mirror mirror of my dreams
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m mirror mirror dreams mirror of my dreams indice Perché questa pubblicazione... p.3 1-L immagine-specchio nell alba dell uomo... p.5 Lo specchio nell arte... p.9 2- Lo specchio nel cinema... p.15 4-La necessità di essere visti... p.19 3- 5-L immagine speculare del bambino... p.23 6-Il ruolo dello specchio al nido: Piaget e la macchia sul naso... p.27 7-Artefatti e lo specchio nel quotidiano... p.31 la Scatola SottoSopra la Scatola Occhio per Occhi lo specchio deformante lo specchio sul soffitto specchietti tetraedro altana saliscendi travestimenti tavolo specchio specchietti in bagno specchio grande « mirror mirror of my dreams 3 Perché questa pubblicazione Potremmo rispondere alla domanda posta a titolo di questa breve premessa molto velocemente: questa pubblicazione viene a colmare un vuoto su uno strumento che, forse, non ci rendiamo ancora conto non solo di quanto sia stato e sia tuttora utile al nido e alla scuola dell infanzia, ma nemmeno quanto abbia influenzato il nostro modo di vedere e rappresentare la realtà, dall alba dell uomo ai giorni nostri, dall arte alla percezione, da Chomsky a Winnicott, nessuno escluso. Lo Specchio ormai, è una categoria vera e propria, con tanto di maiuscolo platoniano: permea come una pellicola avvolgente tutto il nostro essere, si affaccia sia su Facebook che nel profondo della nostra psiche (inconscio - Freud mi perdonerà - è ormai è un termine troppo inflazionato), lo vediamo sullo sguardo dei nostri figli come dei nostri genitori, ogni cosa ci rimanda indietro una nostra immagine perché tutto, ma proprio tutto si confronta ‒ si specchia ‒ con il nostro essere. In realtà, a voler essere sinceri, esiste un autorevole precedente al riguardo, la pubblicazione, datata 1984, dei Quaderni Reggiani, a titolo Lo Specchio attraversato dai bambini ‒ supporti tecnici e pratici per un uso dello specchio nelle attività educative, con introduzione di Loris Malaguzzi e approfondimenti di Mariano Dolci e altre firme piuttosto autorevoli (Vea Vecchi, Ivana Soncini tra i tanti). Di fronte a questo modello, tuttora attualissimo, ci siamo un po intimoriti, senza però rinunciare ad attuare il nostro piccolo sogno. Il progetto che vi presentiamo in queste pagine infatti cerca di estendere, purtroppo senza approfondire (ma non è un po il limite di questi lavori, incluso quello citato?), il modello di riferimento: maggiori riferimenti alla contemporaneità (anche se manca l Architettura, ce ne rendiamo conto), foto professionali, impaginazione accattivante. Siamo riusciti nel nostro intento? Forse questo non sta a noi dirlo. Fatecelo sapere. (A.M.) mirror mirror of my dreams 5 L immagine-specchio nell alba dell uomo Ci sono tante ipotesi sulla nascita del pensiero nell uomo, inteso come il passaggio dallo stato di natura dell Homo Sapiens ad animale pensante, l inizio quindi, di colui che è diventato l'Homo Technologicus che oggi ben conosciamo, ibrido di uomo e macchina, figlio dell'attuale crisi della scienza e di un mondo trasformato dalla tecnica. Leopardi individua questo momento rileggendo un passo della Genesi: il male sulla terra, frutto del peccato originale di Adamo ed Eva che, trasgredendo l ammonimento divino, osano nutrirsi dei frutti dell Albero della Conoscenza, non sarebbe altro che la simbolizzazione della presa di coscienza dell uomo che il male esiste, ed egli, in quanto creatura finita, dovrà morire. L uomo, diversamente da un gatto, un cane o un cavallo, sa di dover morire, anche se non è stato sempre così (nell Eden appunto, inteso come stato di natura ). L uomo per raggiungere questa consapevolezza ha avuto bisogno di un ragionamento, di un pensiero, che potrebbe aver dato il via allo sviluppo del pensiero e quindi, nei millenni a venire, del cervello, unico organo nell essere umano che è raddoppiato più volte nel corso dell evoluzione. Luigi Zoja, il grande psicanalista, individua invece questo momento nella presa di coscienza dell uomo del paleolitico che, vedendo quel piccolo essere sanguinante uscire dal ventre della femmina (non ancora donna, altro concetto per il quale occorreranno milioni di anni), l ha posto in relazione con l accoppiamento avvenuto tempo prima. Quanto c è voluto? Millenni, probabilmente, certo è che diventare padri, diversamente dalla femmina, che portava il piccolo in grembo, per il maschio è stato necessario un ragionamento. 6 Zoja ipotizza che questo ragionamento, questa associazione accoppiamento-nascita possa coincidere con l alba del pensiero umano. Oppure, aggiunge, quando l uomo sperimenta la nostalgia della femmina e della prole che lo aspettano nella caverna in attesa del cibo, durante battute di caccia che potevano prolungare la lontananza per giorni? Non sperimenta forse la nostalgia, in quanto, come il bambino che cerca la palla nascosta sotto il letto perché ha nella mente l immagine della palla, trattiene l immagine della famiglia, e sperimenta il desiderio del ritorno? Da questa nostalgia del ritorno nasce forse l amore? Nasce la famiglia? Difficile dirlo. Zoja giustamente, al riguardo glissa. A noi piace pensare che le meravigliose pitture rupestri di Lascaux, la Cappella Sistina del Paleolitico, abbiano avuto bisogno di un avanzamento, un inizio, una presa di coscienza esattamente come il bambino, quando inizia a disegnare, comincia a narrare se stesso e, lentamente, prende coscienza che egli esiste e, quegli scarabocchi, possono essere intenzionali, diventare qualcosa, il mio essere nel mondo. Ma per arrivare a questo deve prima specchiarsi nello sguardo della madre, che lo restituisce al bambino arricchito perché diverso, con tante sfumature in più. Quindi queste pitture rupestri non avrebbero potuto coincidere con la presa di coscienza dell uomo paleolitico che, dopo aver visto la sua immagine riflessa dall acqua di uno stagno o nella pozza riempita da un temporale, come il Narciso alla fonte del Caravaggio, si è reso finalmente conto che era la sua immagine a guardarlo, che era lui stesso ciò che vedeva? Che non era un immagine vaga, ma uno specchio ante litteram, appunto, che gli rimandava il suo ritratto? Non è forse il primo esempio 7 d individuazione dell uomo, in quanto, come in uno specchio, per la prima volta si vede? Questo vedersi, riconoscersi, non fa avanzare forse un processo di auto-individuazione (tradotto: io sono un essere finito ed esisto) che sarebbe avvenuto comunque ma che, forse, avrebbe necessitato di maggior tempo? E ancora, quanti saranno stati gli specchi in natura, naturali? Quali altri possibili specchi avrà utilizzato l uomo che siamo stati? Lo specchio è sempre esistito, è nato con l uomo. Quelli che abbiamo nelle nostre abitazioni sono solo modelli di un archetipo già esistente in natura. Sol ora s inizia a studiarne le implicazioni filogenetiche, estremamente affascinanti per una rilettura della nascita del pensiero umano. (A.M.) A pagina 4 Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Narciso 1597-99 Galleria Nazionale di Arte Antica Palazzo Barberini, Roma Nella pagina a fianco: John William Waterhouse Eco e Narciso 1903 Walzer Art Gallery, Liverpool Sopra: Jan Dossier Narciso alla fonte 1636-38 Museo del Prado, Madrid Giovanni Antonio Boltraffio Narciso 1500-1510 Galleria Nazionale degli Uffizi, Firenze Benvenuto Cellini Narciso 1548, scultura in marmo, Museo Nazionale del Bargello, Firenze mirror mirror of my dreams 9 Lo specchio nell arte Sopra: Piero del Pollaiolo Allegoria della Prudenza 1435 Galleria degli Uffizi, Firenze A destra: Antonio Allegri detto il Parmigianino Autoritratto entro uno specchio convesso 1524, Kunsthistorische Museum, Vienna Sin dall antichità lo specchio ha concentrato su di sé molteplici significati simbolici. Sappiamo che ogni cultura ha da sempre attribuito allo specchio qualità e caratteristiche particolari: è stato posto in relazione con la magia e l esoterismo, prefigurato come porta di accesso per un altro mondo, collocato al centro di superstizioni o legato a temi quali la bellezza, la morte e il mistero. Spesso, nella cultura occidentale, lo specchio sottolinea caratteri moralmente negativi (è il caso delle personificazioni della Lussuria e della Superbia), si accosta al tema della vanitas dando risalto alle conseguenze del peccaminoso compiacimento di sé e dell attaccamento ai beni terreni, oppure si trasforma in simbolo positivo diventando strumento indispensabile per gli studi della Scienza e, accessorio della Virtù cardinale della Prudenza che, prima di ogni decisione deve riflettere come uno specchio. © © 10 Nel corso dei secoli, la rappresentazione dello specchio all interno delle opere pittoriche, diventa un espediente per dilatare lo spazio, e rendere visibile il contesto, altrimenti nascosto, in cui prende vita la scena. Con la pittura anamorfica (da ana e mòrfosis = forma ricostruita ) lo specchio diventa chiave di lettura necessaria per codificare l immagine; il soggetto rimane celato allo spettatore e, solamente attraverso l uso di questo strumento, si svela l immagine nascosta . Jan Van Eyck I coniugi Arnolfini (particolare) 1434 , National Gallery, Londra Lo specchio è però inevitabilmente legato alla mimesis, alla replica fedele dell aspetto del mondo sensibile, e con esso al concetto di veritas, diventando uno strumento in grado di mettere in evidenza anche la tridimensionalità di un soggetto. Mostrando contemporaneamente diversi punti di vista, lo specchio, diventa protagonista del dibattito letterario Cinquecentesco volto a riconoscere quale tra le arti (intendendo pittura e scultura) fosse più appropriata, per la riproduzione mimetica della realtà. Jean Francois Niceron Anamorphosis 1645, Palazzo Barberini, Roma Esher mano con sfera riflettente litografia 1935, Lorenzo Lotto Ritratto triplice di un orefice 1530, Kunsthistorische Museum, Vienna « Con la nascita dei Movimenti artistici del Romanticismo, del Simbolismo, e successivamente del Surrealismo lo specchio diventa sinonimo di inganno, luogo privilegiato dell'indagine interiore, del sogno e dell incubo. Le superfici specchianti si traducono in fonti di turbamenti, confine tra mondi opposti, linea di demarcazione tra il reale e l immaginario, tra il conscio e l inconscio. Quali significati nasconde lo specchio? Cela forse un mondo parallelo e, non a caso, questa curiosità manifestata dall arte nei confronti delle superfici riflettenti si è acuita parallelamente alla nascita della psicanalisi e all interesse per l animo umano nascosto dietro le apparenze. Con Le Sang d un poète, Jean Cocteau rende visibili le ossessioni, i fantasmi, attraverso enigmi visivi originati da un linguaggio onirico. Attraversare lo specchio, in questa © opera, significa perdersi in un non luogo in cui sono assenti i punti di riferimento spaziali e temporali, un buio infinito sul quale si affacciano mille porte, ciascuna contenente un mondo diverso con i propri inquietanti segreti su cui aleggia un messaggio danger du mort . Lo specchio è simbolo di confine tra il quotidiano e un universo diverso, oscuro e sconosciuto dove il mondo, con tutte le sue pulsioni, è ricostruito in modo speculare, al contrario quindi non solamente nell inversione dell immagine tra desta e sinistra, ma anche negli istinti e negli impulsi. A sinistra: Gustav Klimt Nuda Veritas 1899 (particolare) 1899, Österreichisches Theatermuseum, Vienna A destra: Jean Cocteau Le sang d un poè te fotogrammi , 1948 Diventa inevitabile accostare l interesse per lo specchio al periodo storico che vede la nascita delle avanguardie, a loro volta innegabile specchio della società, delle sue incertezze e dei timori alimentati dall avvicinarsi della guerra. Sono forse frammenti di specchio quelli che compongono le immagini di un mondo cubista e sgretolato? Oggi è l atto generativo dell opera a caricarsi di significato. Lo specchio continua a rappresentare il mondo, la realtà, e contemporaneamente l irrealtà di un mondo parallelo, diventando talvolta anche supporto materiale all espressione artistica, perdendo però in parte quel carattere di mistero che lo ha accompagnato nei decenni precedenti. I frammenti dello specchio ci raccontano l infinità dei punti di vista, molteplici, sfuggenti ed infinitamente variabili. Lo specchio, sia esso materiale supporto dell opera (come nel caso di Pistoletto) sia nella sua rappresentazione pittorica (come per Van Eyck) conduce l autore alla realizzazione di un opera il cui completamento necessita di qualcosa di esterno da essa, che si trova cioè al di là della raffigurazione. Sopra: Ernest Ludwig Kirchner donna allo specchio 1912, Centre Gorge Pompidou, Parigi Francis Bacon studio di Gorge Dyer allo specchio 1968, Collezione Thyssen-Bornemisza, Madrid A destra: Michelangelo Pistoletto Twenty-two Less Two performance inaugurale 53 Mostra Internazionale d Arte Biennale di Venezia 2009 13 A sinistra: Brassaï Coppia di innamorati in un piccolo caffè parigino fotografia 1932 Brassaw Gruppo festoso in un locale da ballo fotografia 1932 Serge Salat Beyoind infinity 2011 installazione di specchi luci e cubi, Shanghai Anche il linguaggio fotografico inserisce lo specchio nelle inquadrature dando forma ad immagini dagli esiti diversi. Nell opera di Brassaw diventa il mezzo che permette di svelare i sentimenti dei personaggi; la realtà si svela attraverso la superficie specchiante (gli innamorati sono infatti tra di loro molto distanti e ambigui come mostra l immagine nello specchio e non il primo piano). La scena si apre e ciò che è fuori dall inquadratura diventa il pun- ctum. Nel passato, come nel presente, in arte, gli specchi creano l illusione che parte della realtà possa essere composta, scomposta, capita, rielaborata e ricostruita. (L.F.) Immagine tratta da Il servo Losey-Pinter Nella pagina successiva M Fritz Lang mirror mirror of my dreams 15 Lo specchio nel cinema Tutti quanti conosciamo molto bene la domanda che usa Grimilde per interrogare lo specchio ( Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? ). Tutti quanti siamo ben lontani dal pensare che lo specchio in questione, che suggerirà alla strega più famosa del pianeta di uccidere Biancaneve, sia semplicemente uno specchio . È certamente qualcosa di più profondo, forse non l inconscio freudiano ma, sicuramente, una parte di sé rivolta più a Thanatos che ad Eros, quella che Freud appunto, identificava come Istinto di Morte. Il cinema ha sempre utilizzato questa aura malvagia, maligna che ha, da secoli, l oggetto più comune delle nostre case, per lavorare nel profondo, per porlo nel bel mezzo della messa in scena (tradotta come tutto ciò che appare sullo schermo ), come elemento anticipatore di inquietanti presagi, simbolo di doppiezza, di ambiguità, non raramente di morte. Non è un uso esclusivo del cinema. L arte (vedi altro capitolo di questa pubblicazione), intesa in tutte le sue molteplici sfaccettature (e con la letteratura in primis) ne ha sempre fatto tesoro. Chi non ricorda lo specchio di Viridiana che Buñuel utilizza come simbolo di rinuncia ad una impossibile Imitatio Christi della protagonista? Chi non ricorda lo specchio grandangolare di tanti film non propriamente, diciamo, edificanti (Arancia Meccanica di Kubrick, Il Servo della coppia Losey-Pinter, tra i tanti), sempre a suggerire la doppiezza di chi veniva moltiplicato dall immagine speculare dello specchio? Tutto ha inizio nei primi decenni del secolo scorso, con il cinema espressionista tedesco. Come si chiede mirabilmente Lotte Eisner, la maggior studiosa sull argomento, nello splendido saggio Lo Schermo Demoniaco, Uno specchio è sempre uno specchio? oppure, aggiungiamo noi, è qualcosa d altro? Nei film tedeschi , spiega sempre la Lotte, Finestre, vetrine, porte a vetri, pozze d acqua captano come specchi figure e oggetti sulle loro superfici opalescenti ..., aggiungendo, e questa frase è veramente indicativa, Nello specchio i tedeschi cercano ben altro da quel che cercava Alice, la piccola materialista anglosassone, nel Paese delle Meraviglie: sembrano baloccarsi con le piacevoli ambiguità del Sein (l essere) e dello Schein (l apparire) . I cineasti di origine germanica non si libereranno mai da questa predilezione, Stroheim, Lang, Siodmack porteranno l uso di queste forme espressionistiche (ritratti, ombre e appunto, specchi) anche ad Hollywood, toccando livelli mai raggiunti, men che meno dai contemporanei (Terrence Malick escluso naturalmente, unico regista che fa vibrare gli oggetti e gli elementi della messa in scena con un intensità che pensavamo dimenticata, vedere ‒ a proposito di specchi ‒ il finale di The New World). Anche oggi, nel cinema, lo specchio è onnipresente. Dopo la lezione assoluta dell espressionismo tedesco e la grande maestria di alcuni registi inglesi (Hitchcock, Powell & Pressburger), del già citato Buñuel, del doppio kubrickiano e della lezione powelliana riaggiornata da Scorsese (pensiamo a Cape Fear, ma anche e soprattutto a quellabirinto di specchi che è Shutter 17 Island), lo specchio viene usato, nella mise en scene, in modo abbastanza convenzionale: il continuo insistere sulle superfici riflettenti di Aronofsky (Il Cigno Nero) o di Shyamalan (Il Sesto Senso), può essere irritante, ma quanto è piacevole ritrovare, un secolo dopo, le stesse forme espressive dei grandi maestri seppur, aimè, usate con tanta maniera. Lo specchio oggi dice, mentre prima suggeriva, è al centro dell inquadratura, mentre prima ne era al margine e, soprattutto, oggi lo specchio al cinema dichiara, perdendo irrimediabilmente la sua grande aura demoniaca onnipresente ma, allo stesso tempo inespressa, nascosta, impalpabile, invisibile e, proprio per questo, ancora più spaventosa. (A.M.) Nella pagina a fianco: Powell Presburger Scarpette rosse 1948 Martin Scorsese Cape Fear 1991 Danner Aronofsky il cigno nero 2010 A destra: Louise Buñuel Viridiana 1961 M. Shyamalan: il sesto senso 1999 Sotto: Steven Spielberg Intelligenza Artificiale 2001 mirror mirror of my dreams 19 La necessità di essere visti In Gioco e Realtà, uno dei più grandi libri sulla comprensione dello sviluppo umano che Donald Winnicott ci ha lasciato, troviamo un capitolo estremamente interessante, con un titolo, a proposito di specchi, piuttosto eloquente: La funzione di specchio della madre e della famiglia nello sviluppo infantile. In queste poche pagine Winnicot, sulla strada già tracciata da Lacan, afferma una verità forse scontata, ma molto importante per la prassi educativa: nello sviluppo emozionale individuale il precursore dello specchio è la faccia della madre. Il bambino infatti, semplificando, modifica se stesso separandosi gradualmente dall ambiente. Principalmente, questo processo ha luogo nell iniziare a differenziarsi sempre di più dalla madre come una figura ambientale che viene lentamente percepita oggettivamente. Cosa vede infatti il lattante quando guarda il viso della madre? Secondo Winnicot il bambino vede se stesso, con tutte le complicazioni che ciò comporta. Pensiamo a madri che non guardano, che non restituiscono cioè lo sguardo del bambino, madri in posizioni depressive, o eccessivamente distratte, o emozionalmente povere. In questo caso il lattante prova ripetutamente l esperienza devastante di non vedersi restituito ciò che esso dà, di vedere e non vedersi. Ne derivano pesanti conseguenze. Prima di tutto la sua capacità creativa comincia ad atrofizzarsi, poi comincia a guardarsi intorno cercando di riavere indietro qualcosa di sé dall ambiente. Il bambino però si abitua al fatto che quando guarda ciò che vede è la faccia della madre, non un viso che lo guarda e risponde agli stimoli che egli manda. In tal modo il viso della madre non è uno specchio e, la percezione, prende il posto di ciò che avrebbe potuto essere uno scambio significativo con il mondo. 20 Lo scambio a due vie tipico di questa fase viene letteralmente potato e, l arricchimento di sé attraverso la madre lascia il posto, nel bambino, ad uno scrutare il viso che egli ha di fronte, cercando di predire lo stato d animo della madre esattamente come, scrive Winnicott, noi studiamo le condizioni meterologiche. La predicibilità però ‒ lo sappiamo bene ‒ è precaria, e provoca nel lattante una forte sfiducia nella sua possibilità di predire eventi: se io sorrido al viso che ho di fronte (la madre), o se piango, o se sono triste, e questo viso resta impassibile o non mi guarda, cresce la mia fiducia nel mondo? Di far accadere le cose, di cambiare gli eventi? Di avere una buona autostima quando sarò grande? La rinuncia, in senso generale, è lì, dietro l angolo. Un bambino allevato in questo modo organizzerà un ritirarsi in se stesso, una rinuncia appunto, guarderà solo per percepire, per predire, non per ricevere segnali d incoraggiamento. Crescerà, aggiunge Winnicott, pieno di perplessità sugli specchi (intesi in senso simbolico, come restituzioni di sé ) e su ciò che essi hanno da offrire. Se il volto della madre è poco responsivo, allora uno specchio sarà una cosa da guardare ma non una cosa in cui guardare, e questo ‒ aggiungiamo noi ‒ va inteso, ancora una volta, in senso simbolico: non diciamo forse guardati allo specchio nel senso di guardati dentro ? Non utilizziamo la metafora mi sono guardato allo specchio e mi sono detto che…. ? Winnicott aggiunge che una ragazza che studia la propria faccia nello specchio si va rassicurando che l immagine della madre sia lì con lei, che la possa vedere e sia in rapporto con lei. Essere visti, aggiunge, è alla base del pensiero creativo. 21 D'altronde, potremmo aggiungere, il bambino sull altalena che urla alla mamma guardami mamma come sono bravo , vuole far vedere la sua bravura o vuole semplicemente essere visto ? Quando guardo sono visto, così esisto. Non sono forse gli altri a garantire la nostra esistenza? Non è forse la madre a garantire l esistenza del bambino, a certificarla, a renderla possibile? Tutti gli studi sulla deprivazione sensoriale e sugli enfants sauvages, di cui l allievo di Itard è solo l archetipo, sembrano dimostrarlo. Ed infine, la condizione del vedere ed essere visti (e se non siamo visti non esistiamo, e più siamo visti ‒ vi ricorda qualcosa? ‒ più abbiamo conferme che contiamo, che abbiamo successo, che esistiamo), non è forse la cifra che contraddistingue maggiormente gli ultimi decenni? Ecco allora che uno specchio non è uno specchio, ma qualcosa di infinitamente più complesso, un altro da sé, un luogo dove guardarsi dentro. (A.M.) mirror mirror of my dreams 23 L immagine speculare del bambino Secondo Maurice Merleau Ponty, filosofo legato, tra le tante conoscenze, alla fenomenologia della percezione, nell opera Il Bambino e gli Altri indaga la coscienza, nel bambino, del proprio corpo, arrivando ad affermare che, dopo i sei mesi, lo sviluppo e la percezione del proprio corpo fa considerevoli progressi perché egli arriva a comprendere l immagine del suo corpo nello specchio . Fenomeno questo, aggiunge lo studioso, di grande importanza, perché lo specchio fornisce al bambino una percezione del suo corpo quale non potrebbe mai avere con i suoi mezzi . Questa, per chi ancora non lo sapesse, è una delle ragioni per le quali al nido si trova sempre, in ogni sezione, uno specchio grande (il bambino deve specchiarsi tutto, non a pezzi ) e che, solitamente è posto, appunto, ad altezza di bambino. Anche gli animali prestano attenzione agli specchi ma la loro condotta è molto diversa da quella del bambino. Esiste l esempio fornito da Preyer di un anatra che, privata della vicinanza della compagna per la morte di quest ultima, aveva preso l abitudine di stare davanti a un vetro dove si rifletteva l immagine del suo corpo. Questo comportamento però non sarebbe comparabile a quello che si riscontra nel bambino. L animale, l anatra (ma anche il cane ha un comportamento simile), tratta l immagine riflessa di fronte a se come un secondo animale, non come l anatra morta. Lo scimpanzé invece, guarda dietro lo specchio, passa la mano sul retro, rimanendo deluso quando non trova nulla salvo, con il tempo, intuire che è un riflesso del suo corpo. Lo scimpanzé, comunque, non da segnali che possano far pensare ad una coscienza dell immagine , tipica degli esseri umani del nostro secolo (e che coscienza, se solo Merleau Ponty potesse vedere il mondo contemporaneo!). © 24 Il bambino invece, per prima cosa scorge prima l immagine del corpo altrui, piuttosto che la propria. Distingue prima l immagine della mamma dalla mamma reale, in carne ed ossa, piuttosto che la propria immagine dal proprio corpo. D altronde, anche per gli adulti, è più facile veder gli altri che se stessi, ed anche riconoscere gli altri, piuttosto che se stessi: qualcuno conosce l episodio di Freud ne Il Perturbante quando, in treno in piena notte, si spaventa a morte di fronte alla propria immagine riflessa sul finestrino di fronte? Il bambino poi non si ferma, arriva molto velocemente a distinguere tra la mamma in carne ed ossa e l immagine speculare della mamma nello specchio. Quindi quest esperienza è possibile che orienti il bambino alla comprensione della sua immagine speculare. All inizio, verso i 4/5 mesi, il bambino si limita a fissare lo specchio. Segue poi un certo interessamento per l immagine. Prima di arrivare al concetto d immagine però il bambino sembra, ma non è certo, attribuire alla figura nello specchio una vita indipendente, lo dimostrano i suoi tentativi di afferrarla con le mani: sembra considerarla un fantasma del reale, un doppione del padre, della madre o di se stesso. Il conflitto cognitivo avviene quando il bambino, ad esempio, fissa l immagine davanti a lui e il padre, alle sue spalla, parla: sembra stupirsi che il suono della voce arrivi da una direzione 25 diversa da dove è situata l immagine riflessa del padre, che lui percepisce invece come reale. Qui sembra sforzarsi di capire qualcosa e, anche quando si gira verso il padre, è difficile affermare che ha capito e non, semplicemente, risposto ad un riflesso condizionato indotto dalla direzione della voce. Diversa è l esperienza con sé stesso: egli deve comprendere che quell immagine là di fronte a lui non è lui, perché egli non è nello specchio ma là dove si sente. È solo l inizio di un lungo processo, con tanti passaggi intermedi, non ultimo il gesto dello scimpanzé (passare le mani dietro la superficie dello specchio), che il bambino compie verso la fine del primo anno d età, che porteranno alla comprensione, una volta per tutte, che l immagine sullo specchio non è che un apparenza, un riflesso. Resterà a quel punto solo da capire come un semplice oggetto possa produrre così tanti doppioni d immagini: ma questa, scusate, non è forse la magia dello specchio, oltre che una breve introduzione al mondo delle immagini riflesse che il bambino troverà? (A.M.) mirror mirror of my dreams 27 Il ruolo dello specchio al nido: Zazzo e la macchia sul naso Il celebre psicologo francese René Zazzo, contemporaneo di Piaget e allievo di Wallon, ideò quello splendido artificio sperimentale che è rappresentato dalla prova della macchia sul viso per ottenere, da parte del bambino, una reazione di riconoscimento di sé nello specchio. Se, infatti, macchiamo il naso di un bambino di un colore vivace, sotto l anno d età non assistiamo a nessuna reazione da parte sua, verso il dodicesimo mese il bambino si accorge di qualcosa (la macchia sul viso) e, interrompendo ciò che sta facendo, cerca di toccare la macchia che vede nello specchio. È soltanto verso i due anni che il bambino, di fronte allo specchio, si tocca il viso dove si trova la macchia, mentre verso i due anni e mezzo la reazione è immediata. In quest ultimo caso, ad un età effettivamente molto precoce (neanche tre anni), il bambino è già in grado di percepirsi come oggetto e di decentrarsi in diverse prospettive. Ma questo processo, potremmo aggiungere, è determinato esclusivamente alla presenza dello specchio? No di certo, ciò che accade nel bambino davanti a una replica di se stesso (il prendere coscienza di sè attraverso l immagine di sé) accadrebbe comunque, solo lo specchio non tende ad anticiparlo ma, sicuramente ‒ lo diciamo con prudenza ‒ a favorirlo. È indiscutibile infatti ‒ e tante ricerche lo dimostrano, vedi quella appena citata ‒ che lo specchio, per il bambino, rappresenta uno strumento importante nella costruzione della propria identità, non tanto per la possibilità di vedersi interamente, ma anche, soprattutto, per cominciare quel processo di auto individuazione che culmina con l età adulta ma inizia molto prima, con il riconoscimento di sé come entità distinta dagli altri e individuabile in 28 quella figura che ho di fronte, davanti a me, riflessa dallo specchio. In ogni sezione di nido infatti, e quello di Barco non fa eccezione, si trova un grande specchio, posto orizzontalmente per permettere usi da parte di più bambini, sufficientemente alto per permettere un riflesso dell immagine corporea completo, senza tagliare testa o piedi. Oltre a quello citato altri specchi sono posti in bagno, sopra il fasciatoio, nella zona dei travestimenti, nell angolo del simbolico (che ricostruisce un interno domestico) e, anche, in altri punti insospettati: sul soffitto, sotto il saliscendi, sull altana, multilivello e, naturalmente, nel triangolo specchi. Ciò permette al bambino di creare affascinanti giochi otticiscambi tra immagine e oggetto, tra realtà e finzione, estendendo la portata del suo occhio verso punti di vista che, senza specchi, non potrebbe raggiungere. Non c è davvero bisogno di essere addetti ai lavori per cogliere come il bambino, anche molto piccolo, simuli movimenti di fronte allo specchio esattamente come, nei primi mesi, compie gli stessi gesti di fronte alla madre. aaaaaaaaaa Come si rende conto, seppur lentamente, che la madre 29 non coincide con lui, è cioè staccata dal suo piccolo corpo, di fronte allo specchio capisce, gesto dopo gesto e prova dopo prova, che quell essere non è diverso da sé ma anzi, è lui, coincide con se stesso e, finalmente, si forma ‒ sottolineiamo di nuovo: molto lentamente ‒ un immagine di sé, un immagine mentale. Inutile specificare come sia fondamentale questo processo per la costruzione dell identità corporea: è attraverso la presa di coscienza di noi come creature viventi che inizia a prender forma il pensiero dell uomo, e così comincia ad accadere anche nel bambino, seppur dopo il processo di distacco dall immagine materna che, nei primi mesi, coincide perfettamente con quella di sé, distaccandosi trattiene l immagine mentale della madre per poi, successivamente, n auto individuarsi trattenendo un immagine mentale di sé. (A.M.) a mirror mirror of my dreams 31 artefatti e specchi nel quotidiano 32 Una semisfera concava in materiale metallico e lucido (ricavato da un utensile domestico di uso comune) riflette la propria immagine capovolta. Lo specchio SottoSopra Alessandro ed Alexandra si avvicinano allo specchio e tentano di aprire la scatola . I bambini non si accorgono subito della loro immagine riflessa, solo alcuni tra cui, appunto, Ludovica e Alessandro si riconoscono e si nominano. Ludovica Ludovica Alle Alessandro Questo artefatto è posto sul tavolo a specchio in sezione, a disposizione quotidiana dei bambini.© Alessandro si avvicina il più possibile con gli occhi, guarda lo specchio come se guardasse dentro un buco, poi si allontana lentamente (forse mette a fuoco la sua immagine? 34 Molti frammenti di plexiglas specchiante, fissati con angolazioni diverse all interno di una scatola, riflettono l immagine dell occhio che guarda moltiplicandola decine di volte. All interno della scatola si genera un immagine composta dalla ripetizione di moltissimi occhi riflessi. Lo specchio Occhio per occhi 35 Vanessa Veronica e Giulia agitano la scatola come per indagarne il contenuto. Veronica si accorge del buco e condivide la sua scoperta con vanessa. Le bambine guardano allinterno del foro, ma nessuna di loro sembra riconoscere il proprio occhio. Veronica osserva la scatola, guarda all interno e la porge a Giulia. La avvicina poi allo specchio deformante sulla parete. 36 Una lastra di sottile materiale plastico specchiante, applicata, in modo ondulato ad un pannello di legno fissato al muro. Lo specchio deformante Ludovica vede lo specchio deformante per la prima volta ed inizia a fare espressioni divertite. Sia lei che Alessandro cercano di vedere cosa c è oltre lo specchio. Altri bambini di fronte allo specchio, osservandosi, iniziano a saltare. Alcuni bambini della sezione hanno mostrato timori nello specchiarsi. tante Ludovica Ludovica 38 Lo specchio sul soffitto Una lastra di plexiglas a specchio sospesa tra pavimento e soffitto permette ai bambini di osservarsi da un punto di vista nuovo in una prospettiva dall alto. Kleana, Ludovica e Veronica indagano l immagine del loro corpo in movimento e, sdraiate a terra, sollevano ripetutamente braccia e gambe osservando divertite i loro movimenti nello specchio. 40 Lo specchio sospeso offre la possibilità di creare diversi contesti. Un telo appeso crea una tana leggera e luminosa con il soffitto specchiante. Inoltre, posizionando il tavolo a specchio in corrispondenza dello specchio pendente, si crea un caleidoscopio di immagini che si ripetono infinitamente. Questi giochi ottici di profondità prospettica ha suscitato in alcuni bambini diffidenza tanto da indurli, inizialmente, a soffermarsi ad osservare a distanza il contesto. Luca e Sophia, dopo aver preso confidenza con il contesto, si guardano ripetutamente dai due punti di vista: sopra e sotto. Luca sale in ginocchio sul tavolo forse per entrare completamente nell immagine riflessa. 42 Lo specchio nel quotidiano: specchietti Lo specchio al nido, per tutte le motivazioni che pensiamo di avere esposto nei capitoli precedenti è una presenza indispensabile per la costruzione dell identità del bambino al nido. Nello specchio infatti il bambino vede qualcosa di più di se stesso, vede una figura nuova, inedita, che pian piano inizia a conoscere e a riconoscere prima come un essere distinto sa sé, indipendente e autonomo, poi come un immagine di sé. Questo, il trattenere un immagine, rappresenta un enorme avanzamento nella crescita cognitiva del bambino. L immagine di sé infatti permette al bambino di iniziare una narrazione intorno a se stesso e a ciò che gli accade e questa, è anche la caratteristica che ci contraddistingue come esseri umani in grado di pensare e riflettere sulla propria esistenza. tetraedro©© Il tetraedro è un parallelepipedo di specchi, posizionato nella piazza del nido, che genera infinita ripetizione dell immagine. 44 altana © © Questa struttura, presente nella piazza del nido, ha uno specchio convesso che riflette l immagine deformandola saliscendi La sua forma, simile ad un ponte, ha, nella parte sottostante, tre specchi. Anche questo arredo è collocato nella piazza del nido. 45 travestimenti uno specchio in cui i bambini, si possono osservare a figura intera . tavolo a specchio Un tavolo con il ripiano specchiante, in sezione, permette di osservarsi da un punto di vista ribassato e moltiplica lo spazio verso il basso come uno sfondamento prospettico . 46 specchietti in bagno Posti in prossimità dei lavandini, gli specchi permettono ai bambini di osservare la propria immagine e quella degli altri anche nei momenti di cura quotidiana. specchio grande Lo specchio grande, in sezione, riflette l immagine dei bambini in uno spazio ampio. gruppo di lavoro progetto a cura di: Aldo Manfredi Pedagogista Laura Fantini Atelierista Monica Incerti Stella Piccinini Federica Brighenti Educatrici del Nido d Infanzia di Barco protagonisti: I bambini e le bambine della sezione medi del Nido d Infanzia di Barco anno 2011-12 «