touR di Beppe GRiLLo! - Blog di Beppe Grillo
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piemonte Visita il nostro Blog Condividi! Selezione di interventi apparsi sul sito www.movimentopiemonte.it - Numero 6 - aprile 2012 tour di beppe grillo! Martedì 17 aprile Borgomanero, h. 19 Martedì 01 maggio Caselle Torinese, h. 17 Chivasso, h. 19:30 Asti: h. 21:30 Mercoledì 02 maggio Santena, h. 17,30 Rosta, h 19,30 Grugliasco, h 21 Giovedì 03 maggio Racconigi, 17:00 Mondovì, 19: 30 Cuneo, 21: 30 Venerdì 04 maggio Acqui Terme 19:00 Alessandria, 21:30 Ambiente e Territorio Lavoro Costi della Politica Indice Ambiente e Territorio Pag. 2 Lavoro Pag. 9 EconomiaPag. 12 TAV Pag. 16 Speciale Referendum Pag. 20 Rifiuti, una risorsa da non bruciare ...bruciare i rifiuti è una pratica antiquata e miope, sostenuta da forti interessi economici e politici [...] ed ha effetti dannosi sulle tasche e - soprattutto - sulla salute dei cittadini. (continua a Pag. 6) 1 f35: Nessun posto di lavoro, 11 miliardi di spesa folle Cota, ancora una volta sulle promesse di posti di lavoro, si ribelli e tolga il sostegno della Regione Piemonte all’ennesimo folle progetto di sperpero di denaro pubblico. (continua a Pag. 10) La beffa dei vitalizi Vergognoso nel clima attuale del paese, pensare che i Consiglieri regionali che guadagnano da 8.000 a 12.000 € netti al mese abbiano bisogno di aumentarsi lo stipendio per l’aumento del costo del pane.(continua a Pag. 26) Democrazia Diretta Pag. 24 Costi della PoliticaPag. 26 Società Pag. 27 SanitàPag. 30 LegalitàPag. 32 Gruppi LocaliPag. 34 Chiuso per Amianto La sede principale del Teatro Regionale Alessandrino, fondazione partecipata anche dalla Regione Piemonte, è chiusa ormai da più di cinquecentotrenta giorni, come indica il contatore presente nel sito del comitato per la riapertura del teatro: www. ridatecilteatro.it Il 19 luglio del 2010 era stato siglato il contratto di appalto con l’azienda Swich 1988 di Genova che prevedeva l’eliminazione e lo smaltimento di tutto l’amianto ancora presente nell’involucro murario del locale contenente la centrale termica e nelle guarnizioni dell’impianto di aerazione, con termine il 30 settembre. Alla riapertura, dopo alcune segnalazioni da dipendenti e spettatori, il 2 ottobre la struttura viene chiusa, ufficialmente per “troppa polvere” cementizia, dovuta ai lavori di ristrutturazione. Immediatamente affidate le analisi ad un laboratorio privato, furono prodotti risultati negativi rispetto alla presenza di asbesto e solo le successive analisi condotte dall’ARPA hanno poco tempo dopo confermato la sensazione di chi stava in platea, fornendo un informazione aggiuntiva e terribile: il pulviscolo era formato da fibre di amianto, presente in valori di 16 fibre/litro, cioè 8 volte i limiti consentiti! 2 - Ambiente e Territorio Dopo le prime notizie ufficiali e i primi incontri con la popolazione, cui hanno partecipato comitati e movimenti casalesi attivi da anni nella spinosa problematica dell’amianto, sembrò chiaro che i lavori di bonifica sarebbero stati lunghi e che tutto l’iter fosse stato in qualche modo viziato da una gestione personalistica, nata da una dichiarazione di emergenza posta sui lavori iniziali, evitando l’intera gara d’appalto. Parallelamente nasce il risvolto giudiziario che è giunto nel tempo ad individuare ben nove indagati per l’esecuzione dei lavori e la modalità di affidamento, oltre che per reati di carattere prettamente ambientale. Nel marzo di quest’anno due degli indagati hanno chiesto di estinguere i loro reati pagando una sanzione, in quanto i loro incarichi di ingegnere dei lavori e responsabile della sicurezza erano comunque terminati; di alcune settimane fa invece il rinvio a giudizio per i vertici della Fondazione Teatro Regionale Alessandrino per abuso d’ufficio nella nomina proprio della Swich a ditta incaricata della bonifica iniziale. Se alla prima interrogazione, datata marzo 2011, l’Assessore Coppola ha risposto ottimista con una previsione di apertura “nell’autunno di quest’anno”, a seguito di una descrizione da parte dei soci di una “situazione molto confortante”, Fabrizio Biolé ha deciso di ribadire la situazione dimostrando che l’apertura non è avvenuta, che manca la designazione del membro del consiglio in carico alla Regione e che si ritiene, come il comitato Ridatecilteatro, inopportuno affidare la bonifica alla stessa Swich, che l’incresciosa situazione ha causato. Proprio nella stessa seduta la maggioranza regionale ha ignavamente deciso di non procedere alla nomina del rappresentante in seno al consiglio. Dunque, al di là del prossimo esito degli iter giudiziari a carico degli indagati, preme rimarcare quanto emblematico sia l’esempio di TRA, con un consigliere di amministrazione che avrebbe forzato l’affidamento di un appalto, un’azienda che ha dimostrato un negligenza assoluta mettendo a rischio la salute di decine di cittadini e la volontà di far passare tutto in maniera inosservata. Fortunatamente emblematica è stata in questo caso anche la volontà dei cittadini di riunirsi subito in comitato e fare a meno della delega nel chiedere risposte precise: esempio da copiare e mettere in rete! Scorie nucleari, rispettiamo le leggi ed il referendum! Nella notte tra il 24 ed il 25 di novembre è giunta la notizia improvvisa che sarebbero arrivate di notte 150 betoniere piene di cemento per la realizzazione delle fondamenta del Deposito Temporaneo-Definitivo di Saluggia che dovrebbe raccogliere l’85% delle scorie nucleari radioattive presenti in Italia. Restando sempre in attesa della costruzione dell’impianto di vetrificazione Cemex che dovrebbe solidificarle. Come al solito, nessuna comunicazione ufficiale è arrivata alle popolazioni interessate, giustificando l’orario notturno con le esigenze tecniche e logistiche dell’opera. Ribadiamo ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che il deposito di scorie nucleari sulla Dora Baltea e a 1500 metri dalla zona di ricarica delle falde dell’acquedotto del Monferrato è una follia illogica che non trova giustificazioni nel pregresso. Anche se sono state fatte opere di difesa, anche se è da anni che la zona è a servizio del “nucleare”, non significa che si debba perseverare negli errori. Anzi! Sarebbe proprio il caso di chiudere questa triste vicenda, bonificare le aree e spostare in una zona geologicamente più sicura, posto che una sicura in assoluto non esiste sul pianeta Terra. Per questo credo che sia il caso rassicurare formalmente i 27 milioni di italiani firmatari del referendum contro il nucleare e impegnarsi in Europa e nel mondo per l’uscita dell’umanità dall’era della pericolosissima fissione nucleare. Segnaliamo inoltre con rammarico la solita presenza di bandiere partitiche, in particolare PD e RC. Riteniamo che il nucleare non sia una battaglia partitica ma unabattaglia di civiltà di tutti i cittadini. Il MoVimento 5 Stelle c’era ma senza bandiere, come semplici cittadini. Le betoniere sono state fermate da un gruppo sparuto di cittadini, dopo che i militanti dei partiti si erano allontanati, fino a che dalla questura non è arrivata la richiesta di sgombero. Non vi è stato quindi nessun intralcio nè nessun tentativo di opposizione, dimostrando ancora una volta che chi è dalla parte della ragione, ha anche l’intelligenza e la capacità di analisi che manca alla politica, impegnata solo a fare le cose di nascosto per trarne il massimo profitto. Abbiamo quindi presentato una interrogazione a risposta immediata sull’inizio dei lavori per il nuovo sito di scorie nucleari “temporaneo” ma definitivo fino all’individuazione del Deposito Unico Nazionale. L’Assessore Ravello ha sostenuto l’assoluta necessità di realizzazione del nuovo sito, per migliorare le condizioni di sicurezza dei rifiuti solidi stoccati nel deposito “2300”, ritenuto non più sicuro. Su questo concordiamo, ma non si può comunque andare contro alla norma nazionale che dice che siti già oggetto di attività nucleare (l’Eurex di Saluggia) non possono divenire anche depositi nucleari. La Regione, a suo dire, non ha competenze dirette nella realizzazione del D2, autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, e per questo motivo non si è ritenuto opportuno di interpellare il nuovo Governo nè la Commissione Europea in base alla direttiva Euratom. Resta l’assurdità della costruzione di un deposito che sarà temporaneo per almeno 50 anni in una zona a grande rischio idrogeologico. In ultimo l’Assessore ci consiglia di premere a livello centrale per l’identificazione del Deposito Unico Nazionale. Lo ringraziamo ma non siamo noi al Governo. Questa è l’assurda eredità del nucleare, e destra e sinistra stavano per farci ripiombare negli anni ‘70. Che il referendum di 27 milioni di italiani venga rispettato e non arrivi più nessuno a raccontare frottole sulla bontà della fissione nucleare. Il futuro sono le fonti rinnovabili, l’energia pulita e nel frattempo la transizione verso scenari economici di minori sprechi. Nel frattempo si può chiedere ai saluggesi di rassegnarsi per altri 50 anni? Secondo noi, no! Ambiente e Territorio - 3 Eternit, sentenza storica, ma ci voleva l’ergastolo. Vergogna! Provare questo sentimento per il Sindaco, la Giunta e la maggioranza di Casale Monferrato che in un primo momento aveva accettato l’offerta indecente del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, di 18,3 milioni di euro a fronte del ritiro della costituzione a parte civile del Comune e la rinuncia a intraprendere, in futuro, qualsiasi azione legale. il Comune, in mezzo ad una protesta furibonda della popolazione casalese, aveva approvato la delibera di ritiro da parte civile, lasciando più sole le oltre 6.000 parti civili opposte nel processo penale a carico dei vertici della Eternit, rappresentanti le oltre 3.000 vittime dell’amianto negli stabilimenti italiani della multinazionale Eternit, a Rubiera, Bagnoli e Casale Monferrato. Manco a dirlo, Casale è di gran lunga il più toccato, con finora circa 1.800 morti (e 50 nuovi casi l’anno) di mesotelioma pleurico su una popolazione attuale di circa 4 - Ambiente e Territorio 35.000 persone, e quindi ancora più grave è apparso il gesto del Comune e la sua scelta che stava influenzando anche quelle dei Comuni più piccoli, che potrebbero anch’essi accettare la transazione. Tragico se pensiamo che è stata barattata la vita di ognuno dei 1800 morti per 10.000 € l’una. Fortunatamente, la pressione popolare ha fatto sì che intervenisse il Ministero della Salute, che ha fatto rinsavire la Giunta Casalese, impegnandosi a garantire a Casale investimenti sul suo Centro di eccellenza di studio sull’amianto, nonchè soldi per continuare le bonifiche dal pericolosissimo polverino d’amianto. Il processo Eternit, come quello Thyssenkrup, pochi giorni dopo, il 13 di febbraio ha fatto scuola, avendo Guariniello, ottenuto una condanna a 16 anni per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche per i vertici della multinazionale svizzerabelga, rea di avere nascosto la pericolosità dell’amianto (nota fin dall’inizio del secolo scorso) ai suoi lavoratori, dimostrando una “significativa capacità a delinquere” con premeditazione. Oltre a 100 milioni di euro di risarcimento per le migliaia di vittime civili, 25 milioni di € per il Comune di Casale, 20 milioni di € per la Regione Piemonte, 5 milioni di € per l’Asl. Una buona classe politica dovrebbe ascoltare le voci della cittadinanza e camminare insieme ad essa e non porsi contro di essa senza pensarci due volte a rifiutare offerte danarose che appaiono una compravendita mafiosa del silenzio più che una scelta ragionata e condivisa. L’ ordine del giorno di censura del comportamento del Sindaco, della sua Giunta e di tutta la maggioranza di Casale Monferrato presentato da Davide Bono, fortunatamente, non ha bisogno di essere discusso. Il consumo di suolo ed il conseguente dissesto idrogeologico rappresentano oggi la principale (e più trascurata) emergenza nazionale. Ogni giorno in Italia vengono cementificati 130 ettari di terreno fertile, ed anche il Piemonte non è indenne dal problema, con un consumo di suolo che negli ultimi 20 anni si è preso circa 26 mila ettari, pari a 5 campi da calcio al giorno; dall’ultima rilevazione del 2008 risulta che la superficie totale di suolo urbanizzato è pari a 182.894 ettari cioè il 7,2% del territorio regionale che però per più di un terzo è montuoso. La grave situazione del Piemonte richiederebbe una repentina inversione di tendenza, invece la Giunta con il ddl 153 vuole stravolgere completamente l’urbanistica regionale, introducendo degli elementi di forte deregulation, con l’attribuzione ai privati della possibilità di farsi da sè le varianti generali ai Piani Regolatori Comunali, dichiarando “l’interesse pubblico”. Come a dire, tutto e nulla. I Comuni in grave difficoltà economica per i tagli ai trasferimenti statali e in grandi difficoltà tecniche, si potranno affidare agli stessi proponenti per predisporre gli elaborati tecnici su cui discutere ed incassare così celermente gli oneri di urbanizzazione da girare sulla spesa corrente per coprire i buchi di bilancio. Oneri pari a 3,2 miliardi di euro nel 2008, in aumento del 58% dal 2000 secondo lo studio del Prof. Minucci del Politenico. In una Regione sotto inchiesta giudiziaria e politica (lo scorso dicembre in Consiglio regionale sono partiti i lavori della Commissione speciale d’inchiesta sulla gestione urbanistica di 10 comuni piemontesi) per via degli intrecci politicandrangheta sugli appalti che ha portato alla maxi-retata “Minotauro” con diversi arresti ed indagini che sono arrivate sino all’Assessore alla Sanità Regionale, abbiamo il ragionevole dubbio che con tale apertura ai privati più che un rilancio dell’economia piemontese, si rilancino gli affari della criminalità organizzata. Ed è per questo che chiediamo che tale parte sia ritirata per cui faremo una forte opposizione: sono già 338 gli emendamenti presentati in Commissione. In questo desolante panorama, per fortuna da anni ci sono delle realtà che si impegnano a contrastare il consumo di territorio, e che ora hanno deciso di unire le forze. Il 29 Ottobre a Cassinetta di Lugagnano, primo Comune d’Italia a “zero consumo di suolo”, ha avuto luogo la prima assemblea nazionale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i territori. Il Forum nasce con lo scopo di mettere insieme tutte le realtà che si impegnano a combattere il consumo di territorio, per unire le forze e portare avanti delle iniziative di comunicazione ed azioni concrete per fermare lo scempio del paesaggio italiano. Il modello preso come riferimento è quello del Forum per l’Acqua Pubblica, e allo stato attuale hanno aderito migliaia di cittadini a livello personale e centinaia di Associazioni nazionali e locali. Le attività che il Forum ha fin qui programmato sono le seguenti: - Campagna di comunicazione nazionale - Censimento degli edifici sfitti o non utilizzati, attraverso l’invio di una scheda a tutti i Comuni italiani - Proposta di legge di iniziativa popolare contro il consumo di suolo fertile Le attività verranno sostenute dai comitati locali. La campagna della campagna per il censimento è partita il 27 febbraio, e i comitati locali avranno il compito di informare i cittadini e fare pressione sugli amministratori per la compilazione della scheda di censimento, anche per mezzo di petizioni. Il tema della tutela del paesaggio è trasversale a molte delle battaglie che portiamo avanti a livello regionale e locale, come l’opposizione a grandi opere inutili come il TAV, la Tangest ed il Terzo Valico, o scempi ambientali come gli inceneritori, fino agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (o presunte tali) proliferanti senza regole stringenti e senza pianificazione. Abbiamo aderito al Forum a livello regionale, e nelle ultime settimane molti gruppi locali del MoVimento 5 Stelle hanno comunicato la propria adesione, così come molti attivisti e simpatizzanti lo hanno fatto a titolo personale. Ambiente e Territorio - 5 Rifiuti, una risorsa Mentre i lavori del ddl. 129, che dovrebbe riordinare la gestione dei rifiuti urbani (oltre al servizio idrico integrato) sono ancora fermi, continuano a destare preoccupazione le modalità con le quali viene concepita la gestione dei rifiuti in Piemonte. Eppure le regole sono piuttosto chiare, poiché la Comunità Europea da tempo ha stabilito una precisa gerarchia tra le pratiche di gestione dei rifiuti, ponendo ai primi posti la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero di materia e solo all’ultimo lo smaltimento. Le norme italiane hanno costantemente recepito le direttive europee, con un processo legislativo che arriva fino al D.lgs. 205/2010. Nonostante questo, i primi livelli vengono presi in scarsa considerazione in quasi tutta Italia, a favore dello smaltimento in discariche e tramite inceneritori come ingannevoli soluzioni a queste ultime; soluzioni assai peggiori del problema. Quella di bruciare i rifiuti è una pratica antiquata e miope, sostenuta da forti interessi economici e politici (sempre che si riesca ancora a trovare una differenza tra i due aggettivi) ed ha effetti dannosi sulle tasche e - soprattutto - sulla salute dei cittadini. La prima parola che viene in mente a chi conosce le caratteristiche di un inceneritore è spreco: per riprodurre ciò che si potrebbe ottenere con il recupero di materia si sprecano risorse non rinnovabili con costi sempre più alti per la collettività, e si ha spreco di energia per la scarsa efficienza degli impianti, anche in presenza di teleriscaldamento. Alla base di tutto questo c’è l’errata concezione dei rifiuti come di qualcosa che non serve più, mentre sarebbe più corretto chiamarli “materiali post consumo” e risparmiare energia usandoli come materia prima secondaria; gli inceneritori sono impianti 6 - Ambiente e Territorio che non starebbero in piedi economicamente se non ci fossero pesanti incentivazioni pubbliche. E’ importante dire che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per gli incentivi dati dal Governo italiano per produrre energia bruciando rifiuti inorganici considerandoli “fonte rinnovabile”. Come se tutto quanto premesso non bastasse, non vengono eliminate le discariche, poiché a fine processo rimane una quantità di ceneri solide superiore al 30%, classificate come rifiuti tossici nocivi. Dal punto di vista della salute, gli effetti nocivi dell’incenerimento dei rifiuti sonodimostrati da studi come quello della British Society for Ecological Medicine, quello dell’ISDE o quello più recente del comitato scientifico Moniter, con il quale la Giunta regionale dell’Emilia Romagna è stata sbugiardata dai suoi stessi esperti. Possiamo riassumerli come segue: 1. Aumento dell’incidenza di nuovi casi di tumori e malformazioni genetiche 2. Patologie cardiache, cardiorespiratorie e dei tumori ai polmoni, con incremento di mortalità , causato dal particolato ultrafine (PM 2,5 ed inferiori) non bloccato dai filtri 3. Danni ormonali e genetici causati da metalli pesanti e sostanze organiche persistenti (POPs) In tale desolante panorama il Piemonte non fa eccezione, e l’esempio più emblematico di questa scellerata gestione è l’inceneritore di Torino, in costruzione nell’area del Gerbido, che con un abile trucco semantico tutto italiano chiamano “termovalorizzatore”. L’inceneritore di Torino - Gerbido dovrebbe bruciare (almeno a quanto affermato nel progetto) 421 mila tonnellate di rifiuti all’anno, ma potrebbe arrivare fino a 700 mila, e le sue emissioni si spargerebbero su Torino ed i comuni limitrofi per oltre 1,5 milioni di abitanti. L’azienda incaricata a costruirlo è TRM S.p.A., azienda della quale il Comune di Torino detiene il 95% delle azioni, ma il cui 40% (come minimo, ma si ipotizza una cessione totale) presto verrà svenduto (insieme a quello di Amiat e Gtt), a seguito della delibera “Riordino del Gruppo conglomerato Città di Torino”. Il costo dell’opera (a progetto) supera i 500 milioni di euro, prestatici con lauti interessi da diverse Banche, e per ripagarsi dovrà funzionare rsa da non bruciare per 20 anni a pieno regime, con l’obbligo di conferimento da parte di tutti i Comuni della Provincia di Torino ed il conseguente rigetto di qualsiasi altro metodo più virtuoso e meno costoso per gestire i rifiuti senza ammorbare l’aria. G l i interessi l e g a t i all’incenerimento dei rifiuti fanno sì che la gerarchia di cui parlavamo all’inizio venga totalmente disattesa, ed è chiara la volontà politica di non investire sull’incremento della raccolta differenziata, che a norma di legge dovrebbe arrivare al 65% entro fine 2012, ma che a Torino nel 2010 ha fatto registrare un misero 42,4% e in Provincia di Torino a poco più del 50%, sebbene le ottime percentuali raggiunte in alcuni quartieri dotati di raccolta porta a porta dimostrino come arrivare a livelli di raccolta differenziata degni di un paese civile sia possibile e semplice anche in una grande città. Esistono alternative all’incenerimento dei rifiuti? Per prevenire le solite obiezioni, dico subito che in Europa ci sono tantissimi inceneritori; ciò che tuttavia non si dice è che si tratta di impianti vecchi, che gradualmente stanno chiudendo, e che il futuro della gestione dei rifiuti è nella riduzione, nel recupero di materia e nella strategia “Rifiuti Zero”. Le amministrazioni devono diffondere delle buone pratiche e degli stili di vita che puntino alla riduzione dei rifiuti alla fonte ed al riuso. La quota di rifiuti indifferenziati che rimane dopo una forte riduzione alla fonte ed una raccolta differenziata porta a porta superiore al 70% si può gestire con dei trattamenti a freddo, con il trattamento meccanico biologico (tecnologia nella quale l’Italia è all’avanguardia) e l’estrazione tramite selezione meccanica e manuale della quota residua secca di rifiuti solidi urbani, dalla quale si può ricavare ulteriore materia riciclabile ed utilizzabile per la produzione di manufatti e sabbie sintetiche. Secondo lo studio di uno dei maggiori esperti europei del settore (che è italiano!), sostituire gli inceneritori e le discariche con la raccolta differenziata e gli impianti di riciclo in tutta Italia procurerebbe 200 mila posti di lavoro in più con 900 milioni di euro di costi e con un rientro dell’investimento in 3 anni, senza effetti negativi (inquinamento) e spese per lo smaltimento e la successiva bonifica ambientale! La strategia Rifiuti Zero è stata finora intrapresa da moltissime città del mondo, e da 69 Comuni italiani. Nell’area interessata dall’inceneritore di Torino Gerbido da tempo un nutrito e crescente gruppo di cittadini ha deciso di non accettare l’imposizione di un’opera così dannosa ed ha cominciato a fare informazione e attivare delle campagne di mobilitazione. IlCoordinamento Rifiuti Zero Torino - No Inceneritore sta promuovendo delle petizioni a Torino e nei principali Comuni della Provincia, e chiede la massima partecipazione di chi - come loro e come noi - pensa che quella di incenerire i rifiuti sia una scelta dannosa ed inaccettabile. Queste - in sintesi - le richieste della petizione: - l’immediato abbandono dei lavori di costruzione dell’inceneritore del Gerbido; - l’estensione della raccolta differenziata domiciliare a tutto il territorio cittadino e il rispetto dell’obbligo di legge di raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 31/12/2012; - l’applicazione della tariffa igiene ambientale in modo proporzionale al conferimento dell’indifferenziato, - l’assunzione di iniziative presso la Provincia di Torino e la Regione Piemonte per la ridefinizione dei piani di gestione dei Rifiuti senza impianti in combustione, con l’impegno a promuovere anche legislativamente un obiettivo RIFIUTI ZERO entro il 2020, che contenga la previsione di chiudere anche gradualmente le discariche. E’ possibile scaricare la petizione dal sito www.rifiutizerotorino.org e divulgarla, oppure firmarla ai banchetti che ogni fine settimana si possono trovare sul territorio e che vengono segnalati. Ambiente e Territorio - 7 Riconvertiamo le montagne Mentre Casini, Schifani e Rutelli erano in vacanza alle Maldive, Davide Bono si recava in treno e in bus qualche giorno a Ceresole Reale, nell’Alta Valle Orco, ai piedi del Parco Nazionale del Gran Paradiso, comune recentemente entrato a far parte dell’Associazione Perle Alpine, insieme a Limone Piemonte e a Pragelato. Ovviamente, essendo appena entrata nelle Perle Alpine, è stato ancora complesso muoversi coi mezzi pubblici della GTT a Ceresole Reale. D’estate l’iniziativa “A piedi tra le Nuvole” limita l’accesso delle auto al colle del Nivolet, spettacolare altopiano che si estende per sei chilometri con una vista mozzafiato sul Gran Paradiso e sulle Levanne e che costituisce il cuore del parco ed è riconosciuto come uno dei siti naturalistici più belli d’Europa. Le giornate di limitazione sono accompagnate da un ricco programma di appuntamenti e proposte sia per gli amanti dell’escursionismo, sia per chi vuole assaporare i prodotti locali, ma anche attività ludiche per le famiglie e culturali. Ad Arosa in Svizzera addirittura calcolano le emissioni di C02 e misurano i consumi in kwh dei turisti e li compensano. Altrove, si fanno sconti a chi arriva con i mezzi pubblici (un po’ come lo sconto sul giornaliero a Bardonecchia per chi arriva in treno). D’altronde la situazione è critica. Le temperature del pianeta negli ultimi 100 anni si sono alzate in media di 0,74 gradi, in Italia di 1,3 gradi centigradi, con un incremento negli ultimi 30 anni (0,27 °C a decennio), e l’aumento è più forte proprio sulle Alpi, dove a causa dello scioglimento dei ghiacciai e della diminuzione della durata del manto nevoso, la riflessione della luce solare ridotta ha portato ad un aumento della temperatura doppia. Con conseguenze notevoli. L’altezza della neve caduta nelle principali stazioni montane si è pressochè dimezzata negli ultimi 20 anni, con un record a Torino 8 - Ambiente e Territorio di -62%, rendendo necessario il ricorso ai cannoni sparaneve. I ghiacciai si sono ridotti del 55% dal 1850 ad oggi. Quest’inverno è stato disastroso: temperature spesso primaverili, pioggia in quota, forte vento di Phon a sciogliere la neve precedente. Le stazioni sciistiche hanno richiesto lo stato di calamità: ben vengano (se ci sono) i fondi per l’emergenza di quest’anno, ma che vengano utilizzati per iniziare il percorso di riconversione delle stazioni sciistiche ad offerte turistiche non vincolate dalla presenza della neve. Come ha detto l’Organizzazione Mondiale del Turismo con la Dichiarazione di Davos (2007), è necessario quanto prima iniziare a rendere il settore turistico montano più adatto ai nuovi scenari ambientali, convertendo l’offerta turistica stagionale verso soluzioni più poliedriche, quindi non solamente legate allo sci d’inverno, nonché potenziare l’offerta turistica nelle altre stagioni, soprattutto quella estiva, per sfuggire al caldo torrido delle pianure. Ci potranno essere ancora stagioni nevose come quella del 2008-2009, ma la tendenza è purtroppo chiara. Con una popolazione in vertiginoso aumento e un aumento delle emissioni climalteranti planetarie del 45%, le aspettative in questo secolo sono per un aumento delle temperature tra 1 e 4 gradi a seconda degli scenari, scomparsa di quasi tutti i ghiacciai alpini, eccezion fatta per quelli superiori ai 4000 metri di altezza, riduzioni ulteriori delle precipitazioni nevose sotto i 2000 metri. Per cui bisognerà rendere attraenti le stazioni sciistiche anche per altri sport/attività ed in altri periodi dell’anno. Sci di fondo quando nevica, d’estate nordic walking parks, piste per biciclette, percorsi per mountain bike, tutto l’anno prodotti e tradizioni locali, fattorie didattiche e turismo naturalistico. Le riconversioni devono però essere credibili e sostenibili. Non tale mi sembrano la proposta del sindaco del Sestriere che vuole trasformare la nota località sciistica in uncentro termale, facendo trasportare acque e fanghi da Acqui Terme, nè la proposta dei proprietari degli impianti di Lurisia di costruire 400 mini alloggi in cima al Monte Pigna cementificando un totale di 160 mila metri quadrati. Altre sono le strade da seguire per riconvertire e garantire la sopravvivenza della montagna. Banda larga inclusa. Ci batteremo per questo. La carica dei 209 precari pubblici Da settimane discutiamo dell ddl 158 per evitare di mandare a casa 209 lavoratori della Regione assunti tramite concorso pubblico con la procedura di stabilizzazione prevista dalla Finanziaria 2008, cioè 3 anni a tempo determinato e poi passaggio a tempo indeterminato. Peccato che ora le nuove norme nazionali, in tempi di crisi, non permettano più la stabilizzazione. Questo nonostante la pianta organica della Regione parli di sottodimensionamento e nonostante diverse Direzioni, già sotto organico, assumano diverse persone con contratti atipici co.co.co. e si avvalgono di diverse consulenze. La logica che imperversa è quella che il pubblico è inefficiente, fatta solo di fannulloni, mentre il privato è la panacea di tutti i mali. Quanto di più falso. Andando avanti così privatizzeremo pure le Regioni, dopo aver già privatizzato la Banca d’Italia e commissariato il Governo. Due dati sui dipendenti pubblici dalla Cgia di Mestre. Il primo: “Tra il 2001 e il 2009 i dipendenti pubblici sono diminuiti di quasi 110.000 unità, pari ad una contrazione del 3%. Tuttavia, la spesa per le retribuzioni, in termini assoluti, è aumentata del 30%. Al netto dell’inflazione, invece, la stessa è stata più contenuta: solo... dell’8,3%, che corrisponde, in termini assoluti, a circa 13 mld di €”. Il dato diviso per Regioni dice che “la Lombardia (413.216) presenta il numero più elevato di dipendenti pubblici ma anche la percentuale più bassa (43,6) ogni mille abitanti. Il Lazio (76,6) - il dato risente della presenza delle istituzioni nazionali - vanta il record di dipendenti pubblici... sopra la media nazionale (56,8) ci sono la Valle d’Aosta (72,2), il Friuli (70,6), il Molise (68,9), la Sardegna (65,6), lontanissimo il Nordest: il Veneto (48,1) è penultimo, il Trentino Alto Adige (54) sedicesimo... anche Piemonte ed Emilia Romagna stanno nelle retrovie”. Se però consideriamo i dati per numero di residenti in età da lavoro (15-64 anni), il Lazio che ha una popolazione più giovane, è superato da “ il Trentino Alto Adige, dove gli impiegati pubblici sono 119 su 1000... e la Valle D’Aosta (118)”. Guarda caso due regioni a statuto speciale... “Seguono quindi “Calabria (100), Molise (99) Basilicata (98) e... Liguria (97) e Friuli (93). Con una media nazionale di 83, ultima e’ la Lombardia (67), preceduta dal Veneto (72), dalla Puglia (74), dal Piemonte (76), dall’Emilia Romagna (80), e da Campania e Toscana (84). ...Quando si osservano le percentuali sul totale degli occupati....considerando i dati di disoccupazione più che quadrupli al sud, a guadagnare la prima posizione e’ la Calabria (33%); seconda la Sicilia (29,5%), poi la Campania (25,3%), la Basilicata (25,2%), la Sardegna (24,6%). Ultima la Lombardia (10,7%), preceduta dal Veneto (11,6%), dall’Emilia Romagna (12%) e dal Piemonte (12,9%). Sopra alla media nazionale (16,5%) si trovano Umbria, Puglia, Liguria, Abruzzo, Trentino, Valle D’Aosta, Lazio e Molise, con percentuali che arrivano fino ad oltre il 23%. Ciò significa un po’ di cose. Innanzitutto che il Piemonte è in tutti i casi (su 1000 abitanti, su 1000 abitanti in età da lavoro, su 1000 lavoratori) sotto la media nazionale, ed il primato di “meno pubblico” in tutte i casi spetta alla “privatizzata” e ciellina Lombardia. Il dato acclarato della forte disoccupazione del sud ( Calabria Sicilia Campania Basilicata Sardegna Molise Puglia) fa sì che la Calabria abbia il doppio di dipendenti pubblici per occupati rispetto alla media italiana, ma è un dato distorto. In Consiglio Davide Bono ha spiegato che non condivido per nulla la logica del “segare” a tutti i costi il pubblico e che è la responsabilità della politica se il pubblico non funziona grazie ad assunzioni lottizzate, clientelari se non familistiche che negli anni si sono stratificate ostruendo la PA. Inoltre i dipendenti pubblici fanno quello che la politica chiede loro (insieme ai dirigenti): se la politica chiede loro solo consenso elettorale e guadagno a breve termine e non programma a lungo il termine il benessere di tutti, è ovvio che ci saranno sempre sacche di inefficienza e persone con grandi competenze che si “girano i pollici” perchè nessuno dice loro cosa fare. Insomma è più “facile” e conveniente costruire un inceneritore che “trasforma” magicamente i rifiuti in soldi e polveri invisibili ma cancerogene che obbligare i cittadini a fare la raccolta differenziata porta a porta. Si stabilizzino i 209, che PD-Terzo Polo-PDL parlino con Monti se la Corte Costituzionale pensa di impugnare la legge e finiamola con questo teatrino. Il neo-ministro allo Sviluppo, ex-banchiere, Passera, oggi ha detto che sgancerà 300!! miliardi di euro per le infrastrutture. Se li sarà trovati in tasca o ce li prestano gentilmente le Banche Centrali SpA a prezzi di usura? Se così fosse, può anche solo mettere il 10% per il comparto pubblico o vuole proprio la guerra civile? Nb. a marzo 2012 la situazione non è ancora sbloccata! Lavoro - 9 Wagon lits: urge una soluzione Gli ex-lavoratori della Wagon Lits licenziati per via dell’assurdo taglio dei treni notte da parte di Moretti (la storia potete vederla nel video) chiedono F35: da settimane di essere reintegrati. A Milano sono saliti su una torre, a Torino sono prima saliti sul costruendo grattacielo Intesa-San Paolo, ora stazionano da giorni nell’atrio della stazione di Porta Nuova. Oggi sono stati ricevuti in Regione. Dall’incontro è scaturito che il Consiglio farà quanto è in suo potere per risolvere la deprecabile situazione. Il Presidente del Consiglio si è fatto carico di scrivere un ordine del giorno condiviso da tutti i gruppi per impostare al più presto una proposta di legge sul modello di quanto è stato fatto per il caso Eutelia con la quale anticipare le indennità di disoccupazione che arriveranno poi dall’Inps. E’ stato chiesto al Consiglio Regionale di impegnare la Giunta ad organizzare un tavolo con tutte le Giunte delle Regioni interessate dai tragitti dei convogli a lunga percorrenza per chiedere a Moretti di ripristinare i treni notturni. Dato per assunto che queste sono azioni da portare avanti nell’emergenza, sottolineiamo però che non risolvono la casistica generale. Considerando che le criticità del mondo del lavoro interessano varie realtà e ritenendo che legare le indennità di disoccupazione al valore del CUD dell’anno precedente non solo non sia corretto ma pericoloso, il nostro Gruppo consiliare proporrà di inscrivere nella mozione condivisa, un impegno della Giunta a sollecitare il Governo alla risoluzione definitiva di queste problematiche. Vorremmo che venisse creata una norma nazionale che tuteli i lavoratori interessati da procedure di licenziamento, mobilità, riduzione del tempo lavoro, cassa integrazione inserendoli in modo automatico in una sorta di “congelamento fiscale” che consenta da subito la fruizione di misure compensative della carenza economica subita da lui e dalle loro famiglie. Pensiamo alla sospensione delle rate del mutuo, all’accesso alle fasce a basso reddito per asili e scuole, tasse rifiuti e tariffazione energetica o agevolazioni alle quali si possa accedere in modo automatico nel momento in cui viene a certificarsi la situazione di sospensione dal lavoro. Nb. a marzo 2012 la situazione non è ancora sbloccata. i lavoratori hanno capito che la loro situazione dipende dagli eccessivi investimenti sul TAV che hanno drenato risorse per i trasporti pendolari. Nessun posto di lavoro 11 miliardi di spesa folle L’8 novembre Davide Bono aveva presentato una mozione in Consiglio Regionale per chiedere una chiara presa di posizione da parte della Giunta Cota, sollecitando come l’investire 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 caccia bombardieri di ultima generazione portando poche decine di posti di lavoro in un momento di crisi economica sarebbe stato uno schiaffo ai contribuenti italiani. Il Consiglio in modo bipartisan si è guardato bene dal discuterla così come Cota - le poche volte che ho potuto incontrarlo visto che non viene mai in Consiglio - ha sempre rifiutato la discussione. Ora che abbiamo la conferma che non avremo posti di lavoro in più, in virtù del trasferimento degli operai che assemblavano i vecchi caccia 10 - Lavoro Eurofighter ai nuovi (i quali operai, si sussurra, resteranno negli stabilimenti di Torino dove si allestivano gli Eurofighter, mentre a Cameri rimarrà solo la manutenzione), solleciterò di nuovo maggioranza e Giunta a chiarirci le oscure motivazioni per il sì incondizionato all’operazione, pur se ridotta all’acquisto di 93 caccia, per una spesa di 11 miliardi. Tanto più che ormai la Lega Nord non è più vincolata ad alleanze romane con il Pdl e che si è sempre dichiarata contro le cosiddette “missioni di pace” che vedono i nostri militari continuare a morire in missioni che sembrano sempre più di guerra. Ricordo ad esempio che il piano di tagli previsti dal Governo per il Fondo Sanitario Nazionale sarà di 8 miliardi in due anni e che con il costo di un F35, circa 120 milioni di euro si possono costruire 183 asili nido. Cota, turlupinato ancora una volta sulle promesse di posti di lavoro, si ribelli e tolga il sostegno della Regione Piemonte all’ennesimo folle progetto di sperpero di denaro pubblico. In ultimo, come abbiamo letto dal sito del MoVimento 5 Stelle di Novara, speriamo che i Consiglieri comunali di Novara, Franzinelli e Pirovano la smettano di cercare di ascrivere ai loro partiti i meriti della battaglia contro gli F35. C’è un comitato apartitico che si batte, inascoltato, a tutti i livelli, da anni: basta per una volta stare zitti e ascoltare i cittadini e rispettare le loro giuste richieste. Il futuro della canapa L’uomo ha sempre coltivato la canapa, sembra addirittura che sia stata la prima coltivazione in assoluto. In Italia è nota fin dai tempi dei Romani e fino alla prima metà del secolo scorso in Italia se ne coltivavano oltre 100 mila ettari. Perché oltre ad essere una pianta in grado di crescere in terreni difficili e marginali, senza necessità di particolari cure, era ed è tutt’oggi una pianta della quale “non si butta via niente”. Da questa pianta infatti è possibile estrarre una fibra molto resistente per la produzione di carta, tessuto, corde, vestiti; il seme con cui produrre un olio alimentare con ottime proprietà antiossidanti e terapeutiche delle dislipidemie; il canapulo, cioè la bacchetta della canapa che un tempo si bruciava per riscaldare le case o per realizzare un ottimo cemento. Oggi la canapa viene pochissimo coltivata, perchè sostituita dalle sostanze di origine fossile per motivi economici e messa al bando per la possibilità di estrarne sostanze psicotrope (anche se dalla Canapa Indica che non è quella ad uso agricolo): attualmente è impiegata soprattutto insieme per la produzione di materiale isolante. Al di là della fotografia attuale, Davide Bono è andato ad intervistare il Presidente dell’Associazione nazionale Assocanapa, Felice Giraudo, in quel di Carmagnola, assieme al consigliere comunale Alberto Tuninetti, dove è presente l’unico impianto di trasformazione della canapa esistente in Italia. Abbiamo cercato di capire limiti e difficoltà all’implementazione della coltivazione in Italia. Di seguito il testo del video: Perché si coltiva così poco la canapa visti i suoi pregi di sostenibilità, facilità di crescita, utilizzo della fibra, del canapulo e del seme? Non si coltiva perché mancano gli impianti di prima trasformazione sparsi sul territorio. Avere pochi impianti significa spostare le rotoballe di materiale e questo comporta un costo che sulle lunghe distanze può superare il valore del materiale stesso. La scorsa legislatura, Assocanapa attraverso il suo progetto ottiene dalla Regione Piemonte un finanziamento di 50.000€ per la realizzazione di un impianto di prima trasformazione che al giorno d’oggi è l’unico funzionante in Italia. Oggi tale impianto è in continua manutenzione a causa di inceppamenti dovuti all’avvolgimento della fibra agli organi rotanti della macchina. Più volte sono state fatte modifiche all’impianto al fine di ottimizzare la produzione e ridurre gli inceppamenti. La canapa in Europa? La Francia con circa 8.000 ettari, la Germania con 3.000/4.000 ettari, alcuni paesi dell’est circa 1.000 ettari. In Italia siamo a 200 ettari solo grazie alla gente che ha la passione per la pianta. La canapa ad oggi potrebbe avere un impiego nella coibentazione della case, facendo ridurre di 2/3 i consumi attuali di metano. Oggi invece si coltivano i terreni a mais o colza per produrre biocombustibili. Si dedicano troppe energie per le fonti rinnovabili mentre si trascura molto il risparmio energetico. Con un ettaro di mais si climatizzano gli alloggi di 11 persone per un anno, mentre con un ettaro di canapa si potrebbero climatizzare alloggi di 15 persone per 50 anni (la durata di una casa). Assocanapa fornisce canapulo per la produzione di intonaco per la cappottatura esterna degli edifici, e per la produzione di pannelli fono assorbenti. Per coibentare tutte le case degli italiani basterebbero 112.000 ettari all’anno per 30 anni, ricordando che la coltivazione storica della canapa in Italia era 100.000 ettari. Altri Utilizzi? Assocanapa fornirebbe anche canapulo tritato per la realizzazione di pannelli rigidi per i cruscotti delle automobili, unico problema: per organizzare una linea di produzione hanno bisogno di 3.000 quintali al mese di materiale. L’industria tessile? Il problema fondamentale è la concorrenza spietata al ribasso. Bisognerebbe inculcare al consumatore il pregio del prodotto italiano rispetto a quello cinese. La canapa, è tra i migliori tessuti esistenti al mondo, tiene caldo di inverno e fa traspirare d’estate. Oggi il filato di canapa è venduto al doppio del prezzo del filato di lino. Come si coltiva la canapa? Per iniziare a coltivare la canapa normalmente occorre l’autorizzazione del Ministero della Salute. Assocanapa fornisce a chiunque ne faccia richiesta i semi di cui ha bisogno a patto che ne coltivi almeno un ettaro 2 sacchi da 25ke di semi). Questa scelta è stata fatta perché il valore del materiale prodotto da meno di un ettaro non basterebbe a coprire le spese di trasformazione. Infine si dovrà fare una dichiarazione di avvenuta semina alle forze dell’ordine. Mais o Canapa. Qual’è la più remunerativa? Il mais costa 17€ al quintale quindi 2720€ all’ettaro, mentre la canapa costa 15€ al quintale quindi 1950€ all’ettaro. Però alla coltivazione del mais bisogna togliere i costi dei diserbanti, delle irrigazioni varie e alla fine rende di meno della canapa. Dove andrebbe coltivata? Contrariamente ad oggi, storicamente, la canapa veniva coltivata nei terreni migliori distribuiti approssimativamente come segue: 50% in Emilia Romagna 40% in Campania 10% in Piemonte per il seme. Poi veniva coltivata in tutta Italia per uso familiare. Oggi si potrebbe coltivare dappertutto anche sui terreni marginali a seconda di che prodotto si deve ottenere. Intervento pubblico? Ci vorrebbe un intervento pubblico, perché il risparmio energetico, l’impatto ambientale di questa coltivazione, l’utilità e la possibilità di creare nuovi posti di lavoro è di interesse pubblico. Lavoro - 11 La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro... ma non sul filo spinato! Il 2011 è stato l’anno horribilis per la Regione Piemonte e per l’Italia. Tra prospettive di recessione e di ritorno di spese degli italiani per il Natale al 2001, (che di per sè non sarebbe neanche troppo un male visto che i consumi degli italiani, degli europei, e degli occidentali in genere sono insostenibili e quindi dovrebbero diminuire in modo VOLONTARIO E FELICE, non traumatico ed imposto per povertà), mentre il Governo Berlusconi e Monti, il nominato dalle Banche per salvaguardare la restituzione del nostro gigantesco debito di oltre 1900 miliardi di euro, ci spennano con manovre che costano insieme oltre 3.000 € a famiglia italiana, giusto per ripagare gli interessi bancari creati dalla speculazione finanziaria, la Regione Piemonte si arrovella tra derivati e sparizioni di debito per oltre 700 milioni di euro lasciati dalla Bresso e i Consiglieri litigano per qualche poltrona nei cda dei Parchi. Il tutto liberando un esercizio provvisorio al posto del Bilancio, mandando ancora più in tilt tutte le aziende che aspettano di essere pagate dall’Ente piemontese (sperando di non avere altri suicidi). Il Governo Monti ha lanciato la fase-due proponendo la 12 - Economia solita accozzaglia di cemento ed infrastrutture, Cota annunciando che TAV e Terzo Valico e cacciabombardieri F35 e Grattacielo della Regione sono opere indispensabili; per questo durante l’ultima seduta del 2011 abbiamo inscenato una protesta in Aula per chiedere che venissero immediatamente interrotti i finanziamenti di queste opere inutili, dal costo complessivo di almeno 40 miliardi di euro a progetto. Una manovra finanziaria. Davide Bono ha ricordato in discussione sul Bilancio Provvisorio che il potere è nelle mani delle Banche che detengono il potere di emettere moneta e quindi di renderla scarsa a piacimento e di potersi quindi comperare il paese, come è avvenuto per la Grecia e per l’Italia, con la nomina a senatore a vita prima e poi a Presidente del Consiglio, di Mario Monti, advisor di Goldman Sachs, banca che ha avviato la speculazione finanziaria contro il nostro paese. Nell’attesa di riprenderci la sovranità monetaria (dentro o fuori l’euro), che dovrà l’essere impegno degli italiani nel 2012 (sulla scia dell’Argentina e dell’Islanda, iniziando almeno con una moneta complementare), qualunque spesa che crei un indebitamento con le Banche va annullato. Soprattutto se assurdo. Sì alle spese per Sanità, Trasporti pubblici, Scuole pubbliche. No ad opere assurde e alle spese militari. Per di più imposte ai territori con la trasformazione in aree strategiche di interesse nazionale, cioè aree militarizzate, recintate con filo spinato, così a Chiomonte, così in Campania. Per questo Davide Bono e Fabrizio Biolè hanno esposto uno striscione con su scritto la proposta di legge di modifica dell’art.1 della Costituzione che Pd, PDL e Lega sognano: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro...e sul filo spinato”. Ci batteremo affinché il dettato Costituzionale, almeno nei principi fondamentali, resti invariato pure con Governi nominati dai banchieri e sostenuti in modo eloquente da forze bipartisan. Lega e IDV compresa che ora nicchiano ma che da sempre sostengono i Governi antiitaliani di Pdiellini ex-DC e Piddini ex-PCI. Tempesta Bilancio La Giunta Cota pare un fuscello nella tempesta. Intendiamoci, credo che qualunque Giunta sarebbe in difficoltà oggigiorno. Certo, una Giunta a 5 stelle avrebbe almeno battuto i pugni sul tavolo del Governo romano che ha recentemente impegnato 12,5 miliardi di euro per una buona parte di infrastrutture inutili e dannose come la pedemontana Bre-Be-Mi (quella che ha portato all’arresto del vicepresidente del Consiglio Regionale lombardo) e il TAV Genova-Milano, nonchè il rifinanziamento del Mose ed il prolungamento della linea 1 della metrò torinese (che invece di arrivare alla stazione ferroviaria Lingotto arriva guarda caso al centro commerciale della FIAT e proseguirà a Piazza Bengasi giusto per raccogliere gli automobilisti, tanto i treni devono morire!); un governo che come tutti gli altri considera ilTAV Torino-Lyon strategico e prioritario cosiccome l’acquisto di 135 cacciabombardieri e il rifinanziamento delle campagne militari per un costo totale di due manovre. Cota invece aderisce entusiasta nonostante le pagliacciate mediatiche dei suoi parlamentari! Abbiamo recentemente scoperto che oltre ai tagli di 400 milioni di euro sulla Sanità regionale (che era la compartecipazione regionale alle tasse dei piemontesi che ci tornano da Roma come riparto del Fondo Sanitario Nazionale), che stavamo ripianando con la messa in rete degli ospedali, il blocco del turnover del personale e gli acquisti centralizzati, nei prossimi due anni ci saranno 8 miliardi di € di tagli sul Fondo Sanitario Nazionale che significano -650 milioni di €, per un totale di 1 miliardo di euro su circa 8 di sanità. L’Assessore Monferino ci ha detto che ha i brividi, figurarsi i cittadini quando scopriranno che dal prossimo anno si metterà mano ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), aumentando e ampliando la compartecipazione dei cittadini (leggasi ticket sanitari). In poche parole ciò che per Costituzione ci deve essere garantito gratuitamente, diverrà a pagamento. Proprio per abituarci a questo, la Giunta Cota dopo aver a lungo accarezzato l’idea della separazione tra ospedali e territorio aprendo al modello semiprivatistico lombardo (pensate all’eccellenza dell’Ospedale San Raffaele, quello che Vendola voleva esportare in Puglia), ora parrebbe aver deciso di rinunciarvi per approdare alla proposta di mega-holding private ed esterne alla Regione e alle ASL che decidono della programmazione sanitaria. Di pubblico resteranno solo i medici, ma le prestazioni saranno decise da manager privati!! In tutto questo, la Regione Piemonte viaggia non solo senza bilancio di Assestamento, ma addirittura senza Bilancio di Previsione 2012, e si è entrati in esercizio provvisorio. Esercizio provvisorio vuol dire fare un bilancio in dodicesimi, cioè mese per mese, senza poter garantire il pagamento di tutte le spese obbligatorie (compresi gli stipendi di forestali e personale dei parchi ad esempio) e congelando tutti gli investimenti. Nel frattempo mentre il Governo Monti ha aumentato a tutti le aliquote dell’addizionale IRPEF regionale dello 0,33%, lorsignori hanno confermato le aliquote regionali (0% fino a 16.000 €, 0,3% da 16 a 22 mila, 0,5% oltre 22 mila). Davide Bono ha proposto in Aula una modifica delle aliquote per neutralizzare gli aumenti statali fino a 36 mila euro di reddito e far pagare di più ai redditi più alti, ma la proposta è stata bocciata. Economia - 13 Liberarsi d Ormai ne parlano tutti. L’euroscetticismo dopo essere stato relegato a fenomeno di nicchie estremiste (sinistra e destra extraparlamentari) si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Europa, spinto dalla crisi economica propagata dalla speculazione finanziaria. Ad un sondaggio sul blog di Grillo il 57% si è detto favorevole ad abbandonare l’euro; ad un sondaggio su Servizio Pubblico appena il 40%, percentuale che forse scenderebbe ancora se facessimo un sondaggio per strada. Come rappresentanti pro tempore del MoVimento 5 Stelle in Piemonte ci piacerebbe che si affrontasse in maniera attenta ed informata la crisi economica e si studiassero le ricette per uscirne, se ve ne sono, con una migliore equità e maggior benessere e libertà. Nulla è mai bianco o nero, ogni scelta può avere effetti positivi ed effetti negativi. La responsabilità non può essere solo della nostra classe politica o dei lavoratori italiani fannulloni, visto che la crisi è globale, né solo delle banche, visto che l’Italia sta peggio di altre nazioni e abbiamo un livello di corruzione da paese del Terzo Mondo. Il problema è sicuramente il sistema economicofinanziario iper-competitivo e deregolato, anche se non dimentichiamo che tale sistema ci ha dato la maggior ricchezza e libertà che la storia ricordi; esiste tuttavia non solo un problema di speculazione finanziaria ma anche di sostenibilità ecologica, di consumo di risorse non rinnovabili, di diseguaglianza e di sperequazione del benessere. Tendenzialmente si tende a dire che con l’euro i prezzi delle merci si sono raddoppiati. In realtà uno studio di Altroconsumo ha chiarito che dopo un aumento notevole dei prezzi all’introduzione della moneta unica, maggiore al sud, la bassa e costante inflazione 14 - Economia garantita dall’euro (2,35% annuo) ha fatto sì che dal 2002 al 2011 i prezzi siano aumentati “solo” del 21%; purtroppo gli stipendi sono aumentati solamente del 14%, comportando quindi una diminuzione del potere d’acquisto del 7%. Epperò quest’euro e quest’Europa sono nate sbagliate. Tutti si rendono conto che chi ne ha beneficiato è la Germania che ha un’economia più forte e riesce ad esportare molto verso l’Europa dell’est. Noi abbiamo un’economia più fragile, siamo più densamente popolati, e subiamo molto di più la concorrenza est asiatica, e quindi per restare nell’euro dobbiamo diventare più austeri (=avere mero servizi sociali ma continuare a consumare molto) epiù competitivi (=più ore di lavoro, stipendi più bassi, maggiore facilità di licenziamento, minori tutele dei lavoratori e ambientali, pensioni più avanti con gli anni). Peccato che come segnalato dall’Ocse l’Italia sia uno dei paesi con lavoro più flessibile al mondo e che più competitività significhi anche più produttività e quindi meno posti di lavoro per unità di prodotto. Che andare in pensione più tardi significa meno posti di lavoro per i giovani e quindi maggior sbilanciamento futuro dell’INPS. Come Europa abbiamo abdicato alla possibilità di emettere moneta (la cosiddetta sovranità monetaria) come ce l’hanno gli Usa, il Regno Unito ed il Giappone (che in effetti nonostante un debito pubblico e privato molto più grande del nostro, stampano moneta alla bisogna e resistono all’attacco della speculazione finanziaria). Sovranità che è andata in capo alle banche private, le quali ora “posseggono” il debito degli Stati (e quindi gli Stati e i popoli), le aziende, le assicurazioni. L’Italia dovrebbe uscire dall’euro e stampare la propria moneta, in maniera controllata ovviamente, dice Loretta Napoleoni. La BCE attualmente ha emesso euro prestandolo alle banche private a l l ’ 1 % , che lo prestano al 6-7% agli Stati guadagnandoci la differenza. Ultimamente alcune banche si sono rifiutate di prestar soldi agli Stati e alle aziende per paura di insolvenza, venendo meno al loro scopo principale: quello di prestare credito. Il denaro in sé, dovrebbe essere dall’euro? solo uno strumento di misura del valore prodotto, e non dovrebbe essere un bene da accumulare né una leva finanziaria. Soprattutto da quando non ha più nessun valore intrinseco (assenza della copertura aurea). E’ assurdo infatti dire “mi mancano i soldi” che equivale a dire mi mancano “ i metri” p e r misurare la lunghezza di un terreno. Il denaro infatti oggi è costituito da pezzi di carta con un valore nominale che corrisponde al costo di stampa ed un valore indotto dato dalla dalla fiducia della società ad accettarlo come misura di valore pari al numero stampato sopra; oppure è costituito da codici informatici creati a piacimento dalle banche come denaro scritturale, con una copertura in banconote (riserva frazionaria) che dovrebbe essere almeno dell’8%. Un tempo il denaro aveva un valore intrinseco in quanto le monete contenevano oro o altri materiali preziosi o erano convertibili in oro (pagabile a vista al portatore). In un articolo molto interessante di Michel Husson si dice che “prima di uscire dall’euro occorrerebbe effettuare la ristrutturazione del debito. Tornare alla moneta nazionale, nel caso di paesi che registrano rilevanti passivi con l’estero li sottoporrebbe direttamente alla speculazione sulla moneta”. E il nostro debito consta per circa il 50% di creditori esteri. Il problema è che la troika (Bce, Fmi, Commissione Europea) lo rinegoziano come vogliono loro (es. la Grecia). L’unico modo è farlo come ha fatto l’Islanda che ha deciso di non pagare se non alle proprie condizioni, congelando il debito, anche a seguito di due referendum popolari. Husson fa parte di Attac Francia, associazione che si pone tra le altre finalità nobili ma un po’ utopiche il riscrivere un’Europa ed un Trattato Europeo diverso. Cosa assolutamente condivisibile, visto che il Trattato di Lisbona è stato imposto, ma altrettanto difficile. Ancora Husson dice “L’ostacolo immediato è la ripartizione dei redditi, che va modificata alla fonte (tra profitti e salari) e corretta sul piano fiscale. Vanno perciò prese un complesso di misure tendenti a sgonfiare i redditi finanziari e a realizzare una radicale riforma fiscale...”. D’altronde non si può non essere d’accordo sul porre l’accento su una posizione protezionistica di una scelta unilaterale di uscita dall’euro, foriera di chiusure nazionalistiche, e nel riflettere che queste scelte vanno spesso nel senso di una maggiore competitività e di una maggiore crescita. L’Argentina del dopo crisi è tornata a crescere di 7-8% l’anno, così l’Islanda sembra tornare a crescere, soprattutto con le esportazioni rese più competitive dalla svalutazione della propria moneta. Il dato è proprio qui: continuare a competere per consumare più risorse e generare più sprechi. E questo non può essere né sostenibile né condivisibile. Anche perchè dopo poco l’effetto svalutativo svanisce e si ritorna in competizione con altre economie in un mondo globale, e si rivolge di nuovo la richiesta di competitività all’interno aggredendo di nuovo i lavoratori ed i loro stipendi. A tutto ciò ci deve essere un termine, se non altro fisico. Interessante Husson quando dice che “Riportare a livello la parte salariale potrebbe seguire una regola dei tre terzi: un terzo per i salari diretti, un terzo per il salario sociale (la protezione sociale) e un terzo per creare posti di lavoro con la riduzione dell’orario di lavoro. Questo avanzamento avverrebbe a detrimento L’introduzione dei dividendi”. delreddito di cittadinanza è una richiesta fondamentale per l’Italia (tra i pochi a non averlo), nonché il famoso motto “lavorare meno per lavorare tutti” sul modello anche dei contratti di solidarietà che si stanno diffondendo. Ovvio che dobbiamo chiederci quale di queste proposte il MoVimento 5 Stelle abbia la forza di poter portare a casa, essendo all’opposizione dell’opposizione. Fare informazione è sicuramente importante, e prima di tutto bisogna dire che si deve congelare il debito, studiarlo e chiederne la ristrutturazione in modo a noi favorevole. Economia - 15 Dopo sei anni sempre NO TAV Sei anni sono passati dai tristi accadimenti di Venaus dell’8 dicembre del 2005, quando i manifestanti che dormivano nelle tende vennero selvaggiamente aggrediti e brutalmente malmenati dalle Forze dell’Ordine. Nonostante i mezzi mediatici, politici ed economici impegnati ed i proclami niente è stato fatto, se non qualche chilometro di filo spinato. Dall’altra parte del filo spinato, molto invece è stato fatto: informazione innanzitutto, in centinaia di serate non solo in Val di Susa o in Provincia di Torino ma in tutta Italia, a volte anche all’estero, Parlamento Europeo compreso (che ha sempre accolto il movimento No Tav a differenza di quello italiano). La soddisfazione alla fine di ciascuna di queste sere era quella di aver portato un pezzo di verità, quella che difficilmente si racconta sui media tradizionali, nella convinzione che la semplice lettura dei dati ufficiali non possa che aprire gli occhi a chi li ha chiusi per colpa della cattiva informazione. Inoltre, si è creata una comunità forte e resiliente, capace di resistere agli attacchi speculativi dei lobbisti ed (in parte) della finanza internazionale. La Valsusa come laboratorio di democrazia e di realizzazione della futuribile Rete dei Beni Comuni. Nel mondo reale intanto, i treni continuano ad arrivare spesso in ritardo (senza rimborsi), frequentemente sozzi, mancano 16 - No Tav i soldi per garantire un livello accettabile di istruzione pubblica per i figli di chi non può permettersi una scuola privata, di salute per i nostri cari, per poter prevenire il dissesto idrogeologico. Anche per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini mancano i soldi nonostante gli sproloqui della Lega e le sue fantomatiche ronde “fai da te” (riportandoci al tempo del Codice di Hammurabi), mancano la carta per stampanti e la cancelleria nei tribunali, il carburante ed i pezzi di ricambio per le autopattuglie, le divise consone al cambio delle stagioni per le forze dell’ordine... Ma non ovunque! nei boschi di Chiomonte ci sono decine, centinaia di mezzi nuovi di pacca, sempre con il motore acceso (per riparare gli occupanti dal freddo pungente) che girano in circolo su un nastro di asfalto posato dove prima c’era un bel bosco. 90.000 euro al giorno il costo dell’imponente quanto inutile apparato di sicurezza, presente in massa quando vengono in visita giornali e televisioni, insieme a qualche decina di operai che inscenano il cantiere, per turlupinare l’Unione Europea e farle credere che i lavori sono iniziati. Erano tanti quell’8 dicembre al freddo e al gelo a marciare nella piana di Venaus verso quelle reti che volevano imprigionarci, molti siamo stati in questa 4 giorni di mobilitazione e festa che ne celebravano l’anniversario. Mobilitazione contro la militarizzazione imposta alla cittadinanza, contro lo sperpero di denaro pubblico in un momento in cui le Banche hanno deciso di portare la lunga mano della speculazione finanziaria direttamente al governo, da cui operare quei tagli che nessun governo eletto avrebbe avuto l’ardire di fare, contro l’istituzione del Sito di Interesse Strategico Nazionale e festa per la comunità ritrovata, per quel senso di appartenenza che solo chi ha vissuto almeno un giorno nei presidi Valsusini conosce, per quella presa di coscienza che, partita anni fa dall’opposizione al treno, abbraccia ormai altri campi, riguardanti in generale il significato della presenza dell’uomo sulla terra (in senso sociale, filosofico, spirituale, ambientalista) e dei rapporti interpersonali (dalla cooperazione al mutuo soccorso passando per l’economia etica) 6 anni sono passati da quella neve di Venaus, ma abbiamo la certezza che il movimento no tav non si arrenderà fino a che questo assurdo progetto non verrà stralciato dall’Europa e dall’Italia, e ancora continuerà, insieme al MoVimento 5 Stelle, per costruire un’altra Europa, un’Europa dei popoli, e un’altra Italia, un’Italia fatta di Beni Comuni.....vi aspettiamo in Valle. Spinosi auguri NO TAV Come gruppo Consiliare poco prima di Natale avevamo prenotato la Sala dei Presidenti del Consiglio regionale per dare spazio alla LAV e al movimento NO TAV per la presentazione di un rapporto redatto da esperti del settore riguardo gli impatti che si avrebbero sulla fauna locale se partissero i lavori alla Maddalena di Chiomonte per la realizzazione della galleria geognostica. Essendo stati invitati, non come relatori ma come pubblico, alcuni esponenti del movimento NO TAV, tra i quali Alberto Perino, all’atto del presentarsi all’ingresso di Palazzo Lascaris, la sicurezza del Consiglio Regionale si frapponeva tra ingresso e invitati chiedendo espressamente le generalità ad Alberto. Una volta avuta conferma che fosse lui, gli hanno negato la possibilità di entrare a palazzo adducendo la scusa che non era nè un giornalista nè un relatore e a norma di regolamento non poteva entrare. Prima di questa occasione mai si era visto negare l’ingresso a nessuno ad una conferenza stampa presso la sede istituzionale del Consiglio regionale; abbiamo anche provato a far entrare una persona terza, non espressamente riconducibile al movimento NO TAV e, pur non essendo nè relatrice nè giornalista, non ha subito lo stesso trattamento ed è potuta tranquillamente entrare. Vista la situazione abbiamo deciso di tenere la conferenza in strada, in solidarietà al trattamento riservato al noto esponente NO TAV e dunque ci siamo posizionati con alcune sedie in via Alfieri di fronte a Palazzo Lascaris. A fine conferenza Alberto ha ritentato l’ingresso a palazzo per testare la possibilità di seguire il Consiglio regionale nella zona riservata al pubblico, e dopo qualche tentennamento l’ingresso gli è stato accordato. Ora, per sua stessa ammissione, abbiamo saputo che a richiedere al Presidente un intervento mirato per bloccare l’ingresso a una persona considerata indesiderata (e che offende le Forze dell’Ordine!!) è stato il capogruppo della Lega Nord, Mario Carossa, forse in cerca di una marchetta elettorale presso gli stessi operatori (peccato che a tagliare le risorse per la Polizia mentre si inscenano le farsesche Ronde Padane, siano stati proprio beceri leghisti). Ci sembra quantomeno risibile che in uno stato democratico si dia seguito alle richieste di personaggi che hanno fatto una bandiera della loro anti-italianità (pulendosi il c*** con la bandiera italiana e la Costituzione), lasciando loro lo spazio per ergersi a difensori delle istituzioni che dileggiano e contribuiscono a spolpare da almeno 20 anni. Da parte nostra ci scusiamo con tutti per l’ennesimo brutto capitolo che è stato scritto, nostro malgrado, nella storia della più alta istituzione regionale; a maggior ragione, il nostro impegno sarà sempre più intenso per veder realizzati i punti delle 5 stelle, tra cui la trasparenza e uguali diritti per tutti. Ci faremo da subito garanti che la consuetudine applicata in questa occasione (consuetudine a non far assistere alle Conferenze Stampa il pubblico, come riferitoci dal Capo di Gabinetto del Consiglio, Domenico Tomatis), sia o applicata con regolarità ed imparzialità a tutte le conferenze o soppressa da apposita norma regolamentare. Negli stessi giorni, in occasione delle festività natalizie sono stati recapitati da parte del Movimento No Tav con il nostro aiuto logistico dei biglietti di auguri personalizzati con un pezzo di filo spinato a politici di rilevanza regionale e nazionale. Questi non sono stati apprezzati dai consiglieri regionali piemontesi, tra cui soprattutto la Montaruli del PDL, Gariglio e Boeti del PD, il quale, ha invitato con tono minaccioso a portargli gli auguri direttamente a casa sua a Rivoli. A sarà dura (per loro!). Il morto secondo il dott. Manganelli Manganelli, il capo della polizia qualche giorno prima della grande manifestazione del 25 febbraio diceva che gli anarchici No Tav volevano il morto nelle Forze dell’Ordine per spaventarle e renderle più aggressive nei nostri confronti. Spieghiamo a Manganelli che noi vogliamo solo essere ascoltati dalla politica e vogliamo un confronto serio con i tecnici. Le Forze dell’Ordine sono il cuscinetto che la politica spartitoria e mafiosa interpone tra sè ed il popolo, arroccandosi nel Palazzo, sperando di poter non pagare mai per le proprie responsabilità. Lo sconto non è tra cittadini e cittadini poliziotti, ma tra cittadini e politica corrotta. Ma verrà un giorno... Profeta di sventura. Lunedì 27 febbraio, in concomitanza con l’allargamento del recinto e la presa dei terreni privatii ci è quasi scappato il morto ma a parti rovesciate: Luca Abbà (nella foto) noto attivista No Tav, è salito su un traliccio dell’alta tensione ed inseguito dalle Forze dell’Ordine, ha inavvertitamente toccato i cavi, venendo folgorato e cadendo a terra rovinosamente da oltre 10 metri d’altezza. Trasportato al CTO di Torino la prognosi è stata mantenuta riservata per più di una settimana. Non si può ancora conoscere l’entità dei danni agli organi interni dovuti alla folgorazione. Siamo tutti vicini ai familiari e ci saranno diverse manifestazioni di solidarietà. Il movimento No Tav ha reagito in modo pacifico e determinato, bloccando la statale 25 dopo San Didero e l’autostrada a Bussoleno in località Vernetto. Altri blocchi e presidi si sono susseguiti in tutta Italia ed anche all’estero. No Tav - 17 La strada delle illegalità Non riescono proprio a capirlo! Niente fermerà la lotta contro il Treno ad Alta Voracità Torino-Lyon: a parti rovesciate rispetto agli sgherri manzoniani... quella linea non s’ha da fare nè domani, nè mai. Per cercare di far calare il numero di contestatori nei pressi delle recinzioni si era provveduto addirittura all’emissione di numerose ordinanze prefettizie, sette per l’esattezza, che vietavano il transito dalla centrale idroelettrica di Chiomonte fino al piazzale antistante la centralina di alimentazione della galleria autostradale di Giaglione. Vietavano perchè una di queste ordinanze scadeva il 31 dicembre 2011, proprio nel momento in cui entrava in vigore l’istituzione del Sito di Interesse Strategico Nazionale promulgato dal solerte Governo dei bancari, sulla scorta di quanto fatto da Prodi per la Campania nel 2008. Scopo delle ordinanze prima e del Sito Strategico poi è intimidire chiunque abbia a cuore le sorti del proprio Paese, in barba all’articolo 16 della Costituzione Italiana che recita “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”. Le ordinanze, che sono state impugnate, si basavano sull’eccezionalità e sull’urgenza di tutelare la sicurezza degli operai nel cantiere, almeno stando a quanto sostenuto dai proponenti l’opera e dai media allineati. Peccato che la realtà sia ben diversa. Basta inoltrarsi nei boschi tra Giaglione e Chiomonte 18 - No Tav percorrendo i sentieri della Val Clarea e giungere nei pressi della rete, per scoprire che al suo interno l’unica presenza è quella dei mezzi delle forze dell’ordine impegnate sul percorso asfaltato all’interno delle reti; i suddetti operai sono comparsi solo per installare l’impianto delle manichette idrauliche per il ‘refrigerio’ degli irriducibili manifestanti, per installare l’impianto di illuminazione da stadio che ha reso “luminoso” ogni angolo della vallata e per l’asfaltatura delle piste interne; compaiono inoltre solo in occasione delle partecipate manifestazioni No Tav, ad uso e consumo dei media e dei creduloni della Commissione Europea, a cui si deve far passare che l’opera è iniziata, da cui discendono i copiosi (670 milioni di euro) finanziamenti. Che il cantiere sia inesistente è chiaro a tutti, per di più sapendo che al momento i terreni a suo tempo comperati e suddivisi tra privati, su cui insiste il vero cantiere del tunnel geognostico, non sono stati ricompresi all’interno delle reti nè i proprietari degli stessi hanno neanche ricevuto le lettere di esproprio. L’urgenza della misura cautelativa è chiaramente fuori luogo, a maggior ragione visto che alla nostra richiesta ufficiale alla Lyon Turin Ferroviaire (LTF) come Gruppo Consiliare di avere copia del progetto definitivo del tunnel geognostico della Maddalena, ci viene risposto che non esiste nemmanco ancora il progetto definitivo. Quindi, consapevoli che non esistevano ordinanze attive, e che l’Area Strategica interessa la sola area di cantiere, sabato 14 gennaio alcuni militanti NO TAV accompagnati da una delegazione del team di legali che seguono il movimento, si sono presentati ai cancelli posti dalle forze dell’ordine nei pressi della centrale idroelettrica di Chiomonte. Qui sono stati bloccati e, dopo un dibattito alquanto farsesco con un funzionario della Digos imbarazzato (che potete gustare nel video), e varie telefonate agli uffici della Questura è stato negato l’ingresso, pur confermando che: - non esisteva alcuna ordinanza restrittiva l’accesso non insisteva sull’area strategica adducendo motivazioni di ordine pubblico (per un pugno di persone!!) e che al massimo era consentito l’accesso ai proprietari dei terreni ai soli terreni e comunque scortati. Ovviamente nessuno ha accettato le imposizioni e tutti hanno abbandonato l’area. Le comiche non finiscono qui: basta attendere qualche giorno ed ecco apparire articoli di giornale che informano circa l’emissione di una nuova ordinanza (che sembra essere stata comunicata solo ai giornalisti prima ancora che ai sindaci dell’area) che dovrebbe essere valida fino a fine marzo e che limiterebbe il transito dalla centrale idroelettrica alla zona archeologica della Maddalena (zona totalmente estranea all’area di cantiere) mentre sarebbe liberalizzata la zona sull’opposto versante dall’ingresso della galleria autostradale di Giaglione fino alle reti che delimitano la zona di interesse strategico. Su questa decisione lasciamo i commenti a chi legge e al TAR, a cui ci siamo rivolti, lo scioglimento dei dubbi sulla necessità e l’urgenza per l’emanazione delle ordinanze. i blocchi dell’A32: resistiamo! Abbiamo presidiato per tre giorni la Valsusa durante i blocchi autostradali in seguito all’allargamento del recinto del fortino militare a Chiomonte. In particolare, Davide Bono, nella doppia veste di attivista No Tav e di amministratore, è stato presente in prima fila per vigilare che non succedesse nulla di grave da una parte e dall’altra, anche come medico, prestando il primo soccorso ai manifestanti che si erano sentiti male in attesa dell’arrivo delle ambulanze. Prima di tutto volevamo ringraziare tutti i giornalisti presenti, che hanno permesso squarci di cronaca diretta impensabili: ad esempio il video in cui le Forze dell’Ordine, travalicando il loro mandato (che era di liberare l’autostrada) hanno inseguito i manifestanti per un chilometro oltre la rotonda sotto la rampa di uscita dell’A32 di Chianocco-Bussoleno fin nel paese, sfondando una vetrina di un bar trattoria al cui interno c’erano clienti ed alcuni manifestanti. E si sono presi pure loro le botte. Ma andiamo con ordine. Il 29 febbraio le prime camionette arrivano in autostrada alle 17. Sono come al solito decine per alcune centinaia di caschi blu. A dirigere le operazioni c’è un funzionario della Questura, con la fascia tricolore. Il funzionario si rifiuta di parlare con Alberto Perino e prende Bono e altri amministratori di valle come inter-mediatori. Alle 17.30 c’è la prima immediata carica. Mentre il grosso dei manifestanti sta sull’uscita dell’autostrada dietro una barricata e una rete, dalle loro spalle (l’ingresso in autostrada) arriva un altro plotone di poliziotti, circondandoci. E’ già pieno di televisioni. Quando partono i lacrimogeni da dietro, la gente inizia a scappare disordinatamente. In pochi rimangono a metà mentre i lacrimogeni al CS cadono copiosi sul presidio nella rotonda dove c’erano vecchi e bambini. I pochi rimasti urlano alle FF.OO di smettere visto che ormai abbiamo già sgomberato. Le FF.OO si attestano sull’autostrada e i manifestanti riprendono la rotonda. Circa 25 manifestanti, tra cui Alberto Perino e Cremaschi restano seduti, mani alzate sull’autostrada. Dopo un po’ di trattative si rifiutano di andarsene spontaneamente, allora il funzionario intima loro di andarsene “in nome della Repubblica” e vengono quindi sollevati di forza e portati via. Epica la scena in cui un manifestante straccia la sua carta di identità (pur avendone poi una copia) urlando che non rappresentano la Repubblica Italiana. Vengono tutti identificati, ma ormai sull’uscita dell’autostrada si è ricompattato un muro di 500 persone. Nel frattempo è rimasta a terra Piera, con una crisi di panico, esattamente come successo a Mimmo il giorno prima (non è stata colpita). Bono la soccorre, mentre l’ambulanza viene chiamata subito e un Maggiore tiene le gambe alzate alla signora. Ci tenniamo a precisare che il comportamento delle FF.OO in questo caso è stato ottimo (voi direte: perchè c’era folta presenza istituzionale e di televisioni?). La situazione resta in stallo fino alle 21, al cambio della guardia. Alle 21, mentre un idrante in avaria continua a rombarci sopra la testa, il funzionario ripete di nuovo “in nome della Repubblica vi intimo di disperdervi” e subito dopo partono le manganellate copiose anche su Alberto Perino (che avrà un gomito incrinato) e le prime fila di manifestanti. Subito dopo partono sempre dalle spalle i lacrimogeni CS. Alcuni manifestanti tra i quali alcuni membri del Gruppo Consiliare corrono verso Bruzolo, con il gas che li insegue, anche nei prati; altri, meno fortunati, scelgono di scappare verso Bussoleno città. I manifestanti sono stati inseguiti fin dentro l’abitato di Chianocco, sono stati sparati lacrimogeni dentro i cortili e le case delle persone, dove qualcuno ha aperto la porta per soccorrere i manifestanti. Addirittura entrano dentro una Trattoria dalla porta sul retro, sfondandola a calci, per identificare i manifestanti. Sembrano scene da guerra civile o da medioevo, in cui per sfuggire ai soldati ci si rifugiava in Chiesa. Qualcuno parla anche di macchine aperte o distrutte: tornati sul posto non ne abbiamo trovate. Pare che siano state tagliate delle gomme. La polizia si giustifica dicendo che ha ricevuto pietre: possiamo assicurare che fino alla carica non ne è volata neanche una, anche perchè noi amministratori controllavamo. Credo che non sia giustificabile nè che i manifestanti lancino pietre per offendere nè che la polizia insegua in stile sudamericano col manganello in mano le persone. Ribadiamo non siamo in guerra e le FF.OO non sono truppe di occupazione, ma neanche loro devono comportarsi come tali. Giustamente lanciare le pietre contro di loro è a tutt’oggi un reato, ma chi tutela i cittadini dagli eccessi delle FF.OO? Intendiamoci: secondo noi avevano l’ordine non solo di “sgomberare l’autostrada”, ma anche di dare un “segnale”. E se ci ricordiamo Genova 2001, sappiamo che può succedere di tutto, se si ricevono certi “ordini politici”. E nessuno paga. Anzi, viene promosso, come Spartaco Mortola. Per questi motivi più tardi in Assemblea Bono ricordava che i nostri “nemici” non sono le FF.OO ma la politica corrotta e mafiosa, che vuole l’opera senza un motivo, contro lo stesso parere della Corte dei Conti e di quasi 400 autorevoli docenti universitari. Il blocco dei lavori in Valsusa si otterrà solo dopo altri anni di resistenza e verrà un giorno in cui le nostre ragioni saranno ascoltati da istituzioni non in conflitto di interessi. No Tav - 19 Troppe vittime per la caccia! Anche quest’anno l’attivissima Associazione Vittime della Caccia ha presentato il triste dossier che riguarda i casi di uccisioni e ferimenti legati all’attività venatoria della stagione 2011/2012. Al di là dei numeri, che sono di poco inferiori rispetto allo scorso anno, e che rappresentano un totale sottostimato, elaborato esclusivamente grazie alla meticolosa raccolta di notizie e articoli sui media locali, ritengo che si possa dire che la caccia continua ad essere una delle più impattanti attività tra quelle eludibili. Come tutti gli anni Daniela Casprini, presidentessa dell’Associazione, ha, in modo completamente volontario, ricostruito i dati, con nuove analisi legate all’età delle vittime e dei responsabili e introducendo per la prima volta quest’anno un nuovo parametro di valutazione: quello sulle vittime in ambito extravenatorio, che riserva qualche triste sorpresa. In pratica sono stati presi in considerazione anche tutti quegli eventi di ferimenti e uccisioni con armi da caccia, non strettamente correlate all’attività stessa (vendette, aggiustamento di conti, liti tra vicini e in famiglia), i quali hanno riportato ad un pesante bilancio aggiuntivo di 16 decessi. Giovedì 2 febbraio il consigliere Biolé era alla conferenza stampa di presentazione del documento al pubblico presso la sala Nassirya all’interno del palazzo del Senato a Roma, nella duplice veste di rappresentante istituzionale protempore impegnato insieme con Davide in una fitta attività emendativa in commissione consiliare contro quelli che sono stati e saranno i “chiari di luna” dell’Assessore Regionale Claudio Sacchetto e portavoce del Comitato Referendario Piemontese che da 20 - Speciale Referendum Caccia 25 anni sta portando avanti una giusta e sacrosanta testimonianza di civiltà per permettere ai cittadini piemontesi di esprimersi sui quesiti referendari che chiedono un forte restringimento dell’attività venatoria. I sondaggi nazionali o suddivisi per regioni, effettuati su campioni i più diversi, danno da tempo un risultato piuttosto netto che vede prevalere i contrari all’attività venatoria, e le manifestazioni di piazza come quella organizzata a Torino il 17 settembre dello scorso anno dimostrano, attraverso la nutrita partecipazione, che i risultati sono verosimili. E’ probabile che manchi una vera e propria rete che possa unire comitati, singoli cittadini e associazioni che hanno una posizione avversa all’attività venatoria. Tornando ai dati scaturiti dalla ricerca, pur parziale, i morti per colpi di arma da fuoco nel corso dei cinque mesi di attività venatoria sono stati undici, e più di settanta i feriti in modo grave (tra cui due minorenni). Il dossier, pur non essendo scientifico e onnicomprensivo infatti tralascia tutti gli incidenti non legati all’utilizzo delle armi da fuoco, così come tutti i ferimenti sotto i venti giorni di prognosi - è ovviamente utile per un confronto a livello sociale, ma anche per un confronto istituzionale con chi ha la volontà, nella nostra regione, di seguire l’esempio di Lombardia, Toscana e Liguria dove, al di là del colore politico della Giunta, la caccia è sostenuta e ampliata con deroghe anche disallineate rispetto alle direttive europee, il che costringerà la nostra nazione a pagare ulteriori sanzioni comunitarie il cui ammontare supera il miliardo di Euro. Importante dato da sottolineare è il fatto che una regione come la Sardegna, dove l’utilizzo del fucile ad anima rigata (che ha una gittata molto elevata), è stato recentemente introdotto, rappesenta uno dei territori di picco per quanto riguarda gli incidenti venatori nell’ultima stagione appena conclusa. E’ opportuno che i piemontesi sappiano che da pochi mesi la maggioranza ha introdotto la possibilità di utilizzare proprio lo stesso tipo di arma, che già era concessa su terreno montuoso, anche su terreno pianeggiante. Centinaia, forse migliaia sono gli episodi che vedono come vittime animali da affezione(cani, gatti in primis, ma anche cavalli) moltissimi i potenziali eventi in qualche modo sventati o evitati per buona sorte - “tragedie sfiorate o evitate” nel dossier Il documento, molto interessante, si chiude con un paragone forse azzardato ma facilmente verificabile: chi ha mai pensato che, a ipotetica parità di ore destinate ad attività ineludibili, come quella lavorativa o la percorrenza in auto delle nostre autostrade, la caccia, attività non indispensabile, farebbe il doppio di morti nel primo caso e anche quattro volte tanto nel secondo? Tornando ad ambiti strettamente locali, nella nostra regione la situazione è emblematica e rappresenta in questo momento un delicato ma importante banco di prova: i piemontesi potranno dare un forte segnale di partecipazione e incoraggiamento anche ai cittadini della altre regioni, il 3 di giugno prossimo, partecipando alla consultazione referendaria regionale sulla caccia, raggiungendo l’antidemocratico quorum del 50% più 1 e dando segno di grande responsabilità civile nel chiedere una forte riduzione dell’attività venatoria. Referendum sulla caccia? Troppo costoso! Ne abbiamo parlato già diverse volte di caccia. La caccia sta diventando il simbolo del modo distorto in cui l’Italia e la politica, Regione compresa, sta considerando in modo distorto la democrazia. Nel 1987 vennero raccolte oltre 60 mila firme per un referendum sulla caccia che andava a limitare e regolamentare l’attività venatoria, non ad eliminarla. Dei diversi quesiti, ne sono rimasti validi quattro: a) protezione per 25 specie selvatiche oggi cacciabili (17 specie di uccelli e 8 specie di mammiferi), b) divieto di caccia sul terreno innevato c) abolizione delle deroghe ai limiti di carniere per le aziende faunistiche private d) divieto di caccia la domenica. Non era possibile nel 1987 proporre un quesito che abolisse del tutto la caccia attraverso un referendum regionale essendo l’attività venatoria prevista da una legge nazionale. Nel 1988 invece di indire il referendum, l’allora Giunta e maggioranza di centro-sinistra eliminano la legge su cui il referendum andava ad abrogare i 4 punti elencati, andando ad aprire un contenzioso che è durato 24 anni e 9 gradi di giudizio. Secondo alcuni pareri legali infatti decadendo la legge su cui doveva agire il referendum, lo stesso referendum non avrebbe più avuto valore, per altri, no; alla fine con sentenza 1896 del 29 dicembre 2010 della Corte di appello di Torino viene sancita la sussistenza del diritto soggettivo del Comitato promotore del referendum all’espletamento della procedura referendaria. La Giunta leghista oltre al forte legame con la Chiesa Cattolica (nonostante continuino i riti pagano-celtici), pare avere un forte legame con la lobby dei cacciatori. Quindi fa di tutto per liberalizzare la caccia, in direzione opposta rispetto al referendum. Così, mentre siamo in Commissione ad analizzare 6 testi di legge presentati dai consiglieri, con un colpo di mano che riteniamo legislativamente e politicamente “eversivo”, nei confronti del Regolamento e delle prerogative del Consiglio, l’Assessore Sacchetto, presenta un emendamento che ripete quanto già successo nel 1988: cioè abroga integralmente la l.r. 70 del 1996, attualmente legge quadro in materia di caccia, facendo decadere tutte le proposte di legge fatte dai consiglieri, di maggioranza e minoranza, nonchè lo stesso, attesissimo, referendum sulla caccia che da sentenza della Corte si dovrebbe svolgere in primavera. La caccia a questo punto resta regolamentata solo dalla legge nazionale del 1992 molto meno restrittiva. Il presidente della Commissione Vignale (PDL) e l’Assessore Sacchetto (Lega), su imput di Cota, hanno pure osato affermare che il costo di un referendum (simile a quello di un’elezione regionale, circa 20 milioni di euro) è troppo elevato e che la Regione ad oggi, in esercizio di bilancio provvisorio, non avrebbe le risorse. Abbiamo ribattuto che allora nel 2015 potremmo non fare le elezioni regionali visto che hanno un costo. Sicuramente l’accorpamento con le elezioni amministrative, o politiche nazionali, insieme all’eliminazione del quorum come da noi proposto con la pdl 112, l’utilizzo discrutinatori volontari estratti a sorte, la possibilità di voto elettronico o via posta(come fanno nel resto del mondo), aiuterebbe a ridurre i costi di un referendum. Ma è davvero una questione di soldi o di consenso elettorale? E può l’esercizio della democrazia essere limitato dalla carenza, vera o presunta, di soldi (che però per le campagne pubblicitarie per il TAV ci sono)? Secondo noi, no, secondo il centro-sinistra (che si è opposto fino al 2010) e centro-destra sì. Allo stato attuale il referendum, su obbligo del Tribunale Amministrativo Regionale è stato indetto da Cota per il 3 di giugno. Il gruppo consiliare regionale del MoVimento 5 Stelle e molti gurppi locali sono attivi sul territorio per la data storica del primo referendum regionale della regione Piemonte. Speciale Referendum Caccia - 21 Il 3 giugno in Piemonte si voterà il primo referendum regionale per info: www.battiquorum.net Perché il Referendum sia valido occorre che votino il 50%+1 degli elettori piemontesi, cioe’ oltre 1,8 milioni. Puoi votare sì se vuoi limitare la caccia, no se vuoi lasciarla come oggi o fare scheda bianca o nulla se non ti senti informato, ma partecipare e’ fondamentale. La politica vuole che tu vada al mare, per poter continuare a fare i suoi interessi. Oggi sulla caccia, domani sulla sanita’, sulla scuola... 22 - Speciale Referendum Caccia SE VUOI INFORMARTI SUI MOTIVI DEL Sì: Comitato per il referendum caccia in Piemonte [email protected] - www.referendumcaccia.it Se vinceranno i sì: • Verranno protette 25 specie oggi cacciabili, tra cui alcune in pericolo di estinzione (si potranno cacciare solo più cinghiali, fagiani, lepri e minilepri); • Non si potrà più cacciare la domenica (eliminando così il rischio di incidenti); • Non si potrà più cacciare su terreno coperto da neve; • Anche nelle aziende faunistico-venatorie (le ex riserve private di caccia) verranno adottati limiti nel numero di animali da cacciare; Non possiamo perdere quest’occasione, forse irripetibile, per ottenere finalmente una regolamentazione della caccia. Non dimentichiamo che quello del voto è un dovere-diritto per i cittadini. Il non recarsi alle urne in occasione delle consultazioni rappresenta un atto di disinteresse molto grave, che rende poi molto deboli le nostre proteste nei confronti del potere pubblico. Cambiare si può, però è necessario l’impegno di tutti. SE VUOI INFORMARTI SUI MOTIVI DEL NO: ANLC - Dott. Paolo Sparvoli ANUU - Dott. Marco Castellani ARCICACCIA - Dott. Osvaldo Veneziano CNCN – Avv. Giovanni B. Ghini ENALCACCIA - Dott. Lamberto Cardia EPS - Dott. Matteo Viglietta FEDERCACCIA - Dott. Gianluca Dall’Olio ITALCACCIA - Dott. Mario Gargano www.federcaccia.org Speciale Referendum Caccia - 23 R-Day: decidono i cittadini! Il MoVimento 5 Stelle ha poco più di 2 anni; non ha ancora avuto la possibilità di assumersi responsabilità di governo, ma ha dimostrato di essere coerente con le tematiche e con i modi nuovi di fare politica proposti ai cittadini e di essere in grado di incidere pesantemente sul dibattito politico sia nelle Aule che fuori. Per questo i risultati elettorali stanno premiando la nostra proposta finalmente slegata dai giochi di potere (e di profitto) dei partiti. Come saprete (ma giova sempre ricordarlo), prima delle elezioni regionali del 2010 abbiamo comunicato la rinuncia ai rimborsi elettorali, promessa mantenuta che ha fattorisparmiare allo Stato più di 600 mila euro solo per il Piemonte. I candidati alle elezioni regionali si erano inoltre impegnati a percepire solo 2.500 euro mensili in caso di elezione, in ossequio alla battaglia per la riduzione dei costi della politica da sempre portata avanti. Anche questa promessa è stata mantenuta, e la parte eccedente i 2.500 euro, che nel frattempo è leggermente diminuita per via di operazioni meramente cosmetiche di riduzione delle retribuzioni dei Consiglieri portate avanti dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, è confluita nel Conto Progetti a 5 Stelle. Tale conto non serve a finanziare “attività di partito” (i gruppi locali del M5S infatti si autofinanziano), ma bensì attività, azioni, rappresentazioni in linea con i contenuti delle 5 Stelle e del programma nazionale e regionale, proposte dai Consiglieri o dai cittadini. Il Conto Progetti a 5 Stelle investe soldi sul territorio per tutte quelle proposte che la politica non intende promuovere perché interessata al mantenimento dell’oligopolio politico- economico e che non riusciremmo a sbloccare con delle proposte di legge o atti di indirizzo. Alle modalità di individuazione e valutazione dei progetti da supportare fin qui adottate (proposte di attivisti sul forum regionale o in riunioni pubbliche), a seguito dei suggerimenti provenienti da parecchi attivisti, abbiamo deciso di affiancare quella che vorremmo diventasse la più importante: la decisione presa dai cittadini attraverso la democrazia diretta. Nasce così il Restitution Day a 5 Stelle, 24 - Democrazia Diretta evento aperto a tutti i cittadini piemontesi, che vuole essere uno strumento con il quale il MoVimento 5 Stelle Piemonte restituisce ai cittadini la parte di stipendio a cui i suoi Consiglieri regionali hanno volontariamente rinunciato. Il regolamento, che di seguito riassumiamo, è molto semplice. La somma stanziata per il primo R-Day è di circa € 10.000, per un massimo di circa € 2.000 a progetto. Le proposte di sostegno dovranno riguardare iniziative che non godano già di uguali finanziamenti da parte di soggetti pubblici, che favoriscano la creazione di reti sociali e solidali, anche attraverso l’utilizzo di mezzi di scambio diversi dalla moneta, e l’attuazione della visione del mondo che il MoVimento 5 Stelle propone nei seguenti campi d’azione: - Tutela ambientale (riduzione e corretta gestione dei rifiuti, educazione ambientale, etc...) - Sostegno alle filiere corte ed al mercato equo, etico e solidale - Rete sociale e sostegno alle persone più fragili - Diffusione dell’informazione attraverso la rete e alfabetizzazione informatica I progetti potranno riguardare finanziamenti a fondo perduto, anticipo di fondi, forme di microcredito o scambio di beni e servizi. All’inizio della giornata il moderatore darà lettura del regolamento, dopodiché si inizieranno ad ascoltare le proposte dei cittadini che si prenoteranno con alzata di mano (per facilitare il compito predisporremo delle urne nelle quali depositare le proposte). Il tempo massimo per esporre una proposta è di tassativamente di 3 minuti. Saranno ammesse massimo due domande di richiesta chiarimenti per un tempo massimo di un minuto a domanda, ed il proponente avrà un minuto di tempo per rispondere a ciascuna. Al termine di ogni si procederà a votazione tramite alzata di mano. Ogni persona potrà presentare un solo progetto, e nell’esporlo dovrà indicarne nel modo più preciso possibile il costo. I Consiglieri regionali non ne potranno presentare, e fungeranno esclusivamente da uditori. Alla fine della giornata verranno scelti i progetti più votati fino al concorrere della cifra di circa 10.000 euro, con un arrotondamento ai 500 euro inferiori o superiori, e con un massimo di circa 2.000 euro cadauno. I proponenti dei progetti prescelti dovranno presentare entro 10 giorni dall’R-Day una relazione dettagliata contenente tempi, metodi e previsioni di spesa, pena la non erogazione del finanziamento. Ogni progetto verrà seguito nelle fasi di esecuzione dal proponente o da persona da lui indicata (non retribuita) e da un membro o collaboratore dello Staff Consiliare, e le relative spese dovranno essere rendicontate con la massima precisione e tempesatività. Il primo R-Day ha avuto luogo il 19/02 a Torino, presso la Sala Operti di Corso Siracusa 213. In realtà per noi si è trattato di un “numero zero”, poiché dal momento che una cosa simile non l’ha mai fatta nessuno, ed abbiamo fatto tesoro dell’esperienza migliorie da apportare. L’esperimento è riuscito ed abbiamo vissuto una straordinaria esperienza di democrazia diretta e partecipazione attiva. Il nostro R-Day ha avuto un ottimo riscontro di partecipazione, con oltre 120 cittadini partecipanti registrati. I progetti presentati a partire dalle 10 del mattino sono stati ben 22, con proposte di varia tipologia, ma tutte perfettamente in linea con lo spirito dell’iniziativa e con la visione del mondo alla base dei Progetti a 5 Stelle finora portati avanti. La discussione delle proposte si è svolta in un clima coinvolgente e costruttivo, con un rigido rispetto dei tempi (massimo tre minuti a proposta) e interventi puntuali. I proponenti hanno esposto in maniera chiara i progetti per i quali chiedevano il finanziamento, ed i cittadini intervenuti hanno potuto votare le loro stesse proposte dimostrando che, quando sono chiamati a decidere, optano per scelte di buon senso e di utilità collettiva con più efficacia ed efficienza dei politici stessi. Alla fine della giornata i progetti più votati sono risultati i seguenti: 1. Compostiere autorivoltanti Acquisto 5 compostiere per scuole di Trofarello da 650 litri con rivoltamento per produrre compost da vendere alle famiglie. Proponente: Anna Friscia Referente: Anna Friscia Richiesta: 2.000 euro. 2. Disabile + disabile in rete = cittadino libero Aiuto ai disabili per l’alfabetizzazione informatica e l’utilizzo della rete per il rapporto con le istituzioni ed il miglioramento della vita. Proponente: Dino D’Abramo Referente: Dino D’Abramo Richiesta: 1.700 euro. 3. Amico Recupero Studio di fattibilità per la creazione di una società cooperativa con finalità di recupero di materie prime. Finanziamento per creare business plan, consulenze legali. Proponente: Luca Salvai Referenti: Sergio Giachero, Christian Bhacstadt Malan Camusso, Luca Gibello Alessandro Ferrua Richiesta: 2.000 euro. 4. Università del Saper Fare Sul territorio di Torino, divulgazione e formazione nell’autoproduzione e autoriparazione. Momenti formativi rivolti ai cittadini, organizzati da volontari (es. movimento decrescita felice). Proponente: Claudio di Stefano Referente: Marta Domini Richiesta: 1.000 euro. Non possiamo esimerci dal commentare il modo con il quale molte testate cartacee e web hanno trattato l’argomento, con un atteggiamento malizioso e superficiale e scrivendo cose in larga parte false, e toglierci qualche sassolino dalle scarpe. Ciò che è accaduto ha reso ancora più evidente ciò che già sapevamo, vale a dire che anche l’informazione sul web è spesso deviata, specie se finanziata dai potentati politico-imprenditoriali locali che sono parte integrante della Casta, e che le ragioni che hanno ci hanno portato a promuovere con il secondo V-Day un referendum per abolire - tra le altre cose - i finanziamenti pubblici all’editoria sono più che mai vive ed attuali. E’ necessario infine ribadire che i fondi non vanno alle persone, ma ai progetti, ed abbiamo pubblicato nome e cognome di tutti i proponenti, così come siamo sempre stati abituati a fare. La nostra attività è improntata alla massima trasparenza, d’altra parte l’R-Day era aperto a tutti, e diffuso in diretta streaming. Chi avesse quindi voluto, e ci riferiamo in particolare agli organi di stampa, fornire una corretta informazione riguardo ad una iniziativa unica nel suo genere come l’R-Day avrebbe potuto trovare tutti i dati necessari, ed in loro mancanza contattarci; è avvilente vedere come un giornale considerato “autorevole” come il Corriere della Sera, con i mezzi di cui dispone, si riduca a copiare (male) un post di un sito di gossip politico, senza fare ulteriori approfondimenti e ripetendone le falsità. Noi non ci siamo scoraggiati, e non vediamo l’ora di ripetere l’iniziativa nelle altre Province del Piemonte. 5. Educazione ambientale nelle scuole primarie Moduli di educazione ambientale nelle scuole primarie, a tema rifiuti, acqua, aria, energie rinnovabili. Corso tenuto da volontari. Proponente: Enrico Cerrato Referente: Enrico Cerrato Richiesta: 170 euro 6. Recupero terreni abbandonati Acquisto rete antigrandine, materiale per lavorare, partendo da un terreno di proprietà del proponente e tuttora inutilizzato, a Chivasso. Agricoltura di scambio tra manodopera e prodotti di filiera. Proponente: Marco Grivellino Referente: Marco Grivellino Richiesta: 2.000 euro. Come da regolamento, i presentatori ci hanno inviato un progetto scritto, contenente tempi, costi e metodi di esecuzione. I documenti sono stati caricati sul nostro sito, daremo ampio resoconto delle fasi di avanzamento e delle spese sostenute per ogni iniziativa, come nella nostra tradizione di trasparenza totale. Democrazia Diretta - 25 La beffa dei vitalizi il 27 dicembre 2011, ad un anno di distanza dall’ultima volta, il Consiglio regionale era nuovamente chiamato a pronunciarsi sul trattamento. Vi ricordate come era finita lo scorso anno? Questa volta la Regione Piemonte si è accodata pavidamente a quanto richiesto dal Governo Monti e a quanto fatto da altre Regioni italiane: taglio dei vitalizi, un assegno mensile di 3.000 € dopo soli 5 anni di mandato, ma solo dalla prossima legislatura. PD, Lega Nord e IDV che nei giorni precedenti avevano tuonato sui giornali per «eliminare i vitalizi da subito», votano no ai due emendamenti presentati dal MoVimento 5 Stelle che chiedevano prima l’eliminazione dei vitalizi retroattivamente, compreso quello di chi già lo percepisce (confortati da alcune sentenze delle Corti di Cassazione e Costituzionali che definisce il vitalizio un privilegio autodeterminatosi e non una pensione acquisita) e poi l’eliminazione, almeno a partire dai consiglieri oggi in carica. Ma ovviamente nessuno intende votare contro un proprio benefit: ci piacerebbe sapere se i consiglieri della prossime legislature legifereranno per rinviare l’eliminazione dei vitalizi dalla legislatura successiva alla loro. Infine il Presidente del Consiglio regionale, Valerio Cattaneo, infila un articolo che sgancia le indennità dei Consiglieri regionali da quelle dei parlamentari (forse perché quelle dei parlamentari saranno ridotte?), fissandole a 8.631,71 € lordi. Poi, con un piccolo comma, si inserisce l’indicizzazione delle indennità dei Consiglieri regionali all’indice di variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati determinatosi nell’anno precedente, secondo le rilevazioni ISTAT. Se si chiamano “prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati” forse è perché con 1.000 € al mese, l’aumento del 3% del prezzo del pane, del latte, delle verdure incide, e inciderà, notevolmente sulla loro capacità di arrivare a fine mese. Vergognoso nel clima attuale del paese, pensare che i Consiglieri regionali che guadagnano da 8.000 a 12.000 € netti al mese abbiano bisogno di aumentarsi lo stipendio per l’aumento del costo del pane. O forse che le sontuose campagne elettorali e la compravendita del consenso risentono dell’aumento dei costi della vita più della pasta? Il consigliere Fabrizio Biolé è un cittadino con l’elmetto, eletto pro tempore nell’istituzione regionale, che ha potuto, in questo caso, fungere da strumento per altri cittadini perché venisse presto chiarito un presunto uso illecito di risorse pubbliche e abuso d’ufficio. Il giorno 19 gennaio 2011 un Airbus dell’Aeronautica Militare è stato utilizzato per un volo di andata e ritorno da Roma all’Aeroporto di Cuneo-Levaldigi. E’ importante sottolineare come tali voli di stato, da direttiva governativa, possano essere utilizzati dalle quattro più alte cariche dello stato ed eccezionalmente dai Ministri, esclusivamente dietro richiesta “altamente motivata”. Inizialmente la volontà del consigliere, recatosi presso l’aeroporto in questione su segnalazione di alcuni cittadini piemontesi, era semplicemente quella di venire a conoscenza degli estremi del volo e degli occupanti, infatti non fece nomi nella richiesta alla Direzione Aeroportuale degli atti ufficiali relativi al volo e nella prima lettera ai media. L’accesso agli atti da parte dei Consiglieri Regionali è normato dagli articoli numero 19 dello Statuto Regionale e numero 2 del Regolamento del Consiglio Regionale. La risposta perentoria dell’amministrazione aeroportuale, dopo alcuni rimpalli con gli ufficiali di polizia presenti in loco, fu la dichiarata non possibilità di fornire indicazioni circa il volo in questione in quanto gli occupanti sarebbero stati sotto regime di scorta di massima sicurezza. Fu l’entourage di Roberto Calderoli, sollecitato dalle richieste di alcuni operatori della stampa locale, a dichiarare che l’oggi ex ministro era presente a Cuneo e che l’Airbus di Stato l’avrebbe recuperato con volo Ciampino-Levaldigi per permettergli di recarsi alla seduta della Commissione Federalismo. In seguito all’esposto da Biolé depositato il 4 aprile 2011 presso la Procura della Repubblica di Cuneo, dopo quasi un anno dai fatti, la Procura di Roma ha depositato il giorno 10 gennaio 2012 presso la Giunta del Senato delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Calderoli per eventuale violazione dell’articolo 323 del Codice Penale “Abuso d’Uffico”. L’utilizzo di tale velivolo non trova riscontro in alcun impegno legato alla carica pro tempore ricoperta da Roberto Calderoli, nel territorio della Granda. Nemmeno pare legittima la giustificazione dell’incontro istituzionale a Roma, in quanto come verificabile sul sito del Senato il 19 gennaio 2011 non si è tenuta alcuna seduta della Commissione Federalismo. Peraltro lo scopo non fu l’unica della discrepanze presenti nella dichiarazione ufficiale dell’entourage: per esempio la capienza dichiarata di 40 posti ovviamente dipende dall’allestimento: l’uso per passeggeri prevede più di 120 posti a sedere. Visto l’ostacolo rappresentato dalla votazione in seno alla Giunta delle Elezioni del Senato, abbiamo creduto utile chiudere il cerchio: l’attività di fiato sul collo dei cittadini e di esposto ufficiale da parte di Biolé, nelle vesti di cittadino temporaneamente prestato all’istituzione è stato importante legare l’attività di mail-bombing che tutti gli altri cittadini, piemontesi e non, hanno effettuato nei confronti dei componenti della Giunta per le Elezioni affinchè nulla ostasse al procedere a carico dell’ex Ministro. Purtroppo, come immaginavamo, sia la Giunta, sia l’aula del Senato hanno votato compatti contro l’autorizzazione a procedere. La merce di scambio si chiama Cosentino! Richiesta di autorizzazione a procedere per Calderoli 26 - Costi della Politica Verso l’azzeramento della cooperazione internazionale? La struttura legislativa regionale che sostiene la cooperazione internazionale si suddivide in due testi base: la legge regionale 67 del 1995 e la legge regionale 50 del 1994. La lunga storia dei progetti in materia della Regione Piemonte prende il via a metà degli anni 90 in Bosnia a seguito dell’intervento italiano nell’emergenza umanitaria causata dal conflitto militare che andava spegnendosi, che si è poi evoluto in programma a supporto della ricostituzione del sistema sociale ed economico della regione. Si sono poi susseguiti alcuni progetti minori che facevano capo ad enti e associazioni del nostro territorio, fino ad arrivare alla definizione di una serie integrata di interventi finalizzati alla sicurezza alimentare principalmente localizzati in Africa, dal Niger al Senegal, a Capo Verde alla Costa d’Avorio. Gli àmbiti di intervento comprendono lo sviluppo rurale, lo sviluppo sanitario e quello economico. La strategia primaria nella cooperazione internazionale della Regione Piemonte è costituita dalla cooperazione decentrata che consiste in una stretta collaborazione e scambio di informazioni tra soggetti pubblici e privati di una nazione e i propri corrispettivi in una nazione straniera. Il Piemonte era fino a due anni fa tra le prime regioni italiane per l’entità di finanziamenti erogati: • Progetti con 50 nazioni; • 150 progetti ogni anno; • Investimenti medi di circa 3 milioni di euro ogni anno nel periodo 19982010. Dall’insediamento dell’attuale Giunta abbiamo assistito ad un ridimensionamento dei capitoli riservati ai progetti di cooperazione internazionale ed è evidente che in una carenza generalizzata di risorse, anche questi debbano giocoforza subire dei tagli, che vanno comunque accompagnati da un’analisi dettagliata delle efficienza e dei progetti utili in termini di ritorno per il territorio interessato. In questo modo si è passati, pochi mesi fa, dal milione e 850 mila euro del 2010 ai 700 mila euro del 2011 con un Assessorato però che, più che guardare al merito delle decine di progetti attuati nell’Africa sub-sahariana, propone continui sfoltimenti orizzontali, non tenendo conto del necessario cofinanziamento alle cospicue disponibilità europee e dello stato di avanzamento di taluni progetti pluriennali che con un calo di finanziamenti subiscono un brusco arresto, sancendo di fatto l’inutilità dei pregressi investimenti. In questa strana fase di bilancio che non c’è, in cui non abbiamo (e non avremo) modo di vedere uno strutturato assestamento delle risorse per l’anno in corso, l’argomento della cooperazione internazionale sul bilancio previsionale 2012 è entrato già due volte in venti giorni nella discussione delle commissioni autunnali, con egual domanda dei gruppi di opposizione, così come egual risposta da parte dello scostante Assessore Massimo Giordano. In sintesi ad inizio dicembre le tabelle riguardanti la cooperazione internazionale, dopo essere scese in un anno e mezzo di circa il 60 per cento del loro stanziamento, sono a zero; tutto dipenderà dalla quota parte del fondo indistinto che l’Assessore sarà capace di ottenere durante l’aspra “lotta” in Giunta; l’aggravante rispetto ad altri assessorati è che Giordano ritiene opportuno non esporre in commissione una propria ipotesi di cifra da allocare, ma continua semplicemente a enfatizzare con l’atteggiamento del pesce fuor d’acqua, la presenza di due documenti di indirizzo votati all’unanimità in Consiglio Regionale che impegnano la Giunta al rifinanziamento più consistente possibile del comparto in questione. Società - 27 No alla strumentalizzazione su “Italia sono anch’io” Becera strumentalizzazione! Ecco cosa ci è venuto in mente venendo a conoscenza della campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, partita dal “monito” del Presidente della Repubblica, Napolitano, che chiedeva la cittadinanza automatica ai bambini figli di immigrati in Italia (ius soli, mentre oggi vige lo ius sanguinis e la cittadinanza si acquisice dopo 10 anni di lavoro regolare ed un’estenuante trafila burocratica) e il diritto di voto alle amministrative dopo 5 anni. Il Presidente della Repubblica che dovrebbe essere un garante super partes delle istituzioni, ora detta la linea politica, fa cadere governi regolarmente eletti e nomina senatori a vita futuri premier. Nel 1998 veniva promulgata una legge che modificava il Testo Unico sull’immigrazione introducendo i CPT, Centri di Permanenza Temporanea, recentemente convertiti in Centri di Identificazione ed Espulsione, i quali al momento detengono migliaia di immigrati in condizioni pressoché inumane, in barba alla Costituzione e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che sanciscono che nessuno può essere privato della libertà senza aver commesso un reato. Sto parlando dell’articolo 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998), introdotta allo scopo di poter “ospitare” gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera” nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile. Lo stesso Napolitano che è oggi Presidente della Repubblica? Sì. La stessa Turco che oggi è deputata e compare in prima pagina tra i primi firmatari dell’Appello insieme ad altri politici PD: Pierluigi Bersani, Francesco Ferrante (sen. Pd), Roberto Della Seta (sen. Pd), Mimmo Lucà (dep. Pd), Luigi Bobba (dep. Pd), Giovanna Melandri (gruppo Pd), Deborah Serracchiani (PD). E ciliegina sulla torta, Presidente del Comitato Promotore nazionale chi è? Non un immigrato italiano che con il suo lavoro ha portato bene e ricchezza al paese, ma udite udite, il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio. O il Comitato ha preso una cantonata tremenda, o è, ripeto, una becera strumentalizzazione. Compaiono 28 - Società dappertutto manifesti del Pd con persone immigrate che dicono “L’italia sono anche io”, mentre con tre lauree, in grado di parlare 4 lingue, raccolgono in nero pomodori nei campi. Forse il Pd spera di dare il diritto di votare alle amministrative per poter racimolare un po’ di voti per governare estesamente e massacrare il paese consegnandolo definitivamente alle Banche e alla Finanza? Davanti a strumentalizzazione di questo tipo, il M5S non può stare fermo e zitto. Nonostante molti nostri elettori, simpatizzanti, attivisti ed eletti del M5S prestino ancora il fianco a certe strumentalizzazioni, il blog di Grillo ha detto la sacrosanta verità: questa è una mera mossa di marketing politico, che ne parlino gli stessi che hanno governato e che governano oggi e che hanno fatto le leggi sull’immigrazione o non l’hanno modificate è un non senso. Bersani è al governo. Con UDC e senza Lega Nord. Lo sfido a smetterla di smacchiare i giaguari: prenda paro paro i punti della legge popolare e li presenti a Monti e magicamente scoprirà che ha i numeri per farla votare. Magari anche con quel voltagabbana di Fini, che per voce del suo fido camerata Bocchino, ha dichiarato che sono inaccettabili le nostre posizioni. Fini, sì proprio quello che ha firmato la successiva modifica del TU sull’immigrazione Bossi-Fini prevedendo l’ingresso regolare in Italia solo a seguito di una chiamata del datore di lavoro. Se invece non se la sente, il M5S il prossimo anno in Parlamento analizzerà seriamente i nodi del TU sull’immigrazione e proporrà delle modifiche strutturali. Non allo ius soli, chè è una pia illusione che basti dare la cittadinanza alle seconde generazioni per farli sentire italiani (leggetevi le cronache inglesi, olandesi e francesi che erano considerate la culla dell’integrazione razziale), quando sappiamo tutti che serve LAVORO. Come agli italiani come agli immigrati. I paesi che hanno lo ius soli o legislature più liberali della nostra sono pochissimi, e sono in nazioni colonialiste, come Olanda e Francia, o gli USA. Ma gli USA sono un non popolo, un paese nato dall’immigrazione con ampi spazi da colonizzare. In Italia siamo sovrappopolati, sia in assoluto, 60 milioni in 300 000 Km2, 200 ab/km (la Cina ne ha 137, la Francia 111, gli Usa 31, che, soprattutto, in relazione alle nostre risorse disponibili. L’impronta ecologica misura il consumo di ettari per le attività vitali e non vitali degli esseri umani, in rapporto alla capacità del pianeta di rigenerarli: attualmente consumiamo più di quanto si rigenera, ed ogni abitante del pianeta ha a disposizione 2,2 ha, gli italiani 1,1 (mentre la nostra impronta è di 4,2 con un deficit ecologico quindi di 3,1 ettari a persona). Noi staremmo bene per lo stile di vita che abbiamo e le risorse di cui disponiamo con metà abitanti. Riusciamo a far vivere bene 60 milioni di abitantisottraendo risorse a quel miliardo di persone che muore di fame e a quegli altri 3 che sopravvivono. Quindi va bene ospitare più persone, ma al contempo dobbiamo ridurre di un quarto i nostri consumi oppure risarcire economicamente i paesi di cui usiamo le risorse. Se no, è solo ipocrisia che sta tracimando nella crisi economica globale odierna. In Parlamento Europeo bisognerebbe concordare una normativa unica e quote di immigrazione in relazione alle condizioni socio-economiche e demografiche dei vari stati. In Italia è uno scandalo che ci siano accordi con i paesi maghrebini come la Libia per impedire a tutti i costi il flusso verso l’Europa, che fa sì che molte persone muoiano nel deserto o nel canale di Sicilia. Permettiamo a chi viene in Italia con un visto di ingresso turistico di poter cercare lavoro e di ottenere il Permesso di Soggiorno Lavorativo. Chi entro un dato tempo non ha trovato lavoro, avendo versato una cauzione, verrà rimpatriato e non recluso, come avviene oggi, nelle carceri chiamate CIE. Decidiamo a livello europeo quanti sono gli anni per ottenere la cittadinanza e per concedere la cittadinanza ai figli ed il diritto di voto e recepiamolo a livello nazionale. Ma basta strumentalizzazioni. In ogni caso, visto che riteniamo sacro l’art. 1 della Costituzione che sancisce che “la sovranità appartiene al popolo”, chiediamo che la legge di iniziativa popolare “L’Italia sono anch’io” sia discussa dal Parlamento quanto prima. Il Piemonte si merita un garante dei detenuti! Il Consiglio Regionale del Piemonte è stato il primo in Italia a discutere una proposta di legge di istituzione del “Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” nel 2005. L’iter si è concluso solo nel 2009 (legge regionale numero 28) con il testo definitivo approvato in aula consigliare. Purtroppo però, dopo sette anni, e dopo che nove altre regioni - tra cui Campania, Lazio, Lombardia, Marche e Sicilia - hanno concluso l’iter per la sua nomina, il Piemonte è tuttora privo della figura. Nella nostra regione il numero dei detenuti è attualmente vicino alle 5200 unità, a fronte di una capienza regolamentare di 3634 posti. Per la maggior parte le celle si trovano in strutture fatiscenti, vecchie e senza impianti a norma. A partire dall’anno 2000 i Radicali hanno organizzato, dapprima per sè, e, in seguito, coinvolgendo anche Consiglieri regionali di altri gruppi politici (tra i quali anche Fabrizio Biolè), centinaia di visite nelle carceri regionali. Proprio da questa esperienza nacque la proposta di legge di istituzione del Garante, figura che doveva fungere da collegamento tra i rappresentanti istituzionali piemontesi e le 13 case circondariali presenti nel nostro paese, per un’analisi e un approccio globale alle situazioni finora riscontrate durante le sporadiche, ma utili, visite dei consiglieri. Come accennato, dopo il capofila Piemonte, altre realtà regionali hanno affrontato proposte di legge analoghe, alcune giungendo in tempi ragionevoli alla nomina vera e propria. Sul nostro territorio, le condizioni e le motivazioni che erano alla base della richiesta di una figura istituzionale di riferimento non sono cambiate; anzi: temo siano aumentate di gravità. E non si tratta esclusivamente di problemi noti come il sovraffollamento, ma anche di problematiche relative a infiltrazioni d’acqua, impianti pericolanti, spazi angusti e non adeguati, mancanza di possibilità di lavoro per ospiti o postdetenzione. Cenno a parte merita la situazione sanitaria: con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del primo aprile 2008 tutte le competenze in materia sanitaria all’interno delle carceri è stata trasferita dal Ministero di Grazia e Giustizia alle ASL regionali. Nello specifico nel carcere di Cuneo, che vive una delle situazioni meno critiche di tutta la regione, il medico riesce a condurre una media di 10 ore settimanali a fronte di circa 350 ospiti, molte figure di guardia medica si prestano a fare anche “continuità” e la maggior parte degli infermieri non riceve la retribuzione degli straordinari. Tutta la partita relativa alla nomina del garante, peraltro saltata a piè pari dalla maggioranza, che non ha voluto, per due volte consecutive, esprimersi in Aula consiliare, non permettendo il raggiungimento del numero legale, rischia di essere definitivamente interrotta dalla proposta di legge 188 a firma dei capigruppo di PdL e Lega Nord, che propone l’abrogazione delle leggi attualmente in vigore che istituiscono rispettivamente il garante degli animali, il garante dell’infanzia e quello proprio dei detenuti. Le motivazioni alla base della proposta sono legate alla volontà della riduzione dei costi della politica, motivazione che in qualche modo è smentita dai numeri; infatti, a fronte di una spesa di circa 3000 euro mensili per la figura del Garante, che attingerebbe alle risorse umane dell’ente regionale per la creazione di una squadra di collaborazione, ci troviamo di fronte ad una realtà penitenziaria che costa circa 160 euro giornalieri a detenuto e che, come detto, presenta situazione talmente complesse che i 168 magistrati di sorveglianza presrnti in Italia, con le circa 300.000 pratiche su abusi e violenze, non sono nemmeno lontanamente sufficienti. Incalcolabile la spesa sociale! Per questo riteniamo che l’iter iniziato ormai dodici anni fa debba concludersi con la solerte nomina del garante, in quanto rappresenterebbe la figura competente per fungere da fulcro e collegamento tra le 13 realtà carcerarie regionali (con le proprie diverse figure professionali), i magistrati, le istituzioni, il consiglio regionale e la società cicile che sempre di più subisce l’idea che il carcere sia una società a sè slegata dal mondo “libero” e che molte volte dimentica la stretta correlazione con essa, sollazzandosi all’idea di una “discarica sociale” che anche la più parte dei media descivono come un mondo a sè, di cui non ci si deve preoccupare... Società - 29 Elisoccorso 118: quale riorganizzazione? Il 7 febbraio 2012 Davide Bono ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Assessore Monferino di chiarirci alcuni aspetti legati alla riorganizzazione del servizio di elisoccorso 118. La Giunta regionale, con una delibera dello scorso aprile, ha ridotto da 5 a 4 i mezzi per l’operatività diurna del servizio (e fin qui tutto corretto), ma con l’implementazione di un mezzo con attività notturna, che secondo quanto dichiarato dall’Assessore Monferino dovrebbe partire a luglio 2013. Ad essere sacrificata tra le 5 Buonanno). A lasciare perplessi è la scelta di introdurre l’attività notturna dell’elisoccorso, in quanto il volo di notte presenta diversi problemi. Le condizioni di visibilità orizzontale minima richieste, da 3 km fino a 8 km per le zone montuose (il 44% della nostra Regione), sono infatti quasi incompatibili con le condizioni meteo prevalenti per buona parte dell’anno in molte zone della nostra Regione; il volo può inoltre essere effettuato soltanto da e per piazzole omologate per il elisuperfici (Torino, Novara, Cuneo, Alessandria, Borgosesia in provincia di Vercelli) sarà quella di Novara, che ha un servizio attivo da 24 anni e che attualmente effettua circa 600 interventi l’anno e che costa meno di tutte; mentre l’elisuperficie del nuovo quadrante sanitario BiellaNovara-VerbanoCusioOssolaVercelli ricadrà su Borgosesia per via, pare, di accordi partitici tra Lega Nord e Pdl (ivi risiede il bizzarro parlamentare pluri-incaricato volo notturno (e ad oggi vicino agli ospedali ve sono solo 6 su 40) e dotate di tutti i requisiti di sicurezza, pertanto non potranno svolgere operazioni di pronto soccorso sul territorio, nè tanto meno - come sostenuto in maniera risibile dal Presidente Cota - intervenire sulle “stragi del sabato sera”. Ben più conveniente sarebbe pensare ad una convenzione con l’elisoccorso notturno lombardo. Appare infine discutibile la scelta 30 - Sanità dei mezzi presente nel bando di gara per il servizio di elisoccorso; il nuovo capitolato prevede infatti che vengano utilizzati, in tutte le basi, mezzi molto più grossi e più costosi (tipo il modello AW139), capaci di operare anche in condizioni estreme, come le zone montane sopra i 4.000 metri e che viaggino fino a 190 nodi l’ora (oltre 300 km/h) contro gli attuali 155 nodi (250 km/h). L’uso di tali elicotteri rende le operazioni di soccorso quotidiane più complesse; questi elicotteri infatti per le loro caratteristiche di maggior potenza e dimensione hanno bisogno di spazi ampi per l’atterraggio per evitare danni ai fabbricati e non possono atterrare in modo capillare vicino agli obiettivi dei soccorsi su tutto il territorio. Insieme alla necessaria realizzazione ed adeguamento di piazzole di atterraggio per il volo notturno, si vanificherà qualunque ipotesi di risparmio dovuta alla riduzione di una elisuperficie. L’Assessore ha recentemente dichiarato che il problema secondo lui è solo un problema di scegliere “dove mandare a dormire l’elicottero”, e che la scelta di quel tipo di mezzi è motivata da “precise esigenze tecniche di rapporto costi - benefici”. Monferino e cioè Cota continuano tuttavia a non spiegare quali siano tali benefici e quindi le previsioni di efficienza, di risparmio e di miglioramento del servizio atteso per la nostra Regione. Aspettiamo insieme agli operatori del 118 e ai cittadini piemontesi delle risposte convincenti visto che sarebbe il momento peggiore per sprecare qualche milione di euro. Il nuovo Piano Socio-Sanitario di cota: svolta epocale o flop? Il Piano Socio-Sanitario è il principale atto di programmazione sanitaria di una Regione. E’ costituito da una prima parte che fotografa la situazione esistente, e successivamente descrive obiettivi di breve-medio termine (il piano è 2012-2015) che devono essere poi corredati da politiche per il loro raggiungimento. La situazione esistente parte dai dati attuali del Bilancio Regionale (oltre 7 miliardi di euro di debito), per cui siamo attualmente in esercizio provvisorio e da quelli della sanità su cui è applicato un Piano di Rientro firmato con il Governo Berlusconi, che, per via dei precedenti debiti accumulati dalle Giunte Ghigo e Bresso, ci chiede tagli progressivi fino a 400 milioni di € (i soldi che la Regione metteva di tasca sua) oltre a tagli dal prossimo anno di almeno 650 milioni di € del Fondo Sanitario Nazionale, parzialmente compensati dall’aumento dell’addizionale Irpef regionale e dal blocco del turnover che sta obbligando il personale a turni massacranti. Su questo gli obiettivi confusi del Piano Socio-Sanitario che il Presidente Cota vuole far approvare con la forza: o la sua maggioranza lo vota entro il 31 marzo 2012 o tutti a casa. Prima lo scorporo di ospedali dal territorio: respinto e ritirato. Poi la riorganizzazione a rete degli ospedali per intensità di cura, cosa giusta e condivisibile, anche se questo non determina necessariamente un miglioramento dell’accesso alle cure da parte del paziente. Il riaccorpamento stentato alla fine ha prodotto 6 ASO e 11 ASL creando un disallineamento tra territorio e ospedali (di meno il PDL e il PD non ne avrebbero accettato). In più sono spuntate 6 Federazioni Sanitarie, enti consortili a responsabilità limitata, che dovrebbero ragionare in termini di area vasta per gestire gli acquisti centralizzati di beni e servizi (anche se nel 2008 si era creato SCR, la stazione appaltante unica), la logistica, il magazzino, lo sviluppo delle reti informatiche, gli investimenti in edilizia sanitaria, la gestione dei centri di prenotazione e degli affari legali. Tutto praticamente esclusa la programmazione sanitaria che resta di competenza dell’Assessorato. Sono costituite dalle Aziende Sanitarie con un Amministratore unico, con mandati rinnovabili che diventerà il deus ex machina della Sanità, finendo per aumentare le ambite poltrone, come richiesto dai partiti tutti. Sulle Federazioni due nostri emendamenti sono stati accolti per limitare un po’ i danni di una visione aziendalistica e gerarchica portate da Monferrino. Ho spiegato all’Assessore che non ritengo che il pubblico sia fallimentare in quanto pubblico, ma in quanto soggetto alle spartizioni e alle lottizzazioni partitiche. Finchè ci sarà la spartizione della torta, sia in termini di poltrone che in termini di appalti - come provato dal caso dei pannoloni che hanno portato all’arresto dell’ex-Assessore Ferrero e del fido Gambarino e all’indagine sulla Società di Committenza Regionale - difficilmente si avrà una sanità efficace ed efficiente. E con più privato a gestire la cosa pubblica aumenteranno solo le zone d’ombra in cui i manager nominati dai partiti potranno continuare a rubare con maggiori garanzie di impunità. Le Federazioni Sovrazonali saranno l’ennesimo buco dell’acqua della politica italiana in attesa di norme e regole più rigide per far pulizia della peggior classe dirigente che la storia italiana ricordi. E chi pagherà saranno sempre i lavoratori e i cittadini fruitori del servizio, che si vedono, i primi aumentare i turni di lavoro per via del blocco del turnover senza un aumento del salario, i secondi l’aumento dei ticket, delle liste d’attesa e lo spalancarsi delle costose sirene del privato - diventato concorrenziale - a cui fermamente ci opporremo, considerando la sanità pubblica universalistica uno dei fondamenti del nostro Stato repubblicano. Ultimo appello per il socioassistenziale: le scriteriate leggi di riduzione dei costi della politica a livello centrale, dopo aver eliminato i compensi dei cda dei consorzi socio-assistenziali, hanno deciso di sopprimerli come enti, invece di ridurre i privilegi dei parlamentari. Così ora abbiamo una situazione di stallo in cui i consorzi socioassistenziali che gestiscono tutte le cure ai disabili, anziani a livello inter-comunale chiedono una proroga di almeno due anni, e il mantenimento dei fondi al livello 2011 (cioè 138 milioni di euro). La Regione risponde con una proroga a fine 2012 previa liquidazione (nonostante siano ancora molti i crediti pendenti con la Regione stessa) per passare i servizi o alle Unioni di Comuni o alle ASL. Miglioramento atteso dei servizi resta al momento poco chiaro, fondi a disposizione per ora fermi a 86 milioni di euro, che si ribalteranno sul bilancio, considerando che un euro investito in prevenzione ne fa risparmiare almeno 4 di costi sanitari. I piemontesi si chiedono se tutta questa riforma, dichiarata come epocale dal Presidente Cota, permetterà di produrre quei risparmi e quelle efficienze necessarie alla stabilità del sistema, al risanamento dei debiti e dei ritardi di pagamento (quasi 10 miliardi di euro), alla riduzione delle liste d’attesa, al miglioramento dei servizi soprattutto sul territorio, sempre più prosciugato a favore degli ospedali, speculazioni edilizie comprese. Noi restiamo scettici e per questo abbiamo votato contro il ddl 174 di riorganizzazione del sistema sanitario e valutato punto per punto il Piano Socio-Sanitario. Sanità - 31 I partiti prendono i voti dalla ‘ndrangheta a loro insaputa... Il Piemonte nel 2011 è stato colpito da una tempesta giudiziaria, l’operazione Minotauro attesa da mesi, che ha portato all’arresto di 182 individui affiliati alla ‘ndrangheta che intrattenevano rapporti costanti e proficui con diversi politici locali, di destra, centro e sinistra, con circa 70 milioni di euro di beni sequestrati. Inchiesta resa possibile grazie alle dichiarazioni rese negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando, ritenuti attendibili. Le conseguenze politiche stanno arrivando piano piano, con i partiti che mettono la testa sotto la terra, ovviamente. Alcuni Comuni sono stati commissariati, altri resistono. Ad esempio Chivasso, ora commissariato (dove addirittura il segretario cittadino dell’UDC era il figlio del capocosca), di Rivoli (dove il consigliere regionale del PD, exsindaco, Boeti ospitava a pranzo, a sua insaputa, il capocosca locale, lui, sconvolto, offre le sue dimissioni e il Pd le rifiuta!), Rivarolo, (dove il sindaco Bertot, del PDL, a sua 32 - Legalità insaputa, incontrava i capicosca del canavese per avere voti per essere eletto in Europa in cambio di “appalti pubblici” garantiti), Leinì, ora commissariato, dove l’exsindaco Coral, PDL, ora in carcere, a sua insaputa e ad insaputa del figliolo, sindaco di Leinì, incontrava i capicosca locali per avere voti per il figliolo ed eleggerlo in Provincia in cambio di “commesse certe”. Accidentalmente, Coral figlio è sposato con l’ex Assessore alla Sanità del PDL, Caterina Ferrero, indagata per appalti truccati che con il tramite del fido Gambarino in Assessorato, frequentava gli stessi soggetti per bene. Agli stessi capicosca si rivolge anche l’IDV con il parlamentare Porcino e il PD nuovamente per le primarie del Pd a Torino, nonché per la rielezione di Brizio a sindaco di Ciriè. Tutti sconvolti e a loro insaputa. E ad insaputa dei partiti, ovviamente. Ma vediamo se era proprio impossibile sapere. Varacalli in particolare afferma a Presa Diretta che tutti sanno e che funziona così: la ‘ndrangheta ha bisogno dei politici per appalti sicuri e i politici hanno bisogno della criminalità organizzata per ottenere i pacchetti di voti. Ci siamo concentrati su Rivoli, dove abbiamo un Consigliere comunale, e dove si sono concentrate le richieste di voti di scambio. Ivan Della Valle e Davide Antista, Consigliere comunale di Rivoli, han fatto una facile ricerca internet senza uso di servizi segreti, intercettazioni o pedinamenti per cui scrivono: “Vogliamo rispondere a una nota del consigliere Regionale Nino Boeti, apparsa su Facebook, dove afferma che lui NON POTEVA SAPERE e che noi diciamo delle menzogne. A conferma del fatto che a volte basta leggere,dopo la trasmissione presa diretta e queste molteplici discussioni, abbiamo deciso di consultare l’archivio storico della Stampa e in 5 minuti guardate cosa è saltato fuori (vedi foto). Il tutto ben 6 mesi prima della telefonata del parlamentare PD Lucà, che ha chiamato proprio il De Masi per chiedergli di far votare Fassino; addirittura il Sindaco di Rivoli, era uscito dicendo che “A Rivoli la ‘ndrangheta non esiste”. Ma i magistrati la pensano diversamente. Non solo a Rivoli la ‘ndrangheta esiste ma risiede addirittura, da quello che riporta la trasmissione Presa Diretta, il padrino. E tutta la politica ci fa affari tranquilla. Persone così informate ed attive su Rivoli come il parlamentare Lucà e l’ex sindaco Boeti avrebbero dovuto fare molta più attenzione alle loro amicizie che compaiono sulle cronache dei giornali già 35 anni fa. Ci sono o ci fanno? E visto che o ci sono o ci fanno, perché il PD non ha deciso di espellerli dal partito, rispettando il detto che “un politico non deve solo essere, ma anche sembrare al di sopra di ogni sospetto”, senza aspettare quindi il giudizio della magistratura? L’INPS alessandrino ignora aziende e leggi Il nostro paese possiede, a causa di alcune caratteristiche proprie e di molte pesanti modificazioni introdotte dall’uomo, un assetto idrogeologico piuttosto delicato e precario, che ha avuto come conseguenza, negli anni, pesanti ripercussioni durante gli ormai periodici eventi alluvionali, sempre più violenti. Ultimi ad essere stati colpiti da problematiche di questo tipo, solo in ordine temporale, i territori della Liguria e della Toscana settentrionale, con un bilancio pesante di danni e 13 decessi. Come molti ricordano, nei primi giorni del novembre 1994, la nostra regione - e in particolare le provincie di Cuneo, Asti ed Alessandria - fu colpita da un violentissimo evento alluvionale che causò l’esondazione del Po e del Tanaro, oltre a quella di molti dei loro affluenti. In quel caso le vittime totali furono 70, più di duemila le persone sfollate. Dopo alcuni giorni di piogge torrenziali, a partire dalla zona dei Garessio, in provincia di Cuneo, un’enorme onda di piena devastò tutto il suo corso fino alla confluenza nel Po e continuò verso la foce dello stesso, seminando danni in tutti i centri abitati lungo le sponde. Ad Alba, Asti e Alessandria la piena fu calcolata intorno ad una portata di colmo di circa 4000 metri cubi al secondo. Oltre ai danni alle persone e alle abitazioni, ci furono una serire di gravissime conseguenze a molte piccole e medie aziende dislocate sul territorio, la maggior parte delle quali si trovò davanti alla decisione di dare priorità agli investimenti per il ripristino delle sedi devastate e delle attrezzature, rispetto alla continuità di pagamento dei contributi agli enti previdenziali. La finanziaria del 2003, rubricata come legge 350 del 24 dicembre, al comma 90 dell’articolo 4 equiparò le imprese piemontesi alluvionate a quelle che subirono ingenti danni durante il terremoto del 1990 in Sicilia, consentendo di regolarizzare la propria posizione debitoria dei tre anni successivi all’evento, versando appena il 10% del dovuto. Dopo 17 anni dall’evento alluvionale, un gruppo di piccole e medie imprese dell’alessandrino ha dovuto ricorrere ai Tribunali per ottenere la restituzione del 90% di quanto versato, come previsto dalla legge 350, in quanto, a differenza degli Istituti di Previdenza cuneese e astigiano, quello mandrogno non ha ottemperato alle prescrizioni. Nonostante le cause siano state vinte, dall’INPS sono arrivate solo promesse di pagamento e, nel frattempo, precetti e pignoramenti sono le situazioni a cui hanno dovuto andare incontro le aziende in questione. In questo momento siamo in attesa di una risposta all’interrogazione depositata da Fabirzio Biolè sul caso, che chiede all’assessorato che tipo di provvedimenti abbia messo o intenda mettere in atto, considerando che in un momento tutt’altro che roseo per le piccole e medie aziende, almeno quelle che sono strutture pubbliche dovrebbero impegnarsi per razionalizzare tempi e azioni atte al sostegno dell’economia locale, soprattutto considerando la situazione di dissesto dovuto agli eventi alluvionali che gli imprenditori interessati hanno dovuto affrontare. Ovviamente mi auspico una solerte risposta dalla Regione, ma soprattutto uno sblocco della situazione che, come si diceva, tra pignoramenti e precetti, sta mettendo a rischio diverse realtà commerciali e artigianali. Legalità - 33 Alessandria Angelo Malerba, borsista all’ASL AL, classe 1973, portavoce candidato sindaco del M5S, non si aspettava così tanta gente ad assistere alla presentazione della lista: “Saremo anche i novelli della politica, ma dalla nostra abbiamo la forza delle idee e delle esperienze già maturate sul campo”. “Non aspettatevi manifesti con il faccione del carrierista politico di turno. Le nostre candidature sono una scommessa giocata ad armi impari, senza il supporto economico dei rimborsi elettorali e senza nessuna pretesa di assicurarsi una poltrona ben remunerata e a vita natural durante”. Terminati i due mandati elettorali, si torna a occuparsi del proprio lavoro, sottolineano i candidati in lista: l’investitura politica dovrebbe essere vissuta come un incarico morale, svincolato dal profitto, responsabile e a termine. Il M5S sta costruendo il suo programma collettivamente. Programma fin da ora scaricabile dal sito www.alessandria5stelle.it. La discussione è aperta: trasparenza 34 - Gruppi Locali amministrativa, politiche sociali, mobilità sostenibile, stop al consumo del territorio contrastando l’edilizia selvaggia, informazione ai cittadini, energie alternative e obiettivo rifiuti zero. Tuttavia, ciò che conta è che nessuna decisione venga calata dall’alto, senza la partecipazione attiva dei cittadini. Se premiati dagli elettori, i consiglieri del MoVimento saranno le sentinelle dei cittadini a Palazzo Rosso, anche attraverso la trasmissione in diretta dei consigli comunali. L’obiettivo finale della lista è la costruzione di una nuova forma di democrazia diretta. Con la presenza anche solo di un consigliere all’interno del Comune investito della missione “fiato sul collo”, i cittadini avranno la possibilità di sapere davvero quello che succede in consiglio e soprattutto come vengono spesi i loro soldi. L’ora della delega o dell’astensionismo è finita: è giunto il momento di riprendere in mano il futuro di Alessandria, il nostro futuro e quello dei nostri figli o nipoti! Noi ci siamo, ora tocca a te! LISTA CANDIDATI 1. Marcella Perotti 2. Domenico Di Filippo 3. Gabriele Cubisino 4. Andrea Cammalleri 5. Patrizia Voltan 6. Mario Baule 7. Vincenzo Lombardo 8. Angela Astrella 9. Fabrizio Gallo 10. Florian Lanzoni 11. Gianluca Caiazza 12. Marcella Pesce 13. Gabriella Ieropoli 14. Roberto Cosseddu 15. Alessandro Franzò 16. Rossella Di Donna 17. Alessandro Gallina 18. Andrea Frustieri 19. Martina Negrotti 20. Simona Barbero 21. Luca Maria Montedoro 22. Davide Colonna 23. Giuseppe Silipo 24. Sergio Dova 25. Paolo Santi Cuneo Il MoVimento 5 Stelle si presenta a Cuneo con il candidato Sindaco Manuele Isoardi. Il programma di governo della città della lista Cuneo 5 Stelle (http://www. cuneo5stelle.it) articola le 5 stelle del MoVimento nei seguenti capisaldi: Trasporti: sistema efficace e moderno per una mobilità pulita e sostenibile; • Ambiente: salvaguardia del territorio, strategia rifiuti zero; • Energia: forte impulso alle energie rinnovabili ed all’efficienza energetica, a partire dalla Pubblica Amministrazione; • Servizi: acqua pubblica, internet libero e gratuito, valorizzazione sport e cultura; • Sviluppo: tutela e valorizzazione del commercio di vicinato e dell’imprenditorialità locale, prodotti sfusi e a chilometri zero; • Caselle LO STRANO PAESE Raccontare di Caselle Torinese a chi vi non abita è difficile, perché si tratta di un paese al di fuori del comune. Caselle è un paese strano: è famoso per il suo aeroporto, che offre poco lavoro ai casellesi. Chi ci lavora generalmente abita a Torino e dopo pochi anni, stufo della vita da pendolare, si trasferisce a Caselle. Caselle è un paese strano: per ospitare i nuovi arrivati, poiché per ovvi motivi logistici non può svilupparsi in verticale, il paese si sviluppa in orizzontale. La giunta comunale mette mano molte volte al piano regolatore, spostando metri cubi edificabili di qua e di là, riducendo la superficie a verde. Risultato: sono state costruite molte nuove case ma in modo poco organico, a scapito di terreni agricoli altamente produttivi. Caselle è un paese strano: sono nati molti nuovi centri residenziali, ma non sono stati previsti i dovuti servizi. Ci sono tante strade nuove, ma strette e senza marciapiedi. Fare una passeggiata per Caselle è diventato uno sport estremo; prima di fare una sgambata in bicicletta è sempre meglio salutare per un’ultima volta i parenti più stretti. Per andare a comprare un litro di latte è necessario usare l’automobile. Caselle è un paese strano: prima c’erano tanti piccoli negozi nel centro del paese. Poi il sindaco ha voluto fare un piccolo centro commerciale. Poi ha deciso di costruire un altro centro commerciale più grande; poi aveva in progetto una vasta area commerciale. Sempre con la prospettiva di creare nuovi posti di lavoro per i casellesi che, fiduciosi, lo hanno riconfermato. Il risultato è stato una grande colata di cemento, la creazione di qualche posto di lavoro per gli abitanti dei paesi vicini e la chiusura di negozi del centro. Caselle è un paese strano. Le ultime giunte comunali si sono dedicate alla costruzione di case e centri LISTA CANDIDATI 1 Campo Mauro Willem 2 Marro Marco 3 Sessa Andrea 4 Fazzari Domenico Francesco 5 Bussone Gianfranco 6 Cadoni Gian Carlo 7 Poma-Genin Alessandro 8 Isoardi Michele 9 Cadoni Amerigo 10 Scali Gianluca 11 Rossi Fabrizio Augusto 12 Danna Massimo 13 Tentori Deborah 14 Carletto Alessandro 15 Curto Riccardo 16 Olivero Giacomo 17 Viglietti Fabrizio detto Enzo 18 Beccaria Luca 19 Marenchino Simone 20 Garro Dario Michele 21 Sasia Luca 22 Scarcelli Eleonora 23 Penna Maurizio 24 Fanelli Raffaella commerciali, ma nulla è stato fatto per la felicità, la socializzazione e l’educazione culturale dei cittadini. Un paese strano non può che avere una frazione strana. Mappano è un paese amministrato da 5 comuni diversi che a parole vogliono la sua indipendenza, ma non si impegnano in tal senso. Nonostante le mille difficoltà di vita quotidiana i mappanesi non demordono e pretendono il giusto riconoscimento di Mappano comune. Caselle è un paese strano: è nel nord Italia ma confina con comuni commissariati per infiltrazioni mafiose. Il MoVimento 5 Stelle di Caselle Torinese ha un solo obiettivo: fare in modo che Caselle diventi un paese normale. Movimento 5 Stelle Caselle Movimento 5 Stelle Mappano Per informazioni scrivere a : [email protected] Facebook: Movimento 5 Stelle Caselle Torinese Gruppi Locali - 35 Asti Assalto al palazzo e alla disoccupazione a km 0. Tanti giovani che potrebbero imparare l’antica arte del contadino e ritrovare seppur con metodi tecnologici e moderni, il contatto con la natura. Infine, arrivare alla trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli creando quindi una filiera controllata e garantita astigiana. Ecco un modo per fare del lavoro nuovo. LISTA CANDIDATI Finalmente ci siamo, dopo 2 anni di preparativi e di lavoro capillare nelle strade e nelle piazze, incontrando associazioni e vari gruppi, oltre a cittadini comuni, finalmente stiamo per confrontarci con una competizione elettorale. Tante sono le speranze e perchè no, i timori. Saremo in grado di affrontare gli squali e i professionisti della politica? Riusciremo ad essere davvero un gruppo coeso nel quale uno vale uno? La sfida è stimolante e ci vede da settimane impegnati con i banchetti nelle piazze astigiane e con ogni mezzo possibile (a costo quasi 0) a divulgare le nostre proposte per il miglioramento della città 36 - Gruppi Locali e della qualità della vita dei suoi abitanti. Ad esempio, ci sta particolarmente a cuore il problema dell’occupazione. In un momento così tragico e critico noi proponiamo di considerare il lavoro in maniera diversa da come si è fatto fino a ora. Crediamo che in un territorio come il nostro, caratterizzato da terreni fertili e incontaminati si debba agire sulle opportunità che la natura ci ha dato e che dobbiamo rendere ai nostri figli, smettere di sfruttare il suolo e l’aria con metodi intensivi e inquinanti e invece cominciare a educare agricoltori e allevatori al massimo rispetto della terra e degli animali incentivando e promuovendo un’agricoltura tipica, pulita e ovviamente Gabriele Zangirolami (Candidato Portavoce) 1. Giargia Davide 2. Mauro Angela 3. Pugliese Danilo 4. Filetti Alessandro 5. Serpa Marcella 6. Zisa Angelo 7. De Filippo Francesca 8. Romano Paolo Nicolò 9. Milan Sandra 10.Santini Maurizio Angelo 11.Tommei Roberto 12.Fortunato Antonio 13.Simplicio Elena 14.Pavese Paola 15.Vogliono Maurizio 16.Cavallaro Sergio 17.Paiuzzi Caterina 18.Aluffo Emanuela 19.Fortunato Greta 20.Rosso Marco 21.Grossi Valentina 22.Guzzo Lorena 23.Berruto Samuele 24.Zisa Salvatore 25.Piancatelli Davide 26.Ciufalo Giuseppina Anna Rita Grugliasco Grugliasco è una città dai contorni fumosi, dove nella continuità dei fabbricati ad indicare i confini sono i cartelli stradali delle città attigue. La conformazione territoriale, dovuta ad un passato agricolo, divide la città in borgate scollegate tra loro e dunque al di la del centro storico, che continua un’espansione a discapito dei terreni agricoli. I cittadini di frontiera perdono il senso di appartenenza alla collettività e sono spesso abituati a usufruire di spazi e servizi di altre città mentre la politica locale non li rende partecipi alle scelte e nelle attività comunali, generando negli anni un lento abbandono dell’interesse alla vita politica cittadina. Fumosa è l’amministrazione locale la cui continuità politica viene garantita dalla scarsa partecipazione della gente abituata a non lasciare impronta, e certo non è stimolata una nuova presa di coscienza della cittadinanza. Capita così che mentre dalla collettività viene promosso il rilancio dei mezzi alternativi all’automobile si realizzino ciclabili utili come specchietti per allodole e al limite a far passeggiate domenicali, ma inutilizzabili nella concretezza della vita quotidiana. Capita così che mentre il cittadino si concentra a ridurre e differenziare i rifiuti nei suoi tanti bidoni colorati messi a disposizione dal comune, si volti a sud (Gerbido) e veda sorgere un devastante inceneritore che difficilmente aiuterà a raggiungere il 65% di differenziata imposta dalla comunità europea. Capita così che mentre l’italia emenda leggi o direttive sul risparmio energetico, a Grugliasco, dove la popolazione non aumenta dagli anni ottanta, nascono quartieri “ecosostenibili” utili solo a depredare i terreni agricoli residuali e il poco verde naturale rimasto. Ma che ad un distratto fanno pensare, che belli il “borgo nuovo e il borgo (ex) verde”. Capita così che alcuni cittadini comprendano il trucco da prestigiatore dei politicanti grugliaschesi, presenzino e filmino i consigli comunali, facciano pressione sull’amministrazione ed informino la cittadinanza con banchetti e volantini. Capita anche che questa spina nel fianco ai politicanti locali dia fastidio ed arrivino nette intimidazioni verso chi simpatizza per noi, verso chi ci aiuta (è il caso del nostro certificatore nella raccolta firme) ma anche verso persone collegate loro. Metodi che si addicono più a film di Francis Ford Coppola che agli autoeletti Paladini della Democrazia. LISTA CANDIDATI Di Pierro Alessandro (Candidato Portavoce) 1. Surian Barbara Debora 2. Amato Stefano 3. Parodi Guido 4. Carignola Alessio 5. Calmistro Mirco 6. Manoli Salvatore 7. Balzaretti Marco 8. Cucchiarale Michela 9. Casa Massimo 10. Di Pierro Erica 11. Cocco Giovanni detto Gianni 12. Moschetta Carlo 13. Giusti Rossana 14. Ferrero Antonio 15. Di Santo Natale 16. Calzone Maria 17. Duò Luisa 18. Silvestri Franco Gruppi Locali - 37 La Loggia MoVimento 5 Stelle La Loggia Possiamo annunciare la nascita della nostra lista, formata da cittadini comuni con la voglia di proporre più fatti che ideologie o schieramenti politici. Ci siamo strutturati in una vera e propria lista civica, con un programma che non sia solo una promessa ma un manifesto di buon senso, scelto dai cittadini che dovrà essere la linea guida di chiunque sieda in Comune. Abbiamo cercato giorno per giorno una stesura concreta di un programma attraverso un impegno tenace e costante di applicazione e studio delle tematiche che intendiamo affrontare. Sempre in quest’ottica di democrazia diretta e compartecipata di comuni cittadini ogni lunedì sera ci riuniamo con chiunque voglia intervenire per accogliere e raccogliere istanze, proposte spunti e idee, affinché non si parli più di un paese dormitorio ma di una realtà IN MOVIMENTO. 38 - Gruppi Locali Come supporto tecnico ci siamo appoggiati al “MOVIMENTO 5 STELLE” in quanto era l’unico apartitico, che ci lasciava completa autonomia sul territorio dandoci però un aiuto nel colmare le nostre lacune. Rompendo gli schemi tradizionali vogliamo realizzare una politica di democrazia diretta, dove l’unico e autentico protagonista è il programma scelto con e per i cittadini, con e per il paese. Il nostro intento non è una candidatura ma la realizzazione di un valore concreto per i nostri figli, la nostra famiglia e noi stessi insomma, per questo paese. Il gruppo è sempre più ampio e coeso ed è composto indistintamente da cittadini candidati e da cittadini che sostengono l’impegno del gruppo e le candidature attraverso un lavoro concreto e quotidiano. LISTA CANDIDATI Francesco Lo Grasso (consulente informatico) Candidato sindaco • Orietta Pezzolati (commerciante) • Nicola Baggieri (autista gruista) • Franco Mazza (operaio) • Davide Trafficante (commerciante) • Vincenzo De Filippo (istruttore arti marziali) • Giovanna Di Summa (ex commerciante) • Anna Buso (servizi per la persona) • Marina Golotta (impiegata) • Stefano Farinasso (architetto) • Lorena Ferrero (in attesa di occupazione) Per tutti i cittadini di buona volontà è attiva la pagina di Facebook movimento5stelle la loggia dove l’amicizia e il confronto sono garantiti. Per i più timidi mettiamo a disposizione il seguente indirizzo mail: [email protected] Rosta Perché noi a Rosta? Negli ultimi dieci anni il paese ha assunto caratteri che non gli sono mai appartenuti, la cementificazione a iosa in una realtà verde e collinare ne hanno quasi fatto una propaggine di Torino come se anelassimo a divenirne un quartiere dormitorio. Uno sciame di cavallette avrebbe comportato danni minori se confrontati con lo scempio di cantieri che continuano a divorare il nostro verde: oltre 200 case invendute più un centinaio in costruzione in un paese che non arriva a 5000 abitanti e laddove si continua a colar cemento per abitazioni così incastrate tra loro da rendere agevole il passarsi la carta igienica col vicino attraverso la finestra del bagno. Mentre nell’edifico scolastico continua a piovere dal tetto (una plafoniera colma d’acqua cadde durante le lezioni e per poco non ci scappò il dramma) e si chiude il centro prelievi del quale si servivano i nostri anziani, si rifà chissà per quale nobile fine, la piazza antistante il Comune che ci costa quasi 170.000 euro, sempre a carico nostro si rifanno i giardinetti di piazza caduti di Cefalonia abbattendo parte dei pini per soli 100.000 euro; dulcis in fundo, l’abbellimento delle rotonde per 40.000 euro ovviamente nostri. Nell’ultimo mese poi abbiamo avuto un vertiginoso incremento di furti nelle abitazioni, magari avremmo destinato più volentieri qualche migliaio di euro per incrementare la videosorveglianza come andiamo proponendo nel nostro programma, voi che ne dite? Ne riparleremo la sera del 7 maggio pv, il nostro programma è noto, deriva dall’impegno e dal sentire dei cittadini per i cittadini che mai come questa volta hanno la reale possibilità di partecipare davvero a quanto li riguarda; non ci faremo mai carico di una delega in bianco, le decisioni di rilievo pubblico saranno sempre condivise in consigli comunali aperti; ci proponiamo semplicemente di servire l’interesse comune e delle generazioni future, nessuno di noi è imprenditore del cemento oppure ha bisogno del lavoro di politicante. L’alternativa a noi? L’avete sotto gli occhi, a meno che non vogliate far finta di nulla ed in tal caso toccherà ai nostri figli giudicarci tutti e forse maledirci. Gruppi Locali - 39 Santena In occasione delle prossime elezioni amministrative, il Movimento 5 Stelle Santena si presenta ufficialmente come una valida alternativa alla logora ed obsoleta politica dei precedenti gestori del paese. Sono passati oramai alcuni anni dalla nostra nascita e dopo aver impegnato tempo ed aver elaborato idee sociali di rinnovamento strutturale del paese, ecco ora giunto il momento di raccogliere i frutti del nostro lavoro. Appuntamenti a tema, banchetti, raccolta firme, informazione sul web, la creazione di pagine su social network e la creazione infine di un proprio sito, ha caratterizzato ed accompagnato la nascita, la formazione ed il consolidamento di questo gruppo. Punto di forza ha rappresentato il continuo sondaggio nel territorio, su proposte della cittadinanza per l’elaborazione del programma elettorale, 40 - Gruppi Locali che rappresenta comunque un punto di partenza per affrontare e migliorare qualsiasi altra tematica che la cittadinanza volesse proporre come argomento futuro di discussione. Acqua, wi-fi libero, tutela del territorio, servizi scolastici e socio-assistenziali, sono alcuni dei punti su cui si basa il nostro programma, arricchito nel corso di questi ultimi mesi da valutazioni sempre più particolareggiate dall’esigenze dei cittadini di Santena. Miriamo ad una corretta gestione delle risorse pubbliche per circoscrivere ed abbattere gli sprechi in modo da permettere una qualità migliore della vita del cittadino in tutte le sue forme nel nostro territorio. Noi del Movimento 5 Stelle Santena siamo un gruppo di cittadini nati dalla volontà di poter cominciare quel cambiamento culturale all’interno del nostro paese, che dovrà essere il motivo trainante per lo sviluppo ed il miglioramento del sistema. Ecco chi siamo, il nostro candidato sindaco e di seguito i candidati consiglieri: Caparelli Alessandro, candidato sindaco, impiegato presso azienda termoidraulica, Franco Daniele, operaio metalmeccanico, Villani Stefania, educatrice sociale, Bentivoglio Teddy, giardiniere, Caruso Gianpaolo, artigiano edile, Caione Cosimo, grafico pubblicitario, Capece Tiziana, commessa, Fenu Alessandro, consulente informatico, Guerrieri Manuela, formatrice in disciplina del benessere, Carnà Raffaele, impiegato presso cooperativa servizi ospedalieri, Trimboli Fabio, operaio metalmeccanico, Cavalieri Silvano, pensionato, Capece Roberto, magazziniere, Toniolo Davide, tecnico in telecomunicazioni, Friscia Anna, impiegata. Borgomanero MOVIMENTO 5 STELLE BORGOMANERO:C’è! Il Movimento Cinque Stelle Borgomanero nasce come una libera associazione di cittadini unitisi grazie alla voglia di impegnarsi concretamente su vari temi, facendolo con dedizione e passione. Ci sono persone di tutte le età che svolgono lavori diversi: chi studia, chi è in negozio o chi lavora in un’impresa: fanno parte di questa comitiva diversi giovani, addirittura ben 4 non hanno ancora compiuto 21 anni, emblema di una svolta che si vuole dare in questo ambito. Per tutti noi è una nuova sfida da affrontare: desidereremmo partecipare in ogni singolo aspetto, con l’intenzione di inserire progetti popolari positivi e togliendo quello strato illegale che, chi ama davvero la politica, non vuole più vedere. Ci piace l’idea di un ambiente pulito, ordinato, dove TUTTI i cittadini, dal più giovane al più anziano, si sentano eccezionalmente integrati: non abbiamo un leader, una sede né tessere di appartenenza, ognuno vale uno e se qualcuno vuole unirsi basta ritrovarsi; incensurati e senza mandati politici alle spalle, le semplici regole del Movimento. Il nostro modello di politica è semplice: siamo degli attivisti che hanno piacere di ritrovarsi attorno ad un tavolo, pronti a discutere di cosa serve al nostro comune, concentrandosi su necessità e progetti. Il M5S BORGOMANERO è un gruppo che vuole una democrazia che parta dal basso per realizzare progetti che ben si identifichino nel contesto urbano; il programma è semplice e impossibile da rifiutare: si passa dal wi-fi libero e gratuito per tutti i cittadini, mobilità con le piste ciclabili e la possibilità di spostarsi per la città grazie a navette elettriche ai rifiuti zero tramite il progetto “Vedelago”, quindi una città più pulita tagliandone le spese, aprendo le porte all’energia rinnovabile, per toccare anche i temi più scottanti dove ambiamo alla trasparenza totale, con l’abolizione dei costi inutili della politica e con la possibilità di mettere on-line ogni cosa inerente a bilancio e attività comunale, puntando sulla diretta streaming del consiglio comunale tramite l’uso di webcam; sogniamo un uso collettivo della Rete, dove l’onestà è d’obbligo. Non vogliamo alleanze, siamo nati grazie alle nostre menti, ci siamo ritrovati con le nostre gambe e andremo avanti grazie alle nostre convinzioni. Non abbiamo pretese ma un sogno: vivere una vita felice, perché ce la meritiamo. Questo è il nostro motto. Gruppi Locali - 41 Mondovì TAV E TRASPORTO LOCALE Nel percorso di avvicinamento alle elezioni di Mondovì abbiamo cercato di toccare i principali punti del programma a 5 Stelle sia con serate che con nostre proposte fatte circolare sui media locali: partecipazione attiva della cittadinanza, piano regolatore, acqua pubblica, risparmio energetico, NO TAV Vs. trasporto locale, i temi principalmente trattati. Il 27 febbraio 2012 è il giorno che per tutti i NO TAV rimarrà nella memoria come il giorno dell’incidente di Luca Abbà. La sera del 27 era in programma a Mondovì da tempo una serata dal titolo “VUOI IL TAV TORINO LIONE OPPURE IL TRENO MONDOVI’ CUNEO?” che prevedeva la partecipazioni di attivisti NO TAV valsusini che hanno voluto onorare l’impegno preso nonostante gli accadimenti della giornata. Luca Giunti ha elencato con dovizia di particolari le principali ragioni per cui i “NO TAV” sono contrari alla linea ad alta 42 - Gruppi Locali velocità Torino – Lione. “Ragioni di convenienza, economiche ed ambientali. La Val Susa è già percorsa da una linea ferroviaria recentemente potenziata che al momento attuale è al 30% del suo utilizzo: perché non sfruttare tale potenzialità? Il TAV costerà ai contribuenti italiani ed europei circa 20 miliardi di euro, non sarebbe meglio utilizzare questo capitale per migliorare i trasporti locali, utilizzati dalla maggior parte dei cittadini italiani?”. Per contro i tagli ai trasporti pubblici effettuati dal governo sono giunti fino ai comuni provocando riduzione delle linee urbane e licenziamenti. “Poiché i fondi statali diminuiranno ulteriormente, è necessario integrare, razionalizzandole, le linee di autobus urbane con le extraurbane” – ha evidenziato Federico Costamagna, candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle Mondovì – “Ad esempio facendo transitare la linea CuneoMondovì per S. Anna d’Avagnina recuperando chilometri da destinarsi ad altre linee”. Costamagna ha poi sottolineato che “la funicolare costa 13 euro/ km rispetto ai 1,50 euro/km degli autobus: è necessario valorizzarla al meglio”. Commentando i dati del questionario sulla mobilità cittadina, “COme mi muovo” da noi distribuito ai monregalesi è emerso che questi usano poco o nulla gli autobus per “orari ed itinerari non corrispondenti alle proprie necessità”. Proposte per il futuro? Minibus più flessibili, meno inquinanti, integrati da un servizio a chiamata. Grande sorpresa infine la risposta alla domanda sulla ZTL di Breo e Piazza: il 100% degli intervistati si è detto favorevole alla pedonalizzazione dei centri storici. Acqui Terme La situazione che questa amministrazione uscente lascia agli acquesi è disastrosa: un buco di alcuni milioni di euro che si è falsamente pareggiato in bilancio con una ipotetica svendita del patrimonio immobiliare acquese, un’orribile struttura in zona Bagni che ha portato allo sperpero di milioni di euro di soldi pubblici senza un minimo di programmazione sul suo utilizzo, un “atteggiamento truffaldino”(che dovrà essere confermato dalla magistratura) ai danni del Comune da parte della Unicredit con la vicenda degli swap che un’amministrazione compiacente non ha neppure saputo contrastare efficacemente come invece ha fatto un comitato di cittadini (il CO.DE.FI.CO.) e la legittimazione di una delle più grandi speculazioni edilizie nella nostra città con l’approvazione del PPE dell’area ex Borma da parte di maggioranza e finta opposizione, un progetto altamente impattante sul quale si dovevano fare maggiori riflessioni con il coinvolgimento della cittadinanza. Potrei elencare almeno un’altra decina di negligenze e di episodi di cattiva amministrazione che hanno caratterizzato queste ultime legislature, ma lascerò il più bello a quando Beppe Grillo sarà in piazza con noi a gridare un sonoro “vaffa” a questo modo di fare politica. LISTA CANDIDATI Cannito Pier Paolo (candidato Sindaco) Baldovino Fabio Blencio Carola Bracco Giacomo Chieco Enzo Giannone Fabrizio Morbelli Giuseppe Moretti Giampiero Novelli Silvia Poggio Romina Vigna Andrea Zaccone Pier Luigi Gruppi Locali - 43 Racconigi Racconigi in movimento A Racconigi negli ultimi tempi c’è voglia di movimento, le proposte fatte dalla lista che si presenterà alle prossime elezioni hanno destato parecchia curiosità nella popolazione racconigese, i lunghi mesi trascorsi al freddo nel mercato del sabato pomeriggio hanno dato i loro frutti. Innanzi tutto ha dato la possibilità allo sparuto gruppetto iniziale di riunire intorno a se abbastanza persone per poter formare una lista totalmente racconigese, che porta avanti tutte 44 - Gruppi Locali le linee del movimento più tutte le problematiche racconigesi vedi ex neuro, nuovo piano regolatore, nuovi indirizzi sulle politiche sociali, nuovo progetto sulla mobilità e nuovi problemi che riguardano il lavoro. Tutto questo si è tradotto nella straordinaria giornata di sabato 17 marzo durante la raccolta delle firme per la presentazione della lista, dove in meno di tre ore al banchetto sono affluiti quasi cento cittadini racconigesi, che hanno permesso di completare la raccolta a tempo di record, garantendo così alla lista di potersi presentare alla prossime elezioni comunali in programma per il 6-7 maggio. Se questi sono i presupposti Racconigi ha sicuramente un futuro in movimento. Vogliamo ringraziare tutti i cittadini che fin qui ci hanno sostenuto, che hanno firmato e che speriamo siano ancora più numerosi il giorno delle elezioni. Movimento 5 stelle Racconigi Serravalle Sesia Il Movimento 5 Stelle sbarca a Serravalle Sesia Il gruppo Valsesiano del Movimento 5 Stelle opera per cercare di diffondere gli ideali del M5S sul territorio. Abbiamo un blog, www.valsesia5stelle.blogspot. it e una pagina Facebook Movimentocinquestelle Valsesia. Abbiamo organizzato un festival musicale e serate informative che hanno riscosso un discreto successo. Certo è difficile convincere la gente che il cambiamento è possibile solo con l’impegno di tutti, ma non molliamo! Il gruppo intende presentare una lista a 5 Stelle a Serravalle Sesia www.beppegrillo.it/listeciviche/ liste/serravallesesia per cui stiamo raccogliendo le firme dei cittadini. Il nostro candidato sindaco è Fabrizio Peritz. Abbiamo stilato un programma puntando sulla trasparenza e sul coinvolgimento dei cittadini. Ecco in sintesi il programma. Puntiamo a contrastare la realizzazione di una grande centrale a Biomasse a ridosso del centro cittadino ed eventuali nuovi sbarramenti sul fiume Sesia. Puntiamo molto sul risparmio energetico e vorremmo dotare gli edifici pubblici di pannelli fotovoltaici e lampadine a basso consumo, cercando di divulgare la cultura della riduzione degli sprechi. Sui rifiuti la posizione è netta: Riutilizzo, Riciclo, Riuso. Il nostro modello è Vedelago. Vogliamo fare in modo che l’amministrazione comunale si rendesse promotrice di attività a 360 gradi per i cittadini: dallo sport al gioco, dalla cultura al volontariato ecc..., mettendo a disposizione le strutture e le competenze necessarie alle associazioni e ai cittadini. Particolare attenzione verrà data alle fasce più deboli della popolazione. E’ nostra intenzione rendere più fruibile il centro urbano, limitando le auto in circolazione e soprattutto i mezzi pesanti, andando a favorire il potenziamento del trasporto pubblico e migliorando laddove possibile l’arredo urbano. Particolare attenzione sarà dedicata alle frazioni. Sul fronte dell’amministrazione la parole d’ordine sarà TRASPARENZA TOTALE. Il consiglio comunale dovrà anche essere un’occasione in cui i cittadini possano esprimere il loro parere e le loro considerazioni. Le sedute saranno riprese e trasmesse in diretta streaming. Si vogliono inoltre promuovere incontri in cui sperimentare la democrazia partecipata con la cittadinanza sulle tematiche più sensibili. Vogliamo abolire il quorum per i referendum comunali e usare questo strumento per rendere più partecipi i cittadini alla vita politica comunale. Infine vorremmo garantire l’accesso Wi-Fi gratuito ai residenti nel comune. Gruppi Locali - 45 chivasso TORNA IL CIRCO DEI PARTITI A CHIVASSO Arriva la primavera e il circo torna in città. Dopo solo un anno dalle precedenti elezioni comunali, e un inverno freddo e oscuro in cui i Partiti si sono rintanati nelle loro logge oscure, lontani dai cittadini, Chivasso torna al voto. Le motivazioni sono varie e lascio agli onori della cronaca questa triste storia, puntellata di giochi di potere, infiltrazioni mafiose, problemi medici indotti da uomini senza scrupoli. Torna la primavera e tornano i Partiti in piazza a fingere che gliene freghi ancora qualcosa della vita cittadina. Proprio loro, gli artefici della rovina, invocano “volti nuovi”, “nuove alleanze”, “nuovi progetti”. Che abuso insensato e disgustoso di questa parola, “novità”. Spettri opachi lottano contro il passato che loro stessi hanno costruito. Così improvvisamente Chivasso ha una centrale a Olio di Palma, approvata dal PD, e tutto va bene. 46 - Gruppi Locali Chivasso verrà invasa dallo Smarino, ma non è una “priorità”. Chivasso tornerà a soffrire per la mancanza di trasparenza, di un progetto per il futuro libero dalle cooperative. Chivasso dimenticherà che la crescita economica e i posti di lavoro si possono creare anche con onestà ed eco sostenibilità. Ma le bandiere sventolano ancora impavide e senza vergogna, i colori politici si mischiano senza pudore, l’importante è avere il faccione più grande sul manifesto, lo spazio pubblicitario sul giornale, un momento di gloria per un’intervista in cui si dice poco e sarebbe meglio non aver detto niente. Il nulla, il vuoto, l’assenza di argomenti, diventano cavalli di battaglia in una litania che spero non incanti più nessuno. Siamo qui, 17 cittadini incensurati, per svegliare i chivassesi da questo incantesimo, da questo gioco di luci e colori, questo circo di false promesse, illusioni, morti mascherati da vivi. Non abbiamo strumenti magici, ma solo tanta determinazione, la forza di un progetto razionale e pragmatico, la volontà di offrire un futuro a una comunità che, ignara, cammina verso il baratro. E quindi pensiamo ai giovani talentuosi, linfa vitale per i giorni che verranno. Pensiamo alla classe di lavoratori esperti ma disoccupati, che merita una seconda occasione. Pensiamo a salvaguardare la salute di bambini e anziani, nuovi e vecchi frutti della nostra terra. Pensiamo a bloccare il cemento con un albero. Pensiamo a sostituire i politici schiavi delle segreterie di Partito con cittadini liberi, incensurati, onesti. Il circo è tornato in città. Con il Movimento 5 Stelle, sarà per l’ultima volta. Raffaele Lamorte Candidato Consigliere Comunale Chivasso attività dei consiglieri regionali PROPOSTE DI LEGGE DAVIDE BONO Proposta di legge n. 224 Titolo: Ulteriori modifiche alla legge regionale 31 agosto 1993, n. 47 (Determinazione della misura dell’addizionale all’imposta di consumo sul gas metano e istituzione dell’imposta regionale sulla benzina). Incentivi per la trasformazione di autoveicoli da alimentazione a benzina ad alimentazione a GPL o metano; fondi per piano regionale di mobilità elettrica. Data di presentazione: 16/01/2012 Proposta di legge n. 232 Titolo: Modifiche all’articolo 20 della legge regionale 16 gennaio 1973, n. 4 (Iniziativa popolare e degli enti locali e referendum abrogativo e consultivo). Data di presentazione: 28/02/2012 ORDINI DEL GIORNO DAVIDE BONO Ordine del giorno n. 593 Titolo: Censura all’amministrazione di Casale Monferrato per il ritiro di parte civile dal processo Eternit. Data di presentazione: 20/12/2011 Ordine del giorno n. 622 Titolo: Sussidi e ammortizzatori sociali attualizzati alla situazione economica e non alla certificazione unica dei redditi (CUD). Data di presentazione: 27/01/2012 Ordine del giorno n. 628 Titolo: No alla strumentalizzazione partitica del tema dell’immigrazione; si ad un’analisi seria e approfondita del testo unico sull’immigrazione per la risoluzione dei nodi più problematici partendo dalla legge di iniziativa popolare “L’Italia sono anch’io”. Data di presentazione: 31/01/2012 Ordine del giorno n. 643 Titolo: indizione del referendum regionale la domenica del primo turno delle amministrative. Data di presentazione: 14/02/2012 Ordine del giorno n. 671 Titolo: Stop alla militarizzazione e all’interdizione illegittima nell’area e nei cantieri circostanti il cantiere della Discenderia della Maddalena di Chiomonte; uscita dell’Italia dal progetto di Alta Capacità Torino-Lyon per manifesta inutilità della stessa. Data di presentazione: 08/03/2012 INTERROGAZIONI DAVIDE BONO Interrogazione n. 844 Titolo: Stato del servizio di prenotazioni Sovracup. Data di presentazione: 23/11/2011 Interrogazione n. 864 Titolo: Inizio lavori per il deposito di scorie nucleari D2 a Saluggia. Data di presentazione: 05/12/2011 Interrogazione n. 900 Titolo: Deliberazione della Giunta Regionale 11.02.11 N. 221473, di approvazione della variante strutturale N. 4/2006 al piano regolatore generale intercomunale interessante il Comune di Parella (To). Data di presentazione: 12/01/2012 Interrogazione n. 912 Titolo: Contaminazione Area Italia ‘61. Data di presentazione: 19/12/2011 Interrogazione n. 948 Titolo: Nuova operatività del servizio di elisoccorso del 118. Data di presentazione: 07/02/2012 Interrogazione n. 951 Titolo: Applicazione accordo di programma con Mediapolis SPA. Data di presentazione: 09/02/2012 Interrogazione n. 953 Titolo: Stato di calamità richiesto dall’ARPIET: risposte dell’assessorato al turismo. Data di presentazione: 18/01/2012 Interrogazione n. 1003 Titolo: Ritardi dei pagamenti all’AVIS. Data di presentazione: 20/03/2012 Interrogazione n. 1011 Titolo: Deliberazione della giunta regionale 11.02.11 N. 221473, di approvazione della variante strutturale N. 4/2006 al piano regolatore generale intercomunale interessante il Comune di Parella. Data di presentazione: 21/03/2012 Interrogazione n. 1017 Titolo: Nuova organizzazione del servizio di elisoccorso del 118. Data di presentazione: 26/03/2012 PROPOSTE DI LEGGE FABRIZIO BIOLè Proposta di legge n. 226 Titolo: Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati. Data di presentazione: 17/01/2012 mozioni e ORDINI DEL GIORNO FABRIZIO BIOLè Ordine del giorno n. 584 Titolo: Priorità nella partecipazione ai tavoli istituzionali. Data di presentazione: 06/12/2011 Ordine del giorno n. 616 Titolo: Azione legislativa difforme dalla volontà popolare espressa nei referendum di Giugno 2011. Data di presentazione: 20/01/2012 Mozione n. 491 Titolo: trasferimento alpitour. Data di presentazione: 14/09/2011 INTERROGAZIONI FABRIZIO BIOLè Interrogazione n. 860 Titolo: Orbassano: Pista turistica trasformata in circuito competitivo. Data di presentazione: 02/12/2011 Interrogazione n. 897 Titolo: Futuro della risicoltura piemontese a seguito della nuova PAC. Data di presentazione: 29/12/2011 Interrogazione n. 911 Titolo: Effetti della speculazione da uso agroenergetico dei territori di risaia. Data di presentazione: 16/01/2012 Interrogazione n. 960 Titolo: Liquidazione lavoratori Novaplast di Racconigi. Data di presentazione: 10/02/2012 Interrogazione n. 965 Titolo: INPS di Alessandria non assolvente nei confrondi delle aziende alluvionate. Data di presentazione: 16/02/2012 Interrogazione n. 984 Titolo: Finanziamento regionale al campo Vallauri di Fossano. Data di presentazione: 09/03/2012 Interrogazione n. 1004 Titolo: Anomalie sulla regolamentazione regionale dell’apprendistato. Data di presentazione: 20/03/2012 Interrogazione n. 1020 Titolo: Quote regionali dei docenti ammessi al tirocinio formativo attivo. Data di presentazione: 27/03/2012 47 I gruppi attivi in Piemonte -ACQUI TERME (AL) [email protected] -ALBA (CN) [email protected] -ALESSANDRIA [email protected] -ALPIGNANO [email protected] -ARONA (NO) [email protected] -ASTI [email protected] -AVIGLIANA [email protected] -BEINASCO (TO) [email protected] -BIELLA [email protected] -BORGARO (TO) www.facebook.com/profile. php?id=100000923474862 -BORGOMANERO www.meetup.com/borgogrilli/ -BRA (CN) [email protected] -BUSSOLENO [email protected] -CARMAGNOLA (TO) [email protected] -CASELLE [email protected] -CASTIGLIONE TORINESE (TO) [email protected] -CAVOUR (TO) www.facebook.com/profile. php?id=100001561350527 -CEVA (CN) www.meetup.com/libertaeuguaglianza -CHIERI (TO) [email protected] -CHIVASSO (TO) [email protected] -CIRIE’ (TO) [email protected] -COLLEGNO (TO) [email protected] -CONDOVE [email protected] -CRESCENTINO (VC) www.facebook.com/profile. php?id=100001008705742 -CUNEO [email protected] -DOMODOSSOLA (VCO) www.meetup.com/beppegrillo-302/ -GIAVENO (TO) [email protected] -GRUGLIASCO [email protected] -IVREA (TO) [email protected] -LA LOGGIA [email protected] -MONCALIERI (TO) [email protected] -MONDOVI [email protected] -NICHELINO [email protected] -NOVARA [email protected] -NOVI LIGURE [email protected] -ORBASSANO [email protected] -PIANEZZA (TO) [email protected] -PINEROLO (TO) [email protected] -PIOSSASCO [email protected] -RACCONIGI [email protected] -RIVOLI (TO) [email protected] -RIVALTA [email protected] -ROSTA (TO) [email protected] -SAN MAURO (TO) [email protected] -SANTENA (TO) [email protected] - Serravalle Sesia [email protected] -SETTIMO [email protected] -TORINO [email protected] -TORTONA (AL) [email protected] -VENARIA [email protected] -VERBANIA [email protected] -VERCELLI [email protected] perle di saggezza • “Speravo che la vuvuzela Carossa non infastidisse il mio intervento!” - Ponso (Idv) • “Lei è il Presidente più antipatico della storia del Piemonte” - Boeti (PD) rivolgendosi a Cota • “Sarò breve perchè l’attenzione sta sciamando” - Molinari (Lega) • “Abbiamo sfociato nelle sfere iperbolee dell’astrazione” - Laus (Pd) • “ll Comune ha preso il plebiscito numero uno per il ciclo dei rifiuti” - Negro (Udc) • “Mi metto nelle palle del Consigliere Carossa” - Negro (Udc) • “Se qualcuno si fa un retro-pensiero che si risponde, su tematiche in voga di politica qualunquista, io la smetto” - Pedrale (Pdl) • “Consigliere Gregorio, il fatto che lei in questo momento sieda nella zona riservata alla stampa non l’autorizza a fare la ola mentre parla un collega!” - Cattaneo (Pdl) GRUPPO CONSILIARE MOVIMENTO 5 STELLE il nostro blog il nostro forum 48 www.movimentopiemonte.it MoVimento Cinque Stelle Piemonte Via Alfieri, 19 - 10121 Torino Tel. 0115757890 - Fax. 0115757888 [email protected] [email protected] Consiglieri Davide Bono [email protected] Fabrizio Biolé [email protected] Staff Giorgio Bertola [email protected] Ivan Della Valle [email protected] Marco Scibona [email protected] Laura Castelli [email protected] Marco Nunnari [email protected] Marco Rodella [email protected] Tiratura: 20.000 Copie - Stampato su carta riciclata