welfare - Cisl Lombardia

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welfare - Cisl Lombardia
futuro in movimento
DICEMBRE - GENNAIO 2011 / 2012 NUMERO OTTO
freepress di attualità e mondo del lavoro
www.walkonjob.it
inchiesta
WELFARE
altro che
EUROPA UNITA
«Un uomo dovrebbe
sapere qualcosa anche
sul proprio Paese
prima di andare
all'estero»
Laurence Sterne
GERMANIA
Tempo indeterminato
e alta mobilità
NORVEGIA
Per le ragazze madri
affitto e studi pagati
GRAN BRETAGNA
Sussidi per la casa
a chi cerca lavoro
FRANCIA
Salario minimo
per disoccupati
SPAGNA
Abuso di stage
e contratti
a termine
PREPARARSI AL LAVORO
JOB ON CALL
Il contratto dell’impiego intermittente
FORMAZIONE
DAGLI USA AL GIAPPONE
Tra studio, ricerca e stage
OSPITE SPECIALE
FEDERICO RUSSO
Dj per vocazione, scrittore per caso
ANNUNCI, le aziende che cercano
www.formazione.ilsole24ore.com/bs
24 ORE BUSINESS SCHOOL:
LA CHIAVE DI INGRESSO NEL MONDO DEL LAVORO.
PARLIAMONE? SÌ, PARLIAMOCI
Quando l’informazione non basta.
Non è forse il modo migliore
per iniziare dato che quello
che state per sfogliare è un
giornale. Eppure, l’informazione
rappresenta solo il primo passo,
mai l’ultimo, mai quello definitivo. Perché se
una cosa viene scritta e poi letta, ma non la si
condivide davvero, resta lì. Twitter in questo (io lo
amo molto, se mi cercate sono @cristinamacca)
aiuta tanto a diffondere contenuti. Nei mesi in cui
l’Italia è stata vittima di alluvioni è riuscito più
di altri a far condividere i numeri per chiamare i
soccorsi e le comunicazioni di chi poteva ospitare
gli sfollati. Ma la Rete da sola non è sufficiente: le
informazioni vanno diffuse, commentate, in una
sola parola assaporate. A cosa serve parlare tanto di
disoccupazione e precariato se poi queste realtà non
vengono comprese, sembrano cose solo da giovani
e lontane dal mondo in cui si vive? Me lo sono
chiesta mentre ero a pranzo dai genitori di un’amica
che si dà tanto da fare e sta per iniziare una nuova
avventura. Eppure precaria. Come lei, tutti noi che
non abbiamo certezze. Se siete under 35 (ma anche
più) lo sapete bene. Ma tante volte, così come in quel
pranzo, ho sentito dire che sì c’è la disoccupazione,
il precariato ma… «ai nostri tempi noi avevamo
comunque già famiglia e un lavoro stabile». Come
se la colpa fosse solo nostra. Come se fossimo meno
degni o soltanto instabili. Lo erano anche loro; ma
non erano come noi.
Cosa ci vorrebbe? Il dialogo tra le generazioni.
I nostri genitori hanno tanto da insegnarci, ma
anche noi abbiamo tanto da dire: rispetto a loro,
forse, siamo più malleabili e non abbiamo schemi
precostituiti. Ci dobbiamo reinventare ogni giorno,
ancora più di loro. Ma il punto di incontro c’è: è la
vita. Quella vita che ti porta a fare cose inaspettate,
ad andare all’estero e lavorare in una piattaforma o
restare in Italia guardando con speranza e impegno
ad un nuovo governo e sbirciando - come facciamo
qui accanto - nelle strutture economiche e sociali
degli altri Paesi europei.
Se qualcosa di questo numero vi colpirà parlatene
con altri, con i più adulti, per far capire che noi ce la
mettiamo tutta, ma che abbiamo bisogno anche di
leggi e decisioni giuste.
Che nascano dal dialogo tra giovani e meno giovani.
Cristina Maccarrone / [email protected]
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INCHIESTA
Uno sguardo sul welfare
SE GLI ALTRI
LO FANNO MEGLIO
* di Giulia Cimpanelli e Ilaria Romano
«Vorrei lavorare all'estero». Almeno una volta nella vita l'abbiamo pensato tutti…
Alla domanda successiva «dove vado?», però non è sempre facile rispondere. E così un po’
per capire come funziona negli altri Paesi e un po’ per vedere se davvero «son messi meglio»
dell’Italia, abbiamo visitato per voi 5 stati europei. Ci siamo focalizzati su stage, ricerca di
lavoro, contratti e welfare in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna e Norvegia.
GERMANIA, IL TOP DELL’ORGANIZZAZIONE
Sarà che è la principale potenza economica europea,
sarà per il rigore della mentalità tedesca, fatto sta che
a livello professionale la Germania è spesso descritta
come un’«isola felice». Ma lo è veramente? Lo chiediamo
a Giuseppe Giaume, export manager che ci si è trasferito
25 anni fa: «Si guadagna in media un 10% in più rispetto
all’Italia, gli stipendi lordi sono molto più alti, ma lo
sono anche trattenute e detrazioni». Le aziende prediligono contratti a tempo indeterminato: «C’è molta più
mobilità e per loro è meno difficile “liberarsi” del dipendente», prosegue Giuseppe.
Per cercare lavoro, oltre a controllare le inserzioni su quotidiani (le edizioni del sabato di Allemeine Zeitung, Süddeutsche Zeitung, Die Welt e Frankfurter Rundschau hanno
pagine per gli annunci), in Germania esistono più di 800
Arbeitsämter (uffici di collocamento) e i cittadini comunitari
possono utilizzare i loro servizi (www.arbeitsagentur.de).
Altro sito interessante è jobboerse.arbeitsagentur.de. «Un
consiglio personale è quello di farsi scrivere lettere di presentazione dai precedenti datori di lavoro, qui contano molto!».
Il Governo tedesco garantisce un sussidio di disoccupazione a chi ha lavorato (e versato i contributi) per
almeno 12 mesi negli ultimi 2 anni. L'indennità si aggira sul 60% del precedente stipendio netto e per chi
ha figli sale al 67%. La durata dipende dalla lunghezza
dell’ultimo lavoro e dall'età.
Gli stage, quasi sempre con retribuzione, sono utilizzati durante gli studi come apporto curriculare al proprio
percorso. «Ma attenzione: sempre meglio venire qui con
un contratto già in mano», prosegue Giuseppe «sono ingegneri e tecnici i profili più ricercati». Quanto al resto, la
Germania può essere definita un Paese poco complicato:
«La legislazione è più snella e lineare, gli uffici veloci e
funzionali. Trovare casa non è un problema ma i prezzi
degli affitti variano: Monaco, ad esempio, è molto cara».
Se avete bisogno di aiuto o consigli su italiansonline.net,
sezione Dusseldorf, Giuseppe e molti altri expat (termine
che indica gli espatriati) potranno darvi una mano.
FRANCIA, SALARIO MINIMO GARANTITO
La Francia gode di «buona fama» grazie al suo articolato
sistema di welfare. La prima cosa che stupisce noi italiani
Walk on job.it
bimestrale freepress I www.walkonjob.it [email protected]
Via Scarlatti, 26 - 20124 Milano I tel. 02 36643483
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testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano numero 257 del 3 maggio 2010
Direttore Responsabile
Cristina Maccarrone
[email protected]
22
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In redazione
Elisa Di Battista
[email protected]
Progetto Grafico
e impaginazione
Jasmine Webster
è il salario minimo garantito: si chiama Rsa, revenu de
solidarité active (www.rsa.gouv.fr), e agevola la vita degli over 25 senza reddito o con uno stipendio basso. Un
single senza figli né entrate può percepire 466 euro al
mese e chi guadagna 500 euro può averne 215 di aiuti.
Per chi ha lavorato almeno 122 giorni negli ultimi 18
mesi, e non ha lasciato volontariamente l’impiego, c'è il
sussidio di disoccupazione: dal 70% al 50% degli ultimi
stipendi, dura fino a 2 anni decrescendo col passare dei
mesi, per stimolare il beneficiario a cercare un nuovo lavoro. La Francia è in prima fila per gli aiuti economici ad
artisti e lavoratori intermittenti dello spettacolo (www.
intermittent-spectacle.fr). Altro fiore all’occhiello dello
stato sociale francese sono le allocations familiales, cioè gli
aiuti economici per genitori e famiglie, e le allocations logement che aiutano a pagare mutuo o affitto (per un quadro
d'insieme vi rimandiamo a www.dossierfamilial.com).
Chi cerca lavoro è obbligato a iscriversi ai Pôle Emploi
(www.pole-emploi.fr), gli uffici di collocamento che
si occupano anche di verificare i requisiti per i sussidi.
Gli iscritti devono dimostrarsi attivi nella ricerca e non
possono rifiutare più di 2 o 3 offerte di lavoro ricevute
tramite loro.
Per entrare nel mondo del lavoro si può tentare la
via degli stage: curriculari per i laureandi, dal 2009
retribuiti con 400 euro se durano più di 2 mesi. Al termine dell'esperienza, le imprese non sono obbligate
all'assunzione. Il collettivo di stagisti Géneration Précaire
punta il dito contro l'abuso in mansioni e settori non
pertinenti. La legge però pone dei limiti e le aziende
che sgarrano devono convertire lo stage irregolare in
contratto a tempo indeterminato.
Il mercato cosa offre? «Principalmente tempo indeterminato e determinato», dice Gian Paolo Accardo, condirettore della testata Presseurop (www.presseurop.eu).
«Esistono anche i co.co.pro, meno diffusi e usati soprattutto nei settori dove hanno un senso. E qualche anno fa
la proposta di introdurre un contratto con meno garanzie è stata duramente contestata». Le aziende francesi
tendono a proporre il contratto a termine, «ma ottenere
un indeterminato è comunque più facile in Francia che
in Italia». Il rovescio della medaglia è che «il mercato
carta riciclata 100%
Hanno collaborato
a questo numero:
Aiesec
Susanna Bagnoli
Paolo Beretta
Giulia Cimpanelli
Camilla Golzi Saporiti
Lorenzo Pulici
Floriana Riso
Ilaria Romano
Pubblicità
Rosanna Paiano
[email protected]
Stampa
LITOSUD
Via Aldo Moro 2
20160 Pessano Con Bornago (MI)
Picadilly Circus, Londra
di colloquio. Nonostante ciò non credo che, a differenza
del lavoro è un po' rigido e ci sono disoccupati di lunga
del passato, venire a lavorare in Spagna convenga andurata». cora», spiega Lucio Colavero (www.luciocolavero.com),
INGHILTERRA: LAVORO GIOVANE E COMPETENTE
giornalista italiano che vive a Madrid.
Da Londra Emanuele Norsa, giornalista in un'agenzia di
Quanto ai giovanissimi, c’è un abuso di stage (practicas)
stampa e blogger su www.tre-no.it, descrive invece un
che durano tra 3 mesi ed un anno
mercato del lavoro piuttosto die non possono prevedere più
namico (nonostante l’alto tasso di
di 40 ore di lavoro settimanali;
disoccupazione giovanile): «Vedo
spesso non sono retribuiti.
una prevalenza di contratti a
«Vengono fatti per lo più contempo indeterminato che possono
tratti a tempo determinato e di
essere rescissi da azienda o lavora- -Emanuele Norsa, Regno Unitoformazione, anche se non mantore con 1 o 2 mesi di preavviso:
cano i casi di inserimento con tempo indeterminato. Il
significa che i lavori possono finire, ma se ne possono
determinato deve durare al massimo 6 mesi, rinnovatrovare altri in tempi brevi». Il mercato inglese è giovane:
bile per massimo 12 mesi consecutivi. In ogni caso una
«Ho 27 anni e ho avuto manager di 25», dice Emanuele.
ditta può avvalersi della stessa persona per massimo 2
«I giovani vengono spinti in avanti perché producono
anni, se il contratto resta a tempo determinato. Superati
molto. All'inizio sono pagati meno, ma hanno possibilità
questi limiti il datore di lavoro è obbligato ad offrire un
di fare carriera rapidamente».
tempo indeterminato. L'ultima riforma del settore, che
Se volete trasferirvi in UK «il vostro migliore amico
ha provocato lo sciopero generale, dovrebbe spingere
dev'essere il sito del Guardian (www.guardian.co.uk; che
l'impresa ad usare questi contratti in quanto riduce la
potete seguire anche su Twitter, ndr ): ha un'ottima sezione
"buonuscita" di base del lavoratore da 45 a 22 giorni per
dedicata al lavoro», avverte Emanuele. Per far breccia nel
anno lavorato».
cuore delle aziende inglesi servono «competenze: avere
L'Inem (www.inem.es), istituto nazionale per il lavoro,
cose da offrire. Sono apprezzate le lingue straniere, in
è molto utile per accedere gratis a corsi di formazione
particolare extraeuropee». Ci si affaccia al lavoro in 3
o di lingua, ma anche per informarsi sulle prospettive
modi: «tramite work experience, internship o graduate
nel proprio settore: «I corsi sono molti e in linea con gli
scheme». La prima è un'esperienza di 1 o 2 settimane
interessi dichiarati. Sono molto formativi, convenzionati
all'interno di un'azienda, in genere non retribuita. Gli
con ditte private di formazione, e sono un diritto di tutti i
inglesi la fanno alle superiori, ma può essere utile andisoccupati iscritti all'Inem», precisa Lucio.
che ai laureati senza esperienza. L'internship è lo stage,
La crisi sta colpendo molto la Spagna: «È stato cancel«di solito retribuito intorno a 600 pound netti al mese»
lato il bonus bebè e tassati gli aiuti per i giovani che
(circa 700 euro, ma ci sono anche molti stage non retribuiti,
affittano una casa».
ndr). La graduate scheme invece è adottata soprattutto da
Il Governo garantisce la disoccupazione «dopo un anno
società molto grandi, che cercano laureati da formare sul
di contributi versati. La somma che si riceve per i primi 6
campo e inserire in varie mansioni. Chi controlla questi
mesi equivale al 70% della media dell’ultimo stipendio.
apprendistati? «Il mercato stesso», dice Emanuele: «se
Passati i primi 6 mesi scende al 60%».
fai uno stage sei forza lavoro e le aziende vogliono che
Le donne in Spagna hanno diritto a 16 settimane di astu dia il massimo, quindi ti valorizzano. La filosofia delle
senza dal lavoro per maternità.
risorse umane è che perdere un dipendente costa tempo
SECONDA STELLA A DESTRA, DIREZIONE NORVEGIA
e risorse: meglio tenersi strette le persone che si hanno
Il racconto di un giovane che lavora in Norvegia è una
e dar loro opportunità di crescita».
favola all’orecchio di un italiano per cui il welfare norAnche l’Inghilterra ha un articolato sistema di aiuti ecovegese è come quello dell’Isola che non c’è. «Attenzione
nomici. Chi lavora meno di 16 ore a settimana, o non
però: per venire a lavorare qui è fondamentale una perha un lavoro ma dimostra di cercarlo attivamente, perfetta conoscenza dell’inglese e magari una di base del
cepisce fino a un massimo di 67,5 pound a settimana e,
norvegese», racconta Caterina Gaeta, 28enne avvocatesse necessario, un contributo per l’alloggio (info su www.
sa, che da 2 anni lavora in uno studio legale di Oslo.
direct.gov.uk). Come in Francia, gli uffici di collocamento
Lo stipendio per un giovane che entra nel mercato del
(jobcentre) orientano chi cerca un impiego e verificano il
lavoro è l’equivalente di 45mila euro lordi (36% di tasse)
diritto ai sussidi, il cui importo decresce man mano che si
e i contratti sono quasi tutti a tempo indeterminato.
inizia a camminare con le proprie gambe.
«La Norvegia è un Paese socialista, dove lo stato soSPAGNA, IL SOGNO INFRANTO
ciale funziona bene, quindi le leggi sono eque. I laureati
La Spagna è il Paese europeo con il più alto tasso di
che entrano nel mondo del lavoro in qualunque settore
disoccupazione giovanile, per questo molti expat non
hanno tutti lo stesso stipendio, orario e benefit», spiega
consigliano di trasferircisi. «Generalmente un giovane
Caterina.
italiano è più formato di uno spagnolo, conosce meglio
In Norvegia gli stage esistono, sono normalmente curle lingue e, per il semplice fatto di voler mettere tutto in
riculari e vengono retribuiti 170 corone lorde all’ora (22
discussione cambiando nazione, viene apprezzato in fase
Ho 27 anni e
ho avuto manager di 25…
euro).Trattandosi di uno stato assistenziale ognuno è legato a un codice fiscale e a fine anno è lo stesso Stato a
preparare le dichiarazioni dei redditi dei cittadini.
Anche la Nav (www.nav.no), struttura sociale, opera in tal
senso: «Sono organizzatissimi: ti iscrivi e ti aiutano a inserirti nel mondo del lavoro, a scrivere il cv e, se non trovi
impiego, ti danno un sussidio di circa 1.150 euro al mese.
Il il sistema sociale non fa beneficienza: se hai modo di
inserirti nel mondo del lavoro non ti dà il sussidio». Nei
confronti delle madri, in particolare delle ragazze madri,
si ha un occhio di riguardo: «Danno sussidi di disoccupazione, pagano gli studi, l’affitto: fanno in modo che
la scelta di tenere il bambino non sia dettata da motivi
economici». E non dimentichiamoci che l’università costa
80 euro all’anno e che lo stato garantisce agli studenti
prestiti a tassi inesistenti.
Il Paese delle Meraviglie, insomma. Avrà almeno un difetto? «Gli affitti sono carissimi», risponde Caterina, «per un
monolocale di 30 metri a Oslo ci vogliono circa 1.500
euro al mese e 8mila euro a metro quadro per comprare
casa».
Quanto a lavoro e ammortizzatori sociali l'Europa non
sembra quindi esattamente «unita». In ogni modo,
oggi che le frontiere fanno parte del passato, lavorare
all'estero è più a portata di mano. Basta avere le informazioni giuste. Oppure sperare che l’Italia migliori il suo
welfare, magari prendendo esempio da qualcuno…
Stipendi,
quanto guadagniamo?
€
Contratti di lavoro
e carriera da un lato,
sussidi economici dall’altro.
Ma a stipendi come
siamo messi? Ecco quanto
si guadagna in media
annualmente (la cifra s’intende
lorda e relativa al 2010) nei Paesi
considerati nell’inchiesta.
Norvegia - 44.164 dollari 32.711 euro
Inghilterra - 44.007 dollari 32.595 euro
Germania - 38.324 dollari 28.386 euro
Spagna
- 33.656 dollari 24.928 euro
Italia
- 32.657 dollari 24.188 euro
Fonte: OECD, Employment Outlook 2011 Statistical Annex,
www.oecd.org/employment/outlook
3
WoJ
INTERVISTA DOPPIA
LA PAROLA
ALL'EXPAT *
LA PAROLA
* di Floriana Riso
Domenico Pasto, 31 anni
laureato in Informatica all'Università di Messina
Da sei mesi vive a Londra e lavora come software analyst
Domenico, perché hai deciso di trasferirti all'estero?
«Perché dopo la laurea ho passato quasi 2 anni a cercare lavoro, ma le proposte
che mi venivano fatte erano semplicemente improponibili».
Perché proprio Londra?
«È una città multiculturale e le persone sono abituate ad avere a che fare con
gli stranieri. La loro cordialità e disponibilità è stata fondamentale per il mio
inserimento, sia lavorativo che sociale».
Quali servizi hai usato per trovare lavoro?
«Ho trovato il primo impiego appena arrivato, grazie un amico, in un ristorante
italiano. Ma per lavorare nel mio settore, ho usufruito dei siti Internet che mettono in contatto i professionisti con le aziende. In questo l'Inghilterra è molto più
avanti dell'Italia: oltre alle classiche realtà online, infatti, esistono anche delle
agenzie che con 40 sterline, circa 46 euro, selezionano le offerte di lavoro più
idonee al tuo curriculum, e svolgono molto seriamente questo ruolo».
Hai trovato subito quello che cercavi?
«Dopo qualche mese. L'ostacolo più grande, per quanto mi riguarda, è stata la
conoscenza della lingua che per le aziende deve essere perfetta».
Hai frequentato corsi di inglese?
«Sì, frequento ancora un corso d’inglese presso una scuola di lingua privata. Pago
circa 115 euro mensili e decido io per quanto frequentare. Prezzi e organizzazione
sono simili anche in Italia e consiglio a chi vuole trasferirsi in Inghilterra di frequentare un corso di lingue».
Quali differenze hai trovato tra il mondo lavorativo inglese e quello
italiano?
«Molte. Le retribuzioni sono più elevate rispetto all'Italia e aumentano con la
crescita professionale. Ad esempio, il mio stipendio supera del 30% quello di un
informatico in Italia. Le possibilità di fare carriera sono tante e i tempi dipendono
esclusivamente da quanto ci si impegna. I contratti sono tutti a tempo indeterminato, ma è anche vero che gli scansafatiche non hanno vita facile. La gestione e
la ricerca del personale è continua: le aziende sono sempre alla ricerca di giovani
da inserire nel loro organico».
L’Inghilterra come si comporta nei confronti dei disoccupati?
«Il problema della disoccupazione è presente anche oltre la Manica e ai disoccupati sono garantiti dei sussidi. Possono usufruirne sia coloro che hanno lavorato
per almeno 2 anni nel Regno Unito e che hanno perso il posto, sia chi ha lavorato
per almeno 6 mesi ed è stato licenziato, ma parliamo di somme più basse».
Come viene vissuta la crisi?
«I londinesi dicono che la crisi c'è: le aziende hanno ridotto i costi ed i benefit per
i dipendenti. Ma, stando ai media, l’economia inglese continua a crescere anche
se più lentamente rispetto al passato. A mio parere, però, stanno gestendo bene
il momento di difficoltà».
Che tipo di contratto hai attualmente?
«Un tempo indeterminato. Lo stipendio è di 1500 sterline, circa 1750 euro, che
non è molto se consideriamo la media inglese che supera le 2000 sterline, almeno nel mio campo. Ma sono qui da 6 mesi quindi mi ritengo soddisfatto».
Intendi tornare in Italia?
«Mi piacerebbe poter dire di sì, ma l’Italia non offre le possibilità che ci sono a
Londra. Tornerò solo per le vacanze».
4
WoJ
ALL'ESPERTO
di Elisa Di Battista
* di Cristina Maccarrone
Alessandro Rosina, 43 anni
professore di Demografia e Statistica sociale,
Università Cattolica di Milano,
autore con E. Ambrosi di Non è un paese per giovani, Marsilio
Cosa si intende per welfare? In italiano suona più o meno come «benessere»…
«Per welfare pubblico si intende un insieme di politiche attraverso cui lo Stato
fornisce protezione sociale ai cittadini, va incontro a bisogni prestabiliti, quali assistenza, salute, sicurezza. Di recente si è però sempre più fatto strada un welfare
non solo assistenziale, ma più orientato alla promozione del benessere individuale e
collettivo, attraverso il sostegno di comportamenti considerati utili e virtuosi per la
collettività. Come la conciliazione tra lavoro e famiglia: incentivando l’occupazione
femminile per le donne con figli, le famiglie si difendono meglio dalla povertà e con
meno costi per lo Stato».
E parlando di famiglie, al momento il loro ruolo sembra sempre più rilevante…
«Sì, anche se la famiglia fa sempre più fatica. Ciò comporta uno scadimento del benessere economico e relazionale e un aumento delle disuguaglianze. In un sistema
simile, le possibilità di successo nella vita dipendono meno dalle doti individuali e
più dalle risorse economiche e culturali dei genitori».
Ma allora a favore di cosa va il nostro sistema assistenziale?
«Rispetto agli altri stati è molto più sbilanciato verso le vecchie generazioni. La
spesa è infatti assorbita per il 51% alla funzione vecchiaia (dato del 2009), una fetta
rilevante va a malattia/sanità (25,8), “superstiti” (9,4) e invalidità (6). Mentre poco è
quello che resta per famiglia (4,8) e per le voci più di interesse per i giovani, disoccupazione, casa ed esclusione sociale (3%). Su questo campo il nostro sistema è pieno
di buchi, specie per i lavoratori con contratti atipici. Per i giovani sono stati fatti solo
interventi occasionali, non inseriti in un solido e credibile piano rivolto a favorire la
crescita promuovendo le competenze e le capacità delle nuove generazioni».
Perché e come gli altri stati europei fanno di più?
«Esistono differenze di fondo di tipo culturale che interagiscono con quelle istituzionali. In estrema sintesi, nel Nord Europa si tende a trasmettere maggiormente
il valore dell’indipendenza, dell’imparare a camminare con le proprie gambe e i
giovani si buttano prima nella mischia, esponendosi a maggiori rischi, ma è anche
vero che vivono in contesti in cui il welfare pubblico offre aiuti più consistenti. In
Italia abbiamo bisogno di ragazzi che, soprattutto dopo i 20 anni, si considerino un
po’ meno figli, passivamente destinatari di aiuti dai genitori, e un po’ più cittadini, in
grado di rinegoziare direttamente con le istituzioni locali e centrali i propri diritti in
un mondo che cambia di continuo».
È tutto da buttare o c'è qualche nota positiva, magari da parte delle Regioni?
«Il progetto “Bollenti Spiriti” della Puglia, attivo dal 2005, fornisce strumenti e finanziamenti che consentono alle nuove generazioni di mettere in campo la propria
voglia di fare e le proprie idee. La Toscana ha invece di recente puntato su “Giovani
Sì”, un pacchetto strutturato di iniziative mirate a far conseguire l’emancipazione
dalla famiglia di origine e l’entrata nel mondo del lavoro. I due aspetti sono intrecciati: la mancanza di opportunità e contratti al ribasso incentivano i giovani a
rimanere nella famiglia di origine e, viceversa, la dipendenza dai genitori porta ad
accettare stage gratuiti o lavori sottopagati».
Un voto da 1 a 10 al nostro welfare?
«5, ma non così lontano dalla sufficienza. Se si recupera la carenza del pubblico,
può tornare a fiorire anche tutto il resto, con più equilibrio. Altrimenti il 5 diventa
irrecuperabile e può portare ad una bocciatura definitiva».
ULTIME NOTIZIE
Andate avanti e indietro di continuo e
vi sembra sempre di perdervi qualcosa?
Magari occasioni come concorsi, premi di
laurea e programmi per neolaureati? Se sì,
sbirciate su questa pagina: potrete trovare
tante possibilità che fanno al caso vostro.
E se non li leggete tra queste righe, vi
rimandiamo al nostro sito. In ogni caso, in
bocca al lupo e buona lettura!
PREMI DI LAUREA PER TESI
SULL’EFFICIENZA ENERGETICA
Schneider Electric, specialista nella gestione dell’energia,
in collaborazione con EnSiEL, Consorzio Interuniversitario Nazionale per Energia e Sistemi Elettrici, bandisce
il primo concorso nazionale universitario per la migliore
tesi di laurea specialistica o magistrale sull’efficienza
energetica dal titolo Think green, be efficient. Rivolto
a laureati e laureandi in Ingegneria, Architettura ed
Economia e aperto fino al 31 marzo 2012, il concorso
premierà gli autori dei tre migliori elaborati. Al primo
classificato spetteranno 3mila euro, più la partecipazione
gratuita a un percorso formativo di Energy Manager
presso un istituto accreditato; al secondo 2mila euro
e al terzo mille. In aggiunta, ai tre vincitori Schneider
Electric offrirà uno stage formativo presso una delle
proprie sedi. Per non farsi sfuggire quest’occasione, consultate www.schneider-electric.it.
RACCONTARE L’EMIGRAZIONE
PER IMMAGINI
Il Museo dell’Emigrazione Pietro Conti bandisce
un concorso per la miglior testimonianza video sul
tema dell’emigrazione italiana all’estero. Lo scopo
dell’iniziativa è di favorire un’attività di ricerca sugli
aspetti socio-economici legati all’esodo italiano nel
mondo a partire dalla fine dell’Ottocento. Aperto a
studenti, professionisti ed esperti amatoriali del tema
e dell’audiovisivo, il concorso prevede la produzione di
un’inchiesta, un reportage, un documentario, un docufiction o una fiction che sviluppi la tematica attraverso
il racconto di storie, spaccati e sfumature particolari,
quali i motivi della partenza, del viaggio e del ritorno.
L’accesso al concorso scade il 29 febbraio 2012 e mette
in palio 2mila euro in totale per i vincitori delle quattro
categorie in gara. Info su www.emigrazione.it.
SCENEGGIATORI SI NASCE:
SPAZIO AI LUNGOMETRAGGI
Siete sceneggiatori? Vi dilettate con carta e penna inventando storie da raccontare per immagini? Il Busto
Arsizio Film Festival, che si svolge nella sua decima
edizione dal 24 al 31 marzo 2012, ha indetto il concorso di sceneggiatura che fa per voi: potete partecipare presentando una sceneggiatura inedita (anche se
le opere possono essere già state presentate ad altri
concorsi, ma non devono essere state realizzate) per
un lungometraggio cinematografico il cui premio vale
4mila euro per l’opera giudicata di maggior valore artistico. Ma dal concorso non sono escluse nemmeno
sceneggiature di lunghezza diversa e pensate per la tv,
che potranno ottenere premi speciali. Per partecipare
bisogna inviare la propria sceneggiatura entro il 31
gennaio 2012 all’Associazione B.A. Film Factory, Concorso di sceneggiatura, Corso Europa 6, 21052, Busto
Arsizio (VA). Per info e regolamento: www.baff.it.
Premi, master e concorsi
QUASI QUASI
CI PROVO ANCH’IO
RAI ERI PER ASPIRANTI
SCRITTORI
Avete un romanzo nel cassetto o un’idea buona per scriverne
uno? Potete partecipare al premio letterario La Giara indetto da Rai Eri e indirizzato ad aspiranti scrittori tra
i 18 e i 39 anni. Se l’idea vi attrae, segnatevi la data
di scadenza, 31 gennaio 2012, entro la quale potete
inviare il vostro romanzo originale, inedito e scritto in
italiano. La selezione degli elaborati avverrà su base regionale attraverso tre fasi di valutazione svolte da parte
di una Giuria nominata da Rai Eri. Il premio previsto
per il vincitore sarà la pubblicazione e la distribuzione
del libro, più la possibilità di partecipare a una serie di
trasmissioni televisive Rai per la promozione dell’opera
e un’opzione per l’eventuale trasposizione cinematografica o televisiva dell’opera. Al primo classificato verrà
anche assegnata La giara d’oro. Per info www.rai.it oppure scrivete a [email protected].
UN CONCORSO PER DESIGNER
INNOVATIVI
Siete designer, italiani o stranieri, e vi interessa il settore della trasformazione delle materie plastiche? Se
avete risposto sì ad entrambe le domande, fa al caso
vostro il concorso Technologies Award 2012 indetto da
PromaPlast e POLI.design e finalizzato alla selezione di
progetti innovativi che sfruttino le potenzialità di specifiche tecnologie di produzione e trasformazione, appunto, delle materie plastiche. Potete partecipare fino
al 10 gennaio 2012 in gruppo o da soli (se lavorate in
azienda ricordate di chiedere l’autorizzazione) inviando
i vostri progetti. In palio ci sono 9mila euro complessivi:
3mila per il vincitore assoluto del concorso e mille euro
per i primi classificati delle sei categorie Special Prize
Manufacturing.
Regolamento su: www.plastictechnologiesaward.it; mail
a [email protected].
CON START-UP 5 NEOLAUREATI
IN AZIENDA
Start-UP, il programma di Goodyear Dunlop dedicato
a 5 neolaureati di potenziale da inserire all’interno
dell’organizzazione in diversi ambiti aziendali.
Quest’anno il programma prevede di inserire delle
risorse nell’ambito delle vendite, del trade marketing e
del finance.
Il programma durerà 12 mesi e si articolerà in periodi di
training classico, di training on the job e di sviluppo di
un proprio project work. Se la motivazione è l’elemento
fondamentale, per far parte del team è necessario essere laureati, con un’ottima conoscenza della lingua
inglese e degli strumenti informatici. Possedere la capacità di vivere attivamente il cambiamento, di lavorare
in team, l’iniziativa, la determinazione, l’attitudine di assumersi responsabilità sempre crescenti, di ascoltare, di
farsi ascoltare.
Per saperne di più cliccate su www.goodyear-dunlop.com.
ALLA RICERCA DEI
CREATIVI DEL FUTURO
C’è tempo fino al 6 gennaio 2012 per partecipare alla
settima edizione del Lucky Strike Talented Designer Award
che, bandito dalla prestigiosa Raymond Loewy Foundation Italy, si rivolge a tutti gli studenti che abbiano concluso un corso di laurea o di post diploma in tutti i rami
del design (industrial design, product design, grafica,
moda, multimedia, comunicazione e ricerca). Al concorso
si partecipa con la propria tesi di laurea o di diploma, purché sia stata discussa tra l’1 ottobre 2010 e il 1 ottobre
2011 e sia accompagnata da una breve descrizione del
progetto di massimo 400 parole. Obiettivo del concorso
è valorizzare le nuove leve, per i primi tre classificati ci
sono in palio 30mila euro: 20 mila per il primo, 7mila
per il secondo, 3mila per il terzo. Informazioni e modalità
d’iscrizione su www.raymondloewyfoundation.it.
CAREER DAY ALL’UNIVERSITÀ
CA’ FOSCARI DI VENEZIA
27 aziende per 8 ore di incontri e colloqui con i neolaureati
dell’Università Cà Foscari di Venezia che potranno lasciare
il proprio cv direttamente nella mani dei selezionatori di
alcune grandi imprese nazionali e internazionali. È questo
il programma del Career Day che si svolge nell’ateneo
veneziano il 29 novembre dalle 10 alle 17 e che permette
a laureandi e laureati di presentarsi alle aziende e trovare
opportunità di lavoro. Ma non solo: potranno anche partecipare ai laboratori tenuti dai responsabili delle risorse
umane per imparare come gestire un colloquio. E se è vero
che verba volant e scripta manent, verrà presentata la guida pratica Mi metto al lavoro, sponsorizzata da FriulAdria –
Credit Agricole, per avere nero su bianco i consigli su come
scrivere un cv, sostenere un colloquio e selezionare i canali
e gli strumenti fondamentali per cercare un impiego.
Per info: www.unive.it.
MILLE EURO ALLE MIGLIORI TESI
SU CORPORATE GOVERNANCE
Se siete laureati con una tesi di laurea specialistica in
tema di Corporate Governance e di Controllo Interno, potete partecipare al bando di concorso dell’Associazione
Italiana Internal Auditors che mette in palio 3 premi per
i migliori elaborati. Per candidarsi, è necessario essersi
laureati avendo discusso la tesi tra l’1 gennaio e il 31
dicembre 2011. Le prime tre tesi classificate saranno
premiate con mille euro ciascuna. Per partecipare inviate
all’indirizzo mail [email protected] una domanda
con le vostre generalità; certificato di laurea con gli esami
sostenuti, date e voti; una copia su supporto elettronico
della vostra tesi e un riassunto dell’elaborato non più
lungo di 2 pagine, oltre a una liberatoria per pubblicare
il vostro materiale. Deadline per partecipare: 31 gennaio
2012, altre info su www.wiiaweb.it/formazione.
Per pubblicità:
[email protected]
5
WoJ
PREPARARSI AL LAVORO
Ci metterei la firma
IL CONTRATTO A CHIAMATA
* di Cristina Maccarrone
Difficile districarsi oggi come oggi nella giungla dei contratti. E mentre la
proposta per un contratto unico da parte del senatore Pietro Ichino attende di
essere valutata, continuiamo con la nostra rubrica dedicata appunto alle varie
tipologie che regolano i rapporti di lavoro.
Questa volta parliamo di contratto a chiamata che, senza cambiarne assolutamente il senso, in inglese viene
detto job on call o, tornando ancora alla nostra splendida lingua, accosta un aggettivo che rende ben chiara
la sua natura: lavoro intermittente.
Probabilmente, se non avete un lavoro stabile vi sarà capitato di mettere la vostra firma su un documento simile.
Se invece non ne sapete molto, cerchiamo di aiutarvi
a capirne di più e cosa differenzia un job on call dalla
collaborazione occasionale. Mentre questa può essere
redatta anche in forma scritta (ma non necessariamente) e
prevede un pagamento con ritenuta d’acconto senza che
vengano versati dei contributi, il job on call è un contratto di tipo subordinato (come un tempo determinato,
senza però quei vincoli) con cui un lavoratore si mette a
disposizione di un datore di lavoro per mansioni a carattere discontinuo e che riguardano determinati periodi
dell’anno. Tale tipo di contratto viene spesso adottato
durante le vacanze di Natale, di Pasqua, le ferie estive
o nei weekend. Ad introdurlo è stata la legge Biagi nel
2003 con l’intento di regolarizzare il lavoro svolto saltuariamente.
I VANTAGGI? TANTI PER LE AZIENDE
Ma andiamo per ordine: esistono due tipologie di job
on call, una prevede il pagamento di una indennità di
disponibilità da parte del lavoratore e l’altra, invece,
non prevede nessun tipo di compenso aggiuntivo.
L’indennità corrisponde al 20% della retribuzione prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL)
e comporta che se il lavoratore non può rispondere alla
chiamata, quindi non può accettare il lavoro per il periodo
che gli viene richiesto, deve giustificarne il motivo (sia
esso malattia o di altra natura). Se non lo fa, ciò può
portare alla risoluzione del contratto di lavoro e alla
restituzione da parte dell’indennità di disponibilità fino
a quel momento percepita. Il datore di lavoro potrebbe
anche chiedere il risarcimento del danno subito. Ovvio che tutto questo non va a favore del lavoratore, ma
dell’azienda: per i giorni in cui si è stati chiamati, ma non
si è lavorato, l’indennità non viene corrisposta. Non ha
invece tutti questi vincoli il contratto a chiamata senza
indennità che lascia libero il lavoratore di decidere se
lavorare o meno per quelle determinate giornate. Unico
inconveniente è che un’azienda si può riservare benissimo di non contattarvi più e scegliere per quel tipo
di lavoro qualcun altro più «disponibile». La legge non
glielo vieta e il tipo di contratto non è sicuramente a
favore di chi ha bisogno di lavorare.
Il contratto di lavoro a chiamata può essere stipulato
in qualsiasi settore, ma soltanto nel rispetto di determinati requisiti oggettivi e soggettivi che riguardano
quelle categorie individuate dai CCNL o dei casi indicati
Antonio Mastropietro, consulente aziendale
PRECARIATO PER ECCELLENZA
In cosa consiste il contratto a chiamata? Per saperne di più abbiamo girato le
domande che ci sono arrivate tramite il sito e via mail al nostro consulente del
lavoro Antonio Mastropietro.
6
WoJ
Sandra: Come funziona a livello contributivo il contratto intermittente e
come si proporziono i contributi?
«È doveroso fare una premessa: come sottolineato dal nuovo premier Mario Monti, per la pensione si andrà sempre più verso il
sistema contributivo. Questo significa che quello che sarà percepito
una volta andati in pensione, corrisponderà a quanto versato durante gli anni di lavoro. Nel caso del contratto intermittente, quindi, i
contributi vengono versati, ma se in quel mese sono stato chiamato
3 volte i contributi riguarderanno solo le effettive giornate di lavoro.
Quanto alle cifre, le aziende versano le stesse percentuali di quanto
versano per un dipendente assunto a tempo indeterminato (il 38%
circa, di cui il 9% è a carico del lavoratore), solo che nel caso del job
on call sono proporzionali al periodo in cui si è lavorato».
Francesca L.: Ho un contratto di lavoro intermittente e ogni mese la mia
paga oraria varia a seconda delle ore che faccio. Non è mai la stessa cifra,
come mai? (Lavoro in un'agenzia di scommesse, CCNL terziario/commercio).
«Indicativamente la paga oraria potrebbe variare in relazione
alle ore effettuate nel mese se su queste vengono liquidati anche tutti i ratei di riferimento (ferie, tredicesima, quattordicesima,
permessi non goduti). Questa è una cosa che andrebbe stabilita
ad inizio contratto. In un caso simile, il vantaggio per il lavoratore
è che per ogni ora lavorata ha subito dei soldi in più; per l’azienda
di avere liquidato tutto insieme senza dovere emettere buste
paga successive per quanto riguarda quel tipo di prestazione».
Anna: Salve, vorrei sapere perché un'azienda dovrebbe scegliere un contratto a chiamata anziché un tempo determinato e se è più conveniente
per il lavoratore.
«L’azienda da questo tipo di contratto, che possiamo definire un
“contratto in nero legalizzato”, trae solo dei vantaggi, anche perché
è la soluzione più facile che può adottare per determinati tipi di
lavoro. Se infatti decide che quel tipo di opera non è più richiesta,
non ha nessun problema: non contatta più il lavoratore e questo
nella tabella delle occupazioni discontinue stabilite
(addirittura!) dal Regio Decreto n. 2657 del 1923. Tra le
categorie di cui si parla nella tabella (la trovate sul sito
dell’Inps, www.inps.it digitando job on call nel motore
di ricerca, ci sono custodi, portinai, camerieri, personale
di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie, esercizi
pubblici in genere ecc... In via sperimentale il job on call
è usato anche per favorire l’inserimento di disoccupati
under 25 o di lavoratori licenziati con più di 45 anni,
iscritti ai centri dell’impiego o alle liste di mobilità. Non
può essere applicato per sostituire lavoratori in sciopero
o da aziende che negli ultimi 6 mesi abbiano licenziato
personale o abbiano attivato la cassa integrazione. Sul
contratto devono essere riportati: durata della prestazione
lavorativa (che può essere determinata o indeterminata), luogo di lavoro e modalità della disponibilità, il
tempo di preavviso nei confronti del lavoratore (mai
inferiore ad un giorno), trattamento economico e normativo e l’eventuale indennità, così come i tempi e le
modalità di pagamento. Infine, sul contratto devono essere anche definite le misure di sicurezza necessarie per
il lavoro che si svolge.
Il job on call ha qualche vantaggio a partire dalla
retribuzione che è uguale a quella di un pari livello con
contratto subordinato (ovviamente calcolata in base alle
giornate lavorate). Altra cosa: si possono avere più contratti a chiamata insieme o di altra natura, purché non
ci siano casi di incompatibilità tra i diversi tipi di lavoro.
Infine, ha la sua importanza ai fini pensionistici: essendo
versati i contributi un job on call aiuta a «costruire» una
pensione, cosa che non accade lavorando in nero o con
collaborazione occasionale. Avete altri dubbi?
senza dare nessun tipo di preavviso né tantomeno dovendo corrispondere un’indennità per la mancata comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro, a differenza di come avviene per i
contratti a tempo determinato e indeterminato. Quanto al lavoratore, la convenienza sta nell’estrema flessibilità».
Manlio: Che durata massima può avere il contratto a chiamata? E perché può essere vantaggioso per un precario?
«Non è prevista una durata massima, il job on call può essere sia di
tipo determinato che indeterminato. L’azienda, come abbiamo detto
sopra, può però risolverlo in qualsiasi momento. C’è da dire, però, che
dà molta più sicurezza un contratto a progetto se è stata indicata
la durata, anziché il job on call: il primo infatti può dare per quel
periodo stabilito una continuità che con il contratto a chiamata non
c’è perché non è detto che l’azienda ricontatti il lavoratore».
Beatrice C.: Buongiorno, mi interesserebbe sapere se esiste un limite di
volte in cui il contratto può essere rinnovato. E poi che differenze ci sono
con il voucher occasionale? Quale delle due formule è più vantaggiosa,
se di vantaggio si può parlare?
«È completamente differente la natura: i contratti a chiamata sono
legati ad un contratto collettivo cosa che non avviene con i voucher.
Con essi la pensione sarà scarsa: i contributi sono del 13% da versare alla Gestione separata, non si maturano ferie e permessi, sono
adottati per un massimo di 3mila euro per quanto riguarda disoccupati e cassaintegrati, 5mila per le altre categorie. Quanto ai vantaggi,
consiglierei di farlo in base alla convenienza economica».
ANNUNCI DI LAVORO
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WoJ
L’OSPITE SPECIALE
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WoJ
A 20 anni studiava Giurisprudenza
all’Università di Firenze, suonava in
una band («nei posti malfamati»,
come dice prendendosi in giro) e
trasmetteva da una radio della
Provincia, Radio Sieve, «che si sentiva
solamente nella zona del Mugello.
Il segnale non arrivava nemmeno
a Firenze, così neanche amici e
famiglia potevano ascoltarmi»,
racconta. A 22 anni vince un provino
e diventa uno dei partecipanti di
Operazione Trionfo, un talent show
su Italia1. Nel 2003 inizia a lavorare
a Rds e da quel momento la sua
carriera è in continua ascesa. Oggi, a
30 anni, Federico Russo è una delle
voci di Radio Deejay, nonché uno dei
principali volti di Deejay tv e da poco
è uscito il suo primo romanzo,
Ci si mette una vita.
UN VOLTO DA TV,
UNA VOCE DA RADIO
Da una piccola radio locale a Rds fino a Deejay il passo
È una storia vera?
è lungo, come ci sei arrivato?
«Nasce da un fatto drammatico realmente accaduto a un
«Dopo Operazione Trionfo capii che quello che volevo
mio amico, Matteo. È a lui che ho dedicato il romanzo.
fare realmente era la radio. Feci un provino a Rds, dove
Gran parte della storia, però, è nata dalla mia fantasia.
mi scelsero e mi trasferii a Roma. Nel 2004 chiamai
Parlo di amicizia, di quattro amici d'infanzia che si ritro-
personalmente il centralino di Mtv e mi feci passare
vano a Firenze dopo che uno di loro rischia di rimanere
chi si occupava del reclutamento dei nuovi vj: proprio
paralizzato in seguito ad un brutto incidente. I tre de-
il giorno dopo avrebbero fatto dei provini. Partii subito
cidono di fermarsi nella loro città d’origine e attraverso
per Milano, la selezione andò bene e divenni uno dei
flashback e giornate trascorse insieme capiscono che è
conduttori di TRL. Alcuni anni dopo incontrai Linus, gli
lì che stanno davvero bene».
piacqui subito e mi chiese di entrare a far parte di Radio
Una sorta di «migrazione al contrario», un fenomeno
Deejay».
ricorrente secondo te? E che cosa comporta?
Raccontata così sembra una strada semplice ma quali
«È chiamato downshifting: da una parte è una scelta de-
sono «gli ingredienti» per farcela?
cisamente anticonformista. Non voglio dire che sia più
«Determinazione, tanta voglia di lavorare ed impegnarsi,
giusta di altre. Io, per esempio, come molti altri ragazzi,
talento, almeno spero, e di certo anche un po’ di fortuna.
mi sono trasferito e per ora sto bene dove sono. Sono
Da quando sono entrato nelle radio la mia vita è cam-
certo, però, che in fondo ognuno di noi coltiva il desiderio
biata: è un lavoro che impone di essere costantemente
segreto di tornare alle origini, prima o poi».
informato, molto curioso, creativo e originale».
È stato difficile, per un deejay professionista, scrivere un
Eccone alcuni:
Come si svolge una tua giornata tipo?
romanzo?
«Mi sveglio alle 7, faccio colazione e vado in radio. In
«No, è un’altra forma di comunicazione. È stato certa-
questo periodo io e Marisa (Marisa Passera conduce con
mente lungo e impegnativo. Ci ho messo due anni tra
Federico FM – Una splendida giornata, ndr) trasmettia-
periodi in cui mi fermavo e altri in cui trascorrevo serate
Radiospeaker.it organizza ogni anno a
Roma e Milano (10 gennaio - 7 febbraio
2012) il Corso di conduzione e giornalismo
radiofonico;
mo dalle 9 alle 10. Quando tornerà Fabio (Volo, ndr)
e weekend interi a casa a scrivere. Certamente è una
ricominceremo con l’orario serale. Una volta arrivati fac-
grande soddisfazione vedere che il libro piace e che
ciamo una breve rassegna stampa e decidiamo come
l’ha voluto pubblicare una casa editrice come Einaudi.
impostare la puntata: abbiamo molta libertà, siamo noi
Spesso, purtroppo, nascono dei pregiudizi: io voglio sfa-
conduttori a decidere di cosa parlare. Alle 11 mi sposto
tare quello del personaggio noto che tra le altre cose
dove stiamo girando la sitcom Via Massena, per Deejay
tenta la via della letteratura. Spero che il mio romanzo
tv e sto lì fino a sera. Una volta finito vado a casa, ceno e
lo leggano in tanti e che si rendano conto che è fatto di
vado a letto, visto che il giorno dopo la sveglia suona di
sentimenti e qualità».
nuovo alle 7. Il mercoledì, invece, trascorro il pomeriggio
Come vedi i ragazzi di oggi? Si può ancora credere in
negli studi Sky dove conduco Goal deejay, una trasmis-
prospettive migliori?
sione sportiva realizzata dalla rete in collaborazione con
«Giustamente i giovani non sono contenti della situazione
Radio Deejay, anche questa un’esperienza costruttiva e
odierna. Ma ho molta fiducia nella mia generazione e in
divertente».
quelle successive e sono certo che giungeranno tempi
Da poco è uscito il tuo primo romanzo: da dj a scrittore.
migliori. E che anche grazie a noi il nostro Paese prima
Com'è nata questa idea?
o poi migliorerà».
«Da tempo pensavo che volevo scriverlo. Avevo già la
Che consiglio daresti ai tuoi coetanei?
storia in mente, dall’inizio alla fine. Ho iniziato come
«Di capire quello che si vuole e «farsi il mazzo» per
hobby, poi, quando ho iniziato a farlo leggere e piaceva
ottenerlo. Se ci sono talento e determinazione, più o
a tutti, editori compresi, ho pensato di proporlo per la
meno velocemente, ci si riesce».
pubblicazione».
Federico Russo
Dj, vj, neo scrittore
Giulia Cimpanelli
Professione
deejay
La professione di deejay è tanto ambita
quanto difficile. Come fare, dunque, ad
emergere in un settore al limite tra informazione, spettacolo e musica, tre ambiti
nei quali fare carriera è un’impresa a dir
poco titanica? Le scuole di pensiero sono
diverse. C’è chi, come Federico, consiglia
solamente l’esperienza diretta, a partire
da piccole radio locali. E c’è chi, invece,
ritiene che, come in tutti gli ambiti, sia fondamentale studiare e frequentare corsi.
Parlarealmicrofono.it offre, per un massimo di 3 partecipanti, un Corso in dizione
e conduzione radiofonica a Milano dal 16
gennaio al 19 marzo 2012 (10 incontri di 3
ore, una volta a settimana);
L’accademia09 di Milano propone un Percorso di Formazione del radio conduttore
con un Master in partnership con Discoradio che offre l’inserimento diretto nel mondo del lavoro (www.accademia09.it);
C’è anche il corso in Radio Braoadcasting
della European schools of economics
(www.uniese.it) di Roma diretto da Stefano Piccirillo, dj di Radio Kiss Kiss e che
vanta insegnanti come Andrea Pellizzari,
Federico L’Olandese Volante, Marco Baldini e Massimo Di Cataldo. (G. C.)
PROFESSIONI
Rita Mercanti, 30 anni
PSICOLOGA E COUNSELOR
PROFESSIONISTA
Counselor e Coach
AL LAVORO CON LE
EMOZIONI*
di Elisa Di Battista
Non sono psicologi e nemmeno psicoterapeuti, però aiutano a risolvere problemi personali e
ritrovare autostima e potenzialità nascoste per riuscire al meglio nella vita. Parliamo di counselor
e coach, figure che si stanno sempre più diffondendo in Italia e non ancora molto conosciute.
SPECIALISTA DELLE RELAZIONI D'AIUTO
scorso maggio (10289/2011, Tribunale di Milano) e
Se state pensando a quelle terapie che durano anni in
del marzo 2010 (619/2010, Tribunale di Lucca) hanno
cui viene sviscerata l’infanzia del paziente o si analiz-
chiarito questa «divisione di ruoli», ma nonostante ciò
zano i sogni, vi state sbagliando. Il lavoro del counselor
la querelle continua.
- in Italia dagli anni ‘80-‘90 ma riconosciuto dal Con-
COACH, IL “FACILITATORE” DELLA VITA
siglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro solo nel
Se il counseling punta più sugli aspetti emotivi, il coaching
2000 - non si occupa di patologie e non somministra
- in Italia dai primi anni 2000 - allena le potenzialità
test psicologici. In 10-15 colloqui si affronta un problema
della persona motivandola a raggiungere un traguardo.
specifico (una separazione, un esame, una decisione
Non a caso il coach è definito anche «trainer» o «facili-
da prendere…) e il cliente arriva a una soluzione. Per
tatore» e come per il counseling lavora su clienti che
diventare professionisti esistono diverse scuole: su In-
non soffrono di patologie che solo uno psicologo o uno
ternet se ne trovano tante anche per corrispondenza o
psicoterapeuta potrebbero risolvere. Ad ogni modo, il
della durata di poche ore. Ma attenzione: i corsi seri
coaching non è un metodo riservato alle aziende. «Si
durano 3 anni, costano circa 2000 euro l’anno, sono
può fare anche con un disoccupato, gestendone lo
accreditati dalle associazioni di categoria e prevedono
stress e motivandolo», spiega Luca Stanchieri, presi-
almeno 500 ore tra teoria e formazione personale, 150
dente dell’Associazione Italiana Coach Professionisti e
ore di supervisione (svolta da psicoterapeuti) oltre al
fondatore della Scuola di Coaching. Le sedute durano
tirocinio e al superamento di un esame. Attualmente in
dai 2 ai 12 mesi e le aree d’intervento sono svariate:
Italia i counselor sono circa 2500, ma conoscere il dato
dal Life coaching al Business e Corporate coaching,
«reale» è impossibile: non esiste un Albo né è obbliga-
dal Personal coaching al Sentimental coaching, oltre
torio iscriversi alle associazioni di categoria (come As-
a quello sportivo e per adolescenti. Inesistenti, invece,
socounseling e Società Italiana di Counseling). «Per ac-
Albi e riconoscimenti ufficiali. Per frequentare i corsi
cedere alle scuole», spiega Tommaso Valleri, segretario
non è fondamentale la laurea, ma la Scuola di Coaching
generale di Assocounseling, «non serve la laurea, ma
(sedi: Milano, Roma e Udine) la richiede: in Economia
molte la richiedono o chiedono esperienza consolidata
per il Business coach, o in Filosofia o Psicologia per il
nel settore sociale o della relazione d’aiuto». Le branche
Life coach, ad esempio. Ma tra le tante scuole, come sce-
del counseling vanno dal personale a quello scolastico,
gliere? «Bisogna assicurarsi», consiglia Stanchieri, «che
dall’aziendale al sanitario a quello delle situazioni
la formazione sia orientata esclusivamente al coaching
d’emergenza. E poi quello gestaltico, quello sistemico-
e sia tenuta da professionisti». In genere, un master
familiare, fino al bioenergetico e all’art-counseling. «Per
costa circa 2 mila euro, dura 1 anno tra teoria, seminari
scegliere il corso ideale», precisa Simona Stella, coun-
e pratica, con frequenza 1 o 2 volte al mese, «perché
selor 31enne di Milano (counselingmilano.wordpress.
tra una lezione e l’altra bisogna lavorare su se stessi»,
com), «basta seguire le proprie inclinazioni». Simona ha
precisa Piergiuseppe Laera, 27enne di Bari laureato in
terminato la scuola meneghina C.S.T.G. e sta proponen-
Psicologia e coach dal 2007 (www.gulp.it). «A differenza
do agli istituti un progetto rivolto alle estetiste. Perché
dello psicologo “da lettino” mi sono avvicinato al coach-
questo mestiere lo si deve inventare, ad esempio pro-
ing», racconta, «perché si basa sul “qui e ora”». Per ogni
muovendosi con locandine, Facebook e Web. Ingranare
seduta il coach può chiedere dai 30 agli 80 euro, ar-
nella professione (il tariffario va da 40 a 80 euro l’ora,
rivando a 150 per le aziende. Una professione a tutti
con partita IVA) non è immediato e spesso bisogna fare
gli effetti, a patto di avere passione e farsi imprenditori
altri lavori per arrivare a fine mese.
di se stessi: «Uso molto Skype», spiega Piergiuseppe,
Alcuni psicologi si sentono «scippati» poiché riten-
«per raggiungere chi è distante e abbattere i costi e an-
gono che i counselor non avendo laurea in Psicologia
che quando faccio il formatore in azienda impiego il
e abilitazione, possano offrire un servizio pressoché
metodo del coaching».
identico al loro. D’altro canto, i counselor dichiarano di
Un lavoro su cui ha scommesso con passione: 2 anni
conoscere bene il confine tra le 2 professioni. In realtà,
fa ha lasciato un impiego a tempo indeterminato come
parecchi professionisti collaborano dividendosi lo stu-
formatore per fare il coach e oggi vive di questo.
dio o consigliandosi sui casi. Le ultime sentenze dello
INTERVISTE COMPLETE SU WWW.WALKONJOB.IT
Ti senti più psicologa o più
counselor?
«Io lavoro come psicologa, utilizzo il counseling come strumento.
Tra pochi mesi completerò l’iter
per diventare counselor professionista. Ho deciso di non occuparmi dell'aspetto psicopatologico, e di dedicarmi alla
prevenzione, al sostegno psicologico e alla promozione
del benessere psicologico. Per fare un esempio concreto, mi occupo del supporto all'individuo nelle
crisi di crescita o di adattamento agli eventi più significativi della vita, di incrementare la consapevolezza,
l'autostima, l'auto realizzazione ecc».
Counselor e psicologi sono così distanti e “sul piede di
guerra” come si dice?
«Hanno delle differenze specifiche caratteristiche
della professione, ma a mio avviso possono lavorare
insieme facendo squadra. Certo, il confine tra consulenza psicologica e colloquio di counseling può non
essere perfettamente chiaro per i non “addetti ai
lavori”: psicologi e counselor hanno formazione differente, obiettivi diversi nel loro lavoro e usano strumenti solo in parte simili. Ad esempio, uno psicologo
può fare valutazione e diagnosi riguardo disagi e disturbi
psicologici e utilizzare test e metodi specifici. Un
counselor invece non fa diagnosi, ma può facilitare la
comunicazione, sostenere i punti di forza del cliente le
sue capacità di autodeterminazione».
Un counselor sa “fin dove può arrivare”?
«Sì, all'istituto di Gestalt H.C.C. ITALY di Palermo dove
ho studiato, il confine dell'attività di counseling è
sempre ribadito, e questo credo valga anche per le
altre scuole di formazione. Certo, poi non resta che affidarsi alla professionalità del singolo professionista».
Quali strumenti del counseling adotti in psicologia?
«Frequentare un corso di counseling mi ha permesso
di approfondire la comunicazione interpersonale, acquisire competenze relative all'ascolto e alla relazione col
cliente e/o paziente. Competenze molto più pratiche
rispetto a quanto appreso durante la laurea in Psicologia, molto più teorica».
Di psicologia e counseling riesci a vivere?
«Purtroppo no, attualmente sono socia e lavoro presso
l'associazione E.Co. Onlus (www.eco-onlus.it) a Palermo dove abbiamo attivato un progetto per promuovere il counseling negli studi medici locali. Poi tengo
corsi sulla comunicazione e mi sono occupata della
fase di orientamento e selezione e ri-orientamento
nell'ambito del progetto Confezionamento tessile artigianale. Per fortuna sono anche istruttrice di pilates, al
momento il mio lavoro più redditizio».
Per chi fa la tua professione vivere al Sud è semplice?
«No, ci sono molti pregiudizi e preconcetti sul chiedere
una qualsiasi forma di aiuto psicologico, un po' per eccessiva riservatezza, un po' anche per l'idea ancora piuttosto radicata per cui chi va dallo psicologo è malato,
“pazzo”. Inoltre le strutture pubbliche territoriali che
offrono questi servizi sono veramente poche. Ma ho voglia di insistere e rimanere in Sicilia a fare ciò che mi
piace e contribuire al cambiamento di questa terra».
Come ti stai facendo conoscere sul territorio?
«Cerco di allargare il mio giro di conoscenze e la mia rete
di contatti. Lascio i miei biglietti da visita solo a chi mi
conosce direttamente. Magari aprirò un sito Web». (E. D.)
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NUOVE FRONTIERE
"In ogni attività la
passione toglie gran
parte della difficoltà"
Un lavoro all'estero
TRA CANTIERI
E PIATTAFORME
-Erasmo da Rotterdamteologo e filosofo olandese
Credit ENI
* di Susanna Bagnoli
Nella sezione lavora con noi dei siti delle più grandi
aziende italiane che sono sul mercato dell’energia, risulta
chiaro fin dall’inizio. Uno dei requisiti principali richiesti è
la disponibilità a lavorare all’estero, in contesti non sempre confortevoli in cui non è semplice ambientarsi. Può
trattarsi di una piattaforma petrolifera a decine di chilometri dalla terraferma o di un cantiere di trivellazione
nel deserto, solo per fare qualche esempio. Specialisti nella progettazione d’impianti, ingegneri di processo, esperti
in idrocarburi, tutti professionisti, impiegati dalle aziende
del settore per strutturare e condurre progetti, per lo più
legati alla realizzazione di impianti di trivellazione e sfruttamento di petrolio e gas, che una volta affidati richiedono
di spostarsi in loco, per seguire tutte le tappe di sviluppo e funzionamento dell’infrastruttura. E spostarsi può
significare andare all’altro capo del mondo e doverci
restare per molti mesi.
Alessandro Pavesi, 28 anni, lavora per Saipem, un’impresa
del gruppo Eni, che realizza infrastrutture nel settore
petrolifero. Ha un diploma di perito meccanico e nel 2007
ha iniziato a lavorare su progetti internazionali. Oggi è in
Algeria, in un impianto di trivellazione: «Ho fatto altre esperienze all’estero», racconta, «non nascondo che è
dura, anche perché a volte, purtroppo, le cose non vanno
come si vorrebbe». Si occupa di Stress Analysis, «per capirci», spiega, «verifico le dilatazioni termiche delle tubazioni
e con un team che varia da progetto a progetto, sviluppiamo ingegneria di dettaglio, procurament e facciamo
supervisione alla costruzione». Inevitabile chiedere com’è
lavorare e vivere lontano da casa: «Conciliare vita privata
e lavoro in questo caso è davvero difficile, soprattutto per-
ché rientro in Italia ogni 75 giorni, resto più o meno per 3
settimane consecutive. E poi riparto». Si può fare? «Se si
ha l’obiettivo di accrescere la propria esperienza, ambire a
una nuova posizione e anche guadagnare bene, credo si
possa fare», racconta, «soprattutto per quanto riguarda lo
stipendio, (che può arrivare anche a 5mila euro al mese, ndr)
valutando la situazione del lavoro in Italia, credo proprio
di non potermi lamentare». Anche Melania Mastrangelo,
31 anni, laureata in Ingegneria Meccanica, è alla sua
prima esperienza all’estero. Si trova ad Arzew, in Algeria,
per Saipem: «Sono qui dal giugno 2010 e dovrei restare
fino a marzo 2012», ci spiega, «ma potrei rimanere fino
alla prossima estate visto che la mole di lavoro è tanta».
Si occupa della gestione delle macchine rotanti, turbine
e compressori, dei problemi ingegneristici nella fase di
installazione. La sua giornata tipo? «Sveglia alle 6, alle
7 tutti in pullman accompagnati con la scorta al lavoro.
Ogni mattina ho almeno un meeting con i subcontrattori (i
subappaltatori, la costruzione di impianti è affidata in appalto
a un soggetto che a sua volta stipula dei subappalti, ndr) per
discutere di problemi tecnici e assegnare le priorità».
Per non parlare delle conference call con i fornitori e i sopralluoghi in cantiere, oltre alle montagne di e-mail con
fornitori e subcontrattori a cui badare, ai meeting interni
con il management e i colleghi di altre aree. «Sicuramente
questo tipo di scelta lavorativa», spiega, «implica molte rinunce e soprattutto una perdita dei contatti in Italia. Non
penso che una donna possa fare questa vita per sempre.
Per ora non voglio cambiare lavoro e spero che questa
esperienza mi dia modo di ricoprire un ruolo manageriale
in futuro».
Roberto Furlan, Salini Costruttori
CERCHIAMO CORAGGIO E VOLONTÀ
* di Lorenzo Pulici
Estero: sì o no? Vale la pena investire su un’esperienza fuori se in Italia non si trova quello
che si cerca? Per cercare di rispondere a queste domande ed avere un punto di vista “diverso”,
ne parliamo con Roberto Furlan, International Human Resources Development Manager di
Salini Costruttori, che si occupa di realizzare grandi opere e infrastrutture in tutto il mondo.
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WoJ
Dottor Furlan, è il nostro mercato del lavoro che “obbliga” a
espatriare?
«Per quanto riguarda il mio settore di riferimento, posso dire che
non è così, anzi non c’è nessuna fuga dei cervelli perché solo
pochi ragazzi raccolgono davvero la sfida di andare fuori».
E perché ci sarebbe tanta riluttanza?
«Manca il coraggio di investire su se stessi, di scegliere un percorso autonomo e personale di autorealizzazione. Spesso sono
gli stessi candidati ad autoescludersi perché non conoscono bene
l’inglese e credono di non essere adatti. La nostra realtà aziendale, ad esempio, è un laboratorio a cielo aperto dove sperimentarsi e crescere. C’è margine anche per imparare la lingua se la
motivazione è concreta e se ci sono altre competenze di base».
Andare all’estero però vuol dire stare molto tempo lontano da
casa: perché un giovane dovrebbe vivere un’esperienza simile
anche se per un tempo determinato? Qual è il valore aggiunto?
«Sai quanti ingegneri civili in Italia si ritrovano a fare tutt’altro?
Piuttosto che restare nel nostro Paese e abbandonare il proprio
percorso, dopo avere investito tanto, e così rinunciare ai propri
sogni, vale la pena tentare un’esperienza fuori. Diversamente,
secondo me è un peccato, uno spreco di energie e risorse».
Dal punto di vista professionale quali sono i punti forza?
«Sicuramente la possibilità di confrontarsi con grandi opere e
con progetti enormi, anche in termini di impegno e di orari di
lavoro, permette di acquisire competenze tecniche specifiche e
di sviluppare la capacità di gestire le persone e agire con autonomia. Dopo circa 2-3 anni la persona ha raggiunto risultati
importanti in termini di sviluppo e di capacità di autogestirsi sul
lavoro. In più, si lavora in ambienti in cui si mescolano culture
diverse e ciò aiuta a crescere anche a livello umano».
Detta in questi termini sembrerebbe allettante…
«In effetti, quando nei colloqui dipingo questo scenario leggo
Alessandro e Melania hanno contratti a tempo indeterminato, esattamente come Vladimiro Calabrò, 34 anni,
professione ingegnere di processo, con laurea in Chimica
Industriale alla Statale di Milano. Anche lui ha una buona
raccolta di esperienze all’estero, ora lavora per l’azienda
Siirtec Nigi. «Mi occupo di progettazione di impianti di
recupero di zolfo per raffinerie», spiega, «e seguo anche
il loro avviamento. Sono stato in Ungheria, Cina, Vietnam,
adesso sono in Russia per un impianto di gas naturale.
Non mi posso lamentare di quanto guadagno e del fatto
che questo lavoro permetta di crescere». Confessa che
le difficoltà maggiori sono legate all’ambientarsi in un
posto che è estraneo, il cibo e l’alloggio non sempre sono
all’altezza.
Umberto Giongrandi, geologo catanese 39enne esperto
di petrolio, ha lavorato anche a bordo di una piattaforma
al largo. «Ci vuole forza di carattere», dice, «non è cosa da
tutti, anche perché oltre all’isolamento ci sono i rischi per
la vita». Ha portato a termine più di 170 pozzi, lavorando
per Agip, Texaco, Shell, Noble Energy tra Libia, Texas,
Golfo del Messico e Caraibi. «Adesso sono offshore, tra
il Mare del Nord e il Mare della Norvegia per conto di
ExxonMobil», racconta. «Una carriera petrolifera non è
semplice da gestire, ma ha tantissimi vantaggi, si può arrivare a guadagnare fino a 1000 euro al giorno, da libero
professionista. E poi se sei bravo, dall’estero, continuano a
cercarti sempre». E per non perdere i contatti con l’Italia
e raccontare dei suoi viaggi di lavoro, ha anche aperto un
blog: www.umbertogiongrandi.com.
nelle espressioni dei miei interlocutori meraviglia e stupore. Poi i
ragazzi tornano in famiglia, dagli amici, dalla fidanzata e perdono
completamente quello spirito di avventura necessario per affrontare certe sfide. Si crea un meccanismo di chiusura e controllo
che, secondo me, limita l’autorealizzazione di sé e la possibilità
di fare un’esperienza sul campo».
Si potrebbe però obiettare che i problemi possono nascere al
rientro: una persona che è stata fuori per un po’ di tempo non
potrebbe risultare troppo “esperta” quindi faticare a trovare
lavoro?
«Penso che molti cominciano un percorso di vita che magari li
porta altrove. E che con il tempo si aprono gli orizzonti di scelta quindi non è detto che ci sia la volontà di ritornare. Ad ogni
modo, a chi pensa di rientrare in Italia, posso assicurare che in
questo campo c’è sempre bisogno di professionalità. E per la
nostra realtà gli italiani rappresentano i futuri manager. Se gli
altri infatti sono più propensi alla mobilità, è vero che gli italiani
hanno alle spalle un solido percorso universitario che offre loro
maggiori opportunità di crescita».
Per concludere, Salini che profili sta ricercando?
«Le nostre ricerche, aperte tutto l’anno, riguardano per lo più
ingegneri (civili, meccanici, edili) e laureati in Economia e Commercio per ruoli in amministrazione e Finanza. Ma cerchiamo
anche giovani geologi, geometri e ragionieri. Tutti assunti con
un contratto individuale per l’estero. Purché abbiano coraggio e
volontà».
FORMAZIONE
Borse di studio, ricerca e tirocini
IN GIAPPONE E
NEGLI USA A COSTO
(QUASI) ZERO*
Testo e foto di Ilaria Romano
Programmi di scambio, borse di studio, tirocini retribuiti. Tutto pur di andare
all’estero per specializzarsi, imparare la lingua e perché no, apprendere una
cultura diversa dalla nostra. Ci avete pensato spesso, ma vi sembra troppo
dispendioso. E invece non è detto. Esistono borse di studio che permettono di
spendere relativamente poco (o meno del previsto) e vi portano addirittura
negli States o nel Sol Levante.
NEGLI USA CON FULBRIGHT
Fulbright è il più noto programma di scambi internazionali
con gli Stati Uniti, promuove opportunità di studio universitario, ricerca e insegnamento attraverso borse di
studio. In Italia, dal 1948 il programma è gestito dalla
US-Italy Fulbright Commission. Favorisce gli scambi culturali tra il nostro Paese e gli USA in tutti i campi: dalle
discipline scientifiche a quelle umanistiche, alle scienze
sociali e alle arti. Alle borse di studio, che coprono i
costi per il primo anno di un corso postlauream negli
Stati Uniti, possono concorrere cittadini italiani laureati
(vecchio ordinamento, triennale o specialistica) in tutte
le discipline e diplomati in conservatori e accademie di
belle arti. I dottorandi possono aspirare a una borsa per
progetti di ricerca e i docenti (universitari o di scuola
secondaria) a incarichi di insegnamento nelle università
americane che aderiscono al programma. Ci sono anche il bando Fulbright Best, per corsi di imprenditoria
e management con annessa internship presso aziende
americane, e il Programma Sordità per non udenti, che
potranno specializzarsi presso la Gallaudet University
a Washington. Requisito comune l'ottima conoscenza
della lingua inglese (attestata da certificazioni TOEFL O
IELTS). Alcune borse possono essere richieste da studenti che hanno già ottenuto autonomamente l'ammissione
ad una università statunitense. Tutte comprendono anche le spese di viaggio e l’assicurazione medica. I bandi
per l'anno accademico 2012-2013 sono davvero tanti
ed ognuno ha una deadline diversa: alcuni scadono il 5
dicembre 2011, altri tra febbraio e maggio 2012.
Info dettagliate su: www.fulbright.it.
FORMAZIONE ON THE JOB
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WoJ
Gli stage del programma Global Exchange Opportunites
(www.geopportunities.org) si svolgono sempre negli
USA, in New England. Durano 12-18 mesi e sono retribuiti
con mille dollari netti al mese. Però è richiesta una disponibilità economica iniziale di 4500 euro circa: i partecipanti devono infatti farsi carico del viaggio e, una volta a
destinazione, dell’acquisto o del leasing di un’automobile,
necessaria per spostarsi. A spese dell’organizzazione
l’alloggio e l’assicurazione medica. Il programma fa per
voi se avete più di 21 anni, siete laureati in discipline
che hanno a che vedere con le scienze dell’educazione,
le scienze sociali e la psicologia, conoscete bene
l’inglese e avete almeno un anno di esperienza come
educatori, psicologi, assistenti sociali o insegnanti di
sostegno. Negli USA vi aspetta una formazione on the
job al fianco di colleghi americani. Si parte due volte
l’anno, maggio e novembre, e c’è tempo fino a 5 mesi prima per inviare le domande di partecipazione. Il referente
italiano è Cristiano Zancarli di Bridge Over Atlantic, cell.
346.5753151, mail [email protected].
NELLE INDUSTRIE DEL SOL LEVANTE
Destinazione Sol Levante per il programma Vulcanus
dell'Eu-Japan Centre for Industrial Cooperation, joint
venture cofinanziata dalla Commissione europea e dal
Ministero giapponese dell’Economia, del Commercio e
dell’Industria. È rivolto agli studenti europei di facoltà
tecniche o scientifiche e offre la possibilità di effettuare
un tirocinio in un'industria giapponese. Il programma,
che inizia a settembre e si conclude ad agosto dell'anno
successivo, si svolge interamente in Giappone. I partecipanti seguono un seminario sul Paese ospitante, un
corso intensivo di lingua giapponese della durata di 4
mesi, e poi un tirocinio di 8 mesi. La borsa di studio di
2 milioni di yen copre le spese di viaggio e soggiorno
e l'assicurazione. L'alloggio è messo a disposizione, per
tutti i 12 mesi, dall'impresa ospitante. I candidati sono
selezionati in base alla conoscenza dell'inglese, al cv,
alla motivazione e allo spirito di adattamento. Il prossimo ciclo di Vulcanus parte il primo settembre 2012 e
si conclude il 31 agosto 2013. Per candidarsi c'è tempo
fino al 20 gennaio 2012. Info su www.eu-japan.eu.
Times Square, New York
L'IDEA IN PIÚ
STAGE IN GIRO PER IL MONDO
Non avete trovato quello che cercate? Qui sotto vi
segnaliamo dei siti da tenere d’occhio per essere
costantemente aggiornati su tirocini e altre opportunità fuori confine.
www.unesco.it
L'Unesco offre tirocini non retribuiti e borse di studio
per giovani ricercatori, che possono essere ordinarie (cioè previste nel bilancio dell'organizzazione) o
straordinarie (cioè cofinanziate dai partner di specifici progetti).
www.onu.org
Anche l'Onu offre tirocini nei vari campi di interesse dell'organizzazione. Possono candidarsi
studenti graduate e post-graduate con eccellente
conoscenza di inglese e francese. Però bisogna provvedere autonomamente al proprio mantenimento e
all'assicurazione sanitaria per il periodo di stage.
www.imf.org
Chi è in procinto di conseguire il dottorato in materie economiche ha tempo fino al 20 dicembre per
candidarsi a un tirocinio di 10-13 settimane presso
il Fondo Monetario Internazionale. Questa volta il tirocinio è retribuito (coperti anche i costi di viaggio e
assicurazione sanitaria), ma l'alloggio a Washington
è a carico del tirocinante.
www.worldbank.org
Il 31 gennaio scade il termine per candidarsi ai tirocini offerti della Banca Mondiale per l'estate 2012
(il 31 ottobre di ogni anno invece è la scadenza per
i tirocini che si svolgono tra dicembre e marzo). Le
internship sono retribuite e durano almeno 4 settimane. I candidati devono essere laureati e già iscritti
ad un corso postlaurea.
Tanti i tirocini presso le istituzioni dell'Unione Europea. Per orientarsi si può partire dal sito della rappresentanza in Italia della Commissione Europea:
ec.europa.eu/italia, sezione Formazione. (I. R.)
GIAPPONE PEER-TO-PEER
Se siete laureati, conoscete bene il giapponese e
volete fare un'esperienza di lavoro e scambio culturale sempre con il Giappone, fa per voi il JET Programme (www.jetprogramme.org). L'acronimo sta per
Japan Exchange and Teaching e il programma, che
compie 24 anni e nel 2010 ha coinvolto oltre 4mila
partecipanti da 36 Paesi del mondo, vuole promuovere
l'internazionalizzazione delle piccole realtà urbane
giapponesi favorendo la conoscenza reciproca tra giovani nipponici e stranieri in ottica peer-to-peer. I partecipanti a JET vengono infatti inviati presso prefetture,
comuni e scuole private, dove lavorano per un anno
(rinnovabile per altri 12 mesi) nei settori dell'assistenza
all'insegnamento, delle relazioni internazionali (accoglienza ospiti stranieri, traduzione di documenti,
organizzazione di eventi) e dell'assistenza in progetti
nell'ambito sportivo. L'ambasciata del Giappone in Italia avverte che i candidati italiani devono disputarsi un
numero limitatissimo di posti, solitamente nel settore
delle relazioni internazionali. Il bando in genere viene
reso noto a febbraio sul sito della sede diplomatica,
www.it.emb-japan.go.jp. Mentre scriviamo, non abbiamo notizie sul bando per il 2012, ma se JET vi interessa non
perdete di vista il sito: una volta pubblicato, restano
pochi giorni per presentare la domanda.
.
Sono in corso le selezioni
per accedere ai Master fulltime della
Business School del Sole 24 ORE,
percorsi didattici completi e
in linea con le esigenze di un mercato
in continuo cambiamento.
I Master fulltime, prevedono un periodo di stage
e sono indirizzati a laureati e junior
che intendono inserirsi nel mondo del lavoro
con un elevato livello di qualificazione e competenza,
requisiti oggi indispensabili.
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visitando il sito
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Sono disponibili 150 Borse di Studio
offerte da prestigiose aziende,
società di consulenza e
studi professionali e
dalla stessa Business School.
FRATELLI D'ITALIA
Il novembre 2011 ce lo ricorderemo per un pezzo. Gli
sconquassi sui mercati e la nascita di un nuovo Governo
hanno monopolizzato i media. È un momento storico; lo è
anche per l’università. La presenza nel nuovo Governo di
rappresentanti del mondo accademico dà la sensazione
che potrebbe iniziare un periodo di riforme che modificherà
l’Università per come la conosciamo.
Per chi sta vivendo il proprio periodo di studi ma anche per
chi, già laureato e inserito nel mondo del lavoro, ricorda quell’epoca della propria
vita, c’è la possibilità di contribuire con idee e testimonianze che possano rendere
migliore il futuro: scrivete a [email protected] la vostra proposta per
un’università migliore e più capace di preparare al lavoro.
Ottavio, 27 anni, da Tallin qui sotto ci racconta un mondo più aperto ai giovani.
DALLA BRIANZA ALL’ESTONIA
Tallin, Estonia, siamo in presenza di
un cervello in fuga?
«Uh, direi che è un parolone. Sono
fuggito per avventura e sono venuto a Tallin per vivere in un mondo
diverso».
Niente a che fare quindi con scelte
legate allo studio o al lavoro?
«Questi sono stati aspetti collaterali. Più che altro volevo vivere
una esperienza diversa e qui c'è un
ambiente molto vivo. L'Estonia è un
paese incubatore di piccole start
up tecnologiche estremamente interessanti».
Dalla naturalezza con cui ne parli, il mondo sembra il tuo paese. Non hai nessuna
nostalgia?
«Un po'. Poi mi rendo conto che questi sono gli anni in cui posso veramente viaggiare
liberamente. Ogni tanto mi manca casa, per fortuna riesco a tornare spesso, almeno 2
o 3 volte all'anno rientro in Italia. E questo aiuta».
Che studi hai fatto? Hanno inciso su questa tua apertura?
«A Milano ho studiato comunicazione, qui sto finendo un master in media interattivi.
Sapere che l'Estonia è un paese così avanzato mi ha certamente invogliato nella scelta».
Sarebbe così difficile in Italia? E cosa dovremmo fare nel nostro Paese secondo te per
«essere più avanti»?
«In Italia non siamo riusciti a cogliere al volo le opportunità date dalle nuove tecnologie, anche per via delle carenze delle infrastrutture tecnologiche, ma negli ultimi
tempi ci stiamo riallineando e velocizzando. Ciò che manca è la possibilità per i giovani
di realizzare progetti lavorativi con facilità. In Estonia si può aprire una azienda in meno
di 20 minuti, basta avere la propria carta d'identità (digitale), un pc e un lettore».
Come sono gli stipendi per un giovane neolaureato? Ci sono i ticket restaurant?
«I punti di partenza sono estremamente diversi: l'Estonia si sta sviluppando molto
velocemente, ma gli stipendi medi sono abbastanza bassi. Quanto al cibo ahimè spesso le pause pranzo non esistono nemmeno, non è importante come da noi. In molte
aziende ci sono spazi cucina collettivi, videogiochi e altre occasioni di relax, ma credo
sia normale nelle nuove aziende legate ad Internet».
Il «popolo dei precari» esiste anche lì oppure si tratta solo di un approccio culturale
diverso che contempla la precarietà come una normale condizione di questo mondo?
«Si tratta di un approccio diverso. Cambiare lavoro qui non è considerato uno svantaggio o un trauma, ma una possibilità per crescere non solo personalmente ma anche e soprattutto professionalmente».
In questa tua esperienza in Estonia hai incontrato difficoltà?
«Non direi. Gli stranieri sono molto ben accetti e non viene nemmeno richiesto di
parlare l'estone. Tutti parlano inglese. Moltissime cose sono semplificate, quasi tutto
è digitalizzato».
Da italiano in terra straniera, hai l'impressione che noi abbiamo una marcia in più in
tema di creatività e capacità di innovare o stiamo perdendo anche questa peculiarità?
Storie normalmente eccezionali
ALLA RICERCA
DELL'INDIPENDENZA
*
di Paolo Beretta
C OMO
«Credo che gli italiani si sottovalutino un po'. Riguardo alla meritocrazia, credo ci vorrà del tempo prima che la nostra società gerontocratica si trasformi: ne gioverebbero
tutti. È difficile prevedere cosa succederà nel futuro, ma per uscire dalla crisi sarà
necessario cambiare molte cose e a mio avviso lasciare le redini a gente più giovane
e consapevole di cosa sta succedendo nel mondo. Gli anziani dovrebbero godersi la
loro età in una casa di campagna, non fare politica».
Ma tu che lavoro fai?
«Il mio lavoro... ne ho tre al momento».
Tre? Pensa: stai rubando il lavoro ad almeno due persone…
«Ho appena aperto un’azienda di oggetti interattivi per l'intrattenimento, lavoro con
u’azienda di marketing che si sta espandendo in Italia, sto facendo una ricerca di
mercato e ogni anno in questo periodo mi occupo del videoblog del film festival
estone. A tempo perso faccio il deejay».
Che mi dici della tua azienda?
«È nato tutto per gioco quando con un amico deejay ho iniziato a cercare nuovi modi
per suonare musica. Io con esperienza in nuovi media, lui ingegnere elettronico,
abbiamo sviluppato un tavolo interattivo che permette a chiunque di suonare come
deejay. Il prototipo è stato notato da una grande azienda che ha deciso di aquistarne
uno. Ora ne vogliono altri, ma non abbiamo intenzione di fermarci qui».
Quindi in questo momento se qualcuno tra chi ci legge vuole cominciare a fare il
deejay o vuole fare business con voi, dove deve cercarvi?
«Non abbiamo ancora una pagina internet pronta, ma abbiamo una pagina dove
carichiamo i nostri pezzi o remix soundcloud.com/the-mojoes. Oppure ci possono
scrivere a [email protected]».
E se qualche giovane italiano ha delle idee per il tuo progetto? Stai cercando qualcuno che magari è specializzato in qualcosa che potrebbe tornarti utile?
«Siamo in una fase iniziale del nostro progetto ma è sempre aperta la ricerca di nuove idee legate al mondo dell'interattività, dei suoni e dei nuovi media. Se qualcuno
volesse venire a trovarci e parlare di qualcosa siamo sempre aperti a nuove idee».
Ingegneri, meccatronici, elettronici…o semplicemente persone con idee e passione?
«Le idee sono fondamentali, ma sono necessarie competenze varie: programmazione,
elettronica, design, marketing. Nei nostri progetti futuri c'è quello di organizzare
workshop della durata di un week-end per realizzare cose nuove».
Come vedi il futuro?
«Impegnatissimo ma entusiasmante, come sempre agli inizi di un progetto. Immagino un sacco di lavoro e un sacco di caffè per stare svegli la notte».
Creatività e caffè italiani per il futuro… Invece tornando qualche passo indietro: racconta un pò la tua quotidianità da studente universitario.(Momento di silenzio) Sei
scappato?
«Eheheh arrivo, sono in bici. Sto andando a casa del mio socio a lavorare».
L'avevo intuito: sei proprio un ragazzo multitasking…
«Prodigi del mobile, nel frattempo sono arrivato. Tornando ai miei studi, qui mi sono
trovato molto bene. il master che sto frequentando è molto pratico e aiuta ad essere
sempre molto coinvolti. Di fatto, alcuni dei progetti che sto realizzando ora sono
praticamente spin-off di progetti universitari».
Sogni di tornare a fare l'imprenditore in Italia?
«Mi piacerebbe, magari tra una decina di anni, se le condizioni dovessero essere
favorevoli, ma per ora voglio vivere il resto del mondo».
Leggi le altre storie su www.walkonjob.it/fratelli-d-italia
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FOCUS ITALIA
Facciocosevedogente
IN GIRO PER L’ITALIA
E NEL MONDO
dalla Divina Commedia
www.comune.bologna.it
Ticket: 4 €; ridotto 2 €
Firenze
Fino al 22 gennaio 2012
Palazzo Strozzi
Napoli
www.scuderiequirinale.it
Ticket: 10 €; ridotto (under 26): 7,50 €
Le meraviglie del tesoro
di San Gennaro. I gioielli
Fino al 15 gennaio 2012
Area Archeologica Centrale
Fino al 6 gennaio 2012
Museo del Tesoro di San Gennaro
www. museosangennaro.it
Ticket: 10 €; ridotto (studenti): 8 €
Nerone
Fino all’8 gennaio 2012
Palazzo Belmonte Riso
Venezia
Denaro e bellezza. I banchieri,
Botticelli e il rogo delle vanità Palermo
www.palazzostrozzi.org
Ticket: 10 €; ridotto: 7,50-8,50 €
Mostra d’arte: Sotto quale cielo?
Milano
www.palazzoriso.it
Dal 2 dicembre 2011 al 9 aprile 2012 Ticket: 6 €; ridotto: 3 €
Spazio Forma
www.pierreci.it
Ticket: 12 €; ridotto: 7,50 €
Fino al 22 gennaio 2012
Palazzo Ducale
Venezia e l’Egitto
www.museiciviciveneziani.it
Ticket: 16 €; ridotto (studenti under 25): 10 €
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No tengo dinero L’ANGOLO DEGLI... SQUATTRINATI
Firenze
Fino al 7 gennaio 2012
Megacities
La mostra fotografica di Christian Hoehn mette in
scena le metropoli contemporanee esaltandole con
una speciale tecnica di stampa retroilluminata.
Info: www.sangalloartstation.it
Milano
19 febbraio 2012
Le voci della città. Antichi organi, un patrimonio di
Milano
Inserito all’interno di un fitto calendario partito
nell’ottobre 2011, il concerto si svolge nella Basilica
di Santa Maria delle Grazie e ha per protagonista
il musicista Ermanno Codegoni, che si esibirà
all’organo.
Info: www.organisti.it
Napoli
Fino al 15 gennaio 2012
Da Sud. Le radici meridionali dell’unità nazionale
La mostra, allestita a Palazzo Reale, invita a riflettere
sui 60 anni che hanno preceduto il plebiscito del
1860: dalla rivoluzione del 1799, ai moti del ’48 fino
alla spedizione dei Mille.
Info: www.palazzoreale.napoli.it
Parma
Fino all’11 dicembre
Renata Tebaldi, profonda ed infinita
Costumi, gioielli di scena e abiti del soprano di
origini pesaresi sono messi in mostra al Palazzo del
Governatore, oltre ai suoi bauli di viaggio, alle lettere e
alle foto della diva.
Info: www.palazzodelgovernatore.it
Roma
Fino al 14 gennaio 2012
Metamorphosis. Il Giappone del dopoguerra
120 immagini in bianco e nero immortalano le
conseguenze, per il Paese del Sol Levante, della
seconda guerra mondiale e il percorso compiuto per
affermarsi come grande potenza economica mondiale.
Info: www.jfroma.it
Torino
Fino all’8 gennaio 2012
La chimica e l’unità d’Italia
Dalle intuizioni di Avogadro alla creazione dei
coloranti, dalla realizzazione dei detergenti fino
all’elettrolisi dell’acqua. Sono questi i temi della
mostra allestita in occasione dell’Anno Internazionale
della Chimica.
Info: www.annodellachimica.unito.it
VISTI PER VOI. Scarpe in mostra al Museo Ferragamo
Un particolare
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della mostra
Chissà se il sandalo in foglia d’oro 18 carati, creato da
Salvatore Ferragamo nel 1956 per la moglie di un ricco
magnate, oltre che attraente è anche comodo da indossare. Lasciate da parte questo genere di considerazioni
se andate a visitare la mostra Ispirazioni e Visioni, a
Firenze fino a marzo 2012, presso il museo Ferragamo
(www.museoferragamo.it).
Occupatevi solo di ammirare tutto il bello che vedrete,
ma soprattutto cogliete l’occasione per visitare questo
spazio espositivo, affacciato sulla deliziosa piazza
Santa Trinità, e dedicato a una delle più importanti e
blasonate griffe italiane. Ferragamo, il «calzolaio delle
dive», era napoletano però a Firenze stabilì nel 1926
la sua azienda, rientrando in Italia dopo essere stato
20 gradi, sole e cielo azzurro. Aria frizzante e
palme secolari all’uscita dell’aeroporto, nel centro e sul lungomare di Alicante. Con 3 ore di volo
(www.ryanair.com) si dimentica l’inverno, con 2
passi sull’Explanada de España, la mini-rambla
cittadina, si visita una meta poco battuta e tutta
da scoprire. Che, tra bancarelle vista mare e allegria spagnola, sorge ai piedi del Castello di
Santa Barbara e conquista il viaggiatore a colpi
di storia e movida low cost.
Info:
www.alicanteturismo.com.
(C.G.S.)
* di Susanna Bagnoli
emigrante in America e lì aver iniziato portando le sue
calzature a Hollywood. Il ritorno in madrepatria è per
cercare mani italiane abili a fare le scarpe, alla faccia
delle moderne delocalizzazioni. Dal ’95 il museo conserva e mostra tutta la creatività, il colore, la bellezza
del made in Italy ad opera di Ferragamo. Sono 400 i
prototipi e le calzature esposte, scelte in un archivio di
oltre 10mila e a rotazione spostate per esibirne altre.
Sì perché il museo, oltre a essere un meta per fashion
victim è anche una tappa obbligata per gli appassionati
dei musei d’impresa. Da vedere la teca che conserva le
forme in legno dei piedi di clienti note: Audrey Hepburn,
Ava Gardner, Greta Garbo, Sophia Loren, Silvana Mangano. Ingresso 5 euro.
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Parco Quasimodo
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Fino al 29 gennaio 2012
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La terra impareggiabile
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Museo del Patrimonio Industriale
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Ticket: 4 €; ridotto: 2 €
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Fino al 5 gennaio 2012
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Fino al 29 aprile 2012
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Palazzo d’Accursio
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Pagine da “Emporium” e
Botticelli nella Firenze del ‘400
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a cura della redazione
FOCUS ESTERO
in collaborazione con
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Gloria
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QUI SAN PIETROBURGO
Tutto è nato per caso, complice la mia voglia di uscire dalla solita routine, di
fare un’esperienza nuova, motivante, che mi rendesse consapevole delle mie
capacità e mi aiutasse a superare i miei limiti. Sono partita col progetto Ecoway, destinazione San Pietroburgo, Russia. Una scelta che mi sta permettendo di vivere un’esperienza a 360 gradi! La Russia è immensa, ti sorprende: si
passa dalle magnifiche residenze degli zar, alle opere dell’Hermitage, al giro
in battello sui canali del Neva, alla prospettiva Nevskij, strada che è il cuore
della città, oppure basta uscire dal centro per imbattersi in piccoli villaggi,
nei produkty, tipici negozietti aperti 24 ore dove si trova di tutto, e nelle
marshrutke, simbolo dell’ex Unione Sovietica. Il progetto che seguo mi permette di lavorare coi bambini ed è bellissimo quanto cercano di insegnarmi
il russo: insieme contiamo, ripetiamo i colori e i nomi prima in inglese e poi
nella loro lingua! E poi mi confronto con ragazzi di nazionalità differenti,
uniti come siamo da una scelta comune che ci sta facendo crescere.
!
Martina
QUI MANIPALA
Francesca
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QUI PORTO ALEGRE
Sono partita da Milano per il Brasile 3 mesi fa e vivo a Porto Alegre,
che è la capitale dello stato Rio Grande do Sul, la parte più europea
del Brasile. Qui ho imparato velocemente il portoghese per poter insegnare nelle classi: sto svolgendo uno stage all’interno del progetto
EduAction che consiste nel portare il multiculturalismo nelle scuole
pubbliche affiancando le insegnanti. Lo scopo è quello di mostrare ai
ragazzi le opportunità che il mondo offre loro e renderli consapevoli
che l’educazione e la formazione sono fondamentali per realizzare sogni
e obiettivi. Sto imparando a conoscere un contesto diverso dal nostro,
grazie anche al fatto che vivo con ragazzi di tutto il mondo. Dopo 3
mesi mi sento a casa ed è anche merito delle persone con cui lavoro e
vivo. È una crescita continua e credo che cercherò di prolungare il mio
stage per vedere nuovi posti e conoscere meglio la cultura!
!
È cosi difficile descrivere la mia esperienza in India, mai come in questo caso le
parole finiscono per essere riduttive! Il mio stage, inserito all’interno dell’iniziativa
Project Reach, mi sta insegnando più di quanto potessi immaginare, dandomi la
possibilità di conoscere persone meravigliose, vedere posti affascinanti e così
diversi da quelli a cui sono abituata, affrontare sfide che mi spaventavano e
che ero convinta, a torto, di non poter superare. Il progetto ha come scopo
quello di dedicarsi alle persone affette da virus dell’Hiv e malate di Aids cercando di dar loro la speranza per un’esistenza migliore. Da queste settimane
ho guadagnato una nuova «famiglia», nuovi amici, il contatto con tanti modi
di vivere differenti dal mio e la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono
per qualcuno. Ora so che anche un sorriso e delle attenzioni rivolti a chi non è
abituato ad averne hanno un enorme valore, e posso contribuire a eliminare il
pregiudizio tanto diffuso in India che porta all’emarginazione dei malati.
!
Alessandro
QUI STOCCARDA
Da circa un anno vivo a Stoccarda, nella regione di Baden-Württemberg, dove mi sono trasferito per lavoro. La gente è molto cordiale
anche se poco espressiva e ci sono posti incantevoli all’interno della
foresta nera con laghi e castelli Medioevali. D’estate molte persone si
ritrovano sulla strada principale della città e amano prendere il sole
nel parco. In inverno nei giorni più miti il punto di ritrovo diventa il
bosco dove si fanno dei pic-nic a ridosso dei numerosi laghi. Le strade
sono sempre molto affollate soprattutto al centro della città, con negozi di ogni genere e ristoranti dove si possono gustare cibi da ogni
parte del mondo. Stoccarda è una città multietnica e molto affascinante, anche se avendo vissuto 2 realtà differenti, Italia e Germania,
mi sono reso conto di quanto sia diversa la mentalità di questi 2 Paesi
nonostante siano entrambi europei, perché secondo me in Germania
si vive per lavorare mentre in Italia si lavora per vivere.
ERRATA CORRIGE
Sul numero precedente abbiamo erroneamente pubblicato, sotto il titolo “Alessandro,
Qui Stoccarda”, un testo sbagliato. Pubblichiamo qui il testo corretto scusandoci con i
lettori e con il diretto interessato.
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