vialattea magazine 2012-2013

Transcript

vialattea magazine 2012-2013
il Magazine
www.vialattea.it
La bellezza
delle cose esiste
nella mente
che le contempla
La
casa
uomo è
di un
il proprio
castello
[email protected] - www.codebo.it
Codebò S.p.a. - Via A. Vespucci, 64/D - 10129 Torino - Tel. 011.56.82.242 r.a. - Fax 011.56.81.930
Dal 1905
felici di assistervi.
Vialattea
... montagne da amare!
Filippo Armand Photographer
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
EVENTI IN VIALATTEA
LA STAGIONE SPORTIVA
6
LOCALITÀ
GARA
SOCIETÀ
ETÀ ORGANIZZATRICE
SESTRIERE
IPC ALPINE SKIING WORLD CUP
GS-SL-W-M
WHITE SKI TEAM
FREEWHITE
SESTRIERE
SELEZIONE PROVINCIALE
TROFEO PINOCCHIO
SPORTING
ORTING CLUB SESTRIERES
10
15-17
SESTRIERE
SESTRIERE
CENTRO
RO SCI TORINO
30
SESTRIERE
TROFEO BOLAFFI
FIS POLICE SKI
GS-W GS-SL-M
32° UOVO D’ORO
FINALE MASTERS CUP FIS
SL-GS-W-M
47° CAMPIONATO ITALIANO
MAESTRI DI SCI
36° GRAN PREMIO
GIOVANISSIMI
ORTING CLUB SESTRIERES
SPORTING
DATA
GENNAIO 2013
08-11
FEBBRAIO 2013
12
MARZO 2013
TEAM
AM ITALIA
ORTING CLUB SESTRIERES
SPORTING
APRILE 2013
05-06
SESTRIERE
08-10
SAUZE D’OULX
12-14
SAUZE D’OULX
UOLA SCI VIALATTEA
SCUOLA
SAUZE
UZE D’OULX
SCUOLA
UOLA SCI VIALATTEA
SAUZE D’OULX
SPORTING CLUB SESTRIERES
PIAZZA AGNELLI 4 - 10058 SESTRIERE - TEL. 0122.799430
WWW.VIALATTEA.IT
In copertina: "La Leja", 1947 - Sauze d'Oulx - F. Vellan
8
10
14
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È tempo di bilanci...
di Giovanni Brasso - Presidente Sestrieres SpA
... Perchè ancora le regioni autonome???
di Alessandro Perron Cabus - Amministratore Delegato Sestrieres SpA
Business Card
Numeri utili in alta valle di Susa
... Un regalo ai clienti della Vialattea
di Ilaria Perron Cabus - Responsabile Marketing Sestrieres SpA
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Vita da Ufficio Sportivo
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Turkish Airlines raggiunge anche la Vialattea
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di Gualtiero Brasso - Direttore Sportivo Sestrieres SpA
Una collaborazione per la promozione delle bellezze olimpiche
... Signore e Signori la neve è servita
di Alessandro Perron Cabus - Amministratore Delegato Sestrieres SpA
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Vizi e virtù dei funiviari
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Riverbero azzurro sulla neve bianca
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39
di Luigi Ricotti
di Ezio Laboria
Un gradito ritorno in Vialattea: “Il Club Med”
di Alessandro Perron Cabus - Amministratore Delegato Sestrieres SpA
Er core di Maurizio Mattioli
di Paolo Blanc
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Amanda De Mar ... la Barbie di Sestriere
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Elisa Genovese bellezza di casa nostra
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60
64
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di Rita Quarta
di Rita Quarta
Il Presidente del Torino Urbano Cairo saluta la Vialattea
di Paolo Blanc - Foto di Maurizio Dreosti
Silvano Benedetti. Un ragazzo del Filadelfia diventato grande
di Paolo Blanc
Dai Mattia! La classe di Mattia Casse... figlio d’arte
di Claudio Tescari
Cesana Torinese: il pianeta delle ciaspole
a cura del Comune di Cesana Torinese
Che bel vento satira in Vialattea.
di Moreno Moretti - Prefazione di Marco Giachino
80 anni di passione per il golf...
di Donatella Bertramd - Direttore Circolo Golf Sestriere
77
Vialattea Running. Corri con noi!
80
Design d'alta quota, il nuovo linguaggio della casa di montagna
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92
96
101
106
110
di Giorgio Aprà
di Massimiliano Longanizzi e Daniela Lazzaro
Il nostro territorio. Immagini mosse dal sentimento
Testo di Paolo Blanc - Fotografie di Max Gorlier, Carla Scorza, Enrico Pejrolo,
Filippo Armand, Davide Cimenti
Bre Banca Lanutti Cuneo. Storia di campioni a Sauze d'Oulx
a cura dell'Ufficio Stampa Bre Banca Lanutti Cuneo
"Alpini finchè le gambe vi portano"
di Gianni Mattana
Il grande sogno. La linea ferroviaria da Pinerolo a Briançon
di Valter Bruno
Le conserve. I prodotti della Valle di Susa sotto vetro
di G. R. Berchera
La cartina delle piste della Vialattea
BUSINESS CARD
E’ TEMPO
DI BILANCI...
di GIOVANNI BRASSO
Presidente Sestrieres SpA
E’
arrivato il tempo dei bilanci:
anche noi della Sestrieres Spa crediamo valga la pena tirare le somme dei
primi sei anni di attività della nuova
gestione.
Il nostro impegno è stato indirizzato
soprattutto a ridurre gli sprechi ed
i privilegi e ad ottimizzare i servizi.
Detto così sembra un abusato luogo
comune, tuttavia è proprio in questa
direzione che abbiamo profuso il massimo sforzo.
Desideriamo citare, per tutti, alcuni
esempi significativi: abbiamo ridotto nel corso del tempo il numero del
parco impianti, eliminando quelli che
registravano un numero di passaggi
neppure sufficiente non solo per coprire i costi di gestione ma neppure le
spese dell’energia elettrica e che, tra
l’altro, non erano indispensabili per i
collegamenti nel comprensorio.
Oggi possiamo tranquillamente sostenere che la Vialattea, anche se ancora
penalizzata da troppi impianti di arroccamento e di trasferimento, registra
una media annua di passaggi per impianto in esercizio in linea con le altre
grandi stazioni europee.
Sotto il profilo delle criticità ci sembra
importante focalizzare quella costituita dalla scarsa presenza di sciatori sul
territorio nei giorni feriali; problema
arcinoto, questo, che coinvolge non
solo la società degli impianti ma tutto
il sistema economico del comparto,
soprattutto in questo momento storico di contingenza sfavorevole.
La nostra opinione è che occorre puntare sempre di più sul miglioramento e
sul potenziamento dei servizi, in particolare quelli che riguardano l’après-ski,
ottimizzando le offerte di hospitality e
di accoglienza.
Inoltre crediamo che occorra investire
in modo importante e massivo nella
comunicazione.
Com’è noto, comunicare in maniera
“forte” ed efficace ha costi significativi, ma costituisce un investimento di
lunga durata, con le indubbie ricadute che detti costi hanno sull’economia
del territorio ma, soprattutto, sui ritorni positivi e quindi sui ricavi che determinano.
Si può disporre di un territorio bellissimo e pieno di fascino ma difficilmente tale bellezza sarà il solo elemento
capace di incrementare il numero dei
frequentatori. Siamo profondamente
convinti che una leva strategica potente risieda nel “sapere e nel far sapere”.
Comunicare, dunque, è determinante
ma per comunicare in modo adeguato ed efficace è necessario disporre di
budget considerevoli che non possono essere reperiti da una o da poche
singole aziende ma che devono considerarsi, al pari della neve, “costi di
sistema”.
Sempre nell’ottica dell’analisi di bilancio, ci sembra opportuno esprimere
alcune considerazioni sulle ottimizzazioni impiantistiche, come ad esempio
la sciovia Rio Nero e la seggiovia Colò,
nel Vallone Rio Nero, che hanno dato
ottimi risultati. Quest’ultima infatti
trasporta 400.000 sciatori/annui ad
una velocità di 2,8 m/s che, essendo di
circa il 20% superiore a quella di una
quattro posti ad ammorsamento fisso,
di fatto riduce il tempo di risalita di circa 3 minuti.
Questa è una scelta che ci soddisfa,
così come ci soddisfa la ricollocazione del vecchio Triplex sulla linea delle Rocce Nere che si è rivelata idonea
nell’ottica di una gestione oculata del
comprensorio.
Il nuovo impianto ha funzionato bene
per tutto l’inverno, mentre sulla linea
precedente, a causa del vento, aveva dato spesso problemi. L’impianto,
purtroppo, non viene ancora utilizzato in modo ottimale dai nostri clienti:
il giorno 28 dicembre 2011, dalle ore
dall’interno
10.00 alle ore 11.00, ha trasportato il
numero massimo di 1.963 persone/
ora, pari a meno dell’80% della sua capacità, e nel medesimo giorno ed alla
stessa ora è stato registrato il tempo
di attesa massimo per l’imbarco, 11
minuti e 40 secondi. Quando la clientela riuscirà ad utilizzare l’impianto in
modo corretto, caricandolo compiutamente, le attese scenderanno ben al di
sotto di un livello che, già oggi, si può
considerare tollerabile, anche nelle
giornate di punta. E’ fin troppo ovvio, e
sull’argomento non vale la pena spendere troppe parole, che gli impianti di
risalita, così come le strade, le ferrovie,
gli uffici postali o gli stadi, non sono
progettati per assorbire l’affluenza
massima, magari registrabile 10 giorni
all’anno, ma un’affluenza che si aggira
intorno ai 4/5 di quella massima.
In questi 6 anni abbiamo portato a
termine interventi migliorativi anche
sull’area sciabile; sono state abbandonate, tra le altre, le piste di Grangesises
e di Genevris, per un totale di 9.400
metri. Per contro, sono state realizzate
piste nuove per 22.372 metri, di cui
8.695 su incarico e a spese delle Civiche Amministrazioni.
Un tempo le piste proposte erano
quasi esclusivamente piste rosse e
nere; oggi, in tutto il comprensorio,
si possono trovare almeno 3 o 4 piste
blu per area, scelta particolarmente
apprezzata dai turisti, soprattutto dai
principianti, che in questo modo possono percorrere tutta la Vialattea.
Vale la pena rilevare che l’organizzazione aziendale della Sestrieres è sistemica.
Dal Consiglio di Amministrazione, ai
Dirigenti, fino agli addetti di pedana,
tutti svolgono bene il proprio compito,
ben sapendo di essere parte integrante di un progetto che va ben al di là
delle dimensioni dell’azienda e che si
riverbera su un territorio grande come
una piccola provincia; da noi non ci
sono spazi per gli sprechi, per le fantasie e per i personalismi.
Aver cambiato la filosofia gestionale
della Sestrieres ci colloca, con soddisfazione, fra i pochi in Europa attrezzati per “seguire le condizioni del tempo”
e non per “anticiparle”. E’ evidente che
anticipare il tempo è molto più facile,
non si corrono rischi, non ci sono sorprese e, più in generale, si dormono
sonni tranquilli. Seguire il tempo vuol
dire essere disponibili ad accettare rischi, a vivere momenti di grande stress
e, talvolta, a causare situazioni di disservizio, ma questa filosofia ci permette di lavorare con una struttura estre-
mamente snella che si completa solo
quando si determinano le condizioni
idonee, con grande efficienza gestionale. La sistematica riduzione dei privilegi (sconti e omaggi) e le soluzioni
organizzative adottate hanno permesso di mantenere i prezzi degli skipass
invariati: questa sarà la sesta stagione
per quanto riguarda gli stagionali (nel
periodo promozionale) e la quinta per
i giornalieri e plurigiornalieri 6 giorni.
E’ opportuno ricordare che il costo dello skipass rappresenta la somma dei
costi societari più un minimo di utile
aziendale e che gli sprechi altro non
sono che un danno per il cliente e per
il sistema.
Queste sono le regole dell’impresa e
del mercato che la Sestrieres condivide, mette in pratica ed attuerà anche
per il futuro.
Siamo comunque soddisfatti del lavoro svolto, dei risultati ottenuti e della
collaborazione che abbiamo trovato
sul territorio e, se pur a livelli diversi,
dalle Civiche Amministrazioni, dalla
Provincia e dalla Regione Piemonte.
In ogni caso non ci fermeremo qui,
continueremo con la logica fino ad
oggi adottata al fine di avere un’azienda sana ed in grado di soddisfare al
meglio e con continuità le esigenze
dei propri clienti.
dall’interno
...PERCHÉ ANCORA
LE REGIONI
AUTONOME ???
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
di ALESSANDRO
PERRON CABUS
Amministratore Delegato
Sestrieres SpA
L’
imprenditore, a qualsiasi
livello, va soppesato per le esplicite
capacità che dimostra ogni giorno nel
dirigere la propria attività. Questa è la
spietata quanto corretta definizione,
che regola il mondo dell’imprenditoria
in generale.
Prima regola, la più importante, “quello che fai ti deve piacere tantissimo”, in
caso contrario non avrai mai la passione necessaria per lavorare senza limiti
di orario ed assoggettarti ai sacrifici,
superando gli ostacoli che certamente
ti si presenteranno lungo il percorso. Ti
devi imporre d’essere sempre all’avanguardia, studiare quotidianamente la
concorrenza copiandone i lati positivi,
limitare per quanto possibile le spese
aziendali superflue, investire sui giovani e nelle nuove tecnologie, sondare e
perseguire ogni opportunità lecita per
far progredire e consolidare l’azienda
che amministri. In buona sostanza, se
sei attento, lungimirante, concentrato
sull’obiettivo, non perdi l’entusiasmo
nei momenti peggiori e non ti fai prendere dall’esaltazione in quelli migliori
e se poi, sommato a tutto questo, hai
anche un briciolo di fortuna, molto
probabilmente la tua azienda è destinata a progredire e prosperare con
sicurezza e gratificazione.
Migliaia di persone corrispondono
precisamente alle caratteristiche sopra
riportate e tutti i giorni, creano ric-
11
chezza e posti di lavoro, ma penso di
trovarvi d’accordo nell’affermare che
a tutti comunque, dovrebbero essere
offerte le medesime opportunità di
partenza. Questo purtroppo in qualche occasione non avviene e quindi
molte aziende a volte si trovano loro
malgrado, in situazioni imbarazzanti,
quasi da “concorrenza sleale”. Volendo
porre a confronto qualsiasi tipologia di
azienda, posta in una Regione a statuto autonomo, con un’altra risedente in
una Regione ordinaria, appare subito
evidente l’iniquità e la differenza abissale di “forze in campo”. Per rendere
meglio l’idea, è un po’ come porre in
gara due atleti sui cento metri, con le
medesime potenzialità atletiche, ma
a uno dare la possibilità di partire ses-
santa metri più avanti rispetto l’altro
… logicamente per il secondo ci sono
pochissime chance di vittoria.
Questo è quello che in concreto succede volendo comparare le opportunità
concesse, a chi opera in luoghi, dove
l’Ente pubblico sovvenziona in modo a
volte esagerato (Regioni a statuto autonomo), con chi invece deve fare tutto
con le proprie risorse, poiché risedente
in Regioni cosi dette ordinarie.
E quest’abissale diversità di trattamento, tengo a precisare, non è solo una
prerogativa riservata alle società di
gestione impianti di risalita, ma comprende in buona sostanza quasi tutte
le attività imprenditoriali ed in particolar modo quelle legate alle iniziative
turistiche e ricettive.
dall’interno
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
A solo titolo di esempio, qui di seguito riporto un elenco tratto da
autorevoli quotidiani, con i tangibili benefici concessi, in un recente
passato, a società impianti di risalita, poste in Regioni a Statuto autonomo.
La Vallèe
07 gennaio 2012
Il Sole 24 Ore
19 dicembre 2011
12
Sciatore in Vialattea
Shopping - Food - Service & Co
ROXY BAR
SCOMMESSE SPORTIVE
01.HOTEL CHALET CASA CESANA. Una struttura tipica montana a conduzione familiare, dove trascorrere una vacanza all'insegna della tranquillità e della buona cucina, a 100 metri dagli impianti. Parco e solarium.
Consigliato l'ottimo ristorante. D'estate tennis e bocce.
Via Nazionale - Pragelato - Tel 0122.78045
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Dirette Calcio
OULX - Via Monginevro 38 - Tel 0122.831893
02. Gofree. Il Villaggio Turistico Gofree di Pragelato è una delle
strutture ricettive più qualificate del Comprensorio, con il suo
ristorante tipico ed area chalet. Aperto tutto l'anno, si trova in
posizione privilegiata, vicino alla pista olimpica di Fondo. Dal
Villaggio Gofree dipartono innumerevoli escursioni.
04. Il Roxy Bar è uno dei locali più conosciuti dell'alta valle di
Susa. È gestito da decenni dai fratelli Curioso, che, con professionalità, cura e dedizione, soddisfano il cliente dalle prime
ore del mattino sino a tarda sera. Periodicamente, all'aperitivo o nel dopo cena vengono proposte serate a tema.
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BANCALE DI LEGNA DI FAGGIO
1,50 M3 a € 135
Green Service - C.so Torino 159 e 152 - Oulx
03. Hotel Lago Losetta Melvin Jones: è una splendida struttura
ricettiva di recente costruzione realizzata a Sestriere per ospitare
in perfetta autonomia ed integrazione persone con disabilità
e normodotati. L'Hotel Lago Losetta, inoltre è perfettamente
integrato nel tessuto socio-turistico del Colle.
05. Green Service. Una cooperativa in grado di soddisfare tutte
le esigenze di privati, aziende ed enti. La professionalità degli
operatori fanno di Green Service l'azienda leader nel settore in
Alta Valle di Susa. Green Service è anche Pet Shop, tutto per campeggio, feste e casalinghi nel nuovo store di C.so Torino 152.
06. Annie. Da anni il ricamificio di Mrs Gibbings si occupa di
fornitura e personalizzazioni di divise, abiti professionali ed
accessori per aziende, dal settore sportivo a quello enogastronomico. L'originalità e l'artigianalità delle produzioni di
Annie trovano il giusto connubio con qualità e prezzo.
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07. La Cabassa. È uno dei più frequentati ristoranti del Comprensorio della Vialattea. L'anfitrione Mimmo ed il suo staff
propongono ottime pizze, grandi grigliate di pesce fresco o
ottima carne. Buoni i dolci e la cantina. Il locale si presta inoltre per cene di gruppo, sociali o per feste private.
08. Ramassa. Una generazione di Amministratori di Immobili
in Alta valle di Susa. La storica conoscenza del territorio, l'impegno professionale e la dedizione nel lavoro facilita un'oculata gestione degli immobili e la risoluzione in tempi rapidi
di ogni criticità.
09. Ferramenta Abbà. Tutti in alta valle conoscono la fornitissima ferramenta-colorificio della famiglia Abbà di Oulx, gestita
dalla nuova generazione Carla e Marco, che hanno preso le redini dell'azienda di famiglia. Da qualche anno Abbà realizza anche
serigrafie, pannelli e striscioni pubblicitari, stampa digitale.
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11. Da Serafina. Nella piazza del caratteristico Borgo troviamo la Serafina, la storica trattoria ricavata da una grande
baita del '700. Adriana ripercorre la tradizione enogastronomica dei genitori proponendo un'ottima cucina del territorio.
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
... UN REGALO
AI CLIENTI della
VIALATTEA
di ILARIA PERRON CABUS
Responsabile marketing Sestrieres SpA
18
O
gni anno l’appuntamento con
il Vialattea Magazine è un momento
speciale per me, perché posso esternare la mia grande passione per questo
lavoro e per il mondo dello sci. Anche
quest’anno, proprio come ogni anno,
ho preparato un paio di articoli per poi
non sceglierne neanche uno e ora vi
spiego il perché.
In questo momento in cui, se si apre un
giornale o si accende la televisione, le
notizie sono sempre “disastrose”, penso che possa essere utile parlare di un
“servizio” che la Vialattea offre ai clienti
di skipass stagionale e di skipass giornaliero: i coupon di Co-marketing.
Un servizio che non solo permette
all’acquirente di skipass di ammortizzare interamente la spesa effettuata,
ma, se ben utilizzato, può addirittura
far “guadagnare” il cliente.
dall’interno
Voglio parlare di questo aspetto della
nostra azienda perché sono orgogliosa del prodotto che, insieme ai miei
collaboratori, siamo riusciti a creare,
perché in qualche modo facciamo un
regalo ai nostri clienti, perché questi
sconti sono davvero denaro contante, perché riceviamo decine di mail
di clienti soddisfatti di aver “risparmiato” facendo la spesa, comprando
vestiti, facendo benzina, ecc., perché
con questa operazione stiamo dando,
per quanto ci è possibile, una piccola
mano alle tante persone che scelgono
questo magnifico sport e le nostre incantevoli montagne.
Senza dilungarmi troppo nella spiegazione vorrei farvi un esempio pratico,
vorrei mettermi nei panni del cliente
che acquista uno skipass giornaliero e
dunque spende € 34 e con esso riceve il carnet di Co-marketing; tanto per
iniziare, aprendo il carnet il cliente si
ritrova un buono sconto di € 7 sull’acquisto di un giornaliero “mani libere“
Vialattea, da utilizzare dal lunedì al
venerdì (previo acquisto Vialattea Skicard), dunque dopo essersi registrato
e dopo aver acquistato una tantum la
Vialattea Skicard al prezzo di € 5, il nostro cliente, volendo, può sciare tutta
la stagione nei giorni feriali (escluse
le vacanze di Natale) a € 27 anziché
€ 34. Ma analizziamo nel dettaglio le
promozioni dei Co-Sponsor Vialattea.
Il nostro cliente sicuramente deve fare
la spesa ed ecco che grazie ai coupon
di Co-marketing si ritrova € 6 di sconto
presso i Supermercati ed Ipermercati
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
Coop; molto probabilmente possiede un’auto e con
i coupon può beneficiare di € 4 di carburante presso
i distributori Total Erg; la sua auto deve avere un’assicurazione e per lui ecco € 15 di sconto su nuova
polizza Fondiaria Sai; come se non bastasse, € 8 di
sconto sull’acquisto del nuovissimo dispositivo Neos
Park, che permette al possessore di pagare solo ed
esclusivamente il tempo di reale sosta nei parcheggi, senza la scomodità di andare al parchimetro o di
fare le corse per sostituire il ticket. Sicuramente il nostro cliente tipo acquista abbigliamento per sé, per
la sua famiglia, per fare i regali di Natale ed ecco che
in questo caso particolare, oltre agli sconti, ha anche
diversa scelta, può infatti risparmiare fino a € 15 da
Robe di Kappa, Superga, K-Way, fino a € 15 da Cisalfaed, altrettanti € 15 da Longoni, in più, può ottenere uno sconto fino al 20% sui prezzi già scontatissimi
dell’Outlet di Mondovicino. Oltretutto, essendo uno
sciatore, forse possiede un paio di sci ed ecco che
sul trattamento lamine e sciolina può risparmiare €
10 presso i centri Cisalfa e altrettanti € 10 presso i
negozi Longoni; mettiamo poi che debba comprare
un mobile, oppure degli utensili da giardino ed ecco
che ottiene € 15 di sconto presso l’Ikea di Collegno e
€ 10 di sconto sui punti vendita Self- Tutto il mondo
del Fai da te. A conti fatti, analizzando solamente le
promozioni relative ai beni di prima necessità, è evidente che grazie al Co-marketing Vialattea, il cliente,
utilizzando tutti i coupon a sua disposizione ed ovviamente a fronte dei suoi acquisti di valore variabile, ha già “risparmiato” qualche euro. Mettiamo poi
che il cliente abbia piacere di aggiungere un po’ di
qualità alla sua vita e dunque ami andare al cinema,
al museo, in palestra, in piscina, alle terme, anche in
questo caso il nostro Co-marketing gli va incontro,
offrendo sconti presso gli UciCinemas, un’entrata
gratuita presso i Musei della Fondazione Torino Musei, un’entrata gratuita presso l’Aquatica, uno sconto
di 5 € sull’entrata di QC Terme Torino per sé e per un
accompagnatore (dunque altri 5 € di sconto), più un
evento beauty in omaggio del valore di € 12; può poi
beneficiare di uno sconto di € 3 presso il Patinoire
di Sestriere o di Pinerolo e un dessert in omaggio
(del valore di 4 € circa) presso alcuni Burger King
piemontesi.
Dunque, tirando le somme, il nostro cliente di skipass giornaliero ha speso € 34, ma, utilizzando al
meglio nell’arco dell’anno i suoi buoni sconto (ricordiamo che la maggior parte delle promozioni ha
una durata di 11 mesi), ha risparmiato (non tenendo
conto degli sconti in percentuale poiché non sono
quantificabili), € 183, a cui andiamo a sottrarre i 34 €
del costo dello skipass e i 5 € (una tantum) del costo
della Vialattea skicard, pertanto a fronte di quanto
sopra elencato possiamo affermare che il nostro
cliente ha guadagnato € 144.
Tutti questi dati solo per farvi capire, che davvero, se
ben utilizzato, il carnet di Co-marketing è un aiuto
nella gestione quotidiana della nostra vita.
Provare per credere…e se vi fa piacere inviateci a
[email protected] le vostre esperienze con questo prodotto Vialattea…
Ps: se vi interessa il conteggio per lo skipass stagionale
potete richiederlo alla stessa mail qui sopra riportata.
dall’interno
19
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
di GUALTIERO BRASSO
Direttore Sportivo Sestrieres SpA
20
C
ome ormai ben saprete, dopo
svariati anni di articoli, la direzione che
rappresento è quella sportiva.
Quest’anno, discostandomi leggermente dagli argomenti trattati negli
anni passati, ho deciso di affrontare la
descrizione della “vita da ufficio sportivo”, ovvero tutto ciò che concerne il
lavoro e gli impegni di competenza
della mia direzione. Cercherò di farvi
comprendere e spiegarvi quelle che
sono le nostre attività (spero senza annoiarvi troppo) e cercherò, per quanto
possibile, di sdrammatizzare.
Ebbene, la prima cosa che dovete sapere è la composizione dell’organico
della “Sportiva” (così, infatti, viene chiamato l’ente dai conoscitori). In realtà
gli elementi sono “variabili” in funzione
del periodo dell’anno: in pratica di fissi
ed in estate siamo solo io e la mia fidata Monica, senza la quale sarei letteralmente perso. E’ lei, infatti, che mi aiuta
a non essere disordinato, a tenere a
mente gli appuntamenti e soprattutto
è la memoria storica dell’ufficio (non
sempre precisa, a onor del vero! Infatti,
ballano sempre fior di scommesse sui
dettagli storici e il parziale al momento
dall’interno
è dalla mia parte).
Durante l’inverno, invece, le stanze e i corridoi
del nostro ufficio si animano. E di molto! A noi
si aggiungono Chiara,
Elisa, Claudio, Patrick,
Stefano detto Johnny,
Giacomo detto Bobbe
e i due Davide.
Fatta una panoramica
veloce sui membri,
veniamo invece alle
funzioni che, come
potrete ben immaginare, sono rivolte alla preparazione di
eventi sportivi.
La Sestrieres, infatti, ha nel suo asset
una società denominata Sporting Club
che organizza centinaia di manifestazioni e gare di sci, da quelle amatoriali
fino alle gare di Coppa del Mondo e
alle manifestazioni internazionali.
Nel corso dell’anno, ovviamente, le
funzioni ed i compiti di questo ente
sono molto sproporzionate: se da dicembre ad aprile si fanno orari decisamente inpegnativi che vanno dalle
5/6 di mattina fino alle 8/9 di sera, per
contro, d’estate i ritmi sono molto più
blandi e diciamo che utilizziamo questo periodo per ricaricare le batterie,
benché di lavoro ce ne sia sempre e
comunque.
Durante l’estate, infatti, bisogna preparare le omologazioni delle piste da
gara, redigere il calendario, cercare
gli sponsor, progettare le manifestazioni dell’anno seguente cercando di
inventare sempre qualcosa di nuovo,
preparare le riunioni per le piste di
allenamento e coordinare tutti gli sci
club del comprensorio (cosa, vi assicuro, tutt’altro che facile!!!).
A livello pratico, invece, bisogna pensare alla manutenzione delle piste, al
taglio dell’erba e all’ampliamento, per-
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ché queste possano sempre rimanere
adeguate ai regolamenti FIS e FISI, alla
manutenzione delle strutture di partenza e di arrivo, alla manutenzione
dei pali e delle attrezzature di cronometraggio.
Ovviamente tutto questo lavoro è propedeutico all’inverno che ogni volta
giunge velocissimo e ogni anno la
classica frase di circostanza è: “Mi sembra ieri di aver appena terminato la stagione”. In ogni caso ci troviamo in men
che non si dica con le piste bianche, le
prenotazioni e il calendario pieno.
Quindi, man mano che ci si avvicina
a dicembre, i ritmi si intensificano, le
giornate diventano più corte per il
sole, ma più lunghe per noi.
Lavoriamo incessantemente dal giorno di apertura fino al giorno di chiusura della stazione. Quando arriviamo al mattino, spesso, incrociamo i
temerari che escono dalle discoteche
e, la maggior parte delle volte, trascorriamo intere giornate all’aperto, con
temperature e condizioni proibitive,
prestando servizio di assistenza alle
gare e, alcune volte, spalando neve
tutto il giorno per permetterne il corretto svolgimento. In altre circostanze,
forse le più snervanti, siamo costretti a
rinviare e ad annullare tutto rendendo
vani sacrifici e lavoro.
La tipica giornata della “Sportiva” inizia ovviamente con la tracciatura della
gara, qualche volta ancora prima che il
sole sorga, e la messa in sicurezza della
pista in funzione del tracciato anche su
indicazione dei giudici. Dopo un paio
d’ore, mentre ai tornelli delle seggiovie
iniziano ad accalcarsi gli atleti, bardati
di tutto punto, che aspettano con impazienza l’apertura dell’impianto per
iniziare la ricognizione, gli “sportivi”
preparano le attrezzature di cronometraggio. Quando finalmente tutto
è pronto si procede con l’inizio della
gara: un concorrente dietro l’altro, sistemando il percorso, lisciando le buche e raddrizzando i pali.
Le giornate, quindi, passano così: per
ore e ore dagli altoparlanti delle radio
di servizio si ascoltano solamente serie
infinite di “start stop” e “pista libera” e,
quando finalmente si arriva alla conclusione delle sempre interminabili
(ma emozionanti) premiazioni, per i
membri della sportiva non è ancora il
momento di andare a casa. “Dopotutto
domani è un altro giorno” era la battuta di un famoso film, beh, potremmo
adottarla anche da noi… ci si riorganizza, le ragazze tornano dai siti di gara
per stilare classifiche e per preparare le
gare del giorno successivo, i ragazzi
smontano le attrezzature, attendono
la battitura della pista e organizzano
già per la mattina seguente, mentre in
ufficio, quasi sicuramente, è di scena
una riunione di giuria.
Quando la giornata finalmente volge al
termine, è ormai buio da molte ore. Sul
tragitto per tornare a casa incontriamo
nuovamente i temerari delle discoteche, solo che a quell’ora si apprestano
ad iniziare la serata.
Moltiplicate questo ritmo per 120
giorni di stagione (senza un giorno di
sosta) e a questo aggiungeteci gli allenamenti degli sci club, le gare delle
scuole di sci, le manifestazioni più importanti come la Coppa del Mondo,
l’Uovo d’Oro, i Campionati del Mondo
delle Forze di Polizia, il Pinocchio e alcuni eventi settimanali, la gestione degli snowpark e avrete un’idea di cosa
vuol dire lavorare all’ufficio sportivo.
Fortunatamente, però, devo dire che
sono circondato da ottime persone
e validissimi collaboratori. Oltre alla
sempre presente Monica, devo ringraziare tutti per il loro contributo, anche
se a turno c’è sempre qualcuno che ha
le “paturnie”.
A tal proposito ho anche studiato una
funzione per stabilire graficamente
(vedi grafico sotto) il livello di queste
paturnie nel corso della stagione:
P=d+g dove P sono le paturnie, d i
giorni di stagione trascorsi e g le gare
organizzate fino a quel giorno.
(Come si evince dal grafico, più au-
dall’interno
21
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
22
mentano i giorni di stagione e le gare
organizzate, più aumenta il livello di
paturnie).
Ma nonostante le difficoltà, i momenti
difficili che si incontrano e le paturnie,
devo ammettere che la “vita da ufficio
sportivo” è molto bella, ricca di soddisfazioni e che tutto non sarebbe lo
stesso senza Chiara con le sue lotte
con gli allenatori dei club, Elisa che
ci regalerà presto un nuovo membro
della sportiva, Claudio con il suo continuo borbottare, Patrick che ogni due
metri (soprattutto ultimamente) rischia di farsi male, Giacomo con il suo
inconfondibile timbro vocale, Johnny
e i suoi eterni sfottò calcistici con gli
altri ragazzi, Davide soprannominato il
bello e l’altro Davide, detto Dado, che
con la sua allegria tiene sempre alto il
morale del gruppo.
Inoltre non siamo soli, siamo in buona
compagnia, infatti, attorno a noi gira
un intero mondo di operatori, associazioni e realtà diverse.
Prima di tutti voglio ricordare i tanti Sci
Club che esercitano la propria attività
sul nostro comprensorio con i quali
collaboriamo quotidianamente, e poi
come posso non citare il mitico Patetta
che, con la sua tipica cadenza piemontese, ogni domenica riempie le nostre
piste di ragazzini agguerriti che si sfidano in una battaglia sul filo dei centesimi. Lo stesso posso dire per Ariotti,
il suo omologo degli sci club lombardi;
e poi i Cral, quelli storici, che da anni
ormai organizzano gite in Vialattea, e
quelli nuovi, che fortunatamente sono
sempre numerosi.
Un grazie lo devo dedicare anche al
gruppo dei guardia porte capitanati
dal grande Roccia (un nome, una garanzia) che ha ereditato il fardello, per
altro con pieno merito, da un‘istituzione: il leggendario Luciano che, dopo
aver ricoperto questo ruolo per decenni con grande passione, ha deciso di
prendersela un po’ più con calma e di
far “tribolare” i più giovani.
Un ringraziamento va anche ai giudici,
con i quali ci sono sempre discussioni
animate, ma alla fine un accordo si trova sempre.
Per quanto riguarda i rapporti con le
altre direzioni, invece, devo dire che,
nonostante il livello di paturnie nel corso della stagione (che per inciso non ci
sono solo alla sportiva: ogni direzione
ha le proprie……), collaboriamo bene
e con reciproca disponibilità.
Con la Direzione Tecnica per quanto
riguarda la preparazione delle piste e
l’allestimento delle partenze e dei traguardi, con la Direzione Commerciale
dall’interno
La Nazionale di Sci
in allenamento a Sestriere,
dicembre 2012
e Marketing per il coordinamento dei
gruppi e dei Cral e l’allestimento dei
villaggi promozionali, con la Direzione
Vendite per le promozioni e i prezzi,
con la Direzione Amministrativa per la
stesura dei contratti e con l’Engineering per le pratiche sulla sicurezza delle premiazioni e delle manifestazioni.
Per ultimo, ma certo non per importanza, devo fare una doverosa citazione e
un ringraziamento al Coordinatore delle Direzioni che mi sta “formando” professionalmente con la sua esperienza
di impianti a fune e stazioni invernali.
Tirando le somme avrete capito che,
nonostante i disagi che si possono
incontrare durante l’inverno, sono
soddisfatto del lavoro che ogni anno
riusciamo a svolgere, ma soprattutto
sono felice e orgoglioso di far parte di
un gruppo così affiatato e unito.
Un grande, grandissimo grazie quindi
a tutte le persone che ci permettono
ogni anno di organizzare più di 200
gare di sci, ma il ringraziamento più
grande va a coloro che ogni anno decidono di sfidarsi e di gareggiare sulle nostre piste, permettendo a noi di
continuare a svolgere la “vita da ufficio
sportivo”.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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dall’interno
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
TURKISH AIRLINES
RAGGIUNGE ANCHE
LA VIALATTEA!
Una collaborazione per la promozione delle bellezze olimpiche
dell’Alta Val di Susa
24
dall’interno
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
T
urkish Airlines, ele•a da Skytrax la migliore Compagnia d’Europa del 2011 e del 2012,
continua il suo impegno nella promozione delle se•e destinazioni italiane: Milano, Roma, Torino,
Genova, Venezia, Bologna e Napoli.
Turkish Airlines Torino, in particolare, si sta a•ivamente impegnando a promuovere il flusso
turistico dal mondo verso il capoluogo piemontese e verso le località della Viala•ea:
Sestriere, Sauze d’Oulx, Sansicario, Cesana, Claviere, Pragelato e della francese Montgenèvre.
In particolare, lo scorso agosto, insieme a Viala•ea e Turismo Torino, ha favorito l’arrivo di 55 tour
operators provenienti da tu•e le parti del mondo – tra cui Cina, Corea, Uzbekistan, Russia, Emirati
Arabi – che hanno visitato le località e collaudato le stru•ure e gli impianti sportivi, protagonisti delle
Olimpiadi Invernali 2006.
Visto il grande successo o•enuto, è più che mai in corso la proficua e costante collaborazione tra la
compagnia di bandiera turca, prima al mondo per numero di nazioni raggiunte, e Viala•ea: insieme
intendono sostenere ed incrementare la promozione di queste località ed il flusso turistico sia business
che leisure, non solo nel periodo invernale.
Al momento Turkish Airlines collega Torino al resto del mondo con ben 5 voli se•imanali
(che torneranno quotidiani a partire dal 1° aprile); questi voli raggiungono in prima ba•uta Istanbul,
cuore della compagnia che conne•e l’Oriente e l’Occidente del mondo, e sono un prezioso strumento
25
per rendere raggiungibili le Montagne Olimpiche anche da mete lontanissime.
dall’interno
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...Signore e Signori
LA NEVE È SERVITA!
di ALESSANDRO PERRON CABUS
Amministratore Delegato Sestrieres SpA
S
ono le cinque della sera, è già
praticamente buio, tutti gli impianti di
risalita sono ormai chiusi, la radio degli
addetti al soccorso “gracchia” ... aspettate c’è ancora qualche ritardatario a
metà della Gran Pista nell’area di Sauze
d’Oulx e sulla Chisonetto a Sestriere e
il soccorso sta ancora effettuando un
dall’interno
intervento sulla Gialla a Claviere ... non
potete ancora uscire !
Nell’autorimessa sotterranea nel cuore
della montagna, brandendo la propria rice-trasmittente quasi fosse un
bastone, un uomo sbuffa nervoso:
<<per colpa dei soliti ritardatari, anche
stasera perderemo minuti preziosi >>.
Il personaggio in questione è il “Capo”
dei “Gattisti”, quello con maggior esperienza, colui che coordina il mini esercito degli operatori che lavoreranno
tutta la notte, per “servire” all’indomani
all’apertura degli impianti, centinaia di
chilometri di piste perfettamente livellate, godibili e sicure.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
Pressappoco a quell’ora, e per tutte le
130 giornate di stagione, ognuno nel
proprio settore di competenza, trentaquattro “Gattisti” si trovano seduti nella
cabina di pilotaggio dei loro battipista.
La routine prima della partenza è sempre la stessa, quasi simile a quella di un
aereo prima del decollo… tutto deve
essere predisposto nei minimi particolari, poiché una banale disattenzione,
potrebbe essere la causa di un guasto
a metà pista, in piena notte e magari a
meno venti di temperatura, il che non
sarebbe certamente piacevole.
Tutto è pronto, il motore è in temperatura, i livelli dei liquidi sono perfetti, i cingoli hanno la giusta tensione e
finalmente, puntuale, arriva via radio
la solita frase di rito, rigorosamente in
piemontese, che come il grido di battaglia di un generale ai suoi soldati,
recita: << …anduma fiòii tùca a nui …
dumse da fé, ma cun cunisiun e sù cun
le urie, steve sempre a l’oi e feve an bel
travai>> (andiamo ragazzi, tocca a noi,
datevi da fare, ma prestate sempre
molta attenzione e mi aspetto un bel
lavoro). All’unisono, le “bestie” come
le chiama il Direttore Tecnico, ossia la
flotta dei battipista entra in azione,
spianando le gobbe, riempiendo i buchi, triturando le placche ghiacciate,
cancellando le tracce delle migliaia di
sciatori, che durante la giornata si sono
accaniti su e giù per le piste della Vialattea. E poi ancora, bisogna spalmare
e modellare le centinaia di metri cubi
prodotti dagli innumerevoli cannoni, i
quali disseminati in tutto il comprensorio, producono quella coltre di neve
che permetterà di sciare in modo ottimale fino all’ultimo giorno di stagione.
Per circa otto/dieci ore, a seconda delle
anduma fiòii
tùca a nui
dumse da fé
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28
condizioni del fondo, ognuno di questi
“piloti della neve” riporta a nuovo le piste, alla guida di un mezzo di 12.000
centimetri cubi di cilindrata, con una
potenza di 400 cavalli e un peso di oltre cento quintali, consumando all’incirca 250 litri di gasolio per notte. A
fine stagione ognuno di loro avrà accumulato circa mille ore di lavoro notturno, in condizioni spesso proibitive e
pericolose. In contemporanea e quindi
sempre nelle ore notturne, assieme
ai Gattisti, è al lavoro anche il reparto
“Snow-Maker”, ossia gli innevatori. Il
loro lavoro è coordinare dalle “Centrali
Operative” le postazioni dei circa mille
cannoni, sparsi lungo i 400 chilometri
del comprensorio della Vialattea. Purtroppo poche sono le notti tranquille,
dove non succede di doversi forzatamente muovere dal piacevole calore
all’interno della centrale. Difatti, quasi
sempre sul grande monitor raffigurante tutto il comprensorio sciistico,
qualche puntino luminoso segnalante
le postazioni dei cannoni in attività, da
verde si trasforma in rosso e la cicalina
di riferimento diventa assordante ... bisogna immediatamente intervenire.
Una potente motoslitta è pronta per
raggiungere il più in fretta possibile, il
luogo indicato dal monitor.
Gli interventi a volte possono essere
quasi banali, una parte di ugelli gelata, una manichetta che non ha retto
alla pressione, una semplice valvola
malfunzionante, oppure il vento che
ha cambiato direzione e la neve viene
sparata in un punto inutile. Ma in altri
frangenti, l’intervento richiede molte
ore di lavoro in condizioni proibitive,
bisogna smontare buona parte della
meccanica e/o elettronica del cannone, sprofondando nella neve fino alle
ginocchia, alla sola luce delle torce
elettriche, e dandosi frequentemente
il cambio, poiché dopo qualche minuto
le mani congelate diventano insensibili
e non rispondono più ai comandi.
Queste sono le notti tutt’altro che rilassanti, di chi in Vialattea quasi in incognito, ma con grande professionalità, passione e competenza, presta la propria
opera, affinché al mattino tutti quanti
ci si possa illudere di essere dei potenziali Campioni, “pennellando” acrobatiche curve su di un manto immacolato.
Sarebbe certamente un gesto apprezzato, se durante una Vs. giornata in
montagna, qualora abbiate l’occasione
di incontrare uno qualsiasi di questi
operatori notturni, gli omaggiaste un
sincero sorriso, magari accompagnandolo con un: Grazie ... oggi le piste erano preparate non bene ... di più!
dall’interno
circa 1000
cannoni sparsi sui 400 km della
Vialattea
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
dall’interno
VIZI E VIRTÙ
DEI FUNIVIARI
di LUIGI RICOTTI
A
30
gennaio di quest’anno festeggio le nozze d’oro con le funivie.
A dire il vero, ad aprile festeggerò
quelle con mia moglie, ma queste non
contano perché Lei dice che è vedova
bianca di un funiviario che ha sposato
le funivie!
Ha ragione Lei, il mio tempo è scandito
dagli eventi del mio lavoro: quando è
nata la mia prima figlia? Dunque……
era l’anno in cui facevamo l’impalmatura alla telecabina del Col Checrouit,
quindi era il 1963; quando siamo andati ad abitare a Milano? Vediamo un
po ... era l’anno in cui inauguravamo la
Funivia del Pan di Zucchero, quindi era
il 1972 ... e così via.
Potete immaginare quante persone, o
meglio “personaggi”, ho conosciuto e
quanti di questi mi hanno raccontato
vicende antiche ed aneddoti curiosi,
oltre a quelli che ho vissuto in prima
persona.
Per intanto i funiviari, se non muoiono sul campo, sono una categoria di
longevi, sia come età anagrafica che
come attività lavorativa e poi, e questo
rimanga tra noi, sono, o meglio erano, “ammiratori” del gentil sesso, (non
chiedetemi perché, non mi sono mai
dato una spiegazione).
In un certo periodo l’età media dei
Nella pagina:
a sinistra il Conte
Lora Totino al Gros
Rognon in una rara
immagine.
A destra:
l'Ingegnere
D'Armini operativo
in una stazione
motrice.
dall’interno
componenti della Commissione Funivie nell’ambito del Ministero dei Trasporti superava i 75 anni. Il Prof. D’Armini a 80 anni presiedeva ancora ai
collaudi degli impianti e saliva sui sostegni come uno scoiattolo, (ricordatevi che i collaudi degli impianti avvengono sempre nel mese di dicembre!).
Con l’ausilio dei primi elaboratori elettronici, programmò il calcolo delle funi
portanti ancorate soggette all’influenza delle variazioni di temperatura, di
allungamento elastico ed anelastico e
dell’azione delle funi traenti, utilizzando probabilmente un metodo di esaustione che ancora oggi fa letteratura.
Non ci crederete, ma l’Ing. Umberto Nobile (sì, proprio quello del Polo
Nord) faceva anch’egli parte delle
Commissioni di collaudo e a chi gli
chiedeva l’indirizzo personale, rispondeva: è sufficiente che scriviate “Generale Umberto Nobile, Italia” e la posta
mi arriva a casa.
Uno dei principali pionieri nel campo
funiviario fu il Conte Ing. Lora Totino
che progettò e realizzò le funivie del
Monte Bianco e del Cervino. Era un
personaggio incredibile (tra l’altro una
bella figura d’uomo), un vulcano di
idee ed un promotore di iniziative impensabili. La funivia del Furggen a Cer-
vinia, era, nella sua testa, il primo tronco di un impianto per poi arrivare in
cima al Cervino (per fortuna qualcuno
lo fermò). Le funivie del Monte Bianco
sarebbero dovute arrivare all’Hellbronner in due tronchi, ma il Ministero della Guerra impose l’arrivo del secondo
tronco al riparo del Colle del Gigante
(comunque una delle funi portanti fu
danneggiata, nella parte a monte, da
una mitragliata di un aereo tedesco) e
la stazione venne fondata interamente sul permafrost (nessuno pensava a
quei tempi al riscaldamento globale!);
fu il primo a pensare di fare un tunnel
sotto il Monte Bianco (che, dicono, cercò anche di iniziare praticamente con
picco e pala!), per non parlare di molte
altre avveniristiche iniziative.
Uno dei maggiori costruttori, i cui ultimi impianti sono stati smantellati
in Vialattea l’anno scorso, non ha mai
avuto alle sue dipendenze una donna
(imposizione venuta dall’alto?) e nella
camera da letto teneva un tecnigrafo
per poter lavorare nelle notti insonni.
Claviere. Funivia Pian del Sole. Cartolina d’epoca, 1935.
Sestriere, cabina funivia.
Cartolina d’epoca anni ‘30
Un Direttore di stazione nonché Direttore di esercizio al quale, da giovane,
sono stato alle dipendenze, mi diceva:
sai, io ci provo sempre con tutte, su
dieci mi prendo magari otto schiaffoni, ma con le altre due mi va bene! In
ogni caso mi risulta essere uno dei pochi Direttori di esercizio che in più di
trent’anni di carriera non ha mai subito
il benché minimo incidente.
Ma chi meglio rispecchia la figura del
“funiviario” fu il Prof. Ugo Carlevaro
(un’altra bella figura d’uomo, con le
caratteristiche di cui vi accennavo
prima). Una mente straordinaria (che
mise al servizio anche del Conte Lora
Totino): fu l’inventore dell’impianto
ad ammorsamento automatico, progettista di un’infinità di impianti (tra
cui l’ardita funivia della Paganella, la
prima telecabina Aosta-Pila di 5 km di
lunghezza, alcune funivie in Francia e
conquistatore del mercato americano). Era il classico tipo dell’inventore/
studioso concentrato nel suo lavoro
ma distratto verso il mondo esterno
(era anche fortemente miope), non
rideva mai e, nello stesso tempo, era
sempre sereno ed una fonte inesauribile di battute folgoranti. Un giorno si
recò a Ginevra con la moglie e, al ritorno, si trovò alla frontiera con due passaporti in tasca: aveva dimenticato la
moglie! Un’altra volta si stava recando,
in compagnia di un collega (che non
nominerò), a visitare un costruttore di
cabinette in Liguria, quando l’accompagnatore si accorse che due ragazze
stavano chiedendo un passaggio ai
bordi della strada: “Professore, si fermi,
si fermi, ci sono due ragazze da caricare!”
Fermò immediatamente la macchina e
quando le ragazze si avvicinarono, una
delle due gli disse: “Ciao papà, cosa fai
da queste parti?”
Era la stessa persona che, come ricorderà chi ha letto il mio precedente articolo, mi disse che le funi erano fatte per
tirare, mica per spingere. Ma lo scherzo
più atroce me lo fece quando dovetti
dimensionare un freno a tamburo per
una seggiovia e mi accorsi che la taglia
scelta non era sufficiente; esaminò i
miei calcoli e mi disse molto seriamente: “Caro figliolo, ascolta me, quando
un calcolo non ti torna, dividi tutto per
due e vedrai che tutto va a posto”. Rimasi sconcertato, ma se l’aveva detto lui
doveva essere vero. Molto più tardi mi
accorsi che, effettivamente, essendo
doppi gli elementi frenanti, avrei dovuto dividere davvero per due!
Nel corso di una riunione tecnica molto importante, con più persone, gli
dissi: “Professore, non la vedo convinta”,
e lui rispose: “Come me la vedo brutta”
a quel punto tutti lo guardammo con
apprensione e lui continuò: “Diceva la
Marchesa, camminando su di uno specchio”.
Ebbene quest’uomo, dopo aver ripristinato alla fine della seconda guerra
mondiale la funivia di Oropa, rimontando le funi portanti ricoverate in magazzino, fece il giro di prova.
Le funi erano però state conservate con
la parte inferiore della bobina rimasta
per lungo tempo esposta all’umidità e
quindi si erano corrose. Infatti, quando
la cabina si trovò nel bel mezzo della
campata, una portante si ruppe e la cabina precipitò. Fortuna volle che fossero nel punto più alto rispetto al terreno
e che le funi traenti tenessero e smorzassero la caduta. La cabina cadde a
terra e rimbalzò più volte rimanendo
sospesa in aria ad un’altezza di circa 10
metri. Quando il Professore, in attesa
dei soccorsi si riprese dalla botta ed
aprì gli occhi, era rivolto verso il cielo e,
essendo una giornata serena e molto
soleggiata, disse: “Come è bello il Paradiso!”. E quando un giorno gli chiesi
perché pensava di essere in Paradiso
mi rispose: “Semplice, durante la caduta
ho fatto due calcoli ed ho stabilito che
sarei morto!”.
Ironia della sorte, morì quasi centenario, precipitando da un balcone dove
stava cercando di montare le tende
parasole.
La carrellata non finirebbe qui e poi
dovremmo dedicarci anche ai personaggi “minori”, come ad esempio
quel Capo Servizio che, nel bel mezzo
dell’esecuzione di un’impalmatura di
una fune di soccorso, a cui partecipai
anch’io, vide passare due bellissime
tedesche; sparì, ritornando il giorno
dopo, riprendendo come se niente
fosse successo il lavoro dal punto in
cui lo aveva lasciato.
Ciò non toglie che fosse uno dei migliori Capi servizio che abbia conosciuto; fu capace di recuperare la fune
portante di cui vi ho parlato prima
(quella danneggiata da colpi di mitraglia) smontando 2600 metri di fune,
portando il capo di monte verso valle,
dove la tensione è minore, ed il capo
di valle verso monte rimontando il
tutto permettendo il proseguimento
dell’esercizio! O come quel macchinista di funivia che pernottava alla stazione del Colle del Gigante (un tempo
le stazioni di monte delle funivie erano
irraggiungibili con i mezzi e quindi gli
scapoli facevano una settimana a turno a dormire in stazione) ma che aveva
la “morosa” in un alpeggio al monte di
La Saxe e, ogni sera, a impianto fermo,
scendeva a piedi fino a Courmayeur,
risaliva all’alpeggio ed il mattino dopo
era pronto sul posto per effettuare la
prima corsa; chi conosce il posto sa
cosa vuol dire. Cosa non si fa per …
amore.
Lascio, a questo punto, il compito a
qualche giovane di parlare, tra una
trentina di anni, di quello che posso
aver combinato io.
Spero unicamente di poter confermare la regola per quanto riguarda la longevità, assicurandovi che, per il resto,
a parte qualche “lecito” pensierino, mi
sono sempre comportato bene.
dall’interno
31
Riverbero azzurro
sulla neve bianca
32
Quando il sole si solleva dietro al Genevris, i primi raggi scivolano sulla cresta del Bourget e sfiorando la cima di larici e
abeti, scendono sulle piste come a mitigare il freddo no"urno. Lisciate alla perfezione dal lavoro no"urno dei “Ga"isti” anche oggi come ogni giorno d’inverno a"endono lo
spazzaneve dei bimbi principianti e il sistematico lavoro dei
pazienti Maestri di sci. Scostandoci dalle piste e scivolando
immersi fino al ginocchio nella soffice e bianca coltre nevosa,
non appena ci fermiamo, non si può non sentire la magica
musica del bosco incantato e pigramente addormentato nel
gelido abbraccio invernale.
L’abete più vicino sostiene con i suoi rami carichi di neve, il
nido estivo di una coppia di uccellini innamorati, ora scesi,
dopo aver svezzato i piccoli, verso un clima più dolce. Il
tronco ricoperto di nevischio sul suo lato a se"entrione,
sfoggia un muschio argentato che infonde al vetusto albero
un aspe"o patriarcale.
L’andirivieni no"urno di un lepro"o, che a grandi balzi si
è spostato nel bosco, inseguito dalle tracce a coda strisciata della famelica volpe rossa, lascia pensare ad un grande
movimento di vita animale al calare delle tenebre. Poco più
in basso, un folto gruppo di caprioli ha lasciato le proprie
tracce, anch’essi pronti a rosicchiare il muschio sulla corteccia dei larici.
Con una marcata distensione, gli sci si muovono in discesa
dolce e dipingono un armonioso arco di curva che magicamente ci riporta in pista. Le Seggiovie ora sono in movimento, cariche di colorate persone, rallegrate dal sole ormai alto,
nel cielo blù cobalto. Ogni pista si anima di sciatori dalle
diverse capacità tecniche. Chi imposta curve con buon valore agonistico a imitazione dei campioni del Circo Bianco,
chi invece si accontenta di un più modesto parallelo di base,
magari per sfoggiare la tuta all’ultima moda, e il gentil sesso
che muove ritmicamente il “lato B” cercando di indirizzare
gli sci, modello coppa del mondo, in un lungo arco derapato, ma pronte a far colpo ad ogni costo, sul giovane aitante
che le accompagnerà al calar della no"e in discoteca e poi
“chissà” ! I bimbi sono il vero spe"acolo di questo azzurro
sulla neve …si divertono in gruppo oppure in compagnia
di “Papy” che li spreme come limoni pur di dimostrare,
magari al capo ufficio che il proprio pargolo è il più bravo
in assoluto.
In basso sul terrazzo del rifugio, i più pigri sdraiati sui
le!ini prendi sole, con alcuni centimetri di crema prote!iva
sul viso, sfru!ano fino al tramonto l’effe!o abbronzante del
sole dei duemila, mentre la musica a discreto volume, crea
una sorta di “stonatura” naturalistica.
Il sole ha appena raggiunto quota 2.000 ma dinanzi al
rustico chalet di legno, il cui te!o è ricoperto da un buon
spessore di candida neve, ragazzoni dal viso abbronzatissimo, chiacchierano tra loro in a!esa di iniziare il quotidiano
lavoro in pista. Indossano eleganti tute azzurre, il colore
Nazionale del Maestro di sci. Tra alcuni minuti si lanceranno sulle diverse piste del comprensorio della Viala!ea,
inseguiti dai loro Allievi. Gruppi di Inglesi, in ordinata
fila, seguono a!enti la lezione e poi, uno per volta, provano a ripetere l’armoniosa curva dimostrata poco prima
dal loro “Teacher”. Altre “Tute Azzurre”, questa volta
sulla pista dei principianti, si trascinano una lunga fila di
bimbe!i cingue!anti, alle prese con la curva a spazzaneve.
Sul costone della montagna, sollevando generose nuvole
di polvere bianca, una Tuta Azzurra impartisce lezioni di
“fresca”. Questi sono gli uomini della montagna, quelli che
insegnano sci a ogni livello. Sono i maestri della Scuola sci
Viala!ea-Sauze D’Oulx. Seri professionisti, che amando il
proprio mestiere, e quotidianamente trasme!ono ai propri
allievi, la passione per quel meraviglioso gioco che è lo sci,
l’amore e il rispe!o per la montagna.
In basso a valle, l’ombra ha già preso il sopravvento ed il
sole scende piano ad Ovest dello Chaberton, regalando al
villaggio l’ultima tiepida carezza. Il freddo sulle piste la fa
nuovamente da padrone e gli ultimi irriducibili sciatori con
le “candele!e” gelate al naso e una grande soddisfazione
nel cuore per la giornata piena e meravigliosa appena trascorsa, raggiungono stanchi il Paese, nel quale già s’intravedono le prime luci di negozi e Pub.
E’ tornato il silenzio sulla montagna. Ancora poco e si spegnerà anche il fascio di luce dei ba!ipista, lasciando spazio
alla no!e nel bosco incantato, dove i lepro!i inizieranno il
loro no!urno carosello in cerca di cibo.
Ezio Laboria
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
Un gradito ritorno in
Vialattea: “IL CLUB MED”
di ALESSANDRO PERRON CABUS
Amministratore Delegato Sestrieres SpA
A
seguito decisione della proprietà di vendere le due Torri di Sestriere, da sempre simbolo del Club
Med, l’alta Valle si è trovata improvvisamente orfana di quell’organizzazione turistica, riconosciuta a livello
internazionale, quale leader indiscussa
delle vacanze “tutto compreso”.
34
I vertici societari del Club, in testa l’Amministratore delegato e Presidente, Henri
Giscard d'Estaing (figlio dell’ex Presidente Francese Valery) affezionati al territorio e consapevoli dell’importanza del Domaine Skiable Vialattea, decidono fin da
subito, di vagliare e perseguire ogni possibilità affinché il Med possa continuare
a offrire nella propria brochure, anche l’Alta Valle Susa.
L’esigenza organizzativa del Club, il grande numero dei posti letto occorrente
e i servizi complementari, da sempre fiore all’occhiello del Med, richiede l’individuazione di un sito che ben si articoli alle esigenze del medesimo. Esaminate
alcune soluzioni, la più accreditata pare essere la location di Pragelato e nello
specifico, il Resort costruito a ridosso della Funivia di Pattemouche.
Nella primavera 2012 viene stabilito un primo sopralluogo.
Il Presidente Giscard d’Estaing in tenuta cittadina (arriva direttamente in elicottero da Parigi) nonostante la pioggia persistente, si dice deciso a salire
sulle piste, per rendersi conto personalmente della potenzialità turistica
dell’intera zona.
Tento di spiegare che poco si potrà vedere a monte, data la giornataccia, ma
vista la Sua determinazione, mettiamo in moto la funivia e dopo pochi minuti, completamente immersi nella spessa coltre di nebbia che ci circonda,
sbarchiamo in quello che con il bel tempo è un magnifico pianoro posto a
circa 2.400 metri di altitudine.
Ci incamminiamo per qualche centinaio di metri quasi tentoni, noto che il
Presidente ha i mocassini da città completamente zuppi d’acqua e la Sua giacca leggera, certamente non lo protegge dalla temperatura quasi invernale.
Ciò nonostante non demorde e imperterrito continua a procedere in
testa al gruppo.
Sono al Suo fianco e rispondo alle domande che mi pone, tentando di essere il più convincente possibile, nell’elencare le bellezze e
potenzialità della zona. Lui è sempre molto serio e imperscrutabile, ascolta in silenzio le mie spiegazioni. Sono quasi imbarazzato
dal Suo fare serio e compito, poi lo vedo rallentare e soffermarsi
a leggere il cartello posto davanti a noi, indicante il nome della
zona. Il Presidente legge ad alta voce e in Italiano “Località Raggio
di sole”.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
A quel punto scoppia in una fragorosa
risata, poi mi dice in Francese: <<Jamais un nom était plus approprié>>
(mai un nome è stato più appropriato).
Finalmente, inverte la rotta e ritorniamo a Valle. Passa qualche settimana e
viene confermata ufficialmente la volontà del Club Med, nel voler perseguire il progetto Pragelato.
A questo punto si tratta di non perdere un solo giorno. Si dovrà necessariamente “correre” per far sì che il
il Club Med
possiede 73
villaggi turistici
nel mondo
tative, le persone, gli Enti pubblici e le
aziende private coinvolte dal progetto,
per far sì che, quello che io giudico un
capolavoro di strategia turistica, possa
diventare finalmente realtà.
Grande il merito dei due Sindaci delle
località coinvolte, Valter Marin e Gianni Arolfo, i quali con evidente lungimiranza, hanno fin da subito, creduto
ed investito nel progetto, ritenendolo
prioritario a qualsiasi altra iniziativa.
Difficile la trattativa iniziale con la pro-
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comprensorio Vialattea non venga
dimenticato dai Clienti Med, fidelizzati
negli anni e possa nel contempo essere proposto a potenziali nuovi fruitori,
nella vetrina internazionale del turismo montano invernale ed estivo.
In questa particolare fase, il ruolo determinante l’ha avuto certamente il responsabile del prodotto Club Med per
l’Europa del Sud, l’amico Arny Aiolfi.
La profonda conoscenza del territorio,
l’indiscussa competenza del settore e
non ultima, la dote innata di “mediatore” gli permettono in breve tempo
di riunire attorno al tavolo delle trat-
Arny Aiolfi
prietà Irlandese, la quale si dimostra
contraria a una nuova, quanto importante rivisitazione edilizia della parte
centrale del Resort, ritenuta invece
determinante per la modalità operativa commerciale, adottata ultimamente nei Club Med. Alla fine, il “lavoro ai
fianchi” dello stratega Aiolfi, permette
di superare anche questo importante
e decisivo ostacolo, ottenendo il nullaosta ai lavori occorrenti, da parte della
Società Irlandese proprietaria del Resort.
Ad accordi raggiunti, nel medesimo
periodo in cui iniziano i lavori di ri-
dall’interno
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
strutturazione in Pragelato, la Sestrieres SpA dal canto suo, provvede ad
“inventare” sulla carta e conseguentemente sviluppare materialmente sul
territorio, una nuova pista che dalla
località Raggio di Sole (arrivo Funivia
Pat Mouche) permette ai quasi mille
soggiornanti del Resort il rientro in albergo sci ai piedi. Finalmente il Club
Med ritorna ad essere una piacevole,
quanto importantissima realtà in Vialattea.
... QUALCHE DATO:
Periodo contrattuale siglato anni 12.
Apertura certa inverno/estate.
Dipendenti impiegati come forza lavoro nel Resort Pragelato Vialattea 250.
Sette milioni di euro circa la cifra per l’adeguamento edilizio del Resort.
Oltre tre chilometri circa la lunghezza della pista di rientro.
Circa sessanta Maestri di sci impegnati settimanalmente.
Circa 13.500 i settimanali che il Club usufruirà durante la stagione invernale.
... UN PO’ DI STORIA !
Il Club Med nasce nel 1950 per volontà di un ex atleta di pallanuoto belga,
Gerard Blitz, al ritorno da un suo soggiorno presso il centro di allenamento
Olimpico di Calvi in Corsica. Il primo villaggio vacanze riservato ai soci fu
aperto in Maiorca, molto spartano, era composto da capanne in paglia e
servizi igienici in comune. A completamento del villaggio, Blitz acquistò da
Gilbert Trigano (1953/1993), un centinaio circa di tende in tela. In seguito
Trigano divenne socio di Blitz nella gestione del Club.
ESPANSIONE
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Sotto la guida dell’esperto Gilbert Trigano il numero dei villaggi aumenta in
modo esponenziale. Nel 1955 viene inaugurato il primo villaggio al di fuori
del Mediterraneo, a Tahiti. Il 1956 vede l’inaugurazione del primo villaggio invernale in Svizzera a Leysin. Nel 1957 si inaugura il villaggio di Cefalù in Sicilia.
Negli anni seguenti il Club si ampliò nei Caraibi e in Canada.
Originariamente frequentato in prevalenza da single e giovani coppie, il Club
Med diventò in seguito una meta vacanziera per famiglie, a tale scopo nascono i primi mini club.
Il 1974 è un anno nero per il Club, diversi fattori negativi ne riducono capacità e investimenti. Viene quindi deciso di accettare l’entrata nella compagine
sociale di nuovi soci. Uno di questi, probabilmente il più importante, fu Gianni
Agnelli (con una quota del 23,9%), il quale portando denaro nelle case del
Club, agevolò nel contempo l’apertura di alcuni Villaggi in Italia.
DIVERSIFICAZIONE
Negli anni novanta, la forte concorrenza internazionale, causò un’importante
declino del Club stesso. Il '97 vede l’avvicendarsi di Serge Trigano in sostituzione del Padre Gilbert, ma dopo soli due anni, il medesimo venne sostituito
da Philippe Bourguignon, ex presidente di Euro Disney. Quest’ultimo integra
nell’azienda una serie di importanti servizi. Vennero aperte catene di ristoranti
chiamati Club Med World a Parigi e a Montreal ed un numero importante di
attrezzatissime palestre.
RILANCIO
Anche a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, il Club
registra ulteriori pesanti perdite. Nel 2002 viene nominato Amministratore
Delegato Henry Giscard D’Estaing, figlio del Presidente Valery, il quale vara
una nuova strategia, riportando l’attenzione ai villaggi vacanze tradizionali.
Vengono chiusi i resort di Oyyo ed il Club di Montreal ed altri in America
Settentrionale.
Nel 2004, scomparso Gianni Agnelli, la famiglia decide di cedere le proprie
azioni Med alla catena alberghiera Accor, che diviene socio di maggioranza
con il 28,9% del capitale sociale. Nel 2006 la Accor rivende il 22,9% di tali
quote.
Nel giugno del 2005 l’azienda ha dichiarato un ritorno dei profitti a metà esercizio. Tra il 2006 ed il 2007, il Club investe 530 milioni di dollari per rinnovare
servizi, chiudere destinazioni ed aprirne nuove.
Nel 2008 viene ceduta la catena di palestre alla famiglia Benetton e nel 2009 i
ristoranti Med World a Paris B. Events.
Attualmente il Club possiede 73 Villaggi turistici nelle più svariate destinazioni
del mondo: 3 in Egitto, 5 in Marocco, 1 in Senegal, 4 in Tunisia, 23 in Francia, 3
in Svizzera, 2 in Messico, 3 in Brasile, 1 negli Stati Uniti, 5 alle Antille, 2 in Cina, 2
in Giappone, 2 in Indonesia, 1 in Grecia, 1 in Malesia, 1 in Tailandia, 1 in Portogallo, 5 in Turchia, 2 alle Mauritius, 1 alle Maldive, 5 in Italia.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
MARCO VOTTERO
Da sei anni ricopre l'incarico di Vice Presidente del Consiglio Regionale
dei Maestri di Sci del Piemonte. Opera da oltre 23 anni sul territorio della
Vialattea e da 10 è Direttore della prestigiosa Scuola Sci SansicarioAction,
Vottero è anche Direttore Tecnico-Sportivo dello Sci Club Sansicario, che
conta oltre 180 atleti iscritti. "Sono circa 10 anni che dirigo la Scuola SansicarioAction, scuola che proprio quest'anno festeggia il suo 10° anniversario di
costituzione. L'apertura di questa scuola è stata sin dall'inizio una scommessa
sul territorio, scommessa che poi si è rivelata vincente nel corso degli anni, anche grazie ai tanti investimenti che abbiamo fatto, dai Parchi Giochi ai Kinder,
plus necessari per una stazione, come quella di Sansicario che 'parla' di bambini, investimenti necessari anche per invogliare turisti e residenti in momenti
di crisi come quella attuale". Vottero per quel che concerne il suo incarico
nel Consiglio Regionale del Piemonte è Responsabile della Formazione e
degli Aggiornamenti dei maestri che operano in tutta la Regione Piemonte
e che sono oltre 3000. "L'impegno è totale e riveste vari fronti, ma posso dire
che è incentrato principalmente sul turismo. Non dobbiamo più intendere la
formazione classica del maestro di sci inteso vecchia maniera, oggi il maestro
deve essere super aggiornato e competitivo, commerciale se vogliamo, deve
conoscere per forza ed alla perfezione più lingue straniere, deve avere cultura del territorio e naturalmente saper interagire con il cliente, insomma deve
far trascorrere al cliente la più bella giornata possibile sulla neve. Tutte queste
ragioni derivano dal fatto che oramai si lavora con una clientela internazionale, che sceglie maggiormente le settimane piuttosto che la singola lezione.
E su questo la Sansicario Action, mi posso permettere di dire, è sempre stata
all'avanguardia, con la quasi totalità dei maestri che hanno anche la qualifica
di allenatori. Sono orgoglioso di dirigere questo grande gruppo di lavoro ".
ALBERTO CASSE
Alberto Casse tra Luc Alphand ed Alberto Tomba.
Alberto Casse entra nel Gruppo Sportivo Fiamme Gialle, come il fratello Sandro. Nel 1971 conquista la medaglia d’oro ai Campionati Italiani
di slalom gigante. Successivamente inizia la carriera da allenatore con
lo Sporting Club Melezet (1974-1978), passa poi allo Sci Club Sansicario
(1978-1987) fino ad ergersi alla guida della Nazionale Italiana A femminile di discesa e superG (1987-1989), quindi rientra in Valle allo Sci Club
Agonistica 75 di Sauze d’Oulx (1990-1991), infine allena tre prestigiose
Nazionali di discesa e superG: dapprima la Francia A maschile (19921995), quindi la Svizzera A maschile (1995-1997) per concludere il giro
per il mondo alla guida del Canada A femminile.
Cosa ricordi con gioia e soddisfazione nella tua carriera da allenatore?
“Ho vissuto sicuramente alcuni momenti indimenticabili fra cui la prima
vittoria in Coppa del Mondo del discesista francese Adrien Duvillard nel
1993; le due vittorie consecutive di Luc Alphand, sulla mitica “Streif” di
Kitzbuhel nel 1995; la vittoria finale di specialità nella Coppa del Mondo
1995 con Luc Alphand; i primi quattro posti conquistati con la squadra
svizzera maschile a Veysonnaz nel 1996; la vittoria in casa ai Mondiali del
Sestriere con lo svizzero Bruno Kernen che è giunto anche secondo in
combinata.”
Dal 1998 ritorna definitivamente a casa fondando la Scuola Sci Olimpionica di Sestriere di cui ancora oggi è il direttore. Ha un record personale
di tutto rispetto che lo vede partecipare a ben quattro Olimpiadi nella
veste di allenatore (Calgary, Albertville, Lillehammer e Nagano).
Alberto veste anche una seconda pelle, dopo i suoi successi in ambito
agonistico e come affermato allenatore, oggi è anche un bravissimo e
geniale fotografo. Andate senza indugio a visitare il suo sito: www.apassodiscatto.it
maestri in Vialattea
METAN ALPI
SESTRIERE
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Una lunga storia all’insegna del fare, creando sempre nuove opportunità sui sistemi territoriali nella salvaguardia dell’ambiente. E’ la storia del Gruppo Metan Alpi che al Colle garantisce calore pulito, alto confort, basso impatto ambientale e tanti
nuovi progetti per il futuro che riguardano anche la mobilità. La svolta verso la sostenibilità ambientale a Sestriere ebbe
inizio nel 1989, grazie all’attività del Gruppo Metan Alpi (Sestriere e Val Chisone), presente sulle Montagne Olimpiche da
oltre 20 anni.
“Abbiamo accettato la sfida di portare il gas naturale da Perosa Argentina fino a Sestriere, Cesana e Bardonecchia - spiega l’ingegner Andrea Chiaves, Presidente del Gruppo torinese Metan Alpi - servendo anche i comuni intermedi di Roure, Fenestrelle,
Usseaux, Pragelato, Sauze di Cesana, Oulx, Sauze d’Oulx, Salbertrand, attraversando terreni ritenuti impossibili e sostenendo
oneri di investimento ritenuti non remunerativi dalle grandi Società del gas”. In questi vent’anni la nostra società non ha mai
mancato alle sue promesse e non si è mai trovata in contenzioso con le Amministrazioni Comunali.
Anzi, nel suo operare, ha sempre dimostrato piena disponibilità, talvolta oltre i propri impegni, ad accogliere le richieste degli 11 comuni ove ha portato il gas naturale. Ripercorrendo la storia di questa magnifica avventura imprenditoriale, l’ingegner Chiaves, sottolinea: “Nel 1991 Metan Alpi Sestriere ha lanciato la sfida di costruire un teleriscaldamento in alta montagna
a Sestriere. A tale impianto sono seguiti nel 2005 quelli di Pragelato e Sansicario. In ogni iniziativa ha riscosso il pieno apprezzamento degli utenti serviti, per l’economia e la qualità ineccepibile del servizio, per la presenza continua nell’area del proprio
personale (scelto tra gli abitanti del territorio) e degli uffici aperti al pubblico con continuità”. E a malincuore ricorda: “Vicende
spiacevoli della compagine societaria ci hanno costretti intorno all’anno 2000 a rinunciare a parte del bacino che avevamo già
metanizzato con grandi sforzi di impegno economico e personale”.
“Il gruppo Metan Alpi - conclude l’ingegner Chiaves - ha quindi i numeri, per l’esperienza maturata, la tecnologia più avanzata,
la credibilità, la capacità e la correttezza sempre ed in ogni occasione dimostrate, per proporre un piano-programma per il bacino, che vuole essere di eccellenza, per la qualità dell’aria, il risparmio di energia e la qualità e lo sviluppo dei servizi energetici”.
Il Gruppo Metan Alpi continua a caricare di verde l’ambiente alpino ed offrirà nuove possibilità alla vasta utenza, anche
nell’ottica di nuove tecnologie sempre mirate all’efficienza, riduzione dei costi costi ed inquinamento.
Ufficio Stampa Metan Alpi Sestriere
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
“questa è un’isola
circondata dalla neve”
Er core di
MAURIZIO
MATTIOLI
di PAOLO BLANC
C
ome un gioco partecipo alla lavorazione del film
“Natale a quattro zampe” prodotto per Mediaset dalla Filmax International srl, il tv-panettone girato a Sestriere ed
a Torino.
Vengo scelto come controfigura di Biagio Izzo, poi per
una serie di curiose circostanze (troppo poco brizzolato,
troppo poco dimagrito), mi appioppano la parrucca di
Maurizio Mattioli e con essa la mitica giacca blu due bottoni che lo contraddistingue da sempre. Divertito, per un
giorno sarò l’alter ego di un artista a tutto tondo, un uomo
che non esterna soltanto quella grande vena comica che
tutti ammiriamo… Lo conosco, e mi è più facile fare una
chiacchierata spassionata.
Inizi la tua carriera molto giovane, già negli anni ’70.
Chi sono stati i tuoi maestri?
In quegli anni iniziai a fare il generico, la comparsa e di
maestri veri e propri non ne ho avuti. Sono arrivati dopo.
Primo su tutti devo ricordare il grande Bruno Corbucci.
Ricordo che davanti a me un giorno, Corbucci telefonò a
Lando Fiorini e gli disse: “Lando questo fa ride..” e così mi
portarono al Puff a Trastevere e lì feci due anni di spettacoli di cabaret e tre serie televisive. Altri grandi maestri che
ho avuto sono stati Pingitore, i Vanzina, Parenti e Stefano
Reali, grandissimo regista. E poi ultimamente Paolo Genovese, con il quale ho girato Gli Immaturi, prendendo la
Nomination ai Nastri d’Argento, il premio cinematografico
assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani.
Ma la tua adolescenza era già intrisa di questa vena comica?
Mhh bah! Penso de sì! Io raccontavo le barzellette in un bar,
il Bar del Pino a Monte Mario, Primavalle, il mio quartiere.
Mi dicevano che facevo ridere, che comunicavo, ma poi
sai, da lì a stare su un palco, sotto le luci con una platea
davanti … facce ride … è difficile. Però ce l’abbiamo fatta!
Sei stato per tantissimi anni l’anima degli spettacoli della compagnia del Bagaglino al Salone Margherita in Via
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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Due Macelli, che cosa ricordi di quegli
anni?
Ricordo tante cose, il successo, Pingitore, il fondatore della compagnia
che per me è una persona speciale, il
pubblico, undici milioni di ascolti in tv,
la Marini. Facevo Jessy. La mia entrata
al Bagaglino arrivò dopo il film Gole
Ruggenti diretto dallo stesso Pingitore. Pier Francesco mi vide e ricordo mi
disse “cosa fai quest’inverno?”. “Ma me
copro, farà freddo!” gli risposi. Mi disse
“non fare lo spiritoso, dobbiamo parlare
un momentino …” e mi prese al Bagaglino. Ho fatto tanti anni lì e poi nel ’96
il grande lavoro al Sistina con “Un paio
d’ali”, la famosa commedia musicale riportata in scena da Pietro Garinei con
Maurizio Micheli, Sabrina Ferilli, Aurora
Banfi ed il sottoscritto nei ruoli principali. E sempre al Sistina, dal 2001 il mio
grande amore: il “Rugantino” di Garinei
e Giovaninni con le musiche di Armando Trovajoli, dove interpreto Mastro
Titta, er boja de Roma. Nel cast ci sono
Michele La Ginestra - Rugantino, Sabrina Ferilli - Rosetta, Simona Marchini
– Eusebia, Massimiliano Pazzaglia –
Gnecco e tanti altri grandi attori.
La vena comica romanesca è riconosciuta universalmente, la parodia del
tifoso che interpreti nel film di Neri
Parenti del 1989 è un cult del cinema
italiano...
Parli di Fratelli d’Italia con Boldi? Beh,
quello è un tifoso da non imitare, un
personaggio paradossale, un po’ fuori
dagli schemi. Che però ha fatto molto
ridere, personaggio che riprendo nel
‘99 poi in Tifosi, sempre con Massimo
e Neri Parenti. Un film tv che ebbe anche questo molto successo. Mi fa molto piacere vedere i bambini di 7, 8, 10
anni che vengono da me e vogliono
che gli dica le battute di Fratelli d’Italia
… questo mi fa pensare che sia un film
evergreen.
Ti sei formato facendo teatro, cito ad
esempio il mitico Rugantino di cui
abbiamo già parlato e dove tutt’ora
fai parte del cast teatrale. Prediligi il
cinema, il teatro o la tv? Cosa sarebbero stati decine di film di Vanzina o i
Cesaroni o Un ciclone in famiglia senza
di te?
Mi piacciono tutti e tre, grazie a Dio lavoro molto. Tv, cinema. Adesso uscirà
Come un Delfino con Bova, uscirà per
Rai1 Caruso, e poi altri … ho fatto i Cesaroni e ne rientro adesso.
C’è anche una parte della tua vena artistica che poco si conosce, hai doppiato dei mitici personaggi nel mondo dei
cartoni animati o film di animazione:
Spartaco in La gang del bosco, Barbatus in Z la formica, Jetro in Il Principe
d'Egitto. Che cosa mi dici a questo proposito?
Mi piace. E’ una tecnica nuova. Non ho
“cosa fai
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”
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“ Ma
farà freddo!”
VIALATTEA
VIALATTEA ~
~ ILIL MAGAZINE
MAGAZINE
Maurizio Mattioli ed Ambra Angiolini
in una scena del film “Gli immaturi - Il viaggio”.
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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avuto scuole ed il doppiaggio ti da il
riferimento alla tecnica, ti da una preparazione di base importantissima, ti
insegna la dizione, le pause. Ho doppiato con Renato Izzo, il papà di Simona, con Pino Golizio ho fatto tante altre
belle cose. Ultimamente ho doppiato
un film di animazione di Luc Besson
insieme a Brignano ed alla cantante
Arisa. Il doppiaggio, senza avere io una
scuola alle spalle come ti dicevo, mi ha
insegnato la concentrazione, l’attimo
d’attacco, che sono cose che io non ho
potuto imparare. All’inizio il doppiaggio mi è servito per vivere, per campare, perché allora facevo … insomma …
la fame. Brutta robba ehhh! (ci guardiamo ... n.d.r.).
Gli artisti comici romani sono stati la
storia del cinema italiano, da Fabrizi
a Carotenuto, da Mastroianni a Gassman, da Sordi a Verdone, Montesano,
Proietti, Manfredi, ecc, che emozione
provi nel sapere che stai proseguendo
anche tu in questa magnifica direzione?
Mi fa molto piacere, ma mi dà anche
tanta responsabilità. Pensa che il personaggio che interpreto in Rugantino,
Mastro Titta, dopo Aldo Fabrizi l’ho fatto solo io. Questa per me è un’eredità
straordinaria, molto pesante, ma ne
sono veramente orgoglioso. Rugantino è il personaggio della mia vita teatralmente parlando.
Ma veniamo un attimo a noi, oggi.
Cosa mi dici di queste montagne della
Vialattea? Già leggende metropolitane
raccontano che ti sei perso tra queste
strade andando alla ricerca di luoghi
suggestivi.
Ti dicono che mi mettono fame ed invece io dovrei magnà de meno. Sono
belle, che voi che te dica! Dove te giri giri
è straordinario, è un’isola circondata
dalla neve, non dal mare. E poi si vede
la cultura di questi posti e con la Francia vicina questa cultura si rafforza ancora di più. Ho visitato anche Briançon,
spettacolare, con quella fortezza medievale, tutto splendido.
Sai sciare?
Ma manco … cado pe’ terra e me rompo tutto, so’ capace de famme male e
rompeme la gamba anche sullo slittino.
Ma ci cammino sulla neve, sì mi piace
tanto.
Come mi disse Jerry Calà in occasione
dell’intervista fatta sul numero precedente del Magazine, il grande attore
conserva in sé sempre quell’umiltà che
lo contraddistingue … umiltà che gli è
data dalla dura e lunga gavetta…
E’ vero. Io sono sempre il vicino di casa,
quello con cui prendere il caffè, non ho
celebrities
Rugantino, con Aldo Fabrizi (Mastro Titta)
Nino Manfredi e Bice Valori - 1963
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
mai cercato di usare il mio lavoro per dare poi importanza
alla mia persona. Io sono
son sempre lo stesso. Raccolgo cani
sin da ragazzino. Quando da giovane non avevo una lira in
tasca, portavo i cani abba
abbandonati nelle case di altre persone
per farli adottare. Poi qu
quando ho avuto le possibilità economiche ne ho accolti a casa fino a 50. Ma da quando mia
moglie, a causa di un in
incidente è rimasta paralizzata, ho dovuto un po’ mollare, m
ma i “vecchi” lì ho ancora tutti io, non
ne ho lasciato uno. Poi collaboro con un canile e contino a
piazzare cani, quando qu
qualcuno me lo chiede sono sempre
disponibile. Ma buttano via anche i cani di casa … la gente
quando fa così è proprio una merda, è una vergogna l’Italia
su questo argomento e poi Lazio e Campania, siamo veramente messi male. Qui invece non ho visto cani randagi, ne
sono proprio contento, questo vi fa veramente onore. Da
altre parti montane, inv
invece il cane deve solo lavorare, vicino
alle pecore e se non fa bene
be il lavoro non serve più … poverini, se riescono a scappa
scappare magari riescono a sopravvivere,
se no altrimenti …
Finisce così l’intervista, le ultime parole a lasciare il segno:
il comico non fa più battute,
bat
in un attimo gli occhi si rattristano. Maurizio si alza, il set lo aspetta, deve ritornare nella
parte.
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AMANDA DE MAR
...la Barbie di Sestriere
di RITA QUARTA
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M
odella, attrice, indossatrice. Amanda ha il viso pulito, un sorriso che incanta ed una timidezza che spiazza. Se
ne stava lì, in disparte, quasi a celare quella bellezza che non
si può non notare. Ho conosciuto Amanda a Sestriere, prima
di girare alcune scene del film di Massimo Boldi “Un Natale a
quattro zampe”. Quando è arrivata nella hall dell’albergo ho
subito pensato che fosse un’attrice interprete di primo piano
del film … “sono una comparsa” … mi rispose candidamente,
ma poi parlando Amanda ha svelato chi è …
Sfilate, cinema, televisione, concorsi di bellezza... Qual'é il tuo
sogno?
Il mio più grande sogno è sicuramente il Cinema! Dal prossimo anno ho intenzione di studiare recitazione, cosa che ho
rimandato troppe volte causa impegni, ma che ho semplicemente accantonato e mai escluso. Ora che ho già maturato
varie esperienze nei vari settori e che, di conseguenza, ho conosciuto ciò che li caratterizza, mi sono convinta che il Cinema
è quello che sento più affine alla mia personalità, in quanto ti
mette ogni giorno davanti a nuove prove, nuovi stati d'animo
... insomma: è un continuo spronare le tue capacità!
Raccontaci brevemente la tua escalation nel mondo
artistico...
Mi fa sempre sorridere raccontare da dove è nato tutto: giugno 2005, Miss Licei del pinerolese: mi iscrivono al concorso
una mia compagna di classe (Federica, che è poi diventata la
fidanzata di mio fratello, e lo è tutt'ora) e il mio ex fidanzato.
Totalmente incapace, timida, insicura e per di più i miei in par-
models & cinema
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
ziale disaccordo, tant'è che fino all'ultimo non ero sicura di voler partecipare.
Invece partecipo, vinco il titolo e da lì
le prime chiamate da agenzie: scatto i
miei primi servizi fotografici, faccio le
prime sfilate. Da cosa nasce cosa finché nel 2008 arriva la mia partecipazione a Miss Italia: N.002-Miss Piemonte (titolo che negli anni precedenti
hanno portato Cristina Chiabotto ed
Edelfa Chiara Masciotta). Non passo il
turno, vengo eliminata: sconforto, delusione per un sogno infranto. Eppure
mi rendo conto che, nei giorni e mesi
seguenti alla finale, il telefono squilla
continuamente, le proposte lavorative
aumentano e non mi do' per vinta. Nel
2009 vinco ben due titoli nazionali: "La
Modella per l'Arte 2009" e "Miss Salute
Tisanoreica". Sono sincera, sottovalutavo l'importanza che queste due vittorie
mi avrebbero portato col tempo: giro
l'Italia in rappresentanza dei concorsi,
conosco e collaboro con molti personaggi famosi come Valeria Marini, Ornella Muti, Costantino Vitagliano, Sara
Maestri, Giorgia Wurth, Valerio Merola
per citarne alcuni, giro i primi spot
pubblicitari per Mediaset, presento le
mie prime serate, mi presto a scatti fotografici per servizi importanti.
Ma in tutto questo sentivo che ancora
mancava qualcosa che mi realizzasse completamente: mando un'e-mail
al Cineporto e mi prendono a girare
alcune scene del film di Fausto Brizzi
"Maschi contro Femmine" e successivamente "Femmine contro Maschi".
Qui lavoro sul set a stretto contatto
con personaggi come Claudio Bisio,
Fabio De Luigi, Nicolas Vaporidis, Alessandro Preziosi, Paolo Ruffini, Giorgia
Wurth. Poi arriva la chiamata per il film
di Ficarra e Picone "Anche se è amore
non si vede". Sia chiaro: comparsate e
parti da ballerina (siccome ho studiato
danza classica 12 anni), nulla di molto importante ancora ... ma è proprio
grazie a queste piccole esperienze che
dentro mi si muoveva qualcosa, che
capivo che forse, in realtà, il mio vero
percorso doveva ancora cominciare.
Ma c'è un problema: puoi essere bella, talentuosa che se non sei o conosci
qualcuno "che vale" nessuno ti prende
in considerazione.
Decido di iscrivermi a Miss Padania lo
scorso anno: vado in Finale, mi classifico terza e oltre al titolo assegnatomi
dallo sponsor ufficiale del concorso
"Miss Linea Spint", lo scrittore e critico cinematografico Pino Farinotti mi
assegna la fascia di "Miss Milano Cinema" che mi permetterà di prender
parte alle audizioni del C.S.C. (Centro
Sperimentale di Cinematografia) di
Milano.
Tutto questo mi porterà a girare alcuni cortometraggi, a realizzare servizi
fotografici per note agenzie di moda e
spettacolo di Milano e a prender parte della giuria tecnica che decreterà le
finaliste dell'edizione 2012 di Miss Padania, oltre a condurre la serata della
prefinale e a presenziare come valletta
alla finale, al fianco di Marco Columbro,
in onda rispettivamente su Canale 5 e
Rete 4. Tutt'ora continuo a lavorare
come modella e fotomodella, oltre a
dilettarmi ma ancora per poco si spera
nel Cinema.
Hai detto che di alcune attricette invidi solo la raccomandazione ... Allora é
indispensabile conoscere ed il merito
conta solo dopo?
d'inverno vado
a sciare proprio
sulle magnifiche
piste della
Vialattea
models & cinema
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
48
Sono sincera: oramai sono 6 anni che mi muovo
nell'ambiente: ricevo spesso molti complimenti per
bellezza e bravura, ma mai che ci sia un vero è proprio colpo che mi dia l'opportunità di spiccare il volo!
Certo, la bravura e la bellezza fanno molto e contano
... ma sono spesso le conoscenze e l'esser nel posto
giusto al momento giusto a far la differenza!
Ti abbiamo incontrato mentre ci catechizzavano sul
lavoro da farsi. Alla mia domanda hai risposto umilmente che era ma comparsa senza dire null'altro. Sei
stata forte ...
Sono una persona sincera: dico le cose come stanno!
Certo, avrei preferito rispondervi che ero la protagonista, ma non lo ero, sono stata chiamata per fare alcune piccole parti e null'altro ... perché rigirare le cose
se la sostanza è una e quella rimane?!!
Ho visto Izzo e Mattioli affascinanti dalla tua bellezza
ma ancor più dalla tua solare simpatia...
Izzo e Mattioli sono stati davvero molto gentili e simpatici con me, è stato divertente far due chiacchiere con loro e ricevere complimenti sinceri da chi fa
questo mestiere da anni! Io non tendo mai a correre
dietro a questi personaggi, chiedendo foto e autografi come tanti, sto sempre al mio posto perché, pur
trattandosi di una semplice comparsata, è pur sempre lavoro! Loro mi hanno notata mentre giravamo, in
pausa sono venuti a cercarmi e a congratularsi e non
posso nascondere che la cosa mi abbia fatto davvero
molto piacere!
A dirlo sottovoce sembravi tu l'attrice giovane protagonista...
Grazie, magari lo fossi stata! Questo pensiero che avete espresso in diversi, mi ha lusingata molto! Speriamo accada nel prossimo film!
Dai, adesso parliamo un po' di noi, parlami di Sestriere, sci, fai tavola, mtb d'estate, come passi il tuo tempo libero sulle fantastiche montagne della Vialattea?
Durante l'estate approfitto delle giornate soleggiate giocando a golf o facendo escursioni a piedi sulle
vette, mentre d'inverno vado a sciare proprio sulle
magnifiche piste della Vialattea. Mi sono promessa poi dalla prossima stagione di cominciare con la
mountain-bike, che mi ha sempre appassionata e ho
praticato sporadicamente negli anni e vorrei consolidarne la pratica.
Sei definita la Barbie di Sestriere, toccando ferro, non
è che tra un po' diventerai la Barbie di Cinecittà? I tuoi
progetti futuri vanno in quella direzione?
Speriamo! Sicuramente ho un grande sogno nel cassetto che riguarda il Cinema. Comincia a muoversi
qualcosa, ma finché non si realizzerà il tutto preferisco non aprire bocca!! Se succederà, vorrà dire che
sarà tempo per una prossima
pro
rossima intervista insieme!!
ross
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
ELISA GENOVESE
bellezza di casa nostra
Modella e attrice, classe 1993
Elisa è entrata a pieno titolo nel mondo della moda e del cinema.
Vive ad Oulx e nel suo palmares importanti fasce a Miss Italia 2012
e la sua partecipazione a Miss Mondo 2012
Spot televisivi e cinema
Elisa si racconta così....
di RITA QUARTA
S
ei una giovanissima, che, come
tante note bellezze torinesi e piemontesi di successo che ti hanno anticipato, ripercorre la strada nell'ambito
della moda e dello show business ...
Cristina Chiabotto, Chiara Perino, Paola Barale, Alba Parietti, Elena Barolo,
Simona Ventura ecc. Non ti tremano le
gambe?
Ho sempre stimato queste showgirl ed
attrici ed il fatto di ripercorrere la loro
strada effettivamente mi fa emozionare parecchio o come dici tu mi fa tremare le gambe.
Essere chiamata e cercata anche da
Milano, tu che vivi in un piccolo paesino di frontiera che effetto ti fa?
Milano è il centro della moda e quindi il fatto di essere cercata mi fa molto
piacere; purtroppo non riesco ad accettare tutti gli inviti a causa della distanza, perlomeno sino a quando non
concluderò l’anno scolastico.
Complimenti innanzitutto, sei molto
fotogenica, hai un bellissimo sorriso e
nelle foto dove sei ritratta e che ci capitano sempre più sovente sotto mano
sei la più bella, la più solare, la più
reale. È proprio iniziata una carriera.
Come vorresti che sia?
Sicuramente piena di soddisfazioni, rimanendo sempre fedele ai miei principali valori: la semplicità e l’umiltà.
Ma tutto da dove è partito?
Tutto è partito all’inizio di quest’anno
quando mi hanno chiamata per partecipare ad uno spot pubblicitario,
quello della TUC. Quella è stata la mia
prima esperienza professionale su un
models & cinema
set cinematografico, dove lo staff
mi ha convinta a partecipare ai
concorsi di bellezza, che sono
stati i miei trampolini di lancio in
quanto mi hanno dato molta visibilità.
Quali sono state le prime esperienze professionali che ti hanno
gratificato e che ti hanno permesso di essere conosciuta?
La partecipazione, la scorsa estate, al film “DUE SOLITI IDIOTI” è
stata sicuramente gratificante
sotto tutti i punti di vista. In quella
circostanza, ho vissuto tre giorni
...non posso
non amare
lo sci...
fianco a fianco con personaggi
famosi e, soprattutto, ho scoperto
la vera realtà del cinema. Inoltre
sono stata chiamata ad affiancare
l’affermata presentatrice Rossella
CARRISI, dividendo il palcoscenico con Gianni IPPOLITI, alla conduzione di un importante evento
salentino denominato “IL PREMIO
TERRE DEL NEGROAMARO”, svoltosi a Guagnano. Oltre ad essere
stata una sfida personale è stata
per me un’esperienza molto stimolante e coinvolgente anche
sotto il profilo umano.
Elisa Genovese sul profilo facebook è riportato: personaggio
pubblico. Ma ti rendi conto, così
giovane e così di successo?
A volte mi domando se tutto questo è vero. Forse perché sono riuscita in poco tempo a realizzare
uno dei miei più grandi sogni: entrare a far parte del mondo dello
spettacolo; adesso che mi ritrovo
la mia FAN PAGE su facebook non
posso che impegnarmi ancor di più
per continuare su questa strada.
A proposito di personaggi pubblici, raccontaci di qualche conoscenza vip, chi mandi giù dalla
torre e chi invece ti ha sorpreso?
Fortunatamente sinora ho conosciuto artisti che mi hanno impressionato solo positivamente e
spero che in futuro possa trovarne altrettanti, tanto da non dover
mai utilizzare la torre (ride ndr).
elisa
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
Raccontaci della tua partecipazione a
Miss Mondo, dev'essere stata un'esperienza bellissima
Certamente è stata un’esperienza di
vita indimenticabile che mi ha fatto
crescere professionalmente e ha rafforzato il mio carattere. Ho condiviso
ogni attimo delle mie giornate con più
di cento ragazze e - nonostante la competizione era altissima - ho allargato la
mia cerchia di amicizie, confrontandomi con culture e realtà diverse.
Veniamo un attimo a noi, la scuola, le
amicizie, le tue serate, Oulx e questa
valle ...
Beh! che dire, non posso non amare
queste meravigliose montagne olimpiche che ci offre la Valle, dove sono nata
e cresciuta e dove continuo a vivere ad
Oulx. Frequento l’ultimo anno dell’Istituto Frejus a Bardonecchia, dove coltivo la maggior parte delle mie amicizie.
Ultimamente le mie serate sono dedicate o allo studio o al lavoro.
Lo sport? Sai che questa intervista andrà sul magazine della Vialattea ...
Non posso non amare lo sci che pratico sin da piccola alternandolo con il
nuoto. Se per motivi di lavoro dovessi
andare a vivere altrove sicuramente ritornerei appena possibile a sciare sulle
mie montagne.
Quali sono i prossimi lavori
Sfilate e servizi fotografici. Sono anche
in progetto alcuni lavori che preferisco
non svelare in quanto sono scaramantica.
La tv ed il cinema rientrano nei tuoi
progetti?
Certamente sì! Appena diplomata proverò ad entrare in qualche qualificata
accademia teatrale.
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VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
il personaggio
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
IL PRESIDENTE
DEL TORINO
URBANO CAIRO
SALUTA LA VIALATTEA
di PAOLO BLANC - Foto di MAURIZIO DREOSTI
I
l calcio è il gioco più antico al
mondo, basta una palla, anche di pezza o di cartone ... I praticanti del calcio
sono milioni e nel mondo fioriscono di
continuo storie e miti di campioni in
erba. Ma, al di sopra di tutto e di tutti,
non c’è settimana, quasi giorno, che
i media di ogni continente non dedichino retrospettive alla squadra più
immaginifica di sempre mai esistita e
perita in quel terribile disastro aereo a
Superga del 4 maggio 1949: il Torino. Il
Grande Torino.
Una squadra che rappresentava il fiore all’occhiello dell’Italia post guerra,
una squadra avanti in tutto rispetto
alle altre: per organizzazione societaria, gioco, popolarità, vittorie, carisma.
Vennero anni di sofferenza, mitigati da
due decenni, settanta ed ottanta, di
trionfi e competitività ad altissimi livelli, quegli anni del cosiddetto “tremendismo granata”. E poi fu solo cuore,
cuore, cuore, tanto cuore e Maratona,
la curva magica del Toro. Finchè arrivò
dalle ceneri la rinascita. Fu dura. E fu il
Presidente venuto dalla “Gran Milan”,
Urbano Cairo, ad abbracciare la causa torinista, obliterandone il riscatto
e dettando il percorso per risalire la
china, con nuova dignità e qualche
sogno.
A seguire un’intervista sanguigna al
Presidente, primo tifoso del Toro, ma
anche sincero estimatore della Vialattea!
Presidente, Lei è stato un uomo molto
tenace. Negli anni a Torino spesso ha
lottato contro i "mulini a vento", ma
ora ha riportato il Toro in A ed ha allestito una squadra di emergenti assai
compatta. Qual è la sua emozione nel
vedere finalmente il Torino nella serie
che gli compete di diritto?
Dopo tre anni di "sofferenza" sportiva
nel campionato cadetto, siamo tornati
a casa. La Serie A, per storia, blasone
e tradizione, è il campionato al quale
deve partecipare anche il Torino. La-
voriamo ogni giorno per mantenere
la categoria, consapevoli delle insidie
e delle difficoltà che può incontrare
una neopromossa. Il Toro ha una storia
ultra-secolare, ma il mio Torino è rinato solo nel 2005 dalle ceneri di un fallimento economico e sportivo che di
fatto aveva azzerato completamente
il bagaglio di professionalità esistente. La nostra vuole e deve essere una
crescita graduale. Nella mia esperienza di Presidente ho compreso che nel
calcio ci vuole anche tanta prudenza: è
un'azienda particolare nella quale non
valgono sempre le stesse logiche degli
altri settori imprenditoriali.
Presidente, sia come campionato sia
come Coppa Italia, a livello di categoria Primavera il Torino è ancora la
massima espressione del calcio italiano, perché ha vinto più di tutti. Inoltre
i livelli della Scuola Calcio del Torino
Fc sono eccelsi: decine e decine di neo
allenatori dal Regno Unito vengono a
studiare come si insegna il calcio ai più
il personaggio
Campionato Italiano 1946-47 a 20 squadre. Il Torino con 63 punti vince il campionato con 10 punti di vantaggio sulla Juventus 2a classificata.
In piedi, da sinistra: Castigliano, Maroso, Rigamonti, Grezar, Bacicalupo, Ballarin, Ferraris II. Accosciati: Mazzola, Ossola, Loik, Gabetto.
58
piccoli. E' una bella soddisfazione?
E' per noi motivo d'orgoglio che professionisti d'oltremanica scelgano il
vivaio del Toro per corsi di aggiornamento, non solo tecnico ma anche pedagogico. La storia del Torino del resto
lo insegna: la priorità non è costruire
calciatori, ma formare uomini, perché
il calcio non dev'essere la fabbrica
delle illusioni. Nel nostro Settore Giovanile si stagliano professionisti entusiasti e competenti: anche per questo
i numeri della nostra Scuola Calcio
sono crescenti, pur in un contesto di
grave crisi economica. Tecnicamente
stiamo raccogliendo i primi frutti. Mi
piace disegnare sulla carta una squadra, emanazione del nostro vivaio, che
sarebbe già competitiva anche in un
campionato professionistico: Lys Gomis; Willyan Da Silva Barbosa, Simone
Benedetti, Angelo Ogbonna, Marco
Chiosa, Sergio Suciu, Emanuele Gatto,
Simone Verdi, Abou Diop, Gianmario
Comi, Alen Stevanovic.
Dottor Cairo, lei è milanese. Essere tifosi del Torino anche a Milano è motivo
di grande prestigio e si è rispettati. Una
bella cosa vero?
Senza dubbio, ma dirò di più: essere
Presidente del Torino è bello in tutta
Italia. Ovunque riscontro attestati di
amore verso la maglia e grande rispetto per la mia persona. Ovviamente tutto ciò acuisce anche le responsabilità
ed è uno stimolo quotidiano, per me e
il personaggio
per tutti i professionisti che operano nel Torino, a fare sempre meglio e di più.
Presidente lei che sa far sognare almeno un milione di tifosi granata, ha qualche
sogno nel cassetto?
Anche come imprenditore sono più propenso al "fare", piuttosto che al "dire".
Quindi i sogni, che ci sono, restano nel mio cuore e ogni giorno lavoro perché poi
si possano avverare. Successo viene prima di sudore solo nel vocabolario: è così
in tutte le componenti della vita e del lavoro, non soltanto nello sport.
Detto questo, ora lasciate che sia io a dedicare un pensiero a Voi. Auspico per la
Vialattea e per tutti gli appassionati della neve, granata e non, una stagione ricca
di successi e soddisfazioni. Siete un fattore fondamentale per la crescita di immagine ed economico-turistica del Piemonte, Regione a me sempre molto cara.
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Mayestic
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
SILVANO BENEDETTI
Un ragazzo del Filadelfia
diventato “grande”!
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nno 198A3-198
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Cat. PRIMAVE
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I
n un “angolo” del suggestivo
Stadio Olimpico, ristrutturato su quello che fu l’indimenticabile Comunale,
si trovano gli uffici del Torino F.C. 1906
Settore Giovanile. Sono qui dopo aver
chiesto l’incontro con Silvano Benedetti, indimenticabile giocatore del Toro,
dirigente del settore giovanile della
società granata e Responsabile della
Scuola Calcio. Nell’attesa brevissima,
con non poca emozione mi imbatto in
volti conosciuti, ammiro ai muri poster
che rammentano tempi eroici, maglie
incorniciate che valgono simbolicamente un Botero… In un momento
storico emblematico come questo, sia
a livello socio-economico, che a livello sportivo tout court, è bello parlare
di giovani, di un calcio pulito. Molto
più bello! E chi meglio di Benedetti
poteva essere interlocutore veritiero:
Silvano vero cuore granata, persona
umile e dai tratti gentili, assai disponi-
sport-intervista
di PAOLO BLANC
bile al racconto. Il suo fisico è ancora
asciutto ed aitante, ma ricordate la
grinta sull’uomo, lo stacco imperioso,
la bellezza della corsa? Una pacata intervista, c’è feeling sincero, Benedetti
mi mette a mio agio, ma anche lui mostra un briciolo di emozione. Mi piace
la cosa! Non posso che iniziare dalle
ovvietà…
La tua storia granata, tu cuore granata…
Ho iniziato a 14 anni, mi hanno prelevato dalla Toscana, da Lucca per la precisione. Sono arrivato in quel famoso
pensionato del Torino, quello di Corso
Vittorio Emanuele, dove c’erano circa
trenta ragazzi ed ogni anno c’era questa “selezione”. Si giocava e si studiava, abbiamo finito gli studi all’Istituto
Sommeiller, si studiava di sera, a scuola andavamo dalle 19,00 alle 23.15.
Quegli erano gli anni del grandissimo
Torino a livello giovanile…
TANTO PER... Il Torino ancora
oggi vanta il prestigioso primato a livello di categoria Primavera, di maggiori Campionati vinti e Coppa Italia
vinte. Esteso a tutte le squadre di
serie A e B, il Campionato Primavera
ebbe inizio nell’anno ‘62-’63 mentre
la Coppa Italia iniziò nell’anno ‘72’73. Ebbene, per quanto riguarda il
Campionato, il Torino comanda con
ben 8 trofei nazionali vinti, davanti a
Inter e Roma con 7 e Juventus e Lazio
con 4. Nella Coppa Italia il Torino ha
alzato 7 volte la Coppa davanti a 5
dell’Inter e 4 della Roma.
Pensate che solo alcuni decenni addietro la Primavera del Torino era
così forte da vincere i Campionati
Primavera negli anni ‘84-’85, ‘87-’88,
‘91-’92 e le Coppe Italia Primavera
negli anni ‘82-’83, ‘83-’84, ‘85-’86,
‘87-’88, ‘88-’89, ‘89-’90. E Benedetti
di questi trofei ne fu anche artefice.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
Silvano Benedetti durante una fase di gioco
contro il Milan mentre controlla Ruud Gullit.
A qualche metro Pasquale Bruno .
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
Torino. Nei quarti i norvegesi del Boldklubben 1903, fu facile sia là che in
casa 0-2 e 1-0. Poi ci toccò il Real come
ben sai, 2-2 a Madrid e 2-0 nella bolgia
degli ottantamila del Comunale. La finale con l’Aiax è scritta sugli annali, 2-2
al Comunale ed uno sfortunatissimo
0-0 ad Amsterdam, dove dominammo,
prendemmo pali e traverse e ci fu negato un rigore.
Sfiorasti anche la Coppa Italia, quella vinta nel 1993 …
Sì, io ero oramai a Roma, dopo il Torino
infatti sono stato venduto alla Roma
e da lì ho fatto ancora un anno con
l’Alessandria in C1 e poi ho iniziato a
dedicarmi nel Torino ai giovani da dirigente.
Il calcio oggi è un po’ malato, ed i calciatori forse troppo viziati. Cosa ne pensi?
No. Non è del tutto così e non voglio
Silvano Benedetti e Van Basten
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Lo stacco imperioso di Benedetti contro la Juventus
Sì, quegli erano gli anni del grande Torino a livello giovanile, gli anni di Vatta,
dell’avvocato Cozzolino, Giacinto Ellena, Marchetto, Naretto, Puia. Tutti gli
allenatori che hanno fatto la storia del
settore giovanile. Ho fatto così l’esordio in prima squadra e da lì, in prestito
sempre dal Torino settore giovanile
sono andato a fare esperienza a Parma
in serie B, poi a Palermo in serie B, e
poi ad Ascoli in serie A. E poi sono ritornato alla casa madre, al Torino, dove
ho fatto 5 anni in prima squadra, 4 di
A … praticamente dal 1987 al 1992.
sport-intervista
La chiusura è stata la finale di Coppa
UEFA ad Amsterdam.
Silvano, a questo proposito raccontami di quella cavalcata eroica che fu il
cammino in Coppa UEFA fino alla finale. Del romanticismo di Mondo che
“alza la sedia”.
Era il 1992, ne vissi tutta la trafila e le
partite. I trentaduesimi li passammo in
Islanda contro il KR 0-2 là e 6-1 in casa,
ai sedicesimi ci toccò il Boavista, vincemmo 2-0 al Comunale e 0-0 in Portogallo, negli ottavi giocammo contro
l’AEK di Atene, 2-2 in casa loro e 1-0 a
difendere la categoria. E’ un po’ il mondo che ruota intorno al calcio che è
malato, non è il calciatore. È un calcio
malato quando non c’è più il divertimento e la voglia di giocare a calcio.
Oramai il calcio è fatto di agonismo,
non si fa in tempo a vedere una giocata che subito si fa un fallo, quindi non
c’è più la sportività, il bel gioco. Io vedo
all’estero, abbiamo avuto la fortuna di
fare qualche esperienza fuori dall’Italia, dove vi è una cultura diversa. Si va
a vedere anche la partita dei bambini a
bordo campo senza la rete e nessuno
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
insulta l’arbitro o ce l’ha con l’allenatore. C’è proprio la voglia di divertirsi
e di far vivere l’esperienza dello sport
nella giusta dimensione. Qui, dopo 10
minuti che è iniziata la partita siamo già
in guerra con l’arbitro, col tifo avverso,
purtroppo oggi è questo il calcio. Perché conta il risultato a tutti i costi, questo sponsor mediatico che continua a
far lievitare i guadagni fa sì che l’attività
sportiva arrivi a questo tipo di “dramma” quando c’è la sconfitta. Dramma
che poi si ripercuote non solo a grandi
livelli, ma anche sin dai piccoli. Io ho a
che fare con tanti bambini e tante famiglie e mi rendo conto che proprio la
famiglia nel momento in cui il bambino
entra a far parte del mondo del semiprofessionismo, ha l’illusione di aver
quasi risolto i problemi della vita, e solo
perché il bambino di 8 anni è arrivato
nel Torino, nella Juve ecc. Purtroppo
non si rendono conto che il tragitto
per arrivare a fare il calciatore professionista è talmente lungo … Neanche
oggi chi è in Primavera ha la sicurezza
di continuare. Se oggi dalla Primavera
escono tre giocatori per la massima
serie è un miracolo. Ed a volte invece
si assiste a dei ragazzi della Primavera che abbandonano la scuola perché
pensano di diventare grandi calciatori
e poi perdono la strada, e rimangono
con un pugno di mosche in mano. Oggi
purtroppo si vive di immagine ed avere la possibilità di avere sul petto del
proprio figlio la maglia della Juve o del
Toro, perché siamo a Torino, vuol già
dire avere un’etichetta. In questo mondo del calcio l’intelligenza purtroppo
non ce l’hanno in tanti … secondo me!
Se no non saremmo a questo punto.
Come dicevamo ti occupi del settore
giovanile…
Non di tutto, ma di una fascia di età che
va dai 5 ai 12 anni. Dai 13 in su se ne occupa Bava, al posto di Comi, che adesso
è andato in prima squadra.
Ti piace insegnare ai giovani?
Sì, è il mio mondo. Mi trovo bene, perché superati certi livelli il mondo del
calcio diventa aleatorio, dove può succedere che due più uno a volte faccia
uno. Non è matematica, il calcio non
è una scienza esatta. Quindi preferisco
vivere dove ancora uno più uno fa due,
dove c’è ancora tra virgolette la pulizia.
E poi c’è da fare molto, anche nei confronti dei bambini che un domani devono diventare adulti. A questo proposito bisogna educare gli allenatori, i
genitori … è sempre una battaglia …
non è mai facile.
Tu scendi in campo…
Sì, io scendo in campo nel senso che
vado in campo, perché il mio compito
è quello di osservare i 180 bambini che
abbiamo selezionati. E tra questi c’è da
valutarne la qualità, la capacità. E poi
dobbiamo valutare le segnalazioni che
ogni anno ci arrivano da altri osservatori.
Qual’è il tuo rapporto professionale con
il Presidente?
Naturalmente ho un rapporto diretto
con Cairo, ognuno di noi è in stretto
contatto con il Presidente, ognuno
per la sua parte. Il Presidente vuole comunque sempre essere aggiornato ed
informato sull’evolversi di tutto, anche
per quanto riguarda i camp estivi. No, il
Presidente non lascia mai nulla al caso.
Finalmente siamo tornati in Serie A, il
campionato che ci compete quasi di diritto. A chi va il merito di questo sofferto
ritorno?
In questi ultimi anni il Presidente Cairo
è riuscito a creare una squadra omogenea, soprattutto se consideriamo la
situazione in cui si trovava il Toro prima
del suo arrivo. Cairo ha ricostruito una
società raccolta in condizioni disastrose. Poi, comunque, questo calcio di
oggi vuole tutto e subito. Il Presidente
ha sempre fatto capire che pur lui avendo possibilità, ha voluto affrontare un
problema alla volta e piano piano questo Toro è cresciuto. Siamo cresciuti sia
come società sia come struttura organizzativa. Certo c’è sempre da migliorare, ma siamo sulla buona strada.
Il Torino sta crescendo quindi?
Sicuramente sono stati fatti importanti investimenti, ma come sempre
tutto dipende anche dai fatturati delle
squadre, Milan, Inter e Juve hanno indubbiamente fatturati diversi rispetto
ai nostri, e quindi con più possibilità di
investimenti. Ma sono convinto che la
squadra, se riesce a continuare bene il
suo percorso, riuscirà a trascinare sempre più pubblico allo stadio.
Chi è stato il giocatore più forte che hai
incontrato?
Van Basten, numero uno … che ho anche marcato.
Il più corretto da un punto di vista comportamentale? Il più leale…
Ci ho giocato contro quando ero
nell’Ascoli e lui nel Torino, Leo Junior,
grande calciatore ma anche grande
uomo.
E nel Torino …
Come umiltà sicuramente Luca Fusi. È
veramente un ragazzo speciale…
Il tuo rapporto con la montagna, con
la Valle di Susa…
Quando facevo il giocatore io ed Ezio
Rossi salivamo spesso in valle e un lunedì entrambi trovammo anche due
alloggi, i nostri rifugi con le famiglie
nei giorni liberi. E proprio su quelle
montagne trovammo un angolo di
paradiso. Sì, perché quell’alloggio lo
tenni per circa 13 anni, posso dire che i
miei bambini sono cresciuti tra i monti
della valle di Susa.
Come te la cavi con gli sci?
Certo saprai che quando si è professionisti nel calcio non ti è concesso lo sci
ed è severamente vietato praticarlo.
Ma di nascosto … sì lo devo ammettere sciavo! Un giorno io e mia moglie
decidemmo di prendere qualche ora
di lezione. Chiamammo quindi un maestro. Ricordo ancora perfettamente
che dopo un po’ che ci era vicino ad
insegnare, mi vide legato in qualche
movimento e prontamente mi disse:
“... Mi scusi signore, ma non pratica un
po’ di sport? Guardi che non le farebbe
male…!”.
Silvano Benedetti negli uffici del
Torino F.C. Settore Giovanile
63
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
DAI MATTIA!
La classe di Mattia Casse
... figlio d’arte
64
di CLAUDIO TESCARI
M
attia Casse è uno dei giovani
emergenti della NAZIONALE ITALIANA
di sci alpino, attualmente in forza alle
Fiamme Oro. E’ figlio d’arte. Il papà è
quel Sandro che fu recordman del Kilometro Lanciato negli anni ’70.
Mattia mette i suoi primi sci ai piedi
sulle nevi di Sauze d’Oulx quando ha
poco più di tre anni. Quindi inizia una
trafila giovanile assai felice, fatta di
tante soddisfazioni ma anche di delusioni, che tuttavia non intaccano né
il morale né tantomeno il vigore. Si fa
largo con una certa personalità nelle
categorie children, aspiranti e giovani,
ottenendo i primi riconoscimenti a livello nazionale. A 16 anni vince il titolo
di Campione Iitaliano Aspiranti, in gigante, a Pozza di Fassa, migliorandosi
l’anno successivo sulle piste di Ponte
di Legno, dove conquista l’oro in discesa e supergigante nonché il bronzo in
speciale, staccando di fatto il biglietto
per la Nazionale. Per coltivare maggiormente lo sci ha compiuto scelte
campioni
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estreme, per sé stesso e la sua famiglia,
come quella di trasferirsi a Tarvisio, in
Friuli, per frequentare l’Istituto Bachmann ed avere prospettive agonistiche, a suo parere più idonee rispetto
a quelle che gli offrivano le Alpi Occidentali.
Tracciamo ora una cronistoria del suo
percorso in azzurro.
La stagione 2007-2008 recita per il diciottenne Mattia Casse l’esordio in azzurro, un primo vero impatto a livello
internazionale e, soprattutto, un test
indicativo sulla competitività a quei
livelli. Ed il rappresentante di Oulx non
tradisce le aspettative, guadagna numerosi piazzamenti e si aggiudica ben
cinque podi (tra cui due primi posti)
in gare Fis e Fis-Njr. Debutta inoltre in
Coppa Europa a Chamonix (55° e 62°
nelle due discese in programma) ed a
Madesimo (39° in gigante), mentre ai
Campionati Italiani Giovani il suo miglior risultato è il 7° posto in gigante,
ottenuto a Pozza di Fassa. Alla rassegna tricolore assoluta, tenutasi sulle
piste amiche di Bardonecchia, non va
oltre il 13° posto in discesa.
La stagione 2008-2009 parte alla
grande con due successi in altrettante discese libere Fis, svoltesi a Tignes,
nella vicina Francia. Ottiene poi tre
vittorie Fis-Njr in gigante e speciale
(due all’Abetone, una a Tarvisio) maturando parecchie presenze nel circuito
continentale, dove si fa le ossa (come
si suol dire), a suon di piazzamenti
incoraggianti. La ciliegina sulla torta,
però, l’accende nell’ambito dei Campionati Mondiali Juniores di Garmish,
dove guadagna un’eccellente 9° posto
in gigante, un 21° in superG ed un 22°
in discesa. Agli Italiani Giovani si classifica 3° in slalom, 5° in gigante e 6° in
discesa cogliendo inoltre un buon 8°
posto, nella specialità regina della velocità, agli Assoluti.
La stagione 2009-2010 si dimostra
molto importante per l’atleta ulcense,
in virtù degli allori conquistati ai Mondiali Juniores, ma partiamo dall’inizio.
Il ragazzo altovalsusino, ormai quasi
ventenne, inizia la preparazione con
il team azzurro in Argentina dove si
aggiudica il gigante Fis di Castor piazzandosi inoltre decimo nello speciale.
Partecipa da “titolare” alla Coppa Europa i cui migliori piazzamenti sono
stati il 19° posto indoor di Wittenburg,
in Germania ed il 20° posto in slalom
di Bansko, in Bulgaria. Il 29 dicembre
2009 è un’altra data significativa per
Mattia che esordisce in Coppa del Mondo, a Bormio, conseguendo un più che
lusinghiero 31° posto in discesa. I tecnici lo dirottano ancora nel massimo
circuito mondiale sulle nevi elvetiche
di Adelboden e Wengen dove la fortuna, però, non l’assiste. Esce infatti sia
in slalom che in gigante ma si ripete in
discesa classificandosi al 35° posto. Poi
arriva il grande momento per questo
nostro giovane atleta, che ai Campionati Mondiali Juniores di Megeve, in
Francia, fa man bassa conquistando
una splendida medaglia d’oro in discesa libera, una di bronzo in superG ed
un 6° posto in slalom, è invece out in
gigante. Davvero una grande impresa la sua, che anticipa di pochissimo
i festeggiamenti per il suo ventesimo
compleanno! D’ora in poi, però, dovrà
confrontarsi con i principali esponenti
dello sci mondiale dopo aver lasciato il
segno a livello giovanile. Chiude la stagione con la partecipazione alla tappa
di Coppa del Mondo norvegese di Kvitfjell (39° in superG e 45° in discesa)
e quella sicuramente più prestigiosa
di Garmisch, che ospita le Finali ed a
cui partecipa di diritto avendo vinto il
titolo mondiale juniores di discesa; si
piazza dignitosamente al 22° posto.
Agli Italiani Giovani arriva 1° in discesa, 2° in slalom, 4° in gigante e 5° in
superG. Agli Assoluti è 7° in superG.
La stagione 2010-2011 vede Mattia
gareggiare stabilmente in Coppa Europa e salire, nel gennaio 2011, per
la prima volta sul podio, occupando il
terzo gradino nel gigante di Oberjoc,
in Germania.
L’annata è particolarmente positiva
per lui che acquisisce esperienza e
consegue tutta una serie di piazzamenti che lo portano ad entrare pressoché stabilmente nei venti, in particolare in gigante ma altresì in superG
e discesa. In Coppa del Mondo non ha
fortuna, è fuori nel gigante di Val d’Isére e nel superG di Val Gardena, si piazza al 46° posto nella discesa disputata
in quest’ultima località, è ancora out
nel gigante austriaco di Honterstoder andando però a punti nel superG
dove chiude in 29° posizione, esce infine nello speciale conclusivo tenutosi
sulle piste slovene di Kraniska Gora.
Ai Campionati Italiani Assoluti, tenutisi in terra valdostana, si aggiudica il
titolo di supercombinata piazzandosi
inoltre quarto in discesa.
La stagione 2011-2012 è anch'essa
positiva per il nostro campione, che
prende parte a molte più gare in Coppa del Mondo con prestazioni più che
lusinghiere, non tralasciando la Coppa Europa dove arraffa ben sei podi
e conquista la sua prima vittoria continentale in discesa, che dedica alla
mamma scomparsa prematuramente.
Conclude con un decimo posto agli
Assoluti in supercombinata.
Vale comunque la pena illustrare in
maniera più dettagliata quest’ultimo
campioni
65
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
66
scorcio della carriera agonistica di
Mattia Casse, che si è dimostrato particolarmente promettente ma anche
molto faticoso, con la partecipazione
ad un fitto calendario su due fronti, in
ambito continentale e mondiale.
IN COPPA DEL MONDO - Nella trasferta nordamericana, l’emergente atleta
di Oulx incomincia quella tortuosa
“scalata” alla ricerca di quel salto di
qualità che lo possa proiettare ai vertici dello sci mondiale e, proprio lì,
sulle nevi statunitensi di Beaver Creek,
raggiunge fin da subito l’obiettivo che
si era prefissato, quello di entrare nei
trenta. Casse, infatti, guadagna un più
che lusinghiero 30° posto nella discesa, andando per la terza volta a punti
nel massimo circuito mondiale. Fornisce, inoltre, un’eccellente performance anche in slalom gigante andando a
raccogliere i primi frutti in questa specialità in virtù di una promettente 24a
posizione. Il Circo Bianco approda in
Italia ma le nevi amiche di Val Gardena, Alta Badia e Bormio non portano
bene al nostro sciatore, che si classifica al 53° posto in superG, uscendo poi
nel gigante, costretto infine al ritiro
nella discesa per la perdita di uno sci.
Nel gigante di Adelboden, in Svizzera,
il rappresentante delle Fiamme Oro
progredisce ancora, conquistando un
22° posto, sempre in gigante e facendo inoltre segnare il quinto tempo
nella seconda manche, a conferma di
una crescita graduale e di uno stato
di forma ottimale. Nel terzo appuntamento di Coppa del Mondo chiude
con un lusinghiero 36° posto la mitica
discesa austriaca di Kitzbuehel, partendo però svantaggiato dal cambio
repentino di visibilità mentre nella
mini discesa di Garmish, in Germania,
accorciata per le cattive condizioni
atmosferiche, si piazza piuttosto indietro, in 42° posizione. Va comunque
sottolineato, in questa occasione, il
distacco abbastanza limitato dal podio, di poco superiore al secondo. E’
purtroppo mediocre anche la tappa
di Chamonix, in Francia, con un 45° e
46° posto ottenuti nelle due discese
libere in programma. A metà febbraio
gli uomini jet testano la pista (che sarà
olimpica) di Sochi 2014 e Casse ne trae
beneficio provando buone sensazioni
e raccogliendo ottimi risultati: un 15°
posto nella supercombinata ed un 18°
posto nella discesa. Esiti senza dubbio
rassicuranti in vista delle Olimpiadi Invernali del 2014. Nella tappa svizzera
di Crans Montana, infine, si classifica al
25° e 33° posto nei due supergiganti in
calendario.
IN COPPA EUROPA - Anche in Coppa
Europa raccoglie frutti non indifferenti che lo portano all’8° posto nella graduatoria generale, al 6° nella discesa e,
soprattutto, al 2° nel supergigante. Va
sottolineato come sia stata particolarmente massiccia la partecipazione nel
circuito continentale dove si sono confrontati nell’arco della stagione quasi
un migliaio di atleti, mentre quelli che
sono andati a punti (ovvero che sono
entrati nei trenta) sono stati ben 217.
Un elemento in più per comprendere
quale sia stato il confronto anche a
livello europeo. E se nella Coppa del
Mondo Casse ha esibito buoni traguardi parziali, altrettanto si può dire della
partecipazione alla Coppa Europa, la
quale gli regala parecchie soddisfazioni. Degli 11 podi complessivi guadagnati dall’Italia, sei sono i suoi: 1° in
discesa a La Thuile, 2° in superG a Sella
Nevea ed a Santa Caterina Valfurva, 3°
in superG a Meribel e nelle due discese
di Val d’Isère. Il 2° posto finale in supergigante gli vale la certa partecipazione alla Coppa del Mondo 2012-2013
in questa specialità. Per un ragazzo di
soli 22 anni è davvero un primo grande obiettivo visto anche in prospettiva
futura!
L’avvio della Coppa del Mondo 20122013, in pieno svolgimento, ha avuto
un prologo non troppo felice per Mat-
campioni
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
L’intervista
In alto: Denver. Stadio Pespi Center, Mattia
Casse e Max Carca (allenatore) prima dell’incontro di basket dei Nuggets contro Miami.
Sopra: foyer stadio Pepsi Center. Mattia, Matteo Marsaglia e Peter Fill in compagnia di Danilo Gallinari, ala piccola dei Nuggets.
tia, che si è piazzato al 48° posto nella
prima manche del gigante d’apertura
di Soelden, non qualificandosi pertanto per la seconda mentre in terra nordamericana il nostro portacolori è incappato in una sfortunata caduta nella
discesa libera di Lake Louise, finendo
contro le reti di protezione, non riportando danni gravi, fortunatamente, ma
compromettendo la prima fase della
stagione. Frattura del trocantere della
spalla anteriore sinistra, con uno stop
di circa due mesi. Sciatore polivalente,
amante prima di tutto la velocità, Casse
ha in ogni modo le carte in regola per
far bene in tutte le specialità. Non sarà
questo inconveniente, che tra l’altro fa
parte del “mestiere”, a fermarlo. Certo la
scalata al vertice è senza dubbio molto
difficile e lunga ma non impossibile.
Il ragazzo è ancora molto giovane ed
è motivato e determinato, i frutti matureranno prima o poi. Quella passata
è stata una stagione proficua, sotto
tutti i punti di vista, ora lo aspettiamo
all’attacco del primo gruppo poi sarà la
fortuna a fare da ago principale della
bilancia, unita a numerosi altri tasselli
che gli potranno permettere di sfruttare certe potenzialità e magari, anche...
di salire in alto e conquistare la cima.
“La velocità è dentro di me - sottolinea
Casse – è la mia vita, il mio futuro! Non
ho mai provato l’ebbrezza del Chilometro
Lanciato eppure, prima o poi mi piacerebbe farlo. A Wengen ho fatto fermare
il cronometro sui 142 Km/orari, una velocità sicuramente alta, che fa paura ma
solo a pensare quei 184 Km/ora ottenuti
anni fa da mio padre, il timore diventa
ancora più grande. La prima vittoria in
Coppa Europa è stata bellissima, l’ho dedicata a mia mamma che è mancata nel
marzo 2011. Per quanto riguarda la stagione in corso – continua Casse - il mio
obiettivo è volto a conquistare la convocazione ai Mondiali di Schladming mentre il mio sogno prevalente è arrivare a
vincere in futuro a Kitzbuhel, la mia pista
preferita ma anche la più importante, la
più famosa, la più emozionante. La prima volta che sono arrivato al cancelletto
della Streif ho pensato a salvaguardarmi
innanzitutto, poi mi sono calmato, piano
piano, concentrandomi sul tracciato e
cercando di essere veloce. Una delle cose
migliori che ho imparato è che non bisogna mai arrendersi”.
67
SANDRO CASSE
(30-04-1946)
Sandro Casse è entrato nelle Fiamme Gialle dopo aver fatto parte del prestigioso Sci Club Scuderia, targato Agnelli, con alcuni nomi nostrani tra cui
Piazzalunga, Arrigoni, Poloni ed entra con merito nella prima categoria nazionale, ma il suo massimo traguardo lo raggiunge laureandosi per ben due volte campione mondiale del Chilometro Lanciato (1971 e 1973) con la velocità
sbalorditiva per quegli anni, rispettivamente di 184,144 e di 184,237. E’ stato
dunque recordman per tre anni, surclassato poi nel 1974 da un ultra spericolato statunitense. Tra l’altro è uscito proprio in questi giorni un libro che narra la
storia di questa spericolata disciplina. Lasciato l’agonismo inizia la carriera da
allenatore esordendo con lo Sci Club Melezet allenando un Pierino Gros alle
prime armi ed il fratello Alberto. Ha quindi allenato numerosi club valligiani
ed è stato anche in Emilia Romagna. Da quest’anno, ironia della sorte, è ritornato alle origini con lo Sci Club con cui aveva iniziato, il Melezet. "Come papà
sono orgoglioso, fiducioso e speranzoso anche se so che la strada per arrivare in
alto è lunga, irta e difficile. Come allenatore mi sento di affermare che mio figlio
ha grinta, potenzialità e tecnica decisamente valide. E’ competitivo in discesa e
superG, lo vedo inoltre molto bene anche in gigante".
campioni
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
CESANA TORINESE:
IL PIANETA DELLE CIASPOLE!
68
S
ono stati tracciati sul territorio di Cesana Torinese nuovi itinerari per le ciaspole, le racchette per muoversi più agevolmente sulla neve. Un gruppo di volontari ha lavorato per oltre due mesi allestendo altri percorsi che vanno ad aggiungersi a quelli segnalati lo scorso anno in collaborazione con il Comune di Claviere. Il risultato è che adesso a Cesana Torinese
è stata realizzata UNA RETE PER CIASPOLATORI CHE SUPERA GLI 80 KM, toccando quasi tutte le frazioni e le località sia
verso San Sicario sia in direzione dei Monti della Luna. I tracciati per le ciaspole adesso sono 9, che salgono a 14 se si considerano alcune varianti proposte.
I nuovi itinerari proposti sono: Cesana-Fenils-Autagne-San Sicario-Cesana (14,1 km) con le varianti Cesana-Fenils-SolomiacMollieres-Cesana (11,1 km) e Cesana-Fenils-Autagne-Mollieres-Cesana (14,2 km); Cesana-Massarello Alto-Cesana (5,7 km)
con la variante Massarello-Cesana (4,2 km); Cesana-Bousson (3,4 km); San Sicario Alto-Champlas Seguin (2,7 km).
Questi si aggiungono a quelli già esistenti che sono: Claviere-La Coche-Val Gimont (3,8 km); La Coche-Sagnalonga (3 Km)
con la variante Anello Rocca Clari (2,2 km); Sagnalonga-Capanna Mautino (4,6 Km) con la variante Anello Sagnalonga (2,2
km); Val Gimont-Lago Foiron (3,8 km); Bousson-Capanna Mautino (5,1 km).
I tempi di percorrenza stimati variano da 40 minuti sino alle 5 ore e 50’. L’accesso ai percorsi è libero e, su richiesta, è disponibile un servizio di accompagnamento. I percorsi sono indicati vista a vista: alzando lo sguardo si vede sempre il simbolo
(tondo, quadrato o a rombo) che identifica l’itinerario della ciaspolata. La segnaletica è stata dipinta sui fusti degli alberi e
su apposite paline. Inoltre sono state disposte, in punti strategici e di partenza, sette bacheche che illustrano i vari percorsi
con le informazioni dettagliate in merito alla lunghezza, il dislivello in salita, il tempo stimato di percorrenza e il grado di
difficoltà. I percorsi sono stati mappati con sistema gps, ripuliti da rami e sistemati. Una dettagliata cartografia è stata stampata in apposite cartine turistiche tascabili dove sono indicati anche punti ristoro, rifugi alpini, noleggio ciaspole e punti
panoramici.
PER INFORMAZIONI: UFFICIO DEL TURISMO DI CESANA TORINESE - PIAZZA VITTORIO AMEDEO, 3
TEL. 0122.89202 - [email protected]
escursioni
CESANA TORINESE
22 e 23 giugno 2013
FESTA DEL
MAGGIOCIONDOLO
III edizione
UN EVENTO CHE ANNO
DOPO ANNO
RISCUOTE SEMPRE
PIÙ SUCCESSO!
L’edizione del 2012 ha visto
indicativamente 5000 visitatori
e oltre 60 stands di pregio provenienti
dal Piemonte e dal centro Italia.
Ben 3 riviste nazionali nel 2012 hanno parlato
della Festa del Maggiociondolo
di Cesana Torinese:
Gardenia - Casa in Fiore - Vita in Camper.
Inoltre 40 siti internet hanno promozionato
la Festa.
E la sera del sabato Grande Cabaret per tutti!
Associazione Culturale e Turistica
CESANA IN GIOCO
Piazza Vittorio Amedeo 3 c/o Ufficio del Turismo
[email protected] - FAX 0122. 856289 - CELL. 346.8359707
l'edizione
del 2013
diventa
nale
internazio
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
CHE BEL
VENTO SATIRA
IN VIALATTEA
Il bestiario
di MORENO MORETTI
Prefazione di MARCO GIACHINO
71
L
a creatività, o più semplicemente un modo "altro" di
guardare alle cose, si nasconde
nei posti più impensati; spesso,
oggi, fuori dai luoghi nei quali ci
si aspetta di trovarla, magari in
qualcuno che, dentro un ufficio,
svolge una professione, per così
dire, "schematica".
L'autore di questi disegni di animali lavora accanto a me ogni
giorno, cinque giorni su sette; me
lo vedo arrivare tutte le mattine,
alto e dinoccolato, con la sua aria
"je m'en foute" e la sua ombrosità
affettuosa, lo sguardo trasognato rivolto per lo più all'interno di
se stesso; e fra una procedura e
l'altra, uguale tanto da sembrar
la stessa, tra la chiusura di una
pratica e l'apertura di un'altra,
tra una telefonata e un'e-mail,
piccole fantasie prendono il volo,
magari da una battuta, una risata,
una frase buttata lì a caso... e mi
affascina (e un pò gliela invidio),
la sua capacità di estraniarsi in
quelle fantasie; mentre il cervello
elabora in modo meccanico ma
preciso la procedura ripetitiva, la
parte "altra" della mente è altrove,
completamente presa tra linee,
ombre, curve sinuose, e non un
istante se ne stacca... sul foglio rimane una piccola storia, qualche
volta un vero e proprio racconto,
breve, o dilatato all'inverosimile,
stirato in volùte che sembrano
non aver fine, né arrivare da nessuna parte.
Quando poi la sua fantasia incoccia (è il termine giusto) in un'idea
che lo stimoli non soltanto dal lato
creativo ma pure da quello mentale (l'applicarsi per 'inventare'
un'altra cifra, un altro linguaggio),
possono nascere piccoli capolavori d'ironia, come questo bestiario, incredibile e surreale, che ha
divertito mezzo ufficio.
R
ingraziando l’amico Marco per la calzante fotografia che
mi ha scattato attraverso le sue
parole aggiungo un breve cenno:
33 anni fa, quando vidi il mondo
per la prima volta, a mio padre
venne in mente un nome, che a lui
suonava meglio di tutti: Moreno...
e così mi chiamo Moreno Moretti. Quello che mi sentivo spesso
dire quando pronunciavo nome
e cognome era: “Che fantasia!”,
forse grazie a questo è proprio la
fantasia che mi accompagna da
sempre nel mio modo di vedere
e vivere le cose facendo nascere
in me un’enorme curiosità verso
le espressioni artistiche che utilizzano immagini, suoni e parole
che sanno accendere emozioni,
trasmettere messaggi, cambiare
lo stato d’animo e tanto altro ancora, con una forza inspiegabile.
Ero piccolo quando mio fratello
maggiore mi regalò una pianola,
i miei primi colori e fogli da disegno, dandomi la possibilità di
iniziare dalla mia piccola cameretta ad assecondare le mie grandi
passioni. Cominciai a suonare e a
disegnare e da allora non ho più
smesso.
Come autodidatta, non avendo
avuto la possibilità di studiare, la
mia “formazione artistica” presenta probabilmente zone d’ombra
e limiti tecnici, a questo credo
(e spero) ponga rimedio la forte
spinta interiore che mi fa prendere in mano la matita o la chitarra,
ogni volta che nella mia testa una
delle mille idee rallenta, prende
una forma più chiara e si lascia
guardare per diventare qualcosa
di concreto, un nuovo progetto.
Seguendo le mie passioni ho
pubblicato on-line due album di
musica elettronica sotto lo pseudonimo “blackwire”; per due anni
ho scritto canzoni assieme ad una
band suonando come bassista;
attualmente ho in corso una collaborazione con una giovane compagnia teatrale come compositore delle canzoni per musical ed un
progetto a quattro mani per la realizzazione di un libro illustrato...
oltre ad avere disegni dentro ogni
cassetto, la valigetta del lavoro
piena di bozzetti, testi annotati
su agendine e canzoni salvate su
ogni dispositivo.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
80 ANNI DI PASSIONE
PER IL GOLF...
74
A
nche Sestriere è entrato a far
parte della cerchia blasonata dei circoli storici del Bel Paese! Abbiamo festeggiato l’80° il 12 agosto, in occasione
della coppa del presidente, in modo
semplice, come nel nostro stile. Al colle sono saliti in tanti, da Tiziana Nasi,
indimenticabile Presidentessa del Club
prima di Paolo De Chiesa, a Micaela e
Paolo Molinari, genitori di Francesco
e Edoardo, orgoglio del Golf italiano e
moltissimi amici, oltre ai soci, vecchi e
nuovi. Che emozione! Constatare che
più di un quarto di storia del Golf Club
Sestrieres è trascorso nelle mie mani è
una soddisfazione enorme. Per la precisione, sono 22 anni che mi occupo di
golf
di DONATELLA BERTRAND
Direttore Circolo Golf Sestrieres
golf, sport meraviglioso, da quando,
nel 1990, il Dottor Giraudo quasi mi costrinse. Non ne volevo sapere, ma oggi
lo ringrazio e gli sono riconoscente
per l’opportunità professionale offerta
di riflesso anche ai miei figli e ai miei
nipoti. Da quattro anni, infatti, grazie
all’ing. Brasso, i nostri ragazzi hanno in
totale gestione il Circolo Golf Sestrieres. Proprio l’ingegnere, a dire il vero
inizialmente poco interessato al golf,
ha ben presto creduto in loro, stimolandoli e sostenendoli costantemente.
Gestire la nostra attività golfistica
comporta costi elevati, ancor più se
rapportati al brevissimo periodo di
apertura stagionale (tre mesi!): senza il
1954
supporto della società degli impianti,
la Sestrieres SpA, non avremmo potuto realizzare questo progetto! Purtroppo, non è tutto oro quel che luccica e
abbiamo vissuto momenti difficili, ma
ce l’abbiamo fatta: il nostro obiettivo
continua ad essere il massimo impegno per offrire il miglior servizio pos-
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
75
Nelle foto: Tiziana Nasi con rispettivamente Paolo De Chiesa, Filippo Armand e Donatella Bertrand.
sibile. Sul nostro campo si sono sfidati
vip, campioni di golf e tantissimi appassionati. Su tutti, i fratelli Molinari,
ragazzi semplicemente…. fantastici!
Chicco e Edo hanno trascorso gran
parte delle loro vacanze estive sui nostri green, rispettosi, educati e collaborativi, i fenomeni torinesi hanno sem-
pre dato un prezioso apporto al nostro
Golf: grazie campioni!
Ed a proposito di personaggi famosi,
mi sento di menzionarne uno su tutti:
il nostro Presidente Paolo De Chiesa,
affezionato e vicino a tutti noi. Al di là
della grande amicizia che ci lega, Paolo è una figura importante per il nostro
Circolo e, oltretutto, anche un ottimo
giocatore di golf.
Mi auguro con tutto il cuore che il clima di entusiasmo e di partecipazione
creato in questi ultimi anni perduri nel
tempo. Ringrazio tutti per la fiducia e
spero di festeggiare insieme a voi l’ormai non lontano... centenario!
golf
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VIALATTEA RUNNING
di GIORGIO APRÀ
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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V
ialattea Running è un progetto
innovativo che propone momenti di
vacanza sportiva rivolto agli appassionati della corsa. Il meraviglioso
comprensorio dell'alta Valle di Susa e
delle Alpi del Delfinato e della Savoia
offrono itinerari sfidanti, tecnici ed al
contempo panoramici, che meritano
di essere conosciuti.
Il progetto parte da una profonda
convinzione che ci guida; correre non
è solo abbassare il proprio “tempo al
Km.”, seguire tabelle, fare alienanti ripetute, il tutto unicamente in funzione
di una gara. Correre è molto di più, è
un'esperienza fisica, tecnica, mentale;
è un'attività che appartiene al retaggio più profondo del genere umano, e
correre in natura lo è più di ogni altra
cosa!
La nostra intenzione è quella di slegare la corsa dal contesto “cronometro e
pettorale” per presentarla in un contesto più ampio ed in un ambiente na-
sport - running
turale.
A chi è rivolta?
A tutti coloro che già corrono e che
sono curiosi di scoprire posti sconosciuti e nuovi approcci alla disciplina,
che hanno voglia di condividere esperienze ed emozioni con altri corridori
e di cimentarsi in corse ed itinerari di
più giorni e in condizioni sfidanti ma
in assoluta sicurezza e con l'assistenza
tecnica, pratica e teorica, di esperti del
settore.
La proposta prevede dei programmi
Week End e dei pacchetti più ampi di
5/7 giorni, all'interno dei quali si articola un programma di tecnica della
corsa, di approccio all'ambiente naturale e montano, approfondimento
delle tematiche inerenti alla corsa di
endurance, gestione delle risorse, della fatica e del sonno, alimentazione ed
aspetti mentali e psicologici.
Sarà possibile vivere dei momenti “tecnici” sperimentando un primo contat-
to con il mondo del minimalismo e del
barefoot uniti ad uscite di due o più
giorni, con pernottamento in rifugio
o in tenda, ed anche delle tappe notturne!
Il progetto
Vialattea Running parte con l'appoggio di due realtà “storiche” nel panorama montano piemontese e nazionale:
Il comprensorio sciistico Vialattea da
cui prende non solo il nome, ma anche
l'eredità della vocazione al turismo
sportivo, che ha visto, in un lontano
passato in queste montagne, uno sviluppo precoce e lungimirante.
L'azienda Ferrino, marchio storico dei
prodotti da outdoor, con profonde
radici sia nei praticanti di base dell'alpinismo sia negli atleti d'elite. Ferrino
entra nel mondo del trail e del running
con la distribuzione in Italia del marchio inglese VIVOBAREFOOT azienda
votata alla produzione di scarpe mini-
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
mali ed alla divulgazione della corretta
tecnica running, per insegnare uno stile di corsa sano e senza traumi.
VIALATTEA RUNNING si articola in diverse piattaforme:
RUNNING HOLYDAY: offerta vacanza
settimanale che ha lo scopo di portare corridori di altre regioni e nazioni
a correre nel comprensorio della Alta
Valle di Susa e Chisone, delle Alpi del
Delfinato e Savoia. Il pacchetto prevede anche opzioni di tipo familiare,
incentrato sul running ma che offre
attività' alternative per gli altri membri della famiglia, Trekking, mountain
bike, Avventure Village, palestra, piscina, SPA, yoga natura, scuola calcio...
RUNNING EXPERIENCE: proposta rivolta a corridori e camminatori atletici
di "pianura" o che corrono abitualmente in contesto urbano, per fare esperienza in ambiente montano delle specifiche tecniche di corsa e camminata
veloce (salita, uso dei bastoni, discesa),
gestione delle lunghe distanze, fatica,
sonno, alimentazione, corsa notturna...aspetti fisiologici e psicologici negli sport di resistenza, condivisione di
specifiche esperienze con praticanti di
gare di endurance.
RUNNING SCHOOL: programma per
l'insegnamento della tecnica di corsa,
della tecnica barefoot, dei metodi di allenamento, preparazione atletica specifica, per migliorare le qualità motorie
in funzione della corsa, atteggiamento
mentale e psicologico nell'allenamento; incontri e confronto con esperti,
test di valutazione fisiologica.
Il progetto Vialattea Running ovviamente, guarda con un occhio particolare la clientela storica ed affezionata
della stagione invernale, offrendo
ai possessori di stagionale Vialattea
2012/13 delle condizioni molto favorevoli. Si rivolge a tutti gli sciatori appassionati di corsa a piedi, che, durante
la settimana di lavoro, si cimentano in
uscite di allenamento nei parchi cittadini; venite a correre in Vialattea sarà
sfidante e divertente!
Quello che vi proponiamo è un nuovo
modo di vivere la corsa; non più correre contro il tempo, contro se stessi
ed i propri limiti, contro gli avversari,
ma correre con...se stessi innanzi tutto,
con gli altri, con la natura, con i propri
limiti e con fatica, perchè si vogliono
conoscere, ed imparare a gestire, tutti
questi aspetti.
Vialattea running...
corri con noi!
Vialattea Running ...
Run with us!
Vialattea Running is an innovative
project that offers sporting holidays aimed at runners. The beautiful area of ??the high Susa Valley
and the Alps of Dauphiné and Savoy offer challenging technical routes, with a great view, that deserve
to be known.
The project starts with our deep
conviction; running is not only
about lowering your times and following training tables, all solely on
the basis of a race. Running is a lot
more. It is a physical, technical and
mental experience. It is an activity
in the nature of the human race,
and running in the wild is better
than anything else!
Who is it for? To all those who already run and who are curious to
discover unknown places and new
approaches to this discipline. Those who want to share experiences
with other runners and to engage
in races and multi-day tours in challenging conditions but in absolute
safety with practical and theoretical
experts.
The proposal provides weekly and
weekend packages which consist
of a programme of the techniques
of running, the approach to the natural environment and mountain
safety, issues related to endurance
racing, resource management, fatigue and sleep, nutrition and mental
and psychological aspects.
It will be possible to experience a
first contact with the world of minimalism, lerning the barefoot running technique, testing and using
barefoot shoes.
Our program provides on trips of
two or more days, with nighttime
running and an overnight stay in a
mountain refuge or tent.
The Vialattea Running project counts
on the support of two well known
brands. The Milky Way ski area and
Ferrino, the famous manufacturer of
outdoor products. Ferrino enters the
world of trail running with the distribution in Italy of the British brand
VIVOBAREFOOT dedicated to the production of barefoot shoes.
Vialattea RUNNING is divided into different platforms:
RUNNING HOLYDAY: a weekly holiday
which aims to bring runners from other
regions and nations to run in the area
of Alta Valle Susa, Val Chisone, the Alps
of Dauphiné and Savoy. The package
also includes options for families, focused on running but offering alternative activities for other family members
such as hiking, mountain biking, adventure village, gym, swimming, spa,
yoga, football school, etc..
RUNNING EXPERIENCE: a proposal aimed at runners and athletic walkers
to gain experience using specific techniques for mountain running and fast
walking.
RUNNING SCHOOL: a program for teaching running and barefoot technique,
methods of training, specific athletic
training, psychological and mental
attitude in training, meetings and discussion with experts and testing of
physiological assessment.
What we propose is a new way to
experience running. It's not racing
against, the time, against yourselves
and your limits or against opponents,
but it's running with, yourselves and
your limitations, with others and with
nature and its difficulties, because you
want to know and learn how to manage all these aspects.
Vialattea running ... run with us!
sport - running
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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DESIGN D’ALTA
QUOTA, IL NUOVO
LINGUAGGIO DELLA
CASA DI MONTAGNA
di MASSIMILIANO LONGANIZZI e DANIELA LAZZARO
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
L
e montagne, i boschi, i prati indicano inequivocabilmente un percorso materico preciso: il legno e la pietra. Legno e pietra divengono gli elementi
fondanti di rivestimenti e arredi, i quali rappresentano nel contempo una fonte
ideale tra la contemporaneità dell’intervento e la tradizione del costruire in montagna. Le scelte dei materiali e le particolari finiture e trattamenti delle superfici
favoriscono ulteriormente la percezione di continuità con lo scenario naturale.
Ogni realizzazione, ogni ambiente deve possedere la propria identità, l’identità
del proprietario senza cadere in finiture standard che da troppo tempo vengono
riproposte sempre uguali a se stesse nel nome di una necessaria continuità con
il passato; ecco che in una visione più contemporanea dell’abitare in montagna
si possono associare i materiali della tradizione a colori, finiture diverse, più contemporanee.
Quando pensiamo all’architettura di montagna ci viene in mente il classico chalet alpino di legno in stile rustico, ma se proviamo ad incrociare elementi tradizionali con linee contemporanee, otteniamo ambienti essenziali e allo stesso tempo
pratici ed accoglienti.
In Alta valle di Susa, risulta, negli ultimi anni, sempre più necessario sopperire
a esigenze di spazi ridotti, questo perché, spesso e volentieri, si ha a che fare
prevalentemente con ristrutturazione di seconde case per vacanza di metrature
esigue, come ad esempio appartamenti, attici o locali recuperati in porzioni di
vecchie baite riadattate alle esigenze della moderna clientela turistica montana.
Grazie ad uno studio particolareggiato dell’arredamento fino al minimo dettaglio, il risultato finale è che ogni spazio viene ottimizzato a seconda della precisa
funzione che deve svolgere.
Gli alloggi risultano quindi costruiti quasi “sartorialmente” sulla base di specifiche richieste dell’acquirente in cui mobili, soffitti, boiserie, rifiniture particolari
nascono dalle abili mani di falegnami esperti, specializzati nell’arredamento su
misura.
Particolare attenzione deve esser data alla scelta dei legni, delle sue tonalità e
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“L’arredamentoo
è uno stato
d’animo”
Montesqu
quio
iou
finiture: spazzolati o levigati, finiti
con cerature, patinature, verniciature,
legni nodosi, anticati, dogati. Larice
e abete sono i più utilizzati perché di
ottima qualità e non eccessivamente
cari; inoltre grazie alla loro flessibilità
di utilizzo, consentono agli artigiani di
creare anche originali finiture. Il rovere,
più costoso ma decisamente resistente e durevole, è uno dei legni più pregiati per la costruzione di mobili, porte
interne, rivestimenti, scale.
I pavimenti in legno sono sicuramente
fra i materiali di finitura di primaria importanza nella ristrutturazione di una
casa di montagna: la sensazione di calore ed il privilegio estetico del legno
rendono l’ambiente raffinato e accogliente al tempo stesso. La tendenza
è portata a dirigersi verso una certa
riscoperta delle finiture ad effetto naturale, con particolari trattamenti di
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oli e cere. Altro elemento importante
sono i formati: sempre di più si utilizzano tavole di grandi dimensioni, con
larghezze e lunghezze importanti.
Esiste però anche una reinterpretazione del parquet: si tratta del gres porcellanato effetto legno che grazie alle
nuove tecnologie riesce ad interpretare fedelmente l’aspetto, la sensazione
tattile e le venature del legno.
Pavimentazioni in gres, non solo nella
tipologia effetto legno ma anche nelle
varianti effetto pietra, effetto resina,
effetto cemento e nelle tinte pastello
in diverse nuove tonalità; sostituiscono perfettamente il parquet e sono
un buon compromesso tra praticità e
raffinatezza.
Importante per la riuscita dell’aspetto finale è senz’altro anche la scelta
dell’illuminazione. Lampade dai marchi prestigiosi, selezionate in modo
tale da rendere, con la loro funzione,
degli scenari interessanti e suggestivi. A volte si decide di optare per una
linea moderna, molto tecnica ma allo
stesso tempo discreta, che evidenzi la
naturale bellezza dei materiali impiegati. Altre volte si sceglie una linea pur
sempre moderna e di design ma decorativa che ha la funzione di arredare
l’ambiente.
Anche il camino può avere una sua
nuova ricollocazione. Rivisitato in chiave moderna, diventa non solo fonte di
calore ma anche fonte di arredo. Camino come oggetto d’interior design,
con forme e materiali personalizzati in
modo da adattarsi perfettamente allo
spazio in coordinamento con gli arredi. Le tipologie sono molteplici, camini
a legna tradizionali, camini a gas di ultima generazione (soprattutto usati in
nord Europa), camini a pellet, camini a
bio-etanolo; tutte queste tipologie si
prestano a soluzioni su misura e personalizzate nell’ambiente a cui sono
destinate. Il camino a gas in particolare rappresenta una scelta perfetta
e moderna per vivere la stessa calda
atmosfera del fuoco senza però gli inconvenienti della legna, sono puliti e
sono gestiti da un telecomando con
cui si può programmare l’accensione e
lo spegnimento.
Sfruttamento massimo degli spazi,
attenzione al dettaglio, qualità dei materiali, design innovativo sono i punti
focali verso cui tende questo nuovo
gusto essenziale e contemporaneo ma
comunque suggestivo e raffinato che
caratterizza l’arredamento d’alta quota. Ambienti che risultano confortevoli, caldi, accoglienti e per nulla pesanti,
in una parola “vivi”.
Arch. MASSIMILIANO LONGANIZZI
Nato a Torino il 6 settembre 1962.
Laureato al Politecnico di Torino nel 1989.
Opera nel settore dell’architettura e dell’interior design come libero professionista dal 1990,
anno in cui apre lo studio Longanizzi a Torino.
Titolare insieme all’ing Daniela Lazzaro dello
Show Room Design Alpino di Sauze d’Oulx.
Ing. DANIELA LAZZARO
Nata a Torino il ....
Laureata al politecnico di Torino nel ... con
indirizzo di Ingegneria Civile.
Titolare e responsabile dei rapporti con la
clientela dello Show Room Design Alpino di
Sauze d’Oulx
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DESIGN ALPINO
Design Alpino è una recente realtà commerciale situata nel suggestivo centro storico del
comune di Sauze d’Oulx che con i suoi 100 mq
di showroom espone materiali e soluzioni dal
design innovativo. L’architetto Longanizzi e
l’ingegnere Lazzaro, due figure professionali
operanti nel settore da più di vent’anni, insieme al loro team,si adoperano per studiare spazi ad hoc per ogni esigenza e personalità del
cliente per dare un risultato finale più che soddisfacente anche nei costi. Il servizio offerto è
a 360°:va dalla progettazione alla realizzazione
chiavi in mano, fornendo consulenza per fornitura e posa di materiali di finitura, di arredi
di serie e su misura e sempre con un occhio di
riguardo alla scelta dell’illuminazione.
DESIGN ALPINO
VIA ASSIETTA - 40 / SAUZE D’OULX (TO)
TEL. 0122.858745 - 335.1365651
[email protected] - www.designalpino.it
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IL NOSTRO
TERRITORIO
Immagini mosse dal
sentimento
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MAX GORLIER - Sauze d’Oulx
Fotografo per hobby, amante della natura.
Max è titolare del Bar Max a Sauze d’Oulx
Sauze di Cesana
Chiesa di San Restituto
CARLA SCORZA - SAUZE DI CESANA
Da anni Carla fotografa gli angoli più suggestivi
dell’alta valle di Susa.
Cesana T.se, particolare
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È un fenomeno di questi ultimi anni e riguarda residenti e turisti, tanti giovani. Appassionati o professionisti. È la voglia di raccontare, di raccorntarsi, di fermare il tempo e di rendere partecipi gli altri delle proprie
emozioni. O anche solo per sé stessi ... E così, sempre di più sui social network compaiono immagini,
istanti di vita quotidiana, il bello, il brutto, lo stare insieme, la solitudine, la famiglia, il loisir, gli amici a 4
zampe, la montagna in tutte le sue espressioni ... Una foto, una foto con la propria macchina fotografica
che diventa sempre più amica indivisibile.
È soprattutto l’amore per il territorio, un amore che tanti amici vogliono rendere pubblico, comunicare,
fissando così, nel modo più semplice, con uno scatto, i propri sentimenti ...
Cesana T.se
..........
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ENRICO PEJROLO - CESANA TORINESE
Fotografo per passione, amante della natura
ed esperto escursionista.
Fenils - Cesana T.se
Ruderi del carcere
..........
Cesana T.se
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vabbè ... siamo un p
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o’ vanitosi
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Filippo
Armand
"Filu" per tutti, from Bousson (Cesana
T.se), è maestro di sci d'inverno e maestro di golf in estate presso il Circolo
Golf Sestriere (è socio della società gerente). Esperto escursionista, le cime
delle più alte montagne del delfinato
non sono inaccessibili per lui. Lassù
poi, con la sua stupenda macchina
fotografica, fissa stupefacenti immagini...
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dalla terra ...
stupore e sostentamento
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Davide
Cimenti
Studia Ingegneria Civile al Politecnico
di Torino, vive a Mollieres (Cesana T.se).
Nel tempo libero fotografa. È ancora
alla ricerca della fotografia perfetta.
Ha realizzato in occasione della Festa
patronale di Mollieres del 12 agosto
2012 il reportage "Il ciclo del pane.
Dalla semina alla tavola".
90
... ma anche adrenal
ina allo stato puro!
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BRE BANCA LANUTTI CUNEO
Storia di campioni ... a Sauze d’Oulx
Testo e foto: UFFICIO STAMPA BRE BANCA LANUTTI CUNEO
L
a società cuneese nasce nel
1958, grazie all'idea di un gruppo di
appassionati che, nel 1960, decide di
affiliarsi alla Fipav. Per molte stagioni il
Cuneo Vbc prende parte ai campionati
minori prima di raggiungere, nel 1975,
la Serie B. La serie A1 diventa realtà
al termine della stagione 1988-89. Da
allora il team ha conquistato numerosi trofei, nazionali ed internazionali,
come dimostra il ricco palmares.
PALMARES
Campionato Italiano: 2009/2010
Coppa Italia: 1995–1999 2002–2006
Coppa Cev: 1996–2002–2010
SuperCoppa Italiana: 1996–1999–2002
SuperCoppa Europea: 1996–1997
Coppa delle Coppe 1997–1998
sport - l’evento
La stagione 2012/2013 vede La Bre
Banca Lannutti Cuneo impegnata nel
Campionato Italiano e, per la terza
stagione consecutiva, nella massima
competizione europea, la 2013 Cev
Volleyball Champions League.
La preparazione della Bre Banca Lannutti Cuneo è iniziata i primi giorni di
agosto, con una rosa a ranghi ridotti,
visti gli impegni di alcuni atleti con le
proprie nazionali: Mastrangelo (Italia),
Sokolov (Bulgaria), NGapeth (Francia)
e Abdelaziz (Olanda).
Mastrangelo e Sokolov hanno infatti disputato le Olimpiadi di Londra,
sfidandosi nella finale per il bronzo
olimpico, vinta dagli azzurri per 3 a 1.
NGapeth ed Abdelaziz, invece, hanno
partecipato al Torneo di Qualificazione
per il prossimo Campionato Europeo.
Durante l'estate gli uomini di Roberto
Piazza si sono allenati quotidianamente, con sedute di pesi e di piscina
coordinate dal preparatore atletico
Danilo Bramard, a cui hanno alternato
allenamenti di tecnica in palestra. Due
settimane dopo l'inizio della preparazione, la formazione cuneese, capitatana da Wout Wijsmans, si è recata a
Sauze d'Oulx per il ritiro estivo.
Dal 17 al 24 agosto 2012, infatti, Nikola
Grbic e compagni hanno soggiornato
presso il Grand Hotel La Torre ed effettuato il lavoro fisico ed atletico presso
il Palazzetto dello Sport “Pin Court”.
I tifosi hanno avuto libero accesso agli
allenamenti ed hanno così potuto
vedere più da vicino il lavoro di preparazione a cui è stata sottoposta la
squadra di Cuneo, in vista della nuo-
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va stagione agonistica. Agli ordini di
coach Piazza e del suo vice Max Giaccardi erano presenti i volti nuovi della
stagione 2012/2013: Oleg Antonov,
Andrea Marchisio, Daniele De Pandis,
Andrea Galliani, Emanuel Kohut e Dore
Della Lunga, oltre ai confermati Wout
Wijsmans, Nikola Grbic e Andrea Rossi. Il programma del ritiro è stato fitto:
tutti i giorni la squadra ha svolto sedute mattutine di pesi ed allenamenti di
tecnica al Palazzetto “Pin Court”.
Durante la settimana, poi, c'è stato
spazio anche per una passeggiata in
montagna. Il gruppo ha infatti potuto
amminare le meraviglie paesaggistiche della zona, raggiungendo Guglia
Rossa, nella Valle Stretta. Wout Wijsmans, contattato prima della partenza per Sauze d'Oulx aveva dichiarato:
“Stiamo per partiri per raggiungere
Sauze d'Oulx, una splendida località di
montagna. Per me è la prima esperienza
di ritiro con la squadra e sarà sicuramente una piacevole settimana, visto il posto
bellissimo in cui soggiorneremo. Sarà
poi il tempo a dirci se il lavoro che svolgeremo sarà utile per la stagione che inizierà in autunno.” La società Piemonte
Volley, nella persona del suo General
Manager Marco Pistolesi, vuole ringraziare il Comune di Sauze d'Oulx per la
disponibilità e la cortesia con cui ha
curato il ritiro della squadra: “Desidero
esprimere, a nome mio personale e della
società, un sincero ringraziamento alla
ABC Gestioni, nella persona di Francesco Bogetti e a tutta l'Amministrazione
Comunale di Sauze d'Oulx per l'ottima
organizzazione della settimana. Un
particolare grazie va al Sindaco Mauro
Meneguzzi, all'assessore allo Sport Paolo Dotta e a tuti coloro che in qualche
modo hanno lavorato per permetterci di
trascorrere nel migliore dei modi il soggiorno a Sauze. Per la nostra squadra e
per molti atleti questa è stata la prima
esperienza di ritiro estivo, ma siamo tutti
soddisfatti del lavoro che è stato svolto
e ci auguriamo che possa essere di buon
auspicio per la prossima stagione.”
IL TEAM
Roberto PIAZZA, nuovo tecnico della
formazione del Presidente Lannutti,
arrivato a Cuneo ha tenuto a precisare di essere “estremamente onorato di
poter iniziare questa avventura come
capo-allenatore con un Top Team italiano quale è la Bre Banca Lannutti.”
Ad affiancare Piazza ci sarà, in veste
di secondo allenatore, il fossanese
Massimiliano GIACCARDI, impegnato, nelle ultime due stagione, con la
Copra Volley di Piacenza. Lo staff tec-
sport - l’evento
nico si completa con gli scout man
Andrea RINAUDO ed Emanuele AIME.
La preparazione atletica è affidata per
l'ottava stagione consecutiva a Danilo
BRAMARD. Confermato in toto lo staff
medico: Guido ENRICI e Stefano CARANDO i medici sociali, Gabriele GIORGIS e Francesco ZITO i fisioterapisti.
Sul campo sono cinque le gradite conferme in casa Cuneo: Wout WIJSMANS,
Nikola GRBIC, Earvin NGAPETH, Luigi
MASTRANGELO ed Andrea ROSSI, ma
alla corte di Piazza ci sarà spazio per
volti nuovi. Daniele DE PANDIS, classe
1984, vestirà la maglia del libero, insieme ad Andrea MARCHISIO, cresciuto
nelle giovanili di Piemonte Volley.
In palleggio, insieme il campionissimo
Nikola Grbic, ci sarà il giovane olandese Nimir ABDELAZIZ, classe 1992, che
ha disputato lo scorso campionato con
la Sisley Belluno. In diagonale al palleggio troviamo due nuovi arrivi: il bulgaro Tsvetan SOKOLOV e l'italo-russo
Oleg ANTONOV, provenienti rispettivamente da Trento e da Belluno.
Dopo le conferme di Wijsmans ed
NGapeth, il reparto schiacciatori si
perfeziona con l'arrivo di Dore DELLA
LUNGA (da Trento) e di Andrea GALLIANI (da Cantù). Al centro, i confermati Luigi MASTRANGELO ed Andrea
ROSSI saranno affiancati dallo slovacco
Emanuel KOHUT, classe 1982. Durante
la presentazione ufficiale della stagione, il tecnico cuneese ha dichiarato:
“ritengo che questi atleti siano come 13
candeline che compongono una bella
torta, che rappresenta una squadra dai
sani valori. Siamo qui per darci da fare.
I giocatori ed io siamo dei privilegiati
perchè facciamo quello che ci piace. A
De Pandis il compito difficile di sostituire un bravissimo libero, ma il ragazzo
ha grandi capacità e riuscirà a fare bene
per dare grandi soddisfazioni ai tifosi”.
Anche Wout Wijsmans, in qualità di capitano, ha preso la parola: “al gruppo si
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sono uniti alcuni nuovi atleti e stiamo
imparando a conoscerci. Ma posso affermare che quest'anno ci divertiremo e
faremo divertire!”.
CHAMPIONS LEAGUE:
LE DICHIARAZIONI DEI
PROTAGONISTI
Il sorteggio della 2013 Cev Volleyball
Champions League, effettuato a Vienna
a inizio estate, ha inserito i cuneesi nel
Pool G, insieme alla formazione rumena
del Remat Zalau, ai francesi dell'Arago
de Sete e ai polacchi dell'Asseco Resovia
Rzeszow.
Wout Wijsmans: “Il fatto che la società Piemonte Volley non abbia mai vinto questo
trofeo è sicuramente uno stimolo in più.
Negli ultimi anni il livello tecnico della
Champions League si è alzato molto e la
competizione è diventata davvero tosta,
ma noi siamo una squadra forte, che può
tranquillamente giocarsela con chiunque.
Come in tutte le cose ci vuole anche un
po' di fortuna, ma se noi ci mettiamo
tutta la nostra forza, possiamo arrivare
lontano.”
Nikola Grbic: “Quest'anno, come ogni
anno, dobbiamo giocarcela tutta. Questa è una cosa bella perché secondo me
abbiamo i mezzi per stare accanto alle
altre forti squadre. La 2013 Cev Volleyball
Champions League è un torneo prestigioso, in cui giocano le formazioni più forti
d'Europa. Credo che questo sia il torneo
più importante, soprattutto per una società come Cuneo, perché è l'unico trofeo
che le manca, quindi la motivazione per
giocare e fare bene è ancora più grande.”
Roberto Piazza: “Affrontiamo la Champions League con il primo obiettivo quello di arrivare alla Final Four, sapendo che
il cammino non sarà dei più semplici, ma
consci che il lavoro che stiamo svolgendo
proverà a portaci fino là!”
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“ALPINI ... FINCHÉ LE
GAMBE VI PORTANO”
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LE STORIE DI MAGGIORINO MARCELLIN DA SESTRIERE,
DI ETTORE SERAFINO DA PINEROLO E DI STEFANO COISSON DA TORRE PELLICE
A
lpini finché le
gambe vi portano.
Così s’intitola la raccolta delle esperienze vissute in prima persona da
Maggiorino Marcellin nella 1a Divisione
Alpina Autonoma val Chisone “Adolfo
Serafino”, che, nella guerra partigiana,
in collaborazione con la val Pellice e la
val Susa, impostò la storia recente delle vallate.
La storia narrata da Maggiorino Marcellin racconta di coscienze di uomini,
di ragazzi, che lentamente raggiunsero una maturità superiore a quella che
la realtà di quegli anni poteva imporre; una maturità intellettuale, politica
e sociale senza falsi miti o retoriche,
portò i piccoli nuclei valligiani ad una
consistenza numerica di rilievo tale da
garantire il rispetto delle popolazioni
locali nelle trattative con il nemico.
Maggiorino Marcellin, di Sestriere
(classe 1904), aveva i geni del montanaro fiero di essere un valligiano,
affascinato dallo sport dello sci, gioì
di essere arruolato tra gli Alpini del 3°
Reggimento.
storie di valle
di GIANNI MATTANA
La passione per lo sci lo portò giovanissimo ad avventure fuori dell’Italia,
che lo temprarono e gli fornirono capacità di critica che, in tempi più duri,
gli consentirono di superare con avvedutezza le difficoltà che il futuro gli
avrebbero riservato. Vestendo la divisa
dell’Esercito Italiano partecipò alla
guerra sul fronte occidentale contro la
Francia, poi fu nei Balcani, dove venne
ferito per cui sopportò una lunga convalescenza, ma fu messo a disposizione, come istruttore di sci al Terminillo,
per le famiglie legate alle gerarchie del
regime. Si ritrovò con gli amici, quando finalmente rientrò in servizio come
istruttore a Cervinia nella Compagnia
sciatori.
Dopo il fatidico 8 settembre del 1943,
Marcellin non ha dubbi e ritorna nelle sua valle dove dà vita ad un primo
nucleo di resistenti insieme ad altri
valligiani, sia della val Chisone sia della val Susa, in quel momento, che si
rivelerà molto impegnativo, la vita di
Maggiorino Marcellin si attenua, non
però negli affetti, e nasce il nuovo personaggio: il Comandante “Bluter”. Con
questo nome di battaglia, nel suo scrit-
to, prende vita il metodico resoconto
della guerra partigiana (1943–1944)
tra la val Chisone e la val Susa.
La storia di Maggiorino Marcellin è una
delle storie di tanti altri uomini che furono inseriti, gioco forza, nella cruda
lotta e molti lasciarono la propria vita
là sui monti, ma per tutti ci fu la convinzione di un futuro sorridente, sognando orizzonti immersi nell’azzurro
del cielo, pascoli assolati o fianchi delle
valli candidamente innevati.
Nella vita di quei duri momenti di lotta
armata fatti di fatiche per la sopravvivenza o difficoltà implicite nella gestione delle squadre dei combattenti,
si aggiungeva anche la necessità di
mantenere assidui collegamenti con i
comandi militari oltre confine, in quella porzione della Francia del sud già libera, dove operava il Capitaine Richard
(o Major Richard per gli inglesi).
Il nome di Capitano Richard è citato,
come Major Richard, da Churchill nella
“Storia della Seconda Guerra Mondiale” ed anche negli scritti del de Gaulle,
vol. 3° delle sue memorie.
Il Tenente degli Alpini Ettore Serafino,
di Pinerolo (classe 1918), cita nei suoi
Foto di Dario Balbo
La cultura odierna delle nostre valli trova spunti da vicende di 70 anni fa.
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diari di come, dopo l’ 8 settembre del 1943, trovandosi come Ufficiale istruttore di sci/alpinismo al comando della Scuola d’alpinismo
di Aosta, rientrasse in modo rocambolesco (con un collega, l’attendente ed un mulo) a piedi in 15 giorni, fino alle valli, dove prese il
comando della Brigata “Albergian”, che insieme alla Brigata
“Assietta”, manteneva attiva la resistenza nelle valli Chisone e Susa.
Il Serafino fu autore di un’ardua impresa alpinistica nell’inverno (febbraio 1945), un inverno molto nevoso, quella di valicare la cresta di
confine (insieme a due compagni Gianni Gay e l’olimpionico di sci
Alberto Marcellin) dell’alta valle di Susa e raggiungere Guillestre e da
qui il comando Anglo/Americano a Grénoble.
L’IMPRESA DI ETTORE SERAFINO
Il 15 febbraio partirono, sci ai piedi, dalla miniera del Malzas (in valle
Germanasca) per la borgata Arnaud e al tramonto raggiunsero il colle
di Rodoretto da dove poterono osservare la cresta del Gran Queyron
verso Mayt. A notte fonda dalla cresta del Gran Mioul scesero nell’alto
del vallone della Longia e del Frappier e verso l’una e trenta dopo la
mezzanotte raggiunsero la vetta del Gran Queyron. Improvvisamente
una cornice di neve crollò e Gianni Gay cadde rovinosamente, con un
urlo, nel vallone verso Abries; l’urlo richiamò l’attenzione dei tedeschi
che accesero razzi illuminanti. Tornato il buio, indossati i ramponi, Serafino e Marcellin scesero in sicurezza lungo la massima pendenza e ricuperarono il compagno che aveva perso uno sci; con il Gay sulle code
degli sci del Marcellin, il gruppo raggiunse i ruderi del paese di
Le Roux il mattino e più tardi anche Abriès; dopo essersi riposati, entrarono a Guillestre e furono soccorsi dai gendarmi
francesi che li accompagnarono (verificate le credenziali) al Comando alleato Americano.
A Guillestre (già liberata dalle truppe alleate insieme alla Provenza e il sud della Francia) Serafino andò a rapporto dal Capitano Richard che riconobbe, anche se in divisa americana, mascherando la sorpresa, come una conoscenza valligiana.
Mentre Gay e Marcellin si fermarono a Guillestre, il Capitano Richard accompagnò personalmente Serafino a Grénoble dal
Colonnello Hamilton al quale, per tre giorni, diede una completa descrizione della situazione della Resistenza antitedesca
nelle valli Susa, Chisone, Germanasca e Pellice.
Il 20 febbraio Serafino raggiunse i suoi due uomini, insieme, stracarichi di materiali, di istruzioni e corrispondenza ufficiale,
nonché di pochi generi di conforto, affrontarono il rientro nelle valli, scegliendo un itinerario diverso dall’andata affrontando un tragitto molto impegnativo, ma conosciuto nei minimi particolari. A notte inoltrata il gruppo partì da Aiguilles verso
storie di valle
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
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Valpreveyre e, attesa la notte successiva, con gli sci ai piedi, salirono al col
Boucie, innevato a dismisura, che raggiunsero alla mezzanotte senza aver
incontrato soldati tedeschi. Da qui si
diressero al col Content, sfruttando
una via allestita dallo stesso Serafino
(con chiodi e corde fisse) con i suoi Alpini nel ‘39; di seguito la colletta Faure,
le bergerie Giulian e l’omonimo colle
da cui scesero nella conca dei Tredici
Laghi (alle tre della terza notte). All’alba successiva si arrampicarono ancora
verso il Cappello d’Envie per scendere
alla miniera del Sapatlè dove la pattuglia, sfruttando il telefono di servizio
della società mineraria, si mise in collegamento con i partigiani di Malzas e
raggiunsero stremati la località dell’accantonamento.
IL MISTERO DEL MAJOR RICHARD
Pochi oggi sanno chi operava nel settore della guerra di resistenza delle
nostre Alpi, sotto la copertura di Capitaine Richard, al comando Interalleato
di Guillestre, con la responsabilità (per
storie di valle
il settore italo/francese dalla val Varaita alla val Susa) del coordinamento e
sostegno materiale delle Divisioni Partigiane. Lo vediamo (nella foto in alto),
in uniforme di rappresentanza, fotografato mentre il Generale Alexander
(Comandante delle forze Anglo/Americane in Europa) gli stringe la mano,
o, nella foto della pagina precedente,
insieme ad alcuni addetti militari Franco/Anglo/Americani, a guerra finita,
facenti parte della Commissione per la
definizione del trattato di pace.
In queste due fotografie si può osservare, con attenzione, sul berretto (a
“padella”) il fregio dei reparti Alpini:
il Capitano Richard è un Ufficiale degli Alpini! È per questo che il Tenente
Serafino trattenne la sorpresa a Guillestre, perché erano stati entrambi nel 3°
Alpini a Pinerolo.
Ma come e perché lo troviamo nello Stato Maggiore delle forze alleate,
come c’era arrivato e di dove era originario?
Il Major Richard nell’ottobre del 1943
entra nell’organizzazione Inglese OSS
(servizi segreti) e col nome e grado di
Capitaine Richard (copertura giustificata da una fittizia origine Anglo/Canadese) viene paracadutato nella zona
operativa delle Hautes Alpes, con pieni poteri di controllo e coordinamento
nelle forze alleate. Esercita i suoi compiti, ricevendo e smistando (al Comando “Caserta”) relazioni settimanali della
zona operativa, ma senza disdegnare
personali interventi di attività sul campo di operazione (vedi l’appoggio alla
quasi impossibile azione del Comandante Tenente Ettore Serafino). Dopo
la fine delle ostilità belliche il Capitano
Richard esplica ancora attività di collegamento aggiornando i Comandi
Alleati sulle azioni di occupazione dei
territori Italiani (valli Pellice, Germanasca, Chisone) immediatamente attuate dall’esercito Francese, sulla base di
rapporti assidui, circostanziati e precisi
(come quelli del Marcellin). Nella sua
attività di supporto tattico, ancora a
maggio ’45 il Richard concede una fornitura di carburante al Marcellin il quale, come lui cita nel libro, dovrà andare
a ricuperarlo a Genova proveniente da
Marsiglia. Al tavolo per la codifica dei
termini del trattato di pace il lavoro del
Capitano Richard si corona di successo
in quanto i Francesi, che erano arrivati
fino a Exilles, a Fenestrelle come a Villar
Pellice, furono obbligati al rispetto del
confine naturale Italiano.
Esiste una relazione, redatta dai Servizi Inglesi, che rende noto i ruoli e le
attività ricoperte, per incarico del Comando Anglo/Americano, dal Major
Richard, le azioni svolte nel periodo
1943 – 1945 (per cui fu assegnata Medaglia di Bronzo) riferite alla sua reale
identità di cittadino Italiano ed anche
al suo ruolo e grado nell’Esercito della
Repubblica Italiana: con questo atto si
rende merito ad una persona degna
di onore, schiva e riservata per natura,
sempre disposta ad aiutare chiunque
avesse bisogno, che mai fece vanto di
se stesso. …. Il Generale degli Alpini
Stefano Coisson terminò la sua carriera a Merano come comandante della
Brigata Alpina “Orobica”, rientrò poi a
Torre Pellice e tutti noi (lui era nato ad
Angrogna nel 1902) siamo fieri del suo
passato, a tutela delle valli e dei suoi
valligiani, insieme a quei pochi che lo
hanno conosciuto con lo pseudonimo
di Capitaine Richard e che come tale
ne conservano la memoria.
A Guillestre esiste ancora la casa presso la quale soggiornò in quegli anni
critici e molti francesi lo ricordano
quanto noi.
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CCM 35 ANNI DI ATTIVITÀ
La CCM Finotello si appresta a festeggiare, nel corso del 2013, il 35esimo
compleanno. Durante lo scorso anno la CCM ha ampliato i suoi orizzonti
costruendo un altro impianto in territorio francese presso la stazione
di Mont Dore, confermandosi quindi come una valida alternativa all’interno del mercato francese, per gli impianti a morsa fissa. Nello stesso
periodo è stato sviluppato un nuovo ramo di attività dell’azienda nel
settore della carpenteria specialistica per costruzioni, che ha portato la
CCM a realizzare le strutture di diversi palazzi di prestigio nella città di
Torino.
La CCM ha realizzato nel 2011 il suo secondo impianto francese nella località di Mont Dore. La stazione sciistica di Mont-Dore si trova nel cuore
del parco regionale dei vulcani dell'Alvernia nel dipartimento del Puy
de Dome, a 1200 m sul livello del mare sulle pendici del Puy de Sancy. E’
qui che sorge la Dordogna, e la località è nota soprattutto per le
cure termali. E’ uno dei più antichi comprensori sciistici francesi
ed è una delle località francesi più nevose, la stazione è colleagata a Super-Besse e insieme formano l'area del Grand Sancy.
Le Mont-Dore si sviluppa su 42 km di piste tra 1100 e 1846 m
di altitudine e sono presenti 18 impianti di risalita. E’ in questa
località che la CCM ha realizzato il suo secondo impianto oltralpe: una seggiovia quadriposto con stazione motrice fissa a valle
e stazione di rinvio tensione a monte. L’impianto sostituisce tre
sciovie nella parte inferiore del comprensorio ed ha funzione di
collegamento con gli altri impianti e di campo scuola. L’impianto
di tipo tradizionale CCM è stato adeguato al mercato francese
con l’aggiunta di una serie di passerelle nelle due stazioni obbligatorie per la normativa francese e l’adeguamento generale
dell’impianto alla normativa RM2 in vigore in Francia. La seggiovia è stata progettata per il trasporto promiscuo di sciatori e
pedoni, ha una velocità massima di 2,3 m/s ed una portata oraria
di 2000 persone all’ora. Tale portata potrà essere aumentata fino a 2200 persone mediante l’aggiunta di seggiole in linea.
La lunghezza dell’impianto è di 670 metri per un dislivello di 101 metri. La seggiovia è dotata di un tappeto di imbarco alla
stazione di valle.
Inoltre nel corso del 2011/2012 è stata realizzata la sciovia Cazzola 2 all’Alpe Devero (Baceno) che è stata costruita per
adempiere agli obblighi di rinnovo di vita tecnica, per la srl dei fratelli Alberti; a Garessio è stata realizzata la sciovia “Praietto” che è stata effettuata usufruendo del riposizionamento delle strutture appartenenti alla sciovia “PIAN DEL LEONE”
smantellata nel comprensorio di Limone Piemonte.
Nel 2012 è stata realizzata la nuova sciovia denominata “CAMPO SCUOLA”, nel Comune di Bagnolo Piemonte (CN), che è la
ricostruzione dell’attuale sciovia che è stata smantellata per il raggiungimento della scadenza di vita tecnica.
Il nuovo impianto ha una portata oraria di 720 sc/h, di poco superiore a quello attuale pari a 704 sc/h, ed è azionato da un
motore a corrente alternata con gestione ad inverter che consentirà di raggiungere la velocità massima di 2,80 m/s.
La stazione di valle è del tipo motrice fissa, mentre la stazione di monte è del tipo rinvio e tensione con tensionamento a
contrappeso. Lo sgancio sciatori avverrà nello stesso punto dell’attuale impianto, ad una quota di circa 1568,93 m s.l.m. e
ad una opportuna progressiva, nel rispetto delle distanze regolamentari dalla
Ad Oropa la CCM sta rinnovando la vecchia cabinovia a morsa fisse di costruzione Marchisio, risalente al 1971. I lavori e gli
interventi previsti per la scadenza di vita tecnica, riguardano l’adeguamento alla normativa in vigore di tutte le apparecchiature meccaniche, di tutti gli equipaggiamenti elettrici, nonché la sostituzione di tutti gli organi mobili dell’impianto e
la verifica in base alla normativa attuale di tutte le infrastrutture ed opere civili che si intendono riutilizzare per una nuova
vita tecnica.
L’ impianto è del tipo ad ammorsamento fisso con veicoli biposto (cabinette aperte), che permetterà un trasporto orario di
250 p/h alla velocità max di 1,5 m/sec. La diminuzione di portata è determinata dall’abbassamento della velocità di esercizio prevista dalle norme vigenti unitamente dal rispetto del rapporto di aderenza.
Inoltre a Pontechianale la CCM sta realizzando La nuova sciovia a linea singola “PINETA NORD” (1604.20- 1710.92), sul versante orografico destro della valle, in una zona già adibita ad impianti di risalita. Infatti il tracciato prescelto è compreso tra
le due sciovie esistenti ed in scadenza di vita tecnica, denominate “Comba“ e “Malarocia”, che verranno smantellate.
Il nuovo impianto insisterà praticamente sul tracciato (prolungato verso monte) di un vecchio impianto scioviario già smantellato in passato.
Nel settore dell’edilizia la CCM ha realizzato le strutture in cor-ten dell’edificio “25 verde” realizzato a Torino dalla DE-GA, che
ospita 63 appartamenti ed è un edificio speciale: cresce, respira e cambia nel tempo perché i suoi terrazzi accolgono 150
alberi ad alto fusto, oltre ai 40 ospitati nella corte giardino. Gli alberi strutturali in cor-ten, così come i terrazzi e le fioriere
sono stati realizzati da CCM. Inoltre la CCM sta realizzando, sempre per conto della DE-GA, le strutture di un altro palazzo
in corso Regina a Torino.
IL GRANDE SOGNO
Il collegamento ferroviario
internazionale da Pinerolo a
Briançon, progettato nel 1877
e mai realizzato
di VALTER BRUNO
101
N
el primo cinquantennio postunitario in Italia si verificò un massiccio impegno della spesa pubblica per
le costruzioni ferroviarie che toccò l’intera superficie dello Stivale, con particolare riferimento al Nord. Lo slancio
col quale venivano proposte e realizzate nuove linee contagiava gli addetti
ai lavori e la popolazione, la tensione
progettuale e ideale ispirata dalla strada ferrata - assurta a simbolo di mo-
Il mitico Gibuti, il tram che percorse la tratta Pinerolo - Perosa Argentina dal 1883 fino a fine
anni’60. Questa fu l’unica opera ferroviaria effettivamente realizzata in Val Chisone.
dernizzazione e di progresso - portava
a realizzare opere anche dove non esistevano i presupposti economici per il
loro successo.
Il Pinerolese non sfuggì a questa tendenza ed i progetti fiorirono al punto
che, se fossero stati realizzati per intero, Pinerolo sarebbe diventata il crocevia di un sistema ferroviario misto, dovendo essere attraversata da una linea
internazionale, da una nazionale e da
svariate linee locali. In effetti, le cose
non andarono propriamente in questo
senso e l’auspicato sistema a raggiera
che avrebbe visto Pinerolo al centro
della rete si realizzò solo in parte.
Tra i collegamenti che non videro mai
la luce spicca la linea internazionale
Pinerolo – Cesana – Briançon, il cui
progetto fu concepito dall’ingegner
Giuseppe Giuliano. Nel non vasto
panorama di figure che concorsero
storia
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
102
ad ideare soluzioni ardite e ricche di
fantasia, spinte dall’assioma ferrovia
= successo, quella dell’ingegner Giuseppe Giuliano occupa senz’altro una
posizione di rilievo in Italia e riveste un
ruolo egemone per quel che concerne
la Val Chisone.
Il progetto del quale ci occupiamo fu
redatto nel corso dell’anno 1877, avuto l’avallo del Comune di Pinerolo e
di altre amministrazioni interessate al
passaggio della linea. Dai pochi dati
a disposizione si sa che il deputato
locale Davico presentò il progetto in
Parlamento nel 1879, ma non vi fu
mai l’occasione per “metterlo in vista”
al punto che, ben 23 anni dopo, all’inizio del nuovo secolo, l’ing. Giuliano si
risolse a redigere una memoria relativa
all’argomento e ad inviarla ai Comuni
interessati.
E’ proprio esaminando questo documento, conservato presso l’archivio
storico del Comune di Perosa Argentina, che apprendiamo quanto il Giuliano tenesse all’idea ma soprattutto su
quali solide basi poggiasse questa sua
convinzione.
Analizzando le possibilità offerte dai
valichi alpini per migliorare le comunicazioni tra Torino ed il porto di Marsiglia, l’ing. Giuliano parte dall’assunto
che la percorrenza ferroviaria dell’epoca, sul tracciato Torino - Bra - Savona
storia
- Ventimiglia - Nizza - Marsiglia, ammontante ad un totale di 512 Km, fosse troppo lunga e dispendiosa.
I progetti in fase avanzata, presentati
da altri tecnici, riguardavano:
1) la Vievola - Sospel - Nizza utilizzando
il valico del Tenda, che avrebbe portato la percorrenza tra Torino e Marsiglia
a 421 km,
2) la Oulx - Briançon, attraverso il Monginevro, per un totale di 408 Km,
3) la Torre Pellice - Mont Dauphin,
sfruttando il Colle della Croce, con un
percorso di 401 chilometri.
Il Giuliano sostiene che, essendo il primo progetto in fase di realizzazione,
non aveva senso dedicarsi agli altri
due, spendendo denaro per abbreviare il percorso di soli 13 o 20 km. Meglio
sarebbe stato studiare un’alternativa
economicamente valida, tenendo presente “le condizioni tecniche del tracciato e la spesa, le disposizioni delle
Società ferroviarie e dei governi e non
ultime le necessità della rispettiva difesa in caso di guerra tra Italia e Francia”.
Prima di presentare la sua idea, l’ing.
Giuliano si premura di affossare le concorrenti, Oulx - Briançon e Torre Pellice
- Mont Dauphin, “pei quali la Commissione Ferroviaria del Municipio di Torino
ha dimostrato le sue simpatie, con una
preferenza, che nella sua relazione è
facile scorgere, per la seconda di dette
Nella cartina sono evidenziati i tracciati dei
possibili collegamenti ferroviari tra Italia e
Francia progettati a fine ‘800: il primo tra
Oulx e Briançon, il secondo tra Torre Pellice
e Mont Dauphin ed il terzo tra Pinerolo e
Briançon. Nessuno di questi verrà realizzato.
...Dando per
scontato, dunque,
che la linea
Oulx - Briançon
verrà realizzata...
linee”.
Il progetto che tocca Torre Pellice, secondo Giuliano, non poggia su studi
regolari, è approssimato, compiuto su
semplici carte topografiche ed i calcoli delle percorrenze in galleria sono
errati. Le difficoltà sorte a livello francese in merito ai permessi sono un
elemento sul quale l’ingegnere fa leva,
unitamente alla scarsa o nulla utilità
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
di questa linea dal punto di vista
militare.
Allo stesso modo tratta la Oulx
- Briançon, ponendola però su
un piano diverso rispetto alla
precedente. I vantaggi di questa
soluzione risiederebbero in una
minor lunghezza della galleria
di culmine (poco più di 8 km
contro 10 km), pendenze meno
pronunciate, minori spese; il
parere favorevole delle autorità
francesi avalla questa sua interpretazione.
Dando per scontato, dunque,
che la linea Oulx - Briançon verrà realizzata, il Giuliano fa presente il notevole movimento di
merci e viaggiatori che si andrà
a riversare sulla linea del Fréjus.
Questa, però, “per essere ad un
semplice binario, non ne potrebbe che essere ingombra, in guisa
che malagevole, incerto e malsicuro vi si verificherebbe l’esercizio, e sovratutto il passaggio dei
treni diretti”. Dimostra poi che
il previsto traforo del Sempione non toglierebbe traffico al
Fréjus, e da questo fa emergere la necessità di allacciare
Torino e Marsiglia attraverso
una linea diretta, indipendente e adatta al grande traffico
internazionale.
Essendo la Francia interessata
ad una sola linea che dall’Italia faccia capo a Briançon, si
dovrà per forza di cose passare per il Monginevro che,
rispetto agli altri valichi limitrofi, presenta la minor
lunghezza in galleria, con
sbocchi a Cesana sul versante italiano e a La Vachette su
quello francese.
Da Cesana a Torino le possibilità sono due: la Val Susa
e la Val Chisone. Da Cesana
ad Oulx, dove già esiste la linea del Fréjus, vi sono solo
10 km di distanza, ma “la
linea diretta, indipendente
e sicura non si ottiene che
portandola in Val Chisone,
rimontando la Dora fino a
Sauze di Cesana e perforando il colle di Sestrières”.
Oltre ai motivi tecnici ed
economici, Giuliano sottolinea con dovizia di particolari l’interesse militare
talmente alto che “quasi
non ci spieghiamo come le
notabilità ed autorità mili-
L’ordine del giorno del marzo 1901 col quale il Consiglio Comunale di Pinerolo plaude al progetto
dell’ing. Giuliano e lo presenta alle amministrazioni comunali interessate.
107
103
storia
tari ed il Governo non ne abbiano ancora sentita alcuna preoccupazione”.
Dimostra come la Val Chisone assuma una posizione centrale rispetto
ad un’invasione francese dalle Alpi
Occidentali, per cui il concentramento
di truppe, viveri, munizioni e materiali
dovrà avvenire lungo questa direttrice,
servita dal punto di vista viario da una
rotabile insufficiente alla bisogna.
In conclusione l’ingegnere ammette che
questa soluzione è economicamente
svantaggiata rispetto alle altre ma, con un
abile tocco finale, fa presente che “la maggior spesa non deve ritenersi motivo sufficiente a respingere l’esecuzione di un’opera
che le è ampiamente proporzionata, per gli
alti scopi cui è destinata a raggiungere”.
Descrivendo il tracciato, Giuliano suggerisce di sopprimere l’attuale stazione di Pinerolo e di erigerne un’altra, proporzionata al
maggior traffico derivante dalla nuova linea.
Questa avrà sette gallerie di lunghezza inferiore a 500 m, tre comprese tra 500 e 1000 m,
due tra 1000 e 1500 m, tre tra 2000 e 2500 m,
oltre alla galleria di culmine sotto il colle del
A fianco.
La lettera di accompagnamento
al verbale delle Giunte Comunali
del mandamento di Fenestrelle
datata 10 ottobre 1907, nel quale
si richiede la realizzazione della
ferrovia Pinerolo – Briançon.
Si nota, in basso, il lapidario
commento vergato dal sindaco di
Perosa: Negativo.
Sotto.
Il manifesto con il quale veniva
indetto un congresso internazionale per la realizzazione della
ferrovia Briançon – Oulx, datato
luglio 1907. Questa è una ulteriore
prova di quanto fosse sentito, in
quel periodo, il problema dei trasporti e quanto le amministrazioni
e la popolazione confidassero
nella ferrovia come strumento
indispensabile per lo sviluppo del
territorio.
Sestrières, di 6800 m, per un totale di
14,777 km nel sottosuolo. Il raggio minimo delle curve è calcolato in 400 m,
con una sola curva, all’ingresso di Cesana, di raggio inferiore (350 m).
Le altimetrie partono dai 369 m sul
livello del mare della stazione di Pinerolo, fino ai 1608 m dell’imbocco della
galleria di Sestrières, presso Pattemouche nel comune di Pragelato, con pendenze dal 6 al 30 per mille, così suddivise:
inferiori al 20 per mille
m 23.077
tra il 20 ed il 25 per mille
m 7.501
tra il 25 ed il 30 per mille
m 3.881
del 30 per mille
m 28.926
mentre i tratti orizzontali hanno una
lunghezza complessiva di 3096 m.
La distanza tra Torino e Marsiglia viene
così computata:
Torino - Pinerolo
km 38
Pinerolo - Cesana
km 67.50
Cesana - Briançon
km 16
Briançon - Marsiglia
km 306
totale di
km 427.50
ma vengono anche suggerisce alcune
possibili migliorie del tracciato in territorio francese, quali una scorciatoia tra
Savines e Sisteron, che porterebbero
la distanza a 388 km. La spesa viene
calcolata (anno 1877) in 386.150 lire al
104
storia
Il manifesto con il quale veniva indetto un
congresso internazionale per la realizzazione
della ferrovia Briançon – Oulx, datato luglio
1907. Questa è una ulteriore prova di quanto
fosse sentito, in quel periodo, il problema dei
trasporti e quanto le amministrazioni e la popolazione confidassero nella ferrovia come
strumento indispensabile per lo sviluppo del
territorio.
Il profilo altimetrico della ferrovia Pinerolo – Cesana, progettata dall’ing. Giuseppe Giuliano nel 1877. Si notano in particolare le gallerie previste
tra le quali spicca quella di culmine, tra Pattemouche e Sauze di Cesana, indispensabile per superare il Colle del Sestrières.
chilometro, per un totale di poco superiore ai 26 milioni.
Nel caldeggiare il suo progetto al Governo, alla Provincia ed ai Comuni
interessati, l’ing. Giuliano sottolinea
nuovamente le ragioni d’interesse
nazionale ed aggiunge una frase che
ci fa comprendere, se ve ne fosse ancora bisogno, qual era l’aspettativa
che si aveva a quei tempi rispetto alla
ferrovia: “ ... non è meno opportuno far
osservare che nel territorio italiano la
ferrovia avrebbe a percorrere una vallata densa di popolazione in tutta la sua
estesa, abbondante di industrie, e più
ancora quando il nuovo mezzo di comunicazione permetterà di utilizzare tutta
la ricchezza di forze idrauliche di cui è
dotata; che frequenti sono i rapporti di
quella popolazione col Delfinato; considerevoli gli scambi di prodotti del suolo e
principalmente di bestiame; che, infine,
nella parte superiore di val Chisone, a
Pragelato, s’incontra un delizioso paese
di montagna, al quale nella calda stagione si rifugiano numerosi forestieri, e
che, quando v’arrivi la vaporiera, sarà
certamente trasformato in frequentatissima stazione climatica”.
Di fronte a questa memoria, l’amministrazione comunale di Pinerolo non
può non prendere posizione e, con un
ordine del giorno datato marzo 1901,
presenta il documento di Giuliano
all’attenzione di tutti i Comuni interessati.
Anche in questa occasione il progetto
non ha fortuna, tant’è che in data 10
ottobre 1907 un comitato provvisorio
pro ferrovia Pinerolo - Briançon invia
una comunicazione a tutti i Comuni
della valle, perorando - ancora una
volta - la causa della linea.
Simbolo dello scarso entusiasmo con
il quale viene vista l’iniziativa è la nota
che il sindaco di Perosa di suo pugno
verga su quel documento: è il sintetico
quanto inappellabile commento “Negativo”.
In effetti l’impresa era faraonica, sia dal
punto di vista tecnico che, di conseguenza, da quello economico e molte
erano le remore presso gli amministratori locali, anche se alcune soluzioni
prospettate dal Giuliano sono ancora
attuali ed applicabili ad un eventuale
nuovo percorso della statale 23 (ad
esempio l’attraversamento di Perosa
sulla sinistra orografica, con galleria
sotto lo sperone del “Forte” e conseguente impatto ambientale nullo); vi
era poi un ulteriore elemento che frenava amministrazioni e popolazione
interessate: quale poteva essere il servizio di una linea del genere rispetto al
traffico locale? Non si sarebbe risolto
tutto con un passaggio di convogli ad
alta velocità, che non avrebbero fatto
sosta nei piccoli centri della valle ma
solo nelle stazioni di testa e di arrivo?
Quale sarebbe stato il beneficio diretto
per gli abitanti della valle?
La politica ferroviaria italiana, poi, era
ambigua. Infatti, se da un lato - con la
legge Baccarini - il Governo stanziava
1.260 milioni per la costruzione di 6.000
km di nuove linee, dall’altro finanziava
direttamente solo un terzo della cifra,
mentre per i restanti due terzi faceva
assegnamento sul concorso degli enti
locali, i quali avevano quindi valide ragioni per essere prudenti.
L’appoggio dei politici a livello nazionale rispetto a questo progetto, infine,
sembrava essere soltanto di facciata.
Se da un lato il territorio spingeva per
trovare soluzioni economicamente
poco pesanti per le comunità locali,
dall’altro i politici promettevano, salvo
poi non mantenere.
Nel novembre 1907, a Fenestrelle, alla
presenza di S. E. Luigi Facta, futuro
capo del Governo e del sottoprefetto
conte Fruttieri di Costigliole, si svol-
se un convegno sull'argomento, nel
quale venne ribadita la "...convinzione
che una ferrovia da Pinerolo, per la Val
Chisone a Cesana, sia il miglior mezzo di
allacciamento di Torino e del Piemonte
con Marsiglia e il Delfinato...". Facta, in
particolare, di questo argomento fece
una vera e propria bandiera, da rispolverare in occasione di tutte le campagne elettorali ed evidentemente da
riporre quando i voti ottenuti nel suo
collegio, appunto quello di Pinerolo, gli
avevano consentito di essere eletto. E
proprio in questa direzione, si muoveva l'appello che il medesimo deputato
indirizzava agli elettori alla vigilia delle
consultazioni del 1909: "....i problemi
del progresso e benessere da risolvere a
favore di questa valle sono ancora molti
e complessi e di difficile attuazione (fra
altri il tramvia da Perosa a Fenestrelle),
ma a nessuno si potrebbe affidarne la
soluzione che a sua ecc. Luigi Facta....".
L’ingegner Giuseppe Giuliano, intanto, ben conscio che questo progetto
avrebbe trovato notevoli difficoltà nella realizzazione, elaborò dei progetti
alternativi; già nel 1882 – ad esempio
- concepì un’idea di più basso profilo
ma di ben più facile realizzazione: la
tramvia Pinerolo - Perosa, inizio di una
linea prolungabile fino a Fenestrelle e
poi - chissà - anche oltre.
Ed in effetti in questa occasione le cose
andarono decisamente meglio. Nel
giro di un anno si passò dalle parole
ai fatti e in luogo della linea ferroviaria internazionale la bassa Val Chisone
venne percorsa da una linea tramviaria
a scartamento ridotto su sede stradale.
Se il grande sogno del collegamento
Tornio-Marsiglia attraverso la Val Chisone svaniva, l’epopea della ferrovia
quale volano dello sviluppo economico di un territorio prendeva le mosse
con la tramvia, in seguito conosciuta
col mitico appellativo di “Gibuti”.
storia
105
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
LE CONSERVE
I prodotti
della Valle
di Susa
sotto vetro
di G. R. BERCHERA
S
in dalla preistoria l’uomo avvertì
l’esigenza, per spirito di sopravvivenza,
di conservare gli alimenti per poterli
consumare in un momento successivo e/o in un luogo diverso da quello
di produzione. L’essiccazione è stato
il primo metodo di conservazione ad
essere scoperto allorquando qualcuno si rese conte che i frutti disidratati
dall’azione del sole si mantenevano a
lungo. Ben presto si scoprirono anche
le proprietà conservanti del sale, dei
grassi, del miele (e successivamente
degli zuccheri) e dell’aceto, ma si dovettero attendere gli esperimenti di
Nicolas Appert autore nel 1811 del
“Livre de tous les menage, ou l’art de
conserver pedant plusieurs annue les
subsatances animale set vègètales”
per veder diffondere le conserve. Le
sue ricerche furono infatti una pietra
miliare nella storia dell’alimentazione e
dell’industria conserviera poiché fu lui
a gettare le basi della sterilizzazione.
Solo la moderna microbiologia è però
riuscita a dimostrare che il deterioramento della materia organica è dovuto all’attività di microrganismi che si
sviluppano in ambiente caldo, umido,
con PH neutro ed in presenza di ossigeno e che eliminando uno o più di
questi fattori tale processo rallenta o si
arresta. Fino alla fine del secolo scorso
l’arte di preparare conserve era soprattutto una prerogativa delle famiglie
nobili e dei conventi. Ciò era dovuto
sia alla disponibilità di tempo da dedicare alla loro confezione che all’elevato costo dello zucchero e del sale, le
due materie prime allora indispensabili. Fino agli inizi del novecento, a causa
della grande miseria in cui versava la
popolazione (non tutti potevano per-
112
food
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
mettersi l’acquisto di zucchero, aceto,
olio e contenitori adatti), delle scarse
conoscenze sulla conservazione dei
cibi, della ridotta disponibilità di materie prime e del poco tempo libero
nei mesi estivi (periodo di massimo
lavoro nei campi), erano pochi i “frutti”
dell’estate a venir conservati. Si trattava per lo più di fagiolini posti sotto sale
in contenitori di terracotta o di pietra,
allo stesso modo in cui si conserva la
carne; di coste, di cetriolini o di rape
al “brusc” cioè mantenute in acqua
ed aceto con aggiunta di sale; di prugne essiccate al sole (tempo e località
permettendo) in un punto ventilato
della casa; di funghi porcini essiccati
oppure conservati con aceto ottenuto
da quel poco vino acquistato in bassa
valle. Le uniche marmellate preparate
erano a base di prugne oppure di frutti di bosco (lamponi, mirtilli e prugne
selvatiche dette ‘mirabelle’. Dato l’elevato costo dello zucchero, si cercava
di usarne poco e di conseguenza era
necessario cuocerle a lungo a fuoco
lento finché apparissero molto dense.
113
In questo modo la concentrazione degli zuccheri contenuti nella frutta era
maggiore e le marmellate si potevano
conservare più a lungo anche in contenitori a chiusura non perfettamente
ermetica. Le marmellate così ottenute
risultavano però molto scure e spesso non si capiva nemmeno di quale
frutto si trattasse poiché sapevano di
caramello. Gli stessi frutti sopracitati
talvolta erano cotti a bagnomaria in
bottiglie chiuse con tappi di zucchero
food
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
108
allo stesso modo descritto dal Vialardi.
Tale metodo, però, non sempre permetteva una corretta conservazione
visto che non si procedeva ad una
successiva chiusura ermetica con cera
e talvolta i tappi erano usurati. Nei paesi in cui si producevano molte mele e
pertanto scendendo verso la bassa valle, con i frutti non perfettamente sani
per essere conservati tutto l’inverno,
si preparava la mostarda di mele. Ecco
la ricetta raccolta anni addietro dalla
Pro Loco Amici di Mattie: “… schiacciare la frutta in un capace mastello di
legno con una mazzetta di legno o con
una pietra. Estrarre il sidro dalla poltiglia ottenuta spremendola nel torchio.
Raccoglierlo in un paiolo di rame e farlo cuocere lentamente tutto il giorno (o
anche più, sempre mescolando) fino a
quando avrà raggiunto una consistenza mielosa (dev’essere densa). È ottima
sulla polenta o diluita nell’acqua come
dissetante…”. A partire dall’ultimo dopoguerra, con il diffondersi dei vasi a
chiusura a morsetto e guarnizioni in
gomma e della conoscenza del “metodo Appert” o sterilizzare a bagnomaria,
in alta valle è aumenta notevolmente
la gamma di prodotti da poter conservare sotto vetro. Aldo Blanc, titolare
dell’ex Albergo Ristorante Commercio
di Oulx ed appassionato “preparatore
di delizie sotto vetro”, si ricorda che
negli anni ’40 erano poche le famiglie
che usavano conservare i funghi; in genere si raccoglievano solo i porcini (ma
in bassa valle) ed addirittura non tutti
li consumavano. Un medico tedesco, il
dott. Adolf Krainer, durante la guerra
fece conoscere anche “i viola” (tricholoma violetto – rhodopaxillus nudus),
un tipo di fungo piuttosto diffuso in
diverse località dell’alta valle e da allora molti iniziarono a conservarli sia
sott’aceto che sott’olio come i pregiati
porcini. Il classico antipasto piemontese, con tutte le verdure di fine estate,
ideale come piatto freddo della stagione calda o come stuzzicante antipasto
con l’aggiunta di tonno al moneto del
consumo, è oggi preparato da molte
massaie locali e da alcuni ristoranti.
Le prelibate e tanto amate marmellate di fragoline di bosco, di lamponi,
di more e di mirtilli, fanno capolino
su molte dispense montane. Per chi
ha pazienza, non mancano le ciliegie
selvatiche, i frutti del sambuco o della
rosa canina, mentre gli intenditori di
erbe selvatiche possono raccogliere
il rabarbaro di montagna per confenzionare particolarissime marmellate.
Verso la media valle, dove crescono
bene gli alberi da frutto, non manca-
food
no le marmellate con albicocche, pere,
pesche e mele, prugne di diverse varietà e castagne. Gli stessi frutti utilizzati per le marmellate vengono pure
preparati sciroppati sterilizzandolo a
bagnomaria con la semplice aggiunta
di zucchero, oppure con soluzioni zuccherine aromatizzate con vini, liquori
od aromi a seconda del tipo di frutta e
della quantità di acqua contenuta nel
frutto stesso. Per quanto riguarda le
verdure, la salsa di pomodori, anche se
questi in alta montagna non sempre
maturano perfettamente, è piuttosto
comune; scarseggiano invece fagliolini e piselli al naturale perché più facili
da surgelare. Nonostante l’informazio-
ne e gli utensili moderni, sono ancora
numerose le persone che nutrono un
certo atteggiamento di diffidenza nei
confronti delle conserve casalinghe e
che di conseguenza preferiscono astenersi dalle soddisfazioni del fai da te,
per paura di intossicazioni alimentari.
Ma perché rinunciare al gusto delle
marmellate casalinghe che emanano
tutti i profumi della frutta appena colta? A questo proposito molti vorranno
sicuramente venire a conoscenza delle
nozioni basi ed informazioni pratiche
onde cimentarsi nella preparazione di
prelibatezze montane, per ricordarsi in
città del tranquillo e sereno periodo
trascorso in valle di Susa.
VIALATTEA ~ IL MAGAZINE
CONSIGLI GENERALI
La frutta, la verdura ed i funghi devono essere lavorati entro breve tempo dalla raccolta per
mantenere inalterato i profumi ed i sapori originari ed inoltre vanno scrupolosamente lavati
(magari con l'aiuto di un apposito spazzolino per verdure) ed asciugati all'aria o con un canovaccio. Lavate sempre i vasi accuratamente in acqua bollente oppure, per maggiore sicurezza,
fateli bollire in una pentola di acqua per alcuni minuti allo scopo di renderli sterili. Asciugateli
perfettamente (non devono rimanere assolutamente tracce di umidità), e, per maggior scrupolo, metteteli ancora in forno caldo per qualche minuto. Per la cottura di marmellate e conserve
preferite sempre pentole in acciaio inox a doppio fondo oppure in smalto. Qualora utilizziate
pentole in rame o alluminio non lasciatevi MAI riposare il contenuto. Riponete le conserve in un
luogo fresco e al riparo dalla luce. NON CONSUMATE nulla se il coperchio appare bombato o se
all'interno sono presenti muffe o macchie anomale. Quando aprite un vaso, il coperchio non
deve sfiatare e non si devono avvertire odori strani.
COME STERILIZZARE SENZA PROBLEMI:
Se preparate della frutta sciroppata, sistematela intera o a pezzi nei vasi pressandola leggermente oppure battendo il barattolo su degli asciugamani piegati in modo che si assesti. Se si
tratta di frutta molto succosa non è il caso di aggiungervi dello sciroppo, basta qualche cucchiaio di zucchero o anche nulla poiché con la sterilizzazione non è indispensabile la presenza
dello zucchero ai fini della conservazione. Se dovete unire dello sciroppo, fate cuocere a parte
la quantità di acqua necessaria con lo zucchero (generalmente pari quantità di acqua e zucchero) e gli eventuali aromi, lasciate raffreddare completamente, versate sulla frutta poi chiudete i barattoli e procedete alla sterilizzazione. Se dovete sterilizzare della salsa di pomodoro o
della marmellata, sistematela nei vasi, copriteli con un canovaccio e coperchiateli solamente
quando il contenuto sarà completamente freddo per evitare che si formi del vapore sotto il coperchio. In tutti i casi bisogna sempre lasciare un paio di centimetri liberi sotto la chiusura per
permettere la formazione del vuoto sotto il tappo. I coperchi, i tappi a corona per bottiglie o le
guarnizioni in gomma devono sempre essere nuove. Se il prodotto da conservare può rilasciare
acqua procedete ugualmente alla sterilizzazione anche se il liquido di governo è l'aceto o l'olio
(es. peperoni cotti al forno o scottati in acqua ed aceto e poi messi sott'olio). Per procedere alla
sterilizzazione sistemate sul fondo della pentola ed intorno ai vasi degli stracci o della carta resistente in modo che questi non risultino a diretto contatto con la fiamma e non si tocchino durante la cottura. L'acqua del bagnomaria deve superare di alcuni centimetri il tappo. Se durante
la cottura l'acqua consumasse, aggiungetene altra in ebollizione, mai fredda. Se i vasi sono
leggeri ponete sopra una griglia con un piccolo peso per evitare inclinazioni o galleggiamenti. Il tempo di sterilizzazione si calcola da quando l'acqua inizia a bollire e varia dai 15 minuti
all'ora, secondo le dimensioni dei vasi e secondo il prodotto. Estraete i barattoli dal bagnomaria
solo quando l'acqua risulta completamente fredda. Prima di riporli in dispensa verificate che la
capsula si sia abbassata al centro o che, nel caso di vasi con chiusura a morsetto e guarnizione
in gomma, sollevando il gancio, occorre verificare che il coperchio rimanga bloccato, segno che
il sottovuoto si è formato.
CONSIGLI PER LE MARMELLATE E LE CONFETTURE
Innanzi tutto, va detto che nel gergo tecnico, si parla di marmellata se la frutta viene passata
e di confettura se oltre alla purea di frutta sono presenti anche dei pezzi della medesima. Per
la loro realizzazione è preferibile lasciare macerare la frutta per alcune ore con lo zucchero; in
questo modo si scioglie meglio e attacca di meno durante la cottura.
Se la marmellata deve essere passata al setaccio per eliminare eventuali semi o noccioli, potete
unire lo zucchero successivamente, nella purea passata e fredda o tiepida poiché se si aggiunge
lo zucchero quando essa bolle si possono formare dei cristalli. Se preparate una marmellata
con un alto contenuto di zucchero (pari o superiore al 50%) e la fate consumare fino a quando
provando a versarne un cucchiaio su un piatto inclinato scende lentamente e non lascia un bordo acquoso, non è necessario sterilizzarla; basta invasarla calda e lasciarla raffreddare tenendo
i vasetti scoperchiati in modo che si formi una leggera pellicina. A questo punto mettete sopra
la marmellata un dischetto di carta assorbente imbevuta di alcool a 95° o un cucchiaino di
alcool o altro liquore ad alta gradazione alcolica. Coperchiate e ponete in dispensa. Un tempo,
visto che non sempre i tappi erano ermetici, si utilizzava anche versare sulla superficie della
marmellata un po' di cera d'api calda, un filo di olio o della paraffina per impedire il passaggio
dell'aria. Se impiegate meno zucchero (20-30%) e gradite una marmellata meno densa, potete
anche procedere ad una sterilizzazione veloce nel modo sottospecificato ma prestando la massima attenzione a tutte le operazioni onde evitare che il prodotto non si conservi bene:
- mettete i vasetti ben lavati ed asciugati nel forno riscaldato a 80-100° in modo che risultino
bollenti;
- invasate la vostra marmellata tenendo il vasetto con un guanto da cucina e mantenendo la
pentola su fiamma media;
- man mano che riempite i barattoli avvitate subito il tappo e sistemateli in una bacinella sul cui
fondo avrete posto una coperta;
ad operazione ultimata coprite con gli angoli della coperta o altri stracci di lana; tenete i vasi
nella bacinella finché risulteranno completamente freddi;
-prima di riporli in dispensa verificate che si sia formato il sottovuoto.
Se volete invece preparare una composta di frutta senza zucchero aggiunto e farla cuocere
brevemente, procedete alla sua sterilizzazione. Comunque, anche se mettete più zucchero e
fate una marmellata più densa, procedendo alla sterilizzazione avrete sicuramente maggiori
garanzie di conservazione, anche per un paio di anni.
“VIOLA”
(Tricoloma violetto)
sott’olio
INGREDIENTI
- 1 kg di “viola”;
- 7,5 dl di aceto di vino rosso o bianco;
- un pugno di sale grosso
- alcuni grani di pepe
- una bottiglia di olio d’oliva
PREPARAZIONE
1) Pulite i funghi e lavateli sotto
l’acqua corrente spazzolandoli eventualmente con uno spazzolino per
eliminare i residui terrosi.
2) Portate ad ebollizione l’aceto con
2 litri di acqua ed il sale. Se volete potete anche unire una foglia di alloro.
Aggiungete i funghi, fateli bollire una
decina di minuti, scolateli, allargateli
su di un canovaccio di tela bianca
e fateli asciugare bene in un luogo
fresco e ventilato.
3) Quando risulteranno ben asciutti (diverse ore), sistemateli in due
vasetti mettendo man mano dell’olio
in modo che questo li ricopra bene
facendo attenzione che non vi siano
dei punti in cui l’olio non è penetrato. Unite anche i grani di pepe, poi
avvitate il tappo e ponete in dispensa
verificando, nei primi giorni che l’olio
ricopra bene i funghi. In caso contrario aggiungetene.
Suggerimento: volendo conservarli
oltre i sei mesi, conviene sterilizzarli
per 15-20 minuti e per evitare che
risultino troppo cotti va ridotto della
metà il tempo di cottura in acqua ed
aceto. Per i porcini si segue la stessa
procedura.
Aldo Blanc
food
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N° 5 / 2012-2013 - Anno VI°
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Trib. di Torino n° 10/07 del 20/02/07