La nostra mensa è aperta la domenica a pranzo,
una volta ogni 15 giorni ma si spera di riuscire
presto ad aprirla ogni settimana. Vengono serviti
mediamente un centinaio di pasti alla volta e tutti
gli ospiti ripartono portandosi via con sé anche un
IL TUO
IL TUO
APRI
CUORE
PANE, amore e...
Parafrasando un famoso film del grande regista Vittorio De Sica, riesco a concentrare in due vocaboli la nostra missione: aiutare i nostri fratelli in Cristo meno fortunati di noi, preparando e servendo loro un pasto caldo. E’ questa una tradizione che si
ripete nel tempo e che io, come volontaria, insieme ad altri operatori/volontari (Teresa, Maria Pia, Claudio, Carla, Rosa, Marisa,
Umberto, Nicola, Renzo, Eleonora, tanto per citarne alcuni) porto avanti con grande entusiasmo. Anche quando ci sono tanti
pasti da preparare, infatti, e la fatica fisica si comincia a sentire, la piccola grande Suor Antonietta ci sprona a fare ancora di
più, trasmettendoci quell’amore che ti impegna a fare sempre di piu’ per il fratello meno fortunato….E quando la domenica
apriamo loro i nostri locali per accoglierli per il pasto ma
anche per una parola di conforto, noi vogliamo far entrare
pacchettino per la cena; durante i periodi di freddo inquello spirito di Carità che mi permette di scorgere dietro
tenso vengono distribuiti sacchi a pelo e coperte per tutti.
ogni volto gli occhi benevoli e grati di Cristo, di quel Cristo
Cesare dice che ogni tanto arrivano fuori orario, o in troppi,
che ci dice “amatevi gli uni e gli altri”... E bello poi sene la situazione diventa difficile da gestire, ed è capitato di
tire con loro la parola di Dio, che i nostri padri spirituali
pensare a chiudere le porte. Ma suor Antonietta dice semdeclamano con il Vangelo del giorno e con una preghiepre «Non si può chiudere la porta in faccia a nessuno,
ra unitaria per la benedizione della mensa, coinvolgendo
perché ognuno di loro è Gesù. Tu chiuderesti mai la
noi volontari con i nostri amici più bisognosi e per questo
porta in faccia a Gesù?» e con un sorriso dolce e disarvorrei ringraziare, a nome di tutti i volontari, Don Wladimante zittisce tutti.
miro e Don Mario particolarmente, ma anche tutti gli altri
Si respira un clima di grande gioia, autentica accoglienza,
sacerdoti che partecipano e ci sostengono. E poi la nostra
ascolto del bisogno e lavoro fatto con amore e dedizione.
cucina casalinga è veramente cibo speciale oltre che per il
La cucina è affidata al nostro chef Claudio, un ragazzo con
corpo anche per la nostra anima ed il nostro cuore perché
passione e competenza che da quando è arrivato a stracondito con la migliore delle salse….L’AMORE!!!!!
volto il menu, proponendo di volta in volta piatti diversi; è
coadiuvato dalle cuoche storiche Lucia e Teresa: c’è parecchio da fare, si cucina sin dal sabato pomeriggio. «Si cerca
di offrire sempre un menù completo di tutto e di variare le
pietanze di volta in volta, c’è molta attenzione su questo
punto“ ci dicono i cuochi; «oltre naturalmente ai menu speciali per i giorni di festa».
Della spesa si occupa suor Antonietta, provvedendo in parte con le offerte in denaro che arrivano; il generoso fornaio
Sandro regala sempre il pane caldo; e per la verdura ci
sono alcuni banchi amici del vicino mercato Trionfale che
non fanno mancare la verdura fresca. Mentre viene servito il caffè caldo a conclusione del pasto, anche questa
domenica Angelo lascia il tavolo per sedersi al pianoforte.
Suonerà per tutto il tempo, fino alla fine. Nel frattempo Carmelo, il professore, si racconta: vita in strada per sei anni,
è stata davvero dura. Anche se lì ha trovato tanti amici.
Oggi abita in una roulotte, e collabora lui stesso al soccorso ai clochard. «Ho imparato che ogni piccola cosa che
si fa, anche piccolissima, è importante» dice Carmelo. Ha
talmente tante cose da raccontare, ed è così interessante
Lucia Carra – volontaria presso la Mensa dei Poveri
stare ad ascoltare: dopo essere stato professore di filosofia,
una serie di vicissitudini sconvolge la sua vita; c’è la malattia, la perdita delle persone care, lo sconforto interiore,
l’abbandono, la perdita di fiducia e di speranza, la ricerca.
«Io camminando ho incontrato quello che non sapevo neanche di cercare. Ho incontrato Dio, negli occhi degli uomini:
ho trovato la verità». Carmelo prosegue dicendo: «Ragazzi
mi raccomando, quando incontrate un povero per la
strada fategli un sorriso, fermatevi e accarezzatelo,
interessatevi a lui: è già moltissimo. Guardatelo negli
occhi. Guardate alla sua anima. È un uomo che ha dignità, anche se povero».
Carmelo, e l’importanza di guardare negli occhi. Non solo
vedere, correndo di passaggio. Ma guardare, e guardare
negli occhi. Per non rendere più nessuno invisibile. Angelo
suona il piano, sembra felice. Sarà l’ultimo a lasciare i locali
della mensa. Perché adesso si chiude, ma si pensa già al
prossimo appuntamento: la prossima volta ci saranno ben
tre compleanni da festeggiare.
Angelo al piano
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effatà
Apriti
effatà
Apriti
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MONDO
missioni
IN VOLO
di Valentina Giulio
Progetto triennale di sostegno scolastico per ragazze e
ragazzi in gravi condizioni di povertà nei paesi di
Tamil Nadu - Karnataka - Andhra Pradesh
SUL
SUL
missioni
IN VOLO
MONDO
INDIA
Promozione Culturale e
Sviluppo Socio Economico
I
l nostro primo volo ci porta in India. Ci vogliono più di
dieci ore di aereo.. pronti al decollo ?
L’India è la più popolosa repubblica democratica del mondo e una potenza emergente secondo gli standards del capitalismo attuale. È anche un paese complesso, attraversato da contraddizioni
profonde. Una repubblica parlamentare federale estesa su un territorio
di circa 3,3 milioni di chilometri
quadrati: secondo stato al mondo
dopo la Cina per estensione e per
numero di abitanti. Una dimensione enorme, anche solo se
considerata in termini assoluti.
Il tasso di crescita della popolazione è dell’1,38% annuo, più
del doppio rispetto alla Cina. È
composta di 28 stati federati e 7
territori dell’Unione, con un popolazione di circa 1,2 miliardi di persone delle quali oltre il 65% con
meno di 35 anni, e il 50% meno
di 25. Il 76% della popolazione vive
nelle zone rurali, mentre la restante parte è addensata nei
grandi centri urbani: New Delhi, Bombay, Calcutta, Bangalore, Chennai, Hyderabad.
L’India è il paese che ha vantato una crescita media annua del prodotto interno lordo (PIL) pari al 6% dalla fine
degli anni 90, ulteriormente consolidatasi con l’inizio del
nuovo millennio; fino ad arrivare a tassi di crescita a due
cifre negli ultimi anni. Rappresenta attualmente il secondo
mercato più trainante del mondo dopo la Cina e possiede
il potenziale più alto di crescita economica al mondo per i
34
prossimi 50 anni, almeno secondo il modello di sviluppo
che conosciamo. Ma la verità è che i numeri del PIL non
restituiscono di certo una fotografia reale della situazione
socio economica di questo paese, persistendo un forte
disequilibrio nella distribuzione della ricchezza. Questa è
infatti concentrata nelle mani dello strato medio alto della popolazione, mentre il divario con le classi più povere
continua a crescere: il 10% della popolazione beneficia
del 33%
del reddito nazionale, con una
percentuale di persone al di
sotto della soglia di povertà
pari al 22% del totale.
Coesistono povertà assoluta
e ricchezza illimitata, tradizione
millenaria e trasformazione continua, crescita economica e analfabetismo: le profonde disuguaglianze sociali ed
economiche sono evidenti e impressionanti. Il
tasso di alfabetizzazione della popolazione indiana
è complessivamente del 64,8% (53,7% per le donne e
75,3% per gli uomini).
L’Opera don Guanella è in India dal 1986. Sin dai primi
anni ha avviato attività sul territorio volte a migliorare le
condizioni di vita dei più poveri e bisognosi, nell’attuazione
del carisma: bambini, anziani e disabili. Ad oggi le missioni
sono presenti in sette sedi, negli stati meridionali del Tamil Nadu, Karnataka e Andhra Pradesh: sono attive case
per disabili, per orfani, attività di assistenza domiciliare e
formazione per disabili, anziani e bambini. Naturalmente
il soccorso ai bisognosi e agli indigenti è prestato a
titolo completamente gratuito; e presso le parrocchie,
che negli anni sono state offerte all’Opera dai Vescovi
locali, sorgono inoltre alcune scuole di base e numerosi
effatà
Apriti
Le baraccopoli alla periferia di Chennai
Golfo del Bengala, Chennai
Classe doposcuola in Cuddalore
Cena dei bimbi del doposcuola alla periferia di Chennai
centri per educazione di bambini e ragazzi: doposcuola, attività integrative specifiche, sport, attività extrascolastiche
(teatro, musica, danza etc.). Di fatto, i guanelliani offrono
a tanti bambini e ragazzi un modello alternativo di vita,
supportandoli nella formazione e nella crescita; è inoltre
attiva da anni la possibilità di adottare a distanza i bambini
assistiti nelle missioni guanelliane, in India come in tutto il
mondo. L’obiettivo del lavoro dei missionari è quello di mi-
gliorare le condizioni di vita delle comunità, perseguito con
energia e tenacia attraverso attività rivolte a beneficio delle
fasce più disagiate della popolazione. I missionari conoscono il territorio in cui operano, girano ogni giorno di casa in
casa e prestano soccorso morale e materiale alle famiglie:
portano sorrisi e aiuto materiale e spirituale, sostegno, calore e coraggio!
Per combattere il fenomeno dell’abbandono scolastico e del
Risaie di campagna vicino Sivagangai
Bambini che giocano a Kumbakonam
effatà
Apriti
35
MONDO
conseguente analfabetismo, è stato poi elaborato nell’anno
2010 un progetto specifico, dal nome “Promozione culturale e sviluppo economico”, realizzato dalla onlus
ASCI Don Guanella. Il progetto ha avuto il via ufficiale nel
2011: i bambini delle comunità più disagiate sono sostenuti nello studio da doposcuola serali con insegnanti dedicati
per le singole materie. L’assistenza scolastica permette di
aumentare il coinvolgimento della comunità intera nella vita
della scuola, favorire l’integrazione sociale e promuovere
la legalità, anche attraverso attività extrascolastiche e di
tempo libero. Ogni giorno, nel tardo pomeriggio, i bambini
si riuniscono nelle case guanelliane per fare i compiti insieme, giocare, pregare, mangiare, fare sport, teatro, danza:
insomma, per crescere insieme.
L’iniziativa è maturata dall’osservazione diretta delle
condizioni sociali ed economiche della realtà locale in
cui sorgono le missioni, in anni di presenza e lavoro sul
territorio.
Bisogna pensare che si lavora in contesti socio-economici
difficili: le singole comunità risiedono in zone rurali, dove
la sopravvivenza delle famiglie è affidata all’agricoltura
di sussistenza o a lavori occasionali, o nelle baraccopoli
alla periferia di grandi centri urbani, dove centinaia di
persone, in fuga dalle campagne e in cerca di un futuro migliore, vivono di espedienti in ambienti degradati e
condizioni precarie.
Il progetto, di durata triennale, è iniziato nell’aprile 2011, in
coincidenza con l’apertura dell’anno scolastico, e ha riscontrato da subito un grande successo: a pochi mesi dall’avvio
coinvolgeva già 506 bambini della la scuola dell’obbligo,
appartenenti alle diverse comunità. I bambini beneficiari
vivono in contesti sociali profondamente disagiati: fanno
parte di famiglie molto povere, spesso vittime dell’usura e
sono soggetti a rischio di abbandono scolastico.
Bisogna considerare che molti di loro lavorano a giornata,
saltuariamente, per contribuire alla sussistenza della famiglia: naturalmente non hanno soldi per acquistare materiale scolastico, spesso non hanno il tempo da dedicare
allo studio, e soprattutto non è raro che, pur trovando
il modo di frequentare la scuola pubblica, manchi loro il
sostegno morale e l’incoraggiamento allo studio da parte della famiglia. In alcuni casi, si tratta di bambini che
hanno ricominciato a frequentare la scuola dopo averla
abbandonata per un periodo.
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DIARIO
della
SUL
missioni
IN VOLO
COMUNITA’
di Maria Pia Di Pietro
In contesti come questi, l’istruzione e l’alfabetizzazione dei
bambini sono una sfida quotidiana. Ma non ci basta: noi
vogliamo donare loro sorrisi, e speranza!
ADOZIONI A DISTANZA
PROPOSTE DI COLLABORAZIONE:
- Esperienza di volontaiato all’estero:
Volontariato estivo
Servizio civile (1 anno)
Missionariato Laico (periodi variabili - minimo 1 anno)
- Sostegno economico:
Adozioni a distanza
Destinazione 5xmille
Donazioni una tantum a sostegno di specifiche
iniziative
volontariato estivo
E’ possibile candidarsi per l’esperienza di volontariato estivo all’estero presso una delle seguenti sedi di missione:
- Batuco (Cile): comunità di disabili
- Thalavadi (Tamil Nadu, India meridionale):
comunità di disabili
- Cuddalore (Tamil Nadu, India meridionale):
casa di accoglienza bambini
- Vatluru (Andhra Pradesh, India meridionale):
comunità di disabili
- Oran (Argentina, nord-est):
comunità di bambini e anziani
Per le destinazioni in Africa (R.D. Congo, Nigeria, Ghana)
contattare l’ASCI Don Guanella Como.
La onlus ASCI si riserva il diritto di condurre un colloquio
con coloro che siano interessati all’esperienza di volontariato estivo all’estero e richiedere la partecipazione ad un
corso di formazione specifico per la destinazione di interesse. Le destinazioni saranno attivate qualora si raggiunga un numero minimo di adesioni.
CONTATTI
Asia - America Latina
00148 ROMA - Vicolo Clementi, 41
Tel.: 06/6575311 - E mail: [email protected]
Referenti: Valentina Giulio e Chiara Fasano
Africa
22109 COMO - Via Tommaso Grossi, 18
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E mail: [email protected]
Referente : Giacomo Manfredi
effatà
Apriti
VI PORTO GESÙ A DOMICILIO
Il ministero straordinario
della Comunione.
un’unione di
dono reciproco
V
i sarà sicuramente capitato di vedere durante le celebrazioni eucaristiche laici, o anche suore, aiutare il sacerdote nel dare l’Eucarestia ai fedeli. Quelli sono i ministri
straordinari della Comunione, ovvero persone, spesso
laiche, che hanno ricevuto un mandato “straordinario” per
poter dare o meglio portare l’Eucarestia. Infatti, il compito del ministro straordinario della Comunione non è tanto
quello di “aiuto” al sacerdote nelle celebrazioni eucaristiche
– per le quali possono essere comunque chiamati per motivi di necessità – quanto di portare Gesù Eucarestia a coloro che sono impossibilitati a partecipare alla SS. Messa. La
loro missione è entrare nelle case “perché non restino privi
della luce e del conforto per questo sacramento i fedeli che
desiderano partecipare al banchetto eucaristico e ai frutti
del sacrificio di Cristo”.
Per ricevere il mandato di ministri straordinari della
Comunione non occorre avere titoli, è sufficiente essere cattolici frequentanti e osservanti, ed essere spinti
da una forte motivazione. È il parroco che, conoscendo
il candidato, fa la presentazione del nuovo ministro per
poi inoltrare la domanda al Cardinale Vicario. Il candidato seguirà quindi un corso del Vicariato e, al termine,
gli verrà dato il mandato che è “straordinario”, perché
a tempo, e può essere rinnovato.
Una volta ricevuto il mandato, attestato anche da un tesserino di riconoscimento, il ministro straordinario della Comunione viene presentato alla comunità ecclesiale e inizia la
sua missione portando Gesù nelle case degli ammalati.
Così è stato anche per me. Volevo fare qualcosa di più concreto all’interno della comunità ecclesiale, qualcosa di utile
per gli altri ma al tempo stesso anche per me, per il mio
percorso di fede. Nella mia mente era vivo il ricordo di mia
nonna, costretta su una sedia a rotella a causa di un ictus
effatà
Apriti
che le aveva paralizzato tutta la parte sinistra del corpo.
Ricordando come era contenta quando la domenica mattina a casa veniva un sacerdote o un ministro straordinario
per “dire” la Messa e comunicarla, ho chiesto e ottenuto
di poter diventare ministro straordinario della Comunione.
Era il 2004.
Da allora a oggi ho portato Gesù a parecchi ammalati, e
molti li ho accompagnati alla casa del Padre. È sicuramente
un’esperienza di dono reciproco perché tu porti loro Gesù
ma loro te lo restituiscono con la loro presenza silenziosa
nella sofferenza. Ed è bello portare il sorriso sul volto di chi
soffre. Non nascondo, però, che a volte è un po’ pesante,
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della
DIARIO
la BELLEZZA
SALVERA’ IL MONDO
COMUNITA’
di Angela Melchionda
La Bellezza
perché comunque hai di fronte persone che soffrono, per i
quali tu a volte rappresenti l’unica figura amica e si sfogano; e si finisce per assorbire le loro sofferenze anche morali. Ma sono attimi. Perché l’incontro con l’ammalato “affamato” di Gesù è anche molto gratificante e al tempo stesso
“imbarazzante” perché non fanno altro che ringraziarti,
quando sono io che devo ringraziare loro per la gioia che ti
contagiano, perché ti danno la possibilità di portare Gesù,
di approfondire la parola di Dio, di confrontarti con loro.
Sì, perché sono ammalati ma spesso lucidi e molti hanno
una fede così forte e radicata, veramente contagiosa. Glielo
dico sempre, al momento della riflessione sul Vangelo della
domenica: loro anche in quel letto, in quella sedia, rinchiusi tra quelle mura possono, anzi danno testimonianza del
Vangelo, semplicemente vivendo con fede e serenità la loro
condizione. Portare Gesù non è soltanto parlare e riflettere
sulla parola di Dio e comunicarsi ma è anche incontrare
l’ammalato nella sua solitudine.
Così quell’appuntamento settimanale diventa per loro anche un incontro tanto atteso per confidarsi, per chiederti
spiegazioni su una bolletta piuttosto che come risolvere un
problema medico o che significa la tale legge approvata dal
Parlamento. Insomma, portare “pane e Signore” come ci ha
insegnato il nostro Santo Don Guanella.
Attualmente seguo tre ammalati cui dedico il sabato pomeriggio o la domenica mattina, ma presto saranno sei perché
c’è necessità. Don Romano, che è il nostro referente, ha
censito circa 30 nuovi ammalati che hanno chiesto di poter
ricevere Gesù. Gli attuali ministri – nonostante siamo un
buon numero – non sono però sufficienti a soddisfare
le richieste. Quindi, se c’è qualcuno che vuole dedicare un po’ del proprio tempo a Gesù portandoLo a chi
non può riceverLo perché impossibilitato a muoversi
da casa, si faccia dono e dia la propria disponibilità a
Don Romano.
Vi assicuro che il tempo dedicato a loro è tempo guadagnato per voi.
dell’arte ci fa immaginare
quanto può essere bello il Paradiso!
L
a meravigliosa riscoperta dei luoghi Santi della nostra
città è stata sorprendentemente molto interessante e
apprezzata dai molti partecipanti, gran parte dei quali si
è già prenotata per la visita successiva! Dopo l’inconsueta nevicata romana, il Signore, per questa Domenica ci ha
donato un clima mite che ci ha permesso di fare una passeggiata tranquilla: un gruppo di circa quaranta persone a
condividere una bella esperienza e molte emozioni. Il nostro
percorso artistico ha mostrato nel suo splendore la bellezza con la quale numerosi artisti del passato hanno voluto
parlare del mistero di Dio, perchè esso potesse essere apprezzato nel corso della storia dalle nuove generazioni. Il
valore e la bellezza di queste opere è davvero inestimabile.
Giustamente, perchè quando parliamo del nostro Creatore
non bisogna fare “economia”, anzi, non è mai abbastanza
quello che l’uomo può offrire al Signore della vita. Il 29
Gennaio siamo andati alla Basilica di S. Maria Maggiore per continuare il nostro percorso sui primi anni
dello sviluppo del Cristianesimo. La Basilica fu eletta da
Papa Sisto III nel V secolo e fu dedicata al culto della Vergine nello stesso secolo in cui durante il Concilio di Efeso
fu riconosciuto il dogma della divina maternità di Maria. La
chiesa è stata realizzata su una struttura precedente e la
tradizione vuole che sia stata la Madonna stessa a volere
questa Basilica, suggerendo in sogno il luogo dove ci sarebbe stato un evento miracoloso. Fu così che nella città di
Roma il 5 Agosto ci fu una insolita nevicata
sull’ Esquilino dove ora sorge l’attuale Basilica. La guida ci ha mostrato lo splendore dei
mosaici dell’abside dove sono rappresentate
scene dell’Antico Testamento e dell’Apocalisse. Ciò che colpisce maggiormente è la
centralità di Cristo perchè, sin dall’ingresso, il
visitatore è attratto nettamente verso l’altare,
dove si dispiega la presenza reale di Gesù. Una
grande emozione davanti a tanto splendore e
a tanto oro e pietre preziose, che contraria-
Preghiera scritta dal famoso campione olimpionico nella pallacanestro rimasto paralizzato nel ‘76 a seguito di
un incidente durante un allenamento.
La preghiera è stata letta dall’autore in sedia a rotelle di
fronte al Papa durante il Giubileo dei malati a Roma.
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effatà
Apriti
effatà
Apriti
mente a quello che spesso si ritiene, indicano l’importanza
della preziosità della casa di Dio. Il lusso e la raffinatezza di
questa Basilica devono far immaginare quanto possa essere bello e “prezioso” il Paradiso. Sotto l’altare maggiore, è
conservata una teca con le reliquie della mangiatoia di Betlemme; in questo luogo, insieme a Don Wladimiro, abbiamo
pregato e ringraziato. All’uscita la “sperduta” (la campana
che suona alle ore 21 come ci ha ricordato la guida) ci ha
salutato. La campana deve il suo appellativo ad un episodio
accaduto nel sedicesimo secolo: una pastorella cieca che
si era persa nei prati dell’Esquilino e non tornava a casa.
Furono fatte suonare le campane di S. Maria Maggiore e
grazie a quei rintocchi riuscì a ritrovare la strada di casa. La
tappa successiva è stata la visita di S. Prassede e S.
Pudenziana che la tradizione annovera tra le prime persone
convertite a Roma dall’apostolo Paolo. Prassede solitamente nascondeva i cristiani perseguitati: la tradizione racconta
che la santa raccoglieva con una spugna il sangue versato
dei martiri in un pozzo sito nella navata centrale della chiesa. Nella cappella del crocifisso, su una parete campeggia
la scritta che in quel luogo siano stati sepolti 2300 martiri
cristiani. Don Wladimiro ha colto l’occasione per farci riflettere sulla santità di queste persone che hanno amato Cristo
fino a dare la vita. Questa realtà che sembra tanto lontana
dai nostri giorni, è ancora oggi molto viva e vera in luoghi
dove la libertà di religione non è permessa e per questo
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la BELLEZZA
SALVERA’ IL MONDO
il TERRITORIO
di Enrico Notarangelo
molti cristiani donano la loro esistenza a Gesù. Grazie a
questa riflessione, davanti a un enorme crocifisso, abbiamo pregato per i martiri di ieri e di oggi affinchè il
loro esempio possa rafforzare e rinvigorire la nostra fede
in Cristo nostro Salvatore. In questa preziosissima chiesa
è conservata anche una piccola colonna che fu portata a
Roma da Gerusalemme e che la tradizione ha stabilito che
fosse quella in cui Gesù fu flagellato. Il nostro percorso
si è concluso alla chiesa di Santa Pudenziana ritenuta
per molti secoli la chiesa cristiana più antica di Roma che
risale al IV secolo. La chiesa sarebbe stata costruita sulla
domus del senatore Pudente convertito da S. Pietro il quale
è vissuto in questa famiglia per ben sette anni. L’intera famiglia di Pudente subì il martirio e i loro corpi furono deposti
nella catacomba di Priscilla. Il nostro percorso artistico ci ha
permesso di apprezzare tre stili diversi di rappresentare il
sacro, tutti a loro modo singolari e interessanti nel gusto e
nel parlare di Dio agli uomini. Con gli interventi del nostro
parroco, abbiamo meditato sul sacrificio dei primi cristiani
affrontato con coraggio e fede solo per Amore verso Dio.
Infatti scriveva Diogneto nel II secolo:«Non vedi (i cristiani)
che gettati alle fiere perchè rinneghino il Signore non si
lasciano vincere? Non vedi, quanto più sono puniti tanto
più crescono gli altri? Questo non pare opera dell’uomo,
ma è potenza di Dio prova della sua presenza.». Oggi la
società, anche se in maniera diversa e per motivi diversi,
ha bisogno di testimoni coraggiosi che sappiano mostrare
quanto la fede in Dio possa rendere l’uomo felice e capace
di realizzarsi nella vita, perchè l’Amore verso Dio non prescinde dall’Amore verso il prossimo.
LA “VIA ANGELICA”
di Laura Minniti
“L
’amore e la devozione agli Angeli ci aiuta a sentire il Cielo più vicino. Essi sono zelantissimi esecutori dei comandi
di Dio e suoi perfetti adoratori, introducono gli uomini nell’adempimento del progetto di Dio rendendoli annunciatori
efficaci e operatori potenti della sua Volontà salvifica, pronti a realizzare il progetto di Gesù Cristo per offrire insieme con
Lui il Regno al Padre, affinché “Dio sia tutto in tutti” (1 Cor 15,29).
L’esistenza degli angeli è un dogma di fede cattolica definito dal Concilio Lateranense IV nel 1215 e confermato dal Concilio Vaticano I nel 1870. E’ chiaro che le definizioni conciliari obbligano tutti i cristiani appartenenti alla Chiesa cattolica a
“credere fermissimamente” all’esistenza degli Angeli.
La via Angelica ci porta a cercare “il tocco dell’Angelo “ nella preghiera, nell’arte, nella bellezza e nell’armonia.
Il nostro cammino è un cammino di fede dedicato a San Michele Arcangelo, che è entrato a far parte della nostra comunità
parrocchiale, dopo un pellegrinaggio a Monte S. Angelo della Parrocchia, come un amico ritrovato, il 29 settembre 2011.
Giorno a cui è stata affidata la cura, la custodia di tutte le famiglie della nostra parrocchia. Da allora, per lui, il gruppo de
“La via Angelica” si è preso l’impegno di animare la preghiera di ogni martedì alle 17.30 nella Basilica con la recita della
coroncina angelica, seguita dal santo rosario dedicato a S.Maria Regina degli Angeli, con meditazioni sugli Angeli.
Il prossimo appuntamento, molto importante è per l’ 8 maggio 2012, giorno-anniversario dell’apparizione di Michele Principe degli Angeli nella grotta del Gargano su cui è stato eretto il Santuario meta di tanti pellegrini.
Quella particolare giornata avrà le seguenti scansioni
Ore 8.30 S MESSA in Basilica di San Pietro presso
l’Altare di san MICHELE ARCANGELO (zona Confessionali), in onore di San Michele difensore della Croce e
della Chiesa Cattolica. Concelebreranno: don Wladimiro
Bogoni e don Marcello Stanzione.
Ore 15.30 Chiesa dei Frisoni SS. Michele e Magno
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Salita Scala Santa angelica e atto di affidamento a San
Michele Arcangelo
Ore 17.30 Basilica San Giuseppe Al Trionfale Recita Coroncina Angelica e S. Rosario.
Ore 18.30 S. Messa in onore di San Michele e benedizione persone e cose. Gli Angeli sono qui per aiutarci!
effatà
Apriti
PARROCCHIA SVEGLIATI!
I LAICI E LA PASTORALE TERRITORIALE
L
e continue trasformazioni alle quali è sottoposta l’intera popolazione mondiale costringono i Governi e tutte
le organizzazioni, piccole e grandi, che concorrono allo
sviluppo sociale, culturale ed economico, a stabilire con
sempre maggiore precisione i propri obiettivi e ad affinare
sempre più gli strumenti per raggiungerli.
Anche la Chiesa, come è sempre accaduto nella sua storia, si trova nella necessità di precisare meglio i contorni
della propria azione e di trovare nuove modalità di Evangelizzazione per renderle più incisive.
E’ ormai qualche anno che sentiamo parlare sempre più
frequentemente di Pastorale Territoriale. Non dobbiamo
pensare che si tratti di una novità perché l’attenzione rivolta a chi è “lontano” è sempre stata presente nei Pastori
della Chiesa. Il motivo che, in questa fase storica, spinge
ad un più pressante ed impegnativo sforzo in questa direzione è sotto gli occhi di tutti: il crollo della partecipazione
alle pratiche religiose che fa stimare i cattolici praticanti
intorno al 15% dell’intera popolazione.
Per la gran parte dei battezzati la propria religiosità si manifesta solo in poche determinate occasioni: un Battesimo, una Prima Comunione, un Funerale etc., ma la partecipazione solamente a questi avvenimenti episodici, non
può certo garantire una vita spirituale sufficiente. Questa situazione è tanto più preoccupante perché riguarda
maggiormente i più giovani e costringe a pensare che le
nuove generazioni ritengano di non avere bisogno di Dio
avendo, evidentemente, obiettivi di tutt’altra natura.
A questa considerazione, in una certa misura scontata
essendo sempre presente e forte nell’uomo la tentazione edonistica, si deve aggiungere il supporto ideologico
fornito da quella corrente di pensiero che ha nel “Relativismo Culturale” il suo fondamento.
Secondo questa teoria non esiste nessuna legge naturale
insita nel Creato, per cui, non essendoci certezze, è tutto
opinabile. In conseguenza di questa impostazione, l’imeffatà
Apriti
magine stessa di Dio svanisce e l’unico valore indiscusso
è la libertà individuale i cui limiti sono dettati unicamente
dalla propria coscienza. Una concezione questa, che ha
grande presa sull’uomo d’oggi, poco incline a subire limitazioni nel proprio agire, soprattutto quando ritiene che
sia in gioco la sua stessa felicità. Già Paolo VI aveva intuito la gravità di questa situazione definendo “ la rottura fra
Vangelo e Cultura il dramma della nostra epoca”.
E’ in considerazione di questo “dramma” che la Pastorale
Territoriale cerca di capire meglio le esigenze dei propri
parrocchiani e le loro aspettative nei confronti della Chiesa al fine di poter dare risposte efficaci ai loro bisogni e
instaurare con loro un vero dialogo che porti alla conversione. Noi laici, nel passato, abbiamo sempre pensato che
il comandamento dato da Gesù agli Apostoli: “Andate in
tutto il mondo e portate il messaggio del Vangelo a tutti gli
uomini….” riguardasse, quasi esclusivamente, le persone
consacrate, riservando per noi un ruolo molto marginale.
Non è così, la Pastorale Territoriale non è riservata ai soli
religiosi, e non è solamente quella che si svolge pubblicamente fuori dalla chiesa. Le manifestazioni che abbiamo
recentemente animato: la Processione in onore di San
Giuseppe e la Via Crucis, effettuata con i fedeli della parrocchia di Santa Maria delle Grazie, (inoltre, come è orma
tradizione, verranno celebrate delle messe sul territorio
nel mese di maggio), raggiungono senz’altro un duplice
risultato: costituiscono una testimonianza importante che
viene data a tutti gli abitanti del quartiere, per alcuni dei
quali può dare origine ad una riflessione e ad una riscoperta della propria fede; incoraggiano coloro che vi partecipano perché possono constatare di non essere soli,
e che la propria fede è condivisa da tante altre persone
che desiderano rendere manifesto il proprio credo. Tutto questo però, anche se vero, non è sufficiente, perché
la nostra testimonianza, oltre che collettiva, deve essere
personale ed avvenire non soltanto in luoghi “protetti”,
41
il TERRITORIO
dove è facile parlare di certi argomenti con chi sappiamo condividere
le nostre idee, ma al di fuori, sul
territorio, proprio con quegli amici
e conoscenti che sappiamo essere
“lontani” dalla fede.
Se qualcuno avesse ancora dei
dubbi sul ruolo dei laici, ricordo che,
in un suo recente messaggio, la
Madonna di Medjugorje, ha ribadito
che “attraverso il Battesimo siamo
tutti chiamati a pregare e a testimoniare per essere le sue mani tese in
questo mondo che anela a Dio ed
alla pace”. Per essere le “sue mani
In occasione dei cento anni della parrocchia
tese” dobbiamo far crescere sia la
nostra spiritualità, sia la nostra cul2 Giugno “Hunting stars”
tura religiosa. Proprio per questo
Ore 21.00 Concorso musicale sul tema della strada, in
in tutte le parrocchie assistiamo a
Oratorio organizzato dalla Pastorale Giovanile
nuove iniziative come l’Adorazione
della XXXII Prefettura
continua, perpetua del Santissimo
Sacramento, e a nuove forme di
3 Giugno Megaconcerto aperto alla città di Roma
catechesi come la Lectio Divina.
Ore 21.00 in Oratorio
Un invito pressante ci viene rivolto
anche dal Papa che sottolinea continuamente la necessità della Formazione Permanente,
consapevole che solo attraverso una corretta sintesi tra
appuntamenti di giugno
fede e ragione potremo fare quel salto di qualità che ci
10 Giugno Corpus Domini
permetterà di affrontare e, con l’aiuto del Signore, vinceOre 18.30 S.Messa solenne del Corpus Domini con
re questa grande sfida contro l’indifferenza religiosa.
la processione del Santissimo Sacramento, accomSoprattutto noi laici dobbiamo svegliarci e “riappagnata dalla Banda e la partecipazione di tutti i
propriarci” del “territorio pastorale”, prima di tutto
bambini della Prima Comunione.
attraverso un forte incontro con Cristo e quindi una vita
Sarà presente la mamma di Carlo Acutis, il giovane
modificata e modellata da questo incontro. In molte redi 15 anni innamorato della vita, dei poveri, dell’ Eualtà, anche nei nostri gruppi parrocchiali, che operano e
caristia e della Madonna e morto prematuramente,
che lavorano sotto il “tetto” della Parrocchia (= Basilica,
Oratorio, Scuola, Attività socio-caritative) questo incontro
che ha realizzato la mostra sui Miracoli Eucaristici
è in parte o completamente assente. Dobbiamo svegliarallestita recentemente in Basilica.
ci non nel senso di moltiplicare le attività, bensì nell’in11-12-14 Giugno Convegno Diocesano
tensificare la nostra adesione a Cristo, a non perdere mai
ISCRIZIONI CATECHISMO ANNO 2012-2013
di vista questo scopo, che è il principale e che renderà
Dall’11 giugno al 6 luglio, per tutto il tempo del
poi possibile il “riappropriarsi del territorio”, attraverso
Grest, presso la Segreteria degli Uffici parrocchiali
“relazioni significative con ogni uomo e ogni donna; in
un rapporto franco e sincero anche con i non praticanti,
dal Lunedì a Venerdì dalle 17.30 alle 19.00.
con i non credenti e con i credenti di altre religioni” (Benedetto XVI).
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effatà
Apriti
VIVIAMO
MAGGIO
CON MARIA
“in missione” sulla strada
Il mese di Maggio è uno dei mesi più belli
dell’anno: “Perché”? Perché è il mese di Maria!
“Maria è sempre strada che conduce a Cristo.
Ogni incontro con lei non può risolversi che in
un incontro con Cristo. E che altro significa il
continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra
le sue braccia, in lei e per lei e con lei, Cristo
salvatore nostro?” (Paolo VI).
Nel Mese a Lei dedicato, la Vergine Maria,
Madre di Gesù e Madre nostra, visiterà tutte le
famiglie della nostra parrocchia, attraverso la
recita del S.Rosario e la S. Messa celebrata nei
punti nevralgici del quartiere.
23 Maggio ore 18.00 S.Messa
in onore di S.Giovanna Antida
(Chiesa delle Suore di Santa Giovanna)
Ecco la Missione di Maria!
Recita del S. Rosario e S. Messe sul territorio ogni sera per tutto il mese di maggio: dalle
ore 18.00
25 Maggio Gruppo di preghiera:
“Maria Regina della Pace”
(In Basilica e ad ogni 25 del mese)
ore 20.30 S.Rosario
ore 21.00 S.Messa
ore 22.00-22.30 Adorazione Eucaristica
Oratorio: ore 18.00
Preghiera mariana con i bambini e i ragazzi.
8 maggio in occasione dell’Anniversario
dell’Ap-parizione a Monte Sant’Angelo e in
ringraziamento per la protezione dell’Arcangelo Michele alla nostra parrocchia,
Ore 8.30 S.Messa nella Basilica di San Pietro
all’altare dedicato a San Michele Arcangelo.
Ore 12.00 in Basilica: Supplica alla Madonna
di Pompei
24 Maggio - A cento anni dalla dedicazione
della Parrocchia al Transito di San Giuseppe ha inizio l’Anno di grazie dell’Indulgenza plenaria.
ore 17-18 Adorazione eucaristica
ore 18.30 S.Messa
ore 19.30 Presentazione dell’autobiografia
di don Guanella (Sala Bacciarini)
A seguire Buffet
26 Maggio ore 16.30 S.Cresime amministrate
da S.E. Mons. Enrico Dal Covolo
31 Maggio: ore 20.30 S. Messa e
Processione con la statua della Madonna a
chiusura del mese mariano
31 maggio -3 Giugno
Corso per lettori nella liturgia
(per informazioni rivolgersi al parroco)