Studio descrittivo sull`incidenza di tumori maligni nell`area

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Studio descrittivo sull`incidenza di tumori maligni nell`area
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Studio descrittivo sull’incidenza
di tumori maligni nell’area
circostante al Centro comune
di ricerca (CCR) di Ispra
Descriptive study of cancer
incidence in the area
around the Ispra
Joint Research Centre (JCR)
Salvatore Pisani,1 Nadia Bianchi,1 Maria Gambino,1 Beatrice Prandini,1 Renato Soma,1 Paolo Contiero,2 Giovanna Tagliabue,2
Elio Giorgio Marmondi,1 Fabio Banfi,3 Domenico Bonarrigo1
1
ASL della Provincia di Varese
Registro tumori Lombardia (Provincia di Varese), Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano
3 Azienda ospedaliera Sant’Antonio Abate, Gallarate
2
Corrispondenza: Salvatore Pisani, ASL della Provincia di Varese, via Rossi 9, 21100 Varese; e-mail: [email protected]
Cosa si sapeva già
Cosa si aggiunge di nuovo
■ La presenza nel territorio di Ispra (Varese) di un Centro
comune di ricerca (CCR) comporta lo scarico controllato di
emissioni radioattive di tipo aeriforme e liquido.
■ Alcune fasce della popolazione circostante hanno espresso preoccupazioni per il possibile aumento del numero di
tumori.
■ Il livello di esposizione a materiale radioattivo, contenuto nei limiti consentiti dalle direttive comunitarie, non lascia
prevedere aumenti di patologie oncologiche.
■ I dati raccolti dal Registro tumori Lombardia confermano l’assenza di danni di salute alla popolazione, indicando
addirittura una minore incidenza per alcuni di essi.
Riassunto
Obiettivo: l’ASL di Varese, al fine di verificare gli effetti delle emissioni radioattive derivanti dall’attività del Centro comune di ricerca (CCR) di Ispra, ha condotto un’indagine
ecologica per misurare eventuali eccessi d’incidenza di tumori nella popolazione residente nei dintorni.
Disegno e setting: previa verifica storica dei livelli di esposizione stimati nella popolazione circostante, si sono calcolati i tassi d’incidenza di leucemie e altri tumori correlati rilevati dal Registro tumori Lombardia (Provincia di Varese).
Mediante standardizzazione indiretta, si sono confrontati i
casi attesi in base all’incidenza provinciale con i casi osservati nel Comune di Ispra, nei comuni circostanti al CCR nel
raggio di 5 km (5kmArea) e nel territorio del Distretto di Sesto Calende (Distretto).
Risultati: nel periodo 1982-1998 le popolazioni medie annue erano di 4.687 (Ispra), 32.120 (5kmArea), 43.707 (Di-
stretto) abitanti, la popolazione provinciale di riferimento di
793.752; i casi complessivi di tumori registrati sono stati rispettivamente 374, 2.920 e 4.099, nella provincia 72.246.
Non sono emersi eccessi significativi di leucemie né a Ispra
(RSI 0,33, IC 95% 0,07-0,96) né nei comuni nell’arco di 5
km (RSI 0,83, IC 95% 0,63-1,08). Per i tumori maligni complessivamente e per i più diffusi (mammella, colon-retto) si
è rilevato un numero di casi incidenti significativamente inferiore all’atteso.
Conclusioni: compatibilmente con i bassi livelli di esposizione rilevati, nonostante i timori della popolazione locale,
non risultano eccessi d’incidenza di tumori correlabili con
emissioni radioattive del CCR, sia a Ispra sia nei comuni vicini. Eventuali eccessi di tumori dovrebbero ricercarsi nei lavoratori esposti.
(Epidemiol Prev 2009; 33(6): 215-21)
Abstract
Objective: to assess the effects of radioactive emissions from the
EU Joint Research Centre (JRC) (nuclear) at Ispra, the Local
Health Authority (ASL) of Varese carried out an ecological study
to measure any excess incidence of cancer in the surrounding
population.
Design and setting: after estimation of historical exposure levels in the surrounding population, the incidence rates of leukaemia
and other exposure-related tumours were calculated from data
in the population based Lombardy Cancer Registry (Varese
Province). By indirect standardization, the expected cases (based
on incidence rate in the Province) were compared with observed
cases in the close-by municipality of Ispra, in municipalities
within a 5 km radius of the JRC (5kmArea) and in the area
covered by the District of Sesto Calende (DistrictArea).
Results: in the period 1982-1998, mean populations were
4,687 (Ispra), 32,120 (5kmArea) and 43,707 (DistrictArea);
the population of the Province was 793,752. The numbers of
cancers registered were 374, 2,920, 4,099 and 72,246 respectively. Significant excesses of leukaemia were not found in Ispra
(SIR 0.33, 95% CI 0.07-0.96) or the 5kmArea (SIR 0.83,
95% CI 0.63-1.08). For all cancers combined and for the com-
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anno 33 (6) novembre-dicembre 2009
Parole chiave: sorveglianza di popolazione, registro tumori, emissioni radioattive
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monest cancers (breast, colo-rectal) the numbers of incident cases were lower than expected.
Conclusions: consistent with the low levels of exposure detected, and despite the fears of the local people, no incidence excesses of cancers was found in Ispra, the town closest to the JRC, or
in the surrounding areas. It may be worth searching for excess
cancer among exposed workers.
(Epidemiol Prev 2009; 33(6): 215-21)
Introduzione
In letteratura è nota la relazione tra incidenza di alcuni tumori maligni ed eccessi di esposizione a radiazioni o materiale radioattivo. In particolare, sono noti danni di salute a
carico di sopravvissuti alla bomba atomica,3 a lavoratori dell’uranio4,5 e coorti di lavoratori professionalmente esposti.6,7
Nei sopravvissuti alla bomba atomica si sono rilevati rischi
in eccesso di leucemia e cancro del polmone. Nei lavoratori
dell’uranio la relazione dose-effetto non è sufficientemente
chiara, mentre nei minatori è stata dimostrata una relazione
tra tumore del polmone e radon, un gas che si sprigiona dal
decadimento dell’uranio; infine, una revisione della letteratura non sembra mettere in evidenza sistematici aumenti di
mortalità per specifici tumori in tali lavoratori rispetto alla
popolazione generale.4 In uno studio sui lavoratori dell’uranio del Nuovo Messico, escludendo i minatori e considerando i lavoratori delle fabbriche esposti a polveri di uranio,
non sono risultati eccessi di mortalità significativi per tumori
correlabili all’esposizione.5
In coorti di lavoratori potenzialmente esposti (dentisti, medici, addetti dell’industria con produzione di radiazioni, addetti alla produzione di energia nucleare) si è osservato in
Canada un eccesso di rischio relativo di morte per tumori
del 3% (RR=1,03; IC 90% 1,1-4,8,) per 10 mSv.6 In laboratori del Dipartimento di energia nucleare negli Stati Uniti si è riscontrato un eccesso di mortalità per mieloma multiplo nelle donne e di leucemia nei lavoratori con oltre 20
anni di attività.7
Eccessi di leucemia erano già noti in lavoratori esposti a radiazioni8 o nell’ambito della produzione di energia nucleare in Canada, Stati Uniti e Regno Unito.9 Studi condotti su
radiologi hanno rilevato eccessi di leucemia;10 negli Stati Uniti si è stimato che tra i radiologi praticanti esista un eccesso
di rischio di cancro che oscilla tra lo 0,53% e lo 0,87%,11
mentre gli effetti sui pazienti trattati con radiazioni ionizzanti annoverano rischi di cancro maggiori della popolazione generale, ma inferiori a quelli osservati nei sopravvissuti
giapponesi alla bomba atomica, per i quali si aggiunge l’effetto di sterilizzazione cellulare.12,13
Gli studi di popolazione sono più rari e di più difficile interpretazione, soprattutto per le stime di esposizione. Tuttavia, la popolazione adiacente a un impianto nucleare o a un
laboratorio di ricerca che lavora con materiale radioattivo
esprime preoccupazione e timori che vanno verificati prima
di sfociare in manifestazioni di allarmismo. Per esempio, alcuni anni fa furono segnalati supposti eccessi di nascite di
bambini con sindrome di Down nei comuni vicini a Ispra,
non successivamente investigati anche per la carenza di infor-
A partire dalla fine degli anni Cinquanta (1958) il Centro
comune di ricerca (CCR) di Ispra ha iniziato un’attività di
ricerca a scopo pacifico nell’ambito nucleare sul territorio
della Provincia di Varese, regolamentata da autorizzazioni
ministeriali. Agli inizi del 2000, il Centro costituisce uno dei
depositi italiani di materiale radioattivo. All’interno delle regolamentazioni ministeriali sono stabilite le cosiddette formule di scarico, ossia formule di tipo matematico che consentono di scaricare, in modo autorizzato e per ogni radioisotopo prodotto, un determinato quantitativo (attività) in
un determinato lasso di tempo che si ritiene abbia una ricettività accettabile di impatto sul territorio circostante. Le
vie di emissione consentite sono di prassi sia di tipo aeriforme sia di tipo liquido.
Al fine di supervisionare nel tempo tutte le aree del territorio nazionale in cui era presente un reattore nucleare, a partire dagli anni Sessanta è stata effettuata da organismi centrali, tra i quali l’ENEA e attualmente l’APAT, la raccolta dei
dati metrologici provenienti dai vari centri. Per gli scarichi
gassosi, l’irraggiamento della popolazione avviene per dispersione atmosferica e per ricadute sul suolo, si tratta quindi di irraggiamento per dose esterna e di contaminazione di
matrici alimentari, quali i vegetali e i foraggi (che entrano
nella catena alimentare del latte). Per gli scarichi liquidi vi è
un contributo alla dose interna mediante l’ingestione di alimenti attraverso l’acqua e i prodotti ittici.
Sono stati identificati alcuni gruppi di popolazione a maggiore rischio in base alla fascia d’età (maggiore radiosensibilità nei bambini di età inferiore ai 5 anni), alle abitudini alimentari (pescatori) e alla collocazione geografica, che per gli
effluenti aeriformi è funzione della meteorologia locale (nel
caso specifico, l’area a Sud-Sudest del Centro ed entro un
raggio di 5 Km).
Sulla scorta di queste considerazioni il CCR ha definito in diversi comuni del territorio circostante dei punti di prelievo di
matrici ambientali e alimentari, nei quali con una periodicità
stabilita, e in alcuni casi con monitoraggio continuo, ha dapprima raccolto campioni e poi effettuato misurazioni al fine
di quantificare la concentrazione di radioattività.
Questi dati, attraverso la conoscenza delle abitudini di vita e
alimentari della popolazione, costituiscono la base per la stima di una dose alla popolazione. La dose è un indicatore fondamentale in ambito radioprotezionistico, in particolare in relazione alle radiazioni ionizzanti, il cui effetto biologico è connesso alla tipologia di radiazione emessa e delle quali è acclarato da IARC l’oncogenicità.1,2
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Key words: population surveillance, cancer registry, radioactive emissions
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mazioni attendibili e per gli ostacoli all’esecuzione di interviste derivanti dal mancato consenso dei cittadini interessati.
La presente analisi mira a verificare se nella popolazione residente dell’area circostante il CCR nel corso degli anni si
siano registrati eccessi di nuovi tumori correlabili alle attività svolte dall’impianto nucleare di ricerca.
Metodi
La valutazione dell’esposizione
La metodologia seguita per la ricostruzione dell’esposizione
radiologica nel presente studio è duplice. Da un lato si sono
recuperati, grazie anche all’interessamento di APAT (ora Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ISPRA),
i dati storici del monitoraggio intorno al CCR di Ispra (VA)
dal 1967 al 2006.14 Dall’altro, in riferimento all’anno 2006,
con l’ausilio di ARPA-Regione Lombardia sono stati condotti
rilievi metrologici sia al fine di effettuare un’intercomparazione di dati sia per documentare l’impatto sul territorio, nel
tempo, di un centro nucleare, seppure di ricerca.
Per comprendere meglio l’incidenza dell’attività del CCR sull’ambiente va precisato che il Centro comune di ricerca ha iniziato la sua attività nei primissimi anni Sessanta, ma i dati sono stati raccolti a livello centrale dal 1967 fino a oggi: per chiarezza espositiva si indicherà questo periodo come «intervallo
di osservazione». A questo proposito va osservato che fino all’incirca al 1977, quindi per un periodo di 10 anni, l’attività
del Centro è stata prevalentemente di ricerca nucleare, poi lentamente l’attività nucleare è divenuta meno preponderante, fino a giungere ai giorni nostri alla conduzione di attività di ricerca non nucleare e connessa al decommissioning, ossia alla dismissione delle attività, con bonifica degli impianti e smaltimento e stoccaggio sicuro delle scorie.
Ciò ha comportato una variazione dell’impatto sull’ambiente
nel tempo: la caratteristica saliente che si evidenzia infatti attraverso la comparazione con i dati di ARPA-Regione Lombardia è che il CCR ha, al momento, un impatto sull’ambiente
esterno del tutto trascurabile e confondibile con altri eventi di
origine non locale, quali l’effetto Chernobyl e le ricadute degli esperimenti nucleari in atmosfera.
Nella tabella 1 sono elencati i principali radionuclidi (H3, I
I 131
Via critica
acqua
acqua
vegetali, latte
e pesce
irraggiamento
esterno
irraggiamento
esterno
latte
altri radioisotopi gassosi
equiparati a Kr 85
irraggiamento
esterno
Isotopo
H3 liquido
Sr 90
Cs 137
Ar 41
H3 in aria
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131, Ar 41, Kr 85, Cs 137 e Sr 90) che hanno avuto un impatto sul territorio, la via per giungere all’uomo, il gruppo maggiormente a rischio di esposizione e l’organo che può ricevere
la dose maggiore. Va rammentato che:
■ H3 (il trizio) è incorporato sotto forma di acqua triziata
(HTO) e segue tutte le vie metaboliche dell’acqua;
■ I 131 segue il metabolismo della tiroide;
■ Ar 41 e Kr 85 sono gas nobili che hanno poca reattività
con l’organismo umano.
Tra i radionuclidi scaricati e monitorati che hanno e hanno
avuto maggiore impatto sulla salute dei residenti si evidenziano il Cs 137 e lo Sr 90, caratterizzati da tempi fisici di dimezzamento lunghi (30 anni e 28,78 anni, rispettivamente)
e dal fatto di fissarsi, il primo nelle ossa e nei muscoli, il secondo prevalentemente nelle ossa.
Facendo riferimento al modello lineare senza soglia15 e raccogliendo negli anni le stime dosimetriche condotte dal CCR
in base a codificati programmi di calcolo e alle abitudini alimentari della popolazione residente è possibile effettuare una
stima della dose ricevuta dai componenti dei gruppi critici
della popolazione.14-16
La valutazione dell’incidenza dei tumori
Sono state selezionate alcune patologie tumorali correlabili,
secondo la letteratura scientifica, con l’esposizione a emissioni radioattive: leucemie, linfomi non Hodgkin, tumori
del polmone, della tiroide, della mammella, del colon-retto,
del fegato, dell’osso, del rene, dei tessuti molli, nonché tutti i tumori maligni. Sono stati individuati i casi incidenti di
tali patologie dall’archivio del Registro tumori Lombardiaprovincia di Varese nel periodo 1982-1998, ossia in un arco
di tempo che arriva a 20 anni di latenza dal periodo di massima dose dell’esposizione.
L’area geografica studiata è stata quella del Comune di Ispra,
sede del CCR, e dei comuni limitrofi situati nel raggio di
circa 5 chilometri (figura 1). I confronti geografici sono stati condotti prendendo come riferimento l’incidenza registrata nel medesimo periodo in tutta la provincia rispetto
a quella registrata a Ispra, nei comuni limitrofi e nel distretto di Sesto Calende, che comprende in parte comuni
Gruppo critico
bambini <5 anni
bambini <5 anni
bambini <5 anni
e pescatori
popolazione a 5 Km,
settore S-SE
popolazione a 5 Km,
settore S-SE
bambini a 700 m
settore S-SE
popolazione a 5 Km,
settore S-SE
Organo critico
corpo intero
scheletro
corpo intero
Tabella 1. Sintesi della catena espositiva in funzione del radioisotopo.
Table 1. Summary of the exposure
chain for pertinent radionuclides.
corpo intero
corpo intero
tiroide
corpo intero
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Risultati
Figura 1. Mappa geografica di Ispra e dei comuni limitrofi: l’area circoscrive comuni distanti circa 5 chilometri dal CCR di Ispra.
Figure 1. Map of Ispra and surrounding municipalities: the map shows
municipalities within an approximately 5 kilometer-radius of the Joint
Research Centre at Ispra.
della zona e in parte comuni più distanti, estesi più a sud.
Per la valutazione dell’incidenza si è usato il metodo della
standardizzazione indiretta per fasce quinquennali dei tassi
d’incidenza, basandosi sulla popolazione Istat rilevata per il
periodo 1982-98. Oltre al rapporto standardizzato d’incidenza (RSI), ottenuto tra casi osservati e attesi, è stato calcolato l’intervallo di confidenza utilizzando la distribuzione
secondo Poisson se i casi osservati risultavano inferiori a 100,
e la distribuzione normale negli altri casi.
Per la mappatura dell’area limitrofa a Ispra è stato utilizzato
il software EPIINFO, rappresentando in quartili con diverso tratteggio grafico il range di distribuzione dei valori di RSI
rilevati nei comuni interessati.
Dall’analisi temporale emerge che in relazione agli scarichi
aeriformi le dosi individuali annue massime al corpo intero per la popolazione residente in un’area collocata a SudSudest del Centro e per i bambini di età inferiore a 5 anni
è di 10 mSv, mentre in relazione agli scarichi liquidi le dosi individuali annue massime allo scheletro, come organo
critico, per i bambini di età inferiore a 5 anni è di 6,4 mSv
(figura 2). Questi valori sono riscontrati fino al 1977 circa,
mentre in seguito la dosimetria si è assestata su valori intorno a 1mSv e inferiori per entrambi i gruppi. L’incidenza
maggiore di forme oncogene correlate è pertanto da attendersi nella popolazione adulta che attualmente ha 40-50 anni e che vive nell’area Sud-Sudest e a 5 Km dal CCR, per la
quale le dosi al corpo intero e allo scheletro sono stimate
dell’ordine di 200mSv e alla tiroide inferiori a 50mSv.
Nel periodo 1982-1998 le popolazioni medie annue di Ispra,
dell’area dei comuni nel raggio di 5 chilometri e del distretto di Sesto Calende erano rispettivamente di 4.687, 32.120
e 43.707 abitanti, mentre la popolazione provinciale di riferimento risultava di 793.752 residenti; i casi complessivi di
tumori registrati sono stati rispettivamente 374, 2.920 e
4.099, e nella provincia 72.246.
Nella tabella 2 sono riportati i casi incidenti osservati e attesi e i relativi RSI a Ispra, nell’area dei comuni limitrofi al
CCR e nel distretto di Sesto Calende. Come si può rilevare,
nel comune di Ispra è presente un eccesso di incidenza per i
tumori dell’osso, dei tessuti molli e del rene, mentre nei comuni limitrofi si registrano lievi eccessi d’incidenza per tumori del fegato, dell’osso e del rene. L’unico eccesso apparente, quello dei tumori dell’osso (RSI 2,16; IC 95% 0,267,80), è basato solo su due casi; anche gli altri eccessi non
sono significativi.
Risultano, invece, più bassi rispetto all’atteso i casi incidenti
per leucemie, tumore della mammella, tumore del colon-retto
e tutti i tumori a Ispra, mentre sono ridotti anche gli RSI per
tumore del polmone, del colon-retto e tutti i tumori nell’area
dei comuni limitrofi al CCR. In questi casi, la stima dell’inciFigura 2. Andamento temporale della dose efficace annua al corpo intero per la popolazione rappresentante il gruppo critico (residenti
in aree a S-SE entro un raggio di 5 Km dal
CCR). I valori anteriori al 1971 sono indicativi, ma documentano una situazione espositiva di due ordini di grandezza maggiore rispetto a quella riscontrata dopo il 1975.
Dose efficace massima - corpo intero
microSievert (µSv)
120
100
80
60
40
20
0
1965
1970
1975
1980
anno
218
1985
1990
Figure 2. Time trend of annual effective total
body radiation dose for the critical population
(i.e. those resident in the area south-southeast
of the Joint Research Centre at Ispra to a distance of 5 km). Before 1971 values are approximate, nevertheless they show that exposure was two orders of magnitude greater than
that found after 1975.
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Figura 3. Distribuzione di RSI (rapporto standardizzato d’incidenza) per
le leucemie, periodo1982-1998. Se RSI >1, gli osservati nel periodo sono
più degli attesi.
Figura 4. Distribuzione di RSI (rapporto standardizzato d’incidenza)
per tutti i tumori maligni, periodo 1982-1998. Se RSI >1, gli osservati
nel periodo sono più degli attesi.
Figure 3. Distribution of standardized incidence ratio (SIR) for leukaemia
in the period 1982-1998. SIR >1 indicates SIR greater than expected.
Figure 4. Distribution of standardized incidence ratio (SIR) for all cancers
in the period 1982-1998. SIR >1 indicates SIR greater than expected.
denza osservata è significativamente ridotta: l’intervallo di confidenza è infatti minore di 1. Non sono emersi eccessi significativi di leucemie né a Ispra (RSI 0,33, IC 95% 0,07-0,96) né
nei comuni nell’arco di 5 km (RSI 0,83, IC 95% 0,63-1,08).
La riduzione dell’incidenza si diluisce per la maggior parte dei
tumori considerando il distretto di Sesto Calende, confermando che, con l’allargamento dell’area verso sud e l’allontanamento dalla zona di sospetta esposizione, non si osserva, come atteso, una ridotta incidenza.
Nelle figure 3 e 4 sono riportate le mappe dell’area dei comuni limitrofi al CCR (nell’arco di circa 5 Km) con la distribuzione degli RSI per leucemie e per tutti i tumori maligni. In scuro si evidenziano i comuni con il più alto rapporto osservati/attesi, ma in nessuno dei comuni indicati si
registra un eccesso d’incidenza di tumori statisticamente significativo.
Tumore
Leucemie
Polmone
Linfoma NH
Tiroide
Mammella
Colon-retto
Fegato
Osso
Tessuti molli
Rene
Tutti
Ispra
osservati RSI
3
0,33
0,92
46
0,87
12
0,24
1
34
0,70
32
0,68
0,86
7
2,15
2
1,26
2
1,22
12
374
0,90
IC 95%
0,07-0,96
0,68-1,23
0,45-1,51
0,01-1,34
0,48-0,98
0,47-0,97
0,35-1,78
0,26-7,80
0,15-4,58
0,63-2,13
0,80-0,99
Discussione
Le dosi stimate nel presente studio, pur con valutazioni cautelative, sono estremamente contenute: certamente non hanno la possibilità di provocare effetti di natura deterministica ma, allo stato attuale delle conoscenze, hanno un’incidenza trascurabile anche sugli effetti di natura stocastica ed
ereditaria.
Ai fini radiobiologici occorre considerare la risposta adattativa delle cellule, l’abbondanza relativa dei danni al DNA a
insorgenza spontanea e dovuti alle basse dosi, nonché l’esistenza dei fenomeni cellulari post irradiazione di instabilità
genomica indotta e di traduzione bystander del segnale (ossia riguardante le alterazioni di cellule non direttamente irradiate). Anche nel caso di una dose di 200-300 mSv si giungerebbe, utilizzando i coefficienti di rischio riportati nella
pubblicazione 103 dell’ICRP,15 a stime di rischio del tutto
Ispra e comuni limitrofi Distretto di Sesto Calende
osservati RSI IC 95% osservati RSI IC 95%
0,87 0,69-1,08
80
0,83 0,63-1,08
56
320
0,92 0,84-1,01
468
0,87 0,77-0,97
0,91 0,75-1,08
128
0,87 0,70-1,07
89
38
0,94 0,67-1,30
0,78 0,50-1,17
23
0,94 0,85-1,03
476
0,91 0,80-1,01
335
308
432
0,87 0,77-0,98
0,89 0,80-0,98
86
1,03 0,82-1,27
1,04 0,80-1,33
63
6
0,67 0,24-1,45
1,06 0,43-2,19
7
21
1,34 0,83-2,05
0,96 0,48-1,72
11
108
1,09 0,89-1,28
1,05 0,83-1,32
76
2920
4099
0,94 0,91-0,98
0,96 0,93-0,99
Tabella 2. Rapporto standardizzato
d’incidenza (RSI) tra tumori osservati e attesi a Ispra, nell’area dei comuni intorno al CCR e nel Distretto di Sesto Calende, periodo19821998.
Table 2. Standardized incidence ratios (RSI) for observed to expected cancers in Ispra, in the municipalities surrounding Ispra and in the District of
Sesto Calende in the period 19821998.
In grassetto: RSI statisticamente significativi.
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trascurabili, dell’ordine di 10-5 e inferiori. Pertanto, nella popolazione non è atteso un incremento dell’incidenza di forme neoplastiche rispetto ai tumori spontanei, né di poter distinguere tumori radioindotti. Per quanto riguarda l’incidenza di patologie a base ereditaria, continua a non esserci,
in base agli studi sulla popolazione umana, alcuna evidenza
diretta che l’esposizione dei genitori alle radiazioni possa condurre a un eccesso di malattie ereditarie nella progenie, tanto più che risulta sempre più evidente che le malattie ereditarie poggiano su una base multifattoriale.
Dall’analisi condotta negli anni attraverso la lettura dei dati di
natura fisica raccolti e sulla base delle considerazioni radiobiologiche e di stima del rischio,15 l’impatto del CCR sul territorio circostante, in via teorica, non pare essere stato in grado di incrementare le patologie neoplastiche.
Lo studio osservazionale di distribuzione geografica dell’incidenza dei tumori correlabili con una potenziale esposizione a
emissioni radioattive non ha rilevato eccessi d’incidenza nei comuni limitrofi al CCR di Ispra, dove non si è registrato, tra l’altro, alcun caso di leucemia in bambini sotto i 5 anni d’età. Al
contrario, nelle popolazioni residenti in tali comuni si rilevano
per tutti i tumori e per alcuni dei tumori più diffusi (polmone,
colon-retto) riduzioni dell’incidenza statisticamente significative. Inoltre, l’analisi dell’esposizione ambientale a radionuclidi
indica un livello trascurabile di contaminazione, compatibile
con l’assenza di eccessi di patologie tumorali correlabili.
Gli studi ecologici, com’è noto, soffrono dell’effetto di diluizione derivante dalla difficoltà di evidenziare, per patologie rare, eccessi d’incidenza nelle popolazioni generali. Studi sull’effetto di inquinamenti ambientali di natura radioattiva condotti sulla popolazione generale sono di più difficile valutazione per le maggiori difficoltà nel precisare le condizioni di esposizione.
Preziose informazioni derivano dall’incidente di Chenorbyl:
recenti studi17-18 indicano che per la contaminazione ambientale successiva si sono verificati eccessi di neoplasie della
tiroide nei bambini e adolescenti russi, e ci sono stime in Europa di aumenti di leucemie e di cancro al seno.
Tra gli australiani che hanno partecipato a test nucleari non si
sono evidenziati eccessi di neoplasie o di morte per cancro attribuibili alle radiazioni.19
Recenti studi su popolazioni residenti nei pressi di centrali
nucleari hanno invece rilevato eccessi di leucemia infantile:
una metanalisi li descrive, anche se non fornisce ipotesi in
grado di spiegarli,20 e un recente studio su una centrale nucleare nei pressi di Amburgo mostra chiaramente un cluster
di cui non riesce a fornire sufficienti spiegazioni eziologiche.21 Sempre in Germania, un recente studio caso-controllo ha rilevato per bambini sotto i 5 anni un rischio aumentato (OR di 1,47, con 1,16 come limite di confidenza inferiore) di contrarre tumori (soprattutto leucemia) entro 5 km
di distanza da centrali nucleari.22
L’esposizione a radiazioni ionizzanti è cresciuta negli anni a
220
causa di un maggiore utilizzo di radiazioni per uso medico,
che costituiscono la maggior parte delle fonti artificiali, pari
queste ultime a circa il 15% dell’esposizione generale;23 cercare di quantificare correttamente i danni di salute in eccessi
d’incidenza o di mortalità tumorale per esposizioni a piccole
dosi diluite in tempi lunghi è molto più difficile rispetto alla
descrizione dei danni derivanti da alte dosi in tempi brevi.24
Gli eccessi di tumore derivanti da radiazioni ionizzanti a basse dosi, specialmente nell’ambito della popolazione generale,
sono difficilmente dimostrabili. La mappatura di diffusione
dei radionuclidi potrebbe anche non corrispondere alla mappatura d’incidenza per comuni, anche se la diffusione aeriforme riguarda l’area Sud e Sudest, ossia la maggior parte
dei comuni considerati nell’arco di 5 Km; d’altro canto, nelle popolazioni a rischio (pescatori, bambini sotto i 5 anni) la
dosimetria è risultata più contenuta di quella dell’area in studio nella valutazione dell’impatto attraverso le altre vie di diffusione (per esempio fluviali).
Un approccio ecologico, come quello adottato in questo studio, conferma l’assenza di rischi in una popolazione che, per
quanto non seguita puntualmente, viene descritta come a
basso rischio di danni da radiazioni ionizzanti secondo diverse indicazioni provenienti dalle misure ufficiali di esposizione ambientale. Le legittime preoccupazioni di alcune fasce di tale popolazione non sono supportate da dati di esposizione e di danno biologico tali da richiedere interventi in
ambito generale.
E’ possibile che l’approccio ecologico, di questo studio e di
buona parte di quelli disponibili, non permetta di evidenziare specifici ambiti d’esposizione a reale rischio d’insorgenza
di tumori, per esempio tra i lavoratori addetti al laboratorio
del CCR. Di fatto, sui risultati negativi può pesare l’impossibilità di osservare un effetto a dosi d’esposizione piccole (sotto una certa soglia) per insufficienza di potenza e per i bias
propri degli studi ecologici. Inoltre, la popolazione di riferimento, che è stata scelta in base alla disponibilità dei dati d’incidenza dei tumori nell’ASL della Provincia di Varese suddivisi per comune, potrebbe avere sperimentato altri fattori di
rischio in grado di non fare emergere differenze d’incidenza,
con spostamento delle stime di RSI verso l’unità.
Studi analitici (caso-controllo, di coorte) sono più efficienti
nel rilevare il nesso causa-effetto tra esposizione e danno di
salute, soprattutto se condotti su soggetti con livelli di rischio
mediamente più elevati.
Ringraziamenti: gli autori desiderano ringraziare ARPA Lombardia per il supporto ai rilievi, APAT Roma e in particolare i dottori Torri, Menna e Innocenzi
per la disponibilità alla consultazione dei dati.
Conflitti di interesse: nessuno.
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anno 33 (6) novembre-dicembre 2009
ARTICOLI
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NEWS
■ Un lavoro, due premi
Un grande successo per lo studio «Heat effects on mortality in 15
European cities» pubblicato su Epidemiology (2008; 19: 711-19). Non
solo gli editor delle rivista d’oltreoceano hanno insignito Michela Baccini, prima autrice, del «Kenneth Rothman Epidemiology prize» 2008,
premio assegnato ogni anno al miglior articolo pubblicato su Epidemiology nei dodici mesi precedenti, riconoscendone «l’importanza,
l’originalità, la chiarezza di pensiero e l’eccellenza della scrittura».
Anche l’ISEE (International society for environmental epidemiology)
nell’agosto 2009 lo ha nominato «Best environmental epidemiology
paper 2008» per il suo «importante contributo alla conoscenza dell’epidemiologia ambientale».
A Michela Baccini e a tutti gli autori le congratulazioni di E&P.
■ L’ambiente non ama il grasso
«Oggi nel mondo più di un miliardo di persone sono sovrappeso e
300 milioni sono obese. Numeri destinati a crescere nei prossimi
anni, causando un aggravamento delle condizioni di salute di fette
sempre più ampie di popolazione. Ma a rimetterci sarà anche l’ambiente, perché aumenteranno le emissioni di gas serra in atmosfera». A sostenerlo sono Phil Edwards e Ian Roberts, epidemiologi
della London School of Hygiene & Tropical Medicine, presentando
il loro studio pubblicato sull’International Journal of Epidemiology
(2009; 38: 1137-40).
e&p
anno 33 (6) novembre-dicembre 2009
Per fare le loro stime i ricercatori hanno considerato due popolazioni composte da un miliardo di persone definendo «normale»
quella dove il 3,5% è obeso e l’indice di massa corporea (IMC) medio è pari a 24,5 Kg/m2 (che riflette la composizione della popolazione britannica negli anni Settanta) e «sovrappeso» quella quella in cui la distribuzione dei pesi riproducesse le stime al 2010 prodotte dall’OMS per la Gran Bretagna, ovvero: IMC medio= 29 Kg/m2
e 40% di obesi.
Hanno quindi stimato e messo a confronto le richieste energetiche dei due gruppi considerando due ambiti: l’alimentazione e i
trasporti.
«Abbiamo calcolato che la popolazione “sovrappeso” richiede il 19%
in più di energia dagli alimenti rispetto a quella “normale”. In termini
di produzione di gas serra, ciò si traduce in un aumento delle emissioni pari a 270 milioni di tonnellate di equivalenti di CO2».
Passando ai trasporti, considerato che il consumo di carburante è
proporzionale al peso trasportato e che le persone più pesanti tendono a camminare di meno e a utilizzare di più l’auto, i due epidemiologi hanno stimato in circa 170 milioni di tonnellate di equivalenti di CO2 il surplus di emissioni dovuto alla maggiore richiesta di carburante della popolazione «sovrappeso».
Risultato? La popolazione «sovrappeso» immette in atmosfera, ogni
anno, tra 400 milioni e un miliardo di tonnellate di gas serra in più rispetto a quella «normale».
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