citano - Guia Soncini

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citano - Guia Soncini
Lettura
E l’Italia si scoprì
ricca e cafona
Nel 1983 esce il primo “Vacanze
di Natale”, specchio di un paese
pronto ad accogliere
il berlusconismo. IVanzina
non volevano cambiare il sistema
ma lo hanno spernacchiato
con ironia e allegria
GUIA SONCINI
SERA
6 dicembre 2013
Vacanze di Natale,30 anni fa
GLI OUTSIDER
Due scatti
dei fratelli Vanzina,
padri del genere
inedito
del “cinepanettone”.
In copertina, il cast
del primo Vacanze
di Natale, 1983
SERA
6 dicembre 2013
tutti quelli che citano il Vacanze di Natale del 1983
- il primo, l’originale, l’unico, quello che sapete a
memoria senza sapere di saperlo, come il repertorio di Claudio Baglioni - per parlare delle commedie natalizie, con automatismo dette “cinepanettoni”; a tutti quelli che lo liquidano come il capostipite di trent’anni di film
volgari basati su nomi da botteghino e umorismo fisico; a
tutti quelli, compreso l’articolo che state leggendo, che
associano uno dei film fondativi della storia del costume
italiano a commedie perlopiù dimenticabili, a tutti noi i
fratelli Vanzina dovrebbero fare causa.
Chissà se esiste un corso universitario denominato “Storia
di come il berlusconismo riuscì a prenderci di sorpresa
pur essendo un’annunciata
componente del carattere
nazionale”: se esistesse,
Vacanze di Natale dovrebbe
esserne testo di studio obbligatorio.
C’è tutto. C’è il borghese tutto
sommato perbene ma incapace di opporsi alle cose come
sono: ai figli sfaccendati, alla
moglie petulante e classista
per cui i volgari sono sempre
gli altri, alle usanze sfibranti.
È quello interpretato da
Riccardo Garrone, quello con
cui ridete ogni anno, di questi
tempi, perché ogni anno una
dozzina di vostri conoscenti
mette su Facebook la scena in
cui lui sospira: “E anche que-
A
Vacanze di Natale,30 anni fa
REVIVAL
Stefania Sandrelli, Jerry Calà
e Marilù Tolo. Nei video,
alcune scene famose del film
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GIOVANISSIMI
Christian De Sica
e Karina Huff
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sto Natale ce lo siamo levato dalle palle”.
C’è la stampa estera che ci guarda e che figura facciamo,
qui rappresentata dall’americana portata a casa da
Christian De Sica, molto più comprensiva - sebbene parte
lesa in quanto fidanzata mollata - del di lui coming out di
quanto potrà mai esserlo una famiglia di Roma nord.
C’è, per sceneggiare il coming out, un formidabile esempio di satira sociale a sfondo marxista, di ricchezza senza
cultura, di contemporaneità che travolge gente di buona
volontà ma non preparata a capire nulla con cui non abbia
familiarità: «La colpa è vostra», dice De Sica ai genitori
che lo trovano a letto col maestro di sci. «M’avete fatto
viaggiare? M’avete mandato nei collegi svizzeri? Ecc’allà:
adesso mi trovate a letto con Leonardo Zantorlin. Papà, a
te t’ha fregato il benessere: tu facevi il capomastro, invece
oggi hai i soldi e ti scandalizzi. M’hai mandato in
America, a New York: noi siamo de Frascati».
Vacanze di Natale,30 anni fa
LATIN LOVER
Da sinistra, Karina
Huff, Claudio
Amendola e
Antonella Interlenghi
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A volerlo paragonare non a uno qualunque degli intercambiabili film di Natale in uscita ora, ma a Checco
Zalone, cioè a un caso che per la cultura popolare di questa stagione sia rilevante quanto Vacanze di Natale lo fu per
quella di trent’anni fa, si capisce che è una questione di
lotta di classe. Il De Sica che colpevolizza i genitori di un
benessere economico che porta con sé apertura mentale
cui poi è difficile sottrarsi («Mamma, il mondo va avanti.
Tu sei rimasta agli anni Cinquanta: guarda come sei pettinata»), così come il Guido Nicheli che apre il film vantandosi della rapidità del tragitto Milano-Cortina in epoca
pre-autovelox («Alboreto is nothing»), sono quel genere
di satira sociale sui ricchi che possono fare solo quelli che
sono nati ricchi. Somigliano molto più ai personaggi di un
film di Valeria Bruni Tedeschi o di Sofia Coppola di quanto potranno mai avvicinarsi al riscatto zaloniano.
Carlo ed Enrico Vanzina, che sono i figli di Steno, che
sono cresciuti sui set di gente come Monicelli, che hanno
vissuto tutta la vita ai Parioli e studiato al liceo francese e
Vacanze di Natale,30 anni fa
INSIEME SUL SET
Jerry Calà e
Stefania Sandrelli,
che nel film
sono amanti
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hanno il vantaggio competitivo di non avere complessi,
non darebbero mai interviste come quelle con cui
Gennaro Nunziante, il regista di Sole a catinelle, cerca
copertura culturale per il proprio successo. Non hanno
bisogno di dichiarare d’aver letto Roland Barthes (il quale
Barthes avrebbe plausibilmente trovato assai interessante
studiare loro) né di giustificare la commedia di cassetta
con un sostrato di buone letture.
Non è che i Vanzina abbiano combattuto o cambiato il
sistema dall’interno, né probabilmente intendevano farlo.
Ma l’hanno spernacchiato, con la tranquillità con cui può
farlo solo chi è nato dalla parte dell’offerta delle brioche,
e sa che a nessuno verrà il sospetto che stia facendo, con
una certa allegria, la sua parte di rivoluzione.
Era il Natale dell’83, quando uscì il film che si usa considerare capostipite di un genere che poi in realtà non
Vacanze di Natale,30 anni fa
avrebbe avuto presenza regolare nelle sale fino agli anni
Novanta. Mancavano dieci anni al berlusconismo così
come siamo abituati a storicizzarlo. Eppure c’era già
Stefania Sandrelli come rappresentazione plastica di
noialtri che proprio non ce la facevamo a capire quel
pezzo di Italia lì. E dire che lei - cioè: il suo personaggio se l’era sposato, uno di quelli. Eppure, quando arrivavano
nella stanza d’albergo e lui esponeva la propria filosofia
di vita sul come garantirsi una vacanza «nel burro», non
riusciva a non sospirare: «Questa storia delle tue megamance la trovo così cafona». Naturalmente poi se lo teneva, il cafone che la trascurava pensando solo alle mance e
al tachimetro, lo cornificava col pianista ma mica lo mollava. Perché dove lo trovava, un altro candidato che la
facesse sentire così deliziosamente superiore.
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