touR di Beppe GRiLLo! - Blog di Beppe Grillo

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piemonte
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Selezione di interventi apparsi sul sito www.movimentopiemonte.it - Numero 6 - aprile 2012
tour di beppe grillo!
Martedì 17 aprile
Borgomanero, h. 19
Martedì 01 maggio
Caselle Torinese, h. 17
Chivasso, h. 19:30
Asti: h. 21:30
Mercoledì 02 maggio
Santena, h. 17,30
Rosta, h 19,30
Grugliasco, h 21
Giovedì 03 maggio
Racconigi, 17:00
Mondovì, 19: 30
Cuneo, 21: 30
Venerdì 04 maggio
Acqui Terme 19:00
Alessandria, 21:30
Ambiente e Territorio
Lavoro
Costi della Politica
Indice
Ambiente e Territorio Pag. 2
Lavoro Pag. 9
EconomiaPag. 12
TAV Pag. 16
Speciale Referendum Pag. 20
Rifiuti, una risorsa da non
bruciare
...bruciare i rifiuti è una
pratica antiquata e miope,
sostenuta da forti interessi
economici e politici [...] ed
ha effetti dannosi sulle tasche
e - soprattutto - sulla salute dei
cittadini.
(continua a Pag. 6)
1
f35: Nessun posto di lavoro, 11
miliardi di spesa folle
Cota, ancora una volta sulle
promesse di posti di lavoro,
si ribelli e tolga il sostegno
della
Regione
Piemonte
all’ennesimo folle progetto di
sperpero di denaro pubblico.
(continua a Pag. 10)
La beffa dei vitalizi
Vergognoso nel clima attuale del
paese, pensare che i Consiglieri
regionali che guadagnano da
8.000 a 12.000 € netti al mese
abbiano bisogno di aumentarsi
lo stipendio per l’aumento del
costo del pane.(continua a Pag. 26)
Democrazia Diretta Pag. 24
Costi della PoliticaPag. 26
Società Pag. 27
SanitàPag. 30
LegalitàPag. 32
Gruppi LocaliPag. 34
Chiuso per Amianto
La sede principale del Teatro
Regionale
Alessandrino,
fondazione partecipata anche
dalla Regione Piemonte, è chiusa
ormai da più di cinquecentotrenta
giorni, come indica il contatore
presente nel sito del comitato per
la riapertura del teatro: www.
ridatecilteatro.it
Il 19 luglio del 2010 era stato
siglato il contratto di appalto con
l’azienda Swich 1988 di Genova
che prevedeva l’eliminazione e
lo smaltimento di tutto l’amianto
ancora presente nell’involucro
murario del locale contenente la
centrale termica e nelle guarnizioni
dell’impianto di aerazione, con
termine il 30 settembre.
Alla riapertura, dopo alcune
segnalazioni da dipendenti e
spettatori, il 2 ottobre la struttura
viene chiusa, ufficialmente per
“troppa
polvere”
cementizia,
dovuta ai lavori di ristrutturazione.
Immediatamente affidate le analisi
ad un laboratorio privato, furono
prodotti risultati negativi rispetto
alla presenza di asbesto e solo
le successive analisi condotte
dall’ARPA hanno poco tempo
dopo confermato la sensazione di
chi stava in platea, fornendo un
informazione aggiuntiva e terribile:
il pulviscolo era formato da fibre
di amianto, presente in valori di
16 fibre/litro, cioè 8 volte i limiti
consentiti!
2 - Ambiente e Territorio
Dopo le prime notizie ufficiali e i
primi incontri con la popolazione,
cui hanno partecipato comitati
e movimenti casalesi attivi da
anni nella spinosa problematica
dell’amianto, sembrò chiaro che
i lavori di bonifica sarebbero stati
lunghi e che tutto l’iter fosse stato
in qualche modo viziato da una
gestione personalistica, nata da
una dichiarazione di emergenza
posta sui lavori iniziali, evitando
l’intera gara d’appalto.
Parallelamente nasce il risvolto
giudiziario che è giunto nel tempo
ad individuare ben nove indagati
per l’esecuzione dei lavori e la
modalità di affidamento, oltre che
per reati di carattere prettamente
ambientale.
Nel
marzo
di
quest’anno due degli indagati
hanno chiesto di estinguere i loro
reati pagando una sanzione, in
quanto i loro incarichi di ingegnere
dei lavori e responsabile della
sicurezza
erano
comunque
terminati; di alcune settimane
fa invece il rinvio a giudizio per
i vertici della Fondazione Teatro
Regionale Alessandrino per abuso
d’ufficio nella nomina proprio
della Swich a ditta incaricata della
bonifica iniziale.
Se alla prima interrogazione,
datata marzo 2011, l’Assessore
Coppola ha risposto ottimista
con una previsione di apertura
“nell’autunno di quest’anno”,
a seguito di una descrizione da
parte dei soci di una “situazione
molto confortante”, Fabrizio Biolé
ha deciso di ribadire la situazione
dimostrando
che
l’apertura
non è avvenuta, che manca la
designazione del membro del
consiglio in carico alla Regione
e che si ritiene, come il comitato
Ridatecilteatro,
inopportuno
affidare la bonifica alla stessa
Swich, che l’incresciosa situazione
ha causato.
Proprio nella stessa seduta la
maggioranza
regionale
ha
ignavamente deciso di non
procedere alla nomina del
rappresentante in seno al consiglio.
Dunque, al di là del prossimo
esito degli iter giudiziari a carico
degli indagati, preme rimarcare
quanto emblematico sia l’esempio
di TRA, con un consigliere di
amministrazione che avrebbe
forzato l’affidamento di un appalto,
un’azienda che ha dimostrato un
negligenza assoluta mettendo
a rischio la salute di decine di
cittadini e la volontà di far passare
tutto in maniera inosservata.
Fortunatamente
emblematica
è stata in questo caso anche la
volontà dei cittadini di riunirsi
subito in comitato e fare a meno
della delega nel chiedere risposte
precise: esempio da copiare e
mettere in rete!
Scorie nucleari,
rispettiamo
le leggi ed il
referendum!
Nella notte tra il 24 ed il 25 di
novembre è giunta la notizia
improvvisa che sarebbero arrivate
di notte 150 betoniere piene
di cemento per la realizzazione
delle fondamenta del Deposito
Temporaneo-Definitivo di Saluggia
che dovrebbe raccogliere l’85%
delle scorie nucleari radioattive
presenti
in
Italia.
Restando
sempre in attesa della costruzione
dell’impianto di vetrificazione
Cemex che dovrebbe solidificarle.
Come
al
solito,
nessuna
comunicazione ufficiale è arrivata
alle
popolazioni
interessate,
giustificando l’orario notturno con
le esigenze tecniche e logistiche
dell’opera.
Ribadiamo ancora una volta, se ce
ne fosse bisogno, che il deposito di
scorie nucleari sulla Dora Baltea e
a 1500 metri dalla zona di ricarica
delle falde dell’acquedotto del
Monferrato è una follia illogica
che non trova giustificazioni nel
pregresso. Anche se sono state
fatte opere di difesa, anche se è
da anni che la zona è a servizio
del “nucleare”, non significa che
si debba perseverare negli errori.
Anzi! Sarebbe proprio il caso di
chiudere questa triste vicenda,
bonificare le aree e spostare in una
zona geologicamente più sicura,
posto che una sicura in assoluto
non esiste sul pianeta Terra.
Per questo credo che sia il caso
rassicurare formalmente i 27
milioni di italiani firmatari del
referendum contro il nucleare e
impegnarsi in Europa e nel mondo
per l’uscita dell’umanità dall’era
della
pericolosissima
fissione
nucleare.
Segnaliamo inoltre con rammarico
la solita presenza di bandiere
partitiche, in particolare PD e
RC. Riteniamo che il nucleare
non sia una battaglia partitica ma
unabattaglia di civiltà di tutti i
cittadini. Il MoVimento 5 Stelle c’era
ma senza bandiere, come semplici
cittadini. Le betoniere sono state
fermate da un gruppo sparuto di
cittadini, dopo che i militanti dei
partiti si erano allontanati, fino a
che dalla questura non è arrivata
la richiesta di sgombero. Non vi
è stato quindi nessun intralcio nè
nessun tentativo di opposizione,
dimostrando ancora una volta che
chi è dalla parte della ragione, ha
anche l’intelligenza e la capacità
di analisi che manca alla politica,
impegnata solo a fare le cose di
nascosto per trarne il massimo
profitto.
Abbiamo
quindi
presentato
una interrogazione a risposta
immediata sull’inizio dei lavori
per il nuovo sito di scorie nucleari
“temporaneo” ma definitivo fino
all’individuazione del Deposito
Unico Nazionale.
L’Assessore Ravello ha sostenuto
l’assoluta necessità di realizzazione
del nuovo sito, per migliorare
le condizioni di sicurezza dei
rifiuti solidi stoccati nel deposito
“2300”, ritenuto non più sicuro.
Su questo concordiamo, ma non
si può comunque andare contro
alla norma nazionale che dice
che siti già oggetto di attività
nucleare (l’Eurex di Saluggia) non
possono divenire anche depositi
nucleari. La Regione, a suo dire,
non ha competenze dirette nella
realizzazione del D2, autorizzato
dal Ministero dello Sviluppo
Economico, e per questo motivo
non si è ritenuto opportuno di
interpellare il nuovo Governo nè la
Commissione Europea in base alla
direttiva Euratom. Resta l’assurdità
della costruzione di un deposito
che sarà temporaneo per almeno
50 anni in una zona a grande
rischio idrogeologico.
In ultimo l’Assessore ci consiglia
di premere a livello centrale per
l’identificazione del Deposito Unico
Nazionale. Lo ringraziamo ma non
siamo noi al Governo. Questa è
l’assurda eredità del nucleare, e
destra e sinistra stavano per farci
ripiombare negli anni ‘70. Che il
referendum di 27 milioni di italiani
venga rispettato e non arrivi più
nessuno a raccontare frottole sulla
bontà della fissione nucleare. Il
futuro sono le fonti rinnovabili,
l’energia pulita e nel frattempo la
transizione verso scenari economici
di minori sprechi. Nel frattempo
si può chiedere ai saluggesi di
rassegnarsi per altri 50 anni?
Secondo noi, no!
Ambiente e Territorio - 3
Eternit, sentenza storica,
ma ci voleva l’ergastolo.
Vergogna!
Provare
questo
sentimento per il Sindaco, la
Giunta e la maggioranza di
Casale Monferrato che in un
primo momento aveva accettato
l’offerta indecente del magnate
svizzero Stephan Schmidheiny, di
18,3 milioni di euro a fronte del
ritiro della costituzione a parte
civile del Comune e la rinuncia a
intraprendere, in futuro, qualsiasi
azione legale. il Comune, in mezzo
ad una protesta furibonda della
popolazione casalese, aveva
approvato la delibera di ritiro da
parte civile, lasciando più sole le
oltre 6.000 parti civili opposte
nel processo penale a carico dei
vertici della Eternit, rappresentanti
le oltre 3.000 vittime dell’amianto
negli stabilimenti italiani della
multinazionale Eternit, a Rubiera,
Bagnoli e Casale Monferrato.
Manco a dirlo, Casale è di gran
lunga il più toccato, con finora
circa 1.800 morti (e 50 nuovi casi
l’anno) di mesotelioma pleurico su
una popolazione attuale di circa
4 - Ambiente e Territorio
35.000 persone, e quindi ancora
più grave è apparso il gesto del
Comune e la sua scelta che stava
influenzando anche quelle dei
Comuni più piccoli, che potrebbero
anch’essi accettare la transazione.
Tragico se pensiamo che è stata
barattata la vita di ognuno dei
1800 morti per 10.000 € l’una.
Fortunatamente, la pressione
popolare ha fatto sì che intervenisse
il Ministero della Salute, che ha
fatto rinsavire la Giunta Casalese,
impegnandosi a garantire a Casale
investimenti sul suo Centro di
eccellenza di studio sull’amianto,
nonchè soldi per continuare le
bonifiche
dal
pericolosissimo
polverino d’amianto.
Il processo Eternit, come quello
Thyssenkrup, pochi giorni dopo,
il 13 di febbraio ha fatto scuola,
avendo Guariniello, ottenuto una
condanna a 16 anni per disastro
doloso e omissione dolosa di
misure infortunistiche per i vertici
della multinazionale svizzerabelga, rea di avere nascosto la
pericolosità dell’amianto (nota
fin dall’inizio del secolo scorso)
ai suoi lavoratori, dimostrando
una “significativa capacità a
delinquere” con premeditazione.
Oltre a 100 milioni di euro di
risarcimento per le migliaia di
vittime civili, 25 milioni di € per il
Comune di Casale, 20 milioni di €
per la Regione Piemonte, 5 milioni
di € per l’Asl.
Una
buona
classe
politica
dovrebbe ascoltare le voci
della cittadinanza e camminare
insieme ad essa e non porsi contro
di essa senza pensarci due volte
a rifiutare offerte danarose che
appaiono una compravendita
mafiosa del silenzio più che una
scelta ragionata e condivisa.
L’ ordine del giorno di censura del
comportamento del Sindaco, della
sua Giunta e di tutta la maggioranza
di Casale Monferrato presentato
da Davide Bono, fortunatamente,
non ha bisogno di essere discusso.
Il consumo di suolo ed il conseguente
dissesto idrogeologico rappresentano
oggi la principale (e più trascurata)
emergenza
nazionale.
Ogni
giorno in Italia vengono cementificati
130 ettari di terreno fertile, ed
anche il Piemonte non è indenne
dal problema, con un consumo di
suolo che negli ultimi 20 anni si è
preso circa 26 mila ettari, pari a 5
campi da calcio al giorno; dall’ultima
rilevazione del 2008 risulta che la
superficie totale di suolo urbanizzato
è pari a 182.894 ettari cioè il 7,2%
del territorio regionale che però per
più di un terzo è montuoso.
La grave situazione del Piemonte
richiederebbe
una
repentina
inversione di tendenza, invece
la Giunta con il ddl 153 vuole
stravolgere
completamente
l’urbanistica regionale, introducendo
degli elementi di forte deregulation,
con l’attribuzione ai privati della
possibilità di farsi da sè le varianti
generali ai Piani Regolatori Comunali,
dichiarando “l’interesse pubblico”.
Come a dire, tutto e nulla. I Comuni
in grave difficoltà economica per
i tagli ai trasferimenti statali e in
grandi difficoltà tecniche, si potranno
affidare agli stessi proponenti per
predisporre gli elaborati tecnici su cui
discutere ed incassare così celermente
gli oneri di urbanizzazione da girare
sulla spesa corrente per coprire i
buchi di bilancio. Oneri pari a 3,2
miliardi di euro nel 2008, in aumento
del 58% dal 2000 secondo lo studio
del Prof. Minucci del Politenico.
In una Regione sotto inchiesta
giudiziaria e politica (lo scorso
dicembre in Consiglio regionale sono
partiti i lavori della Commissione
speciale d’inchiesta sulla gestione
urbanistica di 10 comuni piemontesi)
per via degli intrecci politicandrangheta sugli appalti che ha
portato alla maxi-retata “Minotauro”
con diversi arresti ed indagini che
sono arrivate sino all’Assessore
alla Sanità Regionale, abbiamo
il ragionevole dubbio che con
tale apertura ai privati più che un
rilancio dell’economia piemontese,
si rilancino gli affari della criminalità
organizzata. Ed è per questo che
chiediamo che tale parte sia ritirata
per cui faremo una forte opposizione:
sono già 338 gli emendamenti
presentati in Commissione.
In questo desolante panorama, per
fortuna da anni ci sono delle realtà
che si impegnano a contrastare
il consumo di territorio, e che ora
hanno deciso di unire le forze.
Il 29 Ottobre a Cassinetta di
Lugagnano, primo Comune d’Italia
a “zero consumo di suolo”, ha avuto
luogo la prima assemblea nazionale
del Forum Nazionale Salviamo il
Paesaggio - Difendiamo i territori.
Il Forum nasce con lo scopo di
mettere insieme tutte le realtà
che si impegnano a combattere il
consumo di territorio, per unire le
forze e portare avanti delle iniziative
di comunicazione ed azioni concrete
per fermare lo scempio del paesaggio
italiano.
Il modello preso come riferimento
è quello del Forum per l’Acqua
Pubblica, e allo stato attuale hanno
aderito migliaia di cittadini a livello
personale e centinaia di Associazioni
nazionali e locali.
Le attività che il Forum ha fin qui
programmato sono le seguenti:
- Campagna di comunicazione
nazionale
- Censimento degli edifici sfitti o non
utilizzati, attraverso l’invio di una
scheda a tutti i Comuni italiani
- Proposta di legge di iniziativa
popolare contro il consumo di suolo
fertile
Le attività verranno sostenute dai
comitati locali. La campagna della
campagna per il censimento è partita
il 27 febbraio, e i comitati locali
avranno il compito di informare
i cittadini e fare pressione sugli
amministratori per la compilazione
della scheda di censimento, anche
per mezzo di petizioni. Il tema della
tutela del paesaggio è trasversale a
molte delle battaglie che portiamo
avanti a livello regionale e locale,
come l’opposizione a grandi opere
inutili come il TAV, la Tangest ed il
Terzo Valico, o scempi ambientali
come gli inceneritori, fino agli
impianti di produzione di energia
da fonti rinnovabili (o presunte tali)
proliferanti senza regole stringenti
e senza pianificazione.
Abbiamo aderito al Forum a livello
regionale, e nelle ultime settimane
molti gruppi locali del MoVimento 5
Stelle hanno comunicato la propria
adesione, così come molti attivisti e
simpatizzanti lo hanno fatto a titolo
personale.
Ambiente e Territorio - 5
Rifiuti, una risorsa
Mentre i lavori del ddl. 129, che
dovrebbe riordinare la gestione
dei rifiuti urbani (oltre al servizio
idrico integrato) sono ancora
fermi, continuano a destare
preoccupazione le modalità con le
quali viene concepita la gestione
dei rifiuti in Piemonte.
Eppure le regole sono piuttosto
chiare, poiché la Comunità
Europea da tempo ha stabilito una
precisa gerarchia tra le pratiche
di gestione dei rifiuti, ponendo
ai primi posti la prevenzione,
la preparazione per il riutilizzo,
il riciclaggio ed il recupero
di materia e solo all’ultimo lo
smaltimento. Le norme italiane
hanno costantemente recepito le
direttive europee, con un processo
legislativo che arriva fino al D.lgs.
205/2010.
Nonostante questo, i primi
livelli vengono presi in scarsa
considerazione in quasi tutta Italia,
a favore dello smaltimento in
discariche e tramite inceneritori
come ingannevoli soluzioni
a queste ultime; soluzioni assai
peggiori del problema.
Quella di bruciare i rifiuti è una
pratica antiquata e miope,
sostenuta da forti interessi
economici e politici (sempre
che si riesca ancora a trovare
una differenza tra i due aggettivi)
ed ha effetti dannosi sulle tasche
e - soprattutto - sulla salute dei
cittadini.
La prima parola che viene in mente
a chi conosce le caratteristiche di
un inceneritore è spreco: per
riprodurre ciò che si potrebbe
ottenere con il recupero di materia
si sprecano risorse non rinnovabili
con costi sempre più alti per
la collettività, e si ha spreco di
energia per la scarsa efficienza
degli impianti, anche in presenza
di teleriscaldamento.
Alla base di tutto questo c’è l’errata
concezione dei rifiuti come di
qualcosa che non serve più, mentre
sarebbe più corretto chiamarli
“materiali post consumo” e
risparmiare
energia
usandoli
come materia prima secondaria;
gli inceneritori sono impianti
6 - Ambiente e Territorio
che non starebbero in piedi
economicamente se non ci fossero
pesanti incentivazioni pubbliche.
E’ importante dire che la
Commissione europea ha avviato
una procedura di infrazione
contro l’Italia per gli incentivi dati
dal Governo italiano per produrre
energia bruciando rifiuti inorganici
considerandoli “fonte rinnovabile”.
Come se tutto quanto premesso
non bastasse, non vengono
eliminate le discariche, poiché a
fine processo rimane una quantità
di ceneri solide superiore al 30%,
classificate come rifiuti tossici
nocivi.
Dal punto di vista della
salute, gli effetti nocivi
dell’incenerimento
dei
rifiuti
sonodimostrati
da studi come quello
della British Society for
Ecological
Medicine,
quello dell’ISDE o quello
più recente del comitato
scientifico
Moniter,
con il quale la Giunta
regionale
dell’Emilia
Romagna
è
stata
sbugiardata dai suoi
stessi esperti. Possiamo
riassumerli come segue:
1. Aumento dell’incidenza
di nuovi casi di tumori e
malformazioni genetiche
2. Patologie cardiache,
cardiorespiratorie e dei tumori
ai polmoni, con incremento
di mortalità , causato dal
particolato ultrafine (PM 2,5 ed
inferiori) non bloccato dai filtri
3. Danni ormonali e genetici causati
da metalli pesanti e sostanze
organiche persistenti (POPs)
In tale desolante panorama il
Piemonte non fa eccezione, e
l’esempio più emblematico di
questa
scellerata
gestione
è l’inceneritore di Torino,
in costruzione nell’area del
Gerbido, che con un abile trucco
semantico tutto italiano chiamano
“termovalorizzatore”.
L’inceneritore di Torino - Gerbido
dovrebbe bruciare (almeno a
quanto affermato nel progetto) 421
mila tonnellate di rifiuti all’anno, ma
potrebbe arrivare fino a 700 mila,
e le sue emissioni si spargerebbero
su Torino ed i comuni limitrofi
per oltre 1,5 milioni di abitanti.
L’azienda incaricata a costruirlo
è TRM S.p.A., azienda della
quale il Comune di
Torino detiene
il 95% delle
azioni,
ma il
cui
40%
(come
minimo, ma
si ipotizza una
cessione totale) presto
verrà svenduto (insieme a
quello di Amiat e Gtt), a seguito
della delibera “Riordino del
Gruppo conglomerato Città di
Torino”. Il costo dell’opera (a
progetto) supera i 500 milioni
di euro, prestatici con lauti
interessi da diverse Banche, e
per ripagarsi dovrà funzionare
rsa da non bruciare
per 20 anni a pieno regime, con
l’obbligo di conferimento da parte
di tutti i Comuni della Provincia di
Torino ed il conseguente rigetto
di qualsiasi altro metodo più
virtuoso e meno costoso per
gestire i rifiuti senza
ammorbare
l’aria.
G l i
interessi
l e g a t i
all’incenerimento
dei rifiuti fanno sì che
la gerarchia di cui parlavamo
all’inizio
venga
totalmente
disattesa, ed è chiara la volontà
politica
di
non
investire
sull’incremento della raccolta
differenziata, che a norma di
legge dovrebbe arrivare al 65%
entro fine 2012, ma che a Torino
nel 2010 ha fatto registrare un
misero 42,4% e in Provincia
di Torino a poco più del 50%,
sebbene le ottime percentuali
raggiunte in alcuni quartieri
dotati di raccolta porta a porta
dimostrino come arrivare a livelli di
raccolta differenziata degni di un
paese civile sia possibile e semplice
anche in una grande città.
Esistono
alternative
all’incenerimento dei rifiuti?
Per prevenire le solite obiezioni,
dico subito che in Europa ci
sono tantissimi inceneritori; ciò
che tuttavia non si dice è che
si tratta di impianti vecchi,
che gradualmente stanno
chiudendo, e che il futuro della
gestione dei rifiuti è nella
riduzione, nel recupero di
materia e nella strategia
“Rifiuti Zero”.
Le
amministrazioni
devono diffondere delle
buone pratiche e degli
stili di vita che puntino
alla riduzione
dei
rifiuti alla fonte ed al
riuso.
La quota di rifiuti
indifferenziati
che
rimane dopo una forte
riduzione alla fonte ed
una raccolta differenziata
porta a porta superiore
al 70% si può gestire con
dei trattamenti a freddo,
con il trattamento meccanico
biologico (tecnologia nella
quale l’Italia è all’avanguardia)
e l’estrazione tramite selezione
meccanica e manuale della quota
residua secca di rifiuti solidi urbani,
dalla quale si può ricavare ulteriore
materia riciclabile ed utilizzabile
per la produzione di manufatti e
sabbie sintetiche.
Secondo lo studio di uno dei
maggiori esperti europei del
settore (che è italiano!), sostituire
gli inceneritori e le discariche
con la raccolta differenziata e gli
impianti di riciclo in tutta Italia
procurerebbe 200 mila posti
di lavoro in più con 900 milioni
di euro di costi e con un rientro
dell’investimento in 3 anni, senza
effetti negativi (inquinamento)
e spese per lo smaltimento e la
successiva bonifica ambientale!
La strategia Rifiuti Zero è stata
finora intrapresa da moltissime
città del mondo, e da 69 Comuni
italiani.
Nell’area
interessata
dall’inceneritore di Torino Gerbido da tempo un nutrito
e crescente gruppo di cittadini
ha deciso di non accettare
l’imposizione di un’opera così
dannosa ed ha cominciato a
fare informazione e attivare delle
campagne di mobilitazione.
IlCoordinamento Rifiuti Zero
Torino - No Inceneritore sta
promuovendo delle petizioni a
Torino e nei principali Comuni della
Provincia, e chiede la massima
partecipazione di chi - come loro
e come noi - pensa che quella di
incenerire i rifiuti sia una scelta
dannosa ed inaccettabile.
Queste - in sintesi - le richieste
della petizione:
- l’immediato abbandono dei lavori
di costruzione dell’inceneritore del
Gerbido;
- l’estensione della raccolta
differenziata domiciliare a tutto
il territorio cittadino e il rispetto
dell’obbligo di legge di raggiungere
il 65% di raccolta differenziata
entro il 31/12/2012;
- l’applicazione della tariffa igiene
ambientale in modo proporzionale
al conferimento dell’indifferenziato,
- l’assunzione di iniziative presso
la Provincia di Torino e la Regione
Piemonte per la ridefinizione dei
piani di gestione dei Rifiuti senza
impianti in combustione, con
l’impegno a promuovere anche
legislativamente un obiettivo
RIFIUTI ZERO entro il 2020, che
contenga la previsione di chiudere
anche gradualmente le discariche.
E’ possibile scaricare la petizione
dal sito www.rifiutizerotorino.org
e divulgarla, oppure firmarla ai
banchetti che ogni fine settimana si
possono trovare sul territorio e che
vengono segnalati.
Ambiente e Territorio - 7
Riconvertiamo le montagne
Mentre Casini, Schifani e Rutelli
erano in vacanza alle Maldive,
Davide Bono si recava in treno e
in bus qualche giorno a Ceresole
Reale, nell’Alta Valle Orco,
ai piedi del Parco Nazionale
del Gran Paradiso, comune
recentemente entrato a far parte
dell’Associazione Perle Alpine,
insieme a Limone Piemonte e a
Pragelato. Ovviamente, essendo
appena entrata nelle Perle Alpine,
è stato ancora complesso muoversi
coi mezzi pubblici della GTT a
Ceresole Reale. D’estate l’iniziativa
“A piedi tra le Nuvole” limita
l’accesso delle auto al colle del
Nivolet, spettacolare altopiano che
si estende per sei chilometri con una
vista mozzafiato sul Gran Paradiso
e sulle Levanne e che costituisce il
cuore del parco ed è riconosciuto
come uno dei siti naturalistici più
belli d’Europa.
Le giornate di limitazione sono
accompagnate da un ricco
programma
di
appuntamenti
e proposte sia per gli amanti
dell’escursionismo, sia per chi
vuole assaporare i prodotti locali,
ma anche attività ludiche per le
famiglie e culturali.
Ad Arosa in Svizzera addirittura
calcolano le emissioni di C02 e
misurano i consumi in kwh dei
turisti e li compensano. Altrove, si
fanno sconti a chi arriva con i mezzi
pubblici (un po’ come lo sconto sul
giornaliero a Bardonecchia per chi
arriva in treno).
D’altronde la situazione è critica. Le
temperature del pianeta negli ultimi
100 anni si sono alzate in media di
0,74 gradi, in Italia di 1,3 gradi
centigradi, con un incremento
negli ultimi 30 anni (0,27 °C a
decennio), e l’aumento è più forte
proprio sulle Alpi, dove a causa
dello scioglimento dei ghiacciai
e della diminuzione della durata
del manto nevoso, la riflessione
della luce solare ridotta ha portato
ad un aumento della temperatura
doppia. Con conseguenze notevoli.
L’altezza della neve caduta nelle
principali stazioni montane si è
pressochè dimezzata negli ultimi
20 anni, con un record a Torino
8 - Ambiente e Territorio
di -62%, rendendo necessario il
ricorso ai cannoni sparaneve. I
ghiacciai si sono ridotti del 55% dal
1850 ad oggi.
Quest’inverno è stato disastroso:
temperature spesso primaverili,
pioggia in quota, forte vento di Phon
a sciogliere la neve precedente. Le
stazioni sciistiche hanno richiesto lo
stato di calamità: ben vengano
(se ci sono) i fondi per l’emergenza
di quest’anno, ma che vengano
utilizzati per iniziare il percorso
di riconversione delle stazioni
sciistiche ad offerte turistiche non
vincolate dalla presenza della neve.
Come ha detto l’Organizzazione
Mondiale del Turismo con la
Dichiarazione di Davos (2007), è
necessario quanto prima iniziare
a rendere il settore turistico
montano più adatto ai nuovi
scenari ambientali, convertendo
l’offerta turistica stagionale verso
soluzioni più poliedriche, quindi
non solamente legate allo sci
d’inverno, nonché potenziare
l’offerta turistica nelle altre
stagioni, soprattutto quella estiva,
per sfuggire al caldo torrido delle
pianure. Ci potranno essere
ancora stagioni nevose come
quella del 2008-2009, ma la
tendenza è purtroppo chiara. Con
una popolazione in vertiginoso
aumento e un aumento delle
emissioni climalteranti planetarie
del 45%, le aspettative in questo
secolo sono per un aumento delle
temperature tra 1 e 4 gradi a
seconda degli scenari, scomparsa
di quasi tutti i ghiacciai alpini,
eccezion fatta per quelli superiori
ai 4000 metri di altezza, riduzioni
ulteriori delle precipitazioni nevose
sotto i 2000 metri.
Per cui bisognerà rendere attraenti
le stazioni sciistiche anche per altri
sport/attività ed in altri periodi
dell’anno. Sci di fondo quando
nevica, d’estate nordic walking
parks, piste per biciclette,
percorsi per mountain bike,
tutto l’anno prodotti e tradizioni
locali, fattorie didattiche e
turismo naturalistico.
Le riconversioni devono però essere
credibili e sostenibili. Non tale mi
sembrano la proposta del sindaco
del Sestriere che vuole trasformare
la nota località sciistica in uncentro
termale, facendo trasportare
acque e fanghi da Acqui Terme,
nè la proposta dei proprietari degli
impianti di Lurisia di costruire 400
mini alloggi in cima al Monte
Pigna cementificando un totale di
160 mila metri quadrati.
Altre sono le strade da seguire
per riconvertire e garantire la
sopravvivenza della montagna.
Banda larga inclusa. Ci
batteremo per questo.
La carica dei 209 precari pubblici
Da settimane discutiamo dell ddl 158
per evitare di mandare a casa 209
lavoratori della Regione assunti tramite
concorso pubblico con la procedura di
stabilizzazione prevista dalla Finanziaria
2008, cioè 3 anni a tempo determinato
e poi passaggio a tempo indeterminato.
Peccato che ora le nuove norme nazionali,
in tempi di crisi, non permettano più la
stabilizzazione. Questo nonostante la
pianta organica della Regione parli di
sottodimensionamento e nonostante
diverse Direzioni, già sotto organico,
assumano diverse persone con contratti
atipici co.co.co. e si avvalgono di diverse
consulenze. La logica che imperversa è
quella che il pubblico è inefficiente, fatta
solo di fannulloni, mentre il privato è la
panacea di tutti i mali. Quanto di più falso.
Andando avanti così privatizzeremo pure
le Regioni, dopo aver già privatizzato
la Banca d’Italia e commissariato il
Governo.
Due dati sui dipendenti pubblici dalla
Cgia di Mestre. Il primo: “Tra il 2001
e il 2009 i dipendenti pubblici sono
diminuiti di quasi 110.000 unità, pari
ad una contrazione del 3%. Tuttavia,
la spesa per le retribuzioni, in termini
assoluti, è aumentata del 30%. Al netto
dell’inflazione, invece, la stessa è stata
più contenuta: solo... dell’8,3%, che
corrisponde, in termini assoluti, a circa 13
mld di €”. Il dato diviso per Regioni dice
che “la Lombardia (413.216) presenta il
numero più elevato di dipendenti pubblici
ma anche la percentuale più bassa
(43,6) ogni mille abitanti. Il Lazio
(76,6) - il dato risente della presenza
delle istituzioni nazionali - vanta il record
di dipendenti pubblici... sopra la media
nazionale (56,8) ci sono la Valle d’Aosta
(72,2), il Friuli (70,6), il Molise (68,9), la
Sardegna (65,6), lontanissimo il Nordest:
il Veneto (48,1) è penultimo, il Trentino
Alto Adige (54) sedicesimo... anche
Piemonte ed Emilia Romagna stanno
nelle retrovie”. Se però consideriamo
i dati per numero di residenti in età da
lavoro (15-64 anni), il Lazio che ha una
popolazione più giovane, è superato
da “ il Trentino Alto Adige, dove gli
impiegati pubblici sono 119 su 1000...
e la Valle D’Aosta (118)”. Guarda
caso due regioni a statuto speciale...
“Seguono quindi “Calabria (100), Molise
(99) Basilicata (98) e... Liguria (97) e Friuli
(93). Con una media nazionale di 83,
ultima e’ la Lombardia (67), preceduta
dal Veneto (72), dalla Puglia (74), dal
Piemonte (76), dall’Emilia Romagna
(80), e da Campania e Toscana (84).
...Quando si osservano le percentuali sul
totale degli occupati....considerando i
dati di disoccupazione più che quadrupli
al sud, a guadagnare la prima posizione
e’ la Calabria (33%); seconda la Sicilia
(29,5%), poi la Campania (25,3%),
la Basilicata (25,2%), la Sardegna
(24,6%). Ultima la Lombardia (10,7%),
preceduta dal Veneto (11,6%), dall’Emilia
Romagna (12%) e dal Piemonte (12,9%).
Sopra alla media nazionale (16,5%) si
trovano Umbria, Puglia, Liguria, Abruzzo,
Trentino, Valle D’Aosta, Lazio e Molise,
con percentuali che arrivano fino ad
oltre il 23%. Ciò significa un po’ di cose.
Innanzitutto che il Piemonte è in tutti i
casi (su 1000 abitanti, su 1000 abitanti
in età da lavoro, su 1000 lavoratori)
sotto la media nazionale, ed il primato
di “meno pubblico” in tutte i casi spetta
alla “privatizzata” e ciellina Lombardia. Il
dato acclarato della forte disoccupazione
del sud ( Calabria Sicilia Campania
Basilicata Sardegna Molise Puglia) fa
sì che la Calabria abbia il doppio di
dipendenti pubblici per occupati rispetto
alla media italiana, ma è un dato distorto.
In Consiglio Davide Bono ha spiegato
che non condivido per nulla la logica
del “segare” a tutti i costi il pubblico e
che è la responsabilità della politica
se il pubblico non funziona grazie
ad assunzioni lottizzate, clientelari se
non familistiche che negli anni si sono
stratificate ostruendo la PA. Inoltre i
dipendenti pubblici fanno quello che la
politica chiede loro (insieme ai dirigenti):
se la politica chiede loro solo consenso
elettorale e guadagno a breve
termine e non programma a lungo il
termine il benessere di tutti, è ovvio che
ci saranno sempre sacche di inefficienza
e persone con grandi competenze che
si “girano i pollici” perchè nessuno dice
loro cosa fare. Insomma è più “facile”
e conveniente costruire un inceneritore
che “trasforma” magicamente i rifiuti in
soldi e polveri invisibili ma cancerogene
che obbligare i cittadini a fare la raccolta
differenziata porta a porta. Si stabilizzino
i 209, che PD-Terzo Polo-PDL parlino
con Monti se la Corte Costituzionale
pensa di impugnare la legge e finiamola
con questo teatrino. Il neo-ministro allo
Sviluppo, ex-banchiere, Passera, oggi
ha detto che sgancerà 300!! miliardi di
euro per le infrastrutture. Se li sarà trovati
in tasca o ce li prestano gentilmente le
Banche Centrali SpA a prezzi di usura?
Se così fosse, può anche solo mettere il
10% per il comparto pubblico o vuole
proprio la guerra civile?
Nb. a marzo 2012 la situazione
non è ancora sbloccata!
Lavoro - 9
Wagon lits: urge una soluzione
Gli ex-lavoratori della Wagon Lits
licenziati per via dell’assurdo taglio dei
treni notte da parte di Moretti (la storia
potete vederla nel video) chiedono
F35:
da settimane di essere reintegrati.
A Milano sono saliti su una torre, a
Torino sono prima saliti sul costruendo
grattacielo Intesa-San Paolo, ora
stazionano da giorni nell’atrio della
stazione di Porta Nuova. Oggi sono
stati ricevuti in Regione. Dall’incontro
è scaturito che il Consiglio farà
quanto è in suo potere per risolvere la
deprecabile situazione.
Il Presidente del Consiglio si è fatto
carico di scrivere un ordine del giorno
condiviso da tutti i gruppi per impostare
al più presto una proposta di legge sul
modello di quanto è stato fatto per il
caso Eutelia con la quale anticipare
le indennità di disoccupazione che
arriveranno poi dall’Inps.
E’ stato chiesto al Consiglio Regionale
di impegnare la Giunta ad organizzare
un tavolo con tutte le Giunte delle
Regioni interessate dai tragitti dei
convogli a lunga percorrenza per
chiedere a Moretti di ripristinare i treni
notturni.
Dato per assunto che queste
sono azioni da portare avanti
nell’emergenza, sottolineiamo però
che non risolvono la casistica
generale. Considerando che le criticità
del mondo del lavoro interessano
varie realtà e ritenendo che legare le
indennità di disoccupazione al valore
del CUD dell’anno precedente non
solo non sia corretto ma pericoloso, il
nostro Gruppo consiliare proporrà di
inscrivere nella mozione condivisa, un
impegno della Giunta a sollecitare il
Governo alla risoluzione definitiva di
queste problematiche.
Vorremmo che venisse creata
una norma nazionale che tuteli i
lavoratori interessati da procedure
di licenziamento, mobilità, riduzione
del tempo lavoro, cassa integrazione
inserendoli in modo automatico in
una sorta di “congelamento fiscale”
che consenta da subito la fruizione di
misure compensative della carenza
economica subita da lui e dalle loro
famiglie. Pensiamo alla sospensione
delle rate del mutuo, all’accesso alle
fasce a basso reddito per asili e scuole,
tasse rifiuti e tariffazione energetica
o agevolazioni alle quali si possa
accedere in modo automatico nel
momento in cui viene a certificarsi la
situazione di sospensione dal lavoro.
Nb. a marzo 2012 la situazione non
è ancora sbloccata. i lavoratori hanno
capito che la loro situazione dipende
dagli eccessivi investimenti sul TAV che
hanno drenato risorse per i trasporti
pendolari.
Nessun posto di lavoro
11 miliardi di spesa folle
L’8 novembre Davide Bono aveva
presentato una mozione in Consiglio
Regionale per chiedere una chiara
presa di posizione da parte della Giunta
Cota, sollecitando come l’investire 15
miliardi di euro per l’acquisto di
131 caccia bombardieri di ultima
generazione portando poche decine
di posti di lavoro in un momento di
crisi economica sarebbe stato uno
schiaffo ai contribuenti italiani.
Il Consiglio in modo bipartisan si è
guardato bene dal discuterla così
come Cota - le poche volte che ho
potuto incontrarlo visto che non viene
mai in Consiglio - ha sempre rifiutato
la discussione.
Ora che abbiamo la conferma che
non avremo posti di lavoro in più, in
virtù del trasferimento degli operai
che assemblavano i vecchi caccia
10 - Lavoro
Eurofighter ai nuovi (i quali operai, si
sussurra, resteranno negli stabilimenti
di Torino dove si allestivano gli
Eurofighter, mentre a Cameri rimarrà
solo la manutenzione), solleciterò di
nuovo maggioranza e Giunta a
chiarirci le oscure motivazioni per il
sì incondizionato all’operazione, pur
se ridotta all’acquisto di 93 caccia,
per una spesa di 11 miliardi. Tanto
più che ormai la Lega Nord non è
più vincolata ad alleanze romane
con il Pdl e che si è sempre dichiarata
contro le cosiddette “missioni di
pace” che vedono i nostri militari
continuare a morire in missioni che
sembrano sempre più di guerra.
Ricordo ad esempio che il piano di
tagli previsti dal Governo per il
Fondo Sanitario Nazionale sarà
di 8 miliardi in due anni e che con
il costo di un F35, circa 120 milioni
di euro si possono costruire 183 asili
nido.
Cota, turlupinato ancora una volta
sulle promesse di posti di lavoro,
si ribelli e tolga il sostegno della
Regione Piemonte all’ennesimo
folle progetto di sperpero di
denaro pubblico.
In ultimo, come abbiamo letto dal sito
del MoVimento 5 Stelle di Novara,
speriamo che i Consiglieri comunali
di Novara, Franzinelli e Pirovano la
smettano di cercare di ascrivere ai loro
partiti i meriti della battaglia contro gli
F35. C’è un comitato apartitico che
si batte, inascoltato, a tutti i livelli, da
anni: basta per una volta stare zitti e
ascoltare i cittadini e rispettare le loro
giuste richieste.
Il futuro della canapa
L’uomo ha sempre coltivato la canapa,
sembra addirittura che sia stata la
prima coltivazione in assoluto. In Italia
è nota fin dai tempi dei Romani e fino
alla prima metà del secolo scorso
in Italia se ne coltivavano oltre 100
mila ettari. Perché oltre ad essere una
pianta in grado di crescere in terreni
difficili e marginali, senza necessità
di particolari cure, era ed è tutt’oggi
una pianta della quale “non si butta
via niente”. Da questa pianta infatti
è possibile estrarre una fibra molto
resistente per la produzione di carta,
tessuto, corde, vestiti; il seme con cui
produrre un olio alimentare con ottime
proprietà antiossidanti e terapeutiche
delle dislipidemie; il canapulo, cioè la
bacchetta della canapa che un tempo
si bruciava per riscaldare le case o per
realizzare un ottimo cemento. Oggi la
canapa viene pochissimo coltivata,
perchè sostituita dalle sostanze di
origine fossile per motivi economici
e messa al bando per la possibilità di
estrarne sostanze psicotrope (anche
se dalla Canapa Indica che non è
quella ad uso agricolo): attualmente
è impiegata soprattutto insieme per la
produzione di materiale isolante.
Al di là della fotografia attuale, Davide
Bono è andato ad intervistare il
Presidente dell’Associazione nazionale
Assocanapa, Felice Giraudo, in
quel di Carmagnola, assieme al
consigliere comunale Alberto Tuninetti,
dove è presente l’unico impianto di
trasformazione della canapa esistente
in Italia. Abbiamo cercato di capire
limiti e difficoltà all’implementazione
della coltivazione in Italia.
Di seguito il testo del video:
Perché si coltiva così poco la canapa
visti i suoi pregi di sostenibilità,
facilità di crescita, utilizzo della
fibra, del canapulo e del seme?
Non si coltiva perché mancano gli
impianti di prima trasformazione sparsi
sul territorio. Avere pochi impianti
significa spostare le rotoballe di
materiale e questo comporta un costo
che sulle lunghe distanze può superare
il valore del materiale stesso.
La scorsa legislatura, Assocanapa
attraverso il suo progetto ottiene dalla
Regione Piemonte un finanziamento
di 50.000€ per la realizzazione di un
impianto di prima trasformazione che
al giorno d’oggi è l’unico funzionante in
Italia. Oggi tale impianto è in continua
manutenzione a causa di inceppamenti
dovuti all’avvolgimento della fibra agli
organi rotanti della macchina. Più volte
sono state fatte modifiche all’impianto
al fine di ottimizzare la produzione e
ridurre gli inceppamenti.
La canapa in Europa?
La Francia con circa 8.000 ettari, la
Germania con 3.000/4.000 ettari,
alcuni paesi dell’est circa 1.000 ettari.
In Italia siamo a 200 ettari solo grazie
alla gente che ha la passione per la
pianta.
La canapa ad oggi potrebbe avere
un impiego nella coibentazione
della case, facendo ridurre di 2/3
i consumi attuali di metano. Oggi
invece si coltivano i terreni a mais o
colza per produrre biocombustibili.
Si dedicano troppe energie per le
fonti rinnovabili mentre si trascura
molto il risparmio energetico. Con
un ettaro di mais si climatizzano gli
alloggi di 11 persone per un anno,
mentre con un ettaro di canapa si
potrebbero climatizzare alloggi di 15
persone per 50 anni (la durata di una
casa). Assocanapa fornisce canapulo
per la produzione di intonaco per la
cappottatura esterna degli edifici, e
per la produzione di pannelli fono
assorbenti.
Per coibentare tutte le case degli
italiani basterebbero 112.000 ettari
all’anno per 30 anni, ricordando che
la coltivazione storica della canapa in
Italia era 100.000 ettari.
Altri Utilizzi?
Assocanapa fornirebbe anche canapulo
tritato per la realizzazione di pannelli
rigidi per i cruscotti delle automobili,
unico problema: per organizzare una
linea di produzione hanno bisogno di
3.000 quintali al mese di materiale.
L’industria tessile?
Il problema fondamentale è la
concorrenza spietata al ribasso.
Bisognerebbe inculcare al consumatore
il pregio del prodotto italiano rispetto a
quello cinese. La canapa, è tra i migliori
tessuti esistenti al mondo, tiene caldo di
inverno e fa traspirare d’estate.
Oggi il filato di canapa è venduto al
doppio del prezzo del filato di lino.
Come si coltiva la canapa?
Per iniziare a coltivare la canapa
normalmente occorre l’autorizzazione
del Ministero della Salute.
Assocanapa fornisce a chiunque ne
faccia richiesta i semi di cui ha bisogno
a patto che ne coltivi almeno un ettaro
2 sacchi da 25ke di semi). Questa
scelta è stata fatta perché il valore
del materiale prodotto da meno di
un ettaro non basterebbe a coprire le
spese di trasformazione. Infine si dovrà
fare una dichiarazione di avvenuta
semina alle forze dell’ordine.
Mais o Canapa. Qual’è la più
remunerativa?
Il mais costa 17€ al quintale quindi
2720€ all’ettaro, mentre la canapa
costa 15€ al quintale quindi 1950€
all’ettaro. Però alla coltivazione del mais
bisogna togliere i costi dei diserbanti,
delle irrigazioni varie e alla fine rende
di meno della canapa.
Dove andrebbe coltivata?
Contrariamente ad oggi, storicamente,
la canapa veniva coltivata nei terreni
migliori distribuiti approssimativamente
come segue:
50% in Emilia Romagna
40% in Campania
10% in Piemonte per il seme.
Poi veniva coltivata in tutta Italia per uso
familiare. Oggi si potrebbe coltivare
dappertutto anche sui terreni marginali
a seconda di che prodotto si deve
ottenere.
Intervento pubblico?
Ci vorrebbe un intervento pubblico,
perché il risparmio energetico, l’impatto
ambientale di questa coltivazione,
l’utilità e la possibilità di creare nuovi
posti di lavoro è di interesse pubblico.
Lavoro - 11
La Repubblica Italiana
è fondata sul lavoro...
ma non sul filo spinato!
Il 2011 è stato l’anno horribilis per
la Regione Piemonte e per l’Italia.
Tra prospettive di recessione e di
ritorno di spese degli italiani per il
Natale al 2001, (che di per sè non
sarebbe neanche troppo un male
visto che i consumi degli italiani,
degli europei, e degli occidentali in
genere sono insostenibili e quindi
dovrebbero diminuire in modo
VOLONTARIO E FELICE, non
traumatico ed imposto per povertà),
mentre il Governo Berlusconi e
Monti, il nominato dalle Banche
per salvaguardare la restituzione
del nostro gigantesco debito di oltre
1900 miliardi di euro, ci spennano
con manovre che costano insieme
oltre 3.000 € a famiglia italiana,
giusto per ripagare gli interessi
bancari creati dalla speculazione
finanziaria, la Regione Piemonte si
arrovella tra derivati e sparizioni di
debito per oltre 700 milioni di euro
lasciati dalla Bresso e i Consiglieri
litigano per qualche poltrona nei
cda dei Parchi. Il tutto liberando un
esercizio provvisorio al posto del
Bilancio, mandando ancora più in
tilt tutte le aziende che aspettano di
essere pagate dall’Ente piemontese
(sperando di non avere altri suicidi).
Il Governo Monti ha lanciato
la fase-due proponendo la
12 - Economia
solita accozzaglia di cemento
ed
infrastrutture,
Cota
annunciando che TAV e Terzo
Valico e cacciabombardieri F35
e Grattacielo della Regione sono
opere indispensabili; per questo
durante l’ultima seduta del 2011
abbiamo inscenato una protesta
in Aula per chiedere che venissero
immediatamente
interrotti
i
finanziamenti di queste opere
inutili, dal costo complessivo
di almeno 40 miliardi di euro a
progetto. Una manovra finanziaria.
Davide Bono ha ricordato in
discussione sul Bilancio Provvisorio
che il potere è nelle mani delle
Banche che detengono il potere
di emettere moneta e quindi di
renderla scarsa a piacimento e
di potersi quindi comperare il
paese, come è avvenuto per la
Grecia e per l’Italia, con la nomina
a senatore a vita prima e poi a
Presidente del Consiglio, di Mario
Monti, advisor di Goldman
Sachs, banca che ha avviato la
speculazione finanziaria contro
il nostro paese. Nell’attesa di
riprenderci la sovranità monetaria
(dentro o fuori l’euro), che dovrà
l’essere impegno degli italiani nel
2012 (sulla scia dell’Argentina
e dell’Islanda, iniziando almeno
con una moneta complementare),
qualunque spesa che crei un
indebitamento con le Banche va
annullato. Soprattutto se assurdo.
Sì alle spese per Sanità, Trasporti
pubblici, Scuole pubbliche. No ad
opere assurde e alle spese militari.
Per di più imposte ai territori con la
trasformazione in aree strategiche
di interesse nazionale, cioè aree
militarizzate, recintate con filo
spinato, così a Chiomonte, così in
Campania.
Per questo Davide Bono e
Fabrizio Biolè hanno esposto
uno striscione con su scritto la
proposta di legge di modifica
dell’art.1 della Costituzione che
Pd, PDL e Lega sognano: “L’Italia
è una Repubblica democratica,
fondata sul lavoro...e sul filo
spinato”.
Ci batteremo affinché il dettato
Costituzionale,
almeno
nei
principi fondamentali, resti
invariato pure con Governi
nominati dai banchieri e sostenuti
in modo eloquente da forze
bipartisan. Lega e IDV compresa
che ora nicchiano ma che da
sempre sostengono i Governi antiitaliani di Pdiellini ex-DC e Piddini
ex-PCI.
Tempesta Bilancio
La Giunta Cota pare un fuscello
nella tempesta. Intendiamoci,
credo che qualunque Giunta
sarebbe in difficoltà oggigiorno.
Certo, una Giunta a 5 stelle
avrebbe almeno battuto i pugni sul
tavolo del Governo romano che
ha recentemente impegnato 12,5
miliardi di euro per una buona
parte di infrastrutture inutili e
dannose come la pedemontana
Bre-Be-Mi (quella che ha portato
all’arresto del vicepresidente del
Consiglio Regionale lombardo)
e il TAV Genova-Milano, nonchè
il rifinanziamento del Mose ed
il prolungamento della linea
1 della metrò torinese (che
invece di arrivare alla stazione
ferroviaria Lingotto arriva guarda
caso al centro commerciale
della FIAT e proseguirà a Piazza
Bengasi giusto per raccogliere
gli automobilisti, tanto i treni
devono morire!); un governo
che come tutti gli altri considera
ilTAV Torino-Lyon strategico e
prioritario cosiccome l’acquisto
di
135
cacciabombardieri
e il rifinanziamento delle
campagne militari per un costo
totale di due manovre. Cota invece
aderisce entusiasta nonostante le
pagliacciate mediatiche dei suoi
parlamentari!
Abbiamo recentemente scoperto
che oltre ai tagli di 400 milioni di
euro sulla Sanità regionale (che
era la compartecipazione regionale
alle tasse dei piemontesi che ci
tornano da Roma come riparto del
Fondo Sanitario Nazionale), che
stavamo ripianando con la messa
in rete degli ospedali, il blocco
del turnover del personale e gli
acquisti centralizzati, nei prossimi
due anni ci saranno 8 miliardi
di € di tagli sul Fondo Sanitario
Nazionale che significano -650
milioni di €, per un totale di 1
miliardo di euro su circa 8 di
sanità. L’Assessore Monferino ci
ha detto che ha i brividi, figurarsi
i cittadini quando scopriranno
che dal prossimo anno si metterà
mano ai Livelli Essenziali di
Assistenza (LEA), aumentando e
ampliando la compartecipazione
dei
cittadini
(leggasi
ticket
sanitari). In poche parole ciò che
per Costituzione ci deve essere
garantito gratuitamente, diverrà a
pagamento. Proprio per abituarci
a questo, la Giunta Cota dopo
aver a lungo accarezzato l’idea
della separazione tra ospedali e
territorio aprendo al modello semiprivatistico lombardo (pensate
all’eccellenza dell’Ospedale San
Raffaele, quello che Vendola
voleva esportare in Puglia), ora
parrebbe aver deciso di rinunciarvi
per approdare alla proposta di
mega-holding private ed esterne
alla Regione e alle ASL che
decidono della programmazione
sanitaria. Di pubblico resteranno
solo i medici, ma le prestazioni
saranno decise da manager
privati!!
In tutto questo, la Regione
Piemonte viaggia non solo senza
bilancio di Assestamento, ma
addirittura senza Bilancio di
Previsione 2012, e si è entrati
in esercizio provvisorio. Esercizio
provvisorio vuol dire fare un
bilancio in dodicesimi, cioè mese
per mese, senza poter garantire
il pagamento di tutte le spese
obbligatorie (compresi gli stipendi
di forestali e personale dei parchi
ad esempio) e congelando tutti
gli investimenti.
Nel frattempo mentre il Governo
Monti ha aumentato a tutti le
aliquote dell’addizionale IRPEF
regionale dello 0,33%, lorsignori
hanno confermato le aliquote
regionali (0% fino a 16.000 €,
0,3% da 16 a 22 mila, 0,5% oltre
22 mila). Davide Bono ha proposto
in Aula una modifica delle aliquote
per neutralizzare gli aumenti statali
fino a 36 mila euro di reddito e far
pagare di più ai redditi più alti, ma
la proposta è stata bocciata.
Economia - 13
Liberarsi d
Ormai
ne
parlano
tutti.
L’euroscetticismo dopo essere
stato relegato a fenomeno di
nicchie estremiste (sinistra e
destra extraparlamentari) si sta
diffondendo a macchia d’olio in
tutta Europa, spinto dalla crisi
economica
propagata
dalla
speculazione finanziaria. Ad un
sondaggio sul blog di Grillo il 57% si
è detto favorevole ad abbandonare
l’euro; ad un sondaggio su
Servizio Pubblico appena il 40%,
percentuale che forse scenderebbe
ancora se facessimo un sondaggio
per strada.
Come rappresentanti pro tempore
del MoVimento 5 Stelle in Piemonte
ci piacerebbe che si affrontasse in
maniera attenta ed informata la
crisi economica e si studiassero le
ricette per uscirne, se ve ne sono,
con una migliore equità e maggior
benessere e libertà. Nulla è mai
bianco o nero, ogni scelta può avere
effetti positivi ed effetti negativi. La
responsabilità non può essere solo
della nostra classe politica o dei
lavoratori italiani fannulloni,
visto che la crisi è globale, né solo
delle banche, visto che l’Italia sta
peggio di altre nazioni e abbiamo
un livello di corruzione da paese
del Terzo Mondo. Il problema è
sicuramente il sistema economicofinanziario
iper-competitivo
e deregolato, anche se non
dimentichiamo che tale sistema
ci ha dato la maggior ricchezza e
libertà che la storia ricordi; esiste
tuttavia non solo un problema di
speculazione finanziaria ma
anche di sostenibilità ecologica,
di consumo di risorse non
rinnovabili, di diseguaglianza e di
sperequazione del benessere.
Tendenzialmente si tende a dire
che con l’euro i prezzi delle merci
si sono raddoppiati. In realtà uno
studio di Altroconsumo ha chiarito
che dopo un aumento notevole
dei prezzi all’introduzione della
moneta unica, maggiore al sud,
la bassa e costante inflazione
14 - Economia
garantita dall’euro (2,35% annuo)
ha fatto sì che dal 2002 al 2011
i prezzi siano aumentati “solo”
del 21%; purtroppo gli stipendi
sono
aumentati
solamente
del 14%, comportando quindi
una diminuzione del potere
d’acquisto del 7%.
Epperò quest’euro e quest’Europa
sono nate sbagliate. Tutti si
rendono conto che chi ne ha
beneficiato è la Germania che
ha un’economia più forte e
riesce ad esportare molto verso
l’Europa dell’est. Noi abbiamo
un’economia più fragile, siamo più
densamente popolati, e subiamo
molto di più la concorrenza est
asiatica, e quindi per restare
nell’euro dobbiamo diventare
più austeri (=avere mero
servizi sociali ma continuare
a consumare molto) epiù
competitivi
(=più
ore
di lavoro, stipendi più
bassi, maggiore facilità di
licenziamento, minori tutele
dei lavoratori e ambientali,
pensioni più avanti con gli
anni). Peccato che come
segnalato dall’Ocse l’Italia
sia uno dei paesi con lavoro
più flessibile al mondo e che
più competitività significhi
anche più produttività e
quindi meno posti di lavoro
per unità di prodotto. Che andare
in pensione più tardi significa
meno posti di lavoro per i giovani
e quindi maggior sbilanciamento
futuro dell’INPS.
Come Europa abbiamo abdicato
alla
possibilità
di
emettere
moneta (la cosiddetta sovranità
monetaria) come ce l’hanno gli
Usa, il Regno Unito ed il Giappone
(che in effetti nonostante un debito
pubblico e privato molto più grande
del nostro, stampano moneta alla
bisogna e resistono all’attacco
della speculazione finanziaria).
Sovranità che è andata in capo
alle banche private, le quali ora
“posseggono” il debito degli Stati
(e quindi gli Stati e i popoli), le
aziende, le assicurazioni. L’Italia
dovrebbe uscire dall’euro e
stampare la propria moneta, in
maniera controllata ovviamente,
dice Loretta Napoleoni. La BCE
attualmente ha emesso euro
prestandolo
alle
banche private
a l l ’ 1 % ,
che
lo
prestano
al
6-7%
agli
Stati
guadagnandoci
la
differenza. Ultimamente alcune
banche si sono rifiutate di prestar
soldi agli Stati e alle aziende per
paura di insolvenza, venendo
meno al loro scopo principale:
quello di prestare credito.
Il denaro in sé, dovrebbe essere
dall’euro?
solo uno strumento di misura del
valore prodotto, e non dovrebbe
essere un bene da accumulare né
una leva finanziaria. Soprattutto da
quando non ha più nessun valore
intrinseco (assenza della copertura
aurea). E’ assurdo infatti dire
“mi mancano i soldi”
che
equivale
a dire mi
mancano
“
i
metri”
p e r
misurare
la lunghezza di
un terreno. Il denaro
infatti oggi è costituito da
pezzi di carta con un valore
nominale che corrisponde al
costo di stampa ed un valore
indotto dato dalla dalla fiducia
della società ad accettarlo
come misura di valore pari al
numero stampato sopra; oppure
è costituito da codici informatici
creati a piacimento dalle banche
come denaro scritturale, con una
copertura in banconote (riserva
frazionaria) che dovrebbe essere
almeno dell’8%. Un tempo il
denaro aveva un valore intrinseco
in quanto le monete contenevano
oro o altri materiali preziosi o
erano convertibili in oro (pagabile
a vista al portatore).
In un articolo molto interessante di
Michel Husson si dice che “prima
di uscire dall’euro occorrerebbe
effettuare la ristrutturazione
del debito. Tornare alla moneta
nazionale, nel caso di paesi
che registrano rilevanti passivi
con l’estero li sottoporrebbe
direttamente alla speculazione
sulla moneta”. E il nostro
debito consta per circa il
50% di creditori esteri. Il
problema è che la troika
(Bce, Fmi, Commissione
Europea) lo rinegoziano
come vogliono loro (es. la
Grecia). L’unico modo è
farlo come ha fatto l’Islanda
che ha deciso di non
pagare se non alle proprie
condizioni, congelando il
debito, anche a seguito di
due referendum popolari.
Husson fa parte di Attac Francia,
associazione che si pone tra
le altre finalità nobili ma un po’
utopiche il riscrivere un’Europa ed
un Trattato Europeo diverso. Cosa
assolutamente condivisibile, visto
che il Trattato di Lisbona è stato
imposto, ma altrettanto difficile.
Ancora Husson dice “L’ostacolo
immediato è la ripartizione dei redditi,
che va modificata alla fonte (tra profitti
e salari) e corretta sul piano fiscale.
Vanno perciò prese un complesso di
misure tendenti a sgonfiare i redditi
finanziari e a realizzare una radicale
riforma fiscale...”.
D’altronde non si può non essere
d’accordo sul porre l’accento su
una posizione protezionistica di
una scelta unilaterale di uscita
dall’euro, foriera di chiusure
nazionalistiche, e nel riflettere
che queste scelte vanno spesso
nel senso di una maggiore
competitività e di una maggiore
crescita. L’Argentina del dopo
crisi è tornata a crescere di 7-8%
l’anno, così l’Islanda sembra
tornare a crescere, soprattutto con
le esportazioni rese più competitive
dalla svalutazione della propria
moneta. Il dato è proprio qui:
continuare a competere per
consumare più risorse e generare
più sprechi. E questo non può essere
né sostenibile né condivisibile.
Anche perchè dopo poco l’effetto
svalutativo svanisce e si ritorna in
competizione con altre economie
in un mondo globale, e si rivolge di
nuovo la richiesta di competitività
all’interno aggredendo di nuovo i
lavoratori ed i loro stipendi. A tutto
ciò ci deve essere un termine, se
non altro fisico.
Interessante Husson quando dice
che “Riportare a livello la parte salariale
potrebbe seguire una regola dei tre terzi:
un terzo per i salari diretti, un terzo per il
salario sociale (la protezione sociale) e
un terzo per creare posti di lavoro con la
riduzione dell’orario di lavoro. Questo
avanzamento avverrebbe a detrimento
L’introduzione
dei
dividendi”.
delreddito di cittadinanza è una
richiesta fondamentale per l’Italia
(tra i pochi a non averlo), nonché
il famoso motto “lavorare meno
per lavorare tutti” sul modello
anche dei contratti di solidarietà
che si stanno diffondendo.
Ovvio che dobbiamo chiederci
quale di queste proposte il
MoVimento 5 Stelle abbia la forza
di poter portare a casa, essendo
all’opposizione dell’opposizione.
Fare informazione è sicuramente
importante, e prima di tutto
bisogna dire che si deve congelare
il debito, studiarlo e chiederne
la ristrutturazione in modo a noi
favorevole.
Economia - 15
Dopo sei anni
sempre
NO TAV
Sei anni sono passati dai tristi
accadimenti di Venaus dell’8
dicembre del 2005, quando i
manifestanti che dormivano nelle
tende vennero selvaggiamente
aggrediti e brutalmente malmenati
dalle Forze dell’Ordine.
Nonostante i mezzi mediatici,
politici ed economici impegnati
ed i proclami niente è stato fatto,
se non qualche chilometro di
filo spinato. Dall’altra parte del
filo spinato, molto invece è stato
fatto: informazione innanzitutto,
in centinaia di serate non solo in
Val di Susa o in Provincia di Torino
ma in tutta Italia, a volte anche
all’estero, Parlamento Europeo
compreso (che ha sempre accolto il
movimento No Tav a differenza di
quello italiano). La soddisfazione
alla fine di ciascuna di queste
sere era quella di aver portato
un pezzo di verità, quella che
difficilmente si racconta sui media
tradizionali, nella convinzione che
la semplice lettura dei dati ufficiali
non possa che aprire gli occhi a chi
li ha chiusi per colpa della cattiva
informazione. Inoltre, si è creata
una comunità forte e resiliente,
capace di resistere agli attacchi
speculativi dei lobbisti ed (in parte)
della
finanza
internazionale.
La Valsusa come laboratorio di
democrazia e di realizzazione della
futuribile Rete dei Beni Comuni.
Nel mondo reale intanto, i treni
continuano ad arrivare spesso
in
ritardo
(senza
rimborsi),
frequentemente sozzi, mancano
16 - No Tav
i soldi per garantire un livello
accettabile di istruzione pubblica
per i figli di chi non può permettersi
una scuola privata, di salute per i
nostri cari, per poter prevenire il
dissesto idrogeologico. Anche per
quanto riguarda la sicurezza dei
cittadini mancano i soldi nonostante
gli sproloqui della Lega e le sue
fantomatiche ronde “fai da te”
(riportandoci al tempo del Codice
di Hammurabi), mancano la carta
per stampanti e la cancelleria nei
tribunali, il carburante ed i pezzi
di ricambio per le autopattuglie,
le divise consone al cambio delle
stagioni per le forze dell’ordine...
Ma non ovunque! nei boschi di
Chiomonte ci sono decine, centinaia
di mezzi nuovi di pacca, sempre
con il motore acceso (per riparare
gli occupanti dal freddo pungente)
che girano in circolo su un nastro
di asfalto posato dove prima
c’era un bel bosco. 90.000 euro
al giorno il costo dell’imponente
quanto inutile apparato di
sicurezza, presente in massa
quando vengono in visita giornali
e televisioni, insieme a qualche
decina di operai che inscenano il
cantiere, per turlupinare l’Unione
Europea e farle credere che i lavori
sono iniziati.
Erano tanti quell’8 dicembre al
freddo e al gelo a marciare nella
piana di Venaus verso quelle reti
che volevano imprigionarci, molti
siamo stati in questa 4 giorni di
mobilitazione e festa che ne
celebravano l’anniversario.
Mobilitazione
contro
la
militarizzazione
imposta
alla
cittadinanza, contro lo sperpero
di denaro pubblico in un
momento in cui le Banche hanno
deciso di portare la lunga mano
della speculazione finanziaria
direttamente al governo, da
cui operare quei tagli che
nessun governo eletto avrebbe
avuto l’ardire di fare, contro
l’istituzione del Sito di Interesse
Strategico Nazionale e festa per
la comunità ritrovata, per quel
senso di appartenenza che solo
chi ha vissuto almeno un giorno
nei presidi Valsusini conosce, per
quella presa di coscienza che,
partita anni fa dall’opposizione al
treno, abbraccia ormai altri campi,
riguardanti in generale il significato
della presenza dell’uomo sulla
terra (in senso sociale, filosofico,
spirituale, ambientalista) e dei
rapporti
interpersonali
(dalla
cooperazione al mutuo soccorso
passando per l’economia etica)
6 anni sono passati da quella
neve di Venaus, ma abbiamo
la certezza che il movimento no
tav non si arrenderà fino a che
questo assurdo progetto non verrà
stralciato dall’Europa e dall’Italia,
e ancora continuerà, insieme al
MoVimento 5 Stelle, per costruire
un’altra Europa, un’Europa dei
popoli, e un’altra Italia, un’Italia
fatta
di
Beni
Comuni.....vi
aspettiamo in Valle.
Spinosi auguri NO TAV
Come gruppo Consiliare poco prima di
Natale avevamo prenotato la Sala dei
Presidenti del Consiglio regionale per
dare spazio alla LAV e al movimento NO
TAV per la presentazione di un rapporto
redatto da esperti del settore riguardo gli
impatti che si avrebbero sulla fauna locale
se partissero i lavori alla Maddalena di
Chiomonte per la realizzazione della
galleria geognostica.
Essendo stati invitati, non come relatori
ma come pubblico, alcuni esponenti del
movimento NO TAV, tra i quali Alberto
Perino, all’atto del presentarsi all’ingresso di
Palazzo Lascaris, la sicurezza del Consiglio
Regionale si frapponeva tra ingresso
e invitati chiedendo espressamente le
generalità ad Alberto. Una volta avuta
conferma che fosse lui, gli hanno negato la
possibilità di entrare a palazzo adducendo
la scusa che non era nè un giornalista nè
un relatore e a norma di regolamento non
poteva entrare.
Prima di questa occasione mai si era
visto negare l’ingresso a nessuno ad
una conferenza stampa presso la sede
istituzionale del Consiglio regionale;
abbiamo anche provato a far entrare
una persona terza, non espressamente
riconducibile al movimento NO TAV e, pur
non essendo nè relatrice nè giornalista,
non ha subito lo stesso trattamento ed è
potuta tranquillamente entrare.
Vista la situazione abbiamo deciso di
tenere la conferenza in strada, in
solidarietà al trattamento riservato al noto
esponente NO TAV e dunque ci siamo
posizionati con alcune sedie in via Alfieri di
fronte a Palazzo Lascaris. A fine conferenza
Alberto ha ritentato l’ingresso a palazzo
per testare la possibilità di seguire il
Consiglio regionale nella zona riservata al
pubblico, e dopo qualche tentennamento
l’ingresso gli è stato accordato.
Ora, per sua stessa ammissione, abbiamo
saputo che a richiedere al Presidente un
intervento mirato per bloccare l’ingresso
a una persona considerata indesiderata (e
che offende le Forze dell’Ordine!!) è stato
il capogruppo della Lega Nord, Mario
Carossa, forse in cerca di una marchetta
elettorale presso gli stessi operatori
(peccato che a tagliare le risorse per la
Polizia mentre si inscenano le farsesche
Ronde Padane, siano stati proprio beceri
leghisti).
Ci sembra quantomeno risibile che in
uno stato democratico si dia seguito alle
richieste di personaggi che hanno fatto
una bandiera della loro anti-italianità
(pulendosi il c*** con la bandiera italiana
e la Costituzione), lasciando loro lo spazio
per ergersi a difensori delle istituzioni che
dileggiano e contribuiscono a spolpare
da almeno 20 anni. Da parte nostra
ci scusiamo con tutti per l’ennesimo
brutto capitolo che è stato scritto, nostro
malgrado, nella storia della più alta
istituzione regionale; a maggior ragione,
il nostro impegno sarà sempre più intenso
per veder realizzati i punti delle 5 stelle,
tra cui la trasparenza e uguali diritti
per tutti. Ci faremo da subito garanti
che la consuetudine applicata in questa
occasione (consuetudine a non far assistere
alle Conferenze Stampa il pubblico,
come riferitoci dal Capo di Gabinetto
del Consiglio, Domenico Tomatis), sia o
applicata con regolarità ed imparzialità a
tutte le conferenze o soppressa da apposita
norma regolamentare.
Negli stessi giorni, in occasione delle
festività natalizie sono stati recapitati
da parte del Movimento No Tav con il
nostro aiuto logistico dei biglietti di auguri
personalizzati con un pezzo di filo spinato
a politici di rilevanza regionale e nazionale.
Questi non sono stati apprezzati dai
consiglieri regionali piemontesi, tra cui
soprattutto la Montaruli del PDL, Gariglio
e Boeti del PD, il quale, ha invitato con
tono minaccioso a portargli gli auguri
direttamente a casa sua a Rivoli.
A sarà dura (per loro!).
Il morto secondo il dott. Manganelli
Manganelli, il capo della polizia
qualche giorno prima della grande
manifestazione del 25 febbraio diceva
che gli anarchici No Tav volevano il morto
nelle Forze dell’Ordine per spaventarle
e renderle più aggressive nei nostri
confronti. Spieghiamo a Manganelli
che noi vogliamo solo essere ascoltati
dalla politica e vogliamo un confronto
serio con i tecnici. Le Forze dell’Ordine
sono il cuscinetto che la politica
spartitoria e mafiosa interpone tra sè
ed il popolo, arroccandosi nel Palazzo,
sperando di poter non pagare mai per
le proprie responsabilità. Lo sconto non
è tra cittadini e cittadini poliziotti, ma tra
cittadini e politica corrotta. Ma verrà un
giorno...
Profeta di sventura. Lunedì 27 febbraio,
in concomitanza con l’allargamento del
recinto e la presa dei terreni privatii ci è
quasi scappato il morto ma a parti
rovesciate: Luca Abbà (nella foto) noto
attivista No Tav, è salito su un traliccio
dell’alta tensione ed inseguito dalle Forze
dell’Ordine, ha inavvertitamente toccato
i cavi, venendo folgorato e cadendo a
terra rovinosamente da oltre 10 metri
d’altezza. Trasportato al CTO di Torino
la prognosi è stata mantenuta riservata
per più di una settimana. Non si può
ancora conoscere l’entità dei danni agli
organi interni dovuti alla folgorazione.
Siamo tutti vicini ai familiari e ci saranno
diverse manifestazioni di solidarietà.
Il movimento No Tav ha reagito
in modo pacifico e determinato,
bloccando la statale 25 dopo San
Didero e l’autostrada a Bussoleno in
località Vernetto. Altri blocchi e presidi si
sono susseguiti in tutta Italia ed anche
all’estero.
No Tav - 17
La strada delle illegalità
Non riescono proprio a capirlo!
Niente fermerà la lotta contro il
Treno ad Alta Voracità Torino-Lyon:
a parti rovesciate rispetto agli
sgherri manzoniani... quella linea
non s’ha da fare nè domani, nè
mai.
Per cercare di far calare il numero
di contestatori nei pressi delle
recinzioni si era provveduto
addirittura
all’emissione
di
numerose ordinanze prefettizie,
sette
per
l’esattezza,
che
vietavano il transito dalla centrale
idroelettrica di Chiomonte fino al
piazzale antistante la centralina
di alimentazione della galleria
autostradale
di
Giaglione.
Vietavano perchè una di queste
ordinanze scadeva il 31 dicembre
2011, proprio nel momento in
cui entrava in vigore l’istituzione
del Sito di Interesse Strategico
Nazionale promulgato dal solerte
Governo dei bancari, sulla scorta
di quanto fatto da Prodi per la
Campania nel 2008.
Scopo delle ordinanze prima e del
Sito Strategico poi è intimidire
chiunque abbia a cuore le sorti del
proprio Paese, in barba all’articolo
16 della Costituzione Italiana
che recita “Ogni cittadino
può circolare e soggiornare
liberamente in qualsiasi parte
del territorio nazionale, salvo le
limitazioni che la legge stabilisce
in via generale per motivi di sanità
o di sicurezza. Nessuna restrizione
può essere determinata da ragioni
politiche”. Le ordinanze, che sono
state impugnate, si basavano
sull’eccezionalità e sull’urgenza
di tutelare la sicurezza degli
operai nel cantiere, almeno
stando a quanto sostenuto dai
proponenti l’opera e dai media
allineati. Peccato che la realtà sia
ben diversa. Basta inoltrarsi nei
boschi tra Giaglione e Chiomonte
18 - No Tav
percorrendo i sentieri della Val
Clarea e giungere nei pressi della
rete, per scoprire che al suo interno
l’unica presenza è quella dei
mezzi delle forze dell’ordine
impegnate sul percorso asfaltato
all’interno delle reti; i suddetti operai
sono comparsi solo per installare
l’impianto
delle
manichette
idrauliche per il ‘refrigerio’
degli
irriducibili
manifestanti,
per
installare
l’impianto
di
illuminazione da stadio che ha
reso “luminoso” ogni angolo
della vallata e per l’asfaltatura
delle piste interne; compaiono
inoltre solo in occasione delle
partecipate manifestazioni No Tav,
ad uso e consumo dei media e dei
creduloni della Commissione
Europea, a cui si deve far passare
che l’opera è iniziata, da cui
discendono i copiosi (670 milioni
di euro) finanziamenti.
Che il cantiere sia inesistente è
chiaro a tutti, per di più sapendo
che al momento i terreni a suo
tempo comperati e suddivisi
tra privati, su cui insiste il vero
cantiere del tunnel geognostico,
non sono stati ricompresi all’interno
delle reti nè i proprietari degli stessi
hanno neanche ricevuto le lettere
di esproprio.
L’urgenza della misura cautelativa
è chiaramente fuori luogo, a
maggior ragione visto che alla
nostra richiesta ufficiale alla
Lyon Turin Ferroviaire (LTF) come
Gruppo Consiliare di avere copia
del progetto definitivo del tunnel
geognostico della Maddalena,
ci viene risposto che non esiste
nemmanco ancora il progetto
definitivo.
Quindi, consapevoli che non
esistevano ordinanze attive, e
che l’Area Strategica interessa la
sola area di cantiere, sabato 14
gennaio alcuni militanti NO TAV
accompagnati da una delegazione
del team di legali che seguono
il movimento, si sono presentati
ai cancelli posti dalle forze
dell’ordine nei pressi della centrale
idroelettrica di Chiomonte. Qui
sono stati bloccati e, dopo un
dibattito alquanto farsesco con
un funzionario della Digos
imbarazzato (che potete gustare
nel video), e varie telefonate agli
uffici della Questura è stato negato
l’ingresso, pur confermando che:
- non esisteva alcuna ordinanza
restrittiva
l’accesso
non
insisteva
sull’area strategica
adducendo
motivazioni
di
ordine pubblico (per un pugno
di persone!!) e che al massimo
era consentito l’accesso ai
proprietari dei terreni ai soli
terreni e comunque scortati.
Ovviamente nessuno ha accettato
le imposizioni e tutti hanno
abbandonato l’area.
Le comiche non finiscono qui:
basta attendere qualche giorno ed
ecco apparire articoli di giornale
che informano circa l’emissione
di una nuova ordinanza (che
sembra essere stata comunicata
solo ai giornalisti prima ancora che
ai sindaci dell’area) che dovrebbe
essere valida fino a fine marzo e
che limiterebbe il transito dalla
centrale idroelettrica alla zona
archeologica della Maddalena
(zona totalmente estranea all’area
di cantiere) mentre sarebbe
liberalizzata la zona sull’opposto
versante
dall’ingresso
della
galleria autostradale di Giaglione
fino alle reti che delimitano la zona
di interesse strategico. Su questa
decisione lasciamo i commenti a
chi legge e al TAR, a cui ci siamo
rivolti, lo scioglimento dei dubbi
sulla necessità e l’urgenza per
l’emanazione delle ordinanze.
i blocchi dell’A32: resistiamo!
Abbiamo presidiato per tre giorni la
Valsusa durante i blocchi autostradali in
seguito all’allargamento del recinto del
fortino militare a Chiomonte. In particolare,
Davide Bono, nella doppia veste di
attivista No Tav e di amministratore,
è stato presente in prima fila per vigilare
che non succedesse nulla di grave da una
parte e dall’altra, anche come medico,
prestando il primo soccorso ai manifestanti
che si erano sentiti male in attesa dell’arrivo
delle ambulanze. Prima di tutto volevamo
ringraziare tutti i giornalisti presenti, che
hanno permesso squarci di cronaca diretta
impensabili: ad esempio il video in cui le
Forze dell’Ordine, travalicando il loro
mandato (che era di liberare l’autostrada)
hanno inseguito i manifestanti per un
chilometro oltre la rotonda sotto la rampa
di uscita dell’A32 di Chianocco-Bussoleno
fin nel paese, sfondando una vetrina
di un bar trattoria al cui interno c’erano
clienti ed alcuni manifestanti. E si sono
presi pure loro le botte. Ma andiamo con
ordine. Il 29 febbraio le prime camionette
arrivano in autostrada alle 17. Sono come
al solito decine per alcune centinaia di
caschi blu. A dirigere le operazioni c’è
un funzionario della Questura, con
la fascia tricolore. Il funzionario si rifiuta
di parlare con Alberto Perino e prende
Bono e altri amministratori di valle come
inter-mediatori. Alle 17.30 c’è la prima
immediata carica. Mentre il grosso dei
manifestanti sta sull’uscita dell’autostrada
dietro una barricata e una rete, dalle loro
spalle (l’ingresso in autostrada) arriva un
altro plotone di poliziotti, circondandoci. E’
già pieno di televisioni. Quando partono
i lacrimogeni da dietro, la gente inizia
a scappare disordinatamente. In pochi
rimangono a metà mentre i lacrimogeni
al CS cadono copiosi sul presidio nella
rotonda dove c’erano vecchi e bambini. I
pochi rimasti urlano alle FF.OO di smettere
visto che ormai abbiamo già sgomberato.
Le FF.OO si attestano sull’autostrada e i
manifestanti riprendono la rotonda. Circa
25 manifestanti, tra cui Alberto Perino
e Cremaschi restano seduti, mani alzate
sull’autostrada. Dopo un po’ di trattative si
rifiutano di andarsene spontaneamente,
allora il funzionario intima loro di
andarsene “in nome della Repubblica”
e vengono quindi sollevati di forza
e portati via. Epica la scena in cui un
manifestante straccia la sua carta di identità
(pur avendone poi una copia) urlando
che non rappresentano la Repubblica
Italiana. Vengono tutti identificati, ma
ormai sull’uscita dell’autostrada si è
ricompattato un muro di 500 persone.
Nel frattempo è rimasta a terra Piera, con
una crisi di panico, esattamente come
successo a Mimmo il giorno prima (non
è stata colpita). Bono la soccorre, mentre
l’ambulanza viene chiamata subito e
un Maggiore tiene le gambe alzate alla
signora. Ci tenniamo a precisare che il
comportamento delle FF.OO in questo
caso è stato ottimo (voi direte: perchè c’era
folta presenza istituzionale e di televisioni?).
La situazione resta in stallo fino alle 21, al
cambio della guardia. Alle 21, mentre un
idrante in avaria continua a rombarci
sopra la testa, il funzionario ripete di nuovo
“in nome della Repubblica vi intimo
di disperdervi” e subito dopo partono
le manganellate copiose anche su
Alberto Perino (che avrà un gomito
incrinato) e le prime fila di manifestanti.
Subito dopo partono sempre dalle spalle
i lacrimogeni CS. Alcuni manifestanti
tra i quali alcuni membri del Gruppo
Consiliare corrono verso Bruzolo, con
il gas che li insegue, anche nei prati; altri,
meno fortunati, scelgono di scappare
verso Bussoleno città. I manifestanti
sono stati inseguiti fin dentro l’abitato
di Chianocco, sono stati sparati
lacrimogeni dentro i cortili e le case
delle persone, dove qualcuno ha aperto
la porta per soccorrere i manifestanti.
Addirittura entrano dentro una Trattoria
dalla porta sul retro, sfondandola a calci,
per identificare i manifestanti. Sembrano
scene da guerra civile o da medioevo,
in cui per sfuggire ai soldati ci si rifugiava
in Chiesa. Qualcuno parla anche di
macchine aperte o distrutte: tornati sul posto
non ne abbiamo trovate. Pare che siano
state tagliate delle gomme. La polizia si
giustifica dicendo che ha ricevuto pietre:
possiamo assicurare che fino alla carica
non ne è volata neanche una, anche
perchè noi amministratori controllavamo.
Credo che non sia giustificabile nè
che i manifestanti lancino pietre per
offendere nè che la polizia insegua in stile
sudamericano col manganello in mano
le persone. Ribadiamo non siamo in
guerra e le FF.OO non sono truppe di
occupazione, ma neanche loro devono
comportarsi come tali. Giustamente
lanciare le pietre contro di loro è a
tutt’oggi un reato, ma chi tutela i cittadini
dagli eccessi delle FF.OO? Intendiamoci:
secondo noi avevano l’ordine non
solo di “sgomberare l’autostrada”,
ma anche di dare un “segnale”. E se
ci ricordiamo Genova 2001, sappiamo
che può succedere di tutto, se si ricevono
certi “ordini politici”. E nessuno paga.
Anzi, viene promosso, come Spartaco
Mortola. Per questi motivi più tardi in
Assemblea Bono ricordava che i nostri
“nemici” non sono le FF.OO ma la
politica corrotta e mafiosa, che vuole
l’opera senza un motivo, contro lo stesso
parere della Corte dei Conti e di quasi 400
autorevoli docenti universitari.
Il blocco dei lavori in Valsusa si otterrà
solo dopo altri anni di resistenza e verrà
un giorno in cui le nostre ragioni saranno
ascoltati da istituzioni non in conflitto di
interessi.
No Tav - 19
Troppe vittime per la caccia!
Anche quest’anno l’attivissima
Associazione Vittime della Caccia
ha presentato il triste dossier
che riguarda i casi di uccisioni e
ferimenti legati all’attività venatoria
della stagione 2011/2012.
Al di là dei numeri, che sono di
poco inferiori rispetto allo scorso
anno, e che rappresentano un
totale
sottostimato,
elaborato
esclusivamente
grazie
alla
meticolosa raccolta di notizie e
articoli sui media locali, ritengo
che si possa dire che la caccia
continua ad essere una delle
più impattanti attività tra quelle
eludibili.
Come tutti gli anni Daniela Casprini,
presidentessa
dell’Associazione,
ha, in modo completamente
volontario, ricostruito i dati,
con nuove analisi legate all’età
delle vittime e dei responsabili e
introducendo per la prima volta
quest’anno un nuovo parametro
di valutazione: quello sulle vittime
in ambito extravenatorio, che
riserva qualche triste sorpresa.
In pratica sono stati presi in
considerazione anche tutti quegli
eventi di ferimenti e uccisioni con
armi da caccia, non strettamente
correlate
all’attività
stessa
(vendette, aggiustamento di conti,
liti tra vicini e in famiglia), i quali
hanno riportato ad un pesante
bilancio aggiuntivo di 16 decessi.
Giovedì 2 febbraio il consigliere
Biolé era alla conferenza stampa
di presentazione del documento al
pubblico presso la sala Nassirya
all’interno del palazzo del Senato
a Roma, nella duplice veste di
rappresentante istituzionale protempore
impegnato
insieme
con Davide in una fitta attività
emendativa
in
commissione
consiliare contro quelli che sono
stati e saranno i “chiari di luna”
dell’Assessore Regionale Claudio
Sacchetto e portavoce del Comitato
Referendario Piemontese che da
20 - Speciale Referendum Caccia
25 anni sta portando avanti una
giusta e sacrosanta testimonianza
di civiltà per permettere ai cittadini
piemontesi di esprimersi sui
quesiti referendari che chiedono
un forte restringimento dell’attività
venatoria.
I sondaggi nazionali o suddivisi
per regioni, effettuati su campioni
i più diversi, danno da tempo un
risultato piuttosto netto che vede
prevalere i contrari all’attività
venatoria, e le manifestazioni di
piazza come quella organizzata a
Torino il 17 settembre dello scorso
anno dimostrano, attraverso la
nutrita partecipazione, che i risultati
sono verosimili. E’ probabile che
manchi una vera e propria rete
che possa unire comitati, singoli
cittadini e associazioni che hanno
una posizione avversa all’attività
venatoria.
Tornando ai dati scaturiti dalla
ricerca, pur parziale, i morti per
colpi di arma da fuoco nel corso
dei cinque mesi di attività venatoria
sono stati undici, e più di settanta
i feriti in modo grave (tra cui due
minorenni).
Il dossier, pur non essendo
scientifico e onnicomprensivo infatti tralascia tutti gli incidenti
non legati all’utilizzo delle armi da
fuoco, così come tutti i ferimenti
sotto i venti giorni di prognosi - è
ovviamente utile per un confronto
a livello sociale, ma anche per un
confronto istituzionale con chi ha
la volontà, nella nostra regione, di
seguire l’esempio di Lombardia,
Toscana e Liguria dove, al di là
del colore politico della Giunta,
la caccia è sostenuta e ampliata
con deroghe anche disallineate
rispetto alle direttive europee, il
che costringerà la nostra nazione
a pagare ulteriori sanzioni
comunitarie il cui ammontare
supera il miliardo di Euro.
Importante dato da sottolineare
è il fatto che una regione come
la Sardegna, dove l’utilizzo del
fucile ad anima rigata (che
ha una gittata molto elevata), è
stato recentemente introdotto,
rappesenta uno dei territori di picco
per quanto riguarda gli incidenti
venatori
nell’ultima
stagione
appena conclusa. E’ opportuno che
i piemontesi sappiano che da pochi
mesi la maggioranza ha introdotto
la possibilità di utilizzare proprio
lo stesso tipo di arma, che già era
concessa su terreno montuoso,
anche su terreno pianeggiante.
Centinaia, forse migliaia sono gli
episodi che vedono come vittime
animali
da
affezione(cani,
gatti in primis, ma anche cavalli)
moltissimi i potenziali eventi in
qualche modo sventati o evitati per
buona sorte - “tragedie sfiorate o
evitate” nel dossier Il documento, molto interessante,
si chiude con un paragone
forse azzardato ma facilmente
verificabile: chi ha mai pensato che,
a ipotetica parità di ore destinate
ad attività ineludibili, come quella
lavorativa o la percorrenza in auto
delle nostre autostrade, la caccia,
attività non indispensabile, farebbe
il doppio di morti nel primo caso
e anche quattro volte tanto nel
secondo?
Tornando ad ambiti strettamente
locali, nella nostra regione la
situazione è emblematica e
rappresenta in questo momento
un delicato ma importante
banco di prova: i piemontesi
potranno dare un forte segnale di
partecipazione e incoraggiamento
anche ai cittadini della altre
regioni, il 3 di giugno prossimo,
partecipando alla consultazione
referendaria regionale sulla caccia,
raggiungendo l’antidemocratico
quorum del 50% più 1 e dando
segno di grande responsabilità
civile nel chiedere una forte
riduzione dell’attività venatoria.
Referendum sulla caccia?
Troppo costoso!
Ne abbiamo parlato già diverse
volte di caccia.
La caccia sta diventando il simbolo
del modo distorto in cui l’Italia e
la politica, Regione compresa, sta
considerando in modo distorto la
democrazia. Nel 1987 vennero
raccolte oltre 60 mila firme per un
referendum sulla caccia che andava
a limitare e regolamentare l’attività
venatoria, non ad eliminarla.
Dei diversi quesiti, ne sono rimasti
validi quattro:
a) protezione per 25 specie
selvatiche oggi cacciabili (17 specie
di uccelli e 8 specie di mammiferi),
b) divieto di caccia sul terreno
innevato
c) abolizione delle deroghe ai
limiti di carniere per le aziende
faunistiche private
d) divieto di caccia la domenica.
Non era possibile nel 1987
proporre un quesito che abolisse
del tutto la caccia attraverso un
referendum regionale essendo
l’attività venatoria prevista da una
legge nazionale.
Nel 1988 invece di indire il
referendum, l’allora Giunta e
maggioranza di centro-sinistra
eliminano la legge su cui il
referendum andava ad abrogare
i 4 punti elencati, andando ad
aprire un contenzioso che è
durato 24 anni e 9 gradi di
giudizio. Secondo alcuni pareri
legali infatti decadendo la legge
su cui doveva agire il referendum,
lo stesso referendum non avrebbe
più avuto valore, per altri, no;
alla fine con sentenza 1896 del
29 dicembre 2010 della Corte di
appello di Torino viene sancita la
sussistenza del diritto soggettivo
del Comitato promotore del
referendum all’espletamento della
procedura referendaria.
La Giunta leghista oltre al forte
legame con la Chiesa Cattolica
(nonostante continuino i riti
pagano-celtici), pare avere un
forte legame con la lobby dei
cacciatori. Quindi fa di tutto per
liberalizzare la caccia, in direzione
opposta rispetto al referendum.
Così,
mentre
siamo
in
Commissione
ad
analizzare
6 testi di legge presentati dai
consiglieri, con un colpo di mano
che riteniamo legislativamente
e politicamente “eversivo”,
nei confronti del Regolamento e
delle prerogative del Consiglio,
l’Assessore Sacchetto, presenta
un emendamento che ripete
quanto già successo nel 1988:
cioè abroga integralmente la l.r.
70 del 1996, attualmente legge
quadro in materia di caccia,
facendo decadere tutte le proposte
di legge fatte dai consiglieri, di
maggioranza e minoranza, nonchè
lo stesso, attesissimo, referendum
sulla caccia che da sentenza
della Corte si dovrebbe svolgere
in primavera. La caccia a questo
punto resta regolamentata solo
dalla legge nazionale del 1992
molto meno restrittiva.
Il presidente della Commissione
Vignale (PDL) e l’Assessore
Sacchetto (Lega), su imput di Cota,
hanno pure osato affermare che il
costo di un referendum (simile
a quello di un’elezione regionale,
circa 20 milioni di euro) è troppo
elevato e che la Regione ad oggi,
in esercizio di bilancio provvisorio,
non avrebbe le risorse. Abbiamo
ribattuto che allora nel 2015
potremmo non fare le elezioni
regionali visto che hanno un costo.
Sicuramente
l’accorpamento
con le elezioni amministrative,
o politiche nazionali, insieme
all’eliminazione del quorum
come da noi proposto con la
pdl 112, l’utilizzo discrutinatori
volontari estratti a sorte, la
possibilità di voto elettronico o
via posta(come fanno nel resto
del mondo), aiuterebbe a ridurre i
costi di un referendum.
Ma è davvero una questione di
soldi o di consenso elettorale? E
può l’esercizio della democrazia
essere limitato dalla carenza,
vera o presunta, di soldi (che
però per le campagne pubblicitarie
per il TAV ci sono)? Secondo noi,
no, secondo il centro-sinistra
(che si è opposto fino al 2010) e
centro-destra sì. Allo stato attuale
il referendum, su obbligo del
Tribunale Amministrativo Regionale
è stato indetto da Cota per il 3
di giugno. Il gruppo consiliare
regionale del MoVimento 5 Stelle
e molti gurppi locali sono attivi sul
territorio per la data storica del
primo referendum regionale della
regione Piemonte.
Speciale Referendum Caccia - 21
Il 3 giugno in Piemonte
si voterà il primo
referendum regionale
per info:
www.battiquorum.net
Perché il Referendum sia valido occorre che votino
il 50%+1 degli elettori piemontesi, cioe’ oltre 1,8
milioni. Puoi votare sì se vuoi limitare la caccia, no
se vuoi lasciarla come oggi o fare scheda bianca
o nulla se non ti senti informato, ma partecipare
e’ fondamentale. La politica vuole che tu vada al
mare, per poter continuare a fare i suoi interessi.
Oggi sulla caccia, domani sulla sanita’, sulla
scuola...
22 - Speciale Referendum Caccia
SE VUOI INFORMARTI SUI MOTIVI DEL Sì:
Comitato per il referendum caccia in Piemonte
[email protected] - www.referendumcaccia.it
Se vinceranno i sì:
• Verranno protette 25 specie oggi cacciabili, tra cui alcune in pericolo di estinzione (si
potranno cacciare solo più cinghiali, fagiani, lepri e minilepri);
• Non si potrà più cacciare la domenica (eliminando così il rischio di incidenti);
• Non si potrà più cacciare su terreno coperto da neve;
• Anche nelle aziende faunistico-venatorie (le ex riserve private di caccia) verranno
adottati limiti nel numero di animali da cacciare;
Non possiamo perdere quest’occasione, forse irripetibile, per ottenere
finalmente una regolamentazione della caccia. Non dimentichiamo che quello
del voto è un dovere-diritto per i cittadini. Il non recarsi alle urne in occasione
delle consultazioni rappresenta un atto di disinteresse molto grave, che rende
poi molto deboli le nostre proteste nei confronti del potere pubblico. Cambiare si
può, però è necessario l’impegno di tutti.
SE VUOI INFORMARTI SUI MOTIVI DEL NO:
ANLC - Dott. Paolo Sparvoli
ANUU - Dott. Marco Castellani
ARCICACCIA - Dott. Osvaldo Veneziano
CNCN – Avv. Giovanni B. Ghini
ENALCACCIA - Dott. Lamberto Cardia
EPS - Dott. Matteo Viglietta
FEDERCACCIA - Dott. Gianluca Dall’Olio
ITALCACCIA - Dott. Mario Gargano
www.federcaccia.org
Speciale Referendum Caccia - 23
R-Day: decidono i cittadini!
Il MoVimento 5 Stelle ha poco più
di 2 anni; non ha ancora avuto la
possibilità di assumersi responsabilità
di governo, ma ha dimostrato di essere
coerente con le tematiche e con i
modi nuovi di fare politica proposti ai
cittadini e di essere in grado di incidere
pesantemente sul dibattito politico sia
nelle Aule che fuori. Per questo i risultati
elettorali stanno premiando la nostra
proposta finalmente slegata dai giochi
di potere (e di profitto) dei partiti.
Come saprete (ma giova sempre
ricordarlo), prima delle elezioni
regionali
del
2010
abbiamo
comunicato la rinuncia ai rimborsi
elettorali, promessa mantenuta che
ha fattorisparmiare allo Stato più di
600 mila euro solo per il Piemonte.
I candidati alle elezioni regionali si
erano inoltre impegnati a percepire
solo 2.500 euro mensili in caso di
elezione, in ossequio alla battaglia per
la riduzione dei costi della politica da
sempre portata avanti. Anche questa
promessa è stata mantenuta, e la
parte eccedente i 2.500 euro, che nel
frattempo è leggermente diminuita
per via di operazioni meramente
cosmetiche di riduzione delle
retribuzioni dei Consiglieri portate
avanti dall’Ufficio di Presidenza del
Consiglio regionale, è confluita nel
Conto Progetti a 5 Stelle.
Tale conto non serve a finanziare
“attività di partito” (i gruppi locali
del M5S infatti si autofinanziano), ma
bensì attività, azioni, rappresentazioni
in linea con i contenuti delle 5 Stelle e
del programma nazionale e regionale,
proposte dai Consiglieri o dai cittadini.
Il Conto Progetti a 5 Stelle investe soldi
sul territorio per tutte quelle proposte
che la politica non intende promuovere
perché interessata al mantenimento
dell’oligopolio politico- economico e
che non riusciremmo a sbloccare con
delle proposte di legge o atti di indirizzo.
Alle modalità di individuazione e
valutazione dei progetti da supportare
fin qui adottate (proposte di attivisti
sul forum regionale o in riunioni
pubbliche), a seguito dei suggerimenti
provenienti da parecchi attivisti,
abbiamo deciso di affiancare quella
che vorremmo diventasse la più
importante: la decisione presa dai
cittadini attraverso la democrazia
diretta.
Nasce così il Restitution Day a 5 Stelle,
24 - Democrazia Diretta
evento aperto a tutti i cittadini
piemontesi, che vuole essere uno
strumento con il quale il MoVimento 5
Stelle Piemonte restituisce ai cittadini la
parte di stipendio a cui i suoi Consiglieri
regionali hanno volontariamente
rinunciato. Il regolamento, che di
seguito riassumiamo, è molto semplice.
La somma stanziata per il primo R-Day
è di circa € 10.000, per un massimo di
circa € 2.000 a progetto. Le proposte
di sostegno dovranno riguardare
iniziative che non godano già di uguali
finanziamenti da parte di soggetti
pubblici, che favoriscano la creazione
di reti sociali e solidali, anche attraverso
l’utilizzo di mezzi di scambio diversi
dalla moneta, e l’attuazione della
visione del mondo che il MoVimento
5 Stelle propone nei seguenti campi
d’azione:
- Tutela ambientale (riduzione e
corretta gestione dei rifiuti, educazione
ambientale, etc...)
- Sostegno alle filiere corte ed al
mercato equo, etico e solidale
- Rete sociale e sostegno alle persone
più fragili
- Diffusione dell’informazione attraverso
la rete e alfabetizzazione informatica
I progetti potranno riguardare
finanziamenti a fondo perduto, anticipo
di fondi, forme di microcredito o
scambio di beni e servizi.
All’inizio della giornata il moderatore
darà lettura del regolamento, dopodiché
si inizieranno ad ascoltare le proposte
dei cittadini che si prenoteranno con
alzata di mano (per facilitare il compito
predisporremo delle urne nelle quali
depositare le proposte).
Il tempo massimo per esporre una
proposta è di tassativamente di 3
minuti. Saranno ammesse massimo
due domande di richiesta chiarimenti
per un tempo massimo di un minuto
a domanda, ed il proponente avrà
un minuto di tempo per rispondere
a ciascuna. Al termine di ogni si
procederà a votazione tramite alzata
di mano.
Ogni persona potrà presentare un solo
progetto, e nell’esporlo dovrà indicarne
nel modo più preciso possibile il
costo. I Consiglieri regionali non ne
potranno presentare, e fungeranno
esclusivamente da uditori. Alla fine
della giornata verranno scelti i
progetti più votati fino al concorrere
della cifra di circa 10.000 euro, con un
arrotondamento ai 500 euro inferiori
o superiori, e con un massimo di circa
2.000 euro cadauno.
I proponenti dei progetti prescelti
dovranno presentare entro 10 giorni
dall’R-Day una relazione dettagliata
contenente tempi, metodi e previsioni
di spesa, pena la non erogazione del
finanziamento.
Ogni progetto verrà seguito nelle fasi
di esecuzione dal proponente o da
persona da lui indicata (non retribuita)
e da un membro o collaboratore dello
Staff Consiliare, e le relative spese
dovranno essere rendicontate con la
massima precisione e tempesatività.
Il primo R-Day ha avuto luogo il 19/02
a Torino, presso la Sala Operti di Corso
Siracusa 213. In realtà per noi si è
trattato di un “numero zero”, poiché dal
momento che una cosa simile non
l’ha mai fatta nessuno, ed abbiamo
fatto tesoro dell’esperienza migliorie
da apportare. L’esperimento è riuscito
ed abbiamo vissuto una straordinaria
esperienza di democrazia diretta
e partecipazione attiva. Il nostro
R-Day ha avuto un ottimo riscontro di
partecipazione, con oltre 120 cittadini
partecipanti registrati. I progetti
presentati a partire dalle 10 del mattino
sono stati ben 22, con proposte di
varia tipologia, ma tutte perfettamente
in linea con lo spirito dell’iniziativa e
con la visione del mondo alla base
dei Progetti a 5 Stelle finora portati
avanti. La discussione delle proposte
si è svolta in un clima coinvolgente e
costruttivo, con un rigido rispetto dei
tempi (massimo tre minuti a proposta) e
interventi puntuali. I proponenti hanno
esposto in maniera chiara i progetti per
i quali chiedevano il finanziamento, ed i
cittadini intervenuti hanno potuto votare
le loro stesse proposte dimostrando
che, quando sono chiamati a decidere,
optano per scelte di buon senso e di
utilità collettiva con più efficacia ed
efficienza dei politici stessi.
Alla fine della giornata i progetti più
votati sono risultati i seguenti:
1. Compostiere autorivoltanti
Acquisto 5 compostiere per scuole di
Trofarello da 650 litri con rivoltamento
per produrre compost da vendere alle
famiglie.
Proponente: Anna Friscia
Referente: Anna Friscia
Richiesta: 2.000 euro.
2. Disabile + disabile in rete =
cittadino libero
Aiuto ai disabili per l’alfabetizzazione
informatica e l’utilizzo della rete per
il rapporto con le istituzioni ed il
miglioramento della vita.
Proponente: Dino D’Abramo
Referente: Dino D’Abramo
Richiesta: 1.700 euro.
3. Amico Recupero
Studio di fattibilità per la creazione
di una società cooperativa con
finalità di recupero di materie prime.
Finanziamento per creare business
plan, consulenze legali.
Proponente: Luca Salvai
Referenti: Sergio Giachero, Christian
Bhacstadt Malan Camusso, Luca
Gibello Alessandro Ferrua
Richiesta: 2.000 euro.
4. Università del Saper Fare
Sul territorio di Torino, divulgazione
e formazione nell’autoproduzione e
autoriparazione. Momenti formativi
rivolti ai cittadini, organizzati da
volontari (es. movimento decrescita
felice).
Proponente: Claudio di Stefano
Referente: Marta Domini
Richiesta: 1.000 euro.
Non
possiamo
esimerci
dal
commentare il modo con il quale molte
testate cartacee e web hanno trattato
l’argomento, con un atteggiamento
malizioso e superficiale e scrivendo
cose in larga parte false, e toglierci
qualche sassolino dalle scarpe.
Ciò che è accaduto ha reso ancora più
evidente ciò che già sapevamo, vale a
dire che anche l’informazione sul web è
spesso deviata, specie se finanziata dai
potentati politico-imprenditoriali locali
che sono parte integrante della Casta,
e che le ragioni che hanno ci hanno
portato a promuovere con il secondo
V-Day un referendum per abolire - tra
le altre cose - i finanziamenti pubblici
all’editoria sono più che mai vive ed
attuali.
E’ necessario infine ribadire che i
fondi non vanno alle persone, ma
ai progetti, ed abbiamo pubblicato
nome e cognome di tutti i proponenti,
così come siamo sempre stati abituati
a fare.
La nostra attività è improntata alla
massima trasparenza, d’altra parte
l’R-Day era aperto a tutti, e diffuso in
diretta streaming. Chi avesse quindi
voluto, e ci riferiamo in particolare
agli organi di stampa, fornire una
corretta informazione riguardo ad una
iniziativa unica nel suo genere come
l’R-Day avrebbe potuto trovare tutti
i dati necessari, ed in loro mancanza
contattarci; è avvilente vedere come
un giornale considerato “autorevole”
come il Corriere della Sera, con i mezzi
di cui dispone, si riduca a copiare (male)
un post di un sito di gossip politico,
senza fare ulteriori approfondimenti e
ripetendone le falsità.
Noi non ci siamo scoraggiati, e non
vediamo l’ora di ripetere l’iniziativa
nelle altre Province del Piemonte.
5. Educazione ambientale nelle
scuole primarie
Moduli di educazione ambientale nelle
scuole primarie, a tema rifiuti, acqua,
aria, energie rinnovabili. Corso tenuto
da volontari.
Proponente: Enrico Cerrato
Referente: Enrico Cerrato
Richiesta: 170 euro
6. Recupero terreni abbandonati
Acquisto rete antigrandine, materiale
per lavorare, partendo da un terreno
di proprietà del proponente e tuttora
inutilizzato, a Chivasso. Agricoltura di
scambio tra manodopera e prodotti di
filiera.
Proponente: Marco Grivellino
Referente: Marco Grivellino
Richiesta: 2.000 euro.
Come da regolamento, i presentatori
ci hanno inviato un progetto scritto,
contenente tempi, costi e metodi di
esecuzione. I documenti sono stati
caricati sul nostro sito, daremo ampio
resoconto delle fasi di avanzamento
e delle spese sostenute per ogni
iniziativa, come nella nostra tradizione
di trasparenza totale.
Democrazia Diretta - 25
La beffa dei vitalizi
il 27 dicembre 2011, ad un anno di
distanza dall’ultima volta, il Consiglio
regionale era nuovamente chiamato a
pronunciarsi sul trattamento.
Vi ricordate come era finita lo scorso
anno? Questa volta la Regione
Piemonte si è accodata pavidamente a
quanto richiesto dal Governo Monti e
a quanto fatto da altre Regioni italiane:
taglio dei vitalizi, un assegno mensile di
3.000 € dopo soli 5 anni di mandato,
ma solo dalla prossima legislatura.
PD, Lega Nord e IDV che nei giorni
precedenti avevano tuonato sui giornali
per «eliminare i vitalizi da subito»,
votano no ai due emendamenti
presentati dal MoVimento 5 Stelle che
chiedevano prima l’eliminazione dei
vitalizi retroattivamente, compreso
quello di chi già lo percepisce
(confortati da alcune sentenze delle
Corti di Cassazione e Costituzionali
che definisce il vitalizio un privilegio
autodeterminatosi e non una pensione
acquisita) e poi l’eliminazione, almeno
a partire dai consiglieri oggi in carica.
Ma ovviamente nessuno intende
votare contro un proprio benefit: ci
piacerebbe sapere se i consiglieri della
prossime legislature legifereranno per
rinviare l’eliminazione dei vitalizi dalla
legislatura successiva alla loro. Infine
il Presidente del Consiglio regionale,
Valerio Cattaneo, infila un articolo che
sgancia le indennità dei Consiglieri
regionali da quelle dei parlamentari
(forse perché quelle dei parlamentari
saranno ridotte?), fissandole a
8.631,71 € lordi. Poi, con un piccolo
comma, si inserisce l’indicizzazione
delle indennità dei Consiglieri
regionali all’indice di variazione dei
prezzi al consumo per le famiglie di
operai ed impiegati determinatosi
nell’anno precedente, secondo le
rilevazioni ISTAT. Se si chiamano
“prezzi al consumo per le famiglie di
operai ed impiegati” forse è perché
con 1.000 € al mese, l’aumento del
3% del prezzo del pane, del latte,
delle verdure incide, e inciderà,
notevolmente sulla loro capacità
di arrivare a fine mese. Vergognoso
nel clima attuale del paese, pensare
che i Consiglieri regionali che
guadagnano da 8.000 a 12.000
€ netti al mese abbiano bisogno di
aumentarsi lo stipendio per l’aumento
del costo del pane. O forse che le
sontuose campagne elettorali e
la compravendita del consenso
risentono dell’aumento dei costi della
vita più della pasta?
Il consigliere Fabrizio Biolé è un cittadino
con l’elmetto, eletto pro tempore
nell’istituzione regionale, che ha potuto,
in questo caso, fungere da strumento
per altri cittadini perché venisse presto
chiarito un presunto uso illecito di risorse
pubbliche e abuso d’ufficio.
Il giorno 19 gennaio 2011 un Airbus
dell’Aeronautica Militare è stato utilizzato
per un volo di andata e ritorno da Roma
all’Aeroporto di Cuneo-Levaldigi. E’
importante sottolineare come tali voli di
stato, da direttiva governativa, possano
essere utilizzati dalle quattro più alte
cariche dello stato ed eccezionalmente
dai Ministri, esclusivamente dietro
richiesta “altamente motivata”.
Inizialmente la volontà del consigliere,
recatosi presso l’aeroporto in questione
su segnalazione di alcuni cittadini
piemontesi, era semplicemente quella
di venire a conoscenza degli estremi
del volo e degli occupanti, infatti
non fece nomi nella richiesta alla
Direzione Aeroportuale degli atti ufficiali
relativi al volo e nella prima lettera ai
media. L’accesso agli atti da parte
dei Consiglieri Regionali è normato
dagli articoli numero 19 dello Statuto
Regionale e numero 2 del Regolamento
del Consiglio Regionale.
La
risposta
perentoria
dell’amministrazione
aeroportuale,
dopo alcuni rimpalli con gli ufficiali di
polizia presenti in loco, fu la dichiarata
non possibilità di fornire indicazioni
circa il volo in questione in quanto gli
occupanti sarebbero stati sotto regime di
scorta di massima sicurezza.
Fu l’entourage di Roberto Calderoli,
sollecitato dalle richieste di alcuni
operatori della stampa locale, a
dichiarare che l’oggi ex ministro era
presente a Cuneo e che l’Airbus di
Stato l’avrebbe recuperato con volo
Ciampino-Levaldigi per permettergli di
recarsi alla seduta della Commissione
Federalismo. In seguito all’esposto
da Biolé depositato il 4 aprile 2011
presso la Procura della Repubblica di
Cuneo, dopo quasi un anno dai fatti,
la Procura di Roma ha depositato il
giorno 10 gennaio 2012 presso la
Giunta del Senato delle Elezioni e delle
Immunità Parlamentari la richiesta di
autorizzazione a procedere nei confronti
di Calderoli per eventuale violazione
dell’articolo 323 del Codice Penale
“Abuso d’Uffico”.
L’utilizzo di tale velivolo non trova
riscontro in alcun impegno legato
alla carica pro tempore ricoperta da
Roberto Calderoli, nel territorio della
Granda. Nemmeno pare legittima la
giustificazione dell’incontro istituzionale
a Roma, in quanto come verificabile
sul sito del Senato il 19 gennaio 2011
non si è tenuta alcuna seduta della
Commissione Federalismo.
Peraltro lo scopo non fu l’unica della
discrepanze presenti nella dichiarazione
ufficiale dell’entourage: per esempio
la capienza dichiarata di 40 posti
ovviamente dipende dall’allestimento:
l’uso per passeggeri prevede più di
120 posti a sedere. Visto l’ostacolo
rappresentato dalla votazione in seno
alla Giunta delle Elezioni del Senato,
abbiamo creduto utile chiudere il cerchio:
l’attività di fiato sul collo dei cittadini
e di esposto ufficiale da parte di Biolé,
nelle vesti di cittadino temporaneamente
prestato all’istituzione è stato importante
legare l’attività di mail-bombing
che tutti gli altri cittadini, piemontesi e
non, hanno effettuato nei confronti dei
componenti della Giunta per le Elezioni
affinchè nulla ostasse al procedere a
carico dell’ex Ministro. Purtroppo, come
immaginavamo, sia la Giunta, sia l’aula
del Senato hanno votato compatti contro
l’autorizzazione a procedere. La merce
di scambio si chiama Cosentino!
Richiesta di autorizzazione
a procedere per Calderoli
26 - Costi della Politica
Verso l’azzeramento della
cooperazione internazionale?
La struttura legislativa regionale che
sostiene la cooperazione internazionale
si suddivide in due testi base: la legge
regionale 67 del 1995 e la legge
regionale 50 del 1994.
La lunga storia dei progetti in materia
della Regione Piemonte prende il via a
metà degli anni 90 in Bosnia a seguito
dell’intervento italiano nell’emergenza
umanitaria causata dal conflitto militare
che andava spegnendosi, che si è poi
evoluto in programma a supporto della
ricostituzione del sistema sociale ed
economico della regione.
Si sono poi susseguiti alcuni progetti
minori che facevano capo ad enti e
associazioni del nostro territorio, fino
ad arrivare alla definizione di una serie
integrata di interventi finalizzati alla
sicurezza alimentare principalmente
localizzati in Africa, dal Niger al
Senegal, a Capo Verde alla Costa
d’Avorio. Gli àmbiti di intervento
comprendono lo sviluppo rurale,
lo sviluppo sanitario e quello
economico. La strategia primaria
nella cooperazione internazionale della
Regione Piemonte è costituita dalla
cooperazione decentrata che consiste
in una stretta collaborazione e scambio
di informazioni tra soggetti pubblici
e privati di una nazione e i propri
corrispettivi in una nazione straniera.
Il Piemonte era fino a due anni fa tra
le prime regioni italiane per l’entità di
finanziamenti erogati:
• Progetti con 50 nazioni;
• 150 progetti ogni anno;
• Investimenti medi di circa 3 milioni di
euro ogni anno nel periodo 19982010.
Dall’insediamento
dell’attuale
Giunta abbiamo assistito ad un
ridimensionamento dei capitoli
riservati ai progetti di cooperazione
internazionale ed è evidente che in
una carenza generalizzata di risorse,
anche questi debbano giocoforza
subire dei tagli, che vanno comunque
accompagnati da un’analisi dettagliata
delle efficienza e dei progetti utili
in termini di ritorno per il territorio
interessato. In questo modo si è passati,
pochi mesi fa, dal milione e 850 mila
euro del 2010 ai 700 mila euro del
2011 con un Assessorato però che,
più che guardare al merito delle
decine di progetti attuati nell’Africa
sub-sahariana, propone continui
sfoltimenti orizzontali, non tenendo
conto del necessario cofinanziamento
alle cospicue disponibilità europee e
dello stato di avanzamento di taluni
progetti pluriennali che con un calo
di finanziamenti subiscono un brusco
arresto, sancendo di fatto l’inutilità dei
pregressi investimenti.
In questa strana fase di bilancio
che non c’è, in cui non abbiamo (e
non avremo) modo di vedere uno
strutturato assestamento delle risorse
per l’anno in corso, l’argomento della
cooperazione internazionale sul bilancio
previsionale 2012 è entrato già due
volte in venti giorni nella discussione
delle commissioni autunnali, con egual
domanda dei gruppi di opposizione,
così come egual risposta da parte
dello scostante Assessore Massimo
Giordano. In sintesi ad inizio dicembre
le tabelle riguardanti la cooperazione
internazionale, dopo essere scese in un
anno e mezzo di circa il 60 per cento del
loro stanziamento, sono a zero; tutto
dipenderà dalla quota parte del fondo
indistinto che l’Assessore sarà capace di
ottenere durante l’aspra “lotta” in Giunta;
l’aggravante rispetto ad altri assessorati
è che Giordano ritiene opportuno non
esporre in commissione una propria
ipotesi di cifra da allocare, ma continua
semplicemente a enfatizzare con
l’atteggiamento del pesce fuor d’acqua,
la presenza di due documenti di
indirizzo votati all’unanimità in
Consiglio Regionale che impegnano la
Giunta al rifinanziamento più consistente
possibile del comparto in questione.
Società - 27
No alla strumentalizzazione su
“Italia sono anch’io”
Becera strumentalizzazione! Ecco cosa ci
è venuto in mente venendo a conoscenza
della campagna nazionale “L’Italia
sono anch’io”, partita dal “monito” del
Presidente della Repubblica, Napolitano,
che chiedeva la cittadinanza automatica
ai bambini figli di immigrati in Italia
(ius soli, mentre oggi vige lo ius
sanguinis e la cittadinanza si acquisice
dopo 10 anni di lavoro regolare ed
un’estenuante trafila burocratica) e il
diritto di voto alle amministrative dopo
5 anni. Il Presidente della Repubblica che
dovrebbe essere un garante super partes
delle istituzioni, ora detta la linea politica,
fa cadere governi regolarmente eletti e
nomina senatori a vita futuri premier.
Nel 1998 veniva promulgata una
legge che modificava il Testo Unico
sull’immigrazione introducendo i CPT,
Centri di Permanenza Temporanea,
recentemente convertiti in Centri di
Identificazione ed Espulsione, i quali
al momento detengono migliaia di
immigrati in condizioni pressoché
inumane, in barba alla Costituzione
e alla Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo, che sanciscono che
nessuno può essere privato della
libertà senza aver commesso un
reato. Sto parlando dell’articolo 12 della
legge Turco-Napolitano (L. 40/1998),
introdotta allo scopo di poter “ospitare”
gli stranieri “sottoposti a provvedimenti
di espulsione e o di respingimento
con accompagnamento coattivo alla
frontiera” nel caso in cui il provvedimento
non sia immediatamente eseguibile.
Lo stesso Napolitano che è oggi
Presidente della Repubblica? Sì. La stessa
Turco che oggi è deputata e compare
in prima pagina tra i primi firmatari
dell’Appello insieme ad altri politici PD:
Pierluigi Bersani, Francesco Ferrante
(sen. Pd), Roberto Della Seta (sen. Pd),
Mimmo Lucà (dep. Pd), Luigi Bobba (dep.
Pd), Giovanna Melandri (gruppo Pd),
Deborah Serracchiani (PD). E ciliegina
sulla torta, Presidente del Comitato
Promotore nazionale chi è? Non un
immigrato italiano che con il suo lavoro
ha portato bene e ricchezza al paese, ma
udite udite, il Sindaco di Reggio Emilia,
Graziano Del Rio.
O il Comitato ha preso una cantonata
tremenda, o è, ripeto, una becera
strumentalizzazione.
Compaiono
28 - Società
dappertutto manifesti del Pd con persone
immigrate che dicono “L’italia sono anche
io”, mentre con tre lauree, in grado di
parlare 4 lingue, raccolgono in nero
pomodori nei campi. Forse il Pd spera di
dare il diritto di votare alle amministrative
per poter racimolare un po’ di voti per
governare estesamente e massacrare il
paese consegnandolo definitivamente
alle Banche e alla Finanza?
Davanti a strumentalizzazione di questo
tipo, il M5S non può stare fermo e
zitto. Nonostante molti nostri elettori,
simpatizzanti, attivisti ed eletti del
M5S prestino ancora il fianco a certe
strumentalizzazioni, il blog di Grillo ha
detto la sacrosanta verità: questa è una
mera mossa di marketing politico, che ne
parlino gli stessi che hanno governato
e che governano oggi e che hanno
fatto le leggi sull’immigrazione o non
l’hanno modificate è un non senso.
Bersani è al governo. Con UDC e
senza Lega Nord. Lo sfido a smetterla di
smacchiare i giaguari: prenda paro paro
i punti della legge popolare e li presenti
a Monti e magicamente scoprirà che ha
i numeri per farla votare. Magari anche
con quel voltagabbana di Fini, che per
voce del suo fido camerata Bocchino,
ha dichiarato che sono inaccettabili le
nostre posizioni. Fini, sì proprio quello
che ha firmato la successiva modifica
del TU sull’immigrazione Bossi-Fini
prevedendo l’ingresso regolare in
Italia solo a seguito di una chiamata
del datore di lavoro.
Se invece non se la sente, il M5S il
prossimo anno in Parlamento
analizzerà seriamente i nodi del TU
sull’immigrazione e proporrà delle
modifiche strutturali. Non allo ius soli,
chè è una pia illusione che basti dare la
cittadinanza alle seconde generazioni per
farli sentire italiani (leggetevi le cronache
inglesi, olandesi e francesi che erano
considerate la culla dell’integrazione
razziale), quando sappiamo tutti che
serve LAVORO. Come agli italiani come
agli immigrati.
I paesi che hanno lo ius soli o legislature
più liberali della nostra sono pochissimi,
e sono in nazioni colonialiste, come
Olanda e Francia, o gli USA. Ma gli
USA sono un non popolo, un paese
nato dall’immigrazione con ampi
spazi da colonizzare. In Italia siamo
sovrappopolati, sia in assoluto, 60 milioni
in 300 000 Km2, 200 ab/km (la Cina ne
ha 137, la Francia 111, gli Usa 31, che,
soprattutto, in relazione alle nostre risorse
disponibili. L’impronta ecologica misura
il consumo di ettari per le attività vitali e
non vitali degli esseri umani, in rapporto
alla capacità del pianeta di rigenerarli:
attualmente consumiamo più di quanto si
rigenera, ed ogni abitante del pianeta
ha a disposizione 2,2 ha, gli italiani
1,1 (mentre la nostra impronta è di
4,2 con un deficit ecologico quindi di
3,1 ettari a persona). Noi staremmo
bene per lo stile di vita che abbiamo e
le risorse di cui disponiamo con metà
abitanti. Riusciamo a far vivere bene 60
milioni di abitantisottraendo risorse a
quel miliardo di persone che muore di
fame e a quegli altri 3 che sopravvivono.
Quindi va bene ospitare più persone,
ma al contempo dobbiamo ridurre di un
quarto i nostri consumi oppure risarcire
economicamente i paesi di cui usiamo
le risorse. Se no, è solo ipocrisia che sta
tracimando nella crisi economica globale
odierna.
In Parlamento Europeo bisognerebbe
concordare una normativa unica e
quote di immigrazione in relazione
alle condizioni socio-economiche e
demografiche dei vari stati. In Italia
è uno scandalo che ci siano accordi
con i paesi maghrebini come la Libia
per impedire a tutti i costi il flusso verso
l’Europa, che fa sì che molte persone
muoiano nel deserto o nel canale di
Sicilia. Permettiamo a chi viene in
Italia con un visto di ingresso turistico
di poter cercare lavoro e di ottenere
il Permesso di Soggiorno Lavorativo.
Chi entro un dato tempo non ha trovato
lavoro, avendo versato una cauzione,
verrà rimpatriato e non recluso, come
avviene oggi, nelle carceri chiamate CIE.
Decidiamo a livello europeo quanti sono
gli anni per ottenere la cittadinanza e
per concedere la cittadinanza ai figli ed
il diritto di voto e recepiamolo a livello
nazionale. Ma basta strumentalizzazioni.
In ogni caso, visto che riteniamo sacro
l’art. 1 della Costituzione che sancisce che
“la sovranità appartiene al popolo”,
chiediamo che la legge di iniziativa
popolare “L’Italia sono anch’io” sia
discussa dal Parlamento quanto prima.
Il Piemonte si merita un garante dei detenuti!
Il
Consiglio
Regionale
del
Piemonte è stato il primo in
Italia a discutere una proposta di
legge di istituzione del “Garante
delle persone sottoposte a misure
restrittive della libertà personale”
nel 2005. L’iter si è concluso solo
nel 2009 (legge regionale numero
28) con il testo definitivo approvato
in aula consigliare. Purtroppo però,
dopo sette anni, e dopo che nove
altre regioni - tra cui Campania,
Lazio, Lombardia, Marche e Sicilia
- hanno concluso l’iter per la sua
nomina, il Piemonte è tuttora privo
della figura.
Nella nostra regione il numero dei
detenuti è attualmente vicino alle
5200 unità, a fronte di una capienza
regolamentare di 3634 posti. Per
la maggior parte le celle si trovano
in strutture fatiscenti, vecchie e
senza impianti a norma. A partire
dall’anno 2000 i Radicali hanno
organizzato, dapprima per sè, e,
in seguito, coinvolgendo anche
Consiglieri regionali di altri gruppi
politici (tra i quali anche Fabrizio
Biolè), centinaia di visite nelle
carceri regionali. Proprio da questa
esperienza nacque la proposta di
legge di istituzione del Garante,
figura che doveva fungere da
collegamento tra i rappresentanti
istituzionali piemontesi e le 13
case circondariali presenti nel
nostro paese, per un’analisi e un
approccio globale alle situazioni
finora riscontrate durante le
sporadiche, ma utili, visite dei
consiglieri.
Come accennato, dopo il capofila
Piemonte, altre realtà regionali
hanno affrontato proposte di legge
analoghe, alcune giungendo in
tempi ragionevoli alla nomina vera
e propria.
Sul nostro territorio, le condizioni
e le motivazioni che erano alla
base della richiesta di una figura
istituzionale di riferimento non
sono cambiate; anzi: temo siano
aumentate di gravità. E non si
tratta esclusivamente di problemi
noti come il sovraffollamento, ma
anche di problematiche relative
a infiltrazioni d’acqua, impianti
pericolanti, spazi angusti e non
adeguati, mancanza di possibilità
di lavoro per ospiti o postdetenzione.
Cenno a parte merita la situazione
sanitaria: con il Decreto del
Presidente del Consiglio dei
Ministri del primo aprile 2008 tutte
le competenze in materia sanitaria
all’interno delle carceri è stata
trasferita dal Ministero di Grazia e
Giustizia alle ASL regionali. Nello
specifico nel carcere di Cuneo,
che vive una delle situazioni meno
critiche di tutta la regione, il medico
riesce a condurre una media di
10 ore settimanali a fronte di
circa 350 ospiti, molte figure di
guardia medica si prestano a fare
anche “continuità” e la maggior
parte degli infermieri non riceve la
retribuzione degli straordinari.
Tutta la partita relativa alla nomina
del garante, peraltro saltata a piè
pari dalla maggioranza, che non ha
voluto, per due volte consecutive,
esprimersi in Aula consiliare, non
permettendo il raggiungimento del
numero legale, rischia di essere
definitivamente interrotta dalla
proposta di legge 188 a firma
dei capigruppo di PdL e Lega
Nord, che propone l’abrogazione
delle leggi attualmente in vigore
che istituiscono rispettivamente il
garante degli animali, il garante
dell’infanzia e quello proprio dei
detenuti. Le motivazioni alla base
della proposta sono legate alla
volontà della riduzione dei costi
della politica, motivazione che
in qualche modo è smentita dai
numeri; infatti, a fronte di una
spesa di circa 3000 euro mensili
per la figura del Garante, che
attingerebbe alle risorse umane
dell’ente regionale per la creazione
di una squadra di collaborazione,
ci troviamo di fronte ad una realtà
penitenziaria che costa circa 160
euro giornalieri a detenuto e che,
come detto, presenta situazione
talmente complesse che i 168
magistrati di sorveglianza presrnti
in Italia, con le circa 300.000
pratiche su abusi e violenze, non
sono nemmeno lontanamente
sufficienti. Incalcolabile la spesa
sociale!
Per questo riteniamo che l’iter
iniziato ormai dodici anni fa
debba concludersi con la solerte
nomina del garante, in quanto
rappresenterebbe
la
figura
competente per fungere da fulcro
e collegamento tra le 13 realtà
carcerarie regionali (con le proprie
diverse figure professionali), i
magistrati, le istituzioni, il consiglio
regionale e la società cicile che
sempre di più subisce l’idea che il
carcere sia una società a sè slegata
dal mondo “libero” e che molte volte
dimentica la stretta correlazione
con essa, sollazzandosi all’idea di
una “discarica sociale” che anche
la più parte dei media descivono
come un mondo a sè, di cui non ci
si deve preoccupare...
Società - 29
Elisoccorso 118:
quale riorganizzazione?
Il 7 febbraio 2012 Davide Bono ha
presentato un’interrogazione per
chiedere all’Assessore Monferino
di chiarirci alcuni aspetti legati alla
riorganizzazione del servizio di
elisoccorso 118.
La Giunta regionale, con una delibera
dello scorso aprile, ha ridotto da 5 a
4 i mezzi per l’operatività diurna del
servizio (e fin qui tutto corretto), ma
con l’implementazione di un mezzo
con attività notturna, che secondo
quanto dichiarato dall’Assessore
Monferino dovrebbe partire a luglio
2013. Ad essere sacrificata tra le 5
Buonanno).
A lasciare perplessi è la scelta
di introdurre l’attività notturna
dell’elisoccorso, in quanto il volo
di notte presenta diversi problemi.
Le condizioni di visibilità orizzontale
minima richieste, da 3 km fino
a 8 km per le zone montuose (il
44% della nostra Regione), sono
infatti quasi incompatibili con le
condizioni meteo prevalenti per
buona parte dell’anno in molte zone
della nostra Regione; il volo può
inoltre essere effettuato soltanto da
e per piazzole omologate per il
elisuperfici (Torino, Novara, Cuneo,
Alessandria, Borgosesia in provincia
di Vercelli) sarà quella di Novara,
che ha un servizio attivo da 24 anni
e che attualmente effettua circa 600
interventi l’anno e che costa meno
di tutte; mentre l’elisuperficie del
nuovo quadrante sanitario BiellaNovara-VerbanoCusioOssolaVercelli ricadrà su Borgosesia per
via, pare, di accordi partitici tra
Lega Nord e Pdl (ivi risiede il bizzarro
parlamentare
pluri-incaricato
volo notturno (e ad oggi vicino agli
ospedali ve sono solo 6 su 40) e
dotate di tutti i requisiti di sicurezza,
pertanto non potranno svolgere
operazioni di pronto soccorso sul
territorio, nè tanto meno - come
sostenuto in maniera risibile dal
Presidente Cota - intervenire sulle
“stragi del sabato sera”. Ben più
conveniente sarebbe pensare ad
una convenzione con l’elisoccorso
notturno lombardo.
Appare infine discutibile la scelta
30 - Sanità
dei mezzi presente nel bando di
gara per il servizio di elisoccorso; il
nuovo capitolato prevede infatti che
vengano utilizzati, in tutte le basi,
mezzi molto più grossi e più costosi
(tipo il modello AW139), capaci
di operare anche in condizioni
estreme, come le zone montane
sopra i 4.000 metri e che viaggino
fino a 190 nodi l’ora (oltre 300
km/h) contro gli attuali 155 nodi
(250 km/h).
L’uso di tali elicotteri rende le
operazioni di soccorso quotidiane
più complesse; questi elicotteri
infatti
per
le
loro
caratteristiche di maggior
potenza
e
dimensione
hanno bisogno di spazi
ampi per l’atterraggio per
evitare danni ai fabbricati e
non possono atterrare in
modo capillare vicino agli
obiettivi dei soccorsi su tutto
il territorio. Insieme alla
necessaria
realizzazione
ed
adeguamento
di
piazzole di atterraggio
per il volo notturno, si
vanificherà
qualunque
ipotesi di risparmio dovuta
alla riduzione di una
elisuperficie.
L’Assessore ha recentemente
dichiarato che il problema
secondo lui è solo un
problema
di
scegliere
“dove mandare a dormire
l’elicottero”, e che la
scelta di quel tipo di mezzi
è motivata da “precise
esigenze tecniche di rapporto costi
- benefici”. Monferino e cioè Cota
continuano tuttavia a non spiegare
quali siano tali benefici e quindi
le previsioni di efficienza, di
risparmio e di miglioramento
del servizio atteso per la nostra
Regione.
Aspettiamo insieme agli operatori
del 118 e ai cittadini piemontesi
delle risposte convincenti visto che
sarebbe il momento peggiore per
sprecare qualche milione di euro.
Il nuovo Piano Socio-Sanitario
di cota: svolta epocale o flop?
Il
Piano
Socio-Sanitario
è
il
principale
atto
di
programmazione sanitaria di
una Regione.
E’ costituito da una prima parte che
fotografa la situazione esistente, e
successivamente descrive obiettivi
di breve-medio termine (il piano
è 2012-2015) che devono essere
poi corredati da politiche per il
loro raggiungimento.
La situazione esistente parte dai
dati attuali del Bilancio Regionale
(oltre 7 miliardi di euro di debito),
per cui siamo attualmente in
esercizio provvisorio e da quelli
della sanità su cui è applicato
un Piano di Rientro firmato con il
Governo Berlusconi, che, per via
dei precedenti debiti accumulati
dalle Giunte Ghigo e Bresso, ci
chiede tagli progressivi fino a 400
milioni di € (i soldi che la Regione
metteva di tasca sua) oltre a tagli
dal prossimo anno di almeno 650
milioni di € del Fondo Sanitario
Nazionale,
parzialmente
compensati
dall’aumento
dell’addizionale Irpef regionale
e dal blocco del turnover che sta
obbligando il personale a turni
massacranti.
Su questo gli obiettivi confusi
del Piano Socio-Sanitario che
il Presidente Cota vuole far
approvare con la forza: o la
sua maggioranza lo vota entro
il 31 marzo 2012 o tutti a casa.
Prima lo scorporo di ospedali
dal territorio: respinto e ritirato.
Poi la riorganizzazione a rete
degli ospedali per intensità
di
cura,
cosa
giusta e
condivisibile, anche se questo
non determina necessariamente
un miglioramento dell’accesso
alle cure da parte del paziente.
Il riaccorpamento stentato alla
fine ha prodotto 6 ASO e 11 ASL
creando un disallineamento tra
territorio e ospedali (di meno
il PDL e il PD non ne avrebbero
accettato). In più sono spuntate
6 Federazioni Sanitarie, enti
consortili
a
responsabilità
limitata,
che
dovrebbero
ragionare in termini di area vasta
per gestire gli acquisti centralizzati
di beni e servizi (anche se nel 2008
si era creato SCR, la stazione
appaltante unica), la logistica, il
magazzino, lo sviluppo delle reti
informatiche, gli investimenti in
edilizia sanitaria, la gestione dei
centri di prenotazione e degli
affari legali. Tutto praticamente
esclusa
la
programmazione
sanitaria che resta di competenza
dell’Assessorato. Sono costituite
dalle Aziende Sanitarie con
un
Amministratore
unico,
con mandati rinnovabili che
diventerà il deus ex machina
della Sanità, finendo per
aumentare le ambite poltrone,
come richiesto dai partiti tutti.
Sulle Federazioni due nostri
emendamenti sono stati accolti
per limitare un po’ i danni di una
visione aziendalistica e gerarchica
portate da Monferrino. Ho spiegato
all’Assessore che non ritengo che
il pubblico sia fallimentare in
quanto pubblico, ma in quanto
soggetto alle spartizioni e alle
lottizzazioni partitiche. Finchè ci
sarà la spartizione della torta,
sia in termini di poltrone che
in termini di appalti - come
provato dal caso dei pannoloni
che hanno portato all’arresto
dell’ex-Assessore Ferrero e del
fido Gambarino e all’indagine
sulla Società di Committenza
Regionale - difficilmente si avrà
una sanità efficace ed efficiente.
E con più privato a gestire la
cosa pubblica aumenteranno
solo le zone d’ombra in cui i
manager nominati dai partiti
potranno continuare a rubare con
maggiori garanzie di impunità. Le
Federazioni Sovrazonali saranno
l’ennesimo buco dell’acqua della
politica italiana in attesa di norme
e regole più rigide per far pulizia
della peggior classe dirigente
che la storia italiana ricordi.
E chi pagherà saranno sempre
i lavoratori e i cittadini fruitori
del servizio, che si vedono, i
primi aumentare i turni di lavoro
per via del blocco del turnover
senza un aumento del salario, i
secondi l’aumento dei ticket, delle
liste d’attesa e lo spalancarsi
delle costose sirene del privato
- diventato concorrenziale - a
cui fermamente ci opporremo,
considerando la sanità pubblica
universalistica uno dei fondamenti
del nostro Stato repubblicano.
Ultimo appello per il socioassistenziale:
le
scriteriate
leggi di riduzione dei costi della
politica a livello centrale, dopo
aver eliminato i compensi dei cda
dei consorzi socio-assistenziali,
hanno deciso di sopprimerli
come enti, invece di ridurre i
privilegi dei parlamentari. Così
ora abbiamo una situazione
di stallo in cui i consorzi socioassistenziali che gestiscono tutte
le cure ai disabili, anziani a livello
inter-comunale chiedono una
proroga di almeno due anni,
e il mantenimento dei fondi al
livello 2011 (cioè 138 milioni di
euro). La Regione risponde con
una proroga a fine 2012 previa
liquidazione (nonostante siano
ancora molti i crediti pendenti con
la Regione stessa) per passare i
servizi o alle Unioni di Comuni
o alle ASL. Miglioramento atteso
dei servizi resta al momento poco
chiaro, fondi a disposizione per
ora fermi a 86 milioni di euro,
che si ribalteranno sul bilancio,
considerando che un euro
investito in prevenzione ne fa
risparmiare almeno 4 di costi
sanitari.
I piemontesi si chiedono se
tutta questa riforma, dichiarata
come epocale dal Presidente
Cota,
permetterà di produrre
quei risparmi e quelle efficienze
necessarie alla stabilità del
sistema, al risanamento dei
debiti e dei ritardi di pagamento
(quasi 10 miliardi di euro),
alla riduzione
delle
liste
d’attesa, al miglioramento dei
servizi soprattutto sul territorio,
sempre più prosciugato a favore
degli
ospedali,
speculazioni
edilizie comprese. Noi restiamo scettici e per questo
abbiamo votato contro il ddl 174
di riorganizzazione del sistema
sanitario e valutato punto per
punto il Piano Socio-Sanitario.
Sanità - 31
I partiti prendono i voti dalla
‘ndrangheta a loro insaputa...
Il Piemonte nel 2011 è stato colpito
da una tempesta giudiziaria,
l’operazione Minotauro attesa da
mesi, che ha portato all’arresto
di 182 individui affiliati alla
‘ndrangheta che intrattenevano
rapporti costanti e proficui con
diversi politici locali, di destra,
centro e sinistra, con circa 70
milioni di euro di beni sequestrati.
Inchiesta resa possibile grazie alle
dichiarazioni rese negli ultimi anni
da due collaboratori di giustizia,
Rocco Varacalli e Rocco Marando,
ritenuti attendibili. Le conseguenze
politiche stanno arrivando piano
piano, con i partiti che mettono
la testa sotto la terra, ovviamente.
Alcuni
Comuni
sono
stati
commissariati, altri resistono.
Ad esempio Chivasso, ora
commissariato (dove addirittura il
segretario cittadino dell’UDC era il
figlio del capocosca), di Rivoli (dove
il consigliere regionale del PD, exsindaco, Boeti ospitava a pranzo, a
sua insaputa, il capocosca locale,
lui, sconvolto, offre le sue dimissioni
e il Pd le rifiuta!), Rivarolo, (dove
il sindaco Bertot, del PDL, a sua
32 - Legalità
insaputa, incontrava i capicosca
del canavese per avere voti per
essere eletto in Europa in cambio di
“appalti pubblici” garantiti), Leinì,
ora commissariato, dove l’exsindaco Coral, PDL, ora in carcere,
a sua insaputa e ad insaputa del
figliolo, sindaco di Leinì, incontrava
i capicosca locali per avere voti per
il figliolo ed eleggerlo in Provincia
in cambio di “commesse certe”.
Accidentalmente, Coral figlio è
sposato con l’ex Assessore alla
Sanità del PDL, Caterina Ferrero,
indagata per appalti truccati che
con il tramite del fido Gambarino
in Assessorato, frequentava gli
stessi soggetti per bene. Agli stessi
capicosca si rivolge anche l’IDV
con il parlamentare Porcino e il PD
nuovamente per le primarie del Pd
a Torino, nonché per la rielezione
di Brizio a sindaco di Ciriè. Tutti
sconvolti e a loro insaputa. E ad
insaputa dei partiti, ovviamente.
Ma vediamo se era proprio
impossibile sapere.
Varacalli in particolare afferma
a Presa Diretta che tutti sanno e
che funziona così: la ‘ndrangheta
ha bisogno dei politici per appalti
sicuri e i politici hanno bisogno
della criminalità organizzata per
ottenere i pacchetti di voti. Ci
siamo concentrati su Rivoli, dove
abbiamo un Consigliere comunale,
e dove si sono concentrate le
richieste di voti di scambio.
Ivan Della Valle e Davide
Antista, Consigliere comunale di
Rivoli, han fatto una facile ricerca
internet senza uso di servizi segreti,
intercettazioni o pedinamenti per
cui scrivono:
“Vogliamo rispondere a una nota
del consigliere Regionale Nino
Boeti, apparsa su Facebook, dove
afferma che lui NON POTEVA
SAPERE e che noi diciamo delle
menzogne.
A conferma del fatto che a volte
basta leggere,dopo la trasmissione
presa diretta e queste molteplici
discussioni, abbiamo deciso di
consultare l’archivio storico della
Stampa e in 5 minuti guardate
cosa è saltato fuori (vedi foto).
Il tutto ben 6 mesi prima della
telefonata del parlamentare PD
Lucà, che ha chiamato proprio il
De Masi per chiedergli di far votare
Fassino; addirittura il Sindaco di
Rivoli, era uscito dicendo che “A
Rivoli la ‘ndrangheta non esiste”.
Ma i magistrati la pensano
diversamente. Non solo a Rivoli
la ‘ndrangheta esiste ma risiede
addirittura, da quello che riporta
la trasmissione Presa Diretta, il
padrino. E tutta la politica ci fa
affari tranquilla.
Persone così informate ed attive su
Rivoli come il parlamentare Lucà
e l’ex sindaco Boeti avrebbero
dovuto fare molta più attenzione
alle loro amicizie che compaiono
sulle cronache dei giornali già 35
anni fa. Ci sono o ci fanno? E visto
che o ci sono o ci fanno, perché
il PD non ha deciso di espellerli
dal partito, rispettando il detto
che “un politico non deve solo
essere, ma anche sembrare al
di sopra di ogni sospetto”, senza
aspettare quindi il giudizio della
magistratura?
L’INPS alessandrino ignora
aziende e leggi
Il nostro paese possiede, a causa
di alcune caratteristiche proprie e
di molte pesanti modificazioni
introdotte dall’uomo, un assetto
idrogeologico piuttosto delicato
e precario, che ha avuto come
conseguenza, negli anni, pesanti
ripercussioni durante gli ormai
periodici eventi alluvionali, sempre
più violenti.
Ultimi
ad essere stati colpiti
da problematiche di
questo tipo, solo in
ordine temporale, i
territori della Liguria
e
della
Toscana
settentrionale, con un
bilancio pesante di
danni e 13 decessi.
Come molti ricordano,
nei primi giorni del
novembre 1994, la
nostra regione - e in
particolare le provincie
di Cuneo, Asti ed
Alessandria - fu colpita
da un violentissimo
evento alluvionale che
causò l’esondazione
del Po e del Tanaro,
oltre a quella di molti
dei loro affluenti.
In quel caso le vittime
totali furono 70, più
di duemila le persone
sfollate.
Dopo alcuni giorni di
piogge torrenziali, a
partire dalla zona dei
Garessio, in provincia
di Cuneo, un’enorme
onda di piena devastò
tutto il suo corso fino
alla confluenza nel
Po e continuò verso
la foce dello stesso,
seminando danni in
tutti i centri abitati
lungo le sponde. Ad Alba, Asti e
Alessandria la piena fu calcolata
intorno ad una portata di colmo di
circa 4000 metri cubi al secondo.
Oltre ai danni alle persone e alle
abitazioni, ci furono una serire di
gravissime conseguenze a molte
piccole e medie aziende dislocate
sul territorio, la maggior parte delle
quali si trovò davanti alla decisione
di dare priorità agli investimenti
per il ripristino delle sedi devastate
e delle attrezzature, rispetto alla
continuità di pagamento dei
contributi agli enti previdenziali.
La finanziaria del 2003, rubricata
come legge 350 del 24 dicembre,
al comma 90 dell’articolo 4
equiparò le imprese piemontesi
alluvionate a quelle che subirono
ingenti danni durante il terremoto
del 1990 in Sicilia, consentendo di
regolarizzare la propria posizione
debitoria dei tre anni successivi
all’evento, versando appena il
10% del dovuto.
Dopo
17
anni
dall’evento
alluvionale, un gruppo di piccole
e medie imprese dell’alessandrino
ha dovuto ricorrere ai Tribunali
per ottenere la restituzione del
90% di quanto versato, come
previsto dalla legge 350,
in quanto, a differenza
degli Istituti di Previdenza
cuneese
e
astigiano,
quello mandrogno non
ha
ottemperato
alle
prescrizioni. Nonostante
le cause siano state vinte,
dall’INPS sono arrivate solo
promesse di pagamento
e, nel frattempo, precetti
e pignoramenti sono le
situazioni a cui hanno
dovuto andare incontro le
aziende in questione.
In
questo
momento
siamo in attesa di una
risposta all’interrogazione
depositata da Fabirzio
Biolè sul caso, che chiede
all’assessorato che tipo
di provvedimenti abbia
messo o intenda mettere
in
atto,
considerando
che in un momento
tutt’altro che roseo per
le piccole e medie aziende,
almeno quelle che sono
strutture
pubbliche
dovrebbero
impegnarsi
per razionalizzare tempi
e azioni atte al sostegno
dell’economia
locale,
soprattutto considerando
la situazione di dissesto
dovuto
agli
eventi
alluvionali
che
gli
imprenditori
interessati
hanno dovuto affrontare.
Ovviamente mi auspico una
solerte risposta dalla Regione,
ma soprattutto uno sblocco della
situazione che, come si diceva,
tra pignoramenti e precetti, sta
mettendo a rischio diverse realtà
commerciali e artigianali.
Legalità - 33
Alessandria
Angelo Malerba, borsista all’ASL AL,
classe 1973, portavoce candidato
sindaco del M5S, non si aspettava
così tanta gente ad assistere alla
presentazione della lista: “Saremo
anche i novelli della politica, ma
dalla nostra abbiamo la forza delle
idee e delle esperienze già maturate
sul campo”.
“Non aspettatevi manifesti con il
faccione del carrierista politico di
turno. Le nostre candidature sono
una scommessa giocata ad armi
impari, senza il supporto economico
dei rimborsi elettorali e senza nessuna
pretesa di assicurarsi una poltrona
ben remunerata e a vita natural
durante”.
Terminati i due mandati elettorali,
si torna a occuparsi del proprio
lavoro, sottolineano i candidati in
lista: l’investitura politica dovrebbe
essere vissuta come un incarico
morale, svincolato dal profitto,
responsabile e a termine.
Il M5S sta costruendo il suo
programma
collettivamente.
Programma fin da ora scaricabile
dal sito www.alessandria5stelle.it.
La discussione è aperta: trasparenza
34 - Gruppi Locali
amministrativa, politiche sociali,
mobilità sostenibile, stop al consumo
del territorio contrastando l’edilizia
selvaggia, informazione ai cittadini,
energie alternative e obiettivo rifiuti
zero. Tuttavia, ciò che conta è che
nessuna decisione venga calata
dall’alto, senza la partecipazione
attiva dei cittadini.
Se premiati dagli elettori, i consiglieri
del MoVimento saranno le sentinelle
dei cittadini a Palazzo Rosso, anche
attraverso la trasmissione in diretta
dei consigli comunali.
L’obiettivo finale della lista è la
costruzione di una nuova forma
di democrazia diretta. Con la
presenza anche solo di un consigliere
all’interno del Comune investito
della missione “fiato sul collo”, i
cittadini avranno la possibilità di
sapere davvero quello che succede in
consiglio e soprattutto come vengono
spesi i loro soldi.
L’ora della delega o dell’astensionismo
è finita:
è giunto il momento di riprendere in
mano il futuro di Alessandria, il nostro
futuro e quello dei nostri figli o nipoti!
Noi ci siamo, ora tocca a te!
LISTA CANDIDATI
1. Marcella Perotti
2. Domenico Di Filippo
3. Gabriele Cubisino
4. Andrea Cammalleri
5. Patrizia Voltan
6. Mario Baule
7. Vincenzo Lombardo
8. Angela Astrella
9. Fabrizio Gallo
10. Florian Lanzoni
11. Gianluca Caiazza
12. Marcella Pesce
13. Gabriella Ieropoli
14. Roberto Cosseddu
15. Alessandro Franzò
16. Rossella Di Donna
17. Alessandro Gallina
18. Andrea Frustieri
19. Martina Negrotti
20. Simona Barbero
21. Luca Maria Montedoro
22. Davide Colonna
23. Giuseppe Silipo
24. Sergio Dova
25. Paolo Santi
Cuneo
Il MoVimento 5 Stelle si presenta
a Cuneo con il candidato Sindaco
Manuele Isoardi.
Il programma di governo della città
della lista Cuneo 5 Stelle (http://www.
cuneo5stelle.it) articola le 5 stelle del
MoVimento nei seguenti capisaldi:
Trasporti: sistema efficace e
moderno per una mobilità pulita
e sostenibile;
• Ambiente: salvaguardia del
territorio, strategia rifiuti zero;
•
Energia:
forte
impulso
alle energie rinnovabili ed
all’efficienza
energetica,
a
partire dalla Pubblica
Amministrazione;
• Servizi: acqua pubblica, internet
libero e gratuito, valorizzazione
sport e cultura;
• Sviluppo: tutela e valorizzazione
del commercio di vicinato e
dell’imprenditorialità locale, prodotti sfusi e a chilometri
zero;
•
Caselle
LO STRANO PAESE
Raccontare di Caselle Torinese a
chi vi non abita è difficile, perché
si tratta di un paese al di fuori del
comune. Caselle è un paese strano:
è famoso per il suo aeroporto, che
offre poco lavoro ai casellesi. Chi ci
lavora generalmente abita a Torino e
dopo pochi anni, stufo della vita da
pendolare, si trasferisce a Caselle.
Caselle è un paese strano: per ospitare
i nuovi arrivati, poiché per ovvi motivi
logistici non può svilupparsi in verticale,
il paese si sviluppa in orizzontale. La
giunta comunale mette mano molte
volte al piano regolatore, spostando
metri cubi edificabili di qua e di là,
riducendo la superficie a verde. Risultato:
sono state costruite molte nuove case
ma in modo poco organico, a scapito
di terreni agricoli altamente produttivi.
Caselle è un paese strano: sono
nati molti nuovi centri
residenziali, ma non
sono stati previsti i dovuti
servizi. Ci sono tante
strade nuove, ma strette e
senza marciapiedi. Fare
una passeggiata per Caselle è diventato
uno sport estremo; prima di fare una
sgambata in bicicletta è sempre meglio
salutare per un’ultima volta i parenti più
stretti. Per andare a comprare un litro
di latte è necessario usare l’automobile.
Caselle è un paese strano: prima
c’erano tanti piccoli negozi nel centro
del paese. Poi il sindaco ha voluto fare
un piccolo centro commerciale. Poi
ha deciso di costruire un altro centro
commerciale più grande; poi aveva in
progetto una vasta area commerciale.
Sempre con la prospettiva di creare
nuovi posti di lavoro per i casellesi
che, fiduciosi, lo hanno riconfermato.
Il risultato è stato una grande colata
di cemento, la creazione di qualche
posto di lavoro per gli abitanti dei paesi
vicini e la chiusura di negozi del centro.
Caselle è un paese strano. Le ultime
giunte comunali si sono dedicate
alla costruzione di case e centri
LISTA CANDIDATI
1 Campo Mauro Willem
2 Marro Marco
3 Sessa Andrea
4 Fazzari Domenico Francesco
5 Bussone Gianfranco
6 Cadoni Gian Carlo
7 Poma-Genin Alessandro
8 Isoardi Michele
9 Cadoni Amerigo
10 Scali Gianluca
11 Rossi Fabrizio Augusto
12 Danna Massimo
13 Tentori Deborah
14 Carletto Alessandro
15 Curto Riccardo
16 Olivero Giacomo
17 Viglietti Fabrizio detto Enzo
18 Beccaria Luca
19 Marenchino Simone
20 Garro Dario Michele
21 Sasia Luca
22 Scarcelli Eleonora
23 Penna Maurizio
24 Fanelli Raffaella
commerciali, ma nulla è stato fatto
per la felicità, la socializzazione e
l’educazione culturale dei cittadini.
Un paese strano non può che avere
una frazione strana. Mappano è un
paese amministrato da 5 comuni
diversi che a parole vogliono la sua
indipendenza, ma non si impegnano in
tal senso. Nonostante le mille difficoltà
di vita quotidiana i mappanesi non
demordono e pretendono il giusto
riconoscimento di Mappano comune.
Caselle è un paese strano: è nel
nord Italia ma confina con comuni
commissariati per infiltrazioni mafiose.
Il MoVimento 5 Stelle di Caselle Torinese
ha un solo obiettivo: fare in modo che
Caselle diventi un paese normale.
Movimento 5 Stelle Caselle
Movimento 5 Stelle Mappano
Per informazioni scrivere a :
[email protected]
Facebook:
Movimento 5 Stelle Caselle Torinese
Gruppi Locali - 35
Asti
Assalto al palazzo e
alla disoccupazione
a km 0. Tanti giovani che
potrebbero imparare l’antica
arte del contadino e ritrovare
seppur con metodi tecnologici
e moderni, il contatto con la
natura. Infine, arrivare alla
trasformazione e conservazione
dei prodotti agricoli creando
quindi una filiera controllata e
garantita astigiana.
Ecco un modo per fare del
lavoro nuovo.
LISTA CANDIDATI
Finalmente ci siamo, dopo
2 anni di preparativi e di
lavoro capillare nelle strade
e nelle piazze, incontrando
associazioni e vari gruppi, oltre
a cittadini comuni, finalmente
stiamo per confrontarci con
una competizione elettorale.
Tante sono le speranze e
perchè no, i timori. Saremo
in grado di affrontare gli
squali e i professionisti della
politica? Riusciremo ad essere
davvero un gruppo coeso
nel quale uno vale uno?
La sfida è stimolante e ci
vede da settimane impegnati
con i banchetti nelle piazze
astigiane e con ogni mezzo
possibile (a costo quasi 0) a
divulgare le nostre proposte
per il miglioramento della città
36 - Gruppi Locali
e della qualità della vita dei
suoi abitanti. Ad esempio, ci
sta particolarmente a cuore il
problema dell’occupazione. In
un momento così tragico e critico
noi proponiamo di considerare
il lavoro in maniera diversa
da come si è fatto fino a ora.
Crediamo che in un territorio
come il nostro, caratterizzato
da terreni fertili e incontaminati
si debba agire sulle opportunità
che la natura ci ha dato e che
dobbiamo rendere ai nostri figli,
smettere di sfruttare il suolo
e l’aria con metodi intensivi e
inquinanti e invece cominciare a
educare agricoltori e allevatori
al massimo rispetto della terra
e degli animali incentivando e
promuovendo
un’agricoltura
tipica, pulita e ovviamente
Gabriele Zangirolami
(Candidato Portavoce)
1. Giargia Davide
2. Mauro Angela
3. Pugliese Danilo
4. Filetti Alessandro
5. Serpa Marcella
6. Zisa Angelo
7. De Filippo Francesca
8. Romano Paolo Nicolò
9. Milan Sandra
10.Santini Maurizio Angelo
11.Tommei Roberto
12.Fortunato Antonio
13.Simplicio Elena
14.Pavese Paola
15.Vogliono Maurizio
16.Cavallaro Sergio
17.Paiuzzi Caterina
18.Aluffo Emanuela
19.Fortunato Greta
20.Rosso Marco
21.Grossi Valentina
22.Guzzo Lorena
23.Berruto Samuele
24.Zisa Salvatore
25.Piancatelli Davide
26.Ciufalo Giuseppina Anna Rita
Grugliasco
Grugliasco è una città dai contorni fumosi, dove nella continuità dei
fabbricati ad indicare i confini sono i
cartelli stradali delle città attigue. La
conformazione territoriale, dovuta ad
un passato agricolo, divide la città in
borgate scollegate tra loro e dunque
al di la del centro storico, che continua un’espansione a discapito dei
terreni agricoli.
I cittadini di frontiera perdono il senso di appartenenza alla collettività e
sono spesso abituati a usufruire di
spazi e servizi di altre città mentre la
politica locale non li rende partecipi
alle scelte e nelle attività comunali,
generando negli anni un lento abbandono dell’interesse alla vita politica cittadina.
Fumosa è l’amministrazione locale la
cui continuità politica viene garantita dalla scarsa partecipazione della
gente abituata a non lasciare impronta, e certo non è stimolata una nuova
presa di coscienza della cittadinanza.
Capita così che mentre dalla collettività viene promosso il rilancio dei mezzi
alternativi all’automobile si realizzino
ciclabili utili come specchietti per allodole e al limite a far passeggiate domenicali, ma inutilizzabili nella concretezza della vita quotidiana.
Capita così che mentre il cittadino si
concentra a ridurre e differenziare
i rifiuti nei suoi tanti bidoni colorati
messi a disposizione dal comune, si
volti a sud (Gerbido) e veda sorgere
un devastante inceneritore che difficilmente aiuterà a raggiungere il 65% di
differenziata imposta dalla comunità
europea.
Capita così che mentre l’italia emenda leggi o direttive sul risparmio
energetico, a Grugliasco, dove la
popolazione non aumenta dagli anni
ottanta, nascono quartieri “ecosostenibili” utili solo a depredare i terreni
agricoli residuali e il poco verde naturale rimasto. Ma che ad un distratto fanno pensare, che belli il “borgo
nuovo e il borgo (ex) verde”.
Capita così che alcuni cittadini comprendano il trucco da prestigiatore dei
politicanti grugliaschesi, presenzino e
filmino i consigli comunali, facciano
pressione sull’amministrazione ed informino la cittadinanza con banchetti
e volantini.
Capita anche che questa spina nel
fianco ai politicanti locali dia fastidio
ed arrivino nette intimidazioni verso
chi simpatizza per noi, verso chi ci
aiuta (è il caso del nostro certificatore
nella raccolta firme) ma anche verso
persone collegate loro. Metodi che si
addicono più a film di Francis Ford
Coppola che agli autoeletti Paladini
della Democrazia.
LISTA CANDIDATI
Di Pierro Alessandro
(Candidato Portavoce)
1. Surian Barbara Debora
2. Amato Stefano
3. Parodi Guido
4. Carignola Alessio
5. Calmistro Mirco
6. Manoli Salvatore
7. Balzaretti Marco
8. Cucchiarale Michela
9. Casa Massimo
10. Di Pierro Erica
11. Cocco Giovanni detto Gianni
12. Moschetta Carlo
13. Giusti Rossana
14. Ferrero Antonio
15. Di Santo Natale
16. Calzone Maria
17. Duò Luisa
18. Silvestri Franco
Gruppi Locali - 37
La Loggia
MoVimento 5 Stelle La Loggia
Possiamo annunciare la nascita della
nostra lista, formata da cittadini comuni
con la voglia di proporre più fatti
che ideologie o schieramenti politici.
Ci siamo strutturati in una vera e
propria lista civica, con un programma
che non sia solo una promessa ma
un manifesto di buon senso, scelto
dai cittadini che dovrà essere la linea
guida di chiunque sieda in Comune.
Abbiamo cercato giorno per giorno
una stesura concreta di un programma
attraverso un impegno tenace e
costante di applicazione e studio delle
tematiche che intendiamo affrontare.
Sempre in quest’ottica di democrazia
diretta e compartecipata di comuni
cittadini ogni lunedì sera ci riuniamo
con chiunque voglia intervenire per
accogliere e raccogliere istanze,
proposte spunti e idee, affinché non
si parli più di un paese dormitorio
ma di una realtà IN MOVIMENTO.
38 - Gruppi Locali
Come supporto tecnico ci siamo
appoggiati al “MOVIMENTO 5
STELLE” in quanto era l’unico
apartitico, che ci lasciava completa
autonomia sul territorio dandoci però
un aiuto nel colmare le nostre lacune.
Rompendo gli schemi tradizionali
vogliamo realizzare una politica
di
democrazia
diretta,
dove
l’unico e autentico protagonista
è il programma scelto con e per
i cittadini, con e per il paese.
Il nostro intento non è una candidatura
ma la realizzazione di un valore concreto
per i nostri figli, la nostra famiglia e
noi stessi insomma, per questo paese.
Il gruppo è sempre più ampio e
coeso ed è composto indistintamente
da cittadini candidati e da cittadini
che sostengono l’impegno del
gruppo e le candidature attraverso
un lavoro concreto e quotidiano.
LISTA CANDIDATI
Francesco Lo Grasso (consulente
informatico) Candidato sindaco
• Orietta Pezzolati (commerciante)
• Nicola Baggieri (autista gruista)
• Franco Mazza (operaio)
• Davide Trafficante (commerciante)
• Vincenzo De Filippo (istruttore arti
marziali)
• Giovanna Di Summa (ex
commerciante)
• Anna Buso (servizi per la persona)
• Marina Golotta (impiegata)
• Stefano Farinasso (architetto)
• Lorena Ferrero (in attesa di
occupazione)
Per tutti i cittadini di buona volontà
è attiva la pagina di Facebook
movimento5stelle la loggia dove
l’amicizia e il confronto sono garantiti.
Per i più timidi mettiamo a
disposizione il seguente indirizzo mail:
[email protected]
Rosta
Perché noi a Rosta?
Negli ultimi dieci anni il paese ha
assunto caratteri che non gli sono mai
appartenuti, la cementificazione a
iosa in una realtà verde e collinare ne
hanno quasi fatto una propaggine di
Torino come se anelassimo a divenirne
un quartiere dormitorio. Uno sciame di
cavallette avrebbe comportato danni
minori se confrontati con lo scempio
di cantieri che continuano a divorare il
nostro verde: oltre 200 case invendute
più un centinaio in costruzione in un
paese che non arriva a 5000 abitanti
e laddove si continua a colar cemento
per abitazioni così incastrate tra loro
da rendere agevole il passarsi la
carta igienica col vicino attraverso la
finestra del bagno. Mentre nell’edifico
scolastico continua a piovere dal tetto
(una plafoniera colma d’acqua cadde
durante le lezioni e per poco non ci
scappò il dramma) e si chiude il centro
prelievi del quale si servivano i nostri
anziani, si rifà chissà per quale nobile
fine, la piazza antistante il Comune che
ci costa quasi 170.000 euro, sempre a
carico nostro si rifanno i giardinetti di
piazza caduti di Cefalonia abbattendo
parte dei pini per soli 100.000 euro;
dulcis in fundo, l’abbellimento delle
rotonde per 40.000 euro ovviamente
nostri. Nell’ultimo mese poi abbiamo
avuto un vertiginoso incremento di
furti nelle abitazioni, magari avremmo
destinato più volentieri qualche
migliaio di euro per incrementare la
videosorveglianza come andiamo
proponendo nel nostro programma,
voi che ne dite? Ne riparleremo la sera
del 7 maggio pv, il nostro programma è
noto, deriva dall’impegno e dal sentire
dei cittadini per i cittadini che mai come
questa volta hanno la reale possibilità
di partecipare davvero a quanto li
riguarda; non ci faremo mai carico
di una delega in bianco, le decisioni
di rilievo pubblico saranno sempre
condivise in consigli comunali aperti; ci
proponiamo semplicemente di servire
l’interesse comune e delle generazioni
future, nessuno di noi è imprenditore
del cemento oppure ha bisogno del
lavoro di politicante.
L’alternativa a noi? L’avete sotto gli
occhi, a meno che non vogliate far finta
di nulla ed in tal caso toccherà ai nostri
figli giudicarci tutti e forse maledirci.
Gruppi Locali - 39
Santena
In occasione delle prossime
elezioni
amministrative,
il
Movimento 5 Stelle Santena si
presenta ufficialmente come una
valida alternativa alla logora ed
obsoleta politica dei precedenti
gestori del paese. Sono passati
oramai alcuni anni dalla nostra
nascita e dopo aver impegnato
tempo
ed
aver
elaborato
idee sociali di rinnovamento
strutturale del paese, ecco ora
giunto il momento di raccogliere
i frutti del nostro lavoro.
Appuntamenti a tema, banchetti,
raccolta firme, informazione sul
web, la creazione di pagine su
social network e la creazione
infine di un proprio sito, ha
caratterizzato ed accompagnato
la nascita, la formazione ed il
consolidamento di questo gruppo.
Punto di forza ha rappresentato
il
continuo
sondaggio
nel
territorio, su proposte della
cittadinanza per l’elaborazione
del
programma
elettorale,
40 - Gruppi Locali
che rappresenta comunque un
punto di partenza per affrontare
e migliorare qualsiasi altra
tematica che la cittadinanza
volesse
proporre
come
argomento futuro di discussione.
Acqua, wi-fi libero, tutela del
territorio, servizi scolastici e
socio-assistenziali, sono alcuni
dei punti su cui si basa il
nostro programma, arricchito
nel corso di questi ultimi mesi
da valutazioni sempre più
particolareggiate dall’esigenze
dei
cittadini
di
Santena.
Miriamo ad una corretta gestione
delle risorse pubbliche per
circoscrivere ed abbattere gli
sprechi in modo da permettere
una qualità migliore della vita
del cittadino in tutte le sue
forme nel nostro territorio.
Noi del Movimento 5 Stelle
Santena siamo un gruppo di
cittadini nati dalla volontà di poter
cominciare quel cambiamento
culturale all’interno del nostro
paese, che dovrà essere il motivo
trainante per lo sviluppo ed
il miglioramento del sistema.
Ecco chi siamo, il nostro
candidato
sindaco
e
di
seguito i candidati consiglieri:
Caparelli Alessandro, candidato
sindaco, impiegato presso azienda
termoidraulica, Franco Daniele,
operaio metalmeccanico, Villani
Stefania,
educatrice
sociale,
Bentivoglio Teddy, giardiniere,
Caruso Gianpaolo, artigiano
edile, Caione Cosimo, grafico
pubblicitario, Capece Tiziana,
commessa, Fenu Alessandro,
consulente informatico, Guerrieri
Manuela, formatrice in disciplina
del benessere, Carnà Raffaele,
impiegato presso cooperativa
servizi
ospedalieri,
Trimboli
Fabio, operaio metalmeccanico,
Cavalieri Silvano, pensionato,
Capece Roberto, magazziniere,
Toniolo Davide, tecnico in
telecomunicazioni, Friscia Anna,
impiegata.
Borgomanero
MOVIMENTO 5 STELLE
BORGOMANERO:C’è!
Il Movimento Cinque Stelle Borgomanero nasce
come una libera associazione di cittadini unitisi
grazie alla voglia di impegnarsi concretamente su
vari temi, facendolo con dedizione e passione.
Ci sono persone di tutte le età che svolgono
lavori diversi: chi studia, chi è in negozio o chi
lavora in un’impresa: fanno parte di questa
comitiva diversi giovani, addirittura ben 4 non
hanno ancora compiuto 21 anni, emblema di
una svolta che si vuole dare in questo ambito.
Per tutti noi è una nuova sfida da affrontare:
desidereremmo partecipare in ogni singolo aspetto,
con l’intenzione di inserire progetti popolari
positivi e togliendo quello strato illegale che, chi
ama davvero la politica, non vuole più vedere.
Ci piace l’idea di un ambiente pulito, ordinato, dove
TUTTI i cittadini, dal più giovane al più anziano, si
sentano eccezionalmente integrati: non abbiamo
un leader, una sede né tessere di appartenenza,
ognuno vale uno e se qualcuno vuole unirsi basta
ritrovarsi; incensurati e senza mandati politici
alle spalle, le semplici regole del Movimento.
Il nostro modello di politica è semplice: siamo degli
attivisti che hanno piacere di ritrovarsi attorno ad
un tavolo, pronti a discutere di cosa serve al nostro
comune, concentrandosi su necessità e progetti.
Il M5S BORGOMANERO è un gruppo che vuole
una democrazia che parta dal basso per
realizzare progetti che ben si identifichino nel
contesto urbano; il programma è semplice e
impossibile da rifiutare: si passa dal wi-fi libero
e gratuito per tutti i cittadini, mobilità con le
piste ciclabili e la possibilità di spostarsi per
la città grazie a navette elettriche ai rifiuti zero
tramite il progetto “Vedelago”, quindi una città
più pulita tagliandone le spese, aprendo le porte
all’energia rinnovabile, per toccare anche i temi
più scottanti dove ambiamo alla trasparenza
totale, con l’abolizione dei costi inutili
della politica e con la possibilità di mettere on-line
ogni cosa inerente a bilancio e attività comunale,
puntando sulla diretta streaming del consiglio
comunale tramite l’uso di webcam; sogniamo un
uso collettivo della Rete, dove l’onestà è d’obbligo.
Non vogliamo alleanze, siamo nati grazie alle
nostre menti, ci siamo ritrovati con le nostre gambe
e andremo avanti grazie alle nostre convinzioni.
Non abbiamo pretese ma un sogno: vivere una
vita felice, perché ce la meritiamo. Questo è il
nostro motto.
Gruppi Locali - 41
Mondovì
TAV E TRASPORTO LOCALE
Nel percorso di avvicinamento alle
elezioni di Mondovì abbiamo cercato
di toccare i principali punti del
programma a 5 Stelle sia con serate
che con nostre proposte fatte circolare
sui media locali: partecipazione attiva
della cittadinanza, piano regolatore,
acqua pubblica, risparmio energetico,
NO TAV Vs. trasporto locale, i temi
principalmente trattati. Il 27 febbraio
2012 è il giorno che per tutti i NO TAV
rimarrà nella memoria come il giorno
dell’incidente di Luca Abbà. La sera
del 27 era in programma a Mondovì
da tempo una serata dal titolo “VUOI
IL TAV TORINO LIONE OPPURE IL
TRENO MONDOVI’ CUNEO?” che
prevedeva la partecipazioni di
attivisti NO TAV valsusini che
hanno voluto onorare l’impegno
preso nonostante gli accadimenti
della giornata. Luca Giunti ha
elencato con dovizia di particolari
le principali ragioni per cui i “NO
TAV” sono contrari alla linea ad alta
42 - Gruppi Locali
velocità Torino – Lione. “Ragioni
di convenienza, economiche ed
ambientali. La Val Susa è già
percorsa da una linea ferroviaria
recentemente potenziata che al
momento attuale è al 30% del
suo utilizzo: perché non sfruttare
tale potenzialità? Il TAV costerà
ai contribuenti italiani ed europei
circa 20 miliardi di euro, non
sarebbe meglio utilizzare questo
capitale per migliorare i trasporti
locali, utilizzati dalla maggior parte
dei cittadini italiani?”. Per contro i
tagli ai trasporti pubblici effettuati
dal governo sono giunti fino ai
comuni provocando riduzione
delle linee urbane e licenziamenti.
“Poiché i fondi statali diminuiranno
ulteriormente,
è
necessario
integrare, razionalizzandole, le
linee di autobus urbane con le
extraurbane” – ha evidenziato
Federico Costamagna, candidato
sindaco del MoVimento 5 Stelle
Mondovì – “Ad esempio facendo
transitare
la
linea
CuneoMondovì per S. Anna d’Avagnina
recuperando
chilometri
da
destinarsi
ad
altre
linee”.
Costamagna ha poi sottolineato
che “la funicolare costa 13 euro/
km rispetto ai 1,50 euro/km degli
autobus: è necessario valorizzarla
al meglio”. Commentando i dati
del questionario sulla mobilità
cittadina, “COme mi muovo” da
noi distribuito ai monregalesi è
emerso che questi usano poco
o nulla gli autobus per “orari ed
itinerari non corrispondenti alle
proprie necessità”. Proposte per il
futuro? Minibus più flessibili, meno
inquinanti, integrati da un servizio a
chiamata. Grande sorpresa infine
la risposta alla domanda sulla ZTL
di Breo e Piazza: il 100% degli
intervistati si è detto favorevole alla
pedonalizzazione dei centri storici.
Acqui Terme
La situazione che questa
amministrazione uscente lascia
agli acquesi è disastrosa: un
buco di alcuni milioni di euro
che si è falsamente pareggiato
in bilancio con una ipotetica
svendita
del
patrimonio
immobiliare
acquese,
un’orribile struttura in zona
Bagni che ha portato allo
sperpero di milioni di euro di
soldi pubblici senza un minimo
di programmazione sul suo
utilizzo, un “atteggiamento
truffaldino”(che
dovrà
essere
confermato
dalla
magistratura) ai danni del
Comune
da
parte
della
Unicredit con la vicenda degli
swap che un’amministrazione
compiacente
non
ha
neppure saputo contrastare
efficacemente come invece
ha fatto un comitato di
cittadini (il CO.DE.FI.CO.)
e la legittimazione di una
delle più grandi speculazioni
edilizie nella nostra città
con l’approvazione del PPE
dell’area ex Borma da parte
di
maggioranza
e
finta
opposizione,
un
progetto
altamente
impattante
sul
quale
si
dovevano
fare
maggiori
riflessioni
con
il
coinvolgimento
della
cittadinanza. Potrei elencare
almeno un’altra decina di
negligenze e di episodi di
cattiva amministrazione che
hanno caratterizzato queste
ultime legislature, ma lascerò
il più bello a quando Beppe
Grillo sarà in piazza con noi
a gridare un sonoro “vaffa” a
questo modo di fare politica.
LISTA CANDIDATI
Cannito Pier Paolo (candidato
Sindaco)
Baldovino Fabio
Blencio Carola
Bracco Giacomo
Chieco Enzo
Giannone Fabrizio
Morbelli Giuseppe
Moretti Giampiero
Novelli Silvia
Poggio Romina
Vigna Andrea
Zaccone Pier Luigi
Gruppi Locali - 43
Racconigi
Racconigi in movimento
A Racconigi negli ultimi tempi c’è voglia
di movimento, le proposte fatte dalla lista
che si presenterà alle prossime elezioni
hanno destato parecchia curiosità nella
popolazione racconigese, i lunghi mesi
trascorsi al freddo nel mercato del
sabato pomeriggio hanno dato i loro
frutti. Innanzi tutto ha dato la possibilità
allo sparuto gruppetto iniziale di riunire
intorno a se abbastanza persone per
poter formare una lista totalmente
racconigese, che porta avanti tutte
44 - Gruppi Locali
le linee del movimento più tutte le
problematiche racconigesi vedi ex
neuro, nuovo piano regolatore, nuovi
indirizzi sulle politiche sociali, nuovo
progetto sulla mobilità e nuovi problemi
che riguardano il lavoro.
Tutto questo si è tradotto nella
straordinaria giornata di sabato 17
marzo durante la raccolta delle firme
per la presentazione della lista, dove
in meno di tre ore al banchetto sono
affluiti quasi cento cittadini racconigesi,
che hanno permesso di completare la
raccolta a tempo di record, garantendo
così alla lista di potersi presentare
alla prossime elezioni comunali in
programma per il 6-7 maggio.
Se questi sono i presupposti Racconigi
ha sicuramente un futuro in movimento.
Vogliamo ringraziare tutti i cittadini che
fin qui ci hanno sostenuto, che hanno
firmato e che speriamo siano ancora
più numerosi il giorno delle elezioni.
Movimento 5 stelle Racconigi
Serravalle Sesia
Il Movimento 5 Stelle sbarca a Serravalle Sesia
Il gruppo Valsesiano del Movimento
5 Stelle opera per cercare di
diffondere gli ideali del M5S sul
territorio.
Abbiamo un blog,
www.valsesia5stelle.blogspot.
it e una pagina Facebook
Movimentocinquestelle Valsesia.
Abbiamo organizzato un festival
musicale e serate informative che
hanno riscosso un discreto successo.
Certo è difficile convincere la gente
che il cambiamento è possibile
solo con l’impegno di tutti, ma non
molliamo!
Il gruppo intende presentare una
lista a 5 Stelle a Serravalle Sesia
www.beppegrillo.it/listeciviche/
liste/serravallesesia
per
cui
stiamo raccogliendo le firme
dei cittadini. Il nostro candidato
sindaco è Fabrizio Peritz.
Abbiamo stilato un programma
puntando sulla trasparenza e
sul coinvolgimento dei cittadini.
Ecco in sintesi il programma.
Puntiamo
a
contrastare
la
realizzazione di una grande
centrale a Biomasse a ridosso del
centro cittadino ed eventuali nuovi
sbarramenti sul fiume Sesia.
Puntiamo molto sul risparmio
energetico e vorremmo dotare
gli edifici pubblici di pannelli
fotovoltaici e lampadine a basso
consumo, cercando di divulgare la
cultura della riduzione degli sprechi.
Sui rifiuti la posizione è netta:
Riutilizzo, Riciclo, Riuso. Il nostro
modello è Vedelago. Vogliamo fare
in modo che l’amministrazione
comunale si rendesse promotrice di
attività a 360 gradi per i cittadini:
dallo sport al gioco, dalla cultura
al volontariato ecc..., mettendo
a disposizione le strutture e le
competenze
necessarie
alle
associazioni e ai cittadini.
Particolare attenzione verrà data alle
fasce più deboli della popolazione.
E’ nostra intenzione rendere più
fruibile il centro urbano, limitando
le auto in circolazione e soprattutto
i mezzi pesanti, andando a favorire
il potenziamento del trasporto
pubblico e migliorando laddove
possibile l’arredo urbano.
Particolare
attenzione
sarà
dedicata alle frazioni. Sul fronte
dell’amministrazione la parole
d’ordine
sarà
TRASPARENZA
TOTALE. Il consiglio comunale dovrà
anche essere un’occasione in cui i
cittadini possano esprimere il loro
parere e le loro considerazioni. Le
sedute saranno riprese e trasmesse
in diretta streaming. Si vogliono
inoltre promuovere incontri in
cui sperimentare la democrazia
partecipata con la cittadinanza
sulle tematiche più sensibili.
Vogliamo abolire il quorum per
i referendum comunali e usare
questo strumento per rendere più
partecipi i cittadini alla vita politica
comunale.
Infine
vorremmo
garantire
l’accesso Wi-Fi gratuito ai residenti
nel comune. Gruppi Locali - 45
chivasso
TORNA IL CIRCO DEI PARTITI A CHIVASSO
Arriva la primavera e il circo torna in
città. Dopo solo un anno dalle precedenti
elezioni comunali, e un inverno freddo e
oscuro in cui i Partiti si sono rintanati nelle
loro logge oscure, lontani dai cittadini,
Chivasso torna al voto. Le motivazioni
sono varie e lascio agli onori della cronaca
questa triste storia, puntellata di giochi di
potere, infiltrazioni mafiose, problemi
medici indotti da uomini senza scrupoli.
Torna la primavera e tornano i Partiti in
piazza a fingere che gliene freghi ancora
qualcosa della vita cittadina. Proprio loro,
gli artefici della rovina, invocano “volti
nuovi”, “nuove alleanze”, “nuovi progetti”.
Che abuso insensato e disgustoso di
questa parola, “novità”. Spettri opachi
lottano contro il passato che loro stessi
hanno costruito. Così improvvisamente
Chivasso ha una centrale a Olio di
Palma, approvata dal PD, e tutto va bene.
46 - Gruppi Locali
Chivasso verrà invasa dallo Smarino, ma
non è una “priorità”. Chivasso tornerà a
soffrire per la mancanza di trasparenza,
di un progetto per il futuro libero dalle
cooperative. Chivasso dimenticherà che
la crescita economica e i posti di lavoro si
possono creare anche con onestà ed eco
sostenibilità. Ma le bandiere sventolano
ancora impavide e senza vergogna, i
colori politici si mischiano senza pudore,
l’importante è avere il faccione più grande
sul manifesto, lo spazio pubblicitario
sul giornale, un momento di gloria per
un’intervista in cui si dice poco e sarebbe
meglio non aver detto niente. Il nulla, il
vuoto, l’assenza di argomenti, diventano
cavalli di battaglia in una litania che
spero non incanti più nessuno. Siamo
qui, 17 cittadini incensurati, per svegliare
i chivassesi da questo incantesimo, da
questo gioco di luci e colori, questo circo di
false promesse, illusioni, morti mascherati
da vivi. Non abbiamo strumenti magici,
ma solo tanta determinazione, la forza
di un progetto razionale e pragmatico, la
volontà di offrire un futuro a una comunità
che, ignara, cammina verso il baratro. E
quindi pensiamo ai giovani talentuosi,
linfa vitale per i giorni che verranno.
Pensiamo alla classe di lavoratori esperti
ma disoccupati, che merita una seconda
occasione. Pensiamo a salvaguardare
la salute di bambini e anziani, nuovi e
vecchi frutti della nostra terra. Pensiamo
a bloccare il cemento con un albero.
Pensiamo a sostituire i politici schiavi delle
segreterie di Partito con cittadini liberi,
incensurati, onesti. Il circo è tornato in città.
Con il Movimento 5 Stelle, sarà per
l’ultima volta.
Raffaele Lamorte
Candidato Consigliere Comunale Chivasso
attività dei consiglieri regionali
PROPOSTE DI LEGGE DAVIDE BONO
Proposta di legge n. 224
Titolo: Ulteriori modifiche alla legge regionale 31 agosto 1993,
n. 47 (Determinazione della misura dell’addizionale all’imposta
di consumo sul gas metano e istituzione dell’imposta regionale
sulla benzina). Incentivi per la trasformazione di autoveicoli da
alimentazione a benzina ad alimentazione a GPL o metano;
fondi per piano regionale di mobilità elettrica.
Data di presentazione: 16/01/2012
Proposta di legge n. 232
Titolo: Modifiche all’articolo 20 della legge regionale 16
gennaio 1973, n. 4 (Iniziativa popolare e degli enti locali e
referendum abrogativo e consultivo).
Data di presentazione: 28/02/2012
ORDINI DEL GIORNO DAVIDE BONO
Ordine del giorno n. 593
Titolo: Censura all’amministrazione di Casale Monferrato per
il ritiro di parte civile dal processo Eternit.
Data di presentazione: 20/12/2011
Ordine del giorno n. 622
Titolo: Sussidi e ammortizzatori sociali attualizzati alla situazione
economica e non alla certificazione unica dei redditi (CUD).
Data di presentazione: 27/01/2012
Ordine del giorno n. 628
Titolo: No alla strumentalizzazione partitica del tema
dell’immigrazione; si ad un’analisi seria e approfondita del
testo unico sull’immigrazione per la risoluzione dei nodi più
problematici partendo dalla legge di iniziativa popolare
“L’Italia sono anch’io”.
Data di presentazione: 31/01/2012
Ordine del giorno n. 643
Titolo: indizione del referendum regionale la domenica del
primo turno delle amministrative.
Data di presentazione: 14/02/2012
Ordine del giorno n. 671
Titolo: Stop alla militarizzazione e all’interdizione illegittima
nell’area e nei cantieri circostanti il cantiere della Discenderia
della Maddalena di Chiomonte; uscita dell’Italia dal progetto
di Alta Capacità Torino-Lyon per manifesta inutilità della stessa.
Data di presentazione: 08/03/2012
INTERROGAZIONI DAVIDE BONO
Interrogazione n. 844
Titolo: Stato del servizio di prenotazioni Sovracup.
Data di presentazione: 23/11/2011
Interrogazione n. 864
Titolo: Inizio lavori per il deposito di scorie nucleari D2 a Saluggia.
Data di presentazione: 05/12/2011
Interrogazione n. 900
Titolo: Deliberazione della Giunta Regionale 11.02.11 N. 221473, di approvazione della variante strutturale N. 4/2006
al piano regolatore generale intercomunale interessante il
Comune di Parella (To).
Data di presentazione: 12/01/2012
Interrogazione n. 912
Titolo: Contaminazione Area Italia ‘61.
Data di presentazione: 19/12/2011
Interrogazione n. 948
Titolo: Nuova operatività del servizio di elisoccorso del 118.
Data di presentazione: 07/02/2012
Interrogazione n. 951
Titolo: Applicazione accordo di programma con Mediapolis SPA.
Data di presentazione: 09/02/2012
Interrogazione n. 953
Titolo: Stato di calamità richiesto dall’ARPIET: risposte
dell’assessorato al turismo.
Data di presentazione: 18/01/2012
Interrogazione n. 1003
Titolo: Ritardi dei pagamenti all’AVIS.
Data di presentazione: 20/03/2012
Interrogazione n. 1011
Titolo: Deliberazione della giunta regionale 11.02.11 N. 221473, di approvazione della variante strutturale N. 4/2006
al piano regolatore generale intercomunale interessante il
Comune di Parella.
Data di presentazione: 21/03/2012
Interrogazione n. 1017
Titolo: Nuova organizzazione del servizio di elisoccorso del 118.
Data di presentazione: 26/03/2012
PROPOSTE DI LEGGE FABRIZIO BIOLè
Proposta di legge n. 226
Titolo: Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o
di bocconi avvelenati.
Data di presentazione: 17/01/2012
mozioni e ORDINI DEL GIORNO FABRIZIO BIOLè
Ordine del giorno n. 584
Titolo: Priorità nella partecipazione ai tavoli istituzionali.
Data di presentazione: 06/12/2011
Ordine del giorno n. 616
Titolo: Azione legislativa difforme dalla volontà popolare
espressa nei referendum di Giugno 2011.
Data di presentazione: 20/01/2012
Mozione n. 491
Titolo: trasferimento alpitour.
Data di presentazione: 14/09/2011
INTERROGAZIONI FABRIZIO BIOLè
Interrogazione n. 860
Titolo: Orbassano: Pista turistica trasformata in circuito competitivo.
Data di presentazione: 02/12/2011
Interrogazione n. 897
Titolo: Futuro della risicoltura piemontese a seguito della
nuova PAC.
Data di presentazione: 29/12/2011
Interrogazione n. 911
Titolo: Effetti della speculazione da uso agroenergetico dei
territori di risaia.
Data di presentazione: 16/01/2012
Interrogazione n. 960
Titolo: Liquidazione lavoratori Novaplast di Racconigi.
Data di presentazione: 10/02/2012
Interrogazione n. 965
Titolo: INPS di Alessandria non assolvente nei confrondi delle
aziende alluvionate.
Data di presentazione: 16/02/2012
Interrogazione n. 984
Titolo: Finanziamento regionale al campo Vallauri di Fossano.
Data di presentazione: 09/03/2012
Interrogazione n. 1004
Titolo: Anomalie sulla regolamentazione regionale
dell’apprendistato.
Data di presentazione: 20/03/2012
Interrogazione n. 1020
Titolo: Quote regionali dei docenti ammessi al tirocinio
formativo attivo.
Data di presentazione: 27/03/2012
47
I gruppi attivi in Piemonte
-ACQUI TERME (AL)
[email protected]
-ALBA (CN)
[email protected]
-ALESSANDRIA
[email protected]
-ALPIGNANO
[email protected]
-ARONA (NO)
[email protected]
-ASTI
[email protected]
-AVIGLIANA
[email protected]
-BEINASCO (TO)
[email protected]
-BIELLA
[email protected]
-BORGARO (TO)
www.facebook.com/profile.
php?id=100000923474862
-BORGOMANERO
www.meetup.com/borgogrilli/
-BRA (CN)
[email protected]
-BUSSOLENO
[email protected]
-CARMAGNOLA (TO)
[email protected]
-CASELLE
[email protected]
-CASTIGLIONE TORINESE (TO)
[email protected]
-CAVOUR (TO)
www.facebook.com/profile.
php?id=100001561350527
-CEVA (CN)
www.meetup.com/libertaeuguaglianza
-CHIERI (TO)
[email protected]
-CHIVASSO (TO)
[email protected]
-CIRIE’ (TO)
[email protected]
-COLLEGNO (TO)
[email protected]
-CONDOVE
[email protected]
-CRESCENTINO (VC)
www.facebook.com/profile.
php?id=100001008705742
-CUNEO
[email protected]
-DOMODOSSOLA (VCO)
www.meetup.com/beppegrillo-302/
-GIAVENO (TO)
[email protected]
-GRUGLIASCO
[email protected]
-IVREA (TO)
[email protected]
-LA LOGGIA
[email protected]
-MONCALIERI (TO)
[email protected]
-MONDOVI
[email protected]
-NICHELINO
[email protected]
-NOVARA
[email protected]
-NOVI LIGURE
[email protected]
-ORBASSANO
[email protected]
-PIANEZZA (TO)
[email protected]
-PINEROLO (TO)
[email protected]
-PIOSSASCO
[email protected]
-RACCONIGI
[email protected]
-RIVOLI (TO)
[email protected]
-RIVALTA
[email protected]
-ROSTA (TO)
[email protected]
-SAN MAURO (TO)
[email protected]
-SANTENA (TO)
[email protected]
- Serravalle Sesia
[email protected]
-SETTIMO
[email protected]
-TORINO
[email protected]
-TORTONA (AL)
[email protected]
-VENARIA
[email protected]
-VERBANIA
[email protected]
-VERCELLI
[email protected]
perle di saggezza
• “Speravo che la vuvuzela Carossa non infastidisse il mio intervento!” - Ponso (Idv)
• “Lei è il Presidente più antipatico della storia del Piemonte” - Boeti (PD) rivolgendosi a Cota
• “Sarò breve perchè l’attenzione sta sciamando” - Molinari (Lega)
• “Abbiamo sfociato nelle sfere iperbolee dell’astrazione” - Laus (Pd)
• “ll Comune ha preso il plebiscito numero uno per il ciclo dei rifiuti” - Negro (Udc)
• “Mi metto nelle palle del Consigliere Carossa” - Negro (Udc)
• “Se qualcuno si fa un retro-pensiero che si risponde, su tematiche in voga di politica qualunquista, io
la smetto” - Pedrale (Pdl)
• “Consigliere Gregorio, il fatto che lei in questo momento sieda nella zona riservata alla stampa non
l’autorizza a fare la ola mentre parla un collega!” - Cattaneo (Pdl)
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48
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